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INTRODUZIONE

1. NASCITA DEL TESTO

Propriet letteraria riservata


1 9 6 1 , 1 9 8 7 R C S Rizzoli Libri S.p.A., Milano
1994 R.C.S. Libri & G r a n d i O p e r e S.p.A., Milano
2 0 0 7 R C S Libri S.p.A., Milano
ISBN 978-88-17-16620-1
Prima edizione B U R maggio 1987
Prima edizione B U R Classici gennaio 1994
Sesta edizione B U R Classici M o d e r n i settembre 2 0 0 7

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Se bastassero lunghe incubazioni, idee inviscerate,


umori acri, tema intrigante, accanimento ossessivo
sulla pagina, sarebbe un capolavoro quest'operetta covata 19 anni. Incluso nel Fermo e Lucia, l'embrione
viene al mondo post 21 maggio 1823 (lettera a Claude
Fauriel, contenente notizie sull' ennuyeux fatras:
j'en suis actuellement la moiti du 4.me et dernier
volume) 1 e ante 17 settembre, cos essendo datato
l'explicit, ma siccome escresce, costituir un'appendice, segnalata alla battuta conclusiva del quarto capitolo; Alexandre en a dtach deux portions, qui sont
devenues deux ouvrages part (Fauriel a Victor Cousin, 20 giugno 1824).2 Ma ricomposto ed edito il romanzo, quel post-face non vi appare: uscir a parte,
apprendiamo alla fine del 32" capitolo; il disegno maturato negli anni 1826-27, secondo ipotesi plausibili. 3
Seguono vari ripensamenti: l'idea dell'appendice torna
nella lettera 17 settembre 1827 a Tommaso Grossi (sta
lavorando a una riedizione corretta e accresciuta); 4
1
Lettere, I, pp. 305 sg., nr. 184 (edite da C. Arieti, in Tutte le
opere, ecc., a cura di A. Chiari e F. Ghisalberti, Mondadori, Milano,
1954-74, VII 1). [molesto scartafaccio: sono alla met del quarto
e ultimo volume.]
2
Chiari e Ghisalberti, ivi, II 3, pp. 778 sg. [ Alessandro ne ha
staccato due sezioni e sono diventate opere autonome .]
3
Ivi, pp. 880 sgg.
* Lettere, cit., I, p. 437, nr. 265.

da quanto gli scrive Milady Diane King (Genova, 9 novembre 1830), consta che, in mente auctoris, fosse ridiventata una storia autonoma; vous etes l'extrme
bont, Monsieur, de me promettre par votre lettre du
3 juin 1828 de me faire parvenir les feuilles de votre
nouvel ouvrage mesure qu'elles sortiraient de la
presse, fin que j'eusse le bonheur d'tre la premire
le traduire ; possibile che superi I Promessi Sposi?;
s'il est rserv un mortel de faire davantage, rispetto al romanzo ( qui fait verser des larmes d'attendrissement... terreur et ... consolation ), sans doute,
Monsieur, vous seul pouvez oprer ce miracle ; trepida, j'ose vous supplier d'avoir la condescendance de
m'envoyer les feuilles de la Colonna infame (tei est,
m'crit-on, le titre de votre nouvel ouvrage) mesure
qu'elles sortent de la presse, selon que vous avez bien
voulu me le promettre il y a deux ans .5 Esiste una copia rifinita (sul frontespizio: storia/della/colonna infame/compilata sui processi/da Alessandro Manzoni ,
tutto in lettere capitali) 6 ma non va in tipografia: devono essergli venuti dei dubbi sulla qualit del testo; o
almeno, presente sciagura se fosse stampato cos, da
solo; meglio in appendice al romanzo riedito. L'quipe
familiare fabulante, assai solerte in casa Manzoni, allude a meraviglie: due lettere materne al vescovo Luigi
Tosi, gi directeur de conscience della famiglia, lamen6
Carteggio, a cura di G. Sforza e G. Gallavresi, Hoepli, Milano,
1921, II, p. 647, nr. 664. [Lei stato cos gentile, signore, da promettermi nella lettera 3 giugno 1828 di mandarmi i fogli della sua
nuova opera man mano che sarebbero usciti dai torchi, affinch
avessi la fortuna d'essere la prima a tradurli; se concesso a un
mortale fare di pi, rispetto al romanzo (che strappa lacrime d'intenerimento... terrore e... consolazione), indubbio che soltanto
Lei, signore, possa operare questo miracolo; oso supplicarLa d'essere cosi gentile da mandarmi i fogli della Colonna infame (cosi, mi
dicono, intitolata la Sua nuova opera) appena stampati, come mi
hu promesso due anni fa.]
Chiari e Ghisalberti, op. cit., II 3, p. 881.

12 6

tano l'efferato pudore critico che le tiene sepolte (17


settembre 1827 e fine 1829);7 don Giuseppe Pozzoni,
professore a Brera nonch lepido cultore d'aneddoti,
maledice l'ascetico funambolismo in una lettera a Cesare Cant (febbraio 1831); siamo... tanti, e gli stiamo
tanto... intorno; sotto l'affettuoso pungolo, suo malgrado... far qualche cosa, e speriamo fra poco.8
A 16 anni dal Fermo e Lucia svela degli arcani a
Jean Baptiste de Montgrand (23 ottobre 1839): dition illustre del romanzo, crivellato dalle corrections de dtail ; et je compte y ajouter un trs petit
ouvrage, dont je crois avoir dj eu l'honneur de vous
parler, et qui est l'histoire du procs mentionn au
chpitre 32 des Fiancs ; siccome vuole che lui sia le
premier de mes lecteurs , glielo mander, ce petit ouvrage , appena stampato; calcola che ci vogliano almeno 12 mesi; gli spedirebbe une copie du manuscrit,
s'il n'tait pas corriger en entier et refaire en partie, et si, mme aprs ce remaniement, je ne savais par
exprience que je ne puis pas tre sr de ma rdaction
qu'aprs le dernier coup de la presse.9 Passeranno
quasi tre anni: nel luglio 1840 appare intento alle carte
processuali; 10 doveva essere ricomposta da capo l'appendice, confida a Francesco Gonin (20 aprile 1842);11
e dalla seconda moglie sappiamo come le rifiniture gli
abbiano divorato l'estate (Teresa a Stefano Stampa, 3
7

Ivi, II1, pp. 831 sg.


In C. Cant, Alessandro Manzoni. Reminiscenze, Treves, Milano, 1882, II, pp. 60 sgg.
9
Lettere, cit., II, p. I l i , nr. 530. [Conto d'aggiungervi una minuscola opera, della quale credo d'avere gi avuto l'onore di parlarLe:
la storia del processo nominato nel capitolo 32 dei Promessi Sposi; (gli spedirebbe) una copia del manoscritto, se non fosse ancora
tutto da correggere, e da rifare in parte, e se non sapessi per esperienza che, anche dopo questo rifacimento, posso sentirmi sicuro del
testo soltanto a stampa conclusa .]
10
Chiari e Ghisalberti, op. cit., II1, p. 833.
11
Lettere, cit., II, p. 214, nr. 636.
8

luglio, 3 agosto, 19 agosto, 16 settembre 1842).12 Gliel'accolgono male: quand ma petite histoire a paru,
confessa a Adolphe de Circourt (14 febbraio 1843), le
silence s'est fait; et la curiosit qui tait assez veille
dans l'attente, a cess tout d'un coup, non comme
satisfaite, mais comme d^ue; c'est du public que
Fon attend une assurance... et cette preuve m'a t
compltement dfavorable .13 L'ha patita pi delle
100.000 lire mangiate dal pessimo affare editoriale.
2. II-CASO

E una storia giudiziaria: imputati de peste manufacta due milanesi ignobili, davanti al Senato, vertice
politico-amministrativo-giurisdizionale; nasce da una
notitia criminis sabato 22 giugno; l'epilogo consiste in
una solenne mattazione pubblica, venerd 2 agosto.
Cose simili erano accadute, sappiamo dal 32" capitolo
del romanzo (Palermo, 1526; Ginevra, 1530, 1545,
1574; Casal Monferrato, 1536; Padova, 1555; Torino,
1599 e 1630): ma l'affare milanese il meglio osservabile sui molti documenti rimasti; e sebbene l'abbia
gi studiato Pietro Verri, parso che... potesse esser
materia d'un nuovo lavoro ; una nota rinvia all'* opuscolo in fine del volume.14 Dal caso clinico traspare
l'interno della macchina inquisitoria, 15 con tutto quanto l'opaco latino dei dottori nasconde. Materiale ricco.
Peccato che l'abbia usato male, rimuovendo dati importanti (perch ripugnano al suo assunto).
Cominciamo dallo sfondo: Milano sta andando al
12

Chiari e Ghisalberti, op. cit., II1, pp. 833 sg.


Lettere, cit., II, p. 279, nr. 685. [ apparsa la mia piccola storiasilenzio; e la curiosit, assai viva nell'attesa, sparita, non soddisfatta ma delusa; l'autore aspetta consensi dal pubblico... l'esperimento mi riuscito interamente sfavorevole .]
14
Promessi Sposi, ed. cit. (II1), pp. 562 sg.
15
F. Cordero, La fabbrica della peste, Laterza, Roma-Bari, 19852,
pp. 3-132.
13

12 8

diavolo, alla lettera; rinfocolato dall'incipiente caldo


estivo e da una folle processione dove sani e infetti sfilano invocando misericordia da san Carlo, il contagio
esploso; dal 5 all'I 1 giugno i morti appestati superavano i 100 al giorno; e affiora un'industria della peste,
dove confluiscono Todestrieb allo stato puro, strutture
delinquenziali, guerra sociale. Incriminato sulla testimonianza resa da due donne che l'hanno visto all'alba
in pose sospette, Guglielmo Piazza credibile quale
untore: artigiano fallito, arruolato nella polizia sanitaria, guadagna un salario infame sovrintendendo al trasporto dei cadaveri (che ai manovali della morte siano
cresciuti in mano enormi poteri, nel vuoto aperto dal
collasso sociopolitico, lo notava anche quel 32" capitolo); e nel physique du rle, appare adeguato anche
Giacomo Mora, barbiere che spaccia stomachevoli intrugli; tutt'e due sono interessati alla peste; arrestato
sabato 22 giugno, mercoled 26 Piazza indica Mora,
quale committente, essendogli stata promessa l'impunit, in quanto sveli tutto. Credeva d'avere scelto un
paziente inerme: tutti lo ritengono fragile (infatti, capitola alla prima tortura) e stupido, ma sfodera una
fantasia maligna; infognato dalle controaccuse, l'incolpante esce in ammissioni su cui sfuma l'impunit
(consta che non fosse una confessione veridica e completa). A causa istruita, marted 2 luglio fuit dictis
Morae et Plateae publicatus processus : consultino le
carte, se vogliono, cum termino dierum duorum ad
faciendum eorum defensiones 16 , poi prorogato a domenica 7 luglio; nominati due difensori d'ufficio.
Qui nascono filoni collaterali, taciuti nella soi-disante storia. Girolamo Migliavacca, esponente del malaffare locale, detenuto dal 27 giugno: teneva discorsi
sinistri e una passante li ha captati; dalla misteriosa
16
[ I verbali del processo sono consultabili dai predetti Mora e
Piazza... col termine di due gio.ni a eventuali memorie difensive. ]

ampolla scovata in una perquisizione domiciliare (sua


moglie l'aveva nascosta sotto la gonna, nter coxias)
il podest era risalito a Stefano Baruello, partner inseparabile del detenuto; Mora e Piazza li nominano nelle
rispettive confessioni. Siamo a luned 8 luglio: un tale,
detenuto alla Casinazza, parla spontaneamente al notaio criminale Gallarati; aspira a un posto nella polizia; parassita inetto del giro delinquentesco, allude a
sporchi lavori su commissione, lautamente pagati, fino
a quattro doppie al giorno; uno degli impresari Stefano Baruello, interessato a un'industria venefica la
cui materia prima consiste in bisce, rospi, ramarri; alimentati con una creatura morta , sviluppano tossine
distillate in unguento pestifero; tira pi che... la calamita; dicens ex se "bisognarebbe sapere chi quel
banchiere che d le quattro doble al d". Riesaminato
l'indomani e mercoled 10 luglio, racconta squallide
esperienze: Baruello gli aveva affidato dell'unguento
da spalmare su abiti e muri; cos stupido, impossibile
che elabori trame immaginarie; ogni sillaba aderisce a
fatti minuscoli; siccome parla spontaneamente, non lo
tormentano; finir al patibolo, con un meritato adoucissement; inrodato vivo et subito tagliatogli la gola
(5 agosto), anzich starvi due ore, con le ossa rotte, com'era successo a Mora e Piazza, perch ha volenterosamente contribuito alle indagini. 17
Stefano Baruello un campione dell'intelligenza
criminale l'unica testa forte che passi sulla scena, dai
senatori latinoglotti a Giacinto Maganza nato male
(figlio d'un frate): piuttosto ricco, socialmente integrato, finissimo quanto a discernimento psicologico e acume tattico, non sbaglia una mossa; previene gli inquirenti costituendosi: sono venuto da Vostra Signoria
perch ho inteso che mi stato a cercare ; resiste alla

tortura pi severa; son huomo da bene et honorato,


orne provar a suo tempo; condannato a quel sontuoso supplizio, affida passi esplorativi a don Gabriele
Miglione, curato a San Babila, stipulando un patto col
Kovernatore; in quanto sveli tutto sul complotto geno< ida, uscir indenne, pelle e patrimonio; detegendo
mictores et conscios tanti sceleris, compie un atto
unito a Dio nonch alla patria; ma gli chiedono nomi,
lutti, prove; ei dictum fuit, ut non solum vellet nominare auctores et conscios tanti sceleris, sed etiam dicere causam ipsius et dare eas probationes, quas posset,
l'a rum omnium quae dixisset. Siccome Piazza, insufflato dal difensore, aveva coinvolto lo spagnolo Giovanni Gaetano Padilla, figlio del Castellano (detenuto
dal 25 luglio), bisogna che le fila del racconto risalgano
a lui, plausibilmente, perch l'uditore della Sanit addetto agli esami, Gaspare Alfieri, zelantissimo (gli
caduta dal cielo quest'occasione monstre), pesa ogni
sillaba: chiamato a una performance narrativa quale
forse riuscirebbe a Balzac, la elabora in tre monologhi
fluviali; il momento pericoloso cade gioved 12 settembre e lo supera con una splendida invenzione scenica,
f ingendosi indemoniato; incursione satanica e relativo
esorcismo lo collocano dalla parte giusta; eccolo coadiutore insostituibile dell'autorit. Astutamente combinate fiction e microverit storiche: ad esempio, racconta come avesse distillato un infuso da tre rospi e
due ramarri, bolliti a casa Migliavacca; ogni particolare collima con quanto aveva deposto Girolamo Migliavacca (morto sulla ruota mercoled 21 agosto); variano
soltanto le inquadrature; uno lavorava al fornello, uno
andava e veniva dall'annessa bottega (arrota forbici da
orafo). 18 Soppressi questi tableaux, notevoli aspetti
del caso risultano alterati. Forse viene da l l'umore di18

17

10

Ivi, pp. 47-53.

Ivi, pp. 95 sgg.

11

spettoso col quale l'autore reagisce a un evento editoriale: nel 1839 Perelli e Mariani hanno edito i verbali,
con una Facti species e un Esito anonimi, redatti
da Cesare Cant; 19 tale divulgazione poteva soltanto
giovare al futuro opus e i due glielo scrivono, in termini devoti (11 maggio 1839);20 ma lui li considera dei
guastafeste, n perdona a Cant. 21
3 . PROCEDURE

Nelle storie giudiziarie non difetto veniale comporre


i fatti in quadri lacunosi. Va poi tenuto nel debito conto l'arnese delle cognizioni processuali: vigono gnoseologe artefatte; ad esempio, i contendenti duellano; o
qualcuno purga l'accusa col giuramento; o gli viene
imposta un'ordalia (iudicium aquae ferventis ovvero
frigidae oppure ferri candentis e via seguitando: in una
messinscena spettacolare i pazienti corrono a piedi nudi su dei vomeri incandescenti); non lo stesso che accusatore e accusato disputino secondo un "pleading"
ad alta cadenza formalistica o l'inquisitore operi introspezioni sull'inquisito in tormentis. A Milano 1630,
nonch sull'intero continente, regnano tecniche nate
da quasi quattro secoli (ne manca uno e mezzo al collasso): come se qualche incantesimo maligno avesse sospeso il tempo; dal Due al Settecento cambia tutto in
Europa, meno le macchine giudiziarie. "Processo inquisitorio" il nome del relativo metodo. Ora, l'autore
dell'opusculum sulla Colonna infame appare male informato, sebbene dedichi l'intero secondo capitolo
19
Processo originale degli untori nella peste del
M.DC.XXX,
Truffi, Milano, 1839, pp. 10-24 e 449-57.
20
In M. Parenti, Manzoni editore. Storia di una celebre
impresa
manzoniana
illustrata su documenti
inediti o poco noti, Edizione
riveduta e di molto ampliata, ecc., Istituto italiano d'arti grafiche,
Bergamo, 1945, pp. 224 sg.
21
Arieti, in Lettere, cit., II, p. 754, nr. 561.

12

(edizione 1842, dalle pagine 765 a 780) a un'ispida


escursione sulla pratica di que' tempi, ne' giudizi criminali .
E anche una Weltanschauung l'inquisizione, connotata da pessimismo teologale: essendo bacato il mondo, in qualunque punto affondiamo le sonde, affiora
del male; conducono diabolomache gli inquisitori. Tale foba sviluppa dei teoremi: colpevole o innocente,
l'imputato sa qualcosa; quanto sa basta a decisioni
esatte; dunque, reus tenetur se detegere; ma improbabile che confessi spontaneamente; allora va stimolato con espedienti ad eruendam veritatem; alla soglia
giusta, le torture iniettano impulsi irresistibili a confessare; e talvolta vengono utili maniere dolci. Arte
squisita della manipolazione psichica. Le regole sulla
confessione svelano fondi perversi: in quanto estorta,
non vale; bisogna che il confitente la ratifichi l'indomani, fuori dalla stanza dei tormenti; se no, ve lo riconducono, e cos da capo. Quale lavoro introspettivo,
l'opus inquisitorio rifiuta termini e forme: all'analista
servono tempi lunghi, penombre, parole insinuanti,
quadro tattico indefinitamente variabile; manca ogni
tensione dialettica, essendo l'inquisito una bestia da
confessione. Tendono all'amorfismo legale le inquis-zioni.
Secondo dato: l'inquirente lavora in solitudine, mai
esposto al contraddittorio; uno stato adatto all'occhio poliziesco ma sviluppa figure mentali paranoidi,
definibili "primato dell'ipotesi sui fatti"; ne ha una in
testa ed essendo sue tutte le carte del gioco, la elabora
comodamente. 22
Verifichiamo questi rilievi. Dove la prova non sia
acquisibile aliunde (ad esempio, almeno due testimoni
de visu, omni exceptione maiores, in quanto depongano sull'identico oggetto), l'evento capitale che l'in22
F. Cordero, Guida
pp. 50 sgg.

alla procedura

penale,

Utet, Torino, 1986,

13

quisito confessi o no: e abbiamo visto quali accorgimenti lo stimolino; alcuni garantiscono l'esito (ad
esempio, la tortura del sonno, raccomandata dal pio
penalista Ippolito Marsili); ma, in assoluto, nessuna
tortura resistibile; esposto a tensioni adeguate, capitola anche l'animale umano meno sensibile. Tutto
quindi dipende dal fatto che uno venga o no tormentato: vigono pseudoregole enucleate da una teoria ad
astrusa apparenza scientifica; era formulata gi nell'anonimo Tractatus de tormentis (XIII secolo, seconda
met) e con minuscole varianti circola fino al tardo
Settecento; l'esame in tormentis presuppone un reato
probabile, ossia degli indizi; i dottori li classificano in
pi o meno "prossimi"; i molto "remoti" costituiscono
"adminicula", irrilevanti da soli.23 Esistono anche indizi ad inquirendum, mancando i quali l'intero procedimento risulta invalido: huiusmodi inquisitionis
nullitas ex defectu indiciorum promanans , rileva Benedici, Carpzov, luminare del barocco sassone, inconsuetamente garantista, contamina ogni atto seguente,
etiamsi de crimine excepto ageretur , persino quando
ex mandato principis fuerit formata; senonch
quaenam indicia ad inquisitionem specialem legitima
sint et sufficientia, expeditum non est, neque ab interpretibus decisum; stanno tutti nel vago, da Angelo
Gambiglioni a Prospero Farinaccio; Egidio Bossi, ad
esempio, insegna ad inquirendum sufficere levia indieia et leviora, quam ad torturam, non spiegando
quaenam indicia levia et leviora dicantur. In entrambi i casi (requisiti ad inquirendum e ad torturam), siamo davanti a formule vuote: multum... itaque tribuo opinioni Prosperi Farinaccii... id totum arbitrio iudicis committentis ; inutile disquisirvi, essendo irripetibile ogni caso; conta molto la qualit delle
persone; adversus nobiles aut honestiores conditionis
23
P. Fiorelli, La tortura giudiziaria
Milano, 1953-54,2 voli., II, pp. 10-38.

14

nel diritto

comune, Giuffr,

homines non pesano segni da cui sarebbe inchiodato


l' homo levis et malae famae .24 Questa Practica nova
Imperialis Saxonica rerum criminalium esce nel 1635.
Gi Bartolo, astro del mos italicus (addottorato il 17
settembre 1334), aveva evocato una variabile indefinita, sulla questione an sufficiat unum indicium ad torturam : i testi romani videntur loqui in plurali ; nella Glossa il nome declinato al singolare; niente esclude che ne basti uno; tamen, utrum sufficiat unum...
vel plura, ut dixi, hoc stat in arbitrio iudicis.25 Formula stereotipa, risalente al Tractatus de tormentis:
quae et qualia indicia requirantur ut quis possit poni
ad torturam, respondeo non potest dici, vel ostendi,
vel de eis certa descriptio vel doctrina dari, sed hoc
committitur arbitrio iudicantis, come tutto quanto
non sia specificato a iure .26
24
B. Carpzov, Practica nova Imperialis Saxonica rerum criminalium, ecc., Mevius-Schumacher-Wustius, Wittebergae-Francofurti,
1684 (1- ed. 1635), III, pp. 72 sgg., q. 108, nrr. 44-60. [La nullit
causata dal difetto degli indizi (... contamina ogni atto seguente) anche nelle inquisizioni su delitti sottratti alle regole comuni, (persino
quando) siano state richieste dal sovrano; (senonch) appare incerto1 su quali indizi uno possa essere inquisito, anche nell'opinione
dei commentatori ; (Egidio Bossi... insegna) che ad inquisire bastino indizi lievi, pi lievi rispetto alla tortura, (non spiegando) cosa significhi "lievi" e "pi lievi"; aderisco all'opinione sostenuta da
Prospero Farinaccio, secondo cui l'intera questione va deferita al discernimento del giudice; contro i nobili o persone socialmente notevoli (non pesano segni da cui sarebbe inchiodato) un uomo da
poco e malfamato .]
25
Bartolo, In secundam Digesti novi partem, Iunta, Venetiis,
1615, VI, 183rv, nr. 6, ad D.48.18.22 (1. Qui sine, ff. de quaestionibus).[se alla tortura basti un singolo indizio: (i testi romani) parlano al plurale ; tuttavia, se ne basti uno o ne occorrano vari, , come notavo, questione risolta discrezionalmente dal giudice.]
26
Nei Tractatus illustrium in utraque tum pontificii, tum caesarei iuris facltate Iurisconsultorum,
s. n., Venetiis, 1584, XI 1, De
Iudiciis Criminalibus, 224r, nr. 30. [rispondo: quali e quanti indizi
siano richiesti affinch qualcuno sia assoggettabile ai tormenti, un
punto su cui non sono formulabili definizioni o sicuri svolgimenti
descrittivi o ipotesi teoriche; tale materia compete al discernimento
del giudicante, (come tutto quanto non sia specificato) nei testi legali.]

15

Qui i protocolli dottorali ripetono un luogo comune:


animadvertendum tamen est, quod istum arbitrium
debet esse moderatum, et iuri ac aequitati consonum ;
antequam procedat ad torturam , l'inquirente plura
debet diligenter considerare, ac in primis qualitatem
inditiorum ; siano talia, quae equum iudicem ad torquendum movere possint; figure vaghe, applicabili
nei due sensi. Tale ambivalenza viene rilevata a proposito degli indizi remota et generaliora, quae absunt a
maleficio et ad ipsum non pertinent, sed extrinsecus
adveniunt, ut inimicitia, mala fama inquisiti e simili:
regulariter non bastano ad torturam , a meno che
sint plura vel aliud habeant adminiculum (l'occhio
inquisitorio scova adminicula a miriadi); opinione
dominante, tuttavia (citate sei fonti), che plerumque... ad torturam suffici[a]nt. 27 Non una contraddizione imputabile all'espositore: o almeno, non consta
che Giuseppe Mascardi lavori meno abilmente dei colleghi; l'ambiguit della formula corrisponde alla cosa.
Al giudice competono "poteri discrezionali", quanto
alla tortura (notevole che tale sintagma, allora inconsueto, figuri nel secondo capitolo della nostra Storia):
cos dicono i trattatisti, giocando sulle parole; "discrezione", infatti, sottintende un discernimento operato
secondo modelli univocamente applicabili; e una regola effettiva nei limiti in cui esista rimedio all'even27
G. Mascardi, Conclusiones
Probationum
omnium, quae in
utroque Foro versantur, ecc., Zenari, Venetiis, 1593, III, conci. 1386,
397r-398v, nrr. 16-31. (notiamo come quest'apprezzamento debba
essere regolato, nonch conforme a diritto ed equit; prima che
qualcuno sia sottoposto ai tormenti, (l'inquirente) consideri attentamente vari dati, cominciando dalla qualit degli indizi; (siano)
tali da indurre un giudice equanime alla tortura; ... (indizi)
remoti e generali, non connaturati al delitto in questione ma indipendenti da esso, quali l'inimicizia o una cattiva fama...: in generale (non bastano) alla tortura, ( a meno che) ve ne sia pi d'uno o
l'unico abbia qualche riscontro;... ( opinione dominante, tuttavia,
che) nel caso pi frequente... bastino alla tortura .]

12 16

tuale trasgressione. Mancano entrambe le condizioni:


dato un segno n, questione aperta se basti o no alla
tortura; comunque concluda, l'inquisitore sta nella regola, ambiguamente formulata; n sappiamo perch
abbia concluso cos; e quando anche fosse palese, il misfatto sarebbe irrimediabile, mancando ogni controllo.
L'originalit della macchina inquisitoria amorfismo giuridico combinato ad almanaccante estro induttivo: delitto e colpevole vi nascono come ectoplasmi
fabbricati nell'alambicco; il mezzo esige materie manipolabili; illusione ottica l'apparente divario regolaprassi; le regole lasciano mano libera a chi giudica; appena la leghino, l'istituto perde identit e rendimento
pratico. Qui, poi, vigono regole ancora pi fluide. Secondo Baldo, nei casi dalla prova difficile, quali tradimenti e congiure, pervenitur ad torturam , indipendentemente dagli indizi (clausola sottintesa: dalla frase seguente risulta che i soliti requisiti ad torquendum
qui bastino alla condanna). 28 L'opinione comune rifiuta tale assunto ma in pratica cambia poco: in criminibus atrocibus... ex indiciis levioribus tortura infertur;
propter criminis atrocitatem , infatti, licet transgred leges .29 A Piazza e Mora erano imputati crimi28
Baldo, in Sextum Codicis Librum Commentario, s. n., Venetiis,
1599, 7v, nr. 28, ad C.6.1.4 (1. Quicumque, C. de servis fugitivis). Altrove l'autore nota come nemmeno in crimine laesae maiestatis
[possit] inchoari a tormentis : In VII, Vili, IX, X & XI Codicis libros Commentario, ivi, 1599, 213v, nr. 1, ad C.9.8.3 (1. Si quis accusator, C. ad legem Iuliam maiestatis); cfr. 225r, nr. 5, ad 9.41.8.1(1.
Milites, C. de quaestionibus).
29
Fonti in Fiorelli, op. cit., p. 20, n. 44 (Boncompagni, Marsili,
Casoni, Farinaccio); adde Mascardi, loc. cit., 397r, nr. 13 sg.: ivi
Bruno, Lancellotti, Menochio. In proposito costituisce un'autorit
Innocenzo IV, ad Extra, 5.3.6 (c. Sicut simoniaca, X. de simonia); lo
cita Baldo, In Primum, Secundum, & Tertium Cod. Lib. Com., ivi,
1599, 240v, nr. 12, ad C.3.36.26 (1. Inter omnes, C. familiae erciscundae): levia signa sufficiunt ad praesumendum aliquem haereticum . [ Nei casi gravissimi la tortura viene inflitta in base a indizi
minori ; i delitti atroci (infatti) legittimano una deroga .]

na atrocissima. Sappiamo quale sia la giurisprudenza


locale nell'anno 1568 (quando l'alessandrino Giulio
Claro, senatore milanese, pubblica a Venezia, apud
Gryphium, un icastico Sententiarum
receptarum lber quintus): etiam secundum ius commune dici solet, quod plerumque propter enormitatem delieti licitum est iura transgredi; solo in puniendo, in quanto sia inflitta una pena pi grave rispetto alla legalmente comminata, o anche in procedendo ? Il Sacro
Regio Consiglio napoletano opta nel primo senso: sed
certe apud nos contrarium servatur; nam in enormibus
et atrocibus criminibus permittitur iudicibus iura
transgredi etiam in procedendo; davanti al crimen
enorme (tale l'inquinamento genocida), permittitur ...iura transgredi etiam in procedendo, quia... devenitur ad torturam, etiam si indicia non sint in totum
sufficientia, eque probata per testes omni exceptione
maiores; n viene concessa all'inquisito una lettura
dei verbali. 30 Nel commentario de criminibus
(Amsterdam 1644) Antonius Matthaeus ammette una
sola deroga in procedendo: cautius Ili locuti sunt, qui
30
G. Claro, Sententiarum
receptarum Liber quintus, ecc., Ugolinus, Venetiis, 1595, 2rv, nr. 10 ( 1, vers. Sunt etiam, in fine). Interessanti rilievi in un altro famoso penalista milanese, Egidio Bossi, Tractatus uarii qui omnem fere criminalem materiam
excelienti
doctrina complectuntur,
ecc., de Antoniis, Lugduni, 1562, 177, nr.
72, tit. De indiciis & considerationibus ante torturam : in dubio...
potius esset iudicandum, ut indicium non esset sufficiens ad torturam, quam aliter... nisi magnitudo delieti faceret nos recedere a regula; (nel dubbio se un indizio basti o no alla turtura, va deciso in
senso favorevole all'imputato, a meno che la gravit del delitto induca a una deroga): nei casi gravi, dunque, in dubio contra reum.
[ anche nel diritto romano comune ai paesi europei vale la massima
che, spesso, l'enormit del delitto giustifichi una deviazione dai canoni legali ; (solo) nella misura della pena (... o anche) nella procedura? (Il Sacro Regio Consiglio napoletano opta nel primo senso):
ma da noi, indubbiamente, vale l'opposto; nei casi gravissimi non
vigono pi regole procedurali assolute; ... l'imputato viene sottoposto a tortura anche quando gli indizi non siano adeguati n constino
da testimonianze ineccepibili .]

18

dixere, iudicem non posse mai leges transgredi; lo


pu "il sovrano, maiestatis et imperii tuendi causa. 31
Ora, Sacrosanctus Senatus Mediolanensis... divino
quoddam afflatu suas sanctiones sancire solet: giudicando loco principis, iura transgreditur quando
voglia; ad esempio, condanna a morte, negando ogni
difesa e, addirittura, senza processo. 32
Tali essendo le regole, come hanno lavorato gli inquirenti nell'affare milanese delle unzioni? Esemplarmente bene, rispetto ai casi analoghi* delitto occulto,
enorme, atroce; homo malae conditionis, Piazza vive
sulla peste; lo inchiodano due testimonianze convergenti su dei gesti sospetti alle quattro e mezza del mattino, dal Carrobbio alla casa dei Tradati ( tirava con
le mani dietro al muro); un terzo testimone l'ha riconosciuto; interrogato, mente su dati evidenti. Qui gli
indizi ad torturam pullulano, stando ai vaghi canoni
tramandati dai dottori. Avviene tutto dans les rgles,
sebbene casi simili legittimino ampie licenze. E Piazza
confessa, designando Mora quale mandante: convalidata da una tortura a effetto catartico, tale confessione costituisce indizio ad torquendum; la integrano i
reperti d'una perquisizione nella bottega, l'adminiculum relativo alla persona (barbiere dedito a sporche
compositioni ) e alcuni gesti inconsulti (ha stracciato
una carta sotto gli occhi dei perquirenti); confessa anche Mora e contro-incolpa l'antagonista; vanno a picco
tutt'e due; Giacinto Maganza, testimone spontaneo, li
31
A. Matthaeus, De criminibus, ecc., Grasset, Antwerpiae, 1761,
549, ad D.48, tit. 16, De quaestionibus, cap. 3, Quae sint iustae torquendi causae , 6. [appare meglio fondata l'opinione secondo cui
al giudice non mai permesso evadere dalla legge ; (lo pu il sovrano), a tutela degli interessi supremi .]
32
A. Cavanna, La codificazione penale in Italia. Le origini lombarde, Giuffr, Milano, 1975, 186, testo e nn. 416 sg., 216, 220.
[(Ora,) il sacrosanto Senato milanese... decide ispirato da Dio:
(giudicando) con dei poteri sovrani, esce dalle regole legali (quando
voglia).]

19

ha inclusi nel racket dei veleni. In logica inquisitoria,


l'esito non lascia dubbi. Ovvio che l'introspezione avvenga con un movimento da piovra: l'insidia connaturata allo stilus curiae; sarebbe inetto chi non la praticasse (Nicola Emerico, domenicano, ne raccomanda
dieci nel Directorium inquisitorum);33 anzi, stavolta
rifulge un inconsueto fair play. Imputazioni tecnicamente perfette e garanzie difensive: quei verbali consultabili derogano al costume attestato da Claro; e
vengono alla ribalta due difensori d'ufficio. Non stupisce che ai senatori milanesi sia attribuita una performance lodevole: hanno lavorato assai meglio del solito;
paragoniamola al caso Catterina Medici, pseudo-strega in casa del senatore Giorgio Melzi, condannata al
rogo su una memorabile perizia del protofisico Ludovico Settala (dicembre 1616-4 marzo 1617).34

4 . QUESTIONE STORICA

Passiamo all'ambiente: dissanguata dalla lunga crisi,


Milano infetta d'una peste nel cui marasma salta
ogni equilibrio; l'hanno allevata le autorit sanitarie,
con idiozia suicida. Naturale che esplodano i conflitti
latenti: le unzioni configurano una guerra sociale; lo
sterminio guadagno netto nella prospettiva degli homines malae conditionis; come minimo, non ci saranno
pi disoccupati; degli invidiosi farneticano un comodo
insediamento ai livelli alti (fanno gola i palazzi lasciati
vuoti dall'esodo nelle ville).35 La cultura locale quasi
soltanto vaniloquio barocco. Carlo Borromeo ha estirpato ogni focolaio intellettuale: resta, quale suo capo33
Fonti e rilievi vari in F. Cordero, Fabbrica della peste, cit., p.
190; nonch Riti e sapienza del diritto, Laterza, Roma-Bari, 1985 2 ,
pp. 400 sg.
34
Id., Fabbrica della peste, cit., pp. 337-44.
36
Ivi, pp. 313-23, 333-35,344-49.

12 20

lavoro, la censura dei libri; ogni bibliopola lavora al


servizio della Controriforma. Alla sclerosi mentale corrispondono alluvioni verbali: funge da archetipo Ludovico Settala, latinista, affabile poligrafo, pseudoluminare medico; lo segue Alessandro Tadino, testa
connessa e blaterante sgrammaticato. 36 Collocato nel
quadro, il processo agli untori segnala onesta abilit
professionale: ognuno pensa e parla come gli hanno insegnato; laureati in utroque iure, quindi ignoranti, e
aggregati al corpo consulente del Sant'Uffizio, gli inquirenti applicano uno scibile accreditato dalla pi
potente istituzione al mondo; Giovanni Battista Visconti, capitaneus iustitiae, poi presidente della Sanit, col nome scolpito sulla famigerata colonna, Cartesio rispetto a Tadino (schernito nel 32" capitolo) o
agli istrioni che gesticolano dal pulpito, come quello
che Gilbert Burnet evoca nelle letters containing an
account of what seemed most remarkable in travelling
through... Italy in the years 1685 and 1686 37 (apostrofa un crocifisso, lo palpa e, tolta la polvere, vi imprime
baci convulsi); a Santa Maria delle Grazie i domenicani fabbricano miracoli su cui Giuseppe Ripamonti, canonico storiografo, sogghigna; hanno proclamato che
sia in atto una peste manufatta e le fila risalgano a Satana, notificando al presidente della Sanit qualmente fosse stabilito al demonio un termine, oltre il quale
l'inferno non avrebbe pi alcun potere sulla vita del
popolo milanese ; ed ancora poco, davanti alla fenomenologia stregonesca compilata da Francesco Maria
Guaccio, frate a sant'Ambrogio ad Nemus, inquisitore,
demonologo, il cui Compendium maleficarum (apud
haeredes Augusti Tradati, Mediolani 1608) riabilita
Alessandro Tadino. Che gli inquirenti siano stati nelle
M

Ivi, pp. 323-33.


[ lettere contenenti una relazione su quanto apparso pi notevole nel viaggio in Italia, negli anni 1685 e 1686 .]
37

regole, piuttosto scrupolosamente, l'abbiamo visto: sul


piano epistemologico, poi, hanno elaborato un ordito
serio (relativamente ai tempi e all'ambiente); frequenti interlocuzioni svelano una cautela critica ignota al
delirio medico-fratesco. Se qualcuno dissentisse, avendo una testa diversa (ogni tanto cpitano cose singolari nell'alambicco genetico), sarebbe fenomeno abnorme: come quando Friedrich von Spee, confessando
streghe in Vestfalia e Baviera, scopre da quale orribile
idiozia nascano le condanne; scoperte mortali, perch
contrae uno stigma chi percepisca cose invisibili al
corpo sociale. Supponiamo che Pietro Verri sia nato
centocinquant'anni prima e sieda in Senato: cos attento alla biensance, nella seduta 27 luglio 1630 contribuirebbe al voto unanime, coscienziosamente; magistrati integerrimi, con procedure impeccabili, hanno
constatato enormi delitti; tutto sommato (nota Ripamonti riferendo una diffusa opinione), pena moderata sputare l'anima in due ore, con le ossa rotte e il corpo intessuto alla ruota. 38

5 . CASISTICA MORALE

I due testi esibiscono un taglio diverso: nemmeno l'inedito coglieva lo sfondo, con quei grovigli involuti,
dal brulicho delinquentesco alla cultura del vaniloquio e relativo metabolismo intellettuale malato, ma,
bene o male, considerava l'accaduto ab intra; vi figura
un rilievo sulla crudele, scimunita, invincibile persuasione 39 degli inquirenti, convinti d'avere in mano
due colpevoli. Nel 1842 l'autore ha reciso i nessi con
l'ambiente e proietta i termini del caso in un presente
assoluto. Discorsi da casuista ossia clinica teologale: se
38
39

22

Ivi, pp. 350-76.


Tutte le opere, ed. cit., II 3, p. 694.

li addetti alla macchina giudicante abbiano o no peccato (l'eventuale risposta positiva implica che, sulle
premesse note, fosse possibile assolvere gli imputati); e
sotto quale nome sia qualificabile l'eventuale atto peccaminoso. In limine (con una scelta dubbia, quanto a
economia logica e astuzia narrativa) liquida apoditticamente le due questioni: indotto da passioni pervertitrici della volont, l'esito era evitabile; ingiustizia
personale e volontaria de' giudici. Due assunti insostenibili; e non siamo nemmeno davanti a paradossi da
geniale funambolo: piglio avvocatesco, cadenza esclamativa, puntiglio minuto, flusso verboso, esasperano
l'effetto dialettico negativo.
Rispetto alla media giudiziaria milanese, il caso risulta condotto bene, dicevamo: pu anche darsi che
qualcuno covasse passioni biasimevoli, ma dai verbali
non emergono e, mancando i sintomi, sarebbe futile
speculare sull'interno psichico; considerati regole, dati
obiettivi, modelli metalegali, l'operazione appare corretta. Inverosimile, poi, l' ingiustizia personale e volontaria (che il Senato macchini accusa e condanna,
guidato da cinica Realpolitik, sapendoli incolpevoli):
sebbene sia gratuita, sarebbe un'ipotesi astrattamente
plausibile se fossero coinvolti soltanto Guglielmo Piazza, addetto al trasporto dei cadaveri, e Giacomo Mora,
barbiere; sono carne da patibolo tutt'e due; senonch
Piazza, imbeccato dal difensore Giovanni Battista Cislaghi, ha tirato in ballo un illustre spagnolo, quale
mandante; don Gaetano Padilla, figlio del Castellano
milanese, vanta limpieza de sangre e potenti influenze;
i senatori milanesi non sono cos idioti da giocarsi la
carriera a Madrid con dei clamorosi passi falsi. Ebbene, die 25 Julij fuit... detentus et ductus ad Castrum
Pomati , dove gli perquisiscono i bauli, gi sequestrati
perch non fosse toccata cosa alcuna : lo traducono a
Pizzighettone; 1*11 ottobre viene deliberato che,
23

attenta qualitate causae et personarum , un regio avvocato fiscale vada a esaminarlo; tre mesi dopo, 10
gennaio 1631, tradotto ad carceres egregii Capitanei
Iustitiae, subisce un primo esame, nel solito movimento divagante e pitonesco dell'approccio inquisitorio; riesaminato die ultimo mensis Ianuarij 1631,
spietatamente, su ogni circostanza acquisita ai verbali;
die 9 Maij, censuit Senatus contra dictum Dominum
Iohannem procedendum ad reatum de fabricato veneno, eoque pluribus distribuito ad desseminandum et
inficiendum hunc populum, pollicita et erogata multa
pecunia cum narratione facti, iuxta dictum Iohannis
Iacobi Morae et Iohannis Stephani Baruelli, ac aliorum de quibus in processu .40 Dunque, venerd 9 maggio 1631, a nove mesi dall'arrotamento dei due protoimputati, i senatori sono pi che mai convinti del
complotto pestifero: riempie cinque pagine a stampa
l'accusa, formulata die 22 Maij. Luned 14 luglio
pubblicati gli atti allo spagnolo e coimputati, fra cui
un importante banchiere. Esaminato in tormentis, 16
marzo e 4 aprile 1632, un soldato spagnolo, tal Pietro
Verdeno, detenuto super tentata robara, perch gli
inquirenti sospettano hunc militem esse eum ipsum
qui Petrus est nomine, cognomine autem Saragotia ,41
nominato da Mora e inquisito in contumacia. Sarebbe
follia pura quest'implacabile persecuzione (anche l'autore ne parla nel sesto capitolo, non vedendo quali ovvie conclusioni implichi) se fosse esistito qualche dubbio sui due arrotati. Padilla e i coimputati finiscono
40
[ 9 maggio: il Senato dispone che Don Giovanni Padilla sia imputato d'avere composto un veleno, distribuito a vari agenti affinch fosse disseminato nella citt, con dei compensi promessi ed erogati in misura cospicua; e gli vengano contestati i fatti, quali emergono nelle deposizioni rese da Giangiacomo Mora, Giovanni Stefano
Baruello e altri imputati .]
41
[(gli inquirenti sospettano) che questo soldato sia quel Pietro
da Saragozza (nominato da Mora e inquisito in contumacia).]

12

assolti a tre anni dal fatto, die 28 Iunij : ma nell'orizzonte mentale dei giudicanti, tale epilogo non invalida
il precedente 27 luglio 1630; sospettavano che la chiamata in correit del nobile spagnolo fosse un espediente; consta da una testimonianza addotta nel memoriale difensivo senza data (anno 1632), in &4 fittissime
pagine a stampa; ma convinti che fosse stata allestita
un'industria venefica a scopo genocida, ai cui livelli infimi operavano Piazza e Mora, inquisiscono strenuamente. Sul piano deontologico sono invulnerabili. 42
6 . IDEOLOGIA

Cosa l'ha indotto all'arringa? Appare tutto ingenuamente chiaro dal discorso introduttivo. Quale cattolico
militante sia, l'ha confessato alla nobile torinese Rosa
Ignazia Diodata Saluzzo (11 gennaio 1828): egli vero che l'evidenza della religione cattolica riempie e domina il mio intelletto ; la vede a capo e in fine di tutte le questioni morali; le verit acquisite aliunde
(empiriche o analitiche) non mi sembrano intere,
fondate, inconcusse, se non quando sono ricondotte ad
essa, ed appaiono quel che sono, conseguenze della sua
dottrina (dove vediamo quanto poco vada preso sul
serio nelle pose, che talvolta assume, da spregiudicato
analista); il cruccio che non ispiri abbastanza i miei
sentimenti e governi la mia vita, come soggioga il mio
raziocinio; rimane a livelli vocali; non vorrei avere a
confessare di non sentirla mai cos vivamente, come
quando si tratta di cavarne delle frasi. 43 E siccome
nuoce alla verit storica tale virtuoso engagement, incappa in licenze: descritti da lui, persone, fatti, ambienti, spesso risultano diversi, talvolta irriconoscibili;
42
43

F. Cordero, Fabbrica della peste, cit., pp. 120-32 e 210 sg.


Lettere, cit., I, pp. 475 sgg., nr. 279.

25

l'aveva notato Carlo Botta (22 maggio 1829 a Stanislao


Marchisio); ad esempio, evoca un falso Federico Borromeo, intrepido, asceta, testa forte, quando consta
che non fosse nessuna delle tre cose; o racconta mirabilia sul governo fratesco nel Lazzaretto, sebbene padre Felice Casati, con i suoi esorcismi, abbia sulla coscienza l'orribile fine toccata a Paolo Rigotto, appeso a
testa in gi.44
Torniamo alla Colonna infame. Nel primo testo
l'argomento discusso in chiavi deterministiche: dati
gli antecedenti, non esistevano alternative all'accaduto; i fatti compongono una serie causale fisiopsichica.
Ovvio ma nascono difficolt teologali: allora era scontato nei piani divini che i due innocenti finissero sulla
ruota; l'ipotesi lo lascia sgomento; da san Paolo a Calvino, le fila del teatro cosmico risalgono a Dio, mali inclusi. Senonch idee simili esigono nervi forti; sono
tanto fragili i suoi: infatti, distoglie lo sguardo e gli salta lo stile, rotto da frenesa esclamativo-interrogativa.
Nel secondo testo intavola subito le carte: spariti i grovigli sociali col relativo determinismo; ogni atto cade
nel vacuum d'una libert metafisicamente garantita
all'uomo (unico animale a cui competa tale dubbio privilegio). Venerd 2 agosto 1630 viene consumato un
delitto sul patibolo in piazza Vetra: l'hanno ordito
esponenti della noblesse de robe milanese condannando degli innocenti, che sapevano tali; niente lo prestabiliva; applicate da mani pure, le stesse regole conducono al proscioglimento. Siamo al clou teologale: non
temiamo d'aggiungere che potr anche essere cosa, in
mezzo ai pi dolorosi sentimenti, consolante; fosse
stato inevitabile, bisognerebbe concludere che Dio sia
indifferente al male o, addirittura, vi risulti coinvolto
44

12

F. Cordero, Fabbrica della peste, cit., pp. 294 sgg.

(cos parrebbe dalle scommesse con suo figlio Satana


su Giobbe); un incubo la natura umana spinta invincibilmente al male da cagioni indipendenti dal suo
arbitrio, e come legata in un sogno perverso e affannoso, da cui non ha mezzo di riscotersi, di cui non pu
nemmeno accorgersi; gli sono ancora saltati i nervi;
ma quando, nel guardar pi attentamente a que' fatti, ci si scopre un'ingiustizia che poteva esser veduta
da quelli stessi che la commettevano, un trasgredir le
regole ammesse anche da loro, dell'azioni opposte ai
lumi che non solo c'erano a loro tempo, ma che essi
medesimi, in circostanze simili, mostraron d'avere,
un sollievo il pensare che, se non seppero quello che
facevano, fu per non volerlo sapere, fu per quell'ignoranza che l'uomo assume e perde a suo piacere, e non
una scusa, ma una colpa; e che di tali fatti si pu bens
essere forzatamente vittime, ma non autori . L'abbiamo colto in flagrante dfaillance stilistica, nonostante
l'ossessiva politura su manoscritto e bozze. Incredibile
che, davanti a passi simili da molinista declamante,
qualcuno lo consideri ancora un quasi Pascal lombardo. Costano care le consolazioni in cui affoga i dubbi
scomodi: scaricando ogni colpa su Marcantonio Monti,
Ottaviano Picenardi, Giambattista Visconti, consuma
un falso; a quanto ne sappiamo, sono persone moralmente integre e qui agiscono bene, secondo gli standards dominanti.
Quale occasione aveva sotto mano, fosse meno contorto e fragile: sulle carte del processo agli untori vediamo come siano compatibili macchine perverse e
operatori onesti; il difetto non era percettibile dagli integrati nel sistema. Qui l'apologeta grida al fatalismo
ignavo. Nient'affatto: procedura e subcultura ambrosiano-barocca sono un'opera collettiva; ne rispondono
tutti quanti vi contribuiscono; in misura-cospicua il
27

cosiddetto male dipende da mente opaca. Definita cos, l'avventura morale impone fatiche e rischi enormi a
chi l'affronta: Friedrich von Spee, Societatis Iesu, ad
esempio, opera una scelta etica nella Cautio criminalis, scrivendo cosa pensi delle cause alle streghe; e tutto sommato, una fortuna che muoia tempestivamente a Treviri, colpito dalla solita peste (7 agosto 1635).
L'autore della Colonna infame ha allestito un teatrino
consolante, i cui attori gesticolano nel vuoto metafisico: non esistono pressione sociale, inerzia delle abitudini, sacco amniotico culturale; sovranamente libero,
ognuno opta tra Bene e Male; un caso sciagurato vuole
che Marcantonio Monti, Ottaviano Picenardi, Giambattista Visconti, abbiano peccato; speriamo che non
cpiti pi.45 Tale essendo l'ordito ideologico, non stupisce l'assenso dalla censura austriaca. Al consigliere
aulico direttore della polizia era arrivata la voce (ottobre 1839) che Alessandro Manzoni stesse pubblicando
a Parigi un romanzo sulla Colonna infame, democraticamente intonato; il manoscritto, dunque, esibito
dagli editori Guglielmini e Redaelli, richiede attenta
lettura; lo affidano al censore Mauro Colonnetti. Referto positivo (16 luglio 1840): ha letto con tutta la
diligente attenzione di che possa egli essere capace ;
non vi appare nulla che meriti dalla Censura un giudizio non favorevole, o sia direttamente o sia indirettamente riguardo ai sani princpi della morale religiosa e
politica .46 Giudizio sobrio, informato, esatto.

teologali del sistema, poi ribaditi dal saggio senile sulla rivoluzione francese ( non est enim potestas nisi a
Deo e quae autem sunt, a Deo ordinatae sunt); 47
l'autorit santa, sebbene ogni tanto qualcuno la usi
male (render i conti a Dio); in mani pure, l'ordigno
avrebbe assolto Mora e Piazza; niente d'eccepibile nelle strutture. Lo stile risulta adeguato al genere: sospeso fra arringa, pamphlet apologetico, sermone, un testo ansimante, verboso, esclamativo; ne abbiamo visto
due campioni. L'ultimo capitolo offre uno spettacolo
penoso con l'invettiva antigiannoniana. 48 Talvolta
strepita in pose da intellettuale "organico": ad esempio, deplora che a Mora e Piazza siano negati i riguardi poi concessi a Gaetano Padilla. Argomento da comizio: nell'anno 1630 le procedure sono sensibili alla differenza sociale; se risultasse mandante delle unzioni, il
nobile spagnolo finirebbe graziosamente decapitato su
un palco vestito a lutto, con drappi e torce; forca, ruota, squartamento, competono ai plebei. Nasceva morta
questa "storia": semplificazioni, retorica elementare,
ricerca dell'effetto, appartengono alla fisionomia del
feuilleton e la alienano dai lettori criticamente ferrati;
ma enfiagione didattica, minuzia leguleia, enfasi omiletica, escludono l'appeal al largo pubblico. Scrittore
maldico, dallo sguardo talvolta acuto, qui Cant si
concede una battuta perfida: deluso il pubblico; valut pochissimo un'operetta, che va fra le pi serie del
nostro tempo, e mostra l'autore, qual comparir agli
avvenire, ancor pi pensatore che poeta .49 Gli inten-

7 . GENERI, STILE, FORTUNA

letteratura edificante l'operetta apparsa nell'ultima


dispensa, in appendice al romanzo: salvi i fondamenti
Ivi, pp. 204 sgg. e 296-303.
46
In M. Parenti, Immagini della vita e dei tempi
Manzoni, Sansoni, Firenze, 1973, pp. 168-71.

di

Alessandro

47
Epistola ai Romani, 13 1. [ ogni potere pubblico viene da Dio
(e) le autorit attuali sono state istituite da Lui .]
48
F. Cordero, Fabbrica della peste, cit., pp. 207-10.
49
Cant, op. cit., I, pp. 170 sg.

15
28

ditori ne parlano poco e, complessivamente, male.50 Irrilevanti, in sede estetica e critica, le artificiose rianimazioni tentate dai devoti: alcune iperboli suonano
come monete false; il fenomeno sarebbe utilmente
esplorabile in una sociologia del potere.

CRONOLOGIA DELLA VITA E DELLE OPERE

FRANCO CORDERO

1785 7 marzo Da Pietro Manzoni e da Giulia Beccaria (figlia di Cesare) nasce Alessandro, all'odierno n.
16 di via Visconti di Modrone, a Milano.
1791 13 ottobre Alessandro entra nel collegio dei
Somaschi a Merate.
1792 13 febbraio Don Pietro e Donna Giulia si separano: il bambino resta affidato al padre.
1796 primavera
Per l'imminente invasione francese
Alessandro trasferito nel collegio somasco di Lugano.
1798 In obbedienza alla legge cisalpina, viene richiamato in patria ed entra nel collegio barnabita o dei
Nobili (poi Longone). Conosce tra gli altri G. B. Pagani, Federico Confalonieri, Ermes Visconti. Trascorre
sempre le vacanze a Lecco, nella villa paterna del Caleotto.

so Citazioni in B. Croce, Storia della storiografia italiana nel secolo decimonono, Laterza, Bari, 19644, I, pp. 183 sgg. Adde: M. Znno La prima forma della Colonna infame, estratto dalla Rassegna 38 (1930), pp. 3-11; nonch Introduzione e commento a A.
Manzoni, Storia della colonna infame, Perrella, Napoli-GenovaCitt di Castello, 1928, pp. 11-14.

1801 Esce dal collegio milanese. Compone un poema


in quattro canti in terzine, Il Trionfo della Libert,
violentemente rivoluzionario e anticlericale, pieno di
accuse ai cisalpini e ai francesi rei di non essere veri rivoluzionari ma soltanto disonesti politicanti. Esalta il
Monti, da cui affascinato, elogia gli esuli napoletani,
in particolar modo il Lomonaco.
1801-1804

Caduta ogni speranza politica, vive inten31

smente il brillante periodo della seconda Repubblica


Cisalpina, comportandosi talora in modo censurabile,
tanto che la famiglia di una giovinetta di cui era innamorato lo mette alla porta. Compone il sonetto autoritratto (1801), i sonetti Alla Musa e Alla sua donna
(1802), compare a stampa il suo sonetto al Lomonaco
(1802), compone l'ode Qual su le cinzie cime (18021803) e l'idillio Adda (1803), dedicato al Monti; il suo
distacco dalle antiche passioni politiche appare completo e la famiglia pensa di giovargli allontanandolo da
Milano e inviandolo a Venezia (1803-1804). Proprio in
tale periodo nascono i quattro Sermoni, dove al disimpegno si ormai sostituita una forte carica satiricomorale d'impronta pariniana.
1805 Carlo Imbonati, ricco patrizio milanese che da
tempo convive a Parigi con Giulia Beccaria, decide,
d'accordo con l'amante, di chiamare presso di s Alessandro. Quest'ultimo accetta, ma il 15 marzo 1805
l'Imbonati muore, lasciando Giulia erede universale.
Poco dopo il Manzoni si reca a Parigi presso la madre.
1806 Compare a stampa il carme In morte di Carlo
Imbonati, cominciato nella seconda met del 1805
(Parigi, Didot). Il Manzoni vi riafferma la propria esigenza morale, libera da ogni vincolo religioso precostituito.
1806-1808 Insieme a Giulia Manzoni, alla quale legato da un affetto straordinario, conosce parecchie
persone molto in vista nella cultura francese del periodo. Tra di esse, quello che lo influenzer di pi, e in
modo duraturo, lo studioso, filologo e letterato Claude Fauriel, ma non va dimenticato tutto il gruppo degli idologues di Auteuil, che il Manzoni stim profondamente.
1807
12 32

18 marzo

Muore don Pietro Manzoni. Ales-

sandro, giunto da Parigi a Brusuglio, evita di vedere il


defunto e in maggio torna a Parigi.
ottobre Rientrato in Italia incontra a Milano Enrichetta Blondel, diciassettenne, ginevrina, calvinista, e
se ne innamora.
1808 6 febbraio celebrato a Milano, secondo il rito calvinista, il matrimonio tra Alessandro ed Enrichetta.
giugno Ritorno del Manzoni a Parigi, con la madre
e la moglie.
23 dicembre
Nasce, a Parigi, Giulia Manzoni, poi
moglie di Massimo D'Azeglio.
1808-1809 Scrive il poemetto neoclassico Urania e
nel settembre 1809 lo d in luce (Milano, Stamperia
Reale). Cominciano ad affiorare preoccupazioni d'indole religiosa.
1809 23 agosto
rito cattolico.

Giulia viene battezzata secondo il

1810 15 febbraio II matrimonio di Alessandro e di


Enrichetta viene regolarizzato secondo il rito cattolico,
per concessione di papa Pio VII.
1810 2 aprile Alessandro ed Enrichetta assistono
alle feste per le nozze di Napoleone e di Maria Luisa;
separati da un movimento della folla, non riescono subito a ritrovarsi. Il Manzoni, gi facile a crisi nervose
(che da allora non lo abbandoneranno pi), si rifugia
nella chiesa di San Rocco, dove prega per la vita della
moglie. E il celebre episodio della conversione.
22 maggio Enrichetta abiura e si fa cattolica.
2 giugno I Manzoni lasciano Parigi.
1812-1815
cri.

Composizione dei primi quattro Inni Sa-

1813

21 luglio

Nascita di Pietro Manzoni.

1814 20 aprile Alla caduta del Regno Italico, il


Manzoni tra coloro che firmano la petizione per l'indipendenza della Lombardia.
1815 Pubblicazione, in novembre, dei quattro Inni
Sacri (Il Natale, La Passione, La Risurrezione, Il Nome di Maria).
Alla notizia della sconfitta napoleonica di Waterloo
(18 giugno 1815) comprende che il sogno di un'Italia
indipendente, da lui ancora recentemente cantato nel
frammento di ode II Proclama di Rimini, dedicata al
Murat, si fa lontanissimo. Aggravamento della sua salute.
23 luglio Nascita di Cristina, poi sposata Baroggi.
1816 Scoppia a Milano la polemica tra classicisti e
romantici. Il Manzoni parteggia per i secondi. Inizia II
conte di Carmagnola. Si forma il crocchio di via del
Morone e si conferma in particolare l'amicizia per
Tommaso Grossi.
1817 Profonda crisi spirituale, da cui uscir con rinnovato impegno religioso.
13 novembre
Nascita di Sofia, poi sposata Trotti.

blicato nel 1823, a Parigi, unitamente alla traduzione


francese delle due tragedie, ad opera del Fauriel.
8 agosto Ritorna insoddisfatto dal breve soggiorno
a Parigi. Il mal di nervi lo tormenta sempre.
1821 Compone Marzo 1821.
24 aprile Comincia a scrivere il romanzo.
18-20 luglio Compone II Cinque Maggio. profondamente scosso dalle tragiche vicende politiche italiane, in cui sono coinvolti tanti suoi amici.
1822 Pubblica l'Adelchi e il Discorso su alcuni punti
della storia longobardica in Italia.
17 settembre Nascita di Vittoria, poi sposata a Giovan Battista Giorgini. .
1823 17 settembre
Fine della prima stesura del romanzo.
22 settembre
Lettera a Cesare Taparelli D'Azeglio,
sul romanticismo.
1825-1827 Stampa del romanzo, presso l'editore milanese Vincenzo Ferrario, col titolo definitivo I Promessi Sposi. I tre tomi saranno pubblicati nel giugno
del 1827.

1817-1818 Scrive le Osservazioni sulla Morale Cattolica, di cui pubblicher solo la prima parte (1819).

1826 Conosce Antonio Rosmini, presentatogli dal


Tommaseo.
18 marzo Nasce Filippo.

1819 settembre
Torna a Parigi (il passaporto gli era
stato precedentemente negato); d assicurazione al canonico Tosi, suo direttore spirituale, che continuer il
lavoro alla Morale Cattolica.

1827 15 luglio Partenza per la Toscana. Incontro a


Firenze col circolo del Vieusseux e numerosi letterati e
intellettuali (Giordani, Niccolini, Leopardi, Tommaseo ecc.).

1820 pubblicato (a Milano) Il conte di Carmagnola-, d inizio &\YAdelchi. Scrive la Lettre Mr. Chauvet contro le pretese unit tragiche. Il testo sar pub-

1830

30 maggio

1833

25 dicembre

1834

20 settembre

Nascita di Matilde.
Morte di Enrichetta.
Morte di Giulia D'Azeglio.

34
35

1837 2 gennaio Secondo matrimonio del Manzoni,


con Teresa Borri vedova Stampa.
1837-1840 Riassetto linguistico integrale del romanzo, in vista di una sua ristampa a puntate con le illustrazioni del Gonin.
1840-1842 Escono a puntate I Promessi Sposi e la
Storia della Colonna Infame presso Guglielmini e Redaelli; grosso insuccesso finanziario.
1841 21 gennaio
Muore Ermes Visconti.
27 maggio Morte di Cristina Baroggi.
7 luglio Muore Giulia Beccaria.
1843

31 marzo

Muore Sofia Trotti.

1844 15 luglio Muore Claude Fauriel, col quale da


lungo tempo si erano allentati i rapporti.
1848 In occasione delle Cinque Giornate il figlio Filippo arrestato dagli austriaci e trattenuto come
ostaggio. Il Manzoni aderisce al moto rivoluzionario.
Pubblica II proclama di Rimini e Marzo 1821.
1852 15 febbraio Muore il Torti.
settembre-ottobre
II Manzoni si reca per la seconda volta in Toscana, presso la figlia Vittoria, moglie di
Giovan Battista Giorgini.
1853

10 dicembre

1855

Io luglio

Muore Tommaso Grossi.

Muore Antonio Rosmini.

1856 30 marzo Muore la figlia minore, Matilde.


agosto Terzo viaggio in Toscana; incontro con Gino Capponi.
1859 30 giugno Dal nuovo governo sabaudo nominato presidente (poi presidente onorario perpetuo)
dell'Istituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Arti di
Milano.
36

9 agosto

Gli decretata una pensione annua.

1860 febbraio
nuele II.

nominato senatore da Vittorio Ema-

1H61 febbraio A Torino d voto favorevole alla legge


che nomina Vittorio Emanuele II re d'Italia.
23 agosto Muore Teresa Borri.
1862 Avvia il saggio La rivoluzione francese del
1789, e la rivoluzione italiana del 1859, rimasto incompiuto.
1864 giugno

Quarto e ultimo viaggio in Toscana.

1868 Come presidente della commissione per l'unificazione della lingua, presenta a nome della sezione milanese la relazione Dell'unit della lingua e dei mezzi
di diffonderla: il contrasto con la commissione fiorentina palese e il Manzoni si dimette.
8 febbraio Muore Filippo Manzoni, che aveva procurato (come del resto anche Enrico) seri guai al padre
per la sua facilit nel contrarre debiti.
1869 Pubblica VAppendice
nit della lingua.
1870

11 aprile

alla relazione sopra l'u-

Muore l'amico Luigi Rossari.

1871 30 marzo Lettera al marchese di Casanova,


sulla revisione linguistica del romanzo.
1872 Avvia, ma lascia incompiuto, uno scritto Dell'indipendenza
d'Italia.
1873 gennaio Uscendo dalla chiesa di San Fedele cade battendo il capo sugli scalini.
28 aprile Muore Pietro Manzoni.
22 maggio Alessandro Manzoni muore. In suo onore Giuseppe Verdi compone la Messa da Requiem.

PREMESSA AL TESTO

La vicenda redazionale della Storia della Colonna Infame da far risalire al 1823, anno in cui Manzoni
mette mano al quarto tomo del Fermo e Lucia: prevedeva allora che la lunga narrazione accessoria del
caso giudiziario si dovesse collocare nel quinto capitolo, di seguito cio ai due che trattavano ampiamente
della diffusione della peste, delle unzioni del maggio
1630 e del furor popolare che ne reclamava a gran
voce i colpevoli. Il cap. IV del quarto tomo si chiudeva
sui due episodi, ripresi dal De peste del Ripamonti,
che meglio potevano dar l'esempio di quella cieca violenza: l'arresto dei giovani francesi sorpresi a toccare i marmi del duomo, che vennero condotti in carcere
A calci, a pugni, a strascichi da una folla strepitante,
e il linciaggio del vecchio pi che ottuagenario che si
credette avesse unto le panche della chiesa di Sant'Antonio (II 3, pp. 584-85). Al capitolo seguente doveva
affidarsi, in via di logico proseguimento, un esempio
delle ancor pi atroci azioni dei magistrati, cui quelle del popolo preludevano. Quantunque noi sentiamo
di esser gi troppo usciti dalla via della nostra storia, e
questi giudizj non abbiano una relazione necessaria
con essa, era la conclusione provvisoria del cap. IV,
pure l'importanza loro ci strascina a toccare qualche
caso pi clamoroso. Il lettore che annojato di questa
gi lunga narrazione accessoria, conservasse ancora
38

qualche curiosit di veder la fine della narrazione


principale, salti il seguente capitolo (p. 859).
Presto per questo progetto venne abbandonato,
per ragioni ovvie di unit narrativa, risultando ormai
eccessivo il distoglimento dal centro dell'azione imposto al lettore; e perch, d'altra parte, apparve presto
chiaro che la nuova e complessa narrazione non avrebbe potuto esser costretta nello spazio esiguo di un capitolo del romanzo. Alcuni dei fogli gi stesi, recanti la
numerazione consecutiva e appunto l'intestazione
Capitolo V, vennero cos recuperati al nuovo disegno, che fu raccordato al romanzo con il necessario
mutamento dell'avviso citato qui sopra: Passare questi giudizj sotto silenzio sarebbe ommettere una parte
t roppo essenziale della storia di quel tempo disastroso;
I raccontarli ci condurrebbe o ci trarrebbe troppo fuori del nostro sentiero. Gli abbiamo dunque riserbati ad
un'appendice, che terr dietro a questa storia, alla
quale ritorniamo ora; e davvero (p. 585).
La stesura dell' appendice , informano gli editori
Chiari e Ghisalberti, corse presumibilmente coeva alla
conclusione del romanzo, ma non super lo stato provvisorio, la forma dell'abbozzo. Il suo impianto si era
tuttavia fissato nei termini di una relativa autonomia
rispetto ai Promessi Sposi, e il titolo stesso, Appendice storica su la Colonna Infame, provvedeva appunto
a indicarne la ragion d'essere e la prevista collocazione. La sottrazione all'Appendice di quattro fogli contenenti una diversione riflessiva sui giudizi della posterit valse poi a serrare ancor pi il discorso entro i
prefissati limiti documentari. Ma il lavoro alla seconda
minuta del romanzo concesse troppo poco tempo alla
revisione dell'Appendice, che non pot confluire nella
prima edizione dei Promessi Sposi.
Nel frattempo Manzoni aveva affidato a un copista
(ma non allo stesso che provvide a mettere in pulito il
39

romanzo per l'esame della Censura) l'allestimento di


una trascrizione, nella quale veniva mantenuto quel titolo: che l'autore provvide poi a cassare, stilando accuratamente su quella pagina medesima un vero e proprio frontespizio gi disposto in modo da poter servire
alla stampa, STORIA | DELLA | COLONNA | INFAME | COMPILATA SUI PROCESSI I DA | ALESSANDRO MANZONI (pp. 881-82).
Va da s che il mutamento comportava una pi decisa
conferma dell'autonomia del testo nei confronti dei
Promessi Sposi. Nel cap. XXXII di questi, che discendeva dal quarto dell'ultimo tomo del Fermo e Lucia, la
proposta originaria veniva quindi ancora rettificata:
l'affare delle unzioni sarebbe stato materia per un
nuovo lavoro , poich non era cosa da passarsene cos
con poche parole; e il trattarla colla estensione che le si
conviene, ci porterebbe troppo in lungo. Oltre di che,
dopo essersi fermato su quei casi, il lettore non si curerebbe pi certamente di conoscere quei che rimangono
della nostra narrazione. Riserbando per a un altro
scritto la narrazione di quelli, torneremo ora finalmente ai nostri personaggi, per non lasciarli pi, fino all'ultimo (II 2, pp. 564-65). A rendere inevitabile il
rinvio, con le note difficolt che avevano creato al
Manzoni i tempi della stampa, era anche il fatto che il
terzo tomo dell'edizione 1825-27 (i cui ultimi tre capitoli erano stati consegnati solo ai primi di giugno del
'27) superava gi, anche senza quella lunga coda , di
una cinquantina di pagine i due precedenti.
Chiari e Ghisalberti opinano che la copia in pulito,
che nel mutamento del titolo documenta gi la nuova
intenzione dell'autore, sia stata oggetto di questa e di
altre revisioni, piuttosto di forma che di sostanza,
tra il 1827 e il '28 (II 3, pp. 881-82). Era allora caduto
l'intempestivo progetto di una nuova edizione accresciuta del romanzo; accresciuta appunto della Storia,
si inferisce dalla lettera al Grossi, da Firenze, del 17
12 40

Hi-ttembre 1827 (Lettere, I, p. 435). Una lettera di Giulia Beccaria al vescovo Luigi Tosi conferma che il 19
Kennaio 1828 la Colonna Infame era terminata s,
ma sicuramente al suo solito, Alessandro non solo la
ritoccher, ma la rifar (P. Bondioli, Manzoni e gli
amici della verit , Milano, Istituto di Propaganda
Libraria, 1936, p. 219). E se anzi nel giugno dello stesso anno Manzoni aveva annunciato a Diane King la
pubblicazione della Storia come imminente, era proprio Giulia ad aver colto nel segno; vuol ritoccarla,
ribadir infatti al Tosi sul finire del '29; e un frequentatore di casa Manzoni, l'abate Giuseppe Pozzone, nel
febbraio del '31 lamentava che la Storia, finita e copiata per altrui bella mano , rimanesse l ad ammufl'are (C. Cant, A. Manzoni. Reminiscenze, Milano,
Treves, 1882, II, p. 61).
In realt, non solo di qualche ritocco si trattava. Si
collocano in questi mesi le prime lettere che richiedono notizia dei libri pi peregrini e delle storie locali
concernenti la peste del 1630; di qualche testo introvabile in commercio Manzoni si risolver anche a domandare una copia manoscritta. Ricerche che riteneva
indispensabili, ma che dilatarono oltremisura i tempi
previsti. Dalla primavera del 1830, inoltre, la nostra
vecchia e deplorabile questione della lingua andava
acquistando un sempre maggior rilievo nel diagramma
dei suoi interessi. La voce di tanta attivit, comunque
indirizzata, si era diffusa a sufficienza perch il nuovo lavoro annunciato nella Ventisettana diventasse,
nell'attesa del pubblico, un nuovo romanzo (Cant,
Reminiscenze, I, p. 170). Un'altra fonte ineccepibile , nella ridda delle congetture, dava poi per certo che
quello scritto contenesse asserzioni politicamente sospette, tanto da dover essere stampato in Francia per
esser poi introdotto clandestinamente entro i confini
di Lombardia (M. Parenti, Immagini della vita e dei

tempi di A. Manzoni, Firenze, Sansoni, 1973, p. 157).


Di fatto, per ritrovare una nuova menzione della Storia occorrer giungere all'aprile del 1837: Il Manzoni
ristampa il Romanzo corretto, con l'aggiunta della Colonna infame e con vignette di Hayez, a mezza pagina.
La moglie lo fa lavorare. Pover'uomo, ne aveva proprio
bisogno! (Gino Capponi, cit. da G. Tellini, Manzoni,
la storia e il romanzo, Roma, Salerno, 1979, p. 53).
Evidente che l'ipotesi dell'opera a s fosse allora definitivamente accantonata; l'aggiunta , anche per non
correr il rischio di presentarsi come un'indesiderata
nuova opera d'invenzione, doveva esser ricondotta all'alveo dei Promessi Sposi: e il progetto di revisione di
quelli restitu attualit all'idea di una nuova edizione
accresciuta . Del resto , faceva presente il Manzoni
al suo traduttore francese Montgrand il 23 ottobre
1839, la Storia era ancora da correggere per intero e
in parte da rifare (II 1, p. 832). E venne per intero rifatta.
Fedele alle sue antiche abitudini, forz i tempi sino
all'ultimo, s che la picciola storia, proprio sulla linea d'arrivo, si trov frammezzo a uno sgradito battage pubblicitario, quando nel 1839 Cesare Cant diede
alle stampe il Processo originale degli untori e Francesco Cusani, due anni pi tardi, una versione italiana
del De peste del Ripamonti. Altri nuovi e importanti
materiali gli erano intanto giunti tra le mani; le indagini si allargavano, ulteriori controlli si rendevano necessari. Gioc allora una parte decisiva l'aiuto del primo sottobibliotecario della Braidense, Francesco Rossi, che dal novembre del '41 cominci a essere bersagliato di richieste per iscritto dall'instancabile compulsatore (l'esame comparativo delle filigrane ha stabilito che l'autografo della stesura definitiva della
Storia databile al 1841-42: V 1, p. 952), con punte
massime nell'estate del '42, quando ormai la stampa

per fascicoli del romanzo non poteva consentire a ulteriori dilazioni. Questo manipolo di lettere documenta
esemplarmente le tappe della rielaborazione, mostrandoci ad esempio Manzoni nell'atto di risolvere l'enigma relativo al Parrino , sul quale ancora nell'agosto
del '42 non aveva nemmeno di che fare una congettura (v. qui il cap. VII, nota 15); e vale anche a datare
come coeva la postillatura alle Osservazioni sulla tortura del Verri e all'/sioria civile del Giannone, almeno
per i luoghi in cui vi viene richiamata la bibliografia
fornitagli dal Rossi in quel giro di tempo. A stesura
compiuta, come chiarisce la numerazione romana delle
carte, venne redatta VIntroduzione (II1, p. 834).
Il 10 settembre Teresa Stampa comunicava al figlio
Stefano, a conclusione di un breve ma colorito epistolario che scandisce la cronologia della fase estrema del
lavoro, che la prima correzione del testo era conclusa;
il 16 dava per terminata anche la compaginazione,
se pure alla correzione di mezza la Colonna mancava ancora il benestare della fida Emilia Luti (E. Fiori,
A. Manzoni e Teresa Stampa, Milano, Hoepli, 1930,
pp. 150-55). Il 10 novembre 1842 Francesco Rossi riceveva finalmente una copia dell'opera, per dono dell'autore cui era stato ben cortese e di libri e di lumi
(e proprio a lui e ai suoi lumi ci riporta naturalmente il
ringraziamento a una dotta e gentile persona consegnato all'ultimo capitolo della Storia: cfr. la nota 30).
La picciola storia , dal disegno originario di quasi
vent'anni prima, disteso in una esposizione troppo
densa, aveva preso forma in una sequenza di capitoli
convogliati su un registro narrativo-riflessivo che rivendicava senza meno un preciso genere letterario
d'appartenenza. Lo sfrondamento operato nella rassegna dei giudizi storici sul processo e la chiusura in un
capitolo del dibattito sui criminalisti interpreti, con il
sistematico confronto delle fonti, non potevano non ri15

42

condurre il nuovo equilibrio e la nuova organicit della


Storia entro la pi alta forma della libellistica d'intervento. Il modello diretto del genere, l'opuscolo del
Verri, aveva del resto avuto largo spazio sul tavolo del
Manzoni per tutto il tempo della stesura (e importava,
certo, che dietro quello tralucesse l'archetipo dei pamphlets volterriani, dall'A//aire Sirven al Trait sur la
tolrance): il rischio del nuovo romanzo era stato
evitato.
G.G.

GIUDIZI CRITICI

I
lien lungi dal pensare al ridicolo parto dei monti, come dubita modestamente l'autore di questa storia nella Introduzione, potr il lettore ricordar di leggieri il
ilantesco Paia tua possa in questi versi brevi. Molto
Keneralmente, a dir vero, una grande e lunga espettalione dannosa a che che sia, e di che che sia venga in
luce; ma chi, se non il Manzoni, deve andarne assolto
dalle regole generali? E da un'altra regola, presso che
Kenerale essa pure, si trae fuori il grande uomo di cui
parliamo; quella cio per cui l'umano ingegno sembra
Koder non possa in buon dato di una qualche lodevole
qualit, che a scapito d'altra qualit opposta, o che si
dica, diversa. Qui invece la mobile e ricca fantasia del
< reatore d'un romanzo famoso non osta al pacato giudizio necessario a chi debba rivedere scrupolosamente
pesare una vecchia e intralciata procedura criminale.
Imparassero da questo cos splendido esempio e attuale coloro, che non sanno persuadersi della inutilit e
della inevitabile inesattezza di certi scompartimenti,
entro i quali vorrebbonsi imprigionare le pi nobili facolt nostre. Laddove alcuni fatui filosofanti presumono che l'umana intelligenza si distenda e divida in tali
e tali altri rami, e questi di bel nuovo distendansi e ridividansi in tali e tali altri; la natura si fa beffe ad ogni
poco di siffatte diramazioni, e concede al Galilei di
sentir pi squisitamente e pi aggiustatamente sen45

tenziare in poesia, che non sentissero e non sentenziassero la pi parte dei letterati del suo e di pi tempi, e
al Manzoni di porre in bilancia di s scrupolosa esattezza decisioni di giureconsulti, indizi legali, deposizioni di testimoni e somiglianti, che, beato il mondo se
ogni giudice, non esclusi i pi riputati, fossero e sapessero in ogni caso mostrarsi da tanto. [...] La quistione
di un fatto particolare, tal quale fu dal Manzoni discussa, trasferita a generalissimo insegnamento e a
dimostrazione di un vero che riguarda tutto il genere
umano e la sua condizione in perpetuo; di che il breve
libro acquista peso e importanza d'opera voluminosa,
e il corto racconto, di lunghissima storia.
[Luigi Carrer, 1843, Storia della Colonna Infame
di Alessandro Manzoni, in Scritti critici, a cura di G.
Gambarin, Bari, Laterza, 1969, pp. 398-99, 404]
II
La tesi di tutto il libro contenuta nela frase: Quanto cieco il furore! , che sta con troppa insistenza davanti allo spirito del Manzoni. Egli sa vedere, con la
sua perspicacia cos personale, a quale ingenua e inverosimile cecit portino le passioni; queste egli giudica
con una logica sempre vigile, mista di ironia e di compatimento, perch non dimentica mai di esser di fronte a uomini, e perci a creature naturalmente deboli:
ma dal compatimento non nasce, come dovrebbe, un
po' d'indulgenza. Egli si colloca da un punto di vista
troppo antitetico a quello delle persone che giudica, e
nega loro quel po' di simpatia che necessaria anche
per gli uomini che si condannano, quando non si voglia
riuscire ingiusti. Non gli sfugge nessuna, anche minima, assurdit della passione. Nei Promessi Sposi l'atteggiamento fondamentale identico, ma pi intima46

mente animato da quell'austerit commossa che la


maggior qualit dell'arte del Manzoni: perci il romanzo ci d l'impressione di una pi alta giustizia.
[Attilio Momigliano, 1919, Alessandro
Manzoni,
Milano-Messina, Principato, 19555, pp. 167-68]

III
Kesta dunque accertato che lo stato d'animo del Manzoni, nel farsi a studiare i documenti dell'istruttoria
he condusse al supplizio Guglielmo Piazza e Giangia< omo Mora, era quello di chi aveva gi in cuor suo condannato gl'inquirenti prima ancora d'ascoltarli; quello
di chi si proponeva con tanto maggior impegno di trovare in loro dei colpevoli contro cui sdegnarsi, in
quanto soltanto ci gli avrebbe procurato il sollievo
di non dover negar la Provvidenza o accusarla [...].
Naturale che, nello studio degli atti processuali, operasse, non da storico, mirante ad accertare come si fossero svolte effettivamente le cose e, nell'accertarle, a
intenderle; ma da avvocato fiscale, intento a nient'altro che a trovare e a far pesare, sopra tutto innanzi a
se stesso, elementi suffraganti un atto d'accusa. Nel
quale stabilito come base indiscussa che l'innocenza
degli accusati era cos palmare che, per non vederla,
bisognava non volerla vedere adduce, quale prova
irrefutabile che quegl' iniqui , per paura delle vociferazioni della plebaglia, si ponessero criminosamente a
t rasformare innocenti in rei, il modo stesso in cui compirono l'istruttoria, durante la quale, secondo lui, non
avrebbero potuto raccogliere il materiale probatorio
presentato al Senato se non conculcando a ogni passo
le stesse norme procedurali del tempo. [...] Ragionamento che, in apparenza, non fa una grinza, ma che, in
sostanza, inquinato da tre errori metodologici, ricon47

ducibili, del resto, a talune qualit negative della mente del Manzoni: tendenza a considerare la legge morale, ch' tutt'altra cosa, alla stessa guisa della legge giuridica; astrattismo generalizzatore, peculiare all'intellettualismo del secolo decimottavo; e antistoricismo. Il
che vuol dire ch'egli convert a un tratto, e con trapasso del tutto indebito, una questione posta da lui medesimo quale questione morale (l'impossibile processo
alle intenzioni degl'inquirenti) in una questione legale,
anzi di mera procedura (il medesimo errore commesso
in misura tanto pi larga nel frammento storico sulla
Rivoluzione francese); dimentic che gli uomini, ch'egli si faceva a giudicare, potevano bene essere non meno onesti e non meno giusti di lui, pure avendo, come
avevano, forma mentis e psicologia affatto diverse; e
salt a pi pari l'abisso immenso separante le circostanze storiche tra cui quegli uomini operarono e quelle tra cui egli si consacr a valutare l'opera loro.

uosa e sacrilega; che gl'imputati n'erano colpevoli; che


la procedura non fu violata, se nelle accuse di veneficio
e sacrilegio e'stregoneria, l'imputato era soggetto alla
condizione legale di schiavo? Ma la dimostrazione
stata data.
Basta porre tali dubbi e lasciarli in forma dubitativa. Proprio spogliata e purgata d'ogni illazione e riferimento s teologico che filosofico, e pure storico e storiografico, la Colonna infame, nella sua spoglia e terribilmente sobria qualit artistica e documentaria di un
fatto orrendo, una forte opera d'arte. Come tale vuol
essere letta [...], e come potente testimonianza, a suo
modo poetica, a suo modo lirica, e in quanto tale soltanto, delle gravi angoscie manzoniane, nobilissime e
umanissime.
[Riccardo Bacchelli, Introduzione
ad Alessandro
Manzoni, Opere, Milano-Napoli, Ricciardi, 1953, pp.
XX, XXIV]

[Fausto Nicolini, Peste e untori nei Promessi Sposi e nella realt storica, Bari, Laterza, 1937, pp. 32729]

IV
Il poeta, in Manzoni, fa costante violenza allo storiografo; e laddove egli poeta, ci parte essenziale della sua genialit di poeta; dove moralista o storiografo, e, pi e peggio, dov' o vuole o s'illude d'essere e
storiografo e moralista, un limite, talvolta un difetto,
a volte una stortura; sempre, mancanza di metodo critico. Il Nicolini, storiografo, n'ha data la dimostrazione tecnica. [...] Tanto per non uscir dai termini, che
cosa accadrebbe ove si dimostrasse che la pratica delle
unzioni, pur fatta di certi ritrovati sciocchi non
men che orribili, esisteva, magari sciocca, ma crimi12 48

[...] un racconto-inchiesta che insieme inchiesta morale, a cogliere nel transeunte il segno e la responsabilit dell'eterno. A ci volle tendere il Manzoni con tutte le sue forze intellettuali, restituendoci il mondo delle tragedie (specialmente del Carmagnola) intriso dei
veleni del male, neppure richiamando talune attenuanti che nel romanzo aveva pur riconosciuto ai magistrati, alle prese con persone che negl'incubi della
peste giungevano ad autoaccusarsi delle unzioni. Con
il suo racconto di ferocie barbariche e di raffinate malizie, tra le grida dei torturati, i martellanti interrogatori e l'urlio della folla, tolto il diaframma dell'Anonimo, non siamo pi metaforicamente sotto la volta
del tempio che copre i fedeli e l'altare , ma in oscure

carceri di vita e d'intelletto, nei gironi di Malebolge.


Lettori di varie epoche hanno denunciato, n sempre a torto, ma senza chiedersene il motivo profondo,
l'opacit e monotonia di tante pagine della Colonna
infame, le stasi nelle questioni di procedura, l'estenuante rigore delle chiamate in giudizio di tutto e di
tutti. Anche chi ha sentito pi da vicino il fascino di
questo scritto senz'aria [...], non andato al di l di
una formulazione generica. Ultima tappa della creativit manzoniana, gi spostata verso un'oltranza moralistica senza sbocchi interni alla vicenda dello scrittore
(o con l'unico sbocco dell'inchiesta sull'avvio della rivoluzione francese), nei limiti connessi alla severit del
proposito la Storia della colonna infame, opera spietata e precorritrice, prende alla gola quanti hanno sete
di giustizia e riscoprono un'idea autenticamente civile
della letteratura.
[Renzo Negri, Il romanzo-inchiesta del Manzoni, in
Italianistica , 1,1972; poi come introduzione ad Alessandro Manzoni, Storia della Colonna infame, Milano, Marzorati, 1974, p. 48]

VI
Su questa accusa di antistoricismo sono poi sembrati
attestarsi quanti hanno via via scritto della Colonna
Infame, dai quali tutt'al pi venuto, a surrogazione
di quanto veniva tolto all'* appendice sul piano della
fedelt storica, un attestato di generica artisticit. Ed
soltanto con l'ultimo corso della critica manzoniana
che s' mutato il modo di leggere la Colonna Infame,
rinunciando a servirsene come veridica testimonianza
storiografica e cercandovi invece l'approfondimento,
in margine al romanzo, di un difficile nodo morale e
ideologico: quello che lega strettamente e drammatica-

mente tra loro la forza dei tempi e la libert dell'uomo,


i costumi dell'ambiente e la responsabilit della coscienza individuale. Che poi il nodo sotteso, a partire
da un certo momento della vita interiore e intellettuale del Manzoni, alla genesi della poetica tragica e del
romanzo. Cos l'operetta manzoniana, ideologicamente
intrecciata alla elaborazione dei capitoli storici dei
Promessi Sposi, viene infine sottratta agli schemi dello storicismo positivo dell'Ottocento e anche a quelli
dello storicismo idealistico del nostro secolo: il che non
poi cosa da sorprendere chi intenda usare nei riguardi del Manzoni l'ottica che veramente gli compete.
[Lanfranco Caretti, Presentazione
di Alessandro
Manzoni, Storia della Colonna Infame, Milano, Mursia, 1973, pp. 9-10]

VII
Ma tra tanta, diciamo, ingenuit; tra tanta, direbbe il
Manzoni, scarsa conoscenza del cuore umano, c' nel
saggio del Nicolini un breve passo che sommamente ci
interessa: poich il Manzoni non solo s'ostin in quel
tentativo disgraziato, ma, dopo un'incubazione di circa vent'anni, di anche alle stampe, rifatta, ampliata e
molto accentuata, quella dissertazione infelice, mai
possibile non concludere che in lui il moralismo fosse
mille e mille volte pi prepotente non solo della logica
(violata, come ognun vede, nel modo pi palmare), ma
persino delle sue credenze religiose? . Quel tentativo
disgraziato, quella dissertazione infelice: sono, a dirla
francamente, sciocchezze da ricercatore d'archivio intriso di estetica crociana che non riesce a vedere n i
fatti nella loro totalit e nel loro significato n l'opera
nella sua interna e intera logica e poesia. Ma la domanda finale ha, il caso di dire: finalmente, un senso;

50
15

pu aprire, a rispondere affermativamente, un discorso. Il moralismo termine oggi in disgrazia, che come
una goccia d'acqua si vaporizza se cade sulle roventi
ingiustizie dei nostri anni, e quel breve vapore si dice
qualunquismo il moralismo appunto in Manzoni
molto pi prepotente delle sue credenze religiose. E
dalla Colonna Infame, pi che dal romanzo (al romanzo bisogna tornare dopo aver letta l'appendice), questa
verit appare in tutta evidenza.
[Leonardo Sciascia, Introduzione a La colonna infame di Alessandro Manzoni, con interventi di Vasco
Pratolini, Nelo Risi, Gianni Scalia, Bologna, Cappelli,
1973, p. 19]

BIBLIOGRAFIA

HIHLIOGRAFIE, CATALOGHI E RASSEGNE

l'cr le edizioni e la bibliografia della critica, si veda A. Vismara, Bibliografia manzoniana, Milano, Paravia, 1875; F.
Salveraglio, Catalogo della serie manzoniana della Biblioteca Braidense, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense
1890; M. Parenti, Bibliografa manzoniana, voi. I (l'unico
uscito, tratta dei soli Promessi Sposi e delle raccolte generali), Firenze, Sansoni, 1936; A. Momigliano, Gli studi
manzoniani dal 1935 al 1938, Annali manzoniani, I,
1939; F. Ghisalberti, Critica manzoniana di un decennio,
liibliografia delle pubblicazioni acquisite alla Raccolta
Treccani degli Alfieri dal 1939 al 1948, ivi, V, 1949; [F. Ghisalberti], Catalogo della Mostra manzoniana (5 novemhre-20 dicembre 1951), Milano, Biblioteca Nazionale
Braidense, 1951; E. Santini, Storia della critica manzoniana, Lucca, Lucentia, 1951; M. Parenti, Prime edizioni manzoniane, in Rarit bibliografiche dell'Ottocento, Firenze,
Sansoni, 1953-58, voi. I, pp. 157-288; M. Gorra, Manzoni,
Palermo, Palumbo, 1959; L. Caretti, Manzoni e la critica,
Bari, Laterza, 1969 (19713); Id., Manzoni. Ideologia e stile,
Torino, Einaudi, 1972, pp. 85-95; Mostra manzoniana
(1873-1973), con un Itinerario a cura di D. Isella, Milano,
Biblioteca Nazionale Braidense, 1973; G. L. Limonta, Edizioni italiane (1935-1972) dei Promessi Sposi. Saggio bibliografico, Lecco-Milano, 1973; S. Giujusa, Bibliografia
53

(Gerusalemme liberata, VII 46) del pesce che, avventuratosi


nelle paludi di Comacchio, si ritrova prigioniero della nassa:
ch quel serraglio con mirabil uso | sempre a l'entrare
aperto, a l'uscir chiuso .
13. i veri autori: nessun dubbio, infatti, si poneva sulla veridicit delle unzioni del 18 maggio (cfr. cap. I, nota 4): la cosa attestata di maniera, che ci parrebbe men ragionevole
l'attribuirla a un sogno di molti, che al fatto d'alcuni: fatto,
del resto, che non sarebbe stato, n il primo n l'ultimo di tal
genere (Promessi Sposi: XXXI, II1, pp. 539-40).
14. ufiziali spagnoli: delle vociferazioni pubbliche aveva
detto anche il Verri ( alcune attribuivano queste unzioni ai
Tedeschi, altre ai Francesi che tentavano di distruggere l'Italia, altre agli Eretici e particolarmente Ginevrini, altre al
duca di Savoia...: Osservazioni, V); e tra le pi numerose
ipotesi elencate dal Manzoni nel luogo citato dei Promessi
Sposi ( Mentre il tribunale cercava, molti ngl pubblico, come accade, avevan gi trovato) era anche quella dello
sciocco scherzo attribuito a scolari, a signori, a ufiziali
che s'annoiassero all'assedio di Casale (p. 541).
15. castello: il Castello Sforzesco (eretto peraltro nella seconda met del Trecento da Galeazzo II Visconti), che Filippo II aveva fortificato e organizzato in cittadella di difesa.
16. l'auditore... il Padilla: l'invio dell'auditore giudiziario
Gaspare Alfieri a Casale era motivato non solo dal rispetto
dovuto al padre dell'accusato, il governatore del Castello
don Francesco; come cavaliere di Sant'Iago (vedi l'Introduzione) Giovanni Gaetano Padilla godeva infatti del privilegio di poter essere giudicato in terra di Spagna, e dai suoi
pari: da qui la necessaria (e, certo, delicata) richiesta di consenso al governatore Spinola, il quale soltanto poteva giustificare l'eccezionalit dell'azione.
17. conuitto, et confesso: provato e confessato.
18. immaginario: le ricerche pi recenti confermano l'ipotesi (v. F. Nicolini, in Storia di Milano, X, p. 546); giova credere , considerava il Manzoni nell'Appendice storica, che
il Mora abbia preferito il ripiego di foggiarlo a quello d'apporre un delitto ad un personaggio reale, non solo per impaccio, ma ancora per non accrescere il numero delle vittime (II 3, p. 697).
19. nessuno... nominare: e cos il Verri: Dieci persone esa240

minate del castello ed altri se conoscessero D. Pietro di Saragozza, nessuno seppe dare indizio che fosse al mondo uno di
questo nome, e il cavaliere di Padilla disse di non averlo mai
inteso nominare (Osservazioni, V, in nta).
20. il primo... mente: pare tuttavia che quel nome gli fosse
venuto in mente perch giusto l'anno prima il banchiere ebbe una lite con i Brivio, cognati del disgraziato barbiere (F.
Nicolini, Peste e untori, p. 304). La citazione tradotta dalle Storie (Ab urbe condita libri CXLII) di Tito Livio (59
a.C. -17 d.C.).
21. interrogato di nuovo: questa serie di interrogatori, tutti
conseguenti alla rivelazione del Piazza circa la persona
grande, occup il periodo dall'll al 20 luglio. Fin dall'inizio del processo, ricorda il Nicolini, le unzioni da sporadiche, diventavan generali e quasi quotidiane, e i casi letali
giornalieri saltavano, a un tratto, a cifra cos spaventosa da
generare il convincimento generale che, anche se le cose non
si fossero poste al peggio (e vi si posero), sarebbero bastati
dieci mesi a distruggere tutta la popolazione (Storia di Milano, X, p. 546). Attorno al 10 luglio si contavano un migliaio di morti per giorno. La mortalit alimentava lo sconcerto,
quindi la credulit e la rabbia: e ai magistrati tornava dunque tanto pi conveniente, quando si sparse la voce che
mille et cinquecento huomini pagati per ungere si aggirassero per Milano, dar ulteriore credito all'ipotesi di un complotto.
22. rilasciati: con la sentenza del 28 giugno 1633, la stessa
che mand assolto il Padilla. Cfr. l'Introduzione, nota 1.
23. civium... iubentium: la rabbia dei cittadini che richiedono iniquit (Orazio, Odi, III 3, 2).
24. tormentati di nuovo: era la tortura detta preliminare,
inflitta al condannato a morte prima dell'esecuzione; nel testo della sentenza si decretava infatti Che i nominati Piazza e Mora, denunziata ad essi prima la morte, sieno torturati, adoperando anche il canape, ad arbitrio dello stesso magnifico presidente, sopra altri delitti e sopra i complici (II
3, p. 700).
25. supplizi senza confessioni: quello di Gaspare Migliavacca (cfr. cap. VI).
26. fra pochi... morse: in pochi giorni ne mor.
27. Quell'infernale sentenza: emessa il 27 luglio 1630 (vedi241