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EBITET,
DI SIO A Mob af.
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D E S C R I T T I O N E
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I S O LA N E L M A R. E
S I C I L I A N O
CON LE SV E ANTICHITA, ED ALTRE NOTITI E

Libri Quattro,
D E L Q O M M E N D A 7 O R E

F R A G 1 o: F RA N c E s c o A B E L A
Vicecancelliere della Sacra ed Eminentiſsima Religione
-- Gieroſolimitana, -
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GRAN i cMA
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DELLA SACRA RELIGIONE ED ILLVSTRISS. MILITIA
dello Spedale, e del Santo Sepolcro. I
in Gieruſalemme,

P R I N CI P E
D I MALTA, Gozo, E Ro D 1, E si G2. o RA
del Real Dominio di Tripoli, - -

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I - ſ;
ºi e volentieri al ſuo nome queſti miei componimenti.
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avverº a
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º V È
Io conoſco molto bene quanta poca proportione »
º habbianeglino col ſuo gran merito; ma tali quali
ſono, confido nella benignità di V. Em. che ſe non altro, ſi com
piacerà di riconoſcer almeno nel nero deloro inchioſtri, la candi- -

dezza della ſperimentata mia fede,e del mio riuerente affetto. Pri
mo ſcopo nelle preſenti mie fatiche fù il deſiderio di tramandar
a Poſteri col mezzo loro vna preciſa notitia delle coſe di queſt'Iſo
la di Malta, hoggi altrettanto famoſa appreſſo le Genti, per la re
ſidenza della ſua Sacra, ed Inuitta Religione, quanto fortunata,
e felice per il ſue prudentiſſimo Gouerno. Ed a chi (in vero ) ſi
doueua vn'opera come queſta , ſe non à V, Em. che dell'Iſola ,
ſteſſa è Principe, e Direttore ? Anzi qual fortuna maggiore po
teu io
A
teuio deſiderargli , quanti vederla riceuuta ſotto l'ali auguſti
ſſime di quell'AQVILA, che ſolleuandoſi ben ſpeſſo fino alla ipe
ra del Sole, e della gloria più ſublime à prouederſi di luce, e de
fulmini, non laſcia dubitarmi, che non ſia per contribuirgli
influſſi benigni di protettione, e non dargli ancora co ſuoi ſplen
dori quel luſtro, che non ha potuto ſortire dalla mia tropp'oſcu
ra penna. Oltre che hauendo i glorioſi Anteceſſori della ſua Im
perial Famiglia de LASCARIS tenuto già il poſſeſſo dell'Impe
rio Orientale, e diſteſo lo ſcettro anche à queſt'iſola mia Patria ,
è ben giuſto, ch'ora ſi continui, e ſi raddoppi all'Em. V. ne miei
ſcritti. Gradiſcagli però benignamente V.Em. (ch'io ne la ſuppli
co.) E pregando il Sig. Iddio di conſeruare la ſua Eminentiſſi
Perſona, e di felicitarla ſempre maggiormente, le faccio profon
diſſimo inchino. -

- s - - i -

Nella Città Valletta li to, di Luglio 1647.-- -


-
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Di V. Eminenza

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Humiliſſ e diuotiſ religioſo, e ſeruitore, vaſſallo fedeliſſ.
- - - - - - -,
- s - - - - - - - º

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- º

- - , - - e i

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Fr. Gio: Franceſco Abela.


-
NEL TERZO LIBRO
NO TI TI A PRIMA, -

Cronologia de Veſcoui di Malta, con le circoſtanze delle


qualità loro, e del Veſcouado, Foglio 297
-
NO TIT. II.
Della Chieſa Cattedrale, e d'altre coſe riguardeuoli dello ſta
to Eccleſiaſtico. 33o

Delle Dignità, Benefici, e Chieſe, ch'anticamente erano di


Padronato regio, hoggi del Gran Maeſtro come Principe
dell'Iſola. 356 .3.-
-

- - -- - - -
- -

Delle Chieſe Parrocchialidi tutta la Dioceſi di Malta,e dell'eresio


ne,e fondatione loro, - 358
N O TI T. V. -

Del Monaſtero dell'Ordine di san Denedetto, che fù già in- -

Malta. - 387
N O TIT. VI, -

Del Conuento di San Franceſco de Reuerendi Padri di quell'


Ordine. -- - - - --- - - - - -

39 I
N O TI T. VII,
DelConuento dell'Annunziata de'Reuerendi Padri Carme
litani. 393
N O TIT. VIII. - -

DelConuento di S. Agoſtino prima ſotto quel titolo,poſcia ,


di S. Marco Euangeliſta. 396
NO TIT. IX.
Del Conuento di S. Maria della Grotta dell'Ordine di S. Do
menico. - 4O2
-
NO TIT. X.
Del Conuento di S. Maria di Giesù, de Reuer. Padri Minori
dell'oſſeruanza di S. Franceſco. 4o9
NO TI T, XI,
Dello Spedale nomato anticamente di S. Franceſco, hoggi di
S. Spirito nel Rabbato della Notabile. 4I4
NO TIT. XII.
Del Monte,ouero Cumulo della Carità, iſtituito per mari
taggio di pouere zitelle. 4I6

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- ff ºNEL
NEL QVARTO LIBRO. º

NO TI TI A PRIMA.
Capitani e Giurati,che gouernarono la Città,ed Iſola di Mal o -
-

ta dall'anno 135o. ſino al 1 5 3 o, in cui vi preſe il poſſeſſo, .


e dominio la Sacra Religione Gieroſolimitana, con i vari
- ſucceſſi più memorabili di quel tempo. Foglio 42 r
-
NO TIT. II. - - - -

Delle Famiglie antiche di Malta,in Vniuerſale, --


445 -

N O TIT. III. -

Di alcune delle antiche e ragguardeuoli Famiglie di Malta. 449


- N o TI T. IV. - - -- - - -

D'alcuni huomini di Malta per varie guiſe d'eccellenza ce -

lebri, e famoſi.
- - - - - -- -

54;
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z'antica Città di Mazza, di cui alpreſente, olo rimane cinta di muro ſott'altra
pianta,la parte compreſa fra i caratteri A. B. c. D.
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di Publio,hoggi Chieſa Catted, º zampia di Proſapi
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DELLA DESCRITTIONE
D I M A LTA,
DEL COMMENDATOR ABELA -
-.
-
Libro Primo. -

D e z s i 7 o D e L L ' s o z a. .
- è di tutto il ſuo Littorale.

N o T I TI A PR 1 M A. -

'Iſola di Malta famoſa, e celebre non meno per la º


reſidenza della Sacra, 8 Eminentiſſ. Religione a -
Gieroſolimitana ( di cui habbiamo l'honore di
portarne l'habito) che per la natural fortezza del
Sito, e per la commodità , e ſicurezza de Porti;
In vece d'Ercole, e di Giunone loggi ſacrata al
glorioſo Apoſtolo S. Paolo, protetta dal noſtro Tutelare Pre
curſor di Chriſto, fù Colonia de'Fenici potenti nel mare, di pre
ſente habitatione de più Celebri, 8 Illuſtri Eroi ". .

ci di gloria, e di valore, fregiati della bianca croce. È ſtata :


commemorata da molti Scrittori Greci, e Latini; ma hoggidì
i" per Antemurale, e Propugnacolo del Chriſtianeſimo,
e ſue eſtrinſeche parti formano la figura d'wn peſce. Ella è ſi
strata in alto mare, lontana più ch'alcun'altra da terra ferma -
nell'VIn bilico del Mediterraneo, al lato meridionale di Sicilia ,
trà Pachino hoggi Capo Paſſaro, e Camarana anticamente, -s
Camerina colonia di Siracuſa, dalla parte di tramontana riguar
da la Sicilia al dirimpetto del Pozzallo, da mezzogiorno l'A frica
verſo Tripoli, da leuante la Candia, e da ponente il Gozo; dal
-, º A. Settentrione
» DELLA D EscRITT. DI MALTA
Settentrione è bagnata dal mare Sicolo, e dall'Oriente dall'
Adriatico, è Ionio chiamato Supero, dall'Auſtro dal mare ,
Africano; e dall'Occidente da quello di Sardegna. E diſtante,
dalla Sicilia per il più breue tragetto ( ou'e la Torre del Pozzal
lo) ſeſſanta miglia, e d'ambe le parti in mezzo, delle quali ſtà ſi
Eib. Se tuata, ottant'otto per teſtimonianza di Strabone. Ante Pachinum
iacet Melita, vnde Catelli Melitei, Gſ Gaudus la xxviii. ab vtraq;
amba distantes stadiis. Così volta il ſecondo Interprete del teſto
greco, benche non riſulti alcun certo ſenſo, peggiore fà l'in
terpretatione del primo che voltò. Al ſunt interſe ambe millibus
paſſuum la xxviii. Ma non era così ignorante Strabone di queſti
Iſole, che non ſapeſſe la diſtanza, che è trà loro, non eccedere
Lib. 4. Cap. 8. cinque mila paſſi: le parole di Plinio ſono queſte. Inſula ſunt
in Africam verſus, Gaulos, Melita a Camerina la xxiii. millia paſ
dLib. 6, ſuum. E così il ſuo Compilatore Martiano Capella. Africam ver
ſus, Gaulos, Melita a Camarina ottoginta quatuor millibus piſſuti,
le quali coſe manifeſtamente ci teſtificano hauer inteſo Strabo
ne eſſo Pachino Promotorio come capo, dal quale all'vna, Se,
e- 3'ºri/. Antiora , all'altra Iſola fuſſe diſtanza d'ottant'otto mila paili, e conchiudia
mo con Filippo Cluuerio douerſi emendare quella voce “irº
Lib. 2.cap. 16a in si este. è ſarà il ſenſo l'exxviii. millia a promotorio amba di
Lib. 5. ſtantes, e da Siracuſa ſecondo Diodoro intorno a cento ";
Prima est (dice egli ) que vocaturAelita. DCCC. cirtiter stadia à
Lib. 1. sv. r. Syracusis d ftans, benche il Fazello voglia, che ſolamente dal
capo Paſſaro ſia diſcoſta cento miglia. Gioſefio Scaligero , che º
ſia poſta nel mare Adriatico, dicendo per conchiuſione. Ergº
AAelite Pauliesi in Siculo freto in mari Adriatico, non in sinº Iap
iP. 1. lib. 2. gino. Giouanni Botero dice, Ma ritornando in dietro ci si rappre
ſenta quasi nel bel mezzo del mar Libico AMalta, che si può dir Regina
ALib.7. dellefudette . Errigo Pantaleone nell'Iſtoria di queſta Sacra Reli
gione così diſcorre. fſ autem Inſula Melita in mari Africane,
sita, quaſexaginta miliapaſuum in ſeptentrionem è Sicilia diſtatº,
Gioachino Vidiano nell'Epitomi delle tre parti della Terra dicº
Melita naufragio Paul, notata fere medio peligº inter Mibbei Sici
lie Promotorium, 35 Cercinnam Africe Inſulam , qua sinui magna: -

rum sirtium adiacet ponitur cum Oppido eiuſdem nºnini. Il Geo


P. 2. Clim, 4. grafo Nubienſe chiamato da altri l'Arabico Chriſtiano nel librº
intitolato Relaxatio animi curiosi parlando di Malta così laſciò
ſcritto. Eſt autem Kauſera, cioè Pantallarea, munita puteis, riuº
lſue irrigua, oliuctis consita, magna inſuper
- --
e - copta
in
- º
d'

LT BR o PRIMo, NoT triA 1. s


ºpiarſirta, qua humanum ºſpetiam maximè refugiunt, habetguè
lºº, gi à venti ſecurum. al bacinori,
Jº, rettilinea, tacet Ghaud ſe, Gozo, centum mille paſſus ab ea diſº
ºtta, in qua tutus adeſi portus di Ghaudſe; perges ad quandam par
team I" nºmine Aemmuna (Comino, ) 0 ab Orientalipar
te huius I nſala, habes.Maltam Inſulam magnam, tutoq; portu cele
brem, inter qaam, gr locum viciniorem Terre Sakaliae, qui voca
tur Acheronte, intercedunt ottogiata mille paſſus Munſtero nella ſua
“Coſmºgrafia vniuerſale, dote rara di Sicilia, alloga Malta, co Lib. a.de fiabe
me ſegue. ºaſi a cosiderare (dice queſt'Autore) oltra ciò eſſer po
ſia tra la Sicilia ellido dell'Africa, via Notabile Iſola, il cui nome
è Malta, la qual Tolomeo chiama Melita. E Giorgio Braun nell'
ºpera che fa delle città del modo » la chiama Chiaue per l'entra 2 cm. Ma
ta della Sicilia, e d'Africa; queſte ſono le ſue i . Aalta
elim Melita, medioJº peſº inter Lil baum siciliaepromotorium,
et Cercinnam (hoggi Cherchene) Africae Inſulam tanquam Cla
º penitur, qua in Siciliam, ci Africampatetintroitus: quemadmo
dum autem b. Paul,fatto naufragio, ita et Aeroſolimitanis Equi
tibus, capta a 7 urcio Abodo, hoſpici,praebaie. Viene queſt'Iſola ve.
ramente ſtimata eſſer Più diſtante dall'Africa , che da Europa ,
ºdº
i diuerſi »peritiſimi
oltre Plotine
riconoſciute ſiano ei
le InaPpe, informati,
varie carte dai naui.
quali
gare, affermano " cºſa indubitata, che Malta ſia più vicina ,
all'Europa, perche dal ºPº Calipia anticamente chiamato pro
. ºontorio di Mercurio,doue fù già la Città di Clupea, è Clipea,
Nº corrotta in Calipia, che è il continente di rarra più vicino
è Malta dalla parte d'Africa Per ponente, crouano eſſerui d ſtan
aa di ducento miglia, e da Malta al Capo di Spartiuento conti
anente d'Italia più vicino per Grecale, e per conſeguenza dell'
Europa, non Più di cento, e nouanta. Intanto, che "
º, queſt'opinione, e la maſſima di coloro, che vogliono
l’Iſole nomarſi di quella regione di terra ferma, al cui continen
te ſono Più "º. Biſognerà confeſſare Malta eſſer Iſola d'Eu
ropa, e non d'Arica " Pure fà ſentimento di Plinio , il Lib. 3.cap. 7,
suale raccontando l'iſole , che ſono circa l'Africa , & all'incon
º di eſſa, non vi connumera Malta, ponendola oue diſcorre,
della Sicilia, nel " º del libro 3. ne ſi deue farforza, chalri
per hauer ſcritto, che Malta ſia bagnata dal Mar Libico, alcuni
ſi ſiano ºli d'affermare, ch'ella i nella parte d'Airica, men
tremoli Lole ſono, che ſi trouano percoſſe dall'iſteſſo mare, co
- A 2 - -
ne
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, DELLA D Esc RIT T. DI MALTA


me Sicilia, Sardegna, é altre, e pure non ſi dicono eſſere nella
fatº i parte d'Africa, e ſe Ouidio di queſt'Iſola contro la ſudetta opiº
nione inteſe, quando di lei cantando diſſe - - . - -

Fertilis est Melite, ſterili vicina Coſrae -


Inſula, quam Libici verberatvnda freti. -

Si come s'ingannò manifeſtamente nel nominar il Gozo Co


ſira, e darli attributo di ſterile (eſſendo fertilitimo) è almeno
quando egli per Coſira haueſſe inteſo la lantallarea, ( come,
e - veramente ſi deue intendere) preſe errore nel collocarle Mal
ta vicina, mentre da lei è diſtante cento miglia, così ben potè
errare in queſto, e ſeco tutti gl'altri, che ſcriſſero, ſeguendo
l'iſteſſo ſentimento. Con il contrario, cioè che Malta non ſia ,
' Iſola d'Africa, oltre le di ſopra accennate autorità concorre il
pºrtare Comentatore di Valerio Maſſimo ſcruendo così. Melita Inſula
ººº eſt in Siculo mari posita non longe a Sicilia periculoſo disiuncta ma
ri, vt tºſtatur Plinius lib. 3. Nat. hiſi.Ma meglio Gio. Domenico,
-

Feltri nel diſcorſo coſmografico.


Quali ſono l'Iſole intorno Italia?
Sono nel mar Toſco Elba, Procida, Iſchia, -

?Nel mar Siciliano l'Iſole Liparee, A4 alta. -

?Nel mar Adriatico S. Maria di Triemete, Vinegia, et Iſole intorno


- Vinegia. - - - -

Ne dal Feltri in ciò punto s'allontana Girolamo Giraua Tar


- - -

A carte II3. e raconenſe, il quale nella ſua Coſmografia, e Ceografia, collo


di 14,
ca Malta tra l'Iſole d'Italia con queſte parole. Las (slas e ezinas
de la Italia ſon las siguientes: en el mar de Sicilia Malta dicha.Mee
lita, etc, - , - - - - 3
Ecco Malta poſta frà l'Iſole d'Italia, e per conſeguenza nell'
Europa, oue altresì vien poſta da Gio Nicolò Doglioni nell'Ame
fiteatro d'E uropa, deſcrinendo la Sicilia. A noi tutttuia benche e
ſtimiamo non rimaner dubbio, che Malta non ſia nell'Europa - s
-

# lºr- piace il modo, col quale Procopio le dà la ſituatione, come a


d'Autor graue, che ſcriſſe di veduta, e paſsò dà Malta con l'Ara
-

mata dell'Imperador Giuſtiniano, quando ſotto la condotta del


ſuo Inuitto General Eelſario ella andaua à debellari Vandali
d'Africa; dicegli dunque, che Malta, el Gozo ſeparino il Mar
Adriatico dal Tirreno in queſta guiſa Velis celerite ſublatis, Gau
lu, et AAelitam tiInſulas petterunt, qua Adr iaticum, Tuſeumque Maº
ria di sterminan quaſi che dar ci voleſſe ad intendere, ch'eſſe nel
la poſtura loro ſtabiliſſero i confini a quei due mari, ſecondo il
- v- - -
pare
LIBRO PRIMQ, No TI TIA I. s.
arere di ſopra addotto dello Scaligero,e d'altri particolarmente
di Cluuerio, che vuole .l'Adriatic o giunger fin'à queſt'Iſola no- sicil antigua .
ſtra: eccone pe
il ſuo teſto 42uip operis de Italia ex
ad finem lib. 2. cap. 16.
com-;

pluribus idoneis, probatſ, Auctoribus demonstraui Adriatici maris,


nomen, non in Adriatico tantùm sina, qui vulgo nunc vocatur,
Golfo di Venetia, idest sinus Venetus ſed et extra eum ab hac nostra,
Melita ad Peloponneſum Uſa; extenſumfuiſſe. Non ſa Ppiamo pe
rò come Giacomo Boſio degno ſcrittore dell'Iſtorie di queſt'In
uittiſſima Religione atteſtaſſe, che Tolomeo, Plinio, Mela,Stra
bone, e quaſi tutti ( dice egli) i Coſmografi, e Geografi met
tono l'Iſola di Malta nell'Africa, e ſotto la Prouincia di Numi
dia, mentre riconoſciuti queſti Autori, come potrà chi che
ſia curioſo anco vederli, non ritrouiamo che tal coſa dichino,
poiche il i" ch'è Tolomeo a tutti gli ſudetti in tempo po
ſteriore nella ſeconda Tauola d'Africa nel cap. 3. del quartoli
bro hauendo connumerato le città, che ſono in quel lato Set
tentrionale frà le due ſirti, è ſecche viene nel fine a far mentio
ne dell'Iſole adiacenti all'Africa così diſcorrendo. Inſule verò
adiacent Africae iuxta continentem hae. Hidras Inſula, Calathe
Inſula, Dracontinuº Inſala, Egimnus Inſula, Larunesiae Inſu
lae duae, Leopaduſa Inſula, Cercinna Inſula, et Ciuitas, Lothopha
gites Inſula, in qua Ciuitates duae, Gerrapolis, Mininx Ciuitas,
Mesinus Iuſula, Pontia Inſula, Gaia Inſula, fra le quali egli
non mette Malta come Iſola di quel continente; ma ſegue ad
annouerare l'altre Iſole,che ſono in alto mare le quali ſotto vn'
altra diuiſione della differenza di ſito, il di lui Interprete chiamò
Pelagie, Cosira Inſula, et Ciuitas; Glauconis Inſula, et Ciuitas;
'Melite Inſula, in qua Ciuitas AAelite, et che ſon ſos, et Iunonis
Nempli, et Herculis Templum, tutti luoghi principali della noſtra
Iſola,delle quali Pelagie parlando il Dottiſſ Valguarnera così ri- Nell'opera de'-
feriſce. Abramo Ortelio nel ſuo Teſoro Geografico dice Pelagie varie, i"
Ptolomeo Inſulae ſunt inter Siciliam, et Africam numero quinque: liaſol 24 -- -
-,
a Strabone videntur Tarichiaevocari, vel Phanicum ; non inteſe . ?
laforza della parola zona, a uſata da Tolomeo per queſte medesime
Iſole,come anche da Diodoro,perche Tolomeo haueua " di ſopra, In- -
ſulae verò adiacent Africae iuxta continentem haeſagginnge zoºta -

di iesi ris Aonzi di At in alto mari sitae Inſulae etc. oue nomina
"
A4alta, e queſt'altre ; l'ingannò l'Interprete,che voltò Pelagie
il Valguarnera. Quindi manifeſtamente appare, ch'eſſo Tolo
meo in tanto la chiama inſieme con le precedenti
º – - - - -
ºi'Afr
Pelagia
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er
6 DELLA D E SCRITT. DI MALTA
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d'Africa, in quanto intende, che tutto il mare frapoſto al con


tinente, è laco ſettentrionale d'Africa, e la Sicilia, ſia pelago, è
mare Africano, e che merauiglia? ſe il medeſimo Autore anco il
lato meridionale della Sicilia pone nel mare d'Africa, métre voi
lendo deſcrivere queſto lato nel cap. 4. e Tauola ſettima d'Eu
ropa, nel 3. libro, trattando della Sicilia, dice, Meridionalis late
ris diſcriptio in Africopelago,e racchiude in detto mare, come fà
dell'Iſole, ch'egli chiama Pelagie (frà le quali Malta è la maggio
re) tutte le Città, e Terre di quella coſta di Sicilia, dal pron čco
rio Lilibeo (hoggi Marſala) fino all'altro di Pachino detto capo
Paſſaro; le quali per tanto, non potendoſi chiamare Città d'Afri
ca, così non potraſſi dire Malta Iſola, è Città di quel continen
te, benche Tolomeo la metta in quel mare, mentrella, com'è
ancora tutta la Sicilia, più vicina a terra ferma d'Europa, e d'Ita
lia, come ſi è detto, ch'all'Africa;quando anco à tutto rigore
ella fuſſe vgualmente lontana dall'wno, e l'altro continente; Ol
tre che molti graui Autori chiamano Africo la metà ſolamente
Silius Ital 1.14 di quel mare, e l'altra, in cui è ſituata Malta, Sicolo, il che è più
Mela liè. 2 c.7. proprio, ſecondo l'opinione di molti antichi Scrittori, che vo
Plin. lil. 3. c 3.
Strato lib. I t. gliono eſſerſi la Sicilia diſtaccata dall'Italia, come l'afferma in
Iſhylus, Ans particolare Michele Villanoua ſopra le Tauole di Tolomeo, Si
ziochirs & ce
geri vetusterer cilia (dice egli) quondam Brutio agro cohaeres, mox interfuſo mari
Eazell. lib. 1 c.3. auulſa admille, et quingentos freti latitudinis paſſus, in eoque verti
Tertull. Apolo
geº- Cap. 4Q, coſo freto Solla, et Caribdis ambo claraſaeuitia, e l'iſteſſo Autore º
nella Tauola ſettima d'Europa, ou'è compreſa la Sardegna, ſe
condo Tolomeo, colloca la maggior parte di lei nel mar d'Afri
ca, Sardis Hercule procreatus cum magna multitudine a Lybia pro
fectus Sardiniam occupauit, et ex ſuo vocabulo Inſulae nomen de
dit; haec in Africo mari, facie vestigij humani tam in Oriente, qua
Occidentem latior prominet ferme paribus lateribus, quae in meridie,
et ſeptentrionem vergunt Plinio, come di ſopra habbiamo dimo:
ſtrato non la mette frà l'iſole d'Africa, ma ſi bene con quelle di
Lib.4 eap,º.
Sicilia, come fa pure Paolo Oroſio. Attilius Conſul Liparami
Melitamque inſulas Siciliae nobiles peruagaeus euertit, e molti al
lib. e. cap. 7. tri Autori. Pomponio Mela faliſteſſo, trattando della Sicilia. cir:
ca Siciliam in Siculo freto est AEae, quam Calypſo habitaſſe dicitur,
Africam verſus Gaulos, Melita, Coſſura, ciò è intorno alla Sici
lia, nel lato, che guarda l'Africa; così intende queſto Scrittore ,
et altri, quando dicono Africam verſus, ſituando la noſtra Iſola;
e non che Malta ſia nell'Africa come ſpiega ciò meglio "
Q
LIBRO PRIMo, NoTITIA 1 - 2
ſmo Plinio Inſulae in Africam verſus Gaulos Melita è camarina
lxxxviii. millia paſſum etc. E finalmente Strabone fi di queſt'
Iſolamentione nel 6 libro, oue comincia col diſcorſo della Sici
lia, e doppo hauer di lei, e delle ſue Città trattato, ſene paſſa è:
" ua alla Calabria, & ad altre regioni dell'Italia, il che
Malta, e -

i" appreſſo il ſettimo libro, dou'entra à parlare del-, : -


la Germania, moſtrado tutti queſti tre vltimi Autori Claſſici, che,
fiorirono prima di Tolomeo, di trattar di Malta come d'Iſola, e -

dipendenza della Sicilia,ò d'Italia,e d'Europa, ne quando deſcri-, A


uono l'Africa, o la Prouincia di Numidia, ſi ſono punto ſogna-:
ti di comprenderla in quella parte del mondo, dalla quale ella è
diſtante dal più vicino continente ducento miglia, e non cento,
e nouanta, come vuole il Boſio, contro l'opinion del quale can
tò à noſtro propoſito Franceſco della Valle, deſcriuendo Malta
nelle ſue rime al Commendator Fra Franceſco Cibo.
L'inuitta dell'Italia vltima Terra,
- Che parte il mar del bel Sicanio Regno
- Frà gli Eroi, che del bianco, e ſagro ſegno
s Adorni il ſenſon fulmini di guerra. - - . -
E Vicenzo Littara lodando Malta. - lib, e
: Inſula parua situ, ſed rebus maxima gestis i
Aphricae, 6 Europae, ac Asia contermina Pauli y

Hoſpes, & alborumprocerum gratiſſima mater. -

- Inteſe per auuentura queſt'erudito Autore nel porre Maltane.


confini delle tre parti " terra, di conformarſi con Eratoſthe
ne, e Dioniſio Afro, i quali ſupponendo l'Orbeterreſtre ſimile ad
vna fionda, lo diuidono in due coni; il primo dei siali ſubdiuido
no in modo, che nella parte di ſopra allogano l'Europa in quel
la di ſotto l'Africa, e nel ſecondo cono interamente l'Aſia, e pe
rò doue queſte vengono a terminare, egli vuole, che ſi ritroui
iIſola noſtra ſituata, mentre dice, Aphricae, g Europe, ac Asiae
Cºnterzontma . - - - - -

Il ſuo circuito è di ſeſſanta miglia,la maggior larghezza di de


deci,e la lunghezza di venti. Il centro di " al parer di Tolo- Li -

imco, e nei i" 38. e min. 45. di lunghezza, è in gradi 34, e #iºs
in 4o di larghezza; & il maggior ſuo giorno ſecondo il parer -

dell'iſteſſo Tolomeo è di hore 14. e vn terzo, però da noi è ſta


to con diligenza oſſeruato eſſere d'hore 14. e tre quarti, e mezo.
E l'altezza del polo della noſtra Città, ch'è l'iſteſſo, che il dire lar
ghezza ingradi; s. e min. so. Se ſi predica dunq MAITA"
- -
º, º Notabile
s DELLA DEscRITT. DI MALTA
NCTAEILE per tante parti delle quali la natura l'ha reſa adorna,
e per nobiltà di ſito, e di famoſi Coloni, altretanto ſi può chia
mare Notabile per la qualità, e commodità de Porti, ne quali ha
no hauuto ricouero vari habitatori, e che però Diodoro Sicolo,
hauendo detto, ch'vna dell’Iſole vicine alla Sicilia, e Colonia di
fib, 5.
Penici eſſere ſtata MALTA, Ob portuum commoditatem, g in pro
fundo mari ſitum (ſoggiunſe) que cauſa fuit, vt loci eius habitato
res mercatorum beneficio statim, (3 opibus augerentur, (g nomi
º sºs ne inclareſcerent. E Domenico Mario Nigro nella ſua geografia
trattando di Malta, Que g optimos portus habet, ex quo opibus au
&ta, ſimiliter quia varijs artibus erat precipue in componends ex li
notelis Potens per id tempus fuit. - - -

Li Porti di Malta ſono queſti. Il principale è diuiſo davnalin


gua di terra, ou'è fabricata hoggi la Città Valletta; quello, che ſtà
ſituato verſo l'Oriente è lungo per teſtimonianza di Franceſco
º":
del Succeſſo di Correggio mille, 8 ottocento cane di dieci palmi, (dice egli)
o D - » - 1- - - e - mi - - N.

ai rigi,
2Stagnuola fiam
ſura Romana, ſubdiuiſo poi in altri ſeni, è cale tutte ſicure, e co
- - - -- e - - - - N -

i", mode da Forerui ſorgere i vaſſelli, e queſto ha nome per antº


ºa l'anno 1563. nomaſia, Marſa, che in Malteſe vuol dire porto, benche queſta
º voce " nel vero idioma Arabico ſignifichi l'Ancora
e perche nè porti ſicuri adoprar ſi ſuole, indi viene dagl'Africani
chiamato il porto, che nel vero ſignificato ſi dice in Arabo Ai:
nà, in oltre Masſa, ſignifica dar fondo, è pigliar porto, e per diri
lo così propriamente ſecondo la forza del vocabolo Ancorare,
che vale pigliar porto. L'altro ch'è dalla parte di Ponente, vien
chiamato Maſi Auſcetto, cioè porto da ſuernare. Vi ſono anco-i
ra intorno all'Iſola Maiſa SKalli, Aarſa Sirocco, la Cala di S. Pao
lo, e quella di S. Giorgio, e altre, che propriamente non ſi poſſono
chiamar, porti; ma Seni, e Cale, o ridotti, non potendouiſtare
i vaſelli l", ſe non da quella parte, che non veniſſero ſcoper
ti da venti. Hor douendo noi deſcrinere l'Iſola per i luoghi del--
la ſua circonferenza, richiede l'ordine, che ſi cominci dal Porto
princpale per venir doppo è terminare col circuito maritima
d'eſſa nell'altro di Marſamuſcetto. - -

a Il primo luogo di questa deſcrittione littorale, ſarà la punta -


della lingua di terra lunga, come riferiſce l'isteſſo Correggio
i cannen illecinquecento, e larga tre cento ottanta, che diui
de, e coſtituiſce i due porti principali, anticamente chiamata- -

della Guardia, che quiui continuamente notte, e giorno ſi te


º la Per eſſeruare l'entrata devaſſelli nel via, º nell'altra boe
- - Caa
,

LIBRO PRIM o No TITIA 1. ,


ci, e perche in quei primi tempi vera edificata vna Chieſetta , N. e. .
ſotto titolo di S. Eraſmo nomata con altra voce di S. El- ne fiati
mo propitio à nauiganti, appreſe norme la Fortezza, che ui ſi “º
fabricò l'anno 1552. è di 14. di Gennaro, come ſi vede notato
negl'atti di queſta Cancellaria.
La parte di detta lingua di terra, che ſoggiace al Promonto
rio, fù chiamata dagl'Arabi Sciaaret AMeitia, che ſignifica predio
inculto di Melita nome proprio d'Arabo. Il Promontorio dop
po, è parte della collina" eminente Sceb, e Ras, cioè a dire »
luogo rileuato, il quale ſouraſta al Capo, ch'è la punta ſopra det
ta doue nell'anno 1566. fù fabricata l'Ineſpugnabile Città Val
letta, chappreſe il nome dall'Inuittiſſimo Fondatore VALLET
TA GRAN MAESTRO, eſſendoſi intitolata per comun.
conſenſo della Religione L'V MILISSIMA doppo l'aſſedio
di Malta, il tempo della cui fondatione con altre circonſtanze
ſi legge nell'infraſcritto Epitafio poſto ſopra la Porta Reale,
-
-

D. O. M.
FR. IO. DE VALLETTA SACRAE DOMVS HOSP. HIE
ROSOL. M. MAGISTER PERICVLORVM ANNO SV
PERIORE A SVIS MILITIBvs, POPVLOQvE MELI.
TAEO IN OBSIDIONE TVRCICA PERPESSORVM ME
MOR DE CONDENDA VRBE NOVA, EAQVE MOE
NIIS, ARCIBVS, ET PROPVGNACVLIS AD SVSTI
NENDAM VIM OMNEM, PROPVLSANDOSQVE INI
MICI TVRCAE IMPETVS, AVT SALTEM REPRI
MENDOS, MVNIENDAM . INITO CVM PROCERIBVS
CONCILIO DIE IOVIS XXVIII. MARTII MDLXVI. DE
VM OMNIPOTENTEM, DEIPARAMQVE VIRGINEM,
ET NVMEN TVTELARE D. IOANNEM BAPTISTAM,
DIVOSQvE CAETEROS MVLTA PRECATVS, VT FAV
STVM, FOELIxq: RELIGIONI CHRISTIANA FIERET,
AC ORDINI Svo, QvoD INCAPTABAT BENE CE
DERET, PRIMA VRBIS FVNDAMENTA IN MONTE
AB INCOLIS SCEBERRAS VCCATO IECIT, EAMQ,
DE SVO NOMINE VALLETTAM (DATO PRO INSI
GNIBVS IN PARMA MINIATA AVRATO LEONE)
APPELLARI VOLVIT.
. E Fra
º

1o DELLA D Esc RIT T. DI MALTA


FR. A NT o N I V S D E P A V LA, M. Mag. Ia
uictiſ. Conditoris, tanteq, rei monim. P. C. anno ab Vrbefundata
IL XV I I I .
Fù queſta nobiliſs. Città compartita in venti ſtrade, tutte drit
te, e ſpatioſe, cioè otto principali, che la diuidono per la ſua li
ghezza da lebeccio à grecale, e dodici per la larghezza da vn'Por
to all'altro le quali chiameremo Trauerſe. I nomi di tutte cauati
davn diſegno antico, perche non se ne perda la memoria affatto,
habbiamo giudicato bene di quì notare per ſodisfattione de
curioſi.
- S.Luigi dalla Dogana fino alla prigione de ſchiaui.
- S. Pietro dal Baluardo de SS. Pietro, e Paolo auanti il mona
ſtero di S. Orſola, fino all'Infermeria.
S. Paolo dalla caſa che ſe fabricare il già Capitan Giacomo de
Robertis Bologneſe dietro l'Albergo di Caſtiglia, auanti la Chieſa
Parrochiale di S. Paolo, fin'all'Infermeria.
S.Giacomo da gl'Alberghi di Caſtiglia, e Portogallo,fino alle e
Conuertite. . -

S. Giorgio dalla Porta Reale, fino a S. Elmo.


S. Gio. Battista dal Baluardo intitolato di queſto nome, fino
alle forfici. - -

S. Sebastiano da gl'Alberghi di Francia, fino alla fontana an


t1Ca . -

S. Michele dalla caſa del già Prior Mazzinghi nel Mandrac


chio, auanti quella del fù Prior Malaſpina, fin di dietro la cal
Cara , - i -

TRA V E R SE. .
- - -
.

Strada del Palazzo, perche quiui era ſtato quello diſegnato fa


" , cioè dall'Alberghi di Caſtiglia, fino al Baluardo S.An
I Ca . -

Pia dalla Cortina del SS. Pietro, e Paolo ſotto l'Alberghi d'Ita
lia, fino alla Cortina ſopra la porta della Bucceria.
Di Monte auanti il Conuento di S. Maria di Giesù de frati
dell'oſſeruanza, fino al Mandracchio.
Vittoria dalla Chieſa di S. Vincenzo, fino al Baluardo S. Sal.
uatore, e caſa del Prior Malaſpina. º
Del Saluatore dalla caſa oue habitò già il Commendatore fra
Gabriello Roſſet per mezzo alla Piazza, fino all'Alberghi d'Ale
magna,
i- Del
- –-– - - - - - -- - -- -

-.
-

LIBRO PRIMo, NoT IT IA I. ..


Del Popolo; dal Monaſtero di S. Orſola ſotto Palazzo fino all'
Alberghi d'Aragona, Catalogna, e Nauarra. -

Della Fontana, dalla Prigione de ſchiaui ſotto Padri Geſuiti


bino alla fontana - , , -

Di S. Marco, dalla Prigion de ſchiaui dalla parte inferiore fi


no alla porta de Giudei, è ſia alla Calcara,
Di S. Pantaleone, dalla Cortina, e fianco ſotto S, Chriſtoforo,
e Portoſaluo fino alla Porta de Giudei. . . . . . -
è
Della Fortuna, dalla Porta del magazino delle legna -ſotto l'
Infermeria ſopra la Camerara fino al muro delle forfei.
e Di S. Elmo, dal Monaſtero delle Connertite fino al detto mu
ro delle forfici. es: o, ,
Di S. Simone, quella, che dalla ſtrada ſottoS. Elmo conduce
alle caſette, che ſono di contro al muro delle forfici.
La ſudetta Città doppo il tempo d'otto Magiſterij, che ſegui
rono à quello del Gran Valletta cioè di Monte, la Caſſiera, Ver
dala, Garzes, VVignacourt, Vaſconcelos, Paula, e del moderno
Laſcaris, che v'aggiunſe le nuoue fortificationi, è ſtata ripiena,
& abbellita di ſuntuoſe,e magnifiche fabriche publiche, e priº
uate, che la rendono non men fortiſſima, che riguardetole, e
munita, qual eſſer conuiene ºn Antemurale del Chriſtianeſimo,
di cui i principali luoghi ſe voleſſimo particolarmente deſcri
uere, ci vedereſimo coſtretti di far vin volume da parte, e tá
to più volontieri ciò laſciano di fare quanto che forſe da altri,
che ſeriuono l'Iſtorie della Sacra Religione con più erudita
penna ſarà a ſufficienza eſſeguito, ti aC
cennare, che la Valletta contiene fuochi 189 i A anime dieci
mila ſettecento, quarantaquattro. Non vogliamo però tralaſcia
re d'inſerire à lungo il diuoto, elegiadro Sermone, che dal Pa
dre frà Spirito Pelo Anguſciola Agoſtiniano fù fatto all'ora qui
doſi die principio è queſta Città, come quello, in cui quaſi au
gurando il buon religioſo le grandezze e le future glorie di lei,
ci viene al viuo eſpreſſo in buona parte lo ſtato preſente della -
medeſima Città, e perche ancora, si dotto diſcorſo con le lodi,
che in eſſo ſi danno alla Sacra Religione, 8 è tutta l'Iſola, non
reſti ſepolto nell'obliuione, doppo eſſerci coſtato l'hauerlo, qual
che trauaglio, in ricompenſa del quale, e della curioſità preghi
amo chi legge ad iſcuſarla di reſione, poiche doppo il fine di
eſſo, ſubito È proſeguirà la noſtra deſcrittione littorale. Il Diſº
sorſo adunque fà queſto. - v - -- - :

- - - - - B -
Se
r. DELLA D E scrirt. DI MALTA
C E mai città alcuna nel Chriſtianeſimo fà fondata coſolennità di
cerimonie con duotione di cuore,co allegrezza vniuerſale di tutti
i Popoli e di tutte le Genti, questa, alla fondatione di cui siamo hor ho
ra per dar principio. (Monsignore Illustriſsimo,e Reuerendiſ.e Mol.
to Reuerendt Signori di ſuo Sacro Consiglio, Caualieri generosi, Aſcol
tanti nobiliſsimi) ſopra d'ogn'altra merita d'eſser principiata coceri,
monie ſolenni, con affetto, e con applauſo vniuerſale di tutte le natio
mi della Christianità; poiche comeſperiamo nella bontà diuina, ella ha
dà eſser non ſolo fido ripoſo della Religione di S.Giouanni Gieroſolimi
tano e fortezza sicura dell'Iſola di Aalta, ma anco ſcudo alla Sici- -

tia, riparo all'Italia, oſtacolo agl'infedeli,eſaltationegº gloria di tutto


il nome Christiano. - .
e Io signori non ſon Profeta, ne figliuol diProfeta, ma per quanto
si degna ſpirarmi colui, di cui ſono stromento, ancorche vile, e in
degno, mipar di poter adattare a questa nuoua Città quel che già
ſcriſſe l'Arciprofeta nelſalmo dell'antica Sione,hauendo come io credo,
t'occhio più alla celeſte ch'alla terrena. Fundamenta eius in Monti
bus Sanctis. Nei montiſanti ſaranno i fondamenti tuoi Città felice,
già lo vedete aſcoltanti, che siamo qui per fondare la nouella Città
in questi Aaonti Santi, per questo piantati ſono tanti Stendardi ſo
pra di questi Colli ſegnati iſolchi, notte le porte, diſegnati i Beluardi,
preparate le medaglie, e lapietra initiale, è fondamentale, che vogli
am dire ſegnata con la Croce ottogonale; a quest'effetto siſono teſe
queſte trabacche, e queste tende in queſto Monte eminente, in que
ſto sito aprico, oueall'alta prſenza del Prencipe, e Gran Maeſtro,
del V eſcouo,e Gran Priori, e di tant Illustri Signori , da i Sacerdoti
ſanti ſono state cantate a Dio le debite lodi, e celebrato il ſacrificio
vero ſopra del bianco altare del Corpo, e del Sangue ſacro di colui che
ci ha redenti; In questi Aontiſanti vogliamo edificare g habitare;
ſianti, in vero, poiche purgati da i riti profani dell'idolatria per la pre
dicatione de glisteſsi Apostoli di Christo,furonoſantificati già più di
mill'anni, e " appreſo col vero culto d'Iddio, con la vera
Religione; che ben ſapete Padri Teologi l'Iſola di Malta eſſere ſtata
una delle prime patrie, ch'habbia riceuuta la parola del Vangelo, e la
fide di Chriſto, tra tutte l'Iſole,e tra tutte le Prouincie d'Europa; ſono
Santi queſti colli, e queſti Monti ſantificati con la preſenza, con la
conuerſatione, con la predicatione del Gran Maeſtro di tutte le Chioſi
Chriſtiane PA O LO A P O ST O L O , che regenerò in Chri
ſto le genti di queſt'iſºla, e quegl'antichi habitatori, ch'erano nel'ido
latrie auuoli, eſemmarsi, facendoli tanto humani nel Chriſtianeſimo
- , C07/te
- --- - - - - - - - --- --- - - -- - -
-

' LIBRO PRIMO, NOTITIA I 1;


come hora vedete, laſciando di loro così honorata teſtimonianza il co
pagno ſuo Luca Santo nella ſacra Iſtoria dei fatti degl'Apoſtoli; sa
tificò queſti monti, e queſte valli l'Apoſtolo con i ſuoi paſsi, con le ſue
pedate, eſſendoci rimaſti impreſsi nelle pietre fino al giorno d'hoggi i ſuoi
danti veſtigi: ha ſantificato queſti monti, e queſte valli l'Apoſtolo
fanto con i miracoli ſuoi, e ſpecialmente con quel grande, che dura fi
no al giorno d'hoggi, d'hauer tolto il veleno ad ogni crudo ſerpente, ad
ogni pianta maligna, col morſo delle carni ſue ſante, e puriſsime, di
d.

ſorte che quì vediamo ifanciulliſcherzar con gl'aſpidi, con le vipere,


econ i più horribili ſerpi, che sipoſſono trouare, e si verifica realmente
in queſt'Iſola per i meriti di così grande amico di Dio quel che prediſſe
gia l'Illuſtre Profeta Eſaia, Delectabitur infans abvbere ſu perfo
ramina aſpidis, & in cauerna reguli, qui ablactatus fuerit, ponet
manum ſuam. Quì non ci è pericolo, ne timor alcuno di eleboro, di
cicuta, di aconito, di taſſo, di napello, ne di qualsiuoglia altra pianta
mortifera, è nociua, ogn'animale,ogn'herba, è cibo sicuro, è aſto gio
ueuole à glhuomini,g a gl'animati; In qual altra parte del Mondo,
ſotto qual altro clima si ritroua il toſsico non eſser toſsico, il veleno
non eſſer veleno, il morbo non eſſer infermare la morte non vecidere?
ſaluo che in queſt'Iſola ſantificata in queſti Colli, in queſti monti coſe
grati con tanto ſangue de Caualieri Religiosi di tanti ſoldati Christia
mi, che per amor di Chriſto, per gloria di S. Giouanni, per difensione
della faleſanta, per ſalute della loro Aeligione, e di tutto il Chriſtianeſi
mo, ſono stati tato prodighi, non che liberali della perſona, e della vi
taloro, che fin'a queſto giorno,le mura, e lepietre di questeſacre, e me
morande rouine, ne rendono chiara, e glorioſa testimonianza. Sono
Santi per certo questi Monti, ma più Santiſaranno quando siano
ſantificati da gl'habitatori con l'innocenza con la Religione, con la ſan
tità, con la diuotione,con la buona vita, con la giustitia vniuerſale,
dando ad ogn'vno quel che se li conuiene; verranno a rinchiudere in
eſsi tutta l'honorata ſchiera delle virtù christiane, che però è aſsomi
gliata nella ſcrittura à i Monti d'Iddio, come ſcriue il Profeta, Iuſti
tia tua ſicut montes Dei nei montiſanti cioè nella custodia degl'An
geli, nella protettione di Christo,e dei ſuoi ſanti, ſarranno i fondame
ti, la ſtabilità, e la fermezza di questa nuoua Città, che pure per la
ſul limità, e grandezza loro nelle diuine lettere ſono chiamati monti;
Non vi raccorda Padri Teologi di quel ch'è ſcritto nel ſalmo Mon
tes in circuitu eius. Idest Angeli & Dominus in circuitu Populi
ſui; Dotti vdiste mai autorità, è ſentenza, ch'andaſse più a proposi
to, che quella del Profeta Eſaia a questa Città nouella, alla cui
- . fondatione
º

14 DELLA D EscR I rT. DI MALTA


fondatione diamo hora principio. Vrbs fortitudinis noſtra Sion,
Saluator poneturin ea murus, & antemurale. Eccoui la pietra
prima ondamentale, eccoui la pietra angolare Christo Giesù, ſopra
del quale si fonda, e si edifica ogni Città Christiana, cioè ogni Congre
gationeſanta, efedele, come diſſe S. Paolo. Fundamentum nemo
aliud poteſt ponere preterid quod poſitum eſt quod eſt Chri
ſtus Ieſus, ipſo ſummo angulari lapide Chriſto Ieſu, in quo om
nis edificatio conſtructa creſcit in templum ſanctum in Domin
no. Nei Monti, nei Monti, nei Monti ſanti ſaranno veramena
fi
te i fondamenti tuoi Città glorioſa, amerà Iddio le tue porte, le
tue mura, i tuoi alberghi, che qualunque altra habitatione del Chri
stianeſino. Diligit Dominus portas Sion ſuper omnia taberna
cula Iacob. Il che si verificherà quando i Caualieri tuoi, i tuoi Sol
dati albergheranno in te con quella modestia, con quella caſtità, con
quella ſantimonia, con "izelo di Dio, che si conuiene à i" ,é
che si richiede alla loro profeſsione , quando imitando i fatti eroici del
loro primi Padri, e Fondatori attenderanno aſeruire Iddio nella pa
ce, con le orationni, con l'hoſpitalità , e l'altre opere pie, e nella guer
ra con la ſpada in mano, mettendo prontamente, e volontieri il ſan
gue, e la vita, per difeſa, e conſeruatione della ſanta fede di Christo,
º della loro Religione contro degl'Infedeli. O che glorioſa fama, è che
honorato grido siſpargera all'ora di te per tutto l'uniuerſo Città d'Iddio
glorioſa i Glorioſa dicta ſunt de te Ciuitas Dei. Per tutta Italia, per
tutta la Francia, per tutta la Spagna,per tutta Alemagna, per tutta
Europa, anzi per tutto il Ponente, per tutte le parti di Leuante, di
Aezzogiorno, e di Settentrione , d'altro non si ragionera , che delle
gran poue ſopra humane, che haueranno fatto i fondatori, e l'ha
bitatori tuoi, con sì gran stupore di tutte le genti contro gl'inimici del
nome Christiano, per gloria di Dio, per eſaltatione della Religione
ſacra del gran Battista Giouanni; (g io (dice il Signore) terrò per
petua memoria di Raabgieroſolimitana dell'opere " e reli
gioſe fatte da tuoi Antepaſſati, da i tuoi primi progenitori dentro di
Geroſolima, douehauesti principio. Non mi ſcorderò mai dell'im
reſe magnanime, e glorioſe fatte da loro per amor mio contro i Solda
mi infedeli dell'empia 3abilonia, i quali a lor mal grado ſono stati co
ſtretti dal tuo valore, a conoſcere, e confeſſare la gran potenza mia.
Memorero Raab, 8 Babilonis ſcientium me. Eccoti è fortuna
ta Città la moltitudine grande dei Popoli, che dentro di te concorrono
con tanta frequenza ad habitare,il fiore di tutte le più honorate fami
glº» (9 Illuſtre Nation, che siano ſotto il Cielo, non si ſdgna di
- eleggerti
LIBRO PRIM o, N o TI TI A I. rs
eleggertiper ſua habitatione, e per ſua Patria , quì Italia, quì Fra
cia, quì Spagna, quì Alemagna , I nghilterra , Prouenza, Aluernia,
Castiglia, Aragona, Catalogna, Portogallo, quì tutto il Christianeſi
mo manda a concorrenza i figliuoli ſuoipiù nobili, e più illustri, da
sì rimote, e longingue regioni, a farsi tuoi, a riceuere dignità, (gº dfar
si honore; guì Greci, quì Latini, quì Hebrei quì AMori, quì Sciti,
-2

quì Indiani, quì Etiopi; quì si ode, e si vairà molto più per l'auuenire
ogn'idioma, ogni linguaggio humano; Quelli ch'adoreranno Chriſto è
dominare, ogn”vno nel ſuo grado, gl'Empi, egl'Infedeli a ſerutre ſchia
ui in catena per maggior eſaltatione, e gloria del nome Chriſtiano,
Vdite, udite come lo dice chiaro il Profeta, Ecce alienigenae, & Ty
rus, & Populus AEthiopum hi fueruntillic; e se non s'adempie in tè
Città regale l'oſcuro, eſagro Enigma di cui fà fatta speciale, e ſegna
lata gratia alla Santa Sione, che l ſuo Edificatorefoſſeſuo figliuolo, e
che l'Altiſsimo Iddio, il quale lafondò ; in lei, sia nato huomo, del
che meritamente ne ſtupiſce ogn'huomo, come dice quì l'Arciprofeta;
Num quid Sion dicet homo, é homo natus eſtin ea, &ipſe fida
uit eam Altiſsimus, Queſto si verificherà almeno, che quell'Altiſsi
mo Signore, che ti dà il pane, in tè si laſcierà vedere in forma dipane,
C quel Christo Iddio, nel cui nome hoggi ſei principiata, prima che sii

principiata, hà già habitato in te nel Sacramento Euchariſtiale.


Enigma ancora sarà il tuo nome al 31ondo, poiche dal Capo de' tuoi Doppo il Gran
Fodatori ti chiamerai VALLETTA, e pur ſei Möte, g intederaſsi Aaeſtro Val
letta fu clette
la ſolutione, che non fà mai Valle ſenza Monte, ne Monti ſenza ſuo succeſſore
Valli, e che AAonte ſarail", l'Eminenza delle virtù, che debbono re Fra. Pietro di
Monte, quel
gnare in te; Valle per la baſsezza della profonda humiltà, ch'è il ſapo lo fondo la
ritiſsimo condimento di tutte l'altre virtù chriſtiane, ſerberaſſi il no Citta, e que
ſto v'introduſ
me tuo, e del primo tuofondatore Fr. GI o VA N N I Valletta, e ſe l'abitatro
ne dell'ordi
del piiſsimo, e Santiſsimo Padre P 1 o QP I NT o Pontefice maſs ne Sagro Gie
simo, ſotto i feliciſsimi auſpici del cui Pontificato nel tempo ſuo hai roſolimitano s
hauuto principio,e diquei Perſonaggi Illuſtri, che si ſaranno ritroua
ti alla tua fondatione ad eterna memoria nelle Croniche, e negl'anna
li di tutti i Popoli, di tutti i Potentati, che ſon hoggi nel Mondo; Do
minus narrabit in ſcripturis Populorum & principi horum, qui
fueruntin ea. Sorgi dunque Città Vittorioſa, affrettati ad inalzar le
mura, gi i tetti tuoi, g ſta lieta, e gioconda, che quelle genti che ha
biteranno in tè, ſaranno ſempre lontani da ogni meſſitia, vacue d'
ogni timore, piene di sicurtà, colme di vera allegrezze. Sicut la tanti
omnii habitatio eſtinte. Così auguriamo, così preghiamo. o Dio
ziano grande Iddio a queſta nouella Città Valletta, che hoggisi prin
- - - - - - - - - cºpia
rc DELLA D EscRITT. DI MALTA
cipia, e si fonda nel tuo Santo Nome, Padre Onnipotente, fonte d'ogni
diuinità, difendila in eterno con la tua grande potenza, Figlio Vnge
mito di Dio Verbo incarnato, mantienla per ſempre nella tua Santa leg
ge, Spirito Santo Paracleto ſoccorrela continuamente con la tua gran
bonta, Trinità Santiſsima adorata, da noi in vn Dio ſolo, nelle cui
Sante mani stanno i fati, e le ſorti, tutte leproſpere, e le auuerſe for
tune, al cui tremendo cenno vbidiſce il Cielo, e gl' elementi tutti de
gnati concederci hoggi stelle benigne, aſpettifelici, influſsiſalutiferi, in
questo principio della fondatione della nuoua Città; Vergine Madre
di Dio nostra Auuocata, Giouanni, e Paolo Padroni, e Protettori di
questa Religione, 3 Iſola, siate, siate propitii, e fouoreuoli hora, e
ſempre a questa Patria, a questo luogo, ai Fondatori, a gl'habitatori
di questo Paeſe, a tutti gl heredi, e ſucceſſori loro, talche per mezzo del
vostro fauore appreſſo di quell'adoranda Maeſtà diuina, la Città
Valletta vi sia gradita in modo, che mai siſuelli, ò si ſpianti dal ſuo
terreno, l'honorato stendardo della candida Croce ottogonale; Fiamme
ardenti di Dio Angeli fortiſsimi, che dalla duina prouidenza haue
te hauuto in ſorte la guardia, e la custodia della Città nouella, veni
te, venite hor, hora a pigliarne il poſſeſſo, incominciate hor mai ad
bauerla in tutela, 3 in protettione, custoditela voicò gli aiuti uost
riſpirituali dall'occulte insidie degl'Auuerſari inuisibili, difendetela,
«s, º se
combattete per lei, e per gl'habitatori ſuoi nei loro gran biſogni contra
. . . . .
gl'Inimici di quella candida Croce, conſeruatela libera, e trionfante,
-- -- a mentre durerà il Mondo in gratia di Dio ad eterna gloria ſua, adho
mor di J. Ciouanni, g a perpetua fama di tutto il Chriſtianeſimo, 8
dicat on nis Populus A men, Amen. - s
Ma è ten po hoggi mai doppo hauer ſodisfatto alla pia curio
ſità del duoi far ritorno alla noſtra deſcrittione.
Diciamo adunque, che non lungi dalla Città Valletta verſo
terra sù le ſi onde del Porto n.ncontra il luogo de Venerandi
JPP Capuccini edificato ſotto gli auſpici del Gran Maeſtro Verº
dala l'anno 1584. - - . ..:
Dhoccara Rocca, che ſporge ſu'lmare ſotto à Capuccini. .
i Maſſa picciola detta sciat el Kuabar, cioè lido de granci -
- Da queſto ſeno, fino alla Marſa grande era vn ſpatioſo molo.
di groſſiſſime pietre edificato sù la ſponda del mare per vin tratto
di mille, e cinquecento paſſi fatto in tempo de Romani, come º
ſi caua davn fian mento di tauoletta di marmo, ch'è in poter
V - - - - - - - v

noſtro colà ritrouato con iſcrittione di lettere latine così . . . .


- , , , IN STATI ONE » . . . -
- - MILLE
- - -- -

LIBRO PR I M O, NO TI TI A I. 17

MILLE . . . . QVINCENT. PASS. . . E n'appare


fin'oggi qualche veſtigio delle pietre nella punta del Cortino.
Cortin picciolo Promontorio, oue habbiamo edificato il no
ſtro Caſino chiamato di S. Giacomo, é vna Cappella ſotto il ti
tolo del S. Angelo Cuſtode, in quello, è in vn i" conſer
uiamo molte memorie antiche, e principalmente alcune della ,
noſtra Città Notabile, la maggior parte del quali vengono di
chiarate, e deſignate nella preſente operetta, da noi raccolte nel
progreſſo di molti anni, in honore della veneranda antichità, e
per ſodisfatione del curioſi amici, e profeſſori di eſſa. - -

Fonte della Marsa detto Aain Fylep.


Gezira, cioè Iſola battuta per la maggior parte per i lati dal
mare, ou'è vn antico Cimiterio de' Greci.
Tal ballut, cioè delle Quercie, oue per aumentura anticamé
te erano alcuni di queſti alberi.
Corradino Collinetta circondata di mare, forſe anco deriuando
la denominatione da Cortin, nome generico in lingua Malteſe
à tutti quei luoghi, che ſono come Promontori), che ſi ſporgono
in mare. -

Kas chanzir, Capo di porco dalla figura, che fà queſta punta


alle falde di Corradino di rocca viua, che riſguarda maeſtrale.
Aayn duyeli, fonte alquanto ſalmaſtro, che ſgorga nel lido del
mare, in quel picciolo ſeno, che ſi forma trà corradino, e l'Isola
Senglea. -
ir, cioè Peninſola, ſopra della quale fù edificato
- - -

il
forte di S. Michele, così nominato come crede il Boſio, perche
à gli otto di Maggio feſta dell'Apparitione dell'Arcangelo nell'
anno i 5 5 2. fuſſe ſtato già ridotto a termine di metterui ſopra .
l'artiglierie, e d'alborarui lo ſtendardo della Religione, onde eſº
ſendo ſtato il luogo ampliato di fabriche, e d'habitationi, e for
tificato con recinto di muro dalla parte, che riſguarda il Corradi
no,hebbe dopò l'aſſedio di Malta nome d'Isola, 8 appreſſo di Cit
tà Senglea,dal Fondatore, di cui porta per inſegna le proprie ar
mi gentilitie, che ſono in campo d'oro vna Croce trauerſata, ò
decuſſata di S. Andrea di color nero, a cui ſouraſtanno cinque
conchiglie d'argento. Racchiude fuochi nouecento, nouanta
" & anime quattro mila, e cinquanta ſotto il comando
d'vn Caualiere della Religione. Le batterie, 8 aſſalti, che ſoſten
ne per mare,e per terra co valore, e fedeltà de' ſuoi cittadini che
riſposero a Turchi, e all'offerte loro voler anzi eſſere ſchiauidi
S. queſta
18 DELLA D E S CRI I T. DI MALTA
queſta Sacra Religioni compagni del Gran Turco, ſono raccº
tati dal Boſio nelle ſue Iſtorie diffuſamente, ond'ella meritò il
nome d'Inaitta Città con la liberatione del ſuoi Coloni dall'obliº
go di pagare l'annuo censo, che ſoleuano al Signor G. Maeſtro
Principe di queſto Dominio; n'appare di ciò memoria nella ,
Chieſa Parrocchiale in vna Iſcrittione, che ſiegue.

D. O. M.
AMPLISS. HIER. ORDINI
PRINCIPI MVNIFICENTISSIMO
FIDEI, ET BELLICAE VIRTVTIS REMVNERATORI
OB LIBERATVM POPVLVM AB ONER E CENSVS
DECRETO SACRI CONCILII STATVS
EDITO MAGISTERIO VACANTE
IX FEBRVARII MDC. AB INCARNATO CHRISTO
SENCLEA CIVITAS INVICTA
GRATI ANIMI MONVMENTVM . P.
-

7urmula Terra ſottopoſta al Capitano della Senglea; hebbe


denominatione da Bir AAula, cioè Pozzo del Signore. Contiene
fuochi ſeicento quaranta due, 3 anime due mila, ſette cento
ſettant'otto. -

A Madracchio, ridotto di tutte le barche del tragetto dalle Città


Vittorioſa, e Senglea a quella della Valletta.
Con uento de Reuerendi Padri Carmelitani ſcalci di S. Tereſa fon;
dato nel Magiſterio del Principe de Paula nell'anno 1 o 25.
Città Vittorioſa, ſtà ſituata ſopra vn'altra lingua di terra,
com'è quella della Senglea, cinta pure di mura dalla parte di gre
cale, per quella di terra è fortificata alla reale; opere tutte fatte
fare dalla Sacra Relig dopò ch hebbe il dominio di Malta.Si di,
ceua anticamente il Borgo del Caſtello a mare,ch'oggi ſinoma S,
Angelo, ſituato ſopra vin alta rocca, che naturalmete ſi ſollieua
in quel Promontorio, fabricato già eſſo Caſtello da Saraceni per
Nella Deſcritt. teſtimonianza di Luis del Marmol nell'anno 82 8. in tempo, che -
d'Africa lib. 2.
cap. 12. fù Malta da loro occupata, come à ſuo luogo dimoſtreremo. Si
fatta Rocca è diuiſa dalla Vittorioſa per vi foſſato pieno d'ac
i" che dal mare vi fà introdotta per maggior fortificatione;
opra del qual foſſato ſi paſſa per vn ponte di legno mobile dall'
vna all'altra parte, Queſta Città, e la Senglea ſi riguard ano
-
-
COITAC
L I B R O PRIMO NOTITI A I. ,
come doppio Teatro fraponendoſi di mezzo vn Canal di mare
ch'entra fino al fondo della Burmula; queſto in tempi ſoſpetti
d'armata nemica ſi chiude con vna groſſa Catena di ferro, e dé
tro all'Vna, e l'altra ſponda, vengono a ſorgere le galere, 8 in
mezzo per tutto quel tratto molti altri Vaſſelli come in ſicuriſ
ſimo porto. Viuono nella Vittorioſa Tre mila, e ſeſſanta tre º
anime, in ſette cento, ottanta due caſe. Quiui è il Palagio del Tri
bunale del S.Officio d'Inquiſitione. Sonoui ancora due Conuéti
di Frati, l'Vno dell'Ordine di S. Domenico, detto dell'Annonciara,
l'altro de Carmelitani, 8 vn Monaſtero di monache Benedittine
ſotto titolo di S. Scolaſtica, chiamato anticamente l'Abbatia -
nuoua, prima, che dalla Città Notabile è queſta fuſſe ſtato traſi
ferito, dei quali ſi daranno alcune notitie, quando ſi diſcorrerà
della Chieſa Parrocchiale di S. Lorenzo ſua Matrice. Quì final
mente tiene la Sacra Religione il ſuo ben proueduto Arſenale -
da fabricar galere con la reſidenza del Commendatore, e del
Trodomo di eſſo, Caualieri di queſt'habito. Comanda poi la
Militia, e le coſe della Guerra vn'altro Caualiere, al cui carico
è anneſſo a beneplacito del Signor Gran Maeſtro anco quello di
Vicecaſtellano, dipendente in queſta parte dalla Gran Corte del
la Caſtellania, oue ſi amminiſtra giuſtitia nella Valletta è gl'ha
bitanti di eſſa, della Vittorioſa, Senglea, e Burmula. Nel reſto poi
queſta Città ottenne il nome di Vittorioſa con l'arme d'vn brac
cio armato che impugnavna ſpada ignuda, trà due rami di pal
ma e d'vliuo in campo vermiglio, dopò la valoroſa difeſa, chella
fece alla Potenza Ottomana nell'Aſſedio ſoſtenuto l'anno 1565,
ſotto qell'Inuittiſſimo Gran Maeſtro, e Principe VALLETTA,
e de ſuoi generoſi Caualieri, e degl'altri Capitani, e Soldati, che
vi ſi trouarono, reſta, e reſterà per ſempre glorioſa, altresì per la
virtù, e ſingolar fedeltà del ſuoi Cittadini, e d'altr'Iſolani, che vi
ſacrificarono le proprie vite, combattendo per Dio, per la ſa
gra Relig. loro Signora, e per la Patria, come per celebre me
moria di eſſi laſciò ſcritto il Boſio nel racconto di quella fiera, e
crudeliſſima guerra, onde à lui per ſua notitia rimettiamo il cu
rioſo Lettore. - 2 . “ s
i Trà Il Castello S. Angelo, e la Vittorioſa, nel ſito oue hoggi
Ttà il foſſo pieno d'acqua marina, era anticamente il Tempio
tanto celebre, i della Dea Giunone, di cui nella dichia
ratione delle ſue medaglie ritrouate nell'Iſola, che ſi conſerua
smo preſſo di noi, ſi diſcorrerà più largamente
- - - C 2.
-
E
l º
2o DEL LA D Esc R I TT. DI MALTA
El Eeierna ſotto l'infermeria vecchia, picciola fontana più
verſo la Calcara.
Calcara, oue anticamente ſi coceua la Calce.
Montagnuola detta del Saluatore, dalla cui Chieſa quiui edifi
cata, ella preſe il nome.
Cala della Renella, commodo ridotto per lauarſi, e natare,
Punta che fa vna foce della bocca del Porto principale, detta
anticamente ſottile dalla forma del luogo, e da altri, delle forche,
perche i" ſi conduceuano al patibolo i delinquenti, in tem
po, che la Sacra Relig. faceua reſidenza, nella Vittorioſa; hoggi
v'è edificata la Torre di S. Petronio detta dell'Orſo, per eſſere ſta
ta con decreto del G. Maeſtro de Paula, e del ſuo ſagro Conſig.
fatta fabricare dal Com. F.Aleſsadro Orſi Cau Bologneſe, che po
ſcia morì decorato della G.Croce, per ouuiare alla fuga de ſchia
ui l'anno 1629. ſotto li 15. Gennaio. Hor di quà vſcendo dal
Porto, e tirando la noſtra deſcrittione verſo Oriente, n'incontra
Vyed el GhamiK cioè Vallone profondo, a cui ſouraſta vna
collinetta.
2lata el baydha, che vuol dire rocca bianca, quiui è vn laua.
toio vicino per le donne del caſal Zabbàr, oue per impedirſi lo
sbarco al nemico, eſſendo il luogo commodo, fù edificata nell'
sanno 162 o, per decreto del Conſiglio delli 2 1. d'Aprile ina,
Torre, ſotto titolo della Madonna delle Gratie; Inuocatione del
la Chieſa Parrocchiale del ſudetto Caſale, ſotto gl'auſpici del
Gran Maeſtro VVignacourt. - -
Gorfentin - - - -

Ennuadar, roccafortiſſima atta a formar mole da macinare,


nelle viſcere della quale ſi trouano pietre di diuerſi colori, chia
mati occhi di ſerpe, i quali giouano per le morſicature del ſerpi,
e conferiſcono al mal di fianco, legati in anella in modo, che la
pietra tocchi la carne dell'Infermo. - - - - - -

Quiui è vn luogo detto Ezon Kol. - - -

d4arſa SKalli, Porto Sicolo, chiamato anco Cala di S. Toma


ſo da vna picciola Chieſa vicina, doue nell'anno 16 14. sbarcò l'
Armata Turcheſca in numero di ſeſſanta galere, che fù fatta».
vergognoſamente ritirare con molta gloria del noſtri, Onde dal
Gran Maeſtro Fra Alofio de VVignacourt nell'iſteſſo anno pre
cedendo decreto del ſuo Conſiglio dato a primo d'Agoſto fà
quiui fatto fabricare vn Forte ſotto titolo di S. Tomaſo, per
che l'Inimico non poteſſe giamai in quel ridotto sbarcare.
- E ſicuro
LIBRO PRIMO, No T1 TIA 1. a.
E ſicuro da venti maeſtrali, ponenti, lebecci, e mezzi giorni.
Vyed el Aayn, Valle del fonte d'acqua ſalmaſtra.
Aonſciar, ſega, è ſerra, così nomata per alcuni ſcogli, che
ſi drizzano in mare a dirimpetto di queſta collina.
oRDINE DEL LATO DI LEVANTE,
a E SI ROCCO. º

Sciuyerep elAagin; Moſtaccio di fia -,

Cala d'vn portetto, detto le Cale.


Le Cammere luogo così chiamato per certe calette, che viſo
no in forma circolare.
Il Marhat tà Deyr Limara, Collina prima d'entrare nel porto
di Marſa ſirocco; Marbat ſignifica luogo da legare, Deyr Con
uento, è Colleggio d'alcuni, che viuono inſieme, Limara côtra
ſegno, è el Aamara habitatione, è vero Eemara, che tanto ſuona
quanto che fabrica, -

Ittactia, Iſoletta, è ſeccagno,ch'è all'incontro di DeyrLimara,


e ſignifica luogo rotto, e diſgiunto. - -

i Marſa Sirocco; Porto, la cui entrata, è bocca è riuoltaà quel


vento, capace di molti Vaſſelli, ma non però ſicuro da venti
di Leuante, e Sirocco. Quiui fè la ſua prima entrata l'Armata ,
Turcheſca nell'anno 1565. nel mezzo di eſſo ſi ſporgevna lin
ua, è ſia tratto di terra, ch'ha nome Marnisi, nella cui punta -
# fabricato nell'anno 16 1o. con decreto del Conſiglio dato a
di primo di Luglio, il Forte di S.Luciano in tempo del Magiſterio
de VVignacourt, hauendoli quel Principe dato il nome del Sá
to, à cui è dedicata la Chieſa in Francia, oue il detto Fondatore
riceuè il S. batteſimo. Nelli Marnisi in quella parte, che guar
da al grecale poco diſtante dalla Cauallerizza, che quiui fece
edificare l'iſteſſo Gran Maeſtro, 8 a punto nel luogo chiamato il
Ghar, ſi veggono alcune pietre di ſmiſurata grandezza ſolleua,
te; veſtigio d’antiche fabriche di Giganti ſimili a quelle, che ſo
- - -- --

no in Malta nella contrada di Caſal Kibir, e nel Gozo in quella


, ch'è detta Sceu Kia. - - - -

e Chieſa di S. Giorgio dall'altro lato delli Marnisi, che riſpuarda


al mezzogiorno, nel fondo di quella Calavicino al mare, oue
ſogliono, doppo celebrata la S. meſſa far la partenza loro lega
lere nelle ſpeditioni per Leuante, è Barberia,
Non lungi dal lido del mare, e dalla medema Chieſa ſi veg
º , gono
, DELLA D E scr I TT. DI MALTA
gono in terra nella roccaviua cauate alcune ciſternebittumate,
le quali per antica traditione diceſi ſeruiſſero per conſeruaruiſi
l'oglio, che in quella parte chiamata 2eytun, per la quantità d'
oliueti, di che abbondaua, ſi faceua in molta copia.
Eſſendouianco traditione, ch'alcune fabriche antiche,lequali
ſi veggono dietro detta Chieſa fuſſero veſtigi dell'antichitimo
Tempio d'Ercole Tirio, il che pure ſi legge in alcuni Autori.
Noi ad ogni modo ſiamo d'altra opinione circa il luogo, non
negando, che sì fatto Tempio non ſia ſtato nella contrada di
quel Porto, ma in altro ſito, come dimoſtreremo nella deſcrittio
ne di detto Tempio, e della ſtatua, che n habbiamo.
Ramla tà 2ir Zebbugia, che ſignifica l'Arenale della ciſter
na dell'Oliuaſtro. -

El Cala tà Vyed il Buni, cioè Seno della valle di Buni, nome


proprio arabico. - -

Cala Frana, ſeno così detto.


Punta Bin Iſa, chiamata anco tà sicca, cioè Punta del figlio
di Iiſa,nome proprio arabico, è ſia della ſecca, che quiui ſi ve
de; In queſto luogo è vina guardia detta come ſiegue.
AMellyeha cioè della ſalina per qualche poco di ſale, che colà
ſi racoglie,
Calatà Vyede ſciacca,
Vyed Sznuber, Valle dicioè picciolo ſeno della valle di ſciacca.
Pini. a

Ghar Hasan, Grotta di quel tal Arabo, quiui dentro è vn


continuo diſtillo d'acqua freſchiſſima, che inuita al tempo d
eſtate l'andarui per diporto, eſſendo il luogo aſſai opportuno , eſ
poſto alla viſta del mare, e frequentato da colonibe, che vi ſi
rendono con le reti. -

Kabar el Gharib, ſepolcro del foraſtiere, è Pellegrino, quiui, è


collocata vna guardia. –
Vyed, e zorrie K, Vallone donde forſe ne preſe il nome la Ter
ra vicina detta Zorriek, che tanto ſignifica quanto azzurro,ò ce
ruleo, che ſi rende così agl'occhi de riguardanti quel mare per
la ſua
Gharprofondità,
el Heneya,dagrotta
che venne à chiamarsi dagl'Arabi Ezra M.
dell'arcata. a

Ghar el AAeth Kub; grotta pertugiata, ò forata, quiui dentro -

ºntra il mare, il luogo è freſco, e delitioſo, peſcandoſi nell'iſteſe


ſo quantità di dattili marini,
Guardia tal Punta,
Guardia ta Tirſcia. -

V.27ed
LIB Ro PRIMO, NOTITIA 1. 2,
Vyed Rhim, Valle di Bruti, è beſtie.
Guardia ta Kas il Baiadha, di Capobianco.
Guardia ta But Sciſa.
Guardiata Ras il Hamria, del Caporoſſeggiante. -

Guardia; Krayten fu Kel Vyed tal maghla K, cioè picciolo


promontorio ſopra il Vallone del racchiudimento.
Guardia tal Gharib, Del foraſtiero. -

Guardia, Gharlapſ3, cioè grotta, lapſ3 deriua dal greco, che


vuol dire Aſcenſione, così chiamano i Malteſi (reſtato il Voca
bolo da quegl'Vltimi greci Chriſtiani) Il ſantiſſimo giorno dell'
Aſcenſione di Chriſto noſtro Signore, e perche in eſſa grotta in
tal giorno è ſtato coſtume antico d'andari conuicini è lauarſi in
mare, le reſtò quel nome. l

Guardia tal Gezira, cioè dell'Iſola, quiui è vno ſcoglio detto


comunemente Pietra negra, -

oxp I N E DE L LAT o D 1 M Ezz o D I. ,


- E L E B Ecc.1 o.
Felfla ſcoglio, è picciola Iſoletta diſtante dal terreno di Malta
quattro miglia in circa, ſignifica Pepe in Arabico: onde da alcu
ni ſcrittori vien chiamata Piper, v'è di ſopra edificata vna Chieſa
dedicata alla B. Vergine titolo già d'wn i", Eccleſiaſtico.
Hagira tal Vsif, ſotto la Madalena, e vicino alla fontana.
detta Aynghliem Alla, cioè fonte del ſeruo, è ſchiauo d'Iddio.
Per lo ſpatio d'otto miglia in circa, queſto littorale è inaceſſi
bile per la gran altezza delle rocche, nelle quali batte il mare
ſenza poteruiſi sbarcare; in mezzo però di tal diſtanza, è vina
picciola Valle, chiamata come ſegue. ,

Aegira elma, cioè corſa d'acqua.


. El Kaus, Arco per la forma del Terreno.
Dar e Duyeb, Caſa d'animali, è di giumente, è vna vaſta
grotta. - -

Megira ferha, Corſo allegro, è di gioia. Queſta è vn'angoſta,


Valle ſituata frà altiſſime ru pi, che conduce al mare, vien abbel
lita da certi alberi ſeluatichi, che la difendono da raggi ſolari per
gueſta ſoleuano anticamente i Cittadini della Notabile calar giù
da quella parte per ricrearſi al lido, poſta dalla natura in quelle
balze, e rocche per isfogamento dell'acque piouane, che di lì
corrono al mare, oggi è civn ben alto muro chiuſº i traderio»
perche -
--
-
-

2, DEL LA D E SCRITT. DI MALTA


- perche quiui non habbiano commodità i Corſari nemici d' hai
ser lo sbarco, e poter venire coperti ad infeſtar quella contrada
Emtahlep,Territorio fertile, 8 abbondante d'acque, e di giar
dini, chiamato Emtahlep, dal mungerſi il latte nelle mandre, e
da glarmenti di eſſo territorio pieno di paſcoli, e di freſcure.
Zlattal Bahria, cioè Pianura, è roccame della Maremma,in
riſguardo della diſtanza dalla Città, a cui vien ad eſſere la ſpiag
gia di mare l" vicina.
ZRas e Raheb, cioè Capo, è Promontorio del monaco, così
detto perche à nauiganti ſotto quel luogo ſi rappreſenta nella . i
rocca come vna figura d'vn monaco colà inalzato. -

Ramla tà fom e Zieh, cioè Arenale della bocca di vento e ſot


to le rocche ch'hanno l'iſteſſo nome, quiui di ſopra è vna delle
Torri, che il Signor Gran Maeſtro Laſcaris ha fatto fare per le
uardie, e loro cuſtodia.
Aedem Pellegrin, cioè diroccato nel Territorio, che ſtimiamo
fuſſe ſtato anticamente della nobile famiglia del Pellegrini.
Ramla, e Cala tal Mugiarr, cioè Arenale,e ſeno del Augiarro,
non e vniuerſale à tutto quel diſtretto, che ſignifica luogo da
carreggiare.
Kamla tà Eu Eeriyen , Arenale del Padre Ignudo diceſi
2IlCO, º

La Karraba, Caraffa per la ſomiglianza, e figura, che tiene a


quel pezzo di rocca rileuato, e diſtaccato da terra. -

Torre di Guardia, fatta fare dal preſente Signor Gran Mae


ſtro. - -

Ramla tà Aayn Toffieha, Arenale del fonte di Pomo.


A dum 34aſa, diroccato d'Arabo di quel nome, ſono quiui
alcuni ruſcelli d'acqua. -

Aedum il Ghauſech, diroccato di tal nome. -

Mellieha, nome vniuerſale a tutta quella parte dell'Iſola, che


ſignifica ſaline. - -
Acdum e SciMax, ouero il Ghant, diroccato così detto,ò ſia il
fodero - -

Ghar tal Bettieus, grotta di queſto 11Oſſl C . -

Xedum; luogo con molte fontane. -

, Gebel Kamnieh, Rocca, è Monte frumentario -


Zlata, ſpiaggia dell'iſteſſo nome. -

Cala tà Cerkeua picciolo ſeno di tal nome, doue la barca der


ſtinata al tragetto dal Gozo à Malta, fa lo sbarco.
- - - V, ed -
A L1 e Ro PRIMO, N o r1 r1 A 1, si
V yed Muſa, Valle di Muſa nome Saraceno, -

zamlet il Bir, Arenale della ciſterna, Perche di ſopra quiui nel


territorio è vna ciſterna vicina. I - e
Aamla tal Cortin Arenale del Promontorio. . . .
Aamla tà Simàr, Arenale di giunchi marini.
Guedetel Rèm, Colline de Chriſtiani Greci così nomati, cioè
Romani,perche haueuano hereditato l'Impero Romano e per
che Coſtantinopoli per vn'editto dell'Imperator Coſtantino fà
detta nuoua Roma, e fin al preſente ritengono tal nome, onde
venne à ſignificar i Chriſtiani.
zamla tal Ghoslien, Arenale delle Gazelle.
SieKia il baidha, Condotto bianco, -

L'Aharaſe, punta così detta, dalla qualità di quel terreno aſ


ro, e ruuido. - -

Aedùm il Hamar, diroccato dell'Aſino.


L'Armiel, Arenali.
Dachlet el Seelep,entrata delle Salpe, ſperie di peſce.
amla è Salina, ouero Vyed ta Santa Maria, cioè Arenale,
Salina, è valle di S. Maria, per eſſer quiui di ſopra la deuo-iſſima
Chieſa della B. Vergine della Mellyeha. -

Ghadira, Stagno d'acqua, detto delle ſaline ſotto S. Maria.


- Aayn 2 eituna, fontana dell' vliuo.
Aayn Hadid, fonte del ferro;ou'è miniera di tal metallo.
Gezira tà Selmun, Iſoletta di Salomone, nome preſo da vnu -
famiglia, ch'hoggi è in Sicilia, già Padrona (come ſi crede) del
territorio, ch'è quiui di contro così nomato, Ella è di circonfe
renza intorno a quattro miglia, non v'appare veſtigio di fabri
ca, eſſendoui ſolo vna ciſterna, -

o RpI N E DE L LAT o A 7 RA M o NT A NA,


- E G RAE C A L E. :

orto di S. Paolo, chiamato tutto quel ſeno Puales, per il nau


fragio quiui fatto dal glorioſo Apoſtolo. i
., Mistra, picciola cala, che guarda verſo Sirocco, nell'entrata
del porto ſicura da tutti i lati luor che dalla parce Meridionale.
Xedum, dou'è vn picciolo ſeno quanto vn corpo di galera.
Asceù; Punta così i
Ramla tal Puales, Arenale nel fondo, è parte più intima di
èuel Porto.
- - D Aayn
ss e D e LEA DEscRITT DI MALTA
Aayn Raſul,fonte dell' Apoſtolo per virtù del quale habbiamo
pia traditione ſia ſcaturito in quel luogo,al tempo del naufragio
iunto il Santo in terra. Onde in memoria di ciò ſi legge quiui
la ſeguente Iſcrittiones ,
Hac ſub rupe caua, quam cernis ad equoris vndas .
º Est hic exiguus fons ſalientis aque. , -
a
- Religione Sacra fontem hunc venerare uiator,
i Naufragus has dederit cum tibi Paulus aquas. -

cala tal Aazenin, ſeno di Neghittoſi, ch'è ſosto la Torre di


S. Paolo, fatta edificare per guardia del porto dal Gran Maeſtro
VVignacourt con decreto prima del Sacro Conſiglio dato a 6. di -

Nouen.bre 1 6 o9. - -
- - -

- - - -
-

r
-

. -

chiºſa Di S. Paolo, che l'iſteſſo Cran Maeſtro per ſua diuotio.


ne, e più celebre memoria del naufragio colà " dal glorioſo
Apoſtolo, tutta di nuono fe fabricare quaſi nel medeſimo poſto,
doue an:icamente era ſtata eretta vna Cappella in honor di eſſo
Santo dalle famiglie Deſguanez ,e Bordini, ch era ancor in pie- i

di l'anno i 6 1 o con l'armi loro: Quella, che fece fare il Gran.


Maeſtro, è di competente grandezza,ornata di belle pitture rap- l
preſentanti l'Iſtoria del naufragio, e miracolo di San Paolo, e -

comuerſione del Malteſi per la di lui predicatione -

A a Scaletta picciola cala. - - -

Zuleben, Padre del latte, picciolo ridotto, vna delle guardie.


e Guardia di bugebba di dentro. - -

Guardia di bugebba di fuori, ou'è vna delle Torri fatte fabri


care dal Signor Gran Maeſtro Laſcaris. - - -

Kaura, punta coſi detta, perche ha del Circolare.


2enuarrat Figlio dell'erede detto anticamente venerànt
Cala, à Porto doue ſono le Saline nuoue. In queſto luo
go appaiono alcuni veſtigi antichi d vna Torre di guardia,
che v'era, e di cui ſi fa mentione nelle ſcritture della Città, ch'
era in piedi prima dell'anno 1494 e che mediante lei poteuano
in quel Porto ſorgere alcuni nauilij, e ſtar ſicuri.
Challis, punta così detta. -

Ghalis ſioglio in mare, che preſe nome dal continente. -

Guardia dettata Bahar, e Ciaac, cioè di mare, ch'hà il ſuolo,


ò fondo di breccie, è ſaſſolini.
Guardia Calata Marcu.
Gurdia, punta di Calatà Marcu ſotto la Chieſa della Ma
dalena , . - -

Seno
LIBRO PRIMo, Nori TIA I 2,
Seno della Madalena, oue ſono due guardie, -,

Guardia di Nadur Kallel, Viſta picciola, è corta. -

Guardia detta mezza luna.


Guardia Sie K Dhherim.
Guardia Ooſe el Hamiema, cioè nido della Colomba.
Torretta nuoua di quelle, che ſi ſono fatte edificare dal Signor
- x V - r

Gran Maeſtro Laſcaris,ou'è la guardia Nadur ponent.


Seno, è Cala di S. Giorgio, in queſta guiſa denominata, per
vna Chieſa quiui di quel Santo. - -

CharK el Hamiem, feſſura, è apertura delle colombe, Voragi.


profonda ou è vn gran ridotto d'acque, da moderni chia
Imc

mata la Dragonara, per cagione dello ſtrepito, che colà s'ode,


credendo alcuni ſemplici fa cauſato da qualche moſtro, ma è
più veriſimile dal moto di groſſe anguille, che vi ſi generano.
Soleuano già per quell'apertura entrarui colombe a far i nidi
snelle concauità del luogo.
Chieſa di S. Giorgio.
Guardia Git e 27ebbugi -

Punta di S. Giorgio. -

Guardia giaida, cioè nuoua.


Seno di S. Giuliano.
Chieſa del medesimo Santo. -

Guardia ta Gebellin.
- Vyed el Ballut Vallone delle quercie.
Pl Aa Kayda Terreno, che ſporge in mare. - -

El Ghadir,piccioli ſtagni d'acqua marina,che gelando in tem


po d'eſtate,riceue commodità la pouera gente di racorne il ſale.
Punta talCortin, cioè del Promontorio, hoggi detta di Dra
gutto famoſo Corſale per hauer quiui accampata la ſua gente .
con l'artiglierie per batter S. Elmo nell' Aſſedio del 15 65. Se è
la foce d man deſtra, entrando per la bocca del Porto Marſa
Muſcetto, che vuol dire da ſuernare, nel quale tirando per l'iſteſ,
ſa mano s'incontra. - - -

Ghar Bieti Grotta.


Kidoſſo ta Biebel Gezira,cioè Porta dell'Iſola,ch'è in mezzo al
Porto, luogo deſtinato da molt'anni in qua per Lazzaretto,
oue ſi fà la quarantena da vaſſelli ſospetti di contagio: quiui è
vna Chieſetta dedicata a S. Rocco, con magazzini, &altre ,
fabriche fatte fare dal Sig. G. Maeſtro Laſcaris per riporui,even
tilarle robbe, e per comodità di quei,che ſono poſti à Purgarſi.
D 2. - Zeb
28 DEL LA D E SCR ITT, DI MALTA
2eb el Gezira, l'altro ridoſſo dell'Iſola. detto anco Scibi ſci.
Punta ta ſcibieſci, -

AMisida Peſchiera,picciol ridotto, è Piſcina, ou'è vna ſorgente


d'acqua ſalmaſtra, che ſerue à curare, 8 ammollar i lini,e da po
co tempo in quà per conſeruarui peſce, che ui ſi racchiude.
Faiiara, ſorgente di quell'acqua, che ſcaturiſce quaſi bollendo
perciò detta Faiiara,e nell'iſteſſo tempo ſi communica col mare.
Krayten Punta di picciolo Promontorio.
Seno, è intima parte del Porto Marſa Muſcetto, ch'ha nome
della Pietà, per la Chieſa della B. Vergine di quel titolo fabricata
doppo l'anno 1592. iui il luogo ſeruì di Cimiterio à i Fedeli de
fonti, che morirono di contagio; & acciò più facilmente go
deſſero quell'anime il ſuffragio della Santa Meſſa uifù introdotto
per conceſſione di Monſignor Veſcouo Cagliarèsvn Conuen
to d'alcuni pochi Frati Agoſtiniani l'anno 16 17.
Tahtel gebel,ſotto la rocca, oue fù gia il Caſino di Frà Filippo
Borgioes -

El Mchaſel, cioè lauatoi, perche quiui anticamente andaua


no à lauare le donne di Caſal Curmi.
Trè Punte, che ſi formarono dalla terra, che ſi buttò in ma
re nel cauarſi i primi foſſi della Città Valletta. -

Luogo del macello, detto Bucceria della Religione.


Porta de'Giudei, nel muro d'eſſa Città, così detta per l'habita
tione, che colà fecero i ſchiaui di quella natione, doppo che ,
il Sagro Conuento traſmigrò dalla Città Vittorioſa.
Punta del Caſtel S. Elmo. Et eccoci ritornati al luogo di doue
demmo principio alla deſcrittione littorale di tutta l'Iſola.
SIEGVE QVELLA DEL MEDITER? A NEo
NO TI TI A SE CON D A.

N mezzo dell'Iſola come Vmbilico è poſta l'Antichiſſima


Città di Malta: prima Melita in vn alto, e rileuato Colle
non meno fertile all'intorno, ch'abondante d'acque, e d'aria be
nigna. Ella tiene della medeſima Iſola il nome: rammentata
Lib.4. cap 3.
da Tolomeo; Inſule in alto mari (dic'egli)Pelagie haſunt,A4 elite
Inſiula,in qua Ciuitas AAelite (g Cherſoneſos,g (unonis Templum,
g Herculis Templum, e da Cicerone nella 5. Verr. Inſula est
Aelita Iudices,ſatis lato ab Sicilia mari, periculoſoquè disiunata, in
qtº d
LIBRO PRIMO, NO TITI A 11 a9
- qua est eodem nomine Oppidum.Città altre tanto ornata di magnifi
che fabriche, quanto douitioſa all'hora di ricchi cittadini per
teſtimonianza di Diodoro Sicolo Melita portubus compluribus,iſº Lib. 5.
que percommodis instrutta est; opibus abundant Incole, variorum
quippè operum artifices habet: inter quos excellunt, qui lintea insigni
ſubtilitate, ac mollitie texunt. Domus illic ſunt perpulere, ſaggrun
diis gr albario opere magnificenter exornate. Se fuſſero ſtati sì fatti
edifici; fabricati da Fenici, è da Greci non è a noi noto. Vero è
ch'habbiamo eſempio, che i medeſimi Fenici com agni de'no
ſtri, fabricarono magnificamente, come " preci
tato Diodoro ſcrivendo della Città di Motia, di Sicilia,anch'ella
Colonia de Fenici, è Cartagineſi, nomi che ſi confondono (co
me ſanno gl'intendenti d'Iſtorie) Non procul (dicegli) ab Eryce
Monte Morya erat Vrbs, Carthaginensium Colonia, multitudine
adificiorum pariter, (g elegantia, pulchritudinequè preclarè instructa;
quod oppidani opibus abundarent; facendo anch'egli fede delle ric
cheze di eſſi; E che queſti fuſſero ſtati Fenici, eccone teſtimonio
Tucidide. Phanices preterea circa omnem habitabant Siciliam oc Lib. 6.
cupatis extremis ad mare partibus,paruiſque Inſulis ei obiacentibus
negociandi cum Siculis cauſa. At poſtguam per multi Grecorum illàc
cum nauibus traiecerunt, relictis pleriſquè Motyam, 3 Soluntem,
ac Panormum finitima Elymis Oppida, Sedibus ibi positis vnà in
coluerunt. Il che viene aſſai ben comprouato, da Filippo Cluue Zib. 1 cap.a.
rio nella Sicilia antica. Ma ritorniamo alla noſtra,Città la quale
poſſiam credere dalle ſudette coſe, che da primi tempi ſi comin
ciaſſe à fabricare magnificamente, così per le ricchezze de'Citta
dini, come per la commodità del materiale, che non è in tutto il
Mondo così bello, e facile alla fabrica degli edifici. Della ſua .
antichità l'Elegante Quintino Franceſe nella deſcrittione di
queſt'Iſola, così laſciò ſcritto. Tàm quoque vix dum benè condita
erat Roma, cum iam nostra hec Melita florebat Regum, Tyranno
rumque amicitiis, ſeculis aliquot ante exedificata. Si ſtendeua anti
scamente come ne rendono teſtimonianza gl'antichi veſtigi,
aſſai più di ſito, che non è hoggi, atteso ch'à tempi, che fù do
minata da Saraceni, ſi reſtrinſe da eſſi nella forma, che ſi ve.
“de per poterla più agiatamente difendere,come fin' hoggi ſi có
ſerua innanzi la porta principale della Città vna reliquia di fabri
ca d'vn Maſchio, è Torrione forte, di forma circolare con foſſo,
e ciſterna dentro,edificato da medeſimi, che fù fatto rouinare nel
a i 5 :: quando in quell'anno, che fù preſo il Gozo dall'Armata
Turcheſca,
-
go DELLA DESCRITT. DI MALTA
Turcheſca, fù giudicato più toſto di nocumento, che di difeſa
alla fortificatione della Città, a cui ſouraſtaua. Il compreſo dell'
antica era tutto il piano del Colle ſopra il vallone dal lato di Po
nente, Tramontana, e di Leuante: da quello di Mezzogiorno
era la Città cinta da foſſati, che hoggi appariſcono più di là dal
Conuento di S. Franceſco, in quel luogo chiamato Segio, e s'in
uia verſo la Chieſa Parrocchiale del Rabato, contigua alla Sa
cra Grotta di S. Paolo, e và à terminare ſopra il vallone dal lato
di Ponente, fino alla Chieſa della Madonna Santiſſima detta tal
Maſaa. La parola Segio,di cui habbiamo fatto mentione, è l'iſteſſa,
che Aſſedio: onde ſi crede, che colà ſia ſtato poſto dall'Armata ,
de Mori quando nel 1427. sbarcati in terra dieci ottomila com
5 e, 2. lib.9. battenti tentò la ſorpreſa della Città, così spiega Tomaſo Fa
i psgei 534, zello l'iſteſſa voce trattando d'vn Aſſedio di Catania, ſed Al ſcus
minimè territus (dic'egli) quippè qui ſelectos habebat milites, non ex
pectato hostium aduentu, Franciscum Valguarneram cum copiis ob
liqua via contra eos emittit. Ad verticem igitur, (qui vernaculè
hue uſque,Segium, latinè verò absidio dicitur,) Franciſcus hostes
adoritur.
il circuito dell'antica Città fatto da noi miſurare diligente,
mente, cominciando dall'angolo del baluardo de Greci paſſan
º
do ſopra Ghar yeſcem fino alla Chieſa tal Kaſaa, e di là alla Par
rocchiale del Rabato per l'argine del foſſato e fino al Conuen
to di S. Franceſco nella ſudetta parte, che ſi dice Segio, quindi
Proſeguendo per il terreno del Medico Saura ſopra il pendino, e
vallone di Leuante,inoltrandoſi ſotto la Bucceria,fino allo ſpero
ne del baluardo della porta reale, e Palagio, importa canne otto
cento, e trenta quattro, dal qualluogo continuando, e circon
dando la Città,cioè tutto il muro, che la cinge per Grecale, Tra
montana, e Ponente, fino allo ſperone del baluardo della porta i
de' Greci,d'onde ſi die principio a miſurare, ſono altre canne º
tre cento, ottanta. In modo che tutta la circonferenza dell'anti
ca Città importaua canne mille ducento, e quattordici di pal
mi otto la canna, e ſe all'Vltime trecento ottita, vi ſi aggiunge
ranno canne, cento ottanta quattro della lunghezza del foſſo
reſente, riſulteranno canne, cinque cento, ſeſſanta quattro cir
cuito della Città, com'è al giorno d'oggi, meno della metà di
a

quello ſi fuſſe anticamente. In diuerſe parti del già detto circui.


to ſirauuiſano groſſiſſime pietre d'otto palmi,e più di lighezza
fatte quiui condurre con i carri tirati da buoi, reliquie del
antiche
º tre Ro PRIMontorfrmA 11 ,a
antiche muraglie in quella guiſa, che ſoleuano quei primi fon
datori fabricare, e fortificare le loro Città.
Le Porte di Malta,di cui fauelliamo,voglion'alcuni prattici per
duel ch'eglino poſſono congetturare, che l'Vna ſia ſtata dou è il
detto Conuento di S. Franceſco eſpoſta a Mezzogiorno, e l'al
tra verſo Lebeccio,all'incontro della Chieſa di S.Cataldo nel luo
go, che ſi trauerſa il foſſato il quale fin hoggi è tutto rocca, che
rimane frapoſta nel medeſimo foſſo antico, e ſopra della quale
tutta via ſi veggono i ſegni, e ſolchi nel camino de carri,che paſ- -

ſauano, entrando nella Città. Si conſeruano gl'Aquidotti fatti


con grand'ingegno per condurre ſotterra l'acque alla medeſima,
come ſi vede in effetto, ch'ella ne ſourabonda, vaghegiandouiſi
delitioſe fontane, che a gran douitia per ogni lato l'arrichiſcono,
& abbelliſcono inſieme. Oltre molti pozzi d'acqua viua, de » -

quali anche ſi ſtruono i Gittadini. Eraui pure vn Caſtello nella ,


ACittà che ſouraſtaua al vallone verſo Letiante fatto diroccare cºi
licenza del Rè Alfonſo l'anno. 14; 5. Hoggi in quel luogo è ſi
tuato vin Palazzo del noſtro Sereniſſimo Principe, a cui fe dare
magnifico principio il Gran Maeſtro Villiers ſubito che giunſe
con la Religione in queſto Dominio, ma poi rimaſe imperfetto,
ben che da alcuni ſuoi ſucceſſori fuſſe ſtata continuata la fabrica.
All'entrata della Porta principale ſi mira da Cittadini conſer
uata vna Statua del noſtro marmo di mediocre fattura,d'altezza
di palmi ſette e mezzo, intera dal collo in giù, nel quale
ſi ſcorge vn ben lauorato, e fregiato monile pendete
all'ingiù, e nel ſeno ſi rauuiſano due vecelli,
ch hanno figura di pauoni,animali còſegrati
à Giunone; la onde viene giudicata
comunemente da gl'inten
denti ſimulacro di quella
Dea, già Tutelare
della Città,
che ſe fuſſe ſtata collocata dagl'antichildolatri, - ,
- ci ſarebbe facile l'argomentare, che quiui i
l'haueſſero poſta come quella,ch'era
riputata da loro, Signora e cu- .
ſtode delle porte della Cit-,
- tà come apertamen- - - Degl'Imagini de
teleggiamo nel Cartario.L'effigie , Dei fol. 2o6.
ſua è la ſeguente,
c - - -
- Indi
i

ga O2 E LA D Esc R1TT D I MALTA


-

Ndi per tutte le ſtradi


di eſſa ſi vedono colon
ae di marmo, altre intiere,
altre in pezzi, cornicioni,
piedeſtali, e capitelli, 8 al
tri veſtigi di fabriche anti
che non hauendoli potuto
il tempo conſumare i qua
li ſe fuſſero ſtati buoni perº
qualche fabrica, già per la
poca cura del Paeſani, ſa
tebbono deſtrutti, come »
ti olt'altre coſe ſimili e più
imemorabili della veneran
da antichità della noſtra -
Città, che ſi ſono perdute,
e rouinate, poco ſtimate e
manco conoſciute da edi.”
Per la campagna" n6
lun gi dallaCittà, ſi veg
ono infinite ſpelonche, e
li ſotterranee inca
nate nella viua rocca,doue
si te ſi ſepelli
uano quei Gentili,e più vi.
cino alla Città ſi mirano
gl'antichi Bagni,ò Terme,
come li vogliamo chiama
-

re ne' quali ſi ſoleuano eſſi


$ , ,
il a altezza o aſſa » 4 "" all'vio antico ſouente ba
- gnare,e lauare. E finalmete
i Sacri Cimiteri), Dormito
si perpetuide chriſtiani, oue faceuano le loro ſagre, è diuote
radunanze, cd iui poſcia ſi ſepelliuano, dequali luoghi
qui appreſſo diſcorreremo ampia,e difuſa
mente doppo hauer rappreſenta
ta l'antica noſtra Città
nel ſegnente e
diſegno, -a

(s)
piscorso
LIBR o PR IM o, No TITI A III. s;
D I s c o RS o D E 2 AG n.1, o S TV F E

NoT ITIA TERzA.


T Vtti quei veſtigi, e pochi autianzi d'antichità, che non ha
- potuto rodere il tempo, e conſumargl'habitatori, come a
naſcoſti à gl'occhi loro, conſeruati quaſi nelle viſcere della ter
ra tutti appariſcono, e ſe dell' " fabriche della Città non
ſi veggono le fondaméta,nè cagione la natura del luogo ſaſſoso,
e di rocca, che per ciò non hanno hauuto biſogno gl'antichi
Malteſi, nei moderni far fondamenti, è pedamenti fabricado
ſopra la viua pietra. Ad ogni modo non mancano fin hoggi gli
edifici; debagni, ch vſauano i noſtri Antenati: atteſo che vedia
mo nel giardino, che fù già del Canonico Don Tomaſo Zabar
nel Rabato rimaſto vn Damuſo, è ſia volta a teſtugine di pietre
ruſtiche ſotterra appoggiata ſopra groſſe anticagle concatena
te di Pietra detta da noſtri giºrgiolena con calce, e rena. Nel me
deſimo luogo ſi ſon trouati canali di piombo, per doue ſcorre
ua l'acqua nelle vaſche, oue ſi lauauano & alcuni frammenti di
pauimento interſati con pezzetti di marmo di diuerſi colori,de
quali alcuni tuttavia diligentemente preſſo di noi ſi conſerua
no, come anco ſi mira vn pozzo d'acqua viua, ch'è la ſteſſa ,
che va a ſgorgare lungi vn tiro di pietra ſotto le mura del
la Città nel luogo chiamato Aayn Hammyem,che vuol dire fon
te de bagni, la quale hoggi ſerue di publico lauatoio; l'acqua è
alquanto calda, anzi più toſto ſalmaſtra, che dolce.
Per quello, che leggiamo nell'Iſtorie Greche, e Latine, fà per
etuo coſtume degl'antichi Greci, e Romani il lauarſi ben.
ſpeſſo, e d'eſercitarſi nelle terme, e bagni ordinati da loro, e
per la pulitezza, e per la ſanità ancora, come furono le ſtufe
Agrippine fabricate con grand'arte, e magnifica pompa, con
non minor
ſandro, ſpeſa, di8 in
parlando grandiſſimo
queſti numero.
bagni così Aleſſandro
laſciò ſcritto. d'Alle- lib.ge"
Constataue º .
4.cap.22.

A4arcum Agrippam, vt Populo placeret centum ſeptuagiata balnea,


-feulacus in prouinciarumformam, Rome gratuita prebuiſſe, in qui
bus, g si calida prius abluerent, postea, vt a balneis corpora mul
tafrigida stringerent, constitutum ferunt, nec prius vngi, misi lauiſs

ſent, & appreſſo particolarmente del bagno d'Antonino Impe


radore dice queſte parole; Cumque pro singulis olim daretur qua
drans, Diuus Antonius ob popularem gratiam balneum sine mercede
- E exhibuit
34 DELLA DESCRITT. DI MALTA
exhibuit, come anco d'altri Imperadori, che furono molto dedi
ti, &inchinati è i bagni, dequalifin hoggi in Roma, come al
tresì in molte Città antiche della Sicilia se ne veggono i veſti
gi, e le rouine, i quali erano con indicibile fatica, e ſpeſa ſtra
ordinaria fabricati, 8 abbelliti d'vn'infinito numero di colon
ne di marmo granito, e vario, condotte, e traportate quiuidall'
Egitto, e dallvltime parti del mondo. E benche ragioneuolmen
te ſi poſſa far congettura, che le colonne, e grandi, e picciole di
marmo foraſtiere fin hora in qualche parte intere, che ſi veggo
no nella noſtra Città Notabile, e ne ſuoi contorni (teſtimonij
irrefragabili, e veraci della ſua antica grandezza, e magnifi
ceza) delle quali ſi conſeruano due piedeſtalli di più di tre palmi
r di diametro, l'wno nel Conuento di S. Agoſtino nel Rabato, e
l'altro in quello di S. Domenico detto dell'Annuntiata nella ,
Vittorioſa, lauorati alla Dorica, habbiano per auuentura ſerui
to per miniſtero, nonmeno, che per pompa de ſopradetti bagni
e ſtufei ſiano però noi in ciò Piuttºſto di parere,che ſiano pretio
ſi attuanzi degl'antichi Tempi di Giunone, e d'Ercole chia
mato da Greci Mvari cioè Malteſe e di Proſerpina,ilcui Tempio
er teſtimonianza dell'antiche rouine, 8 iſcrictione ritrouataſi,
f" traditione,che fuſſe ſtato nel luogo nomato Aitarfa
non lungi dalla Città in parte ſublime,è eminente. Vi fu diſtin
tione deluoghi in ſimili bagni appreſſo i Cartagineſi, come rac
conta nel luogo ſopracitato il medeſimo, Aleſſandro, Illud certè
atis constat Carthaginensibus distincta faſe balnea Patritiorum,
(9 Plebeiorum, moremque prenaluiſſe, vi in quibus Patritti laua
lant, adilla Plebei non accederent. Ma appreſſo i noſtri Greci né
fù alcuna diuerſità, è diſtintione: onde ſoggiunge il detto Au
tore Gracis verò contra, nulla enim distinctio ordinis fuit, aut
perſonarum, diuites namque cum pauperibus lauare, 3 Patritios ci
Plebeis nullo diſcrimine licebat.L'vſo de'bagni,e delle ſtufe,non me
no appreſſo gl'antichi,che fino a tempi noſtri, è ſtato freq uenta
to, di modo, che leggiamo i Gentilhuomini Romani hauer fat
to per loro magnificenza e maggior con modità edificarle ſtufe
" caſe proprie, ſi come dimoſtra Cicerone nelle ſue pi
ſtole à Terentia ſua donna, 8 a Quinto ſuo fratello, Dopò il
qual tempo fà tale vſanza continuata, come iù chiaramente »
teſtifica Plinio il giouane nella deſcrittione della ſua terra Lauré
tina, nella quale (oltre gli altri edifitij) ei loda la ſcuola,e de ſuoi
bagni la cella frigidiaria, i battiſteri, l'vntuario, " ſto,
a Piſcina
1 I B Ro RRIM o, No ritrA tv. ss
la Piſcina calda, i Zeti, le Stibade,l'Heliocamino; termini tutti
dichiarati con altre particolarità toccanti a bagni da Gugliel
moScioul nobile Franceſe nel ſuo diſcorſo de'bagni, 3 eſerciti
antichi de'Greci,e de Romani. E perche eglino in sì fatti Bagni, -

e stufe ſi " di pregiati liquori, S olij , trà qua . . . ss

li era appreſſo loro in molta ſtima il Rodino, di queſto fauellan


do dice così il predetto Autore, L'olio Kodino è ſtato ſempre miglore
a Napoli, g a Capoa, e nel tempo degl'antichi a Malta per la bon
tà delle roſe, delle quali si fà hoggi la miglior conſerua, e la più bella,
che si poſſa trouare. Ma trattando di ſtu fe e de bagni, come potre
mo laſciare di far mentione di quelli,ch'habbiam veduti nel Real
Falagio di Fontanebleau in Francia nell'anno ro 16, le quali ſo
no con tant'arte, e con sì gran pompa, e magiſtero fabricati,
che poſſono ben pareggiare con gl'altri di M. Agrippa.
Dell vſo del vaſo doue ſi conſeruauano l' olij, nomato Gutto
vedi Giouenale,ne Cómentari doue dice lo Scaliaſte,Gutto vaſi sata
culo oleario, quo-vtebantur in balnets, vbi post lauacrum,oleapere
“ungebantur, Apuleio ſul principio del 2. Libro,lo chiama Am
polletta, vaſo oleario di fiori. Di queſto vaſo ſi ſeruiuano i Romani
inelle loro Stufe,per tenerui dentro l'olij odoriferi,co' quali do
ò che s'erano lauati, ſi faceuano vngere, il corpo - 3
Diſſimo di ſopra, che non meno nell'antica Roma, che ,
in Sicilia, erano finº hoggi rimaſti veſtigi anzi luoghi interi del
bagni, che ſi conſeruano ad onta del tempo diuorator d'ogni
coſa.E perche non paia ciò portato di noſtro capriccio ne piace
addurre quì l'autorità,e teſtimonianze d'alcuni Scrittori Sicilia
ni: De Bigni antichi viari da Greci fa mentione Don Vincenzo "
Mirabella (cò cui habbia hauuto amicitia moltanni,e corriſpés eſili,
denza ſoura le preſenti materie, delle quali ſcriuiamo), così diſ º º
corre: Bagni Dafnei, i quali erano nell'Iſola in quel luogº, chan
cor hoggi si dice la Bagnara, in quella contrada della Città,che di Re
ſalibra tiene il nome, 6 erano non molto diſcosti dal Tempio di Dia
na, ne quali da Mazzentio Capitano fù ammazzato Costanzo Im
peratore da alcuni detto Costantino 3 figliuolo di Costantino il giouane
negl'anni del Signore 6.68. donde ſono cauate molte colonne marº
-

- - - - - - -
7323ree. D . -

E Tomaſo Fazello ſcriuendo delle terme, è bagni dell'antica per i libatº


Città di Catania dice così Thermae quoque erant in hac Vrbe cuma
columnis, gr epystyliis marmoreis ornatiſsime,quasi rubi nunc Diue.

Agathe vetus est Fanum, fuiſſe Catanenſes a maioribus, per
- . i - E 2 manus e
se nel LA D Esc R1TT. DI MALTA
manus inſtrutti affirmant. Ma a che cercare luoghi rimoti,quanº
doveggiamo nel primo Terreno di Sicilia a Malta dirimpetto
al littoral di Scicli molti luoghi de Bagni rimaſti dei quali rende
teſtimonianza il medeſimo Fazello, trattando del Promontorio
Pee, i lil, fa Pachino con queſte parole Huic (intendendo di Città diſtrutta)
quod tria ibi, ſunt distinta magnificentiſsima, elegantiſsimegue
tructure Balnea, a Balneis nomen obuent, quorum duo ſemiruta,
tertium prorſus integrum adhuc cernieur, opusſanèregium, gr cui
cumque Romano non impar.E chisà,ſe le medeſime nationi,e forſe
i Greci, che fabricarono detti Bagni, non habbiano altresì fa
i bricato i noſtri ? non ſolo quelli, ch'erano nella Città, ma in al
tri luoghi ancora di queſt'Iſola e particolarmente quelli di Diar
Handul, nei quali ſi ſono ritrouati i pauimenti interſtati, S in
gaſtati di piccioli mattonetti in forma di rombo, canne, e fiſtole
di piombo, vaſi di marmo,e diſi noſtrale, pezzi di colonne
º -
marmoree, S& altri pauimenti i miſtura, non diſſimile al por
fido, tempeſtati di quadrella è guiſa di dadi di marmo finiſſi,
mo, & altri veſtigi antichi, non punto differenti da quelli di Sici
lia, à cui Malta è ſtata ſempre aderente, é vnita come figliuola,
è gouernataſi col medeſimi riti, e con gl'iſte ſi coſtumi, e leggi
antiche, e moderne di eſſa, -

DEL LA SEP o LTv RA, o c 1 M ITA xr


NoTITI A QVARTA.
F" della predetta noſtra Città ad onta del voraciſſimo e,
Po fin hoggi ſi conſeruano molte ſpelonche, o ſepolture,
oue i primi Greci gentili con molta cerimonia, e ſolennità ſi ſe.
pelliuano, e per ogni parte vi ſi veggono grotte, e luoghi di sì
fatte ſepolture, che l'Vna corriſponde,S è contigua all'altra, ne
Punto,diſſimili da tutte l'altre,ch'hoggi ſi rauuſano in Sicilia in
diuerſe Città antiche, e deſtrutte, e maſſimamere da quelle dell'
antichiſſima Città di Siraguſa, come moſtreremo appreſſo chia
ramente. -

Che poi ſia ſtato vſo degl'antichi ſepellirſi nelle ſpelonche, è


grotte vicino alle Città in luoghi ſolitarij, alpeſtri, e ſterili,
nhabbiamo contezza dall'autorità,s: ſperienza ancora. Platone
nelle ſue leggi deſtinò principalmente i campi ſterili alle ſepol
ce a3, ºurei leggiamo di più nella Sagrata Geneſi, che morta Sara in.
Ebron
º libro primo Norrrra tv e,
Bbron Abramo comperò da Eſton figlio di Seor vna Villa, che
racchiudeua vna ſpelonca per ſepellirla quiui. Arque itaſepeliuir
Abraham Saram vacorem ſuam iu ſpelunca agri duplici, que reſpi
ciebat Mambre;oue poſcia furono ſepolti Abramo, Iſac, Rebec
ca, Giacob & Elia, come ſi caua dal cap. 49. e so. della mede
ſima Geneſi. E che tale fuſſe vniuerſalmente l'Vſo degl'Antichi
cioè di ſepellirſi fuori della Città, ſtimiamo non ſia d'vopo di
i"roua; poiche il Toſtato parlandoſi della Sepoltura di Giacob- Cap.3edola di
, non dubitò affermare, che ſolo appò i Chriſtiani, ſi ſiano ſa- º
pelliti i Morti nelle Città. Il che così aſſolutamente dette, quan
tunque non ſia del tutto vero, come dimoſtra nell'iſteſſo luogo
- il Pererio; nulla dimanco è vn gran ſegno dell'wniuerſalità di
ueſto coſtume, oſſeruato quaſi da tutti gl'antichi. Vulpiano fa
moſo Legiſta ſcriue, che Adriano Imperatore impoſe pena di
molti ſcudi d'oro applicati al Fiſco,a quei tali, che ardiſſero di far
bricare nelle Città ne pur vn minimo Sepolcro;oltre di ciò i no
ſtriAntenati ſepelliuano i corpi e le ceneri de Defóti nelle ſtrade
maeſtre, e principali, acciò che la Città reſtaſſe netta di quel cat
tiuo odore, e di quella puzza, che vien'originata da Sepolcri,co
me anco acciò qualunque viandante, che di là paſſaſſe, s'accene
deſſe con quel ricordo all'opere lodeuoli,e colme di gloria, confer
ma, & autentica queſta iſtorica verità, cioè che i " degl'
Antichi ſiano ſtati allogati nelle publiche ſtrade Lipſio con que
ſte parole. Id fuit quòd monumenta, 3 ſepulcra paſsim ad viam p. Magnis.
aſsita, g latus vtrumque pratexebant; quam pulcher ille aſpectus i". de

viantibus, quanta (3 ſeriorum (g iocorum materies, illie illustria


ingeniorum, aut Clarorum Virorum memoria, 3 inſcriptio, alibi
Libertinorum, Seruorum, Scortorum ſuperba monumenta: Etap
preſſo Varrone leggiamo. Monumenta ſecundum via,quo pretere
untes admoneant, etſe fuiſſe, ct illos eſſe mortales & vltimamente
conchiude Lipſio guidamplius ? omnium illorum, qui diſparibus
-

monumentisteguntur,paren in exitufuiſſe ſortem;& il Moraliſſimo


Seneca laſciò ſcritto quella gran ſentenza AEquat omnes cinis,
impares naſcimur, pares morimur
Aymaro Riualio ne trattati ciuili parlando di queſt'vſo degl'
antichi Romani circa il luogo delle Sepolture,e citando Marco
Tullio dice così. Marcus Cicero dicit, cadauera, lex Romanorum
in Vrbeſepelire vetuit, et Pontifices non poſe ſepulcrum in loco ſa
Cr0publicofieri,decreuerunt, Vnde cum extra portam Collinam edes,
et Ara honoris dedicanda eſſer; multa ſepulera, qua in caloca eranº
-
- extraita
ss pettA o esc RtTT Dr MALTA
sa tratta fuerunt.Hine eft quod Sylle monumentum in campo Mar
--- - - -

rio, Augusti, (3 c. - -- - -

Gregorio Ciraldi, De vario ſepelendi ritu, ſeriuendo delle nº


ſtre grotte ſotterranee de Gentili và diſcorrendo in queſta guila.
Fuerunt g qui cryptas ſubterranea quas Graeci Hypogea, Latini
ronditoria nuncupant, ſepulchris diſponerent, cuiusmodi me vidiſſº
rùm alicubi, tum Roma, gr Baiis ſuccurrit;& vi certo Autor anor
sº, - -, -
.
nimo in vn manuſcritto, parlando dell'antiche ſepolture de Si
- - -- v - - - - - - - - -
-

- racuſani così dice. Pro communiciuium, (3 vulgi ſepultura, due


snodo viſunturſpecus memorabiles, dictuque mirabiles, una in Dui
Ioannis AEde cateris maior quae viis latis,multisque transuersus ah
inuicem ſeparatis, ac procerto ſpatii tratfu in onum coeuntibus, in
-Oppidi ſubterranei ſpeciem diuſa continetur finen non dum f"
itum constat, lumen deſuper in eum,quò confluebant locum dabatur;
huius in parietibus continuò hincinde ſepulturae viſunturex inciſo la
pide,necmon Graecis caratteribus inſcripta epitaphia cum defunctori
nominibus, picturaeq; variatum; Alter ſpecus extat in templo Di
mae Agathae viis paulà angustiaribus ad labyrinthi modum praeſe
ferens, ita rot facilissit aberrandi ºccasio curiose ingredientibus, niti
filo ad fores imposito experti ductoris manuducantur. , e
“ In virtù della qual'autorità ſtimarono diuerſi, che sì fatte ſe
polture nelle grotte aguiſa di Città ſotterranee ſi faceſſero, ſe
condo l'opinione d'alcuni, per vſo comune del Cittadini, 8 in
ſiememente del volgo, quaſi che colà in Siracuſa per gl'huo
e
--
- -
- -- -
mini celebri vi fuſſero apparecchiati altri ſepolcri ſeparati nel
le ville, e fuori della Città com'erano quelli di Gelone, di Dio
ne, d'Agatocle, d Iceta, di Ligdamo, e d'altri molti. . . .
Ma noi ſiamo di parere, che li ſopraſcritti cimiteri di Siracu
ſa, che ſono contigui, e nel diſotto delle Chieſe, e dequali co
me quìappreſſo ne fecero mentione il Mirabella, e Fazello, fuſ
fero veramente di quegl'antichi Greci Chriſtani, e non altrime
te de Gentili, po che oltre il vederſi ſituati ſotto del Tempij, che
da Fedeli nella primitiua Chieſa ſoleuano per lo più edificarſi ſo
i" le ſepolture, e cimiteri, nome che ſolo fà in vſo trà Chri
iani, che in Greco fuona dormitori, come appreſſo daremo
à diuedere, con autorità ancora de Santi Padri. Nelle noſtre , -

antiche ſepolture (per quanto habbiamo oſſeruato) quelle de


gentili, benche fuſſero anco nelle grotte ſi veggono però con
queſta differenza, ch'ogni ſpelonca era ſtabilità per vno, è due
cadauer,ò PerPochi Più, e chiaramente le ſovradette ſpel che
- -
LIB Ro PRIMO, NOTITIA Iv, 39

ſi ſcorgono allogate in molte parti de noſtri territori per la ca


pagna con alcuni contraſegni della gentilità, come ſarebbe ,
a dire vaſi,S. vrne con di dentro le ceneri, lacrimatori, 8 altre
coſe, ma per l'oppoſto le cripte, e cimiteri de Chriſtiani rac
chiudeuano centinaia di cadaueri, e gran numero di ſepolcri in
quelle vie e filiere, de quali ſi componeuano le già dette cripte
ne quali ſepolcri con quella vniformità di cuore, e d'animo,
con la quale, viuendo erano vniti in charità Chriſtiana, con l'iſ.
iſteſſa voleuano anco ritrouarſi defonti in quella radunanza, per
poter in oltre godere dell'orarioni, e ſacrifici del fedeli, che ſi
faceuano nel detti cimiterij, e negl'altari, che all' entrata loro
informa di atrio erano acconci, come ſi ſcorge in queſti noſtri
di Malta con altri contraſegni di Chriſtianità, come per eſem
pio del croci intagliate, e incaſtrate nelle mura delle cripte,
come altresì ne'ſepolcri, inoltre d'Immagini, e pitture de San
ti, delle lucerne con croci e del nome di Chriſto Sign. noſtro al
la Greca in eſſe impreſſo che ſi ſono per lo più ritrouate in ſimili
cripte , trà quali le minori non racchiudono ſi poconumero
di ſepolcri, che non ſiano baſteuoli per vna famiglia, è caſato
intero, de quali per tutta l'Iſola ve ne ſono ſparſe moltiſſime, e
maſſime ne luoghi vicini all'habitato; niuna però eccede la .
grandezza di quelle, ch'erano fuori delle mura della Città, è
ſuo diſtretto. - -

A'tempi noſtri il Mirabella nella deſcrittione dell'antiche Sira


cuſe, ſponendo la pianta della grotta di sì fatte ſepolture, ſenz'
hauer hauuto ardire d'affermare,che fuſſero ſtate di Gentili,dice
Tau. 2.m. io
Spelonche,ò ſepolture, nelle quali conforme all'uſo di quei tempi, si
ſepeliuano i morti, queste hoggi appariſcono cotanto merauiglioſe, e di
sì incredibil grandezza,che per non vi eſſere ſtato huomo,che trouato
haueſſe di quelle il fine, non si è ſaputo ancora doue terminaſſero: la
maggiore (però,che molte ſono) si troua nella Chieſa di S.Agata,e S.
Lucia,benche di quella per alcuni diſordini ſtia turata l'entrata prin
cipale; la più commoda,eſpacioſa per poteruisi andare agiatamente, è
nella Chieſa di S. Giouanni fuor delle mura, vn'altra ſe ne vede nel
luogo detto delli ſcogli, altre poi minori ſe ne trouano in diuerſe parti,
e particolarmente vna n'è in certo mio luogo dietro il Conuento di S.
AAaria di Gieſu grc. Fazello pur di queſte, ſcriuendo così fa- Dec1diº. e..
uella. Etſubter Diui Ioannis templum ſpecus quaedam latts viis ae
tranſaersis distincte, atque inſtar vrbis excauate, cimiteriiſuo tem
pore locus. Ad latera nam pue earum,ſepulcrorumfrequetia in lapide
ipſo
4o DELLA D E SCRITT, DI MALTA'
ipſo exciſorum visitur . Denique, 3 ea qua ad D. Lucie aedem ma
gna arte effoſſa cerºtttar.
- L'abbruciare i corpi imOfl fù cerimonia tanto antica, atteſo,
che i Romani ne primi tempi li ſotterrauano,ma doppo auuedu
riſi, che nella lunghezza delle guerre erano i morti diſſotterrati,
all'ora diedero principio ad abbruciarli,e poner le ceneri ne vaſi,
(di queſti conſeruiamo vno di piombo con l'oſſa dentro inceneri
Alexadabale
te ritrouato in Malta; ) Icſcia ne ſepolcri. Il primo, che ſi fa
arama lib. 3. c.a ceſſe abbruciare fù Cornelio Silla,de'Patriti. Era però differente
geº iras l'uſanza di ſepellire i nobili,e gli plebei. Intorno alle ſpeſe del ſe
ellire i morti fà fatta legge,e promulgata inanzi a tempi di Ge
i" primo Rè di Siraguſa. Per la quale ſi taſſaua la ſpeſa ſecon
do la poſſibiltà del defonto. Ma penſiamo reſterà viepiù appa
gata la virtuoſa curioſità del lettore, ſe laſciando in diſparte i"
eneralità, verremo a particolari, dopò hauer quì rappreſentate
e figure più ragguardeuoli di vaſetti di terra, e di vetro come,
altresì d'alcune lucerne delle moltiſſime, che ſi ſono ritrouare ne'
noſtri cimiteri, e ſepolcri in diugrie forme, de quali n'habbia
- -
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º movna gran quantità preſſo di noi.


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R s'è vero, che da ſepolcri hebbe origine l'erettione de'
tempij, Pare ſi poſſa credere, ch'ad'eſempio degl'antichi
Greci
42 DELLA DESCRITT, DI MALTA
Greci, quegl'altri appreſſo dell'Imperio Orientale, ch'erano
Chriſtiani habbiano formato i loro ſagri cimiterij, doue offeri
uano ſagrafici a Dio, come apertamente vediamo in diuerſi
luoghi di cimiterij, che ſi conſeruano non lungi dalla Città
Notabile, come per eſempio quello di S. Paolo contiguo alla . 3.

Chieſa del medeſimo Santo, e ſua ſagra cripta, oue ſono le ca


uerne, & appaiono le ſpelonche ſotterranee incauate nella roc
ca con infinite ſtrade, vicoli,e raggiri a guiſa di laberinti, neceſſi
i
tando i curioſi di valerſi del filo d'Arianna. Nelle pareti di
dette ſtrade ſi mirano per tutto cauate ſepolture d'ambe le parti,
vna ſopra l'altra a proportione dei corpi, che vi ſepelliuano, e ſo
no cotanto ampi, e vaſti i prefati cimiteri, che raſſembrano
appunto vna ſotterranea Città, impercioche contengono vin
gran giro di miglia intere, e tutti ſono ſituati di là dal foſſo
antico della Città, il che addita, che fuori di eſſa erano allogati;
per alcuni de quali ſi paſſeggia con lume acceſo e la ſcorta di
perſone prattiche del luogo, altri hanno chiuſa l'entrata, e le
ſtrade impedite dalla terra, e da ſaſſi, che di ſopra ſi ſono diroc
cati; ne quali ſi ſcede per certe ſcale intagliate nella viua pietra,
poſciache eſſendo queſta noſtra di Malta molto fragile, porge
tra loro più opportuna comodità di fabricare in eſſa sì fatti ſe
olcri, e grandi, e piccioli, or meno, or più magnifichi ſecon
do la qualità delle perſone, duplicati, e triplicati conforme il
lor guſto, ed intentione, eſſendouene altri, che ſembrano ar
chitettati a miſura di gigante con il tetto, è parte ſuperiore
dell'vrna intero, in modo che il corpo vi s'intrometteua per di
ſotto dalla teſta, o lato del ſepolcro, ſopra del quale in alcuni vi
ſi ſcorgono nel nicchio,ò cuppula del ſaſſo incaſtrati pezzetti di
i
ferro, che moſtrano per autentura eſſere ſtati quiui poſti per
appenderui qualche lucerna. Nell'iſteſſo cimiterio frà gl'altri
----- , ſegni di Chriſtianità ſi vedevn la
uoro come di tribuna,oue potè eſ.
ſere qualche immagine di Santo
nella guiſa apunto che ſi troua ,
nell'altro nomato dell'Abbatia, di
cui diſcorreremo appreſſo; 8 in
vn'lato ſi ſcorge ricauata di rilie
lio nel piano del muro è parete d'
vn palmo di diametro nella rocca -

- s viuala,quì diſegnata figura.


- Con
LIBRO PRIMO, Not It IA I V. 4,
Con la qual cifra fà eſpreſſo da Chriſtiani il Santo nome di
Chriſto Signor noſtro, che ſono due lettere Creche X. e P.
che ſe bene noi ſappiamo, che fù vſata da Coſtantino, e fatta al
logar da lui nel Labaro, è ſtendardo doppo che gli fà moſtrato
il ſegno della Croce, e dettogli, che in virtù di quella harebbe
ſuperato, e vinto, come in effetto vinſe, Maſſentio; non dimeno
fù vſato aſſai prima da Criſtiani il qual ſagro ſegno ſi troua effi
giato, e ſcolpito in molti ſepolcri antichi, de fagri cimiteri, e
particolarmente ſi vede ch'era ſtato formato a rilieuo in vin'an
tica caſſa ſepulcrale di marmo, poſta dentro la Chieſa noſtra ,
Catedrale in mezzo pure ad vna ghirlanda, à corona (contraſe
gno del Martirio al parer del noſtro Antonio Boſio nella ſua , Lib. 4. cap. 49.
Roma ſotterranea) ſoſtenuta da due Angioletti, benche tutto
ciò ſi cogettura dal finiméro, è delineatione delle figure, poſcia
che ſono ſtate guaſte à tempo de Sarraceni, è d'altri Barbari,
(come crediamo.) Santo Iſidoro Iſpalenſe facendo mentione di Lib.Orig. da 20,
queſto ſagro ſegno (da lui chiamato Chrisimon) dice, che il me
deſimo ſeruiua per accennare, che il luogo doue ſi poneua, era
riguardeuole e notabile,
Gretſero de Cruce, riferendo alcune opinioni circa il ſenſo di
sì fatta cifra,dice eſſere probabile,che " prime lettere, voleſ
Tom. 1. lib. 2,
ſero ſignificare la parola xusi cioè, buono, benigno, ſoaue, cap.
clemente, vitile, 8cc. come l'eſplica particolarmente Tertulliano 38.
nel ſuo Apologet.litteralméte però dinotaua il Nome di Chriſto.
Dal tempo di Coſtatino per veneratione de ſanti Martiri, ſo
pra i cimiteri, ſi cominciarono a fabricare Chieſe, dalle quali
ſi ſcédeua in quelli così a queſto propoſito dice Gregorio Giraldi
i" de'ſacri cimiteri. Sunt & eiusmodi queda Christianoru
bypogaea propè tepla, vt Veronese come vediamo nella Chiesa di
S. Paolo, di S. Venera, e di S. Agata del noſtro Rabato, & inal
tre,de quali parleremo bè toſto.Horhauédo noi deſcritto la for
ma decimiterij, e diſcorſo ſopra quello di S. Paolo Protettore, e
Padrone della noſtra Iſola, paſſiam à diſcorrere di quello
della glorioſa Beata Agata Protettrice vigilantiſſima della noſtra
Città Notabile. - - - :

c IM IT ER I o D I S. A GA T A -

S V'l bel principio della naſcente Chieſa, ſi come la glorioſa


Sant'Agata, fù in tempo de' primi Martiri, e delle prime,
- - F 2. Sacrate
- 44 DEL LA D E Sc RI TT. DI MALTA
Sacrate Amazoni di Chriſto, così le Chieſe a lei dedicate furono
delle prime del Chriſtianeſimo, delle quali, trouiamo tre eſſere »
ſtate edificate ſopra, è ben vicino agl'antichi cimiteri de Cari
ſtiani. Potremmo con giuſta ragione per auuentura dar il pri
mo luogo è quella dell'antichiſſima Città di Siraguſa già Metro
poli della Sicilia ne tempi andati,oue nel poſto apunto, che an
ticamente fu chiamato Baulterio, cioè luogo di corte, che poſcia
fù Chieſa di Sant'Agata, 8 in eſſa ſi conſerua il ſepolcro di S.
Lucia Siraguſana, come di ſopra detto habbiamo, ſeguendo il
parer del Mirabella. E ſimilmente ſe ci vogliamo regolare con la
vicinanza di Malta alla Sicilia, e Città di Catania, di doue volò
per così dire il grido della diuorione verſo quella glorioſa Vergi
ne ſubito doppo il martirio,e fama della ſua ſantità in queſt'Iſo
la, preſſo i Malteſi in tanto grado, che non vi mancò grauilli
moScrittore, che riferiſce eſſere antica tradicione, che Santa
Agata ſia venuta in Malta,queſto fù il P.Cornelio a Lapide della
4Compagnia di Gieſù. Visi pariter fuere (dice egli) duo alii Inſula
AAelita tutelare (haueua prima parlato di S. Paolo)Sanctus Geor
gius, Santa Agatha, quam fama est ibidem, perſecutionem Sicu
lanfugientem latitaſſe, ac celebre illud velum AEtna incendia com
peſcens contexuiſe, idque instar Penelopes ea arte, vt que per diem
texuerat, noctu retexeret, gr quod matri vrgenti eam ad nuptias
eas detrectans, reſponderet, sibi prius velum hoc pretexendum eſſe
&c.la qualfuga per auuentura fatta in compagnia della madre,
ben poi è eſiere all'ora quando rifiutaua il maritarſi, non che ,
l'impudicitia,e le sfrenate voglie del Pretore,anzi crudel Tirano
Quintiano, onde ella, doppo San Paolo fu la ſeconda Padrona ,
dell'Iſola; poiiiamo altresì nel ſecondo luogo porre l'antichiſ
ſima noſtra Cripta ſotterranea di S. Agata col ſuo cimiterio,
ſopra della quale hoggi ſi ritroua fabricata in honor di lei la ,
Chieſa nell'anno 15 oa leggendouiſi queſta ſcrittura. Opus hoc
erifecerunt virtuosi Ciues,g Incole A4 eliuetani, ad honorem Dei,
(º Santi e Agathe Virginis, (g AAartyris, inceptum fuit de menſe
AM adii die eiuſdem XXV. anno Incarnationis A MCCCCCI I I V.
V. Ind. In queſta, in vn'altra iſcrittione del 14 17. che è ſopra
la porta della Chieſa di Sant'Agata dentro la noſtra Città par
che facci il principal fondamento Don Pietro Carrera nelle ſue
Memorie Iſtoriche di Catania per contradire la fama, che ap
porta il P. Cornelio d'eſſer ſtata in Malta Sant'Agata, ſuppone
do esli, che la diuotione grande, e culto verſo la Santa habbi
hauuto
L I BR o PRIMO, NOTITI A Iv. a,
hattuto ſolamente principio, come l'iſteſſo dice da pochi tempi
in qua, cioè non prima del 14oo.con paſſar in ſilentio la memo
ria tanto celebre della noſtra ſagra cripta, e del congiunto ci
miterio di Sant'Agata, che ha tanto quaſi d'antichità inſieme a
con la veneratione del noſtri Iſolani, quanto di tempo corſe, da
che in Sicilia hebbe cominciameto preſſo a quei primi Chriſtia
ni la fama della ſua Santità doppo il martirio;percioche all'ora s
in vece delle Chieſe, che appreſſo in tempo di S. Silueſtro Papa,
principiarono Publicamente à fabricarſi, ſeruiuanſi delle ſagre
cripte ſotterranee. In queſta noſtra ſudetta ſi vede tuttauiala ,
figura di Sant'Agata con altre de Santi dipinte alla Greca ſopra
l'intonicato del muro è per dir meglio della rocca, nella quale
)- ancora intorno intorno ſi rauuiſano alcune antiche croci come
ſegni di dedicatione e fin oggi vi appare l'altare intagliato, e
ſpiccato dalla rocca,doue ſi celebraua anticamente, e di donde
poi ſi Paſſaua, al cimiterio, il quale è vaſtiſſimo, e vi ſi ſcorge º
f" varietà, e quantità di ſepolcri, caminandouiſi per
ungo tratto ſotto terra, per l'impedimento di queſta , che è di
ſopra caduta, non ſi è per anco penetrato il fine. Il luogo poi è
di molta diuotione, e veneratione, colà ong'anno nel giorno
della ſua feſta, ſuole andar il Reuerend ſſimo Capitolo della ..
Catedrale in proceſſione a cantarui ſolennemente la meſſa, con
l'aſſiſtenza di tutto il Magiſtrato della Città, diſtribuendoſi da .
quello in honor della Santa la dote di maritag gio ad alc une po
iere zitelle, e ſi predica. Vi è d'auuantaggio concorſo vini
uerſale di Popolo per la diuotione dell'Inuitta Martire ſua Pro
tetrice;per interceſſione,e meriti, di cui furono i Malteſi nel paſ
ſato ſecolo liberati miracoloſamente dalle mani di crudeliſſimi
Parbari Maomettani venuti ad ineſtar l'Iſola, ponendo per dife
ſa loro, e guardia la ſtatua di eſſa Santa che è di finiſs. marmo, e
di nobile, S eccellente ſcoltura, ſopra le mura della Città, e
quantunq; i nemici tutto il giorno haueſſero auuentato indefeſ.
ſamente contro di lei, come ad odiato berſaglio innumerabili
colpi, non fù però da alcuna archibugiata tocca già mai, e ciò
ſeguì negl'anni di noſtra ſalute i 55 1 come più diffuſamente rac
conta sì fatto miracolo, e la fuga de’Turchi Giacomo Boſio; If. della Reig.
p.3. lib. 15.
il che cagionò ſtraordinario vigore nel petto di tutti, ricono
ſcendo tanto benefitio dalla potentiſſima protetione di S. Agata.
L'altra Chieſa ad onor di lei edificata ſopra li fagri ciniceri,
leggiamo eſſer quella di Roma per teſtimonianza di Petro Mallio
ne p EL LA D EscR I TT. DI MALTA
Mallio riferendo la traslatione de'Corpi Santi di Proceſſo, e
Martiniano, il quale chiama coteſto cimiterio de Santi col
nome di S. Agata, come all'hora ſi chiamaua,dicendo. Hic Bea
tiſsimus Praſul Paſchalis primus detulit corpora ſanctorum Proceſsi,
e Martiniani Martyrum de cameterio Santa Agatha in Ecclesia
zeati Petri,in quorum honorem construxit Oratoriumſummae pul
chritudinis, in quo ſatis honorificè corpora eorum recondidit in concha
porphyretica. I qual nome di S.Agata ſortì è detto cimiterio dal
la Chieſa fabricata ſopra di eſſo ſotto l'inuocatione della Santa,
e pigliando la ſua denominatione, il cimiterio fù nominato. Ce
meterium Sancta Agathae, come ſi proua dal citato luogo del
Mallio, è ſe ciò non baſta; con autorità più antica del libro del
Romani Pontefici nella vita di S. Leone Quarto, che li fe alcuni
donatiui. Era preſſo queſto cimiterio vn luogo chiamato Giro
lo, percioche nel catalago del cimiteri di Roma, come vuole,
Cencio Camerario, e detto Mallio pure ſi nota queſto cimite
rio intal guiſa,Caemeterium B. Agathae ad Girolum. Si troua pa
rimente fatta mentione di queſto luogo di S.Agata in vn'antico
priuilegio di Carlo Magno ſcritto l'anno di Chriſto Signor no.
v - - o - - - - -

ſtro797. à di 22. di Decembre, che ſi conſerua nell'Archiuio


della Baſilica Vaticana oue ſi leggono queſte parole. Constitui
mus etiam in ſapradicta Ecclesia in circuitu ipsius totum praedium
vbs sita eſe videtur in integrum cum terminis a primo latere porticº
maiori iuxta Baticano vſa ; ad Sasta e Agathae,quae dicitur in Lar

dario &e Davna bolla ancora di S. Leone ſopradetto ſi raccoglie


eh'egli diede queſta Chieſa di S.Agata con tutte le pertinenze
ſue, cimiterio, e territorio dicendoſi quiui, Immò ettam,
fundum “Unum in integrum , qui Cleandris cum Ecclesia Sanctae
Aartyris Christi Agathee inſuper casam,quae dicitur Lardaria,nee
non ſi cum terris criptis, g) monumentis positis foris portam S. Pe
tri Apostoli via Aurelia. -

DEL ci u 1T E R1 o D 1 saN TA V EN E RA
Vedi il Santua.
rio Capu nc nel
Calend. 5. ſoito On lungi dalla Città,e cimiterio di S. Agata di ſopra ,
li 26 di Lºglio, deſcritto ſi ritroua quello di Santa Venera, oue reſta ,
oze riferiſce quel
che ne dice di S. tuttauia dipinta la Santa in piedi con vn vaſo in mano pieno di
P er era Pietro
Natale lib. Io.
fuoco, come ſi ſuole dalla ci figurare, eſſendo ella ſtata ,
e p. 61.e, il P. Vergine , e Martire Franceſe nomata dà Greci A, la rata sai,
Beatillo Geſui
3a,
cioè Santa Paraſceue, per eſſer ella nata nel Vanerdì Santo.
ſotto
LIBRO PRIM O, NO TITI A I v. 47
Sotto l'inuocatione di lei habbiamo vn'altra Chieſa in Malta ti
tolo d'vn Canonicato della Catedrale. In queſto cimiterio, e ſua
cripta ſino ai tempi a noi vicini ſi conſeruò l'altare, nel quale ſi
celebraua, d'onde s'entraua alle ſepolture,che quiui ſono in mol
ta copia, che occupano vn gran ſpatio di luogo per quanto è cd

ceſſo il caminarui,eſſendoui in diuerſe parti ſerrati,e chiuſi i paſ.


ſi dalle ruine caduteui dentro.
v

º - CI MI T E RIO DI S. CA T AL Do .

L 'Altra cripta, che dicemmo eſſere vicinaa alla grotSper


ta di San.
anza, è
Paolo contigua a quella di Santa Mari della
dedicata a S. Cataldo con il ſuo cimiterio, ſopra del quale hog
giv è vna picciola Chieſa fabricata ad honor del medeſimo Sato,
frequentata ſouente dal Popolo per la diuotione, e per le gratie,
che del continuo ottengono per l'interceſſione di eſſo Santo
quelli, che patiſcono d'ernia, & iui ſi celebra ordinariamente la
Santa Meſſa. -

CIAM IT E RI O D I S. MARIA DELLA VIRT V.

V N miglio in circa lontano dalla Città ſopra vna collina,


che riguarda verſo Oriente ſi fa vedere oggi la cripta di
Santa Maria della Virtù, nella quale ſi ſcede per alcuni gradini
ſotto vna teſtugine, è volta ſoſtenuta da alcuni pilaſtri, 8 archi
per riparo della pioggia. Nel di ſotto dentro la cripta è vna pic
ciola tribuna latiorata nella rocca viua, & in eſſa vn'Altare, in
cui anticamente ſi celebraua; all'intorno poi ſi veggono alcuni
ſedili ricauati, e tolti dalla rocca, nella quale cripta ſono rimaſ
ti due ſpiragli per doue anticamente entraua illume, i quali
oggi eſſendosi di ſopra edificata vna Chieſa reſtano chiuſi dal
pauimento. E ſoſtenuta la già detta cripta da due pilaſtri della .
medeſima rocca, e final preſente vi ſi conſerua l'incroſtatura ,
fatta in eſſa, è perche non vi penetraſſe l'acqua, è pure per di
pingerui le figure de Santi, come ſoletano fare que
gl'antichi Chtiſtiani. La Chieſa di ſopra è non
meno antica, che comodamente capa
ce, di grandiſſima diuorione, titolo
- -

d'vn beneficio Eccleſiaſtico; il


1.
cimiterio hoggi è chiuſo. -

CIAMITERIO
As D E L LA D ES CR I TT. DI MALTA
c IM I T E RIO D I S. MARIA DELLA GRO I TA

L A cripta di Santa Maria detta della grotta, è ſtata ſempre a


mai di grandiſſima diuotione, e veneratione appreſſo gl'
antichi Chriſtiani, come hoggi preſſo di noi l'iſteſſa ſi conſer
ua, e dura, che però venendo i Padri Domenicani in Malta per
fondarui il Conuento, eleſſero si fatto luogo, ſopra del quale »
fondarono la Chieſa,e loro caſa religioſa, come largamete diremo
è ſuo luogo.Contiguo a queſta cripta v'è vn largo cimiterio cinto
di ſepolcri nella forma ch'habbiamo deſcritto gl'altri, la cui en
trata per buoni, e degni riſpetti, è ſtata da quei buoni Padriſer
rata, hauendol'adornata con vaghe, e belle pitture, tenendo
molto ben accomodato l'Altare con l'n magine della Madre di
Dio; iui hoggi ſi celebra la ſanta Meſſa, ſcendendoſi ad eſſa ,
cripta per alcuni ſcaglioni dal pauimento della Chieſa Conuen
tuale di detti Padri. - - - -

o ei ciara Rio Noarnaro Lab Barra

l
l
i
-
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Ef l--
l
-

I -

i E
-

I -
l
-
LI BR O PRIM O, NO TITIA I V. 4»
V 7' E antica traditione confermata, S autenticata per vina ,
ſcrittura tratta dal Martirologio del monaſtero Pulſanen
ſe nella Prouincia di Puglia dell'ordine di S. Benedetto, che in
Malta vi fuſſe anticamente vin'Abbadia de Benedittini, la quale
noi facciamo congettura ſia ſtata in queſto luogo, come più
auanti nel ſecondo Libro dimoſtreremo. In eſſo poſto adunque
& in vn poggetto vi perſeuera final preſente vin ſagro cimiterio
conforme alla pianta di ſopra diſegnata, il cui atrio ſotterraneo è
largo dodici palmi in circa,e lungo quattro canne Romane, nel
lato deſtro in capo dell'atrioverſo l'Oriente appare il luogo, otte
ſi offeriuano i ſagrificij diuini, e vicino all'ara, v'e'vn vaſo afo
miglianza di lauatoio lauorato nella rocca con vn buco nel
fondo,doue per auuentura ſi lauauano i corpi de defonti, eſſen
do ſtato vſo di quegl'antichi Chriſtiani di lauari cadaueri defe- -

deli prima di ſepellirli,come atteſta il noſtro Antonio Boſio nel Lib. I. cap. 17.
ove cita Durad.
la ſua Roma ſotterranea;la qualforma di vaſo habbiamo oſſerua Raticnal. l 7.
to in altri luoghi di cimiterij ſagri di Malta. Nel medeſimo luogo c. de off.defunti.
S. Gio. Criſºsi.
ſi ſcorgono alcuni buchi formati nell'iſteſſa rocca, ne quali fac homil.84.in Io.
ciamo giuditio ſi acconciaſſe l'altare di legno, ſopra di cui anti tom,3. S. Greg.
l. S'aeram tomo.
camente ſi ſoleua porger ſagrifici all'Altiſſimo, eſſendo dalla , 5. o altri
parteſuperiore in vna nicchia intagliata nella rocca, dipinta la
figura del Padre Eterno alla Greca, 3 a mano diritta ſopra l'in
croſtatura della cripta fin'hoggi ſi ſcopre l'immagine di S. Gio.
Euangeliſta in abito Veſcouale alla Greca: dall'altra bida ſive
devna figura di S. Michele Arcangelo, eſſendo tutto il reſto
guaſto dal tempo, e rouinato dall'humidità del luogo. Per di
détro alla cripta ſi rauuiſano ſcolpite nella rocca viua otto croci
di queſta forma, 3 alcuni ſedili tolti, e caua
ti dal ſaſſo medeſimo.
Quindi ſi entra nel cimiterio per alcune
porte tagliate, 8 aperte nella rocca con tre
ordini di ſepolture, e trà l'wno, e l'altro ſo
no le ſtrade per doue ſi camina comodamente,
eſſendo li detri ordini diuiſi, e diſtinti, in do
dici filiere con tre ſepolture per ciaſcheduna
à guiſa di caſſe arcuate preſe dalla rocca viua.
Intorno ai lati del cimiterio ſono diuerle ſepolture, 8 in luo
go particolare molte picciole di bambini, ch'erano coue
rte di pietra forte, chiamata franca da noſtri. In eſſo è rimaſ
to in hoggi vn reſiduo d'wn vaſo di pietra marmorea. In sì
- - G fatti
5o D EL LA D E SCR IT T. DI MALTA

fatti ſepolcri era coſtume di porre lumiere, eſsendoui diuerſe ,


nicchiette oue ſi allogauano,8 in alcune delle ſepolture appare
di ſopra, che vi ſia ſtato qualche inſtrumento di ferro incaſtrato
nella rocca per mantenere lampana,ò lucerna, che vi ſi appens
deua. E finalmente in mezzo di tutto il cimiterio, è vn ſpira
glio per doue entraua illume, vedendoſi tutto quel luogo in
croſtato per coſeruarſi meglio dall'acqua,come altrouehabbia
mo paleſato. - -- - -
Fuori del cimiterio a mano deſtra ad eſſo contigua,ſi miravna
picciola cripta in forma di cappelletta ſotterranea, cauata in
quella rocca, dentro la quale vi è vn pilaſtro del medeſimo
ſaſſo formato, che la regge, e ſoſtiene quaſi nel mezzo, inoltre
ſi vedono ſì l'incroſtatura di quella effigiate, e dipinte due armi
di queſta forma. – - – - ,
- - - -- -- - -------- --- --- -. - Che però facciamo con
gettura, che fuſſero già
dipinte in detto fagro
i luogo nel ſecolo del Rè
i Giacomo di Sicilia, il
i quale fu il primo, ch'or
I dinaſſe l'arme di quel
Regno douerſi quatri
i partire, cioè in due º
luoghi i paliò baſtoni d'
Aragona,e negl'altri due
- – - --- l'Aquile in campo d'ar.
gento, eſſendo ſtata l'Aquila portata per arme, & Inſegna da .
Manfredi ſuo Auo negl'afii di noſtra ſalute 1286.la quale poſcia
da Federico Secondo ſuo fratello fu mutata, e diſpoſta nella
P. 1. degl'Anm. forma, ch'oggi vſa quel Regno, e come dice Zurita à Liſonja.
d' Arag. 8I.
C,
L'altro ſcudo poi, che tiene vna croce bianca in campo ver
miglio,ritrouandoſi à mano diritta dell'arme Reali, è forza dire,
che fuſſe ſtato arme, &impreſa in quel tempo vſata da Chriſtia
ni,come Inſegna vniuerſale della Chieſa Cattolica, viene molto
fauorito queſto noſtro penſiero da quello, che laſciò ſcritto il
medeſimo Zurita all'anno 1282. che la Nobiliſſima Città
IL. 4.c. 17 degl'
Ann. d'Aragº di Meſſina volendoſi dichiarare vaſſalla, & obediente alla Santa
Madre Chieſa,fece inalberare due ſtèdardi, l'Vno có la croce bia
ca in campo vermiglio con le chiani della Chieſa, e l'altro con
l'arme della Città. O veramente, che fuſſe ſtato preſagi
annunciato
1. I B Ro PRIM o, NoTITIA rv. : si
ännunciato, e predetto fin dall'ora da qualche buon ſeruo di Dio
(che quiui dimoraſſe della feliciſſima venuta,e futura reſidenza,
che far doueua in queſt'Iſola la Sagra Religione Gieroſolimitana
la cui glorioſa Inſegna non è punto diſſimile da queſta di ſopra,
ritrouata in queſta cripta, come habbiamo già detto. Potrem
mo anco addurre, che quando bene lo ſcudo ſudetto non ſigni
ficaſſe la Chieſa viniuerſale, ma altra Città,ò Principe inferiore al
Rè, e forſe la Prouincia di Catalogna,(il cui Conte, per teſtimo
nianza di Caſſaneo portaua per Inſegna vna ſimile Croce, Parprima con
ſecondo l'Vſo de' Greci l'arme reale " alla ſiniſtra, s'intenda , ciºſi 75,
eſſer ſituata in parte più degna, come appò loro è ſtato,S è fino
al preſente oſſeruato nelle Chieſe, nel quadri, S. in altri luoghi,
eome per eſempio vediamo S. Paolo alla deſtra di S. Pietro, nell'
antiche bolle di piombo Pontificie, coſtume continuato etian
dio ſino al preſente, 8 in vna tauola della Chieſa di Biuona, di
S. Roſolea dipinta da Tomaſo de Vigilia, l'anno 1494. la Beata
SVergine à man deſtra del Saluatore, e nella ſala de Signori Giur
rati di Meſſina ſotto l'immagine della Madonna Santiſſima, ſi
rauuiſano l'armi Regie d'Aragona al lato ſiniſtro, di quelle del
la Città.
Ne ſi può giuſtamente da alcuno opporre, che per auuentu
ºra detta Croce ſia ſtata dipinta ini" " la venuta ,
della Religione in queſt'Iſola;atteſo che ſe benedetta Cappellet
ta appariſce meno antica della cripta col ſuo cimiterio a quella
icongiunto l'armi però del Regno di Sicilia diſpoſte nella ſidetta
- forma, hebbero principio da trecento cinquanta, e più anni
in quà; ſoggiugnendo anche di più, che le dettarmi ſono dipin
ste alceſtume, e modo antico de Greci ſopra il calcinaccio con
minio, &i ſcudi in forma triangolare, di che habbiamo
molti eſempi, e diuerſe prattiche, oltre tante altre congetture,
che per breuità ſi tralaſciano. L'altare poi, che è di rocca viua
nella ſopradetta Cripta,ſtà in proſpettiua,8 è del tutto ſpiccato,
e diuiſo dalla nicchia all'Vſo de Greci,in cui ſi veggono fin hoggi
dipinti pure alla Greca vn Chriſto in Croce fraſi donna si
tiſſima, e S. Giouanni l'Euangeliſta; e nel braccio della Croce
in carattere Gotico ſi legge VIKTOR MORTIS; nel didie
tropoſcia doue riſiede la Madonna ſtà effigiato l'ArcangeloGa
briello, ſopra di cui è ſcritto ANGELVS GABRIEL, & all'
incontro dietro a S. Giouanni ſi vede vna figura della Madonna
poſta inginocchioni, che addita il miſtero dell'Annuciatione,
. . G 2. &
32
- DEL LA D E ScR I TT. DI MALTA
s: Incarnatione del Figliuol di Dio, e ſopra di lei M. DOMINI,
e doue è allogata la Vergine a piedi del Crocifiſſo ſi rauuiſano
queſte lettere MAT. poſcia dietro all'Immagine di S. Giouanni
le preseti IOH. Dall'Vno,e l'altro lato della cappelletta ſi veggono
intagliate nella rocca alcune croci di queſta forma
ud vſo di dedicatione, potendo beneſſere, che quei
Greci Chriſtiani haueſſero per auuentura quella .
conſegrata. Nel tetto di lei ſono due buchi nella
rocca appunto dalla parte ſuperiore, che riſºuar
da l'altare per farui ſtar pendéti due lampane. Al
i"
la deſtra della cripta ſi aperto vn feneſtrino
per doue l'altare riceueua illume;e finalmente dall'
vna, e l'altra parte vi ſono intagliati nella medeſi
ma rocca certi ſedili, benche baſſi, e nel capo loro due alquan
to più rileuati, & alti. Quiui ancora ſi ſcorgevn'auuanzo, che,
moſtra eſſere di qualche vaſo; ſi che non v'è coſà in eſſa,che non
ſia antica miſterioſa, pia, e ragguardeuole. Difauuétura grande,
e non ſi può negare, de'noſtri tempi ſi è, che queſte, e ſimili ve
nerabili antichità, non ſiano ſtimate, e tenute con quel riſpet
to, e riuerenza, che ſarebbe di ragione sì per honore del culto
diuino, eſſendo ſtati luoghi fagri, e pij, doue tante volte ſi è of.
ferto il Sagrificio Ineffabile della Santa Meſſa, come per il deca
ro, & ornamento, che rendono alle Città più antiche, e mo:
morabili. , º
Ne laſciaremo quì di manifeſtare due epitafij, è iſcrittioni
sritrouate " ſagri cimiteri, vna delle quali viene por
tata dal Gualtieri, hauedola egli da noi hauuta con altre & hog
gi queſta tuttauia ſi vede chiaramente ſcolpita nella viua rocca
del cimiterio, che ſi ritroua nel luogo chiamato Gezira nella ,
“Marſa in carattere Greco.
- - K O I M H T H p I O N
H T O P A T M E N O N
A T1 O Z CO D I M HI
T IN G E K A I A N I.
- K E. . -

- Che nel noſtro Idioma vuol dire Cimiterio, che fù comprato


da Zoſimo, e da lui è ſtato rinouato. L'altra Iſcritione, è ſopra,
vna Pietra di Malta, la quale ſi trouahoggi preſſo di noi,e chiu
deua la bocca d'wn ſepolcro, ch'era dietro la Chieſa di S. Pu
blio nel Rabato,ſcritta con minio ſopra l'intonicato della calce,
all'vſo
A LIBRO PRIMO, NO TITI A Iv, ss.
all'vſo di quei tempi,ne quali in vece dell'V. vſauano la B, come
ſi vede in alcune iſcrittioni ſimili apportate nella ſua Roma ſot
terranea dal Boſio. Le parole ſono queſte, - º
- t 1 N ho c L o c o 1 A c e T - ,

r- B O N E M E M O R 1 E
- f o .... e u i B 1 c fi zº -

- y I N h o c S E C u L O A N
N 1 S L U E g) u n e B I 7 ,
- z N p Coc e fu b of G. & Go L. fe p
- 2 E9 B R E I N D I c 7 I O -

- N e du o d e c. 1 a A t
s . t . . .... .... . . . . .
Ne'detti cimiteri, come in dormitorij quei primi Chriſtiani
riponeuano, e depoſitauano i cadaueri de fedeli defonti in que
ſtiſtauano naſcoſti i Pontefici nel tempo delle perſecutioni, e vi
celebrauano le meſſe, i diuini offici, miniſtrando i Sacramenti,
facendo Ordinationi, & altri riti, e cerimonie eccleſiaſtiche;
il Santiſſimo Sacramento dell'Euchariſtia ſi mandaua à Chriſtia
ni dentro la Città da quelli, che ſtauano nel cimiteri, le boc
che, de quali perche ſi conſeruaſſero illibate, ed'intatte per loro
vſo procurauano di ben chiudere, e con fortiſſime ſerrature,
e n'habbiamo vedute alcune con porte di pietra forte ben ſoda
e marmorea, & in eſſe cauato il luogo, oue s'incaſtraua la ſerra
tura, come vna di queſte conſeruiamo preſo di noi per ſodisfa
re à curioſi. Onde non dubitareſſimo punto d'affermare, che
in tempo de Saraceni quei poueri Chriſtiani, che in Malta,
viueuano ſotto la di loro empia ſeruitù, e dura tirannia, non.
ſteſſero tal hora ritirati in detti cimiterij, e quiui faceſſero le
loro radunanze, e diuotioni attenenti al culto, è alla legge e
diuina .. -
-

Che poi ſolamente da Chriſtiani, e da quei primi Padri della


Chieſa Cattoliea ſia ſtato ſolito chiamarſi cimiterio il luogo, nel
quale ſepelliuano i defonti loro,e che però quello ritrouato nel- v

la AAarſa à noſtri tempi, e di cui portammo di ſopra il titolo è


iſcrittione Greca intagliata nel medeſimo, ſia ſtato de Chriſtiani,
viene aſſai ben comprouato con la cauſa,ò etimologia di tal no
sme dal noſtro Antonio Boſio nell'annotationi da lui fatte al
Martirio di S. Vrbano Papa, e Martire num. 19. ſopra le parole
S epeliuit in crypta in cemeterio Pretextati (così dicendo) Ea loca in
quibus Sanctorum Martyrum, aliorumque fidelium mortuorum
- - - - corpora
34 DEL LA D E SCRITT. DI MALTA
corpora ſepultura mandabantur primarii Religioni, nostre Patres
cameteria appellare conſueuerunt, cuius rei,g in actis Aartyrum,
(9 in Sacris Martyrologiis innumera reperiunturtestimonta i sicuti
etiam apud Tertullianum, Athanasium,Clementem,Cyprianum, ca
terosque Patres, Cemeterium vox estfrequentiſsima;dicunturautem
cemeteria a verbo Greco x gie quod est dormio, dormire enim mortui
in ſacris litteris dicuntur. Ecce dixit Deus Moysi dormies cum Pa
tribus tuis:g apud Iſaiam omnes Reges Gentium Uniuersi dormie
runt in gloria, gr in AAachab. Mors ipſa dormitio appellatur, (3
apud Sanctum Ioannem. Dominus noster Ieſus Christus de Laza
ro mortuo dicit. Lazarus amicus noster dormit.ſed vado, vt à ſon
no exuſcitem eum. Porrò afidelibus dormire anortui dicunturob ſpem
future reſurrectionis,vt Sanctus Hieronymus,Sanctus Auguſtinus,
Appollinarius , ceterique testantur. - .

Ne vogliamo quì laſciare di riferir quello, che ne dice l'Eru


fibro 9. ſotto ditiſſimo Conte Verdelli nell'opera ſua de Succeſſi della Chieſa ,
f, a chifo data in luce pochi anni ſono. Chiamaronsi ( dice egli) questi ci
ºie º miterico nomi ancora di Catacombe, Aree, Cripte, Arenarie; ma
piùſpeſſo cimiterii dal significato greco quasi luoghi de Dormienti per
la certezza, ch hanno i fedeli di douersi riſuegliare dal sonno a vita
eterna, (gr erano cauerne grandi ſotto terra con qualche ſpiraglio di
ſopra, le strade, le piazze simili quasi ad vna Città, doueſepelliuansi
i Christiani conditi con aromati all'uſo Hebreo, non abruciandosi co
me i Gentili, ne admettendosi per la legge delle dodici tauole dentro
le mura alcuno morto, che viuendo non vi foſſe entrato. Trionfante º
Venti trè all'hora in tutto. I più nobili nel Vaticano, a quali per
gli molti corpi de Santiparticolarmente di S. Pietro, era numeroſo il
concorso; si che ſotto gl'Imperatori Christiani eſſindo trasportati nelle
Chiºſe i corpi de Santi, cominciarono in eſſe ancora a ſepellirsi i fedeli,
parendo loro d'eſſer tanto più ſotto la protettione degl'amici di Dio.
Ma terminiamo omai queſto diſcorſo con la deſcrittione»,
che l'iſteſſo Boſio và facendo di ſimili cimiteri nella ſopra citata
grom a ſop annotatione,allegando S. Girolamo,e Prudentio nell'inno com
º * poſto in honor del Martirio di S. Ippolito. Cemeteria autem qua
lia sint optimè deſcribunturà S. Hieronymo, qui ea ſepè viſere dum
eſſer pueriſolebat, g à Prudentio in paſsione S. Hipoliti. Suntenim
cemeteria loca ſubterranea, siue ſpeluncas, siue cryptas ea propriº
appelles, innumeris viis, (º angiportis, ac frequentibus reflexibus,
C cuniculis,labyrinthi eiuſdem instar distinta,ita,vt perea ambu
lantes, si redeundi viam inuenire velint Theſei exemplofilo duce uti
cogan:ttºr,
LI BR O PR I M O, N O TI TI A V. 55,
cogantur, in quorum pariete excauata ſunt hine indeloca veluti Ar
maria defunctorum cadaueribus excipiendis, que plerumque testaceis
tegulis, plerumquè marmoreis tabulis concludebantur, in quibus ali
quando titulus in ipſa circumambiente loculum calce,ferreostolo im
preſus, aliquando Epitaphium, vel Epigrama in ipsis marmoribus,
veltegulis inciſum , º quandoquè rubeis, feu aureis literis inſcrip
tum ponebaturslicèt plurima ſine aliquo titulo,et epitaphio,muta mo
numenta relicta appareant. Qualità, e circoſtanze, che tutte ſi
ſono ritrouate, 8 alcune fin hoggi ſi conferuano nel noſtri
cimiteri di Malta, in modo che parapunto, che di eſſi parli la
ſoprapoſta deſcrittione. - ,
Per la medeſima campagna non molto diſcoſto dalla Città ſi
veggono molte lithomie, è lapidicine, cioè a dire, rocche taglia
ted onde ſi cauauano le groſſe pietre per la fabrica della Città e
ſi conduceuano con le carra, i quali rompendo il terreno finº
hoggi ſi ſcorgono nella rocca i viali, che laſciauano incauati in
eſſa nel paſſare. . . . . ,
E ſe i teſtimoni più fedeli dell'antichità ſono gl'annali, i luo
ghi, i ſiti, perſone, nomi, armi, marmi, ſtatue, ſepolcri, ci
miteri, bagni, iſcrittioni, etimologie, ſcritture, traditioni, e
finalmente le medaglie, alla cui autorità cedono l'iſtorie, e gli
ſcrittori di eſſe; la Città noſtra ſi può vantare di non mancarle
alcun ſegno di queſti, come è Dio piacendo appreſſo faremo
paleſe a ſomma gloria di eſſa, è honore della ſua venerabile
-

antichità, i : i
-
STATO POLITICO DELLA CITTA NoTABILE
gouernata da ministri del Principe.
-
I -

N o TITI A QV INTA.
E ſtata inoltre queſta Città non meno famoſa per origine, e
nome, che forte, bellicoſa, e prode con gl'effetti, come ſi è
dimoſtrata in diuerſi aſſedi), e nelle inuaſioni, e ſcorrerie de Bar
bari,e de'Tiranni,difeſa efficacemente dallo ſcudo,e protettione
del Glorioſo Apoſtolo S. Paolo ſuo tutelar Padrone,e di S.Agata
ſua Protettrice, hauendo hauuto col valore accoppiata la fede e
diuotione de Santi, che l'hanno conſeruata,cuſtodita,e reſa più
volte intatta, é illeſa dall'em pie mani degl'infedeli. Ne ordina
ria e ſtata la fedeltà,e lealtà, chella sépre ha portato, etoſſeruato
- - - A con i ſuoi
sc DELLA D E SCRITT. DI MALTA
con i ſuoi Principi, e Padroni, e viepiù per quella, ch'ha tenu
to con la Religion Chriſtiana dal giorno, in cui dedicoſſi, e con
ſecroſſi à Chriſto Signor noſtro sù l'infantia della nafcente fede »
introdottaui dal Glorioſo Apoſtolo l'anno della gratia 58. Ma -
hoggi molto più che in qualunque altro tempo glorioſa, e for
tunata ſen viue ſotto l'Inſegna, e ſtendardo della Santa Croce
de Caualieri di Chriſto, e ſotto la viua, e ſicuriſſima protettione
del Nobiliſſimo Precurſore nato da ſchiatta Regia, e Sacer
In Lucan, e I. dotale come pondera S.Ambrogio.Sacerdos itaque Zacharias,nec
ſolum Sacerdos ſed etiam de vice Abie, idest nobilis inter ſuperiores
familias ; (9 vxor, inquit illi de filiabus Aaron : non ſollem igitur à
parentibus , ſed etiam d maioribus S A N CTI I O A NN I S
3 A PT I STAE N o B I L I TAS propagatur Prerogatiue
così grandi, é honori cotanto ſegnalati che non le reſta di che
inuidiare qualunque Città del Chriſtianeſimo. -
L'Inſegna, è Arme della noſtra Città Notabile, è vi corpo
di ſcudo dal sù all'ingiù bipartito in color bianco, e vermiglio,
reſagio indubitato, & infallibile della futura Inſegna, e Veſ.
f" ſi doueua alberare, e campeggiare perpetuamente ſou
ra le ſue mura, e baſtioni, poiche permiſe il Signore ſaggio e
prudentiſſimo Gouernatore dell'Vniuerſo, che doppo la feliciſſi
ma venuta dell'Apoſtolo S.Paolo in Malta,il quale vi piantò l'al
bero della fede Chriſtiana,indi haueſſe per gloria de'noſtri paeſa
rià trasferiruiſi l'Eminentiſſima Republica della Sagra Religio
ne Geroſolimitana noſtra Padrona per piantarui il glorioſiſſimo
ſegno della Santa Croce bianca in campo vermiglio, acciò do
ueſſe eſſer queſt'Iſola il Propugnacolo, e Baluardo di tutta la
Chriſtianità,la Corona del mare, la Reggia
- - o - - -è5 º
-
di Nettunno, l'Aca
- - -

demia dell'armi,l Hoſpitio de nauiganti, Terrore all'Africa, S&


Aſia, Aſilo, e ſicurezza dell'Europi tutta i
Il commando dell'armi, e delle coſe concernenti alla guerra ,
in tempi ſoſpetti d'armata d'Infedeli ſi commette dall'Eminen
tiſſimo Sig.G. Maeſtro Principe,e dal ſuo ſagro Conſiglio ad vn
Commendatore Caualiero, che ſen và à far reſidenza nel Pa
lagio Magiſtrale della Città, e quiui fa tutte le funtioni appar
tenenti alla militia. In caſo,è occaſione d'armata, oltre la pro
pria compagnia d'huomini d'arme di eſſa Città, e ſuo diſtretto,
è ſtato ſolito farui introdurre per munirla, e fortificarla due al
tre compagnie,che ſono delle Terre Naſciaro e Siggeo,le quali in

tutto formano vn numero poco men di due mila combattenti;


per
LIBRO PRIM o, N o TITI A v. 57
per diſtribuirſi, 8 allogarſi nelle infraſcritte poſte delle guardie
ordinarie, e ſtraordinarie, Scaltroue, a diſpoſitione parere,e pru
denza del Capitano d'armi, e de Superiori. - a
- Poste ordinarie. - .. -

Baſtione di S. Paolo verſo leuante, e mezzo giorno! -

Baſtione di S. Pietro, che riſguarda verſo Mezzo di,e Ponéte.


Lanzet Baccari, verſo Tramontana. - - - - -

Poſta del Palagio Veſcouale verſo Leuante.


Straordinarie. i
Nel Caualiere, è Baſtione, che riſguarda verſo o dì.
« Nel Baſtione di S. Maria per Ponente,e Maeſtrale.
Nel Baſtione del Saluatore per Greco tramontana.
L'Inſegna della Caualleria di detta Città, e ſuo diſtretto vien
portata da vno de principali Cittadini, con nome, e titolo d'Al
fiero deputato dal Signor Gran Maeſtro, è di ſuo ordine dal ſuo
Cauallerizzo Capitan Generale di tutta la Caualleria dell'Iſola ,
la qual Inſegna,e Caualleria della medeſima Città tiene il primo
luogo immediatamente doppo l'vltima fila de Signori Callalieri,
e la precedenza doppo lo Stendardo Generale a tutti gl'altri del.
la Militia equeſtre dell'Iſola, e ciò per antica prerogatiua, com'è
ſtato dichiarato per diuerſi decreti del Principe. La bandiera ,
poi degli uomini d'arme à piedi nelle fattioni militari, è ſia nel
campo, è nelle raſſegne generali, vien portata dal ſuo Giurato
Più antiano per ſua preminenza particolare. -

Ma perche la generalità, 8 il parlare in commune partoriſce


qualche confuſione, per maggior chiarezza, è intelligenza di
chi legge molto di buona voglia, diſcenderemo a particolariz
zare il tutto.

CAPIT A N O DI G IV S T I T IA,
e ſua Corte - --

Lº Città vien gouernata davno de principali Cittadini con.


ordinario
titolo di Capitano di giuſtitia, è come vien per
chiamato della Verga, 8 in Malteſe Hakem, cioè Podeſtà. Egli
eſſercita anco il Capitanato d'armi, quando non v'è deſtinato à
queſto effetto qualche Caualiere della Religione, il qual Capita
no della Verga vien creato ogn'anno dal noſtro Principe, S hà
giuridittione ciuile, e criminale, con la ſua corte anco per tutte
le Terre,e Caſali dell'Iſola,e loro contorni ſolamente, come pure
H la
s3 DEL LA D E SCRITT. DI MALTA
la prefettura militare nella ſudetta Città, Rabato, Caſalotti Din
gli,e Tartarni,e loro confini, come Giuſtiziero tien per le cau
ſe criminali vn'Aſſeſſore Dottor di Leggi, col parer di cui pro
nuntia le ſentenze, il quale Aſſeſſore giudica poi per ſe ſteſſo
nelle ciuili, che s'introducono in quella Corte Capitaneale.
- a f - - - -- - - --

- Ouernano anco la noſtra Notabile Città quattro Giurati


deputati dal medeſimo Principe ogn'anno,ò hanno giuri
dittione nel conoſcer alcune cauſe à loro appartenenti, l'Vno
dequali ſuol'eſſer Dottor di leggi, e come tale tiene il ſecondo
luogo nella precedenza.
con ra D E LI e cavs e civili.
A Corte Ciulle conſiſte in va Tribunale ditre Giudici, vuo
letterato, e gl'altri due, che giudicano d'alcune coſe mini
me chiamati Idioti. -

coR T E DI PR1 ma a PPELLATI o N E.


T) A ſudetti Giudici nelle cauſe ciuili ſi appella preſſo a quat
tro Giurati, i quali, come rappreſentanti la Città proueg
gono, & in caſo di diſcrepanza è riſeruata al Principe la deputa
tione de'Giudici. Fù queſto priuilegio con tale conſuetudine ,
conceſſo dal Rè Alfonſo a petitione della Città l'anno 1458.per
che gl'Iſolani non fuſſero tirati con diſpendio, 8 incommodità
à litigar in Sicilia fuori di queſto Dominio. Nelle cauſe criminali
s'appella alla ſuprema Corte, e ſuo Giudice d'appellationi di tut
to il " di Malta, il quale ſi eligge dal Sig. G. Maeſtro,
e ſuo Conſiglio: a nominatione però di ſua Eminenza. Tutte
le ſudette Corti hanno i loro Maſtri Notari determinati per ſer
uigio, e miniſtero di ciaſcuna. -

- -

C A T T A P A N I.

I 'Amminiſtratione, e maneggio de'Cattapani ſi ſtende fino


à quei luoghi dou'hà giuridittione il Capitano della Città .
Il carico loro, è di riconoſcere i peſi, e le miſure delle coſe come
ſtibili
L I B RO P RIM O, NO TI TI A V. ss
ſtibili, e di quell'altre, che concernono l'officio loro. -
-

Oltre a fidetti carichi & offici, erano anticamente nella Città


-
- - - - - - - -- - - -

gl'infraſcritti. - -

Il Segreto, queſto al preſente riſiede nella Valletta doue tiene


la ſua Corte, è vin'altra nella Notabile, 8: in ambedue il ſuo Cii
dice, e Notaro diſtinto. All'officio del Segreto appartengono
l'eſigenze di tutte le rendite di beni ſtabili, cenſi, canone, ſciſ,
& altri dritti, che toccano al Principe. º
Il Viceammiraglio,officio hoggi di eſtinto, incorporato trà
l'altre ragioni del Principato.
Il Portulano, queſto tiene la ſua reſidenza nella Valletta, ſi
ſerue dvn ſigillo " Notabile con l'arme di quella Città ſotto
advn S. Paolo; l'officio di lui conſiſte in aggiuſtare le miſure de'
tummoli, e mondella, deputar, e ſtabilire i miſuratori di grani, e
farli reſponſali di quelli, che ſi cauano dalla Sicilia per proulſione
di queſto Popolo, è altre coſe circa la materia frumentita.
i Credentiero, fa reſidenza nella Valletta, efficio Riò è di
che dalla Sicilia ven
ſottoſcriuere li reſponſali delle Prouiſioni,
gono in Malta,doppo che ſono ſpediti, ſottoſcritti, e ſegnati dal
Segreto col ſigillo del Principe. . .
Il Falconiero, queſto haueua cura di prouedere di falconi la ,
Maeſtà Regia di quelli ſi prendeuano in Malta, hoggi è l'officio
eſtinto ne cittadini ; gouernando la Falconeria del Sig. Crai,
Maſtro Principe, e le caccie per ſuo ſeruigio vn Caualiero della
ſua Corte, con ſopraintendenza di tutta la caccia dell'Iſole.
Baglio, queſt'officio in quanto al nome è ſuppreſſo, ma di
preſente incorporato per l'attualeſercitio alla giuridittione del
Capitano della Città,hauendolo eſſa col proprio danaro riſcoſſo
da chi l'haucua in pegno, 8 vnito con aſſenſo regio alla Capita
nia. Il carico di lui è tenere publiche carceri, e miniſtri, per far
cattura degl'animali, ch'entrano a danneggiare i poderi altrui,
pagando però certa determinata pena, che ſi applicata al Baglio,
di preſente al Capitano. -

Maſſaro, era officio di certa ſopraintendenza nella Douana


(come hoggi è in Sicilia di molta autorità ) e ritrouiamosche n.
era vno in Malta, S vn altro nel Gozo, e ſi conferita l'officio
per patente regia è principali Cittadini, hoggi è del tutto eſtinto,
peppo la venuta della Sagra Religione a queſto dominio ſi
fino introdotte nell'Iſola due qualità d'offici, cioè di quindeci
i copoli , ch'erano della giuridittione del Turcopiliero già
H 2. Baglio
ce DELLA D EscRITT DI MALTA
Bagliuo Conuentuale,capo della Lingua d'Inghilterra, la cui vo
cehà deriuatione da Turcas pellere; e di due Bandolieri dettian
ticamente Banderari,dal portarle bandiere, nomi ch vſaua que
ſta Sagra Militia in Rodi per sì fatti miniſtri, i quali a cauallo di
notte ſono tenuti a rondare, e viſitare tutte le guardie, e ſenti
- s - - v

nelle delle marine, tra quali ve ne ſono quattordeci à cauallo.


ºNoMI di tutte le guardie maritime,che ſono intorno l'Iſola, comin
- - v - - x

ciando dalla Punta ſottile,ò diciamo Torre dell'Orſo nella bocca


del porto, posta al grecale, voltando verſo leuante,e messo
i dì fino all'altra di Marſa A4 uſeietto,ò di Dragutto.
Di preina. - FoxTE DI S. LvcIANo
Aenac. - - in Marſa Scirocco.
Sciaaira. S. Giorgio.
Blata il Baidha, DOV'E LA Ras Giuliano.
7 o RRE D I S. MARIA AAelleha.
DELLE GRATIE. Nadur il Kelba.
Gidida. - Vyedſznuber.
Ailaida. Kabar il gharib.
Siegi. - Ponta.
Ponta tà zoncol. - , Tirſcia.
FORTE DI S. TOMAAASO. Baiadha.
Sciuyereb el Aagin. Vyed Kiſeiſa.
Do Kiena. Aamria.
Cali. Targiet Giacob.
Tombrel. Charrub.
Aayn Aamond, Pietra negra di ſopra.
3ies. Pietra negra di ſotto.
La quale è l'wltima dalla parte di mezzo di 3 poiche da queſta
per Lebeccio verſo Ponente, non vi ſono guardie per l'alterupi,
che ſono inacceſſibili.

Le ſeguenti ſono tutte ſottoposte al Capitano della Terra Naſciaro,


che cominciano dalla parte di Ponente, tirano verſo Tra -

montana, e terminano alla Punta di Dragutto


altra bocca del Porto maggiore.
ºNadur ſopra il fideni. Lºppia,
3ilecht il Mooza. Borgi tà Aain Toffiecha.
- Nl
, L I B R O P RIM O, NO TI TI A VI, 6 I

Il AA andra. Clement.
Aayn Targia. Lahfar.
Ginen il Borgi. Nadur il Callel.
Ramla. AAezza luna.
- Laharaſe. Se K e derin.
FoRTE DI S. PAOLO. Ooſo il Hamiema,
Targia ſotto il Naſciaro. Nadur Ponent.
“Bugibba. , - Git i Aebug.
“Bulehen. - - Gidida.
Kaura. Gibrin.
Kas el Ghallis. Kabar il gharib.
Gidida. - Ta CileKen.
Safra. Punta di Dragut.
Bir Iddarin.

c V A RD 1 E D 1 g 1 o RN o. , º
Q Ciuereb el aagin verſo leuante. - -
º S. Giorgio verſo mezzo di, in queſta ch'è ſotto il comando
del Capitano del Siggeij ſi fa guardia per ſei meſi dell'anno,cioè
nell'eſtate, 8 autunno.
Il Borgiotal Melleha verſo Ponente, ſono deputati gl'huomi
nià queſta guardia dai Giurati della Città Notabile.
S. Paolo a mare, per Tramontana, a cui vengono pure pro
ueduti i guardiani dalli medeſimi Giurati. -

Oltre le predette guardie marittime diurne, e notturne ſi ten


gono dentro tutti i Caſali corpi di guardia, che chiamano la .
Deima; queſta comincia dal principio dell'eſtate per tutto l'Au
tunno. In eſſe Deime quando fanno fanali di notte le fortezze, ſi
deue riſpondere comedeſimi ſegni,
DESCRITTIONE DI MONTA VERDALA
- col Boſchetto.
N o T I TI A vI.
A Rocca di Monte Verdala diſcoſta dall'antica Città poco
meno di due miglia è poſta ſopra vna Collina di vita pietra,
che ſouraſta di quà al Vallone del Boſchetto,nomato anticamen
te di Deyr, e Saf, la ſua figura è quadrangolare fabricata con
- - - - - ingegnoſa
G 2. DELLA D ES CR I TT, DI MALTA
ingegnoſa architettura. Terminano le quattro facciate di cºſa.
in angoli acuti, che ſporgono nel di fuori in modo, che rimane
da tutti li lati fiancheggiata. Ciaſcuno de quattro angoli ri
guarda verſo il ſuo vento principale, ſecondo le buone rego
le dell'architettura circa il modo di fabricarle caſe di Villa, a fin
che in tutto il corſo dell'anno in ciaſcun giorno poſſa il ſole per
cuotere tutte le quattro facciate. S'inalzano quattro torret
te, che ſono il finimento, & abbellimento di tuta la fabrica ..
S'entra poi per la porta ſopra vin ponte leuatoio in via andito, nel
cui ſiniſtro lato, che riguarda l'Oriente è l'appartamento del Sig.
Gran Maeſtro, 8 alla ſiniſtra per Tramontana, vi ſi troua vna,
belliſſima ſcala di pietra fatta a lumaca,che conduce à baſſo nelle
ſtanze di ſeruigio. Nel di ſopra è l'edificio fatto a lamia, di ma
niera che vi ſi può nel piano del tetto (a cui ſi aſcende per la me
deſima ſcala) far giocare alcun pezzetto d'artiglieria. Dalla ſala
poi, (che ſi ſtende per tutto il reſto fino alla facciata,ch e ſituata
ſopra il giardino verſo Lebeccio) ſi và in due camere per parte
aſſai con ode, le quali inſieme con la ſala, è entrata ſono abbel
lite, 8 adorne d'eccellenti, e vaghe pitture à freſco di mano, la .
maggior parte di Filippo Paladini celebre , & ingegnoſo pitto
re Fiorentino. Fù queſta Rocca fatta edificare dal G.Maeſtro Car
dinalVerdala, che però in riguardo di lui ſopra la porta princi
pale ſi vede ſcritto in marmo. MONTI VERDALAE ROS,
ET PLVVIA. MDLXXXVI. e nella porta di dentro per doue
s entra nella ſala,ſi leggono queſti caratteri. CEDANT CVRAE,
-LOCO le quali pitture dimoſtrano le principali, e più ſegnalate
attioni, come anco le promotioni di eſſo G. Maeſtro. Nella par
te anteriore fuori del foſſo,che la cinge, e difende per tutti i lati,
è vn gran cortile con la ſua cauallerizza per venticinque, e più
deſtrieri, e ne due lati di eſſo ſono fabricate all'intorno offici
ne per la famiglia baſſa. Euui la ſua Cappella dedicata a S.An
tonio Eremita. Nel reſto tutto l'edificio (diſegno dell'Ingegnie
ro Girolamo Caſſaro Malteſe) è così ben inteſo quanto ſi può
deſiderare, non vi reſtando vin palmo di terreno inutile, ma cut
to compartito per fertiigio, Se aprò della Corte. Hoggi dal Sig.
G. Maeſtro Laſcaris mio Signore è ſtato il boſchetto abbellito, Se
accreſciuto di fabbriche,Scampiato il diſtretto di quello,hat:en
doi:ivniti, & incorporati altri terreni, e piantatoui infinito nu
mero d'alberi, e fattoui molti ſtagni d'acqua pieni di peſci; in
grandite, è accreſciute le fontane con altre acque ricercate, e
ritrouate
-LIBRO PRIMQ, NO TITI A v I, c. 3,
ritrouate di nuouo con molta ſpeſa. Si che è ridotto il giardino,
molto marauiglioſo, e ragguardeuole, e particolarmente hauen
doui acconciata vna larga, e diritta ſtrada incontro alla fac
ciata del Palagio, che riſguarda il giardino, in cui ſi ſcende per
vna magnifica ſcala, che conduce alla detta ſtrada, e ſi rende
sì vaga, e bella è gl'occhi de riguardanti la proſpettiua di cote
ſto luogo, che in vaghezza, ed in amenità può competere e gar
reggiare con molti de più famoſi, e delitioſi, che ſiano non ſolo
in Italia, ma in altre parti d'Europa; hauendolo la natura priuile
giato, e dotato di coſe ſingolariſſime. E ſituato detto giardino
nel piano d'una Valle fertile, ch'agiatamente ſi ſtende, è allarga
fra due mòti alpeſtri,aſpri,e ſaſſoſi. Alle falde d'vno di queſti,che
ſporge cotra Ponente, ſcaturiſce fra gl'altri vn fonte aſſai copio
ſo, & abbondante d'acqua, ricouerto d'vn nicchio fatto di pietre
ruſtiche, e marine, per imitarla natura, e dar diletto maggiore º
alla viſta. Queſto luogo con la ſtanza, 8 edificio, che di ſopra -
ſi vede, fù fatto fabricare dal G. Maeſtro Valletta, del quale ſer
uendoſi i ſuoi Succeſſori, vi andauano à diporto fin tanto, che ſi
edificò la Rocca di Monte Verdala. Qual capo d'acqua in più
canali compartito, e diſtinto viene ad inaffiare gran parte del
giardino, e con alcuni condotti, e fiſtole di piombo à i"
diuerſe fontane, che molto in alto legiadramente buttano la lo
ro acqua, del cui auuanzo s'è fabricato vn ſtagno,ò ſia peſchie
ra con peſci, nella quale traſtullano ancora alcuni vecelli d'ac
i" . Varie poi ſono le piante di diuerſi frutti eccellenti, ſaporo
i, e rari fatti condurre dalla Francia, e da altre parti d'Europa ,
che al guſto non ſi poſſono deſiderarmigliori. Ma quel ch'è no
tabile, e di marauiglia ſi è il vedere vna ſelua di folti cedri in vin
luogo,è in vn'altro vn boſco d'aranci, che quantunque habbia
no i piedi alti, e grandi, ad ogni modo ſono tutti artificioſamen
te formati sì rotondi, come ſe fuſſero vſciti per appunto dal tor
no, con tanto bell'ordine, e così ben vniti inſieme, che rendo
no il luogo ombroſo, delittioſo, e freſco,e non mai penetrato dal
ſole, anzi ſe qualche aſprezza, è ruſticità vi ſi vede, è laſciata -
più ad arte, e per ſolazzo, che per negligenza, è traſcuraggine.
Le ſtrade, che vagamente rompono, e diuidono in vari quadri
il giardino, ſono proportionatamente ſpatioſe, e larghe, e per
che in eſſe non naſca giamai erba di ſorte alcuna, ſi ſcorgono
battute, chiuſe, e riſtrette con balauſtri di pietra incresciate di
gradelle ricouerte di piante, ch'ageuolmente ſi ritorcono, e
pieganº:
44 DELLA D ES CR I TT. DI MALTA
piegano parte ancora con iſpalliere di vari arboſcelli baſſi nei
viali adorni di ſpeſſe colonne di Pietra Malteſe, e ne capi loro ſi
veggono cuppole indruſtrioſaméte lauorate à foggia di campa
nili,de quali alcune ſono d'ingratiſſima edera veſtite, 8 altre da .
pampinoſe vitiricouerte, & abbellite. Le mura ſono anch'eſſe º
tempeſtate, 8. arricchite di piante, e di verdure,che diletteuol
mente ſi ſtendono, e piegano a voglia altrui, 8 à piedi loro dol
cemente ſcorre l'acqua mormorando.

PART E D I MALTA I N A 2 ITATA.


N O T I T I A VII.

Acendo noi ritorno, e continuando a deſcriuere il Mediter


raneo dell'Iſola, ci è parſo bene,per hauer di lei maggior co
noſcimento, e certezza,diuiderla in due parti, e regioni, è por
tioni, che vogliam dire, vna Habitata perche in eſſa ſi ritrouano
tutte le Terre Villaggi, e Caſali, l'altra Inhabitata come quella,
che n'è mancheuole. E queſta diremo Occidentale compreſa -
in tutto il territorio, che ſi ſtende dalla Città poſta quaſi nel
mezzo dell'Iſola verſo il ſuo confine, elido del mare di Ponente;
e l'altra Orientale, che dalla medeſima Città ſi dilunga fino al
confine, e lido del mare di Leuante. E cominciando dall'inha
bitata, di cui la maggior parte, e quella che ſi dice Melleha cioè
di ſaline, ritrouiamo di lei ſupporſi in vna Viſita di queſta Dio
ceſi fatta nell'anno 1575. da Monſignor Duſina Delegato Apo
ſtolico, ch'altre volte habbia hauuto alcuni luoghi habitati, ma
perche ſi vedeuano ſottopoſti à troppo manifeſto pericolo delle e
ſcorrerie, 8 inuaſioni de Barbari corſari, laſciarono quei coloni
i detti luoghi,e la Chieſa loro parrocchiale della B.Vergine detta
della Melleha, e ſi ritirarono a viuere nell'altra Regione di Le
uante più ſicura, e difeſa dalla frequenza, e moltitudine d'habi
tatori. Le parole della Viſita ſono queſte. Parrocchia de Melleha,
que retento ſolùm nomine,desiuit eſſe Parrochia, quia tota illa Kegio
caret habitatoribus, qui ne a Pyratis ita defacili vexarentur,relictis
illis locis nimis proximis mari, ſe in centrum Inſule collegerunt si
mul cum aliis, vtinuicem sibi prodeſſe poſint . Hora dunq ue ha
uendo diſcorſo dell'antica Città, del Monte Verdala, e ſuo Boſ
chetto, ce ne paſſeremo ad annouerari luoghi, é i poderi più
principali, tirando, e proſeguendo verſo la coda dell'Iſola lcon
gli

-
LIBR O PRIMO, NO TITI A VII. cs
far poi ritorno a quelli, che ſono al dirimpetto della Città verſo
Tramontana . - - -

Territori del Veſcouado. - - - -

s Giardini del medesimo col caſino, e Chieſa fatti fabricare da


Monſignor Veſcouo Cagliarès,ne quali egli morì.
Ghar Barca, Grotta della Benedittione,poſſeſſione, è podere
d'vn Canonicato. -

Suatar, (8 il Kaſam, Territorio de'Frati Carmelitani,


Chieſa, e Conuento loro col Giardino, - -

Territorio di Santa Caterina.


Dachla, Entrata. Giardino con vna comoda ſtanza.
Deyr el Binet. Caſe chiamate delle donzelle, perche quiui in.
vna cauerna,dalla quale ſcaturiſce vn fonte, diceſi, che ſi ſmar
riſſero alcune fanciulle, che colà entrate non ſeppero poſcia ri
trouar l'vſcita. Queſto giardino col territorio, è feudo nobile
con titolo di Baronia. -

spatio publico detto Sciaara di Caſal Dingli.


Vyed Genuyn. Valle con giardini. -

Giardino ta Caſsia, r

Dachla altro giardino. - -

Vyed Caſun,Valle con ſuo terreno, e giardino ch'è della Ve.


nerabile Aſſemblea di S. Giouanni. -

Ral ghul. Caſale del Serpente, è Dracone, Territorio dello


ſpedale di S. Spirito di Malta. . -

Vyedel Rum.Valle de Chriſtiani Greci,amena,e piena di giar


dini d'ambe le parti che rappreſentano all'occhio vina belliſſima
veduta,e ſomminiſtrano al guſto buoniſſime frutta.
Giardino la Kattara nome originato dal gocciolare,eſſendoui
vna grotta, la cui parte ſuperiore, continuamente diſtillando,
forma vn riuolo d'acqua, che inaffia il giardino.
TalCallus. I l .
Ta Scieref
Di S. Giacomo.
, , ºri. -

- -

Di Baldu.Giardino copioſo d'acqua, e di regalatiſſime frutta,


&vno de più belli dell'Iſola,fatto da alcuni aſii in quà più vago,e
ripieno d'alberi con melta ſpeſa dal ſuo padrone Andrea Vaſſallo,
Aayn Teytes. fontana così nomata con giardino.
- Tal Nachla. della Palma. Giardino del Monaſtero di S. Pie
tro della Notabile.
Territorio, e giardino del Mitahlep, che ſignifica luogo, oue ſi
mungeua
66 DE LL A DESCRITT. DI MALTA
mungeua il latte, è di mandra, in cui ſi riduceuano gl'animali è
oſare e.
Aayn il Kibira.Fontana grande,
Aayn San Giouan. Fontana di S. Giouanni poſta dentro vina
grotta-.
Aayn Cior. Fonte, che ſcaturiſce è poco, è poco, il che ſi di
ce i ciarciar, in Arabico.
Aayn Andria. Fonte di queſto nome,
Aayn Taiba. Fonte buono.
Aayn Ghrah. Fontana del coruo. -

Vyed el Kaſab helù. Valle delle canne dolci, chiamate in Sici


lia canne mele,de'quali ſi fa il 2ucchero,e di queſte in quella val
le ve n'era anticamente in gran copia. -

2ruca. Vaſo che contiene acqua, ſi dice aneo BruKet elma, è


conſerua d'acqua dalla ſomiglianza del luogo.
Ghar elma. Grotta d'acqua. -

Dar el Duyeb. Caſa delle giumente,ò d'animali, eſſendo la pa


rola Duyeb generica à tutti i quadrupedi.
i Ta l'Estbal delle ſtalle, Territorio poſſeduto dallo ſpedale del
la Città. -

Diar Handul. Caſe così dette, perche v'erano anticamente ,


uiui è il capo,S origine della prima fontana, che con altre fù
condotta alla Città Valletta, di eſſa ſi diſcorrerà in diſparte nel
fine della preſente Deſcrittione.
Al Harik, abbruciamento.
Ennemtel. formicajo.
EIofret el Reg. Foſſa di tal nome.
Territorio de'Frati di S. Domenico verſo Tramontana.
Vyedel Besbies. Valle di finocchi, quiui ſono diuerſi giardini.
Fiddeni. Aratro, è la coppia di due buoi,che arano,laogo fer
tile, territorio principale del Sig. G. Maeſtro Principe.
S. Antonio tal Ghimeri. Giardino con fonte, e terreno detto
anticamente delli Gumerini, famiglia forſe, che lo poſſedeua.
Gebel tà Bieb, el Rua. Montagna, è rupe della porta, è ſia en
trata al camino. -

Campagna. Spatio publico a cui confina il giardino di S. An


tonio ſopradetto - , -

Kalaa tal Bahria. Fortezza Rocca, è ſito forte naturalmente,


doue ſia ſtato qualche luogo habitato, è ciò ſignifica Kalaa, e
3ahria della Maremma, è del Marittimo,ò perche di colà fuſſe ,
ſtato
L I B R O PRI M O, NO TI TI A VII. 45
ſtato ſolito in tempo de Saraceni fare le nauigationi per Barba
ria: indi alcune Città, e Terre in Sicilia poſte in ſimili luoghi
rileuati diconſi con l'iſteſſo nome, come Kalaa tà Ginun, quelli
che ſi chiama Calatagirone,Kalaatà xibetta, Kalaatà fimi, Kalaa
tà bellotta,Se in Iſpagna Al Kala de Henares, AlKala & altre voci
rimaſte, e laſciate dagl'Arabi. In queſto noſtro luogo è vn gran
territorio, e giardino, che danno il nome di Bahria à tutta la
contrada. Il poſto poi ſolleuato, che li ſouraſta nomato Kalaa,
è all'intorno ſcoſceſo, e nel quale ſolamente vi ſi può entrare,
per vn ſtrettiſſimo paſſo. Il piano della collina è tutto pieno, e
colmo di veſtigi di caſe, e habitationi,de'quali fin hoggi vi ap
ariſcono le fondamenta con molte ciſterne in diuerſi luoghi;
dalla parte di Lebeccio ſtà eſpoſta al mare. Il terreno alle falde è
molto fertile, aprico, & ameno, 8 con molta copia d'acque i
Quando venne in Malta l'erudito Luca Olſtenio fù da noi ac
compagnato per vedere alcune antichità dell'Iſola, e particolar
mente il conduceſſimo a riconoſcere queſto luogo, egli alle
qualità, e circoſtanze del ſito fe congettura, che quì fuſſe allo
gata quella, che Tolomeo chiama Peninſula. Ma venendo da lui
oſta all'occidentale parte di Malta conformandoci con l'opi
nione di Cluuerio, ſtimiamo più toſto la Peninſola eſſer l'ultima
parte, e coda del peſce s che figura Malta, come giunti colà por
remo in chiaro. In detta Kalaa è veriſimile, quello, che hab
biamo per ſucceſſiua traditione da noſtri Antenati, eſſerſi rico
uerari, 8 eletta per loro ſtanza quei Saraceni, che doppo la con
uiſta di Malta fatta dal Conte Ruggiero, eſpugnati, e cacciati
dalla Città, eleſſero più toſto rimaner quiuicon viuere nella pro
Pria ſetta, come fecero molti in Sicilia, che paſſarſene con gl'al
tri in Barberia.
VOcd Riri, Valle,ò terreno di tal nome.
Aargia elfiesha, cioè prato ſpatioſo.
Ta Sciaura, è ſtata ſciagura nome comune ad altri luoghi
anco nel Gozo. - .

Aayn Bierda, fonte fredda.


Kas el Cneyes, capo di Promontorio detto delle Chieſe, oue il
Boſio, 8 altri per le rouine, & anticaglie di fabriche, che quiui
erano (de quali ve ne ſono pur rimaſti alcune) hebbero opinio
ne fuſſe ſtato il Tempio celebre, e famoſo di Giunone. Ma è più
certa, e ſoda quella di Quintino, che trà il Caſtello, e la Città
Vittorioſa all'hora chiamata Borgo fuſſe ſtato edificato.
- -- - - I 2. Gebel
«s DEL LA D Esc RIT T. DI MALTA
Gebel, el Raheb. Montagna del Monaco, così detta per cagio
ne di certa figura, che in quella ſomiglianza ſembra quiuideli
neata è chiunque di ſotto paſſa per il mare. -
El Aram, Aarma vuol dire mucchio di frumento,tali al vede
reſi rappreſentano tre picciolimonticelli di terra li quali ſecodo
certa fauola di ſemplici vecchiarelle, ſi dice ſiano ſtati mucchi di
frumento impetriti, a io e io o
Samti. Territorio del Sig. G. Maeſtro Principe, così detto
dalla famiglia di Sommatino, di cui ſi crede fiſſe anticamente il
dominio d'eſo. a . º - -. . .
Aayn tal creare fonte della galera ſornice oue ſi fà la calce,
Giardino detto tà Samti. -" . - - -

Giardina una bla del Padre da tale Arabo, chhaueua


nome Nachle, cioè Palma, 2 o 3 e ci - -
Per Ponente. - o si
L'Es Kriuit.Territorio, riso - Le o ,
Vyed Gherzuma. Valle del ſarmento, faſcina, è i" di vite
col terreno contiguo, e giardino, Vno de poderi laſciati dal G.
Maeſtro de Paula per la fondatione di galere. E noi ne godiamo
durante la noſtra vita l'Vſufrutto per ſingolar liberalità di quel
Principe, che ſia in Cielo.
Miggiar Caricatore Territorio; queſto è detto il Gieueni, cioè
Interiore a differenza d'un altro, che ſtà più innanzichiamato
il Barrani. Eſteriore,
Aayn Sfuria. fontana del giallo, è da Safar, che ſuona par
tenza », .
Aayngefrà, fonte così chiamato. e

- Redum pellegrin. Redùm


con terra, così ſono chiamati ſimili
l
"
ſotterramento, è coprir
luoghi, Redim per i pezzi
di terra, e molti ſaſſi diroccati, di mano in mano in alcune »
parti cretoſe,e che ſporgono verſo il mare ſi vanno ſpiccandoſi,
coprendo, e quaſi ſotterrando. Fù detto di Pellegrino dalla fa
miglia antica, e nobile in Malta, che lo poſſedeua, come ſti-.
1m1a IſlO . - .

Kalaa tal 3Aiggiar, luogo ſolleuato, eminente, e forte, che ,


ſouraſta à quel territorio.
Ciorciara, luogo per doue cala, e ſcorre l'acqua denominata
in queſta guiſa dal mormorio che fà cadendo. - -

Kedum ta tiara, e diar, è ta fom el rieh, Redùm, è diroccato,


dietro le caſe, è della bocca di vento. -

-- - - -
-
Gineina
LIBR9 PRIMO, No Titti A v II.a ea
Gineyna tal Miggiar. Giardino del Migiarro. 2 , e ,
VedtalGineyna. Valle, è torrente di eſſo giardino con due ,
fontane. -sºlcº , , , , i
i Agar el Sarrari, luogo da carreggiare, è caricatoio
detto il Barrani, cioè di fuori, è eſteriore a differenza dell'altr
interiore. E quì Potrebbe domandarvn curioſo, che coſe fuſſero
uelle che da queſti Migiarriò Carricatoi ſi traſportauano fuor
i"
nhoggiin detti luoghi ſtenderſi i ſolchi delle carra fino alle
ſponde, e lido del mare. Riſpondiamo, eſſere ſtate pietre da .
edificare le quali da queſt'Iſola per quella Parte doueil ſaſſo è più
duro, erano per mare portate in Barberia, in quei lidi arenoſi, e
mancanti di pietre, e periciò, n'habbiamo traditio
ne, e ragguaglio d'alcuni venuti da quelle parti, li quali è piena
bocca diſſero hauer vedute fabbriche di Publici edifici, e con
iſcrittioni in carattere Arabico,chefaſio indubitata fede aſſerſta
te quelle pietre da Malta traſportate. Il che ſi può credere ſeguiſa
ſe, quando da Moro è Saraceni ella era occupata, e tirannegiata:
Aayn. fonte con valo , doue ſi dà i"à gl'animali ſotto il -

Migiarro . . .ide. -
Xedum ta Lippia. dentro del quale ſcaturiſce, º

Aedùm tà Segira, dell'albero. I


Ta Bengemma del figlio di Gemma nome Saraceno, territo
rio con giardino. -

Sebbiech contrada ſignifica Tintore.


7Nadar luogo eminente, ſublime, 8 alto da poter ſcorgere da
lungi così chiamato dalla voce Nadar Arabica, che ſuona vede
re. Ma Nadur propriamente vuol dire guardia, 3 in latino ſpe
cula, poiche in queſto, in altri trè poſti dell'Iſola vi ſi mantie
ne continuamente guardia di giorno, per oſſeruar nel mare i
Vaſſelli che da tutti i lati,e per ogni parte paſſano & in tempo di
notte i ſegnali di fuochi,che ſi fanno per auuiſoanco nel Gozo
Sciaara tal Nadùr. Campagna,e ſpatio publico. - e º

- Kallelia. diuerſe chiuſe di terreni. -


i

Gebel OOmar. Montagna è rocca di Comar Saraceno. .


Giardino tal Salib. della Croce con diuerſi altri, che colà ſono
a marauiglia belli. - º,
Tal Aaydut. Terreno dal numerare. - -
Gebel Mayn.Territorio, che pigliò la denominanza di tal no
me dall'altezza, e ſublimità di colle, parte del quale è del Con
- a ll CIltO
a
7o D ELL A D E SCRITT. DI MALTA
uento di S. Agoſtino della Notabile, º
- . .
Ghar el Sigira Grotta dell'albero. . . - - -
-

Vyed el Kleyaa. Valle di quella picciola collina. . .


Ta Mazzara. Chiuſa così chiamata dal nome di quella fami
glia, che fù rincipale in Malta. . . ae
Terreni detti tal Girerden tal Magni, ta ciliapropri nomi di
famiglie in quei ſecoli "P
riyaa. Sito forte territorio del G. Maeſtro Principe , altreſia
ce fi con titolo di Baronia, la voce è diminutiua di Kalaa.
Kolla, Vaſo tondo in queſta guiſa nomato per la figura, che
tiene queſta collina, dell'iſteſſo nome, ven è vn altra anco nel
Gozo i o e
- - Leganu, terre - - - º
Aayn Kaſab. Fonte delle canne.
- Torre Falca, ſortì tal denominatione dal cognome dvna fa.
miglia antica, e no bile in Malta ; hoggi eſtinta, da lei pigliano il
nome le terre, che gli ſono contigue, parte delle quali ſono dei
ſtinate, 6 appartengono alla fondatione del G. Maſtro de Paula,
- per fabricargalere.
Giardino al Maayſciae, di guſto,ò deſiderabile. Agnome i
che fù di famiglia Malteſe. '
El Ghimeni. diuerſe terre. º
s . .
Besbesia, di finocchi contrada !
Hal Dimech. Caſale di cui hoggi reſta in piedi ſolo il nome.
Aal Peſa, Caſale come il precedente per l'appunto.
è Tal Chanzira. della Troia, Territorio.
El Kattara, cioè colatoio terreno. -
Targia tà S. Zacchari Giardino di S. Zaccaria, in honor di
cui era quiui vna Chieſa edificata.Targia ſignifica propriamen
te vn paſſo per doue da luogo eminente, 8 alto ſi ſcende, 8 en
tra nella contrada inferiore, de'quali ſe ne veggono diuerſe in.
Malta, ſomigliante à queſto, e nel territorio di Siracuſa vn poſto
da cui pigliò il nome vin feudo di Baronia.
, Vyed e Raaſe. Valle di tremore, è ſpauento e ſecondo il ſigni
ficato Malteſe, hoggi vien nomato di diſpiaceri, è diſguſti.
- No - - - -

E quì ſi ritorna di bel nuouo à confinare con la contrada -


t Sebbiech. -

Aayn Rihana. Fonte della Mortella, Territorio della Chieſa ,


Catedrale, che l'anno 16 i s; lo comprò dalla famiglia Abela ,
--
la quale traſmigrò, & andò à ſtanzare in Siracuſa. -

Ben

º
LIBRO PRIM O, N O TI TI A VI 1. 71
2en Varrath figlio dell'Herede, è come altre volte Venerant.
Territorio anticamente tenuto in feudo, hoggi vien poſſeduto
dal Sig.Gran Maſtro Principe.
ºuda K Padre del ſuono, è del percuotere,territorio che vlti
mamente ritrouato feudale, fù riacquiſtato dal Sig. Gran Maſtro
Laſcaris, & applicato ad vna ſua fondatione per compra di ſalni
tro, munitione tanto neceſſaria alla conſeruatione di queſta im
portantiſſima Piazza, miglio, e moſchetti. -

as el Hamria, capo del terren roſſo, conſiſte in due gran.


chiuſe è riſtretti di terra,
V, ed el Aaſel.valle, è torrente di Mele, così chiamato per
ragione di certa traditione, che in qualche tempo fuſſe quiui
cócorſa vna gran quantita di ſchiere d'api le quali haueſſero eo
là nell'aſprezze, e rigidezze di quelle rocche fatto mele in tanta
copia, che fuſſe ſcorſo fino al piano della valle, la cui lunghezza
verſo il mare tira poco men di tre miglia.
Targia del Naſciaro, ſcaglione, è entrata per doue ſi cala da .
quella terra alla pianura per andare alla parte occidetale dell'Iſola.
Contrada delle Saline nuoue (a differenza delle vecchie, é anti
che) in queſte a giorni noſtri ſi fa ogn'anno quantità di ſale, che
ſi eſtrae, e manda fuori dell'Iſola, il cui prezzo tocca all'erarie
del Sig. G. Maſtro Principe. -

Di qua facciamo ritorno alla contrada della Melleha verſo Ponente


vltima parte dell'Iſola oue termina l’inhabitate.
Ghallis, contrada di diuerſe terre. - -

Vardia. Montagnuola, che ſouraſta alla cala di S. Paolo, così


nomata per occaſione della guardia di giorno, che quiui ſi fà
per iſcoprire il mare di Tramontana, ſono poſcia ſituati alle
ſpalle di queſta verſo terra i ſeguenti luoghi. -

Vyed Cannotta. Valle di quel nome molto aprica, 5 amena .


e piena di diuerſi giardini fruttiferi a marauiglia belli,e delittioſi.
Kalaa tal Abid, eminenza di collina rileuata, e ſito forte, sù l
quale (com'è traditione) in certo tempo li ſchiaui (Aabiddet
si in Arabo) fuggendo da padroni ſi fecero forti per alcuni
giorni, con animo di non ritornare alla dura, è odioſa condi
tion ſeruite, alla quale ritornarono poi coſtretti dalla fame, am
maeſtrati, e fatti per eſſa accorti della riſolutione già ſciocca
mente preſa, -

Gebel el Ghzara. Montagnuola del Giubilo Chzara vien chia


Al a CO
72 DEL LA D Esc RI TT. DI MALTA
mato quel grido de Soldati vittorioſi nelle battaglie per qualche
vittoria ottenuta: forſe che tal nome le reſtò per alcun felice ſuc
ceſſo quiu ſeguito a fauor de noſtri in qualche zuffa contro di
nemici. Per lo meno è certo quello auuenne l'anno i 565: nella
fuga,e calca, che ſi diede à Turchi, quaſi nel medeſimo luogo
dall'eſercito Chriſtiano indefeſſamente perſeguitandogli, men
P° 3. lib.
tre fuggiuano alla volta della cala di S.Paolo per imbarcarſi, nella
fogl. 7oa, º qual fattione la giouentù Malteſe, come racconta il Boſio ſi ſe
gnalò grandemente e combattendo trionfò.
28uſeudien. Padre de'Neri Contrada. -

S. Brancato. Contrada, doue ſono diuerſi giardini molto va


ghi, e colmi di diuerſe frutta.
Puales. Contrada della cala di S. Paolo, dal cui nome vien così
chiamata.
2idenia. Giardino.
Vyed Bufula. Padre della faua. Valle con alcuni giardini,che
mirabilmente l'adornano, 8 abbelliſcono.
Ghar Ghliem. Grotta del Seruo. -

Tà Safafa. del ſalce albero, quiui ſono fontane, e ruſcelli


d'acque, doue per auuentura erano anticamente piantati ſalci,
che ricercano qualità di terreno acquoſo.
Vyed Ooſe el Hida. Valle, nido del miluo, vccello di rapina.
Giardino del Puales.
Giardino di S. Martino . -

3allut.Quercie,picciolo territorio, - -

Aayn Ballut. Fonte delle quercie.


Chazerna. Giardino.
Aayn l'Estas. Fontana .
Ginental Ramla.Giardino dell'Arenale.
Acuplu. Terre.
Aayn Toffieha.Fonte del pomo, territorio, e giardino del Sig.
Gran Maeſtro Principe, queſto fù già feudo.
Sotto ſi vede vn'altro fonte detto Fauara, cioè bollore.
Xedum Sargi.
Aizebel Kieh.Butta vento, così denominata dalla qualità del
luogo ventoſo territorio della Catedrale di S. Paolo.
Aayn 2 nuber. Fonte depini -

Aayn Targia. Fonte dello ſcaglione, giardino.


Sciaarata Shetta. Campo, è ſpatio così detto.
Giardino di Sbetta.

Vyed
ALIBRO PRIMO, NO TITI A VII. 7; -

pr ed el Nahlia, Valle dell'api. - , ,


Salomone, Territorio, che pigliò la denominanza dal nome i
d'antica famiglia; hoggi è poſſeduto dal Möte della Redentione.
- Aayn tal Calcara. Fonte della fornace di calce. --
Redim el Bies. Diroccato del falcone,luogo alpeſtre,ſcoſcieſo,
Se eminente, doue ſi dice fabrichi il ſuo nido quell'vccello.
Redum el Reſceu con li ſpatij, territorio. -

Xelàm l'AscKiaK. diroccato di ſpaccature, è forſe meglio luo


go di papauero ſeluaggio, che in Arabo ſi dice AscKiK.
Aayn Aeituna, fonte dell'oliuo, territorio della Chieſa Cate
drale di S. Paolo. - - - a
lº yed Santa Maria. Valle di S. Maria, dou'è il giardino di - -- - -
uella deuotiſſima, e miracoloſa Chieſa della B. Vergine ſotto
titolo della Melleha,ſi ſcorge edificata in vna cripta antichiſſima,
già parrocchiale, e per traditrione habbiamo, che ſia ſtata con
ſecrata, come ne danno probabile teſtimonianza i ſegni delle
croci , le quali per di dentro ſi veggono intagliate nella rocca.
i Giardino ta Rapa nome d'antica famiglia, hoggi è del Con
tento di S.Agoſtino della Notabile. - - -
º Giardino d'Angarao (nome proprio) cd vna picciola fontana,
“Ciardino di S. ºlicola con fonte.
º Ghar Buthomna. grotta. e

- Vyedl Aherief valle d'agnelli e - -

- Vetà tàfoKel Redum l'EſcKaKluogo, è ſpatio ſopra quel di


roccato, si - - -

cinùstal Paragni. luoghi da cacciare, è prender falconi. -


Ghar SKalli grotta Siciliana. -
s Ghar Kiteb, grotta della lettera. -
3urgio Torre, hoggi mucchio di pietre, & oue anticamente a
addita eſſere ſtato qualche edificio di Torre.
Vyed el Charrub valle delle carrobbe.
e Ghar Bakrat. grotta delle vacche.
- Ghari Taflia.grotta cretoſa.
Marfa, luogo in queſta guiſa, d'alzare, è portare denomina
to, quì ſtà lo ſcaro della barca del paſſo deſtinata al tragetto dal
Gozo à Malta detta della Maadia, cioè del paſſagio. º
Ghar el Sefà. grotta del contento,ò allegrezza. -

Redum el Kammieh. Diroccato frumentario.


Charel Sepcha.ſopra le ſaline vecchie,grotta. -

E eccoci giunti all'Istmo, ſtretto, è anguſto terreno,frapoſto


in diſtàza di cinquecento e ſettantacinque canae ali due mari.
- i -3 - I ò ſini
74 DELLA D EscR I TT. DI MALTA
ò ſeni,de quali l'Vno riguarda è Mezzo di a Tramontana l'altro,
queſto chiamato Melleha,ò Saline vecchie,e q uello Redim Sciac
ca; e quiui nel mezzo formandoſi vin ſtagno con l'acque, che a
ſcédono,e ſcorrono d'ambile vicine colline volte l'Vna a Ponen
te, e l'altra a Leuante, entrando per vin canale à communicar
ſi il mare dalla parte di Tramontana fino allo ſtagno, ſi viene è
formare, e coſtituiril Cherſoneſo, è ſia Peniſola, di che fece men
rione Tolomeo, quando laſciò ſcritto, Melita Inſula, in qua Ci
uitas AAelite, gr Cherſoneſos, gr Iunonis Templum, 3 Herculis
Templum . Il Cherſoneſo, è Peniſola altri hanno creduto fuſſe
quella, che hoggi noi chiamamo Iſola Senglea, ma s'inganna
perche Tolomeo la pone nella parte occidentale, così ce lo
rono,
fib, a eap. 16;
sicil, antia, teſtifica,e cóferma Cluuerio H'Xserimenideſi Peninſula in occidenta
li Inſule parte ponitur a Ptolomeo,ea igitur fueritextima Inſulepars
in occaſion ſolis astiui proſpectans: quan amniculus ad Septentrio
nes verſus efficit Peninſulam. Il fiumicello, è più toſto picciolo
torrente, che s'incamina, e corre al mare nel ſeno, che riſguarda
à Tramontana, è quelruſcello ch'eſce dallo ſtagno,q uando nell'
inuerno s'inalzano l'acque, e fa il ſuo corſo per il medeſimo ca
nale, il quale peſcia quando ſono baſſe " l'acqua marina
allo ſtagno in tempo eſtiuo. La chiamò ancoPeniſola Giacomo
Par, 3. lib. 33. Boſio deſcriuendo queſto luogo nel raccontarlo sbarco, che vi
f, 694. in fine e fè l'anno 156 s. il gran ſoccorſo. Ecco le ſue parole. Comincian
695. inprincip.
do i Capitani " caricarsi per dar buon eſempio è gl'altri farsi de
neſe forza e diligenza di ridursi ad un luogo eminente, e forte, (que
ſto è la collina di Ponente) che Aſcanio della Cornia ſcielta,g elet
to hauea, paſſando in ogni modo quello stretto paſſi, due l'Iſola di
Malta nelle parti della Ailleha più ch'altraue, e di terreno anguſta
per la grandentratura, che dall'una, e dall'altra parte, quasi incon
trandosi, fanno in dentro le marine, quinci col fondo delleſcline vee
chie,e quindi con l'im trinſecaparte delſeno chiamato Redum Xacca do
ue considerauano che i nemici con poco numero digalere poste dall'una
e dall'altra parte,hauerebbono potuto con l'artigliarie, 3 in altri mo
di facilmente vietargli quel paſſo e tener quiui il nostro eſercito aſſe
diaso, g in quella Peniſola della Milleha rinchiuſo. , -
Queſta eſſendo ſtata per l'adietroluogo, e ſpatio publico il G.
Maeſtro Principe de Paula a 2. di Giugno 163 3. conceſſe all'
Vniuerſità della Città Valletta,Vittorioſa,e Senglea per non mo
ſtrarſi verſo di lei men benigno,S: indulgente di quello ſi era di
schiarato con l'altra della Notabile, nell'aſſignarle ſotto li 2 1. di
Gennaio 1628. vn'altra parte de Campi, e ſpari publici in quel
- - diſtretto
f, i BR O P RIM O, 3 èXT I g Ai VIII, 5
diſtretto della Melcha per valerſarie è bella poſta i vita e l'altra,
Communità della rendita in benefieie publico, prouedendo il
vi iſteſſo tempo non ſolo alle biſogna loro ma an cora all'astre
ſcimentò dellè biade,viticri,S: altro che ſi raccoglie nell'Iſola ei
c è "As A
se importante all'wtiltà viniucrfale, con ridurre a coltura quei ) si sa
" ſeruiuario per il raccolto de ſterpi e bruſche da 2
fuoco, come anco per paſcoli d'animali è prò d'alcuni pochi Iſol
lani, e mafimamente di quelli più vicini, che tra di loro ſi
li Sgodeuario, -
oi og -.s:a - - - i

- Vien deſcritta detta Peniſola nella conceſſione di q uell'Emi


nentiſſimo, con i termini e confini infraſcritti cioè dalla Portelli T. e sºrio..
et & N.
in détro:( così chiamano il paſſo per il quale di ſopra quell'altez,
za, quaſi come da vna porta sentra nella peniſola) com prende
dole rocche e balze che ſi trouano " la grotta Tafflia,l'altra
tal Bakrat, fino al muro di Vyed el C arrub al Redum Hamar,
cioè dell'Aſino fino alla punta detta l'Aharaſe, che vuol dire,
aſpro, e tira circondando il lido del mare fino al poſto ſeguente,
CerKeiia, à Marfa luogo del tragetto della barca dal Goxe à
Malta: indi proſeguendo con li redumi fino alla punta del loo
Cortin, Promontorio, che termina con il campo,e ſpatio con
ceſſo alla Notabile fine al giugner della Portella. 5
º Aayn tuta. Fonte del celſo,ò come ſi rauuiſa in vn diſegno
antico dell'Iſola tal fir.ieren delle tartarughe. Il ſudetto forte è
- ,
poſto quaſi in mezzo alla Peniſola, -
o ci r" - ,

- PARTE HA B E TATA DI MALTA.

- -
- - -
-
- iS .
N o T I TI A v III.
. . . - - - - -- --
-
-
-
-
-
-
- -
- - - -
-

V ſempre l'Iſola noſtra in riguardo alla ſua non molta ,


grandezza, colma, e ripiena d'habitatori. E ſe bene con la
venuta della Sagra Religione,e doppo il ſuo feliciſſimo dominio,
ella ſi può dire iabitatima , S: aſſai frequentata da molti fora
º ſtieri, che vi ſono concorſi, S elettoni domicilio,e ſtanza, oltre ,
poco meno di cento famiglie di Rodi,che fedelmente la ſeguiro
no, facendoſi noſtri coloni, tutto che all'hora prima, e doppo
6, l'aſſedio del 1 5 65.molte delle noſtre,allettate dalla fertilità,8 ab
l bondanza della Sicilia, colà ſi traſportaſſero. Non reſta per que
foche né ſia ſtata per il paſſato aſſai popolata,di che ne fà chiara
ſº º rotta vna relatione, che diede Michele Saccando de Vittoria ,
al Re Ferdinando d'Aragona, come ſuo regio miniſtro, che
d e - i
f
K 2 tù
74 DELLA D E SCRITT. DI MALTA
fù in Malta, e morì circa l'anno i 52 o, eſſercitando il carico di
Munitionero della Città, e Caſtello a mare di queſt'Iſola.
Di detta relatione,e ſuo cotenuto ſi fa mentione in vna lette
radi quella Maeſtà ſcritta al Vicerè di Sicilia a 5. di Gennaro
?Nell'Archiuio
della Gitta.
:1499. da Ocaña, oue ſi fa fede ch'all'ora in otto Parrocchie e
di Malta foſſero quattro mila combattenti ſenza quelli della Cit
tà, e ſuo Rabato, di Caſtello a mare, e Borgo, ne quali conſiſte
ua il corpo principale degl'habitatori, mentre i" dalla Città
vſciuano in occaſione di fattioni militari poco mendi cento car
ualli armati,ò in vn'altra lettera dell'iſteſſo Rè ſcritta al ſuo Am
Nel medeſimo baſciatore reſidente in Roma nel 1514, a 15. di Maggio, ſi di
Archiuio.
ce per informatione fatta dal Decano mandato ad eſſa Maeſtà,
che fin d'allora per tutta l'Iſola ſi trouauano in eſſere più di ſeſ.
ſanta Aldee, cioè Caſali, laſciando le proue di queſta frequenza,
se copia d'habitatori ne tempi più rimoti,e lontani, come in par
ticolare la teſtimonianza di Tito Liuio,il quale afferma,che nell'
impadronirſi i Romani della noſtra Città, mentre ſtaua in poter
- " , ſi ritrouarono due mila huomini di preſidio,
come ſi farà più eſpreſſa, e chiara mentione à ſuo luogo,
Ma nel preſente, prima che da noi ſi vada più alianti e ſi pro
ceda alla deſcrittione depoſti particolari di queſta parte habita
ta dell'Iſola, che termina nel ſuo littorale di Leuante, e negl'altri
di Tramontana, e Mezzogiorno dirimpetto, è a dirittura della
Città, oue ſtanno ſituate tutte le Terre, Caſali, è Ville , dequali
è piena, e colma queſta metà dell'Iſola, habbiamo ſtimato bene
dichiarare alcuni termini per notitia, & intelligenza anco de
proprij noſtri paeſani.
Primieramente è da ſapere, che la voce Rahal nel Siriaco, è
Arabo idioma, con la quale noi intendiamo chiamare qualun
que de'noſtri luoghi aperti in ſignificato di Caſale i dinota pro
priamente, e vuol dire Statione, e non caſale così ce lo inſegna
l'Arabico Chriſtiano,ò Geografo Nubienſe nella deſcrittione del
la Sicilia, intendendo per nome di Statione qualſiuoglia poſto di
luogo, ancorche da vn ſolo habitato, e di queſte ſtationi ſi co
me anticaméte ve ne furono molte diſtribuite, e diuiſe per l'Iſo
la, come ridotti per commodità degli Agricoltori per ſcampo,
e ſtanza de paſtori, 8 anco delle loro greggia, chiamate fin -
hoggi Miriehel, &in ſingolare Merhila, e quelli Rahhalin, è
Rahbal, così è quel primo habitatore del poſto accoſtandoſi, è
cóuenendo poſcia altri ad habitare,aggiungendo nuoui ridotti,
e caſe nell'iſteſſo luogo, ſi ſono andate di mano in mano am
pliando,
LIBRO PRIM o, N o TI TI A VIII, 77
liando, e creſcendo le dette ſtagioni, che ſi ſono ingrandite nel
inodo, che hoggi ſi veggona,conſeruando tuttauia il nome pri
miero, & antico di Kabal, men proprio di quello Eldar,cioè ca
ſe, che in Iſpagna diconº Aldea corrottamente eſſendo originati,
e deriuando l vno, e l'altro da Aduar, come ce lo riferiſce Luis Lib. 1. cap. 29.
del Marmol nella Deſcrittione d'Africa cioè da quelle habitatio
ti, che alcuni Saraceni tengono per l'appunto ſotto tende mo
bili per trasferirle da vin luogo all'altro,ſecondo gli tOrIla più có
modo le quali eſſi chiamano Adduari (denominatione preſa dall'
ambito circolare) nel q uale rinchiudono l'habitatione di cento,
è cento cinquanta tende, collocando, è aſſicurando nel mezo
l'armento loro di notte. Sono queſte tende teſſute di lana, e peli
di capre con tele di Palme, componendo,è intrecciando il tutto
inſieme, di che riſultavn panno sì groſſo,e ſodo, che viene à re
ſiſtere gagliardamente à gl'infocati e cocenti raggi del ſole,S al
la pioggia per grande che ſia, le vniſcono poi,3 auuicinano tal
mente inſieme, che formano come vin muro all'intorno, ne ſi
puol entrare nell'Aduar, ſaluo che per due aperture, per vna del
le quali ha l'entrata l'armento,e per l'altra l'Vſcita e queſte chiu
dono, e rendono ſicure di notte con ſpine, perche colà non en
trino leoni a danneggiarle; la caſa in buon linguaggio Arabo ſi
dice Bait. Quindi Bethlem, Betſaida, & altre voci, e termini co
muni nel Caldeo, & Ebreo, Idiomi, ch'hanno fra di loro con.
l'Arabo molta corriſpondenza, ci affinità. E noi Malteſi chia
amiamo il tetto della caſa Beit, Pigliando il tutto per la parte. Il
radicale di Aahal, e il verbo Rah, che ſignifica andare, in modo
che Rahal, vuol dire lo ſcopo,S: il termine, al quale per ſtatione
ſi pretende dal viandante,e per le leggi, 8 inſtitutioniArabiche,
s'aggiunge l'M. per poter quindi più ageuolmente formare la
parola Merhla, è pure Mirehel: ne in Malta ci mancano luoghi,
oue anticamente furono habitationi, che da noi fin hoggi ſono
chiamati con la voce Diar, per il già detto ſignificato delle ca
ſe come, Diar el duyeb,Diar Handul, Diar el zara, Deir el Bakar,
Deir el Binet, Deir el Saf, l'Abbatiata Deir, Deir limara, S. altri
molti,che à bella poſta ſi laſciano. Cosi dunque hebbero princi
pio, e furono originate le Ville, e Caſali dell'Iſola in tempo, che »
i Saraceni la dominauano, è più toſto barbaricamente tiranne
giauano, prouandoſi ch'all'hora,quando poſcia ne furono glo
rioſamente cacciati da Normanni, erano in piedi molti Caſali, e
Ville, oltre la Città, come ci vien teſtificato da diuerſi Autori, e
particolarmente per teſtimonianza di Gioſeppe Bonfiglio Iſto- P.1.lib.4f184
-
- TICO
78 DEL LA D E SCRITT, DI MALTA
rico Siciliano, il quale raccontando l'arriuo del Conte Ruggiero
in queſt'Iſola è danni de Saraceni, in queſta guiſa diſtorre. Sap
prodò all'Iſola di Malta hauedo prima laſciato Gouernatore di Sicilia
Giordano ſuo figliuolo,da cui in vano era ambita quell'impreſa, e diſ.
motato in terra con tredeci Caualieri, mentre che gl altri diſinotauano
sù palſchermi, s'azzefà con gl'Iſolani, che armati erano venuti per
vietargli il terreno, C hauendogli ributtati, e figati , e tratto una
-granpreda da Villaggi,andò con l'eſercito ad aſſediare la Città, (3 c.
Ecco fin dall'hora come verano de Villaggi e da quali ſe n'heb
bero gran vettouaglie à prò del campo. Ne perciò vogliamo
intendere, che prima de Saraceni ne tempi più rimoti, e lonta
ni non vi fuſſero ſtati ſparſi per diuerſe parti dell'Iſola altri luſo
ghi habitati vedendoſi fino al giorno d'hoggi molte rouine di
antichi edifici in non pochi luoghi, e di grandezza altresì
conſiderabile, e particolarmente per quei veſtigi, che appaio
no nella contrada di Marſa Sirocco ſecondo il parere di Filippo
sii antia.it. Cluuerio,che ſia quiuiſtata alcuna Città,ò habitatione, burlan
2.ca P. 16.
- doſi del ſentimento di Quintino, il quale vuol quel circuito,
che colà di più di tre mila paſſi (com egli dice) ſi miraua a ſuo
tempo, di reliquie di fabriche, fuſſe ſtato dell'antico, e famo
ſo Tempio d'Ercole: vdiamo le parole apportate da lui col te
ſto di Quintino. Herculis templum ad austrinum Inſula situm,
Vicum habuit, vel Oppidum sibi iunctum . Quintinus ibidem :
Aerculani templi immenſa adhuc reliquie patent, circuitu in paſſus
ter mille g vltra, in eo Inſule angulo, quem ab argumento loci pa
tria lingua Auri portum nominant. Ima pars extst in pl riſue,lapi
dum longitudinis, craſsitudiniſaue ſtupende, ſegue il Clu nerio.
En, quis temere crediderit, vnum templum tria ampliàs milia paſ
ſuum occupaſſº? Nugae ſunt. Vicus erat circa portum pºſtus. E poco
più appreſſo volendo il Cluuerio dimoſtrare, che l'habitation,la
grandezza e magnificenza degl'edifici; in Malta non conſiſte
uano, ne ſi riſtringeuano nell'anguſtie d'vna ſola Città; ma ſi
ſtendeuano anco in altri luoghi dell'Iſola, ſoggiugne. Ac Dio
dori verba, que ſupra perſcripsi integra, vbi depulchritudine, ma
gnificentiaque edificiorum agit, non ad unum Oppidum Melitam,
2

ſed advniuerſamſpectant Inſulam. - -

Queſta parte habitata di Malta, dalla Città verſo il lido Crie


tale, habbiamo ritrouato in alcuni diſegni di Girolamo Caſſar
Ingegniero Malteſe,eſſere ſtata diuiſa, e diſtinta in due altre par
ti cioè a dire vna del 27eitùn verſo Leuante, l'altra dell'Aaraar,
da Marſa Muſcetto fino tutto il territorio di Bircarcara , cioè
- - quella
1. I B R o PR IM O, NOTITIA VIII, 79
so
èº quella degl'oliueti, e queſta del ginepri, de quali anticamente ,
fili quiui era gran copia,è abbondanza, e benche eglino non ſi ri
trouaſſero per tutta, vollero nondimeno quei primi, che così le
º iſ denominarono,che i due luoghi più principali deſſero il nome a
lº ſh)

ti pf
à tutto il rimanente. Proſeguendo adunque la deſcrittione in,
l

Uſl
queſt'altra metà dell'Iſola dobbiamo ritornar, e farci di nuouo
da capo, cominciando à bella poſta dalla noſtra Città, e ſuo di:
) jº ſtretto per cidurci poſcia a finire terminare il reſto verſo Leuáte.
h:5 . Per tanto diciamo,ch'ella hebbe da Saraceni il nome di A4e
lal)
)Il 1.
dina, per antonomaſia, nome generico,e comune anco ad altre
Città, come ſarebbe a dire, in Iſpagna Medina Celi, Medina de
lº Rioſecco, Medina del Campo, M" Sidonia, &altre diuerſe, S.
ne i
l l in Africa al Medina di Dn Kela,al Medina di Eſcura nel Regno di
lI..
Marocco, 8 altre d'auantaggio. Contiene, e racchiude queſta -
pi Città col ſuo Borga detto Rabato à lei congiunto, cinquecento
litº ſeſſanta cinque fuochi,e due mila ſeicento,e vent'vn'anime,con
riº forme al computo, e ruolo fatto nell'anno 1632. per ordine del
lº Duca d'Alburquerque all'hora Vicerè di Sicilia,dal Bagliuo Fra ,
Don Carlo Valdina con aſſiſtenza del Dottor Santoro Baua pro
curator Fiſcale in quel tempo del Regio Patrimonio, mandato
in Malta a queſt'effetto il quale ſeguiremo pur hora per eſſer l'wl
timo nel dar contezza defuochi,e dell'anime, dei luoghi habi
tati, come habbiamo fatto altresì nei già deſcritti di ſopra. In
maggior numero ſenza comparatione alcuna ne'tempi paſſati
furono gl'habitatori della noſtra Città ſminuiti, e mancati con
la fondatione dell'altre, che appreſſo ſeguì nel ſecolo paſſato, co
me per ordinario auuenir " alle Città antiche, da quali mer
cè le nuoue vicine, vanno inſieme con lo ſplendore, e magni-A si
ficenza, tuttauia ſottraendo gl'habitanti di eſſe. Anzi queſte º
iſteſſe, alla fine, non che le perſone, è le caſe, merſicate da vele
noſi denti del tempo à poco a poco s'intiſichiſcono, muoiono,e
s'inceneriſcono; onde à ragione potè dir Seneca. Nihil priuatim, Epift. 91.
nihil publicè stabile eſi; tam homina,quam Vrbium fata volutantur.
E Torquato Taſſo. Gier, ſi lemms ,
liberata» cant.
Giace l'alta Cartago, a pena iſegni, 15:ſlanz 2o.
Dell'alte ſue ruine il lido ſerba.
Auoiono le Città, muoiono i Regni. -

Ghar KibirGrotta vaſta, e grande. In queſta cauerna ſi ſono


ricourate ad habitare in diuerſe ſpelonche alquante pouere fami
glie al numero di ventiſette,e di cento, e diciaſette anime, quaſi
la maggior parte Paſtori, è Pecorari, per occaſione del vicino
ſpatio
8c DELLA D E SCRITT. DI MALTA
ſpatio, e campo publico, per commodità, che vi hanno da far
paſcere l'armento,e loro gregge. -

CASALI DINGLI, E TARTARNI. Dingli così chiamato dal no


me di famiglia Malteſe, ſotto queſto Villaggio ſono anco com
preſe alcune poche caſe d'vn altro caſalotto detto Tartarui,non
lungi da Monte Verdala, ſtanziano in ambedue, trecento, e
trent'otto anime, in ſettanta cinque caſe. -
as el Hamria. Capo di terreno vermiglio vicino al Canoni
cato di Ghar Barca: quiui ſi vedev n pozzo d'acqua viua molto
profondo chiamato Ras el Eryan,cioè a dire capo delle fon tane,
impercioche ſi tiene,che colà ſia la ſcaturigine principale e capo
de fonti di quelle contrade non molto lungi dalla Città,e che in
qualche tempo eſſendoſi fatta certa ſperienza (come ſi ſuole)
con olio, e morca ſia poſcia ſtato riconoſciuto il ſegno in altre
fontane anco diſcoſte da queſto luogo; inditio ben chiaro del
la dipendenza è corriſpondenza con quello . -
Fom, el TiKan. bocca delle fineſtre e -
Ta Seguna,
- -- - v -
-
- -
- - - - -
- -

Tà l'Abbatia tà Deyr. - - e ti
Ta Ciaa Ki, ſaſſoletti, è breccie. - - -
- 2 - - I
-
-
Tà Barriera. - - - -

Bir Szegrella. Pozzo. d'acqua vita, tenuta da noſtri antenati


cotanto ſaluteuole, che la dauano à man ſaltia find à i febrici
tanti, era vina di quelle del condotto della fontana, che veniua ,
alla Valletta,hoggi non viene più efà quindi tolta per le cagio
ni,che ſi diranno, è aſſegnaranno nel diſcorſo di detta fontana.
Gharyeſcem,e Tabia. Territorio con giardino, feudo,ch'hoggi
vº. s poſſiede la Caſa Caſſia. º iri e r rio - o ſi
Aayn Hammem. fonte debagni, ſcaturiſte non molto diſco
ſto dalle mura della Città per la parte di Maeſtrale e ferue di pu
blico lauatoio à prò è commodo de paeſani, i nº -
NEKRIET. Luogo è queſto diroccame con poco di terra in
diuerſe parti di quello, il quale per eſſer publico fa benignaméte
conceſſo nella maggior quantità a pouere famiglie per edificar
ti caſe, con vn picciolo cortile in ciaſcheduna, le quali hoggi
ormai ſono in numero, che formano vin caſalotto di cinquanta
cinque fuochi, è è habitato da ducento quaranta due anime.
i Aaya Clieb. fonte decani , giardino con terreno, 8cvna ben .
commoda caſa da villa, il tutto podere dipendente dalla fonda
tione laſciata dal G. Maeſtro de Paula per fabrica di galere. Il
fonte forti la denominatione da cani,ſuppoſta la traditione, che
- -- - iſl
LIBRO PRIM O, NO TITI A VIII. 81
in queſto luogo ſi ſia fatto da Chriſtiani vn crudo,ma giuſto ma
cello degl'empi Saraceni ſgridandogli, e chiamandogli cani in
quella fiera pugna, e duro conflitto, di cui ſi diſcorrerà più auan
ti à ſuo luogo -
- Gebel tà Saluatur Montagnuola denominata così dalla Chic
ſa quiui ſopra edificata,ſotto nome,e titolo del Saluatore,
i Aayn Pietro. Fonte di Pietro.
El Hafet. due pezze grandi di terra,così nomate da Haf, che
ſignifica " o tapeto, " , che quelle ſiano così diſteſe, e
iane; ma forſe meglio, che ſiano dette l queſto vocabolo Haffe,
che vuol dire eſtremità,ò confine dvn terreno ad vn'altro, cioè a
dire quella ſeparatione, è diuiſione frà l'alto, 8 il baſſo.
Tà Zilla. Giardino che fù poi chiamato di Corogna, poſcia di
Perdicomari padroni di eſſo; la caſa ſarebbe più vaga e delitioſa,ſe
foſſe ſtata fabricata nel ſito più ſublime, 8 eminente, è non in quel
baſſo,e paludoſo poſto, , º -
- Ginen elferes. dio del Caualiero, è ſoldato a cauallo deno
minanza reſtatali dall'Arabo, e nell'Idioma Spagnuolo la voce
Alferez, vuol dire il porta Inſeggna, à Bandiera di qualche compa
nia de Soldati chiamato i" anco da gl'Italiani Alfiero. Queſto
f" ſuole anco chiamarſi Giardino delle due " cagie
ne di quelle che ſcorrono ſgorgando l'acqua in due vaſi all'incon
trovna dell'altra allogate in vn cortile coperto già da gl'alberi 5 C
dalle pergolate, che lo rendeuano ombroſo, e freſco. Fù il pode
re della caſa di Naua, l'arme, lei ſi ſcorgeua in vna delle due fon-a di
tane con vn ſcritto, che dicea. Omnium rerum est viciſsitudo,hog
gi è poſſeduto dal Sig. G. Maeſtro Principe, - -

Aayn Cayed, Fonte del Giudice,indi ſi chiama Alcaide il Giudi


ce, è Caſtellano di fortezza in lingua Spagnuola, nome deriuato
dall'Arabo,è ſituato quiuianco vin belliſſimo giardino,che fù an
ticamente della caſa Calauà,l'arme della quale fin'hoggi è colloca
ta ſopra la porta, e nel di ſotto vi ſi legge Limen ingredere letus.
Ginen el Soltan. Giardino del Rè, o Principe, di cui è hoggi in
ſieme col precedente. -

L'Estorioli terre così denominate da vna famiglia per origine e


Meſſineſe, ehe in quei tempi le poſſedeua. - - -

Aayn Collia, Fonte di tutti, è commune, il che par che ſignifi


chi la voce Collia.
Ginen tà Sandar Giardino chiamato con quell'agnome, che
fù già vn tempo della famiglia Vella. -

Giardino di S. Lucia. v

L. Td
82 DEL EA D E SCR I TT. DI MALTA
- -- - - , - - r- - - - a r e -- - -

- -
Tà Giregia, è Giardino di S. Aleſſio; Gergiar,è ſignificato, d'vli
- º » 11 - -

ue, che doppo l'eſſer ben mature cadono dall'albe


- --
ro.
- -- - -
Gebel Ghrab, Montagnuola del coruo.
El Mitarfa, Collina così detta, perche ſembra che quaſi ſpor
ga in fuori dal termine, è finimento, quiui è vn beneficio eecle
ſiaſtico, come anco la Chieſa di S.Nicolò titolo d'vn canonicate,
il ſito ſta dirimpetto alla Città Notabile per Ponente, tramezzan
doſi vna vallicella, nella cima, e ſommità della quale ſi crede ſia .
ato anticamente il Tempio di Proſerpina fregiato, 8 adornato
già di belliſſime colonne ſecondo atteſta, e ne fà iede l'Iſcrittione
- - - - - . .. V N .
colà ritrouata in vina tauoletta di marmo, e di cui ſi darà più am
-
- - - - - - - -
º - - - - - -
-

pio ragguaglio a ſuo luogo con maggior chiarezza. Pºi


Kibur elihut,Sepolchride Giudei ſopra la medeſima collina allo
gati in ſpatio publico ſe ne veggono alcuni fin'hoggi citiati nella
rocca viua con titoli, e lettere intagliate in carattere Ebreo, li
quali paleſano il nome del defonto quiuiracchiuſo in quei ſepol
chri, e luoghi veniua data anticamente ſepoltura à gl'Ebrei, che
habitauano nella Città, e ſuo Rabato pria, che dal Rè Ferdinan
Dec, 2. lib. 9. do il Cattolico nell'anno 1494.e ſecondo Fazello nel 1492. com
cap. I I, ſomma prudéza,dal Regno
o
di Sicilia, da Malta, e da altri ſuoi ſtati,
Appare dell'eſt fuſſero ſcacciati con grandiſſimo lor vituperio, e con ſomma ,
pulſione de'Giu
dei da Malia ne vtiltà di tutt'i Dominij di quella Maeſtà mai ſempre inuitta.
gl’atti di Not. Ta Kangu Terre. - - - - - -
Giacomo Sab- .
b. ra all'4 720, Ginen Chira da Chayr, cioè a dire buono, è fertile. e ..
" N. Tafia Cretoſo Terreno. N.

Giardino della Venerabile Aſſemblea ,ſotto le mura della Città.


58eneficio di S. AMargherita. – i - - -- -

-r

Zucana nome compoſto di due voci Bù, e Cana,la prima ſigni


fica padre, S origine, per denotare con l'altra congiunta ſecona
uer in ſommo grado qualche qualità, accompagnandoſi nell'Ara
bo con moltiſſime parole compoſte, che cominciano dal Bù; in
din habbiamo altresì nel Malteſe le parole Buhagiar, 3ughaddas,
Bu Eeeriyen, Buaad bam, Bu Krey Ka, Pafula, 'Bumon Kair, & in fini
l - - - -

te altre. E Cana vuol dire condotto d'acqua ſotterraneo, e quello,


che ſi dice in latino Tubus, di qualunque materia,che ſia, ſi pigia
e s'intende poi per tutti quei luoghi, di doue ſuol paſſar l'acqua ,
come ſono quelle aperture, che ſi ſogliono è belli poſta laſciare ,
nelle muraglie campeſtri, perche l'acque da quelle pollino libera
1m e1lte ſgorgare,e non habbino il corſo impedito. E perche il tCi –

ritorio di Bucana ſoggiace à riceuere tutte l'acque, che dalle parti


ſuperiori del Fiddemi, e di altre, che vengono è sboccare in eſſo,
quaſi
LIBRO PRIM o No TIT1A vIII s;
di quaſi in canali per tramandarle nel baſſo, quindi fu detto Bù Ca
na, nel reſto poi quel territorio, è nobil feudo con titolo di Baro
nia molto antico nelle famiglie di Malta, hoggi ſi ritroua in quella
ſi: Deſguanez.obligata perciò al ſeruitio militare, -

CCcº Tà Veneſia, fertile territorio così chiamato. i


ll Cli) Hemſia, fù già per l'addietro nobile,e principal feudo dell'Iſola ,
sitº vltimamente comprato dal Gran Maeſtro de Paula, applicato,
lei. 8: incorporato alla ſua fondatione per fabrica di galere,hebbe quel
lorni nome da gl'antichi,forſe perche era molto atto,e buono per ſemi
fitti narui de ceci, che ſi dicono Hemmes, benche da altri in alcune
pie ſcritture venghinomato Tomisia.
Terre della Mantia. -

Altre della Maddalena, e ; -

Tà Pons con altre ſotto il palagio della Città, che ſono del
Principato. .
Dueuer. Terre, che pigliano la denominanza dalla forma circo
lare, che tengono. . . . -

SaKKaia, terreno con horto, in cui cadendo lo ſpandente dell'


abbeueratura ſortì il nome di Sak Kaia. , -- -

Diariel Zara. caſe de ſeminati, territorio. s - -

- Tà Dolf territorio parimente. Dolf, è vna ſorte di pianta, che s


naſce nelle valli lungo il corſo d'acqua creſce, e poggia in alto con
molti rami di cinque in ſei palmi chiamata Lapazzo.
- E quì par che finiſca,e termini tutto il diſtretto de'campi,eter
reni ſituati ne contorni della Città.
Prebenda. del canonicato di S. Giacomo.
Xti,
Tà Rimiedi. Terre di color di cenere,da cui preſero il nome,ch'
appartengono al cumulo della Carità, - -

aſiº Tà Ailit. Territorio. - -

col: - CASAL MOSTA. Volendo noi deſcriuere il Caſal Moſta, è da


clº ſapere che contiene fuochi,ò caſe trecento, quaranta quattro, e
Bi; ſº
mille, cinquecento ſettanta noue anime. Nella militia però ſog
bili giace alla Capitania della Terra Naſciaro, alla cui parrocchial
iniº Chieſa nello ſpirituale, è cura d'anime, era anticamente anco ſot
topoſto, ma nel tempo, e gouerno di Monſignor Gargallo, fi
ſi pigº ſmembrata la ſua Chieſa, eretta in parrocchiale. Erano gl'habi
C que ratori molto più comodi pria che ſaccheggiati fuſſero all'impro
ſtigiº uito nel 1526.da certe fuſte de'corſari, liqualihauendo fatti ſchia
librº ui fino al numero di quattrocento, per ricattarſi, i miſeri furono
e il coſtretti a vender i loro terreni, che poſſedeuano nel proprio di
nºſi ſtretto con rimanerpoueri,come di preſente ſi ritrouano. -

e L 2 Andar
ai
s4 p ELLA D E scRITT DI MALTA
Andar,ò Baidar el Blat.Pianura diroccami,ò Aia,detta da Latini
Area,nel qual luogo da Turchifà piantato lo ſtendardo reale nell'
anno 1565. per ritirar, e richiamar la loro gente,ch'à gran paſſi
fuggia perimbarcarſi,doppo hauer abbandonato l'aſſedio con lor
ran dolore,e ſcorno. -

Figura. Imagine della B. Vergine, che quiui è in vharocca di


pinta à freſco. - , i ; - -- - -

Aal Meyn. Caſalotto così chiamato anticamente,di cui hoggi


dì è rimaſto ſolo il nome.
Gebeltà Santa Margarita. Montagnuola denominata dalla
Chieſa,che quiui in honor di sì glorioſa Santa è fabricata. -
Ezzaatar campagna, è ſpatio publico, 8 altre terre dell'iſteſſo
nome, chiamate in tal guiſa dall'herba ſatira, o timo, che vi ſi
r

raccoglie. e :- - -- - -- - - - - - - -- - - - -
-
--
-
-
- -- -
--
-

Guedia tà S. Maria, luogo così nomato per vna Chieſa della


B.Vergine noſtra ſignora,e padrona. . .
Hal Dheef Caſale del macilente, ò debbole, hoggi ſenza habi
tatione di ſorte alcuna. -
TERRA NASCIARO. E ſituata queſta Terra in poſto eminente,
vno de migliori,e di più buon'aria, e di più vaga, e delitioſa viſta ,
di tutta l'Iſola, quiui in vna Torre, che ſcuopre, e rimiratui e la
parte di Ponente, e Tramontana, riſiede vn Caualiero Capitano
di quella militia che comprende d'auuantaggio il già detto Caſale
della Moſta,è il ſeguente di Ghargùr il nome della Terra ſi deriua
dal verbo Naſciar, che ſignifica ſegare ſi che Naſciàr vuol dire
ſegatore. I fuochi di lei non ſono più di quattrocento,e trenta
cinque, li quali contengono anime due mila, 8 ottantacinque, gl'
huomini d'arme di tutta la Capitania ſono poco meno di ottocen
to, onde ella è perciò in molta conſideratione, e vien arrolata frà
le principali. Gli habitatori di eſſa (alla quale hoggi ſi ritrouain
neonairmeria corporatovn Caſalotto nominato Muſelmet,) ſi vantano,e ſiglo
º 3 lºsſeº riano eſſere ſtati i primi,che riceueſſero ilSagro Batteſimo e la vera
fede di Chriſto per mano del glorioſo Apoſtolo S.Paolo,come i più
vicini alla cala del ſuo naufragio,e sbarco. Laonde aſſeriſcono eſſer
la voce Naſciar corrotta da Naſſara, cioè Chriſtiani per eſſer ſtati
i primi Chriſtiani dell'Iſola. ; - -

Sciaara talbieb Naſciar poſto,ò ſpatio dell'entrata al Naſciaro,


oue è deſtinata vna guardia. -

Torre del Capitano.


Gebeltà S. Pietro, Montagnuola,doue ſi ſcorgevn Tempio fa
bricato nelle rocche dedicato a quel gran Cam Pione di S.Chieſa.
- El
LIBR O PRIMO, N o TI TIA VIII. 8; e
El Maatab. Sortì tal denominanza dal mal paſſo, è ſcabroſo
camino, quaſi, che faccia zoppiccarquelli, che vi capitano.So
no in quel contorno diuerſi giardini, e terre colme tutte d'oli
ueti, e vigne, e - - - - - , - -

Chieſa della Madalena feliciſſima penitente. - --


- Vyed di Caſal Ghargur. Valle. -

El Cortin, nome comune a tutti i promontorij. - - - - -:

- CASAL GHARGVR cioè di Gregorio. Nella Militia è ſoggetto alla ,


Capitania del Naſciaro, ſi dilata in ducento trenta due caſe, e
contiene mille è ducento anime. Y
Valle ſotto la Chieſa di Santa Maria dettata 2 ellieKa, perche a
il ſuo pauimento eſſendo molto laſtricato, pulito, e liſcio, Sz al
quanto pendiuo, facilmente vi ſi ſdrucciola. In queſta vallata ſo
no molti giardini d'aranci, oliueti, ficaie, e diuerſe altre ſorti di
alberi. - - -,
Vyed el Dis.Valle così chiamata piena ſimilmente, e ricca di
giardini, d'alberi, d'oliueti, vigne,e di gran quantità d'amandorle,
e carrobe.- - - - e º -

El SciueKt. Territorio delle ſpine, ma hoggi dall'induſtria dei


paeſani, è tutto piantato dell'iſteſſe ſorti d ieri accennati di ſo
ra, e con molte vigne, che vagamente l'adornano.
El Sue Ki. Territorij così nomati dal radicale Se Kia, cioè a dire
lenze, tauole, e quartieri, come quelle degl horti, che ſogliono
ſouente inaffiarſi, perche poſcia rendino il deſiato frutto, benche
propriamente SeKia ſia il condotto, ò canale per doue corre l'ac
qua; E quì continuano li giardini, e vigne, che tuttavia ſpeſſeg
iano con diletto de riguardanti, e molta vtilità dei padroni.
Vyed el GhamiK. Valle profonda tutta ripiena d'alberi, e pian
tata con vigne, che la rendono maruiglioſamente bella.
Vyed Amer, nome proprio di Saraceno. Valle pure fertile di
giardini, e medeſimamente denominata da A4 aammer,che ſigni
fica habitata. -

Vyed el Klil.Valle di Roſmarino,ma hoggi d'ambe le parti ame


na,e feconda d'alberi,e di viti, che producono frutta ſaporitiſſime.
- Birel Hut. Ciſterna di peſci, quiui ſta ſituata vna Valle di tal
nome con Chieſa dedicata a San Giorgio, e ſi ſcorge vagamente º
fregiata, e piantata d'alberi è guiſa delle precedenti.
i yed Hal AAàn. Valle di Caſal Màn, pur campeggiano molti
giardini d'amandorle,carrobbe,e fichi al guſto molto diletteuoli,
CASALE MANNA. E sì picciolo, queſto Caſale, che non
mette in eſſere più di noue fuochi, contiene anime ſeſſanta ſei. Il
IlO In C
86 DELLA D E SCRITT. DI MALTA
nome ſi crede, che deriui dal cognome di qualche famiglia ,
poiche frà l'altre Chieſe ven'è vna ſottotitolo dell'Aſſontione della
B. Vergine, altrimente chiamata di la Manna. Nella militia
ſoggiace alla Capitania della Terra di Bircarcara, e nello ſpiritua
le ſta vnito alla parrocchiale di Caſal Artard come à ſua matrice.
Ghadira di Torbet Gharfagna Sta gno,ò pantano di tal nome,ſer
ue à noſtri tempi di publico lauatoio. Torba ſignifica ſepolcro.
CASAL BORDI. Altro picciolo Caſale ſoggetto pure nella mili
tia,& anneſſo alla capitania di Bircarcara, e nella cura d'anime alla
Chieſa di Caſal Attard, contiene fuochi diciotto, 8 anime nouan
tadue. Bordi ſignifica giunco marino.
Ghadira tal bordi.Stagno ſerue anco di lauatoio à gl'habitanti di
quel luogo - -
-- - - -
-

Miſrah Cola, Piazza di Cola. Vien detto da Malteſi Miſrah,


quel piano, è piazza, ch hanno ne Caſili , doue ſi riducono ne
giorni feſtiui à diuiſar frà loro ; hoggi in queſto piano ſi veg
gono piantati diuerſi oliueti. s
Vyed el Hemsta. valle dal nome di territorio, è feudo così chia,
mato, di cui ſi fece mentione di ſopra,
Chieſa di S.Agneſe. i -
- -

La figura. Imagine della B. Vergine in vna nicchia nella viua


rocca dipinta. - - -- - -

. Altro luogo chiamato Diar el Zara. caſe del ſeminato con alcu
ni ridotti d'acqua. - - -
S. Martino con le valli, intorno, che lo circondano, 8 abbellis
ſcono. - - -

Vyed Enzita. Territorio del Monaſtero di S. Pietro della Nota


bile . - - - -

Tà Bert. Territorio. - -

CASALE ATTARD. Viene in queſto compreſo vn Caſalotto


chiamato Hal Varda, cioè Caſale della roſa,le cui caſe ſono hog
-
gitalmente vnite & incorporate con quelle del maggior
v - - - - co e, che
quaſi piu non ſi diſtinguono. Egli poi vien così chiamato - -

dal no
-

me d'vna famiglia Miteſe, originaria dal medeſimo Caſale ,


hoggi trasferita in Sicilia nella Città dell'Alicata, doue nobil
mente viue con vna Baronia in caſa. E ſituato quaſi nel mez
zo del camino della Valletta alla Notabile. Nella militia ſi tro
ua ſottopoſto alla Capitania di Bircarcara. Le ſue caſe compon
gono il numero di ducento cinquantaſette, e l'anime aſcendo
no à mille ducento diciotto. Si vede da alcuni anni in quà orna
to d'vna belliſſima fabrica di Chieſa, e d'vna caſa, che vi feedi-.
ficar
; LIBRO PRIMO, NO TITI A VIII. s;
ficar il Dottor Giacomo Muſcato nel luogo dou'egli nacque ,
huomo per il carico, che ha eſercitato di Conſultore del S.Officio
molti anni ſino alla morte e per la ſua dottrina, e bontà di vita ,
d'honoreuole memoria. (Y -

Vyed el Seuda. Valle della nera.


Giardino tè Vyedenzita, d'eſquiſite,e ſaporoſe frutta.
Terre tà Bſcirun. Vyedel Mafu. Valle,
Stagno detto ta Sirina, Chieſa di S. Andrea.
Terre tà Baiadha. Ghadira, ſtagno, lauatoio.
S. Martino ta Nitta. Chieſa.
Terre dette ta Trapani, parte e membro di quelle del Monaſte
ro di S. Benedetto di Catania. - -

Vyeeel Rahal,faccia del Caſale Chieſa di S. Paolo. - -

Ginien Meluieh.terreno. Tberrini. Terre. -

Vytd 2 embuc. valle del ſambuco, - -


Eſcimieſci, ſolari. Terre del Veſcouado. - - -

Tà Ruyeg. Terre del Canonicato di S. Biagio.


Chieſa, titolo del medesimo ſanto. - -

Tabria Tiberiade. Territorio feudo nobile con titolo di Baronia,


che fù conceſſo nell'anno 1 3 1 5. dal Rè Federico ad Artaldo de ,
Barba, hoggi è poſſeduto dal Barone di Fringintini della Città di
Noto della nobil famiglia Deodato, e Landolina. -

Vyedtà Deyr el Saff. Valle denominata in queſta guiſa dalle ca


ſe. Saff, ſignifica ordine, e diſpoſitione, è purificare, hoggi co
munemente chiamata della Tabria per doue correndo vin ruſcel
lo d'acqua, che ſgorga dal fonte della Cantra, cioè Arco, che qui
ui era anticamente, ſopra del quale trapaſſata, e con li ſpandenti,
e riuoli dell'acque del Boſchetto, ſi rende queſta vallata a gl'occhi
de riguardanti molto vaga delitioſa, e copioſa inſieme di diuerſi
giardini, e vigne abbondanti di rare, 3 eccellenti frutta. In que
o luogo godevna nomata Testaferrata non inferiore all'altre ,
vn mio nipote con caſino fornito di tutti gli arredi e commodità
di villa diletteuole (podere de ſuoi Antenati.) Il ſito la coſtitui
ſce più amena,e godibile; percioche quiui,e ne vicini giardini ſi fà

! la principalcaccia di beccafichi, di tortore, tordi, ed altri vecelli


ſe
di paſſaggio à ſuoi tempi,hauendoui fatto piantare lungo il corſo
" ua vna quantità d'alberi di pioppo,e di diuerſe altre ſpecie,
che formano vn vago, &ombroſo boſchetto, & vltimamente con
la condotta dell'acqua Laurentina, in eſſa vigna, per libera gratia,
e con decreto dell'Eminentiſſimo Sig. G. Maeſtro Principe mio
Signere,e del ſuo Sagro Conſiglio compito ella rieſce aſſai più deli
-
, - tioſa
-

ss DELLA D E SCRITT, DI MALTA


tioſa; onde mio Nipote per eſprimere il grand'obligo, &humiliſ
gſima diuotione verſo l'Eminenza ſua colà nel muro del caſino ha
fatta porre la ſeguente iſcrittione e memoria.
D. O. -- M. V -

- - Di ' . . ,

SER E NISS. LA SCARI MA GNO. MAG.


AD EPTO PRI N CI P A TV, -
NO TAB IL E M V RB E M I I I N O N O CT O B
A V S P I CA T O IN GR E D 1 E '
I A CO B VS TE STA FER RA TA D E ROB ERT I S. V, I. D.
- -

EIVSDEM VRBIS P RAE F E C TVV S, ET IVSTITIA RIVS ,


PER PETVAM E O E I l T A TEM EXO PIANS
- - -

º AN. DOMINI MDCXXXVI.


-

. - - . . . . . -

Zlat el Kamar. Roccami della luna così detti, perche quiui in


terra nella viua pietra ſi ſcorgevna figura di quel Pianeta.
Torre di Saguna, - e
TERRA zEBBVGI. Queſta è la maggiore di tutte l'altre ben.
habitata, fornita di botteghe d'artefici di diuerſe profeſſioni, e di
famiglie molto commode, i cui habitanti trattano principalmen
te, e ſi eſercitano nel trafico di bambagia, e filato , s'è poſcia au
uanzata, 8 ampliata in modo, che hoggi vi ſi trouano vniti,3 in
corporati due piccioli Caſali, chiamati 'vno Hal Muſci, l'altro
Hal Duìn; vi ſono caſe di mediocre bellezza, & alcune, che po
trebono garreggiare con quelle della Città, e principalmente vna
magnifica Chieſa ſotto titolo, 8 inuocatione di San Filippo d'Ar
girio. Contiene fuochi quattro cento cinquantaſei,è anime due
mila ſettanta quattro. Gli uomini d'arme aſcendono poco meno
ch'à ſeicento, ſoggetti al Capitano della Città Valletta, il nome º
della Terra, che dinota oliue ſeluaggie, potrebbe ſere per auuen
tura, che deriui dall'eſſer ſtato il luogo forſe abbondante di que
gl'alberi al tempo de noſtri antepaſſati. - i
Rabàta Szaarura. Terreno dell'Azzarolo. 2 -
# di Santa Maria tal Chilas, cioè della liberatione molto
diuota, e freq uentata dai fedeli, - - - - -

Hal mule. Caſale del ſignore, hoggi è rimaſto col ſolo nome,
Tà Arràm. terra così chiamata da i mucchi de grani, -

Ghar Elma. Grotta d'acqua. Vyed el Berbri. Valle,


Tal AAaaiiec, dello ſtorto. Terreno,
Airehel. Contrada di greggia,ò armenti.
Chieſa del Saluatore con terreno, Chieſa di San Nicola,
Torre, e Giardino di S. Antonio; fatti già fare dal Signor Gran
Maeſtro de Paula per ſuo diporto,ampliando vn luogo,che quiui
haueua prima della ſua promotione con più quartieri e terreni, ne
li quali
LI B R o PR IM o, N o TI TI A VIII. ss
- quali tutti fece piantare d'agrumi,e d'altri alberi d'eccellenti, e ſa
poroſe frutta portate dalla Sicilia,dalla Fracia, e da altre parti d'Ita
lia. Fù queſto luogo abbellito con diuerſi edifici, 8 in particolare
d'vna riguardeuole Torre accopagnata, è arricchita di tutte l'offi
cine neceſsarie ad vm regio,e vago palagio al pari di qualunque al
tro,ornato ci belliſſime fontane d'acquaviua,la quale s'incamina,
e và à verſare in due gran vaſche, è peſchiere prouedute,e ripiene
di molti peſci di fiumi, laghi, e ſtagni, che fevenire da Sicilia. Il
luogo è ſtato poi laſciato dal medeſimo G. Maeſtro anneſſo &vni
to,anzi per capo,alla ſua fondatione per fabrica di galere, in ſerti
li
gio della ſua Hnuittiſſima, e Sagra Religione. -

CASALE BALSAN. Queſto nome ſignifica eſſattore di datio, è


tributo, è ſoggetto nel militare alla Capitania di Bircarcara,e nello
ſpirituale alla Parrocchia dell'iſteſſa Terra; contiene fuochi centa
quaranta,Scanime cinque cento, 8 ottantaquattro. Tutto il ſuo
contenuto,e diſtretto cagiona,e rende vina viſta molto vaga,eſſen
do da ogni parte colmo,e pieno d'alberi d'oliue, amandorle, e car
robe, non n en che l'altro del ſeguente caſale, verdeggiante, apri
co,3 ameno. Ond'hebbe occaſione vn perſonaggio foraſtiere ri
mirando queſta contrada,di lodargl'habitatori d'induſtria, e dili
genza, in riſguardo d'altri terreni, ne'quali potendoſi da padroni
piantar alberi (eſſendo per ſeminar poco atti) li laſciano aridi, e
ſecchi ſenz'alcuna verdura, mercè alla traſcuraggine loro. Il no
me di eſſo Caſale vien'originato ancora da famiglia Malteſe.
CASAL LIA. Di queſto ſimilmente v'è in Malta vin'altro co
gnome. ll caſale poi è vno delli ſottopoſti al Capitano di Bircar
cara nel militare. I fuochi che contiene ſono ducento diciotto, e
l'anime mille cento ottantaquattro; tutto il ſuo contorno ver
-
deggia per la moltitudine, e gran
- è copia d'alberi, che in quello
piantati ſi ſcorgono e -

i cdtà Hal Lia. Valle del medeſimo caſale piena di diuerſi


giardini, che d'ogni intorno la circondano. - - - -

: Chieſa di S. Michele Inuittiſſimo Principe della Militia celeſte.


Aarar. vm gran patio campo, è contrada di territorio, il quale
anticamente era tutto pieno di ginepri, che tanto ſignifica lavo
ce Araar, hoggi in eſſo ſi veggono quantità d'alberi di fichi, e di
carrobbe. Queſto era il poſto in altri tempi del Caſale Burcarcara,
che fù poſcia prudentemente ritirato ou'è al preſente la Terra, per
sfugire le ſpeſe ſcorrerie, e continue inuaſioni de barbari corſari,
che vi s'introduceuano a depredarlo per dentro Marſamuſcetto
prima, che la Sagra Religione haueſſe il dominio di Malta, eſſen
Mi doui
9o D E L LA D E SCR I TT. DI MALTA
doui rimaſta fin'hoggi l'antica Chieſa di S. Elena primo titolo di.
uella Parrocchia.
Chieſa di S. Elena.
Vyed el Ballut. valle di quercie, hoggi non ven'è alcuna.
Chieſa di S. Giuliano, che diede il nome advna picciola cala vi
cina il cui circuito, è diſtretto è tutto pieno di belliſſime, e fecon
di dime vigne, che ci danno l'Vua primitiua bianca nomata in al
cune parti d'Italia Attica, è altre ſaporitiſſime frutta, eſſendo tut
to queſto terreno ſeccagno. - -

Sciaaret el Ghar, ſpatio inculto della grotta, che quiui è nel


mezzo ſotto vina rupe,doue anco è vin giardino d'alberi di fichi.
Sciaarata Vyed el Kebir, campo del vallon grande. Si veggono
pure colà coltiuari alcuni giardini, li quali rendono il paeſe non
meno fertile, e fecondo, che bello. -

TERRA DI BIRCARCARA. Il cui ſignificato è di pozzo fred


do, è del ſtraſcino. Fra queſta Terra, e quella di Naſciar è ſtata ,
ſempre antica emulatione, e conteſa in materia di preceden
za, & anteriorità d'erettione di Parrocchia, e però frà l'vna, e
l'altra in quanto alle Chieſe ſi troua ſtabilita l'alternatiui al pre
cedere nelle proceſſioni, e nel portar le Croci loro,per euitar ogn'
inconueniente, benche nel militare, 8 in altri atti ciuili,e politici
pretenda queſta Capitania col ſuo Popolo d'eſſer in poſſeſſo della
precedenza. E ſtata poi Bircarcara d'alcuni anni in quà grande
mente fregiata con l'erettione, che ſi è fatta nell'Inſigne ſua Chie
fa ſotto il primiero titolo di S. Elena d'wna Collegiata di dodici Ca
nonici con vna dignità di Prepoſto, come ſi dirà a ſuo luogo più
particolarmente. Nel reſto,ella côtiene fuochi quattrocento vent'
otto,8 anini e due mila e cinquecento, ornata,è abbellita di mol
te torri. Di eſſa Terra nell'anno 1 6 37. in vna deciſione della Sa
Coram D. Ala
ditore Carrillo
gra Rota di Roma, ſi afferma, come ſegue. Quod Bircarcara sit
ſi b die 9, De
Clericis, ( c. Doctoribus, Scholaribus, agricolis, diuitibus, gr aliis in
cembrir. colis insignita, Ecclesiis,ſei Templis decorata, platea, C vicis hortis,
campis, ac edificiis urbanis,G rusticis culta, frugibus, ſegetibus arbo
ribus,vineiſ); abundans, AAercatorum commercis, C mecanicis arti
bus numero ſufficienti repleta, ambitu,g situ magna, grc. Qualità, e
conditioni, che quaſi tutte ſono comuni all'altre Terre dell'Iſola,
nc'quali riſiedono Capitani a guerra,e principalmente alle due di
Zebbugi, e Cormi; tutto che il Capitano loro ſoggiorni nella ,
Valletta ſotto la cui prefettura ſono compreſe, onde ſi ſono ſteſe,
e poſte quà le ſopraſcritte parole della deciſione, perche ſi poſſono
adattare aſſai bene forſe a tutte, e ſi conoſca generalmente, 8 ap
2 o - prenda
LIBRO P RIM O, NO TI TI A VIII. 9 I'
- la
iti pre nda lo ſtato,e la conditione loro, hauendole chiamate Terre ,
anche il Boſio nell'Iſtorie, e dal Sommo Pontefice à queſta, di cui P. lib.s.f3».
- arliamo, viene anco aſſegnato il nome di Terra nella Bolla della
lº, ſua Collegiata. -

cili, ! Chieſa di S. Giorgio detta tal A4 a Kta .


efa: Aa Kta picciolo ſpatio, è campo, nel quale ſi cacciano,e pren
tanº dono tortore a ſuo tempo, e perche quaſi tutta è ſeparata, e da .
nos per ſe recinta, diceſi A4aKta nome deriuante da Maktuaa, cioè
- tagliata, vi ſono delle carrobiere, & altre ſpecie d'alberi abbonde
iuiti uolmente. - -

ifici Vyed el Misida, Valle della Peſchiera, è ſtagno d'acqua, che


reggi vien'originato da vm fonte, il quale ſcaturiſce vicino al lido del
lesi. mare, quaſi bollendo, e ſgorgando, ond'è detto Fauara; quiui d
vna Chieſa della Beata Vergine Signora noſtra.
zzo: Chieſa di S. Venera. Titolo d'vn Canonicato.
rei. Chieſa di S. Giuſeppe, Caſa, e giardino delitioſo, e vago, il tutto
r: quaſi fatto a ſpeſe del Commendator Frà D. Eugenio Remirez
i Maldonato all'ora Vicecancelliere mio predeceſſore, e benefatto
i
ri
re;fabricido
liere ſopravn debole pricipio,che gl'haueta dato il Caua
Frà Pietro di Gaeta religioſo molto humile, e di vita eſem
e plariſſima, che colà ſolitario ſi era à bella poſta ritirato per ſeruir
º i a Dio. Il luogo In proprietà hoggi è del Magiſterio, -

ti - AIal Ca rat Caſale anticamente fabricato in vn piano né la ngi


iC dalla Chieſa di S. Bartolomeo frà le due ſtrade che vanno a Cur
di mi, e Bircarcara,hoggi v'è rimaſto veſtigio ſolo d'alcune ciſterne.
) º n. Chieſa di S. Maria del Kortin, cioè promontorio, che ſporgen
o doſi verſo la bocca del porto, và a terminare nella pita detta hog
" gi di Dragutto, allato alla medeſima Chieſa tengono da pochi alIl
i
deli ſ
ni in quà
Città i Reuerendi
Valletta vina loroPadri Conuentuali
poſſeſſione, di ilS. ſito
che per Franceſco
in queldipogget
queſta
º. to,e la vicinità del mare,diuenirà molto diletteuole.
ali º Dachletel Kaſab,entratura, è ſeno delle canne,fondo di Marſa
;
ui ſtº
li muſcietto,doue il mare ſi reſtringe, talmente,che ſembra per l'ap
punto vn canale diceſi delle canne quella contrada come parime
iº te ſi ſuol chiamare l'altra parte del porto maggiore nella Marſa ,
li" picciola,perche quiui da peſcatori vien tenuto,S. apparecchiato vm
l " ordigno di canne legate, e poſte artificioſamente inſieme di circa
ediº ſei,ò ſette palmi di larghezza,il quale da eſſi prolungato, e diſteſo
ineº in mare, poi vnito,e riſtretto in forma circolare, peſcano i muletti,
loſtº cefali, i quali ſaltando dal mare nel canneto,vengono dallime
voſº geſimi peſcatori (poſti nel mezo di quel circolo) poſcia ammaz
, &? - , - M 2. - – zati
indi
, DELLA D E scRITT DI MALTA
zati con ſpeſſi, e replicati colpi di certi baſtoncelli, che tengono in
mano,correndo con deſtrezza in diuerſe parti per doue ſi ſpiccano
i peſci con vaga,e diletteuol viſta de ſpettatori. -

Chieſa di S. Nicola, chiamata hoggi S. Maria d'Atoccia detta da


paeſani el Samra cioè la bruna per vin Immagine della Madonna -
Santiſſima dipinta in Spagna di tal colore, ſecondo l'Vſo antico a
ſomiglianza di quella Miracoloſiſſima di Madrid, donde quà por
tata davn diuoto Malteſe fù collocata, e poſta in detta Chieſa pro
pagandoſi,e creſcendo tuttauia non meno la veneratione verſo la
B. Vergine, che la fabrica di quel diuoto tempio, di cui ne iù prin
cipal fondatore Gioſeffo Caſauri, impiegandoui quaſi tutto il ſuo
hauere,oltre l'erettione d'vna perpetua cappellania nella caſa Ma
ro di due vicende la ſettimana. In oltre con limoſine de fedeli
Chriſtiani, che con larga mano ſomminiſtrano. Egli viſſe, morì,e
fù ſepolto in detto luogo. -

El foſsi, contrada così chiamata per alcune caue, che ſi veggo


no in terra a guiſa di pozzi frà la Chieſa di S. Gioſeffo, e Curmi,
Biryahlef pozzo d'acqua viua.
TERRA CVRAMI. Per la vicinanza, che queſta Terra tiene alla
Valletta, ſi è accreſciuta, 8 ingrandita da alcuni anni inquà mi
rabilmente di caſe, e d'habitatori, in modo, che quelle aſcendo
no al numero di ſei cento, ottanta tre, e queſti a tre mila trecento
venti ſette. Ella è ſituata in quella valle, che conduce alla Marfa
per ciò era anticamente d'aria cattiua, per la quale erano reſigl
habitanti ſcoloriti, e deformi. Ma adeſſo doppo che vi ſono intro
dotti i forni in gran copia, che prouedono di pane gl'alberghi de
Caualieri, molte caſe del particolari, & in gran parte la donitioſa,
è abbondantiſſima piazza della Valletta, ſi è purificata quell'aria,
e vi ſi viue non men bene,ne con minor ſalute, che negl'altri luo
ghi dell'Iſola. L'eſercitio di quei fornari non ſolo ſoſtenta la mag
gior parte de poueri, ma alcuni ſono diuenuti in breue ben com
modi.La Terra poi contiene molti buoni edifici, e particolarmé
te la fabrica d'vna grande, e bella Chieſa Parrocchiale. Hà copia
di giardini, e moltitudine d'horti, che ſi ſono fatti lungo il piano
della valle verſo la marſa per l'acqua viua,che colà ſcorre in gran
copia, e con moltabbondanza ſi ritrouacauandoſi il terreno po
chi palmi; onde da per tutto, 3 in ogni parte ſi ſono fabricate »
molte machine, è ordigni da tirar in sù artificioſamente l'acqua
per inaffiar quegl'horti, e giardini, da quali ſi prouede d'herbag
gi in buona parte la Città, ella ancora è abbondante di pollami,
e vi ſi lauorano molte coſe di paſta in tutta perfettione. Nel con
- - , - tOTI1O
LIBRO PRIM o, N o TI TI A VIII. 93
torno poi di eſſa Terra erano piantate ne'tempi paſſati moltiſſi
me vigile, che per ciò fin dall'hora ſortì il nome di Cormi voce ,
corrotta da Carin, che in Arabo ſignifica la vigna, è da Carme,
cioè vite piatata eſſendo quel terreno per la freſchezza,e bontà del
luogo, 8 altre proprietadià ciò attiſſimo, laonde in Meſſina fino
al preſente chiamano Raselcurmi,cioè capo delle vigne vn luogo
poco diſtante dalla Città. Voce rimaſta con moltaltre dagl'Arabi.
Ma come che a Malteſi rende più conto coltiuare il buon terreno
per ſeminarui del grano, ſi ſono colà diſmeſſe, e del tutto ſpianta
televigne. Per quello poi, che tocca al militare, anch'ella ſoggia
ce come la Terra Zebbugialla Capitania della Città Valletta.
El Himeri, terreni roſſi per la qualità, e colore che hanno.
“Bir Eeheyer, ciſterna d'acqua viua,così denominata dal cogno
me dvna famiglia.
Terre tà CiaaKi, per la quantità delle pietre picciole.
Bir el Meru, pozzo pure d'acqua viua.
Pianura della " -

Bir Buhagiar, pozzo così nomato per le molte pietre, è dal co


gnome di famiglia, l'acqua è perenne, e continua, che non vien
mai meno.
Caſe,e giardino con territori della Marſa,anticamente feudo no
bile della caſa de N " del Conte,hoggi Duca di Monte
leone de Signori Pignatel i,che lo vendè al G. Maeſtro, e Principe
laCaſſiera, pertanto è poſſeduto al preſente dai Succeſſori.
Bir el Vaſa, pozzo ſpatioſo, & ampio d'acqua viua.
Aayn Filep, fonte di Filippo, di cui l'acqua ſi chiama della Mar
ſa,e prima ch'alla Valletta ſi conduceſſe la fontana, ſi faceuano da
queſta l'acquate delle galere, e d'altri vaſſelli, perche è dotata di sì
rara, &eccellente qualità di conſeruarſi più ch'alcun'altra in lun
ganauigatione ſenza putridire:
Dachlet el Kaſab, ridotto, è ſeno delle canne, così chiamato per
la ragione detta di fopra, nel luogo dell'iſteſſo nome in Marſamu
ſcietto, cioè per conto della preſa, che fanno con eſſe i peſcatori
de'muletti, è cefali.
Ghuardia, contrada nel contorno,e circuito della Chieſa di Sar
ria ſottotitolo della B. Vergine, e ſua Immacolata Concettione ,
quella Chieſa diceſi di Sarria dal fondatore, che fù vn Caualiero
Nauarro di detta famiglia, il quale per ſua diuotione l'ereſſe, e fa
bricolla l'anno 1.585. -

Ta Formagi, terre,ò contrada di tal nome,il quale ſi diſtende di


ſotto la Madonna d'Atoccia fino alla Maria Picciola.
- -.
- Kortin
94 DEL LA D E sc RIT T. DI MALTA
Kortin, promontorio sù l'eminenza,e cima del quale habbiamo
il noſtro Caſino di S. Giacomo, -

Corradino. Territorio anneſſo,e membro del feudo della Marſa,


ſul quale, ſi ſcorgevn poſto detto Paragno,per cacciar, e pren
der falconi. - e -

Ghar Chanzira. Grotta della troia. - - - - - - -

Torre di Aayn duyeli, del fonte delle viti, -

CASAL PAVLA. Queſto Caſale fu fabricato in tempo del Gran


Maeſtro di queſto cognome,ſopra il terreno dipendente dal Feudo
della Marſa ſpettante al Magiſterio, con decreto del Conſiglio co
pito fatto nell'anno 162 6. Tutti i cenſi,che pagano le caſe,e giar
dinetti quiui fabricati ſi ſono anneſſi alla Rettoria della Chieſa di S.
Vbaldeſca, che fù Monaca di queſta Sagra Religione,eretta,e fatta
edificare da quel G. Maeſtro con bolla apoſtolica di Iuſpadronato
del Magiſterio per vn Cappellano dell'iſteſſo ordine, con peſo, S.
obligo di farui celebrare la Santa Meſſa ne giorni feſtiui,& in quel
lo della ſolennità di eſſa Santa,(à cui è dedicato il dì 28.di Maggio)
col veſpro,e di dar al Magiſterio ciaſcun anno ſcudi venti,e come
più diffuſa,e largamente ſi contiene nella bolla data in Roma l'Vl
timo di Luglio del 1629. e regiſtrata nella Cancellaria dell'ordine
ſotto li 12.di Nouembre i 629. Nel reſto poi quiui ſi veggono al
cune fabriche ragguardeuoli le caſe aſcendono al numero di cin
quanta,e quello dell'anime, che vi dimorano a cento,ſeſſanta. Nel
lo ſpirituale ſoggiacciono alla parrocchiale di Caſal Tarſcien aſſai
vicina, e nel militare alla Capitania della Terra Bis Kallin detta di
Santa Catarina,
- - - -

Eſka Keluati.Viottolo piano.


Vyed el Tigegi, valle delle galline. -
Qui s'entra nel gran vallone detto el Chanda K per andar all'in
sù dalle pianure della Marſa verſo Sirocco,e Mezzo di .
CASALE FARRVGI. Contiene poche caſe, le quali in tutto n6
paſſano il numero di dodici, e le anime, che vi habitano, ſaranno
intorno à cinquanta tre. Il nome diluideriua da quello d'wna fa
miglia Malteſe,il cui ſignificato denota Polcino. E ſituato que
ſto Caſalotto nell'alto della ſponda orientale del gran Vallone in
queiroccami,ſoggetto nella militia alla Capitania della Gudia.
Ghar Chanzir, grotta del porco. - - -

7 a rieysset. Terre di queſto nome,cioè picciole teſte.


Al Aakba tal Chanda K, eſtremità del foſſo, benche Chanda K,
propriamente ſignifichi foſſato di Città,ò vero condotto d'acqua.
VOcd Cerda, il cui ſignificato, è denominatione prouiene dal
-

“v
verbo
LIBRO PRIMO, NO TITI A VIII. 9

verbo che ſignifica inuiluppare,ò diſtruggere perche forſe la pie


ma dell'acque rouina, e tira ſeco molte coſe. Eſſendo il luogo vn
vallone, che comincia di ſotto a Caſal Duyn nel 2ebugi. Quiui nel
fondo è poſta la diuotiſſima Chieſa della Beata " ſotto tito
lo della ſua Viſitatione, la cui ſolenne feſta,e tutta l'ottaua ſi cele
bra con molta frequenza di Popolo; ſtà ſituata in quella ſolitudi
ne,e frà quell'alterupi,a canto ad vn belliſſimo giardino. Il tutto,
rende il luogo più venerabile e di molta diuotione. -
Dal quale ritornando al gran Vallone, in cui tramanda il pre-.
cedente di Kerda le ſue acque ne tempi di pioggie ſi và a termina
re (inuiandoſi verſo la parte ſuperiore) nell'habitato ſeguente.
TERRA SIGGEVr Co L CASALOTTO RAAIA. Queſta Capi
tania nelle coſe militari tien il comando ancora di due Caſali, Sci
luc,el Kibir,lhaueua pure nel paſſato ſecolo di quello di Kideri poſto
nel camino per andar da Zebbugi à Monte Verdala,hoggi ſi ſcor
ge in tutto dishabitato. Dal Siggeiy hanno origine molte buone,
e commode famiglie di ricchi Borgheggiani di quel luogo. Le ca
ſe, è fuochi, che queſta Terra racchiude ſono ducento, e nouan
ta cinque, e i" mille quattro cento,nouanta quattro.
Tutta poi col ſuo recinto, e contorno ſi vagheggia piena d'albe
rie di verdure, che la rendono giuliua, & allegra,e di vantaggio
abellita,S adorna d'alcune buone caſe,e ſogliono faruiſi vini eccel
lenti, non che buoni, ritrouandoſi nel ſuo territorio molte vigne
d'vue eſquiſite.Vſcendo poſcia dal Siggeiy con laſciar à bella º
poſta nella mano diritta il feudo della Tabria con la ſua valle, già
da noi diſtintamente deſcritta a cui ſouraſta la fontana de Lauren
ti, ch'ha la ſua limpidiſſima ſorgente in vina " tiran

do, e volgendoſi a ſiniſtra verſo l'altra valle de'Gorghenti, s'incon


tra di preſente. - - -- - - - --

Deyr el Bakar, Caſe delle vacche territorio.


Gorghenti, belliſſimo giardino ſortì la denominanza dal Caſtel
lo, di cui ſoura vita rupe vicino alla fontana ſi veggono ancora i
veſtigi di groſſime pietre, 3 anticaglie, ( piccioli,e miſeriau uan
zi del tempo purtroppo vorace, che i Malteſi in gratia di Fallari
Tiranno di Giorgenti loro ſtrettiſſimo amico fabricarono, impo
nendoli il nome di quella Città, come ne rende verace teſtimonia
za il Buonfiglio Iſtorico Siciliano trattando di Fallari, quando diſ P. s . lib.2.f. 68,
ſe. Fù costui amico de Maltesi, perche si veggono in Malta ancora le
rouine d'un Castello nomato Agrigento. -

E Aayn el Kibira,Fontana grande giardino de principali con ter


ritorio; podere del Tribunale dell'Inquiſitione di queſt'Iſola:
, - Chieſa
l
96 DEL LA D E SCRITT. DI MALTA
Chieſa della Madalena, nel Redum diroccato di
GebelCiantar, Montagnuola di Ciantar cognome d’antica e
buona famiglia Malteſe, dalla quale come padrona della princi
pal parte di quel territorio prende il nome tutta la contrada. Que
ſta è colma, 8 abbondante d'acque ſorgenti, di vigne,giardini, e
terre fertili, e ſopra tutto di buoniſſime, e ſaporitiſſime frutta, e
dolciſſime vue,3 in particolare di quelle lunghe, che noi Malteſi
chiamamo Beſulet el Bakra, cioè poppe di Vacca, e che più dell'
altre ſi conſeruano nelle pergolate di quei luoghi, li quali eſſendo
eſpoſti al ſole, º alla viſta del mare per la parte di mezzo giorno, al
ridoſſo di quell'alte,S: eminenti rocche, che li difendono dalla rab
bia di furioſi venti contrarij,rieſcono quiui i giardini più fecondi,
e fruttiferi, e molto delitioſi. In modo, che di qua preſero occa
ſione alcuni de'noſtri Cittadini di fabricarui alquante caſe di Vil
la cômode,8&amene in quell'aria, maſſimamete molto ſaluteuole.
Aayn Kadi. Fonte del Giudice, in queſto luogo ſucceſſe il miſe
rabiliſſimo caſo auuenuto à quella vaga, e belliſima, non me -
P. 3. lib. 27. che pudica, e caſta Donzella di cui racconta il Boſio, che fatta
fol.559.
preda inſieme con molti altri ſuoi parenti, (che erano della fami
glia Dingli del Siggeiy) da alcuni Giannizzeri,che gl'haueuano ca
uatià viua forza da certe grotte, doue ſi erano ſaluati, e naſcoſti
nell'anno 1565. al tempo dell'aſſedio, fù dal capo di eſſi crudel
mente morta, mentre all'ombra (volendole far vezzi intorno al
fonte) ſi tratteneua per rinfreſcarſi in quel punto ch'eſſa reniten
te alle ſue sfrenate voglie,ſcoprendo la caualleria noſtra, ch'alla ,
volta loro tiraua,allegra non meno di veder, che tantoſto ſarebbe
libera, che di non hauer perſo il pregio dell'honeſtà, cominciò è
gridare alla Madre. Ecco i Chriſtiani, Chriſtiani, da quali fugati i
Turchi per quelle balze, e precipiti reſtarono in loro balia gl'altri
rigionieri, S otto de'Giannizzeri vcciſi. Quindi preſe materia ,
7ppolito Sanf
gio della l'Autor della Maltea di comporre quella ſua legiadra operetta in
Citta di ſciat ottaua rima,in lingua Caſtigliana dolcemente cantando, è pur
tiua,
piangendo sì lacrimeuole auuenimento. -

Aaym Ghliem Alla fontana del ſeruo di Dio,non lungi da vna ,


pietra, è ſcoglietto nomato Hagira tal Vsif sùl lido del mare.
Da Gebel Ciantar ritornando alla parte di Leuante verſo Caſal
Kibir,e contrada del Siggeiny ci s'incontra, -
Noſcieaa, ſorgente d'acqua viua. - -

Miſeyrah, giardino anticamente,picciola pianura, è ſpatio.


El Barnùs, così denominato dalla figura, che fa il terreno ſo
migliante ad vn tabarro,detto dagl'Arabi Barnùs,benche queſto
- propriamente
LIBRO PRIMO, NOT ITI A VIII, 27

propriamente ſignifichi il capuccio,pigliandoſi la parte per il tut


to, da queſta hebbe origine il cognome della nobiliſſima famiglia
d'Albornoz in Iſpagna, e lo ſcudo è ſia corpo dell'arme ſua.
Ta Buha di ſuo padre giardino. -

Ghar Tuta, grotta del celſo. In queſto luogo per lo ſpatio di


mezza ſalma di terreno all'incontro ſono pietre molto antiche di
ſmiſurata grandezza, e veſtigidi fabriche, e fra l'altre la volta di
detta grotta è fatta a lamia di pietre ruſtiche intrecciate,e con geſ
ſovnite ſotto il terreno, nel di dentro da vn lato, per quanto ſi
ſtende la lunghezza,ſiveggono diuerſe mangiatoie ci le nicchie
di ſopraintagliate nella rocca, in vgualdiſtanza ordinate, e diſpo
ſte pervna ſtalla almeno di dieci caualli. Colà nel terreno né lun
gi dall'entrata della medeſima grotta ſi è ritrouato, e ſcoperto po
chi anni ſono va pauimento tutto interſiato di mattonetti à fi
gura di rombo,poſti inſieme, commeſſi nel geſſo, come anco pez
2e di tauole di marmo, 8 vn ſoglio di porta dell'iſteſſo, con veſti
gij de gangheri, sù i quali voltaua i porta. -
Tal A4 azzu,piano ſopra la montagnuola detta
Tà ghemmuna, doue ſi ritrouala Chieſa di Santa Maria nomata
anticamente tè ghemmuna,hoggi comunemente el Aalia, cioè a
dire l'Alta per l'eminenza del luogo, che ſi crede ſia il più ſublime,
dell'Iſola. Queſta Chieſa oltre l'antichità è di molta diuotione. .
Chieſa di S. Lorenzo, nuouamente riedificata, oue appariſcono ,
anticaglie, e pietre grandi chiaro ſegno di bel edificio rouinato, e
diſtrutto. - - - -- - -

Giardino con fonte,e caſa detto già di Turrenſ, famiglia, che di


lui fù padrona. - - . - -

Aayn Moſcia, fonte del cammino,giardino. -


El Himeri, terreni roſſi, -

Btfali, terreni cretoſi ſituati ſotto la Chieſa di S. Lorenzo.


L'Andarta Xiara.Aia di quella famiglia.
El Baiadhat, terreni biancacei, anneſſi, e dipendenti dalla poſs
ſeſſione del Monaſtero di S. Nicolò d'Arenis di Catania. º
Ginen Dors, giardino,e vigne,contrada è queſta di -
HalTabuni, Caſal del noſtro Padre, tanto ſuona la voce Tabu
ni, anch'egli è pure cognome di famiglia Malteſe buona, 3 an-,
tica.Ma del Caſale né vi rimane al preſente altro, che il nome. 2
3eb,e Rahal
s'appella porta,
Kibir, di è andito
là poco del Caſale, s'intende
diſcoſto. : di quello
- .
cheI è
S. Taudar, contrada, che riceue il neme da vna Chieſa di S.
Teodoro,ch'era in quelle parti anticamente,
N. DoKiena,
98 ID E L LA D E SCRITT, DI MALTA

DoKiena, giardino così detto in riſ,uardo della ſituatione del


lu ogo, quaſi che ſporga in fuori come ſedile,ò poggetto, che ſi fa
bricaua anticamente alle porte delle caſe, è alle fineſtre per poſar
ui,ò allogarui vaſi di fiori, i forma di menſole, chiamate da Malteſi
DoKeniet. - -
Tal Cherba, del edificio rouinato, -
Chieſa denominata ta Aan Tus. -

Giardino di Xarà, famiglia Malteſe antica,e riguardeuole.


Tà Bellu di Xara. - - - - -- - -

Ghadirata Xara, ſtagno, è ridotto d'acqua, ſerue hoggi dila


uatoio. -

RAHAL KIBIR. Caſale grande,forſe così nominato, riſpetto è


uelli,ch'erano anticamente nell'Iſola è pure che veramente fiſſe
i" in quei tempi in realtà maggiore,benche di preſente non ſia
più che di vent'vn fuoco,ed'anime ceto,e diciannoue. Affermano
a piena bocca gl'habitanti per traditione deloro Antenati, che ſi
ſtendeua,e dilungaua in tépo antico fino a quel luogo, che hoggi
chiamano Porta, è ingreſſo del Caſale,e che la Chieſa non lungi da
eſſo edificata,detta S.Maria tal Kneyes, cioè a dire delle Chieſe per
le Cappelle, chhaueua d'ognintorno ſeparate, e diuiſe dal corpo
della principale, ſia ſtata la Matrice. Nel reſto queſto Caſale sì nel
lo ſpirituale, come in quello, che tocca alla Militia,è ſottopoſto al
la Parrochia e Capitania della Terra Siggeiy. Dal medeſimo ſono
-oriunde, e diſcendono alcune antiche famiglie Malteſi, e ren
dono di tutto ciò ben chiaro ſegno le quattro Torri de quali vna è
ottangolare ben fabricata che vi rimangono fino a noſtri tempi,
Chieſa di S. Sofia, glorioſa Vergine e Martire. - e

3arrani,cioe quel di fuori, Cótrada riſpetto al ſito del Caſaleſi


tuata trà Caſal Sciluc,è il Kibir,doue ſono alcune Chieſe diroccate.
S. Maria tal Kneyes, cioè delle Chieſe di ſopra già mentouata ,
hoggi diſtrutta, ma tuttauia vi ſi conſeruano inditi,e contraſegni, -

li quali argomentano la di lei molta antichità, Ella racchiude nel


di ſottovn Cimiterio di diuerſe ſepolture a quali ſi ſcendeua davn
lato per alcuni ſcaglioni,era il ſuo tetto ſoſtentato da pilaſtri, pro
- portionatamente diſtribuiti di pietra intera, ſoura de quali ſi ſten
deuano,e voltauano l'arcate in modo che ſi formaua la naue della
Chieſa in mezzo con le ſue ale dai lati, ch'andauano poi leggia
dramente à terminare nel capo,oue ſi ſcorgeuano tre tribune fa
bricate alla Greca, con tre altari ſècondo l'uſo di quei tempi,
Bir Blat.Sei ciſterne formates incauate nella rocca quiui in
terra piana. o ti i -
- - º
E, IBR O PRIMO, NO TI TI A VIII. 99
A Tal Eenie K. Ciſterna di cui diceſi eſſer il fondo laſtricato, e ri
coperto con lamine, di piombo, a guiſa d'alcun altre, che ſi ſono
ritrouate ſparſe per l'Iſola, maſſimamete neluoghi vicini al mare.
. Taltami terreno,oue ſi veggono alcune ciſterne, è latomie,che
ſeruono per conſeruarui acqua piouana,queſte ſono coperte nella
parte di ſopra di groſſe lapide ſoſtentate da pilaſtri di pietra, 8 in
croſtate poi nel fondo, e per ogni parte da lati di bittume, perche
l'acqua non venghi ſucchiata dal ſaſſo,il numero delle quali aſcen
deà quindeci almeno, di queſta guiſa ve ne ſono molte per l'Iſo
la da noſtri chiamate latmie, è gebie.
In queſto luogo il terreno per quattro, è cinque tummoli di
ſpatio, è tutto ſeminato, e tempeſtato di pietre anticaglie lun
gia vina canna, & altre vna canna, e mezza, come anco di di
tierſe rouine di fabriche, ſparſe con vaga confuſione ſul piano, in
diſtanza di mille, e cinquecento paſſi dal mare per la ſtrada, e ſul
camino, che conduce alla grotta chiamata ta lapsi. Sono le pietre
di queſte fabriche murate ſotto, con calce,S; arena, commeſſe poi,
e con bella maniera congegnate,è vnite con geſſo, e pezzi di te;
ſtacci, veſtigio di qualche antico,e ragguardeuole edificio. ,
Guedi Collinette,campo, è podere di Beneficio eccleſiaſtico,
Aagiar Kim, pietre ſolleuate, rouine tutte d'wn edificio de'Gi
ganti,il quale ſarà da noi particolarmente deſcritto più auanti, nel
diſcorſo de primi habitatori dell'Iſola. -

Birel Re Kna,ciſterna poſta, come ſi dice,in vn eâtone,ò rincone,


Chanda Kel Rihan,foſſato,ò valle denominata dalle mortelle,oue
appariſcono ſimilmente veſtigi; d'antica habitatione per cagion
delle pietre e ruine degl'edifici, con molte ciſterne, che vi ſono,
Tabarrada, terreno ch'ha la denominanza da vin vaſo graude
di creta così chiamato, nel quale i noſtri contadini, 8 huomini di
campagna conſeruano à bella poſta, lunga pezza il pane.
Al Himeri, terre roſſe. -

C fiºſa di S. Nicolò, poſta nel territorio de'Reu.Padri di S. Bene


detto di Catania,da loro fatta riedificare da alcuni anni in quà inº
maggiore, e più ragguardeuole forma,
Rahal Niclusi. Caſale di S.Nicolò, che quiui è ſtato anticamenr
te,n appaieno tuttauiale fondamenta degl'edifici, e molte ciſter
ite. Diceſi ancora il luogo el Chereb, cioè le ruine di fabriche,
El Velgia tà Hal Niclusi, col nome di Velgia, ſono chiamate º
ditierſe terre è poderi ſituati in pianure feconde, e fertili.
RAHAL SCILVK. Picciolo caſale, è queſto annouerato frà l'ap
tartanenze del Siggein ſua Capitania, e Parrocchia, conſiſte in caſe
- - - N 2 trenta ſette,
1oo DELLA D E SCRITT. DI MALTA
trenta ſette, ed anime cento ſettant'vna. -
Bir Giabrùn, pozzo de giganti, contiene in ſe acqua viua.
Vied Sciolſcia, Valle.
Vyedtà Bir Aabd Alla, valle ou'è il pozzo del ſeruo di Dio, no
me di Saraceno. - - -

VyedſtiKora,valle del ſacco,oue ſi vagheggiano alcuni giardini


Chieſa di S. Andrea Apostolo. -

El Muyegen, giardino.
3iar Giabbar, ciſterne del Gigante. - -

Dueyret el Mehri. Caſino del Putrido,chiamato in queſta guiſa.


CASAL KRENDI. E ſottopoſto queſto Caſale alla Capitania del
Zorrico inſieme con li due Caſalotti ſeguenti.
LEV, E MANIN. I quali tutti tre fanno fuochi ducento, e
due, & abitanti mille,e ventiqli attIO,
A4aKluba. Riuoltata,quiui ſi vedevna gran voragine ſotto al
Caſal Krendi, la cui bocca è di circonferenza canne cento, e cin
quanta due,la profondità è tale,che gl'huomini in quel baſſo ſem
brano Pigmei; nulla dimeno in quel fondo da ſettant'anni in quà
fù piantata vna vigna con molti alberi,li quali per la fertilità del
terreno fecondato dalla piena dell'acque nell'inuerno,che da tutto
l'arido contorno ſenza ritegno vinondano, e dipoi ſi perdono
ſcorrendo per alcuni meati frà quelle rocche,8 in quelle aſprezze,
e per il riparo cola giù de venti godendo anco del fauor del ſole »
aſſai bene, rieſcono vigoroſi , e producono dolciſſime, e ſaporitiſ
ſime frutta. La ſceſa è molto difficile, non che la ſalita per quelle
ſcoſceſe balze: tuttauia i propri vignaioli,è giardinieri aſſuefatti,
e pratticide luoghi cauati à bella poſta per fermar i piedi, 8 attac
car la mano poggiano in alto, e " vengono in sù tutti carichi
di frutta. E ferma, è indubitata traditione preſſo tutti i Malteſi,
che quiui ſia ſtato ne'tempi antichi vn Caſale, gl'habitatori di cui
non viuendo ſecondo il voler di Dio, e col ſuo ſanto timore ,
e perciò con i loro misfatti prouocata l'ira ſua, fuſſero ſtati ca
gione,che con tremoto, è in altro modo profondaſſe con tutte le
caſe per giuſto giuditio di ſua Diuina Maeſtà,reſtando ſolo in Pie
di nell'arginevn'antichiſſima Chieſa conſegrata a S.Matteo,e che
in eſſa ſolamente ſi ſaluaſſe vna pouera, ma diuota donna, che ſo
uente auuertiua, c ricordaua à ſuoi paeſani il mutar vita, per fug
gir il caſtigo,che gli veniua apparecchiato dalla Diuina giuſtitia.
Circa il tempo facciamo congettura, che ciò ſeguiſſe prima, che i
Saraceni occupaſſero l'Iſola. In quanto al modo, non ne habbi -
mo altra certezza, che quella, che ci apporta la traditione. Però,
che
IL IBRO PRIM O, NO TITI A VIII. 1 orº
che quiuiſia ſtata habitatione, e ch'ella rimaneſſe dalla terra di re
pente ingoiata nell'iſtefſo tempo, che ſi fe la voragine, ci reſta vn
manifeſto,e chiaro indicio d'vna metà di ciſterna da noi veduta ,
e conſiderata più volte nella rocca, che tuttauia ſi ſcorge bituma
ta, la di cui altra metà ſi è ſprofondata ci tutto il vicino circuito,
e continente. In oltre l'iſteſſo nome di MaKlu ha conferma coteſta
traditione, la già detta Chieſa fin hoggi ſi mantiene in eſſere con
molta diuotione de'Popoli, era in quei tempi il ſuo pauimentola
ſtricato ſopra la rocca, con materia di certo bitume,ò incroſtatura
di calce, e mattone peſto, è incorporato inſieme con qualche al-,
tro ingrediente che gli daua vn luſtro e lo rendeua à guiſa di por
fido,del quale ſono già moltianni,che n'habbiam veduto qualche
pezzo intero; al preſente tuttauia rimane l'incauo,ò letto ſopra,ò
dentro del quale era incaſtrata quella miſtura. Nella medeſima ,
Chieſa ſi fa ogn'anno vna belliſſima feſta, concorrendoui molta ,
gente,tirata non meno dalla diuotione, ch'allettata dalla curioſi
tà,e vaghezza del luogo, con non poco i" e guadagno del
giardiniero,ch'à punto in quel tempo, che ſi celebra, cioè a 2 1 di
Settembre,ſmaltiſce e vende le ſue vue,e frutta in gran parte.
Vyed elScieu K,valle delle ſpine,contrada,oue anco ſi vede pian
tato vn giardino. -

CASAL MILLERI. Contiene queſto picciolluogo quindecica


ſe cóſeſsata ſei anime,ſogette nella militia al Capitano del Zorrico.
Hal Seyegh Caſale dell'Argentiere,vi rimane hoggi ſolo il nome
Chieſa di S. Lucia. -

Do Kiena. Poggiuolo, denominato in queſta guiſa dal ſito del


terreno, come altroue ſi è accennato.
El Burta l'arkien. Burterreno inculto,non arato,come al con
trario quello ch'è arato in arabico ſi dice Mefluh.
Campi,eſpatii publici che terminano al mare in Vyed Bghim.
Vyed el Bir. Valle della ciſterna,queſta è ſituata ſotto Caſal Leu,
molto grande, copioſa d'alcuni ſtillicidij d'acqua, che dall'aria, &
l'umidità congelati, ſi vengono a produrre à ſomiglianza di certi
candelotti, né molto differenti da quelli, che ſi congelano nel ver
no,e ſi veggono pendenti dalle grondaie, è caualletti dei tetti in
paeſi maſſimamente oltramontani.
Di queſti luoghi ſotterranei ve ne ſono molti per l'Iſola, e par
ticolarmente dentro le mine,canali,e condotti di fontane,da qua
li ſi cauano queſti, che diuerſi chiamano con altro nome,canno
licci impetriti,si fattamente bianchi, e lucidi, che ſembrano di
ghiaccio, è di criſtallo per abbellire, e render vaghe le lontane ,
che
sez DELLA D E SCRITT. DI MALTA
che ſi fanno ne giardini per delitie, e ricreationi. -

Aon Kar,Capo,ò ſpatio publico,forſe così nomato perche hab


bia forma, è foggia di becco d'vccello,detto da Malteſi Mon Kar.
TERRA zoRRICO L'etimologia di Zorriek è ſtata di ſopra di
chiarata nella deſcrittione littorale, appunto nel luogo, oue ſpor
ge,e sbocca nel mare il vallone di queſto nome,cioè a dire del Ce
ruleo, che cagiona quini la profondità di quel mare, chiamato da
Malteſi bahar ezrac, benche altri credono così chiamarſi, perche
quaſi tutti quegl'habitanti e maſſimaméte le déne hâno gl'occhi
azurri, è cerulei. La Terra è ſituata in parte alta, 8 eminente, co
perta da venti meridionali, 8: eſpoſta a ſettentrionali freſchi, e ſa
luteuoli; onde godono quei terrazzani vn'ottima ſanità, e ſi giu
dica ſia quell'aria la migliore di tutta l'Iſola, che perciò genera, e
rcduce sì gl'huomini, come le donne di bel colore, vermiglio, e
" di corpo, e d'aſſai buono, e vago aſpetto, e di lufi
ga vita, ſi che per ordinario colà vanno a ſtanzar gl'infermi, e
conualeſcenti a mutar aria per ricuperar tantoſto la ſmarrita ſalu
te. Il meſtier loro principale, e trattar è trafficare, nella vendita di
tele, e banbaci filati, che quiui ſi fanno a merauiglia belli, e va
ghi, come altresì certi tabarri,e tapeti di lana con varietà di colori
& alcune biſaccie grandi, ò bertole da portarà cauallo, teſſute »
ſimilmente di lana; lauorano anco vaſi di terra delicati più che in
altra parte dell'Iſola, quantunque ſenza l'wſo della ruota, con la
quale però hoggi ſi è introdotta l'arte come già anticamente ſi fa
ceua in Malta, oue ſi troua non men, che nel Gozo attillima, e
proportionatiſſima creta. Sotto la capitania di queſta Terra mi
litano gl'huomini de'Caſali BubaKra, Lets,Kremdi, Milleri, Manin,
e MiKabba come di ſopra acennammo; ella racchiude fuochi cir
ca quattro cento, è habitatori millecinquecento ottanta. Neli,
entrata del Caſale à chi parte dalla Valletta, ſi da a vedere vn veſti
gio d'antichiſſimo edificio di groſſiſſime pietre,lauorate ad angoli
retti poſte l'Vna ſopra l'altra ſenza cemento, come appunto dall'
In Notii. Syra Abbate Pirri vien deſcritto vno di queſta ſomiglianza, con le ſe
cuſfol.223. guenti parole . Non esi pretermittenda “Una S. Aelia, queſuperba 9

(é vetusta moles quamuis exiguo ſub loco nulli in Sicilia cedit,imm:-


nibus entm, eisdemgue quadratis ſaxis fundata est,fama est à primis
Inſule huius colonis, vt illinc Pachynlittora proſpicerent,ſuperimpo
sitis sine camento ſaxis edificata.
Zir langiaſa, Ciſterna nomata del Pero -
En Kieret Terreno meſchiato con roccami,deriua il nome da
?NoKriet come altroue ſi è ſpiegato. -

- - Cenùs
A L I B R O PRIMO, NO TITI A VIII. 1o;
Cenùs tal AAanſab, Pezzetti di terreno, oue ſi addattano, 8 -
comodano le reti con ordigno da prenderfalconi,detto paragno.
CASALE EVBAKRA Il nome di queſto Caſale deriua da Buba
Kra Saraceno, è pure dal ſignificato nell'iſteſſo idioma, cioè Pa
dre delle vacche " egli ottanta tre caſe, e tre centoventi ſette
anime ſoggette nella militia, alla Capitania del 2 orrico.
Contrada di S. Agata,dalla cui Chieſa preſe il nome.
CASALE SAFI Così chiamaſi queſto luogo dal ſignificato chia
ro,limpido,ò ſereno forſe per la bontà dell'aria, poiche participa ,
di quella del Zorrico;conſiſte queſt'Abitaggio in cinquanta quat
trofuochi, e ducento trent'otto anime. Nella militia ſono ſotto
oſti gl'habitatori al Capitano del 2 orrico.
El GhlieKità S. Luca, Clauſure. o chiuſe di terra poſte nella ,
contrada di quella Chieſa. - -
CASALE RIRCOP. Il preſente Caſale contiene ottanta otto fuo
chi, con tre centoſettanta tre anime,nella militia ſoggiace al Ca
pitano della Gudia. -

e Torretà Giauhar, Nome proprio di Saraceno, che prouiene


dal ſignificato di gioie. Di queſta Torre tuttauia è in piedi buona
parte, la quale ſtimiamo fabrica, º opera del Saraceni, ſono le pie
tre ben grandi pezzi d'anticaglie, v'appaiono anco alcune gebie ,
e ciſterne, chiaro Inditio, dell'habitato, i
Hal Giauhar,Caſale anticamente dell'iſteſſo nome della Torre,
& in detta contrada ſituato, hoggi à pena vi rimane qualche pic
ciol'auuanzo, ò veſtigio di quel che già fu
GhlieKità S. Paul, Chiuſe di terra in tal contrada.
GVDIA. L'habitato di queſto luogo fù anticamente detto Caſal
Gudia dal ſignificato di collina, è di ſito alquanto rileuato. & er
to; in eſſo fa reſidenza il Capitano d'arme de Caſali Kircop, Luca,
Safi, e Farrugi, come altroue dicemmo, e ſi ſoleua anco chiama
re la Capitania di Bir Miftuh, luogo ou'è ſituata la ſua Chieſa ,
Parrocchiale fuori dell'habitato. Contiene ottanta ſette caſe, 8
anime tre cento cinquantaſette.
Chieſa della Madonna Santiſsima di Loreto.
º Hal Spital Antico Caſale di queſto nome,oue tuttavia appaio-,
nº alcuni veſtigi di vecchia habitatione. -

E ritornando alle Contrade del 2orrico,


Ci ſi rappreſentavn luogo detto Marà,che tanto ſuona quanto
femina per vna talfigura, che pare ſi ſcorga nella rocca di rin
contro al mare. - - - - -

Cortin, Promontorio.
via
se4 DELLA DESCRITT. DI MALTA
Vyed znuber, Valle de Pini, che porta il nome, e ſi ſtende fi
no allo sboccar nel mare. ,
p yed el AMeſcita Valle. - - -)

Censità Vyed el Meſcita. Terreno. . . . s


Andar e Soltan, Spatio, daia del Principe, luogo publica do
ue i particolari conduceuano le biade per tritarle. -

Tà romana, Chiuſa di queſto nome, .


Due i" nomate tal Papa. o
Sir Aebbugia,Pozzo dell'wliuo ſaluatico.
El V yedien, Valli, è torrenti.
El Vyedientàl ghor, Torrenti del Libero, è Liberto,
TaKsistà Sciaayra, Terreno,Takſis ſignifica qualità di terre
ni, che ſi coltiuano, è lauorano ogni due anni vna volta. -
Tà 2 a KKi,Terreno di tal nome.
AIal Arrig. Caſale d Arrigo,hoggi vi reſta vn gran piano , ò ſpa
tio con alcune ciſterne, e gebie, doue anco ſi ſcorgono veſtigi,
ò fondamenti degl'edifici). - - a

Hal Far, Caſale del ſorcio,qunui ſi para auantivn ſpatio ſenz'


alcun'altro ſegno d'habitatione di ſorte veruna. -
Aaanſalia, Di ſquilla,ò cippollaccie,hoggi vi ſi vagheggia pia
tato vn giardino. - i : :
Aasta ben Iſa, Che vuol dire capo del figliuolo d'Iſa Saraceno
cioè Gioſuè,così chiamano li Maomettani Giesù Noſtro Signore.
Tà larmier, Chiuſa dell'arenale. - . . .
Aniech,Terreno. - - - - -

Velgia tà Seffuda, Terreno fecondo, e fertile di quel nome.


Hal Kadi, Caſale del Giudice, a noſtri tempi non rimane altro
ſaluo, che il ſolo nome. i
E quì ripigliando le contrade laſciate indietro verſo la Gudia cisoffre.
La Torre talAaſtelli, cioè a dire del guardiano, è della guar
diania, quiui ſi veggono ancora alcune file di queſto antico edifi
cio, i cima di cui ſi faceua la guardia per iſcoprire l'entrata -
del porto maggiore, e forſe quella di Marſa Sirocco, Sgacciò po
teſſero hauere i conuicini habitanti, i ſegni opportuni dell'impro
uiſo arriuo colà devaſſelli. Era fabricata con groſſiſſime pietre
con calce, e rena ben adattate, acconcie in forma circolare, Scin
ſito alquanto rileuato, e ſublime. -

MIKABBA CASALE. Di queſto nome chiamano gl'Arabi VIl Va


ſo,che ſia a foggia di cuppoletta per coprire, racchiude ottanta
noue caſe, e mette in eſſere tre cento cinquanta quattro anime ,
Nella militia è ſottopoſto al Capitano del Zorrico.
- Chieſa
LIBRO PRIMO, NO TITI A VIII. roy
ChieſaParrocchiale,fuori della Gudia detta di 3irmiftuh, cioè poz
zo aperto, conſegrata in honore dell'Aſſuntione della B. Vergine,
quì ſituata da per sè ſola con la caſa del Parrocchiano,Matrice già
di diuerſi Caſali. -- - - --

Alcune terre del Veſcouato.


Ta rihan, delle mortelle. Canonicato:
3ir e taiyl, Pozzo lungo. Canonicato.
3ir el Sighir, Pozzo pieciolo. Canonicato.
Ta Vagna, el Ghides, Canonicato anch'egli.
CASAL LVCA. Queſto Caſale è poſto in luogo eminéte quaſi àdi
rittura alla bocca del porto maggiore ſoura la Marſa,dal cui ma
re è diſcoſto circa due miglia, fa ducento cinquant'otto fuochi,
con mille,S: ottanta due anime. Gl'habitanti profeſſano diuerſe ar
ti in materia di fabriche, e molti di eſſi ſi eſercitano in officio di
maſſaro. Nella militia obediſcono al Capitanio della Gudia .
Vyed el Kneyes, Valle delle Chieſe.
El Mehdum,Il dirupato, è diroccato territorio appartenente al
feudo della Marſa.
Ta Tborſa, Territorio,anco chiamato con altro nome Vyedien,
cioè Valli. -

CASALE TARSCIEN, o DI SAN GIOVANNI. E il più vicino è


Caſal Paula, contiene cento ſeſſant'otto fuochi,con ſei cento no
uant'anime, queſti habitanti nella militia ſono comandati dal Ca
itano di Biskallin. -

Il Barrani, Che s'interpreta quel di fuori; contrada.


Giardino con vna caſa molto comoda, nomato già di Cala
mia, honoreuole,e buona famiglia di Rodi. -

Zir el Ghliem, che vuol dire pozzo del ſeruo.


Ta Doſa, è pietra longa, ſopra Birmula territorio, è tenuta del
Signor Gran Maeſtro Principe,
Chieſa di S.Giouanni,dettata Euſcia. L'effigie di cui ben grande
dilegno,fù già portata per Inſegna dalla Caracca di Rodi.
Buleben,Padre del latte,territorio,è ſtato feudo nobile vn tempo
fa, hoggi del Signor Gran Maeſtro Principe, forſe in eſſo ſi faceua
abbondanza di latte per i paſcoli.
CASALE ZABBAR. Nome originato,è impoſtoli dal ſignifica
to di potatore; ha eſiſtenti centoſettanta otto fuochi,e ſette cen
to ottanta ſei anime. Negl'affari della militia ſtà ſottopoſto al Car
pitano della Terra Bis Kallin.
Contrada di Ghar AaKar. -

chieſa di S. Margherita. - - -

- O Mizebel
, ec DELLA D'Esc RITT. DI MALTA
AMizebel, che ſuona Mondezzari,
Aaſieli,territorio, che ſortì quel nome dal ſignificato del meſe
per la gran copia,Se abbondanza grande,che quiu ſe ne faceua
allt1CaſſleIlte,
Ta AAondellu, territorio, - -

C hieſa di Santa Domenica, -

S. Nicolò ta Sciaaira.
El A4uyegien,oue ſirauuiſano molte ciſterne.
El Beddeni, contrada, nella quale ſono piantati alcuni vliuaſtri,
e quindi,riceuono quelle picciole oliue ſeluaggie il nome.
Ghadirata Rez, latomia,ò pantano, hoggi luatoio delle genti
di Zabbar.
Hal Sayd, luogo d'antico caſale.
Vyed el Aiu,valle.
Forn el gir, forno,ò calcara,oue ſi faceua la calce,
Sciaaret è leppia, campagna,ò ſpatio.
Vyed el Aayn, valle,ò torrente della fontana,ſtagnone d'acqua,
ò peſchiera con torre,fattaui fabbricare da Mattiolo d'Elia.
# giº ;
luoghi di due antichi Caſali, - -

TERRA BISKALLIN, E BiSBVT. Bis Kallin, figli deSiciliani.


Gente, è Colonia Siciliana haurà per auuentura primieramente
habitato queſto luogo, perciò forſe così nomato. Hoggi è vina ,
delle Capitanie d'armi dell'Iſola e per hauer dalle parti, che riguar
da la Sicilia il porto che ſi dice Mars Si Kalli, Porto de Siciliani
poco diſcoſto, ſi può credere, ch'all'arriuo colà di quei Iſolani,
ine ſortiſſe anche li sì fatto nome. Fà queſta Terra inſie
me col Caſale Bishut à lei congiunto, e contiguo ſottovn'iſteſſa ,
Chieſa Parrocchiale, poſta nel fel mezzo ſotto l'inuocatione della
glorioſa Vergine, e Martire Santa Catarina,intorno a quattrocen
to fuochi, con mille cento ottanta cinque anime. Il ſuo territorio
produce eccellenti paſcoli è paſture. Onde le carni,e caſcio di que
ſta contrada ſono deſquiſito guſto, e ſapore, e perch'è habitatio
ne vicina al mare; fù perciò ſoggetta all'inuaſioni, e ſcorrerie di
corſari, dalla violenza de quali per poterſi ſchermir la gente, vi
ſono ſtate fino da tempo antico,edificate diuerſe torri; hoggi pe.
rò con le due fortezze di S. Luciano,e S. Tommaſo fatte i bri
care nelle due vicine cale, con molto giuditio dalla prouidenza ,
del Gran Maeſtro VVignacourt, viene particolarmente difeſa, e
guardata. Il che ben fà ſperimentato con la ſola di S. Luciano,
nell'anno 1 4 14. allo sbarco, ch'all'improuiſo fecero 7o galere de
- - - Turchi
L I B R O PRIMO, NO TI TI A VIII. roz
Turchià.Marſ Kalli, non vi eſſendo per anco eretto il Forte San
Tommaſo. Era ne tempi antichi queſta contrada verdeggiante,
e piantata di molti oliucti, onde fino al preſente conſerua il nome
di Zeytun,che ſignifica oliue,con traditione,che vi ſi faceſſe altresì
ran copia d'olio. - -

Vyed Biskallin,valle,che gode del medeſimo nome della Terra.


Ta Lahgiar, delle pietre,terreno. - -

Miſa Kfa,è cagionata queſta voce dal ſignificato di tetto,ò co


perto eſſendo quiui vna gran pietra che ſolleuata da terra, 8: allo
gata ſopra d'altre non men grandi,ſembra quaſi che copra, e ſia -
tetto à quel luogo,oue poſſono ſtar nel diſotto a ſedere più perſo
ne comodamente. - -

CASAL GIOAN. E queſto ben picciolo Caſalotto non più d'ot


to fuochi,con trentaſette anime,ſoggetto nell'eſerciti militari alla
Capitania di Bis Kallin.
Rabà tal Scieu K, terreno di ſpine, quantunque Rabà, ſignifichi
portione e par e di diuiſione,e propriamenre la quarta, che ſi dice
Xobù, vien originata la voce Raba, hoggi comune ad ogni terre
no, è dalla ripartitione, e diſtributione de campi, è poderi, che il
Conte Ruggiero (cacciati prima glorioſa,e valoroſamente da
Malta i Saraceni) fece à i Soldati di quella conquiſta, 8 a gl'anti
chi Chriſtiani, che vi trouò ſotto la cruda tirannia de'Barbari,che ,
pertanto fin hoggi le poſſeſioni, e territori grandi ſi chiamano
Kaſam da Kaſma, che ſignifica ripartitione, è diuiſione, ſe non
voleſſimo però dire,che aba deriui dalla radicale Rahba, ſenz'ac
cento, termine, che importa nutrire, alleuare, & alimentare, quaſi
che tutto ciò faccia il terreno; onde vien detta Rebbiaa, la ſtagio
ne autunnale, che dalla terra ci fa germogliar l'herba da paſcolar
uigl'animali. -

Contrada della Chieſa dello Spirito Santo.


Ta SciueKi, delle ſpine,contrada.
S. Maria tal Hiniena, della Pietà, è Miſericordia, Chieſa.
Zir el dheeb, pozzo d'oro. -

Hara tal Prolli, ſtrada de Perolli, antica, e nobile famiglia in.


Malta . º

CASALE AASCIAK, Pigliò cotal denominanza dal ſignificato


del gioire,ò d'hauer diletto, Aaſcia K, altresì è cognome d'antica -
famiglia Malteſe. Contiene ſettanta ſette fuochi, e trecento cin
" due anime. Militano poſcia gli habitanti, ſotto il coman
lo del Capitano di Biskallin.
A4 atassi,territorio di ſettanta, e più ſalmate di terra contenuto,
O 2. e riſtretto .
ses DELLA D EscRITT. DI MALTA
e riſtretto in vna lingua, che ſporge dentro il porto di Marſa Si
rocco, nel cui capo ſi ſcorge ſituato il Forte di S. Luciano. Poſſeg
gono da cent'anni in quà la maggior parte di detto territorio, quei
dell'antica famiglia Bonnici, laſciato loro dal Biſauolo Vgolino,
che l'acquiſtò,8 vnì à gl'altri beni della ſua caſa. -

Ghar Dalmau. Grotta così chiamata,molto ſpatioſa,e grande,e


per quello che alcuni affermano, è vina caua, è ſpelonca ſotterra
nea,la quale cotanto s'inoltra per vn lungo tratto di camino, che
non è credibile, - - -

Kaſar, Caſtello, è caſa forte,nome impoſto da Saraceni, rimaſto


ancor hoggi preſſo a Spagnuoli nella voce Alcazar,che deriua da .
Alcayzeria: in queſta guiſa nomarono gl'Arabi quei luoghi cin
ti di muro, che in tempo dell'Imperio Romano in Africa vn.
Imperatore frà i Ceſari (il qualeſi dicono Kaſar) ordinò con
Deſcritt.d'Afri
cº vol.2. lib.4. pari prudenza e giuditio, come riferiſce Luis del Marmol diſcor
rendo del Regno di Fez, fuſſe in ogni Città di quella Prouincia ,
perche quiui gli arredi,le mercantie,S i tributi appartenenti alla ,
Camera Imperiale, inſieme con quelli de particolari cittadini ſici
ſeruaſſero, e diligentemente cuſtodiſſero, accioche correndo di
tutti il riſchio, e la medeſima fortuna, con maggior caldezza,e pre
mura nelle turbolenze,e ne tumulti a tutta poſſa ſi preſeruaſſero.
Di queſto ſuperbo edificio n'habbiamo veduto a tempi noſtri
qualche parte delle prime fondamenta,e del muro per ſpatio di po
che ſtriſcie,ò file ſopra terra di groſſe pietre, ben lauorate,e poſte
inſieme,che datano ancor ſegno della ſua ammirabile magnifice
za,nó già di fabbrica de Saraceni, ma ſi bene d'antico Tempio de'
gentili, e di quel famoſiſſimo d'Ercole Tirio cotanto inalzato, e
celebrato da Scrittori (di cui è lungo diſcorreremo a ſuo luogo)
concorrendo tutti, e di comun accordo,affermando i Greci, e La
tini,che in queſta parte di Marſa Sirocco ſia ſtato ſituato,venendo
ueſt'opinione aſſai ben comprouata dalle medaglie, pezze di
ſtatue d'idoletti, e d'altre coſe, minimi auanzi di quella vana gen
tilità, e falſa religione, quiui ritrouate ſotto il Magiſterio del
Principe VVignacourt, mentre alcuni nell'iſteſſo luogo cauando,
ſcioccamente penſauano far acquiſto di ricco teſoro. E veramen
te ben conſiderate, e maturamente oſſeruate la qualità, ſitua
tione, e forma della fabbrica, con altre congetture, che riſultano
dalle coſe predette non ſi può laſciare di conchiudere e con ragio
ne, che colà non ſia ſtato altro edificio, fuori che quello del Tem
oa Giala e pio d'Ercole,chiamato ſouente dagl'antichi ſcrittori Melitenſe.
Djr Gent. Syn Deyr limara, territorio di cui nella deſcrittione littorale ſi è fatto
tº - l oa -

-
- - - - -
-
- -
paleſe
LIBRO PR IM O, N O TI TI A IX. 1o 9
paleſe e dichiarato il ſignificato.
Giardini di diuersi padroni.
Ta Longobordi, contrada così denominata dal cognome, (co
me crediamo) di nobile famiglia, ch'hoggi riſiede in Calatagiro
ne,8 etiandio in Meſſina, è Caſtro Reale in Sicilia, detta de Lon
gobardi, come diuerſi campi, e contrade conſeruano fin al pre
ſente l'antico nome di Caſate, che ſoggiornano in quel Regno. Di
ueſta medeſima è ſtato di celebre nominanza il P. Fra Franceſco
Nelle Notitia
Longobardo dell'Ordine de'Minori,di cui fà métione l'Abb.Pirro. Palermi:ara ,
Tà SflasKi, terreno. Tal Hagira,della pietra, terreno. all'anno 1562.
Ghadira di S.Giorgio, ſtagnione,ò pantano poſto in quella con
trada,oue concorrono gl'habitanti di quei Caſali a bagnar, ema
cerare i loro lini. Da ſimil voce Arabica preſe il none, ch'al pre
ſente tiene l'Iſola di Gadiº,ò Gadira,come per l'appunto la chiama
Pietro Appiano,detta da Spagnuoli Cadiz, fuori dello ſtretto di In ſº a Coſmo
grapºia.
Gibelterra (Colonia anch'ella, che fù de Fenici) per ragion del
proprio ſignificato di certe lagune, che in eſſa ſi ritrouano,e come
altri ſpiegarono,perche Gadra ſembra quaſi, che sit locus Punica
lingua, undique ſptus, per ſeruirci determini loro.
D E L L'AC 9 V E D E L L A F O N TA N A,
e della condotta loro alla Città Valletta.

N O T I T I A I X.

Rà le coſe marauiglioſe, che ſi vagheggiano in Malta,non tie


ne per auuentura a noſtro giuditiol vltimo luogo la fabbrica
degl'Aquidotti, per i quali da luogo ben diſtante ſi tramandano
l'acque alla Valletta. E come che l'impreſa di queſt'opera così ce
lebre, ſia ſtata per ſe ſteſſa difficile, generoſa, e ben degna di
quel magnanimo cuore del G. Maeſtro VVignacourt, anzi tanto
più grande, quanto, che altre volte propoſta, e ſtimata da tutti
vniuerſalmente, non ſolo malageuole, ma d'auuantaggio trop
po diſpendioſa , e non adequata alle forze della Sagra Religione,
era ſtata diſmeſſa, non eſſendo punto diſſimile da quei ſtupen
di aquidotti fabbricati da Romani con incredibil ſpeſa, de'qua De Magnitud.
li doppo hauer detto Lipſio per tubos, ac canales in fornicibus, e Rom,cap. II.
poco doppo , per V alles, per Montes, per tot inequalia ſupra , in
9

ra terram aquamaduehebant, proruppe al fine con molta mara


urglia eſclamando, è iterum rem stupendam ? l'habbiamo ſtimata
meriteuole di particolare narratione, percioche ſe vien inalzato,
- C COtaIl to
-

“;
e
1, o DEL LA D E SCRITT. DI MALTA
e cotanto ingradito l'Aquidotto, col quale Appio Claudio con
duſſe la prima fiata l'acqua in Roma (perciò detta Appia) doppo
quattro cento,e quarant'vn'anno dalla ſua fondatione,per le ſoura
dette circoſtanze,e perche anco Importaua vndeci miglia di cam
mino, come non potremo paragonare il noſtro aquello, ſe oltre
l'altre qualità, in queſta pure della diſtanza quaſi lo pareggia , è
Entrò, all'hora in sì eroico penſiero quel generoſo, e prouido
Gran Maeſtro, non men di nobilitare, che di prouedere queſta Cit
tà dell'elemento da Pindaro chiamato l'ottimo delle coſe, conſide
rando con pari prudenza, e ſenno la neceſſità, ch'ella ben ſpeſſo
n'haueua,quando maſſimamente nell'inuerno fuſſe ſtata ſcarſez
za di pioggie per empire le gebie, e le ciſterne, onde in ſimile a
penuria erano coſtretti i Signori Gran Maeſtri far codarre l'acq li al
ſino dal fonte della Marſico diſagio,e ſpeſà,e che perciò riuſcitano
inutili, non che poco profitteuoli tutte le fortificationi, e l'altre
munitioni ſenz'altro prò, ſe veniua à mancare queſta tanto im
portante. Con decreto adunque del ſuo Sagro Conſiglio è di
9. di Gennaio 16 1 o deliberò, che ad ogni modo s'haueſſe à cô
duralla Valletta l'acqua viua; per eſecutione, &adempimento,di
che,fè prima venire dalla Sicilia alcuni huomini prattici in tal pro
feſſione, non laſciando di mandar à conſultare in diuerſe parti del
Chriſtianeſimo la maniera, 8: il modo della condotta, e poi rico
noſcere con molta diligenza l'acque,che ſi poteuano con ageuo
lezza condurre, come anco i ſiti, e poſti con far liuellare d'auuan
caggio le diſtanze, 8 altezze loro. Interuenendo nel principio è
tutto ciò il P. Natale Tomaſucci Gieſuita Meſſineſe, e particolar
mente nel ricercar induſtrioſamente le vene dell'acque ſmarrite,e
diſperſe, e ſotto la ſua direttione,ò appreſſo con quella di Bonta
dino de Bontadini Bologneſe, huomo periiiiimo in ſimili affari,
che le diede l'Vltima perfettione, con non poca lode del ſuo nome,
doppo cinque anni di continuo, 8 indefeſſo trauaglio, riuſcì per
la Dio gratia felicemente la condotta, ſenza molto intereſſe,ne in
commodo del publico Erario della Religione; eſſendoſi applicati
per la ſpeſa, e fabbrica degl'Aquidotti, e di tutta l'opera i danari,
che ſi cauauano dagl'auanzi del Granaio,e Forni del commun Te
ſoro,amminiſtrati all'hora dal Commendatore Caſtellar hoggi no
ſtro digniſſimo G.Maeſtro, dalla diligenza,S integrità del quale ſi
ſomminiſtrò la maggior parte di detta ſpeſa, che importò ben da
quaranta mila ſcudi. - - .

Il capo principale dell'acq ua,che fù preſa, è ſtata quella di Diar


Chandul, è Chandut,come habbiamo veduto chiamarſi in alcune
- ſcritture
LIBRO PRIMO, NO TI TI A Ix: 11,
ſcritture, qui ſi cauò per andar, e giugner all'origine vna caua, è
mina nella rocca di trenta canne in circa di lunghezza, fino al
luogo denominato El Sciaayra appunto doue eſce la ſorgente,e ſi
riconduce alla volta di quà ad vn altro, che ſi chiama Hofet, el
Xez, ſito del primo ſpiraglio, facendoſi di quà vn'altra mina ſot
terranea di muro per altre cento canne. Indi ſi è continuato, 8.
inoltrato vi è più il condotto,ò canale venendo verſo queſta Città
Valletta fino ad vna gran gebia, oue ſi ragtinano, e conuengono
tutte l'altr'acque dentro il giardino l'Eſtorioli (hoggi rimaſto ter
reno) per mille,e nouantanoue canne di ſpatio.
L'altre fontane, che ſi preſero furono Aayn Kaied, queſta ,
ſul bel principio ſenveniua alla Valletta ſolamente di giorno, poi.
che di nottetempo ſi toglieua per ſeruigio di due giardini del Prin
cipato cioè a dire delle due fontane, e di Aayn Kayed.
Aayn Cirani,membro è rampollo di Aayn Kayed.
Aayn Teuzien ò ſia Birzegrella.
Di più altri due ruſcelli, che l'wno hà nome, e neſcieaa tal borgi,
tal mitarfe, e l'altro el Megira tà Meſrah Anuſa li quali ſi meſ
colauano col fonte Aayn Teuzien, & inſieme poſcia vnitamente
entrauano nel condotto. - -

E perche dalla ſollecitudine,è accortezza del Caualiere Ponzet,


Sopraintendente alla fontana,fi ingegnoſamente oſſeruato, che
l'acqua di Aayn Teuzien, è di Birſa egrella,generaua ſcorrendo nel
ſuo particolar canale vna quantità di tartaro, (che gli artefici di
tal opera chiamano brama) per hauerlo tre volte da quello netta
to,e purgato,e che l'acqua di Ayn Kayed correua più limpida e pu
ra, e molto più l'altra di Diar Chandul,pertanto ſtimate queſte per
migliori, come par che gl'antichi noſtri forſe ſi ſeruiſſero anch'
eglino più dell'vſo di quella di Diar Chandul (luogo, che fù già da
eſſi netépiantepaſſati habitato) poiche nel cauarquiui ſul princi
pio vi ſi ritrouarono ſotterra da tréta pezzi di canali di terracotta,
di diametro d'vn palmo,e di due,e mezzo di lunghezza,fùleuata
via affatto, e del tutto tolta l'acqua d'Aayn Teuzien dal condotto,
come nociua,egreue, benche da noſtri Malteſi fuſſe ſtata creduta
per l'adietrolieue,e ſaluteuole; cauandoſi nondimeno, e toccan
doſi con mano,che la ſperienza già veduta apertamente corriſpo
de col ſignificato del nome, mentreta Vzien, nell'idioma Arabico
ſuona di peſo,ò peſante; e" Aayn Kayed, era trattenuta di
notte per beneficio di quei due giardini, hor ella viene ſenza rite
gno continuamente alla Città, 8 in ſua vece ferue per i medeſimi
Aayn Teuzien,con i due ruſcelli, - - -
-

- - -

Si che
i 12, D E LL A D E SCRITT, DI MALTA
Si che le due acque,ò fontane Diar Chandulg Aayn Kayed,frà
le quali queſta è la maggiore, ſi vengono a congiungere, e ſcon
trar inſieme in vna picciola gebia dentro il giardino di S. Miche
le (podere del Principe) trecentoſeſſanta cinque canne in circa ,
diſcoſta dalla grande nelli Storioli,il che fù eſeguito puntualmen
te nell'anno 1 642. giorno di S. Luca.
Del fonte Cirani, membro, e rampollo di Aayn Kayed, hoggi
entra nel condotto ſolamente quella quantità, che ſi ſmarriſce, e
perde,inuiandoſi la maggior parte di lui al giardino di Aayn Klieb
poſſeſſione della Religione.
Entra nel medeſimo condotto vn'altr'acqua nomata ta Vyed
el Besbies,per più di mille canne di canale nel luogo chiamato ti
AAarget Meiya, è Margiliiaſa,ma queſta ſgorga poi per ſeruigio,
& aprò del giardino di S. Antonio a Caſal Lia capo della fondatio
ne del G.Maeſtro de Paula,il quale mentre viueua à proprie ſpeſe
colà ve l'introduſſe.
Ma facendo ritorno alla gebianelli ſtorioli,fino alla quale dall'
origine,e ſorgente di Diar Chandul,annouerammo mille ducento,
e vintinoue canne,da quella continua,inolrrandoſi ſotterra il cô
dotto per altre due mila,ſettecento,e quattro canne, fino che giu
gne alla vaſca della prima arcata fuori del Caſale Attard, e quiii ſi
ſollieua da terra ſopra l'arcate, per lo ſpatio di ducento, 8 otto can
ne e poi ritorna a ſepellirſi per cento,S: ottanta cinque, e poſcia ,
s'inalza nel ſecondo ordine d'arcate per il tratto di cinquecento,e
uattro canne, e di bel nuouo ſi riconcentra,e naſconde per altre
ſettant'otto,e la terza volta ſen poggia in alto,e laſciaſi vedere câ
s
-

peggiando ſoura gl'archi più vigoroſa in diſtanza di ottocento, e


trenta quattro canne, fino alla torretta di S. Gioſeffo,con trauerſar
la ſtrada reale ſul camino che conduce à Bircarcara,nel qual luo
go nella parte ſuperiore dell'arco di mezzo,appito nella fa ciata,
che riſguarda al Leuite,ſotto l'arme del G.Maeſtro VVignacourt,
e di quella della Sagra Religione appare intagliata in tauola di pie
tra nera la ſeguente iſcrittione.
HAC VALLETTA TENVS FVNCTVM IACVISSE CADAVER,
VISA EST, NVNC LATICIS SPIRITV S INTVS ALIT,
INCVBVIT PRIMIS OLIM, CEV SPIRITVS VNDIS,
SPIRITVS ENIXA, SIC MODO FERTVR AQVA.
. Bontadino de Bontadinis, Bonon. Aqua Duétore MDCXV.
E nell'altra facciata di dietro, riuolta al Ponete ſi legge queſt'altra
PRATRI A L O P HI O D P."iò A CO V RT
M A GN O M A GI ST R
: V A L L E T T A M V R B E M,
E T A R C E M D VL CI SS 1 M IS A Q VIS
- VI VI FI CANTI E TERNA SALVS.
LI BR O PRIMO, NO TITI A IX. 1 I3

Come ſi legge altresì lo ſcritto, che ſiegue nella Torretta di S.


Gioſeffo, dalla quale fino alla Valletta l'acqua vien condotta in ca
nalintiero latericio ſotterra riſtretta, &imprigionata, perche dal
ſuo ſteſſo peſo aggrauata, e col proprio incarco poſſa ſalire doue ,
fia biſogno, con ogni i" le regole dell'arte,
QVAM SVBTERRANEIS SE SE DVCTIBVS,
INFERENTEM, HOC LOCO AMITTIS AQVAM,
EANE EM VRBE MEDIA PVLCHERRIMO
SE SE FONTE COMPERIES EFFERENTEM .
Ingenio miro Bontadini de Bontadinis Bonon.
Da queſta Torretta fino alla porta della Città fuori del foſſo, ſi
contano canne mille cinquecento,e venti quattro,nel qual trattO
in due luoghi,doue
No il condotto è più ſotterraneo, è la vehemenza
dell'acqua maggiore, ſono in tutto palmi vent'otto di canale di
piombo ben groſſo,e rinforzato con legami di ferro per poter reſi
ſtere all'impeto quiui cagionato dall'acqua, nel ſalire contra la ſua
naturale proprietà. -

Nella Collina di S. Nicolò, hoggi della B. Vergine d'Atoc ia, e


parte più eminente,reſpira, 8 eſala l'acqua in vna picciola torre di
forma rotonda, in cui ſi vede incaſtrata vina tauoletta di pietra -
forte con queſte parole. -

VT SPIRITvs IN AQvis, ... ...


SIC SPIRITVS AB ASVIS. -

E le ſeguenti contiene vn'altra poſta, 8 alloggata sù la porta ,


della Torricciuola, oue ſimilmente prende reſpiro l'acqua all'in
contro della Chieſa di Sarria,fregiata d'vna corona di fiordiligi, che
rappreſentano l'arme di quel pigiſimo G. Maeſtro.
TVR RICVLA ORNAi VM LILIIS CAP VT EFFERO , VT VRBE
INS PiCIAM PON I EM VIVIFICANTIS AQVAE. -

M D C X V.

E quì ripigliando le ſomme di tutte le diſtanze del cammino,ò


lunghezza del condotto di ſotto, e ſopra la terra, per doue ſcorre º
l'acqua da Diar Chandul,e s'incammina fino alla porta della Città ri
ſulteranno inſieme,e ſi numeraranno canne ſettemila ducento, e
ſettant'otto,alle quali aggiugnedo ducento canne in circa, che la
diſtanza dalla ſudetta porta fino al Palazzo, nella cui piazza, è ſi
tuato il vaſo della fontana, oue sgorga l'acqua, aſcenderà il tutto
a canne 7478. di palmi otto per canna miſura di Malta.
Per tutto il camino,ò tratto, che ſi frapone dal capo della fonta
ma in Diar Chandul,fino al primo vaſo dell'arcate in numero di tre
mila nouec nto,e trentatre canne ſono ſituate,diuiſe,e comparti
te molte vaſ he di pietra di tre palmi,e mezzo divano,e larghezza,
per ciaſcheduna in quadro, cioè per ogni 25 canne, vna, per
- -- - l'eſpur
r 14 DEL LA D E SCRITT. DI MALTA
- l'eſpurgations de'canali, e ſi fecero portare quelle, e queſte dalle ,
petriere diſcoſte in alcuni luoghi quattro,e cinque miglia a forza,
e ſchiena di mulo con le pietre, che coprono i canali.
Tutta la difficoltà poi di queſta condotta, è ſtata principalmen
te dal Caſale Attard fino alla Valletta,poiche non potendo l'acqua
Più inoltrarſi,declinando, coll'andarſempre all'ingiù,come haue
ua fatto, e fa tuttauia fino al detto Caſale,a cui in quella diſtanza
ſouraſta l'altezza,di più di cento palmi,non vi rimanendo dal pia
no del Caſale fino a quello del i" , che quarantaſette d'emi
nenza,dubitando li tre artefici, cioè Andrea da Trapani,Giuſeppe
da Palermo,e Giouanni Attard Malteſe,rimaſti doppo la partenza
del P. Natale (che laſciò l'opera non più auanti, ch'entro l'iſteſſo
Caſale) di non poter condurl'acqua per condotto ſotterraneo,de
liberarono incaminarla ſopra gl'archi,come tantoſto fecero conti
nuando l'edificio fino alla Chieſa di S. Nicolò fuori del Caſale ,
uando ecco ch'eſſendo in queſto ſtato giunſe in Malta il Bonta
" , mandato a chiamare a poſta per queſt'effetto, il quale ap
prouando il penſiero,e riſolutione dei tre Maeſtri ſudetti i"
poi il tutto felicemente ſino al fine.E qui è da ſapere,che l'intento
del Padre Natale era ſtato di condur l'acqua ſempre ſotto terra per
roſſi canali di pietra ſerrati,e ben chiuſi dai lati & interi col gó
are, grauar, è caricare, (come dicono) l'acqua per farla poſcia
ſalire doue fuſſe ſtato d'uopo,dalle vallate, è i ſiti più eminenti, il
che ſe riuſciua ſarebbe ſtata l'opera più ſtabile, e perpetua, co
minciando di già i pilaſtri, e l'arcate, a corroderſi dal vento, e
dall'humido della pietra,come altresì dalla ſalſuggine della poluc
re. Oltre che l'acqua ſarebbe ſenza fallo giunta alla Città più fre
ſca maſſimamente in tempo della ſtate,non paſſando come faho
ra per i canali eſpoſti pur troppo al ſole, dal feruente calor di cui ſi
ſcaldano,S infiammano in quella ſtagione in tantoecceſſo, che
anco doppo il tramontar di lui,rimangono quaſi, che infocati, 8.
acceſi per vna gran parte della notte,
Ma i" tuttauia, e ſecondando il P. Natale il proprio
penſiero, e la già riſoluta opinione, e fatta fare d'auuantaggio
vna grandiſſima quantità di quei groſſi canali di pietra per ſeruir
ſene ſotterra, credendo di poterli concatenare, & vnir inſieme per
mezzo di certa miſtura,ò vogliam dire colla gli riuſcì vano il diſe
gno, mentre volendo far la proua,ritrouò quella paſta,ò materia ,
IlOIl i" farlega in verun modo con la noſtra pietra, ſi che l'ac
i" ra l'vno, e l'altro non ſpandeſſe fuori, e traſpiraſſe, il che fù
orſe principal motiuo al preteſto,ch'egli preſe d'andarſene via.
E ſe -
L I BR O PR I M O, NO TI TI A IX. 11 i
E ſe bene à queſto difetto ſi ſarebbe potuto perauuentura ,
rimediare con adoperar la terra puzzolana, e calce; inuentione
veramente marauiglioſa,e che tenacemente reſiſte ſopra ogn'altra
coſì alla furia, &impeto dell'acqua, datacila a conoſcere dal Bon
tadino, nientedimeno ſcorgendo egli, che nel guidar l'opera del
condotto fino al Caſal Attard ſi era da lui traſcurato il vantaggio,
che ſi poteua hauere in quella diſceſa, col guadagnar ſempre più
l'altezza per valerſene poſcia, e ritrouarſi con maggior eminenza
nel medeſimo Caſale per gonfiar l'acqua ad eſſetto di ſuperarla di
ſtanza di più di tre mila e cinquecento canne, che li reſtaua fino
al piano del Palazzo,tirò auanti la fabrica degl'archi,con impiegar
in quella depilaſtri la moltitudine grande, che s'era apparecchiata
delle groſſe pietre forate, onde non riuſcirono affatto inutili, ne
venne dal tutto a perderſi la ſpeſa già fatta di qualche rilieuo, e di
non poca conſideratione. L'vſo della terra puzzolana all'hora da .
noi conoſciuto,benche molto prima da noſtri antichi Malteſi ne
ſecoli paſſati, come ſi è oſſeruato in alcune loro fabbriche, ha ca
gionato tanta vtilità, che ſicuramente ſenza di eſſa, non ſi ſarebbe
cotuto in conto alcuno condurre à fine l'impreſa,percioche ſepel
i" nella maſſa di detta terra, e calce i canali, ancorche per la .
forza dell'acqua veniſſero a crepare, e romperſi, nulladimeno vi
reſta quella materia aſſodata,e quaſi che impetrita,e così dura, che
può feruire per ſe ſteſſa ageuolmente di canale. -

Per la ragione adunque di ſopra portata, ſi conduſſe l'acqua ſo


pra gl'archi in fino al ſito ou'è la torretta di S. Gioſeffo,per quin
di guadagnata l'altezza di lei medeſima, gonfiarla ſino a quel
la di S.Maria d'Atoccia, chiamata prima di S. Nicolò,e di là all'altra
di Sarria ſito vguale à quello de'Padri Capuccini,e da queſto luogo
in fino alla porta reale, calando,e ſalendo a vicenda il foſſo per ſgor
gare, nella gran foſſa colà cauata, e finalmente venire, come fà,
a ſcaturir nel fonte,e piano del palazzo, le quali altezze e diſtanze
dal medeſimo piano fino al Caſale Attard,potendo noi ſpiegare al
curioſo lettore per la notitia,che ſi raccoglie dallo ſcritto fatto,all'
hora, che furono con diligenza liuellate,e capitatoci alle mani per
buona ſorte, non habbiamo voluto tralaſciare di farlo per l'intera
fodisfattione di queſta materia,con inſeririltenore dell'iſteſſo ſcrit
to che è tale. Il piano di Palazzo è più baſſo della porta reale,cioè
dal ſoglio palmi noue, la diſtanza da Palazzo a porta reale ſono
canne ducento in circa. I Capuccini ſono più baſſi da porta reale
palmi tredeci, onde il piano di Palazzo ſarà più alto de Capuccini
palmi 4. La diſtanza da porta reale a Capuccini ſono canne º
-
- - - --- - - P 2.
116 DEL LA D E SCR I TT. DI MALTA
La diſtanza da Capuccini a S.Nicolò, (hoggi ſi dice la Madonna
d'Atoccia) ſono canne ſettecento,S.Nicolò è più alto de Capucci
ni palmi dieci, talche S.Nicolò è più alto del piano di Palazzo pal
mi ſei.La diſtaza da S.Nicolò a S.Venera ſono canne cinquecento,
S. Venera (queſta Chieſa è poco lontana dalla Torretta di S.Gio
ſeffo,e per doue ſi penſaua di condur prima la fontana) è più alta
di S. Nicolò palmi venti; onde Santa Venera ſarà più alta del pia
no di Palazzo palmi venti ſei. La diſtanza da S. Venera fino a Ca
ſal Attard ſono canne mille,e quattro cento. Il Caſale Attard, è
iù alto di S. Venera palmi 2 1 talche il piano di queſto Caſale è
più alto del piano di Palazzo palmi quarantaſette. E quantunque
vnite inſieme queſte diſtanze importino ſolamente tre mila duce
to canne, hauendo però noi affermato di ſopra contenere il mede
ſimo tratto dal Caſale Attard inſino al piano di palazzo (ſecondo
le miſure dateci dal Caualiere Ponzet " queſto ſteſſo ſpatio) tre ,
mila cinquecento trentacinque canne : crediamo tal differenza ,
naſcere ſenza fallo dalla diuerſità di miſurare cioè, dal Caſale paſ
ſando per S. Venera, e Capuccini, è tirare di lungo a S.Nicolò, e di
là alla Madonna di Satria,e Porta reale.
Fù principiata l'opera come ſi diſſe col fauor del Cielo l'anno
1 6 i c. e vi ſi trauagliò continuamente con gran numero d'opera
rij, che ſaliua molte ſiate à più di ſeicento, ne prima ſi compi, che
del 16 15. nel quale a punto i di xxi. d'Aprile terzo giorno di
Paſqua di Reſurrettione cominciò a ſcorrer l'acqua nel fonte del
Palazzo,ſubito ch'hebbe fatta vina ſolenne benedittione il Prior
della Chieſa all'hora Camaraſa, che proceſſionalmente veſtito con
habito Pontificale,quiui era venuto con l'aſſiſtenza del G. Maeſtro
( tutto feſtate, è allegro d'hauer veduto quell'opera da lui intrape
fa,e propoſta al deſiderato fine felicemente condotta,) e di tutto il
Coauento della Sagra Religone, e concorſo parimente di tanto
Popolo, che non poteua capire in quella piazza, benche grande .
Seguirono poi molte feſte di fuochi artificiali con belliſſime ma
chine, giuochi, e corſi, con gittar al Popolo il medeſimo G. Mae
ſtro varie monete. - -

Si fe poco appreſſo fabricare il belliſſimo fonte di Nettunno di


metallo allo ſcalo della marina,oue i principali ſpandenti di quello
del Palazzo, vengono a terminare; in queſto furono incaſtrate
quattro tauole di bronzo, ne'quali ſi veggono ſcolpite in baſſo ri
lieuole glorioſe impreſe della Maometta,Aias,Paſſauà,e de Caſtelli
di Lepanto fatte nel tempo di quel magiſterio, 8 in ciaſcuna ſi
legge il ſuo diſtico a caratteri dorati nella foggia, che ſegue.
- - - Maometta
LIBR o PRIMo, NoriT1A Ix. 1,7
- M A O M E T T A. -
Cui tua extinctos peperit AAahomete trium hos
Patria, ad Alophium, vinctus,inopſ, ſede.
L A I A S.
Debebant Tyrio rutilantia lilia ſucco,
a Aiax, Aiacem vincere, vicit Aloph.
P A S S A V A. -

Vix Peloponneſus Dominosproperaſſe priores,


Senſerat, Alophio,vtſubdita fatta ſuo est. - º

- CASTELLI DI L E PANT O,
Naupactus, Patreq; patenti obnoxia paruo,
Magne olim Claſsi, que vetuere viam. - -

Spande, e contribuiſce la fontana le ſue pure,e limpide acque º


principalmente al Palazzo Magiſtrale, Sagreſtia della Chieſa Con- -

lentuale, Sagra Infermaria, Fortezza di S. Ermo, Cancellaria, Ca


ſtellania, Prigion de Schiaui, Forni publici della Religione, 8 è
tutti i Monaſterij di Monache;formando d'auantagio diuerſe altre
fontane per la Città : e finalmente ſgorga nel diletteuole, e vago
giardino fatto fare dall'Eminentiſſimo Signor G.Maeſtro Laſcaris
mio Signore, fuori della porta di Monte, e nelle ſue delitioſe fon
tane, che ſono l'ornamento del Porto, il diporto, e ricreatione di
tutta la Città,maſſimamente con l'hauerui aggiunto il belliſſimo
paſſeggio della nuoua ſtrada LASCARA " ittorale del mare ,
ſopra la porta di cui ſi legge queſt'Iſcrittione.
-
D. O. M. -

MA GN VS MAGIST ER LASCAR Is -

- Abſolutis externis Vrbis munimentis. - - -

Ad eiuſdem ornatum,publicum commodum, animiq; leuamen


Superiores hortos irriguis aquis per tubos conductis
In fontes amenè ſcaturientibus
- impenſa excitauit.
Sua
Hinc in ſaxoviam nouam aperuit,
Veterem ampliauit. -

Littoralem in mari longiſsimèprotendit, ac trauit, -


Congestaq; mole - - -

Zenefidamſcaphis ſtatiunculam -

- -
- - a -

feri curauit. - -

Anno Christi MDCXLII. ſui verò Magist. VI.


E tanto baſti hauer detto della fontana,e delle ſue circoſtanze,
per i" della deſcrittione di tutto il mediterraneo di
queſt'Iſola ... - -- -
)

Deſcrittione
r 18 DEL LA D E SCR I TT. DI MALTA
Desc RyTTI o NE D E L L'ISOLA DEL G o Zo.

N o T I TI A X,
'Iſola del Gozo fù chiamata da Greci, e da Romani Gaulos, il
- cui ſignificato latino è Poculum, quaſi voglia dire Coppa per
vederſi prodotta, e formata dalla natura in figura, 3 a guiſa di
Vandal rerum Coppa,e da gl'Arabi con voce corrotta Gaudesc, Procopio ſcriué
A b. 1.
do la nauigatione del Valoroſiſſimo Beliſario Capitan Generale ,
dell'Imperador Giuſtiniano, che da Sicilia, e dal porto di Cauco
na( hoggi nomato Capo Rasgarambi, è Torre della Secca, ſe ne ,
paſsò nel Gozo, e Malta per tirar in Africa, laſcio scritte queſte º
Sºortate da Che parole traportate dall'Idioma Greco nella Latina fauella. Velis ce--
serio nella Sic.
leriter ſublatis Gaulo, è Melite Inſulis adpulerunt. Scilace à Mer
aniiq ºf444. curii promontorio verſus
Cap. 2 6. Orientem Solem, haud procul d promontorio
Inſula tres ſunt parue , ob id ipſum d Carthaginenſibus habitata, Me
Lib. 5. tita Oppidum cum portu,Gaulos Oppidum, Lampas.Diodoro così diſ
corre, Post Melitam; Inſula altera est, que Gaulus vocatur in alto
pelago, gi ipſa, portuumque commoditate prestans, Phenicum colo
nia, anch'ella percerto Colonia de'Fenici, altresì ricca d'antichità
come Malta,e da medeſimi habitatori in vari tépi habitata,e maſ
ſimamente da Greci,che le diedero il nome. Paſſiamo d'auuantag
Lib. 2. cap. 5.
-
gio à vedere altri Autori come l'habbiano chiamata. Pomponio
Mela, Circa Siciliam,( dice egli) in Siculo freto est Aee, quam Ca
Lib. 3. cap. S. lypſo habitaſſe dicitur, Africam verſus,Gaulos, Melita,Coſura Plinio
poſcia ſoggiunſe, in Sicula freto Inſuleſunt in Africam verſe,Gau
los, Melita, Coyra, e nel Lib. v. Cap. v 1 1. Gaulos, (g Galata,
Cap. 32. corpionem drum animal Africa necat. Solino, Ex parte,
cuius terra S
ua Cercina est accepimus Gaulon Inſulam, e così fu detta ancora -
fit.e.
Gaulone.Martiano Cappella,in Siculo etiamfreto Inſulas eſſe non du
Lib. I4. bium est, Africam verſus, Gaulos, Melita, Coſſura. Silio Ital. la .
chiamò Gaulum, che corrottamente poi ne volgati eſſenplari ſi
legge Caulum. -

- -Cosyraquè parua.
?Nec Maior Megara Mutye concordibus ausis.
Iuuere, gr Strato Caulum ſpectabile ponto,
Gio: Quintino nella deſcrittione di Malta. Eſt (3 inſula Gau
los breuiſsimo transitu à Melita, latitudine intercurrentis freti quin
quemillia non amplius paſſuum, parua quidem, ambitu dumtaxat
triginta millia paſuum, ſed quae fertilitate, non cedit Melitae, cuius
Praeſulem cognoſcit.GlIſolani di eſſa furono chiamati Gaulitani.co.
- -
II] S º
-

-- -- --- -- - -– –

L IBR O PRIMO, NO TI TI A X. r 19

me anco in Sicilia ſi coſtuma dirſi i Siracuſani, Panormitani, Li


libetani,e ſimili. Rendono di ciò teſtimoniaza le Iſcrittioni Latine
che ſi leggono di dett'Iſola,da noi ſpiegate nella preſente opera ,
con quelle dell'Iſola noſtra di Malta, che fanno fede irrefragabile,
& indubitata della nobiltà, e rare qualità del Gozo,habitato anti
camente doppo i Greci, e Cartaginenſi da Romani, ſotto titolo
di Municipio, come dalle medeſime Iſcrittioni ſi raccoglie,
Da Strabone variamente (doppo corrotto il nome) fu detta , Lib. 6.
come ſi può vedere dal ſuo fauellare Gaudus. Ante Pachinum ia
cet Melite, vnde Catelli Melitaei, gr Gaudus. Fù anch'ella tenu
ta da Callimaco per l'Iſola di Calipſo, che Cluuerio vuole, che ,
fia Malta, (ò Malta ſia,òl Gozo) certo è, che ſi leggono in Strabo
ne queſte preciſe, e formate parole.Ac caeteros quidem (dicegli)
“venia dignatur,dempto Callimacho, qui Grammaticum ſe proſe tl.ſ »

Gaudum tamé Calypsus Inſulam faciat,g de Corcyra, Schaeriam.Si


ritroua fregiata queſt'Iſola, 8 adorna col nobiliſſimo titolo di
Marcheſato, come altresì è ſtata Malta ne tempi andati, così ce lo
teſtifica Ceſare Campana nella vita del Cattolico Rè Don Filippo
r-'
Secondo,alla quarta parte, oue tratta dei Titoli di quella Maeſtà Fogl. 15 I.
nell'aggiunta intorno al Marcheſato di Oriſtano, e Goziano. Il
AAarcheſato Goziano (dice queſt'Autore) è detto volgarmente del
Gozo, Iſola cinque miglia preſſo Malta,g è di circuito ben trenta
miglia, ma ſolo cinque in larghezza; il ſuo terreno è fertile, abbonda di
grano, e di acque, g abbondarebbe anche di Popolo, ſe non foſſe tanto
ſottoposto alle prede de'Corſali; e ſe l'Armate de Turchi non l'haueſſero
alcune volte destrutto,si come autenne l'anno 155 1. che l'Armata vi
vsò tanta crudeltà, e feuui tante migliaia di prigioni.
Nel Gozo appaiono fin'hoggi due chiari,anzieuidentiſſimi ve
ſtigij d'habitatione dei Giganti per maggior cofermatione di quel
lo, che ſcriueremo più auanti, cioè a dire eſſere ſtati queſti i primi
habitatori di Malta,l'vno è in quella parte dell'Iſola detta El Scei
Kia, vicino ad vna Chieſa di S. Giouanni, oue ſi vedevna grande,
e ſmiſurata pietra, i lati di cui aulanzano, Se eccedono la miſura
di quindeci piedi, la qual poſa ſopra quattro altri ſaſſi, alti da ter
ra quanto a pena vi può ſtar di ſotto in piedivn huomo, ſi ſcorge
ure altresì vina pietra in forma di palla,della quatità d'vna mezza
f" L'altro contraſegno, è veſtigio è poſto nelluogo, è contra
da detta El Eeyun, oue ſi veggono ſmiſurati pezzi di pietre diriz
zate all'insù, alcune di due canne di lunghezza con qualche par
te di muro, compoſto, e fabricato di groſſiſſimi ſaſſi li , e po
ſtil'vn ſopra l'altro ſenza cemento, è altra miſtura, che l'Vniſca.
- - - A ppreſſo
12o DEL LA D E SCR I T T. DI MALTA

Appreſſo i Siciliani, 8 Italiani hoggi è chiamata Gozo,ma appò


i Malteſi Ghaudeſe,nome laſciatoui dagl'Arabi,che l'occuparono
inſieme con Malta,e Sicilia, neloro libri Arbici ſi legge Gaudſ,
che però fu indi detta in Latino,(beche barbaramente) audisium,
ò forſe da Spagnuoli,nella fauella dequal Gozo dinota gaudio, è
godimento. E diuiſa ella da Malta per mezzo d'wn canale di mare
?Nella ſua Geo di cinque miglia in circa,chiamato il Freo. Domenico Mario Ni
gr. comment. 2.
gro deſcrivendola diſſe. Hutc (Melite) ad oce ſu n angusto feto
Glauconis Inſula eſt, C in ea Castellum quae a nautis Gozo dicitur,
quam Ouidius Co0ram nominauit, però con euidente equiuoco
perche l'Iſola di Capra ch'è più diſtante,non è altrimente il Gozo,
ma Pantallarea nomata da Malteſi Kauſara. Il ſuo circuito e di
trenta miglia, ma di lunghezza non più che dodici, miſurandola
dalla punta di Ras el Cala nome Arabico fin al capo di S. Dimitri,
la maggior ſua larghezza, e di ſei miglia,e mezza in circa, tirando
dalla cala di Laaſri per inſino alla punta di Zebbugi,la ſua coſta,che
guarda verſo mezzogiorno, cominciando dal picciolo Mgiar Sci
ni,e và rauuolgendoſi,e girando verſo Lebeccio,e Ponete maeſtro
fino a Laaſri, che ſarà poco più del terzo di tutta la circonferen
za,ſi rauuiſa tutta d'altiſſime,è inacceſſibili rocche,e rupi circon
data non men, che aſſicurata. Nel qual ſpatio ſi trouano due ca
le, l'vna detta Scilendi,e l'altra Dueyra,nelle quali ſi Può agiatame
te sbarcare, e nel rimanente della ſua circonferenza tirando dalla
detta cala Laaſri al picciolo Migiar Scini, quaſi ad ogni paſſo è fa
cile lo sbarco,e vi ſono per tutto ſufficienti guardie.
Oltre l'eſſerui per decreto fatto l'anno i 6 o 5. dal Sagro Conſi
glio fabricato vin Forte (cò i danari a queſt'effetto laſciati dal Gran
Maeſtro Garzès) per ſchermirſi da'nemici,nelluogo nomato il fi
giarro, che ſouraſta al freo, il quale vieta, 3: impediſce, che l’ini
mico non faccia acquata, eſſendouene quiui per la gran copia ,
d'acque bella commodità, ne tanpoco poſſa accoſtar ad annidarſi,
e ſtanziar in quel ridotto. Fù poi per maggior difeſa del luogo
all'incontro fabricato vin altro forte nell'Iſoletta Comino, ch'è po
ſta in mezzo frà Malta,el Gozo,la cui artiglieria trauersido,S: in
terſecando quel paſſo, con l'altra del forte ſopradetto nominato
S. Martino, ouero Garza,viene a rendere maggiormente guardato
il freo,e del tutto rintuzzato,ò impedito il paſſo al nemico, che te
merario preſumeſſe l'entrata.
Rende altresì guardato, e ſicuro il porto detto Marſ, il forno,
volto verſo Greco tramontana, vin'altro forte fabricato dal Gran ,
Maeſtro VVignacourt, che pur impediſce al nemico il poter far
acquata in quella cala, I luoghi UT)
LIB Ro PR IM o, NoTITIA x. 1, 1
I luoghi della circonferenza littorale, hanno i ſeguenti nomi,
ne ſia diſcaro al Lettore maſſimamente paeſano, il ſaperli, che per
auuentura non ſarà ſenza ſuo guſto. -

Cominciando dalla Torre Garza verſo il lato Aeridionale.


Cortin Promontorio di Ras e tafal, capo della creta,oue era ſta:
to diſegnato ſi fabricaſſe la Garza. - -

Redùm e Taful. Guardia di Ras e Tafal º


Portetto ſotto Aayn Tili nomato tal Michhal. - - - -

El Tuagen guardia. Ragira el Seud ,pietra nera.


Migiar Scini,cala doue sbocca, 8 eſcevn gran vallone in vn'ar
gine di cui in parte rileuata, ſporge vna pietra mouibile di noue º
palmi in quadro di ſaſſo riſonante, nella quale s'altri vi ſaglie in.
parte della circonferenza, vien à librarſi in modo,ch alzando, è
sbaſſando a vicenda i capi nel percuoter ch'ella fà, rimbomba è
guiſa di campana, ſi che vien nomata pietra dell'arme, in ſignifi
cato Malteſe, e ſecondo il vento ſuol volirſi alcune fiate il ſuono,
( come riferiſcono alcuni) infino dal comino.
Porto,ò Cala tà Scilend,in mezzo al quale è vnaſecca,ò ſcoglio
di quattro canne in quadro
I)entro la prefata cala, Vyed el Aarab. Valle degl'Arabi.
Ghar el Hineya, che s'interpreta grotta dell'Arco. .
Da questa Cala Scilend fino alla Guardia infraſcritta -
l ſono rocche altiſsime. - - - -

Gebel tà ben Giorgi nel territorio di S. Paolo,


Cala tà Dueyra, dirimpetto ſi miravn ſcoglio nomato Hagira
tal Gernal, bagnato intorno, intorno, dal mare nel piano, e rialto
di cui ſi genera vn'herba,che tira al vermiglio, non diſſimile nel di
fuori,8 in quanto alla forma a i finecchi marini, queſta diſeccata,
e ridotta in minutiſſima poluere,e poſcia data a bere, goua mira
bilmente alla " con e per molte ſperienze,ne ſiamo cer
rificati,ne ſi raccoglie in altra parte per tutto queſto dominio.
Dalla Cala Dueyra in fino al capo di S. Dimitri, viſono
rocche ſcoſſe, et inacceſsibili.
Chieſa del Saluatore ſopra quelle balze fabricata: - - -

Nel di ſotto viene a formarſi vna laguna dal mare, ch'entra per
vna grotta nella rocca, chiamata Tie KaſzerKa, che vuol dire º
feneſtra cerulea per la profondità; queſta laguna dal ſito circolare
ſi è chiamata Kaura, il cui ſignificato altroue è ſtato ſpiegato.
Capo di S. Dimitri. Giarriſca. -

Vyedtal Aasiri,vallone,che ſi ſtende per inſino al mare, comin


ciando da S. Maria di Loreto,e S.Mariatà Dibegi.
Q Aayn
aa, DELLA D E SCR i TT. DI MALTA
Aayn Mghelghel, fonte così chiamato. .
Porto,ò Cala di Muyegil Bahar, che ſuona onde del mare,
Guardia di muyegil Bahar. - - -

Punta, è Promontorio nel capo Colla.


S. Maria ſopra il porto di Marſa il forno. - -

vallone, che principiando dal Caſtello del Gozo ſi dilunga fino


al mare del ſeguente l'orto - . . - -

Porto di Aarſa il forno col ſuo ſcalo, - -

Chieſa di S. Paolo. , - . Ghar Kaucla, grotta.


7 orre della punta di Marſi il forno. Redum del medesimo,
A yn Birrani, fonte col giardino denominato la Pergola, de
quali tal hora ſi ſerurua Morat Rays famoſo Corſale per araclua,
e per ſuo diporto, onde per cio non conſentiua, ne laſciaua mai
darsi il guaſto dai tuoi.
i Garda,che pigliò il nome dal ſeguente Redum. Redum Ferdien.
A mla el Kibira, arenile granate.
Ginen tà Kamla, vigne canneto,e ficaie.
Aihan, mortelle e finti e - - -

Aedum el Kihir, oue ſi ſcorgono più ruſcelli e fonti.


El A4 istita ta fu 4, e Adem,e Sghir.
redum eSighi, con abbondanza e copia d’acque.
Dachlet Korot,qutui ſono molte fontane.
El Chark tà Ris el Calu. Blat el Ainci. -

3lata el baidh , pietra bianca e


Chanda Kelronmen,valle,ò foſſato delle granate.
Hagiret el Ciaul epietra delle Cornacchie.
i Blatatà.2 euy Ka, Pietra da ſegnare,ò colorire
Vyed Bellun.º -
-
, - , Kedum del 14 giarro.
-
-

.Mgiarro
8 del ozo, ſcalo delle barche, ſotto la torre,e forte della -

Garza luogo di dous per l'appunto cominciammo


L'Iſola del Gozo racchiude,e tiene entro terra ſei colline,ò m6
tagn uole,che " dire, tre però ſono le maggiori, più notabi
li,e ragguardeuo i nomi de quali ſono.Ta Cogliat, Dabrani, Ta
Giordan, l Harraſ, ta Aamnir, ta Dibegi.
Ella poi è feconda,e fertilinna, ed f, terrenià guiſa di quelli
di Sicilia profondi atti e capaci per il ſeminarde grani & altre bia
de Tutta quaſi è coltiuata, quantunque montuoſa,il che la rende
di maggior capacità, più bella, vaga, & vtile, ſcaturiſcono ri
eſſa molte fonti di perfettiſſime acque dolci,e freſche a marauiglia.
Vi ſono alcuni giardini, che producono eccellenti frutta, de
quali ve ne tarebbe maggior copia, ſe gl'Iſolani v'attendeſſero
COIl
L IBR O PRIMO, NO TI TI A X. r 23,

con più diligenza, ma eſſi premono, è inuigilano con più ardore


alla coltura del grano,e d'altre biade ch'à quelle delle frutta.Soſté
ta al preſente l'Iſola, quaſi amoroſa madre da tre mila perſone,che
l'habitano in 5 oo. caſe tra il Caſtello,Rabbato,Scaltri ſuoi luoghi.
i La maggior Chieſa, che gouerna nello ſpirituale dette anime
ſotto l'inuocatione della Madonna Santiſſima dell'Aſſuntione ,
hoggi è collegiata, il cui Rettore gode honorato titolo d'Arci
prete; nel Rabbato, è pur dichiamo Borgo d'eſſa, è vna Chieſa -
parrochiale intitolata S.Giorgio: vi ſi ritrouano anco due Conué
ti,defrati,l'vno di S.Franceſco de'Conuentuali,e l'altro di S.Agoſti
no. E ricca poi l'Iſola, 8 è dotata di molti benefici Eccleſiaſtici,
come altresì di molte Chieſe, 8 Oratorij, de'quali ſi parlerà a ſuo s
luogo con più opportunità, quando trattaremo dello ſtato Ec- e
" di tutta la Dioceſi.
Circa il foro ſecolare fù nel paſſato ſecolo gouernata da vn Ca
itano della Verga col ſuo Tribunale,e da Giurati come Malta.
Ma doppo il dominio della Sagra Religione è ſtata gouernata, e ſi
gouerna tuttauia da vn Caualiere con titolo di Gouernatore,che ,
regge la militia,tenendo per la cognitione delle cauſe, così crimi
nali, come ciuili, la ſua Corte con vn Giudice. Tutti gl'officiali di
eſſa ſono deputati dall'Eminentiſſimo Sig. G. Maeſtro Principe
dell'Iſola, eſſendo però ceſſato l'officio di Capitano della Verga ,
dall'anno 15 5 1.in quà,che fù quando l'empia armata Turcheſca
la preſe, 8 inumanamente deuaſtò, facendoſi prigionieri ſei mila
habitanti con eſſer perciò mancate le famiglie nobili , delle quali
ella ancor fioriua in quel tempo, come per eſſempio erano le ſegué
ti, Alagona,Mompalau,Platamone, Montagnès, Vagnolo,Nauar
ra,Algaria,Medrano,Rapa,de Naſis,Meſſina, Mannara, Soria, Ca
xaro,Hernandez de Bouadilla, Manoele, Sanétoro, Rajadel, Pon
tremulo, Reggio, Vargas, Sahona, Boniamin, Rioles, Federico,
Barba, Bordino,Vaccaro, Rayneri,Pellegrino Nicolachi,Caraffa ,
Benfanti, Migliarès, e molt'altre delle quali alcune ſe ne paſſarono
in Sicilia,S in Malta, e non poche del tutto seſtinſero.
L'Vniuerſità di quell'Iſola lungo tempo ha vſato alzar per ar
metre monti neri in campo d’argeto,i quali ſpuntano,e ſi ſpicca
no dal mare che ſotto le riſiede,orgoglioſo,S ondeggiate perallu
dere, & in ſignificato dei tre principali Colli, che vagamente ,
l'adornano, e la fanno ragguardeuole in modo, che con giuſta ,
ragione ſi può con Silio dire quel che di lei dolcemente cantò. Lib, 14.

Et strato Gaulum ſpeciabile ponto.


Q 2. DELL'
124 DEL LA D E SCR I TT. DI MALTA
DELL'ISOLETTA E FESTIA, HOGGI COAAI NO.

N o T I TI A XI.
Ra l'altre picciole Iſole, che rendono bello il noſtro mare, è
quella, che fù nomata anticamente Hephastia, hoggi da noi
detta Comino, che circonda, e gira da cinque miglia. E benche »
sì fatto nome ſembri comune, S vniuerſale a molti luoghi, e Cit
tà,ad ogni modo l'Iſoletta, di cui pur hora fauelliamo, è ſenza fal
Lib.2.cap. 16. lo quella, di cui ſcriuendo Filippo Cluuerio diſſe nella deſcrittio
ne, ch'egli fà dell'Iſole noſtre. Porrò inter Melitam, (g Gaulon
paruula quedam Inſula iacet vulgari vocabulo Comino dicia. Anti
quum huius nomen videturfuiſſe Hephesiia,id si si latine reddas V tel
cania, che da Scilace fù poi chiamata Lampas,dicendo A4elita Op
pidum cum portu,Gaulus Oppidum; Lampas,itinerarium Inſulare, In
ſile Maltache Festia,g Falacron,sic equiden Regiam,in H iſpania
ha bere Laurentine Zibliotheca exemplar,testatur Ateronymus S urita,
( Mquibus priora,iam antea correxi in hunc modum, I nſule A4 alta He
phastia , reliquum vocabulum Falacron debere eſſe Gaulon, ipſe situs
indicat, in fin qui Cluueriot. Abramo, Ortelio nel ſuo Teſoro geo
grafico ragiona in tal modo, Festa,g Falacron ( Fallacorum alia
lectio. ) Antonino Inſula inter Siciliam, C Africam, che pare hab
bia egli parlato purtroppo chiaramente di queſt'Iſoletta, chiami
Clin, 4 par.2. dola Feſta, ma dall'Arabo Chriſtiano,ò ſia Geografo Nubien è nel
libro de Relaxarione animi curioſi,vien nomata Kemmuna, come
hoggi à punto da Malteſi, queſte ſono le ſue parole, a Gaud ſe,
cioè Gozo perges ad quandare parzam Inſulam nonnine Kemmuna,
-

onde a chi non piaceſſe l'opinione di Cluuerio, cioè, che da Greci


fuſſe ſtata denominata Bephesia, ma che queſto di Kemnuna, da
loro deriui,come altresì Melita, g Gaulos, potrebbe liberamente
dire, che ſia originato da xeſe, cioè che ſignifica inerente, è
adiacente, (com'ella è in realtà) à Malta e che da Kimeni corrotto
il vocabolo da Saraceni fuſſe ſtata poi chiamata Kemmuna.
Hoggi queſta è reſa munita con vn Forte aſſai ben inteſo,diſe
gno di Fra Vittorio Caſſar noſtro Malteſe, figliuolo di Girolamo
Valente Ingegniero,fatto fabricare ſotto il Magiſterio di VVigna
court l'anno 16 18. che guarda,e difende (come habbiamo detto)
-; --
-

uel Freo. - - --
-
--

Tutta poi l'Iſoletta è ridotta è coltura, e ſe ne caua buona qua


tità di biade. Euui vna Chieſa ſotto titolo della B. Vergine,che c&-
parte e da il nome è quella cala, 8 in vin'altra detta di S. Nicolò,è
- opinione
LIBRO PRIM O, NO TITI A xI. 12;
opinione ſia ſtata parimente vna Chieſa dedicata a quel Santo,
apparendoui di preſente qualche veſtigio, come pure in diuerſi
luoghi ſi veggono ſegni, d'altre fabbriche antichiſſime, che
danno probabil argomento d'eſſere ſtata anticamente habitata ,
anzi che in proiamento di ciò,alcuni anni ſono l'acque piouane
fecero ſcoprire in vna vallicella vn ſepolcro di creta cotta bé gri
de,& al tempo del Magiſterio di Paula,ſi ſono ritrouate ſotterra,fi-
ſtole,e canne di piombo di quattro dita in circa di diametro, 8 al
tri minori,e canali di terracotta, indici ben chiari di paſſaggio, e
condotta d'acqua,che vi è aſſai buona, e dolce, la cui ſorgente è ſi
tuata vicino alla Chieſa della Madonna, additando, e moſtrando
venire la ſcaturigine dalla parte ſuperiore, 8 eminente,ou'è alloga
to il Forte. - -

- - -

D E L LA FERTI L I TA DI A4 AL 7 A.
N o T I TI A XII.

Erche vn paeſe ſia ragguardeuole,e poſſa dirſi veraméte buo-.


no, ſi richiede p" ſia dotato d'aria perfettiſſima ,
(al parer de ſaggi) e di fecondo , e fertile terreno, abondante ,
d'acque ſalutifere, conditioni, e coſe, delle quali tutte con larga .
mano l'Autor della natura arricchì Malta. Impercioche ella è
anco Notabile sì per la bontà dell'aria ſaluteuole, e ſopra tutto è
marauiglia buona per la conſeruatione devecchi, che arriuano
ordinariamente adottanta,e nouant'anni, e ſouente giungono i In hirt. Ioanni
più. Ond'hebbe a dire Errigo Pantaleone della compleſſione del tarum lib.7.
Malteſi, pleroſa, ſenectus o toginta annorum,non morbus diſſoluit, co
me per la fecondità della terra è piena,e copioſa di tutte le coſe ne
ceſſarie, e che fanno di meſtieri al viuere humano. La onde meri
tamente Ouidio nel 3. de Faſti cantò, - - -

Fertilis est Melite, sterili vicina Cosyrae.


AVnſula - - -

In comment. 1.
E quindi il P. Cornelio a Lapide ſcriſſe Altera est vicina Siciliae act. Apoſt. cap.
28.
vulgò Malta ditta, ea hic intelligitur, quae Caelo est clemente, aquis
ſalubribus, agro benigno, 3 frugfero a bonitate mellis laudata, in
deq, Melita, vt videtur appellata. Tomaſo Porcacchi nella deſcrit
tione dell'Iſole, deſcriuendo Malta dice. L'aria di tutta l'Iſola è ſa
lutifera, e maſſimamente à chi vi è auuezo. e vi ha fontane, 3 hor
ti copiosi di palme, e per tutto il terreno produce abbondeuolmente, gra
ne, lino, cottone, è bambagia,e comine e genera cagnolini gentili, bian
chi
r26 D E LL A D E SCRITT. DI MALTA
chi, e di pel lungo per delitie degl'huomini. Vi ha gran copia di roſe di
ſoauiſsimo odore. Il terreno si ſemina tutto l'anno con poca fatica, e si
fanno due raccolte, e gli alberi fruttano,similmente due volte l'anno,
onde il verno ogni coſa verdeggia, e vi fioriſce, si come la state ogni co
a arde di caldo,ſe ben vi cade certa rugiada,che gtoua grandemente al
le biade. In fin quì il Porcacchio.Giouanni Quintino nella deſcrit
tione della medeſima, parlando della fertilità di eſſa, come Autor,
e teſtimonio di veduta dice.Očto à vico millibus in mediterraneo Ci
i uitas est maioris cuiuſdam reliquiae, non inamena quidem illa,g cul
taſatis,g c.ſalubri calo, ſicuti tota Inſula,iis praeſertim,qui tam diu
tina mansionis conſuetudine,illi aſſueuerunt, fontibus rigua est, hor
tis consita, palmas,ſed steriles, nec sponte genitas frentibus, oleaſque
ac vites (ouis tamen,quam vino meliore), g) cum reliquo pomorum
genere ficus, breuiter eosdem, quos (g Italia frustus producunt. Indi
paſſando a lodare la qualità delle roſe di Malta, che in bontà pa
reggiano à quelle di Napoli, e di Capoa ſiegue à dire.Roſas quoque
gignunt odori ſu au ſimi, tsunt hortensium, quibus abundant om
mia odoratiſsima, acſports gratissimi apud eos, quia sicca; roſa tamº
pre caeteris quae proprie ruderatum agrum amat, qualis est Meliten
An vita Santae sis. E Paolo Emilio Santorio diſſe Apparatur lautum conuiuium,
Agate.
Paeſium Citta
ſplendidiſsimae epulae, optima vina, thorus molliſsimus inter odores,
nel golfo Agro (& ſarta Melitensi , aut Paestana roſa puluinaria, interque lintea
politano, è di
Salerno.
tenuiſsimi lini,stºrnitur. Ma ritorniamo a Quintino il quale voledo
poi commendare la qualità, e le rare conditioni del mele di Malta
(che non cede punto all'Ibleo di Sicilia)eſſendo il paſcolo de me
deſimi fiori, che colà guſtano l'api, onde alcuni ſenza dubio ten
gono, che da queſto, Malta habbia hauuta la ſua denominanza,
dice. 9uare funt optima, g hoc tractu mella ,vt quae ſunt thymi,
violarum, florumque apibus, g alueariis conuenientium condita, sic
vt nomen traxiſe videri poſit Inſula,ioſo nomine mellis gloriam sta
tim praeferens. Della bontà, e qualità del mele Malteſe, ne laſciò
ſcritto Ciccrone contra Verre queſte parole. Iam non quaero vnde
CC C C. e mphoras mellis habueris (9 c.mitto demelle,ſed tantum, ne
Melitensium ? Paſſa più oltre Quintino a narrare la qualità del
bambagio, del quale i Malteſi traggono molto beneficio,e non
poco guadagno operandolo, 8 impiegadolo in diuerſe induſtrio
ſe maniere ingegnoſamente; dice adunque. Huic pariter(Inſulae)
cotonon familiare, Undemagni prouentus Inſulanis. Hoc olim aliqui
Goſypion vocauere,plures xilyna, inquit Plinius Aegipto tatum naſces
dum is Auctorvixit, nunc in Sicilia, Calabria, Hispania, et aliis lo
ci pluribus,ſeritur.Verum Melitenſe maximè horum laudatur,alterius
C7) 1774
L IBRO PRIMO, NO TITIA XII. 127
enim nationi, creſius est. Siegue poſcia a deſcriuere la pianta così
al viuo, e curioſamente,che non habbiamo uoluto laſciare di quì
ſoggiugnere il modo, com'egli la dipinge, dicendo, specie eius ni
tradunt auctores,quos equidem legerim, prolixius itaque depingam,
quia est admirabile nostratibus aliquidex arbore naſci, quod
-prºſsrtin

tam molle, (g laneum, ab exotico aliquo animante detonſum putant.


Frutex est arbuſculi modopedali magnitudine,cauli lignoſo, a quò 7'4-
mi terni, quaterniue fruttificant,folia ni minora ſent, vitum pote
rant videri,flosſubceruleussfructum defert amplitudine auellanae nu
cis, qui maturitate ruptus praeduras pilas ostendit, tenui lanugine ob
dućtas,ex qua cotonon netur in textrinis, mira depectendi arte, ex quo
et mapalia, et vestes hic muliebres conficiuntur, vt iam nobis lanifere
Indorum arbores Goſampinaequè vestes miraculo eſſe non debeant. Ad
vela nauium, etiam perutile, et multum expetitum. Alla qualintel
ligenza, 8 opinione Filippo Cluuerio i Fallitur non mo Sicil. auti 4.1.2
Cap. 16.
dicèdum Plinii aeuo in una Aegypto id natam tradit. Quin hoc idem
est illudex quo ante Plinium, iam Diodori, atque Ciceronis tempori
bus vestesille AAelitenſes febant ſubtilitatis, ac mollitiei mirandae,
e ante Ciceronem, Lucreti etiam tempestate. Il qual Poeta così can zii, a
tò delle veſti Malteſi.
Interdum inpallam., et Melitensia, ceaque “7)ertlé Wat,
eximia ueste - i vi . . .
- Quindi Silio. , - - ILib. 14.
Ai'adranum, Ergentumquè simul, telaqueſuperba.
Langera Melite – a -

Della ſottigliezza, e morbidezza delle quali veſti, Diodorora


gionando di tutta l'Iſola di Malta così i",ncolae fortuna
ti existimantur, quoniam, et uarii generis exercent artes, et optimè
faciunt lineas telas, cum tenuitate ti mollitieſpettatas.Donde Cice 4. Verr.
rone parlando della qualità delle veſti donneſche de'Malteſi ſcriſſe.
Inſula est Melita, in qua est eodem nomine Oppidum, quoiste nun
tuam acceſit (ragiona di C. Verre) quodtamen isti textrinum per
triennium admuliebrem uestem conficiendam fuit. E nell'attione 3.
Dico te maximum pondus auri s argenti, eboris, purpurae, plurimam
uestem Melitenſem Syracusis exportaſſe. Eſichio, e Fauorino. Meli
tensia dicitur lintea quaedem praestantia ex A4elita I nſula. E Mau Sican. Hit.l.2.

rolico. Item CCCC. a mphoras mellis, immenſam Melitenſem ueste,


quinguaginta Tricliniornm le&los, innumera Candelabra,et haec pau
cis mensibus ſustulit, annouerādo i furti di C.Verre,e poco appreſſo
2Aelita Inſulae Oppidemfuſe Verri textrinum ad muliebrem ueſtem
conficiendam. - -

Intorno
, ,s DELLA D E sc R ITT DI MALTA
Intorno all'abbòdâza dell'acque, che inaffiano il noſtro terreno
maſimamente in quella parte dell'Iſola, oue ſono i giaru ni, e gl'
orti, ſi può veramente dire, ch'eſſendo ella di circonierenza non
più di ſeſſanta miglia, non montuoſa, ma più toſto Piana, e balla e
in mezzo al mare, ſia incredibile la quantità de riui, e ramicelli
d'acqua dolciuma, che nel ſeno contiene, poiche oltre l'infinità
delle ſorgenti,e de pozzi d'acqua viua,gode la delicia di ben otta
ta principali fontane,tutte buone a bere molte de quali ſono anco

raireſet time a marauiglia, e doue ſi ritroua mancneuole nell'al


tra parte,cn è prua di certo ſaſſo poroſo,detto da noſtri giorgiole
na,e di vn terreno crecoſo,per doue à piè d alcune colline, ſcaturi
ſcono quaſi tutte le ſopradette fontane, che quiu ſi generano
dalle pioggie: vi ſi è dalla prouida natura mirabilmente ſuppli
to,e ſouuenuto per via del mare, il quale entrando per le viſiere º
della terra per la coſta di mezzo di , ſotto quelle altitume rupi,
e balze,e di là poi diffondendoſi per alcuni luoghi cauernoſi, e per
le vene, e meati ſotterranei, quaſi vn fiumicello, vien à diuiderſi
in due principali rami, ſgorgando l'wno verſo Tramontana ſopra
la cala di S.Giorgio,nelluogo detto in Malteſe Char K el Hamiem, e
volgarmente la dragonara,ou'è vna radunanza di gra copia d'ac
ua, poco men chà liuello nella ſuperficie a quella del mare, e
l'altro verſo Leuante, è punto nella Terra Cormi ſcorrendo ſotterra
per il valone, che conduce alla pianura della Marſa,infino a com
n unicarti vn'altra volta al mare,oue per tutto quel tratto ſi ſono
rinouate da alcuni anni in qua n olte machine da noſtri chiama
te ſente per mezzo delle quali cauano,6 alzano l'acqua che da per
tutto ſi troua a quanto più baſſa dell'altezza del nare, per inaf
fiare,è irrigare gl'orti,che vi ſi ſono fatti. -

Queſt'opinione circa l'acqua ſudetta, che in tal guiſa originata


dal mare venghi col paſſare per le viſcere, e meati della terra ad
addolcirſi, trauerſando l'Iſola per tutta la ſua larghezza,beche fia
ſtata in qualche modo da noſtri antichi anche crauta per vera ,
errando però nell'imaginarſi eſſer tale il naſcimento di tutte l'ac
que, e fontane dell'Iſola indifferentemente, con e n'atteſta in vn
manoſcritto il P. Girolamo Manduca noſtro Compatriota diſcor
rendo di Malta. Pars ed occidentem obuerſi (dice egli) aquarum co
pia magis abundat, quam reliqua Inſula, crebrſque fintibus 772d hdl ,
Ex ft mauit antiquitas tanto ma qua lim, ingentem in ſpeluncam,
que a Diui Pauli portu modicis distat interuallis, è mari acceptam oc
cutis meatibus perlabi quasi fistulis, donec expurgata marini liquoris
ſalſedine in fontes erumpatsaiq; dimanet; experientia enim " ab
t- i7, C
LI B R o PR IM O, NOTITIA XII. 129

hinc ſeptuaginta ſcriſſe ciò l'anno 159 8. rem comprobatam eſſe acce
pina in un bilico Inſale non longe al Oppido, ſub terra maximam
tiu e vino fluere,eamque vt dicitur fontium caput eſſe ceterorum. La
ſpelonca,ò grotta, che dice eſſer il ricettacolo dell'acqua, è quella
gran caua ſotterranea detta la dragonara poco diſtante dal mare;
quiui " è deleese però non è veriſimile, che colà ſi riceua ,
ma più toſto altronde riceutita venghi in eſſo luogo a ſgorgare º
nel mare; il che preiſo di noi ſi rende maggiormente vero, non
ſolo per il corſo dell'acqua,che tanto queſto ramo,quanto quello,
cie ſi diffonde per la Terra Cormi,nellepianure della Marſa, mo
ſtra la ſorgente deriuare dalle parti meridionali, ma per vm oſſer
uatione, che da alcuni è ſtata fatta,benche da loro non inteſa, 8 è
come queſti riferiſceno, che ſotto quelle rocche, e balze, che riſ
guardato il mare da mezzogiorno vicino al terreno, ſi vede con
veemenza ram pollare l'acqua, ſtrepitando in aria in vn giro, e
ipatio di dieci canne in circa hor in vn luogo,è hor in vn'altro in
modo che li peſcatori, e contadini hanno cone ſemplici tal'hora
credito, che da Folletti è Spiriti fuſſero di ſopra à quelle rocche ,
ianciati ſaſſi in mare, noi però congetturiamo, che di là entri a
pinto per quei luoghi cauernoſi il mare , e con qualche violenza
incontrando vento,ò aria racchiuſa,e ſerrata cagioni quel ſorger
dell'acqua,ſcoppiando nell'inalzarſi, e che diramandoſi per le ve
sia della terra, coi perder pian piano la natural ſalſu ggine,dopò ha
tier fatta di ſe vaga moſtra in tanti luoghi per doue paſſa, e ſcorre
a beneficio noſtro, ritorni finalmente, come habbiamo detto è me
-

ſcolarſi colmare. \ -
Quanto poi fuſſero ſtimati, e tenuti in gran pregio i cagnolini
Malteſi, ne l indubitata fede Strabone, diſcorrendo in queſta gui- zii. c.
ià 4nte Pachimun iacet A4 elita, vnde Catuli ſunt,quos A4 elitenſes
vocant, ne fa anco mentione Eſchio dicendo. Melitaus carellus
pa, aus, e Muſiro addotto dal Cluerio così dice parlando de'me- ºi;
dc ſimi cagnolini del capitolo che tratta della noſtra Malta. Meli- 437.
tei catuli dicantur,inde quod in Ai 1 elita Inſula, Italia vicina gignan
tar, Suida e Fauorino parimente affermano, Melitaeus eatulus, ca
num quidpe alti ſtent venatici, alii qui vna eum animantibus progre
diuntur, alii qui domi custodiam pecudum aguntuali ſunt ad oblecta
cionem, vt A4 elitei eatuli, (gc. qui voluptatis, siue animi cauſa ala
tar. Aggiun gaſi Fazello che così diſcorre paruulos canes ſubalbos, Decad. 1. lib. 1.
g pil longioribus ad hominum delicias Aelita gignir, or Aristoteles cap, I.
in problematibus,(3 Strabo referunt Hoggi è quaſi eſtinta queſta ,
-

razza. Ma invece di quella habbiamo i cani chiamati Cernechi


- R. molto
--
13o DELLA D E SCRITT. DI MALTA
molto ſtimati per la caccia di conigli, che in fin dalla Francia ſo
no richieſti ben ſpeſſo con molta inſtanza mallimamente per i
luoghi ſaſſoſi alpoſtri, e ſcoſceſi. . -

Li noſtri Caualli per la velocità del correre non ſono eglino ſti
mati al pari di quelli che in Italia ſono detti Barbari è come altre
sì le giumente,che ſono sì ſuelte, e non meno al corſo velociſſime,
e da diuerſe parti d'Europa Procurate per razza,e perciò quiuite
nute in pregio ? - -

Produce inoltre l'Iſola noſtra cimino,S: aniſo, il primo nomato


in Malta cimino agro, l'altro cimino dolce,entrambi di ſoaue, e
grat'odore,buono quello per le medicine,e tinture,e per le confet
ture queſto, come anco per condire, e render ſaporoſo il pane, 8:
ad altri buoni effetti, ſi ſemina in terreno delicato, e di poco fondo,
e di eſſo ne cauano gl'Iſolani molto guadagno,e beneficio. Gignit
( dice Quin tino) AAelita Cuminum notam herbam medicinis,g con
dimentis, uod & cruste panis inſpergitur gratiſsime ſolo gracili gaudet
(ſoggiungendo) duo eius genera, unum est m gna gustus acrimonia
aromatum, modo odoratum. Cuminum agrior vulgò vocant, alterum
per omnia refert anethum,graniſumſatiuum vtrumq; Cumino Afri
co quale hoc nostrum, palma ſemper data, vnde Incolis magnum Cu
mini, atq, Cotoni cum exteris nationibus commercium.
Il terreno poi non è faticoſo,ne molto malageuole à coltiuarſi,
ſi ſemina con molta ageuolezza, e facilità tutto l'anno, e ſempre
col fauor di Dio ſi raccoglie, facendo molt'vſura con la terra, che
non ceſſa mai di germogliare a noſtro prò . Super omnia est hanc
Soli exilitatem,nec ipſam agricolis operoſim, toto anno ſeri, 3 aliquid
meti. E ſi come gl'alberi porgono liberali il frutto due volte l'an
e . no, così due volte ſi coltiua la terra, è altretanto rende corteſe, e
benigna il frutto , atteſo,che do ppo hauer mietuto,e raccolto l'or
----
zo (per eſsepio) vi ſi ſemina il cottone,S appreſſo queſto ſi torna
- - -
à ſeminare di bel nuouo quello, in modo che la noſtra terra fecò
-
-
-
--
da madre continuamente produce,e có molto beneficio;auuenga
che di vn moggio di robba,ſe ne raccolgono ben ſedeci, e per or
dinario almeno dieci,e ſouente dodici. Bfere (dice Quintino) ar
bores,bine ſape meſes,demeſſo enim ordeo,mox cotonum ſuccedit, vel 07 -
deum cotono,adeò terra non ceſſat parere,idq; si sit aptumſolurn magna
fecunditate . E modio siquidem,ſexdecim, (g plures nonnumquam nº
-
-
- di redduntur: ordinarium autem,g cum decimo, ac duodecimo fenore
totius Inſule campi fundant. Ob id credo ab Ouidio fertilitatis titulo
decoratur Melite. - --

L'Iſola ha diuerſe qualità, e diuerſa ſorte di terreni, perche e


- altro
L IBRO PRIMO, NO TI I IA XII r; 1
altro è ſaſſoſo, altro piano, e fondo, è altro Vallato, nel ſaſſoſo ſi
paſcolano gl'animali, generando, e producendo il terreno grami
gna,atta e buona per nutrirli,S. ingraſſarli, dal qualluogo anco ſi
cauano ſterpi,e ſpini che ſeruono per abbruciare, e per l'Vſo neceſ
ſario de forniscon che ſi ſuppliſce in qualche parte al mancamento
della legna a cui molto più ſi ſupplirà all'auuenire col marauiglio
ſo modo vltimamente introdotto d'adoperarne i publici forni
della Religione aliga di mare, di che n habbiamo abbondanza nel
le noſtre Cale (ſottiliſſima, e non mai è pieno lodata inuentione»
d'vn noſtro paeſano, nel piano ſi ſemina il grano, orzo, 8 altre bia
de. Nel vallato poſcia vi ſono i giardini, 8 horti inaffiati da co
pioſe fontane, che la natura fè quiui ſcaturire per ſomminiſtrare,e
ſoccorrere alla neceſſità del luogo, e come che l'Iſola noſtra e pa
na, e ſecondo diſſe il Taſſo. Giace Malta fra l'onde occulti,e baſſi, Nella Giertſ.
libera, a c. nt.
e per tanto trauagliata, e combattuta da venti; la prouida natura I 5. Sanz: I8.
vi creò,8 apparecchiò quantita de valli abbondantiſſime d'acque,
oue gl'alberi da eſſe riceuono il deſiderato alimento, e ſono difeſi
dall'empito, e furia deventi, che ſogliono eſſere gagliardiſſimi,
Genera in oltre aſſai bene il noſtro terreno, e sè prouato d'al
cuni anni in quà attiſſimo è germogliarevn herba, ci vi ſi ſemi
nanomata Glasto, da Spagnuol Ann l voce corrotta dall'Arabo,e
da noſtri Malteſi Ennir, la cui acqua coe doue ella è ſtata poſta, e
macerata,congelandoſi,ſerue per colorire, e dar tintura chiama a
comunemente Indaco, per eſſere ſtata traſportata dall'India. Ella
ſembra a prima viſta vn minerale più toſto, che materiale cauato
da erba;queſta pianca con tutto il magiſtero della coltura e l'ope
ratione di ridurla poi in pietra per il ſouradetto effetto, ci viene le
giadramente deſcritta e ſpiegata da vn moderno Autore in tal gui Aix libello cuius
tilulus eſt ae Imo
ià. Annil, quod vulgò glustum votant tintura ſpecies toti Europe am er. Magni VAo

notiſsima, et vsitatiſsima herba,e qua fit,non absimilis eſt ciceri foliis i", A. India
vera commen
edmodumſene, ſdpaulò breuioribus, gr latioribus,ramuſculis lignosis tarius er varijs
instar genitae,caulis rarò ad proceritatem Vlnae aſſurgit,et tertio ſi A toribus con
geſtur
gue anno vie pollicis cr ſuiem ſumit : flos iacceae flori,haud diſsi -

milis est. Semen faenugraeci ſmini non nihil accedit, vtrinque com
preſum, et veluti praecſim , quod Nouembri menſe colligitur,ſeritur
fire menſe Iunto,herba ſmelſata,triennium durat, etſub fine Mensis
Septembris,aut initio Oétobris quàm pluuite ceſſant,ſecatur. Primo an
ma planta adhuc tenera esi, et glasium, quod ex illa conficitur, imper
i cium eſi, rubicundo colore, et ponderoſim, ita ut aquae iniecium
ndum petat, et ſubsidat, id vocatur Nouti, siu e Aousi, ſe
i ce lo asino al latº eſt leue, ei violacei coloris, a aequè indºtum
- R 2 fipe natat,
r32 DELLA DESCRITT, DI MALTA
ſupernatat id peculiari nomine vocant Cyerce,siue ziarie. Tertio an
no rurſus declinat àperfectione,eſta,graue, 3 nigri coloris.omniumq;
viliſsimum appellat Cateld.Conficitur autem glastum in hunc modum.
Plantam ſectam coniiciunt in oblongam cisternano adid paratam,
(º multis ſaxisſuperiniectis deprimunt, atq, diluunt, 3 eperiunt plu
ralympha,ita compraeſſa, 3 aqua cooperta " adaliquot dies,
donec aqua colorem,grſubstantiam omnem herba extraxerit, et imbi
berit, tunc aquam hanc in rotundam cisternam, in cuius fundo alia
minor, itidem orbicularis ſtructa ºft, emittunt; bacillis valide eandem
agitant, º liquidam ſensìm diſpumant, atqi id tantiſper, donec aqua
omnis deſpumetur,et fecessataue craſiorſu bſtantia in fundo ſubsidant
hane exemptam ſuper pannos extenduni,etsiccant adſolem; vbi autº
iam paululùm indurari capit,in orbiculos, aut laminas, aut pastillos
cogunt, g ſuper arenam porrò indurandam proiiciunt ; nam omnis
alia materies colorem ebiberet,(3 vittaret, ſi pluuia inopinatò ingruat,
perit color,g ſplendor glafto,g hinc ab ipsis Aalad appellatur. Pree
ſtantiſsima glaſti notae ſunt,siccitas,leuitas,ita vt aque innatet, vio
laceus color &ſplendor coram ſole, (& si prunis ardentibus impositum
violaceum fumum edat,g quam pauciſsimos cineres poſt ſe relinquat.
L'vtile,che ſe ne caua da coloro, che ſanno coltiuare queſt'erba,
& eſtrarne l'Indaco,è grande, e però tanto più eſſi s'aſtengono di
comunicar il modo ialtri; quindi è che l'arte non è ſtata frà gl'
Iſolani molto diuulgata;ne appreſa da loro tantoſto, come ſoglio
no fare ſtudioſamente di
che mediocre beneficio,
i coſe,che poſſono apportargli qual
- i

Producono altresì le noſtre rupi,e balze, che ſono volte alla


Tramontana,e ne luoghi chiamati di S.Mariael Aalia, Bahria, Em
tahlep. Melcha,et Aayn hadid, vna certa gromma,ò roccia,che na
turalmente manda fuori il ſaſſo, a guiſa di picciole macchie da
noſtri nomate Vercella; queſte raſchiate con vniſtromento di fer
ro da queiroccami ſi colgono, e bagnano con certo liquore,e poi
ammaſſano con meſcolarui alcun altro ingrediente,della qual pa
ſta eſpoſta prima per qualche tempo al ſole,ſe ne ſeruono i noſtri
Malteſi per tingere,e dar colore di roſa ſecca alle lane, che adopra
no in lauoro particolarmente di certi tapeti, che eſſi chiamano
farde: & etiandio alla ſeta, che in poca però quantità ſi fà nell'Iſo
la,e ſe ne farebbe pur aſſai,ſe vi ſi attendeſſe a piantare decelſi, eſ
ſendo il noſtro terreno artiſſimo, non men che l'aria,al nutrimen
tode vermi, è bachi da ſeta, che la producono.
Ne anche ci mancano nell'Iſolavene, e miniere per eſſer com
piutamente fornita,e commoda così di marmo, come di ri , di
CIAC
LIBRO PRIMO, N O TITI A XII. 13;
che ne fanno teſtimonianza verace alcuni Autori; Gio: Teſtore, Nell'EpittàCes
nucop.
Dice Melita quoque Siciliae Inſula praeſtantes habet ferri fodinas,
E Raffaele Volterrano così ſcriue, ſed et ferrum, quod oſtenti loco de Lib. 33. in cap.
conflatum in statuam à Glauco Chio Pauſanias memorat, caperunt ferro.euro, ero , e
proximis annis apud Aelitam Sicilia Inſulam,que nunc Malta dici
tur, ubi, 6 cotonum naſcitur rurſum conflare. Id ostendit captisus,
et nobilis Turca infornacibus,follibus xxxiiii.horarumſpatio excisitis,
puluere quodam adhibito. Il che ſeguì negl'anni del Signore 146 o.
In quel luogo detto el zoncol,che riſguarda verſo l'Oriente ot
to miglia diſcoſto dalla Città, come anco nell'Aſsieli non lungi dal
la Vittorioſa ſecondo, che da perſona ben prattica, ci è ſtato con
certezza affermato ſono caue di marmo, dalle quali gl'antichi for
mauano ſtatue,e ſepolture, & i ſeguenti habitatori continuarono
anch'eſſi di ſeruirſene per far ſtipiti,e ſoglie di porti, e per altri or
namenti di fabriche,cº edifici perpetui come altresì per pauiméti.
Ne molto diſtante dal medeſimo luogo del 2 oncol,ſi ſcorgevn
altra caua di ben ſodo,e forte ſaſſo, di cui ſi formano le pietre da
mulino & in eſſo ſi ritrouano certi occhietti gialli, i quali ſogliono
legarſi nell'anella in vece di gioia,hauendo i virtù co
tra veleni, 8 altre morſicature d'animali velenoſi, e giouano an
che per il mal di fianco, l'iſteſſa virtù hanno le linguerte di color º
cineritio, le quali naſcono in tutta l'Iſola in forma apunto di lin -

gua, anzi creſcono nel ſaſſo, in cui ſi generano al principio pic - - -. -

ciole, e poi diuegono maggiori col tempo come in vn ſeminerio. -

Si che furono poco prattici coloro, che vanamente penſarono eſ Teſoro del
ſerle dette lingue denti di lamie,ò di cani marini impetriti.Vaglio gioie c.36.
IlO queſte lingue non ſolo contra le morſicature " , S: altri
veleni, ma anche contro le febri maligne,petecchie e ſimili infer
mità,come ne fà ampia teſtimonianza il dottiſſimo Padre Corne In Alt. AppA,
lio à Lapide.Tutto per ſingolar gratia del glorioſo Apoſtolo S.Pao sap.
lo,che benediſſe queſta noſtra terra, communicadole la medeſima
virtù; tanto che moltiſſimi Medici in Sicilia,S: altre parti adopra
no la polue di queſte linguette in vece di belzuaro,e ſi ſono vedu
P. 3. lib.5.f 95
ti marauiglioſi effetti, come ne fa fede il Boſio, che preferiſce la . & lib, 37.foi.
terra di Malta allalemnia,detta communemente terra ſigillata. 775.
P. 1. lib.2.
Gio: Botero nelle relationi vniuerſali del Mondo, dice di Malta.
Ea il terreno quasi tutto ſaſſoſo; ma la pietra è tenera, e di facile lauº
ratura, la terra s'alza sù la pietra due, è quattro palmi, le coſe ch'ella
produce, vi naſcono in tutta eccellenza,com'è il cottone,i frutti ifiori,e
maſsimamente le roſe. I Greci la chiamano Melita dal miele, produce
pecore,capre, Buoi, Astmi. Muli,conigli e pernici in copia. Vi si fa anche
-- - - f.le
- --
za

s;4 DELLA D E SCRITT. DI MALTA


-- - -

ſale in vn luogo che si chiama le ſaline, (in fin qui il Botero ) dalle º
quali l'Erario del Principe per l'eſtrattione, che ſe ne fa da Vaſſelli
- -

ne ſuol cauare molto beneficio - - -

sono d'eſtrema bontà le frutti di Malta,maſſimamente gl'aran


ci,cedri,e limoni che in gran copia per la benignità dell'aria Pro
duce di ſmiſurata grandezza il noſtro fecond Isimo terreno, dei
quali ſi ſogliono mandare fino à Roma, 8 alla Corte di Francia e,
eſſendo per ogni parte ſtimati,e tenuti ben cari.
Altretanto è ricca e copioſa d'vccellani ua volo e di rapina,co
me ſono i falconi, peregrini, ſagri, ſmerigli, e ſparuter, , che
ciaſcun anno ſogliono paſſare per la noſtra Iola in quei luoghi
più ſublimi, c. eminenti eſpoſti a mezzo giorno; doue i caccia
tori à ciò deſtinati con particolar artificio, Scingegnoſa inuentio
ne di reti, e con vccello già fatto domeſtico, iono prenderli
con porſi in agguato in diuerſi poſti chiamati Paragni de quali
ogn'anno nella falconiera dell'Eminentiliimo Siggnor Gran Mae
ſtro ſe ne capano, e ſceglono alcuni più generoſi e ſi preſentano
alle due Corone, com'era già antica vſanza di mandarſi dal regio
falconiero deputato in Malca alcuni di queſti alla Maeſtà Cattoli
ca.Godendo i ſudetti cacciatori per " molte franchigie,
& eſſentioni in virtù del loro priuliegi, & eſſecutorie, e d'altre ,
Aix quodà pro
ceſu de anno prouiſion, particolarmente dei Vicere Don Ferdinando d'Acu
15 e 3. e 1564. gna, date vna in Malta a 8. d. Maggio 1492. altra in Medina -
penet acta la
diani de Muſ à di 18. dell'Iſteſſo Meſe, e la terza pure in Mellina è 28. di Gen
gato, naio 1493. ſeguitane confermatione dall'Eminentiliimi Signori
Gan Maeſtri, come appariſce nelibri delle bolle di queſta Can
cellaria. -

Et è niente meno altresì copioſa di cacciagione volatile di paſ


ſagio, come ſarebbe a dire di beccafichi à ſuo tempo gratifiumi,di
quaglie due volte l'anno, di tortorelle, tordi, º altre forti, e ſpe
cie d'vccelli, oltre quella, che riſiede del continuo nell'Iſola, come
ſono pernici, anatre, gallacci, lebreccini, e colombi ſenza trala
ſciare la caccia di lepri, e conigli, che ve ne ſono ſenza numero.
L'abbondanza di pollami,e nottimamente di galli d'India, che
fuori in alcuni Caſali ſi ſogliono nutrirà modo di greggia, e ven
derſi à prezzo baſſo, non ſembra per auuentura coſa credibile è
chi non è tanto prattico dell'Iſola,prouedendo la Città Valletta ,
centoventi, e più galline in ciaſchedun giorno per ſeruigio del
Palagio Magiſtrale , Sagra Infermaria, Albergie, ed'altre caſe par
ticolari, oltre quelle fideuono conſumare vn giorno per l'altro in
tutte l'altre Città, e luoghi dell'Iſola per ſerugio dell'infermi, e
d'alcune
º
LIBRO PRIMO, IN O TI TIA XII. 13;
d'alcune caſe di commode famiglie. . .
Nen ſono di minor bontà, e qualità gl'agnelli di Malta, e le »
carni d'animali da macello, di vitelle in particolare, delle quali
ſecondo il tempo, e la ſtagione dell'anno ſe n'ammazzano a più
d'vn centinaio in ciaſchedun meſe; la ſudetta bontà vien cagio
nata dall'eccellente qualità delpaſcoli, e dell'acque, che ſono ot
time per il nutrimento di eſſi, in modo, che le carni degl'animali,
che ſi conducono dalla Sicilia nutriti per poco di tempo in Malta,
diuengono ſaporoſiſſime, e di bontà migliore aſſai di quelle, che
ſubito arriuate ſono veciſe, »
-
. .
-

.
- -

i. . . ,.
-

Il mare poi è così fertile di peſcagione, che non cede a qua


lunque altro ſi ſia del mediterraneo; eſſendo l'Iſola numeroſa de
porti, e cale, ne' quali ſogliono i peſcatori pigliar gran moltitu
dine di peſci. Onde Silio cantò di lei
- -
º -

- -
– telaque ſuperba. ,
Lanigera Melite, aclitus piſcoſa melačte. . . . .
- Oltre, che fuori di detti porti in alcune ſeccagnie peſcando per
alcune miglia di diſtanza, prendono peſci d'ogni ſpecie, e di tutta
bontà, che ſi vendono pure a buon mercato
La natura poſcia ha voluto, che le medeſime pietre reſe graui
de, e feconde dall'acqua di mare, haueſſero occulta virtù (è
gl'huomini naſcoſta) di produrre tanta diuerſità di conchiglie»
imaririe si ch'habbiamo, cioè oſtreghe, coccioli, telline, dette o
da paeſani arzelli, è cappe, gandoffoli, e particolarmente i can
noletti, e dattili, che ſi trouano in ben poche parti del noſtro ma
re Mediterraneo, eſſendo propria, e ſpecial qualità di queſte no
ſtre pietre, le quali buttate a taleſfetto in mare da peſcatori,dop
po certa dilatione, e ſpatio di tempo, le rompono,e quiui dentro
Aritrouano (coſa meratiglioſa) generati quelli, che cauano c5 age
uolezza a gran douitia&in grandiſſima copia ne'noſtri mari, ma
è più d'ammirare, che nelle viſcere della noſtra pietra, anco in
luoghi rimoti dal lido, e nelle parti ſublime dell'Iſola,ſi ritrouano
generate le ſudette telline, cappe, dattili, è altre ſpecie di conchi
glie ſenz'altro concorſo d'acqua di mare, impetrite però così na:
turali in quelle iſteſſe forme, ch'altro non le manca che la vita,
S il ſenſo, benche alcuni tengono opinione, che queſte tali coſe,
come anco certe ſpine, 8 oſſa di peſci impetrite, che ſi ritrouano
nelle noſtre pietre, ſiano ſtate colàtraſportate dall'onde del mare
al tempo del diluuio vninerſale, e nelle viſcere della terra (in pro
greſſo di tanto tempo fatta ſaſſo, fuſſero rimaſte nelle proprie
Lorme indurite, e ridotte nella medeſima qualità della pietra,tutto
Che
136 DELLA D E SCRITT. DI MALTA
che in eſſa ſi ritrouano pure certe picciole vipere,fonghi,& altre o
coſe terreſtri impetriti delle quali hauendo noi gl'anni paſſati mi
date alcune al Signorde Peirès gentilhuomo d'Aix curioſo, e ſag
gio intreſtigatore, e ſpeculatore, de marauiglioſi effetti della na
tura, con altre coſe antiche, egli corteſemente ci riſpo e con vna
compitiſſima ſua lettera nel 1635.vn capitolo del tenor ſeguente.
Poich ella si è compiaciuta honorarmi del nobilſmo prſente di tante
pretiosiſsime reliquie dell'antiquita Greche, e Rºmane, e delli più nobili
effetti della natura nella petrificatione delli aculei, e teste degli Echini
marini, e di certi altri animaletti inſeti pur di mare, diuisibili in certo
numero di stelle di cinque raggi ci ſchedun i . Non ſenza gran meraui
glia della diuina prouidenze,trouandosi in queste nostre montagne va
rie petrificationi maritime di queſto genere,in sito molto alto riſpetto alla
baſſezza dell'acqua del mare, ma nulladimena quasi vguale per tutta
la coſta marittima di queſto paeſe, º anco in Italia. E vorrei pure,
che V. S. si degnaſſe aggiungere ancora un obligo alli precedenti cioè, che
ella mi mandaſſe a quale altezza ſopra quella dell'acqua del mare si tro
suano queſte petrificationi dechini, ſtelle, conche denti, et altri che siſo
gliono ty'0lt are insieme incaſtrate nelſaſſ,ò nell'arena , è nella creta per
potere far la comparatione a poco appreſſo all'altezza delle noſtre, e di
quelle d'Italia,ſendo certiſino, cl e ſe ne potrebbe cauare vn giorno di
belliſsimi concetti, e congetture della viciſsitudine delle coſe naturali,
Ma l'imuidioſa morte, che poco appreſſo tolſe alla Francia sì nobi
le, e virtuoſiſſimo ſoggetto,priuc ſul bel principio inſiememente
noi di poter fodisfare al ſuo curioſo queſito, e della ſua gentiliſſi
ma corriſpondenza,
Vna ſpecie di conchiglie non è di minor curioſità, e vagghezza
ne noſtri mari chiamate naccare, che ſono dilunghezza più d'vn
i" di paletta, producono queſte dal lato vna piccio
la mannetta, come di ſeta delicata, e morbida di color cappellino,
che frà l'altre bontà, e ſue belle virtù conferiſce molto al dolor d'
orecchio, applicataui dentro, bagnata nell'olio d'amandole dolci.
Non è ſcarſo il noſtro delitioſo mare di generar anch'egli rami
di fino corallo atteſo, che più volte eſſendo a bella poſta venuti al
cuni del meſtiero, e peſcatori n hanno trouato, e poſto in opera a
guiſa di quello della Città di Trapani, S ottenutone perciò prini
legio dalla benignità del Sig. G. Maeſtro Principe. - -

V'habbiamo anco il poſto,ò ſito del paſſaggio de tonni chiama


to l'Aharaſe oue ſi ſogliono ciaſchedun anno da Partitarii pigliar
buona quantità,che in quei tempi abonda l'Iſola tutta. Nel mede
ſimo poſto ſi fa vedere tal hora qualche moſtro marino, vino orri,
bile
LIBRo PRIMo, NorirIA xII ,
bile; e ſpauentoſo ſi ritrouato l'anno 1 e 42 morto sù l'arena ,
nel lidoiou eraſtato dall'onde balzato in via tempeſta, era lungo
ſette palmi ; con doppiadentatura in bocca, schaueuala forma.
della quì diſegnata ſembianza, si s .

-
- -- l

“ Indiuerſi Regni, e Città ſappiamo eſſerni le fiere, è mercati di


graſcie per il vitto, vna, ò due volte la ſettimana, ma in Malta ( è
coſa degna veramente da vederſi) ogni mattina; calando dalla ,
campagna nella Valletta baſtantiſſime, e più che ſufficienti proui
ſioni di carne, pollami.caccia.fogliami,frutta,ed altri viueri, eſſen
doui ſouente tal giorno che ſi veggono entrare in detra Città più
di cento carichi,ò ſome di robba,oltre gl'huomini a piedi che me
deſimamente portano eſſi ancora,diuerſe coſe per venderle, e in
poche hore non ſi troua di quelle ne pur vn minimo auanzo,com
prandoſi il tutto dagl'habitatori in breue tempo,e torna poi la ſe
S ra
138 ſì EEL A B E SC Ri TT. DI MALTA :
ra di bel " i riempirſi la piazza con abbondanza maſſima:
-

mente di fogliami,e d'altre frutta.


- . . !! !
Finalmente dousndeſguì ragionare intorno alla quantità del
le biade che produce l'Iſola per il vigere degli habitanti e di ſlpe
re,che ſecondo l'informatione da noi procurata, 8 hauuti da al
cuni piattici, ſi ritrouano in Malta terre lauoraticcie ſalmate,che ,
giungono al conto di ſedici mila le quali ſi ſeminano vicendeuol
mente, cioè otto mila per anno,e conferme alla bontà del terreno,
ſi cauano da ſettanta,ò ottanta mila ſalme di biade, cioè quaranta
mila d'orzo,ventimila meſchiati e il rimanente grano,il che s'in
tende ſenza gl'altri frutti, che nell'iſteſſo anno producono l'altre
otto mila ſalmate di terra, che non ſono applicate per i grani; del
ual prodotto conſumandoſi vma gran parte nel cibo d'animali, e
i" ſuppliſce queſta mancanza per il ſoſtento del popolo
di tutta l'Iſola, con ſedici mila ſalme di formento, che ſi eſtraggo
no in vigor de ſuoi priuilegi dalla Sicilia, franche di tratta, (oltre
quelle,che ha la Sagra Religione) e col ſopra più ſi caua dal Go
zo, che produce quaſi il terzo di quello frutta l'Iſola di Malta. Si
raccoglie di cimino agro tre mila cantara,e di cimino dolce mille,
che ſono traſportati e tramandati poſcia fuori dell'Iſola con quar
tordici mila cantara in circa di cortone, è bambagia in coccio.
Del vino ſe ne fà poco, perche eſſendo l'Vua così eccellente, 8.
uiſita,per lo più tutta ſi vende in piazza, nientedimeno per vio
eſ
" caſe ſe ne ritiene qualche parte, con la quale ſe ne faranno
da cento cinquanta, 8 alle volte trecento botte l'anno. E conchiu
dendo apportaremo ſolamente per euidente, e chiaro argomenro
della fertilità di queſt'Iſola, che non eſſendo ella molto patioſa ,
ne tutta coltiuata, nulladimeno quello che produce il ſuo
terreno in ciaſcun anno, e ſi caua dall'aria, e dal mare di
lei con la cacciagione, e peſcagione, non è ſipo
co, che non ecceda il valſente di più di ſet
- ſeſſanta milai ſcudi, è ali;
tecentoſie bo i quali
-
-
- -
;
-
-- - -
-
-
-

ben po ſlſono agg ugne TCè llll'1


- -

tigri
-
-

-
- -

ducento,e cinquanta mila, -

- - che fa di frutto, e
- - - -
-
- - rende - - - -

l'Iſola del Gozo. .


a e º, 4 e 3 e 4 e 4.4 e
4. sº º º.cº., cº.cº., cº.
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::
º

" º, º : E Ss is ::
sor, e “

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-:

º
º º
4; 3. 3

D ELLA DESCRITTIONE
D I M A LT A,
DEL COMMENDATOR ABELA
libro Secondo. -

DE VARI N o M F D E L L IS o LA,
e de ſuoi primi Abitatori. -

N O T I T I A I,
l

$ i
L nome di Malta prima, che Melita ſi chiamaſſe, fù
º". ſperia ( ſecondo l'opinione di Cluuerio) antichiſſima
i S, ſedia de'Feaci,doppo oggia preſſo Omero iſola di Ca
lipſo, come più auanti porremo in chiaro,cò la ſcor
ta dell'Iſteſſo Autore. Indi da Greci Melita, e final
mente corrotta la voce dagl'Arabi, è Saraceni nell'occuparla ,
inſieme con la Sicilia, Malta è ſtata detta,nella guiſa per l'appunto,
che in fin hoggi la nominamo; così ce lo afferma il medeſimo
Cluuerio nel ſouradetto luogo per autorità di Tomaſo Erpenio Sicil, ant'q. lib.
2. Cap. I 6.
peritiſſimo Scrittore. Nomen id (.34elita) nonnuper corruptum est
in hodiernum Malta,ſediam ante ſexcentos ampliàs annos, cum Ara
bes Inſulam vnà cum Sicilia occuparent, vtex Arabibus Ceographis
pariter, atque historicis nobis expoſuit peritiſsimus hoc ſeculo Arabica
lingua interpres, ceteraquedottiſsimus 7 homas Erpcnius; quindi in
vn antico itinerario maritimo, che falſamente s'attribuiſce al no
me d'Antonino,ſi leggono queſte parole. Item inter Siciliam , -
African Inſula Coſſura,a Lilibeo ſunt stadia claxx.A Clipea ex Afri
ci stadia toxc. Inſula Maltacia, Festa, gº Falacron, Inſala Cereen
nashee à Tapacis distat stadia tocxxii. Inſula Girba; per q ueſto luo
go del già detto Itinerario alcuni del noſtro ſecolo ſono ſtati d'opi
S 2. nione
14o D E L LA DESCRITT. DI MALTA
nione,che l'Iſola all'hora ſi chiamaſſe Maltacia, ma errano gran
demente, come dice il Saggio Cluuerio ; impercioche il regio
eſſemplare in Iſpagna della biblioteca di S. Lorenzo dell'Eſcuriale,
(oue noi ſiamo ſtati,benche per il breue ſoggiorno non ci fuſſ
- permeſſo ilvederlo di preſenza) per atteſtato di Girolamo Zurita
graue Iſtorico de Regni d'Aragona, contiene Inſula M altache,
Festia, & il Napolitano,A4altatae, Festa, le parole vitiate il ſopra
detto Zurita ſi è forzato di così emendare Inſulae Melita, Icesta;
e vi aggiugne d'auuantaggio ſcesiae Ptolomaeus meminit inter In
ſulas Siciliae adiacentes, quae mihi pro Festia ſubstitui ex manuſcrip
torum corrupta lectione videtur. Ma l'Autore dell'Itinerario quì và
" l'Iſole, che ſono frà la Sicilia,e l'Africa. Però l'Hicesia
di Tolomeo,ò ſia come ſcriue Euſtachio Hicesion, era frà l'Iſole ,
sicil, anti q.lib, Lipareſi, leggedo Cluuerio l'Itinerario Inſulae Malta, Hephestia.
2. cap. 16.
Nel reſto ſiamo d'opinione ch'habbino equiuocato coloro ch'
hanno creduto,l'Iſola eſſerſi veramente chiamata Meliuetu,ò Mi
Teſoro Geogra
leuitu, S&indi cognominato il Concilio Mileuitano, come pruden
fice, teméte il dimoſtra Abramo Ortelio nelle voci Melita,g Mileuis,
eſſendo quella di Mileuitanum da Mileuio Città poſta nell'Africa,
oue ſi celebrò quel famoſo,e Santiſ. Concilio, così apertamente ,
lo proua il Cardinal Baronio con altri, benche grauiſſimi Autori
i affermato, che qui in Malta fuſſe ſtato cuocato, e cele
brato: le parole dell'Ortelio ſono queſte . Mileuis Africae propriº
locus,Augustino epist. 1 6 8, Mileuitana Regio ſi apud eundem epiſi.
129. ad Donatum. Vnde liquidò appareterrare eos, qui Concilium di
ºtum Mileuitanum in " Inſula habitum ſcribunt. E quindi
hebbe origine, ch'ella Meliuetum ſia ſtata denominata in alcuni
atti publici, e nelle ſcritture Siciliane ; il qualeguiuoco ſtimiamo
ſia ſtato preſo da più di cinquecento, e cinquant'anni in quà,cioè
3. è
-, à dire doppo cacciati i Saraceni,S: appunto nello reſtabilire, che fe
il Conte Ruggiero la Chieſa noſtra Catedrale, e ſuo Veſcouado,
quando ne creò Veſcouo Gualtieri,il quale in vn diploma,ò priui
legio della Ducheſſa Sichelgaita moglie del Duca Roberto ſpedito
l'anno 1 o89 dall'Incarnatione ſi ſottoſcriſſe Gualterius Maliueta
Apiſcopus teſtis, ſupponendoſi per at:uentura da lui che gl'altri
72 t/.5

ch'erano ſtati ne'tempi precedenti, Veſcoui Meliuetani fuſero ſta


ti di Malta,il che fù poi cagione che in Sicilia, e particolarmente ,
regnado Martino Rè d'Aragona, nella numeratione che ſi fà del
le Città,e Terre Demaniali, venghi Malta chiamata A Meluctum,
come ſi vede apertamente nel volume de Capitoli del Regno, e
che l'iſteſſo indi ſi continuaſſe a coſtumare nella Corte Romana,
-
doue
L IBRO SE CON D o, No TITI A I. , 4,
doue i noſtri Veſcoui, le cauſe di Malta, 8 i medeſimi Iſolani, ſi
nominano Meliuetani, douendoſi propriamente dirſi Melitenſes,
In Annotat.
in più rigoroſa fauella, le parole dell'Eminentiſſimo Baronio ſono Aartyrolog. ad
diem 4. I temi in
queſte. De Mileuio cuius Optatus erat Epiſcopus, frequens eſ mentio verbo Optat.
in Conciliis Africanis, 3 in Epiſtolis S. Auguſtini,ibi, 3 celebratum Epiſc.
AEpiff. ; 4 ad
eſi Concilium Mileuitanum dictum quod inconſultè nimis dixit aliquis Pa«lini. Eoiſ”
celebratum in Inſula Melite, eius enim Synodica ad Innocentium Pa I 68.ad E: ſeb,
pam,litteraeq; Augustini, 3 aliorum ad eundem Pontificem, g aliae
ad Hilarium ſcriptae, illud Mileuii inNumidia actum eſſe luce clariùs
Super lib.5.de ,
manifeſtant,l'iſteſſo dice Pamelio nelle ſue annotationi,e Roberto Conc. Carthag.
Mireo. Mileuis Epiſcopatus olim Ecclesiae Africae Concilio Milettita nu.38.

no ibi celebrato clara, cui S. Auguſtinus Hypponensis, Aurelius, Car


thaginen. 3 Syluanus Epiſcopi interfuere; errant qui dictam Africae
Vrbem cum Inſula Melitae, aut Melitena Armeniae Metropoli con
undunt. Inter Mileuitanos Epiſcopos eminet S. Optatus. E France Superſcrip ſe
Optati.
ſco Balduino ne ſuoi commentarij. Itaq; errat vehementer,qui, gr
noſtrum hunc Optatum cum illisſuperioribus,aut Mileuium,ſeu Mile
mitanam eius Ciutatem,vel cum Melitena Armeniae Metropoli,in qua
celebratae Sinodi meminit Sozomenus Hiſtoricus lib.4.cap.24. vel cum
Melita Inſula confundunt,vt quidam magni etiam nominis, et eruditi
viri exiſtimarunt,li quali veramente ſono degni di ſcuſa, poicheſe
non haueſſimo la teſtimonianza di S.Agoſtino, che in Africa ſia .
ſtata la Città di Mileuto à ſuoi tempi, non ſi potrebbe ciò prouare
er alcun'altro Autore, mentre ne Tolomeo, ne alcun Ceografo
degl'antichi fà veruna mentione di tal Città in Africa, ne meno
la ritrouiamo in quelli,ch'à bella poſta hanno deſcritte quelle va
ſte Prouincie. - -

Ma trattandoſi quì dell'antico nome di Malta, che l'Iſola noſtra


gode,è hoggi ancor tiene in lingua Latina; ſi potrebbe vedere ,
che altri luoghi haueſſero hauuto l'iſteſſo nome, e trouiamo,ch'vn
Borgo, vna Città, 8 vn'altr'Iſola, di queſta ne fà mentione Plinio
mettendola vicina alla Dalmatia, hoggi comunemente chiamata ,
Meleda,Iſola nel dominio della Republica di Ragugia, ma poſſe
duta da Monaci Benedittini,i quali però ſono iuinomati della Có
gregatione Melitenſe, ſotto di cui viuono da cinque Monaſteri in
Fol. l OI»
tutto lo Stato,ſeparati dalla Caſſinenſe, e Domenico Mario Nigro
nella ſua Geografia. Caeterum ad Orientem Corcirae eodem tracfu,
neq, ab ea longe ex aduerſo dictae Cherſonesi Melita Inſula eſi, nunc Fol 465,
comparato vocabulo Meleda. Della Città l'iſteſſo Nigro ( ch'alloga
nell'Armenia minore, dice Melitenasiue Melita Vrbs eximia ad
confluenta Melae fluminis cum Euphrate sita, quam Semiramidem
- - - -
-
CQ V2
4. DELLA D EscRITT DI MALTA A

condidiſſe fama est, que nunc Malatia, ad quam Euphrates ponte


transitur. Solino la mette nella Cappadocia non lungi dall'Eufra
te. Il Borgo,è nella Grecia,di cui Ortelio così riferiſce Vicum Me
lite vocat Plutarchus in Themiſtocle, 3 in Solone; nella vita di que
ſto ſi legge , Solonem verò planumfeciſe aiunt Iudicibus Philaeum, gr
Euriſacem Aiacis filios, Ciuitate ab Athaeniensibus donatos, ipsis In
ſulam hanc (Salaminam) tradidiſe, habitauiſſequè hunc in Braarone,
illum in Melite,trahereque Curiam Philaidarum vnde erat Pisiſtratus,
ex Phileo nomen, benche Tomaſo Porcacchi nella tauola, ch'egli
fa de'nomi de Paeſi, e Città poſta nel principio del volume delle
vite di Plutarco tradotto per Ludouico Domenichi,habbia credu
to,che colà della noſtra Malta s'intendeſſe, e di lei ſi fauelaſſè,ſpo
nendo così Melita Iſola fra l'Africa,e la Sicilia,hoggi detta Malta, ma
per hora tanto baſti circa il nome di lei, rimettendo, e riſeruando
il diſcorſo della deruatione di Melita in altro luogo più opportu
no,e ritorniamo hormai è Feaci ſuoi primi abitatori. Queſti per
eſſer purtroppo infeſtati, 8 è viua forza cacciati, condotti furono
da Nauſitoo Padre d'Alcinoo nell'Iſola di Corfù,che però vn Poeta
Anonimo cantò ne'ſuoi erudimenti coſmografici nel libro 3. -

Phoeacum Sedes Coreyra, grc.


Il qual Nauſitoo con tirannico Imperio regnante in Iperia no
ſtra Malta,fù figliuol di Nettunno,e di Peribea figlia d'Eurimedº
te Rè de Giganti, i quali eſſendo empi,e ſcelerati furono tutti col
Rè loro giuſtamente eſtinti, e deſtrutti ( ſpiegando Euſtathio)
perche ardirono temerarij,e felloni ſecondo la fauola, di guerreg
giar con Gioue; On.ero al principio del 6.libro nell'Odiſſ.in que
ita guiſa diſcorre.
At Minerua
Ibat ad Phoeacum populum, atq, Vrbcm,
Qui antea habitabant in Specioſa Hyperia,
Prope Cyclopas Viros ſi
42ui eos praedabantur 5 quùm viribus forent potiores,
Edinc eos deduxit Nausithous, Deo similis.
Collocauitque in Scheria, etc. cioè in Corfù.
E nel ſettimo libro teſſendo con mirabilarte la Genealogia d'Al
cinoo figliuolo di queſto Nauſitoo canta altresì, -

2lausithoum quidem primum Neptunus Terrae quiſitor,


Genuit,ex Periboea mulierum firma pulcherrima,
Ainima natu filia, magnanimi Eurimedontis,
9ei olim ſu erbis Gigantibus imperauit,
Sedhic riperdidit populum impium,
Periit,et ipſe. Curva
LIBRO SE CON D o, N o TI FIA i 14;
Cum hac Neptunus congreſſus est, 6 genuitflium
Nausithoum magnanimum, qui Phaeacas rexit, i
- ?Nausithous verò genuit Xhecenorem, Aleynoumq; A .
E così habbiamo già per teſtimonianza d'Omero nella noſtra ,
Iperia, hoggi Malta, i Giganti, el Rè loro Eurimedonte proge
nitore dei Feaci, riputati ſimili a gli Dei, Ma per fuiluppare ,
e ſnodar nel buio, e nell'oſcurità de tempi antichi il fauoloſo no
do della difficoltà, che ci apporta il teſto d'Ometo circa l'habita
tione de Feaci in Iperia, (la qual ſecondo l'opinione di Cluerio
fondata in quella d'altri antichi Scrittori,è ſtata la noſtra Malta , ) -

ricorriamo al medeſimo nel libro 2. e cap. i 6. dell'antica Sicilia ,


du'egli dice. Athic ausim adfirmare grammaticos quoſdam Poete
( Homeri) interpretes ex amnis vocabuli ( nempe Ripparis ) similitu
dine coniectaſſe circa Camarinam fuiſſe illam Hyperiam,quumquè ipſe
Poeta intellexerit Inſulam Cyclopum terre vicinam, vt alii tradide
runt eius interpretes nempè AMelitam, in conſpectu Sicilia Cyclopum
terra sitam: Apud antiquum poetam Apollonium in Argonautichon
lib. 4.hac leguntur,
Sedhaud iam viuum illic offenderunt regem e
Hyllum : quem formoſa A4elitepeperit Herculi -

Apud Phaeacas, hic enim addomum Nausithoi, - -

In Macrin peruenit, Bacchi cunabula;


Vtlustraret natorum diram caedem, atq, hìc filiam e - - - -
a -

Aegaei amnis domaut amore captus, -

2Vaiadem Meliten: quae validum eperit Hyllum . s - .


- - - -

- Apud Phaeacas. Que in domo quidem Nausithoi -

Dum paruulus eſſet, habitabat aſi postea reliquit inſulam, -

º
Quùm enim
Habitare ſubadoleuiſſet in eademNausithoi.
fastu dominantis inſula non cupiebat -
-

Itaq; Saturnium mare pettit,indigenai populo adſumto


Phaeacum. - -
-,

E ſe vago e curioſo ſei virtuoſo lettore di ſapere come poſſa ſta


re, ch'eſſendo ſeguito il paſſaggio di Nauſitoo con i ſuoi Feaci po
co prima della guerra Troiana, racconti il Poeta, che da Ciclopi
infeſtati fuſſero,mentre in quei tempi non v'era alcuno nella Sici
lia ? Per intelligenza di che ci conuiene addur il teſto del medeſi
mo Cluuerio, il quale doppo hauer aſſai baſteuolmente prouato Sicil antiq.lib.
».cap. 16:f.429.
con le autorità d'Appollonio ſudetto antico Scrittore, e ſuo ſco
liaſte lib. 4. di Strabone lib.7.e di Plinio lib.4.cap. 12.e d'altri,che
Corfù ſia ſtata prima detta Scheria, e A4acrin, conciliando il dire»
poetico, conchiude,che i Feacida Iperia noſtra Malta fuſſero ſtati
i C2CClai1
144 DELLA DESCRITT. DI MALTA
cacciati non già da Ciclopi, è Giganti, ma dai Fenici, e che in
Scheria detta poi Corcira, hoggi Corfù, poſcia ſe n'andaſſero. Sed
ſatis iam ſuperq, ostenſum (dice Cluuerio) Coreyramante diciam
fuiſſe Scheriam, 3 Macrim, nunc gitur ad institutumſermonem per
gamus. Homerus igitur loco ſupra perſcripto, Nausithoum tradit Phaea
cas, cum a vicinis º" premerentur, in Scheriam, idest in Ma
crin siue Coreyram deduxiſe. Eam Phaeacum propè Cyclopasſedem
nonnulli Homeri interpretes tradiderunt fuſe inſulam prope Siciliam,
Cyclopum terram, frà quali Euſtathio, Hyperiam quidam Sicilia Vr
hem aiunt eſe, quae postea Camarina dicta. Alii verò Inſulam vo
lunt propè Cyclopum terram , ſiegue Cluuerio Apollonius verò ait
apud Phaeacas in Macri Inſulafiliam Aegaei flauti AAelitan;ex qua
Hercules procreauit Hyllum, Hyllensium in Illyrico Regem, qui ſub
7Nausithoo in eadem Inſula educatus fuit ; id puellae nomen siue ve
grta V2 fuerit,siue d poetis confictum, certè ex antiquiſsimis historiarum

deſumptum est monimentis,in quibus ſcriptum futt, Phaeacas,Coreyrae


incolas ex Melita primum Inſula profestos ſuiſſe. Melita autem cum
Camarinensi litori eſſet obietta ; alti Homeri interpretes ipſam Cama
rinam vrbem Phaeaeum fuiſseſedem, per errorem opinati ſunt. Hùc
adde quodg Meliteium montem in eadem Phaeacum terra eodlib. 4.
memorat Apollonius,in quo Aegei fluuii filias egiſse traditi ad quae ita
Scholiastes eius . Aons Coreyrae eſt Meliteus, (8 hinc Fauorinus
Meliteus Mons Coreyrae, Arq; ab uſdem Phaeacibus, siue Hyllensi
bus alteri illi AAelitae inſulae in Adriatico sinu, Illyrico obiectae vo
cabulum impositum fuiſse, minimè ambigendum est. Caeterum iden
Romerus Odyſ,lib,7. Vliſsem fingital Ilio capto in ſcheriam , siue
Phaeacia ad Phaeacum perueniſse Kegem Alcinoum, qui patri Nausi
thoo in regno ſucceſserat. Paulò igitur ante bellum Troianum Nausi
thous cum Phaeacibus ſuis Melitam reliquit,pulſus,non a Cyclopiº us,
ui iá tùm in Sicilia fuere nulli,vt ſupra lib. I cap.2.docui,ſedab ipsis
l ſi dubiè phoenicibus Inſulam, vt ante dixi paulò ante Troianam
expeditionem occupantibus Ferculem,qui ex Melita genuit Hyllum,
e

decem circiter anni ante eam expeditioaem ex humanis exceſſe,prae


ter alios autores, Euſebius diſerte in Chronologia testatur. Homerum
verò veris hiſtoriis multa ad inxiſse fabuloſa,cùm Scholiaſtae eius,tùm
Strabo paſsìm fatentur. Quapropter nihil mirum ſi lib. 6. Phaeacas
AMel tae Inſulae incolas,a Cyclopibus,Siciliae incolis pulſos tradit: lib.
verò ix. hos negat nauigia habuiſse ad traiiciendnm ab Eryce in Inſu
lam Aeguſam. Sic, quodpofi Troianum etian bellum eos in Sicilia,g
pºlyſis cum is congreſsum, retulit, idpoetarum fecit more vsitatiſsi
ºrgº ,ſaepèpracterita.ccàpraeſentia fingentium; ergo, Phaen “iſupra
- 147) 3
-- -
-
LIBRO SEcoN D o, NoTITI A I. s. 4s
digium paulò ante Ilitcam expeditionem, ſypperiam, siue Melitan
Inſulampulsis inde Phoeacibus occuparunt, Un a cum ora maritma Si
ciliae Inſula, come dice Tucidide, negotiandi cum Siculis gratia, ò
come riferiſce Diodoro, Vt quum negotiationes ſu as ad Oceanum Lib. 5.
vſq; Occidentalem extenderent rºſagium ipsis in hanc Inſulam eſet ob
porta un opportunitatem,G situn in alto mari, la qual opinione di
Malta, Iperia antica Sede di Feaci traſmigrati in Corfù, con i riſ
contri denomilaſciati colà deriuanti dalla noſtra Aelita, eſſendo
pellegrina, e degna dell'acutezza di Cluuerio, che ſino dalla Ger
mania venne à bella poſta,e di propoſito ad inueſtigare e minuta
mente rauuiſare l'antichità di Sicilia, 8 i cui noi Malteſi ſiamo
tenuti molto per la diligenza,e particolar accuratezza, co la qua
le ſtudioſamente ſcriſſe quelle della noſtra Malta, ci baſterà d'ha
suerla qui traportata ſenz'aggiungerui altro potendo per ſè ſteſſa ,
molto ben ſeruire di ſufficiente,e baſteuolargomento dell'antichi
tà di queſta nobiliſſ.Iſola,e delle ſue Colonie da lei altroue dedutte.
- - GI GAN TI A B I 7 A To R 1 DI MALTA.
Ne reſta perciò, che ſe i Feaci noſtri antichi habitatori non fuſº
ſero ſtati daqueſt'Iſola cacciati da Giganti, eſſendo da loro infe
ſtati,è annoiati, ma più toſto da Fenici, che eſſi Giganti doppo il
diluuio non habbiano Malta habitata, e quiui riſeduto : (benche
anco prima ſecondo l'opinione di Fazello fondata nell'autorità di
Beroſo,e d'altri grauilini Autori ſiano ſtati per il Mondo Gigan
ti ) Fanno di ciò fede infallibile il ritrouarſi, e vederſi in fino al dì
d'hoggi nella noſtra Iſola oſſa di Giganti di ſmiſurata grandezza,
ben chiaro dimoſtrando eſſer quì ſtate habitationi di quei primi
poſteri,e ſucceſſori di Noè,eſſendo ſtato egli parimente Gigante ,
come in proua di ciò,e di eſſer vſciti dall'Armenia i Giganti ne di
ſcorre,è adduce diuerſe ragioni l'iſteſſo Fazello nel cap. I. del pri
mo libro,e prima Deca. Habbiamo d'auuantaggio alcuni veſtigii
d'opere de'Gigati,vno de'quali è nel luogo chiamato Marſa Siroc
con quella parte che vien detta Marnisi,poco diſcoſta dal II la TC al
4iniſtro lato di quel porto, a chi ſpunta,3 eſce dalla ſua bocca. Vn
altro v'e né molto diſtante dal Caſale Kibir, nel luogo chiamato in
Arabico H giar el Kim,che tanto ſuona,quanto,che pietre rizzate,
e ſolleuate in alto, in tal luogo adunque,ch'è ſituato nella parte di
mezzogiorno dirimpetto all'lſoletta nomata Fofila, nel territo
rio de'Padri Benedittini, ſi veggono alcune rouine, che dalla loro
immenſità e grandezza, è forzato altri è confeſſare, che ſiano ve
ſtigi d'opere merauiglioſe de Giganti,poſteri d'Eliſa, doppo il dilu
uio,oue ſi ſcorgono ad onta del tepo,che non l'ha potuto in tutto
T CCI, -il. -
146 DELLA D E SCR I TT. DI MALTA
conſumate molte pietre di lunghezza di palmi venticinque, e di
larghezza dodici, altre di palmi diciotto, e di larghezza dieci, e
molt'altre, che ſi veggono alla diritta,di palmi trenta,tutte poi di
due palmi in circa di groſſezza,ò: alcune tauole di pietra vinite in
quella guiſa appunto, che ſi ſogliono formare gli alloggiamenti
con tauole di legno; quiui ſe ne ſcorgono altresì molte di palmi
otto, auanzi tutti,e reliquie delle prime, che ragioneuolmente do
uettero eſſere più grandi,S: intere a proportione,hauendole il tem
po in tante migliaia d'anni conſumate, oltre che i Paeſani di quel
le à lor poſta valendoſi, hanno rotta buona parte,e fattone fabbri
che. Tali par che fuſſero le rouine della Città di Tirinto,nel paeſe
Corintiaco,ancor eſſe veſtigi d'opera di Ciclopi,ò Giganti, deſcrit
Corinth. lib.2, te da Pauſania Vrbis muri,qui ſoli interruinas reliqui ſunt,Cyclopum
fuiſse opus fama vulgauiti Pxtructiverò ſunt è rudibus lapidibus,
quorum singuli ea magnitudineſunt,vt ne minimus quidem e rum lo
co moueri pºſit umentorum bigis ; Ma campeggiarà maggiormen
te,e viè più ſi ſcorgerà in chiaro la verità di ciò, che diciamo ſe fiſ
Cap, 1o.
ſaremo gl'occhi della mente alle ſ" regiſtrate nella Sagrata -
Geneſi, oue parlandoſi della diuiſione delle genti, ſi dice d'alcuni
di quei primi Nepoti di Noè, ah his diuiſe ſunt Inſulae gentium, le
quali parole vengono, e dal Pererio,e da molt'altri interpreti della
diuina Scrittura, e particolarmente da Gioſeppe Ebreo nella pa
rafraſi, e ſpiegamento di queſto luogo eſpoſte per l'Iſole del mare
Mediterraneo, è il medeſimo Gioſeppe ne dà anco per maggior
confermatione del tutto l'eſempio di Chettim figliuolo di lauan,
che paſsò a ſtanzarin Cipro, e vi fondò la Città da lui chiamata -
Cizio, il che ha riſcontro con quello ſi dice in vina delle ſcritture e
Ethruſe.Antiq, ritrouate dall'Inghirami in Toſcana, cioè. Vulcerra Cethim anti
Frag.lib 1. cha
rit. 25. fol. 14. quitus vocata fuit à Magno Patre Vandimone (intende di Noè)
Cethim filius lauanis, qui a noſtra Ciuitate nomen ſumpsit, adole
ſcenseum noſtris Coloniis diſcedens,quandam inſulam in medio maris
ſupra tabulas nauigans occupauit; & ſuum, Ciuitatiſau e ſuae nomen
impoſuit: quapropter Pelaſgi ad differentian huius Inſulae, noſtram
Ciuitatem et regionem Kitim appellari dixere; la onde eſſendo l'Iſo
la di Malta annouerata fra le conſiderabili del noſtro mare Medi
terraneo,era ben giuſta ragione, che non doueſſe rimanere ſenza
habitarione di quei primi, de'quali la Scrittura in quel luogo và
parlando, e tanto più per eſſerella quaſi l'Vmbilico di detto mare,
come per l'appunto vien chiamata da alcuni Autori, e la ſperienza
l'inſegna. Tornielli agl'anni del mondo 193 1. num. 2 3. ſpiegan
do quelle parole Inſulaegentium, dice, Puto enim per I nſulas gentili
i 0l I tg.S
L FBR O SE CON D o, N o TI TI A i 47
totus maris mediterranei Inſulas eſe accipiendas. I quali Popoli ,ò gé
ti cenformandoci ancor noi, e concorrendo con Don Mariano De'primº Abi
tai cri dell Si
Valguarnera dotto ſcrittore Siciliano,liberamente diciamo, che cilia, e dell'Ita
ſiano ſtati Greci Eolici,denominati Pelaſgi,diſcendenti da Eliſa fi ha f 142.
gliolo di Iauan, e nipote di Iafet, e che ſiano i medeſimi,che furo
no da Gentili chiamati Giganti della Trazia, per teſtimonianza,
dell'iſteſſo Pererio,queſte ſono le di lui parole. Inter eiuſdem Iaphe nu.
Cap. ro. Gensſ.
tifilios memoratur quarto loco Iauan, ex quo;ſententia omnium,proſe I5.
minatiſunt Iones, Satores parenteſi; Graecorum. 9uocirca in ſcriptu
raelocis pro Hebrea voce Iauan, Septuaginta verterunt inalisa, lati
nuſq; interpres Greciamog pro plurali Iau anim illi inarie, hie Grecos
transtulit, vt videre est, gre. Anzi della medeſima voce ſe ne ſer
ſuono gl'Arabi per ſignificari Greci, chiamando eſſi nell'idioma ,
litterale Iunani, il Greco, come ſi legge nel ſacro teſto del Van
gelo, parlandoſi del titolo poſto ſopra la Santa Croce, con queſte
parole ua Kan maKtuban bel Abramie, ua el Iunanie, ua el Roma
nie, le quali dicono, (9 erat ſcriptum Hebraicè, et Grecè, et Latinè.
Fù poi comune opinione,e conſenſo de'Scrittori, che la riuiera
d'Europa bagnata dal Mediterraneo,e l'Iſole di detto mare (com'è
la noſtra Malta vicina all'Iſola de Ciclopi, Sicilia, ſecondo Tuci
dide nel 6, che perciò Omero nell'Odiſſea chiamolla iſola de Ci
clapi) è almeno la maggior parte di quelle, fuſſero occupate da'
Greci poſteti di Iauàn, e de ſuoi quattro figliuoli, e ſpecialmente
l'Italia e la Sicilia, e ſue Iſole (come Malta) da poſteri di Chettim,ò
d'Eliſa. Che detti Ciclopi fuſſero riputati Greei, & abitatori di
terra greca, v'è vn luogo di Euripide nel Ciclope, che ciò proua -
manifeſtamenre, il quale ſarà da noi quì apportato per maggior
mente chiarire quanto diciamo. Raccontando Vliſſe in quella ,
tragedia a Polifemo Gigante la cagione della guerra Troiana, per
lo rapimento di Elena,e l'ingiuria fatta a Greci dice così,:
Graecia voi, non freni proira - s -
f º º.
º Phrygibus non condonauimus, euius glorie,
- Pt tu sis particeps, terre enim Grecia receſſus ,
- Fabitas, ſub Aethna ignifera rupe. --- i

Laonde egli veramente credette, che la Sicilia ne'tempi de Ci


clopi fuſſe ſtata in realtà terra Greca, e come ch'eſſo era molto fa
miliare di Socrate,e di Platone, cadde facilmente nell'iſteſſo pen
ſiero, cioè a dire, che i Ciclopi d'Omero fuſſero i primi huomini
che doppo il Diluuio habitaſſero la Sicilia, e per conſeguenza le ,
ſue iſole vicine ancora, come ſono Malta, 8: il Gozo.
ſa finalmente, che maggior teſtimonianza poſſiamo noi deſi
- - - T 2 derare
a 43 DELLA D E SCRITT. DI MALTA
derare dell'habitatione quì de Ciclopi, ſenza biſoggno d'andarla ,
-

mendicando dalle autorità de Scrittori antichi, inuolce nell'oſcu


rità de'tempi, che quella ne rendono l'oſſa Gigantee ritrouate in
Malta, 8 i ſepolcri loro cauati,8 intagliati nella rocca viua, che
ben ſpeſſo ſi ſcuoprono di ſmiſurata grandezza, come per eſempio
è quello oue hoggi ſi ſcorge piantato vin picciol giardinetto nella
contrada fra la Madonna della Gratia,e la Torre di Blata el Baidha
º & vn oſſo, del quale ſe ne ſeruì à bella poſta il padrone di tra
uerſa per coprirla porta, Vn altro ſepolcro ſimile fà ſcoperto nel
contorno del Zorrico, vn dente molare habbiamo veduto noi
gtelli di groſſezza del dito pollice tratto e ſuelto da vma teſta giga
tea ritrouata nella contrada el.34irehel foura Bircarcara,che fu poi
dato al Comendatore Fra Paolo Grimaldi, vn dente ſimile è in po
ter noſtro della preſente forma,e grandezza.
E diuerſi altri di queſt'oſſa poſſiamo anno
uerare,che per breuità ſi tralaſciano, e che di
.tempo in tempo nel cauari terreni ſouente ,
s'incontrano, ſe quello in particolare d'wna , il
gran coſtola,che lunga pezza e per aſlaitem- i
po ſi è veduta nel Caſtello S. Angelo, Szindi
tolta intorno all'anno 162 5. da qualche cu
rioſo, non haueſſe molto ben publicata la .
notitia del ritrouarſi iu Malta ſimili oſſa Gi
gantee in modo, che da noi non s'habbia ho
- V

amai à deſiderare altra Più chiara, ne maggior teſtimonianza .

e NTRATA p e Fe N1 ci I N aaa Lra.


- . NOTITI A SEcoNDA.
Ndi l'Iſola di Malta inſieme con i luoghi marittimi di Sicilia.
Lib. 4, patria,e ſtanza di Ciclopi come ſcriſſe Giuſtino. Siciliae primò
Trinacriae nomen fuit,6 c. Haec à principio Patria Cyclopum fuit. E
ſtata occupata da Fenici popoli della Siria per la maggior parte di
ſceſi dagl'Egittij,chhaueuano la religione molto ſimile alla loro e
particolarmente dagli Tebei; impercioche dice Euſebio, che Fe
nice, e Cadmo, il primo de quali ſomminiſtrò,e diede à Greci le let
tere,ondeſſi le chiamano Fenicie, partendoſi dalla Città di Tebe,
circa gl'vltimi anni di Mosè, paſſarono nella Soria, e cominciaro
no à regnare in quella parte ou'è poſta la famoſa Città di Tiro Co
lonia de Sidonij.ch'altresì habitarono l'Iſola noſtra; ( quindi Mori
- foto
LIBRO SE CON D o, NOTI TI A II. 149
ſoto Melitae circuitus
bus habitata) LX..M.
Città di Tiro a Sidoniis,
diciamo, che in postea ſplendore i"ge
a Carthaginiensis
grandezza,e "
ſuperò tutte l'altre della Soria, e della Fenicia ancora, che però º
Quinto Curtio hebbe à dire Tyrus, & claritate, 8 magnitudine Liba.
ante omnes Vrbes Syrie, Pheniciſq, memorabilis, e ſoggiunſe appreſº
ſo Vrbs, g vetustate Originis, gr crebra fortune varietate ad mes
moriam posteritatis insignis, condita ab Agenore. Heci" litteras -

prima, aut docuit, aut didicit. Colonie certe eius pene orbetoto diffuſe va difeorſo de'
ſunt, la quale ſecondo, che vuole Valguarnera decoro delle let- ti ai
tere Siciliane, fà fabricata gl'anni del Mondo 2273.che fù il quin- fi
to anno per l'appunto dicegli,che il Gran Parriarca Giacobbe ſe a
ne paſsò nell'Egitto, Siche al tempo della diuiſione della terra di
promiſſione ſeguita poſcia ſotto Gioſue 2 57 anni doppo,potè ma
dar le Colonie in Sicilia, Malta, e nella Spagna. Ma ſecondo il pa
rer del P. Giacomo Saliano della Comp. di Ciesù, ciò fà negl'anni
del Mondo 2783. & innanzi la venuta di Chriſto Signor noſtro De Dottrina di
127o.Però il P.Dionigi Petauio della medeſima Compagnia vuo temporum.
le, che 24o anni doppo la fabrica del Tempio di Salomone,fuſſe
quella della Città di Tiro. - - . . . . . »

Di queſti Popoli parlò Tucidide nel lib. 6. oue fa mentione del


varijabitatori di Sicilia. Phaenices (dic'egli) praeterea circa omnena
habitabant Siciliam,occupatis extremis ad mare partibus, paruiſquè - -

Inſulis ei obiacentibus negotiandi cum Siculis gratia. Diodoro Sicu


lo dichiarado quali fuſſero ſtate queſt’Iſole vicine alla Sicilia,anch'
eſſe Colonie de Fenici,quaſi commentando ſe ſteſſo, e Tucidide a Lib.s.
parla in queſta forma. Siciliae verſus Meridiem, tres Inſulae media
in pelago obiectae ſunt, quarum vnaquaeq; Vrbem habet, 3 portus,
qui tutos nauibus tempestati iactatis receptus praehent. Prima est,quae
vocaturAAelita toccc, stadia à Syracusis distans, e poco doppo ſog
giugne. Est autem haec Inſula Phoenicum Colonia,qui cum negotia- .. .
tione ſuas ad Oceanum vſq; Occidentalem extenderent, refugium in
hanc I nſulam,ob portuum commoditatem,g in alto mari situm,ha be
bant, e doppo nel medeſimo libro,oue parla della nauigatione del
Fenici ſiegue di più. Ex qua negotiatione per multum temporis,opu- -
lentiores facti Phoenices,multis postea annis Colonias non paucas in Si- - -

cilia,C vicinas ei Inſulas,hoc est (AMelitam,6 Gaulum) in Aphri- -

cam,ttem,C Sardinian, Hiſpaniamq; deduxerunt.


Le quali parole dice il Valguarnera non ſi hanno da intendere Fol. 23a
in queſto ſenſo, cioè che i Fenici (ſoliti d'andare, e venire dalle
colonne d'Ercole) all'hora primieramente laſciaſſero le Colonie
loro in queſt'Iſole, perche contradirebbe a ſe medeſimo Dio
- doro
1, o DELLA DESCRITT. DI MALTA
doro, hauendo ben due volte detto che l'ultime Colonie furono
uelle delle Colonne d'Ercole che iono all'Oceano Occidentale,
che ſe ciò haueſſe voluto affermare,hauerebbe per certo detto. Ci
extend ſent, e non extend rent, è extendentes, come dicevn'altra ,
verſione, et rifugium quierebant, è non habebant, etc. Ma vuol di
re Diodoro, che facendo lontan ume nauigationi, per eſempio
delle quali mette come più lontana quella dell'Oceano occidenta
le,ch e uori delle colonne d'Ercole, come di ſopra haueua già af,
fermato, extra quoqi columnas Herculis in mare, quod Oceani a men
habet,excurrerunt, ſoleuano hauere queſt'Iſole per rifugio, e per fi
curiiiimo aſilo, ſiegue poſcia Diodoro à dichiarare l'altre Iſolette
Colonie de Fenici vicine alla Sicilia. Pſi hanc altera eſi,quam Gau
lum vocant, in pelago, et ipſa, et portuum commoditatepraeſtans a
Phoenicibus primàm frequentata, etc. Da tutti queſti luoghi credia
mo, che chiaramente i" quali fuſſero ſtati i Fenici habitato
-- ri di Sicilia e dell'Iſole noſtre nella guiſa,che dice Tucidide, e co
me furono della vera Fenicia,e non Coloni de Cartagineſi, come
ſcriue Pauſania,poſciache per andare verſo l'Oceano Occideneale
al ſicuro non haueuano biſogno di far ſcala in Malta, e nel Gozo,
partendoſi da Cartagine; auuenga, che queſt'Iſole s'allontanano
di Cartagine verſo Oriente più di ducentomiglia, e la ſteſſa Sici
Valguarnera lia,e Malca ſi ſcorge più Orientale da Cartagine. La cagione po
fol. 5. ſcia, perche cercaſſero i Fenici doppo la venuta de'Greci queſti luo
-
ghi più vicini a Cartagine, è ſtata per hauer ſoccorſo, 8 aiuto da
V
-
loro tracelli, come che quelli, & i Cartagineſi ambedue Nationi
traeuano l'origine loro dalla Fenicia e non perche queſti Fenici di
ſcendeſſero,ò fuſſero Coloni de Cartagineſi, come ſenz'alcun fon
damento altri credettero.
Delle conditioni eccellenti, e denobiliſſimi coſtumi di queſti
Lib. I. cap. 6. Popoli Fenici deſcritti da Tucidide, parla anco Pomponio Mela ,
così dicendo. Phoenicesſolers hominum genus,et ad belli,paciſ, , ma ni
mina eximum,litteras, et litterarum operas, aliaſ ; etiam artes, ha ria
nauibus adire, cl ſe confligere, imperitare gentibus,regnum, praeliam
De Aſia cap. que commenti, etc. Lorenzo Coruino nella ſua Geografia fattella il
I 6.
tal modo. Phoenices,qui quondam ab Erithreis profei primi fiſſi e i
Ctt rul t47 , qui mare nauibus pertentarunt, primi etiam , qui repererunt
hune mercandi tſum,quo homines ad cupiditatem,et auaritiamº eccita
rent,quiuè primi Coeli ſtellarum curſa n omnium ſuperiorum mastu um,
ſtudio,et ingenii magnitudine compraehenderent.Hi enim ſint,qui Io -
pen,Gazam, g Elaida incolunt. Qui Tyrum illam perpulchram ,
'veterem Ciuitatem habitauere,ab initio quaſi condita (author: Scr -
- 7; º
-

LIBRO SE CON D O, N O TITI A II. 151


Aſie ccm.4.
ne in xvi.) E Domenico Nigro nella ſua Geografia così ragiona .
Ali nonnulli tradunt Phoenicas olim a Grecis vocatos fuſe,quia ini
adnauigantes omnes interficiebant (sic enim nomen id
tio ſua littora
ſonare videtur.) Alii quia illos Accolas maris rubri fuiſſe , C hàc in
Colonias deducios eſe, Phoenicas , idest rubros,vocari volunt. Alii a
Phoenice Agenoris filio vocitati, qui cum Cilice fratre ad inquirendam
Sororem, a Patre miſus, hic tandem ſede fixa permansit, et à ſe Phoe
niciam dictam eſe: in hoc loco ſcientiam computand,ct arithmeticam,
propter mercaturam inuentam fuiſſe,ſcriptores tradunt, in quibus est
I oſphus: similiter,et litterarum inzentionem, et sideru m, naualiumqi
ac hellicarum artium,teste Plinio. - - . . .

Del paſſaggio poi de Fenici non meno in Sicilia, che in Malta ,


diſcorre diffuſa e largamente il mentouato Valguarnera nel Paler fogl 42.
moAntico,ede primi abitatori della Sicilia diſputando circa detta
venuta, e che prima di eſſa fuſſe ſtata, da altra natione habitata ,
viene autéticato dal medeſimo Diodoro al V. nel ſoura citato luo
o, cue doppo hauer egli detto,ch'vna dell'Iſole vicine alla Sicilia
è Colonia de Fenici, fù Malta, ob portuum commoditatem, et in pro
fundo mari situm, ſoggiunge,que cauſa fuit, vtloci eius habitatores
beneficio , statim, et opi bus au gerentur, et nomine inclareſce
772erca tortº º

rent, ſegue poſcia. Post hanc altera est, quam Gaulum vocantepor
tuum commoditate praestans, a Phoenicibus primàm frequentata, la.
voce primàm dimoſtra ſaggiamente il Valguarnera, eſſeruiſtata,
aggiunta dall'Interprete, poiche in greco non ſi troua,ne ſi legge
altro ſaluo che queſte parole e riser 2 russi, Colonia de Fenici,e la
voce frequentata tanto ſuona, quanto, che rendere quella Più gra
de, e popolata. Il che viene mirabilmente corroborato con l'au
torità d'Euripide,portata dal Dotto Samuele Petito Franceſe,oue » In legesAsticar
moſtra, che gl'Iſolani Malteſi non vollero in alcun contoricoue fol 51,
rare,e riceuere nei loro porti i Fenici, e dichiarando queſto teſto
d'Euripide, - - -
-

Tvpnovitiga azrove º gas Tyriam vndam linquens exilierunr.


(a «farhinua Aºgia Exuuias obliquo vati i
totrio eas dia è vaaovo Phoeniſa ab Inſula - i
teſga l'ovna usvarhfor, Phoebo, ſeruas tectorum 2.

i vari gapsai riºciaota Vtſub collibus obrutiniuibus.


9 agraaoo zariraathur) Parnaſsi offerrent, i - i

Iº, tornata zavrov AAare inter Ionicum os , i


º aea a º acuo a ra rspie'- Cymba nauigans - - -

evrer varie anan risor Circumfluos trans intattos. .


aii io X insafat» Campos Siciliae
Zievtsu
i 152 DELLA D E SCR I T T. DI MALTA .
- Zeevsov rpiate irrevoovrros in spara. A ephyro auris equitante inº caelo -

--

zaire, «snaanaa. Optimum murmur -


si Dice così A st igitur apud Euripidem ostrizza vera nomine intelli

genda non Tyrus, ſed aliqua illarum Inſularum , quae inter Africam,
º et S iciliam sitaeſu nt oelstesa autem dicitur, non quod sit in Phoenicia,
ſed quia Phoenicibus habitabatur colonis , quemadmodum apud Lati
mum Poetam Carthaginis Arces Tyrtae dicuntur atg, ipſa C arthago 9

Tyria Vrbs, quia ſcilicet Tyrii tenuere coloni. A4 eliam igitur, aat
G aulum designat Poeta , in quas Colonias deduxerunt Phoenices
i vararla in vt loquuntur Thugdides, et Diodorus, etiam longè ante
troiana tempora, ſedvidentur boni isti coloni Tyrios, quorum era ut à
arussi ſuis noluiſſe consistere littoribus, et portubus prohihuiſ è. Itaque
7) " instrugia illos adorti expugnarunt,primitiaſi; praede Apol
dini Delp ico conſecrarunt.
s-e furea a risari, i rhitazeta Phoeniſſa tellus patria, quae me nutriuit
- Aonire di zai, e in raid a diede Agenoris filii ex filiis AAartis,
º sice uizetela, ºrridº deterhunar Phoebo me miſerunt hic exuuiam.
- Dalle quali parole chiaramente ſi comprende quegl'antichi Ti
ºri habitatori di Malta eſſer entrati per forza,e violentemente nell'
Iſola, e i" la vittoria conſeguita hauer conſegrato ad Apolline ,
Delfico le primitie della preda, ſoggiugnendo il medeſimo Auto
Fol. 52, e re. guod diximus Inſula fl05 illos noluiſſe admittere Phoenices in portus
- -

R? 3 -
ſuos claret e primo chort;verſi, e poco dopò. Qaedterà diximus in
telligi Inſulam, si forte A Meliten , qua inter African ,g Siciliam inter
. iacei, acile probare esi, ex itinere Siciliam quippe praeteruehuntur,non
tempestate atti, ſed ſecundo vento, quen Zephyrum ſe dici Euripi
des, impellente . Soluiſse Igitur ex Inſula constat, è qua in Saeorianº
- --- t . -
tr. N o a
& º s.
nautgantes neceſse fierit Siciliam preteruchi, Zephyrumq; nauiganti
bus fuife ventuneſecundum; ergo ex Inſula aliqua ſoluerunt que erat
i n- mari Africo inter Africam s(3; Siciliam sita,gr.Conchiude ndo fi

nalmente. Quare ſuſpicio nostra est Phoeniciam hanc Inſulam fºſse


AMelitensequa foluerunt. Potendoſi ſoſpettare ( connettendo, e
concatenando qui l'Iſtoria noſtra) che gl'Iſolani all'hora cacciati
fuſſero ſtati i Feaci,che andarono a Corfù, ſecondo l'opinione di
Cluuerio di ſopra apportata nella Notitia precedente -

Ma Paliano oltre à prouare il paſſaggio de Fenici in Malta con


alcune coſe loro, che ci ſono rimaſte, e particolarmente li ſepolcri,
& il tempio cotanto celebre, e famoſo d Ercole, e ſua ſtatua, che
ſono materia de monumenti più antichi,ne'quali ſi rauuiſà,8 am -
n.ira la venerabile,e ragguardeuole antichità,
- - - - - - -

. - Queſt'
LIBRO SEC ON D o, N o TI TI A II. 1 s;
º i Queſt'vrna fictile,ò di creta vna di quel
- º le che vſauano gl'antichi Fenici progeni
tori de'Malteſi, ſi conſerua con altre due
ſimili nel noſtro Caſino di S. Giacomo
interaméte;ella fù ritrouata l'anno i 624.
|
º in vn luogo poco diſtate dalla Città No
tabile nel terreno di GharbarKa vicino
allaCripta di S.Venera: era poſta in vina
grotta cauata, S: intagliata nella rocca
i viua otto palmi in circa ſotterra, ſi ſceſe
is -à quella per alcuni ſcaglioni alla boc
i ca, ch'era di grandezza di tre palmi in
è quadro,volta all'Oriente, chiuſa con vn.
ſaſſo; la grotta haueua di lago dieci pal
mi, e di largo ſette,la di lei altezza era ,
quanto comodamente vi ſi poteſſe da .
altri ſtarà ſedere. Il ſepolcro copriuaſi
con tre pezze dell'iſteſſa materia di terra
cotta, delle quali,q uella di mezzo era rot
ta,e caduta nel medeſimo,haueuano le ,
parti del couerchio alcuni forami nell'
eſtremità ; l'oſſa del cadauero ſi ritroua
M . . NN è rono quaſi ridotte in polue, & à pena ſi
\ ſcorgeua la forma di lui, 8. eſſendo da -
vºr N altri toccato alcun oſſo, che n haueua la

l Ila
- \ H
- -
N- A ſembianza,venne tantoſto à ridurſi in
cenere; ſi trouò parimente dentro l'Vr
vn'ago di ferro lungo mezzo palmo,vn vaſetto in oltre di ter
ra cotta, 8 vna ſcudellina: la ſituatione del ſepolcro, è del cada
ucro era col capo a Leuante, &i piedi volti all'Occidente, che co
sì appunto ſoleuano i Fenici ſepellire i defonti,come atteſta Aleſ
ſandro d'Aleſſandri. Sedin humandis corporibus Athaenienſes Orien- i3
ge,3. Direz
f 2,
.
tt 722 verſus, Megarenſes, C Phoenices ad Occidentem vertereſo
lebant, Schauendolo noi è bella poſta fatto colloca
reſoura la porta d'vn giardinetto piantato in vno
di quei cimiteri antichi, ſottov habbiamo
poſta l'Iſcrittione,che ſiegue, acciò di
sì bell'antichità non ſe ne per
- deſſe aſfatto la me
moria ».

V Phoenicum
154 DELLA D E SCRITT, DI MALTA
Phoenicum Vrnam, qui primi a Gigantum interitu S

Pulsis Phoeacibus, Melitam tenuere fortunatam,


Cum incluſo cadauere imò cinere. -
Post io. (g amplius lustra ex antique Vrbis ,
Latebris effoſſam. i
Fundi Herus publicorei antiquaria hono - -
º

Hic propè Cemeterium vetus. P. C.


An.ſal. MDCXXX. Aduentus verà Sac.ord. Hieroſolymitani C.
Lib.1.cap.6, L'vſo de quali ſepolcri vien confermato, S è regiſtrato in Dio
doro, che dice. Osiridis ſanè caeremonias, (3 zacchi ea lem eſe, si
mileſq; Isidis,Caereriſq,nominibus tantùm differre,impiorum verò poe
nas, 8 campos Elysios,g statuarum vſum ab Pgiptiorum ſepulchris
ſumpta introduxit. In effetto l'Egitto fù vn Tempio di tutto il
mondo,honorandouiſi ciò,che comprende, e racchiude l'Vniuer
ſo,con certo modo di cerimonie,rito,8 ordine,di funerali,e fagrifi
Lib. 3.cap. E, cij. Il medeſimo Diodoro in vn'altro luogo ſoggiunge. Alii in vr
nis fictilibus condentes circa templa ſpeliunt per quos habetur maxi
-
mum praestitum iusiurandum. Autentica queſt'Iſtoria parimente e
Gen.dierum lib. l'Aleſſandro Priſci condebant corpora in ſepulchris lapideis, velfictili
3, cap. 2» bus,cum funebri tunica,quia nudum iacere cadauer pro flagtio erall e
E Gregorio Giraldi diſcorrendo de Sepolcri, e di che materia fuſ
Fol. 643e ſero ſoliti gl'antichi formarli, ce l'inſegna con queſte parole. Ex
omni praeterea metallo ſepulchra, g loculos factos partìm legimus,
partìm ipsi vidimus, ex auro videlicet, argento, ere, oricalco, ſerro,
plumbo, stanno, electro, magnete, plurimum verò ex marmore, eoquè.
diuersi generis,item ex coctilibus.fictilibuſque vasis (come ſono que
ſti di Malta) tegulis,plinthis ex argilla, cretaue,ſedex ligno,ligneiſguè
arcellis vitreis, etiam num vaſculis, et Crystallinis, alusque eius opeº
ris. Hora di tutte queſte sì fatte materie ſoleuano formare e fabri
car gl'antichi i ſepolcri, ma i noſtti Fenicidiq ueſti di creta cotta ,
in forma di ſtatue à guiſa de gl'Egittij, (da quali diſceſero) come
già vediamo con la ſperienza per quelli, che ſi conſeruano preſſo
di noi, molto ſimili a quei loro piccioli idoletti ſegnati di ge
roglifici, de'quali n'habbiamo alcuni, portatici dall'Egitto, oue
ſi cauano da ſepolchri; altri ſi ſono rittouati in Malta di piom
bo, alcuni di pietra, e di marmo paeſano, come ſi ſcorgono chia
ramente in fin hoggi in diuerſi luoghi dell'Iſola. Furono i Sepol
chri non meno appò i Creci, e Romani,che preſſo a Ciudei, S al
tre benche fiere, e barbare nationi, tenuti per coſa ſagra, il che ſi
conoſce dallo ſtudio, cura, e molta ſtima che n'hauetiano.
APpreſſo i Fenicità in ſommo honore & in gradiſſima venera
t:Olì C
L IBRO SE CON D O, NO TITI A II. 15;
tione Ercole Tirio per teſtimonianza verace di Dionigi,anche all' De Situ Orbit,
ora,quando laſciate le Colonie loro in Sicilia, Malta,e nel Gozoſen
- - - v • - - - - . . - .

paſſarono in Iſpagna a Tarteſſo,e fondarono quinile Gadi da Gha


dir dette,cioè Stagni d'acqua,i quali doppo la guerra Troiana heb
bero cotal nome da Fenici, che nel tempo deprimi habitatori ſi
chiamarono Cotinuſa, i verſi di dett'Autore ſono queſti tradotti,
e traportati in tal guiſa. - - e

Certè in medio occiduarum columnarum . .


Extreme Gades apparent hominibus a i
Inſula circumflua in finibus Oceani.
Ibi Phoenicum hominum genus inhabitant
Venerantes magni Iouis filium Herculem
Atq, hanc quidem Incole,etate priorum hominum. ii .
Diciam Cotinuſam, vocarunt Gades. . . . .
Al qual'Ercole ſtimato da loro,e riputato per Dio, fù inalzato,
& eretto tempio in queſta noſtra Iſola,anch'ella delle prime Colo
nie de Fenici, come conchiude Cluuerio doppo gl'altri Autori,di deLib.errori
2. cap. 17.
tes

cendo Phoenicas ſub Troyanam expeditionem,idest ante Soloneman Vlfi.


nis fermè DC. Colonias in Africam, Siciliam, Sardiniam, Melitan
Eſpanam,atq; Gadeis deduxiſe ſuperiori capite, g item lib. I.cap.z.
intelleximus,come ne rende indubitata fede Tolomeo. A Melita In
ſula,in qua Melita Oppidum,g Peninſula,g; Iunonistemplum, g
PHerculis Fanum, E Frà Gio. Quintino nella deſcrittione di Malta
iui Herculani templi immenſe adhue reliquie patent, circuitu in paſſus
termille, C oltra in eo Inſule angulo, quem ab argumento loci,patria si C)

lingua, Euri portum nominant. Ima pars extat in pleriſq; lapidum lon
gitudinis,craſitudiniſ, stupende. Quantunque egli habbia preſo erº
rore circa la grandezza di quello, non eſſendo veriſimile, che il ſi
to fuſſe tanto grande, quanto egli lo deſcriue, cioè di tre miglia ,
che perciò viene con giuſta ragione riprouato, da Cluuerio con
queſte parole. A n quis temerè crediderit, unum templum tria ampliàs
milia paſſi um occupaſſe ? D'Ercole Tirio vedi Diodoro lib.xx. car.
2 57. e così nel libro Xvij nell'anno 4. d'Aleſſandro, come anco
Q, Curcio nel lib. 4, parlando dell'Aſſedio di Tiro. .
Gregorio Giraldi ſcriue del noſtro Ercole. Alexicacos verò Her 7 ib. de Diffgén
iiii Syntag. I 9,
cales, hoc est expellens mala, vt interpretatur. Macrobius, post Apol
- - (-f 7 - r-r - 1 - - - -

l non etiam licius, de hoc ita Lagiantius lib, v. Diain. Institut. com
tra L' erodeº,vt puto de Apollonio loquens, staltura si igitur id puta
;e iloni: i noleiſ , quod optaret utique
è
si poſt, quia nemo est,
gai --
ortalitati a recaſet, C maxi è cam eurº dicas, 3 adora
v - - » - - - -

tan ſi è qui uſd m sicut Deum, g simulacran eius ſub Hercu


- - - -. - - a.
2. lis
15 c DELLA DESCRITT. DI MALTA
- lis Alexicaci nomine conſtitutum ab Ephesiis, etiam nunc honorari,
ſed g Herculis Alexicaci Baſichius meminit, qui in Aelita colere
-

tur , vnde etiam Melitis r - - - - - - –


vocabatur. Aleſſandro d'
Aleſſandri, anch'egli ſi fà
ſentire à noſtro fauore di
cendo, Sicut Tyrii, gr Ga
ditani Herculem magni nu
minisinſtar habuere, anzi
dicono d'auanta gio,che i
Tirij º"ſoleuano
mandare la decima ad Er
cole inſino a Tiro, tanto
ſtimauano, e riueriuano
eſſi quel bugiardo, e finto
nume . . -

Ma preſſo a noi fin hog


gi malgrado del tempo, ſi
conſerua tuttauia in piedi
la quì effigiata Statua del
noſtro Ercole Malteſe,con
la ſua clau a pelle del Leone
Memeo, e Corona di piop
po, ſecondo che vuole il
ziº. 4 tap. 17 medeſimo Aleſſandro, Ip
- ſaſq, Arasſuorum numinum
fronde ornare, vt Ioui Eſ.
culo, Apollini lauro, Ainer
ue olea, Veneri myrto, Her
culi populo, e Virgilio can
tò. Populus Alcidi gratiſsi
ma. Del qualalbero i Sacer
doti Salij faceuano,e com
a -
poneuano ghirlade
narſi le tempie, per or
volendo of.
, ferir ad Ercole ſagrificio,
come canta iui il medeſi- / a-I- Ef C,

mo Virgilio. - ss =
Tunc Salii ad cantus in- A TT
" i"
anni iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

cenſa altaria circum, - -

Pºpulci ad un cuini tempora ramis.


LI BR O SE COND O, NO TITI A II. 157
Il che ſi conferma aſſai bene per vna medaglia Greca d'Ercole,
in cui davn lato ſi rauuiſa la ſua teſta coronata di pioppo, con Guigl Choul.
la pelle del leone, rauuolta intorno al collo, e dall'altro ſi vede il della Relig. an
tica de'Rom.
Zodiaco con tutti i ſegni Fetonte precipitato dal carro del ſole,
3

con quattro caualli per la ſua temerità, la faccia del ſole,e lettere º
intorno,che dicono a sua vera ſignificando,ch'ei cercaua coſe del
tuttO impoſſibili,ne punto proportionate alle forze humane.
La noſtra ſtatua, è di marmo finiſſimo, d'eccellente, e ra
ra ſcoltura, d'altezza di Palmi cinque, potendo forſe ben eſſere ,
che fuſſe ſtato il medeſimo ſimulacro, che ſcioccamente vene
raua quella Gentilità nel detto tempio, perauuentura portato
ſeco dagliſteſſi Fenici quì in Malta, com'era vſo degl'antichi co
durre e portar con eſſi loro i Dei penati,e baſtarebbe in conferma
tione di ciò, ch'habbiamo detto (cioè che gl'antichi Malteſi ha
ueſſero hauuta origine da Fenici di Tiro) ſolo l'eſſere ſtato preſſo è
loro in ſomma veneratione, è in grandiſſimo pregio Èrcole chia
mato MEAITI= cioè Malteſe,in quel famoſo tempio, che gli fà eret
Hi?. p.3. lib.5.
to,e conſegrato di cui parlando il Boſio dice. E doue quel vano,(3 fol e

immaginario Iddio con ſomma veneratione era adorato, non ſolamente


iº 5
da Maltesi, ma dall'altre nationi,le quali da lontaniſsimi paesi parten
dosi tui in pellegrinaggio andauano, quiui i voti loro con molta diuotio
ne,ò per meglio dire ſuperstitione ſciogliendo: Il cheparticolarmentefa
ceuano i Greci, i quali chiamarſoleuano quellIdolo Alexicacos,cioè Di
cacciatorde mali. s

Et eſſendo la Città di Tiro ad Ercole ſagrata,e quiui come Nu


me tutelare,cotanto riuerito, che venne ad acq uiſtarſi il nome di
Tirio,leggendoſi in Q. Curtio. Metu aurea catena deuinxere simu
lacrum (Apollinis) araquè Herculis, cuius numnis Vrhem dicaue
rant,inſeruere vinculum, quasi illo Deo, Apollinem retenturi, temen
do, ch'egli doueſſe abbandonare la Città, com'era ſtato rapporta
to in Conſiglio davn Cittadino per vincerto ſogno hauuto ſopra
ciò ; e poco appreſſo parlando d'Aleſſandro il Magno. His com
positis Herculi Tirio ex auro craterem, cum triginta pateris dicauit,
Gl'antichi Malteſi hauendo la loro diſcendenza da Tiro, hebbero
altresì la medeſima diuotione verſo Ercole, quanto ne rendono
verace teflimonianza e fede il tempio, e la ſopra deſcritta ſtatua ,
che tuttauia conſeruiamo, con ogni diligenza, a gloria dell'anti
chità di Malta nel noſtro Antiquario.

Malta,
rss DELLA DEscRITT. DI MALTA
AMALTA PRIAMA OGIGIA ( PRESSO AD OAMERO)
- - - i Iſola di Calipſo.

NoTITI A TERzA.
-

Strab. lib. 1 et 7
v chiamato il Gozo da Callimaco Iſola di C alipſo celebrata
da Omero, Apollodoro per detto di Strabone, difendendo
Eratoſtene ſgrida » C riprende Callimaco, che quantunque egli
fuſſe grammatico, non dimeno contra l'iſtituto d'Omero, e ſito
de luoghi nell'Oceano da eſſo eſpoſti,doue peruenne Vliſſe, hab
bia fatto l'Iſola Calipſo, il Gozo. L'Iſola Calipſo per ſuo proprio
0aſi. lib. 5. nome da Omero è chiamata Opgia, deſcritta da lui con queſte º
parole. . . .
- Sed cum iam in Inſulam perueniſſet longè iacentem,
- Tum è mari conſcendens ceruleo,ad continentem
I bat; donec ad ingentem ſpecum peruenit,in quo Nympha
Habitabat pulchricoma; hanc verò intus inuent.
Ignis ibi ad focum ingens ardebat: proculverò odor
Cedri fiſsilis, thurſi per Inſulam redolebat,
Ardentium. Ipſa autem intus cantillans voce pulchra,
Telam percurrens, aureo radio texebat. -

Ceterùm Silua ſpecum circumcreſcebat vireſcens;


Alnus populuſq; g) bene odorata cupreſſus.
Ibi quoq; aues, extenſas alas habentes,nidulabantur,
Bubones, accipitres,lataſq; linguas ſhabentes coturnices
AAarinae,quibus marina opera curaeſunt. -

Preterea illic extenſa erat circùm Speluncam cauam


Vitis pubeſcens,que Uuis florebat.
Tum quatuor ſeriefontes fluebant aqua limpida,
Vicini interſe, versi alius alto. - - - - -

Circùm verò mollia prata violarum atq, apii


Virebant. -

Intorno a che Euſtathio eſpoſitore d'Omero, così dice. E da .


ſapere che il Poeta deſcriſſe non come veramente era l'antro di
Calipſo, ma come douetia eſſere à comparatione d'wn luogo deli
cioſamente accomodato per viuerui via Perſona di conto. E pu
requaſi tutte quelle qualità , e parti ſi trouano in Malta, come
l'habbiamo già vedute in Quintino deſcritte. Ma neanche Ome
rofù ſcordeuole del cottone,ò ſia della tela di Malta dicendo,
Ipſa verò intus cantillans voce pulchra, -

Telam percurrens aureo radio texebat.


Domenico
L IBRO SE CON D o, NO TITI A III. rs,
Comment. 7.
Domenico Mario Nigro nella ſua Geografia deſcrittendo l'Iſo Eurepa f zo9.
la Calipſo in virtù dell'autorità di Mela (le cui parole ſono queſte, Mi5.2.cap.7.
Circa Siciliam in Siculofreto est Aeae,quam Calypſo habitaſſe dicitur)
la mette auanti la bocca del Promontorio Lacinio, hoggi capo
delle Colonne, " vn picciolo ſcoglio, non eſſendo punto veriſi
mile, ch'Vliſſe tanto prudente, e ſaggio habbia voluto habitare ,
via Iſola piccola,e deſerta, com'era quella, le parole di Nigro ſono
le ſeguenti Ante Lacinium Promontorium, Inſula parua iacet, cui
nomen est Dioſcoron,ideſi Pollucis,et Caſtoris, et altera Calypſus, quam
ogygiam appellare Aiomerum exiſtimatur. A Mela in Siculo freto C'd X22
poſitit, et Aeaeam nominauit, vbi errore ſuo Virzes detentus eſt vt à
Calypſo Nympha Atlantis filia,in qua magnam (dicit Homerus ) ſpe
luncan eſſe vbi Nympha habitabat. -

il paſſaggio d'Vliſſe in Malta,ò ſia Ogigia,ò Calipſo nominata,


ſi come viene da molti Scrittori autenticato, così ſarà forſe da noi
chiaramente dimoſtrato. Vliſſe doppo hauer paſſato il Faro frà
Scilla, e Cariddi ritornando dalle parti di Ponente ſe ne venne in
Sicilia. Inde Scillame transiens (dice Carlo Stefano nel ſuo Dittio In Verº o.

nario, Et Carybdim non sine maximo periculo in Siciliana venit, etc. Vlyſer.
E Diodoro Sicolo de Bello Troiano,ſcriuendo la pellegrinatione , Lib. 6.
d'Vliſſe fauella in queſta guiſa. Quo patto appulſus Aimarum mul
ta indeper bellum quaesita praeda nauigauerit , etc. atq; aduerſa uſus
fortuna deueneritad Siciliam, vbi per Cyclopem,atq, Leſtrigonam fra
tres multa indignè expertus,adpoſtremum ab eorum filiis Antiphate, et
Polyphemoplurimosſociorum amiſerit. Da che ſi può tirare diritta ,
conſeguenza, che Vliſſe co ſuoi compagni ſi fuſſe sbarcato ſotto
la montagna di Mongibello,in quel porto, che da lui ap preſe il no
me,cioè porto d'Vliſſe, vicino ai ſcogli habitati in quel tempo dal
Ciclope Polifemo, Plinio deſcriuendo sì fatti luoghi dice così. Co Lib.3 cap.8.
lonia Taurominium, quae antea Naxos flumen Asines, Mons, Aet
ma, Scopulitres Cyclopum, Portus Vlyſis, Colonia Catana, il qual
porto volto à mezzo giorno, hoggi è chiamato Longina, di cui
C . Il CO Virgilio -

Portus ab exceſi, ventorum,immotus, g ingens.


Ipſe, ſed horrificis iuxta tonat Aetna ruinis. -

E Vibio Sequeſtro nel Catalogo de'fiumi laſciò ſcritto. Acis in


e Aetna in mare decurrit,in cuius ripis Polyphemusſaxa in V.lyſ
ſo: ſe dicitur. In quel porto dunque Vliſſe approdò, e ricotterò
i ,
le aui, indi fece vela,e s'inuiò verſo Pachino,Capo Paſſaro,quan
do Polifemo vibrò, e gettolli ſoura i ſaſſi,con molto danno de'ſuoi
coi ragni. Ad ogni modo alcuni interpreti d'Omero ve",
CI1C
sco DELLA DESCRITT: DI MALTA
che non ſia quello di Catania il porto d'Vliſſe, ma l'altro di Pachi
no detto il Promontorio Odiſſeo,e d Vliſſe (hoggi capo di Maria)
che parimente pigliò il nome di quello. Ma come ſi può ſaluare ,
che Vliſe non ſia ſtato nel porto prenominato, mentre vi ſono
nolte autorità di graui Scrittori, el luogo habbia appreſo la de
nominanza del medeſimo Vliſſe, dal porto ſudetto di Mongibello
aiunque ſciolte le naui verſo mezzo giorno, ogni ragion mariti
la richiedeua, che ſe ne fuſſero paſſate tantoſto nel Promontorio
Pachino, del qual paſſaggio ne fa mentione Licofrone,vaticinan
do Aleſſandra, o Caſſandra gl'erramenti, i diſagi, S i trauagli,che
T’effe di Lico
doueano patire i Greci doppo la perdita di Troia c5 queſte parole.
frone tradotto Ali AAelitam Inſulam iuxta Othronum
dal Greco, e por Errone: occttpabunt, quam Undiq, flu stus
tato di Cluterio
nel primo libro Sicanus prope Pachinum rigat,
cap, I4.
Sisiphifilli tugoſum Promontorium, (detto d'Vliſſe)
Cognomento quondam futurum radens,
Incl, tumq; templum l'irginis Longatidis (di Ecate)
Vbi frigidam H elorus eiicit aqiaº. -.

E che hauen do perciò voluto Gio; Tzetzes dichiarare queſto


teſto prima, chi fuſſe ſtato il figlio di Siſifo, ſecondo quale il Pro
n ontorio Odiſſeo, e terzo, è vltino il Tempio della Vergine L6
gatide così diſſe. Narraui hiſtoriam de Sſpho: cuius filium quidano
d ducunt Vl ſim.De promontorio autem,quod vocatur Odyſſeum,nunc
dicendum V b xes in Cherromſo, quia primus in Hecaben lapides con
iecerat, in Sicilia oberrans, per ſomnum perterrefactus eſi.9uò circa
templum Hecatae extruxit, cenotaphiumq; Hecabae, quia Hecateſpe
ctrorum eſt cauſa ſormidabilis,aereos habens pedes, ſerpentem referens,
atq; monſtroſa. Atg, abſe ipſo promontorium vocauit Odiſsean acran;
quum antea diceretur Cacra: quod propè Pachinum eſt, nel qual Pro
montorio alzò vn Tempio ad Ecate, 8 vn ſepolcro ad Ecabe, ho
norandola con tutte le cerimonie coſtumate dagl'antichi ne mor
Vien' apportato
torj, come ſi riue Licrofone. -
d. l Velgº-rne o mater infelix mater (dice Caſſandra) ne tuum quidem nome,
reg af, i 87. E ritignobile, nam Perſei filia, - s
TErim , 7 riformis (Ecate) te faciet canem,
Clangoribus territuram no turnis homines, 6 c.
Cenotaphium vc à Scopulus Inſularis
Pachynus habel.it, venerandum propter ſomnia -

Ad um herilibus mani bu . (dVliſſe)


I a onde non rimane appreſſo di noi alcun dubio, che i Greci
paſſati in Malta doppo la preſa di Troia non fiſſero ſtati i compa
orni
2
LIBR e SE CON D O, NO TITI A III. te e
gni d'Vliſſe figliol di Siſifo, a cui Aiace rimprotiera, e rinfaccia
(ſecondo Ouidio) l'eſſer egli generato dal ſangue Siſifo.
Ma che il medeſimo Vliſſe ſe ne ſia paſſato in Malta (detta an
ticamente ogygia) anche n'habbiamo autorità di Scrittori claſſi
ci,com'è l'iſteſſo Carlo Stefano nel libro precitato. Ex omnibus ſo
lusſeruatus Vlyſſes,qui arrepto nauis malo,nouem diebus è venro, 3
vndis agitatus, tandem adoggia Inſulam appulſus à Calypſo Nym
pha ſuſceptus est, ſeptemdi annis eius conſuetudine vſus, Nausithoum,
g Nausinoum filios, vt Hesiodo placet,ex ea genuit, l'iſteſſo ci vien Zi?. 2,cº 3,
confermato dal Moriſoto nel ſuo Orbe maritimo,diſcorrendo dell' i
-

-
errante Vliſſe,oue di lui dice. Relicta Circe,preternauigatis Syrenum
Inſulis, Scillaquè (g Carybdi in Sicilie ora,Sociis tempeſtateraptus,ad
ogygiam Inſulam deiectus, è Calypſone Nympha, grc.filium habuita
fondãdoſi nell'autorità di vari Scrittori antichi, che quiui adduce.
Di più ſi potrebbe aggiugnere, che parlando Vliſſe d'Ogigia
nel vi; dell'Odiſſea, così la deſcriue. - º -

ogygia quedam Inſula longè in mariiacet. .


Vbi Atlantis filia doloſa Calypſo, -

Habitat. - -

Però meglio nell'Odiſſea lib, 1.


In Inſula circumflua: vbi vmbilicus eſt maris,
–Dea verò hic Domicilium habet.
Atlantis filia. - . - - -

Tutte qualità che conuengono a Malta, la quale diceſi Pelagia


per eſſer ſituata in alto mare,anzi la più lontana Iſola da terra "
ma, che ſia nel Mediterraneo, in mezo al quale eſſendo poſta, fù
chiamata l'Vmbillico di eſſo.
Davn'altra congettura poſſiamo noi raccogliere, 6 aſfermare,
che Vliſſe ſe ne fuſſe paſſato in Ogigia (hoggi Malta) ed è in virtù
di quel che racconta Diodoro Sicolo de bello Troiano, circa la na
uigatione d'Vliſſe,e gl'infortuni da lui paſſati dicendo, che doppo
il naufragio tra Scilla e Cariddi patito,e la perdita de ſuoi, egli col
reſto capitaſſe in mano de Fenici, che corſeggiauano,e ſcorreuano
per quei mari,i quali non poteronò eſſer altri, ſaluo, che i primi
Fenici coloni della noſtra Iſola, che all'hora la poſſedeuano, e que
ſti pietoſi,e compaſſioneuoli d Vliſſe lo ſaluarono e conduſſero ſe - -

coin Ogigia,hoggi Malta,le parole di Diodoro ſono le ſegueti. Ad


poſtremum inter Scyllam,et Carybdim mare ſeuiſsimum et illata ſorbe
reſolitum, plurimas nauium cum ſociis amiſerit; Ita ſe cum residuis
in manus Phoenicum per maria pradantium incurriſſe, ati; ab eis per
miſericordiam reſeruatus.
a .. . . . X A tutto
a s» DELLA D E SCR ITT, D I MALTA
-
- A tutto ciò s'aggiugne l'opinione, 8 autorità di Cluterio, il
quale nel ſecodo libro al cap.xvj hauédo có diuerſe ragioni proua
to, che la noſtra Malta ſia Ogigia d Homero Iſola di Calipſo,nel ſuſ
De erroribus ſeguente Capitolo xvij, così dice. Verum AAelitam Inſulam Ho
Vlyſis f.474.
mero habitam eſe Ogygiam Calypſus ſedem, ſuperiori capite plurimis
ottenſum est documentis; in hanc igitur Vbſes malo nauis, carinae
que insidens, ac manibusſui remigans, post nonum tandem diem per - - - - -
mentt. - e - - - - - .

Aia. s Publi.
Melita Princi
Quindi il noſtro P. Manduca della Compagnia di Giesù preſe ,
Apis cap. 3. n. Io,
occaſione in vn ſuo Manoſcritto, facendo mentione delle Sagre ,
Cripte di Malta,e particolarmente di quella della B Vergine della
elleha, (apparendo colà vicino vin veſtigio d'antichiſſimo edifi
cio,di groſſiſime pietre,eſpoſto al mare, nel porto delle ſaline) di
congetturare,che quello fuſſe l'habitatione di Calipſo có dire. Nam
in eo tractu fuerat palatium miro ordine inſpelunetsexciſam ex Home
ricis notis,recenter depraehenſum a Philippo Cluuerio in deſcriptionibus
AMelitae ac Siciliae. Dum enim Homerus deſcribit ſpecum, in quo Ca
lypſus Atlantis filia plures annos Vb ſem naufragum incluſum deti
nuit. Solum extimum ſpecus arboribus consitum,g, aquisirriguam re
fert fuiſſe,fenestras verò inferioris domicilii ad mare obuerſas , quaesi
gna cernuntur in iſto ſpecu i meritò Cluuerius Melitam existimauit
fuiſſe Calypſus Inſulam coaceruatis aliis coniekfuri. –
Finalmente Vliſſe, doppo hauer dimorato in Ogigia noſtra, ſe
-

n'andò ad Alcinoo Rè de Feaci ih Corfù opm ceriformità di che


Sicil, antiq. lib.
3. cap. l 7.
Cluuerio de Erroribus Vliſsi, conchiude anch'egli il diſcorſo ben
proliſſo,e lungo, che ne fa dicendo. E Cabtſus ſiſala,siedaelita
poſiſeptem annorum moram Phoeaciam iCorfù ) siu e scheriam in 2

naugauit. Hauendo però egli fatto prima nel capitolo preceden


te l'infraſeritta conſideratione in queſte prepoſito, oue dice Cae
- - - - - - - -- - - - - - - - - - -- - - - - - - - - - i -
terum apud Hesiodum in fine degenerationè Deorum haec leguntur
verba .
perba .
- e , a o il 2 e 3 º
- -
- - -
-

-- -- - - - -- - -- - . . - -
-

- . -
- - - - -- - - - -

- ,i -
C e, ciaº - -
ti

- -

Pe
Nausithoum,
--
Vliſi Cabp,ſº excellentiſsima
-
Dearum - - - - - -- - -- -
i -
-
l - trtt- a- “ - i -- - .- - - ſi - - -

- -
-
-
,
-
- e -
p -

- l .
- , - -- - i1 -- i
ti:ofi .. . . - i . .
- . . . - • - - - - i -- o M - ea sº
Eod lib.cap, I 6.
fol.447.
En vt ex fabulis ſaepè neStunturfabulae, ac mirif è interſe con
funduntur. Nausithoum Phoeacum fuiſſe in Atelita Regem, atti inde
eos in Scheriam, siue Corcyram deduxiſ, ſipri offendi. Ad cuiuspoſtea
filium Alcinoum Vlyſm peruenſi, trali Homerus, Athìe Hesia
duº quùm ſciret, & “Nausithoum fuiſſe quondam in I nſù la A Meli
ta,gi Calypſo, Vl ſempue ad hanc in longe il ſuo errore perueniſse;
--- - - - - Nausithoum
L I B R O SE CON D o, N o TI TI A II. rc ;
?Nausithoum horum fecit filium.Vnum argumentum adhuc addam,va
prouádo in queſto luogo che Ogigia ſia Malta,quod est apud Aethi
cum,(3) Orosium, quorum hic lib, 5.cap.2.Syrtes (inquit) maiores, gr
Troglodytae,contra quos Inſula Calypſo est,que Aethicusata refert.S.yr
tes maiores,g Troglodyte; qui habent è contra Inſulam Calypſus. Ma
qualaltra lſola può eſſer queſta, che le Sirti maggiori l'hano di co
tro,ò à dirimpetto,che ſolo la noſtra Malta? non ven eſſendo alcu
Cant.15. frant,
na eccetto che lei in tal paraggio locata,onde cantò anco il Taſſo, I8.della Gierig,
Giace Malta fra londe occulta,e baſſa, liberata, -

E poi riman con l'altre Sirti d tergo


Alzerbe, già de Lotofagi albergo.
Alla qual foura detta pattenza d'Wliſſe da queſt'Iſola, per finir
homai il preſente diſcorſo, e laſciar il ramingo non men, che fa
moſo Eroe in Itacha ſua Patria, che hoggi ſi crede ſia quella vol
Clumerio lig. 2.
garmente nomata Valle di Compare, cento venti miglia diſtante cap. 17f 475.
dal Porto di Corfù, aggiugniamo la gentil deſcrittione, che fà
Omero del ſuo viaggio,e " con gratioſa poeticatelliti
ra,così adunque la riferiſce nell'Odiſſ. lib. 5. - -

Ventum verò immisit Calypſo innocuum, placidumq; ;

Letus itaq; vento,ſecundo extendit vela diuus Vlyſſes,


Ipſeq; temonem gubernabat artificiosè,
Sedens, neg; eiſomnus palpebris incedebat -

Pleiades contemplanti, gr tardè occidentem Booten,


Vrſamq; quam (gr currum cognomento dicunt:
9uae i idem vertitur, e Orionem obſeruat,
Sola verò expers est aquarum oceani. - - --

Etenim ipſam iuſerat Calypſo excellentiſsima Dearum,


Ponto nauioare ad Sinistram manum habentem.
Septemdecim quidem nauigabat dies, iter faciens marinum .
Očiodecima verò adparuerunt montes vmbrosi
Terrae Phoeacum: quà proximum iter erat illi.
Nelſonera citato
Anſeptentrionalia sidera, (entra quì Cluuerio, e dice) prae ocu luºgo.
lis habuit ad temonem ſedens,ad sinistram declinantia. Isſanè restiſi
mus curſus erat à Melita verſus Corcyram nauiganti; quamguanº
proximum ei iter fuiſſet reità a Melita ad Cephaleniam : cui ab orti
aestiuo adiacehat Ithaca. Patria d'Vliſſe, alla quale fà egli poſcia ,
condotto da vna naue d'Alcinoo in ſpatio d'vn giorno, e d'vna ,
notte, quaſi dolcemente dormendo ; di queſto paſſaggio in tal
guiſa ſcriue Auſonio. -

Enarratis omnibus, quae in multiplici


Errore pertulerat, d Principibus Phoeaciae.
X 2. Viris
i ca DELLA DESCRITT. DI MALTA
º
Viris donis plurimis honoratura quibus
- Remigio, & neceſſariis omnibus nauis - - - -

- Instruitur, dormienſ, in Ithacam quie


tiſsima nauigatione deuehitur, atqi illie, -

In portu patrio cum muneribus oniuerſis


- - 9uieſcens,g omnium ignarus exponitur,
- - -- - Phoeactbus, gr dormiente remeantibus. - -

. 5- - -
E così Vliſſe. Post varios caſus, post tot diſcrimina rerum
Tendit in Ithacam. - -

DEL PAssAGGIo De PRIMI GRECI IN MALTA


N O TITI A QVA RTA. i

Verace dottrina filoſofica,che Bonum est quod omnia appetunt,


quindi è, che l'huomo dotato da Dio di giudicio,e di diſcor
ſo, rauuiſando queſta bontà nelle coſe, a quelle ardentemente»
aſpira,e ſommamente le brama per gioire.L'Iſola di Malta eſſendo
arricchita dal Cielo di tanti beni, non ſia merauiglia, che i Fenici
cotato volentieri l'habitaſſero,che per leuargli,e sbarbargli ſia ſta
to dimeſtieri impiegarui la forza,S: il Greco valore. Doppo adun
que d'hauer i Fenici godute,e poſſedute queſte noſtre Iſole 448. e
più anni, e dopò la miſera caduta di Troia, ſe ne paſſarono i Gre
ci in Malta dal primo tragetto, che fecero in Sicilia, ſecondo la
Lib. 6. teſtimonianza che ne dà Tucidide. Phoenices preterea circa onnem
habitabant Siciliam,occupatis extremis admare partibus paru ſp; In
ſulls ei obiacentibus negotiandi cum siculis cau à. Postguam verò mul
ti Grecorum illus cum nauibus traiecerunt , relictis pleriſq, Mothyam,
ac ſoluntem,g Panormum ſedibus ibi positis vna incoluerunt.Il qual
I 3.1.cap.2,
Jol.45.
teſto, eſponendo Filippo Cluuerio De variis Sicilia nominibus, atti
Incolis, hauendo prima diſcorſo dell'opinione di Filiſto,e d'Appia
no circa il tempo, è il quando dell'edificatione di Cartagine, che
queſti vuole fuſſe ſtata l'anno 5 o, innanzi la guerra Troiana, e
quegli l'anno 3 1, argomento tolto di peſo da quel che ſi legge
in Licofrone nell'Aleſſandra, delle figliuole
di Fenodamante figlio
Dionyſus lib. I.
di Crimiſo nobile Troiano, che furon date da Laomedonte Rè à i
mercadanti per condurle in iſtrani paeſi, che da quelli furon po
ſcia condotte in Sicilia, intendendo che i predetti mercadanti non
fuſſero ſtati altri, che i Fenici di Tucidide, dice queſte parole. Hee
igitur hiſtoria si non eſiſititia,certe Carthago,vt Philiſti, ata; Appia
ni ſi opinio ante Bellum Troianum fuit condita, protin uſque ſub idem
té; 2t !! ; -
-

L IBRO SE CON D O, N O TITI A IV. 1a 1


tempas in Siciliam quoq; Colonie a Phoenicibus, 3 in 34 elitam,Gau
luna; Inſulas deducie fuere. Ecco come Cluerio (ſpiegando Tu
civile) intende per le picciole Iſole,Malta,el Gozo habitate da Fe
nici. Indi egli ſoggiugne.Vtinquitloco ſupra ſcripto Thugyddes. Poſt
quam Ucrò permulti Grecorum illuc cum nauibus, (ge. E così quell'
augerbio illue denota,S: allude al paſſaggio de Greci tanto all'eſtre
ne parti di Sicilia, quanto alle noſtre picciole Iſole. E quantunque
Don Mariano Valguarnera diligentiſſimo Scrittore dell'antichità
di Palermo,Città anch'ella Colonia di Fenici, dia diuerſe intellige -

ze,e ſpoſitioni al recitato teſto di Tucidide, tuttauia ſecondo la .


lettera,ei pare che non s'habbia da intendere altrimenti.
Che poſcia Malta,Gozo,Hepheſtia hoggi Comino, ſiano ſtate a
chiamate l'Iſole picciole,e vicine alla Sicilia,ne fà indubitata fede ,
Diodoro con queſte note. Ex qua negotiatione per multum tem
poris opulenjes facti Phoenices, multis poſtea
pi annis Colonias non paiº-f ar
cas in Siciliam (intendendo di Motya, Solanto, e Palermo, et vic
nas et I nſulas ( cioè Malta, e Gozo ) in Africam,item Sardinian, et
E'iſpaniam miſerunt. - - - - -

Alle quali Iſole approdate felicemente, e paſſate alcune Colonie


diGreci, altri cacciarono coraggioſamente i Fenici, come fecero i
noſtri, 8 altri habitarono di comun’accordo inſieme, come quelli
di Palermo. In conformità di che il medeſimo Cluuerio dichia- ziº 2 cop 16.
rando,che il Gozo (doppo,che furono dai Greci cacciati i Fenici)
è ſtata anch'ella Colonia di Greci, come altresì Malta, dice così.
Sedhanc quoq; eodem cum Melita tempore Gracos accepiſſe cenſeo co
lonos. Idi; ex Silii collgo verbis que ſunt lib. 14. vbi Sicilie,adiacen
tium Inſularum populos, et vrbes enumerat, quarum alie Romano,
rum,alie Carthaginensium ſecundo bello punico ſequebantur partes. Il
che proua con l'autorità di Silio,che annouerando i Popoli, e le
Città di Sicilia,delle quali in quella guerra, altre erano a fauore de
Romani, altre de'Cartagineſi,vi frapone Malta,e Gozo,con la par
tialità Romana,laoghi, & Iſole vicicine arrolate con altre, fra le
Città di Sicilia, le parole di lui ſono queſte. - -

Romanos Petrea duces, Romana petiuit


Foedera; Callipolis, lapidosi, Engyon artus,
AZadranum, Hergentumq; simul, telaq; ſuperba.
ILamigera A4 elite.
Cosyraq; parua.
ºNec maior A Megara, Mutye concordibus ausis
Iuucre,g Strato Gaulum ſpettabile ponto.
Se Fenici, è ſiano quelli, che da Latini nomati ſono Poeni all'
- - - hora
rss DELLA D Esc RITT. DI MALTA
hora fuſſero ſtati Coloni di Cartagineſi, non era in mano loro co
correre più con vna parte,che con l'altra. Ma mentre ſtaua in lo
robalia,ò in arbitrio, è quale delle due partialità appigliarſi, è ben
chiaro argomento,ch'eidi fuſſero d'altra natione,che Cartagineſe,
ne tanpoco è coſa probabile, che i Greci, i quali da diuerſi luoghi
di Sicilia,S: ancora da Malta, haueuano quelli violentemente cac
ciati, non voleſſero, è non poteſſero d'auuantaggio cacciarli da
vn Iſola cotanto vicina com'era il Gozo. -

Valguarnera, Cominciarono a venire i Greci in Sicilia,8&in Malta,l'anno pri


fa 6.
mo dell'Olimpiade xj. cioè dalla fabrica di Naxo 7; 5.anni prima
del feliciſimo naſcimento di Chriſto Sig. noſtro, che nacque i
Aiuſeb ad an. I terzo anno dell'Olimpiade 194. contando anni quattro per ogni
Olympiad. Olimpiade, quantunque Maurolico Scrittor Siciliano dica Calciº
denſes aute Eubea Theoclis ductu, qui Naxum condidit,in Sicilia Gre
corum primo, veniſſe ante Christum ann.739.ab orbis origine 446o.
aſſerit Thucydides. Ma ſe vogliamo dar credito a Licofrone Au
tore antico,che ſcriue la venuta de'Greci in Malta, doppo eſſere e
ſtata preſa Troia immediatamente, è neceſſaria conſeguenza ſia
d'vopo dargli più alti principij. Ma ſia come ſi vuole, e coſa certa
che Malta ſia ſtata Colonia di Greci,ò prima o poi di queſto tem
o; le parole adunque di Licofrone di peſo traportate dal Greco
i" le preſenti.
Alii Melitam Inſulam Othronum propè.
Vagi incolent,quam circumfluctus
“Non a Pachino procul Sicanus lambit.
Deſcriſſe egli la noſtra Malta vicino al Promontorio Pachino,
bagnata dal mar Sicanio, per leuar via qualunq ue equiuoco, e co
glicr ogni ambiguità di poterſi per aumentura applicare ad altra -
Sicil antiq. lib.
2.cap. 16f.434 Malta,del qualluogo ſcriuendo Cluerio, (benche altroue n'hab
bia parlato come d'autorirà poetica, ad ogni modo non potè far
di manco di non approuare si fatta Iſtoria, come vera) diſſe Scyl
lacis equalis Poeta Licophron, cum ſuo euo Graecos Melitam incolere
ſciret, g hauddubie prima etiam eorum hùcimmigrationem non igno
raret,maluitper figmentum eos Troianis temporibus aſcribere , quo poe
matiſuo innumeris historis mirè vario,rite inſererei. Poco prima -
delle quali parole hauendo il medeſimo Cluuerio gentilmente di
ſcorſo con diuerſe autorità,e ragioni per prouare la venuta, S: ha
bitatione de Greci in Malta, ci gioua quì rapportarle di peſo dal
proprio teſto, facendo queſte molto al noſtro propoſito, per con
Ibidem f431. fermarione di ciò, non fia però diſcaro al ſaggio lettore dvdirle ,
che ſono le ſeguenti. Phalaridis (dic'egli) quum duae extent epi
stolae
L IBRO SE CON D O, NOTITI A Iv. , sy
stole Graecae,ad Melitenſe, perſcriptae, ſatis idoneo inde colligere licet iſºiºſa
-

bronologia re
argumento,Graeci generis fuiſse tum temporis Melitae incolas, gr si fir,
rannidis huiur
lingua Graeca etiam ad Phanicasſeriberepotuiſſe ſuſpicere Phalaridem, Phalaridis in
quas postea interpres in Punicam linguam interpretatus fuerit: maiori an. 2.Olimp.31.
extitum vero in
de Graeco genere documento est quod altera dictarum epiſtolarum pecu annum, nomine
miam AAelitensibus dat mutuam, quam ipſ ab eo petierant. Id quod Olymp.38,
haud facile facturi erant,si Phoenices,ſeu Poenifuſsent: utiq; acerri
mo etiamtum interhos, gi Graecos in Sicilia flagrante bello, quidpè a
primo anno Olympiadi ci. quà primam Graeci Coloniam in Siciliam
deduxere Naxon, ad Olympiadis xxxi. annum ſecundum,quò Phalaris
tyrannidem Agrigenti occupauit, anni ſunt,haud amplius luxx. Thu
eydides verò multos Graecos in inſulam traieciſe teſtatur , antequam
Phoenices,pleriſq; quaehic tenuerant,relictis,Soluntem tandem, Panor
mum,atq; Motyam occuparent,quarie hanc inter Lilybeum,ac Drepa
na sitam, Olympiade fande ideſi anni ci v. poſiquà Naxos deducia
fuit,Graeci al tuliſse Carthaginenſes,ſupra lib.1.cap.2.et lib...cap. 1.
oſenſum eſi. ?Nihil igitur certius,quam iam tùm ſubprimum in Sici
liam traiectum pulſos fuiſse à Graecis è Melita Inſula Phoenicas, ea
quevna ratio ſi cur inſulas paruas Thucydides tribus illis locis, Soli
ti Panormo,ac Motyae non adnumeret. Huc iam accedunt,gr inſcrip
tiones antiquae marmoris, ac numiſmatum, grc. Apud Ciceronem in
Verrina II II. hae legumtur. Ab oppido non longè in promonto»
rio Fanum eſt Iunonis antiquum, quod tanta Religione ſemper
fuit.vt non modo illis Punicisbellis, quae in his ferè locis nauali
copia geſta, atq; verſata ſunt, ſed etiam i n hac pradonum multi;
tudine,ſemper inuiolatum, ſanctumq, fuerit,quin etiam hoc me
moriae proditum eſt. Claſſe quondam Maliniſſa Regis ad eum
locum adpulſa, prafectum regnum dentes eburneosincredibili
magnitudine è Fano ſuftuliſſe, 8 eos in Africamportaſſe , Maſſi
niſſaq; donaſſe, Regem quidem primò delectatum eſſe munere ,
poſt vbi audiſſet, vnde eſſent,ſtatim certos homines inquinquere
mi miſiſſe,qui eos dentes reportarent; itaq; in his ſcriptum literis
Punicis fuit, Regem Maſſiniſſam imprudentem accepiſſe : reco
gnita reportandos, reſtituendoſo; curaſſe, eamdem rem Valerius
Maximus refert lib. 1.cap. 1. Punicis hteris eam conſentiſse inſeriptio
nem, dum vterq; (quasi dedita opera ) teſtatur auctor, cioè Cicero
ne,e Valerio Maſſimo,diuerſam eam linguam à Melitensium lingua
fuſe , haud obſcurè innuunt. Cicero praedisti hac ſubtexit. Ekar Douitie del
p kA A7 EREA MAGNA VIS EBORIS, MVLTA ORNAMENTA, IN gl'1- tempio di Giu
mone in A/alta
avs EBVRNEA E VICTORIA E ANTIggo OPERE, Ac sr MMA ARTE per atteſtato di
Cicerone nella ,
PERºEcTAE. Nec operis, nec art is fuſse Punica e credas; ſed Grecae. 4 Verr.
ºNam
16 g DELLA DESCR IT T. DI MALTA

Nam Graci ſummi omni aeuo,acpenè vni hac in refuere artificer.


In eadem oratione antea sicſcribit. Melitenſis Diodorus eſt, qui
apud vos antea teſtimonium dixit. ls Lilybei multos iam annos
habitat,homo, & dominobilis, & apud eos, quo ſe contulit pro
pter virtutem ſplendidus,8 gratioſus: de hoc Verri dicitur,habe
re eum per bonatoreumata; in his pocula duo quaedam, quae
Heraclea nominantur, Mentoris manu, ſummo artificio facta ,
quodiſte vbi audiuit,ſic cupiditate inflammatus eſt, non ſolum
inſpiciundi verum etiam auferendi,vt Diodorum ad ſe vocaret,ac
oſceret. Ille,quiilla non inuitus haberet,reſpondet,ſe Lilybei n6
i" : Melita apud quemdam propinqua ſuum reliquiſſe.Tùm
iſte,S&c. In his ne minimu quide ſuſpicionis vestigium consistere potesi
(Melitenſem) hunc Diodorum, fuſe natione Poenum: contra verò
vniuerſa, acsingula Gracum in eo genus apertè indicant, primò ipſum
hominis nomen planè,ac purè Grecum,pocula Heraclea, G ipſa cogno
mento Greco,horum artifex,homo Grecus, Mentor, de quo ita Plinius
lib. vu. cap. Xxx. Phidia Iupiter Olympius quotidie teſtimonium
perhibet, Mentori Capitolinus, & Diana Epheſia; quibus fuere
conſecrata artis eius vaſa, gr lib.xxxtu, cap. zt. L. Craſſus Orator
duos habuit Scyphos, Mentoris artificis manu calatos, ſeſtertijs
centum, confeſſus tamen eſt numquam ſe hisvti propter vereci
diam, auſum, 9 cap. xit. Mirum in auro calando inclaruiſſe ne
minem,argento multos maximè tamen laudatus eſt Mentor, de
quo ſupra diximus,8 c. Sed ad Aelitenſes nostro, vi reuertamur,ne
predictum Diodorum in Sicilia tandem id nomini una cum poculis
Greci operis,ata, artis adeptum ſuſpiceris, en, Melita ſe ea reliquiſſe di
zit..Melitam autem ipſe non magis, quam in Siciliam per triennium
illud, Verre Sicilia pretore,redire auſus est, quia ſub eadem cum hac
erat prauincia, ſub eodem pretore. Sic enim idem dicero in eadem ora
tione Inſula eſt Melita ſatis lato ab Sicilia mari periculoſoq, diſiun
cta,in qua eſteodem nomine Opidum, quoiſte numquam acceſº
ſit: " tamen ſti textrinum per triennium ad muliebrem veſté
conficiendam fuit. Et commemoratis rebusſupraſcriptis, qua in It
nonisfano digatae erant. Ha ciſte omnia vnoim petu,atg; vno ni
cio per ſeruos Venerios,quos eius rei cauſa miſerat, tollenda, atq,
abſportanda curauit. Hinc etiam ſºpra memorati Geographi Meli
tam Inſulam cum Aegadibus, ac Lipareis Inſulis Siciliae deſcriptioni
adiunxerunt. Hinc illud Orosti in lib. 4, cap. 8. Attilius Conſul Li
param,Melitáq; Inſulas Sicilia nobiles peruagatus euertit. Hine
etiam inter legatos Prouinciae Siciliae, qui Romam venerunt vti C.
Verrem reperundarum reum Cicerone attore postularent, Melitensium
- - quoque -
LIB R o s E c O N D O, N O T I T I A IV. 1 69
quoque venerunt Legati. J^mde illud ciceronis eodem loco paulòpo$ -

• bIckwz LEGATi ^ifLITENSEs publicè fpoliatum templum efiè


- Iunonis,nihil in religiofifiimo fìno reliquiffe, quem in locú Cla[.
fès hoftium fæpè accefferint,vbi piratæ férè quotannis hiemare fò
leant,quod neque prædo violarit ante,ncque hoftis attigerit, id ab
vno ifto fic fpóliatüm cffe,vt nihil omnino fit relictum. Em vt di
fèrtè hic AMelitensium adpellat hostes,quos Pumicis bellis circa hæc loca
verfatos fupra dixit : mempè ipfos Pæmos. At bello quidem pumico primo
Paemorum praesidio Vrbem hamc, atq; Infulam preßam fùiffe, patet ex .
diéta Orosii marrattome. £!gidpè 4. Autilius Calatinus Comfulfuit cum
C. Sulpicio Paterculo ammo eius belli fèptimo. V1&fis tamdem eo bello
Carthagiwiemsibus ad Aegades V mfulas,pacem ea comditione datam effè,
<vti Sicilia, Sardiniaq; Infùlis decederent,fùperiori capite intelleximus.
.Melitam quoq; iam ttzmc S.iciliem si Prouinciae titulo ìiffe aduexam,
haud dubium e$t. Occupatam mox iterumfuiffe bello Pumico fècumdo,
eius imitium fuit ammo xxtt.po$t exitum primi , patet ex Liuit hijforia,
qui lib. xxi. ita marrat. A Lilybeo Gonful ( T. Sempronius) Hie
rone cum Claffe regia dimifio,rgliétoquè Prætore ad tuendam Si
ciliæ oram,ipfè in Infulam Mclitam, quæ à Carthaginiefibus tene
batnr traiecit;aduenienti Amilcar Gifconis filius præféctus præfi
dij,cum paulò minus duobus millibus militum,Oppidumq; Cum \
Infùla traditur.Em Puuicum præsidium cum praefe&o,oppido,atq; Im
fula Ägmamo traditur,à quibus hominibus ? Ab Oppidanis.At hi cuius
jgeneris ? Haud dubie Graeci. %\am de Poenis tale quid cogitare per
quam abfurdum foret.©-c. *
v

Ma à che prò,e che occorre addurre autorità di Scrittori,dou'è


quella dclle madaglie,fedeli hiftorie,e veridici documentidi bron
zo, che dimoflrano.e portano con efli loro limpronto,e la memo
ria delle cofè più antiche,nafcofte,& incogniteä noi. Si confèrua
no, & à bella pofta fi cuftodifcono con ogni diligenza nel noftro
icciolo Mufeo,frâ gl'altri veftigij dell'antichiti di Malta molte ,
medaglie di quella Repu blica ail hora,frale qu ali è quefta.
–-

{
'.
17o DELLA D E SCR IT T. DI MALTA
In cui ſi vede dal diritto vn capo di Donna regiamente coro
nato,fregiato,S. ornato fino al collo d'vna cuffia riccamente tem
peſtata per auuentura di gioie, 3 auanti al viſo vna ſpiga di frume
to con l'iſcrittione Greca di lettere, che dicono MEAITAI.O.N,
cioè de Malteſi,della cui iſola,ò nome di lei preſſo Apollonio anti
Lib. 4. co Poeta,ſi leggono queſti verſi.
Sedhaud iam viuum illic offenderunt,
Aegem Hyllum, quem formoſa Melite,
Iib.7. cap.1.de
Peperit Herculi apud Phaeacas,
Piercule in ſua Onde Natal Comite fù di parere, che da queſta Melita figliuola
Metholog, del fiume Egeo l'Iſola, e la Città noſtra ne riceueſſe il nome, poi
che parlando della medeſima dice così. Relicti ſunt autem multi
ab Hercule filii, siguidem, (3 Afer ille,a quo Africa vocata est,genitus
fuit ab Hercule,(3 c. Hyllus è Melita Aegeifilia fluminis, que Inſu
lae,gr Oppido in Inſula nomen dedit, benche altri ſtimaſſero ch'ella
giatine nella in queſta guiſa ſia ſtata nomata da Greci,per la molt'abbondanza,
in ºi e copia dell'api, che ſi chiamano eſsere e dal mele, ch'à gran do
dMalta, - - - - o - -

uitia vi ſi raccoglie, mercè alla perfettione delle roſe, e dei fiori


molto odoriferi. 1.

Potremmo ancor noi affermare, che queſt'Iſola noſtra haueſ,


ſe preſo la dinominanza dal tempio di Giunone, chiamata dagli
Aſſirij Melitta, eſſendo ſtato antico, e pratticato coſtume de'Gre
ci, prender il nome della Città dai tempij,e dal nume di quelli,co
me effettiuamente auuenne in Sicilia alla Città d'Adernò,dal tem
pio del Dio Adrano,ſuo nume tutelare, e di tant'altri, che per bre
uità ſi tralaſciano. O per auuentura dal Tempio di Melita, che ſi
ritrouaua in Atene antichiſſima reggia, e Madre di tutte le Città
della Grecia. Ad ogni modo più toſto diremo, che Malta haueſſe ,
hauuta la dinominatione da Melite Ninfa, tenuta falſamente Dei
tà Marittima da gl'antichi,figliuola di Nereo,e di Dorida, che pe:
rò fù detta Nereide,ſecondo che inſegna Eſiodo. -

Et Melita amabilis,(3 Eulimene,g Agaue -

Pasitheaq, Eratoq, et Eunice,roſeis


Cubitis nitida
Aeneidlib.5, Et appreſſo di lui Virgilio.
ILcua tenent Thetis, et Melite, Panopeaq; Virgo,
"Neſce, Spioq; Taliaq; Cymodocequè.
Dal roueſcio poi della medaglia già detta, vi ſi ſcorge vn.
giouane ſenza barba, con vna mitra in teſta, le mani a i fian
chi, e con vn ginocchio piegato, e per ogni verſo alato, le lette
re, che vi ſi leggono,rendono chiara teſtimonianza, ch'ella ſia ,
- - - - medaglia
---
LIBRO SE CON D o, NoTITI A Iv. 17 ,
medaglia della Republica di Malta, è ſia de Malteſi, in Grecò
MEAITAI-O-N come atteſta l'iſteſſa medaglia,la quale conforme
all'eſplicatione dataci da Frà Mariano Perello Religioſo di queſto
Sagro Ordine, molto erudito nello ſtudio,e cognitione delle me - -
-
-
- -
daglie,come altresì nelle antichità, e belle lettere, noſtro ſingolar - - -- -

- s . - - º -
Olymp.oaz. º
amico,diciamo eſſere della Dea Giunone Reina, Iuno Deorum Re N - 9 - --

gina ſecondo Pindaro,la quale ſi come da Cartagineſi fratellide'Fe- “º


nici fù ſommamente adorata ( ſecondo Virgilio ) da Proſinna . Aeneidlib.1.
Città,ſecondo Stathio da Samo Iſola nel mar Icario,che l'hebbe in
grande honore, perche vi fù nutritarda Argo, e Micene Città dell' ºtt.
Acaia ſecondo Oratio, e finalmente dai Popoli Faliſci ſecondo
Ouidio. Così fu dai Malteſi Greci ſingularmente pregiata e riueri ea e
ta come loro Dea tutelare, alla quale inalzarono, 8 ereſſero quel
celebre,e magnifico tempio d'architettura Ionica, in mezo,fra la .
Città Vittorioſa,e Caſtello S.Angelo,oue fin à tem po de'noſtri pro- .
- - - - - - - - - e, -. -

genitori, appariuano ancora manifeſtamente i veſtigi di eſſo; au


uenga,che " il foſſo,e fattoui entrar il - -
mare, con la fabrica del molo,in che furono ripoſte, 8 impiegate a .

quelle groſſe,e riquadrate pietre, ſi ſmarrirono, e ſi eſtinſero affat


to,i quali faceuano indubitata fede della ſua magnificenza e nobil
tà,che però Fra Gio: Quintino nell'anno 1536. poco doppo, che i
aſsò la Sagra Religione da Rodi in queſt'Iſola,eſſendo egli à ſerui
gij del G.Maeſtto Liſleadamo,così ſcriſſe fauellando di detto Tem
Pio. Iunonis templum, non ſolum inter magna, ſed etiam inter magni
ca numerari potuiſſe arbitror,ex his,quae pauca durant,medio ferè loca
inter Oppidum,g Caſtellum,ruina ſparſa appare in multa iugera fun
damentis, g ſubſtructionibus Templi, bonam portus eius partem occu
pantibus,longè etiam in mari,in quo inaedificatum erat, infra cliuum
promontori in pplanitie,vndia,
q à 0entis,et p
prealtis rupibus
p deſenſa.
J- Del
qual tempio diſſe Cicerone ab Oppido non longè in Promontorio fa- 4 var.
num eſi Iunonis antiquum, quod td fit a religione ſemper fatti vt non
modo illis Punicis bellis, quae in his ferè locis nauali copia geſta, atquè
verſata ti ht, ſed etiam in hac praedonum multitudine ſemper inuiola
tum ſaniumq,fuerit E nella Verr.V. Teq; Iuno Aegina cui duo Fa
na,duabus in Inſulis posita,Sociorum Melite,gr Samisfanºtiſsima et
antiqui Sima, similiſcelere idem iſie omnibus don is,ornametiſ; nudauit.
E Maurolico In Promontorio Phanum Iunonis antiquum, vnde cum scar, ti ais.
AAaſsiniſſa Rex,per ſuae Claſsis prefeciti eburneos mirae magnitudinis si 42-74.
dentes ablatos recepiſſet, religione ta&tus, reportari eidem, acreſtitui cu-.
rauit. Fuiſſe preterea ibi multa victoriarum antiquo opere, ſumma què
arte perfetta signa; que ſemper antea (quanquam inter bellorum ca
-. - - 2. lamitates)
sz, DELLA DESCRITT. DI MALTA
lamitates) inuiolata, atque intatta, mox à Verre omnia simulſar
repta. - - -

Perche ſi vegga poi in tal guiſa coronata, e veſtita d'un habito


h.ſue li ricco e vago,non fia merauiglia,auuenga, che così viene per l'ap
i" ib. punto deſcritta da Pauſania, parlando di Giunone Argiua. Deae
signum inſolio ſedet eximia magnitudine, auro, ebore fabricatum Po
lyeleti opus,corona capiti imposita. Così parimente fà ſcolpita da e
Greci la Reina Giunone, come ſi rauuiſa nelle medaglie della Ma
gna Grecia d'Vberto Goltzio in quelle de'Popoli Faliſci, e Croto
niati. Enea Vico nelle medaglie de'dodici Ceſari in queſta guiſa
coronata, improntò la predetta Dea Giunone,dicendo nell'Indice.
Iunonissiue Dianae ſoſpite simulacrum, cum inſcriptione Imp. ct. in
argent. Aug. 78. La dicui feſta, è ſolennità ſi celebraua con gran
faſto à due di Febraio, & era chiamata Erea. -

z, rossa, e La Spiga in eſſa medaglia caratterizata a teſtimonianza della


i fertilità dell'Iſola,atteſo,ch'appò gl'antichi la ſpiga era geroglifico,
ºfº e ſimbolo d'abbondanza. E perciò ſignificare i Malteſi abella po
dFaſ.g. ſta effigiarono queſta nelle loro medaglie; quindi Cuidio di Mal
ta parlando, cantò.
Fertilis est Melite ſterili vicina Coſrae. - - - -

Le quali parole commentando Cluuerio hebbe à dire. Eandem


gloriamhodie obtinet,si agri ſatis excolanturcum Inſula totasſaxea sit,
g minus alta humotetta. In alcune altre medaglie Malteſi di queſt'
impronto in vece della ſpiga, vi ſi vede vina Vefte forſe per l'ec
cellenza delle veſti di Malta tenute in pregio fin al tempo di Lu
cretio Poeta, come di queſte n'habbiamo diſcorſo in altra notiria.
L'effigie di Giouane con la mitra in teſta, da ogni parte alato,
con le mani è i fianchi in atto di volare,con vn ginocchio piega
to, non ſi può così facilmente intendere di che coſa ſia ſimbolo,S.
à chi voglia alludere,e ſignificare (eſſendo vna figura quaſi,che º
Pellegrina) ſenza meſcolamento d'Iſtoria.
Erano appreſſo gl'Egittiji Comuni,ma falſi Dei,dodici,dei qua
li otto erano celeſti, cioè a dire i ſette Pianeti,3: il Pantamorfo, e
quattro inferiori, cioè gl'Elementi. Di queſti dodici Dei, e di ot
to tra loro differenti, è fatta mentione da Herodoto però annoue
rando alcuni di eſſi in vece denomi Egitti (da quali originoſſi, e
venne à Greci l'Idolatria) aſſegna loro i nomi dei Dei della Grecia,
come fanno ancora altri Scrittori Greci, e Latini, di queſti, Ennio
Poeta cdprende i nomi de'dodici Dei de'Greci,ne ſegueti due verſi.
Iuno,Vetta,A4 inerua,Ceres, Diana,Venus, Mars,
Mercurius, ſouis, Neptunus.Vulcanus, Apollo.
Hor
LIBR o s EcoN D o, No TI TI A Iv. 7;
Hor non meno appreſſo gl'Egittij, ch'appò i Greci ſotto varie »
forme,e nomi fà ſommamente venerato Mercurio; di lui giudi
chiamo eſſere queſto noſtro preſente ſimbolo, mitrato, alato, e
quaſi di raggi ſolari adorno il capo. -

Che Mercurio ſia rappreſentato altresì per il Sole a noi vien in Lib. 1. cap. 19, -

ſegnato da Macrobio nei Saturnali. Vi cum Mercurius Sol prebe


tur, ſuperius edo8ta ſuffragia ſunt, eundem enim eſſe Apollinem, atque -

AMercurium,vel hinc apparet,quod apudmultasgentes stella Mercurii


ad Apollini, nomen referaturg quod Apollo Muſi, praesidet, Mercu
riusſermonem, quod est AMuſarum munus impartit. Propter hoc quo
que Mercurium pro Sole cenſeri,multa documenta ſunt. Primùm,qu od
Simulacra Mercurii pennatis alis adornantur (come ſi moſtra il no
ſtro ſimbolo) quae res monſtratfolis velocitatem. Nam quia men
tis potentem M ereurium credimus,appellatumque,ita intelligimus, gr
Sol Mundi mens est ſumma autem est velocitas mentis, vt ait Home
rus. Ideo pennus Mercurius,quasi ipſe natura Solis ornatur. Hoc argu
2/oenttaº li Aegyptii abſoluunt,ipsius Solis simulacrapennata fin
gentes,quibus color apud ipſos non vnus est, (gc.
Enea vico ſopracitato in queſta fatta diſcorre nell'Indice delle
medaglie " Ceſari, dichiarando il ſimbolo di Mercurio,
Mercurii, tdest Solis quadratum Simulacrum Aeternitatis typus in
Argen. August.4; dicendo, che l'iſteſſo è a dire Mercurio, che Sole.
Fù etiandio vſo de Greci, ſi come in vn medeſimo Tempio,co
sì in vn'iſteſſa medaglia allogar due numi, e di due figure, per eſ
ſempio quella di Giunone, e di Mercurio,cioè Apolline, ſi come
ne rende chiara teſtimonianza Pauſania con queſte parole. Apol Laconſue lib.3
lints aliud ibidem eſi,g Iunonis, i quali Simboli ſi rauuiſano inſie
me nella noſtra medaglia, della quale per auuentura potè parlare Syntag 9 f286
Gregorio Giraldi, nell'Iſtoria delli Dei dicendo. Vidi in libro anti
quitatum Mercurii imaginem hoc modo efficlam, filo quidem corporis
iuuenili, facie imberbi cum alis, 3 c.
Habbiamo ancora in Diodoro nel ſouracitato luogo che doppo
hauer egli detto,ch'vna dell'Iſole vicine alla Sicilia (Colonia de'
Fenici) fuſſe Malta ſcielta, & eletta da eſſi, ob portuum commodita
tem,6 in profundo mari situ,ſo ggiunge quae cauſa fuit, vt loci cius
habitatores Mercatorum beneficio ſtatim & opibus au gerentur,g no
mine inclareſcerent.Da che poſſiamo con giuſta ragione far conget
tura e liberamente affermare, che l'Iſola noſtra ſia ſtata mai fem
pre habitata da huomini atti alla guerra, alla nauigatione, Se allº,
mercatantia, fin dalla ſua origine, come atteſta fedelmente Pom
ponio Mela con quelle parole da noi ſoura regiſtrate. Phoenicesſo
- - lers
174 DELLA DESCRITT. DI MALTA :
lers hominum genus,et ad belli,paciſq, munimina eximium,etc. Quin
di è che come tali i Malteſi diſcendenti dai Tirii di Sidonia,han
no hauuto in ſommo honore Mercurio, da loro grandemente ve
IlCI aCO , - -

De rebus Con
ſtatinopolitanis La onde Giorgio Codino ſcriue in queſta guiſa. Dicunt Mer
curium eſſe lucri auctorem, et Emporium, etc. Ceſare deſcriuendo i
coſtumi di quei Popoli parlando dell'humane vittime, così ſotten
tra. Deum maxime a ercurium colunt,huius ſunt plurima simulacra,
hunc omnium inuentorem artium ferunt,hune vtarum, ata; itinerum
Ducem,huncadquaestus pecuniae, mercaturaſa; vim maximam ha
Mytholºg.lib.1.
bere,arbitrantur, fù egli adunque perciò ſcolpito alato, perche co
sì deuono eſſer i mercatanti, cioè ſolleciti,diligenti, e preſti. Fulg.
AAercurium (dice) coluere quasi mercium curam,omnis enim negotia
tor dici poteſt.34ercurius, quare pennas ? pennata verò talaria, quòd
negotiantium pedes, Ubiq; pergendo, quasi pennati ſunt.
In oltre s'effigiaua (come ſi vede) il noſtro Mercurio cd le piu
me,8 alato,non ſolamente, perche come Ambaſciatore degli Dei
In eruditi cuiuſt doueua eſſer veloce à guiſa d'vccello, ma ancora per queſto gero
dam Prometheo
lib. I. verb. Mer glifico ſi deſignaua l'eloquenza, 3 additaua la velocità del parlare,
curius.
Odyſ verſ 112
che perciò Homero diſſe, che le ſue parole erano alate, onde quei
Gentili da Liſtro vollero adorar per Mercurio il noſtro Glorioſo
Apoſtolo S.Paolo. guoniam ipſe erat dux verbi, (come ſi legge ne
Cap. 14, gl'Atti Apoſtolici) perſuaſi à ſtimarlo tale, per la ſua molta facon
dia,e copia d'eloq Ul CIl Z3 ,
Finalmente da tutte queſte ragioni,diſcorſi, e riſcontri,poſſia
mo aſſai bene far congettura,che gl'antichi Malteſi habbiano ha
uuto mai ſempre in gran veneratione Mercurio in diuerſe forme,
e varie guiſe da Gentili diſegnato il qual vediamo ancora con la .
mitra in teſta detta Recina che è tanto è dire quanto mitra Malte
In Satyr. lib.4.
Lib. I Theb.
ſe,come ſpiega Varrone.Mitram Recinam,aut Aitram Melitenſen.
Gualthcr Ani E mitrato ancora fà egli chiamato da Stathio. -

maduer f. 129. Indignataſequi torquentem cornua mitram.


LIBR o s ECOND o, NoTrTI A Iv. -rzs
Vn'altra, che qui ſi ſcorge delineata medaglia, ſi conſerua tutta
uia preſſo di noi di rame, che da vna banda fa vaga moſtra d'vna ,
venerabile donna velata, tutta modeſta, e pudica, dall'altra d'vn
Tripode có lettere MEAITAS cioè a dire MALTA,la qual iſcrit
tione chiaramente teſtifica, ch'ella ſia medaglia battuta, ò ſcol
pita dalla Republica in quei tempi de Malteſi,in honore di qual
che nume è Deirà in quel ſecolo, nel quale ella fà Colonia di Cre
ci,frà quali fà perpetuo coſtume, che in quei luoghi,ou eglino ha
ueuano inalzato, S eretti tempijà i loro falſi Dei per maggior ho
nore di eſſi,batteſſero poſcia,8 improntaſſero le medaglie ancora,
che erano l'Iſtorie,oue notauano,& eternauano le loro diſcenden
ze,origini,Scattioni più ſegnalate, è eroiche. Ciò atteſta Vberto
Goltzio nobiliſſimo ſcultore,edottilimo ſcrittore inſieme di me
daglie, nella Magna Grecia, iui Croton Achaorum Colonia, littera D.
in pleriſq, numiſmatihus (dice egli) et Iunonis caput ſpeciatur, fortè
ob Tumonis Lacinia Templu,cuius celebri toto orbe fama erat,etſex tan
tum millibus paſſu um ab Crotone dsiabat. Or eſſendo ſtato fabrica
to nell'Iſola di Malta quel famoſo è antichiſſimo Tempio dedica
to alla Dea Giunone, ſi come diffuſa, e largamente habbiamo di
chiarato nel diſcorſo della precedente medaglia, al quale rappor
tiamo, e richiamiamo il corteſe lettore, per non ridir più dvna.
volta l'iſteſſo; I Malteſi batterono,e ſtamparono queſta medaglia ,
da noi pur hora deſcritta,in honore di detta Dea loro Tutelare,con
sì fatto habito ricouerta,e veſtita; parimente così velata fù ſcolpi
ta,e formata altresì dai Brutij, che però il medeſimo Goltzio nell'
Indice in 2Numiſmata della Magna Grecia ſpiegò q uella in queſta
uiſa. Iunonis velata caput. ſoggiugnendo nell'Iſtoria ſudetta iui Tab. 14.nu 3.
BRETTI Q.N expreſſa est,6 tertio numiſmate, Iuno Regina,cum ci
cada,forſan,quod in agro Rhegino, qui, (g ipſe Brutiorum erat,ob Iu
monis,(quà multa religione, 3 cum silentio Bruti colebant,)reuerentia,
ſilere Cicade crederentur, g obmuteſcere,que vltra flumen in Locris,
canore eſſent. Volendo intendere che le cicale, fuſſero altre tanto
mutole,e tacéti nel campo di Reggio, quanto, che ſquillati,8 im
portune in quello di Locri, per aumentura in riſguardo e riueren
za della ſudetta Dea, la cui imagine velata,ſecondo il ſentimento
de Gentili,ſignificaua Diuinità, impercioche li Romani,come di
ce Plutarco, i Numi col capo velato effigiauano, ouero era ſim gaaf?.
1. l O,
Rom,
bolo dell'eternità, ricouerta col velo. Coſtumarono ancora i me
deſimi Greci,quando qualche Colonia era condotta per amor,ò in
virtù dell'oracolo, che quei Cittadini fuſſero dedicati, e ſagri ad
Apolline, che perciò nelle loro medaglie per ſignificar, S: allude
-
re à queſto
176 . DELLA DESCRITT. DI MALTA :
à queſto, improntauano, e ſcolpiuano il capo d'Apolline, la Ce.
tera, è il Tripode, che ſi vede nella noſtra medaglia, ne fa fede il
precitato Autore nell'addoto luogo.Rhegium Calcidensium Colonia,
con queſte parole. In pleriſque numiſmatihus caput Apollinis, tàm
Tripus, gr Citaraſpectantur. Ideo pertinere existimaui, quod hec Co
lonia ex Apollinis oraculo deducia sit,Ciueſq; eius Apollini ſacri eſſent.
Potrebbe eſſere facilmente,che quegl'antichi Greci paſſati in Mal
ta per habitarla fuſſero ſtati (com'eſſi ſcioccamente credeuano)
quiui condotti per fauor,e conſiglio dell'Oracolo d'Apolline.
Reſta hora à dichiarare, & intendere, che coſa fuſſe mai la figu
ra, è il ſimbolo del Tripode ſcolpito nella preſente noſtra meda
glia. Fù ſegno queſto, e geroglifico del dargl'oracoli, e fù nomi
ºfeneidlib.3. nato Sagro, come ne fa fede Virgilio in quel verſo.
- Circoque locantur.
In medio Sacri Tripodes virtdeſq, coronae. - -

Tutti gli Scrittori di commun'accordo conuengono eſſer quel


lo dedicato ad Apolline; Plutarco racconta, che alcuni peſcatori
habitanti di Coo (hoggi Langò) tirando vna rete, come ſi dice al
giacchio fù appaltata,e compra la tratta da alcuni foraſtieri, che »
quiui a caſo in quel punto ſi ritrouauano, ſenza altrimente pri
ma vederla. In eſſa poſcia ſi ritrouò vn Tripode d'oro, che ſi dice
fuſſe ſtato laſciato colà da Elena venendo da Troia per comanda
mento eſpreſſo di certo Oracolo. Nacque di repente differenza, e
diſparere per il Tripode fra i peſcatori, e quei foraſtieri. Ma poi
arrogando a ſe ſteſſe le Città quella lite, ch'era paſſata innanzi, e
s'era inoltrata fino alla guerra ; l'Oracolo d'A polline pregato, e
chieſto della deciſione, riſpoſe, che quel Tripode ſi douetia offeri
re al più ſaggio,che ſi ritrouaſſe. Fù per tanto mandato a donare
prima à Talete Mileſio, concedendo i Coià lui ſolo quello per Cºl
gion di cui haueuano fatto fiera, e ſanguinoſa guerra con tutti i
Mileſij,compatrioti di quei foraſtieri. Ma ricuſandolo Talete con
pari humiltà, che generoſo cuore, affermando eſſer Blante molto
più ſaggio di lui fà portato perciò il Tripode à Biante,e da queſto
inuiato advn altro come più ſaggio, e mcriteuole, e da quello al
tresì ad vn altro (non ſarebbe ciò per auuentura ſeguito nel no
ſtro ſecolo, credendo ciaſcuno ſaper più del compagno) in tanto,
che doppo le molte rifiute, e ſommeſſe ſcuſe d'altri huomini, tutti
rudentiſſimi,tornò la ſeconda volta in mano di Talete, finalmé
te da Mileto eſſendo ſtato condotto a Tebe,fù per vltimo conſè
grato ad Apolline Iſmenio. Teofraſto dice, che il Tripode fù pri
mieramente portato in Priena à Biante, e che da lui mandato a
-
Talete
L I B R O SE CON D o, No TrTIA IV. 177
Talete ritornaſſe di bel nuouo à Biante la ſeconda volta, e quindi
poſcia ſi conduceſſe à Delfo.
Altri furono di parere il Tripode eſſer vina tauola conſegrata ,
erche agiatamente vi ſedeſſe sù la giouane Febea, che dauale ſa
gre riſpoſte. Sì fatta menſa, è tauola veniua altresì chiamata Cor
tina, in queſta guiſa dinominata dal Coiro di Pitone, del quale il
Tripode Delfico era couerto. Altri diſſero eſſere vina ſedia c5poſta,
e formata di tre piedi, ſoura di cui aſſiſa la donna,daua poſcia gl'
Oracoli; il che preſſo Natal Comitespar che confermaſſe Callima
co nel lauacro di Diana.
"Non dum cura mihi ſedes Tripodis fuit ante. 1o dell'Iliad.
Omero finalmente diſtingue in due ſpecie i Tripodi, 'vno da
fuoco,e l'altro ſenza,e fà ch'appartenghino è i ſagrificij,della qual Cap.t.
diſtintione ſeruendoſi Ateneo nel ſecondo de ſuoi Difnoſofiſti,af
fermò,che quello da fuoco ſi diceſſe Balneator, come lo corrobora
con l'autorità d'Eſchilo in queſti verſi.
- Capit Tripos statim domesticus Iebes
Aſuetus ignem stare quifuitſuper.
E l'altro ſenza fuoco,dice eſſerſi chiamato Crater, nel quale ſi me
ſcolaua il vino,ſiegue egli. Atque hic veritati aptiſsimus est Tripos.
Quaresicut Apollini ob diuinationem,ita Baccho ob ebrietatem couenit.
E per finirhormai queſta materia de Tripodi, e laſciar in diſpar
te tante altre chimere e ſciocchezze, dette dalla cieca Gentilità in
torno d'eſſi, come per eſempio, che ſotto nome di lebeti,veniſſero
inteſi i Tripodi, onde Ateneo nel precitato luogo. Erantenim
antiquitus duo Tripodumgenera, edvt ambo lebetes appellarentur,vſus
obtinuit, e ch'ogni coſa, che fuſſe da tre piedi ſoſtenuta, eretta, ſi
nomaſſe Tripode da gl'antichi; ad ogni modo è d'auuertire, che a
quando ſi ragionaua del Tripode ſagro, egli neceſſariamente ſi
doueua intendere per lo Tripode conſegrato ad Apolline , &in
conſeguenza, ch'era ſimbolo del predire, & indouinare, della
qual'arte eſſi ſtimarono ſegnalatiſſimo
- o - o
queſto lor vano Dio, e ce
- - -

leberrimo fra gl'altri, come oltre infiniti Autori, ne rende ben


chiara teſtimonianza Eſiodo nel principio della ſua Theogonia -
in quel verſo. -

Auguremq, Apollinem, g Dianam Sagittis gaudentem.


E particolarmente in Delfo, oue più, ch in altro luogo,egli vsò
à dare le riſpoſte delle coſe d'autuenire,indi originoſſi,che puoi fa
uoleggiarono Apolline hauer imparata queſt'arte da Pan Dio delle
C D - . . . . .

Selue come in Apollodoro Apollo autem


- vaticinandi aree ex Pane Lib, 1,
Fotsis,g Thimbris Nympheſilio percºpta. Delphos ſe contulit quo tipore
Z Themis
- -
- e
/
17s DELLA D E SCR I TT. DI MALTA
Themis dabat reſponſa,atvbi illò Pytho ſerpens impediret, quo minus
penetraret ad hiatum, eo caſo, Apollo loco oraculi,ip è positus est. Con
chiudiamo adunque,ch'appreſſo l'antica Republica di Malta,non
ſolamente ſia ſtata in molt'honore, e veneratione la Dea Giunone
velata,nume tutelare dell'Iſola; ma per auuentura luogo d'oraco
lo,eſſendo ſtato vſo perpetuo de'Greci in ſimili luoghi, impronta
re il Tripode con lettere di quella Città, oue riſiedeua l'oracolo,
come appunto ſi ſcorge in molte medaglie ch'habbiamo di Malta
preſſo di noi conſeruate, quaſi tutte col "
Trà le quali ſe ne vede vn'altra in rame d'ottima manifattura,
che dal diritto moſtra vn capo di Giouane coronato d'alloro,con.
lunga chioma, e dal roueſcio ſimilmente vn Tripode con lettere »
all'intorno,quali conſumate dal tempo,purtroppo ingordo, non
ſi poſſono compiutamente leggere,ſe no che alcune note moſtra
no poter formare la voce MEAITAI.Q-N, noi ad ogni modo per
che ſi è ritrouata in Malta,e dall'infraſcritte congetture, e riſcotri
giudichiamo eſſere medaglia Malteſe, come qui deſignata ſi vede,
----

-La Città di Lilibeo, hoggi Marſala, vno de Promontori i della


Sicilia, che riſguarda verſo la Libia,e ſtà eſpoſta al Ponete,fù Colo
nia de'Fenici,anzi ſede,e porto, doue i Malteſi diſcendenti dalla ,
vera Fenicia haueuano commercio,come ſi raccoglie da ciò, che
racconta Cicerone nella 6.Verrina,fauellando d'wn certo Diodoro
Tit. Liu.lib. 21, Malteſe reſidente in Lilibeo. Quiui ancora i prigionieri Malteſi,
ſee onde Cluuer.
(eccettuati i nobili) venduti furono da Romani, quando l'Iſola,e
Città noſtra nella ſeconda guerra Punica,venne in poter loro, le
medaglie della qual Città Lilibetana, hanno molta ſomiglianza, e
ſimboleità con queſte noſtre di Malta, eſſendo in quelle ſcolpite la
teſta d'Apollo,el Tripode, come per l'appunto in queſta ſi vede.
La onde Vberto Goltzio nell'Iſtoria di Sicilia notificando, e di
chiarando le medaglie Lilibetane, diſſe. Nec dubium est cum eam
ob cauſam Lilybetani Apollinis capite, Gryphoque Apollini ſacro,
g Tripode Apollinis simbolo, ac lyra, ſua numiſmata signauerint;
ſi che
LIBRO SE CON D O, NO TI TI A I V. 179
ſi che nella guiſa,che i Lilibetani honorauano diuoti ſommamen
te Apolline, così ancora poſſiamo noi congetturare dei Malteſi
Coloni anch'eſſi, deveri Fenici, che haueſſero improntata queſta
medaglia con la teſta d'Apolline, da elii parimente venerato,e ri
uerito. Il quale da Poeti medeſimamente ſi finge Giouane con
lunga chioma. Propertio in 3.
Dum petit intonsi Phytia Regna Dei.
Marco Tullio di lui parlando hebbe à dire. 4. Mcad gitatº.
Intendit crinitus Apollo.
Arcum attratum

E Giacomo Aureliano l'Iſteſſo conferma con queſte parole .


Si modo pulchricomus votis aſpiret Apollo. -

Finalmente ſi mira coronato d'alloro per eſſer quell'albero a lui


conſegrato,S: altresì alle muſedelle quali egl'è il Corifeo.
Sentiamo Rodigino. Laurii igitur Ai olii i ticino Deo ſicrum. L'3.5 cap.7.
Virgilio Ecl 7. Populus Alcide,gratiſsima i itis Vaccho.
Formoſe A1, rtus Veneri,ſua laurea Phoc! 3.
Del Tripode poi, che ſi vede nel rou eſcio di eſſa medaglia ,
quantunque largamente n'habbiamo ragionato nell'eſpoſione ,
della piecedente, nulla di manco ne piace rimettere il lettore alla
deſcrittione che vien fatta da Diodoro Siculoss aggiugnere a ciò I l . I 6.

che dicemmo,che Filuio Orſino nelle medaglie delle famiglie Ro


nane, iui. Iunta, dichiarando la quinta,e ſeſta medaglia dice par Fel 13o.
lando del Tripode. Triposeidem Deo (APollini) ſacer signatus est,
instrumenta quog;quibus ad rem duinam facienda vtebantur Simpu
lum,ſeu Capedo ſecuris & Culter adietta in eo ſunt, vel quod Pretores
Vrbani peractis ludis ( Apollinaribus,)Apollini duas hostias maiores, vt
fupra ex Liuto docuimus,m tétare ſoliti erant, vel quod Brutus aliquo
Sacerdotio preditusfuerit, ad quod notandum albogalerus etiam in ſex
to denario impreſſus est, furono battute sì fatte medaglie in memo
riade giuochi Apollinari, fatti da M. Bruto e C.Caſiio Pretori con
molta oſtentatione, luſſo e magnificenza come ſcriue Plutarco in
Ertito.Da che ſi può far congettura che per il medeſimo effetto in
honor d'Apolline, 8. per l'ſteſſo fine,ò pure in rimébranza del ſou
radetti giuochi ſia ſtata impreſſa,e ſtampata da Malteſi queſta me
daglia col tripode à lui conſegrato, come molto bene ſignificò
Pelitiano in quel verſo.
Carmen Apollinei Tripodes, lauruſ, locute.

Et ilCrinito hora li chiama ſagri. i


Per Sacros Tripodesſerta refert Deus, -

EE hora li il titolo di Dotti.


Z 2 Qui
18o DELLA D E SCRITT. DI MALTA
gui doctos Tripodes colunt.
Leggiamo ancora eſſere ſtato vſo degl'antichi tiranni come
per eſempio fù Gelone Rè di Siracuſani, e Fallari de gl'Agrigen
tini di mandar ad offerire à gli Dei i predetti Tripodi, come ne ré
de buona teſtimonianza vn'epiſtola, che ſcriueua Fallari di Meſſi
neſi. Non ignorabam quin de Tripodibus Delficts,(g aureis coronis,gr
aliis multis, preciosiſ ; muneribus, qua Diis vestris recuperatae bonae
valetudinis gratia misimus,grc. Ecco come ſi mandauano à gli Dei
queſti Tripodi ad appenderſi in voto, e contraſegno di ricuperata
ſalute.
Di Gelone ancora ſi legge hauer inuiato ad Apolline Delfico
Vn Tripode d'oro di ſingular artificio,e rara manifattura, di valo
Antiq. Sicil, re di ſedici talenti, cioè a dire di noue mila ſeicento ducati.Goltzio
nella vita del medeſimo Gelone laſciò ſcritto. Hinc Gelo ad pie
tatis, 3 Religioni, curam conuerſus, Templa Cereris,g Proſerpinae,è
manubiis construxit. Tripodem quoque aureum ſexdecim talentorum
artificio insignem, Delphico Apollini donum misit,
Intanto che in sì gran pregio, e ſtima appò gl'antichi Greci, fù
ſempremai il già nomato Tripode ad Apolline conſegrato, pre
ſentato dai Rè, & improntato da Malteſi nelle loro medaglie.
In altre due parimente delle ſopraccennate,ch'habbiamo della .
noſtra Malta,ſi ſcorge il Tripode nel roueſcio,ma col fuoco in ci.
ma,e con il capo di Donna velata nel diritto,è alla foggia,che quì
appreſſo ſi vede nel diſegno con lettere in vina MEAITAS, e nell'
3 i" MEAITAI-Q.N, cioè Malta,e de'Malteſi.
-
-
-
- i
-
LI BR O SE CON D O, NO TI TI A I V. 181
Il qualviſo,ò capo di Donna ſtimiamo, che ſia della Dea Veſta,
nume dell'antica Religione de Gentili,venendo così a punto rap
preſentato da Giuſto Lipſio in alcune medaglie da lui portate nel
Syntagma, de Vesta,g Vestalibus. Fù ella, come l'iſteſſo riferiſce Cap, I,
col ſentimento di più autori,figliuola di Saturno, e di Rhea, e ſo
rella di Cerere,e di Giunone. Vogliono alcuni, che Veſta ſia ſtata
ſpoſa di Vrano, che i Latini chiamano Calum,ò Calium, e che da
loro tutte le coſe ſi produceſſero, impercioche fauoleggiarono gl'
Antichi che la Terra fuſſe moglie del Cielo, e però l'iteſſa Veſta ,
per lo più vien ſignificata la Terra, tirandone da ciò l'etimologia -
del nome,onde diſſe Ouidio. -

Star vi Terra ſua, vistando, Vesta vocatur.


Quaſi,che dalla propria poſſanza ſe ne ſtialibrata, immobile;
altri tra quali è Seruio,diſſero chiamarſi i ciala Terra, perche di
varie coſe ſi troui abbigliara, e veſtita, e preſſo Platone ſi legge . In Phaedra.
A4anet, et sistit Veſta in Deorum domo ſola ; qua domo ? dice Lip
ſio, hoc mundo, quod Arnobius explicet: Terram nonnulli Vesiam
pronunciant, quod in mundo ſtet ſola , cateribus eius partibus in no
bilitate perpetua constitutis. -

Altri poi chimerizarono, che Veſta fuſſe il fuoco. Indi l'iſteſſo


Ouidio. - -

2Nec tu aliud Veſtam,quam viuam intellige flammam.


ETullio. Cumque Veſta quasi focum Vrbis, vt Greco nomine eſi
appellata complexa sit. -

Vi fù finalmente chi ha creduto lei eſſere la Religione; così Ser


uio ſopra le parole di Virgilio,Canafides,g Veſta, ſcriſſe, Veſtam In I. Aeneid.
Religionem dicit, quia nullum ſacrificiu sine gne eſi, ipſaq; in omnibus
inuocatur. Fù il culto di queſta vana Deità primieramente preſſo a i
Greci di là paſsò per mezzo de'Troiani in Italia.Lipſio diſcorrendo
della medeſima nell'allegato Syntagma ſoggiugne. Sed hac longin
ua, aut aliena; magis illudAppollodori, onam e quatuor Aeſperidi
ſ" Veſtam eſſe. 2.lihil ad noſtram,que Graecis, Latiniſiue culta, in
ter praecipua numina fuit : atdue ad à inter duodecim illa, prima.
I quali furono ſecondo Ennio i nominati in quei due verſi.
Iuno,Veſta, Minerua,Ceres, Diana, Venus, Aars, -

AAercurius,Iouis, Neptunus, Vulcanus,Apollo.


Pauſania,trattando de Sagrificij, che con molta ſolennità ſi co
ſtumauano fare in Olimpia Città della Morea dice. Sacrificant Ve
ſtae,primàm, tèm ſecundo loco Voui Olympio, e qui entra aſſai bene »
quello n'atteſta Furnuto addotto da Lipſio. Viſta prima,et poſre
ma nata perhiberur, quod in hanc (ideſi Terram) reſoluantur , guae
di l e 1
I 32. DELLA D E SCRITT. DI MALTA
ab ea producuntur et ab eadem conſtituuntur. guare,et Graeci ab illa
ſacrificiorum principium ſumpſerunt,et in illam poſere mò desin ebant.
Intorno all'origine,e veneratione appò i Romani di queſto Ilul
syntag de Ve Ine, ſieg llC Lipſio . Sedad Rºmanam proprie Veſtam, vt veniamus
sta cap. II.
( idinſtitui :) Vnde ei exemplum,et quando Origo ? Exemplum a Tro
ianis, atq, Una cum Aenea in Italian venit. Nam prinnitus culta in
I.Geor,
Ilio,extulita, Aeneas. Virgilius.
Sic ait, et manibus vittas, Veſiama; potentem,
Aeternumq; aditis effert penetr libus ignem.
Elatam Lauinii conſistuit, con lita à ſe Vrbe,et Seeleregni. Vnde in
Alban Longam tranſiulit Aſcaniº, d't d nique ab Vrie ea matrice,
Coloni Roman . - -

Quindi ageuolmente ſi potrà horaintendere il ſignificato del


le noſtre medaglie Veſtali battute in Malta; cioè ch'ambitioſi
quegl'antichi Malteſi Greci e per autentura diſcendenti dai Tro
1ani che capitarono in queſt'iſola (ſecondo l'autorità di Licofrone
ſopracitata) di paleſar al mondo, non men la loro pietà, e religio
ne, che il culto verſo la Dea Veſta, qualella ſi fuſſe da eſſi inteſa,ò
per la terra, è più toſto per il fuoco, già che queſto appariſce ſo
ſtenuto dal Tripode nel roueſcio,ò orſe ancora per maggiormen
te eſprimere la diuottone, e riuerenza, che portauano a Giunone e
Tutelare di Malta, di lei tentata ſorella: fecero cugnare le ſopra di
ſegnate medaglie con altre ſimili maggiori, e minori col nome
dell'Iſola, è degl iſolani con preſo nelle voci in quelle ſcolpite
M EAITAS, e MEAiTAI ! )-N.
Vn'altra medaglia Greca Malteſe ſi rauuiſa improntata nella Si
cilia deſcritta in medaglie di Filippo Paruta, iui, A Malta, oue ſi ve
de ſcolpita nel diritto,l'effigie della Dea Giunone velata, a gui
della noſtra ſcconda, e nel roueſcio vna pala di remo con lettere º
Greche MEAITALO-N,il che ſia detto con buona pace di F.Gio.
Quintino che fù il primo eſpoſitore di tal " dato à mol
tiprofeſſori di si nobile,e curioſo ſtudio, che dubitare, giudicando
sì fatto ſimbolo del remo eſſer vin aperto, & euidente equiuoco,
tuttoche ſia ſtato da lui deſcritto con queſte parole. Numiſma
vetus habeo ex aere, in quo altera parte excſa Deae Iunonis efigie,
Dec. r. liº. 1. altera Remi latitudo hac inſ, iptione MEAITAI O-N, & appreſſo
rº, i . di lui Tomaſo Fazello Scrittore Siciliano ſopra citato, e finalmen
te il medeſimo Paruta nell'originale delle medaglie intagliate, in.
quel luogo Malta, è M EAITAI.ON dice così. Da Zoppetta la
prima fa di Caſillett (parlando della prima medaglia di Malta.)
hora l'hò io. La ſecoda e quella,che deſcriue il Fazello nel primo Capitolo
f
ſi le
-
L IBRO SE CON D O, NO TI TI A IV. , s;
delle ſue Deche, e fra Gio. Quintino nel fine della ſua Deſcrittione di
AMalta, fin guì Paruta,oue ſi moſtra ben chiaro,ch'egli non hab
bia veduta eſſa medaglia, ma da lui fatta intagliare, e ſcolpire º
per relatione di Fazello, il quale parlaua ſolo in virtù di quel che
laſciò deſcritto Quintino con errore, ſenza badarà più, non ſi tro
uando, in molte medaglie, che noi conſeruiamo di Giunone ,
hauere per roueſcio la detta parte di remo, maſſimamente eſsen
do il diritto dell'iſteſſo impronto della noſtra, potendo ben eſſere,
che la medaglia venuta in quel tempo in mano di Quintino forſe
vnica,fuſſe ſtata logora,e roſa dal tempo, in modo che in vece del
Tripode habbia a lui ſembrato il ſimbolo di pala di remo, di che
noi ſiamo ben ſicuri per la moltitudine, che n'habbiamo del me
deſimo cugno, potendoſi le parti oſcure dell'wna, ageuolmente ,
comprendere col pareggio,e riſcontro dell'altra.
Da vn'altro capo che come di ſopra,fra gl'altri ſuoi motiui pon
dera Cluuerio, poſſiamo d'auuátaggio accertarci,che Malta ſia ſta
ta Colonia di Greci, oltre le medaglie battute con lettere MEAI
TAI O N, & è in virtù dell'epiſtole di Fallari tiranno di Gergenti
amico della Republica,all'hora di Malta,come lo dimoſtrò nel pre
ſtarle danari, il che non hauerebbe fatto, ſe fuſſero ſtati i Malteſi
Fenici,ò Africani,fra'q uali, & i Greci regnauano pur all'hora cru
deliſſime guerre. Phalaris quoqi tyrannus, Melitensium amicus fait,
e ſapiuseeos inuisit, ſcriſſedelErrigo 'Pantaleone. Fù Fallari Greco da . i"
Candia, viſſe ne tempi ſuperbo Tarquinio, e di Pittagora ne " .7e
gl'anni del mondo 3482. Olimp. 52. innanzi Chriſto Signor no
ſtro 571. come riferiſce Euſebio. Cominciò la di lui tirannide nell'
Climp. xxxj e terminò nella xxxviij.Fra le ſue lettere ritrouandoſi
le ſeguenti,che trattano de Malteſi, è a i medeſimi ſono ſcritte,le ,
habbiamo perciò quì traportate, -

- FA L LA RI A G L E G E sT E s I. "
Imaneteui di dar ricetto a quelli, che io hò sbanditi: percioche nel ". i;
a

render premio dei benefici ricevuti, e nel vendicar le offeſe,niuno pi


hà giamai auanzato Falaride,g in ciò potrete ben comprendere ſe por- ſ" Gio
retemente al fatto dei Leontini, g dei Melitesi che a queſti noi sia- "”
mo ſtati cagione della libertà,g, a i Leontini della ſeruità : percioche i i
queſti somerſero la mia galea,g i.Melitesi procurarono di ricuperarla ſera ai
ſia i rºssº, qae l
- - - furen, erg r re :
Egeſta,ò Segeſta fù celebre,non men,che potente, è antichiſſi-
- v - - - - - - - . . c si
- dice la tra i
i 13
ma Città
golfo in Sicilia
di Caſtel nonou'era
è mare lungil'emporio
da Trapani,
de fondata da Troiani,ſu' ii
Segeſtani. a

- -- -- - - Fallari i - - - -
184 DELLA DESCRITT. DI MALTA
FA L LA RI A M E L I TE S I.
I Voſtri Ambaſciadori mi hanno perſuaſo a preſtarui danari, benche
hora io non ne habbia abondantemente,hauendogli di continuo con
umati nelle guerre: ma comunemente ſidice, che con gli amici non si de
ue uſare ſcuſa alcuna. Ma vi prego, che non vogliate eſſer simili a
molti,che togliendo in preſtanza uſano parole benigne,g amoreuoli, gr
quando ſono richieſti di reſtituire, riſpondono con diſpiaceuole,et odioſa
maniera facendo opera che non è ragioneuole,et che dimoſtra ingratitu
dine. Et certamente colui ehe riceue beneficio, dee tener memoria di colo
ro,dai quali l'ha riceuuto: et insin che paga il debito,ſtimare, che i credi
tori siano quei medesimi, et ſe è buono come à buono, et ſe è maluag
gio, come a maluagio pagarlo ; percioche auegna, che egli non sia ta
le; nondimeno è coſa giuſta, e ciuile ſatisfare, ai creditori. Io adun
que AA elitesi miei,et qua ndo io preſto,et mentre che riſcuoto,ſempreſon
quel medesimo,et ſempre simile a me ſteſſo: ma quelli i quali da me rice
uono piacere, ſecondo le occasioni mutano i coſtumi nel modo,che dicono,
che i Cameleontiſecondo il luogo due ſono, variano il colore, et mentre
che riceuono il beneficio come benefattore,e come Iddio, e con ſomme laudi
mi honorano: quando poi lo richieggio loro, mi chiamano tiranno, e huo
moſcelerato. Oltra di ciò conoſco, che ſe l'huomo ha da perdere i danari;
molto meglio è preſtargli a un priuato, che a vna REPVBLICA: per
ciocheſe vn priuato te ne priua: tu acquisti vn nemicoſolo, et quello è
debole: ma ſe vna Republica tegli nega il danno però non è minore, et
hai non vn ſolo, ma infiniti nimici. Ma in voi non hò io compreſo mai
simile difetto; et perciò mando i danari ſenzaſoſpettione alcuna,(3 re
puto, che voi siate in ogni altra " ricordeuoli, gr intorno alle mer
cantie LEALISSIAMI. Oltra di ciò mi penſo,cheſappiate, che mag
gior biasimo è che molti facciano ingiuria a vno, che uno a molti: per
cioche non è veri imile,che vno diſpregi molti, ma è bene ragioneuole,
che molti di on ſolo facciano poca tima, - -

FAL LA RI A 1 AM E D E s 1 M 1.
N ondietro
perche io faccia poca stima delle vostre lodi vi hº mandato lì
il vostro Ambaſciadore con questa lettera, ma perche le
mie opere non permettono, che io sia lodato. Voi forſe quel volete mo
strar,che io sia tale iſtimato,che dagli altri io sia riputato, ma ho certez
za,che da tutti ſono tenuto huomo ſcelerato, ma voi mi hauete verame
te per buono: non dimeno non poſſo fare, che tal nome peruenga è noti
tia degli altri, e dvoi in questo,alle falſe openioni degli huomini
- ſono
L IBRO SE CON D O, NO TITI A IV. 1 s;
ſonopiù toſto di danno, che no: percioche ogn'uno può dire, che ſe voi
7) 072 foſte simili a colui, non lodareſte vn huomo di peſsima vita. Et

conciosia, che è gran torto riputarebbono voi maluagi,C io perciò nul


la più giuſto ſarei ſtimato,che io mi sia ; hò giudicato, che le voſtre lodi
non siano panto neceſſarie.
corriſpondenza, e l'oſſeruanza, che
Giunſe à tanto,e tale fù la
regnaua fra i Gergentani,S: i Malteſi per l'amicitia, che prof.ſſaua
Malta con Fallari tiranno di quella Città, che fabricando la noſtra
Republica vn Caſtello,gl'impoſero nome in gratia di lui Agrige
to,illuogo del quale hoggi e detto Gorghenti, e ſe bene ciò cor
rottamente s'accoſta non dimeno più al non e Greco Agrega co
sì anticamente chiamata quella Città,gl'audzi,e le reliquie di det
to Caſtello di pietre ben groſſe appaiono tuttauia foura va alta, e
ſublime rocca,che ſouraſta al giardino di quel nome, vicino pari
mente ad vn'altro nomato la gran fontana. Di queſto oltre i anti
ca tradittione preſſo di noi, habbiamo l'autorità di Gioſeppe Bon P. 1. lib.2.

figlio Siciliano, che nella ſua Iſtoria così dice. Queſi è quel Palari,
chiaroper molte guerre, ch'eifece famoſo per molte virtù,e n.olti vitii
5

parimente. Fù coſtui amico de'Malesi,perche si veggono a 44 ila an


cora le rouine d'on Caſtello nomato Agrigento, leggonsi le coſiui i fioie,
ſparſe di breuità Laconica, fin quà Bonfiglio,anzi che le medaglie,
ò antiche monete,che ſi ritrouano tal'hora per la campagna, è in
altri luoghi, ſono da Malteſi comunemente chiamate Fallari, me
moria forſe rimaſta da i danari da quello preſtatigli, benche il Bo P 3.lib. 5 f.9r:
ſio dica,che i Malteſi,altresì preſtaſſero a lui ancora,poiche ciò ri
chiedeua la ſcambieuole beneuolenza,e mutua amicitia.
Non minor teſtimonianza rendono della noſtra Melita Greca
alcune iſcrittioni greche, che già furono da noi date à Giorgio Per mancamen
to di preſente in
Gualtieri com'egli corteſemente confeſſa, nell'antiche ſue tauole questa ſampe
di Sicilia, e dell'Iſole adiacenti, sluiui da lui regiſtrate, frà le ria di lettere ,
Greche maiteſ
quali la ſeguente non ſi legge così intera, ne meno in tutti gl'altri crile, ne qalifu
Autori,come per eſempio ſono Quintino,Fazello,Cluuerio,Scaltri, rono ſcritti gl'
criginali, ſarà no
atteſo, che hauendo noi fatta diligenza di ritrouar il marmo (co p ? aaanti im - - - - . . -

uerchio d'vna caſſa è pure vrna ſepolcrale) ou'è ſcolpita l'iſcrittio ini Greche
e le iſ ritiio
con
ne, la trouiamo diſteſa in due linee, eſſendo ſtato il marmo ſotter mi tºſcale.
ra,che pertanto non ſi ſcopriua punto la ſeconda fila di lettere;
ſeruehoggi per vaſca d'wn fonte, che ſcaturiſce nel foſſo, ſotto le º
ºo

mura e porta Principale della Città Notabile.


A Ka 2'ià- t.
è: rtovinve irreve tºuaio 7 e 7 e usattitor
- v - - - - - -
-
-
-
-
- -
-
Kat sareo da e rias «a austroni, as re2 avyovº a ea oxyavs
b - - - -

La canale tradotta nell'idioma Latino rende queſto ſenſo. .


Lvo IVS CAIVS F, CIRI PRV) ENS : V :S RQM ANC RVM, PRIMVS MELITr
ET MEDICORVM ARTIS, ET AM PHiPOLiAS DE O AVGVS iO i) i CAV IT.
Aa Cti e
-Nsrv.
1 36 DEL L A D E SCR I TT. DI MALTA

Oue notiamo due Dignità di quel tempo, cioè Prothos, et An


phipolia. Dichiarando Gualtieri la parola Prothos, dice così. Hoe
modo,et Publius Diui Pauli,et Co nitum per triduum hoſpes in Ast.cap.
28.a Diuo Luca Primus,aut Princeps Inſula vocatur,la qual dinomi
natione continuata parche ſia ſtata carica ordinaria, ma di molta
impor, aza nell'Iſola, rauuſandoſi non meno in perſona di Publio
Melitenſe, che di queſto Lucio Caio figliuol di Ciro, ancor egli
Malteſe Greco fregiato col titolo dell'Ordine equeſtre,eſſendo che
dei Coloni Romani leggiamo altri eſſere ſtati della coditione Ro
mana, altri Latina, altri Italiana, ritrouandoſi ancora chiamati,
pe Magnitud e Patriti & Equeſtri, come ne fa teſtimoniaza Lipſio. QuarumCo
Rom. lib. I cap,
6.de Colonijr. loniarum, dicegli, alia, attue alia generatamen erant, g qued in
Aomani,alia Latini,quedam,g Italici Iuris, reperto,g patritias,
equestres a ſfi1 07971 71 ll lº ,

L'altra parola Amphipoli ,che tanto vuol dire quanto famiglia ,


di Gioue, vie ſcritto hauerne di eſſa Timoleone Rè di Siracuſa ilti
tuito, e formato in honor di Gioue vn Magiſtrato, che fù altresì
eretto in Malta preſſo quegl'antichi Greci Iſolani.E ſtato dichiara
to da Diodoro Sicolo nel lib. 1 6. del Regno di Filippo in queſta -
guiſa , Vnſtituit etiam 7 imoleon, Syracuſanorum Kex AAagistratum
honoratiſsimum annuum, quem Syracuſani louis Olimpi, famula
tum appellant (nel Greco dice Auerzose electuſque est primus Cally
menes fimulus louis Olympii, 3 ita deinceps is honor per manus tra
ditus est,anniq;à Magistratu etuſmodi adnotatifuerunt vſq; ad tem
pora,quae nostre huic /storiae terminus,gr mutationi Xeipublicae ini
tiumfuerunt , Romanis etiam Siculos alios in communionem Keipub.

Fol.38. inducentibus,famulorum Principata ille,qui annos plures trecetos du


rauerat, abolitns est, Et Vberto Golzio nell'antica Sicilia iui Syra
cuſae,leges igitur,quae de rerum priuatarum indiciis à Diocle,alim con
ſcriptie crant,eas ita ratas eſſe iuſsit; Caetcrum Reipublicae statun in
populirem conuertit,Concilium e Senatoribus domesticum constituit,
l
annui adhaec Magistratum,qui populiſ, fragiis crearetur,a cuius no
mine,annis d inceps,vt apud Athenienſes ab Archonte,apud A manos
- -
a Conſulibus,ita,et apud Syracuſanos ab Amphipolo nomina durentur.
Arqi vt is quoa: Magistratus religione aliqua, (& numinis maieſtati
honorem,ſg auºtoritatem tu erettº r. Ageiroaua Juss ont urtov quasi dicas Ia
uis Olympii famulatus,siue ministerium appellatus est.
Leggiamo in vn vaſo di creta, che ſi coſèrua preſſo di noi,ù caſo
ritrouato in Malta gl'anni adietro, in vin luogo vicino alla Città
Notabile ſcritte in carattere Greco queſte parole, come ancorè ,
ne ſono veduti quì altri,con ſimili caratteri, -
- - - - KACCEIoy
LIBR o sEcoN D o, NoTITI A Iv. ssr
K A C C E I -O Y
K A I K E A I A
Cioè Callio,Cecilia.
Da tutto ciò ſi può raccogliere chiaramente la noſtra Città eſ
ſere ſtata Colonia de'Greci,e nel tempo etiandio,che fù ſotto l'Im
perio Romano,in eſſa mai ſempre ſi parlò,e ſcriſſe con idioma Gre
co vſando tal'hora i nomi propri degli ſteſſi Romani, come di
Lucio, Publio, Caſſio, Diodoro, Aulo Licinio Ariſtotile Malteſe, Epist.fem lik.
13 epitt. 52,
amico di Cicerone, e da lui caldamente raccomandato con vna ,
delle ſue piſtole ad vn certo Rè,& altri ſimili.
Ma che occorre andar mendicando teſtimonianze dalle carte,
e dalle pietre, quando le trouiamo ſcolpite a caratteri immortali
ne bronzi. Si come i Romani da Conſoli,i Lacedemonij dai Tri
buni, così gl'Atenienſi, da quali diſceſero i primi noſtri Greci,
(doppo quelli, che porta Licofrone in Malta) che in eſſa habita
rono contano gl'anni,S: i tempi da gl'Archonti,in quella guiſa -
per l'appunto, che noi nel preſente ſecolo formiamo le noſtre
pubbche Iſcrittioni, e gl'Iſtrumenti in tempo del Pontificato,
dell'Imperio, e del Principato di quelli, che ſignoreggiano, e re
gnano, com'è vſo vniuerſale di tutte le genti. Così parimente
ne tempi più rimoti,S antichi, la noſtra Republica Meliten
7 ſe hauendo voluto decretare la Benemerenza con l'offi
cio di Proxenia in perſona di Demetrio figliuol di Dio Cicerone neſe ,
Verr ne cº Re -

– doto Patritio Siracuſano (che nelle Città Greche era bertoConf.tom.


honore di riceuere in publico oſpitio i Senatori, 2. ALexicon,
º gl'Ambaſciadori, 8 i Magiſtrati di quelle ch'
- - - - a erano fra di loro confederate) fe ſpedire
queſto quì appreſſo regiſtrato decreto in
x idioma Greco ſotto il Pontefice Iceta : :
figliol d'Iceta,8. Archonti Deyreo,
; e Cotete ſcritto, & intagliato in i
i due tauole di bronzo,vna per o
? --- º
i .. . . . . . il detto Demetrio, e ſuoi , -
-

Poſteri, l'altra per pu- . 3


- blico regiſtro qui in
i Malta del tenor
-
ſeguente .
(º ) “ .

o - - -

3 - . - Aa 2 Tavº
iss DELLA DEscRITT DI MALTA
Tran rpogo 9 ott Ral 09
opyºortas da ureton
duod'orov supe: no a tavo
nas rois ty 2 reti av
Tot

Eri israr riv i vºta introv apygoo


tar ampsov a «a «st tos
Ed og: Tnt rvynara a zt rei 'nuºvo
ra, us aurato e rati'n Pn a
optos 4 tedorov evpanorio o
ararro, su ots varaºxer
voi da d museois nuºvº pay
guarir stati svi 6 e tg vs Taos are Ag -
Tavv 7 o fa ºttes a ya reu ToMAs tº

yºyernrat, - -

. Ryern ruxni si ixrat 'nuurmov


due oreu runasorier arpe;s-
vo, suvat aa suspyºtnr rou dºn- - - -

tuav Tor uºmtratur ras rois sy


2 srots autet a fºrms pºtr
«a avvetas ne sxer dta reati sue
vor nutrsfor ſmuor rne da
ºrto; svuar Tavrnº avaypavrat
sis Xaazouara due ºa re e, ov
va 'nant puoi due loro rete
a oa (a 4

Che tradotto nel Latino linguaggio così viene interpretato.


PRO MVNERE HOSPITALITATIS, ET BENEMERENTIAE
DEMETRIO DIO 3 O l i FlLIO SYRACVS.ANO, ET
POSTI RIS EI VS,
SVB SACERD ( I E ICETA ICETAE FILIO,
AR C HONTIBVS DEEREO, E I KO TE FE.
vIsvM EST o òNCI Lio SENATORVM, ET popVLO MELITENSI
V ONI A M DEME I RIVS DI O DOTI F1LIVS SYRAC VS IVS -
ERSA NOS SEM PER BENEV OLYM SE PRAESTA T1 T, REBVS Q3.
NOSTRIS PVBLICIS: ET VN CVIQVE N STRVM CIVIVM
, M VLTORVM BONORVM AVCTOR, ET CAV SA FVI T. o..
(QVOD FO ELIX, FAVS TVM Q: SI ! ) DECERNERE DEMETRIVM
D ODO I I FILIVM SYRACVSANVM, PROXENON -
E I BENEMERENTEM DE POPVLO MELITENSI, ET ,
E1V» QVOQ POSTEROS PROBITATIS ET BENEVOLENTIAE CAVSA
VA SEM PER ERGA POPVLVM NOSTRVM AFFECTVS
FV1T, HOC AVT EM IVS, ET MVNVS HO» PI 1 ALITATIS
INSCRIBATVR AENEIS TABVLIS DVABVS, ET VNA LETVR
DEMETRIO DioDoTI FILIo syRACvsANo.
E per maggiormente autenticare la traduttione,habbiamo quì
/
voluto aggiugner quella che poi ha fatto della medeſima tauola ,
ºttº
alf 63.
º titolo
Giorgiodi Gualtieri,la
Pellegrine. qualegli porta fra le ſue -della Sicilia, ſotto il
De Hoſpitio publico, gr beneuolentia
Demetrio Diodoti filio Syracuſano
Pt nepotibns ſuis.
Sub Sacerdote Iceta, Icete F. Archontibus.
Deereo, gi Cotete,
Placuit Senatui, e Populo Meliteorum, quoniam
Demetrius Diodoti filius Syracusiusſemper
- - - 28eneuolus
L I B R O SE CON D O, NO TI TI A IV. 189
- Beneuolus extitit & publicis nostri negociis
Et singulis ciuibus Author Zoni ſape numero fait.
( Bone fortuna cenſºri) Demetrium Diodoti filium
Syracuſanum Hoſpitem ſi g beneficum
Populi A Melitaeorum,et nepores etus, virtu tis ergo,
Et benezolentie,quam continuò exhibet
In nostrum Populum; hac verò,
Publica hoſpitalitas inſcribatur
Aeneis tabulis duabus,et vna detur
Demetrio Diodoti F. Syracuſano.
Nel qual decreto apprendiamo,(oltre eſſer in quel tempo l'Iſola
noſtra gouernata à modo di Republica da Senatori) eſſeru ſtate »
due Dignità per capi,cioè I erothta,et Archonti,le quali dichiarado Fcl.159.num.
4oo.
Gualtieri negl'auuertimenti, ch'egli fa ſopra le tauole, parlando
dellaprima dice così. I crothita, Sacerdotem notat, hinc clarum fit
apud Agrigentinos Sa cerdotem ſummerei prºfuſº,et Melitensis Sema Gen. d'ervm ,
tus, Pontificem quempiam,et binos Archontes capita fu ſe , & Aleſſan lib. 3. cap. Io.
dro d'Aleſſandri ſcriuendo degl'Archonti così fauella. Mox no
uem virorum (diſcorrendo degl'Atenieſi) A Magistratum preci
puum fecere,quiſortitò creabantur nnis singulis,quos Archontes run
cupabant. Inter quos primus Archon primarius Archontium, et longè
Entiq lett.liò. 4
Princeps erat. E Celio Rodigino. Nam Archontes ſummi erant, vt cap.9,
inquit Pollio Treuellius Athaenientium Magistratus d ci latine Prin
sipes valent. Così gl'antichi Malteſi ſi gouernauano con le mede
ſime leggi, riti, 8 iſtituti, non che con le Dignità, 8 Offici vſati
da gl'Atenieſi, e matumamente di quello de gl'Archonti, atteſo il
con mercio, che i noſtri iſolani all'hora Greci haueuano nell'At
tica,e ſi puol ben argomentare dall'Iirittione Greca, poſta nel fi
ne di queſto diſcorſo, oue ſi fa nientone d'vn certo Menandro
Malteſe, che haueſſe orato in Senato a fauor d'Eubolo Maratho
nic,bencmerito degl'Atenieſi, dalla Città de quali Marathona ,
nell'Attica,era diſtante non più di dieci miglia. -

La detta Tauola di bronzo teſtimonio,e reliquia eterna dell'an


tichità di Malta (malgrado dell'ingiurie del tempo) ſi conſerua
ua à gloria di queſt'Iſola nel Muſeo del già Eminentiſſimo Cardi
mal Odoardo Farneſe in Roma, herede, che fù dell'antiche me
morie (fra l'altre di queſta, né inferiore,e d'antichità,e di dignità è
qualunque altra) laſciateli per teſtamento dall'Antiquario Fuluio
Orſino,nel cui Palagio atteſta Antonio Agoſtini Arciueſcouo Tar
raconenſe, che ſi trouaua, quando egli l'eſtraſſe per riponerla CO
me fè nell'Opera, De Legibus,et Senatus conſ. Venne poi in f"
-
-
- de
so DE LtA DEscRITT. DI MALTA
del Clariſſimo Achille Maffeo, per teſtimonianza di Benedetto
Hegio da Spoleti,il quale parimete traduſſe il diſoprapoſto decreto
& hebbe in mano la medeſima tauola di bronzo com'egli afferma
nell'opera ſua. E deſiderando il curioſo, non men che vertuoſo
Gualthieri,doppo hauer hauuta da noi la predetta notitia,vederla
originalmente ritrouandoſi in Roma, andò in caſa del Sig. Cardi
nale, oue non gli fu permeſſo per ritrouarſi quell'Eminentiſſimo
fuori di Roma, come laſciò ſcritto il medeſimo Gualthieri nel ti
tolo delle tauole Pellegrine in queſta foggia. Rome,cum ſequenti,
olim apud Fuluium Vrsinum ,hodie apud Odoardum Farnesium Car
dinalem ſcriptum antiquorum monumentorum heredem. Non vidi ci
clauem AAuſei, quo tabule he Aenea ſeruabantur (intende e gli
ancora d'wn'altra della Republica di Giorgenti, che inſieme ſi ſcor
gono regiſtrate nelle ſue tauole in perſona del medeſimo Demetrio
Siracuſano fauorito pure dagl'Agrigentini dell'honore dell'hoſpi
talità ) Dominus Cardinalis Roma ſecum extuliſſet Ex Antonio Augu
ftino de Legib. et Senatus Conſultis, -

Venetiis Columelle Inſcriptio in Statuario confusis admodum


literis fol. 4os.
Inſcriptio Columnae. . -

Eri api raixusv aexorruv, Sub Ariſtachmo Archonte


ºvapunatovas de natnu usata svev Ianuari decima in tanti, -

ex zaneta tvgua arrat an a Amºrta meteo, Con uentui frequenti in loco comitiorum
pusrarloos uavarº pov Maursus strar Menander, Menandri MELITENSIS dixit,
eratºn togovaos dºmanre sov ua parevtoe 9ºniam Hubnlur Demetrij Marathonius -

errº rais a ex ais ex superarnrn wa ave usa in honoribus deletus eſt egregie »
zai ardo;or avastaous «rsycanze tav- Et honorifice ſegerens inculpabileno ſe ex
ro rasse xare «exursasserº ates rstona hibuiti tumſ et torum,prefettur,el ciur,cº
putra rou vtov, ma a Tor aa Aor ovvrsagav. Cum filio, cateris con ſpettatoribus
varra uaaaos cat rps rovtos 3pa Cev vas Onnia preclarè, honefteq, moderatur
Totº rparov rara rmvatore e roumaar tor Tunc primum Pana:henacis conſtituit, -

d'nuo ra» arnrator tar sr d'naai riunru Vt Populus Atheniehrium in Delo cohoneitandus
rat Xpurat e reo avatarayosevusra sv Sia aurea corona proclamata in, - - -

º ºrº rºssº retrºsvrºve ras


vºiomaAlg guod in vrbe ei heatro, legationibuſa, ſapius,
fuucius- -

zº ºrariº atros ºrº roaaatar xin Et vehem. nter contendens, multa bene
riuºr «rnº si reti e ºsastrº e azotnair fcia Athenienſibis in Delo degentibus contulit.
sºftus re yenoueves Tar reya avr rso» , «ai Sacerdor inſ perf ctus m gnorom Deorum,co
ºrahim Tou stia antiav 3 tat re Alr al patsus Iterum Afſet lapij, co- rierſim eletius a
vºro rou -

ºugou va aaxerrov durvrov, ua aurar ide- Popºlo ſortitº ſq: Sacerdotium Dioniſij,3 ex pro
avy Tng pr js - - - -

ºa rarns et rourassrairaoro, sannº Sumptufficiens ad pcmparseas,tum Graeccrum,


º TraAs pere ravs guy6-
Mat pºlta la V totA og,9 n at teporeº haiara ergit
o relgioſºqspe
7A un Romanoron egregie
- -- - - - ci -

ser º 7 as our o inuee parntai evy encrou Vt igitur Populus videatur vtilis -

i a roºrºove xafiras,ayarn ruxn a Beneficientie referregrates (ſecunda fortuna )


4Pºari.it Senatui eos, qui pro tepore ſant presider:
ºXta i ragovani rov, aaxovra e rposºpovs
ºts rnº era ovaar e «nano uar XFnua rura In ſº ſequenti concione agere
“tºº yreº º vuéanasta rus Dehi, ſententiamante, referri . . . .

ſeſ,
L I B R O SE CON D O, NO TI TI A I V. , 9,
Asvans etc rov Juan, erºexturni 2avani sve Senatur ad Populum, quod videtter Senatui
vava aat sv4ovaon ºuntptov aap xro vior Coronare Eubalum Demetrij A4 erahonium
voi i pot rav raou sa º vai avevns e ve usv Sacra Dei corona virtuiis cauſa
uai svrotas rns us rov ºn aor xº porovnoa Et beneuoleni e erg. Populum, eligere qi
da zai rpsa Cus nºn rpsus, oi ruves a vantor Iam legatortrer, qui adeunter
res sari varatºna a ſotanº, ma accanria v Athaenarum Senatum, co concionem
rapanaatsovai tar ºnuor riva ruxasenta Hortabuntur Populum comprobare
rais svonousuarois tºovao i piaar Tpara i l)ecreta Eubulo beneuolo.
a vayra vera da ro e ro ruote ua ais smano Et inſeribere hoc decretum in columna
arrivne ma arma a sv 7 a mia Aita, reso cele Nigra, o fiatuere in Fano Herculir: legati
sis armvas nare to a spia aa orº: «exespo Ad Athenas ſecundum decretum electi
TornyTau arti vºrmft is in uup tv ar Tms Sunt, Antheferiur ex Myrrinutie, -

&svettº ai rivato, ºmanti sas gaparosios Xenophilur Thin eus, Demetrius Marathonius
e mia mºto su uai ir a Tnvno 4V. Decreuit etiam Athenis.
Fù queſta iſcrittioue à noi mandata dal Gualthieri (ritrouando
ſi all'hora in Palermo) con ſua lettera del tenor,che ſiegue.Aaitto
hic inſcriptionem, quae AAelitae mentionem facit ; ego vt illam Ad K.
relinquerem meis non inſerui,(8 si dottiſsima sit,multae antiquae eru
dittionis referta; Mearum inſcriptionum intra paucos die finem im
ponam, hiſce vale, (gº ſalue Clariſsime Domine, 3 ignoſce breuitati
ſcripsi Panormi Anno ciotocxxit. Georgius Gualtherus. -

r - Appreſſo i Gentili fà il ſi
a i lentio riputato per coſà diui
Lib. 1. de Apoli.
ina, come ſcriue Filoſtrato. Tianeo cap. 1.
Prore diuina a Pythagorae di
ſcipulis colebatur, donde nac
que, ch'alcuni de loro falſi
Dei preſſo i medeſimi furono
numi, e preſidenti del ſilen
rio, com'era Angenora con la
bocca chiuſa, 8. Harpocrate il
di cui ſimulacro teneua il di
to alla bocca, in dimoſtratio
ne di taciturnità, e di ſilentio,
à fine d'inſegnare tacitamen
i te ad altrui, ch'il raffrenarla ,
i lingua, haueua non sò che di
s . ſoprahumano, e del Diuino,
perche ſi come tante ruine ,
-.
& eſtermini ſono cagionati
A | dalla ſouerchia liceza del par
Sg lare, e dalla molta loquacità
i naſcono gl'errori, 8 i peccati
si come inſegna il Sauio,in mul
º- tiloquio ni decrit peccatum;così
te da vma lodeuole, S: opportuna -
tacituruità
192 DELLA D E SCRITT. DI MALTA
taciturnità ſuol prouenire. Documento,che poſſiamo noi ageuol
mente apprendere fin dai bruti ſteſſi, poichele grue foruolando
il Monte Tauro,perche non diuenghino preda dell'aquile, e non
periſcano, ſi chiudono la bocca portandoui vn ſaſſolino, onde fa
cendo mentione di ciò dottamente diſſe colui.
guam tuto Taurum, preſſo clangore fugaci
Tranſuolitant, aquilas, efugiuntº: grues
Tam multispraeſtatopraſtare silentia rebus,
Tam multis linguam non tenuiſſe nocet.
Et vn'altro. Ne pereant clangoſae grues,lapideoraſaburrant
Obſtrue sic linguam, Garrule ne pereas.
Dalla buona cuſtodia adunque della bocca, e della lingua de
º Garrulitate pende la vita,e la ſalute, come per l'oppoſto dalla sfrenata libertà
quendi del parlare la rouina,e la morte. Plutarco (diſs'egli) Magiſtros ha
bemus homines, tacendi verò Deos. Intanto che Angenora, & Har
pocrate dinotauano all'hora il ſilentio. Horvolédo i noſtri antichi
inſegnare queſta virtù del tacere, penſarono di ciò ſimboleggiare
col ſopra diſegnato ſimulacro d'Harpocratepicciol Idoletto, che
preſſo di noi tuttauia ſi conſerua,di buona manifattura, e di bron
zo, ritrouato quì nell'Iſola, ch'ancora fa fede indubitata della .
ſua antichità, come altresì dell'habitatione de Greci, che l'hebbe
ro in ſomma veneratione,e poſero ne loro tempi, come anco in.
quelli di Oſiride, e di Serapide. Hauendo eſſi tolta dagl'Egitti la
falſa religione di loro dodici maggiori num.i, come riferiſce Gia
Lib. 5 cap.4s
f,4o2.
como Boſio nella ſua nobiliſſima opera De Triumphanti Cruce, di
cendo.li ergo duodecim Aegyptiorum maiores Dii extitere,aimirum ſep
te V2 planetae, Pantomorphos » (9 quattor elementa, quorum Deorum,

Aerodotus Aegyptios primos inuentoresfuiſſe tradit, et ab illis Graecos


fuſe mutuato Soggiungendo che fra i ſudetti principalmente vi
fuſſero Oſiride,S. Iſide, cioè il ſole, e la luna, l'interpretatione de
quali nomi vien ſpiegata da Plutarco,neſi meno in quanto alla .
Greca,che Egittiaca etimologia. Si che Harpocrate fù detto Dio
del ſilentio,egli veramente è ſtato Filoſofo Greco, la cui erudittio
ne,e diſciplina era tutta impiegata, è indirizzata all'oſſeruanza del
ſilentio e che imparaua ſi doueſſe queſto anteporre, e preferir ad
ogn'altra coſa. Quindi come ſa mentione chi ſcriſſe adagi.
Reddere Harpocraten, prou erbialmente era tanto a dire, quanto
Gen.dierum lib.
2.cap. 19. imporre ſilentio. Aleſſandro d'Aleſſandri parlando d'Harpocrate,
così narra. Sed quia de Herporate mentio facia ef,non omittendum
hunc Deum,internumina Agyptiorum reputari,qui ex Iside,et Osiride
natus,quoniam praematuro partu editus erat,tanquam mutus, etelin
-
- guis
L I BR O SE CON D O, NO TITI A IV. 1»;
guis Praeſul silenti,g taciturnitatis habitus est.Ideo dgito obsignan
te ora effingebatur. Onde l'iſteſſo Boſio nel luogo ſopracitato diſſe,
9uocirca Diuus Auguſtinus Varronis auctoritate in hocſequutus,ſub
dit.Quoniam in omnibus templis vbi colebatur Osiris, g Isis erat si
mulacrum,quod digito labiis impreſſo admonere videretur, vt silentium
feret; hoc significare Varro exiſtimat, vt homines eos fuiſ,tacerent.
Si che dal noſtro Simbolo imparauano con molta loro vilità,
e profitto quegl'antichi gentili la virtù, e diſciplina del ſilentio,
tanto neceſſario alla conuerſatione ciuile, & al viuer humano.
I Poeti attribuiſcono a Mercurio Ambaſciatore degli Dei il
caduceo, il cappello, chiamato galero da Latini, e l'ale al capo, S&
a piedi, come habbiamo già ſpiegato nel diſcorſo delle medaglie º
della noſtra Iſola,perche voleuano ſignificare,che ſi come l'Vccel
“lo vola leggiermente per l'aria, così la parola facilmente eſce dalla Guglielins Choui.
bocca d'vn eloquente. I Greci lo chiamarono E PM H , cioè nei d ſi cºſ ce -
Interprete . Hora i noſtri antichi Malteſi diuoti, & oſſequioſi a la Reig. antica
de'Rvm f.153.
Mercurio, oltre gl'altri ſignificati, e dimoſtranze, che di lui notifi
r- carono nelle medaglie, anco
S.N ne marmi, e bronzi ſi troua ,
n'habbiano fatta mentione,
Si còſerua in poter noſtro vina
icciola figura di Mercurio,
ch'è di metallo,d'eccellete di
ſegno, e lauoro, con l'ale nel e - i
galero,caducco nella mano ſi
niſtra, 8 vna borſa nella de
ſtra,come appunto quì ſi ve
de, ritrouata in Malta, inſie
me con vna medaglia Malte
ſe dentro il Zorrico,quaſi nel
la medeſima guiſa, che viene Nel ſopracitato
» portato da Guglielmo Choul diſcorſo f. 156.
effigiato in vin niccolo anti
co, ch'era in poter ſuo ſecon
do ch'egli iſteſſo afferma.
- - a Habbiamo altresì vin pezzo
ge. di marmo,auanzo d'vn'antica
- iſcrittione Greca,d'vn palmo,
i e mezzo, ritrouato nel fondo
è d'vna ciſterna del Monaſtero
ssº di S. Pietro nella Notabile, ſi
Bb leggono
1,4 d ELLA D E scr ITT DI MALTA
leggono in parte di queſto frammento le preſenti lettere così for
mate B E AA. E PM H. che ſono di tre dica d'altezza,e quì poi
mancano alcune voci,ma ſieguono nel ſecondo verſo queſt'altre
T.O-, A RX-... e quantunque né inteſe le dittion,ci accertano
però che l'Iſcrittione ſia ſtata Greca ſenza dubo. .
L'interprete di Teocrito nell’Idilia, ſi riue che Bellorofonte ci
tutta la ſua ſtirpe degli Eraclidi veniſſe con Archia da Corinto in
Siracuſa, e che l'habitarono di compagnia. Onde ſe quei caratteri
B E AA. con abbreuiamento di nome proprio dicciero Belloro
fonte, com'è ſtato giudicato da perſona ben laggia, 8 erudita nella
Greca lingua, non ſarebbe ſtata gran coſa, ch alcuni di quella Co
lonia ſe ne paſſaſſero a Malta, 8 in memoria di Bellorofonte haueſ
ſero fatto quell'iſtriccione l'altre TO- ARX... ſi crede (mailima
mente precedendo il T-O-,) che diceſſero Archonte nome di na
g:ſtrato,ch'era in Malta,come ſi è a baſtanza detto. E qui ci coten
tiamo alle lettere Greche di tal frammento, hauer dato queſto pic
ciol lume dintelligenza, per non paſſarle in tutto ſotto ſilentio.

MALTA sorTo IL Do Nio DecaxTAGINESI.


-N O TI TI A QVINTA.
D con
Ella Città di Cartagine, volendo altri parlar, e forzato dire
Saluſtio,presi m gisstiere,quamparua loqui, che perciò
gib.y. Aeneid, fa di meſtieri ricorrerà Porto o Appiano,cc al Poeta Latino, che la
deſcriſſe cantando in queſta guila.
Vrbs antiqua fut (7 , ru tenucre Coloni)
Carthago, Italiam contru,7 yberiniq; longe,
Ostia,due opum, studiºſi, aſperrima belli,
9uam / uno fertur,terris magis omnibus una
Posthabita coluiſſe Samo,hic illius arma,
Hie currus fuit ; hoc regnum Dea gentibus eſe,
Si qua fata in ant,iam tum,tendita; fouet); -

Queſta fù quell'antica, e potente Città nella Libia,edificata da


Fenici,cinquant'anni innazi la guerra Troiana, i cui fondatori fu
rono Zoro,e Carchedone, come racconta il ſopradetto Appiano
ſul bel principio dell'Ittoria Cartagineſe. Carthaginem in Africa
Phoences cond derunt,anni quinquegiata ante capsum Ilyum,cond
tores fuerunt Zoru ,g Carchedon. Onde da queſto Carchedone ,
Valguarnera º
nel ſuo Palermo
chiamano i Greci Cartagine in tutti i loro ſcritti,la quale fà fabri
f55. cata ſecondo Dionigi Alicirnaſſeo al primo, e V elleio Paterco!
parimete al primo 38.anni auanti dell'Olimpiadi,e 62 anni prima
- di
L IBRO SE CON D O, NO TI TI A V. 19;
di Roma; fà anticamente nomata Tarſis, perche fù fabricata da
Tarſis figliuolo di lauan, nipote di Iaſet, e pronipote di Nºel sr se
ſtimoniaza di Benedetto Arias Montano, che nel ſuo Faleg al c .
così dice. Secunda verò i aphetfamilia nauigationem longius, produ
cens,vnà cum nau gandi peritia,commerciorum, ei mercatº a jecalca
tem ſortita, in meridiane terre littus opportunum, copias traduxit,
atque Emporium totius terre celeberrimum 7 harsis nomine in situ t,
quam poſtera ſecula,deductis ex Tyro Colanis Carthegine di se e Leg - ... . . .
a
.
---
giamo in Ccdreno parlando di Didone ventita da Tiro, ſpoſa di
Sicheo Sacerdote di Ercole, d'eſſer ſtata da lei, quando venne in
Africa,fabricata Cartagine, quella che ſi diceua la nuoua Città. Cap.3o.
E Solino Vrlem istam (trattádo della medeſima) Vt Cato in Ora
tione Senatoria autumat,cum Acx Aiarhas re: un in Lyii. potire
tur, Eliſa mulier extruxit, Domo Phanix, i Carthadam dixit, quod
Phanicum ore e primit,Ciuitatem nouane, aggiungauffi d'aguan
I ić.18.
taggio, l'autorità di Giufino ſtorico, il quale facendo mentione
di Cartagine e del tempo della ſua fondatione, hebbe a dire. Con
dita est Vrbs hac ſptt
a inta duobus ennis, antequam Ke : , cuius
virtus,sicut bello clara fuit,ita ei sſtatus variis diſcordiera - casi bus
agitatus eſt. In modo che poſcia finalmente,eſſendo ella (fra tutte
le Città del mondo nominati lima emula dell'imperio Romano)
ſtata in vita per lo patio di 7 oo. anni fù da gliſtelli Romani ri
ſeramente deſtrutta A xemplum fragilitatis hum ine, qu e lapid bus
etiam & Vrbibus mortem dicit: così il Moriſoto parlando di lue
ſta ruina. -

Si i.. art a lib.


Filippo Cluuerio doppo d'hauer diffuſa, e largamente ragiona I cap. a. i vs.45,
to del tempo,e del quando dell'edificatione di Cartagine còchiu
de, At illud de Phoen d mantis filiabus ante Troianum bellum facili
eſi,hac igitur hiſtoria,si non eſifictitia,certè Carthago,vt Philiſti, arg;
Appiani ſi opinio, ante bellum Troianum fuit condita, protinuſq; ſub
idem tempus,in Sicilian quoq; Coloniae a Phanicibus,g in Aelitam,
Gaulumq, Inſulas deducie fuere.
Habbiamo negl'Autori la Reina Didone figliuola del Rè di
Orº. AZarit.lià.
Tiro Belo, eſſere itata qui in Malia (fi anche chiamata Eliſa, e 1. ap. 16 f.89.
che li fù dato corteſe ricetto da vin Rè chiamato Batto, Principe
non meno ricco che nobile,e famoſo, che fondò (ſecódo Euſ bio)
la Città di Cirene nella Libia, negl'anni del mondo tremila quat
trocento cinquanta quattro,innanzi Chriſto ſeicento trenta, co
me riferiſce il Padre Petauio nella ſua Opera, De Doctrina Tem I i5 13. Chro
molog,
porum. -

Paolo Marſio comentido Ouidio afferma,che queſto Batto fiſſe ILib.3 Faſ.
Bb 2 ſtato
19 e DELLA D Esc R ITT D I MALTA
ſtato il medeſimo, che regnò in Malta, e ciò proua con l'autori
tà di detto Poeta,il quale cantò.
Fertilis est Melite sterili vicina Coſyre
Inſula, quam Libyci, verberat vnda freti.
Hancpetit,hoſpitio Regis confiſa vetusto, - -

Hoſpes opum diues, Rex ibi Battus erat.


Intendendo ancora del primo albergo in perſona di Didone,
Becad. 1, lib, I,
sap. I, come più chiaramente ne parla Fazello con dire. Melita principio
rerum Batto Regiopibus, (g hoſpitii foedere cum Didone celebri, atque
exinde Carth ginensibus paruit , cuius restes ſunt lapideae columnae,
plurespaſim in ea obutae, vetuſtis Carthaginensium characteribus He
brei non diſsimilibus inſculptae, fin qui il Fazello. Di queſte pietre
ven'è vna di marmo, che ſerue di " all'vltima porta ſuperiore
del noſtro Caſtello S.Angelo,ma le lettere ſono talmente dal tem
o conſumate,e corroſe,ch'apena ſe ne rauuiſa la forma. La venu
ta di Didone in Malta al parer di Frà Gio. Quintino fù nel ſecolo
nel quale ella fondò la picciola Birſa, dicendo. Principio Inſulae
AAelitae, Rex quondamfuit Zattus nonine, opibus, gr diuitiis potens
imprimis, 3 nobilis, clarus inſuper hoſpiti foedere cum Phoeniſa Dido
ne,iam tum vltimis illis temporibus, dum haec exiguam adhuc Byrſam
taurino tergo in litore Libyco metaretur. Da che ſi raccoglie molto
ben chiaro la Città di Malta, chiamata Melita, eſſere ſtata prima ,
habitata,che Birſa,indi nomata Cartagine, ſoggiugnendo ancora
il medeſimo Quintino ſoura il ſecondo riceumento d'Anna ſo
benignamente riceuuta in Malta da
rella di Didone, ricouerata, e
quel Re Batto, tanto a Didone, quanto a lei fedele egualmente ,
che corteſe, 8 amoreuole. Ad quem etiam post, Regno expulſa per
Hyarbam Anna, ſorore mortua confugit, hoſpitium vetus Melitensiu,
C neceſſitudinem ſequuta,vbi comiter accepta,g pari fide apudhoſpi
tem Regem habita, profuga duos egit annos reličiae patriae, Regni simul
& ſororis amſae desiderium, vna Melita quantulacunque eſſet,tam
grata, 3 obuia terraſolans,quam deinde metu coatta.Pygmalions fra
tris inuita deſtruit, Romanos olim Fastos autura,inquitouidius Men
sis -14 artii f ſta recenſens . -

Vogliono alcuni ch'Anna imbarcataſi in vn Vaſſello da Malta


ſi transferiſſe nella campagna di Roma, e colà fuſſe ſtata benigna
mente riceuuta dal Magnanimo Enea, ma che fatta accorta, S&
auuertita in ſogno dalla ſorella Didone,eſſerle ordite inſidie dalla
geloſa Lauinia moglie d'Enea ella di repente, e ſenza ſaputa d'al
cuno,ſen fugiſſe,ſommergendoſi diſperata nel fiume vicino e qui
ui (finſero) Dea ne diueniſſe, e benche ſia in parte vna fauola ,
ſentiamone
LI BR O SE CON D O, NO TITI A V. - 1,7
ſentiamone però gratioſo il racconto da Tomaſo Dampſtero nell' Lib.2 cap. 17.
opera ſua. Antiquitatum Romanarum. Penè preteriſſem (dic'egli) de
Anna Perenna dicere,qua,(9 ipſa a Romanis culta,cuiuſo; festum,ma
xima hilaritate celebratum ſuit. Pleriq, existimant fuiſſe ſororem Di
donis,hoc nomine appellatam,cuius etiam Virgilius meminit,que extin
cta Didone,et Carthagine ab Hiarba Getulorum Kege occupata,relicta
Africa,in Melitam Inſulam fugerit; indeob metum fiatri, Pygmalio
nis,naui conſeenſa ad agrum Laurentum delata,g ab Aenea hoſpitio
exceptafuerit, ibiq; inſomntis à Didone monita, insidias sibi a Laui
nia, Aenea vxore Strui; Ideoſuſpectum hoſpitium figerit,perfinest am
notte dilapſa,ad amnem Numicium venerit, acin eum ſe precipitaue
rit. Postridie inſanis clamoribus per Laurentum agrum diu quaesita,
cum praeter vestigia ad Fluuium vſq; nihil appareret, viſa fuertt cla
mantibus ex fluuio reſpondere.
Placidi ſurrr ºNympha Numici
Amne perenne latens, Anna Perenna vocor. -

Itaq; deinde post, Dea coli caeperit, id quod Ouidius prolixè explicat.
ueſt'iſteſſa nauigatione d'Anna da Malta, ou'era ſtata alber
gata dal noſtro Rè Batto,alla campagna di Roma, detta già l'anti Fol. I22.
coLatio, & ad Enea,ci narra parimente Gio. Rauiſio Teſtore in
tal guiſa. Anna Beli Regis ſia post mortem ſororis ſuae Didonis,Carº
thaginem ab Iarba ,occupatam relinques, ad Battum Melitae Inſulae
Regem nausgauit,quo demi relitto, mare ingreſſa in Laurentum littus
delata est. 1 biq; ab Aenea cognita, gr hoſpitio ſuſcepta eſi, non sine
mutui, cum eo amoris ſuſpitione,adeò vt in odium Lauiniae veniret,
cuius insidias, vt declinaret, ſe in Numicum fluuium praecipitauit.
Vnde Ouid. lib. 4. Faſt. cecinit.
Corniger hanc tumidis, rapuiſe Numycius vndis
Creditur,et ſtagnis occubuiſſeſuis.
Intanto,ch'habbiamo hauuto nell'Iſola noſtra, non meno Di
done,ch'Anna ſua ſorella Fenici,alloggiate entrambi preſſo il cor
teſiſſimo Batto di nazionanco Fenice (ſecondo l'opinion noſtra)
che regnaua in quel tépo,métre Malta era da queſta gente all'hor
abitata, benche Cluuerio fondandoſi in ciò, che riferiſce Suida ,
Lib.2.cap. 16.
tenghi , che fuſſe Greco. Battus Graecorum fuiſſe hominum no
2/2 e 71 proprium,inter alios Sugydas tradit in Lexicho. Outdius cumſei
ret Battum ex Thera Inſula Graeca,Coloniam iam ante expeditionem
Troianam, in Africam deduxiſe,quam Cyrenen adpellauit , Melitam
verò iam antiquiſsimis poſt bellum Troianum temporibus à Graecis
habitam fu ſe, Regem in hac fingitſub Troiae excidium, (cum adhuc
Phanices tenerent,) nonnine Cracco Battum.Di cui vorremmo bene
hauer
19 g DELLA DESCRITT. DI MALTA
hauer alcuna medaglia per poterla quì eſporre al curioſo lettore,
ſi come vna grande, e belliſſima di Didone,col ſuo roueſcio della
Birſa in bronzo ci è capitata, dataci da vn noſtro Malteſe, degna ,
d'eſſer poſta in queſto luogo, come facciamo per vagheggiarſi dal
" che di lei habbiamo di ſopra diſcorſo e per ſodisfare
ancora a gl'eruditi profeſſori di ſimili antichità. - - - -

- - - rss - - - - - - - .
- (2 -

i,

- - - - - -- --
--- - - - - -

Ma ritorniamo alla noſtra Cartagine, queſta fù quella cotanto


famoſa al pari, che valoroſa Città, la quale nella terza guerra Pu
nica,che fecò i Romani, leggiamo hauer ſoggiogato al ſuo grid'
Impero trecento Città,8 hauer nutrito fra le ſue mura ſette cento
mila huomini, ſtando così ben fornita, e proueduta d'armi, che
'tutti i ſoldati d'Africa, ch erano quaſi innumerabili,e per mare, e
per terra comodamente, e ſenza molto diſaggio armar poteua, &
in breue tempo ſi è Signora della Libia, con la maggior parte di
quel mare,hauendo generoſa,occupato la Sicilia,la Sardegna,Cor
ſica, Lipari,e Malta, fra le quali è la noſtra Iſola ſaccheggiata,e de
ſtrutta in tempo ch era dominata da Cartagineſi, ſotto la con
Lib. 4 sap 3,
dotta di M. Attilio Regolo, come racconta Paolo Orofio. Attilius
Conſul Liparam, A4 elitamq; Inſulas Siciliae nobiles,peruagatus euer
tir, il che ſeguì ab Vrbe condita l'anno 484. ſecondo Croſio. Ma ,
Franceſco Fabritio Marcodurano nelle annotationi ſopra il me
deſimo Orofio al lib.4.cap.7, dice,hic annus in fiſiis Capitolinis ſi
ab Vrbe condita cccclxxxx o quo Attiliº Celatinus,C. Sulpicius Pa
terculus Coſſ fuerunt, mentre auanti nel capo precedente,haucua
diſcorſo contenere l'anno cecclxxxuy in che ſi era dato principio
alla prima guerra Punica, variata computatione d'anni preſſo gli
Scrittori.
C. p.3.lib.7. Lucio Floro ne gl'Epitomi ſopra la ſeconda Decade di Ti
to Liuio, raccontando come gl'in uirti e potenti Ron.asi ſuperaſ.
fero in Sicilia i Cartagineſi, foggiagne. La maggior parte dell'Iſoie
di Sardigni e di Corsica poſſalesano li Cartaginesi,e ſe ne paſſarono in
qa le i Conſoli - ju:le Floro, e Cornelio Scipione, e gl'Africani inti -
rom 0
L I B R O SE CON D O, NO TI TI A V. 1,9
rono contro d' ſi vn Capitano chiamato Annone. Il Conſolo Cornelio
combattè felicemente a danni de Sardi,e de Corsi e ne reſtò vincitore d'
Annone Capitano de gl'Africani acquiſtando l'Iſole di Sardigna,Cor
Joe

sica,e l'altre due Iſole di Sicilia non te Lipari,e A4 alta, fin qui Floro.
Ma ripigliado i Cartagineſi il dominio dell'Iſola noſtra, quella poſ -

ſederono fino a tanto,ch'hauédo perſa la battaglia nauale in quel


la memorabile giornata, che ſeguì nel mar di Trapani 242.anni p'onuſer Peta
mirer in ſia Chro
rima della naſcita di Chriſto noſtro Signore,reſtandone vittorio nºi g.
ſo il Conſolo Luttacio,furono coſtrerti per vino degl'articoli della
pace,che all'hora fù fermata, ad vſcirſene,S: abbà donar il poſſeſſo,
che fù appunto doppo il vigeſimo terzo anno,ch'nebbe principio Paolo Oroſſo lib.
4. cap. I I
la prima guerra Punica. Della ſudetta Vittoria,il Cópilatore di Cor
nelio Nepote,ò altro chi ſi ſia (come riferiſce Cluuerio) nella vita
di Luttacio così dice. Caius Lutatius Catulus, primo Punico bello
trecentis nauibus aduerſum Poenos profectus, ſexcentas eerum naues
(Oroſio dice,ch'erano quattrocento) commeatibus, g aliis oneri
bus impeditas, duce Hannone apud Aegades Inſulas,inter Siciliam » et
Africam d praeſsit, aut capit, finemſ; bello impoſuit, pacem petentibus
hac conditione conceſsit, vt Sicilia, Sardinia, et caeteris Inſulis inter
P. 1. lib.3,
Italiam, Africama, decederent. Queſto fine ſcritte il Bonfigliolieb
bc la lunga e dubbioſa guerra tra Romani,e Cartagineſi per l'im
perio della Sicilia l'anno i 14 doppo la fondatione di Roma; la
qualpace, è più toſto ombra d'eſſa ſi mantenne à pena vn anno,
perche reſtò rotta per la ribellione dei Sardi, fatti ſolleuare dai
Cartagineſi. Cnde finaln.cnre peruenuta di nuouo Malta in po
ter loro, come racconta Tito Liuio nella ſeconda guerra Punica . Des 3. lib.i. :
T. Sempronio Cóſolo de'Romani,laſciato il Rè Gerone,e l'armata
Reale, è ordinato al Pretore la guardia intorno le marine di tutto
il Regno,ſi traghittò all'Iſola di Malta,ch allora era tenuta da Carta
gineſi,S:à prima giunta Amilcare figliuol di Giſcone, ch'era capo gueſ o Almica
e fa fr.::elio lº
del preſidio,ſe li diede con poco meno di due mila Soldati,con la Aui le aria
Città,8: Iſola e pochi di appreſſo tornò il Conſolo è Lilibeo (hoggi -. . . . . si fa?

Marſala) oue publicamente all'incanto, vendè i prigionieri fior ºre i fang


di quelli, che per nobiltà erano ſegnalati. A Lilybeo Coaſal T.Sem ne, G ci , e
la ro: e C, vi
pronius Hierone cum Claſſi regia doviſº,religioſi, Pretore ad tusnel:in i ſi s ii B
fg nel, Iri ai
Sicilia oram,ipſe in I nſalam A4eliti,que a Carthagine il teneb star o i ti 9. 1. liº.
traiccit.Aduemiti Amilcar Giſeonis filius, praef e prassi li ci pialò 2 o6
minus duobus millibus militi, Oppidumq; ci /mſala tra i tur.Indep ſi
paticos des,rediti Lilybeu, captiuiq; et a Conſule, et à Praetore praeter
insigne nobilitare viros,ſub corona venierunt.Indi morto il Rè Gcro
ne il Senato Romano premendoli, né meno la cd eruatione di ciò,
- - ch'
2oo D E LLA DESCRITT. DI MALTA
ch'acquiſtato haueua nel Regno di Sicilia,che il dominio di Malta,
vi ſpediſce incótinente il C5ſolo A.Cl.Marcello,acciò proueder do
ueſſe all'vno,&all'altro, e particolarmente in rinforzare il presidio
laſciato in Malta da Sempronio,cò munirla di vettouaglia,così ce
Lib. I.cap, 14, lo riferiſce il ſaggio, 8: erudito Moriſoto, in quella ſua belliſima ,
opera dell'Orbe Marittimo.AAox Hierone in Sicilia vita funcio,cum
eius Regno Carthaginenſes insidiaretur, Marcellum Patres in Inſularo
i miſerunt, qui & in eam antiquam iam potestatem tutaretur, (3 in
AMelita Inſula nouum a Sempronio presidium impostum, rd Cy Cari't ré
centi milite, et annona. - - --

Nel medeſimo tempo leggiamo, eſſer paſſata da Malta vn'ar


mata di Maſſiniſſa Rè della Numidia all'hora per auuentura ne.
mico de Cartagineſi, e che il ſuo Capitano temerario, toglieſſe
alcuni denti d'auorio di ſtraordinaria grandezza,e bellezza,i qua
li erano inalzati,S appeſi in voto nel famoſo tempio di Giunone ,
Malteſe, quindi hauendogli portati in Africa, e preſentati al R è
Africano,ſi come gli piacquero molto per la loro vaghezza, così
quand'egli ſeppe donde fuſſero ſtati preſi, ſubitamente moſſo né
-
- -
meno da timore, che da riuerenza,e religione verſo quella Dea,gle
li rimandaſſe in dietro con vna quinquereme; vaſſello così noma.
to ſecondo l'opinione d'alcuni Più probabile perche haueſſe glor
dini di cinque remi,ò cinque remi per banco,ò come vogliono al
tri tanti ordini di remi l'vn ſopra l'altro, in modo che dall'inferio
re più vicino all'acqua erano i remi più corti e del ſuperiore attac
cato alla corſia più lunghi, e come ciò vien deſcritto dal Moriſoto
Mib a cap,48 nel Oibe ſuo marittimo, allegando l'autorità del Snelio,che ſcriſſe
della Marineria, Ma che lunghezza CI a biſogno,ch'haueſſero i re
mi dell'ordine eminente, ſe hoggi nelle noſtre galere, con eſſere la
voga baſſa,ſono talmente lunghi,ch'a pena crè, o quattro vogado
ri poſſono maneggiarne vno ? & all'ora per ciaſchedun remo ve
niua aſſegnato vin ſolo vogadore. Però la noſtra opinione fonda
ta nella tradittione d'antichi Marinari Malteſi, i quali affermano
hauer inteſo da loro padri, eſſer ſtate le noſtre galere con tre remi
per banco, e perciò detti,Triremi, ſi è,che quelli non erano diſpo
iti in diuerſi ordini l'Vn ſopra l'altro,ma locati in vn medeſimo ſi
io di due, tre,ò più remi per banco con tal ordine,non
to,ò parag
dimeno, che il vogadore d'vnremo non impediua l'altro, cioè a
dire che da ſcalmi loro in fuori, i remi erano tutti d'vn'iſteſſa lun
ghezza,ma da i ſcalmi in dentro verſo la corſia erano come can
ne d'organo vino più lungo dell'altro, in modo che caſcando cia
ſcheduno nel medeſimo tempo nella ſua voga, e banco per vſar
- de
LIBR o se con D o, NoTITI A v1 ,s,
determini marinareſchi,veniua à batterla pala in mare,ſenza dar
ſi impedimento alcuno tra di loro,benche di eſſi ſoſteneſſero mag
gior fatica, e trauaglio quei, che vogauano più adentro verſo la
corſia, che gl'altri di mano in mano, che s'accoſtauano alla poſtic
cia,dou erano i ſcalmi, come oggi à punto auuiene, che i voga
uanti ſentono maggior fatica de gl'altri,che ſono ſecondi, terzaro
li, è quartaroli , gl vltimi de quali per ſtar più vicini allo ſcalmo
(centro del circolo,che forma la cima del remo) vengono a fare
minor moto, e così ciaſcuno proportionatamente tralaglia ſeco
do più,ò meno è diſtante dallo ſcalmo.Vien'anco queſt opinione
cóprouata con alcune tauole di quei tempi, e ſegnalatamente in
vna bireme effigiata nella porta maggiore di bronzo della Baſili
ca di S. Pietro in Roma, rappreſentante quella, sù la quale l'Impe
rator Giouanni Paleologo Coſtantinopolitano, venne al Conci
lio Fiorentino, la qual bireme ſi vede rapportata nel libro dato in
luce dall'eruditiſſimo P. Oratio Giuſtiniani, (al preſente inalzato
alla Porpora Cardinalitia,per la ſua ſingolar dottrina, e bétà,) trat
tando,e comentando gl'atti del Concilio. Scuſi in tanto la digreſ
ſione il corteſe Lettore, mentre appò gl'Autori, eſſendo molto cº
trouerſa la materia ſudetta,habiamo voluto diſcorrerne, per l'infor
matione hauuta da perſone prattiche, e che l'hanno inteſa da loro
maggiori,e per dar ſodisfattione alla bramoſa curioſità di molti,di
che ce n'ha data buona occaſione la Quinquereme di Maſſiniſſa.
L'Iſtoria ſopradetta de'denti d'Elefante, vien altresì autenticata
Vih, r: cap r De
da Valerio Maſſimo,il quale volle dar ad intendere, che Maſſiniſſa
quantunque di nation Barbara, non ſolamente,non acconſentì a Negletta Reig.
e Cicer. .fit ;,
quell'atto, da lui ſtimato ſacrilego ma correſſe l'ecceſſo del ſuo Ca contra Verre.

pitano, con ordinar ſubito, che ſi riportaſſero quei denti (per la


lor grandezza,S: eccellente lauoro ſegnalati,) e s'appendeſſero con
iſcrittioni di lettere Puniche,al famoſo Tepio didòde furono tolti.
Et in queſto luogo per né laſciar in dietro alcuna di quelle no
titie, che ritrouiamo preſſo è gl'Autori, è da ſapere come all'ora ,
quando la noſtra Malta obedua a Cartagineſi,ò Numidi,fù da To
ſcani predata percioche leggiano nel libro, il cui titolo vien ſcrit
to Aethruſcarum antiquitatum fragmenta, raccolte dall'ingegnoſo
Curtio Inghirami, e da lui dato alle ſtampe in Fran Kfort l'anno
1 6 37, hauer gl'antichi Popoli di Volterra, ſoggiogata Malta, con
la noſtra Città, e mandataui vna lor Colonia con preſidio: Ma ,
che poſcia ſoccorſi i Malteſi da quei di Numidia, ch'erano ſtati
chiamati da Siracuſani in Sicilia, per aiuto, e fauor loro, contra i
Cataneſi, e Mellineſi, mandaſsero a fil di ſpada i Volterrani,
Cc - - e ritornaſſero
a O2 DELLA DESCRITT, DI MALTA
e ritornaſſero ſotto l'obedienza deprimi padroni,eccone l'autorità
Li r. pag. 68. Aremulius Latinorum Rex a Tuſcis defecit, & instructa acie ad ex
g" : pugnandum Ianiculum,Tiberim transuit, Caerites, Veientes, Tar
: i": quinenſes,Fidenates, Ianiculenſes adiuuant;Verùm à Latinis circum
exauci ſcript - ºtt ſuperantur,g eorum castra depredantur : Ianculum obſſum.
º".ri Catani, (3 AMeſani magnis cladibus Siracusios aſſiciunt, qui a Nu

i pesi Melita
pertas,
midis,gVulterranorum
AAathionibus opem deprecantur.
Inſula potiuntur. Hi magna
Inde claſſe comparata
Melitan Ciuitatem
expugnant. Melitenſes trucidato l’ulterranorum praesidio Aphricis
Populisſe dedunt. Kecuperata ab Aphris AMelita in Siciliam transfre
tant; Siracusios contra Catanios adiuuant. Catanii cedunt. Inde
Argenium a Siracusiis expugnatur: M iſellum captum, deu astatum,
dirutum, Meſſani per legatos Vulterranos orant, vt sibimetipsisco nſu
lant : auxilium promiſum: interim,3 mari,terraq, obsidentur.
In quanto poi al tempo, nel quale i Toſcani ſignoreggiaſſero
Malta, è il Gozo, ſi caua dalle ſcritture ritrouate dal medeſimo
Autore, S apportate nell'opera ſudetta, oue ſi dice. Anno gitur
1996, Cio Iocccc rººt. d quo Fthruſciprincipiù haberent,(gc. Interim Thu
ſci paruis laſulis Aphrici marts patiti, Brahodiam in Mathionibus ap
Tib.1 pagel et
ºii.i" plicuere i ſed exercitus à Concilio reuocatus in Brutios,(3 Aetolos mitti
tur.Inſulae in mari Aphrico munita, Capuntini,Panormensibus, Meſe
ſeni,Siracusiis,g Catani,vt Lucumoneelgant,conceditur, a Larth
confirmandum: altis Ciuitatibus a Larth Praetor, vel Praefectus eli
gendits. Vulterrani in Siciliam tres Colonias; duas Prusini, nam Ar
rel 14. retini, un im Feſulenſes,vnam Lunenſes miſere.Et appreſſo nel lib. 2.
275 3. Anno Ethruſco crocio tocc LIII Ego Lucius Velius hoc Breuiariu hſto
2 1 o 5. riae incipio totius Italia. Ante Roma cio c/o c P. ann. Regio,que nunc
Italia dicia a ?Noa, g filiis inhabitatur; Cethim à parua Ciuitate,ab
eiſlem condita,vocatur. Inde à Greci, Kitim. Per Reges primum regitur.
4,". " Aborigine, cum Cameſe hùc appulare : g Kitim C meſeuna nomi
ieri in natur. Postea venere Armeni, Grifoni; Sirique, etc. Tum Tuſciam
i"." Lucumones ad ſex anno gubernant, et dignitas Larth primum crea
fi
lib.2 fai i 22.
in ta ſubpartegi
ſiribus qua Tuſci,Cyrneo,Sardinia,Sicilia,
Illiridis potiti,Italiam omnemInſuls Aphrici
occup nt pelagi,
praeter Hi
Ligures,
Liº º fotº qui ſponte tributum dedere. Finalmenee in vn altro luogo. Ai poſt
expulſos Reges Ethruſci non modo Tuſciae ſedItalae,Siciliae,Corsicae,
Sardiniae, Inſulis Tirreni, Siculi,S rdi,et Aphrici pel igi, aliiſ, populis
zii esafi, ti º imperabant, etc. Inſulae,quibus dominantur Tuſei in Tirreno, Siculo,
Sardo,et Aphrico pelago, Vulterrani dominabantur Gorgi, Chapricae,
Procite, Melitae,Cercinnae, Paconiae,g c. ri obediehant,
Ilua,g Glaucona,Cosira Cortonensibus,g c..
- Quaſi
LIBR o SE co ND O, NOTITI A v. ao;

- -
-
- --- - -
– - – - – -

Quaſi per tutta l'Iſola ſi ſono trouate, e ſi trouano medaglie ,


Cartagineſi, eſſendo ſtate ſcolpite, 8 impreſe in tempo ch'elli la ,
ſignoreggiauano le quali come che ſono teſtimoni, fedeli de'tem
pi,e degl'habitatori antichi, n'è
cheduna,e
" ſpediete di dichiararne qual
particolarmente quelta d'oro di picciolagridezza, nel
cui diritto moſtravna teſta di cauallo, e dal roueſcio vn'albero di
palma co'ſuoi frutti pendenti. Per intelligenza, e notitia di cui, è
neceſſario ricorrere all'iſtoria, come altresi per conoſcere è che fine
i Cartagineſi l'improntaſſero in queſta guiſa. La Città di Cartagi
ne,capo,e Metropoli di tutta l'Africa,fù grandiſſima, edificata da
Fenici, da quali con corrotta voce,i Cartagineſi furono chiamati
Peni,quaſi Phoeni,cioè a dire Fenici, ma eſſa fu nominata nel loro
linguaggio,Città nuoua,ò ſia da Carta, Patria di Didone poſta e ſi
tuata fra Tiro,e Berito,ò da Carhedone Tirio,ò pure dalla medeſi
ma Didone edificata,ò ſecondo vuole Appiano da Zoro,e Carche
done Fenici, come habbiamo detto. -

Hor mentre ſtauano i Cartagineſi,ò Fenici fabricando la Città


nelle prime fondamenta fù trouata vna teſta di bufolo, ch'eſſi heb
bero per augurio di terra fruttuoſa, trauagliata, e perpetuamente
ſoggetta,che perciò cauádo in vn'altro luogo ritrottarono vin capo
di cauallo,il qualepreſagiua à ſentimento e parer loro il futuro po
polo bellicoſo,e potente. Queſta parte d'Iſtoria, è baſtante per lo
ſpiegaméto della preſente medaglia.Voledo pertanto i Cartagineſi
dimoſtrare alla poſterità quel ſucceſſo, come, e da chi hebbe prin
cipio,è origine la loro Città,ciò fecero con queſti geroglici,e ſim
boli del cauallo,e della palma,la qual da Greci è detta stre,cioè Fe
nici. E per far conoſcere, ch'elli tirauano la loro origine da Fenici,
ſimboleggiarono ciò in vin albero della palma da che la loro regio
ne fù detta Phoenicia. Dicono alrri d'auuantaggio, che l'Vccello
nomato Fenice tenghi tal nome,come quello, che naturalmente º
habita,muore,e rinaſce nelle palme. Ne per altra cagione i Carta
Cc 2, gineſi
zo4 DELLA DESCRITT. DI MALTA
gineſi da Greci ſono chiamati aſſolutamente Fenici,che fi l'origi
ne loro da Tiro di Fenicia. Finalmente Cartagine leua la teſta del
cauallo, e la palma, perche nella fondatione d'eſa,fù ritrouata vi
vele de ſuoi cino ad vna Palma, la teſta di cauallo,come diſcorre Antonio Ago
Dialoghi ſtini, a cui rilassiamº Per hora l'amorcuole lettere:

- - --- --- --- --- - - - - -- - -- - -- - - i

Fra l'altre medaglie de'Cartagineſi trouate quì in Malta,vn'al


tra pure d'oro ſi conſerua appo noi nella quale ſi rauuiſà da vna ,
banda vna teſta di bella donna, con ben acconcio, é affettato ca
po,e dall'altra vn cauallo. La teſta di donna giudichiamo ſignifi
chi quella di Didone, che fuggendo l'ira, e ſchiuando lo ſdegno
del fratello Pigmalione venne (come s'è detto) à fabricare Carta
gine in Africa,la quale doppo la ſua infeliciſſima morte,fù adorata
per Dca, &à cui i Cartagineſi ſtolti, ſacrificatiano ſouente vittime
fi. Il cauallo è ſimbolo de'medeſimi, per la ragion addotta di
- ſopra.Vna ſimile delettro però maggiore,n habbiamo anco vedu
ta, ritrouata nel 2eytun,d'eccellente,S: eſauiſito lauoro.
A4 ALTA I N PoT E R. D E' Ro M A NI.
N O TI TI A SE STA,

A prima di tutte le Prouincie de Romani,né è dubbio,che ſia


ſtata l'Iſola di Sicilia per teſtimonianza di Cicerone irrefra
gabile nella 4. Verrina,Sicilia prima omniu,td (quod ornamenti. Im
periest) Prouancia,est appellata, prima docuit maiores nostros, quam
preclarum eſt exteri gentibus imperare. E che poſcia fuſſe data in
a sti cºria, gouerno à i Pretori,l'anno dell'edificatione di Roma DXIX. indi
nºſtrº Signor- niſtrata,
an, 243.
à Preſidenti commeſſa,e
ſecondo raccomandata,
il parer di Liuio nel lib e6,ſubito da nel
Polibio Conſoli ammi
1. e Plutar
oi u.it. ººº Marcello, così ancora lo dice Moriſoto. Prima omnium post
io 1 e p.21 Italiam domitam,confectoque primo bello Punico, Sicilia Pop. Komani
Prouincia facia est,post Vrbem conditam D. annis: neque tamen tota
Aomanorum fuit ſed tatum pars ea quan Carthaginienſes tenuerant.
- Auius
LIBRO SECONDO, NO TITI A VI. z o,
Huius administrande cauſa quotannis Pretor cum Questore miſus
est. Reliqua qua Hieronis erat,eo mortuo, Syracusis a
pars Sicilie,
Marcello captis, Panis a M. Valerio Leuino Conſule tota Sicilia pul
sis,priori Prouinciae acceſit, circa annum Vrbis conditae DLX, ve
tuſq; Prouincia, (g) ea que Regnum Aieronis fuerat, Pratori commiſe.
lis legibus, vt nautas,naues ſumptuſq;in nauerchos Siculi preberent.
uando nell'iſteſſo tempo Malta s'accoſtò a Romani,ſotto i quali
hebbe le medeſime leggi,e gl'iftelli Pretori, che la Sicilia, e fu in
particolare gouernata (ceſſato il Magiſtrato Greco) da vn Procu
ratore Romano inſieme col Gozo, come molt'altri principali do
minij di quel potentiiiimo Imperio, è come vogliono altri da
vn Proconſolo, eſſendoſi data a T.Sempronio Conſolo Romano
ſubito,che paſsò in Malta da Lilibeo hoggi Marſala, come ſcriue
il medeſimo Liuio. lndi i Malteſi, ( ch'allora ſenza dubbio era Dec.3 lib. r.
no Greci, conforme l'opinione di Filippo Cluuerio di ſopra riferita,
benche il Prefetto, 8 i Soldati del preſidio fuſſero Cartagineſi)
furono chiamati soci i del Popolo Romano, come altroue ſi A5. 6. in Verre.
è prouato baſteuolmente con Tillio, e mentre eſſi nell'iſteſſa ſe
conda guerra Punica ſegutuano la fattione e parte Romana, e n6
la Cartagineſe,come chiaramente ſi dimoſtra con Silio,oue fra le Lib. 14.
ſcittà & Iſole di Sicilia, parteggiani di Roma, annouera Malta.
-

Fanno, e rendono ampia ſede d'eſſer ſtata ella ſignoreggiata ,


da Romani, non ſolamente molte medaglie ſtampate in tempo lo
ro, che ſi conſeruano tuttaula preſſo di noi, ritrouate in gran.
copia in diuerſi luoghi dell'Iſola di nobil rilieuo, e maeſtria, 8 in
vna volta fra l'altre più di dodici inſieme d'argento, tutte Roma
ne, ma ancora molte iſcrittioni antiche così nella Notabile, co
me ancora nell'Iſola del Cozo,ſoggetta mai ſempre à Malta; vna ,
di dette medaglie, (ne quiglichi ſegnauano in varie guiſe »
l'imagini delle loro imaginate deità,le diſcendenze, l'attioni gene
roſe,8 eroiche nelle guerre, e ne fagri giuochi, e trionfi, le virtù, i
gouerni d'alcuno, che meritaua, o dal Senato, è da foraſtiera na
tione qualche l'onore, e queſta che qui improntata ſi vede.
--- - - -

-
po6 DELLA DESCRITT. DI MALT A
Dal cui diritto ſpiega vina teſta di donna,armata di celata,co I
ſuo pennacchio,e dal roueſcio vna ben intagliata,e ſcolpita teſta ,
di cauallo,cò lettere ROMA,la qual teſta diciamo eſſere di Pallade,
fondati con l'autorità d'Vberto Goltzio nella magna Grecia, iui
Aomanorum è fol. 22 8. dicendo, ne hec quoqi aliena ab historia,aut
prorſus abſurda fuerit coniettura, authorem horum numiſmatum,vt
hipocratia (lege Hipecauſtria) Arcadia festa, siue Conſualia Roma
mis dicta, simbolo aliquo repreſentet, equi caput, 3 equum expreſsiſe
itidem,g Mineruam galeatam,siue Palladem parte aduerſa, Victoria
verò auerſa signaſſe,aut vittorie Pallantis filiae, quae vti ſupra me
morauimus, Mineruae iuſſu colebatur,rationem habere. Nel qual te
ſto ſi dichiara non meno il diritto, che il roueſcio della noſtra me
daglia,di fino argento,ſpiegando l'wno eſſer il capo di Minerua, è
Pallade galeata, e l'altro la teſta d'vn cauallo, con lettere ROMA:
che in Greco ſignifica forza,e virtù, e perciò le danno quel che ſi
dà alla virtù,8 à Minerua. -

Fù eſſa da Romani così improntata in ſignificatione, 8 eſpreſ


ſione deloro giuochi nominati Hipecaustrie, come ſcriue Plutar
co nelle queſtioni . Inuitauano, e chiamauano ſolo coloro, chà
Minerua ſagrificauano, così detti, perche quiui ſi faceuano molti
ſagrificij , e ſi celebrauano molti miſteri per riſoſpignere, e riuol
ger in dietro le coſe infauſte. I Conſoali poi erano ſagrificij, che ſi
faceuano in honor di Cenſo,il qualera ſtimato, e da loro creduto
Dio de Conſigli,faceuanſi queſti a 16. d'Agoſto.
E già che se fatta mentione di Minerua,detta Pallade da Greci,
hauuta per Dea della Sapienza, e di tutte le buone arti,e ſcienze ,
e che perciò fauoleggiauano i Poeti, ch'ella fuſſe generata ,
dal ceruello, e dal capo di Gioue, non diſpiacerà ai cu
rioſi dell'antichità, che noi quì appreſſo facciamo
paleſe vna picciola lucerna di terra cot
ta, delicata, e ben fatta, ritrouata i
Malta, che preſſo di noi ſi con
ſerua, ſegnata, 8 abbelli
ta, con vn'imagine » C
figura di Mi
Il CTlla se

-
-

Dimoſtrano
LIB R o SE co ND O, NOTI TI A VI. 2o7

- sv - r - l

Dimoſtrano anco eſſere ſtata Malta ſotto il dominio de'Romani


molte iſcrittioni Romane, portate da Giorgio Gualchieri nell'anti
che ſue tauole,da noi dateli,e frà l'altre la quì ſottoſcritta, ch'hab
biamo in poter noſtro in alcuni frammenti, hauendoli ricuperati
doppo l'impreſſione,e memoria, che ne fà il medeſimo Gualthie
riacciò in progreſſo di tempo, che il tutto diuora, e mercè la -
negligenza , e fingardagine di chi ne fù mal conſeruatore,affatto
non ſi perdeſſero, - -

C H RE STI O N AV G. B PR O C.
I N S VL A RV M M EL I T. E T GAV L.
C O LV M NAS CV M F AS TID II S.
E T PA RI E TI BV S T E M PL I D E AE
PR OS E R PIN AE VE TV STATE.
RV IN A M IN M IN E N TI B V S,
... ... ... ... R EST I TV I T.
SIM VL E T PIL A M IN AVRAVITA
D Q
La quale fa verace,è indubitata fede, che ſia ſtata deſcritta nel
ſecolo di CeſareAuguſto che potè eſſer per aluentura negl'anni sesa, i cº..
del mondo 3»6 1.innanzi Chriſto Signor noſtro venti tre
chin
egtepo
li
º dei P. Pe i titto,
2os D ELLA D Esc R I TT. DI MALTA
ch'egli regnaua,quando l'Iſola noſtra ſecondo la lettura, e ſenſo,
che prudetemente diede alla medeſima iſcrittione,il dotto,S: eru
dito Don Pietro Carrera, diligete inueſtigatore delle antichità,no
ſtro amico da molt'anni, con cui l'habbiamo communicata,e cô
ferita,fin d'allora,che ci capitò alle mani, era gouernata da vn cer
to Chreſtione Liberto, (che tal voce ſignificaua la nota E) di eſſo
Imperatore, come altresì Procuratore,ò come ſentono,e vogliono
altri Proconſole delle noſtre Iſole di Malta,e Gozo,douendoſi così
leggere. Chrestion Augusti Libertus Procurator, è Proconſul Inſu
larum,etc. e non Chrestionaugus Libertus Proconſu lis, come alcuno
hà credut o; poiche di queſto nome Chrestio,ò Crestione molti ſi ſo
no chiamati e fra gl'altri vno, che fecongiura contra Coſtant
Imperatore e queſti ſecondo la ſignificatione del nºme, congettu
riamo,che ſiano Greci di marione, l'altro ſentimeto non deue porſi
in conſideratione, perche quel nome di Chrestionaugus, non ſi ri
trouerà giamai preſo alcun'Autore ne può dire, Libertus Procon
ſulis, perche eſſendoſi eſpreſſo il nome del Liberto, non ſi ſarebbe
tacciuto quello del Proconſolo,ne il Magiſtrato l'hauerebbe ſoffer
to. Non deue poi parere inueriſimile, che vn Liberto fuſſe ſtato
aſſonto alla dignità di Proconſolo, 8 al gouerno di queſt'Iſole ,
poſciache è veriſſimo, che i Liberti erano quaſi padroni dell'
Imperio. Lampridio trattando d'Heliogabalo così dice. Fecit Li
bertospresides,legates, conſules, duces. Giulio Capitolino in Antonio
filoſofo. Multum ſanèpotuerunt Liberti ſub da arco,et Vero.Sueto
nio in Claudio Libertorum precipue ſuſpexit Poside» ſpadonem, quem
ettam Britannico triumpho inter militares viros hasta pura donault,
nec minus Falicem, quem cohortibus, et aliis,prouinciaeq; ludeae pre
poſuit,trium reginarum maritum,et Aarpocram,cui lectica per Vrbera
vehead ſpectaculaq; publice edendi, ius tribuit, ae ſuper hos Polybium
è ſtudiis,quiſepe inter duos Conſules ambulabatſed ante omnes Nar
ciſsum ab epiſtolis,et Pallatem d rationibus, quos decreto quoq; Senatus
non premis modo ingentibus,ſel questoriis,pretoriſ);ornamentis hono
rari libenter paſſus est. Il medeſimo Suetonio in Auguſto. Patro
nus, Dominuſo; non m uusſeuerus,quamfacilis, et clemens multos Li
bertorum in honore,et Uſu maximo habait:vt Licinium, Enceladum,
alioſ, etc. Il P.Petauio nell'opera ſua De Doi. temp. lib. xi. cap. xi.
trattando dei Conſoli,ò Preſidenti della Soria, ci dà qualche inſe
gnamento, intorno alla carica del Procuratori di Ceſare dicendo.
Prater hunc Magiſtratum minores alii d fiiaati ſint: maxime Procu
ratores,qui et Praesides aliquando nominantur, ex equeſtri ordine, vel
etiam ex libertinis,quorum oficium fuit vectgalla collgere,et a
a Ci l'Ci
LIBR o s EcoN D o, N o TITI A VI. 2o»
facere. Paulatim verò ius illorum amplificatum eſi : adeo, vt ſaepè de
capitalibus causis cognoſcerent prasſertim in paruis Prouincis,quibus
:

nullus practer Procuratorem ius dicebat. Onde noi più volentieri in


chinamo all'opinione di coloro, che leggono nella ſidetta noſtra
iſcrittione più toſto Procurator,che Proconſul,maſſimamente, che i
Proconſoli erano mandati dal Senato, 8 i Procuratori ſolamente º
da Ceſere,così dice l'Iſteſſo P.Petauio. Che invece poi difaſtidiis,ſi Iiide et cap.ſea,
debba intendere fasigiis, non è da dubitare, ſignificandoſi per que
ſta voce i capitelli delle colonne. Il predetto Chreſtione dunque
con pari pietà, che vana religione verſo la Dea Proſerpina, di cui
v'era il tempio,che minacciaua rouina,quello riſtorò;credeſi che
fuſſe d'archittetura corintia, dicendo Gualthieri nelle ſue anno
tationi alla 341. che fà ſopra la medeſima iſcrittione, con citar Vi
truuio Proſerpinae Ecdes Uti, g Veneris, F lorae, N ymph ruº, ºpere
Corinthio gracilitate in und anti frondium contextu aſſa gol t, con e
habbiamo alcuni cornicioni per autentura dell'Iſteſſo tempio, vin
veſtigio delle ſue colonne, 8 alcune di eſſe incannellate con altri
ezzi di marmi ſi raluiſano hoggi di nel luogo della Chieſa di
S. Michele vicino al giardino detto del Rè, non molto lungi dal
polto, oue fù ritrouata la detta iſcrittione l'anno 16 i 3. ſopra la
collina chiamata A itarſi, che perciò ſi cogettura ſia ſtata fiso del
tempio di detta Dea,dirimpetto alla Città Notabile, ſommamente
venerata dagl'antichi Malteſi, come quelli, che hauendo hauuto
nell'Iſola loro gl'iſtelli habitatori, che la Sicilia, come habbiamo
deſcritto,e tuttaula delcrueremo appreſſo, hebbero ſimilmente la
medeſima religione de Siculi. Horfi con e dal ſuo antico princi
Pio Sicilia fù c onſecrata a Cerere per teſtimoniaza di Diodoro, che Li3.5.
dice. Incolae ha ius Inſulae Siculi è maioribus,per traditionem tot Sae
eulis continuatano acceperunt, / nſulane Cereri,g Liberae,id ſi Proſer
pinae eſſi dicatam. E Cicerone concordando con Diodoro, laſciò Lib.3.in Verre.
ſcritto.Vetus eſl haec opinio,quae conſtat, antiquiſsimi Graecorum
63;

litteris,atq, monumentis, Vaſulam Siciliani,eſſe totana Cereri et Liberae


(lege Proſerpina) conſecrata . Anzi leggiamo,la medeſima iſola
eſſere ſtata data da Gioue in dote a Proſerpina, ſecondo l'iſteſſo
Diodoro nel luogo ſouracitato. Non nulli verò Poetarum fabulan
tur in Plutonis, e Proſerpine naptiis, hanc pro anacalyptris (sic ex
hibita ſponſue munera vocant, cum reteia primànº ficie in viroruna
conpectam predit) nove nutre d leus donatan eſi, la cagione di sì
gran venersione a q ueſte Dee, tù che Cerere prima si ogni altro,
porto la Sicilia, in cóle
pratica & il modo di ſeminar il grano in
guenza in Malta e trouo 'vio del pane. Gl'Atenieſi liberamente
- Dd confeſſano
a 1o DELLA DESCR IT T. DI MALTA
confeſſano,che queſta inuentione è de Siciliani, e di Cerere Sicu
la, e dicono per queſta ragione,eſſere più obligati a Siciliani, ch'à
gl'Egittij, quindi Quidio cantò, - - -

Prima Ceres homine,ad meliora alimenta vocato


Lib. 3. Fafi, Autauit glandes vtiliore cibo.
Illa iugo tauros,collum praebere coegit,
Tunc primàm ſoles,eruta vidit humus,
Et appreſſo. -

Terra tribus ſcopulis,vastum procurrit in aequor


Trinacris,a positu, nomen adepta loci,
Grata Domus Cereri.

s
- - --- - - - - -

Laonde i medeſimi Malteſi, oſſeruando l'iſteſſa religione ver


ſo Proſerpina, ſcolpirono ad honor di lei in vn pedofilo anti
co di marmo,d'altezza tre palmi,e di larghezza due, S. vn terzo,
in tutto ſimile à punto alla di ſopra poſta figura, il ſimbolo del
le tre gambe, 8 in mezzo la teſta di detta Dea a guiſa de Sici
liani in tante loro medaglie ; ma non crediamo ch appò eſſi, fi
no al giorno d'hoggi ſi conſerul,vna memoria cotanto antica ,
e ſegnalata, com'è queſta, che ſi ſcorge nel giardino della noſtra ,
caſa di S. Giacomo, ritrouata alcuni anni ſono qui in Malta, nella
cala, o porto di S. Paolo, donde l'habbiamo fatto condurre per
mare in detto luogo. Ma chi sa per auuentura ſe il medeſimo pie
deſtallo
IIB R o s EcoN D o, NorI TrA v1. 2
deſtallo con quel ſimbolo fuſſe ſtato della ſtatua d'eſſa Dea; men
tre di ſopra vi ſi veggono i veſtigioue neceſſariamente riſedeua ,
e poſaua qualche ſimulacro Fù queſta Dea nomata Proſerpina Si
cula, quindi Glouenale. - -
sat. I 3.
– Sicula,toruus cum coniuge Pluton
E Seneca nell'Ercole furibondo. -
Vidisti Sicule,regna Proſerpine. - : - -

Alle quali Dee, credendoſi i Siciliani, e con eſſi loro, i Malteſi


grandemente obligati, non tanto gl'innalzarono tempi in ogni
f" ſtatue,e l'effigie loro improntarono nelle medaglie, e ne
marmi, ma ardendo oltre à ciò di ſommo deſiderio, di maggior
mente renderſi grati , ordinarono ch'ogn'anno in certo tempo
determinato, non meno a Cerere, ch'à Proſerpina ſua figliuola,ſi
faceſſero ſagrificij, ſolennità, é honori, per dimoſtrar il riconoſci
mento loro del benefici, che ſtimauano hauer riceuuti dalla cor
teſe mano di quelle finte, 8 imaginate Dee,celebrando particolar
mente le feſte di Proſerpina in tempo, ch'erano le biade già matu
re,con quella riuerenza, magnificenza, e pompa,che ſi coueniua.
Non ci rincreſca vdire la teſtimonianza, che ne dà Diodoro in co Lib.1.cap.2.
fermatione di ciò, che diciamo. Qua ex republicè hanc Deam pre
ceteris coluere,tùnſacrificiis ampliſsimis,tùn Eleusine miſteriis,que ob
antiquitatem,caftimoniamº; pud omnes hominesſunt vulgata. Cuº
multi ab Atheniensibus humanitatis,gratia,frumetum accepiſſent pro
ximis illuc incolis impartiti ſunt, atq, exinde per totum fere orben esi
diffuſum . At Siculi cum propter caeteris, Proſerpin aeq; cum ipsis fami
liaritatem primifrumenti uſum percepiſſent, vtriq, earun Sacra,cere
moniaſ, diuerſo anni tempore instituerunt. Proſerpinae quid m meſe
sis tempore,tanta castimonia, studioque, quantam tanti doni ratio po
stulabat.
Da che poſſiamo cd ogni ragione comprendere la cagione,ch'
hebbero i Malteſi di venerare, S adorar Proſerpina, e di alzarle il
tempio,e perche l'Iſola loro è fertiliſſima, vollero ciò dimoſtrare»
gl'antichi Greci ſuoi habitatori, con il geroglifico della ſpiga di
grano, ſimbolo di fertilità, intagliata e ſcolpita nelle medaglie di
Malta, come tal'hora ſoleuano altresì gl'antichi,coronardi ſpighe
il capo della medeſima Dea.
Non meno danno atteſtato, e rendono chiara fede, che la no
ſtra Iſola habbino ſignoreggiato i Romani,le iſcrittioni regiſtrate
dal Gualthieri, iui Cauli Inſula è fol.32.oue ſirauuiſa,la preſente.

Dd 2, º M. Vallio
- prLLA D E scrit T. DI MALTA
Intra portan
Oppidi.
M. VALLIO, C. F. QVI R. RVF O, E Qy o Pv
E L I CO. E X O R NATO. A. D IV C ANT ON I
N O. A V G. PIO. PL E B S. GAV L I TAN A. E X
A E R E. CON LA TO. O B. M E R I TA. E T lN
S O LA CIVM C. VALI, I POST VM I PATRO
N 1 M VN I CI PI I PATR IS E I VS
. . . . . . . . . . . . . . . . m A TER . . . . . .
Per teſtimonianza della quale ſi moſtra ben chiaro, che nel ſe
colo, e nell'Imperio d'Antonino Pio l'Iſola del Gozo, e per conſe
guenza il popolo Gaulirono godena dell'honore priuilegio, e pre
rogatiua Municipale, governandoſi col ſuo proprio rito, e leggi,
vſando ancora i medeſimi ottici), dignità, 8 uomori, che viaua il
opolo Romano,hauendo eſſo parimente per gouerno l'ordine del
i" , come più diſteſamente porremo in chiaro nella quì
Orbis Mariti
mi lià. I cap a 3
ſotto iſcrittione. E però Moriſoto commendando Rauenna perche
ſia ſtata Municipio della Città di Roma,ſoggiugne a paleſarci le di
lui prerogatiue in tal guiſa.Cum situs loci adclaſem opportunum iu
dicatum eſſet,ihi M.unicipium collocatum,cuius ciuesſuffragiis, mune
ribus,g honoribus iſdem,quibus reliqui Ciues Romanifungebanturi
cum immunitate tributorum. - a
-

. . . . . . . . . . . . . . . . . . TI -
. . . . . . . . . . . . . . . . . S - - - -
I M P. M. A V R E L. A N TON
N I PII A V GV S TI, L. SE PT i
M I. SE V E R I PERTI
In Baſi, que N A CI S AVG, A R A B I CI
erata a Micel ſia A DI AB E N I CI. PA R TH I
J. Georgii in-s
R b bato. CI. MA X IM I. P O N T. max.
Fioggi è nel ca O RD O D E C V R I O N V M
po della ſcali
nata per andar . . . . . I V R R . . V T E . . . PV B L I
al Qaſiella, - . . . M O . . . . . . ST O.
Era coſtume perpetuo, e coſtante de Romani di fare,e diſciorre
i voti fatti, o per l'eternità dell'Im perio,ò per la ſalute de'Cittadini,
ouero per quella dei Principi,ò d'altri Preferti, e Magiſtrati gran
di,ch'haueſſero il gouerno della Republica; la onde ne gioua cre
dere per alcuno di queſti effetti,haueſſe l'ordine de'Decurioni reſi
In Verr.6. AA. denti in queſt'Iſole come Città MivNICIPALI de Romani, dai quali
ſecódo,ch afferma Tullio,furono i Malteſi chiamati Soci, drizzata
queſta sì fatta iſcrittione, per la quale veniamo in cognittione,che
i Decurioni haueuano Magiſtrato nell'iſteſſe, il cui carico era ,
inuigilare s & hauer cura di tutta la Città, e de gl'offici, maneg
- - - giando
LIERo se con D o, NoTITI A vI. 2,
giando i publici negotij,in guiſa appunto di Senatori.Furono no
minati Decurioni,perche ſul bel principio quando ſi conduceua
no le Colonie in qualche luogo,la decima parte di eſſe,ſi deſcriuc
ua per cauſa del publico conſiglio, che perciò ſi chiamauano Padri
della Città,Curiali dalla Corte,oue conſigliauano, e Poſſeſſori, non.
ſolamente perche non ſi poteuano crear poueri , II) Q d'auuantag
gio,perche poſſedeuano i campi, 8 i poderi della Republica. Caf
ſiodoro chiamolli Senato picciolo, neruo, e forza della Città, per
che in molte coſe imitauano il Senato Romano,ad eſempio di cui
i figliuoli de Decurioni ſeguiuano le veſtigia,e la traccia de Pairi,
& i nomi dequali, come quelli de Senatori ſi ſcritteuano nella ta
uola, che Albo s'appellaua : la onde ſi come quelli in Roma, così
queſti ſi chiamauano Padri della Città. Ambroſio Calepino nel
ſuo Dittionario. Decurio quasi Senator in Municipio, aut Colonia.
“Nano quod Roma erant Senatores,id in 44 unicipiis, Coloniis erant
Decuriones. Dicius est, Auétare Vipiano, quod initio quum dedeceren- - - -

tur Colonie,decima pars deductorum conſcribi ſolita sit, & Aleſſandro g" li3.

d'Aleſſandro. F uttq, Pomponi, opinto, eos ettam, qui in Senatum, (gi


Concilium publicum adſciti fuerant, cum Colonie deducebantur, quasi
Principe, Colonia,quae pars decim a Colono u erat, Decurionum nume
ro cenſori. Tale per l'appito era l'ordine de'Decurioni in queſt'Iſo
le,delle Città loro,MVNICIPALI del Popolo Romano. Secondo poi
e conforme alla grandezza della Città erano queſti Decurioni più,
ò meno,tal hora ſette, quando dieci,donde fù detto Decemprimatus
da Latini,
Souente ſe ne creauano venti,nomati Icoſ prothi, quindifà ori
ginato,e ne nacque l'honore dell'Icſ prothia. Ma in Aleſſandria
leggiamo eſſere ſtati cinque ſolamete,chiamati Summates,de quali
giudichiamo in neſſun altro luogo eſſere ſtato minor numero di
cinque, come douette eſſere quello di queſt'ordine de Decurioni,
utenticato, e confermato davn'altra Iſcrittione del Gozo, poſta ,
quì aprcſſo,che rende più chiara & indubitata ſede di quanto hab
biamo ſopra di ciò diſcorſo.
Da Sebaſtiano Erizzi nella dichiaratione di medaglie, ne vien fel 137.
portata vina, ritrouata negl'antichi marmi di Germania, fatta in.
preſagio della ſalute degl'Imperatori, ch'è vn manifetto riſcontro
non diſſimile dalla noſtra iſcrittione ſudetta, colà dunque, S in
quella come ſegue ſi legge.

Pr6
a 14 DELLA DESCRITT. DI MALTA
I. O. M.
Pro ſalute Imp. L. -

ſeptimii Seueri Pii


Pertinacis Aug. Ara
bici Adiabeni Parthi -

ci Maximi gr Imp. M. -

Aurelii Antonini Aug.


v (3 L. Quirinalis Ma -

«imus Trib. Milit. leg.


- X. Germa. P F.P.S. L. L.Ai M.
fol 15o. E Tomaſo Fazello ne riferiſce vn'altra parimente ſimile,innal
zata già nell'iſteſſo tempo dai generoſi Panormitani di queſto
tellOre , -

Imp. Ceſ L.ſeptimiſeueri Pii


Pertinacis Augusti Arabici
Adiabenici. Parth. M. Tribu
niti a potestate vit. Imp, xi.
Coſ II.PP.0 Imp. CaſAA.Aure
lii Antonini Aug. Trib. pot.
Domino Indulgentiſsimo
Xeſpub. Panormitana I V. Vir.
P.Ruffini
ci
Satyri Donati,
D. D.
grl AA. Mar
Autentica la noſtra di ſopra poſta iſcrittione,oue ſi contiene ,
che vi fuſſe ſtato nel Gozo l'ordine de'Decurioni,e loro Magiſtra
to,q ueſt'altra belliſima, che ſieguepiena d'eruditione, la quale e
beriche ſia in alcune parti mancheuole, ad ogni modo dichiara -
quella, ch'habbiamo ſpiegato, e non laſcia di darci a diucciere la
nobiltà all'hora del luogo.
In angulo Cae e - e a e QVIRO POSTV . . . . MVNICIPII . . . .
metery Diuae
Marte de Vi , . . . ADRIANI PERPETVI. QVINQ. DECVR. IVDI
ctoria, ſue gra QVATRINGENARIOS ADLECTO. A DIVO ANTO
tiarum, erat io
.ſa Eccleſia preus nino Aug. PIO. OMNIB. HONORIB. CIVITATIS SVAE HO
dicata S. Aga nesi E FVNCTO. lTEM. LEGATIONE GRATVITA APVD
thae.
. . . HADRIANVM ET APVD AMPLISSIMVM ORDINEM
DE . . ALIB. REDHIBENDIS PLEBS GAVLITANA. EX
AERE CON lato ob, PLVRA MERITA EIVS. C) D. D. vo
Che ſia ſtatà queſta iſcritrione indrizzata nel Cozo ad honore
di qualch'vno de Decurioni, ch'erano di numero cinque,ſi caua
aſſai bene dalla medeſima, che fuſſe decretata dalla plebe Cau
litana, frà la quale non poteuano eſſer compreſi i Patriti con
- forme
LIBR o sE coN D o, No TITI A VI , 1;
forme al parer di Capitone l'Iſtorico, che laſciò ſcritto. In Populo
omnis pars Ciuitatis, omniſp, eius ordines continentur, Plebs oerò in
ua gente. Ciuium patritie non inſunt,6 c. così pure leggiamo,che
la Plebe della Citta di Bergamo, habbia fatta fare in quei antichi
tempi vn'iſcrittione in tal guiſa. -

C. Cornelio. C. F. Municiano Praef Coh.


prim. Damaſc. Trib.mil. Leg III.
Aug. Praef. Fab. Curatori Reip.Otesimorum.
I I I I. Vir. I. D. Pontifici flamini in Dtui
Claudii Bergomi Patrono Plebs Vrbana.
Sieguono queſt'altre due, che ſi rauuiſano nel Gozo dirette à
Giulia madre d'Auguſto.
C E R E RI. I VL IAE. A V G V S TAE In Aediº Iaco
bi Scirica ad ſi
D I VI. A V GV STI. MA TR I damenta, qui e
TI. CAE S A R I S. A V G V STI alia r era at D.
li laſci de Ala
L V TA TI A. C. F. SAC E R D OS A V GV S, gona.
I M P. PER P E T VI • • •A V G. . . . .
• •

M. I V LI O. M, F, QVI O PT A TI FI . . .
I V L I AE. A V GV STI. I M P. P E R PET. . .
L I B E R 1 S. . . sibi . . . . C O N S A C RA V. . .
Sicit antiq taº.
CEREAL IV LIA E, dice Gualthieri, Graecae ſerutlis adulatio animadue g . 339
mis ritus fuit, illustria nomina Diuorum albo inſertis,aſſociare. Quod
Latini aemulati, louem Augustum, Drusillam Vencrem, Iuliam hic
Cererem dixere. -

I VL I AF. D O M I Tian AE. A V G. In altero Raſi


apud Fcciºſi m
M A TR I S. C A ST. A V G VS TO R VM S. Georgj in
Rebh.:to.
I M P. CAE S. L S E P TI M I Piaggi e nel ca
S E V E R I PER TI N A CI S. po della ſalina
A V G. con I V GI. ta del Cifiello.
M VN I CI PIV M GAV.
GV L. P. P. -

C V R A N T E D A PSI
e e « e » » e « º a o • • N O.
Vn'altra iſcrittione parimente ſi legge nell'Iſola del Gezo, con i
queſte lettere. - -

Ex tranſeeſo
C) D. N.C. A V R. . . . E R . . . -
latere Baſir ad
C O N S TAN TI O A V G. Eccleſiam 'an
cli Georgij.
R. P. GAV L. C V R ante.
F. P O L LI O N E . . “ R V F O.
I I I VI R. R.

Per
a 1c DELLA D E Sc R I TT. DI MALTA
Per la quale ſi dimoſtra apertamente, che non ſolo nel ſecolo
del Dominio Greco, quado queſt'iſola noſtra fà fatta Colonia de'
Greci,come di ſopra dimoſtrammo, ma in quello de Romanian
cora, come c'inſegna la preſente iſcrittione, rimaneua tuttaia,
nell'Iſola Gaulitana qualche ombra dello ſtato di Republica, S: in
Anno Chriſti
3O6.
tempo, che imperaua C. AVRELIO COSTANZO. ( Queſti
Anima duerſi 55 fù il Padre del Gran Coſtantino, ſecondo il giu licio di Gua, nie
ed antiq, tab. Si ri) leggendouiſi le note abbreuiare. R. P. GAVI, che voglio –
etniae, -

dire, e ſi eſpongono Republica del Gozo, ne sieue di ciò alcuno


marauigliarſi (atteſa hoggi la qualita del luogo) men re quella ,
d'allora che godeual nonor, e priulegio di Mi VNICIPO RO
MANO, lo faccua si riguardeuole, che poteua ben conuen rgli
Animadeerſ uel nome, come ce ne fa fede l'iſteſſo Gualchieri . Caeterum in
I 14.verb. Reſ.
A4 unicipiis Kiſp. fatt, quae i ſdem quibus A ma,Sacerdotibus, Magi
stratibu, 3 si due ſi appellitione rogebani ur, hauendo i Romani
oſſeruato di ſcrivere con ſimili abbreuiature il detto vocabolo, sì
nelle publiche iſcrittioni, come nell'antiche medaglie. Quindi
e fol. 15r. ſpiegando eſſo quelle note, III VIR. R. P. C. dice III. Viros Rip.
constituendae.Augustus pace cum Antonio redempta,biduum habito col
loquio circa Mutinam in uemit, ad tollendas ciuiles diſſensiones. Così
parimente fù oſſeruato in prontarſi nelle medaglie; Guglielmo
Nel diſcorſo del
la relig, antica e Choul, vna fra l'altre di Marc'Antonio Triunuiro in argento
de Rom fol 188 porta in queſta guiſa. Quiui ſi ſcorge l'effigie di detto Impera
dore con lettore M. ANT. IMP. dal roueſcio ſi mira il famoſo
ten pio del ſole in forma quadrata, con lettere III VIR. R. P. C.
cic e 7 rium utr Keip. constituendae, 41 arcus Antonius Imperator. In
F.27. vn'altran.edaglia d'Auguſto Trium uito in Argento, in cui ſi vede
da vna banda la teſta d'Auguſto, con lettere III. VIR. R. P. C. C.
CA ES. R. dall'altra l'imagine della Concordia, che con vna ma
no ſoſtiene vn cornucopia,e con l'altra preſenta corteſe, delle frut
ta à i Triumuiri, che furono Lepido,Ceſare, & Antonio.
Finalmente fà da noi trouata nella ſopradett'Iſola, vicino alla ,
porta del Caſtello ſul ponte, nel piedeſtallo,che regge vna ſtatua ,
(come la qui appreſſo diſegnata) queſt'altra iſcrictione, di cui per
che ſen giacea mal conoſciuta, e manco ſtima a inueftigammo i
caratteri, ch'oſcuramente vi ſi rautiiſano, e rendono il ſenſo im
mediatamente poſto,nel di ſotto della medeſima Statua.

Ceſtio
LIBRO SE CON D O, NO TI TI A VI. a 17

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D'altezza palmi ſette.
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cE sTI O L. F. PO A MP GAL 1 o vA -,

R E NI A NO LV TA TI O NATALI A EMI
LI A NO PATR O N O M V N I CI PII O
L. M A R CI V S M A R CI A N VS AMICO OPTIMO
V. KAR IS SI M O SIBI HONORIS CAVSA. S: L.
Ec Queſt'
2 18 DELLA D E SCRITT. DI MALTA
Queſt'honore,fù fatto forſe à quel Ceſtio Gallo, Legato della .
Soria,che fù cacciato da Giudei,inſidiando Gieruſalemme,fù que
gli, che feg