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A cura dell'Associazione Culturale Rest@rt a.p.s

Comune di Santo Stefano di Camastra (Messina)

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Quaderni di Archeologia NebroideaSanto Stefano di Camastra Pubblicazione a cura della Associazione Culturale Rest@rt a.p.s. Coordinamento scientifico Vittorio Alfieri Autori Vittorio Alfieri Francesco Collura Biagio Cupani Ester Oddo Rossella Rizzari Collaborazioni scientifiche Rossella Battaglia Emanuela Bitto Maddalena De Rosa Giuseppe Lollo Calogero Prestileo Silvana Tarallo COOldinamentoamministrativo Grazia Lombardo Rosaria Perez Progetto grafico Alessandro Rutino Pippo Pezzino Nancy Rizzo

VoI. I

Referenze fotografiche Tutte le illustrazioni contenute nel presente volume sono state tratte dal sito internet del Comune di Santo Stefano di Camastra (www.comune.santostefanodicamastra.me.it) o sono state appositamente scattate da Vittorio Alfieri, Francesco Collura e Andrea Carollo per conto dell 'Associazione Culturale Rest@rt a.p.s.

Rilievi grafici Alessandro Rutino (p. 20); Francesco Collura (pp. 31,57); Pippo Pezzino (pp. 21,23,37); Vittorio Alfieri (tutti gli altri) Stalllpa Tipografia CentroStampa S.r.l. - Contrada Masseria Soprana c/o Zona IndustrialeAprile 2012

Angelo Pettineo - Nuccio Lo Castro (p. 48)

98071 Capo d'Orlando (Messina)

Tutti i diritti sono riservati. vietata qualsiasi riproduzione, anche parziale, di testi e di immagini anche attraverso ripresa e memorizzazione elettronica senza il permesso scritto del Comune di Santo Stefano di Camastra (Editore) e dell' Associazione Culturale Rest@lt a.p.s. (Ideatore e Autore).

INDICE
Presentazione dell 'Opera di Giuseppe Mastrandrea e Carmelo Colombo Introduzione all'Opera di Vittorio Alfieri I. Inquadramento storico-archeologico del territorio dei Nebrodi Occidentali: da Capo d'Orlando (Agathyrnon) a Tusa (Alesa Archonidea) di Vittorio Alfieri e Francesco Collura Cenni storici su Santo Stefano di Camastra di Vittorio Alfieri "Qui sifa la storia/": Intervista all'Indiana Jones dei Nebrodi di Ester Oddo L'area archeologica di Contrada Ara di Francesco Collura e Vittorio Alfieri Gli usi funerari in Sicilia in epoca preistorica ed in epoca storica di Ester Oddo Il rito del simposio nell 'Antichit di Ester Oddo VII. Riflessioni sul restauro dei reperti fittili di Contrada Ara di Rossella Rizzari L'area archeologica di Contrada Vocante di Vittorio Alfieri e Francesco Collura La villa per i Romani di Ester Oddo Riflessioni sulla tutela del mosaico di Contrada Vocante di Rossella Rizzari e Biagio Cupani Archeologia a Santo Stefano di Camastra dagli abissi alle vette: i rinvenimenti di Contrada Marina e di Monte Trefinaidi di Francesco Collura Le anfore da trasporto nel mondo antico di Francesco Collura L'antica arte della guerra di Ester Oddo Catalogo dei principali reperti archeologici stefanesi a cura di Vittorio Alfieri e Francesco Collura pp. 37 -40

pp. 11- 20

II.

pp. 21- 27

III.

pp. 28 - 30

IV

pp. 31- 34

pp. 35 - 36

VI.

pp.41-43

VIII.

pp. 44 -49

IX.

pp. 50 - 52

pp. 53 - 54

XI.

pp. 55 - 59

XII.

pp. 60 - 62

XIII.

pp. 63 - 66

pp. 67 -75

Bibliografia

Vittorio Alfieri e Francesco Collura

Il teITitorio dei Monti Nebrodi si presenta come uno dei luoghi pi particolari di tutta l'Isola non soltanto per le sue meravigliose mare, frequentemente componenti del paesaggio naturale - come la stretta vicinanza della montagna al dei vari versanti, la ricchissima vegetazione

lungo scoscesi dirupi, la dissimmetria

e gli ambienti umidi - ma anche e soprattutto

per i suoi straordinari

elementi antropici del Passato, che

onnai ben si sono integrati con la Natura circostante, Infatti di questa "regione nella regione" colpisce il fatto che i ricchi boschi suggestivi, gli

ampi verdi pascoli d'alta quota, i placidi laghi e i fluenti torrenti sono spesso i discreti custodi di pagine sepolte di storia dimenticata della tipica macchia mediten'anea sempreverde o sconosciuta; incanta il fatto che elementi la quercia, il cerro, il e altri alberi

come la roverella,

faggio, il mirto, il lenti sco, la ginestra, ma anche - a quote pi basse -l'ulivo da frutta spesso, con la forza delle loro radici, restituiscono

all'uomo "pezzi di Storia" di

questo teITitorio; sorprende che spesso antiche ed imponenti vestigia fungano da rifugio e da ricovero a testuggini o a istrici, gatti selvatici, martore, ghiri; ammalia che poiane,

gheppi, nibbi reali, falchi pellegrini una prospettiva secoli calpestano

e aironi cinerini possano godere di scenari unici da

migliore rispetto a quella che possono avere migliaia di persone che da distrattamente segni apparentemente incomprensibili che poi finiscono

per rivelarsi venerabili om1e lasciate da chi in questo territorio ci ha preceduto, Certo, a hen vedere, non un caso che il ten'itorio magnifiche evidenze culturali - prevalentemente dei Monti Nebrodi si riveli un ricco scrigno di di antiche e nobili civilt nel tempo, la religione e la

archeologiche

- testimoni

come quella sicula, quella greca, quella romana, quella bizantina e via (di)scon'endo Infatti gi la loro denominazione ci riconduce direttamente

all'ambito classico attraverso

mitologia antica, con i riti dionisiaci e soprattutto montuosa trae la propria radice etimologica, Restando (VE~pd sul dato linguistico,

con la caccia al cerbiatto~ tem1ine da cui la nostra catena greca, parole come nebrs sono

per quanto piuttosto

rare nella letteratura

spesso associata a tirso (8upero), per comprendere

nebrzein (VE~pc.;;ELV)3 e Nebrdes (NE~pw8'1)~


a DionisolBacco,

indispensabili In particolare,

il rito misterico riconducibile

il tennine NE~pw8'1

indica il nome che Dioniso prende quando egli stesso presente al e precisamente stricto sensu come epiteto

rito misterico celebrato in suo onore in veste di "dio-pr~da", del dio definito "simile al cerbiatto", tin'enica della Sicilia, probabilmente officiati in onore del vivace nume, Questi riti, a cui prendevano pm1e prevalentemente

lato sensu come toponimo dei monti che si snodano lungo la costa perch le loro cime boscose erano spesso teatro dei riti misterici le donne -le cosiddette Menadl- si svolgevano

sulle

montagne, nella notte, con la complicit del buio e con la suggestione lo sguardo attento ed interessato

della fioca luce delle fiaccole, Sotto da un cOI1eo di

delle locali Ninfe, le paI1ecipanti erano accompagnate

Satin6e di Silenl che si limitavano a fare da contomo e da supporto al compimento

dei riti, suonando una

musica assordante ed eccitante~ che "invitava alla follia", ed intonando dei ritmati, ipnotici e vitali triplici

"Evo!", In questa atmosfera surreale le iniziate, vestite con lunghi pepli su cui indossavano,
mantella, le nebridi (pelli
9

a mo' di

screziate di cerbiatti con le zampe anteriori dell'animale

annodate sul petto e

con quelle posteriori pendenti dietro la schiena), si davano a "danze inebrianti" fatte di movimenti a

Quaderlli di Archeologia Nebroidea: Santo Stefallo di Camastra


IO

vortice e a turbine, con le "nuche riverse" e con i capelli sciolti "sugli omeri", che le facevano regredire in una condizione muoveva primordiale ed istintiva; a quel punto la schiera di fedeli e di seguaci (8i()(CTO)
ll

si

al seguito delle Baccanti che urlando

si precipitavano

per i pendii della montagna

in corse

frenetiche e sfrenate all'inseguimento

della preda che poi, una volta catturata, veniva brandita, dilaniata che si impossessavano cos del rito, l'attimo dell'entusiasmo~'tiell'epifania, ogni misura di autocontrollo

con il tirscfle sbranata ancora viva e cruda dai denti famelici delle "invasate" della vita dell'animalel~Era questo il momento culminante l'iniziato, della discesa del dio, quando con la teofagia l.5 Il sacrificio-comunione commemorava come dimostrano

sciolto ogni limite e superata

razionale, ormai "fuori di s", realizzava

il contatto con il divino sia a livello psichico sia a livello fisico,

con la divinit della vita era un rito estatico, visionario

e sapienziale

in cui si

il ritorno o la presenza

di Dioniso, che in questi monti era molto venerato

ed onorato~6

anche diverse emissioni monetali emesse da zecche di citt un tempo esistenti in questa che lo ritraggono. rappresenta un contesto unico e originale nel quadro delle e dalla

regione centro-tirrenica, In particolare, dinamiche

l'area dei Monti Nebrodi

di occupazione

umana antica della Sicilia. Ci stato detenninato

dalla posizione

stessa morfologia

dei luoghi, caratterizzati

da una serie continua di alture, talvolta quasi inaccessibili, da una straordinaria ricchezza di risorse naturali. frequentemente di

intervallate da profonde vallate fluviali e caratterizzate Queste circostanze origine protostorica

hanno favorito il sorgere di centri urbani con caratteri autentici,

e con continuit di vita millenaria, protrattasi in alcuni casi fino ai giorni nostri. talvolta impervio e di difficile controllo, la colonizzazione greca in Sicilia,

In questo settore dell'Isola,

attuata a partire dalla seconda met dell'VIII secolo a.C., non sembra essere giunta a risultati concreti. Il racconto delle fonti storiche, da Erodoto a Diodoro Siculo, chiaro in proposito: alcuna colonia e l'area, quasi mai menzionata fino alle fondazioni qui non venne fondata della seconda met tra le due culture,

miste siculo-greche

del V secolo a.C. di Kal Akt e Halaisa, rimase a lungo sede di incontri sporadici

indigena

e greca,

piuttosto

improntati

a relazioni

commerciali

e ad altti processi

indiretti

di

"ellenizzazione". difendibili Similitudini

Una serie di insediamenti,

generalmente

di modeste dimensioni,

ubicati su cime ben del Bronzo.

non molto distanti

dalla costa, occup

l'area a partire

dalla fine dell'Et

nelle tipologie vascolari e in genere nelle manifestazioni

di cultura materiale, indicano che

nqlladranrellto storico-archeologico del territorio dei Nebrodi Occidellt da Capo d'Orlalldo (Agarhymoll) a Tusa (Alesa Archoni

questi centri erano in relazione .:ommerciale.

tra loro dal plU1tO di vista socio-culturale

e da quello economico-

Il contatto con le colonie greche siceliote, stando ai dati fin qui raccolti, si avvi nell'area a partire dalla fine del VII secolo a.C. Circa un secolo pi tardi l'influenza ellenica

.:emro-nebroidea

-estiva onnai quasi ogni aspetto della vita di queste citt: modelli urbanistici, o domestico e corredi sepolcrali, appaiono propriamente

tecniche edilizie, oggetti con produzioni fino all'inizio del mantenere viva

greci e ben coesistono

li: tale convivenza

si avverte almeno sino alla fine del V secolo a.c. o, addirittura, sociale che le popolazioni autoctone volevano

sec. a.C., segno di un'identit

ODostante il "mondo" stesse inesorabilmente CD centro in cui tutti questi aspetti appaiono Gioiosa Guardia, che insiste nell'area

mutando sempre pi calamitato dalla cultura romana. particolarmente evidenti quello sul Monte Meliuso ed l'unico, al momento, indagato a

pi orientale

dei Nebrodi

cialmente in maniera sistematica.

Qui, in cima ad un'altura quasi inaccessibile,

un villaggio era in vita

gi dalla Tarda Et del Bronzo (XIII secolo a.C.). Il contatto con il mondo greco, molto probabilmente on Zankle, si fece via via pi pelmeante a partire dalla seconda met del VII secolo a.c., esito di una pi che strategico. Si pu datare

-pinta verso Ovest di quella citt, dettata da esigenze di tipo commerciale alla fine del VI secolo a.c. un impianto urbano "regolare", che sostituisce quello precedente la coesistenza di importazioni

con case a pianta lineare separate da strade,

in fonna di capanne curvilinee. Nel V secolo a.c. ancora ben intuibile coloniali e manifatture locali nelle forme vascolari di uso quotidiano, Il

mentre nei corredi sepolcrali sono onnipresenti centro sub una distruzione alla met del IV secolo a.c. Un processo analogo stato riscontrato sistematiche: un abitato antichissimo,

i vasi decorati greci (si veda la Necropoli di Sorrentini).

alla fine di quello stesso secolo e sopravvisse,

in forma ridotta, almeno fino

a Monte Scurzi, sebbene qui le ricerche siano state finora meno risalente anch'esso alla tarda Et del Bronzo, appare ellenizzato

sullo scorcio del VI secolo a.C., per scomparire, alla met del secolo successivo,

a seguito di eventi traumatici non del tutto chiari, intorno in coincidenza con il fiorire della citt pi vicina,

apparentemente

Halontiol1. Anche qui, nella fase finale, si osserva ancora una marcata coesistenza di culture indigene e
allogene. L'abbandono, spesso improvviso per eventi traumatici, di molti abitati indigeni nebroidei nel corso o, al pertanto approfonditi meglio quali esiti essi pi tardi alla fine, del V secolo a.C., stato osservato in numerosi casi: andrebbero gli studi sugli eventi che investirono la Sicilia in questa fase, per comprendere "periferica". di quelle gi l'abbandono di

abbiano avuto su quest'area sostanzialmente Al momento, si pu solo ipotizzare

che la nascita di nuove pleis e la trasfonnazione della loro popolazione

esistenti, con forme di controllo del territorio pi invasive e totalitarie, abbia determinato questi centri, talvolta anche in maniera violenta, ed il trasferimento citt.

nelle nuove

Date certe per la nascita di queste si hanno solo in pochi casi: Kal Akt nel 447-446 a.C; Alaisa Archonidea nel 403 a.C. Di origine pi antica, stando ai dati della ricerca archeologica, Halontion e Amestratos; i risultati per Apollonia si ipotizza apparirebbero le

pleis di Agathyrnon,
quantomeno individuato abbandonata dell'epoca

un'origine

indigena,

di V secolo a.C., sebbene

delle recenti ricerche

archeologiche

non abbiano

resti di strutture pi antiche della seconda met del IV secolo a.C. A parte quest'ultima, all'inizio del I secolo d.C., ed esclusa anche Halaisa, che cessa di esistere sullo scorcio una continuit di vita ininterrotta fino ai giorni

araba, in tutti gli altri casi le citt presentano e ripopolamento

nostri, con fasi alterne di contrazione Sorti analoghe Nebrodi: sembrano

o di rifondazione. ubicati sul versante meridionale dei

avere seguito

anche i centri antichi

Kapytion nota dalle fonti quantomeno

per l'epoca tardoellenistica

e romana; a Cerami e a di Kal Akt e

Troina sono stati individuati abitati ellenizzati in vita almeno nel IV secolo a.C.

m quest'area
madrepatria

andrebbe forse cercata anche la potente citt sicula di Herbita, co-fondatrice

di Halaisa, che compare nel racconto delle fonti solo nel V secolo a.C. ma che deve avere sino all'inizio del IV secolo a.C., fu all'espansione greco-

avuto origini molto pi antiche: per una lunga fase, quantomeno Herbita che condizion siceliota da Sud. Come una "regione l'elevato maniera numero nella regione", l'area centro-occidentale di abitati esistenti

le sorti di quest'area, ponendosi come ostacolo invalicabile

dei Nebrodi

si impone

allo studio per diffusi in bene le

di siti archeologici,

gi a partire dall'et protostorica comprendere

"sistematica"

su alture, piccoli e grandi centri per i quali difficile

modalit di trasformazione

culturale e di influenza esterna: l'area in questione si trova a met strada tra le

QlIademi di Archeologia Nebroidell: Santo Ste/allo di Camastra

fondazioni zanklee di Mylae e di Himera, con possibilit di accesso anche da Sud (ad esempio da Naxos e da Katane) lungo i valichi fluviali, in un teITitorio che a volte difficile qualificare sempre e comunque come siculo senza escludere del tutto che non sia a tratti anche un po' sicano, e che era soggetto anche all'influenza frangenti). Nel dettaglio, susseguono per quanto concerne il versante meridionale nebroideo, al di l delle cime che si nell'et ellenistica e delle antistanti Isole Eolie (Lipara), nonch dalla vicina area punica (Kephaloidion, in certi

ininterrotte

da Est ad Ovest, sorsero diverse pleis attive principalmente fino ai giorni nostri.

romana e con una continuit di vita che arriva praticamente In questo distretto nebroideo,

il sito principale quello su cui sorge l'attuale Troina'; da identificarsi Qui l'abitato occupava l'omonimo

forse monte,

con Engyon, sede di un santuario molto famoso nell'Antichit. di fonna oblunga, presumibilmente alla morfologia comunque

percorso per intero da una strada principale e all'adiacente

(plateia) che si adattava


i resti si datano

del sito, al suo versante meridionale

Monte S. Pantheon:

dalla fine del IV secolo a.C. ad epoca imperiale,

circostanza

che ancora mette in dubbio alcuni tratti, cingeva la citt,

l'identificazione

Troina-Engyon. Una cinta muraria, di cui sopravvivono


datato alla media et ellenistica, dubitativamente

sebbene edifici di un certo interesse siano stati scoperti anche extra moenia: tra questi, un edificio dalla particolare articolazione, interpretato proprio come ascrivibili alla sede del famoso santuario delle Meteres. Una ricca necropoli con corredi prevalentemente Non molto distante da l, la cittadina di Cerami'8sorge sono noti solo materiali provenienti i dati a disposizione

seconda met del IV secolo a.C., indagata a met del secolo scorso, occupava l'area ad Est dell'abitato. di cui dalla necropoli, anch'essi di IV-III secolo a.C.; mentre per Kapytion'9 di materiali ellenistici e sul sito di un anonimo abitato ellenistico,

sono ancora pi scarsi e si limitano a sporadici rinvenimenti

romani. Il nome tuttavia ricone nelle fonti - Cicerone la cita come civitas decumana2'L fino a tarda et. In sintesi, questo settore dei Nebrodi circoscritte paga la poca sistematicit e la scarsa continuit delle ricerche,

a esigui interventi limitati nello spazio e nel tempo, mentre l'individuazione

di centri in vita in

et preistorica e la vicinanza ad un'area che ha restituito molte testimonianze come quella dell'Ennese totalmente sconosciute settentrionale, dovrebbero indirizzare

per l'epoca arcaica e classica ricadere numerose pleis note

gli studi su ampie aree ancora oggi

sotto l'aspetto archeologico,

entro cui dovrebbero

dalle fonti (Engyon, Imachara, Galaria, rissa, Noma, ecc.). Per quanto riguarda invece la fascia settentrionale Est, laddove sorge un promontorio in base alle coordinate testimonianze a strapiombo nebroidea, quella pi prossima alla costa, partendo da sul mare, si trova oggi la cittadina di Capo d'Orlando: le

del geografo Tolomeo, qui era ubicata la polis di Agat"yrnon2~ Al momento, ad un insediamento preistorico

pi antiche si riferiscono

(Tarda Et del Bronzo) messo in

luce in Via Libert, in prossimit del lungomare. Rinvenimenti fortuiti e ricognizioni ininterrotta eseguite sul Monte del Santuario della Madonna, documentano Nell'area

invece una frequentazione sud-orientale

del sito in et greca arcaica e in et ellenistico-romana.

della citt moderna stata identificata una necropoli di epoca ellenistica, stata localizzata

mentre nella zona

della Stazione Ferroviaria

un'altra necropoli di epoca romana imperiale. L'ubicazione da Est verso Ovest e la confom1azione alle spalle del Santuario dell'area collinare della Madonna sul

di queste aree cimiteriali a sviluppo progressivo antistante, promontorio, suggeriscono che l'abitato

antico sorgesse

sito gi menzionato

in passato dal Fazello. sono stati rinvenuti nelle campagne ubicate moneta li di zecche diverse documentano umana2 2

Materiali frammentari, nelle alture retrostanti, un'occupazione Attualmente,

databili alla fase ellenistico-romana, mentre alcuni interessanti rinvenimenti

dell'area gi nel V secolo a.C. ed una intensa movimentazione la principale emergenza archeologica

costituita dalle terme romane scoperte, alla fine


Il complesso abitativo termale di epoca

degli anni '80 del secolo scorso, in localit Bagnoli della contrada San Gregorio. doveva appartenere

ad una villa non isolata, ma riferita ad un pi ampio contesto

romana imperiale, come suggerito dalle prospezioni oblitera testimonianze importanza nell'ambito riferibili

eseguite nei dintorni delle strutture emerse. La villa ponendosi poi come complesso di primaria del

gi ad epoca ellenistica,

dei trasporti

via mare e via terra, e quale modalit

tipica di occupazione

teITitorio in un'epoca in cui le vere e proprie citt si svuotano a vantaggio di borghi rurali. Continuando verso Ovest, il territorio di Sant' Agata di Militello23appare intensamente con una serie di piccoli insediamenti frequentato gi in

et pre e protostorica,

sparsi nelle alture a non molta distanza dalla di et e noto quello di Monte Scurzi, al confine

costa. Di essi, si segnala quello in contrda Priola, pi internato, che mostra livelli di occupazione greca, mentre il centro indigeno sicuramente pi interessante

IIqlladramellto storico-arcJw%gico de/territorio dei Nebrodi Decidellt da Capo d'Orlalldo (Agatlz)'rnoll) a Tusa (Alesa Archonidea)

on il comune di Militello Rosmarino. -egni di occupazione

Posto su un'altura di forma conica quasi inaccessibile,

esso mostra il suo

a partire dalla tarda Et del Bronzo - prima Et del FelTo, mentre raggiunge e classica, quando si organizza

massimo sviluppo in epoca greca tardoarcaica erie di unit abitative complesse, L'abitato distruzione venne abbandonato violenta. L'anonimo

in fonna urbana con una

le cui strutture erano realizzate con pietra locale e con mattoni crudi. intorno alla met del V secolo a.C. a seguito di una

definitivamente

centro di Monte Scurzi sorgeva in una posizione molto strategica, su una da ogni lato tralme che da Sud. Forme di contatto con il mondo il sito rimasto deserto

vetta scoscesa praticamente

inaccessibile

coloniale greco si datano intorno alla met del VI secolo a.C., ma la cultura materiale del centro rimane fortemente radicata a modelli di derivazione protostorica. Dopo l'abbandono, ricadde all'interno della Xwpo< controllata dalla vicinaHalontion. attestazioni di frequentazione umana, soprattutto per

fino ad oggi e probabilmente

Questo distretto dei Nebrodi ha offelio numerose l'epoca tardoellenistica

e romana imperiale: diversi i siti di fattorie e centri produttivi sparsi su una vasta rinvenimenti di ambito cimiteriale, a borghi rurali,

area, mentre nel centro urbano moderno si sono avuti significativi allineati prevalentemente uno dei quali localizzabile

lungo il corso della strada litoranea e da mettere in relazione

nei pressi del Castello Gallego e un altro nell'area della Stazione FelToviaria.

A San Marco d' Alunzio, sede dell'importante si datano ad et protostorica,

polis siculo-greca di Halontion, i pi antichi rinvenimenti


di VI secolo a.C. documenterebbero l'esistenza di un soprattutto di ambito l'esistenza

mentre ceramiche

abitato esistente gi in et tardoarcaica. sepolcrale,

Tuttavia, la maggior parte dei ritrovamenti,

parte dal IV secolo a.C., sebbene monete di fine V - inizio IV secolo suggeriscano ancora alcuna struttura significativa.

di un ricco centro di cui non si rinvenuta soprattutto in et tardoellenistica

Halontion prosper

e romana imperiale, quando fu municipium. Di difficile interpretazione delle strutture murarie riportate in luce e ma, piuttosto,

l'impianto urbanistico in considerazione

antico che, sulla base della disposizione morfologia dell'altura,

della particolare

non doveva essere regolare

articolato su una serie di strade adattate alla curvatura naturale della collina, non rettilinee, intervallate da numerosi vicoli in forte pendenza di tipo architettonico Municipio. e quindi con un'articolazione ed epigrafico, "a tenazze". Sulla base di alcuni si ipotizzato che l'agor-forum fosse ubicata nell'area a Sud e a Nord dell'abitato, consentono di

rinvenimenti dell'odierno

La disposizione

delle necropoli,

segnare grossomodo Il principale

i limiti della citt ellenistico-romana. antico aluntino senza dubbio il cosiddetto Tempio di Ercole, costruito extra in grossi blocchi di

monumento

moenia e trasformato

successivamente

in chiesa2~ Tratti delle mura di fortificazione

calcare locale sono visibili soprattutto porta nella stessa sede di un accesso dell'abitato sono state individuate

nella pmie a Nord della cittadina moderna, oltre ad una probabile alla citt di epoca medievale (POlia Sant'Antonio). Nell'area

numerose cisterne scav~te nella roccia, peliinenti a strutture abitative i dell'abitato medievale. Il ten'itorio (chora) di di Militello e

cui resti sono molto lacunosi, anche a causa del sovrapporsi

Halontion era molto esteso e comprendeva


di Torrenova. Su questo pedemontana Continuando tratto di costa doveva

buona parte degli attuali comuni di Sant'Agata

esistere

un approdo

ed un cantiere
Z

navale;

inoltre

quest'area

era disseminata

di fattorie e di insediamenti

rurali ? da lungo tempo frustuli murari, cisterne e svariati

ancora, prima del torrente Furiano, sul Monte Vecchio di San Fratello,

erano note le rovine di un abitato classico dal momento che affioravano materiali architettonici che suggerivano

che qui sorgesse la citt di Apollonia'; che il geografo Tolomeo

poneva proprio a met strada h'a i centri antichi di Calacte e Haluntiul11.Il nome di questa citt attestato a paliire dal IV secolo a.C. (Diodoro Siculo), epoca in cui fu resa libera dalla tiralmia di Leptine ad opera di Timoleonte; in seguito venne saccheggiata da Agatocle, mentre Cicerone la nomina nel I secolo a.C. scompare dal racconto degli storici. I

nella celebre requisitoria

contro Verre. In seguito,

il toponimo

recenti saggi di scavo eseguiti a cura della Soprintendenza

di Messina negli anni 2000 hmmo portato in di

luce lembi del tessuto urbano della citt nella parte pi alta del Monte Vecchio. Si tratta dell'acropoli Apollonia - sulla cui identificazione monetali - cinta orn1ai sembrerebbero di fortificazione

non esserci pi dubbi anche sulla base dei ben evidenti SO-NE sul versante sud-ovest e

rinvenimenti caratterizzata

da mura

da una strada (platia) che la percorre in direzione

fino alla palie pi alta, dove sui resti di

oggi sorge la chiesa normalma dei tre santi Alfio, Filadelfio e Cirino, costruita probabilmente

un antico tempio (di Apollo?). Le strutture pOliate in luce si datano a paliire dalla seconda met del IV secolo a.c., sebbene alcuni ritrovamenti ragioni ancora sconosciute, attestino l'esistenza del centro anche nel secolo precedente. Per

la citt venne abbandonata

all'inizio del I secolo d.C. Molto tempo dopo, in

Quaderni di Archeologia Nebroidea: Salito Stefallo di Camastra

nomlanna,

il sito venne parzialmente

rioccupato,

per essere definitivamente

abbandonato

nel giro di un

secolo. Queste circostanze conservazione

hanno consentito

il mantenimento

in buono stato delle strutture murarie e la anfore, pithoi, macine, vasellame

in giacitura primaria delle suppellettili molti materiali,

di epoca classica: nel corso degli scavi sono stati da

infatti recuperati

in parte integri, comprendenti

mensa e da cucina, coroplastica, dalla zecca locale. All'intemo appurata l'esistenza

pesi da telaio e un gran numero di monete, alcune delle quali battute della fortezza, che doveva comprendere solo una parte della citt, si ortogonale isolati di con strade (stenopi) con andamento

di una struttura urbana regolare, principale

rispetto all'arteria

(platia). La rete viaria serviva, e allo stesso tempo delimitava,

case anche a due piani, realizzate con muri in pietra locale e con laterizi, provviste

di cisteme e pozzi, nella

vasche private, pavimenti in opus signinum e a mosaico. Una grande cistema di fonna rettangolare, parte sonullitale del Monte Vecchio, connessa forse a strutture cultuali ricavate di un'area pubblica (agor?), non ancora sottoposta con tombe che hanno restituito interessanti

nella roccia, doveva a saggi di scavo. La materiali di epoca

essere pertinente ai monumenti principale ellenistica, necropoli

di Apollonia,

era posta a Sud dell'abitato,

nell'area dell'attuale

Cimitero comunale,

lungo il percorso della

strada di accesso alla citt, ripreso dall'attuale trazzera che porta al monte sacro. Nel territorio di Acquedolci si trova uno dei maggiori sito di tutto il Paleolitico siciliano: la "Grotta di San Teodoro,,27. Si tratta di una cavit naturale, larga 20 m. e profonda oltre 6.0 m., che si apre nel calcare

giurese a circa 135 m.s.l.m. (da cui tra l'altro oggi dista circa 2 km), ma che in epoca preistorica era molto pi vicino di quanto si possa pensare. AI suo intemo e nell'area antistante la sequenza strati grafica ha inizio con uno strato di argilla sabbiosa, privo di resti umani, che contiene numerose ossa di elefante nano (Elephas sp.), di iena (Hyaena eroeuta

spelae), di orso (Ursus aretos), di lupo (Canis lupus), di volpe (Canis vulpes), di asino idruntino (Equus asinus hydruntinus), e di cervo rosso (Cervus elephus).
Nel periodo di fonnazione di questo strato, una fase climatica calda datata tra 240.000 e 160.000 anni fa, da ippopotami alla base della scarpata su cui si apre la grotta si trovava un bacino lacustTe frequentato

(Hippopotamus petlandi).
La specie umana fece la sua prima comparsa nella grotta acquedolcese la maggior parte di questi animali era gi scomparsa) intomo a 10.000 anni fa. Appartengono essi conteneva frequentandola intomo a 14.000 anni fa (quando fino al tennine del Paleolitico, cio

a questo periodo due diversi orizzonti cronologici.

Il primo di

resti di focolari e una notevole quantit di ossa di animali cacciati: cervo, bue muschiato anche gli di piccola

(Bos primigenius), cinghiale (Sus scrofa ferus), volpe e asino idruntino; erano abbondanti
strumenti in selce e quarzi te, che comprendevano specialmente punte a dorso e geometrici taglia, accanto a strumenti pi fomuni (bulini, grattatoi, stroncature, raschiatoi sostituzione quarzite, e denticolari). L'orizzonte superiore aveva caratteristiche

becchi, lame a dorso, lame ritoccate, analoghe all'inferiore, con la sola con

del lupo alla volpe, ma restituiva strumenti litici assai pi grandi, realizzati in prevalenza che con selce.; ha i tipi di strumenti erano scomparsi i geometrici

piuttosto

ed erano pi

frequenti le lame ritoccate. Non ben chiaro a quale dei due orizzonti appartenessero quattro maschi e due fenunine sei sepolture spettanti ad altrettanti individui:

di cui una, soprannominata

"Thea", rinvenuta
in posizione

in tutte le sue palti di Palenno. Tutti

scheletriche,

oggi esposta presso il Museo Paleoantropologico tra gli 11 e i 50 anni, giacevano

"G. G. Gemmellaro"

gli inumati, di et compresa

supina, con braccia e gambe

distese, ed erano ricoperti da un sottile strato di ocra rossa. Nel periodo di frequentazione umana, l'ambiente circostante alla grotta era fonnato da una foresta a latifoglie, con querce (Quereus), aceri (Aeerpseudoplatanus), peri selvatici (Pirus malus) e biancospini

(Rhamnus saxatilis), tipica di un ambiente temperato


arido.

umido, probabilmente

con tendenza

a divenire

Poco pi a Ovest, all'interno del vasto comune di Caronia, storico Diodoro Siculo data al 447-446 restituitici dai recenti scavi eseguiti a.C. la fondazione nella frazione

iniziava il territorio Ka/Akt(localit Pantano)

Ca/acte'~Lo

della citt ad opera di Ducezio. Tuttavia, i dati e altri rinvenimenti

Marina l'esistenza

sporadici effettuati nelle aree limitrofe, testimoniano secolo a.C., forse una postazione La citt antica era strutturata

di un abitato greco gi alla fine del VII verso la colonia di Himera. e un quartiere

di Zankle sulla rotta di piccolo cabotaggio

in due distinti agglomerati

urbani: un abitato collinare

marittimo ad esso collegato. Nel corso dell'et ellenistica,

il primo assume una struttura urbana a maglia tra iiI e illI secolo a.c.,

regolare simile a quella di Halaesa. L'abitato a monte viene in parte abbandonato

nqlladralllellto storico-arcl,eologico tlel territorio dei Nebrodi Occidellla da Capo d'OrlaI/do (Aga/lJy""ol/) a Tusa (Alesa Ardo .

epoca in cui si assiste invece allo sviluppo avanzata et bizantina.

dell'insediamento

costiero, che cesser di esistere solo in

Le ricerche nel sito collinare sono rese difficoltose antica, sebbene importanti centro storico di Caronia

dall'insistere

della citt moderna al di sopra di quella nelle campagne di Caronia sottostanti il

vestigia di questa sopravvivono

ampiamente Marina

e la piana ad Ovest della frazione ecc.). L'esistenza

(muri affioranti,

abbondanti

materiali

ceramici di superficie,

di un porto a forn1a di bacino interno e materiali sparsi sul fondale l'intensit e la cronologia come testimonia

rilevabile nell'area di localit Pantano, mentre alcune strutture sommerse (soprattutto

anfore) nel tratto di mare antistante la cittadina attuale confennano che si prolungano

dei traffici che vi si svolgevano, Edrisi. Le recenti campagne quartiere marittimo,

almeno fino ad et arabo-nonnanna,

archeologiche portando

hanno interessato,

con alcuni saggi, sia la citt collinare ben conservate e interessanti repelii

che il che

in luce strutture

murarie

documentano

una lunga fase di vita del centro calactino. A Caronia sono state messe in luce abitazioni impiego di laterizi di produzione locale, cisterne, tra il IV

costruite con pietra locale integrata con un massiccio tratti di strade con piano in ciottoli, conduttme; secolo a.C. ed il II secolo d.C. Nella frazione Marina,

i materiali recuperati

si datano prevalentemente

sono stati pOliati in luce alcuni edifici in localit Pantano,

presumibilmente e pozzi; altre

utilizzati per fini commerciali

(horrea, thermopolium, botteghe), con resti di condutture


qui l'esistenza

strutture sono state scavate nell'area della villetta comunale e nel cortile della Scuola materna; altri saggi di scavo e prospezioni confennano di un vasto abitato per l'epoca romana, sviluppatosi Via Valeria. In contrada Palme visibile, in buono stato di conservazione, caratterizzata dalla presenza di due ambienti separati da un muro di fittili; un'altra cistema di et imperiale stata oggetto di scavi e di da testimonianze locali: a Sud del centro dei secco V-III a.c.),

lungo il percorso dell'antica

una cisterna di et alto imperiale spina ad arcate e resti di condutture

studi in contrada Pantano, al di sotto di un fabbricato moderno. L'esistenza di almeno tre necropoli nota quasi esclusivamente

storico di Caronia (area compresa tra il Municipio,

la Via Idria e il rione Pozzarello,

in contrada S. Todaro (dei secco III-l a.c.) e ad Est del qUaIiiere Nunziatella secco VI-III (propriet a.C.), mentre il cimitero di et romana imperiale

a Marina di Caronia (dei su parte della piana

doveva estendersi

Di Noto), alle spalle dei capannoni

dell'ex Cooperativa,

nell'area della Stazione Ferroviaria

fino al bivio per Caronia. Fuori dai limiti della citt vera e propria, di cui peraltro non si sono mai identificate territorio ha mostrato ampi segni di occupazione, oltre che per l'epoca preistorica, le fortificazioni, il

per tutta l'et greca e

poi per quella romana, con un gran numero di fattorie e di iqsediamenti di medie dimensioni, borghi si impiantarono che sfruttavano le abbondanti

produttivi all'interno di lotti agrari

risorse idriche e la fertilit dei tetTeni. Veri e propri

in epoca imperiale avanzata ad una certa distanza dalla citt, ormai in decadenza

(contrada Samperi, contrada Chiappe, frazione Canneto di Caronia). nota l'esistenza di un acquedotto in laterizi realizzato nel corso del III secolo a.C. che attraversava da condutture contrassegnate l'entroterra caronese portando l'acqua

fino in citt, caratterizzato

da bolli con l'indicazione

della propriet

pubblica e sacra calactina (identici bolli sono stati rinvenuti anche nella frazione Marina). All'interno del territorio comunale caronese, infine, un'importante emergenza archeologica

costituita
in opera

dai resti di un insediamento fase di vita compresa pseudo-poligonale

indigeno ellenizzato

sul Pizzo Cilona, alcuni chilometri a Sud di Caronia, con dalla presenza di fOIiificazioni

tra VI e IV secolo a.C., caratterizzato fortificata) di KalAkt.

e di unit abitative addossate

alla roccia, da G. Scibona interpretato

come possibile

phrourion (postazione A Mistretta occupata

sito della citt nota dalle fonti come A11lestratoS'~rinvenimenti moderna indicano che la forte altura

sporadici

dall'area

oggi fu si

dalla cittadina

su cui sorge

il centro

storico

probabilmente

sede di un abitato a partire dal VI secolo a.C. Tuttavia, la quasi totalit dei rinvenimenti ad et ellenistica

data principalmente alle evidenze monumenti

avanzata e ad epoca romana. Mistretta paga una scarsa attenzione

antiche e ancora oggi molto poco si conosce della sua maglia urbana arcaica e dei suoi pi antichi. Probabilmente uno di questi da localizzare in cima alla collina, dove sorge il

castello: si tratterebbe In quest'area all'epoca

di un tempio, di cui rimangono una stratificazione

in situ rocchi di colonne e grandi blocchi squadrati. frammentari che vanno dall'et ellenistica non ha

presente

di materiali continuo

medievale.

Purtroppo,

il sovrapporsi

della citt sui propri

resti antichi

consentito mai di identificare con certezza l'estensione

e le caratteristiche

urbane di Amestratos. Questa

Quaderni di Archeologia Nebroidea: Salito Stefano di Camastra

compare in Cicerone in stretta cOlmessione con Calacte, a cui doveva essere collegata da una strada che si inoltrava per i boschi. La sua XWP()( doveva arrivare sulla costa in prossimit Santo Stefano. Incuneato tra le chorai di Kal Akt, Amestratos probabilmente importanti pel1inente a quest'ultima e Halaesa, il territorio di Santo Stefano di Camastra, e culturale, dell'odierno abitato di

dal punto di vista politico

stato oggetto di

ritrovamenti

archeologici

solo negli ultimi anni3~ I rinvenimenti

pi antichi si sono avuti nel

margine orientale dell'attuale

comune, al confine con quello di Caronia, con materiali databili al VI-V collegarsi alla presenza di una cresta collinare. Sul versante

secolo a.C. (hydriai, sf..yphoi, crateri, coppette, ecc.). I reperti sembrano necropoli al servizio di un abitato, individuato Per la loro fattura, i materiali si riferiscono sulla parte meridionale

della medesima

a popolazioni

indigene fortemente

ellenizzate.

opposto, al confine con il comune di Mish'etta, stata invece parzialmente con interessanti

individuata

una villa romana,

mosaici bicromi databili al II-III secolo d.C., in un'area in cui in generale sono presenti e dove insistono anche i ruderi di un'abbazia lungo la vallata fluviale stefanese, di epoca bizantina. La induce ad ipotizzare

materiali di epoca ellenistico-romana posizione,

di transito h'a la costa e l'entroterra

l'esistenza di una comlmit, la cui continuit di presenza, suggerita dalle emergenze citate, copre un lasso di tempo sostanzialmente compreso tra l'epoca romana imperiale e l'alto medioevo. Non da escludere, in localit Barche Grosse nell'area della anche la Qal' al al qawdrib di cui

infine, l'esistenza di un approdo navale al servizio di Amesh'atos parla Edrist1 Proseguendo ancora verso nord-ovest, troviamo Halaesa3;ad

cittadina moderna e in quella che dovette essere con ogni probabilit

oggi il sito archeologico

meglio conosciuto inintelTotti

di questo settore dell'Isola, grazie ad interventi di scavo e ad edizione dei dati che continuano dalla met del secolo scorso. La citt venne fondata da Archonide,

dinasta di Herbita, alla fine del V

secolo a.C. probabile che il sito prescelto sia stato la cima dell'altura, con veduta diretta sulla costa poco distante. Nei secoli successivi Halaisa si svilupp coprendo l'intero versante orientale della collina di

Santa Maria delle PaIate e si dot di una cinta muraria di cui sopravvive quasi l'intero circuito. L'impianto urbano era incentrato su una lunga aIieria con andamento Ovest-Est. Nord-Sud (platia) incrociata da stenopi in realizzata intorno al II

pendenza con andamento

Quasi al centro della citt era l'agor-forum, e caratterizzata

secolo a.C. a ridosso del pendio dell'acrocoro prospettava

da un portico a forma di pi greco (n) che una scalinata monumentale: contraddistinta da una

sulla plateia (che in questo tratto diventa via tecta), attraverso si aprivano una serie di sacelli.

sul muro di fondo dell'agor pavimentazione

La piazza,

in mattoni, venne monumentalizzata

nella prima et imperiale e rimase in funzione fino segno di una decadenza generalizzata

ad epoca tardoantica,

quando venne invasa da un esteso sepolcreto,

che colp la citt in quella fase storica. Scavi in estensione hanno portato in luce buona parte dell'agor e della sh'ada principale, porzioni di insulae abitative, nonch una serie di testimonianze epigrafiche e di

materiali scultorei di notevole interesse. Le necropoli sono state identificate a Sud e a Nord della citt. Recenti studi hanno delineato il quadro dell'occupazione corso della quale si impiantano oltre il fiume Halaisos, del telTitorio per l'epoca ellenistico-romana, nel

numerose fattorie all'interno di fondi coltivati e borghi abitati sulla collina riscontro a quanto ricavabile dal lungo testo della celebre Tabula

dando

Halaesina. Un quartiere marittimo nell'area dell'attuale "caricatore" citato da Cicerone, dove confluiva

frazione di Castel di Tusa era al servizio del porto dall'enh'oten'a e diretto a Roma.

il grano proveniente

Recenti scavi a sud della Stazione Ferroviaria margini delle quali si impiant successivamente

hanno portato in luce strutture abitative di epoca romana, ai una necropoli bizantina.

Halaesa costitu il principale centro dell'area nebroidea dopo il tramonto della citt sicula di Herbita, che era stata la sua madrepahia. Nella seconda met del l" ecolo a.C. fu a capo di una symrnachia di Timoleonte, che probabilmente comprende\'a an be le stesse citt menzionate in favore

in una impOliante

iscrizione greca del tardo ellenismo recu In et romana fu una delle cinque .. spontaneamente continu ai Romani nel ors

rara negli

a\-i dell'agor (Kal Akt, Herbita e Amestratos). consegnata Halaesa

une- ac liberae" della Sicilia, essendosi

Prima Guerra Punica. Nella prima et imperiale , iinire del medesimo

a godere di buona -or. .

periodo fu investita da un fase di

decadenza che persi terre an o _ 2Alesa fu sede vesco\-ile ne trasfer nel luogo dell'a villa romana di II-m: ., ~ _'-!... o ~'2 omparye con l'arrivo degli Arabi, quando la popolazione _. frequentato in precedenza si

come attesta l'esistenza di una Salinas h"a

'" Lan in) con ricchi mosaici studiata da Antonino

NOTE:
1 Nell' Antichit cerbiatto (vE~p6) non era esclusivamente definito il giovane cervo, ma anche il capriolo, ovvero il pi piccolo dei cervidi: un erbivoro mite e tranquillo, che vive(va) nei boschi e che nel periodo classico era diffusissimo tanto nella Grecia vera e propria quanto nella Magna Graecia, finendo per essere spesso la preda preferita dei grandi mammiferi carnivori - compreso l'uomo - sia nella realt che nella mitologia (el. il mito di Artemide cacciatrice, oltre a quello di Dioniso). 2 Utilizzata da EURIPIDE nelle Baccanti. 3 Cfr. Fozio, Lexicon, s.v. "vE~pi;EIV" e Arpocrazione, Lexicon in decem oratores Atticos, S.v. "vE~pi;wv".

Il tenlline NE~pwll si ritrova una volta in un /nno a Dioniso conservatoci nella Antologia Palatina e un 'altra volta nella Geograja di Strabone. 5 Il telmine Menade deriva dal verbo 1 . Jaivo~OI, che vuoI dire "essere folle", perch nei riti dionisiaci dalla follia che si genera la sapienza, una sapienza orgiastica, diretta, pragmatica. 6 I Satiri erano uomini-caproni "pieni" di eros che vivevano precipuamente a contatto con i pastori, ai margini dei boschi <Ibitati dalle avvenenti e sfuggenti Ninfe, giovani divinit ctonie. 7 Pausania ci insegna che Sileni sono chiamati i Sa tiri avanti negli anni (Periegesi della Grecia, I, 23, 6). Essi si distinguono dai Satiri per la loro maggiore goffaggine e loquacit ma anche per la loro superiore umanit e sensibilit. 8 Gli strumenti musicali utilizzati in questo accompagnamento sonoro erano le nacchere, i tamburelli, i timpani, i grandi cimbali di rame e i flauti, sia acuti che gravi. 9 La nebride - credevano i partecipanti al rito - aveva il potere di trasfondere in chi la indossava, per magia simpatetica, le qualit dell'essere da cui proveniva: indossare la nebride significava quindi rendersi simili al cerbiatto e, di conseguenza, a Dioniso stesso. Per maggiori chiarimenti cfr. Fozio, Lexicon, s. v. "vE~pi;EIV", la cui traduzione recita:vestire la pelle di cerbiatto ovvero sbranare il cerbiatto, allo scopo di imitare la passione di Dioniso; e Arpocrazione, Lexicon in decem oratores Atticos, S.v. "vE~pi;wv", la cui traduzione recita:[si dice], secondo alcuni, di colui che compie i riti iniziatici vestito di una nebride oppure di colui che cinge con la nebride gli iniziati; secondo altri, dello sbranare i cerbiatti durante il rito indicibile. 10 A varie riprese (vv. 864 e ISO), nelle Baccanti Euripide racconta che la Menade [... ] roteando la testa [... ] rovescia al vento i suoi morbidi capelli. 11 Dioniso era noto nell' Antichit, soprattutto presso i Romani, anche con il nome di Bacco, dal verbo laXw che significa "gridare". 12 Il tirso (8pao) era l'arma di cui si servivano le Menadi/Baccanti per colpire le loro prede: in origine esso era un semplice ramo staccato da un albero e non sfrondato del tutto, con una fronda sulla cima; in seguito prese la forma pi artificiale di un bastone con una pigna sovrapposta, ornato con applicazioni di edera, tralci di vite e serpentelli. 13 Dolce sui monti se, dopo le corse del taso, il dio scellde con la sua nebride sacra e va predando sallgue di capro, delizia di un crudivoro pasto (EURIPIDE, Baccanti, vv. 135-139). 14 Ev8ouOlaa~6 letteralmente significa "avere il dio dentro". 15 Nel momento dell'estasi e dell'entusiasmo, invasate dal dio, le Melladi sono esse stesse Dioniso che mangia se stesso, divenendo una manifestazione del dio che ne divora un 'altra. 16 Per ulteriori approfondimenti sui riti dioI1isiaci sui Monti Nebrodi cfr. F. INGRILLi 20 Il, pp. 198-224. 17 Per la storia archeologica di Troina cfr. E. MILITELLO, Troina: scavi effettuati dali 'Istituto di Archeologia dell'Universit di Catania negli anni /958 e /960, in NSA 1961 e G. SCIBONA, Troina 1, in ASM 1980. 18 Per la storia archeologica di Cerami, cfr. G. SCIBO 'A s.v. "Cerami" in BTCG/. 19 Per la storia archeologica di Capizzi-Kapytion, cfr. G. SCIBONA s.v. "Capizzi"in BTCGl. 20 CICERONE, III Verrem, 2.3.103: "Capitina (civitas)" 21 Per la storia archeologica di Capo d'Orlando cfr. G. SClBONA, BTCGI "Capo d'Orlando" e U. SPIGO (a cura di), Archeologia a Capo \ d'Orlando. Studi per l'Antiquarium. 2004. 22 Cfr. M.A. MASTELLONI, Agatirno: l'eroe, il celltro e la moneta, in U. SPIGO(a cura di), Archeologia a Capo d'Orlando. Studi per /'Antiquarium.2004. 11territorio di S. Agata Militello (Me) nell'antichit in ASM 52 1988 e G. 23 Per il ten'itorio di Sant' Agata di Militello cfr. F. BIANCO, SCIBONA s.v. "Monte Scurzi" in BTCGl. 24 Cfr. N. Lo CASTRO, Herakleion: un tempio ellenistico nel sito di Alunzio trasformato nella Chiesa eponima di San Marco, supplemento a <<Paleokastro N.8 - Anno II - Settembre 2002. 25 Senza tralasciare il fatto che su un terrazzo piano che si eleva sulla bassa fascia alluvionale costiera su cui sorge Torrenova, ai piedi dell'aguzzo rilievo su cui si dispone scenograficamente l'antica San Marco d'Alunzio, si conserva oggi un edificio facente parte di un complesso monastico scomparso che costituisce uno dei monumenti pi significativi dell'architettura bizantina in Sicilia 26 Per la storia archeologica di Apollonia, cfr. C. BONANNO, Apollonia. Indagini archeologiche sul Monte di Sali Fratello (20032005), Roma 2009. 27 Per un quadro completo della situazione archeologica e geologica della Grotta paleolitica di San Teodoro ad Acquedolci cfr. L. BERNAB BREA,La Sicilia prima dei Greci, Milano 1958, pp. 23-24; L. BONFIGLlO, Fossili quaternari nell'area dei Nebrodi, in Miscellanea Nebroidea. Contributi alla conoscenza del territorio dei Nebrodi, Sant'Agata di Militello 1999; C. DI PATTI, Thea Madre: il volto della prima dOlina di Sicilia e la Grotta di San Teodoro in Annali dell'Associazione Nomentana, Roma 2007, pp. 141-145. 28 Per la storia archeologica di Caronia/Kal Akt, cfr. tra gli altri: G. SCIBONA, BTCGI "Caronia"; G. SCIBONA, Kokalos 1971; C. BONANNO, Kokalos 1993-94 e 1997-98; C. BONANNO, Kal Akt. Scavi in Contrada Pantano di Caronia Marina. 2003-2005. Roma 2009; M.C. LENTINI-K.GORANSSO -A. LINDHAGEN, Opuscula romana 27 2002; A. LINDHAGEN, Caleacte. Production alld exchange in a north Sicilian town. C. 500 BC -AD 500. Lund 2006; AA.Vv., Da Halaesa ad Agathyrnum - Studi in/lle/lloria di Giacomo Scibona. Edizioni Rotary Club Sant' Agata di Militello 20 Il. 29 Per Mistretta/Amestratos cfr. G. SCIBONA, BTCGI s.v. "Mistretta". 30 Vedi infra, cap. II. 31 Per Halaesa cfr. tra gli altri: G. CARElTONI NSA 1959 e 1961; G. SCIBONA, Kokalos 1971; A.M. PRESTIANNI GIALLOMBARDO, Colloquio Alesino. Atti del colloquio tellutosi a S. Maria delle Paiate (Tusa) il 27/05/1995; G. SCIBONA-G.TIGANO, Alaisa-Halaesa. Scavi e ricerche (1970-2007), Palenllo 2009. 32 Per una maggiore conoscenza del territorio alesino cfr. A. BURGIO, 11paesaggio agrario nella Sicilia ellenistico-romana. Alesa e il suo territorio. Studi e materiali, Roma 2008.
4

convento Ruderi di edifici sacri Ruderi di edifici civili Ruderi della torre Pavimento musivo di et romana Resti del fondaco Museo della ceramica

Contrada Vocante (o "Bucanto") Localit Barche Grosse (o 'Varchi Ruossi")

Piano del Castellaccio di Serrava Area dell'Annunziata

L'area archeologica di Contrada Vocante


ViflfnrlrnAljieri e Francesco Col/ura

Il sito
Il fianco occidentale del tenitorio stefanese che guarda ai versanti reitanesi e mistrettesi dei Monti Nebrodi - ovvero l'area nella quale si ritiene che un tempo potesse sorgere l'antica Noma - recentemente

,,

si ulterionnente rivelato di grande interesse storico-archeologico per la comunit di Santo Stefano di Camastra. L'area in questione presenta caratteristiche uniche, sia dal punto di vista geomorfologico sia sotto l'aspetto del paesaggio e delle risorse naturali (boschi, sorgenti d'acqua, terreni fertili, cave di pietra) che dovettero facilitare qui la presenza umana fin dall'Antichit. Vista da Nord, seguendo la prospettiva suggeritaci cinque secoli addietro da Camillo Camilliani, l'area appare come un dolce pendio collinare proteso sulla fiumara di Serravalle ed in connessione visiva - e, dunque, anche socio-culturale - da un lato, con il monastero di S. Stefano (oggi il santuario del Lettosanto), dall'altro lato, con Reitano e, al centro, in fondo, con Mistretta, soprattutto in direzione del suo castello, che svetta sulla fiumara che si origina dalle montagne retrostanti e che in passato dovette costituire una via di transito tra la costa e l'entroterra. La contrada Vocante ancora oggi presenta abbondanza di acqua che rende i floridi e fertili terreni circostanti ottimi sia per la coltura di varie specie arboree tipiche della macchia mediterranea (quali la vite e l'ulivo) che per l'allevamento a pascolo libero del bestiame, tutti fattori che consentono di ipotizzare lo stanziamento di comunit umane in quest'area gi dai tempi antichi. Quanto antichi ce lo sta rivelando giorno dopo giorno la r~cerca archeologica, magari non quella ufficiale ma quella ufficiosa, che da queste parti spesso si mescolano fino quasi a confondersi, consentendo comunque di raccogliere dati preziosi e infOlmazioni inedite sulle modalit di occupazione umana di guest'area "di confine" ha le chorai di KalAkt, An1estratos e Halaesa Arconidea. E probabile che - come attestato nei territori degli attuali comuni di Caronia e di Tusa - una serie di fattorie sorgessero a mezz'altezza all'interno di fondi agricoli di medie dimensioni. In ogni caso, il rinvenimento sporadico ma diffuso di materiali che coprono un lungo arco di tempo, quantomeno dalla fine del V secolo a.C. fino ad epoca tardo antica, una prova della costante presenza umana in quest'area, in maniera pi o meno stabile ed organizzata. Sono senz'altro da menzionare per dovere di cronaca alcuni reperti metallici erratici rinvenuti nei teneni circostanti l'abbazia dal Sig. Sebastiano Boscia e consegnati alla Soprintendenza per i BB.CC.AA della Provincia di Messina agli inizi del mese di Aprile del20 12. Si tratta di manufatti - dai pesi alle statuette, passando per le monete - che, sia nella loro foggia sia nel loro stile, rivelano senza ombra di dubbio la grecit di questo luogo presso il quale, oltre

Quaderni di Archeologia Nebroidea: Salito Stefano di CUlllustm

duemilaquattrocento anni fa, sembra dovette sorgere un luogo di culto pagano (tempio?) ed una bottega/officina per la realizzazione di oggetti in metallo, tra cui forse anche delle monete (zecca?). Questi ultimi ritrovamenti archeologici acquistano ancora maggiore importanza se confrontati con quelli gi noti nel secolo scorso al Ruggeri, il quale dichiara di aver rinvenuto nella stessa area diversi pezzi di ossidiana e notevoli cocci fittili con tracce di decorazione a vernice nera, che egli datava al VI-V sec. a.C'

La villa romana
Nella contrada Vocante erano gi noti da tempo i resti di un'antica chiesa da identificare certamente con l'abbazia basiliana di Santa Maria del Vocante (o de Eucanto), di cui si fa menzione nei documenti pi

antichi solo a partire dal XII secolo. Recentemente per, proprio nei pressi dell'edificio sacro, ad una profondit di circa 3 m dal suo attuale piano di calpestio, stato casualmente pOliato alla luce un lacerto musivo pavimentale tessellato bicromo, che mostra figure geometriche incorniciate all'interno di una fascia fitomorfa, che sicuramente decorava il pavimento di una delle stanze di una abitazione di epoca romana imperiale. Tutti questi ruderi ricadono oggi in un fondo privato i cui attuali proprietari si sono dimostrati molto disponibili a collaborare con chi scrive' fornendogli informazioni e aneddoti in loro possess03 e accompagnandolo personalmente presso il luogo di rinvenimento del mosaico, dandogli cos la possibilit di effettuare una rapida visita autoptica dei luoghi corredata da una sonunaria ricognizione di superficie e da una rapida documentazione fotografica degli stessi. Nel dettaglio il tappeto decorativo stefanese, che risulta essere orientato in senso Est-Ovest, nella massima porzione da noi vista4 per una superficie di poco meno di 5 mq, presenta all'estremit una zoccolatura in pietra grigia che incornicia il mosaico tessellato vero e proprio costituito da una fascia floreale formata da girali entro i quali si inscrivono alternatamente fiori di due diverse tipologie, cui seguono poi Wla fascia composta da una banda interamente bianca, da una interamente nera e infine da un'altra a scacchiera; mentre nella parte cenh'ale domina una ripetiti va sequenza di squame bicrome, bianche e nere, di tradizione ellenistica, ma che hanno incontrato un'ampia e fOliUnata diffusione in tutto l'DI'be romano~ soprattutto a partire dall'et adrianea, tanto a Roma Capitale - si vedano le Terme di Caracalla - quanto nell'agro romano - si vedano la Villa di Livia a Prima POlia "ad gallinas albas" (atrio 22 e ambiente 27), la Villa Idi Grottarossa e la Villa di Via Lucrezia Romana6- quanto nelle sue varie provinciae, come ad esempio la Sicilia - si veda la Villa del Casale di Piazza Armerina - regione in cui il fenomeno insediativo della villa risulta essere molto diffuso soprattutto nella fascia tin'enica dell'Isola. A tale proposito, rimanendo sulla fascia settentrionale sicula, basti ricordare che resti di ville romane sono state individuate (ma non sempre preservate!) nei telTitori di Milazzo, San Filippo del Mela, Terme Vigliatore, Tindari, Patti Marina, Capo d'Orlando, Sant'Agata di Militello, Caronia, Tusa e Cefal. Ad una prima analisi il pavimento stefanese risulta composto ancora dal nucleus su cui si imposta la malta di allettamento che trattiene delle tessere lapidee di media grandezza (ca. 1,3 x 1,3 x l cm), di colore nero/antracite e di colore bianco/avorio che sembrano essere state ottenute da materiali naturali locali: si tratta probabilmente di calcari (biocrosparite e biomicrite) per le tessere bianche e di vulcanite (forse derivata dalle fonnazioni sedimentarie dell'areale tusano) per le tessere nere'. A h'atti si intuisce ancora l'articolazione urbanistica dell'intero complesso - impostato su quote differenti - e si legge bene anche l'andamento architettonico di questa stanza per la quale ipotizziamo la presenza di

L'area archeologica di Contrada Vocante una zoccolatura in pietra grigia - simile a quella pocanzi descritta a mo' di soglia - da ritrovare probabilmente anche lungo le pareti di questo ambiente, almeno per un'altezza di circa un metro, cui seguivano poi delle decorazioni parietali "ad affresco" i cui resti si ritrovano ancora disseminati nel telTeno circostante e di cui alcuni brani sono oggi esposti presso l'Antiquarium di Santo Stefano di Camastra. Allo stato attuale, dai dati in nostro possesso, possiamo dunque ipotizzare che questo lembo di pavimento musivo non sia isolato, bens accompagnato da lacerti simili, che costituiscono la pavimentazione di almeno altri tre ambienti contigui a quello gi messo in luce - da interpretare forse come uno spazio di passaggio e di comunicazione, come un atrio o un corridoio - qualcuno dei quali magari non tessellato ma in cocciopesto (opus signinum), perch magari destinato alla raccolta e all'approvvigionamento idrico. L'ipotesi pi convincente pertanto quella che si tratti di una vera e propria villa della media et imperiale (fine II - inizi III sec. d.C.)~ come sembrano attestare anche le testimonianze del Rugger~ secondo cui l'arco di volta dell'abside dell'abbazia stato tirato con mattonacci romani di risulta rinvenuti nelle vicinanze, dello stesso tipo di quelli che si ritrovano ad Alesa e a Ca/acte; e del Filanged,O che ha evidenziato come in questa struttura siano stati impiegati mattoni di argilla cotti di una dimensione assai simile a quella dei sesquipedales romani, utilizzati a partire dal III sec. d.!. Il confronto pi diretto per il mosaico scoperto a Santo Stefano di Camastra sicuramente da ricercare, per certi aspetti, nella Villa di Piano Fontane in conh'ada Lancin nel comune di Tusa12 e, per celii alh'i aspetti, nella Villa di contrada Gravina a Castel di Tusa13 e nella Villa Bagnoli (e in paliicolare nel suo Vano 6, il cosiddetto ca/dariul11)della frazione San Gregorio nel comune di Capo d'Orlandd~ dove ricorre questa stessa composizione geometrica bicroma1s. La ricognizione sul posto e l'esame della fotografia aerea danno un'idea dell'articolazione a vari livelli e dell'estensione del complesso edilizio, posto ad una quota di 475 m.s.l.m. e che sembrerebbe coprire una superficie di circa 2.500 mq che la qualifica come una villa, sebbene di dimensioni ridotte rispetto ad altri esempi pi noti in Sicilia. Sulla base dei materiali di superficie presenti in si/u - tra cui si menziona abbondante sigillata italicauna prima frequentazione dell'area si daterebbe tra la tarda et repubblicana e l'inizio dell'et imperiale, forse con l'esistenza di un edificio rurale sorto all'interno di un vasto fondo agricolo, successivamente ampliato ed abbellito secondo la moda dell'epoca, che prevedeva la realizzazione di pavimenti musivi, di crustae mannoree e di affreschi parietali. L'evoluzione da fattoria a villa potrebbe essere stato deternlinato dall'arricchimento del proprietario o, piuttosto, dall'acquisizione del fondo da parte di un esponente della nobilt locale. L'abbandono della villa, o meglio, la sua ulteriore trasfOlTl1azione in un vero e proprio borgo, allo stesso modo delle vicende che sembrano avere interessato altre ville siciliane pi note, come quelle di Patti e di Piazza Arnlerina, si daterebbe ad epoca tardoantica, con persistenza per l'et bizantina, al tennine della quale sopravvive solo l'abbazia, probabilmente frequentata per tutta l'et medievale. Non possiamo per ancora detenninare con certezza se la villa di Santo Stefano avesse, come la villa di Tusa, una valenza privata e potesse servire da "mansio", cio da struttura con la doppia funzione di ospitare l'abitazione di un personaggio della societ filo-romana di alto rango e contemporaneamente di conh'ollare e sfruttare il ten'itorio circostante; oppure, come la villa di Capo d'Orlando, una valenza (semi)pubblica e, oltre che come dimora del dominus, potesse essere utilizzata anche come rifugiolristoro per i viandanti che percorrevano arterie stradali principali, nel qual caso la villa acquisiva la denominazione di "stalio", cio di luogo di sosta, in \cui spesso erano ospitate anche delle terme presentanti degli ambienti particolari, quali la natatio, ilFigidarium, il tepidarium e il ca/darium, alcuni dei quali spesso risultano essere decorati proprio con il tipico motivo cosiddetto "a squame" o "a foglie embricate". A sostegno della prima ipotesi sta il fatto che proprio in prossimit di questa zona, nell'attuale contrada Romei, verso il confine con il feudo Zupardu, esiste una localit detta "via quaraisima de/li palazzi", dove, secondo una testimonianza fatta nel secolo scorso a S. Ruggerr, ancora agli inizi del 1900 era possibile scorgere alcuni resti imponenti di antiche mura poligonali, oggi quasi interamente fagocitati dalla boscaglia. A favore della seconda ipotesi depone, invece, il fatto che la contrada Vocante, ancora oggi, presenta le caratteristiche di un fondamentale nodo viario dal momento che da questa regione si dipartono una trazzera e diverse vie interne che solcano le vicine contrade nebroidee (Rasc, Aral, Romei, Romito,

Radicata, Zupardu, Portella Carcari).


Per quanto concerne, poi, l'identificazione del centro urbano principale a cui mettere in relazione questo complesso abitativo rurale, non sembrano esserci dubbi sulla sua attribuzione alla civitas di AmestratusJ7

Qutufuni di Archeologia
SlutlO Stefano

ebroidea:

di CQmastra

L'abbazia basiliana
I ruderi dell'abbazia di Santa Maria del Vocante (o de Bucanto), oggi isolad~ si trovano quasi al centro dell'omonima contrada, in un'area pressoch pianeggiante detta "u chiami 'a chiesa" che rappresenta un importante crocevia, visto che verso Sud (ovvero verso l'entroten'a) c' la trazzera che, a destra, attraverso il ponte di Romei, porta a Mistretta, mentre a sinistra, attraverso la contrada Romito - e facendo da confine ai feudi di Radicata a sinistra, e Zupardu a destra - va a raggiungere a Portella Carcri la trazzera regia che conduce fino a Capizzi; mentre verso Nord (cio verso il mare) si dipartono dalla contrada Vocante altre due arterie principali, alle quali si affiancano le altre pi piccole: la "strata ri' Vacanti" e la trazzera Rasc-Aral, entrambe colleganti la contrada Vocante con la tI'azzera regia della

"strata 'a Serra",


f).

t
I~
3

li
15,17m

L'abbazia, probabilmente costruita gi in et bizantina, si sovrappone esattamente al di sopra di quello che appare essere come il livello superiore del precedente complesso abitativo di et romana, orientandosi, pressappoco come quest'ultimo, in senso SO-NE, come era consuetudine delle strutture abbaziali basiliane, La sua pianta ad aula rettangolare, misura 6,65 x 15,17 metl'i ed ad una sola navata tenninante con un'abside in cui - come abbiamo gi detto - sono stati riutilizzati materiali di epoca classica, Il muro di facciata (spesso l m), oggi quasi del tutto caduto, mentl'e i muri laterali (13,80 m di lunghezza x 0,70 m di spessore) sono ancora superstiti e sembrano essere stati realizzati in tempi diversi con pietra arenaria dolce presa in Iaea e sistemata in file regolari, i cui interstizi sono stati occlusi con cocci di chiara fattura medievale murati con abbondante malta, ma che non presentano alcuna traccia di intonaco, mentre sono ancora visibili segni della decorazione parietale all'intemo della calotta dell'abside (profonda 2m). Da quanto detto finora, evidente che il complesso - ma, pi in generale, l'intero comprensorio - di contl'ada Vocante rivest un ruolo fondamentale per la storia della comunit stefanese e che il mosaico pOliato alla luce casualmente, quindi, non sarebbe che un'ulteriore testimonianza dell'esistenza di un importante insediamento ellenistico-romano sorto tra i comuni di Mistretta e Santo Stefano di Camastl'a, di cui, purtroppo, si sa ancora troppo poco e che invece - da quanto ci testimoniano le evidenze archeologiche - fu chiamato a ricoprire un ruolo cruciale per questa regione nebroidea a partire dall'et arcaico-classica e fino a quella alto-medievale,

L'area archeologica

di Contrada Vocante

NOTE:
1 2

Vedi illfi'a p.23.

Il Dott. Vittorio Alfieri rivolge personalmente un sincero ringraziamento all'On. Sebastiano Sanzarello e alla Dott.ssa Antonella Maniaci per la sensibilit e la disponibilit dimostrate nel collaborare con l'Associazione Culturale Rest@rt a.p.s. ai fini della promozione e della valorizzazione dei Beni Archeologici in oggetto - ma anche della Comunit Nebroidea tutta - avendo dimostrato di condividere gli stessi intenti di chi scrive volti alla conoscenza e alla divulgazione ad un pubblico esteso dell'importanza di questa area che, se non adeguatamente attenzionata dagli Enti Regionali preposti alla tutela dei Beni Culturali Archeologici rischia di essere dimenticata e - fatto ancora pi grave - deteriorata dall'azione distruttiva della Natura e, ahim, anche da quella dell 'uomo. Per evitare che ci accada, gli stessi proprietari - che hanno gi ottenuto dagli organi competenti l'autorizzazione a condurre degli scavi archeologici - sono alla ricerca di Enti qualificati e determinati ad aiutare loro e tutti quanti amano la Cultura a dissotterrare queste importanti testimonianze del Passato che meriterebbero soltanto rispetto, ammirazione e devozione da parte di tutti e che invece faticano a porsi ali 'attenzione di molti "addetti ai lavori" dal 2008 ad oggi in altre faccende affaccendati.
3 A ulteriore dimostrazione del fatto che l'Archeologia viene fatta in primis da chi frequenta e vive i luoghi aperti e solo in secundis dagli addetti ai lavori che dirigono, controllano e criticano tutto dal chiuso della stanza dei bottoni, riportiamo due episodi nan-atici rispettivamente dalla Sig.ra Antonella, la quale al momento di acquistare questi teiTeni sent parlare di una misteriosa e leggendaria "truvatlra" (un ricco tesoro nascosto da trovare), e dal Sig. Sebastiano, che seguendo le tracce di una volpe not una strana buca nel terreno che, tra cumuli di pietre ammassate in superficie, aveva apelto un varco in quella che da l'idea di essere una camera sottenanea.

Anche dalle fotografie qui di seguito pubblicate si possono intuire le reali dimensioni parziali del mosaico messo in luce, che misura sul lato minore (quello dei girali) circa 1,40 m per una profondit in lunghezza (quella delle squame) stimata in pi del doppio della misura precedente, ovvero in circa 3,40 m.
4 5 I confronti stilistici e cronologici con i mosaici del Lazio sono stati effettuati da chi scrive in collaborazione con la Dott.ssa Maddalena De Rosa, validissima ricercatrice e ottima amica, che in queste righe si coglie l'occasione di ringraziare in modo sincero. 6 7

Cfr. M. DE FRANCESCHINI, Ville dell'Agro Romano, Roma 2005. Italiana per lo

Cfr. G. SABATlNO - S. LANZA- M. TRISCARI, Appendice tecnica Il, in "Atti dell'Vlll Colloquio de II' Associazione Studio e la Conservazione del Mosaico", Firenze 21-23 Febbraio 2001, Ravenna 2001, pp. 707-711 Si veda V. ALFIERI, Scoperto un mosaico a S. Stefano di Camastra, in II Centro Storico di Maggio 2008, pp. 12-13. S. RUGGERI 1981, p. 22. C. FILANGERI 1978, p. IO.

8 9 lO

11

La presenza di questo insediamento rurale romano un'ulteriore confelma a quanto gi ipotizzato da S. Ruggeri nel suo libro del 1982 a pago 13, dove egli asseriva che: certamente Mistrel/a e i suoi casali formavano un unico territorio fin dai tempi p remoti e

la loro configurazione territoriale rispecchia quella tipica dell'epoca romalla.


Per maggiori approfondimenti sulla Villa Lancin di Tusa cfr. M. A. MASTELLONI, Tusa (ME): pavimenti da uno scavo di A. Salinas (J 9/2). Nota preliminare, in "Atti dell 'VIlI Colloquio dell'Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico", Firenze 21-23 Febbraio 2001, Ravenna 2001, pp. 707-711; e S. LEVANTO, /mosaici clelia villa romana cii Tusa, in Paleokastro Anno III - N.9 (dic 2002), pp. 33-38. 13 Si veda A. PETTI EO 2008, p. 84.
12 14 15

Cfr. U. SPIGO,Archeologia a Capo cI'Orlanclo, Milazzo 2004.

Tra l'altro, da analisi minero-petrografiche condotte sui mosaici di questa villa orlandina emerso che le tessere qui impiegate sono state ottenute da rocce affioranti sia sul versante jonico sia sul versante tin-enico della provincia messinese, cos come anche le tessere della "Villa di Piano Fontane" di contrada Lancin a Tusa (cfr. U. SPIGO, op. cit., p. 101); pertanto, non fuori luogo ipotizzare che il pavimento musivo della struttura di contrada Vocante di Santo Stefano di Camastra sia da mettere in stretta relazione, da un punto di vista sia artigianale che artistio, proprio con quelli degli insediamenti di Capo d'Orlando e di Tusa, considerandolo frutto di un diffuso gusto dell'epoca e opera di maestranze comuni note e ricercate nell'hinterland tirreniconebroideo.
16 17

Cfr. S. RUGGERI 1981, p. 27.

Civitas decumana di cui parla Cicerone nelle Verrinae e che stata onnai riconosciuta con certezza nella cittadina messinese di Mistretta. Per la diatriba sull'identificazione di Mytistraton e di Amestratus cfr. P. FIORE,Amestratus Mytistrat/lln Mis/reI/a?, in Sicilia Archeologica N. 36 (Anno XI), Roma 1978, pp. 53-59 e L. FIOCCHI - N. MARINONE (traduzione e note di), Marco Tullio Cicerone: il processo di Ven'e, Milano 1992, p. 651, nota n. 85.
18 Oltre all'edificio di culto andrebbero ricercate nei dintorni tutta una serie di strutture che sicuramente consentivano alla comunit che l viveva di esercitare lo sfruttamento del ten-itorio circostante e afferente al cenobio basiliano. Questa considerazione suggerita dalla logica ma anche dalla descrizione grafica dei luoghi fatta da Camillo Camilliani nell'ultimo ventennio del XVI secolo.

Le anfore da trasporto nel mondo antico


di Francesco Collura

Le anfore - dal greco cl: Il cP

(amfl, cio "da entrambe le parti") e cP 8

w ifero,

che vuoi dire "p0l1are")-

erano contenitori molto diffusi nell'Antichit, caratterizzate generalmente da collo alto, terminazione 'a punta' e presenza di doppia ansa, realizzate in argilla molto resistente in vista del loro utilizzo come recipienti da hasp0l10. In esse venivano conservate il vino, l'olio, ma anche olive, miele, salsa di pesce (grum), soprattutto se questi prodotti erano destinati ad essere trasp0l1ati. Esistevano contenitori anche per la conservazione

domestica: si trattava di anfore di dimensioni pi ridotte, facili da maneggiare, e soprattutto di pithai o dalia, cOlTispondenti alle nostre giare, dove erano contenuti in grandi quantit sia prodotti liquidi (vino e olio) ma anche granaglie, frutta, ecc. Le anfore da hasporto erano solitamente stipate nelle navi per essere destinate anche in luoghi molto distanti. lImumerevoli coinvolgevano studi nell'ultimo secolo hanno interessato le rotte conunerciali che

questi contenitori, localizzando centri di produzione sparsi in area meditenanea, con scambi e

traffici commerciali a largo raggio: cos, sono assai note le anfore Corinzie di tipo A e B, quelle dell'isola di Chios, le cosiddette "pseudo-chiote" o MGS II di produzione calabrese, quelle greco-italiche di produzione

magno-greca, e ancora, nell'Egeo, le anfore di Rodi, di Kos, di Thasos, ecc. Questi manufatti costituiscono un imp0l1ante indicatore in ogni ricerca archeologica, sia per definire la cronologia di un abitato che per intuirne lo status socio-politico e le dinamiche economico-cOlmnerciali. Esse infatti COlTispondono a precise tipologie gi

da tempo inquadrate sotto l'aspetto delle datazioni e, in molti casi, dei centri di produzione. La presenza in un sito di anfore provenienti da luoghi di produzione ben detenninabili, l'entit dei rinvenimenti di precise tipologie, il il volume degli scambi e la vitalit

loro ipotizzato contenuto, possono servire a valutare concretamente

cOlmnerciale di un centro antico. Rimanendo nell'ambito del nosho telTitorio nebroideo, disponiamo di dati significativi solo per i siti di KalAkt ed Apollonia, grazie ad alcune esaudienti pubblicazioni', menhe si rimane in attesa di puntuali relazioni di scavo, con particolare riferimento ai materiali rinvenuti, per Halaesa. Per Caronia-Kal Akt, ad esempio, disponiamo di interessanti dati editi e degli esiti delle ricognizioni effettuate da chi scrive nell'area dell'abitato antico, oggi in buona pm1e occupata da campagne. In pm1icolare, nella collina, sede dell'abitato principale di et ellenistica e di inizio impero, sono davvero innumerevoli e di diverse tipologie le porzioni di anfore esaminate e catalogate. La loro cronologia molto ampia, a partire dalla seconda met del V secolo a.C fino ad epoca tardoantica. Si tratta di manufatti importati nella gran pm1e dei casi, tranne che per due tipologie di probabile produzione locale, enhambe inquadrabili in et imperiale'. La fase di maggiore

concentrazione conisponde all'epoca medio e tardo-ellenistic,a ed al primo impero, con una rilevante presenza di anfore greco-italiche, delle quali si riesce a seguire, athaverso gli esemplari, l'intera evoluzione; ben attestate e 2-4, le Tripolitane e le Africane piccole. In linea generale, nell'area dei

sono anche le Lamboglia 2, le Dressell

Nebrodi occidentali, si assiste alla presenza di precise tipologie anforarie, strettamente legate, sotto l'aspetto cronologico, alle fasi di maggiore sviluppo delle pleis che vi gravitavano (Halaesa, Kal Akt, Apollonia, Halontion, Agathyrnon). Le principali tipologie riscontrate sono di seguito descritte e coprono un arco di tempo compreso ha la fine del IV secolo a.C ed il I-II secolo d.C Si ribadisce la netta prevalenza di manufatti importati, soprattutto dalla penisola italiota, ma anche dall'area egea e dalla penisola greca. Le tipologie pi antiche ampiamente attestate nel nostro telTitorio sono costituite dalle cosiddette "pseudo-chiote", presenti in

siti frequentati ha la fine del VI e la [me del V secolo a.C Nella gran parte dei casi si tratta di produzioni locresi e, pi in generale, di area calabrese. Esse ebbero una larghissima diffusione nella parte settentrionale e nord-

orientale della Sicilia. Alla seconda met del V e buona parte del IV secolo a.C si riferiscono le anfore di tipo Corinzie B o Corciresi, prodotte in diversi centri del MeditelTaneo e non esattamente inquadrabili in una

tipologia formale fissa. Rimanendo nella nostra area, ne sono stati individuati esemplari a Caronia, a Pizzo Cilona, a Monte Scurzi e anche a Monte Trefinaidi. Le anfore greco-italiche si diffusero a partire dall'ultimo

qum10 del IV secolo a.C nell'area del Meditenaneo occidentale, rimanendo in circolazione, nelle fOlTl1epi tarde, fino al II secolo a.C Tra i centri di produzione, un ruolo impol1ante rivestito dalla Campania, in

particolare delll'area del golfo di Napoli. Le dimensioni medie di questi contenitori alTivano a 90 cm circa di altezza, sebbene esistano anche esemplari pi piccoli (55 cm). La loro fOlTl1a si evolve nel corso di due secoli: in particolare, si osserva il ribassamento progressivo dell'orlo, che nelle fOlTl1e pi tarde quasi coincide con quello delle Dressell, che ne costituiscono la naturale evoluzione a partire dallo stesso II secolo, nel corso del quale

una "variante" costituita dalle anfore Lamboglia 2. Questa tipologia di contenitori vinari da trasporto assai

Quaderni di Archeologia Nebroidea: Salito Ste/allo di Camastra

diffusa nei centri dei Nebrodi occidentali ed stata rinvenuta in ogni contesto di et ellenistica, sia urbano, sia peri urbano che nlrale. Le caratteristiche sono quasi sempre le stesse: argilla di colore beige-rosato con inclusi, relativamente compatta, riferibile a produzioni campane, anche se non mancano esemplari morfologicamente diversi, prodotti forse in altre aree meridionali dell'Italia e in Sicilia. Relativamente ben attestate sono le anfore rodie (IIl-1 secolo a.C.), provenienti appunto dall'isola di Rodi, diffuse in tutto il Mediterraneo e nel Mar Nero, a testimonianza del grande successo del vino prodotto nell'isola egea, attestato dalle fonti. Caratteristica di questi contenitori la presenza di bolli sulle anse con indicazione dell'anno e del mese di produzione e di sigilli supplementari configurati in genere a fOlTl1a di rosa, simbolo dell'isola. Naturale evoluzione delle greco-italiche sono le Dressel I, che nel I secolo a.C. le sostituiscono definitivamente, riprendendone nella sostanza le

caratteristiche (corpo slanciato, lunghe anse a sezione ellittica, bordo simile alle greco-italiche ma notevolmente ribassato e quasi aderente al collo, puntale pieno tronco-cilindrico). nell'Italia centro-meridionale. I centri di produzione sono stati localizzati i contenitori Dressel 2-4, che

Intorno alla met del I secolo a.c. compaiono

gradualmente vanno a sostituire del Dressell.

Caratteristica di queste anfore l'ansa bifida con profilo a gomito

applicata appena sotto l'orlo ed il fondo a puntale o anche, pi raramente, con piede ad anello. Questi manufatti si ispirano alle anfore di Kos, anch'esse con ansa bifida, e sono largamente diffusi tra il I e Il secolo d.C., sebbene ne siano stati rinvenuti esemplari anche in strati di III secolo. Queste anfore erano prodotte, tra l'altro, a Pompei e in genere nel Lazio e nella Campania (le loro caratteristiche peculiari sono: argilla beige, gomito delle anse

arrotondato, stacco netto tra corpo e spalla), ma una grande quantit proviene dalla Tarraconense, dove sono caratterizzate da argilla di colore rosso con inclusi biancastri (calcare), con orlo svasato, anse ad angolo e stacco tra spalla e corpo poco accentuato. In et imperiale si assiste alla diffusione di un grandissimo numero di tipi anforari, in pal1e catalogati nella tavola Dressel, ma con molte varianti locali e tipologie che si vanno scoprendo in seguito agli scavi condotti nei diversi centri dell'Impero. Le f0ll11eoriginarie si evolvono, talvolta in maniera peculiare, attestandosi fino ad et proto-bizantina. La fascia tirrenica si distingue per la presenza di diversi centri di produzione, operanti tra IV e VI secolo d.C., di un particolare tipo di contenitore, in cui veniva conservato il vino prodotto localmente per essere esportato soprattutto verso la penisola: si tratta di una tipologia non ancora ben inquadrata, inizialmente classificata in Crypta Balbi 2 - come accennato - i cui centri di produzione sono stati finora individuati in diverse localit (Tenllini Imerese, Caronia, Capo d'Orlando, Falcone, ecc.). Il tipo sembra un'evoluzione del tipo Mid Roman per la presenza di un breve collo con orlo poco largo, doppia ansa a

semicerchio, corpo panciuto, con una caratteristica base ad anello e fondo rientrante ombelicato. Il rinvenimento di reperti anforari riveste sicuramente grande importanza non solo nel corso di scavi sistematici, ma anche nelle ricerche di superficie, tenuto conto della loro possibilit di persistenza in terreni a forte declivio, come sono generalmente quello del versante nebroideo, dove le ceramiche fini, invece, risultano spesso ridotte in frammenti minuscoli e quasi irriconoscibi~i o rimangono insistentemente celate sotto il terreno. Le loro dimensioni e ne consentono una possibile messa in luce ed e frequentazioni non

caratteristiche intrinseche, pur nella inevitabile frammentazione, una persistenza sul teneno, rendendoli

utili strumenti guida per stabilire cronologie

altrimenti desumibili. L'esame macroscopico delle argille pu consentire, spesso, di definirne la provenienza. E' il caso di paste contenenti inclusi nerastri di origine vulcanica, che ne suggeriscono la produzione in detelTl1inate aree, quali ad esempio l'area del golfo di Napoli ( il caso di molti esemplari di anfore greco-italiche), l'area etnea. Oppure quello di certi impasti di colore beige chiaro-avorio, Lipari o

molto porosi e contenenti minuscoli

inclusi, caratteristici in particolare delle produzioni locresi. O ancora, per rimanere nell'area in argomento, di argille di colore arancio vivo, compatte, con inclusi di pietra rossastra, rilevata ad esempio per le produzioni di area calactina. A Monte Trefinaidi, nello specifico, un valido aiuto per l'inquadramento cronologico del sito, ma anche per una definizione delle modalit di vita dei suoi occupanti, stata costituita dal rinvenimento di diversi frammenti di anfore, alcuni dei quali diagnostici (orli, anse, puntali): si tratta, in particolare, di esemplari di anfore greco-italiche antiche, di Corinzie B e con orlo ad echino, utili per inquadrare l'occupazione del rilievo montuoso soprattutto tra la seconda met del IV e la prima met del III secolo a.c. La loro (relativamente) diffusa presenza suggerisce che gli occupanti del fortino facessero largo uso di vino, faticosamente trasportato fin qui in questi contenitori a dorso di mulo.

NOTE:
Cfr. A. LINDHAGEN 2006 e C. BONANNO 2009 per Kal Ah.'te C. BONA O2009 per Apollonia. Ci riferiamo, per la precisione, ad un tipo di contenitore con anse a 'tortiglione" (et imperiale medio-alta) e di contenitori vinari dello stesso tipo prodotto localmente nella fornace di c.da Chiappe, simili alle "Crypta Balbi 2" (IWI secolo d.C.), caratterizzate da un 'argilla di colore arancio con molti inclusi di quarzi te e di pietrisco rossastro.
J

A. Contrada Ara (Fondo ''Tbini'' e aree limitrofe)

TOI (N.Inv.23024). Brocchetta (lekythos aryballica) di produzione coloniale con ansa verticale, corpo globulare e piede anulare. Acroma tranne nella parte mediana e in quella superiore, verniciate color aranciobruno. Integra con lacuna nell' orlo. Alt. 11,5 cm; diamo max. 8,7 cm. Fine VI - inizi V secolo a.c.

CATALOGO DEI PRINCIPALI REPERTI ARCHEOLOGICI STEFANESI

T02 (N.Inv.23023). Olpe di produzione coloniale con ansa verticale e piede piano. Acroma tranne nella parte superiore verniciata di bruno. Alt. 12,5 cm; diamo orlo 5,0 cm; diam. max. 7,5 cm. Lacuna nell'orlo e nel collo. Fine VI - inizi V secolo a.c.

T03 (N.Inv.23022). Olpe trilobata acroma di produzione indigena. Fascia di colore bruno attorno al corpo. Piede anulare, bocca trilobata. Alt. 19,5 cm; diamo max. 13,3 cm. Lacuna nel collo, foro sul fondo. Fine VI secolo a.c.

MT04vv (N.Inv.2328l

e ssg.). Varie ghiande missili in

piombo anepigrafi di forma ellissoidale allungata terminate a punta da entrambe le estremit. Lungh. media 3 cm circa; diamo medio 1,4 cm circa; peso medio 30,0 gr. circa Databili tra il IV e il III secolo a.c.

MT08. Grumo lavorazione. Datazione incerta

di

piombo,

probabile

scarto

di

C. Contrada Vocante (area della Villa romana e terreni circostanti)


MT05. Porzione di parete e di bordo di grande contenitore in ceramica grezza. Argilla non raffinata con numerosi inclusi di medie e piccole dimensioni. VIV secolo a.c.

VOI. Fallo in bronzo della lunghezza di 5cm. Et ellenistico-romana.

MT06. Shyphos a vernice nera di forma concavoconvessa. Argilla porosa, vernice talvolta evanida. Piede poco pronunciato. Fine IV - inizio III secolo a.c.

V02a-b-c-d-e-f. Anelli in bronzo e in argento (?) del diametro medio di circa 2 cm a fattura semplice, tranne l'anello V02d, che presenta un espansione circolare su cui inciso un monogramma cruciforme, e l'anello V02f, a fascia estesa, su cui presente una decorazione a punti nature. Et tardo-imperiale o proto-bizantina.

V03a-b-c-d. Fibbie in bronzo di varia foggia. Et tardo-imperiale o proto-bizantina.

MT07a-b-c-d-e-f. Quattro anse e due puntali riferibili almeno a quattro diverse anfore da trasporto. Databili tra il IV e il III secolo a.c.

V04. Ago in bronzo. Si conserva per una lunghezza massima di 10,5 cm. Epoca romana (?).

V09a-b-c-d-e-f. Proiettili in piombo di forma sferica e eli issoidale (V09a). Epoca ellenistico-romana. V05a-b-c-d-e-f. Chiodi quadrangolare e circolare. Epoca romano-bizantina. in bronzo a sezione

VlO. Elemento in bronzo di forma piramidale con decorazione a raggiera e spuntone sul retro. Probabile applique. Epoca bizantina.

V06. Statuetta in bronzo dell'altezza di circa 5 cm dalla silhouette a uccello ma con busto e volto umano femminile. Et ellenistico-romana.

V07. Bottone in bronzo di forma circolare decorazione a reticolo di puntini rialzati. Et medievale (?).

con

Vlla-b-c. Sigilli/bolli mercantili in piombo di forma pressoch circolare. Su una faccia, in rilievo, rispettivamente: testa di Athena elmata (V 11a), pegaso (V 18b) e lettere AT (VIle). V secolo a.C.

V08a-b-c. Contrappesi in piombo. Epoca romana imperiale.

VI2a-b. Anelli in bronzo. Epoca ellenistico-romana.

V 13. Tegola fittile con listello a sezione rettangolare. Frammentaria. Alla base del listello si attacca una grappa in piombo. Lungh. max 16 cm; largh. max 14 cm; spesso 3,5 cm. III secolo d.C.

102. Moneta in bronzo emessa dalla zecca di Alesa Archonidea. DI Testa laureata di Apollo a destra con i capelli lunghi riccioluti tenuti insieme dal calamistro; RJ Apollo nudo in piedi a sinistra, con faretra sulle spalle, con la mano sinistra regge una cetra posata a terra, con la mano destra tiene un ramoscello; intorno la legenda AAAILAL e un monogramma. Seconda met del III secolo a.c.

V14. Mosaico pavimentale composto da tessere lapidee bianche e nere. Frammentato e staccato dal sito originario. Le tessere formano un motivo floreale. Lungh. max 25 x 18 cm. Fine II - inizio III secolo d.C.

103. Moneta in bronzo (dilifron) emessa dalla zecca di Siracusa. DI Testa barbata e laureata di Zeus Eleutherios a sinistra, con i capelli fluenti sulla nuca; RJ Cavallo libero al galoppo verso sinistra; linea di esergo; intorno LYP AKOHQN (?)

D. Materiali incerta

erratici

dalla

provenienza

101. Cuspide di lancia piatta in ferro (?). Lungh. max. 11,5 cm; peso 32,5 gr. Datazione incerta (ma comunque inquadrabile preistorica).

in et

BIBLIOGRAFIA
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IV

DESCRIZIONE DELLE ILLUSTRAZIONI


(da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso)
IN COPERTINA Cratere a colonnette di produzione indigena (VI-V sec. a.C.) rinvenuto nella contrada Ara di Santo Stefano di Camastra. NEL RISGUARDO Veduta panoramica la collaborazione) DI SfNISTRA del paese di Santo Stefano di Camastra da Sud,

A PAGINA 18 Veduta della cima del Monte Trefinaidi (1.165 m.s.l.m.). Veduta panoramica delle creste collinari Ara che costituiscono di Santo l'area di archeologica Camastra. A PAGINA 20 Carta del territorio di Santo Stefano di Camastra delle maggiori aree di interesse storico-archeologico. A PAGfNA 21 Veduta della facciata del Santuario del Letto Santo (o della Santa Croce) di Santo Stefano di Camastra come appariva prima dei lavori con l'indicazione di contrada nel comune Stefano

dal fondo di propriet del Sig. Tonino Gagliano (che si ringrazia per in localit Favat.

A PAGfNA 6 Relazione di Sebastiano "Archeologia

di restauro eseguiti nella seconda met del XX secolo. Boscia nel corso del Convegno intitolato Veduta da Est della cittadina di Santo Stefano di Camastra. Rilievo grafico stefanese. A PAGfNA22 Anse e puntali di varie anfore rinvenuti in dispersione nell'area del Boscia in uno scambio di idee sul Monte Trefinaidi. Numerosi frammenti fittili raccolti in contrada Ara nel 2008. Dettaglio dell'area nebrode-madonita dalla Carta della Sicilia Filippo Cluverio (Leida, 1619). A PAGfNA23 Rilievo grafico di un/ollaro Rest@rt a.p.s. (Rossella Tirreno stefanese. Pavimento musivo di et romana scoperto in contrada Vocante nel territorio del comune di Santo Stefano di Camastra. A PAGfNA24 ruggeriano rinvenuto nei fondali del Mar di una cuspide di lancia rinvenuta nel territorio

e Territorio" svoltosi presso il Palazzo Armao di Santo

Stefano di Camastra il 31 Gennaio 2009. A PAGfNA 7 Vittorio Alfieri in un momento di riflessione sul Monte Trefinaidi. Francesco Collura e Sebastiano Monte Trefinaidi. A PAGfNA 8 Relazione di Pippo "Archeologia l membri studiare Milazzo. A PAGfNA Il Radici di un albero di ulivo che hanno riportato in superficie e che tutt'oggi custodiscono i resti della villa romana di contrada Vocante a Santo Stefano di Camastra. Rilievo grafico di una tipica scena bacchica.

di

Pezzino

nel corso

del Convegno

intitolato

e Territorio" svoltosi presso il Palazzo Armao di Santo dell'Associazione Culturale custoditi

Stefano di Camastra il 31 Gennaio 2009. Rizzari, Rossella Battaglia, Ester Oddo e Vittorio Alfieri) nell'atto di i reperti fittili stefanesi presso l'Antiquariul71 di

Ruderi dell'abbazia Bucanto).

basiliana

di Santa Maria del Vocante

(o de'

Ruderi della torre di Serravalle nei pressi della cosiddetta "curva ru . teleifu" nel comune di Santo Stefano di Camastra. A PAGfNA25

A PAGINA 12 Rilievo grafico della moneta argentea emessa dalla zecca di Naxos intorno alla met del V sec. a.C. e rinvenuta nella necropoli di contrada Ara a Santo Stefano di Camastra. Carta della Sicilia Antica di Quad von Kinckelbach (1600). A PAGfNA 13 Veduta dell'area archeologica Gioiosa Marea (ME). A PAGINA 14 Veduta dell'area archeologica Particolare d'Orlando (ME). di Troina (EN). di contrada San Gregorio a Capo della Villa Bagnoli

Disegno della torre di Serravalle (1583 ca.). Carta delle torri seicentesche della Sicilia. A PAGfNA 28

realizzato

da Camillo Camilliani

presenti

sulla costa centro-tirrenica

Sebastiano Boscia in visita al cosiddetto "Ponte Vecchio" di Caronia. di Gioiosa Guardia nel territorio \ di A PAGfNA29 Sebastiano Cupani. A PAGfNA30 Sebastiano Boscia in contrada Lavanca, sito del vecchio casale medievale di Santo Stefano di Mistretta. di Monte Scurzi tra i comuni di A PAGfNA 31 Rilievo planimetrico dell'area archeologica di contrada territorio del comune di Santo Stefano di Camastra. A PAGfNA32 Veduta da Sud della collina che ospita la necropoli di contrada Aria. sul Monte Vecchio nel nel territorio del Grande vaso contenente contrada Ara. Vista fronte/retro resti ossei frammentati preveniente da Aria nel di Militello (ME). Boscia in escursione di avventura nei boschi Calogero dei Monti Giangardella Nebrodi e Biagio insieme ai compagni

A PAGfNA 15 Veduta del sito archeologico di un pavimento (ME). di San Pietro di Deca nel territorio del Militello Rosmarino (ME) e Sant'Agata Particolare San Marco d'Alunzio

in opus signinul11 dal centro storico di

Veduta dell'area archeologica comune di Torrenova (ME). A PAGfNA 16

Veduta dell'area archeologica di Apollonia territorio del comune di San Fratello (ME). Veduta della grotta preistorica comune di Acquedolci (ME).

di una lucerna

l11onolychne e di una lekythos

di San Teodoro

utilizzate come corredi funerari nella necropoli di contrada Ara. A PAGfNA 33

A PAGINA 17 Veduta dell'area archeologica di localit Marina del comune di Caronia (ME). Veduta del sito archeologico comune di Caronia (ME).

Pantano

nella frazione del (ME)

Rilievi grafici di vari reperti rinvenuti Ara.

nella necropoli rinvenuto

di contrada di

di Pizzo Cilona

nel territorio di Mistretta

Frammento di bordo di un grande pythos contrada Ara. nell'area dell'abitato A PAGfNA34 Probabili resti di strutture di contrada Aria.

nell'abitato

Strutture murarie in grossi conci squadrati e in mattoni crudi scoperti eseguiti alla fine degli Anni '90

Veduta dei ruderi del castello arabo-normanno durante i lavori di riqualificazione del XX secolo.

murarie a carattere

rituale presenti sul

crinale pi settentrionale

della necropoli di contrada Ara.

A PAGINA 35 Esempi di sepolture ad incinerazione si ti archeologici siciliani. Cratere a colonnette Esempi di sepolture (fine VI - inizio V sec. a.C.) proveniente ad inumazione cosiddette "a cassa" dalla necropoli di contrada Ara probabilmente utilizzato come sepoltura. e "alla in urna e su pira da due diversi

A PAGINA 51 Rilievo planimetrico della Villa del Casa/e di Piazza Armerina (EN). Resti d una villa romana con termae ad Atene. A PAGINA 52 Resti delle terme della Vii/a Bagnoli di Capo d'Orlando (ME). Resti di uno degli ambienti del complesso termale di Terme Vigliatore (ME). A PAGINA 53 Dettaglio dello stato di conservazione Particolare degli elementi decorativi

cappuccina" da due diversi siti archeologici siciliani. A PAGINA 36 Esempi di tombe ricavate direttamente

nel banco roccioso in epoche

storiche ed in orizzonti culturali differenti da due diversi siti siciliani. Vasi a vernice nera utilizzati come corredi funerari in diverse tombe della necropoli di contrada Ara. A PAGINA 37 Ricostruzione grafica di una tipica scena simposiale. A PAGINA 38 Una hydria e un cratere a colonnette stefanesi visti dall'alto. A PAGINA 39 Sequenza dal primo al quinto dei vasi classicheggianti raffigurati nel fregio ovest di Palazzo Armao a Santo Stefano di Camastra. A PAGINA 40 Sequenza dal sesto al decimo dei vasi classicheggianti Alcuni manufatti fittili classicheggianti raffigurati nel fregio ovest di Palazzo Annao a Santo Stefano di Camastra. prodotti alla fine del XIX secolo dalla bottega Armao. A PAGINA 41 Alcuni reperti fittili stefanesi durante le fasi di restauro o immediatamente dopo la conclusione delle medesime operazioni.

del mosaico floreali

di contrada del

Vacante cosi come si presentava nel mese di Aprile del 2012. e geometrici mosaico di contrada Vacante. A PAGINA 54 Resti di substrato cementizio (nucleus), in cocciopesto alcune tessere musive lapidee e resti di conglomerato di contrada Vacante. A PAGINA 55 Veduta d'epoca del borgo della contrada Marina di Santo Stefano di Camastra. Anfora caronese. A PAGINA 56 Resti e ricostruzioni grafiche di varie anfore rinvenute nei fondali e sulla costa di Santo Stefano di Camastra. L'area in cui sorgeva la fornace di epoca romana in contrada Marina a Santo Stefano di Camastra. A PAGINA 57 Tre diversi esemplari monetari rinvenuti sul Monte Trefinaidi: Testa di Zeus/Guerriero; Erakle/Leone; Testa muliebre/toro cozzante. Confronto iconografico con il tipo del "toro cozzante" da un quadro a carattere bucolico realizzato da un pittore mistrettese. Due diversi manufatti fittili rinvenuti nell'area di Monte Trefinaidi. del tipo Ca/acta rinvenuta nei fondali del Mar Tirreno dall'area archeologica

A PAGINA 42 Altri reperti fittili immediatamente A PAGINA 43 Ancora reperti fittili

stefanesi

durante

le

fasi

di

restauro

dopo la conclusione delle medesime operazioni.

stefanesi

durante

le fasi

di

restauro

immediatamente A PAGINA 44 Veduta dell'area

dopo la conclusione delle medesime operazioni.

A PAGINA 58 Resti del fortino militare (phrorion) di Monte Trefinaidi. Veduta della vetta del Monte Trefinaidi interessata da resti e da crolli murari. A PAGINA 59

archeologica

di contrada

Vacante con i ruderi

dell'abbazia

basiliana sullo sfondo in alto.

A PAGINA 45 Disegno acquerellato della "Prospettiva di Serravalle" realizz~to da Camillo Camilliani (1583 ca.). Bolli/sigilli mercantili in piombo rinvenuti in contrada Vacante. Veduta panoramica della contrada Vacante da Sud-Est. A PAGINA 46 Il mosaico romano 'ord-Ovest. Veduta aerea di contrada Vocante visto da Sud-Est di contrada e da

Ghiande-missili e cocci fittili provenienti da Monte Trefinaidi. Veduta aerea dell'area di Monte Trefinaidi. A PAGINA 60 Anfore di tipo italico da un Antiquarium A PAGINA 61 Schema esplicativo delle parti costitutive di un'anfora. Scarti di lavorazione Marina di Caronia. A PAGINA 62 Ricostruzioni grafiche di vari tipi di anfore da trasporto. Ricostruzioni grafiche dell'impilamento e del trasporto su nave delle anfore. A PAGINA 63 Raffigurazione A PAGINA 64 Cuspide di lancia rinvenuta nel sito archeologico a Gioiosa Marea (ME). Ghiande-missili rinvenute sul Monte Trefinaidi. di Gioiosa Guardia di Ares, antico Dio della Guerra. di anfore del tipo Ca/acta da una fornace di di un sito siciliano.

dell'area

archeologica

Vacante

con l'abbazia basiliana e la presunta (sottostante) villa romana. Resti di ambienti posti a ridosso del pavimento musivo tessellato di contrada Vacante. A PAGINA 47 Confronti stilistici con altri mosaici con decorazione "a squame" bicrome o policrome: la Villa Bagnoli a Capo d'Orlando (ME); la Villa Gravina a Roma. Vari reperti metallici (pesi, biglie, chiodi e fibule) di diverse epoche storiche rinvenuti in contrada Vacante. A PAGINA 48 Rilievo planimetrico Vocante. della chiesa abbaziale di Santa Maria del a Castel di Tusa (ME) e le Terme di Caracalla

A PAGINA 65 Varco difensivo ricavato tra le mura dell'antica citt di Selinunte.

Veduta da Sud-Est e da Sud-Ovest resti della villa e dell'abbazia. A PAGINA 50

della collinetta su cui insistono i

NEL RISGUARDO Foto di gruppo di Milazzo

DI DESTRA dell'Associazione Rossella Culturale Battaglia, Rest@rt Sebastiano

dei membri

a.p.s. insieme con l'indiana Jones dei Nebrodi presso l'Antiquariwl1 (da sinistra a destra: Boscia, Rossella Rizzari, Vittorio Alfieri, Ester Od do).

Scorcio prospettico di una delle domus romane dell'antica Pompei.

Con il patrocinio del Comune di Santo Stefano di Camastra