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Sicani: i primi abitanti della

Sicilia. Insediamenti risalenti


all’8000 a.C.
di Cristiano Luchini - 3 Maggio 2020 831

Sicani cacciano un bisonte (Bison Priscus).

Sicani: i primi abitanti della Sicilia.


Insediamenti risalenti all’ 8000 a.C.
Presenti in tale epoca anche con disegni
rupestri in aree costiere come l’Addaura
(vicino a Palermo).

Dei tre popoli più antichi della Sicilia (Sicani, Siculi,


Elimi), i Sicani indigeni (o Sicani) della Sicilia centrale e occidentale
erano presenti fin dalle origini, in quanto le testimonianze
suggeriscono una più recente introduzione della civiltà siciliana
(“siculiana”) nella Sicilia orientale e di quella elima nel nord-ovest. È
importante notare che elementi di tutte e tre le società potrebbero
essere stati effettivamente indigeni; potrebbe essere stata la cultura dei
Siculi, piuttosto che il popolo stesso, ad arrivare da altre regioni. (È
teoricamente possibile che un numero relativamente piccolo di
individui di una società più “avanzata” possa essere arrivato nella
Sicilia antica, possibilmente per il commercio, portando la
conoscenza delle proprie divinità, della cucina e dei sistemi di
scrittura ai primi Sicani o ai primi Siculi).

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Sicani: i primi abitanti della Sicilia. Insediamenti risalenti all’8000 a.C.

Archeologicamente e socialmente, le differenze tra i Sicani e i Siculi


erano sottili in tempi più “recenti” (cioè nel 600 a.C.), anche se le loro
lingue –eventualmente utilizzando caratteri basati su caratteri fenici
— si distinguevano l’una dall’altra. I reperti archeologici più rilevanti,
e certamente quelli privi di influenze culturali esterne, si riferiscono al
periodo precedente le incursioni fenicie e greche in Sicilia (circa 800
a.C.). Gran parte della nostra conoscenza dei primi siciliani ci
proviene da fonti letterarie greche o, in alcuni casi, quasi storiche.
Dato l’abbellimento poetico, pochi di questi autori “stranieri”
sembrano essere particolarmente affidabili, e alcuni (in particolare
Diodoros Siculus) sono notoriamente capricciosi. Basta guardare alle
caratterizzazioni greche e romane piuttosto negative dei vicini fenici e
cartaginesi per rendersi conto che la parzialità storica e il
revisionismo non sono una novità.

La scarsa conoscenza dei sicani si basa su elementi importanti per


l’identificazione di qualsiasi civiltà – la loro lingua, la loro letteratura,
la loro religione, la loro storia registrata o le loro tradizioni secolari.
Per la maggior parte di questi aspetti, il nostro studio della storia
registrata sicana (e “proto-sicanica”) è estremamente limitato rispetto
a quello degli antichi assiri, dei cinesi, degli etiopi, degli egiziani, dei
fenici, dei greci e dei romani. Quando le prove sono scarse,
l’archeologia diventa una scienza imprecisa, basata su teorie e
(spesso) supposizioni. Al di là di vaghe generalità, gli archeologi
“esperti” raramente concordano sulle implicazioni più sottili delle
loro scoperte. Le loro conclusioni si basano spesso sull’arte (o su ciò
che ne rimane), sulle tracce fenicie, greche,
paleocristiane. Il sicanese è stato scritto con l’alfabeto fenicio.
dell’architettura (tipicamente fondazioni e necropoli), studi
comparativi (l’influenza di culture straniere ben conosciute) o
testimonianze storiche (descrizioni di stranieri), fortunatamente
incrementate da analisi scientificamente affidabili (come i processi di
datazione).

I sicani erano abili cacciatori.

Nel caso di culture a lungo estinte come quella dei Sicani,


l’archeologia è la nostra migliore strada per una maggiore
conoscenza, anche se oggi è integrata da studi multidisciplinari che
coinvolgono la climatologia e altre tematiche. Alcune ricerche
genetiche, ad esempio, possono fornire informazioni generali sui
modelli migratori dei popoli antichi, anche se anche l’identificazione
di marcatori genetici tipicamente “sicani” si è rivelata, per il
momento, impegnativa. Il termine stesso “indigeno” è piuttosto
soggettivo, perché l’uomo “moderno” è effettivamente migrato nella
regione del Mediterraneo, anche se decine di millenni fa (nessuno è
“sempre” stato qui; in termini di remote ascendenze umane, siamo
tutti “africani”). Si dice che i sicani siano indigeni della Sicilia perché
la loro è la prima società che si può identificare come abitante della
Sicilia.

L’uomo era presente in Sicilia alla fine dell’epoca pleistocenica,


circa 10.000 anni fa. I disegni rupestri confermano una presenza nel
6000 a.C., se non prima, e non ci sono prove che suggeriscano nulla
se non una presenza continuativa da quel periodo. In termini generali,
la Sicilia antica può essere rappresentata dai seguenti periodi:

8000 a.C. – primi insediamenti e disegni rupestri in aree costiere


come l’Addaura (vicino a Palermo).

3000 a.C. – uso di utensili in rame in alcune località, che


probabilmente riflettono influenze non siciliane.

2500 a.C. – uso del bronzo in tutta la Sicilia “proto-sicanica”;


contatto con culture straniere.

1600 a.C. – presenza di una cultura “siciliana” identificabile e


distinta in tutta la Sicilia.

1200 a.C. – arrivo dei siculi nelle zone costiere orientali,


incoraggiando la migrazione dei sicani verso ovest.
Non ci sono molte prove che i Sicani abbiano mai fatto ampio uso
di qualsiasi lingua scritta prima dell’introduzione dell’alfabeto
fenicio (qui mostrato con l’alfabeto greco e romano antico), che
scrivevano da destra a sinistra.

Alfabeto Fenicio.

A livello preistorico, sembra probabile che essi discendessero, per la


maggior parte, dagli abitanti dell’età del bronzo della Sicilia. In
effetti, i Sicani rappresentavano probabilmente il gruppo principale
discendente da questi primi indigeni siciliani. La teoria dell’origine
iberica dei Sicani è supportata da alcuni fattori linguistici che si
pensa siano condivisi con le prime lingue iberiche, anche se le prove
non sono certo conclusive. Il nome dell’antico fiume Sicano di
Spagna è stato citato per suggerire un legame comune, ma potrebbe
essere solo una coincidenza. Fu lo storico greco Tucidide a suggerire
per primo le radici iberiche, ma non se ne conosce l’autorità. Detto
questo, la migliore (e più recente) posizione scientifica è che i sicani
erano effettivamente nativi della Sicilia, mentre i siculi
immigrarono dall’Italia continentale (forse dalla Liguria, dal Lazio o
anche dalle regioni alpine) e gli Elimi dalle regioni asiatiche del
Mediterraneo orientale, forse attraverso l’Africa settentrionale.

Anche se in gran parte ipotetica, è stata avanzata una teoria logica


secondo la quale i sicani non facevano inizialmente parte di alcuna
popolazione indoeuropea, anche se le recenti scoperte implicano
almeno un contatto isolato con alcune culture micenee e minoiche –
probabilmente sulla base del commercio. Vivendo indipendentemente
da altre società, i primi Sicani si sarebbero naturalmente sviluppati
come una popolazione unica, priva di legami culturali chiaramente
definiti con le culture indoeuropee di Italia, Grecia e del Mediterraneo
orientale. Il nome dei Sicani deriva probabilmente dal calcedonio
(nome generico che viene dato al quarzo), chiamato “sica” che si
trova in alcune delle zone che abitavano e dal quale hanno
disegnato gli strumenti nel Neolitico. Una presenza dell’età del ferro è
indicata a Gela, Sant’Angelo Muxaro e in altri siti dell’agrigentino. I
collegamenti minoici e micenei spiegano le possibili somiglianze
delle culture di Thapsos e Castellucio con quelle dell’Egeo.

L’uomo era presente in Sicilia alla fine dell’epoca pleistocenica, circa 10.000 anni
fa. I disegni rupestri confermano una presenza nel 6000 a.C., se non prima, e
non ci sono prove che suggeriscano nulla se non una presenza continuativa da
quel periodo.

Il fatto che i Sicani si siano apparentemente assimilati più


rapidamente e facilmente dei Siculi con i Greci colonizzatori
suggerisce almeno una certa affinità, se non una comunanza, tra
la cultura sicana e quella ellenistica. Questa pacifica fusione durò
solo pochi secoli, dal 700 a.C. al 400 a.C. circa, e in breve tempo
molte città sicane erano essenzialmente greche. La nostra conoscenza
di questa graduale unione tra la cultura sicana e quella ellenistica è
principalmente archeologica. Ancora oggi, gli attuali siti delle antiche
località siciliane (compresi gli insediamenti sicani) menzionati nei
racconti greci e romani sono occasionalmente scoperti e identificati.
Un futuro ritrovamento potrebbe fornire maggiori informazioni sui
sicani.

L’asino europeo (Equus hydruntinus) è un equide oggi estinto diffuso nel


continente euroasiatico durante il medio e tardo Pleistocene ed è ancora
presente nell’Olocene. Era considerato un animale sacro dai Sicani. Illustrazione
di TORIMORRIS.

Nonostante i riferimenti letterari al contrario, ci sono poche prove che


suggeriscano un forte governo centrale (o monarchia) tra i sicani.
Come le città della Fenicia e della Grecia, gli insediamenti sicani
erano probabilmente indipendenti, o almeno quasi autonomi,
formando una confederazione molto sciolta. Sembra che ci siano stati
pochi, se non nessuno, conflitti aperti con i sicani a est e con gli elimi
a nord-ovest, anche se l’arrivo di ciascuno sembra aver incoraggiato i
sicani a migrare verso altre aree.

Prima dell’arrivo dei Siculi, i Sicani (o la cultura preistorica da


cui sono emersi) occupavano probabilmente la maggior parte
della Sicilia, anche se difficilmente erano isolati. Si parla spesso di
distinzioni localizzate e di influenze “straniere”. Ad esempio, le
similitudini delle culture preistoriche della Sicilia sudorientale con
quelle maltesi, micenee, minoiche o nordafricane, o le similitudini tra
le culture della Sicilia nordorientale e le culture dell’isola di Lipari
che hanno legami con quelle italiche continentali. Molto è stato
scoperto delle società dell’età del bronzo della Sicilia (2500-1250
a.C.), con le culture del sud-est
siciliano Thapsos e Castellucciana oggetto di studio negli ultimi
decenni. Si è ipotizzato che ci fossero differenze significative tra
le culture preistoriche dell’estremo oriente e quelle dell’estremo
occidente.

Sicani: i primi abitanti della Sicilia. Insediamenti risalenti all’ 8000 a.C. Presenti
in tale epoca anche con disegni rupestri in aree costiere come l’Addaura (vicino a
Palermo).

È difficile trascurare la frequenza con cui gli scrittori greci e romani


citano i sicani – tra cui Appollodoro, Diodoro Siculo, Erodoto,
Omero, Strabone, Pausania e Ovidio. Infatti, uno dei primi nomi greci
per la Sicilia fu “Sikania”. Nelle sue Storie, Erodoto menziona la città
sicana di Kamikos (vicino all’attuale Sant’Angelo Muxaro
nell’Agrigentino), e il leggendario re sicano Kokalos figura nel mito
di Dedalo e Icaro. L’architettura sicanese era più semplice di quella
dei Fenici e dei Greci. Della cultura sicana sopravvivono poche
strutture in piedi, ma il cosiddetto “Tempio di Diana” , che si affaccia
su Cefalù, è stato costruito su un antico tempio sicano della loro dea
della caccia, analogamente all’Astarte fenicia, all’Artemide greca e
alla Diana romana.

I sacerdoti sicani, durante i rituali, si coprivano il viso con una maschera di legno
scolpito.

Ad eccezione del leggendario Kokalos, che (come Re Artù secoli


dopo) si basava probabilmente su una figura storica, pochi personaggi
di spicco sono identificati con i Sicani, anche se il nome dei Monti
Sicani ricorda la loro eredità. Il leader siculo Ducezio istigò una
rivolta del suo popolo contro i greci colonizzatori, ma sembra che non
ci sia stato alcun movimento di questo tipo tra i sicani. Il nome greco
“Sikelia” deriva probabilmente dal nome dei Siculi (o Sikels). I
Sicani, come molti popoli indigeni in tutto il mondo, non avevano
bisogno di un nome per descrivere la loro società.

Concludiamo celebrando il grande scrittore finlandese Mika Waltari,


che nel suo romanzo Turms l’Etrusco, così apre il capitolo dedicato
ai Sicani:

“Incontrammo dunque i sicani presso la rupe sacra della loro stirpe. Com’era loro
costume, ci spiegarono che ci attendevano, avendo preveduto la nostra venuta. Una
mente scettica penserà che i loro giovani ci avevano veduti arrivare di lontano,
perchè i sicani erano in grado di muoversi invisibili tra montagne e foreste sino al
momento in cui ritenevano opportuno mostrarsi. (…) Avevano cosparso d’olio la
rupe sacra, e in attesa del nostro arrivo si erano messi a danzarvi intorno danze
sacre. Il sacerdote si era ricoperto il volto di una maschera di legno scolpito,
adornandosi altresì di corna e della coda sacra. Avevano acceso un fuoco, e su
questo erano già pronte le pentole d’argilla in cui avrebbero cucinato l’asino che
avevano sacrificato in attesa del nostro arrivo. Consideravano infatti l’asino un
animale sacro. (…) Essendo abili cacciatori non mancavano mai di carne, ma
erano convinti che la carne coriacea dell’asino infondesse loro forza e pazienza
insieme. Soprattutto desideravano avere una testa d’asino per poterla mettere in
cima ad una pertica e adornarla durante i loro riti segreti. in quanto al cranio
dell’animale erano sicuri che li proteggesse dalla folgore. (…) “