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La Madonna dal collo lungo un dipinto a olio su tavola (216x132 cm)

del Parmigianino, databile al 1534-1540 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. considerato uno dei dipinti pi importanti e rappresentativi del Manierismo italiano[1], ispirato a un'estetica anticlassica e ricco di allusioni e trasposizioni simboliche[2]. Un tenda rossa scostata fa da sfondo a una slanciata Madonna seduta, rappresentata a tutta figura su un'invisibile seggio, con alcuni cuscini imbottiti ai piedi. Sorridente e distante, come una principessa elegante, mostra proporzioni allungate soprattutto evidenti nel collo graziosamente curvato, che d il nome all'opera. Ella tiene in grembo il Bambino, addormentato in una posizione un po' precaria che, con le gambe e le braccia divaricate, sembra sondare la profondit dello spazio attorno a s. Il Bambino ha un'et inusualmente avanzata, sui dieci anni, [1] come gi nella precedente Madonna della Rosa . Anche la composizione adotta soluzione incomplete, che evitano la tradizionale simmetria nella disposizione del personaggi. A sinistra si assiepano sei angeli (o efebi, secondo un'altra [7] [8] interpretazione ), accalcati confusamente in uno spazio ristretto per vedere il neonato . La testa del sesto angelo incompiuta e difficilmente individuabile: si trova esattamente sotto il gomito destro di Maria. L'angelo in primo piano, di cui si vede la snella coscia nuda (una citazione della Madonna di San Giorgio del Correggio, qui per sviluppata pi in verticale) e un'ala grigia levata, porge a Maria, sfiorandolo con le dita, un vaso d'argento in cui si riflettono alcuni bagliori, tra cui si distingue un crocifisso: un riferimento all'Immacolata concezione (tema caro ai Serviti) e all'appellativo di Maria come "vaso mistico", oltre che prefigurazione della Passione per il Bambino che, addormentato, ricorda la posizione delle Piet. Una citazione tutt'altro che casuale lega l'opera alla Piet vaticana di Michelangelo: madre e figlio hanno infatti una posa simile ma rovesciata e la Vergine indossa una cintura a tracolla proprio come nella statua marmorea. In questo caso per la fascia blocca il vibrare del panneggio setoso, con un effetto bagnato che ricorda la scultura ellenistica. Il velo azzurro intenso non le copre la testa, come al solito, svelando invece una complessa acconciatura con un diadema e file di perle, come se ne vedono anche in altri dipinti di Parmigianino; ricade invece sulla spalla e forma un'ampia piega dietro la schiena, che bilancia compositivamente il volume delle gambe di Maria. La met destra estremamente insolita, anche - ma non solo - per la caratteristica di non finito. infatti caratterizzata da un'ampia zona vuota, dove lo spazio stacca nettamente su un piano molto arretrato e basso. Qui una fila di altissime colonne di marmo senza capitello(alla base sono molte, proiettanti le loro ombre sui gradini, ma nella parte superiore solo una dipinta) [3] allude forse al tempio di Salomone e sovrasta un minuscolo uomo emaciato, "cos rimpicciolito [9] dalla distanza che a stento raggiunge il ginocchio della Madonna" . Egli srotola una pergamena, forse in qualit di profeta o forse quale San Girolamo (che aveva discusso [10] l'affermazione del dogma dell'Immacolata) . Accanto a lui doveva trovarsi un secondo personaggio, di cui l'artista fece in tempo a dipingere appena un piede: forse era un san [11] Francesco , patrocinante del culto dell'Immacolata. La colonna legata all'inno mariano Collum tuum ut colonna ("Il tuo collo come una colonna") derivato dal Cantico dei [12] cantici, che spiega anche l'accento posto sul collo della Vergine . Le analogie tra le proporzioni della Vergine, il Vaso e la colonna vennero lette da Elizabeth Cooper alla luce delle [5] indicazioni del De architectura di Vitruvio . Per Bguin invece nascondeva un riferimento allo Pseudo-Bonaventura in cui si racconta che Maria partor in piedi appoggiata a una [5] colonna .

Stile [
Un aspetto tipicamente manierista di quest'opera lo sconvolgimento delle proporzioni umane, come del resto il titolo suggerisce: non solo il collo della Vergine pi lungo del normale, ma anche la gamba dell'angelo sulla sinistra, le dita di Maria e il corpo della stessa, grande circa il doppio di quello degli angeli. Questo incredibile allungarsi delle figure, ormai cos lontano dal canone equilibrato del Rinascimento, una deformazione per lo pi intellettualistica, tesa a [1] dare un aspetto pi elegante e sofisticato alle immagini . Ad esempio la rassomiglianza tra l'urna che l'angelo tiene in mano e la forma della sua stessa coscia innesca un gioco di rispondenze che gratifica l'osservatore pi attento. Particolarmente interessante il piede destro della Vergine: sebbene sia appoggiato sui cuscini al margine inferiore del dipinto, sembra essere proiettato verso l'esterno dell'opera stessa, rompendo il tradizionale modo di osservare una pittura. Il colore perde l'abituale compattezza facendosi leggero e trasparente, a tratti screziato, come se alludesse a sostanza ignote dai riflessi di metalli rari, che fanno pensare agli studi alchemici [10] di cui, pi volte, Parmigianino fu accusato dai contemporanei . Fagiolo dell'Arco si addentr in una spiegazione ermetica del dipinto, legata ai principi dell'alchimia, secondo la quale gli oggetti [2] presenti si riferirebbero a una concezione "in vitro" . Non manca inoltre una vena di raffinato erotismo, nelle nudit o nell'accento posto sullo scultoreo seno di Maria. Illuminante il passaggio di Ernst Gombrich sulla Madonna dal collo lungo: Il pittore voleva essere non ortodosso. Voleva dimostrare che la classica soluzione dell'armonia perfetta non l'unica soluzione esistente; che la semplicit naturale un modo per raggiungere la bellezza, ma che ci sono modi meno diretti per ottenere effetti interessanti agli occhi di sofisticati amanti dell'arte. Sia che ci piaccia o che non piaccia la strada che ha scelto, dobbiamo ammettere che aveva buone ragioni. In effetti, Parmigianino e tutti gli artisti del suo tempo che deliberatamente cercarono di creare qualcosa di nuovo e inaspettato, anche alle spese della bellezza "naturale" stabilita dai grandi maestri, sono stati forse i primi artisti "moderni". Sappiamo, infatti, che ci che oggi chiamata arte "moderna" potrebbe avere le origini in un simile bisogno di evitare [13] l'ovviet e ottenere effetti che differiscono dalla convenzionale bellezza naturale . Anche Hauser ne scrisse una pagina di eloquente analisi: [nella Madonna dal collo lungo] si ritrovano il retaggio di bizzarrie del Rosso, le forme pi allungate, i corpi pi snelli, le gambe pi lunghe e le mani pi sottili, il pi delicato viso di donna e il collo pi squisitamente modellato, e l'accostamento di motivi pi irrazionali che si possa immaginare, le proporzioni pi inconciliabili e la pi incoerente figurazione dello spazio. [...] E che cosa vogliono rappresentare i giovinetti e le fanciulle accalcati nell'angolo a sinistra in primo piano? Angeli? O non piuttosto... un efebo con i suoi compagni, nell'atto di presentare un'offerta votiva alla Vergine, a quest'idolo cos idealmente leggiadro? Si sarebbe cos arrivati l dove doveva ineluttabilmente condurre questo genere di pittura sacra: a un culto pagano della bellezza. Affermazioni dunque della rottura dell'opera con il Rinascimento, e la proclamazione di una nuova corrente che omaggia angoscia, drammaticit, deformazione, disarmonia, tormento e irrealt: il "vero" Manierismo.