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Abraham da Sarteano: Il Misogino

Author(s): Antonio Belli


Source: La Rassegna Mensile di Israel, terza serie, Vol. 35, No. 7/8 (Luglio-Agosto 1969), pp.
323-333
Published by: Unione delle Comunitá Ebraiche Italiane
Stable URL: https://www.jstor.org/stable/41283144
Accessed: 30-04-2022 09:50 UTC

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Abraham da Sarteano: II Misogino
Abraham da Sarteano, poeta ebreo di Toscana nato nella secon-
da metk del secolo XV, e tuttora tra di noi quasi completamente sco-
nosciuto. II Cassuto, sia ne «Gli Ebrei a Firenze» (1), sia nella
« Storia delta Letteratura » (2), lo cita soltanto incidentalmente, e
cosi il ^avoncello (3); ne molto piu in la si spinge il Milano: « I sog -
getti e le movenze del Rinascimento gentile avevano talmente per -
meato la poesia ebraica che non fara meraviglia di assistere, all'ini-
zio del Cinquecento, ad un dibattito poetico a suon di terzine sui me-
riti della donna. Abraham da Sarteano vi si presentava come accu -
satore, Avigdor da Fano e Elia da Genazzano come difensori» (4).

In attesa che ricerche d'archivio, fortunate ci si augura, valga-


no a dare qualche consistenza anagrafica a lYuomo, abbiamo pensato
non inuile richiamare alia luce il poeta , pubblicandone, in libera
versione, l'« atto d'accusa » (5), corredato da alcune osservazioni che
ne inquadrino, almeno congetturalmente, lo spirito e il carattere.
La cosiddetta tenzone puo esser stata effettivamente tenuta, a
mo' di accademia o dibattito in qualche lieta brigata durante gli ozi
in villa o ai bagni; ma piu probabilmente fu a distanza, per respon-
sione. In tutti i casi, uno e medesimo e il pubblico attento e di-

(1) U. Cassuto, Gli Ebrei a Firenze nelVEta del Rinascimento, Firenze,


1918, (rist. xerogr. Olschki, 1965), p. 269.
(2) id. Storia della Letteratura ebraica postbibuca, Firenze, Casa ed.
Israel, 5698-1938, p. 137.
(3) N. Pavoncello, La letteratura ebraica in Italia , Roma, 1963, p. 19.
(4) A. Milano, Storia degli Ebrei in Italia , Torino, Einaudi, 1963, p. 658.
(5) Testo di J. Schirmann, Mibchar ha-shirah ha-ivrith be Italia ( Sifre
ha-maqon lecheqer ha-shirah ha-ivrith , Serie III, vol. I), Schocken Verlag,
Berlin, 1934, pp. 210-215. II testo fu edito la prima volta dal Neubauer in
« Istraelitische Letterbode», X, pp. 98-100, quindi dal Dawidson, Otzar
ha-shirah we ha-piyyut, New York, 1924, I, 1825.
In « Israel. Lett. », X, pp. 101-103 segue la « risposta » di Abigdor da
Fano, e a pp. 104-105 la conclusione di Elia da Genazzano.

-3*

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324 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL

vertito, la cerchia cioe raffinata e colta dei banchieri e pre-


statori ebrei della Toscana rinascimentale, tanto ricca di fervore
per gli studi letterari e giuridici sia ebraici che gentili. Nella « rispo-
sta » di Avigdor risplendono infatti le lodi di Anna, figlia di Jechiel
da Pisa e sposa di Ele'azar da Volterra: il fior fiore, come si vede,
della finanza ebraica; e Abraham stesso (v. 96 del testo; vers. v. 114)
usa burlescamente una terminologia da libro mastro; ed anche Elia
da Genazzano rientra sia pure per altri motivi, tra le conoscenze
della famiglia dei banchieri da Montalcino (6).
*

* *

E' nel quadro della vita ebraica, solida


generalmente scrupolosa del codice etico della Legge, e predccupata
della coesione della famiglia e del gruppo di fronte alle lusin-
ghe della society ospitante in continua evoluzione, che va visto
e inteso - al di 'k del gioco contingente - lo spirito della nostra
« tenzone », e, in particolare, quello dell'« atto di accusa » di Abraham.
Si tratta di un lungo e brillante ragionamento, inteso a dimostrare
(in 50 terzine nel testo, 61 nella nostra traduzione) quale pericolo
costituisca la donna per l'umanita maschile. La principale accusa &
quella di incontinenza (7), cui si accompagnano la lussuria, la frode,
la mancanza di equilibrio, l'incapacita di misura: piaghe proprie del
sesso come dimostrano la tradizione biblica e gli esempi classici. Ma
non si lasci il lettore trarre in inganno da tanto pessimismo e dal sofi-
sma evidente di Abraham. Cio fa parte del gioco: e l'ombra abilmente
preparata perche poi piu rifulga la luce. Non altrimenti negli Asolani
(la cui composizione e probabilmente contemporanea, 1488-1502) la
difesa deirAmore e cosi introdotta: « ... se alcuna di voi e, belle don -
ne, o di noi, che so che ce ne sono, che creda ... che Amore cosa buo -

(6) Per tutto cid cfr. Cassuto, Gli Ebrei ..., cit. passim, e specialmente
pp. 222 seqq.; p. 269 (Anna); pp. 248 seq. (Elia Chayyim da Genazzano).
In Appendice, il doc. LXXI (fine del sec. XV) e parodistica citazione di
un burlesco tribunale che siede... nel bagno a Vignone.
Per la fraseologia mercantile in libri di vita spirituale nella Firenze
del sec. XV, cfr. Z. Zafarana, Per la storia religiosa di Firenze nel Quat-
trocento in « Studi Medioevali », a cura del Centro 1st. di Studi sull'Alto
Medioevo di Spoleto, Serie III, anno IX, fasc. II, dicembre 1968, p. 1024,
e, ivi, la nota 19.
(7) La incontinenza, o debolezza propria del sesso femminile, e og-
getto di seria discussione nel Cortegiano , 1. II, XCII ( Opere di B. Casti-
glione , ecc. a cura di C. Cordis, La Lett. Ital., Storia e Testi, vol. 27, Milano-
Napoli, Ricciardi 1950, p. 196).

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ABRAHAM DA SARTEANO 325

na non sia , dica sopra cid quello che gli pare,


dammi il cuore di dimostrargli quant'egli con
openione ingannato sia . ... Ma dei miei compag
forte , i quali dovrebbero, se bene altramente credessero che fosse
il vero, scherzando almeno favoleggiar contro lui , affine che cosa
alcuna di cost bella materia si ragionasse oggi tra noi ... » (8). Ma
non deve neppure ingannare come completamente frivola o ridan-
ciana la materia trattata. A ben guardare, il ritratto tracciato &
quello, in definitiva, della cortigiana che il mashal biblico propone
frequentemente perchfe l'uomo se ne guardi. La cortigiana e l'alie-
nigena e l'idolatra, che trae alia rovina, piu ancora che il fisico, lo
spirito. In forma nuova dunque, anche le parole di Abrabam riecheg-
giano l'eterna lezione sapienziale, cui vicende private della Comu-
nitk fiorentina davano sapore di attualita. Risulta dai Registri degli
Otto di Guardia (9) che l'aver ceduto alle lusinghe di una cortigiana
cristiana era costato a Sabato da Pistoia la multa di 4000 fiorini, nel
1463; e cinque anni dopo, ben 6000 ad Isacco da Bologna. Esempi an-
tichi, certo, ma difficili a dimenticarsi. In tempo verosimilmente piu
recente, il ceto bancario di Firenze era stato colpito da un fatto ancor
piu toccante, quando Manuele e Isacco da Fano erano stati rite-
nuti responsabili della condotta, sempre in campo di buoni costumi,
di un loro commesso e condannati alia multa di 5000 fiorini. Quindi
nel 1484, un altro ebreo risulta egualmente multato, di 100 fiorini sol-
tanto perchfc non prestatore. Ne d'altra parte mancano notizie di pro-
stitute ebree, ed il pericolo delle conseguenze denunciate nel cap. V
dei Proverbi.
*

* *

Dante e Virgilio risultano parte della c


ham, l'uno attraverso la owia reminiscenza della lupa (testo, w.
49-51), l'altro per diretta ammissione (testo, v. 145). Ovidio anche, se
il riferimento al mutato colore del fior del gelso risale proprio a
Metam. IV, 125-126 e non ai due passi del Purgatorio dove se ne fa
menzione (XXVIII, 38; XXXII, 69). Ma non da Dante ripete Abra-
ham la sua copiosa esemplificazione, specie quella biblica. Se nello
Inferno , si nomina « quella falsa che accuso Gioseffo » (XXX, 97),
e Didone, Cleopatra e Semiramide sono nella schiera delle lussurio-
se, e Mirra e bollata come « scellerata » (XXX, 38); se nel Purga -

(8) P. Bembo, Gli Asolani e le Rime , a cura di C. Dioiisotti-Casalone,


Torino, UTET, s.d., p. 12.
(9) Citati in Cassuto, Gli Ebrei..., p. 200.

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326 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL

torio Pasifae e deprecata come colei che nella falsa v


lussuria del torello (XXVI, 41), e piu ancora, « s'imb
stiate schegge » (XXVI, 96); se infine nel Paradiso, D
brato come il cantore che per doglia del fallo comm
serere mei » (XXXII, 11), si tratta tuttavia di citazioni troppo co-
muni per poter essere significative. Daltronde nessun accenno alle
debolezze di Salomone; e, nessuno degli altri personaggi, compreso
il popolare Sansone, e nominato nel Poema.
II raffronto che dopo il dantesco maggiormente s'impone, per
copiosita e per l'ordine della materia, e quello con i Trionfi del Pe-
trarca (10).

Nel Triumphus Cupidinis appaiono citati nell'ordine: I, 90, Cleo-


patras; III, 20, Piramo e Tisbe; III, 40, David; III, 43, Salomone; III
46, Tamar; II, 49, Sansone; III, 57, Sichem; III, 76, Semiramis ...e
Mirra ria. Nel Triumphus Pudicitiae, Didone (10 e 57) e Giuseppe
(193), il quale ultimo & celebrato per la sua saggezza e castita anche
nel Triumphus Famae (II, 75). Ma non sempre pertinente e il discor-
so: se sufficientemente e preciso intorno a Salomone, Sansone e Si-
chem, adombra appena la colpa di David; e Tamar e presentata nello
atto di lamentarsi con Absalonne; Cleopatra e colei « che lego Cesare »;
Piramo e Tisbe « stanno insieme all'ombra », senza alcun cenno alia
metamorfosi dei fiori; Semiramide e inoltre considerata regina for-
te e decisa (cfr. anche Tr . Famae , II, 103); di Didone infine si difen-
de a spada tratta l'eroica fedelta al cener di Sicheo, e si depreca la
tradizione corrotta che la dipinse adultera.
Tutta l'altra esemplificazione e completamente assente.

Maggior numero di presenze e minore di discrepanze s'incontra-


no, nella cornice di un discorso moraleggiante, in quello che risul-
ta il piu antico testo misogino italiano in volgare, il dugentesco
«Proverbia quae dicuntur super natura feminarum» (11). In esso,
con propriety, si trovano riportate ad esemplificazione di argomen-
tazioni analoghe a quelle di Abraham, nell'ordine: Eva (v. 89), Sa-
lamon (90), Sansone (93-96), Pasifea (97-100), Dedo (101-108), Medea
(113-118), le filie de Lot (125-127), e « Priamus che per Tisba - mori
tristo e dolente » (131), la muier de Farao e Giuseppe (145-148), Mirra
(169-172), la raina Corbel (177-184), e finalmente Atalia (189-191).

(10) Fr. Petrarca, I Trionfi , a cura di C. Calcaterra, Torino, UTET


s.d. (1927).
(11) Testo in E. Monaci Crestomazia italiana dei primi secoh, nuova
ed. a cura di F. Arese, Roma, D. Alighieri, 1955, pp. cfr. il testo comple-
to in « Poeti del Duecento », t. I, pp. 523-555, a cura di E. Contjni (La Let-

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Due pagine dell' edizione Schirman.

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ABRAHAM DA SARTEANO 327

Vien fatto di ipotizzare seriamente il perdurare attraverso i


secoli di uno schema sul quale Abraham abbia in libera elabora-
zione inseriti i temi e le esemplificazioni che alia sua sensibilita
ebraica riuscivano piu confacienti (la prevaricazione in seguito al
commercio con le alienigene, il sangue d'Israele sparso per riscat-
tare quello della concubina, ecc.). Sembrano confermare tale im-
pressione le due seguenti citazioni.
La prima e da villon (12), Grand Testament, Double Ballade
(scritta nel 1461): Folles amours -font les gens testes: / Salomon en
idolatrya, / Samson en perdit ses lunettes ... (seguono gli esempi di
Orfeo e Narciso, e forse di Achille; quindi) David le roy, saige pro-
phetes, / Craincte de Dieu en oublya , / Voyant laver cuisses bien
faictes... / Ammon en voult deshonnorer, / Feignat de manger tar -
tellettes, / Sa souer Thamar et deflorer , / Qui fuit inceste et deshon-
nestes; (segue l'esempio di Erode ed Erodiade, come neirAnonimo
Veneto). Reminiscenza di qualche exemplarium adusum dei clercs?
La seconda citazione e da « Le Porretane » di Sabadino degli
Arienti, raccolta di novelle composta nel 1476 e pubblicata nel 1486.
Nella Novella XII un frate innamorato cosi cerca di giustificare lo
amore che l'ha colpito: Constrecto donca de tanta forga, a quale ne'
7 fortissimo Sansone, no' 7 sactissimo David, no' 7 sapientissimo Salo-
mone poterono resistere , io debile fraticello , non sono comparabile
a quelle cime de uomeni... (13).
Schema professionale ad usum praedicatorum?
Comunque sia, lo studio dei rapporti sottili tra il primo umane-
simo francese, quello borghese d'ltalia e la poesia ebraica italiana
fe campo vasto e, credo, completamente ancora da esplorare.
Finalmente due parole sulla versione. Essa e libera, e in piu
punti, parafrasi del testo. Si tratava di far risaltare la naturale brio-
sita del poeta (e del tema) nel quadro deirambiente e del tempo in
cui visse, tra l'arguzia del capitolo ariosteo e la festevolezza di quello
bernesco. Fatta non per gli ebraisti, ma per i lettori comuni, non
ha potuto sempre rispettare la lettera, dovendo ora lumeggiare una
citazione implicita, ora trasferire in piu accessibile scrittura espres-
sioni o colori strettamente idiomatici. II Nachdichter se ne scusa.

teratura Italiana, Storia e Testi vol. 2), Milano-Napoli, Ricciardi, 1950.


(12) Oeuvres de Fr. Villon , publtees... par P. Lacroix, Fans, Hamma-
rion, s.d. pp. 98-99. Nella Ballade et Oraison (p. 134) sono citati Lot e le
sue figlie: Vous aussi , Loth, qui bustes au rocher, / Par tel party, qu'
Amour, qui gens engine, / De vos filles si vous feit approcher / ... E an-
cora in Belle Legon (p. 159): Dido la royne de Carthage .
(13) S. degli Arienti, Le Porretane, a cura di G. uambarin, Ban, La-

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328 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL

ABRAHAM da SARTEANO

II Misogino
1. Se alcun del mio cantar contro le donne
vuol specular curioso la ragione,
e del slargarmi in spregio delle gonne,
2. dir6 che mi ci spinse e fu cagione
l'amor di verity, che si m'ha armato 5
contro menzogna in fatto ed in sermone.
3. E s'io dappoco son ed uom scempiato,
appoggerd il mio dir con la perizia
del mos che greci e barbari han pregiato,
4. e con la Glossa « nec non cum malitia » 10
che leggesi sul Canon israelita:
« non donna ma Lilith, id est nequitia ».
5. Fin dai primordi umani della vita
concupiscenza in femmina si mostra:
ne fu madre Eva ingolosita. 15
6. Opra del serpe, & ver; ma dalla chiostr
del paradiso in bando visse Adamo,
il ceppo primo della pianta nostra.

terza, 1914, p. 60. Si ricordi che Sabadino era uno « specialista » dell'amor
cortegiano: Trattato della Pudicizia (1487); Gynevera de le clare Donne
(1490).
w. 25-26 Fu realmente di Eva tutta la colpa, o la matriarca ebbe
qualche attenuante per la malizia del serpente e per la accondiscenza di
Adamo? Si ricordi che la questione fu realmente e seriamente dibattuta
in una disputa tra Isotta Nogarola e Ludovico Foscarini (1450).
v. 27 cfr. genesi XIX, 30-38.
v. 44 cfr. ib. XXXIV.
v. 48 cfr. ib. XXXVIII.
v. 50 cfr. ib. XXXIX.
w. 58-63 cfr. numeri XXV.
v. 65 cfr. ib. XII.
w. 76-81 cfr. giudici XIX-XX.
v. 83 cfr. ib. XVI.
w. 92-93 cfr. giud. I, 13-15 ed Esodo, II, 5-10.
v. 95 cfr. 1 samuel. XIII, 1-14.
w. 96-99 cfr. 2 sam. XI.
w. 100-105 cfr.l re XI, 1-13.
w. 109-111 cfr. 2 re XI, 1; 13-20.
w. 115-117 cfr. 1 re XXI, 1-16; 2 re IX, 32-33.
v. 153 cfr. esodo XXI, 10.

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ABRAHAM DA SARTEANO 329

7. Onde necessita del viver gramo


per noi, di quella costola imperfetti, 20
che ver la morte a zoppo pie corriamo
8. contraddicendo a noi medesimi, inetti
a detestar il mal ed accidiosi
del ben, che ne provengan giusti effetti.
9. Mentre che volgo in lei occhi dubbiosi, 25
considerando in cor la sua pochezza,
le figlie ecco di Lot, ne gli antri odiosi.
10. Ora, irretire il padre con l'ebrezza,
lodar non mi si puo per bella azione
neppur da chi la carne e il vino apprezza, 30
11. e taccia di rigor questa lezione.
E' dunque ver che sempre impronte e sozze,
dentro, se non di fuor, furon le mone.
12. Tapino ben chi illuso fiele ingozze
e crede sputar dolce, e si confida 35
di star in volo pur con Tali mozze!
13. convien che presto pianga ed alzi strida.
La donna, bianca o no, schiava o regina,
sempre corbella strugge chi in lei fida.
14. Di maschi corbellati e d'ogni spina 40
fatti bersaglio e d'armi lunghe e corte,
contar ne lice piu d'una dozzina;
15. ma basti ricordar qual ebber sorte
le genti di Sichem, che, circoncise
per Dina fur beffate e messe a morte. 45
16. E qual maligno cuore e impronto mise
natura in donna seppe ben piu d'uno.
Giuda, che sotto il vel Tamar surprise,
17. e si rife' di Sela e del digiuno;
e Giosef, che in prigion scopri chiavato 50
quanto niego alia donna fa importuno;
18. ed altri che citar non m'e piu dato.
Che in questo punto il dir mi rompe e il velle
il comparir di livido strinato
19. d'una lupa scavata, tutta pelle, 55
d'una lupa carcam di tutte brame,
che in cor di donna infremono rubelle.

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330 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL

20. Qual fiamma di lussuria fe' un di grame


le figlie di Moab, mostro l'incesto
di Sittim che nel popolo la fame 60
21. desto del sesso e un viver disonesto;
finche Pinchas, a Zimri il cor trafitto,
al popol sconquassato non die sesto.
22. Se tra le donne celebri infrascritto
il nome di Miriam non rende lume, 65
non chiamate in diffalta il Santo Scritto,
23. ne chi lo pondero con tanto acume.
Cio non vuol dir ch'esenti fur di tosco
le donne dei profeti e forte agrume: -
24. che diero in ciampanelle assai conosco, 70
e con la chiosa « dixit et Maria »
confermo i dotti interpreti esser nosco.
25. Di donna poi commercio e compagnia
di quanti mal sia madre, e facil cosa
trovar nella Scrittura agevol spia. 75
26. Pecco in Ghibea la gente lussuriosa,
sentito odore della concubina,
e prima fu proterva e poi dogliosa,
27. che la distrusse strage cittadina;
e il sangue d'Israel, cosi versato, 80
sconto lo scempio della peregrina.
28. Se gli occhi levo, miro addormentato
in seno a Dalilah Sansone il forte,
dai vezzi tutti miel affascinato;
29. e per fallaci parolette accorte 85
10 sento disvelar l'astruso arcano
della sua forza, e correr cieco a morte.
30. Chi a donna diero va, presume invano
seren suo di veder fino alia sera,
che misero al dolor si mette in mano. 90
31. E non s'illuda buona consigliera
di trovar sempre, un'Acsa, una regina
che dall'acqua lo cavi acche non pera.
32. , Guardo agli esempi, e vedo Amnon che china
11 viso v&r Tamar con finto splene; 95
poi quella ch'Uriah trasse in rovina,

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ABRAHAM DA SARTEANO 331

33. mettendo a David fuoco nelle vene,


col mostrarsegli nuda in sull'altana:
ei sua la fe', in non cale posto il bene.
34. Su quanti dignita cinge sovrana 100
eccelso e Salomon tra la sua corte,
eppur disgrada, succube alia ciana;
35. per cui fu scisso appresso la sua morte
il santo regno, e l'uno e Taltro serto
duplice esilio trasse in dura sorte. 105
36. (Nota moral: se un re cotanto esperto
piegar poter le donne e fare uxorio,
che mai faran di noi, cui falla in merto?).
37. I figli trucido con proditorio
pesier di regno Athaliah, e il trono 110
non ch'assodar a se fece illusorio.

38. Mai di tener ragioni ebbero il dono


le femmine, qual sia lor condizione,
ma piu all'« aver » che al « dar » attente sono.
39. Pur Jezabel, sua madre, in tal svarione 115
ebbe incappar, secondo la Scrittura:
vinse Nabot; volo giu dal balcone.
40. Non solo il Libro nostro m'assicura
malvagia e ria la donna in ogni parte,
ma quanti scritti son in lingua impura. 120
41. Quind'e ch'or tra le barbare comparte
lo sdegno mio a ciascuna il proprio pondo,
e le vo' registrare in queste carte.
42. Vedi Semiramis, che odiosa al mondo,
per foja il pudor sprezza, e il proprio figlio 125
del regno e di se stessa fa giocondo.
43. Vedi Didone nel perpetuo esiglio
detesta Enea che fugge in ver Laurento,
onde Turno reco bagnato il ciglio;
44. vi venne con navi, ai fati intento, 130
vi mise i suoi Trojani, indi il fatale
ebber Roma e l'imper cominciamento.
45. Vedi Cleopatra a se tanto esiziale,
delle ceraste stretta in atro amplesso:
polve, di sua stoltezza il duol l'assale. 135

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332 LA RASSEGNA MENSILE DI ISRAEL

46. Ve' quella ancor che giacque nel complesso


legno foggiato a vacca, acche col toro
sfogasse il lussuriar del proprio sesso.
47. Chi mai tale all'amor di dar ristoro,
chi piu daH'ordin retto di sviarse, 140
chi di regger d'un tal pondo il martoro
48. pote vogliosa, se non donna, farse?
0 donna, donna, scol d'ogni piu lezza,
piu laida cosa, ch'uom puo immaginarse,
49. specchiati in Mirra, strame d'immondezza! 145
Giacqu'ella al padre unita in nodo incasto,
or, fatta pianta, geme d'amarezza.
50. Dice un adagio: donna essere impasto
di un Kav di « molto » e diece di « pochetto ».
C'e chi lo crede vero a tutto pasto. 150
51. Io sto pero con que' ch'in donna in letto
inversa al tutto fan la proporzione:
« altrove qualsisia, non qui un difetto ».
52. Se donna li non ha soddisfazione,
nessuna stola puo o ricco stato 155
far che ndn cerchi meglio condizione.
53. Ohime, Piramo bello e sfortunato
di Tisbe amor, trafitto infin all'else
dal proprio ferro, quando fu arrossato
54. da bianco ch'era, il fiore delle gelse! 160
Ci6 prova il « poco » in lei, che non credea
smarrirsi il vel, ma il correr gliel divelse.
55. D'« eccesso », contra, ve' peccar Medea.
Per esser di Giason donna e bordello,
bastante era una strage se facea. 165
56. Lei due ne fece: pria sgozzd il fratello,
1 figli poscia, e questi, per buondato,
concio in purea come il culatello.
57. E basta. Quel che dissi ho ben provato:
esser la donna scema di misura, 170
sen consideri l'un o l'altro lato.

58. Di piu, Vergilio stesso n'assecura


in ogni carta del lungo poema,
ed io ritengo lui fonte secura,

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ABRAHAM DA SARTEANO 333

59 che si pud diffinire senza tema 175


trista, arsafatta, infame esser la vita
di que' ch'in man di donna e spera e trema.
60. Ed io per scienza mia, quanto m'aita
memoria ed esperienza, posso dire
- e fia la cantafavola fornita - : 180

61. La donna e solo intesa ad irretire,


e il meschinel, in ragna poi che ha dato,
tra spine e fiel riduce ad abbrustire
D'un foco ch'unqua al mondo fia domato. 184
Antonio Belli

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