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STORIA

DBGLI

ANTICHI POPOLI
ITALIANI
DI

G I U S E P P E MICALI

x&z&onc seconda
ACCftESCfU TA

DI UNA PREFAZIONE E DI ALCUNE ANNOTAZIONI DALLEDITORE

TOMO P RI MO

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA DI RANIERI FANFANI

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J i re scrittori di molto grido si sono fra pi. altri specialmente occupati di quest? opera lo datissima, e scopo la fecero delle loro ingegnose meditazioni. Il Romagnoli, il Rossetti, il Raoul Rochette. Degno lor parve di attento studio un lavoro di celebre autoret che dopo di avere colV Italia aranti il dominio de* Romani ottenuto ben giusti e meritati applausi, .ci presentaf dopo ventidue anni di indagini assidue, la Stria de gli antichi popoli Italiani, e ne mostra quale si fosse Vesser civile, morale e intellettuale dei padri nostri nella et pi remota, xi intima mente collegata colla civilt delle pi, famose

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nazioni del tempo antico. La somma impor tanza di s elevato subietto rende curiosa ogni idea destata, leggendo quest* opera, nella mente di uomini addestrati nelV arte critica 9 nella recondita erudizione , nelle astruse investiga zioni. Giova quindi esporre in compendio i lor pensamenti per dare a questa edizione il maggior grad possibile di pubblica utilit. Le rtotizie sulVItalia" prima Hei Romanis dice il Romagnosi, sono di gran momento non solo per gl Italiani e per tutta Europa 3 ma eziandio decisive per la filosofia delV in civilimento. Il romano imperio comprese quel tratto di globo che parve dalla natura chia mato a primeggiar sulle genti. Circonvallato dalle parti di oriente e di mezzod (verso i con tinenti asiatico ed affricano sino al mare Cim merio), dalla fossa interna del Mediterraneo; guarentito dalle montagne delV^Atlantico e del Libano; rinforzato dai deserti che rioingono queste fortificazioni, circoscritto< nelle parti delV Occidente e del Settentrione dai mari Atlantico e Baltico; intersecato internamente da naturali comunicazioni di mari, di laghi, di fiumi; favorito da una latitudine geogra fica scevera dagli estremi del caldo e del gelo;

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ecco la terra preparata ad una signoria senza :esempio nelV antichit, e che lasci in retaggio il primato delV Europa sull* altre parti del mondo. Ma gli esordi del romano impero si con fondono con un* anteriore italica civilt, sulla quale appunto s*aggira V insigne lavoro del nostro Autore. Se perirono i fa sti Meramente storici e concatenati deW Italia anteriore ai Romani, sopravvissero nondimeno bastanti n o tizie per indovinare non slo la maternit del romano incivilimnto, ma eziandio la proce denza delV antichissimo degli Italiani. La qual procedenza se fu assai controversa, ci pro venne da quella superiorit deir Italia p erla quale specialmente i Greci ambirono di ar rogarsene il merito. In ci furono secondati dalla tcarda grecomana, che sul fine della ro mana repubblica invase gli scrittori latini. Pure attraverso le dispute , pu la buona critica aprirsi ancora una via , e giugnere a segnare la procedenza della italica civilt in modo non meno sicuro o probabile di quella dei Greci. Se ci prima dora non f u prati cato in una maniera definitiva, giova sperare che lo sar non molto pi tardi, sempre che

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quale supponeva il concorso di tanti studj e di tanti secoli? E che diremo dei nomi delle popolazioni, delle citt e dei territorj dedotti da supposti personaggi reali predominanti? Convien ignorare la condizione delie primilive popolazioni, convien ignorare la storia la qual afferma che le denominazioni etniche e territoriali venivano imposte o in vista di certe particolarit locali, o in venerazione della di vinit protettrice, o in conseguenza del nome della trib come appunto praticarono i Bar bari del medio evo. N on meno incompor tabile il leggere sempre che gli Enotri, voca bolo che significa dalle isole di renio, rice vettero il nome da un re E notro, che VIta lia, ossia un piccolo territorio in fondo della Calabria, ebbe il nome da un re Italo, Roma da un re Romolo, e va discorrendo? Tempo' ornai di emanciparsi da s zotico modo di pensare ira archeologia; ma tal emancipazione debbessere usata con assennatezza perch sfre nata non degeneri in vaniloqui; specialmente se vi si mescolino stiracchiate etimologie, n si convalidi V archeologico procedimento con ausiliarie prove. Uopo procedere da prn cipi razionali affatto diversi; uopo di por

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fine alle dissidenze sulla origine deir italica civilt. Questo solo punto degno della sto na, e con questo solo esiste la storia. La vita selvaggia o stazionaria bens suscettiva di una statistica , ma non d* una storia in cui si tratti di quella serie di vicende e di pas saggi pei quali Vumanit tende a quelVequilibrio che nasce dalla soddisfazione de* biso gni e delle tendenze che sono nelle mani della natura. Ma per produr questa istoria si esigei appunto Fincivilimento t e per l origine di esso form a V origine della storia. Ci premesso il Romagnosi non teme di offendere la gloria nazionale negando a lt Ita lia Voriginario indigeno incivilimento * s pr-< ch questoffesa sarebbe comune ail*Asia * alVAffrica, alV America ed al rimanente d? E w ropa, e si perch V Italia ebbe tanti meriti di superiorit nello svolgimento del seme arreca-, tole da vincere qualsiasi paragone. Perch R affatilo non invent la pittura e Canova la scul tura si offende forse la loro gloria col dire ehessi furono prima discepoli e poi maestri? Pi ancora: il carattere intellettuale e morale di straniero non si va forse coi secoli cancel lando per dar luogo al nazionale predomiTom . 1. b

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nanfe? L a Francia occupata dai Franchi, dai Borgognonis dai Normanni non ha forse can cellate le lor differenze per fa r primeggiare Viridelebile carattere disegnato da Catone, da Ce sare, da Tito Livio? Che importa che in que* sta classica terra sieno venuti Libj, Siriaci, Pelasgi? Qual cosa seppero questi operare nelle loro terre native? Osserviamo cosa hanno sa puto far gV Italiani iniziati da quegli stranieri nelVarte della civilt. Essi negli annali del mondo hanno creato la terza era e percor sero il terzo stadio delV umano incivilimento, il quale diramato nelVEuropa ha potuto ri sorgere iniziando la quarta et. Ecco V arti colo ch^ importa per la gloria nazionale. Quindi accignendosi a mostrare la deriva zione delV italica civilt egli afferma eh* essa procede da parti diverse, ci arguendosi dalla form a delle religioni, dalle denominazioni et niche e territoriali, dal linguaggio e da usan ze singolari. E quanto alle religioni nel Dio Giano ravvisa un temosforo di genti non istanziate , e in Saturno i segnali della introdotta vita agricola fermata sui territorio Giano e Saturno padri e primi dominatori offrono, a suo detto , colle loro personificazioni due

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ere sacerdotali per V Italia. Giano possieda la dottrina atlantica di Tagete; Saturno V orientale de Cabiri. A queste due personifica zioni succede una terza nella quale non si tratta pi delV autocrazia di Giano e di Sa-* turno , ma del regno di Giovey figlio e site* cessor di Saturno. Giove stanziato nell OUmpo co Dei maggiori, con arti innoltrate , simboleggia V et dei Padri presieduti da un capo. Egli sotto la dipendenza del Fato e col consiglio degli altri N um i supremi regge le vi cende pi importanti del mondo antico. S> arroge il Bacco Sabazio , ossia de* Sabii, po poli della Mesopotamia. Il mito di lui non punto diverso e staccato dal tagetico, dal coUrico, dall olimpico , ma sostanzialmente lo stesso. Ora il mito tagetico di derivazione libica, il cabirico olimpico di derivazione pelasgica, quello di Bacco Sabazio di deriva zione siriaca. Con queste tre procedenze si con templano tre forme esterne di religioni etniche, aventi sacerdozj, misterj, orgie e discipline autorizzate e pubblicamente sanzionate , le quali ci denotano la venuta in Italia di genti daWAffrica e dalVAsia che o per colonie o per conquiste piantarono qui la loro sede. Il

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nome di Giano non esclusivo al Lazio e alV Italia ma d? origine libica; la ricciatura dei capelli e della barba di lui apparente nelle pi antiche monete simile a quella de* Berberi deW Affrica atlantica; parecchie deit raffigurate sui vasi degli Etruschi pi antichi han V apertura auricolare posta al livello della linea mediana delV occhio , coincidente con quella che f u osservata nelle mummie de' paesi confinanti coW Etiopia; i nomi de* monumenti religiosi dei Tuschiy cio degl'itali, si riscon trano ancora nella cos detta Libia ossia M au titanio; i sepolcri toscani pi antichi non differiscon da quelli della Cirenaica e delVEgitto sulle scogliere di l dal Nilo; Vetulonia stessa citt principale de*Tuschi di origine libica; le monete che le appartengono hanno . Giano bifronte nel diritto e nel rovescio la nave che indica Vapprodare alle spiagge italiane di genti straniere: pi in breve, gli stessi Num i predo minanti , la stessa mitologia, lo stesso sacerdo zio, gli stessi riti, lo stesso arcano, che a un dipresso troviamo nella Caldea, nella Fenicia, nelCEgitto, e nella Libia autorizzano il Roma gnosi a dedurne la derivazione straniera della religione civilizzante deW Ita lia , attesoch gli

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Italiani non sono gli autori di quella degii altri paesi. A convalidar poi V opinione che il primo italico incivilimento sia proceduto in gran parte dalU Affrica di qua dell*Atlante compresa dai Greci sotto il nome di L ibia , prende il Montagnosi in esame le originarie denomina zioni d? Italia , e dimostra che gli Oschi, gli Ausonj, gli Esperj, gli Etruschi, ed altri po p o li non estesero a tutta la penisola i proprj lor nomi, bens gVItali; intorno a* q u a li, rifiutate V erronee etimologie colle quali alcuni pretesero dedurre il nome dfltalia da Italos che vuol dir eroe, o da un ideato re Italo, osserva esserci alcune monete di citt italiche autonome, nelle quali, oltre il Giano bifron te , e la nave trovasi impresso in caratteri etruschi ora tl a , ora v- tl, ed ora iitalia. M a nella Numidia , egli dice, eravi una citt capitale chiamata T ata, il cui nome scritto alV etrusca si riduce in Tla, sopprimendosi la vocale intermedia, Comera di stile e attestano varie leggende. Que Taliani stanziati colle loro istituzioni agricole in mezzo alle potenti orde numidiche, forse non potendo reggere a loro assalti, od estendersi nel paese, furono

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costretti ad emigrare, e per passarono prima in Sicilia dove lasciarono le loro tracce colle celle sepolcrali sulle scogliere dei monti, indi in Tuscania dove praticarono lo stesso. Di l resi col tempo fo rti e numerosi estesero il loro dominio, fiorir vi fecero la civilt, per cui dimenticati i nomi di Ausonia, di Esperia , <fEnotria , che si erano succeduti V un L altro nella stessa regione, vi perpetuarono quello dI talia. A questItali dovuta la paternit del nostro incivilimento : titolo di merito immenso9 di divino splendore, di memoria indelebile. A ri stotile rammemora questa gente in uno stato di innoltrate instituzioni sociali in tempi molto anteriori alVet stessa di Minosse, che secondo i cronologisti cadrebbe di circa 1406 anni prima delP era volgare, e precederebbe di 653 anni la fondazione di Roma. Vitulonia fu> la citt lor principale; e se italica cio atlantica f u la pianta dellincivilimento e della fa v el la , lItalia a buon diritto ottenne e m a n tenne quest almo nome, che divenne propriet personale degV Italiani a motivo della lor lin gua, la quale partendo da? suoi primi tem osfori scorse a traverso di tanti secoli senza in terruzione e col continuo uso de suoi elementi,

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e colle sussidiane acquisizioni difienn piird $ regolare e pulita fino a spogliarsi dei ditton ghi e racchiudere una pieghevolezza adattata non solamente alle opere di estetica tna- anche a quelle della pi sublime filosofia. Lungo sarebbe il volere partitamente seguire il nostro filosofo nelle sottili e astruse sue indagini intorno ai segni che accusano deriva zioni atlantiche 3 pelasgiche e siriache, da lui ravvisati nel recondito significato de nomi di luoghi, che, a sua detta, con quelli de*luoghi Affrica e d'Asia coincidono; ne*Varj passi di antichi scrittori greci e latini onde que nomi d vengono; nelle pratiche italiche religiose e aviti che con quelle delle indicate regioni si assomigliano; nelle indicazioni territoriali ed etniche italiane, siriache e numidiche3 per le quali fidatamente conclude che o questi nomi, queste pratiche, questi riti sono passati da noi alla Siria ed alla Numidia, o da quelle vetuste rinomate regioni a noi, Il primo modo non ammissibile, perocch consta dalla sto ria che prima de tardissimi Romani non f u rono dall Italia spedite genti in que* luoghi: dunque forza ammettere il secondo. Laonde libiche, pelasgiche e siriache furono le ori

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gini dell'italico incivilimento, vale a dite che esso a noi fu apportato da genti tanto della Mauritania quanto della Siria, sia marittim a , sia interna. E per ultimo risultamento propone il seguente ristretto cronologico della storia civile anteriore a Roma. Diciotto secoli circa prima delV era volgare, die* egli, l'Italia era abitata da pastori qui ve nuti a stanziatisi. Dugento settantatre anni dopo alla prima Venuta di genti straniere com pajono gVItali detti ancora Enotri perch po sero a coltura il terreno ferace della Campa nia, poscia gli Umbroni perch da per tutto fabbricarono case e torri murate. U incivili mento quindi stanziato in Italia incominci nel 1584 prima dell'era nostra volgare. QuegVltali rsi forti colVEnotrico incivili mento, e colle popolazioni aggregate dovendo sostener la solita lotta colle trib pastorali de* Siculi, deMorgeti e d'altre minute simili trib, esercitano per quasi tre secoli la lunga e san guinosa guerra della propagazione dell*inci vilimento, e di vittoria in vittoria si estendono su tutto il gran paese di qua e di l dell'Apennino ed occupano la falda delle alture di quasi tutta l'Italia. Da ci nasce la divisione d? In-

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sombria, Olumbra, VMombria. A questa guer ra sembra posto fine coir espulsione di que' pochi Siculi , i quali o non essendosi assog gettati o non essendosi rifuggiti presso i Liguri ed i Sanniti furono nel principio del decimoterzo secolo avanti aW era nostra volgare so spinti in Sicilia. Ma due secoli e mezzo dopo la venuta degV Itali comparvero gli Atriani dalV ultimo littorale della Siria, e i Fenici dall* isola di Creta in Italia. Gli Atriani pigliano stanza intorno alle foci del Po e giungono a domi nare il golfo Adriatico. IF enici si stabiliscono nella Villombria sotto il nome di Saturnii e pi fondano un piccolo Stato territoriale e ma rittimo. Essi sono precisamente il Saturnus arma Jovis fugiens di Virgilio. E d ecco tre potenze civilizzanti nel corso del decimoquinto secolo prima delV era volgare sullitalico con tinente, le quali in parti diverse s per mare che per terra danno opera a propagare la vita stanziata e progressiva civile. Queste tre po tenze sono gY Itali detti Umbroni, gli Adriaci3 ed. i Fenici tirreni. Ma V opera maggiore f u tutta compiuta dagli Umbroni. A d essi tocc la suddetta lunga e sanguinosa guerra di quasi
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tre secoli propagante la vita civile. Ad essi devesi dapertutto V erezione delle prime case mu rate, dei borghi, delle citt munite, delle co lonie,, e la prevalenza della lor lingua, bench comune ne fosse il fondo colle altre popola zioni sottomesse e fin anche con quelle dei Liguri, la venuta dei quali si pu stabilire a 576 anni prima di Roma. Altre guerre so stennero gV Itali collegati cogli Atriani contro i Fenici stanziati nel Lazio e nei contorni donde ne furono anche cacciati. A questa lega, dice il Romagnosi, fu dato il nome dAtrUsca ossia Etrusca. L epoca di essa venne de terminata negli annali pontificali Etruschi, i quali segnarono appunto il principio della loro istoria a quattrocent* anni circa prima dell1era di Roma, e quindi verso il n 5o prima del l'era volgare. Or qui si apre una nuova ed imponente complicazione di guerresche vicnde, di pro gressi e di decadenze importanti il nostro in civilimento. Nello spazio de9prefati quattrocentanni campeggia parallela s la storia Etru sca che V Italica degli Umbri. Questo trtto di tempo incomincia colla suddetta lega espel lente i Fenici dall Italico continente, i quali

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passano nellAttica. Esso piene poi proseguito colla emulazione, di dominio fra gli Umbroni e gli Etruschi per sottoporre trib nomadi, e talvolta contendere fra loro, talch dopo le precedenti guerre della introduzione e della pro pagazione dell? incivilimento si esercita quella della conservazione. Questo stesso tratto di tempo viene finalmente chiuso nellItalia su periore colla occupazione fa tta dai Galli a cui soggiacque VAdria, e nelV Italia meridio nale colVoccupazione dellEnotria operata dai Sanniti. U Italico incivilimento viene quindi minacciato di morte; ma i primordi di Roma spuntano in secreto, e le speranze d Italia vengono j>er molti secoli assicurate. Il prospetto cronologico qui prodotto, dice il Romagnosi, in via di mera proposta senza prova alcuna; ed egli stesso ben vede che a fro n te delle vigenti opinioni apparir temerario. Ma noi, soggiugne, abbiam diritto di ricusare una definitiva condanna prima di qualunque di scussione, e quindi d? invocare un giudizio a causa pienamente conosciuta , cio dopo le prove che siam pronti a sottoporre al tribu nale del pbblico.

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Duolci nell animo che V invida morte ci ab bia involato quest? animoso filosofo che, viven d o , avrebbe forse chiarito pi largamente le profonde sue idee, e dato al suo sistema quello sviluppo maggiore di cui gli pareva capevole. Chi tuttavia fosse vago di meglio conoscere co m'egli ordinasse i suoi raziocinii, da quai fo n ti ei traesse le archeologiche nozioni, quali lumi recasse a cenni e luoghi d? antichi autori per dedurne Vorigine e il progresso dellitalica ci vilt, vegga la non breve sua memoria divisa in tre parti, e inserita ne volumi L X I X e L X X della Biblioteca Italiana. Se non che idee affatto opposte a quelle del Romagnosi ha suscitato nella mente del Ros setti, per rispetto al principio e progresso delVitalica civilt, V egregia opera del Mieali. Il Rossetti ha per fermo che V origine delle na zioni sia e debba restar ignota a tutta nostra potenza intellettuale, e presentarlesi quai enig ma misterioso il cui scioglimento quanto pi desiderato e tentato, tanto meglio ci si cela e rifugge lontano da ogni nostra perce zione. La ragione e V esperienza, dice egli, evidentissimamente ci mostrano che V uomo si moltiplica, che moltiplicandosi si consocia, che

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consociato si sviluppa, che sviluppato progredi sce al suo perfezionamento, per giugnere al quale ha per natura in s una potenza motrice ed un organismo esecutore dei movimenti di questa. L uomo moltiplicandosi sotto le in fluenze cFun paese qualunque, che abbia eguali condizioni di suolo e di cielo, ossia di climat forma una generazione la quale col progredi mento della moltiplicazione costituisce prima le sue trib , poi i suoi popoli, indi una na zione. Formate le nazioni esse progrediscono per proprio organismo e potenza intellettuale, senza necessit che quest* organismo sia comun que pretenziato o sussidiato da altra nazione non prodotta dalla sua propria moltiplicazione e consociazion. Imperocch volendo asserire il contrario bisognerebbe presupporre resistenza dun qualche naturale privilegio tra genera zione e generazione, tra popolo e popolo , tra nazione e nazione; supposto che il Rossetti crede essere assurdo. Ho premsso, die egli, la influenza del clima , cio della diversit delle condizioni di cielo e di suolo, e quindi anche la naturale necessit di una differenza tanto nella moltiplicazione , quanto nello sviluppam elo e nel progresso della potenza motrice delU or

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ganismo operatore del perfezionamento delV individuo, della generazione, del popolo e della nazione. E in questa premessa egli trova il principio e la spiegazione di un maggiore o minore progredimento delle nazioni verso un tale o tal altro determinato punto del loro perfezionamento, non che poi di quello della loro culminazione. Ma questa diversit di prgresso non nasce gi da inferiorit intrinseca di potenza motrice o < Torganismo, nasce bens dalla superiorit degV impedimenti che il clima frappone alla moltiplicazione ed alla consor dazione, quindi allo sviluppam elo ed al pro gresso; senza per che s fa tta superiorit di impedimenti ammortisca n la potenza mo < trice, n V organismo operatore. La differenza certa non che nello sviluppo e nel progresso o accelerato o ritardato delV influenza del clima . Fermata questa dottrina, guidatovi, corri!ei dice, da massime generali della critica filoso fia e della storia delV umanit, ammette V ori gine degli Aborigini italiani, cio cTincoli prim i che non abbiamo onde provare n per a tte nenza di stirpe aliena, n per autorit di sto rie, venuti di fuori: queste genti per cos

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dire natie le considera in istato ancor mobile o semibarbaro di colleganza; e le riguarda come in uno stato ancor nomade, dal quale passarono a farsi pastori ed agricoltori sedentarj con ferme dimore, con stabili matrimonj in societ permanente, e con esercizio di arti manuali, talch non pu nemmeno dubitarsi aver essi acconsentito ad una comune legge. Nega per che dalle regioni delV Oriente o dallEgitto ci fossero nell* adolescenza della nazione qua recati, come altrove in Grecia, buoni insegnamenti di una vita pi raffrenata e migliore, o che ci suppongasi avvenuto per migrazione di famiglie , o per esteso, comecch tacito , commercio di sacerdoti da un paese alF altro . Finche ci mancano prove incontra stabili di tali migrazioni e commercj sacerdo tali pare a lui che si debba astener dall'ammet terli, s perch non vi ha necessit di procedere per via dipotesi, l dove la natura ci guida alla verit, e s perch nel concreto nostro caso sembra che la scienza critica possa giovare ulteriormente pi che non giov prima a stabi*' lire la priorit del sapere e del fare degli anti chi Italiani a fronte delV esotico innesto che tu tti in addietro prestabilirono, e tutti anche oggid studiansi di difendere a tutta possa.

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In fa tti allorch gl Italiani poterono met tersi a contatto colle lontane regioni delV Oriente e del Mezzod doveano essere gi pro grediti a tal punto di civilt d'avere proprie sa lutari istituzionis dottrine ed arti. Tale contatto potea lor porgere nuove materie, nuovi metodi, nuovi mezzi, non mai un nuovo sapere ed un nuovo fare. Poteano per esse invaghirsi sol tanto di straniere forme, ed indursi ad im i tarle, sia perch piacenti per la novit e sin golarit , sa perch necessarie a nuovo van taggioso commercio cogli stranieri. Ammette quindi che invasioni di Pelasgi e di Liburni e d?Illirici sieno avvenute in Italia , ma di ci tuttavia non si turba minimamente, perocch ct fa tte invasioni meramente barbariche non sono tali che abbiano portato n istituzioni , n dottrine , n arti agl Itali , ma solo temporaro impedimento al loro naturale progresso. E di tali invasioni ben altre ne accaddero senza conseguenza maggiore, perciocch gU in vasori o furono tosto o tardi respinti e spenti, o si sottqmisero eglino stessi all incivilimento che trovarono nel paese invaso e vinto. Quando ottimamente ritiensi che la mac china del governo etrusco fosse fuor d ogni

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dubbio cT istituzione sacerdotale, che questa fosse derivata da quella sapienza che reggeva allora il mondo per conformit di bisogni, di mire e di circostanze cos nelC Oriente come nell'Egitto, non mestieri di ricorrere ad uo mini travagliati, a famiglie fuggiasche di stirpe sacerdotale, e supporle fa tte maestre agli E tru schi, quand certo che questi aveano non solo la forza mc6 la scienza del governo. Concedasi che Una perfetta o quasi perfetta, conformit di bisogni, di mire e di circostanze produca una sapienza medesima, e quindi la parit di* sostanza e di form a di governo >e forse anco di arti e di costumi; ma allora la vera causa di questa parit mirabile sta in quelV acciden tale conformit di bisognis di mire, di circo stanze di due diverse e lontane nazioni, non gi, nel fa tto delV ammaestramento che l'u n a si deriv da un 9altra per qualsivoglia reciproca comunicazione. Se per amendue queste cause mancano le prove istoriche, e bisogna appigliarsi ad una ipotesi t la seconda avr sicuramente meglio che la prima tutto il suffragio della ragione critica. Il sistema della derivazione della civilt e dell'arte da una nazione e quasi da unico
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stipite pur Troppo quello che prevalse in ogni tempo e in ogni scuola. Pare che tutte le na zioni abbiano ambito di farsi emanazioni di altri popoli, e di altre terre, quasi che si vergo gnassero di tenersi inventrici delle cose loro. Il loro c u lto o g n i scienza ed ogni arte dovea loro essere provenuto di fuo ri e da lungi. N on sarbb egli ornai tempo che la critica si occu passe seriamente ,a combattere s fa tta super stizione almeno circa quegli argomenti dei quali possediamo ed andiamo scoprendo gli originali e parlanti monumenti? La scienza archeologica che ha fa tto in breve corso di tempo cotanti progressi, ed a cui tanti illu stri intelletti ora dedicano i loro studj potrebbe certamente riuscire a questo scopo ; eppure pare al Rossetti doversene assai dubitare. Essa , d i te g li, ha preso una direzione di prevenzione. Lo spirito grecanico e V egiziaco la predomi nano. Il primo oltre agli antichi suoi partigiani ne ha grandissima e distinta copia di moderni, tutti vieppi accesi per le ultime scoperte delle necrpoli italiche. Il secondo che da gran tem po era scaduto di attivit e di credito p o tentemente risorto per le scoperte dello Cham pollion e del Rosellini. E non andr guari

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che ne vedremo prorompere un terzo quasi nuovo del tutto; e questo sar V indianico, il quale tutti probabilmente gli altri superer o ingojer piuttosto. Pertanto sarebbe, a sua detta , desiderabile che ne sorgesse fin d' ora un quarto , fonda tore di una quarta scuola, a cui darebbesi il nome di autottonica, e V ufficio semplicissimo di raccogliere sistematicamente in tante serie separate certi fatti e monumenti determinati di ogni antica nazione, avvertendo di atte nersi con fedelt alla pretta sostanza e al fo n damento di quelli. La prima serie conterrebbe il principio fondamentale della religine' di ogni popolo e la form a sostanziale del suo culto; la seconda quello del governo civile; la terza le qualit, la form a e V uso delle armi; la quarta il costume di abitare e di ve stire; la quinta le leggi e gli usi de'matrimoni; e finalmente la sesta i riti funerei e sepolcrali. Avendo cos in ogni serie il paralello con tinuo di tutte le nazioni antiche sopra un de terminato oggetto, e quindi il confronto del cro nologico progresso dello sviluppam elo sociale nel sapere e nel fare, si avrebbe il mezzo eviden te per un criterio sicuro dell' auto ttoniao della

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derivazione di ciascuna nazione. Con s fa tto metodo verrebbesi forse a conoscere gli assurdi ai quali conduce il sistema delle derivazioni e degli innesti; perciocch si troverebbero na zioni che ci presenterebbero in ciascuna serie molte uniformit e quasi identit di fa tti pri mitivi, senza vedervisi nemmeno possibilit di comunicazione non che di derivazione. Che se a questi quadri aggiugnerassi quello de* popoli di moderna scoperta delle Americhe e dellAustralia 3 il confronto riuscir vieppi concludente e forse decisivo contro il chime rico principio della necessit delV innesto ci vile o della derivazione di rimote nazioni. Strana gli pare V opinione per la quale dicesi che un rozzo popolo venga per le divisate co municazioni, mediante il traffico, a ricevere quelV innesto di sapere e del fare che pi gli abbisogna per isvilupparsi e progredire. Im perocch V interno suo proprio sviluppamento dee essersi gi assai innoltrato da s medesimo prima che gli sieno possibili, cio noti ed ese guibili, i mezzi di quella comunicazione. Pro gresso assai maggiore richiedesi ancora perch la rozza nazione inducasi a tramutare le 'usate i antiche costumanze del fare e del sapere suo

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nazionale con quello che nuovo le si viene in sinuando o da venturieri estranei, o da proprj viaggiatori. Chi ne dubitasse avr donde con vincersi esaminando paratamente le statistiche, non solo delle diverse nazioni ora viventi o deloro popoli, mafinanco delle varie provineie o dei distretti di una provncia medesima. Se le sole comunicazioni commerciali dei popoli, ed il contatto personale dei loro individui bastas sero a quelC uopo, tutti gli Europei dovreb bero ora starsi del pari fra queW apice di ci vilt e di perfezionamento sociale e civile al quale dicesi essere giunta una tale o tal al tra nazione europea. Eppure cos non : anzi continuamente si esclama dalYuna sull arre tramento e sul barbarismo dell'altra. E se tanto miracolo non pu avverarsi oggid, con quale senno lo si vorr avverato fra le rozze nazioni di epoche anteriori ad ogni istoria? Quanto poi ai monumenti iconici, prima di statuire dejinitivamante che miti e forme ed emblemi e simboli derivino da stranieri am maestramenti egli vorrebbe che gl'indagatori si spogliassero di certi eh ei chiama pregiudizi ornai troppo comuni, quali sono i. quello di volere che ogni popolo o nazione sia colonia,

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o civile innesto di altra nazione civile; a. che ogni arie abbia avuto un suo proprio ed unico ed esclusivo inventore; 3. che certi po poli o nazioni sieno i prototipi del sapere o del fare degli altri tutti; 4* cfee finalmente ogni figura di azione rappresentata dai mo numenti iconici3 e particolarmente sui vasi fit tili , debba assolutamente essere relativa alla storias alla fa vola, ed alla simbolica di un dato popolo. Ed ecco due scrittori di parere onninamente opposto intorno aWorigine e al progresso delVincivilimento e dellarti italiane. Retribuendo essi ben giusti e meritati encomj alla dotta fa tica dlV egregio Micali, sollevano la loro mente all* altezza del soggetto da lui trattato , e me ditandolo profondamente, Vuno deriva V ita lica civilt dalla Numidia , dalla Siria , dalla Fenicia , V altro dalla potenza e dalV organismo da Dio creatore dato all*uomo, che, socievole per natura , non pu non moltiplicarsi, cresce re) svilupparsi e progredire al suo nobile fine. Udite le opinioni dei due prelodati scrit tori, vuoisi porgere ascolto pure a quella del terzo y degnissima anch essa di attenta consi derazione. Anzich speculare il Raoul - R o-

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chette intorno alla origine e al progresso del l'italico incivilimento osserva nella nobile f a tica del chiarissimo nostro Autore la serie co piosa de' monumenti che accuratamente pro duce ed interpreta, dei? quali meglio che da discussioni pi meno critiche, da interpreta zioni filologiche pi o meno fe lic is i pu co noscere la condizione degli antichi popoli. N iu n dubita che la scienza archeologica non abbia ornai tanto estesi i proprj confini che lerudito Lettore non pu pi dilettarsi di la boriose compilazioni, di sistemi fondati sopra basi mal ferme o ruinose 3 ma chiede f a t t i , chiede monumenti nazionali che sono, Y espres sione delle antiche credenze ed idee, rese nel modo il meno sospetto di alterazione o di erro re. Operati questi dall arti che dipendono dal disegno in quasi ogni et del successivo svi luppo de popoli antichi, costituiscono gli ele menti pi curiosi della prisca civilt, ci ma nifestano le particolarit pi notabili risguardanti le opinioni religiose, gli usi della vita. o civile o domestica , le tradizioni delV et eroica; notizie tutte o imperfettamente accen nate , o affatto ommesse dagli storici Greci e Latini. Da questi monumenti in fine si ap

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pura a conoscere il carattere , la cultura , il genio de*tempi ondemanano , massimamente raffrontati con quei delC altre nazioni credute le pi svegliate del mondo antico. Applaude quindi alla industra solerte del nostro A u tore che in lao tavole ne adun non pochi, al sommo rari e preziosi; e giacch afferm (Pavere avvertitamente lasciata aperta agli archeologi la via a pi ampie e nuove illustra zioni il Raoul-Rochette brevemente U va discor rendo, ed ora ne rafferma le arcane dottrine, ora mostra V esterna derivazione di numi, f a ttole f riti e costumanze di varie nazioni, cori opportuni raffronti e discussioni erudite che recan maggior lume alV idee del nostro A u tore , e ornamento non vano alla sua egregia fatica. Reputiamo dunque prezzo dell* opera sceglier quelle osservazioni paruteci, fra le molte per lui fa tte , pi curiose e notabili, e affinch ognun vegga a quali monumenti e luoghi del nostro Autore si riferiscano ne indi chiamo il volume, la pagina e la tavola nelle seguenti A N N O T A Z IO N I T. l l l pag. 7, tav. X IV , X V , X V I. Intorno ai vasi di terra cotta form ati a foggia di ca

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nopi egiziani oon sovrappostevi per coperchi teste umane, che dal Micali saggiamente eredonsi ritratti di antichissimi Etruschi, non fia inutile consultare il Meyer nelle note al W inckelmann (Werke, III, t t , S. 4^o, anm. 740), FInghirami ( Monum. Etr. Ser. VI, tav. G 5, e Mus. Chias. tav. X L I X 9 p. 5o), il Dorow (Voyage en trurie, pi. V, fig. t 9 e b; pi. VI, fig. 1 a, e a a), e specialmente V udire lo stesso Raoul-Rochette che trov un vaso canopico raf figurato sur una greca stoviglia presso il conte Pourtals-Gorgier (Mon. indita, p. 37$), e riflette che aucun dea antiquaires qui nous ont fait connaltre ces curieux monumens de la haute civilisation trusque rcemment sortis dea hypoges de Chiusi, et qui ont cherch expliquer, d'une manire plus ou moina piausible, et par des rapprochemens plus oa tnoins heureux_, le motif rel et Iq vrai caraetre dei la tte humaine qui forme le covercle de ces urnes cinraires, ne sest servi dun monument de mme genre, mais dun autre ge, qui appartient videmmeut au mme ordre dides, et qui me parait propre dcider la question. Cest une urne de terre cuite qui fut tronve, en 1705, daus
T om. I. e

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le territoire de F erra re , la suite dune grande inondation. Cette urne avait un couvercle form dune tte humaine , comme uos canopes trusques, et cette tle tait un portrait de fem m e , ayant les cheveux pars, la rnauire des Prmficce : ce qui indiquait la profession de cette femme, daccord avec linscription grave dans le fond mme de ce couvercle, laquelle tait ainsi con^ue :
HEV. FL. QVARTILL. PRAEFICA

sur le bord du couvercle se lisait encore cette inscription : y . a n n . l x i , elle a vcu soixante et un ans; ce qui ne laisssait aucun doute sur la nature de ce monument; voyez-en la description dans le Mus. Gapitol. T. Ili, p. 12.5-6. In fa tti osservando parecchie di que ste teste veggonsi di e t , fisonomia e sesso differenti, e talune operate bens rozzamente, ma in maniera che non pu non riconoscervisi la procedenza da un tipo umano eseguita con apparenza di molta fedelt. Pag. la , ta v.X V IL Anche intorno al vasel lame dargilla nera non cotta ma prosciugata al sole, di varia form a, con bassirilievi fattivi a

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stampa diligentemente adunato e prodotto dal nostro autore, veggasi il Dorow nelle Mem. Rota, di Antich. e B. A. T. FI, e nel Yoyage dans rEtrurie, VInghirami nei Museo Chiusino, il de TVitte nel Catalogo del Museo Duraod, il Quaranta nel R. Museo Borbonico ( T. Vi, tav. 56). N on pu dubitarsi che i soggetti raffi gurativi non mostrino Vinfluenza d'idee reli giose trasportate dall' Oriente in Etruria ne9 tempi del suo pi remoto incivilimento. N ota bile fr a gli altri una figura femminea alata} che preme afferrati pel collo due uccelli ac quatici; nella quale saggiamente il Micali rav visa molta relazione colVlzed alato de cilin dri babilonesi y simbolo del buon Genio alle prese colVAbriman (Ker-Porter, Voyage, T. II, pi. 8o, n. a, p. 4a5 ). Uno di que9due uccelli il cigno , tristo animale creduto dall anti chit distruttor della propria specie (Arist. Hi st. auitn. I X , j; Aelian. H. V. lib. i, c. 14; Athen. IX , p. 396). Ne libri sacri il cigno disegna un uomo crudele ( Psalm. 90 e 18 ) e la carne d i esso era vietata agli Ebrei (Levit. X I, i 3 ; Deut. X IV , 16). Ugual soggetto vedesi sopra altri vasi di fabbrica egizia che frequentemente sCopronsi a Nola (Mas. Berioldian. p. 95-97;

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Mus. Borbon. 1. c.) : Oo voit donc, dice il Raoul-Rochette 9 quelle source antique et orientale avait t puise lide primitive reprsente sur nos vases trusques dargile noire, avec basreliefs, comme sur les vases peints de fabrique gyptienne, et daprs quel modle en avait l ralise liinage sypabolique sur ces monuments peiuts et sculpts, appartenaDt la plus haute civili satioo grecque et trusque; et lon a dans cet exemple un des traits le plus frappants de ces antiques rapports, de Ttrurie et de la Grce avec lO rient, qui se fondent sur les traditions historiques, comme ils se justiient par les monuments figurs de deux peu- ples, et q u i, bien tudis dans leurs principes et dans leur consquences, ne peuvent manquer douvrir un champ vaste et fcond aux tudes archologiques ( Journ. des Sa * vans, i 834, mars, p. 148 ). Pag. 33, tav. X X IX , n. a. assai probabile che la dea fornita di quattro al dorso , due distese in alto e le altre verso terra, con tu iulo in capo , che nella destra tiene per sim bolo una colomba} sia VAstarte fenicia ricono sciutavi dal dottor Mnter ( Relig. der Karth.

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I I , i, p. 70 e 168) Za quale modificata se condo le idee dei Greci vedesi in altri idoletti di antico stile ( Paciaudi, Monum. Pelop. II, i 3o). Se vi ha chi dubiti ancora del? in fluenza che hanno avuto le idee asiatiche sui monumenti primitivi della civilt etrusca non ha che a osservare Y Atergati ossia la D erceto siriaca, il mostruoso Scilla, rUomo tau ri fronte , ed altre figure simboliche recate dal nostro autore e tutte procedenti da orientali dottrine, penetrate in Etrura nella pi alta antichit. Pag. 41, tav. X X X II, n. 6. L a dea vestita da lunga tunica fregiata allorlos e coperta di un gran peplo che dalla sommit della te sta le scende parte sul petto e parte addietro fino alla sommit della veste, creduta Giu none o Cupra, con molta probabilit pu cre dersi di origine orientale trovandosene nelYisola di Cipro l idea primitivat e indubitabile mente il tipo pi antico. (Mnter, der Tem pel der Himmlisch. Goettin zu Paphos. S. 1, et Relig. der Karthag. S. 6a, a). Pag, 49, tav. X X X V I, 3. Bench raro ne* monumenti dell arte sia il mito di Atlante y pure vedeasi raffigurato sulla cassa di Cipselo,

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sulla- barriera del trono di Giove Olimpio , sul bassorilievo duna delle porte del tempio eretto neW A lti dagli Epidamnii, sul trono di Apollo Amicleo sempre in umane sembianze, sempre in compagnia d'rcole inteso a cogliere i pomi degli Orti Esperidi. Scorgesi ancora sur un vaso greco della Libreria Vaticana ( Passeri, Piclur. etrusc. in Vaso. T. I li, tav. Hamilton , T. I li, pi. 194 ), sullo specchio etru sco edito dal nostro autore3 e specialmente sul superbo vaso trovato nelV aprile del 1834 in un sepolcro a Ruvo e acquistato a Napoli dal maggior Lamberti. La notizia ne f u data dal Bollettino di Corrispondenza Archeologica (1834, pi i 65) e la figura di Atlante che f a parte, di quella ricca composizione dal prelo dato Raoul-Rochette che ha fa tto il mito di Atlante soggetto d'una sua dotta dissertazione. (Mmoire sur les reprsentations figures du personnage dAtlasj Paris, i 835). Nello spec chio che stiam osservando meritano considera zione i nomi apposti ai personaggi raffigurativi. Atlante dicesi A P ip , ed Ercole CA^AHICE. Veris sima cosa che il figlio d Alcmena nell* arte etrusca pi sovente appellato PIERACLE, ma noto altres che ne monumenti e specialmente

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ne* vasi trovami ancora soprannomi poetici delle persone in luogo dei lor nomi propri, e chE r iti le designata coi nomi di Galopa (K \w >ra) e Callifora ( K a\x.< q> jpa ) sopra due vasi presso il M illingen (Vases grecs, pi. X X e X X I) t Argo appellato Panopide (* o t> - j/) sur un altro che fu d e l Cav. D urand ( Brndsted , a brief Description of thirty-two ancient Greek painted Vases, n. i, p. 6), Teseo indicato col nome di Callite, K A A A ieEz, e col soprannome ePA.lcimaco, a a k i m a x o 2 , in uno illustrato dal fVelcker (Bollet. dellistit. Archeol. i 83a, p. 15o, i 5 i), e cos Er cole vedesi qualificato collepiteto di Callinico (KaXKinxas) in Aristide ( Orat. in Herc. T. I , pag. 3 4 ) in un lano (TArchiloco (Archil. fragro. 78, ed. Liehel. p. 18), in un altro specchio etrusco edito dal nostro autore (tav. L t n. 1), e quest epiteto in fine anche messo sul labbro delVeroe, quale caratteristico equivalente al suo nome, in Euripide (Herc. far. V, 58a ). Pare dunque non potersi dubitare che il nome etrusco CflVflMIGE non rappresenti ne* suoi elementi la greca parola k a a i n i k o e (K oX X inxas ) ; e poich questo nome denota nel monumento etrusco V eroe al quale esclusiva mente attribuivasi per epiteto nella antichit

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greca, la congettura pu dirsi recata a certezza. Cest l, conchiude Y illustre Accademico pa rigino , si je ne me trompe, un dea rsultats les plus aatisfaisants, cornine le plus positifs, auxquels ait ju conduire encore ltude compare dea raonuments grecs et trusques; et jose croire qu ce titre nos lecteurs excuaeront l'tendae qua prise, un peu con tre notre gr, dans cette partie de notre travai 1 lexplication dun monumentai curienx {Journ. des savans, dcembre 1834, p. 710). Pag. 67, tav. X L V 1. GV idoletti egizj in pa sta verde , rappresentanti P h ta b , ricoperti di lamine d? oro sono un recente acquisto fa tto alla scienza. L a presenza di questi oggetti del culto egiziano in mezzo alV etrusche sculture, notificato agli eruditi nel 1827 dalle scoperte fa tte rie sepolcri Cometani, e stu n e d e ces notiona prcieuses, un de ces traits de lumire inattendue jets sur le berceau de lantiquit trusque, qui ont clair de nos jours le do marne entier de la Science, sans quon en ait encore dtermin exactement la porte. Des anneaux do r , 011 se voient gravs en creux, dans le mtal rnrne, des figurea monstrueuses face de Gorgone, avec des partie?

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d'animal et des ailes, domptant tantt un lion , tantt un sanglier; d'autres figures, tle humaine , avec un corps de poisson, do sortent les deux ttes de la Chimre; un Homme ail luttant avec nn griffon , ou bien le mme Gnie ail, plac entre nn lion et un sphinx quil a terrasss, compltent cette rvlation, grave et curieuse par cefc record de signes symboliques tous emprunts aux religions'de la Haute-Asie. Pag. 74, tav- X L V i a Nello specchio mi stico ove sono raffigurati Vulcano ed Epeo che lavorano incorno al cavallo di Troja la voce MZiUi ( p e c s e ) 5 non vuol tradursi a e c s e per a e q u u s , come parve al Lanzi (Saggio, ec. tav. X II, 3 ; II, 177) seguito dal M illin (Galer. m y t h o l . C X X X V II bis, n. 604), ma p e c s e ossia ?, voce di cui si servono per consueto gli antichi poeti greci particolarmente quando trattasi di lavori metallici. Unita quindi al ZM84 O0 YH , s e t h l a n s , che il nome etrusco di Vulcano , par chiaro che debba significar fecit; spiegazione ingegnosa del hi Raoul-Rochette (Mon. ant. ined. p. 82, n. 3 ) alla quale il Grotejend ha dato il suo autorevole assenso (Allgmeine Letteratur-Zeitung, i8ag, n. 182, P i 7a )T om . I. /

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Pag. 85, tav. L V 1I. La scultura duri mo numento sepolcrale uscito dalle escavazioni Folcenti che rappresenta le cerimonie prati cate verso i defunti 'nel recarli alla -tomba porge occasione di considerare sotto quali sem bianze rappresentassero gli antichi V anima separata dal corpo umano. Ed all uopo si al legano parecchi vasi, ove sono uccelli volanti con testa umana a* quali par che dar non si possa diverso significato. Sur un vaso edito dal 3lillingen un uccello di questa form a so vrasta a Procri ferita a morte ( Anc. uoed. mo li um. part. I 9 'pl. X IV ) , nel rovescio d uno scarabeo della Galleria d Orleans, i 9 nelVinterpretare il quale variamente si apposero il Lanzi (Saggio, l i , 160) e il M illih (M o ntini. ined. //, 57 ) il Raoul-Rochette ravvisa simboleggiata Vanima di Achille , ed aggiugne che la reprsentation doiseanx tle humaine est gnralement admise comme line mage symbolique de lme des dfunts (Monum. ined. p. 39i, n. a). In fa tti questem blema ne* vasi^della Campania compare sem pre nelle scene funebri, con simboli analoghi, come il fior di loto e la corona ( Mus. Bertold. p. gOj n. i 5; p. 7 9 6 9 8 ) ; Gerard^ Rap-

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port. p. 65, n. 607; Neapels ant. Bildwerke, l. a 5 i, 270, 3a4, 333, Millingen, Vases de Coghill. pi. X X X V I). Hnbituellement, conchiude il prelodato' archeologo, les Sirnes se monlrent, sur ces vases, opposes des sphinx, autres figares symbolitjues d o n tlintention funraire n'est pas moins sensible, et l invention gyptienoe moia consta te. U animale mostruoso e alato scolpito in nenfro ( come egregiamente osserva il Micali dandone il disegno al n. 7 di questa stessa tavola ) offre una analogia A evidente e cu riosa, cogli animali mostruosi ed alati de1mo numenti persepolitani che tal riscontro rende le sculture elrusche di m olt im portanza , in quanto che serve a confermar sempre pi> ri dea che sia d'origine asiatica il tipo che rap presentano. Pag. 94, tav. L X IJ , 4.* Parecchi frammenti di un fregio fa tto a stampa di sottilissime f o glie d oro aderenti a un forte stucco neric cio y ond erano ornate le pareti d una cella sepolcrale scoperta Vanno i 83q alla Cucumella nel piano di Canino un bellesempio ne porgono d' una pratica darte derivata dall1 an tichit asiatica, non istraniera alla Grecia e

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alYEtruria , segnatamente per la interna de corazione delle tombe. Cest un fait rjni a t constat diverses poques, dice il eh. Raoul-Rochette in un opera eruditissima te st pubblicata , depuis la renaissance des lettres jusqu nos jours, que des tombeaux trusques avaient eu lenrs murs revtus de lames de bronze {Lanzi, Saggio, T. //, p. a n ) . Un de ces tombeaux fut dcouvert au XVI sicle, Chiusi; et la relation originale sVn conserve la galerie de Florence. Une dcouverte semblable eut lieu vers la fin du sicle dernier dans un endroit du territoire de Corneto; et cest sur la foi du docte antiquaire Orioli quelle est rapporle parM . le professeur Vermiglioli ( Opuscoli, T . 1 V\ n. 7). Cest aussi dans la JYcropole de Tarquinies que se trouvait le tombeau dcor la vout de disques de bronze avec des ttes en relief ( Annal. delVInst. archeol. T. J, p. i 5o, i 5 i ) : inonument du tnme gout, qui se rapporto la mtne pratique de revtement en lames mtalliques ou en bois peint; qui fut le systme gnral de l'antiquit asiatique, et qui navait pas t tranger lantiquit grecque, en juger par le Calcioekos de Sparle (Pau -

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san. I li, 17, 3), et par le thalamos de Danae (Athen, V ili, 345, A; cf. lacobs ad Anthol. Palat. VII, 329 ) , deux difices plaqus in~ trieurment de lames de bronze, et cits par Pausanias l*appui du troisime tempie de Delphes, qui tait aussi, suivant la tradition locale, un difice de bronze, %aW (Pau sa/. JX, 5, 5 ); cest--dire revtu sur ses murs de lames de bronze; et pour quon ne stonnt pas de co mode de revteraent, appartenant lge mythologique, et devenu sans doute plus rare dans la Grce appauvrie, Pausanias observait que c*est de la mme manire qutaieot dcors les plafonds du forum de Trajan; il aurait pu ajouter celui du portique du Panthon qui conserva jusquau pontifi cai dUrbain V ili, en 1626, son revtement en lames de bronze et cf argent ( Fea, Dissertaz. sulle rovine di Roma). Mais pour ne pas nous carter de notre su jet, c*est dun tombeau' revtu en bronze , lyXimta ptriKKau, quil est fait mention dans un pigramme de lAnthologie (B run ck, Analect. T. I l i , p. 296, n. 680, cf. lacobs. Animadv. t. X II , n. 262*3 ) dont le seus et la teneur nont t tourments par les critiques que faute da-

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voir counu les exeinples de tombeaux ainsi dcors. On sait quAlexandre avait voulu riger Pella un proscnium de bronze , xxkxu/ irp jjx ijt'iai' ( Plutcr. Op. Mor. //, 1096, 15, T. X , p. 509. R eisk)t cet--dire, revtu en brnze : ce qui offrait dans un antre genre ddifices, une pratique analogue. Je puis maiutenant ajouter ces exemples classiques ceux que, me fournit un habil archi tecte M. Donaldson , qui observa , la faQade de quelques tombeaux de l*Asie-Mineure des enfoncements pratiqus pour y D s r e r des plaques de mtal ( Supplement to th A n d quities o f Athens and other Places in Grece, T. IV\ p. 5 6 ) , lesquels auraient pu servir tout aussi bien pour des peintures sur bois. Tout rcenament encore, un autiquaire clair, M de Prokesch, ayaut eu occasion dexamiuer des tombeaux taills dans le roc prs de Thyatire, a remarqu que la surface du rocher avait t autrefois couverte de pla ques de mtal ( A nnal. de Vlnstit. Archeol. T. VII, p. 193) et lon ne peut douter que, si ce mode de revtement fut usit Pextrieur et sur la faade des tombeaux grecs, plus forte raison p u t-il avoir lieu lin-

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trieur, comtne on la vu dans des tom beaux trusques (Peintures antiques indites, p. 4 ^ 5-a). Pag. io 5, tav. L X V I 1I. Intorno alla tomba tarquiniese adorna di pitture operate per quanto si crede da artefici provinciali il eh. Raoul - Rophette fa le seguenti riflessioni : Nous adraettons volontiers, et nous avons t des premiers d ire, que ceux de ces tombeaux qui prsentent des sujets traits dans le costume trusque et accompagns dinscriptions trusques'devaient tre reconnus pour des monuments trusques. Mais ceux qui uoffrent, toutau contraire, que des compositions dun stylegrec absolument semblable celui des vases, pour le sujet, le dessin et le costume, telles que sont les pein tures donnes sur la pianelle LX VIII, etcelles des grottes Marzi et Querciola, comment se refuser y voir louvrage dartistes grecs tablis et travaillant en trurie? N'est-ce pas une colonie de ces mmes artistes que lon saccorde aujourdbui peu prs gnralement attribuer celle foule de vases peinls qui se dcouvreut dans les tombeaux de Yulci et de Corneto urme, avec des noms

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de fabricants et de dessinateurs grecs, qui ne permettent pas de douter que ces vases ne soient sortis de manufactures grecques? N a-t-on pas trouv, dans des tombeaox de Chiusi, des vases grecs de la tnme fabrique que ceux de V u lc i, quelquefois portant le mrne nom d'arliste? !Pen puis citer pour exemple le nom de Panthaeos , qui se lit sur plusi^eurs vases de Canino et de Vulci t deux desquels sont dcrits dans le Catalogne du cabine! de M. Durand, n. 91 et 117, et qui s*est rencontr sur une coup de Chiusi, publie dans le Mus. Chiusiti. T. Il\ tav. i 33, toujours avec la mme inscription : oansaios EnoiESEM . Je rappelle en outre que les norns de Taleides et de JVicosthns, connus par des vases trouvs Paestum et Agrigente , se son rencontrs sur des vases de Vibici. Ds lors, quoi de plus naturel et de plus probable que dadmettre ltablissement, eu tru r ie , dartistes grecs, qui auraient excut ces peintures de tombeaux et de vases, les iiues et les autres de style grec le plus pur? E t en quoi ce fait archologique, si plausible en soi, si conforme toutes le donnes de la science, porterait-il alleiate lhou-

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nenr de ltrarie antique ou colui de la Toscane moderne? Pag. 119, tav. L X X V I. Merita particolare osservazione il vaso di Amasis, m a z i x EnoiezEN, posseduto dal Principe di Canino ov* raffi gurato Ercole col suo fedl compagno Jao accolti da Euristeo. V eroe tebano porta il gladio al fianco, e nella sinistra Varco e gli strali : Vesser egli privo della clavat attributo pi, consueto di lui sui vasi cT un* et inter mediaria ne risovviene quanto narra Strabono (X V , 688), cio che lintroduzione della clava nelle poesie e nell arte greca f u attribuita a Pisandro , poeta ciclico antico, autore duna Eracleide, fiorito verso la Olimpiade X X X III. Quindi la mancanza d i questt attributo un distintivo caratteristico dello stile della scuola greca anteriore a Pisandro, Za qual partico larit torna di gran momento per la classifi cazione cronologica dei vasi dipinti , ancorch il vaso d?Amasi* non fosse di stile originale , ma di fbbrioa < T imitazione. Oltracci in questo vaso vuol notarsi lo scettro tenuto in mano dal re di Micene. Esso decorato da una testa di ariete, altro segno caratteristico con cui si allude al celebre ariete dal vello (Toro

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che possedeva Tieste , e che ha tanta impor tanza nella storia poetica dei Pelopidi. E u risteo era nipote di Pelope e di Perseo, e quindi la testa di ariete il simbolo pi appropriato per qualificarlo. Vengasi lo Scoliaste dE uri pide (ad Orest. 998 ) che allega TAlcmaouida di Dionisio poeta ciclico , e si raffronti con Pausania ( III, 15 , a ). Un altro vaso nota bilissimo che offre la miglior idea dello stile e della maniera di Amasis, artista , come si vuole, corintio, era nella Collezione del ca vai. Durand ed ora si possiede dal duca di Luynes ( Catalogue da Cabinet de M. D u rand, n. 33, p. 16, 17). Pag. iaa, tav. L X X IX , L X X X . Giova cre dere che la nascita di Minerva dal capo di Giove raffigurata sopra tre vasi dati in dise gno dal nostro autore fosse un mito per gli antichi Etruschi di grand'importanza peroc ch vedesi ripetuto pi volte e non senza ta lora qualche variet. Oltre il celebre specchio delV Universit di Bologna (Inghr. Monrnn. elrusch. sez. II, tav. X , p. aoa ), vedesi sopra due vasi della celebre Collezione Durand (Catal. n. 20, a i ) , sur un altro presso il duca de Blacas, e sopra uno, forse il pi bello d i

LETTORI

LUI

quanti se ne conoscono, posseduto dal Visconte Beugnot. Tutti procedono dagli scavi Voicenti, tutti osservabili per V antico stilet e per la introduzione or < F unat in vece di due itlitie%ora di Apollo Citaredo, or di moWaltre figure , ci che serve sempre p i a mostrare ave>c quelle libert sexergait, sur les sujets les plus sacrs et sur les types quon do vr it-croire fixs avec le plus de prcision par lautorit religieuse, le talont de ces artistes, b scrupuleux observateurs du costume biratique. Pag. 127, tcw. L X X X IV . Commendevolissima la congettura delV egregio nostro autore che la figura virile , barbata, vestita nel costume jeraticot suonante la lira di nove corde fram mezto a due stele sorreggenti ciascuna una Sfinge alata, rappresenti Orfeo. N on questo il primo esempio di un tal personaggio ne* vasi di antico stile. Ve n'ha parecchi ove un simil soggetto fra due Parche o due Erinni (le quali corrispondono alla stessa intenzione delle due Sfingi ) non pu essere che Orfeo. L a sola difficolt che oppor si potrebbe viene sgombrata dalla certezza che altri poeti delV et mitologica come Tamirj e Lino veg-

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gonsi sui vasi della stessa fabbrica {A nnal. del l* Io st. Archeol. T. I, tav. V, 5, p. 3 7 0 ; Lewesow, Verzeichniss, n. 855), per nulla dire di Saffo, di Alceo e di Anacreonte che veggonsi raffigurati sopr* altri vasi trovati in S i cilia e in Etruria ( Catal. da cabinet de M. Durand, nn. 4^3, 434, ec. ). D i pi> altre dottissime annotazioni p o tremmo arricchire questa Prefazione se giunto ne fosse in tempo di farne uso V ultimo brano della Memoria del eh. Accademico Parigino che promise di pubblicare nel Journal des Savauts del corrente anno i 83. Per ne fa c ciam avvertiti i cortesi Lettoris affinch se p ia cer loro di giovarsene, ricorrano a quell'ac creditato Giornale, fonte rigogliosa di sublime recondita erudizione. Gli studi severi fa tti da tre uomini di chiara fam a sull3opera dell* illustre M icali , orna mento e decoro dell*italiana letteratura , sono il miglior elogio che p e r noi fa r poteasi di lui e della benemerita sua fatica. N per verun altro motivo ne piacque di qui recare delle dotte loro elucubrazioni parecchi brani, se non perch diffondendosi da' nostri torchj la Storia degli antichi popoli dItalia in maggior nu

LETTO RI

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mero di esemplari potremo cosi sempre pi con tribuire ad estendere la ben meritata fam a del nostro chiarissimo Autore. D ella prima edizione di quest'opera gli esem plari furono esauriti a non modico prezzo con maravigliosa celerit : della seconda pochissimi ne rimangono ancora in commercio. Alla terza, che la presente, richiestaci da gran numero di studiosit non improbabile che fr a non molto succeda una quarta , e s pure alcune versioni di essa in estranie favelle , che tal la bella sorte delle opere di somma importanza e pel soggetto che trattano, e per esser dettate da scrittori di acuto ingegno, cui gravi e profondi studj as sisto n sin dalla tenera gioventt e la cui mente ed il cuore son retti dal pi purgato e im parziale criterio.

STORIA
DEGLI

ANTICHI POPOLI ITALIANI

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PREFAZIONE

D o p o vernicine anni da che io posi a luce VItalia avanti il dominio dei Romani, fattosi cammino nella scienza e nella vita, ritorno a calcare la stessa via porgendo al pubblico, con pi m aturo giudizio, una Storia degli antichi popoli Italiani, Non sem brer ambi zioso il titolo per me dato a quest opera qua lora si consideri, che lo scopo di essa si di Riem piere, quanto possibile, uno de* grandi spazi ancor vacui nell*istoria, dell* u manit ; porre in nuova luce i fatti e i se coli passati ; mostrare le forme sociali, s dif ferenti dalle nostre, che in quella prisca et reggevano le opinioni ed i costumi de* padri ;

PREFAZIONE

esporre col paragone delle dottrine contem poranee divine e umane com essi partecipa vano veramente dell unica sapienza e civilt del mondo antico : in fine per quali imita zioni politiche e morali di mano in mano eglino cangiarono di fo rtu n e, di condizione e di stato. Una parte di questa storia senza dubbio congetturale al pari di tutte 1 * altre istorie delle nazioni pi antiche. Ma non per que sto ella parr aver meno solido fondamento di vero. Ufficio della critica si di ponde rare cautamente non tanto le tradizioni del l'a n tich it poste avanti da una generazione di scrittori, per lo pi ignari del nobile fine della storia, quanto di ricercare nella natura stessa dell* uomo e delle umane cose 1 * ordiue pi veritiero dei fatti, e le cause stesse che muovono per leggi immutabili 1 * um anit nel co>rso e ricorso della vita sociale. La ragion critica non pu tuttavia rinvenire cose nuo v e ; n tali che facciano cessare ogni contro versia, ogni quistione. P u ben ella rimuo vere buona parte delle falsit o degli errori, che s spesso han traviata la storia degli uo mini dal retto sentiero: pu meglio dare a

Pr

e f a z io n e

conoscere e pi convenevolmente determ i nare gli avvenimenti narrati o dubbiosi, o incerti, o insussistenti ; ma posti una volta i termini della credenza istorica dee la ragione correre francamente a sua m eta, e in qtiesta fermarsi. C hiunque tiene il num ero delle citazioni p e r arte di ragionare pu tralasciare di leg gere il mio libro. Ma chi vuol rendersi conto de* grandi principi e degli ordini che trassero l uomo tra di noi a vita civile; in che forma vi si radicarono ; e di qual maniera vi por tarono lungamente buoni frutti a manteni mento della prosperit e quiete in tern a, e della potenza al di f u o r i t r o v e r in qnesto argomento di storia materia di considerazioni tanto pi importanti, quanto maggiore og gigiorno , in questo secolo di procelle, il bi sogno di porgere ad animi travagliati le le*' zioni salutari dell esperienza, e di grande avvedutezza di senno. In tanta progresso di forza morale, in tanti movimenti vari della fo r tu n a , corre 1 * umanit spedita a benavventurosi avanzamenti, ed a quei sommi de stinila cui la conduce una provvidenza eterna. Ma la filosofia, penetrando ella stessa ad-

PREFAZIONE

dentro begli stndi della erudizione e della storia, ne insegna altres a ben apprezzare i mezzi di civile migliora mento adoperati dalla sapienza antica, non che a vie meglio diriz zare quelli della intelligenza moderna al sano godimento d una pi perfetta civilt. E qui Considerando, secondo il disegno di queste istorie, quanto l*italica nazione contribuiva fino dai pi remoti secoli ad accrescere colle sue proprie fo rze, e ad estendere per l Oc cidente la luce che sorgeva dalle sole regioni dove la religione, 1 umanit e la scienza posero sue prime radici, si far pure mani festo a miei lettori di quale e quanta impor tanza nell* ordine degli umani eventi sieno le nostre civili origini. Allora che io presi a scrivere dell* Italia non mi sembrava ohe avessi d v u to , come ho fa tto , ritornare al mio argomento pri miero. P er dacch altri documenti olassici venuti a luce, e le numerose quanto inaspet-* tate scoperte fattesi in questi ultimi anni per tutto il suolo etrusco, ampliarono la via, dando nuovo e pi largo incremento a que sti sludi, la mia prima opera trovavasi in sufficiente al bisogno della scienza isterica.

PREFAZIONE

Per es9Q io dava opera alla ricerca al d i scernimento della verit, oppugnando con franchezza di spirito, pari arti amore del retto, tutto quanto di favoloso, di poetico e di falso, toglieva alla prima storia italica veracit e dignit : io poneva cos nuove fondam enta, e posso bene di presente compiacermi di avere il primo dato impulso a' nuovH studi, che hanno di tanto arricchita e nobilitata non pure la filosofia della storia italiana antica, ma quella ancora del diritto. La nuova opera che presento al pubblico di tutt* altro tenore. Poich essa mira non pi a demolire, ma s bene a ricomporre la storia degli uo mini, delle opinioni, de* costumi : in somma a dimostrare, quanto p u T indagatore, quale si fosse Tessere civile, morale, e intellettuale de padri nostri nella prima e t , s intima mente collegata con la civilt delle pi fa mose nazioni del tempo antico. H o preso a tal uopo la penua con un sincero amore per la verit, e con zelo per la patria, bench senza parzialit in favore d*alcun popolo, d alcuna nazione : senza predilezione per E tru sc h i, senza rancore contro Greci, e R o m ani; per con affetto grande a tutto ci

PREFAZIONE

eli* ' salutare 6 buQno, con odio per tutto quel eh* dannevole e vergognoso, oon ri spetto e venerazione per qualunque reggi mento sano e proficuo alla felioit del genere umano , con sdegno e con abbonamento infine del mal costume, della rivolta e della tirannia. Ampliando qui distesamente un argomento di storia per m e trattato altra volta, avverr che alcnne cose gi da me dette vi sieno qua e l replicate, quanto sol comportava o F unit del soggetto, o 1 * ordine degli eventi, la conformit delle cose descritte. P e r ta luni che discorrono intorno alle italiohe an tichit facile assai nello scrivere trarsi in nanzi con sentenze pubblicate da altri, figu randosi aver fatta nn* opera compilando le altrui. B ench di questa tacoia vadano im muni quei v a len ti, che per acute indagini hanno dato alla storia italica, dopo il prin cipio di questo secolo, maggiore ampiezza , lustro e utilit. D i che bastino, per tacer d a ltri, i nomi illustri di un N iebuhr e di O. Muller. Ma io tengo per vero, che nella scienza delle sue nazionali storie non abbia Italia lezioni da ricevere di fuori. Ella pensa da se profondamente 3 poich ella in questo

PREFAZIONE

tanto efficacemente s adopera; e perch in nanzi a chiunque altro ella ha saputo, gi gran tem po, porre le basi della sua propria storia critica, rischiararla, e illustrarla, per opera massimamente del nostro Vico. P u o vuole l 'I ta l ia , sopra qualche punto, giovarsi della erudizione altrui; ma tanto per la sua filosofia, quanto per il suo nazionale spirito^ e per ingegno, ella non ha d' uopo che di se stessa. Noi apprezziamo e laudiamo di buona voglia lo straniere onorando: per non senza sorriso d'indulgenza vediamo tuttod ritornarci a casa in altra lingua quelle me* desi me dottrine che so n o , per inalienabile retaggio, patrimonio di questa terra. Non ignoro che alcune mie opinioni dia* sentono da quelle divolgate per altri scrittori. Non per questo .io le condanno ; ma guidato nella composizione di quest' opera unica mente dall* amor del v ero , e da spirito sce vro affatto da p arte, non h o detto cosa di cui non avessi intera persuasione. La diver sit delle opinioni nelle materie congetturali giova ella stessa alla ricercai della verit, non ineno che al progresso della scienza. T utta volta in un secolo di tanta luce critica

io

PREFAZIONE

tempo ormai di togliere l* antica storia ita liana da quella tal m iseria, cui si trova assoggettata, di andar sempre vagando nelle indagini delle nostre origini, di che sente noia e stanchezza ; e ci per solo fatto di scrittori, che peccano del vizio dei sofisti, oon rimettere in campo qualunque combat tuta ipotesi, e porre sempre in quistione quella ragion filosofica dei fatti umaui, in che 1 * in telletto si riposa. A questo fine principalis simo di tor via dall* indefinito e dal vago l*istoria de* secoli pi lontani, e non di meno s tanto importanti a bene comprendersi, tende soprattutto l opera presente. I principi meno incerti della civilt italica, le vicende maggiori dei popoli nostrali, la loro mischianza cogli stranieri, e le grandi conseguenze civili e morali che indi ne derivarono, sono qui esposte e collegate insieme con legge d unit fondam entale, e con quella maggiore evi denza, o pi tosto criterio di verit, che pu ottenersi dalla probabilit istorica. Non tutte le cose narrate, non tutti gli avvenim enti, non tutti i fatti parranno sicuri o certi ugual m ente: m a, son elleno forse pi avverate o pi certe le storie che abbiamo delle grandi

PREFAZIONE

monarchie dell'Asia, dell* Egitto e della G re cia nelle sue et primitive? P a rte essenzialissima del mio lavoro sono i copiosi monumenti figurati, per me rac colti ed esposti nellAtlante. P e r essi molte cose c h e nella mia precedente opera avevo toccate a modo di congettura, han preso in questa faccia di vero. La forza di autorit che portano in se cotesti nazionali monu menti rende non solo ragione di fatti impor tanti , ma d pure alle volte fondamento del mio dir nelle storie. Poich in questa sorta di documenti trovansi pi che altrove con sicurezza di verit segnali della credenza , delle opinioni e dei costumi del popolo. L a storia medesima delle arti del disegno, s strettamente congiunta con quella .dello spi rilo um ano, vi trover esemplari di gran va lore, e monumenti d ogni maniera d ell'arte italica fedelmente rappresentati. A ottenere questo intento grave in vero stato il peso della mia fatica, e tale che per condurla al suo termine mi fece mestieri di tollerare le pi grandi difficolt, somma spesa, viaggi e disagi molti. D i averle superate queste diffi colt senz'ajuto di nessuna so rte, e senza

la

PREFAZIONE

sussdio altru i, io son lieto. stato questo per me un lavoro di puro affetto e di genio; sostenuto soltanto per la brama di far cosa onorevole alla patria ed a me. Movendo di nuovo la penna per pi illustrare questo bel tema di storia, non indegno certo della filo sofia del nostro secolo , ho dovuto di neces sit interrompere la dettatura di un* altra mia opera em inentementenazionale,da gran tempo ordita : voglio dire la Storia del commercio delle repubbliche marittime Italiane. Se il cielo mi concede vita e salute; se i tempi sien meno infausti, o gli animi men tu rb ati; non dispero poter porgere a miei connazio nali quest ultimo tributo di gratitudine e d* affetto.

STORIA
DEGLI

A N T IC H I P O P O L I IT A L IA N I

CAPO I.
Dei primi abitatori o coltivatori dItalia.

S e la filosofia dell istoria avesse riportato a suoi principj la diffidi questione degl1 Itali prim itivi, non si sarebbero divorate per l ' innanzi tante ipotesi tra se contraddicenti, e sempre pi imaginarie, che ci fan ri volgere da una lontana regione all altra per rinvenire di fuori, anzich in casa propria, le tracce de nostri padri. L oscurit e la totale incertezza di secoli affatto isolati nelle storie narrate, furono favorevoli a tutte le opinioni, ma la nostra ignoranza la stessa. Alla scienza critica della presente e t , principal ' sussidio d ogni vero, si vuol nondimeno concedere tentar nuova via, e di risalire, quanto possibile, pi di rettamente al primo stato sociale de popoli di una stessa radice italiana, per muover da questo a rin tracciare meno dubbiamente le cagioni naturali, e il

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C AP O

I.

fondamento dell antica loro civilt. Oggimai l istoria naturale dell uomo, gli studi pi universali delle lin gue , e le grandi scoperte de moderni viaggiatori, che han gi corso e veduto pi mondo che non fece in tanti secoli tutta l antichit, bastano ad accertare, senza distinzione di patria, che In generazione umana, variatissima nelle sue razze, ha dovuto crescere e propagarsi non difficilmente in ogni contrada e in ogni clima. Perch l uomo naturalmente appartiene a tutta l ' abitabile te rra , che Dio gli ha dato qual suo pr* prio dominio, e per sede perpetua delle sue vicende. Invano la nostra curiosit da gran tempo si con suma per faticosi e inutili sforzi nell' investigare 1 ori gine delle nazioni. In qualunque maniera gli uomini sien pervenuti a discuoprire e ad occupare le variate regioni del globo, noi li ritroviamo ugualmente stan ziati nei pi ardenti clim i, e nelle terre australi, stto l influenza del cielo natio. Ma se di poi consideriamo; che ogni origine posta al di l delle nostre idee, le quali altro non comprendono fuorch sviluppo e progresso; e se, limitando le indagini, vorremo pure contenerle con misura ne termini delle nostre facolt, natura stessa ne addita, che i paesi pi felici, ove il clima somministra largamente mezzi di nutrimento al1 uom o, dovettero essere con maggior facilit popo lati. La virt delle cause fisiche si fa quivi sentire con duplicata forza, imprimendo alla libera propagazione della specie pi vigore e fecondit, ed alle potenze vegetabili ed animali pi qualit produttive : onde,

CAPO

1.

i5

senza tema d ingannarci, possiamo francamente am mettere per fondamentale principio di popolazione che l , dove una spontanea fertilit porgeva con meno fatica all uomo maggior copia di beni, ivi dovesse pi agevolmente prosperare e moltiplicarsi. Se di sistema in sistema non avesse vaghezza cia scuno a dir cose nuove, piuttosto che vere, potrebbe per avventura parer istrano, che gli eruditi, i quali trattarono delle nostre antichit, abbiano posto gran dissimo studio in far provenire da regioni straniere e lontanissime, come la pi facil cosa del mondo, i primi abitatori di questa gi deserta Italia, e quasi ni una ricerca abbian fatto di quelli che ivi stessi vivevano. Come se il nostro cielo non avesse da n atura, quanto altra latitudine, virt ed efficacia a nutrir suo popolo, ed a portare o maturare da per se i frutti del viver civile. Le grandi vestigie di fisiche rivoluzioni, visibili per tutta Italia, dimostrano non di meno orrende catastrofi, e fan presupporre una lunga serie di secoli affatto impossibili a rintracciarsi ne nostri documenti istorici. Ma come lo stato delle nascenti societ umane pur sempre dipendente da cause e accidenti naturali e locali, cos non potremmo ragionvolmente proce dere in queste ricerche 9enza considerare gli ostacoli, che per la qualit del suolo, e per tanti maravigliosi sconvolgimenti della penisola, dapprima s opposero alla propagazione e stabilit de suoi abitatori paesani. Il tremendo fenomeno, ohe, per violenta incursione

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CAPO

!.

del m are, divise un tempo la Sicilia dalla Calabria *, dovette al certo lasciare ne posteri una profonda im pressione di spavento e terrore. Uomini ancora sel vaggi, e vie pi timidi per le rinnovanti rovine di vulcani ardenti, e per gli spessi danni di furiose inon dazioni , non ardivano allontanarsi da luoghi em inenti, dove avean nido e salvzza: altrove, intere popolazioni, nulla meno atterrite per 1 orrore di terremoti e d aprimenti della terra , abbandonavano le sue dimore ri fuggendo a stanze pi sicure. E non pertanto la fre quenza stessa di queste rivoluzioni fisiche ne rendeva lo spettacolo men funesto: gli uomini cessarono grado a grado di tem ere, e poterono anche in processo di tempo fermarsi su que medesimi terreni, che il riti ramento delle acque, e la lenta dissoluzione delle lave, avean lasciato pi maggiormente fecondi. Cos 1 espe rienza dei secoli ha confermato tra noi con qual sor prendente facilit le forze della natura e delT uomo concorrano insieme, sotto un clima benefico, a riparare ai danni di questi distruttori fenomeni. Le generazioni susseguenti ristrette insiem e, e me glio distribuite nelle sue dimore dalle Alpi sino al mare siciliano, trovarono indi appresso mezzi agevoli e copiosi sostentarsi. Cento poeti, oratori e istorici de, tempi antichi, che l hanno in 'pi maniere det La separazione della Sicilia dalla terra ferma era u n fatto accettato da tutta lantichit: e lo confermano s la fig u ra, come la struttura interna de monti Nettunni ed Appennini, divisi dal Faro di Messina.

CAPO

I.

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scritta, celebrano a gara le Iodi dell Italia , e la grande abbondanza delle sue proprie naturali ricchezze : s che, al dir di loro , tjuivi aveansi largamente tutte le cose, che servir possono al bisogno ed a comodi della vita, senza aver ricorso a beni stranieri. Il pi utile e sa* lutare nutrimento dell uomo era tenuto per un dono spontaneo del clima italiano o siciliano a : tradizione non pure ammessa dal primo pittor delle memorie antiche 3, ma consacrata sotto il misterioso mito di Cerere 4 : favola antichissima, la qual non dubbia mente discende dalle primitive religioni di numi cam pestri. Or questa fertilit e copia di beni, perpetuo dono del cielo, fu mezzo potentissimo a moltiplicare le razze indigene, ed a facilitar loro le vie di conse guire i vantaggi della vita civile. L origine d 'u n pri mitivo popolo italiano si confuse di buon ora colle favole. Da ci i poeti e m itologi, primi storici, pre sero motivo di fingere la stirpe umana quivi dalla terra ingenerata 5: opinione certamente repugnante alla buona fisica, ma che, sotto il velo dell allegoria, ce lava il concetto della impenetrabile antichit del po

2 Diodob. v. a. 5 A uctor. de Mirab. pag. 1157. ed. D uvi. 3 Odyss. ix . 109 seqq. 4 Cicer. in Verr. iv . 48- 5 Diodob. v . 4-> Abnob. i. pag. 20. Da ci i Sabini nella loro lingua; Cererem panetti appellati. Sebv. Georg. 1. 7. 5 Dioirrs. 1. 36.

T om. I.

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polo italico 6. E in questo senso medesimo V irgilio, grandemente inteso delle memorie patrie, alludendo ai primi rozzi abitatori del Lazio, li disse, con ma niera e frase poetica, ivi nati dai tronchi e dalle querce 7. Questa universal tradizione di un popolo originario, del quale altra derivazione non si sapeva , vedesi con servata ne tempi istorici, e quindi confermata dagli scrittori romani pi autorevoli, che davano senza esi tazione agli antenati il nome 'generico di Aborigeni, il cui meno controverso significato era quello d indi geni , o di gente paesana 8. Nella qual voce com une, grammaticalmente e istoricamente intesa da ogni latino, abbiamo pure una manifestazione del buon senso degli antichi; dove che i dotti della letteratura moderna s affaticano ancora inutilmente a ricercare chi fossero, e donde originassero i nostri progenitori. Incoli primi d un paese sono certamente coloro, che anteriori ad ogni altro nel possesso non abbiamo come provare, n pr attenenza di stirpe aliena, n per autorit di sto rie) che sien venuti di fuori. E tale senza dubbio lo stipite indigeno e natio deglitali prim itivi, da cui discendono Y un dopo l altro gli originali popoli, che indi acquistaronsi nome e grado distinto nella comune patria ; quei popoli in somma che gli stranieri, e mus6 Midtum auctoritatis offer vetustas ut iis qui terra dicuntitr orti etc. Q um ra. in. 7. 1 7 vili. 3 i 5. Gerutjue virum iruncis et duro robore nata. 8 Aborigencs sive indigena: \"irrxiovts; vSiytvtts; ysvfxxt.

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I.

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sfittamente i Greci, ritrovarono di gi congregati in trib o nazioni allora che passarono in questa nostra terra, e che pur sempre vi riconobbero di sangue dal loro diverso, con la sprezzante nota di barbari. Nel1 opinione istessa degli afttichi dicevansi gli Aborigeni nati in Italia 9, dacch per T ignoranza dell origine tutti credevano essere di quella terra che abitavano io. N solamente i prischi L atini, ma le nostre nazioni pi copiose e grandi si pregiavano a un modo di porre le antichissime famiglie degli Aborigeni in fronte ai loro annali, e di riconoscere anzi da quelle i prin cipi stessi della civile unione " . Di tal forma gli Um b ri, i Votaci, i Sabini, e generalmente i popoli di stirpe osca, appariscono tutti ugualmente Aborigeni nella prima loro epoca sociale. E ci s vera, che come tosto incomincia a farsi pi chiara l istoria spa riscono dovunque gli Aborigeni dellet prim a, per dar luogo a comunit di popoli pi certi, aventi pro prio essere e qualificato nome. Quindi pu ammettersi
9 Diomrs. i. io. 10 Saufeius ap. Serv. i. io. Quoniam ab iUis se ortos esse recognoscebanl.j Sbbv. vm. 3 i 4- 3a 8. Indigente sunt inde geniti, j Souh. i 5. Sunt genuini terne.: F e s t u s v. Natio. Altri popoli com noto, e massimamente A rcadi, Ateniesi e Tessali, si van tavano al pari del titolo di Autoctoni: era naturai cosa che una medesima ignoranza inducesse tutti nella stessa presunzione. 11 Primo Italiani- tenuisse quosdam , qui appeUabantur Abori gene!. C ato ap. Serv. i. 6.; halite cultores primi Aborgenes fuere. Iustiu. xliii. i. ,

io

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I.

con giusta critica, e forse con tutta verit, un pnnto di storia .^jpda mentale indispensabile a rintracciare, quanto almeno possibile sopra un terreno s scabroso, la naturai cognazione dei popoli, primi abitatori e coltivatori d Italia : ci , cbe l appellativo stesso di Aborigeni, comunemente adoperalo nel buon secolo della letteratura latina , non si limitava gi a denotare una razza particolare, n di origine straniera posata soltanto ne luoghi intorno al Tevere, siccome narra vano taluni cronisti di Roma, ma s bene, con ap propriata significazione generica, valea quanto dire 1 uni versi l delle genti natie in islato ancor mobile o semibarbaro di colleganza **. Non altro concetto ebbero gli antichi de' loro padri Aborigeni, che quello appunto di popol selvaggio, a cui attribuivano una vita dura agreste e faticosa. E in que sto veggiamo, che i ragionatori filosofi dell antichit speculavano niente meno acutamente che i moderni sopra il naturai progresso dell uomo dalla sua ferina salvatichezza a stalo civile. Al giudizio di loro le vaste boscaglie, che ricoprivano l incollo suolo, sovvenivano al nutrimento con l annua riproduzione de fruiti della querce l3 e di pochi altri vegetabili: in quella guisa, che molte genti della zona torrida e delle temperate, da alcune piante indigene traggono il bisognevole alla
i a Aborigenes , appellati sunt, quod errantes convenerint in agnini, qui moie est P. R. Fuit enim gens antiquissima Italce. F estus. i 3 Quereus Aesculus. L. Ischio.

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vita. Sparsi qua e Ih per le montagne, non tenevano gli Aborigeni abitazioni certe; e pe1 truci costumi mo stravano ovunque l'original ferocia, e indomito genio di vita silvestre. Perci il filosofico Sallustio, consi derandoli nello stato che impropriamente dicesi di na tura, gli rappresenta come uomini incolti, senza leggi, senza governo , liberissimi e sciolti *4 : m a , essendo pur sorte comune di tutte le nazioni l aver costumi efferati e barbari prima de civili , s fatte speculazioni si appartengono pi drittamente alla storia generale dell uomo, che non a quella d un popolo particolare. Pre la fisica costituzione delle nostre provincie volgea naturalmente gli abitatori a robusti esercizj della vita nomade o pastorale, che aperse la via a quella di agricoltori, e pose irrevocabilmente uno stato pi fermo di societ. Cos g l'ita li, frenati nella licenza selvaggia, diventarono assai per tempo una nazione di pastori sedentari e di lavoratori, quali furono verisi milmente le trib de* Greci all epoca delia guerra troiana. Nel suo grado di maggior semplicit 1 * uso e l opra della sementa presuppone sempre uno stato di societ permanente, e leseroizio d arti manuali sco nosciute od inutili a popoli vaganti, quali si rinven gono ancora per le foreste dellAmerica settentrionale, e ne' deserti della Tartaria o dellArabia. Pastori e agricoltori furono di fatto O pici, Sabini, Latini, San
14 S allu st. CaliL 6. Gemis hominum agreste, sine legibiu} sine imperio, liberum atquc solutwp.

aa

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n iti, unitamente con tutli i popoli di loro Stirpe da un lato allaltro della penisola fin dalla prima loro unione: e in tale stalo villesco li ritrovarono pure allevati quegli stranieri di vario nom e, che secondo le leggende medesime dei Greci si dicevano approdati in Italia diciassette generazioni avanti l era troiana ,5. Tanto che gi stretti innanzi al suolo che coltivavano, e ridotti a dimore ferm e, ed a labili m atrim oni, non pu n meno dubitarsi che i paesani non consen tissero insieme ai doveri d una comune legge. Se per le facolt fisiche e morali concorrono da per se alla formazione della societ civile, e tendono con giusta forza al suo incremento, dobbiamo tuttavia confessare che per le relazioni di viaggiatori in tante incognite terre, non abbiamo n pure un esempio d alcun popolo tenuto per selvaggio, il qual siasi avanzato a civili usanze, senza che cause straordinarie non abbiano operato su di quello per facilitarne il pr* grasso morale col vigor d* instiluti ed a r ti, che sono bisogno al vivere umano. Certamente l agricoltura, m a-> dre feconda di copiosi beni, e gli ordini salutari che per essa all* universale derivano , posero i veri e pi naturali fondamenti della civilt nelle nostre contrade ; in quella forma che le Missioni, con iscopo pi di vino , alla luce evangelica congiungono tuttod l inse gnamento di cotest arte proficua a mansuefare i pi riposti selvaggi indiani del Missouri e d altre parli
>5 NicuiDEa ap. Asto. Liberai. 3 i.j Diomr& i. ia.

CAPO

1.

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dell'America selteDtrionale. E cos fatti abiti di vita stabilmente ordinala furono anche pe nostri padri, come porta la tradizione, opera della persuasione, an zich della forza. Sotto giustissima figura d allegoria Giano e Saturno, tenuti insieme per numi e regi degli Aborigeni, erano pure venerati quali istitutori del vi ver civile per mezzo dell'agricoltura e delle leggi l6. Numi talmente concetti nostrali d origine, e proprj di questa terra, che giusto al mito primitivo Giano, abbondantissimo donatore, di cui tutta Grecia mai non ebbe 1J uguale 7, passava egli stesso per indigeno, e per primo padre de figli della patria l8. Siccome nati della stirpe medesima di Saturno agricoltore di* cevansi a un pari i nostri primi coltivatori >9. I poeti chiamano secol doro quella prisca e t , abbellita per loro di molte leggiadre finzioni, da che la nazional religione ebbe collocato in cielo il nome di cotesti be nefattori e maestri della umanit , che cominciarono a legare con pi stretti nodi turbe selvagge ed impe tuose. Sicch dal senso medesimo che traluce in tutto questo italico mito, narrazione epica ed allegorica dell incivilimento universale che ne venne appressp, par non si possa dubitare esservi stata primieramente in Italia una stabile dominazione sacerdotale, i cui mem bri sottoposero buon ora le trib nomadi indigene alla
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T. appresto T. il. c, a,

17 Ovid. Fast. 1. 90. 18 L a b e o ap. J. Lyd. de Mens. p. 55. 19 Y 4BBO, R. R. III. 1.

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tutela d un culto religioso, e le volsero di passo in passo a costruirsi abitazioni fsse, e ad attendere in comune all agricoltura : causa insieme ed effetto della legislazione: di che ne venne loro convitto e unione e societ civile, Benefizj grandissimi pe quali si serv pur sempre tra le generazioni paesane la consolatoria tradizione d un secolo felice per migliorati costumi *. 11 nome stesso di Saturnia, che portava nel tempo mitico Italia , o soltanto una porzione di quella, nome sacro, come dice Dionisio, gi mentovato negli ora coli sibillini, pu aversi per un documento della pi alta antichit. Ugual denominazione consacrata posero i padri a luoghi stessi primitivi di lor dimora per siti montuosi e forti **. In rozzi versi saturnj erano di pi religiosamente cantati nel Lazio i sacri carmi vetusti, non meno che i rustici ed i guerrieri. E la domestica solennit dei Saturnali, di molto anteriori a Roma aa, serba anchella simbolicamente vera me moria di CQse tutte nazionali : n meglio, per avven tura , poteasi rappresentare l immagine d un primo stato franco di concordia civile sotto esprimente alle goria,
ao Iustut. xuii. (.; Mcrob. Sai. i. 7.; Vibg. v i i . a o . 204, pt al. 21 Diomrs- 1. 18. 34. 35. ; V arr i/l- iy. 7.; Fe$tus y. Saturnia. Justib. et Macbo, 1 . 0 Colle Saturnia si chiama ancora dai pae sani uqa delle grandi alture del monte Lucratile nella Sabina. 22 Tot sceculis Saturnalia procedura Romana urbis tetaiem. Machqb. Sat. 1. 7. ,

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l a coltura morale incominci per ogni popolo con la religione, e . lungamente si avanz per virt di quella. Ma di qual modo siasi fondata in queste terre una stirpe sacerdotale dominante al tutto ignoto , e d^bb esserlo istoricamente : poich la dottrina stessa de misteri occultava gelosamente al popolo qualunque celata memoria concernente a questa prima epoca so ciale. Per la qualit bens del governo teocratico, vera semenza della civilt italiana, si pu credere fondataniente che dalle regioni dell Oriente o dall Egitto ci fossero nell* adolescenza della nazione qua recati, come altrove in G recia, buoni insegnamenti d una vita pi raffrenata e migliore, sia che questo avvenisse per migrazioni di famiglie, sia per esteso cojnech tacito commercio di sacerdoti da un paese aHaltro. Soli mezzi per cui il popolo o pi maggiormente o di pi lunga mano incivilito poteva in allora spandere lontano la luce. Cos di fatto uniformi instituti di sapienza e di civilt migliorata < s introdussero anche tra noi: bench nel proseguimento di quete storie vedremo, che tutto l ordine civile conformatosi al bisogno delle ita liane genti vi tolse gradatamente l impronta della na tura locale, e in certo modo del genio innato dellOc cidente. Dovp pi variabili , gli animi , come il ciel', p tolleranti quanto gli Asiatici o gli Egizj uno stato immutabile di societ, temperarono a luogo e tempo la severit della prima legge religiosa, e serbandone, pome si vede, il fondo, ordinarono, mediante forme nuove j quasi una nuova societ* Con gran senno i

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CAPO

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nostri insegnaiori, rivettiti delle divise del sacerdozio, in porgendo al popolo, sotto il velame de' miti e de simboli, documenti divini ed umani, adoperarono ancb essi acconciamente linguaggio metaforico, come il pi atto a muovere il grosso intelletto de mortali po veri di favella: in guisa c h e, poetando e favoleg giando , que savi maestri insegnarono alle genti con forti imagini e con salutiferi precetti a viver sana e lieta vita, trasformando la loro rustichezza in mansueti costumi. Ch dove cotesti retti ammaestramenti son mancati al mondo, quivi il popolo ha vegetato senza alcun rimedio nella salvatichezza. Non perci mara viglia che talune delle pi importanti memorie de prischi tempi ci si presentino tu tt ora innanzi sotto emblemi ingegnosi, drittamente chiamati da Bacone la sapienza degli antichi. N senza istorica verilk son per certo i miti soprammentovati, posti come in mezzo tra le cose distrutte e le conservate, mostrandone, cpn figurato linguaggio, per quali vie i nostri padri dalla vita silvestre del cacciatore e del pastore, si condus sero alla vita regolata del coltivatore, e da poi al fermo stato dunione cittadinesca. Considereremo adesso com essi crebbero in vigore, e si form un pi acco modato ordine civile tra i principali popoli italiani.

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capo

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Avanzamento i i civilt, e nuovi ordini introdotti per mezzo di colonie sacre.

L e pi antiche e meno dubbie tradizioni della storia italica ci fan vedere le prime famiglie paesane gik stanziate per le montagne. In quel modo che le in digene popolazioni del centro dellAsia, dellAffrica .e dell Europa, abitarono primieramente le grandi catene alpine, dove altres vivevano per sostentamento loro grandissimo numero di animali, e massimamente le specie pi acconce a farsi domestiche. Qui d intorno al nostro selvoso Appenuino il mare superiore ed in* feriore ritiratosi successivamente dalle falde, come mo strano ancora le sue vestigie, lasci di luogo in luogo scoperte le colline, e si tenne dopo nei piani pi de* pressi, che rimasero gran tempo palustri. Oltre a ci i molti fiumi che scaturiscono dalle fonti dellAlpi e deUAppennino, non m en. che i vasti serbatoj rin chiusi tra que m onti, spandono per tutta la penisola abbondantissima copia d acque, che ne inondano i luoghi inferiori. Quivi soprattutto i faticosi lavori che han fatto gli uomini per regolare il corso delle acque fluenti, contenere i fiumi, e seccar le lagune poste in sul m are, danno manifestamente a conoscere che le basse contrade furono le ultime abitate. 11 suolo stesso che ricopre i larghi piaui della Lombardia, della Pu

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glia, e d altre parti d Italia, senz alcun dubbio un dono delle acque, le quali per natura hanno irresistibil possa in disfare le montagne, trasportandone le spoglie nel fondo delle valli. Or le generazioni dei montanari, allevate in quelle alture, vi si tennero a dimora, infi noeh o per crescimento di numero, o per bisogno di alimento, non se ne scesero gi ad occu pare nuovo territorio. Dove molto poteva anche la forza ; dappoich popolazioni vaganti, e quasi indo m ite, sandavano incalzando secondo fortuna da una in altra parte. L istoria civile, d accordo in questo con lo stato fisico del paese, dalle montuose e pi alte regioni d Italia ne mostra in fatti discesi dall uno e l altro lato verso i luoghi sottoposti ed il contiguo m are, popoli antichissimi, che han dato esistenza ad altri pi moderni *. Cos numero di genti nomadi distaccatesi dal ceppo natio, e posate una volta nell ' occupato territorio, quivi si riunirono in altrettanti corpi del medesimo sangue, i cui membri non renunziarono che la minor parte della naturale indipen denza. Tra i quali principalmente dobbiamo numerare le copiose trib degli Aurunci ed Osci, abitatori del1 alto Appennino, e tronco primario delle razze indi gene o paesane. Ma i frequenti casi di guerra, ed altre venture, congiungevano una con un'altra, o cangiavano spesso 1 essere di coleste volontarie unioni, finch rafforzate con legami pi civili ebbe ogni popolo sede
i Vedi appresso Cap. viu.

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n.

meno incerta, e si resse ciascun da per se a stato1 franco. Da questa accidentale struttura politica che prese Italia fino da remotissimi tempi , coperti agli' occhi nostri dal velo mitico dell antichit primitiva i ha di fatto principio unicamente la vita civile delle genti, ed ogni qualunque memoria dei casi loro. Onde gi nella prima luce delle nostre istorie, l universalit degl Italiani si ritrova repartita in molte separate na zioni ineguali di nom e, di territorio, di numero e di forza ; nelle voglie divisi, e spesso concitati 1*un con tro laltro da brama di privata ambizione, anzieh di comune vantaggio. : Basta dare uno sguardo alla carta della Italia per convincersi appieno, che non vha forse nel globo un paese maggiormente diviso e rotto da tanto numero di fiumi, laghi e montagne. Tutte queste diversit natu rali di situazione, di positura e di clim a, separando localmente le genti, e fissando ivi le loro stanze con determinati confini, diedero indubitatamente cagione alle prime divisioni e suddivisioni di tutto il popolo., bench in origine derivato da uno stipite comune. Si mili cause produssero somiglianti fifetti anche nella Grecia , dove, per la disposizione dei luoghi, grandi inegualit del territorio avean occasionata e mantenuta la divisione del corpo politico in un ragguardevol nu mero di stati -indipendenti 1 uno dall a ltro , e quasi sempre rivali. Assai facilmente gli uomini sono incitati dal forte amore della patria ad ammettere questo ideale de limiti e de fini. Ma in Italia massimamente per

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CAPO,

tanti e s diversi aspetti di paese dalle Alpi al mare, con rapidi fiumi, ampie pianure, alti monti e folte boscaglie, moltiplicandosi quivi le frontiere quasi ad ogni termine naturale, certo che il popolo vi nu triva con incessanti e gelosi stimoli quel malvagio in ganno che rendea come uguale il nome di vicino e di nemico : errore insano, che porta seco di sua natura i semi delle discordie e delle contese, vie pi alimen tando la folle ambizione dei popoli. Adunque la fisica costituzione delle nostre provincie, e singolarmente le spesse ineguali diramazioni de m onti, e la tortuosa giacitura delle valli, posero di fatto tra le popolazioni primitive qua e l posate disugualit grande di stato : n mai in alcun tempo elleno poterono accostarsi luna all altra s fattamente, che al bisogno si ritrovassero di concordia civilmente e gagliardamente unite in un sol corpo di nazione. Anzi, al contrario, perch ognuno difendeva da per se la sua domestica valle, i suoi pro pri gioghi, ed i suoi colli, tanto insuperabile crebbe negli animi l affetto morale del luogo natio , che la stirpe degli Equi ed i Sabini, chiusi nelle paterne mon tagne, avean quali per iatranieri i Volsci ed i Marsi confinanti. Tal si fu sino dall et prisca il fatai destin di queste contrade. Per, se da un lato immoderate disunioni di popolo han dato alla Italia intera perpe tuamente cagione di gravissimi danni, dall altro le fu rono anche di laude; poich per sole nazionali brighe la virt di emulazione generatasi in molte citt e na zioni l una a l altra s vicine, form ivi stesso tante

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sedi di gloria, dove i posteri, non sottoposti ad al tro imperio che de' suoi medesimi, trovarono mezzi di ben servire alla patria con altrettanto valor di petto, che gagliardia d'ingegno. Brama generosa, che ha s largamente rimeritato i figli di quest antica terra con la sempre durevol vita della fama, in che l istoria li mentiene. Or ritornando a traversare un campo quasi deserto, e pieno di difficolt, donde poter giungere con ragio nevoli fondamenti a por meno dubbiamente il piede sopra terreno fermo , dobbiamo intanto riconoscere, che sarebbe affatto impossibile all istorico indagar la causa della successiva fondazione di nuovi popoli ne soli confini dell Italia, e del fatto singolare per cui cambiavasi s facilmente il nome, e non la gente che li formava , qualora non si fosse serbata la memoria dun antichissimo costume originato dalle fiere super stizioni degl Itali p rim i, e traccia certissima del gi radicato governo teocratico. Vivevano ancora que po poli vita nomade: nel quale stato grandissima parte del terreno servendo al pascolare, poca quantit di suolo avanzava loro per attendere all agricoltura na scente. I mezzi di vivere essendo per tal forma ristretti a pochi scarsi fru tti, ed i giudizi del popolo dettati dal solo grande pensiero dell alimento , qualunque di sastro fisico facesse mancare con generai sinistro od il bestiame, o la sperata raccolta , era riputato dall' uni versale massima calamit, dovuta loro giustamente dallo sdegno de numi, autori e donatori della messe.

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Pr 1 necessit di rimuovere siffatti infortunj di Ca restia e di pestilenza, non men che alle volte i frangenti di rovinose guerre, non valendo all uopo n pre ci , n lustrazioni, n sacrifizj solenni, l atto pi me ritorio di espiazione consisteva nel dedicare conia vo lont di tutta la gente al D io , cui s apparteneva per incontrastabil diritto il sommo imperio, tutte quante le cose che nel corso d una primavera nascessero, non eccettuato n pure i figliuoli allor usciti al mondo 3w Invulnerabile e sacro aveasi quest uso de padri sog giogati da religioso terrore $ ma fattasi appresso per migliorate sorti men dura la vita < , anche l atroce co mandamento venne a purgarsi dell insanguinata barba rie. Perch, cessato affatto con religioni pi temperate e leggi pi civili l abominevol rito delle vittime uma ne , fu sostituito in quel cambio pubblico voto di man dare cotali fanciulli nelladolescenza a cercarsi altrove nuova stanza, con la protezione del nume stesso cui erano consacrati. Nel qual m odo, sott ombra di de creto divino, la giovent ridondante, da chi ne aveva l autorit, menavasi secondo il Insogno fuori del nido n a tio , a generazione di popoli futuri. Da un tal co stum e, che vest s fattamente l indole di secoli rozzi, superstiziosi e guerrieri, ebbe sicuramente principio tra noi la diramazione di frequenti colonie d uomini paesani, che ora con l arm i, ora coi p a tti, posero -nel mezzo di trib diverse, ma non mai estranee al
a Ver sacrum.

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loro sngue, i fondamenti di nuove com unit , con gli augurj e la scorta d alcuno dei membri principa lissimi dell ordine sacerdotale 3. Dovunque edificavasi un tempio coti novelli altari e ufficj divini, l intorno si ristringevano le genti 5 l salzavano rustici abituri ; s apriva un mercato ; e col sorgeva o un popol nuovo od una nuova terra. Cos per la qualit di tempi, retti universalmente dal sacerdozio, si teneva sacro da tu tti il cominciamento di queste colonie 4, che propagavano da un lato all altro le forme, gli ordini, e la tutela d una medesima istituzione teocratica. Ch tutti a un m odo, o pi frenati o pi giustamente corretti da quella, reputavano ventura l aggregarsi alle sorti di un popolo bene augurato e caro agli Dei. Per la qual cosa s intende pure chiaramente, come uno scarso nu mero d uomini eletti, impugnate T armi insuperabili del suo D io, abbia potuto incorporarsi con altri po poli sciolti che in Italia vivevano; comunicar loro leggi e nome; e col tempo ordire societ potenti. Iniziati ne misteri religiosi e insieme civili, i conduttori di
3 Si&Hfu ap. NonitM xiit 18.; Dioirvs. 1. 16.; Strabo v . p. 172.; t'ESTDS, Ver. Sacr. et Manierimi ex Alfio. Cf. Liv. xxii. 10. 4 Sacranas acies. Festus v. Sacrati. ; Sisenn.v 1 . c. ; Serv. vii. 796. Ardeartim volimi, qui aliquando cum peslilentia laborarent, ver sacrum vverunt. Non diversamente fecero i Vejentf, come darebbe ad intndere una notzia assai sfigurata di Catone ap. Serv. 1 . c. Bos dicit Calo Vejentum (I. ex. ree. Niebuhr) iuvenTUTEM ruissE, opptDUMQUE condidisse auxilio regi Propertii, qui eos Capenam, cum adolevjssent, miserai. T om. I. 3

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CAPOII.

queste colonie sacrate non potevano di certo dare al nuovo popolo altri istituti, se non quelli, di cui erano essi stessi custodi, regolatori e maestri. Abbiamo da Plinio 5 che i Piceni discendevano dai Sabini per voto di una sacra primavera : e per consimil costume dai Sabini provenivano insieme i Sanniti, e da costoro i Lucani 6. Tutte nazioni numerosissime e forti costituite con una sola legge, conformi in religione, ed ugual mente governate in dall'origine per comandamenti e decreti sacerdotali. Non pu quindi dubitarsi che i popoli principali, pertinenti alla gran famiglia degli Italiani, non fossero di buon' ora bastantemente disciplinati, quanto almeno comportava la durezza dell et ; poich, come prima eglino fan mostra di se nella storia, e in moto di guerra contro gli stranieri, si ritrovano di gi ordinati e collegati in numerose compagnie, le quali non avreb bero potuto sussistere senza una certa stabilit di leggi positive, e di vincoli scambievoli, sotto condizioni di giustizia universale e di pubblico vantaggio. Il consenso libero delle trib congregate dettava le prime norme di quelle civili unioni, s che ogni uomo vigile e desto alla sua salvezza s adoperava a ogni bisogno per la conservazione e difesa d una indipendenza, che stimava il maggior de suoi beni. In allora tutti gl Italiani fu rono guerrieri. E l indole loro bellicosa trovava princi
5 Hist. Nat. in. 5.
6 S trab. v. p. i58. ed. C asato,
i 58yv

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palmente sua ragione nella vita pastorale ed agricola, la quale forma una maravigliosa preparazione alla guerra. Da per tutto egualmente, secondo consuetudine antica, abitavano le genti alla foggia rustica in villaggi o in casali 7 : costume buono e convenevolissimo al vivere d una nazione di lavoratri e di pastori, come si vede a nostri tempi in alcuni cantoni degli Svizzeri. Moltis simi di que villaggi, per qualit di sito pi comodi alla frequentazione dei paesani, crebbero assai naturalmente a stato di terre grosse, che dipoi divennero secondo fortuna castella e vere citt, in numero piuttosto in credibile, che meraviglioso: tanto che una volta, dice .Eliano, le memorie antiche noveravano tra T Al pi e il mare fino a mille cento novantasette citt 8 : appellativo usato bens da quel retore nel sento il pi largo. Or tanti luoghi opportunissimi di radunanza e di mercato, l uno all altro o per prossimit, o per parentele con giunto, rendevano ogni d pi agevoli le comunica zioni tra popolo e p op olose pi solleciti i progressi della vita civile ; ma questo benavventurato incremento profittava maggiormente ai paesi situati o presso a fiumi navigabili, o alla riva marittima. Perch, Bice ottima mente un economista profondo 9, la facilit del tra sporto ampliando quivi con moto pi spedito la cir

7 Livio j Dionisio e S tra b o fanno spesse volte menzione del costume antico di abitare Kw/ue&k, vicatim. 6 Var. Hist ix, 16. 9 Smith, Inqury ec. T . i. 3.

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11.

colazione delle cose causa potentissima a propagarvi l industria e la coltura, pi che nell interno paese. Secondo le memorie meno incerte, le nazioni che conseguirono pi prestamente i vantaggi della civilt, poteano quasi dirsi collocate in un circuito del Mediterraneo. Questo .mare, il pi vasto dei mari interni, le cui acque di sensibil flusso e riflusso non sono agitate che da temporanei venti , favor la fanciullezza della nautica con la sua superficie placida , la moltitudine delle sue isole, e la-vicinanza delle spiagge opposte, allorch 1 uomo senza mezzi da correre a mare aperto andava terra terra, tenendosi con una mano appoggiato al lido. Di tutti i paesi posti alle rive del Mediterra neo T Egitto, la Fenicia, e le coste dellAsia minore, sono i principali , di cui possa l istoria dimostrare con certezza gli avanzamenti nella vita politica. Ma l'I ta lia mirabilmente collocata quasi nel mezzo di quel m are, bella facilit porgeva a suoi di comunicare con ogni parte del mondo antico; di recar seco nella- pa tria quanto ritrovavano di utile o di buono appresso le nazioni pi incivilite ; e di lare anche uguali prove nellarte marinaresca. Tale appunto si fu il talento di tutti i popoli che abitavano le contrade littorali. E come vedremo al suo luogo pi distintamente, gl in trepidi navigatori italiani furono ancora tra i primi a correre con le loro navi il Mediterraneo orientale al pari de Carj abitanti le Cicladi, e dei Fenici. Mediante questi continuati esercizi navali buona parte delle no stre genti praticando di fuori, s per le parti dell' o-

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ir.

3/

rieu te, come dell occidente, e quasi chiamando a se uomini d ogni paese, poterono di certo accelerare la propria civilt, introducendo nelle loro patrie salutari istituzioni, dottrine ed arti forestiere: n quindi do vremo pi maravigliare nel proseguimento di queste: istorie, che la.condizione politica e morale delle ita-, liche nazioni pi celebrate, di tanto s accosti a quella d altri popoli lontani e civili, che quasi quasi direbbonsi ammaestrati insieme ad una medesima scuola. Noi dobbiamo qui fermarci con queste considerazioni generali, per toccare pi d presso la nostra vera meta. Arduo cimento in vero, ma fortemente sostenuto con la seducente lusinga di poter restituire in qualche parte la fama de no$tri popoli maggiori, ai quali non manc forse che la penna d un Tucidide o d un Livio, per comparire gloriosi nella memoria dei posteri. Se il magistral pennello di Tacito, in cambio di Claudio Au gusto, avesse con generoso disegno tolto a vendicare dall oblivione le azioni degli a v i, noi oggi ammire remmo le virt loro, quanto almeno vantiamo le sem plici e virili istituzioni dei Germani. Laddove al con trario l antica storia italica , gi sfigurata dai Greci, e poco o nulla curata dai Romani, non ci pone oggimai sotto gli occhi se non che avanzi mutilati e ro vine. Tenteremo con istudio di ritirar la Italia fuori del buio, delle favole, e delle falsit in cui fu im mersa; ma prima di raccorre le disperse tavole del naufragio ci convien mostrare ai lettori, come strana mente venissero travisate le nostre istorie naturali, gi

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IL

fin da quel tempo in cui nelle narrazioni greche e romane tutto ancor favola e poesia. Avremo cos una face per condurci, e per distinguere vie meglio ci, che realmente appartiene alle memorie patrie, da quelle esuberanti finzioni eh introdussero di mano in mano le boriose leggende degli stranieri, e le inconsiderate vanit dei paesani.

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li.

Dell antica forma cT istoria : alterazioni di essa e favole poetiche.

A l primo vedere il cielo dove un popolo respira si pu giudicare se desso meriti una storia. N dubbia/ mente gli Etruschi, i Sanniti ed i V olsci, pi ctie altri gloriosi, ebbero i loro istorici. 'Tali scritture nulla di meno perirono, n alcun frammento originale fino a noi pervenuto. Ma chi noiosa che le lettere seguono la sorte degl imperi ? E qual maraviglia che spenta una volta con la dominazione italica anche la viva fa velia, per cedere il luogo a quella del L azio, siensi perduti irreparabilmente con essa i monumenti scritti della nazione. Gli annali ed i commentarj urbani, dettali dai pon? tefici, furono le prime e sole testimonianze della sto ria pubblica. Privi d'eloquenza, come gli annali massimi rom ani, erano s fatti libri tanto pi autentici, in quanto che per istituzione civile facean certa fede delle magistrature annuali, degli atti pubblici, e dogni altra memoria del comune* Al tempo di Varrone si leggevano tuttora annali o storie etrusche, scritte nel' l ottavo secolo della nazione : epoca che pu corrispon dere circa la fine dei quarto secolo di Roma. N so lamente i popoli maggiori, come una sola Roma, ave vano suoi fasti, ma i meno potenti, se non aucora

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III.

ciascuna citt in particolare, serbavano nei propri ar chivi documenti, memorie, e libri municipali. Non questo il luogo di favellare dei libri sacri scritti in tela di lin o , sorta di volumi antichissimi molti de quali vide Frontone custoditi in Anagni *. N qui diremo tampoco delle canzoni o poesie naziouali pi di voi'gate, e singolarmente de bellici carmi *, che com mendando l opre dei valorosi dovean essere a un modo buoni documenti istorici. Tali erano altres le iscrizioni tutte monumentali, che in bronzo e in pietra conser vavano per ciascuna citt la memoria dei trattati o di qualunque altro evento degno di storia. Cos da tutti insieme questi originali documenti delle nostre italiche antichit sorgeva la pura fonte, donde i primi prosa* tori latini ( che pur scrivevano quando la vecchia lisi* gua era intelligibile e vivente) avrebbero dovuto attin* gere i pi abbondanti, e pi sicuri materiali di storia, se di quella avesser mai conosciuto l importanza, luso e la dignit. Ma poich fin d allora la nascente lette* atura romana, senaa forze da reggersi di per se, an* (ava dietro studiosamente alle sole norme ed agli esempi lei Greci, ci bisogna prima vedere in qual modo eglino agionavano delle cose italiche, e mostrar di poi come e scritture greche potentemente influirono nello spiito e nelle scritture dei loro alunni del Lazio,
i Op. p. ioo,
particolare menzione de canti marziali dei Volsci, in. 86. Cosi V i r g i l i o de prischi Latini ( v ii. 698 ) e Sino de abini. vili. 432 seqq.
3 D io n is io fa

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ni.

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L antico conversare dei Greci nella bassa Italia di vulg tra essi le prime notizie delle popolazioni, che a v e n ritrovate in possesso de'luoghi stessi che vi ocT cuparono. Soprattutto gli scrittori che fiorirono nella Sicilia, e in quella parte della penisola italica, che fu detta di poi Magna Grecia, s presto coltivata e civile, ebbero pi potenti motivi di investigare prima dogni altri le origini, i costumi, e le vicende dei popoli nel mezzo de quali vivevano. Un Teagene da Reggio, che scriveva nell et di Cambise circa l olimpiade l x u i 3 , il pi antico istoriografo di cui si trovi fatta men-> zione fra gl Italioti, come si chiamavano con proprio e qualificato nome i Greci nativi d Italia. Ippi da Reg< gio, che visse durante la guerra persiana, aveva det tato un intero libro delle origini italiche, o fondazioni di popoli e di citt , argomento egualmente accetta alla penna de vicini Siciliani, Antioco di Senofane si* racusano, pressoch contemporaneo d* Erodoto, e gi fiorente nella olimpiade xc 5, sembra che pi diligen temente di qualunque altro studiasse nelle nostre an tichit 6. Sono spesso citati Tim eo, il qual scriveva
3 A n . d i R . 2 2 6 . ; T a t i a h , A d v . G r te c . 4 8 . ; E u s e b , x . ; A k o n im . a d o ly m p . l x u i .

Piwp,

eva n g ,

4 KtisIis liaXias. Suid. y. "lirvs ;


Luco
d a R e g g io A b is to n ic o ta b e n tin O j

E u d o c ia e ,

InD'ia. T .

1 . p, 2^ 5,

vissuto sotto Tolomeo Lago, G l a u c o d a R e g g i o , e parecchi altri storiografi, uscirono m ede' imamente della Magna Grecia. 5 An. 334. 6 'Avrioxas Ss vstyxvsuis rSs tfu/iyporj/s aspi lTaXras, Tti* stpjdxitav \bywv r w>t6T*TX #*< Dioirxs. I, 12,

4*

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III.

intorno alt' anno 4&>, Gallia l istorico dAgatocle, Filisto genero del primo Dionisio, Alcimo 7, A tana, e non pochi altri Siciliani, i quali pi o inen diffusaniente trattarono nelle loro storie di cose italiche. E Timeo specialmente, comech tanto credulo ed inesatto favellatore, e s alto riprovato dai suoi 8, ebbe non ostante in sorte d essere pi che ogni altri, e pi di frequente, seguitato dai susseguenti narratori. Talune c itt , come C um a, ebbero storie sue proprie 9. Ma se dai frammenti che ancor si conservano di quelle giudicar dobbiamo o della veracit, o della critica de loro autori, pur forza dire, che lungi dal rischiarare le nostre origini con sinceri documenti, pregiudica rono anzi grandemente alla verit istorica con la pub blicazione d'ogni sorta di favole e novelle I0. Il bisogno Hi piacere a un popolo gi tanto esaltato dai racconti d Esiodo e d Omero , aveva, impresso alla prosa nar rativa una forma al tutto poetica, che ottenne plauso dal volgo e dispregio dai sapienti " . N lo stesso Eca7 'IraXor portava per titolo il suo libro, theit. x. i i . 8 Derisoriamente detto ypaMOV\Xrxrpia. Un libro intero degli errori di Timeo scrisse Istro discepolo di Callimaco. Atheh. v i . 30. Polibio lo vitupera anch esso fortemente, e il taccia pi volte con giustissima ragione deccessiva ignoranza de luoghi e delle cose italiche. Hist. passim, et in Excerpt. Vai. T . ii. p. 38o seqq. ed. Majo. 9 F est. v. Romam. 10 F est. 1 . c. ; Djonys. i. 82 et al. 11 Dionys. de Thucyd. 5.; Strabo, u . p. 35o> Son noti i la menti di Tucidide stesso nel suo proemio.

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teo da Mileto, predecessore di Erodoto, e uno de* prin cipali a dar fuori iu istiie sciolto la storia, pot tacere della vanit e stravaganza delle tradizioni gi in quel tempo accreditate fra i suoi nazionali dalla sola vec chiezza Ia. I Greci antiquarj erano inoltre assai poco eruditi nelle cose proprie, non che nelle forestiere : per ci Fiatone medesimo, sotto il nome de sacer doti egizj, ebbe a dire opportunamente quanto incon siderata fosse in ci la greca presunzione ed ignoran za l3. A udire le lor costanti asserzioni, qualunque de greci o troiani eroi che abbia sopravvissuto alle sue. gloriose fatiche, o sia scampato dal fuoco argivo,. stato strascinato dai fati a questa terra. Ercole, Gia sone, Diomede, Ulisse, Antenore, Enea ed altri mille valorosi, navigarono in Italia, vi condussero colonie, o ebbero fine tra noi. Per modo che i Greci, attri buendosi con le forze della penna tutte le cose che fanno onore, si davano pure grandissimo vanto di aver nominate essi stessi, popolate, e incivilite le nostre contrade. Per opra loro 1 antica storia italica perpe tuamente collegata con genealogie e tradizioni poeti che , che dan per fatti e casi de popoli i fatali de stini degli eroi, non fu che una mera finzione. E s largamente le narrative tutte del ciclo mitico erano fregi di gloria e d onore, che i dicitori greci d ogni
12 0 1 yp 'EWr)Yy Xyt trikKii re ki'i ythoiai, > s /ni <pxiny' mi e t c . H e c a t . fragm. ap. Diim e te . de ElociU. c . 13. i 3 la Tim. T. 1 1 1 . p. 22.

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hi .

e ia , e soprattutto gli alessandrini, aggiungendo sem pre alle favole antiche maraviglie nuove, accrebbero fuor di misura le strane leggende, che andavan cele brando per entro J ta lia , come in Asia e in Affrica, altrettanti duci popolatori ellenici di stirpe eroica, quanti almeno essi ne avevano immaginati per la loro terra tragica e mostruosa . Secondo che portavano queste narrazioni favolose, di buon ora registrate in quell istorico romanzo che succedette all epica poesia, la massima parte delle co lonie e citt d Italia ebbero un fondatore di greca stirpe. Ma non ammettendo i Greci nessun altra di stinzione del mondo conosciuto fuorch in grec e in barbaro, non fa n pure maraviglia, se accomodato ciascun nom e, giusta il costume loro, all' analogia ed al suono della propia favella, la geografia italica trovossi al par della istoria generalmente ripiena di fin zioni e di voci grechesche: n soltanto citt e intere provincie, ma i mari, i fiumi e gli uomini, apparvero nelle scritture sotto le denominazioni novelle postevi dagli Elleni. Nella serie medesima delle nazioni il nome originario dei Ra~seni, degli Aurunci e Osci, prese quello di Tirreni e dAusoni usato alla greca: onde ecco perch listoria nostra pi antica, la qual non pu cavarsi altrimenti che dagli scrittori greci, ci s af faccia ancora tutta piena d ellenismo ; e se, ingannati per tante apparenze di vero, molti attribuirono alla sola Grecia la civilt dell Italia. Quella stessa eredit di genealogie eroiche, d origini straniere, e di ogni

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maniera deventi favolosi che i poeti e mitologi avean lasciato agli storici compilatori, fu poscia raccolta e ampliata pi copiosamente dai vani e menzogneri Greci che vissero nel secolo dAlessandro, e sotto i Tolomei, quando alla loro nazione par che mancasse con la li* berta anche l amore del vero. Tutti gli scritti che ne rimangono di quell et fan certa fede, che lo studio inutilmente copioso della grammatica era il tema pi gradito delle lettere. Gli storici aspirando, nulla men che i poeti, a comparire pi eruditi, che fedeli, po sero grandissimo studio a favellare sopra le origini, ed a ridire l un l altro cose inaudite, maravigliose e pellegrine: in guisa che, se per mala sorte alcuna citt non avesse avuto principio o nome greco, non sarebbe stata, al dir di loro, al mondo. Trenta e pi scrit tori di storie italiche tutti Greci *4, e tutti egualmente oscuri per poco o niun criterio, attesero moltissimo a favoleggiare, come si vede per alquanti frammenti, o delle origini di Roma, il 'che vuol dire di quel che pi importava alla storia, o delle fondazioni di pi antiche citt : n fu meno favolatore Sostrato, che scrisse de fatti dei Tirreni, e Zenodoto da Trezene degli Umbri lS. Con tutto questo i loro scritti erano c ita ti , e seguitati frequentemente in et prive an cora di luce critica : onde per la mancanza di mi gliori, o d altri pi divolgati documenti, quelle stesse
>4 V. Fabric. Bibl. Grcec. i 5 Pseud. P lutarch . ParaleU. 56.; Sotra. 8.

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fole sopravvissero alla perdita degli scrittori, e furono indi appresso rispettate per cieca, venerazione al greco sapere. Roma, pi intenta a meritare che a scrivere isto rie , non ebbe arti proprie, n altra istruzione dhe di lettere e discipline etrusche ne* primi secoli. Ma non s tosto i vincitori dilatarono il dominio verso la bassa Italia, intorno al principio del quinto secolo, crebbe ne loro petti anche la brama -di dirozzarsi per ogni sorte di studi liberali. Al loro ingresso trionfale in quelle provincie, molto tempo innanzi occupate e in gentilite da greche colonie, vi trovarono gi confer mata per tutto l influenza dello spirito greco, princi piando dalla Campania fino al mare siciliano. Quivi i conquistatori, che tenean s la forza, ma non animo adorno, tirati da nuovi bisogni riceverono veramente dagl' Italioti il primo insegnamento dell arti elleni che, perciocch Roma guerriera non aveva avuto insino allora commercio certo con la Grecia d oltre m are, n forse appena notizia del nome dei Greci ,6. Poste
16 II nome di Rma era noto appena in Grecia innanzi d Ales sandro ( Ios. F lav. adv. Apion. i. 4 ) T e o p o m p o , contemporaneo di Filippo, era stato il primo che ne avesse fatto menzione, nar rando limpresa de Galli (P u s . m. 5 ). Ebbe A b i s t o t u e notizia di Roma; ma T e o f r a s t o , che scriveva verso lanno 44> dice Pinno ( 1 . c. ) : primus exlemorum aliqua de Romanis dtigentius scripsit. Se poi non esagerava Livio , i Romani stessi avevano per incognite le terre ed i mari della Grecia al tempo di Tarquinio superbo: ignotui ea tempestate terras, et ignotiora maria, i. 56.

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per conseguente in obblio le antiquate dottrine degli Etruschi, primi maestri, si formarono quindi innanzi i Romani una nuova letteratura calcata in tutto sopra quella dei Greci : n tard listoria a prendere anche essa l ambiziosa ostentazione, e il mirabile favoloso delle scritture greche. Fabio Pittore, primo annalista di Roma, il quale dopo la battaglia di Canne era stato nunzio in Grecia , dove attinse quel suo genio di fingimenti che fu di s malo esempio agli altri storiografi latin i, aveva egli stesso seguito in moltissimi luoghi relativi alla nascita di Romolo, alle sue fortune, ed alla fondazione della citt, i portentosi racconti gi pubblicati la prima volta nell Eliade da Diocle di Pepareto J7. Cos di fatto cominci la storia romana, come quella de' Greci, in romanzo. Nella sua ognor crescente grandezza dava il popolo romano facile orecchio a ignote favole, che promulgavano la sua origine divina, e ne promovevano insieme la gloria ; quasi cme duna cittadinanza privilegiata dai cieli sopra tutti gli altri italici o vinti ; o domati dal suo valore. Per esser letti e graditi ripetevano ciecamente i cronisti siffatte vanit: e trascurando, come di sopra dicemmo, le me morie patrie, che avrebbero potuto tuttavia assai util mente consultare , tenner dietro pi volentieri a narra zioni mirabili e nuove: sorte che provaron comune
17 P lutabch. RomuL Certamente questo D iocle era uno scrit to re di bassa levatura ; ma il debole criterio del senatore romano si manifesta ne* frammenti che di lui abbiam o, ed spesse Tolte n o tato anche da P oubio e da D ionisio.

c a p o in.

{mche le moderne nazioni dell Europa ne' prlndipj delta rinata letteratura istorica* Tutti i frammenti cbe ab biamo de primi annalisti romani fanno indubitata fede, cbe viziata universalmente per istraniera sementa la domestica storia italica, attendevi ciascuno & mischiare con greche favole nomi e fatti romani : s certamente che Dionisio poteva affermare, essere i loro scritti molto conformi a quelli de greci narratori *0. Che pi ? Le muse di Calabria '9, maestre principali della lette ratura latina, aggiunsero lor magistero alle prime com posizioni storiche, ed insegnarono ad abbellirle e or* narle con le dovizie poetiche della Grecia. Di tal modo le cronache di Nevio e d E nnio, ripiene di macchine mitologiche e d ornative finzioni *, diedero certamente ai fatti italici e romani della prima et quella forma epica, che per continue imitazioni e r i petizioni de prosatori, si vede trasferita in tutta la storia de primi cinque secoli di Roma. Porcio Catone fu per avventura il primo che scrivesse con senno la
18 'Eia! t rout ,EAX)|i'/a#a7s xpwaypatpixts totxitxi. 1. 7. V edi i frammenti degli antichi storici latini raccolti dal CorziO.
19

Calabrie pierides.
N e v io

H o h a t . iv .

Od.

8 . a.

dava principio Ila stona della prima guerra punica colla fuga dnea sopra una nave costruitagli da Mercurio : d i ceva nominata Procida in memoria d una parente d Eoea (S erv. ix. 7 i5 ) : e di tal m odo, come dimostrano altri frammenti del poem a , tutto era pieno di miti e di personaggi favolosi. Entrio non abbondava nulla meno negli annali di consimili episodi, che indi passarono da suoi esametri pelle prose di L vtazio, d A ciuo, di P sone e degli altri cronisti del vi e del v secolo.

lo

CAPO

III.

4g

ttoria nel sud celebrato libro delle Origini : perch con istadio d antichi monumenti diede opera a cer care donde avesse tratto il nascimento ciascuna ittk d 'Ita lia aI: ed alla Sua diligenza son dovute in effetto buona parte delle notizie pi rilevanti, che possono ancora riferirsi con faccia di vero intorn le pi an tiche vicende dei popoli italiani. Non ottante ci il Sagace Censore sprezzante le millanterie de Greci, non pot sottrarsi pienamente al genio de suoi tempi ; onde narra Plutarco e lo confermano i latini scrit to ri 3, come avesse egli stesso abbellito le Origini con opinioni, esempi e storie tolte dai. libri greci. Il dot tissimo de Romani, V airone) non ebbe crto il buon senso di Gatone. Poco abbiamo di suo circa l antica storia italica; ma i suoi frammenti medesimi storici e filologici mostrano assai chiaramente, che il di lui van tato o smisurato sapere non era infatti se non se una volgare e languida imitazione delle lettere attiche. Per ({desti grandi esempi di chi signoreggiava la lettera tura rom ana, s afforz pi maggiormente lo studio
Si tnde qwxque cvilas orla sii Italica. Cobn. Nep. Calo 3.
CicraoNK fa parlare in tal guisa l'au to re stesso: septimus mihi

Originarti liber in manibus ntma anliquitatis monumenta collig ( De Senect. 11 ). 2 * Calo maj. s3 Cotonali nostras quoque histbrias> e romatia nomina, Grxttrum fabulis aggregare. Tacit. de eaus. corr. n. 3. Cbe lau tore delle Origini, C. Sempronio, e altri molti annalisti avessero seguito a uti modo le narrative dei Greci, Io dice pure a chiare note Diomsio: tXXijwxii r* ptm yfnafitrai. i> 1 1 , T om. I. 4'

5o

CAPO

III;

vano che indi posero i gram m atici, che trattavano l arte etimologica, in rivestire d'ogni maniera le an tichit italiche con apparato di voci, leggende e sto rie greche : sola erudizione per verit in cut consisteva tutta intera l archeologia dei Quiriti. Uno de mag giori corruttori della storia italica fu quel Cornelio Alessandro, il Polistore, greco egli stesso, che al tempo di Siila pubblicava racconti affatto insoliti, incredibili e favolosi *4. N meno curante di inette etimologie e di sognate origini si mostr Giulio Igino, liberto dAugusto, cbe scrisse largamente sopra la fondazione delle citt italiche, appoggiandosi a documenti greci di nessuna fedelt *5. Pure ambedue erano tenuti quasi come maestri di storia: ed assai volte gli scritti loro si trovano citati per boone autorit non solo dai gram m atici, ma da Plinio stesso, che ne fece uso senza sospetto nella sua descrizione dell Italia : anzi dicesi che Livio abbia tolto dal Polistore l elenco pur troppo falso e im aginario, eh esso ha dato dei re Albani Quindi vano il cercare scienza critica negli antiquarj del Lazio, non meno creduli, cbe seguaci il pi delle volte servili, alle narrative de* Greci : di che, senz ad durne altre prove, abbiamo in veridico testimonio Strabone *?.
P u rrite a . P a ra te li.
8 1 .; 6 7 0 .,

a5 Sebv. ih. 553., vii. 3 6 Sebv. vm. 33o.


tx tirm o k i/.

Srav. x. 38g., via. 33a viii. 638.; Macrob. S a i. 1. 7 ., .

18.

37 Oi Jt r i v V Z fuuZ r (TuyyafjSsif (tiftovrrm fs t r v t "EXtaras XK


xai yp a Ktyavoi , nctp, twv 'E M )>'>' fifratptphvatr.

t A P O HI.

5i

Di tutte larti e le scienze quella che gli antichi conobbero il m eno, e che tard pi d ogni altra a perfezionarli, pu dirsi l ' arte di distinguere il verisirnile dalPinverisipiile, il credibile dall incredibile. In qualunque modo si di volgesse dapprima la tradizione di una colonia troiana nel Lazio, che difficilmente vorremmo ammettere come una tradizione del paese, certo che su tal fondamento ladulazione istorica, tosto che la letteratura grecp fu accolta, condusse apertamente i Romani a falsificare la propia lor ge nealogia per modo, che nessuno ignora con qual pre dilezione dessi stessi ostentavano la provenienza de Ilio, e da suoi eroi il cui no<n formava il p i , bel decoro dei Fasti. Nulla di certo si pu riferire circa il tempo nel qule i Latini vennero chiamati dai Greci gente troiana, tessendo a lor senno ora l u n a, ora l altra favola aS. N qui addurremo neppure ipotesi onde indagarlo. Al nostro intento di mostrar che que sta voce prendesse radice in Roma subito dopo il suo commercio con la Grecia, basta l aver per fatto isterico che le iscrizioni poste da T ito Quinzio Flaminio in Delfo dopo la prima guerra macedonica (an. 5 5 7 ), nominavano gi i Romani stirpe di Enea * 9. queatmU* y o *raX fikv Vfatfyifo ncu ra <j>t\hnfiov. bvbron Xelf yivriTM n& fy ixtivw , ivx hi iraXb rh r&r\ilpoifttv/ inri rHy
crepar. "AXXa* r xai rS r toftcnv i& t IriafoTOtra tZv nXtsrwy 2 n w

'EXArjyfxir. m. p. n 4 .
18 29

Diomrs. i. 7 2 . Plutarch. Flamini

5*

CAPO

III.

sto grido borioso par che massimamente gradisse all altergia soldatesca, poich lo troviamo ripetuto in altro monumento trionfale contemporaneo . Onde ne conseguita, che in quel - secolo stesso potevan bene gl'Iliesi da se vantarsi scopertamente della loro affi nit primitiva col popolo rom ano, ed egli stesso, s superbo, non isdegaare ladozione di quella nobil me tropoli 3l. Celesta pretesa parentela, dalla Pizia gentil mente approvata 3*, e confermata dai libri sibillini 33, levava non ha dubbio gran romore anche nel Lazio, massime per la tromba popolare di Ennio 34. Peroc ch non poco concorrevano a spargere e ad accreditare quelle favole i grandi ingegni de poeti, che sempre valgono assai ad accendere la fantasia dun popolo 35. S'insinuavano cos in tutte le menti romane finzioni vestite' di maest : e quando alfine la casa Giulia fu assunta in tro n o , divenne altres massima di stato il venerare una opinione adulatrice, che, in confermando gli avventurosi presagi delle speranze di Roma antica,
30 Nella colonna di Duilio gli gestani della Sicilia, tenuti di sangue troiano, vi sono chiamati Cocnad popli romani. 31 Vedi la lettera citata di Seleuco sp. S vbtomo. Claud. a 5. 32 Piutabch. de Pithite orac. T. n. p. 3gg.

33 Diohys. i. 4934 Erano gli annali unopera altamente nazionale-e popolare: da ci il detto volgare di popidus Ennianus. Sekec. ap. Gbll. ir. 12. 35 pur cosa curiosa ludire anche oggid in bocca dei ro maneschi: senio romani sangue troiano l Patbb Eheas romance stirpit origli

CAPO

1.

53

si conciliava, mirabilmente coti la religione, e insieme con la politica del principato, a causa di quel magni fico oracolo di Giove promettente alla prole di Ve nere un imperio eterno 36. Similmente la non mai sazia, ambizione dei . grandi si. vantava a un modo o di genealogie troiane, a illustrar le quali scrissero pi volumi .Vairone ed Igino 37, o d origini achee : !n guisa che la famiglia dei Blamilii, per tacer d altre molte, -, oriunda di 'flkscolo, qualificava sesza pi il suo stipite come diramato da Ulisse 38. E gi nel sesto e settimo secolo non era pi lecito dubitare della ve racit di queste voci gloriose, au di cui appoggiavasi lideal sistejma, che con uno stesso ordito collegava insieme le antichit della Grecia con quelle del La zio. Gli seri Hori del buon seoolo furono costretti di rispettare e ripetere divolgate finzioni, che la fortuna medesima di Roma iacea venerande a tal che una de cente mescolanza di prodigio e di favola credeva sempre opportuna, dice Livio con dolci parole a ri flettere un bel splendore in sull' origine della citt 36 im pertum due fine dedi. Vibgll. yfBn. i. a6i sqq. Z j Sbv. s , 38g. 704 Traiugenas chiama Giovebaie (r. io q ) coteste nobili famiglie che vantavano sangue troiano. Al tempo di Dionisio se ne contavano ancora cinquanta. 1 . 85. 38 Cos la Fabia da un figlio drcole; la Landa da Larao re dei Lestrigoni ec. Ben Vespasiano si rideva del suo genealor gista, che 'lo celebrava per originato dun socio d'Ercol. Svetok. Vesp. 12. 39 D atar haec venia antiquitati ut miscendo Humana divinis, prim ordia urbium augustioria faciat. In Proem.

54

CAPO

III.

S tenacemente il cittadinesco orgoglio, generatore d altere pretensioni, ne assume all uopo anche la di fesa. Gh pur troppo hanno le repubbliche, per sover chio entusiasmo, condiscendenti istoriagrafi co rn e i regnanti. L'esempio dei Romani fu di leggieri imitato dai loro socj italici, allora ohe trascurate, e quasi per dute con la libert ne discendenti le memorie degli avi, tutto incominciarono a ripetere o dai Troiani o dai G reci, jfer consolatoria visione di passate glorie. Questa folle vanit di cui furon presi di rinunciare senza rispetto ai loro padri indigeni , per ricer carli lontanamente fra gli estranei, fece s , che gi prima dAugustO, come cantano i . poeti, ogni po polo , ogni municipio, ogni te rra , con licenza pari d antichit, volle per se il titolo di qualche genealo gia eroica; quasi come se priva di cotesto domestico V anto ciascuna citt nostra dovesse parer sempre bar barica. Gh di gi i Romani, (in dall et di C atone, a vcano appreso dai Greci , ed insegnato ai nostrali d Italia, a chiamar barbari coloro per cui erano essi stessi originati, e venuti in vigore Non per questo per mancavano neppure in Roma scrittori, che ripro vassero altamente s fatta corruzione delle storie. Sem p ro n io Asellione, che intendeva bene qual differenza passa tra il cronista e l istorico, non acconsentiva per fermo a tanta depravazione 4*. E Plinio in tra gli
4 C ato ap. P u s. m i x . i. ; Tib. Gracchvs ap. Cicer. de Nat. deor. u. 4.; P ia d t. in Capv. 4101*104. 4 i l i fabula* pueris est narrare, non fustorias ferbere. In 1. Reruni gestarum ap. G eil. V. 18,

CAPO

IH.

55

altri grida coti giusto disdegno farsi vergogna dover ricorrere alle tastimonianze de Greci nelle cose itali che 4*. Ma che? Tutti dicevano bugiarda la Grecia 43, e tutti a un modo ne pregiavano le Menzogne. Si tanto, senz altro studio di cautela, mai non cessavano poeti, eruditi ed istorici, di ricantare le stesse fole, n di tendere per qualunque forma a rinvenire nelle tradizioni elleniche il fondamento delle storie patrie, Vuol la debolezza dell' umana mente che la facolt del giudizio tardi arrivi alla maturit, cos negl indi vidui, come nelle nazioni : ad ambidue ragione e filo sofa son T ultime a mostrarsi. I fatti straordinari, le origini gloriose, la discendenza degU eroi piacquero sempre : e chi pu dire quando dispiaceranno al mondo? Ma la moderna critica istorica, comech spesso ri stretta nella sapienza del dubbio, ha pur finalmente tolto via quel timido rispetto, che prevaleva ne' tempi addietro per opinioni scritte e ricopiate da tanti se coli. N di poco momento a questi studi si il van taggio inestimabile, che tien la nostra generazione, di poter discutere francamente knolti punti di storia e di credenza, che la pubhlica religione dei Greci e Bo4a Pudet a Grtecis Italia rationem matuarl in. 5. ; M im a est quo prvcedot Grteca crediUhas / NuUum tam impudens mendaciuni est, ut teste careat. vm. 3 3 . 43 E t quidquid Grascia mendax audet in Ustoria. Juvei. x. 1 7 4 *; Gnecis, historis plerumque poetica smfa est Ucentia. Qcmm . 11. 4 -

se
m ani

c ap o ni

imponeva a ciascuno di cautamente rispettare. P e r. esser venuti pi :tardi compete a noi giustamente d esaminare ogni fatto, anzich di credere : ed a buon dritto possiamo dire, che la venuta d Ercple e d Enea in Italia sono favole, senza aver timore dell'Areopago, n del Collegio dei pontefici. Di tal modo, senza discostarci dalle sole valide au torit degli sorittori gravi ed approvati, seguiteremo cop sicurt a posar le storie italiche in sulla ragion critica de' fa tti, piuttosto che sopra qualunque delle meno sicure o fallaci tradizioni ripetute in sull altrui credulit, ma sanamente riprovate dalle filosofie. Le quali soprattutto c'insegnano veder pi addentro'nel listoria umana: n d limitare con tanta bonariet alla ola Grecia le indagini, che posson dare a cono scere le Origini dell italica civilt. Perocch queste meno incertamente sono da rintracciarsi negli ammae stram enti, che alla nostra gente paesani vennero di pi lontano, prima ancora che le razze greche pones sero il piede, nella incognita Esperia. Ammaestramenti misteriosi di cui, per buona veijtura, ritrovami non poche sicurissime orme s ne costumi rei igioai, come ne pi antichi monumenti de popoli stessi, e massi mamente in quelli che ritengono maggior numero di simboli orientali, e le usate fogge dell Egitto 44. In questa forza d* autorit che- feono i monumenti figu^
44- Vedi i monumenti taY. xiv e sqq. ( La spiegazione -delle Ufvot si dar nel terzo volume. L Edit. ).

C A P O 1U.

*7

rati, vero e autentico archivio di memorie nazionali, debbono le nostre istorie trovar confidentemente quei sussidj, che invano si delidorano nelle scritture di Greci o Romani, e cbe talvolta c* illudono o c* ingan* nano; dove nelle cose stesse raro $ menzogna, N pu mancare tampoco la speransa, cbe aumentate ii pi'gran copia ie prove, mediante la giornaliera sco* perla daltri documenti di simil natura, non sieno per dimostrarsi ogni d pi cbiarapiente le correlazioni morali, che per grandi analogi 4,istituzione avvicina^ vano, e in certo modo univano i vecchi popoli dIta* li# coi pi sapienti civili del mondo aulico.

59

C A P O IV,

Italia antica, e sue prime nominazioni.


antica non era quella che oggi tal si chiama circondata dal mare e l'Alpe. Quindi la sua denomina zione stessa cangi sovnte secondo i luoghi, l et, e le mutazioni dei popoli. 11 primitivo rtome che tenne buona parte della pe nisola, nella pi remota antichit, abbiamo veduto eh ebbe il significato di Terra Saturnia, per ritrovarsi posta sotto la tutelare protezione del nume coltiva to re, cui s attribuiva dagl indigeni l istituzione della vita politica *, Di quest appellazione puramente sim bolica, bench originaria e nazionale, si rinvengono pi sicure tracce nell Italia centrale, dov era il paese latino; e quivi pi lungamente ne durava la memoria ne documenti delle paterne religioni. Fino a qual parte della penisola s estendesse dapprima cotal nome, non pu dirsi con certezza alcuna; ma sicuram ente, nel linguaggio mitologico e poetico, fu sempre intesa qual nome antichissimo di tutta Italia. Non s tosto i Greci conobbero il nuovo paese, l dov essi ponevano mare aperto, diedero a quello il nome d Esperia gi prima del tempo d Ercole a; cio a dire , di contrada occidentale o di termine estremo
i Vedi sopra p. 14 . a Dioirys. 1. 35.

Tt Italia

CAPO

IV.

della cognita terra ; nome cbe iodi appropriatoti* stessi, per nuove scoperte di mondo, ad altre re,'> similmente occidentali, comu la Spagna e le isole ! tunate. Fuori di quest unico pome di tal forma . stinto, e non determinato a p^ese, la penisola italica, meglio esplorata per frequentazione di navigatori, prese in bocca dei Greci antichi altrettante denominazioni locali, quante son quelle eh* eglino davano ai differenti popoli, che quivi per avanti sedevano in separati territorj, l uno dallaltro distinti. T^nto che in lor lin guaggio Italia, E notria , la pigia, Ausonia, Tirrenia e Ombrica, per tacer d altri luoghi, vai quanto dire paese degli Ita li, E n o tri, Iap ig j, j^usoni, Tirreni e Umbri. Cos la Ligjstica od altrimenti Liguria, ansi che un paese interno, era pe Greci la sola riviera dei L iguri, che presso Scilace ha suo principio al di l del Rodano, proseguendo insino alla' Tirrenia 3. E senza maggior riguardo ai naturali confini ponevano gli Eneti o Veneti in sulla riva orientale dellAdria tico, che i Greci ampliavano fuor di m isura, dando a questo golfo con ideal geografa una distesa oltre* modo spaziosa e vasta. Gran tempo il piccolo ed estremo tratto della pe nisola oltre i due seni Lametico e Scilletico, og golfo di Santa Eufemia e di Scillace, era la primitiva Italia, i cui termini son chiaramente seguati da An-

3. Peripl. p. 4-

60

CAPO

IV.

tioco siracusano e da Aristotile <. Qui pure abitarpno antichissimamente le trib degli E n o tri, Itali anche essi, il cui nome indi s'estese lungo la costa occiden tale sin presso al golfo Pestano, dove si cercavano lisole delle Sirene,, ivi stesso chiamate Enotridi 5. Da questi, angusti confini il nome dItalia sand di luogo in luogo ampliando alle regioni superiori, n altri menti che per uso di lingua pot chiamarsi italica la scuola quivi fiorente di Pitagora. Gli scrittori greci posteriori ad Alessandro, adoperarono il nome stesso d 'Italia ta in un senso pi largo, ora pi ristretto ; ma di gik Polibio 6 ne faceva uso con pi naturale e giusto significato, comprendendo sotto quel titolo lin tero corpo del paese dal mare siciliano insino alle Alpi, Che veramente it nome di Italia, da prima uscito delle parti , pi meridionali, si fosse a mano a mano disteso molto addentro nella penisola, e vi fosse tenuto per simbolo di nafionale unione fra popoli parlanti una stessa lingua, si fa manifesto per la generale confe derazione di tante numerose nazioni di pura e fratei levole cazza osca nella guerra morsica. Le quali non pure in comune si reputavano come italiche, rispetta alla loro societ giuridica con Roma, ma di pi, per opposizione a quella, venute all armi circa l anno 6631

A m o c . ap. Strab. vi. p. 175., ap. Dionys. i.

35.;

A m s to t.

<k

Rep. vii. 10 .

5 Argumentum possesso: ab Oenotris /ialite. 6 B i. it. 16.

P u r . tu. 7.

C A P O IV.

Gi

posero il nome proprio d Italia alla citt capitale della lega, Le monete stesse battute nel cono della guerra sociale mostrano sotto la leggenda V ite liu qual fosse 1*usata, e fors' anco la primitiva forma osca della voce Italia 7. Voce che i Greci antichi, per mera somi glianza di suono > spiegavano ei altro vocabolo di loro favella sanificante un bove 8 : se pure con s fatta timologia essi stessi non alludevano pi specialmente alla copia del bestiame di grandi e belle forrtie, che' molto abbondava in coteste parti mridionali, paese al tutto pastorale. Non diversamente ! Enotria, con altra appropriata etimologia greca, passava, ai dir degli espositori, per la terra del vino Con tutto che non si faccia gran torto ai grammatici non fidandoci total mente di lo ro , pure assai verisimile, che i primi greci navigatori che passarono ne'lidi italici adoprassero talvolta nomi significativi delle qualit del suolo, o d altre particolarit locali, che l uso dell idioma mantenne appresso lungamente. Cos ancora in America si ritrov una terra verde e una terra del fuoco : in Affrica una costa doro : denominazioni che
7 Y H 3 M - I 3 cio Italia o Italiani secondo le terminazioni piti consuete di queste lingue; e col digamma Ftalium. Ssavio dice bene: Italia plura nomina habuii, dieta est a m i.... Vitalia. vii. 3a8. Vedi i monumenti tav. cxv. 1 5. 8 Apollodoh. ii. 5, io.; Dioirrs. i. 35.; Geli. ti. i. g V ario R. R. ii. i.; Nicaitoer ap. Anto. Lib. 3i.; Diomrj. i. 1 2 . to PiSAfiDE ap. Steph. v. O'ivanfix. ; V arr ap. Serv. t. 536. in. i56.

CAPO

IV.,

sono a un modo segni d immagini. Ma, dacch i mi tologi per accomodate genealogie rendean ragione (fogni fatto col grido degli eroi, anche il nome d I talia fu per loro attribuito a un re o legislatore del suo popolo chiamato Italo; siccome quello d Enotria all* arcadico E n o tro , uno de venti figli di Licaone, e il condottiere della pi antica colonia cito i Greci da* vano per popolatrice di quella stessa punta del con* tinente italico prossima alla Sicilia, nominata oggid Calabria ulteriore. Nessuno certamente che comprenda il nobil fine della storia vorr s di leggieri aver per degne di fede que* $te narrate leggende di principi e di personaggi omo*' nirai che nelle scritture de Greci, o de seguaci loro , si ritrovano mentovati in gran numero da nn Iato al l'altro dell Italia, quali autori d 'ogui suo popolo e d'ogni terra. Laonde non ripeteremo gi noi con se riet, che il nome dell Iapigia sia originato da un al tro Licaotide; quello della Tirrenia da Tirreno; o quel dellAusonia da un figliuolo d1 Ulisse. Sotto la denominazione dAusouia comprendevano bens i Greci vetusti una gran parte dell bassa Italia, con pi la Campania lI; cio quel medesimo spazio che dipoi chiamarono Opicia : nome che adoprarono gl istorici con maggior propriet, come vediamo in Tucidide, e che Aristotile dilatava insino al Lazio ,a. Perocch nel Iini i H ecath. ap. S tupii. By*. v. NAa.
la D io x y s . i . 7 2 .

CA . P O IV.

63

guaggio narrativo de Grtfci (auto valeva dir Opici quanto Osci : o sia quel gran ceppo di popoli indigeni d uno stesso sangue, che primieramente occupavano tutta quanta V Italia inferiore dai gioghi delia Sa-, bina fino al mare siciliano. E in faezzo de quali sor gevano pi che altri potenti, e in unione con la razza sabella, (Campani, Sanniti e Lucani, in quel modo che narreremo appresso. Tirrenia era ugualmente un nome che davano i Greci, senza troppa precisione di confini, a una gran parte dell Italia di mezzo, e in specie all costa occidentale. Per la distanza de luoghi ( e per pi non sapere ) s ap pellavano di tal modo, dice Dionisio l3, popoli e paesi diversi con un sol nome: bench Tirreni fossero chia mati pi propriamente gli Etruschi, che a causa delle loro navigazioni erano i meglio conosciuti nell Eliade antica. E per motivo appunto della loro signoria ma rittima anche il mare di sotto prese di buonissim ora, e ritenne dopo inalterabilmente il nome di tirrenico.. Ma il nome d Italia, pi fortunato, prevalse a tutti gli altri. Perch se bene sotto il governo romano l Ita lia legale e politica avesse per confini fermi la Magra e il Rubicone, pure nel linguaggio comune s usava quel nome stesso pi largamente, comprendendovi an che la Gallia Cisalpina e la Venezia. N altramente l intendeva Augusto nella divisione geografica ch ei
i 3 i.

25.

4 g .; Strabo i. p. 22. trpizriycpiuVTa

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TXTTiftkrwv Sii riv clyyanv.

64

C A P O IV.

fece di tutta Italia in ondici regioni Di nuovo per, allorch Massimiano^ crollando l ' impero occidentale , pose sua residenza a Sfilano , il nome d Italia nel lin guaggio politico torn a significare uno spazio molto pi ristretto : cio le sole cinque provincie annonarie Emilia) Liguria, Flaminia, Venesia ed Istria. Per modo che all'ultim o in tanto mutamento di cose, da questa cos detta Italia, prese il suo regio titolo la sovranit medesima dei barbari nuovi padroni. 4 Pud. m. 5.

65

C A P O V.
Siculi e loro passaggio in Sicilia : vicenda degli Umbri. P r im i abitatori e coltivatori della penisola furono senza dubbio per la priorit di tempo le razze stesse .del na tio paese, ben riconosciute e mentovate tutte volte da gli antichi sotto il nome energico di Aborigeni o sia di paesani *. Dessi sono da un lato all altro il tronco della originaria popolazione italica , nel suo primiero stato di unione sociale : e come tali cessano ovunque di esistere allora che le trib loro vaganti, avanzan dosi in civiltk, si ristrinsero in corpi separati, ma sem pre affini, che di poi formarono altrettanti popoli ci vili , tra se distinti per territorio , non mofS, che per grado e per nome. Fra queste primitive nazioni indi gene son da noverarsi principalmente gli Umbri, gente antichissima, la qual s elev a gran potenza, e .crebbe soprattutto delle rovine dei Siculi. Chi fossero questi Siculi o Siceli *, da cui han principio le pi antiche rivoluzioni dell Italia toccate brevemente dagli storici, sempre argomento di grande controversia. N par che 1 audacia della divinazione filologica voglia per an cora stancarsi di nuove, e vie pi inviluppate, se non repugnaoli ipotesi. Non s avvisando i men cauti che il passato si trova, ma non s inventa.
1 V ed i sopra p. t8.
2 IixeX a ; S ic u li.

T om. I.

66

CAP

V.

Gin molto tempo innanzi alla guerra troiana occu pavano i Siculi buona parte dell Italia di mezzo qual corpo di nazione unita. Ch eglino non s appartenessero al ceppo greco, lo dice espressamente Dionisio, prin cipale narratore de casi lo ro , chiamandoli pi volte gente barbara e indigena del Lazio 3. Pelasghi proprianiente non erano, se attendiamo alle cose narrate, me* glio che alle imaginate, poich i Siculi dimoravano in Italia prima della venuta d costoro, i quali si mo strarono in lutto pi presto nemici, che congiunti. N potevano tampoco essere d* origine Enotri ; perciocch in cambio che i Siculi sieti venuti oltre verso il cen tro da quella parte estrema della penisola, vi furono anzi forzatamente respinti dal settentrione a mezzod. E dove Antioco dice in breve, die Siculi, Morgeti e Itali, erabo a un modo Enotri ; cio gli abitatori del* l Enotria ; desso intende a significare soltanto, siccome apparisce dal contesto, il nome distinto che portavano separatamente gl7 incoli di quel paese, li pi antichi di quanti s avesse ivi notizia 4. Giustamente Plinio po neva i Siculi tra i primi popolatori del Lazio antico : e in veder smpre accompagnato per li scrittori la tini 5 il nome loro con quel degli Aurunci, veceliissi-

3 ( Peripl. 4

p/ E/xeXs, t'Sri?

vrtyivis.

i . g . li. i. Cosi per Scilack

p. 9 ) sono barbari, quindi distinti dal tronco g r e c o , i


v i.

Siculi stessi che passarono in Sicilia ; e lo conferm a Pausama V . 2 5. Ap. D rom s, i. 1 2 .; S t r a b o


v ii,

p. 176. V edi appresso cap.

x\.

5 Pus. 111. 5 .; Vinr.ii,

795. xr. 31 7 .; S ekv. ad li. 1. et al.

C A I O V.

ty

ino popolo6 , fa probabilissimamente presumere che avessero entrambi grande attenenza di stirpe . I padri urunci, abitatori di alti monti, sono certamente essi stessi Un ramo de! grande stipite italico, che Col nome pi universale di Osci e di Ausoni ritroveremo propa gato oltre il Tevere insino alla Calabria: n forse ci disCosliamo punto dal vero presupponendo che i Siculi, progenie nata di quelli8 , fossero i primi montanari discesi gi nell odierna campagna di Roma , dove si Collocarono, bonificandovi i luoghi paludosi ed infer mi. Or dunque non male Dionisio teneva i Siculi per nazione di questa*terra : e noi portiamo opinione che di pi eglino attenessero alla razza stessa degli Aurun* Ci, popolo delle montagne* I Siculi espulsi lasciarono
6 Aaruncos semts
S erv. vii. 20 6 . 7 Virgilio tutte volte chiama Sicari!

(Virg. ) ver Italxx ppuli ntnjuissimi fuc*

(veteres Sicaiii)

i Siculi del

Lazio t e fu d 1esem pio agli altri Latini. Ma il grande epico poteva Usare largamente licenza p oetica, adoperando i nom i etnici in senso piti ampio di proprio significato. I glossatori tuttavia, con argomenti di hiun Valore, dicono Cotesti Sicurii un popolo della Spagna ( Serv. vili.

3a 8 ).

Nessuna generazione di Baschi o Iberi

ten n e sue dim ore sul continente italico; alcuni di loro s nitro dussero soltanto nelle isole maggiori. V . H um boldt, 0 sin p. 169. E d , appresso ca^i xix. 8 Cosi E lla d ico , quantunque confonda le circostanze d el fatto, teneva i S icu li, ebe transitarono in S icilia , per Ausoni ed Osci. In 11 de C o ssta h t. PoRPd. de

Profung ec. Esame delle ricerche sopra i primi abitanti della Spagna.

Sacerdot. lunon. ap. Dionys. i. i l . et Stbph. Them. imp. n. in them. Sicil.

gbamat. ap.

68

CAPO

V.

di se alle popolazioni che lor succcilcltero nel Lazio alcun'orma dell origine. Ed i vecchi Sicani e Sicolensi, Compresi nel numero dei prischi Latini, che perunion partecipavano insieme delle carni della vittima sul monte Albano 9, pare che possan credersi, esecond^che suona il nome, una qualche famiglia dei Siculi stessi. Cos certe agnazioni , che si rinvengono in Roma ne suoi primi tempi, mostrano che talune originali schiatte del paese latino avean tratto i suoi propri casali o di Siculo f o di Aurunco, da radici puramente domestiche, e al tutto locali ,0. Non fu per la sede dei Siculi-Aurunci ri stretta nel solo territorio d intorno#UAnio ed al Te vere , ma s estese in altre parti ancora, da che ere sciuti alla vita pastorale s andavano i suoi allargando di luogo in luogo o per bisogno di nuovo terreno, o per accidenti di guerra, che in quelle prime et di vita nomade solevano o espellere, o mischiare violentemente le trib meno forti a grado di chi pi poteva nell ar mi. Si vuol clic i luoghi dove appresso sedevano Fa lena e Fescennia appi dellAppennino > facessero parte
g Pf.iN. ih. 9. Sicani, Sisoknses rioni differenti d una prima forma comunissima delle nostre lingue niente il nome del popolo: perci ( Sicolense* ? ). Siffatte terminasemplice di nom e, propriet italiche, non cangiavano per dice acutamente Nibbhur: i S i

culi del Lazio potevano benissimo esservi'chiamali anche Sicani.


Tom. 1. not. 219. 10 Postumus Commius Aiiruncus : Q. Clodius Siculus: come per mischianza di altre genti cinconvicine un Sicmius Sabinusj Aqui* Iku Tuschsj Triscostu* Rutilus o Rutulits ec. V. Fast. Consul ed
A lm e lo v . p. 4 8 .

49 - Si.

C A P O V.

69

delle loro vetuste abitazioni " , di cui sussistevano pure qua e la sparsamente altre note e distinte tracce nei secoli susseguenti Ia. Queste separate dimore dei Siculi ne danno i termini meno incerti del paese per essi abitato nella Italia media, prima dogni altro popolo conosciuto di certo nome: ma non ostanto ci dei molti loro successi, come nazione, non serbano le sto rie altra sicura e ricordevole memoria, fuor che quella -dell universale caduta della gente. Le vive guerre che i Siculi sostennero contro agli U m bri, altro popola delle montagne, uscito addosso a loro dalle regioni detKAbruzzo, furono, secondo Dionisio, le maggiori e le pi ostinate di quante si fossero insino lIoFa vedute > 3. Lo stesso narratore , il qual seguiva net suo racconto le tradizioni riferite da differenti storiografi, infram mette di pi in questi fieri contrasti Aborigeni e Pvlasghi; ma i primi non sono per certo altro che an tichissime genti nonime dell Italia inferiore: quanto a secondi tratteremo qui appresso della loro stirpe. Lacerati e incalzati i Siculi da si molti feroci assa litori , vennero finalmente espulsi dalle patrie sedi, e respinti insieme verso il mezzod dell Italia; prima dagli invasori del loro paese nella regione inferiore, dove abitavano in numero altri agguerriti popoli Osci ; indi da questi nell ultimo tratto della penisola pros simo alla Sicilia; cio nei termini della primitiva Ita*
11 D io h y s . u a i .

12 D iosys. 1. 16.^ P ii, ih,

5* e t

al*

(3 Ducms. 1.

16,

70

CAPO

V.

i i a , posseduta in ntlora dagl' Itali e dai Morgeti, che erano un ramo degli Enotri '4. Per la comparsa dei Siculi m que luoghi, dove si fermarono alcun tempo , si divisero e sinimicarono tra di loro Itali e Morgeti: onde ne successe, che soprastando i primi di forza cacciarono violentemente i Siculi dalla terra ferma unitamente coi Morgeti ,5. Passarono con gran nume-, ro 16 di quivi attraverso il Faro in Sicilia per avanti abitata dai Sicani, popolo indigeno secondo Timeo *2, o , come altri vuole } d'origine Iberica, I Siculi si col- locarono primieramente nella parte orientale dell isola poco anzi abbandonata dai Sicani, a causa delle rovi- uose eruzioni dell Etna. Ma di poi respingendo da ogni lato i Sicani, essi stessi, avanzandosi di luogo in luogo, si renderono alfine signori del conquistata paese. C011 tali vantaggi permanenti del dominio e della forza, la generazione dei Siculi divenne s pre ponderante nell isola, da invadere tutta l'au to rit , e dare a quella il suo proprio nome * * . Antioco siracu sano e Tucidide, confermando il fatto %dicono pi in, compendio x che i Sculi passarono in Sicilia inseguiti degli Opici *9: il che , nel senso lo ro , vai quanto duro
Airriocii. op. D io im . 1. 12.
1 5 A n tio c h . a p . S tb a b . v i, p . 17& .

Diodor. 17 Diodor. v. 2 . 6 . 18 Diodor. v. 6 .; Diohys. i. aa.; Pausar, v. aff.; Strabo, vfc p. 186.
16 Tlarrifiti.
19 A* iqck, ap. D iqhys. i. aa.; T bvcyd. yi.

CAP a

V.

71

dai paesani stessi dell' Italia meridionale. L ingrandi mento di quelle genti segu, secondo il computo di Filisto fors a o tta n i anni avanti la guerra di Troja: in cbe s'accorda il siciliana con Elladico. Tucidide* al contrario, lu pone due secoli dopo ar. Ma coni mossa gih in tempi s remoti grandissima parte d Italia sina allestrema Calabria per universa! discorrimento e tu multo di popoli, successero nuovi travagli pe* violenti assalitori, che avean tolto a Siculi stato e signoria. Nessun fatto islorico dell antichit pi. avveralo* del passaggio dei Siowli italici nella Sicilia , tutto che riferito dagli scrittori con molta, vari eia di circostanze. sopra questo fatto han pure i mitologi personificato. alla lor maniera poetica, un Italo A un Siculo e un Morgete, alternativamente regi di Sicilia, di Enotria o dItalia ; e io oltre tessuto la narrativa strana delta fuga di Siculo, da Roma per recarsi al re italiano Morgete Ma quantunque i Siculi fossero in effetto scac ciati per la sola forza, l uscita loro della penisola do- vette succedere di necessiti a grosse bande in tempi diversi ; n tutti tragittarono il mare ugualmente. Quando i Locresi nel primo secolo di Roma , se ne vennero erranti al capo delirio, vi ritrovarono la pressa il monte Esope stanziati dei Siculi **: e lino al tem|>a
30. Ap. Diasxs. t. aa. an. 1284. A. C. a in quel torno. . 21 Cio ooa. anni prima che le colonie greche passassero nel', lisola: computo apparentemente errato. T bUc\ d. Vi. a, a i Diosxs, 1. 73. Poun. xu. 5

7a

C A P O

V.

della guerra del Peloponneso altri Siculi abitavano ancora nella pi antica e meridionale Italia *4. Cos pure io fuggepdo da' luoghi presso pi Tevere era ri-, masa col1 * una qualche porzione di loro, mescolatasi col nuoivo popolo latino . principalmente a Tivoli e in altre terre dintorno. All opposto tutti coloro che transitarono in Sicilia vi si posarono con fermo stato. Ta lune denominazioni patrie recatevi da esso lo ro , vi si conservarono inalterabilmente di secolo in secolo *5 , con altre reliquie di questa terra a6. E bench dopo la signoria degli Elleni nell isola i Siculi v adottassero le fogge greche a7; e la lingua loro cedesse il primato alla migliore, pure, fin negli ultimi tempi del regno siracusano, i barbarici suoni del dialetto degli Opici vi s'udivano per ancora , con fastidio dei G reci, nelle bocche de nativi siciliani *8. Gli originali Umbri erano un ramo de robusti mon tanari di razza osca, cresciuti in vigore per l aspre
a 4 T hucvd. vi . a. a5 T al

Saturniaj

n om e che fino a* giorni di D iodoro (ih. 6 0 )

ivi ritenevano ancora i luoghi alti e forti. V edi sopra p. 24. 2 6 Patrocles Tkurius ap. Arnob. iv. p . 144tumulos me morai, relquiasque Salumias tellure in Sicilia contine/i. 2 7 D iodo.' v . 6. 28

Epist.

vili,

ad Dion.

p.

355. attribuita

a P latone; dove ma

nifestasi il timore che i Cartaginesi e Opici possano espellere i Greci dall'isola e la lingua loro. S e tuttavolta qui per O p ici, com e sente il Niebuhb, son nominati i mercenarj italici e campani, clic militavano in Sicilia, sar sempre vero che il dialet^p propria di costoro v era usuale.

CAPO

V.

73

pendici dell alto Appennino. E rende certissima prova s dell'antichit , come della pura italica loro sterpe, la testimonianza concorde degli scrittori a9. Forse Zenodoto da Trezene, Compilatore d una storia degli U m b ri, ma scrittore poco avveduto, n molto antico, trovava di suo capriccio nel loro nome una dimostra zione puerile di questa s grande vetust 3o. Bench non senza fondamento istorico ei narrasse per altro , che la contrada di Rieti, montuosa e silvestre, era stata dimora di cotesle genti indigene respinte da luogo in luogo per la fofza di popoli stranieri ad oc cupare il territorio dove di poi stanziarono. Cos il nome umbro s'andava dilatando con la preminenza della sua progenie in altre parti interne ; ed al com parire di lo ro , stabiliti in potenza, si ritrovano gli Umbri nelle storie gi possessori e signri di gran dissimo tratto di paese fra l uno e l altro mare. Sul golfo Adriatico 1 Ombrica cognita ai Greci ha una estensione indeterminata e vasta. In Erodoto 3a si di lata fin presso le Alpi. E Scilace, pi d ogni altro esalto vi comprende non solamente il Piceno ma
a g T ' w s t v r i t i a n i /usya t e kxc apxx 7 m . D io n v s . i. 19 . U m ~

brorum gens anti(/uissim<e Ikiliw. P u r. ut. i 4 -; Antiqutssimus Ita liapopolus. F l o b . h i . 17. 3 0 Untbrios a Groscis putent dictos, quod inundatione terrarurn imbribus superjuissent. P lin . iii. j-43 1 O'/j/ifixS lavavi aSiytvis. ap. Dionvs. ii. 49- L a cicala scol
pita n elle medaglie di T od i pu dichiarare questo pregio di au toctoni che sattribuivano gli Umbri.

32

1. 94. iv. 49.

74

C A P O V.

nJ estende ancora la costa insino al promontorio del Gargano *3. Che gli Umbri tenessero quivi presso a comune nel Piceno meridionale i distretti Pai mense y Pretuziano e Adrian, ch avean tolti arl altri occu panti, lo abbiamo manifestamente da Plinio 34. N parr cosa di poco momento, che pure oggid, quasi nel centro degli alti e selvosi monti del Gargano si ritrovi una estesa valle, mai sempre chiamata dai paesani V a lle degli U m bri 35. Nelle parti superiori del lido Adriatico, pi verso il Po, si dilatavano ugual mente gli Umbri come conquistatori ; e trovandovi aperta colass la via della pianura si posero altres in alcune parti dell Italia superiore intra l'Appennino e il Po ; l dove almeno le genti loro, tenevano sempre qualche colonia del proprio seme al tempo della prima invasione gallica. Non altrimenti' calatisi dalla banda occidentale degli Appennini con altra potente mano, e varcato il Tevere, s erano avauzati molto indentra fra questo fiume e lArno. Quivi dimorarono innanzi che vi si allogassero Etruschi. Perugia, era stata fon dala dai Sarsinat, popolo degli U m bri, notizia che
33 PeripL p. 6. 34 Hist. Nat. ih. 14. 35 P er informazioni tolte sul luogo stesso la valle tutta ba*
schiva, dove fra due colline si trova il cos detto catino Umbra nascente di sorgenti perenni , contigua ad altro bosco chiama tovi Umbricchio: indi, verso settentrione, confina col bosco detto, H CogrwUo dJUmbri. Vedine il sito ben distinto nella geogr. dek regno di Napoli di Rizzi Zajkoni. 1769.

CAPO

V.

75

probabilmente dobbiamo a Catone 36: Cortona stessa, per altre tradizioni, dicevasi abitala in prima da Um bri 37 : ed assai credibile oltracci che l Ombroue, fiume perenne nel mezzo della Toscana, il qual metto in m are, prendesse da esso loro il nome 38. I montanari U m bri, che partirono dal lor ricetto antico, ruppero di tal modo per frangenti di guerra ne paesi dintorno dall uno e 1 altro lato dellAppennino ; respinsero le trib di quei pastori nom adi, chia mati in genere Aborigeni, che ritrovarono per via ; e * ingrandirono principalmente a danni dei Siculi. Se pure lutti questi commovimenti delle nostre genti in digene di razza osca, che quasi a un tempo cangia* rono le sedie loro e lo $tato, non sieoo piuttosto da riferirsi ad un evento pieno invero d oscurit , ma non meno certo per sicuri documenti istorici. E vogliami dire delle violente incursioni e correrie che i Liburni, ed altri Illirici, popoli ferocissimi, avean fallo in sulle piaggie occidentali del mare di sopra dove di fatto occuparono in e $ remotissime non poche terre ma rin e , e massimamente presso al Tronto, come al *uo luogo racconteremo 39. Per le quali invasioni di gente strania e crudele, as&ueta al m are, e che poteva
36 Sarsinates qui Perusam conddemnt.
37
D io m r s . 1. 2 0 .

S erv .

x.

sor.

38 Umbro

oggi Om brane nella provincia senese, detto naviga

b ile da P linio (in.

5. ) ;

. i o fatti capace di dar ricetto a legni

sottili. U n altro fium e m inore, del m edesimo nom e

Ombrane,

corre, nel pistojese, e 1 capo in Arno a pi dei colli d Artimino.

3g

Y edi appresso cop. vui.

76

C A P O V.

con spedito transito a suo grado infestare per rubaraenli e guasti tutta la maremma italica, pur credi bile molto, cbe le popolazioni l intorno, usate alla vita pastorale, si sospingessero addietro l1una in sullaltra per le violenze degli assalitori, e dessero cos cagione a queste prima rivoluzioni interne, di cui abbiamo s confuse e tronche memorie nella storia. In ogni modo per sicuro bene che gli Umbri dotati di fortezza, e di tal valore guerriero, che, sic come ne correva la Dima, anzich non vincere in camp o , sapean morire 4, possederono in antico un paese inolio estesa, dove ordinarono uno stato potente. Araeria , citt loro , era fitata fabbricata , secondo Catone, 9 6 4 anni avanti la guerra di Perseo, o sia 38i anni prima di Roma 4>. Ciascuna citt degli Umbri aveva di tal forma la sua propria era, da cui si contavano gli anni della fondazione legittima della terra 4: ci4o Nic. Damascen. Hist. 4t Puh. xxxv. 14.
43 dallo S caligero , p. 373. ed. Corai.

V ed i per altro esem pio l iscrizione d Interamma allegala

Emendai, ternp.

p.

385

(*).

(*) Preziosa e curiosissima questiscrizione che tuttora vedesi nellutrio del palazzo decurionale di T erni. L o ed il

Smezio

(p .

49- 7 )

Guio

(ap. Grut. p. 11 3. 2 ) n on dubitarono della sua sin

cerit: m a il

Maffei

la sospett falsa, e senza ragione. Essa -

dellanno 33 dellera cristiana, e segna co n raro esempio l'ep oca della fondazione di quella citt, che fu l ottantesimo primo dopo la fondazione di Roma: gemo . mvnicipI .

Arm .

post . ihteramnam .

C0K D1 TAM . DCCII1 I . AD . C H . DOM ITIVM . AH ENO BAK BVM . ET

M. FutllUi

Scribonianwn Cotuules. 1 1 nom e antico. ( U Edit. )

di Scriboniano vi fu cancellato a b

CAPO

V.

77

yile usanza introdotta ugualmente dagli Etruschi, e che basterebbe sola a conferaiare quanto si fosse ve tusta l instituzione politica della gente. La guerriera Todi presso al Tevere 43; Gobbio 44 e Nocera appi deHAppoanino ; Nequino in sulla Nera 45 fortissima di sito; Mevania ricinta di belle m ura; Interam na, Sarsin a , Sentine, ed altre molte ; sono del pari tanti mo numenti della forza e dello stato civile cui s avanza rono successivamente gli Umbri per continovati pro gressi di cittadinanza. Ma quando per l innanzi correau secoli fortemente agitati dalle passioni di popoli ancor semibarbari, e non mai ben ferrai, forza e am bi zion di preminenza davano a pi potenti 1 una il desiderio , altra l ardire d opprimere i men forti. In fatti gli U m bri, nemici eotidiani de Sabini, gli po sero alle volte in gravissime augustie 46. Altre violenze porgevano ugual cagione ad altre trib di spessi tu r bamenti e movimenti varj della fortuna. Laonde non s tosto gli Umbri stessi inondato gran spazio dell Italia centrale, s avanzarono vittoriosi fin presso al l Arno , e vi si posero a dimora ; qui trovarono per
43 ^ 0 3 1 'Y V' Tuterv: nelle medaglie E t Graivkolam celso de colle Tudertem. S i l . iv . 223. Ivpxii s itiXts. S t r a b o , v . p. 127: giusta lemendazione di Du
n . 4.

T h e il;

versione frane,

t . ii.

p. 178.

44 I M l s Y W I -ftavri nelle medaglie.

45 Nar: cos detto per le sue acque sulfuree con vocabolo dei
Sabini, tra i quali nasceva.
S e r v . v ii.

17.

46

S tra b o , v. p.

172.

78

CAPO

V.

addentro la giogana. deHAppenuino, che Fronteggiai da ponente e settentrione la moderna Toscana, una gente indomita e rivale, che indi appresso arrest il corso d ogni loro prosperit. Eraro questi i R a-seni, poi detti Etruschi. Scossi d iutorno a loro dalle armi de conquistatori U m bri, se non anche sforzati nelle loro dimore da quelli, le brighe ed i contrasti nati per la troppo vicinanza rivolsero entrambi all ire e alle spade. Portava la narrativa prisca riferita da Stra-* bone, che dessi guerreggiavano queste pugne feroci non per distruggersi l uno o laltro, ma solo per soprastare Ci vuol dire, che lo scopo della guerra era politico j non col Ette di scacciare fuor del territorio il popolo intero dei vinti ; bens per estendere il dominio del vincitore, e procacciarsi tributi, militi ausiliarj e schiavi. Or dunque gli Etruschi tolsero agli Umbri trecento terre $8, posero cos per sanguinosi eventi le fondamenta del loro grande impero. Laddove gli Umbri vinti di per tu tto , domati, e spossati di forza, ristrinsero d allora in poi il proprio lor dominio ad una sola provincia pi raccolta, ma vie meglio unita , Che dal lato orientale dellAppennino volgendo allAdriatico giungeva oltre il fiume Utente fin presso al

X* t iva irps XXflXa p i

idrn, 1tp -rrfr tv 'Pufiiaiv irt Irkav npxTtiiv iptiXXxv. Strabo . p. i 4<J48 Ttrcenta eorum oppda Thusci debellasse reperiuntur. P i in.

4 7 Taura yp /u<j5 fti t

ih,

i4- Un tal numero non va preso alla lettera; vuol dire che furono molte.

CAPO

V.

79

P o , pigliando per limiti naturali dalla parie docci dente e mezzogiorno il corso del Tevere e della Nera. In questo medesimo spazio ritrovansi gli U m bri, liliera e franca nazione, nell et meno antica. Bench sembri vero che o per ragione della conquista, o per accordi, serbassero gran tempo gli Etrusci spra tutto V universale degli Umbri un allo e non conteso domi nio. L Umbria fu certamente considerata per lunga et come dipendente, sfc non affatto unita all Etruria 49, confinante sempre, spesso alleala in guerra. E quando dice Livio che l imperio tosco abbracciava tra i due mari la larghezza intera dell Italia, viene a comprendervi implicitamente anche il paese umitro. Per lunga pace in fatti non sol cessarono infra i due popoli - le antiche discordie , ma spente l ita furono appresso quasi sempre confederati e partecipi nelle stesse imprese 5r : anzi per un luogo di Plinio si fa manifesto che gli Umbri ebbero parte , non tanto al conquisto, quanto alla signoria degli Etruschi nella Campania 5*. Dove Acerra e Nucera avevano due citt omonime nell Umbria 53. Ed al principio del terzo
49

Umbria vero pars Tuseke.

Serv. xii. 7 53: n otizia, com e

pare, di Catone. D i pi i geografi solevano chiamare etnische o tirrene le citt degti Umbri. Stbph. Byz. in

Tuder et al. v. 50 v. 34. 5 1 Strabo v. p. i 4g* 5a Hoc quoque certamen luimanie voluptats temere. . . . Umbri, Tusci. Pj.in. ni. 5. 53 Avvedutamente Strabono lo nota di Acerra. v. p. 170.

80

C A P O V.

secolo di Roma ritrovansi parimente gli Umbri uniti agli Etruschi nella grande spedizione contro Cuma 5 4. La loro scambievole concordia era di pi rinforzata per nodi indissolubili di religione, come apparisce nelle tavole eugubine., dove si legge, che certi popoli cognominati Toschi s5 concorrevano ai sacrificj degli U m bri, e avean seco insieme templi e riti comuni. La quale am ist, o cognazione che deggia d irsi, della gente, pass per parentele anche in famiglie etrusche, i cui gentilizj paiono derivati dall'Umbria 5 . Altre riprove di colleganza e d intimit nazionale ci som ministrano altri monumenti, specialmente rispetto alla lingua, che fu simile o vicinissima all etrusca ; e gi nel quinto secolo', per trattare cogli U m bri, si servi rono i Romani d un nunzio che sapesse favella tosca 57.
54 Dicwys. vii. 3 . 55 Malgrado loscurit del monumento non vha pih dubbia
alcuno che desso non sa tutto materia di sacre funzioni. F ra i popoli partecipanti dei sacrifizi si legge chiaramente il nome dei Tarsinati Toschi M 4Y )f 2 (I V i* : Tarsinate Turscum. Vedi la tav. iv e la latina 11 . ap. il Dempstero. Tarsinate Trifu un altro popolo omonimo) ma di stirpe diversa. 56 Cos, per tacer daltri esempi, in un ipogeo chiusino aperto nel 1827, si hanno iscrizioni duna famiglia f l Uf l Wl Y ( Umbrana?) da Seniino nellUmbria: cognome repli cato anche in titoli sepolcrali di Tarquinia, col trovati nel i 83o - Una famiglia Umbricra aretina teneva possessi nella Valdichiana: pochi anni sono sebbe un si gillo che ne porta la nominazione: l. vmbrici. ampliati. $7 Liy. ix. 3o.

CAPO

V.

Bi

Or questa certissima influenza degli Etruschi >s nel l'idiom a^ come ne ostumi civili degli U m b ri, fa sicuramente molto grande per frcquntanione, e p ir comuaioBB di cose, fin dalla prim e'giurata amist di ambedue le genti. La legge sacra, sempre in vigore -tra g)i Umhr, .e: la iwna de loro dugori, divinatoti accorti per movimenti e vci d uccelli M, non lascian dubitar? che la pi- antica istituzione; civie del po p o lo , non siar stata-al pati-di tutti g ir altri'daderdotale. Castella, terne e villggi, portavate per lo pi il titolo di qualche> deit ivi coltivati ^9. E co? tutta probabilit i Gafnefti-Umfcri presero il nome loft da Camars dell Etraria ; o da Chisi edm la ter^ad i Aliamo, sopra il fiume 6 8 dal patrio nome deHrno. L'usanza idi' vivere io luoghi m u r a t i a l l a maniera degli Etruschi , si vede introdotta nelle citt pi prin cipali dell Umbria le quali di -mano in mariO pre sere.con Parti ed i costumi cittadineschi , anehe le volutt tirrene Possessori d un pae&e dotato di'tanta benignit naturale, che nessun altro quasi l .avansa, goderono certamente.gli U m bri, e forse ancor & abusarono, di comodi , d' agiatezze e di beni. Ma , non
58
Ciceb.

de Dv.

i.

4 i.

5g Come Ikitvini: quasi Vicu luviu > o Vieta lovius t altri esempi
ne porgono le tavole eugubine. 60 Liv. x. a 5. ( Adharnahnm ) oggi detta Ci vitella dArno. Ilam a il iumc. 61 Vedi per confronto le mura di Todi, tav. xitr. 6 a T heo po m p . a p . A t h e n . s i i . 6.; S cym n . 366 .

T om. I.

*2

C A P O

V.

altre else una sa tir in antitesi del poeta elegiaco si quel pungente! m olto, clic l ' tim bro non cedssfe. in nulla per uso di crapule al suo scorretto vicino G 3. Per lo contrario una copiosa faticante e indo atre popola t o n e , ben ripartila su di un fruttuoso te rrit rio , man tenne per. secoli con pere ; carhpstri a Studio di pa storizia la prosperit dell intera metone. A tal che Plinio nomina quarnntasette comunit o popoli, tra se distnti, che sussistevano al suo tempo nell'interno dell Umbri oltre a dodici affatto spenti. E parte di loro 9 secondo l antico costume vili esco , abitavano in ' cantoni rurali .< & ; parie in grosse terre *, Tuttavolla ia -grande fertilit de luoghi se accrebbe gli a g i, in fievol il valere: tanto c h e, sebbene i Sarsinoti fa cessero da per se s fiera resistenza a R om a, che tl 1 essi s d ha trionfato due volte, pure in comune gli Umbri per io pi inviluppati nelle rischiose sorti degli E truschi, perderono prima , sforzali dall' armi de* G alli, il ricco paese inchiuso tra i monti e la marina adrhatica, dove si stabilirono i Senni ; di poi, nel quinto secolo, vinti tutti insieme in una sola l>attaglia , essi furono quindi innanzi assoggettali per sem pre alla signora dei Romani. '
<3 A u t p o m a V ir.b e r, a iit o b r tu s E fr u sc u s. C a tu li. 4- V*

64 Hist. Nat. ni. 14. 6 5 T r ib u s . Liv. 1 . 3. 8 V g 3 Q - f :


bine.

'
= V 8 l**C* 0 + i 1 1 1 iv. engu-

( T r ib u s in diversi casi) si ha pi volte nelle tavole

66 Piaga.

Liv. ix. 4 < -

88

C A P O VI .

Dei Pelasghi Tirreni


N essun argomento di controversia ha occupato da pi .luogo tem po, n con maggiore sagaci l , la mente di , grandi eruditi, quanto il nome e la storia 4<ei Pela sghi ; e tuttavia nessun argomento pi incerto. Gli .antichi stessi non ebbero che poche> e assai duhbiose notizie sopra questo popolo enigm atico , il qual era di gi svanito quando incominci per i Greci Jg loro istoria. Onde ci che ne scrissero i mitologi e genea logisti , che ricopiali d* et iq et sono ancora il fondo di tutto quel che sappiamo della ra 2 2 pelasga , tal mente insufficiente, contradditorio, e di pi rivestito di tali e tanti colori, poetici, che pu quasi dirsi opera perduta, dopo s molti naufragi della filologia, il vq* ler ridurre a certezza isterica le tradizioni di secoli, dove appena si vede luce. Senza toccar perci n della problematica origine dei Pelasghi, n delle spesse mi grazioni t di cui va intessuta lu loro istoria, s per lAsia j come per l ' Europa , materie fuor del tema da noi divisato, ci limiteremo soltanto, e secondo cbe porta il nostro debito, a trattare pi particolarmente delle trib o schiatte di questa nazione mischiatesi, come si d ice, nei fatti italici dell et vetusta *.
i- Vedi PnmEAUJL, in Marni, Oxon. p. 127-190, dove con ei'udiiione mirabile tutto Ila raccolto il commentatore circa lepoca peslaga. Nibbuik, CeschidUt o sia /st. dei Pornani. T, 1 . p. 16-65. Berlin 1827.

84

CAPO

VI.

Narrava Ferecide, che molti Arcadi condotti da Enotro e da Peucezio , ambedue figli d Licaone, presero terra con loro navilio nella bassa Italia} Ih intorno al golfo Ionio', diciassette generazioni prima de tempi troiani *. Qui stanziatisi vi diedero l essere e il nome agli E notri, ad altri popoli circostanti ; perloch, secondo quel racconto, tutto appoggiato alla storiti favolosa de Licaotiidi, sarebbero dessi i pimi originarj Pelasghi , che occupavano Sotto nomi diversi buona parte dell Italia meridionale. Ma n costoro, inabili al navigare, poterono col trasferirsi per mare n l 'Arcadia, regione s piccola nel centro del Pelopon neso , tutta montuosa, agreste, ed in particolar modo usata alla vita pastorale, abbondava di tanti abita tori d poter mandare di fuori s numerose colonie, senza mai spopolare se stessa : massimamente ad una et , in cui nella Grecia intera, piena di violenze e di ladroneggi, viveva ciascuno per natura vita saba tica e fiera 4. Dimostreremo appresso con ragionevoli argomenti che gli E n o tri, i Conj e gl Itali, occupanti una stessa terra , anzich di stirpe arcadica o pelasga , s appartenevano insieme al tronco originario degliOpici : talch in somma tutto q ipsto fatto de' Licaon id i , comunque accomodato in altre leggende gre-

2 D i o h y s . f. l 3. 3 ttrt tX t SaXcaix i'pya pf/uXti : dice degli Arcadi Omero. Iliatl.

n.

121.

T m c m i. 2. Cf. O c e ll. Luca.

3.

c a p o

vi.

as

che 5, nti pu in verun modo accettarsi dalla critica' istorica. Ellanico al contrario nella Forouide 6 riferiva , cho altre trib di Pelasghi scacciati dalla Tessaglia dal ramo degli E lleni, che in allora abitavano pi in dentro nelle montagne a settentrione, s ne venneroper variate fortune nell Epiro. Di quivi solcato il mare approdarono a Spina, una delle (bei del Po : indi s avanzarono nella Tirrenia, e vi si collocarono.. Ma j secondo che prosegue tutta la narrativa di Dio nisio , il quale compilava in forma d istoria le relaaioni stesso degli antichi poeti e dei mitologi 7, m olli parte di loro stanziarono a Spina: altri ne partirono, dirigendosi alla volta degli Umbri nelle montagne. Questi popoli fieri ed agguerriti, d ie tenean sue di-: more in quelle lture, costrinsero a viva forza gli stranieri a varcare di col i gioghi deUAppenniiioj Giunsero i Pelasghi iutoruo al Tevere : si collegarona quivi con gli Aborigeni sfuggiaschi anch essi, e ne mici ai Siculi3 e guerreggiando insieme in quel tumuU luoso movimento di popoli paesanie stranieri, che ab biamo di sopra toccato a, si fecero pure siguori di
5
A f o llo d O r . ih .

8.

i.; P ausa,

v ih .

i.

3.

Q u e s t u ltim o , d ic e co sa

seb

b e n e r i f e r i s c a le t r a d i z i o n i p u e rile : cbe

s te s s e d e g li A r c a d i,

a ffa tto si

E n o t r o , c io , c o l d a n a r o d i s u o fra te llo D id im o le n a v i .

p ro c a c c ia s s e

Q D i o n v s . j. , 28.

7 vxkativ nuriT^iy
8 Vedi pag.

ts

kxi

pv!)jypx<py.

DlOHVS. I.

( 3,

e 75.

86

C A P O

VI.

gran tratto di poese, nel centro stesso d Italia, Cotanta fortuna non ebbe per li Pelasghi lunga durata : pe rocch, afflitti da calura itk e discordie, cme narrava Mirsilio Lesbio 9, la pi gran parte di loro, abbando nate sue stuzioni sessantanni avanti la caduta di Troja, si disperse per abito di vita vagante in pi lontane provincio. I luoghi gi tenuti dai Pelasghi vennero cos di mano in mauo occupati dai circostanti vicini, e singolarmente dai' pi prossimi Tirreni od Etruschi. - Questi medesimi Pelasghi, per avanti abitatori della Tirrenia son giusto coloro che portarono indi ap presso il nome di Pelasghi-Tu-reui, e lo trasmessero alla loro discendenza. Comparvero essi dopo molte vagazioni nelTAltica ; ebbero ricovero dagli Ateniesi sotto Imelto: vi costruirono nell1Acropoli il muro chiamato pelasgico: abitarono gran tempo io Lenno ed Im b ro , di poi che u ebbero scacciato i Minii : e finalmente costretti dagli Ateniesi a nuova emigrazione andarono a posarsi parte nell Ellesponto, parte in sulla costa della Tracia, e nella penisola di Atho I0. Q uivi si terminarono le se lunghe e penose peregrinazioni; ma la schiatta di loro ritenne ovunque il soprannome di Tirreni, a ricordanza del paese donde venivano JN certo di poco momento erano i motivi dell eredi tato cognome se, come dice Dionisio, i padri loro a p
9
v i. D i o u y s . i. . 3.

1 0 H e u o p o t. v i.

137. ; Taircn. ir. 109.^ Diomrs. i. a8;; P a u s a r, 38. 11 H ellanic. ap. Diosvs. 1. 28.

CPO

Yl.

87

presero l arte marinaresca per la pratica avutane con' gli Etruschi **. La qual sentenza non parr neppure irragionevole, qualora g ponga mente, che venuti di lungi paesi per l interna Tessaglia non potcan questi Pelasghi, abitanti della terra ferm a, essere dapprima in alcun mudo assueti al mare. Dove c h e , dopo la loro partita dall Etruri, si mostrano di per tutta non solo esperti, ma temuti navigatori e pirati. Al tempo in cui Dionisio scriveva era comune cre denza t che Peasgbi e Greci fossero originalmente uno stesso identico popolo : e questa falsa opinioue an cor s famigliare a noi per istudio giovanile di poeti, ed s comoda alla nostra ignorauza della vera pro venienza dei Pelasghi, che sar 'difficile il vederla mar affatto sradicata dai libri. Non pr di meno forma vano i Pelasghi una nazione diversa e ben differenziai per dissomiglianze di vita da quella degli Elleni: son detti barbari o strani **; e la loro lingua> che s no tevolmente Erodoto distingue per barbarica *4, sonava altrimenti della greca. Grandemente incerto, cos nell antica geografia, come nella storia, si questo uome stesso di Pelasghi, Vago quanto il popolo ; ed ora al* triboito a una sol* razza distinta, ora a tutte le trib nomadi, che se n*andavano erranti fino nel cuore della Sciata. Sicuro bene che. la prima stazione eu
12 nau ( r U \ f f y 3i ) T I K s r r x v a t/ru t in S T ti/m i iix Tr,y u l r i t T v f p n t Z * VKtlCI V, k m tf h * 3 T 3 V *]JUAa</xaTSt'. D u W lS . 1. 2 5 .

13 Hkctbeu) ap. Sira, va. p. 222. >4 Uuqdot . 1. 57.

ae

c a p o

vi .

ropea della gente cognominata pelasga ebbe luogo nella Traoisi., sia che ivi pervenissero dalle mobili trib asiatiche del Caucaso, che s portarono innanzi tra il mare Caspio e il mar N ero, sia che fossero, usciti di pi oltre, dalle nazioni indo-scitiche. Ed il lor continuo vagare guerreggiando da una regione al l altra, come, mostrano le sue moltiplici e instabili dimore in paesevaltrui, anche pruova certissima, che dessi vivevano nel duro stato di pastori erranti. N diverso a questo era il concetto che s avea di> loro nell? Eliade antica sino da quando v apparvero i Pelasghi la prima volta i5: a tal che E fo ro , il quale, li teneva per Arcadi originali, ricusava loro fin l es sere di nazionej giudicandoli (uizi una turba di feroci malviventi, a cui univano di luogo in luogo altre, bande di animosi ,5. Con tutto questo i G reci, che per le proprie loro tradizioni domestiche nulla cono scevano di pi antico delle razze pelasghe*, incomin ciavano per lo pi da quelle gni origine ignota, greca o straniera si fosse, dopo massimamente che i Pelasghi divennero E lleni, e riceverono da questi il genio , della lingua e delle fogge greche. Cos dunque Dionisio, gran reltorico, il quale scriveva pe Greci, e per mostrare che i Romani, illustri insino dalla na-, scita, erano parenti e quasi d uno stesso sangue, fond
15 ycvtzis vOrtpir AaXa nXaviftgyai Si r x i avcejfsTs fpireias kai

(U TxO TtxG sts.

D io d o r . v. 8 0 . i 53. ,

16 S tra b o v. p.

CAPO

VI.

89

nel raccosto di Ferecide la sognata ipotesi, che gli Aborigeni, o sia i prischi popoli del Lazio, fossero Enotri 0 Arcadi Pelasghi : e di tal form a, dimentico egli stesso de suoi propri insegnamenti dei dovri dell isterico mirava a tessere nel primo libro quel suo pensato sistema, che ad ogni modo dovea con giungere insieme le antichit' italiche con quelle di Grecia ,8. P u re , conferma egli stesso, n poteva oc cultarlo , non avere altra guida fuorch le: narrazioni mitologiche *9: il che ci avverte, non ch altro , con quanta cautela e dubitanza, considerato la natura di quelle storie poetiche, dobbiamo noi medesimi prestare orecchio alle facili narrative di eventi s poco c e rti, e che per tante vie poterono essere trasmutati in no velle da relatori creduli , di s lunga et posteriori alle cose narrate. Anzi, errava ancora inavvedutamente Dionisio, l dove pigliando Crestona citt della T ra cia fra Assio e Strimone, mentovata da Erodoto. *, per la nostra Cortona, o sia la citt di Cor ito. secondo
7

Epist. ad Cn. Pomp.


5.
K a Tot

p. 7 6 7 sqq.

1 8 S i c iq p r o e m . ig

6 . e t in i. 8 9 . 9 0 . ra rU X asrynoi!

p-'v ouv ir'tp

ykvoO fnvSoXiyofievx t g i s
V e sseu rg io

ieri.
20 I. 5 7 . L ' o p i n i o n e p o s t a i n n a n z i d a l p. 2 6 )

(in JfeAjcono

dot.

l a s o l a . a c c e t t a b ile . I n c o t e s t o p a r a g o n e che

im p o r ta n te n o ti

d e l l a l i n g u a v iv a p e l a s g a c o l l e l l e n i c a , E r o d o t o , s c e v a l in t e r n o d e l l E t r a r i a , n o n p o t e v a ' a v e r e in

m ir a

C o rto n a

s d i s t a n t , e f o r s e a l u i s t e s s o i g n o t a . D io tiis r o a l l o p p o s t o s e n z a m o lta c o n s id e r a z io n e , g lio . 1. 2 9 . in tese qu el p ass com e g li to r n a v a m e

go

CAPO

VI.

i ipoeli, faceva di questa con le parole d E llauitoy. la sede principale dei Pelasghi Tessali nella Tirre nia Se per il raccolto di Ferecide vuol aversi in tutto per favoloso, non pu non riconoscersi in quello di Elknico un qualche fondamento istorico. Che genti stranie sieno passate anticamente in Italia dall altra riva dellAdriatico, e nominatamente laburni e nit ric i, un fatta certo. Che: questi venissero in Europa per torme innornerabili da pi lontani paesi, avanzan dosi d oriente in occidente, si pu accertare ugual mente. Emigrazioni di tanta forza, e di s gran nurcaro d uomini, comech appena accennate nelle storie, doverono generare per fermo stracrdinari movimenti e rivoluzioni di popoli, se non ancora dar Cagione al transito di coloro, che scacciati o respinti dai nuovi occupanti delle regioni pi prossime allEpiro, passa rono di oolk alla ventura nel lido italico del mare superiore. Gli stessi che i Greci nominarono Pelasghi tessali o epirotij trasportati , come dicevasi, per for tuna di vento a Spina ; e in sulle tracce du* quali gl Illirici, traversando il golfo, si condussero pi di sotto alle marine inferiori dell Italia, di dove, con la tifnultuaria mossa degli Urubri, seguitarono quelle grandi mutazioni di popoli, che commossero insieme tutto l interno della penisola da un lato alt altro .

B ioftm . 1. 2 8 .

23 V edi p. 75: appresso cap. vui.

CAP O

tl.

9i

Cos le nostra genti indigene si ritrovarono, pi p meno appressate agli stranieri, lo che assai per tempo mischi le lingue, non meno che il sangue. E molto probabilmente le tradizioni raccolte da Ellanico in torno al passaggio dei Pelasghi in Italia per l'Adria tico, ed alla parte' viva che eglino vi prsero nelle guerre interne, si rifinivano a queste medesime vicis situdini de nostri popoli, che il narratore da Lesbo non poteva conoscere se non imperfettamente. Forse ancora, come porta unaltra vecchia leggenda riferita da Nleandro di Pergamo venian confusi insieme da narratori imperiti Illirici e Pelasghi per sola corrispon denza di eventi. Onde dobbiamo pure attenerci al fondo di quel racconto credibilissimo, che talune delle genti che scorrevano in allora il mondo si ponessero ad abitare Italia, c quivi tempralmeute vi partecipassero anche, come di luogo in luogo vedremo, nelle sue venture. vero che nella somma della letteratura greca e romana ritroviamo fatta menzione di molti luoghi e citt d Italia, che diconsi abitate o edificate da Euotri, Siculi, Tessali, Arcadi, Tirreni e Pelasghi. E chiun que crede ravvisare a suo senno in tutti questi popoli un medesimo ceppo pelasgo, ben naturale che attri buisca loro altres un esteso dominio, ed altrettanta parte nella civile istituzione. Ma, oltre che gli antichi stessi discordano assai sopra l origine di ciascuno dei
a

A p. A n to s . L ib e ia l.

3i.

<p

C A P O

VI .

mentova L i popoli; c che parecchi di loro son quaVifi-, cati nativi di questa terra ; uon dobbiamo pure perder. di mira, che viveva io Italia una gente italica nume rosissima , prima che la straniera, e che dessa, come notiziano le memorie che abbiamo, e il complesso de fatti, gifi trovavasi .aggregata io tante trib, datesi di, buon ora alla vita pastorale ed agricola, e disciplinate, da religioni. e costumi suoi p ro p ri, quanto almeno comportava la grossa rusticit dei tempi. Gli scrittori latini ripetevano senza esame le narrative greche, e singolarmente quelle che pi tendevano a nobilitare le origini di Roma, onde l opinione che i Pelasghi ,. tenuti onninamente per Greci, avessero avuto domi-, nazione in Italia, fu non solo cantata da Ennio, ma vi prese radice per ci che navea detto l oracolo del saper romano Vairone a4. Il perch fino Tacito, c h e . mira alle volte inopportunamente a far mostra di eru dizione volgare, replica egli pure il racconto, che le lettere furon recate nel Lazio da un arcade pelasgo. Quest uso bens e sperienza di lettere attribuita ai Pelasghi del Peloponneso, un mero detto di mitologi posto in credito dai soli scoliasti e grammatici. Ancorch essi stessi, quando scrivevano, si pu presu mere che ignorassero al pari di noi pienamente (n di ci vogliamo sdegnosi i poliglotti ) quali si fossero questi caratteri e questa lingua dei Pelasghi. N fa
a4 Skrv. vi. 6 0 0 .; Macrob. Sai. r, 7 . 3 5 D iodoro nomina tra rjuest un Dionisio, ih.

66.

C A P O

VI.

g3

prova (li vero alcuna l'ipotesi, ch il ramo smi-greco della lingua latina sia unicamente pelasgo.; perciocch it Ialino stessi? h tuttavia gran bisogno di essere sot toposto ad un analisi critica , che scerni distingua pi rettamente i diflefentie non tutti-ben conosciuti elementi di cui si compone. Tra i quali non sn tampoco di dispregiarsi le derivazioni, che si vai cer cando nell idima indico dalla eifudizione moderna. E allora forse apprenderemo una vlta quali slno le vre radici ed i temi 'della lingua,' o delle lingue madri, 1che formarono la famiglia di queste' nostre lngue italibh. Antiquarj e pbeti non cessavano pfer di ricanlarori gini pdasglie, e si crdean di pi ravvisare o rielFEtru ria o nel Lazio/mostra di riti pelasghi' anzi, per poetici ingrandimenti, che ognor-pi viziarono la sto ria, essi posero da per tuttp, a titolo donore, il suono e la signoria dei Pelasghi Mi tutte queste ran voci, non fatti istorici: per modo che quantunque non si nieghi la venuta di qualche sciame di venturieri nomadi portanti il nome generico di Pelasghi, con tutto questo la dimora loro in Italia, avanti che pas sassero altrove come Tirreni, fu troppo instabile, passeggiera e travagliata , per creder mai possibile che occupassero stabilmente e civilmente il paese dell E* truria insino all' estrema Calabria : e vi tenessero di
26 Tal era il regno d Aso, signor dei Pelasghi nel Piceno, cantato ( ut fama docet ) da Sino. vin. 445- Ma chi potrebbe1nu m erare le novelle dei grammatici, come forno, che per la forma della loro calzatura trovava negli Ernjci una razza pclasga?

94

CAPO

VI

per tutlo popoli grandi, citt numerose-, e 'gffif *?. cos lieve l certezza isterica, o piuttosto H credi bile, in cip che fu detto concernente ai Pelasghi, clw si rischia jnolto con siffatti materiali d edificare io sulla sabbia. In oltre, chi non sa quanto siasi abusato finora Renza discrezione del nome di questo disputa? bile popolo., sia per ispiegare con fantasie quel che mapca alle, storie, .sia per accomodarvi a talento di .scrittori ogni qualunque supposto delle comunicate dpttrme, pelasghe? Grandi risolivi a dubitare sono e saranno ad qguora le aperte d u b b ielk in certezze e contradizioni> che s gli antichi come i moderni eru diti^ a saziet divulgarono.sopra un.tale argomento di tanto congetturale. Talch se pur sempre si vuol es ser cauti, specialmente poi in cos oscura, avviluppata? e insolubil quistione, ci guarderemo noi stessi prose guendo avanti da un troppo facile assenso, memori della filosofia.

27 Qui soltanto fb menzione di Rrgsvilta, sedia d'itti f& Maleotc tra Cosso e Gravisene mentovato da S t u b o h e , perch si cita tuttod gravemente, (chi lo crederebbe?) .com4 Utia provli certa della signoria pelasgca in quelle contrada

95 CAPO V II.

Etruschi.
S e fu ingiusta la sorte annullando i fasti del pi grai>- popolo che dominava Italia, innanzi che fosse Roma j non lieve CQnforto all* umana virt , che le nobili arti d ie quel popola tesso sV degnamente eser citava ed am ava, sien b a s ta li a'rinnovarne la fama^ ad attestare al mondo , on opere di sua mafao e d'ingegno, Tantica civilt dell'Etraria. Questi nazio nali monuroetoti. che ogni d pi maggiormente si traggon fuori delle 8 tre mine in gran num ero, e che nel proseguimento di quest peh* sarn - materia di rilevanti Considerazioni, fan certissima testimonianza che i civili Etruschi di lunga mant attendevano a [egli studi ed a r ti, che son mezzi di poienea di lecoi'o alle nacioni. L istoria dto. popokrnon ha di fatto im portanza se non che dall epoi della sua istrunone: n meritan lode coloro, che senz avainamento di col tura morale son sterilmente invecchiati. Non basta che una nazione sia antica t $ por necessario che nella sua durala ella abbia giovato all umanit di leggi, d* arti, e di ornali costumi. L'origine degli Etruschi stava gik inviluppata presso gli antichi in grandissime incertezze, -e fu tema ' di nuove interminabili questioni pe moderni, sempre fe condi in controversie congetturali. Erodoto il quale riferiva, come oi dice, le cose che si narravano, senza

96

CAPO

Vlt.

'esser tenuto a crederle totalmente r, scrive che veti* nero qua di Lidia condotti da Tirreno figliuolo di Ali: ma il suo schietto racconto si trova accoppiato a cir costanze talmente favolose ed incredibili, che questo solo basterebbe a giudicarlo una novella *vr Al cntfark> Ellenico, contemporaneo di Erodoto, dava- ad in tendere. che ,i Tirreni fossero quei medesimi Pelasghi Tessali, che appiedarono a Spina in sullAdriatico, peaetraironp uflU interna, dell 1 E tru ria,e vi dimorarono juhj tempo, prima che di nuovo errassero sotto il co-gnome: di Pelaaghir.Tirreni neHAttica, e di Ik in Lenno ied loibro, sicoonte narrava i Mirsilio Lesbio 3. Per un altra storia di tradizione-riferita da Plutarco 4, si .dicevano quei Pelasghi transitati: dalla Tessaglia nella Lidie; di & nella Tirannia; e di nuovo in Atene e in Len^oj; racconto che tendeva manifestamente a. conci lia re le; due opposte sentenze d Erodoto e d Ellanico, B e n sia aver per questo nqaggir : fondamento di vero. E qui mssimamente (Dionisio, scioltosi dat lacci del -kfo jjroprioi sistema, fa prova di sano criterio , dimostraodo l insussistenza e hi fellaeia insieme d ambo .quella opinioni.. Perciocch non. solo le istorie lidie .di X anto, autorevole scrittofe, non faeevan nessuna men zione di T irreno, n d'una colonia di Meoni passala
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a H e b o d o t . i. g 4 -

3 Vedi sopra p. 86 4 -Rotimi i i .

C A P O VII.

97

di col nell Etruria ; m a , quel che pi vale, oppone Dionisio, che gli Etruschi non avevano in fatto di lingua, leggi, religione e costume, nulla di rassomigliante coi Lidj , n tampoco coi Pelasghi 5 : e ci affermava egli allorch quella lingua si manteneva ancor viva, n spenti erano i vecchi costumi; e sussistendo scritture originali etrusche_, potevano pure ben sapersi le cose maggiori attenenti alla nazione. Che Dionisio avesse studiato a fondo nell istoria de gli Etruschi, ne loro instituti, e nella forma del go verno , lo dice aperto egli stesso 6 : e grandemente dobbiamo anzi deplorare la perdita di que libri, dov* ei trattava de fatti loro con particolar proponi mento. Tenne dunque opinione listorico dAlicarnasso, che gli Etruschi fossero essi stessi un popolo originario dell Italia : sentenza non gi nuova , n di suo avviso soltanto, ma divolgata per linnanzi da altri narratori di storie ; e forse la stessa che gi confermavano le proprie nazionali tradizioni. Noi, uomini moderni, non potremo mai sperare di togliere n aggiugner forza alle conclusioni dettate dall im
5 D i o n y s . i . 27~3o . Qui notiamo di passaggio, che il nome de gli Iddi della Lidia meglio conosciuti, come M a, Anatis e ta luni altri, in nulla somiglia ai titoli etruschi divini: cos, per toc car cosa di poco m om ento, la toga di porpora semicircolare, divisa regia dei Lucum oni, era diversa da quella dei Lidj lunga e quadrata ( D iokys. i h . 6 i ) : foggia costante del vestimento orientale.
6 D i o n y s . i.

3o . 7

T om. I.

98

CAPO

VII.

parziale giudizio di Dionisio. Ma pure qualvolta t Tirreni , pi tosto cir indigeni > fossero stati un po polo lidio approdato alle spiagge del mar inferiore > come portava la tradizione 7; sebbene i Lidj mai non abbiano avuto da per se navilio n colonie; si sarebbono i suoi fermali in sulla marina , siccome fecero al loro tempo gli Elleni nella bassa Italia : laddove, ai contrario , le pi antiche citt principali dell Etruria furono fabbricale dentro terra, ed a bello studio situale in luoghi montuosi selvosi d intorno e forti : eccetto Populonia , la sola tra le vetuste pros sima al lid o , concordemente dicono Slrabone e Pli nio 8: e questa non era gi una m etropoli, ma bens colonia dei V olterrani, che ne cacciarono i C orsi, annidatisi per la prossimit in quel seno di tnare 9 . Certo che i due mentovati scrittori addussero un fatto islorico di gran momento ; e questo fatto tanto magi giormenle notabile quanto pi concorde al naturale e civile progresso della nazione : poich gli E truschi per ampliazione di dominio soltanto , s avanzarono dall interno paese alle basse contrade di maremma; n prima che vi bonificassero i luoghi, d aria infetta e pestilenziosa lungo tempo , poterono porvi su^ di more , edificandovi secondo 1 opportunit terre mu* ra te , e le abitazioni sopra la marina fra Populonia e

7 L ycophb.

y. 1 35() - 62.
i 54-;

S tr a b o v. p .

P u h . ih . 5.

9 S er v . ad

/En. x.

172.

CAPO

VII.

gg

la ripa elitista del T evere, a comodo massimamente dei navigatori. Con tatto questo il racconto posto avanti dal padre della greca istoria trov di leggieri e ripetitori c Seguaci in tulle 1 etb. Lo accolse Fra i Greci Titneo IO, cotanto vago di storie maravigliose ; il pota itegli oscuri vathcinj 11 ; Strabone 14 e taluni altri : n i latiti! scrittori cessavano di ridirlo 1 un 1 a ltro , e principalmente i poeti, che agli Etruschi soglion dare il nome di Meoni o di Lidj : ma tutte queste teslitnonianze si risolvono iti una sola t n aggiungono Forfca all argomento. Si adduce per alcuni che gli Etruschi stessi rionobbro in certo modo la provehienza dalla Lidia, quando, sotto il governo di Tibfri, scrissero ai Sardiani come ad agnati ; ma, bench hel suo total servaggio non rimanesse all Etruria nient altro che vanagloria, nlladimeno questi da se van tati legami di paretetela asiatica non trovarono Fede, h grazia davanti il senato l3. Cos pure 1 opinione* appoggiala alla narrativa d Ellanico, che i Tirreni fossero di stirpe pelasga, non mancava di Fautori n in Grecia, n ili Roma : e da che in fine prr uso di Favella il nome generico di Tirreni sonava al lo Ap. TEHTtrtt. De spect. 5. 11 Ltcophron. 1. c. t 2 Lib. v, p. i$a.
i 3 T a c it . i t . 52. Probabilmente emcK faceva allusione a q u e sta controversia del suo tem po: Tuscos Asia sibi vindical. (ad Helv. 6).

no

CAPO

VI.

ternamente in bocca de Greci e dei seguaci lo rt, ora quanto Pelasghi cognominati T irren i, ora quanto Etruschi , ne venne da ci nfel linguaggio de' libri quella tale ambiguit di nomi etnici, confusioni di fatti, che render senprte difficilissimo, se non di tutto impossibile all istorico , lo sceverarli con pari critica e convenevolenza. Quindi> bench la tradizione lidia sia oggid rifiutata pienamente dai critici mi gliori , presupporre non ostante di ceppo pelaago gli Etruschi, e di lingua e di dottrine pi presto grecaniche, che d altro fondo, uha tale sentenza che ancor piace ad alcuni per la facilit se nori altro) che porge loro di tentar grecitzando i misteri d'una lingua ignota, e di tirarle a proprio talento come suol farsi dai p i , tutta questa materia a si stema. Se non c h e ; per chiunque non ami fantasie, forza confessare candidamente } che la Massima parte dell etrusche iscrizioni ne bronzi e ne marmi sono inintelligibili affatto : perch di Vero s ignora la lingua o le lingue madri che formarono 1 etrusca, innanzi ch ella per commercio di ppolo s accostasse alla greca, di cui ritiene soltanto, e nulla pi} alcuni temi compagni, o derivati Ma se dalla favola lidia , collegata Con le nobili storie degli Eraclidi , traevano gli Etruschi meno antichi un qualche titolo di nazionale vanit , non abbiamo neppure un cenno , elle eglino attribuissero in alcun tempo a se stessi un origine pelasga. Anzi ci era per esso loro soltanto una tradizione recitata

CAPO

VII.

1.01

dagli stranieri, s come laltra, che spacciava volgare piente la discendenza, lidia del popolo. I paesani chiaKnavano originalmente se stessi R a-sen i *4. Allopposto, i Greci antichi gli appellavano T irseai o T irreni; dove che i Romani pi generalmente nominarono la vostra gente T u sci , p altrimenti E tru sc i : cognome che il popolo prendeva ^i di consuetu.din^ so.tto la do minazione romana., tanto che si ritrova usato coll istessa forma italica nelle tavole eugubine ,5. Il tipo fisico , o la fazione delle teste che pi caratte rizza la razza italiana di costoro, e che la frza delle rivoluzioni politiche., n l azione medesima della civiltj non hpn fatto mai perire fra noi, si scorge evi dentemente in moltissimi ritratti maschili e femminili, effigiati in monumenti sepolcrali dell et, vetusta Son queste le vere e non alterate fattezze de padri nostri. Che dessi sieno stati antichissimo e illustre popolo, lo abbiamo, per mille testimonianze. Cantava gi Esiodo de forti Tirreni *7 j e il coito stesso di, Latino., apparentemente italico., fa conoscere , eh egli intese 9 poetare dei nostri antichi, anzich dei Pe lasghi. Altri miti celebravano i Tirreni come famosi, e p?odi al tempo del Bacco tebapo 8 , d Ercole
14 Dioirrs. 1. 3o.
15 H fY X 20 Y 1* Turscum j

Tuscorum

pi volte.

16 Vedi i mgnumenti tav. xtir. iv. xvi. 17 Theogon. i o i 5.


18 Abistid.

Orai, in Dacch.j

IAjcmn.

g P to io m . Heihstio.n ap. PiipT. p.

De sallft, ilo ,

32.

io*

CAPO.

yn.

e dogli Argonauti ao : Platone medesimo, filosofando, sapra gli Atlanlidi , pone soltanto' contemporanei di, loro, per rispetto, alla grande antichit, Egizj e' Tir-! reni ai. Ma pi propriamente nei tempi storici ^ i nostri Etruschi potentissimi, come dice Livio *a, do-, binavano, la maggior parte dell Italia p^ima che fosse Roma. Furono niente meno formidabili ai Greci, come signori del mare Tirreno e dellAdriatico, fino dal tempo delle guerre persiane ; e vedremo al suo luogQ per quante imprese navali divennero anche compa gni od emuli ai Cartaginesi. Ci non ostante pur cosa certissima, che quanto narrano di loro le storie greche e romane, non sono che poche e discio.] tu m em orie, di troppo, insufficienti a dare a conoscere nella sua pienezza il pi antico e vero, stato della nazione e le sue fortune. Sono perdute per sempre le storie loro etrusche e nazionali a .3. N possiamo tam poco aver ricorso a quelle che scrissero due autori Ialini, Valerio Fiacco e Cecina oriundot volterrano a4.
2 0 P osis M aghes. ap. A tbr. vii. ia .

21 In Crtias. Altri dir Pelasghi, pi che antichi Etra-, sdii ok Toschi; ma. questi eran notissimi a Platone, non meno che ad Aristotile ed a suoi discepoli, dai quali sono sempre chia mali propriamente Tirreni. Non voglio per ci essere qui tacciato di storico errore : s bene protesto di non consentire in questo, tanto facilmente alla opinione sistematica di un altra scuola, V. Niebuhr, e M uller , die Etrusker. T . i. p. sqq. &2 v. 33,

23

V ed i sopra p.

3g.

'i\ Schol. vcron. ad /Ejitid. x. 179.

CAPO

VII.

k> 3

Manca la storia ctrusca dettata grecamente in venti, lib r i dall imperatore Claudio l5, che , ancor priva di eloquenza, non poteva non contenere importantissimi documenti, cavati soprattutto dai pubblici archivj o dai volumi sacerdotali, aperti a ogni ricerca del prin cipe dilettante. E ne sien verissima testimonianza le narrazioni medesime di lihji etruschi toccate da Clau-! dio nella sua orazione al senato, cognita per le la-, yoje di Lione Non curiamo di Sostrato scrittore poco valente de fatti dei Tirreni *7: ma irreparabit perdita sona que' libri test mentovati di Dionisio, in cui narrava partitamente quali citt abitarono gli Etruschi ; qual fosse il modo del loro vivere e del governo ; quali le belle azioni e la potenza. Cos, per Viluni frammenti di Dione Cassio. si conosce, che desso pure trattava con grave giudizio e con mode-, [azione delle cose pubbliche degli E truschi, che un, Aristotile e un Teofrasto, per tacer d altri, stimarono, degne delle meditazioni dei savi. Ma dappoich peri rono senza, rimedio questi importanti sussidj per una; storia intera e continovaia degli. Etruschi, narreremo, almeno quei fatti principali , che n forzo, di tempo^
?.5 Tt/ppui'ixuii' ; Svet. Claud: 42. Della erudizione di. Claudio, alunno di Tito Livio, danno plausibil giudizio Svetonio loc. cit. g. 4 i. Dione Cassio, in excerpt. Vai. p. 554, e Giovanni dA ik t i c c h i * , excerpt. ap. V a i . e s . p. 8 o 5.
2 6 G b u t e b . p . DII. 27 P l u t a b c i i . Paralell. 5 6 . 28. Excerpt. a. iu coll. Yat. T. 11. p. i 36.

io4

CAPO

VII.

n di mutazioni, n di sorti han mai potuto svellere dalla memoria degli nomini. L 'E tru ria centrale, sede propria e permanente della nazione, stava compresa gi nei primi secoli di Roma fra lArno e il Tevere , dentro i seguenti tre chiari e naturali confini: i. la sommit della curva giogana dellAppennino , cominciando dalla sorgente del Scrchio e seguitando per le cime de' monti fiuo a quella del Tevere j a. il Tevere medesimo fino al suo sbocco in mare ; 3. il lido del mar toscano dalla foce del Tevere fino a quella dellArno. Vero che buona parte di questo divisalo territorio era stato per linnanzi occupato dagli Umbri, ne grandi co,mmo vi menti e romori , che tramutarono le abitazioni di molte genti a9. Talch la prima e forse 1 originaria stanza degli Etruschi, trib di paesani, convien cercarla in un tratt pi ristretto, e principalmente nelle alture che dalla Falterona piegano per una continoyata catena alle valli del Mugello, dove ainche oggid si sostiene una ga gliarda popolazione: e solo per cosa incidente, bench domestica, qui notiamo, che nostra antichit chia mano il Mugello i vecchi cronisti fiorentini 3o, Or dunque di quivi intorno , o d altra parte interiore fra ponente e settentrione si mosse quella gente fiera u danni degli U m bri, suoi molesti vicini e nemici : e domati costoro per fortissimi travagli ne luoghi
29 Vedi sopra p. y5. 30 Vedi Cron. di Git, M orelli , in pi luoghi.

WA.

P O VB.

w5

che tenevano di qua, dellA rgo,, vennero i guerreg-, ganti E truschi, copie di, s*opra dicemmo., in podest di tutte, le loro terre., sottopnendo i vinti a tollera bile dominio 3l. Non. incredibile-che in. questi lunghi e ostinatissimi contrasti $ guerra , si adoperassero anche, come aiuti, quei venturieri Pelasghi, che ven nero qua, di Tessaglia, e vi diedera mano or all ujia, ora all altea impresa: ma Plinio, che raccoglieva ogni sorta di tradizioni, e. scriveva, in fretta , contraddice apertamente a se stesso, quando fa scacciare gli Um bri dall Etruria. per la sola forza dei Pelasghi 3a. Dopo tale successo , invigorite. 1 , armi dalla naturale ansiet della pot enzs, crebbero gli Etruschi uniti di conquista in conquista a grande stato^ afforzando la pro-s pria loro nazione e l esercito delle, genti che andavano, a mano a, tuano facendo o tributarie, o soggette. Edil secolo tutto guerriero incitava non, poca a impresa coraggiose animi forti, e. compagnie di soldati. Ch. non altro erano ne suoi principi popoli d'incerto stato, e non ancora ben fermi, n disciplinati. Ma la catastrofe degli Umbri diede agli Etruschi con isto rile fondamento di potenza, anche V opportunit di ordinarsi a miglior vita politica. Perch gi possessori 4i tutto lo spazio in tra l Arno e il Tevere } occu panti la marina del Tirreno ; e signori di fertile e ricco paese ; quivi attesero a darsi stato, ed a legitti m i Vedi p. 7 jr32 Puh. ui. 5.

ioG

CAP O

VII.

mare il diritto della forza con regolato dominio. Me diante un sistema fermo di leggi agrarie 33, corrobo* tato e fortificato da religione, la qual metteva cos il paese, come i campi de privati, sotto la protezione degli Bei si vede manifesto che gli ordinatori del popolo si posero principalmente in cura di assicurare l utile propriet dei terreni a tutti glindividui liberi, membri del comune. E quanto efficacemente si ritro vasse l agricoltura congiunta con la prima salutare istituzione dell E tru ria , si dimostra pure col mito di Tagete , maestro sovrano d1 ogni civile e religiosa disciplina, uscito fuor dJ un solco, quasi come figlio della coltivazione, mentrech stavasi arando nei campi di Tarquinia 35. Allegoria d* alto intendimento vie pi am pliata, o piuttosto esposta sotto i sensi medesimi del popolo , col simbolico rito etrusco di seguare il circuito e il pomerio d una citt nuova collaratro 36 : ci che insegnava a tutti qual sana idea d ordine po litico e di conservazione applicasse il legislatore al1 ? agricoltura madre di giustizia. Tal 1 ordinario, corso delle nazioni fattesi civili. Soprattutto se consi deriamo quanto natura, per l opportunit de luoghi ,
33 Terra cultura causa atlribiUa olim particulatim homnibus, ut in Etruria Tuseis. V a rr ap. Philarg. ad Georg, ii. 1 6 7 . 34 F ragni, ex lib. VegqjjB ap. Rei agr. auct. p. 258. Goes. 35 Cicer. de Div. u. 23. 38. U no delibri sacri ( scriptum vor cibus Tagce) portava per titolo : Terne ruris Elrurite. Serv. i. 2 . 36 CarminiuSj de Italia, ex Tageticis l.ibris ap. M crob. Sut.
19.

CAPO

V II

jt>r

(lesse ai Toschi mezzi valenti ed efficaci di pronta incremento. Sebbene originalmente popolo agreste, procedevano, essi dalle parti le meno alpestri dell'Ap pennino , e da fertili vallate racchiuse tra le dirama^ zioni secondarie di quello : per la qualit mite deli cielo vi sortirono trattabile natura, ed una temperata composizione di spirito e di talento ahile a d o r a i: cosa ; n poco attam ente, sia per la prossimit delle isole intorno alla m arina, formanti Y arcipelago to scano, sia per le correnti, che hanno luogo nei di-* versi canali di quello, ebbero gli Etruschi, meglio che? Ogni altro popolo italiano, presta via di cimentarsi a buon ora nelle navigazioni, ed apprendervi a sprezzare i pericoli del mare. In cos acconcia e (piasi centrale positura di' paese adoperandosi virilmente i nostrali & per terra e per m are, si renderono in hreve tempo audaci sovra ambedue: a ammaestrarono; pi facil mente mediante i>commerci dilatati per altre contrade, ed insieme coll uso di nuove fogge di v ita , e cor* nuove arti: ed' ordinatavi una volta stabilmente dai loro savi il governo politico dell Etruria con dodici citli guernite di leggi, e di milizia nazionale, in quel! modo che diremo appresso-, il valor che reggeva la lor fortuna li.trasse di l ad occupare nell Italia Su periore ed inferiore le pi belle regioni,, ed a fon-' darvi per opera d anni e di consiglio due nuovisiali. La rovina degli Umbri, secondo il computo che porla la toUl narrazione di Dionisio (avuto riguardo

*9

CAPO

VI I

^lle incertezze della cronologia tecnica), sarebbe ac caduta cinquecento anni in circa avanti la fonda r n e di Roma. E questa rovina fti anche il princi pio della potenza etnisca. Sicch non parr poca notabile corrispondenza di tem p o , che gli annali toschi, scritti nell ottavo, secolo della nazione, comin ciassero, r era, degli Etruschi quattrcento trentaquattro anni prima di Roma *7. Non si vuol fondare iu questa suppositiva ragguaglia d etk nessuna prova, istorica ; ma . fatto certo, che fino da remotissimi tempi il popolo, etrusco, di gi gagliardo in sullarrai, progrediva di passo in. passo a maggior fortuna. Ben, dunque, come si ricava da Livio ^ di molto innanzi all impero rpmano s avanzarono gli Etruschi attra verso lAppenino superiore aia dove giungono le cam pagne bolognesi e ferraresi ed il Polesine: donde poi si distesero per l adiacente pianura tra lAppennino e. VAlpi. Errerebbe tuttavia di, molto chi credesse che quest ampio, spazio di paese avesse in allora l aapetto florido e dovizioso, che oggid rimiriamo nella, medesima contrada. Perocch. natura del, suolo di, Lombardia mostra ad evidenza , che nella sua totai, superficie, dove corsero senza freno, acque: veloci e, torbide, si.ritrovavano, moltissimi, luoghi paludosi, lotosi ed acquidosi, che l arte sola e. la perseveranza, umana han potuto rendere abitabili e colti \ Quindi,
37 V a r b o a p . G en so b ir . 17.

38 Ante romanum imperium. Liv. v. 33.


39 Vedi appresso cap. xvn.

CAPO

Vi.

109

il Po e le paludi intorno opposero dalla banda dei Veneti un argine fermo all' invasione etrusca : fra gli Appennini e il Po par che nn oltrepassasse la Trebbia 4, poich i Liguri stanziati di presso nel suo natili sito per le alture di qtiei monti, che com prendono il somm gigo di Gottro, vi si mantennero sicuri; ma, come hiun altro gran, riparo naturale si frapponeva al progresso degl invasri alla sinistra del Po ^ quivi oltre occuparono tutti i luoghi in tra questo fiume e le Alpi 4ri Nella maggior parte della pianura insihb i Ticino, dove a estese la <nquista> abitavano popoli di stirpe ligure^ prodi s, ma incolti, che cederono lun dopo l1altro , nulla men che gli U m b ri, al valore unito degli Etruschi. Signri per tal modo di s spazioso e ubertoso paeise , che porge da per tutto un grasso fondo di pienissimi pascoli, e padroni della navigazione del gran fiume che porta con facile accesso al mare , saggiamente s adopera rono i conquistatori non tanto a bonificare lacqui stato territorio, quanto a por quivi la sede d*uno stato possente. Adunque mandandovi tante colonie , quanti erano i popoli confederati, e capi di quella nazione, vi formarono una nuova Etruria 4*, che riceveva 1' es

4 0 Modena e Parm a si trovano 1 in agro qui ante Tuscorum fuerat. Liv. xxxix. 55. 4 1 Transpadani omnia loca, cxcepto Venetorum angulo, qui sinum circumcolunt maris, usque ad Alpes tenuere. Liv. t . 33. 4 * Etruria nova. S e r v . x . 2 2 0 .

tio

CAPO

VII.

sere da dodici citt collegat dello stsso sangue 4^, Una deil pi principali fra queste era sicuramente Adria prossima alla Venzia, gi s potentissima in quel mare, che ne prese il nome l'Adriatico 44. Citt di tanto anticia, che i boriosi Greci la volean del loro sekttfe fondata da Diomede 45. E bench fabbritata in fondo d oh pifcclo golfo press al ramo inferiore dellAdige, si trova al presente, per conti nuo accrescimento della spiaggia , distante dal lido attuale venticinque tnil metri 46 N vie meno fa mosa dAdria, per terkestte potenza era Maytova 4?, che posta iti taezteo d un lago che forma il fiume MinciOj teneasi ancora al tempo di Plinio per un du revole Monumento dell imperio etrusco di l dellAppennino K Felsin oggid Bologna, si trova il-1 lustrata col titolo di citt capitale 4d : cio a dire ,
43 Lrv. V. 33.; PolVb. l i 3.) Plutabch. Camiti.

n.

1^. ; Strabo V. p. i 5a. ; Diodor.

x iv.

44

H ecath. api Steph. v. Arpia.; Theopomp. ap. Strab. vii. 219.

a Strabo v. p. i 43. Scyiax,

Peripl.

p. 12. Lrv. v.

33.;

Puh. hi. iti.

45 S teph. Byz. 1. c. ; J ustht. xx. t.


46 De PkohV, noia ed disc. prelim. di Cuver : Recller. sur ics Ossem. fossile*. T . 1. 316. p. 73. 47 Mantua dives avis sed non genus omnibus unuittj Gens illi Irplex, populi sub gente quatemi: Jpsa caput populisj Tusco de sanguine vires. VlRG. X. 20 1. 48 Mantua Thuscorum trans Padum sola reliquia. Plin. ih. ig. 49 Bononia , Felsina vocitta, qimm prnceps Etnirce esset. Plin. ih. i5. Il suo omonimo si rinviene in Velsinii

CAPO

VII.

tit

una delle dodici sovrane di questa nuova Etruria^ nei cui numero si vuol comprendere anche Melpo } che Cornelio Nipote chiama opulentissima 5o, e che dipoi fu disfatta dai Boj e Senoni il giorno stesso in cui Camtnillo prese Vejo. Nulla di pi sappiamo n del nome, n della situazione dell altre olio citlk che completavano l unione : ancorch da per tutto ugualmente i dominatori attendessero a migliorare il paese, cangiando 1 *antico stato palustre di grandi sima parte del territorio pi depresso in fertili cam pagne. Cos nel tenirnento di Adria fecero essi coti arte maestra , per traverso alle bocche impaludale del P o , quegli scavi e Canali che da sette laghi, chiamati i sette mari, scaricavano le piene del fiume in mare St: e mediante le fosse Filistine , che da lontano e interno paese portavano Tacque soprabbondanti al mare vicino a Brondolo, era parimente riu scito agli Etruschi di sanare intorno il Delta intero del Po, compreso tra le lagune venete e il lago di Comacchio. Tutti lavori grandissimi e di perseverante vo* lere, che attestano con piena certezza le cure instan cabili dei civili dominanti s per la salubrit della provincia , come per la continuazione del migliora mento , e accrescimento della popolazione soggetta.

o Volsinii dellEtruria media: Ije cangiavasi spesso in o; cosi da

Felathri, Volahtrras.
50 Opulentia prcecipuum. ap. Pinr. iu, if.

51

P u h . hi. i 5 .

tta

CAPO

VII.

N pruova men sicura del buon uso fallosi per loro dell arti proprie qua recate, son 1 etnische iscrizioni, i bronzi, i vasi dipinti, che in ogni tempo si van ritrovando per l alta Italia, ( fino in Piemonte. Una modern opinione vorrebbe non ostante dare a credere, che gli Etruschi dell Italia superiore, piuttostoch venuti dall Etruria di mezzo, sien dessi ca lati dalle montagne dell alpestre Rezia ad occupare il paese dintorno al Po; e di quivi trapassati qual gente straniera ed avventizia nellEtruria contigua , donde ne cacciarono Umbri e Tirreni 5a. Ma questa ipotesi infelicemente promossa altre volte 63, per se stessa talmente contraria a tutte le testimonianze istoriche degli antichi, che non pu sperare di trovar mai fa vorevole accoglimento. La narrativa di Livio 54 trop po schietta, piena e circostanziata, per non poter le vare neppure un dubbio, che nell invasione gallica al secondo secolo di Roma gli Etruschi della pianura scacciati di per tutto dalla ferocia dei transalpini, non si rifugissero a salvezza ne luoghi forli della Rezia ; il quale avvenimento' importantissimo delle italiche

5i 53

Niebuhb.
C lu v e b io

T.

t. p. u

4. 115.
(della patria primit. Es

n e ha dato la prima idea : ebbe a sostenitore la toccarono HeYHE e Fberkt con la stessa

questa sentenza gi nel 1785 il G. d Anco

dettarti,

p.

123 sqq.):

m ala sorte: e n on ha guar tempo la rinfrescava S a lv e r te :

sai hist. sur les noms dhommes des peuples et des lieux.
54 Lrv. v. 33. 34.; P u s.
h i.

a 4-

C A P O YII.

,u3

storie narammo noi stessi distesamente altrove 85. Qel Fiacco tra gli altri, e Cecina, che scrissero l istoria degli Etruschi, raccontavano a un modo, che le do dici cittk settentrionali v erano state fondate da un Tarconte, condottiere dell esercito che valic gli Ap pennini 56: il qual nome di Tarconte, bench origi nalmente eroico, fu anche proprio e speciale patroni mico dell'Etruria media s7. Se pu addursi l1 autorit d un posta, nativo di questi paesi, il dominio etrusco si sarebbe esteso al lago di Garda 58, che altro non che il fiume Mincio (*): e quindi gli Etruschi avreb bero cautamente occupato alle radici delle Alpi anco i luoghi e le strette che danno passo, onde tenersi aperta la via delle montagne, e rendere pi sicuro il basso territorio dalle irruzioni degli Alpigiani. E questi lughi forti han dovuto all uopo servir loro non solamente di riparo, ma d mezzo opportunissimo ad internarsi nella Rezia, ed a dimesticarsi quivi coi
55 Italia av. il dominio dei Romani. T . m. c. 4 * 56 In i. Rerum Etruscarum. Schol. ve?, ad iEn. x. 198. conf. S ery.
ibid. 57 Y W M f . Tarchu nelle iscrizioni, giusta la forma primitiva ; ond A Z W Q A e cognome della Gens Tarquinia.

58 Lidyte lacus undce.

C a tu ll. x x lii.

3.

(*) Bench il Mincio non sia il lago di G arda, ma un Suore che ad Arilica, oggi Peschiera, esce da quello; pure Plinio con sider per Mincio anche il fiume influente, e disse che lacqua sua galleggia sino alluscire da esso (V . Hist. Nat. lib. II, c. io 3 ; e lib. IX , c. 2 3 ).

Tom. I .

n{

CAPO

VII.

montanari, dopo che specialmente manc agli Etru schi fuggitivi ogni qualunque' speranza di poter superare la forza vie pi crescente dei Galli. Le trib alpine prossime all Italia, che in quel frangente potevano sole contrastare all entrata, o non erano nemici degli Etruschi per usata comunicazion di persone e di cose, o debole resistenza potean fare alle spade di chi cer cava salute: atteso massimamente, che.in questo fatto al tutto local nulla avean che travagliarsi gli altri alpigiani, in genere delti R eti, divisi l uno dallaltriD per foreste e montagne, e dimoranti pi addentro fin presso al Danubio, o intorno al gran lago di Costan za ^9. E giustamente l nel moderno paese dei Gri giori e nel Tirolo si ritrovano tuttora luoghi, nomi e vestigi, che dimostrano con evidenza l'antica dimora dei Toschi 60 : n son decorsi molti anni da che in sul Dos di Trento vi fu scoperta, fra le rovine dun edilzio, una iscrizione etrusca avente il nome di prin cipale 'deit 6l, che si rinviene frequente in monumenti dellEtruria media. Col dunque si fa ognor pi-manife5g Muixeb, Geschicliie der Schweiz. T. 1. o. 5 . 60 Come Tusis o Tusciana presso le sorgenti del Reno, Ret% una, ed altri luoghi ben riconosciuti dagli anliquarj della Rezia. Tracce pi notabili, al dire d un isterico paesano, si ritrovano nelle valli tirolesi Gugana, di Sulz e di Non. HoBMAYfe, Geschichte von Tyrol. T . 1. 26 n. 127. M M Sethleuuj scopertavi nel i 8 i 3 : la forma dei caratteri tuttavolt non indica molta antkhit/ Giom. del? alto Adige, n. 61.

CAPO

VII.

i iS

sta r esistenza di popolo civile, che v avea recato di fuori sue proprie religioni, scrittura ed arti. Qui torna bene soprattutto il raziocinio dei vetusti monumenti figurati degli Etruschi, e de'simboli loro pi evidenti, nessun de1 quali si conf alla natura, all ingegno ed ai miti di popolo settentrionale 6a. Tanto che se ve rissimo il total racconto di Livio, autenticatp per molti fatti da se provanti, rester sempre fermo, che l'Etruria centrale fu prima e stabil sede della nazione dei Toschi. Ma il robusto vigore di popolo unito cresciuto a l r 1 a rm i, e fortunato nelle imprese, non poteva, per continuo successo di prosperit, non prorompere con empito in altre offensioni contro a suoi men gagliardi vicini alle frontiere di mezzogiorno. Quindi che dopo i primi acquisti fatti dell' altrui, si rinviene se guita mente nella lega etrusca una forza conquistatrice, e progressivamente in moto verso l Italia inferiore. I Casci o prischi L atin i, pi prossimi di territorio, n forse per ancora ben collegatisi in corpo di nazione, patirono i primi le violenze degli Etruschi sotto Tar mi 63. Guerreggiarono infra loro coll1 usata acerbit dei vicini confinanti, n forse tutto favola, che i Latini pagassero una volta tributo agli Etruschi 6 4.
6a Vedi i monumenti tav.
x v ii .

sqq.

63 Sane notimi est bello multum poltrisse Tyrrienos, et fuisse precipue infestos Latnis. S erv . v ii . 4 ^6. 64 P lutarch. Qutest. rom. r8. La forza personificata iu Ercole,
gli liber, dice la tradizione.'

f 16

CAPO

VII.

Quel superbo Mezenzio 3 re o lucumone piuttosto di Cere; cotanto infesto ai Latini nella guerra contro i Rutuli, non soltanto un personaggio epico, ma pur anche istorico. Fidene , posta negli angusti ter mini del vecchio Lazio , era per certo colonia degli Etruschi-Vejenli 65. Altri non dubbj segnali si rinven gono quivi medesimo 0 di dom inio, o di attenenza, o di parentela coll Etruria 66. E , come dice L ivio, l Albula, o sia il Tevere , divenne all* ultimo contine fermo dai Toschi e Latini insieme d accordo. Limite che tuttavia sussisteva di diritto all' epoca del decem virato. I legami che 1' amicizia o T unione compose fra i due popoli , 1' uno all1 altro s propinquo, si ristrinsero vie maggiormente con l adozione di riti e usi comuni: ond che da prima s introdussero per istituzione legittima nelle citt del Lazio gli or dini religiosi e civili dell'Etruria medesima 7 . Per traverso le terre latine si dirizzarono da poi gli Etru schi guerreggianti a soggettare il paese tra i monti e il mare occupato dai V olsci, come narrava Cato ne 68: ed il nome stesso di T irrenia, il qual sesten deva per tutta la riviera oltre il capo di Circello,
65 Fidenates quoque Etrusci fuerunt. Romul.
6 6 V e d i a p p re s so c. x.

L iv .

1. i 5. j

P m jta r c h .

67
iv

Oppida condebant in Latio etrusco rilu multa.

V a rr , l

.l.

i 3. 68 Gente Volscorum , quce edam, ipsa Etniscorum potestate reC a t o a p . S e b v . x i. 5 6 7 .

gebatur.

58 i .

C osi p u r e V i r g il io , s e g u e n d o

1. isto ria , a lle c itt v o lsc h e d il n o m e d i e tn is c h e o tirre n ic h e .

c a p o . vi i ;

ii7

all eia vetusta ^9, assai manifesto contrassegno del grido e del poter dei dominatori in quella con trada. Senzach non mancano n pure per l entro indubitate tracce della loro antica signoria, il che ci sar uopo dimostrare appresso. Ed ecco in che modo avanzandosi gli Etruschi anche per lItalia meridionale giunsero di luogo in luogo alle sponde del Liri, oggi detto Garigliano. Trapassarono quel fiume: si piacquero nel molle e dilettoso territorio : e quivi fermatisi nelle felici contrade della Campania vi ordinarono, come gi nell Italia superiore, uno stato eguale confederato. Gli Opici od altrimenti O sci, copioso e antichis simo popolo, erano in allora possessori di quel tratto dellOpicia che occuparono gli Etruschi, e che prese di, poi il nome di Campania. Allevati in un suolo fer tilissimo non par che i nazionali vi facessero troppa resistenza agli invasori del loro paese, facile preda dei forti: onde gli E truschi, tolti per s e i be campi d intorno al Vulturno, di l progredirono per 1 adia cente contado sino al fiume Silaro, che verso mezzod pose il termine della Campania antica, e in un del do minio etrusco 7. Secondoch fatto avevano oltre lAppennino condussero quivi dodici colonie, e vi edifi
69 P e r questo l isola d A ea, od altrim enti di Circe, vien posta giustam ente da Apoixorio ( tv. 660) nella T irren ia al tem po degli A rgonauti: lo stesso si trova nel titolo d 'u n o degli epigrammi del Peplus, attribuito a d A b isto tile (Epig. 2 0 ), e nellantico sco liaste d Om ero: ad Odyss. 1. 32.
7 0 S trabo
v.

p . 173.

1 18

CAPO

carono altrettante citt, tra le quali primeggiava Vul turno , di poi detta Capua 7 1. Yellejo 7 , che discute sensatamente qual fosse l epoca meno dubbia della fondazione di Ca|)ua , opponendo al parere dell au tor delle Orgini altri scrittori, la pone, per computo di questi medesimi cronologisti, cinquant anni pi alta dell era romana, o in quel torno. Nola fu si milmente e fermamente etnisca d origine; siccome Io accerta 1 autorit principale di Catone e di Polibio 73. Ivi presso , ne luoghi tolti agli Opici 7 4 , tennero ugualmente i nostri Ercolano e Pompeja : e alquanto pi distante Marcina intorno al golfo di Salerno : de liziosa contrada la cui signoria, e lo conferma Plinio, perlenne indubitabilmente ai Toschi 75. In questa im portante conquista delia Campania par di certo che gli Etruschi avessero per ausiliarj e compagni gli Um bri 76, che uniti con esso loro nelle imprese s adope rarono assai, anche in processo di tempo , a danni dei Cumani e degli altri Greci di Calcide stanziati nell Opicia. Di pi non sappiamo della condizione, n della forza del nuovo impero etrusco iu queste
71 Vullumuni Helruscorum urbem, quae ruote Capua est. Lrv. iv. 3 7 .; C a to ap. V ellej. i. 7.; Polyb. u. 17.; S trab o v. p. 167.; Pliii. ih. 5 . j M ela ii. 4 - > Serv. x. 7a 1. 7.
73 C a to ap. V e lle j.

emendai,

in V e l l e j :
v.

1. c .; P o l t b . 1 1. 1 7 .; conditam a Tyrrhens.

Sonn. 8

ex

L ip s.

74 S trabo

p. 170. 173.

75 Ager Piceniinus fidi Tuscorum. Plim. ih. 5. 76 Vedi sopra p. 79.

CAPO

VII.

119

parti meridionali, dove tuttavia i nativi paesani Oschi formavano il gtrosso della popolazione : ina sicura mente i conquistatori v1 acquistarono, e vi mantennero gran tempo stabile e prospero dominio, finch arric chiti e spossati essi stessi dalle delizie campane non lo perderono ; prima per oltraggi, poscia per tradimento dei Sanniti. Che per i Tirreni possessori della Campania sieno da reputarsi con le citt loro originalmente Pelasghi anzich Etruschi, secondo che porterebbe a credere il total sistema d un moderno scrittore 77, ella opinione s repugnante all universale credenza istorica , ed alla testimonianza concorde degli scrittori antichi di maggior peso, che non trover per avventura fa cile consentimento. Catone, Polibio, Dionisio, e Stra ttone medesimo, per tacer di altri, son d uno stesso avviso: bench questo ultim o, a se contraddicentc, abbia scritto, che Ercolano e Pompeja furono en trambi edificate da Pelasghi e da Tirreni 78. Notizia ambigua e dubbiosa, che il geografo riporta transito riamente affatto- Laddove ella pur cosa manifesta & tu tti, che nelle narrative pi veridiche, e specialmente in riguardo all istoria italica, il cognome di Tirreni vien usato comunemente nel senso proprio di E truschi, piuttosto che di Pelasghi , conforme al
77 N iebuhr. T . 1. p . 47 - 74 *77 -

78 S trabo v. p. 171. Non si vuol fare gran conto della nar rativa di C onone, favoleggiatore, che chiamava i Sari-asti di N u ceria Pelasghi del Peloponneso. S erv . vii. 738.

iao

CAPO

VII.

primo divolgato racconto di Ellanico. Forse ancora una mano di quei bellicosi Pelasghi, che s mischia* rono nelle guerre per l innanzi narrate fra Etruschi ed Umbri 79 , poterono farsi parimente aiuti nella spedi zione della Campania, e passarvi insieme con esso loro, da che una qualche, memoria di' tradizione lo ram menta ; ma T onore, il titolo, ed il vantaggio della conquista, rimasero sqlo agli Etruschi durabilmente. Che eglino dominassero di lungo tempo in Capua e nella regione campana fintanto che non vi furono op pressi dai Sanniti, era un fatto fuor d ogni contro versia nel secolo dAugusto, ripetuto formalmente da gli scrittori, e che in tutto consuona col tenore delle storie meglio confermate. Cos realmente gli Etru schi venuti dalle regioni superiori , e posatisi nella Campania con fermo stato, vi tennero per secoli la signoria ; guerreggiarono per terra e per mare coi Greci italici e siciliani ; e quantunque s temuti da loro e s di frequente nominati dopo le guerre persiane nelle storie contemporanee, non troviamo che mai gli Etruschi-Campani sieno stati qualificati come o r i ginari Pelasghi. Senza che i fatti stessi di gran mo m ento, cui diederp cagione i Tirreni stessi dellt| Campania durante i primi quattro secoli di Roma, dimostrano non dubbiamente eh essi furono un po polo di nostro sangue, e nemico acerrimo de Greci ,
79 Vedi sopra p. io 5.
8 0 D io k y s . v n .

3.

CAPO

VII.

in

anzich di loro congiunto. E l unione politica dei principato di Campania, che Polibio 81 chiama greca mente dinastia, eoo dodici citt 8a, conforme agii or dini della madrepatria, ed alla lega etrusca settentrio nale , non lascian tampoco menonissimo dubbio in torno alla medesimi t della gente. L istoria scritta anche confermata in certo modo con i monumenti della nazione : perocch non pocha iscrizioni della Campania convengono in particolarit con nobili ca sati e nomi dellEtruria centrale 8J. Argomento grave della ereditaria affinit del popolo , ancorch queste scritture osche della Campania, e le leggende stesse delle sue medaglie, non s appartengano all'* epoca etrusca, ma sieno anzi da riferirsi convenevolmente al tempo della dominazione sannitica. Forse un giorno verranno quivi in luce anche lettere etnische: nel modo che, per casuale scoperta, certa qualit di vasi dipinti dei sepolcri nolani pi antichi si sono ritro vati di tanto somiglianti per la fattura e gli emblemi loro a quelli di Chiusi , di Tarquinia e di Vulci 8 4.
81 11 . 17 .

ga A id m ii nakus iytm ixiaxm s, S t ia b o t . p. 167. 83 Larth Campanti si legge in epigrafe perugina : in altre di Campania Maisius Vtsus, Veldneitim, Purina ec. tutti gentilizi re plicati anche in Etrnria. L appellativo Clan o Ciani*, che portarono anticamente lUffente, il Liri, ed altre riviere minori della C an ir pania, si rinviene tuttora in un fiumicello della Toscana mo derna , dettovi la Chiana: il quale scorre per uqa valle altre volte palustre.
84

Vedi n)onqmeqti tav. upur,

im

c a p o

v ii.

In oltre qui nella Campania lasciarono gli Etruschi monumenti delle paterne religioni : fra i quali, a ri verenza di Minerva la santa, il celebratissimo tempio posto in sulla cima del promontorio di questo no me 85. Non dubbiamente' i nostri propri Etruschi abita rono lungo la marina adriatica ne luoghi per avanti usurpati agli Umbri. Cupra montana e la marittima presso la moderna Ripatransone, pigliavano entrambe il nome da una propizia divinit dei T o sch i86: oltre a ci credibile molto ch s queste, come l1Adria picena, fabbricata alquanto dentro terra in luogo alto, con vicino porto alla foce del M atrino, oggi chiamato la Piomba, fossero al pari colonie dellAdria superiore dominante l Adriatico. Nella qual Adria picena, antichissima citt, Dionisio il vecchio, re di Siracusa, pose al sno tempo nuova gente 7, con ani mo di raffrenare e reprimere quella mano di corag giosi siciliani, che in fuggendo la sua dura tirannide aveau fondato Ancona 88. Iscrizioni, bronzi, ed altre
85 Est inter nolos Sirenos nomine muros, Saxaqtte Tyrrkenai templi* onerata Minerva.
S ta t . Stivar, n. Cos la pensava il napolitano S t z io . Allopposto i G reci, che tutto attribuivano a s, lo dicevano edificato da Ulisse- S trabo v. p. 171.

8 6 S trabo

v.

p. 166.; P u h .

h i.

5.
T z m . ad
L ycotor.

87 Etim. Magri, v . AJpitxs 88 S trabo v . p. 166.

tu ir ik a y a t.

63o.

CAPO

VII.

123

antichit veramente toscaniche si sono ritrovate spesse volte nel Piceno ; e la qualit, la vetust, e la copia delle monete dAdria che vanno attorno, non men che le loro impronte simbolizzanti cose marine *9, fan sicura testimonianza, che questo lembo d Italia godeva di molta prosperit per commercio marittimo, gi ne primi secoli di Roma. N poco a dir vero era acconcio il luogo a navigare e mercare intorno in torno al golfo. Inverso il mare-di sotto la prossimit dei Liguri-Apuani al confine Occidentale dell'Etruria, era stata similmente da quel lato cagione di feroci contrasti, che fruttarono agli Etruschi il possesso dello spazioso golfo della Spezia, e del paese pi propinquo alla Magf-, dove edificarono L u n i, che indi appresso divenne col suo porto l emporio pi grande della nazione. Ed alla scoperta recentissima di un monumento con lettere etnische 9 dobbiamo la certezza, che l intorno ne monti all'occidente del golfo s estendeva non pure il dominio, ma 1 uso ancora della lingua etnisca. Che di lontani tempi gli Etruschi attendessero con ardentissima compe tenza di navigazioni alle arti m arine, e che talune citt dovessero a queste le sue ricchezze, fatto ma nifesto per la vituperosa nota di p irati, che davano
89 THA , Hatri la leggenda; il cui nome rimane oggid qual era: Atri nellAbruzzo superiore. Vedi D eltico , dell'ani. numis.

dAiri.
go Cippo sepolcrale trovato presso la Rocchetta, al confine del Genovesato. Vedi i monumenti tav. cxx. 7.

ia4

CAPO

VII.

loro senza rispetto i Greci. Ma la pirateria., lungi dal recare infamia, era impresa di gente d alto cuore e fu anche 1 origine della nautica pe' Greci stessi 9 , e della potenza insieme per i Fenici e Cartaginesi 9 *. Poich il mare apre ad ogni popolo animoso un vasto campo d azione, e insolite vie d ingrandimento, dirizzando potentemente gli animi ad opre fortunose. N altres vuol tacerai che mediante il frequente Cor seggiare fece al suo tempo grandi progressi la nuova nata navigazione europea. Cos gli Etruschi pa droni della riviera marittima dal Tevere insino a Luni, computata da Strabono di a5oo stadi 9 ? ; posses sori delle due Adrie in sul mare di sopra, e signori di buona parte dei lidi della Campania ; erano con fortissimi stimoli incitati a darsi virilmente alle arti marinaresche , nelle quali infatti divennero s valenti da poter all ultimo non tanto contrastare ai Carta ginesi e Siracusani il dominio del Mediterraneo occi dentale con forza d m arineria, ma di tentare anche pi ardue navigazioni per lAtlantico 94 . Fossero pur dessi ; come si vuole, molto infesti ai meno audaci
g T hucyd. i . p. 4g a Idem p. 5 . ; F e stu s

v . Tyria maria.j Justih. zu u . 3 . La trocima maris, quod iilis temporibus gloria habebalur. g 3 S trabo v. p . i 53 : o sia miglia a 5o, valutando lo stadio di

SthabqrEj secondo d Arnvau!, a ragione d i io miglia per ogni miglio antico rom ano. g 4 Diodo*. v. i3. 4* Tt/p'p>|yai 3aX*rrxfxrovnfs, V edi appresso cap. xiz.

CAPO

YIL

139

navigatili per arte piratica &: alle imprese loro na vali doverono certamente gli ^Etruschi il non conteso possesso dell arcipelago toscano, e de luoghi littorali della Corsica, dove fabbricarono N icea, colonia per avventura d alGuna delle pi ticine citt marittime sopra il Tirreno : tra le quali Populonia era la cala consueta donde si fcea vela per l'E lb a , la Cor sica e la Sardegna 9 . Quivi pure avean gli Etru schi navali stazioni : e di per tutto traevano da quei selvaggi isolani grosse derrate e annuali tributi w! Le spesse boscaglie delle contrade di maremma, e le inesauste miniere di ferro dellElba 9 $, fornivano lar gamente i navigatori di buoni materiali per la costru zione dei navigli, e per ogni altra sorte di armamento in casa propria. Laonde il dominio marittimo degli Etruschi fu lunga et s ben fermo e sicuro ne due mari inferiore e superiore, che, per rispetto alla loro preminenza navale, l uno chiamossi Tirreno, e laltro Adriatico, fin da tempi quasi inaccessibili all storia 99. N fa maraviglia che per tanta fama al mondo e viva e v era, dica Livio, che il nome dell Etruria s per la potenza terrestre, come per la marittima, empieva
9 ? Cicero

inHortensio ap. Serv. vin. 479*> Id e m , de Rcp. u . Geogr. 1. 5.; S trab o v. p. t 54*

4-; S trab o v. p. i 5a. 160.


9 6 AgathemEb. g7 D iodor. v. i 3. . 88. 9 8 Insula, inexhaustis Chedyhum

generosa metalUs. Virou. x . 74- A uct. de Mirab. p. n 58. ; S trab o v. p. i 54* 155. 99 Lnr. v. 33.; Strabo v. p. 148. vii. p. 219.; P ub. tu. 16.

n&

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VII.

della sua gloria tulto il paese dalle Alpi al mar si ciliano I0* * . Al par di tutte le umane cose hanno le citt lento e umile principio ; indi se le assiste il proprio valore crescono a gran potenza, e si dilatano. Ma vanamente snza buone lggi, e senza permanenti discipline, sarebbesi l Etruria tanto innalzala d i laude e di sialo. Quanto al sistema politico, dodici popoli d uno stesso sangue formavano: la lega : e da questo invio labile patto traeva l Etruria i principj fermi non meno della sua forza interna., che del dilatato impe rio. Un supremo magistrato elettivo , chiamato Lucumone ,01, generalissimo in guerra e capo della unione, veniva eletto in comune dai confederati : ed egli solo disponendo svranamente a luogo e tempo di tutta la forza pubblica della nazione, poteva ben con ardire prendere le imprese, e dar grande impulso col valore e col senno alle future ambizioni. Di tal modo la lega etrusca , ancor piena di fresco vigore, prosegu lungamente 1 e prosperamente nel cammino delle ben incominciate conquiste ; sicch da un angolo dell Etruria, come Roma dai sette colli, avviandosi a miglior fortuna, pervenne di grado in grado a do minare grandissima parte dell Italia. Mollo saggia-

100 Tanta opibus Etruria erat vi jam non terra* solum, sed mare etiam per totam Italia longitudinem ab Alpibus ad fretum Siculum fam a sui nomini* implesset. Liv. i. 3. 101 J IW J 'Y /N (Lauchme), Luctrno, in iscrizioni.

CAPO

V.

ia?

niente considerava Strabone. 104, che fintantoch gli Etruschi rimasero a questo modo ubiti nelle impre se, acquistarono grande potenza : laddove, in progresso di tem po, discioltosi quell ordine di governo, le ciu.divise cederono l una dopo laltra all ardimento de vicini. E qualora accortamente noi stessi avvisiamo alla qualit del governo federativo, disposto meno all ingrandimento, che alla limitazione del dominio., dovremo tener per vero ch le straordinarie sorti dell' Etruria, finor narrate, fossero da attribuirsi prin cipalmente alla virt di chiari ed . illustri magistrati., i quali bene adoperassero tutto lo sfrzo della unio ne : in quella guisa che la saviezza di A rato , il valor di Filopemene, e lo zelo di Licorta, eminn temente sostennero nella repubblica degli Achei la spirante libert della Grecia. Rappresentava il forte d ogni citt dell Etruria una poderosa aristocrazia, privilegiata del dritto degli auspicj, e naturale aiutatrice e conservatrice del prescritto. ordine politico. Quando tratteremo appresso pi distesamente del governo civile, diremo qual si fosse il propio essere di questo patriziato sacerdotale, quale altres la condizione dello stato plebeo nella citt sotto la clien^ tela de1 pi potenti. Ma tanto ardua in giurisprur

102 Tot pr Svi $' ivi hyt/ivi rani/itvai, fiytt Xpiw$ i'vartfov 2<aXt)3n>,ai ri itimtifta tixs, xa icari niikus ictsmttrivai /Sia r>y irXnatdxipai tt^aytas. . p. i 52. Nam Thuscia Lucumones reges habebat, et maximam Itali* sitperaverat partem. Sekv. viu. 65.

n8

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VII.

denza la frma 4 una ben ordinata confederazione , che quantunque il vincolo della lega etnisca, corro borato da osservanze religise, fosse stato in principio bastantemente efficace a raccorre sotto il formidabil vessillo della unione, ed a volgere a ano scopo com pagnie di valorosi, non per questo, come mostra l istoria pi certa dei secoli susseguenti, si trov al bisogno forte abbastanza a tener concordi in ana sola volont, e uniti i confederati, fattisi pi confidenti nella loro apparente fortuna, che nella societ comu ne. Bast tuttavolta la fede giurata al patto federale ad impedire civili guerre tra le citt collegate. La qual ventura , se non sovvenne in universale al po polo per la difesa, fu di grandissimo momento per la quiete interna. Trovavasi adunque signoreggiata Italia dagli E tru schi con istabile maggioranza innanzi l imperio di Boroa ,oJ. Ma l ingrandimento lo ro , fruito di trava gli, di fortezza e d armi, fu anche lopra di non pochi secoli di prudenza e di consiglio. Bene la fanteria era il nervo dei loro eserciti, ugualmente ordinati per istudio di milizia si alle Oppugnazioni, che alle difese ; e sicuramente, pi che a ltro , la virt forza mili tare dell Etruria dom il men disciplinato valore di tanti suoi competitori feroci : nel qual continuo eser
io 3 Lrv. v. 33. Thuscorum ante Romanum imperituri late terra maritjue opes paiuere. C ato ap. Seht. xi. 567: In Thuscorum jre pene omnii Italia juerat. Idem ad Georg, t i . 563. Nam constai, Thutcos usque ad m an Siculum omnia posteditse.

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YII

129,

cizio delle cose belliche ritroveremo appresso gli Etruschi stessi, nulla men che i Sanniti, maestri di guerra ai Romani. Non per di meno gli ordini po litici e civili facevano la pi certa e pi stabil pos sanza dell Etruria centrale fra lArno e il Tevere. Qui stava l unione : qui entro il popolo sovrano : qui finalmente il forte della nazione. Ed a maggior dimostranza del suo fermo imperio basti notare , che ancor dopo perduto lo stato esterno cos nell alta, come nella meridionale Italia, lEtruria propria, man tenutasi libera, ebbe al di dentro 1 inestimabil sorte di non cangiar mai n nome, n governo, n leggi , fino a tanto che dur la sua dominazione antica. L a vanzamento pi grande del viver civile degli Etruschi derivava per cosa certa dall uso costante di ricingere e munire le terre principali di salde mura io4 , a differenza degli altri italici, che dapprima abitavano in luoghi aperti, o solamente difesi con poc arte. Furono gli Etruschi chiamati inventori di quella maniera d architettura m ilitare, forse perch adope randola maestrevolmente la migliorarono 105 : e vera pruova della somma lor perizia nellarte di fabbricare coteste fortificazioni con grandissime pietre rettango lari , sono i sorprendenti avanzi, che stabili ancora dopo la.caduta di tanti im periasi veggono indistrut104 Lrv. 1. 44. P er tale costume ne venne la greca etimologia del nome di Tirseni o Tirreni da Tpdew; edificio munito.
105 Dioirrs. 1. 26.; T z b tz e s , ad Lycophr. 717. Tiipaw r i t si%os

2n

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Tom. I.

t'3a

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V.

libili a Volterra, Fiesole, Corlonti, Roselle e Popu* Ionia ,0 . N questi son gi monumenti cbe nella lori* mole portino l'impronta di lavoro servile, n tampoco della soggezione o sudditanza intera di popolo ,03 ; ma s bene opere di saviamente avvisati cittadini , le quali, a chi le vede, non han realmente in se nulla cbe avanzi per manuale artificio le facolt di libere, ancorch non grandi comuni : e soprattutto perch il materiale della edificazione comodamente s avea sul luogo stesso, o ne monti vicini, abbondantissimi di pietra macigna. Che i fabbricatori attendessero prin cipalmente alla forza si conosce manifesto dal sito medesimo di queste, ed .altre citt maggiori, tutte collocale in luoghi montuosi, e che quasi a disegno han per eptro il lor circuito due poggi, sovra il pi rilevato de1 quali stava per ultima difesa la rocca : uniformit di silo e di positura, da non ascriversi si* curamente se non se all osservanza de riti coman dati ne libri sacri , e senza de quali mai non davasi mano all edificazione di citt legittime IoS. Per il che si comprende pi bene, come rinchiusi entro a quegli insuperabili recinti, dove la forza non si. te meva , fossero i cittadini nelle offese pi p ro n ti, e nelle difese pi sicuri. Riparali in casa propria, e formidabili ai nemici di fuori, poterono di'fatto gli
10 6

Vedi i monumenti tav. 107 Nkbubb, T . 1. p. 133.

is-xu.

108 Cabmihius, e* Tageticis lbris ap. Macbob. Sat v. 19.; F stus v.

Rituale*.

CAPO

VII.

il

Etruschi con riposato vivere civile, non solo dar ope ra nell interno a statuire, ed a mantenere gli ordini politici, ma s ancora a indirizzare il coraggio pub blico nelle disegnate imprese fuor delle mura. Onde crebbe in esso loro con la possa anche il genio per le conquiste. Vero ohe in vigor .della unione con* federativa di tutto il popolo etrusco i soldati cittadini, obbligati sotto giuramento, guerreggiavano e conquistavano insieme, non gi per far comodo e pr ai primi capi della citili, ma solo per vantaggio della patria comune. La terra acquistata dal collegato valore era' un nazionale possesso dovuto unitamente ai confedederati I09 : s che a buon diritto, dai dodici popoli principali dellEtruria uscirono altrettante colonie del nome loro cos nell'alta, come nella bassa Italia. Dove pur seguitarono tutti i modi del reggimento dome stico , e ogni uso, e nom e, ed ufficio etrusco. Con qual forma e qual proporzione d ugualit s effettuasse tra i compagni la divisione del territorio acquistato coll' arme non pu dirsi affatto ; tuttoch , al certo, di dominio del guerreggiante savessero per diritto di guerra le terre tolte ai vinti: una parte' delle quali, incorporate al pubblico, usufruttavan.o gli occupanti nuo vi 110 : tenevamo l altra, sotto, condizioni e ohbigazi&Bi
109 Bene V ir gilio (xii. 120 ) chiama vario lesercito etrusco confederato : dove chiosa S er v io : Quia de variis gentibus Tuscorum etc. 110 Per le tradieioni pih antiche, e per listoria certa di Roma, abbiamo che i vincitori toglievano per se ai vinti la terza parte

i 3a

CAPO

VII.

prescritte di servizio militare e di tributo, gli antichi possessori. Ma fu -notabile in questo la prudenza ci vile. Perciocch i capi o conduttori delle anzidette co lonie etnische vi aggregarono politieamente tutti gli uomini liberi del gi soggettato territorio, sia eh essi fossero onorevoli campagnuoli, sia municipali. Forse ancora in ci s accordarono con esso loro per iscambievoli patti. Di tal modo che gli uomini drittamente ingenui o Liguri d origine, od U m bri, od Osci che si fossero, vi stavano commischiati e uniti per con cordia con i nuovi signori I,f; v erano ammessi alla parentela di quelli ; davano forza al comune ; ed in sieme vi partecipavano il dritto di citt, siccome mem bri ascritti alle sue trib, o divisioni fondamentali della cittadinanza raccolta nelle stesse mura. E se in Man tova, mista di razze diverse, la forza del sangue etru sco vi stava composta di tre rami distia t i , nel modo che dice il suo pi grande cittadino Iia, ragion vuole
del territorio: questo era di diritto un bene comune, la cui pos sessione utile veniva soltanto concessa altrui dallo stato,
in

lunctosque a sanguine avorum Mteonios ilatis permxta stirpe colonos.

S ilv. iv. yaa. Meglio che lautorit d un poeta confrma il fatto la promiscuit dei cognomi attestata per moltissime iscrizioni. Vedi p. 6 3 . p. 131 . ed appresso cap. xiv. xvui. 113 Vedi p. 110 . not. 47* Ottima la sposizione di Sehvio:

quia Manlua tres habuit populi tribus . . . et robur omne de Lucumonibus habuit: cio a dire che tirava sua forza dai fondatori
etruschi.

CAPOVir.

,33

che al tronco del popolo preponderante ad ogni altro fossero aggregate alla citt legittimamente anco le trib di compagni. In fine fu per certo nella somma delle cose clemente quel dominio ohe lungi dal distruggere le citt de ?inti n edific delle nuove: rese migliore il clima seccando le paludi : propag per tutto giove voli arti : e da stato di rustichezza ridusse a pi tem perato e civile governo i soggetti. Divisata sin qui la potenza esterna degli Etruschi, e innanzi ohe procediamo a trattar dell interna, ci ri mane a considerare l importante problema, cho ora s affaccia alla mente di ciasouno. In qual forma, cio, abbiano potuto gli Etruschi avanzare tutti gli altri Ita liani in prosperit, e rendere alfine se medesimi cotanto civili. La macchina di tutto il governo etrusco era fuor d ogni dubbio dinstituzioue sacerdotale. Derivava dun que da quella sapienza, che reggeva in allora il mondo civile per conformit di bisogni, di mire e di circostanze, cos nell Oriente, come nell Egitto. Nessun discreto lettore vorr sapere da noi fermamente come ci avvenisse ; ma s appagher per ragione con la morale certezza del fatto. Pure, divinando del modo, non di poco credibile, che in tante rivoluzioni di popoli e di schiatte, le quali agitarono il mondo antico, uomini travagliati, e famiglie fuggiasche di stirpe sacerdotale siensi ricoverate in Italia, dove, o con la dignit del grado, o coll arti misteriose, poterono bene farsi mae stri a popoli, che avean s la forza, ma non la scien za. E questo pare anco maggiormente probabile, e

>34

CAPO

VII.

vuoisi allegare un solo fatto grande narrato nelle sto rie , ragguardando soprattutto allo stato conturbato dell Egitto all'epoca remotissima dell invasione e della lunga signoria dei ferocissimi Hikschos, trib di pa stori arabi o fenici 1,3 : tirannide s dura per ogni ina niera d infelicit e di mali, che di impulso e cagioni a successive migrazioni di primarie fam iglie/s dal superiore, come dall inferiore Egitto. Dove sprezzati i numi, chiusi i tempj, o lasciativi senza uficiatura e senza legittimo sacerdozio, tutto era ingiuriosa violen za. Buona parte di primati, e nominatamente genera zioni dell ordine sacerdotale "4, o di quel de1 militi, passarono nella Babilonia : Cecrope Sa ite nell1Attica : e , per tacer di Cadmo e d E ritteo, Danao partitosi dalla Tebaide approd cosuoi nellArgolide, recandovi a un modo i salutari doni d* una vita pi civile. D1 altri uomini potenti, e di colonie egizie, che dalla opportunit aiutate o sospinte trapassarono similmente in altre regioni straniere, sia in quel torno di tempo, sia ne secoli susseguenti all uscita de1 Pastori, ne facevano piena menzione gli annali stessi dellEgitto ,,s. Ma in riguardo alla positura geografica, ed alla sua prossimit, era l Italia nell occidente una delle terre pi fcili ad afferrare navigando dall Egitto; e qual volta potessimo addurre per testimonianza delle cose
n 3 Ad. ao 5a - i 8aa avanti lera volgare; giusta la cronologia dellUssERio.
Il4 u

Aiyvnais itftis. D io d o r, f. 38 ,

D iodo b, I . 3 8 ,

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0 P istoria intera di Manetone, o il libro che (risse Islro delle colonie egizie *l8, ne verrebbe per avventura a noi la certezza di alcuna non conosciuta migrazione di cotali schiatte, apportatrici di beni e d arti civili in queste nostre contrade, quanto almeno indubitatamente ne fu debitrice all* E g itto , quasi al tempo stesso, e per le medesime cagioni, la Grecia europea. Perch anche pochi savi uomini son bastanti a mansuefare una moltitudine, ed a potentemente in> fluire nel lor morale ammaestramento. I primati o sa cerdoti dell antichit, qualunque ne fosse la razza, formavano in oltre un ordine unico nell umana societ, 1 cui membri iniziati nei medesimi m isteri, e stretta* mente collegati per uno stesso fine di dominio, man tenevano da un tempio all' altro, e di paese a paese, scambievoli ma celati commerci, frammischiando in tutte cose la divinit, e tirandola quaggi dal cielo all uso terreno. Surs cos una potente aristocrazia sa* cerdotale, che in Etruria massimamente di poco ce deva in autorit a quella dellAsia o dell Egitto. Col, dove distese le comunicazioni de nostrali per uso di viaggi e di mercatura, e per frequentazione di gente, spiriti avveduti dovean pur raccorre quanto di utile o di buono trovavano, facendole studio e profitto nella patria. Che pi? Ne dice un racconto, che vuol aversi per istorico, come certi Gabiri fuggiaschi della patria introdussero qua in Etruria i misteri di Bacco, indi
116 C onstant. Porphir. Tcm. i 5. p. 46.

i36

C A P O VII.

coltivato dall universale qual .Dio primario M7 j e di grande efficacia fu per certo la virt di cotesti santi misteri nella vita civile, essendo le sperate ricompense ed i premi della iniziazione connessi dobbligo con la pratica de-sociali doveri. Queste correlazioni d i. cose 6 he han dovuto esistere fin da lontani tempi tra lEtruria e lAsia occidentale e lEgitto, son comprovate con la maravigliosa Corrispondenza che si ritrova tanto nelle dottrine teologiche, quanto in altri in&tituti religiosi e civili, ed in costumanze conformi della vita pubblica e privata. N parr fuor di proposito se ram mentiamo in questo luogo, che di nuovo, dopo la seconda barbarie, i popoli marittimi italiani, mediante le rinate navigazioni ed i novelli traffici, recarono dalle regioni stesse del sole in occidente profittevoli studi ed arti col desiderio di nuovi godimenti. Ch ben sa ognuno cme la mente degli uomini cresca di facolt, tutte volte che gli crescon intorno le novit, le co gnizioni ed i comodi, coll ampliazione dell umano commercio. 11 che a giudizio nostro dee aversi per il principale, se non l'unico argomento dell'anticipata civilt degli Etruschi^ non meno che della mischianza verissima delle discipline, dell arti e de costumi stra nieri con i paesani, cbe ad ogni imparziale indagatore si manifesta nell essere morale e civile dei popoli ita liani.
117

Cium. Alex. Protrep. p. i a. ed. Sub. Vedi appresso T. u.

c. aa.

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VII.

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Che dall1 Egitto principalmente sien venute in Etrura le radici delle idee orientali non mera specula zione d ingegno : perciocch ne abbiamo dimostrazione verissima ne suoi stessi monumenti ; li quali con gran forza d1 autorit confermano, che gi esisteva fra gli Etruschi un centro d'incivilimento contemporaneo della cultura orientale' ed egizia. E qui intendiamo parlare dei monumenti pi vetusti, o rappresentativi almeno delle credenze pi anticamente approvate, u* quali soltanto si pu studiare il vero legittimo costume na zionale. Laddove quelli in cui per qualunque modo traluce l arte e la greca mitologia, spettano ad un epoca affatto secondaria, n posson dare se non false idee intorno la storia de primitivi Etruschi. Or dunque i simboli principali che passarono primiera mente in Etruria qual velame di arcane dottrine., si ritrovano in gran copia, massime ne monumenti di sepolcri : che gli antichi uomini, sempre profonda mente occupati da idee religiose, riguardavano come lor vera e sempiterna stanza. Ivi si veggono vasi canopici, figure di doppia natura, alate sfingi, ed ogni altra qualit di mostruosi auim ali, tutte imma gini significative dell'Oriente o del misterioso Egitto: vi si rinviene per moltissime rappresentanze la dot trina stessa dell'Amenti: i mali Genj posti a con trasto con i Genj protettori: scarabei in gran nu mero: e ci che spetta pi particolarmente alle arti del disegno il fare e l imitazione degli Egizj, che quasi diremmo lo stile ieratico dell Etruria, e il pi

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distintivo delle opere eoa propriet chiamate toscaniche P. Immagini aventi quattro a li, e altre in solite forme e segni simbolici, che meglio distinguono le divinit fenicie o sirie o babilonesi, mostrano di pi, che gli Etruschi religiosissimi prendevano di per tutto dove navigavano e mercavano celesti protettori, e principalmente nell Oriente, fonte abbondantissima tfi superstizioni " 9 . Ancorach, senza andarne s lontatfo, dlia prossima Sardegna , ove abitavano Fenici, C arta ginesi ed Etruschi 1 % Q , poterono questi ultimi assai fa cilmente far sue molte di quelle cose aliene, che vie pi si conformavano colla loro propia instituzione. E
118 Lacuta mente del Lanzi comprendeva bene la parie de bole di quel suo sistema duniversale grecismo, e come facilmente sarebbe caduto a terra qualora si porgessero in mostra albi mo numenti diversi a quelli da lui unicamente conosciuti cinquantanni addietro, quando scriveva, e per la massima parte dellultima l epoca dellarte etnisca; la quale non malamente puossi protrarre in certe sculture sino al secondo secolo dellera volgare. Ecco le sue notabili parole: Qui toma il raziocinio de simboli egizj, che proverebbon lo stile primitivo de Toscani propagalo di Egitto , qualora fossero in Etruria molti ed antichissimi. Saggio T . n. p. 182. Vedi i monumenti tav. xiv sqq, 119 F u talmente tradito il L akzi al tempo suo dalla scarsit dei monumenti cogniti, chei grida disdegnoso: ovJ in Etruria

una deit con quattro ali come i Fenici e i Maltesi loro scolari le figurarono? Anzi fra gli antichi bromi d Etruria, che soli posson pretendere alC et pi rimote, dov' un idolo non dico di quattro, ma.di due ali? Saggio T . 11. p. 258. Vedi i n o n uni.
tav. xxi. xxix. xxxv. n. 130 Vedi.appresso cap. xrx.

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queste medesime idee asiatiche, fenicie ed egizie, prima ordito della mitologia nazionale etrusca, che io mol tissimi particolari s allontana affatto dalla greca e ro mana, erano s profondamente radicale in Etruria per la vecchiezza, che ancor quando il popolo andava perdendole sue antiche credenze, declinato il potere d el sacerdozio, e che larte figurativa grecizzava total m ente, per la sola imitazione di fogg elleniche, ri troviamo posti in iscena non pochi de simboli e miti dell antiquata religione, comech sotto forme pi leg giadre. Ni tocchiamo di volo una materia importan tissima, che avr il suo pieno sviluppo nel volume se guente, dove ci ri?erbiamo a ragionare pi compiuta mente dello stato intellettuale, morale e politico dei popoli italiani. Ora basti ci, che ha pi immediata correlazione con la prima epoca istorica, e con la pi antica civilt degli Etruschi. L Etruria di mezzo era stata divisa per originario istituto in dodici corpi civili confederati *1, ciascun de'quali aveva una citt principale. E questo ancora saggiugne a confermare, che gli ordini della civilt venivano dalle nazioni che pi s accordavano con forme e leggi di provata sapienza. Non altrimenti per soltrar l Egitto dall anarchia, dopo la dominazione de gli E tiopi, fu diviso quello Stato in dodici principati, che tenevano un concilio di amministrazione comune a Menti **. Gecrope aveva osservato l ordine stesso
i n Liv. v. 33.; Strabo v. p. i5 i. ; Serv. x. r/a . aoa.
1 2 2 H b ro d o t . 11. 1 4 7 -> D io o q r . 1. 6 6 %

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distribuendo la moltitudine degli ttici in dodici camuni *3. Ugual numero di citt fondarono gli Eoli e gl Ionj nel continente asiatico '*4. E senza uscire del* l Italia i Sallentini, che s avean per Cretesi, stavano parimente congregati in tre genti e dodici citt IaS. N senza mistero di sapienza si rinvengono certi nu meri fissi nelle politiche istituzioni dell antichit : ci poteva bene riferirsi in Etruria allanno solare,di do dici mesi, introdottovi nell uso civile cos come io Egitto. Non possiam dire con certezza quali si fossero le dodici citt che Livio chiama popoli principali e capi della nazione '*6. Ma par non si possa dubitare che questa maggioranza s appartenga specialmente a Chiusi, Cortona, Arezzo e Perugia **7, edificate in un medesimo interno cantone dellEtruria orientale, ed a Volterra, Vetulonia, Roselle, Tarquinia, Cere, Volsinio e Vejo. Il selvoso e quasi cbe orrido monte Ciroinio formato di tre sommi gioghi, o sia de'monti di Soriano, di Viterbo e di Fogliano, e fortezza del paese dove giace la moderna Toscana, divideva natu ralmente l Etruria in settentrionale e meridionale : talch la prima pi difesa, e pi discosta da Roma, fu anche l ultima a cedere alle sue fortune. Volter* i*3 Strabo h. p. 2 74 . ia4 Herodot. l i45. 149 . i s 5 Vabro fragni. x. hi. andq. rer. hwn. p. ao 5. ed. Bip. 126 Quoi capita originis crani. Liv. y. 33. I37 3 2 VOiM Peruse o Perusei, nella gran lapide perugina
del museo Oddi.

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ra 1 ,8 posta in sulla tortuosa cima d un alto e ripido monte tra il fiume della Cecina '*9 e l E ra , che si gnoreggia tutto il paese intorno fino al mar toscano, aveva di circuito quattro miglia incirca, come mostrano gli avanzi delle sue saldissime mura, tuttora decorate d una ben proporzionata doppia porla di vera costru zione etrusca l3. N citt meno forte per nalura ed arte avrebbe potuto resistere s ostinatamente alle anni di Siila, che per le sue crudelissime vendette di lul tima mano alla ruina dell1 Etruria. La grande fortuna di Chiusi, o Camars in lingua tosca, s altamente celebrala da Livio ,5t, che non abbisogna di altre prove: ancorch nel suo territorio, pi che in qua lunque altro luogo, si ritrovino tutto giorno abbon danti quei preziosi monumenti di remota antichit, che fan precipuamente conoscere quanto la regai sede di Porsena fosse per l innanzi ammaestrata e civile. Cortona, sedente in su d un monte che domina la vai di Chiana e il prossimo lago Trasimeno , si ritrova ancora entro al ricinto antico delle sue mura, che fan fondamento alle moderne; e s per la sua forma bi slunga gi pendente sopra il collo del monte, s per la disposizione interna delle sue vie strette rpide e tortuose, ne dk il vero prospetto d una delle pi ve tuste ciltk etrusche edificate pe bisogni della vita pub
128 | ( 10 / N 3 1 > Felathri, nelle sue medaglie. 129 cau to gentilizio in molti monumenti volterrani. 130 Vedi i monumenti tav. 1. vii. viti. ix. 13 1 Liv. 1. 9.

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blica, pi presto cbe per il comodo de cittadini Molto maggiori di grandezza, e pi giustamente encorniate per la magnificenza e per Tarli nobili, erano senza dubbio Y ejo, il cui circuito viene paragonato da Dionisio a quel di Atene l33, e Volsinio, oggi Bolsena, la qual risiede quasi nel mezzo del fianco set tentrionale del suo lago, intorniato da selvosi monti l 34. Citt s fornita di beni, che nella sua espugnazione vi predarono i Romani duemila statue ,35. N tacevano 1 etnische favole in vanto di ciascuna del nome de patrni eroi. Tra i quali Tarconle, che dicevasi ca nuto nella puerizia, senza dubbio il pi celebrato ,36. In difetto della storia, le rovine di Tarquinia , ed i suoi stupendi ipogei, che quasi uguagliano per ador132 Vedi tav. vi. Non pochi muramenti etruschi si veggono, ancora dentro la citt: tra i quali il muro sotto la fortezza nel luogo detto Torremozzaj e buona parte dei fondamenti del pa lazzo Laparelli. 133 Dioirrs. 11. 54 > incirca sei miglia. P er osservazioni topogra fiche fette in sul posto, si riscontra aver lantica Yejo occupato non gi la sola rupe Isola Farnese, ma lo spazio intero com preso da un lato fra il burrone disola e 1 Cremer; dallaltro quanto si distende sino al pi d 'u n monticello chiamatovi tutiora singolarmente Piazza cTArmi. 11 qual terreno tuttinsieme unito porge uno spazio piti che sufficiente a chiudere una citt grande, e ben difesa s dalla natura, come dallarte: Egregiis muris, situque naturali urbem lutantes. Liv. v. a. 134 Inter fuga numerosa. Jitvskal. hi. ig i. 135 Pii, xxxrv. 7. 136 S trabo v . p. i 5a.; S erv . x . 166. 179.; E u s t b v t . ad Perieg. 347.

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munenti di pitture e di sculture i sepolcri gizj , ba sterebbero ad attestare eh ella fu degno seggio di po polo dovizioso e possente , 37. N pu di certo far ma raviglia ad alcuno che in queste nostre contrade di maremma, allora s copiose e floride' tanto pr mol titudine di popolo, quanto per istudio d agricoltura, e per arti e commerci, giungesse a tanto la prospe rit civile. Non minor fama di opulenza portava Agilla, detta altrimenti Cere l3S, notissima nelle parli orien tali pe suoi traffici di oltremare l39: e bella lode a cittadini si fu principalmente 1*essersi astenuti in ogni tempo dalla pirateria, e l aver nome di giusti e for ti '4. Ve tu Ionia *4' e Roselle son di rado mentovate nelle storie, tuttoch comprese unitamente con Chiusi,
137 Vrlem Etrurice opulenlissimam. Cicer. de re pub. 11. 18.;

Vedi i monumenti tay. L ir v - i i v in . 138 Hanc multo* Jlorentem aruwt. V irgo, vm. 481.; Lnr. 1. a .; Dionys. m. 58.
i 3g L y c o p h b . i 35a .

D ioicy s. h i. 4 6 . ; S t b a b o V. p . i 5a .

i 4o Strabo v. p. i 5a. Il geografo chiama citta dei Pelasghi Agilla, ed ivi presso pone la reggia d un Maleote toro re (v; so pra p. g4- n. 37): il tutto probabilmente in sulla fede del relatore primo di quella novelletta, che lui stesso riferisce tanto bonaria mente. Allopposto Licofrobb lappella Ausonia (v. i 355) , come a dire opica, prima che tirrenica. Chi seguiva a siiti talento la tradizione che gli si parava dinanzi, e chi un altra. N Cob fon damento migliore per taluni dicevasi Tarquinia citt tesslica. JusTnr. *x. 1. >4' fatiwmz, apparisce il suo nome in una medagK inedita. Vedi tav. cxv. 8.

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CAPO'Vif.

Arezzo e Volterra, tra le principali *4*. Onde a ra gione diede Silio *43 a Vetulonia i fregi della sedia curale, dei (fasci e delle scuri, insegne di precipua sovranit. Arezzo, differentemente da tutte le altre, aveva il muro di mattoni egregiamente fatto *44. La spenta Roselle si vede ancora fabbricata non lungi dall Ombrone sb di un poggio, che domina tutto il piano sottoposto insino al mare : e le sue mura quasi che intere, costrutte di grossissimi sassi ben tagliati paralellepipedi, han presso a poco due miglia di cir cuito > 4S. Al contrario Saturnia, detta per l innanzi Aurinia >46, alla sinistra del fiume Albegna, ha qual che residuo di mura fabbricate con pietre a poligoni irregolari, come si veggono in Gossa *47 : entrambi le sole di qua dal Tevere di quella tal costruzione, che vuol chiamarsi ciclopica, e che potrebb essere la meno vetusta *48. N in questo ragguagli delle citt pi
t4? Dioirr*. ui. 5 1. 143 vili. 4^5 sqq. Il sito di Vetulonia non ben certo; anzi controverso : si tiene cbe fosse nella maremma senese, non lungi da Massa. Lincora nelle sue medaglie indica di fatto prossimit al m are, e commercio marittimo. 144 Vetustum egregie factum murum. Vitbcv. n. 8.; Puh. xxxv. a. 145 Vedi i monumenti tav. ni. x. 146 Saturnini, qui ante Aurinini voeabantur. P ur. ni. 5. <47 Vedi tav. x. 3. 4148 Gossa divenne colonia romana nel 481 , nove anni innanzi 1 prima guerra punica ( Velisi, i. i4 -): e la .sola ispezione delle tue mura, s\ ben polite e conservate, dimostra una fabbricazione

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notabili, ohe han lasciato' di se vestigi, vogliamo ta cere di Fiesole, madre di Firenze, e la sola prossima allA rn o , la quale nel suo sito e nelle sue muraglie^ jnostra tuttora la forza antica *49. Ma gli altri pochi avanzi d edifizj, che quivi s additano allo straniere, sono per certo fabbricazioni dei tempi Romani, non mai opra di veri Etruschi ,5. Di artificio loro pi tosto l anfiteatro di Sutri, mirabile a vedersi, tutto scavato nella solida rupe, e che pu avere forse a mille passi di circonferenza. Le dodici citt capitali rappresentanti insieme l u;nione e la lega degli Etruschi, erano di pi domina trici sovrane nel loro proprio distretto, e reggeva cia scuna sotto sua giurisdizione le minori terre. Assai per tempo edificarono colonie del loro sangue, sia che ci facessero per voto sacro in quel d altrui ,5,,'sia ne propri terreni, da cui ne aveva lautorit, con os servanze pi civili. Nell uno o nell altro modo Cgpena e Fidene furon colonie di Vejo l5a. V olterra, per darsi la comodit d 'u n porto vicino, fabbric
poco antica a fronte delle mura di Fiesole e di V olterra, con pietre quadrilunghe, e di vera costruzione etrusca. Cosi Saturnia fu mutata in colonia nel 569 ( Liv. xxxix. 55. ); forse in allora o Wenne ricinta di nuovo, o restaurata con le attuali sue mura. 149 Vedi i monumenti tav. v. xt. xu. i'5o P er alcun rapporto inesatto cita Niebuhr il teatro di Fie vole come un edifizio colossale degli Etruschi (p. 133. 1 3 9 ): ma l opera al tutto romana e di costruzione non molto antica. D uguale fattura romana souo i residui dellanfiteatro di Arezzo. i 5 i Vedi sopra p. 33, n. 4 i 5a Vedi pag. n 6 .

T om. I.

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Popukmia ,5 3 in cima dJ yn cgonlicllo die sporge in W l54. ParinjeiHe il etitmune di Cere) alquanto di scosto dal lido ,&5, costru PirgO, die gli serviva di navale e di luogo di mercato : e nel suo nome stesso., vomito a noi grecizzato, qual versione probabile di altra voce indigena, abbiamo una riprova che quel castello marittimo era munito di fortificazioni o di torri alla maniera etrusca * & 6 . Nobile soprattutto per le ricchezze del Suo venerato santuario, dove i navi ganti facevano d ogni tempo al nume protettore ,57 copiose offerte, die indi furono preda in un sol giorno dell1 avidit di Dionisio il Vecchio l58. Gravisca situala fra la Marta e il Mugnone in basso luogo marem mano i 59, ha dovuto essere la staZion fiavale dei Tar153 Ppluna nelle medaglie. Vedi i monumenti tav. i i . x. 154 Vedi p. gB. 155 Cerveteri serba il nome e il sito antico di Cere: dove in torno, pi che al trova, sarebbe desiderabile molto si scavasse una volta il terreno per trovarvi la sua Necropoli, donde sono venuti a luce pi volte bellissimi vasi. 156 Castellani nobilissimum eo tempore, quo Tusci piraticam cxrcuerunt. Srav. x. 184. 157 Deit marina, chiamata alla greca Leucotea: mito origi nalmente fenicio. 158 Diodor. xv. 14. 159 Intempestaeque Graviscae. Vibgil. x. i 84-i S erv . ad h. 1 .; R u m . 1. 279. P er ia descrizione di Rutili il sito di Gravisca, ancora incerto, dovrebbe trovarsi presso il moderno porto d e mentino alle saline di Comete, anzi cbe piti indentro sopra la Marta.

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quiniesi. Alla foce del fumicello Osa stava 1 * antico Telamone col suo porto : e presso al promontorio Argentaro Cossa, chiamata colonia dei Yolcenti l6. La sede certa di questo popolo ,Sl di cui trionf Roma nel 4 7 3 insieme coi Volsiniesi, difensori ambedue dell ultima libert dell Etruria, si rinviene pi in dentro' terra nel luogo nominato da tempo immemo rabile piano di Volci ,6a. Alla destra mano della Fiora, anticamente chiamata Amine 163, riviera che bagna la pianura giacente tra le radici del gruppo vulcanico di santa Fiora e il mare, stava situata sopra una bassa collina l antica Vulci : c itt , a quel che pare dal luogo, non mollo grande, quasi come Fie sole o Rselie; ed al pari collocata in tale acconcia posizione, che pu aversi per cosa certa esservi alata
160 Cossa Volcientum. Puh. iii. 5.; Stiud. v . p. i 5 i. Vedi i monumenti tav. iv. x. i6 t Volcentini cognomine Etntsci. Plw . 111. 5.; Ptolom. ii i . i . OsXjof. Nei fasti trionfali son detti Vulcienter. 161 Volgarmente Pian di Voce: nel territorio di Montalto di Castro, tenuta in Camposcala. Mi sia lecito il dire, bench senza presunzione, che io stesso aveva divinato e pubblicato, gi venti anni sono, che in questo sito medesimo doveva trovarsi Vulcij metropoli di Cossa. Vedi XItalia avanti il dom. dei Romani. T . 1. p. 127. ed. 1810. i 63 ltiner. marit. Arnine fluvim (scorrettamente Armine o Ar menia in altre tavole itinerarie), derivativo del nome tosco delPArnOj vedi sopra p. 81, n. 60: cos presso Firenze abbiamo il Mugnone, clic porla il classico nome del Minio : fiume omonimo soprammentovalo, clic corre pi sotto in queste maremme.

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edificata da un popolo coltivatore dell interno. E questo ancora lascia intendere come i Volcenti, venuti tempo dopo in istato, posero una colonia a Cossa per darsi quivi i vantaggi ed i comodi del mare. Or poco innanzi, solcando nel terreno, si scoperta tultintorno nel disegnato territorio un1 ampia necropoli, . copiosa di vasi dipinti in gran numero e d ogni altra sorte antichit di molto pregio, che ottimamente manifestano i commerci, la ricchezza, le nobili arti e il buon gusto che durarono per secoli in quel com une, di cui ap> pena serbavasi il nudo nome nelle storie de suoi op pressori , per sola cagione del sangue da lui versato. Pi che altro qui sul posto eccita la maraviglia un complesso di fabbriche ritrovate attorno e nel bel mezzo d un artefatta collina , che domina la pianura circostante, ed ivi con altre costruzioni, veramente etnische, son due piccole celle di buona struttura formate con massi rettangolari, e che han porla ar cuala quasi a sesto acuto : altre due fabbriche d1 assai maggiori, alte di presente forse a trenta piedi, ugual mente costruite con pietre disposte in linea orizzontale senza cemento, salzano in forma di torri, luna qua drala, l altra circolare, la cui diroccata cima si rislrigne a guisa di cono: alla sommit si trovarono parecchie sfingi alate di pietra del paese ; al di sotto, quasi come guardiani del luogo funereo, .Jeoni e grifi vendicatori l6 4: tutte cose rilevantissime quanto al
164 Vedi ta*. ivu. 7.

C A P O VII.

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concetto simbolioo, ed al costume, e che fanno sperare, proseguendosi l investigazione e il total disgombramento del poggio ,65, che verr in luce un grande monumento sepolcrale non meno importante per larte, che per l istoria civile degli Etruschi l66. Pu essere ancora, siccome suona il nome, che i Volcenti toschi avessero originalmente attenenza, e parentela col po polo stesso dei Yiilsci o Volsci: forse una colonia di questi condotta quivi fino dal tempo in cui gli Etru schi signoreggiavano net paese volsco. Ed pure no tabilissimo fatto, congiunto per certo coll istria delie origini, questa chiara derivazione di tanti nomi pr pri di citt, di popoli e di persone delI'Etruria media settentrionale e meridionale , da una stessa e unica radice primitiva i67 : come, per tacer di altri, in Vol165 Una sola terza parte di questa collina, detta volgarmente CucumeUa, si trova discoperta in questanno medesimo i 83a. Vedi i monumenti tav. u n . i. 166 Altri edifzj sepolcrali, ugualmente ricoperti da monticelli artificiali di terra ( Iiigcns aggeritur tumulo tellus. V ir g il . ni. 6a), si sono trovati non ha guari tempo in parecchi luoghi dellE tru ria. Un sepolcro di tal sorta costrutto di travertini, dove stava uno scheletro insignito di nobili arredi, fu scoperto anni sono presso di Orbitello : e possiamo citare, come trovato pi recente, due collinette artificiali, o Cucumelle, che ricoprono altre fb briche ad uso di sepolcro nel luogo detto il Baccano tra Viterbo e Montefiascone. S fatte prominenze di terra, o tumuli, con se polcri interni, sono assai frequenti nel tarquiniese, nel viterbese, e nel vejentano. V. tav. u n . 7. 8. 167 : sillaba radicale che poteva significare o alcuna prposizione locale, 0 l'articolo da noi detto definito: onde pelatosi

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siniOj Vollerra, VetuIonia, Y ejo, Fescennia, Fiesole, F ekina, Volturno, Volci, Volcnti l68. N vuoisi pas sare sotto silenzio, che Voltumna altres il nome d una dea principalissima, e conservatrice della lega etnisca, nel cui tempio si faceva dai principi del go verno il consiglio comune delle citt confederate. Per tutti questi luoghi, prima ancora della dominazione romana, strade selciate conducevano da una citt alT altra : coni* quella, tutto d visibile, che da Cere portava a Vejo; e di quivi a Capena: n pochi sono gli altri vestigi e segnali di vie pubbliche indubita bilmente vetuste. Differenti cale; foci di fiumi, ed altre stazioni marittime notate negli itinerarj, servivano ili comodo ripar ai naviganti per la costa occidentale del Tirreno tra il Tevere e lArno; per L u n i, alla, bocca della Magra, citt validamente murata di bian chi marmi ,6 9, era sovrogni altra degna d attestare
Volaterrae: f e l s i n i i Volsinii: f e l t q u r n u Vulturnum ec. Cos, dei Pl, tema nazionale il pi trito , si formano prenoini, e; quindi tpoUissiuii gentilizj; cqme Veld a , Velicia, Vltri#,, Jfdwda, Ve Ionia %Veletta, Velatia^ Veltura o Volturia ee. 168 Di pi, oltre il Tevere abbiamo i Vblieiises compresi tra i. Pritci Latini, (Plin. 111. 9 ): e Vdia era stato altres l appellativo primo d uno dei sette colli di Rohm: indi VtUtrac nc Volaci ; Vatei io Lucania e<j, 169 Cqndentia motmiiu R u m . i l 63: i) cui materiale doveva essere tolto dalle,vicine cave di Carrara. In s\d, cadete della re pubblica romanp era Luni gi ipoito spopolata : descrtae maenia Lunae ( L u c a n . i . 586 ) ; ma lultima su? distruzione, e quella an cora'di Populonia, si debfre alle incursioni marittime dei Sa r i cini, aQi 8sQ. 828.

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la potenza navale degli Etruschi, allora eh ella fiorir* a causa del suo spazioso e profondo porlo, che 'ripa rato intorno dai monti liguri pu mettere in sicuro ogni quantunque numeroso naviglio *7. Abbondano i geografi nella descrizione di moltis simi altri lughi delI'E truria, che pienamente accer tano quanto copiosa ne fosse un tempo e 1 popo lazione e la forza I7 > . Ma noi ci siamo ooii disegno fermati a ragionare pi particolarmente dlie citt che attendevano ai traffici di mare, per dar meglio a intendere con quale e quanto studio s adoperassero gli Etruschi, fattisti potenti, anco nelle cose navali. Di lungo tempo usavano essi per navigazioni e com*mefci sia col rimanente dell Italia, sia cori remote e straniere nazioni, N par cosai dubbiosa , che massi mamente i nobili e facoltosi cittadini traessero diti commercio M arittimo, di oui fornivano il capitale, ahbondevoli ricchezze. Diremo- altrove qual era la materia di questi lucrosi negozj, e per qual gius con venzionale proteggeva e cautelava un popolo m arit timo la navigazione ne suoi propri mari. Talch na vigando' pur sempre, e commerciando dogni banda per tutti i paesi d intorno al Mediterraneo, la merca tura e la nautica divennero al fine nazionali m estieri,
170 Stbab. v. p. i 53. Del porto di Lim i , o sia del magnifico golfo della Spezia., cantava E n n io : Limai porlunt est operae cognoscere cciveis. Fragra, p. 3 ed. H s s e l. 171 V. Cluver. p. 4 '9 '5 o6 : ma pi particolarmente laccurato c critico M anjtebt, Gcogr. dcr Gricch. unti. Rom. T, . p. 347*428.

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che davano permanente ed utile lavoro agli uomio di mare, o mercenari o servi che ai fossero. Pisa in allora situata al confluente dellArno e del Serchio, che riuniti in un alveo solo portavano le navi al placido seno pisano, oggid mutato in fruttiferi campi, era di gi operosa m o lto , qual si mostr anche ap presso, nell arti navali. Pure si tien per dubbioso se quella citt famosa, edificata in suolo etrusco , aia < origine tasca. Ite tradizioni divolgate intorno la foqr dazione di quella sono incertissime. Quei Teutoni, che secondo un racconto risedevano in Pisa , non si potrebbe dire hi fossero *7 : pi tosto il nom? stesso della citt, nella sua forma prim itiva, pu aver sug gerito ai Greci non tanto il supposto della sua pro venienza dalT altra Pisa dell Elide, quanto le favoleg giate leggende dei Pilii, che ivi andarono erranti eoo N estore, e dei Focesi con Epeo z73. Licofrqne, che seguiva la favola lidia, fa conquistare Pisa dai Tirreni avventizj sopra gli occupanti Liguri '?4. Al tempo di Catone correva gi questa medesima incertezza circa i veri fondatori della citt : on d e, con raro buon senso, quel grande indagatore delle nostre origini se e mostrava ignorante, n poteva dire egli stesso chi tenne Pisa innanzi gli Etruschi Iv5, Il volerla tuttavia

172 S erv. x. 179. 173 Stbab. v. p. i 5 4 ; Pii, iu. 5. ; Justih. 174 Lycophb. i 356 sqq. 175 Serv. x.
179.

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edificala da Tarconte 1 eroe *7, come riferivano o storie o poesie nazionali, dimostra bens che volgar mente dai paesani premettevasi l opinione! delUT s u origine tosca. Qualora potesse prendersi in consideraslo&e la fa colt s pubblica, come privata dell1 Etruria intera, il valor delle terre, del bestiame, delle case, dei mobili, de' preziosi arredi, e la moneta in circolazione di eia* scuna c itt , una tanto inesti nobile opulenta nell' in tern potrebbe sola dare a conoscere qaanlo immensa fosse gi la ricchez^p nazionale, frutto di perseveranti fatiche e d arti l77 . J1 commercio principalmente ar ricchiva l Etruria: traeva derrate e danaro dalle sue colonie e dagli stati trihutari : ma il pi saldo fonda mento della copia pubblica trovavaai non di meno nel suo proprio territorio, e nell arti rurali. Erano i campi fecondi e doviziosi per util cultura: abbon danti gli armenti 38 : ed i piani di maremma, per infelicit di suolo ancorch d aria grave e pestilente, davano pure ai lavoratori quantit grandissima di biade. Molti erano stati nellinterno i terreni allagati, ed i paludosi, prima ohe l arte e la perseveranza umana non v attendessero alla difesa. Quivi in ToSmv. ibid. Eiruscis . . . genlem Jtaliae ppulentistimam, armis, viris, pecunia m e . Cos Livio ( x. 16) parlando tuttavia dun epoca,
<76
177

in cui gli Etruschi erano gi scaduti grandemente di potenza.

178 Etrusci campi .. frumenti ac pecori* et omniumcopia re* rum opulenti. Liv. uu. 3.'

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gcana coprivano le paludi buon tratto del Viti dArno inferiore, 'massimamente intorno i laghi di Bientina e di Fnceocbio, e d i l fin . nella regione pi alta sa lendo sa verso Firenze: n tnen pieno di marosi e di stagni era il paese nel Val dArno di sopra, e nella Val di Chiana originariamente fondo di mare, che la nostra arte moderna delle colmate da stato palustre lia potuto sola mutare in un ampio colto d campi. Cos la pertinace fatica, e in un la maestria do nostri padri, avea tratto fuori o dalle foreste, dalle paludi, luoghi di mirabil fecondit, dove si vivea prospera mente, e nella somma delle cose prodotte dal lavoro savean comodi e aumento di beni. Tanto che non soltanto' ima bella frase poetica, ma un detto profondo del gran geergico latino, aver 1 agricoltura fatto ere-' scer forte l Etruria '19. : Tal era lo stato florido degli Etruschi nei secoli del pascere e del crescer di Roma. Perciocch lungi che in allora salisse lEtruria nella sua massima forza, ella <trovavasi gi cominciata ad iscadere , e grande mente in preda di que' vizi morali e. politici, che andavan disponendo la lenta s , ma infallibil caduta deir imperiov Segni apparenti di potenza erano ancora le sue nobili citt e provincie: le sue doyizie ed armi : e non pertanto infievolita la nazionale unione, le citt medesime confederate, raramente concordi, o si tro vavano isolate nelle imprese, o soltanto cllegate c179

Sic fo rtis E lniria crcvil.

11.

533,

5 4 P .0

VII.

,55 ^

dentalmente e per breve tempo l una colmatila.. Quindi ancorch Porsena prendesse Roma , e tentassecon tutto suo sforzo il conquisto dAripia, qon si vede clie il lucumone o re di Chiusi, grave al suo pQpqlo l8 , tr?e$se dalla vittoria, alcun permanente vantaggio, n riuscisse tampoco per intervento di socj a conservare gli acquisti. Non altrimenti ne pi soprastanti pericoli dell Etruria veggiamo i confede,rati, anzich d accordo , guerreggiar disuniti : con ftti di consigli incerti: tardi nelle azioni:, inabili alle grandi difese l8': e pieni d incresce voli odj: c d i perturbazioni civili. N m a i d o p o ii crescimento di Roma, le colonie etrusche dell1 Italia superiore ed in feriore, separate di governo e dintenzioni,, si mossero a. salute della madre patria. Quei nazionali p^rlqiqenli qhe R adunavano nel tempio di Voltumpa ^ e dovx ir primati avean tante} volte prudentemente e fortemente, deliberato con sentimento comune,.non porgevano pi. alla nazione p e r i ta n te se non che provvedimenti impotenti, e voglie divise l8V Di tanto erano scemate nelle, gi prospere sorti, e negli agi, le virt cittadine. Non tutta la buona ventura di Roma vinse l Etruria ; ch pi. di quella poterono i mal fermi legami del suo governo politico, e gli scorretti costumi in pace
180 Pralerca fatigasse regni vires. V a rr ap. P lin. xxxi. i 3. i 8 1 Bene Vinoiuo xr. 732.

Quis metus, 0 nuniquam dolituri, 0 semper incrtcs, Tyrrheni, qitac tanta aniniis ignavia venit? t
$2

Liv. iv.

24.

v.

17 .

et alibi.

i56

CAPO

VH.

e in guerra, che infiacchirono col vigOr morale anche l amore per avanti s) gagliardo della patria. Con tutto questo, sebbene la potenza terrestre degli Etruschi si ritrovasse combattuta da presso quasi nellis tesso tempo dai Romani, Galli e Sanniti: la marittima dai C arr taginesi, Siciliani, e Greci-italioti : pure altri cinque secoli di ferocissime e mai non interrotte guerre furon necessari ad -annullare la forza intera d uno stato antico, che ancor serbava rigogliosi nell' interno buond parte de1 suoi ordini religiosi, civili e militari. Riprova non dubbia della stabile virt della prima istituzione ; non gi della fortuna, che non ha tal sorta di co stanza. Tanta era in effetto la possente forza della legge sacra costitutiva, che in combattendo gli Etruschi per la salute di tutti al Vadimone nel 444. vincolati col* giuramento di vincere o di morir virtuosamente, parve ai Romani, dice Livio, non pi contrastare con ne mici tante volte rotti per 1*addietro, Dia con gente nuova ,83. Cessava nondimeno forse a treni anni dopo per nuovo sterminio la dominazione dell Etruria ,a4 : e fu questo l ultimo sangue versato per la causa della libert : 1 ultimo sagrifizio pubblico. a un ordine e ad un governo politico, che per le cangiate sorti non poteva ormai pi ostare agli estremi suoi fati, Soggettata la nazione giuridicamente al prepotente in)183 Lrv. ix. 3q. 184 An. 473.

CAPO

VII.

157

perio romano con titolo di socj italici,' e privo cia scuno della facolt di farsi ragione con 1*arm e, nes suna garanzia n difesa potevano dare i nomi dove pi non esistevan le cose. Ma il governo municipale, allombra di cui seguitarono a reggersi le citt disciolte dal legittimo nodo federale, era tuttavia btioh compenso al peso della loro soggezione, ed alla ne cessit di mantenere col proprio sangue la grandezza di un popolo oppressore. La gi dominante aristo crazia s avvicin d allora in poi pi dappresso a ' suoi novelli signori ; separ i suoi sentimenti e l util suo da quelli delle masse popolari, e ne fu anche rimune rata a luogo e tempo con ispecial favore e protezione : in quel modo che i Licinj, potente famiglia, coll ap* poggio del romano senato contennero in casa i popolani dArezzo ,85. Gli aruspici stessi, interpreti di poter sovrano, fecero la loro pace, e divennero anch essi quasi istrumenti della romana signoria. Perciocch il languidita, ma non ispenla affatto la riverenza sacer dotale, durava ancora potentissimamente nell ordine loro il proficuo celato monopolio della maestria tre menda delle divinazioni. E la forzata generale obbe dienza di ciascuno, insinuatasi a poco a poco in animi prostrati, nulla meno tendeva di sua natura a scemare e rallentare il desiderio delle gi ambite opre citta-r dinesche. Ebbe in tal guisa da indi innanzi 1 Etruria calma e non riposo : potnpe senza gloria : servit con
i 85 Ltv, x. 3.

i38

CAPO

VIT.

nomi- onorandi. Pure non cessava per questo 1 amore dell1 a r , n degli studi che pi s aveano in pregio. Perch i nobili, i facoltosi, ed ogni altro favorito della fortuna, nell'Ozio della pace usava sue dovizie in temperare o abbellir l vita col diletto e confot to dell arti leggiadre. Quanto fosse radicato l affetto a coleste a rti, e quanta 1 ostentazione e la pompa ne grandi, si palesa chiaramente per la copia innumera bile di monumenti, che ogni d maggiormente ven gono-a luce per tutta Etruria. E con pi maraviglia ancora nella grande necropoli di Vulci sopra mento vata , donde son tratti fuort a un tempo migliaia di vasi, bronzi, suppellettili e arnesi d ogni maniera, ivi riposti nel corso di secoli quale onor di sepolcri. T utte cose pi o meno di pregio o per la materia o pel lavoro, e che pienamente confermano quali e quanti si fossero gli agi, non meno che lopulenza dei privati ancor dopo la perduta libert. Essendo cosa manifesta, per chiun que puoi fare paragoni, che buon numero di cotesti monumenti, al par di molte sculture volterrane, fu rono condotti da etruschi artefici secondo lo stile e le fogge usate nei secoli della dominazione romana. Continova va pur allora nelle citt marittime qualche commercio oltremarino, che and gradatamente man cando, mettrech le fatiche dell'agricoltore tenevan dovunqufc aperte inesauste sorgenti di ricchezze. Ma si muftardn tosto, e per sempre, le sorli del cittadino, allora quando caduta in altre mani la propriet terri toriale, necessitato il terrazzano a lavorate come f t -

CAPO

VII.

iSg

tajolo il podere che fu gi su o , e scacciati & dura mente oppressi gli uomini liberi, questi nostri campi vennero dati a coltivare dai nuovi padroni ad agri coltori e pastori forestieri di stato servile: la qual miseria estrema della Toscana fu anche l incitamento pi forte, dicea Cajo Gracco, che mosse Tiberio suo fratello a fare la legge agraria ,86. Non per era spento affatto nell universale il valore, n il desio di liliert : fecero moli alcune citt dell Etruria nella guerra annibalica i87 : si rianimarono nella sociale : e nella guerra sillana contrappose di nuovo l Etruria una pertinace resistenza alle tiranniche vendette del crudel dittatore di Roma. Molte delle pi principali citt furono in quell epoca sanguinosa o rovinate o disfatte o date in guardia a colonie di rapaci soldati, che, le ricchezze per ingiusti modi acquistate, iniqua mente spendevano l88. Nobili casati vennero al tutto .spenti o mutarono paese. N s grandi flagelli distrug gevano soltanto le cittadinanze, ma insieme con esse a grado a grado perivano i monumenti pubblici, le scritture _ , la letteratura larti migliori : in somma quasi che ogni retaggio della virt degli avi. La sola aruspicina serb la sua autorit formidabile fino al
186 Ap. P iu t a k c h . Gracch. 187 Liv. xxvh. 21*24. xxvm. 10. 188 V edi l agre ram pogne che (a S a l l u s t io delle profusioni e delle ree speranze d e militi sillani: la m aggior parte de quali stanziavano in T oscana. Calilin. 16. 2 8 : e parim ente C ic er o n e , Calil. 11. 9.

160

e k P O VIL

sesto secolo dell era volgare t89 : si tenacemente il cre dulo etrusco, tuttora inviluppato ne1 lacci delle fallacie, andava cercando alle sue miserie speme e conforto negli ingannevoli aguati della divinazione paterna.
489 P rocof. Bell. Godi.
it. n .

CAPO Vili.
Ausoni, Opici, Osci: scorrerie (leglJlliij.
jN iu n fatto manifesta pi certamente la grande an tichi t, e insieme la copiosa propagazione duna pri mitiva razza italica , quanto 1 esistenza di taluni po poli di questa terra o mal conosciuti nelle storie, o cancellati affatto dal numero delle nazioni. Tal senza dubbio quella generazione d uomini paesani robustis sim i, che prima dell epoca da cui han principio le memorie isteriche italiane tenne gi in suo dominio quasi la met della penisola, e dal cui tronco deri va rono parecchie altre popolazioni forti e nominate. Gli scrittori greci e romani fecero poca attenzione a questa gente ; la quale apparteneva ad un ordine di cose e di tempi assai pi remoti di quel che somma l usata cronologia , e eh essi stessi non conobbero se non per tradizione in istato di decadenza, o piuttosto di annichilamento. Non ostante ci, se ben raggua'rdiamo addentro, ancor poche ricordanze delle sue fortune sono sufficienti a darne contezza delle pi principali vicende di quel gran popolo , che sotto il differenziato nome di Ausoni, Aurunciy Opici ed Osci, comprende insieme una sola identica stirpe, tanto ab bondante di numero, quanto travagliata per frequenti mutazioni di sorte. La nominazione generica di Au soni, tutta greca, fu posta per avventura da naviga tori dell E liade, che pigliaron terra alle parti pi Tom. I. ii

i 62

C A P O Vili,

meridionali della penisola, per loro chiamata Au sonia *: tanto che il mare stesso siciliano s appellava primieramente Ausonio dal nome del popolo, che abitava dintorno i lidi dell'estrema Italia a. Quindi cotesta denominazione di Ansoni, bene applicala ad un1 alta antichit, s appartiene pi propriamente al tempo mitico, che all istorico : ed infatti la ritroviamo convenevolmente adoperata sia nelle storie principali dell1 et favolosa, come quelle dei Licaondi 3, degli Argonauti 4 e de'casi troiani s , sia nel presupposto linguaggio dei vetusti oracoli 6. Di tal modo il nome degli antichi Ausoni pass dai racconti poetici de mi tologi nel dominio dellistoria : e gi vivente Ecateo ? veniva usato grecamente nell' orazione sciolta per de notare ora l una, ora l altra popolazione della bassa Italia. Ma il nome originario della razza occupante le stesse regioni meridionali si era nell universale quello di O pici, o altrimenti di Osci 8 , che si rin
i V . sopra p. 62. Antiqui Ausonii ( ViRgil. ) quia qui primi Italiam lenuerunt, Ausones dicti sunl. E ttm o l. magi?, v. Aloavi. E u s th a t. ad Perieg. 78. a Dionvs. i. h . ; S trab o v. p. 161.; P uh . ih . 17: quom'am Au sones tenuere primi. 3 Dioirrs. 1 .11.; Nicandeb. ap. A rton. Lib. 3 i .j S tra b o ix . p. 279. 4 A pollodor. 1. 9. a 4<; Apollon. ix . 553. 660.

5 Lycophr. 702: lo stesso in V irg ilio , in T rifio d o ro ed altri. 6 Orac. Pyth. ap. D iodor. excerpt. in coll. V at T. 11. p. n.
ed. Maio.
7 Ap. Steph. Byzant.
v.

NJJX. ; Suro. v. kairiw.

8 In omnibus fere antiqui* commentarti* tcribilur opicus pr

CAPO

v n i.

i63

viene da per tutto come legame di cOn&inguinit di grandissima parte de primi popoli italiani. Quantunque buon numero di loro fosse pure contrassegnato col nome pi speciale di Aurunci 9 , il qual fu 1' ultimo a perdersi, e serba ancora l antica sua Forma italica. Perci, come prima i Greci ebbero per la frequenta zione meglio avverate notizie de luoghi e delle genti, intorno alle quali presero dim ora, essi adoperarono pi comunemente, e con buona ragione il proprio italico appellativo di Opici, che distingueva, e vie maggiormente differenziava dagli Glleni, lo stipite principale degli abitatori paesani. Ed Antioco sira cusano , diligente indagatore, fu anche il primo a di mostrare per via d istoria, che gli O pici, sopranno minati Ausoni, non erano di fatto che un solo ed unico popolo t0. Conferma lo stesso positivamente Aristotile ** j e ben Tucidide, in suo grave dettato islorico, chiamava Opici coloro, che dalPinlerno paese cacciarono i Siculi nell isola *. Quegli dunque, e non altri, era il popolo che fin dall1 et prisca abit l Ita lia inferiore, e si ritrovava quivi per entro propagato e accomodato nelle sue sedi paterne.
osco. Festus. v. Oscum. Cos dalla stessa radice O P si form Opscus e Oscus. 9 Aurunci, isti Graece Ausones nomiMtur. Serv. vn. 726. ; Olxtinuftt ItoXm Gloss. vet. v. Aurunci.
10 Ajrrioca. ap. Sto a b . v.' p. 167.
11 O r i m i , xa arpTPjor xy't y j v xxXovfiZvot r j y rruivfiixy A vsoves

Polii, vn. 10.


la TnucYD. vi. 1.

164

C A P O Vili.

Or di questa grande ed unica famiglia degli Au soni, Opici, e Aurunci, diramatasi buon' ora in tante segregate trib pastorali, si conoscono indubitatamente sue dimore ne luoghi natali dalle due Calabrie insino al Tevere. Non altro che, Ausoni, secondo le pi an tiche storie dei G reci, trovarono essi stanziati cos in quella punta di terra che sporge nel mar di sopra, e prese il nome d la pigia *3, come nellopposta re gionefigurata qual penisola, inverso lo stretto siciliano, che fu dipoi l Enotria e l Italia primitiva *4. Quivi non che il capo Zefirio, in cui stanziarono i Locresi l5, antichissima colonia, ma il paese intorno a Reggio, dove si pose al tempo d'ella prima guerra .messeniaca 16 la colonia calcidica, era di fatto terra degli Ausoni *7 : ed alquanto pi sopra stava in mano loro il lido dove fu edificata Temesa 18 ; se pure dessa la medesin^i citt, che provvedeva di rame i Greci nell et di Omero *9. Di l dal Silaro tutto il paese sopra il mare fino alla Tirrenia veniva a un modo chiamato dai Greci Ausonia ed Opieia, dal
13 EfsXotxmj tovs trravSat olxauyrxs Ain ravas, avrai x3iJpu6tioa.y. Nicnn. ap. Auto. Lib.
1 4 D io n y s . i. 1 1 . 1 5 D io n y s . 16 17

3 i.

Perieg. 365.

Circa 1*01. xix. an. 704. A. C. AWa Xwpav.. D io d o h . excerpt. in coll. Vat. T . 11. p. 11. 18 Avahvm xriafia. S t r a b o , v i. p. 1 7 6 .5 Pini. in. 5 . 1 9 Oefyts. 1. 184. P er alcuni critici si tien pi probabile che il poeta mentovasse una citt omonima di Cipro. Cf. S teph . B yz.

CAPO

Vili.

i65

nome de suoi abitatori 10 : per il che molto giusta mente nella contrada degli Opici stessi ponevano gli storici i principj di Cuma eolica a i, la pi vecchia colonia, dice Strabone, di quante i Greci ne condu cessero di fuori in Italia ed in Sicilia Che la Cam pania fosse stata innanzi a qualunque altro popolo abitata dagli Opici, lo riconobbe certamente Antioco a3: nel distretto ivi contiguo, l presso al L iri, si con serv pi stabilmente il nome originario e il seme dei vecchi Aurunci : e proseguendo pi avanti per i Yolsci troviamo non poche altre memorie d'i questa gente osca! insino ai Rutuli e al Lazio, che Aristotile, ricopiando come pare Antioco, teneva per una con trada dell*Opicia *4. La geografia dei Greci antichi) che pure la sola che possa seguitarsi in queste ri* cerche, conosceva troppo male 1*interno paese per aver da esso loro notizie chiare e distinte de'luoghi e dei popoli che vivevano su per le montagne, e in sul suo terreno , discosti dal lido; ma non per di meno i Greci stessi non ignoravano che il tronco intero numerosissimo degli Ausoni ed Opici, ben qua lificato per indigeno aS, si dilatava mollo addentro in
30 A risto t. Polii. VII. IO. a i Thucyd. vi. 4 -J Diohys. vii. 3.; Hyperochs, Hist. Cut, ap.
Pausai. x. 13. ; Pausai, vii. aa. 33 S t r a b o , v . p . 1 6 8 . a 3 Ap. S trab . v . p. 167.; Poiyb. ibid.
a4 D
io n y s . i.

72.

a 5 TJiv 'I n \ a y

utxnaav BfZrai Aviivss i'TjcSavff. Agliai. ix. 16.

i66

CAPO

Vili,

terra ferma tra l ' uno e 1 altro mare. Gli scrittori romani ugualmente conobbero questa grande, esten sione degli Ausoni dall alto Appennino infino al mare siciliano *6. tutto in somma quel che si narrava di loro ne dimostra con certezza , che questa razza antichissima e nostrale fu anche il ceppo, di che nacquero i popoli pi veramente istorici, che ora vedremo in tumulto^ e in movimenti vari di fortune. Per ristringere le notizie meno incerte intorno a questi remoli secoli, e dare alla narrazione quella maggiore unit che comporta il nostro divisato argo mento, denoteremo quindi innanzi, senz alita distin zione di titolo, li pi antichi abitatori dell meridio nale Italia col solo generico nome di Osci, gi usato volgarmente anche dagli scrittori Ialini. In questo lato dove il grande Appennino, spartito in alte giogaie e valli infinite, si distende per lunghissimo tratto fino al capo di Spartivento, giace la parte pi montuosa , aspra, e selvaggia della penisola, la qual per natura fu anche loriginaria e primitiva abitazione degli Osci. Perocch, se consideriamo le qualit fisiohe de luo ghi inferiori , e de1 piani che guardano sopra 1 uno e l altro mare, si fa manifesto che quelle piagge una volta sotto le acque salse, e quindi o paludose, o in salubri , o pestilenti, furono le ultime accessibili ai popolatori paesani. Certamente la spaziosa pianura della Puglia, vestita d un profondo strato di terra
a6 F estu s v. Ausonia/l-

CAPO

Vili.

167

densa, nera e ferace, eia stata da prima golfo di mare, o pi tosto una Tasta laguna fin sotto al V olture, vulcano antichissimo, e come mostrano le sue rovine uno de'pi terribili *?. N diversamente le altre ma rine lungo lAdriatico portano di luogo in luogOj fino alle lagune della Venezia, segui evidentissimi del suc cessivo e continovato traportamento della riva a8. In sull opposta spiaggia occidentale tutte le nostre ma remme hanno del pari vestigi apparenti della presenza delle acque: e le osservazioni singolari fatte poco anzi alle paludi Pontine, e al pi dei monti di Sezze e di Piperno, distanti sedici mila metri dal lido, pro vano con certezza indubitabile, che il mare ha quivi baguato le radici di quella costa dAppennino a9. La pianura stessa, chiamata oggi ^Campagna di Roma, era verisimilmente in origine un golfo di mare ripieno poscia di getti vulcanici, del sedimento dei fiumi 3oMa tuttoch giustamente questo stato fisico del paese si voglia riferire ad un epoca lontanissima, la qual si perde nell oscurit di secoli totalmente distaccati dalla storia, pure anche dove giunge l ordine, e la sequenza continuata dei tempi, ritroviamo che le marine erano
27 T ata, Lett. sul monte V o ltu r e G ioveme, Notzie geolog. sulle due Puglie. Mem. della soc. itai. T. xix.
b8

Vedi sopra p. 110 e appresso Cap. xvm.

29 D e P rohy, Descript, hydrogr. et hist. des martiis Pontins.

p. 73. p. 176.

30 B reislak, Osserv. litologiche oc.; det suolo di Roma.

r o c c h i,

Dello stato fisico

CAPO

Vili.

sempre prossime a natura di palude, e di suolo ac quidoso. Cos, per tacer d altri luoghi, lo spazioso piano tra il Crati e il S ibari, dove gli Achei edifi carono Sibari circa l anno 7 3 0 prima dell era vol gare 3l, trovavasi in allora talmente paludoso, a causa delle acque che ivi cadono abbondanti gi dai monti lucani, che per seccarlo intorno abbisognarono quei molti fossi e canali discorrenti al mare, e che gl in dustriosi Greci seppero di pi far valere non meno alla fertilit dei cam pi, che ai comodi loro cittadi neschi 3a, Fisso o Bussento colonia di Reggio, fon data nell altro lido da Micito circa il 3 8 0 di Roma sul fiume di quel nome presso la moderna Policastro, non trov miglior territorio, poich la maggior parte dei suoi coloni non vollero fermarvisi 53. N sito pi salutifero ayean tolto per se forse a sessant anni prima i Focesi dell ionia, l dove fabbricarono Elea sul fiume Alento 34. I montanari allopposto, essenzial mente pastori, non si curavano di occupare terreni
3 1 01. xv. 1. V edi appresso Cap. xx. 32 Diodob. sii.; 9. Athen. sii. 3.; Tralasciate le cure questi luo
ghi sono ritornati come prim a paludosi, ed infetti d aria pesti lente.

33 S trab o , vi. p. 174. P er queste m arem m e trovavasi lo stagno, detto lucano kiuxavhs di sua n atu ra in salu b re, perch
vi si raccoglieva dentro promiscuamente acqua dolce e salsa. P i-utarch. Crassa.

34 Skbv. vi, 366.; Suida. v. EXeo. L a sterilit e infelicit del


suolo facile a riconoscersi anche oggid presso Castello a m are della B ru c a , dove fu l antica Velia.

CAPO

Vili.

169

daria malvagia, u paludi, n memme, dove la vege tazione non potea tampoco fornire n buoni, n suf ficienti pascoli : e per certo gli abiti della vita loro consueta li teneano discosti dal m are , o non usati a quello. Erano dunque i liltorali generalmente disabi tati , incolti , e mal guardati dai paesani. E questa, al giudizio nostro, anche la cagione principalissima per cui *gli stranieri, che vennero i primi nelle ri viere dell Italia, vi si poterono assai facilmente col locare con poca o niuna opposizione degl indigeni,, ritiratisi pi indentro alle loro solite montuose, e pi sicure dimore. N quivi essi mancavano di mezzi a sostentare la vita loro, ed a crescere insieme numerosi e gagliardi. Sono gli Appennini concatenati l'uno col l'altro per 6 4 0 miglia italiane dal Col di Tenda fino al Capo dell armi. Dividono, come sa ognuno, per lungo Italia ; e giusto nel centro di essa s aggruppano e s'innalzano le pi alte vette appennine, quasi riu nite nella regione nominata degli Abruzzi, allato della Sabina, dell Umbria e del Piceno. Da queste altissime cim e, tra le quali il gran Sasso leva su la sua cresta nevosa sopra tutti gli altri, si diramano gli Appennini in altri monti inferiori, colli, vallate e pianure per indi risalire irregolarmente ora a gradi, ora a salti: e lk di per tutto, fra l asprezza de luoghi, mirabil cosa a vedere, come la natura si mostri ancora nella sua pri mitiva forza di vegetazione, e in giovanil vigore. Per queste coste e pendici alpine, continovate insino a Reggio di Calabria, abbondano numerosissime praterie

I 70

CAPO

Vili,

iu mezzo a boschi folti di alberi d alto fusto, dove non solo germogliano in copia 1 erbe pi acconce al nutrimento del bestiame, ma rigogliose v appaiono s le piante silvestri, come le dimestiche : e questi luo ghi stessi, nella prima et, han dovuto essere anche maggiormente fecondi delle terre leggiere, che le al luvioni continuamente trasportano alle pianure pi depresse. Trovavansi cos quelle montagne bastevoli a nutrire popolazioni copiose : e atteso massimamente la vita pastorale, pochissimi erano i bisogni degli abita tori, non che agevoli a soddisfare per l natura del paese. Qui ne1 montanari, e nei pastori degli Abruzzi e delle Calabrie, tu vedi tult ora uomini grandi, for* zuti, e maravigliosamente gagliardi j nellaspetto (ieri ; adatti a sostener le dure fatiche j buoni a portar grandi pesi} e prolifici molto: la cui ben disposta macchina fisica in certo modo dimostranza / della forza interna. N con altre forme poderose, o con di sposizioni diverse, ci vengono rappresentati dagli an tichi i rozzi e indomiti pastori Osci nativi delle stesse montagne. E forse per l entro, ne'luoghi pi ri posti , non al tutto spenta n pure oggigiorno la semenza di quella schietta indigena razza italiana. In questo stato di semplice, agreste, e consueta vita pastorale, vivevano universalmente le trib degli Osci, allora quando apparvero la prima volta gli stranieri ai nostri lidi meridionali. Nessuna certa, n pi antica invasione forestiera , innanzi alla gallica , venne oltre dal settentrione, chiuso dalla vasta'zona

CAPO

Vili.

i 7,

delle Alpi, s fattamente ingombre di serraglio nella prima salvatichezza, che senz altre difese rendean da per se l accesso dell Italia superiore quasi impossibile. E ben confermano le memorie istoriche, che la vio lenta forza e l urto che posero in tumulto e in mo vimento generale i popoli dell1interno, si mosse da queste parti di mezzogiorno. Antichissimi in tra gli estranei compatiscono gl Illirici alla costa orientale, e nominatamente i Liburni, se pure dessi non~furono anche i primi a mettere l dentro il piede. In qua lunque modo la numerosa popolazione illirica, ramo dell immensa e feconda razza cimmeria, dalle regioni del Caucaso, girando-intorno ai Ponto Eusiuo, fosse venuta nella Tracia, e- di qua nelle contrade poste tra la Pannonia e il mare Adriatico, il che ton attendo a investigare, certissimo che al principio delle no tizie istoriche di questi luoghi tutto quanto il paese sopra il mare, dove il sol nasce, principiando dal fiumicello Arsia, confine dell Istria, fino alla foce del Drilo, e di col fino alla Caouia, se non pi addentro nell' Epiro, trovavasi a un pari occupato da nazioni illiriche ferocissime 3 9 1: la cui inondazione, puossi
Vedi Thuhmam, nelle sue Investigazioni intorno la lingua degli Albanesi e dei Polacchi. Parte i.* Lipsia 1774* P- i 6g- 366. Discendenza degli antichi Illirici, per innanzi abitatori della Tauride e della T racia, sono ancora nelle alte montagne detlAlbania gli Schipatari odierni, del qual nome signora affatto leti mologia: e la cui lingua radicalmente differisce dalla slava, o si;])4vona, che voglia dirsi. I pochi vocaboli slavi che vi sincon-

35

172

CAPO

Vili,

probabilmente credere, che non poco premesse anche i popoli Epiroti, o altrimenti Pelasghi, che abitavano l intorno, gi fuggiaschi di Tessaglia dopo il diluvio di Deucalione. E forse questi tremendi avvenimenti , che a gran pena si scorgono al barlume delle prime tradizioni, diedero impulso o cagione al passaggio di quelle bande di venturieri Pelasghi, che secondo il racconto di Ellanico, traversando il mare furon por tate in bala del vento a Spina , tra le bocche im paludate del Po, d'onde appresso, varcati i m onti, penetrarono nell interno, e vi si travagliarono gran* demente contrastando ora agli uni, ora agli altri po poli paesani ^ Il che per avventura successe intorbo la medesima epoca, in cui i Liburni, ed altri Illirici, andavano infestando con rubamenti e correrie la spiag gia del Piceno e le prssime maremme. Dimoranti insieme in sulla costa posta dirimpetto all Italia, dove tuttora stanziavano fermi al tempo di Filippo il Ma cedone, epoca in cui probabilissimamente scriveva Scilace 37, s erano essi talmente abituati al mare, che in ogni et successiva attesero per proprio e nazional mestiere all' arte dei corsali 38. I Liburni stessi abitrano vengono dal commercio dei loro antenati cogli Slavi, che passarono con altri barbari ad occupare lIllirico nel sesto e set* timo secolo della nostra era. loc. cit p. 246. 36 Vedi sopra pi 85. 37 Peripl. p. 7.

38 JUyri, liburnique, genles ferae, et magna ex parte latroci' niis maritimis infames. Liv. x. 2.

CAPO

V ili.

i 73

lavano le isole vicine , e principalmente Scheria o Coreira, innanzi che vi fossero espulsi e mandati fuori dai Greci 39. Onde si pu ben comprendere per tutlo questo, quanto facilmente audaci naviganti, traver sando il golfo, potessero con mala cupidigia trasportarsi sopra legni sottili da un lido all altro. Che i Liburni ed altre generazioni illiriche mandas sero antichissimatnente sciami di loro gente in Italia cosa manifesta, non tanto per le sue stazioni nel Piceno, di che sera serbata la memoria sino al tempo di Plinio 4. quanto ancora per altre tracce del lor soggiorno nelle marine dell'Adriatico oltre Puglia. Or, come questi crudeli e micidiali pirati e predatori ap parvero in numero a quelle piagge, o scarsamente abitate, o indifese, corsero addosso alle popolazioni osche che stavano intorno nelle pi prossime valli e ne monti, d onde investite, predate, e scacciate dagli assalitori, si rifuggirono per la lor salute ne' sommi gioghi degli Appennini. Fra coloro che si scontrarono i primi con quei feroci furono, come sembra certo, le trib che indi presero il nome di U m bri, nati cresciuti per quelle pendici 41 : e, secondo che porta il costume pastorale, venuti fuori tulli insieme del loro nido, si spinsero gagliardamente su nelle sommit del territorio di Rieti incontro le genti di minor forza, col dimoranti, che dagli scrittori son genericamente
3g S tra b o , v i . p . 186. 40 P uh. 111. 13 -1 441 Vedi sopra p. 73.

, 74

CAPO

Vili,

dette Aborigeni, poich il loro nome propio e natale s era perduto. Fu probabilmente l empito grande delle spesse e rovinose invasioni de Liburni, che pose di tal guisa in movimento tutti i popoli O schi, i quali abitavano alla sinistra costa dellAppennino : e da queste altezze fra Amiterno e Rieti , di qual luogo Varrone fa muovere gli Aborigeni 4*} furon costoro risospinti e cacciati oltre lArno e il T evere, dove abbattutisi ne'Siculi-Aurunci, seguitaron dopo quelle fiere guerre, che cagionarono allultimo la rovina e la fuga di quelli 43. Non dubbiosa, al parer nostro, l originale attenenza degli Aborigeni, che indi tolsero il nome di Casci o prischi Latini, col grao ramo degli Osci, usciti delle montagne degli Abruzzi qual riboc cante torrente. E qualora consideriamo, che questa regione porge fisicamente il doppio fenomeno della massima elevazione appennina, e di centralit dell Ita lia, puossi anche da questo intendere pi facilmente, come molte popolazioni e trib d una medesima razza abbiano potuto disgiungersi l una dall altra, e seguire vie differenti, passando per lo tramezzo delle valli. Cosi lo stipite dei Sabini, secondo la narrativa di Catone 44, prorenne da una mano di coloro, che te nevano in vicinanza di Amiterno rustico domicilio : gli stessi che Zenodoto da Trezene chiamava Umbri 45:
fyn
V arr,

L. L,

iv .

ro.

43 Vedi p. 69. 44 A p . D io n y s .
4 5 Ilici.

ii.

49

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17.5

n altri erano per sorte, che un drappello di quella moltitudine di pastori Osci, che in frangenti si rischiosi penetr pi addentro in questi luoghi alpestri, dove per affinit di sangue mischiatisi con i montanari, vi diedero origine per concordia e unione alla progenie sabina. Non diversamente altre trib, che ritennero il nome speciale di Umbri, e dimoravano l presso del1*alta Sabina, s allogarono in altre terre; ma con mag gior numero discesi dalla costa occidentale degli Ap pennini, dove il loro abbassamento pi breve, e pi declive che non verso il mare di sopra, se ne vennero gi in pi fertile territorio, e vi progredirono buon tratto nell Etruria meridionale: donde poi, per altri successi, ne furono scacciali da coloro, che aveano essi stessi respinto 46. E qui rammenteremo che Filisto 4?, il quale confinato in Adria picena, dove scrisse buona parte della sua stria 48, poteva avervi inteso notizie locali, e memorie di tradizione intorno agli antichis simi U m bri, narrava che le genti guerriere da cui vennero fugati i Siculi nell isola, chegli impropria mente chiama L iguri, rano stati Umbri unitamente con Pelasghi : laddove Zenodoto 49 poneva soltanto questi ultimi come assalitori e fugatori degli Umbri nella Sabina. La qual nominazione generica di Pela sghi si vuol qui intendere sanamente, in senso colle**
46 Vedi p. 78.
47 D ionys. i . 22.

48 P iu ta rc h . Dion.
4 g D iokys. i . 49-

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VII!,

tivo, dei soli stranieri ; o Tessali, o Liburni, o Illirici che si fossero; i quali venuti dall altra sponda del-. lAdriatico si portarono con furia e terrore sopra i nostri paesani, dando cos cagione e incitamento a quelle interne mutazioni che per moti di guerra, per tnischianze, e per discorrimenti frequenti di moltitudine d uomini, cambiarono alla Gne lessere, la dimora e il nome di consideraci parte dei popoli italiani. Gran dissimi eventi, toccati in breve dagli scrittori, ma da cui trasse indubitatamente origine un ordin nuovo di cose. Certamente i compilatori delle storie che pos siamo allegare, e che riportavano a lor senno ora una tradizione, ed ora un altra, non tutti convengono in una medesima sentenza : non tutti narrano a un modo gli stessi fatti : e bene spesso pigliando un nome etnico per un altro, o confondono in uno popoli diversi, o cadono in ambiguit. N per essere antichi, e classici vuoisi gi avere tanta bonariet, da credere, eh essi non abbiano mai errato. I vetusti Greci massimamente, al cui fonte beviamo, parlarono in oltre delle cose nostre assai lievemente, e solo per incidenza, n si piccavano di voler far da critici ricercatori. Con tutto questo se badiamo alla sostanza pi che alla forma dei lor racconti, vi si rinvengono ancora ricordanze manifeste di quei notabili avvenimenti, che abbiamo di sopra divisato, e che per qualunque mutazione di sorte non s erano mai cancellati dalla memoria delle nazioni. Questi successi stessi si ritrovano d altronde consentanei alla ragione delle cose.. perch non solo

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i 77

confacenti alla qualit dei tempi procellosi, ma all es sere di popoli nomadi, mobili per istato, e per ancora violenti, precipitosi, mal disciplinati e materiali. S che a schiarire possibilmente le nostre prime storie, pi presto congetturali, che appoggiate in testimo nianze di contemporanei, si vuol anche concedere alr investigatore di rimettersi fermo in sulla traccia degli eventi principali, tatfto. pi degni di fede, quanto pi corrispondenti tra loro per unit di vicende; quindi seguirne il filo con quel maggior fondamento di vero che pu competentemente ottenersi dalla pro babilit istorica. C h, almeno di questo, il discreto intendimento del lettore filosofo ed erudito s appaga. La dimora dei Liburni e degl illirici per la costa orientale del mar di sopra era accertata dalle memorie e dai vestigi che rimanevano di loro nel paese, co minciando dal Piceno insino all estrema la pigia, dop ancora che vi furono spenti e s era -annullato del tutto il nome loro. Fra i molti e vari popoli attenenti alla nazione illirica, Plinio , allegando Varrone, nomina specialmente i V arei , o Ardiei, quali occupatori d Italia 50: e non dubbiamente dice lui stesso, che l nel Piceno il castello di Tronto, presso alla foce del fiume di quel nome, era al suo tempo Punico avanzo, o piuttosto segnale, de passati possessi de Liburni in quelle spiagge 5l. Ugualmente Illirici, e della trib
50 Populatores quondam Ilaliae Vardaei. ni. 22. ApJ/a7 a< io
S traboke.

51 Quod solum Libumorum in Italia reliquum est. ui. i3. Tom. I. ia

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de Siculoti 5*, han dovuto essere quei Siculi, che Pli nio pone insieme con Liburni nella regione picena fra il Tronto ed il Malrino Dove appunto una non piccola contrada interiore, irrigata dal Vomano, porta tuttora con singoiar concorda nz di vocabolo, il nome di V alle Siciliana 54. La strana tradizione da Plinio medesimo riferita 55, e verisimilmente tolta da Ca tone,, che tredici popoli della terra dei Pediculi, no minati dai Greci PfeuCezi, vi fossero stati procreati d nove coppie dell illirico, non poteva avere nessun altro bccetlabil .fondamento, fuor cbe nella stazione di ima man di croteate genti stranie in quelle contrade littorali. E Peucezi chiamava infatti grecamente Calli maco un popolo dei Libami Cos altri favolosi raconti foggiarli alla greca di popolatori illirici ne Peligni 59 e nella Daunia 68 ; siccome le tradizioni poe tiche d lapige e Datino, ambo Licaonidi, venuti col nH la pigia insieme con Illiriei ^ ; tenean viva la ri5a Siculotae. P u r . ni. 3 2 .; PV olom . n. 453 Siculi et Liburni plurima ejus tractum tenucre, in primi* Palmensem, Praetutiaruim, Adrianumque agrum. P u h . n i. 14.
54 Vedi la carta geogr. del regno di Napoli di R izzi Z anoni. D elfico, DeirIneramna Pretuzia, c. 1 : dve 1 *indagatore mostra che qul nome locale non solo antico- per documenti > U di piii domestico.

55 nr. 11. 56 E t quos Calimachus Peucelias appellai. 57 f t t l r m V. Pelfgni. 58 F estus v . Daunia.


5g
Bp. Anton. 'Lib. 3 i.

P u s . n i. 21.

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cordanza delle invasioni di quei barbari nelle nostre terre. Anzi credibile assai, che ivi nella Puglia le trib dei Monadi e dei Dardi vi fossero di sangue il lirico , con Apina e Trica loro terre, disfatte secondo la favola da Diomede ; ed il cui povero stato pass in proverbio a denotare cose ignobili e vili 6. N di ci lieve indizio, che i Trikalli e Dardi sien anche oggid due trib pastorali dellalta Albania E in vero talmente scambievole ha dovuto essere altre volte la frequentazione delie genti tra 1 i?no e l altro lido, che l isola di Sason ali imboccatura dell'Adriatico presso lAcroceraunia, ed in ogni tempo nido di cor sali 6a, vien chiamata ella stessa calabrese da Luca no 63. Ci non pertanto, bench gPIllirici annidatisi nelle mentovate coste vi avessero un tempo la posses sione di molti luoghi, a comodomassima mente delle lor piraterie, non bisogna gi credere per questo, .che dessi sieno stati i popolatori dell Italia quasi intera , come presumono i troppo zelanti scrittori dalmatini 64.
60 P n . ni. ; 1. ; M abtial. i. ep. i j 4 > x ir, ep- *
61 P o u q v e v ill ,

Voyage dans la Grece. T .

11.

p. 5 i2 . T. ut.

p. 3o. 62 Sas&n, piratica slatione nota. Plu. hi. 26. Oggid chiamata Sazeno. Sul nostro lido eravi pure Sasina portus tra Gallipoli e Taranto. Puh. ia. 11. 63 L u c a k . 11. 627. cf. P a u im ie b de G ra h te s m b iu l , Gr. ant. P- ' 7964 Le opinioni del P. D olce e c I cIIA ppendim danno un siste m a filologico affatto esagerato s per la troppa estensione del popolo, come della lingua: ed il concetto loro, che Siculi, U m bri, ed

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Perocch indubitabilmente dovunque abbiamo tracce sicure delle abitanze degl Illirici alle marine, l di presso albergavano per avanti le nostre indigene po polazioni degli Osci) i quali si mantennero sempre fermi nelle montagne. E qual popolo, qual civilt , quali ordini potean venire a noi da una nazione co tanto salvatica e fiera, che quasi con bestiai vita Li burni , Dalmati e Illirici, non avean mai vacato alr agricoltura , avanti che i Romani, ributtandoli den tro te rra , non gli sforzassero di darsi mal suo grado a quell arte primiera 65 ? N tampoco costoro si ten nero lungamente , n senza grandi contrasti per la costa italica, o poco addentro. Perch gli Umbri ven dicatisi su di loro gli scacciarono a tempo e luogo dal Piceno 60 : gli altri montanari Osci non istettero per salvezza di s di far guerra: e dal lato loro an che i Greci, cbe successivamente si collocarono nell Iapigia, nulla meno contribuirono a fugare ed
altre nazioni dellItalia discendano direttamente da quelli dellil lirico, riposa sopra supposti al tutto congetturali, e di pi ripro vati a ragione dai buoni crtici. Non contrastiamo gi che la lin gua dei Schipatari o Skippetars non conservi radici dellantico illirico, e che non sia da studiare anche in quella per la mag giore intelligenza delle primitive lingue italiche : il che toccheremo meglio al suo luogo. Ma sono forse i moderni Slavi dalmatini, ancorch chiamati Illirici, quel chegli si credono veramente: cio dire una legittima generazione degli antichi Illirj di quelle con trade? 65 S tb a b o , v ii. a i 8 . 66 Umbri co* txpulere. Pinr. ni; 14.

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metter fuori gli Illirici da quelle marine. Di tal modo fu alla fine discacciata ed estinta di luogo in luogo totalmente la schiatta loro. S che non fa n pure maraviglia, che nessuna terra, n altra permanente,e ferma popolazione di quelli durasse ai secoli futuri. Ma gl* Illirici non erano stati i soli stranieri che colle loro spesse invasini e scorrerie avessero posto in moto, e in trambusto grande per le montagne, i nostri popoli Oschi. Poich in quel corso di tempo che potesti feroci violentemente urtarono sopra le trib degli U m b r i e d altri montanari,, che si portarono avanti l uno in sull altro per l Italia centrale, bande numerose d ogni generazione Greci o fuggitivi, o ven turieri, navigando pel mare Ionio, si dirizzarono ai nostri lidi pi meridionali. Tra questi una mano di Cretesi spinti dalla tempesta afferrarono alle spiagge dell Iapigi^ , come riferisce Erodoto ^7 : altri Dorj , lo n j, Calcidesi, ed Achei del Peloponneso in gran num ero, apertasi la strada prima agli scoprimenti, poscia alla fortuna, se ne vennero a cercare in questa terra straniera vita migliore, e vi diedero principio di tempo in tempo dopo la guerra troiana a quelle ben avventurate colonie, che assai prestamente creb bero ip possanza e dovizie, s nell Italia inferiore f come in Sicliq. Per tal modo tutta la riviera, che dal promontorio del Gargano gira intorno al capo di Leuca, e di l internandosi nella spaziosa baja di Ta
67 H ehodot.
yh.

170.

j8 2

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ranto va seguitando il lido fino all1 ultima punta d Itafia, per indi volgersi lungo tratto all occidente oltre il Faro siciliano, si trov all ultimo generalmente oc cupata da popoli dell Eliade, che indi posero a quelle beate contrade il nome di Magna Grecia. L epoca della loro venuta, non naen che la forma delle isti tuzioni , e l ' alta lor ventura, saranno pi sotto nobile materia di trattazione. Ma gi si pu intendere quanto duramente, e per quanti lati, le razze paesane fossero ivi, per le violenze de nuovi assalitori, vie pi in calzate riserrate ne mnti Appennini. Per certo il terrore che suol generare ogni improvvisa invasione costrinse, quanto la viva forza, i popoli pi prossimi alla marina di ritirarsi addentro in montuosi, sicuri, e distanti luoghi di rifugio. Gli animosi stranieri so pravvenuti 1 un dopo 1 altro in moltitudine, si pre sero cosi per lo sforzo d armi offensive e difensive le terr lungo le spiagge a mare. P u re, anzich i Greci dilatassero molto i conquisti nelle parti interne, e di mano in mano vi calcassero o vi distruggessero le Schiatte indigene, come gi nellAmerica i conqui sta tori europei, avvenne al contrario nel corso di po chi secoli, che i fieri paesani Osci, naturalmente ni trici, sopravvivessero ai Greci, e restassero dominatori del natio terreno. N hvvi cosa pi vera, che tutti i coloni Italioti nel loro stato di Massima forza, e di civilt, si videro sempre attorniati da popoli nume rosi, che si erano mantenuti liberi e invitti nelle sue dimore, sino a tanto che per nuovi accidenti e for-

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lune non vendicarono aspramente su gli stessi Greci le ingiurie ricevute dai loro antichi. Or la popolazione che dopo i primi troiani, e u due primi secoli dell' era romana, occupava il mez zod dell Italia, trovavasi divisa e distinta in due corpi principali : le genti pae$aqe di stirpe e lingua osca, che avean dominio nelle montagne ; e le colo nie greche poste al mare, la cui fondazione eri) repente, e in istato d incremento. Queste ultime disseminate per la costa formavano, come una zona dintorno agli iudigeni fortificati nell alto Appennino, e ne* monti minori che diramano, da quello, Ivi traevano loro vjta pastorale e guerriera, duri di costumi, semplici e ma teriali ; mentre che i Greci con ogni loro studio a,ndavan avanzando in questa terra la propria civilt ellenica , che dovea ingentilire il mondo. E non per tinto dallo stipite di quegli stessi popoli Osci, agresti s , ma di forte p etto , e non digiuni d1 acconci pre cetti di morale, di ordine e di subordinazione alla legge, n privi certo di buona parte d umanit, nac quero le nazioni che sopra tutte l altre italiche si se gnalarono maggiormente per virt pubbliche, e per inestinguibile amore della indipendenza. I Sabini, gli E rnici, gli Equi, i Marsi, i Volsci, i Sanniti, i Lu cani , ed i loro vicini e congiunti, tutti popoli delle montagne, ed a un pari originati e cresciuti del san gue degli Osci, se cedevano ai Greci italici in vivo e prestante ingegno, gli eguagliavano almeno, se non gli superavano, nella ferma stabilit dell animo, nel va

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lor guerriero, e soprattutto nella sollecita cura dell ' arti rurali, che senza dar mai ricchezze che corrom pono, dan sempre quelle che bastano ad auimi sani. I costumi degli originari Osci si mantennero- cos ognor villeschi vero, ma pi lungamente schietti ed immaculati: in guisa che n il sentimento della li berili , n l pratica di qualunque doveri morali, mas-> simo bene dei popoli, non s estinsero in alcun di loro, se non se colla vita politica. N a questo contribuiva poco la necessit di soggiornare in contrade aspre, ma lagevoli e alpestri : dove la franchezza, o sia il go verno ordinato per comune legge, il solo principal bene che meriti d esser guardato. Vuoisi in fatti aver per cosa di-grande momento, come non solo i Greci per l Italia meridionale, ma n pure gli Etruschi nella centrale, non portarono mai la loro dominazione nelle interne regioni degli Osci: anzi nel tempo della lor massima forza i conquistatori Etruschi, costeggiando l'Appennino nei Yolsci, s arrestarono nella bassa Opic ia , o sia in Campania, allato ai monti del Sannio e della Lucania. Ai soli Romani, guerrieri indomiti, in? stancabili, e d alto animo quanto i popoli Sabelli, era riserbata dai cieli la possa di soggettarli. Ma ritornando ai primitivi Osci, e riguardando di nuovo alla loro grande famiglia avanti che si ordinas sero stabilmente in tante differenti nazioni con distinti n o m i, come or di seguito racconteremo, l essere loro morale trovavasi in certo modo sotto l influenza di Pfuse fisiche s potenti, che senza pi irrevocabilmente

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fissarono il genio e gli abiti d un popolo nato alla vita rustica. Perch in quella prima rozzezza dimo rando nelle alte selve e ne monti tra li semplici ar menti , vissero in ogni tempo nello stato di pastori e di coltivatori, n mai diedero opera alle navigazioni ed ai commerci oltramarini, che s efficacemente e speditamente apron le vie alla civilt pi compita delle nazioni. I costumi degli antichissimi Osci eran dunque quali potean confarsi a intrattabili montanari. Spediti, repentini e gagliardi, guerreggiavano feroci in batta glia sparsa per le loro balze e dirupi, lanciando, con tro a nemici, forti aste, dardi, ghiande di piombo ed ogni altra qualit di saettarne ; armi consuete de* fanti leggieri franchi tiratori di mano: taluni portavano anche a difesa del capo coperture di bucce di sughero, o di pelli di fiere 68. Non ostante ci in veder che le leggi sacre, statuite per vigor della prima instituzioqe, serbavano il nome italico di Osche 69, si pu aver per ferm o, che l intera generazione degli Osci fosse stata fino da remotissimi tempi governata per ordini e modi sacerdotali. E Io persuade pi maggior mente il nazional costume delle sacre primavere, in virt delle quali soltanto ebbero cominciamento civile i popoli del loro propio sangue, intitolati del nome di Sabelli. Dal radicato domma teocratico deriv certa mente quella gran forza di religione, che predominava
68 V iegixi* vji. 688. 742. 6 3 C lo atiu s ap. F e st. v . Oscum.

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Vllk

ne loro ordinati istituti e costumi. N altr,i, fuor che i Greci leggieri, avean potuto notare cos in comune la stirpe degli Osci con macchia di effrenata disone st e di bruttezza, come sdegnosamente lo rinfaccia loro Catone 7 . Bastava vero la diversit non che del sangue, ma dell idioma, perch gli Elleni, sprez za tori di ogni altro popolo, apponessero alla razza osca indole e natura barbarica, speciajmente in onta de duri suoni di sua favella ; pure non senza grande levit ed ingiustizia, questo innocentissimo vocabolo di opico, o sia d1 osco, indi pass nella bocca medesima de G reci, spoglio d ogni onesto significato, qual equi valente a lordo ed a sordido 7r. Non altramente i
70 No* quoque dictilanl barbaro*, et tpurcius nos quain alio* Opico* appellatone foedant. Cvro ap. Puh. x x ix . t. 71 L "osce loqui era quanto dire loqui barbarce: ma di pi la dissolutezza propria dei C am pani , popolo di sangue osco, ebbe T appellativo di Opica. Ligurire inguina si traHuceva per emxi^eir, e nelle vecchie glosse la parola Opcu* si spiega per <xpf>TJiiM. Massimamente poi A b is tid b Q u i n t i l i a n o ( i i . p. 7 2 .), spaccia franco Opici e Lucani, dJ una stessa razza, per ischiavi dei sensi, ed uomini stolidi e brutali : vaittmii xai fioaitiftotTaiitis, ws ii n jrtpi Oirxiav xa Aelncaviav. nto' a tutti il verso di G io v e n ale, in cui descrive 1a suppellettile del povero Codro. I sorci son penetrati nel vecchio armadio de libri greci; D/vini opici ro~ debant carmina mure*, in. 307. Che significano questi sorci oschi? Si risponde con ragione dai buoni chiosatori : indotto e barbarico, a paragone de canti greci. E d il satirico si fa suo proprio inter* p etre, dove introduce la Romana, che una dottoressa, a cor reggere il parlare rustico dell amica : amicae opicac verba. vi. 4^4Egualmente in A u s o n io opicas charta* vale quanto dire scritture

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grammatici latini grecizzanti appropriarono uno stesso schifo dettato alla voce di osco: ancorch altri la te nessero quasi significatrice di sacro 7a. Gli epici bens, promulgatori veri della fama, non cessavano di lodare s r antica potenza, s la virt militare degli Osci 73. E non il nome soltanto , ma la lingua, e gli usi e riti loro paterni, che avremo spesse volte occasion di rammentare, appaiono pur sempre nelle carte vetuste quali importanti vestigi delle nostre prime antichit italiane: essendo certo che fino dal tempo in cui il fecondo seme degli 0 $ci di l essere alle generazioni degli Umbri, Sabini, Piceni, Sanniti, ed altri popoli congiunti, andava di luogo in luogo mancando il nome originale de padri. Vedremo inoltre al suo luogo come la favella osca, dilatatasi per l Italia meridionale, so pravvisse lungamente alla distruzione del popolo, ed ebbe ancora per naturale affinit grandissima parte n eir antico latino.
dettate in stile rozzo e impulito, in Professorib. 22. Cf. AmaUhea T . hi. p. 276. 72 F e s t u s . v. Oscum.
7 3 V ihgil. vii. 7 2 8 - 7 3 0 .; S a . v ia . 5 2 6 -5 2 9 .

i8 8

C A P O IX.
S a b in i , P icen i e P retu zj.

P e r le vicende fortunose de popoli italici di sopra narrate, abbiamo veduto gli Etruschi, trib di paesani, da piccoli principj sorgere in grande stato, e per loro virt e valore, domati gli Umbri, non solo estendere il dominio oltre lAppennino nell Italia superiore sino a Ticino ed alle Alpi, ma volgersi ancora a mezzod lungo la spiaggia occidentale infino alla fertile Campania. E , ci che pi inporta delle conquiste, gio varsi acconciamente del talento, e delle loro sorti, onde attendere con riposato animo a darsi uno stato civile, massimamente adoperandosi negli esercizj navali, e raccogliendo di fuori tutto quanto poteva pi cau tamente applicarsi alla cultura degli animi e dei corpi. All opposto la numerosissima nazione degli Osci, cre sciuti nelle parti pi salvatiche e dirupate del meri dionale Appennino, e fortissimamente incalzali tutto intorno alle spiagge del mare superiore ed inferiore dalle feroci nazioni venute dall' Illirico e dall E p iro , non che da copiose e successive tur me di Greei dogni nom e, si ritrovarono fino da secoli antichissimi, ben ch non bene definiti nell ordine dei tem pi, costretti di riserrarsi vie maggiormente nelle montagne, dove continuarono a vivere invitti e liberi, ma sempre mai nella villesca condizione di popoli rustici e pastorali.

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Cos per tutto lo spazio degli Appennini, dalle fonti del Velino fin allultima punta delle Calabrie, dimo ravano quelle genti gagliarde, delle quali ora impren diamo a narrare le venture, quanto almeno il permette la scarsit e l insufficienza delle storie descritte. Al lontanate dal mare, e per lo pi vessate dagli stra nieri occupato, che stavano loro- allato, desse non ebbero che pochi e rari mezzi di frequentazione al di fuori : e tenaci de loro costumi, non bast tampoco la vicinanza de' coloni greci, che sempre odiarono, a far cangiare n gli a b iti, n la dura e indipendente vita de padri. Per conseguenza mantenutisi sempre montanari indomabili e fieri, la loro isto ria, quasi che locale, si rinviene unicamente per entro alle loro natali montagne. Dove, proseguendo pi av an ti, non sol tanto li vedremo contrastare in tra loro, ma fero cissimamente guerreggiare contro ai Greci suoi vicini, e combattere di secolo in secolo ancor pi ostinatamente per la libert, contro alla prepotente forza di Roma. In fronte a questa robusta razza degli Osci si vuol nominare i Sabini. E divisando in qual guisa tanto essi, quanto i loro discendenti, ed attenenti, si ordi nassero in varie nazioni, aventi proprio dominio e ti tolo nelle im prese, convien riportarci a quell oscuro, ma certo periodo di storia, in cui successero que ge nerali scorrimenti e mutamenti di popoli, che abbiamo poco innanzi narrato. Diceva Catone, che lo stipite dei Sabini originava di Testrina, rustico villaggio ne

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contorni di Amilerno : cbe di l se ne vennero nel paese di Rieti addosso agli Aborigeni j e tolti loro i luoghi principali, da diverse colonie che staccaron da quelli edificarono parecchie citt, e nominatamente Cure *. Ora in questo racconto, comech abbreviato da Dionisio, si riconosce tuLto il fatto dell' origine dei Sabini, non men .che loccasione e il modo pel qaale dal loro corpo derivarono lun dopo l ' altro i Saltelli. E vogliam dire la fondazione del popolo sabino per mezzo di voto, o di sacra primavera, costume reli gioso, politico, e fondamentale de nostri primi padri *. N diversamente si potrebbe mai comprendere in qual forma da un villaggio fosse uscita una grande e po tente .nazione. Ma ben sintende come l animosa gio vent consacrata, mandata fuori per calamitosi fran genti dal contado di Teslrina a ceroarsi nuove dimore, siasi affrontata con le trib degli Aborigeni, che abi tavano su alto presso a Rieti, e poscia mischiatasi con quelli abbia dato principio alla geute intitolatasi del nome di Sabini, che i loro propri miti traevano da quel di Sabo, nume primario del popolo 3. Quest origine religiosa^ e tutta patria della gente, mantenne in loro perpetuamente quell inconcussa piet e intemerata fede, che giustamente qualificava i Sabini divoti, severi, e costumali , meglio che altri italici alcuni 4. N qui i Drornrs. li.
49*

4^ 3. 4 Sabini, ut quidam existimavere a religione et Deorum culla,

a V edi p. 3 i, 35. 3 C a to ap. Dioys. ii. 4g- ; Serv. viii. 38.; S u . viii.

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j gr

faremmo n pure ricordo della stravagante opinione prodotta nelle scritture de' Greci, che i Sabini discen dessero da una mano di Lacedemoni, qua venuti al tempo di Licurgo 5, se questa folle credenza, sprez zata dal senno di V irgilio, non avesse trovato assai ripetitori e seguaci ; e non fosse per se validissimo ar gomento a comprovare con quale insania gi nel tempo antico si fosse sfigurata l1 italica storia, per mera va ghezza e vanit di origini elleniche. Cos dunque la prima sede dei Sabini si rinviene istoricamente negli alti monti dell'Abruzzo superiore, dove han sorgente il Velino, il Tronto, ed il Pescara, E qui ancor per geologica dimostrazione si conosce, che questa parte pi sublime della Sabina ha dovuto es sere la prima abitata. Per queste sommit dimoravano in fatti le trib nominate in genere degli Aborigeni ; ed allora quando per la mossa degli Umbri eglino si portarono addosso a quelle ne successe, che una parte
Sevini appellati.
P lw . ut. 12. Sentenza di Varrone fondata in una etimologia greca puerile: uro ioij aefito! Scs. V a r r ap. F e s t . v. Sabini. 5 Diomrs. 11. 49-; P m jt a r c h . Numa. Dionisio bens, riguardo a C a t o k e , testimonia contro S brv io disavveduto. Ma G keo G ellio e G iu l io Iaino ripeterono fra i Latini cotesta novella, amplian dola di loro capo: Sabini a Lacedemoniis ducuta a Sabo, qui de

Persides Lacedaemoniit transiens} ad Italiam venite et expulsit Siculis, temu loca, quae Sabini habett. Wam et parlem Persarum nomine Caspiros appellare coepisse, qui post corrupte Catperuli deti sunt. Serv. vin. 638. T al quasi sempre la Iogioa
dei fautori di coteste origini greco-italiche.

i 9a

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dei montanari osci, dipoi detti Sabini, sforzati nel nido natio, si racchiusero ne fortificati ricelti dell alto paese tra Aquila e Lionessa ; gli altri preso il caramiao dal territorio di Rieti , se ne vennero gi per la lunga vallata del Turano fino alle ripe dellArno e del Tevere 6. facile comprendere quanto cotesti eventi fossero pieni di urgentissimi percoli e di travagli per uomini a combattimenti tem erari, e precipitosi alla volta: n io cos grandi strettezze non si confidava il popolo, secondo costume, di altro rimedio salutare, se non che di votarsi in comune al nume protettore. Da ci dunque quelli di Testrina, o delle vicinanze di Amiterno, usciti fuori sotto la tutela del suo Dio, diedero principio alla nazione cognominata dei Sabini, aggregandosi di luogo in luogo ad altre genti di loro natura, ed ugualmente di razza e lingua osca 7. Lista, Culilia, Tiora, Palazio, Trebula-Suffena e la Mutusca, con altri luoghi non pochi del territorio di Rieti, erano stati, secondo Varrone, degli Aborigeni, prima che dei Sabini, i quali verisimilmente per questi suc6 V. p. 174 , 175 , 75.

7 II nome osco dei Sabini, che fu anche generico dei popoli Sabelli derivati da quelli, era propriamente Sabinim, Ufi W I8 H 1 come si legge ne denari del Sannio battuti al tempo della guerra marsica. Vedi i monumenti dell Italia avanti il dominio dei Ro mani, tav. i/viii. 7. Quanto il 8 osco nella pronunzia fosse si mile al B latino si conosce per parecchie iscrizioni. Vedi la la pide pompejana tav. c u 3. Un. 5 : 4 - li 7; ed il nolo sasso di Abella.

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cfcssi consecrarono eon vetuste religioni alla gran dea Vacuna, o sia alla Vittoria, il lago Cutilio, nell uni bili co a Italia 8. Ma Dionisio, che per dar forza al suo sistema voleva Arcadi o Enotri gli Aborigeni, con fonde tutto con la sua rettorica, n pu seguirsi in questa parte delle sue storie senza acuto discernimento, e senza cautela. Pure i luoghi da lui stesso veduti, e che per l avanti tenean gli Aborigeni, dallo stato di poveri abituri o di capanne s erano alzati al grado di vere citt fortificate' di muraglie: ed anche oggigiorno per quelle cime de monti si veggono notabi lissimi avanzi delle loro saldissime mura: tra le quali meritano pi particolar menzion quelle di TrebulaSuffena,' che siede distante cinque miglia o circa da Rieti nel luogo detto Belmonte, il qual si specchia nel Turano, e son fabbricate come tutte l altfe quivi intorno con grandi pietre tagliate a poligoni irregolari. Bench mal s avviserebbe' chi credesse coteste mura costruzione dei lontanissimi tempi degli Aborigeni, sol perch o V arrone, o Dionisio, cos fattamente le ap pella 9. Opera di un altra civilt fu l arte di mu nire le terre, e quella forma faticosa di edificazione: n certamente le mura di cui ragioniamo, a chiunque l vede, son tali da farle presumere lavori di giganti storici; cio duna razza d uomini pi. antichi e pi: potenti; poich a malgrado della loro stabilit non
8 9
V abbo

D io n y s. i.

ap. Ptm. 14. Tom. I.

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1 . i 4i3

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hanno niente nella costruzione loro che sopravanzi la pi usuale meccnica, n lordinarie forze di gagliardi e pazienti montanari, quali erano i Sabini stessi, gli Eroici, gli E qui, i Volaci ed i Sanniti, che senza disagevolezza nessuna prendevano il materiale nei monti loro sassosi, dove quasi unicamente si vede usata tra noi questa, cos delta alla moda d oggid, maniera ciclopica di fabbricare. 'Ma la moda sovente il contrario del ragionevole. E gi nella mia prima opera ,0 addussi forti motivi a dubitare della remotissima antichit, che vuol darsi, per vaghezza di sistema, a s fatta costruzione di mura, la qual non altro che 1 unione di massi irregolari di varia m ole, e di dura pietra, quali si traevano dalle prossime montagne, accostati e sovrapposti gli uni agli altri con pi o meno dTartificio, secondo che portava o la forma naturale dei macigni, o la qualit del lavoro , o la maestria degli edificatori. Ebbi della mia opinione valenti sostenitori e Seguaci Tanto che ritornando per la presente opportunit, non mai per contrariare altrui, sopra questo argomento, debbo pure soggiungere il fatto incontrastabile, che in s molto numero d italiche costruzioni di muraglie s os servano variatissime strutture, e quei metodi stessi' di edificare, che meglio s addicevano o all et rozza,
o L 'Italia avanti il dominio dei Romani. T . i. p. 181. T . n . p. i 52. e le spiegazioni annesse ai monumenti, ed. 1810. 11 Nominatamente S iOueb , Maite-Briw , F . M ullbb, ScuseiDgR, ed nitri non pochi.

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i9< >

' 0(1 al miglioramento progressivo dell arte. Fatica enorme di robuste popolazioni e di secoli soa per certo tutti cotesti monumenti , che si lievemente vorrebbonsi attribuire a una sola ed unica generazione straniera, come la pelasga, e ad una sola et. Lad dove in contrario pu con tutta sicurezza dimostrarsi, che questo sistema medesimo di fabbricazione a poli goni fu adoprato e conlinovato in Italia dai primi tempi storici, sino agli ultimi della repubblica romana, siccome usuale e stabil foggia di monumenti atti a difesa e riparo. Ed assai giustamente chi dava opra a tali costruzioni col fine principale di fortificare e mu nire le cinte dei m onti, dov stavano le citt e le rocche, attendeva all'utile, pi che al regolare collo camento delle pietre in file, od alla bellezza esteriore dell edifizio. Di qbi che le mura di taluna c itt , come AIKdena nel Sanhio, sono fabbricate con grandi e naturali massi di figra poligona disposti perpendi colarmente , e rincalzali con minori pietre: rozzissimo artifcio d un arie nascente e materiale. Altrove, con pi studiata maniera, i sassi poligoni, bench di forme irregolari, son accostali fra loro maestrevolmente con tendenza alla linea orizzontale, 6 con le loro facce ora polite all esterno > ora lasciate ctoi grezza e natu rale superficie. Ma la pi notabile foggia di costru zione , Che d in oltre a conoscere negli operatori
12 II grosso buon senso de) paesat chiama sul posto queste fabbricazioni., mura o murale del diavolo: la pil notabile dispo sta in molte file si rode oltre S. Vittorino; l dovera Amiterno.

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maggiore intelligenza e pratica darte, si non dub biamente quella stessa dove i muri si trovano fabbri* cali di grandi poligoni disposti in linee inclinate o curve, quasi a forma d arco, come si veggono, per tacer d altri luoghi, nelle mura di N orba, di Segni e di Boviano. Bench alle volte coleste differenti strut ture sosservino pure mischiate, e adoperate insieme senza molta cura, a talento del fabbricatore. Non temo d asserire, che quest ultima maniera d edificare, la qual si vede anche a Cossa ed a Saturnia, le sole citili che in Etruria, anzi alla destra del Tevere, han costruzione poligona, sia la meno vetusta, se forse non ancora dei tempi della dominazione romana *3. Del quinto secolo sono certamente i grandi muramenti di sassi poligoni fatti per sostegni della via Valeria e. della Salaria *4, che appunto pel paese montuoso dei Sabini, Equi e Marsi, portava ai Peligni e Pretuzj *5. Sa ognuno che le strade antiche romane si trovino lastricate con dure selci poligoni di pi lati: e tutto d pu veder ciascuno in Firenze, dove le strade son di tal modo selciate, con qiiale e quanta
13 Vedi p. 144. n. 148. 14 Un muramento romano di tal genere, cha ha oltre 3oo passi, trovasi sotto Boviano, a sostegno della Valeria: ed un al tro simile, d'assai maggiore, sull'ardua cima delle montagne di Colli. Uguali costruzioni k s osservano ancora in parecchi luoghi per fondamento della via Salaria: nominatamente presso a P a tern o , non lungi dal lago Cutilio, e infra Antrodoco e Civita Ducale. >5 S ta b o v. p. 164.

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facilita i lastraiuoli adoperando soltanto squadra zoppa e scarpello pongano in opera le pietre di lati infiniti, come son cavale dai prossimi monti fesolani. Non sostenibile per fermo si l opinione della incredibile antichit d ogni fabbricazione a poligoni, e meno au rora l ipotesi strana, la qual tenderebbe a fa'r credere, che i nostri propri monumenti di tal genere sieno edifizj lasciativi dai Pelasghi; a causa massimamente, si va dicendo, dell apparente somiglianza che le co struzioni italiche han colle mura di parecchie citt della Grecia antica, per fantasia di poeti chiamate ciclopie; e se vuoisi ancora con quelle di Tirinte e di Micene: quasi come se uha s rozza maniera dedi ficare, che volentieri diremmo mostrata da natura, non fosse slata comune a molti anche fuor dItalia e di Grecia lS, od avesse per suo solo magistero alcun che di mirabile. Non per di meno sia che le motivate ragioni appaghino o n o 'il lettore, sar sempre vera cosa, che il fabbricare a pezzi poligoni in Italia spetta ad un sistema di costruzione locale generalmente ado perato ab antico dalle nostre popolazioni, cos nel murare le citt, come in altri edifizj mollo durevoli ad uso o militare o civile: sistema medesimamente praticalo lungo tratto per arte consueta nei secoli ro mani. Anzi credibilissimo , che da quella forma stessa
16 Basti per qualunque altro esempio il fatto che trovo alle gato : cio il ponte d uguale costruzione in Looclioo, gratulo isola del mare del Giappone in sulla costa occidentale dalla Corea.

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di edificare con pietre minori indi derivasse l antica fabbrica romana comunemente chiamata incerta '7. Il corpo deprimi Sabini fortificato dagli Aborigeni andava intanto aumentandosi di numero e di vigore, per la loro mescolanza e unione con altre popolazioni delle montagne: finche venuti avanti pi lungo tratto per il monte Lucretile e la valle dellAnione perven nero sino al Tevere, e vi posarono intorno suoi confini. Mal vorrebbonsi determinare i limiti certi della Sa bina in tempi di tanto anteriori alle osservazioni dei geografi ,8. Ma tutta unita nel cuor degli Appennini per lo spazio di cento miglia in circa, i suoi termini meno disputabili furono da ponente e settentrione lUmbria mediante il corso della Nera; da settentrione a levante la giogaia de monti allato al Piceno; a le vante il paese dei Vestini; a mezzod il Lazio lungo l Aniene, fino al suo confluente eoi Tevere, ed a po nente, seguitando ii corso del Tevere, il contado dei Vejentaoi e de Falisci confine fermo dell Eutruria. Nulladimeno, al tempo de' principj di Roma , il do minio dei Sabini si trova esteso anche alla sinistra delPAniene in qualche luogo del vecchio Lazio, come ad Antemna 9, ed a Regillo e Collazia col soo ter17 Antiqimm , quad Incertum dicitur. V itruv. i i . 8. 18 S trabone e Punto descrivono i confini d^llu Sabina (jualo laveano sott'occho; ma accortamente Vntaiuo, alludendo ai tempi della sua epopea, distende la regione in pi ampio spazio, vii. 706-717. 19 Antemna veteriar est quam Roma. C ato in Orig, 1. ajuul

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f gg

rilorio *; sia che quivi aressero mandato innanzi co lonie; sia che vi ponessero altramente il piede con la forza dell arme. Bene per tanto Strabone chiamava i Sabini gente antichissima, e originaria del paese **. E qui nei centro del bel clima d Italia Ira monti e v a lli, dove natura gareggia con l alpestre Elvezia, viveva l ' intera na zione sabina copiosa di numero, e sparsa per villaggi folti d abitatori aa, C ure, o sia il popolo degli astati, cio 'le' b ravi, degli esperti nel trattare P arme in asta a3 ; piccola e povera terra secondo il poeta *4 ; era non ostante ci il luogo dove s adunavano i con sigli nazionali a5: n maggiori al certo compariscono gli altri comuni della Sabina, o cittadelle piuttosto *6, che sino al tempo di Strabone, eccetto Ami terno e R ieli, polean dirsi anzi villaggi, che citt o casella. Ma giustamente osserva il geografo, che la toro atP r is c ia s . vi. D e lta di V ir g ilio

turrigerae:

d o te

c h io s a S e rv io :

bene n\uralae.

vii.

63 1.

2 0 L iv . j. 3 7 . 11. 16.

21 E'trri Se xx! nxXucTXTiv y'tvis, ai X x f M t km x it x ^3vssi S tju b .


v . p . i 58.

22 Non villarum modo, sed etiam vicorum, quibus frequenter habitabalur. L iv . 11. 6 2 .; S t r a d o v . p . i 58. 23 Curis est Sabine kasta. F e s t . e t. al. 2 4 Curibus parvit et paupere lava. V ir o . v k 8 1 2 .. C u re . M a p o sta a lla s in is tra d e l fiu m e C o r r e te , n e l lu o g o o g g i d e ttp Monte Maggiore.

25

D io m s . 11.

36. ;

S tra b o

v.

p . i 58.

2 6 F bX ixv a. S trad.

aoo

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luale decadenza, e il disfacimento di moltissime terre, doveasi accagionare alle ripetute calamit di guerra} tanto cbe, se bene stretta di luogo, fu la Sabina nel suo fiorire s larga di popolo, cbe ancora oggid fa maraviglia il ritrovare da per tutto segni visibili di coltura, avanzi di fabbriche, e vestigie molte di luoghi abitati, finanche in sulle cime di sassosi e asprissimi monti. In queste loro dimore alpestri costantemente attesero a render gagliardi i corpi ed invitti alla fatica. E bello il vedere i Sabini indefessi, nel conservare fra tanti moli di guerra una preziosa indipendenza, contro le incessanti prove di valorosi vicini. Furono essi, come gli altri montanari di razza osca, pastori fin dall origine, coltivatori, e guerrieri di d u ri, ma chietti e liberissimi costumi: c tutto in loro serbava l impronta indigena. Nel loro grado di rustiqil ben conobbero i Sabini i sublimi piaceri derivanti dalla natura, che invariabilmente congiungono la pace col lavoro, e la salute col valore. Nazione fortunata, con tenta a riconoscere la sua abbondanza dall.utile fatica, e da questa tutti i vantaggi della prosperit civile. Da ci gli abiti della temperanza; la carit verso la patria; Pintegrit de costumi; la religione incorrotta; e quel regolato vivere antico, che meritarono in ogni secolo tante lodi alla progenie sabina : da che soli, per la forza dell' educazione , mostravano sempre all Italia degenerata una immagine della prisca virt, merc di faticosi sudori. E non senza dolce compiacenza tu trovi durare negli abitanti dell'alta Sabina, ugualmente col'

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301

ti vatori e pastori, cordiale ospitalit; temperanza, e rozza onest, quanto almeno giosondaoaente ne fruivano i lor progenitori. In allora, come oggid, la pasto rizia arte di grande profitto; anzi nel tempo antico rappresentazione e misura del pregio di tutte cose; bastava ai laboriosi Sabini onde trar da un paese mon tuoso non pure abbondanza di ci, che fa mestiero al vivere, ma superfluit di beni a tal segno, che s introdusse nel popolo un certo studi di pompa, e massimamente per uso di anelli, di collane, di armille, e d altri aurei ornamnti militari fregi del valore, di che furono amantissimi, all esempio degli Etruschi che ciascuno dei vicini tendeva ad imitare in civilt. Ond che i Romani antichi, i dire del loro primo islorico a8, allra soltanto conobbero l dovizia e il lusso, quando incominciarono a sottomet tere i prossimi Sabini. Questa prima'semplicit oampestre porge senza dub bio valevol fondamento della forza, della costumatezza, e del valore antico *9. N tanto i Sabini ebbero giusto vanto di virtuosi, quanto di marziali e di prodi 3o. A tal che tennero di fatto, tra le nazioni italiche, il
37 38

Diomrs. n. 38. Fabius. ap. Stbab. p. i58.

3 9 Sionc olim veteres. vitam coiuere Sabini. Vibg. Georg. . 11. 53a.; Columell. R. R. in praef. Nursina duritia, pauperlae , etc. in Fbohtonb ( op. p. 3 5 i. ) mostrano i costiimi d ogni secolo. 3o Fortissimo! viros Sakinos, flares Italiac, ao robur reipublicae. Ciceb. pr Ligario 11 , 'Avtyas ^ xitls. Dioirrs. ih. 63.

sol

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primo posto d onore appresso gli Etruschi, per po tenza duomini e darme 3r. Ma pi che altro la rigida severit delle loro religiose e oivili discipline Sa, tro vava sua ragione nella tenace* natura della prima legge essenzialmente teocratica. Non solo religioso, come abbiamo veduto, fu il cominciamento della nazione, rna quel Sanco divino autore della razza sabellica detto altrimenti Fidio e Semone ammiralo prima sotto spoglie mortali e posia adorato qual nume sovrano, dimostra evidentemente che 1*istituzione del ' popolo trovavasi fondala nel solo principio di prudenza civile, die pure allora , per amplissima via di sociale pro gresso , reggeva e regolava il monda N crediamo allontanarci punto dal vero riferendo a questo Sanco, tramutato in Ercole 35, ci che una leggenda attribuiva al Aglio dAIcmena; aver desso abolito tra nostrali i barbarici sacrifizj um ani, sostituendovi altri riti puri di sangue I nove dei maggiori della religione sa bina, erano stati quindi costituiti in Trcbula sotto
3i Sabini . . . genti ea tempestale secundum Etruscos opulentissimae viris, armisque. Liv. i. 3o. 3 a Disciplina tetrica, ac tristi veterum Sahinorum, quo genere nullum quendam incorrupdusfuil. Liv. i. 18 . 33 Nomina trina fero: sic voluere Cures. Ovid. Fasi. vi. a 13 -2 1 7 . 34 Sabini etiam regem suum prmum Sam um , retulerunl in deos. August. De Civ. dei. xvm. 9. 35 Sanct/um ab Sabina lingua, et Ilerculem ab Graeca. V i b r o i. 1 . ir. 10.5 Herculi, aiti Sanco. F estus v. Propter. 36 Dioirvs. 1. 38.

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o3

mistero da chi ne aveva 1 *autorit 37. Religioni cau tamente e saviamente ordinate, che succedettero a un primo culto materiale d instinto, allora quando una sta fitta in terra rappresentava pe' Sabini Io stesso M arte, nume dei forti 38. ci ne persuade pi mag giormente di quanto antichi han dovuto essere in Italici i semi del governo sacerdotale ; poich nuli altro che comandamenti, decreti del cielo, e leggi sacre si ri trovano statuite da per tutto, e insieme con esse le scaltrite arti come principale istrumento d ordine, d' ubbidienza, e di sicurezza nella vita civile. Cos per consiglio di religione, e per forza di co stume, si distacc a tempo e luogo dui corpo della nazione sabina quel superfluo, che per qualunque in felicit 1 aggravava. Di tal modo ella divenne madre di quasi tutte le guerriere nazioni della bassa :Italia, dove si volsero principalmente le sue dolonie sacre 39. Raccolse Strabone la notizia, ohe incentivo a queste migrazioni di popolo fossero state le diuturne guerre degli Umbri 4. Ma innanzi di dare origine calla stirpe sannite, da cui derivarono altre genti del medesimo angue, una banda de suoi si mosse su alto dallAp
37

RltOB, HI. p. 122.

38 P lu ta rc h . Rom.-, Clem. Alex. Protrept. p. 443g S trab o t . p. i5 8 .; Sisbsha ap. Nomua xn. 1 8 . E V arbo te, dove tratta degli sciami delle ap i: ut olm crebro Sbini faetica-

veruni, propter muliiiudinem liberorum. D e R, R .

ii.

4o A'oti tnXtiMVTts Xxfii/n ttXriv


v. p.
172.

nf et n ,t O'ufSfixut. S trab .

ao4

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pennino per voto d una sacra primavera, dirigendosi con auspicj divini attraverso quei sommi gioghi in verso il mare superiore. U n picchio, volatile sacro a Mamers ' o Marte, era lor guida ; ma lavvedutezza del vero conduttore s apr il passo a terre pi liete; e quivi la giovent sabina tirando a se gran moltitudine di persone col favor della sua consecrazione, e incor porandosi in qUelle, pervenne da piccoli principj a costituire una nuova e ragguardevole gente, sotto il nomie di Piceni'4. Si pu aver per certo, che questi nuovi coloni: s i. travagliassero gagliardamente dal. canto loro a spazzare la campagna e le piagge intorno, ovunque trovarono Illirici o Liburni: ma come gente alpigiana e grossa, n si curarono della utilit eh nelle m arine, n mai, in alcun tempo appresso, die dero opra alle arti navali. Laddove al contrario per le comodit di un lido di, tanto acconcio ai naviganti per buone stazioni, e. foci di .fiumi, fu la costa del Piceno poco men che un albergo di nazioni. Q u i, in oltre aglillirici, vi si posero gli Umbri: indi v ebber do minio gli Etruschi con floride colonie 4; e finalmente, al tempo di Dionisio il vecchio, i fuggiaschi Siracu sani v edificarono Ancona 43. Niun paese pi vaga
4 i Orti sunt a Sabinis voto vere sacro. Plin. iu. i 3. ; S t r a b o v. p. i 5U. F e s j . v. Picena regio.; S a. vili. 44 I' 44a - Ma il poeta imitatore collusato suo arbitrio guasta tutto, mescolando col mito domestico sabino altri miti del Lazio.

4a Vedi p.
43
S trabo

122 .

123.

y. p. 166.

CAPOK.

io5

mente variato da natura di colli ameni, di valli, e di bassi campi quanto il Piceno, regione abbondantis sima , la quale stavasi compresa nel suo intero tra i monti e il mare Adriatico, per tutto lo spazio che dal fiume Esi corre lungo marina sino al Tronto; e di l , seguitando il lido, pel territorio inchiuso tra quel fiu me ed il Matrino, dove stavano i Pretuzj. Ascoli, posta dentro terra al confluente del Tronto e del Castellano, ed ugualmente munita da natura ed arte, era capo della nazione picena, fra le cui principali citt si vuol contare nominatamente F erm o , che avea suo navale, detto Castello, alla marina 44. E s per la fertilit, come per la comodit de luoghi, divenne all ultimo il Piceno talmente pieno di popolo, che quantunque soggettato a Roma dopo grandi guasti nel 4 8 5 , si mantenne pur sempre la contrada pi numerosa dell Italia media 4*. Bench il territorio dei Pretuzj si trovi geografica mente descritto nel Piceno, col quale confinava a mezzogiorno per mezzo del Tronto, tuttavia formavano essi da per se una societ separata, libera e indipen dente. Plinio distingue in questa regione tre distretti Prettiziano, Palmense, e Adriano, con Interamna, oggi Teramo,' citt principale posta nelle montagne 46. La qualit del paese tutto alpestre, rotto da nmero di
44 45
S tb a b o v. p . 166. ; P u rt. ui. i 3. P lin . 111. i 3.

4 6 P l w . u i. i 3.

*o

CAPO

IX,

impetuosi fiumi e di torrenti ; e forse per natura il pi aspro dell'Abruzzo superiore, poneva i Pretuzj in Condizione assai meno propizia dei Piceni. Non ostante ci per l'opportunit delle spiagge a mare; vedemmo che qui s allogarono in diversi tempi Illiric i, Umbri e Toschi, disputandosi 1 un l altro i vantaggi , che davano loro quelle stazioni e terre ma rine. Ma gli Etruschi principalmente dell1 Adria veneta fondandovi, come puossi presumre, la nuova Adria 47,' vi tennero pi fermo stato, atteso la comodit grande' di poter quivi navigare sicuramente e speditamente per lr altra spiaggia del golfo, trafficandovi o de ri nomati vini pretuziaai 48, o di pi sorta derrate. Rare volte i paesani Pretuzj, poveri e laboriosi montanari, si trovan nominati dagli scrittori antichi, o solo per causa di partecipazione di sinistre sorti con i suoi vi cini; pure, a quel che suona la voce, probabilissima mente pu essere, che il nome stesso dAbruzzi 4g che porta modernamente il paese, derivi da quello stesso desuoi abitatori vetusti. Cos perch i Sabini usavano molto per questi luoghi, dove intorno nacquero, e dalle foci dellAterno per una v ia , detta latinamente Salaria & 0, trasportavano il sale nelle montagne dell in terno , non meno credibile, che vi tenessero sempre la medesima strada calcata dai loro antichi.
47 Vedi p. 122. 48 D io s c o b id . v . 7. 4g I paesani pronunziano Apruzzo, Apruzzi.
So P u r .
xxx i .

7. ; F

est . v .

Salaria via.

CAPO

IX.

*07

Piceni e Pretuzj, spesso invoUi negli stessi fluttuosi movimenti della fortuna, serbarono in ogni et il natal vigore, ed i costumi guerrieri. Si mischiarono spesso nelle inevitabili contese con i vicini: non si tennero fermi durante la guerra di Pirro: e soltanto alla fine di quella poterono esser vinti, e assoggettati alla do minazione romana. Non per s quietamente, che per amor di libert non fossero tra i primi riprendere l armi nella guerra marsica. E questa loro nazionale unione con gli altri popoli sabelli di pi un con trassegno non dubbioso, che durava aneora inalterata per essi laffinit di stirpe e di favella, comune retag gio dei progenitori Osci.

2o8

CAPO X*
Latini e Rutuli. I monumenti pi certi dell antichit sono i fisici. Or quivi intorno al basso paese, che di poi fu detto Lazio, appaiono pi che altrove segni.evidenti di notabili fenomeni a'quali and soggetto il suolo d i Roma nei tempi pi vetusti. Tre differenti formazioni si riconoscono in fatti s nell interno, come nelle vi cinanze dei sette colli: cio sostanze vulcaniche in gran copia: sedimenti dacqae dolci: e residui del1 antico mare bagnante il pi de monti *. Dai colli albani e tuscolani hanno derivato le lave, che in tanta abbondanza si rinvengono a Capo di bove, dov il sepolcro di Cecilia Metella, ed in moltissimi altri luo ghi circostanti: n la quantit immensa delle materie vulcaniche d ogni sorta ammassate per intorno i due laghi di Castel Gandolfo e di Nemi, lascia tampoco dubitare, che ivi presso non esistessero i crateri ar denti , dalle cui bocche uscirono s fatti m inerali, e correnti di lave. Queste d u n q u e c h e si ritrovano da per tutto molto a fondo, han formato la base della campagna di Roma, la quale -non era in origine che un seno di m are, od una grandissima laguna. Perci la terra vi si mantenne lungamente-molto paludosa, e piena di stagni e di marosi. Tal era anche nei tempi
i B r o c c h i,

Dello italo fisico del suolo di Roma.

1820.

C A P O X.

*09

istorici. Straberne* descrive il territorio ardeatino, e l'intera piaggia fra Lavinio e Anzio, cme palustre e morbosa. Pone Virgilio 3 in esistenza, al tempo pre fisso dalla sua epoca, una vasta palude presso di Laurento. gi fino all epoca della fondazione di Roma il Tevere, com n o to , impaludava da pi tanto il selvoso colle Palatino, che i terreni adiacenti d aria infettata 4. La maremma del Lazio stala sempre una terra arenosa, limacciosa e sterile 5 dove non alli gnano altro che piante della numerosa famiglia dei pini. N per certo in istato migliore, n di natura pi benigna, trovarono in pi lontani tempi il paese i suoi primi abitatori. Ma chi furono, o potevano essere, questi primi po polatori del Lazio ? Sicuramente i pi prossimi, o gl incoli stessi delle altezze appennine, che salvi e sicuri per quelle cime se Discesero gi al basso tutte volte che il terreno assodato e fermo permetteva loro di porvi senza temenza il piede. Non altro che una generazione d indigeni montanari poteva cos di passo in passo andar occupando il sottoposto paese, a misura che questo si rendeva abitabile, ed- avanzarsi oltre per le vie che, in certo modo, natura stessa additava.
a

v. p . i 5a .
V ih g h .

disse bene del sito di Roma: salubri tocoftn regione pestilenti. De rep. n. 16.
C ic e ro n e a p . S e r v . 1.

3 4

x . 7 0 9 . ; x n . 745 *

5 Ager macerrimurn liUcrosissimumque. 3.

F a b iu s

M a i.

Am ai.

1.

Tom. I.

14

ai o

CAPO

X.

E tali crediamo si fossero originalmente i Siculi, che le storie ci mostrano come i pi antichi popoli delia contrada, unitamente con gli Aurunci altri montanari, e legittimo ramo degli Oc 6. Per le fatieo?e e dure pene di questi Siculi-Aui onci ha dovuto il Lazio a inano a mano farsi pi salubre, dimestico ed abitato : ina ben si conosce che vi lasciarono senza cura le * spiagge maremmane uel loro stato naturale paludoso e malsano, poich essi presero per se a dimora sol* tanto le sommili! dei colli latini ?. Vivendo essi, al modo degli altri, popoli montani, vita pastorale, si com prende anche pi aperto, cme incalzali e oppressi dalle nuove trib, che dagli Abruzzi .si calarono sino al Tevere, potessero i Siculi abbandonare in moltitu dine il gi occupato paese, trasportando via con esso loro ci*, che unicamente li legava a quel suolo ; vo glio dire famiglia e gregge* S che di luogo in luogo, sempre inseguiti e cacciati da quelli sciami di fuga tri, trapassarono nella meridionale Italia, sola via di scampo che avessero aperta, e di l in Sicilia, nel modo che abbiamo per avanti raccontato 8. I popoli che costrinsero i Siculi alla fuga furono senza dubbio trib dei montanari, che si mossero dalle parti pi centrali deHAppennino. Son chiamali nelle storie U m bri, Opici, Aborigeni: diramazioni uguali d una stessa famiglia originata dal grande stipite ita6 Vedi p. 6 7, 161.
7 D io n y s . 8
i.

16.

Vedi

pag. 69.

CAP

X;

' 311

iaho, (letto degli Osci Gli Umbri s'innohrarono sili presso allArno : all opposto gli Aborigeni, si fer marono ne luoghi intorno al Tevere e vi posero la sede, flfiuna tradizione del tempo antico tien pi fede di vero, che quella raccolta da Varrotie, la qual dalle sommit di Rieti fa discendere gli Aborigeni riel Laifcio molto innanzi a tempi troiani'10. Occuparono essi le terre che ivi tennero i Siculi, e tra quelle Satur nia, castelletto o villaggio iti sul Palatino, che fu dipoi il primo seggio di Roma " . E per l loro mescolanza ed unione Con quella porzione di Siculi, clic non se guitarono i fuggiaschi, e s ancora con Aurunci, venne formarsi un solo e nuovo popolo unito del nome di Latini. Vero che Catone e C. Sempronio dissero gli Aborigeni genti dellAcaja, in quel modo che Dionisio, oppugnando la loro sentenza , gli spacciava di suo talento Arcadi-Euolri n : altri pi tosto Argivi: ma la leggenda greca o troiana sopra la quale tant essi, che numero di altri scrittori s appoggiavano, non era di fatto che una finzione, ancorch ripetuta le mille volte : ri con altra faccia pu oggimai tener posto nelle storie. E quando ancora non dimostrassero i fatti che i Latini prischi s attenevano per origine alla razza degli Osci, lo proverebbe evidentissixnamente il non greco elemeuto della lingua latina.
9 Vedi pag. 164.
10 Aborigines, ex agro Reatino , (fui adpellatur Palatum ibi consederunt. V a u k o l . l . iv . 8 . ; S o l l n . i. 11 Y a r b o L.t. iv . 7 . ; P l i n . ih . 5 . ; F e s t . s. v . ; V i r g i l . viii. 358. 13 D
ionvs . i . i i

aia

C APO

X.

11 nome natale degli Aborigeni, fondatori del po polo, s era perduto *3 j ma speculava, come dicemmo, Sallustio, sopra la formazione dell umana societ, rap presentandoli cos senza leggi e senza freno. Perocch, se bene i pastori Aborigeni fossero di natura uomini duri e agresti, non per questo si debbono'tenere per indisciplinati affatto. Abitavano essi pe1 loro monti in rustiche dimore : lavoravano la terra : avevano religioni, e di pi, dici Varrone, oracoli a Tiora , dove Marte profetizzava per mezzo d un picchio *4 : laonde ia tutto tenpan cos della credulit, e del costume sem plice , ma tem perato, dei montanari. Ogni vetta dei colli, ed ogni altro sito eminente del Lazio, divenne per questi nuovi occupanti un centro di popolazione, ed una specie di forte. N ci avea soltanto per fine la difesa, quanto la salubritii, atteso massimamente la natura de luoghi bassi per ancora paludosi, acquosi e malsani. Di tal modo per l unione di coleste genti, Aborigeni, Siculi, Aurunci, ugualmente nati alla vita faticosa e all armi, nacque la societ dei Casci o pri schi Latini l5_ , altrimenti chiamati indigeni da Vir gilio 16 ; la cui erudizione profonda nelle cose patrie,
13 Vedi pag. 174* 14 Dkwts. 1. 14.; Plu*. X. 18.; Nomus xu. 3.; S t e f h . . AjSopiyTvtf.

15 Quam primum cascei populi genuere Latina. E ra. Frag. p. i 4 Priscis illis, quod Cascos appeliat Ennius. Ciceb. TuscuL x . ia . 16 Prisci. . . . indigenae Latini. Vibgil. v. 5g8. xii. 8 i3 . Indigenas Lalii populos. Lucab. ii. 43%; Prisci Latini propie appel lati sunt j , qui prius quam conderetur Roma fuerunl, P aul, ex
F esto .

CAPO

X.

n 3

tanto altamente e giustamente ammirata dai Romani, dbbe all uopo servire anche a noi di testimonianza e di sussidio. Questo primo aggiunto di Casci, titolo adiettivo della lingua materna degli Osci, che davasi in comune alla nazione del Lazio,) non qualificava per una gente speciale: usavasi soltanto a maggiore illu strazione della stirpe, per rispetto alla grande anti chit del sangue latino f7. Stava in principio la societ dei Latini raccolta nel solo breve spazio di trentacinque miglia da Tivoli sino al mare, e di venti in circa dal Tevere alle falde del monte Albano. Secondo costume ville&co dimora vano essi per casali o villaggi , quivi disposti alle utili fatiche, ma liberi e indipendenti 18 : e questi vil laggi medesimi sortirono, in progresso di tempo, la fortuna di vere e dominanti citt. Per la violenza d una moltitudine di pastori, Preneste fond suo stato *, ed
17 Cascum significai vetus: eius brigo Sabina, quae usque ra dice* in oscar/i linguam egit. V a r r t i . 3 . Questa stessa voce
vive ancona nel vernacolo della Sabina e dellOmbria : e noi pure toscabi diciamo accasciare, accasciato ec. equivalentemente al senso primitivo.
18

Q?v eyt* xatr >>fixs utiva/itieSou euvifiouvtr * va oty Ktrw

<p\u> T irxyfitvx. S trab o v . p . i 58.

19 11 mito di Preneste ( ut Praenesdni sonant libri ) aveva un Ceculo a fondatore, capo di quei feroci : indi trasformato in figlio di Vulcano: hic coUectitiis pastoribus Praenestefundavit. C ato in Originibus, et V arr libro qui inscribitur Marius aut de Fortuna ap. schol. veron. ad V irgil . v il 6 8 1 . E per la chiosa di S ebvio :

hic collecta multitudine, post quam diu latrocinatus est, Praenestinorum civiuttem in montibus condidit.

214

C A . P O

X.

ebbe so Ito sua giurisdizione otto castella soggette *Q , Della cittk loro, potentemente fortificata da natura ed arte si veggono ancora notabilissimi vestigi : n meno ragguardevoli con Ja buona ventura divennero Tivoli il superbo, Tuscolo, Gabio, Arida, Lanuvio e Labico, principali citt. Ma quella che sopra tutte l altre sTin nalz di dominio e d onoranza, molto innanzi al erecimento di Roma, fu Alba. Posta alle radici di Monte Cavo in una lunga e stretta via fra il monte e il Iago aI, dove la rupe tagliata per manual artificio pende a piombo, quasi come un m uro, sino alla superficie del profondo lago, il sito dAlba trovavasi cos il pi forte del Lazio, ed il pi acconcio alle difese : ond che in effetto quel comune, fattosi pi d ogni altro potente, pervenne a tanto d aver titolo e legittima ra gione di capo della compagnia latina, In qual tempo, e come avvenisse 1 unione politica dei popoli latini in trenta cittk, di'cui Alba era la maggiore, sarebbe opra perduta il ricercarlo: meglio sia non saperlo, anzi che allegare da senno sopra questi fatti la leg* genda comune delle presupposte origini troiane, Pure con senza fondamento islorico contavano i Romani dalla fondazione dAlba insino a quella di Roma lun ghissimo spazio, o sia, per approssimazione del vero, trecento anni * ; nel qual torno di tempo par fatto
2 0 LlV . 21
t i.

29.

Albi pone il *Uo dAlba alquanto piti indentro sotto di


xlhj . i . j

Monte Cuccu.
23 Lry. 1. 3 9 ,; J u stm , Vraeii. 1. 273. Questo mimer

CAPO

x;

215

certo, e di pi concordevole alle vicende dei popoli vicini, che il Lazio tenne civile slato, ti i L a tin i, dato mnna 9 bonificare intorno le campagne, s anda vano avanzando fino al mare. Dove a poca distanza posero Lavinio : indi sulla riva stessa Laurenio, cele brala dulie favole come reggia dei re latini. Ma i capi legittimi delle citt latine erano i suoi magistrati : e dessi, secondo gli antichi ordini, portarono sempre nell ufficio supremo autorit e litoio dittatorio a3. Quanto la religione avesse parte nella istituzione della societ latina si manifesta col significato stesso desuoi principali miti. Insegnalori dell* agricoltura , primi legislatori e regi , son Giano e Saturno : Pico, Fauno e Latino, di quella stirpe celeste, venerali ugual mente come numi indigeti ; ausi Latino, per pi ma nifesta allegoria, tenuto egli stesso qual Giove La ziale. Nessun altro legame meglio che il religioso avrebbe avuto forza di mansuefare uomini di tanto feroci, con ridurli a vita regolala. E in falli troviamo che il patto politico c fondamentale dell'unione latina, fino dall origine, si mantenne sempre radicato nella patria religione. Tuscolani, Aricini, Lanuvini, Tiburtini, Ardeati cd altri socj, sacrificavano e parlamenta vano insieme nel sacro bosco e-tempio di Diana in
3oo, cos spesso ripetuto, veniva comunemente adoprato dai no stri autichi per quantit indefinita. Y. sopra p. 78. n. 48: e senza addurne altri esempj li 3oo Fakj. 23 Cicea. pr Milon. 10.; Liv. vi. 26. cf. Marini Fratelli

Arvali p. 221. 258. 4 *7-

ai6

C A P O X.

Arida, gi dedicato dal latino dittatore Egerio tusculano ai Un altro tempio prossimo a Lavinio, e dato in custodia agli Ardeati, serviva ugualmente all adu nanza delle diete latine a5 : pi spesso avevano per luogo di convento il luco di Ferentino *6 , o sia la macchia oggi chiamata di M arino, dove l orror me desimo della boscaglia facea religione. 11 .solenne sa crifizio per le ferie latine sul monte Albano, residenza del nume protettore, e l uguale distribuzione delle carni della gran vittima ai comuni p ar-te o ip a n tie ra stato certamente, un rito pubblico instituito molto prima di Servio Tullio, qual vincolo e simbolo di le gittima confederazione. Ma pi che altro dimostra gi nell et prisca grandissima forza di religione 1 oracolo di Fauno, nume misterioso affatto indigeno del Lazio a7, il quale rispondeva alle genti dal pro fondo della selva Albunea a8. Con tutto questo se la santit del patto afforzava valentemente V unione, po derosamente ancora vegliavano alla sicurezza pubblica i costumi del popolo, forte alla fatica, avvezzo al poco, ed usato a passare ogni et fra la caccia, lara tro e l armi a9.

a 4 C a to Org. n. ap. Priscian. iv. 26 Liv. 1. 27 V a rr

4- p- 629. -

a 5 S trab o v. p. 160. ; Cass. Hemina ap. S aun. 8.


L.t.

5o. vir. i 5 . -, D iobts. passim. vx. 3.; V irgii. vm. 3 i 4- Geogr. 1. 10. 6o 3.

28 VlBGIl. vii. 81. 29 C ato in Orig. et V aer in gente pop. ront. ap. Serv, u .

CAPO

X.

ai7

Non si vuol credere per che la societ latina siasi di tal modo formata senza ostacoli, senza travagli, e senza oppugnazione ostinata de suoi vicini. Nata tra Tarm i crebbe pure di quelle: n poco ebbe a con trastare alla prepotente forza degli Etruschi. Gi di cemmo di sopra come dessi, occupato sino al Tevere il paese che avanti s eran preso gli Um bri, consan guinei de Casci-Latini per comune affinit cogli Osci, si renderono a nuovi loro vicini nem ici, e grande mente infesti, fino a tanto che il fiume non divenne per accordo d ambedue confine fermo 3o. Fidene tut tavia rest colonia de' Vejenti : Crustumeria, qualunque ne fosse l origine, ebbe a un modo attenenza coir Etrn ria, se non ancora il suo nome da quella 3l ; e , come suona la voce, par che di pi l'avesse Tuscolo 3>, malgrado al vanto della' sua fondazione eroica. N Ed era Tuscolo notabil te rra , come mostrano i suoi vestigi : le mura vi son costruite di massi quadrilunghi: aveva due porte: le strade mo)|p strette: e qua e l, accosto a fabbriche rom ane, vi si distinguono pur sempre avanzi di edifizj assai pi vetusti 33. Non
30 Vedi p. n 6 . 3 1 F e s t . v , Crustumeria. 32 F e s t d s v. Tuscos. 33 L architettura negli ornati tiene molto dello stile egizio
(V ed i i monumenti tav. cxx. 3 ) : anche le pitture mostrano altre fogge egiziane. Vi furono trovati vaselli dipinti di poco pregio; ma le fabbriche principali oggid scoperte come il teatro, case, sepolcri ec. sono dellepoca romana. Le iscrizioni latine bens vi

ai 8

C A P O X.

gi noetica in tutto la storia , che il toscano Mese' zio guerreggiasse con corti patti a pr dei Rululi con tro i Latini: pequali il nome terribile del re di Cere fu mai sempre sdegnoso soggetto non che dodio invecchiato, ma di singolare detestazione H. I Sabini stessi, i Volsci, gli Equi , ed altri confinanti, dovet tero pure intromettersi assai ne fatti interiori del La zio: non poche terre gi ne'primi secoli di Roma son perci dette alternatamente ora deSabini e degli Equi, ora de Latini : ma di questi tenebrosi ed incertissimi tempi basti soltanto accennare quel p a co , che meu dubbiamente pu trarsi dalle memorie antiche. In mezzo a questi popoli non pienamente dirozzali s'innalz alla fine una citt, donde usciron l arme che signoreggiarono l ' Italia tutta, e il mondo. Tosto che Roma fu grande le sue vere origini s oscurarono a fronte delle maravigtiose finzioni, che il decoro, come dice Livio, concede a nobilitare i principj delle grandi citt. Ed a misura che la fama s estendeva con la potenza veniano anche in luce le novelle, elio s variamente e poeticamente narravano, come Roma sortisse la prima fortuna. Da ci la divolgala tradi zione di una colonia troiana accolta amichevolmente dagli Aborigeni, e mescolatasi con quelli: l altra leg
gono scritte con ortografia molto an tica: ir. decumus: l. aemulius; altre pi m oderne vi hanno desinenze greche : sipbilos roETES;
TELEM ACHOS.

34 C a to in 1. Orig. ap. Machob. hi. 3 .; Ovid. Fast. iv. 879 sqq.

5.; V a rr ap. P lw . xiv.

CAPO

X.

219

genda che fossero i Latini originati da una mano d quegli Achei, che di ritorno da Troja vennero da fu* ria di vento trasportati alla costa dei Lazio, terra degli Opici, dove le donne troiane prigioniere v incendia-' rono le navi: la navigazione d Evandro co1 suoi Ar cadi : il mito d Ercole : infine altre storie e finzioni collegate massimamente o con 1 epoca pelasga, 0 con la troiana. Non v'ha dubbio alcuno che tutte queste variate leggende, accomodate e formale sopra le tra dizioni greche, non sorgessero in origine dalla fanta sia de Greci, sempre fecondi d'invenzioni, e sempre pronti a rinvenire il proprio sangue, ovuuque fosse per venirne loro gloria e nominanza, E gi si vede che al tempo d Esiodo correva nell Eliade un qualche mito intorno a queste contrade, note a'naviganti, da che egli cantava per figli d Ulisse e di Circe, Latino ed Agrio, dominatori de celebri Tirreni 3S. Ma quando Roma stessa aggrand coll'arm i, ed i Greci stanziali in Italia dal grido del suo nome furono avvertili del potere e del valor di quei barbari, -j pu presumere eh1 eglino, pi che altri Greci alcuni, istudiassero di porre quel popol forte fra le genealogie elleniche, e quindi pubblicassero tutto quel che porgeva di meglio la feconda immaginativa greca. Una cronica di Cuma, citata da Festo M, favoleggiava non poco sopra le origini di Roma: e dappoich sappiamo, mediante
35 Theogon v3 6 F st . v.
i o i i - i 5.

V. sopra p, 101.

Romam.

120

CAPO

X.

Strabone, che i Tarantini, temendo i Sanniti vicini, vokan persuader loro con proficua adulazione eherano entrambi d una medesima stirpe laconia, non fa pi maraviglia, che gli Enbei della Campania 37, od altri Greci italici, s ingegnassero a un modo di ammansare con queste lusingherie l animo dei Romani, che di conquista in conquista andavano pi ogni ora avvici nandosi sotto Tarmi alle loro imbelli colonie. I pros simi Siciliani, come Callia e T i m ^ ^ o n favoleggia vano nulla meno di Roma: ma la piena d 'ogni ma niera di finzioni e di fole deriv dalla larga vena de* litografi alessandrini o di quella scuola. Gi per avanti abbiam manifestato il nostro concetto, che s falle storie di greci e troiani siensi fatte propriamente na zionali nel Lazio non prima che le aquile romane s'inoltrassero nella bassa Italia, donde venne a Roma colla greca letteratura pi di volgalo il grido di colali leggende elleniche 3S. Non erano i Romani un popolo originario al pari degli altri italici, n potevano quindi darsi vanto di grande anzianit, come ne facean pompa e Tivoli 39 e Preneste ed altre citl latine. S che il grosso intelletto dei Romani, mescolanza di genti dogni
37 Quel Diomsto di Calcide citato da Diomsto ( 1. 82 ) ed E cdi Calcide, ugual favolatore delle cose romane avevano per avventura usato essi stessi coi loro connazionali di Cuma, o d 'altra colonia euboica di quel lido. 38 V. pag. 3g. 3g Tiburtes quoque originer multo ante urbem Romani habent. P u s. xvi. 44 fo b io ic e

CAPO

X.

aii

nome, non poteva non accogliere e non. gradire, se badiamo alla natura umana^ incliuevole ad ostenta zione, tante belle favole e novelle, che sublimavano , quanto pu dignit 4 la loro propria stirpe. La leg genda troiana, che meglio si confaceva coll indole di popolo guerriero, vi prese pi d'ogni altra radice. E come prima la casa Giulia tenne il principato , non fu pi lecito dubitare di quell origine divina. Venti anni addietro io dava opera ad impugnare con franca libert le stesse favolose opinioni, esponendo come le prime antichit latine serano convertile in un bel romanzo istorico. Non piadque a tutti che io chia massi favole le favole. Ma i progressi della sana critica, ed il secolo ragionatore, hanno da se operalo con tal forza, che la tradizione greca e troiana, Evandro, U regno Albano, gli Eneadi, ed altre molte novelle ac comodate con colorata cagione a congiungere insieme la fondazione di Roma fatale con la caduta di Troja, non possono altrimenti addursi che per trovati poetici e finzioni. Non i soli Quiriti per si piacquero di trar principio dalla frigia colonia, che dalle rive del Xanto port nella terra Ausonia il destino e la gloria futura di Roma 4: tutta la terra del Lazio fu a un modo tramutata da penne amplificatrici in un paese di finzioni. Le citt e le borgate stesse latine, esaltate
4o
Ruma voce italica antica : il T evere istesso chia mossi, altra
volta Rumon: N dubbiam ente Rumula o Rumulea, citt m ontana del S annio, portava nom e osco o sannite. V arbo ap. Non. u. y56 .; P uh. xv. 1 8 .; Serv, viu.

63. 90.

4 * 2 *

a p o

con vaftilh municipali, si ritrovarono avtr per fonda tore un eroe gfeeo O troiano, e per nume protettore: lina qualche straniera deit. Cos Tuscolo, Tivoli* Preneste, Ardea , non sol vantavano a grande onore tJIisse, Telegono, o il nocchiero del navilio di Evan d ro ; ma possedevano in casa reliquie per autenticare le bugie, Mostravasi a Circeo la tazza Che a ve!va ser vito ad Ulisse 4>: qui presso s additava infra ombrosi mirti la tomba di Elpenot'e 4a : ed a Lavinio serbavano i sacerdoti il corpo insalato della troia cbe fu d au spicio ad nea 4^ : n d altra lega han dovuto esser quei Penali ivi custoditi nel santnario, che fu detto a Timeo esser vere immagini troiane; ma n [ istorico le vide, n poteva divolgarsi mai per mistero di religione quali elle fossero 44. Ad accreditare tuttavia e radicare coleste pompe false molto contribuiva, come suole ne grandi t la ruggine della vanit : n rare erauo le famiglie indigene latine che, al pari della Mamilia tuscolana discesa d1 Ulisse, non innestasse i suoi rami col tronco di alcun altra generazione eroica 45. Non occorre il dire che tali borie signorili
41
42
S tr a b o v. p . i 6 r . S c tla x p.

5 .;

T h e o i 'u r a s t .

Hist. plani,

v.

g.

u. 4- 1 titoli di cotesic vanit municipali si tram andarono ugualmente ai secoli bassi: n arran d o Procopio (iv. 2 2 ) aver veduta incorrotta e sana la nave con la quale E nea
b .b .

43 Vabbo

venne in Italia.

44 Diobys. 1. 67. 45 V edi p. 53.

C A . P O X.

iiaS

si ripetevano ne libri a dispetto del vero, e si eredean con fede dalla plebe riverente, posta dovunque sotto le clientele de syjoi patroni. Pure non manca vano al Lazio, n mai, poterono obliarsi in alcun tempo, le sue proprie deit,, ed i miti nazionali pi confacenti alle forme del primo vivere, come, per tacer d altri, il silvestre Fauno, nume tutelare della cacciagione , de'greggi delle campagne ; Silvano il santo, nulla meno propizio alle opre villesche 5 e Pale, dea lenivolete ai pastori Ma coleste favole di* adorne non pi addicevano al Lazio ingentilito. Laonde ,: cQu*e aU uUirao le voluta religioni tolsero quivi Salto fogge ' pellegrine , ; cos pure i miti ed i nomi antichi perdettero quasi del tutto il primo lor significato. 40. . In un angolo del Lazio presso alla foce del Numicio abitavano i Rutuli ; popolo distinto dai Casci o prischi L atini, ancorch suoi consanguinei 47. E pare che aneli essi ugualmente sattenessero per origine agli antichi Aurunci 48. Furono, secondo la fortuna del secolo, polenti e doviziosi 4 9 : mandarono fuori nelle forme consuete alcuna colonia sacra 50 : ed Ardea,
46 Vedi pi distintamente T . ii. c. xxu. 47 Consanguinei Rutuli. Virgie. xii: 40.
48

Aurunci Rululique scruni, et vomere duros Exercent cotlis, atque horum asperrima pscunt.

V iBGtt. xi. 3 i 8 . ; Idem. vii. 79^. 49 Rutuli gens . . . in ea regione alque in ea aelale divitiis praepollens. Liv. 1. 5 y. 50 S ebv. v i i . 796.

234

CAPO

X.

citt principale 5l, ricinta d'ardue mtra 5, e di pi adorna -di belle pitture avanti che fosse Rma 53, mo stra non ch'altro quanta fosse' la sua forza e ric chezza antica. Questa bens le venne dal commercio marittimo : ed una sua colonh, condotta in Ispagna , vi diede principio con quei di Zante alla celebre citt di Sagonto *4 : prova certissima che i viaggi ed i traffici oltrem arini, che sostener non n possono senza grande energia, e facolt d'industria, gi s estendevano lontano ne'paesi intorno al mediterraneo occidentale. Gli Ardesti infatti d Laurentini, con i prossimi VoUci, si' trovano compresi nel primo trat tato fra Cartagine e Roma con dritto di franchigie ne'm ari di Sardegna, di Sicilia e ddl'Affrica 65. No tabilissimo esempio dell antico gius convenzionale dei popoli m arittim i, stabilito in vigor d accordi e di reciprochi patti, atteso massimamente che ciascun di loro, senza molto rispetto alla libert dell elem ento, teneasi a signore de sudi propri mari. Ed ecco il perch stipularono i Cartaginesi non fosse lecito na vigare pi oltre del promontorio, che alle radici del monte Atlante, detto dai moderni Capo Bon: tanto
5 i A'pxaiorv Apixy. Strabo v . p. i 58. 5a Audacis Ruttili ad m uros: .................
............. et nunc magnum mauct Ardea nomtn: Sed Fortuna fuit. V a c a . vii. 4 9 ' 4 t 3<

53 Piw . xxxv. ia. 54 Liv. xxi. 7.; Siuus 1. 377-379. 11. 6o 3. 55 Polyb. ni. 23.

CAPO

X.

a*5

la punica gelosia stava desia ed avvisata ad impedire, che Roma ed i suoi compagni non ampliassero i traf fichi , n avessero mai piena conoscenza dei fertili paesi dellAffrica. In quell* epoca stessa ritroviamo nella storia la societ dei Rutuli ancor franca e po tente 56. Molto cautamente in vero vuol darsi fede agli annali de primi secoli di Roma; con tutto que sto ella credibilissima cosa, che le ricchezze vabtate di Ardea fossero, come dice Livio, grande incentivo alla rapacit di Tarquinio nell ultimo periodo della monarchia romana.
56 Diohys. v. 6a.

C A P O XI.
E qu i^ E m ir i , V e ls c i e d A u ru n ci.

A pp resso alla Sabina e al Lazio antico dimoravano gli Equi : alquanto pio addentro gli Ernici : sotto di loro i Votaci dalle vette appendine sino alla marina : indi, tra i Volaci e la Campania, in piccolo distretto stavano da per se gii Aurunci. Tutti questi popoli , bench dalla politica romana giuridicamente compresi nel Lazio, non furono tuttavia da prima Latini ma indubitabilmente congiunti fra di lo ro , e parlanti una stessa lingua, discendevano insieme dalla paterna razza degli Osci, i cui fieri e nativi costumi si rinvengono vivi e veri nella loro posterit robusta. Cos gli Equi e gli Ernici prodi s , ma di rozza natura , non avean che vantare se non forza e coraggio. E tanta fu la loro inalterabile costanza nella difesa che, quantunque di poco stato, ben si meritarono il titolo immortale di grandi e feroci a. Addestrati io fanciullezza nellarti di cacciare e saettare non fa maraviglia, che naturati in loro i duri abili di vita campestre e guerriera, dessi andassero sempre armati, o fosser cupidi di pre da , come li ritrasse T epico latino 3. N altri costumi
i S trabo v. p. i58. ; P lw. ni. 5. a Aequorum magnar gentem et ferocem. Cicer. de rep. n. io . 3 Horrida precipue cui gens, assuetaque multo

Venatu nemorum, duris Aequicula glelis.

k P O , XI.

327

son da sperarsi ovunque l aspra natura del m ontanaro, privo di commerci estern i, si piace del rozzo slato. E non di m eno per la grande franchezza lo ro , e per fetta fe d e , in quel modo che gli Equi si mostravano terribili a* nemici , obbedivano pure schiettamente alle santissime leggi del giusto : tanto che nel tem po an tico essi stesdi, pieni di le a lt , erano in concetto di istitutori, o alm eno di fedeli custodi della legge F" ciale 4.

Gli Equi, detti ugualmente Equicoli per usata pro lungazione derivativa di nomi nazionali, tenean, come lutti i vicini montanari, le sue principali dimore sulle cime alpestri meglio difese dalla natura, il che pi maggirmente fortificava nel popolo 1 amor del luogo natio. Presso al gelido e selvoso monte Algido, ov buon pascolo estivo 5, avean Algido, Corbione, e al quanto pi sopra Yitellia, il cui vocabolo, propriamente osco, rammenta il nome che portava fino dall' origine Italia 6. Vicino alle fonti dellAniene, il qual sorge dal monte di Trevi, stava Trebia o Trebula 5, altro nome patrio degli Osci, il cui omonimo si ritrova pi volte nella Sabina, nefllUmbria e nella Cam pania8: iodi;
Armali temuti exemetti, rempertjtte recentit Consertare juvat pm das, et vivere rapto.
Virgil. tu. 746 . 4 Lrv. i. 3a. ; Val. Max. x . 5 Horat. i. od. s i . 6 . ; ni. od. 2 3. g.
6 Vedi pag. 6 i. 7 Trebula poi Trebia, Treba.
8

Trebula Suffna: Trebula Mulusca: Trebia nellUmbria, og-

aa 8

CAPO

XI.

seguitando il corso di quel fiume, sedevano in sull una e laltra costa de' monti Vola, Cliternio, e la fredda Ca;seoli : dove lo statuto 9 vietava il nominare i lupi infesti alle campagne: il che solamente ricordiamo a fine di mostrare quanto ivi intorno, come altrove , luoghi inospiti e selvaggi fosser tolti dalla gagliardia de nostri padri alle fiere, per esservi diboscati, disso dati e coltivati. Mediante 1 unione di queste terre po polose con allre minori si componeva tutto 1 univer sale degli Equi, s formidabili a Roma ne suoi primi secoli. La confederazione degli E rn ici, niente meno te muti e valorosi, comprendeva soltanto le comunit degli Alatrini, Ver ulani, Ferentini ed Anagnini: tutti stanziati non lungi alle sorgenti dellAniene e del Liri in angusto e dirupato territorio, il qual pren deva con voce sabina o inarsa, eh quanto dir osca, il suo nome di petroso dalla natura de luoghi. E l appellativo di Ernici non avea esso stesso altro pro pio significato, che quel di abitatori delle rupi 10. La tradizione riferita da Servio, e probabilmente tolta coin tant altre di buona lega da Catone , portava
gid Trevi: e Trebula sul confine della Campania e del Sannio: in origine capi luoghi duna distinta trib: 0 R SI'd't* in osco; come pi volte nel sasso di Abella. 9 Lex carseolana. Ovid. Fast. iv. 710.

10 Quidam dux magma (cio a dire un Meddix Tuticus) Sa binos de suis locis elicuit, et habilare secum fe d i saxosis in mantibus. Unde dieta sunt Hernica loca, et populi Hernici. S ebv. v ii . 684 - Dicti sunt a saxis , quee Morsi berme dicunt. F e s t . s . v .

C A P O XI.

aag

che gli Ernici, aventi a guida un loro duce , fossero ivi passati dai luoghi dei Sabini : la qual notizia tanto maggiormente importante, in quanto che ne d a conoscere, che gi nella prima incursione degli Osci una mano di quelli che discesero in m<Jtitudine dall alta Sabina t si collocarono in tra questi monti ine spugnabili, e vi presero il nome d'E rnici e d Equi: laddove altri, detti genericamente Aborigeni, s' avanza rono fino al Tevere j ed una parte di 'questi occup anche il basso paese dei Volsci, secondo che narrava Catone Per natura guerriera eran gli Ernici quanto gli Equi precipitosi, e feritori gagliardi con armi da tiro. Ma non pu udirsi senza sorridere quel che di ceva inconsideratamente P amico d Ovidio 14 ; esser gli Ernici intitolali da un Eroico, ed Etoli pelasghi, a ca gione che entrambi usavano tenere in battaglia nudo il pi sinistro, e- Taltro ricoperto d un calzare l3. Pure di tal m odo, e spessissimo, s andavano travi sando nel bel secolo dagli eruditi le antichit italiane. Dove che si pu francamente asserire, che n Pela g h i , n Greci di qualunque nom e , non ebbero mai
11 Agrum quem Volsci habuerunt campestri*, plerus Aborigiimm fuit. C ato a p . P bisciaw. v . p . 6 6 8 . ed. P utsch . 12 Igib. ap. Macbob. Satur. V. 18. 13 . . . . vestigio nuda sinistri Jnstituere pedis; crudus tegit altera pero. ViRGa. v i i . 689. Il pero una specie di calzare
rustico fermato alla gamba con coreggiuoli, ed usato ancora og gigiorno dai montanari di questi luoghi.

i3 a

CAPO

XI,

dimore, u tampoco frequentazioni in queste parti interne. Anagni chiamata ricca da Virgilio I4, e da Strabone illustre ,5, sarebbe .tata, secondo un antico interprete virgiliano lg, colonia de Marsi, o almeno d un popolo congiunto di quelli, come son tutti i Saltelli original mente Osci, Posta nel territorio pi fertile irrigalo dallAmaseno s adunavano in essa i parlamenti nazio nali *7 ; e quando Frontone la vide al tempo di M. Au relio le rimanevano tuttavia non pochi ragguardevoli monumenti di sua fortuna. T em pli, delubri, cose sanie in quantit: libri lintei, riti divini, e cereinonie ve tuste l8. N Anagni era la sola, che serbasse iu casa s fatte memorie dello splendore antico, La patria di Cicerone, ne prossimi Volsci , custodiva ugualmente molte vesgie delle sue nobili antichit *9. Ed aUret14

vii.

684.

s c h o l . v e r . v i i . 684. a d d . I u v e s . sai. x i v . 180. Q piterij Marsus dicehat, et Hernicus o(im. 17 Liv. n . 42. 18 Deinde id appiditm antiqum wdirnus, minululum quidemj sed A srE B , i n

5 16
1

v. p.

164.

mitlCas res in se antiquas habet, ades sanclasque aerirnonias supra iodutu Nullus angulus fu it ubi delubrum autfanum, aut templuni non sii. Prieterea mulli libri linlei, quod ad sacra (tdtinet. Deinde in porta y c(tm eximus, ibi scriptum erat bifariam sic f l a m b i * , s u m e . s a m e n t v m . Rogavi aliquem ex popularbus, quid illud ver-> bum esset. A it , lingua hernica pflliculam de hostia, quam in api-, ceni suutnjlamen cum in urbem hUroeat imponif. FEotrro <td M. Aurei, imp. epist. p . i o o ,
19 Hinc enim orti stirpe antiquissima, hic sacra, hic gens, hic maio.rum multa vestigi#. C icer. dp heg. j(. 1.

CA PO

XI.

a3i

Unte al meno dovean possederne le ciU italiche, dove i Romani mandarono a raccorre documenti della prisca religione, onde riparare alla perdita di quelli che furono arsi nell1 incendio del Campidoglio dopo la guerra marsica 80. Le mura bens ancor sussistenti di Anagoi, dAlatri e di Ferentino, fabbricate d ano stesso sistema con grosse pietre tagliate a poligoni di pi lati at, dimostrano per altro la forza loro : e fan vero testimonio che cos fatta maniera di costru zione, se non tanto antica quanto si presume, ra per lo meno propria delle genti di questi luoghi, ed u$ata al pari comunemente dai Volspi e Marsi confinanti **. Il nome nazionale dei Volaci ha dovuto essere Vulci o Vulsci *. Gente copiosa, valente, d 11 armi nata, si trovano essi nelle storie possessori d un paese di molta estensione e fertilit, il qual non solo com prende la catena inferiore de' monti appennini, chia mati oggid Monti Lpne , ma occupa di pi tutta la bassa contrada di maremma, incominoiando dal porto dAnzio infino a Terracina. Abbiamo toccato di sopra coll autorit di Catone , che quivi pure disce sero, come nel L azio, gli Aborigeni, e vi tennero il
20 V a rr ap. D iorrs. iv. 4 - 6 2 .; T a c it. vi. 12.

21 Vedine i disegni dell' opera pittorica di Marianpa Digpigi :

Viaggi in alcune citt del Lazio.


22 Vedi p. ig 5.
a 3 Vusculus perdidit Anxyr. Etw. ap. F b st. v. Artxur. Perpetua

propriet di queste lingue si era ladoperare l U vocale a cam bio dellO che non avevano.

a3a

CAPO

XI.

piano : mentrech i pi potenti di loro tolsero per se i luoghi montuosi e fo rti, dove nacque e venne su la nazione intitolatasi dei Volsci. Per questi monti dimoravano essi allora quando gli Etruschi nella pie nezza della fortuna invasero le piagge m arine, e di qui s' avanzarono oltre il fiume Liri nella Campania: ma non s arrischiaron per di combattere il forte della nazione : costeggiarono al contrario i monti Volsci} op pugnarono e soggettarono i soli Aborigeni pianigiani, che dovean essere la pi debole trib, se non anche soggetti eglino stessi a Volsci della montagna, i quali recuperarono dipoi sopra gli Etruschi conquistatori il basso paese, che avean lungo tempo tenuto con im perio *4. Come prima i Volsci vengono in iscena gi si veggono prendere l attitudine ferma d una delle pi forti nazioni dell Italia, destinata dalla sorte, dice Livio, ad esercitare quasi in eterno la prodezza di Roma5. Ed in qualunque et furono essi ugualmente vicini intolleraiili pe suoi conterminali Marsi e San niti a cagione di confini. La perpetua unione de Vol sci con gli Equi, nelle interminabili loro guerre con* tro Roma, inoltre un fortissimo indizio dell affinit o parentela della gente: certo la lingua stessa dei Volsci non era di sua natura altro che un dialetto foli1 osca ,6. Titolo oaqo portava nell ufficio il su
*4 Vedi
a5

! 16.

Volscos veliti sorte quaedatn prape in aetemum exercenda Pernotta militi dato*, v r. a i .
a6

Ospe et Vofsce fabufaniur,

T itih .

ap.

F e s t . s.

y.

CA . P O XI.

233

premo magistrato a7 : cos in tutte cose appariscono ne Volsci costumi, riti, e religioni conformi a quelle degli altri popoli originari della contrada. L 'alto paese dei Volsci conteneva il nerbo della unione potentissima d uomini fautori della repubblica, infino a tanto che l universal moltitudine crebbe li bera in quel paese fedele a suoi, semplice ed ope roso a8. La loro lega si componeva di molte citta maggiori, fra le quali Velletri, detta dai paesani V elestrum *9 : indi Gora, Norba e Segni, delle cui fortis sime mura durano ancora considerabili avanzi 3 .- la volsca Sulmona, o v ' oggid Sermoneta ; e in sul giogo de monti Sezze e Priverno 3l: Fronteggiavano i Latini, al par che gli Equi e gli Ernici, Coriole, Verrugine 3a, Ecetra e Frosinone la guerriera. In sul Liri sedeva Sora e Fregelle, la qual reggeva altri po poli sotto sua custodia 33 : ed alla sinistra di quel
3 7 medix. tvticv: come nella lamina Borgiana. 38 Tota denitjue nostra illa aspera et. montuosa, et .fidtlis , et

simplex, et fautrix suorum regio.

C ice r.

pr Cn. Piando,

g.

29 Vedi la lamina voI$ca soprammentovata scritta alla latina30 Vedi i monumenti tav. xui.; P ir a s e s i Antich. di Cora p. 3. e le tav. 1 . n. m. degli Annali di corris. archeologica per fanno 1829. 3 1 Sulla topografia e le altezze principali de monti volsci vedi
D e P b o ry ,

descript, hydr. et hist.' des Marais Pontins.

N o rb a o

Norma ha 43 ( metri sopra il livello del mare : Cori 43o ec. idem p. 124. 32 Verrugo: verruca: appellativo (o sc o ? ) denotante siti aspri C forti. C a t o in orig. ap. G eil . di. 7.; Non. 11. 909. 33 Strabo v . p. 164.

a34

CAPO

fiume inverso Campania e Sannio avean pure i Volsci le citt notabili dAquino, Arpino, la potente Alma, e Cassino, che prendeva il suo titolo di vetu sta da un vocabolo noto degli Osci 34. Occuparono i Volsci, come sembra, questa parte di fertile contado intorno al Liri per ragion di conquista: quel di Fregelle era stato dei prossimi Sidicini, prima che in loro dominio 38 : ed il patto sacro, che i Fregellani si facean coscienza d osservare lealmente verso quelli, anche al tempo in cui il lor cmune era ridotto ai niente, prova alla volta ed il modo consueto di con cordia fra popolo e popolo, e la forza fermamente permanevole di religione 36. AH opposto Cassino pi prossima al monte Massico fu tolta dai Sanniti a Vol sci 37 : poi da loro stessi recuperata : e sebben taccia la storia si pu aver per certo, che da questa parte mai non cessarono offese e danni tra i feroci vicini confinanti. Di tuli altra natura il basso paese dei Volsci, dove in giacente piano sta situata la maremma Pontina, che dopo tanti secoli, e tanti sforzi, non ha potuto mutar finora lo squallido aspetto d una malsana palude 3a.
V a b b o l .l . vi.

34 Cornar: iter ostentiti, quod oppidum vocatur Cassinum. 3. ; F e s t u s , De Ferb. sign. 35 Sidicinorum it ager inde Volscorum fueral. Liv. v h i . 13. E d ecco perch dicevasi Fiegei] e degli Osci, "n rb /t'tv pxaw tv OmxZv. S teph . v. tpsyfX X a.
36
37
S t r a b o v . p.

164V a b b o l .l . vi.

Hoc eniai a Sabinis orti Sanates lenuriuit.


D e P r o s y , o p . c ita ta .

3.

38 V.

C A P O

XI.

a35

Gli Etruschi han dovuto trovare questi luoghi slessi pi maggiormente paludosi e pestilenti a cagione dell aria infettata ; e quantunque ne manchino i docu menti si pu ragionevolmente pensare, che opera loro fosse il primo ed efficace bonificamento della contrada. Uguali lavori idraulici avean fatto gli Etruschi alle paludi Atriane nell Italia superiore, gi prima che oc cupassero questo lembo dei Volsci % : e certamente tutta la spiaggia tra Anzio e Circeo,'la qual si nomi nava tirrenica, senza grandi e perseveranti fatiche dei paesani non sarebbesi mai ridotta in tal floridezza, che sopra d essa potessero aliarsi una volta, come si tiene per cosa indubitata, ventitr grosse terre 4. Fra que ste Suessa, cognominata dal suo territorio Pomezia 4>, si ritrovava poteute e ricca innanzi che Roma s in grandisse; ma d assai maggiori per istato erano Au/.io e Terracina , detta Anxur in lingua voljca 4 ambo citt prossime al mare, e comunicanti con quello per mezzo d un porto, cbe serviva in oltre a ciascuna d arsenale e di piazza di mercato 43, Sul lido stesso pon molto lungi dall antica foce dell Uffente, detto
3g V. sopra p. m ,

4o Accessit Italiae aliud miraculum a Cireeit Palus Pomptna


est, quem locum x x m urbium fuisse M u tis u s ter Consul prodidii.
P i i , ih . 5 .

Pomtia: da cui Pometia, Pometinus, Pomptinusj e p er eu<bnia Ponlia, Pontinus, 4a Anxur, efuae nume Tarracinae. . . . oppidum vetere fortuna oputentum. V a leu. A htias dp> Lav. nr. 3 9 -; P u h . i i l 5.
4 3 D q h v s . IX- 5 6 .

4t

3 36

CAPO

XI.

innanzi Clanis con appellativo dei Toschi 44, sporge in mare il capo o promontorio Circello alto 5a^ me* tri sul livello dell acque: altra volta isola, secondo che si vede fisicamente con certezza indubitabile j e ben lo credeva Varrone 45, e Plinio stesso 46 per au torit di Teofrasto 47. Ivi sul monte sorgeva la citt di Circeo, dove si veggono ancora le sue rovine. Gli Etruschi avveduti possessori di queste piagge s acconce a navigare nel basso T irreno, v introdussero di buon ora l arti marinaresche, che indi appresso di vennero una professione speciale dei paesani Volsci della regione marittima. L unanime opinione de Greci antichi che l isola dA ea, mentovata da Omero 48, fosse Circeo nella Tirrenia 4 9 ; il mito stesso della magica Circe quivi trasferito, e gli onori divini che le porgevano i Volsci 50 ; son manifesti contrassegni, che i navigatori ebbero molto per tempo notizia di questi luoghi littorali. I Volsci datisi una volta nella marineria, si fecero anch essi franchi e valenti al pari degli Etruschi: n men di loro, per uso di corseg giare con legni armati ebber nome infamato di pi

44 Ufentem jluviimi ( quod etiam Clanarius est ) cuus terrai vicinas Thusci aliquando lamerata. C a to ap. S eb v . x i. 3 i 6.
45 Ap. S ebv. ni. 386.; vin. io. 46 111. 5 . 47 Hisl. plani, v. 9. 48 Odyts. x. i 35 .
49 Circes dornus aliquando. M e la , 11. 450 C icbb. de Nat. Deor. 111. 19.

Vedi sopra p. 116.

CAPO

XI.

a3 7

rati 5l. Quanta si fosse per 1 importanza delle navigaziooi deVolsci sul Tirreno si conosce apertamente dai notabili avanzi dell antico porto dAnzio, e di quel di Terracina, il cui perimetro ha 1 1 6 0 metri, costruito di tal modo che potesse comodamente contenere un naviglio numeroso: ed in fatti i Volsci ben forniti di legni e di galere, e padroni a' un modo dell isola po polosa di Ponza, situata di rim petto, e lupgi non pi che poche miglia dal capo Circello 5*, tenevano come signori del propio mare infestata la costa con frequenti scorrerie sin oltre al Faro siciliano: e per costume antico durarono s lungo tempo in queste temerarie corse piratiche, che ne fece querela ai Romani in pr dei Tarantini Alessandro Molosso circa all anno 4 2 0 53. Nel qual torno di tempo vinti gl) Anziali, tolsero, loro i Romani una parte delle navi rostrate: laltra fu arsa 54. Ma fssero pure gli Anziati per abiti di vita marinesca audacissimi corsali, sar sempre vero, che alle navigazioni de suoi dovettero Anzio stesso } Circeo e Terracina, la loro vantata opulenza 55. Queste naviga zioni prospere ed i commerci floridi ancora al tcmp del gi mentovato trattato fra Cartagine e Roma, dove le tre anzidetto citt son comprese, introdussero cer51 53
D io k y s. t u . ix.

3j.

ix .

56.

; S t r a b o v . p . 160.

5 a Lrv. 54 Liv.

18.
1 a - 1 5.

S t r a b o t . p . 160.
v iii .

55 Lnr.

u.

63. iv. 5g. ;

S tra b o

I. c.

*38

CAPO

XI.

tamenle ne1 Volsci marittimi l uso d arti e di comodi sconosciuti o non curati dai rozzi montani : n perci adduce maraviglia, che in casa loro fossero anche coltivate alcune nobili arti, come la plastice, di che ne fanno fede i notissimi bassi rilievi di terra istoriati e dipinti trovati nelle vicinanze di Velletri : dove son figurate corse di cavalli, bighe y ed altre molte cose pertinenti al costume antico M. Sappiamo di pi che nn Turiano da Fregelle form la statua di Giove Ca pitolino, e condusse in Roma altre opere di sua mano 6 7. Per modo che, lungo tempo innanzi 1 et del primo Tarquinio, ben dovean i Volsci coll acquistate indo* strie usare in ptria e godersi i beni che deridano da queste arti civili. N fu di poco momento lesempio che davano loro gli Etruschi. La prosperit grande, e la ricchezza deVolsci (ino dai primi secoli di Roma, non solo accertata da tutti gli scrittori che han parlato di loro nelle storie, ma pi ancora dalla miserabil ricordanza del fatto dichiarato da Plinio: che di cinqnantacinque luoghi di popoli per lui nominati, altre volte fiorenti nel Lazio antico, non vera pi al suo tempo vestigio alcuno Una buona parte di queste citt era dei Volsci': e qualor si pensa che per s atroce abuso di forza Roma struggeva con le gnti agricoltura, arti, navigazioni, e progresso morale, non
56 V.
ta v .
m i.
x x xt.

B ecch etti ,

Bassi rilievi Volsci,


12.
P li. in .

ed

i nostri monumenti

57 V a r r ap. Plin.

58 Interiere sine vestigiis,

5.

CAPO

XI.

a3g

parr di certo esageralo il *patetico lamento di Li vio 59 ; che ove ne Volaci prosperavano felicemente moltitudine d uomini liberi, pi non si vedessero a suoi giorni altro che schiavi. In piccolo e montuoso territorio tra i Volsci e la Campania risedevano gli Aurunci, chebbero in sorte di salvare il nome nativo deir antica schiatta. Atte nenti per origine al gran tronco degli Osci, tanto si gnificava dire Aurunci, quanto Opici e Osci; od Au soni alla maniera greca 60 : oncF fuor di dubbio, che in quest angolo stess fra i monti e il mar s annid fin da remotissimi tem pi, e vi si tenne sicura, una qualche ferocissima trib degli Osci primitivi 6t. Se mai vero che Omero, come si vuole_, ponesse nelle loro sedi i fieri pasti dei Lestrigoni 6a, una s fatta incredibile tradizione dotea venire ai Greci dalle mo struose narrazioni de navigatori che frequentavano in quelle marine, e trovarsi fondata nell asprezza di na tura degli abitatori : bench sien dessi ritratti ancora dal poeta dimoranti in sua citt con pastori stipen diali, e facenti uso di carri : costumi difformi tra se, e affatto incompatibili di Civilt mista con troppa barbarie. Tuttavolta nel concetto degli antichi conti nuava la fama della indomabil'fierezza degli Aurunci:

5g 60 61

vl

la . 5.

Vedi p . 161.

Ultra Circeios, Osci, Ansane*. Puh. hi.

6 a Odyss. x. 8 9 -1 34*

*4a

C A P O XI.

e dove Livio 63 e Dionisio 64 mostrano a un modo gli Aurunci di alta statura, terrbili nell aspetto, pre cipitosi e minacciosi a tal segno, che nella forma del corpo vie pi scoprivano il vigor dell animo, si vede manifesto, che ambedue gli storici delinearono senza pi quel feroce ritratto della gente, tal quale l adom brava alcun scrittore pi vetusto. Aurunca, poi detta Sessa, citt principale , stava situata dentro terra in sito alpestre 65, che ritiene ancora il nome di monte Attronco. Uno stesso omo nimo in tre citt di popoli l uno all' altro confinanti, Volsci Aurunci e Campani, non leggiera conferma della identit della lingua e della gente ^ In fatti Sessa, non meno che Vescia e M inturna, serbavano tutt ora nell' et romana il puro sangue degli Osci 6 7 , di cui sussisteva un altro ramo in Caleno 68. Fondi, nel cui palustre territorio si raccoglieva il generoso ottimo vino Cecubo 69, sovrastava al lago di questo nome dove sono isolette galleggianti 7 ; ma le citt poste sulla spiaggia a mare, che ha poco pi di trenta quattro miglia furono anche le pi celebrate .degli Aurunci : cio Amucla, Gaeta e Formia. Non v ha
63 ii. 26. 64 vi. Z i. 65 Dov Rocca Monftna.

66 Suessa-Pometia: Suessa-Aurunca : Sucssula.


67 68 69 70 Livio ix . 2 5 , dice Ausoni alla greca. L it. viii. 16. S tbabo v. p. 160.; Pira. xtv. 6. Puh. 11. g 5.

C A P O

XI.

a4i

fola di romanzo che non spacciassero i Greci intorno a questi luoghi, s prossimi alta Campania, dove di gran tempo avean sede. Per le loro narrazioni erano citt greche fondate dai Laconi o nel tempo eroico, o in quel di Licurgo : avean tolto il nome dalla balia d Enea o di Creusa : in fine col solito corredo di etimologie sognale teneano altri titoli e origini su perbe 71. Queste cose le dicevano i Greei ; le crede vano i grammatici ; e le ripete in parte anche il savio Strabone: ma egli troppo lagrimevole abuso di tempo il trattenersi in confutare siffatte finzioni di ro manzieri, privi ugualmente e di vaghezza e di senno. Domati gli Aurunci vennero anch essi, ultimi di tutti, compresi dai Romani nel Lazio legale e politico, che di tal modo s estese dai contorni del Tevere insino al placido Liri 7a ; il qual sorgendo dall alto Appen nino scorreva pel paese dei Volsci nutrito d altre ac que nel suo corso ; passava per mezzo a Minturna 3 e traversando il sacro bosco di Marica e la prossima palude gettavasi con larga foce in mare. La stessa Marica dea indigena e locale di Minturna 73 ; Giove fanciullo, cgnoininato dal luogo sotto sua tutela Anxurus 74 - Feronia similmente indigena 75, e al pari
71 S erv . x . 564v ii. i . j

P ii , n i.

5 .,

v m . 29.; S oli. 8 .; F

estu *

-v. Formae.
72 Pil anticam ente Clanit com e lM e n te . S trabo P u r . i h . 5. 73 S trab o 74 S erv.
v.

v.

p. 160.;

p. 161. 799. p. 156. Allopposto i favolatori che seguiva Dio-

v iii. v.

75

S trabo

Tom. I .

16

a4a

CAPO

XI.

venerata dagli E truschi, L atini, Sabini e V olsci, fan palese per questi luoghi la conformit di religioni na zionali e di miti j anzi la fratellanza dei popoli : il che vuol aversi pjer validissimo argomento non pure di attenenza scambievole, ma di somigliante istitu zione.
nlsio (u. 4 9 ) riferfrano inattamente il suo nome al laeonio Pha-

rae.

CAPO XII*
V estirti, M arrucini, P elign i e M assi

N e lla regione pi centrate e la pi elevata degli Ap* pennini, o sia nelle due provincie modernamente chia* mate Abruzzo superiore ed inferiore, abitavano insieme Vesti n i, Marrucini, Peligni e Marsi. Surge quivi sopra d un alta giogaia monte Corno, cognominato il gran Sasso d Ita lia , il cui estremo vertice formato da pie* col piano inclinato s innalza 9 5 7 7 piedi sopra il livello del mare *: gli stanno attorno i ttionti Sibilla , VeU. lino e Majella, le maggiori altezze dell1Appennino dopo il gran Sasso, dalle cui cime veggonsi ugual mente i due mari che bagnano Italia, e le sponde della Dalmazia Sommit gelate *, balze alpestri, inac cessibili rocce y scoscese dirupi, orride voragini 3, aspre selve e torrenti impetuosi, son quivi presso che da
t Secondo le osset-V. barometriche fatte da Orazio Deifico toel 1796: altri, ha trovato 8934 piedi. Vedi Zach, corresp. Ostro hom. p. 357. an. 1819. Il recente ailtt-e dJun sistema alpino fon* lam entale segna $902 metri di altezza. BrguibhEj Orographie de Europi p. 266 Paris i 83o. z Bench la vetta dei monti sopramiDentovai oltrepassi la lined delle nevi permanenti nelle Alpi) ed anche nei Pirenei, pufei quivi in Italia, sotto 1 1 420 grado di latitudine > tale altezzd non basta a mantenervi le nevi oltre il mese di Aprile. 3 Inferno di S. Colombad chiamasi dai paesani la pii vasta * profondai

a 44

C AP O

XII.

per tutto naturalmente od una difficolt da vincere, o uh indispensabile ostacolo. N per verit in nessunaltra parte d Italia l influsso delle cause fisiche si fatto pi potentemente sentire, che negli antichi abi tatori di questi luoghi. La forma delle cose materiali, che pi da presso stanno intorno all* uomo, influisce ancora meglio del clima nelle facolt morali per la continovata forza d1 incessanti sensazioni. E s tanto gagliardamente operavai in sulla natura agreste dei paesani, che in ogni et son dessi preconizzati tra le genti pi valorose e forti delle nostre guerriere provincie. Come il grado e la dignit pubblica non si misturavano in allora coir ampiezza del dom inio, ma coll incommutabile dritto dello stato franco, cos cia scuno di quei popoli pot illustrarsi per sue virt , al pari de pi valenti difensori della libert italica. Mancata per noi l arte di muovere , e di stimolar tutti a utilit della patria, ci marivigliauio oggid cbe una piccola nazione potesse comparir grande, e farsi celebre nelle storie: ma perch il premio dei p erico li, e la partecipazione dei benefzj erano a un modo comu ni , tutti gl Italiani ugualmente pieni d affezione cit tadina , ed incitati da quella a generoso eroismo, attendevano a difendere nella sola franchezza il mas simo dei beni. Nell istesso modo le invitte g en ti, di cui ora ragioniamo, ripararono ampiamente con la virt dell animo alla scarsit del numero, e conse guirono la fama singolare di popoli fortissimi.

CAPO

XII.

a45.

In questa contrada s acconcia alla vita pastorale, ed a malgrado dell asprezza de luoghi ancor fioritis sima di popolo, crebbero i primitivi montanari, la cui progenie sotto il nome di Osci, Umbri , Sabini ed Aborigeni, si rinviene in una grandissima parte dellItalia. Sforzati prima nelle lor dimore dagli Illi rici ed altri stranieri, nel modo che -abbiamo narrato, di qua si mossero quelle bande che per vie diverse penetrarono in parte nell interno della Sabina, ed in parte s avanzarono sin oltre il Tevere mutando sede 4. ^Non per tanto la forza non diede solo prin cipio al loro stato : perciocch, siccome avvenne a coloro che fondarono la nazione sabina, cos gli altri, ugualmente consacrati al Dio protettore, dovettero al pari o per suo proprio valore, o per forza di reli gione comune, unirsi e mischiarsi coll altre genti, sicch potessero formare insieme altrettanti popoli no velli. Moltissimo poteva, nella loro istituzione anche laccortezza, il senno, e la virt de propri duci, se medesimi auguri e guerrieri. Onde cosa certissima, che questi popoli di nuovo nome originati d) una sola progenie riconobbero, e in ogni tempo coltivarono fra di loro per vicendevoli legami la stretta consanguinit e parentela. Allenenti massimamente ai Sabini e agli Ernici furono i Marsi 5: congiunti con questi dice Catone 6 i Marrucini: Ovidio, nato peligno, clxia 4 Vedi p. 174. sqq. 5 Vedi p. 228. n 10.
6 A p . PBISCIAB. i x

*4^

C A P O XII.

ina i Sabini avi suoi 7 : n meno affini di tutti loro per parentado erano i Vestirvi 8. Posti come in mezzo tra i Sabini ed i Sanniti, e tutti unitamente parlanti lingua osca, basterebbe questo solo, in difetto d altre prove, a dimostrare una origine comune : ma lo per suade anche pi maggiormente la durante lega de* Marsi, V estini, Marrucini e Peligni in nna sola confederazione, la qual di pooo oedeva per militare virt a quella dei Sanniti 9, Bench sia impossibile l assegnare con precisione a ciascun popolo i termini del suo propio territorio, pure si vede chiaramente che il corso de'fiumi e la naturale disposizione delle valli, posero i lor rispet tivi confini. In primo luogo i V estini, collocati distin tamente fra i due fiumi Malrino e A terno, dalle som mit del monte Corno giungevano insino al maro Adriatico e tenean Pinna nell interno citt forte e capo di quel popolo. Di Gutilia e Cingilia, terre loro, non conoschiarao se non il nome solo in Livio Bens Amiterno, le cui rovine son presso d Aquila, ha dovuto essere pi anticamente de Vestini, anzich dei Sabini: tanto poco ambedue i popoli, per la grande vicinanza, son l uno dall altro distinti ne loro
7 E t tibi eum proavi, mks Peligne, Sabirs conventi. Fasi*
m . g 5.

8 E n n ii fragm, p . i 5o .j J u v e n i, x v , i 8 o m 8 u
9 Liv,
viii,

29.

10 Civita di Penne, 11 via. 39.

CAPO

XII.

a4 7

termini. LA terno , il qual bagna le rovina dAmiterno, e ingrossato di molte acque si getta io mare per Iella largo e profondo col nome di Pescara, poneva da que sto lato il fine tra L Vestini e Marrucini, che avean Tiati per citt capitale della unione *. Aterno terra marina posta in sulla ripa de' Marrucini, dov Pescara, serviva di comun navale e di luogo di mercato ai Marrucini stessi, ed ai Vestini e Peligni *3, che quan tunque maggiori d ambedue non avean lido. Ma, pi internati nel centrale Appennino, la societ loro si componeva delle popolazioni situate intorno monte Majella, e divise dal Sannio per mezzo del fiume Sangro, che con lungo e rapido corso mette foce in mare nel paese gi dei Frentani. La provincia peligna si trova cos naturalmente divisa in tre distinte regioni ; una formata da capace valle con la pianura adiacente, che oggi si chiama di cinque m iglia , dove appresso giaceva la patria d Ovidio, e CorGnio metropoli de Peligni: le altre due esposte a tutto il rigore d un gelido clima *4, e soltanto acconce a buoni pascoli , vi raccoglievano nella state le greggi appule l5. Bench non mancassero quivi n pure colti cam pi, ovunque 1 * irrigazione era bastevole a fecondarli. Cos la vite cresceva ancora presso la frigida acquosa ed umida
i i Chieti. S tra b o t . p. 167.; P u h . m. 12. i 3 S tra b o 1. c. , 4 Peligna frigora: Marsae nivet et frigopa: erano m odi pro verbiali. O ggi si dice: freddo dAbriazo. i 5 Vabro k. r. 11. 1.

a48

CAPO

XII.

Sulmona ,G . Super Equum altra citt de Peligni , non sappiamo se fosse ne1 monti o nel piano : per il suo nome o s c o c e r to segnale dell origine e della lin gua , si ritrova omonimo in quel di Equus tuticus nel Sannio. Tutti questi popoli compresovi i Marsi, s gagliardamente difesi dalle fortezze deluoghi alpini, abitavano secondo il costume de padri per casali e villaggi 18 : citt murale ebbevi le sole capitali centro della forza: e per l entro i suoi monti s adoperava ciascuno pieu di vigoria o nella pastorizia , od in altre industrie rurali. I pastori vesti ni manipolavano cacio lodatissimo *9 : raccoglievano i Peligni ottima cera ao 5 nelle terre loro arenose e solute semenlavapo in oltre lino di molto pregio ai. Ed eransi queste parte delle cose che solean dessi mercare e cambiare nel porto comune dAterno. I Marsi bens sovrastavano a loro socj tanto per mag gioranza di popolo, quanto per ampiezza di territorio. Stavan essi come nel centro intorno allo spazioso e limpido lago Fucino, o di Celano, che ba Irentasei miglia di circuito, e in sulla cui sponda orientale sono ancor visibili le vesligia di Marruvio, capo dell intera nazione marsica aa. Alba siede sulla vetla d' una col16 P u , xvii. 2 6 .; O
vid .

Trist. 9.

17 F r o h t i w . de limit. Superecjuanos chiama Ptm io il popolo. 18 K.tt)(ui)3i' ijurtiv. S t b a b o v . p. 167.; F e s t . v . vici. 19 Caseus veslinus. Plti. i. t\i. ; M autial. xiv. ep. 3 i. 30 Piitr. xi. 14. 21 P ira.
xix .

1.
v.

22 Marruuiu? S trabo

p. 166.; P u s . xn. 3 .

CAPO

XII.

a4g

lina isolata distante due miglia dal lag o, e atteso la forte situazione passava per una rocca inespugnabile dei Marsi aS, nella cui confederazione si numeravano an che le comunit degli Ansantini, Antinati e Lucensi *4. Non pu dirsi dove fossero P listia, Fresilia, e Milonia , ancorch pi volte nominate da Livio *5 : sorte comune a moltissime terre disfatte con pari iniquit dalla ferocia romana. Ma non gi i poderosi Marsi con i loro socj Vestini, Marrucini e Peligni *6, cede remo senza grandi contrasti alla fortuna di Roma. 11 loro valore in guerra, specialmente come spediti e possenti sagitlarj era s manifesto a tu tti, che ne venne in proverbio non potersi trionfare dei Marsi y n senza i Marsi a7. E quelle prove di fortezza che dovemmo noi stessi encomiare altra volta narrando i casi d e lla guerra marsica o sociale a8 fan di pi palese, che mai non intiepid ne loro anim i, come
23 I vestigi delle mura dAlba, costruzione di pezzi poligoni, hanno, di circuito un miglio e mezzo incirca. Vi si veggono sol* tanto pochi tugurj abitati al pi da 200 pecorai: in tale stato ridotta oggid una citt dove nel 4^o fu condotta una colonia di 6000 uomini. 24 P uh . m. 12. Bench il testo porti Atina.les si debbe leggere Antinates: pi lapidi fanno menzione d Antino ne Marsi, oggi chiamata dagli Abruzzesi Civita <?Aniina. I Lucinesi sussistevo tut tora in Lucoj 8 miglia distante da Alba. 25 x. 3 . et al. 26 Genus acre virum Marsos. V ircil. Georg. 11. >67.; Fortissimorum virorum Marsorum et Pelignorum. Cicea. in Valiti. i 5. 27 A p p ia h . Civil. 1. p. 636. ed. T oll. 28 Italia av. il dominio dei Rom. T. iv. c. 18 .

i5o

C A P O XII.

notava Vegeztoa9, n l amore di libert, n la virt guerriera , la quale si mostra ancora nelle tombe cfi que prodi pertinacissima 5o. Auguri, indovini, sortieri, incantatori, araspici, si ritrovano da per tu tto , come indispensabile conse guenza del primitivo governo sacerdotale. M a, dopo l aruspice etrusco, nessuno fu celebre pi maggior mente dell incantatore marso. Era desso membro di una progenie non mai tramischiata di sangue alieno 3l. E tutti gli attenenti di quella avean virt magica di scongiurare e ammansare gli aspidi velenosi. La qua lit del paese dei Marsi, boschivo e carvernoso, di sua natura asilo di serpenti. Certamente l intre pido paesano che si prov il primo a sprezzare ed a lambire il liquor velenoso, che stagna nelle guaine dei denti delle vipere 3a, volle ritrarre un qualche guada gno della sua scoperta. Il secolo superstizioso e cre dulo ben dovea tenere cos fatta virt per sopran naturale potenza. N poco scaltramente insinuavano i sacerdoti esser cotesto un dono rivelato della magica Angizia, la quale riceveva dal popolo onori divini nel sacro bosco presso al Fucino, dove, iu sulla sponda occidentale del lago, possono ancora vedersi le ruine
ag Ncque enim degeneravi! in hominibus Martini calor3 nee effoetae sunt terrae, quae Marsos, quae Samnites, quae progenuere Pelignos. V e g s t. de re mil, i. a8.

30 Nei sepolcri loro si trovano sempre in molto numero a r m i offensive. 3 1 Pu. v ii. a . 3 x x v . a ., xxvm . a.; G e ll. i v i . u . 3 a R e d i, Osserv. intorno alle vipere.

CAPO

XII.

a51

del tempio, albergo di quei venerati inganni. Fa tanta e s universale la fama dello'incantatore m arso, che ne son pieni di rimembranze i classici latini : e niuno ignora, che Virgilio ebbe a grado descrivere con be colori poetici lincantatrice e sovrumana possa del forte Umbrone dotato di cotal valore 33. Ma non era gi tutta ciurmeria l arte dei Marsi : perocch la stessa lor destrezza in risanare le ferite serpentine fu di fatto nn salutare sussidio della medicina, niente meno che T erbe medicinali de1 monti marsi 34, per la cui effica cia, meglio che col suono delle loro nenie, potean essi curare buon numero di malattie volgari 35. Uguali medici incantatori avean pure i Peligni 36 : sebbene gli auguri, propriamente chiamati Marsi 37, e non ignari di scienza puranco astronomica38, pare che tenessero un ministerio pi degno, pertinente agli ufficj dei magistrato. In ogni modo per, siccome le cose super stiziose e mirabili son pi atte a piacere al popolo, che non lutili verit, cos la falsa credenza deglincan tesimi marsi si mantenne viva insino ai bassi tempi d Eliogabalo ^ : e quasi come perpetuo documento
33 Vntoifc, va. 75o. sqq. 34 Vibgil. v ii * 757.; Saius vni. 497* 35 Marta naenia: marsae voces: tabella carmina: sono
locuzioni proverbiali.

tu lle

36 Peligna examina. C a l p u r k . ad 37 Eswu fragni, p. 2 *5 . 38 Jitl. Firmic. vm. i 5 .


39 Lamtbid. Heliog. p. 109.

N em esu n .

ed. iv. t 5 i.

*5

CAPO

XII.

dellumana credulit, non pu dirsi tampono al tulio spenta nel luogo dove nacque 4. Queste divolgate opinioni darti magiche e d1incan ta menti porsero penza dubbio cagione alle leggende, che facevano (TAngizia, diva indigena, una sorella di Circe o la stessa M ed ea 4: in quel modo che neVol sci il mito stesso di Circe era stato accomodato, come pensa Strabone, a spiegare attamente la natura di que* m onti, creduti feraci di radici e derbe venefi che 4. Per d assai pi strane furono le novelle nar rate da un Geli io , per le quali i Marsi si dicean venuti di Lidia con Marsia loro r e , edificatore drchippe , dipoi sprofondata nel lago 43. Ovidio, il quale come poeta avea dritlo a vagheggiare ogni bella finzione , poteva cantare lecitamente, che la sua Sulmona pren desse lorigine e il nome da Solimo di Dardano troiano, uno dei compagni dEnea 44. A un modo Silio scriva pure poetando essere i Marsi oriondi della Frigia, e
4o Dal Iago di Celano vengono tuttod quei ciurm atori, che vanno attorno barando il mondo segnati con la serpe nella spalla; bench altrettanto destri e sicuri nel maneggiare serpenti. I paSani stessi attribuiscono confidentemente a un S. Domenico di Cullino, quel che i loro antenati speravano in Angizia e Medea. 4 t CoEiros (I. Gellius) ap. Souii. 8.; Serv. vii- j 5o . 4? Strabo v. p. 1 6 0 .; A uct . de mirab. p. 1 156. In fatti ivi attorno; abbonda la Crepis lacera: pianta cicoracea di micidiale veleno sit.

43 P u h . iii. 1 3 .; S o u n . 8. 44 Ovio, Fast, v l 79-81.; Sil. ix. 70-76.

CAPO

XII.

a53

Marro il loro capo 45. Ma non pu gi tollerarsi il poco senno dell encomiato polistore Alessandro, dove favoleggiando racconta d un altra re dei Marsi per nome Reto 46. Laonde se noi vie pi insistiamo nel pa lesare per quali e quante fogge questo borioso genio di leggende aliene si fosse internato nelle memorie itali che , usurpando ogni loco al v e ro , non sar opera perduta, qualora ne venga alla storia critica durevole profitto alcuno. 45 Su. t i i i . 5o4*5o8. 46 Ap. Ssbt. x. 389.

C A P O XIII.
Sanniti.

D o , che la nazione sabina era costituita nella forma che vedemmo di sop ra, mediante P aggregato di non poche trib circonvicine del suo proprio san gue , crebbe naturalmente in tal sopmbboudanza di popolo, che il paese natio per sua infelicit non si trov pi bastante a sostentare la moltitudine degli abitatori. Nessuna maggiore calamit affligge un popolo scarso di mestieri quanto la mancanza dell ordinario alimento; ma in s difettoso stato di vita civile era pronto il rimedio in chi reggeva la gente coll espul sione del superfluo, sotto colore di pubblico voto o di sacra primavera. Or dunque una numerosa mano di giovent consacrata, mandata fuori delle paterne mon tagne con auspicj divini, si mosse dall alta Sabina inverso la bassa Italia. Li proteggeva per via il nume difensore : passarono, siccome mostra la topograGa dei luoghi, pe vicini Marsi e Peligni, n trovarono eoli impedimento, non tanto per riguardo di consanguinitk, quanto per reverenza di religione: onde venuti innanzi sino alle falde dell aspro Matese, che ha sopra quaranta miglia di estensione, si collocarono quivi intorno per la continuata giogaia che lega insieme il monte Matese con lo smisurato Taburno, e vi diedero cos principio alla nazione dei Sabelli o altrimenti

CAPO

XIH.

*55

Sanniti *. Le tradizioni di quella et superstiziosa narravano, che un toro salvatico , celeste guida , con dusse i passi della giovent guerriera l dove si posa rono nelle terre degli Osci i primi popolatori di tutte queste regioni meridionali: e s fatto mito nazionale era in effetto talmente sacro, ed accetto al popolo, che lo ritroviamo tal quale rappresentato per benau gurata impresa nelle medaglie sannitiche battute al tempo delia guerra sociale *. Stabilitosi di tal forma lo stipite della nazione sannite, di cui la gente osca formava il pieno della popolazione 3, non and guari che cresciutavi in troppo numero ancor di quivi si mossero nuove colonie, giusta il costume de padri. Una di queste pa3s ad abitare le falde del Taburno ed i prossimi m onti, che discendendo l un dopo laltro van per gradi sino alla.Puglia piana: e per Ih entro quella montuosa regione vi compose la societ degli Ir p in i } tolto il nome con voce sabina da quel del lu p o , chq tenean per auspice e conduttore della colo nia 4. Nell* istesso modo un altra banda di giovani
i S t r a b o v . p. 172 - 1 73 .; V a r r L. t. v i. 3.} F e s t t J s , v. Sanni te.; P u h . iii. 5. Samnitium, quos Sabetlos, et Graeci Satinilas dijcere. Non occorre dire che l'etim ologia greca da rm a una

'puerile sottigliezza di grammatici. a Vedi i mommi. deWItalia ec. tav. ivm . 7 . 1 0 . 3 Osci Samnites Italiae. Vibis Seq.; H i sunt autem qui otim Ausones ( vel Opicos) dicebantur. Philarc. ad Vibgii. Georg. 11. 167. 4 S trabo t. p. 1 73 .; Fbst. v . Irpinos.; Sbrv. xr. 1 7 3 . Il lupo savea per animale sacro a Manters o M arte, ugualmente eh? il pico. Vedi sopra p. 2 0 4 .

*56

CAPO

XIII.

sanniti per diversa via tragitt il fiume Silaro, e disten dendosi inverso al mezzogiorno vi diede origine alia forte nazione dei Lucani. Laddove i Frentani, popolo ugualmente sabello, pare cbe fin dal principio della grande migrazione sabina, tenendo la via de Peligni e M arrucini, si ponessero nel pi agiato territorio cbe si parava loro dinanzi tra le bocche dei fiume Ateruo e del Frantone 5. La discendenza dei Sanniti, Irp in i, Lucani e Fren tani dalla Sabina uno de fatti pi certi delle nostre istorie. Ma in qual tempo avvennissero cotesle migra zioni di popolo, ella una circostanza al tutto ignota , n dobbiamo mai sperare di saperla da senno. Che per la propagazione dei Sabini nellItalia meridionale sia spguila intorno al 3oo di Roma 6, non pu ammet tersi con ragionevole fondamento: poich un epoca s bassa non tanto repugnante alla qualit del fa tto , quanto incompatibile con tutto insieme il tenore della storia antica. Noi crediamo per lo contrario, che lo stabilimento dei Sanniti debba aversi per un evento collegato di sua natura cogli altri successi di sopra nar rati, e massimamente con la cacciata o fuga dei Siculi j il qual gravoso accidente , posto nell' ordine dei tempi circa all epoca troiana, fu anche principale cagione degli scorrimenti che tramutarono molte genti paesane di luogo a luogo, cambiandone l essere e il nome f.
5 Pescara e Fortore. 6 N ierhur, T . i . p. io3. 7 Vedi p. 69. 75.

CAPO

XIII.

3 57

Tutte Condizioni di vita poco civile , quali comportava la dura e t , e s consuete a popoli di stato m obile, che pure oggid non poche trib indigene dellAme rica settentrionale commosse per interni danni f va'n mutando sedi alla volta, pigliando nomi differentis-sirai luno dall'altro bench abbiano comune la stirpe 8. Non vha dubbio per altro che coloro, i quali furono appellati S anniti, e generalmente i popoli detti per uguale origine Sabelli, non si congiungessero di per tutto con altre genti della medesima loro razza osca, e non s immedesimassero, per cos dire , con quelle , dandosi uno stata politico e fermo; Di che. fa piena certezza s l universale favella osca, e s la facilita che per. essa ebbero i Sabini di cllgarsi e ristrignersi collaltre .genti paesane della meridionale Italia. E ben ch da queste unioni ne uscissero al mondo popoli nuovi,: tuttavia notabil cosa, che anco in> istato pi civile invariabilmente serbassero i. costumi e gli abiti de padri loro. Anzi ne tolsero s fattamente le fogge, che in tutti ugualmente i Sabelli ritroviamo vita pasto rale e rusticana: Maturai disposizione e attitudine allarmi: una stessa moderazione, frugalit e temperanza domestica : culto' conforme : indole a un modo super stiziosa e pari credulit; ma pixhe altro amore cal* dissimo e insuperabile della natia indipendenza. E tanto in loro era vivo 1 affetto a1 luoghi dove nacquero , e
8 Transactons o f th histor. and literary ComiUee o f th Ame rican philosophical society: Memoria di H ec k e w e l d e b , T . i . Philadelphia, 1819.

Tom. I.

>7

258

C A P O

XIII.

possente la forza della educazione } che quantunque , incalzati per grandi strette a migrare e' fi tennero sempre di luogo in luogo per le giogaie dellAppen nino , senza punto curarsi de piani sottoposti. Il che s vero che la bassa Campania , bench contermi nale al Sannio, rimase a suoi primi abitatori : n , dalla parte di levante, gl Irpini oltrepassarono le radici de1 mnti che confinano all pianura pugliese. Strabono 9 d cenno di cotidiane guerre degli Umbri come incentivo della prima mossa dei Sabini : e bea pu essere, che alla penuria unissero anche i mali della guerra. Ma in ogni modo l uscita dei Sabini dlie native montagne si fece sotto l ombra della religione, e per religione soltanto ebbe luogo l istitu zione civile dei Sanniti ed altri Sabelli. Vivean dun que anch essi in guardia e tutela del governo sacer dotale: e quanta fosse tenacissima in Sannio la forza di religione, ben lo dimostrano quei tetri apparati dello vetuste leggi saci*e} che ne maggiori frangenti della guerra riprodussero i magistrati nel quinto secolo, qual massimo schermo e difesa della repubblica^ U n sacro recinto entro cui penetrava poco e tenue lume; silenzio profondo, altari, vittime e spade di. fidati centurioni; tutto mettea nell animo dei chiamati san tit e tremore. Quivi ciascuno, con orribil formala imprecativa 10, dovea giurare obbedienza e illimitata
9 v- P 7210 Diro caratine in execrationem capitis, familiaetjue, et stirpi

composito.

CAPO

XIU.

a5g

sommessione 11. S tanto i custodi della religione pa terna ottimamente sapevano, che a voler tirar gli uo mini son potentissime, sopra ogni altra cosa, le ap parenze astruse e mirabili. N per altri mezzi la po derosa aristocrazia sacerdotale, chera il forte < T ogni c itt , intendeva con prescritto (ine a reggere la mol titudine paziente, c h e , quasi in cep p i, non potea avanzarsi a niun progresso, fuor che cedendo alla forza delle opinioni dominanti. (1 supremo magistrato di ciascun popolo dei Satiniti portava con voci osche il titolo di M eddix-Tuticus I4. Livio, nel celebre suo giudizio di Papio B rutulo, in cui la tema reli giosa fu preposta per causa di stato alla giustizia, chiama latinamente pmetor il magistrato sannite l3 ; n di vero alcun fatto istorico del Sannio vai meglio di questo confermare quanto mai possa nll univer sale superstizione, inesorabil tiranna de1 popoli incolti, Per vigor della prima istituzione la generale societ dei Sanniti trovavasi civilmente fondata sopra un si stema di leggi agrarie, confacenti al loro stato natu rale di pastori e di coltivatori *4. E per tali continovati esercizi ed abiti di viti* rustica ebbero essi quella corporal forza, che validamente adoprala conduce al lincremento della morale. Bene Orazio, piUor del co
11 Liv. ix. 4 o ., x. 38 . ia parecchie iscrizioni osche. Liv. xxi*. Ig. ; Festos v. Meddix. 13 Liv. vni. 3g. 14 Varho in Agen'todo ap. P h rarg . a d Georg. 1 1 . 167.

*6 o

CAPO

XUI.

stu m e, mostra la prole guerriera duramente allevata non tanto a maneggiar la zappa e la scure, quanto a trasportare obbediente i reeisi tronchi degli alberi ad ogni cenno delle madri severe ,s. Queste sollecite cure della maschile educazione impressero certamente ne Sanniti la virilit di quei robusto carattere, che non mai avvilito nella sventura non si rimaneva di far guerra per solo amore di libert, e volea pi to sto , come dice Livio, esser vinto, che non far prova di vincere. N mancavano tampoco le buone islituzioni a rafforzare ne loro animi il gagliardo affetto della citt, che in se comprendendo ogni sublime e ragionevol sentimento, sostenne con gloria la virt sannitica per tutto il corso della libert pubblica. La regione dei Sanniti, traversata dallAppennino in linea obliqua, comprendeva nel suo intero tutto lo spazio montuoso posto tra la Campania, la Puglia e la Lucania. Dantro a questi term ini, dim ore. pre dilette del coraggio e della indipendenza 16, stava l universale confederazione del nome sannite, la qual si componeva dei Penlri, Caudini, Irpini, Caraceni e Frentani. impossibil cosa il determinare con qualche precisione i veri confini di ciascuno, non che le par ticolari loro c itt , terre e castella *7. Il monte Matese, ch la punta pi alta del Sannio, avea in
15 H o ra t. hi. od. .6,

16 Regio gentium vel fortissimarum Italiae. Puh, h i . i a . 17 P er la pi recente, copiosa, ed accurata descrizione del San> nio vedasi R qmahew .1 , topografia del regno di Napoli,

CAPO

XIII.

a6 .

tomo a se quattro delle maggiori citt dei SannitiP e n tri, cio Telesia, Esernia , Allife e Boviano presso alle fonti del Tifemo* e capo della unione l8. Caud io , Saticula e Trebula erano i comuni principali de1 -Sanniti^Caudini, cbe in pi dolce clima abitavano le radici del Taburno, con la prossima valle, che fu di poi s cognita stto l infamato:nome di Forche cau dine. Qui presso, dove innanzi avean stato gli Osci x9, in un vallone d aria frigida e nebbiosa irrigato dal. ' fiume Calore siede Maluento , che una menzognera vanit volea far credere edificata da Diomede col nome pi propizio di Benevento ao : e dove di pi al segre tario di Belisario, che andava pescando curiosit, fu mostrala per altro misero fumo municipale la testa sannuta del cinghiale Calidonio ai ; emulando in ci alla boria de Cumani che mostravano nel tempio dpollo l orribil teschio della fiera d Erimanto aa. As sai pi numerosi e potenti erano bens glIrpini , tra le cui citt pi notabili sono da rammemorarsi Acudunnia a3 o sia Aquilonia, Abellino, E clano, Erdo18 Caput hoc ( Bovianum ) erat Pentrorum Samnilium loiige ditssimum, atque opulenti*simum armis virisque. Liv. il . 3 i. 19 F fs T u s v . Ausoniam. 20 BEN Y EN TO D . ; Liv. ix. 37.; P lin. in. 11.; S ebv. viii. 9. xi. 2 4 6 .
21 P

Il nom e corrisponde a Bonus: in antico Benus. F estu s


rocop .

v. Eventus.

Bell. Goth.

1.

i 5.

23 Pausai, viii. a 4Y H Y ^ R j Acudunniad: come nelle sue Monete, per l innanzi male attribuite ad Acerenza di Puglia. Il sito e il nom e

23

antico si rinvengono nellodierna Lacedogna.

5.62

CAPO

XIII.

nia^ Taurasia, Cotuinio, Bomula, Consa, e quell.fi quus-Tuticus *4, di cui Orazio ben polea con vena satrica burlarsi al suo secolo di magnificenze, come d una misera cittadella a5. Nondimeno queste, ed al tre lerre non poche del Sannio, s1erano secondo for tuna dalla condizione di borghi o di villaggi alzate al grado di vere citt munite con opere militari, ed aventi Foro, Cornizj, Curia e propri magistrati. Lo stinata resistenza che ciascuna di loro fece da per se all' armi romane, sarebbe sufficiente a dimostrare quanto elle fossero potentemente fortificate con mura e torri segno certo di stabilit di governo e di civili costumi: bench pi maggiormente ne sieno testimonio sul luogo i vestigi delle mura stesse di Boviano $ llife, Esernia ed E clano, per lo pi costrutte di grandi pietre tagliale in figure irregolari s7. N mollo lungi alle ruine dEclano, nel profondo d 'u n a valle circondala di sel vosi m onti, trovasi nel suo pristino stato il lagone dAnsante., che per le sue acque di fetido odore, nere e bollenti, posto in custodia della dea M ofela era
a 4 Cio Equus - magnut, in Hierosol. iliner.

25

Mansur oppidulo, quod versu dicere non est, Signii perforile est. Venit vilissima rerum Hic aqua: sed panii longe pulcherrnius.
H orat. 1. sai. v. 87-89.

26 Liv. x. 43. 44 27 I vestigi d Eclano sono a Mirabella presso Frigento. P e r una lapide ivi scoperta nel 1811 abbiam , chella era munita con

turreit moirot lurreitque aequam qiim moiro.

CAPO

XIII.

a63

di grandissima religione ai popoli del Sannio a8. I Caraceni, o piuttosto Sariceni, cos chiamati dal fiume SaruSf oggi Sangro, che nasce ne' loro monti, aveano Alfidena *9 per sede principale, citt estrema del Sannio posta in sul confine dei Peligni. All opposto i prossimi Frentani occupavano un territorio pi largo e pi fertile, il qual s estendeva lungo il mar di so* pra per una riva di ottanta miglia incirca dal fiume Pescara insino al Fortore. Appartenevano essi pari* mente alla famiglia dei Sanniti 3o, ed usavano non gi caratteri latini 3l, ma s bene osci, secondo d ie portava lidioma t e come si vede per le stesse monete loro che han per leggenda Phrentred 3a, o sia il nome co m une, cos appellato forse dal fiume detto Ialina mente Frento 33. La citt d O rtona, piazza di mer cato e navale dei Frentani 34, si presenta su d un vago monticello presso al capo dov era il porto pi grande e pi sicuro di quel lido procelloso. Molti re sidui d un capace edilizio maritiimo si veggono an cora alla foce del fiume Foro: altre stazioni trovavano i naviganti alle bocche del Trigno 35 e del Fortore :
a8 Ciceh. de div. i. 36.; P u h . i i . g 3.; V ibgil. vii. 56 3-571. a g Alfidena. Liv. x. i a . ; P u h . in. la . 30 Eps/rawi Samnxy f 3 vas. S trabo v. p. 166. ; Scylax p. 5 .

3 1 Niebhub, T . i. p. 106. 3a V edi mommi, delfItalia av. il dominio dei Boni. tav. lix. i 3. 33 Portuosiim Frento. P uh . ih. 12: 34 S trab o v . p. 167. 35 Triniuni portuosum. Puw. u. 12.

264

CAPO

XIII.

n troppo lungi incontravasi Baca , terra marina, Cliternio situata alla destra del Biferno x . L antica Larino 37, citt primaria dei Frentani, risedeva dentro terra poco distante dalla moderna, bench in sito pi assai delizioso. Le rovine dAnsano si veggono pari mente su dun colle discosto poche miglia dalla presente Lanciano $ quelle d*Istonio si voglion con tutta cer tezza ravvisare nel bel paese chiamato il Vasto. Cer tamente i luoghi pi principali finora m entovati, cen tro d altrettanti comuni prosperosi, bastano a mo strare quanta fosse la copia e forza del Sannio ; in oltre la forma medesima dell abitare nel contado per villaggi aperti e per borgate, alla maniera dei padri, ed il semplice costume, erano da per tutto cotanto favorevoli al' crescimento del popolo, che non senza fondamento alcuni scrittori politici trassero da proba bili calcoli ragion di credere il paese sannite popolato anticamente oltre a due milioni d abitanti 38. Tanta forza reale non poteva rimanersi inoperosa, n lasciare lungamente sicure le nazioni circostanti. Vero che l universit dei Sanniti non iaceva uq solo corpo di nazione unita: ma P en tri, Caudini, Irp in i, Sariceni e Frentani, formavano ciascuno di per se una societ distinta, e di pieno dritto sovrana nel
36 Tifemum. P u h. ih. i i .
37 Larinates cognomine Frentani. P u h. hi. i i .

38 G a la h ti, Descrii, del contado di Molise. Gbimaldi ec. O ggid


le provinde del regno di Napoli corrispondenti al Sannio, ne con tano incirca la q uarta parte.

CAPO

XIII.

*65

suo proprio distretto: sicch raramente uniti nelle im prese, o solo per breve tempo s non si trova che ado perassero mai tutti insieme il formidabile loro sforzo, n pure nelle maggiori urgenze contro alle armi ro mane , sebbene talvolta tenessero sotto l armi sino a ottantamila fanti e otto mila cavalli s. Che se na zioni s valorose, come tutti i Sab'elli, avessero for temente collegate l a rm i, e ristrette all uopo sue di fese, forse Roma non sarebbe pi stata al mondo. Questo troppo largo priucipio di libert politica, che rilasciava a ciascun popolo il dritto di guerreggiare separatamente a voler suo , senza troppo riguardo alla salute comune dei membri confederati, fu senza dub bio il vizio radicale del governo federativo di tutti gl Italiani : vizio s grande, che tramutato in licenza pose finalmente i popoli distinti l un dopo l altro sotto il giogo di Roma, che avente un sol centro e una sola capitale tutto mova da quella. Non pertanto questa istessa eccessiva passione della locale e origi naria indepeudenza, che caratterizzava i popoli di stirpe osca, e massimamente i Sabelli, anche prova certisima, che coteste forti nazioni non erano state mai per avanti da nessun altro conquistate; ma ve nute a stato civile da gran tempo mediante le sue colonie sacre, nel modo che abbiamo descritto, si
' 3g S trab o v. p. 173. Nella rassegna delle milizie dei socj fattasi a Roma nel 5ag per timore della invasione gallica, i Sanniti, an corch conquassati da tanti mali, potean dare settanta sette mila armati. Polyb. ii. 1^.

a 66

CAPO

XIII.

mantennero sempre sotto l ' influenza degli ordini re ligiosi , indirizzati dal principio suo meno all1 ingran dimento del territorio, che ad insinuare nel popolo tacita obbedienza, coraggio pubblico nelle difese, e prescritta sommessione : perch ovunque si frammette il nome deglIddii il sacrifizio della persona sem pre un dovere. Con tutto questo bench poco o nulla sia noto particolarmente delle vicende militati e civili, che precedettero le feroci guerre romane r non di meno la potenza del Sannio trovavasi molto prima fermamente stabilita non tanto sullinterna forza, quanto sopra un. esterno dominio. Per pochi cenni vediamo Sanniti penetrati nell alta Sabina, dove ten nero Amiterno 4. I Volsci perderono Cassino 4<; ma pi lungamente e duramente gli Appuli furono trava gliati dagl Irp in i, che stavano in sulla frontiera : di tanto quei montanari spregiavano, come dice Livio, gl imbelli pianigiani 4. Le conquiste bens pi valu tabili e pi durevoli dei Sanniti s effettuarono a' danni degli Etrusohi, che dimoravano nella contigua Cam pania ; e par vero che i Caudini, pi prossimi, fos sero anche gli aggressori. Per continuate offensioni tolsero in primo luogo agli Etruschi il bel paese dove avean Pompeja Marcina 43: altre citt ivi intorno pas
4o Lrv. x. 38.

4< Eioc eirim a Sabini* orti Samnitc* tenwrunt, Vauo i. i.


vi. 3.

4^ ix. i 3 . 43 S trab o v. p. 170. 173.

c a p

x iii .

a67

sarono similmente in dominio dei Sanniti, dopo che gli Etruschi, spossati dalle dovizie campane, s'indussero ad accettarli seco insieme in societ come abitatori e compagni delle loro te rre , e nominatamente di Capua 44. Nel qual modo gli Etruschi medesimi, lasciando per vilt crescere e farsi potenti nella propria casa questi fieri vicini, non poterono poi dagli stessi luo ghi mai pi cacciarli. Anzi i Sanniti, a loro difesa e sicurezza, costruirono l presso al Sarno due ca stella Rufro e Batulo 45. Ma questi eventi, che die dero ai Sanniti incentivi e mezzi a spogliare gli E tru schi del principato nella Campania, s appartengono veramente ad un altr1 ordine di tempi: perciocch manc il dominio loro soltanto nel 333 coll' infamata perdita di Capua Pochi e rari monumenti abbiamo del Sannio, per ch finora poco cercati : n sapremmo qui ricordare, oltre alle mura di Boviano, Eclano, Esernia ed Alfidena, fabbricale con massi poligoni irregolari, se non che le loro monete con proprie leggende, per lo pi coniate al tempo della guerra marsica 4#' ed al 44 Prius bella fatigatis Etruscis, In societatem urbis agrorumque accept. Lw. iv. j . 45 Rufras Balulumque: castella Campaniae a Samnitibus con dita. Serv, vii. 739. Male i comentatori, non eccettuatone 1 Hethe,
confondono Rufra, che secondo la topografa virgiliana stava po sta fra Nuceria e Avella, con Ruvo nella terra di B ari, di cui si hanno medaglie con leggenda greca. 46 Vedi tav. cxv. 14. i 5 ; ed monumend dettItalia C. tav. ivi 1 1 .

468

CAPO

XIII.

cune iscrizioni di particolare nomenclatura sannitica il. Faceva il bestiame la prncipal ricchezza dei Sanniti, ugualmente che di lutti i Sabelli. Grandissima era la cura che davatoo in comune ai pascoli ed alla pasto rizia 48, e soprattutto abbondavano essi di greggi la nute. Di tal modo aveftno come materia di permute immensa copia di finissime lane indigene 49, e sape vano anehe farne buon uso con tesserne drappi , col tri e vesti. N s adoperavano meno i paesani ad al levare studiosamente copiose razze di eavalli, tra i quali son lodatissimi i puledri d Irpino 5o. Laonde non punto da marayigliarsi che, sebbene rustici, per na tura e per istato 5f, fossero di fatto i Sanniti gi nel quarto e quinto secolo molto abbondevoli di ricchezze. La copia del rame monetato v era s grande che Papiri il giovane ne port via oltre due milioni di lib bre nella guerra del Sannio 5*. E Carvilio, di lui col lega , con le sole armature di rame tolte ai fanti san' 47 U na di queste gi scopertasi a Rocca Aspramonte, g mi glia lungi da Boviano, porge un prenome etrusco usitatissimo:

(3l',4YC8:<IId3HlV>H:
ter. Il nome

Tanas: Niumeriis: Phrurt-

piti speciale del Saunio ( F est . v . Numerus) : lultima voce pu esser cognome dalla patria, 0 sia dei Frentani. Vedi sopra p. 264.

48 V a r r , r. r. 11. 1.; H o ra t. Epod. 1. 27-28. et V e t. Intebp. 4g Lanam oscam ad Osceis. Nevius ap. V a rr. , l. l. vi. 5 . 50 Ju v eral. viii. 62.; M a rtia l. ih. ep. 63 . Monte Irpino anche
oggid una salutifera pastura nel sito medesimo. 5 1 Duros Sabellos. Columell. x. 137. 5 a Lrv. x. 46 .

c a p o

xm.

*69

iti fece fondere il colosso di Giove io Campidoglio , che per la sua smisurata grandezza vedevasi dalla som mit del monte Albano 53. Quila enortte quantit d metallo bisgnevole ai tutti, veniva greggio di fuori per baratti di foba nel Sannio. Ci che conferma la ricchezza dei privati massimamente: poich ciascuno de militi delle prim classi doveva equipaggiarsi a sue spese. In ttt la cose belliche erano i Sannitigrandi ambtori di pompa e d apparati. I -dolori pi' belli rilcevano nelle loro vesti m ilitari, e per mo^ stra d* armi di gran vista usavano anche scudi intar siati d oro di argento 54; fatto s vero, cib nOb'ilis-I siine armature e di gran pregio, si ritrovano alle volte nei sepolcri di popoli ancor pi smplici frtf-> gali nel vivere. Tanto per generai costume d nStfi padri tutto ci, che nelle cose di guerrapteta-dare una ostensibile idea del potere, s usava sempre con nobilt, con grandezza e profusione. N mai qaesto studio di pompeggiarsi in campo fu atto a scemar? le virt m ilitari, che sollevarono a cotanta altezza il nome sannite. Era l'affetto alla: repubblica,; troppo, a fondo scolpito ne1 loro cuori: efficace.il coaU>tae: po tentissima la legge: n per certo i P ap ii, i Ponzi ed i Pom pedj, furono i soli grandi cittadini, che s adoprarono virtuosamente per la prosperit e la gloria della loro patria. Che pi? Quando il crudel Siila,
53 Puh.
x x x iv .

7.

54

L iv .

ix. 40.

170

C A P O

XIII.

quel gran distruttore del Sannio, esclamava nel suo insensato furore, non poter mai Roma aver riposo fin ch restasse in vita un solo sannite 5S, questo suo acerbo rancore facea fede della magnanima virt del popolo che iniquamente opprimeva. Non l adulazione istorica , non favore ebbero di sicuro parte alcuna in esaltare la . fama delle geste immortali di que gloriosi cognite al mondo. G se fortuna fu tanto maligna in verso, loro, che s annullassero al tutto le ipeflioric stesse sannitiche, ci non ostante gli scritti medesimi de pi fieri nemici suoi ed oppressori fanno pur sem pre verace testimonio dell'eroica opposizione che venue da cos nobili spade: ed a conforto almeno della virt abbiamo in quelle storie romane ud monumento eterno di quanto possa innato amor di patria, contro ambizioni ingiuste e crudeli. >
55 S trabo v. p . 171. Oltre a quel che narrano Je storie rom ane
delle rovine del Sannio, e per cui F l o r o ebbe a dire: ut hodie Samnium in ipsa Sommo requratur: u n . moderno geografo ha racclto il nome di venti e pi 'citt sannitiche', delle quali non i trova pi n orm a, a indizio alcuno. Romaheixj, Topogr. dei regno d i Napoli. 1 . 11. p. 378.

a7i

C A P O XIV.
Campani.

I l basso paese che dalle radici del monte Massico si distende insino al fiume Silaro fra gli Appennini e il mare, distinti termini della Campania antica, port dapprima il nome di Opicia, 6 sia terra degli Opici. E sotto questa nominazione medesima la troviamo sempre ricordata e cognominata nelle memorie pi ve tuste. Antioco in fatti drittamente narrava che gli O pici, od altrimenti Ausoni, abitavano quella re gione * : e se Polibio, a causa del doppio nome tenne costoro per incoli differenti della Campania , certamente in questo ei non fu bene avvertito. Non solo Curaa per universale'consenso di scrittori stata collocata nell Opicia ma Partea'ope stessa, come portava una tradizione de navigatori R o d j, dicevasi fondata negli Opici 4 : e in Ausonia od Opicia si riconoscean pure ^situate dentro terra Nola 5 e Caleno 6. Qua pertanto, come altrove, sono gli Osci i
: i A'rraxtr pr ovu <pm W r
a S trabo ib id .

rtdnvr'Otmavs oh%aou t xtinw s

Si x< A baycu xaX*7aSau. S tra b o V . p. 167.


3 V edi p. 165. 4 Stbabo x iv . p. 45o. 5 H ecath. ap. S t e r i , v . Nia, 6 F e s t . v . dusoniam.

a7a

CAPO

XIV.

pi antichi popolatori cogniti della contrada: bench se riguardiamo alla natura del paese tutto vulcanico, certo che assai tardi ebbero gl indigeni comodit di posarsi quietamente in quello. Al tempo in cui co minciano le nostre istorie avea cessato vero il Ve suvio d ardere ivi intorno, ma evidentissimi segai di grande abbruciamento ia tutta la terra si riconosce vano a qoor prima della rinnovatasi eruzione di quel monte 7: ed i campi quivi detti Flegrei, la pugna de giganti, e le sotterranee dimore di Tifone, ancor ch favole, son tanti indizj delle portnlose fisiche rivoluzioni cui and soggetta in et lontanissima la re gione intera. E qualora si considera la qualit geo gnostica del terreno, e ivi stesso vediamo Ercolano e Pompea fabbricate sopra un suolo vulcanico , dove a, grande profondit si trovano avanzi di antichissima coltivazione giacenti sovra, banchi di: sabbie, si pu con sicurezza presumere, che cotal bonificamento e cultura prim itiva;de1 luoghi fosse dovuta agl indigeni Osci, prima ancora che .gli straniri ponessero in queste parti il piede. Con tutto ci la. contrada :stessa s Iqngamente e grandemente arsa, guasta dalle acque scorrenti senza freno, e in buona parte insanabile, si mantenne gran tempo fisicamente arsiccia,paludsa e sabbiosa. A tal che, neppur nei tempi pi floridi della Campania, non pot natura esser domata interamente dallarte. Il
7 S tra b o . . p. 1 70.

C AP O

XIV.

a73

fiume L iterno8, con altre minori riviere impaludate, tenevano quivi per innanzi il nome di Clanis o Clan: appellativo propriamente italico, e di per tutto ugual* mente approprialo a luoghi paludosi 9 . Intorno a Cuma le cure dei Greci non furono bastanti a seccarvi la palude, gli stagni, ed il suolo acquidoso 10 : tra le foci stesse del Vulturno e d e l. Literno dura anqora l arenosa boscaglia Gallinaria ricoperta di pini **: ed notissima a tutti la cupa selva dellAverno, che fu tagliata soltanto per comandamento dAgrippa ,a. In condizione dunque molto pi infelice e malsana, han dovuto trovare il paese s gli occupatori Greci dellEubea, come gli E truschi, ambo i quali vennero a stan ziarsi sotto un cielo s clemente. I prim i, giunti qua per m are, tolsero per se buona parte del lidp e l isole vicine ; all opposto gli Etruschi venendo dritto dai Volsci trapassarono il Vulturno, e di quivi co steggiando i monti del Sannio s avanzarono dentro terra fino al Silaro, che fu il confine fermo della con quista. impossibile a dirsi chi fosse di loro il primo 3 ma si pu aver per certo che i paesani Osci, gi in8 Stagnisque palustre Litemum. Sii., viu. 53 1. ti. 653 : ivi presso notissim a a tu tti la palude di Patria. 9 V edi p. a 36. n. 44* P- a 4 f> n - 7a-

10 Acherusia palus Cumis vicina. Pira. 111. 5.;


Diomrs. vni. 3. 11 Gallinaria pinus. Juv eiul. iii. 3o 7. ia S trabo v. p. 169.

S trado

v. p. 168.;

Tom. I,

18

174 C A P O XIV. fievoliti dal molle elisi, non facessero n trppa, n lunga resistenia gli stranieri. Giastissiroamenle dice Strabone, che b bontk de luoghi fu causa di quelle frequenti mutazioni di stato, che imposero agli abi tatori una costante servit l3. Poich pur troppo i paesi molto fertili, quasi stampino a se conforme la natura in d ii v* a b ita, generano dipendenza, da che smarrita n*gli agi l'idea del valore si trovan gli uomini insufficienti, ed inabili a contrastare al forte as salitore. Cafra bens era tenuta, come dice il geo grafo *4, per la pi antica colonia greca di PI tali e di Sicilia; ma non si pu far conto della data ine satta che abbiamo nella cronaca dEusebio ,5, eviden temente troppo alta , a fronte delle pi certe fonda zioni elleniche. In ogni modo per l origine di Cumst si dee aver sempre per antichissima : e dal racconto mirabile che correva in Grecia della navigazione di Ippocle e di Megastene suoi fondatori si comprende altres, che dessi solcavano mari ignoti ed inusitati. anche possibile, che la venuta degli Eubei in Opi cia fosse CoOtemporadea della invasione degli Etru schi , o non molto lontana da quella, perocch en trambi occuparono luoghi e terre diverse: gli uni con
i 3 Ka yf XXws Seonarnt&s &fXia3oaptpoxns, +xv virtwfjvu* 7Qis trfis.ypa.ai. S trab o v. p> 172. ,4 Kv/iii . . . irxkurccTov xtia/xot w t y$ in trfta^vra-tn t v t s TnttXixZv, xa ri* TraKittriicty. S trab o . p. 168. i5 Chronic. n. p. 100 ed. Scalkieh. cio ro 5o anni A. C. o in

quel torno.

G A P O XIV.

a 75 .

mezzi navali, gli altri con milizie pedestri : e la non mai spenta nimicizia tra gli Etruschi e i Curaam pot ben prendere cagione dalla competenza e rivalit ne^ gli acquisti. Anzi egli un fatto di gran momento per le nostre istorie che tanto qua in Gpicia, come altrove, gli Etruschi ed i Greci coloni si sfuggivano qual popolo, e si nimicavano 1 un l altro o per ge losia di dominio, o per diversit di stirpe, quasi come s evitavano in tra loro Greci e Cartaginesi. Perloch di vero mal presume assai chi nelle nostre marine dellEtruria centrale si d a credere, che v esistessero colonie greche e mischianea politica delle genti. L ingresso degli Etruschi in queste parti me ridionali , di che altrove abbiamo discorso lungamente, ha do voto essere in ogni modo d ' assai anteriore a R em a, poich Capua si trovava fondata ciquantanni prima di quell era ,6: e crescendovi essi di stato colla edificazione di Nola, c delle altre citt di lor ragione, che in numero di dodici compnevano insieme la lega etrusca, pur cosa sicura e certa, che gi alla fine del secondo secolo avean gli Etruschi in Campania ferma e possente signoria. Lo dimostrano al pari ed il formidabile assedio che nel a3o impresero con quin dicimila fanti e ottomila cavalli contro Cuma > 7 , ed i successivi guerreggiati fatti navali. Pe 1 quali eventi si conferma in oltre che la generale confederazione Vedi p. n 8 .

16

17 Drojrrs. vii. 3.

t6

CAPO

XIV.

etrusca era rinforzata da numerosi aiuti, fossero que sti socj come gli Umbri, o solamente suoi stipendarj, come i Dauni ed altre genti venute in sussidio dal mar di sopra *8. Cos di fatto gli Etruschi di buonissim ora stanziarono in questa bella contrada, e forti di potenza e d armi vi tennero lungo e stabile impero fin presso la met del quarto secolo. Ma, come di so pra dicemmo, i vicini Sanniti, giovandosi a luogo e tempo dello spento vigore degli Etruschi, gli priva rono prima d una ragguardevol parte di territorio, indi del principato. Cotanta rovina fu senza dubbio una conseguenza di quel vivere depravato che gli Etruschi, degeneranti dalla loro virtuosa schiatta, solean usare sotto un cielo inspirante volutt. La loro abbondanza per, e le adu nate ricchezze, esser non potevano fuor che il. frutto dellutil fatica, della costante energia, e del destro ingegno di valenti cittadini in quell avventuroso pe riodo di vigor civile, che seguit il ben augurato prin cipio delle colonie: tanto che per loro studio massi mamente e nell agricoltura e nell arti si puoi credere che la Campania divenisse fioritissima di que molti preziosi frutti, che la facea chiamare la pi favorita terra di Cerere e di Bacco. E siccome la forza del dominio etrusco ivi stava soprattutto nella spaziosa e fertile pianura irrigata dal tortuoso Vulturno, che per nascere ne Sanniti ebbe nome osco o sannite . '9 ,
18 D iony. ibid.

19 Vaer l. 1. rr. 5.

C k P O XIV.

27J

cos veramente i dominatori avean colli intorno i maggiori doni che natura possa fare agli uomini. La stessa citt di Vulturno era il capo, e la pi dovi ziosa della lega etrnsca meridionale : o piuttosto quella che sosteneva col solo suo nome la dignit e il decoro della confederazione intera : n venne meno la signoria degli Etruschi se non allora quando i Sanniti per or ribile congiura, ordita e apparecchiata con tremendi giuramenti, s impadronirono di quel comune , facen dovi grandissima strage dei cittadini ao. Divenuti pa droni per tal infame tradimento i congiurati Sanniti, vi fermarono lo stato ; e cambiando con perpetuo ti tolo il nome antico di Vulturno in quel di Capua vi diedero principio alla nuova repubblica detta dei Campani **. Tosto che i Calcidesi dell Eubea qui venuti dall Euripo fondarono Cum a, che fino dal suo nascere parve destinata dai cieli a gran ventura a3, eglino at tesero con accorto disegno a estendere intorno non meno il dominio, che i mezzi di futuri accresci
20 L it. rv. 37. x. 38. 31111)1: U simulacro a due fcce sculto nelle sue medaglie, pub essere qui simbolo di due popoli coabitanti entro le stesse m u ra , e parte d 'u n a stessa cittadinanza. V edi i monum. deWIta lia ec. tav. irx. 14. ; cf. Sebv. xii. 198. 22 Ex lroXia K fimvHy fvoe sursti. Diodob. xn. 5 i. O l. lxxy.

3 : e con le medesime parole lautore anonim o delle O lim piadi, Eusebio, e Sikcello Chronogr. p. 248. Secondo la cronologia di
L itio dovrebbe collocarsi il fitto tra il 333
a 3 S t r a b o v. p . 170.

e 336

di Roma.

a 78

CAPO

XIV.

menti. Pare che la prima stazione loro s fosse in Ischia *4, d'onde passati in isui vicin continente vi scel sero il pi bel sito della spiaggia, e il meglio difendevete, per edificarvi la colonia sopra ad ira pro montrio signoreggiante la pianura a mare. Indi gli stessi Cumaoi fabbricarono l presso Dicearcbia, di poi delta Pozzuoli, per servir loro di porto e d 'a r senale , accresciuti, come si dice, da una mano di Eoli o di -Samj e con uguale avvedutezza diedero opera a fondare nel pi prossimo lido Partenope, che per la sua origine troviamo sempre cognominata euboica o calci dica al pari di Guma. La prosperit di questa crebbe in fatti s mirabilmente, che insieme con altri Calcidesi di Sicilia potette dar principio a Zancle, che nata oscuro nido de* corsali cumani infe statori dai F aro , divenne dopo s famosa col nome di Messina a7. E se dobbiamo credere ad un racconto di Paasania, gli stessi Cumani dellOpicia, guidati da un tal Celbida, avrebbero fondato Tritea citt inte riore dellcaja*8. Altri Calcidesi congiunti cogli Ere ttesi , ambo connazionali, abitavano in comune Pile-'
24 J-4V. vui. a. nS S trabo v. p. 169. l a Ecsbbm ( Chponc. .11. p. iGg ) la 114 fondazione vien posta fuor d ogoi ragiona -alla fine dellOl. -lxiv. : an. 4 i 32 } epoca intem pestiva, c <U gran lu n g a troppo trda.

26 Senni. 338.4 ?
27 Twc*. V),
a P ausab.
vii.

usbb,

J, c.4 Stpw- *,

sa .

CAPQ

XIV.

-a79

cusa, o la vulcanica Ischia, che ha di circuito di ciotto miglia, dove per copia di frutti, e per uap di metalli che di l traevano *9 , goderono di molta feli cit ; infinQ che per domestiche discordie i Calcidesi non furono ooslretti di venirsene in terra frma ad unirsi insieme con i loro confratelli di Cuma e di Partenope. E fu questa l occasione per cui nacque Napoli 9 la citt nuova come porta il nome : mentre Parlte nope , pi discosta dalla marina, tolse quel di Pale^ poli ; e in tal guisa venne a formarsi un solo popolo unito di due comunit l una dall'altra distinta 3, bench Napoli, accresciutasi tempo dopo d *?## gijio di Ateniesi., p fattasi ella stessa d ateniese costume 3l, oscurasse affatto il nome della vecchia citt, e dive nisse all ultimo una gran terra m urata, che racchiu deva nel suo total recinto il pieno deHabilato. I tremuoti tuttavia <ed i rovinosi getti vulcanici dell ar dente Epomeo 3a, obbligarono indi appresso anche gli Eretriesi ad abbandonare Ischia riparandosi a -un modo in terra ferma, dove aumentarono col loro numero le colonie di stirpe euboica 33.
19 Mine d 'o ro dice S tbabohe: m a q u este, p er osservazioni di naturalisti, n o n vi h anno m ai esistito. 3o Palaepoiis fu l jbaud pracid inde ubi, nunc Neapoli est:

duabus urbibus populus habitabai. L n r. v i* . 3 3 . 3j S trab o v . p.. 170.; Timabds ap. T zetz. d Lycophb. 73a. 32 Menfe S. Nkcela: centrale allisola, d il m aggiore di
tutti.

33

S t &abo. v. p . 171.

CAPO

XIV.

Anzi, per la pi spaventosa eruzione cbe successe in Ischia, poco avanti la nascita di Timeo 34, coloro che abitavano i lidi stessi della Campania furono co stretti a lasciar# la marina ed a rifuggirsi per la paura nell interno 35. Evento s orribile, e di tal commo vimento alle genti, che per esso si pu ragionevol mente presupporre avere i Calcidesi occupato Nola , la quale, sebbene d'origine etrusca, poteva venir chiamata d allora innanzi citt calcidica 36. E se di pi riflettiamo a qual forte conquasso dovea tro varsi tutta Campania s per la violenta usurpazione di Capua, forse a tren tan n i innanzi caduta in mano de Sanniti, s per lo sfacimento del dominio etrusco, la nostra ipotesi assumer maggiore apparenza di vero; e tanto pi che le monete stesse di Nola, fattasi greca per tal gente sopravvenutavi, e montata in istato, non possono credersi n pare coniate in et pi re mota 37. Cuma medesima circa a quest epoca trovavasi
34 An. 368 circa di Roma, 35 S trabo 1. c. 36 Se Silio (xii. 161) chiama Nola calcidica, non pu aspettarsi esattezza isterica da un poeta, n merita maggior fede G iu stino (x x. 1.) l dove si vede manifesto, che di suo talento reto rico, anzich compendiando T ro g o , fece in pochi versi un mazzo di granchi. Dionisio pi giustamente chiama soltanto 1 Nolani popolo confinante ed ai Greci affezionato. Excerpt. p. a 3 i 5 ed. Reiskb. 37 Nella versione francese nella mia Italia a, il dominio dei Romani il Sig. R aohl-R ochette , citando se medesimo, rimanda i lettori (p . i 5a not. a ) alla sua Hisloire critique des colon greo ques per confermare juantegli sostiene dellorigine greca di Ca-

CAPO

XIV.

281

travagliata da molti urgentissimi accidenti: perciocch, sebbene coll aiuto di Gerone avesse vinto nel cra tere cumano l ostinatissima pugna navale contro gli Etruschi 38, non che nem ici, ma emuli alle naviga zioni ed ai traffichi lo ro , pure i Sanniti-Campani, dominatori di Capua, abbracciando come sua la causa dell inimicizia , rinnovarono 1 impresa a' danni del
pua e di Nola, anteriormente all invasione degli Etruschi nella Campania. Quindi conclude (Eclaircisiement xxix. p. 365 ). En

fiti, les medaiUes de Nola attestent de la manire la plus indbitable forigine grecque de cette villej et il est avr par tous les antiquaires que le style et la fabrque de ces monnoies, et la forme des caractres qui y soni tracs, appartiennent une antiquit beaucoup plus recule que celle o fon peut piacer tinvasion des trusques dans la Campanie. Cosi fatta inudita dot
trina numismatica non avrebbe per certo insegnata un B aSthe lemy! Qui avverto soltanto che le medaglie nolane, e voglio dire quelle di fabbrica la pi antica, hanno comunemente lo mega in cambio dell' omicron, com palese a tutti : contrasse gno non dubbio dellepoca loro, perch coniate in tempi ne quali gi erano ammesse in questi paesi le lettere di Simomde, inventate circa lOl. tx u v . an. di Roma 274. Il nome osco di Nola era propriamente IMAM R J 3 Y H j Nuvlanam, come si legge pi volte nella grande iscrizione Abellana: dove inoltre i Nolani stessi trovansi congiunti con parecchi popoli Oschi, concorrenti insieme per la comune parentela al convito sacro. 38 Ol. Lxivi. 3 . an. di R. 279. Didob. x i . 5 r.; Pnrtua. Pyih. 1. i 3g. et sckol. ad h. 1 . Altro buon testimonio ne d la iscri zione dellelmo ritrovalo nel 1817 fra le rovine d Olimpia, ed ivi dedicato da Gerone e dai Siracusani per la vittoria cumana sopra i Tirreni. V. B oeckb. comm. Pindar. p. 225. 226. et Cor pus inscript, graecarum, p. 34- 55.

a8a

CAPO

XIV.

popolo di Cuma, ed ebbero anche la sorte di toggel* tarlo, ripopolando in graodi&sirqa parte quella an tica e famosa colonia greca con gente del loro pro prio sangue 39. Fortuna che di notabil grido ai vin citori, e accrebbe oltre modo la superbia e la licenza insieme degli scorretti Campani. Mal si pu determinare quali fossero le citt pri marie d origine etrusca, distinguendole dalle terre sottoposte, che indi divennero tutte ugualmente cam pane. Ad ogni modo Capua, massima ini quelle, dovette sicuramente al buon governo degli Etruschi la fortuna e l a rti, in cui la trovarono s avanzata gli usurpanti Sanniti. Mura fortissime 4 } larghe e capaci contrade 4, templi maestosi di Giove, di Marte e della Fortuna, F o ro , Curia, Anfiteatro 4, ed altri
3g D iodob . xn. 7.; S tbabo . p. 168.; Liv. rx. 44 * Questa mischianza di popolo vi produsse le mutazioni che sono accennate da V e l ie jo : Cumanos osca mutavit vicinia ( 1. 4 ) da S trabohe deplorate L c. 4o L antica Capua stava nel sito che occupano insieme oggigiorno i due casali popolosi di Santa Maria e di & Pietro in corpo. Il suo totale circuito poteva avere 5 in 6 miglia. A bassi tempi dAgaiio sussistevano ancora saldissime le m ura: da queste saprivano sette porte, che mettevano in altrettante strade maggiori, fra le quali Seplasia e Albana, ambedue s fa mose. 4t
S tb a b o v . p . i y

3. ;

C ic e b .

A grar. 1 1. 35.

4a I recenti scavi fattisi nell anfiteatro han dato a conoscere i suoi grandiosi sotterranei arcuati 3 ed altre parti ioterne di quel nobile edifizio: fabbrica gi costruita dal comune di Capua li bera; indi restaurata al tempo di Adriano.

CAPO

XIV.

*83

edilzi di pubblica utilit e di decoro, che al dir di Cicerone fcean Capua emula di Corinto e di Carta gine 43t erano fuor di dubbio altrettanti monumenti lasciativi da' suoi primi fondatori e dominatori etni schi. N diversamente le statue sacre e profane, che in molto numero furon tolta via da Capua nella se conda guerra punica, e trasportate di quivi a Rma alla rinfusa, non so Se debba dirsi con animo pi materiale 0 pi rapace 44, ha a dovuto essere in gran dissima parte vetuste opere toscaniche, e indubitati monumenti d un altra civilt. Cos pure Casilino, po sta sul Vulturno nel sito di Capua nuova, Calazi 45, Abella 48} Acerra 47, Nuceria-Alfaterna 48, Compulteria 49 , Atella e Caleno 5o , possono aversi tra le mag giori di Campania, con Ercolano e Pompeja5l pros43 Cicbb. Agrar. 11. 3a. 44 Signa, statua* aeneas, quae capta de iostibus dcerentur, quae eorum sacra, ac profana eisenl, ad Pontijftcium collegium )rejecemnt. Liv. xxvi. 34. 45 V f'R 'lN 3 I Vedi tav. cxv. 18. 46 Abellananu replicatemcnte qella iscrizione
Stessa di Abella.

47

Ader. Vedi tav. cxv. 19.

48 m y Ha si'/jo /i 1/1 ih y m

y m

49 WlYHC!3 T "J^nY > l; posta al confine estremo della Cam


pania e del Sannio Caudino. Io porto opinione che xaXXaTsp/a, n el testo di S trabohe ( v . p. 172) presso Caudio e Benevento; ed in u n tu. s . citato dal Du TEa xaXmpa sia appunto la stessa Cupelteria. df. P u s. viii. 5 i 3. 50 FlX/i' JraXayav. S tr a b o v . p. 164.; S a. vili. 5 i 3. 5 1 M T ? n n n W Y ri: iniscrizione poropejana. Vedi tav. cxi. 4J- % 4-

284

CAPO

XIV.

siine al mare. N soltanto la lingua era per cotesti popoli un vincolo fortissimo fraterno, ma la memoria dell affinit e parentela antica si manteneva in fra loro sempre viva, mediante l osservanza di religioni e riti comuni : in quel modo che Abella, Abellino , Trebula e Nola facevano concordemente l epulo sacro annuale 5a. Abitavano pi addentro i Sarrasti ne dilet tevoli piani intorno al Sarno 53, ov era Nuceria, nelle cui rare medaglie, con leggenda osca, si vede effigiato sotto forma simbolica un eroe paesano, chiamato Epidio Nuncionio, il quale precipitatosi volonteroso nel fiume, forse a salvezza del comune, vi ottenne da suoi onori divini *4. La forza di queste citt murate si pu giudicare da quella di Pompeja, le cui mura di pietra munite con torri son quasi veri bastioni 55 :
5a Y M l > W m , Tancinud: di tal forma nel sasso termi nale di Abella chiamasi lantedetto convito con patria voce, replicato ancora nella lapide pompejana tav. cxx. 4- 1- 6. 53 Sarrasti populus et quae rigat aequora Sarrius. Vibg. v ii . 738. Corone, ivi citato da Sehvio , faceva Pelasghi del Pelopon neso questi Sarrasti; ma egli uno di que' molti che per equi vocazione di nome teneva come una stessa gente Tirreni e Pela sghi. Vedi sopra p. i o o , e 119. 54 Epidio Nuncionio, quent feruta otim praecipitatum in fontem f,luminit Sam i, panilo post cum comibus exlitisse, ac statini non comparuisse, in numeroque deorwn habitum. S vetoh. de cL Rethor. 4- In una di queste medaglie del museo regio di Firenze
si legge di pi nel suo rovescio R 3 M I M 0 N : epigrafe da sup plirsi colla iniziale mancante e da leggersi Sarnined: nome osco del Sarno 0 dei popoli Sarrasti: cio circostanti al Sarno. 55 Sono le mura all'esterno alte circa 25 piedi, larghe 14,

CAPO

XIV.

a85

le stesse cb han resistito gagliardamante agli assalti di Siila nella guerra marsica; n meno valide erano per certo Nola 56, Noceria 57, Casilino e Acerra j che avean sopra tutte l altre fama di fortissime. Non per dubbioso che gli Etraschi tenessero in loro si gnoria il delizioso paese sulla spiaggia tirrena, fra il Capo di Minerva e il fiume Silaro, dove avean Marcina 58 : nella qual regione cos dominata per avanti da tanti padroni, e fattasi esausta, posero finalmente i Romani per nuovi abitatori la gente che trassero dal Piceno, e vi prese, a distintivo de suoi padri Piceni, il nome speciale di Picentini 59. Questa felice Campania mut cos frequentemente di popolo e di stato 6o. Sicuramente i Greci e gli Etruschi vi cangiarono molto per tempo la ruvidezza degli Osci in que trattabili costumi, di cui tanto abu sarono i popoli campani. E qui pure, sotto il cielo
con scale che possono dar passo di fronte a due soldati: le torri quadrate hanno di distanza in disianza portelle di soccorso. Il cerchio totale della citt pu avere due miglia, o in quel torno. Vedi M azois, Ruines de Pompe/. 56 Liv. x x m . 44*5 Sa. x n . 162. Campo Nola sedei, crebri* cr-

cumdata in orbetn turribus. 57 Urbem inexpugnabilibus muri cinctam.


a. ext

V alek. M ax.

ix .

6.

58 S t r a b o v. p. 1 7 3 .; P u r. iii. 5. Agct Picentinus fuil Thu scorum.', SehY. x i. 3 16. ex C a to . 5g S t r a b o v. p . i 7 3. 60 Hoc quoque certamen humanae voluptatis lenuere Osci, Graeci, Umbri, Tusci, Campani. Puh. ih. 5.

*86

CAPO

XIV.

italico, la civilt greca cominci a fare buon f r u tto , ed a propagarvi tatto intorno il suo benigno in flu so. I miti E raclei, quello delle Sirene , lcherusia, l verno, la Sibilla curnana, e soprattutto que scal triti maestri in negromanzia che avean sede in questi luoghi 6l, dove parevano in certo modo rappresen tali sotto forme sensibili e materiali i Tartarei re gni , furono senza dubbio parto dell accortezza, e in sieme della fantasia dei G reci, cho in ogni regione sapean s bene appropiare le qualit ed i nomi locali alle loro stesse popolari credenze. Gli Etruschi al contrario, di pi seria e circospetta natu ra, v intro dusse! religioni gravi, e nupiero di civili institnti 6a t ma Sanniti-C am pani, gi viziati per scellerato cominciamento, mischiando la natia ferocia alla licenza del costume greco, declinarono a tanta v ilt, lus suria ed arroganza, che ben potea C icerone, allevato nella costumatezza volsca , chiamare la Campania cuna d ogni vizio 63. E d in v e ro , quasi che il'*cielo faccia quivi gli uomini eccessivi, i soldati stipendiarj cam p a n i, usati a militare di fuori, vi si mostrarono in ogni tempo prodi s , ma venturieri malnati, misleali e spergiuri 6 4. Per altrettanta depravazione del sacro rito funereo, che avea per fine Onorare i mani de' valorosi f V arte crudele di spargere il sangue umano
61 Ciceb. Tuscul. i. 16. ; Stbabo v. p. 168.; D odor. ir. 22. 6 a V edi p. 118, e 123. G3 Agrar. 1. 6. 7.
64

Diodob. xin. 44- inr* 9 . et al.

c a p o

x rv .

487

negli studiati combattimenti dell anfiteatro, dove tanto pi vivo Io spettacolo, quanto il rischio pi gran de, fa altres un giuoco accettissimo, se non affatto un trovato degli stessi Capuani 65, dai quali pass il fiero costume afi Romani. N senza apparato di fe steggiamenti anche le cene capuane, s opposte alla frugalit delle mense sabelle 66, venian tramischiate con sangue e indegni sollazzi S fattamente una generazione scorretta ne' suoi piaceri, anzi appetiti vi ziosi , andava cercando per tutte vie nelle sensazioni estreme sorgenti di ferale diletto. Per abiti e modi di vivere cotanto disordinati, impossibile cbe un po polo tralignato dai nativi semi possa mai lungamente prosperare: e s di fatto i Campani superbi per gli stessi famigliari vizi, per le brame disoneste, per ci vili discordie , in meno che ottant anni perderono si gnoria, stato e libert, dando compimento alla vile, bench spontanea dedizione di se, e di tutte le cose loro, al popolo romabo. I Sanniti-Campani da poi che sedeano successori de gli Etruschi e Greci nel dominio della Campania, ben si giovarono in pr loro di quanto aveva introdotto
65 Nic. Damasco, ap. A thek. iv.- i J .
66 J uvenai. m. 169. 67 L it. ix. 4 0 .; Stbabo v. p. 173.; Suro* xi.

5 i sqq.

Quin edam exhilarare viris conviviti caede Mos olint, et miscere epulis spectacula dira Certanlum ferro; saepe et super ipsa cadentum Poetila, raper* non pareo sanguine mensis.

a 88

CAPO

XIV.

per innanzi nel paese la civilt degli altri due. Fu rono essi per tanto amantissimi della pompa, delle a r ti, e d ogni maniera di spettacoli : fra i quali son note a tutti le giocose favole atellane, cos chiamate col nome della c itt , dove se n era pi lungamente conservato I uso. L arte del vasaio, esercitatavi per tempo, continuava a praticarsi moltoodevolmente dai Campani e senza parlare dei vasi nolani celebra tissimi , di scuola italo-greca, le sole monete che ab biamo di citt con titoli oschi della Campania, baste* rebbero a far certo quanto a buon ora vi si fosse propagata l arte del buon disegno per istudio d ar tefici paesani. L idioma osco seguit, senza inter ruzione alcuna, ad essere la lingua nativa dei Cam pani : e questa viveva ancora nella voce del popolo quando Ercolano e Pompeia furono distrutte. Cos il nome di Meddicc-Tuticus, principal magistrato, che si legge sopra alcuni edifizj pubblici di Pompeja , fa sicura fede che il reggimento delle citt campane conserv mai sempre le stesse forme e magistrature municipali del tempo antico. Tra le quali si trova pi particolarmente mentovato lafficio del Questore 7. L opulenza e il buon gusto d ogni arte che predo minavano in Ercolano e in Pompeja son troppo pa lesi a tutti per non abbisognare d altre dichiarazioni ;
68 Campana suppeUex. H o b a t . i. Sat. 6. 118. et V et. Inter. ad. h. 1. 69 V edi tav. cxx. 3. 1. 2. 70 Kuaisslur. Vedi tav. cxx. 4 - ( 4 : 9- i

CAPO

XIV.

a8 g

ma possono s bene al nostro proposito confermare quali e quanti si fossero i comodi, le ricchezze ac cumulate e gli ag i, ne quali vivevano gi da gran tempo i Campani. E quando tali erano, come noi le vediamo con gli occhi propri, piccole citt a molte altre seconde, e gi ridotte in istato di decadenza, quale non doveva essere nel suo fiore la magnificenza d' una Capua lusstriante ? In Napoli per mai sempre festiva di giuochi, dove i cittadini erano pi trascor renti nelle fantasie } ed assuefatti a vita lie ta , si mantenne ognora in dolcissimo ozio inalterato il greco costume ?*. I Sidicini, popolo di sangue osco siccome i Cam pani^ ma separati da quello, abitavano in un angolo montuoso tra gli Aurunci e il piano di Capua. Teano, cognominato Sidicino 9a a causa degl incoli, era l u nica citt loro, bench nobile e forte per sito difendevole 73. Avevano da per se proprio e distinto stato. Ma secondo che mostrano le medaglie del comune attenevano essi strettamente, cos nella lingua, come in religione, ai prossimi Campani. Del pari onoravano Ercole qual deit principale con Giove e Diana cu stode della regione campana : il cui magnifico tempio, dove Pausania vide per cosa rara una testa d' elefante armata delle sue zanne 74, stava situato alla punta oc71 S t r a b o v . p . 1 7 0 . ; T a c i t . x v . 72 W Y M I t f l f l R 7 3 S trabo
v.

25.

H R /+ :

Tianud Sidikinum.

p.

164. 1 7 2 . ; L iv . v i i i . 2.

74

P au sa i , v . 12.

Tom. I.

19

ago

CAPO

XIV.

cidentalc dei Tifati. Quello di Giove, detto Tifatine, s ergeva pi in alto sopra una costa dei medesimi monti all occidente di Capua 75.
75

Tal. Peutinger. Segni, v. 1. ti. d. ed. Scon.

agi

C A P O XV.
Lucani a Bruzzi.

T u l t o il lata occidentale dli' Italia, cominciando dal fiume Seie insino all estrema punta della Calabria meridionale, di sua natura una regione interamente alpestre infra il mare Tirreno e l Ionio. Oltre listmo Sopra il golfo di Squillace e quello di Santa Eufemia; sta ivi compresa in forma di penisola 1 ultima lingua di terra che termina il continente, divisa per lungo dai monti Appennini, che si perdono al Capo del* lArmi. E questa penisola stessa, le cui piaggie guar dano inverso alla Sicilia e al golfo di Taranto., ap punto quello spazio in cui 1 antichit poneva 1 Eno tria, e di poi la primitiva Italia z. Il fiume Lao faceva i Suoi termini verso il mar Tirreno : dall' altro lato s estendeva sino a Metaponto: bench questi limiti, affatto ideali, cangiassero in diversi tempi, e si trovino ora p i, ora meno distesi, a talento degli scrittori. Antioco siracusano , che meglio d ogni- altro aveva studiato nelle cose italiche, e che per la vicinanza co nosceva bene questa regione tanto prossima alla Sicilia, dice che abitarono antichissiiuamenle il paese Coni ed Enotri : e Strabone, il qnal passo passo seguiva in
i Vedi p. 6o.

aga

CAPO

XV.

questa parte della stia geografia il 6 glio di Senofane, ne spiega anche il total concetto , ome a noi pare, con queste parole : prima cbe i Greci venissero in Italia non v erano i Lucani ; Coni ed Enotri possede vano questi luoghi : ma, da poi che i Sanniti * n eb bero cacciato i Coni e gli Enotri condussero in quella regione i Lucani ; i Greci tennero l uno e l altro lido sino allo stretto *. Or, chi furono questi primi abitatori Coni ed Enotri, li pi antichi di quanti s avesse notizia? Non certamente Arcadi, come narrava favolosamente Ferecide 4 : n Antioco, n Strabono danno n pure un cenno di pelasga derivazione: e se Dionisio congetturava a suo senno che dagli ArcadiEnolri originassero i nostri Aborigeni, in questo ei non fa autorit, n merita credenza alcuna *. All op posto per tutte le tradizioni della pi alta antichit, si ritrova, che questa regione medesima detto degli Enotri Ita li, veniva chiamata ugualmente Ausonia , e pi istoricamente Opicia, o sia terra degli Osci 6. E fuor che Erodoto j il qual differenziando nel solo linguaggio pone l edificazione d Elea o Velia nell Enotria 7, abbiamo veduto di sopra che le maggiori e le pi antiche colonie greche di questi ldi si ricoa Cio a dire i Sabelli. Vedi sopra p. a 5 7.

3 S t r a b o -vi. p . i y 5. 4 Ap. D io n y s . j. i 3. Vedi p. 5 D io n v s . i. i 3.


6 Vedi p. 6a.
7 H e r o d o t . 1. 1 6 7 .

84

CAPO

XV.

ag8

noacevano fondate in paese ausonio 8 : n giova pi ripetere, che tanto valeva dire Ausoni, quanto Opici ed Osci. Il nome stesM d Enotri non era di tenia italico come quello d ita li, Osci, Sabini, Sanniti, Campani, Lucani e Bruazl: l usarono i Greci: e per uso di lin gua l adopravano alle volte gli scrittori eruditi, ancor dopo che non v erano pi Enotri, siccome fece Ero doto. Per guisa ohe, senza pento presumere di sciorre i nodi inestrigabili della controvei*sia, noi portiamo opinione, che sotto il nome di Coni e Enotri sieuo da ravvisarsi due trib di razza osca, attenenti per origine agli altri popolatori indigeni di queste con trade. Tale sembra che fosse anche la sentenza di Varrone , dov ei chiama Enotro non gi pelasgo, ma re dei Sabini o piuttosto Sabelli, insieme della grande famiglia degli Osci. Li quali, ancorch spinti tutt in torno dai Greci venuti di fuori, si raccolsero insieme, e si mantennero vie pi fermi nelle loro aspre mon tagne tanto pi difficili a conquistarsi, quanto pi inospite, e per la salvatichezza dei luogi inaccessibili allo straniere. Per il che sia ne tempi favolosi, sia negli storici, furono sempre distinte in queste parti le razze barbare o paesane dalla gente avventizia : n altri erano i barbari fuor che il popolo originario e nativo delle montagne. In questa regione meridionale capitarono i Siculi

8 Vedi p. 164. Ugualmente Plinio parlando con spefcialil della Magna Grecia dice: Ausones temere primi, in. 10.
9 Ap. Sery. i. 532.

agi

CAPO

XV.

innanzi l epoca troiana } incalzati di luogo in luogo dall' Italia centrale, e vi dimorarono, fino a tanto che non furono essi stessi scacciati nell 1 isola insieme coi Morgeti I0. Cos dunque Coni, Enotri, Siculi, Morgeti e Itali, furono a un modo abitatori dell Enotria, come scriveva Antioco in forma compendiosa Sciamo Chio, il quale seguiva principalmente i racconti d Eforo, chiama gli Enotri un miscuglio di barbari Ia. E ge vuoisi avere per vero che gl Italioti, o sin li greci d Italia, appellavano i loro schiavi pelasghi, non ne conseguita cbe eglino fosserq le generazioni stesse degli Enqtri ridotti in istato servile *3, ma tutt al pi co? testo soprannome di pelasghi poteva essere uno spe ciale distintivo usato dagl Italioti medesimi, gente boriosa J4, per nqta de1 suoi propri servi ; in quella guisa che i Lacedemoni chiamavano i loro schiavi iloti, i Macedoni penesti, gli Argivi ginnesii, i Siciqni cori* nefori, i Cb,ii terapqnti, e4 altri altramente, secondo che riferisce 1 abbreviatqre di Stefano *5. La particor lare nominazione di Cpnia era propria d un distretto sopra la baia di Taranto, presso al luogo dove fu edificata Sibari 16 ; di qui s avanzava oltre in terra
10 11 13 i3 Vedi p, 70. Ap. S trab. ti. 176. et D<onys. i. 14. ScYMif. v. 199. Nkbhub, T . 1. p. 38. (4 Hjesych. et Suro. v. T rahiijss. 1S Steph. Byz. v. Xios, ; E usth at. ad Petfqg. 5$ 5. (6 Strabo xiv. p. 45o.

C A P O XV.

ag5

fermaj e se la citt del nome stesso di Conia sedeva veramente vicino a Crotone *7, il suo territorio si sa rebbe disteso non poco anche pi sotto. Non diamo peso alla notizia raccolta dall autore dell Etimologico circa la derivazione egizia del nome dei Coni, ma ella tanto singolare che merita, non che altro, d es sere notata lS. D assai maggiore importanza si il racconto dAntioco intorno aglitali ,s> ; che ripete Ari stotile *. Perciocch per la sola narrativa del fatto ben si comprende , di qual maniera i rozzi costumi della gente fossero a poco a poco ripuliti mediante il naturai progresso della vita pastorale ed agricola, che diede alla loro discendenza uno stata civile. Italo po tente re dell'Enotria, e ivi stesso nato, ebbe il merito d aver operata questa salutare mutazione ne suoi po poli colla virt delle leggi imposte loro, e principal mente 1 ordine dei sodalizj, o del cibarsi in comune ai : iusliluzione di cui ha tutto vanto Italia per propriet di tempo, bench dipoi si ritrovi ammessa anche nel costume di Creta e di Sparta, quasi come scuola di temperanza, d amist e cordiale benevolenza. Nel nome d Italia , che per Italo prese l ultimo tratto della penisola, si sarebbe perpetuata la memoria del
17 Stbabo
v i.

p. 175.

genlem Italicam a Xa/; idest ab Hercule, quam Aegypti sua lingua sic vocantur.
19 Ap.
30

>8 Etym. magri, v.


D
ionys . i .

35.
A vip*/*.

De rep.

v ii.

10.

31

ZptraT2 : dai Cretesi chiamati

ag6

CAPO

XV.

datore della legge: ina siffatte etimologie, ricevute dagli antichi eoa soverchia credulit, e per loro stessi anche controverse, non sono da riceversi gran latto come prove istoriche. pi tosto credibile, che Italo fosse un personaggio mitologico : ancorch non sia da muovere dubbio che gl incoli s avanzassero in vita migliore per la saviezza d alcun prudente del paese. Ed ecco il perch le genti in taluni cantoni, ivi rite nevano ancora al tempo dAristotile antichissime leggi, e l ordine stesso del ritrovarsi a mangiare insieme aa. Erano i Lucani un popolo di razza sabella, che ad esempio de padri suoi s inoltr in queste parti meri dionali dalle sedi che avean tolte per se gl Irpini, Notabile contrassegno della natura loro agreste e del costume, si di pi questo fatto, cbe quantunque ap prossimatisi di tanto al mare eglino si tennero sol tanto per le pi alte montagne e valiate, non facendo conto, come uomini montanari, delle sottoposte ma rine. Col dunque fermatasi la colonia sabella, e rac colte intorno a se altre genti paesane, Coni o Enotri che si fossero, vi diedero vera origine alla nazione dei Lucani : cos nominati, come dicevasi, da un Lu cio loro conduttore a3 ; bepeb ci esser possa un tro vato di secoli posteriori, In ogni modo per cosa certa, che i Lucaui pervennero a grande stato , dap poich di luogo in luogo occuparono l1 interno paese fino all' ultimo confine d Italia. Ed una mirabile qua33
AkISTOT.
P u s . h j.

1 . C, 5.} F e s t .

t.

Maotcrtini.

CAPO

IV .

397

li ih delle colonie edere italiche o sabelle, per cui elle s andavano di tal modo propagando lontanamente, e di per lutto crescendo ugualmente prosperavano, si era puf questa, che il popolo alieno veniva fatto com pagno e non servo , sotto custodia del nume protet tore. Quindi non si legge mai che accadessero n tra i Sabini, n i Volsei, n i Sanniti rivoluzioni interne di moltitudine sollevatasi, come avvenne frequente* mente in Grecia degl Iloti e dei Penesti : e se i Bruzzi 8ollaolo si distaccarono dai Lucani, nel modo che ora diremo, vi furono incitati dalla perfidia greca. Lo stabilimento dei Lucani in queste piarti estreme suc cesse a quello dei loro confratelli nel Sannio, e diebbe aversi per molto antico : n ad abbassare l ' epoca della venata loro al terzo secolo pu farsi fondamento nella circostanza che fiorendo Sibari, o quando Mi rilo edific Pisso nell anno 9 8 0 , non potevano esistere in queluoghi Lucani a4: perciocch i Sibariti, al pari di tutti gli altri Italioti, non avean dominio per le montagne ; e la piaggia dove Mirilo condusse in suolo locano la sua colonia reggiana, o era inabitata allora per 1insalubrit del sito , o lasciatavi senza cultura dai paesani a5. Non tennero i Lucani possessioni sta bili per le marine prima clip conquistassero Posidonia sopra i Greci, con altre citt loro al mare. Per que sti acquisti renderono pi noto al mondo il nome di quel popolo: tanto che l autore del periplo, che va
34

Niebhub, T. 1. p. sp Vedi p. 167 ,

94,

agS

CAPO

XV.

sotto nome di Scilace, pone le citt greche marittirae da Posidonia sino a Turio nella spiaggia lu cana 6. I Lucani si mostrarono in ogni tempo infestissimi ai Greci: sostennero contro di loro guerre ostinatis sime, e in una di queste, oppugnando Turio, posero in campo trentamila fanti e quattromila cavalli *7. Vinse la forza dell' animo il valor greco e larte ; sic ch recuperando il perduto, e soggettando di mano in mano gli stranieri, vendicarono in costoro i Lucani le antiche offese. Ma non acerbit sola di ven detta dava incitamento alle spade lucane : le ambiziose mire de tiranni di Siracusa, e massimamente di Dionisio il vecchio, teneano svegliate le passioni dei nostrali ; e , come insegna acutamente la scuola del dominare, non eravi mezzo indegno ch'ei non adope rasse per buono, tutte volle che potea venirne alcun pr alla tirannide. Di tal modo s'introdussero pi che mai nel comune intero dei Lucani, provocali da Dionisio, umori guerrieri, discordie, e domestiche con tenzioni, per le quali finalmente ebbe luogo circa l anno 3g8 la grande sollevazione dei Bruzzi. Erano dessi la porzione pi alpestre dei Lucani, che abita vano per li scoscesi monti della Calabria citeriore : cio quel gruppo di montagne che anche oggid chia~ niasi la Sila : allo piano di forse a 6 o miglia di lun ghezza da Cosenza fia presso a Catanzaro: boschivo
26 37
ScYLAX p . IO . D i o d o r . jiv.

100,

CAPO

XV.

299

molto, copioso di buone pasture, d aere freddo e ge lato, ma tuttavia popolatissimo a8. Or di quivi usci rono i Bruzzi gi numerosi e gagliardi. Strabono li chiama pastori a9 : ed i Lucani stessi posero loro que sto nome di Bruzzi, che sonava nell idioma quanto disertori o ribelli 3o: non per schiavi. E quantunque in realt s fatto appellativo fosse una nota di spre gio, pure i baldanzosi ribelli l accettarono per pro prio cognome, e cos divenne durabilmente quello della nazione 3l. Non altrimenti il nome degli Sviz zeri , udito la prima volta nella pi antica guerra mossa dai confederati contro Zurigo, si vuol che fosse dato a vilipendio dei guerreggianti , o de* principali di Svitto, bench poscia quel nome restasse comune a tutti i membri della lega. Second al pari fortuna l impresa dei pastori Bruzzi, e quindi sort loro di conseguire libert, indipendenza, e proprio stato poli tico : in guisa che la Lucania antica d allora innanzi si trov civilmente e geograficamente divisa in due separale nazioni, Lucani e Bruzzi, laddove prima ne formavano una sola. Ma i Bruzzi non furono da per se nulla meno nimici a Greci de Lucani stessi : anzi,
a8 B rocchi , Osserv. naturali fatte sulla montagna della Sila ec, 0 9 vi. p.- 176. 30 Fuggiaschi (ipirsra), e secondo Stbabose ribelli ( ureffrara ). Piooob. xvi. i 5.; S trad o 1 . c, 3 1 Brutale* dice Ennio ap. F e sto
v.

BUir\gues. I romanzieri
v.

greci davano loro per fondatore u n tal Brezio, figliuolo dE rco le : allegoria manifesta della forza. S te r i, BptTMf. ; E u s th a t. ad

Perieg. 36a.

'

3 oo

CAPO

IV.

pi di loro feroci, posero le principili repubbliche, e Taranto maggiore di tuUe, in tali urgentissimi. peri coli; che a sua salvezza furono chiamati in Italia da quella 1 un dopo l altro tre monarchi greci colla stessa mala ventura j Archidamo, Alessandro il Molosso, e Cleonimo. La discendenza dei Lucani e Bruzzi dai popoli ita lici delle montagne vien confermata coll uso della lingua osca materna : e se i Bruzzi sono chiamati bi lingui perch usavano anche favella greca, ci suc cesse soltanto per l opportunit di conversare e pra ticare cogli E lleni, dopo specialmente che s'erano fatti signori d Ipponio, Terina, Temesa ed altre citt di ragione dei Greci. Pi fa specie se le medaglie stesse dei Bruzzi, coniate in questi tem pi, mostrano arte e leggenda greca : perch d uomini greci si vale vano a suo pr i padroni : laddove i miseri Elleni andavano perdendo di giorno in giorno ogni bella usanza natia, in quella forma che Aristosseno deplora la sorte dei Posidoniati 3*. Nulla di m eno, anche ia mezzo a un popolo s gentile, Lucani e Bruzzi con servarono sema alterazione gli abiti ed il costume de forti. Lo sperimentarono i Romani per lunghe e ripetute guerre: a tanto le patrie istituzioni e leggi , corroborate da massime fisicamente e politicamente stabilite, aveano impresso nelle generazioni di que prodi un alto e virile carattere, che ben pu addur
A ristoxek. ap. Atbek. xiv. 7. p. 632.

CA PO

XV.

3oi

maraviglia alla delicatezza d d nostro secolo. La ga gliardi* ed il valore della persona, reputati antica mente vera forza decoro degli stati, erano per co loro la scopo fondamentale degli ordini legislativi, mediante quell arte, a noi sconosciuta, di formare i corpi robusti al pari degli animi. Esagerava tuttavia Trogo, o Giustino con la sua snervata rettorica guasta il racconto, dando a credere che i figliuoli de Lucani, messi fuori delle case paterne, s allevavano in tra le selve a cacciare e saettare, con tutti gli stenti e di sagi di durissima vita silvestre **. Pure 1' affetto della patria, passione sempre bella bench rade volte mo derata, aveva prodotto una razza d'uomini che parve superasse le forze istesse della natura : e s 1 educa zione, come le leggi, fortificavano que coraggiosi sen timenti ponendo 1 ozio vile e la mollezza tra i capi tali delitti 34. La natura stessa delle dimore alpine poteva grandemente nel loro carattere morale. Le mon tagne delle Calabrie son oggid, come in allora, l al bergo degli orsi M e delle fiere : e qui sotto il grosso vestiario, le inculte maniere e gli aspri suoni dei pa stori calabresi, tu trovi insieme a gagliardia rozza one st , e quelle maniere ospitali, che rendean benevoli i Calabri antichi ed i Lucani : m a, sono ancora in bocca loro tremende e sublimi, a chi 1 u d , le frasi
33 Justbi. xxiii. i.
34 Mie. D aiusc. ap. Stob. serra, fyi. p. agi.

35 Lucanus ursus. M ah tu l. de spcetac. ep. 8. et Ovtd. in Halieut. . 57.

3oa

CAPO

XV;

della minaccia o dell impeto nella vendetta ; come assai pi che in colta favella sono possenti le sciainazioni della donna calabrese facente il tribolo, in quel modo che le loro avole cantavano le nenie. N i moderni Calabresi, forti d imaginativa quanto i pa dri lo ro , son meno seguaci a chi pi accesamente gl instiga. Tanta asprezza di v ita, quale traevano 1 Lucani ed i Bruzzi, noq toglieva per dai loro animi le affezioni pi generose e umane che reggono la vo lont nelle azioni morali : s veramente, che per qua lit naturate ne acquistaron nominanza di giusti e liberali 36. Ch, se schietta virt di tal forma in apparenza scabra o poco amena, grande poi 1 utilit che ne deriva dal doro e amaro suo seme. Quando scriveva Strabone queste regioni meridio nali , da lui stesso visitate } erano talmente guaste e disfatte per ripetute calamit di guerra, che non era pi possibile distinguere i luoghi, n le dimore dei po poli vetusti : poich nessuna di quelle genti, che altre Tolte faceva un corpo, ed avea il governo di se stessa, non conservava pi n 1 uso della lingua, n i vesti menti, n l armature, n alcun altro suo proprio co stume : ed oggid, soggiunge il geografo, le abitazioni loro son fatte oscure ed ignobili 37. In Lucania si trovano bens nominate come piccole citt dell interno Potenza, Nerulo, Aprusto, Grumento e Calasarna, il
36 Atwtavht <pi\otvoi ita! kouui. H ebacl. Potrr. de Polit. p. a i 3.;
Aelian. Var. hist. iv. i. 37 Stbabo ti, p. 175.

CAPO

XV.

3o3

dui sito e nome si rinviene in quello di monte Calasema: altri comuni men noti come Atino, Vulci 38* e Abella cognominata de1 Marsi mostrano nel loro nome osco grande appartenenza allo stipite paterno, se pure essi non erano rami di pi antiche genti, qua respinte oltre per la violenza dei grandi commovimenti di guerra, che gi posero in moto quasi ogni po polazione prisca dal centro al mezzod dell Italia 4. Banzia 4, Sanzia 4 ed alcune altre terre lucane dell interno sono in oltre mentovate nella tavola tro vata in Oppido, la quale stabiliva certe m ulte, e le contribuzioni annuali che le anzidette comunit dovean dare d obbligo ciascuna per adoperarle nel convito pubblico, o in altre sagre municipali 44. Ne Bruzzi s avea per citt principale Cosenza sopra la gran selva Sila, chiamata anche oggigiorno Selva delia pece: indi U rsento, Numistrone e poche altre. Pi importanza ebbe Mamerlo, sede dei Mamerlini : popolo armigero del sangue osco, che avea tolto il suo nome da quel di Mamers o Marte 45 che vuol dire dalla forza.
38 3g
Volscentes. L iv . x x v ii. i 5 . ; Volcenlan. P lih. h i. ii. v v lc b P u r . n i. i i .

ia n a e c i v i t a t i s . G b u t e r . p a g . 2 0 9 . a .

40 Vedi p. 69. e sqq. 4 1 BARSAE.


4 2 SANSAE.

43 v a la e m o s t o v t i c o s ; u n a d i q u e lle . 44 V. R o s u n , Dissert. isagoge, G u a h in i , Commetti, v. di tabula Oppidensit Lucanontm. p. n 345 F est . v . Mamers.

3o4

CAPO

XV.

Si reggevano i Lucani, non meno che i Bruzzi, a stalo libero: in guerra eleggevansi un capo 4 , che al comando militare univa il governo civile. Ciascuna citili aveva io olire sue proprie leggi e propri rettori chiamati Meddix e Praefucus , secondo che portava il loro ufigio: titoli di maggiore e minore dignit, che i magistrati conservarono ancor sotto il dominio ro m a n o , come mostra la mentovala tavola di Banzia dettata in un dialetto particolare di Lucania, bench scritta in caratteri latini 47. Monumento raro che di pi ue d a conoscere in qual modo, circa l anno 6 0 0 , la materna lingua osca avesse gi preso in queste parti tale sintassi, che partecipa ugualmente del greco, del latino e dell osco. Se tuttavolta la cultura greca s introdusse quivi in qualche parte, e se talun uomo lucano intese veramente ad erudirsi, come si d ic e , nella filosofia pitagorica, il corpo della nazione rimase per sempre, simile a progenitori su o i, un popolo di pastori e d addurati guerrieri. Poich tutta Lucania e Bruraia, regione lautissima per la pastura 48 abbon dava d ogui qualit bestiame e di nobili lane 49 : do vizie eterne, cbe natura non cessa di concedere libe ralmente a queste fortunate contrade.
4 6 S t b a b o . v i. p . 1 7 5.

47 m e d d is : m ed . d i x u d : m e d o ix u d : pi volle; e p r a e f u c u s : Vraefectus. Guarisi. 1 . c. in tabul. Oppid. Lexic. 48. Lucana pascua. Hobat. Epod. 1. a8. et Calpubu. Edog. ult. v. 17. omnia Lucanae donel pecuaria silyae.
4 g N oliles pecuarae in Brutlis habentur.
V a r d o j. k. m. 1.

C A P O XVI.
Iapigi, Daunij Peucezi e Messapi.

P o e t i , istorici e geografi, chiamano a un modo lapigia ora la sola penisola che T o lg e al mare Adria tico^ siccome fece Slrabone ed ra, come Polibio a, tutto il mezzogiorno orientale dell1 Italia incominciando dal fiume Frentone sino al Capo di Leuca, che mo dernamente comprende il promontorio del Gargano , la Puglia, e le due terre di Bari e d Otranto. La fisica costituzione di quest ampio paese ne porge di nanzi tre immutabili termini, degni di particolare con siderazione, e che dan lume a riconoscere qual fosse lo stato naturale e primitivo della regione: i. il grande promontorio del Gargano stesso, le cui alte montagne diramatesi dairAppennino, e coperte d an tiche foreste battute da venti impetuosi, profondano le lor radici in mare: a .0 la Puglia piana, tra i monti del Sannio e il mare, la quale fu altra volta una grandis sima laguna 3 : 3 . le M urge , o sia i colli petrosi che movendo dalle alpi lucane, dov monte Vol tare , discendono a destra dell Ofanto gradatamente sino alla pianura a mare: e di quivi, proseguendo a mezzogiorno, a internano nella lunga e stretta punta
1 yt. p. 191. a ni. 88. 3 Vedi p. 166.

T om. I.

ao

3o6

CAPO

XVI.

di terra, clic mediante una catena non interrotta di facili e colti monticelli, senza divisione di valli, ter mina il continente dell 7 Italia. Per entro tutto questo spazio riconoscevano i Greci in suo linguaggio tre nazioni distinte, Danni, Peocezi e Messapi : li quali popoli, si ritrovano di poi cognominati dai latini pi genericamente sotto il titolo di Appuli e di Calabri. Bench non possa giustamente determinarsi il confine della penisola Messapia, il pi naturale par che fosse quella fila di monticelli, che traversando 1 istmo si prolungano dirittamente dal colle tuttora detto Aulone appresso T aranto, fino a Monopoli sul mare Adriatico. I pi antichi abitatori cogniti di questa provincia sono chiamati Iapigi-Messapi. Secondo il racconto d Erodoto, una mano di Cretesi usciti della patria per vendicare contro Cocalo la morte di Mi nosse loro re, essendo al ritorno in mare, per tempe sta , che venne loro addosso, furono spinti a questa costa nell Iapigia : dove incendiate le nari, e postevi le abitazioni, edificarono Iria, madre di tutte l altre citt loro ; e di pi vi cambiarono il nome, pigliando quello d Iapigi-Messapi 4. Altri narravano il fatto molto diversamente: chi voleva i Cretesi qua trasfe riti per occasione dell infausta impresa di Minosse in Sicania 5: chi venuti quando essi n andavano in traccia dello smarrito Glauco 6 : chi finalmente, trasportando
4 5
H e b o d o t . v ii. 1 7 0 . S t r a b o v i. p . 1 9 2 .

6 A th e n . 11.

5.

C A . P O X *I.

3o7

il successo all' epoca troiana, quali seguaci d Idomeneo scacciato di Creta, cui s erano uniti Illirici e Lo.cresi 7. Se per questi racconti secondarj di mitologi son da lasciarsi giustamente alla favola, si vuol tutta* volta tener conto deila credenza antica per la quale si presupponevano approdati in Iapigia alcun numero di Cretesi ; ma troppo lungi andrebbe dal vero chi credesse che questi pochi, esuli o raminghi, fossero gli autori di tutto il popolo dei Messapi e Sallentini. Anzi, adduce non poco dubbio, che venuti per mare eglino fondassero qual metropoli primieramente Iria tanto indentro terra, dov la moderna Oria, piuttosto che in acconcio luogo sulla marina : quantunque sia vero, che anche per queste piagge si ritrovassero in allora , come al presente B , stagni , maresi, e terreni paludosi ; impedimenti che potevano ostare in prima al collocamento. Con tutto questo non si pu non ri conoscere nella mentovata tradizione un elemento istorico , ancorch I! epoca di Minosse sia inviluppata in ogni maniera di favole : ma fin da quel tempo i Cre tesi e?ano usati alle navigazioni ; frequentavano ne mari della Fenicia e dell Egitto} e non dubbiamente essi diedero l essere di fuori anche a colonie, del loro sangue ; bench queste non abbiano mai formato in sieme uno stato distinto, come le colonie greche dei tempi storici. Diciam dunque, che primi possessori di
7 Vabbo fragm. ant. rer. human, ap. Pbob. ad Vibgii. ecl. vi. 3 i.; F e s t. v. Sallentini.; Vibgii.. ih. 4 o o .; Sebv. ad h. I. . 8 L Limina presso d O tran to , S. Nicola, Landenota ec.

3o8

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XVI.

questi luoghi si rappresentano gl Iapigi nelle nostre istorie, genti barbare , le quali occupavano anche i terreni sul golfo di Taranto sin oltre il fiume Bra ttano e Metaponto 9 : e se fsse certo quel che nar rava Eforo 10j aver, gl Iapigi tenuto innanzi agli Achei il luogo dov era Crotone, si potreb.be credere, che pi anticamente possedessero anche una parte dellEnotria. In ogni modo per si pu giustamente dar fede al racconto, che allora quando Falanto pose la sua co lonia di Laconi ne pingui campi dell Iapigia, n espulse di col i vecchi abitatori, dandovi cos principio a Taranto , circa quarantacinque anni prima della fon dazione di Roma Ia. Bene Slrabone l3 distingue in queste parti gl incoli barbari, o sia gl Iapigi propria mente detti, dai Cretesi : e se pure costoro, gente av ventizia, abitarono Iapigia, o il numero scem gran demente per la narrata, bench poco credibile migra zione in Macedonia de Bottiei *4, o piccoli avanzi rimanean di loro a tempi storici nella Messapia. Che Iapigia, Daunia, Feucezia e Messapia, traessero il loro nome da altrettanti Licaonidi, ed i suoi popog S c t l a t p, io .; Stbabo t i . p. 191. 10 Ap. S trabo ti. p. 181. 11 Epbor. ap. S trab . vi. p. 192.; A risto t. de Rep. v. 7. Dio* DOR. in excerpt. Vat. t . i i . 12. p. 11.; Justw . hi. 4 : expugnats

veteribus incolis, sedes ibi comtituunt. 11 01. xviii. 2. a. c. 708. Euseb. Chronic. p. 119. 13 vi. p. 192. 14 S trab o v i . p . 192. ig 5.; P lu ta rc h . Thes. et Quaest Grate. 35.; Coiioif. Nar. 25.

CAPO

XVI.

3og

latori dalle colonie arcadiche condottevi da quelli di ciassette generazioni avanti la guerra troiana, siccome narravano i autografi l5, non giova pi dimostrarne le false, voci in tanta luce di scienza critica. E se gli scrittori latini ripetono sino a saziet queste fole, non perci son elleno meno favolose ed antistoriche. Pure non. senza fondamento di vero parla vasi della venuta di genti stranie in questa parte dell Italia fino da pi remoti tempi: e tanto la divolgata leggenda, che Nicandro da Pergamo 16 debbe aver tolta da scrittore antico, la qual portava esser Peucezio con Dauno e Iapige passati a' nostri lidi con moltitudine d 'illirici, quanto il supposto transito d altri Illirj con Idomeneo ne1 Sallentini, mostrano senza fallo che sotto forma mitologica s era diffusa e conservata la memoria dun lontano passaggio di genti illiriche in queste spiagge. Eran dessi, come gi dicemmo, principalmente Liburni, che scorrevano per le marine, e messe in volta le popolazioni indigene si stanziavano per la forza in qualunque luogo trovassero comodo riparo *7. Che talune generazioni d*Illirici, o d altri venturieri di vario nome quivi capitati di pi lontano, dimoras sero oltre il Piceno anche per la riviera della Puglia cino al Capo de Sallentini, si per noi mostrato con bastanti prove : e tuttavia possiamo confermarlo col
15 Nicandeb ap. Anton. Liber. 3 i . ; Dioht*. i. f i . ; S tra b o ix.

P- a 7916 Ap. A ston. L n . 1 . c.

17 Vedi p. 173.

3 io

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nome di monte Liburna, che ritiene tutt ora dna cima al settentrione del Gargano : e per entro al Gargano stesso, bench prossimi al mare, monte Origone e valle degli Origoni ; nelle quali nominazioni pare a noi rinvenire una voce corrispondente ad Orico, cittk marittima all altro lato del golfo, e che dai geografi antichi, atteso la sua incerta situazione presso agli Acrocerauni, veniva posta ora nell' Illirico, ora al prin cipio dell' Epiro 18 ; dove quivi medesimo giungevano anticamente gl Illirj T 9. Questi per "han dovuto es-> sere scacciali dalle marine dellAdriatico e suoi dintorni non solo dai Piceni, come si disse, ma dai Sanniti-Frentani ancora., tosto che eglino si collocarono tra il fiume Aterno a il Frentone: cos pure credi bile assai che altri popoli Osci, Appuli e Galabri a0, abbiano a luogo e tempo dato mano con ogni sforzo a sgombrare il paese dagli stranieri. La Daunia la pi grande e notabil parte dell' Ia pigia, Confinava a settentrione coi Frentani per mezzo del Freqtone, e comprendendo il promontorio del Gargano s'estendeva sino al fiume Ofanto, che scende di su dallAppeuniuo, e divide col rapido e vorticoso
18 Pipr. iif. a 3.; M ela 11. 3.; Scymn. Ch. in Pering. ; Steph. V. citt) greca la (Jige Sciiqno., e fondata dai Calchi Pii
19

pQ . Vedi p.
179 .

ap Con (polla verisiipigliania congettura Niebuhb ohe la form a psca del pom e d iapigi fesse 4 pioc, d a cui venne Apicus, Apn*

ht*< Aggiunte al Tr ? p- 34-

CAPO

XVI.

3m

sud cono la regione dei Dauni dalla Peucezia. Non v1 ha favola cbe non si spacciasse intorno al regno di Dauno e di Diomede per questa contrada ; n v era citt di qualche conto, la qual non si dicesse fondata dal valoroso figlio di T ideo, e non mostrasse sue reliquie per accertarlo. L additavano sulla riva delT Ofanto i campi di Diomede, a lui tocchi o per d ote, o per retaggio SI : serba va osi in Luceria nel tempio di Minerva i donativi aa e l armatura del eroe 5: n mancavano mille altri segnali del di lui antico impero nella Puglia. Di tal forma tutta la leggenda di Diomede trovava quivi la sua rappresen* tazione ; ancorch un angolo della Venezia glie ne disputasse in gran parte l ' onore >4. E s di vero queste, novelle, pubblicate per vanto dai Greci, che n avean piena la lingua e il petto, s1 erano fatte di tanto domestiche e locali, che si len'an dal popolo com una delle glorie pi belle della regione. Non ostarite ci si pu aver per fermo, che Diomede non ponesse mai piede in queste parli ; ma non potremmo gi negare, che qualche colonia di Dorici si stanziasse anticamente in Puglia, cos come portava la fortuna dei tempi. N di certo quei primi D orici, Achei e Ionj, cbe venivano per ricovero alla ventura in terra straniera, non miravano a fondarvi regni, ma s bene
a i At . L ibebal. 37.; F est. v. Diomedit campi. 32 S tbabo vi. p. 196. a3
Auct.

de mirabil. p. 1161.

S trab o t . p, 14^ 9- Vl- P- 19^-

3i*

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XVI.

a trovarvi rifugio, posa ed alimento. Quindi che do^eano accomodarsi a luoghi, comunque si fossero, dovrei mettevano a terra: per ci qui nella P uglia, contrada di maremma, Siponto, le cui rovine son presso a Manfredonia, che di quella nacque, e Salapia, furono dai Greci occupatori del lido edificate in luo ghi paludosi e pestilenti: a tal che i suoi abitanti stessi ebbero dipoi necessit lasciar vuota la vecchia Salapia, che dicevasi opra di Diomede, rifacendola dentro terra quattro miglia pi distante, e in luogo salubre a5. Cosi oggigiorno si ritrovano nelle stesse situazioni molli terreni infermi, stagni e marosi : mas simamente la palude sotto Manfredonia generatavi dall acque stagnanti del Candelaro, e il lago stesso sul mare, dove sono le saline, detto ancora di Salpi. Arpi, citt notabile discosta dalla marina, ha dovuto essere ugualmente fondata dai Dorj. I q u a li, aspri di natura, possono aver recalo in questi luoghi per reli gione sua propria il rito strano di certe vergini, che passando la vita in celibato vestivano nere vesti, e si tingevano il volto, quasi a modo di furie, con succhi d erbe di color rosseggiante a6. Ma Tianud o Teano, cognominato appulo per distinzioni dal Sidicino a7 ; Lucer a8 su d un colle isolato accosto a monti del
a5

V itbdv. i. 4. ; Ciceb. Agrar. 11. 27. v. i i 5 i - 58. ; T im a e u ; a p . T z e t z . a d h .


c h ia m a ta

2 6 L tc o p h h .

1 .
com e con

7 Vedi p. 289, n. 72. 38 Con f o r m a o s c a p r o b a b i l m e n t e leggenda latina h w iQ


L Q vcm u,

lu f k b iitu m ; m e d a g lie

N u c e r a jnjFKBiHiru: ( v e d i p . 2 8 3 , n . 4 8 . ) : l e s u e

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XVI.

3i3

Sannio; Ascoli o A scia , avente lo slesso titolo che quel del Piceno 9; Canosa alla destra del fiume Ofanto ; Venosa, che per la sua situazione in sul con fine non poteva ben dirsi se fosse appula o lucana 30; e finalmente Gerunio, Erdonea, e alcune altre citt non ignobili di pari nominazione osca, e tutte a un modo collocate nelle parti interne, si possono dritta mente riconoscere per terre nostrali, venute per la bont de luoghi in istato di cittk fiorenti. La Peucezia, regione pi ristretta, di sua natura in parte piana sulla marina dellAdriatico, e in mag gior parte montuosa allato agl Irpini e Lucani. I Pediculi erano un popolo dei Peucezi 3l, se pure sotto cotesto nome, di.forma italica, non s asconde la pri mitiva appellazione degl incoli. L alta Acerenza 3a, Ferento 33 o Banzia, comunit di popoli parlanti lin gua osca, sedevano al pari nelle montagne: laddove Bari dorigine greca, e primaria c itt , guardava so pra il mare , come Egnazia, celebrata pel suo gran miracolo di piromanzia, di cui tanto si rideva Orazio 34. L1ornamento maggiore dell estrema , penisola detta Messapia, ed anche Sallentipa 35, regione mirabilmente
a g V edi p. 2o5. 30 H o ra t. i r . sat. i. 343 1 S trabo vi. p. ig 5. ; P u h . m. i i .

3? Bene cbianqata d a O razio: celsae nidum Acherontiae. 33 FererUium abbiam o pure negli Ernici. V edi p. 238, 34 1. sat. 5. g 7 * io i. cf. P uh . ii. 107. 35 S trabo v i . p. ij4*

3 i$

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XVI.

bella, era senza dubbio Brindisi, in ogni tempo rino mata per la comodit e sicurezza del suo doppio porto, il quale con voce rappresentativa avea tolto il nome da un vocabolo 'propio della lingua de Messapi36. 11 cognome dei Sallentini, popolo distinto, cbe si ritrova ne* Fasti trionfali, ha dovuto essere na zionale , come quello di Calabri, pi propriamente applicalo a coloro che abitavano in sulla spiaggia del mare Adriatico. Nelle scritture dei Greci i Sallentini sono chiamati Cretesi, atteso le tradizioni elleniche di sopra accennate ; e ciascun sa con quanta facilit e bonariet credean gli antichi siffatte cose narrate. Ma, comunque ci si fosse, sicuro bene, che la terra dei Sallentini cinta dal mare, e di suolo feracissima , trovavasi per l energia de suoi abitanti, cos indigeni, come stranieri, grandemente in fiore. Secondo Stra bone 37 contavano essi tredici citt : ovvero, conforme a un luogo di Varrone 38, erano i Sallentini divisi in tre genti o trib, e dodici terre : il che presup pone un'antica mescolanza e unione di razze sotto forma di popolo giuridicamente collegato. N gi era monarchico lo stato lo ro , bench per uso di lingua si trovi alle volle fatta menzione nelle storie di re
36 Ty
vi.

M iosotiix yXmrrii Bpivriay

ti xe$a)

rat/ sXa(pou

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S tr a b o

p. igS .; S eleucus , Glossarium ap. S teph . v. Bpsmista*. Nome che le venne dalla figura del porto, il quale, come si vede in tutti i portolani, rassomiglia molto a una testa di cervio. 3 7 vi. p, 194. 38 Vedi p. i ^ o , n, ijS ,

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XVI.

3i5

dei Messapi ^9, Peucezi e Dauni 4, i quali, come ret tori di popol franco, non potevano essere che i suoi pritnarj magistrati: e tal era quell'Arta, splendido e liberal prncipe dei Messapi 4>, che diede soccorso agli Ateniesi nella loro malagurata spedizione per la Sicilia. Non diversamente dai Sallentini si pu presu mere che fossero politicamente ordinati gli altri po poli dell Iapigia 4, come altrettanti stati uniti per legamento di concordia ; ma per talmente liberi, che ciascuno di loro poteva usare a suo grado il dritto di pace e di -guerra. Per la qual cosa adoperandosi gli scaltri Tarantini a disunire i barbari, che s tanto temevano , riuscirono anche a far collegare insieme Dauni e Peucezi contro a Messapi. Non abbiamo vero tradizione, n traccia alcuna del passaggio di colonie sabelle in questa parte orien tale del meriggio italico, come nell altro lato. Ma non pu in modo alcuno dubitarsi che anche quivi la gente osca non formasse il pieno della popolazione. La nota indelebile di barbari che Dauni , Peucezi e Messapi, riceverono in ogni tempo dai Greci senza nulla discordanza 43, ne dimostra bastantemente eh e->
3g T b u c y d . t u . 33. ; P a u s a r , x. : 3. 40 Stbabo ti. p. ig 44 1 Polbmoh. et Dem. P b aler. ap. A-tbs. iii. a 5. p. 108. 4* P e r una notizia di P u a io ( ih. i i ) , bench congiunta a
circostanze favolose, i Pedicoli o Peucezi contavano parim ente nella loro terra tredici com uni.

43 Pqlyb. % . 1.; Diowrs. tu. 3. 4 Pavswt. x. li). 3.; Diodo.

3 i6

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gli erano tenuti da' quelli d altra nazione e lingua. N lieve argomento ne porge altres la durevole ini micizia di coteste genti contro la stirpe degli Elleni, e principalmente a1 danni dei Tarantini, che ne pati rono quella fiera rotta che fiacc di tanto l alterigia greca 44. E furono di pi s tenaci nell ira i M e ssa p i, che n pure la virt del grande Archita, che di loro avea trionfato sette volte 4*, bast a domare i valo rosi. Nessuna pi conveniente prova pu addursi in oltre della parentela delle genti che abitavano in sieme l Iapigia, quanto la lingua loro uniforme, no tata sul luogo dal giudizioso Strabone 46 ; Ja qual lin gua popolare non poteva essere altro che l osca, geueralmente parlata dai paesani di tutta l ' Italia me ridionale : e se per un antica notizia abbiamo che in Iapigia erano cinque lingue, fra le quali nominatamente T opica 47, si dee credere che elle fossero al trettanti dialetti dell idioma nazionale usato dalle genti quivi presso stanziate insino all1 Umbria. Sicura mente in Apulia parlavasi osco ; ed Orazio, appulo egli stesso , chiamava i Ganusini bilingui 48 perch
passim .; T zetz . ad L ycophr . 6o 3. ; Similmente T u c id id e nella ras segna dellesercito ateniese contro Siracusa, pone gl iapigi n el num ero dei b arb ari ausiliari,
v ii .

5 j.
H b b o d o t. v i i .

44
x i.

O l. ix x v i .

4-

an-

281.

170.;

D io d o r.

5 i.

45

iooew .

a er t .

vin. 82.; A eliaw . Far. hist. vii. i 4 -

46 vi. p. 197.
47 S cylax. p. 11. cum not. G rcnov. 48 H o b a t . 1. sat. 10. et 3o. et V rr. I n t ir p . ad h. 1 .

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XVI.

3 i7

adoperavano, oltre all idioma natale , favella greca : di che essi avevano meglio d' ogni altri grande op portunit, usando pi frequentemente con i Greci di moranti alla prossima marina..Troppi erano i bisogni che a malgrado degli odi tiravano scambievolment i nostri popoli italici ed i greci a dimesticarsi infra loro con ia frequentazione; e cos a favellare alterna tamente ora un idioma, ora l altro : ed in fatti ve* nian gli Osci in particolar modo contrassegnati per questa mescolanza di lingue 49. In Banzia, appula o lucana si fosse, parlavasi del pari dai terrazzani lin gua osca 50 : n diverso era l idioma locate di Rudia nei Sallentini, patria d Ennio 5l. In questa forma di per tutto, dal confine dei Frentani sino all'estremit dell Italia, ritroviamo diramato l osco qual favella universale, e affatto propria rdei paesani : i quali an corch di poi ritenessero pi comunemente alla latina il nome di Appuli e di Calabri, serbarono- pur sem pre l immutabile impronta del genio e del costume nativo. Di tal modo gli Appuli possessori d un aperto e fruttoso piano 5a, stimavano la pastorizia, quanto gli odierni Pugliesi, sovr* ogni altra industria : e per l ot4g yXutsaat duvk/itav. E udoxcs ti . terrete perodi ap. Steph. t.
O'mxoi.

50 Vedi sopra p. 3o4> 51 G eia. x v i i . 17. 5a Italia plana ac mollia. S a u u s t. fragni, kt. ap. S e st. hi.
S .

3i8

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XVI.

tima qualit e copia delle loro fulgide molli lane; per le buone razze de cavalli; e per grande abbon danza di biade 53 ; sapevano i solleciti Appuli 54 trar comodi e ricchezze tali , che ne renderono il paese assai pi popoloso e fortunato. Nulla meno diligenti pastori erano i Calabri 55 : come i loro antichi schietti di costume, semplici ed ospitali 56; ma per natura sempre agresti e guerrieri *5, e non curanti i pericoli dell1 armi, n le dure fatiche, n i disagi, sempre che difendessero in comune 1 adorata loro libert. Assai tardi i Romani, che non conobbero la pi interna Ita lia se non per vie sanguinose, ebbero notizia di que sti luoghi di mezzogiorno a cagion della guerra sanuitica : n le loro aquile si mostrarono nei Sallentini prima dell' anno 4 4 7 : ^ c^e bast tuttavolta a cangiare in miserie lo stato per l innanzi felice della regione. Dove con la servit novella s introdussero le sue in separabili compagne degradazione , inopia e povert. Tanto che, s per la caduta, s pel disfacimento suc cessivo di mollissime terre, e vere c itt , altre volte potenti d uomini, non vide quivi Strabone che una contrada esausta, quasi come deserta
53 Stbado v i . p. ig 4- >96. ; P u r . viti. 48. 54 Intpiger Appulus. HoraT. i i i . od. 16. 26. 55 Jestuosa grata Calabriac armento. H o ra t. i. tx i. 3 (. 5.;
Columel. vii. 2. 56 H ob at. 1. ep. 7. i 4 57 Agrestium populorum. H o ra t. ih. od. 3o. n . Milititris Dau-

nia. Idem. 1. od . 22. i 3. 58 S trabo v i . p. ig 4- *97-

3tg

C A P O XVII.
Passaggio de Greci nell Italia meridionale. Magna Grecia.

L a dimora de Greci nell'Italia meridionale uno dei fatti pi indubitati e certi dell' antica istoria, bench il tempo, l occasione, il modo, e l altre cir costanze della venuta loro sieno tuttora involte nella pi grande oscurit. Poca o niuna fede pu darsi alle narrazioni de autografi, che supplivano dopo 1 avve nimento alle storie, mischiando a fatti veri casi pi sovente favolosi, io cui intervengono pur sempre numi ed eroi. Questi presupposti fondatori e capi o di citt, 0 di nazioni, non polean quindi collegarsi con l isto ria certa se non per mezzo di genealogie fittizie : poi ch tutto quel che precede nell ordine dei tempi ve niva soltanto o da tradizioni dubbiosissime, o da me morie pi ancora tenebrose. Ed in secoli nei quali la critica non rischiarava per nulla l istoria, potean bene 1 primi narratori greci, od i posteriori, divolgar rac conti , in cui la finzione appagasse la fantasia d un popolo altamente poetico. Chi ha letto le sognate genealogie degli Arabi, o quelle imaginate dai no stri monaci cronisti, non pu maravigliarsi di ci. Cos dunque coloro che in sue leggende fecero na vigare i Licaonidi per queste terre diciassette gene razioni innanzi alla guerra troiana, o quelli che dopo

3ao

CAPO

XVII.

la rovina d Ilio davano stato in Italia a Nestore, Dio mede, Idomeneo, Filottete, Epeo, e altri molti di stirpe eroica, non raccontavano se non che fatti poeticamente figurati, e vere novelle atte a piacere al popolo, od a lusingarlo con blandimenti. Lo stato perturbato delle trib elleniche, e le spesse incursioni de Traci setten trionali, ponean la Grecia in condizione s tanto infe lice, che prima della guerra troiana le sarebbe stato impossibile volgere il pensiero alle contrade occiden tali : n poca difficolt faceva altres T imperizia de Greci nella nautica. Massimamente da che in tempi s remoti i mari di ponente erano pochissimo solcati ; ed i pericoli della navigazione sullAdriatico rendean presso che inconsuete quelle acque tempestose. Non pertanto dopo recata a fine la granile impresa d Ilio, o altrimenti la gran lotta dell Europa e dellAsia, ebbero veramente i Greci mefczi e opportunit di por tare arditi il loro nome in sconosciute contrade. Le discordie di famiglie regnanti, e le sanguinose turbo lenze che indi si propagarono per tutta Grecia, non meno che le miserie della carestia e della fame, mos sero i pi audaci a cercarsi altrove nuova stanza. Sic come alcuni per solo effetto di positura geografica si volsero nelle loro migrazioni all'oriente della Grecia, cos gli abitanti del Peloponneso s avviarono all oc cidente: e chi qua, e chi l trascorrendo, buon nu mero di quelli pigliarono terra nelle nostre parti me ridionali o in Sicilia : rifugio dapprima e ricovero d uomini travagliati e di famiglie fuggiasche, piuttosto

CAPO

XVlt.

3n

dhe albergo di legittimi e veri coloni. Or questa si pur sempre l ' origine naturale delle colonie: cio mossa di pek'sOn boti contente del loro stato, e bisognose di cangiarlo. Tali erano i primi fondatori e popolatori delle co lonie greche. Il pi delle volte uomini Scapoli e senza moglie, di fiero coraggio adorni, di spirito fomiti, e per genio indomito aspri guerreggiatori e predatori. Come prima essi comparvero nelle nostre spiagge ogni qualunque lingua di terra, seno di infere, o foce d fiume, bastava loro a prender pbvto e afferrare al lido. La maggior parte d<Hle marine nell1 Italia infe riore, dove si posarono costoro, era in allora^ come dicemmo di sopra, poco curata dai montanari indigeni di- razza osca, che risedevano ivi attorno per lAppen nino-in istato al tutto pastorale e viUesco x: onde' le maremme stesse di sua' natura si ritrovavano aveimolti luoghi o paludosi, ! o ; infetmi, o abbandonati / d privi d abitatori, giusto come/gli Achei' trovarono la regione dove'edifiearwo i Metaponto1. Per tal mod6 ebbero i Greci avvenrizj 'gr*ftJe;flili'prima' a col-* locarsi per quelle- piagge, jioilii'a dar opera a porvi stabilmente sue dimore: mediante la forza 'dellarWi. Ed a misura che gli stranieri -assalitori octipavati d* intorno a se nuovo territorio , gl7 indigeni meiilab di fatto pr maggiormente^ incalzati, e respi ti1 nelle
1 V edi p. 168. 2 Antjoch. Ap. Stbab.

v i.

p.

i 83. Vedi spra p. i G~

T om. I.

2i

3aa

CAPO

XVII.

montagne. Cos cangi il nome, Io stato e la fortuita di queste contrade. Perch mentre i paesani ristrettisi tra l allure e le valli interne del grande. Appennino serbarono quivi per secoli gli abiti della semplice vita rustica, i coloni greci andavano di mano in mano pro gredendo nella propria civilt e umanit ellenica, che sotto il bel cielo d*Italia dovea precipuamente portare maturi frulli. Primi di tutti ad approdare alla riva orientale, se condo un racconto di Erodoto?, aarebbono stati una banda di Cretesi, quivi spinti per furia di vei>lo : cir costanza fortunosa, ripetuta spesse volte nelle narrative di altre condotte delle colonie, e che pu ottfermaro quanto imperili del mare fossero tenuti nell'opinioni de'suoi connazionali stessi i primi navigatori,greci. M^ il pi antico e vero civile stabilimento grcp, possa certamente ammettersi dalla storia, si . la pn Ionia deCalcidesi in C u m a e nell isole vitine, re^uir tata la pi antica-di quante u esistevano. in Italia Sebbene 1' et, in .cui.potai fondazione vien. posta dai cronologisli, sia indubitatamente di .gran tempo ante riore al successo 4. Alici Calcidesi venuti ugualmente dall Euripo, costrettivi dalla fame 5, posero,mauo all edificazione di Reggio, forse a cinquanl' anni prima dellera comaua, in compagnia di queMesseni, di'erano esuli da Macisto per aver violate in Limui le fanciplje
3 vir. 170. Vedi p. 36 . 4 Vedi p. 275. 5 tliu c u D . Pa.YT. de Polii, p. a r 4 >

Ca

p o

x v it.

3a3

Spartane6. N diversamente un altra mano di Calci desi in quel torno di tempo avea fondato Nasso nella Sicilia, Una delle pi antiche colonie elleniche di quel* ) isola ?. Apertasi Cos la *ia in queste regioni occi dentali alla fortuna degli audaci,seguitarono l'u n dopo l altro i condottieri ad invogliarsi di luoghi nominati e fecondi. S .che i valorosi Partenj usciti di Sparta col buon volere della Pizia sotto la scorta di Falanto, furono tanto avventurati di ridur Taranto in colonia, usurpando agl iapigi una regione insigne per fertilit s. Nell altro lato occidentale della penisola, terra drgli Ausoni 9, si posero i fuggitivi usciti della Lcride orientale, dove alle falde del monte Esope edificarono Locri epizefiria, aiutati, come dicesi, dai coloni sira cusani 10 : citt fattasi di poi s potente e copiosa d uomini, che potette dar l'essere a due nuove coIonie, Ipponio e Medina presso lo stretto siciliano " . Ma d' assai pi fortunate si furon le colonie, che cifea l istessa epoca, e in quel gran movimento di
6 A n tioc h . ap. S trab .
P
ausan . i v

v i.

pag. 177.; H eracd . P

ont.

pag. 2 15. ;

Caius 3o 8 - 3 i i . 01. xix. a. c . 704 7 E pho r . ap. S tr a b o , vi. p. 184.; H bracu d . 1 . c. 8 Vedi p. 3o8. g Vedi p. 164. 10 A ristot. ap. Poi.yb. t u . 5.; Pausvs. iii. 3.} Dio*Ys. Perieg. 365- 366.; E ustbat. ad h. 1 . cf. Strabo v . p. 179.
.
S cymn . 11 'lim ir i v x a i M i/ia r u n tin o Acxpo/. S cym n. 3 o 6 - 3 o 7 . ; S t r a b . vr.

4- ;

p. 177. I fiumicelli ancora detti Medama e Mesima presso Nicotera e Miloto, nella Calabria meridionale, additano non dubbia mente il silo della citt.

3*4

C A P O

XVII.

popoli, avean conciotte gli Achei. CrotoneIa e Sibafi > 3, fondate a un di presso bel medesimo tempo con gli auspicj di Delfo, salirono indi a poco in s . felice 8 tato, che la prima condusse due fiorite colonie del suo sangue a Pandosia *4 ed a Terina ,5 : la seconda fabbric Posidonia l6, Laino e Scidro, 'tu tte in sul lido tirreno *7. Altri Achei venuti di fuori diedero uguale nascimento a Caulouia ; ,s indi a Metaponto fondata da Lencippo , capo di quella colonia x 9. Si narra di pi che al tempo dAliatte e di Creso i fug gitivi Ionj di Colofone approdassero alla foce del Siri, e vi fondassero la citt di quel nome *. Ma con pi certezza i Focesi, scampati dalla servit persiana, ed ultimi tra gli stranieri fi oltremare qua venuti, ferma rono dopo lunghi travagli la loro dimora sul golfo
14
ii. A im o c a . a p . S t r a b . Scymi*.
v i.

v i.

p. 1 81.; H e r o d o t . viti.

5c^i

322- 325.

Ol . xvit.

13 S trabo i 5 ,Sctmi>.

p. 1 8 1 .; A b is t o t .

47- > D io hy s. 3. a. c. 709. de Rep. v. 3. ; S cymhus 33<xsqq* 5.

14 ScYMlf. 3 2 5 -3 2 8 .

3o 4- 3of5 . ; P h le g o h . Crotoniensiun Terina. 16 S t r a b o v i . p . 1 74- S c v m n .


l E v fia fh a s irnlxeoai u n .

a p . S te p h . v. Tgj><va. ; P u * . in . a 45. ex S a lm a s m e r o e a d . p. 173.


ausai, t i .

m <p*n

17 H erodot . 18 S trabo
ti.

v i.

2 1 .; S trabo

v.

p. 1 8 0 .; S c y m s . 3 1 7 - 3 1 9 .; P

3.
testai

19 A n tio c h . a p . S t r a b . vi. p.

i 83.; Scym r. 3 2 7 -3 2 8 . L a

e ro ic a d i stile id e a le d e l s u o f o n d a to r e a c h e o si b a n e lle m e d a glie stesse d i M e ta p o u to c o n la iscrizione A E T K in n O X . 20 S tra b o


stot.

v i.

p. 182.} A tu e u . x u .

4-

P-

5i 3.

ex, T im aeo e l Aw*

S t b ?u . V. Xip/y.

C A P O XVII.

3a 5

Pestano, dove edificarono Elea, la presso al fiume Alento **. Queste colonie, le pi notabili di tutta la riviera italica, ebbero adunque certa origine e cominciamento intorno il primo e secondo secolo dell era romana. Nacquero povere ed umili, ma piene di vigore: onde crebbero straordinariamente e in breve tempo di popo lazione, non tanto per il sano godimento della libert sotto un cielo beato, quanto per le successive migra zioni daltri individui e di famiglie della travagliata Grecia, che qua venuti a porto ottennero dai primi fondatori qualche dritto secondario di cittadinanza, e qualche porzione del terreno. Ma principalmente gli Achei largheggiando della citt cogli estranei senza distinzione di sangue, pervennero pi prestamente cbe i Dorj e gl lonj a conseguire nelle colonie forza e potenza. Le relazioni dell antichit circa la straordi naria popolazione di Sibari e di Crotone possono, vero, trovarsi non poco esagerate *3 : ma qualvolta si considera che le colonie dell unione Americana quan do vivean soggette non avevano due milioni d abi tanti, ed oggid ne contano dodici e pi milioni, que sto solo fatto ci debbe persuadere, che anche le prime Colonie greche, piantate io terra s ferace, han dovuto crescere smisuratamente, e sempre pi aumentarsi di
31 H e r q d o t . i. 1 6 7 . ; A r t i o c u . a p . S t r a b , t i . V ii. p. '

0 {,

533. 11 PoLYB. II. 38.


a.

c.

u 3 D io d o r. v. g .;

Sgxmm. 3 4 0 . et ed,

3a6

CAPO

XVII.

num ero, non pure con elementi naturali, 'm a p o litici. Di qui che Locri divenne s grande in mnO d un secolo per lalta sapienza di Zaleuco a o le g i slatore. La prosperit di Reggio, * iT altre cittk c alcidiche *4, ebbe un fondamento nulla meno d u r e v o le e glorioso nelle leggi di Caronla. Elea o Velia, a n c o r ch nata tra i disagi e in sterile paludoso t e r r e n o , dovette a Parmenide le sue ottime leggi, che i c i t t a dini con prescritta usanza promettevano ogni an n o otto giuramento di fedelmente osservare *5. E le sue medaglie stesse di bel lavoro manifestano quanto 1* a rti nobili degnamente fiorissero in quel comune s o tto il governo de suoi magistrati. Mu i Pitagorici soprattu tto il cui istituto movea da un principio religioso e in sieme politico, ebbero sicuramente pi che a ltri il merito di concorrere alla fortuna delle loro p a tr ie , unendovi la potenza col senno. Onde per opra (ro rigeneratasi Crotone, indi ogni altra citt degli Achei, salirono in quell altezza che a tutti palese. U gual mente Sibari nel suo primo vigore cittadinesco era pervenuta in poco pi d un secolo a tale abbondanza di beni, che superava di fatto in dominio, in forza mi litare e in dovizie, tutte l altre colonie greche. E se per la sua effeminatezza ancor dura nel mondo l'in fa mato nome, non pu gi l istoria giusta e severa as*
a 4 P la t . de. Rep. x. p. 6oo. ; A risto t. de Rep. ii. io ,; Aeuaw. Var. hisl. hi. 17. ir > S trado vi. p. 174-J P ujtm ich. Adv. Colot. T. u. pg. I u fi. SiTtsif. ap. Diog. L ak rt. ix, 23.

CAPO

XVH.

327

solvere le sventure meritate con la perdita delle virt. Taranto in fiu e , nel primo fervore della democrazia, v e n n e in grande stato *6 ; e vi si mantenne finche pioderata dalla dolce violenza desuoi rettori seguit i saggi ordinamenti de Pitagorici. Ma troppo vero che la molta felicit, e le soprabbondanti ricchezze an nudarono i civili doveri, e condussero l una dopo l altra le cittk degl Italioti a irreparabile rovina. Frutto d energia, d utili traffici, e di belle imprese erano state tuttavia quelle dovizie stesse, che accele rarono e fecero pi dolorosa la caduta di tante nobili repubbliche. Taranto e Crotone crebbero a un nodo abbondantissime s per commerci oltremarini, come per la frequentazione dei naviganti ne loro sicuri e capaci porti a?. E al pari di quelle Sibari, Reggio t Caulouia, Pandosia, Metaponto, e generalmente parlando le citt pi felici, partecipavano largamente de' mede simi vantaggi della lieta situazione, e del commercio forestiero, che s'estendeva per l Egeo insino alla ri viera dell Ionia. Mostrano In effetto i tipi variatissimi delle medaglie quanto ciascun di loro avesse in grande onore la navigazione, il commercio, e l agricoltura 8.
26 Stbabo vi. p. iq 3.
roXiTtvfifvot nftox fxnxHt.

Si far* Tapavriu/, xa!)' nffah'w

27 P olyb. ReL 1. 1.

28 Insegna la copiosa numismatica della Magna Grecia quali fossero i sentimenti predominanti del popolo. C erere, N ettunio, Mercurio, il b u e, le spighe, i granelli di frumento, le ancore, i rostri, le n avi, il corno d Amaltea ec. sono tanti (imboli tigni* Beativi ed evidenti.

3*8

C A P O XVII.

Per la quale specialmente mollissimi luoghi marem mani ed inculti furono dagl1 industriosi coloni ridotti in fertili campi. Cos le terre d intorno Sibari, gi paludose e acquose , si vuol che rendessero il cento per uno a 9 . I Metapontini divennero opulentissimi per grande abbondanza di biade, e per lo studio che po sero nell1 arte agraria 3o : arte maestrevolmente inse-> guata dai Pitagorici 3l : e veramente per le cure de* Greci lagricoltura nella meridionale Italia s arricch di nuove piante e di frutti non meno graditi, che sa* lutari. La vite biblina preziosissima , originaria di Nasso, fu di col trasportata nel territorio d Eraclea, indi in Sicilia3*. DallAsia vennero i primi platani33: e similmente il cipresso, nativo di Creta e dell isole dellArcipelago , si coltiv per la prima volta a Tatanto 34. Oltracci la pastorizia era per glitalioti un'al tra sorgente copiosa di ricchezze, da che massima mente j Tarantini con arte industriosa ottennero dalle loro greggi quella lana finissima 35, detta italica ,
29 V a rr a , a , i . 4430 S trabo ti. p. 182.; Pausai, vi, 19. ; S ofocle nel Trittolemo dicendo Italia a ricca di bianco grano volle certam ente significare col nome primitivo queste parti estrem e; non gi la sola Carni pania, come lo credeva Plinio, xviii. 12. 3 1 Massimamente per A rchita tarantino. V a rr et Columel. a .
r

1.

1.

3a Hippys Rhbgih. ap. Atee, i. 34.; Etym. magi, s. t , ; Mazocb, Tab. teracl. p. 202. 33 T h e o p h r a s t . JJisl. plani, iv. 7.; P u h . x h . 1, 34 Perci detto tarentino. C ato r . r . i 5 r. 35 V arr r . r . 11. 2 .; Columel. tu . 4- H o ra t. ii. od. 6, iq .

CAPO

XVli.

tog

tigual in pregio al vello di Mileto 3 . Per tnt in dustrie adunque, e per subiti guadagni , nbn mara-* Viglia se l'opulenta mirando a nuovi godimenti fece nascere e prosperare in quelle repubbliche le nobili arti, che ditedero loro tanta gloria ; mentre che mala ugurata Sete di maggior dominio, e brame disordinate, le riempierono al di d e n tro , chi pi 3 chi meno , di passioni ingiuste e Crudeli; Tosto che i nubvi abitatori dell coloni si ricortob-1 bero forti e numerosi abbastanza per allargare intorno il conquistato terreno, essi andavano di mano in mno togliendo agl indigeni paesani" Osci qualche nuova parte di contado. Di ini modo questi si ritrovarono ognora pi riserrati da un lato e laltro nelle mon tagne : laddove Tarnto, Reggio, G rotone, Sibari e Metaponto, ampliarono il lor dominio per le parli circonstanti: ne quali luoghi in oltre credibile molto* che o soggettassero coll armi, o tirassero a se per ac* cordi numero di paesani. E di fatto i discndenti degl Iapigi debellati, e posti gi dai conquistatori tarantini nella condizione stessa degliloti, si solleva rono nella citt, intolleranti della dura sOrte, e vi distrussero quasi affatto col ferro la Classe dei signori 31 Le citta degli Achei pi principali, e le sue Colonie, rano di pi -congiuhte fino dall origine per eonfeJe-1 razione : di che abbiamo una prova certa nelle loro
36 Pi.ru.
v i i .

A fis to t.

de Rp.

48.; Clem. Ale*. Paeddg. ir. i l . v. 3. La r i v o lu z i o n e s e g u

s u b i t o d o p o Id

g u e r r a p e r s i a n a , i n t o r n o l a n n o d i R . 27.$.

33o

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XVII.

monete: dove Sibari Ira l altre si vede collegata con Posidouia 38f Crotone con Paiidosia 39. Unione che indi fu ristabilita per la mediazione degli Achei del Peloponneso, dopo il miserabile eccidio dei P ita g o rici 4. Il reggimento loro interno era propriam ente quell ordine misto, o sia temperata aristocrazia, c h e i prudenti dell antichit stimavano la forma pi sana di governo.-Tale soprattutto era l opinione di Pitagora e dei Pitagorici, i quali avrebbon voluto che la c u s to dia delle leggi non fosse affidata se non che ad u o mini degni di eseguirle. Ed affinch meno instabili fossero nella citta gli ordini statuiti, i cittadini m ag giori vi traevano dal censo la prerogativa di sedere nel senato, e d occupare i magistrati: siccome ne ab biamo esenjpi a Crotone 41, a Loori 4, a Turio 43 ed altrove. Nelle citt calcidiche tendeva maggior mente il governo all* oligarchia, dappoich la potest degli Ippoboti, o sia de' facoltosi, che dominava in Calci 44, s era comunicata dalla metropoli alle sue co lonie d Italia e di Sicilia 45 : onde Cuoia 46 e Reg
38. Medaglia nel Museo B rittaan ico , proveniente dalla raccolta del fu R. Paiue-K nigiit. 3g 40 41 4a 43 44 45 46
V edi i Monum. deW Italia ec. tav. l i . i. Polyb. n. 3g. DiceABcn. ap. J a m b u c . p. 45 , et Poh?h. p. 18. Polyb. xii. i6 . A bistot. de Rep. v. 7. H erodot. v. 7 7 .; P lu ta rc o . Perici.
A b is t o t .

ap. S tr a b .

x.

p. 3o8.

Dio.nys. vu. 4*7

CAPO

XVII.

331

gio 47 , che nvean ristretto in |>ochi io slato , passa* rodo con pi prontezza e facilit alla tirannide. Taranto da reggimento monarchico-aristocratico 48; pass alla democrazia 4 9 : ma s pr le rinascenti sedizioni interne, s per 1 ambizione e le malvagie arti dei re di Sira cusa , venne meno in tutte la pubblica libert e la potenza. Le citt greche pi antiche degli Italioti, insieuw colle lor colonie, formavano intorno le due riviere in feriori d el. mare Tirreno e dellAdriatico quel corpo di paese, che intitolavasi Magna Grecia. Sotto questa denominazione collettiva s additavano generalmente j luoghi occupati dai Greci d ogui stirpe; ma non si trova che gli antichi determinassero mai esattamente 1' estensione geografica della Magna G recia, talvolta ristretta alla sola penisola dei Bruzzi, ed ora ampliata a tutta la Sicilia 5o. Era quel nome illustre di gi fiorente nellet di Pitagora 5r . e ben a ragione i Greci si gloriavano del loro dominio in queste felici contrade 5a, non meno prospere per lo stato di tante gloriose repubbliche, che per la dignit della scuola
47 A risto t. de Rcp. v. 12.; Antioco, ap. S trab . vi. p. 178.
48 H krodot. in. i 36 : nel qual luogo si- 1 menzione d i'u a Ari6tofilide re dei tarantini.

4q A r i s t o t . de Rep. . 3. , vi. s u b fin. 50 P o ly b . 11. 3, ; S t r a b o v. p. 17J . 5 1 Polyb. 1 . c. 5a I/jsi de ea ( Italia ) judicavere Graecgeuus in glnram siutm e.ffusissinius ; qaoUwi ex ea appellando Gracciam magnam. Puh, ih. 5.

33i

CAPO

XVII.

pitagorica. Ma cotesto nome fastoso manc intera ritento con la fortana: talch a giorni di Tullio se ne faceva menzione soltanto come d un vecchio titolo, che avet il firegio infelice di rammentare la scdula gfandezza 55. Potenza e ricchezz tirati seco di stia ralurd bram d onori, ostentazioni, vanit e pompe false. Quindi non v era citt nell Magna Grecia, th ton ambissi trar sua origine! da valor sopruinano. I fuggiaschi^ gli esuli, i guastatori, i violatri, i predoni, veri proge nitori f si convertirono in tanti eroi e semidei. Pet* chimerici trovati di poeti mitograf ebbe Taranto a suo fondatore Tara figli uol di Nettuno : Oolond Ercole: Cremisa e Petilia Filotlte : Metaponto Ne store: Scillace Ulisse: in fine non poche altr citt Diomede. N queste erano gid nude voci, ma credenza di popoli interi, che traean d quelle eminat favole superstiziose e titoli d onorificenze, e altrettanti pegni di salvezza pubblica. S he a Turio si serbavano pct* sua guardia nel tempio dApollo l arco le saette drcole donate a Filottete 54 : a Metaponto i ferrei strumenti co quali Epeo fabbric il fatale inganno e, per tacer d altri luoghi, proteggeva Taranto, piena di nomi e riti spartani ; il tumulo di Giacinto eroe
53 CicEft. de Orai. ii. 3 7 . , i i i / 34-j de Rep. f. 16 . e t aditeli. 6 . ; V a l e r . M a x . v iii. 7 . a ex.t. 54 A u c t . de M irai, p. 1 1 6 1 . ; E u p h o k io ap' Ttr.rt..
55 A uct. de Mirai. I. c. ; Ju stin
xt.. 2.
a l i b i .;

S-

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Lyco-*

fh r. 911.

C k P O XVIL

333

della patria M. Ma quanto pi gl Italioti esaltavano per tal modo se stessi, tanto maggiormente spregiavano i barbari suoi vicini : onde non fa specie aleuta se , per ostentazione di maggioranza, imputavano gli Osci turpi affetti e opere sozze 57. Tutta volta si pu sostenere con ragione, che all' epoca della prima com parsa dei Greci nelle terre ausonie, lungi cbe gl indi geni vi fossero affatto indisciplinati e sciolti, erano per lo meno al par di quelH osservanti de sociali do veri. Perch, quantunque i costumi generali dell etU ritenessero in ogni luogo molta fierezza, durezza e ru sticit, come appare nell aspra natura degli eroi d O* mero, pure 1 uni versalitk de popoli italici penetrati di profondi sentimenti religiosi, amantissimi della patria, semplici di costumi, schietti nell opre, e obbedienti agli ordini stabiliti, vivean forse nello stalo meno iufelice, secondo il corso delle cose umane. Ch altro non era in fatto la vite pastorale villesca, cui si ridoceva in quel secolo la civile cultura, se noti che una vita utilmente operosa, condita1d abbondanza, di cor. >do e dignit cittadina. quauto vivace si fosse ne loro petti il forte Sentimento della propria nazio nalit italica a fronte della boria greca, si manifesta da questo, che memori delle ingiurie ricevute si man tennero sempre ostili ai G reci, n riposero lonorate jpade, infino a tanto che Lucani, Bruzzi, Dauni e Mes sapi, recuperato il perduto de padri loro, non ccu*
56 P
olyb . v iii .

3 o '. 3 5 .

57 Vedi

p. j 86 ,

334

C A P O XVII.

parooo essi stessi trionfanti le invilite citt degli El> leni. La misera condizione, io cui ritornarono i P ch sidooijtt otto il dominio di Lucani, trovasi riferita con intimo senso di duolo dal dotto discepolo dAristotile **, da e he si sue U opo gli antichi coloni achei perduto avendo la favella e il gentil costume u a o , non celebravano pi che una apla festa nell anno per commemorare i tari nomi' o > J usanza della patria. In pimi) forma la lingua osca vea bandita' la greca da Cuoia, prima cbe vi desse accesso alla latina ve rificandosi cos ne Greci italici quel rio destino, che presagiva Piatone ai Sicelioti 6o. Con tutto questo erano s graodi, e s frequenti le necessit, cbe tendevano di continuo ad avvicinare scambievolmente Itali e Greci, che per tali correlazioni e commerci venne a generarsi ip tra loro una certa a (finit morale, che effettivamente produsse un salutare scambio d idee, dopere e di costumi. Molto pi in* trirseche ed iisportanti si fecero di tempo iu tempo le, comunicazioni fra i due popoli, allora quando gli Italioti stessi bisognosi di fidarsi in spade straniere , non meno che i tremendi dominatori di Siracusa, usati alle insidie de tiranni, ricorsero entrambi al pi .forte braccio dei barbari, allettandoli con arti e Ca5 8 A b is to x m . a p . A tb ew .
x iv .

7.

5g Cumanos Osca mutavit vicinia. Veixej. i. 4-J Liv. u . 4a->


S trabo

p.

166.

60 Epist. viti, ad Dio*. prop. et amico p. 353; se pure l 'epi stola di P lato k i.

CAP

XVII.

355

reaze. Eri innanzi dicemmo con quali e quante lu singhe i Tarantini \ bench pi potenti, cercassero di ammansare e blandire a sua posta i Sanniti Sem bra un fatto certo che gl'italioti prendessero dalle nostre genti, e tenessero in vigore a buon manteni mento e cultura de campi lavorativi, non poche delle antiche consuetudini agrarie Per lo contrario si ritrovano pertnanevoli ancora presso i montanari delle due Calabrie non pochi usi popolari, cbe han contrassegni evidenti di fogge, creanze e mode greche. Onde era naturalissima cosa, che sintroducesse ugualmente nelle parti interna l'idioma greco: ora se i Bruzzi, popoli di lingua osca, venian chiamati bilingui 63 per ch usavano promiscuamente ambedue le favelle, a un modo i Greci tolsero per se vocaboli usuali dalle -no stre lingue 64. Ma quel che pi maggiormente ten deva alla migliore civilt paesana si era il benigno influsso delle discipline pitagoriche fra le nazioni con finanti. Giacch per fermo non s' attribuirebbero dalrautichil trattali di filosofia ad un Ocello Lucano, ed a molli altri Pitagorici di quel popolo, o della Bruz/ia, se non avesse di fatto esistito tra di loro alcuna corrispondenza certa d1 insegnamenti dottrinali e di scuole. E non temiamo neppure d asserire che
61 Vedi p . a a o . 6a M iz o c h . Tab. Hcrael.

p.

ao 5

sqq.

63
pra

rnius

et Lucil.

ap. F

est . t .

Bilingues et Brutale*. Vedi i o

3oo. 64 Mazoqb.
p.

Heracleot, p. 381. passim.

336

CAPO

XVII,

quell'Erennio Ponzio sannite, uomo s prudente , che. in sua giovent avea conversato in Taranto con Ar chita e Platone 05, non fosse egli stesso ammaestrala nelle pitagoriche dottrine. Grandemente abbiamo da deplorare la perdita de libri politici, cbe intorno alle citta degli Italioti scrissero Aristotile Teofrasto ; privi affatto per mala sorte di tanta luce, ci bisogna adunque star contenti a pochi fatti, ed a considerazioni generali, anzich a documenti di maggior rilievo dati fuori dalla sapienza antica,
65
C icer.

de Senect. i a . .

PINE DEL TOMO PR1MQ

INDICE
DEI C AP I TO L I
D II

T O M O P R IM O

Prefazione

3 . . . . . . PaS' f. De primi abiUitori e coltivatori dItalia . . . . 3 II. Avanzamento di civilt, e nuovi ordini introdotti per mezzo di colonie sacre ........................................... 27 III. DelVantica forma d'istoria: alterazioni di essa e fe cole p o e tic h e ............................................... * 39 58 IV. Italia antica, e sue prime nominazioni . . . V. Siculi e loro passaggio in Sicilia: vicende degli Um* 6t b r i..................... .................................................... 83 VI. Di Pelasghi Tirreni ................................ ..... . 9O VII. Etruschi ................................................ ..... 161 V ili. Asoni, Opici 3 Oschi : correrie degli Illirj IX. Sabini, Piceni e P e tru z j..................................... 188 X. Latini e Ruttili ..................................................... H 208 XI. Equi, Ernici, Volsci ed A u ru n c i..................... 226 XII. V estini, Marrucini, Peligni e Marsi . . . . 243 XIII. S a n n iti...........................' ........................................ 3^4 ..................................... XIV. Campani 271 XV. Lucani e Bruzzi..................................................... 291 XVI. Iapigi, Dauni, Peucezi e M essapi..................... 3o5 XVII. Passaggio du Greci nell' Italia meridionale. Magna Grecia ..................................................................... 319

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