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Richieste di condanna

Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verit per frammenti e da diversi
angoli di visuale, la regola della nostra condotta la tolleranza reciproca.

La coscienza non la stessa per tutti.

Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, limposizione di
questa condotta a tutti sarebbe uninsopportaibile interferenza nella libert di coscienza di ognuno.

Gandhi

Discutere lungamente, oggi, mi pare esercizio inutile e dannoso perch allontana nel tempo
laccertamento della verit processuale, che non passa attraverso la pedissequa ripetizione di tesi
consolidate, manifestate con forza nei provvedimenti di cui il Giudice dispone, ma attraverso il
confronto dialettico che deve riservarsi alle antitesi che provengono dalle altre parti processuali.

Non ho argomenti ulteriori da rassegnare in questa sede che mi servano a dimostrare che la
ndrangheta che governa la citt di Reggio Calabria dotata di un organismo di vertice composto
dai soggetti tratti a giudizio e da quelli che degli stessi si servono o di cui sono strumento, che ne
costituiscono laltra META , che decide le sorti di ognuno di noi, che condiziona il destino di
migliaia di persone che si sentono libere solo perch hanno voglia di illudersi di esserlo o ritengono
che quello sia lunico modo per trovare la forza di andare avanti.

Non ho bisogno in questa sede di spiegare, oltre a quanto gi scritto, che lattivit di raccolta che ha
portato alla ricostruzione della storia recente della ndrangheta cittadina stato il frutto di quella
consapevolezza e di quella sensibilit che solo chi nato e cresciuto in questa terra in grado di
avere.
Non credo sia possibile ricostruire la storia criminale recente di unorganizzazione come quella di
cui ci occupiamo oggi senza comprendere il linguaggio di coloro i quali determinano le sorti di una
struttura cos complessa: in quelle mille sfaccettature, intonazioni, sottintesi del loro modo di
parlare, tipico dei calabresi, ci sono i significati che hanno reso la ndrangheta quella che oggi.

Chi come me, come lei, quei significati li comprende, quegli sguardi li conosce, quei gesti li capisce
ha il dovere di combatterli con tutte le sue forze, senza girarsi dallaltra parte perch dopo di noi ci
sar qualcuno che affronter il problema.
Il mio ruolo di magistrato del Pubblico Ministero proprio questo: compito mio fare oggi tutto il
possibile per capire, istruire e giudicare. Tutti, nessuno escluso.

Ecco perch in questa sede mi basta rivolgerle linvito a leggere ed approfondire, partendo
dallindice del fascicolo processuale, quanto stato ricostruito dal sottoscritto nella richiesta di
applicazione di misure cautelari (riversata nella memoria che mi accingo a depositare) sulla base di
univoche risultanze di indagine e quanto quella attivit di ricerca della verit a cui deve tendere il
processo penale abbia trovato conferma nelle parole di collaboratori di giustizia che, per gli
strumenti culturali a loro disposizione, non possono che narrare fatti realmente vissuti.
Questo il senso del giudizio allo stato degli atti: la messa a disposizione del giudice da parte di chi
quegli atti ha contribuito a formare, senza laggiunta di suggestioni orali, di un compendio
probatorio su cui fondare, nel silenzio che accompagna la fase del giudizio, una autorevole
decisione che affermi la penale responsabilit degli odierni imputati.

Oggi per lei pi importante ascoltare lopinione di chi portatore di tesi antagoniste alle mie:
quello che avevo da dire in merito alle condotte oggetto di contestazione lho scritto senza riserva
alcuna.
Oggi lei chiamata a valutare contestazioni che hanno superato il vaglio del lungo incidente
cautelare: che non sono, quindi, il frutto di valutazioni autoreferenziali.

Lessere consapevole di aver adottato criteri di valutazione ben pi stringenti di quelli imposti
dallart. 273 c.p.p. mi consente di affidare, in silenzio, il mio lavoro al suo giudizio, riservando alla
fase delle repliche eventuali considerazioni originate dallattenta analisi compiuta dalle difese, che
in questo sono chiamate ad un compito diverso dal mio, non so dire in quale misura pi agevole.

Non ho esercitato lazione penale a carico di soggetti che non ritenevo penalmente responsabili dei
gravi delitti oggetto di contestazione: ho solo osservato il completarsi di un ragionamento sulla base
di apporti dichiarativi (MOIO, VILLANI, LO GIUDICE, FIUME, MESIANO, IANNO)
autorevoli, indipendenti, spontaneamente riferiti, dotati di intrinseca attendibilit, riscontrati da
quelle risultanze gi acquisite, che avevano gi caratterizzato, in positivo, lincidente cautelare.

Chi sta fuori da questaula chiede una cosa sola: serenit e celerit nel giudizio.

Mi fermo qui perch non si possa dire che senza volerlo ho contribuito a ritardare laccertamento
della verit o che con la pedissequa ripetizione di tesi gi esposte ho sottratto tempo a quel lavoro di
ricerca, solitaria, che caratterizza lagire del magistrato del Pubblico Ministero.

La ringrazio e le chiedo di ammettere il deposito della presente memoria!


Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA.

PROCURA DELLA REPUBBLICA


PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA
__________________________

MEMORIA DEL PUBBLICO MINISTERO


- art. 121 c.p.p. -

Al Giudice per lUdienza Preliminare


presso il Tribunale Ordinario di
REGGIO CALABRIA

Il Pubblico Ministero, nella persona del dott. Giuseppe LOMBARDO, Sostituto


Procuratore Distrettuale Antimafia,
visti gli atti del procedimento penale suindicato nei confronti di:

1. CONDELLO Demetrio pt. Luciano e mt. ROMEO Maria C., nato a Reggio Calabria il
23.06.1979, ivi residente in Contrada Mercatello Archi n.55, celibe;

2. BUDA Pasquale pt. Rocco e mt. CATALANO Maria, nato a Fiumara (RC) il 27.02.1956 ed
ivi residente in via Caserta nr.2/A, coniugato, operaio;

3. CIANCI Antonino fu Rocco e fu CIANCI Vincenza, nato a Fiumara di Muro il 04.06.1937


ed ivi residente in via Emanuele s.n.c., coniugato;

4. BARBIERI Domenico pt. Giuseppe mt. FALCONE Vincenza, nato a Reggio Calabria il
17.09.1957 ed ivi residente fraz. San Giuseppe in via Dei Monti trav. 2 nr.116, di fatto
domiciliato in via Mercato nr.69/A, coniugato, imprenditore edile;

5. ZITO Rocco fu Pasquale e fu BARBERI Rosa, nato a Fiumara il 02.01.1943 ed ivi residente
in Piazza San Rocco nr.2, coniugato, macellaio, pregiudicato;

6. CORSARO Domenico fu Francesco e mt. IMERTI Francesca, nato a Fiumara il 29.11.1962,


ivi residente, Vittorio Emanuele nr. 31, pregiudicato;

7. LE PERA Santo Fortunato pt. Giuseppe mt. BARILLA Francesca nato a Rosal (RC) il
03.11.1958, ivi residente via Dei Garibaldini IV Tr. nr.134, coniugato, imprenditore,
pregiudicato;

8. PRIORE Francesco pt. Nazzareno e mt. SCOPELLITI Francesca, nato a Reggio Calabria il
05.12.1935, ivi residente in Contrada Mercato Vecchio C. SP. n.35, coniugato, pregiudicato,

9. CREAZZO Rocco pt. Umberto Francesco e mt. MONTEROSSO Ciccone Santa, nato a nato
a Scilla il 12.10.1969, residente a San Roberto via Purgatorio nr.5, coniugato, nuovo capo
societ
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10. CAMBARERI Domenico pt. Giorgio Giovanni e mt. GIUFFRE Serafina, nato a Scilla (RC)
il 19.01.1959, ivi residente nella frazione Melia in via Castagnarella nr.35;

11. CONDELLO Francesco pt. Domenico mt. NERI Caterina, nato a Reggio Calabria il
05.11.1982 ed ivi residente in C.da Mercatello Archi 11, celibe;

12. CONDELLO Domenico Francesco pt. Pasquale mt. MORABITO Maria, nato a Reggio
Calabria l01.11.1989, domiciliato in Via SS 18 I Tratto nr. 179/G, celibe, studente;

13. RODA Francesco pt. Natale e mt. DAgostino Maria, nato a Reggio Calabria il 28.10.1956,
coniugato, residente a Gallico di Reggio Calabria in via Via Noce Persico nr. 10;

14. GRECO Giuseppe fu Francesco, nato a Calanna il 01.01.1960, residente in Centallo (CN)
nella frazione San Biagio via Murazzo 8 B, di fatto domiciliato a Reggio Calabria in Contrada
Sopira, pluripregiudicato

15. GRILLO BRANCATI Vitaliano, nato a Villa S. Giovanni (RC) il 18.02.1960 ed ivi
residente alla via Ammiraglio Curzon, coniugato

16. MAZZITELLI Salvatore pt. Nicola e mt. GRILLO Orlanda Domenica, nato a Zambrone
(CZ) il 03.03.1960, residente a Reggio Calabria, in via Amerigo Vespucci nr. 13;

17. CANALE Giovanni pt. Attilio Emilio e mt. CASCIANO Francesca, nato a Reggio Calabria
il 22.11.1974, ivi residente in via Clearco nr. 13/E, celibe;

18. CONDELLO Giandomenico pt. Paolo mt. BARILLA Giuseppa, nato ad Archi il
01.02.1980, ivi residente in via Mercatello nr. 55, celibe, geometra

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INDAGATI

CONDELLO Demetrio (DE STEFANO Giuseppe, CONDELLO Pasquale, TEGANO Giovanni,


LIBRI Pasquale, CONDELLO Domenico)

a. del delitto p. e p. dagli artt. 112, comma 1, n. 1, 416bis, comma 1, 2, 3, 4, 5, 6 ed 8, c.p.


perch, rivestendo i ruoli di seguito meglio specificati, fanno stabilmente parte della struttura
organizzativa dellassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata
disponibilit, per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie
esplodenti anche occultate, tenute in luogo di deposito o legalmente detenute (come, peraltro,
accertato in occasione della cattura di CONDELLO Pasquale, in data 18 febbraio 2008, e
TEGANO Giovanni, cl. 39, in data 26.04.2010, trovati entrambi in possesso di una pistola
clandestina e relativo munizionamento) - denominata ndrangheta, presente ed operante
sul territorio della provincia di Reggio Calabria, sul territorio nazionale ed allestero,
costituita da numerosi locali, articolata in tre mandamenti e con organo di vertice
denominato Provincia ed in particolare delle sue articolazioni territoriali denominate
cosca DE STEFANO, cosca CONDELLO, cosca TEGANO e cosca LIBRI di cui
promuovono, dirigono ed organizzano lazione ,

della cui forza di intimidazione, derivante dal vincolo associativo, e della rilevante
condizione di assoggettamento e di omert che deriva dallesistenza della organizzazione
criminale prima indicata e dalla consapevolezza diffusa del peso criminale dei riconosciuti
capi della stessa organizzazione di tipo mafioso si avvalgono per:

commettere una serie indeterminata di delitti, tra i quali numerosi posti in essere contro
la persona, il patrimonio e la Pubblica Amministrazione;
acquisire direttamente o per interposta persona fisica o giuridica la gestione o,
comunque, il controllo di attivit economiche (finanziate in tutto o in parte con il prezzo,
il prodotto o il profitto di delitti), di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi
pubblici;
realizzare profitti o vantaggi ingiusti per i sodali, per i concorrenti esterni, per i contigui
o per altri, attraverso la partecipazione diretta alle attivit economiche di interesse e la
riscossione di ingenti somme di denaro a titolo di tangente;
impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o procurare voti agli associati, ai
concorrenti esterni, ai contigui o ad altri in occasione di consultazioni elettorali;
gestire, attraverso il capillare controllo del territorio di competenza, un enorme bacino di
voti da offrire ad esponenti politici compiacenti a seconda degli accordi stipulati o dei
favori accordati, o da accordare, allassociazione nel suo complesso o a suoi singoli
compartecipi;

in particolare, promuovendo, componendo e costituendo uno specifico organismo


decisionale di tipo verticistico, di cui dirigono e coordinano lazione, finalizzato tra laltro a
gestire la capillare attivit di imposizione del pagamento della tangente agli operatori
commerciali ed imprenditoriali operanti in larga parte del territorio della citt di Reggio
Calabria e dintorni (la cosiddetta provincia di Reggio o mandamento di centro),
pongono in essere univoche e programmate condotte delittuose nellambito della predetta
struttura per il pi proficuo perseguimento degli scopi appena indicati;

allinterno del predetto organismo apicale si individuano i seguenti ruoli qualificati:

Giuseppe DE STEFANO

quale promotore, dirigente ed organizzatore della articolazione territoriale denominata


cosca DE STEFANO, originariamente radicata nel locale di Archi di Reggio Calabria,
dellassociazione di tipo mafioso appena richiamata e delle attivit criminose poste in essere in
esecuzione del relativo programma associativo, agisce allinterno dellorganismo decisionale di

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cui sopra quale vertice operativo, per aver ricevuto, con laccordo di tutti i capi-locale, la carica
di Crimine da cui discende il diretto affidamento della pianificazione e gestione operativa delle
condotte delittuose in genere e di quelle connesse alle azioni estorsive in particolare allinterno della
macroarea indicata in premessa, la ripartizione del denaro proveniente dalle predette oltre che la
possibilit di riconoscere il fiore, ovvero un riconoscimento, un grado o una carica, a favore dei
soggetti che si sono particolarmente distinti in campo criminale;

Giovanni TEGANO

quale promotore, dirigente ed organizzatore della articolazione territoriale denominata


cosca TEGANO, originariamente radicata nel locale di Archi di Reggio Calabria,
dellassociazione di tipo mafioso appena richiamata e delle attivit criminose poste in essere in
esecuzione del relativo programma associativo, prende parte allorganismo decisionale di cui
sopra - quale soggetto collocato al vertice della scala gerarchica della ndrangheta reggina
unitamente a Pasquale CONDELLO al fine di supportare lazione operativa di Giuseppe DE
STEFANO, con il quale divide i relativi profitti illeciti, svolgendo attivit di direzione e coordinamento
questultima con lausilio dei suoi prossimi congiunti , forte del ruolo apicale a lui universalmente
riconosciuto allinterno della organizzazione criminale calabrese;

Pasquale CONDELLO

quale promotore, dirigente ed organizzatore della articolazione territoriale denominata


cosca CONDELLO, originariamente radicata nel locale di Archi di Reggio Calabria,
dellassociazione di tipo mafioso appena richiamata e delle attivit criminose poste in essere in
esecuzione del relativo programma associativo, prende parte allorganismo decisionale di cui
sopra - quale soggetto collocato al vertice della scala gerarchica della ndrangheta reggina
unitamente a Giovanni TEGANO al fine di rafforzare lazione di comando di Giuseppe DE
STEFANO, con il quale divide i relativi profitti illeciti, svolgendo attivit di direzione e coordinamento
questultima con lausilio del cugino CONDELLO Domenico, detto gingomma , forte del ruolo
apicale a lui universalmente riconosciuto allinterno della organizzazione criminale calabrese;

Pasquale LIBRI

quale promotore, dirigente ed organizzatore della articolazione territoriale denominata


cosca LIBRI, originariamente radicata nel locale di Cannav di Reggio Calabria,
dellassociazione di tipo mafioso appena richiamata e delle attivit criminose poste in essere in
esecuzione del relativo programma associativo, prende parte allorganismo decisionale di cui
sopra al fine di coadiuvare lazione di comando di Giuseppe DE STEFANO, con il quale divide i
relativi profitti illeciti, ricoprendo il ruolo in precedenza svolto dal fratello LIBRI Domenico, deceduto
in data 01 maggio 2006 di custode e garante delle regole che il germano aveva contribuito a
scrivere nel 1991 al termine della seconda guerra di mafia;

Domenico CONDELLO e Demetrio CONDELLO

il primo quale braccio operativo del cugino CONDELLO Pasquale ed organizzatore della
articolazione territoriale, denominata cosca CONDELLO originariamente radicata nel locale di
Archi di Reggio Calabria, dellassociazione di tipo mafioso appena richiamata e delle attivit
criminose poste in essere in esecuzione del relativo programma associativo, coadiuva lazione di
direzione di Giuseppe DE STEFANO e di coordinamento svolta dal congiunto, svolgendo con lausilio
del fratello Demetrio il ruolo di raccordo con le realt commerciali ed imprenditoriali soggiogate alle
pressanti richieste estorsive.

In Reggio Calabria, provincia ed altre localit del territorio nazionale: dal 18 gennaio 2001
al 10 dicembre 2008 per Giuseppe DE STEFANO; dal 12 dicembre 2005 al 21 ottobre 2009 per
Giovanni TEGANO; dal 14 marzo 2006 al 18 febbraio 2008 per Pasquale CONDELLO; dal mese
di agosto 2007 al 10 dicembre 2008 per Pasquale LIBRI; dal 12 dicembre 2005 al 21 ottobre
2009 per Domenico e Demetrio CONDELLO.

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Per DE STEFANO Giuseppe, CONDELLO Pasquale, TEGANO Giovanni, LIBRI Pasquale e


CONDELLO Domenico con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., e reiterata, ex
art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

CONDELLO Demetrio (CONDELLO Pasquale, DE STEFANO Giuseppe Carlo, CONDELLO


Domenico e persona non ancora identificata)

b. del delitto p. e p. dagli artt. 56, 81, comma 2, 110, 112, comma 1, n. 1, 629, comma 2, in
relazione allart. 628, comma 3, nn. 1 e 3, 61, n. 6 (per CONDELLO Pasquale e DE
STEFANO Giuseppe) c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203 perch, in concorso tra loro, con pi
azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi in
violazione della medesima disposizione di legge, quali esponenti di vertice della ndrangheta
reggina, con la violenza e minaccia promanante dalla loro appartenenza mafiosa ed in
particolare con la metodologia mafiosa consistita:
nellimporre il DE STEFANO Giuseppe Carlo, quale capo dellomonima cosca con sfera
dinfluenza nel centro citt interessato dai lavori ed elemento di vertice dellorganismo
direzionale di cui al capo che precede, per il tramite di proprio ambasciatore ed
emissario per la pratica delle estorsioni soggetto non ancora identificato, il pagamento di
una somma di danaro, quale condizione per lo svolgimento dei lavori, a FRASCATI
Emilio, impegnato in lavori di ristrutturazione del negozio sito in questo c.so Garibaldi di
propriet di MARINO Ugo, futuro genero di CONDELLO Demetrio, a sua volta cugino
del latitante CONDELLO Pasquale;
nellaver confermato i fratelli Domenico e Demetrio CONDELLO, in qualit di esponenti
di rilievo dellorganizzazione criminale di tipo mafioso capeggiata da CONDELLO
Pasquale e previ contatti con questi, la necessit di addivenire allimposizione di una
tangente, con la sola specificazione della possibile decurtazione della met dovuta alla
cosca CONDELLO, a titolo di favore per MARINO Ugo in ragione del rispetto dovutogli
per effetto del fidanzamento della di lei figlia con il predetto Demetrio CONDELLO;
compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere limprenditore Emilio
FRASCATI a pagare a titolo di tangente, e quale condizione per lo svolgimento dei lavori, una
somma di denaro non meglio quantificata al fine di procurare a s o ad altri un ingiusto
profitto pari alla somma pretesa con pari danno a carico dellestorto,
condotta posta in essere al fine di agevolare lattivit delle cosche di appartenenza, quali
preminenti articolazioni territoriali della ramificata organizzazione criminale di tipo mafioso
denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste dallart. 416bis
c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una particolare coartazione
psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri dell'intimidazione derivante
dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata disponibilit, per il
conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie esplodenti anche occultate o
tenute in luogo di deposito - presente ed operante in prevalenza sul territorio nazionale prima
indicata.

In Reggio Calabria, fino al 7 settembre 2007.

Per DE STEFANO Giuseppe, CONDELLO Pasquale e CONDELLO Domenico con la


recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., e reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come
sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

BUDA Pasquale, CIANCI Antonino, BARBIERI Domenico, ZITO Rocco, CORSARO


Domenico (IMERTI Antonino cl. 1950, PASSALACQUA Domenico, VITALE Stefano, BUDA
Natale e BERTUCA Pasquale)
(capo d) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

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c. del delitto p. e p. dagli artt. 112, comma 1, n. 1, 416bis, comma 1, 2, 3, 4, 5, 6 ed 8, c.p. per
avere organizzato e fatto parte dellassociazione a delinquere di tipo mafioso denominata
ndrangheta, i primi nove (tra i quali vanno inclusi BUDA Santo e BARBIERI Vincenzo
Carmine per quali si procede separatamente) componenti della cosca BUDA - IMERTI e gli
ultimi tre quali componenti della cosca ZITO - BERTUCA, operanti entrambe nel territorio
(in passato conteso per ragioni di supremazia esclusiva, e quali propaggini i primi del pi
ampio cartello criminale capeggiato dalla cosca CONDELLO ed i secondi del pi ampio
cartello criminale capeggiato dalla cosca DE STEFANO, attualmente condiviso in un
rapporto di vicendevole riconoscimento) ricadente nei comuni di Villa San Giovanni,
Fiumara di Muro e territori vicini, finalizzate al condizionamento del libero voto, alla
commissione di delitti contro la persona, intimidazioni e violenze, danneggiamenti ed
estorsioni, turbative dasta, al controllo del territorio e delle relative attivit produttive,
allacquisizione in modo diretto o indiretto o alla gestione o comunque al controllo di attivit
economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici e privati per
realizzare vantaggi o profitti ingiusti, il tutto avvalendosi della forza di intimidazione del
vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omert che ne deriva. Con
laggravante prevista dai commi quarto e quinto dello stesso articolo per essere
lassociazione armata, e con quella di cui al comma sesto per essere le attivit economiche di
cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo finanziate in tutto o in parte con
il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti.
Con la precisazione per IMERTI Antonino e BUDA Pasquale che gli stessi
rispondono dellipotesi di cui allart. 416bis, comma 2, c.p., essendo il primo (lIMERTI) il
reggente indiscusso e laltro organizzatore e dirigente in subordine della cosca BUDA -
IMERTI, e per ZITO Rocco e BERTUCA Pasquale, essendo i capi, promotori ed organizzatori
per la cosca ZITO - BERTUCA.
Allinterno della predetta organizzazione criminosa si individuano i seguenti
ulteriori ruoli qualificati:
Passalacqua Domenico e Vitale Stefano quali imprenditori al servizio della cosca,
operanti non secondo logiche di libero mercato ma nel rispetto delle dinamiche
oligopolistiche di tipo mafioso proprie degli imprenditori intranei ai cicuiti mafiosi: a questa
loro peculiare connotazione si lega la loro reitarata partecipazione a summit di mafia;
Barbieri Domenico e Barbieri Vincenzo Carmine quali imprenditori al servizio della
cosca, operanti non secondo logiche di libero mercato ma nel rispetto delle dinamiche
oligopolistiche di tipo mafioso proprie degli imprenditori intranei ai cicuiti mafiosi: gli stessi
operano sul versante tirrenico-reggino e nel territorio della piana di Gioia Tauro e Rosarno
facendo riferimento alle cosche ALVARO e BELLOCCO, con i quali personalmente e tramite
di esponenti di vertice della cosca di appartenenza vantano un rapporto collaborativo oltre
che federativo, tale da consentire a FAVARA Gianluca, imprenditore e promanazione della
famiglia BELLOCCO, di operare nella periferia sud di Reggio Calabria (tra Catona e
Gallico) con lapprovazione del gruppo BUDA - IMERTI;
Cianci Antonino quale consigliere soprattutto a favore del nipote Pasquale Buda,
con il quale partecipa a reiterati summit, forte della sua esperienza e conoscenza di luoghi e
persone, nella lettura degli eventi dinteresse nei luoghi dinfluenza della cosca e
nellideazione delle conseguenti strategie criminali di controllo del territorio;
Buda Natale e Buda Santo investiti del ruolo operativo di cerniera tra i vertici ed il
territorio: in particolare consumano materialmente le estorsioni, controllano il territorio per
conoscerne gli affari e le controversie, e veicolano informazioni ed ambasciate da e verso i
vertici della cosca.
Con riferimento anche agli altri sodali della cosca ZITO - BERTUCA:
Corsaro Domenico quale imprenditore al servizio della cosca, operante non secondo
logiche di libero mercato ma nel rispetto delle dinamiche oligopolistiche di tipo mafioso
proprie degli imprenditori intranei ai circuiti mafiosi.

In Villa San Giovanni, Fiumara di Muro, territori vicini ed altre parti della provincia di Reggio
Calabria, dal 12 dicembre 2005 al 21 ottobre 2009, in permanenza.

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Per IMERTI Antonino, BUDA Pasquale, BUDA Natale, ZITO Rocco e BERTUCA Pasquale
con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., e reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p.,
come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Per CIANCI Antonino, BARBIERI Domenico e CORSARO Domenico con la recidiva
specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n.
251.

LE PERA Santo Fortunato e PRIORE Francesco (RUGOLINO Giovanni)


(capo e) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

d. del delitto p. e p. dallart. 416 bis, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 ed 8, c.p. per avere organizzato e
fatto parte dellassociazione a delinquere di tipo mafioso denominata ndrangheta ed in
particolare della sua articolazione territoriale identificata quale cosca RUGOLINO, operante
nel territorio di Catona, Sambatello e luoghi vicini, finalizzata al condizionamento del libero
voto, alla commissione di delitti contro la persona, intimidazioni e violenze, danneggiamenti
ed estorsioni, turbative dasta, al controllo del territorio e delle relative attivit produttive,
allacquisizione in modo diretto o indiretto o alla gestione o comunque al controllo di attivit
economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici e privati per
realizzare vantaggi o profitti ingiusti, il tutto avvalendosi della forza di intimidazione del
vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omert che ne deriva.
Con laggravante prevista dai commi quarto e quinto dello stesso articolo per essere
lassociazione armata, e con quella di cui al comma sesto per essere le attivit economiche di
cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo finanziate in tutto o in parte con
il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti.
Con lulteriore precisazione che LE PERA Santo Fortunato e RUGOLINO Giovanni
rispondono dellipotesi di cui allart. 416bis, comma 2, c.p. per essere i capi, promotori ed
organizzatori dellomonima cosca;
quanto agli altri sodali:
Priore Francesco (unitamente a Morena Pietro e Morgante Roberto in ordine ai
quali si procede separatamente) svolgono un ruolo operativo di cerniera tra i vertici ed il
territorio: in particolare consumano materialmente le estorsioni, controllano il territorio per
conoscerne gli affari e le controversie, veicolano informazioni ed ambasciate da e verso i
vertici della cosca.

In Catona, territori vicini ed altre parti della provincia di Reggio Calabria, dal 12 dicembre 2005
al 21 ottobre 2009.

Per RUGOLINO Giovanni e PRIORE Francesco con la recidiva specifica, ex art. 99, comma
2, n. 1, c.p., e reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5
dicembre 2005, n. 251.
Per LE PERA Santo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

CREAZZO Rocco e CAMBARERI Domenico (CREAZZO Umberto Francesco)


(capo f) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

e. del delitto p. e p. dallart. 416 bis, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 ed 8, c.p. per avere organizzato e
fatto parte (unitamente a CREAZZO Giuseppe, CREAZZO Serafino, CREAZZO Francesco,
MORENA Giuseppe, COTRONEO Domenico, SACCA Giorgio e NASONE Rocco in odrine
alle cui posizioni si procede separatamente) dellassociazione a delinquere di tipo mafioso
denominata ndrangheta, operante con diverse articolazioni in una pluralit di territori, in
particolare nel territorio di Scilla, Melia di Scilla e San Roberto (che possono essere
considerate tre diverse circoscrizioni territoriali, ovvero locali, di ndrangheta) e luoghi

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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vicini, finalizzata al condizionamento del libero voto, alla commissione di delitti contro la
persona, intimidazioni e violenze, danneggiamenti ed estorsioni, turbative dasta, al controllo
del territorio e delle relative attivit produttive, allacquisizione in modo diretto o indiretto o
alla gestione o comunque al controllo di attivit economiche, di concessioni, di
autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici e privati per realizzare vantaggi o profitti ingiusti,
il tutto avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di
assoggettamento ed omert che ne deriva.
Con laggravante prevista dai commi quarto e quinto dello stesso articolo per essere
lassociazione armata, e con quella di cui al comma sesto per essere le attivit economiche di
cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo finanziate in tutto o in parte con
il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti.
Con lulteriore precisazione che CREAZZO Umberto Francesco, CREAZZO Rocco,
alias Rocco Mazzetta, e MORENA Giuseppe rispondono dellipotesi di cui allart. 416bis,
comma 2, c.p. per essere reggente il primo (CREAZZO Umberto), capo societ il secondo ed
uomo di vertice ed organizzatore il terzo (Morena) del locale di ndrangheta di Melia di
Scilla, da considerarsi propaggine del cartello criminale CONDELLO IMERTI BUDA.
Quanto agli altri sodali:
CAMBARERI Domenico, quale reggente del locale di San Roberto, SACCA
Giorgio e COTRONEO Domenico quali uomini di vertice ed organizzatori;
NASONE Rocco, quale capo della locale di Scilla;
CREAZZO Giuseppe, CREAZZO Serafino (figli di Umberto Francesco) e CREAZZO
Francesco (nipote di CREAZZO Umberto Francesco) quali soggetti investiti di ruoli
operativi, impegnati nella gestione delle attivit estorsive anche a mezzo dellimposizione
dellimpresa di famiglia per i lavori che si svolgono nei territori di loro influenza.

In Scilla, Melia di Scilla, San Roberto, territori vicini ed altre parti della provincia di Reggio
Calabria, dal 12 dicembre 2005 al 21 ottobre 2009.

Per CAMBARERI Domenico con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., e reiterata,
ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

CONDELLO Francesco, CONDELLO Giandomenico, RODA Francesco, GRECO


Giuseppe, cl. 1960 (GRECO Giuseppe, cl. 1970)
(capo h) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

f. del delitto p. e p. dagli artt. 112, comma 1, n. 1, 416bis, comma 1, 2, 3, 4, 5, 6 ed 8, c.p.


perch unitamente al capo indiscusso CONDELLO Pasquale, CONDELLO Domenico, alias
gingomma e CONDELLO Demetrio oggetto della contestazione di cui al capo a) della
rubrica fanno stabilmente parte dellassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la
immediata disponibilit, per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e
materie esplodenti anche occultate o tenute in luogo di deposito - denominata ndrangheta
ed in particolare della sua articolazione territoriale individuata nella cosca CONDELLO
(in ordine alla cui esistenza ed al ruolo di CONDELLO Pasquale si vedano le sentenze
emesse dalla locale Corte di assise di appello in data 8 giugno 1994, n. 13/94, op.
Santabarbara, divenuta irrevocabile in data 4 dicembre 1994, e 3 aprile 2001, n. 4/2001,
op. Olimpia 1, divenuta irrevocabile in data 12 aprile 2002), della quale appendice
periferica in Calanna il gruppo familiare dei GRECO, operante nel territorio di Reggio
Calabria, zona Gallico, Archi, S. Caterina e centro storico,
associazione per delinquere di tipo mafioso promossa, diretta, organizzata e
partecipata al fine di:
commettere una serie indeterminata di condotte delittuose;
acquisire direttamente o per interposta persona la gestione o, comunque, il controllo di
attivit economiche (finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di
delitti), di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti
o vantaggi ingiusti per i sodali, per i concorrenti esterni o per altri;

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impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti agli associati, ai
concorrenti esterni o ad altri in occasione di consultazioni elettorali;
in particolare, i predetti organizzano e partecipano alla predetta organizzazione
criminale di tipo mafioso, che si avvale della forza di intimidazione del predetto vincolo
associativo e della conseguente condizione assoggettamento delle vittime e di omert di
queste e di terzi, attraverso la quale:
consentire, quale primaria esigenza, a Pasquale CONDELLO di continuare a governare
la omonima cosca attraverso la veicolazione dei relativi ordini a favore degli ulteriori
esponenti di vertice appartenenti al pi ampio contesto associativo oltre che dei singoli
partecipi;
consentire a Pasquale CONDELLO il mantenimento di costanti rapporti con i familiari
pi stretti, moglie e figli in particolare - come condizione imprescindibile per il
permanere del suo stato di latitanza (per il medesimo la cosca che assume un ruolo
servente rispetto alla famiglia) - ai quali sistematicamente affida i compiti di assistenza
da instradarsi, con il benestare dei familiari, nei circuiti finalizzati ad eludere i controlli
di polizia meglio specificati in seguito;
garantire la conservazione in capo al predetto del ruolo di vertice assoluto della
omonima cosca mediante la sistematica consumazione di una serie indeterminata di
delitti tanto contro lattivit giudiziaria che, in prevalenza, contro lautorit delle
decisioni giudiziarie, le cui condotte specifiche sono meglio indicate nei capi che
seguono, caratterizzati dalla presenza di azioni concatenate tra loro oltre che
teleologicamente orientate ad agevolare, favorire e, comunque, protrarre la ventennale
latitanza di CONDELLO Pasquale capo indiscusso, promotore e organizzatore della
gi indicata cosca CONDELLO di Archi di Reggio Calabria quale preminente
articolazione strategica della ramificata organizzazione criminale di tipo mafioso prima
indicata - colpito da plurimi provvedimenti giudiziari in attesa di essere posti in
esecuzione, tra i quali numerose sentenze di condanna passate in giudicato oltre che
varie ordinanze applicative di misure cautelari personali di tipo detentivo, per una serie
di gravi delitti contro lordine pubblico, la persona ed il patrimonio;

allinterno della predetta organizzazione si individuano i seguenti ruoli qualificati:


VAZZANA Andrea (in relazione al quale si procede separatamente), unitamente a
CONDELLO Demetrio, investito di un ruolo operativo e militare: pratica le estorsioni ad
imprenditori e commercianti e fa da cerniera, per lesercizio del potere mafioso, tra il
territorio di influenza ed il vertice della cosca (Pasquale CONDELLO);
CONDELLO Giandomenico e CONDELLO Francesco quali stretti congiunti
dellex latitante Pasquale CONDELLO, rivestono il ruolo di indispensabili pedine
incaricate di eseguire gli ordini impartiti e, quindi, di materiali esecutori delle azioni
delittuose poste in essere in esecuzione del condiviso programma criminoso, attivit
caratterizzate dalla immanente consapevolezza in capo ai predetti non solo di essere
sottoposti a pressanti attenzioni investigative ma di essere parte di apposito organismo
sinergicamente impegnato non solo a rendersi portavoce dei propri ordini quale
indispensabile strumento di gestione della cosca ma anche impegnato a sviare, nello
specifico adempimento del ruolo riservato, le complesse attivit di ricerca del latitante;
gli stessi, in esecuzione delle direttive impartite dal capo, fondatore, promotore ed
organizzatore prendono parte diretta alle azioni delittuose, finalizzate ad agevolare,
favorire e, comunque, protrarre la ventennale latitanza di CONDELLO Pasquale, nella
piena consapevolezza di agire al fine di perseguire gli scopi del sodalizio tanto da agire,
nelle diverse occasioni di visita al latitante CONDELLO Pasquale, in piena sinergia con
gli altri compartecipi;
pongono in essere esclusivamente articolate e pianificate condotte, ai medesimi
affidate a seguito di preventiva programmazione, finalisticamente orientate a conseguire il
prioritario intento di sviare gli apparati investigativi impegnati nellattivit di ricerca del
latitante e, quindi, a fuorviare le complesse attivit di pedinamento in corso;
RODA Francesco, quale soggetto di assoluto rilievo allinterno della ramificata
organizzazione criminale oltre che attuale reggente del locale di Gallico;

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GRECO Giuseppe, cl. 60, a sua volta quale soggetto di assoluto rilievo allinterno
della ramificata organizzazione criminale oltre che attuale reggente del locale di
Calanna;
GRECO Giuseppe, cl. 70, quale soggetto partecipe incaricato di molteplici ruoli
operativi.
Con laggravante prevista dal comma sesto per essere le attivit economiche di
cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo finanziate in tutto o in parte
con il prezzo, il prodotto o il profitto di delitti.

In Reggio Calabria e territori vicini, dal 12 dicembre 2005 al 21 ottobre 2009, in permanenza.

Per RODA Francesco e CONDELLO Giandomenico con la recidiva specifica, ex art. 99, comma
2, n. 1, c.p., e reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5
dicembre 2005, n. 251.
Per GRECO Giuseppe (cl. 60) con la recidiva reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come
sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

CONDELLO Domenico Francesco (pt. Pasquale, minorenne sino alla data del 1 novembre
2007)
(capo i) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

g. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110, 390 c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203 perch,
in concorso con i soggetti di cui al capo a) della rubrica, e con ulteriori persone allo stato
non identificate, in esecuzione del programma criminoso dellassociazione di tipo mafioso di
cui al predetto capo oltre che nel rispetto dello specifico ruolo al medesimo riservato come
gi analiticamente descritto nel capo appena richiamato, con pi azioni esecutive di un
medesimo disegno criminoso poste in essere, anche in tempi diversi ed in violazione della
medesima e di diverse disposizioni di legge, avvalendosi della forza di intimidazione del
vincolo associativo della cosca CONDELLO di Archi di Reggio Calabria e della condizione
di assoggettamento e di omert che ne deriva, nonch al fine di agevolare lattivit di detta
preminente articolazione strategica della ramificata organizzazione criminale di tipo mafioso
indicata nel capo gi citato, aiutava CONDELLO Pasquale - capo indiscusso, promotore e
organizzatore della gi indicata cosca di ndrangheta - a sottrarsi alla esecuzione di plurimi
provvedimenti giudiziari tra i quali numerose sentenze di condanna passate in giudicato, oltre
che varie ordinanze applicative di misure cautelari personali di tipo detentivo, per una serie
di gravi delitti contro lordine pubblico, la persona ed il patrimonio.

In Reggio Calabria e dintorni, dal 1 novembre 2007 al 18 febbraio 2008.

(GIUSTRA Antonio
(capo j) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

h. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110, 378, comma 2, 390 c.p. e 7 L. 12 luglio 1991,
n. 203 perch, in concorso con i soggetti di cui al capo a) della rubrica, e con ulteriori
persone allo stato non identificate, in esecuzione del programma criminoso dellassociazione
di tipo mafioso di cui al predetto capo oltre che nel rispetto dello specifico ruolo al medesimo
riservato come gi analiticamente descritto nel capo appena richiamato, con pi azioni
esecutive di un medesimo disegno criminoso poste in essere, anche in tempi diversi ed in
violazione della medesima e di diverse disposizioni di legge, avvalendosi della forza di
intimidazione del vincolo associativo della cosca CONDELLO di Archi di Reggio Calabria e
della condizione di assoggettamento e di omert che ne deriva, nonch al fine di agevolare
lattivit di detta preminente articolazione strategica della ramificata organizzazione
criminale di tipo mafioso indicata nel capo gi citato, aiutava CONDELLO Pasquale - capo

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indiscusso, promotore e organizzatore della gi indicata cosca di ndrangheta - a sottrarsi


alle ricerche dellAutorit finalizzate alla esecuzione di plurimi provvedimenti giudiziari tra i
quali numerose sentenze di condanna passate in giudicato, oltre che varie ordinanze
applicative di misure cautelari personali di tipo detentivo, per una serie di gravi delitti contro
lordine pubblico, la persona ed il patrimonio.

In Reggio Calabria e dintorni, fino al 18 febbraio 2008).

(BERTUCA Pasquale
(capo l) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

i. del delitto p. e p. dagli art. 56, 81, comma 2, 110, 629, comma 2, in relazione allart. 628,
comma 3, nn. 1 e 3, 61, n. 7, c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203, perch, in concorso con altri
soggetti da identificarsi (pure essi di appartenenza mafiosa), in qualit di capo cosca, ed in
esecuzione e prosecuzione di un medesimo disegno criminoso, ponendo in essere le seguenti
condotte:
danneggiando in concorso con altri in corso di individuazione mediante
incendio la pala meccanica della ditta Santoro, incaricata dello sbancamento funzionale
alla realizzazione di villette da parte dellimprenditore Giglietta Giovanni su terreno di
propriet di Arecchi Tomas Carmine sito in Villa San Giovanni, immediatamente dopo
linizio dei lavori e nel cantiere appena allestito (dellaprile 2006 linizio lavori);
proseguendo in tale attivit intimidatoria, il BERTUCA, appena uscito dal
carcere, faceva trovare apposta su un tabellone posto allingresso del cantiere di cui
sopra una grande mano nera realizzata mediante vernice, quale avvertimento di tipo
mafioso gi utilizzato in passato in azioni intimidatorie di analoga portata;
facendo seguire alle suddette attivit intimidatorie, di cui in tal modo assumeva
unitariamente la paternit quale rappresentante della cosca omonima, una richiesta di
pagamento di una somma pari a circa 150 mila euro allindirizzo dellimprenditore
Giglietta Giovanni impegnato nella realizzazione delle dette villette quale condizione per
la prosecuzione dei lavori;
compiva atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere limprenditore
Giglietta Giovanni a versare una tangente pari ad 150 mila quale condizione per la
pacifica prosecuzione dei lavori, al fine di procurare a s o ad altri un ingiusto profitto
pari alla somma pretesa con pari danno di rilevante gravit a carico del Giglietta e del
committente dei lavori Arecchi,
condotta posta in essere al fine di agevolare lattivit della cosca di
appartenenza, quale preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione
criminale di tipo mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle
condizioni previste dallart. 416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo
ad esercitare una particolare coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato dei
caratteri propri dell'intimidazione derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata
presente ed operante in prevalenza sul territorio calabrese.

In Villa San Giovanni, in epoca successiva allaprile 2006 ed in epoca prossima al febbraio/marzo
2007.

Per BERTUCA Pasquale con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., e reiterata,
ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251).

GRECO Giuseppe cl. 60 (GRECO Giuseppe cl. 70 e CHIRICO Luciano)


(capo m) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

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j. del delitto p. e p. dagli art. 56, 81, comma 2, 110, 629, comma 2, in relazione allart. 628,
comma 3, nn. 1 e 3, 61, n. 7, c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203 perch, in concorso tra loro e
con PRIORE Francesco (in relazione al quale si procede separatamente), in qualit di capo
cosca il primo e di sodali di mafia gli altri due, ed in esecuzione e prosecuzione di un
medesimo disegno criminoso, ponendo in essere le seguenti condotte:
minacciando il Greco Giuseppe cl. 70 prima Barbieri Vincenzo Carmine (20 gennaio
2007 o poco prima) telefonicamente con le parole: Vi Sparo .. riferendosi anche
al fratello Domenico Barbieri con luso del plurale e successivamente direttamente
questultimo (22 gennaio 2007) con le parole: vedi che con mio zio ti devi
comportare bene tu . Poi parliamo; vedi di ritirati che il contorno troppo
potente, ritirati.;
eseguendo successivamente (29 gennaio 2007) un autentico pestaggio punitivo e
dissuasivo il Greco Giuseppe cl. 60, cugino dellomonimo cl. 70, di Barbieri
Vincenzo Carmine;
minacciando il Priore Francesco, con il coltello in pugno, il Barbieri Domenico a
distanza di circa 2 mesi (poco prima del 30 marzo 2007) presso lo svincolo di
Gallico;
compivano atti idonei diretti in modo non equivoco ad obbligare i fratelli
Vincenzo Carmine e Domenico Barbieri, che avevano acquistato mediante scrittura
privata terreni siti in Catona (a cui era interessato lo zio - Chirico Luciano - di Greco
Giuseppe cl. 70) da tali Labate senza la preventiva autorizzazione del Priore e dei Greco,
ad abdicare al loro acquisto a beneficio del Chirico Luciano, al fine di procurare a s o
ad altri un ingiusto profitto pari alla somma pretesa con pari danno di rilevante gravit a
carico dei predetti (legittimi acquirenti e venditori in una libera trattativa negoziale),
condotta posta in essere al fine di agevolare lattivit della cosca di
appartenenza, quale preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione
criminale di tipo mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle
condizioni previste dallart. 416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo
ad esercitare una particolare coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato dei
caratteri propri dell'intimidazione derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata
prima indicata - per avere la immediata disponibilit, per il conseguimento delle finalit
dellassociazione, di armi e materie esplodenti anche occultate o tenute in luogo di
deposito - presente ed operante in prevalenza sul territorio calabrese.

In Catona, nelle data anteriore e prossima al 20 gennaio 2007, 22 gennaio 2007, 29 gennaio 2007
e poco prima del 30 marzo 2007.

Per GRECO Giuseppe (cl. 60) con la recidiva reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come
sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

(BARBIERI Carmelo
(capo p) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

k. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110, 117, 314, comma 1 e 2 , c.p. e 7 L. 12 luglio
1991, n. 203 perch, in concorso con ALVARO Cosimo (in relazione al quale si procede
separatamente), con pi azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, poste in essere
anche in tempi diversi in violazione della medesima disposizione di legge, il primo nella
qualit di impiegato alle dipendenze del Consorzio di Bonifica Integrale Area dello Stretto
che ai sensi dellart. 59 del R.D. 13 febbraio 1933 n. 215, e dellart. 862 del codice civile, ha
personalit giuridica pubblica e rientra, ai sensi della legge regionale 23 luglio 2003 n. 11
tra gli enti pubblici a struttura associativa, retti dal principio dellautogoverno -, quindi di
pubblico ufficiale o, comunque, di incaricato di pubblico servizio nella disponibilit del bene,
laltro di extraneus istigatore consapevole, usavano lautovettura CS447ML di servizio in
dotazione allente per circolare in citt per ragioni private e personali, con ci

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appropriandosi del carburante, che consumavano per fini personali, distraendo lautovettura
dalle funzioni proprie dellufficio.
Con laggravante prevista dallart. 7 L. 12 luglio 1991, n. 203, essendo il fatto
avvenuto per motivi di mafia ovvero al fine di agevolare lattivit dellassociazione di
appartenenza.

In Reggio Calabria, dallottobre 2006 allagosto 2007).

GRILLO BRANCATI Vitaliano, BUDA Pasquale e BARBIERI Domenico (IMERTI Antonino


e PASSALACQUA Domenico)
(capo q) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

l. dei delitti p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110, 353, comma 1, c.p. e 629, comma 2, in
relazione allart. 628, comma 3, nn. 1 e 3, 61, n. 7, c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203, in
concorso tra loro e con BUDA Francesco, BUDA Santo e TRIPEPI Anna Maria (in relazione
ai quali si procede separatamente), con pi azioni esecutive del medesimo disegno criminoso,
poste in essere anche in tempi diversi in violazione di diverse disposizioni di legge, nella loro
qualit di esponenti della cosca BUDA - IMERTI, con violenza e con la minaccia derivante
dalla loro riconosciuta e nota appartenenza mafiosa turbavano le aste giudiziarie che si
svolgevano presso il Tribunale ufficio esecuzioni immobiliari di Reggio Calabria;
in particolare:
1. turbavano lasta del 29 (o 23) novembre 2005, avente ad oggetto beni immobili
(abitazioni e locali commerciali) con sede in Villa San Giovanni provenienti dal fallimento
Tortorella, e ne allontanavano i possibili offerenti pure se affiliati ad altre cosche
ancorch vicine ma con sfera dinfluenza in altre aree territoriali (come Cambareri
Domenico);
dallesame della documentazione acquisita si accertava, peraltro, che lavvocato
Anna Maria TRIPEPI, moglie di GRILLO BRANCATI Vitaliano, costantemente in contatto
con gli altri coindagati, si aggiudicava, in rappresentanza di altre persone (aggiudicazione
per persona da nominare) tranne che per un immobile, complessivamente 17 lotti, cos
suddivisi:
BARBIERI Domenico, nr. 5 appartamenti;
TRIPEPI Anna Maria, ununit immobiliare adibita a negozio;
GRILLO BRANCATI Vitaliano, marito dellavvocato TRIPEPI, nr. 5
appartamenti;
MARTELLO Lidia, convivente di PASSALACQUA Domenico, un locale adibito a
negozio;
BUDA Francesco, fratello di BUDA Pasquale, un locale adibito a negozio;
BUDA Giuseppe, figlio di BUDA Santo, Sorvegliato Speciale della P.S., nr. 2
appartamenti;
BUDA Massimo, figlio di BUDA Santo, Sorvegliato Speciale della P.S., nr. 1
appartamento;
2. turbavano lasta del 16 ottobre 2007 che si rendeva indispensabile per rimettere
in vendita i cinque immobili che si era aggiudicato il Barbieri nel suddetto fallimento
Tortorella, non consolidando per lacquisto per mancato pagamento del saldo dovuto nei
termini perentori di legge (23 luglio 2006), allontanando in tempi diversi altri possibili
offerenti (tale Diego Fedele prima, vicino ai Bellocco ed ai Cacciola di Rosarno, e tale avv.
Alberto Barbaro, successivamente);
in particolare, alludienza del 16 ottobre 2007 lavvocato Anna Maria TRIPEPI si
aggiudicava i seguenti beni allasta, per il valore a fianco di ciascuno indicato:
LOTTO nr. 6 : riportato nel NCEU al foglio 1 particella 380 sub 17. cat. a/3, per
il prezzo di Euro 52.400,00;
LOTTO NR. 7: riportato nel NCEU al foglio 1 particella 380 SUB 18 Cat. A/3, per
il prezzo di Euro 60.050,00;

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LOTTO NR.11: riportato nel NCEU al foglio 1 particella 380 SUB 12 Cat. A/3,
per il prezzo di Euro 50.280,00;
LOTTO NR.12: riportato nel NCEU al foglio 1 particella 380 SUB 19 Cat. A/3,
per il prezzo di Euro 52.890,00;
LOTTO NR. 17: riportato nel NCEU al foglio 1 particella 380 SUB 14 Cat. A/3,
per il prezzo di Euro 42.130,00;
beni, corrispondenti a quelli della prima aggiudicazione a favore del BARBIERI,
in data 13 dicembre 2007, che venivano trasferiti a questultimo, avendo lavvocato
TRIPEPI Anna Maria, in data 16 ottobre 2007, depositato presso la Cancelleria
dellesecuzione immobiliare del Tribunale di Reggio Calabria, dichiarazione di nomina e
mandato speciale conferito da BARBIERI Domenico, per conto del quale aveva effettuato
lofferta e che a sua volta corrispondeva somme di denaro a IMERTI Antonino, a BUDA
Pasquale ed a PASSALACQUA Domenico;
condotte quelle appena descritte poste in essere con lo specifico fine del
conseguimento di un ingiusto profitto a favore dei beneficiari degli acquisti immobiliari
prima riportati con pari danno di rilevante gravit a carico degli esclusi ed al fine di
agevolare lattivit della cosca di appartenenza, quale preminente articolazione
territoriale della ramificata organizzazione criminale di tipo mafioso denominata
ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste dallart. 416bis c.p., atteso
il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una particolare coartazione
psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri dell'intimidazione derivante
dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata disponibilit, per il
conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie esplodenti anche
occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in prevalenza sul territorio
nazionale prima indicata.

In Villa San Giovanni e Reggio Calabria, il 29 novembre 2005 ed il 16 ottobre 2007.

Per IMERTI Antonino e BUDA Pasquale con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1,
c.p., e reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005,
n. 251.
Per BARBIERI Domenico con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come
sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

GRILLO BRANCATI Vitaliano


(capo r) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

m. del delitto p. e p. dagli artt. 110 e 416bis, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6 ed 8, c.p. perch, pur non
inserito stabilmente nella struttura organizzativa dellassociazione di tipo mafioso ed armata
- per avere la immediata disponibilit, per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di
armi e materie esplodenti anche occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante
in prevalenza sul territorio nazionale denominata ndrangheta ed in particolare della sua
articolazione territoriale denominata cosca IMERTI in quanto privo dellaffectio societatis
tipico degli intranei alla predetta organizzazione di tipo mafioso, i cui affiliati si avvalgono
della forza di intimidazione del relativo vincolo associativo e della condizione di
assoggettamento e di omert che ne deriva:
per commettere una serie indeterminata di condotte delittuose, tra le quali numerose
poste in essere contro il patrimonio e la Pubblica Amministrazione;
per acquisire direttamente o per interposta persona la gestione o, comunque, il
controllo di attivit economiche (finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il
prodotto, o il profitto di delitti), di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi
pubblici;
per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per i sodali, per i concorrenti esterni o per
altri, attraverso non solo la partecipazione diretta alle attivit economiche di

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interesse ma anche mediante la riscossione di ingenti somme di denaro a titolo di


tangente;
per impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o procurare voti agli associati,
ai concorrenti esterni o ad altri in occasione di consultazioni elettorali;
forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo diretto alla
realizzazione, anche parziale, del programma criminoso della medesima organizzazione
che la doverosa verifica ex post confermava aver esplicato una effettiva rilevanza
causale, configurandosi quale condizione necessaria, in ordine alla capacit del
contributo prestato di incidere di per s effettivamente e significativamente tanto sulla
conservazione che sul rafforzamento delle capacit operative della predetta associazione
nel suo complesso, oltre che dei suoi particolari settori, rami di attivit e specifiche
articolazioni territoriali;
in particolare, anche in forza della funzione cardine fatta svolgere alla moglie
quale avvocato rappresentante tutti gli offerenti graditi ai concorrenti di estrazione
mafiosa nella turbata libert dellincanto, coordinava le operazioni dirette a pilotare le
aste immobiliari di interesse della cosca di riferimento cos assicurando alla predetta la
possibilit oltre che di entrare in possesso di beni di cospicuo valore a prezzi convenienti,
in forza della partecipazione monopolizzata alla pubblico gara ed al conseguente
mancato rilancio delle offerte rispetto al prezzo a base dasta, anche di accrescere
laccreditamento riscosso sul territorio dalla predetta consorteria di tipo mafioso
ricollegato alla possibilit di estendere a persone gradite la partecipazione alle gare di
interesse caratterizzate dalle medesime condizioni di monopolio.

In provincia di Reggio Calabria (Catona, Villa San Giovanni), dal giugno 2005.

(VERDUCI Vincenzo, ALVARO Nicola, ITALIANO Giasone e RUGOLO Domenico


(capo s) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

n. dei delitti p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110, 424, comma 1, c.p. e 56, 629, comma 2, in
relazione allart. 628, comma 3, nn. 1 e 3, 61, n. 7, c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203 perch,
in concorso tra loro e con ALVARO Cosimo, MORFEA Rocco (deceduto), ITALIANO
Giuseppeantonio (deceduto) (in relazione ai quali si procede separatamente) con pi azioni
esecutive del medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi in violazione
di diverse disposizioni di legge, tutti in qualit di esponenti di consorterie mafiose, con le
seguenti condotte:
istigando VERDUCI Vincenzo, quale soggetto interessato allacquisto di almeno 2000
mq di terreno agricolo da GUADAGNINO Giuseppe, a porre in essere le condotte
delittuose, in pregiudizio di questultimo e del di lui suocero BUCETO Vincenzo, di cui
appresso;
avallando ALVARO Cosimo loperazione estorsiva, atteso che opportunamente
interpellato dai fratelli GUADAGNINO, a seguito dei danneggiamenti di cui appresso,
nulla disponeva affinch si cessasse lazione intimidatoria (di cui appresso) intraprese
da ALVARO Nicola e dal genero di questultimo MORFEA Rocco, inseriti nello
schieramento da lui capeggiato;
deliberando ALVARO Cosimo che si spendesse il suo nome verso i responsabili
affinch le operazioni negoziali miranti al conseguimento della cessione dei terreni in
questione a beneficio del VERDUCI si effettuassero nella misura e nella maniera pi
equa (ovvero in condizioni e dimensioni non particolarmente svantaggiose per
Guadagnino);
invitando ITALIANO Giuseppe Antonio ed ITALIANO Giasone (padre e figlio),
influenti soggetti di ndrangheta nella zona dinteresse, inizialmente il GUADAGNINO
a cedere il terreno di cui sopra, non senza la larvata minaccia di ITALIANO Giasone
che in mancanza vi sarebbero state conseguenze pregiudizievoli (con il caldo, qua il
trattore o una scintilla) quale chiara allusione agli atti intimidatori poi verificatisi e
di cui gli stessi sono da ritenersi corresponsabili a titolo di concorso morale,

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unitamente a RUGOLO Domenico, a sua volta intervenuto inizialmente, quale


mediatore di ndrangheta verso il GUADAGNINO per la cessione dei terreni al
VERDUCI;
eseguendo materialmente MORFEA Rocco, con il benestare principale di ALVARO
Nicola oltre che degli altri in relazione alle condotte di cui sopra, lincendio del
frantoio oleario della cooperativa agricola Delia, di cui era presidente
GUADAGNINO Giuseppe, prima (30.10.06) e di 10 bobine di reti per la raccolta delle
olive di Buceto Vincenzo successivamente (09.11.06), azione preceduta il giorno prima
dallinvito rivolto dal MORFEA a GUADAGNINO Alfonso di cedere, da parte del di
lui fratello Giuseppe, al Verduci di una tumminata - due tumminate di terra
compivano atti idonei diretti in modo non equivoco ad obbligare Guadagnino
Giuseppe a cedere, contro la sua volont, oltre 2000 mq circa di terreno agricolo sito in
Scido alle condizioni stabilite secondo pattuizioni ovvero imposizioni mafiose, al fine di
procurare a s o ad altri un ingiusto profitto pari alla somma pretesa con pari danno di
rilevante gravit a carico dei predetti,
condotta posta in essere al fine di agevolare lattivit della cosca di appartenenza,
quale preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione criminale di
tipo mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste
dallart. 416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una
particolare coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri
dell'intimidazione derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la
immediata disponibilit, per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e
materie esplodenti anche occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in
prevalenza sul territorio nazionale prima indicata.

In Scido (RC), da data anteriore e prossima al 30 ottobre 2006 ad epoca prossima al 9 novembre
06.

Per ALVARO Nicola e RUGOLO Domenico con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n.
1, c.p., e reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre
2005, n. 251.
Per VERDUCI Vincenzo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., e reiterata,
ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251).

LE PERA Santo Fortunato e RODA Francesco (RUGOLINO Giovanni, ALVARO Cosimo e


CRISALLI Antonio)
(capo t) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

o. dei delitti p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110, 353, comma 1, 629, comma 2, in relazione
allart. 628, comma 3, nn. 1 e 3, 61, n. 7, c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203, in concorso tra
loro e con CAMBARERI Domenico, MORDA Antonino e FOTIA Gregorio (in relazione ai
quali si procede separatamente), con pi azioni esecutive del medesimo disegno criminoso,
poste in essere anche in tempi diversi in violazione di diverse disposizioni di legge, nella loro
qualit di esponenti dellassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata
disponibilit, per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie
esplodenti anche occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in prevalenza
sul territorio nazionale denominata ndrangheta, su richiesta e sollecitazione di CRISALLI
Antonio interessato a ritornare nel possesso degli immobili sottrattigli con il fallimento
Crisalli-Siracusa, con violenza e con la minaccia derivante dalla loro riconosciuta e nota
appartenenza mafiosa turbavano le aste giudiziarie che si svolgevano presso il Tribunale
Ufficio esecuzioni immobiliari di Reggio Calabria;
in particolare:
CRISALLI Antonino faceva intervenire, ottenendo il loro intervento, LE PERA Santo
Fortunato e RUGOLINO Giovanni, quali responsabili di ndrangheta dellarea di
Catona, Francesco RODA, quale responsabile di ndrangheta per larea di Gallico,

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soggetti non identificati quali esponenti di ndrangheta di Archi per larea di Reggio
Calabria, affinch venissero allontanati, per ciascun area territoriale, tutti i possibili
offerenti dallasta giudiziaria del 20 febbraio 2007, avente ad oggetto beni immobili
provenienti dal fallimento dei cognati Crisalli-Siracusa;
CRISALLI Antonino faceva altres intervenire ALVARO Cosimo per impedire la
partecipazione alla suddetta asta di ogni altro possibile offerente di Reggio Calabria
citt ed in particolare di Gioacchino Campolo, il personaggio maggiormente temuto
per la sua notoria capacit finanziaria: dalla documentazione acquisita emergeva che,
effettivamente, CAMPOLO Gioacchino aveva partecipato allasta attraverso una
propria societ denominata G.R.I.D.A. Gestione Ricostruzioni Immobili Decorazioni
Artistiche S.r.L., di cui lo stesso risulta socio, senza comunque aggiudicarsi
lacquisto di alcun lotto (il giorno dellasta (20.02.2007) CRISALLI Antonino,
attraverso la figlia CRISALLI Claudia, si aggiudicava lacquisto degli immobili siti in
Gallico relativi ai lotti 3, 4, 6, mentre, attraverso la figlia CRISALLI Cristina il lotto
7, tutti menzionati nel verbale di udienza del 20 febbraio 2007 del Tribunale di Reggio
Calabria Ufficio Esecuzioni Immobiliari);
in relazione allaggiudicazione dellabitazione del Siracusa, sita in Reggio
Calabria, la stessa avveniva a favore della Fabit s.r.l. con sede in Bovalino (attraverso
il suo rappresentante legale Gallo) ma per conto di Mord Antonino, il quale era
intervenuto a sua volta allasta, conseguendo la suddetta aggiudicazione, per via della
preventiva approvazione mafiosa di CAMBARERI Domenico: in ordine alla vicenda
dellacquisto allasta dellabitazione del Siracusa si registrava la contrapposizione tra
Le Pera Santo Fortunato e Rugolino Giovanni, dalla parte del Siracusa, e Cambareri
Domenico, dalla parte del Mord, vicenda in cui era intervenuto circa un mese prima
dellasta anche FOTIA Gregorio che aveva accompagnato il CRISALLI a Bovalino per
portare la prima ambasciata di mafia al MORDA affinch non partecipasse allasta
(in data 10.03.2007, si registrava la presentazione di ricorso da parte dellAvv.
GIORDANO nei confronti della societ aggiudicataria Fabit s.r.l., per conto di
CAMBRIA Ermanno e GIORDANO Nicole Paola che in data 15.03.2007, venivano
accolti dal Giudice delegato al fallimento, a cui conseguiva la sospensione
dellefficacia esecutiva dellaggiudicazione dei lotti nr. 1 e 2, disposta in favore della
societ FA.BI.T. S.r.l. e la fissazione di unulteriore udienza per la comparizione
delle parti alla data del 03 aprile 2007);
i. il CRISALLI, in ordine allasta giudiziaria dellabitazione del cognato, rimessasi in
moto per quanto sopra evidenziato:
o attivava lintervento mafioso di Santo LE PERA verso lavv. GIORDANO, al
fine di dissuadere dallacquisto i ricorrenti intervenuti allasta da lui
rappresentati;
o sollecitava nuovamente lintervento di Cosimo ALVARO il quale mandava un
ambasciata al Mord perch non persistesse, oltre il provvedimento di
sospensione dellefficacia dellaggiudicazione di cui sopra, nei suoi propositi di
acquisto allasta e si rassegnasse per converso alla futura revoca
dellaggiudicazione a favore della FA.BI.T. s.r.l. operante per suo conto (lasta
del 3 aprile non si teneva e nelle more delle udienze dasta successive, nella
prima delle quali fissata per il mese di novembre 2007 veniva revocata
laggiudicazione alla FABIT s.r.l., il bene conteso veniva venduto a privati, i
creditori pagati e la procedura esecutiva dichiarata estinta (aprile 2004);
condotte quelle appena descritte poste in essere con lo specifico fine del
conseguimento di un ingiusto profitto a favore dei beneficiari degli acquisti immobiliari
prima riportati con pari danno di rilevante gravit a carico degli esclusi ed al fine di
agevolare lattivit della cosca di appartenenza, quale preminente articolazione
territoriale della ramificata organizzazione criminale di tipo mafioso denominata
ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste dallart. 416bis c.p.,
atteso il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una particolare coartazione
psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri dell'intimidazione
derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata
disponibilit, per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie

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esplodenti anche occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in


prevalenza sul territorio nazionale prima indicata.

In Reggio Calabria e territori vicini (Catona, Gallico, Bovalino), da data anteriore e prossima al
20 febbraio 2007 allaprile 2008.

Per RUGOLINO Giovanni e RODA Francesco con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2,
n. 1, c.p., e reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre
2005, n. 251.
Per LE PERA Santo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Per ALVARO Cosimo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Per CRISALLI Antonino con la recidiva semplice, ex art. 99, comma 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

(CREAZZO Umberto Francesco


(capo u) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

p. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110, 629, comma 2, in relazione allart. 628, comma
3, nn. 1 e 3, 61, n. 7, c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203 perch, in concorso con e BARBIERI
Domenico (in relazione al quale si procede separatamente), con pi azioni esecutive del
medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi in violazione della
medesima disposizione di legge, il primo in qualit di capo cosca di Melia di Scilla, laltro
quale ambasciatore del titolare della ditta appaltatrice e mediatore di ndrangheta verso il
capo cosca, costringendo il titolare della ditta LOPRETE Costruzioni SAS di Giuseppe
LOPRETE & C., con sede in Taurianova, aggiudicataria dei lavori di adeguamento,
ristrutturazione e manutenzione della S.P. Melia-Nocellari a pagare a titolo di tangente
estorsiva e quindi come condizione per poter effettuare i lavori una somma di denaro pari a
venti milioni di lire in luogo dei 25 milioni di lire inizialmente richiesti a seguito della
mediazione del BARBIERI - procuravano a s o ad altri un ingiusto profitto pari alla somma
pretesa con pari danno di rilevante gravit a carico del LO PRETE,
condotta posta in essere al fine di agevolare lattivit della cosca di appartenenza,
quale preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione criminale di tipo
mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste dallart.
416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una particolare
coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri dell'intimidazione
derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata disponibilit,
per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie esplodenti anche
occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in prevalenza sul territorio
nazionale prima indicata.

In Melia di Scilla e territori vicini, in data successiva e prossima al 22 febbraio 2005 (data di
stipula del contratto di appalto))

FAVARA Gianluca
(capo v) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

q. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 629, comma 2, in relazione allart. 628, comma 3,
nn. 1 e 3, 61, n. 7, c.p. e 7 L. 12 luglio 1991, n. 203 perch, con pi azioni esecutive del
medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi in violazione della
medesima disposizione di legge, quale esponente di ndrangheta, praticando con metodi
mafiosi, ovvero con la minaccia e violenza promanante dalla spendita della sua appartenenza

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mafiosa, una costante attivit estorsiva in pregiudizio di MERCURI Domenico, titolare della
pizzeria Il vecchio mattone, sita in Rosarno, obbligandolo a pagare per mesi somme di
denaro a titolo di tangente, procurava a s o ad altri un ingiusto profitto pari alla somma
pretesa con pari danno di rilevante gravit a carico dellestorto,
condotta posta in essere al fine di agevolare lattivit della cosca di appartenenza,
quale preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione criminale di tipo
mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste dallart.
416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una particolare
coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri dell'intimidazione
derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata disponibilit,
per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie esplodenti anche
occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in prevalenza sul territorio
nazionale prima indicata.

In Rosarno, fino al novembre del 2007).

(ALVARO Cosimo e PALERMO Rocco


(capo w) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

r. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110 c.p., 12quinquies L. 7 agosto 1992 n. 356 e 7 L.
12 luglio 1991, n. 203 perch, in concorso tra loro e con BUETI Natale (per il quale si
proceduto separatamente) e PALERMO Rosa Immacolata (per la quale si procede
separatamente), con pi azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, poste in essere
anche in tempi diversi in violazione della medesima disposizione di legge, ALVARO Cosimo
attribuiva fittiziamente agli altri, che consapevolmente ne accettavano lintestazione, la
titolarit e la gestione della casa di cura Villa Speranza, con sede in Reggio Calabria, al
fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali;
in particolare, ALVARO Cosimo continuava:
di fatto, quale socio e gestore occulto della predetta casa di cura, ad incamerare gli
utili rivenienti dallattivit commerciale e dallincremento di valore dellazienda per
effetto dei reinvestimenti di parte dei predetti;
condotte poste in essere al fine di agevolare lattivit della cosca ALVARO di
Sinopoli, quale preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione criminale
di tipo mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste
dallart. 416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una
particolare coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri
dell'intimidazione derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la
immediata disponibilit, per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e
materie esplodenti anche occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in
prevalenza sul territorio nazionale prima indicata.

In Reggio Calabria, dal mese di gennaio 2007 al 21 ottobre 2009.

Per ALVARO Cosimo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251).

MAZZITELLI Salvatore (ALVARO Cosimo)


(capo x) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

s. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110 c.p., 12quinquies L. 7 agosto 1992 n. 356 e 7 L.
12 luglio 1991, n. 203 perch, in concorso tra loro e con BUETI Natale (in relazione al quale
si proceduto separatamente), con pi azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, poste
in essere anche in tempi diversi in violazione della medesima disposizione di legge, ALVARO

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 20
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Cosimo attribuiva fittiziamente agli altri, che consapevolmente ne accettavano lintestazione,


la titolarit e la gestione del Lido Calajunco e del ristorante Le Palme, con sede in
Reggio Calabria, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione
patrimoniali;
in particolare, ALVARO Cosimo continuava:
di fatto, quale socio e gestore occulto del predetto esercizio pubblico, ad
incamerare gli utili rivenienti dallattivit commerciale e dallincremento di valore
dellazienda per effetto dei reinvestimenti di parte dei predetti;
condotte poste in essere al fine di agevolare lattivit della cosca ALVARO di Sinopoli, quale
preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione criminale di tipo
mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle condizioni previste dallart.
416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo ad esercitare una particolare
coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato dei caratteri propri dell'intimidazione
derivante dallassociazione di tipo mafioso ed armata - per avere la immediata disponibilit,
per il conseguimento delle finalit dellassociazione, di armi e materie esplodenti anche
occultate o tenute in luogo di deposito - presente ed operante in prevalenza sul territorio
nazionale prima indicata.

In Reggio Calabria, dal mese di giugno 2006 al 21 ottobre 2009.

Per ALVARO Cosimo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.
Per MAZZITELLI Salvatore con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., e
reiterata, ex art. 99, comma 4, n. 1,c.p., come sostituito dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n.
251.

CANALE Giovanni (ALVARO Cosimo)


(capo y) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

t. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110 c.p., 12quinquies L. 7 agosto 1992 n. 356 e 7 L.
12 luglio 1991, n. 203 perch, in concorso tra loro e con COTRONEO Gianluca (a carico del
quale si proceduto separatamente) e COTRONEO Maria Elena (a carico della quale si
procede separatamente), con pi azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, poste in
essere anche in tempi diversi in violazione della medesima disposizione di legge, ALVARO
Cosimo attribuiva fittiziamente agli altri, che consapevolmente ne accettavano lintestazione,
la titolarit e la gestione del Pub Old Gallerys s.r.l., con sede in Reggio Calabria al fine di
eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali;
in particolare, ALVARO Cosimo continuava:
di fatto, quale socio e gestore occulto del predetto esercizio pubblico, ad
incamerare gli utili rivenienti dallattivit commerciale e dallincremento di valore
dellazienda per effetto dei reinvestimenti di parte dei predetti;
condotte poste in essere al fine di agevolare lattivit della cosca ALVARO di
Sinopoli, quale preminente articolazione territoriale della ramificata organizzazione
criminale di tipo mafioso denominata ndrangheta, oltre che avvalendosi delle
condizioni previste dallart. 416bis c.p., atteso il comportamento oggettivamente idoneo
ad esercitare una particolare coartazione psicologica sulle persone in quanto dotato
dei caratteri propri dell'intimidazione derivante dallassociazione di tipo mafioso ed
armata - per avere la immediata disponibilit, per il conseguimento delle finalit
dellassociazione, di armi e materie esplodenti anche occultate o tenute in luogo di
deposito - presente ed operante in prevalenza sul territorio nazionale prima indicata.

In Reggio Calabria, dal 13 giugno 07 (data di costituzione della societ) al 21 ottobre 2009.

Per ALVARO Cosimo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 21
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(FAVARA Gianluca
(capo aa) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

u. del delitto p. e p. dagli artt. 110 c.p., 10 e 12 L. 14 ottobre 1974, n. 497 e 7 L. 12 luglio 1991,
n. 203 perch, in concorso con altri soggetti non ancora identificati, al fine di agevolare
lattivit della cosca di appartenenza quale preminente articolazione territoriale della
ramificata organizzazione criminale di tipo mafioso denominata ndrangheta , deteneva
illegalmente a qualsiasi titolo e portava in luogo pubblico o aperto al pubblico unarma non
meglio identificata in perfetto stato di conservazione, fornita di caricatore contenente almeno
venti colpi, da considerare arma da guerra atta allimpiego dotata del relativo
munizionamento.

Accertati in provincia di Reggio Calabria, il 13 gennaio 2006).

(ALVARO Cosimo
(capo bb) della rubrica oggetto di valutazione in sede cautelare)

v. del delitto p. e p. dagli artt. 81, comma 2, 110 c.p., 10, 12 e 14 L. 14 ottobre 1974, n. 497 e 7
L. 12 luglio 1991, n. 203 perch, in concorso con FAVARA Gianluca e IMBALZANO
Leonardo (a carico dei quali si procede separatamente), con pi azioni esecutive del
medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi in violazione di diverse
disposizioni di legge, al fine di agevolare lattivit della cosca ALVARO quale preminente
articolazione territoriale della ramificata organizzazione criminale di tipo mafioso
denominata ndrangheta , lIMBALZANO portava in luogo pubblico o aperto al pubblico
in visione agli altri correi, che la detenevano illegalmente a qualsiasi titolo unitamente al
primo, unarma non meglio identificata in perfetto stato di conservazione, fornita di
caricatore contenente almeno quattro colpi, da considerare arma comune da sparo atta
allimpiego dotata del relativo munizionamento.

Accertati in Reggio Calabria, il 03 novembre 2006.

Per ALVARO Cosimo con la recidiva specifica, ex art. 99, comma 2, n. 1, c.p., come sostituito
dallart. 4 della L. 5 dicembre 2005, n. 251).

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OSSERVA

che alle ore 20.00 circa del 18 febbraio 2008, in Pellaro - via Torrente Filici II allinterno
dellabitazione di propriet di DATTOLA Maria Cristina [ nata Reggio Calabria il 9 novembre
1954, ivi residente in via SS. 106 III tratto nr. 351]1, personale della locale Sezione Anticrimine
del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri poneva fine alla ventennale latitanza di
CONDELLO Pasquale.
Nelloccorso veniva tratto in arresto, nella flagranza del reato, BARILLA Giovanni,
unitamente a CONDELLO Giandomenico e CHILA Antonino, resisi responsabili, a vario titolo,
del delitto di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena aggravata dallart. 7 della
legge nr. 203 del 1990. Inoltre, si procedeva al sequestro di una pistola marca Walter cl. 7.65 con
matricola abrasa, completa di due caricatori e complessivi 16 colpi, rinvenuta nella disponibilit del
CONDELLO stesso nonch numerosi oggetti di valore (anelli con brillanti, accendini di oro ecc.
ecc.), nonch copiosa documentazione cartacea, refertata con informativa pari numero.
Le acquisizioni investigative, sviluppate durante lintero percorso investigativo,
consentivano dindividuare una parte dei favoreggiatori che, per anni, aveva fornito, a vario titolo,
supporto al latitante (vedi informativa datata 11 marzo 2008 e seguenti).
Una volta conseguito il risultato prioritario della cattura del latitante, per, la rilettura
complessiva delle risultanze dellindagine denominata dai Carabinieri del ROS Meta, integrata
da quelle di altri procedimenti trattati da questo Ufficio, consentiva di ricostruire un quadro assai
pi vasto della composizione delle principali cosche della citt di Reggio e delle zone limitrofe e
dei loro complessi ed articolati rapporti.
Da tale analisi emergono, a parere di questUfficio, gravi indizi di colpevolezza a carico
delle persone indicate in epigrafe per il reato di cui allart. 416 bis c.p. oltre che per una serie di
reati specifici.

Il metodo investigativo utilizzato.

Gli elementi da cui sono tratti i gravi indizi di colpevolezza posti a fondamento della
presente domanda cautelare provengono, come gi evidenziato, dalle numerose intercettazioni
svolte nel corso della lunga attivit di indagine: ci impone alcune precisazioni in ordine al
metodo utilizzato dalla Autorit di Polizia Giudiziaria procedente nel corso dellascolto delle
conversazioni oggetto di interesse.
In particolare occorre sottolineare gli aspetti legati alla identificazione degli interlocutori,
alla comprensione del captato, nonch alla preliminare valutazione, sotto il profilo argomentativo
ed indiziario, delle stesse.
In relazione al primo aspetto, quello della identificazione degli interlocutori, i risultati
conseguiti sono stati assicurati tanto dalla titolarit e dalla disponibilit del mezzo intercettato da
parte degli indagati (apparati telefonici identificati per scheda telefonica, ovvero per numero IMEI,
automobili utilizzate, ecc.), sia con riferimento alle notizie fornite dai medesimi circa lidentit
degli interlocutori durante le conversazioni;
dati conoscitivi opportunamente sviluppati e confrontati con gli esiti dei servizi
complementari di osservazione e pedinamento compiuti dagli investigatori che hanno in pi
occasioni condotto al pieno riscontro di quanto narrato o intercettato.
La puntuale combinazione di tutti questi elementi, o anche solo di alcuni di essi, ha
consentito di conferire adeguato valore di affidabilit al riconoscimento vocale effettuato dagli
operanti che, adusi alla voce dei conversanti, sono stati in grado di procedere alla certa
identificazione degli interlocutori.
Le conversazioni, inoltre, sono caratterizzate da un contenuto chiaro ed intelligibile, tali da
essere perci comprese nel loro effettivo significato senza ricorrere ad operazioni ermeneutiche
dagli oscuri percorsi.

1 Labitazione era stata data in locazione, mediante contratto di affitto regolarmente registrato, a CHILA Antonino [ nato
a Melito Porto Salvo il 26 agosto 1966, residente Reggio Calabria, Frazione Pellaro via Rimembranze nr. 27,
commerciante], tratto in arresto, in flagranza di reato, in relazione al delitto di favoreggiamento personale, procurata
inosservanza di pena e detenzione illegale di arma da fuoco in concorso.

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I CRITERI DI VALUTAZIONE DEL MATERIALE INDIZIARIO

In generale.

A fondamento della presente richiesta vi sono una serie di attivit tecniche oltre che di
intercettazione tra presenti richieste, autorizzate, disposte e compiutamente effettuate nel presente
procedimento.
Preme evidenziare, a tal proposito, la natura di vera e propria confessione extragiudiziale
degli elementi provenienti dalle intercettazioni, in generale, ed ambientali in particolare.
Tale natura, invero, consente di attribuire alle stesse piena validit non solo nei confronti
del soggetto che parla (contra se) ma anche, in presenza di ulteriori elementi, nei confronti di
soggetto non direttamente coinvolto nella conversazione captata (contra alios).
In questa seconda ipotesi, peraltro, deve essere allontanata la tentazione di ricondurre all
interno dellistituto della chiamata in correit della dichiarazione captata la quale compia
riferimento ad azioni da attribuire a persona diversa dal dichiarante; appare evidente, infatti, la
diversit di contesto in cui agisce il mezzo di ricerca della prova e, di conseguenza, la diversa
genesi della corrispondente fonte di prova.
In presenza di fonte di prova proveniente da intercettazione ambientale o di altra natura,
invero, ci che occorre verificare, al fine di stabilire la credibilit intrinseca ed estrinseca, la
presenza contestuale di quattro componenti:
- spontaneit della dichiarazione;
- verosimiglianza del narrato;
- completezza espositiva;
- consistenza ed univocit interpretativa.
sufficiente, pertanto, al fine di valutare le risultanze di una attivit di intercettazione, non
solo quale mero grave indizio a fini cautelari, ma anche e soprattutto quale prova storica o
rappresentativa, verificare che:
- la captazione attenga a conversazioni genuine perch colte mentre i soggetti non potevano
minimamente sospettare di essere sottoposti ad una attivit investigativa posta in essere con tali
modalit e dunque ascoltati nella pienezza della loro attivit criminosa peraltro spontaneamente
riferita;
- oggetto dellattivit di ascolto non siano attivit meramente fittizie, ma reali; dato
acquisibile mediante tutta lattivit di riscontro, a cui attribuire funzione storicizzante, da porre in
essere contestualmente a quella primaria-acquisitiva di intercettazione;
- dalle medesime intercettazioni sia possibile acquisire elementi tendenzialmente completi
che consentano la precisa ricostruzione della dinamica di ogni singolo episodio criminoso oltre a
consentire una interpretazione dello stesso di carattere assolutamente univoco.
Giova evidenziare, per completezza, che tale impostazione trova conferma implicita in
alcune pronunce della Suprema Corte la quale ha ritenuto legittima, ai fini dell'emissione di
provvedimento cautelare, l'utilizzazione di intercettazioni ambientali contenenti confessioni
extragiudiziali, anche se le relative trascrizioni non sono integralmente depositate (nella specie,
per ragioni di riservatezza, inerenti sia alle ulteriori indagini in corso, sia a rapporti personali del
soggetto, estranei ad esse) (Cass. Pen., sez. I, sent. n. 01437 del 01/04/1992 - 12/05/1992).
Tale orientamento, infatti, seppure riguardante la legittimit dellutilizzazione di
intercettazioni ambientali, le cui trascrizioni non siano state integralmente depositate, nel compiere
un esplicito riferimento al contenuto delle intercettazioni stesse qualifica lo stesso quale
confessione extragiudiziale;
prendendo le mosse da tale assunto, invero, appare assolutamente rispettata la ratio di fondo
del mezzo di ricerca della prova attivato nel caso di specie, dovendosi individuare la stessa nella
possibilit, previo provvedimento autorizzativo del Giudice per le Indagini Preliminari, di
ascoltare le dichiarazioni spontanee effettuate dalle persone di interesse investigativo che, per la
natura del loro contenuto, ove riferite in altra sede non assumerebbero altro che la veste di
confessione vera e propria.
Occorre osservare, ancora, conformemente a consolidato indirizzo giurisprudenziale della
Suprema Corte, che nel procedimento "de libertate", la valutazione del contenuto e dei risultati

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delle intercettazioni telefoniche e del significato delle espressioni usate anche dagli interlocutori
costituiscono accertamento di fatto, riservato al giudice del merito e insindacabile in sede di
legittimit, se sostenuto da motivazione congrua e logica. (La Corte nella specie ha ritenuto
sufficiente l'indizio raccolto attraverso intercettazioni telefoniche che documentano, in modo
genuino e originario, fatti e dichiarazioni, all'insaputa degli interlocutori, costitutivi della
probabile colpevolezza in ordine al reato di cui all'articolo 416 cod. pen.) (Cass. Pen., sez. V,
sent. n. 06350 del 16/02/2000 (CC.22/12/1999).
Di assoluto rilievo, infine, ed in alcun modo indebolita dalle modifiche normative introdotte
dalla legge 1 marzo 2001, n. 63, appare la impostazione che segue, secondo la quale la rigorosa
disciplina predisposta dal legislatore per assicurare la legalit dell'acquisizione e la genuinit ed
attendibilit dei dati raccolti attraverso le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, viene
in rilievo esclusivamente con riferimento al giudizio finale sulla responsabilit dell'imputato e non
trova pertanto applicazione nel procedimento cautelare, in cui a legittimare l'imposizione di una
misura che limita la libert della persona sottoposta ad indagini basta il concorso di gravi indizi,
ai sensi dell'art. 273, comma primo, cod. proc. pen.; poich tali indizi, a differenza di quelli
indicati nell'art. 192, comma secondo, cod. proc. pen., a cui non viene compiuto alcun
riferimento neanche dalla nuova formulazione dellart. 273 c.p.p. a seguito delle modifiche
legislative appena ricordate, possono consistere in qualsiasi elemento che, in concreto, risulti
fortemente indicativo della probabile colpevolezza di un soggetto in relazione ad una precisa
fattispecie criminosa, anche le fonti dalle quali essi provengono possono essere le pi svariate e
tutte valide, con l'unico limite che non derivino da un'attivit compiuta in spregio di specifici
divieti normativi, essendo ovvio che l'illiceit del mezzo riverbera i suoi effetti sul risultato,
infirmandolo, ancorch utile alla prosecuzione delle indagini; l'unico limite, pertanto, alla
utilizzazione degli esiti delle intercettazioni telefoniche nella fase delle indagini preliminari e'
rappresentato dal dettato dell'art. 266 cod. proc. pen., che, ponendo una regola di portata
generale, prevede i casi, tassativamente elencati, in cui le intercettazioni sono consentite (Cass.
Pen., sez. I, sent. n. 00682 del 27/03/1995).
Indirizzo giurisprudenziale rafforzato di recente dalla Suprema Corte la quale ha ribadito
che gli indizi raccolti nel corso delle intercettazioni telefoniche possono costituire fonte diretta di
prova della colpevolezza dell'imputato e non devono necessariamente trovare riscontro in altri
elementi esterni, qualora siano: a) gravi, cioe' consistenti e resistenti alle obiezioni e quindi
attendibili e convincenti; b) precisi e non equivoci, cioe' non generici e non suscettibili di diversa
interpretazione altrettanto verosimile; c) concordanti, cioe' non contrastanti tra loro e, piu'
ancora, con altri dati o elementi certi (Cass. Pen., sez. IV, sent. n. 22391 del 21/05/2003
(ud.02/04/2003)).
A ben vedere, nessun criterio di valutazione estraneo a quelli appena riportati rinvenibile
nel sistema codicistico novellato senza correre il rischio di sostenere la necessariet di
interpretazioni estensive della norma anche in contrasto con quanto la stessa ha inteso disciplinare.
Deve osservarsi, per completezza, che il canone valutativo dei gravi indizi di colpevolezza
richiesto in sede cautelare va tenuto distinto, per il minor grado di elementi a compresenza
necessaria richiesti al fine di giungere ad una valutazione di sussistenza, da quello proprio della
fase di merito.
Invero la Suprema Corte con recente pronuncia ha evidenziato che anche dopo
lintroduzione del comm 1bis dellart. 273 ad opera dellart. 11, comma 1, della legge 63/2001,
rimangono diversi i canoni valutativi dei gravi indizi di colpevolezza ai fini dellapplicabilit di
una misura cautelare personale rispetto a quelli validi per la pronuncia di condanna, non essendo
richiesto nel primo caso che gli indizi siano gravi, precisi e concordanti. Infatti il comma 1bis
dellart. 273 introdotto dalla legge 63/2001, attuativa dei principi del giusto processo in materia
di formazione e valutazione della prova non richiama il comma 2 dellart. 192, bens soltanto i
commi 3 e 4, nonch gli articoli 195.7, 203 e 271, 1 comma, c.p.p. (Cass. Pen., sez. I, sent. n.
10000 del 24 gennaio 11 marzo 2002).
Ancora, la Suprema Corte ha ribadito il contenuto di una intercettazione, anche quando si
risolva in una precisa accusa in danno di terza persona, indicata come concorrente in un reato
alla cui consumazione anche uno degli interlocutori dichiara di aver partecipato, non e' in alcun
senso equiparabile alla chiamata in correita' e pertanto, se va anch'esso attentamente interpretato
sul piano logico e valutato su quello probatorio, non va pero' soggetto, nella predetta valutazione,

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ai canoni di cui all'art 192 comma 3 cpp (Cass. Pen., sez. V, sent. n. 13614 del 19/01/2001 -
04/04/2001).
Indirizzo, questultimo, che ha trovato recente conferma nella massima che segue nella
quale si evidenzia che lindicazione, in colloqui intercettati, di una terza persona come autore di
un reato non rappresenta una chiamata in correit (e dunque non soggiace alle regole probatorie
di cui allart. 192, 3 comma, del c.p.p.), ma va valutata e apprezzata ex se (Cass. Pen., sez. V,
sent. 21 ottobre-20 novembre 2003, n. 44716).
In sintesi, come si gi osservato gran parte del materiale probatorio sul quale si fonda la
presente richiesta frutto di lunghe attivit di intercettazione di conversazioni tra presenti e di
comunicazioni telefoniche registrate sulle utenze in uso agli indagati e ad altri coindagati ovvero
indagati di reato connesso.
Non vi dubbio che, alla stregua di un consolidato e condivisibile orientamento
giurisprudenziale, la valenza probatoria di tale mezzo di prova deve ritenersi di particolare
efficacia.
In effetti, lattivit di intercettazione, rappresentando in tempo reale laccadimento di
singoli fatti storici, costituisce senzaltro uno dei modi di raccolta della prova di natura oggettiva e,
per ci stesso, di maggiore affidabilit.
I dati che ne scaturiscono fotografano una realt possibile di artefazioni in via astratta
in sole due ipotesi: e cio quando siano contraddittori o inintelligibili, ovvero quando i protagonisti
della conversazione siano chiaramente consapevoli di essere soggetti a tale attivit di acquisizione
della prova e se ne servano in modo strumentale per falsare intenzionalmente ed in maniera
anomala la rappresentazione del dato storico.
Al di fuori di tali ipotesi - certamente non ipotizzabili nel procedimento in questione, ove
al costante timore manifestato da parte degli indagati di essere sottoposti ad attivit di
intercettazione ha corrisposto ladozione di particolari e maggiori cautele per sottrarsi agli effetti di
tale attivit, ma non gi il suo strumentale utilizzo - considerata la mole di intercettazioni disposte
ed il lungo tempo nel quale esse sono state effettuate, deve concludersi che la situazione
rappresentata da tale mezzo di prova esattamente rispondente alla realt dei fatti.
A tali conclusioni, deve giungersi anche laddove il dato indiziante desumibile
dallintercettazione sia utilizzato in pregiudizio di soggetti terzi, che quindi non hanno
partecipato al dialogo, laddove ci si intenda riferire al coinvolgimento di tali persone in attivit
illecite.
E chiaro che maggiore la valenza di prova di un dialogo laddove a parlare sia la stessa
persona nei cui confronti si utilizzino, in chiave indiziante, le affermazioni oggetto di
registrazione, ma allorch due o pi soggetti si riferiscono ad un terzo, riferendo fatti penalmente
rilevanti a carico di questi, egualmente il valore probatorio di tale atto da ritenersi elevatissimo,
salvo la comprovata circostanza o la ragionevole probabilit che, nella consapevolezza dellattivit
cui sono soggetti, gli interlocutori abbiano inteso precostituire false prove a carico del terzo
estraneo alla conversazione. Il che, secondo evidenti principi logici, non pu ritenersi plausibile
quando due o pi soggetti, comunque, riferiscano nel corpo della conversazione fatti illeciti nei
quali essi stessi risultino coinvolti.
Alla stregua di tali considerazioni, non essendo emerso alcun elemento tale da far ritenere
che gli interlocutori, le cui conversazioni sono state di volta in volta oggetto di registrazione,
abbiano inteso creare false prove, essendo evidente che gli interlocutori hanno riferito nel corso di
tali conversazioni fatti gravissimi nei quali sono direttamente ed in primo luogo coinvolti essi
stessi, deve concludersi che, nellambito del presente procedimento, agli esiti delle effettuate
attivit di intercettazione deve attribuirsi una particolare e sicura efficacia probatoria.
Naturalmente, a diversa conclusione deve giungersi nel caso in cui le notizie penalemente
rilevanti a carico di terzi siano costituite da affermazioni generiche, o da informazioni basate su
indistinti si dice, senza riferimenti a fatti precisi e oggettivamente valutabili.

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I criteri di valutazione delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia.

Il primo elemento (si veda Cass. Pen., sez. V, sentenza del 18 gennaio 2000 n. 4888) che
occorre verificare, nellesame delle dichiarazioni rese dai coimputati del medesimo reato o da
persona imputata in un procedimento connesso consiste nella attendibilit di tali dichiarazioni.
E un elemento che va valutato in base a dati e circostanze attinenti direttamente alla persona del
collaboratore, quali il carattere, il temperamento, la vita anteatta ed i rapporti con laccusato, la
genesi ed i motivi della chiamata di correo. Inoltre lattendibilit intrinseca della chiamata di
correo, va desunta da dati specifici e non esterni ad essa, quali la spontaneit, la verosimiglianza,
la completezza della narrazione dei fatti, la concordanza fra le dichiarazioni rese in tempi diversi,
la logica interna delle dichiarazioni, la mancanza di interesse diretto allaccusa, lassenza di
contrasto con altre acquisizioni eclatanti o difficilmente superabili. Non pu negarsi lattendibilit
delle dichiarazioni del collaboratore qualora, nel corso delle indagini preliminari e/o in sede di
dibattimento, abbia ampliato le sue originarie dichiarazioni fornendo ulteriori particolari giacch la
chiamata in correit pu, senza diventare inattendibile, attuarsi progressivamente ed arricchirsi nel
tempo, specie quando i nuovi dati forniti costituiscano completamento ed integrazione dei
precedenti.
Le dichiarazioni rese, per assumere valore di prova richiedono inoltre un riscontro che non
deve necessariamente consistere in una prova distinta della colpevolezza dellincolpato, essendo
sufficienti elementi di fatto o logici che ne dimostrano per taluni effetti la veridicit o che
integrandosi con esse, ne garantiscano lattendibilit anche ab extrinseco ( v. in tal senso
Cass.Sez. 1, 22-3-1999 n. 09531).
In tema di valutazione di plurime chiamate in correit provenienti dalla medesima
persona nella stessa vicenda processuale non pu ritenersi consentito, utilizzare gli elementi di
riscontro, accertati nei confronti di un imputato a conforto delle accuse rivolte anche ad altri
imputati. Pertanto se il dichiarante abbia chiamato in correit varie persone per vari reati e se dalle
confessioni degli accusati o da altri elementi di prova, sia riscontrata la veridicit di alcune o della
maggior parte delle accuse, ci va considerato ai soli fini del giudizio di intrinseca attendibilit del
dichiarante, ma non pu valere come altro elemento di prova a conferma di chiamata in correit
nei confronti di altro soggetto sprovvisto di riscontri propri, costituendo ci, altrimenti, palese
violazione del principio della valutazione della prova, a norma del terzo e quarto comma dellart.
192 c.p.p. Conseguentemente deve essere attribuita piena attendibilit e valenza probatoria a tutte
e soltanto quelle parti della dichiarazione accusatoria che risultano suffragate da idonei elementi di
riscontro individualizzante. ( v. Cass. Sez. 2 8-1-1997 n. 474). Ogni volta, invece, in cui la
comparazione tra le dichiarazioni abbia dato esito negativo, dovendosi escludere lesistenza stessa
del riscontro, non potr neppure attribuirsi valore alle dichiarazioni autonomamente considerate.
[]
Deve aggiungersi che le dichiarazioni accusatorie provenienti da soggetti diversi, rientranti
nelle categorie di cui allart. 192, commi 3 e 4, c.p.p., costituiscono riscontro se collimano nei dati
essenziali e nei nuclei fondamentali e se sussiste convergenza contenutistica fra di esse
(convergenza del molteplice). Le contraddizioni significative tra le varie dichiarazioni rilevano
quindi, innanzitutto e soprattutto, come mancanza di riscontro: deve per tenersi conto che non
possibile pretendere che le medesime per costituire riscontro luna dellaltra e per essere
qualificate convergenti, siano totalmente e perfettamente sovrapponibili. Eventuali discrasie o
inesattezze, soprattutto nellipotesi di narrazione relativa ad una serie vastissima di fatti criminosi,
vanno considerate ininfluenti allorquando risultino, comunque, salvaguardati i nuclei essenziali di
verit.
Questo elemento di giudizio unanimemente adottato tanto al fine di attribuire alle
dichiarazioni accusatorie non perfettamente concordanti lindicata limitata validit probatoria, sia
per osservare che se i collaboranti si fossero copiati luno con laltro la concordanza satrebbe
stata assoluta (ex pluribus Cass. Pen., sez. I, sentenza n. 42990 del 18 settembre 2008
Ud. (dep. 18/11/2008) Rv. 241821).
Un altro elemento rilevante di giudizio dato dal principio di frazionabilit delle
dichiarazioni rese dai collaboratori, nel senso che le affermazioni accusatorie, anche se denegate
per una parte del racconto per mancanza di riscontri, non diventano inutilizzabili ma assumono
rilevanza per quelle parti e nei confronti di quegli indagati per i quali reggono alla verifica
giudiziale del riscontro. La validit della dichiarazione ammissibile allorch non esista

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uninterferenza fattuale e logica fra la parte del narrato ritenuta falsa e le rimanenti parti che siano
intrinsecamente attendibili ed adeguatamente riscontrate. Detta interferenza si verifica solo quando
fra la prima parte e le altre vi sia un rapporto di causalit necessaria, ovvero quando luna sia
imprescindibile antecedente logico dellaltra ( v. in tal senso Cass. Sez 1, 18-12-2000, n.468).
In tema di attendibilit soggettiva si pone il problema delle dichiarazioni dirette
(allorquando il soggetto riferisce su circostanze a lui note per sua scienza personale) e di quelle de
relato (quando, invece, il dichiarante faccia riferimento a fatti appresi da altre persone).
La norma di cui allart. 195 CPP stabilisce che il giudice disponga, a richiesta di parte,
laudizione della persona a cui il dichiarante si riferisce quale fonte delle sue conoscenze. Eseguito
tale adempimento, le dichiarazioni de relato costituiscono elementi valorizzabili nel complessivo
quadro probatorio.
Ove, poi, la persona alla quale il dichiarante de relato ha fatto riferimento abbia affermato
la non veridicit di quanto dichiarato da questultimo, nessun dubbio in ordine al fatto che il
giudice possa valutare le dichiarazioni in questione e ritenere attendibili quelle de relato anzich
quelle della fonte indicata.
Deve, comunque, osservarsi che quando la dichiarazione del chiamante si riferisce a
circostanze non percepite da lui direttamente, non sufficiente il controllo sulla sua mera
attendibilit intrinseca, ma necessario un pi approfondito controllo del contenuto della
dichiarazione, mediante la verifica, in particolare, della sussistenza di riscontri esterni
individualizzanti (v. in tal senso Cass. Sez. 1, 12-3-1998 n. 1515).

La valutazione della chiamata di correo proveniente da soggetto intraneo alla associazione


mafiosa.

Prima di analizzare gli elementi di prova provenienti dalle plurime ed autonome dichiarazioni
rese dai collaboratori di giustizia di seguito indicati, appare opportuno sottolineare che la Suprema
Corte con indirizzo ormai costante ha pi volte affermato che in tema di chiamata di correo, non
pu definirsi "de relato" l'accusa proveniente da un correo di associazione mafiosa, il quale,
proprio per la sua qualit di associato, ha precisa e sicura conoscenza degli altri partecipanti al
sodalizio, anche se - nell'ipotesi in cui l'accusato abbia una posizione preminente nella gerarchia
dell'organizzazione - il chiamante non abbia avuto con lui contatti diretti (Cass. Pen., sez. I,
sentenza n. 38321 del 19/09/2008 Cc. (dep. 08/10/2008) Rv. 241490).
Al fine di inquadrare compiutamente tale argomento, deve evidenziarsi che:
a. le dichiarazioni de relato (rese dai collaboratori di giustizia di seguito indicati) provengono da
compartecipi del medesimo delitto, in quanto soggetti associati per loro stessa ammissione
alla ndrangheta calabrese;
b. la appartenenza di un determinato soggetto a un associazione di tipo mafioso, se non pu
certamente suffragare la dimostrazione della responsabilit dell'associato per tutti i reati fine
della associazione, costituisce, tuttavia, elemento suscettibile di valutazione ai fini
dell'apprezzamento della conferma della attendibilit di dichiarazioni di accusa ai sensi
dell'art. 192, comma 3, c.p.p.;
c. ferma l'irrilevanza delle dichiarazioni cd. circolari a confermare, in quanto tali, la attendibilit
dell'unica fonte dichiarativa primaria (circostanza questa che non si verifica nel caso di specie)
costituita da alcuno dei soggetti indicati dall'art. 192, comma 3, c.p.p., tuttavia il giudice ben
pu, a tal fine, valutare elementi di prova logica in considerazione dell'epoca e del contesto
delle riferite confidenze della anzidetta fonte primaria.
La Suprema Corte sul punto ha ritenuto opportuno, peraltro, precisare che:
a. in tema di chiamata di correo, non pu definirsi chiamata de relato l'accusa proveniente
effettivamente da un correo nel delitto di cui all'art. 416bis c.p., il quale proprio per la sua
qualit di associato ha precisa e sicura conoscenza degli altri partecipanti al sodalizio, anche
se - nell'ipotesi in cui l'accusato abbia una posizione preminente nella gerarchia
dell'organizzazione - il chiamante non abbia con lui avuto contatti diretti; se poi tale tipo di
chiamata accompagnata da una voce di riscontro, proveniente da altro collaborante, sulla cui
intrinseca attendibilit non risulta sollevato alcun dubbio, in epoca e circostanze diverse, l'alta
probabilit di commissione del reato (in cui consiste la gravit indiziaria) deve dirsi raggiunta
(Sez. 5^, 22 settembre 1998, n. 5121, Di Natale, massima n. 211926; cui adde: Sez. 1^, 10

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maggio 1993, n. 11344, Algranati, massima n. 195766; Sez. 6^, 2 novembre 1998, n. 1472,
Archesso, massima n. 213445; Sez. 5^, 10 aprile 2002, n. 24711, Condello, massima n.
222616; Sez. 1^, 26 gennaio 2006, n. 11097, Termini, massima n. 233648);
b. qualora un'associazione di tipo mafioso sia caratterizzata dall'esistenza di un organismo di
vertice (come recentemente accertato anche in relazione alla ndrangheta reggina), ogni
deliberazione di azioni delittuose di natura strategica, anche se non automaticamente
ascrivibile a coloro che quellorganismo contribuiscono a costituire, deve ritenersi riferibile ad
un contesto unitario, a meno che non siano acquisiti elementi per ritenere che il soggetto non
sia stato consultato o abbia espresso il suo dissenso (Sez. 1^, 6 dicembre 2005 n. 12393/2006,
Geraci, massima n. 234080; cui adde Sez. 2^, 2 dicembre 2005, n. 780/2006, D'Angela,
massima n. 233024: in tema di valutazione probatoria della chiamata di correo, il riscontro
individualizzante alla dichiarazione accusatoria, relativa alla partecipazione alla commissione
di un reato riconducibile ad un'associazione per delinquere, pu essere costituito dal dato
dell'appartenenza del chiamato al sodalizio criminoso, purch tale appartenenza sia accertata
anche sulla base di elementi diversi ed autonomi);
c. le dichiarazioni rese ai sensi dell'art. 192, comma 3, c.p.p., dal coimputato del medesimo reato
o da persona imputata di reato connesso sono suscettibili di riscontri oggettivi o soggettivi
(quali le dichiarazioni di altri soggetti) che confortino l'attendibilit dell'accusa; la chiamata di
correo de relato, che esige rigoroso controllo soprattutto nel caso in cui si tratti di de relato di
grado successivo al primo, sia in riferimento al suo autore immediato, sia in relazione alla
fonte originaria dell'accusa che spesso resta estranea al processo, pu trovare riscontro anche
nelle dichiarazioni di un soggetto che affermi di aver ricevuto dal chiamante la medesima
confidenza;
confidenza che costituisce valido riscontro alla chiamata e non gi pseudo-riscontro,
inammissibile come tale, in ragione del diverso contesto, specie cronologico, in cui stata
resa, in quanto antecedente di un tempo apprezzabile la chiamata de retato, s da escludere
l'ipotizzabilit di collusioni (Sez. 5^, 30 giugno 1993, n. 2542, Tornese, massima n. 195840;
cui adde: Sez. 6^, 29 maggio 1996, n. 1315, Schemmari, massima n. 208174: la chiamata di
correo, insufficiente da sola per pervenire a un giudizio di colpevolezza, e il riscontro
probatorio estrinseco, elemento per sua natura privo della consistenza di prova autosufficiente
di colpevolezza, devono integrarsi reciprocamente e formare oggetto di un giudizio
complessivo circa la validit della chiamata in correit. Di conseguenza, la deposizione
testimoniale del terzo, che riferisce in ordine a circostanze apprese direttamente dal
dichiarante, le quali costituiscono oggetto della chiamata in correit, pur non potendo attingere
al minimo di sufficienza quale autonoma prova della colpevolezza del chiamato, proprio per la
derivazione di conoscenza da un unico referente, ben pu costituire, nella globale valutazione
del giudice, l'elemento di riscontro oggettivo ed esterno dell'attendibilit della chiamata in
correit, in considerazione dell'apporto di conoscenza di elementi certi anche esterni al thema
probandum, cio del fatto di cui all'imputazione).

Deve ritenersi corretto, quindi, il costrutto argomentativo del Pubblico Ministero, laddove, si
spinga a ritenere che l'attendibilit della chiamata di correo gi valutata positivamente come
fonte degna di credibilit trovi conferma, in considerazione della matrice associativa del fatto di
reato, nel rilievo del ruolo di vertice rivestito dal chiamato allinterno della singola articolazione
territoriale della complessiva organizzazione criminale di tipo mafioso denominata ndrangheta
calabrese.
Una tale impostazione deve considerarsi possibile ove si sia proceduto alla corretta
valutazione degli elementi di prova logica costituiti dalle pregresse rivelazioni del chiamante
nell'ambito della stessa associazione, nella ristretta cerchia dei compartecipanti al delitto e in
concomitanza della esecuzione del fatto reato e, infine, degli ulteriori elementi circostanziali
costituiti dal complesso delle propalazioni.
Argomentazioni quelle appena richiamate che trovano ulteriore conferma nelle recentissime
pronunce del Supremo Collegio con le quali, allevidente fine di sgomberare il campo da residui
dubbi interpretativi, si affermato che in tema di chiamata di correo, non sono assimilabili a
pure e semplici dichiarazioni "de relato" quelle con le quali un intraneo riferisca notizie assunte
nell'ambito associativo, costituenti un patrimonio comune, in ordine ad associati ed attivit propri
della cosca mafiosa (Cass. Pen., sez. I, sentenza n. 23242 del 06/05/2010 Cc. (dep. 16/06/2010)

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Rv. 247585) (si veda anche Cass. Pen., sez. VI, sentenza n. 1472 del 02/11/1998
Ud. (dep. 04/02/1999) Rv. 213445 secondo cui: in tema di chiamata di correo, non sono
assimilabili a mere dichiarazioni "de relato" quelle con le quali si riferisca in ordine a fatti o
circostanze attinenti la vita e la attivit di un sodalizio criminoso, dei quali il dichiarante sia
venuto a conoscenza nella sua qualit di aderente, in posizione di vertice, al medesimo sodalizio,
trattandosi di un patrimonio conoscitivo derivante da un flusso circolare di informazioni
relativamente a fatti di interesse comune agli associati).

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I G RA VI I ND I ZI DI C O LP E VO L E ZZA

Lindagine svolta dai Carabinieri del R.O.S. su delega di questo Ufficio, al di l


dellobiettivo primario della cattura di Pasquale CONDELLO, si sviluppata in numerosi filoni
cosicch la presente richiesta si pu, per maggiore chiarezza articolare in quattro capitoli
principali:
1. la gestione delle estorsioni nel territorio cittadino (da Villa San Giovanni a Pellaro)
nel decennio 1999 2008;
2. le attivit investigative che hanno portato alla cattura di Pasquale CONDELLO;
3. la cosca BUDA IMERTI di Fiumara di Muro ed il ruolo degli imprenditori
Domenico e Vincenzo BARBIERI;
4. lattivit di ALVARO Cosimo nella citt di Reggio Calabria.

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CAPITOLO I

LA GESTIONE DELLE ESTORSIONI NEL TERRITORIO CITTADINO (DA VILLA


SAN GIOVANNI A PELLARO) NEL DECENNIO 1999 2008.

LANALISI DEL FENOMENO NDRANGHETA ALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA DI MAFIA (1985
1991).

Lattento esame dei dati emersi dalla presente attivit investigativa, non pu prescindere
dallanalisi evolutiva che ha caratterizzato le consorterie criminali egemoni nella citt di Reggio
Calabria, ponendo come parametri di base le sanguinose guerre di mafia e la celebrazione di
importanti processi che, comunque, hanno inciso su assetti, oltre che su strategie criminali,
tendendo ad istituzionalizzare una strategia di sommersione.
Aldil di tali considerazioni, va precisato che negli ultimi anni la citt di Reggio Calabria
non ha registrato momenti conflittuali evidenti, ad eccezione di alcuni fatti di sangue inquadrabili
nellambito di mirati riassetti, endogeni agli stessi schieramenti, comunque funzionali al
mantenimento di equilibri criminali apparentemente immutati.
In ordine alle vicende criminali che hanno interessato la citt opportuno precisare, al fine
di comprenderne appieno il ruolo, il percorso criminale operato da CONDELLO Pasquale, il quale
dopo uniniziale militanza allinterno dellorganizzazione criminale capeggiata da DE STEFANO
Paolo, si schier con lomologo gruppo mafioso capeggiato da IMERTI Antonino, dando vita ad
una delle fasi pi tristi della storia calabrese, caratterizzata dai pi cruenti scontri di sangue
registratisi sul territorio nazionale.
Quadro quello appena accennato che trova descrizione nelle numerose dichiarazioni di
alcuni collaboratori di giustizia, ampiamente riscontrate ed inserite nellambito dei diversi
procedimenti originati dalle operazioni Olimpia, gi poste a fondamento di pi sentenze passate
in giudicato.
Precisa Giacomo Ubaldo LAURO nel corso dellinterrogatorio del 18 febbraio 1994: "" Con
gli accordi raggiunti nel settembre del 1991 si stabil anche di pianificare ai massimi livelli il
racket delle estorsioni in danno degli operatori economici al fine di evitare una duplicazione di
richieste che sarebbe stata controproducente per la "seriet" della organizzazione. Lo stesso
discorso si fece per lo spaccio di stupefacenti e per le rapine. In particolare si decise che ogni
soggetto delegato dal capo-locale ad esercitare le menzionate attivit illecite dovesse versare il
ricavato nelle mani di Pasquale CONDELLO per il gruppo condelliano o a Giovanni TEGANO per
quello destefaniano.
Questi ultimi, a loro volta, autorizzavano i vari capi-locale affiliati a svolgere il programma
criminoso da loro pianificato nei vari settori. Come gi detto, i proventi delle estorsioni ed, in
genere, di tutte le attivit illecite confluivano nelle mani dei gi citati Pasquale CONDELLO e
Giovanni TEGANO i quali, secondo gli accordi, prima di procedere alla ripartizione tra i vari
gruppi collegati, con una cadenza che doveva essere mensile, dovevano mettere da parte una quota
per le spese legali, per i carcerati e per le vedove. Le rimanenti somme si sarebbero dovute
distribuire alle varie famiglie consociate secondo le necessit ed esigenze contingenti, anche in
considerazione del numero dei latitanti che ognuna di queste aveva. Questo sistema di ripartizione
monetaria, rimase, per, sulla carta, in quanto, mi risulta, almeno per quanto concerne il mio
schieramento, che i soldi incassati da Pasquale CONDELLO si appiccicavano in modo
indissolubile alle sue tasche. La mancata ripartizione del denaro trovava naturalmente la sua
giustificazione nei pi disparati motivi. Cito ad esempio i famosi 100 milioni, di cui ho gi parlato
in altri verbali, che dovevano essere utilizzati per "aggiustare il maxi-processo". Naturalmente
nessuno osava, e ritengo nessuno tuttora osi, ribellarsi, in quanto non era prevista la possibilit di
reiterare le lamentele una seconda volta, pena l'eliminazione fisica. Devo sottolineare, in merito,
sempre con riferimento al mio schieramento, che i vari locali fino alla celebrazione del maxi-
processo, febbraio-marzo 1992, non videro il becco di un quattrino, con la sola eccezione di 5
milioni (provenienti dalla mazzetta di 80 milioni pagati dall'Ing. PRATICO' per la costruzione del
palazzetto dello sport), consegnati da Pasquale CONDELLO al gruppo SARACENO, le cui
condizioni economiche sfioravano la povert. La autonomia operativa delle famiglie era, pertanto,

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limitata a reati di piccolo cabotaggio quali i furti, truffe, l'emissione di assegni a vuoto. Anche in
questo campo, poteva, verificarsi che i responsabili di detti fatti delittuosi, naturalmente se
individuati, potevano essere chiamati dai capi supremi a "darne conto" ed invitati a non reiterare
tali azioni con l'invito, in caso contrario, ad operare nelle regioni settentrionali, dove potevano
ritagliarsi un loro spazio operativo".
2)SCOPELLITI GIUSEPPE nel corso della udienza del 19.09.97 lo descrive come uno dei
capi storici dello schieramento antidestefaniano durante la seconda guerra di mafia e riferisce di
averlo conosciuto dopo la sua ( del CONDELLO) uscita dal carcere nel corso di diversi incontri
avuti in localit San Pietro di Fiumara allorch il CONDELLO Pasquale cl 50 si sarebbe recato ,
assieme a Giovanni Fontana per discutere con Imerti Antonino di questioni attinenti la guerra di
mafia ; dimostra di saper ben distinguere tra i due CONDELLO Pasquale imputati nel presente
processo :
PRESIDENTE Chiedo scusa.. vogliamo chiarire la data di nascita del CONDELLO
Pasquale di cui parliamo? - PUBBLICO MINISTERO A quale CONDELLO Pasquale si
riferisce? INTERROGATO (SCOPELLITI GIUSEPPE) Io conosco tutti e due i CONDELLO
Pasquale.. CONDELLO Pasquale.. il maggiore, diciamo, cugino di Nino Imerti e CONDELLO
Pasquale junior, cognato di Nino Imerti - PUBBLICO MINISTERO Mentre noi stiamo
parlando del primo in questo momento, giusto? INTERROGATO (SCOPELLITI GIUSEPPE)
Si.. se non erro classe.. 50 deve essere.. - PUBBLICO MINISTERO - Va bene.
INTERROGATO (SCOPELLITI GIUSEPPE) Intorno ai 48 anni 50 anni ) ; delinea il ruolo
pi antico e quello pi recente rivestito dal limputato , a conferma delle dichiarazioni di Lauro :
...Prima dello scoppio della guerra di mafia, quando non cera guerra, era.. si pu dire il braccio
destro.. di Paolo.. paolo DE STEFANO, il defunto .. cio oltre che killer cose.. era.. uno degli
uomini di sua fiducia La spaccatura drastica stata lauto bomba su Villa San Giovanni, a
Nino Imerti, dove ci furono pure dei morti, quando scoppi lauto bomba, l ci fu la spaccatura,
anche se in precedenza cera.. cera.. un leggero attrito riguardo la morte di Luciano Palermo, che
era parente di Pasquale CONDELLO, ci fu un leggero attrito.. tra il DE STEFANO e il
CONDELLO per.. si cercava di allungare le cose.. Poi purtroppo successe quella fatidica auto
bomba e.. e la guerra scoppi a pieno ritmo ,Pasquale CONDELLO quello che alluscita del
carcere prese le redini.. durante la guerra di mafia.. prima erano.. erano. Ehm erano.. erano
in mano a Nino Imerti durante la detenzione di Pasquale CONDELLO.. Per era Pasquale
CONDELLO, come si suol dire, il perno.. il perno che.. dirigenziale della guerra di mafia.. insieme
agli altri accoscati, come Nino Imerti, i Rosmini, i Serraino....

3) Filippo Barreca nel corso della udienza del 3.10.97 ha ribadito il ruolo di esponente di
spicco del cartello antidestefaniano ( assieme ad Imerti, Rosmini e Serraino) ed ha evidenziato
come Paolo DE STEFANO dopo averlo utilizzato nel corso della prima guerra di mafia contro lo
schieramento tripodiano si fosse mostrato irriconoscente in occasione di una vicenda attinente la
spartizione di un grosso quantitativo di droga ;. trattasi dello sbarco di una nave carica di hashish
effettuato -anche con la fattiva collaborazione del gruppo catanese dei Santapaola - nella zona di
Melito Porto Salvo posta sotto il dominio di Natale Iamonte nel 1981 - 82.
Va evidenziato come a quellepoca il Barreca fosse interessato al traffico della droga che
poi sarebbe sfociato nel famoso processo Droga 2 in relazione al quale ha riportato, cfr sentenza
in atti, condanna passata in giudicato assieme ad Araniti Santo , coimputato nel presente processo
, ritenuto capo dellomonima cosca e a sua volta condannato, anche in virt delle dichiarazioni di
Filippo Barreca , con sentenza definitiva della Corte di Assise di appello di Reggio Calabria del
13.3.1998 per lomicidio, commesso nellagosto del 1989, dellon. Lodovico Ligato, ritenuto dallo
schieramento antidestefaniano come il referente politico delle file destefaniane durante la seconda
guerra di mafia .
Il Barreca ha poi riferito che ricevette una raccomandazione da parte di Araniti Santo
affinch una parte della droga fosse ceduta al CONDELLO dimenticato dal Paolo DE
STEFANO nonostante limpegno profuso durante la prima guerra di mafia ; per tali motivi gi dal
1981-1982 il CONDELLO nutriva del rancore verso i DE STEFANO cos come analogo
risentimento nutriva lAraniti Santo, anchegli alleato dei DE STEFANO nella guerra contro Mico
Tripodo, per essere stato tenuto fuori dalla vicenda attinente il raddoppio del binario

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ferroviario Reggio -Villa San Giovanni ( importante sottolineare che altra condanna definitiva
per lomicidio Ligato e per la stessa causale summenzionata - leliminazione del referente politico
di primo piano dello schieramento destefaniano - ha riguardato anche il CONDELLO Pasquale cl
50, a suggello delle dichiarazioni del Barreca circa i motivi del coinvolgimento del CONDELLO e
dellAraniti Santo nellambito dello schieramento secessionista durante la seconda guerra di
mafia) .
4)Riggio Giovanni nel corso della udienza del 18.10.97 ha confermato che il CONDELLO
era ritenuto dalla sua cosca ( Latella) e dal pi ampio schieramento destefaniano del quale tale
raggruppamento criminale faceva parte uno degli esponenti di spicco dello schieramento
avversario ( formato dalle cosche Rosmini, Serraino, CONDELLO, Fontana, Saraceno, Imerti) ed
ha aggiunto che si tent di eliminarlo durante la guerra di mafia ( una volta allinterno del
carcere, altra volta in occasione dellomicidio di Lombardo Umberto nelle campagne di Archi ,
poch vittima designata in tale occasione era proprio il CONDELLO) ( ... Si, pensavano che
quella mattina i killers pensavano che ci fosse anche lui, perch il giorno prima era stato visto
anche il Pasquale CONDELLO insieme al Lombardo, mentre laltra occasione si verificata tra
verso linizio del inizio 87 e praticamente il Pasquale CONDELLO era detenuto
allinterno del carcere, alla sezione camerotti e avevano preparato un piano, la cosca TEGANO
insieme alla cosca LIBRI, di salire creare una impalcatura vicino al muro di cinta del carcere,
dove cera una chiesetta, salire nella creare questa impalcatura ...; ...quando quasi era tutto
ultimato un prete un prete, il custode della chiesetta andato l a controllare, si trovato
davanti questa impalcatura e ha dato lallarme. )
5) Gull Antonino alla udienza del 3.11.97 ha riferito di averlo conosciuto - durante la
guerra di mafia e mentre il CONDELLO er latitante- presso i Rosmini ; ha aggiunto che il
CONDELLO partecip ad una riunione indetta alla fine del '91 a casa di Peppe Caridi per
determinare i nuovi assetti conseguenti alla pacificazione ; lo accompagn Carmelo Palermo fino
a casa dei Rosmini ed alla riunione parteciparono Pasquale CONDELLO, Diego Rosmini, Peppe
Caridi, Domenico LIBRI, Peppe Melari, Cosimo Borghetto ; oggetto del convegno fu la divisione
delle percentuali delle tangenti da suddividersi tra le cosche operanti negli stessi quartieri cittadini
e contrapposti tra di loro durante la guerra mafiosa (Modena al 60% tra Peppe Melari e 40%
Diego Rosmini, S. Giorgio al 50% tra Diego Rosmini e Peppe Caridi, S. Caterina al 50% tra i Lo
Giudice e i Rosmini) ; il collaboratore riferisce , altres, di altra riunione (cui parteciparono
CONDELLO Pasquale, lo stesso Gull, Diego Rosmini, Leandro Span e Vincenzo Barreca,
fratello di Filippo) svoltasi ad Arangea ed avente ad oggetto il tentativo di far ritrattare Barreca
Filippo che gi stava rendendo dichiarazioni accusatorie in relazione allomicidio, quelle stesse
dichiarazioni che avevano avuto come effetto lemissione di ordinanze di custodia cautelare per
lassassinio in oggetto
6)Rod Antonino alla udienza del 4.11.97 ha escluso di aver mai conosciuto CONDELLO
Pasquale Senior .
7)Iero Paolo alla udienza dell11.11.97 ha indicato nel CONDELLO uno degli esponenti di
spicco del cartello antidestefaniano ( ...il capo promotore del nostro gruppo; quando uscito dal
carcere, lui allinizio del 1988, gli anni 88, ha preso le redini lui della guerra di mafia, e ha
detto lui la guerra fino a come si conclusa con la pace nel nel 1991. stato lui il capo
promotore... ; ...gli schieramenti durante la guerra di mafia erano il gruppo DE STEFANO
contro Imerti, CONDELLO inizialmente, poi si sono coinvolti i Serraino con i CONDELLO, i
Rosmini a favore dei CONDELLO, i LIBRI con i DE STEFANO e i Latella anche con i DE
STEFANO... ). Ha aggiunto che verso la fine dellanno 1992, dopo la sentenza di primo grado
emessa nel processo Santa Barbara , era stato ideato un progetto di evasione dal carcere di Palmi
cui avrebbero dovuto partecipare lui stesso , componenti della famiglia Rosmini nonch Lombardo
Giuseppe , da tempo controllato dalle cosche Rosmini e CONDELLO - rappresentate alluopo
dallo stesso Iero e da Tripodi Giovanni, uomo di fiducia del CONDELLO Pasquale senior- per il
timore di un suo possibile pentimento in conseguenza delle crisi depressive di cui soffriva .
Precisi riscontri cronologici derivano dal periodo detentivo di CONDELLO Pasquale cl 50 (
scarcerato il 22.01.88 ) e dalla data della pronunzia della Corte di Assise di Reggio Calabria
(14.11.92) .

8) Rocco Buda, intraneo alla cosca Imerti , alla udienza del 4.11.97 ha indicato nel
CONDELLO Pasquale senior uno dei capi dello schieramento vicino allImerti Antonino con il

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quale si incontrava spesso a San Pietro di Fiumara per concordare strategie operative delittuose,
col accompagnato dai fidi Iann Paolo e Tripodi Giovanni .

9) Festa Domenico, intraneo al clan Serraino-Rosmini, nel corso dela udienza


dell11.11.97, riferisce di aver conosciuto il CONDELLO come uno dei capi dello schieramento
antidestefaniano nel corso dellanno 1989 in casa dei Rosmini.
10) Ierardo Michele, altro collaboratore di giustizia, nel corso della udienza del 27.10.97
riferendo di fatti pregressi inerenti la prima guerra di mafia, confermando quanto gi sostenuto da
altri pentiti, conferma che in quel contesto fu il braccio destro di Paolo DE STEFANO
11) Lombardo Giuseppe, intraneo al clan CONDELLO, nel corso della udienza del
14.11.97 , ha affermato che il CONDELLO ( cos come Pasquale TEGANO per lo schieramento
opposto) era -almeno sino allepoca del suo pentimento ( verificatosi nel marzo del 1997) - il
soggetto pi rappresentativo del panorama ndranghetistico
12) Ranieri giovanni, intraneo al clan Imerti ,nel corso della udienza del 14.02.98, lo
descrive come uno dei capi ( il capo indiscusso di tutti i capi) e narra di un mandato
conferitogli, per il tramite di Paolo Iann , allo scopo di uccidere Pasquale LIBRI .
E attualmente latitante dalla fine del mese di novembre dellanno 1990 , epoca
dellemissione a suo carico di ordinanza di custodia carceraria per il cd procedimento Santa
Barbara , in relazione al quale ha riportato condanna definitiva , per il reato di cui allart. 416 bis
CP contestato sino al 24.11.1990 ( cfr capo S della sentenza della Corte di Assise di Appello di RC
dell8.6.94, confermata in Cassazione) .
Dal coacervo delle dichiarazioni dei collaboratori Lauro, Lombardo, Gull e Iero si desume
che la condotta criminale di rango supremo ( determinatore degli assetti della pax e in grado di
influire sugli sviluppi di inchieste giudiziarie intimidendo collaboratori di giustizia, ect...) del
CONDELLO Pasquale cl 50 si sicuramente protratta oltre la cennata data del 24.11.90 ( per
consolidata giurisprudenza di legittimit ove la contestazione associativa sia chiusa , con
lindicazione cio del termine finale di adesione alla consorteria , la permanenza del delitto di cui
allart. 416 bis CP non si protrae sino alla data della sentenza di primo grado , cos come accade
allorch la contestazione sia aperta ) e ci vieppi avvalorata dallattuale lunghissima
latitanza ,sicuramente favorita dai legami personale e finanziari che il soggetto conserva con i
membri della sua organizzazione.
Ritenuto per concorde affermazione di tutti i pentiti capo della omonima organizzazione
mafiosa sussiste la contestata aggravante e , pena equa, in base ai criteri di cui allart. 133 CP,.
stimasi quella di anni 14 di reclusione.

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LE SENTENZE OLIMPIA IN RELAZIONE A COSA NUOVA E LE DICHIARAZIONI DEI


COLLABORATORI SULLE QUALI LIPOTESI SI FONDA.

Loperazione Olimpia condotta da questo Ufficio nei primi anni novanta del secolo scorso,
ha tentato di ricostruire lesistenza di un vertice unitario della ndrangheta calabrese.
Lipotesi accusatoria fotografava la struttura della organizzazione criminale di interesse
fino al 1998 sulla base di un portato probatorio che sottoposto al vaglio dibattimentale stato
ritenuto dai giudici, di primo e secondo grado, insufficiente a sostenere una pronuncia di
condanna.
Si legge nella sentenza di secondo grado relativa allo specifico capo di imputazione:
Disattesa stata, inoltre, anche lipotesi daccusa di cui al capo F 18 relativa alla
sussistenza di un organismo decisionale verticistico posto in essere a decorrere dallestate 1991
(e, cio, alla fine della guerra di mafia che ha insanguinato la citt di RC per oltre cinque anni)
allinterno dellassociazione mafiosa denominata Cosa Nuova, allo scopo di assumere le decisioni
pi importanti, di risolvere le pi gravi controversie insorte tra i vari clans, di tenere i rapporti
con altre organizzazioni criminali nazionali ed internazionali, con la massoneria e con le
Istituzioni.
Sono, pertanto, stati assolti dal delitto anzidetto con la formula relativa allinsussistenza
del fatto, applicata anche al deceduto Romeo Sebastiano, gli imputati Bellocco Umberto (cl. 33),
Barbaro Francesco (cl. 27), Iamonte Natale (cl. 27), Araniti Santo (cl. 47), Cataldo Giuseppe (cl.
38), Ursino Luigi (cl. 33), Alvaro Domenico (cl. 24), Piromalli Giuseppe (cl. 21), Papalia Rocco
(cl. 50), Pelle Antonio (cl. 32), Morabito Giuseppe (cl. 34), Serraino Paolo (cl. 42), Serraino
Domenico (cl. 45), Nirta Antonio (cl. 1919), LIBRI Domenico (cl. 34), TEGANO Giovanni (cl. 39),
Mammoliti Antonio (cl. 37), Imerti Antonino (cl. 46), CONDELLO Pasquale (cl. 50), Piromalli
Gioacchino (cl. 34).
La decisione appellata ha sostenuto che, pur non potendosi escludere che dopo la fine del
cruento conflitto i capi delle singole organizzazioni mafiose avessero avuto la possibilit di
incontrarsi allo scopo di trattare affari criminali di comune interesse e per dirimere contrasti
potenziali o in atto tra le cosche, purtuttavia non potesse dirsi raggiunta la prova che tali riunioni
avessero avuto come presupposto la struttura organizzativa in contestazione, potendo le stesse
essere state volute solo da alcuni clans e potendo anche essere state caratterizzate dal fatto che
ciascuno dei partecipanti non si fosse sentito vincolato dalla deliberazione adottata dalla
maggioranza, affermando, da ultimo, che probabilmente leco di tali simili riunioni era arrivato
allorecchio dei collaboratori in modo deformato, ossia istituzionalizzando in un ente mafioso
inesistente gli stessi partecipanti.

Le ragioni della presente richiesta.

Come gi si detto, le sentenze Olimpia, confermate anche dalla Corte di Cassazione


hanno fotografato la realt criminale presa in esame sulla base del materiale probatorio sottoposto
allesame dei Giudici e che si fermava, in buona sostanza, a met degli anni 90, con le ulteriori
conoscenze offerte, fino al 1998, per la zona ionica, dalle intercettazioni del processo Armonia.
Oggetto della presente richiesta non quello di esaminare nuovamente, alla luce delle
indagini degli ultimi anni, lassetto complessivo dei rappporti tra le cosche mafiose dellintera
provincia.
Lo scopo della prima parte della stessa , invece, quello di prendere in considerazione le
risultanze probatorie pi recenti e relative alla citt di Reggio ed alle zone limitrofe, con
particolare riguardo ad una delle attivit caratteristiche dellassociazione mafiosa, quella delle
estorsioni.
Quali fossero gli accordi intercorsi tra i due schieramenti mafiosi che si erano fronteggiati
nel corso dello scontro, emerge con chiarezza dalle dichiarazioni rese al Pubblico Ministero dai
collaboratori di giustizia;
in particolare, Giacomo Ubaldo LAURO nel corso dellinterrogatorio del 18 febbraio 1994
precisa quanto segue: "" Con gli accordi raggiunti nel settembre del 1991 si stabil anche di
pianificare ai massimi livelli il racket delle estorsioni in danno degli operatori economici al fine di
evitare una duplicazione di richieste che sarebbe stata controproducente per la "seriet" della

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organizzazione. Lo stesso discorso si fece per lo spaccio di stupefacenti e per le rapine. In


particolare si decise che ogni soggetto delegato dal capo-locale ad esercitare le menzionate
attivit illecite dovesse versare il ricavato nelle mani di Pasquale CONDELLO per il gruppo
condelliano o a Giovanni TEGANO per quello destefaniano.
Questi ultimi, a loro volta, autorizzavano i vari capi-locale affiliati a svolgere il programma
criminoso da loro pianificato nei vari settori. Come gi detto, i proventi delle estorsioni ed, in
genere, di tutte le attivit illecite confluivano nelle mani dei gi citati Pasquale CONDELLO e
Giovanni TEGANO i quali, secondo gli accordi, prima di procedere alla ripartizione tra i vari
gruppi collegati, con una cadenza che doveva essere mensile, dovevano mettere da parte una quota
per le spese legali, per i carcerati e per le vedove. Le rimanenti somme si sarebbero dovute
distribuire alle varie famiglie consociate secondo le necessit ed esigenze contingenti, anche in
considerazione del numero dei latitanti che ognuna di queste aveva. Questo sistema di ripartizione
monetaria, rimase, per, sulla carta, in quanto, mi risulta, almeno per quanto concerne il mio
schieramento, che i soldi incassati da Pasquale CONDELLO si appiccicavano in modo
indissolubile alle sue tasche. La mancata ripartizione del denaro trovava naturalmente la sua
giustificazione nei pi disparati motivi. Cito ad esempio i famosi 100 milioni, di cui ho gi parlato
in altri verbali, che dovevano essere utilizzati per "aggiustare il maxi-processo". Naturalmente
nessuno osava, e ritengo nessuno tuttora osi, ribellarsi, in quanto non era prevista la possibilit di
reiterare le lamentele una seconda volta, pena l'eliminazione fisica. Devo sottolineare, in merito,
sempre con riferimento al mio schieramento, che i vari locali fino alla celebrazione del maxi-
processo, febbraio-marzo 1992, non videro il becco di un quattrino, con la sola eccezione di 5
milioni (provenienti dalla mazzetta di 80 milioni pagati dall'Ing. PRATICO' per la costruzione del
palazzetto dello sport), consegnati da Pasquale CONDELLO al gruppo SARACENO, le cui
condizioni economiche sfioravano la povert. La autonomia operativa delle famiglie era, pertanto,
limitata a reati di piccolo cabotaggio quali i furti, truffe, l'emissione di assegni a vuoto. Anche in
questo campo, poteva, verificarsi che i responsabili di detti fatti delittuosi, naturalmente se
individuati, potevano essere chiamati dai capi supremi a "darne conto" ed invitati a non reiterare
tali azioni con l'invito, in caso contrario, ad operare nelle regioni settentrionali, dove potevano
ritagliarsi un loro spazio operativo".

In data 25 agosto 1994, il collaboratore di giustizia Giuseppe SCOPELLITI ad aggiungere:


...Dopo la pacificazione pertanto tutti i proventi estorsivi vengono suddivisi in parti uguali
fra i due schieramenti; a ci si giunti, come pi volte accennato, a seguito di accordi intercorsi
tra gli imertiani da una parte ed i De stefaniani dall' altra garantiti da due carismatici esponenti
della 'ndrangheta, quali ALVARO Domenico per il nostro gruppo (CONDELLO IMERTI
SERRAINO n.d.r.) e NIRTA Antonino per quello contrapposto (DE STEFANO TEGANO
LIBRI n.d.r.). In relazione alle diverse zone vennero individuati i rappresentanti dei due
schieramenti abilitati a riscuotere insieme le mazzette per poi consegnarle ai vertici delle rispettive
organizzazioni....-

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LA SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO CITTADINO RICOSTRUITA DALLA SENTENZA EMESSA A


CONCLUSIONE DEL PROCESSO OLIMPIA.

La Suprema Corte di Cassazione in data 10 aprile 2002 ha definitivamente affermato la


presenza, nei territori facenti parte del capoluogo di provincia reggino, di numerosi gruppi
criminali i cui principali sono riconducibili alle famiglie CONDELLO, TEGANO, DE STEFANO
e LIBRI.
La ripartizione delle singole porzioni di tale ambito territoriale tra le diverse famiglie,
rimasta sostanzialmente quella stabilita allavvio del conflitto che ha insanguinato il capoluogo
negli anni 1985 1991, comport la divisione dellarea territoriale in 13 comprensori, come
emerso dagli apporti dichiarativi di numerosi collaboratori di giustizia.
Ciascun ambito venne attribuito ad una diversa famiglia che, a sua volta e nella stragrande
maggioranza dei casi, era parte di uno dei due schieramenti mafiosi formatosi durante la seconda
guerra di ndrangheta.
Tali comprensori, con riferimento al centro abitato di Reggio Calabria, evidenziavano
lavvenuta creazione di tre grandi zone:
la zona centro, attribuita alle consorterie criminali riconducibili ai DE STEFANO, ai
TEGANO ed ai LIBRI;
la zona sud, attribuita ai LATELLA-FICARA ed ai LABATE, questultimiristretti nel
quartiere Gebbione;
la zona nord, in direzione Gallico, assegnata al controllo delle famiglie raggruppate
attorno al cartello mafioso CONDELLO SARACENO - FONTANA.
In particolare:

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i DE STEFANO ed i TEGANO confermavano il proprio dominio, in totale e reciproca


autonomia, sullarea includente la zona C.E.P. di Archi, su quella circostante il corso Garibaldi, la
via Marina, la via Aschenez, la piazza Mercato, con limite ovest di piazza Carmine, esclusa dal
detto comprensorio, nonch le zone di via Cardinale Portanova e dellEremo di Condera;
gli esponenti della famiglia ROSMINI, che nel corso della seconda guerra di mafia erano
confluiti nel cartello criminale facente capo a Pasquale CONDELLO, operavano allinterno del
settore comprendente larea che va da via Pio XI a piazza Carmine, nella zona centro sino alla
Stazione Centrale delle Ferrovie, ivi compresa via Vecchio Macello sino al ponte San Pietro e
nella zona Tremulini, dal ponte San Brunello alla via Amendola;
ai componenti la famiglia LIBRI era stata attribuita larea includente la zona di Sbarre
Centrali, sino al ponte SantAgata, le localit di Vinco, di Cannav e di Spirito Santo;
agli affiliati della consorteria LATELLA - FICARA veniva riservata la gestione delle
attivit illecite sulle frazioni di Croce Valanidi, di Luppinari sino a San Giuseppe, di Arangea, di
parte della localit Ravagnese, di SantElia, di Saracinello, di San Gregorio, di San Leo e di
Occhio di Pellaro;
alla famiglia LABATE, legata ad importanti consorterie della provincia (IAMONTE,
reggente il locale di Melito Porto Salvo e GARONFALO, collocata al vertice del locale di Campo
Calabro), veniva confermato il possesso dellarea inglobata tra il torrente Calopinace ed il
torrente S. Agata, coincidente con il quartiere Gebbione;
alla famiglia SERRAINO, operante nei quartieri di Modena (in direzione San Sperato,
Cataforio, Mosorroffa) e di Arangea (con limite fornito dalle localit Vinco e Pavigliana), veniva
mantenuto lo storico predominio sulle municipalit di Cardeto (RC) e Santo Stefano
dAspromonte (RC);
alla consorteria LO GIUDICE era attribuito un settore cittadino comprendente le aree di
piazza De Nava, di via Veneto, del mercato di piazza del Popolo e del quartiere Santa Caterina,
sino a Vito Inferiore escluso, nonch la zona porto, questultima delimitata da via Roma;
al gruppo criminale FONTANA-SARACENO erano attribuite porzioni rilevanti delle
frazioni Gallico ed Archi Carmine, ritenute aree di qualificato interesse criminale e sensibili per gli
equiLIBRI criminali;
ai confini con queste aree erano state estese le competenze degli aderenti alla famiglia
RUGOLINO, gravitante sui quartieri di Catona sino alla localit Spontone, nonch sulla met del
comprensorio di Arghill;
il casato ARANITI, il cui capo Santo era da considerare tra i vertici di spicco dello
schieramento condelliano, continuava ad operare nel territorio compreso tra le localit di
Sambatello e di Diminuiti, localizzato nellarea nord del Comune di Reggio Calabria.

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GLI ASSETTI CRIMINALI DOPO LA PAX MAFIOSA ED IL RUOLO DEGLI ESPONENTI DI VERTICE
DELLE PRINCIPALI ORGANIZZAZIONI CRIMINALI OPERANTI IN PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA.

Sui nuovi assetti criminali tra le cosche reggine alla fine degli anni 90 ed agli inizi del 2000
indicazioni preziose vengono offerte dal collaboratore di giustizia Antonino FIUME.

LE DICHIARAZIONI DI ANTONINO FIUME.

La genesi delle collaborazione.

Nella parte motiva della sentenza emessa in data 14 marzo 2005 a conclusione del giudizio
abbreviato relativo al procedimento penale n. 209/99 R.G. notizie di reato/mod.21DDA, celebrato
a carico di Giuseppe DE STEFANO + altri, il Giudice per lUdienza Preliminare si sofferma sui
profili da cui si trae la credibilit soggettiva del collaborante e lattendibilit intrinseca ed
estrinseca delle dichiarazioni rese:
Nessun dubbio si pone con riferimento alla attendibilit intrinseca di quanto riferito dal
FIUME, che si contraddistingue, oltre che per la genuinit, in quanto porta a conoscenza degli
investigatori specifici episodi delittuosi e questioni inerenti ai rapporti interpersonali tra i sodali
con i quali egli entrato in contatto in occasione della sua partecipazione alla associazione per
delinquere di stampo mafioso oggetto del presente procedimento, anche per costanza, coerenza
logica e densit di particolari del narrato. Inoltre, il FIUME riferisce degli omicidi cui ha
partecipato in prima persona e di cui si autoaccusa, nonch degli episodi di estorsione di cui a
conoscenza per averne appreso i particolari dagli stessi esponenti della cosca De Stefano che li
hanno commessi, il che accresce la attendibilit della narrazione.
Naturalmente, prescindendo dalle considerazioni generali fin qui svolte, la attendibilit
intrinseca del collaboratore non potr comunque essere considerata in modo assoluto e globale,
bens dovr essere valutata in modo specifico con riferimento ad ogni singola dichiarazione
accusatoria sotto i profili della genuinit, della spontaneit, del disinteresse, della costanza e
della coerenza logica, in ossequio al principio della frazionabilit delle chiamate di correo,
affermato dalla giurisprudenza di legittimit (v. massime giurisprudenziali di seguito riportate).

Sullo specifico punto della genuinit della collaborazione apportata dal FIUME, non pu
che evidenziasi come lo stesso fosse organicamente inserito nella cosca riconducibile alla famiglia
mafiosa di Archi, in quanto aveva intrattenuto per sei anni una relazione sentimentale con Giorgia
De Stefano, figlia di Paolo De Stefano, esponente di spicco della omonima cosca e ucciso nel 1985
in piena guerra di mafia a Reggio Calabria, nonch sorella di Carmine e Giuseppe.
A tal proposito giova riportare quanto ricostruito sul punto dagli investigatori:
La presente richiesta trae origine in primo luogo - dallattivit di indagine compiuta
dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria finalizzata alla cattura dei latitanti
Orazio e Carmine DE STEFANO, rispettivamente zio e nipote, esponenti di spicco della
omonima famiglia mafiosa di Archi, e sfociata nella cattura del secondo.
Nellambito di tale attivit sono state effettuate accurate indagini i cui risultati, oltre a
consentire la cattura del predetto Carmine DE STEFANO, nonch ad indicare i soggetti che ne
hanno favorito la latitanza, hanno contribuito a delineare il quadro attuale della struttura
organizzativa criminale facente capo alla famiglia De Stefano, con lindividuazione dei soggetti
che hanno fornito la propria disponibilit a commettere episodi delittuosi per conto e
nellinteresse della cosca.
Fondamentale apporto hanno a tale fine fornito le dichiarazioni etero ed auto
accusatorie rese da FIUME Antonino, oggi collaboratore di giustizia destinatario di misure di
protezione, il quale nel febbraio 2002, dopo la cattura di Carmine DE STEFANO, si present
spontaneamente presso la Questura di Reggio Calabria avviando immediatamente un rapporto
collaborativo con il P.M., al quale forn una considerevole mole di informazioni sugli attuali
assetti organizzativi della cosca DE STEFANO e su di una serie di attivit criminali riconducibili
ai nuovi personaggi inseriti a pieno titolo nella stessa.
In particolare, mette conto rilevare, anche al fine di evidenziare i caratteri di
spontaneit, completezza espositiva, precisione ed univocit dichiarativa della collaborazione di

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FIUME Antonio, che:


a) FIUME Antonio, da soggetto libero,si presenta alla Polizia di Stato chiedendo di
conferire con il P.M.;
b) da subito rende dichiarazioni circostanziate e complete (cfr. verbale c.d. di intenti),
senza palesare alcuna reticenza;
c) il contesto dichiarativo si lascia apprezzare per la spontaneit dei riferimenti,
supportati immediatamente dalla indicazione di una miriade di riscontri;
d) in tale ultima ottica, vanno collocati i rinvenimenti di veri e propri arsenali di armi della
cosca (donde, laggravante contestata), nonch la palese preoccupazione che assale gli affiliati,
una volta appresa la notizia che FIUME era in Questura per vuotare il sacco (cfr.
intercettazioni telefoniche in atti, illuminanti anche circa lesistenza di una rete capillare di
complicit di cui gode la cosca).

omissis

Preliminarmente pu affermarsi come il FIUME nel riferire quanto a sua conoscenza


sulla esistenza ed operativit della cosca De Stefano cui egli stato affiliato, offre
immediatamente una solida e concreta opportunit di riscontrare estrinsecamente lattendibilit
delle sue dichiarazioni sul punto, mediante il ritrovamento (reso possibili appunto grazie alle
indicazioni fornite agli investigatori dal FIUME) di un vero e proprio arsenale riconducibile
inequivocabilmente alla famiglia De Stefano. Sul punto si riporta quanto riferito dal PM a suo
tempo nella richiesta cautelare:

() In data 20 Marzo 2002, alle ore 17.30 circa, allinterno di un casolare in disuso e in
completo stato di abbandono, sito in via SS 18 I tratto in Archi e, precisamente alle spalle
dellesercizio commerciale EUROGEL di propriet dei DE STEFANO, sito sulla stessa via al
civico 2/B, su indicazione di FIUME venivano rinvenute:
1. cm. 85 circa di miccia a lenta combustione con rivestimento in PVC di colore
amaranto;
2. cm 85 circa di miccia a lenta combustione con rivestimento in juta viplata
assemblata ad un detonatore del nr. 8 con fondello concavo;
3. Nr. 4 bombe a mano modello M. 75 completi di contenitori balistici di
provenienza slava;
4. Nr. 2 lattine di gas butano, del tipo da campeggio;
5. Nr. 1 bomba-tubo di fattura artigianale (cm 8 x 23), caricata con esplosivo da
lancio, di granitura lamellare con foro per linnesco;
6. Nr. 1 bomba-tubo di fattura artigianale (cm 9 x 26), caricata con esplosivo da
lancio, di granitura lamellare con foro per linnesco;
7. Kg. 7,8 di esplosivo da lancio a granitura lamellare;
8. Nr. 1 silenziatore per arma lunga di fattura artigianale;
9. Nr. 1 borsone di colore blu e azzurro, con due manici e cerniera superiore;
10. Nr. 1 giubbotto antiproiettile marca American Body Armor & Equipment Inc.,
recante data di fabbricazione Feb. 1989, modello EV taglia X Large, di colore grigio con nr. 7
bottoni e 2 taschini sul davanti (tipo gilet) in buono stato di conservazione;
11. Nr. 1 giubbotto antiproiettile di colore blu, senza etichetta di identificazione,
con 3 tasche anteriori, in buono stato di conservazione;
12. Nr. 1 giubbotto antiproiettile di colore blu, senza etichetta di identificazione, in
pessimo stato di conservazione.
()
Sempre sulla base delle indicazioni di Nino FIUME questufficio rinveniva un vero e
proprio arsenale localizzato presso i capannoni sede dellattivit industriale dello stesso
collaborante ubicati in questa via Nazionale 18 Archi e presso un deposito di materiale di tale
SAPONE Antonio sito in zona Saracinello di questa citt.

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In particolare presso il deposito di SAPONE Antonio2 veniva rinvenuto:


 nr. 115 cartucce cal. 223; due pacchi da 30 cartucce 22 cal. 7.62 parabellum;
nr.22 cartucce cal. 7.62 parabellum; nr. 22 cartucce cal. 357 magnum con ogiva di piombo; nr. 49
cartucce cal. 357 con ogiva argentata; nr. 6 pacchi da 25 cartucce cal. 9 mm. Luger; nr. 34
cartucce cal. 7.62 parabellum; nr. 3 pacchi da 5 cartucce cal. 12/67; nr. 45 cartucce cal. 7.65; nr.
5 pacchi da 10 cartucce cal. 9x19; nr. 73 cartucce cal. 9x19; nr. 18 cartucce cal. hp45 con punta
conica; nr. 50 cartucce hp 45 con punta ovale; nr. 1 cartuccia cal. 22; nr. 1 cartuccia cal. 6.35;
nr. 20 cartucce cal. 38; nr. 50 cartucce cal. 357 magnum; nr. 10 caricatori da 8 per cartucce cal.
7.65 di cui uno pieno; nr. 22 caricatori per cartucce cal. 9; nr. 1 caricatore per cartucce cal. 12;
nr. 2 due caricatori per arma lunga; il presente munizionamento era custodito allinterno di nr. 2
borse in tela plastificata di cui una di colore verde/rosso con disegno a quadri, e altra di colore
grigio, rispettivamente rinvenute occultate una dietro una fila di bidoni in plastica, allinterno di
un locale in muratura e copertura in lamiera, sito allinterno dellarea adibita a deposito, e una
dentro uno dei bidoni menzionati.
 Nr. 1 arma lunga modello fucile SPAS 12 privo di caricatore e con matricola
abrasa ed nr. 1 pistola revolver cal. 45, priva di matricola, rinvenuti allinterno di un bidone in
lamiera pieno di gasolio, posto sotto una tettoia in lamiera sita allinterno del deposito;
 Nr. 1 fucile a pompa marca Beretta con matricola abrasa, nr. 1 canna marca
Franchi priva matricola, nr. 1 fucile mitragliatore modello Norinco con matricola punzonata con
sigla 56SS AUTO con calcio pieghevole, nr. 1 fucile mitragliatore mod. Norinco con sigla 56S
517128 impressa su castello e sigla nr. 7128 con impugnatura fissa, nr. 1 caricatore a mezza luna
vuoto; il tutto rinvenuto allinterno di uno scatolo sigillato con nastro adesivo, posto su di un
soppalco in legno retto da fili di ferro posto sotto la tettoia in lamiera sita allinterno del deposito.

Ed ancora presso lo stabilimento di FIUME veniva rinvenuto (oltre a molte munizioni ed


a documentazione varia, n.d.r.):

Un fucile Kalashnikov anno 1979 - matr. SG 08422, munito di caricatore con nr. 28
cartucce cal.7,62x39;
Una pistola mitragliatrice mod. Skorpion artigianale, priva di matricola con nr. 2
caricatori;
Una pistola cal. 7,65 marca Beretta con matricola punzonata, munita di nr.3 caricatori
di cui uno vuoto e gli altri con nr.10 e 12 cartucce;
Una pistola cal. 357 magnum C.T.G. marca Trooper, MK-3, priva di matricola e di
tamburo;
Una pistola cal. 7.65, marca Beretta con matricola abrasa, mod.70, con caricatore
munito di nr.7 cartucce, completa di fondina in cuoio;
Nr. 1 pistola cal 22 LR-Made in USA- Mod.21 A, con matricola abrasa cat. 4088 con
caricatore privo di cartucce e munito di silenziatore;
omissis
Nr. 1 fucile a pompa cal.12 marca Mosberg con matricola H 807952;
Nr.1 fucile automatico cal.12 marca Browing completo di canna;
Nr. 4 caricatori per cartucce cal.9x21 vuoti;
Nr. 1 pistola cal.9x21 marca Beretta , con matricola punzonata priva di caricatore;
Nr. 1 pistola cal.9 parabellum con matricola punzonata completa di caricatore senza
cartucce;
omissis

2 SAPONE Antonio nato a Montebello Jonico (RC) il 06.05.1960, residente in Reggio Calabria C/da Luppinari Croce
Valanidi 137

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I RAPPORTI TRA LE COSCHE.

La ricostruzione che si effettua in questa sede si giova del rilevante apporto dichiarativo
fornito da Antonino FIUME, la figura delinquenziale pi vicina a Giuseppe DE STEFANO, per
essere stato il fidanzato per lunghi anni della di lui sorella, Giorgia.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia intrinsecamente ed estrinsecamente
attendibili come da ultimo confermato dal Tribunale di Reggio Calabria nella sentenza di
condanna n. 1669/01 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA e n. 740/07 R.G.T., emessa in data 22
dicembre 2008 (e versata in atti) pongono nella giusta evidenza un aspetto lungamente
controverso nelle analisi del fenomeno mafioso calabrese, fondato, si sempre sostenuto, su una
strutturazione di tipo orizzontale che ha visto solo timidi tentativi di adottare modelli piramidali in
grado di gerarchizzare una organizzazione diffusa e complessa, spesso incontrollabile.

Prima di analizzare quanto dichiarato da Antonino FIUME occorre sottolineare che le


dichiarazioni rese a questo Ufficio nel corso del 2008 e 2009 sono da considerare pienamente
utilizzabili in questa sede;
invero, aderendo allorientamento fatto proprio dalla Suprema Corte a Sezioni Unite
secondo il quale le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia oltre il termine di centottanta
giorni dalla manifestazione della volont di collaborare sono utilizzabili nella fase delle indagini
preliminari, in particolare ai fini della emissione delle misure cautelari personali e reali, oltre che
nell'udienza preliminare e nel giudizio abbreviato. (Conf. S.U., 25 settembre 2008, dep. 13
gennaio 2009, n. 150, Correnti; S.U., 25 settembre 2008, dep. 13 gennaio 2009, n. 1151, Petito ed
altri; S.U., 25 settembre 2008, dep. 13 gennaio 2009, n. 1152, Petito ed altri, tutte non massimate
sul punto) (Cass. Pen., sez. U, sentenza n. 1149 del 25 settembre 2008 Cc. (dep. 13/01/2009) Rv.
241882) alcun dubbio pu avanzarsi in merito alla piena spendibilit a fini cautelari delle ulteriori
notizie di interesse rassegnate dal collaboratore di giustizia di cui sopra.

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LO SPESSORE DELINQUENZIALE DI GIUSEPPE DE STEFANO.

Va premesso che laccertamento dellesistenza della cosca DE STEFANO trova anche una
conferma giudiziale oltre che nella sentenza OLIMPIA anche nei processi VALANIDI, IMERTI +
altri, ALBANESE + altri, sfociati in sentenze ormai passate in cosa giudicata, con le quali sono
stati condannati per associazione di stampo mafioso ed alcuni delitti-fine molti esponenti delle
famiglie mafiose in questione; daltro canto le risultanze investigative compendiate nel
procedimento in esame testimoniano la assoluta attualit e vitalit della cosca dei De Stefano, che
ha continuato a delinquere con le modalit e gli scopi tipici della associazione di stampo mafioso,
rinnovata e rimpinguata da esponenti di spicco delle nuove generazioni, come il caso dei fratelli
Carmine e Giuseppe DE STEFANO e del cugino Giovanni.
La sentenza Eremo, prima richiamata, sottolinea ancora che:
deve opportunamente evidenziarsi come per le posizioni di De Stefano Giuseppe e De
Stefano Carmine convergono una serie di elementi che consentono di affermare la loro
responsabilit penale con riferimento al reato associativo:
anzitutto il giudicato di condanna gi formatosi nel c.d. procedimento OLIMPIA 1 per
entrambi gli imputati (Carmine e Giuseppe De Stefano), sicch si discute di prosecuzione della
appartenenza ad una associazione di stampo mafioso gi giudizialmente accertata (cfr. sentenza
19.1.1999 della Corte dAssise di Reggio Calabria parzialmente modificata in Appello ed ormai
definitiva);
in secondo luogo vengono in rilievo le convergenti dichiarazioni dei due collaboratori ora
esaminate (Fiume e Iann), che si riscontrano reciprocamente (c.d. riscontro incrociato)
consentono di affermare la responsabilit penale di entrambi gli imputati in questione anche con
riferimento al ruolo di direzione e organizzazione delle attivit criminali attribuite loro
espressamente dal pentito Iann (per ora le responsabilit se le prende sia Carmine, sia il
fratello Giuseppe);
estremamente significativa nellottica della esistenza della cosca De Stefano a base
essenzialmente familiare sono, inoltre, i dialoghi intercorsi tra gli appartenenti alla famiglia De
Stefano e captati grazie alle attivit di intercettazione telefonica e ambientale-veicolare disposta
nellimmediatezza della collaborazione di Fiume Antonino presentatosi spontaneamente presso al
Questura di RC il 27.2.2002, dai quali agevole trarre la dimostrazione, pienamente rilevante
sotto il profilo probatorio, della importanza della collaborazione di Fiume Antonino, allorch la
famiglia De Stefano, avendo appreso la notizia della collaborazione del Fiume, entrava in
fibrillazione ed esternava un autentico stato di viva preoccupazione e timore per le inevitabili
conseguenze che sarebbero derivate dalle dichiarazioni di Fiume Antonino (ad es. il 3.2.2002 alle
ore 15.10 Errigo Rosa e la figlia Giorgia si dirigevano verso labitazione del Fiume, ove lauto
rimaneva in sosta sino alle ore 16.40, orario in cui le due donne ritornate a bordo della
autovettura commentavano la vicenda e Giorgia esprimeva la sua preoccupazione con la
eloquente espressione: si mi ndi nguia sparti, ossia si perch ci metta nei guai per di pi
ed ancora sempre Giorgia De Stefano il 19.3.2002 mentre sta raggiungendo lo studio del loro
legale di fiducia, quindi riferendosi alle vicende giudiziarie che hanno colpito la sua famiglia e
nutrendo vive preoccupazioni per i propri fratelli o comunque per le componenti maschili della
sua famiglia, esclama qua rimane solo Paolo, riferendosi evidentemente al nipotino Paolo
figlio di De Stefano Paolo); sul punto si rimanda, comunque, ai complessivi esiti delle
intercettazioni che hanno interessato quel periodo integralmente riportati nel paragrafo relativo
alla attendibilit del collaboratore Fiume Antonino;
inoltre, estremamente eloquente appare la conversazione intrattenuta dal fratello Dimitri
(posizione archiviata su richiesta del PM) con tale Canale dalla quale emerge il potere mafioso
esercitato dai suoi familiari ed in particolare dai suoi fratelli, legemonia sul territorio esercitata
della famiglia De Stefano dominante in Archi, il potere di intimidazione tipicamente mafioso e la
condizione di assoggettamento che ne deriva. Infatti, il Canale si rivolge proprio ai De Stefano
per ottenere un consenso di tipo negoziale da parte di un soggetto resto a concedergli la vendita
di un capannone, ritenendo evidentemente di poter contare sul potere di intimidazione mafiosa di
cui si avvale la cosca De Stefano (Alle ore 17.39 del giorno 09 Aprile 2001, a bordo

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dellautovettura Lancia Y3, veniva registrata una conversazione tra DE STEFANO Dimitri ed
uomo che veniva chiamato con lappellativo dottore, individuato per CANALE Ursino Felice,
nato a Reggio Calabria il 22.05.1946, titolare della concessionaria Ford sita in via SS.18
Pentimele. Questultimo nel corso della conversazione chiedeva linteressamento del DE
STEFANO per un capannone di propriet di tale LAGANA Bernardo, il quale nonostante le
richieste continuava a non cedere, facendo chiaramente intendere che era interessato allacquisto
o comunque allaffitto del predetto capannone. Il DE STEFANO Dimitri nelloccasione
rispondeva al CANALE che avrebbe provveduto in merito e che comunque doveva consultarsi
con i propri fratelli, dopodich gli avrebbe dato risposta
omissis

Tale premessa rende estremamente evidente il ruolo gi riconosciuto a Giuseppe DE


STEFANO, che le successive acquisizioni confermeranno essere il soggetto posto al vertice della
omonima consorteria mafiosa.
Circostanza quella appena rassegnata che trova conferma nelle sentenze di condanna dal
medesimo riportate (lipotesi delittuosa di cui allart. 416bis c.p. a carico del predetto coperta
dellautorit di cosa giudicata fino al 14 marzo 2005, data in cui il DE STEFANO stato
riconosciuto colpevole del predetto delitto a conclusione del rito abbreviato relativo al proc. pen. n.
209/99 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA in cui si innestano anche le dichiarazioni di Antonino
FIUME) oltre che nelle ulteriori dichiarazioni che il collaboratore di giustizia Antonino FIUME ha
reso a questo Ufficio, riassunte nel dettagliato memoriale redatto dal predetto collaboratore in cui
si tratteggia in particolare la figura ed i legami di Giuseppe DE STEFANO ed il ruolo criminale al
medesimo riservato nel panorama ndranghetistico reggino;
scrive, in particolare, Antonino FIUME:
Io mi sono avvicinato ancor di pi ai fratelli Carmine e Giuseppe DE STEFANO dopo la morte
del padre (e cio nel 1985) e per pi di un mese ho dormito a casa loro ma a quei tempi non ero solo io a
frequentare quella casa, cerano tanti giovani della Reggio Bene, giovani che poi hanno preso altre
vie, altre strade, chi andato a vivere allEstero, chi si laureato ed ha cambiato citt, chi pian piano,
giorno per giorno, si allontan senza pi farsi rivedere se non alla fine della guerra di mafia. Io invece
rimasi l nonostante mi ritrovai in difficolt per cercare di mantenere lamicizia (e buoni rapporti) con
molti giovani su citati che pian piano si allontanarono allinizio della guerra, tranne qualcuno e anche
se cera una differenza di et fra me e i fratelli Carmine e Giuseppe DE STEFANO, in altri tempi
frequentavamo le stesse comitive fra le vecchie e le nuove generazioni OMISSIS
Detto questo, oggi cercher di spiegare ancora chi Giuseppe DE STEFANO e qual il
suo potere acquisito durante la guerra di ndrangheta, quello mantenuto e moltiplicato durante la
sua detenzione (specie nel carcere di Reggio Calabria) e quali erano i suoi obiettivi e come e con
chi avrebbe voluto realizzarli.
Ho scritto questi appunti con non poche difficolt ed una certa emozione morale in quanto
sono riapparsi nella mia mente alcuni episodi relativi a raggiri e non, che i fratelli Carmine e
Giuseppe DE STEFANO stavano per mettere in atto e che per alcuni casi avevano attuato, trattasi
di brutte storie quanto tristi e orripilanti. Come avevo gi spiegato a suo tempo nellimmediatezza
della mia collaborazione, lo stesso pericolo che correvo io e cio il fatto che le stavano provando
tutte per farmi sparire, lo correvano altri OMISSIS
Sul punto giova riportare integralmente quanto dichiarato da FIUME Antonino durante la
fase delle indagini preliminari relative al procedimento penale n. 209/99 R.G. notizie di reato/mod.
21DDA:
interrogatorio di FIUME Antonino del 6.3.2002
.Omissis..
DR. MOLLACE: Giuseppe e Carmine. Giuseppe, Carmine e Giovanni, figlio di Giorgio,
costituiscono un unico gruppo?
FIUME: Si, sono un.. un'unica cosa.
DR. MOLLACE: Un'unica cosa.
FIUME: Si.
DR. MOLLACE: Dimitri da che epoca cominciato a partecipare alle attivit.

3 intercettazione autorizzata con decreto nr. 3006/00 R.G. Atti DDA e n.576/00 RIT DDA
del 31.07.2000.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 45
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FIUME: Di preciso.. porta il nome, per, sempre stato fuori da certe cose.. ma, nello
stesso tempo sempre il fratello e.. e limbasciata, la cosa la porta.
Omissis
Altrettanto interessanti ed assolutamente conformi a quelle del FIUME sul punto (con
particolare riferimento al ruolo di vertice ricoperto da Giuseppe, Carmine e Giovanni DE
STEFANO) devono reputarsi le dichiarazioni rese il 24.1.2003 dal collaboratore di giustizia
IANNO Paolo al Pubblico Ministero, che di seguito si riportano nelle parti salienti:
DOTT.MOLLACE: Senta dei fratelli FIUME lei che cosa sa.
IANNO: I fratelli FIUME, uno adesso collaboratore quellaltro gestiva anzi vi posso
dire una cosa che i FIUME, in qualche impresa andavano a prendere mazzette, in qualche
discorso di ditta anperch hanno anche le scuse per entrare essendo impresari anche loro
facendo discorsi perch lui aveva, facevano i cosi di rulli di cave tutte queste cose. I FIUME
allora, li abbiamo ritenuti loro sono molto legati tutti e due i fratelli alla cosca DE STEFANO,
no ai
DOTT.MOLLACE: Ai TEGANO.
IANNO: ai TEGANO, di cui noi andavamo in cerca pazzesca quando successo
DOTT.MOLLACE: Erano legati ai DE STEFANO.
IANNO: DE STEFANO.
DOTT.MOLLACE: Sono lontani dai TEGANO.
IANNO: No, no sono, oggi sono TEGANO per fatti suoi e DE STEFANO
DOTT.MOLLACE: Appunto dico, voglio dire i FIUME erano con i TEGANO.
IANNO: Con i TEGANO.
DOTT.MOLLACE: Con i DE STEFANO.
IANNO: DE STEFANO, con lavvocato. Specifichiamo un fatto quando parliamo, il
capo dei capi ecco, per ora le responsabilit se li prende sia Carmine sia il fratello Giuseppe. Poi
ci sono dietro di loro
DOTT.MOLLACE: Il cugino chi Giovanni?
IANNO: Giovanni il cugino, lui si sono avvicinati i figli di Giorgio naturali cio
matrimoni giusti, mentre Orazio
DOTT.MOLLACE: Fuori matrimoni se li presi Orazio.

Di estrema rilevanza appare quanto scritto dal FIUME, e da lui direttamente appreso per gli stretti
legami di parentela con la famiglia DE STEFANO e la condivisione di ampi periodi della propria
esistenza, con riferimento al vuoto di potere lasciato dalla morte di Paolo DE STEFANO e dalla naturale
successione al predetto dei figli maschi:
mi soffermo solo sul fatto che dopo la morte di Paolo DE STEFANO non c pi stato un
capo-societ, c sempre stata una forma di rispetto per Giovanni TEGANO (riconosciuta da tutte le
famiglie anche dopo la fine della guerra) ma non c pi stata una vera leadership (soprattutto
perch alcune delle responsabilit sulla morte di Paolo DE STEFANO le conoscono in pochi)
quindi Carmine DE STEFANO si era proposto a capo-societ (inteso come coordinatore di tutte le
altre famiglie e cio CONDELLO, FONTANA-SARACENO e TEGANO) e tutti furono daccordo
(anche perch Carmine DE STEFANO aveva dimostrato seriet sia nel riscuotere il famoso 5% di
tangente, sia nella distribuzione alle varie famiglie e sia durante gli incontri tra nemici poi amici,
per le trattative della pace, ma fece un passo indietro (malvolentieri) perch nonostante Pasquale
CONDELLO non voleva che Giovanni FONTANA percepisse la quota del 5% sulle tangenti, in
difesa di Giovanni FONTANA si pronunci Giovanni TEGANO dicendo: quello che successo,
successo, i soldi (riferito al 5% di tangente) o vanno a tutti o a nessuno. Nello specifico ricordo un
discorso fatto nel 1983 da Paolo DE STEFANO quando pass il suo scettro nelle mani di Pasquale
CONDELLO che per per ragioni importanti avrebbe dovuto consultarsi con Giovanni TEGANO e
con Giovanni FONTANA, quindi si riallacciava a vecchie raccomandazioni come se Paolo DE
STEFANO non fosse mai morto e come se le sue parole o voleri dovevano essere esauditi, specie
con la pace raggiunta. Fu cos che Giovanni FONTANA percep la sua quota e (come dicevo
prima) Carmine DE STEFANO (malvolentieri) fece un passo indietro nel proporsi come capo-
societ e successivamente siccome si venne a creare una specie di incompatibilit con la carica
del fratello Giuseppe (cio il Crimine), Carmine DE STEFANO non sfior pi minimamente il
discorso di proporsi come capo-societ (come da vecchie usanze), ma affianc in tutto e per tutte
le idee (e gli intenti) di suo fratello Giuseppe che paradossalmente allinterno delle carceri

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 46
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Reggine ebbe uno dei pi alti consensi affinch avesse il Crimine proprio da Giovanni FONTANA,
che conferm a Giuseppe DE STEFANO le responsabilit che ebbe nel decidere la morte di suo
padre. Uscito di prigione, Giuseppe DE STEFANO si incontr con suo zio Orazio DE STEFANO,
quindi ebbe lennesimo litigio tant che gli volt le spalle e ritornato a casa sua raccont a me e
a suo fratello Dimitri laccaduto, disse: mi sono incontrato con Pietro, Pietro era il soprannome di
Orazio DE STEFANO, ho litigato, non vuole, quindi responsabilit a lui e potere a me. Inoltre
Giuseppe DE STEFANO raccont il colloquio avuto in carcere con Giovanni FONTANA, questi
conferm le sue responsabilit per la morte di Paolo DE STEFANO, dicendo inoltre che non aveva
avuto nessuna risposta per eventuali incontri di chiarimenti con i TEGANO OMISSIS

Passando alla individuazione degli assetti criminali interni alla citt di Reggio Calabria, il
collaboratore rassegna dati di estremo interesse non solo perch in grado di disegnare scenari in
parte inediti, per la vicinanza dei soggetti di vertice di consorterie criminali solo apparentemente
contrapposte, ma anche per la creazione di punti di raccordo tra cosche, finalizzati a gestire
specifici affari o settori criminali di interesse;
evidenzia il FIUME che nel periodo immediatamente antecedente alla sua decisione di
collaborare con la giustizia in citt:
Giuseppe DE STEFANO era diventato il numero uno, forte dellappoggio di Pasquale
LIBRI (che aveva preso il posto del fratello e cio Mico LIBRI) e dei suoi accoliti con in testa
suo genero CHIRICO (si tratta di CHIRICO Filippo condannato a conclusione del rito abbreviato
relativo al proc. pen. n. 75/05 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA Operazione Testamento per
essere promotore ed organizzato della cosca LIBRI n.d.r.) oltre a tutte le altre consorterie che
ormai riconoscevano (e avallavano) la leadership di Giuseppe DE STEFANO, coordinata da
Pasquale CONDELLO che a sua volta aveva affiancato a Giuseppe DE STEFANO un suo
cugino e cio Domenico CONDELLO (figlio di Luciano CONDELLO e di Maria ROMEO). Fra
le famiglie coordinate da Pasquale CONDELLO nella zona di Reggio cerano i SERRAINO,
rappresentati da Nino NICOLO e i ROSMINI con a capo il pi anziano Diego ed altri. Chi per
era ormai diventato il pi fidato per Giuseppe DE STEFANO era Mario AUDINO che nonostante
avesse forti tensioni allinterno del suo gruppo (riconducibili a gelosie per richieste di Fiori,
specie da parte di Mico LO GIUDICE detto il Bue e tra Giovanni CHILA (ritenuto il pi valido di
tutti in senso dazione), manteneva la sua leadership e condivideva le ideologie di Giuseppe DE
STEFANO OMISSIS

Non va trascurato, peraltro, al fine di giungere alla compiuta ricostruzione delle alleanze
in essere, in quegli anni ma anche successivamente, tra le principali consorterie di ndrangheta
operanti nella citt di Reggio Calabria, il peso da riconoscere ai rapporti tra i fratelli Carmine e
Giuseppe DE STEFANO e lo zio Orazio, ulteriore soggetto di vertice della omonima cosca;
anche in relazione a tale rilevante aspetto quanto scritto da FIUME Antonino assume
particolare significativit:
Dopo la fine della guerra di ndrangheta, Orazio DE STEFANO stava convincendo a suo
cognato, cio Giorgio BENESTARE detto Franco, che fare un po di pulizia (soprattutto fra alcuni
giovani killer che si erano prestati durante la guerra), avrebbe agevolato lintera organizzazione
incamerando incolumit e salvaguardandola dal fenomeno del pentitismo. Ora io non so cosa
avvenne dopo, anche perch per un certo periodo di tempo, i rapporti tra Orazio DE STEFANO ed
i nipoti Carmine e Giuseppe si erano incrinati, se non il fatto che Antonella BENESTARE (moglie
di Orazio) un giorno mi disse: Nino, i miei nipoti sono diventati pazzi (si riferiva a Carmine e
Giuseppe) vogliono fare guerra ai miei zii. Io (come sempre) ho calmato ad Antonella e gli ho
risposto: no, sono solo momenti di rabbia, non cos, ne ho parlato con tuo marito. Questa storia
mi fa pensare che sicuramente Orazio DE STEFANO avrebbe appoggiato, con la scusa di far
pulizia, i suoi nipoti Carmine e Giuseppe DE STEFANO in quello che erano i loro intenti e cio di
attaccare i TEGANO ma non so se si riappacific con il nipote Giuseppe DE STEFANO dopo
lultimo incontro (di mia conoscenza) che ne era scaturito in lite, tant che Giuseppe DE
STEFANO ritornando a casa, raccont a me e a Dimitri dellaccaduto (la frase: responsabilit a te
e potere a me). Finisco veramente: nonostante queste diatribe tra Orazio DE STEFANO e i nipoti
Carmine e Giuseppe DE STEFANO, Carmine e ancor pi Giuseppe, avrebbe potuto perseguire nei
suoi intenti con o senza lappoggio di suo zio Orazio avvalendosi del suo carisma e di tutte le
persone citate in questi appunti OMISSIS.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 47
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Quello che emerge, invero, un quadro instabile in cui si fronteggiano i figli di Paolo DE
STEFANO, ed i soggetti a loro collegati, e la famiglia di Orazio DE STEFANO, legata da rapporti
di parentela alla cosca storicamente alleata dei TEGANO;
le tensioni che FIUME vive in prima persona non sono, per quello che si dir in seguito, il
frutto di percezioni non riscontrate del collaboratore, ma fotografano una realt effettivamente
instabile legata alle figure emergenti di Giorgio BENESTARE e Paolo SCHIMIZZI, scomparso in
circostanze misteriose in data 21 settembre 2008;
nel corso dellinterrogatorio del 30 gennaio 2009 Antonino FIUME chiarisce ancor
meglio i passaggi appena riportati e le tensioni interne alla famiglia DE STEFANO:

F:- ANTONIETTA, mi disse NINO i miei nipoti sono diventati pazzi si riferiva a
CARMINE e GIUSEPPE vogliono fare guerra ai miei zii; io come sempre gli ho detto No,
calmati ANTONELLA, sono solo momenti di rabbia, ma poi passa tutto

PM:- I miei zii significa i TEGANO?

F:- Esatto. Questa storia mi fa pensare che sicuramente ORAZIO DE STEFANO avrebbe
appoggiato, con la scusa di fare pulizia i suoi nipoti CARMINE e GIUSEPPE DE STEFANO
in quello che era lintento e cio di attaccare i TEGANO. Ma non so se si riappacific, non so
perch poi (nc) quello che successe non lo so, con il nipote GIUSEPPE DE STEFANO, dopo
lultimo incontro avvenuto quando lui disse responsabilit e potere a me. Finisco veramente
Nonostante queste diatribe tra ORAZIO DE STEFANO ed i nipoti CARMINE e GIUSEPPE DE
STEFANO, e ancora di pi GIUSEPPE, aveva potuto proseguire nei suoi intenti con o senza
lappoggio di suo zio, avvalendosi del suo carisma e di tutte le persone citate in questi appunti. Se
cera suo zio o non cera suo zio, GIUSEPPE DE STEFANO, con tutta gli amici che si fece in giro
e con il suo modo di fare ed il suo carisma

Nessun dubbio pu sussistere sullo spessore criminale di Giuseppe De Stefano e sul suo
peso anche ben al di l della sua famiglia e della sua cosca.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 48
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IL SIGNIFICATO DELLA CARICA DI CRIMINE RICONOSCIUTA A GIUSEPPE DE STEFANO E LA


FORZA AGGREGANTE DEL MEDESIMO.

La ricostruzione sin qui effettuata consente di ottenere la conferma del ruolo di vertice
operativo (crimine) riconosciuto a Giuseppe DE STEFANO da tutti gli esponenti di spicco della
criminalit organizzata radicata ed operante in Reggio Calabria e dintorni.
Che lo stesso esercitasse la sua forza aggregante non pi limitatamente al suo fronte
criminale lo si comprende appieno soffermandosi sui passaggi che portano al riconoscimento al
DE STEFANO della carica di crimine nel corso dei periodo di detenzione dal medesimo ante
collaborazione subito dal 25 marzo 2000 al 18 gennaio 2001 (il DE STEFANO stato poi
detenuto anche dal 25 novembre 2002 al 27 marzo 2003);
nella trascrizione dellinterrogatorio reso da Antonino FIUME in data 20 novembre 2008 si
legge:

FIUME: Come lui, tante altre persone, lo stesso per esempio quando Giuseppe prender
nel carcere a Reggio questa famosa carica del Crimine di cui parla

P.M.: Giuseppe DE STEFANO?

FIUME: DE STEFANO. da Reggio a Pellaro

P.M.: S.

FIUME: si avvicina a tutte le persone per chiedere il parere e tutti gli dicono s.

P.M.: E che carica questa, diciamo, prima di proseguire

FIUME: Il Crimine colui che non gestisce tanto il discorso del, di dare un mandato, un
Fiore a una persona o unaltra, il Crimine quello che gestisce i soldi e le azioni criminose, dando
conto a tutti gli altri Capi Locali e lui diciamo

P.M.: Era un termine questo riconosciuto da tutte?

FIUME: Ndranghetistico, s.

P.M.: Era riconosciuto da tutte le cosche

FIUME: S.

P.M.: questo grado di Crimine?

FIUME: S, s.

P.M.: E in che cosa diciamo consisteva esattamente perch ci sono dei termini che a volte
non sono collimanti.

FIUME: Il Crimine che lui ha avuto, che dava

P.M.: E da chi laveva avuto?

FIUME: Quello le stavo dicendo, che tra le persone che gli hanno dato il Crimine Sante
ARANITI gli aveva detto: noi siamo stati costretti ad entrare nella seconda guerra, per noi siamo
rimasti in cuore sempre come a tuo padre, siamo pi amici di prima! Ecco perch Giuseppe DE
STEFANO mi dir: gli ARANITI un altro gruppo che passer con noi. Perch cera stato persone che
(inc.) rimaste con noi, nella seconda erano stati con loro e che dopo la pace, dopo questo Crimine, sono
passati di nuovo con Giuseppe.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 49
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P.M.: Che poteri gli dava questo Crimine a Giuseppe?

FIUME: Quello di gestire il Crimine, nel senso estorsivo e di omicidi da un tratto che andava
da Pellaro a Villa San Giovanni.

P.M.: E di gestirlo in maniera esclusiva?

FIUME: No, no, per conto delle altre cosche perch la pace era stata fatta sempre con questo,
con questo sistema di dividere tutto al 50% con tutte le altre famiglie che erano state in lotta.

P.M.: Quindi due gli schieramenti?

FIUME: S, diversi schieramenti.

P.M.: Quindi lui sostanzialmente doveva gestire questo tipo di vicende per quanto
riguardava il suo schieramento o tutti quanti?

FIUME: Lui a capo di tutti per potere dirigere, come per certi aspetti dopo la guerra c stata
la pax, per quanto riguarda le estorsioni era Carmine che guidava curava determinate cose e
Stefano GIURACI (SURACI,ndr) per quanto riguarda i LIBRI e questi soldi che si prendevano delle
estorsioni arrivavano a tutti. Poi cera da ridiscutere questi confini

P.M.: Per quanto riguardava per, scusami, il 50% di competenza

FIUME: S.

P.M.: di questo schieramento, perch il 50% dellaltro schieramento era gestito da altri
soggetti!

FIUME: No, si prendeva sempre il tutto, poi il 50 si mandava alla parte che era avversaria o
viceversa, Pasquale CONDELLO mandare i soldi a loro o loro a loro

P.M.: Perfetto.

FIUME: si era sempre stato era successo cos.

P.M.: Perfetto.

FIUME: Per era successo che determinate zone non veniva rispettato diciamo la zona limite
del Locale, cera da rivedere questi Locali perch molte persone gli chiedevano i soldi

P.M.: Si sconfinava diciamo, si violavano questi patti.

FIUME: No, pi che sconfinavano, si tenevano i soldi e dicevano che in soldi non sono
arrivati.

P.M.: E non li versavano.

FIUME: S.

P.M.: Quindi trattenevano tutto per s.

FIUME: Li trattenevano per s o qualcuno veniva escluso, ad esempio gli ultimi tempi che
Giuseppe andava a firmare a Reggio, che aveva la firma quando era a soggiorno a Messina, io gli avevo
detto: Giuseppe, da un paio di giorni che incontro a Santo NUCITA e mi ha tolto il saluto e lui era
fermo nella Pasticceria SARNE e mi ha detto: fermati un attimo. E lha chiamato e gli ha detto: che c,

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c qualcosa? E lui gli aveva spiegato che era stato estromesso da determinate cose, che lui aveva avuto
un fratello morto, che non gli davano conto e cerano gi questi, questi fatti l

P.M.: Ho capito, ho capito, che non venivano rispettati fino in fondo i patti.

FIUME: S.

P.M.: Quando avviene questo fatto del Crimine, quando gli viene dato?

FIUME: Lui mentre in carcere a Reggio ora gli dico subito il periodo il periodo,
qualche 7 - 8 mesi, un anno prima di uscire (18 gennaio 2001, n.d.r.), nel periodo della strategia delle
bombe gi lui aveva il Crimine, era in carcere lui, perch era Carmine che determinate cose le seguiva,
per era Carmine ha sempre sofferto un po il complesso del fratello che nonostante aveva qualche
anno meno di lui era pi valido per determinate cose e infatti rinfacciava sempre: perch glielhanno
dato a lui e non me lhanno dato a me? E io gli ho detto: lui andato a sparare in tutta Italia, lo
conoscono tutti e lhanno dato a lui.

P.M.: Dice, la carriera criminale

FIUME: S.

P.M.: dice, diversa fra voi due e quindi hanno preferito darlo a lui.

FIUME: S. Questo fatto che loro perch lui si voleva portare a capo di (inc.) aveva ad
Archi e dopo la morte di suo padre non cera

P.M.: Senti ma questo grado, questo grado di Crimine, poteva essere dato soltanto da chi
era investito di un certo ruolo?

FIUME: Il grado, dottore, io la volta scorsa al processo ultimo che stato in videoconferenza,
il dottor GALLETTA ha toccato un tasto nel senso di dire: ma come avviene laffiliazione al clan e io

P.M.: Se c una, diciamo una affiliazione rituale oppure se avviene per fatti concludenti.

FIUME: C e si vede, per i cretini fra virgolette, c e non si vede per le persone intelligenti.

P.M.: S, benissimo.

FIUME: Cosa voglio dire? Una persona con una sua strategia non detto che debba portare a
conoscenza delle altre famiglie, di chi sono le persone pi vicine a loro. Per questo non lo pu fare uno
qualsiasi, lo pu fare quello contiguo, di sangue, che figlio di un boss e per eredit riceve lo scettro,
per ci sono figli di boss che non sono non valgono a niente e son rimasti l, quelli che si son
dimostrati allaltezza

P.M.: Validi.

FIUME: e hanno commesso dei crimini, di conseguenza hanno avuto questo (inc.)

P.M.: Benissimo.

FIUME: il passaggio tutto questo.

P.M.: Quindi diciamo il fatto dellinvestitura rituale un fatto diciamo che non
rispondente, voglio dire, alla realt.

FIUME: Dottore, ci si scherza su certe cose, per esistono. Quando Giuseppe DE STEFANO
ha ferito Tot POLIMENI il Biondo e io ho pagato per questo tentato omicidio perch poi lui stato

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 51
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assolto per il Bis (inc.) quando abbiamo ragionato lazione, quando si va a fare proprio un omicidio si
parla prima e si dice: siamo Tizio, Caio e Sempronio e rimanga qua, chi parla di questo fatto, muore. Se
la cosa va a buon fine, dopo che va a buon fine ci si stringe la mano, ci si bacia e si pu dare un grado in
pi o meno in base a quella che stata lazione eclatante o meno, siccome in questo caso (inc.)
POLIMENI (inc.) non ha voluto sparare perch ha portato il fucile e lha lasciato l carico e ha detto: io
vengo per questo uscito dal carcere, ha salutato a tutti, amico di tutti, perch lo devo uccidere?
Per fargli capire, vengo con te ma non sparo. Dopodich questa storia io, siccome Giuseppe DE
STEFANO in quel periodo (inc.) si era sfiorato questo argomento e ci siamo trovati in una montagna a
forma di cavallo che si ragionava con una personaperch dire parole con la erre una cosa, dire
palore con la elle unaltra, con persone di vecchio stampo gli dicevo: spero di aver detto bene le mie
palore, cu siti, a cu appartiniti, dunni viniti? E io in un momento mi sono lasciato andare: appartengo
alla famiglia DE STEFANO, sono qua, (inc.) per qualsiasi cosa mi rivolgo un sacciu, Mastru i iurnata
che era Antonio PAPALIA e altro e Carmine ha cominciato, baci a destra e baci a sinistra dice, ora ti
incuddasti puru cu chisti e succedevano queste cose qua che uno anche per parlare si trovava in
situazioni che non potere pi tornare indietro. Un esempio, se uno

P.M.: Quindi voglio dire, sta ritualit, no

FIUME: Esisteva.

P.M.: esisteva.

FIUME: S.

OMISSIS

P.M.: Che cosa ha significato voglio dire, nella, nellevoluzione che ha avuto la cosca,
il fatto che gli sia stata assegnata questa carica?

FIUME: La carica del Crimine per quello che sono i miei ricordi, dovuta al fatto di
incamerare pi soldi possibili e di controllare le strategie della cosca riguardo estorsioni e omicidi ma
non di persone che fanno parte della stessa cosca che gli hanno dato il Crimine. In pratica deve
controllare il tutto riguardo estorsioni e uccisione ma no di persone che fanno parte della stessa cosca
che gli ha dato il Crimine, non so se mi sono spiegato, il controllo che aveva lui di questa

P.M.: In pratica in cosa si traduceva questo

FIUME: Un controllo capillare di lavori, subappalti, appalti, estorsioni, tutto quello che poteva
portare soldi per pagare, nel caso che lamentava Giuseppe, (inc.) digli: lascia stare queste cose, lascia
stare queste cose, supportato come ho sempre detto OMISSIS che era contrario, e ha detto: la devono
smettere, la devono smettere, sono i figli di Paolo DE STEFANO e quando la gente dir: s, sono i suoi
figli ma lavorano e non creano problemi, non si finir mai di sentir parlare di queste Io devo dire che
OMISSIS mi ha dato sempre buoni consigli sotto questo aspetto e io, forte anche di quello che diceva lui,
ho cercato di tirarli fuori ma alla fine Anzi, nel tirarli fuori, visto che si parlava tanto sempre del
famoso ponte sullo Stretto e che Carmine avrebbe voluto investire, comprare i camion con la ditta
MANTELLA di Catanzaro e noi, ho detto: io costruisco impianti, posso fare qualcosa, comera successo
con la GAMBOGI con tuo padre, aveva i camion, lavorate pure voi e c, no, cera la gelosia perch lui
aveva saputo che Pasquale CONDELLO e Pasquale TEGANO si stavano per comprare dei terreni e
delle cose per fare gli impianti e l erano nate gelosie, che quellaltro doveva stare sotto di lui
insomma avevo cercato ci convincerlo e cero quasi riuscito, che mha detto: vai da Pasquale LIBRI e
digli che io e Giuseppe non vogliamo sapere niente dei lavori.

P.M.: Che periodo siamo?

FIUME: Ve lo dico subito, siamo nel periodo 98, 99, comunque Pasquale LIBRI era libero,
era a casa (inc.) 98 credo, qualcosa del genere. In tutti i modi vado, Giuseppe che ancora in carcere

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che viene a sapere questo fatto: no, perch se ci tiriamo fuori ci ammazzano e allora io non cero
riuscito pi in questo intento e lui ha continuato poi

P.M.: Questa carica che avevano affidato a Giuseppe

FIUME: S.

P.M.: in carcere

FIUME: S.

P.M.: questa confermata questa circostanza, no, in carcere avvenuta linvestitura?

FIUME: S, in carcere.

P.M.: Da chi poteva essere attribuita?

FIUME: Quello che mha detto Giuseppe glielha le persone che erano confluite

P.M.: S, avveniva linvestitura?

FIUME: Lui ha chiamato tutti uno per uno e in quel periodo cera arrestato suo cugino

P.M.: Lui era detenuto a Reggio?

FIUME: S e cera suo cugino Paolo MARTINO e gli aveva chiesto se per cortesia gli faceva
da spalla per sentire quello che si stava per dire a queste persone che gli doveva parlare. Il fatto che
poi lui lo criticava perch Paolo MARTINO si allontanava, perch lui aveva cercato di dire: ma lascia
stare, tuo padre morto, tuo padre morto per lui ha parlato uno con i NIRTA, non mi ricordo
qual era, con Sebastiano u Stacco, cu ROMEO, con Sante ARANITI, con Pasquale LIBRI, un altro
dei ROSMINI che non ricordo e non so con chi altro che faceva le veci di Pasquale CONDELLO che
era l, che gli portava il tramite e tutti avevano votato s per avere questa carica del Crimine.

P.M.: Ma erano tutte persone che gi a loro volta erano investite di questa carica?

FIUME: Erano persone che erano capi diciamo di Locali, che potevano farlo, che potevano
dargli questa carica. Qualcuno

P.M.: Quindi era una carica riconosciuta diciamo a livello provinciale

FIUME: S.

P.M.: tanto sulla Jonica che sulla Tirrenica?

FIUME: S. Non a caso la prima

P.M.: Chi aveva, oltre chiaramente a Giuseppe DE STEFANO, questa carica su Reggio
Calabria e dintorni?

FIUME: Di quelli che sono i miei ricordi su Reggio, quello che era la persona, che mi aveva
detto Giuseppe la parola valeva pi di tutti nel tempo era Mico LIBRI, Mico LIBRI era quello che la sua
parola

P.M.: Ma in altri tempi che intendi?

FIUME: Gi prima della prima che scoppiasse la seconda guerra di mafia.

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P.M.: Quindi nella fase fra la prima e la seconda?

FIUME: S.

P.M.: E la fase di ascesa di Paolo DE STEFANO no?

FIUME: S, su Reggio (inc.) Reggio.

P.M.: E che carica aveva Mico LIBRI?

FIUME: Lui controllava tutto e per tutto i fatti, non a caso dopo le riunioni della pax mafiosa,
quando lui ha dettato le regole, a dire: non deve succedere nessun omicidio per quel che sono in alto,
uno di noi, uno di loro, se uno vuole passare da una cosca a unaltra lo pu fare col consenso degli
altri lamentava il fatto che ancora supra i lavuri, cio le estorsioni, laccordo lo troviamo, prima
dobbiamo (inc.) anche perch dice, io ancora devo avere i soldi della rapina alla Banca Nazionale del
Lavoro e non mi ricordo che altri (inc.)

P.M.: Vabb ma questo ci stiamo riferendo al 91, no?

FIUME: S.

P.M.: Nella fase successiva poi avviene questo discorso di Peppe DE STEFANO?

FIUME: S.

P.M.: Quindi ulteriori soggetti rimaniamo legati alla fase in cui tu hai deciso di
collaborare.

FIUME: I soggetti vi ripeto, Giuseppe non aveva (inc.) grosso modo chi erano le persone pi
che non si erano avvicinate a lui e che per certi aspetti per le Forze dellOrdine erano catalogate come
persone dellaltro schieramento, come per esempio Sante ARANITI diceva: io se non sar con te sono
con te, anche se nella guerra ho appoggiato Pasquale per cose interne, cose che avevano loro, per sono
sempre rimasto in cuore con tuo zio Giorgio, quello che morto in Aspromonte. Tra i giovani cerano
giovani vicini ai TEGANO, Luciano VOTANO, che gi avevo detto a Giuseppe: Giuseppe io tu hai
questa carica, se hai bisogno, sono con te era uno di loro che era gi passato con lui; ce nera un altro
che era DI LAURENTI, che passato vicino ai LABATE che (inc.) detto: io (inc.) a te, non a caso anche
l ho avuto sono intervenuto a unestorsione a un grande lavoratore che stimavo, un amico di famiglia
delle Officine del Corso, che aveva un lavoro a Torre Lupo e gli avevano danneggiato tutti i mezzi e
questo se li port da LOMBARDO, dice: no, non devi parlare con lui, devi parlare con LAURENTI e
devi mandare unambasciata a Peppe DE STEFANO per dire cio non cercate queste cose che vi trovate
in imbarazzo, ma questa (inc.) non era dato conto.

P.M.: Pasquale CONDELLO che carica aveva?

FIUME: Pasquale CONDELLO a detta di Giuseppe quando nato il discorso della Darsena,
che volevano costruire la Darsena e io gli ho detto: ma (inc.) posto di lavoro, ho detto: Pasquale che ne
pensa? E lui mi ha risposto: Pasquale dice quello che dico io, fermo restando

P.M.: Questo quando avvenuto?

FIUME: Nel 2000, questo quando lui era a soggiorno a Messina, nel 2001.

OMISSIS

P.M.: E Domenico CONDELLO, Gingomma che ruolo aveva?

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FIUME: Lui aveva avuto a Reggio questo avvicinamento con Giuseppe in carcere e Giuseppe
mi ha detto che lui, anche per le azioni di fuoco, se lo doveva chiamare, era a disposizione. La cosa che
ne ho la certezza che lui valeva, la sua parola, quasi quanto quella di Giuseppe per le estorsioni, ma non
per gli omicidi

P.M.: Ma lui chi?

FIUME: Domenico

P.M.: S, specifichiamo sempre quale Domenico.

FIUME: Domenico CONDELLO, figlio di Luciano. C il lavoro della tubatura del Comune
della fogna che va da Gallico e attraversa Archi e arriva a Reggio. Questi lavori, la trivellazione, ce
laveva uno vicino ai LIBRI, la cosca, e un ragazzo, un certo SAPONE di Trunca, da quelle parti, che
era cugino di questo SAPONE che ci teneva le armi. Tot che era un povero lavoratore, mi disse: senti,
Nino, come devo fare, mio cugino quanto ti Tot, queste cose lo sai che io se ti posso dare una mano
daiuto e allora sono andato da Giovanni, ho detto: Gianni, questo (inc.) ha fatto la facciata dal
NATURA BLU, gli ha dato 5 milioni a uno e non si sa nemmeno se sono arrivati, lasciateci fare questo
lavoro. No dice, deve pagare la percentuale per forza. E allora quello gli ha detto che sono 100 milioni
la trivellazione. Domenico CONDELLO Gingomma dice: no, nni pigghia pi fissa, un sunnu 100, sunnu
200, poi venuto a parlare con me! Allora lui si ritrovato in imbarazzo a diresiamo tutti la stessa
cosa, che parli a fare con lui se gi hai parlato con me? Ecco che Giovanni DE STEFANO si
arrabbiato a dire: siamo tutti la stessa cosa, le persone devono capire che siamo tutti la stesa cosa
perch cercavano

P.M.: Questo sempre

FIUME: Mi successo cos a Plat, mi successo cos per Nino FRASCATI, mi successo con
tante altre persone

P.M.: Collochiamo lepisodio diciamo nel tempo.

FIUME: Nel tempo, nel periodo che si sta facendo questa trivellazione del

P.M.: Eh, ho capito, diciamo per collocarlo adesso nel tempo.

FIUME: Ora ve lo dico quand, nel, nel 2000, 2001, 2000 2001.

P.M.: E chi che diceva siamo tutti la stessa cosa?

FIUME: Mimmo CONDELLO che ha detto cos, pure Giovanni, insieme, perch mi hanno
chiamato che io avevo cercato di fargli risparmiare a questo poveretto e loro mi hanno rimproverato, mi
hanno detto: guarda, inutile che

P.M.: Senti

FIUME: vengono a raccomandarsi

P.M.1: Cio doveva pagare (inc.)

P.M.: Doveva pagare comunque.

FIUME: S, perch lui aveva detto che erano 100 milioni, in realt la trivellazione era 200
milioni

P.M.1: E quindi doveva pagare su 200?

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FIUME: 10 milioni gli doveva dare.

P.M.1: E sconti non ce nerano per nessuno.

FIUME: No, perch ho detto, questo ci tiene pure le armi, poveretto Sa che ha fatto quel
poveretto l, perch dico poi perch stava facendo un lavoro vicino la Questura a Santa Caterina, sono
arrivati due con la moto e gli hanno bloccato i lavori, scappato da me, gli ho detto: che stai facendo?
Dice: 18 milioni Salvatore me li ha dati lui e allora siccome ecco dottore, allepoca, Giuseppe non aveva
avuto il Crimine e il mandamento suo arrivava fino alla casa cantoniera rossa a Pettimele, da l in poi
andava con Cosimo MUSCHERA e tutti gli altri che sono attaccati l e allora io sono entrato in un
discorso che non dovevo andare a dirgli di non pagare la mazzetta, vedi come sono strani, perch dice,
sei andato a favorire uno che non (inc.) che deve pagare, hai capito? Poi andato Giuseppe che aveva il
Crimine per tutto e valeva, ma allepoca io non lo potevo fare, perch dice: da qua a qua tu non puoi
tenere conto! Come successo con quello che ha avuto il coraggio forse di denunciarlo, mi sa che l c
stato pure un arresto, quello della Wolksvagen (inc.) aveva fatto le costruzioni a Pettimele e
nellestorsione avevano fatto le foto che andava Mico CONDELLO e altri e questo qui, per chiedere la
tangente (inc.)

P.M.1: Mico CONDELLO quale , sempre quello detto Gingomma se non sbaglio?

FIUME: Gingomma. Io non sapevo che lo chiamano Gingomma, io u chiamo u figghio i


Maria.

P.M.: Vabb non il pazzo

P.M.1: Comunque figlio di

P.M.: il figlio di Luciano.

FIUME: Io u canusciu u figghiu di Maria, s, quello che suo fratello stava per sposarsi con la
figlia di Ugo MARINO delle FEDERFECIMA, unaltra imparentata cos

Avv.to: (inc.)

P.M.: Demetrio, Demetrio.

FIUME: Demetrio, s e il piccolo Paolino mi ricordo, sua sorella

P.M.: Quindi mi sembra di capire che Gingomma, quindi Domenico CONDELLO

FIUME: S.

P.M.: gi allepoca gestiva la parte estorsioni

FIUME: S.

P.M.: per la cosca CONDELLO?

FIUME: Va daccordo con Giovanni DE STEFANO (figlio di Giorgio DE STEFANO


assassinato in localit Acqua del Gallo n.d.r.), s.

P.M.: Daccordo con Giovanni DE STEFANO.

FIUME: Che faceva le veci del cugino Giuseppe.

P.M.: E questo, questo accordo diciamo valeva sulla citt?

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FIUME: S.

P.M.: Fino a dove? Cio tutta la citt?

FIUME: (inc.) Reggio valeva su tutto.

P.M.: Ah, tutto.

FIUME: S.

P.M.: Quindi Pellaro Villa San Giovanni?

FIUME: In quel caso che gli dicevo io, che Giuseppe ha avuto il Crimine

OMISSIS

P.M.: Scusami, chiariamo un passaggio

FIUME: S.

P.M.: tu dici, dopo il Crimine

FIUME: S.

P.M.: parli di mandamento, adesso specifichiamo che cos questo mandamento

FIUME: Non un mandamento, no, ma da noi non si usa il mandamento da noi si dice Locale.

P.M.: Lhai usato tu

FIUME: U Locale, vabb il mandamento dicemu u grado, ecco.

P.M.: Eh, va bene.

FIUME: S.

P.M.: Dici: dopo il Crimine, praticamente il discorso siamo la stessa cosa

FIUME: S.

P.M.: per quanto riguarda le tangenti

P.M.1: (inc.)

P.M.: e connesse, dice: vale per tutto il mandamento dici tu, quindi Pellaro Villa

FIUME: S, per tutte le

P.M.: ma non vale sul Corso.

FIUME: per tutta sta combriccola che si era formata, con a capo che avevano messo ai
tempi, che sarebbe a dire ARANITI

P.M.: Per non vale sul Corso di Reggio.

FIUME: S, vale, perch Mario aveva passato il mandato, ed era passato a Giuseppe, non ce
lha pi Mario, Mario quello che era di suo, glielo passa a Giuseppe!

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P.M.: Quindi vale anche giusto, per Giuseppe

FIUME: S, s.

P.M.: per dici, i negozianti hanno una forma particolare.

FIUME: I negozianti riconoscono la persona pi vicina, che pi vicina a lui e gli danno,
lho spiegato nel processo Eremo, ho detto io: GIUSTA, quello dei colori, non che pagava la
mazzetta per (inc.) uno di rispetto ci d laiuto, ci tiene lappoggio quando latitante, Nuccio
MORENO la stessa cosa, e pure lo stesso MORABITO (inc.) MORABITO era l (inc.)

OMISSIS

FIUME: omissis Giuseppe questo Crimine era come se lo sapevano tutti che come se
fosse una carica istituzionale, perch quella sera che camminava

P.M.: Riconosciuta diciamo, una carica riconosciuta.

FIUME: Guardi, io passeggio sul Corso e c Mimmo CALABRO, quello che la sua donna
aveva il negozio Sogni, di intimo, sul Corso, e dice: guarda, una volta avevamo a Paolo, ora abbiamo a
Peppe. Dissi: Mimmo, qual il problema? Dice: sai, c quella ditta di Catania che cho il subappalto
alle piscine, alle piscine comunali, quelle lex Parco Caserta e si trovano in imbarazzo, deve pagare
qualche percentuale di mazzetta, si dovuto pulire tutto Per farvi capire, le persone parlavano come
se fosse una cosa di nulla, dice: c Peppe ora sistema le cose.

P.M.: Ci sta (inc.) sostanzialmente significa che Peppe CONDELLO gestiva

P.M.1: Peppe DE STEFANO.

P.M.: Peppe DE STEFANO, scusami, gestiva diciamo le

P.M.1: Le messe a posto si direbbe in Sicilia.

P.M.: S, le messe a posto era riconosciuto diciamo il titolare unico.

OMISSIS

P.M.: Ora chiaramente Pasquale CONDELLO, visto che stavamo parlando di questo

FIUME: S.

P.M.: era a conoscenza del grado, no, il fatto del Crimine dato a Peppe DE STEFANO?

FIUME: Certo.

P.M.: Quindi condivideva?

FIUME: S, condivideva e quando si era incontrato prima, nel novant nel 99 credo,
comunque lui si incontra a casa di Pino TRAPANI, io sposto a Carmine e Peppe BARILLA sposta a lui
e avevano parlato anche di questo fatto e lui in quelloccasione ha sempre avuto il debole per i figli di
Paolo, di Carmine e Giuseppe, ma ha voluto incontrare a Giovanni figlio di Giorgio perch lui sempre
stato legato a Giorgio e di conseguenza riconosceva sia Giuseppe, per ci teneva molto a Gianni, il
figlio di Giorgio e lha voluto l per salutarlo

P.M.: Pure?

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FIUME:e dirgli che va bene quello che sta facendo il cugino, di tenere bene questa
situazione

P.M.: Ah, s? Perch era importante diciamo questo passaggio?

FIUME: Lui da quando uscito, da quando lui uscito la prima volta con la storia della
malattia tanti anni fa, che si era messo le flebo a casa per non arrestarlo, quando io ero andato a
trovarlo con Carmine e Giuseppe lui dice sempre: salutatemi a compare Paolo, compare Paolo, per
detto in cuore suo, s, rispettava a Paolo per pi ancora era legato a Giorgio e di conseguenza per lui
Gianni DE STEFANO, non dico che era come suo figlio ma quasi, per farvi capire questo attaccamento
che aveva con Gianni, s.

P.M.: Cerano contatti, voglio dire, oltre agli incontri, cerano contatti tra i DE STEFANO
di cui tu stai parlando e Pasquale CONDELLO?

FIUME: S.

P.M.: Cio comunicavano tra di loro?

FIUME: Giuseppe con questi giovani, che si era creato le persone un po si guardavano in
faccia: ma che sta succedendo qua, si son fatti la guerra e ora e ogni 2 3 giorni (inc.) organizzava
delle partite di calcio tra la squadra che organizzava Mico CONDELLO Gingomma e lui

P.M.: Addirittura!

FIUME: e tra questi, mentre giocavamo

P.M.: Quindi settimanalmente?

FIUME: S, quando veniva l (inc.) si giocava in quel campetto vicino a Bruno LAGANA e un
giorno si messo a ridere e gli ha detto a uno: disgraziato, (inc.) il doppiogioco. Nel senso cera il
cugino di quello che scomparso, di Peppe FERRO, quello che aveva lofficina (inc.) San Giovannello,
Nicodemo, il fratello di Nicodemo, Nicodemo PEDULLA, Bernardo PEDULLA si era cresciuto con
noi, si frequentava con noi nella villa, per a un certo punto era stato arrestato col figlio di Paolo
CONDELLO mentre nascondeva delle armi nella Fornace (inc.) e Giuseppe gi laveva detto da prima,
dice: questo fa finta di essere amico nostro, per collegato a lui, per diciamo erano storie vecchie e
lui diceva: lo sapevo io che tu facevi finta di stare con noi! Si era creata questa, questa

P.M.: No, questo per dire che comunicava attraverso voglio dire questi

FIUME: S.

P.M.: questi esponenti dei due schieramenti?

FIUME: S.

P.M.: Sei a conoscenza se ci fossero delle comunicazioni di altra natura, ad esempio


biglietti, missive

FIUME: S, biglietti, i biglietti o i pizzini come si chiamano, fin quando avevo detto di usare
questo termine non arrivavano a Carmine, perch io andavo a Catona dove cera quellufficio, quello
stabile grande che vendono cucine componibili, mi aspettava Giovanni RUGOLINO, io gli passavo di
lato, lui mi dava un biglietto e io sentivo, vedevo quello che aveva scritto A Carmine e glielo portavo e
andava avanti cos. Poi lhanno preso a sfida

P.M.: Queste comunicazioni quindi chi riguardavano, tra chi avvenivano?

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FIUME: Pure Carmine e Giuseppe quando erano latitanti con Giovanni, gli scriveva questi
biglietti, io li ritiravo e glieli consegnavo a Dimitri che poi li portava a Giuseppe o viceversa, con questo
sistema.

P.M.: E verso CONDELLO queste comunicazioni

FIUME: Questo CONDELLO registra direttamente Giuseppe dal carcere ma non so come, con
chi e tramite chi, quello che so che alla fine queste giovani leve avevano preso una sfida con le Forze
dellOrdine come per dire: tanto abbiamo le schede che ci dava a Gallico un si chiamava questo, si
chiama Piero FRANGIPANE che aveva questo negozio TIM che gli dava queste schede a nome non so
di chi e parlavano con queste schede ed erano convinti di andare avanti cos, per cerano

P.M.: I lavori sul Corso di Reggio Calabria no, mettiamo anche lavori pubblici o lavori di
ristrutturazione di immobili

FIUME: S.

P.M.: come avveniva la spartizione delle tangenti?

FIUME: Io costruivo macchine per la lavorazione degli inerti e conoscevo un po tutte le ditte.
Negli ultimi tempi la ditta GALLO di Bovalino o di

OMISSIS

P.M.: Il 5% come ndrangheta significa il 2,5 per uno?

FIUME: No, no, 5 per tutti, s, poi diventava 2,5, s, perch prima

P.M.: Laccordo spartitorio valeva pure su quello?

FIUME: Esatto, s.

P.M.: E i lavori da parte dei privati?

FIUME: I privati in base al Locale toccava il lavoro e si prendeva la percentuale e glieli


davano per sa che succede dottore, che

P.M.: Cio lessere vicino alluno o allaltro

FIUME: Schieramento non centrava nulla.

P.M.: diciamo ex schieramento perch a sto punto, no

FIUME: S, s.

P.M.: li mandava immuni dal dover pagare la percentuale?

FIUME: Che li andava immuni, potevi entrare in un Locale se avevi il grado pi alto e se quelli
erano pi basso dire: questo lavoro mio e mi inter Per esempio a Santa Caterina, no, cerano, noi li
chiamiamo i Teste curtuallo, i MORABITO, quei ragazzi che prima erano stati vicino a MUSCHERA,
poi a LO GIUDICE, avevano fatto un po e controllavano un lavoro che era delle costruzioni pi
avanti della Guardia di Finanza. Perch questo lavoro era controllato da loro? Carmine gli ha mandato
a dire: sentite, limpianto elettrico a queste palazzine li fa FALZEA che uno che mi d conto a me e lui
gli aveva che era quello che gli teneva la casa intestata a lui ad Archi, quella casa che intestata (inc.)
in realt di Carmine per (inc.) lui, la villa (inc.) che credo che sia spostato con la (inc.) che una
persona che vicina ai LIBRI, tanto per chiudere questo caso

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P.M.1: E questo come si chiama con precisione?

FIUME: FALZEA.

P.M.1: FALZEA.

FIUME: E allora lui gli ha detto: siccome una persona vicina a me, lui ha detto: compare,
fate voi e sotto questo aspetto glielo dicevo a loro e mi dicevano no, si poteva omissis

P.M.: Quindi diciamo questo discorso valeva, era abbastanza rispettato, non era, non
cerano grosse

FIUME: S.

P.M.: (inc.)

FIUME: Carmine fin cerano le lamentele perch ad alcuni non arrivavano i sodi per come
dicevano, nel senso, Carmine aveva questo (inc.) girava, prendeva i lavori, fin quando cera libero lui ci
iava

P.M.: I soldi della spartizione?

FIUME: nel momento che mancato lui, tra quello che entrato che adesso che poi
arriver Giovanni, ma Giovanni diciamo negli ultimi tempi, ancora prima cera lui, cera questo
Stefano SURACE che girava per i LIBRI, che prendeva i soldi e poi li dividevano, qualcuno aveva delle
lamentele, a chi non gli arrivavano i soldi

P.M.: Perch trattenevano tutto?

FIUME: Se li trattenevano, ma la cosa eclatante, che Giuseppe si arrabbiato, si arrabbiato


prima con Mico LIBRI e con altri, dice: voglio sapere chi che ha detto che mi son tenuto i 200 milioni
della tangente della piscina comunale

P.M.: Parco Caserta.

FIUME: e invece questi soldi dice che poi erano arrivati. Per (inc.) quello che (inc.) gli
toccava a lui e lui rimproverava il fatto che durante la sua assenza devono pagare tutti e ce laveva con
tutti perch col mio nome si son fatti i soldi. Ecco perch vi dicevo pure (inc.) diceva: troppe dice,
persone, dietro il mio nome si sono fatti i soldi, ora devono pagare tutti, dai pi grandi ai pi piccoli
perch mi sono stancato. E questo era il suo, il suo pensiero.

P.M.: Va bene.

Nel corso dellinterrogatorio del 19 dicembre 2008, il collaboratore di giustizia tornava sugli
argomenti legati alla carica ricevuta da Giuseppe DE STEFANO ed individuava anche le famiglie che
avevano voluto linvestitura del predetto;

riferiva in particolare che:

FA:- Quello che loro non so tra loro due, poi alla fine

PM:- Quando dici loro due chi dici?

FA:- Tra ORAZIO e cera rimasta questa parola

PM:- e Giuseppe.

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FA:- Di GIUSEPPE, di dirti responsabilit e potere a me ma per il discorso di sangue


che figlio di suo padre e che aveva avuto il crimine. Da GIOVANNI FONTANA, da SANTO
ARANITI, da uno dei MAMMOLITI, da uno dei LIBRI, da uno di so sbigni e tanti nel carcere di
Reggio, tutti sapevano che lui aveva avuto sto mandato e poteva fare

PM:- Quello che voleva.

FA:- Quello che voleva, giustamente non guastando con le altre famiglie.

Naturalmente, ed bene sottolinearlo prendendo le mosse da questultima affermazione di


FIUME Antonino, lesistenza, di cui si riporteranno appresso gli specifici riscontri, di un accordo
generalizzato sulla persona di Giuseppe DE STEFANO non pu significare e non significa, specie
in un universo criminale come quello delle organizzazioni mafiose, che vi sia una realt fissata per
sempre e alla quale tutte le cosche si adeguino una volta per tutte.
I contrasti, le fibrillazioni, gli atti di violenza sono inevitabili, ma non per questo meno
reale, in quanto come gi detto processualmente dimostrato, quellaccordo generalizzato.
Semmai, si pu ritenere che una o pi cosche, in certi momenti, e per i motivi pi vari si
sottraggano a quellaccordo: allo stesso modo che il verificarsi di una serie anche significativa di
delitti e di omicidi in pi parti della provincia reggina non significa che sia venuta meno la pace
sancita nel 1991 alla fine della guerra di mafia, ovvero che altrettanto numerosi omicidi consumati
nella Sicilia Occidentale dopo il 1994-1996 significhino che non vi sia stata la strategia della
sommersione voluta da Bernardo PROVENZANO.

Emblematiche di questa inevitabile precariet degli equilibri tra le cosche, nei termini sopra
specificati, sono le vicende del locale di San Giovannello, sfociate nellomicidio di Mario
AUDINO.
Il territorio in questione, infatti, sempre stato sottoposto al controllo della famiglia
TEGANO, legata principalmente alla figura di Orazio DE STEFANO ed ha rivestito un ruolo
strategico nel corso della seconda guerra di mafia (1985 1991) in quanto terreno di scontro
cruento tra i cartelli in lotta, per gli omicidi dei responsabili criminali del locale, POSTORINO
Giuseppe - detto Pinello - ed AUDINO Fortunato - detto Maurizio -, portati a compimento ad
opera del gruppo facente capo a CONDELLO Pasquale (vedi, sul punto, quanto evidenziato dal
Tribunale di Reggio Calabria, nella parte motiva della sentenza n. 348/2006 (proc. pen. n.
1293/2004 R.G. notizie di reati/mod. 21DDA), emessa in data 31 ottobre 2006 nei confronti dei
componenti dellorganizzazione criminale di quellarea, relativamente agli omicidi in pregiudizio
di POSTORINO Giuseppe e AUDINO Fortunato.
La reggenza del Locale di San Giovannello, controllato dallorganizzazione TEGANO,
dopo la morte dei suddetti venne affidata ad AUDINO Mario, personaggio di particolare caratura
criminale, che nel corso degli anni aveva assunto una sempre maggiore autonomia criminale
nellarea ed il suo spostamento sempre pi verso il gruppo che riconosceva il ruolo di vertice a
Giuseppe DE STEFANO (si vedano gli specifici passaggi del memoriale consegnato ai magistrati
in data 30 gennaio 2009 da Antonino FIUME in relazione ai rapporti tra lAUDINO ed il DE
STEFANO).
Tale atteggiamento finalizzato ad allargare la sfera di competenza fa ritenere ai Carabinieri
che siano stati i TEGANO a decidere, nel dicembre 2003, la sua violenta eliminazione (vedi,
lattivit di indagine, condotta dalla locale Sezione Anticrimine del Raggruppamento Operativo
Speciale dei Carabinieri, denominata Fulmine [proc. pen. n. 1293/04 R.G. notizie di
reato/mod.21DDA]) sulla base dell intercettazione, in data 5 settembre 2005, di una conversazione
tra presenti intercorsa tra LAVILLA Francesco ed un soggetto non meglio identificato, nel corso
della quale venivano indicati quali responsabili dellomicidio di AUDINO Mario, proprio i
TEGANO nel cui circuito criminale i due interlocutori erano certamente inseriti.
Nello stesso senso si pongono, senza peraltro giungere ad alcuna affermazione di
responsabilit, le conclusioni della sentenza emessa a conclusione del processo Eremo avente n.
348/2006.
Si legge nella stessa: Se i numerosi e validi contributi dei collaboratori di giustizia, di cui
sopra si abbondantemente detto, che furono escussi nei relativi dibattimenti, consentono

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storicamente di accertare l'esistenza di un sodalizio 'ndranghetistico "classico" denominato


"cosca Audino e di individuarne il preferenziale ambito territoriale di operativit, il materiale
probatorio riversato ex novo nel presente processo, e tra esso precipuamente le emergenze delle
numerose conversazioni ambientali e e telefoniche intercettate in uno alle dichiarazioni dei
collaboranti di giustizia, consentono, come apparir di solare chiarezza, quasi senza necessit di
commenti, di ritenere positivamente stabilito che quel sodalizio 'ndranghetistico, nonostante
l'inevitabile falcidie determinata dagli omicidi dei due distinti capi patiti in conseguenza della
"Guerra di mafia", non solo da sempre esistito e non si mai estinto ma, conformemente a certa
capacit della 'ndrangheta di rigenerarsi continuamente, come l'Araba Fenice, dalle proprie
ceneri, si era rigenerato ed aveva continuato ad operare sempre attivo nei settori tradizionali di
attivit del crimine organizzato reggino, in particolare sul terreno del controllo del territorio
soprattutto attraverso le estorsioni, con una "reggenza" affidata al Franchina durante la
detenzione del capo Audino Mario e composta in buona parte da persone non ancora note, in tutta
la loro capacit criminale, alle Forze dell'Ordine, e quindi con una pi ampia capacita di agire.
Altres, le sorti del "Locale" di San Giovannello sono apparse, a diversi anni dalla
conclusione della GUERRA DI MAFIA, ancora strettamente intrecciate con quelle dell'alleata e
territorialmente limitrofa "cosca De Stefano-Tegano", laddove, se gi dall'esame di alcune
conversazioni intercettate emergono i rapporti collaudati e di cooperazione esistenti tra i capi
indiscussi della cosca De Stefano Tegano e gli affiliati di San Giovannello ed in primis con il capo
locale Audino Mario, le dichiarazioni dei collaboratori di Giustizia, anch'esse da esaminarsi in
dettaglio infra, rimuoveranno ogni dubbio circa l'esistenza di questo rapporto. Il Fiume, infatti,
narrer della protezione senza limiti assicurata indistintamente dagli affiliati odierni ai boss delle
famiglie De Stefano e Tegano durante la loro latitanza ed ancora della consegna da parte di
Audino ai De Stefano di una parte di mazzetta estorta agli imprenditori impegnati nella
realizzazione della piscina di Parco Caserta, territorialmente sorgente in ambito di operativit
della cosca Audino, della probabile riconducibilit ai Tegano dellomicidio di Mario Audino che
era sembrato a costoro per lappunto pi vicino ai De Stefano piuttosto che a loro e della natura
ed origine interna al sodalizio allargato in questione del grave fatto omicidiario, ed ancora
narrer, cos come il Fracapane, di un contrasto sorto tra due gruppi allinterno del locale
proprio per divergenze e non condivisioni della scelta del reggente operata da Audino Mario nella
persona del Franchina Antonino: contrasto che ha visto alle spalle dei due gruppi e nella sala di
regia da una parte i Tegano appoggianti il sottogruppo dei Lo Giudice, che evidentemente per
meriti guadagnati sul campo e per fedelt storica ad Audino aspiravano alla leadersheap seppur
temporanea, e dallaltro i De Stefano pi direttamente vicini ad Audino che in sintonia con
costoro aveva addirittura posto alla reggenza in un primo tempo tale Nino Malara gradito ai De
Stefano.
Nella predetta sentenza vi gi ampia traccia delle frizioni interne alla cosca che
porteranno allomicidio del capo Mario AUDINO nel dicembre del 2003.
Di assoluta rilevanza ai nostri fini, oltre che ampiamente confermative della impostazioni
adottata nella presente richiesta, le conclusioni tratte dal giudice: Orbene, le conoscenze del
Fiume sono dirette, specifiche, congruenti, piane, spontanee, lineari, prive di contraddizioni e
sono sintomo del suo sapere infinito. Il collaborante, come sopra anticipato ha conosciuto
direttamente il locale di San Giovannello, storicamente affiliato alla sua cosca di appartenenza,
ed ha conosciuto ed operato assai da vicino con lultimo dei suoi vertici ossia con Audino Mario
le cui gesta criminali sembra conoscere abbastanza approfonditamente.
Anche Fiume riferisce di una frattura allinterno della cosca tra alcuni, tra cui i Logiudice,
che si sarebbero avvicinati di pi ai Tegano, ed altri che sarebbero rimasti pi fedeli allAudino,
ed ancora riferisce degli incontri con personaggi di spessore presso gli affiliati di San
Giovannello dei superprimari della cosca De Stefano-Tegano, durante il loro stato di latitanza.
Ebbene, la elevatissima attendibilit estrinseca del Fiume si coglie non solo nelle convergenti ed
autonome dichiarazioni del Fracapane ma anche e soprattutto nelle altre maglie probatorie di
questo processo che riscontrano con perfezione tutto il dire del propalante.
Da ultimo, non pu non farsi cenno allomicidio dellAudino Mario, avvenuto nel dicembre
2003 con modalit tipicamente mafiose, che ulteriormente comprovano la mafiosit dellAudino e
quindi ancora una volta la giustezza delle conclusioni alle quali addivenuto il Decidente.
La metodica plateale e con uso di armi, e di colpi spropositati rispetto allobiettivo,
adottati nella esecuzione in questione, per nulla diversificatasi dalle tipiche esecuzioni mafiose,

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sono prove inequivocabili di un morto di mafia e foriere della pi feroce intimidazione e


connessa generale omert.
La circostanza, poi, che lomicidio sia stato consumato in un periodo temporale
caratterizzato dalla ormai raggiunta pax mafiosa tra le cosche del reggino rende assai probabile
che lepisodio sia stato voluto dallinterno ed allinterno si sia concretizzato ed il tal senso assai
verosimili sono le circostanze che trapelano dal dictum del Fiume e che rendono probabile la
scaturigine dellomicidio nella volont dei Tegano di frenare il fare ormai non contenibile
dellAudino, che era andato al di l delle cose rientranti nel potere del suo locale, che aveva
subito una spaccatura allinterno del suo gruppo e che evidentemente era troppo prono dinanzi ai
De Stefano e troppo poco imbrigliabile nelle direttive dei Tegano, controllori la cosca, al cui
vertice era collocato.

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LATTIVIT DI RISCONTRO ALLE DICHIARAZIONI.

Si sono fin qui viste le dichiarazioni di FIUME Antonino sulla carica di Crimine attribuita a
DE STEFANO Giuseppe dai principali capi delle cosche reggine, a cominciare da CONDELLO
Pasquale e LIBRI Domenico e sul significato di tale carica; si visto pure come le dichiarazioni del
FIUME, in particolare quelle sulla famiglia DE STEFANO, siano state ritenute del tutto attendibili dai
giudici che le hanno fin qui prese in esame.
Prima di passare allanalisi dei riscontri acquisiti appare necessario porre nella giusta
evidenza un primo dato in grado di esaltare la piena attendibilit del dichiarato di Antonino
FIUME nel momento in cui riferisce che tra i soggetti, di vertice della ndrangheta reggina, che
hanno attribuito a Giuseppe DE STEFANO la carica in esame, mentre i due si trovavano detenuti
allinterno della Casa Circondariale di Reggio Calabria, vi era stato Giovanni FONTANA.
Tale dato risulta pienamente confermato dalle estrapolazioni effettuate dal sistema
informativo del D.A.P., le quali evidenziano che il DE STEFANO ed il FONTANA sono stati
detenuti insieme presso la locale struttura carceraria dal 25 marzo all11 maggio 2000.
Ove si sonsideri che Giuseppe DE STEFANO stato scarcerato in data 18 gennaio 2001,
lattivit di verifica fornisce ampio riscontro anche in relazione allulteriore passaggio delle
dichiarazioni del FIUME in cui si individua il momento dellinvestitura (Lui mentre in carcere a
Reggio ora gli dico subito il periodo il periodo, qualche 7 - 8 mesi, un anno prima di uscire): a
ritroso si va a collocare il riconoscimento della carica proprio nel periodo di detenzione comune prima
indicato.

A fini di ulteriore approfondimento, questo Ufficio delegava al Raggruppamento Operativo


Speciale Sezione Anticrimine di Reggio Calabria specifici riscontri alle dichiarazioni rese da
Antonino FIUME appena riportate, il quale evadeva la delega con la nota n. 112-346-10-1-2005 di
prot. dell11 giugno 2009 alla quale si rinvia per la completa identificazione dei soggetti indicati
dal FIUME e dei precedenti penali a loro carico:
In riferimento alla delega dindagine del 5 giugno 2009, si comunica lesito degli
accertamenti espletati, facendo presente, che per una migliore esposizione dei riscontri effettuati,
si provveduto a riportare integralmente alcuni passi dellinterrogatorio in questione, con
elencati, di seguito, i relativi accertamenti:

1. P.M. era a conoscenza del grado, no, il fatto del Crimine dato a Peppe DE
STEFANO?.-

a.Il soggetto a nome Peppe DE STEFANO stato identificato in DE STEFANO


Giuseppe Carlo, pt. Paolo mt. ERRIGO Rosa, nato a Reggio di Calabria l01.12.1969,
attualmente detenuto.

DE STEFANO Giuseppe

Sul conto dello stesso emerso che:

(1) figlio di Paolo DE STEFANO, assassinato il 13.10.1985 in Archi di Reggio


Calabria, unitamente a PELLICAN Antonio. Lomicidio, cos come accertato nellambito di
pregresse vicende processuali, costituiva la risposta allattentato eseguito tre giorni prima a
Villa San Giovanni (10.10.1985), allorquando una FIAT 500, imbottita di esplosivo e posteggiata
accanto allautovettura blindata di IMERTI Antonino, viene fatta esplodere a mezzo di un
comando a distanza provocando la morte di SPINELLI Umberto e dei germani PALERMO
Vincenzo e Angelo, e il ferimento di BUDA Natale e IMERTI Antonino;

(2) stato tratto in arresto il 10.12.2008, ricercato dal 2003 dovendo scontare tre condanne
di cui due definitive;

(3) stato proposto, da parte della locale Sezione Anticrimine, con nota nr. 23/1 datata
17.01.2008, per la perdita della potest genitoriale.

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2. FIUME: Si, condivideva e quanto si era incontrato prima, nel novant nel 99
credo, comunque lui si incontra a casa di Pino TRAPANI, io sposto a Carmine e Peppe
BARILL sposta a lui e avevano parlato anche di questo fatto e lui in quelloccasione ha
sempre avuto il debole per i figli di Paolo, di Carmine e Giuseppe, ma ha voluto incontrare a
Giovanni figlio di Giorgio perch lui sempre stato legato a Giorgio e di conseguenza
riconosceva sia Giuseppe, per ci teneva molto a Gianni, il figlio di Giorgio e lha voluto li per
salutarlo

a. In relazione allidentificazione di PINO TRAPANI, auspicabile procedere


ad individuazione fotografica da parte del collaboratore FIUME , poich sono censiti diverse
persone con tale nominativo.

b.il soggetto a nome Carmine ( io sposto a Carmine ), stato identificato in DE


STEFANO Carmine, nato a Reggio di Calabria l01.03.1968, emigrato a Terni l08.02.2005,
fratello del citato DE STEFANO Giuseppe. Lo stesso, nel periodo in riferimento, ovvero lanno
1999, effettivamente era ricercato, infatti stato tratto in arresto, in data 08.11.2001, dopo
circa sette anni di latitanza.

DE STEFANO Carmine

c. il soggetto a nome Peppe BARILLA ( e Peppe BARILL sposta a lui ), si


potrebbe identificare in BARILLA Giuseppe pt. Giovanni mt. ROMEO Giovanna, nato a Reggio
Calabria il 28.02.1957, ivi residente in Via Mercatello nr. 55.

BARILLA Giuseppe

Sul conto dello stesso emerso che:


(1) soprannominato Peppe Scheggia
(2) cognato di CONDELLO Paolo [nato ad Archi il 21.04.1940, ivi assassinato in
data 25.05.1987], avendo questultimo sposato la sorella, BARILLA Giuseppa [nata a Reggio
Calabria il 09.12.1946];
(3) zio di CONDELLO Giovanna [nata ad Archi il 06.12.1971], coniugata con
CICCONE Rodolfo [nato a Reggio Calabria il 16.04.1972], entrambi indagati nellambito
dellindagine vertice, poich ritenuti favoreggiatori di CONDELLO Pasquale;
(4) dipendente, del negozio denominato Idea bagni, di propriet di NERI
Caterina [nata a Reggio Calabria il 28.06.1953], cognata di CONDELLO Pasquale [nato a
Reggio Calabria il 14.09.1950], tratto in arresto dalla locale Sezione Anticrimine il 18 febbraio
2008, avendo sposato il fratello di questultimo, CONDELLO Domenico, assassinato il
23.12.1991;
(5) zio di CONDELLO Giandomenico [ nato a Reggio Calabria il l1.02.1980,
residente come sopra, celibe], tratto in arresto da personale della locale Sezione Anticrimine in
data 18 febbraio 2008, per favoreggiamento personale nei confronti di CONDELLO Pasquale. Lo
stesso figlio di BARILLA Giuseppa, generalizzata al precedente punto (2);
(6) zio di BARILLA Giovanni [nato a Reggio Calabria il 25.05.1978], genero
di CONDELLO Pasquale. Lautovettura Mercedes classe A, targata CY093CD, costantemente in
uso a BARILLA Giovanni, risulta essere intesta allo zio BARILLA Giuseppe.

d. i soggetti Carmine e Giuseppe, figli di Paolo (per i figli di Paolo, di Carmine e


Giuseppe, ), sono stati identificati DE STEFANO Carmine e DE STAFEANO Giuseppe,
generalizzati, rispettivamente, al paragrafo 1 e paragrafo 2 punto a. , entrambi figli di DE
STEFANO Paolo [nato a Reggio di Calabria il 24.01.1943], assassinato ad Archi di Reggio
Calabria il 13.10.1985.

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e. il soggetto a nome Giovanni, figlio di Giorgio (voluto incontrare a Giovanni


figlio di Giorgio ), stato identificato in DE STEFANO Giovanni, pt. Giorgio e mt. ROETTO
Felicia Giovanna, nato a Reggio di Calabria il 02.12.1973, ivi residente Via Crisafi nr. 25,
coniugato, studente.

DE STEFANO Giovanni

Sul suo conto emerso che::


(1) figlio di DE STEFANO Giorgio, pt. Giovanni e mt. DECICCO Diana, nato a
Reggio di Calabria il 27.11.1948, ivi residente Via F. Fiorentino nr. 4/A, coniugato, procuratore
legale. Nei confronti di questultimo, alcuni collaboratori di Giustizia hanno rilasciato numerose
dichiarazioni:
(a) Giacomo LAURO riferiva: Quando scoppi la guerra di mafia con l'attentato a Nino
IMERTI a Villa San Giovanni capo incontrastato della famiglia DE STEFANO era Paolo DE
STEFANO che si avvaleva della preziosa ed insostituibile attivit di consigliere di suo cugino
l'avv. Giorgio DE STEFANO, gi consigliere comunale della Democrazia Cristiana, il quale
rappresentava all'interno della consorteria una sorta di eminenza grigia a fronte della sua
raffinata intelligenza e della abile capacit di intrattenere rapporti sofisticati con i centri occulti
del potere tra cui i Servizi Segreti deviati e la Massoneria
(b) SCOPELLITI Giuseppe riferiva: In particolare i discorsi vertevano sulla
necessit di eliminare i capi dello schieramento opposto che costituivano ovviamente la direzione
strategica delle famiglie con le quali eravamo in guerra. Primo fra tutti l'avvocato Giorgio DE
STEFANO che era considerato da Pasquale CONDELLO e da Nino Imerti la mente criminale del
gruppo destefaniano e ci non solo dall'inizio della guerra di mafia ma anche negli anni
precedenti. Infatti Pasquale CONDELLO ben conosceva l'avvocato DE STEFANO per essere stato
per lunghi anni la persona di fiducia. Era quindi perfettamente al corrente delle potenzialit
intellettuali dell'avvocato e del suo inserimento a pieno titolo nell'organizzazione mafiosa
destefaniana

(c) COSTA riferiva: seppi che dopo la morte di Paolo DE STEFANO, Giorgio
DE STEFANO divenne la mente dei destefaniani, e lo stratega della guerra di mafia condotta dal
....in poi. Tutti costoro parlando di lui lo chiamavano "compare Giorgio l'avvocato". ....Giorgio
DE STEFANO ha stretti rapporti con tutta la 'ndrangheta calabrese e in particolare con i
PAPALIA e i BARBARO di Plat, con PIROMALLI Giuseppe, nonch con cosa nostra siciliana, in
particolare con Mariano AGATE, Luca BAGARELLA ...omissis....

DE STEFANO Giorgio

3. FIUME: Giuseppe con questi giovani, che si era creato le persone un po si


guardavano in faccia: ma che sta succedendo qua, si son fatti la guerra e ora ogni 2 3 giorni
(inc.) organizzava delle partite di calcio tra la squadra che organizzava Mico CONDELLO
Giongomma e lui

a.Il soggetto a nome Mico CONDELLO, alias Gingomma ( organizzava Mico


CONDELLO Giongomma e lui ), stato identificato in CONDELLO Domenico pt. Luciano
mt. ROMEO Maria C., nato a Reggio Calabria il 20.05.1972 ed ivi residente in Contrada
Mercatello Archi 55, celibe, pregiudicato.
La sua centralit allinterno dellorganizzazione criminale capeggiata da CONDELLO
Pasquale, stata ampiamente espressa nellambito dellattivit investigativa denominata
Meta, procedimento penale nr. 5731/05 RGNR DDA, laddove emerso che lo stesso, ha
gestito il settore delle estorsioni, in perfetta intesa con il gruppo criminale DE STEFANO.

CONDELLO Domenico alias gingomma

4. FIUME: Si, quando veniva li (inc.) si giocava in quel campetto vicino a Bruno
LAGAN e un giorno si messo a ridere e gli ha detto a uno: disgraziato, (tnc.) il doppiogioco.

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Nel senso cera il cugino di quello che scomparso, di Peppe FERRO, quello che aveva lofficina
(inc.) San Giovannello, Nicodemo, il fratello di Nicodemo, Nicodemo PEDULL, Bernardo
PEDULL si era cresciuto con noi, si frequentava con noi nella villa. Per a un certo punto era
stato arrestato col figlio di Paolo CONDELLO mentre nascondeva delle armi nella Fornace (inc.)
e Giuseppe gi laveva detto da prima, dice: questo fa finta di essere amico nostro, per
collegato a lui, per diciamo erano storie vecchie e lui diceva: lo sapevo io che tu facevi finta di
stare con noi! Si era creata questa, questa

a. In relazione allaffermazione quel campetto vicino a Bruno LAGAN non


stato possibile identificare il soggetto a nome Bruno LAGANA. E auspicabile procedere ad
un ulteriore interrogatorio del collaboratore e, quindi, fare specificare allo stesso, lesatta
ubicazione dei campetti di calcio in argomento.

b. I fratelli Nicodemo e Bernardo PEDULLA ( il cugino di quello che


scomparso, di Peppe FERRO, quello che aveva lofficina (inc.) San Giovannello, Nicodemo, il
fratello di Nicodemo, Nicodemo PEDULL, Bernardo PEDULL ), sono stati identificati,
rispettivamente, in:
(1) PEDULLA Bernardo Vittorio, fu Francesco e di FERRO Antonia, nato a
Reggio Calabria il 24.11.1970 ed ivi residente in via Quartiere CEP lotto IX nr.7, coniugato,
carrozziere;

PEDULLA Bernardo Vittorio


Lo stesso, effettivamente, in data 8 gennaio 1999, veniva tratto in arresto, unitamente a
CONDELLO Giandomenico [nato a Reggio Calabria il 01.02.1980 ed ivi residente in Contrada
Mercatello Archi nr.55], figlio di CONDELLO Paolo, e BEVILACQUA Francesco [nato a
Reggio Calabria il 4 febbraio 1982 ivii residente frazione Archi], poich trovati in possesso,
nella contrada Aloi, via Vico De Nava di Archi, di nr. 5 fucili [vds. all. nr. 1].
CONDELLO Giandomenico, come gi specificato in precedenza [ paragrafo nr. 2
sottoparagrafo c. - punto (5)], il nipote di BARILLA Giuseppe. Lo stesso stato tratto in
arresto, e successivamente condannato, per favoreggiamento personale di CONDELLO
Pasquale.

CONDELLO Giandomenico

(2) PEDULLA Nicodemo, fu Francesco e di FERRO Antonia, nato a Reggio


Calabria il 13.04.1954 ed ivi residente in Via Eremo Condera nr.8, coniugato, carrozziere;

PEDULLA Nicodemo

I fratelli PEDULLA, effettivamente sono legati da rapporti di parentela con la famiglia


FERRO. Da controlli effettuati presso lufficio anagrafe, emerso che gli stessi hanno
quattro cugini a nome FERRO Giuseppe, ma non risultano denuncie di scomparse nei confronti
di questi ultimi. Anche in questo caso, auspicabile procedere ad individuazione fotografica di
tutti i soggetti a nome FERRO Giuseppe.

5. FIUME: Si, biglietti, i biglietti o i pizzini come si chiamano, fin da quando avevo
detto di usare questo termine non arrivavano a Carmine, perch io andavo a Catona dove cera
quellufficio, quello stabile grande che vendono cucine componibili, mi aspettava Giovanni
RUGOLINO, io gli passavo di lato, lui mi dava un biglietto e io sentivo, vedevo quello che aveva
scritto A Carmine e glielo portavo e andava avanti cos. Poi lhanno preso a sfida

a.il soggetto a nome Giovanni RUGOLINO ( mi aspettava Giovanni RUGOLINO ),


stato identificato in RUGOLINO Giovanni, di Domenico e di Pellegrino Grazia, nato a Gallico

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(RC) il 22.03.1950, ivi residente in vicolo Casa Savoia nr.28, capo dellomonima organizzazione
criminale operante in Catona

RUGOLINO Giovanni

Lo stesso indagato nellambito del procedimento penale denominato Meta.

b. In relazione allindividuazione dello stabile di Catona, adibito alal vendita di cucine


( a Catona dove cera quellufficio, quello stabile grande che vendono cucine componibili,
), stato accertato che in quel centro sono ubicati i seguenti due esercizi commerciali
adibiti alla vendita di cucine componibili:

(1) impresa individuale denominata DANY ARREDA DI PASQUETTI


DANIELA, sita in Via Nazionale nr.104 di Catona di Reggio Calabria, con inizio attivit
03.04.1989 ed adibita al commercio al dettaglio di mobili, compresi quelli per ufficio, materiale
elettrico ed articoli per l'illuminazione e per uso domestico n.c.a.. La titolare si identifica in
PASQUETTI Daniela, nata a Orbetello (GR) il 08.08.1952 e residente a Catona di Reggio
Calabria in Via Marina Traversa Privata nr.19.

(2) Societ a responsabilit limitata denominata FORME NUOVE S.R.L., sita in Via
Nazionale nr.188 a Catona di Reggio Calabria, adibita al commercio al dettaglio ed all'ingrosso
di mobili ed arredamenti, complementi di arredo, illuminazione, tendaggi e di ogni altro bene
rientrante in linea di massima nella categoria dei mobili e degli arredi. LAmministratore Unico si
identifica in CALABRO Francesco, nato a Reggio Calabria il 12.09.1941 ed ivi residente in Via
Nazionale Catona nr.80.

6. FIUME: Pure Carmine e Giuseppe quando erano latitanti con Giovanni gli
scriveva questi biglietti, io li ritiravo e glieli consegnano a Dimitri che poi li portava a Giuseppe o
viceversa, con questo sistema.

a. il soggetto a nome Dimitri (consegnano a Dimitri ), stato identificato in DE


STEFANO Dimitri Antonio [nato a Reggio di Calabria il 10.06.1973, ivi residente Via SS 18 I tr.
Nr. 76 Int. 3, celibe, agente di commercio], fratello di DE STEFANO Giuseppe e DE
STEFANO Giovanni, entrambi in precedenza generalizzati.

7. FIUME: Questo CONDELLO registra direttamente Giuseppe dal carcere ma


non so come, con chi e tramite che, quello che so che alla fine queste giovani leve avevano preso
una sfida con le Forze dellOrine come per dire: tanti abbiamo le schede che ci dava a Gallico un
si chiamava questo, si chiama Piero FRANGIPANE che aveva questo negozio TIM che gli
dava queste schede a nome non so di chi e parlavano con queste schede ed erano convinti di
andare avanti cos, per cerano

a. Il soggetto, titolare di un negozio adibito alla vendita di telefonini, stato identificato


in FRANGIPANE Bruno [pt Gerolamo e mt SURACE Soccorsa, nato a Reggio Calabria il
29.08.1964 e ivi residente in Via Carcere Nuovo nr.24].

FRANGIPANE Bruno

Lo stesso stato titolare, dal 03.11.1997 al 10.02.2003, di una impresa individuale, sita a
Gallico di Reggio Calabria in Via Nazionale nr.87, avente per attivit, tra le altre cose, il
commercio al minuto di materiale elettrico, antifurti e telefonia.

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Il predetto, risulta avere un fratello a nome Pietro, nato a Reggio Calabria il 09.03.1968
ed ivi residente in Via Ceci nr.9, coniugato.

FRANGIPANE Pietro

Al deposito della nota appena riportata seguiva, in data 17 giugno 2009, lulteriore
interrogatorio di Antonino FIUME il quale consentiva di colmare le residue incertezze
identificative.
In particolare, il collaboratore di giustizia specificava una serie di passaggi delle
dichiarazioni gi rese con particolare riferimento:
1. al ruolo di Giuseppe e Carmine DE STEFANO, soffermandosi in particolare sui periodi
di latitanza trascorsi insieme da questultimo e Pasquale CONDELLO al fine di
pianificare e programmare le attivit criminose di competenza dellorganismo di vertice
gi descritto
(P.M.: Ora chiaramente Pasquale CONDELLO, visto che stavamo parlando di
questo
FIUME: S.
P.M.: era a conoscenza del grado, no, il fatto del Crimine dato a Peppe DE
STEFANO?
FIUME: Certo.
P.M.: Quindi condivideva?
FIUME: S, condivideva e quando si era incontrato prima, nel novant nel 99
credo, comunque lui si incontra a casa di Pino TRAPANI, io sposto a Carmine e Peppe
BARILLA sposta a lui e avevano parlato anche di questo fatto e lui in quelloccasione ha
sempre avuto il debole per i figli di Paolo, di Carmine e Giuseppe, ma ha voluto incontrare a
Giovanni figlio di Giorgio perch lui sempre stato legato a Giorgio e di conseguenza
riconosceva sia Giuseppe, per ci teneva molto a Gianni, il figlio di Giorgio e lha voluto l per
salutarlo
P.M.: Pure?
FIUME:e dirgli che va bene quello che sta facendo il cugino, di tenere bene questa
situazione);
2. al ruolo di dipendenza funzionale riconosciuto a Domenico CONDELLO, alias
gingomma, indicato dallo zio Pasquale CONDELLO quale persona da affiancare a
Giuseppe DE STEFANO
(P.M.: E Domenico CONDELLO, Gingomma che ruolo aveva?
FIUME: Lui aveva avuto a Reggio questo avvicinamento con Giuseppe in carcere e
Giuseppe mi ha detto che lui, anche per le azioni di fuoco, se lo doveva chiamare, era a
disposizione. La cosa che ne ho la certezza che lui valeva, la sua parola, quasi quanto quella di
Giuseppe per le estorsioni, ma non per gli omicidi
P.M.: Ma lui chi?
FIUME: Domenico
P.M.: S, specifichiamo sempre quale Domenico.
FIUME: Domenico CONDELLO, figlio di Luciano);
3. alla identit del soggetto che si occupava degli spostamenti di Pasquale CONDELLO per
consentire allo stesso di prendere parte ai summit con gli esponenti di vertice della
famiglia DE STEFANO: il predetto stato riconosciuto dal FIUME, a seguito di
individuazione fotografica, proprio in quel Peppe BARILLA, detto scheggia, di cui si
parla nella nota del R.O.S. integralmente riportata.

GLI ULTERIORI RISCONTRI.

Ulteriori riscontri alle dichiarazioni venivano rassegnati dal Raggruppamento Operativo


Speciale Sezione Anticrimine di Reggio Calabria, il quale con la nota n. 112-346-10-2-2005 di
prot. del 24 giugno 2009 evidenziava quanto segue:

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1. In relazione allinterrogatorio del collaboratore di Giustizia FIUME, reso in


data 17 giugno 2009, presso il carcere di Roma Rebibbia, si precisa che il soggetto a nome
TRAPANI Pino, coniugato con tale CAMPOLO, stato identificato in TRAPANI Giuseppe,
nato a Reggio Calabria il 3 agosto 1961, ivi residente via SS. 18 II Traversa nr. 2.
Lo steso, in data 20.08.1989 ha sposato CAMPOLO Giovanna, nata a Reggio Calabria
il g. 1 agosto 1964.
Sul conto di TRAPANI Giuseppe, risulta che in data 07.03.2005 la Stazione Corpo
Forestale dello Stato di Reggio Calabria, inoltrava notizia di reato all'A.G., poich responsabile
dei reati previsti dagli artt. 639 (deturpamento o imbrattamento di cose altrui) e 650 del C.P.
(inosservanza dei provvedimenti dell'autorit).
Lo stesso, risulta essere stato controllato, nelle date di seguito indicate, con i seguenti
soggetti:
(a) 27.07.2001 ore 16:32:00, N.O.R.M. di Villa San Giovanni, controllato a Villa
San Giovanni in Via Zanotti Bianco, unitamente a CANALE Francesco nato a Reggio Calabria il
19.03.1963, a bordo dellautovettura targata VV000199;
(b) 16.04.2002 ore 10:38:00, Compartimento Polfer della Calabria, controllato
presso gli uffici di Reggio Calabria, unitamente a LAGANA' Antonino nato a Melito Porto Salvo
il 04.09.1956, ZEROTTI Vincenzo nato a Reggio Calabria il 13.03.1951, IARIA Francesco nato
a Reggio Calabria il 27.04.1964, CHIRICO Pietro nato a Reggio Calabria il 20.06.1950, DE
MAIO Salvatore nato a Gioia Tauro il 26.09.1956 e DE TIBERIS Enrico nato a Catona di
Reggio Calabria il 11.10.1965;
(c) 11.04.2003 ore 15:48:00, C.O.T. della Questura di Reggio Calabria, controllato
a Reggio Calabria in Via Nazionale Archi, unitamente a POSTORINO Giovanni nato a Reggio
Calabria il 31.05.1964 e MOSCHELLA Andrea nato a Melito Porto Salvo il 06.12.1970, a bordo
dellautovettura targata CF881SN;
(d) 07.10.2003 ore 11:00:00, C.O.T. della Questura di Reggio Calabria, controllato
a Reggio Calabria in Via Pentimele, unitamente a POSTORINO Giovanni nato a Reggio
Calabria il 31.05.1964, a bordo dellautovettura targata AC7726;
(e) 21.10.2004 ore 15:11:00, C.O.T. della Questura di Reggio Calabria, controllato
a Reggio Calabria in Via Nazionale di Archi, unitamente a COPPOLA Michele nato a Melito
Porto Salvo il 30.12.1973;
(f) 20.11.2004 ore 02:24:00, N.O.R.M CC di Palmi, controllato allo svincolo A/3 di
Palmi, unitamente a GERIA Massimo nato a Reggio Calabria il 07.03.1980, a bordo
dellautovettura targata CF895PP;
(g) 18.03.2005 ore 11:03:00, N.O.R.M CC di Reggio Calabria, controllato a Reggio
Calabria in Viale Messina, a bordo dellautovettura targata CE801LX;
(h) 07.05.2005 ore 00:14:00, Distaccamento Polstrada di Villa San Giovanni,
controllato al Km. 438 della A/3 SA-RC, a bordo dellautovettura targata AV876JE;
(i) 18.12.2005 ore 14:20:00, C.O.T. della Questura di Reggio Calabria, controllato
a Reggio Calabria in Ponte Scaccioti, a bordo dellautovettura targata CF07412;
(j) 01.02.2006 ore 00:09:00, Stazione CC di Condofuri San Carlo, controllato a
Bova Marina in Fondo Vivo, unitamente a DEFONTE Nicola nato a Mola Di Bari il 18.08.1945,
a bordo dellautovettura targata BL321MD;
(k) 03.03.2006 ore 00:45:00, Stazione CC di Samo, controllato a Bianco al
supermercato SISA lungo la SS 106, unitamente alla moglie CAMPOLO Giovanna nata a Reggio
Calabria il 01.08.1964, a bordo dellautovettura targata CG908ED;
(l) 14.05.2006 ore 09:22:00, N.O.R.M CC di Reggio Calabria, controllato a Reggio
Calabria, bar "Caff Del Mare" in Via Marina n. 10 di Gallico, unitamente a MILANO Giovanni
nato a Reggio Calabria il 08.05.1959 e IVASTONA Janna nata in Russia il 03.08.1961;
(m) 02.02.2007 ore 03:04:00, C.O.T. della Questura di Reggio Calabria, controllato
a Reggio Calabria in Passo Caracciolo, unitamente a GALIERA Vincenzo nato a Reggio
Calabria il 08.01.1981;
(n) 06.02.2007 ore 09:35:00, N.O.R.M CC di Reggio Calabria, controllato a Reggio
Calabria in Via Nazionale di Archi, unitamente a SONSOGNO Demetrio nato a Reggio Calabria
il 01.01.1969, a bordo dellautovettura targata AX460LM;

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(o) 23.11.2007 ore 10:34:00, Distaccamento Polstrada di Villa San Giovanni,


controllato sulla A3, unitamente a UTANO Antonio nato a Reggio Calabria il 18.12.1977, a
bordo dellautovettura targata CZ359LY;
(p) 13.10.2008 ore 08:52:00, C.O.T. della Questura di Reggio Calabria, controllato
a Reggio Calabria in Viale Amendola, a bordo dellautovettura targata CF07412;
(q) 25.10.2008 ore 17:41:00, Sezione Polstrada di Reggio Calabria, controllato a
Reggio Calabria, a bordo dellautovettura targata CF07412;
(r) 16.11.2008 ore 03:01:00, Sezione Polstrada di Reggio Calabria, controllato a
Reggio Calabria, in Gallico SS 18, a bordo dellautovettura targata BY841XK;

2. Il cognato, CAMPOLO Gaetano [ nato a Reggio Calabria il g. 08.10.1969], risulta


inserito nellorganizzazione criminale operante in questo centro, infatti, sul suo conto, presso la
banca dati delle FF. di Polizia, risulta:

(a) 21.11.2003 - Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, tratto in


arresto in esecuzione dell'Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere n.209/99 RGNR - DDA,
n.5142/00 R.GIP e n.28/2003 ROCC. emessa da G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria
perch responsabile dellart. art. 416 bis del C.P. (associazione di tipo mafioso, unitamente a
AUDINO Francesco, AUDINO Mario Salvatore, CANALE Francesco, DE CARLO
MAURIZIO, DE STEFANO Carmine, DE STEFANO Dimitri Antonio, DE STEFANO
Giovanni, DE STEFANO Giuseppe, FIUME Antonino, GATTO Pasquale, GIUNTA
Gianfranco, LAGANA' Fausto, MALARA Antonino, MARCIANO' Santo Mario, MAZZULLA
Elena, MOIO Roberto, PARTINICO Riccardo, POLIMENI Alfredo, POLIMENI Domenico,
POLIMENI Francesco, POLIMENI Paolo, SAPONE Francesco, SARACENO Giuseppe,
STILO Francesco, TRIPODI Domenico e ZAPPIA Vincenzino. Inoltre, veniva ritenuto affiliato
alla cosca DE STEFANO e responsabile fino al 08.12.2001 di favoreggiamento nei confronti del
latitante DE STEFANO Carmine e responsabile dellart. 494 del C.P. (sostituzione di persona, in
quanto nel corso di perquisizione veniva trovato in possesso di una carta d'identit falsa intestata
ad altra persona e con su apposta la sua foto);
(b) 21.11.2003 - Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria, segnalato per
il reato previsto dallart. 482 del C.P. (falsit materiale commessa dal privato);
(c) 02.05.2005 - Casa Circondariale di Palmi (RC), eseguita scarcerazione emessa
dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria con Ordinanza nr.209/99 RGNR DDA e
nr.3064/04 R GIP DDA, per il reato previsto dallart. 416 bis del C.P. (associazione di tipo
mafioso);
(d) 20.10.2005 - Nucleo Provinciale di Reggio Calabria, eseguito sequestro di beni
connesso a Misura di Prevenzione emessa dal Tribunale - Sez. Misure di Prevenzione. In
particolare, in data 20.10.05 veniva data esecuzione al Decreto n.64/05 RGMP e nr. 23/05 Sequ.
emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, riferito ad nr. 1
appartamento sito in Reggio Calabria, via Domenico Muratori nr.40/B;
(e) 26.10.2005 - Nucleo Provinciale di Reggio Calabria, eseguito sequestro di beni
connesso a Misura di Prevenzione emessa dal Tribunale - Sez. Misure di Prevenzione. In
particolare, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria emetteva in data
25.10.2005 Decreto di sequestro ex art.2 ter Legge 575/65, ed in data 26.10.2005 veniva data
esecuzione al predetto decreto e si procedeva al sequestro di nr.1 libretto nominativo ordinario
postale, cointestato con la madre ERRIGO Caterina;
(f) 06.03.2008 - Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio Calabria, segnalato per
obbligo di Soggiorno, per obbligo presentazione alla P.G. (art. 282 C.P.P.) per la durata di 3 anni
e per Sorveglianza Speciale (mafia - L.575/65), emessa da Tribunale - Sezione Misure di
Prevenzione per la durata di 3 anni. In particolare, in data 06.03.2008 il GICO procedeva alla
notifica ed esecuzione del provvedimento nr. 64/05 Reg. Mis. Prev. - nr. 9/08 del 10.03.2006
(depositato in cancelleria il 24.01.2008) pervenuto in data 04.03.2008 dall'ufficio Misure di
Prevenzione della locale Questura, con il quale la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di
Reggio Calabria ha disposto la sottoposizione alla Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di
soggiorno nel comune di residenza per la durata di anni tre ed una cauzione di euro 1.500,00,
nonch il rigetto della proposta di confisca e la restituzione agli aventi diritto dei seguenti beni
precedentemente sottoposti a sequestro:

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appartamento sito al quarto piano (quinto fuori terra), sito in Reggio Calabria, Via
Domenico Muratori nr. 40/B, identificato al N.C.E.U. di Reggio Calabria - Sez. RC - al foglio nr.
128, particella 101, sub 5, partita nr. 30782, intestato ad ERRIGO Caterina, nata a Reggio
Calabria il 07.05.1934;

libretto nominativo ordinario nr. 20380336, aperto presso l'ufficio di Reggio


Calabria, frazione Archi (53007), cointestato ad ERRIGO Caterina, nata a Reggio Calabria il
07.05.1934 e CAMPOLO Domenico, nato a Reggio Calabria il 20.05.1928;
(g) 11.04.2008 - Stazione CC di Gallico, eseguito ritiro Patente di Guida, emesso da
Prefettura di Reggio Calabria, poich sottoposto alla Misura di Prevenzione della Sorveglianza
Speciale
(h) 10.11.2008 - Stazione CC di Gallico, annullato Obbligo di Soggiorno emesso da
Corte d'Appello - Sezione Misure di Prevenzione di Reggio Calabria, poich in data 02.10.2008,
con decreto nr. 29/08 RGMP, la Corte di Appello - Sezione M.P. - di Reggio Calabria, escludeva
l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza, confermando invece quant'altro imposto con
Provvedimento nr. 09/08 emesso il 06.03.2008 dal Tribunale - Sezione M.P. - RC, con il quale era
stato sottoposto alla Misura di Prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. per anni tre;
(i) 22.01.2009 - Divisione Polizia Anticrimine di Reggio Calabria, irrogata
Sorveglianza Speciale (art.5 L.1423/56) emessa da Corte D'Appello - Sezione Misure di
Prevenzione di Reggio Calabria;

3. Il soggetto a nome LAGANA Bruno, stato identificato nellomonimo, nato a


Reggio Calabria il 14 gennaio 1944, ivi residente via Vecchia Provinciale nr. 128. Lo stesso
proprietario, nella zona ricadente nella parte sottostante la via Provinciale di Archi, contrada
Armag (direzione mare), di un fabbricato, nonch di alcuni appezzamenti di terreni, meglio
indicati in allegato [vds. all. nr. 1].
In quellarea, presente, un campo di calcio, non regolamentare, ricavato su un
terreno a fondo battuto, in completo stato di abbandono. Sono presenti, ancora, le porte, senza
reti. Il campo confinante con la propriet del defunto DE STEFANO Paolo, nato a Reggio
Calabria il 14.01.1943 [ vds. all. nr. 2].
Lintera zona riportata nellallegata planimetria [ vds. all. nr. 3].
E opportuno precisare che in occasione dellarresto di CONDELLO Pasquale [nato
Reggio Calabria il 24 settembre 1950], veniva rinvenuto nella disponibilit dello stesso, il
seguente biglietto, il cui esito stato rappresentato a codesta A.G. con informativa datata 22
novembre 2008 [pagina 45-46 e 47].

Ho
Dimenticata, sciarpa
in seta e lana,
dentro larmadio.
Vigneto Zarm
contributi statali
Rimuovere traliccio
chiedere proprietario terreno.
Soldi AVV.ti
Certificato detenzione
anno 1983. Marzo,
Dicembre, processo
Cosenza,
Buste matrimonio
Melia

Dagli accertamenti effettuati sul conto di LAGANA Bruno, emerso, che lo stesso,
effettivamente proprietario nella contrada ZARMA, indicata dal CONDELLO, di un terreno

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coltivato a vigneto, ricadente al foglio di mappa nr. 6, particella nr. 43, del comune di Reggio
Calabria. La circostanza emersa da una denuncia presentata dallo stesso, in data 2 ottobre
2003, presso la Stazione Carabinieri di Archi, laddove precisava di essere proprietario di tale
appezzamento di terreno, unitamente ai cugini ed alle zie, meglio indicate nellallegata
informativa dei Carabinieri di Archi [vds. all. nr. 4].

Ritornando al biglietto sequestrato al CONDELLO si precisa che allinterno dello


stesso, si faceva riferimento, in ordine ad un vigneto nonch alla probabile richiesta di
contributi statali. In effetti, il LAGANA, in data 6 marzo 2009, escusso dai Carabinieri del
Comando Politiche Agricole e Alimentari Nucleo Antifrodi di Salerno nellambito di altro
procedimento penale, riferiva di non avere mai richiesti contributi comunitari, ad eccezione
dellanno 2008, per il quale aveva inoltrato, allA.G.E.A., per il tramite della Coldiretti di
Reggio Calabria, contributi per agrumi e ulivi [vds. all. nr.5].

4. In relazione alla delega cui si fa seguito, si precisa che al paragrafo 2 (punto


e), stato erroneamente indicato DE STEFANO Giovanni [pt. Giorgio e mt. ROETTO Felicia
Giovanna, nato a Reggio di Calabria il 02.12.1973, ivi residente Via Crisafi nr. 25, coniugato,
studente]. In relazione agli ulteriori approfondimenti esperiti deve intendersi DE STAFANO
Giovanni [pt. Giorgio mt. GANGEMI Francesca, nato il 30/10/1976 a Reggio Calabria] figlio di
DE STEFANO Giorgio [nato Reggio Calabria 15.07.1941, ucciso in data 7 novembre 1977 e
rinvenuto cadavere il giorno successivo].

Le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia confermano che gli attuali assetti
criminali cittadini trovano la loro genesi nellinvestitura ricevuta da Giuseppe DE STEFANO e
sono gi consolidati nel febbraio del 2002, periodo in cui il FIUME inizia a collaborare con la
giustizia.
Trova riscontro il narrato appena riportato nella corposa attivit di intercettazione
ambientale e telefonica svolta nel corso delle indagini relative al presente procedimento penale,
ove si consideri che lestrema vicinanza tra Giuseppe DE STEFANO e Pasquale CONDELLO, di
cui parla il FIUME senza conoscere in alcun modo quelle che sono le risultanze delle attivit
investigative finalizzate alla cattura del Supremo, cristallizzata dalle genuine captazioni
riassunte nella nota del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri Sezione Anticrimine
di Reggio Calabria del 20 giugno 2008, relativa alla segnalazione di CONDELLO Pasquale + 8,
in relazione al delitto di cui allart. 416 bis c.p. finalizzato alla commissione di estorsioni4 ai danni
di esercenti commerciali operanti in Reggio Calabria, tra i quali assume rilievo decisivo la vicenda
legata alla tentata estorsione posta in essere ai danni di FRASCATI Emilio, che verr approfondita
in seguito, impegnato nei lavori di ristrutturazione dellesercizio commerciale riconducibile ad
Ugo MARINO.

La vicinanza tra le famiglie prima indicate non , come si evidenzier in seguito,


finalizzata ad una mera spartizione dei proventi delle attivit estorsive ma alla creazione di un vero
e proprio organismo di coordinamento delle azioni criminose da porre in essere nella citt di
Reggio Calabria: gli incontri tra i fratelli DE STEFANO e Pasquale CONDELLO di cui parla
Nino FIUME, invero, non sono incontri daffari finalizzati a spartire a met i profitti di una
gestione para-imprenditoriale del crimine organizzato, sono in realt incontri tra persone legate da
ben altri rapporti e da una comunanza stabile di interessi.
Di rilievo appaiono i riferimenti del collaboratore di giustizia ai legami affettivi tra i
soggetti di cui sopra, che trovano nel particolare trasporto di Pasquale CONDELLO nei confronti
di Giovanni DE STEFANO figlio di quel Giorgio assassinato in localit Acqua del Gallo nel
lontano 1978 la conferma dellassunto fatto proprio da questo Ufficio.
Non si trascuri il dato che proviene da tali riferimenti che, nellumanizzare le
frequentazioni dei soggetti di vertice delle rispettive cosche aprioristicamente e distrattamente

4 Informativa di reato nr. 112/340-2005 del 20 bgiugno 2008 a carico di CONDELLO Pasquale [ 24 settembre 1950];
BARRILLA Giovanni [25 maggio 1978]; CONDELLO Domenico [20 maggio 1972]; CONDELLO Demetrio [23
giugno 1979]; CONDELLO Francesco [5 novembre 1982]; DE STEFANO Giuseppe Carlo [1 dicembre 1969];
MARINO Ugo [21 aprile 1954]; MORABITO Bruno,[14 febbraio 1933]; VAZZANA Andrea [20 luglio 1967]

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collocate in perenne contrapposizione, ci rassegna un elemento nuovo e di eccezionale spessore:


con la pax mafiosa sono state scritte regole che hanno trovato il rispetto della quasi totalit dei
soggetti interessati dal cruento conflitto, ma quelle regole si sono evolute con il passare del tempo
e si sono conformate alle caratteristiche degli uomini posti al vertice della criminalit di tipo
mafioso operante in citt.

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I RIFERIMENTI ALLA CARICA DI CRIMINE.

Prima di affrontare compiutamente il tema legato alle altre risultanze delle indagini in
ordine a quanto riferito dal FIUME e agli assetti successivi delle cosche reggine, appare di
interesse verificare se nel limitato panorama collaborativo fornito da appartenenti alla ndrangheta,
poi dissociatisi, nonch negli atti di altri procedimenti si rinvengano riferimenti utili a ricostruire
lorigine e levoluzione della carica di Crimine riconosciuto a Giuseppe DE STEFANO, della
sua portata e delle sue implicazioni..
Una prima conferma si ottiene dalla lettura delle dichiarazioni rese dai collaboratori di
giustizia nel corso del processo OLIMPIA; partendo dal significato di "locale" di 'ndrangheta,
definibile come porzione di territorio nel quale almeno quarantanove affiliati, presenti ed attivi,
reclamano il controllo criminale dello stesso, potendone assicurare l'ordine delinquenziale
mafioso, i collaboratori di giustizia rivelano che:
<<La richiesta d'apertura viene fatta al "locale principale" che da sempre stato quello
del paese di San Luca, in quanto territorio in cui quasi la totalit degli abitanti di sesso maschile
appartiene alla 'Ndrangheta ed anche perch fin dai tempi remoti stato il Santuario di Polsi il
luogo di riunione annuale degli affiliati.
Questa riunione si tiene annualmente nel mese di settembre in concomitanza con la festa
patronale della Madonna custodita nel Santuario di quel luogo; a queste riunioni partecipano tutti
i rappresentanti dei "locali" sparsi in tutto il territorio nazionale ed a volte, anche dei "locali"
"aperti all'estero".
Un "locale" "aperto" quando il "principale" ha dato il suo assenso; si definisce "chiuso"
quando questo assenso non stato dato; "attivo" quando si tengono riunioni di "'Ndrangheta"
almeno una volta al mese, "passivo" quando anche se "aperto", non tiene regolari riunioni.
Nelle annuali riunioni a Polsi, come gi detto, ci sono i "rappresentanti" di tutti i "locali" e tra di
loro si discute delle attivit illegali della organizzazione, e di ogni altro problema a questa
inerente. Ogni "locale" riconosce di versare una piccola percentuale degli introiti illeciti al
"principale" di San Luca, come riconoscimento di atavica supremazia ed in quanto rappresenta
nel gergo "La Mamma" di tutti gli affiliati.
Ogni locale cos composto: "capo bastone" (o "capo locale"), "contabile" e "crimine". Il
"capo bastone" colui che ha il potere assoluto su tutti gli affiliati. Il "contabile" colui che
gestisce il ricavato delle attivit del "locale". Il "crimine" colui che gestisce le azioni criminali
di ogni genere>> (proc. pen. CONDELLO Pasquale ed altri - nr.46/93 r.g. DDA Reggio
Calabria).

Ulteriori significativi riferimenti al crimine si rinvengono negli esiti del proc. pen. n.
14/1998 R.G. Notizie di reati /mod. 21DDA, 361/2002 R.G.C.App. (definito con la sentenza,
irrevocabile, della Corte di Appello di Reggio Calabria dell 11.7.2002), che ha giudicato
ALAMPI Giovanni ed altri imputati:

A) del delitto p. e p. dall art. 416 bis 1, 2, 3, 4 e 5 comma c.p.. per aver fatto parte di
unassociazione a delinquere di tipo mafioso denominata ndranghita, strutturata localmente nel
cos detto mandamento jonico, comprendente tutti i locali della zona jonica reggina al cui vertice
posto MORABITO Giuseppe, anche capo del locale di africo nuovo che avvalendosi della forza
e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omert che le derivano dedita alla
commissione dei delitti, tra i quali traffico di sostanze stupefacenti ed armi da guerra,
condizionamenti delle pubbliche amministrazioni, locali ed accademiche, gestione e spartizione di
pubblici appalti, nonch procacciamenti del voto altrui, in occasione di consultazioni elettorali e,
comunque, a realizzare profitti o vantaggi ingiusti per s o per altri.

lassociazione sopra descritta si articolata nel seguente modo:


MORABITO Giuseppe, PANSERA Giuseppe, MAISANO Filiberto, PELLE Antonio, PELLE
Giuseppe, ZAPPIA Leo, MEDURI Paolo, ERRANTE Pasquale, MAURO Leone hanno promosso,
diretto ed organizzato la citata associazione a delinquere di tipo mafioso quali componenti stabili
della struttura decisionale ed operativa della ndranghita denominata Crimine.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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Di tale sentenza, irrevocabile, si pu riportare ai fini che qui interessano la scheda


relativa allimputato MAESANO Filiberto, cl. 1932.

MAISANO FILIBERTO
Tra gli appellanti il soggetto di maggior peso ed iniziativa appare essere Maisano Filiberto, uomo
della vecchia guardia della "'ndrangheta", essendo nato nel 1932, che dal tenore delle
conversazioni intercettate risulta avere raggiunto un ruolo verticistico non inferiore a quello del
"Tiradritto", se non per il fatto che quest'ultimo si dimostrato capace di raccogliere attorno a s
i vari esponenti del comprensorio in un'unica struttura associata.
Le conversazioni avute dal Maisano con il Pansera e con altri correi, quali il figlio Saverio,
Mauro Leone, Errante Pasquale e Pelle Giuseppe, dimostrano come fosse egli stesso a
riconoscersi, con dichiarazioni di carattere autoaccusatorio, un ruolo di prestigio nell'ambito
delle consorterie mafiose del comprensorio, a rivendicare a s un rapporto privilegiato di fiducia
con il Morabito, nonch un ruolo trainante nell'azione di componimento dei contrasti esistenti tra
gruppi locali, in primo luogo quello di Roghudi, afflitto da una sanguinosa faida.
E' proprio sulla base del suo ruolo di vertice nella "'ndrangheta" che il Maisano ha impostato
tutte le conversazioni, ponendo in particolare in evidenza che tale suo ruolo lo veniva a porre in
posizione di pari livello al Morabito e gli dava titolo per intervenire nell'azione di composizione
dei contrasti locali.
A riprova del suo pieno inserimento nel mondo della malavita mafiosa egli giunto altres a
manifestare il suo disappunto per i nuovi equilibri determinatisi tra i gruppi della zona nella
suddivisione del territorio, ponendo in evidenza la diversit che i nuovi assetti di potere venivano
ad assumere rispetto al passato.
In conversazione intercorsa con il Mauro a partire dalle ore 17,29 del 28-5-1998, infatti i due,
identificati, il predetto in A ed il Maisano in B, in forza di controllo visivo dell'autovettura di
quest'ultimo, cos si esprimono a proposito di un nuovo dispiegamento territoriale del potere
mafioso:
A - ...abbiamo parlato che non c...non c pi mandamento...di chiuderlo questo cazzo di
mandamento...
B - ...non c mandamento...e le cariche...... e basta!...
A - ...le cariche sono una per parte che abbiamo stabilito...
B - ...e basta!...una per l, una per l, una per l, una per l...basta!.......e poi si chiude, una per l
e una per qua...
A - ...ho detto io...compare PEPPI...dice...allora cos facciamo, un incaricato a...a
mandamento;...ma che centra questo mandamento, fanno le cariche senza dire niente..
B - ..non ci sono mandamenti per niente, compare Leo, ci sono ..che se vi d una carica per
parte..
A - ..... ora arriva fino a San Pasquale...Bova gi va con loro...
B - ...ma quale...
A - ...con il mandamento da quella parte...
B - ...fino a Melito, sono...e lo sanno tutti!...
A - ...certo...non lo poteva fare...
B - ...lo sanno tutti...
A - ...ma io glielho detto a compare PAULU, qua .....
B - ...lui lo ha fatto...lui lo ha fa...lo ha fa...lo ha fatto...
A - ...c a CRIACU, c a coso...gli ho detto io...vedete che qua nostro ...
B - ...no, non doveva...
A - ...no, dice, ma mi sembrava che non ceravate voi...no...io...e se non ceravamo noi...si
diceva!...io lho saputo ora che era a Bova!...
B - ...sapevano che eravamo noi...poi...voi...siete da una vita qua...che cazzo contano!...
A - ...no, ma io...sono andato...no...
B - ...se non ceravate voi...ma che stanno combinando!...
A - ...Quando siamo andati per Melito, siamo andati nella casa dello STACCU...e siamo
andati...cera a compare PEPPI PELLI...
B - ...il discorso...non ...non ...non che uscito in questo modo, perch......noi siamo tutti
uomini dello stesso modo...siamo tutti del crimine...criminali...e basta! Il criminale...chi non ce
laveva...il discorso chiuso...si sono fatte queste cariche...che...non sono mai uscite queste

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 77
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

storie, ancora cariche di qua e cariche di l...mandamenti non abbiamo mai sentito, ora sono
comparsi i mandamenti qua...
A - va boh,...... non dicono niente...per dare la carica, per venire da..... Un giorno prima, forse,
passato di qua...ma no...non mi ha visto e mi ha lasciato lambasciata con FABIU...poi
tornato...dice...vedete che abbiamo fatto le cariche...Bova va...che Bova va? Come avete fatto?
omissis
In altra conversazione intercorsa al progr. 4072/3 tra Maisano Filiberto, il figlio di questi Saverio
e Mauro Leone, si parla poi di assegnazione di cariche di ndrangheta, quali picciotto e
santista e del ruolo decisivo rivestito da Giuseppe Morabito in materia:
LEO: Quando sono andato da compare Peppe, ........compare Peppe, disse che buono solo per
fare il picciotto di giornata
MAISANO: Io, so, che una volta lo avevamo passato per la santa e no
LEO: Si, allora quando glielavevano data, lo abbiamo passato
SAVERIO: Glielavevano data, per
LEO: Si, glielhanno data
SAVERIO: Allora era tumulu!
LEO: Sapete, no, glielhanno data
SAVERIO: E sapete pure chi?
LEO: Il fatto del monaco, sapete
SAVERIO: Quello, quello che aveva, operato nella gola?..di Ferruzzano.....Quello che ha la
santa.

In ulteriore conversazione al progressivo 1970 Maisano Filiberto spiega al figlio Saverio, con la
sapienza di chi evidentemente da tempo intraneo nellorganizzazione ndranghetistica, la
tipizzazione e la gerarchia delle cariche. In particolare si discute del fatto che, nellambito
delle cariche, vanno distinte quelle che vengono conferite dal Crimine dalle altre. Le prime,
infatti, hanno maggiore rilievo e rispondono unicamente al Crimine, in quanto conferite, non
in sede locale, bens in occasione di incontri tra i maggiorenti delle cosche della provincia
reggina, di cui il Maisano Filiberto fa parte per sua esplicita ammissione, sicch ogni carica va
differenziata a seconda dellorgano ndranghetistico che la conferisce.
I due fanno, inoltre, riferimento alla Grazia, intesa come una sorta di promessa e di impegno,
che nella procedura del conferimento della carica costituisce il presupposto per il
raggiungimento da parte dellaffiliato del grado successivo nella gerarchia ndranghetistica.
In termini dello stesso tenore proseguono le conversazioni tra padre e figlio nelle intercettazioni
ambientali di cui ai progr. 2753 e 2754, nella prima delle quali si discute ancora una volta della
tipologia delle cariche, distinguendosi, ad esempio, la Santa a seconda se viene conferita a
livello locale, cio in un ambito territoriale ristretto, oppure a livello di Crimine, assurgendo
in questultimo caso a pi elevato prestigio. Particolarmente interessanti risultano inoltre i
riferimenti a ruoli apicali di altri personaggi coimputati, come Mauro Leone (compare Leu al
nostro livello si vicino al trequartino..), Errante Pasquale (Pascalinu al nostro livello) e lo
stesso Tiradritto (Il mio pari Morabitu), nonch lorgoglio di Maisano Filiberto di essere
stato il padrino di questultimo, dicendo al progr. 993 a Peppi Morabitu chi gliele ha date le
cose? Io gliele ho date; tutto io! Il trequartino, il quartino, il padrino,...io!".
La posizione autorevole del Maisano nellorganizzazione emerge anche dalla delicatezza delle
questioni che viene chiamato a decidere con i vertici di altri locali. Particolarmente importante
appare linteressamento alla sanguinosa lotta tra le cosche di Locri dei Cord e dei Cataldo, che
aveva addirittura fatto ipotizzare la sanzione della chiusura del locale di tale citt ove non si
fosse pervenuti ad una composizione del contrasto.
omissis
Analogo intervento stato svolto da Maisano Filiberto per risolvere la faida verificatasi nel
centro di Roghudi, come risulta dalle intercettazioni al progr. 3870:

OMISSIS

N minore rilevanza ha la circostanza della partecipazione del Maisano al delicatissimo incontro


verificatosi il 6-1-1999 tra taluni esponenti della cosca nella localit Razz di Brancaleone.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 78
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Per lesame della vicenda si rinvia alla trattazione che se ne far in ordine alla posizione di
Trunfio Fabio, segnalandosi al momento limportanza dellincontro, per come dato desumere sia
dal coinvolgimento di uomini del calibro di Pansera Giuseppe e forse anche di Morabito Giuseppe
sia dalle complesse cautele adottate per controllare larea in cui doveva effettuarsi il summit.
E daltronde dallo stesso tenore delle conversazioni sopra riportate che emerge come sia stato il
medesimo Maisano Filiberto ad aver messo in evidenza il suo inserimento nell'organizzazione
della 'ndrangheta, di cui ha dimostrato di conoscere approfonditamente la struttura, gli esponenti
di vertice, gli ambiti territoriali.
E' stato egli stesso, in particolare, a descrivere la sua ascesa nell'organizzazione, dicendo al
figlio:
. "...io, quello che ho avuto, lo abbiamo avuto sempre insieme con NTONI, guarda!.....eravamo
soldati insieme...e avevamo il disparu, no?!...io ero il capo societ,
l...quando.......sempre!...poi...nel cinquanta...nel cinquantasette....

Il suo ruolo non apparso d'altra parte meramente onorifico, giacch invece egli stato, per il
suo carisma, incaricato di delicati interventi di composizione nei contrasti insorti nei "locali" di
Roghudi e di Locri ed inoltre si preoccupato insieme a Pansera Giuseppe di programmare
l'uccisione di chi, come Ferraro Vincenzo, si riteneva avesse agito con finalit estorsive senza
l'assenso del gruppo dell'organizzazione che controllava il territorio, con il che viene ad essere
smentita l'affermazione difensiva secondo cui sarebbe mancata la prova di un suo concreto ruolo
operativo.
Egli si del pari arrogato un ruolo di vertice nell'organizzazione, tanto da paragonarlo a quello
del Morabito ("Il mio pari Morabitu") ed a vantarsi di essere stato il padrino della sua
investitura nei passaggi pi prestigiosi di qualifica ("a Peppi Morabitu chi gliele ha date le cose?
Io gliele ho date; tutto io! Il trequartino, il quartino, il padrino,...io!), il che smentisce l'ulteriore
osservazione difensiva secondo cui le parole del Maisano esprimevano soltanto la sua adesione ad
una visione tradizionalmente folkloristica del fenomeno mafioso e non ad una consorteria di
natura e con finalit criminali.
omissis
Ben pi pregnante invece la circostanza che in conversazione intercorsa con il Trunfio , Pansera
Giuseppe, genero del "Tiradritto", ha dato atto dello stretto legame di mafia suo e di quest'ultimo
con il Maisano, affermando:"compare Filiberto mio suocero lo pu tenere nel "cartello", ma
compare Filiberto quello che , e quando lo vogliamo glielo dimostro".

Nei suoi confronti va pertanto confermata la pronunzia di condanna per il reato associativo, con
l'aggravante della promozione e della direzione dell'organizzazione, la cui sussistenza si coglie
nel ruolo di vertice che egli stesso si attribuito e che emerge dal livello di preminenza a cui si
pongono i suoi interventi pacificatori rispetto a semplici associati come Romeo cl. 47, Stelitano e
Tripodi.

Il riferimento al Crimine torna poi in altre conversazioni intercettate nello stesso


procedimento; vale la pena riportare quella che segue tratta dalla sentenza del Tribunale di Reggio
Calabria emessa in data 13 febbraio 2001 allesito del giudizio celebrato con il rito ordinario
(14/98 RGNR; 152/01 Reg.Sent.):

La conversazione di interesse del 26.8.1998 ore 15.11 (progr. 1970) anche questa volta
intercorre tra Maisano Filiberto (A) e il figlio Saverio (B).
omissis
Si riporta di seguito, per completezza, il brano di rilievo estrapolato dalla conversazione di cui si
detto:
B) ...con CARMELU...siamo usciti nel discorso...compare, a me, dice...(balbetta)...ora
prendiamo il posto di nuovo, che ero...perch viaggiavo sempre, non ero sempre qua...sparlavano
che mancavo quattro, cinque giorni la settimana...dice...eeeh...e io mi sono distaccato. Ha
detto...per motivi...miei. Ora che sono qua, che non devo viaggiare, mi dice, se ancora non mi
hanno liberato, dice...gli ho detto io, ma...quanto che non vi hanno liberato?...ha detto... una
settimana e ancora non mi hanno detto niente...ha detto...per mi devono completare, perch
senn mi secco, dice, ora da tanto che non mi...perch questo sono ancora...ancora sono

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 79
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picciotto!...come, che mio fratello PEPPI ha detto che lui a posto...dice...volevano dargli la
cosa...ha detto...e siccome che ce ne sono due, l...laltra la nostra...ha detto...ma voi, che
cazzo!!...da chi...sapete tutte queste cose, gli ho detto io, almeno non parlate proprio!...ancora non
siete a nessun punto!...eh?!...e parlate di altre cose, santa e non santa...e gi parla pure lui...di
queste cose...CARMELINU!...(incomprensibile per disturbo linea)...dove siete? Ancora ne dovete
fare di strada per arrivare l, gli ho detto io...cos, a CARMELU...s, s, ma ora ho parlato con
quelli, dice, ma l sono...volevano essere presi con...(balbetta)...per dire il fatto!...
A) ...San Basilicu!...
B) ...certo!...San Basilio, dice, siccome, dice, laltra volta...
A) ...a Motta...
B) senti!...no, non vuole dire... per i fatti suoi...e a Motta, pure!...dice...PEPPI utile, dice,
ce nera uno che...(incomprensibile per disturbo linea)...e hanno fatto di anticipare...loro gli
dicono... (incomprensibile per disturbo linea)...per cambiarlo...eh?!...anni fa...ha detto...e...e non
centra...e hanno fatto lostesso, hanno cambiato la legge...ora lui, dice che sempre lui, perch
lui...(balbetta)...in sua presenza si dovevano fare queste cose...gli dite di andare a coricarsi, che
questo non capisce di queste cose, gli ho detto io!...Se presente o non presente,quando si fa
il...(balbetta)...il banco nuovo, che si cambiano le cariche...il fatto fatto!...se presente e se non
presente...lui ha portato motivo valido, dice che...che quello assente, dice...
A) ...e che cazzo vuole dire?!...
B) ...che assenti gli altri, hanno fatto il passo che hanno dovuto fare...la sua presenza e
senza...e se lui in minoranza, che cosa vuole?!...che cosa vuole?!...se erano cinquanta, e
mancavano, per dire, ventisei?!...
A) ...a me mi ha domandato compare NTONI ALVARU...
B) ...e non ero l, io?...
A) ...a Motta si sapeva chi sono...com e come non ...hanno giustificato, allora...
B) ...a...a Motta c...a Motta c a PROVENZANI, i figli di PEPPI FORTUGNU, due...
A) ...i PROVENZANU, quali?...
B) ...MIMMU PROVENZANU...
A) ...MIMMU PROVENZANU non attivo!...
B) ...dove?...
A) ...n a Motta e a nessuna parte...
B) ...chi?...MIMMU PROVENZANU ... a Motta, pa!...ci voleva!!! Se ha parlato
CARMELU, pure, me lo ha detto a me!...mi ha detto...mio cognato l sotto a Motta...io sono
a...aa...a San Basilio...Oh pa, senti...a Motta ci sono quei due del ristorante, pure, che sono di
Motta...quei due l sopra del ristorante, quelli di fronte a lui...eh...e hanno la cosa con lui...la
santa...
A) ...e la santa hanno quelli, non che attivo PROVENZANU!...
B) ...senti, io so che ... attivo...ma, mio cognato dov... l sotto per Motta, dice, ah?... e
pure lui ha detto...
A) ...e non a nessuna parte!...
B) ...certo...io so che cos!...a Motta, a Motta dove?...a Motta che centra?...allora,
cos...(balbetta)...c la cosa da una parte e...eee...e non a nessuna parte allora?...allora non
a nessuna parte, nemmeno da quelli, a Polsi!...
A) ...la societ con la santa, un altro discorso, SASU!...
B) ...ma se non dentro...
A) ...la societ...la societ che vengono al crimine...e rispondono con noi, con il crimine...

Nel prosieguo del dialogo il MAISANO dava di s stesso la prima prova tangibile,
successivamente confermata dal supporto di due anni di indagini, della sua appartenenza alla
fascia apicale della gerarchia mafiosa calabrese, quella del CRIMINE, che, com stato sinora
svelato unicamente dalle rivelazioni di alcuni colaboratori di giustizia, statuisce le strategie
criminali della ndrangheta su tutto il territorio su cui si estende la sua pseudo-giurisdizione
criminale.

MAISANO: Il discorso non , non ...(balbetta) non uscito in questa maniera, perch,
le co... che... NOI SIAMO TUTTI UOMINI DELLA STESSA MANIERA, SIAMO TUTTI DEL

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 80
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CRIMINE, CRIMINALI E BASTA!!! Il CRIMINALE CHI NON CE LO AVEVA... IL


DISCORSO ERA CHIUSO. SI SONO FATTE QUESTE CARICHE CHE... NON SONO MAI
USCITE QUESTE PIAZZE... ANCORA, CARICHE DI QUA E CARICHE DI LA. DI
MANDAMENTI NON ABBIAMO MAI SENTITO, ADESSO SONO COMPARSI I
MANDAMENTI QUA!!!...

La conversazione appena richiamata, appare grandemente istruttiva, sia in ragione di


elementi investigativi di rilievo che i conversanti offrono agli inquirenti, che in relazione agli
elementi indiziari chiari, univoci e incontrovertibili offerti a carico di se stessi ed a carico dei
soggetti via via mentovati.
In particolare, il discorrere di cariche (vangelo, santa, crimine, ecc.), di domini territoriali
definiti degli aggregati criminali (mandamenti e collegi), espressione tipica della criminalit
mafiosa, evidenzia il sicuro inserimento dei soggetti nei meccanismi mafiosi, cos come il
riferimento a personaggi notoriamente conosciuti come tali (gli Stacchi, i Pelle, ecc.).
Che si verta intorno a discorsi su cose criminali emerge anche dal riferimento ai
collaboratori di giustizia (poi ci sono ancora quei cazzi di pentiti, Quello il guaio), mediante
giudizi critici non altrimenti spiegabili se non con linserimento dei conversanti in contesti del
tutto illeciti, gli unici a dover temere le rivelazioni dei pentiti, nella generalit dei casi.

Ulteriori riferimenti di interesse in questa sede si rinvengono nella conversazione


intercettata in data 26 agosto 1998, dalle ore 15,11, progr. 1970.
MAISANO: ...(incomprensibile per bassa tonalit di voce)
SAVERIO: Ma tu hai visto poi come erano le cose? Noi ci preoccupavamo per
CARMELO per questo e per... sai che cosa ancora CARMELO il cognato ...(incomp.)? Mio
fratello PEPPE non capisce un cazzo in quanto uno storto! Sai che cosa ? Un PICCIOTTO
ancora!
MAISANO: ...(incomprensibile per bassa tonalit di voce)
SAVERIO: No, mi ha detto compare NTONI ALVARO che gli ha lasciato la GRAZIA,
andato due volte e gli ha detto: <so che con quello, non hai visto tu quella sera> ... poi ho
viaggiato con lui, che venuto qua, arrivato fino a qua fuori ad Africo con lui...
MAISANO: Con chi?
SAVERIO: Con CARMELO! Siamo usciti nel discorso ... <compare, a me ... ha detto ...
adesso prendiamo il posto nuovamente che ero... perch viaggiavo sempre, non ero sempre l,
sparlavano che mancavo quattro o cinque giorni alla settimana ...(incomp.) e mi sono distaccato
... ha detto ... per motivi miei. Adesso che sono qua che non viaggio ...(incomp.) ancora non mi
hanno LIBERATO> ... ha detto. Gli ho detto io: <da quanto che vi hanno LIBERATO?> ...
ha detto: < da una settimana ed ancora non mi hanno detto niente ...(incomp.) ... ha detto ...
per mi devono completare, perch altrimenti mi arrabbio, adesso da molto che ...(incomp.)
perch questo sono ancora, ancora sono PICCIOTTO!> ... ma come, mio fratello PEPPE mi ha
detto che lui a posto, ha detto: <volevano dargli la cosa ... ha detto ... siccome ce ne sono due
la, laltra la nostra> ... ha detto ... <ma voi, che cazzo! Sapete tutte queste cose ... gli ho detto
... almeno non parlate per niente, ancora non siete a nessun punto, eh! E parlate di altre cose,
di SANTA e non SANTA> ... e gi parla anche lui di queste cose, CARMELO!
...(incomprensibile per disturbi di linea) ... < ...(incomp.) dove siete? Ancora dovete farne di
strada per arrivare ...(incomp.)!> ... gli ho detto io, cos a CARMELO ... <si, si! ma adesso ho
parlato con quelli ... ha detto ... che l volevano essere presi con... ...(balbetta) dicono fatti...>

OMISSIS

La predetta conversazione , infatti, loccasione per MAISANO Filiberto di spiegare al


figlio Saverio, con dotto piglio, che nellambito delle cariche vanno distinte quelle che vengono
conferite dal CRIMINE da tutte le altre.
Le prime, difatti, avendo un peso maggiore e godendo di maggiore prestigio nella
complessa gerarchia ndranghitistica, rispondono unicamente al CRIMINE del quale MAISANO
Filiberto, per esplicita ammissione, componente.
La stessa SANTA, ad esempio, va differenziata a seconda dellorgano ndranghetistico
che la conferisce: allora perch diciamo< che SANTAche SANTA ?>;

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 81
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

si riporta lo stralcio pi significativo del brano di conversazione intercettato il 26 Agosto


1998, dalle ore 15,11, progr.1970:
MAISANO: La SOCIET con la SANTA un altro discorso, SASO...
SAVERIO: Ma se non dentro...
MAISANO: ...la SOCIET, la SOCIET ...(incomp.) il CRIMINE e rispondono con
noi, con il CRIMINE...
SAVERIO: Eh!
MAISANO: ...e la SANTA ce lhanno quelli... come la buonanima TURI MARRA...
SAVERIO: Si! Ma che vuole dire?
MAISANO: ...gli abbiamo dato la CARICA l, nel CRIMINE...
SAVERIO: Si, si, lo so!
MAISANO: ...che significa?
SAVERIO: Per non tanto in regola nemmeno, come cosa!
MAISANO: E in regola perch non gli si deve dare niente, per essere...
SAVERIO: Eh!
MAISANO: ...come allora gli abbiamo dato a...
SAVERIO: E mio fratello... mio fratello PEPPE...
MAISANO: ...a FRANCO CUZZOCREA
SAVERIO: ...e a mio fratello PEPPE volevano dargliela di l e lui non ha voluto.
...(impreca) ancora... ma allora non capisce proprio niente tu!
MAISANO: Quello capisce cazzi!
SAVERIO: Mio fratello PEPPE, veniva a dirmi: <sai, attualmente...> ... ha detto.
Volevano dargliela di quella e lui non ha voluto perch vuole questa qua che abbiamo noi, non
quella di PROVENZANO. Io so che quando dico cos, questa ...(incomp.) Che cazzo ne so se
poi ...(incomp.) e buona quella anche, la pariamo la chiesa (modo di dire) ...(incomp.) non
capisce un cazzo proprio completamente
MAISANO: Ma siccome a quella...

SAVERIO: ...(incomp.)
MAISANO: ...a quella SANTA...
SAVERIO: Eh!
MAISANO: ...gliela danno anche ai PICCIOTTI!
SAVERIO: Oh pa, o gliela danno o non gliela danno...
MAISANO: Non guardano base, loro, per niente!
SAVERIO: Ah si? Bravi!
MAISANO: Uno... anzi, gliela danno ad uno fuori della SOCIET e sono attivi...
SAVERIO: Bravi! Cosi...
MAISANO: ...questi... a questi naca boi (modo di dire) l...
SAVERIO: Si, si!
MAISANO: ...allora perch diciamo che SANTA... che SANTA ?
SAVERIO: Allora che ? Io non credo che SANTA ed lo stesso che non avete niente!
Ha detto: < ...(incomp.) altrimenti io e meglio che me ne vengo con voi altri ... ha detto ... ma
quando ... ha detto ... passo con voi altri, mi lasciate quello che ...(balbetta)...
MAISANO: Tanto , tanto ...
SAVERIO: ...perch io ho unaltra cosa ... ha detto ... ho il diritto... diritto ...(incomp.)
che me lo sono fatto io>
MAISANO: ...tanto vero...
SAVERIO: Gli ho detto: <dove arrivate vi... vi lasciamo, eh! Se ce lavete, ce lavete!>
... giusto? Ha detto: <no, perch io ce lho come il vostro>

OMISSIS

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 82
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LE RISULTANZE DEL PROCEDIMENTO PENALE 6077/05 R.G. NOTIZIE DI REATO/MOD. 21DDA


RELATIVO ALLESTORSIONE AI DANNI DI CHIRICO ANGELO GAETANO.

Di estremo interesse per la ricostruzione dei nuovi assetti criminali cittadini, oltre che a fini
di riscontro delle dichiarazioni rese da Antonino FIUME, va considerata lattivit di indagine
svolta dal locale Reparto Operativo Nucleo Investigativo dellArma dei Carabinieri nel
procedimento penale 6077/05 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA relativo allestorsione ai danni di
CHIRICO Angelo Gaetano.
In particolare, lattivit di cui sopra stata avviata al fine di far luce in merito ad un elevato
numero di danneggiamenti e fatti intimidatori avvenuti nel territorio cittadino a partire dallanno
2005, nonch per circostanziare fatti delittuosi commessi in danno di titolari di attivit
imprenditoriali.
In tale contesto si ritenuto di monitorare anche il riassetto delle organizzazioni criminali
ed i conseguenti equilibri raggiunti in ordine alla spartizione dei proventi delle attivit estorsive.
Si privilegiata, a tal fine, unattenta analisi degli eventi di danneggiamento in danno di
attivit commerciali (colpi darma da fuoco, ordigni esplosivi, incendi, ecc.), le modalit attuative
degli attentati, nonch la diversificata natura delle attivit commerciali colpite, dislocate
principalmente nella zona del centro citt.
I risultati di tali analisi hanno fatto ritenere la presenza di mutamenti nellassetto delle
cosche locali e nella loro influenza sul territorio, con particolare riguardo allattivit di gestione del
racket delle estorsioni, rispetto a quanto stabilito allatto della pacificazione al fine della
seconda guerra di mafia.

Scrive il Reparto delegato alle attivit di indagine: Tra gli episodi esaminati vi stato
quello in danno di CHIRICO Angelo Gaetano5 che, in data 02.07.2005, aveva denunciato il
rinvenimento, in data 11.06.2005, innanzi la porta dingresso della sua attivit commerciale di
vendita di autovetture nuove ed usate, autorizzato OPEL, una tanica in plastica contenente
benzina e nr. 4 cartucce da caccia cal. 12, marca Fiocchi del tipo caricato a pallettoni, unite tra
loro da un nastro adesivo del tipo carta e con su scritto: CHIRICO Angelo. Sul contenitore, a
mezzo di un pennarello di colore nero, era stato scritto: CHIRICO non rompere i coglioni e fatti
i catti Tuoi6.
Levento, che per modalit di attuazione appariva di matrice tipicamente mafiosa,
assumeva particolare rilevanza in considerazione del fatto che CHIRICO Angelo Gaetano
intratteneva rapporti di lavoro con la ditta OPEL PELLICAN s.r.l.7, di propriet di Pellican
Salvatore Augusto8, che in passato era stata interessata direttamente da alcuni eventi criminosi
che hanno visto coinvolti anche due dipendenti; in particolare:
il 09/11/2003 Pellican Salvatore Augusto, denunciava di aver subito il furto di
unautovettura marca OPEL, mod. Zafira dallinterno del parcheggio antistante la propria
concessionaria9;
il 30/11/2003, due dipendenti del Pellican, impiegati presso la sua autoconcessionaria, i
fratelli Monteviso Antonino10 e Giovanni11, subivano un attentato dinamitardo c/o la loro
abitazione di via Abate S. Elia, che provocava danni al piano terra del fabbricato nonch agli
infissi, stabili e mezzi siti nelle vicinanze12;

5 nato a Bruzzano Zeffirio il 20.04.1948, residente a Reggio Calabria in via Salita Stazione nr. 11;
6 A.G. informata in data 02 Luglio 2005 con nota n. 24/1 del Comando Stazione Carabinieri di Archi;
7 Sita in Pellaro (RC) SS. 106 Jonica;
8 Nato a Reggio Calabria il 22/03/1949, ivi res. Via Giulia n.27, coniugato, imprenditore;
9 A.G. informata con Nota nr. 8/37-1 del 11/11/2003, dal C/do Stazione CC di Pellaro (RC);
10 Nato a Reggio Calabria il 09/01/1955, ivi res. Via Abate S.Elia nr.37, coniugato, impiegato c/o Opel Pellican;
11 Nato a Reggio Calabria il 15/04/1962, ivi res. Via Abate S.Elia nr.37, coniugato, impiegato c/o Opel Pellican;
12 A.G. informata con nota n. 65/37 del 01/12/2003 del C/do Compagnia di Reggio Calabria;

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 83
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

il 06/12/2003 Pellican Salvatore Augusto denunciava di avere ricevuto sullutenza fissa


della sua abitazione una telefonata nella quale gli veniva riferito: Il prossimo regalo per te.
In fase di denuncia, la vittima dichiarava che nel mese di ottobre del 2003 la sua segretaria aveva
ricevuto una telefonata, c/o il posto di lavoro, durante la quale lignoto interlocutore riferiva
testualmente: D al dottor Augusto di preparare i soldi altrimenti lammazziamo13.
il 15/04/2005 Pellican Salvatore Augusto denunciava il rinvenimento di una tanica
contenete del liquido infiammabile nei pressi del cancello dingresso della propria attivit.14
Relativamente ai su indicati episodi da attivit info - investigativa emergeva che:
a. CHIRICO Angelo, essendo coinvolto personalmente negli eventi della Opel
Pellican, dalla quale si approvvigionava di autovetture, si era interessato dellaccaduto
presso terzi. Inequivocabilmente, tale interessamento non era stato gradito dalle cosche che, per
rigorosa risposta, gli avevano lanciato il messaggio ...non rompere i coglioni e fatti i catti tuoi;
b. CHIRICO Angelo, la cui rivendita di autovettura sita in Via SS. 18 I Tratto,
territorio del locale di Archi (RC), legato da vincoli di parentela alla famiglia DE STEFANO
in quanto cugino di CHIRICO Francesco15 marito di DE STEFANO Anna Maria16,
questultima sorella del noto capocosca Paolo DE STEFANO ucciso negli anni 80;
c.da pregressa attivit dindagine, svolta da questArma nellambito del Proc. Pen. nr.
209/99 R.G.N.R. DDA, per la cattura del latitante DE STEFANO Orazio Maria17 e tesa a
dimostrare lesistenza di unassociazione mafiosa facente capo ai DE STEFANO, emerso che
CHIRICO Angelo intratteneva buoni rapporti con DE STEFANO Paolo Rosario18, tanto da
mettergli a disposizione un appartamento di sua propriet, sito nel Residence Porto S. Elia,19 per
appartarsi con delle donne. Inoltre in diverse occasioni stata notata la presenza dello stesso
Paolo Rosario, o suoi amici, allinterno della concessionaria del CHIRICO. Nellambito di detta
attivit, stato, inoltre, riscontrato uno stretto rapporto tra DE STEFANO Paolo Rosario e la
famiglia di DE STEFANO Orazio. In particolare sono stati delineati i rapporti che Paolo Rosario
ha intrattenuto con la zia Benestare Antonietta20, moglie di DE STEFANO Orazio, per la quale
svolgeva numerose commissioni e alla quale faceva da accompagnatore in talune occasioni. In
altre occasioni incaricava alcuni suoi amici, quali il cugino Caponera Paolo21 (figlio di
Vincenzo ucciso in Reggio Calabria il 20.06.1989 in un agguato di chiaro stampo mafioso, nel
periodo della cosiddetta guerra di mafia in cui si contrapponevano da una parte i DE
STEFANO- TEGANO e dallaltra gli Imerti Serraino Condello) e Morabito Domenico22. Tutto
questo sempre sotto il controllo della famiglia DE STEFANO, tanto che, in talune occasioni,
Paolo Rosario sottolineava la necessit di sentire il parere dello zio (Orazio DE STEFANO) ed
in unoccasione lui stesso spiegava di sentire il peso della responsabilit in quanto portavoce
dello zio;

13 A.G. informata con nota nr. 748/3 del 16/12/2003 di questArma;


14 A.G. informata con nota nr. 15/12-5 del 16/04/2005, dal Comando Stazione CC di Pellaro (RC);
15 nato a Pace del Mela (ME) il 05/10/1944, res. a Reggio Calabria in Via Cimitero Archi nr. 5;
16 nata a Reggio Calabria il 14/07/1956, res. a Reggio Calabria in Via Cimitero Archi nr. 5, figlia del Boss Giuseppe e di
Polimeri Maria;
17 Nato a Reggio Calabria il 11/02/1959, in atto detenuto c/o la Casa di reclusione di Parma dal 28/03/2004
18 nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 21.12.1976, figlio di un rapporto extraconiugale tra il defunto boss DE STEFANO
Giorgio e Caponera Antonia, in atto latitante.
19 sito in localit Lazzaro del Comune di Motta San Giovanni
20 Nata a Reggio Calabria il 02/06/1965, ivi res. in via Vecchia Prov.le 32
21 Nato a Reggio Calabria il 15/12/1979, ivi res. in via Lupardini nr. 31, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di
Vigevano.
22 Nato a Reggio Calabria il 15/06/1977, ivi res. in via Cimitero Archi nr. 1, in atto detenuto presso la Casa Circondariale
Pagliarelli di Palermo.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 84
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

d. il gruppo DE STEFANO - TEGANO si sarebbe scisso in due tronconi, tutto


ci sarebbe avvenuto a seguito dellomicidio di Audino Mario23 (in quel periodo storico molto
vicino alla famiglia DE STEFANO) che sarebbe stato eliminato per volere dei TEGANO;
e.oltre alla scissione dai TEGANO, in seno alla famiglia DE STEFANO sarebbe in atto una
spaccatura, in quanto DE STEFANO Paolo Rosario sarebbe intenzionato ad assumere una
posizione di predominio nellorganizzazione criminale operante nel quartiere Archi, anche a costo
di contrapporsi alla frangia riconducibile al cugino latitante DE STEFANO Giuseppe24, figlio
del defunto capo mafia Paolo DE STEFANO;
f. DE STEFANO Paolo Rosario frequentava regolarmente lo studio di Infortunistica
Stradale25 di Costantino Gregorio ove impartiva disposizioni circa landamento delle pratiche di
perizie e liquidazione dei sinistri. In tale ufficio il DE STEFANO realizzava numerosi incontri con
personaggi dellambiente criminale reggino o comunque ad esso vicini. Lo studio svolge
principalmente attivit di consulenza tecnico peritale e dindagine sia nei confronti delle
compagnie assicurative sia nei confronti di terzi, consulenza finanziaria e assicurativa, attivit di
liquidazione delle pratiche di sinistri;
g. DE STEFANO Paolo Rosario, in occasione dei suoi incontri, era solito
frequentare il bar Il Capriccio26, adiacente al predetto studio di infortunistica. E necessario
rilevare che Utano Maria, titolare del bar, la moglie di TEGANO Giuseppe27, fratello dei pi
noti Giovanni28 e Pasquale29. Inoltre Utano Maria sorella di Pasquale30, suocero di DE
STEFANO Paolo Rosario;
h. in data 19.09.2005, alle ore 11:10 circa veniva notato davanti allo studio di
infortunistica Morabito Domenico, intento a dialogare con altra persona non conosciuta.
Successivamente il Morabito entrava nello studio e ne usciva qualche minuto dopo, quindi salito a
bordo di uno scooter si allontanava. Morabito Domenico, gi noto a questufficio in quanto stretto
collaboratore di DE STEFANO Paolo Rosario.
Sulla scorta di quanto sopra esposto sono state avviate attivit tecniche di monitoraggio di
DE STEFANO Paolo Rosario e MORABITO Domenico, CHIRICO Angelo, Studio dInfortunistica
Stradale e bar Capriccio (R.I.T. 1629/05 DDA), al fine di acquisire utili elementi per ricostruire e
delineare gli episodi delittuosi in questione, nonch ulteriori spunti investigativi per studiare e
ridefinire lattuale assetto delle cosche reggine, con particolare riguardo al racket delle
estorsioni.

Le vicende del CHIRICO hanno assunto particolare rilievo quando, in data 19.10.2005, lo
stesso si presentato presso gli uffici di questo Nucleo Operativo per conferire con un Ufficiale,
per riferire fatti e situazioni relative a problematiche della sua attivit. Preannunciava che si
trattava di cose delicate relative al fenomeno mafioso -estorsivo nella zona di Archi e quindi
dinfluenza della cosca DE STEFANO ed in particolare di unazione posta in essere da DE
STEFANO Paolo Rosario. Specificava che il dialogo doveva essere informale e senza
verbalizzazione per paura di eventuali ritorsioni nei suoi confronti o della sua famiglia.
Lincontro veniva rinviato di qualche ora.

23 nato a Reggio Calabria l11.10.1963, ucciso in agguato tipicamente mafioso il 19.12.2003, capo del locale di San
Giovannello.
24 nato a Reggio Calabria l01.12.1969, ivi residente in via Vecchia Provinciale nr. 24 in atto latitante;
25 societ in accomandita semplice con oggetto sociale lattivit di erogazione di servizi assicurativi e finanziari, con sede
in via Armac nr. 118. Socio accomandatario Costantino Gregorio Francesco, nato a Reggio Calabria il 25.04.1946,
socio accomandante Costantino Gregorio Cruciano, nato a Reggio Calabria l01.03.1966.
26 di Utano Maria, nata a Reggio Calabria il 26/08/1954, sito in via Armac nr. 120, titolare del bar, ristorante , trattoria,
pizzeria denominato Pentimele Park;
27 nato a Reggio Calabria il 16.08.1944, ivi res. In via Vecchia Provinciale nr. 77
28 nato a Reggio Calabria l08.11.1939, in atto latitante
29 nato a Reggio Calabria il 14.01.1955, arrestato in stato di latitanza in data 05.08.2004
30 nato a Reggio Calabria l08.08.1950, ivi res. in via Vecchia Provinciale nr. 3

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 85
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

Valutata la possibilit che i fatti rivelati dal CHIRICO potessero essere di particolare
interesse investigativo, anche in considerazione dellavvertimento gi recapitatogli, questa
Procura della Repubblica ha disposto, con decreto nr. 1544/05 R.I.T. DDA, emesso in via
durgenza in data 19.10.2005, lintercettazione ambientale delle conversazioni tra il predetto
CHIRICO Angelo Gaetano e personale dellUfficio investigativo.

In effetti lintercettazione tra presenti, eseguita in data 19.10.2005 allinterno degli uffici
della locale Sezione Anticrimine (all. A trascrizione integrale), ha avuto esito positivo, poich il
CHIRICO ha liberamente rivelato di avere dei problemi per la compravendita di una villa di
sua propriet, sita in Gallico di Reggio Calabria. In particolare il CHIRICO aveva ricevuto
pressioni da parte di DE STEFANO Paolo Rosario e dal proprio cugino CHIRICO Francesco
affinch non vendesse limmobile al dott. De Caria, socio della ditta Leonia31, poich persona
vicina alla famiglia Fontana di Archi, nota rivale della famiglia DE STEFANO durante la guerra
di mafia.
Scendendo nei particolari il CHIRICO rappresentava che in un primo momento aveva
preso accordi con tale Nino, amico dei DE STEFANO, identificato in Postorino Antonino32,
titolare del negozio denominato Lisola della Casa. Non avendo ricevuto alcuna caparra da
questo Nino, il CHIRICO, contattato nel frattempo dai Fontana, prendeva accordi per la vendita
dellimmobile con il Dott. De Caria. Per tale compravendita il CHIRICO aveva in un primo
momento ricevuto lautorizzazione di DE STEFANO Paolo Rosario e di DE STEFANO Dimitri
Antonio33 per conto del fratello Giuseppe (allora latitante). Solo successivamente si era inserito
nella vicenda CHIRICO Francesco (cognato di DE STEFANO Orazio Maria, boss detenuto) che,
saputo dellaccordo con il dr. De Caria, gli vietava assolutamente di vendere la villa ai nemici
Fontana. A seguito del divieto imposto da CHIRICO Francesco, DE STEFANO Paolo Rosario,
contrariamente allautorizzazione precedentemente data, manifestava il suo dissenso alla vendita
ai Fontana e imponeva un incontro a CHIRICO Angelo per il pomeriggio del 19.10.2005.
Per tale motivo CHIRICO Angelo, preoccupato per la sua incolumit, si rivolgeva a questo
Nucleo Operativo. Il CHIRICO, inoltre, aggiungeva che aveva chiesto chiarimenti a DE
STEFANO Dimitri e questultimo lo aveva rassicurato dicendo che Paolo Rosario non poteva
permettersi questi atteggiamenti, poich non autorizzato. Dimitri perentoriamente gli
assicurava che suo fratello, DE STEFANO Giuseppe, avrebbe tagliato la testa a Paolo
Rosario, qualora avesse proseguito nella sua linea di condotta.
Nel corso del colloquio il CHIRICO affrontava, per sommi capi, altri argomenti che di
seguito si riportano sinteticamente:
a. da circa tre anni obbligato al pagamento con frequenza mensile di euro 1.500
a favore del cugino CHIRICO Gaetano34, figlio di Francesco; nelloccasione descriveva il
cugino Gaetano come un personaggio malandrino e pericoloso;
b. DE STEFANO Paolo Rosario va in giro accompagnato da un giovane con una
Renault Chamade di colore rosso;
c.DE STEFANO Paolo Rosario sarebbe alle dirette dipendenze dello zio DE STEFANO
Orazio Maria, attualmente detenuto, il quale gli manderebbe direttamente le ambasciate;
d. DE STEFANO Giuseppe (allora latitante) nella gerarchia mafiosa della
famiglia DE STEFANO sarebbe collocato al vertice rispetto allo zio Orazio;
e.sarebbe in atto una frattura tra la famiglia DE STEFANO e quella TEGANO, a seguito
dellomicidio di Mario AUDINO che, in quel periodo storico, era molto vicino a DE STEFANO
Giuseppe;

31 S.p.A. con sede in Reggio Calabria via Nervesa nr. 26, con oggetto sociale lattivit di produzione e di fornitura di
servizi reali ed intellettuali nel settore della tutela dell'ambiente ed ambientale in genere.
32 nato a Reggio Calabria il 03.07.1979, ivi residente in via SS 18 II Tratto nr. 5/B - Archi
33 nato a Reggio Calabria il 10.06.1973, ivi residente in via SS. 18 I tratto nr. 76/A-3;
34 nato a Reggio Calabria il 25.10.1974, in atto detenuto presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, perch tratto in
arresto, in data 12.04.2005, dal Nucleo Regionale di Polizia Tributaria - Gruppo Operativo Antidroga della Guardia di
Finanza di Catanzaro, nell'ambito dell'operazione antidroga convenzionalmente denominata "SCHUMY"

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 86
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

f. DE STEFANO Paolo Rosario gestisce gli affari dellagenzia di infortunistica stradale


di Costantino Gregorio Francesco;
g. lintimidazione subita da lui, secondo quanto appreso dal Dimitri, sarebbe stata
compiuta da persone della famiglia, poich nessuno si sarebbe permesso di entrare
nellautosalone; in altra ipotesi il tutto potrebbe essere legato al suo interessamento per gli
attentati subiti dalla concessionaria Opel di Pellican.

Il 22.10.2005 aveva luogo un ulteriore incontro presso il bar Malavenda sito sul viale
della Libert di Reggio Calabria, tra gli inquirenti e CHIRICO Angelo Gaetano;
il colloquio veniva registrato in ottemperanza al predetto decreto dintercettazione tra
presenti (all. B trascrizione integrale progressivi 18, 19, 20 e 21).

Il CHIRICO riprendeva alcune situazioni gi indicate precedentemente e affrontava altri


argomenti che di seguito si riportano sinteticamente:
a.la famiglia DE STEFANO divisa in due ceppi, uno facente capo a DE STEFANO
Orazio, laltro facente capo ai fratelli DE STEFANO Giuseppe e Dimitri. Al primo gruppo sono
legati CHIRICO Francesco, DE STEFANO Paolo Rosario, Giungo Andrea35, i fratelli Morabito
Domenico e Mario36, in passato vi era anche CHIRICO Gaetano, che hanno favorito la latitanza
dello stesso Orazio DE STEFANO. La divisione in due gruppi riguarda solamente le situazioni
interne alla famiglia e la gestione degli affari, mentre nel confronto/scontro con il resto della
societ sono comunque un unico gruppo .

I molteplici riferimenti effettuati dal CHIRICO nel corso delle conversazioni registrate
forniscono, come accennato in premessa, ampio riscontro a quanto dichiarato da FIUME
Antonino, soprattutto in merito alla acclarata sovraordinazione di Giuseppe DE STEFANO nei
confronti degli altri componenti della sua stessa famiglia, tra cui lo stesso zio Orazio, ma anche
relativamente ai numerosi passaggi di interesse tratti dal memoriale consegnato in data 30 gennaio
2009 in cui il collaboratore di giustizia ha evidenziato le frizioni tra Orazio DE STEFANO, ed i
suoi stretti congiunti, ed i nipoti Giuseppe e Carmine: OMISSIS per un certo periodo di tempo, i
rapporti tra Orazio DE STEFANO ed i nipoti Carmine e Giuseppe si erano incrinati, se non il fatto
che Antonella BENESTARE (moglie di Orazio) un giorno mi disse: Nino, i miei nipoti sono
diventati pazzi (si riferiva a Carmine e Giuseppe) vogliono fare guerra ai miei zii. Io (come
sempre) ho calmato ad Antonella e gli ho risposto: no, sono solo momenti di rabbia, non cos, ne
ho parlato con tuo marito. Questa storia mi fa pensare che sicuramente Orazio DE STEFANO
avrebbe appoggiato, con la scusa di far pulizia, i suoi nipoti Carmine e Giuseppe DE STEFANO in
quello che erano i loro intenti e cio di attaccare i TEGANO ma non so se si riappacific con il
nipote Giuseppe DE STEFANO dopo lultimo incontro (di mia conoscenza) che ne era scaturito in
lite, tant che Giuseppe DE STEFANO ritornando a casa, raccont a me e a Dimitri dellaccaduto
(la frase: responsabilit a te e potere a me). Finisco veramente: nonostante queste diatribe tra
Orazio DE STEFANO e i nipoti Carmine e Giuseppe DE STEFANO, Carmine e ancor pi
Giuseppe, avrebbe potuto perseguire nei suoi intenti con o senza lappoggio di suo zio Orazio
avvalendosi del suo carisma e di tutte le persone citate in questi appunti .
Non si tratta, quindi, delle personali percezioni del FIUME ma di situazioni reali, note ben
al di fuori della cerchia familiare degli stessi protagonisti, che si protraggono nel tempo per essere
ancora attuali nel momento in cui si procede alla captazione della conversazioni tra presenti prima
riportate.

35 nato a Reggio Calabria il 16.05.1972, ivi residente in via Vecchia Provinciale nr. 37-2
36 nato a Reggio Calabria il 21.05.1981, ivi residente in Quartiere Archi CEP Lotto V nr. 1

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 87
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

La utilizzabilit dei risultati delle intercettazioni.

Va osservato, in punto di diritto, che in sede cautelare pacificamente utilizzabile il


contenuto delle registrazioni, peraltro a seguito di decreto autorizzativo del competente giudice per
le indagini preliminari, aventi ad oggetto le informazioni rese da CHIRICO Angelo Gaetano.
sufficiente richiamare i recentissimi arresti giurisprudenziali sul punto, con le quali la
Suprema Corte ha avuto modo di consolidare un orientamento pienamente condivisibile secondo il
quale le dichiarazioni registrate su iniziativa della polizia giudiziaria dei colloqui investigativi
effettuati dalla stessa con la persona offesa di un reato o altra persona informata dei fatti,
ancorch inutilizzabili come prova in sede propriamente dibattimentale, non costituiscono,
tuttavia, prova vietata in assoluto, e sono, pertanto utilizzabili in altra sede, quale il giudizio
abbreviato e, a maggior ragione, in sede cautelare (Cass. Pen., sez. V, sentenza n. 15771 del 01
aprile 2009 Cc. (dep. 15/04/2009) Rv. 243341).

Si tratta di pronuncia ampiamente dimostrativa del sostanziale raggiungimento di un


equilibrio nomofilattico del Supremo Collegio in subjecta materia, ove si consideri che gi in
passato si era affermato che la registrazione ad opera della polizia giudiziaria dei colloqui con le
persone informate sui fatti non costituisce attivit d'intercettazione in senso tecnico, perch
proviene da uno dei soggetti che ha partecipato alla conversazione, ma integra una legittima
modalit di documentazione fonica, che non lede alcun principio costituzionale pur quando
realizzata in modo occulto, in quanto la Costituzione tutela la libert e la segretezza delle
comunicazioni, non la loro riservatezza. (La Corte ha quindi precisato che la prova cos
documentata, se pure non utilizzabile nel giudizio dibattimentale stante il divieto di testimonianza
indiretta degli ufficiali ed agenti di P.G., invece utilizzabile nel giudizio abbreviato, in cui
l'imputato accetta che siano valutati gli elementi informativi raccolti al di fuori del contraddittorio
tra le parti) (Cass. Pen., Sez. II, sentenza n. 2829 del 15 dicembre 2005 Ud. (dep. 24/01/2006)
Rv. 233331).

Il tema si innesta, invero, sulla mancata definizione codicistica dell'intercettazione, pur in


presenza di un quadro normativo complesso che ne prevede l'autorizzazione e ne regola i
presupposti, lo svolgimento delle operazioni e l'utilizzabilit dei risultati.
Complesso di norme dal quale si evince che l'intercettazione "rituale" consiste
nell'apprensione occulta, in tempo reale, del contenuto di una conversazione o di una
comunicazione in corso tra due o pi persone da parte di altri soggetti, estranei al colloquio.
Dice correttamente la Suprema Corte nella nota sentenza a Sezioni Unite n. 36747 del
28/05/2003, imp. Torcasio, che questa caratterizzazione in senso restrittivo del concetto
d'intercettazione, astrattamente suscettibile di interpretazioni pi estensive, l'unica in sintonia
con la disciplina legale di cui al capo IV, titolo III, libro III del c.p.p. (cfr., nello stesso senso, C.
Cost. sent. n. 81/93; SS.UU. 23/2/00, D'Amuri). L'intercettazione di comunicazioni interprivate
richiede, quindi, perch sia qualificata tale, una serie di requisiti: a) i soggetti devono comunicare
tra loro col preciso intento di escludere estranei dal contenuto della comunicazione e secondo
modalit tali da tenere quest'ultima segreta: una espressione del pensiero che, pur rivolta ad un
soggetto determinato, venga effettuata in modo poco discreto s da renderla percepibile a terzi (ad
esempio, parlando ad alta voce in pubblico, servendosi di onde radio liberamente captabili), non
integra il concetto di "corrispondenza" o di "comunicazione", bens quello di "manifestazione",
con l'effetto che si rimane al di fuori del fenomeno in esame e viene in considerazione l'art. 21 e
non l'art. 15 della Costituzione; d'altra parte, la volontaria scelta di modalit comunicative che
rendano accessibili a terzi i corrispondenti dati di conoscenza pone la cognizione di questi ultimi
fuori della garanzia assicurata dall'art. 15 Cost.; b) necessario l'uso di strumenti tecnici di
percezione (elettro-meccanici o elettronici) particolarmente invasivi ed insidiosi, idonei a
superare le cautele elementari che dovrebbero garantire la libert e segretezza del colloquio e a
captarne i contenuti: tanto desumibile dalla lettera della norma (art. 268 c.p.p.) che impone di
effettuare - di regola - le operazioni di intercettazione "per mezzo degli impianti installati nella
Procura della Repubblica" ed, eccezionalmente, "mediante impianti di pubblico servizio o in
dotazione alla polizia giudiziaria"; non v', pertanto, intercettazione "rituale" se l'operatore non si
avvale dei detti strumenti e se la cognizione non avviene mediante la predisposizione di un
apparato tecnico capace di captare la comunicazione mentre si svolge (particolare il caso,

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 88
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riconducibile anche nel concetto d'intercettazione, pur discostandosene dallo schema tipico, del
terzo che provveda a nascondere - per poi ovviamente recuperarlo - un apparecchio
magnetofonico in funzione nella stanza destinata ad ospitare una conversazione tra altre persone,
con ascolto "in differita" della riproduzione); c) l'assoluta estraneit al colloquio del soggetto
captante che, in modo clandestino, consenta la violazione della segretezza della conversazione.
Prosegue la Suprema Corte affermando che deve escludersi che possa essere ricondotta
nel concetto d'intercettazione la registrazione di un colloquio, svoltosi a viva voce o per mezzo di
uno strumento di trasmissione, ad opera di una delle persone che vi partecipi attivamente o che
sia comunque ammessa ad assistervi.
Difettano, in questa ipotesi, la compromissione del diritto alla segretezza della
comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso soltanto da chi palesemente vi
partecipa o vi assiste, e la "terziet" del captante.
La comunicazione, una volta che si liberamente e legittimamente esaurita, senza alcuna
intrusione da parte di soggetti ad essa estranei, entra a fare parte del patrimonio di conoscenza
degli interlocutori e di chi vi ha non occultamente assistito, con l'effetto che ognuno di essi ne pu
disporre, a meno che, per la particolare qualit rivestita o per lo specifico oggetto della
conversazione, non vi siano specifici divieti alla divulgazione (es.: segreto d'ufficio).
Ciascuno di tali soggetti pienamente libero di adottare cautele ed accorgimenti, e tale
pu essere considerata la registrazione, per acquisire, nella forma pi opportuna, documentazione
e quindi prova di ci che, nel corso di una conversazione, direttamente pone in essere o che
posto in essere nei suoi confronti; in altre parole, con la registrazione, il soggetto interessato non
fa altro che memorizzare fonicamente le notizie lecitamente apprese dall'altro o dagli altri
interlocutori.
L'acquisizione al processo della registrazione del colloquio pu legittimamente avvenire
attraverso il meccanismo di cui all'art. 234/1 c.p.p., che qualifica "documento" tutto ci che
rappresenta "fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o
qualsiasi altro mezzo"; il nastro contenente la registrazione non altro che la documentazione
fonografica del colloquio, la quale pu integrare quella prova che diversamente potrebbe non
essere raggiunta e pu rappresentare (si pensi alla vittima di un'estorsione) una forma di
autotutela e garanzia per la propria difesa, con l'effetto che una simile pratica finisce col ricevere
una legittimazione costituzionale.
Ritenuta, pertanto, l'ammissibilit della prova documentale, integrata dalla registrazione
fonografica di una comunicazione tra presenti (o anche tra persone che si servono di uno strumento
di trasmissione) ad opera di uno degli interlocutori o di persona ammessa ad assistervi, va
affrontato il tema della concreta utilizzabilit, si badi bene nella fase processuale (afferma la
Suprema Corte, n.d.r.), di una simile prova.
Pone particolari problemi il caso in cui il documento fonografico sia formato per
iniziativa di un operatore della polizia giudiziaria, che occultamente registra il contenuto di una
conversazione alla quale partecipa.
Emerge immediatamente, in questa ipotesi, una problematica che, prescindendo dalla
"teorica" ammissibilit delle registrazioni clandestine a cura del partecipe al colloquio, si focalizza
specificamente sulla particolare qualit del medesimo partecipe;
ed allora non assume centrale rilevanza il tema della registrazione quale prova
documentale, o di altra natura, e quello connesso della disciplina costituzionale e processuale sulla
riservatezza delle comunicazioni;
l'attenzione si sposta, invece, sulla legittimit dell'atto compiuto dalla polizia giudiziaria:
assume, in sostanza, importanza secondaria il fatto che le informazioni siano state stabilmente
impresse su nastro magnetico; il documento fonico, di per s non rende valida ed utilizzabile
un'acquisizione invalida, perch in violazione di altri divieti stabiliti, nel caso specifico, dalla
legge.

In sostanza, il problema delle violazioni eventualmente commesse nell'uso investigativo


del registratore va risolto alla luce dell'art. 191 c.p.p., che rappresenta la consacrazione e
l'estensione delle affermazioni contenute nella nota sentenza n. 34/'73 della Corte Costituzionale
(tanto che nella relazione ministeriale alla detta norma si evoca proprio tale importante pronuncia).
Il richiamato articolo, infatti, ancora, in via generale, la sanzione dell'inutilizzabilit alla violazione
dei divieti stabiliti dalla "legge", superando cos l'antica tesi che si basava su di una sorta di

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"autonomia" del diritto processuale penale in relazione ai vizi della prova, che quindi possono
trovare la loro fonte in tutto il corpus normativo a livello di legge ordinaria o superiore (gi queste
Sezioni Unite hanno ritenuto l'inutilizzabilit di prove c.d. incostituzionali: 25/3/98, Manno;
13/7/98, Gallieri; 23/2/2000, D'Amuri).
Di fronte ad una previsione normativa cos perentoria e radicale, appare evidente
sostenere che ove si registri la palese violazione dello schema legale l'atto investigativo, che si
pone al di fuori di tale schema, debba considerarsi infruttuoso sul piano probatorio, per violazione
della legge processuale.
Da un possibile equivoco, per, va con decisione sgomberato il campo: la eventuale
inutilizzabilit della registrazione effettuata dalla p.g. di dichiarazioni, conversazioni, colloqui
limitata alla sola fase processuale, e non a quella tipicamente procedimentale delle indagini
preliminari.
A questultima, infatti, non si riferisce il divieto di testimonianza indiretta posto dagli artt.
62 e 195, comma 4, c.p.p., atteso che il regime di ammissibilit della particolare prova
documentale costituita dalla registrazione ad opera della p.g. non pu che essere conformato
proprio alle regole di preclusione della testimonianza sulle dichiarazioni di terzi.

Non occorre al fine di ritenere pienamente utilizzabili in questa fase le registrazioni delle
conversazioni a cui ha preso parte il CHIRICO, fare ricorso agli "altri casi" per i quali l'art. 195,
comma 4, c.p.p. legittima la testimonianza de auditu del funzionario di polizia, atteso che non
rileva ai nostri fini che le dichiarazioni di contenuto narrativo siano state rese da terzi e percepite
dal funzionario "al di fuori di uno specifico contesto procedimentale di acquisizione delle
medesime", in una situazione operativa eccezionale o di straordinaria urgenza e, quindi, al di fuori
di un "dialogo tra teste e ufficiale o agente di p.g., ciascuno nella propria qualit"
(esemplificativamente, si pensi alle frasi pronunciate dalla persona offesa o da altri soggetti
presenti al fatto, nell'immediatezza dell'episodio criminoso; alle dichiarazioni percepite nel corso
di attivit investigative tipiche - quali perquisizioni, accertamenti su luoghi - o atipiche - quali
appostamenti, pedinamenti, ecc. -; in tali casi, acquisibile ed utilizzabile, come documento, anche
l'eventuale registrazione su nastro magnetico delle comunicazioni percepite).
Conclusivamente, per quello che qui ci interessa, gli eventuali profili di inutilizzabilit
sono sempre da ritenersi relegati alla fase processuale in senso stretto, nella quale soltanto pu
discutersi di inutilizzabilit, quale materiale probatorio, di documenti fonografici rappresentativi di
sommarie informazioni rese alla p.g. (e da questa clandestinamente registrate) da persone a
conoscenza di circostanze utili ai fini delle indagini.
Ed allora, se appare condivisibili ritenere che la registrazione fonografica di una
conversazione o di una comunicazione ad opera di uno degli interlocutori, anche se operatore di
polizia giudiziaria, e all'insaputa dell'altro (o degli altri) non costituisce intercettazione,
difettandone il requisito fondamentale, vale a dire la terziet del captante, che dall'esterno
s'intromette in ambito privato non violabile, deve sottolinearsi che alcun profilo di inutilizzabilit
assoluta pu rinvenirsi in relazione alla captazione de quo, a meno di non voler indebitamente
estendere alla fase procedimentale in cui si inseriscono le indagini preliminari patologie che sono
proprie della fase dibattimentale, in cui i possibili vizi della prova che in quella sede si forma si
confrontano con un panorama normativo, prima accennato in somma sintesi, di ben pi ampia
portata.
Deve evidenziarsi, infine, che secondo il recente orientamento giurisprudenziale tracciato
dalla sezione IV, sentenza n. 40332 del 04/10/2007 i colloqui registrati ben potevano essere tenuti,
mediante il sistema utilizzato del bodycell, in assenza di autorizzazione alle intercettazioni.
Ha ritenuto, invero, la Corte di Cassazione che la registrazione fonografica di conversazioni
o comunicazioni realizzata, anche clandestinamente, da soggetto partecipe di dette comunicazioni,
o comunque autorizzato ad assistervi, costituisce prova documentale secondo la disciplina dell'art.
234 c.p.p., e non abbisogna di alcuna autorizzazione preventiva da parte della autorit giudiziaria
ai sensi degli artt. 266 c.p.p. e segg., (riv. 225466), a differenza della captazione occulta che si
immette in una conversazione tra soggetti inconsapevoli, che ritengono di avere un colloquio
riservato.
La disciplina di garanzia prevista per le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni,
concerne esclusivamente la "intromissione esterna" dell'autorit in una conversazione telefonica o
fra presenti, e non si applica, pertanto, nel caso di colloqui privati registrati da parte di uno degli

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interlocutori, anche laddove la registrazione sia stata da questi effettuata su richiesta della polizia
giudiziaria ovvero questi abbia agito utilizzando materiale fornito o addirittura appartenente alla
polizia giudiziaria, ancorch quest'ultima, o qualsiasi terzo, possa contemporaneamente ascoltare
(cfr. Cass., Sez. VI, 9 giugno 2005, Dottino).

Ulteriori dati di rilievo.

Di estremo interesse, vista la evidente portata del captato e la diretta riferibilit al predetto
CHIRICO Angelo Gaetano, sono le risultanze di indagine di cui al proc. pen. n. 7092/09 R.G.
notizie di reato/mod. 21DDA, riunito al presente, iscritto a seguito dellennesimo episodio
intimidatorio posto in essere ai danni della concessionaria Opel di PELLICANO Salvatore
Augusto.
In particolare, lattivit dindagine si sviluppata in conseguenza dellennesimo attentato
incendiario posto in essere da ignoti in danno della concessionaria Opel Pellican di Reggio
Calabria.
In tale contesto, le ultime risultanze investigative hanno confermato lipotesi fatta propria
da questo Ufficio circa le nuove modalit di gestione delle azioni estorsive portate a consumazione
nella citt di Reggio Calabria.
La presenza di ununica mente, strutturata come delinato nel capo a) della rubrica, alla
quale fanno riferimento i diversi locali, a loro volta autorizzati ad agire in parziale autonomia ma
sempre nel rispetto delle nuove regole e della volont superiore, che si manifesta in azioni pi o
meno eclatanti e con cadenza periodica, il tutto al solo fine di diffondere quel sentimento di diffuso
terrore in grado di indurre le vittime a supplicare laiuto delle organizzazioni criminali operanti in
zona.
La ulteriore conferma di tale assetto la si ottiene ripercorrendo, brevemente, le varie tappe
della vicenda Opel Pellican di Reggio Calabria, che hanno visto lintercalarsi di un episodio
anomalo estremamente significativo ai nostri fini, verificatosi in danno della rivendita di
autovetture proprio di CHIRICO Angelo:
il 09.11 2003, Pellican Salvatore Augusto, denunciava di aver subito il furto di
unautovettura marca OPEL, mod. Zafira dallinterno del parcheggio antistante la propria
concessionaria37;
il 30.11.2003, due dipendenti della Ditta Pellicano , i fratelli Monteviso Antonino38 e
Giovanni39 subivano un attentato dinamitardo c/o la loro abitazione di via Abate S.Elia,
che provocava dei danni al piano terra del fabbricato nonch agli infissi, stabili e mezzi siti
nelle vicinanze40;
il 06.12.2003, Pellican Salvatore Augusto, denunciava di avere ricevuto sullutenza fissa
della sua abitazione, una telefonata nella quale gli veniva riferito: Il prossimo regalo per
te. In fase di denuncia, la vittima dichiarava che nel mese di Ottobre del 2003, la sua
segretaria riceveva una telefonata c/o il posto di lavoro, durante la quale lignoto
interlocutore riferiva testualmente: Di al dottor Augusto di preparare i soldi altrimenti
lammazziamo41;
il 15.04.2005, Pellican Salvatore Augusto, denunciava il rinvenimento di una tanica
contenete del liquido infiammabile nei pressi del cancello dingresso della propria
attivit42;
il 02.07.2005, si presentava c/o gli uffici del Comando Stazione Carabinieri di Archi (RC)
CHIRICO Angelo43, il quale denunciava che in data 11.06.2005, rinveniva innanzi la porta

37 A.G. informata con Nota nr. 8/37-1 del 11/11/2003, dal C/do Stazione CC di Pellaro (RC);
38 Nato a Reggio Calabria il 09/01/1955, ivi res. Via Abate S.Elia nr.37, coniugato;
39 Nato a Reggio Calabria il 15/04/1962, ivi res. Via Abate S.Elia nr.37, coniugato;
40 A.G. informata con nota n. 65/37 del 01/12/2003 del C/do Compagnia di Reggio Calabria;
41 A.G. informata con nota nr. 748/3 del 16/12/2003 da questArma;
42 A.G. informata con nota nr. 15/12-5 del 16/04/2005, dal Comando Stazione CC di Pellaro (RC);
43 Nato Bruzzano Zeffiro (RC) il 20/04/1948, res. Reggio Cal. Via Stazione Santa Caterina 11, coniugato, commerciante;

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dingresso dellattivit di vendita di autovetture nuove ed usate, autorizzato OPEL44, una


tanica in plastica contenente benzina e nr. 4 cartucce da caccia cal. 12, marca Fiocchi del
tipo caricato a pallettoni, unite tra loro da un nastro adesivo del tipo carta e con su scritto:
Chirico Angelo. Sul contenitore, a mezzo di un pennarello di colore nero, era stato
scritto: Chirico non rompere i coglioni e fatti i catti Tuoi 45;
il 29.10.2006, ignoti distruggevano a mezzo incendio unautovettura Opel Meriva ancora da
immatricolare e ne danneggiavano unaltra frantumandole il cristallo ant. sx, per poi
versarvi allinterno del liquido infiammabile: le autovetture erano parcate allinterno di un
deposito di propriet di Pellican Salvatore Augusto, sito in Pellaro di Reggio Calabria alla
via Industriale snc.46
Nonostante limpegno profuso e la prolungata attivit dindagine intrapresa sin dal 2003,
non si ancora riusciti ad addivenire agli autori materiali delle azioni criminali.
Tuttavia, come gi anticipato, a seguito degli episodi delittuosi del 15.04.2005 e del
02.07.2005, rispettivamente in danno di PELLICANO Salvatore Augusto e CHIRICO Angelo,
aveva preso corpo lipotesi di un coinvolgimento negli eventi in narrazione della famiglia DE
STEFANO di Archi.
Ci trovava fondamento sul fatto che CHIRICO Angelo considerato personaggio vicino
alla predetta famiglia, in quanto il cugino CHIRICO Francesco47 coniugato con DE STEFANO
Annamaria48, sorella del noto capocosca Paolo DE STEFANO, ucciso il 13 ottobre 1985, padre di
Giuseppe DE STEFANO.
Parimenti CHIRICO Angelo, oltre ad intrattenere rapporti commerciali con lattuale
amministrazione della OPEL, stato in passato dipendente della Concessionaria Pellican, quando
questa aveva sede in localit Pentimele di Reggio Calabria ed era gestita dallo zio dellattuale
amministratore, con il quale a suo dire il CHIRICO era in ottimi rapporti.
In occasione dellatto intimidatorio del 15 aprile 2005, che ha interessato la
Concessionaria Pellican, CHIRICO Angelo in virt di quanto sopra e a m di riverenza si
interessato dellaccaduto presso terzi, interessamento verosimilmente non gradito che ha
originato linequivocabile messaggio a lui rivolto: fatti i catti tuoi.
Lultimo episodio delittuoso in danno della Opel Pellican, in virt del quale veniva
avviata lattivit investigativa di interesse, costituiva lelemento di sostegno allassunto fatto
proprio con la presente richiesta, offrendo un formidabile elemento di riscontro allipotesi
ricostruita in queste pagine.
Disposta, con decreto n. 2263/06 R.I.T. emesso in data 23.11.2006, lintercettazione delle
utenze telefoniche in uso alla Concessionaria Opel Pellican di Pellaro, era possibile comprendere
che CHIRICO Angelo, sfruttando la collaborazione derivante dai rapporti commerciali in essere, si
sarebbe ancora una volta interessato alla cosa.
In ragione di questi motivi e sulla scorta della conversazione registrata in data
06.12.2006, in entrata sullutenza 0965671024, tra PELLICANO Salvatore Augusto e CHIRICO
Angelo, nella quale questultimo riferisce che andr a trovarlo, veniva disposta lintercettazione
ambientale allinterno dellufficio del PELLICANO, di cui al R.I.T. 2363/06, che in data 11
Dicembre 2006 dava gli esiti sperati.
Invero, con i progressivi 7 e 8 venivano annotate due conversazione della durata
complessiva di circa sessanta minuti, nelle quali CHIRICO Angelo e PELLICANO Salvatore
Augusto, dopo avere ultimato la compravendita di alcune autovetture, sintrattengono sulla
vicenda relativa allultimo evento delittuoso.
Il CHIRICO, mostrando interesse per le vicende prima richiamate, chiede al suo
interlocutore se vi sono novit e ricevuta risposta negativa intraprende una ampia dissertazione in
cui afferma di essersi voluto rendere conto personalmente della reale situazione nel locale di
Pellaro a suo dire conosciuta ad Archi, giungendo ad indicare quale punto di svolta lomicidio di

44 Sita in via SS.18 I tratto nr. 80 Archi-RC;


45 A.G. informata in data 02 Luglio 2005 con nota n. 24/1 del Comando Stazione Carabinieri di Archi;
46 A.G. informata con nota n. 110/15-1 del 29.10.2006, di questo Comando;
47 Nato a Pace del Mela (ME) il 05/10/1944, res. a Reggio Calabria in Via Cimitero Archi nr. 5;
48 Nata a Reggio Calabria il 14/07/1956, res. a Reggio Calabria in Via Cimitero Archi nr. 5, figlia del Boss Giuseppe e di
Polimeri Maria;

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Vincenzo BARRECA, cl. 50, consumato a Bocale allinterno di un salone da barba per mano di
FICARA Vincenzo, poi colpito da ordinanza di custodia cautelare in riferimento a tale episodio
criminoso.
Precisa il CHIRICO che la cosca LATELLA - FICARA di Ravagnese ha il controllo del
locale che si estende sino a Lazzaro, anche se a Pellaro opera in concomitanza alla famiglia
FRANCO, facente capo a Giovanni FRANCO.
Questi, a loro volta, ruotano intorno allo stesso perno rappresentato da Giuseppe DE
STEFANO, e pur conservando una limitata autonomia dazione devono rispondere ad un codice
comportamentale comune che impone di non andare pi in giro a riscuotere, ma di attuare la
strategia del terrore, compiendo azioni continue e se necessario ripetute nel tempo, in modo da
indurre la vittima a chiedere laiuto della criminalit organizzata.
Nel proseguo della conversazione, lo stesso CHIRICO velatamente suggerisce al
PELLICANO la strada da intraprendere, sostenendo che altri gli hanno chiesto se lui (CHIRICO)
in grado di fare del bene: in proposito cita alcuni noti personaggi reggini posti sotto estorsione
che, pur di vivere in serenit, avrebbero ceduto alle pressioni malavitose.
opportuno mettere in evidenza le fasi finali dellincontro, in cui si manifesta tutto lo
spessore delinquenziale del CHIRICO che nel consigliare allinterlocutore di fare un pensiero
in occasione delle prossime festivit Natalizie: perch io lha gia fatto, dicendosi pronto ad
agire da tramite, o se diversamente ritenuto: volete spendere una parola, state
tranquillo,baste che fate qualcosa, pone in essere in realt una condotta palesemente
estorsiva che mira a spingere il PELLICANO a contattare i soggetti giusti per mettere a posto la
cosa.
Quanto appena argomentato emerge con estrema chiarezza dal contenuto della
conversazione ambientale avvenuta alle ore 16:30,23 del 11.12.2006, progressivo nr. 7:
Chirico: Va bene a posto! dottore novit?
Pellicano: Novit? a posto? Vi stavo domandando io a voi. E tutto non
successo
Chirico: Non c che deve succedere
Pellicano: Niente completamente!...
Chirico: Non c che deve succedere!...
Pellicano: Va bene, per insomma , dico io uno che
Chirico: Fanno ...
Pellicano: Fa una operazione, mi deve pure
Chirico: No no no
Pellicano: Dire
Chirico: No, non fanno niente...
Pellicano: Fare presentarsi, guardate, far capire voglio dire
Chirico: No no, dottore io uhmm perch
Pellicano: Perch non so sar cretino io!...
Chirico: No incomprensibile no, non siete cretino voi, sono cretino pure io!
Perch siamo in parecchi ad essere i cretini. Perch vi spiego subito, stanno
facendo a parte il fatto che io poi ho voluto sapere perch qua cerano
imbrogli qua dentro a Pellaro, chi comanda, chi non comanda, insomma sto
andando, anzi sono venuti a dirmi, perch realmente loro da Archi lo
sapevano chi . Dice ma, che gli bruciano macchine nuove a Pellican
gli ho detto io uhm, una macchina, due macchine cos a un certo punto,
dice siccome labbiamo letto sul giornale mi hanno detto, va bo
comunque mi hanno detto, ... dice ma?! gli ho detto ma!? A uno l
chi comanda l? Non sono i BARRECA!?
Pellicano: Cio a Pellaro...
Chirico: Pellaro! E l, e non centra niente Giovanni FRANCO...
Pellicano: Giovanni FRANCO...
Chirico: Incomprensibile comunque, ha detto, quando hanno ammazzato quello
nel salone da barba?! Hanno ammazzato uno in un salone da barba, si
incomprensibile omicidio a mi figlia che andata a fare larticolo e gli
hanno aperto la serranda i Carabinieri. Era un BARRECA!...
Pellicano: Era nella colonnina della benzina che mi ricordo io....

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Chirico: In un salone da barba....


Pellicano: Salone da barba?...
Chirico: Si!...
Pellicano: Che mi ricordo incomprensibile...
Chirico: Non so se vostra moglie se lo ricorda, in un salone da barba....
Pellicano: Va bene incomprensibile me lo raccontarono...
Chirico: Va bene! -...
Pellicano: Non incomprensibile-...
Chirico: Incomprensibile lo spararono sopra il salone da barba, con la sedia
(incomprensibile per sovrapposizione)...
Pellicano: A tipo film ...
Chirico: Eh!...
Pellicano: Di una volta....
Chirico: No, loro non centrano niente pi loro, e l sono ehm i FICARA dice,
VINCENZO FICARA dice comanda, ed stato arrestato, quello che hanno
preso ultimamente a, in Toscana, che faceva la bella vita a un certo punto
erano convinti che era qua, Vincenzo FICARA! Che lo cercavano da una
vita e alla fine stato condannato allergastolo comunque, ha una famiglia
dietro, insomma e che sempre parente dei LATELLA, nipote, insomma
hanno preso il sopravvento. Loro sono insieme, sono legati a doppia
mandata a questo -///
Pellicano: Giovanni FRANCO ovviamente....
Chirico: Sono ancora insieme mi ha detto, uno onestamente l ha detto, ha detto l
noi siamo. Ha detto Giovanni FRANCO, lo sa! Ha detto noi che
andiamo a domandarglielo!...
Pellicano: Io non l ho visto per niente ...
Chirico: No, non viene ...
Pellicano: Completamente ...
Chirico: No ma lui un po incomprensibile ...
Pellicano: Non l ho incomprensibile n qua n alla colonnina della benzina...
Chirico: No incomprensibile...
Pellicano: No non ...
Chirico: E lui lo sa! Lui ...
Pellicano: Eh...
Chirico: Lo sa! Ha detto non volle, non si possono muovere, perch essendo, prima
no, BARRECA non gli davano conto, per ovvie fazioni opposte, ora invece
siccome tutta una cosa, sono sempre ...
Pellicano: Ci sono buoni rapporti, hanno buoni rapporti ...
Chirico: Ci sono sempre alla alla diciamo a monte, parte tutto di l no
parte, che danno lordine da l, ma siccome sono tutti girano tutti
intorno allo stesso perno, questi di Pellaro, i FICARA la LATELLA,
Giovanni FRANCO, girano intorno allo stesso perno, intorno ai DE
STEFANO, quindi logicamente loro non devono dare conto, per se
quelli gli cercano conto glielo devono dare! Non che questi sono
autorizzati incomprensibile ho interpretato perch mi piace
anche imparare dice questi sono a Pellaro a Lazzaro, vai l e
quindi non che sono tenuti a dare conto a quelli, sono loro se gli
interessa una cosa e non gli possono dire di no, sentite vedete che a
noi cinteressa, l non andate a rompergli i le palle. Se quelli non gli
dicono niente, questi giustamente hanno il suo Locale, campano in
questo Locale basta finito il film!...
Pellicano: Hanno la loro autonomia operativa....
Chirico: Autonomia autonomia. Giustamente dici tu, dobbiamo campare qua,
siamo venti famiglie dice, giustamente ci hai messo qua, se vieni tu noi
siamo a disposizione, e ci cerchi centomila euro, cinquanta mila euro
che vi servono, noi li prendiamo e te li diamo, per giustamente se vieni
che ti interessa un amico noi l non avviciniamo. Per hanno la sua

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autonomia, non che gli devono dare conto sopra la virgola insomma ecco
insomma E io pensavo che ci fossero i BARRECA invece no! A me
lo aveva detto mezza parola Giovanni FRANCO, prima che succedesse U
mbroghiu (limbroglio)....
Pellicano: Va b e che mezza parola vi ha potuto dire, allora sapeva?...
Chirico: No comera messa la situazione qua!...
Pellicano: Ah! comera la situazione...
Chirico: No comera messa la situazione qua! Ciao compare ma qua mi hanno
detto, BARRECA mi ha detto, compare una volta, Vincenzo si si
seccato quello che hanno arrestato per ultimo. Ebbero discussioni con quel
BARRECA, che spararono allora e ormai mi hanno detto, non c pi
niente mi hanno detto. Incomprensibile BARRECA tutta una cosa .
Ora loro, questa gente, si sono organizzati vi sembra strano, io vi avevo
accennato una volta, circa un anno fa e me lo aveva detto lavvocato
BENEDETTO e me lo aveva detto mio cugino Gaetano cos. Gli ho detto
io ma Gaetano ma che parlano con questi si voglio dire non si fa pi
come una volta le estorsioni dice si fanno si agisce in un altro
modo, si fa quello che si deve fare nei minimi il minimo, poi se la
persona non capisce, e non trova il filone giusto perch se vuole lo
trova! Perch non che sono cretine le persone diciamo. Si fa dice un
secondo round quanto per dire insomma pi eclatante pi per
senza andare a chiedere nessuno si presenter mai a chiedere niente,
perch non esiste pi. Deve essere lui il il col diciamo quello che
subisce il danno, a chiedere aiuto...
Pellicano: Il favore?...

OMISSIS

Di analogo tenore la conversazione ambientale avvenuta alle ore 17:10,24 del


11.12.2006, progressivo nr. 8:

Chirico: Il favore ve lo faccio, ma a me non mi dovete mettere tra problemi di andare


girando per trovare persone ed uscire pazzo, perch noi di questi discorsi non ne
facciamo e non ne vogliamo sapere dice, la impostano, ormai lhanno
impostata a livello industria, lhanno impostata in questo modo, Peppe
De Stefano che ha cambiato tutte le regole, gli ha detto incomprensibile,
dice: in giro non si deve andare pi, quando vi presentate nei magazzini,
pagate, quanto viene il pantalone? incomprensibilemio cugino, il
vestito? Ottocento euro, una volte dice se ne usciva, sapete prendetevi questo
vestito, dice, non voglio niente compare, portatevelo, No!, il vestito io te
lo pago, ottocento euro e non voglio neanche lo sconto, vengo e mi
compro la camicia da te o da un altro e te la pago, per, a fine mese,
incomprensibile dice ma, AH!, il vestito te lho pagato lasciate stare,
perch una volta dice, erano abituati male incomprensibile allora mio
zio, ma lui, aveva un altro cervello non aveva bisogno, sapete dice, mi ha
mandato incomprensibile, dice, per amore della Madonna, portategli il
vestito, che se lo goda, che se lo faccia e finiva l e quelli non andavano pi,
per non vederli che prendevano un altro vestito, non teneva la il discorso, se
ne uscivano col vestito, con due vestiti, con la camicia, la gente, facevano i
porci comodi suoi, dice basta, il vestito si paga, le scarpe si pagano e uno
quando va in un ristorante paga, dice ma sapete compare, NO!, abbiate la
bont compare, prendetevi i soldi, io sono venuto qua per mangiare, non
sono venuto qua ad un certo punto, prendetevi i soldi, una bottiglia di
Champagne quanto costa al pubblico, ottanta euro?, non voglio neanche lo
sconto, voglio ottanta euro, qua ci sono ottanta euro, se no li lasciate ai
ragazzi come mancia, io ho pagato ottanta euro, per poi, giustamenteee,

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ah gli ho detto io, ragazzi ognuno e cambia, hanno cambiato le regole,


hanno cambiato il nuovo sistema di lavoro e questo lo sa, me lo diceva
lAvvocato, sembra che non sa niente, lAvvocato Benedetto sa tutto, come
cazzo fa questo grande cornuto, che un incomprensibile entrato ad un
certo punto per un signore, voi sapete com cambiato lavvocato Benedetto?

OM ISSIS

Pellican: Ma!poveri noi!


Chirico: Sentitemi incomprensibileio lho gi fatto per cose mie
incomprensibile lo passate per nome mio dico
Pellican: incomprensibile
Chirico: Poi se vi pare che c il discorso, volete spendere una parola
incomprensibile, no che non so, io, state tranquillo, vi stavo dicendo
basta che fate qualcosa, perch io lho gia fatto e lho fatto stamattina, io sono
andato ed ho comprato sei bottiglie, particolare, ad un certo punto, di Dom
Perignon, e quindi, non , per sono costate centodieci euro perch sono con la
pelle di fuori, singole, eh, vedete, non lo so
Pellican: Va bene
Chirico: Va bene, se incomprensibilelei, non so fate voi incomprensibile un
consiglio, incomprensibileun consiglio non un consiglio, era
incomprensibile un modo di vedere mio, di pensare, io lho fatto persi
non sono, ho potuto perdere seicento euro, mi spostano, povero sono e povero
resto, non che mi cambia pi di tanto, io quello che ho da dirgli, non con una
bottiglia, per sai, a parte le altre cose io ho pensato pure giustamente
Pellican: Viene Natale certo
Chirico: Te la bevi e ti ricordi di me insomma, come io mi ricordo di te insomma, non
sono queste che spostano la gente, sono altri i discorsi importanti, non la
bottiglia dello champagne, dice a me che me ne devo fare dello champagne?,
per sempre un pensiero gentile che viene sempre gradito ad un certo punto,
non lo so, valutate voi, io mi sono, mi permetto perch c un rapporto tale ed io
ci vado dietro, lho fatto stamattina a me lha consigliato un amico, mi ha portato
lui stesso ad un certo punto incomprensibilesei bottiglie, datemi qual il
migliore perch non voglio fare cattiva figura, compare ha detto, ma ne
prendiamo una cassa glho detto io? E lui ha detto giustamente, fa pi figura una
bottiglia particolare e non una cassa incomprensibile, ha detto, perch la
cassa singola una cosa allingrosso, eh, Perfetto
Pellican: Ih, ih, ih
Chirico: Ma la bottiglia particolare dice ad un certo punto, ha detto, vi costa di pi di
quanto costa una bottiglia normale, vi costa molto meno di quanto costano sei
bottiglie, per fate una cosa pi, perch la sembra allingrosso giustamente, qua
non sapete, sapete, quando uno non si regola, questo si regolato no, fate
una cosa, tipo allingrosso, tipo che lavevate dentro, che sperperate, ad un certo
punto, per una cosa elegante, siccome ci sono, c quella di cuoio che
giustamente viene centosessanta dice, a noi la fanno centodieci, per Dom
Perignon non, Si Dom Perignon
Pellican: incomprensibile a quale marchio appartiene
Chirico: No, no, Dom Perignon, no con il Moet & Chandon li buttiamo a terra a ventidue
euro, si...
Pellican: Ventidue euro a parteincomprensibile
Chirico: Ventitre euro
Pellican: incomprensibile
Chirico: Qua come si chiama allo Stock Market, come si chiama? Doc Market
Pellican: Doc Market
Chirico: Allingrosso con lo sconto del trenta incomprensibile
Pellican: Va b sar di qualit proprio, una sottomarca
Chirico: Non lo so

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Pellican: incomprensibile non possibile


Chirico: incomprensibiledice questi sono, Crystal e Dom Perignon quando uno deve
fare figura con una persona, il Moet & Chandon dice oramai ci compriamo lo
spumante, insomma un altro po costa pi la bottiglia di Ferrari che un Moet &
Chandon
Pellican: Ma il Ferrari costa!
Chirico: Costa, costa, Dottore, bello, a disposizione, vi saluto arrivederci
Pellican: Ciao, arrivederci.-

Il contenuto delle conversazioni appena riportate, ampiamente confermativo dellassunto


fatto proprio da questo Uffico, di tale chiarezza da non richiedere particolari sforzi ermeneutici
in capo allhinterprete per cogliere quello che, con evidenza, il dato di maggior rilievo: Giuseppe
DE STEFANO si conferma essere colui il quale gestisce, sulla base di nuove regole, lenorme
business delle estorsioni operate in citt, adottando una politica nuova che tende a rafforzare il
clima di terrore in capo agli operatori commerciali;
unorganizzazione quella che fa capo al DE STEFANO che non si accontenta pi della
semplice regalia da parte del commerciante o del gesto di rispetto di questi nei confronti
dellassociato: un mafioso quello della nuova era che, da una parte, paga ci che acquista e
consuma ma, dallaltra, pretende la sua parte in termini monetari, senza sconti per nessuno (come
la vicenda della tentata estorsione a FRASCATI Emilio, di cui si parler in seguito, dimostra).
Le conversazioni prima riportate confermano, peraltro, un ulteriore dato di centrale
importanza, pi volte sottolineato in numerosi passaggi della presente richiesta: la cosca DE
STEFANO non sullo stesso piano delle altre, essendo pacificamente posta a monte.
Se da un lato, lascia autonomia operativa alle cosche aventi competenza territoriale sui
singoli locali in cui suddivisa la citt, dallaltro ha il potere di condizionare loperativit di quelle
singole cosche ove vi siano affari di suo interesse: ovvio inferirne lesistenza di un rapporto di
sovraordinazione noto ed accettato dalle consorterie di tipo mafioso di rango inferiore.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 97
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

LEVOLUZIONE DELLE ALLEANZE CRIMINALI NELLA CITT DI REGGIO CALABRIA.

La ricostruzione delle alleanze e delle dinamiche criminali che si sono sviluppate nella citt
di Reggio Calabria allindomani della pax mafiosa operata da FIUME Antonino e fin qui delineata
trova conferma in numerose altre risultanze di indagine.
Va innanzitutto evidenziato che le articolate attivit investigative svolte e le numerose
risultanze processuali acquisite nel corso degli anni hanno permesso di delineare la presenza di
nuovi assetti che hanno visto lavvicinamento della cosca CONDELLO, ed articolazioni territoriali
collegate, a quella LIBRI, notoriamente contrapposta alla prima nel corso della seconda guerra di
mafia.
Un primo ed inequivocabile dato a dimostrazione della tendenza appena accennata emerso
a seguito dellattivit di indagine sfociata nella sentenza di condanna n. 1669/01 R.G. notizie di
reato/mod. 21DDA e n. 740/07 R.G.T., emessa dal Tribunale di Reggio Calabria in data 22
dicembre 2008 (versata in atti).
Di particolare rilievo appare il contenuto di una conversazione tra presenti, intercettata dal
Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, intercorsa tra ALAMPI Matteo ed il defunto
LIBRI Domenico, capo storico della omonima cosca, dalla quale emerge la perfetta unione
dintenti tra questultimo e CONDELLO Pasquale nella gestione delle attivit estorsive connesse al
controllo degli appalti pubblici nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani in gran parte
del territorio regionale.
I due interlocutori, in data 23 febbraio 2002, nel dialogare in relazione alla necessit di
acquisire la gestione di tale strategico settore imprenditoriale oltre che di delineare una comune
strategia criminale, si soffermano sulla figura di CONDELLO Pasquale e sulla nuova alleanza
criminale tra questultimo e lo stesso LIBRI Domenico nonch sullattiva presenza, nello stesso
contesto, di Giuseppe DE STEFANO:
Matteo ALAMPI: Per essere chiaro e lineare nei vostri confronti, esce Peppe DE
STEFANO e mi incontro
Domenico LIBRI: E uscito?!
Matteo ALAMPI: Era uscito
Domenico LIBRI: Ah, allepoca
Matteo ALAMPI: Matteo, tutto a posto? Volevo sapere com la situazione, sono
mancato un poco di tempo, sto cercando di vedere, di incontrare, di ragionare in qualche modo.
Tu come la vedi?, Peppe, se hai bisogno di me disturbami, che i rapporti di famiglia sono
sempre gli stessi. Anzi io due anni fa perch sono vicini a voi, a Fiumara di Muro ho perso un
lavoro di cinque miliardi, ed venuto Nino venuto Nino Imerti e Pasquale CONDELLO per
lasciargli il lavoro, il lavoro della discarica, dice: Ora ci sono io, non ci sono problemi. Tu che
dici, c il lavoro del Ce.Dir., la ditta vicina a noi, In questo lavoro io non posso mettere
piede, perch io ero la ditta che il lavoro era il mio. Per una serie di spiacevoli equivoci il lavoro
andato a finire a voi, che dite che (incomprensibile) con questa ditta, (incomprensibile) ci avete
mandato, altro non ne ho riscontrato, che il mio discorso chiuso. Dice: Ma sai dice ci
mettiamo, facciamo, Peppe, se tu mi offri un lavoro, se lo facciamo insieme e io, per lamore di
Dio, lavoro vado cercando, se sono qua. Tieni conto che io impegni non ne ho con nessuno e per
problemi di giustizia, se io sento odore di bruciato, dopo un minuto me ne vado. Per una cosa che
io devo rispondere nei confronti di uomini e per il peso che mi avete dato, dove sono mi metto in
condizioni e do conto, non intralciando mai la mia dignit e la dignit di altri uomini. Sei
daccordo?, Sono daccordo, Va bene. Dopo qualche mese mi arriva unambasciata di
Pasquale CONDELLO personalmente. Io mi ero visto con Mico Alvaro per
Domenico LIBRI: Vi siete incontrati?
Matteo ALAMPI: Che mi vuole vedere, e sono andato allappuntamento da Pasquale
CONDELLO. Pasquale CONDELLO voleva sapere come stato il discorso del lavoro di Fiumara
di Muro, e io lho messo a conoscenza. Dice: Sapete, io non ero a conoscenza di questo lavoro,
Io, da uomo, mi arrivata unambasciata a nome vostro, sapendo la persona che siete io ho
lasciato il lavoro, dice: Ma voi non mi avevate potuto mandare unambasciata?, Guardate
lambasciata mi arrivata la notte. Me lha portata al Comune, la notte mi arrivata alle dieci,
me lha portata Pasquale Cappello, cera Tizio, Caio e Sempronio. Io sono salito al Comune di
Fiumara di Muro, gli ho detto quanto avevo, abbiamo fatto unoperazione nella busta, hanno
rinviato la gara

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 98
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

Domenico LIBRI: Quantera il lavoro?


Matteo ALAMPI: Gli abbiamo lasciato il lavoro con lo zero cinquanta, il lavoro era sei
miliardi e trecento milioni, dice: Vi ringrazio e vi sono obbligato. Per chiarezza, dopo
Questo stato un paio di mesi fa, in uno dei periodi che io ero Si verifica che il Comune fa
societ miste, ne sta facendo cinque, mi arriva unambasciata, mi incontro con Pasquale: Sapete,
vi potete interessare per questa operazione?, S, se non ci sono impegni di altra natura non ci
sono problemi. In occasione mi incontro con lui, dice: Questo per un discorso che a nome mio
si era presentato qualcuno per per dirvi che io ero a conoscenza, e io neanche so dov questo
lavoro. Perch Pasquale Bertuca qualche paio di mesi fa dice mi avevano... ci eravamo
incontrati e mi aveva detto: Vedi che qua successo cos, cos e cos, per vedi che non sono a
conoscenza n da un lato n dallaltro dice Qua c stato un discorso, un certo Ninello Imerti
ha fatto un po di tipo di casini e se la stanno vedendo loro. Non mi dite niente, mi dispiace
solo. In quelloccasione io gli accenno di questo lavoro di Reggio: Una parente di un nostro
architetto deve fare cento metri quadrati, due piani nto scaruni[?], pi per cortesia che per
lavoro. Devo parlare con qualcuno?, Matteo, dato che siamo qua, la stessa cosa, me la vedo
io, siamo tutti insieme, gli mando lambasciata io, che siamo tutti la stessa cosa, queste sono
state le parole che sono state spese con Pasquale. Non per sottovalutare, mai al mondo, a voi,
perch io quando sono venuto qua da voi abbiamo fatto un ragionamento: abbiamo un lavoro, e
se possibile di farlo assieme. Non so se mi spiego. Se poi voi ritenete che io ho trascurato nei
vostri confronti, sono qua e mi assumo le responsabilit per la trascuranza, non
Domenico LIBRI: [Tossisce]
Matteo ALAMPI: Voi sapete com Reggio in questo momento. Voi sapete che io com
il mio modo di fare, se mi manda unambasciata qualcuno sono presente immediatamente,
figuratevi con voi. Io sono venuto a pregarvi di darmi un appuntamento e di ricevermi a vostra
casa. Mi avete apparecchiato la tavola a casa vostra, non me lo dimentico mai. Figuratevi io, nel
momento che non vi conoscevo, e sapevo chi Mico LIBRI, nel minuto che io, tutto potevo
pensare, col piacere che siamo qua, potevo pensare pure che non ci siamo conosciuti mai. Mi
sono messo a disposizione per quelli che sono gli obblighi di uomo. Poi valutatela voi questa
storia, no? Cinque-sei anni fa noi non che avevamo mai avuto la possibilit di conoscerci, io vi
conoscevo per nome, voi a me non mi conoscevate per niente, perch non mi potevate conoscere

OMISSIS

Matteo ALAMPI: Allora scusatemi, perdonatemi (incomprensibile) allora


Domenico LIBRI: Eh
Matteo ALAMPI: Ci sono l cinque societ miste
Domenico LIBRI: Ecco qua
Matteo ALAMPI: nel Comune
Domenico LIBRI: Eh
Matteo ALAMPI: Cinque societ miste, una per i tributi, una per lacqua, una per i
(incomprensibile) per le pulizie, unaltra mi pare che si sono ritirati dal Comune, unaltra per
lambiente. Mi manda lambasciata, Pasquale CONDELLO, se mi posso interessare a questo
progetto. Io vi spiego anche il passaggio, poi voi avete la saggezza pure di valutare. Matteo,
visto io non vi ho detto mai nulla, perch (incomprensibile)
Domenico LIBRI: Tutti qua siamo nati, e capiamo (incomprensibile) con pane
Matteo ALAMPI: E lui mi ha detto: Avete a piacere? Visto che ci sono cinque ditte tutte
di fuori, di arrivare una delle ditte, che sicuramente coincide con il mio lavoro, se me lo
portate avanti questo lavoro, Compare Pasquale, a disposizione. Ho parlato personalmente
col col referente della ditta che ha abbandonato, con quale piacere invece di due che siamo
tre
Domenico LIBRI: Scusate, non questo, compare Matteo
Matteo ALAMPI: Mh. Devo dirvi
Domenico LIBRI: Siccome a me Io cho una possibilit a Cuneo, ma francamente,
siccome poi mi successo quello che successo, mi dovevo incontrare ancora per l, per definire
certe determinate situazioni, e poi non stato pi possibile. Modo per cui sono nel buio completo
Matteo ALAMPI: Non si mosso niente ancora. Perch qua non ci vuole niente che
cadono le elezioni. Io... Voi avevate unesperienza tanta di appalti, non sto parlando di ora, che

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 99
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

faceva, arriva uno, qua sono morti subito. Hanno arrestato il Sindaco, il vice Sindaco,
(incomprensibile tono di voce bassissimo). A me, hanno usato anche, e hanno avuto il coraggio,
ci sono state carte nel mezzo, per inbordellirlo, e io non ho parlato con nessuno, una cosa del
genere, ho mandato da Tigano Fammi il piacere, questo dopo tre giorni si informato e ci ha
mandato le carte, ci avevano detto che era in contenzioso col Comune, ci avevano detto che avevi
problemi, lui nellelenco dei tre mandatari di Maria[?], sono cazzi miei. E qualcuno si
permesso il lusso di dire: Il 11 dicembre passato. L11 dicembre per me morto un amico
mio, altre cose Il 12 dicembre, lundici dicembre, il 13, il 14. Io ho bisogno di vivere, ho
bisogno il pane per i figlioli e per chi sta vicino a me. Se non arrivo a portarlo avanti questo pane
qua, per me, devo ragionare, non che ho uno a carico (appressu), ho una famiglia, una
generazione (incomprensibile) E un, come si dice, un obbligo che la vita ci impone
Domenico LIBRI: E certo
Matteo ALAMPI: Perch senn uno poi guarda qua, uno si fa un altro che si regola
come si deve comportare, ma (incomprensibile) a nessun amico? Prima di fare un passo sono
abituato a chiedere permesso e andare a sedermi con gli uomini onesti come a noi. Poi le tragedie
non ci interessano. Sono abituato E compare Pasquale che non mi sembra che non ha buon
ragionamento, mi sembra che una persona molto fine
Domenico LIBRI: Non uno (incomprensibile). E uno tra i migliori uomini di Reggio,
senza offesa
Matteo ALAMPI: Ma io
Domenico LIBRI: A parte Tra i migliori
Matteo ALAMPI: Io ho avuto il piacere
Domenico LIBRI: si pu sedere di fianco a me
Matteo ALAMPI: di conoscerlo, vi dico che ne ho conosciuti
Domenico LIBRI: Vi posso dire lho lho cresciuto
Matteo ALAMPI: Ma voi mi avete detto, e io so la storia che avete avuto. Ho avuto il
piacere di conoscerlo. S, non che parla di nascosto, stato fatto non in una casa, dove lo
tengono
Domenico LIBRI: No, non voglio sapere niente
Matteo ALAMPI: Per mi ha fatto piacere scambiare queste quattro... perch io ho
sempre da apprendere, compare Mimmo
Domenico LIBRI: E stato un mio carissimo amico, stato il pi perfido nemico. Oggi,
ringraziando a Dio sono in buoni rapporti, ma non gli do Io sapete quando ho detto di no? Che
un uomo che ha un pregio, se amico
Matteo ALAMPI: O nemico
Domenico LIBRI: o nemico
Matteo ALAMPI: il pregio ce lha sempre
Domenico LIBRI: il pregio ce lha sempre. E tutta la... la storia della nostra storia,
purtroppo amara
Matteo ALAMPI: Amara, s
Domenico LIBRI: gli ho dato sempre i princi e ha avuto, che non glielo pu togliere
nemmeno Cristo
Matteo ALAMPI: Ora io, compare Mimmo, di questoperazione abbiamo speso una
parola, Pasquale manda suo nipote
Domenico LIBRI: Andrea?
Matteo ALAMPI: Andrea. Mi chiama, torna a chiamare il vice Sindaco, torna a chiamare
quattro ditte, limpegno di vedere vedere di far restare la societ che noi riusciamo siamo
una societ comunale, unazienda di un comune del Nord
Domenico LIBRI: [Tossisce]
Matteo ALAMPI: che entrer nel Consiglio di Amministrazione per due anni, e poi dal
di fuori, con degli amici che io cho, uno amministratore, io intervengo e vediamo, si possono
sistemare degli operai, perch entra al 51% pubblico, 49 privato. Per il privato non lo pu fare
limpresa locale che non ha i requisiti
Domenico LIBRI: Ecco qua
Matteo ALAMPI: Il privato lo deve fare. Lazienda municipalizzata di qualsiasi citt
Domenico LIBRI: (incomprensibile)
Matteo ALAMPI: E poi

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 100
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

Domenico LIBRI: Ecco qua. E allora il discorso questo qua, quello che io ho fatto con
questa persona che ha le possibilit al Comune, ed lo stesso ragionamento che ha fatto lui. Dice:
La ditta la troviamo noi. Aspettate
Matteo ALAMPI: S, vi seguo, (incomprensibile) che io vi seguo
Domenico LIBRI: La ditta la troviamo noi come il capofila della situazione di
Reggio...
Matteo ALAMPI: S
Domenico LIBRI: con questa ve la vedete voi
Matteo ALAMPI: Mh
Domenico LIBRI: mi paga a pila, e poi dice troverete voi le imprese, la
faccio io
Matteo ALAMPI: E poi fa lui la gara
Domenico LIBRI: Lo so. S
Matteo ALAMPI: Ecco
Domenico LIBRI: ho un amico qua
Matteo ALAMPI: Poi dice okay
Domenico LIBRI: E allora giusto questo discorso?
Matteo ALAMPI: S
Domenico LIBRI: Con questo discorso come si pu andare?
Matteo ALAMPI: Questo discorso che io ho
Domenico LIBRI: No, aspettate
Matteo ALAMPI: Questo impegno
Domenico LIBRI: E allora facciamo una cosa, cio non facciamo una cosa, ragioniamo
Matteo ALAMPI: S
Domenico LIBRI: Io cho una possibilit al Comune, e poi, onestamente, oltre quella del
Comune avevo la possibilit No, ho la possibilit se devo andare con la mia faccia, o mandare a
uno con la mia faccia e dirgli: Devi fare cos senn te ne puoi andare. Eh, questo io lo posso
fare perch non ho niente da perdere. Aspettate, il ragionamento mio. Io direi una cosa, noi
stiamo andando, ringraziando il Signore, in pieno accordo, con gli impegni che ci siamo presi li
stiamo mantenendo sia da un lato come dallaltro. A parte le cose spurie, che sono cose
personali
Matteo ALAMPI: Le cose personali camminano ognuno cammina
Domenico LIBRI: Per fatti suoi
Matteo ALAMPI: (incomprensibile)
Domenico LIBRI: Guardate, nelle cose generali stiamo andando daccordo, io mi sono
incontrato pure con suo nipo con suo cugino, giorni fa, un paio di giorni prima di partire, sta
filando tutto giusto. Ora vediamo, ragioniamo noi e vediamo se va bene cos. Io direi, io fuori non
voglio restare qua, perch ho le mie possibilit, ma per non restando fuori io, poi io devo andare
contro di voi, nel senso, o voi dovete andare contro di me
Matteo ALAMPI: E noi queste cose non le vogliamo

OMISSIS

Domenico LIBRI: Ora vediamo se il mio ragionamento Io direi, quando voi avete la
possibilit, dato che siamo in tempo, ancora c penso
Matteo ALAMPI: S
Domenico LIBRI: Voi vi incontrate di nuovo con Pasquale CONDELLO, di dirgli
Matteo ALAMPI: S
Domenico LIBRI: se lo riteniamo giusto il discorso a noi. A me mi ha mandato a
chiamare compare Mico, e mi faceva lo stesso ragionamento che mi avete fatto voi. Io,
onestamente
Matteo ALAMPI: (incomprensibile)
Domenico LIBRI: E la situazione
Matteo ALAMPI: Lasciatevi pregare, penso molto in bene
Domenico LIBRI: No, no, lasciatemi concludere a me
Matteo ALAMPI: Esatto

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Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 101
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

Domenico LIBRI: e poi vediamo se il mio ragionamento. Lui mi ha fatto questo


ragionamento: che lui ha qualche possibilit, voi ce lavete pure e io ce lho pure, dice, tutte
queste tre possibilit che abbiamo, di raccoglierle insieme (mi cogghiumu a unu), se siete
daccordo, lui daccordo, io sono daccordo, e di fare unica cosa
Matteo ALAMPI: Questa responsabilit non me la posso prendere io, giusto? Vi spiego,
per come la vedo io. Io ho fatto un passaggio quando me ne sono andato, io sono abituato ad
essere lineare, Compare Pasquale, se mi manda chiamando qualche amico che cosa gli devo
dire? Come sono abituato
Domenico LIBRI: S, s, s
Matteo ALAMPI: Matteo che cosa gli dobbiamo dire? Che abbiamo parlato insieme, che
il lavoro ci interessa a tutti e due
Domenico LIBRI: S, s, s
Matteo ALAMPI: Perch io
Domenico LIBRI: giusto
Matteo ALAMPI: sapendo che ci sono cinque ditte a Reggio
Domenico LIBRI: Giusto
Matteo ALAMPI: ...possono arrivare cinquanta ambasciate
Domenico LIBRI: Certo
Matteo ALAMPI: Ora io ve lho detto un minuto fa, prima che parlaste voi: a me se ci
siete voi mi fa piacere
Domenico LIBRI: Vi ringrazio
Matteo ALAMPI: Io faccio in modo di prendere lappuntamento e di dirgli, se voi mi
autorizzate, che ci siamo visti insieme per questo lavoro e che vi fa piacere che cammini.
Limpegno mio che ho con compare Pasquale in questi termini: cerchiamo di vincere il lavoro,
per essere chiari, il lavoro non lo vinco io, vince una societ, semmai possiamo intervenire
dallamministratore, abbiamo i responsabile. Io non sono daccordo che ci siano persone di
Reggio allinterno della societ in questo momento, per essere chiari. (incomprensibile). Vi dico
come ho parlato, per la mia piccola esperienza, giovane det, ma mi sento che ho unesperienza
allinterno delle amministrazioni. Unassociazione non ci interessa; la galera non ci interessa; a
noi ci interessa di fottergli un poco di soldi allo Stato, (incomprensibile). Questa societ, quanto
hanno nel bilancio annualmente? Dieci miliardi, quindici mili miliardi, per questo settore?
Verranno gestiti: 51 il Comune, 49 il privato. Io mi assumo limpegno per cui gli uomini che
entrano in questa societ riescono, non dopo un mese, con qualche anno di tempo, perch la
societ si incorpora perdite e vincite, mezzi e persone. Che appena cominciamo a selezionare tutto
quello che c, ci mettiamo (incomprensibile) e cominciamo, che cosa c bisogno, cinque
persone? Cinque persone delle nostre. C bisogno unofficina? Lofficina ce labbiamo delle
nostre. C bisogno di comprare queste cose? Ragioniamo di come portarle avanti. Ma non che
unoperazione si fa in un giorno, io devo avere la tranquillit per gestirla e che non non mi creo
problemi per gestirla dietro a voi e dietro compare Pasquale
Domenico LIBRI: Affianco
Matteo ALAMPI: Anzi sono
Domenico LIBRI: Affianco a me e affianco a compare Pasquale
Matteo ALAMPI: Grazie
Domenico LIBRI: Non dietro a me
Matteo ALAMPI: Vi ringrazio. Per se io... siamo chiari, mi muovo, ma se a me
automaticamente i discorsi non sono chiari per come io la posso inquadrare, ci tengo che mi dite:
Matteo, leva manu e non lo portare avanti questo lavoro qua
Domenico LIBRI: [Tossisce]
Matteo ALAMPI: Perch se impegno prendo, da uomo a uomo, lo devo portare avanti, ma
per poterlo portare avanti, lo devo portare avanti con la mia Come si dice?...
Domenico LIBRI: E allora io vi dico una cosa
Matteo ALAMPI: tranquillit
Domenico LIBRI: Io vi dico una cosa. Quello che compete me, e sono sicuro al 100% che
alla stessa maniera vi dice lui, io vi dico di quello che compete me, avete carta bianca
Matteo ALAMPI: Grazie
Domenico LIBRI: per fare tutto, tutto
Matteo ALAMPI: E lo stesso mi ha detto lui

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 102
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Domenico LIBRI: tutto quello che voi


Matteo ALAMPI: Lo stesso mi ha detto
Domenico LIBRI: Ve lo sto dicendo perch lo conosco molto bene. Modo per cui voi avete
tutte le responsabilit e tutte le decisioni da prendere. Logicamente se
Matteo ALAMPI: Responsabilit oneste
Domenico LIBRI: Se una decisione che si deve prendere una decisione che ha una certa
importanza, se c una comunicazione tanto di guadagnato
Matteo ALAMPI: Certo. E normale
Domenico LIBRI: E ben venga
Matteo ALAMPI: Perch vi ho detto questo?...
Domenico LIBRI: Scusatemi. [Tossisce] In qualsiasi [Tossisce]
Matteo ALAMPI: Voi
Domenico LIBRI: In qualsiasi momento che necessario un intervento, e allora, a voi non
vi resta altro che dire: Mi serve questo intervento
Matteo ALAMPI: Io, compare Mimmo, quando mi sono incontrato con lui, io non avevo
remore e riserve del ragionamento. Una volta che mi ritengo che non sono a livello, che, per,
chi che c
Domenico LIBRI: Ne siete re... ne siete responsabile
Matteo ALAMPI: Sono il responsabile, oh. Per non che arriva uno e mi dice: Mi devi
assumere a questo, devi fare entrare quello! Io devo avere la possibilit, prendo limpegno, di
muovermi, poi noi alla fine dobbiamo vedere il risultato
Domenico LIBRI: Certo
Matteo ALAMPI: Il risultato, essendo una societ mista, che la prima che parte, pu
partire in sei mesi, pu partire in un anno, con tutti gli ingranaggi possibili e immaginabile
Domenico LIBRI: Siete voi quello che dovete decidere quello che dovete fare
Matteo ALAMPI: Giusto
Domenico LIBRI: La cosa che importante che abbiano nelle mani questo questa
situazione
Matteo ALAMPI: Guardate, per scapparci
Domenico LIBRI: [Tossisce]
Matteo ALAMPI: io faccio una valutazione, che faccio da
Domenico LIBRI: (incomprensibile)
Matteo ALAMPI: No. Magari che decidono altri due che fanno i pazzi
Domenico LIBRI: E noi arriviamo. Noi dietro di voi (incomprensibile) tutto calmo, eh!
Questo questo chiaro. Voi dovreste essere luomo che dovete essere estraneo alle cose
materiali
Matteo ALAMPI: Giusto, vi ringrazio
Domenico LIBRI: Ecco
Matteo ALAMPI: Vi ringrazio. Non ho motivo per
Domenico LIBRI: Voi dovete essere lamministratore di questo pacchetto di sigarette
Matteo ALAMPI: Giusto
Domenico LIBRI: Se poi in questo pacchetto di sigarette c una cosa trasversale, a voi
non vi deve non vi dovete interessare di niente
Matteo ALAMPI: Va bene
Domenico LIBRI: ...c chi si interessa di questo
Matteo ALAMPI: Va bene
Domenico LIBRI: Perch se io non posso essere pubblico alla luce del sole, debbo essere
di nascosto qua dietro. E se c una cosa che voi, no, non la potete, non la dovete, e allora debbo
essere io

La conversazione, per la sua linearit e chiarezza, pu essere indicata, probabilmente, come


il pi reale e significativo elemento idoneo a rappresentare lo spartiacque fra passato e presente
con riferimento alle modalit che hanno caratterizzato gli accordi e i rapporti di forza fra gli
organismi criminali operanti nel territorio cittadino.
Ci nella misura in cui essa consente di alzare il sipario sugli scenari che hanno
caratterizzato il patto che ha governato la citt, dalla fine della guerra di mafia, permettendo alle
associazioni criminali riconducibili alluno e allaltro schieramento di acquisire, pro-quota, parte

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 103
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

della ricchezza prodotta dal territorio.


Lapparizione sulla scena di Pasquale CONDELLO presuppone lallargamento dei termini
dell accordo criminoso di base rivolto alla realizzazione dellaffare a cui lo stesso partecipa,
essendone, sulla base di quello che traspare dalla conversazione, il vero promotore.
Non v dubbio, infatti, e la sentenza Olimpia ne costituisce autorevole traccia, che la
partecipazione del CONDELLO debba ritenersi particolarmente qualificata e significativa, nel
senso che egli, per averlo proposto allALAMPI, deve aver ben compreso la proficuit dellaffare
rifiuti, e quindi, sulla base della posizione rivestita - capo indiscusso della omonima famiglia di
ndrangheta -, ha intuito la possibilit di investire i capitali accumulati attraverso la realizzazione
delle attivit illecite poste in essere in esecuzione del programma criminoso del suo gruppo di
riferimento.
Estremamente interessante al riguardo il commento di LIBRI sulle capacit del
CONDELLO e, soprattutto il riconoscimento delloperativit dellaccordo sulla spartizione degli
appalti, che sempre a detta del LIBRI si era svolto pacificamente, deve ritenersi, dalla fine della
guerra di mafia in poi.
E proprio la nuova occasione, cio laffare che le societ miste consentiva di prospettare,
diventa ulteriore motivo di comunanza fra gli antichi rivali, che abbassate le armi, convengono
sulla vantaggiosit dellaffare per entrambe gli schieramenti.
Significativo dunque il mandato che Domenico LIBRI affida allALAMPI, incaricato di
realizzare operativamente il progetto di collaborazione che avrebbe visto come parte attiva anche il
CONDELLO.
Lo sviluppo che il dato acquisito consente di rilievo eclatante, perch consente di
giustificare lesistenza di un passato di controllo capillare sulleconomia pubblica e privata del
territorio e, al contempo, di prospettare un futuro ancora pi roseo.
Sono mutate, nel frattempo, le esigenze che contraddistinguono, in questo momento storico,
le necessit del sodalizio.
Passato il periodo della forte conflittualit rispetto agli altri gruppi, raggiunto laccordo su
come dividere la ricchezza, come dimostra laccordo intercorso con Domenico LIBRI, occorre
gestire i frutti che il territorio consegna, facendo fronte alle interferenze di fattori esterni,
rappresentate dallesecutivit delle sentenze, da ulteriori indagini e da misure sanzionatorie
rispetto alla ricchezza appresa e in corso di accumulazione.
Ovvio dunque che in presenza di un mutato quadro dei bisogni siano mutate anche, in virt
di specifica deliberazione, propria di unautentica mentalit imprenditoriale, le priorit che il
gruppo criminale privilegia di salvaguardare.
La sopravvivenza del sodalizio, allo stato, passa dunque attraverso la salvaguardia di due
grandi obiettivi: il primo finalizzato alla conservazione della possibilit di continuare ad
incrementare il proprio potere economico a cui strettamente connesso il tentativo di preservare la
libert dei grandi capi latitanti, il secondo tendente ad occultare gli ingentissimi patrimoni
accumulati negli anni.
Non un caso, in definitiva, che la prospettazione del capo a) della rubrica si incentri su tali
specifiche e determinate condotte, che segnano, con perfetta soluzione di continuit rispetto al
passato gi sanzionato, gli ulteriori bisogni che il sodalizio cura di realizzare per conservare e
incrementare la posizione gi raggiunta.
Entrambe i fattori prima richiamati si rivelano, infatti, indispensabili per la sopravvivenza
del sodalizio, come lo erano stati in passato gli omicidi, trattandosi di attivit in entrambi i casi
volte a garantire la sopravvivenza da attacchi di terzi ostili, individuabili nella prima fase nelle
altre consorterie criminose, nella seconda dagli attacchi rivolti dal versante istituzionale.
Ecco dunque che la predisposizione di apparati preordinati a garantire la libert dei vertici
ed a nascondere il loro enorme patrimonio illecito finiscono con il costituire finalit rispondenti
non allinteresse del singolo ma a quello pi generale dellintero sodalizio criminoso.

Ulteriori elementi in grado di dimostrare lalleanza tra i soggetti di vertice della cosca
CONDELLO e di quella LIBRI, si traggono, inoltre, dagli esiti del procedimento penale n. 75/05
R.G. notizie di reato/mod. 21DDA, meglio noto come operazione TESTAMENTO, dal quale
emerso che la cosca LIBRI, dopo la seconda guerra di mafia, ha ampliato la propria competenza
territoriale nellambito del settore delle estorsioni, anche al di fuori del proprio locale di
appartenenza.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 104
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

lo stesso Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, nel relativo
provvedimento restrittivo, ad evidenziare che:
Ebbene, lattivit di indagine svolta nellambito del presente procedimento ha consentito
di acclarare che, pur perdurando lassetto stabilito secondo il criterio spartitorio delle zone
territoriali di competenza, la cosca LIBRI, storicamente appartenente allo schieramento
destefaniano, negli ultimi anni ha dimostrato una sempre maggiore capacit di penetrazione nel
tessuto sociale e produttivo della citt di Reggio Calabria, tendendo ad estendere il proprio
dominio in zone del territorio non assegnate alla sua competenza ovvero ad allargare il proprio
potere nelle zone di competenza ad essa assegnate in condominio con altre cosche.
Quanto espresso nellordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali innanzi
citata, ha trovato puntuale riscontro anche nellambito dellattivit investigativa oggetto della
presente richiesta, atteso che il ruolo di LIBRI Domenico, dopo la morte di questultimo, stato
assunto dal fratello Pasquale.
La circostanza risulta ampiamente riscontrata dalle affermazioni, che saranno evidenziate
nel prosieguo del presente capitolo, allorquando verr in risalto il ruolo apicale rivestito dal LIBRI
Pasquale, unitamente a CONDELLO Pasquale, nel settore delle estorsioni.

opportuno sottolineare che, in relazione alla centralit di LIBRI Pasquale nel settore delle
estorsioni e della gestione degli appalti pubblici e privati, sono stati acquisiti ulteriori elementi di
sicuro spessore nel corso dellascolto delle conversazioni tra presenti intercorse tra soggetti
operanti nei settori di interesse.
Lattenta analisi degli elementi di prova a disposizione di questo Ufficio, originati dalle
attivit di indagine preliminare svolte nellambito dei procedimenti prima indicati (operazioni
Rifiuti s.p.a. e Testamento), consente di ritenere che lalleanza intervenuta tra la cosca
CONDELLO e quella LIBRI, relativamente alla monopolizzazione degli appalti nella citt di
Reggio Calabria, ha innescato una serie di contrasti in seno alle altre organizzazioni criminali
operanti nellarea.
In tale contesto deve inquadrarsi anche lomicidio di TUSCANO Salvatore, uomo di fiducia
ed autista di LIBRI Pasquale, ucciso in questo centro il 9 maggio 2007.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 105
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

LE ULTERIORI RISULTANZE (PROC. PEN. N. 75/05 R.G. NOTIZIE DI REATO/MOD. 21DDA).

Nel corso dellindagine preliminare svolta nellambito del proc. pen. n. 75/05 R.G. notizie di
reato/mod. 21DDA, veniva avviata una intensa attivit di monitoraggio dei soggetti affiliati alla
cosca capeggiata da Don Mico LIBRI e dal fratello Pasquale LIBRI, subentrato alla guida
dellorganizzazione dopo la morte del primo.
In particolare, a partire dal mese di gennaio 2005 venivano attivate le operazioni tecniche
dintercettazione telefonica - ambientale nellappartamento dello storico capo cosca sottoposto al
regime della detenzione domiciliare a Prato, via Guasti, n. 55.
Contemporaneamente venivano sottoposti ad intercettazione anche il fratello del boss,
Pasquale LIBRI, il suo autista Riccardo ARTUSO ed uno tra i pi pericolosi killer della medesima
associazione: Salvatore TUSCANO.
Estremamente rilevanti risultavano le conversazioni carpite a seguito dellattivazione di tutti
i servizi tecnici (in particolare allinterno del domicilio di detenzione del Domenico LIBRI e
sullautovettura utilizzata da TUSCANO Salvatore) in quanto definivano da un lato la leadership
del medesimo Don Mico LIBRI ed il ruolo ricoperto da ciascun affiliato in seno allorganizzazione
criminale, dallaltro gli interessi della cosca, le attivit illecite praticate e la zona di influenza della
medesima.
In particolare, laggregazione malavitosa, avente struttura piramidale era capeggiata, fino
alla data della sua morte, da Domenico LIBRI, u braccu, e gestita localmente dal fratello di
questultimo Pasquale LIBRI, assurto a capo cosca dopo il decesso del fratello.
In considerazione della complessit della predetta articolazione territoriale e degli affari
gestiti dalla medesima, le attivit tecniche, originariamente richieste per Domenico e Pasquale
LIBRI, Riccardo ARTUSO e Salvatore TUSCANO, venivano estese ad altri sodali collegati ai
vertici dellassociazione i quali consentivano di completare acquisizioni investigative di evidente
rilevanza, in quanto direttamente riferibili a summit di mafia tra la cosca di appartenenza e quella
facente capo a Pasquale CONDELLO.

La spartizione della tangente per i lavori nel quartiere San Giorgio Extra: la suddivisione del
locale tra le cosche ROSMINI e LIBRI, il summit con Pasquale CONDELLO.

Alle ore 18.21, del 13 ottobre 2005, nellabitazione di via Guasti di Prato, si registrava una
rilevante conversazione tra Domenico LIBRI, TUSCANO Salvatore e SINICROPI Antonino.
Dopo aver fatto riferimento allarresto del genero di Pasquale LIBRI, Filippo CHIRICO
(individuato dal collaboratore Antonino FIUME, nel memoriale consegnato a questo Ufficio in
data 30 gennaio 2009, come colui il quale coadiuvava il capo cosca nella gestione del ruolo a lui
affidato), ed alle condanne riportate dai vertici della cosca DE STEFANO a seguito delle
dichiarazioni del collaboratore FIUME Antonino, la conversazione si soffermava sulle tangenti da
riscuotere con riferimento ai lavori effettuati nel locale di San Giorgio e sulla spartizione con la
cosca Rosmini (che come si evidenzier nel prosieguo si lamenter per le sperequazioni registrate).
Dal tenore della conversazione si comprende da un lato come responsabile del suddetto
locale San Giorgio per conto della cosca LIBRI sia il genero di Don Mico, CARIDI Antonio, e
come il medesimo locale sia sotto il controllo della cosca LIBRI.

Conversazione ambientale abitazione Prato del 13.10.2005, ore 18.21, prog.4048, tra
Domenico LIBRI, Salvatore TUSCANO e Antonino SINICROPI.

TUSCANO: ..inc... senti una cosa quando arrivi la lo saluti e gli dici in questo
modo...//
MICO: Tante cose gli possono dire... tutto... ma non che mio fratello mi diceva... gli devi
dire a mio fratello che ti fa la spesa...//
TUSCANO: Voi gli avete detto che ve la vedete voi... tante volte veniva da voi
qualcuno che gli dicevate... //
MICO: Non fare lo scemo vai...//
TUSCANO: Ma guarda tu pure inc... ora... inc... glielo dite per telefono ora...//

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 106
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

MICO: Per ora non chiamo pi...//


TUSCANO: Comunque deve andare a fare i biglietti andata e ritorno... non salgo
pi con la macchina...//
MICO: Perch...//
TUSCANO: Perch mi stanco...//
OMISSIS
(Periodo inc. si sente sfogliare un giornale)
MICO: inc... grasso ho la fotografia...//
TUSCANO: No la foto ... ha la barba lunga...//
MICO: No... pure pi grosso...//
TUSCANO: Ma questa foto non di quel giorno... periodo inc... leggetelo che mi
dovete fare il riassunto poi...//
OMISSIS
(Si sente Mico che legge l'articolo inerente la cattura di Filippo CHIRICO).
Ore 18.33.25
MICO: Ma dico io... io dico solo una cosa... possibile... inc... perch non dicono il
genero di Pasquale LIBRI... che c'entro io a tutte le parti...//
TUSCANO: Perch fratello del inc... ma poi vecchio lo chiamate voi... inc....//
MICO: inc... DE STEFANO condannato a 13 anni e 6 mesi... a pagina 28... inc... il
clan di Plat cosa nostra... in sinergia a pagina inc... E' lo hanno condannato perch a Giovanni
inc...//
TUSCANO: Per il processo... per estorsione... inc... le dichiarazioni di Fiume...
inc... il pentito...//
MICO: E a lui solo hanno condanno o ne hanno condannati ad altri...//
TUSCANO: Gli altri sono usciti tutti... //
MICO: inc... dopo domani inc... mia figlia che non mi ha mandato inc...//
TUSCANO: inc... allora le spese del viaggio gli dice che se la deve vedere lui... e se
poi vuole le ricevute... //
ANTONELLO: Ha detto che inc...//
TUSCANO: Ha detto che non mi paga senza ricevute...//
MICO: Inc... ma che mio fratello ti diceva... digli a mio fratello di darti le spese.... non
ci credo... cio il solito scherzoso... inc... guarda ti dico una cosa... con mio fratello ci siamo
rispettati sempre... sempre... gli unici screzi che abbiamo avuto con mio fratello quando
eravamo latitanti (?) inc... nel 59 o 60... si nascondeva dietro il muretto... di fronte la al forno...
inc... perch non rientravo... all'ultimo si stancato inc... si nascondeva la lo stesso... conosceva
la macchina quando arrivava... inc.. al capannone dritto.. e prendeva e entrava dentro... solo per
questo abbiamo avuto problemi... per ti dico... come ci rispettiamo per ora... ora tanto che
uscito dalla galera... mai nella nostra vita...//
ANTONELLO: E' bello cos...//
MICO: ma mai... ti ripeto... inc... fatti il conto che la mia famiglia la sua... noi
abbiamo... un solo conto... non sapevo chi spende di pi e che spende di meno... non abbiamo mai
tenuto conto di queste cose... ma per inc... ma ora forse il Signore mi sta castigando... o il
Signore ci sta castigando... perch... ero tanto contento quando uscito... lo stesso che ero uscito
io... ero tanto contento quando siete comparsi qua dopo 8 giorni...inc... con mio fratello massimo
ogni 15 giorni... inc... ma non mi dimentico mai... quando siamo rimasti... ci vediamo dopo inc...
se tutto va bene... abbiamo detto... ti ricordi... quella volta inc... o noi... poi vi hanno dato la
sorveglianza... inc... la sorveglianza... lui forse no... hanno fatto... inc... si l'ha fatto... si l'ha fatta
quando uscito nel inc... o nel 97... inc...//
TUSCANO: Inc... mettono a quello.... mettono a quell'altro... inc... noi stiamo
parlando con tutti la... inc...//
MICO: Ancora... non ne hai tenuto uno... inc... (ore 18.38.55 Mico parla a voce
bassa)... speriamo...//
ANTONELLO. Altri bordelli...//
TUSCANO: Inc... e come mai...//
MICO: Inc... c'era il Maresciallo inc.. avevano sequestrato inc...//
TUSCANO: inc.. stanno bloccando... //
MICO: I Guarnaccia con Bruno... (ore 18.39.42)..//

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 107
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TUSCANO: Si... ora hanno gli interessi di lavorare la sopra... inc... e che ci danno
i soldi... inc...//
MICO: inc... (parla a bassa voce)...//
TUSCANO: i primi i soldi tutti... li dobbiamo recuperare inc.... Casciano... (ore
18.40.12)..//
MICO: voglio dire...//
TUSCANO: Ah i lavori qua...//
MICO: inc... (parla a voce bassa). chi glieli ha dati i lavori... come prende... inc... gli fa
la fattura... inc...//
TUSCANO: Per ora li ha presi lui... la RGS (?)... inc...//
MICO: E quelli di inc... chi li ha presi...//
TUSCANO. Ancora lainc....//
MICO: E perch... inc... mi sembrava impossibile a me... che chi prende e chi no...
inc... //
TUSCANO: Inc... ( parla a voce bassa)...//
MICO: ma ci sono ancora loro...//
TUSCANO: Gi abbiamo parlato... siamo andati dai Boss inc... abbiamo parlato
pure del lavoro di San Giorgio... poi vi spiega vostro fratello... quando scendete...//
MICO: Quanto... e non mi puoi spiegare tutto quanto...//
TUSCANO: Inc... e di preciso... il fatto di San Giorgio... gli ha detto Nino in quel
modo... inc... e gli ha dato 100.000 euro...//
MICO: Non vero... inc...//
Squilla un cellulare (Ore 18.41.56)
MICO: Va be... ammesso e non concesso.inc...//
TUSCANO: Inc... vero che si era preso l'impegno dei soldi... e poi... inc... che
quello vuole i soldi... quell'altro vuole i soldi... inc...//
MICO: E Rosmini non vero che gli ha dato i soldi...//
TUSCANO: inc...//
MICO: Sai perch... almeno.... (parla a voce bassa)//
TUSCANO: e non mi inc...//
MICO: non mi interessa un cazzo a me... inc...//
TUSCANO: Nino... vostro genero non li ha voluti...//
MICO: A me non inc... a me mi deve dare i soldi quelli dell'IPEI che avevano preso...
del guadagno... inc... //
TUSCANO: Noi abbiamo preso l'altro impegno... inc...//
MICO: Voglio dire... definiamo la cosa... inc... che il lavoro c' lo facciamo inc...//
TUSCANO: Comunque io ero seduto la... poi sono dovuto andare ad altre parti...
inc... mi sono dovuto alzare per impegnarmi... e poi sono andato a prenderlo... perci i discorsi
precisi precisi li sa lui... a me mi ha accennato questo fatto... inc... che si era preso questo
impegno... inc... che questo si preso i soldi... che quest'altro si preso i soldi... che le cose
doveva andare come doveva andare... le hanno fatto in un modo e poi sono andati in
un'altra...inc...//
MICO: E dico a me non me ne da...//
TUSCANO: Inc... gli ha spiegato tutte le cose... comunque poi... se vuole Dio
scendete... se no la prossima volta che salgo mi faccio dire preciso... inc...//
MICO: A te ti deve dare i soldi... inc... bisogna... inc.. che cazzo c'entrano inc... i
Rosmini inc... //
TUSCANO: inc.. forse entrato nel meglio Pasquale CONDELLO (18.44.05)...
inc... perch si preso un'altra volta... inc... lui ha fatto parlare inc... e poi si stava di la...//
MICO: Ma ti ricordi che te lho detto... non mi interessa un cazzo... a me mi deve dare
la parte dei soldi che... dei guadagni del lavoro...//
TUSCANO: Inc... figlio... inc... si dimentica... inc..//
MICO: Ancora... ancora... //

Se lo stralcio della conversazione appena esposta illumina sulla competenza territoriale


della cosca LIBRI nel locale San Giorgio, del tutto evidente come tra la predetta associazione

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 108
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di tipo mafioso e la cosca ROSMINI fossero sorti dei dissidi in relazioni alle estorsioni da
riscuotere proprio in quella porzione di territorio, il cui rappresentante, per la cosca LIBRI,
chiaramente CARIDI Antonino (ne dar ampio riscontro il contenuto delle conversazioni che
saranno oltre riportate tra il BARBIERI, il VIGLIANISI ed il BUDA):

TUSCANO: Gi abbiamo parlato... siamo andati dai Boss inc... abbiamo parlato
pure del lavoro di San Giorgio... poi vi spiega vostro fratello... quando scendete...//
MICO: Quanto... e non mi puoi spiegare tutto quanto...//
TUSCANO: Inc... e di preciso... il fatto di San Giorgio... gli ha detto Nino in quel
modo... inc... e gli ha dato 100.000 euro...//
MICO: Non vero... inc...//
Squilla un cellulare (Ore 18.41.56)
MICO: Va be... ammesso e non concesso.inc...//
TUSCANO: Inc... vero che si era preso l'impegno dei soldi... e poi... inc... che
quello vuole i soldi... quell'altro vuole i soldi... inc...//
MICO: E Rosmini non vero che gli ha dato i soldi...//
TUSCANO: inc...//
MICO: Sai perch... almeno.... (parla a voce bassa)//
TUSCANO: e non mi inc...//
MICO: non mi interessa un cazzo a me... inc...//
TUSCANO: Nino... vostro genero non li ha voluti...//
MICO: A me non inc... a me mi deve dare i soldi quelli dell'IPEI che avevano preso...
del guadagno... inc... //

In proposito, per stabilire ruoli e competenze, si era svolta una riunione tra i
rappresentanti della cosca ROSMINI, da una parte, CARIDI Antonino e Salvatore TUSCANO, per
conto dei LIBRI. Dal contenuto del colloquio, inoltre, si percepisce chiaramente come alla
riunione avesse partecipato anche il latitante Pasquale CONDELLO, a cui i ROSMINI
risultano storicamente federati:

TUSCANO: Comunque io ero seduto la... poi sono dovuto andare ad altre parti... inc...
mi sono dovuto alzare per impegnarmi... e poi sono andato a prenderlo... perci i discorsi precisi
precisi li sa lui... a me mi ha accennato questo fatto... inc... che si era preso questo impegno...
inc... che questo si preso i soldi... che quest'altro si preso i soldi... che le cose doveva andare
come doveva andare... le hanno fatto in un modo e poi sono andati in un'altra...inc...//
MICO: A te ti deve dare i soldi... inc... bisogna... inc.. che cazzo c'entrano inc... i
Rosmini inc... //
TUSCANO: inc.. forse entrato nel meglio Pasquale CONDELLO (18.44.05)... inc...
perch si preso un'altra volta... inc... lui ha fatto parlare inc... e poi si stava di la...//

Alle ultime parole proferite dal TUSCANO circa la presenza e linteressamento di Pasquale
CONDELLO, Don Mico LIBRI risponde facendo pesare tutta la sua importanza di storico
patriarca della ndrangheta:

MICO: Ma ti ricordi che te lho detto... non mi interessa un cazzo... a me mi deve dare
la parte dei soldi che... dei guadagni del lavoro...// .

Le conversazioni appena riportate pongono nella giusta evidenza un dato di centrale


rilevanza: Pasquale CONDELLO, da latitante, prende parte ai summit con la famiglia LIBRI al
fine di risolvere i contrasti che si registrano nella spartizione dei proventi dellattivit estorsiva.
Nellottobre del 2005, quindi, si registra gi la vicinanza delle cosche CONDELLO e
LIBRI, si apprezza la sussistenza di incontri finalizzati alla pianificazione delle spartizioni dei
proventi della capillare attivit estorsiva;
non tragga in inganno, al fine di apprezzare la natura dei rapporti tra i predetti sui quali ci
si soffermer in seguito, il tono con il quale Mico LIBRI sembra parlare ai suoi di Pasquale
CONDELLO: si tratta pur sempre del tono di un capo che agli occhi dei suoi adepti si mostra

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 109
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inflessibile ed autorevole, a maggior ragione ove oggetto del discorso sia un soggetto delle
spessore delinquenziale del CONDELLO.

Sempre dal proc. pen. n. 75/05 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA.

Il giorno 14.10.2005, Salvatore TUSCANO ed Antonello SINICROPI si trovano ancora


allinterno dellabitazione di Don Mico LIBRI a Prato. La conversazione che si carpiva alle ore
23.16. si rivelava di eccezionale importanza alla luce di quanto acquisito, nelle prime ore del
giorno 13.10.2005, a bordo dellautovettura Fiat Stilo in uso a Salvatore TUSCANO, allorquando
questi, pronto per partire con SINICROPI Antonino alla volta di Prato, riferiva a Pasquale LIBRI
di aver preso accordi con esponenti delle famiglie DE STEFANO TEGANO per avere un
incontro per le ore 10.00 di domenica 16.10.2005.

Lincontro stabilito con Paolo Rosario DE STEFANO, rappresentante lomonima


consorteria, e con il di lui cognato SCHIMIZZI Paolo, questi esponente di spicco del clan
TEGANO, era necessario secondo il TUSCANO per definire i dettagli di una probabile
operazione finanziaria e renderla operativa entro luned: Lui deve andare la che deve andare,
senno io me ne scendo, io domenica mattina alle dieci ho appuntamento lala sopra che
vengono i Paoli, che dobbiamo parlare, luned si devesi deve iniziare.

Di sensazionale spessore saranno le successive parole carpite dal confronto tra MICO
LIBRI ed il TUSCANO dalle quali si desumeva che, lincontro preventivato per la mattina del 16
ottobre, utile a definire un affare di eccezionale entit, avrebbero stuzzicato lappetito delle
famiglie di ndrangheta pi rappresentative di questa citta.

Nello specifico, oltre al rappresentante dei TEGANO e dei DE STEFANO, avrebbe dovuto
prendere parte alla riunione indicata anche un rappresentante del boss latitante Pasquale
CONDELLO. Emissario questo la cui partecipazione non era ancora divenuta certezza, nonostante
le numerose imbasciate inviate dal clan LIBRI alla famiglia CONDELLO: TUSCANO:
Luned si deve iniziare.// LIBRI: Questi appuntamenti li prendete quando
incomp.//TUSCANO: Incomp. no, li prendiamo quando quando a questo amico gi gli ha dato
altri quindici giorni in pi, che per me non glieli davo incomp. per informare a
Pasquale.//LIBRI: Chi sa se lo vedono loro a Pasquale, chi sa dove sotterrato, sotterrato nel
senso non sotterrato chi sa dove incomp.TUSCANO: Ma non viene lui, manda a qualcuno,
giusto!.//LIBRI: Incomp.TUSCANO: Sono anni, non sono mesi zio sono anni incomp. per
me la stanno tirando, quindici giorni, un mese un mese tre mesi, da luglio ce ne siamo andati a
settembre da settembre ce ne siamo andati ad ottobre a ottobre incomp.// LIBRI:
Incomp../TUSCANO: Incomp. oggi venerd incomp. ma quanti anni ha zio!./ LIBRI:
Chi!.// TUSCANO: Pasquale./ LIBRI: Incomp. cinquantacinque, cinquantatre anni./
TUSCANO: Cinquantasei!./ LIBRI: Ma tu lo hai conosciuto!.//TUSCANO: Non conosco
nessuno, io conosco solo a Mico LIBRI.//LIBRI: Incomp. dunque, un pochettino pi corto
del normale.//

Conversazione ambientale abitazione Prato del 14.10.2005, ore 23.16, prog.4097, tra
Domenico LIBRI, Salvatore TUSCANO e Antonino SINICROPI.

OMISSIS
ORE 23.25.11.
LIBRI: Ma necessario che andate a Parma, non vi potete fermare qua, e quando viene
incomp.//
TUSCANO: Lui deve andare la che deve andare, senno io me ne scendo, io domenica
mattina alle dieci ho appuntamento lala sopra che vengono i Paoli, che dobbiamo parlare,
luned si devesi deve iniziare.//
LIBRI: Incomp.//

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TUSCANO: Incomp. i suoi cognati incomp.//


LIBRI: Non saliva.//
TUSCANO: Non saliva.//
LIBRI: Gli doveva telefonare che non sale.//
TUSCANO: No, ora sale perch gli ha detto che sale.//
LIBRI: Incomp.//
OMISSIS
(Parlano del televisore se si deve spegnere o deve rimanere sempre acceso alzano ed
abbassano il volume, LIBRI gli dice che il suo televisore questa notte rimasto acceso fino a
tardi, vari rumori ambientali.)
LIBRI: Incomp.//
TUSCANO: Incomp. avete capito che abbiamo un appuntamento!.//
LIBRI: Incomp. Madonna del Carmine.//
TUSCANO: Minchia, dobbiamo parlare non avete capito che alle dieci abbiamo un
appuntamento.//
LIBRI: Incomp.//
TUSCANO: Luned si deve iniziare.//
LIBRI: Questi appuntamenti li prendete quando incomp.//
TUSCANO: Incomp. no, li prendiamo quando quando a questo amico gi gli ha dato
altri quindici giorni in pi, che per me non glieli davo incomp. per informare a Pasquale.//
LIBRI: Chi sa se lo vedono loro a Pasquale, chi sa dove sotterrato, sotterrato nel senso
non sotterrato chi sa dove incomp.//
TUSCANO: Ma non viene lui, manda a qualcuno, giusto!.//
LIBRI: Incomp.//
TUSCANO: Sono anni, non sono mesi zio sono anni incomp. per me la stanno tirando,
quindici giorni, un mese un mese tre mesi, da luglio ce ne siamo andati a settembre da
settembre ce ne siamo andati ad ottobre a ottobre incomp.//
LIBRI: Incomp..//
TUSCANO: Incomp. oggi venerd incomp. ma quanti anni ha zio!.//
LIBRI: Chi!.//
TUSCANO: Pasquale.//
LIBRI: Incomp. cinquantacinque, cinquantatre anni.//
TUSCANO: Cinquantasei!.//
LIBRI: Ma tu lo hai conosciuto!.//
TUSCANO: Non conosco nessuno, io conosco solo a Mico LIBRI.//
LIBRI: Incomp. dunque, un pochettino pi corto del normale.//
TUSCANO: Ah.//
LIBRI: Ma quello che . quello che stato prima e quello che tuttoggi incom. ma
ha fatto cose, ma purtroppo e quanto e quanto, lui ci credeva a tutta questa amicizia, perch lo
mandavano i compari, e poi da buon figlio di puttana che le amicizie se li conquistate, io come
cazzo me li sono fatte le amicizie incomp. mannaggia la ( bestemmia ) della montagna, lui ha
bruciato pure i cristiani, ( pausa ) una volta, una volta incomp.//
TUSCANO: Ride.//
OMISSIS
(All.to nr.92)

Corollario della conversazione appena evidenziata era quanto, effettivamente, si riusciva ad


accertare la mattina di domenica 16.10.2005, allorquando personale della locale Squadra Mobile
documentava, nel piazzale del locale Santuario di SantAntonio, lappuntamento oggetto di
conversazione.
(All.to nr.93)

Nelloccasione era Riccardo ARTUSO, alla guida della propria FIAT Punto, monitorata
con sistema G.P.S., ad accompagnare il boss LIBRI Pasquale nel luogo convenuto per
lappuntamento:
RICCARDO: Qua ci posteggiamo?
PASQUALE: Siincompuoi parcheggiare anche pi avanti//

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Conversazione ambientale registrata il 16.10.2005, ore 09. 19, sullautovettura Fiat Punto di
ARTUSO, prog 4799, tra Pasquale LIBRI e Riccardo Artuso.

PASQUALE: bestemmiaincom//
RICCARDO: Cosa?//
PASQUALE: Neanche seincomnon voglio pi sentirne parlare neancheincom
bestemmiaincomma non rompermi i coglioniincom//
RICCARDO: bestemmia//
OMISSIS
(I due parlano dei colloqui della figlia, dei mezzi per andare, del costo del biglietto aereo,
di andare allagenzia, subito dopo si sofferma per fare rifornimento. Riccardo dice a Pasquale che
a lui sono sempre riuscite le cose perch le ha sempre fatte personalmente. Strada facendo
Riccardo gli chiede se devono andare a monte. Parlano della strada che stanno percorrendo e che
la domenica mattina non c confusione. Alle 09,53.04 si sofferma al Santuario di SantAntonio.)
RICCARDO: Qua ci posteggiamo?//
PASQUALE: Siincompuoi parcheggiare anche pi avanti//
OMISSIS
(Lauto si ferma e Pasquale LIBRI scende.)
(All.to nr.94)

Erano le 09.54, allorquando Pasquale LIBRI nel scendere dallautovettura di ARTUSO, per
recarsi allappuntamento, a questi si rivolgeva dicendo di guardarsi intorno per verificare la
presenza delle forze dellordine: Vedi seincomqualche sbirro.

Conversazione ambientale del 16.10.2005, ore 09.54, registrata sullautovettura Fiat Punto
di ARTUSO Ricardo, prog. 4800, tra Pasquale LIBRI e Riccardo ARTUSO.

PASQUALE: Vedi seincomqualche sbirro//


RICCARDO: Eh//
OMISSIS
(Subito dopo Pasquale LIBRI scende dallauto, a bordo rimane Riccardo.)

(All.to nr.95)

Ancora qualche minuto di attesa ed il personale allertato per levento riprendeva


fotograficamente un breve colloquio tra LIBRI Pasquale e i rappresentanti delle famiglie
TEGANO DE STEFANO, rispettivamente identificabili in: DE STEFANO Paolo Rosario,
nato a Reggio Calabria, il 21.12.1976, e SCHIMIZZI Paolo, nato a Reggio Calabria, il
15.03.1976.
(All.to nr.96)

La fitta rete di rapporti tra i DE STEFANO, i CONDELLO e la famiglia LIBRI trova altre
conferme nellattenta lettura della conversazione intercorsa tra LIBRI Domenico e limprenditore
ALAMPI Matteo, gi riportata in precedenza: emergeva infatti come questultimo avesse avuto un
incontro anche con Giuseppe DE STEFANO, appena uscito dal carcere, che lo aveva convocato per
affidargli un lavoro:
AP: com questa storia io a gennaio vado a fare il ..inc.. ho incontrato Aurora vi ho
mandato i saluti.. saluti penso molto affettuosi poi non so, in che termini lei vi ha detto! Perch io
avevo un qualcosa, allinterno di me, ma no per averlo ..inc.. precedente, per sapete una piccola
esperienza nella jungla me la sono fatta pure io, allora volevo un momentino vede il modo in cui,
perch vi ho mandato unambasciata con vostra figlia
LD: ..inc.. me ne sono arrivate ..inc..
AP: ..inc.. per essere chiaro e lineare nei vostri confronti esce Peppe DE
STEFANO e ci incontrammo
LD: uscito?!?
AP: era uscito

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 112
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

LD: ah! Quella volta..


AP: Matteo, tutto a posto, voleva sapere, comera la situazione da un p di tempo
inc.. sto cercando di vedere, di incontrarlo, sto cercando ..inc.. tu come la vedi? (riferisce una
frase dettagli da Peppe DE STEFANO - ndr) Peppe se hai bisogno di me ..inc.. che i rapporti di
famiglia sono sempre gli stessi, anzi io, due anni fa, perch sono vicini a voi a ..inc.. ..tratto
incomprensibile.. a Pasquale CONDELLO ..inc.. un lavoro ..inc.. (pare dica: il lavoro della
discarica) ci sono io non ci sono problemi ..inc.. la ditta e vicino a noi in questo lavoro io non
posso mettere ..inc.. perch io, ero la ditta che il lavoro non e ..inc.. per non avere spiacevoli
equivoci il lavoro andato a finire da voi, che dite che ..inc.. siete con questa ditta ..inc.. altri non
vi scordate che il mio discorso chiuso, dice ma sai che, ci divertiamo facciamo Peppe se tu
mi vuoi offrire un lavoro tu ..inc.. e io per lamore di Dio il lavoro sto cercando, se sono qua, tieni
conto che io impegni non ne ho con nessuno e che per problemi di giustizia se io sento odore di
bruciato dopo un minuto me ne vado, per una cosa che io devo rispondere nei confronti di uomini e
per il peso che mi avete dato, da dove sono, mi metto in condizione e do conto, non intralciando
mai la mia dignit e la dignit di altri uomini sei daccordo? Sono daccordo! Va bene! dopo
qualche mese mi arriva unambasciata di Pasquale CONDELLO personalmente ..inc.. per
..inc..

Quanto ricavabile dalle attivit di intercettazione appena richiamate rende evidente le novit
venutesi a creare nella gestione criminale delle attivit economiche della citt di Reggio Calabria.
Risulta, invero, lavvicinamento di soggetti storicamente contrapposti che porta alla
costituzione di un organismo di coordinamento costituito dai reggenti delle consorterie
riconducibili a CONDELLO Pasquale, a DE STEFANO Giuseppe e a LIBRI Pasquale
(questultimo subentrato nella qualit di capo-locale al fratello Domenico, come accertato
nellambito del procedimento penale n. 75/05 R.G. notizie di reato, denominato TESTAMENTO).
La contiguit criminale tra la famiglia LIBRI e quella CONDELLO emerge dagli elementi
di prova forniti da questultimo procedimento penale, laddove stata accertato che CONDELLO
Pasquale, o soggetti investiti di ruoli qualificati allinterno dellorganizzazione criminale a lui
riconducibile, ha preso parte ad alcune riunioni finalizzate a delineare specifiche attivit criminose.
Conferma dellavvicinamento delle consorterie storicamente contrapposte si ricava, peraltro,
dallulteriore circostanza costituita dalla partecipazione di alcuni soggetti appartenenti allo
schieramento capeggiato dal CONDELLO ai funerali di LIBRI Domenico, morto in data 1 maggio
2006, durante la sua detenzione allinterno del carcere di Napoli.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 113
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I SOGGETTI PRESENTI AL FUNERALE DI DOMENICO LIBRI.

In data 3 maggio 2006, personale della locale Sezione Anticrimine, nel corso di un servizio
di osservazione predisposto nei confronti di PASSALACQUA Domenico, accertava che lo stesso,
unitamente a CREAZZO Umberto ed allimprenditore VITALE Stefano partecipava ai funerali di
LIBRI Domenico.
(vds. all. nr. 1)

Tutti e tre sono da ritenere inseriti allinterno delle dinamiche criminali relative allarea di
Villa San Giovanni e zone limitrofe, facente capo al pi noto CONDELLO Pasquale, come
risultato dalle indagini esperite nel corso di questo procedimento ed in relazione alle cui risultanze
si rinvia al capitolo successivo della presente richiesta.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 114
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LALLEANZA TRA LE COSCHE DE STEFANO, CONDELLO E LIBRI.

Ritornando allalleanza venutasi a creare tra le consorterie mafiose DE STEFANO,


CONDELLO e LIBRI, circa la gestione illecita delle attivit criminose nella citt di Reggio
Calabria, va precisato che nel corso delle indagini relative al presente procedimento penale stato
accertato che anche limprenditore BARBIERI Domenico, intraneo al gruppo criminale facente
capo ad IMERTI Antonino cl. 50, ed ai fratelli BUDA, Pasquale e Natale, egemoni nellarea di
Villa San Giovanni, in pi occasioni si rivolto a Pasquale LIBRI.
In particolare, in data 12 gennaio 2007, BARBIERI Domenico unitamente allingegnere
VIGLIANISI Francesco, dirigente capo area del settore urbanistico del comune di Condofuri,
nonch tecnico di fiducia del BARBIERI, dopo aver stabilito a mezzo telefono un incontro tra loro,
avvenuto presso labitazione di questultimo, si portavano in Villa San Giovanni, presso la sede dei
traghetti Caronte, per incontrarsi con BUDA Pasquale;
lo scopo dellincontro va individuato nella opportunit di inviare il BUDA ad Archi,
intendendo con tale affermazione la necessit di stabilire un incontro con gli esponenti della locale
criminalit organizzata, al fine di attuare un intervento nei confronti di SCARPELLI Pasquale,
titolare della societ ESCAR COSTRUZIONI DI SCARPELLI SANTO & C. S.A.S. (con sede legale in
Reggio Calabria, fraz. Villa San Giuseppe, in via dei Monti 69/B), ritenuto lautore di una lettera di
minaccia giunta presso lo studio del VIGLIANISI, nella quale era stata evidenziata lingerenza di
BARBIERI e, quindi, della criminalit organizzata a questultimo collegata, nellaggiudicazione di
alcuni appalti attraverso la fattiva collaborazione del VIGLIANISI.
Dalle conversazioni registrate allinterno del veicolo, oltre ad emergere che il BARBIERI il
giorno successivo si sarebbe recato anche da LIBRI Pasquale, si ricavava non solo la definitiva
conferma del ruolo di assoluta centralit affidato al LIBRI (il quale per la sua vicinanza a Pasquale
CONDELLO ed a Giuseppe DE STEFANO viene definito quello di Archi, nonostante sia notorio
che la cosca LIBRI si radica nella frazione Cannav di Reggio Calabria) ma anche allagire del
BARBIERI per conto delle organizzazioni mafiose in esame, attraverso le quali riteneva di potere
acquisire laggiudicazione di alcuni appalti:

IL COLLOQUIO, AVVENUTO ALLE ORE 18:01,40 DEL 12.01.2007 E REGISTRATO CON


PROGRESSIVO NR. 2660, SI SVOLTO COME DI SEGUITO RIPORTATO, IN FORMA INTEGRALE, TRA LE
PERSONE SOTTO INDICATE:

BARBIERI D.: BARBIERI DOMENICO;


VIGLIANISI F.: VIGLIANISI FRANCESCO

...SALGONO A BORDO DELL'AUTO MIMMO BARBIERI E VIGLIANISI FRANCESCO... SUBITOP


DOPO L'AUTO SI METTE IN MOVIMENTO...
...BARBIERI DOMENICO CONVERSA AL CELLULARE...O M I S S I S...

...ORE 18.03.50 INIZIO TRASCRIZIONE INTEGRALE...

BARBIERI D.: comunque io... domani voglio parlare con PASQUALE LIBRI... ah!!
questo di Archi... perch la cosa partita sempre da la!!..
VIGLIANISI F.: si da la partita!! quale gente compare...
BARBIERI D.: ah?...
VIGLIANISI F.: quale gente compare...
BARBIERI D.: avete ... avete visto come hanno nominato la ESCAR (ditta edile di
Santo Scarpella)...
VIGLIANISI F.: no...
BARBIERI D.: ah!!
VIGLIANISI F.: no...
BARBIERI D.: la ESCAR c' stato un minuto che stata appresso a noi..
VIGLIANISI F.: certo...
BARBIERI D.: avete visto, non stata nominata... quella ha scritto la e ha cantato avete
capito?...

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 115
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VIGLIANISI F.: lui mi ha detto a me... ieri quando c' stato (tratto incomprensibile in
quanto parla a bassa voce)... gi aveva parlato con Ciccio...
BARBIERI D.: si pensano che non lo so io...
VIGLIANISI F.: aveva parlato con me, aveva parlato con voi... incomp...
BARBIERI D.: si aveva parlato con loro...
VIGLIANISI F.: con loro...
BARBIERI D.: e lui ha detto che lo hanno messo fuori ditta...
VIGLIANISI F.: si per mettergli...incomp...
BARBIERI D.: eh!!
VIGLIANISI F.: e io come il fesso...incomp.. giustamente voi... comparso la un paio di
mattine... incomp... io giustamente se potevo....
BARBIERI D.: no, io gliel'ho detto la prima volta sola e poi basta... poi lui prende e
parte per i fatti suoi, avete visto la quando era per BOnvILE per coso la...
VIGLIANISI F.: e poi si stato zitto...
BARBIERI D.: si, poi ha preso e si stato zitto... avete capito?... se non eravate voi a
dirgli che lo avete saputo ieri, e l'ho saputo il giorno prima della befana io...
VIGLIANISI F.: io non sapevo niente, quando mi avete chiamato voi sono rimasto pure
io, ho detto io: non che pensa che io sapevo qualche cosa... invece io...
BARBIERI D.: no... poi ripeto non lo sapevate voi...
VIGLIANISI F.: ora si deve spaventare uno!?! che deve fare!?!...
BARBIERI D.: no!! ora sto andando a trovare a PASQUALE BUDA, se lo trovo gli dico
che deve andare a Archi, potevo andare pure io perch...incomp...
VIGLIANISI F.: ...incomp...
BARBIERI D.: ah?...
VIGLIANISI F.: ma io mi sono rotto i coglioni... incomp...
BARBIERI D.: no!! dovete dire che, meno male che l'avete presa pure voi...
VIGLIANISI F.: meno male... se l'aveva presa una di quelli la, veramente gli prendeva un
collasso...incomp...
BARBIERI D.: specialmente quella la.. la cosa la, la BELLANTONE...
VIGLIANISI F.: quella moriva secca...
BARBIERI D.: ...(ride)...minchia quella...
VIGLIANISI F.: no, ma quella forse la prendeva pure... no ma io quando sono arrivato,
sono venuto prima per aggiustare una, per aggiustare... due carte... c'era un cd che c'era materiale...
di una di questi qua, di Lazzaro di quelle parti la... per vedere se la conoscevo...incomp... quando
sono arrivato la, ho visto la busta gialla, ho detto: ahi, ahi, un'altra.... appena l'ho vista gialla...
...incomp...
BARBIERI D.: a me pure mi hanno dato una cassetta che l'hanno girata a Villa,
Bagnara... ma non si vedeva un cazzo completamente...
VIGLIANISI F.: ...incomp...
BARBIERI D.: il maschio aveva messa la mascherina...
VIGLIANISI F.: no, no qua mascherina niente...
BARBIERI D.: va be... ma non roba di qua...
VIGLIANISI F.: io detto io: va bene vado a vedere mi sistemavo due carte.... me lo
vedo... ma quando l'ho guardato mi pensavo sapete che cosa, i depliant della finanziaria M3, no M3
quelli che hanno quelle cose... poi ho visto bene... un'altra "papella" di questi che ...incomp...
BARBIERI D.: a me mi ha nominato no?...
VIGLIANISI F.: a tutti ha nominato...
BARBIERI D.: pure a me? pure a mio fratello?...
VIGLIANISI F.: no, a voi e vostro fratello...
BARBIERI D.: ...incomp...
VIGLIANISI F.: si, sempre della stessa uguale...
BARBIERI D.: si...
VIGLIANISI F.: per dire, guarda... ci hai rotto i coglioni.... ci avete rotto i coglioni...
questo il discorso..
BARBIERI D.: si...

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VIGLIANISI F.: siccome giustamente l'unico che pu... giustamente lui va a chiamare a
quello e sa cosa gli deve dire che capisce...lui era qua anche per il discorso della...incomp... voi dite
che non c'entra niente?...
BARBIERI D.: ma non valeva la pena, l'importi sono questi, non che.... sono importi
rilevanti...
VIGLIANISI F.: no ma io ho pensato: se volevi fare qualche cosa non mandavi neanche la
lettera...
BARBIERI D.: no, potete stare tranquillo e sicuro questi non ... voi pensate... quando
attaccano una persona non fanno niente... il peggio quando non lo chiamano... a me non mi hanno
chiamato!!... gli ho detto io ma.... una cosa buona quando ti chiamano, se no vengono a prenderti
a casa...
VIGLIANISI F.: non ho capito?...
BARBIERI D.: quando a me mi hanno chiamato i Carabinieri io mi ero preoccupato
no?...
VIGLIANISI F.: eh!!
BARBIERI D.: e sono andato dall'avvocato e cos cos e cos, mi ha detto Mimmo vai
tranquillo perch se c'era qualcosa di importante non venivano a chiamarti, venivano e ti
prendevano... lo stesso qua... ...incomp... non l'ho interpellate nemmeno...
VIGLIANISI F.: no, non parla con nessuno...
BARBIERI D.: ....niente... neanche le gare che andiamo a fare Filippo mettetelo sempre
sulla, a fatto compiuto, che non sappia nemmeno come... (pausa)... quanto venuto questo
magazzino grosso... e coso?... "gna gna"...
VIGLIANISI F.: ieri mi ha chiamato... oggi era .... ha chiamato a mia, ha chiamato
quell'altra.... quella la convinta che ha a un'altra... che fa la gelosa pure questa...

...O M I S S I S...

BARBIERI D.: e quella come era compare?...


VIGLIANISI F.: io non sapevo niente di questo discorso tra di loro, a me venuta quella e
mi ha detto che era quello, chi era quello, chi era quell'altro, ...incomp... delibera...
BARBIERI D.: a quella di Melito?...
VIGLIANISI F.: si...
BARBIERI D.: non ce ne sono pi delibere in questi comuni piccoli ingegnere, sono
finite... l'unico comune che libera la gara oggi come oggi Scilla, arrivano lettere ononime tutti i
giorni, tutti i giorni...
VIGLIANISI F.: ...incomp...
BARBIERI D.: gli ho detto io: compare, l'ingegnere per adesso ha problemi con la
famiglia e in settimana se ne parla... andato otto giorni, se ne andato per sopra, quando
arrivato qua dice mamma...incomp... rispetto a tutti, per ognuno si guarda i suoi cazzi,
VIGLIANISI F.: a non lo sapete?...
BARBIERI D.: l'altro fratello mi chiama l'altro ieri, che successo, urgente, urgente,
scappa, cose... che successo gli ho detto io?... dice mi deve dare trecento euro Croce Valanidi se
possiamo andare, che vado per trecento euro io, che vado a "sconsare" le persone a Valanidi... non
c' compare PASQUALE...

... A QUESTO PUNTO SI FERMA L'AUTO E SCENDE BARBIERI DOMENICO, DA


ACCERTAMENTI AL GPS L'AUTOVETTURA RISULTA ESSERSI FERMATA A VILLA
SAN GIOVANNI NEI PRESSI DELL'IMBARCADERO CARONTE...
FINE TRASCRIZIONE...

I due soggetti (BARBIERI Domenico e VIGLIANISI Francesco), dopo aver ottenuto


linteressamento da parte di BUDA Pasquale, che nella stessa serata si sarebbe dovuto recare ad
Archi per incontrasi con gli esponenti della locale criminalit organizzata, facevano rientro a
Catona di Reggio Calabria; anche in questa occasione commentavano i fatti in esame, affermando
che:

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IL COLLOQUIO, AVVENUTO ALLE ORE 18:36,45 DEL 12.01.2007 E REGISTRATO CON


PROGRESSIVO NR. 2664, SI SVOLTO COME DI SEGUITO RIPORTATO, IN FORMA INTEGRALE, TRA LE
PERSONE SOTTO INDICATE:

BARBIERI D.: BARBIERI DOMENICO;


VIGLIANISI F.: VIGLIANISI FRANCESCO.

...DA ACCERTAMENTE GPS L'AUTO RISULTA ESSERE FERMA NEI PRESSI DELL'IMBARCADERO
CARONTE DI VILLA SAN G IOVANNI... SALE A BORDO DELL'AUTO MIMMO BARBIERI, VIGLIANISI
FRANCESCO CHE SI TROVA GI A BORDO CONVERSA AL CELLULARE MA APPENA SALE MIMMO
CHIUDE LA CONVERSAZIONE...O M I S S I S...

BARBIERI D.: potevate parlare...


VIGLIANISI F.: ah?...
BARBIERI D.: potevate parlare...
VIGLIANISI F.: no, mia moglie era che mi diceva di prendergli una coca cola che viene
questa sera mio cognato a mangiare... io ho capito che un problema di ...incomp... io ve l'ho detto
qual' il problema, il problema Filippo ...incomp... sapete quale ?... se noi decidiamo di fare una
gara, perch io, non perch se andava Filippo....se io... se andava Filippo da STRATI e gli diceva,
vedi che dobbiamo fare questa gara qua, STRATI gli buttava una "puntata nel culo"....
BARBIERI D.: si... gli diceva vattene fuori...
VIGLIANISI F.: vattene per fuori... per mi ha detto, per te?... fai quello che vuoi...
BARBIERI D.: eh...
VIGLIANISI F.: e quello...
BARBIERI D.: quando gli ho telefonato io mi ha detto... per ingegnere...
VIGLIANISI F.: eh?...
BARBIERI D.: quando l'ho chiamato io per quel problema del bitume di Scilla si
messo subito a disposizione... mi ha detto: ha parlato gi l'ingegnere, gli ho detto io, vi lascio un
acconto, mi ha detto, non lo dite nemmeno mi ha detto...
VIGLIANISI F.: vi sto dicendo io che ho un rapporto...
BARBIERI D.: questi, i "comparuzzi sono"...
VIGLIANISI F.: ah?...
BARBIERI D.: questi i "cumparuzzi sono"...
VIGLIANISI F.: e loro sono... ...incomp...
BARBIERI D.: no di Melito, di Reggio va...non di Melito...
VIGLIANISI F.: eh!?!...
BARBIERI D.: la fatta avete capito?...
VIGLIANISI F.: ...incomp... ancora questo continua a fare, fa gare... poi ha
visto...incomp....
BARBIERI D.: compare PASQUALE!!... subito partito...
VIGLIANISI F.: ah??...
BARBIERI D.: ora va a Fiumara di Muro, porta a sua moglie e parte, prende a
quell'altro...
VIGLIANISI F.: la dentro...
BARBIERI D.: ...(ride)... e vanno girando...
VIGLIANISI F.: ...incomp... non gli ho detto mai no a nessuno, chi venuto da me...
BARBIERI D.: niente... la lui deve tenere a distanza a mio cugino perch parla assai...
dice...
VIGLIANISI F.: ma chi lo ha mandato...
BARBIERI D.: se la porta meglio GIOVANNI perch non parla... ma questo non cambia
mai, il vizio sempre quello poi, poi il vizio sempre quello vedete l... sta parlando di qua e di
la...
VIGLIANISI F.: a me, vi dico la verit, prima ancora che mi domandaste voi me lo
avevano detto, mi hanno detto, vedi che quello la ti porta problemi, ma onestamente noi, compare
Mimmo...
BARBIERI D.: eh!! quando ho capito che arrivato il problema, gli ho detto "ingegnere"
ora basta!! perch io a voi vi rispetto come rispetto a mio fratello non che che vi devo fare...

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VIGLIANISI F.: ma secondo voi io mi mettevo con una persona come a quella se non
eravate venuto voi, che me ne fotteva a me...
BARBIERI D.: ciao compare, ciao...(saluta persona all'esterno n.d.r.)...
VIGLIANISI F.: la fame gli facevo, che me ne usciva a me niente... solo problemi
potevano uscire...
BARBIERI D.: e sono usciti...
VIGLIANISI F.: e sono usciti infatti si sono visti i risultati...
BARBIERI D.: la prossima volta che viene... dobbiamo mettere il venti, sta bene questo
numero va bene...
VIGLIANISI F.: ma da quella volta lui non comparso pi, lui quando vi siete mosso voi,
lui si saziato...
BARBIERI D.: si...
VIGLIANISI F.: non ha chiamato pi, non ha detto ne a ne... prima non dico assai ma
veniva ogni tre giorni... bussando, cerca lavoro ogni due mesi.... compare Mimmo mi ha detto di
aiutarlo...
BARBIERI D.: ora quando venuto il Natale gli ho detto io: SANTO!! con il pensiero
alle signorina, la all'ingegnere, insomma quello ha uno studio devi avere il pensiero... mi ha detto:
si!, si! giusto, giusto...
VIGLIANISI F.: si il pensiero... quello , il messaggio mi ha mandato tanti auguri delle
felicitazioni, non mi interessava niente...incomp... quanto vado a comprare la coca cola...
...O M I S S I S... IL DISCORSO VERTE SU ARGOMENTI INERENTI A DONNE E GENERICO, ALLE ORE
18.45, SI FERMA L'AUTOVETTURA E SCENDONO DALLA STESSA CHIUDENDOLA REGOLARMENTE....
FINE TRASCRIZIONE...

Le risultanze di indagine appena riportate, che saranno riprese anche ad altri fini nelle
pagine successive, sono risultate estremamente significative in relazione alla ricostruzione della
figura criminale di LIBRI Pasquale da ritenere, sulla base del contenuto delle conversazioni innanzi
riportate, il soggetto a cui fare riferimento nel momento in cui si fossero verificate situazioni di
fibrillazione legate alle attivit delittuose poste in essere anche dagli aderenti alla cosca IMERTI.
Emerge, quindi, il perdurare dell assetto criminale operante nella citt di Reggio Calabria,
descritto da FIUME Antonino e che trova, nel corso degli anni, conferma nelle risultanze di
indagine fin qui richiamate a cominciare dalla pi volte citata conversazione intercettata il 23
febbraio 2002, tra LIBRI Pasquale e ALAMPI Matteo.

LE RECENTI RISULTANZE DI INDAGINE.

Nel corso delle indagini preliminari svolte nel presente procedimento, ed in particolare nel
contesto investigativo avente ad oggetto BUDA Pasquale, in data 6 febbraio 2007 si ascoltava la
seguente conversazione tra il predetto BUDA e PASSALACQUA Domenico (in seguito richiamata
per esteso): ma a Villa non c' in nessun posto... guarda io con l'esperienza che ho fatto,
diciamo, penso che... non ti puoi fidare di nessuno, non puoi, dice ma loro, niente non c' niente, se
non proprio, tu personalmente... non puoi contare di nessuno... io mi vedevo tante cose, poi alla
fine sono stato deluso in un modo tale che e posso pensare che tu sette mila euro, cinque mila
euro, per dieci mila euro mi fai il coso... non lo posso mai pensare e nemmeno per cento mila euro,
se siamo nella stessa barca... oggi ci sono i guai ci prendiamo i guai, domani ci sono altre cose ci
prendiamo altre cose, invece qua il discorso in un altro modo, oggi ci sono i guai ce li prendiamo
tutti, domani ci sono "usufrutto" lo prendiamo pochi... mentre eravamo l sotto ieri con DIEGO...
onestamente mi dispiaceva pu re, mi ha raccontato certe cose qua ci sono... famiglie distrutte...
famiglie distrutte qua... dice: mio cugino incomp gli ho detto: compare DIEGO io quello che
posso fare dice: fino a dove sono potuto arrivare sono arrivato... poi dice: no, lo so, lo so... dice:
stiamo aspettando a MICO ALVARO che esce, quando esce MICO ALVARO prendiamo le nostre
precauzioni... dice: perch quando abbiamo preso limpegno cera MICO ALVARO, siccome
questo impegno non stato mantenuto prima che facciamo un passo una volta che ci dicono
che non vogliono sapere niente o che poi facciamo quello che dobbiamo fare... la parte di
incomp... di qua... diciamo la parte di qua prende Pasquale (CONDELLO n.d.r.) ... dalla parte

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 119
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di la se l' presa PASQUALE LIBRI, per PASQUALE LIBRI, incomp... i ROSMINI... dice:
era venuto PASQUALE LIBRI... PASQUALE LIBRI gli ha detto: compare la divisione con uno
!!... e no con cinque!!!... noi quasi il settanta per cento dice: glielo abbiamo dato a compare
PASQUALE... (percentuale che, come si visto, viene a sua volta suddivisa in parti eguali tra
Pasquale CONDELLO e Giuseppe DE STEFANO n.d.r.) poi ...(tratto incomp.)... ed giusto!!...
ha detto: ...non una lira!!... con il metano... finita... vi incontrate chiarite le cose... ...(tratto
incomp.)... che poi a TOTO' lo hanno preso... quando hanno preso a TOTO u boi rimasto
DIEGO solo... c'era GIOVANNI, ora a GIOVANNI lo hanno arrestato pure... e allora, quando era
latitante quello che aveva l'ergastolo addosso e che poi gli spuntava... che partiva in prima
persona a tutti quanti... poi sono caduti in disgrazia... li ha tagliati completamente ora si sono
combinati che tra loro non vanno nemmeno daccordo... i ROSMINI non vanno daccordo
nemmeno... c' chi ha i soldi e chi muore di fame... la moglie di DIEGO u bumbularu, con
DIEGO nemmeno... si combinata di andare a lavorare in una lavanderia per settecento euro al
mese...incomp... e DIEGO, DIEGO bravo, bravo, bravo... DIEGO ha l'ergastolo... NATALE ha
l'ergastolo, coso ha l'ergastolo, quell'altro DEMETRIO ha l'ergastolo... TOTO' ha l'ergastolo,
GIOVANNI ha diciotto anni, non che dici uno solo....-
Quelle appena riportate sono le affermazioni di BUDA Pasquale, esponente di rilievo della
criminalit organizzata reggina, che, nel rappresentare ad altro soggetto inserito nel medesimo
ambito criminale, evidenzia i ruoli di vertice assunti nel settore delle estorsioni tanto da
CONDELLO Pasquale che da LIBRI Pasquale, allindomani della pax mafiosa tra lo schieramento
CONDELLO IMERTI FONTANA e quello DE STEFANO TEGANO LIBRI, pace
voluta tra gli altri da ALVARO Domenico, allepoca dei fatti detenuto presso il carcere di Lecce.
In particolare, si commentava il contenuto di un incontro, avvenuto tra BUDA Pasquale e
ROSMINI Diego, alias u bumbularu, in cui questultimo rappresentava al BUDA la particolare
situazione criminale che veniva registrata nella citt di Reggio Calabria, ove le attivit estorsive
erano gestite, in via quasi esclusiva, da LIBRI Pasquale e CONDELLO Pasquale. Impegni e vincoli
che si scontravano con gli accordi scaturiti a seguito della pax mafiosa, a cui si giungeva anche
grazie allopera di mediazione posta in essere da ALVARO Domenico, figura criminale che aveva
avuto un ruolo determinante nella realizzazione della stabilit criminale dellarea e, di
conseguenza, nellequa divisione delle attivit illecite.
Va sottolineato che ROSMINI Diego, esponente di spicco dellomonima famiglia mafiosa
che nel corso della guerra di mafia aveva aderito allo schieramento capeggiato da CONDELLO
Pasquale, rappresentava la necessit, prima di prendere qualsiasi decisione, di attendere la
scarcerazione di ALVARO Domenico, al fine di trattare e, quindi, analizzare il nuovo assetto
criminale della citt di Reggio Calabria, poich le decisioni assunte da questultimo non erano state
pi osservate stiamo aspettando a MICO ALVARO che esce, quando esce MICO ALVARO
prendiamo le nostre precauzioni... dice: perch quando abbiamo preso limpegno cera MICO
ALVARO, siccome questo impegno non stato mantenuto prima che facciamo un passo una
volta che ci dicono che non vogliono sapere niente o che poi facciamo quello che dobbiamo
fare... .
Le affermazioni del ROSMINI, evidenziatesi in maniera palese attraverso il discorso di
BUDA Pasquale, facevano percepire la esistenza di un forte contrasto instauratosi tra la di lui
famiglia e quella di LIBRI Pasquale, subentrato nella totale reggenza dellomonima organizzazione
mafiosa dopo la morte del fratello LIBRI Domenico, avvenuta nel maggio 2006.
La prosecuzione del dialogo forniva ulteriori e concreti elementi probatori in ordine alla
figura di LIBRI Domenico e CONDELLO Pasquale, atteso che questultimo sulla base di una
divisione territoriale della citt percepiva il 70% (settanta per cento) sullammontare delle
estorsioni praticate nei confronti delle ditte impegnate nella realizzazione di opere pubbliche,
mentre la restante somma veniva incassata dal LIBRI.
In merito, BUDA Pasquale, nel rappresentare allinterlocutore quanto riferitogli da
ROSMINI Diego, asseriva: .la parte di incomp... di qua... diciamo la parte di qua prende
Pasquale... dalla parte di la se l' presa PASQUALE LIBRI, per PASQUALE LIBRI, incomp... i
ROSMINI... dice: era venuto PASQUALE LIBRI... PASQUALE LIBRI gli ha detto: compare la
divisione con uno !!... e no con cinque!!!... noi quasi il settanta per cento dice: glielo abbiamo
dato a compare PASQUALE... ...(tratto incomp.)... ed giusto!!... ha detto: ...non una lira!!... con
il metano... finita... vi incontrate chiarite le cose... ...(tratto incomp.)...

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Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 120
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

Le affermazioni appaiono di tenore inequivocabile, visto che BUDA Pasquale, nel riferire in
ordine ad un incontro avvenuto tra ROSMINI Diego e LIBRI Pasquale, riportava quanto affermato
da questultimo circa la divisione dei proventi estorsivi, nello specifico relativi ai lavori di
metanizzazione della citt di Reggio Calabria, suddivisi secondo le percentuali innanzi indicate tra
lui e compare Pasquale, questultimo identificato nel citato CONDELLO.
Le cointeressenze criminali appena indicate sono state, peraltro, gi accertate nellambito di
altri procedimenti penali di cui si gi detto.
Dal complesso generale della conversazione emergeva, tra laltro, che ROSMINI Diego
nutriva particolare avversione nei confronti del LIBRI e, quindi indirettamente, anche nei confronti
del CONDELLO, atteso che lo stesso, oltre a non percepire alcun provento estorsivo da parte di
questultimo, tenuto conto che la moglie era stata costretta a lavorare in una lavanderia, era stato
costretto a provvedere direttamente al mantenimento di tutti i familiari in carcere, condannati a
pene severe: . che poi a TOTO' lo hanno preso... quando hanno preso a TOTO u boi
rimasto DIEGO solo... c'era GIOVANNI, ora a GIOVANNI lo hanno arrestato pure... e allora,
quando era latitante quello che aveva l'ergastolo addosso e che poi gli spuntava... che partiva in
prima persona a tutti quanti... poi sono caduti in disgrazia... li ha tagliati completamente ora si
sono combinati che tra loro non vanno nemmeno daccordo... i ROSMINI non vanno daccordo
nemmeno... c' chi ha i soldi e chi muore di fame... la moglie di DIEGO u bumbularu, con
DIEGO nemmeno... si combinata di andare a lavorare in una lavanderia per settecento euro al
mese...incomp... e DIEGO, DIEGO bravo, bravo, bravo... DIEGO ha l'ergastolo... NATALE ha
l'ergastolo, coso ha l'ergastolo, quell'altro DEMETRIO ha l'ergastolo... TOTO' ha l'ergastolo,
GIOVANNI ha diciotto anni, non che dici uno solo... (tutti esponenti di vertice della cosca
ROSMINI, n.d.r.).
Che i riferimenti effettuati siano reali, tanto da rendere storicamente certo il quadro di
riferimento in cui emergono anche le tensioni tra le cosche cittadine e la gerarchizzazione imposta
alle stesse, appare opportuno segnalare che lestorsione effettuata dal gruppo capeggiato da LIBRI
Pasquale e CONDELLO Pasquale (ed al cui vertice si pone per le ragioni gi esposte anche
Giuseppe DE STEFANO), in pregiudizio della societ impegnata nella metanizzazione del comune
di Reggio Calabria, trova conferma negli esiti degli accertamenti svolti presso il citato ente:
emerso, invero, che in data 14 dicembre 1991, lAmministrazione Comunale di questo centro ha
stipulato una convenzione di affidamento in concessione del servizio di distribuzione del gas
metano nel territorio comunale, con lassociazione temporanea dimpresa, realizzata tra il
Consorzio Italimpianti Metanizzazione (impresa capogruppo) e la Soc. S.PRO.NE., con cui
venivano trasferiti tutti i relativi adempimenti (progettazione, realizzazione e gestione del servizio);
il consorzio dimpresa, successivamente, ha assunto la denominazione sociale in Gas natural
distribuzione Italia con sede in Acquaviva delle Fonti (BA), via Puglia zona Industriale.

Le affermazioni del BUDA, oltre a fornire un evidente dato probatorio circa le


responsabilit penali a carico dei diversi protagonisti della vicenda in ordine al quale si forniranno
in seguito rilevanti elementi di riscontro, sono da considerare la conferma, alla data del 06 febbraio
2007, delle nuove alleanze criminali presenti nella citt di Reggio Calabria, nelle quali si registra
un evidente avvicinamento tra DE STEFANO Giuseppe, CONDELLO Pasquale e LIBRI Pasquale,
quali soggetti di vertice di articolazioni territoriali un tempo contrapposte.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 121
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IL RUOLO DI PASQUALE LIBRI.

I corposi elementi di prova sin qui descritti, acquisiti attraverso lunghe ed approfondite
investigazioni, consentono di tratteggiare anche la figura del soggetto che svolge il ruolo di garante
dellosservanza delle regole poste a fondamento del pactum sceleris tra i principali protagonisti
della vita criminale cittadina.
Pasquale LIBRI, invero, il referente mafioso a cui si rivolgono tutti coloro i quali.,
consapevoli delle nuove gerarchie e degli innovativi assetti, hanno la necessit di confrontarsi con
quel tipo di strutturazione mafiosa.
Ci appare il frutto di una considerazione preliminare che rischia di essere relegata in un
ruolo marginale che non deve avere: il LIBRI, infatti, nel corso delle investigazioni oggetto del
presente procedimento soggetto libero (nei suoi confronti verr eseguita lordinanza relativa alla
Operazione Testamento emessa in data 13 luglio 2007), contrariamente ai ricercatissimi latitanti
Giuseppe DE STEFANO e Pasquale CONDELLO.
La libert di movimento del LIBRI non dato di scarso rilievo ed assume valenza decisiva
ove ci si soffermi sui continui riferimenti che nel corso delle indagini si compiono al predetto al
fine di risolvere contrasti o pericolose incomprensioni in tema di ripartizione dei proventi delle
attivit estorsive legate prevalentemente agli appalti di lavori pubblici e privati.
Le numerose conversazioni riportate nella corposa informativa del Raggruppamento
Operativo Speciale dei Carabinieri di Reggio Calabria dimostrano la necessit di tale continuo
contatto.
Significativi appaiono i passaggi in cui lo stesso BARBIERI si rivolge al BUDA, esponente
criminale di Fiumara di Muro, per conoscere la percentuale da praticare per la partecipazione ad
una gara di appalto, espressioni di sicura significativit al fine di saggiare lappartenenza
dellimprenditore allassociazione criminale in esame.
Lesito delle indagini, come ampiamente riportate in seguito, ha permesso di accertare la
sicura adesione del BARBIERI al gruppo criminale BUDA IMERTI, in una sorta di rapporto
simbiotico basato su una completa reciprocit dinteressi.
Significativa, a tal fine, risultata unaffermazione fatta dallo stesso BARBIERI che, nel
commentare con un interlocutore il proprio ruolo di personaggio organicamente inserito in tali
contesti criminali, riferiva di un incontro avuto con un segretario comunale alla presenza di BUDA
Pasquale e IMERTI Antonino cl.50, i quali avevano affermato, al fine di sbloccare una pratica di
pagamento a favore dellimprenditore: . ..vedi che Mimmo un amico nostro... un amico
lui... un amico nostro...".
Era sempre il BARBIERI a rivolgersi a BUDA Pasquale allorquando veniva a conoscenza,
tramite un tecnico, circa la presenza di un esposto attestante le dinamiche illecite relative alle
assegnazioni degli appalti, in cui risultava coinvolto, fra gli altri, anche lo stesso BARBIERI.
rilevante segnalare, ai nostri fini, che sempre nella stessa circostanza il BARBIERI
rappresentava al tecnico comunale la necessit di recarsi lindomani da LIBRI Pasquale per
rappresentare circostanze di interesse, visto il ruolo a questultimo riconosciuto di collettore di tutte
le attivit imprenditoriali operanti in Reggio Calabria comunque io... domani voglio parlare
con PASQUALE LIBRI... ah!! questo di Archi... perch la cosa partita sempre da la!!..

In ulteriori occasioni, sono sempre le conversazioni del BARBIERI che consentono di


inquadrare leffettivo ruolo del LIBRI nel panorama mafioso reggino.
Si pensi ai dialoghi tra VIGLIANISI Francesco ed il BARBIERI a bordo dellautovettura in
uso a questultimo, sottoposta a intercettazione, allorquando si erano intenti a recarsi a Villa San
Giovanni per incontrare BUDA Pasquale, in quel momento, di turno presso la societ Caronte di
Villa San Giovanni.
Durante il viaggio, i due facevano riferimento alla problematica, a loro gi nota, legata alla
ricezione di un scritto anonimo in cui si faceva riferimento alla gestione delle gare di appalto
interessanti la citt di Reggio Calabria.
Anche in tale circostanze, i due interlocutori avevano deciso di fare visita a BUDA
Pasquale, affinch questultimo si recasse ad Archi, intendendo con tale affermazione la
necessit di stabilire un incontro con gli esponenti della locale criminalit organizzata al fine di
attuare un intervento nei confronti di SCARPELLA Pasquale, nato a Melito Porto Salvo (RC) il
07.11.1963, titolare della societ ESCAR COSTRUZIONI DI SCARPELLI SANTO & C.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 122
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S.A.S., con sede legale in Reggio Calabria fraz. Villa San Giuseppe via Dei Monti 69/B, ritenuto
lautore di tale esposto in cui, verosimilmente, era stata evidenziata lingerenza del BARBIERI e ,
quindi, della criminalit organizzata a lui collegata nellaggiudicazione degli appalti, mediante un
fattivo contributo attuato dal VIGLIANISI e da altre persone non meglio specificate.
Anche in tale occasione emergeva la necessit, in capo al BARBIERI, di riferire il tutto a
LIBRI Pasquale che, alla luce dei dati acquisti nel corso della presente attivit oltre a quelli
provenienti da pregresse attivit investigative, era unanimemente ritenuto il responsabile criminale
in materia di spartizione degli appalti pubblici dellarea di Reggio Calabria.
Emerge dalle conversazioni appena riportate la centralit del ruolo ricoperto da LIBRI
Pasquale nellambito del controllo delle vicende criminali di maggior spessore, tra cui gli appalti
pubblici nel comune di Reggio Calabria;
centralit confermata anche da unaltra serie di conversazioni intercettate allinterno
dellautovettura di BARBIERI Domenico, in data 7 giugno 2007, ed intercorse tra questultimo e
MARCIANO Salvatore Francesco, gi titolare dellomonima impresa individuale, operante nel
settore edilizio, cessata il 9 ottobre 1985.
In particolare, nella mattinata del 7 giugno 2007, sullutenza 337-948646 di BARBIERI
Domenico, alle ore 09.31, (quindi circa 45 minuti prima della precedente conversazione tra presenti,
di seguito indicata) veniva censurata una conversazione, avente progr. 27019, intercorsa tra il
medesimo ed un soggetto a nome Ciccio, questultimo utilizzatore dellutenza avente nr. 349-
3431739 intestata a MARCIANO Santo, in precedenza generalizzato.
I due interlocutori si davano appuntamento, alle successive ore 10.00, nei pressi del cimitero
di Condera di Reggio Calabria: in effetti, alle ore 10:15, il dispositivo satellitare installato
sullautovettura di BARBIERI Domenico rilevava la presenza dellautovettura nella zona ove ricade
il predetto cimitero.
Si precisa, inoltre, che la sera precedente (il 6 giugno 2007), era stata censurata una
conversazione telefonica, sempre sullutenza 337/948646 del BARBIERI (progr. 26982), nel corso
della quale MARCIANO Santo, utilizzando lutenza nr. 347-1417233 intestata a EDIL.Ma. di
MARCIANO Santo, aveva comunicato al BARBIERI che lindomani allappuntamento si sarebbe
recato il padre.
Lascolto dei suddetti dialoghi consentiva di confermare in maniera chiara ed inequivocabile
quale fosse il ruolo riconosciuto a LIBRI Pasquale nel settore delle estorsioni e, comunque, nella
gestione degl appalti pubblici e privati, di lavori in particolare, nellarea di Reggio Calabria.
Nel corso delle prime due conversazioni, registrate rispettivamente alle ore 10.15 ed alle ore
10.23 del 7 giugno 2007, i due interlocutori dialogavano in relazione al ruolo avuto da LIBRI
Domenico al quale, per ogni lavoro che le ditte eseguivano, veniva elargita una somma pari al 5%,
dellimporto complessivo dellammontare dellopera.
Nella circostanza, si apprendeva che Pasquale LIBRI, per un lavoro privato eseguito dal
MARCIANO Francesco Salvatore unitamente al figlio Santo, aveva richiesto, invece, un importo
maggiorato, ritenendo il guadagno dellimprenditore superiore a quello che normalmente riusciva
ad intascare con i lavori pubblici.
Lidentificazione del LIBRI, quale soggetto che gestiva tale attivit predatoria, stata
possibile sia attraverso le affermazioni fatte, allinizio della conversazione, dal MARCIANO, il
quale nel rivolgersi allinterlocutore riferiva: Ora si diverte compare PASQUALE qua nel
discorso, sia dalle successive affermazioni fatte nei dagli stessi nei dialoghi successivi: CICCIO:
se salite l sopra perch vuole parlare con voi" ... io ho capito quello che vuole ... gli ho detto: devi
dire a compare Pasquale che io ancora il lavoro non l'ho finito, quando finisco il lavoro mi faccio
sentire io, e non sono salito... quando ho fatto questo a Sant'Anna, passava quello che hanno
ammazzato; BARBIERI D: ah... Salvatore!, ed in seguito: BARBIERI D.: non sappiamo,
hai visto a Salvatore... a Tuscano che faceva tutto il "coso piedi-piedi ; CICCIO: ...incomp...
vedi che non la prima botta che gli stanno buttando dalla parte loro.
Di assoluto spessore il riferimento a TUSCANO Salvatore, quale soggetto indicato dai due
interlocutori nel corso del dialogo: i predetto si identifica, infatti, nellomonimo autista e uomo di
fiducia di LIBRI Pasquale, ucciso in questo centro in data 9 maggio 2007.
Gli ulteriori riferimenti ad altri soggetti, tutti appartenenti alla cosca LIBRI ( Riccardo era
"tinto" per era "storto... storto" e "tinto" non so se uscito, allora lo hanno arrestato quando
scoppiato il bordello della spazzatura.,), non lascia alcun dubbio sullidentificazione di LIBRI
Pasquale: la persona a nome Riccardo, colpita da ordinanza applicativa di misura cautelare

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 123
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personale nel corso del procedimento penale n. 1669/01 R.G.notizie di reato/mod.21DDA


(Operazione Rifiuti s.p.a.), da individuare infatti con ARTUSO Antonio Riccardo, a sua volta
autista e uomo di fiducia di LIBRI Pasquale.
(vds. all.ti nr. 69 e 70)

Nel corso della conversazione (prog. 9382) si accertava, peraltro, che il BARBIERI aveva
conosciuto LIBRI Pasquale attraverso CREAZZO Umberto Francesco, noto esponente dellarea di
Melia di Scilla:

BARBIERI D.: (parla al cellulare) ... ... a me lo ha presentato compare Ciccio Creazzo...
CICCIO: no, allora "Riccaddeddru" ...
BARBIERI D.: lui: " compare Pasquale vedete che mio compare"
CICCIO: eh?
BARBIERI D.: quando io l'ho conosciuto mi ha presentato compare Ciccio Creazzo di
Melia ... gli ha detto: vi ho detto che mio compare, compare Pasquale, compare Mimmo una
persona OK, poi... gli ha detto ha problemi perch sapete loro devono lavorare e hanno solo
problemi, gli ha detto ... ... non chi... gi ho fatto tutto il lavoro qua a Reggio ti posso dire nessuno
venuto a dire niente completamente, poi gli ho mandato un pensiero ... ... ma quello era "storto"
Riccardo era "storto"

(vds. all. 70, gi menzionato)

Circa i rapporti tra il CREAZZO e la famiglia LIBRI, si rinvia al capitolo successivo avente
ad oggetto le cosche operanti nellaria settentrionale della citt.
Si precisa, inoltre, che il CREAZZO per risolvere una situazione attinente gli equilibri
mafiosi dellarea di Melia di Scilla e San Roberto, aveva incontrato anche CONDELLO Pasquale:
trattasi, quindi, di un personaggio di indubbio spessore criminale, come si avr modo di
evidenziare in seguito.

Circa il ruolo riconosciuto a Pasquale LIBRI, occorre aggiungere che anche nel corso di
ulteriori dialoghi si aveva modo di constatare la particolare collocazione del predetto.
Tra il BARBIERI Domenico ed il BUDA Pasquale insistevano anche rapporti di lavoro in
considerazione che questultimo, in qualche occasione aveva chiesto allinterlocutore landamento
di alcuni attivit: il BARBIERI aveva riferito di non aver fatto ancora niente, specificando che
senza lappoggio del suo interlocutore non avrebbe preso alcuna iniziativa : no, non ho fatto
niente... e non faccio niente... compare!! Senza di voi non faccio niente .
La prosecuzione della conversazione consentiva per di comprendere che gli stessi
dovevano consegnare una somma di danaro ad un soggetto, a nome Pasquale, che dal complesso
generale delle indagini risultato essere proprio LIBRI Pasquale: BUDA P.:no a "PASQUALE
glieli dobbiamo mandare"- BARBIERI D.: glieli mandiamo compare che non... - BUDA P.:
quando stato per l'altra volta, quando stato il fatto dei dieci mila, dice compare!!!....
compare dove ci sono io rispondo io, che non pensa certe volte che, gli ho detto io: "dove ci sono
io rispondo io compare PASQUALE.
(vds. all. nr.106, gi menzionato)

Come si appena ricordato LIBRI Pasquale era stato interessato direttamente dal
BARBIERI allorquando era pervenuta una lettera di minacce allingegnere VIGLIANISI, nella
quale si era fatto riferimento alle cointeressenze criminali del BARBIERI in ordine
allaggiudicazione di alcune gare di appalto, indette dalla locale amministrazione comunale.
In tale contesto il BARBIERI e lingegnere VIGLIANISI si erano recati immediatamente
dal BUDA per informarlo dellaccaduto e comunque, per fornirgli tutte le indicazioni possibili
circa lidentificazione dellautore dellesposto.
Era stato proprio il BARBIERI ad affermare che di tali fatti sarebbe stato avvisato, il giorno
successivo, anche il LIBRI: non va, inoltre, dimenticato che proprio BUDA Pasquale ad
affermare che il LIBRI il collettore di tutti gli appalti pubblici della citt di Reggio Calabria,
tanto da suscitare, con tale atteggiamento, un forte contrasto con i reggenti della famiglia
ROSMINI.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 124
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LA VICENDA DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE DELLA VIA MARINA DI REGGIO CALABRIA


(PROC. PEN. 42/97 R.G. NOTIZIE DI REATO/MOD.21DDA)

Di estremo interesse, al fine di dettagliare il ruolo della cosca ROSMINI nel panorama
criminale cittadino, appaiono le risultanze dellattivit di indagine legata al proc. pen. 42/97 R.G.
notizie di reato/mod.21DDA.
In particolare, le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Umberto MUNAO nel
corso della sua escussione dibattimentale del 04 luglio 2005, in cui si ripercorrono vicende gi
trattate nel corpo del verbale illustrato dei contenuti della collaborazione ed in particolare le
richieste di somme di denaro a titolo di tangente nei confronti delle ditte impegante nei lavori di
ristrutturazione della via Marina di Reggio Calabria, sono ampiamente dimostrative degli assetti
spartitori delle attivit estorsive poste in essere nella citt di Reggio Calabria.
Si legge nella motivazione della sentenza:

Su tale vicenda ha riferito specificamente il collaboratore di giustizia MUNA Umberto


alludienza del 04.07.2005.
Appare opportuno trascrivere i brani pi rilevanti:
Pubbl. Min.: Ce qualche episodio specifico, di cui lei e al corrente, che ha
coinvolto il Matacena o persone della sua organizzazione, unitamente al Matacena?
Munao Umberto: Diciamo, per quanto riguarda il periodo, ripeto, successivo al
novanta, qualcosa a livello diNon so, interessamento a livello di lavoro, magari si e interessato
a fare assumere qualcuno, ecco, a questi riguardi. Successivamente invece, parliamo del
novantanove, duemila, il periodo in cui io sono stato latitante a Reggio, non ho avuto a che fare
direttamente, pero cera il coinvolgimento di Matacena, su quanto riguarda i lavori di Via
Marina.
Pubbl. Min.: E cioe? Specificamente puo riferire di che tipo di coinvolgimento si
parlava, di quali lavori e che cosa, diciamo, concretamenteDi che cosa lei e a conoscenza?
(omissis)
Munao Umberto: Si, per quanto riguarda il periodo, come dicevo, del novantanove,
duemila, ora non ricordo precisamente, il gruppo Rosmini prendeva parte a Reggio Calabria,
quindi si interessava per quelli che potevano essere i lavori, i grandi appalti, e anche i piccoli
appalti. In quel periodo ce stato il lavoro della Via Marina, a Reggio Calabria, e di quel lavoro
ci siamo interessati noi direttamente, in particolare tramite il Rosmini me ne sono interessato io, e
tramite me unaltra persona, era un certo Osvaldo Massara. E da qui.
Presidente: Osvaldo?
Munao Umberto: Osvaldo Massara.
Pubbl. Min.: E quindi?
Munao Umberto: E quindi questa persona prendeva contatto presso le ditte che se
non erro dovevano essere.Ora non vorrei sbagliare, comunque dovrebbero essere intorno a tre
ditte, se non erro, a quellepoca che si interessavano del lavoro, tra cui cera Matacena. Ora non
so se Matacena direttamente aveva la ditta, perche non ricordo, o se era diciamo associato anche
lui ad unaltra ditta, perche mi sembra che erano in tre.
Pubbl. Min.: Si ricorda i nomi di queste ditte?
Munao Umberto: Ma io me ne ricordo uno, che se non erro era Ramirez mi sembra.
Pubbl. Min.: E che cosaltro ricorda di questo interessamento? Cioe intanto non ho
capito se e lei che aveva diciamo il compito di contattare queste ditte, o se ce laveva lOsvaldo
Massara.
Munao Umberto: Cioe in pratica, il compito ce lavevo io per conto diciamo di tutte
le famiglie, perche il lavoro, essendo a Reggio Calabria, era un lavoro che riguardava tutte le
famiglie, sia quelle del mio gruppo, quindi Condello, diciamo Rosmini, sia del gruppoDel
gruppo avverso, che erano quelli dei Tegano. Una volta preso limpegno noi, come gruppo
Rosmini, dovevamo dare conto anche al gruppo Tegano, perche avevano il cinquanta per cento
sui vari lavori di Reggio Calabria. Quindi il lavoro, come impegno, lo avevo io, pero io non l ho
preso direttamente, nel senso perche ero latitante, quindi non potevo personalmente andare aA
contattare le ditte, insomma, e quindi per mie veci andava insomma a contattare queste persone,
Osvaldo Massara.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 125
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Pubbl. Min.: Ecco, e come centra Matacena in questa vicenda?


Munao Umberto: Matacena era o una delle ditte che faceva parte, o era un socio,
comunque aveva interesse nei lavori, questo lo so di sicuro perche e successo un episodio che
nel contattare, se non erro, proprio il Ramirez, il Ramirez diceva a Massara che Matacena non
intendeva pagare la quota, cioe il cinque per cento che avevamo chiesto, non intendeva pagarlo
perche dice: Io sono amico vostro, e soldi non ve ne do.
Pubbl. Min.: E poi come andata a finire?
Munao Umberto: Poi, voglio dire, io nel frattempo poi sono stato arrestato, perche il
lavoro, voglio dire, non e che era finito subito, comunque ricordo che ce stata una discussione
in merito, perche da parte di Rosmini cera linteresse a non insistere, per il pagamento di
Matacena, in quanto una volta incontratomi con Toto Rosmini, che era anche latitante, dice:
Non possiamo insistere, perche a noi ci ha sempre favorito, a noi ci favorisce, ci aiuta se
abbiamo bisogno, non possiamo forzarlo a darci i soldi, dice: Cerchiamo di farli uscire in un
modo diverso, anche perche comunque alla parte avversa dovevamo dare conto di quella che
era nel totale, la percentuale. Quindi o la tiravamo fuori noi dalle nostre tasche, o la facevamo
uscire dai vari lavori che erano cemento, ferro, e roba varia, no? Dalle varie forniture, diciamo.
Pubbl. Min.: E lei poi sa se diciamoSe si e risolta in questi termini questa vicenda?
Munao Umberto: Finche ci sono stato io, questo eraEra il sistema per arrivare
alla quota della cosiddetta mazzetta. Anche perche sia la parte dei Tegano, che anche Condello,
caveva mandato a dire che non gli interessa, che se Matacena non vuole pagare rispondiamo noi,
Se MatacenaRispondete voi, a noi i soldi ce li dovete dare, quello che ci tocca ci date, se al
limite perdete perdete voi.
Pubbl. Min.: Senta, questo mandare a dire, lei fa riferimento a qualche persona in
particolare del gruppo Tegano De Stefano?
Munao Umberto: In pratica, inizialmente ce stata unambasciata conSempre da
parte dei Condello, con Domenico Condello, cugino detto Gingomma, che successivamente invece
poi mi sono incontrato personalmente con Domenico Condello, sempre cugino di Pasquale. E li
abbiamo anche discusso questa situazione.
Pubbl. Min.: Senta, quando lei invece parla di Toto Rosmini a chi si riferisce?
Munao Umberto: Toto Rosmini e unoSarebbe Antonio Rosmini.
Pubbl. Min.: Che allepoca era latitante ha detto?
Munao Umberto: Si, era latitante, e stato arrestato da poco, diciamo.

Ha aggiunto il collaborante che probabilmente la mazzetta non era stata richiesta


direttamente al MATACENA (che era gi sottoposto allodierna vicenda processuale e non
avrebbe certamente accettato di ricevere persone appartenenti alla criminalit organizzata) ma,
sempre negli anni 1999/2000, allimprenditore RAMIREZ che era il referente di MATACENA e si
sarebbe fatto portavoce di tale richieste. MATACENA avrebbe risposto che non intendeva pagare
e, anzi, se avessero insistito, avrebbe portato le carte alla Procura.
A richiesta del presidente della Corte il MUNA ha, poi, fornito, una serie di ulteriori
chiarimenti che, per la loro particolare importanza, opportuno trascrivere integralmente:
Presidente: Alcuni chiarimenti anche su alcuni aspetti che sono stati adesso
evidenziati dalla difesa. In primo luogo, in linea generale, queste somme nella misura del cinque
per cento, dovevano andare a tutti i gruppi?
Munao Umberto: Allora, per quanto riguarda Reggio Calabria, dopoDopo la
guerra di mafia, Reggio Calabria e stata suddivisa, suddivisa diciamo per cosi dire in parti
uguali, cioe a dire, due schieramenti, cioe schieramento Condello Rosmini Serraino da un
lato, De Stefano Tegano Libri insomma e quantaltri dallaltro. La divisione doveva essere al
cinquanta per cento per quello che riguardava ogni attivita illecita in Reggio Calabria, quindi la
meta di quello che si prendeva in unestorsione doveva andare al gruppo avverso a noi.
Presidente: Si, e nel caso dei lavori della Via Marina, eravate incaricate voi? Voi
come gruppo Rosmini a riscuotere queste somme?
Munao Umberto: Si, avevamo direttamenteCioe in pratica e successo che si
stavano interessando altre persone, in quel periodo cera un po di confusione in Reggio Calabria,
quindi noi come gruppo Rosmini abbiamo cercato di imporre la nostra presenza, perche ripeto
cerano state un po di confusioni, e quindi onde evitare cattive figure alle varie famiglie, perche
noi, in sostanza, ogni lavoro che si faceva, ed io personalmente che mi occupavo di questo,

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mandavo e facevo bloccare i lavori, cioe a dire: Se non parlate anche con noi, lavori qua a
Reggio non se ne fanno piu, perche cera un po di confusione. Da questo mio intervento in
Reggio Calabria, sia il gruppo Condello che vabbe era comunque affiliato a noi, e conosceva me
personalmente, ma anche il gruppo Tegano, in particolare Pasquale Tegano che mi conosceva
personalmente, saputo del mio interesse primario, perche ero io, come prima persona che mi
sono assunto limpegno, io personalmente sempre facente parte al gruppo Rosmini, mi hanno per
cosi dire dato mano libera, dice: Vabbe, se ce Umberto Munao, limpegno se lassume lui e
risponde lui.
Presidente: E voi vi rivolgevate ad uno solo degli imprenditori, nel caso in cui ci
fossero piu imprese interessate? Perche vi siete rivolti soltanto a Ramirez e non anche alle altre
imprese?
Munao Umberto: No, noi parliamo di quelli che avevano limpresa a livello generale,
cioe chi vince lappalto, erano ripeto, almeno per quello che ricordo, erano tre ditte. Di queste
ditte credo che erano associate tra di loro, e quindi il lavoro diventava unico, le tre ditte, era un
unico lavoro. Poi le altre ditte erano, diciamo, come posso dire? Sub appaltatrici, sub appaltatori,
nel senso che comunque poi decidevo io chi vaChi butta il cemento, decidevo io chi deve mettere
la tetra, decidevo io chi fa i lavori delle luci, del ferro battuto, cioe noi prendevamo poi i
singoliLe singole persone.
Presidente: E in quel caso la ditta di Matacena, o la ditta a cui comunque Matacena
era interessata, era una ditta associata a quella del Ramirez?
Munao Umberto: Ora con precisione, in questo momento non saprei dire, comunque
o erano tre ditte.Ma credo che erano associati, perche vincere comunque un appalto credo che
abbiano unito le forze, per vincere quellappalto, no? Essendo comunque un appalto grosso,
quindi credo che in quelloccasione, almeno in quelloccasione sicuramente dovevano essere
associati.
Presidente: E ci furono piu tentativi per riscuotere queste somme dal Matacena?
Munao Umberto: No, diciamo che il discorso parte cosi: uno parla direttamente con
la persona interessata, che e diciamo la ditta appaltatrice, stipula quello che e, il quattro, il
cinque per cento, no? In virtu di quello che e il lavoro, lammontare del lavoro, ora non ricordo,
e gia si stabilisce, no? Poi magari seChe ne so, se mi deve dare un miliardo, me lo da a rate,
dice: Ti do cento milioni oggi, cento tra un mese, per dire, ecco, si va cosi. Invece per
quanto riguarda poi le varie forniture, noi avevamo a che fare anche direttamente, perche delle
volte, dico un esempio, la ditta stessa dice, non so, chiamava per buttare il cemento, una ditta a
suo piacimento, noi.Interveniamo noi e gli diciamo: No, il cemento lo butta chi diciamo noi.
Noi usavamo questo sistema, perche prendevamo la quota anche da chi faceva i lavori.
Presidente: Si ma la mia domanda era leggermente diversa, cioe quando, come ha
detto lei, tramite il Ramirez le fu riferito, anzi fu riferito a Massara che Matacena non intendeva
pagare, vi furono altri tentativi di convincere Matacena a pagare, o avete avuto solo quella
risposta?
Munao Umberto: No, mi sembra che ce stata piu di unoccasione con questo fatto
che Matacena non voleva pagare, pero ricordo che in quel periodoAllora, il discorso era cosi:
da parte di, diciamo, dei cosiddetti Arcoti, e poi con il mio incontro con.Personalmente con
Domenico Condello, cugino di Pasquale, mi ha fatto capire, dice: A noi non ci interessa, ve la
vedete voi, se lui non vuole pagare, visto che e amico vostro, o li tirate dalla tasca vostra, o non
ve li prendete voi, a noi ce li dovete dare, punto e basta. Siccome io personalmente con
Matacena non ho mai avuto a che fare, quindi non sono mai stato favorito neancheDiciamo a
nessun livello, personalmente parlo, quindi in unoccasione conCon Antonio Rosmini gli ho
detto: Ma tutto sto rispetto non e che glielo dobbiamo dare a Matacena, se lui ci volta le spalle,
perche comunque tutto sto grande aiuto Matacena non e che ce lo sta dando, si parlava che
cercavamo aiuto da Matacena a livello di processi, a livello insomma di chiacchiere che si
facevano durante il periodo nostro di detenzione, insomma e compagnia bella. Allorche io
ricordo in unoccasione, Domenico Condello, in quelloccasione che ho parlato, dice: Non vuole
pagare? Ammazzatelo, ed io ho riportato questa frase ad Antonio Rosmini, ho detto: Toto
Rosmini, non vedete che quaNon e che poi sto Matacena si sta comportando poi cosi tanto
bene con noi, amico nostro, amico nostro ma che sta facendo per noi?Addirittura neanche i soldi
ci vuole dare, qua va a finire che lo dobbiamo ammazzare veramente a questo. Toto Rosmini
diceva: Ma no, a noi ci favorisce, a noi ci favorisce, Ma probabilmente favorisce a te

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 127
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personalmente, ma agli altri no, quindi questo o paga o dobbiamo vedere come tirare fuori i
soldi, e allora si era pensato di fare uscire la quota mancante, che sarebbe quella che lui doveva
darci, di farla uscire in sostanza, diciamo, di tasca nostra, come? Dalle varie forniture. Ad
esempio, se io faccio buttare il cemento, e recupero cinquanta, cento milioni, non me li metto in
tasca io, li metto per coprire quella mancanza di quota iniziale. Allorche gli ho detto, ad Antonio
Rosmini gli ho detto: Io non gli do niente, al limite vedi tu come riparare la cosa, perche noi
dalle forniture non gliene diamo a nessuno, quelli sono soldi nostri e ce li prendiamo noi, al limite
lintoppo poi lo copri tu, per me lo possiamo pure ammazzare.
Presidente: Cioe leiLei, a domanda del Pubblico Ministero, ha detto allinizio che
Matacena non intendeva pagare in quanto diceva di essere amico loro, cioe amico del gruppo dei
Rosmini, a domanda della difesa lei ha detto che Matacena aveva espressamente detto che
avrebbe portato, se ancora insistevano nel pagamento, le carte in Procura o qualcosa del genere
mi sembra, si, le carte in Procura.
Munao Umberto: Si.
Presidente: Sono due momenti diversi? Mi spiega questo apparente contrasto tra le
due dichiarazioni?
Munao Umberto: Mah diciamo non e un contrasto, e che da una parte si riteneva
Matacena un amico, e non parlo ora a livello personale, parlo a livello di gruppo, no? Perche
personalmente ripeto, Matacena non lo conoscevo, quindi mi poteva interessare poco. A livello di
gruppo, Antonio Rosmini ritiene Matacena amico proprio, invece dalla parte dei Condello,
Matacena era ritenuto amico, ma successivamente non piu, tenendo conto anche che tra il vario
raggruppamento nostro, in quellepoca non cera diciamo buon sangue, cioe era in Reggio
Calabria un momento di confusione anche tra di noi, cioe noi, gruppo Rosmini con il gruppo
Condello, quindi per un aspetto, dalla parte dei Rosmini, Matacena doveva essere amico nostro e
quindi doveva essere lasciato in pace, dalla parte dei Condello che erano comunque amici nostri,
ed erano comunque persone a noi vicine, Matacena non interessava piu. Anzi che ricordo, che in
questoccasione che Matacena ha detto pure se non lo lasciamo stare che porta le carte alla
Procura, ha anche mandato a dire in particolare ai Condello: E che i Condello si ricordino tutto
quello che ho fatto per loro. Ora questo non so se puo essere dedotto da una rottura fra
Condello e Matacena per un qualche motivo, e magari la rottura non era stata direttamente con i
Rosmini, anche perche ripeto tra di noi alcune rotture si erano anche create, quindi cera un po
di confusione.
Presidente: Si, lei ha riferito dal punto di vistaDi come veniva ritenuto il Matacena,
dal punto di vista dei gruppi Rosmini e Condello, ma a me interessava sapere, alla Corte
interessava sapere anche seCosa aveva addotto a giustificazione il Matacena, per non pagare
immediatamente questa quota? Cioe cosa a voi, o a Massara, Ramirez aveva riferito in ordine
alla posizione del Matacena, in ordine al perche il Matacena non voleva pagare?
Munao Umberto: Matacena non voleva pagare, e riteneva di non dover pagare,
perche era amico dei Rosmini. Siccome comunque il lavoro e stato diciamo preso proprio per
quanto riguarda il gruppo Rosmini, perche noi quando ci presentavamo sui lavori, ci
presentavamo come gruppo Rosmini, quindi il lavoro era stato preso a nome dei Rosmini. Quindi
lui, ritenendosi amico nostro, dice: No, pure da me volete i soldi? Io soldi non ve ne do, e da
qui poi e nata anche laIl discorso che lui ci ha favorito, ha favorito anche i Condello. Quindi
non riteneva di dover pagare essendo un amico nostro, che pero andava bene per i Rosmini ma
non andava bene per i Condello.

Al fine di verificare le dichiarazioni di MUNA sono stati escussi ex art. 507 c.p.p.,
alludienza del 6 febbraio 2006, gli imprenditori PRATIC Giuseppe, RAMIREZ Antonio e
MARINO Giuseppe, nella qualit di rappresentanti legali pro tempore rispettivamente della
CO.GE.M. s.r.l., della GIUNTA s.r.l. e della MARINO Costruzioni s.a.s., societ ricomprese
nellassociazione temporanea di imprese che aveva eseguito i lavori di rifacimento della via
Marina di Reggio Calabria.
PRATIC Giuseppe, amministratore della CO.GE.M. s.r.l., societ capogruppo della
predetta A.T.I., ha riferito che i lavori erano stati eseguiti circa tre, quattro anni addietro ed
erano stati direttamente realizzati da tutte le imprese del raggruppamento, ad eccezione di lavori
specialistici che erano stati affidati a ditte esterne.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 128
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Durante i lavori pi volte avevano subito pi volte attentati sia al cantiere che ad un
mezzo meccanico. Allinizio dei lavori, ha affermato il teste, qualcuno si era recato in cantiere
comunicando che prima di iniziare i lavori avrebbero dovuto richiedere il permesso: ci era stato
lui riferito da dipendenti dellA.T.I. . Non crede di aver denunciato tale contatto mentre ha
certamente proposto denuncia in relazione ai successivi danneggiamenti.
Ha riferito PRATIC di conoscere tale MASSARA Osvaldo, titolare di una ditta di
pitturazioni: in occasione dei lavori riguardanti il rifacimento della via Marina gli furono affidati,
su sua richiesta, dei piccoli lavori di rifinitura di elementi decorativi del lungomare. Il MASSARA
aveva fatto presente di avere problemi con la giustizia e lui era a conoscenza della circostanza
che in precedenza era stato arrestato, anche se non sapeva che era stato sottoposto a
procedimento penale per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa.
Il teste ha confermato di conoscere limputato, precisando che il di lui padre lo aveva
aiutato in un momento di gravi difficolt economiche: la societ CO.GE.M. s.r.l., fondata dalla
sua famiglia nel 1994, aveva subito una crisi economica nel 1998 a seguito della quale Amedeo
MATACENA sr , attesi anche gli ottimi rapporti intercorrenti tra le due famiglie, era intervenuto
rilevando la quota maggioritaria della societ e risollevando cos le sorti finanziarie dellimpresa.
Successivamente il cav. MATACENA lo aveva chiamato dicendo che i propri figli non erano
interessati a proseguire lattivit edilizia e la partecipazione nella CO.GE.M. di MATACENA era
stata ceduta ad altra societ, la A & A s.r.l., ammnistrata da tale Pasquale CUCINOTTA, che
ancora la deteneva.
PRATIC Giuseppe ha escluso che tale ultima societ fosse riconducibile alla famiglia
MATACENA o, comunque, allimputato, precisando, quanto ai suoi rapporti con questultimo, che
era stato nominato presidente del consiglio di amministrazione della AMADEUS S.p.A. ed
amministratore unico della ULISSE SHIPPING allorquando MATACENA jr. decise di
dimettere le sue attivit imprenditoriali in Reggio Calabria.
Il teste ha precisato che i suoi rapporti per i lavori della via Marina erano intercorsi
esclusivamente con il cav. Amedeo MATACENA sr., ancora in vita allepoca, aggiungendo di
ricordare che aveva parlato con lui anche degli attentati subiti nonch della richiesta di
permesso per linizio dei lavori. Ha chiarito, a richiesta della Difesa, che i lavori della via
Marina furono ultimati (e consegnati) ancor prima della morte di MATACENA sr , ribadendo che,
sino a quando costui era in vita, ai figli non era consentito di interloquire sulle attivit
imprenditoriali del padre che aveva effettuato le sue scelte, anche di partecipazione nella
CO.GE.M., in totale autonomia, informando i figli a cose fatte.
Ha riferito, ancora, su richieste di chiarimento della Corte, che la partecipazione di
MATACENA sr era stata meramente finanziaria, nel senso che costui non voleva partecipare alla
vita della societ n aveva inserito un uomo di sua fiducia che la controllasse, e che la societ A
& A s.r.l. era a sua volta controllata da altra societ, la ITAL PROJECT, con sede in
Messina. Sempre in sede di tali chiarimenti ha escluso di avere ricevuto richieste estorsive, sia
prima che successivamente agli attentati subiti.
RAMIREZ Antonio, legale rappresentante dellimpresa GIUNTA s.r.l., ha affermato
che nellesecuzione dei lavori erano state utilizzate anche una decina di ditte subappaltatrici, tutte
autorizzate dalle Ferrovie, ente appaltante. Il teste ha ricordato di atti vandalici e di furti
nellambito del cantiere, negando, per, di essere al corrente di richieste estorsive, anche se ha
vagamente affermato di rammentare pressioni che vi erano state sugli operai. Non ha
ricordato, invece, della ditta MASSARA Osvaldo quale subappaltatrice di lavori di intonacatura,
non inserita almeno tra quelle ufficialmente autorizzate.
Ha riferito di essere a conoscenza che limputato avesse un interesse diretto o
indiretto nella CO.GE.M. , anche se non lo ha mai visto nel cantiere e non ha mai saputo che vi
si fosse recato; del resto, anche il teste si recava poco in cantiere, occupandosi del ramo
contrattualistico dellA.T.I. . Ha, comunque, ribadito che con Amedeo MATACENA jr., cos
come con il padre, non aveva avuto alcun rapporto per ci che riguarda i lavori di rifacimento
della via Marina e che le informazioni acquisite provenivano esclusivamente da PRATIC
Giuseppe. Credeva che la partecipazione dei MATACENA fosse soltanto di carattere finanziario.
MARINO Giuseppe, infine, amministratore unico della s.a.s. MARINO, pur avendo
svolto allinterno dellA.T.I. il ruolo di direttore tecnico di cantiere, ha negato di aver avuto
sentore di richieste estorsive, e financo della richiesta di permesso prevenivo che era stata

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avanzata al momento dellapertura del cantiere, affermando di essere a conoscenza solo di


qualche danneggiamento.
Ha riferito, ancora, di essere a conoscenza che ling. PRATIC, o, meglio, la
CO.GE.M. aveva degli interessi con limputato che, peraltro, non aveva mai visto in vita sua,
precisando, poi, a specifica domanda, che non era in grado di precisare se le cointeressenze nella
CO.GE.M. riguardavano Amedeo MATACENA jr o il di lui padre.
Limputato, il cui esame stato naturalmente effettuato prima dellassunzione dei testi
ex art. 507 c.p.p., stato reciso nel negare di avere avuto alcuna partecipazione ai lavori di
rifacimento della via Marina e, espressamente richiesto di riferire in merito ad eventuali rapporti
con le ditte costituite in A.T.I., ha negato lesistenza di qualsiasi cointeressenza, omettendo anche
di richiamare la partecipazione maggioritaria di societ riconducibili alla sua famiglia nella
CO.GE.M. s.r.l. .
Sotto tale profilo limputato ha certamente mentito consapevolmente e, comunque, ha
omesso di riferire tutto quanto a sua conoscenza.
Ad una simile conclusione si perviene non soltanto sulla base delle dichiarazioni di
MUNA Umberto e delle deposizioni testimoniali di PRATIC, RAMIREZ e MARINO, concordi
almeno sul punto della cointeressenza della famiglia MATACENA nella CO.GE.M., ma
soprattutto sul fondamento della documentazione prodotta dal P.M. alludienza dell08.02.2006.
In particolare dai provvedimenti cautelari emessi dal Tribunale civile di Reggio
Calabria nellambito di una controversia avente ad oggetto la violazione del divieto di
concorrenza da parte della ULISSE SHIPPING (ordinanza del G.I. del Tribunale di Reggio
Calabria in data 21.03.2002, resa nel procedimento ex art. 700 c.p.c. n. 1796/2000) e nellambito
di un reclamo in sede cautelare emesso nei confronti della ULISSE SHIPPING e della A & A
s.r.l., avente ad oggetto la violazione del medesimo divieto (ordinanza del Tribunale civile di
Reggio Calabria del 12.07.2002, resa nel procedimento ex art. 669 terdecies n. 1452/2002
RGAC), emergono le seguenti circostanze:
 Con la prima ordinanza il G.I. ha inibito alla ULISSE SHIPPING lesercizio
dellattivit di traghettamento sullo Stretto di Messina, sul presupposto che tale
attivit, direttamente concorrenziale con quella posta in essere dalle societ
CARONTE e TOURIST FERRIES, veniva praticata in violazione del
divieto di cui allart. 2557 cod. civ. . Il G.I. con tale provvedimento risolveva
positivamente la questione dellapplicabilit del divieto di concorrenza nei
confronti di un soggetto giuridico formalmente diverso da quello che aveva
beneficiato del patrimonio della societ scissa, affermando che, allepoca del
ricorso cautelare, la ULISSE SHIPPING era risultata riconducibile ad
Amedeo MATACENA jr ed alla di lui madre DE CAROLIS Raffaella, cio a
soggetti che avevano beneficiato, allepoca della scissione, di un conguaglio in
denaro a titolo di avviamento aziendale e che, come tali, erano destinatari del
divieto di cui allart. 2557 cod. civ. .
 Con la seconda ordinanza, che traeva origine dalla stipula di un contratto di
noleggio a scafo nudo tra la ULISSE SHIPPING e la A & A s.r.l. della
motonave Ostfold (la medesima imbarcazione utilizzata dalla societ
ULISSE SHIPPING per lesercizio dellattivit di traghettamento sullo stretto
di Messina sino allemissione dellordinanza inibitoria ex art. 700 c.p.c.), il
Tribunale affermava che tale contratto di noleggio integri una clamorosa
fattispecie di interposizione soggettiva strumentalmente preordinata alla
elusione del predetto ordine giudiziale in quanto la societ A & A s.r.l.
costitutiva unentit dietro la quale si dissimula la ULISSE che di fatto ha
disinvoltamente proseguito nella condotta inibita dal Tribunale con decreto
21.02.2002 e con ordinanza 21.03.2002
Assume particolare rilievo riportare i dati di fatto in base ai quali il Tribunale ha
motivato la sua decisione:
A. Amministratore unico della A & A, sin dal momento della sua costituzione in
data 27.12.2000, era tale MAZZULLO Angelo, che era anche intestatario di
quote pari al 10% mentre il restante 90% era detenuto fiduciariamente dalla
societ SIREF S.p.A. .

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 130
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B. Dal 26.05.1999 il MAZZULLO era anche presidente del consiglio di


amministrazione della CO.GE.M. s.r.l. .
C. Appena due giorni dopo la costituzione della A & A il 51% delle quote di
CO.GE.M. veniva ceduto dalla AMADEUS S.p.A., che in precedenza lo
deteneva, alla A & A.
D. In data 14.12.2001, in coincidenza con linizio dellattivit di traghettamento da
parte della ULISSE SHIPPING, tale societ comunicava alla Capitaneria di
Porto che il servizio sarebbe stato co-gestito con la A & A Immobiliare s.r.l. .
E. In data 23.01.2002, in coincidenza con la modifica del nome sociale della A & A
Immobiliare s.r.l. in A & A s.r.l., veniva aggiunto nelloggetto sociale anche il
riferimento a tutte le attivit di navigazione etc..
F. Il 28.02.2002, subito dopo lemissione del decreto inibitorio nei confronti della
ULISSE SHIPPING da parte del Tribunale di Reggio Calabria, iniziava
ufficialmente lattivit di traghettamento da parte della A & A s.r.l. .
G. In data 22.03.2002, Amedeo MATACENA jr, ancora titolare del 90% delle quote
della ULISSE SHIPPING, a cui era stata inibita lattivit di traghettamento,
partecipava ad una riunione presso la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria
in cui erano stati invitati i rappresentanti delle societ esercenti lattivit di
traghettamento sullo Stretto.
H. In data 14.02.2002 lamministratore unico della A & A s.r.l. Angelo
MAZZULLO conferiva procura speciale per la rappresentanza della sciet
presso i porti di Reggio Calabria e Villa San Giovanni a VIZZARI Giorgio e
POLITI Martino Antonio. Il primo era componente del consiglio di
amministrazione della CO.GE.M. il secondo era un vero e proprio uomo di
fiducia dellimputato, avendo lavorato nella sua segreteria politica sin dal 1995
(come affermato nel corso della deposizione testimoniale del 19.12.2005) ed
essendo stato assunto dalla ULISSE SHIPPING nel 2001, quando tale societ
era ancora controllata da Amedeo MATACENA jr.
E indubbio, allora, che le dichiarazioni del MUNA, almeno per quanto riguarda un
diretto interesse del MATACENA nei lavori di sistemazione della via Marina, hanno trovato un
importante riscontro, non solo nelle deposizioni testimoniali degli imprenditori che hanno
partecipato allA.T.I. (le quali, in verit, sono state assai prudenti, specie per quanto riguarda il
tentativo, posto in essere prevalentemente da PRATIC Giuseppe, di estromettere limputato, in
realt vero dominus della A & A, dalla gestione della CO.GE.M., attribuendola in via esclusiva al
padre) ma soprattutto nella documentazione prodotta dal Pubblico Ministero.
Va osservato, del resto, che non si trattava di un fatto notorio, di cui il collaboratore
poteva venire facilmente a conoscenza, ma di un assetto societario, ben celato attraverso un
sistema di partecipazioni fiduciarie, che poteva essere conosciuto solo da chi aveva specifiche
informazioni su tale assetto.
Nonostante la chiara reticenza degli imprenditori per quanto riguarda le richieste
estorsive subite, deve ritenersi che anche su tale punto possibile, non fermandosi al mero dato
letterale risultante dalle deposizioni, rinvenire un riscontro alle dichiarazioni del MUNA.
Il riferimento ad una richiesta di permesso avanzata da individui non identificati al
momento dellapertura del cantiere, i danneggiamenti subiti nel tempo, non possono certo, in una
realt strettamente controllata dalle cosche mafiose come quella di Reggio Calabria, essere
interpretati come fatti episodici, non suscettibili di ulteriori sviluppi e, addirittura, attribuibili a
cani sciolti della delinquenza comune, come pure stato tentato di fare nel corso delle
deposizioni.
Lo stesso imbarazzato tentativo di minimizzazione degli atti di ritorsione subiti da
parte di MARINO, il generico riferimento a pressioni da parte del RAMIREZ, il loro silenzio in
merito allintervento iniziale (che aveva, invece, il chiarissimo significato di rendere subito noto
chi comandasse realmente sul territorio), lassenza di denuncia di tale fatto da parte del
PRATIC (circostanza che aveva anchessa linequivoco senso della scelta di una strada diversa
da quella della contrapposizione frontale attraverso la denuncia giudiziaria) depongono per uno
sviluppo della vicenda certamente diverso da quello riferito dai testi.
Anche il silenzio di MARINO e RAMIREZ sul ruolo di MASSARA Osvaldo, il loro non
ricordare se costui avesse svolto quei lavori di rifinitura riferiti dal PRATIC, rende certamente

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non inverosimile, tenuto anche conto della personalit del soggetto e dei suoi precedenti
giudiziari49, ipotizzare quella funzione di portavoce delle cosche allinterno del cantiere lui
ascritta dal MUNA.

Ci posto, la vicenda appena riportata, temporalmente collocata in un periodo


antecedente alla data in cui si colloca la nascita dellorganismo di coordinamento di cui al capo a)
della rubrica, assume rilievo proprio in quanto fornisce una chiave interpretativa di condotte
pregresse e certamente inserite nel periodo immediatamente antecedente a quello oggetto di
contestazione.
Emerge, invero, un quadro che giustifica ampiamente le lamentele degli appartenenti
alla cosca ROSMINI, come ricavabili dalla intercettazione pi volte riportata tra BUDA e
PASSALACQUA, i quali se fino ad un certo periodo sono stati parte attiva degli assetti spartitori
operanti sul territorio cittadino, con i mutati equilibri vengono ad assumere un ruolo subalterno che
li tiene fuori dai gangli decisionali originati dal definitivo avvicinamento dei soggetti di vertice
della ndrangheta reggina.
Quanto affermato dal MUNAO ne la pi diretta conferma, attesa la estrema rilevanza
del narrato nelle parti in cui tratteggia le logiche spartitorie condivise a conclusione della seconda
guerra di mafia e le regole accettate da tutti i soggetti di spessore appartenenti agli schieramenti un
tempo contrapposti.
La vicenda legata alla estorsione consumata nellestate del 2007 ai danni di
FRASCATI Demetrio, sulla quale ci si soffermer in seguito, ne la pi evidente conferma, per la
quasi totale sovrapponibilit delle dinamiche delinquenziali adottate, per la perfetta coincidenza
delle logiche predatorie, per la ricorrenza dei ruoli affidati a soggetti (quali Domenico
CONDELLO, detto gingomma) che nel corso degli anni hanno trovato definitiva consacrazione
nellabito del consolidato rapporto tra i principali esponenti delle cosche DE STEFANO,
CONDELLO e LIBRI.

49 MASSARA Osvaldo, come risulta dalle produzioni del P.M. alludienza del 20.02.2006, stato condannato per il reato
di cui allart. 416 bis , quale appartenente alla cosca SERRAINO, nel procedimento c.d. Olimpia bis, stato condannato per
il delitto di usura nel proc. contro MARRA Emiliano ed altri, stato sottoposto alla misura di prevenzione personale della
Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno con provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria, sez. M.P., del
14.05.2004.

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LA VICENDA LEGATA ALLESTORSIONE AI DANNI DELLA ECADEP S.R.L., IL CUI


AMMINISTRATORE UNICO FRASCATI DEMETRIO.

Nel corso delle indagini svolte nellambito del presente procedimento stato accertato che
MARINO Ugo, durante lestate 2007, ha eseguito presso lo stabile sito in questo corso Garibaldi,
ove ha sede il suo negozio, alcuni lavori di ristrutturazione, che innescavano una richiesta estorsiva
nei confronti della ditta appaltatrice dei lavori da parte del gruppo mafioso capeggiato da DE
STEFANO Giuseppe, in oggetto generalizzatoe per la quale il MARINO richiedeva lintervento
dei massimi esponenti della cosca CONDELLO.
Ancor prima di riferire in relazione a tali fatti, opportuno evidenziare liter burocratico
connesso allesecuzione di tali lavori:
in data 2 luglio 2007, COPPOLA Adriana, moglie di Ugo MARINO, in qualit di
amministratrice della ditta After Fashion, presentava al Sindaco di Reggio Calabria denuncia di
inizio attivit per lavori interni da eseguire nel locale negozio sito in Reggio Calabria, via Corso
Garibaldi;
il comune di Reggio Calabria, con nota a firma del Dirigente del Dipartimento
Programmazione settore Urbanistica, Arch. Saverio PUTORTI, in data 14 agosto 2007
diffidava COPPOLA Adriana dalla prosecuzione dei lavori per carenza di documentazione allegata
allistanza;
a seguito di cospicua corrispondenza, intercorsa tra il comune e la signora COPPOLA
Adriana, il 18 ottobre 2007 il Dirigente dello stesso Servizio Comunale ordinava alla richiedente
(COPPOLA Adriana) di procedere al ripristino dello stato dei luoghi, avendo eseguito:
o lavori in assenza di atti autorizzativi;
o modifica arbitraria dei prospetti dellimmobile;
in data 19 dicembre 2007, protocollato al nr. 16704 del 21 dicembre 2007, presso il
comune di Reggio Calabria, COPPOLA Adriana inoltrava ricorso al TAR - Sezione Distaccata di
Reggio Calabria avverso tale ordinanza.
Dal contesto delle conversazioni tra presenti intercettate allinterno dellufficio di Ugo
MARINO, a partire dal 7 settembre 2007 venivano captati alcuni dialoghi dai quali emergeva che
era stata effettuata una richiesta estorsiva in danno della ditta ECADEP s.r.l., il cui amministratore
unico veniva identificato in FRASCATI Demetrio, nato a Reggio Calabria il 19.06.1954, quale
impresa impegnata in quel periodo nei lavori di ristrutturazione delledificio in uso a Ugo
MARINO, adibito a negozio sito in questo Corso Garibaldi.
In particolare, nella mattinata del 7 settembre 2007, allinterno del negozio in questione, si
registrava una conversazione tra UGO Marino ed un soggetto non meglio identificato che aveva
avanzato la richiesta estorsiva a FRASCATI Emilio, nato a Reggio Calabria il 16 agosto 1969,
socio della suddetta ditta, unitamente al fratello Demetrio, in precedenza generalizzato, nonch
agli altri fratelli, identificati in FRASCATI Caterina, nata a Reggio Calabria il 10 giugno 1971, e
FRASCATI Paolo, nato a Reggio Calabria l08 agosto 1981.
Lidentificazione di FRASCATI Emilio, quale soggetto a cui era stata effettuata
materialmente la richiesta estorsiva, stata possibile attraverso lanalisi delle diverse
conversazioni registrate nello stesso giorno, in cui si faceva espresso riferimento al proprio
nominativo da parte dellestortore (Emilio), nonch dai servizi di osservazione effettuati dalla
locale Sezione Anticrimine, laddove lo stesso, alle ore 15.25 dello stesso giorno, veniva notato in
prossimit del locale di Ugo MARINO.
Ritornando ai fatti in trattazione, si precisa che alle ore 08.17 del 7 settembre 2007
allinterno dellufficio di Ugo MARINO giungeva, in compagnia di FRASCATI Emilio, un
soggetto non meglio identificato il quale, gi prima di accedere nei locali monitorati, aveva
avanzato al titolare dellimpresa una richiesta estorsiva.
La circostanza desumibile dal contesto della conversazione, in considerazione che proprio
allinizio della registrazione il FRASCATI, non appena accedeva allinterno degli uffici, riferiva al
MARINO che la persona in sua compagnia gli aveva chiesto testualmente non avete parlato con
nessuno voi, facendo chiaramente intendere che avevano avviato i lavori senza mettersi in
contatto con gli esponenti della locale criminalit organizzata per il pagamento di una percentuale
connessa alle attivit di ristrutturazione.

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La persona in compagnia del FRASCATI riferiva, invero, che la richiesta rientrava


nellambito di una precisa strategia criminale e, quindi, non era stata una propria iniziativa ma un
comportamento dettato dai vertici dellorganizzazione, tanto da affermare rivolgendosi a
MARINO Ugo, ora...ognuno per dire ...penso che tu certe determinate cose li sai...
Tale affermazione faceva chiaramente intendere che tutti, indistintamente, erano tenuti a
pagare una determinata percentuale a titolo di tangente, allorquando venivano eseguiti lavori,
anche di natura esclusivamente privata.
Trattasi, in sostanza, di una forma estorsiva capillare, alla quale ogni operatore economico
deve sottostare per non subire le pesanti conseguenze legate al mancato adempimento.
Per meglio comprendere il contenuto del discorso, giova riportare di seguito la parte della
conversazione relativa a tali circostanze:
MARINI U.: ma non che prima che dico....
UOMO: buongiorno......tu a me mi farai uscire pazzo!
MARINO U.: in che senso?
UOMO: in tutti i sensi!
MARINO U.: dimmi in che senso!
FRASCATI: ...sono venuti questa mattina e mi hanno detto giustamente "non avete
parlato con nessuno voi"
MARINO U.: chi doveva parlare?
UOMO: come chi doveva parlare?...tu!....voglio dire!.... io mi sono rivolto...se io sono
venuto da lui, un motivo ci sar, non ...
MARINO U.: certo!
UOMO: ...che mi sono alzato questa mattina...
MARINO U.: eh!
UOMO: sono partito da casa e sono venuto
MARINO U.: eh! certo! giusto, certo!
UOMO: ora...ognuno per dire ...penso che tu certe determinate cose li sai
MARINO U.: li so! certo! e appunto!...

Nel prosieguo del dialogo, il MARINO, riferendo di avere gi attivato gli esponenti della
locale criminalit organizzata, chiedeva se il proprio interlocutore fosse stato informato in tal
senso.
Dal complesso generale del discorso, nonch dalle conversazioni registrate in seguito,
risultava che il MARINO si era rivolto, attraverso il fidanzato della figlia CONDELLO Demetrio
ed il di lui fratello CONDELLO Domenico, alias Gingomma, a CONDELLO Pasquale, affinch
questultimo intervenisse a favore della ditta FRASCATI, poich impegnato nei lavori presso il
suo negozio.
Il MARINO, infatti, riferiva di avere avuto tale atteggiamento poich riteneva che fosse
scontato che la ditta impegnata per lavori da eseguirsi presso il proprio negozio, non fosse soggetta
ad alcun pagamento : ....dato che lavorano da me non c' problema...tutto ci era...hai
capito!...quindi io onestamente gliel'ho detto, pu darsi che non stato riferito, comunque oggi
glielo dico di nuovo che deve vedere...o vuoi che te lo dico a te...
Laffermazione appare di estremo rilievo, per la evidente circostanza che il MARINO in
modo palese, vantava i propri rapporti con i parento di Pasquale CONDELLO.
Sempre in virt di questi rapporti, era lo stesso Ugo MARINO a riferire allestortore che tra
loro avrebbero potuto dialogare liberamente.
In seguito aggiungeva siccome una cosa che sta facendo un lavoro su di me, se era
in un'altra parte non mi interessavo, ma siccome una cosa mia, personale...-
In relazione a tali fatti, la conversazione avveniva come segue:
UOMO: prima...cio uno deve avere la bont di informarsi...siccome io...a me non hanno
detto niente nessuno....
MARINO U.: ...non ti hanno mandato l'ambasciata?
UOMO: no!
MARINO U.: vedi che lo sanno gi chi lo deve sapere, io gliel'avevo mandata a
dire......
UOMO: se io ieri sera...ieri sera! hai visto! non che hanno cominciato oggi
MARINO U.: ha un mese!

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 134
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

UOMO: ha un mese!
MARINO U.: si!
UOMO: siccome loro ...
MARINO U.: si, si!
UOMO: ed io quando mi sono visto gli ho detto "Signori! eh!! non centra niente ...dice
Ugo!"...dice, Ugo! "se io sono andato...!"
MARINO U.: per lavorare certo!
UOMO: ...allora! io mi dimentico e non vengo da te, vengono quelli e mi dicono che
tu...dovevate parlare cosi...tratto inc....
MARINO U.: si!
UOMO: mi sbaglio o no?
FRASCATI: no! io prima di mettere mani ...tratto inc...
MARINO U.: prima di mettere mani stato educato,...ha detto a me "gliela mandi tu
l'ambasciata a qualcuno!", " me la vedo io!" gli ho detto io...onestamente...
UOMO: ...inc...
MARINO U.: ....dato che lavorano da me non c' problema...tutto ci era...hai
capito!...quindi io onestamente gliel'ho detto, pu darsi che non stato riferito, comunque oggi
glielo dico di nuovo che deve vedere...o vuoi che te lo dico a te
UOMO: no!
MARINO U.: no! giusto dirtelo, no! perch a te lo sai che possiamo parlare...
UOMO: liberamente!
MARINO U.: bravo!
UOMO: quindi...
MARINO U.: siccome una cosa che sta facendo un lavoro su di me, se era in
un'altra parte non mi interessavo, ma siccome una cosa mia, personale
UOMO: ha che lavora da un mese?
MARINO U.: un mese!
UOMO: giusto! se sono qua da un mese...
MARINO U.: si lo so! non mi hai capito
UOMO: il problema, il problema che da un mese.....
MARINO U.: ma stato questo che forse... siccome non...
FRASCATI: perch siccome io sono...

Successivamente, era lo stesso Ugo MARINO ad aggiungere che, in relazione a tali lavori a
cui era direttamente interessato, aveva informato CONDELLO Pasquale attraverso CONDELLO
Demetrio e, successivamente, anche il responsabile delle attivit estorsive CONDELLO
Domenico, fratello di Demetrio: siccome Mico non c' stato un attimino, no! per poter dire...io
gliel'ho domandato a Demetrio, ha detto "glielo faccio sapere io!"...poi uscito Mico che glielo
manda a dire a Pasquale, hai capito!...per dirglielo a qualcuno che qua il fatto di Ugo e
basta...per giustamente, non Ugo perch Ugo, mi hai capito cosa voglio dire, una cosa sua e
stop.. .
Laffermazione ha trovato puntuale riscontro negli accertamenti effettuati, essendosi
accertato che nel mese di luglio 2007, prima dellinizio dei lavori, MARINO aveva cercato di
informare CONDELLO Pasquale, attraverso CONDELLO Domenico: questultimo, dal 25 luglio
2007, si era reso latitante, a seguito dellordinanza di custodia cautelare in carcere nr. 6091/2006
RGNR DDA e nr. 4233 / 2006 RGIP DDA, emessa in data 19 luglio 2007 dal GIP preso il
Tribunale di Reggio Calabria, permanendo in tale stato sino allannullamento dellordinanza da
parte del Tribunale del Riesame.
Non vi alcun dubbio, infatti, che le affermazioni del MARINO allorquando riferiva
siccome Mico non c' stato un attimino, no! per poter dire...io gliel'ho domandato a Demetrio,
ha detto "glielo faccio sapere io!"...poi uscito Mico che glielo manda a dire a Pasquale, hai
capito!, si riferivano proprio a tali circostanze.
Lestortore, dopo aver rappresentato altri fatti attinenti a tale problematica, aggiungeva che
in base alle regole che erano state stabilite dal vertice della organizzazione, tutti avrebbero
dovuto pagare.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 135
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A tal proposito, infatti, riferiva: per io non posso fare questo! perch ci sono dei
discorsi connessi, tutti di chi....sanno quali...che non stato stabilito da me, che prima che si
attacchi un chiodo...uno per determinate....-
Per una migliore comprensione del dialogo, si riporta di seguito parte dello stesso:
MARINO U.: siccome Mico non c' stato un attimino, no! per poter dire...io gliel'ho
domandato a Demetrio, ha detto "glielo faccio sapere io!"...poi uscito Mico che glielo manda a
dire a Pasquale, hai capito!...per dirglielo a qualcuno che qua il fatto di Ugo e basta...per
giustamente, non Ugo perch Ugo, mi hai capito cosa voglio dire, una cosa sua e stop
UOMO: eh!
MARINO U.: per giustamente ora glielo mando a dire se vuoi...giustamente se gli
dobbiamo levare pure....
UOMO: ....non si tratta di questo
MARINO U.: l'ho capito!
UOMO: si tratta che giustamente che quello che mi hai detto tu ...l'ho saputo ieri sera
...mi ha detto ..."non so niente!"...siccome pu dire, giustamente...
MARINO U.: Ugo una cosa, tu...giusto!
UOMO: "Ugo gli ha dato incarico a FRASCATI di fare questo lavoro!"...ed io...se no non
venivo proprio...venivo un mese fa...quando...
MARINO U.: eh!
UOMO: prima che iniziava
MARINO U.: esatto, bravo! no perfetto! va bene!...come
FRASCATI: quello che voglio dire poi...ognuno si comporta...tratto inc...dico io! nel
momento in cui avete saputo che era FRASCATI....
UOMO: eh!
FRASCATI: ...anzich dire agli operai "gli dovete dire di fare quello che deve fare e
che io ero qua!", ...lui prendeva "c' il signor FRASCATI?!", "si!", "non c'!" o "torna dopo!",
uscivo io, anzich di dirlo agli operai, dico io la stessa cosa a livello di forma
UOMO: si! voglio dire, a livello di forma ...
FRASCATI: voi dite....ma scusate! ora abbiamo chiarito o no?
UOMO: si, si!
FRASCATI: ora abbiamo chiarito che io non ne ho responsabilit o no?
UOMO: voglio dire, io ora poi parlo con chi...qua non si tratta di responsabilit
FRASCATI: ascoltate...scusate!....qua non si tratta di responsabilit
UOMO: no, no! qua non si tratta di responsabilit.....
FRASCATI: no, no!....tratto inc...
UOMO: allora! se io vado in un posto....io vado in un posto, giusto! voglio dire...non
che io la mattina....
FRASCATI: qualcuno vi ha mandato
UOMO: io questa mattina...
FRASCATI: qualcuno vi ha mandato!
UOMO: io questa mattina dico "vado l!"
MARINO U.: bravo! giusto!...guarda che lui...
FRASCATI: qualcuno vi ha mandato...io pare che sto dicendo che non dovevate
venire....dico, ma una volta che siete venuto qua...il risultato lo stesso, Ugo ha parlato sempre
con me ora...inc...per passate dagli operai "senti c' FRASCATI?"...visto che lo sapevate che era
FRASCATI, ci conosciamo...inc...
UOMO: si, si!...onestamente non pensavo che fosse voi, credetemi!
FRASCATI: e non vi ha detto FRASCATI?
UOMO: si!
MARINO U.: no! ora gliel'hanno detto a lui, ...lui non abbiamo parlato mai di questo
fatto
FRASCATI: no! dico io...gli hanno detto a lui che non era cosa di Ugo ma una
cosa...
UOMO: non pensavo... allora!no! non pensavo...non pensavo che eravate coi come
persona...
FRASCATI: come persona!
UOMO: si!

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 136
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FRASCATI: per FRASCATI lo conoscevate!


UOMO: si! ma voglio dire io per...io non che mi posso...
FRASCATI: ma dico...no!!! facciamo finta che erano estranei
UOMO: con tutto il rispetto
FRASCATI: ascoltatemi...ascoltatemi! facciamo finta che erano estranei,
ok!..parlando con lui, un Carabiniere pure, ok?
UOMO: ok!
FRASCATI: dico io...la forma era uguale...dico! sentite una cosa, c' il titolare, non
potete parlare con il titolare...non cambiava niente...
UOMO: per io non posso fare questo! perch ci sono dei discorsi connessi, tutti di
chi....sanno quali...che non stato stabilito da me, che prima che si attacchi un chiodo...uno per
determinate...
FRASCATI: si!!
UOMO: ...situazioni...
FRASCATI: non sto discutendo questo...
UOMO: io sono quello che arriva a tavolo sistemato...

Dal contenuto del discorso emergeva, peraltro, che il titolare della ditta conosceva
lestortore: questultimo, infatti, riferiva che sino a quel momento non sapeva che i lavori li stava
effettuando la ditta FRASCATI.
Ugo MARINO, ancora una volta, ribadiva quanto gi sostenuto, ovvero di essersi
rapportato con Pasquale CONDELLO, attraverso CONDELLO Demetrio e CONDELLO
Domenico, e che in conseguenza di ci riteneva che la ditta appaltatrice dei lavori non dovesse
pagare alcuna somma di danaro; in relazione a tali fatti, la conversazione avveniva come segue:
FRASCATI: no!, no! mi sono espresso male...
UOMO: ...inc..., pu darsi anche che io abbia...
FRASCATI: no! ascolta! io dico questo...
UOMO: ...errato...inc...
MARINO U.: no!!!
FRASCATI: no! tu gli dici all'operaio "c' il signor FRASCATI? o qualsiasi altra
cosa!" ma FRASCATI inteso no FRASCATI...FRASCATI chiunque esso
sia
UOMO: si, si!
FRASCATI: va bene! scendevo io!
UOMO: ma ragazzi! ...AVERSA!...ma poi ho detto io "ma qua sto
uscendo...inc...AVERSA!" siccome per dire! ognuno...non si capisce niente...io
non sapevo per dire che...
FRASCATI: a me mi ha chiamato per fare determinati lavori...io prima di iniziare i
lavori...prima di iniziare i lavori...
MARINO U.: fammi finire a me...prima di iniziare i lavori... stato corretto nei miei
confronti...mi ha detto "dobbiamo parlare con qualcuno?", "non ti preoccupare ne parlo
io!"...quindi lo dobbiamo discolpare sotto questo aspetto...che non centra niente
UOMO: no! ma non questo il problema
MARINO U.: mi fate finire!...inc..., la responsabilit mia, perch successo il fatto
di Mico...allora! io a Demetrio gliel'avevo detto, mi ha detto "ora quando mi sento con Mico...!"
poi uscito che gli manda l'ambasciata...avete capito!...a chi la doveva mandare
UOMO: si! si!
MARINO U.: tutto qua!
UOMO: ma non c'era bisogno di...voglio dire io...
MARINO U.: si!
UOMO: queste...questi messaggi a me!
MARINO U.: ma no! lui me l'ha detto
UOMO: eh!
MARINO U.: perch l'ha detto onestamenteanzi ti dico le parole esatte "vuoi che
parlo con qualcuno io?" "tu non parlare di niente quando vieni a lavorare da me!" ti dico pure le
parole che mi ha detto
UOMO: si, si!

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 137
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MARINO U.: gli ho detto "quando vieni a lavorare da me, perch da me non c'
problema..."
FRASCATI: siccome queste cose qua....vediamo ha detto.... siccome queste cose qua
creano confusione
MARINO U.: ed infatti loro...ecco! perch voglio scrollargli tutta la responsabilit
UOMO: ma qua non si tratta ne di scrollare e ne cosa...voglio dire! tutti quei
passaggi....quando a me lo sa Mico, giusto! a me Mico dopo trentacinque secondi io lo so
MARINO U.: e allora...
UOMO: trentacinque secondi
MARINO U.: eh! ma per dirti
UOMO: siccome lui mi ha detto in questa maniera....anzi che lui mi ha detto....me l'ha
detto lui a me..."ci sei andato?"...gli ho detto "ma!..." perch pensando....poi c' stato un altro che
mi ha domandato...perch io non ho parlato proprio ...
MARINO U.: si, si!
UOMO: ...con Ugo MARINO non ho parlato proprio
MARINO U.: l'ho capito
UOMO: "...a me mi risponde!" ha detto, poi...
MARINO U.: si, si! giusto
UOMO: non ......gli ho detto "come! anzi che...!"...sei giorni fa si stava verificando
quello che dovevo fare io questa mattina...aspetta un minuto ...vado io da Mico!....."va be!" ma poi
gli ho detto parlo io con Mico ...io con Mico mi rispetto
MARINO U.: certo!
UOMO: gli altri...ognuno fa quello che vuole a me non interessa
MARINO U.: bravo! giusto...perfetto! hai detto bene
UOMO: dice "no!" ...ieri sera...non stavo parlando di venti giorni, ieri sera alle sette e
mezza....non che abbiamo parlato un mese fa...ieri sera...inc...mi fa...mi ha detto "pure per
capire!"
MARINO U.: giusto! ho capito il discorso, voglio dire!
FRASCATI: no!...perch per non trovarmi in queste situazioni cerco di non mettermi
prima...poi...inc...una cosa che questa mattina...inc...e che anzich si dica...l bastava che veniva
detto a me...la ragionavamo nella stessa maniera...inc...
OMISSIS

Successivamente lo stesso MARINO Ugo invitava il FRASCATI ad allontanarsi, in modo


da restare da solo con lestortore allo scopo di rappresentare a questultimo altre notizie.
Ad un certo punto del dialogo MARINO Ugo, nel riferire in ordine allatteggiamento
mantenuto dal FRASCATI, circa il mancato contatto prima dellinizio dei lavori con gli ambienti
della criminalit organizzata, effettuava un parallelismo tra la propria figura e quella dello stesso
estortore, al quale rappresentava che la attuale vicinanza dei vertici criminali di cosche un tempo
in guerra avrebbe potuto generare tale errore.
Laffermazione, non poteva che palesemente riferirsi al fatto che lestorsione era stata
ordinata da Giuseppe DE STEFANO, nato a Reggio Calabria, il 01.12.1969, tratto in arresto in
data 10 dicembre 2008 e gi inserito nellelenco dei trenta ricercati pi pericolosi in campo
nazionale, in considerazione del fatto che dal contenuto dei dialoghi successivi emergeva
chiaramente il ruolo espresso da questultimo.
Mico TEGANO, stato identificato in Domenico TEGANO, nato a Reggio Calabria il 27
novembre 1946, deceduto per morte naturale il 26 luglio 1991, fratello dei pi noti Pasquale e
Giovanni, latitante.
Evidentemente laffermazione riferita dal MARINO rientrava nellambito di un pi ampio
discorso nel corso del quale questultimo ribadiva di avere informato in tal senso Pasquale
CONDELLO.
Il MARINO, per meglio evidenziare i fatti, riferiva al proprio interlocutore che era stato lui
stesso ad impedire al FRASCATI di contattare eventuali esponenti della criminalit mafiosa in
quanto, in virt della propria vicinanza al gruppo mafioso dei CONDELLO, avrebbe potuto
garantito la massima tranquillit.
In seguito il MARINO ribadiva che il titolare della ditta appaltatrice era intenzionato, ancor
prima di iniziare i lavori, a rivolgersi agli esponenti mafiosi competenti per larea di interesse, ma

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era stato lo stesso MARINO Ugo a bloccarlo in quanto riteneva, proprio in virt della parentela
con i CONDELLO di essere esentato da tale pagamento.
In seguito, tanto il MARINO che lestortore, decidevano di parlare, anche se in momenti
diversi, con CONDELLO Domenico; per una migliore comprensione dei fatti, si riporta di seguito,
la restante parte del discorso:
[08:23:26]
MARINO U.: ...signor FRASCATI potete andare
FRASCATI: grazie!
MARINO U.: me la vedo io con ...
FRASCATI: ...inc...il caff lo prendi?
UOMO: no! l'ho preso!
MARINO U.: va be! ora...ora scendo io con lui e me lo prendo
FRASCATI: sono sotto va!
MARINO U.: chiudimi la porta per...
UOMO: scendo di qua, Ugo!
MARINO U.: si, si! scendi da dove vuoi.....onestamente ...tratto inc...!...mi ha detto
"aspetta che parlo io ...ora parlo io pure!", mi ha detto a me "devo parlare con qualcuno?", "no!
quando vieni da me non devi parlare con nessuno, un lavoro che fa Ugo MARINO... nelle
condizioni...s come si comportano, per da me non successo mai un problema di venire
qualcuno a dirmelo, per non di meno...!" gli ho detto "io gli mando l'ambasciata a chi gliela devo
mandare per correttezza, perch ci sono dei determinati situazioni che si devono capire!" poi se
gli dice un mio amico, o Mico o Pasquale "l Ugo MARINO, lasciate perdere il discorso!" tra
loro se lo possono dire, come se tu vieni da me e gli dici "Mico TEGANO oppure Peppe DE
STEFANO hanno detto...!"..."ok!" cio hai capito cosa ti voglio dire...allora non ho pensato
subit...quindi mi assumo un p la forma di responsabilit, chiamiamola responsabilit, io! ecco!
con te posso parlare chiaro
UOMO: si, si!
MARINO U.: perch lui onestamente...devo dire la verit, mi ha detto "volete...come
devo fare?", "non fate niente! quando lavori da me non si fa niente!...degli altri accanto a me non
interessano, ma da me no, perch noi lo stiamo facendo a sacrificio e a coso...quindi tu mi stai
facendo anche prezzi stracciati, non corretto che ...!" io ho chiamato a due tre, quando questo
mi ha fatto proprio il prezzo in modo che posso lavorare e posso fare il coso...per non di meno
ora glielo mando a dire, se vuoi....
UOMO: no! ma parlo io con ...inc... la stessa cosa, voglio dire...
MARINO U.: certo! tu quando gli dici che...perch io ... tratto inc... problemi avevo
parlato....tratto inc...?
UOMO: ...tratto inc...
MARINO U.: certo! a Mico CONDELLO! ....certo! si, si! ora glielo dico io....glielo
dico io ora a Mico, glielo dico io
UOMO: io come lo vedo ne parlo pure...perch....
MARINO U.: ora gli telefono...poi gli telefono io
UOMO: ...ha un mese!...non che sono venuti da me
MARINO U.: no, no! la cosa...lo devo dire...
UOMO: se c'era qualcuno che gi ha.... che vuole dire ....
MARINO U.: aspetta! mi sto assumendo...allora non mi hai capito, mi sto assumendo
io la responsabilit, sono onesto! se no ti dicevo...
UOMO: si!
MARINO U.: gli ho detto io di non andare in nessun posto...
UOMO: si, si!

Era sempre il MARINO, inoltre, ad asserire di avere riferito allappaltatore che, a lui, non
sarebbe stato imposto alcun pagamento di somme di danaro a titolo estorsivo: no! se lavori da
me non ti preoccupare che sono tutti amici mie...non viene nessuno!"...anzi! la parola esatta!
"per stai tranquillo che gli mando una ambasciata!".
Successivamente, il MARINO ribadiva, ancora una volta, di avere notiziato CONDELLO
Pasquale, anche se in ritardo, in quanto CONDELLO Domenico in quel periodo era latitante,

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 139
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mentre il genero CONDELLO Demetrio, aveva chiesto tre, quattro giorni di tempo per fare
giungere la notizia al parente latitante.
In tale circostanza, il MARINO tra laltro aveva evidenziato una conoscenza dei
movimenti di CONDELLO Pasquale: ci sono tre, quattro giorni che uno non pu parlare....
ma poi ci sono due giorni che pu fare quello che cazzo vuole...me l'insegni queste cose...
Come gi in parte evidenziato, nel corso della conversazione emergeva chiaramente che la
richiesta estorsiva era proveniente da Giuseppe DE STEFANO, poich era stato lo stesso Ugo
MARINO a riferire al suo interlocutore di rappresentare a Peppe le circostanze pi volte
menzionate: poi diglielo a Peppe che stato su questo..;
la restante parte della conversazione avveniva come segue:

MARINO U.: ....per, perch se no dice "allora ogni volta ci dobbiamo assumere
responsabilit a gente che non si porta!"...infatti lui lo ve lo voleva levare...lo voleva levare il
cappello...dice "dobbiamo andare da qualche parte? prima che inizio, per non fare cattive figure!"
onestamente!...gli ho detto "no! se lavori da me non ti preoccupare che sono tutti amici mie...non
viene nessuno!"...anzi! la parola esatta! "per stai tranquillo che gli mando una ambasciata!"
UOMO: per lui non giustificato!...perch lui
MARINO U.: ...inc...chi!
UOMO: ...c' ...c' per dire chi ha la ditta, amici nostri...amici nostri per dire...
MARINO U.: si, si! ho capito cosa vuoi dire...
UOMO: ...prima di fare una cosa...inc...e dice "vedete che stiamo facendo...stiamo
incominciando questo...!" perch ci sono delle situazioni che le persone......
MARINO U.: ma! infatti...io ti ho detto che...
UOMO: eh!
MARINO U.: ...sono in torto io che non l'ho mandata subito perch non c'era
Mico...non sapevo...perch Demetrio... parlando con Demetrio, dice " non gliela posso mandare
in questo minuto l'ambasciata!"
UOMO: certo!
MARINO U.: ci sono tre, quattro giorni che uno non pu parlare.... ma poi ci sono
due giorni che pu fare quello che cazzo vuole...me l'insegni queste cose
UOMO: ...inc...
MARINO U.: ed allora mi ha detto "aspetta...!" poi mi passato, devo dire, di mente
con tutti gli impegni che ho...quindi la responsabilit me l'assumo io nel sensono! perch voglio
discolpare la...onestamente lui me l'ha chiesto prima di appende un chiodo...infatti l'ha detto
...quindi non voglio...che dice "FRASCATI un pezzo di merda!"...no! me l'ha detto, quindi ti
stavo dicendo che gli ho detto io "non vi preoccupate che qua lavorate tranquillo che sono tutti
amici miei...destra, sinistra, centro, non c' problema...per non di meno...!" gli ho detto "...gli
faccio l'ambasciata io, perch giusto che devono...ma gli dobbiamo pure levare il cappello
perch sono persone che in qualche maniera devono pure vivere...anzi la mia parole pure...tra
virgolette!"...dice "si! grazie! vi ringrazio!"...ecco quale stato...quindi...ora io...glielo dico pure
io a Mico oggi che me l'aveva detto a me ed io gli avevo detto questo....siccome Demetrio non
gliel'ha detto, quindi appena...
UOMO: va bene!
MARINO U.: guardate! il tempo di incontrare a Mico, alle dieci, alle undici
UOMO: non c' problema!
MARINO U.: per dirglielo di...
UOMO: non c' problema! che poi me la vedo io con lui...e poi giustamente....
MARINO U.: ma questo era sempre....
UOMO: no!...inc...
MARINO U.: no! che glielo dite...
UOMO: ....tratto inc...
MARINO U.: poi diglielo a Peppe che stato su questo...
UOMO: ci mancherebbe altro!
MARINO U.: no! la forma digli che stata...no una scorrettezza, ma gliel'ha detto
Ugo...e siccome gli ha detto Ugo "sono tutti amici miei, da me non viene nessuno, sia destra che
sinistra...!" proprio come ti dico...ma sempre per correttezza che gli mandate per l'ambasciata a
chi di dovere...poi successo...e gli dici il fatto di Mico....Ugo oggi o domani non si visto

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 140
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eccetera...poi successo...sai quando si lavora, ha detto Ugo! eccetera...per il cappello quello se


lo voleva levare prima di attaccare il chiodo...
UOMO: si!
MARINO U.: l'ha seduto Ugo d'avanti a me, quindi...c'ero io
UOMO: si!
MARINO U.: per correttezza, quello che di dovere...va bene?...ora io fra poco...anzi
andiamoci a prendere il caff
UOMO: andiamocene...inc...
MARINO U.: ecco! diglielo, perch questi qua...perch stavano facendo il lavoro
proprio...lo stanno facendo a me
UOMO: si, si,si!
MARINO U.: ecco! questo ti voglio dire
UOMO: da dove scendo?
MARINO U.: aspetta che ora scendiamo di qua

si da atto che l'UOMO e MARINO U. escono dalla stanza, si interrompe la registrazione.


(vds. all nr. 14)

Sempre nello stesso giorno (il 7 settembre 2007), alle ore 09.15, Ugo MARINO, allinterno
dellufficio aveva un colloquio in un primo momento con una persona di sesso maschile,
probabilmente un impiegato, e successivamente con FRASCATI Emilio.
In entrambe le circostanze, la conversazione era attinente alla richiesta estorsiva subita dal
FRASCATI in cui, indirettamente, era rimasto coinvolto anche lo stesso MARINO, in quanto non
era riuscito a garantire allimprenditore, attraverso la figura di CONDELLO Pasquale,
lesenzione del pagamento.
Nel raccontare la vicenda allinterlocutore, Ugo MARINO, oltre a rappresentare che i lavori
di ristrutturazione del negozio erano stati bloccati da parte del Comune, circostanza questultima
desunta anche dalla documentazione acquista presso gli uffici competenti, riferiva che Giuseppe
DE STAFANO aveva attuato una richiesta estorsiva in danno dellimpresa impegnata nei lavori
presso il proprio negozio.
Nella circostanza riferiva che lo stesso Domenico CONDELLO, preposto da Pasquale
CONDELLO alla gestione dello specifico settore delinquenziale, aveva avallato tale attivit
criminale giustificando il delitto in trattazione quale azione diretta alla ditta appaltatrice e non ad
un appartenente allorganizzazione, quale doveva considerarsi Ugo MARINO; le affermazioni
sono di tenore inequivocabile:
MARINO U.: questa mattina mi sono alzato per bene e c' stata un'altra novit
UOMO: eh!...infatti ti ho visto agitato, io ti conosco ormai
MARINO U.: ecco!....no! agitato! nel senso no a me...
UOMO: ...inc...
MARINO U.: ma no per me, no per me!
UOMO. ah! ho capito!
MARINO U.: no per me!...ci hanno fermato i lavoratori...hai capito?
UOMO: del Comune?
MARINO U.: no!...inc...
UOMO: no! ho capito!

OMISSIS fino ad ore [09:21:16] (conversazione telefonica a carattere lavorativo riguardo


sistemazione e arrivo di materiale e pratiche burocratiche con le ditte, il MARINO
successivamente discute con la segretaria di bolle e pratiche da sistemare)

MARINO U.: io per fare la mia bont del cazzo


UOMO: eh!
MARINO U.: gli ho detto "non viene nessuno e ti cerca i soldi a te!"...questa mattina
gli ha ...inc...Peppe DE STEFANO
UOMO: ...inc...
MARINO U.: eh!...no! ...inc..., perch io credevo...gli ha detto "no! Ugo MARINO
una cosa, quello che fa il lavoro un altra!"...ma io...gli ho detto io "sapendo che ci tenete

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voi...questo ve l'ha levato il cappello a voi!".....inc.....FRASCATI!...tratto inc...perch questo non


lo possono vedere .....per dice "...ovviate!...perch sei tu, tuo suocero...pu fare quello che
vuole!"....io gli ho detto a lui....dice "gli devo levare il cappello a qualcuno prima di iniziare i
lavori?", gli ho detto "no! da me chi cazzo viene!", in effetti non mai venuto nessuno....ma
siccome stanno morendo di fame tutti...stavano venendo i TEGANO, mi ha detto "...tratto inc...!",
gli ho detto "...inc...!...no! andiamo noi perch siamo noi, gi abbiamo parlato!"...poi andato da
Mico, gli ha detto Mico "no!! Ugo una cosa, Ugo non centra niente...quelli che fanno i lavori
devono ...inc...!"...ora stava partendo con...gli ho telefonato nella macchina ed era con
PORPIGLIA
UOMO: per Milano?
MARINO U.: ...per Milano , va be! ma a me non interessa, neanche quello che fa
lui....

Nel ripercorrere le tappe dellintera vicenda Ugo MARINO aggiungeva che Domenico
CONDELLO (alias gingomma) lo aveva invitato a rappresentare ogni cosa a Pasquale
CONDELLO, allepoca latitante, affinch questultimo facesse sentire il peso di un suo intervento
in suo favore, anche per evitare che accadessero fatti analoghi in futuro: ma no!!!....ma! dice
Mico "Pasquale CONDELLO si pu prendere l'impegno per te!" dice "non andare da nessuno!
per glielo deve dire se no lo sai che cosa dice ...quando dobbiamo andare noi da qualcuno, da
qualcuno, dicono no! noi....!".
Laffermazione, oltre ad essere oltremodo significativa circa i rapporti di Ugo MARINO
allinterno della struttura criminale riconducibile al CONDELLO, attesa la concreta possibilit di
parlare direttamente con il latitante, evidenziava lesistenza di una pianificata attivit predatoria da
parte delle organizzazioni mafiose presenti sul territorio di Reggio Calabria, in relazione alla quale
a Domenico CONDELLO era riservato un ruolo qualificato, essendo tra i responsabili operativi di
tale attivit in rappresentanza del cugino latitante.

In linea con limpostazione sin qui evidenziata, va sottolineato che lattenta analisi dei
dialoghi sin qui riportati ha consentito di ottenere la conferma della correttezza dellassunto fatto
proprio da questo Ufficio: le famiglie mafiose operanti sul territorio cittadino agiscono, in materia
di estorsione, in perfetta sintonia dintenti.
sempre Ugo MARINO a precisare che i proventi estorsivi sono divisi tra le principali
famiglie di ndrangheta.
A tal proposito, riferiva: ".. noi! da parte vostra no! perch noi pure se vengono... i soldi
si devono dividere...!" lo sai come ?......si dividono!.
Tale affermazione, congiunta a quanto rappresentato in precedenza in ordine
allatteggiamento mantenuto da CONDELLO Domenico, il quale aveva giustificato tale azione
delittuosa ("no!! Ugo una cosa, Ugo non centra niente...quelli che fanno i lavori devono
...inc...!"...ora stava partendo con...gli ho telefonato nella macchina ed era con PORPIGLIA),
sintomatica di un rapporto simbiotico, assolutamente lontano da quella belligeranza armata che
aveva contrapposto i gruppi criminali reggini negli anni passati, votato esclusivamente al controllo
di ogni attivit economica presente ed operante nel capoluogo di provincia.
Ugo MARINO, in effetti, nel riportare al proprio interlocutore le affermazioni di un
componente di spicco dellorganizzazione criminale facente capo a Pasquale CONDELLO
individuato in CONDELLO Domenico, sottolineava che le imprese appaltatrici sono costrette a
pagare somme di danaro a titolo estorsivo : non centro...lui mi ha detto, gli ha detto a lui
"ma no per Ugo MARINO, Ugo MARINO non centra niente...oh! Ugo Marino non centra
niente!", no! gli ha fatto capire "Ugo MARINO un amico nostro...ma voi che lavorate dovete
pagare!"...vedi che c'era ancora Roberto qua..;
si riporta, di seguito, parte della conversazione di interesse:
UOMO: hai problemi pi grossi
MARINO U.: ma siccome c' mio genero, mi ha detto...inc... gli ho detto io "glielo
dico io a mio genero!" per fare bella figura ...gli ho detto io a ...inc..."ho errato io.......perch
questo ve lo voleva levare il cappello...no a voi ma a chi era di competenza!...per sono stato io a
dirgli che me la vedo io"...per farmi il bello un p...nel senso! "non ti preoccupare non viene
nessuno!"...mi ha detto "anzi! sei onesto che dici questo!"..."per no per farmi il bello....sapendo
che sono vostri parenti non penso che vengono a rompermi i coglioni...anche perch mi sta

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facendo prezzi particolari!"...dice " noi! da parte vostra no! perch noi pure se vengono... i soldi
si devono dividere...!" lo sai come ?......si dividono!
UOMO: si, si!
MARINO U.: "per da voi non vogliamo niente, per i soldi da lui!"...ora gli ho detto
"no! se vogliono i soldi loro...vedi tu!...gli dici che una cosa ormai vostra......e poi ve la scontate
in un'altra maniera...se no cosi faccio la figura di merda, tipo... come te la sei vista tu e poi....!"...il
mondo cosi, apposta...cosa devo fare?
UOMO: ma....
MARINO U.: per no! ho sbagliato io...io in queste cose non mi devo intromettere,
ma pensando...siccome ne ho fatto tanti lavori io...
UOMO: onestamente non pensavi
MARINO U.: non pensavo che...non venuto mai nessuno...ma no da me
UOMO: non centri tu...
MARINO U.: non centro...lui mi ha detto, gli ha detto a lui "ma no per Ugo MARINO,
Ugo MARINO non centra niente...oh! Ugo Marino non centra niente!", no! gli ha fatto capire
"Ugo MARINO un amico nostro...ma voi che lavorate dovete pagare!"...vedi che c'era ancora
Roberto qua!
UOMO: quando sono venuti?
MARINO U.: ora, questa mattina alle sette, mi hanno mandato a chiamare, mi sono
alzato prima.... ....che devi fare?
UOMO: no! sto mandando un attimo i fax...tratto inc...
MARINO U.: e non c'! non c' nessuno
UOMO: ...tratto inc....mi dispiace, guarda! ...inc...ti devono mettere sempre nel mezzo,
sempre!
MARINO U.: oh!
UOMO: giustamente!
MARINO U.: se loro ...inc...niente da dire, come mi hai detto che te la vedevi tu...pu
passare come un qua-quara-qua...gli ho detto io "Demetrio passa un attimo che ti devo
parlare!"...io a Demetrio non gli ho detto niente...in effetti, perch mi ha detto lui "guarda che
Mico mi ha detto che non sa niente "no!" gli ho detto io "io gliel'ho detto a Demetrio ma c'era la
latitanza di Mico!"...mi ha detto...ma Demetrio non mi ha detto... "ma tu a me non hai detto
niente!", "hai ragione non ti ho detto niente, per non gli dire che non ti ho detto niente!"..."
perch no?".....ora parliamo, ora parliamo (rivolgendosi ad altra persona)........"non ti ho detto
niente...perch se no sembra che ...!"...inc...dice "come non l'hai detto?", "gli dici che mi sono
dimenticato!"

OMISSIS fino ad ore [09:25:08] (l'UOMO parla al telefono e dice al suo interlocutore che
sta scendendo)

MARINO U.: quindi!...farei la figura di merda io.....


UOMO: giustamente tu dici "ho fatto tanti lavori e non venuto mai nessuno!"
MARINO U.: ma no!!!....ma! dice Mico "Pasquale CONDELLO si pu prendere
l'impegno per te!" dice "non andare da nessuno! per glielo deve dire se no lo sai che cosa dice
...quando dobbiamo andare noi da qualcuno, da qualcuno, dicono no! noi....!"
UOMO: si! perch poi succedono queste cose
MARINO U.: quindi io non voglio...uhm!!!
UOMO: problemi!....

La restante parte del discorso, intercorso tra Ugo MARINO e lappaltatore Emilio
FRASCATI, avente per oggetto sempre la richiesta estorsiva attuata nei confronti del suddetto
imprenditore, rivelava un ulteriore scenario criminale: la divisione degli introiti tra i diversi
componenti dellorganizzazione.
Il MARINO riferiva: ...io far tutto questo per non voglio che questi tornano e gli
dice ...va bene! noi...io! la nostra parte, CONDELLO, per dire, non la voglio!": indirettamente il
MARINO sottolinea che la famiglia CONDELLO non avrebbe intascato una parte dellestorsione;
la conversazione, in merito, avveniva come segue:

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OMISSIS fino ad ore [09:26:25] (i due soggetti discutono di pratiche da mandare


all'assicuratore e di licenziamenti, l'uomo dice a MARINO che arrivato il falegname)

UOMO: va bene! mi dispiace onestamente!


MARINO U.: si! dispiace pure a me!...per...
UOMO: mi dispiace per te e no per...
MARINO U.: no! per me ...a me non che mi succede... un problema ...per
UOMO: per...sono cose antipatiche dai!
MARINO U.: sono cose antipatiche ...lo chiami poi a Emilio FRASCATI un attimino?
UOMO: questo secondo me alla fine lo ammazzano...inc...
MARINO U.: no!!...inc...no! dammi questa penna!
UOMO: per non lo possono vedere!
MARINO U.: non lo possono vedere
UOMO: ...inc...
MARINO U.: si! ci colpa pure lui ...inc...anno ammazzato a loro,...questo me l'ha
detto Demetrio ed vero....la gente ...inc...ve lo siete dimenticato...chiamamelo!
UOMO: si!
OMISSIS fino ad ore [09:28:31] (Ugo Marino discute con l'uomo di operazioni da fare in
baca, si da atto che alle ore 09.28.20 l'uomo va via)

si da atto che alle ore [09:28:31] entra nell'ufficio FRASCATI

MARINO U.: il ragionamento giusto...io ho parlato, no!...dice ...dice che


passato...che lui....ascolta il ragionamento che mi ha detto oggi lui...una persona molto
intelligente e dotata di intelligenza, non uno stupido...cio! suo fratello un impulsivo, lui
intelligente
FRASCATI: che fa?
MARINO U.: ...inc...!
FRASCATI: che fa dico!
MARINO U.: assicuratore...fa, ...poi nel campo...io non te le ho dette tante cose, e
poi gli controlla le cose a suo fratello quando manca lui ...e poi voglio che tu mi dai ragione,
perch non le sai certe cose tu, per non allarghiamo a macchia d'olio...questo ti dico e che
rimanga qua...giusto?
FRASCATI: non ho capito!
MARINO U.: no! ti spiego il motivo...e dice una cosa ...da una parte ho errato in
benevolenza io nei tuoi confronti...perch ho errato io? perch vi ho detto "me la vedo io!"

OMISSIS fino ad ore [09:29:50] (entra una donna per ragioni di lavoro e parla con Ugo
MARINO)

MARINO U.: ho errato in benevolenza perch ...per dimostrarti che ti rispettavo e ti


ho detto in quella maniera...mi ha detto "caro Ugo!!", ora! che ho parlato di fronte, hai visto!
"queste benevolenze purtroppo...tu sei una persona !" ha detto...perch mi chiama Ugo per
.."tu sei mio suocero, hai cinquantatre anni, tu lo devi capire perch sei stato... e sai come
vanno i fatti...anzi ora vanno peggio e no meglio, perch ci dobbiamo guardare uno
dall'altro...anche se noi siamo tutti ormai amici...ma amici il cazzo! eh! le sai queste cose!"...va
be! io te le dico perch voglio che tu se corrispondono a tutto quello che ha detto dici "Demetrio
ti ha detto una cosa giusta!" mio genero...ha detto "io qua...tu per me puoi fare questo palazzo,
il corso Garibaldi, Ugo MARINO...se lo butta Ugo MARINO...! giustamente"...."Pasquale
CONDELLO ...per dire Pasquale, la famiglia CONDELLO non venuta da FRASCATI a dirgli
"fermate il cantiere!", lo poteva fare per dargli i soldi a chi deve fare...qua possono venire uno,
due, tre, quattro, perch tu sai come la situazione...sono venuti loro e poi sono amici suoi, di
suo padre"...cio! una cosa va detta...cerca di capirmi....
FRASCATI: mio padre ...
MARINO U.: ...aspetta!
FRASCATI: ...mio padre amico di tutti!

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MARINO U.: no!... amico! ma per ha detto una cosa giusta... amico, nel bene o
nel male amico di tuo padre...per dice ...
FRASCATI: come amico pure Pasquale CONDELLO
MARINO U.: si!!! mi fai finire!...sono amici di tutti! se non mi fai finire poi....
FRASCATI: si, si, si!
MARINO U.: per voglio che tu mi dai all'ultimo, no ragione perch voglio dare
ragione, la ragione c' l'hanno i cornuti, ma mi dici "hai pienamente..."
FRASCATI: ma allora qua...
MARINO U.: ...dobbiamo dare pienamente atto...perch me l'ha fatto anche
ragionare a me, quindi giustamente ...dice "tu ormai me l'hai detto a me, me l'hai accennato ed io
non gli ho detto niente perch c'era mio fratello eccetera ...per che succede...se gli mando
l'ambasciata a mio cugino ti dice ...Ugo! butta il corso Garibaldi che da te...da Ugo MARINO non
viene nessuno...per ci sono le altre persone che poi si prendono la cosa, la briga di levarci il
cappello noi nei loro confronti...quindi ognuno risponde delle proprie azioni!", gli ho detto io "a
questo punto devo dire che ho errato io...perch ho errato io? perch questo ragazzo prima di
mettere un puntello...per fare no il bello ma il garante suo...!" infatti ha detto "tu l'hai fatto in
buona fede!" , garante suo!... ha messo le cose...e ha detto "vuoi che vado io? te la vedi tu?...o mi
ha detto cosi o non me l'ha detto...me l'ha detto!" gli ho detto io..." stato....quindi la colpa, la
responsabilit, nel senso benevolo della parola che gli ho detto, me la sono assunta io!"...dice
"si!... per tu non ti puoi assumere queste responsabilit...perch...no perch non sei in grado,
anzi tutto ti vogliono tutti bene a te o quanto meno se non ti vogliono bene, ti devono voler bene
per forza...!"
FRASCATI: ti comportavi....
MARINO U.: aspetta! no!..."ti devono volere bene per forza...poi all'ultimo o ti
vogliono...se no ti devono voler bene per forza....per il problema...tu non te li puoi assumere
queste responsabilit, permettimi! ...perch ci sono delle regole....!"
FRASCATI: giusto!
MARINO U.: come mi hai detto tu! bravo!...hai visto come mi hai detto...."che il
signor Frascati sa che ci sono delle regole...allora! per ora...io ora vado che non c' mio fratello,
chiamo...intanto a questo qua e gli dico ...se loro...noi gli diciamo... un lavoro che sta facendo in
economia...
FRASCATI: ... Ugo...
MARINO U.: ...in economia Ugo... andato ed ha chiamato a FRASCATI perch sono
amici e sono insieme!"
FRASCATI: perfetto!
MARINO U.: "...io far tutto questo per non voglio che questi tornano e gli dice
...va bene! noi...io! la nostra parte, CONDELLO, per dire, non la voglio!"
FRASCATI: ...inc...
MARINO U.: lo vedi! ecco! ma lui mi ha dato...dice "io ti sto dicendo come vanno le
cose, tu non hai...hai errato nel senso...per la benevolenza che hai creato a questo ragazzo!", anzi
ha detto la parola "a questo ragazzo!"...."per tu capisci come vanno le regole...qua ci sono delle
regole...e tu le sapevi!"...allora gli ho detto io " per ora che ho errato non voglio fare cattiva
figura con il signor FRASCATI, perch mi pu dire ...che "pisciatore" sei! no! a me
"pisciatore"...!" dice "no! "pisciatore non te lo pu dire a te perch tu ti sei messo a
disposizione...c' una famiglia che si chiama CONDELLO e non venuto nessuno a rompere i
coglioni!" mi ha fatto questo...."per! questo non vuol dire ...ora me la vedo io!"...quindi! mi ha
detto "ora me la vedo io per darmi quella:...!", gli ho detto io "non voglio ora fare cattiva figura
con questo ragazzo!"...gli ho detto io "anzi! premesso! e ti dico pure questo anche se mi dai
legnate...!" gli ho detto "mi sta facendo il lavoro in economia..!"
FRASCATI: ...inc...
MARINO U.: ...per mandarglielo a dire ...in economia! lo sta facendo....
FRASCATI: questo gli deve dire
MARINO U.: eh!! io non sono storto ma tu mi fai
FRASCATI: non ho detto mai che sei storto tu
MARINO U.: no! mi hai fatto storto!
FRASCATI: io a te?
MARINO U.: gli ho detto "mi sta facendo il lavoro...!"

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 145
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FRASCATI: io a te?
MARINO U.: si! storto mi hai fatto! per dirmi in questa maniera...gli ho detto "mi sta
facendo un lavoro in economia...forse sta riuscendo solo per pagare gli operai e
per....ma!...perch me l'ha detto...te lo voglio fare io ma in economia!" gli ho detto...quindi me lo
stai facendo in economia!...se noi mettiamo...ha detto "io vado a parlare!"...anzi ora vado e lo
chiamo subito....perch sanno dove ... frequentano!....ha detto "quello che posso fare lo
faccio...mando qualche ambasciata!...perch se Pasquale dice dopo...me la vedo io!!" hai capito?
FRASCATI: si!
MARINO U.: quindi! non ti preoccupare...gli ho detto "non voglio fare cattiva
figura!"...quindi!...sono arrivato...hai visto che l'ho mandato a chiamare subito!
FRASCATI: basta!
MARINO U.: cosi potete dire come sono andate le cose e come ti ho detto...ho errato
io!...da un lato non che ho voluto errare per farmi il bello...ma tu hai visto! tu non che hai
errato per farti il bello...tu non hai neanche sbagliato...hai detto una cosa giusta...perch non
credere...perch.....

si da atto che la registrazione si interrompe

(vds. all. nr. 15)

In prosieguo, si registrava un ulteriore colloquio tra Ugo MARINO ed Emilio FRASCATI,


in cui emergeva che il primo, oltre a richiedere al genero CONDELLO Demetrio di informare
CONDELLO Pasquale in ordine ad un suo deciso intervento nella vicenda descritta, precisava che
era perfettamente a conoscenza degli attuali assetti e delle regole criminali vigenti a Reggio
Calabria, circa la pianificazione delle molteplici condotte estorsive attuate dalla organizzazione di
tipo mafioso.
Le rivelazione del MARINO divengono particolarmente preziose nel momento in cui lo
stesso si spinge a specificare quale fosse il ruolo di Pasquale CONDELLO nellambito della
struttura di vertice che coordina le richieste estorsive sul territorio cittadino: nel sottolineare che se
Pasquale avesse voluto avrebbe potuto imporre il proprio volere ( a te Pasquale non ti dice niente!
se ti dice...rompe il collo...lo rompe e devono stare zitti) non fa altro che confermare che se da una
parte Giuseppe DE STEFANO colui che coordina le attivit delittuose, dallaltra riveste quel
ruolo previo accordo con Pasquale CONDELLO quale primus inter pares.
sempre Ugo MARINO che specifica le regole care a Pasquale CONDELLO precisando
che questultimo era dellidea di far pagare a tutti lestorsione, senza alcuno sconto per nessuno (
!"...perch! perch Pasquale non leva il cappello a nessuno! ...perch poi sai come fanno questi!
io...quando te l'ho detto...inc...).
Con lespressione non leva il cappello a nessuno il MARINO si riferisce proprio al
pagamento dellestorsione: nei dialoghi in precedenza evidenziati, intercorsi tanto con lestortore
non ancora identificato che con Emilio FRASCATI, utilizza spesso tale affermazione per
rimarcare il mancato pagamento dellestorsione da parte di questultimo;
la conversazione in esame, nella sua totalit, avvenuta come segue:

CONVERSAZIONE REGISTRATA AL PROG. 7312 DEL 07.09.2007, ORE 09.35, CON


APPARECCHIATURA SIO.

LEGENDA:
MARINO U.: UGO MARINO;
FRASCATI : FRASCATI ;
INIZIO TRASCRIZIONE INTEGRALE

MARINO U.: "no! "un tuono di brutta figura" ...inc...tre...quattro, cinque...cento!" mi


ha detto....si sono presentati qua ..."siccome tu sai...."
FRASCATI: come stanno le cose

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MARINO U.: no! "come sono le regole!" e prende e mi fa...e qui!..."se gli domando al
signor FRASCATI le sa meglio di me!"..."meglio di me,...meglio di me no!...meglio di
me..."...perch poi lui mi fa "mi ha detto nella strada "io lo so come sono le regole!...le sa come
sono le regole"....io...
FRASCATI: per quello che io mi trovo in questa situazione
MARINO U.: allora...allora lui ha detto...scusa! "questo!...tu non ti devi preoccupare
che hai sbagliato, non hai sbagliato niente, sei stato in buona fede...sei stato un amico suo per
dirgli in quella maniera!"...perch...
FRASCATI: Pasquale CONDELLO...scusa! per Pasquale CONDELLO ...inc...
MARINO U.: gli ho detto io "se senti a Pasquale diglielo! perch Pasquale...!", "a
te Pasquale non ti dice niente! se ti dice...rompe il collo...lo rompe e devono stare zitti!" ...per
dice..."tu sai che ci sono le regole e quelle regole si devono rispettare!"...perch! perch
Pasquale non leva il cappello a nessuno! ...perch poi sai come fanno questi! io...quando te l'ho
detto...inc...
FRASCATI: io vorrei sapere una cosa! quando tu hai parlato con tuo genero
MARINO U.: eh!
FRASCATI: ...che doveva parlare con suo fratello che non c'era...tuo genero che
cosa aveva detto! che se la vede lui?
MARINO U.: no! no! che gliel'avrebbe accennato a Mico...a Mico poi non si sono
visti e lui ha detto "quando uscito Mico mi sono dimenticato pure io!" ma...
FRASCATI: per...voglio dire...poi si allunga!
MARINO U.: no, no! non si allunga! una dimenticanza anche mia e tua...per dice
"non c' problema! ora me la vedo io e se ne andato dopo....mi ha detto "statti tranquillo! non
c' problema!"... "ma no statti tranquillo tu!"..."no!" gli ho detto "non voglio fare la figura del
grande merda...per dirtelo!"...mi ha detto "stai tranquillo!" tutto qua!
FRASCATI: ...inc...per vedere se lo vedo...quando vi ho detto io "sai quel
lavoro!"...lui! no io! e mio cognato...inc...
MARINO U.: non parlare che...quanto faccio una cosa che importante
FRASCATI: li ho portati i fari
MARINO U.: sono arrivate alcune cose
FRASCATI : si...inc...stanno facendo questa mattina lo sbancamento

OMISSIS fino ad ore [09:42:20] (si da atto che Martino Ugo parla al telefono di un
bonifico che gli doveva arrivare. successivamente i due interlocutori parlano di argomenti a
carattere lavorativo)

MARINO U.: io lo sai di chi ho pi fiducia di tutti?...inc...di mio genero


FRASCATI: ...inc...
MARINO U.: perch Mimmo....se veramente gli ha detto in questa maniera e perch
hai sentito cosa ha detto quando...inc..., io ancora ripeto la parola che ...inc..."Ugo una cosa,
senza...inc..., voi siete che state facendo...!" quindi....
FRASCATI: si ...inc...
MARINO U.: no! perch ho....non ti posso spiegare pi
FRASCATI: si! perch poi hanno tra di loro...tra di loro hanno i ruoli anche a
vicenda..
MARINO U.: bravo!
FRASCATI: quindi ognuno poi..
MARINO U.: bravo! ora mi hai centrato....
FRASCATI: a discapito tuo deve fare bella figura quello
MARINO U.: ma a me non interessa...gli ho detto io "ma non voglio fare....!"

OMISSIS fino ad ore [09:50:26] (si da atto che entra una terza persona per pochi minuti
con il quale parlano di argomenti lavorativi, successivamente i due interlocutori continuano a
parlare di lavori edili)
FINE TRASCRIZIONE INTEGRALE
(vds. all. nr. 16)

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 147
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Nel pomeriggio dello stesso giorno (il 7 settembre 2007), allinterno dei locali monitorati, si
registrava unaltra conversazione tra MARINO Ugo ed altri due soggetti, non meglio generalizzati,
avente per oggetto sempre la problematica attinente lestorsione subita dalla ditta FRASCATI.
Anche in questa circostanza emergeva che lestorsione era stata ordinata da Giuseppe DE
STEFANO, in considerazione che Ugo MARINO, ad un certo punto del discorso, riferiva ad uno
degli interlocutori con tono minaccioso di non raccontare nulla a Peppe ( inc... uno......chi!
Peppe!....sai vai a dirglielo, vai e fai parlare la bocca...fatti la bocca grossa, sai!..... ).
Dalla lettura complessiva del contenuto della conversazioni relative ai fatti in esame, non
residua alcun dubbio che la persona a nome Peppe sempre da identificare con Giuseppe DE
STEFANO, in precedenza generalizzato.
La conversazione avveniva come segue:

CONVERSAZIONE REGISTRATA AL PROG. 7337 DEL 07.09.2007, ORE 14.53, CON


APPARECCHIATURA SIO.

LEGENDA:
MARINO U.= UGO MARINO;
UOMO = UOMO (UOMO NON IDENTIFICATO);
UOMO1 = UOMO1 (UOMO NON IDENTIFICATO).-

INIZIO TRASCRIZIONE INTEGRALE

MARINO U.: io devo parlare con Nino...quello che comanda! ....per dire la verit io
ieri ero stanco....l'ho visto sul motorino e non mi sono fermato, no!....eh!!! ti stavo dicendo una
cosa...io devo parlare con Nino quello che comanda per dirgli come si comportato con me...se
gli sembra una cosa corretta nei miei confronti, dato che c' un rispetto da tanti anni o meno!....se
lui mi dice poi qualche altra cosa...io cosi lo metto...
UOMO: a conoscenza!
MARINO U.: a conoscenza...
UOMO: dei fatti
MARINO U.: ...dei fatti!...appena io lo metto a conoscenza dei fatti lui non mi pu
dire...lui non mi pu dire pi niente, hai capito?...allora gli dice ...questo fatto Demetrio...perch
ora con Demetrio...anche, praticamente che mi aveva detto che andava, perch me l'aveva detto
lui gi.....io con Demetrio avevo parlato del fatto mio....perch io a Demetrio non gli ho detto
niente...poi questa mattina.... sono successi altri problemi qua, che non posso stare a dire che
cosa....ma!...non per me! per FRASCATI!
UOMO: inc...
MARINO U.: inc... uno......chi! Peppe!....sai vai a dirglielo, vai e fai parlare la
bocca...fatti la bocca grossa, sai!......
UOMO1: ....chi io?
MARINO U.: si, si! tu!, tu! con te parlo
UOMO1: no! io no!...io non so!
MARINO U.: non parlare neanche una parola!
UOMO1: ma che cazzo dici! quello che parlo io e te pare che glielo racconto agli
altri....inc..., ma stai scherzando!!
MARINO U.: e questo il problema....quindi la cosa non finita qua...io ho cercato
UOMO: no! se possibile fare un recupero
MARINO U.: devi avere molto pazienza
UOMO: uh!!! non c' problema... da un anno, se ...
MARINO U.: devo parlare con Nino...
UOMO: se un anno e mezzo che faccio
MARINO U.: ...e con Mico! perch gli dico "Mimmo! quando ti ho chiamato a te io
ho detto che ho bisogno di tuo fratello?"...tu mi devi dire....tu dici "no! hai parlato di quello

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l...quindi...anzi mi hai detto tu che se la devono vedere tra di loro e si dividono tutto...ti ho detto
niente? anzi ti hai detto ok!..."
UOMO: grazie!
MARINO U.: "grazie, ti ringrazio e cosi sar fatto!"...questo andato a dirgli queste
parole di me...no di me!...perch siccome ha visto che stato chiamato da una persona come a me,
gli dico io, si preoccupato....e non gli piaceva che lo chiamavo io, hai capito?...lui non gli
piaceva che lo chiamavo io...apposta ti avevo detto io....io...che ti ho detto "io so alcune cose!" tu
non mi hai voluto....io l'avrei fatto in un'altra maniera, tu mi hai forzato..."facciamolo, facciamolo,
facciamolo!", ma fai come cazzo vuoi!
UOMO: no!
MARINO U.: no! te l'avevo detto...te l'avevo detto io!
UOMO: si! ho capito, ma non...
MARINO U.: "ho fretta...non ho...!"....perch io sapevo come sarebbe finita.....dove
cazzo...inc...
UOMO1: l'hai vista?
MARINO U.: l'hai presa?....non ne ho pi!.......inc...
UOMO: ....ora! aspettiamo perch....
MARINO U.: per dirti che tu non devi avere fretta...io conosco i personaggi e
Demetrio ha ragione...perch sono persone...tu non hai idea del danno che possono fare...ma no
danno a te o a me...lo possono fare per vie traverse.......per qualunque cose anche se non
vero...non so se mi hai capito..
UOMO: si, si! ti sto capendo!
MARINO U.: perch lui non poteva stare cosi senza...con tutti i problemi che ci sono
lui cammina con ferrari e cose...e che ha tutto quel bene di Dio......vuol dire che c' qualcuno che
lo protegge....hai capito? e loro lo sanno, le persone...tipo Demetrio, Nino e tutti, infatti mi hanno
detto "quando hai questioni.... con questo non avere mai questioni, dillo a noi!"...tu mi hai fatto
andare.....io ora non so come prendere a Demetrio per dirglielo...perch devo parlare con
Demetrio, perch se devo andare da Nino, devo parlare con Demetrio....hai capito che ...ti voglio
dire delle cose... devono camminare in un certo modo...ecco perch io dico, ogni volta le cose
devono camminare in un certo modo.....mi dovete ascoltare....fretta, fretta, dobbiamo vedere,
dobbiamo sapere
UOMO: no , va bene! fretta, fretta, siccome passato un anno e questo qua mi dava...
migliaia di appuntamenti mi dava e mai una volta si fatto trovare, ogni volta mi dice "chiamami
luned!"...lo chiamo luned, lo pizzico per culo, lo chiamo luned "ah! ti avevo detto di chiamarmi
luned scorso!", che fai mi prendi per il culo!...eh!
MARINO U.: ma conoscendo l'elemento...
UOMO: conoscendo l'elemento purtroppo si deve prendere per il suo verso
MARINO U.: ecco!....
UOMO: va bene! Ugo! scappo che devo arrivare...per raccogliermi le cose..., ci vediamo
questa sera che ....tratto inc... a lavorare....va bene ...inc...ciao!

OMISSIS fino ad ore 15.04.07 (Ugo MARINO rimane in ufficio con un soggetto con il
quale parla di lavori di muratura che devono fare)
FINE TRASCRIZIONE INTEGRALE

(vds. all. nr. 17)

Alle ore 15.25, un militare della locale Sezione Anticrimine, inviato nei pressi
dellabitazione di Ugo MARINO, accertava che questultimo, in relazione ai lavori inerenti la
ristrutturazione del negozio, manteneva contatti esclusivi con FRASCATI Emilio.
(vds. all.ti nr. 18)

Altra conversazione di particolare interesse, attinente allestorsione in questione, si


registrava in data 13 settembre 2007, ed interveniva tra MARINO Ugo e Domenico CONDELLO
gingomma, referente di Pasquale CONDELLO per le attivit estorsive coordinate dalla struttura
di vertice oggetto della presente richiesta.
Durante il dialogo, Ugo MARINO cercava di spiegare al proprio interlocutore che Emilio

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FRASCATI, appaltatore, sebbene fosse perfettamente a conoscenza delle regole criminali


vigenti a Reggio Calabria che prevedono lobbligo di pagamento a cui ogni imprenditore deve
assoggettarsi per soddisfare le componenti criminali egemoni allorquando venga dato corso ad un
lavoro, non aveva contattato alcuno dei soggetti deputati alla riscossione per disposizione dello
stesso MARINO, proprio in virt della vicinanza di questultimo allorganizzazione facente capo a
CONDELLO.
Anche in questa circostanza, Ugo MARINO non perdeva occasione per esaltare il suo
ruolo, riferendo allinterlocutore quanto rapportato al genero CONDELLO Demetrio, in relazione
a tali fatti: ..sar caduto forse in una banalit...perch poi mi ha spiegato Demetrio, dice "vedi
Ugo! le cose sono cosi ora!", gli ho detto "Demetrio! non sapevo niente, pensavo che faceva lavori
Ugo MARINO...!" fammi finire... "...e c' in mezzo, Mico, Pasquale,,,pensavo che non veniva
nessuno, quindi sono caduto....!" -
Appare chiaro, anche in tali passaggi dialogici, il riferimento a Pasquale CONDELLO,
quale massimo esponente del potere mafioso a Reggio Calabria.
Significativo appare quanto evidenziato da Domenico CONDELLO nel ribadire che
lestorsione non era rivolta al MARINO ( tra parentesi ...questa non una cosa a Ugo
MARINO): nel precisare la necessit di avvisare, in tempo utile e cio prima dellinizio dei lavori, i
referenti mafiosi collegati a Pasquale CONDELLO ma riferibili alle altre cosche egemoni, ha
voluto sottolineare la gestione concordata delle attivit estorsive che va oltre la figura del singolo
capo societ;
tali precisazioni consentono di accertare, peraltro, la presenza di una sorta di
istituzionalizzazione dellazione estorsiva che tendenzialmente non si ferma neanche di fronte a
lavori eseguiti da persone vicine alle famiglie mafiose, semmai diversamente modulandosi
secondo la natura dei lavori eseguiti: comportano delle cose...ovviamente loro perch... si
sono comportati... se prima ...ed era successo...inc...ti faccio un esempio...noi lo sapevamo... io
gli dicevo, vedete che sta facendo questo, quello e quell'altro ed erano loro stessi a dire un
lavoro in economia....- Precisava in seguito erano loro stessi a dire..."ti ringrazio che me
l'hai messo a conoscenza!".
I due interlocutori apparivano, comunque, concordi nel ritenere che il FRASCATI, qualora
avesse avuto questo atteggiamento, sarebbe stato agevolato nel pagamento, magari limitandosi a
fare un semplice regalo a favore di qualche persona detenuta.
Tale atteggiamento, ovviamente, era dovuto esclusivamente al fatto che gli estortori erano
intenzionati ad agevolare il FRASCATI per lintervento di Ugo MARINO, legato ai vertici della
famiglia CONDELLO da rapporti di parentela:
MARINO U.: tutto apposto?...
MIMMO come questo fatto?
MARINO U.: eh! te l'ha spiegato?
MIMMO eh! Demetrio me l'ha spiegato Ugo, ma!....io quello che non capisco...Emilio! ha
ordini?
MARINO U.: ah!! no ora ti spiego io! c' stato qualcuno poi...io devo dare...
pigliarmi tutto no?...inc...per devi ascoltare a me
MIMMO certo!
MARINO U.: e Demetrio ti ha spiegato bene, forse ho capito allora... capito... allora!
MIMMO uh!
MARINO U.: lui quando arrivato qui
MIMMO lui chi? lui...
MARINO U.: FRASCATI! ...tratto inc... siccome sto facendo in economia, allora gli
ho detto io...mi ha detto lui "senti Ugo!...dice ...."parli tu o parlo io!", gli ho detto "non ti
preoccupare che parlo io!" pensando che tu... poi tu ....non eri... e mi successo che mi sono
dimenticato...ma per la colpa c' l'ho io...mi ha detto "no, se no devo andare a parlare io perch
so come sono i fatti!"...lui una piccola responsabilit se l' assunta, ...io non sapevo che...tratto
inc. si sovrappongono le voci...
MARINO U.: aspetta, aspetta!
MIMMO ma tu devi sapere...
MARINO U.: e aspetta, aspetta! ho capito, ma ...tratto inc... tutto tu perch io... io
non voglio passare ora come uno... oh!...

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si sovrappongono le voci

MIMMO tra parentesi ...questa non una cosa a Ugo MARINO


MARINO U.: no, no, no!!! noo, no! l'ho capito
MIMMO eh! eh! eh!
MARINO U.: no! non centra niente!
MIMMO non ci dobbiamo confondere
MARINO U.: no, no!
MIMMO eh!
MARINO U.: ma pure coso, prima mi ha detto, quando gli ho detto che si ...tratto
inc...
MIMMO uh!
MARINO U.: ha detto: "vedi che Ugo MARINO non centra niente! io qua sono venuto
da voi
MIMMO uhm, si, si!
MARINO U.: per lui tratto inc... io mi assumo le ...gli ho detto "guarda!...inc...,
scrollando le cose al signor FRASCATI, perch me ne assumo io la responsabilit, io gli ho detto
che me la vedo io, che non leviamo il cappello a nessuno, pensando dato che sono amico...dato
che ci siamo noi, non vi levate il cappello!"...quindi mi sono preso questa libert che poi i sapendo
fatti ...sar caduto in una banalit per...no dico! non una banalit ...tu puoi fare quello che
vuoi...ma giustamente uno la...inc...si! sono in torto io che ...inc...che venuta quando ...inc...la
casa, glielo dovevo dire e me lo sono dimenticato, tutto qua!...a Demetrio,...inc...gli ho detto io
"devo dire la verit! una mia responsabilit, perch FRASCATI voleva fare ed ho detto non
andare in nessun posto che qua da me non viene nessuno perch glielo dico a Mico!" ...le parole
MIMMO si, si, si!
MARINO U.: allora questo ragazzo ha detto " va bene! non vado in nessun posto, te
la vedi tu!" "me la vedo io!"...ecco! io perch
MIMMO si, si, si!
MARINO U.: sar caduto forse in una banalit...perch poi mi ha spiegato Demetrio,
dice "vedi Ugo! le cose sono cosi ora!", gli ho detto "Demetrio! non sapevo niente, pensavo che
faceva lavori Ugo MARINO...!" fammi finire... " ...e c' in mezzo, Mico, Pasquale,,,pensavo che
non veniva nessuno, quindi sono caduto....!"
MIMMO ma!...
MARINO U.: aspetta! ...allora poveretto che era tranquillo... poi sono venuti altri due
MIMMO eh! eh!
MARINO U.: che lui ha saputo sapere rispondere perch non sapeva se era della
Polizia, perch se erano in qualche posto dice: fanno questi intrecci, e quindi ha chiamato a
Demetrio...gli ha detto "Di nuovo sono venuti altri due" ma voi non avete dato ambasciata a
nessuno?", gli ha detto: "guardate! io dal cielo non sono caduto, sicuramente...!" gli ha saputo
rispondere "...se cadevo qua qualcuno lo sa, per non volendo!" gli ha detto "parlate con il
titolare!"...inc...dice "ma voi...a noi Ugo MARINO non ci interessa!" per i lavori...inc..."si" gli
stava dicendo lui " parlate con il titolare!"...non gli voleva dire il fatto tuo...
MIMMO si, si...
MARINO U:. ...onesto, dice: non so se sono della Questura, non so se...inc...si
comportato ...inc...
MIMMO tratto inc....
MARINO U.: il tempo che mi chiamava, esco e non c'erano...dice "passiamo tra una
settimana!" ora! io capisco ma non voglio fare ora una cattiva figura ...tratto inc... Demetrio
...dice "Ugo! ora vediamo!"...se la vede lui, vediamo un pochettino quello che possiamo fare...per
dice "ormai ci sono delle situazioni...!" che io non sapevo, devo dirti la verit....perch devo fare
il fango e dirti...
MIMMO tu devi pensare una cosa...che questa non una cosa riferita ad Ugo...
MARINO U.: l'ho capito!
MIMMO ...ne da una parte e ne dall'altra...
MARINO U.: no!! no! l'ho capito...
MIMMO Ugo!

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 151
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MARINO U.: ... ti ho detto per che lui voleva andare, ma per....capisci... nell'errore
sono caduto io, sto dicendo... ora vedi tu come puoi perch sembra...che dopo che ho parlato
io...facciamo una figura di merda, non so come comportarmi...
MIMMO ora... aspetta un attimo Ugo! io ti spiego

si da atto che alle ore [12:49:54] entra un uomo di nome Mario che saluta i due
interlocutori e inizia a parlare di materiale arrivato e di consegna da fare dandosi appuntamento
a domani mattina. Mario esce dalla stanza alle ore [12:51:22].

MIMMO ....ti volevo dire io...allora!...queste piccole, diciamo, mancanze, queste...inc...,


che cosa comportano
MARINO U.: ma io...
MIMMO aspettate un attimo!
MARINO U.: si, si!
MIMMO comportano delle cose...ovviamente loro perch... si sono comportati... se prima
...ed era successo...inc...ti faccio un esempio...noi lo sapevamo... io gli dicevo, vedete che sta
facendo questo, quello e quell'altro ed erano loro stessi a dire un lavoro in economia...
MARINO U.: esatto!
MIMMO erano loro stessi a dire..."ti ringrazio che me l'hai messo a conoscenza!"
MARINO U.: esatto!
MIMMO se poi vuoi prende... ti faccio un esempio, un pensiero...
MARINO U.: un pensiero lo puoi fare
MIMMO no UGO!!
MARINO U.: no, no! non centra
MIMMO ohoo!!
MARINO U.: inc...pensiero
MIMMO quindi prendi ...inc... non per Pasquale ...tratto inc...
MARINO U.: per qualche carcerato!
MIMMO esatto... oh!!! e finiva cosi!
MARINO U.: si!

La situazione di apparente contrasto generatasi portava Domenico CONDELLO a valutare


che un tale atteggiamento avrebbe potuto indurre in errore i soggetti non direttamente collegabili a
Pasquale CONDELLO, i quali sarebbero stati portati ad ipotizzare una sorta di disaccordo
propedeutico a situazioni potenzialmente in grado di minare gli accordi spartitori in essere: .. nel
momento in cui questo non accade dice "uttana" Ugo MARINO ...inc... aspetta sta lavorando,
Mico non sa niente, Nicola non sa niente...- In seguito aggiungeva: no!! che magari qua non
andiamo d'accordo, quando non cosi;
il colloquio avveniva come segue:
MIMMO nel momento in cui questo non accade dice "uttana" Ugo MARINO ...inc...
aspetta sta lavorando, Mico non sa niente, Nicola non sa niente...
MARINO U.: giusto, giusto!
MIMMO Nino non sa niente!....come qua il discorso? che cosa posso intendere loro!
magari...
MARINO U.: che ...inc... nemmeno voi
MIMMO no!! che magari qua non andiamo d'accordo, quando non cosi
MARINO U.: no!!!
MIMMO dico questo...possono pensare anche ,....
MARINO U.: tante cose, giusto...
MIMMO ...fra le altre possono pensare anche questo, mentre non cosi, giusto!... ci sono
state alcune vicissitudini, ...inc... mancato, successo quello...
MARINO U.: ma...infatti quello gli ho fatto capire a...
MIMMO ... successo quello che successo... magari in quel minuto l
MARINO U.: bravo!
MIMMO ...preso da altre cose...
MARINO U.: di altre cose...bravissimo!
MIMMO oh!

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 152
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MARINO U.: ...io proprio questo gli ho voluto dire


MIMMO ....preso da altre cose...
MARINO U.: ed sfuggito...
MIMMO e si dimenticato...pensava... giusto....
MARINO U.: sfuggito!

Dal contesto della conversazione emergeva, comunque, limpegno di Domenico


CONDELLO diretto a risolvere a favore del FRASCATI la situazione venutasi a creare, attraverso
un regalo da parte di questultimo; lo stesso sottolinea poi che queste regole che ci sono
sono per tenere un po di ordine:

MIMMO ...onestamente lui stesso aveva detto....no perch non che MICO... siccome gia
lui... EMILIO sa, cos come ...inc...
MARINO U.: gi l'ha detto!
MIMMO ...a prescindere se vogliamo o non vogliamo i soldi....ma lui dice "io
...inc...!"...se poi quest'amico che ...tratto inc... cio che mi ha fatto vedere...
MARINO U.: si!!
MIMMO che lavora...lavora quello che lavorava...cio! hai capito...per nel momento in
cui...voglio vedere se capita tante persone, quello...tratto inc...
MARINO U.: si!...inc...
MIMMO ...inc...
MARINO U.: ma hai capito....
MIMMO quando...inc...
MARINO U.: ...ma io qua...ho trascurato io...
MIMMO questo !
MARINO U.: ...perch non sapevo che c'erano delle forme di regole! che lui ha detto
"si ci sono queste regole!...aspetta...per....
MIMMO ma non che detto che quelli sono... e noi gli dobbiamo dire glieli devi dare
MARINO U.: si! ho capito!
MIMMO poi fare pure a meno di darglieli ...inc... puoi fare un pensiero e dici: guarda... a
qualche poveraccio che ne ha bisogno...dove questo qua...inc...
MARINO U.: ma questo...
MIMMO in economia, questo ti sta facendo un lavoro ...inc...
MARINO U.: ma questo voglio che gli diciamo a lui
MIMMO si! ma io l'altro giorno mi sono visto con lui ...
MARINO U.: si! ma lui ha detto che si fermato lui stesso quando... fermato...
MIMMO eh! ed ha detto NINO dice ehee...
MARINO U.: niente non ti preoccupare...
MIMMO perch gli ho detto non ti preoccupare ... tutto risolto e una fesseria, punto! non
che ...questo qua...ora! nel moneto in cui ancora non mi sono visto con nessuno di questi qu
MARINO U.: ecco!
MIMMO perch...
MARINO U.: ...ero con te quando venuto il primo?
MIMMO si! eri con me! e ...inc...
MARINO U.: lo sai cosa gli hanno detto i secondi prima... fra una settimana sapete se
ci sono novit
MIMMO no, no! be... gli mando ambasciata...
MARINO U.: eh!
MIMMO ho provveduto io a mandargli per vedere se potevamo sapere questo discorso
qua...
MARINO U.: esatto, eh!
MIMMO ...perch tre-quattro persone ...inc...
MARINO U.: eh!...ora gli devi dire a lui "guarda!...!"
MIMMO no! io....
MARINO U.: "...ora tu puoi fare..:!", come un pensiero tuo, personale...
MIMMO si...
MARINO U.: ...non lo so come vi state comportando voi....

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MIMMO no, no!


MARINO U.: voglio che parli tu con lui...
MIMMO no... dico parlo io ehee...
MARINO U.: e ...inc... fai finta...esatto!
MIMMO voglio dire...
MARINO U.: perch tu gli dici "Ugo! ...tratto inc..."
MIMMO io prima voglio parlare con loro e dire...dire questa situazione che... se no pu
darsi che loro... io...
MARINO U.: no, lo detto allora...dice: se Mico dice... no, guarda che cosa ha
detto...aspetta...
MIMMO si, si!
MARINO U.: "se Nino dice di lasciare perdere non c' nessun
problema!"...onestamente ha detto cosi
MIMMO lo so, lo so...
MARINO U.: ha detto ...no! io ti devo dire quello che mi ha detto pure, ...inc... NINO
che ci dice a noi, lascio perdere non c' problema, perch quello che dice Mico per noi ...
MIMMO lo so, lo so!
MARINO U.: onestamente
MIMMO lo so, lo so, lo so...
MARINO U.: ...inc...io te lo devo dire, no! se no tu mi puoi dire a me "questo
pisciatore cosa ha detto!"
MIMMO no! no, no,no!
MARINO U.: io devo dire la verit
MIMMO giusto Ugo! questo qua...
MARINO U.: ma queste regole io le capisco
MIMMO ed allora! questo qua...queste regole che ci sono...sono per tenere un p di
ordine...capisci!
MARINO U.: no!
MIMMO ...se no vengono...e ti rompono i coglioni a te, i coglioni a quello...
MARINO U.: si, si!
MIMMO ...quando loro sanno che...quanto vengono...lo stabiliamo...se ritengo io, in
questo caso qua oppure che ti posso dire, oppure quello ha un altro dei suoi che..inc...

si da atto che alle ore [12:55:05] una donna di nome Tina entra in stanza chiedendo
permesso, la donna saluta l'interlocutore che parla con Marino U. e poi con quest'ultimo discute
di bolle e pratiche da evadere, uscendo successivamente alle ore [12:56:15].

MIMMO va bene! si!


MARINO U.: hai capito!
MIMMO siccome, magari gli capita ad un altro, e cosi si evitano ...inc...
MARINO U.: io vedi... non ho voluto errare...ho pensato che dato che ho la mia
parentela...allora questo ragazzo
MIMMO no
MARINO U.: aspetta
MIMMO no
MARINO U.: ....lui mi ha detto...te lo devo dire perch...
MIMMO si
MARINO U.: vuoi che parlo..., lui mi ha detto "che vuoi che parlo io o parli tu?"
allora se tardo un p...sapendo che noi siamo...
MIMMO ma perch...
MARINO U.: eh!...per te lo devo dire, se no....
MIMMO discutibile questo che dici tu, Ugo!...
MARINO U.: ...allora gli ho detto io ...
MIMMO ...hai fatto la procedura pi giusta che potevi fare
MARINO U.: ma non vorrei...
MIMMO per anzich..c' stato che...ci siamo dimenticati di parlare perch...perch non
ci voleva niente che io....

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MARINO U.: ma giusto che te lo dico, no! che ...inc...analizzando che lui ha detto
vuoi....
MIMMO certo!
MARINO U.: ...gli devi dire cosi ..."vuoi che parlo io o parli tu?" gli ho detto "non ti
preoccupare che qua non ti tocca nessuno!"...
MIMMO si
MARINO U.: la mia parola! perch sapendo...
MIMMO ma come...
MARINO U.: no!...inc...mi ha detto ...mi ha detto ieri sera Demetrio "ci sono alcune
regole...poi se noi gli diciamo...non dovete rompere il cazzo...glielo possiamo dire dopo..."
MIMMO: era giusto infatti...
MARINO U.: ...inc...
MIMMO: siccome loro
MARINO U.: Demetrio mi ha detto a me "no! tu non hai sbagliato, l'hai fatto in
buona fede...sapendo che c'eravamo noi!...tu sei rimasto in buona fede per farti non il bello ma
per dire, per stare ...!"
MIMMO eh!...ma non questo
MARINO U.: " per stare tranquilli va!"...ecco!...allora tu hai detto questo...poi non
me l'ha riferito, perch io non gliel'ho detto a Demetrio, me lo sono dimenticato pure...e allora
uscito questo fatto qua, no!...ora diciamo quando...
MIMMO Ugo!...
MARINO U.: ...mi ha detto Demetrio "quando viene...inc...!"...
MIMMO ...ascolta una cosa...
MARINO U.: infatti io...
MIMMO quando tu mi hai telefonato...io giustamente...inc...
MARINO U.: no! che ti dico io!...
MIMMO no!!! non ...
MARINO U.: ma tu capisci....
MIMMO ...ho pensato che era qualche problema...
MARINO U.: ...no! io infatti non ti ho detto niente...ti ho detto "ci vediamo al
ritorno!"...io mi mettevo al telefono per parlare.....
MIMMO ...no!! per l'amor di Dio!
MARINO U.: lasciamo queste cose qua....ed infatti pure a questo ragazzo lo
tranquillizzi tu...poi...
MIMMO ...inc...
MARINO U.: ...poi! le parole...gli dici poi assecondo quello che parli tu gli dici..o fai
un pensiero tu...fai un pensiero...o che glielo vuoi o non glielo vuoi dire, quello sono cazzi tuoi,
non voglio nemmeno esserci d'avanti io...
MIMMO no,no, questo giusto
MARINO U.: perch...perch se no sembra...
MIMMO no, no!
MARINO U.: per vedi che me lo sta facendo in economia reale...e si sta impegnando
al massimo proprio
MIMMO Ugo! non ti ...inc...
MARINO U.: ed giusto che te lo dico a te
MIMMO oh!!
MARINO U.: sto parlando con te! ad un altro non gli dicevo queste cose...
MIMMO ed allora! quello che ti voglio dire io...quello che dici tu giustissimo per l'amor
di Dio, non ti sto dicendo questo...
MARINO U.: si, si!
MIMMO poi...ripeto! sta a noi...
MARINO U.: infatti, infatti coso gli ha dato...sia pure... vedi che non so chi siano,
perch...inc...gli ha detto "guardate che Ugo MARINO non centra niente
qua!"...io...FRASCATI.......no, no! "no che ci confondiamo!" ...inc... "no che ci confondiamo! ...qua
Ugo MARINO una cosa, Ugo MARINO se deve scavare il corso...lo scava! ma qua non Ugo
MARINO!"
MIMMO si, si!

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MARINO U.: ora! no! per dire che ...inc...pure ti porta a conoscenza che ne ha
parlato lui...
MIMMO non avevo dubbi, dico, che loro...
MARINO U.: in poche parole mi ha detto a me "quando viene Mico...se a me
Mico....a me non interessa niente ...poi se la vede ... e sa gi di questo fatto, per dire, sa quello che
deve fare...non ti preoccupare Ugo...tu non ti devi preoccupare!" no gli ho detto "io mi sto
preoccupando ... l'errore che non un errore...l'ho fatto in buona fede!"
MIMMO una mancanza dai...
MARINO U.: no!!...in buona fede!...lui mi ha capito che io non sapevo determinate
regole ed allora...mi ha detto "non hai torto, l'hai fatto in buona fede perch sapendo
giustamente..!", mi ha detto "guarda ! che te lo potevi permettere!"...mi ha detto...anzi...
MIMMO ora a che punto sei tu qua con i lavori?
MARINO U.: ancora non sto partendo!
MIMMO e perch?
MARINO U.: no per il lavoro, ...inc...
MIMMO e perch?
MARINO U.: sono due piani scusa...sono due piani
MIMMO hai fatto...hai unificato tutti e due...
MARINO U.: abbiamo fatto tutto! abbiamo sfondato tutto, ...inc... facciata

si da atto che alle ore [12:59:27] l'interlocutore raccomanda a MARINO U. di controllare


il figlio che corre con la macchina.

MARINO U.: ma sei andato da coso?


MIMMO da chi?
MARINO U.: eh!!! dal generale l...da coso
MIMMO da Massimo?
MARINO U.: eh!
MIMMO e non sono andato!...e non senti!...sono andato...inc...l, Ugo! siccome ha perso
tutto quel tempo che gi....

si da atto che la registrazione si interrompe


FINE TRASCRIZIONE INTEGRALE

(vds. all. nr. 19)

Ancora una volta dal contenuto del dialogo emerge in maniera inequivocabile lo spessore
del ruolo operativo affidato a Domenico CONDELLO ed al fratello Demetrio, legato alla gestione
per conto della cosca CONDELLO delle attivit estorsive allinterno dellorganismo decisionale di
tipo verticistico a ci finalizzato.
I dialoghi dai medesimi intrattenuti evidenziano, invero, la piena consapevolezza del
completo assoggettamento dei partecipi al sodalizio alle ferree regole criminali che ne governano
lazione, potenzialmente temperabili solo dalle decisioni condivise dei soggetti di vertice
dellorganizzazione;
lestrema prudenza che lo stesso Domenico CONDELLO utilizza nellaffrontare la querelle
generata dalla richiesta estorsiva rivolta ad Emilio FRASCATI, ampiamente sintomatica di una
gerarchizzazione forte allinterno della struttura prima richiamata, che agisce per schemi
precostituiti e tendenzialmente rigidi al fine di non generare disuguaglianze potenzialmente in
grado di degenerare.
Ecco la difficolt di aggiustare la situazione da parte di soggetti pur in qualche modo
inseriti in quel contesto, quale Ugo MARINO, o rivestiti di ruoli qualificati nellambito
dellorganismo decisionale, quale Domenico CONDELLO;
solo i riferimenti a Pasquale CONDELLO come colui il quale in grado di superare lo
stallo venutosi a creare, danno la misura da una parte dello spessore di questi e del suo carisma
criminale e, dallaltro, consentono di cogliere appieno il ruolo di Giuseppe DE STEFANO che

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governa le richieste estorsive nel centro della citt in modo autorevole, secondo logiche spartitorie
che lasciano poco spazio a disfunzioni legate a scelte discrezionali.
proprio questo, allora, lo specchio dellattuale assetto criminale cittadino con riferimento
alle attivit predatorie di tipo estorsivo, una struttura che si fonda su una sorta di confederazione
tra le cosche principali, programmaticamente strutturata per funzionare attraverso automatismi
criminali collaudati, gestita in prima persona da Giuseppe DE STEFANO, investito del grado di
Crimine, approvata da Pasquale CONDELLO, appoggiata per quanto si esposto in precedenza
da Pasquale LIBRI, che di quelle ferree regole il riconosciuto garante per essere succeduto in tale
ruolo al di lui fratello Mico LIBRI.

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LE RECENTI DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA CARLO MESIANO, RELATIVE


AL RUOLO DELLA FAMIGLIA DE STEFANO.

Nel corso della redazione del verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione Carlo
MESIANO, in data 27 settembre 2007, compiva non senza una evidente preoccupazione una serie
di riferimenti alla famiglia DE STEFANO ed al ruolo alla medesima unanimemente riconosciuto;
dichiarava in particolare:
OMISSIS in relazione alle estorsioni, intendo ribadire che relativamente ad un lavoro in
via Torrione, del valore di 50000,00, condomino Speranza, MOSCATO Demetrio mi disse che
bisognava andare a parlare alla fonte: siamo andati un giorno ad Archi, ci siamo fermati alla
colonnina dellEsso, vicino al gommista Fracapane.
Il MOSCATO, detto manuzza, parl uno della colonnina e prese appuntamento per
lindomani.
Il giorno dopo si recato allinterno di garage di fronte la colonnina: dopo circa dieci
minuti uscito dicendo che aveva parlato con i DE STEFANO e che alla fine dei lavori
pretendevano il 4%; penso possa essere Giorgetto DE STEFANO che ho visto spesso sui cantieri.
Dopo lincontro ho visto Giorgetto DE STEFANO il quale mi disse che aveva parlato con il
MOSCATO e che la cosa era stata sistemata OMISSIS
In data 09 febbraio e 26 maggio 2009, nuovamente escusso il MESIANO ribadiva quanto
gi dichiarato, precisando una serie di particolari di sicuro interesse:
In relazione alla famiglia DE STEFANO intendo precisare che ero molto amico di
Luciano e Domenico CREAZZO, originari di Palizzi; frequentavo in particolare la loro casa al
mare ad Archi.
In tali occasioni ho frequentato, allet di quindici-sedici anni, i figli dellAvv. Giorgio DE
STEFANO, Diana e Giovanni; in inverno ci incontravamo in piazza De Nava, dove ho conosciuto
anche Dimitri DE STEFANO.
Con riferimento ad un lavoro di ristrutturazione, dellimporto di 58.000, in via Torrione,
cond. La Speranza, decisi di entrare in societ con Mimmo MOSCATO per lesecuzione
dellopera: siamo forse nel gennaio-febbraio 2006.
Consapevole di dover pagare una percentuale a titolo di estorsione, chiesi al MOSCATO a
chi bisognava rivolgersi: lo stesso mi disse che era necessario andare alla fonte, ovvero dai DE
STEFANO.
A tale fine sono andato ad Archi, insieme al MOSCATO, presso il distributore di benzina
Esso: il MOSCATO ha parlato con il benzinaio, il quale gli disse che bisognava tornare in un
secondo momento.
Dopo qualche giorno siamo tornati presso il distributore: il MOSCATO, dopo aver avuto il
via libera dal benzinaio, si recato in un locale di fronte al distributore, ricordo che laccesso era
in discesa.
In relazione a tale lavoro stata pagata una tangente pari a circa 3000 a Giorgetto DE
STEFANO: la somma stata consegnata da Mimmo MOSCATO.
Era Giorgetto DE STEFANO ad essere incaricato di riscuotere le tangenti per conto della
cosca.
Ricordo inoltre che, a fine anno 2006, era in vendita un terreno in via Pasquale
ANDILORO, in zona Spirito Santo: la proprietaria era tale Letizia ARCUDI con la quale aveva
pattuito che noi avremmo realizzato limmobile e lei ci avrebbe versato circa 900.000; tale
affare poi non andato in porto.
Anche con riferimento a tale operazione Mimmo MOSCATO mi disse che aveva parlato
con la fonte, ovvero i DE STEFANO, e quindi eravamo a posto, nonostante fossimo in una zona
controllata dai LIBRI.
In data 06 ottobre 2009 precisava, infine, che: In relazione alla tangente pagata a
Giorgetto DE STEFANO, ovvero Giorgio CONDELLO SIBIO, intendo precisare che ho
incontrato lo stesso qualche tempo dopo: lo stesso mi disse che per il lavoro di via del Torrione
era tutto a posto, in quanto aveva risolto con Mimmo MOSCATO.

Le dichiarazioni rese da Carlo MESIANO evidenziano circostanze meritevoli di attenzione


non solo perch riferite dal diretto protagonista della vicenda estorsiva, che lo ha riguardato

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unitamente al MOSCATO, ma soprattutto perch contengono riferimenti estremamente


significativi in merito allattuale ruolo della famiglia DE STEFANO nella complessiva gestione
delle attivit estorsive portate a compimento sul territorio cittadino.
Nella genuina esposizione dei fatti a sua conoscenza, connotata da quei caratteri di
credibilit soggettiva, attendibilit intrinseca ed estrinseca richiesti dallart. 192, commi 3 e 4,
c.p.p., il MESIANO pone immediatamente in evidenza una espressione che tanto nel corso della
prima che della successiva escussione tende ad enfatizzare: andare alla fonte.
Certo non richiesto un particolare sforzo ermeneutico per cogliere il grado in cui una
terminologia ricca di simbolismi, tipica dellorganizzazione criminale di tipo mafioso operante in
questo centro metropolitano, imprime il suo significato nella mente di una appartenente alla
ndrangheta come il predetto collaboratore di giustizia (Sono stato battezzato a Roccaforte del
Greco da Nino PANGALLO, nel corso di una riunione a cui presero parte questi, Salvatore
MAESANO, Ciccio PANGALLO, Giovanni PANGALLO, Teodoro SPANO e Pep ROMEO;
Mimmo RUSSO non era presente in quanto allepoca detenuto; nel corso delle riunioni si parlava
soltanto. OMISSISVolevo entrare a far parte della cosca LABATE ma non mi stato
consentito perch facevo parte del locale di Roccaforte dal verbale illustrativo dei contenuti della
collaborazione del 18 maggio 2007);
il MESIANO, invero, da intraneo coglie il riferimento alla fonte come la pi alta
espressione del potere mafioso di cui parte, nella piena consapevolezza che i soggetti a cui si
compie riferimento sono ben al di sopra del suo livello, costituendo il gotha di unorganizzazione
in grado di controllare tutto e tutti.
consapevole limprenditore ed appartenente alla ndrangheta Carlo MESIANO di dover
soggiacere alle regole che disciplinano la sua attivit, di dover sottostare inevitabilmente al
pagamento della tangente, chiede solo al suo socio di verificare con chi si debba materialmente
entrare in contatto.
La risposta che ottiene dal MOSCATO non un riferimento qualunque, tanto che lo stesso
Carlo MESIANO sorpreso dallapprendere che in citt non si pi di fronte ad un problema di
ripartizione della competenza territoriale tra le cosche protagoniste della seconda guerra di mafia,
ma che vi qualcosa di nuovo che sfugge anche a chi di quel mondo parte.
Apprende in quella sede, ed ecco perch ne rimane cos colpito, che esiste una famiglia che
gestisce le attivit estorsive in nome e per conto di tutte le altre, che la competenza diffusa di cui
gode la legittima a decidere anche su territori ricadenti storicamente sotto il controllo di altre
cosche;
apprende in sostanza che vi sono due strade per le messe a posto: la prima, a lui nota ma
ormai in disuso, che porta alla cosca competente in relazione allambito territoriale oggetto
dellattivit di impresa potenzialmente in grado di generare profitto; la seconda, a lui fino a quel
momento ignota, in cui la cosca al cui vertice si trova a far parte il crimine Giuseppe DE
STEFANO ha il potere di amministrare le attivit estorsive senza i limiti ed i condizionamenti
degli ambiti territoriali cittadini.

I riscontri alle dichiarazioni.

Questo Ufficio delegava specifici riscontri alle dichiarazioni rese da Carlo MESIANO
appena riportate al Raggruppamento Operativo Speciale Sezione Anticrimine di Reggio
Calabria, il quale evadeva la delega con la nota n. 112-346-14-2005 di prot. del 09 luglio 2009
nella quale si evidenzia quanto segue:

Il giorno 07 luglio 2009, i sottoscritti Lgt. Francesco SIMONE, M.A.s.U.P.S. TRIPODI


Nicola, M.C. SPAGNOLO Luca e Car. S PASSAFARO Agostino, tutti appartenenti al R.O.S. -
Sezione Anticrimine CC di Reggio Calabria, in ottemperanza alla delega dindagine nr. 5731/05
R.G. N.R. Mod. 21 DDA, emessa in data 07.07.2009 dalla Direzione Distrettuale Antimafia della
Procura della Repubblica di Reggio Calabria, hanno proceduto, unitamente al collaboratore di
giustizia MESIANO Carlo, nato a Reggio Calabria il 02.11.1970, ad effettuare un sopralluogo a
Reggio Calabria in localit Archi, al fine di individuare una via in cui tale MOSCATO
Domenico, in passato, si sarebbe recato nellambito di unattivit estorsiva. Il MESIANO
precisava che in tale circostanza aveva accompagnato il MOSCATO, ma era rimasto nei pressi
del luogo dinteresse.

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Sulla scorta delle dichiarazioni rilasciate dal MESIANO Carlo, sono state espletate le
seguenti attivit:

a. alle ore 15.15, a Reggio Calabria in localit Archi, nel percorrere la via SS 18 II
tratto in direzione Nord, il collaboratore di giustizia indicava una traversa che conduceva ad una
carrozzeria con insegna VOLKSWAGEN, ubicata di fronte ad unarea di servizio con insegna
ESSO. Lo stesso riferiva che il MOSCATO, dopo aver attraversato la strada SS 18, si era diretto
nella traversa precedentemente descritta, precisando che dalla posizione in cui si trovava, non era
riuscito a vedere dove il MOSCATO si fosse recato.

b. A compendio dellattivit svolta, attraverso le riprese fotografiche dei luoghi


dinteresse venivano acquisite le immagini di interesse;

c. Il sopralluogo eseguito ha permesso di accertare che nella traversa in esame


ubicato un solo accesso ad unit abitative, indicato con il civico 10/D. Pertanto, sono stati
eseguiti gli accertamenti anagrafici presso la banca dati telematica del Comune di Reggio
Calabria, di cui si elencano tutti gli attuali residenti, divisi per nuclei familiari dappartenenza:
OMISSIS

d. In fondo alla traversa ubicata unofficina carrozzeria officina meccanica con


insegna Volskwagen, che da accertamenti espletati alla Camera di Commercio di Reggio
Calabria, risulta intestata alla ditta individuale SCOPELLITI Domenico con sede legale a
Reggio Calabria fraz. Archi via Nazionale 2 tratto nr. 10/D, codice fiscale SCPDNC39A30H224I
/ partita IVA 00200260800, Numero REA RC-91995, avente come unico titolare firmatario
SCOPELLITI Domenico nato a Reggio Calabria il 30.01.1939, ivi residente in via Ciccarello
Dir. Caprai nr. 19.
OMISSIS

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LE CONCLUSIONI DI QUESTO UFFICIO.

Il dato che deriva dalla ricostruzione sin qui effettuata di notevolissima portata: la
ndrangheta che controlla la citt di Reggio Calabria ha messo in atto alcune tendenze evolutive
proprio nel settore delle estorsioni, che pi di ogni altro caratterizza lordinario agire mafioso
(dovendosi escludere, allo stato, che le risultanze dindagine acquisite nel presente procedimento
autorizzino a formulare conclusioni di pi ampia portata).
Non ha bisogno di dotarsi di una struttura rigidamente verticistica alla maniera di Cosa
nostra siciliana, la cui istituzione presupporrebbe uno stravolgimento profondo della sua natura
stessa.
una ndrangheta, quella cittadina fotografata dalla presente indagine, che ha bisogno,
per, di strumenti nuovi e di gerarchie condivise, che non pu reggersi pi su quella consolidata
orizzontalit pura, che diviene sempre pi di pura facciata.
la stessa analisi storica del fenomeno, che in questa sede si inteso tratteggiare per
meglio argomentare in merito alla sua evoluzione, che dimostra le attuali tendenze:
lorganizzazione di tipo orizzontale con riferimento alle cosche cittadine non stata una scelta
volontaria.
stato il risultato imposto da una pace inevitabile con la quale si deciso di porre fine ad
un conflitto armato, lungo e cruento, non perch ci sia stato un cartello mafioso che riuscito a
prevalere, ma perch un conflitto di maggior portata e durata avrebbe innescato un meccanismo di
autodistruzione inevitabile, non limitato soltanto alle cosche in guerra ma a tutto quelluniverso
criminale che allombra di quei principi mafiosi vissuto e cresciuto.
Tale assunto appare emblematicamente rappresentato da un passaggio della conversazione
del 23 febbraio 2002, gi ampiamente richiamata, intercettata in Prato tra il vecchio patriarca Mico
LIBRI ed il giovane imprenditore Matteo ALAMPI (in cui il LIBRI parla di Pasquale
CONDELLO):
Domenico LIBRI: Non uno (incomprensibile). E uno tra i migliori uomini di Reggio,
senza offesa
Matteo ALAMPI: Ma io
Domenico LIBRI: A parte Tra i migliori
Matteo ALAMPI: Io ho avuto il piacere
Domenico LIBRI: si pu sedere di fianco a me
Matteo ALAMPI: di conoscerlo, vi dico che ne ho conosciuti
Domenico LIBRI: Vi posso dire lho lho cresciuto
Matteo ALAMPI: Ma voi mi avete detto, e io so la storia che avete avuto. Ho avuto il
piacere di conoscerlo. S, non che parla di nascosto, stato fatto non in una casa, dove lo
tengono
Domenico LIBRI: No, non voglio sapere niente
Matteo ALAMPI: Per mi ha fatto piacere scambiare queste quattro... perch io ho
sempre da apprendere, compare Mimmo
Domenico LIBRI: E stato un mio carissimo amico, stato il pi perfido nemico. Oggi,
ringraziando a Dio sono in buoni rapporti, ma non gli do Io sapete quando ho detto di no? Che
un uomo che ha un pregio, se amico
Matteo ALAMPI: O nemico
Domenico LIBRI: o nemico
Matteo ALAMPI: il pregio ce lha sempre
Domenico LIBRI: il pregio ce lha sempre. E tutta la... la storia della nostra storia,
purtroppo amara
Matteo ALAMPI: Amara, s
Domenico LIBRI: gli ho dato sempre i princi e ha avuto, che non glielo pu togliere
nemmeno Cristo.
Quelle appena riportate sono le parole di un capo mafia che non parla di Pasquale
CONDELLO come di un suo acerrimo nemico ma di un soggetto che stato a lui lungamente
contrapposto per ragioni che, probabilmente, nessuno dei protagonisti in grado di comprendere a
fondo: la storia della nostra storia, purtroppo amara.
Pasquale CONDELLO e Domenico LIBRI sono lespressione dello stesso mondo
criminale, che una storia purtroppo amara ha diviso per alcuni anni, ma che chiusa quella

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parentesi sono tornati ad agire nel rispetto di regole delinquenziali condivise e di metodi mafiosi
consolidati.
La natura della ndrangheta reggina tutta in questi passaggi, in cui emerge la
consapevolezza che per sopravvivere necessario ottenere un consenso diffuso anche tra chi
subisce le peggiori conseguenze: non pi guerre e morti inutili, non pi tensioni tra i capicosca, ma
regole ferree, valide per tutti, da applicare sotto il controllo di una gerarchia ben definita in cui i
soggetti di vertice si raccordano tra loro per amministrare una macchina complessa ed insidiosa.
Da qui la necessit di creare un organismo decisionale nuovo al cui vertice operativo
porre i massimi esponenti dei due schieramenti in guerra tra il 1985 ed il 1991: Giuseppe DE
STEFANO, erede designato di Paolo DE STEFANO, Pasquale CONDELLO, il supremo,
Pasquale LIBRI, il fratello e successore di don Mico.
Il primo investito del ruolo operativo che discende dalla carica di crimine affidatagli
con lapprovazione di tutti i capi delle cosche cittadine, che lo rende talmente visibile agli occhi
del potenziale estorto da divenire, nelle parole del collaboratore di giustizia Carlo MESIANO, la
fonte (o in quelle intercettate di CHIRICO Angelo colui che sta a monte): in sintesi, il
terminale ultimo delle decisioni aventi ad oggetto le azioni criminali in senso stretto.
Pasquale CONDELLO, che nei confronti dei figli di Paolo DE STEFANO ha sempre
avuto un debole, come dichiarato da Antonino FIUME, diviene a sua volta il simbolo vivente
della forza non solo militare della ndrangheta, della mafia che condiziona la vita della citt, che
non si ferma davanti alle azioni di contrasto dello Stato.
E lui che in un pizzino sequestrato al momento della cattura scrive:

24.01.2008
Amico carissimo
Lo so che quando non ci sono io sul cantiere i lavori vanno a rilento, e questo non bello.
Io sto bene !!!
Se ora, che avete ricevuto la mia siete pi tranquillo, mi fa molto piacere, ma lo dovete
essere sempre.
Amico mio, dovete essere forte e guardare il futuro, senza dimenticare il passato!!!;

non una citazione senza peso quella che un capo come Pasquale CONDELLO ritiene di
fare nella lettera inviata a persona a lui vicina: il passato sempre l a dimostrare quello che
stato, ma la realt si evolve e si trasforma, richiede forza e lungimiranza.
La figura di Pasquale LIBRI in questo scenario a sua volta indispensabile: non solo ha il
peso necessario per far parte del vertice decisionale in materia di attivit criminali, soprattutto di
tipo predatorio, ma dotata di una portata simbolica evidente agli occhi degli intranei, dei contigui
e di quella larga schiera di soggetti compiacenti o soggiacenti.
La presenza di Pasquale LIBRI nellorganismo di vertice ha un evidente significato: le
regole, scritte dal fratello Domenico ed accettate da tutti alla fine della seconda guerra di mafia,
non sono divenute carta straccia, costituiscono ancora la base ordinamentale di una organizzazione
che si evolve, attualizzandosi, sulla base di principi condivisi.
Giuseppe DE STEFANO, Pasquale CONDELLO e Pasquale LIBRI hanno una certezza
che li accomuna: gestire un potere di quella portata in modo autonomo non serve a nessuno, non
genera quellautorevolezza che trasforma il crimine organizzato comune in egemonia di tipo
mafioso.
Sono, infatti, consapevoli che in una societ che si trasforma non pi possibile rimanere
legati alle vecchie logiche che per lunghi periodi li hanno profondamente minati ed indeboliti:
sono consapevoli che una societ, seppure onorata, ha bisogno di capi, di colonnelli e di gregari,
non solo per giovarsi a fondo di quella forza di intimidazione originata da un vincolo associativo
che ormai deve estendersi ben oltre la singola cosca, ma per farne derivare una condizione di
assoggettamento e di omert assoluta che solo eliminando in radice gli spazi vacanti generati dai
contrasti non corre il rischio di palesare elementi di debolezza in grado di innescare scissioni, faide
o disobbedienze.
Il messaggio che intendono veicolare allattenzione della citt evidente: le cosche
reggine sono in buoni rapporti (come dicono in occasioni diverse Mico LIBRI, riferendosi a
Pasquale CONDELLO, e lo stesso ALVARO Cosimo) e sono capaci di agire allesterno, nel
settore strategico delle estorsioni e delle tangenti sui lavori con una gestione unitaria.

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Hanno una testa autorevole che coordina le azioni criminali, che non prevede distinguo, che
trova larga legittimazione nella consapevolezza generalizzata del peso criminale dei suoi vertici
che non sono pi, soltanto, i riconosciuti capi delle rispettive articolazioni territoriali ma sono
lespressione, frutto di precisi accordi, di unorganizzazione di tipo mafioso che ha abbandonato
logiche spartitorie antistoriche per divenire sempre pi influente, funzionale e riconoscibile.
La svolta dettata dalla necessit di avere un referente unico per le azioni puramente
criminali: e quel referente non poteva che essere un figlio di Paolo DE STEFANO, massima
espressione di quella baronia mafiosa costituita dallomonimo casato di ndrangheta.
Scartate le ambizioni del figlio maggiore Carmine, la scelta non poteva che ricadere su
Giuseppe, per lo spessore gi dimostrato e per la capacit aggregante a lui riconosciuta.
Il formale riconoscimento di un grado, quello del crimine, vale a creare quel punto di
riferimento di cui persino i destinatari delle azioni delittuose hanno bisogno;
carica istituzionale unanimemente accettata, investitura che proviene anche da Pasquale
CONDELLO che, come riferito dal teste oculare Antonino FIUME, sottolinea a Giovanni DE
STEFANO che va bene quello che sta facendo il cugino, di tenere bene questa situazione (si veda
la trascrizione del verbale di interrogatorio di Antonino FIUME del 20 novembre 2008).
Ed allora le regole della pax mafiosa, scritte da Mico LIBRI (dice Antonino FIUME sempre il
20 novembre 2008: quello che era la persona, che mi aveva detto Giuseppe (DE STEFANO n.d.r.) la
parola valeva pi di tutti nel tempo era Mico LIBRI, Mico LIBRI era quello che la sua parola), sono
il punto di partenza di tendenze evolutive che portano ad istituire un organo di vertice che sia in grado di
riunire a fini di coordinamento, quanto meno in questo specifico settore e per il periodo temporale preso
in esame conclusosi con larresto di Giuseppe DE STEFANO del 10 dicembre 2008, le tre anime
principali della ndrangheta reggina:
la famiglia DE STEFANO attraverso il figlio di Paolo DE STEFANO, Giuseppe, quale vertice
operativo e riferimento tanto verso gli associati, ed i contigui, che verso le realt imprenditoriali e
commerciali che si interfacciano con la penetrante azione estorsiva sistematicamente portata a
compimento;
la famiglia CONDELLO nella persona del supremo, braccio destro di Paolo DE STEFANO,
prima, scissionista e vertice indiscusso poi del cartello contrapposto a quello destefaniano nel corso di
quella seconda guerra di mafia che ha condizionato a fondo la vita di una intera comunit cittadina per sei
lunghi anni;
la famiglia di Pasquale LIBRI, erede del ruolo di garante riservato al termine del conflitto al
fratello Domenico, quale componente necessario a garantire il legame del nuovo corso della ndrangheta
con le regole condivise scritte per mettere fine ad una guerra sempre pi simile ad processo di
autodistruzione inevitabile della stessa mafia calabrese.
Naturalmente questo accordo non esclude, come avviene in qualsiasi organizzazione complessa, e
tanto pi in quelle a base criminale (basti pensare alle vicende di Cosa Nostra siciliana, segnata da gravi
turbolenze e da numerosi omicidi persino negli anni della pax mafiosa voluta da Bernardo
PROVENZANO), che vi siano contrasti interni e delitti gravissimi (quali lomicidio di Mario AUDINO
o la scomparsa di Paolo SCHIMIZZI), ma si tratta pur sempre di episodi che non hanno messo in
discussione gli equilibri complessivi nei termini generali che sono emersi dalle indagini e che si sono fin
qui descritti.
Giuseppe DE STEFANO, Pasquale CONDELLO e Pasquale LIBRI sono consapevoli che anche
la ndrangheta, come tutte le vicende umane, ha la necessit di evolversi per resistere alle lotte interne ed
allattivit repressiva posta in essere dalle istituzioni dello Stato;
sanno che la ndrangheta vive del consenso dei soggetti che di quel mondo criminale fanno parte
o che di quel mondo sono al servizio per esserne la consapevole, e quindi colpevole, cintura di
protezione; cos come sanno di poter contare sulla rassegnata acquiescenza di gran parte di una comunit
soggiogata allo strapotere mafioso.
I capi sanno che la ndrangheta non pu diventare unentit astratta per continuare a prosperare,
ma deve ancorarsi ad un volto che sia al passo con i tempi e che si faccia carico di un ruolo riconoscibile
e raggiungibile attraverso passaggi e contatti non oscuri, a cui rivolgere domande e da cui ottenere
risposte.
Chi meglio del figlio di Paolo DE STEFANO pu incarnare il volto della ndrangheta reggina,
garantito, da una parte, dallappoggio di un alleato storico quale Pasquale LIBRI che ha la statura per
svolgere il medesimo ruolo del fratello e garantire il legame con un passato di pace a tutti gradito e,
dallaltro, dallapprovazione di Pasquale CONDELLO, il supremo, simbolo di una forza militare

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dirompente che serve a fornire autorevolezza allorgano di vertice, ma serve soprattutto a comunicare alla
societ civile ed ai soggetti imprenditoriali un messaggio essenziale: la stagione delle guerre finita, la
ndrangheta tende ad essere unita ed a rafforzarsi allinterno e verso lesterno pretendendo la sua parte in
ogni attivit economica.

La contestazione di cui al capo a) della rubrica.

Va precisato, infine, che la contestazione di cui al capo a) della rubrica, in cui questo Ufficio
ricostruisce lipotesi accusatoria sin qui argomentata, strutturata in modo da coprire i segmenti di
condotta ascrivibili ai soggetti a cui carico elevata, tenendo conto dei periodi di detenzione dei
medesimi e delle pregresse vicende processuali che li hanno riguardati.
Con riferimento alla posizione di Giuseppe DE STEFANO, invero, deve sottolinearsi che la
contestazione a carico delle stesso individua quale dies a quo quello della sua uscita dalla Casa
Circondariale di Reggio Calabria avvenuta in data 18 gennaio 2001 ( proprio nel periodo che va dal 25
marzo 2000 alla data prima indicata, in cui associato presso la locale struttura carceraria, che riceve la
carica di crimine); ovviamente il dies ad quem coincide con la data del 10 dicembre 2008, in cui si
proceduto alla sua cattura.
In relazione alla posizione di Pasquale CONDELLO il dies a quo va individuato nel 14 marzo
2006 atteso che il predetto stato tratto a giudizio per rispondere di analogo delitto a conclusione della
operazione Vertice (proc. pen. n. 4141/05 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA) la cui contestazione
chiusa alla data del 13 marzo 2006; in relazione al CONDELLO il dies ad quem coincide con la data del
18 febbraio 2008, in cui ha avuto termine la sua quasi ventennale latitanza.
Infine, larco temporale della contestazione a carico di Pasquale LIBRI prende le mosse dal mese
di agosto 2007, atteso che la contestazione relativa al medesimo delitto relativa al processo nato
dalloperazione Testamento (proc. pen. n. 75/05 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA) copre il mese di
luglio del medesimo anno, e si chiude con la data del 10 dicembre 2008, in cui si proceduto alla cattura
di Giuseppe DE STEFANO.

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CAPITOLO II

LE RISULTANZE DI INDAGINE RELATIVE AL FAVOREGGIAMENTO DELLA LATITANZA DI PASQUALE


CONDELLO.

La presente richiesta di applicazione di misura cautelare rappresenta il riepilogo della


parte investigativa connessa allindividuazione della struttura criminale predisposta al
favoreggiamento del latitante CONDELLO Pasquale, capo indiscusso dellomonima
organizzazione criminale egemone in questa Provincia.
Lesito di tale complessa attivit di indagine ha permesso di individuare una granitica
cellula criminale, costituita essenzialmente dai componenti del nucleo familiare dello stesso
latitante, a cui hanno aderito con diverso contributo di causa anche altri soggetti legati agli stessi
da vincoli riconducibili ad un pi ampio paradigma criminale.
In particolare, i soggetti di interesse hanno messo a disposizione, nelle numerose
occasioni dincontro con il ricercato, non solo i veicoli di loro propriet al fine di eludere
consapevolmente le attivit tecniche in atto, caratterizzate dalluso di sistemi idonei alla
localizzazione dei luoghi frequentato dal latitante installati a bordo delle autovetture in uso agli
appartenenti al nucleo familiare del predetto, ma la propria incondizionata azione ai fini di cui
sopra.
Le persone sottoposte ad indagine, invero, attraverso ladozione di un modus operandi
semplice ma allo stesso tempo molto efficace e duttile, sono riuscite, per un lunghissimo periodo
di tempo ad eludere i numerosi servizi di osservazione predisposti al proprio indirizzo.
Il contributo fornito dai diversi favoreggiatori, come si avr modo di constatare, deve
ritenersi di centrale rilevanza, poich lattivit connessa a favorire la latitanza del CONDELLO ha
consentito anche leffettiva conservazione dellintegrit della radicata struttura mafiosa facente
capo a questultimo che con il suo arresto sarebbe stata inevitabilmente indebolita.
Lattivit criminale dei favoreggiatori non si limitata, quindi, ad una semplice
assistenza nei confronti del ricercato, ma stata anche funzionale al mantenimento della
compattezza originaria del sodalizio.
Ci trova conferma nella circostanza che, al momento dellarresto, CONDELLO
Giandomenico stato trovato in possesso di una lettera diretta al latitante, il cui mittente va
individuato in CONDELLO Francesco, nipote del ricercato.
A tal proposito, va segnalato che il documento costituisce elemento di indubbio valore
indiziario circa gli attuali interessi criminali di Pasquale CONDELLO e del gruppo criminale
riconducibile allo stesso;
ecco la ragione per la quale il pizzino doveva essere recapitato al capo solo da soggetti
ampiamente inseriti nella compagine associativa in esame:
Carissimo zio, spero che con questo mio scritto ti trovi bene in ottima forma cos come
posso dirti di me. Come da promessa ti scrivo per tenerti aggiornato su tutto quello che volevi
sapere. Ad oggi penso che ancora novit sul fatto che tu mi chiedevi non ce ne nessuna anche
perch mio cugino G. mi ha detto che il nostro compare rientrava questa settimana perch era
fuori Reggio per motivi di salute della sorella. Vedi che vicino alle telecamere che avevo parlato
c un fioraio, vedi se prima o dopo dove siamo noi. Se prima vediamo quello che dobbiamo
fare in tempi brevi, se dopo secondo me grossi problemi non ce ne sono. Carissimo vedi che ci
sono troppe cose che non vanno bene e in tutto questo ci sono anche i problemi di cui noi
parlavamo, cio del fatto che non ci troviamo noi e che non siamo in sintonia. Oggi ne ho avuto la
conferma che ognuno guarda troppo gli interessi personali e di questo mi riferisco proprio a mio
cugino G. mi devono dire solo se mi devo licenziare dal lavoro per dedicare tutto il tempo per te
oppure se vogliono fare le cose per bene e per come giusto. Mi diceva An che mi sta dando dei
soldi per te e te li mando. Per quanto riguarda il discorso dei soldi allavvocato dobbiamo
aspettare a fine mese che scende qualcuno per farci i conti. Carissimo vedi che faccio venire
mio cognato C. e se mi devi dire qualcosa fallo con lui. Per quanto riguarda il capannone, io lo
trovato una serranda per un po piccola, saranno 60 mq. Per c un soppalco di 30 mq. Ed
dove cera Borzumati lelettrauto, fatti spiegare da loro il punto anche buono, si deve vedere
perch un po piccolo. Zio capannone di 300 mq. Non ce ne sono anche perch se si parla di
capannoni il minimo di 500 mq. Ed anche difficile trovarlo, chiedi se sono serrande va bene?

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 165
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

Se va bene tutto pi facile. Oggi ho saputo che sceso Dani, per anche per lui ho da dirti e lo
far quando ci vediamo. Se Dani ha qualche ambasciata e come tante volte mi ha detto si trova
meglio a parlare con me, carissimo zio deve venire a trovarmi non devo andare io a farmi tutte le
chiesette per come ho fatto oggi, e poi ti spiego meglio quello che voglio dire! Carissimo ora
concludo , stai tranquillo perch credo che sono persone intelligenti e molte cose li riescono a
risolvere. Non ti voglio appesantire troppo perch sicuramente oggi sarai pi nevoso della volta
scorsa! Comunque stai tranquillo e ci vediamo presto, scusami se non sono potuto venire ma
avevo un appuntamento di lavoro, devo andare a portare un preventivo ad un cliente e spero bene!
Stai tranquillo e fagli sapere a zia Maria che io sono sempre una persona che ci tiene a te alla tua
famiglia e a tuo figlio, ti faccio questo appunto perch non ho bisogno della strega per vedere
alcune cose! Un abbraccio affettuoso, stai tranquillo e se non sei tranquillo mi star io due giorni
con te (si veda all. n. 1 allinformativa dell11 marzo 2008).

Dalla lettura della suddetta lettera, non possono emergere dubbi circa il mittente della
medesima, identificato nel citato CONDELLO Francesco, atteso che ad un certo punto si legge
proprio: ..Carissimo vedi che faccio venire mio cognato C. e se mi devi dire qualcosa fallo con
lui...
Tale affermazione, oltre a sancire in modo ineluttabile la paternit della missiva, ha
consentito di identificare anche la persona chiamata dallestensore cognato C., ovvero
CONDELLO Giandomenico, atteso che lo stesso fidanzato di CONDELLO Mariella, sorella
di CONDELLO Francesco.
Dato di particolare rilievo rappresentato dal ruolo rivestito da CONDELLO
Giandomenico, che il cognato CONDELLO Francesco ritiene totalmente affidabile, e quindi
ampiamente inserito nel contesto criminale, tanto da poter assumere lincarico di recapitare le
eventuali disposizioni impartite dal latitante medesimo.

Nello specifico.

A carico delle numerose persone sottoposte ad indagini sussistono gravi indizi di


colpevolezza in ordine ai fatti-reato di cui alla rubrica desumibili dagli esaustivi elementi di prova
derivanti dalle plurime fonti di cui si compone la completa attivit di indagine effettuata, su delega
di questo Ufficio, dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri - Sezione Anticrimine
Reggio Calabria -, le cui risultanze sono ampiamente ricavabili dalle informative, depositate in
data 11 e 17 marzo 2008 dal reparto appena indicato, che per la loro analiticit si ritiene di
riportare integralmente di seguito per costituire parte integrante e sostanziale della presente
richiesta:

Alle ore 20.00 circa del 18 febbraio 2008, personale di questa Sezione Anticrimine,
traeva in arresto, in Pellaro, via Torrente Filici II, il latitante CONDELLO Pasquale, nato a
Reggio Calabria il 29 settembre 1950, ivi residente, inserito nellelenco dei 30 ricercati pi
pericolosi in campo nazionale, poich colpito dai seguenti provvedimenti restrittivi:

 O.C.C. in carcere nr. 665/90 RGNR e nr. 2422/90 RGIP datata 28.11.1990, emessa
dallUfficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria per associazione mafiosa;

 O.C.C. in carcere nr. 7/91 RGNR DDA e nr. 43/92 RGIP datata 01.12.1992, emessa
dallUfficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria per omicidio ed altro (nellomicidio
dellOn. Ligato);
Sentenza G.U.P. nr. 14/94, Rinvia a Giudizio avanti la Corte di Assise di Reggio Calabria;

 O.C.C. in carcere nr. 23/93 RGNR DDA e nr. 15/93 RGIP datata 03.04.1993, emessa
dallUfficio G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria per associazione mafiosa finalizzata alla
commissione di omicidi;

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 166
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

 Ordinanza di Esecuzione Pena nr. 111/94 RE datata 10.12.1994, in quanto condannato ad


anni dodici di reclusione per associazione mafiosa;

 O.C.C. in carcere nr. 104/95 RGNR DDA, nr. 85/96 RG GIP DDA e nr. 86/97 REGCC
datata 14.11.1997, emessa dallUfficio GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per omicidio ed
armi;

 O.C.C. in carcere nr. 104/95 RGNR DDA, nr. 85/96 RG GIP DDA e nr. 93/97 REGCC
datata 14.11.1997, emessa dallUfficio GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per omicidio ed
altro;

 O.C.C. in carcere nr. 104/95 RGNR DDA, nr. 85/96 RG GIP DDA e nr. 76/97 REGCC
datata 14.11.1997, emessa dallUfficio GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per tentato
omicidio ed armi;

 O.C.C. in carcere nr. 104/95 RGNR DDA, nr. 85/96 RG GIP DDA e nr. 72/97 REGCC
datata 14.11.1997, emessa dallUfficio GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per omicidio ed
armi;

 O.C.C. in carcere nr. 104/95 RGNR DDA, nr. 85/96 RG GIP DDA e nr. 71/97 REGCC
datata 14.11.1997, emessa dallUfficio GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per omicidio ed
armi;

 O.C.C. in carcere nr. 104/95 RGNR DDA, nr. 85/96 RG GIP DDA e nr. 69/97 REGCC
datata 14.11.1997, emessa dallUfficio GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per tentata
estorsione;

 O.C.C. in carcere nr. 104/95 RGNR DDA, nr. 85/96 RG GIP DDA e nr. 28/96 REGCC
datata 14.11.1997, emessa dallUfficio GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria per omicidio,
detenzione e porto abusivo di armi.

 Per il Proc. Pen. n. 104/95 RGNR DDA e nr. 85/96 RGGIP in data 04.07.1998 il G.U.P.
di Reggio Calabria lo rinviava a giudizio alla Corte di Assise.

 Ordinanza di custodia cautelare in carcere nr. 3553/2004 RG GIP ed altri 3060/2003


RGNR ed altri e nr. 71/2006 RMC emessa dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro in data
13.10.2006;

 Ordinanza di custodia cautelare in carcere nr Proc. N. 4141/2005 RGNR DDA, N.


2852/2005 R GIP DDA e N. 43/2005 R. OCC, emessa in data 11 marzo 2006;

Lo stesso, al momento dellarresto, si trovava allinterno di unabitazione di modeste


dimensioni, meglio descritta nel relativo verbale di sopralluogo trasmesso a codesta A.G. in data
4 marzo 2008 dal Reparto Operativo dei Carabinieri di questo Capoluogo di Provincia, in data 4
marzo 2008, di propriet di DATTOLA Maria Cristina, nata Reggio Calabria il 9 novembre
1954, ivi residente in via SS. 106 III tratto nr. 351, data in locazione, mediante contratto di
affitto regolarmente registrato, a CHILA Antonino, nato a Melito Porto Salvo il 26 agosto
1966, residente Reggio Calabria, Frazione Pellaro via Rimembranze nr. 27, commerciante.
(vds. all. nr. 2)

Nella circostanza, oltre al CONDELLO, venivano tratti in arresto, in relazione ai delitti di


favoreggiamento personale, procurata inosservanza di pena e detenzione illegale di una pistola in
concorso con il latitante, il citato CHILA, BARILLA Giovanni [ n. il 22.05.1978] e
CONDELLO Giandomenico [n. il 01.02.1980] , questi ultimi due, rispettivamente, genero e
nipote del CONDELLO Pasquale. I favoreggiatori, allatto dellintervento, venivano trovati in
compagnia del latitante, allinterno della stanza da letto, sito al primo piano fuori terra

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 167
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

dellabitazione, ove si erano barricati nel momento in cui erano iniziate le operazioni di
perquisizioni nellarea dinteresse. Unimmediata ispezione, estesa anche allesterno
delledificio, consentiva di verificare che a poche decine di metri, segnatamente nella parte
opposta allentrata dellabitazione, era parcheggiata unautovettura Lancia Thesis di colore
grigio scuro, targata CL799DZ, intestata alla societ Porto Balaro srl, con sede in Reggio
Calabria, Frazione Pellaro via SS. 106 Km. 10 il cui amministratore unico si identica nel citato
CHILA Antonino, nonch uno scooter marca Aprilia, modello Scarabeo, di colore grigio, targato
AJ60809, di propriet di TEMI Domenico, nato a Reggio Calabria il g. 8 gennaio 1979, ivi
residente Frazione Gallico, via San Martino nr. 23. Entrambi i mezzi erano stati utilizzati dai
favoreggiatori per giungere sul posto. Infatti, lautovettura risultava in uso a CHILA
Antonio, mentre lo scooter, era stato utilizzato da BARILLA Giovanni e CONDELLO
Domenico. Questultima circostanza desumibile dal fatto che allinterno dellabitazione,
oltre ad essere stati rinvenuti due caschi, uno di colore grigio ed uno di colore nero, questultimo
sicuramente nella disponibilit di BARILLA Giovanni, come sar di seguito dettagliatamente
evidenziato, stata sequestrata, nella disponibilit del BARILLA , la chiave di accensione
del citato scooter.
Limmediata operazione di perquisizione estesa in tutta labitazione, consentiva di rinvenire, nel
comodino ubicato accanto al letto, una pistola cal. 7.65, marca Walker, con matricola abrasa,
corredata di nr. due caricatori, contenente ciascuno nr. 8 cartucce dello stesso calibro.
La perquisizione, eseguita senza soluzione di continuit anche nei giorni successivi, consentiva
di rinvenire materiale cartaceo, utile per il prosieguo delle indagini, anche in relazione
allindividuazione di ulteriori soggetti che avevano favorito CONDELLO Pasquale, nel corso
della lunga latitanza.
Dalla documentazione rinvenuta e dagli accertamenti eseguiti, emerso che labitazione
nella quale stato arrestato il latitante stata affittata l 1.11. 2004 al CHILA Antonino, da
parte del vecchio proprietario, DATTOLA Filippo, nato a Pellaro il 5 ottobre 1914, ivi deceduto
il 24.02.2005. A seguito della morte del DATTOLA Filippo, la figlia MARIA Cristina, in
precedenza generalizzata, rinnovava il contratto di affitto al CHILA, per un canone mensile di
240,00 al mese.
DATTOLA Maria Cristina, escussa a sommarie informazioni il 26 febbraio 2008, dichiarava
quanto segue:
A.D.R.:- sono proprietaria di una casa per civile abitazione sita in Pellaro di Reggio Calabria,
Via Torrente Filici II, ricevuta in eredit da mio padre, DATTOLA Filippo, morto in data
24.02.2005, in Reggio Calabria;- - -//
A.D.R.:- labitazione in questione era stata affittata da mio padre nellanno 2001, alla Sig.ra
MILANI Cristina, che vi abitava unitamente al figlio, un bambino che allepoca frequentava
lasilo. Successivamente labitazione stata affittata, precisamente nel novembre del 2004,
sempre da mio padre, a CHILA Antonino di Pellaro, proprietario di un negozio adibito alla
vendita di infissi, denominato ALDEBARAN. Ricordo che il Sig. CHILA, per come mi ha riferito
mio padre allepoca, aveva chiesto laffitto di tale abitazione per evitare che un suo dipendente
viaggiasse. Mio padre affittava tale abitazione per circa 230,00 Euro al mese, tramite regolare
contratto di affitto, regolarmente registrato presso gli uffici competenti.- - -//
A.D.R.:- Anche se i pagamenti del canone da parte del CHILA non erano puntuali, comunque ha
sempre mantenuto i propri impegni, pagando successivamente.
A.D.R.:- A seguito della morte di mio padre, essendo stata nominata erede tramite testamento, ho
rinnovato il contratto di affitto, a mio nome, a favore del CHILA, provvedendo alle dovute
registrazioni, presso gli uffici competenti. Il CHILA versava la somma di Euro 240,00 al mese,
che mi veniva versato in linea di massima in contanti, previa firma di una ricevuta. Ricordo che in
una occasione mi ha spedito la somma tramite un vaglia postale, spedito da Vibo Valentia, mentre
in due o tre occasioni mi ha consegnato degli assegni bancari, uno dei quali ricordo era tratto dal
Banco di Roma, filiale di Sbarre.-/
A.D.R.:- Preciso che il contatore elettrico, ENEL, e lallacciamento dellacqua era a nome del
CHILA Antonino, subentrato alla MILANI Cristina.- - -//
A.D.R.:- Da quando labitazione stata affittata non sono mai stata allinterno, preciso che
destate mi reco spesso, unitamente alla mia famiglia, presso unabitazione attigua, di propriet di
mio cognato, MERCURI Cesare. Preciso che limmobile stato ristrutturato prima che venisse
affittato alla MILANI Cristina.- - -//

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 168
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

A.D.R.:- la cassaforte presente allinterno dellabitazione, stata collocata dal convivente della
MILANO Cristina, a nome Salvatore, di cui non ricordo il cognome.- - -//
A.D.R.:- Non ho altro da aggiungere e/o da modificare ed in fede di quanto sopra dichiarato mi
sottoscrivo.- - -//
Del ch verbale.- - -//

(vds. All. nr. 3)

Gli ulteriori accertamenti eseguiti hanno permesso di appurare che allinterno di tale abitazione,
in data 9 novembre 2004 veniva attivato un allaccio ENEL (nr. 762515431), tramite numero
verde a nome di CHILA Antonino, il quale lasciava quale recapito lutenza cellulare nr.
335/7664263. Le relative fatture di pagamento venivano inviate a nome del citato CHILA
presso labitazione in argomento. Lutenza ENEL veniva disattivata per morosit in data 11
luglio 2005, con un consumo pari a 6185Kw, a fronte di 3548 Kw al momento della stipula del
contratto.
In data 9 settembre 2005 CHILA Antonino, sempre attraverso richiesta formulata tramite
numero verde, dopo aver estinto la precedente morosit, riattivava il contratto di fornitura
elettrica. In data 19.03.2007 il servizio di fornitura veniva cessata per morosit, con un consumo
pari a 9715 Kw. La stessa utenza elettrica veniva riattivata in data 01.06.2007, tramite
richiesta al numero verde, a nome di BENTIVOGLIO Franco, nato a Melito Porto Salvo il
15.01.1961, che allatto dellattivazione forniva il seguente numero di codice fiscale:
BNTFNC61A15F112S. Tuttora la fornitura elettrica risulta intestata a questultimo. Il
BENTIVOGLIO Franco, in data 01.06.2007 inviava, alle ore 12.03, dallutenza 0965/640927,
intestata a CICCIU Giorgio [n. 21.07.1974], titolare di un esercizio pubblico adibito alla
vendita di giornali ed altro, ubicata in Reggio Calabria Frazione San Gregorio- via Mortara nr.
50, un fax, attestante: Io sottoscritto BENTIVOGLIO Franco, nato a Melito Porto Salvo il
15.01.1961 con codice fiscale BNTFNC61A15F112S chiedo di volere stipulare un contratto per
fornitura di energia elettrica per 3 kw per uso domestico per abitazione di residenza, dichiaro di
non aver nessuno rapporto di parentela con il Vs cliente precedente e che il numero cliente
:762515431. Il mio recapito telefonico : 3294541527. Reggio Calabria 01.06.2007

(vds. All. nr. 4)

Lutenza telefonica nr. 3294541527, rilasciata dal BENTIVOGLIO Franco, risultava


intestata, alla data dell1.06.2007, a BENTIVOGLIO Francesco, nato a Reggio Calabria il 15
gennaio 1961, ivi residente c.da Saracinello nr. 63/b. Lutenza, tuttora in uso allo stesso.
(vds. all. nr. 5)

Tramite accertamenti praticati da questa Sezione emerso che lENEL in data 01 giugno, 24
settembre e 13 dicembre 2007 ha inviato a BENTIVOGLIO Franco, presso labitazione ove
stato tratto in arresto il latitante, la documentazione per la regolarizzazione del contratto da
parte dellutente, ma la stessa veniva sempre restituita allEnte richiedente. Sempre presso
lENEL stato accertato che lutenza elettrica installata presso la suddetta abitazione ha avuto
un consumo, nel periodo compreso tra il g. 01.11.2007 al g. 01.01.2008, pari a 733 Kw.
E stato, inoltre, accertato che il 15 febbraio 2008, ovvero tre giorni prima della cattura del
latitante CONDELLO Pasquale, stato contatto il Call Center dellEnel, da parte di un
interlocutore che chiedeva informazioni in ordine alla fattura nr. 4 dellimporto di 190,71.
(vds. all. nr. 6)

Da accertamenti sviluppati stato riscontrato che la persona a nome BENTIVOGLIO Franco,


nato a Melito Porto Salvo il 15.01.1961, titolare di codice fiscale nr. BNTFNC61A15F112S,
non censita presso lanagrafe di Reggio Calabria e Melito Porto Salvo (luogo di nascita),
nonch presso lanagrafe tributaria, in quanto tale codice fiscale risulta inesistente. E stato
comunque accertato che in Reggio Calabria, risulta residente BENTIVOGLIO Francesco,
nato a Reggio Calabria il 15.01.1961, ivi residente in via Saracinello Al Torr. nr. 63 Ravagnese,
coniugato, imprenditore. Alla luce di tali dati evidente che lintestatario dellutenza elettrica
attestata presso labitazione in cui stato arrestato il latitante, sidentifica nel citato

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 169
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

BENTIVOGLIO Francesco, in precedenza generalizzato, il cui esatto codice fiscale il


seguente : BNTFNC61A15H224E.-
Si sottolinea che CHILA' Antonino, al momento dellarresto, stato trovato in possesso di un
biglietto di propaganda elettorale, in cui erano riportate, nella parte posteriore, le generalit
complete di tale BENTIVOGLIO Franco, corrispondenti a quelle di BENTIVOGLIO
Francesco, comprensivo del codice fiscale di questultimo. Si precisa che in corrispondenza
degli ultimi cinque caratteri del citato c.f. risulta riportata la seguente combinazione
alfa/numerica F112S , corrispondente al c. f. di BENTIVOGLIO Franco (inesistente)
fornito allatto dellattivazione della fornitura elettrica.

APPUNTO RIPORTANTE LE GENERALIT DI BENTIVOGLIO FRANCO

(vds. all. nr.7)

Oltre a quanto gi riferito sul conto del BENTIVOGLIO Francesco, si precisa che lo stesso,
sicuramente, non da ritenersi estraneo alla dinamica associativa in esame, atteso che
allinterno di una borsone di colore nero marca Samsonite, nella disponibilit del latitante
CONDELLO Pasquale, stata rinvenuta una busta di colore bianco, riportante la scritta
CAVALLO BIANCO, con allinterno della documentazione, di seguito meglio descritta,
relativa ad estratti di cassa, riferiti ad alcun crediti a favore della Ditta Baby Toys srl, da
parte di altre societ operanti nella citt di Palermo:

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 170
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 8)

 estratto di cassa della Ditta Baby Toys srl, per i movimenti riferiti al cliente Centro
Commerciale Sud-srl Via San Filippo 20/A Palermo;

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 171
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 9)

 estratto di cassa della Ditta Baby Toys srl, per i movimenti riferiti al cliente
Bonanno srl Viale Regione Siciliana N. 50 Palermo;

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 172
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 10)

 estratto di cassa della Ditta Baby Toys srl, per i movimenti riferiti al cliente Di
Mauro Andrea Via Felix Mendelson N. 54 Palermo.

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Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 173
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 11)

La ditta Bay Toys srl, costituita in data 27 aprile 2001, con sede legale in Reggio Calabria,
c.da Saracinello nr. 63, avente come oggetto sociale il commercio allingrosso di giocattoli,
casalinghi, articoli natalizi, oggettistica nonch limportazione e lesportazione degli stessi
risulta essere di propriet di:
- BENTIVOGLIO Pasquale, nato a Reggio Calabria il 5 giugno 1965,
amministratore unico;
- BENTIVOGLIO Francesco, nato a Reggio Calabria il 15 gennaio 1961,
socio;
- BENTIVOGLIO Annibale, nato a Bova il 2.11.1933, residente a Reggio
Calabria localit Ravagnese.

In relazione a quanto sopra riportato, evidente che BENTIVOGLIO Francesco, ha fornito


al CHILA e, quindi, al CONDELLO Pasquale, le proprie generalit per attivare il contatore
di energie elettrica a proprio nome, al solo scopo di fornire concreto sostegno logistico al
ricercato.
Ritornando alla posizione di CHILA Antonino, si precisa che lo stesso, al momento
dellarresto, stato trovato in possesso di nr. 2 ricevute di pagamento, di seguito meglio
specificate, relative alla somma versata per il canone di affitto dellabitazione sita in via
Torrente Filici, nella quale stato arrestato CONDELLO Pasquale:
- ricevuta nr. 20, datata 5 giugno 2007, riferita, al pagamento del canone mensile dei
mesi di marzo aprile maggio giugno luglio 2007, per un importo complessivo di
1180,00;

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 174
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 12)

- ricevuta nr. 22, relativa al pagamento del canone mensile dei mesi di
ottobre novembre e dicembre 2007, per un importo complessivo di 720,00.

(vds. All. nr. 13)

Altre cinque ricevute dello stesso tipo, di seguito meglio descritte, sono state rinvenute e
sequestrate nella disponibilit di CONDELLO Pasquale, allinterno di un borsone marca
samsonite, che custodiva presso labitazione in cui stato arrestato:
- ricevuta nr. 11, datata 6 settembre 2005, per limporto complessivo di
230,00, relativa allaffitto del mese di settembre 2005;

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 175
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 14)

- ricevuta nr. 12, datata 10.10.2005, per limporto complessivo di 230,00,


relativa allaffitto del mese di ottobre 2005;

(vds. All. nr. 15)

- ricevuta nr. 15, datata 26.01.2006, per limporto complessivo di 705,00,


relativo allaffitto dei mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo 2006;

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


Memoria del Pubblico Ministero relativa al rito abbreviato CONDELLO Demetrio + 17
PROCURA DELLA REPUBBLICA 176
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI REGGIO CALABRIA
DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 16)

- ricevuta nr. 16, senza data, dellimporto complessivo di 470,00, relativo


allaffitto dei mesi di Aprile e Maggio 2006;

(vds. All. nr. 17)

- ricevuta nr. 17, datata 4.07.2006, dellimporto complessivo di 705,00,


relativo allaffitto dei mesi Giugno, Luglio e Agosto 2006.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 177
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

(vds. All. nr. 18)

In relazione a quanto sino a questo momento evidenziato, si pu ragionevolmente sostenere


che CONDELLO Pasquale ha soggiornato allinterno dellabitazione in cui stato catturato,
sicuramente dal novembre 2004, periodo in cui il CHILA Antonino, stipulava il contratto di
affitto con il defunto DATTOLA Filippo, ad eccezione dagli intervalli connessi alla
disattivazione, per morosit, del servizio ENEL, gi evidenziati nelle pagine precedenti.
Il CHILA Antonino, ha sicuramente svolto un ruolo di estrema importanza, circa lassistenza
a favore del CONDELLO. La circostanza, oltre ad emergere dai dati innanzi rappresentati,
desumibile anche dalla documentazione sequestrata allo stesso; infatti, al momento dellarresto,
lo stesso CHILA stato trovato in possesso di due foglietti manoscritti, contenenti un elenco di
generi alimentari ed altri dati che, raffrontati con la grafia di alcuni documenti rinvenuti nella
disponibilit del CONDELLO, possono essere ritenuti scritti dallo stesso latitante e consegnati
al CHILA per lacquisto dei prodotti menzionati.

Proc. pen. n. 7734/10 R.G. notizie di reato/mod. 21DDA


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PROCURA DELLA REPUBBLICA 178
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(vds. all. nr. 19 e 20)

Circa la presenza del CONDELLO nellarea di Pellaro di Reggio Calabria, questa Sezione, gi
nel novembre del 2006, aveva acquisito concreti elementi, ritenuti decisivi per indirizzare le
indagini in tale contesto territoriale. In particolare, il 29 novembre 2006, personale di questa
Sezione, rinveniva in un busta della spazzatura, depositata in un apposito raccoglitore, sito in
questa via Santa Caterina, da parte di MORABITO Maria, moglie del CONDELLO, un
vassoio in plastica, adibito alla conservazione di salumi, ove era incollata letichetta

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 179
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identificativa del prodotto (prosciutto), rilasciato dal reparto salumeria del supermercato Punto
SMA, ubicato sulla SS. 106 di Pellaro.

LA FRECCIA DI COLORE ROSSO INDICA LA DATA DI ACQUISTO DEL PRODOTTO.


(vds. all. nr. 21)

I Militari operanti, nel corso del servizio, avevano modo di constatare che:
R E L A Z I O N E DI S E R V I Z I O

DATA: 29.11.2006
NOME INDAGINE: META;
TIPO SERVIZIO: O.C.P.;
INIZIO: ORE 08:00;
FINE: ORE 10:00;
PARTECIPANTI: Ten. LARDIERI Gerardo, M.A.s.UPS CICILESE Antonio,
M.A.s.UPS FICHERA Anastasio, M.C. RISORTO Agostino, M.O. GRASSO Vittorio
App.S PALLONE Anselmo, C.re S TARANTELLO Gaetano e C.re S GIUFFRIDA
Salvatore;

SCOPO DEL SERVIZIO: Servizio di O.C.P. nei confronti di MORABITO


Maria;
Ore 08:00 inizio servizio in via S.S. 18 nr. 179/G Santa Caterina di Reggio
Calabria;

Ore 09:10 MORABITO Maria50 e la figlia CONDELLO Caterina51 escono


dallabitazione, CONDELLO Caterina tiene in mano un sacchetto, in cellophane, della
spazzatura, il quale viene depositato allinterno di un cassonetto per i rifiuti solidi urbani, ivi
esistente; Poco dopo le due donne salgono a bordo della SUBARU Justy di colore grigio targata
CV358NR52 e si avviano direzione Archi;

Ore 09:13 allinterno del sacchetto della spazzatura, che poco prima depositato,
allinterno del cassonetto, da CONDELLO Caterina, stata trovata una busta di carta
appartenente alla catena dei supermercati Punti SMA, con applicato sui lembi di chiusura, uno
scontrino adesivo non fiscale. In particolare, lo scontrino rilasciato dal reparto salumeria del

50 MORABITO Maria pt. Bruno mt. MORABITO Caterina, nata a Reggio Calabria il
06.09.1963, ivi residente in C/da Mercatello Archi nr.11, coniugata, casalinga;

51 CONDELLO Caterina pt. Pasquale mt. MORABITO Maria, nata a Reggio Calabria il
23.06.1991, convivente, celibe, studente;
52 autovettura SUBARU Just di colore grigio, intestata a MORABITO Bruno, nato a
Reggio Calabria il 14.02.1933, ivi residente in Via Carmine Archi nr.84,;

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 180
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Punto SMA ubicato in Reggio Calabria via S.S. 106 Km 14.500 Pellaro, relativo
allacquisto di 212 grammi di prosciutto di Parma S/O marca Ferrarini, emesso in data
28.11.2006, per un importo di euro 5.28 (con un costo del prodotto di euro 24.90 al
chilogrammo). Lo scontrino, infine, riporta il codice a barre: 2120250 005285 ed ancora un sigla,
V 21 da relazionare probabilmente al prodotto acquistato;

Ore 09:20 la SUBARU Just di colore grigio con a bordo le due donne, seguendo
un itinerario logico, giungono in Archi CEP direzione Contrada Carmine; Per motivi di
opportunit il servizio viene interrotto;

Ore 10:00 fine servizio.


(vds. all. nr. 22)
Tale rinvenimento risultava oltremodo significativo, in quanto MORABITO MARIA, moglie
del latitante, la sera precedente era rientrata presso la propria abitazione, dopo unassenza di
18 giorni, nel corso della quale era andata a fare visita al marito; da ci era possibile dedurre
che la stessa, in tale periodo, aveva soggiornato, nella zona di Pellaro. Si precisa che nel
suddetto periodo non veniva registrata alcuna comunicazione tra la donna ed il proprio nucleo
familiare.

Gli opportuni accertamenti, condotti con estrema riservatezza, consentivano di appurare che la
persona che aveva acquistato in data 28.11.2006 tale prodotto, aveva effettuato una spesa, con
pagamento avvenuto alle ore 11.42, presso la cassa, pari a 18,19, relativa allacquisto di:
- Biscotti Plasmon di gr. 720;
- Parma S/O 17M Monte Ricco;
- Pro. Cotto G. Biscotto Rovagnati;
- Drog. Non Alim.

Si provvedeva, nello stesso tempo, ad acquisire, presso il suddetto esercizio commerciale, copia
della registrazione del video relativo a tutta la giornata del giorno 28.11.2006, ma non si
riusciva ad identificare la persona che aveva acquistato la citata merce, poich nellorario
dinteresse il server dellimpianto video, svolgendo la funzione back-up, non aveva effettuato la
registrazione.

2. VISITE DI MORABITO MARIA AL MARITO LATITANTE.

Nel contesto dellattivit investigativa in argomento, Militari di questa Sezione Anticrimine


hanno accertato che MORABITO Maria, moglie del latitante, sicuramente in due occasioni si
recata a fare visita al marito, restando con lo stesso, per lunghi periodi. La circostanza
emersa in modo inconfutabile dalle emergenze investigative contemplate nel procedimento
penale nr. 5731/05 RGNR DDA, di codesta Ufficio, di cui, relativamente ai fatti menzionati nella
presente informativa, si segnala la necessit di procedere allo stralcio dei relativi atti
processuali e quantaltro riterr utile codesta A.G.-
Va innanzitutto sottolineato che la donna, in entrambe le circostanza, si avvalsa, per effettuare
gli spostamenti, di alcuni soggetti appartenenti al nucleo familiare, seguendo una prassi
consolidata nel tempo, analoga a quella evidenziata nellambito del procedimento penale nr.
4141/05 RGNR DDA (operazione Vertice). La ricostruzione dellevento, stata possibile
attraverso lattenta analisi dei dati tecnici registrati.
In particolare, alle ore 18.02 del 10 novembre 2006, MORABITO Maria, a bordo
dellautovettura Mercedes classe A, targata CY093CD, intestata a BARILLA Giuseppe, nato
a Reggio Calabria il 28.02.1957, ivi residente ( allepoca non sottoposta a censura ambientale e
satellitare), costantemente in uso al nipote BARILLA Giovanni, nella circostanza condotta da
CONDELLO Angela, figlia di CONDELLO Pasquale, veniva vista allontanarsi, tramite
telecamera, dallabitazione di questultima, sita nella via Carmine di Archi e precisamente
allinterno dello stesso stabile di quello occupato da MORABITO Bruno, padre di
MORABITO Maria, quindi suocero di CONDELLO Pasquale.

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LA MERCEDES CLASSE A SI ALLONTANA DALLABITAZIONE DI VIA CARMINE

Dopo tale evento non si registravano ulteriori elementi utili atti a ricostruire il percorso effettuato
dalla MORABITO Maria, per raggiungere il marito.
Nel prosieguo dellattivit investigativa si accertava che il 25 novembre 2006, alle ore 16.30,
anche CONDELLO Caterina, altra figlia di CONDELLO Pasquale, si allontanava
dallabitazione della sorella, a bordo di uno scooter condotto dal fratello Francesco, per
raggiungere i genitori. Infatti la stessa veniva notata rientrare la sera del 28 novembre 2007,
quindi dopo tre giorni, unitamente alla mamma MORABITO Maria. Le foto di seguito
riportate, estrapolate dal filmato della telecamera ivi installata, evidenziano, chiaramente,
levento della partenza.

CATERINA CONDELLO ESCE DA CASA DI BRUNO MORABITO: LA FRECCIA DI COLORE BLU INDICA
CONDELLO FRANCESCO A BORDO DELLO SCOOTER, MENTRE QUELLA DI COLORE ROSSO INDICA
LA SORELLA CATERINA

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CATERINA CONDELLO SALE A BORDO DELLO SCOOTER


CONDOTTO DAL FRATELLO

Il dato appena evidenziato oltremodo significativo, in considerazione che i due ragazzi,


allepoca entrambi minori, erano perfettamente ammaestrati sia in relazione al percorso da
seguire, sia in merito agli opportuni accorgimenti da adottare atti a vanificare eventuali servizi di
osservazione e controllo.
Il rientro di MORABITO Maria e della figlia CONDELLO Caterina si registrava, come gi
ampiamente evidenziato in precedenza, nella serata del 28.11.2006, allorquando alle ore 21.10,
la donna veniva notata uscire dal portone dingresso dello stabile, sito in via Carmine di Archi,
ove risiede il padre e la figlia, CONDELLO Angela.
I seguenti fotogrammi evidenziano tale circostanza:

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 183
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MARIA MORABITO ESCE DI CASA

MARIA MORABITO E LA FIGLIA CATERINA SALGONO A BORDO DELLA SUBARU

La certezza che la donna vista uscire dallabitazione del MORABITO Bruno fosse
effettivamente MORABITO Maria, si aveva alle ore 21.17 successive, allorquando, si

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 184
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riscontrava, tramite intercettazione tra presenti, la presenza della stessa e della figlia
CONDELLO Caterina, allinterno della propria abitazione sita in questa via Santa Caterina.
Inoltre, dal tenore delle conversazioni telefoniche intercettate sullutenza di questultima ,
intercorse con il fidanzato IONETTI Daniele, si intuiva chiaramente che la ragazza si era
recata dal padre. Infatti, alle ore 23.50 del 28 novembre 2006, IONETTI Daniele,
rappresentava alla fidanzata di non sapere .. come fare la sera in questi tre giorni.. e che gi
in passato aveva avuto lo stesso atteggiamento, cio si era allontanata senza dire niente [progr.
Nr. 6008 delle ore 23.50, registrato sullutenza nr. 349/3428358, in uso a CONDELLO
Caterina]. E evidente che CONDELLO Caterina non aveva potuto rappresentare
telefonicamente al fidanzato lintenzione di recarsi dal padre latitante.
La conversazione si sviluppava come segue:

INIZIO TRASCRIZIONE INTEGRALE

CONVERSAZIONE REGISTRATA AL PROG. 6008 DEL 28.11.2006, ORE 23.50, CON


APPARECCHIATURA AREA.-/ (CELL CATERINA CONDELLO)

Dalle ore 23.50.05 alle ore 23.56.00 .......omissis ....... Daniele Ionetti spiega a Caterina come ha
passato il fine settimana.

CATERINA CONDELLO: ...e che hai fatto senza di me??


DANIELE IONETTI: ...come?
CATERINA CONDELLO: ...tutto...
DANIELE IONETTI: non ho capito, scusa?
CATERINA CONDELLO: ti ho detto, che hai fatto senza di me?
DANIELE IONETTI: ...io che ho fatto?
CATERINA CONDELLO: ...uhmm..!!
DANIELE IONETTI: niente, non sapevo come riuscire ad arrivare a sera...
CATERINA CONDELLO: ...(risata)...
DANIELE IONETTI: ah, ora ridi tu...ora ridi...
CATERINA CONDELLO: non vero
DANIELE IONETTI: guarda la...guarda che se "maligna" allora...
CATERINA CONDELO: ...(risata)...veramente?
DANIELE IONETTI: si, cos la prossima volta invece di fare il fine settimana senza soldi, il
telefono te lo ricarichi cos mi chiami...
CATERINA CONDELLO: uhm...
DANIELE CONDELLO: ...brutta, brutta e cattiva...invece di tenerti il fine settimana senza soldi
ed io non posso parlare con te poi... possibile???
CATERINA CONDELLO: ...amore!!!
DANIELE IONETTI: eh, amore...si...e poi "vuoi il due"...
CATERINA CONDELLO: e ti sono mancata?
DANIELE IONETTI: si, ma queste ricariche ora te li faccio io, perch...(si accavallano le
voci)...
CATERINA CONDELLO: ...e me la potevi fare tu...
DANIELE IONETI: ...ma sabato e domenica dove li trovavo ormai...ho sbagliato...ora te lo
dico io a te...la prossima volta...se sabato e domenica possiamo stare...ehh....(inc.)...oggi mi sono
fatto la barba, mi ero dimenticato a dirtelo...

....omissis... fino alle ore 00.00.40 la conversazione verte su argomenti futili

CATERINA CONDELLO: come mi hai detto prima, che non ho capito?


DANIELE IONETTI: che ne so di che cosa stai parlando tu...
CATERINA CONDELLO: ...(risata-sospiro)...

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 185
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

DANIELE IONETTI: ...di che cosa?


CATERINA CONDELLO: prima, prima, prima, prima...
DANIELE IONETTI: come sono stato questi due, questi tre giorni?
CATERINA CONDELLO: ...uhm!!!
DANIELE IONETTI: che non sapevo come fare per arrivare a sera...ahh, le parole belle te le
ricordi, ah...??
CATERINA CONDELLO: e certo...
DANIELE IONETTI: e certo...me lo hai fatto gi questo scherzo, un altra volta...ma allora
f peggio, me lo ricordo ancora...
CATERINA CONDELLO: ...mamma!!!
DANIELE IONETTI: si, si...te lo dico io...era un sabato...mamma che "ho buttato
sangue"..."me lo sono tagliato dentro"...
CATERINA CONDELLO: perch?
DANIELE IONETTI: perch tu...non avevi fatto la ricarica...
CATERINA CONDELLO: uhmm!!!...uhm!!!...
DANIELE IONETTI: ...il sabato...e me lo hai detto...no, non mi hai detto niente, da un
momento all'altro, io manda...io ti chiamavo e tu non mi rispondevi, ti chiamavo e non mi
rispondevi...ti mandavo messaggi e non mi rispondevi...allora ho pensato io, questa non mi
vuole pi a me...mannaggia la miseria...e non mi davo pace...non mi davo tregua...in nessun
modo...poi piano piano...ho detto io...pure perch, il giorno prima mi avevi mandato un
messaggio, che mi avevi scritto che ancora eri ragazza...che qu, che l...mannaggia ho detto io,
questa non mi risponde pi...l'ho persa...l'ho persa...invece poi mi hai detto "non avevo la
ricarica"...non avevo nessuno che mi accompagnava a prendere la ricarica...ho detto io, da ora
in avanti ...(inc.)...te li faccio io, perch non mi puoi lasciare con il pensiero per dieci giorni...e
tu, va bene, va bene, va bene...o sbaglio...???...te lo ricordi questo fatto???
CATERINA CONDELLO: uhm!!...uhm!!...
DANIELE IONETI: su DIO, veramente...
CATERINA CONDELLO: si!!!, me lo ricordo...

...omissis... da qui in avanti la conversazione continua con argomenti futili


(vds. all. nr. 23)

Il giorno successivo, ovvero il 29.11.2006, come gi evidenziato in precedenza, veniva


rinvenuto, lo scontrino dal quale si desumeva che il CONDELLO Pasquale trascorreva la
latitanza nella zona di Pellaro.
Unaltra partenza della MORABITO veniva registrata il 20 settembre 2007, con rientro il 14
ottobre 2007.
In particolare, si aveva modo di notare, attraverso il sistema di videosorveglianza, installato in
via Santa Caterina, in prossimit dellabitazione di MORABITO Maria, che questultima alle
ore 18.03, con in mano una borsa di colore bianco ed una busta di plastica, dopo essere scesa
dallabitazione, unitamente alle figlie Caterina ed Angela ed alla nipotina (figlia di
CONDELLO Angela), saliva con le stesse persone a bordo dellautovettura Subaru di sua
propriet, targata CV358NR, dirigendosi verso labitazione di MORABITO Bruno, sita in via
Carmine di Archi, ove giungeva alle ore 18.10 successive.
Gli occupanti, dopo essere scesi dal veicolo, accedevano allinterno dellabitazione di
MORABITO Bruno, lasciando allinterno dellautovettura la busta di plastica, notata nella
disponibilit della donna, allatto in cui aveva lasciato la propria abitazione. Sul posto, dopo due
minuti circa, a bordo di uno scooter, giungeva BARILLA Giovanni.
In tale frangente, e comunque nei periodi immediatamente successivi, stato possibile
registrare i seguenti movimenti, riferiti al giorno 20 settembre 2007:

ore 18.32 Maria MORABITO, le due figlie e la piccola salgono a bordo dellautovettura
Subaru, con in mano una borsa di colore bianco e due buste di plastica tipo supermercato). Nel
corso del tragitto Maria MORABITO intrattiene con le figlie della conversazioni non utili per
lattivit investigativa

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PROCURA DELLA REPUBBLICA 186
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DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA

ore 18.40 la Subaru giunge in localit Mercatello di Archi, presso labitazione dei
genitori di Barill Giovanni e gli occupanti (Maria Morabito, CONDELLO Angela e
CONDELLO Caterina) scendono dal veicolo. Al momento di scendere dal veicolo Maria
MORABITO chiede alla figlia Angela se deve scendere i pannolini.
(DATI ESTRAPOLATI DALLE TELCAMERE INSTALLATE IN VIA SANTA CATERINA E VIA CARMINE)

Da questo momento, non si ha pi traccia di MORABITO Maria, sino al giorno del rientro,
registrato in data 14 ottobre 2007.
Dallanalisi di tali dati emerso che MORABITO Maria, oltre a ricevere un concreto appoggio
da parte delle figlie, nel corso degli spostamenti finalizzati a raggiungere il marito, era
adeguatamente supportata anche dal nucleo familiare di BARILLA Giovanni, segnatamente dal
padre di questultimo, identificato in BARILLA Antonino che, oltre a fornire supporto logistico
per gli spostamenti di MORABITO Maria, ha sostituito il figlio Giovanni, nella conduzione del
negozio sito in questa via A. Span, allorquando questultimo si recava dal suocero latitante. E
evidente che anche il BARILLA Antonino stato parte attiva del dispositivo di persone che,
con diverso contributo di causa, hanno favorito CONDELLO Pasquale nella latitanza.
Ritornando ai movimenti registrati, subito dopo lallontanamento di MORABITO Maria, si
segnala che alle ore 00.05 del 21 settembre 2007, quindi dopo poche ore dalla partenza della
donna, giungeva, in via Carmine di Archi, presso labitazione di propriet di MORABITO
Bruno, lautovettura Mercedes classe A, in uso a BARILLA Giovanni, condotta da
questultimo, in compagnia della moglie CONDELLO Angela, della figlia e della cognata
CONDELLO Caterina. Lautovettura era preceduta da uno scooter condotto da CONDELLO
Francesco, figlio di CONDELLO Pasquale. I predetti, dopo aver parcheggiato i mezzi,
accedevano allinterno dello stabile, ove un piano occupato dal nucleo familiare di
BARILLA Giovanni. La lettura di tali movimenti avvenuta attraverso i dati estrapolati dal
sistema satellitare installato a bordo dellautovettura di propriet del BARILLA , nonch dalle
riprese video relative alla telecamera installata in via Carmine di Archi.
A questo punto va sottolineato che, in tale periodo, con precisione dal giorno 17 settembre 2007,
era stata registrata lassenza di CONDELLO Domenico Francesco, figlio di CONDELLO
Pasquale, il quale sicuramente si era recato dal padre, in considerazione che i propri cellulari,
sottoposti ad intercettazione risultavano completamente spenti. Inoltre, non era stata notata la sua
presenza in citt n presso i luoghi costantemente frequentati dallo stesso (abitazione della
madre, abitazione del nonno, negozio commerciale sito in via Provinciale, ecc.). Alla luce dei
movimenti verificatisi nella serata compresa tra il 20 settembre ed 21 settembre 2007, si
accertava che lo stesso era rientrato in Reggio Calabria, in concomitanza della partenza della
madre, utilizzando come base logistica labitazione di BARILLA Antonino. E evidente che
il soggetto che ha accompagnato CONDELLO Francesco presso labitazione del BARILLA,
subito dopo prelevava MORABITO Maria per accompagnarla dal marito latitante.
I militari di questa Sezione, ritenendo labitazione di BARILLA Antonino , il punto di
partenza dei familiari del CONDELLO per raggiungere lo stesso, iniziavano una costante
attivit di osservazione in tale area che permetteva, il 14 ottobre 2007, alle ore 19.45, di
registrare il rientro di MORABITO Maria, giunta a bordo di unautovettura Renault Clio,
targata BS014JK, in compagnia di una donna, successivamente identificata, attraverso la visione
fotografica di alcuni cartellini didentit, in CONDELLO Maria, nata a Reggio Calabria il
27.10.1984, ivi residente c.da Mercatello di Archi.
Presso tale obiettivo, alle ore 21,00 del 14 ottobre 2007 giungevano a bordo dellautovettura
Subaru, di propriet di MORABITO Maria, le due figlie, Angela e Caterina, questultima
con in braccio la nipote, figlia della sorella.
Il personale predisposto al servizio si osservazione, nonch quello impegnato nellattivit
dinamica di controllo discreto, teso a verificare gli spostamenti dei familiari del latitante, avevano
modo di constatare:
r e l a z i o n e di s e r v i z i o
DATA: 14.10.2007;
NOME INDAGINE: META;
TIPO SERVIZIO: O.C.P.;
INIZIO: ore 15:00;

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FINE: ore 24:00;


PARTECIPANTI: M.A.s.U.P.S. CICILESE Antonio, MM.OO. GRASSO Vittorio,
CIPOLLA Roberta e Brig. LEPRO Edoardo;
SCOPO DEL SERVIZIO: Osservazione nei confronti di Via Mercatello;
ATTIVITA TECNICA: Binocolo Swarovski e visore notturno;

Ore 15:00 Inizio servizio in localit Fortino di Reggio Calabria;

Ore 19:45 giunge, in Via Mercatello, una RENAULT Clio di colore blu, targata
BS014JK , si parcheggia, scendono MORABITO Maria54 e altra donna, fanno ingresso al
53
civico 55/57;

Ore 21:00 giunge, in Via Mercatello, una SUBARU Justy di colore grigio, targata
CV358NR55, dalla quale scendono CONDELLO Angela56 e CONDELLO Caterina57 con in
braccio la piccola Grazia58, fanno ingresso al civico 55/57;

Ore 22:30 giunge la MERCEDES Classe A di colore nero, targata


CY093CD59, dalla quale scende CONDELLO Francesco60, fa ingresso al civico 55/57;

Ore 22:35 dal civico 55/57 escono CONDELLO Caterina, MORABITO Maria,
CONDELLO Angela con in braccio la piccola Grazia e BARILLA Giovanni61, le prime due
salgono a bordo della SUBARU Justy di colore grigio, mentre, i restanti soggetti salgono a bordo
della MERCEDES Classe A di colore nero, si avviano verso la Via Corvo;

Ore 24:00 fine servizio;

(vds. all. nr. 24)

Si sottolinea che, in tale contesto, non stato possibile monitorare costantemente gli
spostamenti dellautovettura Subaru di propriet di MORABITO Maria, poich BARILLA
Giovanni, il 30 settembre 2007, alle ore 11.56, rinveniva, allinterno della stessa,
lapparecchiatura satellitare atta a verificare i movimenti del veicolo. La circostanza stata
documentata mediante visone del filmato relativo alla telecamera installata in via Carmine, in
prossimit dellabitazione dello stesso BARILLA.-

53 Intestata a CONDELLO Luciano, nato ad Archi il 04.12.1946, ivi residente in Via C.da
Mercatello nr.55;
54 MORABITO Maria pt. Bruno mt. MORABITO Caterina, nata a Reggio Calabria il
06.09.1963, ivi residente in Via SS 18 I Tratto nr. 179/G, coniugata, casalinga;
55 intestata a MORABITO Bruno, nato a Reggio Calabria il 14.02.1933, ivi
residente in via Carmine Archi n. 84;
56 CONDELLO Angela pt. Pasquale mt. MORABITO Maria, nata a Reggio
Calabria il 13.04.1985, ivi residente in Contrada Archi Carmine nr. 84, coniugata;
57 CONDELLO Caterina pt. Pasquale mt. MORABITO Maria, nata a Reggio
Calabria il 23.06.1991, ivi residente in Via SS 18 I Tratto nr. 179/G, nubile, studentessa;
58 BARILL Grazia Carmela pt. Giovanni mt. CONDELLO Angela, nata a
Reggio Calabria il 10.08.2006;
59 intestata a BARILLA Giuseppe, nato a Reggio Calabria il 28.02.1957, ivi
residente in Via Mercatello nr. 55;
60 ONDELLO Francesco pt. Domenico mt. NERI Caterina, nato a Reggio
Calabria il 05.11.1982, ivi residente in residente in Via Nazionale III Tratto nr. 149, celibe,
commerciante;
61 ARILL Giovanni pt. Antonino mt. MALARA Grazia Lucia, nato a Reggio
Calabria il 25.05.1978, residente come sopra, coniugato

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FOTO RAFFIGURANTE BARILLA GIOVANNI NEL MOMENTO IN CUI PRELEVA


LAPPARECCHIATURA INSTALLATA A BORDO DELLAUTOVETTURA DI PROPRIET DI
MORABITO MARIA.

Sempre attraverso la visone della citata telecamera si registrava, alle ore 22.33 del 14 ottobre
2007, presso labitazione di BARILLA Giovanni, larrivo dellautovettura Subaru, di propriet
di MORABITO Maria, condotta da questultima, in compagnia della figlia Caterina. Dopo
circa due minuti, sopraggiungeva anche lautovettura Mercedes classe A, condotta da
Giovanni BARILLA, in compagnia della moglie e della figlia.
CONDELLO Maria, individuata nella persona che la sera del 14 ottobre 2007 aveva
accompagnato MORABITO Maria, presso labitazione di BARILLA Antonino, cugina di
CONDELLO Pasquale, essendo figlia di CONDELLO Luciano dei predetti, nato ad Archi il
04.12.1946. La sorella di CONDELLO Maria, identificata in CONDELLO Giuseppa Antonia
, nata a Reggio Calabria il 13.04.1974, residente in localit Pellaro, via Fondo Bolani nr. I, nr.
47, non molto distante dallabitazione in cui stato tratto in arresto CONDELLO Pasquale.

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LA FRECCIA DI COLORE ROSSO, INDICA LA CASA IN CUI STATO TRATTO IN ARRESTO IL


LATITANTE, MENTRE LA FRECCIA DI COLORE VERDE, INDICA LABITAZIONE DI CONDELLO
GIUSEPPE ANTONIA.

E opportuno evidenziare che dal sistema di localizzazione satellitare, installato allinterno


dellautovettura di propriet di BARILLA Giovanni, emerso che il veicolo in questione, alle
ore 17.27 del 14 ottobre 2007 veniva parcheggiato dallo stesso in via Scesa Stazione di Reggio
Calabria, luogo che si dimostrer particolarmente proficuo sotto laspetto investigativo, atteso che
questultimo, ogni qualvolta si recato dal suocero, partito sempre da tale localit, o
comunque dalle vie limitrofe. Sul punto si disquisir in maniera analitica in seguito.
Il citato veicolo alle ore 19.45 successive, veniva prelevato da CONDELLO Francesco, nato a
Reggio Calabria il 5 novembre 1982, nipote di CONDELLO Pasquale, cos come emerge
dallascolto delle intercettazioni captate allinterno del mezzo. Lautovettura, alle ore 22.33
successive, condotta dal citato CONDELLO Francesco, giungeva in via Mercatello di Archi,
presso labitazione di BARILLA Antonino. Dopo circa due minuti il veicolo, come gi
evidenziato in precedenza, partiva da tale localit, con alla guida il BARILLA Giovanni, per
giungere, subito dopo, in via Carmine di Archi, presso la propria abitazione.
Sul conto di CONDELLO Francesco si precisa che questultimo figlio di CONDELLO
Paolo, fratello di CONDELLO Pasquale, ucciso nel corso della guerra di mafia che dalla met
degli anni 80 sino al 1992 ha interessato la citt di Reggio Calabria.

3. SPOSTAMENTI DI BARILLA GIOVANNI FINALIZZATI A FARE VISITA AL


LATITANTE CONDELLO PASQUALE.

Le indagini relative alla cattura di CONDELLO Pasquale hanno permesso di accertare che
uno dei principali soggetti che, spesso, si recava dal ricercato, stato identificato in
BARILLA Giovanni. Proprio attraverso il costante monitoraggio del genero del latitante
stato possibile pervenire, in data 18 febbraio 2008, alla cattura di questultimo. Lattivit, in
particolare, ha permesso di accertare che il BARILLA ogni qualvolta si recava dal suocero, il
cui movimento aveva inizio quasi sempre allimbrunire, era solito parcheggiare la propria
autovettura, in attesa di spostarsi con altri mezzi, in questa via Vecchia Provinciale, o in una
stradina parallela, segnatamente in una traversa a vicolo cieco di via Scesa Stazione, situata
alle spalle di alcuni caseggiati, adibiti ad esercizi commerciali, di pertinenza della famiglia
CONDELLO ed in particolare di:

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- un negozio gi di propriet di MORABITO Giuseppe, suocero del latitante,


attualmente di propriet di CONDELLO Angela;

- un autolavaggio gestito da CONDELLO Francesco, nipote del ricercato;

- un esercizio pubblico adibito alla vendita di prodotti alimentari, denominato Pane, Pizza e
Fantasia, attualmente sottoposto a sequestro da parte di codesta DDA, poich ritenuto di
pertinenza del latitante CONDELLO Domenico, nato a Reggio Calabria il 4 novembre 1956;

- un negozio di frutta ed altri generi di propriet di CONDELLO Domenico, nato a


Reggio Calabria il 20.05.1972, ivi residente in C.da Mercatello Archi nr.55 detto gingomma,
cugino di CONDELLO Pasquale.

LA CARTINA, RELATIVA ALLA VIA VECCHIA PROVINCIALE, RAFFIGURA:


- LA ZONA CERCHIATA IN VIOLETTO LAREA DINTERESSE;
- LA STRADA COLORATA IN ROSSO, LA TRAVERSA A VICOLO CIECO DI VIA
DISCESA STAZIONE, ZONA IN CUI BARILLA GIOVANNI, IN ALCUNE OCCASIONI PARCHEGGIAVA
LA PROPRIA AUTOVETTURA;
- LA ZONA COLORATA IN BLU LA VIA VECCHIA PROVINCIALE
- LA FRECCIA DI COLORE ROSSO, IL NEGOZIO DI MANGIMI GI DI PROPRIET DI
MORABITO BRUNO, ATTUALMENTE DI PROPRIET DI CONDELLO ANGELA;
- LA FRECCIA DI COLORE VERDE, LAUTOLAVAGGIO GESTITO DA CONDELLO
FRANCESCO CL. 82;
- LA FRECCIA DI COLORE TURCHESE, IL NEGOZIO DENOMINATO PANE, PIZZA E
FANTASIA;
- LA FRECCIA DI COLORE GIALLO, IL NEGOZIO DI FRUTTA DI PROPRIET DI
CONDELLO DOMENICO, CL. 72.

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Tale atteggiamento consentiva di verificare che il BARILLA, in linea di massima, faceva


rientro sul posto intorno alle 23.00 circa.
Dal complesso delle risultanze investigative, frutto di emergenze tecniche e servizi di
osservazione e controllo, stato possibile ricostruire alcuni spostamenti del BARILLA
Giovanni, a partire dal 25 ottobre 2007.

3.1 PARTENZA DI BARILLA GIOVANNI IN DATA 25 OTTOBRE 2007.


Dal complesso dellanalisi investigativa stato accertato che BARILLA Giovanni, il 25
ottobre 2007 si recato dal suocero CONDELLO Pasquale, al fine di prelevare il cognato,
CONDELLO Francesco, che gi da alcuni giorni, segnatamente dal precedente 22 ottobre, si
trovava in compagnia del padre latitante. Tale circostanza stata riscontrata dal fatto che
CONDELLO Francesco, allepoca minore, da tale data non stato pi notato in Reggio
Calabria, tenendo, tra laltro, sempre i cellulari spenti. Relativamente al viaggio in questione,
stato riscontrato che il BARILLA si servito, per raggiungere il suocero, di un veicolo
messo a disposizione da GIUSTRA Antonio, nato a Reggio Calabria il g. 01.05.1989, ivi
residente Frazione Catona, via del Casale nr. 2.
Questultimo, sebbene sia immune da precedenti e pendenze penali, risulta gravitare
nellambito della cellula criminale di riferimento logistico della famiglia CONDELLO, atteso i
suoi accertati rapporti con BARILLA Giovanni, con gli omonimi cugini CONDELLO
Francesco ed altri soggetti aderenti allo stretto nucleo familiare degli stessi.
Dallanalisi dei dati in possesso di questa Sezione, emerso che il 25 ottobre 2007:
- BARILLA Giovanni, alle ore 15.54, a bordo della propria autovettura
Mercedes classe A, giungeva al negozio di mangime sito sulla via Vecchia Provinciale, ove il
veicolo restava in sosta sino alle ore 18.56. La foto di seguito riportata relativa al tracciato
GPS dellautovettura in questione.

I PUNTI DI COLORE ROSSO INDICANO LA SOSTA

- alle ore 17.31 allinterno del negozio di mangime si registrava la presenza di


GIUSTRA Antonio, atteso che lo stesso intraprendeva una conversazione con Giovanni
BARILL (Prog. 37515 ore di 17.31). Dal contenuto della conversazione emergeva che il
GIUSTRA avrebbe dovuto sostituire il BARILLA nella conduzione del negozio. La
conversazione avveniva come segue:

(Prog. 37515 ore 17.31 del 25.10.07 -negozio bombole Vecchia Provinciale)
ANTONIO: ...incomprensibile...
GIANNI: L'ha provata lui?
ANTONIO: Si!

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GIANNI: Gliel'hai accesa, pure?


ANTONIO: Si! Ha detto che non trovava le partite!
GIANNI: Non, le ha trovate? Vedi che mi accompagni tu! ...incomprensibile...
ANTONIO: E da quant' che era qui? Era gi fuori lui?
GIANNI: Dalle tre e mezza! Ho dovuto aprire alle tre e mezza, per accompagnare qui a
questo scemo!
ANTONIO: Io stasera neanche ...incomprensibile...
GIANNI: Antonio, faccio un'arrivata e vengo!
PEPPE: E vai con la macchina?
GIANNI: No, con il motorino!
PEPPE: E quanto ci metti?
GIANNI: Ah?
PEPPE: Dove stai andando?
GIANNI: Arrivo un minuto da ...incomprensibile...
PEPPE: E se telefona, che quello l che ci aspetta, poi!
GIANNI: Ti sto dicendo che dieci minuti, ritardo! Gli chiamo che sto salendo a casa, io,
cosi alle volte ci vediamo direttamente l!
PEPPE: Vedi se sono l le chiavi!
GIANNI: Uhm? Si! ...incomprensibile...
PEPPE: Mi sono dimenticato di dargli lo scontrino!
GIANNI: Le hai firmate tutte?
PEPPE: No!
GIANNI: Firmale e mettile dentro questo coso, insieme al codice fiscale! Dove sono le
chiavi di queste?
PEPPE: Se te le ho date nelle mani!
Dalle ore 17.33 ...omissis...

(vds. all. nr. 25)

- alle ore 18.56 lautovettura Mercedes classe A si allontanava dal magazzino


di mangime. Nella circostanza il veicolo era condotto da GIUSTRA Antonio; infatti allinterno
dellautovettura, sottoposta a censura ambientale, veniva registrata, a partire dalle ore 19.06, la
presenza di questultimo.
Lo stesso, infatti, alle ore 19.13, chiedeva ad una persona esterna al veicolo se avesse visto
Dario. Successivamente, lautovettura proseguiva la corsa ed alle ore 19.18, il GIUSTRA
intratteneva una conversazione telefonica con una persona. Durante il dialogo riferiva che i
compact disc non li aveva nellautovettura, poich al momento era con un veicolo non di sua
propriet.
Alle successiva 19.30, GIUSTRA Antonio, nel dialogare a telefono con una persona non
meglio identificata, chiedeva se lautovettura dovesse lasciarla nel luogo in cui si trovava. Subito
dopo spegneva il motore e scendeva dal veicolo.
Il veicolo veniva lasciato in sosta nellarea di Gallico segnatamente alla via Bilardi.

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- alle ore 20.16 successive, veniva registrata una telefonata di particolare


interesse, dalla quale emergeva che il GIUSTRA aveva un ruolo di estrema importanza circa il
proprio inserimento nel contesto dei favoreggiatori di CONDELLO Pasquale. In particolare,
questultimo veniva contattato sulla propria utenza cellulare nr. 340/6072731 da CONDELLO
Francesco, nipote del latitante, che attraverso lutenza nr. 346/4149479 (Prog. 7519),
sottoposta a censura, gli fissava un appuntamento al lavaggio, ovvero nella via Vecchia
Provinciale di Reggio Calabria, ove questultimo gestisce unautorimessa adibita a lavaggio,
situata accanto al negozio di mangimi di propriet di CONDELLO Angela, moglie di
BARILLA Giovanni. In effetti alle ore 20.20 , come concordato telefonicamente, GIUSTRA
Antonio parcheggiava lautovettura Mercedes classe A, nella via vecchia Provinciale, ove
restava in sosta sino alle ore 23.16, allorquando veniva prelevata da BARILLA Giovanni.
La conversazione innanzi citata si sviluppava come segue:

CONVERSAZIONE REGISTRATA AL PROG. 7519 DEL 25.10.2007, ORE 20.16, CON


APPARECCHIATURA AREA.

Legenda:

CONDELLO F.: CONDELLO FRANCESCO


GIUSTRA A.: GIUSTRA ANTONIO

INIZIO TRASCRIZIONE INTEGRALE

^^^^
GIUSTRA A.: oh Ciccio
CONDELLO F.: dove sei?
GIUSTRA A.: qua a Pentimele

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CONDELLO F.: ci vediamo al lavaggio?


GIUSTRA A.: tra quanto?
CONDELLO F.: ora, due minuti
GIUSTRA A.: va bene , ciao

FINE TRASCRIZIONE

SOSTA DELLAUTOVETTURA MERTCES CLASSE A

E opportuno sottolineare che GIUSTRA Antonio, allorquando arrivava in detta localit, si


incontrava con CONDELLO Francesco, che viaggiava a bordo della propria autovettura
Citroen C3, targata CJ476GR, sottoposta a censura ambientale. Questultimo dallinterno del
veicolo, invitava il GIUSTRA a cena presso la propria abitazione. Il colloquio avveniva
come segue:

CICCIO: Cosa vuoi fare? Vieni con me? Te ne vieni con me? Ah? E cammina, dai,
andiamo sa