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VULCI – NECROPOLI

Tomba della Cuccumella


VII sec, stile orientalizzante, 120m di circonferenza, il più grande tumulo di Etruria. Sotto ci sono una
serie di tunnel scavati dagli archeologi nell’800 alla ricerca di tesori dando però origine al falso mito
del labirinto etrusco.
Culto della madre terra: bisogna immaginare la tomba come una sorta di ventre materno il vero
senso della vita è dopo la morte, quindi il defunto rinasce all’interno del grembo materno per una
seconda vita. Rettangolo + cono rovesciato = 4 lati + 1 = fertilità, madre terra (4 elementi naturali,
stagioni) + seme che dal cielo scende e feconda la terra  5= unione cielo&terra

Tomba delle Iscrizioni


Le tombe venivano costruite per nucleo familiare, quello che cambia è la struttura. Nel IV sec. non
abbiamo più un’unica camera sepolcrale multipla, ma una divisione in stanze, non risalenti
necessariamente tutte allo stesso periodo (la tomba viene allargata in base alle esigenze). Questa tomba
non è speculare (simmetrica), si sono fatti influenzare dal diverso tipo di roccia, scegliendo il punto più
stabile (travertino) allontanandosi dall’are del fiume (arenaria); il dromos è al centro e le stanze si
sviluppano sui lati. La superstizione dei romani li ha impedito di distruggere le tombe etrusche e anche
gli etruschi stessi davano più importanza al mondo dei morti anziché a quello dei vivi. Iscrizioni latine e
etrusche (scrittura bustrofedica); nel museo di Santa Severa (Pyrgi) sono state trovate delle lamine d’oro
con incisi dei caratteri etruschi. Il problema con la lingua etrusca non è tanto la traduzione, ma le
regole grammaticali, mancando elementi di paragone. Dentro sono stati trovati vari sarcofagi, tra cui
anche uno molto piccolo. Rocce come il tufo o il travertino divorano il colore, per questo non si
conservano così bene gli affreschi. Cemento armato con le sbarre  anche questa è stata una tomba
depredata dai tombaroli, che hanno scavato dei buchi tra una stanza all’altra.

Tomba Francois
Francois, osservando gli alberi ha capito dove poteva essere la tomba grazie a 2 intuizioni:
- ha trovato una serie di querce secolari lungo un’unica direttrice; al di qua e al di là di questa
c’erano delle querce ma non così rigogliose, quindi lungo questa direzione doveva esserci un
terreno diverso! Perciò, mentre ai lati troviamo il travertino (roccia compatta e dura), al centro
c’è un terreno diverso e infatti c’è il dromos (lungo 31m, largo 1,7m), il corridoio d’ingresso che
qui è a cielo aperto, il quale nel corso dei secoli si è ricoperto di terra e quindi le piante hanno
attecchito meglio e sono cresciute più rigogliose
- Francois segue la direzione delle querce, trova il banco roccioso e da lì scende giù finché non
trova una stanza che ora è tamponata: era un’unica camera con un corredo già depredato, ma
dato che è una tomba del IV sec., un dromos così grande non può essere stato fatto per una
tomba con una camera sola, quindi ha continuato a scavare cercando le altre camere: gli
etruschi avevano scavato una prima tomba ma il banco roccioso non era adatto e quindi sono
scesi ancora di più finché non sono arrivati al livello giusto dove ora si trova la tomba Francois
Nel IV sec. l’idea della morte trasmetteva un messaggio positivo ma doveva anche raccontare una
storia. Le pitture mostrano scene che riguardano la storia etrusca, l’idea che avevano dei greci e le cose
che non andavano bene. Il soffitto rappresenta perfettamente come doveva essere quello della casa
etrusca. Nei fregi c’è una capacità di dare profondità che all’epoca era quasi più unica che rara, il
movimento qui è fluido, non piatto/statico come a Tarquinia (Francois, entrando qui, ebbe la
sensazione di avere davanti Botticelli). Gli affreschi sono a Villa Torlonia.
Arriviamo nell’ambiente principale della tomba, una struttura a T rovesciata sui cui lati si aprono sette
camere in perfetta simmetria bilaterale. Dall’ingresso del dromos all’ultimo ambiente ci sono 46 metri
in linea d’aria ed una profondità massima di circa 15 metri. Tutte le camere, tranne la VII che è
rettangolare, hanno una pianta trapezoidale irregolare. Molto varie sono anche le strutture dei soffitti,
in genere a spiovente ed arcuati, con columen in rilievo, si distingue l’ambiente III con il suo soffitto a
cassettoni al centro del quale era collocato il volto in rilievo di Caronte.
Al di là della grandiosità e della complessità dell'ipogeo la tomba François è anche e soprattutto uno
straordinario complesso d'arte, una testimonianza incomparabile della pittura funeraria etrusca, per la
estensione delle superfici raffigurate, per la varietà dei soggetti e per la peculiarità degli schemi e degli
stili ispirati ai modelli della tarda età classicistica greca.

I vani dipinti sono il II, il III e la cella VII di fondo, l'unica in cui le pitture sono rimaste in situ, sia pur
disgraziatamente danneggiate da incoscienti visitatori.
I soggetti degli affreschi riguardano tutti fatti noti della mitologia greca che vengono spesso messi in
contrapposizione esemplare con avvenimenti locali.
L'evento più importante, anche dal punto di vista "storico", è senz'altro la lotta di eroi vulcenti, che,
comandati da Mastarna, divenuto poi il sesto re di Roma col nome di Servio Tullio, sconfissero un
gruppo di guerrieri romani e loro alleati (etruschi di Sovana e Volsinii). Questa è anche la conferma,
sempre diligentemente nascosta dalla storiografia ufficiale romana, che gli etruschi sono stati molto
importanti nell'influenzare direttamente la civiltà romana.
Emblematica risulta poi la figura di Vel Saties, il committente della tomba, in piedi, intento ad
osservare gli auspici guerrieri del volo dell'uccello tenuto nelle mani del giovane Arnza. Tali auspici si
riferiscono evidentemente alla battaglia contro i romani già descritta e che risulterà vittoriosa, ciò a
dimostrazione che tutto il ciclo pittorico della tomba va letto in chiave antiromana ed è costantemente
ed idealmente contrapposto ad episodi della mitologia greca.
Proprio di fronte alla lotta degli eroi vulcenti si trova infatti l'altra complessa e movimentata pittura
che rappresenta il sacrificio dei prigionieri troiani da parte di Achille in onore dell'amico Patroclo.
Colori degli affreschi: blu (lapislazzuli), rosso (cinabro).
Affreschi:
1) Sisifo  deve scontare la sua pena, sopra c’è Vanth; affresco mal conservato che rappresenta
Anfiarao, armato di spada e schinieri e con un mantello bruno gettato sulle spalle, e la gamba
destra sollevata su di un masso che poggia sul terreno. Egli osserva il masso che l'altro
personaggio Sisifo, è condannato dagli dèi a portare sulle spalle fino alla sommità di un pendio
per farlo rotolare giù e ripetere l'operazione all'infinito. Si tratta di un accostamento inedito
per questi due personaggi mitologici.
2) Cassandra e Aiace  tentativo di violenza, Cassandra cerca di opporsi, difendersi
3) Fenice e Nestore  Sono le due solenni figure barbate che si trovano, l'uno di faccia all'altro, ai
lati della porta che conduce alla cella IX. È anche qui evidente la simmetria e la
contrapposizione di questi soggetti con i Saties, raffigurati nella parete opposta della cella II.
Entrambi vestono manti rossobruni, indossati su tuniche bianche e dietro entrambi sorge una
palma. Nel mito greco Fenice era l'educatore di Achille che fu spinto da Nestore a convincere
Achille stesso a combattere accanto agli altri greci, entrambi poi confortarono Achille nel suo
dolore per la morte del grande amico Patroclo.
4) Vel Saties  Questo soggetto è uno degli emblemi della Tomba François, la figura di Vel Saties,
coronato ed avvolto in una sontuosa toga picta purpurea ornata di figure di danzatrici nude e
rivolto ad osservare, per trarne auspici, il volo di un uccello tenuto in mano dal giovane Arnza
(servo o membro della famiglia)  lui è vestito, ma è vestito con immagini di eroi nudi, quindi
l’essere vestito non lo scredita, anzi!! Si tratta con probabilità dell'azione augurale prima del
trionfo guerriero, quello rappresentato dalla lotta degli eroi vulcenti, comandati da Mastarna,
sui romani. Sguardo di Vel Saties simile a quello di Fenice.
5) Lotta Eteocle e Polinice  Si tratta della rappresentazione della lotta fratricida, e mortale per
entrambi, tra Eteocle e Polinice per la conquista del trono di Tebe. È evidente la simmetria con
l'altra pittura, posta sul lato destro della cella, che rappresenta il duello tra Marce Camitlnas e
Cneve Tarxunies Rumax, e ne è evidente il significato della lotta fratricida fra etruschi per il
controllo di Roma (ricordiamo che nella battaglia degli eroi vulcenti Mastarna e Vibenna sono
contrapposti a guerrieri romani alleati con etruschi di Volsinii e Sovana). Procedendo da destra,
la gamba sinistra avanzata, uno dei due fratelli ha già colpito con la spada l'altro, già caduto.
Questi da terra, inginocchiato o seduto (il dipinto è danneggiato), vibra a sua volta un colpo
mortale che raggiunge il fratello in pieno petto. Sono entrambi nudi, simbolo dell’eroe per
eccellenza. Nonostante ci siano uno sopra e l’altro sotto, in realtà è uno scontro che finisce alla
pari, con la morte di entrambi, quindi sono entrambi eroi.
6) L'AGGRESSIONE DI CNEVE TARXUNIES RUMAX  Si tratta della rappresentazione di un evento
locale, contrapposto alla battaglia dei fratelli Eteocle e Polinice, rappresentata nella parte
opposta della cella, ad evidenziare la contrapposizione esemplare di temi mitologici greci a
temi locali. Nell'affresco è rappresentato in piedi uno dei due fratelli che ha già colpito l'altro
con la spada e questi, da terra, vibra un colpo verso l'altro che raggiunge il fratello in pieno
petto. Secondo alcuni è la rappresentazione di Tarquinio Prisco e Marce Camitlnas, eroe
vulcente  con la mano cerca di premere sul fodero della spada in modo che Marce Camitlnas
non estragga la spada. Tarquinio è vestito = non eroe.
7) IL SACRIFICIO DEI PRIGIONIERI TROIANI DA PARTE DI ACHILLE IN ONORE DI PATROCLO  Si tratta
di un episodio della guerra di Troia che narra del funerale di Patroclo, grande amico di Achille,
che fu ucciso dai Troiani in battaglia. Achille in suo onore volle sacrificare dodici guerrieri
troiani che uccise sgozzandoli. Il dipinto è ben conservato e mostra al centro l'azione di Achille
che taglia la gola al primo prigioniero troiano, nudo e seduto a terra, sopra di lui la figura
terrificante e variopinta di Caronte. A destra poi Aiace Telamonio, altro grande eroe greco,
conduce al sacrificio il secondo prigioniero troiano. Dietro ad Achille c'è il demone infernale e
femminile Vanth, con le candide ali distese orlate di piume variopinte. Alle spalle di Vanth c'è
l'ombra di Patroclo, che dal sacrificio umano attende di varcare la soglia dell'Ade. Chiude la
scena a sinistra la figura di Agamennone, altro importante eroe greco. A destra invece chiude la
sequenza un altro eroe greco, Aiace d'Oileo, che tiene il terzo prigioniero per i capelli. Eroi
troiani, nudi; eroi greci, vestiti. Nessuno avrebbe potuto mostrare la perfezione fisica dell’eroe
perfetto che è Achille, quindi essendoci lui, vengono mostrati vestiti anche gli altri greci. I
troiani però hanno i tendini recisi, quindi non potendo camminare non possono essere eroi,
perciò anche se sono nudi non vengono mostrati come eroi.
8) lotta di eroi vulcenti  E' questo il dipinto di più grande importanza della tomba, soprattutto
dal punto di vista storico. Vi si narra dell'assalto di un gruppo di guerrieri etruschi, di cui fanno
parte Mastarna ed Aulo Vibenna, che coglie di sorpresa un gruppo di altri guerrieri
sopraffacendoli. Mastarna libera poi dalle catene l'amico e compagno d'armi Celio Vibenna, che
evidentemente in qualche battaglia precedente era stato fatto prigioniero. Dai nomi dei
guerrieri nemici è chiara la provenienza romana e di due città etrusche alleate, Volsinii e
Sovana. Tutto ciò assume un grande significato alla luce di una tavoletta di bronzo rinvenuta a
Lione nel 1524 e che riportava un'orazione dell'imperatore Claudio, fonte romana sicuramente
attendibile, in cui affermava che Mastarna fu un fedele compagno d'armi di Celio Vibenna, col
quale occupò il colle Celio a Roma e poi cambiò il suo nome in quello di Servio Tullio, ed
esercitò il governo a gran vantaggio dello stato. E' evidente che l'imperatore romano non solo
svelava che accanto alla tradizione ufficiale romana ne esisteva una etrusca, scritta, ma
confermava che questa tradizione forniva di un evento storico decisivo, quello che porterà un
etrusco sul trono di Roma, una versione opposta, e scientificamente valida, a quella romana.
Liberazione di Celio Vibenna da parte del fratello Aulio Vibenna; quello che sembra
completamente diverso secondo alcuni è un celto, secondo altri (+ probabile) è un Falisco
(Civita Castellana). Liberazione da parte di Mastarna che poi diventerà re Servio Tullio.