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Forme di contatto e processi di

trasformazione nelle societ antiche.


(Coloquio de Cortona, 1981).
Pisa-Roma, 1983, pags. 581-604
GIUSEPPE NENCI E SILVIO CATALDI
STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI
TRA GRECI E INDIGENI
Se mi si chiedesse oggi che cos' la cosiddetta 'colonizzazione' gre-
ca, risponderei che essa fu in primo luogo un modo d'essere dei Greci,
se la storia greca soprattutto la storia di come i Greci abbiano saputo
rimanere tali nell'ecumene antica senza mai identificare l'Hellenikon
con l'Hellas. Forti della loro specificit culturale che, proprio per una
sorta di coscienza della sua inalterabilit, ha loro permesso' di non
temere il contatto, i Greci lo cercarono e vissero pertanto in area colo-
niale, e per riflesso nell' Hellas vera e propria, tutte quelle esperienze
che ogni contatto di per s suole determinare. Per un Platone che teme
il greco di Sicilia sommerso da lingue locali (Ep., VIII, 353e), sta lo sto-
rico di Alessandro, fonte di Diodoro in XVIII, 110, 4, che ricorda come
i Beoti che Alessandro trov stanziati a Celana fin dal tempo della
deportazione di Serse, erano bilingui (oi<pc.ovOt) e conservavano il ricor-
do sia di 1tchplOl VOIlOt che di alcune istituzioni greche. .
In questo quadro, la fenomenologia del contatto con i 'non Greci' e
la progressiva definizione degli strumenti idonei a stabilire e a stabiliz-
zare il contatto nelle sue varie fasi, assume un'importanza fondamenta-
le.Per limitarmi ad un solo esempio, la storia dell'ideologia greca del
porto, di questo simbolo per eccellenza del contatto, la storia di come
la Grecia, a partire dal V secolo, abbia preso coscienza dei propri
modelli culturali e del significato dell'acculturazione imposta, subita ed
esorcizzata. Ed del resto ben noto che in pieno V secolo, la definizio-
ne erodotea dell'Hellenikon in VIII, 144, 2, SV OllnlllOV 'te len u-
'YO>'t'tov len gerov iOpUlln'ta. 'te xorv len 9ucriat ii9Ea. 'te urponn, come
fu gi notato (Myres), segn il primo modello di ricerca antropologica.
Come premessa alla relazione vera e propria che terr l'amico
Cataldi, mi limiter qui ad indicare alcune linee di una ricerca che
ancora in gran parte da condurre, ben conscio che la tradizione sulle
forme di approccio con gli indigeni e sulle procedure seguite, va vista
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senza dimenticare la specificit di ogni avvenimento e la stratificazione
di rappresentazioni storiografiche diverse. E basterebbe a questo pro-
posito indicare che una indagine, che ancora manca, ma di cui ho fatto
qualche assaggio, sul diverso uso di e di yxroplO;, per indica-
re l'indigeno, pu dirci molto circa l'attitudine greca nel cogliere il
. non greco', con una tendenza a privilegiare come yxroplO tutto ci
che sembra legato alla componente ecologica, con una attenzione, in
genere, all'ambiente che mi pare meriterebbe, anche da parte nostra,
attenzione maggiore. Per non parlare poi dell'ambiguit di I;vo;, che
peraltro gi stata ben studiata, e che pu simboleggiare alla perfezio-
ne la visione greca del contatto con gli altri. Tutto straniero, al di l
delle frontiere, bench vicine, di due citt greche, e niente del tutto
estraneo dove il greco porta una sua identit' che non gli fa temere
l'alterit. E se lo xenos non qualcuno di radicalmente altro, ma il par-
tner della relazione sociale; se il contatto con gli altri ci d un'identit,
personale o collettiva, proprio la colonizzazione pu avere favorito nei
Greci questo atteggiamento verso lo straniero. Anche perch la coloniz-
zazione greca dall'VIII al VI sec. a. C. non si mai diretta verso aree
. culturalmente' diverse, ma si indirizzata sulle coste del Mediterraneo
o del Mar Nero, verso aree cio pi o meno omogeneizzate da un punto
di vista culturale nel corso di millenni: di qui la scoperta costante che
il diverso ha qualcosa di uguale o di simile o di opposto, ma il tutto in
una sfera culturale non nuova, n del tutto incomprensibile: i Greci
non hanno mai scoperto l'America. Infine, se il . barbaros ' l'emargina-
to, rispetto alla cultura greca, il largo ruolo che nella colonizzazione
greca hanno avuto gli espulsi e gli emarginati (si pensi agli illegittimi
Parteni a Taranto, ai Focidesi a Focea, ai Lemni a Creta e Rodi), ci pu
far pensare che insieme alla scarsa compattezza sociale degli emigran-
ti, esso possa avere determinato talora atteaziamenti pi concilianti che

oppositivi di fronte all'elemento indigeno, al momento delle ktiseis.
E qui ci si potrebbe chiedere se, a parte la possibilit che i diversi
strati della tradizione abbiano msso o meno in evidenza, per motiva.
zioni politiche o ideologiche, l'armonia o il contrasto fra elemento indi.
ed elemento greco, a seconda del grado di integrazione raggiunto
dal due elementi in un dato momento della storia della colonia, a parte
la necessit in cui ci troviamo di scrivere una storia della colonizzazio-
ne greca solo su fonti greche, il fatto che, globalmente considerate, le
fonti su fondazioni greche coloniali fra VIII e VI sec. indichino come
frequente il contatto non ostile con l'elemento indigeno al momento
della ktisis, non stia a testimoniare, oltre che una posizione di difficol-
t, anche numerica, dei nuovi arrivati, sia la scarsa importanza che
l'elemento indigeno diede alla presenza greca, sia il modo non trauma-
tico con cui questo evento fu vissuto da popolazioni indigene che da
millenni, in misura maggiore o minore, sapevano cosa fosse un contat-
to c n stranieri.
.a stessa tendenza greca a circoscrivere lo spazio del proprio inse-
diamento, per esigenze difensive e per abitudine atavica a vivere in spa-
zi limitati e contesi, di fronte a genti indigene, talora addirittura noma-
di, come Sciti e Traci, e comunque insediate su aree di gran lunga mag-
giori di quanto non esigesse la loro consistenza demografica, pu avere
contribuito a minimizzare il fenomeno dell'insediamento greco: anzi,
tradizioni come quella su Emporion, che andr meglio decodificata da
un punto di vista culturale, per cui gli Indiceti vicini vollero avere con i
Greci (STRABO, III, 4, 8), bench li<;11tol'teU0J.leV01, K01VV OJ.lW
Ov, premessa poi per un 1tOi'tEUJ.lct... J.llK'tOV n eK rs Ku
'EUTJV1K)V VOJliJlWV, cosa che avvenne per molti altri popoli - come
aggiunse Strabone - provano che si sono qui incontrate due diverse
concezioni dello spazio e reciproche esigenze difensive.
L'impressione poi generale che si ricava dalle fonti del contatto
Greci e indigeni che esso port a osmosi culturali profonde, nelle qua-
li la mescolanza fra genti greche e popolazioni vicine, pi forte in aree
periferiche e densamente popolate come la Tracia e la penisola iberica,
va di pari col ricordo che gli autori greci fanno dei casi di bilinguismo
o di diglossia, probabilmente pi frequenti di quanto dicano le fonti
che presumibilmente citavano solo quelli pi vistosi.
Certo, per quanto riguarda il primo contatto, di cui si diceva, la
tradizione insiste spesso sul suo carattere pacifico e talora addirittura
di collaborazione. Cos, per citare i casi pi noti, Teocle al momento
della fondazione di Leontini, il sovrano di Focea che fonda Lampsaco
su invito del sovrano dei Bebrici, Milziade invitato dai Dolonchi del
Chersoneso tracico, anche se questa forma di contatto fu favorita dalla
presenza di appartenenti a :yVTJ greci che stabilirono contatti diploma-
ticamente presentati come ime pares, con regoli o basileis indigeni,
spesso sul piano della qnia pc onale, premessa di pi ampie intese,
come del resto nel caso dei co: ratti focesi con Argantonio o di Arta
messapico con Demostene ateniese.
Ora, in linea generale si pu dire che nonostante la tendenza della
storiografia greca pi tarda ad immaginare i contatti sui moduli topici
dell'ostilit greco-barbara e nonostante la tendenza opposta ad una loro
formalizzazione che viceversa riproduce troppo da vicino la vita e i
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rapporti interstatali della Grecia del V e IV secolo, per potere essere
accettata senza sospetto, tuttavia la tradizione sulle procedure dei con-
tatti, esaminate caso per caso - e qualche esemplificazione verr data
dall'amico Cataldi - permette di mettere in evidenza certi atteggia-
menti comuni dei Greci colonizzatori verso gli indigeni.
Queste procedure furono condizionate sia dalla supposizione che
esse fossero comprensibili, e quindi gi praticate, da genti indigene nei
contatti con altre genti indigene (ad es. fra Siculi e Sicani, fra Sicani ed
Elimi), sia dalla capacit greca di imporre modelli gi sperimentati. In
altri termini, genti greche che dall'VIII sec. diedero vita alla loro dia.
spora organizzata per quella che fu, in tutte le sue variet, la colonizza-
zione greca - mai solo mera Eroberung come vorrebbe, con la cattiva
coscienza di pi moderne conquiste, lo Schachermeyr (Actes XIIe Con-
grs Intern. Sciences Historiques, Wien, 1965, V, p. 33) - in quale misu-
ra adottarono verso genti non greche strumenti gi in uso per i rappor-
ti fra Greci?
Se scorriamo la tradizione letteraria e quella epigrafica sulla colo-
nizzazione greca, che va dalle notizie di Callino sulla fondazione di
Hamaxitos nella Troade fino alle tarde riflessioni di Timagene-Trogo
confluite in Giustino, che meriterebbero pi attenzione per certi spunti
di interesse etnografico in esse presenti, attraverso quei nuclei pi com-
patti che offrono Antioco, Erodoto, Tucidide, Eforo e Posidonio, qual-
cosa mi pare si possa delineare.
Liverani ha ricordato la tripartizione levstrauss ana : scambi di
messaggi, scambi di doni, scambi di donne, fra nterlocutori gi struttu-
rati. E certo sono questi gli strumenti del contatto fra Greci e indigeni,
che la tradizione antica ci documenta con dovizia di dati. Sono talmen-
te questi che la tradizione oracolare delfica sulle fc ndazioni non si
preoccupa mai di indicarne neppure le modalit - nor.ostante la gran-
de tradizione diplomatica della classe sacerdotale - li mitandosi com'L
noto all'indicazione spesso anfibolica del sito o a ridef.nire ex evelll/l il
tipo di contatto col mondo indigeno (si pensi a Satiro, :-:-llla 'Iumryeorn).
Ma se questi sono gli strumenti e le motivazioni del cor; tatto, un conta1-
to che presuppone sempre Illn e diplomazia, e cio una formalizza-
zione e una ritualizzazione del contatto stesso, quali sor.o allora, a gran-
di linee, le procedure? Scambio di messaggi, E qui, in attesa di uno stu-
dio globale sullo scambio dei messaggi nel mondo antico, e per non tor-
nare sul messaggio figurato degli Sci ti a Dario, vorrei dire come la tra-
dizione antica abbia messo l'accento sull'insidia latente che il messag-
gio e la sua decodificazione comportano. Un es. fra tutti: l'ambasceria
di Cambise agli Etiopi, ricordata da Erodoto (III, 21-23), vero testo topi-
co per una storia dell'approccio culturale legato ad esploratori di cui si
denunciano i fini occulti (la futura conquista del territorio), si frainten-
dono i doni o se ne avverte l'inganno, il tutto come premessa ad una
indagine sui costumi e le abitudini di vita reciproci, attraverso una
serie di domande alternativamente rivolte.
Ma proprio questa ambasceria topica, e che se riferita ad un per-
siano tipicamente da periegeta greco, all'Ecateo per intenderei, si
apre con ia scelta di coloro che parlavano la lingua degli altri (iII, 19,
1) e costoro sono dei confinanti': ruolo dunque delle popolazioni
intermediarie e degli interpreti che ancora va meglio chiarito e che
comunque sta fra quello di un elemento neutro di mediazione (sacralit
degli hermeneis in quanto araldi) e un elemento infido, in quanto pu
falsare a piacimento. C' un episodio ricordato da Giustino (XX, 5, l O)
veramente emblematico in proposito. Si tratta della comunicazione in
greco dell'arrivo dei Cartaginesi, che un nemico personale di Annone fa
a Dionigi. Scoperte le lettere, condannato per tradimento il colpevole, a
Cartagine si and oltre: si sarebbe ordinato che nessuno pi studiasse
lingua o lettere greche per timore che potesse, sine interprete, parlare o
.scrivere al nemico. Dove il ruolo dell'interprete anche quello di inter- ,
locutore ufficiale e autorizzato, che evita pi liberi contatti, non solo
linguistici. E qui insisterei su questa ambiguit dell'interprete, trait- (
d'union, ma di fatto anche arbitro della distanza o divergenza fra le l
parti che a lui si affidano.
Sovente il ruolo di ingannatore veniva dalla tradizione greca volen-
tieri assegnato al greco, in una forma di esaltazione della Jlln : ma di
86o e 1ta:rl1 in questi contesti ci parler Cataldi. Piuttosto sottolinee-
r il ruolo di mediazione di un terzo fra due parti (tipica del resto della
tradizione arbitrale greca), quale la posizione di Posidonia fra Sibari e
Serdaioi oppure, in area micrasiatica, di Siennesi di Cilicia e Labineto
di Babilonia che riconciliarono Lidi e Medi (HDT., I, 74, 3). Furono essi
anzi che :vollero patti giurati fra i due e matrimoni scambievoli, perch,
precisa Erodoto, senza vincoli di parentela gli accordi non sogliono
rimanere saldi, La natura del messaggio con gli indigeni varia: vor-
rei solo ricordare !'importanza del messaggio simbolico-religioso, quale
pu essere visto nell'annuncio che dar agli Sciti Filippo II di Macedo-
nia prima di marciare contro di loro, di avere votato una statua ad
Ercole, sentito nel suo ruolo di eroe civilizzatore (IUST., IX, 2, io). La
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richiesta di entrare nei loro territori, per porla in ostio Histri, viene
rifiutata come un inganno: invii pure la statua, ma non venga con
l'esercito; se la porr, invitis Scythis, alla sua partenza l'avrebbero
abbattuta, trasformandone il bronzo in frecce. Qui il messaggio verbale
preannuncia un messaggio figurativo di carattere religioso, pieno di
significato simbolico, teso ad attestare il possesso greco del Danubio.
Ma non mi soffermo qui sul contatto religioso, che sar oggetto
delle relazioni di Mele e di Lepore : vorrei solo dire come il fatto che i
Greci, che pure portano fuoco sacro e dei patri nelle colonie, si affretti-
no a sacrificare agli dei del luogo, doveva rappresentare, nella comune
concezione religiosa di divinit encorie, un elemento di coesione pari
alla stipulazione di accordi da depositare in santuari di riconosciuto
reciproco prestigio. Sono infatti queste le istanze cultuali che anche la
tradizione romana poneva alla base della diplomazia, se anche per
Livio (I, 45, 3) l'erezione del comune tempio di Artemide Efesia sul
Palatino, che aveva chiare finalit politiche (ea erat coniessio caput
rerum Romam esse, de quo totiens armis certatum [uerat) veniva presen-
tato come forma di diplomazia: ne semper armis opes adquirerentur (I,
45, 1).
N voglio accennare qui al problema dello scambio dei doni, n ai
legami di parentela determinati da matrimoni, di cui ci parler Gallo.
Vorrei piuttosto rilevare la formalizzazione diplomatica di certi rappor-
ti, da tradursi in accordi giurati e come tali posti sotto la tutela divina
(il violatore dei trattati gi fra i malfattori che Enlil punisce in un
celebre inno sumerico).
Questi accordi, di cui i Greci avevano modelli canonici nella loro
tradizione giuridica fondata su modelli orientali, comprendevano sia la
forma pi semplice di q>tiu, sia quella del contratto di acquisto (rovi}
xui 1tpam), sia infine la symmachia vera e propria. Fra i casi di <jniu,
vorrei ricordare la tradizione e forse la realt storica dell'approccio fra
Greci e abitanti della xwpu massaliota: amicitiam petentes conveniunt
(lUST., XLIII, 3, 8). Cos, fra i casi di acquisto, quelli di Velia (pur nella
discussa tradizione erodotea) che si pu riallacciare ad usanze puniche
(vedi acquisto del terreno di Byrsa) (lUST., XVIII, S, 8) oppure, anche se
meno significativa, perch pi tarda la crov8i)Ku fra ecisti greci e due
capi illirici per l'acquisto di Issa adriatica. Ma non mancano ricordi di
symmachie vere e proprie, riferite addirittura all'epoca dei vcroi,
come ad es. quella fra Diomede e il re dei Dauni (ANTON. LIB., 37). Natu-
ralmente ci si deve chiedere se strumenti diplomatici del genere intanto
fossero accettati dagli indigeni, in quanto gi praticati nelle loro aree
per rapporti all'interno del loro mondo - anche se sospetta talora la
tradizione in proposito, come per le crov8fjKUl fra Siculi e Sicani (DIOD.,
V, 6, 4) -; certo si che l'iniziativa diplomatica muove sempre dal pi
acculturato, che impone i suoi modelli di regolamentazione delle con-
troversie al meno acculturato, col vettore costante orientato alla viola-
zione del trattato. D'altra parte le tradizioni di legami federativi nel
mondo coloniale di Occidente fra genti non greche fanno pensare che
essi abbiano presto favorito forme vere e proprie di accordi fra Greci e
mondo indigeno: il KT]pUKetoV di Brindisi, che sigla un'intesa fra Brin-
disi e Turi, non sembra un'eccezione, cos come non lo certo il pi
antico accordo fra Sibari e i Serdaioi.
Senza toccare qui il ruolo degli esuli greci in aree indigene, certa-
mente mediatori di conoscenze culturali in senso lato, gi probabilmen-
te vissute prima dell' esilio, la formalizzazione dei patti e la accettazione
greca e indigena delle modalit di giuramento hanno conferito agli
scambi fra i due mondi quel carattere di apparente parit che si
nasconde sempre fra due contraenti un accordo qualsivoglia.
Credo quindi che pi che agli strumenti dei contatti col mondo
indigeno, l'attenzione nostra dovr essere in futuro dedicata alle proce-
dure. E in ci Erodoto pu molto insegnare, attento com' alle proce-
dure rituali, l dove si scostano da quelle greche, a proposito di stru-
menti - quali gli accordi, i giuramenti e l'arte divinatoria -, che egli
considera naturaliter comuni al mondo greco e al mondo non greco. Il
passo sui Nasamoni libici (IV, 172, 3) che giurano ed esercitano la divi-
nazione non nei santuari, ma sulle tombe dei defunti pi nobili e pi
giusti, molto indicativo dell'attenzione che Erodoto portava a queste
forme; lo stesso dicasi per la sua notazione sulle pisteis (IV, 172, 4),
consistenti nel bere acqua, in zona arida, l'uno dal palmo dell'altro, con
un rituale peraltro della richiesta dell'acqua in segno di amicizia, che si
ritrova anche molto lontano, ad es. a Marsiglia (Iusr., XLIII, 3, Il). E lo
stesso Erodoto gi in I, 74, 5 aveva notato che Lidi e Medi giurano
come i Greci, ma in pi, scalfito il braccio a fior di pelle, si leccano
reciprocamente il sangue.
E per concludere su questi strumenti e procedure che Erodoto
vedeva come tipici del' contatto', mi pare significativo che egli non tra-
scuri di indicare per contrasto, ad uso dei Greci periegeti e colonizzato-
ri anche popolazioni, come i Garamanti, che rifuggivano da ogni essere
umano (1t<lVtU v8pm1tov q>etryoum), da ogni contatto (oJ.lliT]) e pertanto
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non possedevano armi, n sapevano usarle. Un aspetto questo, dell'cnn-
Zie evitata, non trascurabile nel contatto fra Greci e indigeni, per i quali
ultimi Erodoto parla appunto, come nel caso di Anacarsi, di 'EUTJV1KUi
jnxtm, rapporti con i Greci , a volte anche caratterizzati, come ha
pensato il Morel (MEFR, LXXXII, 1970, 556 sgg.), da indifferenza o
ignoranza reciproca ,
G. N.
Al di l delle origini e della controversa etimologia del termine bar-
baros l, quale fu nella prassi l'atteggiamento dei Greci colonizzatori nei
riguardi di quei popoli che vennero a contatto con loro e quali furono
gli strumenti di approccio e le procedure da essi usati?
noto che la tradizione letteraria relativa alle apoikiai presenta
due serie di racconti, incentrate l'una sulla leggenda del buon selvag-
gio, generoso e accogliente, disponibile a scambi reciprocamente van-
taggiosi, com' il caso di Coleo a Tartesso e dei Focei a Marsiglia>, l'al-
tra sull'esaltazione eroica degli esploratori che sotto la guida del dio
colonizzatore Febo Apollo, con la lancia in pugno, hanno conquistato le
nuove terre e fondato una nuova citt '.
I Sulla questione dell'etimologia del termine si contrappongono differenti
opinioni: alcuni, fondandosi sull'apparizione in sanscrito del termine barbara in epOCJ
post-vedica, pensano ad un'origine indoeuropea; altri connettono il termine con il babilo-
nese barbaru significante lupo: cf. H. FRISK, Griechisches etymologisches Worterbucil.
Heidelberg 1960. p. 219-220. Dal canto suo, G. NEUMANN, Untersuchungen zum Uei,c,.i.
ben hethitischen und luwischen Sprachgutes in hellenistischer und romischer Zeit , Wiesba-
den, 1961, p. 92-94, osserva che i Greci utilizzarono come sinonimo del termine barbare
anche il termine che egli connette con il luvico kuriwana, forestiero "," SIri'
niero . Pi di recente G. DOSSI:", Grce et Orient, in RBPh, 49, 1971, p. 5-13, pensa a..
antecedenti sumerici e rinvia alla parola barbar/babbar, che significa luce , postulanc
che il termine greco si riferisse originariamente agli abitanti della costa Ievantina illum
nata per prima dal sole. Egli non spiega per come i Greci siano entrati in possesso ti
questo termine. Cf. anche D. HEGYI, Der Begriff PdpPapo:; bei Herodotos, in Al'SE. :;'C'
1978, p. 53-59.
2 Per Coleo, HDT. 4, 152. Per Marsiglia, !UST., 43, 3, 4-12; ARISTOT., apud ATHE:-O' .. 1.;
576 a-b (= fr. 549 Rose).
3 Cf., per es., la famosa iscrizione di Apollonia sul Rindaco: G. KAVERRAU-A, REIIM.
Das Delphinion in Milet (Milet. Die Ergebnisse der Ausgrabungen, 111), Berlino, 1914.
n 155.
A queste due varianti - nota Pippidi ' - si deve aggiungere una
terza modalit d'impianto di apoikiai in luoghi scelti all'uopo, quasi del
tutto sconosciuta, ma che deve aver giocato un ruolo assai pi impor-
tante di quanto generalmente si ammetta: quella relativa a negoziati
che pi di una volta i Greci colonizzatori hanno dovuto condurre con i
detentori delle terre che essi desideravano, ad accordi pi o meno for-
mali, di cui per un caso fortunato ci rimasto un esemplare epigrafi-
co : la syntheka stipulata all'inizio del IV sec. a. C. tra gli ecisti di Issa e
due 'capi' illirici, grazie alla quale i coloni ricevono le terre necessarie
allo stabilimento della nuova polis a certe condizioni e con determinate
modalit 5.
Esemplate sul modulo di eroica conquista sono le notizie relative ai
fondatori di Eraclea sul Ponto asservitori dei Mariandinis, dei Corinzi
che scacciano i Siculi dall'isola di Ortigia7, dei Calcidesi che fondano
Leontini dopo aver espulso i Siculi 8, dei Colofoni che conquistano J3iQ.
ri]v 1tOlV Xrovrov O\)cr(lV
9
Testimonianze, queste della tradizione lettera-
ria, che generalmente ben si accordano con i risultati degli scavi
archeologici, com' il caso, per esempio, dell'isola di Ortigia, dove l'abi-
tato indigeno s'interrompe all'arrivo dei coloni greci: il che potrebbe
essere indizio - secondo G. Vallet lO - del fatto che i Siculi erano stati
ridotti in schiavit per coltivare la terra dei gamoroi. Procedimento che
potrebbe essersi ripetuto anche per quelle colonie come Cuma, Gela,
Metaponto, Siri, e la stessa Sibari, attribuibili ad aristocratici-assegna-
tari di terre, anche se sfuggente spesso la portata dell'espressione
4 D. M. PIPPIOI, Gtes, Grecs et Romains en Scythie Mineure: coexistence politique et
interirences culturelles, in Assimilation et rsistence la culture grco-romaine dans le
monde ancien. Travaux du V'le Congrs international d'tudes classiques. Madrid, septem-
're 1974. Bucarest-Parigi, 1976. p. 415-416.
5Syl1oge
3
, 141. Cf. A. WILHELM, SBAW, 175, 1913, p. 115 sq.; P. LISIAR. Crna Korkira.
l Kolonije antickih grka na Jadranu, Skoplje, 1951, p. 94-101; G. KLAFFENBACH, in Studia
in honorem acad. D. Decev, Sofia, 1958, p. 219-220, .
6 PLAT., Leg., 6, 776 c-d; ARISTOT., Pol.. 7. 6. 1327 b: POSIO.. apud ATHEN. 6, 263 c-e, Cf.
D. ASHERI, Uber die Frhgeschichte von Herakleia Pontike, in Denkschrijten Osterr. Akad.,
106, 1972, p. 9-34.
7 THUC., 6, 3, 2.
a THUC., 6, 3, 3. Cf. per anche POLYAEN., S, 5.
9 STRAB., 6, l, 14, C 264. Cf. TiMAE., apud ATHEN., 12, 523 c.
IO G. VALLET, La cit et son territoire dans les colonies grecques d'Occident, in La citt e
il suo territorio. Atti del VII Convegno di studi sulla Magna Grecia. Taranto, 8-12 Otto..!?re
1967, Napoli, 1968, p. 109-111.
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STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI TRA GRECI E INDIGENI 591
xffipnll O problematica la definizione giuridica, lo "status ' degli
indigeni sottomessi o costretti all'esercizio della manodopera necessaria
al lavoro agricolo 12. E se la risposta in quest' ultimo caso difficilmente
pu essere data con esattezza, anche tenendo conto della variet degli
statuti inerenti a condizioni .Eu9prov xu ourov 13, spetta sicu-
ramente all'archeologia chiarire - come, per esempio, nel caso di
Metaponto - se il contatto avvenuto nella chora o immediatamente
fuori di questa, nella proschoros, in quell'area confinante con il territo-
rio cittadino e formante la zona d'influenza d'ogni colonia v, e lumeg-
giare altres, insieme al 'momento' del contatto, anche il 'carattere' del
rapporto e la 'distanza' tra coloni e indigeni, cio il grado di compati-
bilit economica e sociale o di incompatibilit, fra il sistema statuale
dei coloni e il territorio e la societ che essi cercano di assoggettare 15 :
'distanza' che pu variare anche all'interno di uno stesso ethnos, come
per i Lucani v 1tupaig o v o tra gli Elimi sul Montedoro
presso Montelepre e gli Elimi di Segesta 17.
Talora il rapporto tra Greci e indigeni, pur non violento, consiste in
una collaborazione solo apparente, che in realt per vela un profondo
Il cf. E. LEPORE, Problemi dell'organizzazione della chora coloniale, in Problmes de la
terre en Grce ancienne, Parigi, 1973, p. 19 sq.
12 Ibid., 37, Cf. anche S. C. RUMPHREYS, in Economia e societ nella Magna Grecia. AI/i
del XII Convegno di studi sulla Magna Grecia. Taranto, 8-14, 1972, Napoli, 1973, p. 73-75.
13 D. LOTZE, Mem J..ev8pwv xai 15oVwv. Studien zur Rechtsstellung unjreien Landbe-
volkerungen in Griechenland bis zum 4. Iahrhundert v. Chr., Berlino, 1959.
14 Per l'uso di questo termine nella vita delle colonie greche sul Mar Nero, cf. D. M.
PIPPIDI. Contributii la istoria veche a Romniei. Bucarest, 1967, p. 140, 166, 169, 194,204.
Cf. anche L. ROBERT, RPh, 33, 1959, p. 181 n. 5. Per l'applicazione di questo termine nel
mondo della colonizzazione greca in Occidente e per un periodo arcaico della vita di que-
ste colonie, cf. D. AOAMESTEANU, La documentazione archeologica in Basilicata, in La citt e
il suo territorio. AI/i, cit., p. 246-248; ID., Origine e sviluppo di centri abitati in Basilicata,
in .4/1i del Convegno internazionale sulla citt antica in Italia, Milano, 1971, p. 117. Per
l'esempio specifico di Metaponto, cf. D. AOAMESTEANU, Indigeni e Greci in Basilicata, in
ASCL, 40, 1972, p. 35, ove si esclude la presenza degli indigeni sia nella polis che nel suo
territorio al momento dell'arrivo dei Greci; contra, J. DE LA GENIERE, Contribution l'tu-
de des relations entre Grecs et indignes sur la Mer Ionienne, in MEFR, 82, 1970, p. 621-
626.
15 O. LATTIMORE, Studies in frontier history, Parigi-L'Aia 1961 = La frontiera, trad. it.,
Torino, 1970, 59.
re STRAB., 6, 1,2-3, C 253254.
17 Cf. V. TUSA, Frammenti di ceramica con graffiti di Segesta, in Kokalos, 16, 1970,
p. 248249; E. MANNI, Indigeni e colonizzatori nella Sicilia preromana, in Assimilation et
rsistance, ci t. , p. 181.
disagio da parte delle popolazioni del luogo, come, per esempio, nel
caso dei Libi che nascondono ai Greci, guidandoli di notte, la pi bella
delle loro localit, Irasa 18. La resistenza passiva di questi esplode in
aperta ostilit e in una guerra sanguinosa quando, mezzo secolo dopo, i
nsptoucot AipUE, 't'ii; rs XffiPl1 o rsptoxuavor xu U1t
't()v Kopnvuicov, mandano un'ambasceria ad Apries, re di Egitto, perch
li soccorra contro i Greci consegnando se stessi 19.
evidente che in questo, come in altri casi, il tenore del rapporto
tra coloni greci e indigeni muta a seconda del variare delle forze reci-
proche: se in un primo momento Batto, giunto in Libia con un pugno
di uomini, aveva dovuto seguire la massima oracolare 1tpO'tEpOV oOv
KPa.E, 1tEieEt 1tEierov
20,
cercando di essere in termini non ostili con gli
indigeni e procurare ai suoi uomini le donne che assicurassero la
discendenza e costituissero il pegno di un'alleanza precaria>', in un
secondo momento invece, quando ormai due generazioni di meticci
erano cresciute ed erano giunti dall'Ellade rincalzi in seguito alla pro-
messa di un yii i Greci potettero procedere contro gli
indigeni cos come aveva predetto l'oracolo-s. Effetto imme-
diato della vittoria sui Libi e gli Egiziani fu di l a poco l'iniziativa di
Amasi di stringere con i Cirenei <pto'tl1'tU rs xui suggellate
dal matrimonio con una donna greca>.
18 ROT., 4, 158.
19 ROT., 4, 159. Cf. R. SCHAEFER, Die verjassungsgeschichtliche Entwicklung Kyrenes im
crsten Iahrhundert nach seiner Begrndung, in RhM, 95, 1952, p. 153-154. F. CHAMOUX,
Cyrne sous la monarchie des Battiades, Parigi, 1953, p. 134-135.
20 MENECL., FGrRist, 270 F 6 = SCHOL. PINO., Pyth. IV, lO a.
21 Cf. J. ROUG, La colonisation grecque et les [emmes, in CH, 15, 1970, p. 315-316, il
quale mette l'accento sul fatto che - secondo ROT., 4, 153 - i coloni guidati da Batto
furono scelti da tutte le famiglie col criterio di un fratello su due e partirono riempendo
solo due penteconteri.
22 Sulle esigenze e sulla volont di espansione della chora ai danni della popolazione
gi insediata e ricacciata ai margini in occasione del yii vuoucrj.l6 di Cirene, cf. D.
ASHERI, Distribuzione di terre nell'antica Grecia, Torino, 1966, p. 28 sq.; E. LEPORE, Pro-
blemi di organizzazione della chora coloniale, cit., p. 31.
23 MENECL., FGrRlst, 270 F 6: t crepov yiiv oteo, iv j.lwe ltOM:'!V 8E/J.\crtro. Sul
matrimonio dei coloni cirenei con donne libiche, cf. PINO., Pyth, IX, 105125. Si veda
anche CALLIM., Hymn, Apoll., 8587 e SEG IX, 1, l. 3 (costituzione emanata da Tolomeo
Solero per Cirene, in cui si prevede il godimento della cittadinanza cirenaica per i figli
nati da Cirenei e donne libiche).
24 HDT., 2, 181, l.
592 GIUSEPPE NENCI E SILVIO CATALDI STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI TRA GRECI E INDIGENI 593
Ora, proprio i vincoli matrimoniali erano gli strumenti pi idonei
di cui si serviva l'aristocrazia greca e barbara per allacciare una serie
di rapporti reciprocamente obbliganti, di varia tipologia, rispondenti
ciascuno a finalit e obiettivi multipli, nel quadro di un commercio
sociale, per cos dire, internazionale tra famiglie nobili, nel cui ambito
- come insegna Vernant - lo scambio delle donne era un mezzo per
creare dei legami di solidariet o di dipendenza, di acquisire prestigio,
di confermare un rapporto subalternoo : commercio sociale nel cui
ambito le donne svolgevano un ruolo di beni preziosi, agalmatats,
Nel rapporto tra aristocratici greci e capi indigeni la tipologia
matrimoniale solo un aspetto di uno scambio a livello di ghene assai
pi ampio e sembra entrare in gioco solo quando un . principe' greco
lascia la propria terra e con il proprio laos o stolos si reca a stabilirsi
nella terra di un 'principe' barbaro, com' il caso degli Arcadi giunti
dopo una stasis presso il .re' degli Aborigeni Fauno nella zona di
Roma, il quale OiOOOlV a'toi 'tf) a'to xropa xcnv /3ouOv'to
27
, o di
Diomede che, sbattuto dalla tempesta, viene richiesto dal re' Dauno di
cruJ!1tOM:/.1.11cral contro i Messapi>, o dei Focesi che, giunti in Asia insie-
me a Ioni e molti Peloponnes, combattono contro i barbari e, di fronte
all'ostilit del re indigeno Mennes, stringono cptiav xni 1ttyaJ!iav con il
fratello del re indigeno Ouatias, ottenendone xropav a'tuplCll a condizio-
ne di aiutarlo a rovesciare il fratello>, o del Codride Fobo che, in cam-
bio dell'aiuto offerto a Mandron, 're' dei Bebrici, riceve upo 'tf) 'tE
xropa xui 'tf) 1t6M:ro30, o del Bacchiade Demarato che, dopo aver a
25 J. P. VERNANT, Le mariage en Grce archaique, in PP, 28, 1973, p. 56.
26 Sulla nozione di agalmata, cf. L. GERNET, Aspects mythiques de la valeur en Grce, in
Iournal de psychologie, 1948, p. 415-462 [= Anthropologie de la Grce antique, Parigi.
1968, p. 93-137]; M. GAUDELIER, Monnaie de sel et circulation des marchandises che; les
Baruya de la Nouvelle-Guine, in Cahiers V. Pareto, XI, Ginevra, 1970, ora in Horizon, tra-
jets marxistes en anthropologie, Parigi, 1973, p. 263. Cf. anche B. D'AGOSTINo, Grecs et hl-
dignes sur la cote tyrrhnienne au VII' sicle: la transmission des idologies en lites
sociales, in Annales (ESC), 32, 1977, p. 3-20.
27 DION. HAL. l, 31, 2.
28 ANTa". LIB., 37. Cf. J. BERARD, La colonisation grecque de l'ltalie mridionale et de la
Siciles, Parigi, 1957, p. 368 sq. [= La Magna Grecia. Storia deile colonie greche dell'Italia
meridionale, trad. it., Torino, 1963, p. 355 sq.].
29 NICOL. DAM., FGrHist, 90 F 51; PAUS., 7, 3, lO. cf. M. B. SAKELLARIOU, La migration
grecque en Ionie, Atene, 1958, p. 234-238, 295-297, 354-356 e spec. p. 410-413, 437438,
477-478.
30 CHARON, FGrHist, 262 F 7; cf. anche POLYAE"., 8, 37 e STEPH. BYZ., S. v. AUtl'IIaxo;.
lungo frequentato J!1topia evslCa i porti dell'Etruria, instauratasi a
Corinto la tirannide di Cipselo, si trasferisce aov uyrov a Tarquinia e vi
sposa yuvailCa mcpavfJ lCa't. yvo31. Si tratta in tutti questi esempi di
un tipo di contrattazione . totale', collettiva, nel cui gioco rientrano i
servizi, la terra, le donne, i chremata, i laoi. Di questo tipo di contratta-
zione . totale', che trasforma un iniziale rapporto di ospitalit tra ghene
aristocratici in consanguineit, s da mettere in circolazione la stessa
arch o la divisione del regno - come nel rapporto' mitico ' tra Morges
e Sikels, esule da RomaF -, un esempio illuminante si trova nell'Ana-
basi di Senofonte, da cui emerge che gli Odrisi hanno conosciuto un
c sistema di prestazioni totali , che gli etnologi chiamano potlc 33. Nel
caso dell'episodio raccontato da Senofonte, un'alleanza militare, che
probabilmente una locazione di servizio ad un capo indigeno, si confi-
gura come una serie di prestazioni successive tra due collettivit e lo
scambio dell'assistenza militare da parte dei Greci con terra, carri,
spartizione del bottino e Xropiov 1ti Sau't'tTI -rB-rstXtcrJ!vov da parte del
principe tracio, concepito come un'alleanza fraterna di commensali,
suggellata dalle unioni matrimoniali e stipulata ritualmente con un
festino, durante il quale, dopo la condivisione del cibo che istituisce il
vincolo, ricorre lo scambio dei doni e il bere insieme nello stesso cor-
no)4.
Ora, una contrattazione analoga, seppure con tratti pi evoluti,
sembra essere quella tra il . re' dei Segobrigi e il capo dei Focei giunti
U. E. LEPORE, Strutture deila colonizzazione focea in Occidente, in PP, 25, 1970, p. 22 e
Q 9, 23,24,29.
l: HAL., 3, 46; STRAB., 5,2,2, C 219220; 8,6.20, C 378; POLYB., 6, Ila, 7; PUN.,
.. H., 35, 43, 152. cf. A. BLAKEWAY, Demaratus. A Study in some Aspects of the earliest
iirllrnisation oi Latium and Etruria, in JRS, 25, 1935, p. 144 sq.; C. AMPOLO, Demaraio.
(h\er.-a:.ioni sulla mobilit sociale arcaica. in DA, 9-10,1976-1977, p. 333-345.
J; DIaN. HAL.. l, 12,3. Cf. V. PANEBIANCO, Enotri e Coni, in ASCL, 40, 1972, p. 1.
lJ Sul potlc come sistema di prestazioni totali , cf. M. MAUSS, Essai sur le don, in
et anthropologie, Parigi, 1966, p. 143 sq. [estratto dall'Anne sociologique, s. II,
192324, t. I], accessibile in italiano in Teoria generale della magia e altri saggi, Torino,
19M, p. 154 sq. Per altra bibliografia, si veda M. CRISTOFANI, Il 'dono' in Etruria arcaica.
lJl Pp. 30. 1975, p. 132152; G. BARTOLONI-M. C. CATALDI DINI, La formazione della citt' nel
lAtio. Periodo IV A (730/20 - 640/30 a. C.), in DA, N. S., 2,1980, p. 141-144.
)O XENOPH., Anab., 7, 2, 35,38; 3, lO. 1533. Cf. M. MAUSS, Une forme ancienne de con-
mu che; les Thraces, in REG, 34, 1921, p. 388-397 [trad, it. in M. GRANET-M. MAUSS, II
llrtguaggio dei sentimenti, Milano 1975, p. 57 sq.].
594
GIUSEPPE NENCI E SILVIO CATALDI
STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI TRA GRECI E INDIGENI 595
alle foci del Rodano per fondare un'apoikia, senza dubbio dopo una
precedente frequentazione a scopo emporico da parte dei FocePS, che
- come anche suggerisce la vicenda del Bacchiade Demarato _
dovevano gi essere philoi del' re' di questo ethnos, in quanto la stipu-
lazione di synthekai pu avvenire - 'ice l'interlocutore scita nel Toxa-
ris vel a.micitia di Luciano - 7tE1,V 7tpOKpl9Ei n cpiO li37.
Senonch, In questo caso, il rapporto di philia suggellato da un'alle-
anza matrimoniale istituita mediante la scelta dello sposo da parte della
figlia del sovrano indigeno, con una procedura che in etnologia si suole
designare con il nome di svayamvara e che tradisce una crisi nel gioco
normale degli scambi matrimoniali, in quanto risente della difficolt di
concludere in loco un'alleanza che non sia troppo ineguale con gli altri
ethne circostanti: in questo caso il kyrios della fanciulla preferisce sti-
pulare un contratto matrimoniale con un forestiero proveniente da lon-
tano, che, stabilendosi sul posto, tagli i legami con il paese e la famiglia
origine e si integri invece alla famiglia del suocero, assicurandogli la
discendenza 38. E da notare che il locus condendae urbis ottenuto dal
suocero, prima hospes, sembra rimanere propriet del 're' indigeno, se
un qualche valore giuridico da assegnare a termini come inquilini e
se, sulla bocca di un regolo indigeno che istiga il successore Comano a
far fuori i nuovi venuti, i Massalioti sono paragonati ad una cagna che,
avendo ottenuto per grazia da un pastore un luogo per partorire, ad
postremum adultis catulis [ultam domestico praesidio proprietatem loci
sibi vindicasse,
Un'analogia, ma solo un'analogia, poich si tratta di un rapporto
tra colonia e subcolona, potrebbe essere data dalla 7tOI"I': rrv Koru-
subcolonia dei Sinopei, che ... xstvcov xui opov xsivoi
E<pEPOV
40
, dove - a mio parere - da inferire un rapporto di vassal-
35 IUST., 43, 3, 4-13; ARISTOT., apud, ATHEN., 13, 576 a-b [= fr. 549 Rose]. Cf. G. NENCI,
Le relazioni con Marsiglia nella politica estera romana, in RSL, 24 1958, p. 50.
36 DION. HAL., 3,46, 5. Per altre fonti, cf. supra, n. 31.
37 LUCIAN., Toxaris, 37. Cf. V. HANGA, Il diritto scitico, in Seui: in onore di G. Grosso,
Torino, 1970, IV, p. 301.
38 Cf. J. P. VERNANT, art. cit., p. 51-74, e i casi illuminanti di L 6,190 sq. (matrimonio
di Bellerofonte con la figlia del re dei Lici, Preto) e Od. 7, 313-313 (proposta di matrmo-
nio da Alcinoo ad Ulisse con la propria figlia), ivi citati. Cf. anche E. SCHEID, Il matrimo-
nio omerico, in DA, N. S., l, 1979, p. 60-73, spec. p. 69 sq.
39IUST., 43, 4, 3-5.
40 XENOPH., Anab., 5, 5, 7; cf. anche 5, S, lO e 19.
laggio tra i Sinopei, concessionari della terra a certe condizioni, e i
Kotyoriti, e non - come riteneva Mazzarinot! - un'appartenenza dei
Kotyoriti, in quanto polis, ai Sinopei, mentre la chora, ager redditus,
apparterrebbe ai Kotyoriti. Alla stessa guisa, rientrante nell'ordine del-
la categoria giuridica' della misthosis 42, si configura il rapporto di
dipendenza rispetto ai Sinopei dei Cerasunti e dei Trapezunti, i quali
oucrllv... <pPOU(Jl ... tEtUYllVOV
43
: il che implica un rapporto 'con-
trattuale' in cui la terra concessa in locazione o usufrutto con un atto
unila terale da parte del kyrios, con una gnadige Konzession fatta a
certe condizioni, consistenti spesso in una prestazione di servizio, che
- come ha dimostrato di recente Fr. Gschnitzer " - costituisce di per
s un Vertrag , esemplabile in clausole antitetiche e reciproche, del
tipo: eoroKuv Ilpmctoi Ltaitat t,v xropav, da una parte, e u1t11petei[v]
0& L[tU]itU ['te'it 1to]et te'it Ilpmoov KU't. tuoe, dall'altra.
Ora, nell'ambito dei rapporti tra coloni, usufruttuari della terra, e
basileus indigeno, detentore della medesima, possibile che il modulo
evenemenziale dei Massalioti che prima ricevono in usufrutto la terra e
vivono per un certo tempo in sinecismo o sympoliteia con gli indigeni e
poi li espellono con la violenza o con l'inganno, sia da postulare in pi
di un caso: lo si potrebbe rintracciare, ad esempio, nei racconti con-
traddittori di Strabone e di Giustino relativi alla fondazione di Taranto,
che rispettivamente rappresentano i Laconi accolti benevolmente dagli
indigeni ed espulsori degli stessi 45; nella tradizione locale locrese circa
41 S. MAZZARINO, Metropoli e Colonie, in Metropoli e Colonie di Magna Grecia. Alli del
III Convegno di studi sulla Magna Greca. Taranto 13-17 Ottobre 1963, Napoli, 1964,
p.63.
42 Cf. da ultimo D. BEHREND, Attische Pachturkunden. Ein Beitrag zur Beschreibung der
)lia8wm nach den griechischen Inschriiten, Monaco, 1971, spec. 8-49.
43 XENOPH. Anab., 5, 5, lO; cf. 5, S, 14.
44 F. GSCHNITZER, 'Eni roia<5/; lt5wKav Ilpoiaioi EraJ.irat; rv xwpav. . . Zu einem Geschaj-
tstyp des griechischen Volkerrechts, in Symposion 1971. Vortrage zur griechischen und hel-
lenistischen Rechtsgeschichte, Colonia-Vienna, 1975, p. 79-102, a proposito di l. Creticae,
III, VI, n- 7 = Sylloge>, 524 = Staatsvertrage des Altertums, III, nv 553.
45 ANTlOCH., apud STRAB., 6, 3, 2, C 279: UVto uto ci rs l3apl3up01 !Cui oi Kpi'Jt&
oi np01cutucrxOvt& tV rnov : notizia che gi in se stessa sembra in contraddizione con
l'oracolo pitico immediatamente precedente; IUST., 3, 4, 11 : e denque et per varios casus
iactati tandem in Italiam deferuntur et occupata arce Tarentinorum, expugnatis veter-
bus ncolis, sedes b constituunt s, cf. U. FANTASIA, Le leggende di fondazione di Brindisi e
alcuni aspetti della presenza greca nell'Adriatico, in ASNP, s. III, 2, 1972, p. 119120; G.
NENCI, Il {J6p{Japo n6t)lo fra Taranto e gli Iapigi e gli tarentini a Delji, in ASNP.
596
GIUSEPPE NENCI E SILVIa CATALDI
STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI TRA GRECI E INDIGENI 597
synthekai ed horkoi tra colonizzatori e Siculi e successiva espulsione di
questi ultimi 46; e, infine, nell'aporia esistente tra la notizia tucididea,
secondo cui i Nassi fondarono Leontini ro L1KEO SEU-
ouvrs, e la fonte di Polieno secondo cui Teocle rv Aaovrivmv KU'tcrXE
JlE't L1KErov, Ot 1tpOEVOllCOV'tE s'tunuvov, ragon per cui egli rispose
a Lamis giunto nel frattempo coi suoi Megaresi, di non poter scacciare
ro cruvOlKOUV'tU L1KEO. " l ro; OpKOU47. In realt, qualsiasi
soluzione si dia ad una tale aporia 48, non sembra da porre in dubbio
che patti giurati esistessero tra Siculi e Calcidesi, in base ai quali era
prevista una convivenza pacifica tra Greci e Siculi, due gruppi etnici
che tuttavia non dovevano essere troppo solidali al loro interno se i
Megaresi, dopo un breve periodo di sympoliteia con i Calcidesi, furono
da questi cacciati da Leontini e accolti amichevolmente dal re siculo
Iblone, che concesse loro un lembo del proprio territoro-s.
Si sa che l'archeologia sembra confermare la tradizione letteraria,
in quanto la zona dove sorse Megara, almeno, non presenta tracce di
centri siculi consistenti 50.
s.Tl], 6, 1976, p. 720,738, spec. p. 735, ristampato in Cavallino I. Scavi e ricerche 1964-
1977, Galatina, 1979, p. 27 sq.; ID., La lanvyfa dalla frequentazione micenea alla fondazio-
ne di Taranto, ibid., p. 20-27, spec. p. 22-23, 26-27.
46 POLYB., 12,6, 1-5; POLYAEN., 6, 22. Per una valutazione assai scettica sulla possibilit
di ricostruire avvenimenti dell'VIII sec. a. C. da una tradizione orale del II sec. a. C, cf.
R. VAN COMPERNOLLE, Le tradizioni sulla fondazione e sulla storia arcaica di Locri Epizejiri
e la propaganda politica alla fine del V e nel IV secolo avo Cr., in ASNP, s. III, 7, 1977,
p. 329-400, spec. p. 352.
47 THUC., 6, 3, 3; POLYAEN., S, 5.
48 Secondo E. MANNI, Indigeni e colonizzatori nella Sicilia preromana, in Assimila-
tion et rsistance, cit., p. 197, l'accordo pacifico sarebbe stato rotto solo per qualche
ragione contingente e forse per giustificare i Calcidesi la fonte di Polieno avrebbe attri-
buito al megarese Lamis il consiglio di scacciare i Calcidesi, scaricando su Teocle la
responsabilit di avere aperto le porte ai Megaresi, responsabili dell'espulsione dei Siculi :
potrebbe essere questo un prodotto pi tardo della propaganda calcidese, quando i Calci-
des, venuti in conflitto con i Siracusani, avrebbero cercato di dimostrare di non avere
mai avuto motivi di urto coi Siculi.
.. THUC., 6, 4, l.
50 G. VALLET-F. VILLARD, Les dates de [ondation de Mgara Hyblaea et de Syracuse, in
BCH, 76, 1952, p. 289-346; propos des dates de [ondation de Mgara Hyblaea, de Syracu-
se et de Slinonte, in Bull. 1nst. Hist. Belge, 29, 1955, p. 199214. Cf. anche M. T. PIRAINO,
Sulla cronologia delle fondazioni siceliote, in Kokalos, 3, 1957, p. 123-128; E. MANNI, Roma
e l'Italia nel Mediterraneo antico, Torino, 1973, p. 38 sq.
inutile dire che la Sicilia rappresenta uno spettro completo dei
vari tipi di rapporti, ora ostili, ora pacifici, che si produssero fra colo-
nizzatori greci e indigeni e fra i diversi ethne barbari, fra cui i Punici
svolsero un ruolo predominante. certo, comunque, che i contrastanti
interessi portarono i vari ethne indigeni ad assumere di volta in volta
un diverso atteggiamento verso i Greci: siano soli esempi, tra i tanti, il
conflitto tra la citt elima di Segesta e il polisma sikanik6n di Hykkara
conquistato dagli Ateniesi e consegnato ai symmachoi Egestani 51, e,
nell'ambito dei rapporti tra citt greche e indigene, il rapporto strettis-
simo, con reciproche interagenze culturali e commistione etnica che
tocca nell'intimo controversi interessi familiari, e dunque politici, tra
Segesta e Selinunte; rapporto che pu essere sintetizzato dalla celebre
frase di Tucidide yp OV'tE 'tot LE1VOUV'tlOl KaS-
crconv 1tEpi rs YUJllKrov nvrov xu 1tEp yi Jlq>lcr13TJ't'f]'tOU
52.
Quanto a Siracusa, la cui storia fu caratterizzata dalla contrapposi-
zione tra Gamori e Cilliri (o Cillciri), occorre rilevare che proprio que-
sta contrapposizione spiega l'ulteriore spinta siracusana verso Acre e
Casmene, da cui fu poi raggiunta quella Camarina, che ben presto le si
ribell stringendo alleanza con i Siculi 53, e rende altres conto di uno
stile privato nella conduzione di una guerra di frontiera da parte di
oligarchie il cui potere era fondato sui opoupoi e i comandi militari di
lunga durata 54. Una caratteristica storia di 'frontiera', quella siracusa-
na sull'Irminio, dove ha inizio la carovaniera verso il centro-ovest
dell'isola, quella di un'iscrizione proveniente da Casmene, dove Calli-
crate il Bello, figlio illegittimo di Callippo, e la moglie Aisa, probabil-
mente una sicula, acquistano un terreno destinato alla sepoltura loro e
del figlio 55.
Sl THUC., 6, 62, 3.
52 THUC., 6, 6, 2. Cf. J. DE LA GENIERE, Rilexions sur Slinonte et l'Ouest Sicilien, in
CRAI, 1977, p. 251264, spec. p. 253; EAD., Sgeste et l'Hellnisme in MEFR. 90, 1978,
p. 3349, spec. p. 43. " .,
S3 PHILIST., FGrHist, 556 F 5, su cui si veda E. MANNI, Indigeni e colonizzatori nella
Sicilia preromana, cit., p. 198. Cf. A. DI VITA, La penetrazione siracusana nella Sicilia sud-
orientale alla luce delle pi recenti scoperte archeologiche, in Kokalos, 2,1956, p. 178188 e
196205; G. VALLET, La cit et son territoire, cit., p. 109-116.
54 cf. E. LEPORE, Problemi dell'organizzazione della chora coloniale, ct., p. 35.
5SG. MANGANARO, Ricerche di antichit e di epigrafia siceliote, in ArclrClass, 17, 1965,
p. 192194; G. VALLET, La cit et son territoire, cit., p. 112-113.
598 GIUSEPPE NENCI E SILVIO CATALDI
STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI TRA GRECI E INDIGENI 599
Testimonianza relativa ad una fronter-hstory sembra anche es-
sere quella erodotea relativa ad un certo Teline, antenato di Gelone, che
riconduce a Gela senza colpo ferire, avendo come salvacondotto solo le
insegne sacre delle dee ctonie, gli esuli geloi rifugiatisi nella sicana
Maktorion 56. Notizia questa tanto pi significativa se la si integra con
quella dello xoanon di Zeus Erkeios dedotto a Gela dopo il sacco della
citt sicana di Omphake ad opera dei primi colonizzatori 57.
Erede di questo rapporto estremamente complesso di Gela con i
Sicani, oscillante tra collaborazione e repressione, nel VI sec. Falaride
di Agrigento, che stipula con gli abitanti di una cittadella sicana un
armistizio, garantito da una parakatatheke di grano dato in pegno agli
indigeni, che poi finiscono con l'essere ingannati e col doversi arrende-
re
58
; cos come succube di un dolos fu il capo della citt sicana di Oues-
sa, con la cui figlia il tiranno aveva simulato di voler far stringere a
qualcuno dei suoi sudditi un vincolo nuziale 59.
Ora, se si raffrontano questi episodi con molti altri, tra cui quelli
celebri di Locriw e di Leucippo>'. ci si rende conto del ruolo fondamen-
tale che ha l'apate nei rapporti tra Greci e indigeni: il che risponde ad
un preciso atteggiamento psicologico di superiorit aristocratico-guer-
riera detenuto in particolare dai Dori 62. Si sa inoltre che il ricorso
56 HDT., 7, 153, 2. A torto P. ORLANDINI, L'espansione di Gela nella Sicilia centro-meri-
dionale, in Kokalos, 8, 1962, p. 78, riteneva che Maktorion fosse colonia geloa sulla base
di PHILlST., FGrHist, 556 F 3, ove il testo, probabilmente corrotto riporta: iv lC'tlcrS
M01'-/rIN. Sulla possibile lettura Muvrov, che escluderebbe la possibilit di pensare ad
un ecista greco, cf. E. MANNI, Greci in Sicilia fra l'VIII e il VI secolo, in Epist. Epet. t.
Philos. Sch. Athenon 1963-1964, p. 345.
57 PAUS., 8, 46, 2; 9, 40, 4. Cf. P. ORLANDlNI, L'espansione di Gela, cit., p. 77-100, che
mette in luce il carattere politico-militare della prima occupazione del retroterra di Gela
da parte dei Greci.
58 POLYAEN., 5, 1, 3; FRONT., 3, 4, 6.
59 POLYAEN., S, l, 4. Cf. J. A. DE WAELE, Acragas Graeca. Die historische Topographie
des griechischen Akragas auf Sizilien, Gronnga, 1971, p. 106.
60 Cf. supra, n. 46.
61 DION. HAL., 19,3 (per Kallipols): STRAB., 6, l, 15, (per Metaponto). Cf. T. J. DUNBA-
BIN, The Western Greeks. The History 01 Sicily and South Italy from Foundation 01 the
Greek Colonies to 480 B. c., Oxford 1948, p. 4; J. BRARD, La colonisation grecque, cit.,
p. 174 e 177 [= La Magna Grecia, cito 169 e 172].
62 Tra i casi di apate ad opera dei Dori, oltre a quelli gi citati di Falaride e di Leucip-
po (cf. supra, nn. 58, 59 e 61), si ricordi anche quello celebre di Falanto a danno degli
abitanti di Brentesion (IUST., 3, 4, 1217) e quelli dello spartano Cleandrida in lotta con
all'inganno una pratica costante del pensiero greco arcaico, s da
assurgere ad opera dell'oracolo delfico a procedimento regolatore della
colonizzazione, che tende a comporre in armonia ogni aspetto di rottu-
ra '63. Non un caso che formule come sm <jn6m'tt m<J''tt K'6ot ei-
lOV, ilOt 6o KUl 13u13, m<H xni iiou xni hu7t ricorrano
nei trattati stipulati dalle citt greche di Occidente-", ove pi che altro-
ve s era sensibili al problema dell'apate, del dolos, all'esigenza di un
comportamento fondato sulla pistis, che grande era la tentazione di vio-
lare quando gli stipulanti erano non di pari peso contrattuale e cultura-
le o con interessi profondamente diversi o troppo squilibrati.
Questo atteggiamento di profondo pessimismo nei riguardi della
pistis si riflette - come stato notato-t - nelle favole esopiche del
lupo e dell'agnello, del leone e del delfino, che figurano alleanze impos-
sibili, momentanee e opportunistiche, in cui il consenso reciproco, rati-
ficato dal giuramento, inficiato ab origine da un'dmrrn t 6you che
autorizza poi ad esercitare con dike la biaw,
Terina e i Lucani dopo la fondazione di Thurii: POLYAEN., 2, lO, 4, 12-5, dove posta
sulla bocca di Cleandrida la massima: "07tOU J.ll eUPlCEi i} &ov'ti) , rrs xPl xui 'tl;
Cl>7tElCi'j npoopnrstv. Sull'apate come elemento fondamentale dell'agog spartana, cf.
P. VIDALNAQUET, The Black Hunter and the Origin of the Athenian Ephebeia, in PCPhS, 14,
1968, p. 60 sq. == Le chasseur noir et l'origine de l'phbie athnienne, in Annales (ESC),
23, 1968, p. 960 sq. [ == Il cacciatore nero e l'origine dell'ejebia ateniese, in Il mito. Guida
storica e critica, a cura di M. DETIENNE, Roma-Bari, 1975, p. 69 sq.].
63 Cf. S. MAZZARINO, Il pensiero storico classico, I, Bari, 1966, p. 112-113, 117-118, 214
215, 217-218, 221-222; L. PICCIRILLI, Aspetti storico-giuridici dell'Anjizionia delfica, in
.4SNP, Ser. III, 2, 1972, p. 46 sq.; M. LOMBARDO, Le concezioni degli antichi sul ruolo degli
oracoli nella colonizzazione greca, ibid., p. 63-89.
64 Rispettivamente in (M. N. TOD)R. MEIGGs-D. LEWIS, GHI, n> lO. Il. 3-5 (trattato tra
Sibari e i Serdaioi): n- 64, Il. 21-22 (trattato tra Atene e Leontini): n 63,11.10-12 (trattato
tra Atene e Reggio).
65 G. NENCI, Les rapports internationaux dans la Grce archaique (650-550 avo I.-C.), in
Studi sui rapporti interstatali nel mondo antico, Pisa, 1981, p. 68-69.
66 Sulla commistione tra dike e hybris in epoca arcaica, in particolare in Esiodo, cf.
L. GERNET, Recherches sur le dveloppement de la pense juridique et morale en Grce,
Paris, 1917, p. 14 sq., spec. p. 16; J. P. VERNANT, Mythe et pense chez les Grecs, Paris,
1965, p. 42-45 [ == Mito e pensiero presso i Greci, trad. it., Torino, 1970, p. 67-71). Cf. anco-
ra M. GAGARIN, Dike in the Works and Days, 68, 1973, p. 81-94; M. W. DICKIE, Dike as
Moral Term in Homer and Hesiod, in CPh, 73, 1978, p. 91-101; E. A. HAVELOCK, Dike. The
Greek Concept of lustice. From its Shadow in Homer to its Substance in Platon, Carnbrid-
ge-Londra, 1978, p. 193-217.
600 GIUSEPPE NENCI E SILVIO CATALDI
Ma quando il rapporto si gioca nell'ambito della xenia, cio di un
rapporto di ospitalit tra aristocratici, all'interno di un codice morale
riconosciuto da entrambi i partners, l'apate esclusa gi a priori e il
contravvenire a questa regola sarebbe rovinosa empiet per l'oikos del
trasgressore, fondata com' sul riconoscimento reciproco delle divinit
dei due ghenen, cos come riconosciuto il potere del capo locale, dello
;EVOKO, da cui il luogo di mercato dipende-t. Questo tipo di rappor-
to, oltrech nei poemi omericis", ha la sua pi viva illustrazione nel
. modello' della frequentazione e della colonizzazione focea, nella quale
il prevalente orientamento emporico fa s che il rapporto si fondi sem-
pre e senza inganno su . trattati' e reciproci interessi 70, giacch, quando
non sussistono, gli stessi agenti non esitano ad esercitare la pirateria,
attivit stimata, al pari dell'emporia, degna e foriera di lucro?'.
67 oa., 9, 266 sq.; 14, 57-58, 389.
68 Esempi di emporia sotto il controllo di autorit locali paiono essere stati Mainake
(AVIEN., 4, 425-431, ove tra l'altro si legge: Tartes(s)iorum iuris illic antistat urbem... in
insula stagnum quoque totusque portus. Oppidum Menace super ), parallelo di quello
fenicio di Gades (AVIEN., 4, 85) e Ampurias, antica Emporion, prima che sorgesse la dipo-
lis (STRAB., 3, 4, 8, C 160: 7tPOt&POV tJv'!VOtK11tJv rrvc 7tPOcrOiKOU xoucrll, oi, Klli1t&p
ioiq. KOtvV 7t&pil3oov X&tv l3ouoVtO 7tP ro'EMT)VIl; crcpll&ill;
XUptV, da cui evidente che crcpll&ill XUptV allude ad un'esigenza di sicurezza degli indi-
geni a favore dei Greci e dei traffici che essi vi praticavano: cf. LIV., 34, 9, 9). Per queste
ed altre fonti, cf. E. LEPORE, Strutture della colonizzazione focea in Occidente, cit., p. 34-
37. Al fatto che Emporion fosse in un primo tempo sotto amministrazione indigena non
sembra credere A. MELE, Il commercio greco arcaico. Prexis ed emporie, Napoli, 1979,
p. 98 n. 53.
69 Sulla xenia come istituzione e come uno dei due termini dell'alternativa di cui l'al-
tro era il matrimonio, cf. M. 1. FINLEY, The World of Odysseus, Nuova York, 1954, p. 115
sq. Si veda anche H. KAKRlDIS, La notion de l'amiti et de l'hospitalit che; Homre, Salo-
nicco, 1963; Ph. GAUTHIER, Symbola. Les trangers et la [ustice dans les cits grecques, Nan-
cy, 1972, p. 17-23; L. BOLCHAZY, Hospitality in Early Rome, Chicago, 1977, p. 1-15.
70 Oltre ai casi gi sopra accennati dei Focesi che stipulano synthekai con il fratello
del re di Cuma Ouatias (NICOL. DAM., FGrHist, 90 F 5I) e dell'ecista focese che sposa la
figlia del re dei Segobrigi (IUSTIN., 43, 3, 8-11; ARISTOT., apud ATHEN., 13, 576 a-b),
soprattutto significativo di un rapporto iiv&\) 7tutT); a livello "princpesco ' quello del
Codride Phobos con il re dei Bebrici e sua figlia Lampsacene: l'accordo non viene meno
neppure in seguito ad una sedizione dei Bebrici (CHARON, FGrHist, 262 F 7). Sul principio
di non ingannare l'ospite, cf. EURIP., Med., 723-730; Troi., 865866. Per altre fonti sui
doveri e le mancanze verso l'ospite, cf. A. MELE, Societ e lavoro nei poemi omerici, Napo-
li 1968, p. 167168; Ph. GAUTHIER, op. cit., p. 21 n. 13.
71 THUC., l, 5, 2. Sulla pirateria come alternativa come della prexis, cf. A. MELE, Il
commercio greco arcaico, cit., p. 59 sq. Per il caso specifico della pirateria focea, cf. HOT.,
l, 166, l; Iusr., 43, 3, 5. Un caso a pane, dettato da ragioni di ordine contingente, quello
STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI TRA GRECI E INDIGENI 601
Si tratta, nel caso dei rapporti allacciati nell'ambito dell'emporia,
di uno scambio sbilanciato in ogni sua mossa ma paritetico a lungo
termine, com' il caso del re Argantonio che iom XP"Jlata q>EI-
tro;72. E questo pattern di contraddizioni, di scambi, di accordi sostan-
zialmente paritetici richiesti da un'emporia oixetoouvn t
Kui 1tPOEvoucru q>Iia permane anche quando la frequenta-
zione produce alla fine una colonia di popolamento, come Lampsaco,
come Massalia, o la stessa Elea la cui terra 'acquistata' dagli Enotri
mediante trattative di cui presumibilmente si sono resi mediatori e
garanti Reggio e Posidonia74, proxenos quest'ultima anche del trattato
di philotes tra Sibari e i Serdaioi ". Di questo' modello' aristocratico di
di Dionisio di Focea in HOT., 6,17, su cui cf. M. GIUFFRlDA, La pirateria etrusca fino alla
battaglia di Cuma, in Kokalos, 24, 1978, p. 184. Sul complesso e ambiguo ruolo 'economi.
co-sociale' della pirateria, cf. Y. GARLAN, La signification historique de la piraterie grecque,
in DHA, 4, 1978, p. 1-16, spec. p. 5 (per l'epoca arcaica).
72 HOT., l, 163, 3. La citazione tra virgolette da M. LIVERANI, Dono, tributo, commer-
cio: ideologia dello scambio nella tarda et del Bronzo, in AlIN, 26, 1979, p. Il.
73 PWT., Sol., 2, 5. Cf. M. MANFREDINI-L. PICCIRILLI, Plutarco. La Vita di Salone, Milano,
1977, p. 12,118-119.
74 HOT., 1, 167,3-4, dove !'interessamento di Reggio prima e di Posidonia poi (indicato
quest'ultimo dall'episodio dell'exeghets posidonate) per i superstiti di Alalia potrebbe
essere considerato gi un indice di mediazione nell'acquisto della chora coloniale: cf. G.
PUGUESE CARRATELLI, Nascita di Velia, in PP, 25, 1970, p. 7-18, spec. p. 10-11; E. LEPORE,
Strutture della colonizzazione focea in Occidente, cit., p. 22 n. Il. per il quale ultimo la
lezione Ktt)craVto pu indicare una transazione del tipo di quella gi tentata con i Chii
(cf. HoT., l, 165, O.
75 (M. N. Todl-R. MEIGGsD. LEWIS, GHI, n lO. Sul significato di proxenos come' ga-
rante', cf. E. KUNZE, Eine Urkunde der Stadt Sybaris, in VII Bericht ber die Ausgrabungen
in Olympia, Berlin 1961, p. 208-209. Inaccettabile l'interpretazione di S. Calderone,
Svbaris e i Serdaioi, in Helikon, 3, 1963, p. 244 sq., secondo cui proxenos sarebbe la stessa
Sibari, che sarebbe detta tale in quanto assolvente le normali funzioni di xenia nei riguar-
di dei Serdaioi che si trovassero eventualmente nell'una o nell'altra delle citt della sym-
machia sybarita. Contra. B. VIRGILIO, l npoevOi testimoni in alcuni documenti epigrafici di
Magna Grecia, in BIDR, l l , 1969, p. 9-17; M. GUAROUCCI, Epigrafia greca, II. Roma 1970,
p. 541-543,696-698; Ph. GAUTHIER, op. c., p. 33-35; F. GSCHNITZER, S. v. Proxenos, in RE,
Suppl.bd. XIII, 1973, col. 629-730, i quali danno aproxenos il senso di 'testimone'. Ma-
tenendo conto del complesso significato originario di 7tpo;&v&v - proxenos sembra qui
avere il valore insieme di 'garante' e di 'testimone' : cf., sulle funzioni del testimone in
epoca arcaica, che insieme assistente e garante, Fr. PRINGSHEIM, Le tmoignage dans la
Grce et Rome archaique, in RIDA, lO, 1951, p. 161-175 [= Io., Gesammelte Abhandlungen,
Heidelberg, 1961, II, p. 330332], opportunamente richiamato da B. BRAVO, Suln. Rpre-
sailles et justice prive contre des trangers dans les cits grecques (tudes du vocabulaire et
des institutions), in ASNP, s. III, lO, 1980, p. 904-905, a proposito del proxenos di IG IX 1
2
,
i17 (trattato tra Chaleion e Oiantheia).
602 GIUSEPPE NENCI E SILVIO CATALDI
STRUMENTI E PROCEDURE NEI RAPPORTI TRA GRECI E INDIGENI 603
emporia, che si adatta plasticamente al rnilieu e lo trasforma, esern-
pio tipico Marsiglia che non esita a stipulare con Roma prope ab ori-
gine foedus summa [ide>, di cui segno lo xoanon di Diana sull'Aventi-
no riproducente quello di Artemide Efesia venerata a Marsiglia e nelle
sue colonie77. Con uguale prontezza Massalia non esita verso la met
del VI sec. a trasformare la neutrality device di Emporion in Catalogna
in una vera e propria fondazione massaliota, avente l'originale struttu-
ra di dipolis, contraddistinta da uno spazio 7tapaeuAuTtiov deputato
allo scambio con le comunit indigene, che si affianca nel medesimo
torno di tempo ad altre localit deputate agli scambi?": Gravisca, Nau-
kratis, gli empori dei Tasi sulla costa tracica, gli empori pontici ", pro-
dotti tutti che rispondono alle nuove esigenze emergenti da una nuova
categoria di emporoi specializzati, dissociati dalla naukleria e rappre-
sentanti i ceti med w.
76 IUST., 43,5,3; cf. Strab., 4, l, 15, C 180. Si veda G. NENCI, Le relazioni con Marsiglia
nella politica estera romana, cit., p. 24-97, spec. p. 66; G. PUGLIESE CARRATELLI, Nascita di
Velia, cit., p. 8-9.
77 STRAB. 4, 1, S, C 180; LIv., 1,45,1-3, Cf. G. NENC1, Le relazioni con Marsiglia nella
politica estera romana, cit., p. 27,41,68-69; G. PUGLIESE-CARRATELLI, Lazio, Roma e Magna
Grecia prima del secolo quinto a. c., in La Magna Grecia e Roma nell'et arcaica. Atti
dell'VIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto 6-11 Ottobre 1968, Napoli, 1969,
p. 61.
78 F. VILLARD, La cramique grecque de Marseille, Parigi, 1960, p. 116-117; J.-P. Mo-
REL, L'expansion Phocenne en Occident, in BCH, 99, 1975, p. 867; M. CLAVEL-LEVEQUE,
Marseille grecque, Marsiglia, 1977, p. 83.
19 Sull'emporion di Gravisca, cf. M. TORELLI, Il santuario di Hera a Gravisca, in PP, 26,
1971, p. 44-67; ID., La ceramica ionica in Etruria: il caso di Gravisca, in Les cramiques de
la Grce de l'Est et leur diffusion en Occident, Napoli, 1975, p. 213-215; ID., Il santuario
greco a Gravisca, PP, 32, 1977, p. 398-458. Sull'emporion di Naukratis, HDT., 2, 178-179.
Sugli empori tasi nel continente tracio, THUC., 1, 100, 2: cf. K. RHOMIOPOULOU, Pottery Evi-
dence [rom the North. Aegean, in Les cramiques .de la Grce de l'Est et leur diffusion en
Occident, cit., p. 64. Sugli empori pontici, HDT., 4, 17, l; 20, 1; 24; 108, 2. Per Berezan-
Borysthenes, come emporion e non come polis, in quanto mancante di qualsiasi struttura
politica, amministrativa e giudiziaria, cf. A. WASOWICZ, Olbia Pontique et son territoire,
Parigi, 1975, p. 132. Il toponimo Thyora, letto da B. BRAVO (Une lettre sur plomb de Bere-
zan": colonisation et modes de contact dans le Pont, in DHA, 1, 1974, p. 122-123,161-163)
alla l. 13 della famosa lettera su piombo, cade se con J. CHADWICK (De Berezan Lead Leuer,
in PCPhS, 209, 1973, p. 3537) vi si legge (i)et>mpa = direttamente', lezione infine accetta-
ta dallo stesso BRAVO, art. cit., p. 177.
80 Cf. A. MELE, Il commercio greco arcaico, cit., p. 96 sq.
In Italia una sola citt, Sibari, dalla struttura tuttavia assai pru
complessa, insieme agricola e commerciale 81, potrebbe omologarsi a
Marsiglia nella capacit di adoperare per il conseguimento dei propri
In gli strumenti e le procedure pi diverse: dall'impianto di una colo-
nia agricola come Metaponto in funzione antitarentina e antienotrica 82,
alla stipulazione di symmachiai con le comunit indigene w, all'instau-
razione di un rapporto di philotes con i Serdaioiw, ad una liberale con-
cessione della cittadinanza non solo a Greci ma anche ad indigeni,
come sembra suggerire l'archeologia85.
Ma n Crotone n Posidonia coi loro symmachoi furono in grado di
Il E. WILL, La Grand Grce, milieu d'changes. Rjlexions mthodologiques in Econo-
mia e societ nella Magna Grecia. Atti, cit., p. 55 sq., che reagisce in modo salutare al
e roman du commerce sybarite , Cf. tuttavia le perplessit espresse da P. LVQUE, ibid.,
p. 83-84. Per una interpretazione radicalmente in chiave commerciale dell'espansione di
Sibari, cf. V. PANEBIANCO, Kokalos, 40, 1972, p. 68 sq.
.2 STRAB., 6, 1, 15, C 264265. Cf. G. PUGLIESE CARRATELLI, Problemi della storia di Meta-
ponto arcaica, in Metaponto. Atti del XII Convegno di studi sulla Magna Grecia. Taranto,
14-18 Ottobre 1973, Napoli, 1974, p. 53 sq.
13 (M. N. TOD)-R. MEIGGs-D. LEWIS, GHI, n- lO, Il. 12: oi Lul3api'tal IC' oi oUVlJ.aXOl.
Che qui i symmachoi siano da identificare con i quattro ethne vicini su cui Sibari esercita-
va Yarch e le venticinque citt hypekooi, di cui ci parla STRAB., 6, l, 13, C 263, fu visto
per primo da E.KuNZE, op. cit., p. 207208. Questa interpretazione stata tuttavia a torto
contestata da S. CALDERONE, art. cit., p. 238-244, per il quale i piccoli centri indigeni del
nord-est non symmachoi sono stati, si piuttosto U:n'jICOOl (p. 244). L'equivalenza symma-
choi - citt UmlICOOl accolta da E. LEPORE, Problemi dell'organizzazione della chora colo-
niale, ci t. , p. 22.
84 Chi fossero i Serdaioi per ora impossibile dire: probabilmente sono stati gli abi-
rami di quella polis dell'Italia meridionale che ha coniato monete con leggenda MEP: cf.
F. PANVINI ROSATI, Le monete con leggenda MER, in RAL, s. VIII, 12, 1961, p. 278-284; L.
BREGLlA, l Serdaioi e le monete di MER, in AIIN, 9-11, 1964, p. 298-304. L'ipotesi pi
suggestiva (ma non la pi vicina al vero) quella che li identifica con i Sardi, presentata
da P. ZANCANI MONTUORO, Sibariti e Serdei, in RAL, s. VIII, 17, 1962, p. 11-19 e contestata
da M. GUARDUCCI, Osservazioni sul trattato fra Sibari e i Serdaioi, ibid., p. 199-210. L'opi-
nione della Zancani Montuoro stata ripresa e inserita in un seducente contesto storico,
che spiegherebbe il ruolo di tramite esercitato da Posidonia nel trattato, da G. Pt:GLIESE
CARRATELLI, Nascita di Velia, cit., p. lO. Ancora ultimamente, H. A. CAHN, Serdaioi, GNS,
38, 1978, p. 8185; P. ZANCANI MONTUORO, Serdaioi , SM, 1980, 57-61.
'50100., 12, 9, 2. Cf. G. PUGLIESE CARATELLI, Le genti della Lucania antica e le loro
relazioni con i Greci dell'Italia, in ASCL, 40, 1972, p. 7; D. ADAMESTEANU, Nuovi aspetti dei
rapporti tra Greci e indigeni in Magna Grecia, ibid., p. 54.
604 GIUSEPPE NENCI E SILVIO CATALDI
S. C.
raccoglierne l'eredit v. E senza seguito fu anche il tentativo pericleo di
attrarre nell'orbita catalizzatrice della panellenica Thuri i popoli barba-
ri : il kerykeion bronzeo riportante sulle due facce della lama le iscrizio-
ni Oa.JlOOlOV Bpevsotveiv, Oa.JlOOlOV 80upirov, rispettivamente in alfabe-
to laconico-tarentino arcaico e in alfabeto ionico, rimane uno strumen-
to diplomatico unico, testimone di un grande e fallito disegno egemoni-
C0
87
Ne riprova il rapporto di philia, rinnovato nell'ambito di una
tradizionale xenia gentilizia, puramente a titolo familiare - e non cer-
to a nome dell'intero ethnos dei Messapi - dall'oscuro 're' Artas con
uno stratego ateniese in rotta verso la Sicilia88 nel disperato ultimo ten-
tativo di realizzare il sogno di Temstoclew,
Scuola normale superiore
Pisa
Giuseppe NENCI
Silvio CATALDI
86 Dopo la caduta di Sibari, Crotone arriv perfino a controllare una parte notevole
del retroterra non greco: una prova fornita dalle monete crotoniati, i famosi incusi con
il nome e l'immagine taurina dei Sibariti, ritrovati in un'area molto estesa, nei centri
interni di Crimisa, Petelia, Macalla, Pandosia bruzia, Temesa, Caulonia, Ipponio c Med-
ma, e ancora in altre localit, sia sulla costa che nell'interno. Cf. F. SARTORI, Riflessioni
sui regimi politici in Magna Grecia dopo la caduta di Sibari, in PP, 23, 1973, p. 126. Per
quanto concerne Posidonia, si veda STRAB., 6, 1, 3 C 254, ove si parla di Ilocercoviunov
xui T()V O"\Jllllaxrov. Cf. E. LEPORE, ASCL, 40, 1972, p. 62; lo., Problemi di organizzazione
della chora coloniale, cit., p. 37 n. l, che non riferisce la notizia all'occupazione lucana di
Posidonia ma ad una fase (all'incirca inizio V sec.) in cui le strutture a Posidonia assomi-
glierebbero proprio a quelle sibari te, rispecchiate dall'epigrafe di Olimpia, prima che si
rovesciasse il rapporto di forze tra Posidoniati e Lucani : cf. ora E. GRECO, Ricerche sulla
chora poseidoniate: il paesaggio agricolo dalla fondazione della citt alla fine del sec. Il"
a. c., in DA, N.S., l, 1979, p. 8-26. Specificamente per la monetazione incusa, cf. N. DE
MANO, The incuse coins. A modern pythagorean tradition re-examined, Apeiron, l O, 1976,
p. 1-5; G. GORINI, La monetazione incusa della A-lagna Grecia, Milano 1976.
87 Sul caduceo di Brindisi, cf. C. DE SIMONE, ArchClass, 8, 1956, p. 15-23 e ibid., lO,
1958, p. 102-105.
88 THUC., 7, 33, 4. Cf. DEMETR. COM. VET., fr. 1 Kock. Si vedano su queste e altre fonti
M. G. BONANNO, Note ai Comici greci, in Quad. Ist. Filoi. class. Uni,'. di Bologna, 4, 1969,
p. 15-24; C. PAGLIARA, La presuma alleanza tra Atene e i Messapi e la tradizione relativa ad
'Aouu; pami.ev; rwv Meaoonicov, in AFLL, 4, 1967/68-1968/69, p. 33-51. Contro l'interpreta-
zione di Pagliara, cf. C. SANTORO, Il .dvwia!1]; dei Messapi Artha e la spedizione degli Atenie-
si in Sicilia, in Studi in onore di G. Chiarelli, Galatina, 1972, I, p. 31-59. Da ultima, cf.
E. LUPPINO, Zeviae 7CfJocvia a proposito di ;4pta c5vvo'a!1] rwv Meoaanav (Thuc., VII, 33,
3-4), in RSA; lO, 1981, p. 135-143.
"HDT, 8, 62. Cf. L. PICCIRILLI, Temistocle cvepyr1] dei Corciresi, in ASNP, s. III, 3,
1973, p. 317355; I. A. BARTSOU, Bi..l/lCl roi] 8eIJ.laroclov npo; ! ~ v &5mv, in Platon, 37,
1975, p. 229-237.