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LA STORIA MODERNA – PAOLO PRODI

La storia come disciplina

Il mestiere dello storico

La storia (dal greco istorìa = indagine, inchiesta, curiosità) non è una scienza che mira alla ricostruzione di un passato ormai tramontato. Essa al contrario ci aiuta a comprendere la società del presente. Questa teoria risale alla stagione in cui la storia ha assunto lo statuto di disciplina scientifica (Ottocento). Nel Novecento, invece, si è ancora più fortemente sottolineato, in particolare a opera della scuola francese degli Annales (fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre nel 1929), il carattere della storia come scienza sociale, che ora ha la funzionedi studio della civiltà in cui viviamo: viene posta l'attenzione verso i fenomeni della quotidianità, prima sacrificati in favore della storia evenemenziale, la storia fatta cioè dai grandi uomini e dalla politica in senso stretto. Il lavoro dello storico consiste quindi in una continua tensione tra il suo interrogarsi sul presente e la ricerca di risposte che provengono dal passato.

Lo sguardo dello storico: il tempo e lo spazio

Lo storico non vede soltanto le cose come sono o come si presentano, ma come sono divenute. E' per questo motivo che ha bisogno di ricercare quei rapporti che permettono di fissare le coordinate spazio-temporali di un fenomeno. Non esiste un tempo unico nel quale inserire meccanicamente le osservazioni dello storico:

il tempo è un prodotto artificiale e un fenomeno storico. Esiste infatti una pluralità di ritmi del divenire. In questo senso l'invenzione e la diffusione dell'orologio e del calendario costituiscono forse una delle trasformazioni più forti che l'umanità abbia affrontato nel percorso verso la modernità. I ritmi sono moltemplici a seconda dei fenomeni che studiamo: si va dal ritmo velocissimo delle cronache al ritmo pù lento delle congiunture economiche, sino alla lunga durata delle strutture (realtà che il tempo stenta a logorare). Il tempo storico è anche scandito da periodizzazioni artificiali, mere astrazioni usate per rendere possibile e abbreviare il discorso (variano a seconda della cultura in cui vive lo storico). Per ciò che concerne la dimensione spaziale della storia, non esiste una storia generale di prima categoria e una storia locale di seconda categoria. Esistono piuttosto indagini che possono essere legate a un territorio circoscritto o che ricoprono aree più vaste.

L'oggetto dello sguardo: storia generale e storie speciali

Per ogni epoca e per ogni settore occorrono conoscenze specifiche che facilitano la comprensione delle testimonianze del passato. Sin dall'Umanesimo si sono andate sviluppando delle discipline parallele alla storia:

archeologia, filologia, paleografia, diplomatica, archivistica, numismatica etc.

Oggi queste ex scienze ausiliarie sono diventate autonome e hanno inoltre permesso allo storico di specializzarsi ulteriormente. Ciò ha prodotto un lungo dibattito intorno al ruolo della storia generale. Che cosa ne rimane? È soltanto un residuo di ciò che non ha trovato una propria autonoma specializzazione? La storia generale mantiene ancora una sua funzione specifica. Essa può infatti essereconsiderata sia come un punto di intersezione con le varie storie particolari di recente introduzione, sia come una linea di confine lungo la quale le storie particolari degli uomini si confrontano con il problema del potere, questione che ha caratterizzato ogni epoca. Così si potrebbe definire la storia generale come storia politico-costituzionale, per sottolinearne il carattere più ampio.

Gli strumenti concettuali: i tipi ideali

Nel lavoro quotidiano gli storici si sentono in qualche modo sempre ambigui, presentando caratteristiche simili a quelle dell'umanista (lavoro di ricerca più o meno lungo, classificazione e interpretazione) e a quelle dello scienziato (uso di categorie contettuali astratte, impossibilità di replicare gli avvenimenti storici in laboratorio). Ciò che ha dominato la formazione di intere generazioni è stata la presunzione che la storia potesse costituire la chiave di interpretazione della realtà e che, viceversa, solo possedendo una chiave interpretativa si potesse comprendere la storia: questo è ciò che viene indicato come storicismo, che ha dominato la storia per quasi due secoli. Dal Romanticismo in poi, lo storicismo di stampo idealistico (marxista o positivista) ha avuto l'illusione di poter trovare una spiegazione ultima della realtà nello studio della storia. Ora lo studio della storia ha ritrovato una sua nuova libertà rinunciando alla pretesa di una spiegazione ultima o di fornire leggi esplicative dello sviluppo storico. Tuttavia lo storico necessita comunque di una propria strumentazione concettuale e di un metodo scientifico per il suo mestiere. Il metodo storico procede dai concetti storiografici acquisiti alla ricerca del particolare per ampliare e modificare i concetti di partenza.

Il laboratorio dello storico: le fasi della ricerca

Vi sono quattro fasi principali della ricerca.

Fase progettuale: momento in cui lo storico formula la sua ipotesi di ricerca in base alla propria sensibilità e ai propri interessi.

Ricerca di dati bibliografici o fonti: classificazione effettuata in base alla morfologia delle fonti stesse (avanzi archeologici, giornali, archivi etc).

Critica e interpretazione delle fonti (euristica): fase in cui lo storico deve operare una distinzione tra l'autenticità di una fonte e la sua veridicità o attendibilità. Nell'esame di autenticità prevalgono la critica esterna e l'esame morfologico della fonte (lingua e stile, grafia etc). Uno strumento fondamentale in questa fase è la filologia (verifica del grado di fedeltà, comparazione fra dati). Anche i falsi storici possono essere importanti ai fini di una ricerca.

Stesura del testo: ultima fase in cui lo storico deve esporre la sua ipotesi, lo stato attuale

degli studi su quell'argomento, la spiegazione della propria ricerca e le eventuali novità apportate a livello storiografico e conoscitivo.

La storia moderna

La discussione sul moderno

La definizione di storia moderna è ambigua. La periodizzazione italiana di questo periodo risulta diversa da quella anglosassone o tedesca. All'estero si tende a parlare di età moderna per i secoli che vanno dalla fine del Medioevo (fine XV sec) sino al Novecento inoltrato:

solo dopo si può parlare di storia contemporanea. Si usa quindi fare una distinzione tra una prima età moderna (fine XV sec – Rivoluzione francese) e una tarda età moderna ( Rivoluzione Francese – Prima guerra mondiale). Al di là di queste periodizzazioni, l'etimologia di “età moderna” (da modus = modulazione, diversità, movimento) ci fa capire come questa sia l'età in cui per la prima volta nella storia dell'umanità il tempo si storicizza e la storia diventa progressiva (“la storia non si pone più nel tempo, ma grazie al tempo”, Koselleck). Alcuni concetti chiave:

Definizione data da Voltaire: l'essenza della Storia moderna sta nel fatto che essa è fondata sul progresso e riguarda direttamente l'uomo tramite fatti concreti: invenzione della stampa, scoperta dell'America, importanza dell'espansione turca, Riforma protestante, eccellenza delle arti, nascita di nuove entità politiche.

Nella storia moderna si può notare che il tema del progresso e dell' “incivilimento”ciriguarda da vicino e ora sta addirittura decadendo (le grandi tragedie del Novecento lo hanno testimoniato. Si potrebbe infatti parlare di involuzione della storia dell'uomo)

Ciò che effettivamente può interessare ai nostri occhi in riferimento alla storia moderna èl'esame del nostro essere uomini occidentali, ovvero come siamo divenuti ciò che siamo.

Periodizzazione italiana:

Per quanto riguarda la fine, ci fermiamo all'inizio dell'Ottocento quando il processo di modernizzazione sembra avere coinvolto tutti i settori della società, con la piena maturazione dello Stato-nazione fino all'avvento della rivoluzione industriale. Quanto a stabilirne l'inizio, il discorso si fa più complesso. Prodi è incline a confermare la tesi di Voltaire circa la gestazione avvenuta nei secoli XV-XVIII.

Il versante antropologico: individuo, famiglia, società

Il primo e più diffuso approccio al moderno è costituito dall'idea che esso corrisponde alla nascita dell'individuo, vista appunto come la prima grande manifestazione dei nuovi tempi, frutto del rinnovamento portato dall'Umanesimo. La riscoperta dei testi classici comporta una ridefinizione delle antiche concezioni circa l'ordine sociale a favore di una maggiore autoconsapevolezza personale.

Recenti indagini antropologiche hanno evidenziato infatti la comparsa dell'homo aequalis (rapporto egualitario e mobile tra gli esseri umani, superamento del concetto di casta relativo alla tripartizione della società medievale in oratores, milites e laboratores).* Al concetto di individuo è infatti strettamente legato il concetto di rivoluzione, non soltanto nel suo significato politico ma in un senso culturale più ampio: l'idea di un mondo modificabile grazie all'intervento dell'uomo. Questo mutamento antropologico si ripercuote immediatamente sulle strutture sociali dell'Europa. Un altro approccio antropologico importante è quello che riguarda la famiglia moderna mononucleare, che, pur rimanendo il perno degli interessi economici, patrimoniali e produttivi, viene comunque separata dalla sfera pubblica (viene meno, ad esempio, il principio di patria potestas di fronte al crescente potere dello Stato). Per quanto riguarda la sfera privata, un cardine molto importante è rappresentato dal matrimonio. Si sviluppa sia nei paesi cattolici sia in quelli riformati un rigoroso controllo sulla vita sessuale dei singoli. La donna conquista a poco a poco un suo ruolo come soggetto giuridico nella sfera privata e patrimoniale (doti) , ma non nel senso di una sua parificazione all'uomo.

* Non vengono meno i privilegi aristocratici, almeno fino all'Illuminismo/Rivoluzione francese. È avvenuto piuttosto un processo di “osmosi” (cfr. sociologo Norbert Elias) e una continua ricerca di legittimazione di una classe, a quell'epoca, sull'orlo del tramonto.

Il

confessionalizzazione

versante

religioso:

de-magnificazione,

Riforma,

Si è visto come l'idea di un cosmo immobile e governato da un Dio supremo abbia perso valore con l'avvento della cosiddetta autoconsapevolezza individuale. Il primo a notificare questo processo in tempi recenti (inizio del Novecento) è stato Max Weber, che ha coniato il termine di de-magnificazione (da non confondersi con la secolarizzazione, intesa come il rifiuto di ogni concezione trascendente di Dio come creatore e autore delle leggi di natura e della ragione. La de-magnificazione non esclude la presenza di Dio). L'interpretazione di Weber accoglie i fenomeni religiosi considerati in rapporto con l'aspetto antropologico: il moderno nasce con un forte richiamo religioso in tutti i movimenti di riforma che hanno caratterizzato il tardo Medioevo e la prima età moderna, sia nella grande espansione degli ordini mendicanti, sia in quel bisogno di un ritorno a una devozione più aderente ai principi contenuti nella Bibbia. Riforma: dopo la Riforma tutto è cambiato, sia nei paesi cattolici sia in quelli riformati. Si è trattato di risposte diverse a un unico problema, quello della modernità, in un processo che vede nella sfera privata l'affermarsi di un nuovo rapporto tra la coscienza e il sacro. Privato della sua inserzione tradizionale nel cosmo, l' individuo moderno pone in primo piano il problema della “salvezza” individuale e/o il problema teologico della “grazia”. Lutero propose di stabilire un rapporto diretto tra la coscienza del singolo e la parola di Dio, superando la mediazione dei sacramenti della Chiesa e del magistero stesso (v. idea del sacerdozio universale). Calvino enfatizza il ruolo dell'uomo nella società. La Chiesa cattolica risponde nel concilio di Trento proponendo una soluzione intermedia che unisce la necessità delle buone opere all'abbandono nella capacità redentrice di Cristo e riaffermando la sua funzione mediatrice tra Dio e l'uomo. In questa occasione inoltre, il Concilio di

Trento plasma una nuova figura ecclesiastica, ovvero il vescovo visto come pastore delle anime. Nella sfera pubblica dei comportamenti collettivi emergono due tendenze diverse:

a) Nei paesi riformati si tende a lasciare al potere politico il governo della disciplina

ecclesiastica. In alcuni parsi nascono chiese separate che pur mantenendo l'impianto dottrinale cattolico riconoscono come capo il sovrano.

b) Nei paesi cattolici si cerca di contrapporre al frazionamento degli Stati moderni il

centralismo della curia romana e il potere indiretto del papa anche negli affari temporali.

Confessionalizzazione: l'appartenenza alla Chiesa non è determinata soltanto dalla condivisione di un credo comune, ma da professioni di fede giurate (“cuius regio, eius religio”).

Il versante politico: lo stato moderno

Stato moderno: unico soggetto politico collettivo dotato di piena sovranità. Secondo una definizione del Novecento, esso si compone di tre elementi tra loro integrati: un territorio, una popolazione e il monopolio del potere legittimo. Anche prima sono esistite forme di statualità, nelle quali però questi elementi risultavano solo parzialmente fusi in un unico organismo; nel Medioevo abbiamo infatti la coesistenza nello stesso territorio di un pluralismo di poteri politici e giuridici in concorrenza fra di loro. L'analisi della parola stessa, Stato, ci mostra la differenza, l'avanzata del nuovo: dapprima viene usata secondo il significato latino (status = condizione) per parlare della situazione concreta di una comunità in un determinato luogo o momento; poi passa a identificare i detentori del potere e infine sta ad indicarne la forma politica. Nel Settecento possiamo parlare di un sistema di stati europei composto da molti stati sovrani: questi soggetti in perenne lotta per il mantenimento dell'equilibrio appaiono ora ben definiti rispetto al passato (alleanze, tregue, nascita di una diplomazia stabile tramite la creazione di ambasciate). In questo contesto la guerra appare come lo strumento fondamentale per la costruzione dello Stato: la presenza di corpi armati permanenti a tutela dell'ordine pubblico permette allo Stato il monopolio della violenza anche in tempo di pace nei confronti dei sudditi (nascita di manicomi, prigioni, ricoveri forzati etc). Molti storici hanno individuato anche un altro importante fattore dal punto di vista istituzionale, e cioè la nascita dell'apparato burocratico e fiscale. Lo Stato interviene nella sfera privata dei sudditi anche con l'imposizione di sistemi culturali e religiosi e modelli di comportamento. Soltanto con la Rivoluzione francese e con l'età romantica Stato e Nazione si fondono, e la Patria diventa nella coscienza collettiva la nuova religione dei tempi moderni. In rapporto alla visione complessa e lenta della formazione dello Stato moderno possiamo distinguere diverse fasi:

1) Fase dello Stato confessionale, riassumibile nell'espressione cuius regio, eius religio (v.

pace di Augusta, 1555): il suddito deve seguire la religione del principe e dello Stato di appartenenza. Inoltre lo Stato incorpora in qualche modo la Chiesa nel suo sistema amministrativo. In questa fase quindi le confessioni religiose servono a originare una prima identità collettiva statale moderna.

2) Fase dell'assolutismo illuminato (XVIII sec), in cui le strutture statali e il controllo

ideologico si sono abbastanza rafforzati per permettere l'affermarsi della ricerca dei fini proprio dello Stato e per sviluppare la demolizione dei poteri autonomi sopravvissuti all'interno dello Stato stesso. Il sovrano perde l'alone di sacralità che lo aveva caratterizzato nei secoli precedenti per ricoprire il ruolo di primo servitore dello Stato, rimanendo assoluto ma mutando la giustificazione ideologica del proprio potere.

3) Fase dello Stato-nazione, il quale, rafforzato organicamente riesce a centralizzare tutte le funzioni della società civile con l'idea di nazione e patria (“pro patria mori”, l'amore per la patria sino a morire per essa). A poco a poco la democrazia si afferma come unica ideologia capace di sostenere questo tipo di costruzione politicocostituzionale. Il cittadino è un sovrano tramite l'esercizio del voto.

Il versante culturale e scientifico: università, stampa, istituzioni educative

Anche in questo ambito dobbiamo far riferimento al Medioevo. Un primo passo si può indivduare nella nascita delle università (XII-XIII sec) in quanto organismi di altissimo livello di scienza. L'università era nata come un'associazione giurata di studenti e docenti per difendere la propria autonomia dagli altri centri di potere, ma anche per l'affermazione dela figura del dottore, inteso come un interprete del mutamento della società in più campi del sapere (medicina, teologia, filosofia, diritto etc). L'apertura verso modernità è data dalla fuoriuscita di tutte le scienze dall'orbita della teologia e della filosofia. Parallelamente a ciò, l'invenzione della stampa, inoltre, permette la diffusione di molte conoscenze e innovazioni che cambiano il volto dell'Europa. Nel Cinquecento e nel Seicento il progresso dell'alfabetizzazione e dell'istruzione diviene già palpabile in Occidente, sebbene occorreranno secoli prima che si arrivi alla diffusione quasi universale della lettura e della scrittura All'interno della cultura scritta trovano un posto di rilievo l'introduzione di concetti quali quello di rappresentazione e di misura: la possibilità di raffigurare e di misurare la realtà in modo quantitativo, numero e matematico costituisce il nuovo legame tra la scienza e la tecnologia (v. anche l'invenzione dell'orologio e la sua diffusione a partire dal secolo XIII). Da questo punto di vista l'Umanesimo e il Rinascimento appaiono non tanto come sviluppi intellettuali quanto come le ideologie in cui si esprime questa nuova visione del mondo:

l'uomo diventa il centro di un universo che appare regolato da leggi che coincidono con quelle della ragione. In questo contesto anche la concezione di Dio cambia, nella fattispecie il modo di rapportarsi a lui. Mutano infatti gli attributi della divinità: Dio non è visto come colui che interviene continuamente nel destino dell'uomo, ma come il creatore di un mondo da lui dotato di leggi proprie, un mondo nel quale si manifesta la sua onnipotenza e che tocca all'uomo scoprire. Soltanto con l'Illuminismo si giungerà ad una concezione di razionalità intrinseca del mondo che ormai può fare a meno di Dio.

Il versante economico: la rivoluzione industriale

Universalmente si continua a parlare di rivoluzione industriale per designare quel complesso

di innovazioni tecnlogiche e organizzative che ha trasformato l'economia del mondo

moderno a partire dalla seconda metà del Settecento, dapprima in Inghilterra e poi nel resto

del mondo con qualche secolo di ritardo (sino al Novecento).

Alcuni elementi chiave:

Passaggio da una vita economica di sussistenza basata essenzialmente sull'agricoltura e sul commercio a breve distanza a un'economia dinamica e interregionale. La rivoluzione industriale rappresenta il punto di partenza ma anche di arrivo di un'evoluzione verso il moderno che caratterizza in modo unico la società europea rispetto a tutte le altre che l'avevano preceduta. Perché? Tra il Medioevo e la prima età moderna in Europa si spezza per la prima volta il legame fra la ricchezza immobiliare (il possesso della terra) e il potere politico che aveva caratterizzato tutte le civiltà precedenti. La ricchezza mobiliare, legata ora al commercio, si rende indipendente dal potere politico.

Nascita del liberismo moderno come rovesciamento dei valori traduzionali, ora legato alla nuova concezione dell'individuo (v. Adam Smith, “mano invisibile”)

Sviluppo della popolazione: da XII a XIV secolo sviluppo e crescita delle città comunali (fatta eccezione per degli intervalli di tempo caratterizzati dall'avvento di flagelli come peste e carestie), ora centri importanti per il commercio e per le attività politiche.

Organizzazione del lavoro tramite le associazioni di arti e mestieri (corporazioni). Al loro interno si sviluppano correnti dinamiche che permettono lo sviluppo di nuove forme di società di capitali.

Il versante spaziale: l'espansione del modello europeo

L'espansione europea nel mondo è una caratteristica fondamentale dei secoli della prima età moderna. Sul versante antropologico e religioso nasce il primo grande confronto tra civiltà diverse: dallo scontro con il mondo musulmano alla scoperta di popoli extraeuropei e la conseguente affermazione della superiorità europea cristiana. Dal punto di vista scientifico e culturale la rivoluzione copernicana riconfigura la definizione e il ruolo del sistema solare, mentre lo sviluppo della cartografia permette di avere rappresentazioni del mondo sempre più perfette, e la tecnlogia dei trasporti (ponti e strade, bussole, caravelle etc) permette un miglioramento delle vie di comunicazione. Insomma, la storia dell'età moderna è sostanzialmente una storia d'Europa (con il suo enorme potenziale economico, scientifico e tecnlogico) e della conquista del mondo da parte

del

vecchio continente.

In

un contesto simile è importante soffermarsi sul concetto dell'acculturazione, cioè

dell'insieme dei fenomeni che avvengono quando due culture, due società di tipo diverso e delle quali di solito una appare dominante e l'altra dominata, si incontrano: dialogo,

confronto, prova di forza, nascita di una nuova cultura derivante dalla fusione di quelle precedenti. Questo insieme globale comprende anche altri fenomeni più specifici, come la colonizzazione diretta e la cristianizzazione dei territori.

La grande ondata missionaria del Cinquecento da parte della Chiesa cattolica riflette gli

avvenimenti dell'epoca:dopo aver perso gran parte dell'Europa, il cattolicesimo mira a

conquistarne altri altrove.