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Nr. 3750/2003 R.G. notizie di reato/Mod.

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PROCURA DELLA REPUBBLICA


PRESSO IL TRIBUNALE DI CATANZARO
Avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari
- art. 415 bis c.p.p. -

Il Pubblico Ministero,

visti gli atti del procedimento di cui in epigrafe nei confronti di:

1. TUFANO Vincenzo, nato a Napoli il 3.10.1935, con domicilio eletto alla Procura
Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Potenza, difeso di fiducia
dagli Avvocati Nicola Cantafora del Foro di Catanzaro e Gaetano Basile del Foro
di Potenza;
2. BONOMI Gaetano, nato a Napoli il 23.7.1946, con domicilio eletto alla Procura
Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Potenza, difeso di fiducia
dagli Avvocati Antonio Molinari e Rocco Liccione del Foro di Potenza;
3. GENOVESE Felicia, nata a Potenza il 11.9.1955, con domicilio eletto in Potenza
alla via Due Torri n. 21, difesa di fiducia dagli Avvocati Antonio Russo del Foro
di Locri e Giancarlo Pittelli del Foro di Catanzaro;
4. CANNIZZARO Michele, nato a Laganadi (RC) il 19.3.1948, con domicilio eletto
in Potenza alla via Due Torri n. 21, difeso di fiducia dagli Avvocati Angela
Pignatari del Foro di Potenza e Giancarlo Pittelli del Foro di Catanzaro;
5. CHIECO Giuseppe, nato a Bari il 28.10.1946, con domicilio eletto in Matera alla
via Tortorella n. 3, difeso di fiducia dagli Avvocati Nicola Cantafora ed
Ermenegildo Massimo Scuteri entrambi del Foro di Catanzaro;
6. GRANESE Iside, nata a Nusco (AV) il 28.2.1939, con domicilio eletto presso lo
studio Pittelli in Catanzaro al corso Mazzini n. 269, difesa di fiducia dagli
Avvocati Giancarlo Pittelli del Foro di Catanzaro e Gaetano Pecorella
quest’ultimo con studio in Roma alla via Poli n. 29;
7. CARUSO Attilio, nato a Platì (RC) il 12.5.1944, con domicilio eletto in Matera alla
via Cappuccini n. 8/B, difeso di fiducia dagli Avvocati Arturo Frojo e Gerardo
Maria Cantore entrambi del Foro di Napoli;
8. BUCCICO Emilio Nicola, nato a Matera il 28.12.1940, con domicilio eletto in
Matera alla via IV Novembre n. 25, difeso di fiducia dagli Avvocati Giuseppe
Iannello del Foro di Catanzaro e Giuseppe Frigo del Foro di Brescia;
9. GENTILI Pietro, nato a Bari il 10.2.1943, con domicilio eletto in Policoro (MT) alla
via San Giusto n. 19, difeso di fiducia dall’Avv. Francesco Mele del Foro di
Matera;
10. VITALE Vincenzo, nato a Rotondella (MT) il 14.10.1940, residente a Policoro
(MT) alla via Del Lido n. 26, difeso di fiducia dagli Avvocati Aldo Casalinuovo
del Foro di Catanzaro e Paola Severino del Foro di Roma;

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11. VITALE Marco, nato a Matera il 29.3.1967, con domicilio eletto presso lo studio
Laviola in Policoro (MT) alla via Siris n. 183, difeso di fiducia dagli Avvocati
Aldo Casalinuovo del Foro di Catanzaro e Riccardo Laviola del Foro di Matera;
12. BUBBICO Filippo, nato a Montescaglioso (MT) il 26.2.1954, con domicilio eletto
presso lo studio Petrucci in Roma alla via Premuda, difeso di fiducia dagli
Avvocati Donato Pace del Foro di Potenza e Luca Petrucci del Foro di Roma;
13. MARIOTTI Arnaldo, nato a Cappelle Sul Tavo (PE) il 8.2.1947, residente a San
Salvo (CH) alla Piazza A. De Gasperi n. 9, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola
Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2,
tel. 0961*31963;
14. GOTI Massimo, nato ad Arezzo il 18.6.1941, residente a Roma alla via S. Teodoro
n. 18 int. 10, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con
studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;
15. BARBIERI Vincenzo, nato a Roma il 23.8.1949, ivi residente alla via M. Musco n.
77, difeso di fiducia dall’Avv. Vincenzo Ioppoli del Foro di Catanzaro;
16. FASANO Luisa, nata a Potenza il 29.7.1970, con domicilio eletto presso lo studio
Pace in Potenza alla via Nazario Sauro n. 102, difesa di fiducia dagli Avvocati
Antonio Donato Pace del Foro di Potenza e Fabio Viglione del Foro di Roma;
17. LABRIOLA Giuseppe, nato a Tursi (MT) il 23.7.1953, con domicilio eletto in
Tursi (MT) alla via Roma n. 244, difeso di fiducia dagli Avvocati Nicola Rocca del
Foro di Matera ed Aldo Casalinuovo del Foro di Catanzaro;
18. DE FILIPPO Vito, nato a S. Arcangelo (PZ) il 27.8.1963, con domicilio eletto
presso lo studio Ferrara in Potenza al Corso 18 agosto 1928, difeso di fiducia
dagli Avvocati Domenico Antonio Ferrara del Foro di Potenza e Fabio Viglione
del Foro di Roma;
19. SPITZ Elisabetta, nata a Roma il 22.1.1953, con domicilio eletto presso lo studio
Olivo in Roma alla via Eleonora Duse n. 35, difesa di fiducia dall’Avv. Riccardo
Olivo del Foro di Roma;
20. PEPE Giuseppe, nato a Gravina in Puglia (BA) il 31.1.1946, con domicilio eletto in
Gravina in Puglia (BA) alla via Di Vittorio n. 43, difeso di fiducia dall’Avv.
Annalisa Pepe del Foro di Roma;
21. VICECONTE Felice, nato a Bari il 4.4.1954, con domicilio eletto in Francavilla in
Sinni (PZ) alla via Roma n. 136, difeso di fiducia dall’Avv. Francesco Viceconte
del Foro di Roma;
22. LOPATRIELLO Nicolino, nato a Rotondella (MT) il 7.10.1957, con domicilio
eletto in Policoro (MT) alla via Sinfisi n. 43, difeso di fiducia dagli Avvocati
Piermaria Lista del Foro di Matera e Filippo Vinci del Foro di Matera;
23. MONTESANO Nicola, nato a Policoro (MT) il 25.6.1975, con domicilio eletto
presso lo studio Di Pierri in Policoro (MT) alla via Siris n. 8, difeso di fiducia
dall’Avv. Gianni Di Pierri del Foro di Matera;
24. VITA Michele, nato a Satriano di Lucania (PZ) il 13.11.1952, con domicilio eletto
in Potenza alla c/da Piani del Mattino n. 8/D, difeso di fiducia dall’Avv. Federico
Massa del Foro di Lecce;
25. DE LUCA Claudia, nata a Napoli il 12.6.1971, ivi residente alla via Del Rione
Sirignano n. 6, difesa d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro,
con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;
26. CENCI Daniele, nato a Perugia il 22.1.1968, ivi residente al Viale Pellini Pompeo
n. 23, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio
a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

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27. SANTARSIERO Vito, nato a Potenza il 2.3.1955, ivi residente c/da Macchia
Marcone, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con
studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;
28. MAURO Vincenzo, nato a Salerno il 5.9.1948, residente a Potenza al Viale G.
Marconi n. 42, domiciliato c/o la Questura di Messina, difeso d’ufficio dall’Avv.
Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via
Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;
29. CETOLA Massimo, nato a Roma il 17.7.1946, ivi residente alla via Giulia n. 81,
difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a
Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;
30. GARELLI Emanuele, nato a Cuneo il 12.4.1949, residente ad Ameno (NO) alla via
Fratelli Neri n. 2, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di
Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;
31. IMPROTA Nicola, nato a Teverola (CE) il 21.8.1949, residente a Potenza alla via
Livorno n. 120, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di Catanzaro,
con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;
32. POLIGNANO Pietro Giuseppe, nato a Putignano (BA) il 5.12.1959, residente a
Palermo alla via Vittorio Emanuele n. 475, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola
Marcella del Foro di Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2,
tel. 0961*31963;
33. COSTANZO Biagio, nato a Lagonegro (PZ) il 17.5.1969, residente ad Episcopia
alla via Ing. Bruno n. 133, difeso d’ufficio dall’Avv. Nicola Marcella del Foro di
Catanzaro, con studio a Catanzaro Lido alla via Eraclea n. 2, tel. 0961*31963;

TUFANO Vincenzo, BONOMI Gaetano, GENOVESE Felicia, CANNIZZARO Michele,


CHIECO Giuseppe, GRANESE Iside, BUCCICO Emilio Nicola, GENTILI Pietro,
BARBIERI Vincenzo, FASANO Luisa, LABRIOLA Giuseppe,

a) in ordine al reato p. e p. dall’art. 416, commi 1-2-5, cod.pen. perché si


associavano tra loro – TUFANO quale Procuratore Generale presso la
Corte d’Appello di Potenza, BONOMI quale Sostituto Procuratore
Generale presso la Corte d’Appello di Potenza, GENOVESE quale
Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale
Antimafia di Potenza e per un periodo anche quale Procuratore della
Repubblica Vicario presso il Tribunale di Potenza, nonché Procuratore
della Repubblica FF, CANNIZZARO quale marito della GENOVESE e
Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza,
CHIECO quale Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Matera, GRANESE quale Presidente del Tribunale di Matera, BUCCICO
quale Avvocato componente del Consiglio Superiore della Magistratura e
successivamente quale Senatore della Repubblica, GENTILI quale
Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri Responsabile della Sezione di Polizia
Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Potenza, BARBIERI
quale Capo della Direzione Generale Magistrati presso il Ministero della
Giustizia, FASANO quale Dirigente della Squadra Mobile della Questura
di Potenza, LABRIOLA quale Avvocato Presidente del Consiglio
dell’Ordine degli Avvocati di Matera, ed altri per cui non si procede in
questa sede, al fine di commettere più delitti, ed in particolare quelli di

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corruzione e corruzione in atti giudiziari, come indicato nei capi che
seguono, con le loro condotte, occultando anche i legami tra di loro e
soprattutto tenendo segrete le finalità e gli scopi del sodalizio criminoso,
svolgevano attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di
organi costituzionali (Ordine Giudiziario, Consiglio Superiore della
Magistratura e Ministero della Giustizia, in particolare attraverso attività
di ostacolo, pressioni e delegittimazione di magistrati in servizio presso la
Procura della Repubblica di Potenza e l’Ufficio del Giudice delle indagini
preliminari presso il Tribunale di Potenza, impegnati in indagini difficili
e complesse che avevano ad oggetto in particolare, per reati gravi contro la
pubblica amministrazione ed altro, settori dei cd. colletti bianchi) e di
amministrazioni pubbliche (attraverso la delegittimazione ed il tentativo
di condizionamento della Polizia Giudiziaria delegata ad indagini
preliminari delicate e complesse, in particolare nei confronti di
appartenenti alla Polizia di Stato, alla Polizia Municipale ed all’Arma dei
Carabinieri ed altresì attraverso il condizionamento di persone informate
sui fatti), nonché attraverso il condizionamento di amministrazioni
pubbliche (quali la Regione Basilicata, il Comune di Potenza e l’Azienda
Ospedaliera San Carlo di Potenza). Tale sodalizio diveniva punto di
riferimento di politici (anche di opposti schieramenti), amministratori
pubblici, avvocati, imprenditori e faccendieri vari che avevano necessità di
interventi illeciti per il condizionamento, in loro favore e di persone di cui
erano referenti, dell’attività giudiziaria che si svolgeva presso gli uffici
giudiziari di Potenza e Matera. Sodalizio che operava con distribuzione di
ruoli ed avvalendosi in modo servente agli interessi associativi di mezzi e
strutture pubbliche. I pubblici ufficiali, partecipanti al sodalizio,
asservivano, pertanto, in modo stabile, la loro funzione ad interessi di
privati, ricevendo utilità varie, quali incarichi in ruoli di vertice all’interno
dell’Ordine Giudiziario, incarichi presso la Commissione Parlamentare
Antimafia, la disponibilità diretta dell’Azienda Ospedaliera San Carlo di
Potenza, la promessa di assunzione di parenti presso strutture pubbliche,
interventi indebiti presso il Consiglio Superiore della Magistratura ed il
Ministero della Giustizia, il consolidamento di posizioni di prestigio e di
influenza dominante all’interno dei gruppi di potere, in primo luogo
politici (con rilevanti componenti massoniche), operanti in Basilicata ed in
Roma, condotte di favore da parte di appartenenti alle forze dell’ordine,
nonché divenendo interlocutori privilegiati di esponenti di primo piano
della Camera Penale degli Avvocati di Potenza e Matera. Atti di ufficio di
mercimonio che si concretizzavano, in particolare, con comportamenti
contrari ai doveri di fedeltà (attraverso la violazione sistematica di norme
giuridiche), di obbedienza (attraverso l’asservimento di funzioni
pubbliche, anche di rilevanza costituzionale, per il perseguimento di
interessi personali e di gruppo), di segretezza (attraverso la diffusione tra i
sodali ed i beneficiari delle condotte illecite di notizie coperte da
segretezza e riservatezza), di imparzialità (attraverso le coperture fornite ai
sodali ed ai magistrati che non creavano “problemi” agli interessi dei
centri di potere, anche occulti, protetti dal sodalizio, ed ostacolando
l’attività giudiziaria compiuta da magistrati che esercitavano le funzioni in
ossequio ai principi di uguaglianza alla legge ed all’obbligatorietà

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dell’azione penale), di onestà (piegando le loro funzioni, attraverso il
mercimonio delle stesse, in favore di centri di potere extragiudiziari) e di
vigilanza (offrendo coperture a magistrati e pubblici ufficiali collusi ed
esercitando, in violazione di legge, asseriti poteri di vigilanza per
contrastare magistrati e pubblici ufficiali che agivano per l’interesse
pubblico in modo conforme a legge). Condotte illecite concretizzatesi non
solo attraverso fatti di mercimonio dei doveri dell’ufficio per atti formali
(provvedimenti giudiziari ed amministrativi), ma anche attraverso il
sistematico e generalizzato favoritismo in violazione anche del principio
costituzionale del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica
amministrazione ed asservimento dei beni pubblici protetti ad interessi
privatistici di singoli e di gruppi.
Ed in particolare, sodalizio che ha operato anche con le seguenti condotte:
TUFANO e BONOMI, avvinti da solidi legami anche di natura personale,
collocati ai vertici degli uffici giudiziari requirenti di Potenza,
esercitavano indebita attività d’interferenza nei confronti del Procuratore
della Repubblica di Potenza Giuseppe GALANTE, dei Sostituti
Procuratori della Repubblica Vincenzo MONTEMURRO ed Henry John
WOODCOCK, dei Giudici per le indagini preliminari Alberto IANNUZZI
e Rocco PAVESE, nonché garantivano illecita copertura, attraverso
l’omissione della dovuta attività di vigilanza, ad appartenenti del
medesimo sodalizio, quale il Sostituto Procuratore della Repubblica della
DDA di Potenza, nonché Procuratore della Repubblica Vicario, Felicia
GENOVESE; condizionavano procedimenti penali in cui risultavano
interessati Avvocati a loro “vicini”; condizionavano la polizia giudiziaria
impegnata in indagini delicate e complesse soprattutto per reati contro la
pubblica amministrazione ed anche al fine di dirigere le loro attività
contro Magistrati della Procura della Repubblica di Potenza e di loro
collaboratori;
GENOVESE e CANNIZZARO garantivano l’esito di procedimenti penali
di loro interesse e delle persone di cui erano garanti (in particolare quelli
nel settore della sanità, cd. processo PANIO in primo luogo) ed offrivano
utilità varie attraverso il ruolo del dott. CANNIZZARO all’interno della
più grande azienda ospedaliera della Basilicata;
BUCCICO, in particolare quale Avvocato e Consigliere del Consiglio
Superiore della Magistratura, quale controprestazione di interventi
giudiziari in suo favore e/o di persone a lui comunque riconducibili,
garantiva il suo intervento presso pratiche (disciplinari, para-disciplinari
incarichi direttivi e semi-direttivi ed altre ancora) innanzi al Consiglio
Superiore della Magistratura che riguardavano sodali ed altri magistrati
(tra cui il TUFANO ed il CHIECO), nonché incarichi presso Organi
Costituzionali ed il consolidamento di posizioni negli ambienti politici e
professionali della Basilicata. Il BUCCICO garantiva, in particolare,
interventi di favore presso il CSM nei confronti del Presidente del
Tribunale di Matera, Iside GRANESE, con riferimento ad un debito che
questa aveva con la Banca Popolare del Materano, Istituto Bancario più
volte patrocinato dallo stesso studio legale BUCCICO; prometteva e faceva
avere, inoltre, al Sostituto Procuratore della Repubblica presso la
Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, Felicia GENOVESE,

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l’incarico di Consulente presso la Commissione Parlamentare Antimafia
(quale controprestazione del suo asservimento agli interessi illeciti dello
stesso BUCCICO);
GRANESE, quale Presidente del Tribunale di Matera, al fine di assicurare
l’impunità a CARUSO Attilio, Presidente della Banca Popolare del
Materano, per alcuni fatti illeciti commessi nella gestione del Consorzio
Anthill (in particolare la turbata libertà degli incanti durante la gara
UMTS) e della ILM srl, compiva condotte finalizzate all’ottenimento
dell’illegittimo fallimento del predetto Consorzio; la GRANESE risultava
Giudice in diverse cause nella quali era convenuta la Banca Popolare del
Materano nello stesso periodo in cui il Presidente del Tribunale aveva
contratto un rapporto di mutuo, a condizioni di eccezionale favore, con il
predetto Istituto Bancario;
LABRIOLA, nel suo ruolo di Avvocato ed anche Presidente della Camera
Penale di Matera, assumeva il ruolo (anche in virtù dei suoi legami di tipo
massonico) di condizionamento di processi, unitamente al BUCCICO, nel
distretto giudiziario di Potenza, in particolare nella vicenda relativa ai cd.
brogli di Scanzano Jonico;
CHIECO, quale Procuratore della Repubblica di Matera, garantiva l’esito
favorevole di taluni procedimenti presso la Procura della Repubblica di
Matera anche attraverso i legami con l’Avv. BUCCICO e l’Avv.
LABRIOLA (con particolare riferimento ai fascicoli procedimentali in cui
risultavano interessati Michele Francesco ZITO, Carlo GAUDIANO e
l’Avv. Beatrice Maria GENCHI, ed in generale tutti quelli che
riguardavano persone con le quali intratteneva rapporti di interesse o
persone offese che potevano danneggiare persone a lui vicine);
GENTILI, quale alto Ufficiale dell’Arma responsabile dell’aliquota
Carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della
Repubblica di Potenza, unitamente alla FASANO dirigente della Squadra
Mobile della Questura di Potenza, rappresentavano i punti di riferimento
del sodalizio nell’ambito della polizia giudiziaria: in modo tale da dirigere
attività di ostacolo nei confronti di altri appartenenti alla polizia
giudiziaria che prestavano doverosamente il loro lavoro nel
perseguimento della giustizia, carpire in modo indebito informazioni
riservate, divulgare notizie coperte da segreto investigativo, condizionare
avvocati e persone informate sui fatti;
BARBIERI rappresentava uno dei punti di riferimento presso il Ministero
della Giustizia al fine di indirizzare attività di accertamento ispettivo di
tipo strumentale, nonché attività di indebita pressione e condizionamento,
nei riguardi di magistrati impegnati in procedimenti delicati e complessi
presso gli uffici giudiziari di Potenza, e di offrire, contestualmente,
garanzie di “coperture” istituzionali ai magistrati del sodalizio e di quelli
a loro a qualsiasi titolo collegati che pure a fronte di nefandezze varie non
subivano accertamenti altrettanto pervasivi dagli organi istituzionali di
vigilanza.
Sodalizio criminoso che ha operato, in particolare, nelle vicende di seguito elencate:
1) la c.d. vicenda PANIO nella quale centrale è il ruolo del PM GENOVESE, la quale non
solo non si astiene dalla trattazione del procedimento n. 4271/01 R.G.N.R., nonostante un
evidente interesse riconducibile al marito e sodale dott. CANNIZZARO, ma anche, al fine

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di perseguire il controllo illecito delle notizie di reato all’interno della Procura della
Repubblica di Potenza, si fa nominare Procuratore Vicario e coordinatore delle indagini
riguardanti la pubblica amministrazione, pur essendo nota la riconducibilità alla stessa ed
alla sua famiglia del centro di fiosikinesiterapia “Camillo Genovese”, convenzionato con
l’ASL; incompatibilità accentuatasi dopo la nomina del CANNIZZARO a Direttore
Generale dell’ASL 2 San Carlo; addirittura, per un periodo, svolge le funzioni di
Procuratore della Repubblica facente funzioni in tal modo avendo il controllo di tutte le
notizie di reato e dell’intera posta in ricezione presso l’Ufficio di Procura, quindi venendo
a conoscenza di ogni eventuale notizia su fatti aventi ad oggetto il settore della sanità, ed
in particolare quello relativo all’azienda ospedaliera San Carlo, oltre ovviamente a tutti i
reati afferenti la pubblica amministrazione.
In merito alla “vicenda Panio” si evidenzia che:
- Il dott. PANIO, in data 15.10.2001, presentava presso il Comando CC di Matera,
indirizzandola alla Procura di Matera, una denuncia relativa ad alcuni abusi che
sarebbero stati commessi dalla Giunta Regionale della Basilicata presieduta da Filippo
BUBBICO, che aveva provveduto al suo licenziamento senza un giustificato motivo. Da
questa denuncia scaturiva un procedimento penale il cui fascicolo veniva affidato alla
dr.ssa GENOVESE (P.P. 4271/01, mod.21). Tra i soggetti denunciati vi erano il
Presidente pro-Tempore della Regione Basilicata (Filippo BUBBICO), l’Assessore
Regionale alla Sanità (Vito DE FILIPPO), oltre al subentrato D.G. dell’ASL 1 di Venosa;
- Il P.M. GENOVESE, trascorsi due anni ed otto mesi dall’iscrizione nel registro del
procedimento penale (avvenuta il 22.10.01), inoltrava al G.I.P. richiesta di archiviazione
in data 29.6.04;
- La dr.ssa Genovese, in data 23.7.04, in seguito alla presentazione, da parte del marito
(CANNIZZARO Michele), della domanda di partecipazione al concorso per la nomina a
Direttore Generale dell’A.O. San Carlo di Potenza, faceva istanza al Procuratore Capo di
Potenza affinché fosse autorizzata ad astenersi dal trattare procedimenti già iscritti a
carico di componenti della Giunta lucana, dovendo la procedura per l’espletamento del
sopra menzionato concorso concludersi con un provvedimento della Giunta stessa (per
come si indicherà in seguito la stessa si asterrà da tutti i procedimenti penali riguardanti
la giunta regionale tranne che del P.P. 4271/01 – inerente la vicenda PANIO e nel quale
risultavano indagati Bubbico Filippo + altri);
- Il 14.10.2004 il Procuratore Capo dr. Galante autorizzava la suddetta richiesta della dr.ssa
GENOVESE;
- Il dott. PANIO, il 29.04.05, presentava “atto di opposizione alla richiesta di archiviazione
e richiesta di prosecuzione delle indagini” al GIP di Potenza;
- Il 23.6.2005, la dr.ssa Genovese, in seguito all’istanza di opposizione all’archiviazione del
dott. Panio (della quale ne era venuta a conoscenza perché ancora in possesso del
fascicolo) ed alla conseguente fissazione dell’udienza, scriveva al Procuratore Generale
dr TUFANO, lamentandosi delle calunnie, a suo dire, indicate dal Panio nella sua
opposizione, laddove lo stesso ricollegava la scelta della GENOVESE di richiedere
l’archiviazione del fascicolo alla nomina del marito della stessa presso l’ASL San Carlo;
- Il G.I.P. dr. IANNUZZI, a seguito dell’opposizione del dott. Panio, fissava l’udienza
camerale per il 5.10.2005. A seguito di tale udienza respingeva la richiesta di
archiviazione e rimandava gli atti al PM richiedendo ulteriori indagini. A seguito delle
ulteriori indagini, delegate ai Carabinieri di Potenza, il dr. GALANTE (che nel frattempo
si era autoassegnato il fascicolo) riproponeva la richiesta di archiviazione rifacendosi alla
precedente richiesta formulata dalla dr.ssa GENOVESE. A seguito di tale nuova richiesta
di archiviazione il GIP IANNUZZI disponeva al PM di formulare imputazione coatta a

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carico dei soggetti indagati, ravvisando a carico degli stessi gli estremi per essere rinviati
a giudizio.
Emergeva quanto segue:
Il dott. Michele CANNIZZARO, marito della dr.ssa GENOVESE, presentava la domanda
di partecipazione al concorso per la nomina a Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera
San Carlo di Potenza in data 22.7.2004.
La domanda di astensione della dr.ssa Genovese dalla trattazione di procedimenti penali
che vedevano coinvolti componenti della Giunta Regionale lucana è datata 23.7.2004.
La delibera di G.R. per la nomina del D.G. dell’A.O. S. Carlo di PZ è datata 31.7.2004 ed
all’interno di essa alcuni dati sono inseriti a penna, ovvero, il nome del dott.
CANNIZZARO, parte delle motivazioni in base alle quali la scelta ricade sullo stesso, che
l’Assessore Cataldo Collazzo si allontana poco prima della votazione.
Il bando di concorso, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata,
prevedeva che i partecipanti non si trovassero in alcuna delle condizioni di incompatibilità
di cui al comma 9 dell’art. 3 del D. Lgs. 502/92, a norma del quale “la carica di Direttore
Generale è incompatibile con l’esistenza di rapporti, anche in regime convenzionale con l’unità
sanitaria locale presso cui sono esercitate le funzioni o di rapporti economici o di consulenza con
strutture che svolgono attività concorrenziali con la stessa”.
Il 29.11.2004 la Giunta Regionale si riuniva nuovamente per prendere atto della variazione
di incarichi nell’ambito della struttura sanitaria di fisiokinesiterapia “Genovese Camillo”,
presso cui il dott. Michele CANNIZZARO ricopriva la carica di responsabile sanitario,
prima che vi subentrasse il dr. Riccardo Fuzio, con decorrenza (secondo quanto scritto nella
delibera di Giunta) 21.7.04.
Nella medesima delibera è riportato che il sig. Salvatore Spadaro (amministratore unico
della struttura sanitaria Genovese Camillo) aveva comunicato – con nota 78/07/04 del
23.7.2004, acquisita al prot. n. 193757/72E del 6.9.2004 del Dipartimento Sicurezza e
Solidarietà Sociale – che, con decorrenza 22.7.2004, il dott. Michele CANNIZZARO aveva
ceduto le sue quote societarie al sig. Camillo Cannizzaro (figlio), giusto atto avente Rep.
1289 registrato a Potenza in data 26.7.04, al n. 1752/1.
In data 30.8.2004 la dr.ssa GENOVESE, facendo seguito alla nota n.989/04 del 23.07.2004,
con la quale richiedeva di astenersi da tutti i procedimenti penali riguardanti la Giunta
Regionale, riservandosi di indicarli compiutamente, comunicava al Procuratore della
Repubblica che, a seguito di apposita ricerca nella sua segreteria, erano stati rinvenuti i
fascicoli inerenti i procedimenti penali nn. 763/2004 -21, 3469/02 -21, 895/2003 -44,
1117/02 -21, che venivano trasmessi allo stesso Procuratore. Con la nota sopra indicata la
dr.ssa GENOVESE trasmetteva, a suo dire, tutti i fascicoli che riguardavano la Giunta
Regionale Basilicata. La suddetta nota veniva depositata in data 30.08.2004.
Il dr. GALANTE apponeva in calce alla stessa nota il visto con il quale riteneva fondate le
ragioni esposte ed autorizzava l’astensione della dr.ssa Genovese, con provvedimento
datato 14.10.2004.
Per quanto suindicato si pone in evidenza che tra i fascicoli trasmessi dalla dr.ssa
GENOVESE, con la sua richiesta di astensione, non vi è quello inerente il P.P.4271/01 - 21,
riguardante la cosiddetta “vicenda Panio”.
A seguito degli atti della richiesta di archiviazione da parte della dr.ssa GENOVESE, il
dott. Panio, in data 29.4.2005, integrata con nota datata 20.5.2005, denunciava la
concomitanza della suddetta richiesta di archiviazione con la nomina a Direttore Generale
dell’A.O. San Carlo di Potenza del dott. CANNIZZARO Michele, marito della
GENOVESE, con nota datata 23.06.2005, indirizzata al Procuratore Generale di Potenza,
dr. TUFANO, (protocollata presso la Procura Generale al n.4858 del 23.06.2005); la stessa

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dr.ssa GENOVESE esponeva la sua ricostruzione dei fatti in merito a quanto denunciato
dal Panio, chiedendone, laddove lo stesso Procuratore Generale ne avesse ravvisato gli
estremi di reato, “non esclusa quella di calunnia a mio danno”, la trasmissione alla Procura di
Catanzaro, ex art.11 c.p.p..
Il dott. Panio, con nota datata 2.5.2005, trasmetteva il suo atto di opposizione alla richiesta
di archiviazione al Procuratore Generale della Repubblica di Potenza. Lo stesso, con nota
del 26.05.2005, protocollo 4130, richiedeva al G.I.P. competente, dr. IANNUZZI, copia
della richiesta di archiviazione in oggetto e la comunicazione delle determinazioni a
seguito della opposizione. Con nota datata 9.6.2005 l’Ufficio del G.I.P. trasmetteva alla
Procura Generale copie della richiesta di archiviazione e del decreto di fissazione
dell’udienza a seguito dell’opposizione alla stessa.
Il Procuratore Generale, in data 23.6.2005 (stessa data della nota della dr.ssa GENOVESE)
trasmetteva, con nota 4869, ai sensi dell’art.11 c.p.p., l’opposizione alla richiesta di
archiviazione presentata dal Panio, nonché copia della nota nr.4858 prot., inviata a
quell’Ufficio dalla dr.ssa GENOVESE. Allegata a tale nota vi è anche un provvedimento
del Procuratore Generale, datato 23.6.2005, con il quale quest’ultimo, ritenendo di non
dover procedere all’avocazione, in quanto nella richiesta del Panio non era indicata una
richiesta in tal senso e rilevando la competenza ex art.11 c.p.p., disponeva la trasmissione
degli atti alla Procura di Catanzaro.
Inoltre, rilevante risulta la lettura della nota datata 23.6.2005, della dr.ssa Genovese,
indirizzata esclusivamente al Procuratore Generale della Repubblica di Potenza e
protocollata presso quell’Ufficio al n. 4858 del 23.6.2005. Infatti, con tale nota, la dr.ssa
GENOVESE scrive:
“Nella mia qualità di titolare del procedimento penale 4271/2001 -21 a carico di Pinto Michele ed
altri, avendo appreso dalla consultazione del RE.GE, effettuata dalla mia segreteria, che nel
procedimento suddetto, inviato al GIP con richiesta di archiviazione, è stata fissata udienza a
seguito di opposizione della parte offesa, ho avuto modo di prendere visione del fascicolo e dell’atto
di opposizione, presentato dal denunziante Panio Giuseppe ed ho rivelato quanto
segue……..OMISSIS”.
Quanto sopra indicato, oltre a riscontrare in maniera inconfutabile la circostanza sopra
indicata circa la mancata astensione da parte della dr.ssa Genovese nel procedimento
penale in oggetto, a differenza di quanto avvenuto per gli altri procedimenti, avvenuta con
nota del 23.7.2004, integrata dalla nota del 30.8.2004, fa emergere ulteriori condotte poste
in essere dalla dr.ssa Genovese. Infatti, la stessa giustifica la visione di atti che
diversamente non avrebbe potuto vedere (vedi atto di opposizione del Panio) con il fatto
di essere titolare del procedimento. Analoga giustificazione viene data per la
consultazione al RE.GE effettuata dalla sua segreteria.
A tal proposito, si precisa che il magistrato se si fosse astenuto anche nel P.P.4271/01 -21,
non avrebbe potuto essere a conoscenza dell’opposizione del Panio e, conseguentemente,
non avrebbe potuto formulare la sua “nota di chiarimenti” indirizzata al Procuratore
Generale, sopra in parte riportata, salvo non fosse stato lo stesso P.G. o il suo ufficio a
comunicare alla dr.ssa Genovese il contenuto dell’atto di opposizione del Panio, di cui lo
stesso ufficio era venuto a conoscenza in data 2.5.2005, in quanto trasmesso dal Panio
stesso.
Sempre in merito all’astensione della dr.ssa GENOVESE si evidenzia che quest’ultima
trasmette il fascicolo inerente il P.P.4271/01 -21 al dr. GALANTE solo in data 15.11.2005.
Anche in tal caso emerge un certo ritardo nella trasmissione degli atti, dal momento che
già in data 23.6.2005 la GENOVESE era venuta a conoscenza dell’atto di opposizione del
dott. Panio.

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Con riferimento alle modalità operative del sodalizio si riporta anche stralcio di
conversazione telefonica intervenuta tra gli esponenti politici lucani Lacorazza e Curcio,
nel corso della quale i due interlocutori dicevano:
…………………………….omissis………………………………………………………………….
LACORAZZA: Noi tentammo di fare un accordo… per lavorare sull’operazione al San Carlo su
MARRA con DE FILIPPO. Il pezzo della Margherita, Margiotta non lo fece passare per altre
vicende, proponendo e mettendo sul piatto Cannizzaro. Noi in grande
CURCIO: Ah… l’hanno…
LACORAZZA: Difficoltà…
CURCIO: Ah, l’hanno proposto… questa Margherita Cannizzaro?...
LACORAZZA: CHIURAZZI l’ha proposto… Margiotta e Chiurazzi in giunta Regionale…
………………………………omissis………………………………………………………………..
Da quanto emerge la nomina di CANNIZZARO sembra essere stata proposta ed avallata
proprio dal CHIURAZZI e dal MARGIOTTA (esponente di primo piano della margherita,
oggi partito democratico, marito della dr.ssa FASANO punto di riferimento del sodalizio
nell’ambito della polizia giudiziaria); proprio il CHIURAZZI è uno dei due soli soggetti
(l’altro è BUBBICO) appartenenti alla giunta regionale che ha nominato il marito ad essere
indagati nel P.P. 4271/01 – 21 (vicenda PANIO), per il quale la stessa aveva richiesto
l’archiviazione.
Inoltre, dall’esame delle conversazioni telefoniche intercettate sull’utenza intestata al
Centro FKT “Genovese Camillo S.r.l.” , si è avuto modo di rilevare che il centro è gestito,
di fatto, dal nipote di CANNIZZARO Michele, SPADARO Michele, che, a sua volta, è
anche il sindaco del Comune di Laganadi (RC), ove è nato il predetto CANNIZZARO
(risultato anche nel passato in rapporti con persone vicine all’organizzazione mafiosa
denominata ‘ndrangheta, nonché già iscritto alla loggia massonica “Mario Pagano).
Ne deriva anche che CANNIZZARO Michele, nonostante ricopra l’incarico di Direttore
Generale dell’AO San Carlo, carica incompatibile con altre attività di natura privatistica,
continuava ad occuparsi del Centro fisioterapico che, tra l’altro, risulta convenzionato con
il S.S.N.. A riscontro di tale circostanza, dalle conversazioni in esame emerge che il
predetto dott. CANNIZZARO si sia informato su alcuni problemi sorti nella pratica
relativa alle convenzioni di cui il centro beneficia, stipulate con la Regione Basilicata e che
abbia dato direttive su come predisporre la contabilità relativa alle prestazioni
convenzionate fornite dal centro.
In una conversazione telefonica è addirittura la dr.ssa GENOVESE ad accertarsi
dell’intestazione di una fattura inerente un acquisto di libri per il Centro FKT.
Inoltre, le due utenze cellulari in uso rispettivamente al dott. CANNIZZARO ed alla dr.ssa
GENOVESE risultano intestate al centro Genovese Camillo S.r.l..
Il conflitto di interessi evidente scaturisce dai rapporti in convenzione tra il Centro
Genovese e la ASL di Potenza. Del resto il CANNIZZARO, per poter partecipare al
concorso per Direttore Generale dell’AO San Carlo di Potenza aveva ceduto le sue quote,
detenute fino ad allora nel centro, a CANNIZZARO Camillo, proprio perché
incompatibile. Tale cessione appare meramente formale. E’ da dire che il ruolo della
GENOVESE presso la Procura della Repubblica di Potenza serviva anche per iniziative
giudiziarie, mercimonio delle funzioni pubbliche alle quali era preposta, nei confronti dei
professionisti concorrenti con il marito (quale ad esempio la vicenda SILLETTI).
All’interno del sodalizio i legami risultano consolidati anche da una matrice di tipo
massonico, come si evince dall’avvenuta appartenenza a logge massoniche del dott.
CANNIZZARO, dell’Avv. LABRIOLA e del MARUGGI (Direttore Generale della Banca
Popolare del Materano), risultato essere vicino al BUCCICO ed al CARUSO, presidente

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pro-tempore della Banca Popolare del Materano, corruttore del Presidente del Tribunale di
Matera, dr.ssa GRANESE.
Con riferimento alla stessa vicenda PANIO si riporta quanto riferito da Don Marcello
COZZI:
Don Marcello COZZI – Penso 2000-2001... 2000-2001. Dico questo, anche perché chi mi riferisce
questo mi riferisce anche un altro fatto. Mi riferisce che, parlando, mi dice: “Guarda non sono poche
le cose strane che sono accadute nell’ufficio della Squadra Mobile in questi ultimi anni”. Per
esempio, in riferimento al caso di Elisa CLAPS, vengono mandati tre poliziotti a casa di RESTIVO
per prendere… per fare una perquisizione. Questi tre poliziotti non vengono fatti entrare a casa, si
telefona alla dottoressa GENOVESE, si chiede… l’ispettore GRIMALDI il Capo della Mobile…
Maresciallo MUSARDO – Da chi vengono mandati questi tre poliziotti a casa di RESTIVO?
Don Marcello COZZI – Dal Capo della Mobile…
Maresciallo MUSARDO – Di iniziativa o su delega della Procura?
Don Marcello COZZI – Di iniziativa, di iniziativa per una perquisizione. Ovviamente lì nel
frattempo, da quello che mi viene detto, l’avvocato MARINELLI (che è l’avvocato della famiglia
RESTIVO) viene avvisato e telefona a casa di RESTIVO e dice: “Arrivano tre poliziotti, non li fate
entrare se non hanno il mandato di perquisizione…” Intanto i tre poliziotti non vengono fatti
entrare, telefonano in Questura (poi probabilmente le cose non sono avvenute così, però io riferisco
quello che mi è stato detto) telefonano in Questura e il Capo della Mobile dice: “Ora io telefono alla
dottoressa GENOVESE…” Fatto sta che questi tre staranno lì un paio di ore, un’ora, due ore, tre
ore, il mandato di perquisizione non arriverà mai e loro faranno marcia indietro. Questi tre mi
risultano essere l’ispettore EUFEMIA, un certo SERRA (se ricordo bene), un certo DI
BENEDETTO o BENEDETTO (adesso non ricordo bene), ma erano tre persone. Mi viene detto:
“Guarda non ti meravigliare più di tanto sul fatto…”
Maresciallo MUSARDO – Questo che periodo è più o meno?
Don Marcello COZZI – Quando è scomparsa Elisa CLAPS, il ’93… nel ’93. Allora io dico: “Ma
questi tre oggi sarebbero disposti a parlare, a dire questo fatto, a dire che hanno aspettato tre ore,
due ore e il mandato non è mai arrivato?” Mi viene detto: “Probabilmente l’ispettore EUFEMIA sì,
probabilmente uno degli altri due che non so se è SERRA o DI BENEDETTO no, perché…”, mi
dicono, “…è calabrese, è uno che parla poco; l’altro invece no non parlerà mai”. Perché? Perché
porta un segreto lui che è collegato al Capo della Mobile GRIMALDI. Qual è questo segreto?
Maresciallo MUSARDO – Sta parlando di Luigi GRIMALDI?
Don Marcello COZZI – Sì, Luigi GRIMALDI…
Maresciallo MUSARDO – Della Squadra Mobile…
Don Marcello COZZI – Quest’altro, il terzo, anni prima gli era stato riferito che avevano
visto entrare il dottore CANNIZZARO a casa di Bruno POLIMENI che all’epoca viveva a
Bucaletto ed era, se non mi sbaglio, legato ad una cosca calabrese e quindi soggiorno
obbligato. Quando lui torna in Questura con questa notizia, parla con il Capo della Mobile Luigi
GRIMALDI e lui deve verbalizzare questa notizia. Il Capo della Mobile dice a questo – non so se un
ispettore comunque un poliziotto – dice: “No, lascia stare, è un’esagerazione, non diamogli troppa
enfasi…” Quindi sembrerebbe quasi esserci stata una intesa non esplicita, mai verbalizzata tra il
Capo della Mobile e questo. Questo si portava un segreto dentro che riguardava il Capo della
Mobile. Il fatto, ripeto, che avevano riferito dell’ingresso del dottor CANNIZZARO nel
fabbricato – nel prefabbricato all’epoca abitava a Bucaletto – di Bruno POLIMENI e il
Capo della Mobile ha detto: “Lascia stare…” Anche perché mi viene detto: “Perché che
vuoi? Non poteva dire sì, sì, fallo, perché la moglie di Luigi GRIMALDI all’epoca
lavorava come segretaria nel centro di Fiosiochinesiterapia di Michele CANNIZZARO”.
Quindi questo, ripeto, io su questo poi mi riservo di dire anche chi mi ha riferito questa cosa, però
voi capite, io non faccio l’investigatore per cui le cose che mi vengono a dire le dicono in confidenza

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al prete. Ora, c’è chi dice: “Ti autorizzo a fare anche il mio nome…” C’è chi invece dice: “No, per il
momento io voglio aiutare tutta questa baracca a sbrogliare certe cose, però per il momento… se poi
nel caso in cui dovesse essere davvero una cosa che bisogna fare, io ti do l’autorizzazione a fare il
mio nome”. Tutto qui.
Maresciallo MUSARDO – Solo una precisazione e poi per me potrebbe anche bastare.
Riguardo al Capo della Squadra Mobile Luigi GRIMALDI, sa se successivamente lo
stesso ha in qualche maniera avuto qualche altro rapporto con il dottor CANNIZZARO?
Ovvero, lei può confermare il fatto che attualmente sia un Dirigente dell’ASL San Carlo?
Don Marcello COZZI – Sì, sì. Devo dire questo. Proprio oggi l’ho incontrato…
Maresciallo MUSARDO – Sì…
Don Marcello COZZI – …proprio oggi l’ho incontrato a prendere l’autobus, che è
l’autobus che di solito prendono gli impiegati dell’Ospedale San Carlo. La settimana
scorsa io l’ho incontrato nel corridoio dell’Ospedale San Carlo proprio nel reparto della
Direzione Amministrativa. Quindi Luigi GRIMALDI oggi lavora all’Ospedale San Carlo.
Maresciallo MUSARDO – E’ un dato certo?
Don Marcello COZZI – E’ un dato certo. Mi viene anche detto che all’epoca c’era un
rapporto di estrema confidenza fra Luigi GRIMALDI e la famiglia CANNIZZARO, perché
quando telefonava a casa della GENOVESE si davano del “tu” e chiamava i figli per
nome. Quindi assolutamente sì, assolutamente sì.
Dovrei aggiungere anche un’altra cosa…
Maresciallo MUSARDO – Prego……..OMISSIS”.

Il dr. GRIMALDI, già appartenente alla Polizia di Stato, ha prestato servizio presso la
Squadra Mobile della Questura di Potenza e, successivamente, è stato assunto presso
l’Ospedale San Carlo di Potenza, ed è risultato in stretti rapporti con i coniugi
GENOVESE/CANNIZZARO.
Si riportano alcune conversazioni telefoniche intercettate sull’utenza cellulare in uso alla
dr.ssa FASANO, dalle quali emerge che Luigi GRIMALDI:
- era stato dirigente della Squadra Mobile di Potenza all’epoca delle indagini sulla
scomparsa di Elisa CLAPS;
- era, poi, stato trasferito alla Sezione di P.G. di Salerno ed, una volta congedatosi
dalla Polizia di Stato aveva lavorato come Dirigente dell’Università di Salerno;
- attualmente ricopre la carica di Dirigente del settore amministrativo
dell’Ospedale San Carlo di Potenza;
- tale vicenda sarebbe stata oggetto di un’interrogazione parlamentare.

Chiamata intercorsa in data 5.6.2007 alle ore 18.40.21 avente numero di progressivo 3434 numero chiamate
3346908468 in uso a Giancarlo numero chiamato 3281508556 in uso a Fasano Luisa.

F: FASANO Luisa;
G: Giancarlo.
^^^^^^^^^^^^^^^
F: pronto?….
G: Luisa…..
F: dimmi tutto bello…
G: ascolta ciao un’interrogazione parlamentare…ci sono degli elementi che mi dovresti fornire tu…..
F: si…
G: perché riguardano il tuo precedesessore….che secondo…notizie del settimanale “Controsenso”…
F: si….
G: dovrebbe poi lavorare per l’ASL….in quanto assunto….
F: a Grimaldi si….ma è predecessore parliamo dei tempi di Elisa Claps….93…
G: esatto, esatto….

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F: si, si….
G: qundi mi serve sapere questo quando è stato alla Mobile, da quando a quando….
F: te lo dico leggendo semplicemete il quadretto….perché altro non so dirti…e poi vediamooo….adesso vengo
da te….hum….
G: ..inc…
F: perché ti posso dire questo che èstato…inc…dal 93 al 94 i tempi de…della scomparsa di Elisa Claps….poi fu
trasferito alla sezione di P.G. di Salerno e dopo poco uscì dall’amministrazione entrando a lavoarare per
l’Univerità da Dirigente….e quindi è dal 94 fuori dall’amministrazione
G: questo si….
F: però credo……che dobbiamo chiedere cioè non abbiamo notizie noi io ti posso dire leggendo il quadretto il 94
è stato dirigente qua….altro non sono notizie che so darti io le so….(cade la linea)….

Chiamata intercorsa in data 5.6.2007 alle ore 18.41.54 avente numero di progressivo 3435 numero chiamate
3346908468 in uso a Giancarlo numero chiamato 3281508556 in uso a Fasano Luisa.

F: FASANO Luisa;
G: Giancarlo.
^^^^^^^^^^^^^^^
F: caduta la linea….stavo dicendo questo te lo posso dire oggettivo il resto delle notizie sono informali nel
senso che io non so quando è uscito bene dall’amministrazione….cioè lo so così….
G: eh va bene poi un’altra cosa che interessa la Mobile….eh..per il fatto di Elisa Claps non è mai stata chiusa
laaa…cosa…...quindi i fatti nuovi
F: no è stata chiusa l’indagine….
G: di Elisa Claps?
F: si fu chiu… è stata archiviata da Salerno…adesso noi abbiamo tentato di riaprire l’indagini di fatto non ci
sono elementi nuovi che ai sensi del codice di procedura penale ti permette la riapertura delle indagini…..
G: mi devi fare…mi devi fare una re…e allora una nota anche su questo
F: si, si la stiamo preparando già comunque a prescindere per lo SCO….
G: eh maa….
F: ma è un’interrogazione parlamentare?
G: serve per un’interrogazione parlamentare…
F: e va bene allora lo deve decidere..lo scrive il Questore…tanto io la sto preparando…
G: …inc….preparare le note per poi portargliele….poi lui..
F: si, si….
G: se la vede…
F: a dir la verita….
G: ..inc…vari elementi hai capito?
F: eh lo so…no già per il capo della Polizia stava scrivendo lui una nota…quindi è già pronta….eh…ti faccio
avere tutto….
G: ok…
F: ciao…
G: poi tu non hai avuto nessuna delega cose per quanto riguarda Catanzaro….
F: delega?…no…
G: he…Catanzaro quindi non ha interessato la Procu…hem la Mobile di…hem noi come struttura?
F: no…
G: ok….
F: sta sentendo delle persone…per esempio sarà sentito come persona informata dei fatti il buon Di Tolla….ma
cioè l’indagine è la loro noi non abbiamo niente…
G: no…inc…. mi chiede se noi abbiamo assunto iniziative etc.
F: no assolutamente no…..
G: va bene ok
F: ci vediamo tra cinque minuti…ciao, ciao…
G: ciao.

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Da una conversazione intercettata nell’ambito del P.P.1265/05 mod.21 della
Procura di Potenza si desume che il GRIMALDI rivestirebbe l’incarico di dirigente
dell’Economato del San Carlo al posto di tale PERGOLA, ancora in servizio.

INTESTATARIO UTENTE
CHIAMANTE
LN TASSINARI Ugo
DATA +393351447258
432 VERSO IMPORTANTE DURATA
24/03/2007
PROGRESSIVO Entrante ! 00:02:09 INTESTATARIO INTERLOCUTORE
12.17.32 CHIAMATO
1286 GENOVESE CAMILLO CANNIZZARO
+393356225432
S.R.L. Michele

SINTESI
CANNIZZARO Michele viene chiamato da TASSINARI il quale riferisce che i suoi colleghi
(giornalisti) lo stanno chiamando per l'articolo riguardante GRIMALDI dell'economato che è uscito
su Controsenso. TASSINARI chiede se il GRIMALDI dell'Economato è l'ex capo della Squadra
Mobile. CANNIZZARO conferma e ribatte dicendo che a lui non interessa in quanto la valutazione
la deve fare sulla correttezza e la trasparenza degli atti. CANNIZZARO aggiunge che il suo obbligo
istituzionale è quello di verificare la legittimità degli atti ed ogni ufficio effettua le istruttorie.
TASSINARI in seguito domanda se PERGOLA è ancora in servizio e CANNIZZARO conferma
aggiungendo che comunque ha fatto domanda di pensione. sd

Circa le modalità operative del sodalizio criminoso rilevante appare quanto segnalato dal
dott. Carlo GAUDIANO circa la gestione delle nomine nelle ASL da parte dell’ex
Presidente della Regione, Filippo BUBBICO. Dalle dichiarazioni emergono elementi di
contatto con la “vicenda PANIO”, laddove il procedimento penale che ha interessato
presso la Procura della Repubblica di Matera il dott. GAUDIANO (3368/02 – 21) è lo
stesso del quale si trova traccia tra gli atti del fascicolo n.4271/01 – 21, della Procura di
Potenza (vicenda PANIO).
Si evidenzia, altresì, che da intercettazioni telefoniche emergono indicazioni del dott.
CANNIZZARO in favore di pazienti già a lui segnalati da politici ed amministratori della
Regione, per i quali lo stesso si prodiga al fine di “raccomandare” i malati dagli stessi
segnalati. Emergono anche i contatti telefonici tra il dott. CANNIZZARO ed il Sen.
BUCCICO e l’oggetto del contatto con il predetto parlamentare sarebbe esplicitato da una
successiva conversazione tra il dott. CANNIZZARO ed un medico presso l’A.O. San Carlo
di Potenza, al quale il CANNIZZARO dice che per la paziente DI MARZIO aveva
chiamato il Sen. BUCCICO; pertanto sarebbe dovuto andare a trovarla per riferirle di tale
interessamento.
Altra condotta centrale nella realizzazione del programma criminoso del sodalizio è la
vicenda dei cd. brogli di Scanzano Jonico, che riguarda in particolare i sodali GENOVESE,
LABRIOLA e BUCCICO. Sul punto riferiva il dr. IANNUZZI::
“……..OMISSIS. PROCURATORE – Le risultano rapporti piuttosto stretti tra la dottoressa
GENOVESSE e l’avvocato attuale Senatore BUCCICO?
IANNUZZI Alberto – Ma, diciamo che personalmente non so adesso, nel senso che non ho avuto
modo di verificarlo direttamente, anche se mi hanno riferito insomma che sì che ci sono dei rapporti
piuttosto stretti, diciamo molto cordiali, non so poi se travalicano insomma poi quelli che possono
essere i normali rapporti. So soltanto per esempio che, una cosa che si dice ma ovviamente ripeto
questo poi dovrà essere verificata, che per esempio la campagna elettorale dell’avvocato BUCCICO,
attuale Senatore BUCCICO, sia stata sponsorizzata anche dal dottor CANNIZZARO, diciamo
nella sua veste di Direttore Generale dell’Ospedale San Carlo. Ripeto, però è un fatto che mi ha
riferito più di qualcuno, ma non…
PROCURATORE – Indagini che coinvolgono ovviamente quest’aria di riferimento delle persone
di cui stiamo parlando, quindi sanità, dottore CANNIZZARO, insomma vicende che lei ha visto
nel procedimento PANIO persona offesa, anche in altri, è emerso qualcosa che potesse avvincere le

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persone da vincoli di natura massonica? Cioè che la Massoneria possa essere un collante tra alcune
di queste persone?
IANNUZZI Alberto – Beh, insomma, su questa domanda praticamente non saprei… nel senso
che…
PROCURATORE – No, magari è uscito in qualche intercettazione, in qualche…
IANNUZZI Alberto – Ricorre spesso questo fatto insomma della Massoneria, insomma di questo.
So per esempio che il dottor CANNIZZARO è iscritto alla Loggia Massonica, però francamente
non so… Una delle chiavi, diciamo una delle letture della vicenda di Elisa CLAPS, per cui appunto
ad un certo punto il dottor CANNIZZARO, almeno da quello che alcuni dicono, sembrerebbe è
intervenuto per aiutare il padre di Danilo RESTIVO che era il principale… colui che veniva
sospettato, insomma, fosse proprio questo tipo di legame insomma. Ovviamente… però, diciamo,
che di ufficialmente verificabile non sono in grado di riferirle niente.
MARESCIALLO – Dottore mi scusi, alla vicenda Scanzano si ricorda in particolare se quello di
cui lei ha riferito si riferiva per caso all’indagine relativa ai cosiddetti brogli elettorali, quindi da
quello che si è letto nei documenti quell’attività che fu fatta per favorire in qualche maniera tale DI
LORENZO nelle elezioni regionali, ecc.? Si ricorda se in quel fascicolo emerge qualche soggetto
particolare per il quale poi non è stata approfondita l’indagine o cosa?
IANNUZZI Alberto – Allora, diciamo, che per quanto
riguarda questa vicenda dei brogli di Scanzano io non me ne sono occupato direttamente, quindi
non sono in grado di poter dare un contributo qualificato. Però un po’ di tempo fa uscì un articolo
in cui si ipotizzava insomma la mancata iscrizione dell’avvocato Giuseppe LABRIOLA, che è
attualmente credo anche il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Matera. Però
nell’appunto, nel registro degli indagati… ma, ripeto, questa è una notizia giornalistica che io ho
avuto modo di acquisire. Su cui, tra l’altro, credo che abbia più possibilità di interloquire il collega
PAVESE insomma che si è occupato insomma di questa vicenda. La mia è una conoscenza non
qualificata…..OMISSIS”.
In merito sempre a tale vicenda riferiva il dr. MONTEMURRO, Sostituto Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Potenza:
“……………OMISSIS. Così come nell’ottica delle – chiedo scusa adesso ritorno alla mancata
iscrizione del CAPPIELLO – in tale ottica avevo evidenziato all’Ispettorato, nel tentativo di
difendermi da quelli che poi sono gli attacchi quotidiani del Procuratore Generale, un articolo di
stampa apparso sul “Corriere della Sera” che in relazione ad una vicenda inerente un’indagine della
dottoressa GENOVESE nei confronti del Sindaco di Scanzano Ionico, ipotizzava – articolo del
“Corriere della Sera” – ipotizzava una presunta omessa iscrizione da parte della stessa dottoressa
GENOVESE. Presunta omessa iscrizione che avrebbe dovuto riguardare sicuramente un cancelliere
della Corte d’Appello di Potenza, presunta mancata iscrizione che avrebbe dovuto riguardare anche
alcuni appartenenti al Foro materano, alcuni avvocati appartenenti al Foro materano. Tra l’altro
dico questo perché su questa vicenda sono stato più volte, almeno in un paio di occasioni, presente
in Ufficio unitamente alla dottoressa GENOVESE e al dottore GALANTE, su questa vicenda il
dottor GALANTE ha più volte invitato la dottoressa GENOVESE, anche con una certa urgenza, a
provvedere all’aggiornamento di queste iscrizioni. Essendo pubblicamente notorio – poi arriveremo
anche agli aspetti televisivi – che il dottor CANNIZZARO partecipa in prima fila, probabilmente
nella veste istituzionale di Direttore Generale del San Carlo, a convegni politici dell’asse di sinistra
della politica regionale ed essendo altresì abbastanza notorio che il recente incarico della dottoressa
GENOVESE è fatto assolutamente ascrivibile a quota AN – essendo questo a me noto anche per
altre circostanze – avevo evidenziato all’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia se chi
(quindi la dottoressa GENOVESE e il dottor TUFANO) accusano me di illeciti disciplinari di
reato, forse non dovessero verificare – e quindi in questo caso pongo lo stesso interrogativo a lei –
chi fossero i soggetti a cui si riferisce il Corriere della Sera nel pubblicamente denunciare la mancata

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iscrizione, rispetto poi a chi sono i soggetti che hanno consentito la nomina della dottoressa
GENOVESE a componente non esterno ma interno della Commissione Parlamentare Antimafia, il
che restringe di molto, per quanto è notorio, il campo rispetto alla stessa presenza del Senatore
BUCCICO in quel consesso…….OMISSIS”.
Lo stesso dr. MONTEMURRO, in data 24.05.2007, in merito alla medesima vicenda,
riferiva quanto segue:
“…………OMISSIS. ADR: Come ho già specificato nella relazione per l’ispettorato del Ministero
della Giustizia consegnata anche al dott. de Magistris, in almeno due occasioni sono stato presente a
colloqui tra il dott. Galante e la d.ssa GENOVESE in cui, nell’ambito di riunioni interne all’ufficio
della DDA, lo stesso dott. Galante sollecitava la d.ssa GENOVESE a voler provvedere
all’aggiornamento delle iscrizioni nell’ambito del procedimento relativo ai cosiddetti “Brogli
elettorali di Scanzano”. Per il contesto argomentativo ho avuto la possibilità di desumenti che tale
argomento avesse già formato oggetto di precedenti colloqui tra il dott. Galante e la d.ssa
GENOVESE. Tale argomento peraltro di pubblico dominio a seguito di un articolo del Corriere
della Sera.
ADR: Non mi risulta che successivamente alla pubblicazione del citato articolo, il Procuratore
Generale abbia richiesto chiarimenti a questo ufficio così come invece sistematicamente è avvenuto
ogni qualvolta vi sono stati articoli riguardanti la mia persona e quella del dott. Woodcock.
……OMISSIS”.
Il dr. PAVESE, G.I.P. presso il Tribunale di Potenza, in merito a tale vicenda, in data
30.3.2007, riferiva quanto segue:
« ……omissis……P.M. dott. DE MAGISTRIS – Vogliamo parlare dei procedimenti adesso di
cui si è occupato lei?
PAVESE Rocco – Allora, c’è questo scenario. Sia all’epoca, ma maggiormente ex post, io ho posto
l’attenzione sul procedimento cosiddetto dei “brogli di Scanzano”. Ora io mi occupai di uno stralcio
di questo procedimento perché, in effetti, questo procedimento consta della riunione di numerosi
sub-procedimenti. Uno di questi, per ragioni di assegnazione automatica - numerica, lo trattai io ed
è precisamente quello in cui il PM, che era la dottoressa GENOVESE, chiese il sequestro dei seggi
elettorali… e c’erano delle intercettazioni in atto, anche ambientali, nei locali dei seggi, poi c’erano
delle intercettazioni telefoniche… no? Allora, in quei giorni, cioè nella primavera del 2005, quando
si svolsero le elezioni amministrative, io seguii questa vicenda che, da un punto di vista giudiziario,
sfociò in una richiesta di sequestro dei seggi. Io ricordo che strutturai il provvedimento nel senso
che doveva essere eseguito, accolsi la tesi accusatoria… – perché c’erano evidenti, non solo fumus
dei reati ipotizzati, ma anche gravi indizi di pilotamento delle lezioni – …e accolsi questa richiesta
di sequestro disponendo un sequestro con l’accortezza che venisse eseguito alle ore 15:00, cioè
immediatamente dopo la chiusura dei seggi, per non influenzare lo svolgimento delle operazioni
elettorali e la libera determinazioni degli elettori. E così avvenne. Successivamente questo
provvedimento – che ebbe una risonanza anche a livello nazionale, mi ricordo che il Corriere della
Sera ne parlò con un certo rilievo – questo procedimento fu riunito ad un altro, per così dire
principale, che spettava, tabellarmente parlando, alla dottoressa ROMANIELLO, il che sfociò poi in
una misura ben più importante che fu la misura personale. Ora io ricordo che la misura
personale non coinvolse coloro che avevano, come dire, preso parte attivamente alla
designazione di presidenti di seggio compiacenti. Perché lì c’erano delle intercettazioni,
che io ricordo bene, in cui era coinvolto anche un cancelliere della locale – parlo di
Potenza – Corte di Appello e in cui si diceva:”Nomina questo, nomina quell’altro”, si
facevano dei nomi, dei cognomi. Naturalmente mi sembrò anomalo, singolare, non è un
procedimento mio quindi maggiori ragguagli potranno certamente essere forniti alla
signoria vostra dalla collega Gerardina ROMANIELLO che fu l’estensore del
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provvedimento. Ma insomma, da quello che io so e ne sono certo, non ci fu richiesta
cautelare assolutamente a carico di coloro che avevano svolto, secondo me, una frazione
della condotta complessiva, una frazione importante, perché insomma avere dei
presidenti di seggio compiacenti mi pare che fosse un elemento fondamentale per poter
arrivare a un risultato elettorale utile.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Lei si è fatto un’idea del perché è accaduto questo?
PAVESE Rocco – Beh, certamente.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ce la può esternare visto che fa parte anche dell’indagine nostra?
PAVESE Rocco – Certamente è un atto di riguardo.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – In particolare poi introduco – le dico anche questo – un tema sul
quale stiamo investigando, sui rapporti in particolare tra la GENOVESE e il marito
CANNIZZARO con alcuni esponenti anche importanti sia della politica che dell’avvocatura. Mi
riferisco all’avvocato BUCCICO, all’avvocato LABRIOLA e altri.
PAVESE Rocco – Si, perché pare che uno degli interlocutori fosse proprio l’avvocato
LABRIOLA che notoriamente è assai vicino, in Matera, ma in tutta la Basilicata, alla
figura dell’avvocato BUCCICO che è notoriamente un esponente di AN molto importante.
È chiaro che io intesi questo fatto come lo avrebbe inteso un quisque de populo, cioè come
un atto di riguardo nei favori di un livello politico amministrativo, del notabilato di un
livello superiore che non era il caso di toccare. Questo è… senza volere fare particolari
illazioni mi pare che sia proprio in re ipsa.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Oltre ad un ambito politico si può parlare anche o le consta di un
ambito di legami massonici tra alcune di queste persone?
PAVESE Rocco – Se ne parla, se ne parla molto, è un tema ricorrente in Basilicata e certamente io
devo dire che esaminando tutte le vicende Lucane – come funziona o come non funziona la giustizia,
come funziona l’amministrazione o come non funziona l’amministrazione della politica – devo dire
che queste voci hanno certamente un fondo di verosimiglianza, forte verosimiglianza, perché sembra
che chi ha degli agganci riesce a risolvere i propri problemi, chi non ha agganci, pur avendo ragione
da vendere, non li risolve. Naturalmente questa che ho appena fatto è una riflessione generale, poi in
dettaglio io non sono in grado di… Si potrebbe dire che la vicenda “Iena”, ad osservare freddamente
il dettaglio, è uno dei casi in cui questi legami, queste amicizie, queste vicinanze, si sono poi
estrinsecate in condotte concrete, perché ci fu all’unisono una reazione della stampa, reazione della
stampa contro la magistratura che procedeva, sia inquirente che anche giudicante. Si potrebbe dire
questo. Si può dire che anche sulla vicenda dei brogli elettorali di Scanzano si colpì una frazione
soltanto di coloro che avevano preso parte a questa più ampia vicenda illecita, forse quella che non si
poteva non colpire, devo ritenere…….omissis………..
Riferiva, quindi, in data 12.5.2007, la dr.ssa ROMANIELLO, G.I.P. presso il Tribunale di
Potenza, che si era occupata, nell’ambito delle sue funzioni, della vicenda cosiddetta
“brogli di Scanzano” emettendo nell’ambito della stessa misura cautelare personale a
carico di numerosi soggetti:
“….OMISSIS. P.M. dott. DE MAGISTRIS – ……………..OMISSIS. A noi risulta, in
particolare, che lei si è occupata, quale GIP, di una vicenda che ha portato anche alla emissione di
una ordinanza di custodia cautelare riguardante i cosiddetti brogli nel Comune di Scanzano Ionico.
Ci vuole illustrare un po’ questo? Il PM dovrebbe essere stata la dottoressa GENOVESE.
ROMANIELLO Gerardina – Sì, unitamente al Procuratore GALANTE.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Unitamente al Procuratore GALANTE. Ricorda un po’ la vicenda?
Ovviamente a noi non interessa la ricostruzione del fatto, anche perché abbiamo disposto ed
abbiamo acquisito una serie di atti, ci interessa sapere più che altro se lei ha rilevato delle anomalie o
dei fatti curiosi, particolari, che possono essere interesse di questo ufficio, che non hanno magari

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formato oggetto di un approfondimento investigativo dovuto o che dalle intercettazioni sono
risultati dei fatti che poi hanno avuto un inusuale sviluppo o un’assenza di sviluppo investigativo.
ROMANIELLO Gerardina – Dunque, diciamo che di quel procedimento sui brogli elettorali io ho
curato la parte relativa all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare, la parte immediatamente
precedente era stata curata dal dottor PAVESE che emise un provvedimento di sequestro preventivo
delle schede elettorali. La vicenda riguardante il Sindaco ALTIERI riguardava più procedimenti.
Dopo il sequestro questi procedimenti furono riuniti e quindi ci fu questa richiesta di misura
cautelare nel maggio 2005 a carico, se non erro, di quindici, venti persone: scrutatori, presidenti di
seggio e, appunto, il Sindaco, il vice Sindaco e alcuni componenti della Giunta di Scanzano Ionico.
Diciamo che nelle intercettazioni erano coinvolti, erano state intercettate telefonate del Sindaco
ALTIERI con un funzionario della Corte D’Appello di Potenza (Eugenia LO NIGRO) e che a sua
volta aveva parlato con un avvocato del foro di Matera (LABRIOLA), e anche contatti telefonici tra
ALTIERI e LABRIOLA. La misura cautelare non riguardava nè l’avvocato LABRIOLA nè questo
funzionario. Negli atti, diciamo, come esposizione della richiesta, neppure il pubblico ministero
aveva evidenziato aspetti di liceità penale attinenti, diciamo, a queste due persone.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Erano iscritte al modello 21 queste due persone?
ROMANIELLO Gerardina – Guardi, che io ricordi, diciamo che questo aspetto immediatamente
io non l’ho rilevato, per un motivo, diciamo per più motivi. Uno di questi è che le telefonate tra
ALTIERI e la dottoressa LO NIGRO riguardavano segnalazioni per la nomina di presidente di
seggio. L’accusa per ALTIERI era di broglio elettorale. Poi l’avvocato LABRIOLA, dopo l’emissione
dell’ordinanza lui difese non mi ricordo chi, o uno o più indagati, quando lo vidi rimasi sorpresa
perché, diciamo, anche per ragioni di opportunità – a prescindere dalla rilevanza penale del suo
comportamento – rimasi sorpresa forse in relazione all’accettazione del mandato difensivo. Elementi
di liceità io non ne ho immediatamente rilevati perché altrimenti li avrei segnalati, quantomeno
insomma avrei scritto qualcosa, nella mia ordinanza avrei evidenziato questi aspetti. D’altra parte
l’indagine non era neanche conclusa. Diciamo che lì per lì, in quel momento, si poteva anche
pensare che si fosse trattato di una semplice segnalazione.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Dopo l’ordinanza su questi aspetti riguardanti LO NIGRO e
LABRIOLA ci sono stati sviluppi investigativi che lei sappia?
ROMANIELLO Gerardina – Guardi, che io so no, perché praticamente la vicenda con l’emissione
dell’ordinanza e gli interrogatori di garanzia, poi non mi è più giunto insomma nessuna richiesta se
no forse qualche richiesta di proroga.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Quindi lei, appunto, non ha avuto più richieste…?
ROMANIELLO Gerardina – No, no, no, richieste in quel senso no.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – …che abbiano interessato l’ufficio GIP?
ROMANIELLO Gerardina – No, la richiesta di misura cautelare riguardava varie persone. Io per
alcuni scrutatori non accolsi la richiesta perché non emergevano dagli atti una diretta
partecipazione o una consapevolezza per quanto riguarda i brogli. Vi era anche una richiesta di
misura cautelare per il consigliere DI LORENZO, però anche per quella posizione, diciamo, gli
indizi di reato da me valutati, non portavano… e infatti rigettai, feci il rigetto anche per…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Erano numerose le conversazioni telefoniche che riguardavano
l’avvocato LABRIOLA?
ROMANIELLO Gerardina – Mah, penso… guardi… così, a memoria, un tre o quattro, però se
vuole nell’ordinanza…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Si va bene, poi su questo…
ROMANIELLO Gerardina – Diciamo che per l’avvocato LABRIOLA e per Eugenia LO NIGRO
almeno io, in quel momento, non ho rilevato elementi che potessero portare una dimostrazione della
loro consapevolezza e della loro partecipazione, perché…OMISSIS”.

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Il dr. GALANTE, in sede di interrogatorio, riscontrava le sollecitazioni che egli avrebbe
effettuato nei confronti della dr.ssa GENOVESE finalizzate all’aggiornamento delle
iscrizioni degli indagati nel procedimento penale relativo ai cosiddetti “brogli di
Scanzano”. Emergeva la circostanza secondo la quale la dr.ssa GENOVESE non ha mai
riferito al dr. GALANTE circa la posizione dell’avv. LABRIOLA. Circostanza questa che
conferma, ulteriormente, la volontà da parte della GENOVESE di voler “occultare” la
posizione dell’Avv. LABRIOLA, tenuto, altresì, conto del fatto che le indagini, sarebbero
state interamente condotte dalla medesima.
Il dr. GALANTE riferiva quanto di seguito riportato:
“………OMISSIS. M.llo MUSARDO – Perfetto. Allora, dottore GALANTE, ora cambiamo
argomento. Noi vorremmo capire, per quello che è a sua conoscenza naturalmente, perché non
sappiamo se lo ha seguito lei quel tipo procedimento penale…
GALANTE Giuseppe – Scanzano.
M.llo MUSARDO – Scanzano Ionico, i brogli elettorali di Scanzano Ionico. Per quello che è a sua
conoscenza, ci riferisce eventuali anomalie che ha notato in questo procedimento penale? Ovvero
relativamente a – da quello che è potuto emergere – mancate iscrizioni di alcuni soggetti nel registro
degli indagati, se è di sua conoscenza chi fossero questi soggetti, perché non sono stati iscritti e se in
qualche maniera lei ha sollecitato il magistrato delegato (la dottoressa GENOVESE) a questa
iscrizione.
GALANTE Giuseppe – Dunque, io posso riferire gli eventi che attengono al procedimento
cosiddetto “Brogli di Scanzano Ionico” sino al 6 marzo del 2006. Fu la data in cui – apro questa
piccola parentesi – occasionalmente ebbi a scoprire che il Consigliere Regionale di AN, si chiama DI
LORENZO, aveva sposato la figlia di una mia cugina. Non lo sapevo! Siete padroni di credermi, il
Procuratore Generale è padrone di credermi, io lo affermo, io non conoscevo questa circostanza. Era
accaduto che la sera – ricordo perfettamente la data, del 6 marzo – mi abbia telefonato mia cugina
che vive a Mottola in provincia di Bari, dopo venti anni che non ci sentivamo – i rapporti erano, per
così dire, rotti – e con uno stato di apprensione mi chiedeva notizie in ordine al genero. Dico:
“Scusa – si chiama Isa, Isabella – Isa ma chi è tuo genero?”. “Come non lo sai? E’ il marito di mia
figlia, di Titti e cioè il Consigliere Regionale di AN”. “Lo sto apprendendo in questo momento. Ora
tu sai perfettamente che non sono venuto né al matrimonio di tua figlia, non so alcunché di questa
situazione, va bene apprendo che il Consigliere Regionale DI LORENZO è il marito di tua figlia.
Naturalmente non ti posso dire nulla in ordine al procedimento”. Cercai di tranquillizzarla.
M.llo MUSARDO – Perché all’epoca già era venuto fuori, insomma… era stata eseguita la misura
cautelare.
GALANTE Giuseppe – Certo. Alchè, il giorno dopo, io rappresentai per iscritto questa situazione
al Procuratore Generale il quale, dopo una interlocutoria, una missiva interlocutoria, accolse la mia
astensione e nominò al mio posto il dottor Francesco BASENTINI che da quel momento in poi ha
condotto il procedimento insieme alla dottoressa GENOVESE.
M.llo MUSARDO – La GENOVESE era delegata anche?
GALANTE Giuseppe – Era delegata già dal primo
momento e ha svolto , sostanzialmente , tutte le
indagini, sia quelle di carattere tecnico, intercettazioni telefoniche in particolare, sia quelle di
carattere testimoniale, di assunzioni di informazioni e di acquisizioni documentali. Gli arresti
furono fatti, mi pare, nell’aprile del 2005 quando io, coincidenza volle, ero fuori per un viaggio, ero
negli Stati Uniti. Cosa accadeva? Molto dopo, cioè credo nella seconda parte del 2005, io poi…
Vabbè gli arresti furono fatti…, ovviamente gli atti a rilevanza esterna del procedimento portano la
mia firma ovviamente, oltre quella della dottoressa GENOVESE, però le indagini sono state svolte
sostanzialmente e prevalentemente da lei. La dottoressa GENOVESE poi, dopo gli arresti, dopo

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tutto il clamore che ne venne fuori, mi portò a conoscenza che vi erano delle particolari
intercettazioni telefoniche nel novero di tutto il materiale intercettativo e alcune intercettazioni
telefoniche riguardavano un funzionario della Corte di Appello di Potenza, la dottoressa Eugenia
LO NIGRO, peraltro di Matera, che aveva interloquito con l’allora Sindaco ALTIERI di Scanzano
Ionico in ordine alla attribuzione…
M.llo MUSARDO – Che è stato poi arrestato.
GALANTE Giuseppe – Che noi abbiamo arrestato insieme ad altri. In ordine alle attribuzioni delle
cariche di Presidente, Segretario, in questo o in quel seggio, vi sono tre quattro intercettazioni
abbastanza, diciamo, problematiche, ecco, diciamo così. E in quel momento – ma credo che siamo
quasi alla fine del 2005 perché prima io non avevo preso visione delle intercettazioni telefoniche o
perché non erano state ancora sbobinate o perché non mi ricordo se queste erano nella richiesta di
ordinanza cautelare, non lo so dire veramente perché non me lo ricordo, sinceramente non me lo
ricordo – in quel momento presi visione di questo materiale e prospettai alla dottoressa
GENOVESE la opportunità che la posizione della dottoressa LO NIGRO era da valutare.
M.llo MUSARDO – Mi scusi se la interrompo dottor GALANTE, ma era solo questa dottoressa
LO NIGRO o c’erano anche degli avvocati?
GALANTE Giuseppe – Della questione dell’avvocato
LABRIOLA io sinceramente ho appreso dalla stampa, non ho memoria né visiva né memoria tecnica
della presenza o di intercettazioni o di interventi dell’avvocato LABRIOLA in questo procedimento.
M.llo MUSARDO – Perché non gli furono riferiti dalla dottoressa GENOVESE, presumo,
eventuali…? Se ci sono, comunque non le sono stati riferiti dalla dottoressa GENOVESE?
GALANTE Giuseppe – Credo proprio di no. Ma stiamo parlando dell’avvocato LABRIOLA?
M.llo MUSARDO – Sì.
GALANTE Giuseppe – Oh.
M.llo MUSARDO – Lei può dire con estrema certezza di aver, in qualche maniera, avvicinato il
brogliaccio, trascrizioni e riscontrare stasera che non vi erano intercettazioni dell’avvocato
LABRIOLA che potessero indurre all’eventuale iscrizione dello stesso?
GALANTE Giuseppe – Che io abbia visto i brogliacci, no, assolutamente.
M.llo MUSARDO – Lei non ha cognizione tecnica di tutte le intercettazioni che sono state fatte?
GALANTE Giuseppe – No, assolutamente no. Io ho cognizione soltanto delle intercettazioni con
la dottoressa LO NIGRO perché – le spiego perché – perché la dottoressa GENOVESE mi portò…
M.llo MUSARDO – Gliela portò in visione.
GALANTE Giuseppe – Ma non il brogliaccio, mi portò la trascrizione, quelle tre, quattro
telefonate.
M.llo MUSARDO – Non le pose in visione nessun’altra intercettazione?
GALANTE Giuseppe – No, per l’avvocato LABRIOLA sono ragionevolmente certo di no, tanto è
vero che io ho appreso di questa posizione, diciamo così, dell’avvocato LABRIOLA – che non so
neanche tecnicamente quale sia, in che cosa sia consistita – credo dagli organi di stampa, in
particolare, debbo dire, in quel giornalaccio che si stampa a Matera “Il Resto” di cui è giornalista o
cronista tale PICCENNA che io ho già querelato sei sette volte presso il vostro ufficio.
M.llo MUSARDO – Quindi comunque in ogni caso la dottoressa GENOVESE di queste eventuali
intercettazioni, se vi sono, non gliene parlò.
GALANTE Giuseppe – Di quelle dell’avvocato LABRIOLA…
M.llo MUSARDO – Di quelle lì parlo io.
GALANTE Giuseppe – Credo proprio di no, credo proprio di no. Della dottoressa LO NIGRO sì.
M.llo MUSARDO – Del fascicolo comunque lei ha cognizione soltanto di quello che praticamente
le diceva la dottoressa GENOVESE?
GALANTE Giuseppe – Sicuramente.
M.llo MUSARDO – Era lei ad aver condotto le indagini, quindi…

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GALANTE Giuseppe – Sì, sì, ha fatto tutto lei. Mi ricordo che in una occasione però facemmo
insieme una cosa, venne il consulente tecnico – credo dalla provincia di Salerno se non vado errato
– le demmo un incarico di verificare tutte le schede elettorali e a quell’atto istruttorio partecipai
personalmente anche io. Però questo qualche giorno prima della mia uscita dal processo.
M.llo MUSARDO – Ho capito.
GALANTE Giuseppe – Ecco, in ordine alla dottoressa
LO NIGRO, questa è la domanda che lei mi ha fatto, io chiesi alla dottoressa GENOVESE – e l’ho
detto non una sola volta ma anche in altre occasioni successive – di valutare la posizione della
dottoressa LO NIGRO. Cioè, capisca, io – non è che avevo soltanto il procedimento di Scanzano –
io, una volta che il procedimento, il fascicolo materialmente era nella disponibilità della dottoressa
GENOVESE, una volta che io ero venuto a conoscenza di questa particolare problematica posizione
della funzionaria della Corte di Appello, una volta che io abbia detto e abbia ripetuto più volte alla
dottoressa GENOVESE: “Guarda, verifichiamo bene perché le telefonate non mi sembrano
troppo…, sono da valutare”, è finita lì, poi me ne sono uscito dal procedimento e non so cosa…
M.llo MUSARDO – Non sa se la dottoressa GENOVESE aveva provveduto alla iscrizione della…
GALANTE Giuseppe – No, no, non lo so perché dopo il 7 marzo, dopo il provvedimento del
Procuratore Generale, mi sono rifiutato di prendere… E’ accaduto soltanto – ecco questo devo dirlo
– è accaduto soltanto che in una delle tante riunioni della DDA tra me, la dottoressa GENOVESE
e il dottor BASENTINI, due sostituti parlassero tra di loro, naturalmente in mia presenza come
capo dell’ufficio, di problemi DDA e del problema di Scanzano perché era un procedimento DDA,
in ordine alla destinazione che questo procedimento doveva avere, si parlava della possibile
trasmissione per competenza a Matera, sì o no, dell’articolo 7, tutte questioni di ordine giuridico,
nelle quali però io non interloquivo, mi limitavo ad ascoltare senza esprimere alcun punto di vista
perché ero fuori dal procedimento, anche come Procuratore Distrettuale……..OMISSIS”.
Dall’ordinanza di custodia cautelare applicata a carico di ALTIERI Mario + 14 e dalla
lettura delle conversazioni telefoniche riportate emerge che l’avv. LABRIOLA,
coordinatore provinciale di Matera del partito di alleanza nazionale (lo stesso partito di
appartenenza del sodale BUCCICO) e la sig.ra Eugenia LONIGRO impiegata alla Corte di
Appello di Potenza, partecipano, unitamente all’ALTIERI, alla condotta per la nomina
“pilotata” dei Presidenti di Sezione per i seggi del Comune di Scanzano Jonico per le
elezioni regionali del 2005. Né l’avv. LABRIOLA, né la Sig.ra LONIGRO risultano iscritti
dal PM dr.ssa GENOVESE nel registro degli indagati nell’ambito del procedimento penale
985/04, mod.21.
A fronte di tale condotta di favore da parte della dr.ssa GENOVESE nei confronti dei
sodali LABRIOLA e BUCCICO, il PM ottiene, quale, controprestazione la nomina a
consulente presso la Commissione Parlamentare Antimafia (poi revocatagli a seguito del
decreto di perquisizione eseguito dalla Procura della Repubblica di Catanzaro ed al suo
coinvolgimento nell’inchiesta cd. Toghe Lucane).
Sempre in merito a tale vicenda si segnala quanto riferito, altresì, dal dr. MONTEMURRO,
il quale, in data 4.4.2007, dichiarava:
“….OMISSIS. M.llo MUSARDO – Lei prima ha parlato di mancata iscrizione. Il procedimento
penale qual’era? Quello dei brogli di Scanzano?
MONTEMURRO Vincenzo – Sì.
M.llo MUSARDO – La mancata iscrizione di alcuni avvocati. A chi si riferiva? Conosce qualche
nominativo in particolare che non sarebbe stato iscritto?
MONTEMURRO Vincenzo – Guardi, io personalmente – ho qui l’articolo di stampa a cui mi
riferisco – io personalmente il collegamento non sono in grado di farlo. Ho appreso dalla lettura di
alcuni giornali e solo in questa ottica mi permetto di evidenziare anche il collegamento con la

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nomina della commissione parlamentare. Un testimone oculare riferisce nell’ambito della
vicenda brogli elettorali – e lo riferisce poi la Stampa – di un incontro che si verifica
presso la stanza, l’ufficio della dottoressa GENOVESE, tra gli avvocati LABRIOLA e
BUCCICO.
M.llo MUSARDO – E lei ha idea, per conoscenza, se l’avvocato LABRIOLA per caso è presente in
quella lista dove c’è il dottor CANNIZZARO?
MONTEMURRO Vincenzo – Guardi, adesso…
M.llo MUSARDO – Mi riferisco alla lista dei massoni.
MONTEMURRO Vincenzo – Sì, forse sì, però non lo ricordo con…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Quindi i rapporti GENOVESE-BUCCICO anche sono rapporti
stretti?
MONTEMURRO Vincenzo – Sì…….OMISSIS”.
Le condotte illecite della dr.ssa GENOVESE trovavano la copertura istituzionale del dr.
TUFANO, il quale non esercitava adeguate iniziative di vigilanza nei confronti della sua
sodale, pur in presenza di fondati motivi per approfondire determinate circostanze emerse
nella conduzione di alcune indagini. Rilevante con riferimento all’omessa vigilanza del
dr. TUFANO è anche la vicenda relativa all’utilizzo indebito di autovettura di Stato da
parte della dr.ssa GENOVESE.
Tale comportamento omissivo è in evidente contrasto con quanto, invece, fatto, dal
medesimo Procuratore Generale, con illecita solerzia, nei confronti di altri magistrati
(MONTEMURRO, WOODCOCK e IANNUZZI) per i quali ha intrapreso numerose
iniziative, muovendo diversi rilievi, anche su input provenienti dalla stampa (notizie di
stampa che utilizza solo nel caso in cui deve assumere iniziative di tipo disciplinare e/o
paradisciplinare nei confronti dei magistrati che sono titolari di procedimenti che hanno
ad oggetto persone ed ambienti collegati al sodalizio criminoso).
Il LABRIOLA all’interno del sodalizio aveva anche il ruolo di ostacolare – anche nella sua
precipua qualità di Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Matera – tutti
quegli avvocati che, in qualche modo, ponevano difficoltà e davano fastidi agli interessi
garantiti dal sodalizio (così come rappresentato anche dagli Avvocati STALFIERI e
GENCHI).

Altra modalità illecita operativa del sodalizio criminoso è quella finalizzata a condizionare
ed ostacolare l’operato di appartenenti alla polizia giudiziaria delegati in indagini
preliminari delicate e complesse da parte della Procura della Repubblica di Potenza.
Sul punto, in particolare, si evidenzia quanto riferito dal dr. MONTEMURRO circa le
dichiarazioni rese, in sede dibattimentale, innanzi al Tribunale di Catanzaro, dal
brigadiere La Vecchia dei Carabinieri di Tricarico (PZ) e dal Colonnello Rotondi, all’epoca
dei fatti, Comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza. I predetti appartenenti
all’Arma dei Carabinieri procedevano a delegittimare l’operato del predetto Magistrato e
quello degli Ispettori della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile di Potenza
che, più direttamente, si erano impegnati nelle indagini relative a due fatti delittuosi assai
rilevanti: la scomparsa di Elisa CLAPS ed il duplice omicidio GIANFREDI-
SANTARSIERO, vicende in cui erano risultati coinvolti la dr.ssa GENOVESE ed il marito
dott. CANNIZZARO. Gli appartenenti alla polizia di Stato in questione, MENNUTI e
PACE, sarebbero stati entrambi trasferiti ad altro ufficio dopo che la stessa dr.ssa
GENOVESE aveva fatto “pervenire” i verbali di udienza in questione nelle mani del
Questore di Potenza. In tale attività la dr.ssa GENOVESE otteneva l’avallo del dr.
TUFANO nella sua qualità di Procuratore Generale.

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Il PACE ed il MENNUTI dovevano essere esautorati dalla dr.ssa GENOVESE, con l’ausilio
del Questore dr. MAURO, in quanto avevano rilevato la sostituzione della richiesta di
intercettazione telefonica a seguito dell’omicidio dei coniugi GIANFREDI –
SANTARSIERO, richiesta effettuata dalla dr.ssa GENOVESE con l’eliminazione del
nominativo di MARTINELLI Marco (persona vicina ai coniugi GENOVESE-
CANNIZZARO), nonché in quanto avevano individuato la strategia di delegittimazione
messa in atto nell’interesse della GENOVESE dal brigadiere LAVECCHIA e dal
Colonnello ROTONDI, che puntavano anche ad intimidire Don Marcello COZZI, persona
informata sui fatti su vicende in cui era interessata la dr.ssa GENOVESE (in particolare, il
gravissimo fatto delittuoso relativo alla scomparsa di Elisa CLAPS). Colonnello ROTONDI
il quale risulta in rapporti particolarmente stretti anche con altri sodali, quali il dr.
BARBIERI ed il dr. TUFANO.
Con riferimento al trasferimento del vice-commissario MENNUTI ed al tentativo di
depotenziamento della Squadra Mobile di Potenza, attraverso l’allontanamento dei suoi
uomini più validi, tra i quali lo stesso MENNUTI, che collaboravano con il dr.
MONTEMURRO in indagini delicate ed importanti, si evidenzia il contenuto di una
conversazione telefonica intercettata tra la dr.ssa FASANO (sodale della dr.ssa
GENOVESE) ed un uomo non meglio identificato, in data 10.5.2007, e di un ulteriore
conversazione tra la stessa dr.ssa FASANO e l’ex dirigente della Squadra Mobile di
Potenza, Leopoldo Quinto, in data 25.5.2007. Dal contenuto intercettivo emerge anche il
ruolo del Questore MAURO il quale avrebbe, almeno fino ad un certo punto, appoggiato
un progetto del Procuratore Generale dr. TUFANO, relativo proprio alla vicenda che ha
visto coinvolto il MENNUTI, nonché il dr. WOODCOCK e l’Ispettore Pasquale DI TOLLA
della Polizia di Stato (collaboratore di quest’ultimo in importanti e delicate indagini
preliminari), contro i quali lo stesso avrebbe dovuto rendere testimonianza a Catanzaro.
La Dr.ssa FASANO precisa, inoltre, al suo interlocutore quanto segue:
U:cioè voglio dire, la battaglia di due anni si risolve... si risolve insomma con ah ritorniamo a a due anni e
mezzo fa...
F:eh si...
U:con tutti i casini...
F:si eh...
U:questo è stato male, è stato assente, l'ha preso per il culo...
………………………………………………..omissis……………………………………………………….
F:Quello è bravo, il problema è che quello è bravo, quindi figurati non è... però cacchio a prevedè... cioè
questo lo cacci dalla porta e rientra dalla finestra non ci sta ...(inc.)...
U:si va bè però, quello sarà diabolico però è questo che...
F:il Questore è tremendo...
U:è una banderuola no eh eh voglio dì...
F:è tremendo, è tremendo guarda, ormai io lo riesco a prevedere ma...
U:no no... non c'è più niente fìda fare no ma non c'è più niente da fà allora...
F:è assurdo, se ne deve solo andare...
U:allora eh... evitiamo pure di discuterne perchè a sto punto questo...
F:infatti io per questo oggi non ho detto niente que... dice bè... ...(inc.)...
U:a sto punto voglio dire non non si salva allora...
F:premiato (fonetico), gli ha ridato il telefonino di servizio...
……………………………………..omissis…………………………………………………
Facendo riferimento esplicito ad una “guerra” condotta negli ultimi due anni,
verosimilmente oltre che dalla stessa, dalla dr.ssa GENOVESE e dal dr. TUFANO, che a
causa della retromarcia del Questore si era risolta, in un nulla di fatto, con il reintegro del
MENNUTI.
……………………………………………….omissis……………………………………….

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F:si-si-si-si... cioè, quello va da TUFANO e non mi dice che ci va, non mi dice cosa fa, poi, si metta bella e
venga a pranzo con me... e io, buon viso e cattivo gioco, tanto gia sapevo tutto dal Procuratore Generale,
però, per dirti cioè eh eh piglio e vado, come se niente fosse, ho detto ormai, buon viso e cattivo gioco...
che devi fa? Se gli dici qualcosa quello ti caccia non è che... cioè, se ti metti di traverso è la fine, a me
conviene se-sapere tuttoquello che succede, per cui dico si si e poi faccio come dico io...
……………………………………………….omissis……………………………………….
F:cioè è una cosa guarda ed io ci sto sempre, che poi la mia forza è quella,tutto mi viene riferito, tutto
vedo, tutto incastro...
……………………………………………….omissis……………………………………….
Dalla medesima conversazione emerge l’interesse della dr.ssa FASANO per la posizione
del dr. MONTEMURRO, per il quale lei si attende il trasferimento.
La dr.ssa FASANO fa, infine, riferimento all’Ispettore DI TOLLA, il quale è stato stretto
collaboratore in delicate indagini di polizia giudiziaria del dr. WOODCOCK:
……………………………………………….omissis……………………………………….
F:No! E' assurdo, infatti mi diceva pure il mio vicario, diceva guarda ormai tu hai la polizia privata nella
polizia, una Squadra Mobile in cui c'hai Di Tolla(fonetico) incontollabile(fonetico) difficile da
controllare, perchè comunque lui gli dà carta bianca... perchè il Questore...
U:ah...
F:dà carta bianca a Di Tolla(fonetico) poi ti piazza Mennuti, poi ti piglia queste due e io c'ho la polizia
nella polizia...
……………………………………………….omissis……………………………………….
Dalle conversazioni sopra riportate si conferma il programma criminoso del sodalizio
contro magistrati ed appartenenti alla polizia giudiziaria impegnati in delicate attività
investigative, ed in particolare in questo caso contro il MENNUTI e la Squadra Mobile di
Potenza, nonché nei confronti del dr. WOODCOCK (in sintonia con quanto condotto, in
particolare contro quest’ultimo dal dr. TUFANO).
Con riguardo all’attività di intimidazione messa in atto nei confronti di Don Marcello
COZZI impegnato concretamente a contribuire non solo ad un generico ed importante
percorso di legalità, ma anche ad offrire un doveroso ausilio all’autorità giudiziaria ed alle
forze dell’ordine con riferimento a fatti inquietanti che hanno visto anche il
coinvolgimento di settori deviati delle Istituzioni (quali la vicenda della scomparsa di
Elisa CLAPS, nonché del duplice omicidio dei cd. fidanzatini di Poliporo, Marirosa
ANDREOTTA e Luca ORIOLI, ed altresì gravi fatti di usura verificatisi in Basilicata in cui
emergeva anche il nominativo del dott. CANIZZARO), si evidenzia quanto segue.
Don Marcello COZZI era venuto a conoscenza di fatti attinenti la scomparsa di Elisa
CLAPS, per i quali aveva rilasciato un’intervista ad un giornale senza specificare né i fatti
nè le fonti, ma facendo solo riferimento a “fatti nuovi”; lo stesso, nel corso delle sue
dichiarazioni specifica che nel medesimo periodo si era fatto autorizzare a recarsi in
carcere al fine di parlare con tale CAPPIELLO Gennaro (collaboratore di giustizia). Di tale
circostanza, secondo quanto dallo stesso indicato, era anche a conoscenza la dr.ssa
GENOVESE.
A seguito di tale articolo veniva convocato dal dr. GALANTE e presso l’ufficio di questi
trovava anche la dr.ssa GENOVESE, la quale gli aveva contestato il fatto che,
nell’intervista, avesse detto che vi erano fatti nuovi e che tali fatti gli erano stati riferiti dal
CAPPIELLO, con cui il sacerdote aveva avuto un colloquio nel carcere di Paliano. Tali
fatti, come riferito da Don COZZI, non gli erano però stati riferiti dal CAPIELLO. Tali
nuovi fatti gli erano stati riferiti da altra persona. Dalle dichiarazioni di Don COZZI si
rileva che l’articolo che la GENOVESE gli pose in visione, in quella circostanza, era lo
stesso mostratogli dal Lavecchia, con il quale si era incontrato pochi giorni dopo l’incontro
con la GENOVESE, dietro pressante richiesta da parte dello stesso LAVECCHIA. La
GENOVESE non esita, quindi, a convocare Don Cozzi ed esercitare pressioni su di lui su

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fatti e circostanze dai quali si sarebbe dovuta astenere per le investigazioni in corso
innanzi alla Procura della Repubblica di Salerno (evidente era l’interesse della dr.ssa
GENEVOSE di apprendere fatti con riguardo alla vicenda di Elisa CLAPS).
Il COZZI mette in evidenza anche il ruolo del dr. TUFANO, del dr. MAURO e della dr.ssa
FASANO nel garantire il consolidamento di “gruppi di potere” che operano in Basilicata,
anche grazie alle radicate collusioni con ambienti istituzionali deputati ad attività di
controllo (quali magistratura e forze dell’ordine).
Don Marcello COZZI evidenzia pure la circostanza che la dolosa sottovalutazione delle sue
denunce nel settore dell’usura era dovuta anche al fatto che la dr.ssa FASANO, ai vertici
della Questura di Potenza ed in stretti rapporti con il Questore ed i vertici della Procura
Generale di Potenza, è la moglie dell’On. MARGIOTTA, legato al dott. CANNIZZARO
anche per aver “sponsorizzato” la nomina di questi a direttore generale dell’ASL San Carlo.
Riferiva Don Marcello Cozzi:
“COZZI Marcello – ……..OMISSIS. Se devo ancora dire la sensazione riguardante il mio
operato, la mia attività, qui devo dire che sempre più terra bruciata ho intorno da parte delle
istituzioni. Quando io dico istituzioni, dico, per carità, senza voler accusare nessuno, ma
sono delle sensazioni. Vengo ostacolato da sempre in questo dal Prefetto di questa città, per
certo io sono anche stato dal sottosegretario Ettore Dosato a chiedere se era lecito o illecito
quello che ha fatto il Prefetto ultimamente. Noi abbiamo qui una situazione di usura che è
dilagante, non è grande criminalità, è una usura dilagante, sistematicamente lui deve
smentire quello che io dico a proposito dell’usura, sistematicamente il Prefetto di Potenza…
P.M. dott. De MAGISTRIS – L’attuale Prefetto?
COZZI Marcello – L’attuale Prefetto, Mauriello, sistematicamente mi richiama all’ordine
ogni qual volta faccio presente che in questa regione ci sono stati clan e ci sono affiliati con
tanto di nome e cognome alla ndrangheta, lui ha fastidio, non vuole assolutamente che qui si
parli di mafia. Ma l’ultima è la più grossa, perché l’ufficio del commissario antiracket e
antiusura – fecero questa campagna di informazione contro l’usura e il racket – manda i
tabulati delle persone che telefonano al numero verde, li manda a tutte le prefetture, magari
loro sono i loro tramiti e ci possono aiutare. Lui mi chiama, intanto mi dice una cosa –
questo accade nel gennaio scorso, tralascio tanti altri particolari perché non finiremo più –
lui mi dice: “Tu in questi anni parli di usura ma non ci hai mai dato una segnalazione, non
ci hai mai fatto una segnalazione”. Io dico al Prefetto: “No, io le segnalazioni le ho fatte, le
ho fatte e referenti ne abbiamo”. Io non sono un investigatore e non posso neanche tradire la
fiducia delle persone che vengono da me, per cui io ho un referente, un conoscente, ho
costruito un rapporto di amicizia con chi di dovere alla Polizia, con chi di dovere coi i
Carabinieri, con chi di dovere alla Guardia di Finanza, non vado ai vertici, con questi
cerchiamo di intersere delle relazioni anche di collaborazione. Lui dice: “No, tu devi andare
ai vertici”. “Ma io non ci posso andare ai vertici perché – gli spiego – io non faccio il
magistrato”. “Ora lei mi deve dire – mi dice – chi sono le persone con cui lei si rapporta
nella Polizia, nella Guardia di Finanza”. “Io questi nomi – dico a lui – non glieli dico”. “No,
lei mi deve dire questi nomi, perché allora vuol dire che sono loro che non fanno il loro
dovere”. Allora io cerco di fargli capire che non sono investigatore, se c’è una persona che mi
dice Tizio e Caio, io dico all’amico che ho in Polizia o nei Carabinieri, dico: “Guarda, verifica
se questo Tizio e Caio è un nome che ti è noto”. “E allora se lei non fa questi nomi vuol dire
che lei si inventa tutto”. Siamo a questi livelli con il Prefetto! Io dico al Prefetto: “Io ho un
data base che ho raccolto in questi anni di attività, ho un elenco di circa trecento nomi che
abbiamo raccolto in tutte le storie che sono circa settecento ascoltate in questi anni, lo
abbiamo fatto appositamente per capire se qualche nome lo troviamo in più storie, lì dove noi

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riscontriamo che in più storie troviamo questi nomi, ci rendiamo conto che c’è qualcosa che
non va”. Punto. Una settimana dopo c’è stata l’inaugurazione dell’anno giudiziario e
durante la relazione il Procuratore Generale TUFANO dice a chiare lettere: “C’è chi in
questa terra semina allarme inutilmente riguardo alla presenza dell’usura, per favore
qualcuno ascolti questa persona… – senza mai fare il mio nome ma era evidente e chiaro –
…anche perché una fonte autorevole mi dice che questo non fa segnalazioni”. Io lo so chi era
questa fonte autorevole, perché anche altre volte è successo. Stessa trafila. Posso anche
passarci sopra, posso anche pensare che questo rientra in un rapporto istituzionale che non
condivide il mio operato, però poi quando io, una settimana dopo, vengo chiamato dal
Questore di questa città su questi fatti e il Questore mi dice, in maniera molto forte:
“Dobbiamo collaborare, lei è uno che si prodiga, lei deve collaborare con noi…”, io lì faccio
presente e lo dico anche apposta: “Io alcuni nomi eccellenti che da sempre girano come noti
usurai, anche collegati a certe organizzazioni criminali… – io lo dico a lui appositamente –
…io li vado a fare a quattrocento chilometri da qui perché qui non mi fido più di nessuno”.
E lì lo dico anche perché dico: “Se questo è in buona fede incassa, se non è in buona fede è
bene che lo sappia, è bene che sappia che io so alcuni nomi perché è vero, perché è vero”. Mi
riferivo, per esempio a TANCREDI, mi riferivo a tanti personaggi che sono collegati ad
onorevoli, insomma… Lui fa: “Ma io le metto intorno una squadra, persone fidate, persone
fidate, persone fidate”. Entra nella stanza, fra queste persone fidate, anche la dottoressa
FASANO, il capo della mobile. Quando entra la dottoressa FASANO, il capo della mobile,
mi cadono le braccia – ancora una volta volevo fidarmi del Questore – perché tra questi nomi
eccellenti ci sta un amico intimo del marito della dottoressa FASANO che è l’onorevole
Margiotta. Ora io dico, ma come faccio io a dire alla dottoressa FASANO certi nomi quando
so che poi al congresso della Margherita, introduzione dell’onorevole Margiotta dice: “Chi
più di me vi può dire che in Basilicata non c’è criminalità organizzata”. Se ero lì io avrei
risposto: “Ma perché chi più di te? Perché sei un magistrato? Cosa vuol dire: chi più di te?”
Allora devo pensare che tua moglie ti viene a dire tutto quello che accade in quell’ufficio.
Non finisce lì, perché la cosa che io dico a chiare lettere, che mi ha fatto saltare sulla sedia, è
quando poi facciamo questo colloquio con la dottoressa FASANO, c’era anche l’ispettore Di
Tolla che mi guarda come per dire: “Non ci fare caso”, cioè noi ci guardiamo e ci capiamo
soltanto con gli occhi, io non lo conosco, non lo conosco se non di vista, però capisco che cosa
mi vuole dire. Dottoressa FASANO: “Poi dobbiamo collaborare, lei ci deve mettere a
disposizione il suo data base, noi dobbiamo conoscere, dobbiamo capire…”. Poi io – non so se
questo lo posso dire, però lo dico – una settimana dopo inizio a verbalizzare, no, avevo già
iniziato a verbalizzare, in quel periodo avevo già cominciato a verbalizzare con
MONTEMURRO, perché oltre a questo anche MONTEMURRO mi chiama: “Guarda qui
è meglio che verbalizzi tutto, in modo tale che tu sei a posto, nessuno ti può accusare che ti
inventi le cose, viene a fare nomi e cognomi”. Io una settimana prima inizio a verbalizzare
con MONTEMURRO, una settimana dopo mi chiama il Questore e quindi ho questo
incontro con la FASANO. Dopo un po’ di tempo mi chiama MONTEMURRO e mi dice:
“Non dovrei fartelo vedere, però ti faccio vedere un fascicolo che mi è arrivato dalla
Questura”. Apre la cartella, una relazione fatta dalla FASANO. Cosa era successo? Era
successo che in quell’elenco che dal commissariato del governo di persone che telefonano al
numero verde mandano alle prefetture da dirottare alle fondazioni, il Prefetto prende tre
persone, le segnala alla Questura dicendo: “Ascoltate queste persone”. Già questo è un fatto
che politicamente è sbagliatissimo, perché già le persone non denunciano, telefonano al
numero verde, vengono alla fondazione, non vanno a denunciare appunto perché hanno
timore per tanti altri motivi… va bene. Che fa questo? Manda in Prefettura i nominativi,
coincidenza vuole, fortunatamente, che questi tre nominativi sono di tre persone che noi

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stavamo già ascoltando, perché lo stesso elenco lo manda anche a noi in contemporanea, sono
tre persone che hanno soltanto problemi di sopraindebitamento, non ci stanno tracce di
strani rapporti con usura, non c’è niente di questo, solo che li ascolta la dottoressa
FASANO, li ascolta, racconta in breve la loro storia di indebitamento e alla fine scrive:
“Pertanto – adesso non ricordo bene il dettaglio – c’è da ritenere che tutto quello che dice
don Marcello COZZI sull’usura in questa regione sia falso”. Ora io dico se è professionale
un modo del genere! Siccome purtroppo devo incominciare a pensare che aldilà della scarsa
professionalità di tanta gente qui ci sia anche altro, io vi dico anche questo, perché sappiate
che probabilmente non c’è soltanto scarsa professionalità, ma probabilmente il tentativo di
voler delegittimare il lavoro che si sta facendo. In più – ultima cosa perché poi ce ne sono
tantissime e rischio di perdermi – in questo ultimo periodo capita… (agli inizi del mese di
dicembre), c’è in corso al Tribunale di Potenza il processo sui Basilischi, per noi, è un
processo importante perché se a questi signori viene dato il 416 bis è importante come segno
che si dà in questo momento particolare, invece se non viene riconosciuto qui crolla tutto il
castello che si sta facendo, tutta questa battaglia che si sta facendo in questa regione. E
quindi ora che facciamo? Chiamiamo alla mobilitazione i cittadini e diciamo: “Venite in aula
in Tribunale, stiamo dietro il PM che ha bisogno di sentire la gente comune perché lì ci
saranno tutti loro e bisogna finirla con questa storia che i processi vengono svolti con
l’assenza di tutti, che se li fanno tra di loro”. Noi arriviamo lì – era un bel gruppetto, una
trentina di persone – il primo giorno quando finisce la sua arringa MONTEMURRO, quei
signori erano tutti a piede libero, ci notano tutti quanti, mi notano tutti quanti, l’udienza
successiva Giovanni COSENTINO chiede di fare delle dichiarazioni spontanee, il giudice
glielo concede e lui parte in quarta dicendo: “Questo processo si sta trasformando in un
processo politico, un processo politico perché qui in aula ci stanno persone che parlano di
mafia, non sanno niente, non capiscono niente”. Da premettere che io avevo incontrato
Giovanni COSENTINO qui, era venuto a chiedermi che voleva redimersi, voleva che io lo
riabilitassi e io dissi a Giovanni COSENTINO: “Facciamo finire il processo e poi vediamo,
in qualunque modo vada il processo io sono qui a tua disposizione, non c’è nessun
problema”. Però gli dissi all’epoca: “Tu però devi anche…, insomma ci sono ragazzi che
continuano a dirmi che tu gli vai a smerciare roba…”
……………………………………..OMISSIS……………………………………..
COZZI Marcello – Io dico: “Giovà ci sono ragazzi che mi dicono che tu ancora vai
smerciando roba”. E lui mi dice:“E chi sono questi infami?”, in maniera molto… e io già là
capisco che questo di redimersi non è che aveva molta voglia. Dico: “Tu non ti preoccupare,
però facciamo andare avanti il processo, quando finirà io sono qui, qualunque esito avrà il
processo”. Quindi io lo conoscevo Giovanni COSENTINO, lui era venuto qui da me a
chiedere di essere aiutato. In aula lui attacca me, è chiaro, lui qui mi disse: “Dobbiamo
finirla con l’antimafia qui in Basilicata, qui l’antimafia fa campare giusto due o tre persone,
qui dobbiamo smantellarla l’antimafia, però ce la faremo”. E’ la sparata di un imbecille e va
bene, oggi, se io la devo leggere in altro modo, con tutta la paranoia che mi è venuta la leggo
in altro modo, no? E va bene. In aula lui spara queste cose: “C’è chi parla di mafia, questo è
un processo politico, qui e lì”. Il giudice sospende l’udienza per dieci minuti, il tempo che io
esco dall’aula, sono lì all’ingresso, partono Giovanni COSENTINO, Riccardo MARTUCCI,
Saverio RIVIEZZI, ma me ne dicono tantissime, ma tantissime, ma…, si mettono a gridare.
Poi io che faccio? C’erano dei ragazzi con me, quelli che lavorano con me, dico loro:
“Guardate, sta diventando imbarazzante, io non voglio creare elementi di disturbo, non mi
piacciono queste situazioni, andiamocene”. Loro ci passano a fianco, insomma si era creata
davvero una situazione insostenibile, anche di minacce. Io esco dal Tribunale, telefono subito
al Questore: “E’ successo questo, che faccio?”. “Vieni subito a denunciare perché domani

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viene il comitato per la sicurezza, io porto subito la cosa in evidenza al comitato”. Io vado a
denunciare, vado dal Questore, il Questore chiama la FASANO, la FASANO chiama
l’ispettore Brucella, se non mi sbaglio, era l’una meno un quarto: “E’ successo questo, io
faccio questa denuncia…”, dico anche chi sono i testimoni presenti, perché poi
COSENTINO e company anche per le scale mi hanno seguito, quindi c’erano testimoni,
persone che erano con me e io faccio notare questo. Questo è successo a dicembre. Gennaio,
febbraio, marzo, aprile, maggio, nessuno ha chiamato questi testimoni, ma non solo,
malelingue, dico soltanto malelingue perché poi nel comitato del giorno dopo, non si è risolto
un bel niente, perché qualcuno in comitato avrebbe detto: “Lasciatelo stare”.
P.M. dott. De MAGISTRIS – Chi lo avrebbe detto?
COZZI Marcello – Il Prefetto, no? Come al solito avrebbe sminuito ancora una volta.
Fatto sta che alle successive udienze io comunque ci sarei tornato. Quindi vado dal Questore
e dico: “Dottò io ci vado in udienza, non voglio creare un’altra volta disturbo, è antipatico”.
E lui manda in udienza tutta la Squadra Mobile con il capo in testa, quindi fanno l’ingresso
del capo della Squadra Mobile che arriva in aula e si mette a salutare gli avvocati di quelle
persone che erano in gabbia, quindi il segnale che si dà in certi frangenti, che poi non so che
tipo di segnale è, però fatto sta che lì è evidente che questi signori, vari RIVIEZZI,
COSENTINO, tentano di avvicinarsi a me, però io ogni volta che vedo che uno di loro parte
verso di me, io mi avvicino vicino ad uno della Polizia e così, tutta la mattinata così. Alle
udienze successive io mi sarei aspettato la stessa presenza, perché poi comunque abbiamo
continuato ad andarci, perché lì non possiamo noi fermarci. E’ inutile dire che non ci stava
nessuno. Io non sono più libero di uscire in mezzo alla strada perché una volta che l’ho fatto
in quel periodo sono stato avvicinato da amici di questi signori. Non posso dire che non mi
sento tutelato, però devo dire che per me – ecco usiamo questo eufemismo – è molto
imbarazzante camminare liberamente in mezzo a queste strade, “molto imbarazzante”, ecco
uso questo eufemismo. Un po’ di anni prima era capitato che pure i CASSOTTA, i fratelli
CASSOTTA chiesero di me mentre erano in carcere a Melfi perché io avevo avuto qualcosa
da ridire su di loro, insomma ebbero parole non molto educate nei miei confronti, ne parlai
con MONTEMURRO e subito mi mandò dall’ispettore Mennuti e io lì feci una denuncia di
questo fatto e non uscì niente fuori, nessuno ha mai fatto niente di questa vicenda, né la
stampa, né i giornalisti, nessuno, neanche i miei collaboratori, nessuno ha saputo niente,
qualcuno se ne è accorto perché c’era qualche pattuglia che ogni tanto veniva, però nessuno
ha mai sentito niente. Solamente che – questo l’ho annotato perché sono cose che uno poi a
leggerle dopo… – solamente che capita che quando il Colonnello Polignano dei
Carabinieri, un anno fa penso o due estati fa non mi ricordo, va via da Potenza a fa
la sua conferenza stampa, in piena conferenza stampa, per dire che in Basilicata
non c’è mafia, lui dice: “E non andate dietro a quello che dice don Marcello COZZI
che si inventa di essere stato minacciato”. Io ai Carabinieri non ho mai fatto
nessun tipo di denuncia di questo genere. Ora tu perché devi dire una cosa del
genere? Ora io finisco qui…….OMISSIS”.

Altra attività messa in atto da appartenenti al sodalizio criminoso (soprattutto il dr.


TUFANO, il dr. BONOMI e la dr.ssa FASANO) è quella relativa all’allontanamento di
appartenenti alla Polizia Municipale dalle indagini che stava espletando il dr.
WOODCOCK, utilizzando, in particolare, il Sindaco di Potenza, Vito SANTARSIERO
(strettamente collegato al MARGIOTTA), il quale, con diverse e reiterate note richiedeva,
insistentemente, il rientro presso il comando degli appartenenti alla polizia municipale
“distaccati” presso la Procura di Potenza, che, in realtà, erano semplicemente delegati per
attività di polizia giudiziaria.

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Con riferimento, quindi, ai collegamenti tra i sodali ed ambienti politici lucani e nazionali
si evidenziano i rapporti tra il dr. BONOMI ed il Sottosegretario allo sviluppo economico,
già presidente della giunta regionale, Filippo BUBBICO, esponente di primo piano del
partito democratico. In particolare, il dr. BONOMI, partecipava al congresso del partito
dei democratici di sinistra, nel quale si doveva procedere all’elezione del nuovo segretario
regionale, circostanza che avveniva quasi in concomitanza con l’imputazione coatta della
cd. “vicenda PANIO” che aveva riguardato proprio il BUBBICO.

Il sodalizio – attraverso in particolare i suoi organizzatori TUFANO, BONOMI, FASANO


e GENOVESE – mira in modo precipuo ad ostacolare l’attività di due Pubblici Ministeri
della Procura della Repubblica di Potenza (dr. MONTEMURRO e dr. WOODCOCK).
Dal contenuto delle intercettazioni telefoniche si evidenzia anche un rapporto stretto
all’interno del sodalizio tra la dr.ssa FASANO ed i vertici della Procura Generale (dr.
TUFANO e dr. BONOMI).
La FASANO, nelle intercettazioni, oltre ad augurarsi il trasferimento del dr.
MONTEMURRO, si occupa anche della vicenda dell’Ispettore DI TOLLA.
L’Isp. DI TOLLA, il Magg. SENATORE e l’Ag. DE FELICE (questi ultimi due addetti alla
polizia municipale di Potenza) riferiscono di pressioni subite da parte della Procura
Generale finalizzate al loro allentamento dalle indagini in corso dirette dal dr.
WOODCOCK. Questo avviene, in particolare, attraverso le continue richieste di rientro in
sede formulate dal sindaco SANTARSIERO, compulsate da esponenti di primo piano
dell’attuale partito democratico (MARGIOTTA), rivolte direttamente dal dr. TUFANO e
dal dr. BONOMI, ed anche attraverso la segnalazione dell’illegittimo utilizzo della polizia
municipale da parte del dr. WOODCOCK, evidenziando la mancata autorizzazione, per la
polizia giudiziaria in questione, delle necessarie autorizzazioni a prestare il loro servizio
presso la Procura della Repubblica. Per quanto riguarda il DI TOLLA, l’attività di ostacolo
interviene, invece, attraverso il promuovimento, nei suoi confronti, di azioni disciplinari,
in quanto avrebbe portato al macero materiale di risulta, vicenda sorta su segnalazione al
Questore formulata dal dr. TUFANO. Si evidenzia che i tre appartenenti alla polizia
giudiziaria avevano partecipato ad indagini, tra l’altro in corso nel momento in cui
venivano fatti oggetto delle attenzioni della Procura Generale, nei confronti di personaggi,
quali il sodale dr. BARBIERI, Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, il cd. Savoiagate, nonché
nei confronti della sodale FASANO (moglie del MARGIOTTA).
Con riferimento all’attività messa in atto ai danni del dr. MONTEMURRO, da parte dei
sodali prima indicati, si evidenziano varie conversazioni telefoniche intercettate tra la
dr.ssa FASANO ed il dr. BONOMI, che si interessano congiuntamente di produrre attività
di ostacolo nei confronti del dr. MONTEMURRO e di suoi collaboratori, quale il vice-
commissario MENNUTI. Il legame tra la FASANO ed il BONOMI emerge ancora da altra
conversazione telefonica nel corso della quale i due discutono di un’indagine ancora in
corso da parte della Procura della Repubblica di Potenza ed in particolare da parte del dr.
WOODCOCK e riguardante la massoneria. La FASANO informa illecitamente il BONOMI
dell’attività delegata dal predetto magistrato e fanno riferimento ad una fuga di notizie
relativa alla stessa indagine, riconducendola ad una richiesta inviata a tutte le Questure
d’Italia dalla stessa FASANO. Il BONOMI dimostra di avere cognizione dell’indagine.
Inoltre i due dimostrano di essere contenti di un documento durissimo fatto dagli avvocati
(a dimostrazione della colleganza dei sodali con taluni avvocati operanti in Basilicata ed
espressione di quei centri di potere nei quali sono compiutamente inseriti i sodali).

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Dalle intercettazioni telefoniche emerge anche che il dr. BONOMI aspira a divenire
Procuratore della Repubblica di Potenza in maniera tale da garantirsi, in tutti gli uffici
requirenti di Potenza, il controllo totale delle illecite attività del sodalizio.
Da una conversazione telefonica emerge l’interesse del dr. BONOMI e della dr.ssa
FASANO per il dr. WOODCOOCK, ed in particolare per delle foto che dovrebbero essere
pubblicate sul giornale “Chi”. A tal proposito si segnala che nello stesso periodo la dr.ssa
FASANO è impegnata in delicate indagini delegate da quest’ultimo.
In altre conversazioni, la FASANO rivela illegalmente al BONOMI attività perquisizione
che avrebbe svolto il giorno dopo, specificando che il giorno successivo ne sarebbe stato
avvisato formalmente.
Nel corso delle medesime conversazioni i due si compiacciono di articoli redatti da Nino
Grasso (impegnato a sostenere le ragioni di appartenenti al sodalizio criminoso).
Nello stesso tempo i sodali, ed in particolare il dr. TUFANO, esercitano attività di
“copertura” in favore della dr.ssa GENOVESE, nonostante avesse consumato condotte
dalla chiara valenza quanto meno disciplinare (come evidenziato, poi, dalla stessa
relazione ispettiva dell’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia solo a seguito
dell’esecuzione dei decreti di perquisizione eseguiti da quest’ufficio anche nei confronti
della dr.ssa GENOVESE).
Riferisce il dr. IANNUZZI:
“…….OMISSIS. PROCURATORE – Voleva aggiungere qualcosa dottore?
IANNUZZI Alberto – Avrei cose da… Per esempio, a Potenza c’è un – vabbè questo non so se può
rilevare ma – c’è un giornale “Nuova Basilicata” si chiama, che assume posizioni piuttosto singolari
insomma su alcune vicende che hanno visto… e che pare, non so se il direttore o qualcuno di questo
genere, è anche… ha un incarico presso l’Ospedale San Carlo di Potenza e che quindi le posizioni
che assume sono, diciamo, spiccatamente favorevoli insomma rispetto per esempio al dottor
CANNIZZARO. Nonostante, per esempio, quando ci fu la sua nomina come direttore generale ci
sia stato un fondo estremamente critico in cui si parlava di ingombrante presenza con delle illazioni
insomma piuttosto pesanti, e che evidentemente insomma furono modificate e dopo un po’ di tempo
forse, non lo so, per questo incarico che fu dato al… Ed è un giornale questo tra l’altro che fu
utilizzato per attaccarmi ma per diciamo l’inchiesta “IENA 2” insomma, nella quale furono
pubblicate addirittura delle lettere dell’avvocato BARDI dal carcere, cosa che non si è mai visto
insomma. Durante la detenzione di BARDI al carcere questo giornale pubblicò delle lettere che
ovviamente mi accusavano per una serie di cose che io tra l’altro non ho mai commesso.
………………………………….omissis………………………………………….
IANNUZZI Alberto – E non lo so se… la cosa anche che mi colpisce in questa vicenda insomma,
non so se è il caso, se lei ritiene che possa essere rilevante…
PROCURATORE – Prego vediamo…
IANNUZZI Alberto – Anche per via di quella, diciamo, quello che ho avuto modo di leggere sui
giornali di questa vicenda… ovviamente ho una conoscenza di tipo giornalistico. Qui si parla
appunto di questo comitato d’affari, insomma qualcosa che va al di là delle singole responsabilità
individuali, ma che accomuna tutte queste persone. E io ritengo insomma che…
PROCURATORE – Questo ci interessa sicuramente…
IANNUZZI Alberto – …la diciamo… forse, forse, è un’ipotesi che ovviamente… la dottoressa
GENOVESE insomma la cosa che mi colpisce è che è stata invischiata in vicende
piuttosto gravi insomma, non riguardano fatti di piccoli abusi d’ufficio, ma insomma
fatti… i più gravi che insomma sono accaduti in Basilicata, o lei o il marito insomma.
Mi, diciamo, stupisce il fatto che non abbia avuto mai diciamo nessun problema nel senso
che… lo dico questo anche perché essendo io magari interessato, essendo oggetto di
segnalazioni varie per fatti che attendono l’esercizio delle mie funzioni…

30
………………………………….omissis………………………………………….
IANNUZZI Alberto – Per esempio io sono stato, diciamo, ancora diciamo ancora deve essere
definito, spero insomma che finisca quanto presto, procedimento disciplinare che è scaturito da un
provvedimento che ho adottato, che è qualcosa veramente anomala, nel senso che per un presunto
difetto di motivazione per alcune posizioni nell’ordinanza emessa nell’ambito del procedimento
“IENA 2”. Cioè, siccome il Tribunale del Riesame aveva annullato alcune misure perché non avrei
motivato la loro posizione, ma poi dimostrerò…
PROCURATORE – Vabbè questo poi… Mi colpisce il dato che non ci siano state iniziative…
IANNUZZI Alberto – Ma dico, come mai io sono stato così bersagliato e adesso magari se il fatto
magari che ho fatto l’intervista al giornale e mi accusano e mi vogliono sottoporre ad ispezione,
procedimento disciplinare e poi, diciamo, per fatti così gravi…
PROCURATORE – Ma, per esempio, le risulta che segnalazioni su profili di eventuale rilevanza
disciplinare, per esempio, siano stati fatti dagli organi di vigilanza interna dell’Autorità Giudiziaria
nei confronti della dottoressa GENOVESE? Cioè mi riferisco, per quanto lei può sapere, mi riferisco
per esempio al Procuratore della Repubblica o al Procuratore Generale o di altre Autorità.
IANNUZZI Alberto – Che io sappia no. Per esempio credo proprio di no, anche perché insomma…
PROCURATORE – I rapporti, per quanto lei sappia, tra la dottoressa GENOVESE e il Procurare
Generale dottor TUFANO?
IANNUZZI Alberto – Sono sin troppo cordiali, ma che è un fatto normale insomma nel senso…
però credo che la cordialità vada al di là di quella che è la fisiologia dei rapporti tra colleghi.
PROCURATORE – Cioè, può essere più preciso?
IANNUZZI Alberto – Per esempio io, veniamo al dunque, io sono stato… il dottor TUFANO ha
fatto una vera e propria segnalazione nei miei confronti, dopo che io avevo arrestato alcune persone
tra le quali Vittorio Emanuele di Savoia, accusandomi di aver deciso in troppo pochi giorni
(c’ho qui la segnalazione)…
PROCURATORE – Ce la può lasciare questa, sì?
IANNUZZI Alberto – Sì, sì. La cosa veramente, che tra l’altro l’ha ripetuta anche in occasione
dell’audizione al CSM, dove testualmente si dice nell’articolo di giornale che (c’ho anche qui
l’articolo di giornale): <<Il dottor TUFANO durante… praticamente ha detto che il GIP… è troppo
appiattito che ha deciso l’arresto di Vittorio Emanuele nel giro di poche ore>>. Che è una cosa
assolutamente falsa, tanto è vero che nella segnalazione che aveva fatto in precedenza avevo
calcolato esattamente il tempo in 17 giorni e X ore insomma, arriviamo a questo punto insomma,
no? Sono dei rilievi ovviamente…
PROCURATORE – Ma è usuale questo atteggiamento di vigilanza del Procuratore Generale nei
confronti dell’Ufficio GIP, per esempio?
IANNUZZI Alberto – No, diciamo che si è manifestato nei miei confronti perché soprattutto dopo
la vicenda di “IENA 2”, che ha un po’ segnato si può dire storicamente proprio il momento di
spaccatura all’interno degli uffici giudiziari…
PROCURATORE – Perché?
IANNUZZI Alberto – Perché diciamo quel provvedimento, che era forse il provvedimento più
delicato, più importante, al di là di questi ultimi, andava a colpire un centro di potere politico,
economico, poi c’era diciamo coinvolto un avvocato, poi c’erano i politici, amministratori, insomma
era una vicenda piuttosto grave insomma, o perlomeno lasciava intravedere, avrebbe consentito
appunto di far emergere tutti questi legami tra politica, economia e così via insomma. Che cosa è
successo poi in realtà? Che le proteste… come dire? …c’è stato uno sciopero di oltre un mesi degli
avvocati, uno sciopero proclamato la prima volta per cinque giorni dal segretario della Camera
Penale. Allora BARDI era il Presidente della Camera Penale, fu arrestato alle 5:00 del mattino, così
dice il provvedimento, alle ore 7:00 c’è un comunicato ANSA in cui il segretario della Camera
Penale preannuncia uno sciopero di cinque giorni per l’arresto dell’avvocato BARDI. Come si fa a

31
prendere in giro così? Io ovviamente ho ritenuto, ma non credo che siano illazioni, che loro fossero
già a conoscenza di questo...
PROCURATORE – Lei quando dice - torniamo a quella riflessione sua di prima - “…ha provocato
una demarcazione, una spaccatura”, cioè in che senso all’interno della magistratura?
IANNUZZI Alberto – Una spaccatura diciamo tra avvocati innanzitutto, perché questo qua ha
provocato oltre un mese di sciopero…
PROCURATORE – Tra i magistrati?
IANNUZZI Alberto – Io direi anche tra i magistrati, nel senso che ecco, per esempio, soprattutto
per alcuni magistrati in particolare, per esempio, il Procuratore Generale, il quale è diventato una
sorta di punto di riferimento non dico di tutti gli avvocati ma di alcuni avvocati e soprattutto gli
avvocati che contano. Per cui ogni volta che c’era da prendere qualche iniziativa andavano sempre
dal Procuratore Generale. Mi stupì veramente una delibera della Camera Penale che, ovviamente,
tradiva questo rapporto stretto con il dottore TUFANO, che fu adottata all’indomani della vicenda
della “SAVOIAGATE”. Che cosa era successo? Che a seguito di una serie di attacchi diciamo il
CSM, cinque consiglieri del CSM (mi pare di MD), decisero di aprire, chiedere l’apertura di una
pratica a tutela per il collega Woodcock e stigmatizzarono gli atteggiamenti del dottor TUFANO.
La Camera Penale, che è insomma sostanzialmente un’associazione privata, una corporazione, fece
un comunicato estremamente duro nei confronti del CSM, che è un organo costituzionale, dicendo:
<<Cessino le interferenze del CSM nell’esercizio delle delicate funzioni del Procuratore dottore
TUFANO>>. Questi fatti qua sono chiaramente indicativi di un…
PROCURATORE – Ritornando una attimo indietro invece alla riflessione iniziale dei
rapporti particolarmente cordiali tra il Procuratore Generale TUFANO e la dottoressa
GENOVESE. Li possiamo in qualche modo concretizzare in qualcosa?
IANNUZZI Alberto – E…
PROCURATORE – A lei non risulta, lo abbiamo detto, ecco iniziative nei confronti
della GENOVESE a fronte di una serie di fatti invece seri come stiamo narrando? Non le
risulta che vi sia stata alcun tipo di segnalazione?
IANNUZZI Alberto – A me, ripeto, io non so se siano avvenute…
PROCURATORE – A lei non risultano…
IANNUZZI Alberto – A me non risultano, anche perché poi tra l’altro tra di noi se ne
parla, insomma. Quindi se ci fosse stata una segnalazione del genere… Però io, ripeto,
non me la sento di confermarlo o meno perché…
PROCURATORE – E quindi quando lei parla di rapporti molto cordiali?
IANNUZZI Alberto – Di rapporti molto cordiali nel senso che così… io sono stato anche
in consiglio insieme insomma c’era… ma, ripeto, questo è un aspetto così molto… poco
significativo, nel senso che ci possono essere rapporti cordiali con tutti. Però non… era la
sostanza, il fatto che non ci sia stato… cioè il fatto che il Procuratore Generale faccia una
segnalazione in cui chiama in causa il GIP – cioè il Procuratore Generale è quello che
sorveglia diciamo i Pubblici Ministeri – faccia segnalazione al GIP con delle motivazioni
in riferimento a fatti, insomma, francamente di scarso rilievo…
PROCURATORE – Il consiglio giudiziario…
IANNUZZI Alberto – …e non lo faccia per quei fatti così gravi…
PROCURATORE – Visto che lei è stato, come mi stava dicendo, in consiglio giudiziario, in che
anni?
IANNUZZI Alberto – Sono stato… allora io attualmente sono supplente e poi sono stato diversi
anni fa, però mi pare che non c’era il dottor TUFANO…
PROCURATORE – Quindi diversi anni fa. Si è mai discusso all’interno del consiglio
giudiziario di vicende riguardanti la dottoressa GENOVESE, sui fatti di cui stiamo
parlando?

32
IANNUZZI Alberto – Assolutamente, nel senso che sembrava un argomento quasi tabù.
Anzi spesso, il collega PAVESE insomma potrà confermare, mi ha detto che durante le
sedute del consiglio giudiziario il dottor TUFANO sembrava molto preoccupato di
lanciare i suoi… diciamo di esprimere rilievi critici soprattutto nella vicenda “IENA 2”.
Ovviamente non lo poteva fare davanti a me per… giudicarlo e anche per la vicenda
CAPPIELLO. Cioè questi erano… come dire? …i due ritornelli ricorrenti. Però, ripeto, io
non sono stato testimone diretto ma ne ho appreso de relata.
PROCURATORE – Vediamo se posso in qualche modo sintetizzare. Quando lei parla di
schieramenti all’interno della magistratura potentina si riferisce soprattutto a quest’asse, mi dica se
ho compreso bene o ho compreso male, TUFANO–GENOVESE?
IANNUZZI Alberto – Beh… sì, diciamo loro erano più… come dire? …c’era una maggiore
vicinanza tra di loro insomma. Questo però, ripeto, è un capitolo che potrà approfondire il dottor
PAVESE. Però mi colpiva il fatto insomma di quest’accanimento nei miei confronti. Per esempio lui
mi ha accusato di essere troppo appiattito sulle posizione dei due Pubblici Ministeri, uno in
particolare il dottor Woodcock, di accogliere le sue richieste ecc., ecc. e di usare la tecnica del copia e
incolla, cosa che per la verità non ho mai usato, mi basta confrontare gli atti. Vabbè questo l’ho
scritto già…
PROCURATORE – Vabbè, l’avete già……..omissis
Successivamente il dr. IANNUZZI esponeva:
“Il dr.TUFANO ha continuat o an che n ei giorni scorsi ad assumere nei conf ront i
dello scriv ente un atteggi ament o ingiustificatam ente “ostil e”. Per comprender e
ciò occorre fare un passo indi etro, evi d enziand o che in passato il Procu ratore
Generale di Poten za, n ell’occuparsi dello scrivent e, ha dedi cato particolare
attenzion e soprattutto, se non esclusivamente, a quei procedim enti, che hann o
visto il coinvolgim ento di person e che ricopri vano in carichi di g rande riliev o
pubblico, nei confronti dei qual i l’ esponente si è limitato ad appli care la l egg e con
lo st esso rigore adop erato n ei conf ronti dell e person e “ comuni”, in ossequio al
princi pio costituzionale per cui tutti i cittadini sono ugu ali davanti alla l egg e,
sen za di stinzi oni di condi zioni personali e sociali. Non risulta, invece, ch e
analoga attenzione il dr. TUFANO abbia manifestato in altre vicend e
giudiziarie e nei conf ronti di altri col leghi, ai quali potevano essere mo ssi,
in misura maggiore, gli stessi rilievi formulati allo scrivente. All’uopo, a
titolo meram ente esemplifi cativo e non esau stivo, si menzi onano l e ordinan ze
emesse da alt ro magi st rato dell’Uffici o GI P 1 nei procedim enti denominati:
1) “Basili schi”, in cui la richi esta di applicazion e della cust odia caut elare i n
carcere, nei confronti di 83 person e, v enn e accolta con l’ adozion e di ordinanza d el
tutto conforme, ridim ensi onata n otevolmente dal Tri bunal e del Ri esam e, ed emessa
per di più a di stanza di un anno e due m esi dalla ri chi esta, tanto da determinare
dopo pochi giorni l a revoca, da parte dello stesso GIP, di molt e delle misu re
cautel ari appl icat e n ei conf ronti di el ementi apparten enti all a c.d. crim inalità
organ izzata tradizion ale (i delinqu enti di cui il dr. TUFANO parla n ell’aud izion e,
aventi spessore di verso d a quell o di molti destinatari dell’ ordinanza cautel ar e
adottata n el procedim ento cd. “I ena 2”, che invece int eressava anche personaggi
apparten enti all’imprenditoria, al mon do politico- amminist rativo, ovvero alla c.d.
crimin alità dei “coll etti bianchi”);

1
Consta allo scrivente che la collega, che attualmente presta servizio in altra sede, ha avuto buoni rapporti
personali con il dr. TUFANO e soprattutto con altro magistrato della Procura Generale.

33
2) SILLETTI + altri, in cui l’ordinanza ricopiava ed accogli eva
integralment e la richiesta del P.M., disponendo l’applicazion e di ben 52
misure cautel ari nei conf ronti di al cuni f unzionari della Region e Basi licat a
e d ell’ASL di Pot enza, m edi ci, fisi oterapi sti e ufficiali dell’ Anag raf e, quasi
tutte annullat e, o comunqu e f ort em ente ridim ensionat e (l’impi anto
accu sat ori o ipoti zzava l’ esi sten za d i un’associazi one a delinqu ere,
cap eggiat a dal titolare d i un cent ro di fi sioterapia, diretto concorrent e con
quello d ella fami glia della dr. ssa GENOVESE, di cui si parlerà in seguito);
3)“No smoking”, nell’ambito della quale vennero sottoposti a custodia cautelare in carcere
oltre 80 persone, per reati legati al contrabbando di sigarette, con una motivazione che
ricopiava la richiesta del P.M.: quasi tutte le misure cautelari vennero annullate dal
Tribunale del riesame”.
“Del tutto anomala è l’attenzione ch e il dr. TUFANO ha dedicato e
continua a dedicare al sottoscritto giudice, attrav erso la
formulazione di rilievi, di intrinseca scarsa con sistenza e d el tu tto
privi di fondamento. A fron te di ciò, si registra l’inerzia
nell’assumere iniziative rispetto ad altre situazioni oggettivamente
ben più gravi, che – a quanto consta all’esponente - non sono state
oggetto di segnalazione da pa rte dell’Alto Magistra to Requi ren te,
malgrado abbiano visto coinvolti mag istra ti requirenti, so ttoposti al
suo potere di sorv eglianza, ed avuto una grandissima eco, dapprima a
livello locale e successivamen te nazionale, sì da rendere
estremamen te improbabile che il PG non ne abbia avuto conoscenza.
La più eclatante è quella che si riferisce alla dr.ssa Felicia
GENOVESE, già indagata dalla Procura della Repubblica di Salerno
per i rea ti di associazione di stampo mafioso e co rruzion e,
unitamente al coniuge d r. Michele CANNIZZARO, indagato anch e
quale mandante d el duplice omicidio di stampo mafioso nei confron ti
dei coniugi Santa rsiero Patrizia e Gianfredi Giusepp e, nonch é
coinvolto nella vicenda della scomparsa di una giovane ragazza
poten tina, Elisa Claps, avvenuta nel settembre del 1993.
Non è certamente compito dello scri vente en tra re nel merito della
valutazione di fatti così gravi e deli cati, risp etto ai quali peral tro
l’A.G. di Salerno ha di sposto l’archiviazione; comunque sia, alcun i
dei fatti che sono emersi nel corso dell’indagine, anche a carico del
dr. CANN IZZARO, iscri tto ad una l oggia massonica, erano di una
porta ta tale da giustifica re - ad avviso del sottoscri tto - la dovero sa
segnalazione da pa rte del d r. TUF ANO di quei fatti, con ogni
evidenza suscettibili di valutazione sotto il profilo dell’eventuale
incompatibilità di sede o di ufficio, essendo emersi in occasione d el
procedimen to penale, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2 comma 2
del R.D. n. 511/1946, così come novel lato dal D.L.vo n.109/2006 ( cfr.
circola re del CSM n. 13682 del 5 ottob re 1995). Invero, è sta to
accerta to ch e: 1) il dr. CANN IZZARO aveva rapporti di
frequen tazioni con Gianfredi Giusep pe, esponen te di spi cco d ella
locale criminalità organizza ta, dedito all’usura e ad altri traffici
illeciti; 2) il giorno prima d ell’omicidio il dr. CANNIZZARO avev a
avuto un incontro nell’abitazione del Gianfredi e, nonostante ciò, le
indagini erano state condotte dalla moglie, dr.ssa GENOVESE, che

34
soltanto a distanza di sei mesi dal grave fatto di sangue si astenn e
dalla trattazione del pro cedimen to; 3) a seguito della manifestazion e
della volontà di collaborare con la giustizia da parte di Cappiello
Gennaro, principale fonte di accu sa del dr. CANNIZZARO, il
difensore ch e sino ad allora lo aveva assisti to, avv. Sergio Lapenna,
unitamente all’avv. Pervito Bardi, o rganizzarono un p ranzo con i
coniugi GENOVESE-CANN IZZARO, l e cui finalità erano intuibili,
tanto da indu rre il maggiore dei Ca ra binieri, Savino Paternò, che era
sta to invita to a pa rtecipa rvi, a decli nare l’invito; 4) nel maggio d el
1992, a seguito di a ccertamenti effettu ati all’interno di un’abitazion e
calabrese di pertinenza del CANN IZZARO, i Carabinieri d ella
stazione di Calanna riscon tra rono l a presenza di alcuni elemen ti
legati all’ambiente d ella criminalità calabrese, tra cui il figlio di una
persona con sidera ta capo mandamento .
Nonostante la gravità ed il clamore susci tato da qu esti fatti, non
risulta che il d r. TUFANO, così a ttento a stigma tizzare p resun te
violazioni di legge da parte d ello scrivente giudice 2, abbia intrapreso
alcuna iniziativa isti tuzionale nei co nfronti della d r.ssa GENOVESE,
in servizio presso la Procu ra della Repubblica di Potenza d a
moltissimi anni e titola re di un in carico estremamente delica to,
essendo addetta alla trattazione d ei procedimen ti di competenza
della DDA e di alcuni fascicoli rela tivi a rea ti con tro la pubblica
amministrazione, oltre a ricop rire il ruolo di Procura to re vica rio,
come tale prepo sta all’organizzazio ne dell’Ufficio in assenza del
Procu ra tore capo ed investita di com piti delicatissimi. Anzi, l’unica
preoccupazione esp ressa dal dr. TUFANO rispetto a tale gravissima
vicenda è sta ta sempre e soltan to quella di stigmatizzare le accu se
mosse dal collaborato re di giustizia, spesso anche in occa sioni
ufficiali, quali le riunioni del Consi glio Giudiziario (all’uopo può
essere sen tito quale persona informata il dr. Rocco Pavese,
componente per molti anni del Consiglio Giudiziario), senza
preoccuparsi di verifica re se i fatti sopramenzionati po tessero avere
un fondamento, ed omettendo sopra ttutto di segnalare una palese
situazione di incompatibilità ambien tale. C’è da chi edersi, infatti,
come sia possibile che un pubblico ministero si possa occupare di
procedimen ti di mafia, pur essendo coniugata con una persona che,
oltre ad esser iscri tta ad una loggia m assonica, ha avuto con tatti con
elementi lega ti alla n’drangheta calabrese, ha frequenta to un
importante esponen te d ella criminalità locale (il Gianfredi), con il
quale si è incontra to il giorno prima che costui fosse trucida to in un
agguato di stampo mafioso ?
Lo st eso dr. Pav ese, coll ega dell ’Uffici o GIP, mi ha riferito che il dr.
TUFANO a margine delle riuni oni del Consiglio Giudi ziario ha espresso
valutazion i molto critiche sui provvedimenti da me adottati,

2
Al punto da calcolare addirittura i tempi necessari per fotocopiare l’ordinanza cautelare emessa nei
confronti di Vittorio Emanuele di Savoia, nel tentativo di far emergere presunte irregolarità e la falsa
attestazione dell’orario di deposito del provvedimento, smentita dalle conclusioni dell’indagine svolta dalla
Procura di Catanzaro.

35
parti colarm ente n elle vicende processuali conv enzi onalm ente denomin at e
“Iena 2” e “Savoiagate”.
Del resto un’analoga si tuazione di incompatibilità, relativamente a i
procedimen ti aven ti ad oggetto rea ti contro la pubblica
amministrazione, in pa rti colare quell i in cui ri sultava coinvolta la
Regione Basilica ta, sembrava emergere già prima che il marito della
dr.ssa GENOVESE fosse nominato diretto re g enerale d ell’Azienda
Ospedaliera S. Carlo, av endo co stei interessi nella so cietà familiare
“GENOVESE Camillo s.r.l.”, importan te Centro sanita rio
convenzionato con la Regione Basilicata, intesta ta al padre defunto,
e successivamen te gesti ta dal marito, dr. Michele CANN IZZARO.
Iden tica inerzia da parte del dr. TUFANO è stata registrata in
relazione ad un delica tissimo p rocedi mento penale, da cui è scatu rita
nei giorni scorsi l’azion e disciplinare nei confron ti della GENOVESE,
sfociata nell’applicazione in via cautela re della sanzion e del
tra sferimen to ad altra sede, su richiesta del Ministro della Giustizia,
a dimostrazion e della particola re gra vità della condo tta a ccertata. I
fatti sono stati già ampiamente riferi ti nella relazione allegata alla
presente, oltre ch e richiama ti nella deposizione resa alla S.V. Ciò ch e
è importan te segnalare è che anco ra u na volta, nonostante il clamore
mediatico su scita to dalla vicenda (v. articoli di gio rnale di cu i
all’all. 1 alla relazione del dott. Ian nuzzi), soprattu tto in relazione
alle pesanti illazioni sollevate dal denunciante circa la connession e
tra la richiesta di archiviazione avanzata dalla dr.ssa GENOVESE e
la nomina del coniuge quale diretto re gen erale dell’aziend a
ospedaliera S. Ca rlo di Potenza, nonché la necessità che la stessa si
asten esse dalla trattazione del p rocedimento, non risulta che il dr.
TUFANO, che aveva un preciso potere-dovere di far luce sulla
vicenda, nell’ambito di quelle che erano le sue prerogativ e
istituzionali di titolare del potere d i sorveglianza, abbia svolto le
opportune verifiche ed effettua to le necessa rie a cquisizioni,
finalizzate ad accerta re la corretta gestione del pro cedimen to,
sopra ttu tto in presen za dell’illazione pesantissima, sollevata dal dr.
PANIO, volta ad accredita re l’ipotesi dell’esistenza di un patto di
scambio, sino a ventilare la gravi ssima ipotesi delittuosa della
corruzione in atti giudiziari.
Ma il dr. TUFANO andava oltre, perch é, dimostrando di essere
animato da un ingiustificato pregiud izio in merito alla fondatezza
dell’ipotesi adombra ta dal dr. PAN IO, sconfessa to dagli esi ti delle
iniziative ispettive e disciplinari in traprese nei conf ronti d ella dr.ssa
GENOVESE, non solo non prend eva alcuna iniziativa, nei termini
testè menzionati, ma faceva p rop ria u na nota a firma di quest’ultima,
in cui, nel ten ta tivo di difendersi dalle pesan ti illazioni avanzate da l
denunciante, definiva le a ccuse esp resse dal dr. PANIO d el tu tto
calunniose. (Il riferimento del dott. IANNUZZI è alla nota datata
23.06.2005, protocollata p resso la P ro cura Generale a cui e ra diretta
esclusivamente al n.4858, di cui si è detto in precedenza. ndr)

36
A margin e di tal e vicend a si regi st rava un episodio piuttosto inqui etante,
che v edeva com e protagoni sta il sostituto della Procu ra Gen eral e di Potenza
dr. Gaetano Bonomi, il qual e, a distan za di qual che giorno dall a ri chi est a d i
rinvio a giud izio (giugno 2006), formu lata an che nei confronti del sen.
Filippo BUBBICO, attualmente sottosegretario all e Infrastruttu re e
all’ep oca dei f atti presi dent e dell a Giu nta Regi onal e, veniva ri preso dal
local e TG3 a fi anco del sen. BUBBICO durante il congresso d ei DS, in cui
occorreva n ominare il coordin atore regi onale. Il com portament o d el dr.
Bonomi ap pariva a dir poco in opportun o e tal e da gettare discredito sul
prestigio dell’ordin e giudiziario, poi ché si verifi cava n el corso di un a
manifestazi one squi sitam ente politica, esprim endo un atteggi ament o di
“coll aterali smo” nei conf ronti di un influente uomo politico, imputat o
nell’ambito di un procediment o particolarm ente deli cato e di grande
risonanza pubblica. Anche qui, malgrad o l’epi sodio si a stato riportato in un
articolo, apparso su un’i mportante rivi sta nazionale (Microm ega), non
risulta che si a stata m ai intrapresa da parte del dr. TUFANO alcun a
iniziativa n ei conf ronti del dr. Bonomi , peraltro non est ran eo ad alt re
iniziative di rette a del egittimare lo scrivente.
Il dr. Bonomi, infatti, quale magist rato della Procura Gen eral e, in due
distinte occasioni ha espresso parere fav orevole in rel azion e alle istan ze di
ricu sazion e del sottoscritto giudi ce, una dell e quali proposta dall’avv. Pier
Vito Bardi (il m ed esim o che parteci pò all’in contro con i coniug i
GENOVESE- CANNIZZARO dopo il “pentimento” di Genn aro Cappi ello) e
l’altra dal Sindaco di Campi one d’Itali a, Robert o Salmoi raghi.
Al rigu ardo, colpi sce l a motiv azion e espressa a sostegn o del p arere, l addov e
si consideri che l e i stanze sono stat e ritenut e dall a Cort e di Appell o
palesem ent e inammissibi li.In particolare, desta perplessità il parere
favorevole all’accoglim ento dell ’istan za presentata dall’avv. Bardi,
parti colarm ente vicin o agli ambi enti della Procu ra General e, poich é
implicava il riconoscim ento in capo all’i mputato-indagat o del la possibilit à
di scegli ersi il giudice, dal mom ento che faceva scaturi re l’incom patibilit à
del giu dice n ella t rattazion e del p rocedi mento dalla proposizi one da part e
dell’indagato di un atto di citazi one civi le nei confronti del giudi ce st esso
(v. all. 10 alla relazion e del dott. Iannuzzi). Né è un caso che lo stesso avv .
Bardi, a carico del qual e pendono procedim enti pen ali per gravi ipot esi
delittuose, abbia p resent ato, nel corso del procedim ento in cui fu propost a
l’istanza di ri cusazion e, un esposto, depositandolo n egli uffici della Procu ra
Generale, com e se l’int erl ocutore istit uzional e fosse il P.G. e non i l
President e del Tri bunal e o dell a Corte di Appell o.
Ancor più capzioso era il secondo parere, mi rante a stigmatizzare l e
dichiarazioni rese alla stampa dall o scrivent e a seguito dell’ arresto d i
Vittorio Emanu ele di Savoi a, dichiarazioni che avevano qu ale unico scopo
quello di dif endere la solidità dell’impi anto accusatori o, pur senza mai
entrare nel merito d el p rocedimento, n onch é di respingere gl i attacch i
denig ratori che piovev ano d a più parti, nell’esercizi o di un diritt o
riconosciuto al magi strato d alla Costituzi one e dall e circol ari del C.S.M. (v.
rel azion e di cui all’ all. 4 alla relazi one d el dott. Iannuzzi).
La Corte di App ello evid enzi ò la m anifest a infondat ezza della di chiarazion e
di ricu sazion e, ril evan do, tra l’altro, che “…il GIP dott. Iannuzzi si è

37
limitato ad una gen erica illu strazion e di un’attività d’in dagin e, culm inat a
nell’adozion e di un provvedimento rest rittivo già emesso. Si è trattato,
insomma, di un’inf orm azi one diretta tramite gli org ani di st ampa all a
pubblica opini one, p er f orni re el em enti di conoscenza relativi ad
un’indagine che…pare abbia avuto vasta rison anza e diffusi one. E’ quindi
da escludere, nel la m aniera più t assati va, che il giudi ce Iannuzzi abbi a
anticipato il proprio convin ciment o sull e su ccessive f asi e sugli svilupp i
processuali dell’in dagin e preliminare a carico di Salmoiraghi…In definitiv a
è da escludere che i l dott. Iannuzzi abbia int eso, si a pu re in mani era
implicita, antici pare il proprio giud izio i n merito ad una eventual e ist anza
de libertat e del Salm oiraghi all’ esito dell e prospettazioni dif ensive”.
Particol are non t rascu rabi le, in quan to sintomati co della fin alità d i
delegittimare lo scrivente GIP, è qu ello per cui il parere del PG, ch e avrebbe
dovuto riman ere ri serv ato quanto men o sin o alla comuni cazion e d ell a
deci sion e agli int eressati, venn e reso p ubblico all’ esterno dell’ Uffici o d i
prov eni enza p rima dell a suddetta comu nicazi one, malgrado – a quanto è
dato di sapere – l’intenzi one del collegio della Cort e di Appello f osse stat a
correttament e qu ella di ri spettarn e la ri servat ezza. Tal e ci rcostanza pot rà
essere verificata attraverso l’esam e del president e, dr. Angel o Vaccaro.
Anch e qui l’evident e infondatezza d elle t esi sostenut e dal d r. Bonomi e l a
sudd etta ci rcostanza appaiono indi cative dell’assun zion e di un
atteggiam ento ostile nei conf ronti dell o scrivente, peralt ro in una fase del
procedimento particolarment e deli cata, laddove l’accoglim ento d ell a
richi esta di ri cusazion e avrebbe comportato la del egittimazi one d ell o
scriv ente.
Né risulta essere sta ta mai esperi ta alcuna indagine ed intrapresa
qualsivoglia iniziativa volta a chiarire i motivi della mancata
iscrizione d ell’avv. LABRIOLA, presidente del con siglio dell’Ordin e
degli avvocati di Matera e seg retario provinciale di Matera di AN, nel
registro degli indagati in relazione a l procedimen to, assegna to alla
dr.ssa GENOVESE, avente ad oggetto i brogli elettorali commessi nel
Comune di Scanzano Jonico, essendo stata adombra ta l’ipotesi che la
tale mancata iscrizione sia collega ta alla proposta di nomina della
dr.ssa GENOVESE, quale consulen te d ella Commissione An timafia, da
parte del sen. Emilio BUCCICO, sena tore eletto n elle liste di AN in
Basilicata, presso il cui studio l’avv. LABRIOLA ha collaborato per
molti anni (v. l’articolo pubbli cato su “Il Resto”, di cui all’all. 5 all a
rel azion e del dott. Iannuzzi).
A fronte di tal e inerzi a, si regist ra, invece, un particolare “attivi smo” oltre
che nei confronti di al cuni pubblici mini steri, an che, in mani era del tutto
anomala, del sottoscritto, attivi smo che si è manif estat o soprattutt o
nell’ambito del procedim ento cd. “Savoi agate”. Signifi cativa è l’indagine,
svolta dal Procuratore General e, al fin e d i verifi care la regol arit à dei t empi
di esecuzion e dell e ordinan ze caut elari em esse dal sottoscritto. Tal e
indagine è stata appresa dall ’espon ente attraverso la l ettura dell’articolo
apparso sul giornal e l ocale “Il Quotidi ano”, che riportava, in m aniera
virgol ettata, alcuni brani contenuti n el verbal e di audizi one del dr.
Wood cock e d el dr. Galante al P rocu rat ore Gen erale di Pot enza, a su a volt a
delegato dall’Ispettorato Generale del Min istero (cf r. all. 6 all a relazione del

38
dott. Iannuzzi). Nell’arti col o si attri buisce al dr. TUFANO la formulazion e
di un interrogativo, ch e, se fosse stato ri portato in quei termini nell a nota
person ale in diri zzat a al dr. Arcibaldo Mil ler, capo dell’I sp ettorato General e
del Mini stero d ella Giu stizia, pot rebbe rivesti re carattere penal ment e
rilevante, l addove il P.G. di Potenza si chi ede “come si a st ato possibil e
approntare, nel breve lasso di tempo corso tra le 21.15 e la parten za degli
automezzi, le copi e occorrenti per l’ esecuzione di alm eno 26 ordinanze (olt re
54.000 pagine). Trattasi di operazion e che ri chiede più fotocopi atri ci per
vari giorni (per con segnare la sola docum entazi one ri chi est a dall’i spettorat o
la Procura ha imp iegato di eci giorni)”. Trattasi con evidenza di illazion i
piuttosto p esanti, che, pu r chiam ando in causa di rettam ente il P.M.,
sottintendono l’i potesi che qu est o GIP abbi a potuto attestare il f also
nell’indi cazi one del l’orario di d eposito dell’ordin anza original e e dell e copi e
da notificare ai destinat ari dell e misu re cautel ari. Tal e illazi one è pri va d i
qualsi vogli a fondamento, ove si con sid eri che il dr. TUFANO, il qual e
prima di segnalare il fatto avrebbe d ovuto compi ere l e necessarie verifi che,
tralasci a di considerare che l e ordin an ze da esegui re eran o state tutte
consegn ate e deposit ate dall a cancelleria dell’Uffi cio GIP alla segreteria d el
PM alle ore 21.15 del 15.6.2006, in numero corri spon dent e a quello d ei
destin atari dell e mi sure st esse, per cui il lasso di t empo n el qual e sono stat e
fatte le copie dell’ordin anza in qu esti one non è quell o compreso tra l e 21.15
del 15.6.2006 e “l a part enza degli aut om ezzi ”, bensì quell o precedente all e
21.15 del 15.6.2006, compreso nell ’arco d ella stessa giornata del 15.6.2006,
utilizzata evid entem ente per stampare e per fotocopiare l e ordinanze in
esame. Tal e vi cenda, volta a chiarire nei d ettagli ed a sciogli ere tutti i dubbi
soll evati dal dr. TUFANO, appare an ch’essa sintomati ca dell’intento da
part e di qu est’ultim o di voler a tutti i costi rinveni re n ella gestion e del
procedimento d ell e irregolarità, da segnal are agli organi superi ori ed è stat a
chiarita n ei suoi termini esatti nel la rich iesta di archiviazion e avanzata al
GIP dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro in data 16.4.2006 (cf r.
all. 7 alla rel azi one d el dott. Iannuzzi).
Peralt ro, ci si chi ede com e sia stat o possibil e che un atto così ri servato,
trasm esso dal Procuratore Gen erale al Capo d ell’Ispettorato del Minist ero
della Giu stizia, possa essere finito in man o ai giorn alisti.
A qu esto punto, n on può sfuggi re che le iniziative del dr. TUFANO,
laddov e esprimono rilievi criti ci anche n ei conf ronti del sottoscritto GIP e
stigmatizzano l e modalità di eserci zio d ell a funzion e giurisdi zional e, semp re
in relazi one a vi cende giu diziari e contraddistinte dal comun e denominatore
del coinvolgim ento di personalità di rili evo pubblico e da prese posizi one e
polemi che proveni enti da alcuni espon enti del mondo politi co (per av ere
un’idea soltanto in relazione alla vicenda sfociata nell ’arrest o di Vittori o
Emanuele di Savoi a, v. all. 8 alla relazion e del dott. Iannuzzi),
costituiscono una vera e propria an omalia, già evidenziat a da al cuni
compon enti d el CSM, olt re che dagli org ani di informazi one, in quanto si
risolvon o in una impropri a interf eren za nell’esercizi o di una funzion e che
istituzional ment e comp et e ad alt ri organi . Invero, il Procuratore General e è
titolare d el pot ere-dov ere di sorveglianza sui m agi strati del pu bbli co
ministero, e non anche nei conf ronti di coloro che, com e l’espon ente,
svolg ono funzi oni giudicanti. Tale prin cipio è espressi one di una regol a

39
organ izzativa fondament ale, che di sci plin a la riparti zion e dell e funzi oni di
controllo demandate agli organi superi ori , ed è stato conf erm ato dall’ art. 6
del D.L.vo n. 106/2006, d opo essere stato più volt e ribadit o dal CS M (v. d a
ultimo la ri solu zion e in data 24 f ebbraio 2 005, di cui all’al l. 12 all a
rel azion e d el dott. Iannuzzi), con ri ferim ento alla previgente normativa di
cui agli artt. 14 e 16 del R.D.Lgs n. 511/1946; è noto, inf atti, che l a
suddivi sion e dell e comp etenze tra il Presi dente della Cort e ed il Procu ratore
Generale si basa sulle fun zioni svolte d ai magi strati sottoposti all a loro
sorveglianza al momento d ell’ effettuazione degli accert amenti o di quando
questi si rendan o necessari, e comport a la preclu sion e di qual siasi attivit à
di accertam ento n ei conf ronti degli uffi ci e d ei magist rati non sottoposti
alla loro sorvegli anza ai sen si dell e citat e norm e.
Nella condotta in esame, p ertant o, il dr. TUFANO ha agito in viol azion e
della norma regolat rice dell a comp eten za, quella di cui all’ art. 6 del D.L.vo
n. 106/2006, che è norma di legge, viol azi one ch e si verifi ca tutte le volt e in
cui – com e nel caso di sp eci e – l’atto venga emanat o da un organo diverso da
quello avente la pot est à di provvedere ovvero da un soggetto ch e non è
legittimato ad agi re. In particolare, tal e ultima ipotesi ricorre quando i l
pubblico funzionari o, pur aven do una legi ttimazione generi ca ad agi re com e
organ o stat ale, tuttavia non ha la l egit timazion e sp eci fica a disporre in
ordin e ad un determin ato oggetto o nei confronti di det ermin ati soggetti.
Particol arment e signi ficativa, in quant o anal ogicament e appl icabile all a
fattispeci e in esam e, è la pronun zia dell a S.C. di Cassazion e sez. VI, del 26
giugno 2003, n. 35127, che h a statuito che “Integra il reato di cui all’art.
323 c.p., la con dotta di un m agist rato dell a Procu ra Gen eral e d ell a
Repu bbli ca presso la Cort e d’Ap pell o, che incari cato dal di rigent e
dell’uffi cio di sv olgere una indagin e am ministrativa di retta ad acqui si re
informazioni su di un’istan za di rim essi one del p rocesso, con duca una vera
e p rop ria ind agin e prelimin are, senza essere l egittimat o, nei conf ronti di u n
magist rato d ello st esso di stretto dell a cort e di appell o, in tal modo
cagion ando inten zional ment e un danno ingiusto”.
Tali iniziative son o stat e conn otate, sotto il profilo psi colog ico, dal l’intento
di arrecare un d anno all o scrivente, post o ch e la vicenda t est é rif erita non
costituisce af fatto un episodio i solato, ma è soltanto una dell e tant e vi cende,
al punto da potersi in seri re all’int ern o d i una vera e propri a escal ation d i
iniziative e prese di posizion e, anche ri sal enti nel tem po, i cui prodromi
vanno fatti ri sali re n egli sviluppi del procedim ento n. 1916/2000, di
comp etenza dell a DDA, meglio noto come “IENA 2”, che portò all’adozi on e
di misu re cautelari n ei conf ronti, tra gl i altri, dell’al lora presidente dell a
cam era penal e di Basilicat a, avv. Bardi Piervito, e d ell’on. Blasi di Forza
Italia, nonch é di amminist ratori pu bbli ci, funzionari e imp rendit ori. Da tal e
epoca il Procu rat ore Gen erale non perde occasi one per esprim ere le proprie
valutazion i criti che, oltre ch e n ei conf ronti dei magi strati d ella Procu ra di
Potenza che chiesero l’ appli cazi one dell e misu re cautel ari (ci ò ch e gli è
consentito, qual e org ano titolare del pot ere di sorveglianza su t ali uffici),
anche nei riguardi dei giu dici appart enenti all a sezion e GIP, ma in
parti colare del sottoscritto, reo – a su o dire – di autorizzare con troppa
facilità le intercettazioni tel efoni che ri chieste dal P.M., di f are un u so
eccessivo d ella custodia cautelare, reiterando l’accu sa di essere tropp o

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appiattito sull e posi zioni d el P.M. e in al cuni casi di lim itarmi a ri copi arn e
le ri chieste.
Particolarmen te grav e e sin tomatica dell’inten to di danneg giare
ingiustamente lo scrivente è la segnalazione in data 23.6.2006, fatta
dal dr. TUFANO subito dopo l’a rresto di Vittorio Emanuele di Savoia
(v. all. 9 alla relazione del dott. Iannuzzi), nella quale lo stesso
evidenziava aspetti di possibile valenza disciplinare, facendo
riferimen to ad alcuni articoli apparsi su due quotidiani a diffusione
nazionale, che si sono occupati d ella vicenda, vale a dire “La
Repubblica” e “L’Unità ” (ma numerosi son o stati quelli che hann o
dedi cato ampi o sp azi o alla vi cend a, tra cui si indi can o a titol o
esemplifi cativ o, Il Corriere della sera, La Stampa, Il Giornal e, Libero ecc.).
Tali rili evi, privi di fondamento e l esivi della reputazi one dello scrivente,
hanno provocat o un’isp ezi one mini st eri ale, che tra l ’altro, ha cost retto lo
scriv ente anch e a rinviare il godim en to dell e f eri e, gi à concesse dal
President e del Tri bunal e (cfr. all. 10 alla rel azion e del dott. Iannuzzi).
La segnalazione in esam e costi tuisce un’iniziativa parti colarmen te
grave ed anomala, sia perché rapp resen ta un’indebita interferen za
nell’esercizio di un potere istitu zionalmente riconosciuto a l
Presiden te della Corte di Appello, il quale, a differenza del dr.
TUFANO, non ha mai formulato alcun rilievo di qualsivoglia natura
nei confronti del sottoscritto magistrato, così com e il Presidente del
Tribunal e (cfr. rapporto del p residente del Tribunal e sulla nomina a
magist rato di cassazione, di cui all’all. 9 alla rel azion e del dott. Iannuzzi),
sia perché la segnalazione non è diretta – come avrebbe dovuto essere
- ai predetti organi, pur essendo ti to lari del potere di sorv eglianza
nei confron ti del so tto scritto giudice e del consegu ente po tere d i
apprezzamen to e di iniziativa discipl inare o pa radisciplinare, b ensì
alla Presidenza della Repubblica, al Ministro della Giustizia, al
Consiglio Superio re della Magi stratu ra ed al Procu rato re General e
presso la Corte di Ca ssazione. Tale modalità di esercizio del potere d i
segnalazione – ripetesi, non riconosci uto al Procura to re Generale nei
confronti d ei magistra ti con funzioni giudicanti - deno ta in maniera
evidente la volontà di scavalcare gli organi isti tuzionalmente
preposti allo svolgimento delle funzi oni di sorv eglianza, creando i
presuppo sti per un in terven to disci plinare o ispettivo, co sa ch e
effettivamente si è v erifica ta. L’inten to di arrecare un p regiudizi o all o
scriv ente si ri cava d allo stesso t enore della segnal azi one, l addove il d r.
TUFANO scrive: “...si reputa necessario, sin da questo mom ento, far
conoscere alcuni prelimin ari aspetti ev entualm ente m eritevoli d i
apprezzam ento di sciplinare o paradisciplin are”, aggiungen do
successivam ente “S empre ai fini della eventual e evidenzi azion e di aspett i
valutabili sotto p rofili disciplinari, qu esto Uffi cio si accing e an che ad
accertare: se e qu ante conversazi oni intercettat e e contenute n ella richi esta
e nell a ordinan za di mi su re cautel ari e ri port ate int egralment e in
virgol ettati di stam pa si ano st rettam ente funzi onali all e valutazion i
cautel ari piuttosto che (se percepite dai massmed ia att rav erso la richi esta o
la ordinanza) gratuitament e l esiv e dell a ri servat ezza e della on orabilit à
dell e p erson e coinvolte, speci e se non i ndagate o addi rittura totalm ent e

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est ran ee alla vicend a e del tutto i rril evan ti ai fini decisori.” Attraverso tal e
ultima osservazi one, il Procu ratore Generale finisce per vulnerare un
princi pio basilare, che atti ene all’ esercizio della fun zion e giu risdizion ale,
avendo la sezion e disciplinare del CSM e le sezi oni unite dell a Cassazion e
affermato in più occasioni ch e “I provv edim enti giudiziari posson o
richi edere l’indi cazi one di fatti o di situazioni riguardanti soggetti diversi
da quelli int eressati al processo, i quali p ossono risu ltare dann eggi ati dall a
diffusion e di notizi e l esive d ella l oro riservatezza o identità personal e, s e
non del loro onore. Tale lesion e deve, tuttavia, considerarsi lecit a ed
autori zzata qu alora si a necessari a al provvedim ento e per l’espli cazione d el
potere giuri sdi zional e. Peralt ro, l a n ecessità o men o dell’indi cazi one d el
fatto relativo a t erzi costituisce ogg etto di una valutazi one che non pu ò
essere com piuta se non dal magi strato ch e deve em ettere il provv edim ento e
non può essere sindacata in sede di sciplin are in base al prin cipi o
costituzional e della indipenden za d el giu dice, sog getto solt anto all a l egge”
(cfr. sent enza del 26.11.199 9/14.2.2000 – all. 11 alla relazion e d el dott.
Iannuzzi). Fatto sta che lo scrivent e è stato destinatario di ben du e
ispezioni di sposte dal Mini st ero della Gi ustizia (pri mi giorni d el mese d i
luglio 2006 e m arzo 2007), sia di un ’azion e di scip linare ( cfr. atto di
incolpazion e del 19.7.2006 all. 12 all a rel azi one d el dott. Iannuzzi),
conclu sasi n ei giorni scorsi con la ordinanza di non diversi proced ere,
scaturita non dalla vi cenda dell’ arresto del Di Savoia o del Corona, ma dal
procedimento “Iena 2”, “ripescato” a di stanza di poco m eno di due anni
dall’esecuzi one delle misu re cautel ari ordinate dall’ espon ente, con
l’addebito di non aver moti vato l’ordin anza con riferim ento all a posizi one d i
alcuni dei destinatari dell e mi sure (moti vazion e man cante o apparent e). E’
evidente il danno Procu rato allo scrivente attrav erso le condotte
abusive ascrivibili al dr. TUFANO nei termini ampiamente sopra
illustra ti, che hanno avuto gravi ripercussioni so tto il profilo
dell’immagine professionale e del disagio personale, ripercuo tendo si
anche sull’organizzazione del p roprio lavoro, atteso ch e tali rilievi
hanno comportato la so ttoposizio ne a verifiche i spettive, l a
formulazione di proposte di trasf eri mento e di esercizio di azioni
disciplinari, con tutte le consegu enze che ne sono derivate.
La con sap evol ezza di abu sare d el proprio ruolo i stituzion ale al solo fin e d i
danneggi are l o scrivente ri sulta evi dente lad dove si con sideri che i l
Procu ratore Gen erale, pu r non essendo t itolare del p otere di sorveglianza
nei conf ronti del sottoscritto, ha formulato a carico dello scrivente rilievi ,
privi di fondamento ed attinenti esclu siv amente al l’esercizio della funzi on e
giurisdizion ale, p eraltro nell’ ambito di p rocedim enti a carico di personaggi
pubblici particolarment e influ enti (uno per tutti Vittori o Emanul ele d i
Savoia). Ciò ha fatto, richi amando espressament e l a norma che disciplin a
tale p otere, esercit ato strum entalm ente al fine di provocare inizi ative degli
ispettori mini steriali, d el Mini stro della Giusti zia e del CSM, ben
consapevol e che il richiamo alla fun zion e istituzional e di vigilanza avrebbe
avuto degli effetti ed un peso ben div erso dalla mera denunci a.
Tutto ciò – sia ben chiaro – vi en e evi den ziato dallo scrivente giudi ce, nell a
consapevol ezza che doverosament e gli organi istituzi onali, investiti dell e
segn alazioni del dr. TUFANO, hann o svolto le verifich e n ecessari e, al fin e

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di chiari re l a fondatezza dei rili evi segn alati, p erv en endo tuttavi a
all’accertam ento d ell’assoluta infondat ezza degli addebiti contestati.
La con sapevolezza di abusare dell a funzi one nei confronti di questo giu dice
si desum e dalla stessa p rem essa, contenuta nella segn alazione in dat a
23.6.2006, laddove il dr. TUFANO così esordi sce: “I fatti oggetto della not a
indagine in corso presso gli uffici giudizi ari di Potenza a carico di SAVOI A
Vittorio Emanuel e + alt ri e i cont enuti dell a consegu ente copi osi ssim a
campagna massm edi a hanno imm ediat amente attivat o questo Uffi cio in
ordin e a quant o di sua d overosa sp ettanza sul pian o dell a sorveglian za sui
magist rati requirenti (art. 16 R.D.L. 31/5/1946 n. 511 e art. 6 D.L.vo
20/2/06 n. 106)”. E’ evidente - ammesso che vi fossero dei dubbi - che il dr.
TUFANO, il quale si è mosso, non sulla base di iniziative intraprese da
terzi, ma soltanto sulla scorta di notizi e apprese da giornali e tel evisi oni,
era pi enam ente con sapevole che il potere di vigilan za poteva esser e
esercitato direttam ente soltanto n ei conf ronti del P.M., aven dolo afferm ato
nella p rem essa. Perciò, assum endo tale inizi ativa, ha interf erit o
nell’esercizi o del potere di controllo riconosciut o innanzitutto al capo
dell’Uffi cio, val e a di re al Presi dent e del Tribun ale, e di sorvegli anza,
istituzional ment e dev oluto al Presidente della Corte di Appell o, titolari di
uffici direttivi giudicanti, che pure hanno avuto modo di leggere i giornali e
di ascolt are la tel evi sion e, senza per questo ri scontrare situazioni tali da a
giustificare l a f ormul azion e di rili evi n ei conf ronti del sottoscritto, pu r
avendone il potere. E, si badi bene, ch e il dr. TUFANO si è rapportato
direttam ent e al President e della Repubbli ca, al Mini stro, al CS M ed al P.G.
presso l a Cassazion e, senza interloqui re, così come sarebbe stato doveroso,
con g li organi p reposti i stituzionalm ent e alla vigilan za n ei conf ronti del
giudice, scavalcandoli compl etam ente.
Ai fini della v alutazi one dell e condotte poste in essere dal Procu ratore
Generale, che – non bisogna dim enticarlo – è anche il magist rato requirent e
di ran go più el evato nel dist retto giudizi ario dell a Basilicata, va messa i n
risalto l’assonan za, a volt e an che sotto i l profil o terminol ogico, fra i rili evi
e gli argom enti espressi d al dr. TUFANO e quelli cont enuti nel cosi ddett o
“libro bian co”, scritto da alcuni avvocat i, conten ente un a serie di accuse,
per null a disint eressat e, formul ate n ei conf ronti di quei m agist rati ch e
hanno osato “ alzare il tiro” al di là della pi ccola delin quen za di strada,
successivam ente al l’arrest o dell’ avvocat o Bardi, asson anza che sembrerebb e
esp ression e di un’anom ala alleanza tra du e organi che persegu on o
istituzional ment e finalità diverse. Tale assonanza, peraltro, ha avut o modo
di manifestarsi in numerose occasioni, tanto da far assurgere il Procu ratore
Generale, non tanto a pal adino dei com uni cittadini, qu anto a punto d i
riferim ento costante degli avvocati pen ali sti, in parti colar modo di un not o
ed autorev ol e rappresentant e del foro l ocal e e dello stesso avv. Piervit o
Bardi, che – è ben e ricord arl o – è a giudi zio p er un a seri e num erosa di reati,
alcuni dei quali all arm anti, quali il f avoreggiam ento mafioso, la bancarotta
fallimentare fraudol enta, la calunnia, l a ri cettazion e, la fal sità in atti
pubblici, ecc. Peralt ro, a riprova dell’ esi stenza di t ale anom ala alleanza si
richi ama il contenuto della nota d el direttivo dell a Cam era pen ale d i
Basilicata in data 8 luglio 2006, in cui si manifest a “massima solidari età al
P.G. TUFANO, nei confronti del qual e, nei giorni scorsi, cinqu e con sigli eri

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del CSM dell a corrente ‘magi stratura democratica’, avevan o chiesto di
veri ficarn e l’op erato”. Nel comuni cato si d efini sce “grav ement e
inopportuna” l’inizi ativa d ei cinqu e consiglieri del Csm”, au spicandosi “l a
cessazi one di ogni indebita ingeren za n ell o svolgiment o del deli cato com pito
assegn ato a TUFANO”. La notizi a non m erita commenti e lascia senza fi ato
(cfr. all. 12). Vi è da aggiungere, altresì, che la camera p enal e in questi one,
alla qual e sono i scritte p oche p erson e, non è nemm eno rappresentativa d ell a
categ oria, essend o stat a creata in P otenza un’altra camera penal e,
presi eduta dall’ avv. Ivan Russo, all a qual e son o iscritti molti più avvocati.
Particolarmen te dimostra tiva dell a gravità dell’abuso è la
circostanza che il dr. TUFANO, pur essendo pa rticola rmente attivo e
solerte nel segnalare presunte violazioni dello scrivente GIP,
rivelatesi del tu tto infondate, non ha segnalato fatti oggettivamente
molto più gravi, che hanno avuto grande ri sonanza media tica,
ascrivibili a magistrati requi renti, pu r essendo co sto ro soggetti alla
sua vigilanza, tra i quali quello ampiamente sopra illustrato
probabilmente è soltan to quello più noto (v. articoli di giornal e, di cui
all’all. 13 alla relazion e del dott. Iannuzzi ).
Peralt ro, al d r. TUFANO sem bra essere sfuggita un’altra ci rcost anza,
rel ativa al processo attualm ente pendent e in dibattiment o, per il qu ale l o
scriv ente di spose l’im putazion e coatta, a carico d ei compon enti dell a Giunta
Regi onal e presiedut a all’ epoca dal sottosegret ari o BUBBICO Filippo, la cu i
delicatezza è di tutta evid enza, t enuto con to dei profili di connession e con i l
procedimento a carico di al cuni magi strati indagati presso l a Procu ra d i
Catanzaro: invero, sembra (il condizion al e è d’obbligo solo per la d eli catezza
della ci rcost anza, che inv este anche, m a non soltanto, l a p rivacy dell e
person e coinvolte) che il presi dent e del coll egi o, dr. D aniel e Cen ci, gi à
destin atari o di una segn alazione a f irma del lo scrivente di retta al
President e del Tri bunal e (cfr. all. 14 alla rel azion e del dott. Iannuzzi) e, ciò
nonostant e, compon ente del coll egio e co-esten sore dell e ordinan ze emess e
dal Tribun ale del ri esame n ella vicenda “Iena 2”, da cui è scaturit a
l’incolpazion e disciplinare a carico del sot toscritto (cf r. all. 15), intrattenga
da tempo una relazi one sentim entale con il P.M. del processo, dr.ssa
Claudia D e Luca, la stessa ch e regi strò, ad insaput a dell’int erlocut ore, un
colloquio con il dr. Gal ante, relativo ad una conversazi one con cernent e il
processo suddetto (la ci rcost anza è stata già accertat a e valutata in sede
ispettiv a, nell ’ambito dell’indagine amministrativa ch e h a portat o a
richi edere il trasf erimento del d r. Gal ante). Tale relazi one sentimentale,
spesso ogg etto di “battute” salaci da parte di al cuni avvocati del foro di
Potenza, può essere conf ermata, tra gl i altri, dai colleghi Ferdinando
Esposito, Rocco Pav ese e d al capitano dei Carabini eri Pasqual e Zach eo e,
pur costituendo un fatto di per sè del tutto legittimo, non lo è più nel
momento in cui gli int eressati si t rov ano a sv olgere nell’ ambito dell o st esso
procedimento fun zion e di stinte, rapp resentando ri spettivament e l’organ o
accu sat ori o e quell o giudicant e, finendo per comprom ettere, per via di tale
rel azion e, l’immagin e di terzi età e di indi pend enza, che costitui scono val ori
essen ziali ed intrin seci all’ esercizi o dell a funzione giu risdizion ale.
L’“accanim ento” del dr. TUFANO n ei riguardi d el sottoscritto, peraltro,
non sem bra subi re battute di arresto, com e comprovato da due episod i

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veri ficati si nei giorni scorsi. Mi è stat o riferito, infatti, che in occasion e
della d efini zion e di un delicato processo di crim inalità organizzata a carico
Riviezzi Saverio + 13, il cui coll egio era presi eduto dall o scrivente (cf r. all.
16 all a rel azi one del dott. Iannu zzi), il dr. TUFANO ha chi est o ad uno d ei
compon enti del collegi o, il dr. Dani el e Cen ci, di rif eri rgli sui tem pi di
definizi one del p rocesso, stigmati zzando l a circostanza che tal e processo era
durato più a lungo di un altro, ri spet to al quale nei gi orni scorsi era
apparso sul quotidiano “La Stam pa” un articol o, in cui si addebit ava al d r.
TUFANO di “non aver mosso un dito” i n relazi one al processo cosidd etto
“Basili schi ”, che si trascina da m olti an ni (cfr. all. 17 alla rel azi one del
dott. Iannuzzi), al punto da ri chiedere al P residente del Tribun ale d i
interp ellare an che lo scrivente, p er chi ari re i l tenore delle aff erm azion i
riportate sul qu otidiano, peralt ro attribuite g enericament e ai m agist rat i
sentiti dal P.M. di Catanzaro.
Ancora più sintomati co dell’intento di arrecare un danno al sottoscritto è
l’epi sodio v erif icat osi nell a seduta d el Consiglio Giudiziario in dat a 9
maggio u.s., in occasi one dell’ esame dell a prati ca relativ a al parere ci rca la
nomina a magi strato di cassazi one del sottoscritto, che si t rascin ava d a
diversi mesi e che era ormai matura per la defini zion e, essendo stati
acqui siti tutti i rapporti, largament e positivi, ed i provvedim enti da
valutare. Malgrado ciò il d r. TUFANO, compon ente di diritto del Con sigli o
Giudiziario, gi à sostituito in altre sedut e da altri magi strati dell a Procu ra
Generale, ha chiesto che il sottoscritto venisse interpell ato, al fine d i
comunicare l’ev entual e presentazi one di d enunce o qu erel e n ei conf ronti d ei
suoi conf ronti, motiv ando t ale iniziat iva come diretta a valut are l a
possibilità di asten ersi n ell a part ecip azi one alla d elibera (cf r. all. 18 all a
rel azion e del dott. Iannuzzi). All o scriven te tal e ini ziativa ap pare a dir poco
prov ocatori a, essend o alqu anto singol are la pretesa, avanzata da chi si
ritien e possibil e destinatario di un a d enu ncia, di essere informato in m erito
alla presentazione di una denun cia a suo cari co da parte dell o stesso
denunci ante (un a sorta di informazion e di garanzia in forma pri vata), per
cui non è da escludere che l a ri chi est a fosse final izzata a ritardare l a
deci sion e da parte del Con sigli o Gi udiziario, in rel azion e ad una
prog ression e di carriera, da cui derivano import anti eff etti economi ci e
giuridi ci.
Riferiva, quindi, il dr. Rocco PAVESE:
“Facendo seguito alle mie precedenti dichiarazioni rese al dott. De Magistris, e richiesto sul
punto dalla S.V., preciso quanto segue. Nell’ambito della pratica pendente presso il
Consiglio Giudiziario di Potenza, relativa al parere per la nomina del dott. Vincenzo
MONTEMURRO a magistrato di Tribunale, il dott. TUFANO ebbe a verbalizzare
osservazioni a carico del suddetto magistrato in valutazione, a fronte delle quali ritenni
doveroso verbalizzare, a mia volta, una serie di osservazioni.
Le mie osservazioni furono verbalizzate nella seduta del 18.1.06 (il relativo verbale è stato
da me consegnato in copia al dott. De Magistris in occasione dell’esame avvenuto in
Catanzaro il 30.3.07); quelle del dott. TUFANO, ma non posso ricordare con assoluta
esattezza, una o due sedute prima.
Preciso che il sistema di verbalizzazione in uso presso il Consiglio giudiziario di Potenza è
di tipo manuale e riassuntivo, e che non è prevista alcuna forma di stenotipia e/o
fonoregistrazione.

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A prescindere da quanto verbalizzato, ricordo che il dott. TUFANO aveva un
atteggiamento chiaramente critico verso il dott. MONTEMURRO, e che la ‘gestione’ del
pentito Cappiello da parte di esso MONTEMURRO aveva una parte importante in tale
atteggiamento. Più specificamente il dott. TUFANO ebbe ad esporre rilievi critici sulla
tardiva iscrizione del pentito Cappiello Gennaro, nel registro notizie di reato. Infatti
nell’ambito del P.P. 931/99 Procura di Potenza, sorto su denuncia del dott. Michele
CANNIZZARO, a seguito della intrapresa collaborazione di Cappiello, l’indagato (appunto
Cappiello) non era stato iscritto compiutamente se non nel giugno 2004. Più esattamente
preciso che detto procedimento, a me noto per avervi svolto funzioni di G.U.P. era stato
iscritto a carico di Cappiello Gennaro da identificare. Sul punto ritenni doveroso
verbalizzare le mie osservazioni facendo rilevare che tale tardiva iscrizione era da attribuirsi
al dott. Galante; ciò mi constava avendo cognizione del fascicolo, da me definito con
sentenza del 28.04.2006, dichiarativa di incompetenza in favore della Procura di Salerno.
Copia di detta sentenza esibisco e consegno in questa sede. Le vicende processuali relative a
Cappiello Gennaro sono piuttosto complicate. Ritengo necessario a riguardo osservare che
nella primavera del 2004, pressoché in coincidenza con la formale iscrizione nel
Proc.931/99, sorse, ovvero ebbe sviluppi, altro procedimento, che vedeva Cappiello indagato
quale mandante dell’omicidio Gianfredi – Santarsiero. In tale procedimento, di cui non
ricordo il numero, Cappiello fu attinto da misura cautelare custodiale nel luglio 2004,
adottata dal G.I.P. Dott. Alberto Iannuzzi. Tale procedimento fu successivamente trasferito
alla Procura di Salerno, giusta provvedimento della Procura Generale della Cassazione in
data 10.02.2005. Mi consta, da notizie di stampa, che all’esito del dibattimento la Corte di
Assise di Salerno ha assolto il Cappiello. Personalmente non ritengo che la gestione del
pentito Cappiello sia stata efficace da parte della Procura di Potenza. Ciò per il suddetto
ritardo nell’iscrizione e più in generale per l’evidente comprensibile imbarazzo che le
dichiarazioni del medesimo devono aver creato all’ufficio, atteso che nell’ufficio stesso
prestava servizio una collega (la d.ssa GENOVESE) a cui carico il Cappiello aveva mosso
gravi accuse.
Ricordo inoltre che il dott. TUFANO accennò (non credo che ciò sia stato verbalizzato) a un
qualche ruolo di depistaggio o qualcosa del genere da parte di tale Bonadies, agente della
Polizia di Stato in servizio a Potenza, nipote del Gianfredi, il quale intervenne sul luogo del
delitto nell’immediatezza, e che per primo avrebbe accennato alla presenza del dott.
CANNIZZARO a casa delle vittime la sera prima dell’omicidio. L’atteggiamento
complessivo del dott. TUFANO era di evidente critica al dott. MONTEMURRO, e di presa
di posizione a favore della d.ssa GENOVESE e del coniuge CANNIZZARO, facendo
intuire che egli ipotizzava una sorta di accanimento a carico degli stessi. In quel periodo
(gennaio 2006) la questione Cappiello formava oggetto di ampia attenzione sui mass media
locali, essendo stata diffusa la notizia di un procedimento derivante da un presunto
proposito omicidiario del Cappiello a danno della d.ssa GENOVESE. La cosa ebbe
risonanza pubblica anche perché furono adottate, presumo dal Comitato per l’ordine e la
sicurezza pubblica di Potenza, misure visibili presso l’abitazione della d.ssa GENOVESE
(divieto di sosta per un tratto della strada e presidio permanente di una pattuglia di forze di
polizia). Ignoro gli sviluppi di tale procedimento…….OMISSIS”
Dall’esame degli atti del Consiglio Giudiziario di Potenza si evinceva l’attività di
ostacolo del dr. TUFANO nei confronti del dr. MONTEMURRO.
Nella adunanza del 18.1.2006, interveniva il dr. Pavese il quale osservava:
“In relazione alle circostanze segnalate per iscritto dal Procuratore Generale ed alla
discussione che ne è seguita, relativamente al parere per la nomina del dott.
MONTEMURRO a magistrato di appello, pongo l’attenzione ad alcune considerazioni.

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In questa situazione appare ingiustificato una particolare acribia nei confronti del dottor
MONTEMURRO, che peraltro ha curato procedimenti che non ignorano esiti positivi per la
pubblica accusa. Posso ricordare in proposito (trattasi di condanne irrevocabili): il proc.
2512/01 RGNR (c.d. “Magna Grecia”), in materia di criminalità organizzata nella zona
jonica; il proc. 1574/94 (c.d. “epilogo”) in materia di criminalità organizzata in Matera e
provincia; il proc. 2041/94 (c.d. “Penelope”) in materia di criminalità organizzata tra Melfi e
Potenza (da notare che qui la condanna è stata inflitta dalla Corte d’Assise di Appello su
gravame del dott. MONTEMURRO); il proc. 1529/97 in una fattispecie di sequestro di
persona seguita da omicidio della vittima”.
In riferimento a quanto segnalato dal dr. Iannuzzi, relativamente alla posizione
dell’avv. Bardi e del fatto che lui, unitamente ad altri indagati “eccellenti”
nell’ambito del P.P.1916/00 cd. “Iene”, facessero direttamente riferimento al
Procuratore Generale, con il quale i PP.MM. Woodcock e Montemnurro
intrattennero copiosissima corrispondenza, è riscontrato da quanto emerge dalla
lettura della documentazione acquisita. In particolare, tale carteggio riguardante la
corrispondenza tra la Procura Generale e i predetti PP.MM. consta di numerose
richieste di avocazione delle indagini, molte delle quali presentate al Procuratore
Generale dall’avv. Pace Donato, del Foro di Potenza. Il P.G., dalla corrispondenza
acquisita, risulta aver dato sempre corso a quanto previsto dall’art.412 c.p.p.,
formulando specifiche e ripetute richieste di notizie in merito a tali “personaggi”,
arrivando in alcuni casi ad uno scontro epistolare con il dr. Galante.
Riferiva ancora il dr. PAVESE:
“ …..omissis………. P.M. dott. DE MAGISTRIS – Visto che trattiamo di Consiglio
Giudiziario, potremmo introdurre adesso, magari poi sviluppiamo su altri argomenti, questo
dato. A noi risulta che c’è stata una certa attività di “sensibilità” del Procuratore Generale
TUFANO nei confronti di alcuni magistrati del distretto, in particolare abbiamo ascoltato
oggi dal dottore IANNUZZI, ma potremmo anche dire dal dottore WOODCOCK e altri
magistrati. Le risulta, visto che fa parte del Consiglio Giudiziario, segnalazioni, rilievi,
appunti o attenzioni, per esempio, del Procuratore Generale TUFANO nei confronti della
dottoressa GENOVESE, visto che è stata coinvolta direttamente o indirettamente in alcune
vicende piuttosto delicate?
PAVESE Rocco – Attenzioni particolari io non ne ho rilevate, devo rilevare che insomma
sono sempre, come dire, unanimi, questo sì.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – No, dico rilievi nel senso disciplinari.
PAVESE Rocco – No, no, no.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – In questo senso, cioè segnalazioni di appunto, contestazioni
da parte di TUFANO?
PAVESE Rocco – No, no, no.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Anzi mi di capire che i rapporti sono molto stretti.
PAVESE Rocco – Piena unanimità. Laddove i rapporti… Invece c’è stato l’inverso, cioè
una particolare attenzione del dottore TUFANO verso certe problematiche, il che ha
suscitato anche delle discussioni in Consiglio Giudiziario, pacate ma ci sono state. Ci sono
poi state tutta una serie di riflessioni del Procuratore Generale a margine del Consiglio
Giudiziario, che mi sembra doveroso portare alla sua conoscenza, alla sua attenzione. E cioè
una sistematica attenzione, ho rilevato in questi due anni di attività nel Consiglio
Giudiziario, attenzione critica in senso negativo ben inteso, verso il procedimento “Iena”, il
1916/00 RGNR DDA Potenza, a proposito del quale e a proposito dei provvedimenti ivi
adottati, il Procuratore Generale ha sempre manifestato aperti sferri su una serie di critiche,
critiche che hanno investito l’operato dei pubblici ministeri e anche l’operato del dottore

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IANNUZZI, quale GIP che ha adottato il provvedimento. Devo aggiungere che questa
attenzione critica verso il procedimento “Iena”, io credo che si sia poi estesa anche alla
persona del dottor MONTEMURRO che era uno dei pubblici ministeri, l’altro era il dottor
WOODCOCK, che si è occupato del procedimento “Iena” , cosiddetto “Iena” , in realtà
1916/00 RGNR. Perché dico questo? Perché quando si trattò di deliberare sul parere per la
nomina del dottor MONTEMURRO a magistrato di appello, il dottor TUFANO espresse
dei rilievi anche per iscritto a riguardo, lamentando che le statistiche del dottor
MONTEMURRO erano inverosimili perché risultava un numero eccessivo di udienze,
lamentando una serie di inefficienze professionali del medesimo. A riguardo io ritenni
doveroso mettere a verbale una serie di considerazioni, che ho in copia qui e che posso porre
alla sua attenzione, in cui rilevavo…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Diamo atto che lei le esibisce e dopo le acquisiremo.
PAVESE Rocco – … rilevavo che non mi sembrava equo una particolare attenzione
negativa, un particolare spirito critico verso il dottor MONTEMURRO…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Le faccio questa domanda perché ho sentito stamattina il
dottore WOODCOCK e il dottore IANNUZZI. Vi siete dati una spiegazione del motivo
per il quale c’è stata in questi anni e nei mesi un’attenzione particolare nei confronti di
alcuni magistrati che, mi pare di capire, sono stati particolarmente sovra esposti in indagini
delicate? Parliamo di “Iena” , “Iene 2” , quindi il dottore IANNUZZI, il dottore
WOODCOCK. Vi siete fatto una idea? Ne avete discusso?
PAVESE Rocco – Sì, se n’è parlato fra me e il dottore IANNUZZI che operiamo nello
stesso ufficio e con il quale ci sono rapporti di colleganza molto stretti perché abbiamo un
percorso professionale simile, perché prima di venire in Tribunale siamo stati insieme presso
l’ufficio del Tribunale di Sorveglianza di Potenza, dal quale poi entrambi siamo scappati, ma
qui si aprirebbe un altro capitolo, però ne rimane una traccia a verbale. E quindi sono dieci
anni che siamo insieme con il dottore IANNUZZI e c’è una particolare, non lo nascondo,
consonanza professionale, anche amicizia. E se ne è parlato, certo che se ne è parlato. Che
dire? A noi sembra, a me personalmente, sembra una reazione di parte della magistratura a
carico di magistrati che fanno il loro dovere, che perseguono senza guardare in faccia
qualunque indagato.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Quando lei parla di una parte della magistratura, è in grado
di dare qualche riferimento di persona, per comprendere i collegamenti tra schieramento…
Abbiamo parlato del dottor TUFANO, per esempio.
PAVESE Rocco – Nel distretto di Potenza direi che particolarmente il dottor TUFANO si
è sbilanciato, si è esposto, si è messo in una posizione di aperto rilievo critico in occasione del
Consiglio Giudiziario, in occasione di colloquio a margine del Consiglio Giudiziario, in
occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ma c’è anche una condotta di consonanza con altri
ambienti extragiudiziari in questa attività?
PAVESE Rocco – Beh, a me pare evidente in modo assoluto, una consonanza con parte
della avvocatura. Perché? Perché dal procedimento “Iena”, il 1916/00, a quel procedimento,
seguirono una serie di polemiche molto virulente, anche in virtù della stampa locale che
praticamente si schierò pressoché unanimemente, sia pure con alcune diversità di accenti,
contro la magistratura che procedeva e a sfavore, genericamente parlando, alla classe
politica. In realtà non è che la classe politica lucana era tutta sotto accusa in quel
procedimento; c’erano singole persone che erano indagate; c’erano singoli “colletti bianchi”
che erano indagati; c’erano imprenditori che erano indagati; c’erano anche delinquenti di
strada; c’era e c’è MARTORANO Renato che è un noto pregiudicato di Potenza, forse il più
importante esponente della mafia lucana, vicino alla ‘ndrangheta, che ha una condanna per

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416 bis passata in giudicato ed emergevano chiaramente dei collegamenti tra il signor
MARTORANO, tra suoi accoliti, con colletti bianchi, con imprenditori. Insomma il nucleo
accusatore, detto in termini molto sintetici, era questo. Ne seguirono polemiche virulente. Si
disse che la magistratura voleva mettere sotto accusa la Basilicata, voleva infangare il buon
nome della Basilicata e così via, secondo un cliché che la sua signoria vostra può bene
immaginare. Successivamente, a distanza di alcuni mesi, gli avvocati elaborarono – ma una
parte degli avvocati, intendiamoci, adesso dettaglierò anche questa affermazione – il
cosiddetto “libro bianco” contro la magistratura, che è un insieme, a mio parere, di falsità
anche, di illazioni, di insinuazioni, di affermazioni offensive su di noi, affermazioni offensive
sull’ufficio del GIP che, a loro dire, ricopierebbe integralmente, senza vaglio critico, le
richieste del pubblico ministero. E in tutta questa massa di accuse, di cose gravi contro il
mio ufficio, io vedo chiaramente la mano dell’avvocato Pier Vito BARDI, che fu attinto da
misura cautelare in quella vicenda, vedo chiaramente la mano dell’avvocato Francesca
SASSANO, che ha chiari motivi di risentimento nei confronti del dottor WOODCOCK e
anche del sottoscritto, perché la suddetta è stata condannata, in sede di giudizio abbreviato
chiesto ovviamente dalla medesima, dal sottoscritto per una vicenda di bancarotta
fraudolenta e il PM, nell’occasione, era il dottore Henry WOODCOCK. Perché riconosco la
mano di costoro? Perché i continui riferimenti a vicende processuali in cui essi sono stati
protagonisti, il riferimento a presunti nostri errori, rappresentano, a mio modo di vedere, un
collegamento inequivocabile con le loro persone, quali autori principali del “libro bianco”.
Devo aggiungere che l’avvocatura non è univoca su questo, tanto è vero che a Potenza –
recentemente direi un anno, un anno e mezzo fa – è stata fondata un’altra Camera Penale. A
Potenza ci sono praticamente, per quello che mi risulta, due Camere Penali, la vecchia
Camera Penale che era quella in cui figura eminente era proprio l’avvocato Pier Vito
BARDI e che sostanzialmente scrisse questo libro bianco, ma recentemente è stata fondata e
istituita una nuova Camera Penale il cui promotore è l’avvocato Ivan RUSSO che ha preso
atteggiamenti certamente non così virulenti, cioè ognuno rispetta il ruolo dell’altro, da
questi professionisti io non ho mai colto nessun attacco personale contro la categoria dei
magistrati, fermo restando che molti di loro fanno appello, ci criticheranno anche
ferocemente nei loro appelli, ma insomma c’è un rapporto di reciproco rispetto con questi
professionisti. Quindi io, il discorso della contrapposizione tra avvocatura e magistratura, lo
vorrei ridurre in realtà a contrapposizione tra alcuni pochi avvocati – e particolarmente i
due che ho citato prima, nonché alcuni professionisti a loro vicini – e parte della
magistratura, parte della magistratura. Quindi non è che c’è un conflitto tra l’avvocatura e
la magistratura.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Certo, è chiaro.
PAVESE Rocco – Questo deve essere assolutamente chiaro. In questo scenario è evidente
che il Procuratore Generale (il dottor TUFANO), ha preso più volte e anche
pubblicamente…, o per lo meno in tal modo inequivocabilmente si ponevano e potevano
essere interpretate le sue affermazioni a favore, ripeto, degli avvocati contro i magistrati,
naturalmente non tutti i magistrati, il dottor WOODCOCK e il dottor IANNUZZI in
particolare, ma anche il dottor MONTEMURRO. Devo aggiungere che nei miei confronti il
dottor TUFANO non ha mai mosso critiche, io però mi sono sempre sentito in dovere, per
amore di verità e anche per ristabilire fatti storici a mio parere incontrovertibili, di replicare
garbatamente – sia in Consiglio Giudiziario, in una occasione, ripeto, per iscritto (e questo
lo esibirò), sia nei colloqui a margine dello stesso Consiglio Giudiziario, numerosi colloqui a
margine del Consiglio Giudiziario – di replicare queste affermazioni facendogli notare che
non ero assolutamente d’accordo e facendogli anche notare – vorrei che anche questo lei
conoscesse – che in Basilicata in realtà esistono numerosi altri e secondo me più gravi

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problemi giudiziari. Il dottor TUFANO ha ritenuto rimuovere rilievi gravi al dottor
IANNUZZI e non sta a me sindacarne la giustezza. Io rilevo, come fatto storico, che ciò è
avvenuto, però non ha mai ritenuto, per esempio, di prendere in considerazione il fenomeno,
anch’esso ascrivibile “all’attività dei giudicanti”, dei processi che non vengono celebrati.
Perché noi a Potenza abbiamo – secondo me, ma che è sotto gli occhi di tutti, lo ho anche
messo a verbale al Consiglio Giudiziario – un gravissimo problema dei giudizi
dibattimentali collegiali che durano un tempo assolutamente spropositato. Citerò l’esempio,
ma è solo un esempio, del cosiddetto processo “Basilischi” in cui la misura cautelare che
coinvolgeva decine di persone, fu eseguita il 22 Aprile 99, il rinvio a giudizio che concerneva
una cinquantina di imputati fu fatto esattamente, se non vado errato, sette anni fa, il 30 o il
29 Marzo 2000, il dibattimento non è ancora finito. Il dibattimento non è ancora finito, a
mio parere con dei danni anche erariali gravissimi, perché spese di traduzione, spese di
verbalizzazione, spese di videoconferenza e comunque oneri per i gratuiti patrocini e così
via. Insomma poi inevitabilmente, alla fine, a prescindere dal merito processuale, del quale
non mi posso e non mi voglio occupare, ci saranno degli indennizzi per eccessiva durata del
processo ai sensi della legge Pinto. E questo è un problema che è sotto gli occhi di tutti e con
il quale però io rilevo, constato, non viene adottato nessun provvedimento. Non viene
adottato nessun provvedimento e io questo l’ho scritto al Consiglio Giudiziario, l’ho
verbalizzato. Questa cosa non ha attirato gli strali di nessuna Camera Penale, nessun
avvocato se ne lamenta, il che devo ritenere che questo faccia comodo, il dottor TUFANO
questo non lo ha mai rilevato. Eppure che si combatta la criminalità facendo i processi e
condannando si dà il caso i colpevoli, dovrebbe essere un interesse collettivo innanzitutto
della magistratura. Quindi questo devo rilevare, c’è una attenzione di tipo
unilaterale.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ma questo contraddistingue solo TUFANO o, per esempio,
anche gli altri vertici degli uffici giudiziari? Il Presidente della Corte d’Appello, il
Presidente del Tribunale?
PAVESE Rocco – Il Presidente della Corte d’Appello ha sempre tenuto un atteggiamento di
calma, di buon senso, ha evitato toni polemici e assolutamente non ha dato… come dire…,
critiche da lui io non ne ho mai sentite.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ma questo atteggiamento che lei ha descritto in modo molto
preciso, connota TUFANO, se ho capito bene.
PAVESE Rocco – Sì, sì, sì.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Va bene, andiamo avanti.
PAVESE Rocco – Questo lo posso affermare a chiare lettere. Purtroppo i vertici del
Tribunale da anni in pratica, per una serie di vicissitudini e di sfortune personali, non ci
sono, perché nel 2002 andò in pensione il presidente Stella, poi è subentrato… poi il dottor
CALLISTO purtroppo si è ammalato (che aveva preso il suo posto), si è ammalato ed è
deceduto, è scomparso due anni fa, poi abbiamo avuto una reggenza da parte del dottor
MARRESE che era il Presidente della Sezione Penale che poi sei, sette mesi fa se n’è andato
in pensione, da sei mesi c’è il nuovo Presidente il quale, ritengo – di fronte ad una massa di
problemi anche del civile, una massa enorme di problemi – non è che ha potuto raddrizzare
una situazione organizzativa generale problematica…….omissis…………
Riferiva ancora il dr. PAVESE:
“Facendo seguito all e dichiarazi oni rese alla S.V. in data 3 0.3.07, riteng o
necessario portare a Sua conoscenza ulteriori ci rcostan ze (da m e apprese per
avervi direttam ente assi stito) che mi sembran o ril evanti nell’ ambito dell e
vicende di cui al p rocedi mento.

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In particolare, d evo segnalare che persist e l’att eggiam ento d i evi dent e
ostilità del Procu ratore general e di Potenza, dott. Vin cen zo TUFANO, nei
conf ronti dei magi strati Hen ry John Woodcock, Albert o Iannuzzi e Vincenzo
MONTEMURRO.
Durante l e riunioni del Consi glio giudiziario, del qu ale facci o part e com e
compon ente eff ettivo (rectius n ei colloqui a margine dello stesso, trattan dosi
di questi oni non oggetto di deli berazi one), il dott. TUFANO è solito
esp rim ere continui comm enti all e condot te tenute dai sudd etti magist rati,
che egli non n omina m ai e che t uttavia son o inequivocabi lment e
riconoscibil i. Il tono u sato d al dott. TUFANO è di critica radicale ed
ossessiva, arti colat a sui segu enti leit-moti v:
- i metodi di indagine del dott. Wood cock sarebbero spregiudi cati e non
immuni da aspetti ill egali (in un a recente seduta, egli ha alluso
addirittu ra ad un arresto, non m eglio preci sato, di sposto dal d ott.
Wood cock in assenza d el titolo cu stodial e) ;
- il medesimo dott. Woodcock intratt errebbe rapporti pri vilegiati con
alcuni gi orn alisti, e ci ò sarebbe la ragione dell’ attenzi one m edi atica
riservata all e vi cend e lucane (an cora senza alcun nom e d ei giornali sti,
ma con allu sioni di n atura personal e alla conduttri ce del prog ramm a ‘ Chi
l’ha visto’, non ché al ‘ Corri ere della Sera’, asseritament e destinatario d i
notizie riservate);
- il dott. Iannuzzi sarebbe ‘ appiattito’ sull e posizioni del dott. Woodcock,
nonché aut ore d i p rovvedim enti caut elari abnormi, in qu anto adottati a
carico di p ersone innocenti (il rif eriment o è costant ement e volto al proc.
1916/00 RGN R, c.d. ‘Iena 2’);
- anche il dott. MONTEMURRO intratterrebbe rapporti privilegiati con
alcuni giornali sti e con don Marcello Cozzi (non n ominato, ma anch’ egl i
perf ettam ente riconoscibile), con i quali il suddetto p.m. organ izzerebbe
‘tram e’ o qual cosa del gen ere (le all usioni rivolt e al sacerdote si
est endono an ch e alle modalità di fi nanziam ento dell’ associazion e
‘Libera’-sezione di Poten za, presieduta appunto da don Cozzi).
Il tutto è accompagn ato dal la ripetuta affermazion e secondo cui l e
iniziative e le critiche di esso d ott. TUFANO sarebbero l a m era
est rinsecazi one dei suoi poteri-doveri i stituzionali.
In una occasion e, poi, siff atto atteggi amento del dott. TUFANO si è
est rinsecato n ell’am bito della trattazion e di una pratica. Nell a sedut a del
9.5.07, il dott. TUFANO -essendo fi ssato all’o.d.g. il parere per l a
nomina del dott. Iannuzzi a magi strato di cassazion e - ha verbali zzat o, in
via preliminare, un a richiesta al P resi dente della Corte, con si stent e
nell’interpellare il dott. Iannuzzi sul la circostanza se il ri petut o
Iannuzzi avesse querelato o denunci ato esso TUFANO; ci ò al fine di
valutare, in caso positivo, una propria astension e dalla pratica. E con l a
anticipazion e, fatta però verbalm ente, che in caso di propri a
part ecip azion e all a trattazion e egl i av rebbe manif estato ri lievi critici, a
carico d el magi strato in valutazi one, sulle note vi cende (qui il dott.
TUFANO ha fatto espresso riferim ento all’arresto, da part e del dott.
Iannuzzi, di person e poi destin atari e di archiviazion e).
L’iniziativa (a cui è seguito un rinvio del la pratica) e le parol e u sate dal
P.G. mi sono sembrat e un evidente atto di malanim o nei conf ronti d el

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dott. Iannuzzi (si mile a qu anto avvenuto in occasion e d el parere reso n ei
conf ronti del dott. MONTEMU RRO per la n omina a magi strato d i
appell o; sul punto mi riporto alla copia del verbal e depositato all a S.V. il
30.3.07)”.
Il dr. TUFANO interveniva in Consiglio Giudiziario anche contro il dr. IANNUZZI,
in merito alla nomina del predetto a magistrato di Cassazione.
Significative sono le dichiarazioni del PAVESE con riguardo anche all’attività di
ostacolo del dr. TUFANO nei confronti dei Pubblici Ministeri dr. WOODCOCK e
dr. MONTEMURRO, nonché dei rapporti tra il TUFANO ed una delle due camere
penali di Potenza, quella in cui elemento di primo piano è l’avv. Piervito BARDI,
destinatario di ordinanza di custodia cautelare nell’ambito del P.P.1916/00,
denominato “Iena”.
Riferiva il dr. Henry John Woodcock:
“WOODCOCK Henry John – Devo dire che io leggo sui giornali, ma rimango ancora
esterrefatto, forse perché io ho un’idea ancora romantica della magistratura, leggo sui
giornali. Quindi, per carità, non voglio assolutamente poi essere frainteso, ci mancherebbe
altro essere poi accusato di diffamazione o ancor peggio di calunnia, ma io leggo sui giornali,
sui quotidiani nazionali, cioè sul giornale la Stampa e sul quotidiano Repubblica, che ho
portato anche appresso, che il Procuratore Generale di Potenza, che è il dottore Vincenzo
TUFANO, sentito avanti al Consiglio Superiore della Magistratura, se non mi ricordo male
lunedì scorso, 19 credo di marzo, avrebbe – e sottolineo avrebbe, perché il verbale credo che
fosse anche segretato anche se poi è stato pubblicato quasi integralmente o meglio per larghi
brani sul giornale – avrebbe addirittura affermato che io mi servirei di strutture, questo è il
temine virgolettato, di “strutture parallele”, facendo riferimento addirittura ad un gruppo
di vigili urbani e di agenti della polizia stradale. Cioè addirittura – cosa che francamente,
conoscendo anche l’intelligenza e la statura professionale del collega dottor TUFANO mi
sembra veramente strano che abbia mai potuto dire e concepire una cosa di questo genere –
avrebbe definito degli onesti pubblici ufficiali dipendenti dell’amministrazione comunale e
della polizia di stato (cioè i vigili urbani e gli agenti della polizia stradale), come una
“struttura parallela”.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – E lei come se lo spiega, a questo proposito, questa…
WOODCOCK Henry John – Non so se lo abbia…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Allora facciamo una ipotesi, visto che me lo sta dicendo, lei
evidentemente ipotizza che possa essere vero in qualche modo.
WOODCOCK Henry John – No, io ipotizzo, l’ho letto
sul giornale.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Se fosse vera una cosa di queste… Allora ragioniamo in
questi termini, se fosse vera una cosa di queste, lei mi sa dare una spiegazione del perché?
WOODCOCK Henry John – Io francamente una spiegazione l’ho cercata, ho tentato
appunto di trovarla, per la verità, tante volte. Perché questa, è inutile negarlo, non è che sia
la prima, spero che sia l’ultima, ma non la prima “manifestazione” di un atteggiamento
critico che il Procuratore Generale ha avuto nei miei – nei nostri, ma a me poi non interessa,
nei confronti degli altri sono affari loro – ma ha avuto nei miei confronti, perlomeno per
quello che leggo sui giornali. Devo fare una premessa. Io dal punto di vista strettamente
personale ed interpersonale, proprio con il Procuratore Generale TUFANO ho sempre avuto
buoni rapporti, anzi diciamo ottimi rapporti, fra l’altro veniamo dalla stessa città, cioè da
Napoli, siamo espressione in qualche modo della stessa cultura, diciamo così, TUFANO è
sicuramente appunto uomo intelligente e giuridicamente colto e io lo consideravo, per la
verità, anche uomo dalla statura magistratuale elevata. E’ evidente che leggere sui giornali

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che lui definisce dei poveretti – perché voglio dire, insomma, è gente che lavora e che per
quattro soldi che lo stato gli dà sacrificano spesso le loro famiglie per svolgere una attività
investigativa che hanno dimostrato e che continuano a dimostrare ad oggi di aver svolto
egregiamente – che li abbia definiti come delle “strutture parallele”, se li ha definiti come
delle “strutture parallele”, per me è un grosso dolore. E i motivi che lo abbiano spinto a dire
– se ha detto una cosa di questo genere – io non li so. Posso dire anche – io sempre ormai
parlo per quello che leggo sui giornali – che sulla stessa Stampa, credo che sia un articolo del
18 marzo ultimo scorso, addirittura sull’articolo di Stampa, c’è anche scritta una cosa che a
me sorprende ancor di più. E cioè che sarebbe stato addirittura il Procuratore Generale a
sollecitare il Prefetto di Potenza – parlo del luglio ultimo scorso, cioè della vicenda
riguardante, per intenderci, l’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia – sarebbe stato
addirittura il Procuratore TUFANO a sollecitare, ad indicare (non so in quali termini, se
formalmente, informalmente, per iscritto, per telefono) il Prefetto di Potenza a porre, mi
permetto di dire la famosa questione – perché è diventata famosa anche perché è veramente
una barzelletta – della password che alcuni giornalisti avrebbero avuto della Procura della
Repubblica di Potenza. L’ho letto sul giornale la Stampa del 18 marzo. Ci sono degli articoli
di stampa, invece, se non mi ricordo male, del luglio ultimo scorso, che diffusamente parlano
di questo intervento del Prefetto e poi del Ministro AMATO e poi del Ministro
MASTELLA, che poi ha evidentemente investito, credo, l’autorità giudiziaria di Catanzaro
sull’esistenza di questa fantomatica password che è veramente una barzelletta; ed è una
barzelletta sia che si faccia riferimento ad una password in senso stretto, sia che si faccia
riferimento a qualsivoglia altro strumento informatico, vedi pen-drive o vedi appunto CD,
perlomeno per ciò che mi riguarda. Il mio ufficio è sempre stato trattato come un sacrario,
dal mio ufficio non è mai uscita né una carta, né una notizia, neppure quanto – perché
questo poi, tra l’altro, è il caso di cui si parla – neppure quando gli atti erano perfettamente
depositati. Perché, per quanto riguarda la questione del “Savoiagate” cosiddetto, di Vittorio
Emanuele di Savoia e delle notizie di stampa, erano comunque e sempre, tengo a
sottolinearlo, notizie di stampa successive alla notifica dell’ordinanza e al deposito degli atti.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ma c’erano motivi di contrasto tra lei e il dottor
TUFANO ?
WOODCOCK Henry John – Ma non c’è nessun…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – O ci sono stati fatti che abbiano potuto…?
WOODCOCK Henry John – Ci sono stati dei fatti, ma non di contrasto. Perché io ho fatto
quella precisazione, a cui tengo, prioritaria? Dal punto di vista personale con me il
Procuratore TUFANO… – con gli altri due Sostituti io ho avuto sicuramente meno
occasione e meno consuetudine, con gli altri tre Sostituti, che sono LIBUORI, ROCA e
BONOVI – con TUFANO ci sono sempre stati, dal punto di vista personale, ottimi rapporti
che io pensavo anche – e per questo sono ancora più dispiaciuto quando poi leggo questo tipo
di articoli – che io pensavo essere anche di reciproca stima e considerazione professionale. Si
sono verificati dei fatti, che sono fatti storici che io posso sottoporre alla vostra attenzione,
che sono dei dati. Ora ovviamente io non posso sapere, come il discorso aristotelico della
premessa maggiore e della premessa minore e della conclusione. Ci sono dei fatti, delle
circostanze che, perlomeno secondo me – alcuni dei quali, tra l’altro, sono stati già oggetto
della cognizione dell’autorità giudiziaria di Catanzaro e proprio appunto della sua
cognizione, cioè della cognizione del dottor Luigi DE MAGISTRIS, altri invece no – che
sono fatti che io considero meritevoli, almeno entro certi limiti, di un approfondimento. Mi
spiego. C’è, in particolare, un procedimento penale, o meglio due procedimenti penali
(perché uno nasce dall’altro), in cui si sono verificati a margine, non nel procedimento in
senso stretto specificamente considerato, ma a margine, dei fatti che meritano, secondo me,

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un approfondimento. Qualche tempo fa – se non mi ricordo male nel novembre ultimo
scorso, dovrebbe essere il novembre 2006 – è stata escussa e sentita come testimone nel
processo GENTILI, cioè nel processo a carico del colonnello GENTILI, è stata sentita la
collega Mariangela MAGARIELLO, già in servizio presso la Procura della Repubblica di
Potenza. Ed è stata sentita la dottoressa MAGARIELLO nel processo a carico di GENTILI
celebrato per il reato di favoreggiamento, perché il reato di favoreggiamento contestato al
Colonnello GENTILI, nel procedimento penale iscritto a carico del colonnello GENTILI,
nasce (come favoreggiamento appunto) da un procedimento, diciamo così, presupposto, che
riguardava alcuni Carabinieri e un Magistrato in servizio alla Procura di Trani. Ora, in
questo procedimento penale, quello originario – quello cioè istruito originariamente dalla
collega Mariangela MAGARIELLO a carico appunto di Raiola, Pesarini, Lovino + altri – la
collega Mariangela MAGARIELLO fece, espletò delle operazioni di intercettazioni
telefoniche. Parlo di cose di cui probabilmente lei si ricorda perché questo fascicolo, come lei
ricorderà, è transitato anche per il suo ufficio, per la Procura di Catanzaro, perché io lo
trasmisi e poi in parte mi fu restituito. Credo che fosse il 1097/03, credo, o meglio, prima
aveva un altro numero, credo il 5077/03, poi è venuto a Catanzaro, poi ha preso…, insomma
comunque adesso, quando è stato definito credo che fosse il 1097/03. Ora, in queste
intercettazioni telefoniche, gli interlocutori delle intercettazioni stesse – che erano due…
erano Carabinieri, prevalentemente il Raiola Pesarini e il Lovino – tra le tante cose che
dicevano, facevano anche riferimento a questo famigerato Colonnello GENTILI, allora
responsabile della Sezione Polizia Giudiziaria dei Carabinieri, il quale, secondo quello che
dicevano questi signori, avrebbe in qualche modo attivato le sue amicizie presso il
Procuratore Generale di Potenza, presso lo stesso Procuratore Generale della Repubblica di
Potenza, in qualche modo per dare una mano a questi Carabinieri indagati dalla collega
MAGARIELO, per ottenere una “definizione” fausta di questo procedimento. Propalazioni,
quelle del Raiola e del Lovino – questa però è chiaramente una mia idea – palesemente
millantatorie, non tanto perché il GENTILI non fosse capace di intercedere nel loro
interesse, quanto perché, lo devo dire ad onor del vero, sia il Procuratore Generale di
Potenza, il dottor TUFANO, sia il dottore GALANTE non sono proprio i tipi da farsi
coinvolgere in cose di questo genere. Questo lo devo dire ad onore del vero, però questa
ovviamente è una mia idea. Cioè questi due signori, Raiola Pesarini e Lovino, in queste
conversazioni concitate, siccome sapevano di essere indagati e siccome sapevano di dover
essere interrogati, praticamente dicevano: “Abbiamo chiamato il capo, GENTILI, il generale
GIANNATTASIO, GIANNATTASIO ha parlato con questo, con quell’altro…”. Ma
l’impressione netta che si ha, sentendo e guardando queste telefonate, che io poi ho guardato
perché sono stato coodelegato – quando la collega è andata in maternità il fascicolo è passato
a me e poi sono stato io ad iscrivere il colonnello GENTILI in questo procedimento e poi
istruire il suo procedimento, quindi ho guardato queste intercettazioni – in realtà il respiro e
il carattere millantatorio di queste propalazioni a me perlomeno – so che non me ne devo
occupare io perché se ne è già occupata l’autorità di Catanzaro – ma mi sembra piuttosto
evidente. Non è questa però la cosa che secondo me dovrebbe essere in qualche modo
analizzata più diffusamente, ma è quella appunto che mentre la collega MAGARIELLO
faceva le intercettazioni telefoniche (parliamo del marzo 2002, quindi febbraio, marzo, aprile
2002), ci fu una indagine amministrativa interna della Procura Generale. E cioè a seguito di
una iniziativa – che tutt’ora dopo cinque anni io non mi riesco a spiegare – del collega
BASENTINI che andò in Procura Generale a fare una serie di dichiarazioni che
coinvolgevano un po’ tutti i Sostituti Procuratori e il Procuratore, il Procuratore –
nell’esercizio della funzione di vigilanza, di sorveglianza che, per carità, legittimamente gli
appartiene – in realtà fece una sorta di indagine di istruttoria amministrativa e chiamò tutti

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noi Sostituti. Ora, la collega MAGARIELLO, in sede dibattimentale, ovviamente dopo
sollecitazioni con le contestazioni dei verbali di sommarie informazioni, ma soprattutto
escusso a sommarie informazioni – in particolare da lei, cioè dal dottor DE MAGISTRIS in
un verbale di sommarie informazioni di cui ho anche la disponibilità – in realtà, diciamo, ha
detto delle cose che, secondo me, andrebbero quantomeno, approfondite, ma io non voglio
fare nessuna considerazione che non appartiene alla mia sfera. Precisazione fondamentale.
Nel corso dell’udienza dibattimentale, gli avvocati e il pubblico ministero hanno dato il loro
consenso alla acquisizione – e quindi alla allegazione al verbale stesso – dei verbali di
sommarie informazioni resi dalla dottoressa MAGARIELLO, sia avanti al dottor DE
MAGISTRIS, sia davanti alla autorità giudiziaria di Potenza, nonché il verbale di sommarie
informazioni, se non ricordo male, del maresciallo VIGNOLA. Quindi, questi atti (parlo dei
verbali di sommarie informazioni), formano in tutto e per tutto parte integrante di questo
verbale di udienza del mese di novembre, se non ricordo male, ultimo scorso 2006. Ora, nel
verbale di sommarie informazioni rese in particolare davanti a lei, cioè al dottor DE
MAGISTRIS, la collega MAGARIELLO dice una cosa che a me, appunto, sembra in
qualche modo significativa. Cioè lei dice che nel corso di questa indagine amministrativa
coeva, contemporanea alle intercettazioni telefoniche che lei stava facendo nel processo a
carico di Raiola Pesarini + altri, il Sostituto Procuratore ROCA e poi anche il Procuratore
Generale TUFANO, intervenuto poi, appunto, nel corso della audizione, si soffermarono –
comunque le fecero delle domande, adesso non ricordo bene le parole del verbale della
MAGARIELLO – ma comunque fu toccato anche l’argomento riguardante questo
procedimento che era ancora in corso, non solo che era ancora in corso, ma le cui
intercettazioni erano appunto contestuali. Questo, voglio dire, è un dato…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ma lei questo perché lo mette in correlazione poi
all’audizione di TUFANO?
WOODCOCK Henry John – All’audizione di TUFANO in che senso?
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Cioè, voglio dire, siamo partiti dal punto…
WOODCOCK Henry John – No, io non lego…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Non c’è una correlazione?
WOODCOCK Henry John – Che sia chiaro, io non lo metto in correlazione… Siccome lei
mi ha chiesto, il motivo per il quale secondo lei TUFANO parla davanti al CS, o meglio
parla, il motivo per il quale i giornali riferiscono appunto che TUFANO parla di strutture
parallele, io ho dato una risposta secca, fondamentale e ho detto: “Non lo so”. Ecco, diciamo,
questo non lo so. E cioè, posso dire, è possibile che TUFANO, titolare della sua funzione di
Procuratore Generale – e quindi in qualche modo titolare di una funzione di sorveglianza,
vigilanza, vertice di un organo sovraordinato non gerarchicamente ma
amministrativamente alla Procura della Repubblica – non condivida il mio metodo
investigativo, non condivida, diciamo, la direzione dell’ufficio da parte del Procuratore
GALANTE e la gestione del Procuratore GALANTE e dei suoi Sostituti. Potrebbe essere
questo. Poi mi ha chiesto, appunto, ancora se, diciamo…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Quindi non c’è una correlazione tra le due cose?
WOODCOCK Henry John – Non c’è una correlazione… Ecco, non c’è una correlazione…
Quello che… adesso non voglio, per carità… Questa correlazione io non so se c’è o meno, io
stavo solamente proponendo e formulando…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Alcune letture…
WOODCOCK Henry John - …dei fatti, fino ad arrivare poi…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – I rapporti tra TUFANO e GALANTE?
WOODCOCK Henry John – Vorrei solo finire questa cosa, perché in questo procedimento
poi c’è un’altra cosa, ecco perché poi ci colleghiamo, la mia è solo una rappresentazione

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storica. Quindi la dottoressa MAGARIELLO viene sentita da TUFANO e da ROCA anche
su vicende riguardanti un procedimento in corso. Secondo me, a questo punto per voi –
ovviamente se ritenete perché ci mancherebbe altro – potrebbe essere utile acquisire il verbale
di audizione della MAGARIELLO per vedere se questo argomento è stato verbalizzato o
meno. Perché, voglio dire, sicuramente c’è il fatto storico rappresentato dalle dichiarazioni
dibattimentali rese innanzi a lei, dottor DE MAGISTRIS, della MAGARIELLO che dice:
“A me mi furono fatte queste domande”, bisogna vedere se poi queste domande sono state
verbalizzate e in che termini sono state verbalizzate. Tra l’altro, nello stesso frangente, cioè
siccome fu sentita la MAGARIELLO ma fui sentito anche io, francamente anche a me
furono poste delle domande – che io lo devo dire sinceramente, a cui io poi risposi, perché io
poi sono una persona garbata e ispiro la mia attività al rispetto istituzionale – però mi
furono fatte dallo stesso Procuratore TUFANO in persona delle domande che a me in quel
momento, io non posso negare, anche se ero molto più giovane, avevo molti meno anni di
funzione, ma mi lasciarono francamente un po’ perplesso. Perché a me, per esempio,
TUFANO chiese, non nel merito, ma mi chiese di un interrogatorio, anzi di un verbale di
sommarie informazioni che io e la dottoressa SANTUCCI (coodelegata nel procedimento a
carico di Nardelli Mauro + altri), di un verbale di sommarie informazioni che io avevo fatto
all’avvocato SASSANO Francesca. Cioè, in realtà, appunto, tra le propalazioni che il collega
BASENTINI aveva evidentemente inteso fare al Procuratore Generale, non penso io, mi fu
dato atto – adesso, chiaramente, a distanza di cinque anni non posso ricordare la
“contestazione” – ma mi fu detto, tipo: il suo collega BASENTINI, tra le tante cose che ha
detto (perché poi ne aveva dette tante altre), ha detto pure che l’avvocatessa SASSANI si era
lamentata con lui (dottor BASENTINI, e non si capisce poi perché con lui, appunto, perché
l’aveva usato come una sorta di confessore), comunque si era lamentata con lui di essere
stata sentita dal dottor WOODCOCK e dalla dottoressa SANTUCCI che, a fronte della
opposizione da parte della stessa avvocato SASSANI, del segreto professionale ex articolo
200, i due Sostituti cioè, il dottor WOODCOCK e la dottoressa SANTUCCI, avevano
ritenuto – sempre ai sensi dell’articolo 200 e tra l’altro nella più assoluta adesione di un
orientamento tra l’altro stigmatizzato in una sentenza della Corte Costituzionale –
“avevano ritenuto”, di farla rispondere ugualmente trattandosi di domande che non
attenevano al suo ministero difensivo. Orbene, che in un verbale “amministrativo” di una
audizione di una istruttoria amministrativa, mi sia stato chiesto del perché io avessi
interpretato l’articolo 200 in un modo invece che in un altro, a me, io lo devo dire
sinceramente, mi lasciò alquanto perplesso, avendo io una idea diversa, appunto, dei
rapporti istituzionali. Probabilmente sarà più corretta quella del Procuratore TUFANO, ma
insomma io un’idea diversa dei rapporti tra la Procura Generale e la Procura della
Repubblica, ho un’idea probabilmente diversa della funzione ispettiva di sorveglianza. E cioè
ritengo appunto che l’interpretazione giurisdizionale e giudiziaria della norma giuridica
dell’articolo 200 e cioè la ragione del merito del perché io abbia ritenuto, nell’esercizio della
mia funzione giurisdizionale, di far sentire, di “far parlare” la SASSANO, sia una scelta
giurisdizionale, soprattutto in pendenza del procedimento, di cui non mi può essere chiesta
ragione, soprattutto non mi si possa chiederne ragione nel corso di una indagine
amministrativa. Tra l’altro poi l’avvocatessa SASSANO, appunto successivamente, sulla
base poi di una consulenza tecnica depositata qualche mese dopo, fu anche indagata, apro e
chiudo parentesi, è stata anche processata e condannata in primo e secondo grado. In questo
stesso processo, o meglio… no scusi, non in questo stesso processo, nel processo GENTILI –
e quindi voglio chiudere in qualche modo il cerchio per dare e offrire una rappresentazione la
più completa possibile dei rapporti tra la Procura della Repubblica, la Procura Generale, me
e il Procuratore Generale, ma ripeto questo è un fatto, è un dato storico che io rappresento a

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lei e poi è chiaro che dovranno essere fatti i relativi accertamenti – nel processo GENTILI si
è verificato un altro fatto sicuramente particolare, sempre a margine del procedimento
stesso, il procedimento GENTILI, lo ripeto, nato dal procedimento a carico di Raiola
Pesarini + altri. Parlo in particolare della nomina dell’avvocato difensore del GENTILI
stesso. Un giorno venne nel mio ufficio lo stesso Colonnello GENTILI con l’avvocato
Donatello CIMADOMO, vennero entrambi nel mio ufficio o meglio nella mia segreteria,
prima nella mia segreteria e poi sulla soglia del mio ufficio, con l’avviso di conclusione
indagini che io avevo fatto notificare al colonnello GENTILI (per il reato di
favoreggiamento, lo ripeto) e mi dissero entrambi (sia l’indagato sia in particolare
l’avvocato, Donatello CIMADOMO che è un avvocato noto del Foro di Cosenza), mi disse
l’avvocato: “Sono stato investito dal colonnello GENTILI, mi ha incaricato della sua difesa,
questo è l’avviso di conclusioni delle indagini, adesso vedrò, selezionerò gli atti da
fotocopiare”. Dopodiché io non ho più visto l’avvocato CIMADOMO. Sottolineo che questo
discorso fu fatto nella mia segreteria, quindi se voi, ovviamente se lo ritenete importante,
oltre a convocare ovviamente la fonte originaria che è l’avvocato CIMADOMO, c’era
presente l’allora mia assistente signora Angela SANTANGELO, che era presente perché
ovviamente la disponibilità degli atti era nella mia segretaria. Ripeto, non vidi più
l’avvocato CIMADOMO. Tra l’altro ci fu la richiesta di rinvio a giudizio che invece poi fu
dichiarata nulla perché era un reato per cui si doveva procedere con decreto di citazione.
Comunque in ogni caso il GENTILI, appresi dai fatti, nei fatti constatai che il colonnello
GENTILI era difeso, il ministero difensivo fu assunto dall’avvocato Donato PACE, avvocato
per carità non anziano, ma insomma avvocato affermato, principe, diciamo così, del foro di
Potenza, conosciuto e affermato come tale. Per la verità alla cosa non ci feci caso più di tanto
perché francamente uno ha tante cose a cui pensare, comunque non ci feci caso più di tanto.
Finché…, adesso non mi ricordo quando, ma insomma teniamo presente che credo che
l’avviso al colonnello GENTILI io l’ho fatto e l’ho fatto notificare credo nel 2005, all’inizio
del 2005, forse appunto marzo, aprile, adesso non me lo ricordo, marzo o aprile 2005, poi c’è
stata la richiesta di rinvio a giudizio, l’udienza preliminare, la declaratoria di nullità e
quindi il decreto di citazione, quindi il decreto di citazione è della fine del 2005, il tutto si
deve esser consumato nel 2005. Comunque, ad un certo punto l’avvocato CIMADOMO, in
una occasione, appunto nel mio ufficio, parlando di tutt’altro, mi disse una cosa che io vi
rappresento e poi, non è che lascia il tempo che trova, è chiaro che sarà l’avvocato
CIMADOMO che dovrà chiarirla più di quanto non possa fare io, perché io, come si sul
dire, relata refero. Mi disse: “Dottore, sa, poi lei si ricorda che io ero stato investito del
ministero difensivo dal colonnello GENTILI…”. E dissi: “Sì”, io per la verità non lo
ricordavo neanche. Disse: “…che venni nella sua segreteria con l’avviso, con il Colonnello,
che dovevo fare gli atti”. Ho detto: “Sì, sì”. Successe – se non ricordo male, lui mi disse
quello stesso giorno – successe una cosa che, mi disse l’avvocato, che io francamente ho
considerato molto incresciosa, che mi ha turbato molto. Quello stesso giorno, dopo essere
venuti al quarto piano nel suo ufficio, lui e GENTILI, il GENTILI andò in Procura
Generale. GENTILI aveva ottimi rapporti in particolare con alcuni magistrati della Procura
Generale e questo non è un mistero, ma non c’è nulla da dire; in particolare con il Sostituto
ROCA e con il Sostituto BONOMI c’era proprio una consuetudine, ma ripeto non c’è nulla
di strano, ci mancherebbe altro, il colonnello GENTILI era responsabile della Sezione della
Polizia Giudiziaria, il collega ROCA e il collega BONOMI due magistrati in servizio alla
Procura di Potenza. Quindi mi disse che era andato a salutare in Procura Generale i
magistrati della Procura Generale e poi – sempre l’avvocato CIMADOMO – mi disse che
nella stessa mattinata ad un certo punto era stato chiamato sul telefono cellulare e gli era
stato chiesto, comunque avevano fatto appuntamento dopo una mezz’oretta, un’oretta,

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adesso non mi ricordo quanto tempo, al terzo piano, cioè al piano della Procura Generale e
che in quella occasione si era avvicinato, se non ricordo male, il collega ROCA con il
GENTILI – adesso io non posso essere più preciso perché fu un discorso che poi si è
consumato ed esaurito nel giro di pochi minuti e un po’ di tempo fa, comunque credo che
fossero al terzo piano, adesso non so se vicino alla porta di ROCA, erano comunque al terzo
piano – e che il collega ROCA disse all’avvocato CIMADOMO: “Guardi avvocato, ci
dispiace, ma questo processo, questo di GENTILI, non è un processo per cui lei è adatto, non
perché non è bravo… – mi disse CIMADOMO – …perché anzi… – disse ROCA – …lei
tecnicamente è uno dei migliori avvocati di Potenza…” Ed effettivamente è così, l’avvocato
CIMADOMO è allievo del professore Dalia, credo che sia ricercatore di procedura penale, è
obiettivamente un ragazzo, è un giovane avvocato particolarmente attrezzato e preparato. E
mi disse CIMADOMO, dopo che ROCA aveva fatto tutto questo discorso e disse: “Non è
per la sua preparazione tecnica, ma lei per questo processo non è adatto, ci vuole un
avvocato più anziano, un avvocato più in grado…”. Ed è questo francamente il particolare
che più mi dispiace, perché non so se queste siano cose rilevanti o non rilevanti, non
significative – non lo devo stabilire io se lo siano ed entro che limiti lo siano – ma sono cose
che a me, lo dico sinceramente, mi hanno profondamente colpito e addolorato, proprio per i
rapporti umani che io pensavo di avere con quell’ufficio giudiziario. Disse: “Guardi, non è
per la sua preparazione o non preparazione tecnica, qui ci vuole un avvocato che è in grado
di contrapporsi, di… – mi pare che usò il termine – …di urlare… – adesso non mi ricordo se
usò il termine di urlo, di scontro, ma insomma – …di contrapporsi al dottor Woodcock, al
Pubblico Ministero che ha istruito questo procedimento, sa si tratta di un processo delicato,
il colonnello GENTILI, responsabile della sezione…”. Tra l’atro – io apro e chiudo sempre
parentesi – il colonnello GENTILI è stato il titolare forse delle mie indagini più rilevanti; il
colonnello GENTILI è quello che ha istruito il processo a carico dei dirigenti dell’INAIL, a
carico di imprenditori accusati di tangenti che poi hanno anche patteggiato; il colonnello
GENTILI è quello che ha istruito il procedimento di associazione a delinquere e di falso a
carico dei titolari di un istituto scolastico potentino. Cioè io avevo con la Sezione di Polizia
Giudiziaria e i Carabinieri sicuramente un feeling investigativo particolare. Comunque
l’avvocato CIMADOMO mi fece tutto questo discorso e mi disse: “Praticamente io sono
stato “allontanato” dalla difesa, cioè praticamente mi hanno detto, mi disse ROCA con
GENTILI al terzo piano: abbiamo convenuto che non sei tu l’avvocato adatto per fare questo
processo, per urlare… – per scontrarsi per contrapporsi, adesso il termine non me lo ricordo
– …al dottor Woodcock, ci vuole un avvocato più anziano di tipo diverso…”, avvocato che
poi, evidentemente, è stato scelto ed individuato nell’avvocato PACE. Ora, che sia ben
chiaro, io non so e non credo affatto che l’avvocato PACE sappia e sia a conoscenza di
questo…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Questo processo che fine ha fatto?
WOODCOCK Henry John – E’ ancora in dibattimento. Questo preludio e questo
preambolo perché l’avvocato PACE è persona seria e per bene, quindi io non credo affatto che
sia parte, forse è stato messo a parte dopo, ma con l’avvocato PACE non ho mai parlato di
questa vicenda. Devo solo precisare che di questa vicenda, cioè questa “confessione”,
l’avvocato CIMADOMO oltre a farla a me direttamente, l’ha fatta anche al collega dottore
MONTEMURRO con il quale l’avvocato CIMADOMO ha un rapporto credo di buona
conoscenza, di amicizia, a me non riguarda.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Dottore una domanda sola e poi, per quanto mi riguarda,
abbiamo concluso. I rapporti tra il Procuratore GALANTE e il Procuratore TUFANO.
WOODCOCK Henry John – I rapporti fra il Procuratore GALANTE e il dottor
TUFANO. Guardi, in realtà è difficile, questa è una domanda a cui è veramente difficile

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rispondere. Perché in realtà, secondo me, all’origine di tutti questi problemi che
innegabilmente sono sotto gli occhi di tutti e che sono sui giornali, sono proprio legati al
fatto che tra questi due signori e illustri signori, vertici appunto, di questi due uffici, uno
sovraordinato all’altro, non c’è stato mai un rapporto. Nel senso appunto che,
probabilmente, se si fosse instaurato fin dall’inizio un rapporto, ma anche di cordialità
istituzionale… È chiaro che sono perfettamente convinto che ognuno debba fare il suo
lavoro, cioè che il Procuratore della Repubblica debba fare il suo lavoro con i suoi Sostituti e
che il Procuratore Generale debba fare il suo lavoro con i suoi Sostituti, però io, quel che
dico, che se ci fosse stato, secondo me, fin dall’inizio, un rapporto proprio umano diverso, un
rapporto anche di cordialità diversa, forse non si sarebbe arrivati a questo punto. E
probabilmente la spiegazione è molto più semplice, molto più banale e molto meno
“drammatica” di come possa apparire. Probabilmente il problema è stato proprio un
problema caratteriale, nel senso che si tratta di due persone – appunto, secondo me,
ovviamente come tutti – con i loro caratteri. TUFANO da una parte l’uomo all’antica, un
magistrato all’antica, che tiene ad alcune cose in maniera particolare. Dall’altra parte il
Procuratore GALANTE, anche lui non è un uomo estroverso…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Aldilà di queste cose caratteriali, c’è stato qualche caso in
cui il Procuratore della Repubblica vi ha rappresentato – a lei o ad altri Sostituti – di una
ingerenza, per esempio, in fascicoli, del Procuratore Generale?
WOODCOCK Henry John – Di una ingerenza, io non so se definirla o meno ingerenza,
ma di iniziative che io non ho condiviso, sono stato io stesso testimone. Prima ho fatto,
appunto, l’esempio del procedimento 1916/00 modello 21, cosiddetto “Iene”, che è un
procedimento, purtroppo, che è un po’ stato il pomo della discordia nell’ambito giudiziario,
non solo giudiziario, ma anche proprio cittadino, nel sociale della città di Potenza, perché poi
è un processo le cui misure cautelari sono state in buona parte annullate, in cui il riesame ha
praticamente censurato una buona parte delle ordinanze, salvo qualcuna. Ora, per esempio,
faccio un esempio, in questo procedimento, all’indomani dell’esecuzione delle misure
cautelari, quindi già ad un domani dell’esecuzione delle misure cautelari, io ricordo
perfettamente che il Procuratore Generale fece una nota, fece una richiesta in cui formulava
all’ufficio della Procura – e ovviamente al Procuratore della Repubblica come vertice
dell’ufficio della Procura – una serie di richieste alle quali io, se fossi stato il Procuratore
della Repubblica, non avrei risposto o meglio avrei risposto con una risposta di tipo
interlocutorio. Ovvero, se tra l’altro anche prima che il Tribunale del Riesame in qualche
modo travolgesse una parte dell’impianto investigativo… Perché i procedimenti, ci sono
procedimenti che vanno bene, male, benino, malino. Insomma quel procedimento nel merito,
è stato sicuramente un procedimento che è stato censurato dal Tribunale del Riesame, che
adesso, tra l’altro, in parte è stato definito con alcune richieste di archiviazione e adesso è
pronta una richiesta di rinvio a giudizio per quelli che sono rimasti. Tanto premesso, se
ancor prima della celebrazione del riesame, cioè all’indomani dell’esecuzione delle misure, la
Procura Generale formula una serie di quesiti, che io adesso non mi ricordo perfettamente,
ma chiede: “Perché a Tizio hai mandato l’avviso di garanzia e a Caio no? Perché quindi sul
giornale a Tizio risulta che hai mandato l’avviso di garanzia?”, e cioè appunto delle
domande che in qualche modo esorbitano la funzione, quella che secondo me è una funzione
ispettiva e di sorveglianza – perché io adesso non voglio fare il sofista – ma che è una
funzione ed è l’espressione di una attività squisitamente amministrativa… Attenzione: cioè
di fronte ad un fatto di rilevanza, diciamo così, paradisciplinare, attinente cioè ad un
rapporto che si incardina nell’alveo di un rapporto o di una relazione di tipo amministrativo,
legittimamente il Procuratore Generale può e deve intervenire nell’esercizio della sua
funzione e del suo potere ispettivo e di sorveglianza. Aldilà di queste ipotesi, almeno a mio

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modestissimo avviso, le ipotesi di “ingerenza” del Procuratore Generale e della Procura
Generale in ambito giurisdizionale, perlomeno e soprattutto sulla base del vecchio
ordinamento giudiziario, erano solo ipotesi tipiche e tipicamente previste, vedi (faccio un
esempio tra tutti): istituto della vocazione.
P.M. dott. DE MAGISTIS – Va bene, è chiaro.
WOODCOCK Henry John – E’ un esempio. Allora, se il Procuratore Generale a me chiede
e mi fa una domanda (a me, al Procuratore) che non riguarda questo rapporto
amministrativo, ma riguarda in qualche modo il meglio di una scelta investigativa… Perché
se io mando l’avviso di garanzia a x e non ritengo di mandarlo ad y anche se quello sta nella
rubrica del capo di imputazione dell’ordinanza che mi hanno notificato e io mando a uno
l’avviso e all’altro no, questa è una scelta giurisdizionale che non può e non deve investire i
rapporti tra il Procuratore Generale ed il Procuratore della Repubblica, perché può darsi che
io non glielo abbia mandato perché è sottesa a questa scelta una strategia, per esempio,
investigativa, di stimolazione…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – E’ chiaro, è chiaro.
WOODCOCK Henry John - …rispetto alla quale io non devo poter dare una spiegazione,
nell’ambito giurisdizionale, al Procuratore Generale. In quella occasione – chiudo e concludo
– il Procuratore GALANTE e anche il collega MONTEMURRO, che era con me delegato,
non mi diedero, diciamo, retta e mentre io volevo fare una risposta garbata, educata
istituzionalmente e non è che volevo negargli quello che lui aveva chiesto, volevo appunto
semplicemente dirgli: “Se è possibile che la signoria vostra, la sua eccellenza vostra, spieghi
le ragioni per le quali…”. Voglio dire, volevo in qualche modo… Invece in quella occasione e
anche poi in tutte le altre, gli fu data ampia spiegazione. Devo dire che da questo punto di
vista, perlomeno fino ad un certo punto, tutte le domande, le istanze che il Procuratore
Generale ha fatto alla Procura della Repubblica sono state evase, dopodiché credo che poi il
Procuratore della Repubblica, da un certo punto in poi alcune istanze ha cominciato a non
evaderle più. Ma insomma che tra i due ci fosse una frizione è stato, ad un certo punto –
civilisticamente, si direbbe – fatto notorio. Cioè il discorso di questo attrito ormai attuale tra
il Procuratore Generale e il Procuratore GALANTE è un fatto che oltre ad imperversare su
tutti i quotidiani, è un fatto che è oggetto anche di riunioni della Procura
insomma………OMISSIS.
WOODCOCK Henry John – No, io non è che voglio rilasciare nessuna dichiarazione, io
devo però dire che ho appreso dal giornale la Stampa del 18 marzo 2007, cioè di qualche
giorno fa, una cosa che per la verità mi ha lasciato quasi sorpreso come il paradosso, la
barzelletta della password. E cioè ho appreso, c’è scritto su questo giornale che praticamente
– cosa che per la verità io non immaginavo neanche – che a sollecitare questa brillante
iniziativa del Prefetto di Potenza sul punto della password, è stato appunto il Procuratore
Generale. Io adesso ovviamente questo non posso sapere se è vero o non è vero, però io credo
che questo doverosamente dovevo rappresentarlo. Le pagine dei giornali…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Facciamo così: l’ufficio acquisisce il materiale che viene
depositato del dottore WOODCOCK che fa parte integrale del presente verbale.
WOODCOCK Henry John – Che sono:
- articolo di giornale sulle strutture parallele.
Ancora… io poi questo me lo ero dimenticato. Credo che anche qui c’è un procedimento
pendente, perché non è l’unica, ma insomma è una querela che io ho recentemente fatto
alla Procura di Catanzaro. Qualche mese fa si è verificata una cosa veramente grave e
questa io non posso non sottolinearla. Praticamente sui due maggiori quotidiani locali,
cioè sul Quotidiano e sulla Gazzetta del Mezzogiorno, ad un certo punto io al bar, la
mattina, mentre sfogliavo questi giornali, ho praticamente appreso che su questi giornali

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– attenzione – era finito il contenuto dei verbali di audizione mio e del Procuratore della
Repubblica GALANTE che il Procuratore Generale, su delega dell’ispettorato, aveva
assunto nel mese di luglio. Non solo, oltre a finire parte del contenuto letterale di questi
due verbali, era finito anche il contenuto di una relazione che il Procuratore Generale –
sempre prima dell’estate, nell’estate ultima scorsa cioè quando c’è stata l’ispezione –
aveva mandato all’ispettorato, che si riferiva all’utilizzazione delle fotocopiatrici da parte
mia, dei vigili urbani, al tempo in cui erano state fatte queste fotocopie. Una cosa sulla
quale io ho fatto una ampia e diffusa querela che ho trasmesso. Ora, voglio dire, questo è
un fatto gravissimo – mi permetto di sottolinearlo ancora che è un fatto gravissimo –
perché in realtà come e in che termini siano usciti questi due verbali di audizione e
questa relazione ispettiva indirizzata – cioè sottoscritta direttamente dal Procuratore
TUFANO – indirizzata al dottor MILLER, cioè al capo dell’ispettorato, è una cosa che,
mi permetto di dire, inquietante. Perché i due verbali di audizione sono stati assunti –
tra l’altro segretati ritengo, perché erano due verbali riservati il mio e quello del
Procuratore GALANTE – e mandati direttamente all’ispettorato. Allo stesso modo la
relazione del dottore TUFANO era indirizzata direttamente al Capo dell’Ispettorato.
Come i due giornalisti locali, Rivelli ed Amendolara, si siano impossessati di questi due
atti riservati, francamente io ho chiesto all’autorità giudiziaria di Catanzaro di
accertarlo e non ho dubbi che lo stia facendo.
Dunque questi sono gli atti. Li elenco velocemente. Allora sono:
- Articoli di giornale riguardanti la rivelazione delle audizioni, le mie audizioni e quelle
del Procuratore e la relazione ispettiva, più una copia della mia querela, che è una
querela che tra l’altro io ho trasmesso anche al Ministero della Giustizia, al Consiglio
Superiore della Magistratura;
- Articoli di giornale della Stampa e della Repubblica del 20 marzo 2007 nei quali si fa
riferimento a queste “strutture parallele”, espressione che avrebbe usato il Procuratore
Generale;
- Vicenda riguardante la password.
A questo proposito io ho portato e vorrei allegare, sia gli articoli di giornale del luglio del
2007, quelli cioè in cui si faceva riferimento e si dava atto dell’esistenza di questa
fantomatica e – mi permetto di dire io – ridicola password, sia la pagina della Stampa (qua
non è venuta la data, ma è il 18, poi lo possiamo scrivere, perché questa è la Stampa del 18
marzo 2007), in cui c’è scritto testualmente: <<Ma TUFANO si è già mostrato nemico
implacabile di WOODCOCK. Fu lui a segnalare al Prefetto, che girò la questione al
ministro AMATO, che indignato informò il Parlamento che la fuga di notizie in merito
all’inchiesta su Vittorio Emanuele era dovuta al fatto che i cronisti accedevano dall’esterno,
tramite password, ai computer della Procura>>.
Ripeto, leggo il giornale, io non so se né il Procuratore Generale, né il Prefetto, né il
Ministro AMATO, né chi per loro, si siano mai sognati di dire una cosa di questo genere, se
abbiano parlato di password, di drive-pen. Quello che è sicuro è che ha offeso e offende
gravemente la mia dignità di magistrato, perché dal mio ufficio non è mai uscita né una
carta, né una notizia.
Dopodiché abbiamo:
- Il verbale di udienza, ricordavo bene, del 27 novembre 2006 a cui sono allegati, formando
parte integrante dello stesso: 1) verbale di assunzione sommarie informazioni innanzi al
dottor DE MAGISTRIS di Mariangela MAGARIELLO il 19 maggio 2003; 2) sommarie
informazioni MAGARIELLO Mariangela davanti al dottore WOODCOCK 16.3.2004;
3) Mariangela MAGARIELLO 16.11.2004 dottore WOODCOCK; 4) interrogatorio di
VIGNOLA Domenico del 5.3.2004 sempre avanti al dottore WOODCOCK.
61
- ………………………………………..OMISSIS…………………………..
Poi ci sono alcune intercettazioni – direte voi se è opportuno che io le produca o meno – ci
sono alcune di quelle intercettazioni che io ho qualificato come millantatorie, cioè alcune di
quelle intercettazioni del procedimento 1097/03… no, questo non è il 1097/03, questo è il
procedimento originario, quello a carico di Raiola Pesarini + altri, in cui si fa riferimento –
lo dico ancora – in forma millantatoria, al Procuratore Generale. Tengo a precisare che
queste fanno parte del fascicolo del Pubblico Ministero e cioè che non sono state prodotte o
meglio, delle stesse non è stata chiesta la trascrizione nel dibattimento, fanno parte del
Pubblico Ministero, sono state depositate, quindi estensibili. Un’ultima cosa volevo dire – e
concludo – per i rapporti tra la Procura Generale e la Procura della Repubblica ed in
particolare tra me e la Procura Generale. Un’ultima considerazione la devo fare per
correttezza. C’è un ultimo ulteriore episodio che riguarda nel complesso questa vicenda, che
francamente a me ha lasciato un po’ perplesso. Ma poi ripeto – io adesso non voglio
allungare e rubare troppo del vostro tempo – è chiaro che queste sono vicende che devono
essere approfondite sentendo l’avvocato CIMADOMO e il padre dell’avvocato
CIMADORO che anche lui fu scosso da questa vicenda, così come la vicenda che sto
rappresentando deve essere ovviamente approfondita sentendo il collega Luigi SPINA. Il
collega Luigi SPINA questa estate… Cioè il collega Luigi SPINA è membro del Tribunale
del Riesame di Potenza, collega bravo, esperto e serio, il quale mi disse – credo questa estate,
subito prima o subito dopo le vacanze, sicuramente dopo lo svolgimento del Tribunale del
Riesame di Vittorio Emanuele – mi disse: “Sai Henry… (noi siamo dello stesso concorso,
abbiamo ottimi rapporti) – dopo il riesame e contestualmente, mentre la Procura Generale
era stata delegata dall’ispettorato e dal CSM a svolgere una ispezione nei miei confronti per
il procedimento di Vittorio Emanuele – …mi è accaduto che il Procuratore TUFANO mi ha
chiamato sul cellulare due o tre volte, mi ha chiamato nel suo ufficio. Io poi ci sono andato –
mi dice Luigi SPINA – anche io con TUFANO ho ottimi rapporti, mi ha chiamato nel suo
ufficio, c’erano lui e il dottor ROCA e in buona sostanza avevano già l’ordinanza del
riesame…”, l’ordinanza cioè con la quale il Riesame aveva confermato gli indizi per Vittorio
Emanuele per l’associazione a delinquere e soprattutto aveva affermato il principio della
competenza territoriale a Potenza per l’associazione a delinquere – “…e sai, con questa
ordinanza alla mano mi dissero: ma spiegaci un po’ i passaggi…”, no spiegaci, forse spiegaci
non è il termine esatto, perché non è il tipo di termine che probabilmente è stato usato.
Insomma chiamarono nell’ufficio di TUFANO, Luigi SPINA, membro del Collegio del
Riesame, per chiedergli, definiamole spiegazioni, per chiedergli di esemplificare, di
rappresentare alcuni passaggi dell’ordinanza stessa. Ora, il motivo per il quale due
magistrati dell’esperienza e del livello culturale… – e lo dico sinceramente, sia il
Procuratore TUFANO, sia il collega ROCA sono (e l’ho constatato io ascoltandoli e
leggendone negli atti) sono due ottimi giuristi – …perché il collega TUFANO e il collega
ROCA abbiano ritenuto addirittura di convocare nel loro ufficio un membro del Tribunale
del Riesame, diciamo, per confrontarsi con lui sui passaggi dell’ordinanza estesa dal giudice
SPINA riguardante Vittorio Emanuele di Savoia, francamente io questo non me lo riesco a
spiegare! Credo che TUFANO abbia detto: “Devo rispondere all’ispettorato, dimmi qualcosa
così io faccio più presto”. Però, siccome non è un’ordinanza di seicento pagine, ma di dieci,
venti, trenta pagine, io penso che se la sarebbero potuta leggere anche loro e penso pure che
chiamare e convocare nel loro ufficio il giudice del Tribunale del Riesame francamente è una
cosa che a me lascia un po’ perplesso!”.
Riferiva ancora il dr. Woodcock:
“……OMISSIS.

62
ADR: Con riferimento alla questione riguardante l’utilizzo della polizia municipale di
Potenza come polizia giudiziaria da me delegata per le indagini – argomento questo da me
già accennato nel precedente verbale di sommarie informazioni reso innanzi al dott. Luigi de
Magistris – posso solo aggiungere e ribadire ancora una volta che la suddetta forza di polizia
(delegata in particolare per l’espletamento delle indagini nell’ambito dei procedimenti
153/03 mod.21, 648/05 mod.21, 2298/05 mod.21, di cui si sono diffusamente occupati sia gli
organi di stampa che altri organi istituzionali) risulta da me regolarmente e formalmente
delegata ex art.109 cost., 55, 2° comma c.p.p. e 267, 4° comma c.p.p. (norma quest’ultima
specificamente riferita alle operazioni tecniche di intercettazione); a tal riguardo non posso
che far integrale riferimento alle note ed al carteggio intrattenuto sul punto tra il Sindaco di
Potenza, il Procuratore della Repubblica ed il sottoscritto (e alla copiosa documentazione in
particolare allegata alle note che ho redatto sul punto, trasmettendole al Procuratore della
Repubblica che ha a su/a volta risposto al Sindaco di Potenza. Sul punto desidero solo
aggiungere e ribadire di aver parlato e di aver interloquito con i due comandati succedutisi
nel tempo della Polizia Municipale di Potenza; in particolare ho parlato sia personalmente
sia alla presenza del Procuratore della Repubblica con il Dott. Franco Solimeno; ancora
l’originaria attività investigativa del procedimento 153/03 è scaturita proprio da una
informativa sottoscritta dal comandante Salvatore Monserrati, il quale peraltro poche
settimane fa ha partecipato personalmente ad una riunione investigativa avvenuta in
Procura con tutte le altre forze di polizia coodelegate (Squadra Mobile di Potenza, Polizia
Stradale di Potenza e le Sezioni di P.G. dei Carabinieri e della Polizia ala sede). Preciso
ancora che la Polizia Municipale di Potenza è stata, unitamente alle altre forze di polizia
coodelegate, destinataria (oltre che di decine e decine di deleghe, in particolare contenute nel
corpo dei numerosi decreti esecutivi delle operazioni di intercettazione, tutti regolarmente
versati agli atti) degli ordini di esecuzione delle numerose ordinanze di custodia cautelare
eseguite nell’ambito dei suddetti procedimenti, compresa quella eseguita nei confronti di
Savoia Vittorio Emanuele – esecuzioni che hanno, peraltro, avuto ampia risonanza
mediatica. (A tal riguardo produco nr.4 ordini di esecuzione di OCC del GIP di Potenza,
regolarmente ritirate dalla Polizia Municipale). A tal proposito aggiungo che la d.ssa Maria
Carmela Senatore (Vice Comandante del Corpo di Polizia Municipale di Potenza) e l’agente
Michele De Felice, mi hanno riferito che sugli ordini di servizio del Corpo della Polizia
Municipale, regolarmente sottoscritti dal comandante della Polizia Municipale, il loro
servizio risulta regolarmente annotato, e in particolare la d.ssa Maria Carmela Senatore
risulta destinata ad “accertamenti di P.G.” e l’agente De Felice risulta “a disposizione del
Magg. Senatore”, e ciò a comprova della piena ed assoluta legittimità del servizio dai
medesimi svolto, nonché della altrettanto piena consapevolezza del servizio in questione da
parte del comandante. In proposito desidero ancora aggiungere che, sempre per quanto
riferitomi dal suddetto personale, negli archivi del Corpo di Polizia Municipale risultano
custoditi e conservati anche atti inerenti ai suddetti procedimenti, e ciò ad assoluta ed
ulteriore comprova del pieno coinvolgimento del Corpo di Polizia Municipale nell’inchiesta
in esame. Aggiungo ancora che la d.ssa Senatore mi ha riferito di alcuni colloqui avvenuti
nel tempo sia con il comandante Monserrati sia con il comandate Solimeno, colloqui nel
merito dei quali io non ho ritenuto neppure di entrare nello specifico, sui quali
evidentemente la d.ssa Senatore e l’agente de Felice potranno riferire più diffusamente.
Sempre sul punto mi riservo di trasmettere alla Procura della Repubblica di Catanzaro le
copie di alcuni articoli di giornale aventi ad oggetto la suddetta questione, emblematici, a
mio avviso, del contesto e della situazione generale. A tal riguardo codesta A.G. e la polizia
giudiziaria delegata potrà acquisire agli atti di questo Ufficio le informative redatte con la
collaborazione della Polizia Municipale dalle quali, tra l’altro, è scaturita anche la

63
trasmissione di atti alla Procura della Repubblica di Catanzaro ex art.11 c.p.p., in
particolare, se non ricordo male, nel settembre 2005 e nel novembre 2006.
ADR: confermo che le notizie apparse sulla stampa corrispondono a verità e che
effettivamente qualche giorno fa, la sezione disciplinare del CSM, disattendendo alla
richiesta di proscioglimento avanzata dalla Procura Generale della Cassazione ha disposto
nei mie confronti il dibattimento disciplinare in relazione ad una vicenda scaturita da un
esposto presentato alla Procura Generale di Potenza sottoscritto dall’avv. Piervito Bardi,
nella sua qualità di presidente della Camera Penale; l’intera documentazione risulta
custodita (oltre che ovviamente negli uffici della Procura Generale della Cassazione ovvero
della sezione disciplina del CSM, uffici presso i quali risulta versata anche la
documentazione prodotta da me e dalla mia difesa) negli uffici della Procura Generale presso
la Corte di Appello di Potenza, ufficio presso il quale io stesso ho provveduto ad estrarre
documentazione. A tal riguardo preciso che il P.G. dott. TUFANO, a seguito della
presentazione del suddetto esposto provvide, nell’esercizio del suo potere di sorveglianza di
cui all’art.16 R.D.L.vo nr.511 del 1946, ad escutere Piervito Bardi, Luigi Pisati e Sergio La
Penna, i primi due non direttamente coinvolti nella vicenda oggetto dell’esposto; ricordo che
il Procuratore della Repubblica, evidentemente su richiesta del P.G., mi chiese una memoria
sul punto e che lo stesso Procuratore della Repubblica provvide poi ad inoltrare la mia
memoria con un suo scritto al P.G.. Sul punto preciso che ho provveduto a redigere sulla
questione una memoria difensiva che ho prodotto al Sig. Procuratore Generale presso la
Corte di Cassazione in sede di interrogatorio.
A tal riguardo desidero produrre in questa sede sia la richiesta di archiviazione formulata
dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro in relazione alla nota vicenda della
“password” e più in generale in relazione alla vicenda della esecuzione dell’OCC nei
confronti di Vittorio Emanuele di Savoia + altri; produco inoltre copia di una nota a mia
firma redatta in data 26.09.2006, già trasmessa al Procuratore di Catanzaro, al CSM e
all’Ispettorato Generale del Ministero……..OMISSIS”.
Riferiva il dr. Vincenzo MONTEMURRO:
“MONTEMURRO Vincenzo – Arriviamo anche a quello. Anche a momenti antecedenti
alla nomina del dottor CANNIZZARO alla carica di Direttore Generale del San Carlo. Nel
senso che il dottor CANNIZZARO, prima di assumere questa carica, era… ora io non
conosco le formule interne societarie del centro di fisioterapia CAMILLO-GENOVESE
s.r.l., non lo so, però certo è che in assoluto, pubblicamente, senza poter essere in alcun modo
smentito, questo centro di fisioterapia, che è un centro tra l’altro non solo all’avanguardia
ma assolutamente molto ben organizzato, era organizzato e diretto dal dottor Michele
CANNIZZARO. Atteso che il centro di fisioterapia è convenzionato con la regione
Basilicata, e non sono moltissimi i centri di quel tipo convenzionati con la regione
Basilicata, una situazione di presunta incompatibilità alla trattazione di determinati
procedimenti, a mio modo di vedere, forse era sicuramente antecedente persino alla più
eclatante situazione ascrivibile alla Direzione Generale dell’Ospedale San Carlo. Questo
anche per gli inevitabili sviluppi e per l’inevitabile percezione che la società civile potesse
avere di alcune vicende giudiziarie. Ho già rappresentato all’Ispettorato che sono stato
personalmente involontario protagonista della seguente situazione. Unitamente al collega
SETOLA, nell’ambito di un procedimento che nasceva da una serie di indagini avviate dal
collega e rispetto al quale poi abbiamo assunto la codelega, abbiamo richiesto ed ottenuto il
sequestro preventivo di un parallelo centro di fisioterapia: il centro di fisioterapia SILLETTI.
Il giorno dopo l’esecuzione del sequestro preventivo e la relativa pubblicità, l’affidamento del
centro all’Assessore alla Sanità pro-tempore ed altro, ho ricevuto nel mio Ufficio una lettera
anonima nella quale venivo di fatto additato quale braccio armato della dottoressa

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GENOVESE. Nel senso che il centro SILLETTI era oggettivamente uno dei pochi centri
della città di Potenza e della provincia di Potenza che fosse in grado di, in qualche modo,
contrapporsi tanto come servizi quanto come prestazioni al centro CAMILLO–
GENOVESE. Fatto sta che evidentemente questo tipo di attività che unitamente al collega
SETOLA, avevamo posto in essere, è stata così interpretata. Io mi sono permesso di
evidenziare all’ispettorato appunto che questo tipo di contenuto di lettera anonima, a mio
modo di vedere, era esattamente rappresentativa della inopportunità che una famiglia che
gestisce questo tipo di attività pubbliche poi rivesta, in uno dei suoi massimi componenti,
anche il ruolo di addetto ad un Ufficio Requirente. Così come avevo evidenziato
all’Ispettorato Generale, nell’ottica di un più ampio discorso che a loro facevo e
che faccio anche a lei inerenti i rapporti tra la dottoressa GENOVESE e il
Procuratore TUFANO, facendole innanzitutto una premessa. A me i rapporti tra la
dottoressa GENOVESE e il Procuratore Generale TUFANO non mi interessano, mi
interessano solo nella parte in cui rispetto a fatti pubblici il presunto insuccesso
del dottor MONTEMURRO viene evidenziato, viene sovraesposto e cominciano
dall’indomani dell’essersi verificato una serie di richieste di chiarimenti od altro.
Situazioni di questo tipo ascrivibili alla dottoressa GENOVESE è una richiesta che
spesso, in particolare nei momenti successivi all’esecuzione della misura custodiale
del procedimento cosiddetto “Iena 2”, noi per circa due mesi, unitamente al collega
Woodcock, il nostro lavoro è consistito nello scrivere al Procuratore Generale
deduzioni e determinazioni, stranamente però non ci arriva mai una deduzione,
una determinazione, che riguarda MARTURANO Renato o altri imputati per 416
bis pure arrestati in quell’indagine, ma inerisce sempre il settore imprenditoriale e
politico. Ci siamo visti arrivare…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – In particolare quali?
MONTEMURRO Vincenzo – Beh, un po’ tutta l’imprenditoria potentina, in particolare
l’allora governatore BUBBICO, in particolare l’allora Sindaco SANTARSIERO, in
particolare i vari appartenenti al Parlamento, all’Onorevole BLASI ed altri. Tenga presente
che già all’indomani (l’esecuzione di questa misura cautelare era nella notte tra il 23 e il 24
novembre 2004) il Procuratore Generale – e lì forse abbiamo anche sbagliato a non opporci a
questo tipo di valutazione così penetrante – il Procuratore Generale ci chiedeva notizia su
quante informazioni di garanzia avessimo notificato, sui nominativi delle persone a cui
avessimo notificato le informazioni di garanzia, sui tempi dell’esecuzione delle…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Questo per iscritto l’ha chiesto?
MONTEMURRO Vincenzo – Per iscritto, è uno dei documenti che poi le consegnerò. Sui
tempi dell’esecuzione delle informazioni di garanzia e ci chiedeva altresì il perché –
una frase più o meno testuale – il perché le informazioni di garanzia fossero state
eseguite contestualmente all’esecuzione della ordinanza di custodia cautelare in
carcere, ancora così si esprimeva il Procuratore Generale, così ingenerando nella
collettività lucana, l’equivalenza che i soggetti solo colpiti da informazione di
garanzia dovessero in qualche modo rispondere degli stessi reati dei soggetti
attinti da misura custodiale in carcere. Chiaramente le informazioni di garanzia
riguardavano solo ed esclusivamente i politici. Ritengo che le motivazioni che ci
avevano indotti a quella forma che ritenevamo di garanzia e di cautela
processuale, fossero esattamente le opposte di quelle che ci venivano contestate,
atteso che successivamente per l’unico che non è stato raggiunto da informazione
di garanzia e che era un altro consigliere regionale la cui posizione era
assolutamente sfumata, allorquando - con la pubblicità dell’ordinanza e delle
intercettazioni - allorquando ha appreso in qualche modo di rivestire un ruolo in

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questa indagine, attraverso la stampa, lo stesso Procuratore Generale ci ha
contestato del perché questa persona avesse saputo del suo ruolo dalla stampa.
Quando invece andavamo a spiegare che forse l’informazione di garanzia aveva proprio
quella funzione di garanzia di evitare che poiché i nomi dei politici erano stati riportati
nell’ordinanza di custodia cautelare dopo mezzora che chiunque avesse letto quell’ordinanza
avrebbe scoperto dall’ordinanza della presenza dei politici, questa giustificazione nei nostri
confronti non è stata sufficiente. È tra l’altro pendente nei mie confronti procedimento
disciplinare per una presunta ritardata iscrizione del collaboratore di giustizia CAPPIELLO
Gennaro nel registro degli indagati. Ho rappresentato al Ministero che il Procuratore
Generale, in atti ufficiali che ho prodotto al Ministero e che produco alla Signoria
Vostra, fa propria la tesi della dottoressa GENOVESE, accettandola in maniera
assolutamente acritica e basandosi sempre sul contenuto di questi benedetti
verbali del procedimento monocratico innanzi al Tribunale di Catanzaro, verbali
che conoscono – per quello che è stata la relazione che io ho fatto al Procuratore –
che sono basati sua una ricostruzione (i documenti saranno posti alla sua
attenzione) una ricostruzione dei fatti assolutamente falsa e destituita di
fondamento. Le faccio un esempio perché lei già conosce questa situazione. Innanzi al
Tribunale Monocratico di Catanzaro LA VECCHIA e ROTONDI per consolidare il ruolo di
complotto in danno della dottoressa GENOVESE e dottor CANNIZZARO, ordito da
appartenenti alla Procura della Repubblica di Potenza e da appartenenti alla Squadra
Mobile di Potenza, inserisce, in maniera maliziosa e falsa, addirittura la famosa questione
del memoriale Riviezzi. Tant’è che presso lo stesso Ispettorato, nel dare atto della storia di
quel memoriale, ho espressamente riportato una parte della sua richiesta di archiviazione in
cui inserisce questo fatto in una ben più ampia vicenda e soprattutto una delle affermazioni
che lei ha utilizzato per affermare che forse inopportunamente si attribuiva la qualifica di
bravo, bello e buono ad alcuno ed altrettanto inopportunamente di non bello, non bravo e
non buono ad altri. Così come nell’ottica delle – chiedo scusa adesso ritorno alla mancata
iscrizione del CAPPIELLO – in tale ottica avevo evidenziato all’Ispettorato, nel
tentativo di difendermi da quelli che poi sono gli attacchi quotidiani del
Procuratore Generale, un articolo di stampa apparso sul “Corriere della Sera” che
in relazione ad una vicenda inerente un’indagine della dottoressa GENOVESE nei
confronti del Sindaco di Scanzano Ionico, ipotetizzava – articolo del “Corriere
della Sera” – ipotizzava una presunta omessa iscrizione da parte della stessa
dottoressa GENOVESE. Presunta omessa iscrizione che avrebbe dovuto riguardare
sicuramente un cancelliere della Corte d’Appello di Potenza, presunta mancata
iscrizione che avrebbe dovuto riguardare anche alcuni appartenenti al Foro
materano, alcuni avvocati appartenenti al Foro materano. Tra l’altro dico questo
perché su questa vicenda sono stato più volte, almeno in un paio di occasioni,
presente in Ufficio unitamente alla dottoressa GENOVESE e al dottore GALANTE,
su questa vicenda il dottor GALANTE ha più volte invitato la dottoressa
GENOVESE, anche con una certa urgenza, a provvedere all’aggiornamento di
queste iscrizioni. Essendo pubblicamente notorio – poi arriveremo anche agli
aspetti televisivi – che il dottor CANNIZZARO partecipa in prima fila,
probabilmente nella veste istituzionale di Direttore Generale del San Carlo, a
convegni politici dell’asse di sinistra della politica regionale ed essendo altresì
abbastanza notorio che il recente incarico della dottoressa GENOVESE è fatto
assolutamente ascrivibile a quota AN – essendo questo a me noto anche per altre
circostanze – avevo evidenziato all’Ispettorato Generale del Ministero della
Giustizia se chi (quindi la dottoressa GENOVESE e il dottor TUFANO) accusano

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me di illeciti disciplinari di reato, forse non dovessero verificare – e quindi in
questo caso pongo lo stesso interrogativo a lei – chi fossero i soggetti a cui si
riferisce il Corriere della Sera nel pubblicamente denunciare la mancata iscrizione,
rispetto poi a chi sono i soggetti che hanno consentito la nomina della dottoressa
GENOVESE a componente non esterno ma interno della Commissione
Parlamentare Antimafia, il che restringe di molto, per quanto è notorio, il campo
rispetto alla stessa presenza del Senatore BUCCICO in quel consesso.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Le volevo fare due domande. Quando cominciano gli
attacchi – come li vogliamo chiamare – una certa attenzione nei suoi confronti, da parte del
Procuratore Generale? In occasione di “Iena 2”?
MONTEMURRO Vincenzo – Assolutamente a partire da “Iena 2”. A partire da lì si
scatenano, cioè da lì è quotidiano, anche se, devo dire che avevano avuto dei momenti, ma
abbastanza isolati, già di estrinsecazione in relazione ad un piccolo incidente diplomatico che
aveva riguardato una richiesta di intercettazioni per la cattura di un latitante.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ma lei si è fatto una ragione del perché, in occasione di
“Iena 2”, nei suoi confronti e nei confronti del dottor WOODCOCK, vi sia stata questa
iniziativa che, se ho capito bene, è stata massiccia tanto da “costringervi” per due mesi a
scrivere, rispondere alla Procura Generale? Cioè, si è fatto un’idea? Ci ha ragionato?
MONTEMURRO Vincenzo – Un’idea, devo dire che io personalmente… Allora,
chiaramente l’idea della attenzione che il Procuratore Generale rivolgeva a
determinate istanze, era abbastanza comprensibile sulla base di quello che io ho
detto. Cioè, poiché noi abbiamo arrestato 51 persone e abbiamo inviato 15…, ecco,
avrei anche compreso e poiché il Tribunale del Riesame, rispetto al quale lui si
appoggia, aveva ritenuto di scarcerare 40 persone, avrei potuto comprendere del
perché il Procuratore Generale richiedesse notizie su tutti e 40 i soggetti. Fatto sta
che il Procuratore Generale richiedeva notizie solo su determinati soggetti…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Questo lo ha spiegato bene.
MONTEMURRO Vincenzo – …e solo su determinate difese – adesso arriviamo
all’altro aspetto – solo sugli assistiti di determinati avvocati del Foro di Potenza.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Cioè?
MONTEMURRO Vincenzo – E cioè facenti capo, in maniera diretta e/o indiretta
attraverso Sostituti, all’avvocato Donato PACE. Questa situazione, del resto…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Le risultano rapporti tra il dottor TUFANO e
l’avvocato PACE?
MONTEMURRO Vincenzo – Allora, questa situazione, tra l’altro, mi vede personalmente
protagonista di una vicenda assai significativa. Nel senso che tra l’altro – come a lei ben
noto – nei vari procedimenti penali pendenti presso il suo ufficio, sono assistito di fiducia
dall’avvocato Donatello CIMADOMO che, tra l’altro, è anche mio amico personale di
vecchia data e rispetto al quale sono stato anche suo testimone di nozze. L’avvocato
Donatello CIMADOMO in più di una occasione mi ha riferito…, la vicenda è descritta in
ogni suo particolare nel memoriale all’Ispettorato…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Che lei mi lascia.
MONTEMURRO Vincenzo - …che io le lascerò, al quale mi riporto anche per il dettaglio.
Sostanzialmente la vicenda è che l’avvocato CIMADOMO era stato già nominato, se pur
informalmente, però, attenzione, perché anche su questo avrei da dire la mia. Perché, per
esempio, uno dei momenti di maggior attacco della Procura Generale alla attività di “Iena
2”, aveva riguardato l’arresto del Presidente della Camera Penale, avvocato BARDI Pier
Vito. La Procura Generale era l’ufficio che, unitamente alla Camera Penale e unitamente
agli avvocati, asseriva il concetto che non fosse necessaria la formalità della nomina scritta

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per assumere il ruolo di difensore di un indagato. E in questo caso, per quello che le vado a
dire, mi va benissimo, però se deve valere per l’avvocato BARDI deve valere anche per
l’avvocato CIMADOMO. Quindi, benché l’avvocato CIMADOMO fosse stato solo
telefonicamente investito della nomina da parte del Tenente Colonnello, dell’allora Tenente
Colonnello…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – GENTILI.
MONTEMURRO Vincenzo – …GENTILI, nel momento in cui si riunisce con il
dottor TUFANO e con il dottor ROCA, all’uscita da questo incontro, il dottor
ROCA e il Tenente Colonnello GENTILI invitano l’avvocato CIMADOMO, del
quale elogiano le capacità tecniche, a farsi una ragione della mancata
formalizzazione della nomina, atteso che – riferisce a me l’avvocato CIMADOMO
– atteso che il Procuratore Generale aveva consigliato al GENTILI di nominare ben
altro difensore, ancora una volta da identificarsi nell’avvocato Donato PACE,
perché in quel momento era l’unica persona in grado di fare la guerra alla Procura e
in particolare al dottor WOODCOCK. Tenga presente che successivamente al
deposito, nei momenti precedenti al deposito del verbale presso l’Ispettorato –
quindi nel momento in cui stilavo il verbale ed acquisivo anche documentazione –
ho rivolto una istanza scritta al collega WOODCOCK affinché potessi prendere
visione di alcuni verbali pubblici di una udienza dibattimentale presso il Tribunale
di Potenza in cui si è verificato che proprio nel procedimento del GENTILI, la
dottoressa MAGARIELLO, all’epoca Sostituto Procuratore presso il Tribunale di
Potenza, era stata sottoposta – nell’ambito di una, a questo punto io devo dire,
“apparente” verifica ex poteri disciplinari o di sorveglianza da parte del
Procuratore Generale – ad un vero e proprio interrogatorio circa il contenuto di
alcune intercettazioni che riguardavano proprio il Tenente Colonnello GENTILI,
Tenente Colonnello GENTILI più volte prorogato alla giuda della Sezione
Carabinieri della Procura della Repubblica. Del resto, che ci fossero dei momenti di
accesa conflittualità tra il nostro ufficio e la Procura della Repubblica,
soprattutto…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – La Procura Generale.
MONTEMURRO Vincenzo - …e la Procura Generale, soprattutto quando sono
state rese pubbliche alcune intercettazioni telefoniche, ciò è apparso abbastanza
chiaro.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Dottore, vorrei tornare un attimo adesso indietro invece
su…, se mi può dire qualcosa in più sui rapporti TUFANO-GENOVESE. Lei ha fatto il
ragionamento che, mentre nei confronti suoi o anche ritengo del dottor WOODCOCK –
visto che parlavano di “Iena 2” – c’era una richiesta particolarmente pressante di
chiarimenti e di informazioni, mi pare di capire che questo non avveniva sostanzialmente
per i procedimenti o per gli – lei li ha chiamati – “insuccessi procedimentali”…
MONTEMURRO Vincenzo – “Presunti insuccessi”.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Presunti, che poi insuccessi è un temine assolutamente non
proprio.
MONTEMURRO Vincenzo – Uso quel termine dato che, nei nostri confronti, è stato
usato dal Procuratore Generale…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ah ecco, perciò lei lo ha
usato.
MONTEMURRO Vincenzo – Lo uso casualmente. Per indicare una debacle il Procuratore
Generale, in sede di inaugurazione dell’anno giudiziario ha parlato, rispetto a “Iene 2”, di
dilettanti dell’antimafia. Rispetto ad analoghi procedimenti, le faccio un esempio…

68
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Forse perché non c’erano politici ed imprenditori?
MONTEMURRO Vincenzo – Beh, le faccio un esempio concreto. Forse perché non
c’erano politici ed imprenditori di un certo colore politico. Perché, per esempio,
sempre nel procedimento ALTIERI, allorquando il Tribunale della Libertà…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Parliamo dei brogli di Scanzano?
MONTEMURRO Vincenzo – Dei brogli di Scanzano, allorquando il Tribunale
della Libertà afferma la incompetenza territoriale della Procura della Repubblica
di Potenza-Direzione Distrettuale Antimafia, trasferendo buona parte di quel
processo alla Procura della Repubblica di Matera, per quello che mi ha riferito il
dottor GALANTE, nessuno ha richiesto informazioni, come invece avviene
quotidianamente allorché, per esempio, è il dottor WOODCOCK a vedersi
“tacciato” – anche questa è una espressione assolutamente impropria ma utilizzata con il
dovuto rispetto, ma con il dovuto senso di retorica – viene tacciato dal Tribunale del
Riesame di incompetenza territoriale rispetto ad alcuni suoi procedimenti. E poi –
questo lo affermo, è la mia convinzione – qui stiamo parlando anche di reati, atteso
che io ritengo che siano configurabili estremi di reati nelle telefonate che
l’avvocatessa Maria DELFINO del Foro di Matera ha ricevuto numerose, pressanti
e reiterate da parte di appartenenti alla Procura Generale presso la Corte di
Appello di Potenza – e mi riferisco a magistrati, non a personale amministrativo,
non ne conosco le generalità perché non me le ha riferite, comunque uno o entrambi
i Sostituti Procuratori Generali – affinché si presentasse spontaneamente, quindi
non a seguito di un eventuale rituale invito, affinché si presentasse
spontaneamente a denunciare il sottoscritto per averla illecitamente sottoposta ad
intercettazione telefonica nel mentre svolgeva il proprio mandato defensionale.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Dove ci sarebbero queste intercettazioni? In quale fascicolo?
MONTEMURRO Vincenzo – Allora, questo è il fascicolo – che poi è quello che le
riferivo anche prima come motivo dei possibili contrasti con la Procura Generale –
questo è il fascicolo che riguarda appunto la latitanza di SCARCIA Antonio.
Durante la latitanza di SCARCIA Antonio, SCARCIA Antonio – e non il suo
avvocato – venne effettivamente sottoposto ad intercettazione telefonica,
nell’ambito della quale SCARCIA Antonio parla anche con il suo legale. Ma l’unico
telefono sottoposto ad intercettazione era quello del latitante SCARCIA Antonio.
Questa notizia è pervenuta ad uno o ad entrambi i Sostituti della Procura
Generale, i quali hanno iniziato a chiamare telefonicamente l’avvocatessa
DELFINO. Quando il fatto mi è stato riferito io ho detto alla avvocatessa
DELFINO: “Ma, scusami, il vero problema lì non è che… – insomma poveretta mi
chiedeva anche spiegazioni – …il vero problema non è se sia vero o no che tu sei
stata sottoposta ad intercettazioni, perché tutti sappiamo che non è vero, il vero
problema è del perché uno o due Sostituti Procuratori Generali, se hanno qualcosa
da chiederti, non ti convocano nelle forme di legge”. Cioè perché insistevano
affinché si presentasse spontaneamente.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Il numero del procedimento lei lo sa?
MONTEMURRO Vincenzo – No, in questo momento no.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Va bene, poi lo recuperiamo.
MONTEMURRO Vincenzo – Ma è facilmente recuperabile. Lei ha riferito di questa
situazione all’avvocato Nicola CATALDO, presso il cui studio collabora, tanto da indurre
l’avvocato CATALDO a palarne prima con il dottore GALANTE e poi successivamente con
me, riferendomi esattamente questa frase, dice: “Scusa, ma perché la Procura Generale ce
l’ha con te, tanto da addirittura fare questo tipo di pressioni?”.

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P.M. dott. DE MAGISTRIS – I rapporti sono stretti, comunque, anche sul piano
personale, tra il dottore TUFANO e la dottoressa GENOVESE?
MONTEMURRO Vincenzo – Allora, guardi, io le posso fare un esempio, le faccio un
esempio che probabilmente le rende una idea. Io ritengo che, per le considerazioni anche in
parte critiche che io sono andato a muovere con il documento all’Ispettorato, io ritengo che la
dottoressa GENOVESE – io almeno per un senso di moralità la vedo così – la dottoressa
GENOVESE debba moltissimo al dottor GALANTE da un punto di vista morale. Nel senso
che…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Al dottor GALANTE o al dottor TUFANO?
MONTEMURRO Vincenzo – Al dottor GALANTE. Debba moltissimo perché, voglio
dire, lei era stata estromessa con un provvedimento del dottor Cornetta (opportuno) dalla
Direzione Distrettuale, faceva il Sostituto assolutamente ordinario. Quando arriva il dottor
GALANTE, a seguito chiaramente di provvedimenti di archiviazione ed altro, non solo,
viene riproposta in DDA con un provvedimento che, non il dottor MONTEMURRO, ma
sei Sostituti hanno impugnato davanti al CSM; non il dottor MONTEMURRO, sei
sostituti che hanno addirittura messo in rilievo anche momenti di capacità professionale
evidenziando che, a seguito di uno dei più grossi maxi processi (il cosiddetto processo
“Siris” della Costa ionica), laddove non fu – rispetto alle richieste del PM di udienza che era
la dottoressa GENOVESE – laddove non fu accettata la tesi del 416 bis, non ci fu appello.
L’appello non ci fu – lo dice in maniera larvata, io ve lo confermo – l’appello non ci fu,
perché la dottoressa GENOVESE doveva andare in ferie. Questo a me consta personalmente
perché fui invitato dal dottor GALANTE a redigere, a cinque giorni dalla scadenza,
l’appello, perché la dottoressa GENOVESE era in ferie. Io mi sono rifiutato e ho riproposto
al dottor GALANTE dicendo: “Io non sono in grado, in un processo che è durato tre anni,
un processo di criminalità organizzata, di fare in cinque giorni un appello, te lo piangi tu e
il tuo Sostituto, visto che l’hai mandato in ferie”. Questo è. Allora, questo, la nomina a
Procuratore Vicario, quindi moralmente veramente gli doveva la sua rinascita, era morta e
lui l’ha resuscitata. Nonostante tutto questo, quando cominciano gli screzi
GALANTE-TUFANO, lei parteggia per TUFANO. Ecco la connessione a cui volevo
arrivare.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – E sì, perché poi si incrinano i rapporti con GALANTE.
MONTEMURRO Vincenzo – Certo. Lei parteggia per TUFANO portando a
TUFANO una serie di atti – io gliene posso indicare con certezza almeno due –
lasciando scivolare nelle mani, prima del Questore di Potenza e poi del
Procuratore Generale, i famosi verbali delle udienze di Catanzaro e così
determinando nel Questore provvedimenti di allontanamento di validi ed
indipendenti – come li definisco – ufficiali di Polizia Giudiziaria, gli unici che
avevano osato indagare su di lei e sul marito, lasciandolo poi scivolare anche nelle
mani del Procuratore Generale che ipotizza nei miei confronti anche il reato penale
rispetto alla presunta tardiva iscrizione. Praticamente è un fatto notorio – lo
potete chiedere a tutti i Sostituti dell’ufficio di Procura – nel momento in cui si
incrinano i rapporti tra GALANTE e TUFANO, l’alter ego, anche istituzionale
dell’ufficio, diventa la dottoressa GENOVESE. Quando poi lei…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Il secondo episodio? Lei diceva almeno due episodi. Uno è
questo…?
MONTEMURRO Vincenzo – Uno è questo. L’altro è… Noi siamo ancora nelle fasi
che precedono la richiesta di archiviazione di “Iena 2”, siamo nelle fasi
immediatamente successive – forse o il giorno dopo o al massimo due o tre giorni
dopo – alla pubblicità che il provvedimento del dottor IANNUZZI di imputazione

70
coatta aveva avuto rispetto alle vicende della giunta regionale. Beh, insomma, io
penso che l’intera, almeno la parte della magistratura che questi fatti era in grado
di capire da un punto di vista tecnico giuridico, sia rimasta abbastanza stupita
dalla presenza, ancora una volta, in prima fila, non in un convegno pubblico, ma in
una vera e propria riunione di partito – ossia nella riunione in cui i democratici di
sinistra eleggevano il proprio segretario (non ricordo se provinciale o regionale) –
del dottor BONOMI presente a fianco all’allora Presidente della Regione
BUBBICO. Quindi questo è un po’ il contesto generale. Così come bisognerebbe verificare,
nei vari momenti della storia temporale e processuale del nostro ufficio, come mai la
dottoressa GENOVESE – che alla fine, anche giustamente, rifiutava le applicazioni presso il
Tribunale di Lagonegro in quanto facente parte della DDA, situazione questa che determinò
addirittura una consultazione del CSM che poi si espresse in questi sensi – a me risulta che
qualche procedimento contro la pubblica amministrazione lo abbia trattato in regime di
procedimento ordinario.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Di questa cosa se ne è occupato pure il Consiglio
Giudiziario credo?
MONTEMURRO Vincenzo – Infatti. Per non parlare – qui è detto – della mia vicenda
personale al Consiglio Giudiziario e di quelli che sono…
P.M. dott. DE MAGISTRIS - Senta, dottore, siccome lei, ormai sta da quanto a
Potenza…?
MONTEMURRO Vincenzo – Nove anni.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ha una esperienza molto ampia di processi anche molto
delicati e vedo – da quello che sta dicendo – è anche molto puntuale nella descrizione dei
fatti. Le dico che l’ufficio di Procura sta lavorando per cercare di comprendere se dietro a
fatti che possono apparire isolati o singoli, ci possa stare invece qualcosa che li unisce, cioè
qualcosa che collega una serie di vicende riconducendole a dei personaggi che tirano un po’
le fila di tutto questo discorso. Lei qualcosa l’ha già detta, in modo molto preciso, nel
momento in cui io le ho fatto la domanda dei rapporti tra il Procuratore Generale ed alcuni
avvocati. Lei può aggiungere qualcosa sotto questo profilo? Cioè ritenere che vi siano…
Anche perché stiamo notando che un collante, per esempio, è l’appartenenza a logge
massoniche, che noi abbiamo riscontrato, comunque comitati di affari…
MONTEMURRO Vincenzo – Io lì posso solo…
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Concludo la domanda… Quindi che ci possa stare…
Siccome sia lei e altri colleghi avete fatto indagini e fate indagini molto delicate, avete potuto
ragionare su questo aspetto? Cioè se ci possa stare, appunto, una qualche forma di regia, una
qualche forma di collegamento palese o occulto tra alcuni personaggi? Non so se è chiara la
domanda.
MONTEMURRO Vincenzo – E’ assolutamente chiara. E’ chiara ed è intonsa di tutta la
sua drammaticità la sua domanda. Ora, aldilà degli episodi che io ho citato, episodi che
hanno una loro oggettività, quello che può essere la valutazione, è una sola. E’ chiaro che nel
momento in cui alcuni giornali pubblicano alcune iscrizioni massoniche, se non altro – ma
le ripeto, senza voler con questo affermare… – se non altro sorgono dei sospetti, io continuo
a dire, sorgono dei sospetti sull’opportunità che la dottoressa GENOVESE, in particolare,
rivesta quel ruolo all’interno del nostro ufficio. Perché, avendo gestito malamente – come
dicono TUFANO e la GENOVESE – il collaboratore di giustizia CAPPIELLO, nel
momento in cui è stata pubblicata la lista della massoneria e in quei nominativi,
oltre al dottor CANNIZZARO, c’erano anche appartenenti alla famiglia RESTIVO,
beh, chiaramente la mia mente storica di conoscenze degli atti processuali – senza
voler esprimere nessun giudizio perché sono stati atti che non ho trattato io in

71
quanto devoluti alla competenza della Procura della Repubblica di Salerno – però
questo fatto mi è saltato all’occhio per evidenziare che probabilmente questa
situazione doveva esser venuta anche al CAPPIELLO nel momento in cui
affermava che alcune vicende relative alla gestione processuale della vicenda
CLAPS – affermava e sulla base di queste affermazioni veniva trasmesso a Salerno
il relativo procedimento – erano da attribuire ad una sponda giudiziaria che
rappresentava la dottoressa GENOVESE, anche per il mondo della massoneria.
M.llo MUSARDO – Lei prima ha parlato di mancata iscrizione. Il procedimento penale
qual’era? Quello dei brogli di Scanzano?
MONTEMURRO Vincenzo – Sì.
M.llo MUSARDO – La mancata iscrizione di alcuni avvocati. A chi si riferiva? Conosce
qualche nominativo
in particolare che non sarebbe stato iscritto?
MONTEMURRO Vincenzo – Guardi, io personalmente – ho qui l’articolo di stampa a cui
mi riferisco – io personalmente il collegamento non sono in grado di farlo. Ho appreso dalla
lettura di alcuni giornali e solo in questa ottica mi permetto di evidenziare anche il
collegamento con la nomina della commissione parlamentare. Un testimone oculare riferisce
nell’ambito della vicenda brogli elettorali – e lo riferisce poi la Stampa – di un incontro che
si verifica presso la stanza, l’ufficio della dottoressa GENOVESE, tra gli avvocati
LABRIOLA e BUCCICO……….OMISSIS”.
A supporto e precisazione delle dichiarazioni rese, il dr. MONTEMURRO
produceva una relazione, indirizzata all’Ispettorato Generale del Ministero della
Giustizia, con la quale ricostruiva le dichiarazioni rese in sede dibattimentale,
innanzi al Tribunale di Catanzaro, dal brigadiere La Vecchia dei Carabinieri di
Tricarico (PZ) e dal Colonnello Rotondi, all’epoca dei fatti narrati, Comandante
provinciale dei Carabinieri di Potenza. In particolare, il Magistrato ha ripercorso i
passaggi di molte indagini condotte dal suo Ufficio e dalla Squadra Mobile di
Potenza.
Evidenziava il dr. MONTEMURRO:
“…….OMISSIS. Il complotto, quello vero, invece, emerge dalle vicende di questi giorni,
atteso che il Lavecchia Domenico oltre ad aver dichiarato il falso al Tribunale di Catanzaro a
compendio di una incredibile quanto inquietante testimonianza per la quale si era preparato
con premeditazione e con atti acquisiti attraverso chissà quale fonti, risulta particolarmente
impegnato ed interessato a condurre attività “investigative” extraterritoriali.
A questo va aggiunto inoltre che il citato Lavecchia Domenico di recente si è reso
responsabile di reiterate pressioni sul conto di Don Marcello Cozzi ( responsabile del centro
anti-usura e presidente del C.E.S.T.R.I.M), perché rivelasse a lui i contenuti dei colloqui
avuti dallo stesso nel carcere di Paliano con il Cappiello Gennaro e ancora perché rivelasse in
quale contesto inserire le nuove iniziative “giudiziarie” della famiglia Claps presso la
Procura di Salerno……….OMISSIS”.
Il MONTEMURRO attraverso il riferimento a fatti e documenti, richiama
l’attenzione sulle dichiarazioni dei predetti appartenenti all’Arma, che avrebbero
tentato di delegittimare il suo operato e quello degli appartenenti alla Polizia di
Stato in servizio presso la Squadra Mobile di Potenza che, più direttamente, si
erano impegnati nelle indagini relative ai due fatti delittuosi sopra indicati, in cui
era coinvolta la dr.ssa GENOVESE ed il marito. Gli ispettori (poi divenuti vice-
commissari) in questione, Mennuti e Pace, sarebbero stati entrambi trasferiti ad
altro ufficio dopo che la stessa dr.ssa GENOVESE aveva fatto “pervenire” i verbali

72
di udienza in questione nelle mani del Questore di Potenza. In particolare lo stesso
scrive:
“……OMISSIS. Si tratta di fatti (quelli raccontati dai testi) risultati totalmente infondati,
falsi e calunniosi nonchè risalenti nel tempo (addirittura nel 1997) il cui riutilizzo
(amplificato dalla sede e udienza nella quale sono stati raccontati) appare chiaramente
strumentale, fuorviante e senz’altro finalizzato a produrre effetti devastanti sulla struttura
della Squadra Mobile di Potenza e addirittura sulla dignità e sulla professionalità degli
esponenti chiamati in causa.
Non vi è chi non veda, infatti, anche alla luce delle circostanze in cui questi fatti sono stati
portati a conoscenza del Sig. Questore di Potenza e del Procuratore Generale, come
l’interesse perseguito da chi ha consegnato i documenti testimoniali in questione (rectius la
dott. GENOVESE ) non sia quello di perseguire realmente ufficiali di PG responsabili di
gravi abusi o peggio di delitti ma piuttosto quello di delegittimarli, infangarli per allontanarli
dalle loro funzioni, dalle loro conoscenze e soprattutto dalle loro attività professionali, svolte
sempre al servizio dello Stato democratico, dei suoi cittadini e nell’interesse esclusivo della
Repubblica e non del potente di turno….OMISSIS”.
Nell’ultima parte della sua relazione il dr. MONTEMURRO illustra il
comportamento del dr. TUFANO sempre pronto a fare continui rilievi nei confronti
suoi e del dr. Woodcock e completamente omissivo nei confronti della dr.ssa
GENOVESE:
“In relazione, ancora, a quello che nel verbale di audizione da me definita come “percezione”
di una attenzione negativa nei confronti della mia persona da parte del Dott. TUFANO, sono
in grado di specificare che, a fare data dal 24.11.2004, data dell’esecuzione delle misura
cautelari nell’ambito del proc. cd. IENA 2, sono stato continuamente tempestato di richieste
di chiarimenti e di richieste di dati al fine di dedurre su esposti allo stesso PG presentati da
avvocati del foro di Potenza, i quali, per instaurata consuetudine, rivolgono allo stesso PG
ogni e qualsivoglia doglianza, anche di carattere procedimentale, che riguarda il mio operato
di Sostituto Procuratore, richiedendo, per esempio, allo stesso di valutare se in determinati
procedimenti io abbia ritualmente operato la qualificazione giuridica dei fatti.
A tal fine, intendo specificare che simili doglianze provengono sempre ed esclusivamente dai
medesimi difensori che, sulla base di quanto vado ad esplicitare, costituiscono un “gruppo
affiatato” con i rappresentanti della Procura Generale (cfr. allegato documento. n. 8 allegato
alla relazione del dott. MONTEMURRO).
Per quanto riferitomi dal Procuratore Galante, invero, tali richieste non hanno minimente
interessato le attività processuali della Dott. GENOVESE anche in ipotesi di presunti
“insuccessi” giudiziari.
In particolare, si appalesa emblematico il contenuto dell’articolo apparso su IL CORRIERE
DELLA SERA del 6.3.2006 dal titolo “si ricandida il Sindaco arrestato per brogli” (cfr.
allegato documento nr. 7 allegato alla relazione del dott. MONTEMURRO), che con
riferimento all’indagine sui brogli elettorali nel Comune di Scanzano sull’arresto del Sindaco
Altieri, evidenziava una serie di omissioni nella iscrizione delle notizie di reato relative ad
avvocati del forod i Matera e a funzionari di cancelleria in servizio presso la Corte di Appello
di Potenza.
Stante l’ostinazione e la pervicacia del Dott. TUFANO, nel perseguire la mia presunta
omissione nell’iscrizione del nome di un collaboratore di giustizia nel registro delle notizie di
reato, mi chiedo come non sia possibile procedere anche nei confronti delle dott.
GENOVESE.
Mi chiedo altresì se eventualmente individuati i beneficiari di tale omessa iscrizione, anche
con riferimento alla relativa appartenenza politica, non sia il caso di verificare le modalità

73
attraverso le quali la dott. GENOVESE ha conseguito la nomina a consulente della
Commissione parlamentare antimafia. Su tale specifico argomento, ancora, ho almeno in due
occasioni partecipato ad incontri in ufficio tra il dott. Galante e la dott.ssa GENOVESE in
cui il primo invitava la seconda a procedere all’aggiornamento dell’iscrizione delle notizie di
reato nel relativo procedimento.
Un’ulteriore considerazione: è singolare che il dott. TUFANO accusi altri (tra i quali il
sottoscritto) di scarsa cultura quando – solo per citare un episodio banale – è stato proprio
costui ad incidere sulla libera determinazione di un cittadino nella scelta del difensore di
fiducia nell’ambito di un procedimento penale per fatti di competenza dell’Autorità
giudiziaria di Potenza. Il sottoscritto intende riferirsi ad un episodio avvenuto qualche tempo
fa e del quale si offrono i seguenti particolari per evidenziare il contesto dei fatti del
sottoscritto ora denunciati e, anche, l’animo e l’intento che hanno mosso e muovono il PG
TUFANO nel riferire in merito al lavoro della Procura della Repubblica presso il Tribunale
Ordinario di Potenza.
L’ accaduto che Pietro Gentili, tenente colonnello dei Carabinieri ora in congedo, raggiunto
da avviso di conclusione delle indagini ex art. 415 bis c.p.p., abbia creduto di telefonare,
mentre si stava recando a Potenza per prendere copia degli atti del fascicolo del P. M.,
all’Avv. Donatello Cimadomo del Foro di Potenza (che è anche il difensore di fiducia del
sottoscritto, nell’ambito di indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale
Ordinario di Catanzaro proprio su denuncia del dott. TUFANO), ottenendo da questi
l’assenso per essere assistito nella difesa tecnica.
Incontratisi nella stanza del dott. Molestino Roca, Sostituto Procuratore Generale di
Potenza, il Gentili ha confermato, alla presenza del citato magistrato, di voler essere assistito
dall’Avv. Cimadomo.
Va sottolineato che le indagini nei confronti di Gentili erano state condotte, nella loro
interezza, dalla dott.ssa Magariello, già Sostituto presso la Procura di Potenza, e che il
fascicolo, contenente indagini già effettuate e giunte al “capoilinea” erano state ereditate dal
dott. Woodcock, che firmava l’avviso ex art. 415 c.p.p.
Il Gentili, pertanto, nell’informare brevemente l’avv. Cimadomo del merito dei fatti, si
allontanava dicendo che, prima di andare presso la segreteria del dott. Woodcock per estrarre
copia delgli atti, intendeva porgere i suoi saluti al dott. TUFANO, lasciando così la stanza
del dott. Roca e dando all’avv. Cimadomo appuntamento di li a poco per procedere
all’adempimento della copia.
Senonchè, quando anche l’avv. Cimadomo è ritornato nella stanza del dott. Roca, trovandovi
anche il Gentili, si vedeva rappresentare dal Sostituto, in evidente imbarazzo, che l’ex
militare, altrettanto imbarazzato, aveva ottenuto il “ consiglio del dott. TUFANO di
rivolgersi ad altro legale, individuato nella persona dell’avv. Donato Pace del Foro di Potenza
(poi effettivamente nominato) “tecnicamente non si discute”, la difesa di Gentili doveva
concretizzarsi in un “attacco“ alla Procura poiché si trattava di “andare contro” il dott.
Woodcock (che, si ripete, non aveva condotto le indagini) “reo” di aver voluto perseguire
ingiustificatamente l’ex militare; la scelta, a detta del dott. Roca, che comunque manifestava
stima nei confronti dell’avv. Cimadomo, si concretizzava – a suo avviso – proprio
nell’opportunità di “tutelare” il citato avvocato, di “tenerlo fuori”, onde evitare di esporlo ad
una “guerra”.
Il dott. TUFANO, in sostanza, aveva individuato nell’avv. Donato Pace la persona adatta a
“combattere”.
Riprendendo l’attestazione di stima del dott. TUFANO, il Gentili ringraziava comunque
l’avv. Cimadomo per la disponibilità e, rappresentando una difficoltà legata all’imbarazzo
della situazione derivante dal procedimento pendente nonché uno stato d’animo non felice,

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chiedeva al predetto avvocato di accompagnarlo, sia pure informalmente, presso la segreteria
del dott. Woodcock.
Occorre, infine, rimarcare, che il Gentili è ora responsabile della sicurezza del villaggio
MARINAGRI di Policoro (MT), in relazione al quale pendono indagini della Procura di
Catanzaro, anche nei confronti del dott. Chieco, Procuratore della Repubblica di Matera, del
quale però il dott. TUFANO – secondo quando riportato da quotidiano IL GIORNALE del
23 marzo 2007 pagina 8 – ha speso parole di elogio.
Se queste le premesse, è davvero difficile, se non intollerabile, che il dott. TUFANO dispensi
lezioni in materia di “cultura giuridica e di rispetto delle regole”.
E su queste premesse occorre ponderare le dichiarazioni del dott. TUFANO – quelle riportate
da IL GIORNALE e quelle trasmesse dai TG – per evidenziare eventuali profili di
responsabilità anche in capo a costui. In definitiva, per usare ancora parole proprio del dott.
TUFANO, una vera e propria “guerra tra magistrati”, guerra però nella quale è valido
combattente proprio il Procuratore Generale di Potenza, il quale – sempre riprendendo le
parole a lui attribuite della giornalista Anna Maria Greco – non si comporta come il dott.
Galante, Procuratore Capo di Potenza (che “non ascolta nessuno […] non riceve neppure gli
avvocati)”, ma ascolta bene e si prodiga affinché altri, come il Gentili, vadano da avvocati da
lui indicati.
Appartengono alle stesse modalità di operato le pressanti e reiterate telefonate che l’avv.
Maria Delfino del foro di Matera ha ricevuto da magistrati in servizio presso la Procura
Generale di Potenza affinché si presentasse spontaneamente per denunciare di essere stata
illegittimamente sottoposta ad intercettazione nel proc. n. ___ così come inerente la ricerca
del latitante SCARCIA Antonio.
Tale episodio, che ha costituito oggetto di più inviti, sempre seguiti dalla ricerca di una
presentazione spontanea in luogo di una formale convocazione (che evidentemente non
poteva avere luogo in assenza di elementi giustificativi) è stato personalmente riferito a me
dall’avv. Delfino ed ancora al Procuratore Galante dall’avv. Nicola Cataldo del foro di
Matera presso il cui studio legale l’avv. Delfino collabora.
Non può nemmeno sottacersi la seguente circostanza:
i rilievi di “mala gestio” delle funzioni di PM addebitata al sottoscritto dal dott. TUFANO –
rilievi ripetutamente espressi anche attraverso quelle infelici espressioni riportate dal
quotidiano IL GIORANALE (ad es., “polizia privata”, “disinvoltura” nella conduzione delle
indagini, ecc.) – appaiono di grande stonatura se rapportati al “silenzio” dello stesso PG in
relazione alla vicenda che, anche nella sede giudiziaria di Catanzaro, interessa allo stato la
dott. GENOVESE.
Queste le premesse:
- il Procuratore GALANTE – a parere del dott. TUFANO – è “capo” assente e, pertanto,
non persona adatta a reggere l’Ufficio di Procura;
- il Procuratore GALANTE – sempre a parere del dott. TUFANO – non riesce a “tenere a
bada” il sottoscritto ed il dott. Woodcock;
- il Procuratore GALANTE, infine, non riesce – sempre secondo il PG – ad evitare che vi
sia tanta disinvoltura nella conduzione delle indagini da parte del sottoscritto e del dott.
Woodcock;
- il Procuratore GALANTE – conseguentemente – non ha adottato alcuna iniziativa nei
confronti dei suoi “vice” all’indomani degli insuccessi investigativi, “conditi” di spreco
di soldi spesi per le intercettazioni telefoniche, anche a danno di chi poi è stato giudicato
estraneo ai fatti oggetto di indagine.
Queste, di contro, le considerazioni del sottoscritto:

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- la dott. GENOVESE è vicario dell’Ufficio di Procura tanto biasimato dal PG, il quale
non sembra però dare particolare rilevanza – se non proprio alcuna rilevanza – a tale
importante dato;
- la dott. GENOVESE non ha certo mancato di chiedere – ed ottenere – misure cautelari
poi annullate dal Tribunale del Riesame, non ultima la decisione di questi giorni (passata
quasi inosservata agli occhi della stampa locale, ma questo è un dato al quale il
sottoscritto è abituato, a fronte di attacchi sistematici e analitici allorquando le indagini
sono condotte dal sottoscritto medesimo);
- la dott. GENOVESE è stata la titolare delle indagini relative ai “brogli” elettorali del
Comune di Scanzano (MT), nel corso delle quali pure sono state arrestate persone
estranee ai fatti (eppure la stampa ha elogiato la dott. GENOVESE per la iniziativa
investigativa).
Trascrivo altresì alcuni passi del parere del Consiglio Giudiziario della Corte di Appello di
Potenza per la mia nomina a Magistrato di Corte di Appello, in cui è dato ancora una volta
evidenziarsi un particolare accanimento del PG TUFANO nei miei confronti che, per
espressa definizione del dott. Pavese, componente dello stesso Consiglio, si traduce “in una
ingiustificata e particolare acribia nei confronti del dott. MONTEMURRO”:….OMISSIS
Riferiva ancora il MONTEMURRO:
Nell’esercizio delle funzioni di Procuratore della Repubblica ff, sono altresì venuto a
conoscenza di una missiva del Sig. Questore di Potenza “impropriamente” indirizzata al
Sig. Procuratore Generale della Corte di Appello, nella stessa missiva infatti il Sig. Questore
lamentava la scarsa corrispondenza ai dettami della L.626 dei locali adibiti a centro
intercettazioni di questo Ufficio e richiedeva al Sig. Procuratore Generale un immediato
intervento al fine di tutelare la salute degli appartenenti alla Polizia di Stato impiegati in
indagini del dott. WOODCOCK. Il Sig. Procuratore Generale trasmetteva a questo Ufficio
la stessa missiva riconoscendo, e non poteva essere altrimenti, al solo Procuratore della
Repubblica la qualifica di datore di lavoro rilevante ai sensi della sopra indicata legge 626:
ciò nonostante, sebbene quindi avesse riconosciuto che la questione era di esclusiva
pertinenza del Procuratore della Repubblica, nella medesima lettera di trasmissione della
nota del Questore richiedeva altresì di essere informato sulle iniziative assunte a riguardo, al
fine di notiziare delle stesse il Sig. Questore. Non è la prima volta che atti di esclusiva
competenza del Sig. Procuratore della Repubblica vengono fatti transitare soprattutto da
avvocati, ma anche da appartenenti ad organi istituzionali, attraverso il vaglio del
Procuratore Generale presso la Corte di Appello”.
Con riferimento al controllo illecito di talune notizie di reato da parte della dr.ssa
GENEVOSE, quale Procuratore della Repubblica Vicario e/o facente funzioni si
evidenzia quanto emerso dall’esame della copia dei fascicoli n. 560/06 e n.02/07.
Il proc. pen. 560/06, dalla lettura della copertina, risultava relativo ad “Anonimo
relativo a presunte inerzie della d.ssa Felicia GENOVESE, magistrato della Procura della
Repubblica di Potenza, nella trattazione di procedimento penale”. Il suddetto fascicolo
veniva iscritto al n. 419/2006 – Procura Potenza, “riguardante presunti peculati
commessi da Sabino Altobello ai danni della Regione Basilicata”. Poiché in tale fascicolo
venivano rilevate condotte imputabili alla dr.ssa GENOVESE veniva trasmesso per
competenza, ex art.11 c.p.p., dal dr. GALANTE alla Procura della Repubblica di
Catanzaro. Dall’esame della scheda di iscrizione, datata 13.9.2006, è emerso che in
calce alla stessa risulta esserci il timbro “IL PROC. REP. VICARIO d.ssa Felicia
GENOVESE”. Inoltre, da una nota datata 13.9.2006 (stessa data della scheda di
iscrizione), presente all’interno del fascicolo redatta dal cancelliere B3 Anna Rosa
Mancino, assistente della d.ssa GENOVESE ed a questa indirizzata, veniva

76
comunicato che allo stato non vi erano altri procedimenti penali iscritti a carico di
Altobello Sabino e/o amministratori della Provincia di Potenza a lei delegati. Tale
richiesta era stata verosimilmente dettata, - da quanto si legge all’interno
dell’esposto anonimo da cui traeva origine il fascicolo, ovvero: “…….OMISSIS. Le
indagini sono nelle mani della Guardia di Finanza e le indagini sono affidate alla d.ssa
GENOVESE (magistrato di Potenza) che dovrebbe indagare (ma non indaga) e mantiene
parcheggiata l’inchiesta con tutto il suo fascicolo)….OMISSIS”, - dalla circostanza che la
d.ssa GENOVESE, nonostante l’esposto riguardasse anche lei, aveva avuto
conoscenza di quanto denunciato ed aveva provveduto anche a preparare la
giustificazione a quanto indicato in denuncia.
Il proc. pen. 02/07 riguarda un esposto anonimo per presunte irregolarità per
l’espletamento di gare di appalto per il servizio di pulizia bandito da ASL della
Basilicata. Nel corpo dell’esposto si fa chiaro riferimento ad alcuni direttori generali
delle ASL lucane, al governatore BUBBICO ed anche a Salvatore MARGIOTTA
(marito della sodale FASANO). Per quanto detto in precedenza, relativamente ai
collegamenti tra il Sottosegretario di Stato BUBBICO, l’On. MARGIOTTA, il dott.
CANNIZZARO e la dr.ssa GENOVESE, sono evidenti le ragioni che ritenevano
quanto meno inopportuno che detto esposto potesse essere letto dalla GENOVESE,
tenuto conto che sulla busta con la quale era stato recapitato vi era anche il nome, il
cognome e l’indirizzo del possibile denunciante.

Altra attività messa in atto dal sodalizio è stata quella relativa ad intervenire sui
difensori, come nel caso del mandato difensivo dell’avv. Donatello CIMADOMO,
del Foro di Potenza, dapprima ricevuto e successivamente revocato da parte del
sodale Gentili dopo che quest’ultimo aveva avuto un colloquio con il Procuratore
Generale dr. TUFANO.
Riferiva l’Avv. CIMADOMO:
“ADR: Sono l’avv. Cimadomo Donatello avvocato del Foro di Potenza, confermo le
generalità sopra indicate. Per quanto attiene alla data del fatto del quale mi chiedete, si puo’
agevolmente ricavare dalla richiesta di copie atti che il Ten. Col. Gentili compilò nella
segreteria del dott. Woodcock alla presenza della sig. Santangelo, all’epoca assistente del
citato magistrato. Quel giorno il Col. Gentili che era già in congedo, mi telefonò sul
cellulare, dicendomi che gli era arrivato un avviso di conclusione delle indagini, riferendomi
che stava per raggiungere Potenza e mi chiedeva di incontrarci in quanto necessitava della
mia assistenza tecnica. Lo stesso aggiunse che avremmo approfonditamente parlato nella
stanza del dott. Roca, Sost. Proc. presso la Procura Generale. Preciso che quanto riferisco
atterrà esclusivamente al contenuto di quella parte della conversazione estranea al rapporto
professionale che sa pure per breve mi ha legato al Ten. Col. Gentili. Con riguardo a ciò che
egli mi ha riferito in merito al fatto che gli veniva contestato intendo ovviamente opporre il
segreto professionale.
ADR: Nella stanza del dott. Roca il Col. Gentili mi riferì alla presenza dello steso, alcuni
particolari del fatto che gli veniva contestato con l’avviso della conclusione delle indagini.
Quindi convenimmo immediatamente che era opportuno estrarre copia degli atti ed invitai il
Col. Gentili ad accompagnarmi presso la segreteria del dott. Woodcock, firmatario
dell’avviso notificatogli, per l’adempimento formale di estrazione delle copie. Il Col.
Gentili, sempre alla presenza del dott. Roca mi disse che avrebbe voluto prima
andare a salutare il Procuratore Generale TUFANO e mi invitò pertanto a rivederci
qualche attimo più tardi, non ricordo se mezz’ora o di più. Di lì a poco dopo essermi
allontanato dalla stanza del dott. Roca, per sbrigare altre faccende, ritornai nel predetto

77
luogo ove già vi erano il citato Colonnello ed il Sostituto Roca. Non appena raggiunsi
costoro il sostituto Roca, mostrò un evidente imbarazzo e alla presenza del Col.
Gentili disse che il Procuratore Generale TUFANO, aveva consigliato all’ex
militare di rivolgersi all’avv. Donato Pace, dicendo che “se pure Cimadomo
tecnicamente” non si discute era necessario che la difesa fosse affidata ad un
avvocato capace di afe “la guerra” alla Procura ed andare contro il dott.
Woodcock”. Ripeto: il dott. Roca in evidente imbarazzo, in considerazione dei nostri buoni
rapporti personali, riferì di un colloquio avvenuto tra il Col. Gentili ed il Procuratore
Generale TUFANO ed aggiunse che in definitiva il cambio di difesa mi avrebbe tenuto fuori
da una lotta e che dunque alla fine era una forma di riguardo nei miei confronti.
Aggiungo che sempre alla presenza del col. Gentili il Sostituto Roca evidenziò che l’ex
militare era preoccupato per la vicenda processuale che lo riguardava ed era anche
imbarazzato di doversi recare presso la segreteria di Procura nelle vesti di indagato per
estrarre copia degli atti. Il Sostituto Roca mi chiese quindi la cortesia, di accompagnare il
col. Gentili nella segreteria del dott. Woodcock per prendere visione degli atti ed estrarne
copia. Sebbene io fossi rimasto a dir poco perplesso di quanto mi era stato rappresentato in
merito alla scelta del difensore ritenni opportuno accogliere la richiesta appena descritta per
non dare l’impressione di essere particolarmente risentito e confidando nella estraneità del
dott. Roca nella scelta operata dal col. Gentili acconsentii ad accompagnare l’ex militare per
un atto di riguardo nei confronti del sostituto Procuratore generale. Mi diressi dunque in
compagnia del col. Gentili nella segreteria del dott. Wodcock dove il colonnello Gentili chiese
alla sig. Santangelo, assistente del dott. Wodcock, di ottenere copia degli atti del
procedimento che lo riguardava. Rappresentai al Col. Gentili che non avendo io
depositato formale atto di nomina come difensore non potevo assolutamente
aiutarlo nella consultazione degli atti come dallo stesso richiestomi e alla
richiesta del colonnello circa gli atti da fotocopiare risposi che a mio avviso era
opportuno che lui facesse la copia integrale del fascicolo. A questo punto lui compilò
la richiesta e la consegnò alla sig. Santangelo e non so dirvi e quando lo stesso ritirò le copie
degli atti in quanto mi allontanai.
ADR: Non ricordo perfettamente ma mi pare che ad un certo punto dott. Il Bonomi
entrò nella stanza del dott. Roca ma non intervenne nella discussione sopra
riferita.
ADR: Ho riferito di tale episodio sia al dott. Woodcock e sia al dott.
MONTEMURRO, nonché ad altre persone tra cui mio padre.
ADR: Dopo che si è saputo di questo accadimento perché in parte uscito sui giornali, il
Sostituto Roca si è mostrato un po’ risentito nei miei confronti.
ADR: Sono a conoscenza della profonda amicizia che lega il Col. Gentili al Dott.
Roca e l’interessamento dello stesso e del TUFANO nei confronti del Col. Gentili
credo derivi da tali rapporti.
ADR: In definitiva posso ragionevolmente credere che effettivamente il sostituto
Roca non è intervenuto nella scelta di Gentili di non continuare a servirsi della mia
assistenza e che tale convincimento nello stesso Gentili sia avvenuto solo dopo il
colloquio che lo stesso dice di aver avuto con il dott. TUFANO. Ciò anche in
considerazione del fatto che se il dott. Roca avesse avuto fare dei rilievi, li avrebbe
fatti durante il primo incontro o avrebbe quantomeno suggerito l’assistenza
dell’avv. Pace prima che il Gentili chiamasse me”.

Circa l’attività messa in atto dal sodale dr. BONOMI contro il dr. MONTEMURRO
si evidenzia anche la vicenda degli avvocati DELFINO Maria Lourdes Anna e

78
CATALDO Nicola, circa la richiesta da parte di uno o entrambi i Sostituti
Procuratori Generali della Repubblica presso la Corte d’Appello di Potenza, rivolta
all’avv. DELFINO, affinché si recasse da loro per rendere spontanee dichiarazioni
in merito alla circostanza secondo la quale la stessa sarebbe stata sottoposta ad
intercettazione telefonica illegale durante l’esplicazione del suo mandato difensivo.
Tale vicenda è da ricollegarsi alla circostanza secondo la quale, nel P.P.1916/00,
denominato “IENA 2”, l’avv. Piervito BARDI del Foro di Potenza, veniva tratto in
arresto a seguito di conversazioni telefoniche intercettate tra lo stesso e tale
MARTORANO Renato. La tesi della difesa del BARDI punterà, poi, sul fatto che
tali conversazioni erano intrattenute tra difensore e assistito, motivo per il quale
sarebbe venuta meno l’ipotesi accusatoria nei suoi confronti.
Riferiva l’Avv. DELFINO:
“ADR: In riferimento a quanto mi chiedete, premetto che nella primavera del 1999, sono
state eseguite varie OCC per il procedimento BASILISCHI, tra i destinatari dell’OCC vi era
tale SCARCIA Antonio, per il quale non fu possibile eseguire l’ordinanza di custodia
cautelare in quanto resosi irreperibile. Successivamente lo stesso mi nominò quale suo
difensore e la nomina mi pervenne attraverso lettera raccomandata. Successivamente lo
stesso SCARCIA Antonio mi contattò più volte sulla mia utenza cellulare.
Ad un certo punto proposi istanza di riesame ed il Tribunale del Riesame di Potenza annullò
l’OCC nei suoi confronti. Lo stesso in ogni caso rimase irreperibile. Nel corso di una
conversazione telefonica lo stesso mi comunicò che nonostante l’OCC BASILISCHI era
stata annullata lui non rientrava in quanto sapeva di essere destinatario di altra OCC. Vi
furono varie conversazioni telefoniche con il mio assistito. Durante questo periodo di
irreperibilità dello SCARCIA notavo di essere osservata dai CC di Policoro, senza curarmi
più di tanto di tale situazione, anche se immaginavo fosse dovuta al mio rapporto
professionale con lo SCARCIA. Una mattina uscita presto di casa, fui contattata da mia
madre in quanto ero richiesta dai CC di Policoro. Mi recai in caserma per chiedere
spiegazioni e parlando con il M.llo SERIO seppi di alcune telefonate dalle quali sarebbero
emerse delle minacce dello SCARCIA Antonio nei miei confronti e quindi avevano
predisposto un servizio finalizzato a tutelare la mia persona. Comunque non diedi peso
all’accaduto in quanto non mi sentivo lesa in alcun modo, anzi mi ritenevo più tutelata.
Successivamente lo SCARCIA fu catturato. Il tutto si svolse regolarmente fino a
qualche tempo fa, quando all’interno del Palazzo di Giustizia di Potenza, per il
clima che vi era in quel periodo, parlo di fine dello scorso anno, si sentiva parlare
insistentemente di intercettazioni a carico di alcuni avvocati ed in particolare
ricordo di un episodio relativo ad un intercettazione in una stanza della Procura di
Potenza dove durante una pausa di un’udienza erano stati intercettati alcuni
avvocati di cui non ricordo il nome.
ADR: Ricordo con chiarezza nello stesso periodo in più di un occasione sono stata
avvicinata dai Sostituti Procuratori Generali BONOMI e ROCA, il più delle volte
durante le sospensioni dei processi o durante la mia permanenza presso il Palazzo
di Giustizia, i quali mi hanno invitata informalmente più volte a presentarmi da
loro per rendere delle dichiarazioni relative al fatto che io fossi stata intercettata
quando svolgevo il mio mandato difensivo a favore dello SCARCIA Antonio. Io in
tutte le occasioni ho risposto sia al dott. ROCA che al dott. BONOMI che non
ritenevo di dover fare tali dichiarazioni, in quanto oltre ad essere passati molti
anni dagli accadimenti, non mi sentivo lesa da tali fatti.
ADR: non so come mai il dott. ROCA ed il dott. BONOMI siano venuti a
conoscenza di tale circostanza, credo che vi fosse qualche voce di corridoio

79
ADR: Durante qualche pausa dei processi ho potuto riferire di tale circostanza al
dott. MONTEMURRO.
ADR: Ho parlato di tali circostanze anche con il mio collega di studio, Avv. Nicola
CATALDO, al quale ho relazionato l’accaduto. Lui mi rispose di valutare la
situazione, ma anche a lui riferii che non mi sentivo lesa e non vedevo il motivo di
rendere dichiarazioni al dott. ROCA e BONOMI, che se avessero voluto sentirmi
mi potevano convocare ufficialmente e che non volevo entrare nelle loro diatribe di
Palazzo”. (cfr. all.to n. 19 all’informativa di polizia giudiziaria n.17036/G.T.ECO
del 01.06.2007)
Riferiva l’avv. CATALDO Nicola:
“ADR: Da circa un anno è venuta fuori la circostanza di cui mi chiedete relativa a
queste intercettazioni telefoniche a cui sarebbe stata sottoposta l’avv. DELFINO,
mia collaboratrice di studio, a seguito di una richiesta verbale alla stessa
formulata dal Sostituto Procuratore Generale della Repubblica di Potenza, dott.
BONOMI, il quale non so bene in che occasioni, verosimilmente durante qualche
pausa di qualche udienza o a seguito di incontri presso il Palazzo di Giustizia di
Potenza, ebbe a chiedere alla d.ssa DELFINO di recarsi presso gli uffici della
Procura Generale al fine di rendere dichiarazioni in merito a tale circostanza.
Voglio premettere che i fatti si riferiscono ai tempi dell’esecuzione di un OCC a carico di
SCARCIA Antonio, che però si era reso irreperibile. In tale periodo l’avv. DELFINO, aveva
notato movimenti insoliti dei CC di Policoro intorno alla sua persona. La stessa chiese lumi
in merito agli stessi CC con i quali aveva e credo che abbia buoni rapporti. Il Cap.
PATERNO’ all’epoca comandante della Compagnia di Policoro ed il M.llo SERIO sempre
dei CC di Policoro, le dissero che la stessa era stata sottoposta ad una più attenta vigilanza
in quanto da alcune intercettazioni era emersa una certa insistenza dello SCARCIA
Antonio relativa a delle richieste dallo stesso formulatele. Successivamente io seppi che
probabilmente l’acredine cui si riferivano i CC era relativa ad una richiesta dello SCARCIA
Antonio di copia dell’OCC Basilischi che la stessa si era rifiutata di dargli per ovvie ragioni,
che io condividevo.
In merito alla vicenda più specifica ovvero sul dubbio se la stessa fosse stata veramente posta
sotto intercettazione, io riferì alla stessa che tale ipotesi poteva anche avere un fondamento,
se connessa alla ricerca del latitante SCARCIA Antonio, eventualità che sarebbe stata
legittima solo se i telefoni posti sotto controllo eventualmente fossero i suoi personali e non
quelli del mio studio dove la stessa collabora, ipotesi per la quale io avrei sicuramente
presentato denuncia. In merito avanzai anche l’ipotesi che i PM che potevano aver
eventualmente richiesto tale attività potevano essere o GALANTE, ma ne dubitavo perché
non faceva tali attività o il dott. MONTEMURRO. Ma ripeto fu una ipotesi a cui non
demmo neanche peso in quanto non ci sentivamo lesi in alcun diritto. C’è il fatto però che
da circa un anno a questa parte, ci sono state queste richieste, da quello che mi ha
riferito l’avv. DELFINO, da parte del Sost. P.G. BONOMI, che a me, secondo
quanto ho anche detto alla stessa sono sembrate molto insolite. La stessa mi riferì di
tale circostanza, anche al fine di avere un consiglio da me. Io le dissi che se l’avessero
invitata formalmente sarebbe dovuta andare e non si doveva sottrarre al suo dovere,
altrimenti senza invito formale poteva anche evitare. La stessa avv. DELFINO concordava
con me su questa circostanza.
ADR: Probabilmente ho avuto occasione di parlare con il dott. MONTEMURRO di
tale circostanza, verosimilmente esternando anche a lui il fatto che ritenevo
insolita la richiesta del Sost. P.G. BONOMI.

80
ADR: non ho idea di chi sia stato il primo informatore del Sost. P.G. BONOMI in
merito a tale circostanza, ma credo che l’abbia saputo da voci di corridoio che
circolavano nel Palazzo di Giustizia di Potenza.
ADR: ripeto rimasi meravigliato che il Sost. P.G. BONOMI ed in generale la
Procura Generale si interessasse di questa circostanza, tra l’altro datata nel tempo.
ADR: l’ultima richiesta, che io sappia, pervenuta all’avv. DELFINO da parte del
Sost. P.G. BONOMI è di circa 3 mesi fa”.

Determinante per il rafforzamento delle finalità illecite del sodalizio è anche la


capacità di condizionamento di appartenenti all’Arma dei Carabinieri, attraverso i
rapporti del dr. TUFANO e del dr. BONOMI con i vertici del predetto Corpo in
Basilicata.
In particolare, la vicenda che ha visto contrapposti i vertici dell’Arma dei
Carabinieri di Potenza, soprattutto il Gen. GARELLI, comandante regionale pro-
tempore ed il Col. IMPROTA, capo di stato maggiore pro-tempore, al Procuratore
della Repubblica di Potenza, dr. GALANTE ed alcuni suoi Sostituti, con particolare
riferimento agli eventi accaduti nel corso dell’inchiesta amministrativa disposta dal
Ministro della Giustizia e svolta dal Sostituto Procuratore Generale, dr. BONOMI.
Da attività investigativa svolta dal dr. WOODCOCK, Sostituto Procuratore della
Repubblica di Potenza, nei confronti di PESSOLANO Nicola (noto imprenditore nel
settore degli autoveicoli di Potenza), per i delitti di estorsione ed usura, erano
emersi frequenti contatti tra quest’ultimo e personaggi delle Istituzioni, tra i quali
appartenenti all’Arma dei Carabinieri in servizio a Potenza.
Emergevano, tra l’altro, episodi di cessione di beni e servizi; in particolare, cessione,
in comodato d’uso, di autovetture e riparazione gratuita delle stesse, effettuate dal
PESSOLANO a favore di appartenenti alle forze dell’ordine, in particolare ad alti
Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. La polizia giudiziaria delegata relazionava
sull’attività svolta circa alcune condotte poste in essere dal Col. CC IMPROTA
Nicola e dal Ten.Col. CC POLIGNANO Pietro Giuseppe, rispettivamente Capo di
Stato Maggiore presso il Comando Regionale dei Carabinieri di Potenza e
Comandante Provinciale dei Carabinieri di Potenza. Dall’esame delle conversazioni
telefoniche emergeva che i predetti ufficiali avevano beneficiato, più volte, dei
servigi del predetto PESSOLANO, verosimilmente in maniera gratuita. Dalla
medesima attività emergeva, altresì, che gli stessi ufficiali, all’atto dell’arresto del
PESSOLANO, venivano sollecitati con richieste di intervento, per la sua posizione
processuale, sia dall’indagato, che dai suoi familiari, tanto che i citati ufficiali ed, in
particolare, il Ten. Col. POLIGNANO sarebbe stato intenzionato a fargli visita in
carcere. Dalla medesima attività tecnica affiorava, altresì, che ad un certo punto, gli
stessi ufficiali risultavano avere la quasi certezza di essere sottoposti ad
intercettazione telefonica, tanto da rivolgere, in numerosissime occasioni, pesanti
apprezzamenti nei confronti del personale addetto all’ascolto delle loro utenze.
Le conversazioni telefoniche che consentivano di ricostruire il quadro dei rapporti
tra la Procura Generale di Potenza ed i vertici dell’Arma in Basilicata, venivano
captate sulle utenze in uso al Ten. Col. POLIGNANO Pietro ed in uso al Col.
IMPROTA Nicola. Nell’informativa di reato relativa all’imprenditore PESSOLANO
emergeva che: ”….omissis….nell’ambito dei rapporti da lui intrattenuti (PESSOLANO,
n.d.r.) con autorevoli personalità del mondo istituzionale potentino e lucano, frequentava
assiduamente proprio l’IMPROTA ed il POLIGNANO. Con costoro, infatti, il

81
PESSOLANO intratteneva cordiali e assidue relazioni essendo amico personale e
commensale abituale degli stessi….omissis”.
Le conversazioni telefoniche rilevanti, con particolare riguardo al ruolo del sodale
BONOMI, sono afferenti ai seguenti fatti:
• Nota n. 55/6-4 del 22.6.2005, a firma del Gen. GARELLI, Comandante della
Regione Carabinieri Basilicata, relativa allo stato dei rapporti tra l’Arma
dei Carabinieri di Potenza ed alcuni magistrati della Procura della
Repubblica, inviata in data 22.6.2005 al Sostituto Procuratore Generale
della Procura Generale di Potenza, dr. Bonomi. I motivi di doglianza
esternati dal Comandante Regionale dei Carabinieri attengono ad alcuni
episodi che avrebbero incrinato “le relazioni tra l’Arma dei Carabinieri e la
locale magistratura”. In particolare, si fa riferimento ad una vicenda che ha
visto coinvolto il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Potenza, Ten.
Col. Pietro Giuseppe POLIGNANO, indagato dalla Procura di Potenza
perché “non avrebbe inoltrato alla Procura della Repubblica di Potenza, mediante
apposita <<comunicazione di notizia di reato>>, un processo verbale dal quale si
evinceva la commissione di un reato da parte di altro ufficiale dell’Arma, la cui
procedibilità era d’ufficio”…Nel corso dell’interrogatorio (svoltosi il 16 giugno
2005) la dott.ssa Piccininni ha chiesto al Ten. Col. Polignano di specificare se egli
avesse mai impartito precise disposizioni – di avere, cioè, ordinato – all’ufficiale
dipendente – uno dei due estensori del verbale – di non avvisare la Procura della
Repubblica perché <<…com’è noto, tra di voi vige una legge non scritta in base
alla quale tendete a proteggervi l’un l’altro…>>. Atteso che l’iscrizione a
modello 21 del Ten. Col. POLIGNANO risalirebbe a novembre del 2004, il
Gen. GARELLI si meravigliava del fatto che si fosse dovuto attendere la
proroga della data del termine delle indagini preliminari “…per porgli
alcune semplici domande…atteso che non parrebbe esserci stata necessità di chissà
quale attività probatoria od investigativa in merito…”. Invero “…vi è
un’ulteriore – e ben più grave – considerazione che non posso esimermi dal far
rilevare…Non è un segreto che il Ten. Col. POLIGNANO avesse presentato la
propria candidatura a ricoprire l’incarico di <<Responsabile della Sezione di
Polizia Giudiziaria>> della Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Potenza…E’ palese che l’essere sottoposto ad indagini avrebbe rappresentato un
elemento di sicura esclusione in sede di riunione collegiale decisiva, talchè il Ten.
Col. POLIGNANO, al fine di non subire l’onta di una tale esclusione, si è visto
costretto ad esprimere la propria rinuncia formale al concorso di che trattasi, cosa
che ha formalizzato il 23 maggio 2005…”. Altro episodio citato, tra gli altri, dal
Gen. GARELLI al punto 3 lett. G della sua nota riguarda il Sostituto
Procuratore, dr. WOODCOCK. Ed infatti: “…Nel corso del mese di marzo
2005, al Ten. Salvatore Luciano, Comandante del N.O.R. della Compagnia CC di
Potenza, era in modo inusuale richiesto da parte del Sost. Proc. dott. Woodcock di
fornire alcune informazioni sul fascicolo processuale nr. 4393/04 Mod. 21, in
carico al Sost. Proc. dott.ssa De Luca, per il quale quel Comando stava svolgendo
indagini…L’ufficiale, ovviamente, non forniva le informazioni richieste e
consigliava a quel magistrato di rivolgersi direttamente alla sua collega…”
• Una relazione a firma del Procuratore della Repubblica di Potenza, dr.
GALANTE, datata 15.07.2005 ed inviata al Procuratore Generale della
Repubblica di Potenza e, per conoscenza, al C.S.M., al Ministro della
Giustizia ed al Comandante Generale dei Carabinieri, con la quale

82
controdeduce, punto per punto, alla nota del Gen. GARELLI prima
riportata.
Il dr. GALANTE, in merito al punto 3, lett. G della citata nota, richiama
“…la esauriente relazione dei Sostituti chiamati in causa dall’esponente, dottori
Henry Woodcock e Claudia De Luca…Le affermazioni dei due Sostituti sarebbero
state bastevoli a troncare di netto l’episodio…la documentazione allegata e gli
accertamenti che ho ritenuto di svolgere personalmente nel fascicolo aperto presso
il mio Ufficio confermano che la vicenda ha avuto uno svolgimento fisiologico,
assolutamente opposto a quello rappresentato dal Generale Garelli…”. Il dr.
Woodcock ha querelato il Gen. Garelli, con atto del 15.7.2005, ritenendo
diffamatorie le considerazioni espresse dall’ufficiale dell’Arma nella nota
inviata al Procuratore Generale, dr. BONOMI. In merito alla descritta
vicenda, di cui si fa riferimento al punto 3, lett. G della nota del Gen.
GARELLI, il dr. Woodcock nella relazione inviata al Procuratore della
Repubblica, dr. GALANTE in data 28.6.2005 precisa: “…In data 27.6.2005 si
presentavano presso l’ufficio dello scrivente …il tenente Salvatore Luciano, unitamente al
maresciallo Fausto Iannaccone (entrambi in servizio presso la Compagnia CC di Potenza),
i quali chiedevano di avere un colloquio riservato coni l sottoscritto su una vicenda – a loro
dire – delicata…Il tenente Salvatore Luciano, immediatamente, rappresentava che la visita
sua e del maresciallo F. Iannaccone era legata alla necessità di chiarire una vicenda
riguardante una nota che il Comandante della Regione Basilicata dei CC, generale
Emanuele Garelli, aveva inviato al Procuratore Generale di Potenza;… al riguardo
entrambi i menzionati militari, nel loro racconto, facevano riferimento, in modo evidente,
all’episodio descritto alla lettera g) del punto n. 3) della segnalazione a firma del generale
E. Garelli, trasmessa dalla S.V al sottoscritto in data 24.6.2005…In particolare. A tal
proposito, sia il tenente Salvatore Luciano che il maresciallo Iannaccone sottolineavano che
la rappresentazione e lo svolgimento della vicenda in esame…era stata completamente
travisata e, addirittura, <<strumentalizzata>> dall’autore della segnalazione medesima;
anzi, a tal riguardo, proprio il Luciano sottolineava che…la segnalazione in esame non era
altro che l’espressione delle tensioni e del disappunto maturato da alcuni ufficiali dei
Carabinieri <<in servizio in Basilicata>> nei confronti della Procura della Repubblica di
Potenza, scaturito…da talune vicende giudiziarie riguardanti alcuni ufficiali dei CC in
servizio in Basilicata…. Il dr. GALANTE svolgeva personalmente ulteriori
indagini costituendo un fascicolo (n. 768/05-45), in relazione al quale
escuteva a S.I.T. i due ufficiali dei Carabinieri del Comando Provinciale di
Potenza, Ten. LUCIANO e Cap. ANGIULLI. Il primo, sentito dal Dr.
GALANTE in data 4.7.2005 riferisce: “…Informalmente sono venuto a conoscenza
di una nota che il Comandante di Regione avrebbe inviato recentemente alla Procura in
ordine ai rapporti intercorrenti tra detto Ufficio e l’Arma dei CC…Ai fini della
ricostruzione dei fatti attinenti alle indagini sul Centro Disturbi Alimentari dell’Ospedale
S. Carlo riferisco quanto segue: nel dicembre 2004 la d.ssa De Luca ha conferito al NOR
delega all’espletamento di dette indagini nell’ambito del pron. N. 4393/04-21. Nel corso
delle indagini abbiamo verificato che alcune persone da noi sentite erano già state sentite
dalla Guardia di Finanza sulla stessa vicenda o su circostanze analoghe. Stante questa
situazione il m.llo Iannaccone mi riferì di aver chiesto al m.llo Iula della Guardia di
Finanza se anche loro stessero svolgendo indagini sulla vicenda…Tutto ciò accadeva nel
mese di marzo 2005 quando il m.llo Iula ebbe modo di riferire ancora al m.llo Iannaccone
di portarsi un certo giorno dal dott. Woodcock per motivi di indagini. A quell’incontro mi
portai io personalmente e ricordo che nell’occasione il dott. Woodcock mi chiese se anche
noi Carabinieri stessimo svolgendo indagini sulla vicenda del Centro del S. Carlo. Alla
domanda del dott. Woodcock mi limitai a rispondere che, a mio parere, sarebbe stato
opportuno che lui si rapportasse direttamente alla d.ssa De Luca per conto della quale

83
stavamo svolgendo indagini. Di tale incontro con il dott. Woodcock, al quale diedi un
taglio di assoluta normalità, io non feci cenno ad alcuno, tanto meno alla mia
gerarchia…Posso presumere che la nota inoltrata dal Comando Regione sia l portato di
uno stato di disagio o di tensione esistente tra l’Arma e la Procura a causa di altre
situazioni che vedono indagati altri Ufficiali dell’Arma…” . Il secondo, sentito in
data 7.7.2005 riferisce: “…so in maniera informale e generica della esistenza di una
nota trasmessa dal Generale Garelli alla Procura Generale della Repubblica di Potenza; di
tanto io ed altri ufficiali siamo stati notiziati dal Comandante Provinciale Tenente
Colonnello Polignano dopo la trasmissione della nota medesima…nei primissimi giorni di
maggio 2005 ho interpellato il Tenente Luciano…per chiedergli di ragguagliarmi in ordine
alle indagini in corso e alle attività in genere del Nucleo Operativo…Non ricordo con
assoluta certezza, ma mi sembra di no, se il Tenente Luciano mi abbia riferito, altresì, che
le indagini per conto del dott. Woodcock erano in corso di svolgimento da parte della
Guardia di Finanza…Non ricordo se il Tenente Luciano nel riferirmi la richiesta del dott.
Woodcock l’abbia qualificata con l’aggettivo <<inusuale>>; è più possibile che abbia usato
il termine <<strano>>, e dico questo perchè tale termine è più appartenente al lessico del
mio collega…preciso altresì che il Tenente Luciano mi riferì che alla domanda del dott.
Woodcock ebbe a rispondere che ove lui avesse inteso ottenere quella informazione avrebbe
dovuto rivolgersi alla Dott.ssa De Luca con ciò implicitamente facendogli capire che le
indagini dei carabinieri effettivamente erano in corso…Accadde però che in data
27.05.2005, se ben ricordo, si sia tenuta una riunione convocata dal Generale Garelli degli
ufficiali della sede del Comando Provinciale; in quella occasione il Generale ci rappresentò
il suo convincimento che le indagini dei carabinieri segnassero il passo e che ciò fosse la
risultante di un rapporto non buono tra l’Arma e la Procura della Repubblica di
Potenza…Nel corso della riunione del 27.05.2005 il Generale Garelli chiese ai comandanti
della sede provinciale una relazione sull’argomento rapporti tra l’Arma e la Procura della
Repubblica di Potenza. Sull’argomento specifico affermo che il Tenente Luciano, tra le
altre cose, ebbe a formalizzare l’episodio che aveva formato oggetto delle sue dichiarazioni
orali a me del precedente mese di maggio; detta relazione da me visionata e fatta mia, è
stata da me subito inviata al Comandante Provinciale; ciò è accaduto dopo la festa
dell’arma, credo intorno al 09-10/06 di quest’anno allorquando il Comandante Provinciale
chiese formalmente ai comandanti di sede di approntare la relazione di cui aveva parlato il
Generale nella riunione del 27 maggio…Nella riunione del 27.05.2005 sopra citata il
Generale Garelli non palesò il suo intento di informare della questione la Procura Generale
di Potenza. Aggiungo che sempre in quella riunione del 27.05.2005 il Generale Garelli ci
chiese il nostro parere in ordine ala possibilità di parlare della questione, o per meglio dire,
il Generale usò l’espressione <<per aprire uno scontro frontale>>, con la Procura della
Repubblica ovvero con la Procura Generale…”
Il Ministero della Giustizia, ricevuta la relazione del dr. GALANTE, delegava il
Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Potenza, nella veste del facente
funzioni, Sostituto Procuratore Generale, dr. Gaetano BONOMI, già in servizio
all’Ispettorato del Ministero della Giustizia, a svolgere le indagini del caso.
Dalla disamina delle intercettazioni si evince che l’interlocutore principale degli
alti ufficiali dei Carabinieri coinvolti nella vicenda è stato il dr. BONOMI, attesa
anche la temporanea assenza del Procuratore Generale, dr. TUFANO. In
particolare, è emerso che il BONOMI, incaricato dell’istruttoria e, quindi,
dell’accertamento sui fatti con particolare riferimento a quanto affermato dal Gen.
GARELLI e quanto risultante dall’istruttoria successiva del dr. GALANTE, si sia
adoperato, unitamente al Col. IMPROTA ed al Ten. Col. POLIGNANO, per
“aggiustare” la versione fornita dai due ufficiali dei CC che non avevano
confermato al Procuratore della Repubblica alcune delle lamentele formulate dal
proprio Comandante Regionale nella nota di doglianza. Dalle conversazioni

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emergono precise ingerenze dei vertici dell’Arma di Potenza, in relazione all’
audizione dei due testi avanti al Sostituto Procuratore Generale, finalizzate a
modificare il contenuto delle dichiarazioni già rese al Procuratore Galante, nonché
taluni commenti sul dr. Bonomi il quale tenderebbe ad acuire lo scontro con la
Procura tanto da “gettar fuoco” piuttosto che acqua sulla vicenda. Dalle telefonate
esaminate emerge, inoltre, che l’obiettivo del dr. BONOMI non sarebbe stato solo
quello di salvaguardare gli Ufficiali dell’Arma ai quali era collegato, quanto
piuttosto di screditare la Procura della Repubblica di Potenza, nella persona del
suo Capo, il dr. Galante, e di alcuni Sostituti al fine di poter ottenere, nel futuro,
l’incarico di Procuratore della Repubblica (obiettivo non raggiunto tenuto anche
conto del coinvolgimento in fatti penali del dr. BONOMI).
A tal proposito, emergeva che il Gen. CETOLA (Comandante Interregionale pro-
tempore dei Carabinieri), interveniva a Potenza per tentare di dirimere la
problematica sorta con i due ufficiali inferiori dell’Arma escussi dal dr.
GALANTE. Ciò in quanto gli stessi avevano fornito al Procuratore della
Repubblica una versione dei fatti divergente da quella relazionata dal Gen.
GARELLI alla Procura Generale. Difatti, il Gen. Cetola, in una conversazione
telefonica, riferiva al suo interlocutore, Col. IMPROTA, quella che era la volontà
del BONOMI, ovvero, di “…gettare fuoco anziché acqua….”. Il Col. IMPROTA
ribadiva nell’ambito della stessa conversazione che era in atto un aspro contrasto
tra il BONOMI e la Procura della Repubblica ed, in particolare con alcuni dei
magistrati coinvolti, ovvero, il dr. GALANTE, il dr. WOODCOCK ed il dr.
MONTEMURRO.
Ancora, dalle conversazioni telefoniche emergono ulteriori elementi
dell’evoluzione nella vicenda dei rapporti intercorsi fra i vertici dell’Arma ed il
Sostituto Procuratore Generale Dr. Bonomi indirizzati soprattutto a delegittimare i
magistrati della Procura della Repubblica sopra indicati, attraverso la
strumentalizzazione capziosa dei contenuti delle relazioni di servizio dalle quali
è, poi, scaturita la segnalazione del Gen. Garelli alla Procura Generale, ed i
successivi tentativi di far modificare ai due ufficiali dell’Arma le dichiarazioni già
rese al Dr. Galante, nell’ambito della sua istruttoria, al fine di creare una versione
dei fatti a loro più confacente e, quindi, favorire, di conseguenza, le ambizioni del
BONOMI interessato a ricoprire l’incarico occupato dal Procuratore Galante.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita dall’utenza telefonica
in uso ad IMPROTA si comprende che il dr. BONOMI chiede al Col. IMPROTA
di fornire della documentazione a sostegno di quanto segnalato dal Generale
GARELLI, rivelando, seppure non richiesto, la circostanza di essere stato delegato
dal Ministero della Giustizia a compiere accertamenti, sia sulla relazione inviata
dal Generale GARELLI che sulla risposta pervenuta dal dr. GALANTE. Infatti,
come anche rivelato dalle successive conversazioni intercettate, il dr. GALANTE
aveva interrogato il Ten. Luciano ed il Cap. ANGIULLI, i quali avevano fornito
dichiarazioni divergenti con la relazione del Generale GARELLI; sulla base di
questi e di ulteriori elementi il dr. GALANTE aveva deciso di inviare una
relazione sui fatti emersi, tra gli altri, al Ministero della Giustizia che,
successivamente, aveva delegato per gli accertamenti la Procura Generale di
Potenza.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza telefonica in

85
uso a GARELLI Emanuele, avvenuta in data 1.8.2005 alle ore 17.26, emerge che il
Col. IMPROTA ed il Ten. Col. POLIGNANO, in data 1.8.2005, si recavano dal dr.
BONOMI il quale comunicava loro che prima di iniziare “..una certa attività…”
avrebbe voluto parlare con il Generale GARELLI che, in quel momento, però, si
trovava in licenza a Milano e non poteva rientrare. Lo stesso Generale GARELLI,
infatti, contatterà telefonicamente il dr. BONOMI per parlargli in merito ad una
relazione che era stata inviata al Ministero della Giustizia, facendo riferimento a
quella trasmessa dal dr. GALANTE.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita dall’utenza telefonica
in uso a tale VINCENZO, avvenuta in data 3.8.2005 alle ore 12.19, emerge un
riferimento alla circostanza relativa alla presentazione da parte del Ten. Col.
POLIGNANO della domanda per partecipare alla selezione per la scelta del nuovo
responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria – aliquota Carabinieri – presso la
Procura della Repubblica di Potenza (in sostituzione del Col. GENTILI).
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza telefonica in uso al
Generale CETOLA avvenuta in data 05.08.2005 alle ore 16.49, emerge che il
Generale CETOLA, Comandante Interregionale dei Carabinieri, contatta il Col.
IMPROTA, riferendogli della relazione a lui pervenuta, con la quale il dr.
GALANTE, dopo aver interrogato il Ten. LUCIANO ed il Cap. ANGIULLI,
avrebbe rilevato che gli accertamenti da lui esperiti “confermano che la vicenda ha
avuto uno svolgimento fisiologico, assolutamente opposto a quello rappresentato dal
Generale Garelli“. Lo stesso Generale manifesta l’urgente bisogno di incontrare il
dr. TUFANO, il dr. BONOMI, nonché i due ufficiali che avevano reso le
dichiarazioni al dr. GALANTE ed il Magg. ZOLLI. Infatti, lo stesso riferisce di
essere in possesso della documentazione dalla quale emergerebbe che i due
ufficiali avrebbero detto che i fatti non si sarebbero svolti come relazionato dal
Generale GARELLI alla Procura Generale.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in uscita dall’utenza telefonica in
uso a GARELLI Emanuele avvenuta in data 05.08.2005 alle ore 17.11, tra il
Generale GARELLI ed il Col. IMPROTA sembra emergere che il Generale
CETOLA avrebbe ricevuto la relazione del dr. GALANTE dalla quale risulterebbe
che “…quello che hanno scritto loro…” sarebbe stato smentito dal Ten. LUCIANO e
dal Cap. ANGIULLI. Lo stesso Generale GARELLI chiede al Col. IMPROTA di
convocare i due ufficiali in questione per conoscere il contenuto delle propalazioni
fatte al dr. GALANTE.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza in
uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza in uso a GARELLI Emanuele,
avvenuta in data 05.08.2005 alle ore 18.29, emerge che il Col. IMPROTA si trova
nell’ufficio del dr. BONOMI e discute degli ultimi eventi, in particolare, della
relazione del dr. GALANTE. Il dr. BONOMI, parlando al telefono con il Gen.
GARELLI, riferisce dell’opportunità che il Col. IMPROTA gli richieda la copia
di alcuni atti, facendo riferimento alla documentazione redatta dal dr.
GALANTE (“e... e il quale mi richiederà per suo... per suo conto una copia di tutte
queste... queste dichiarazioni…”), in modo da consentire loro di predisporre delle
controdeduzioni e “…non essere al buio…”, rimanendo d’accordo, comunque, che il
successivo martedì si sarebbe recato da lui il Gen. CETOLA. Il dr. BONOMI,

86
avrebbe, quindi, fornito al Col. IMPROTA, copia della documentazione a lui
giunta dal Ministero della Giustizia attinente alla relazione inviata allo stesso
Ministero dal dr. GALANTE, per consentire di conoscere gli addebiti a loro mossi.
La circostanza della consegna della suddetta documentazione ai predetti ufficiali
da parte del dr. BONOMI emerge ancora più chiaramente dalla lettura delle
ulteriori conversazioni di seguito riportate.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza telefonica in
uso al generale CETOLA avvenuta in data 05.08.2005 alle ore 20.53, emerge che il
Col. IMPROTA chiama il Gen. CETOLA per avvisarlo che il Procuratore Generale,
dr. TUFANO, da lui incontrato in occasione della manifestazione nel corso della
quale gli era stata conferita la cittadinanza onoraria del Comune di Pietragalla,
sarebbe stato assente all’incontro in Procura Generale perché in ferie. TUFANO
avrebbe raccomandato ad IMPROTA di far riferire al Gen. CETOLA che non
aveva ancora letto le carte ma che, successivamente, “….sarebbe stato parte
attiva….”, nel senso che anche lui avrebbe espresso la sua opinione “….posso anche
e... diciamo esprimere la mia…”.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita dall’utenza telefonica in uso
al generale CETOLA, avvenuta in data 06.08.2005 alle ore 09.39, il Col.
IMPROTA comunica al Gen. CETOLA che “poi ieri sera io.. mi sono messo sotto per
tutta la serata l'eccellenza Bonomo…” e che il medesimo, nella stessa mattinata, gli
avrebbe consegnato tutta la documentazione attinente la relazione del dr.
GALANTE, incluse le dichiarazioni rese a quest’ultimo dal Ten. LUCIANO e dal
Cap. ANGIULLI. Lo stesso Gen. CETOLA riferisce di esserne già in possesso e
chiede al Col. IMPROTA, che tipo fosse il dr. BONOMI e cosa pensasse della
situazione che li vedeva coinvolti. Il Col. IMPROTA riferisce testualmente che
“…... e... la vede... perchè dobbiamo irrobustire e... proprio per le dichiarazioni di
cui io ignoravo, perchè come vi dicevo... non c'ero e non mi sono interessato di
queste cose qua... e... di irrobustire la cosa proprio perchè il tutto è stato...
diciamo e... buttato giù da questa presentazione dei due ufficiali a Woodcock e
allo stesso Galante ……”, facendo emergere la circostanza che sarebbe stata
intenzione del dr. BONOMI irrobustire il quadro accusatorio nei confronti dei
magistrati della Procura della Repubblica di Potenza. Ciò anche alla luce delle
dichiarazioni rese dal Ten. LUCIANO e Cap. ANGIULLI al dr. GALANTE, che
avrebbero ridimensionato quanto indicato nella relazione del Gen. GARELLI.
Il Gen. CETOLA esterna, altresì, al Col. IMPROTA tutto il suo disappunto
riguardo l’invio da parte del Gen. GARELLI della relazione alla Procura Generale
dalla quale era nata tutta la vicenda. Infatti, lo stesso, testualmente, riferisce
“……Va bene! Garelli, insomma questo, gliel'ho detto da subito appena ho letto quel Ris
che ha fatto e quindi mi sono reso conto di quello che aveva fatto, gli avevo detto subito
che aveva fatto una cosa inopportuna, perchè se lui mi avesse chiesto prima a me glielo
avrei detto che non era proprio il caso di mettere per iscritto quelle cose che ha messo e poi
in quel modo così... e... e... pesante e gli ho detto: " stai accorto, perchè vedrai che si
ritorce contro di te" e infatti si sta ritorcendo perchè naturalmente leggendo quelle cose,
ma tu vuoi che il Procuratore e i sostituti non lo attacchino adesso e.... e......”
Alla fine della stessa conversazione il Gen. CETOLA chiede al Col. IMPROTA se il
dr. BONOMI fosse ben disposto nei loro confronti, ricevendo una risposta

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positiva, con la significativa precisazione che quest’ultimo non sarebbe stato
dalla parte del Procuratore GALANTE.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita dall’utenza
telefonica in uso a CARAMIA Giovanni avvenuta in data 06.08.2005 alle ore
09.40, emerge che il Ten. Col. POLIGNANO contatta il maresciallo CARAMIA
chiedendogli di vedersi immediatamente in quanto “era successo un casino”,
riferendosi alla situazione in esame. Il Maresciallo CARAMIA chiede se sono
cose “…sfavorevoli a loro…” ricevendo risposta affermativa ed aggiungendo che
c’è qualcuno “….sotto di loro…che ha fatto il voltafaccia…” alludendo al Ten.
LUCIANO ed al Cap. ANGIULLI, per i quali lo stesso si ripropone di fare
immediatamente una proposta di allontanamento.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza telefonica
in uso a GARELLI Emanuele avvenuta in data 06.08.2005 alle ore 11.19, emerge
che il dr. BONOMI ha fornito agli Ufficiali dei Carabinieri chiamati in causa dalla
relazione del dr. GALANTE tutti gli atti inerenti la stessa, in modo da permettere
loro di “…tessere…sta tela…”. Infatti, il Col. IMPROTA riferisce al Gen. GARELLI
di avere avuto copia di tutti gli atti e che sta provvedendo a farglieli recapitare.
Questo emerge da quanto di seguito riportato:
I: Anche se... ho fatto il mio (...) ma gl'ho detto " ma scusate, ma noi come
dobbiamo lavorare qua, se noi non c'abbiamo su che cosa dobbiamo tessere sta
tela e... e... Nico! Parliamo così!
G.: Muh, muh!
I.: a mezze parole, qua dobbiamo incardinare le cose come si deve
G.: Muh, muh!
I.: E mi sono fatto dare la copia degli atti

Lo stesso Col. IMPROTA, inoltre, comunica al Gen. GARELLI che troverà delle
belle sorprese da parte “….di quei due …imbecilli…”, facendo espresso riferimento
al Ten. LUCIANO ed al Cap. ANGIULLI.
Sempre il Col. IMPROTA, inoltre, aggiunge, avendo letto tutti gli atti, che se vi
fossero altre storie dovrebbe rispondere il Ten. Col. POLIGNANO non loro. A tal
proposito la relazione inviata alla Procura Generale da parte del Gen. GARELLI
era basata anche sulla relazione del Ten. Col. POLIGNANO.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica in uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza telefonica
mobile in uso a IMPROTA Nicola, avvenuta in data 06.08.2005 alle ore 12.36,
emerge che il Ten. Col. POLIGNANO riferisce al Col. IMPROTA che, letti gli
atti, ci sarebbe “….tra le pieghe…” la possibilità di trovare “una bella formula che
possa stoppare un pochettino questo contrattacco del procuratore..”. Tale
conversazione, oltre a confermare la consegna della documentazione attinente la
relazione del dr. GALANTE, da parte del dr. BONOMI ai Carabinieri, si incentra
sul fatto che il Cap. ANGIULLI avrebbe fatto delle affermazioni innanzi al dr.
GALANTE in contrasto con la relazione del Gen. GARELLI.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica in uso a IMPROTA Nicola ed in uscita dall’utenza telefonica mobile
in uso a POLIGNANO Pietro, avvenuta in data 06.08.2005 alle ore 17.59, emerge
che il Ten. Col. POLIGNANO è in possesso della documentazione consegnata in

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mattinata dal dr. BONOMI al Col. IMPROTA. Il POLIGNANO riferisce ad
IMPROTA che, essendo in ufficio intento a “riparare un pò questa...questa matassa”,
avrebbe bisogno di venire ufficialmente in possesso degli atti che sta
esaminando, attraverso la trasmissione ufficiale degli stessi da parte del
Comando Regionale (Col. IMPROTA). Il Ten. Col. POLIGNANO riferisce al Col.
IMPROTA che in questa occasione, più che in altre, devono essere molto cauti e
formali. Il Col. IMPROTA lo rassicura dicendogli che gli avrebbe mandato
ufficialmente tutta la documentazione in oggetto attraverso una lettera
retrodatata.
Le trascrizioni integrali delle conversazioni telefoniche rispettivamente in entrata
sull’utenza telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza
telefonica in uso a GARELLI Emanuele avvenuta in data 08.08.2005 alle ore
16.45, e della conversazione telefonica in uscita dall’utenza telefonica mobile in
uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza telefonica in uso a GARELLI
Emanuele avvenuta in data 08.08.2005 alle ore 16.49, intercorse tra il Gen.
GARELLI ed il Col. IMPROTA, fanno emergere la volontà degli interlocutori di
sanzionare disciplinarmente i due ufficiali inferiori per aver reso le dichiarazioni
al dr. Galante contrastanti con la relazione del Gen. Garelli. I due interlocutori,
infatti, ed in particolare il Gen. GARELLI sarebbe determinato a procedere nei
confronti degli stessi con “….una punizione che gli lasci il ricordo…”, trovando il
pieno assenso del Col. IMPROTA.
Gli interlocutori si rammaricano del fatto che la Procura della Repubblica fosse
venuta a conoscenza della relazione redatta dal Gen. GARELLI diretta alla
Procura Generale, che aveva consentito al dr. GALANTE, tramite l’escussione dei
due ufficiali, di predisporre una controrelazione. Il Gen. GARELLI si ripromette
di “…dover strapazzare questi qui…” facendo, verosimilmente, riferimento al Ten.
LUCIANO ed al Cap. ANGIULLI, il primo dei quali ha informato dell’esistenza
della relazione del Gen. GARELLI il dr. WOODCOCK che, a sua volta, aveva
riportato l’accaduto al Procuratore dr. GALANTE.
Gli interlocutori concordano anche sul fatto che devono mettere in evidenza che i
due ufficiali sono persone non affidabili, dando cenno del fatto che il Gen.
CETOLA, proprio per tale motivo l’indomani vuole incontrarli.
La conversazione prosegue sull’esigenza di una strategia comune da adottare nel
tentativo di contrastare le accuse mosse nei loro confronti dal Procuratore dr.
GALANTE.
Dalla stessa conversazione emerge, altresì, che il dr. BONOMI, avrebbe invitato il
Ten Col. POLIGNANO a ripresentare la domanda per partecipare al concorso
per l’assegnazione del posto di responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria
presso la Procura della Repubblica di Potenza.
Inoltre, sarebbe stato lo stesso BONOMI, delegato dal Ministero della Giustizia, a
compiere gli accertamenti sia sulla relazione del Gen. GARELLI che su quella di
risposta del dr. GALANTE:
• a consegnare la documentazione inerente la seconda ai diretti interessati;
• a mostrarsi benevolo nei confronti dei Carabinieri ed “agguerrito” contro la Procura
della Repubblica ed, in particolare, contro il dr. GALANTE ed alcuni dei suoi
Sostituti (dott.ri MONTEMURRO e WOODCOCK);
• ad aver suggerito al Ten. Col. POLIGNANO le “….altre cose da preparare…”.
Da ciò si evince che sarebbe stato il dr. BONOMI che avrebbe indicato agli stessi
Carabinieri chiamati in causa cosa portare alla sua attenzione, al fine di orientare, a

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loro favore, le sue valutazioni, cercando, in tale maniera, di “riparare il danno”
causato dalle dichiarazioni del Ten. LUCIANO e del Cap. ANGIULLI rese al dr.
GALANTE.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza in uso a
BONOMI Gaetano, avvenuta in data 09.08.2005 alle ore 10.06, emerge che il Ten.
Col. POLIGNANO ed il Col. IMPROTA contattano il dr. BONOMI e gli
comunicano che il Gen. CETOLA si sta recando da lui. Nella medesima
conversazione il dr. BONOMI chiede al Col. IMPROTA se “…hanno parlato…..”.
Il Col. IMPROTA gli riferisce che “……abbiamo parlato, abbiamo stabilito una linea...
che poi il signor Generale e…..“. Il dr. BONOMI appare concorde su tale
circostanza. Il Col. IMPROTA, inoltre, gli riferisce che dovranno andare a
rivedere tutte le posizioni ed, a tal proposito, il dr. BONOMI gli chiede se
“….avevano concordato qualcosa di immediato……”. Il Col. IMPROTA risponde
affermativamente aggiungendo che lo stesso Gen. CETOLA ha dato “…le
indicazioni che dovranno seguire…”;
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza telefonica
in uso a GARELLI Emanuele avvenuta in data 09.08.2005 alle ore 10.13, emerge
che il Col. IMPROTA ed il Gen. GARELLI discutono dell’incontro che il Gen.
CETOLA ha avuto a Potenza con il Ten. LUCIANO ed il Cap. ANGIULLI. Il Col.
IMPROTA riferisce che “….circola parecchia aria nuova….”, facendo
verosimilmente riferimento ad un eventuale trasferimento dei due ufficiali
monitorati dal Gen. CETOLA il quale, a suo dire “…..ha sistemato bene il
Capitano...”:
Dalla medesima conversazione emerge, altresì, che ai due ufficiali sarebbe stato
consigliato, a seguito del colloquio in questione, di andare “….dal procuratore
Generale a deporre….subito di corsa….”. Gli stessi interlocutori fanno riferimento
alla circostanza secondo la quale il dr. GALANTE avrebbe interrogato i due
ufficiali non avendone la prerogativa, alludendo, altresì, alla circostanza che
quest’ultimo avrebbe travisato il senso delle loro dichiarazioni.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
in uso a IMPROTA Nicola ed in uscita dall’utenza in uso a generale CETOLA
avvenuta in data 09.08.2005 alle ore 11.20, emerge che al termine del colloquio
con il Sostituto Procuratore Generale di Potenza, dr. BONOMI, il Gen. CETOLA
chiama il Col. IMPROTA riferendogli che il loro obiettivo, a questo punto,
sarebbe stato quello di “smorzare” i toni della vicenda. In tal senso, si ripropone
di riportare questo suo intendimento al predetto magistrato. Nello stesso tempo,
però, riferisce che il dr. BONOMI ha intenzione di “…buttare fuoco……invece che
acqua…”. Lo stesso dr. BONOMI sentirà i due ufficiali (Ten. LUCIANO e Cap.
ANGIULLI) in modo che confermino la relazione del Gen. GARELLI, contro
“…quello che dice…….il Procuratore…” (dr. GALANTE).
Il Gen. CETOLA afferma, inoltre, che dopo l’escussione dei predetti due ufficiali,
a suo parere, il dr. BONOMI dovrebbe riferire al Ministero cercando di
ridimensionare l’accaduto, riconducendolo a delle incomprensioni, ciò al fine di
evitare di “….fare morti e feriti….”, anche se ha dei dubbi che tali siano le reali
intenzioni del dott. BONOMI.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza in uso a

90
BONOMI Gaetano avvenuta in data 09.08.2005 alle ore 12.34, emerge che il Ten.
Col. POLIGNANO contatta telefonicamente il dr. BONOMI, riferendogli che il
Col. IMPROTA lo ha informato delle prossime audizioni del Ten. LUCIANO,
Cap. ANGIULLI e Magg. ZOLLI. Il Ten. Col. POLIGNANO chiede al dr.
BONOMI di anticipare l’audizione del Magg. ZOLLI, che per tale motivo viene
fissata per il pomeriggio della stessa giornata, in quanto l’ufficiale in questione si
era recato a Potenza solo per l’incontro con il Gen. CETOLA.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza in
uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza n. in uso a CARAMIA
Giovanni avvenuta in data 09.08.2005 alle ore 13.36, emerge che il Ten. Col.
POLIGNANO ed il Mar. CARAMIA, discutono del fatto che il dr. BONOMI,
dopo la visita del Gen. CETOLA, inizia le audizioni degli ufficiali e sottufficiali
coinvolti nella vicenda (ANGIULLI, LUCIANO, ZOLLI, IANNACONE), per i
primi due dei quali, gli interlocutori evocano provvedimenti disciplinari e di
impiego.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
in uso a IMPROTA Nicola ed in uscita dall’utenza in uso a GARELLI Emanuele
avvenuta in data 09.08.2005 alle ore 16.42, tra il Gen. CETOLA ed il Col.
IMPROTA, emerge che il primo, dopo aver incontrato il dr. BONOMI, si reca
presso il Comando Provinciale dei Carabinieri in visita ispettiva. Nella stessa
mattinata il Col. IMPROTA si sarebbe recato presso l’ufficio del dr. BONOMI con
il quale avrebbe predisposto il calendario delle audizioni da effettuare agli
appartenenti all’Arma dei Carabinieri indicati in precedenza, con particolare
riferimento al Cap. ANGIULLI ed al Ten. LUCIANO. Il dr. BONOMI avrebbe
espresso la volontà di concludere lui stesso tutti gli accertamenti, prima di
andare in ferie, in quanto non voleva che vi provvedesse il suo sostituto, dallo
stesso definito “…un altro dottore…”, secondo quanto riferito dal Col. IMPROTA.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza
telefonica in uso a tale VINCENZO avvenuta in data 10.08.2005 alle ore 09.33, il
Ten. Col. POLIGNANO riferisce al suo interlocutore il vero motivo della visita
del Gen. CETOLA a Potenza:
P.: si, lui è venuto ufficialmente per visitarmi il provinciale, però ufficiosamente per
l'inchiesta amministrativa interna perchè ha sentito due - tre Ufficiali, poi ha avuto
un colloquio con il Procuratore Generale, insomma sai, eh eh,
Dalla medesima conversazione emerge la vicinanza tra il Ten. Col.
POLIGNANO, il Procuratore Generale di Potenza, dr. TUFANO ed il suo
sostituto anziano (dr. BONOMI) “…..a livelli di baci in bocca…”:
P.: con il Procuratore Generale e col sostituto anziano io sono in ottimi rapporti, maaa,
V.: ma il problema
P: ma quasi a livelli di baci in bocca, insomma .
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza telefonica
in uso a GARELLI Emanuele avvenuta in data 10.08.2005 alle ore 12.36, tra il
Col. IMPROTA ed il Gen. GARELLI, emerge che le audizioni del dr. BONOMI
sono finalizzate a “…..chiarire che loro sono stati intimiditi….”. Inoltre, emerge la
volontà del dr. BONOMI di “……fare sul serio, nel senso che...gli voglia proprio
far la guerra, no?....”, come chiesto dal Gen. GARELLI e confermato dal Col.
IMPROTA. I due interlocutori sono preoccupati che tutto vada per il meglio,

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ripromettendosi, il Col. IMPROTA, di fare una telefonata al dr. BONOMI per
sincerarsi di ciò.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita dall’utenza in uso a CARAMIA
Giovanni avvenuta in data 11.08.2005 alle ore 19.46, tra il Ten. Col.
POLIGNANO ed il Mar. CARAMIA, emerge che l’ufficiale dell’Arma, a seguito
della vicenda, potrebbe essere trasferito. Di tale possibilità, il POLIGNANO
avrebbe informato il dr. BONOMI, il quale si era offerto di interessare il
Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri affinché fosse scongiurato
l’eventuale trasferimento. Il Ten. Col. POLIGNANO si raccomanda di non far
trapelare che fosse stato lui a sollecitare un magistrato (BONOMI) per
scongiurare il suo trasferimento. Relativamente alla sua incompatibilità a
ricoprire il ruolo di Comandante Provinciale dei Carabinieri di Potenza, a causa
degli attriti con il Procuratore della Repubblica di Potenza, dr. GALANTE,
riporta l’intenzione del dr. BONOMI di informare il Comando Generale dei
Carabinieri, che entro l’anno (2005) se ne sarebbero andati “….più loro che noi…”,
facendo riferimento, verosimilmente, ai magistrati della Procura di Potenza, con
particolare riferimento “…al tizio….” (verosimilmente il dr. GALANTE).
A dire ancora del POLIGNANO, il Gen. GARELLI, prima di andare via perché
trasferito ad altro incarico, si sarebbe occupato della vicenda legata agli “…altri di
sotto..”, facendo verosimilmente riferimento al Cap. ANGIULLI ed al Ten.
LUCIANO. Il suo interlocutore, a tal proposito, avrebbe fatto rilevare che,
probabilmente, non sarebbe stato il caso che procedesse il Gen. GARELLI, in
quanto coinvolto nella vicenda (la relazione in contrasto con le dichiarazioni rese
dai due ufficiali al dr. GALANTE, l’aveva scritta lui) e che, pertanto, siffatto
provvedimento avrebbe potuto essere interpretato come un atto di ritorsione.
Infine, viene ribadito che mentre il Gen. CETOLA avrebbe voluto “buttare acqua
sul fuoco”, dopo aver comunque operato nel senso concordato con la Procura
Generale, il dr. BONOMI era di tutt’altro avviso.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza in uso a
BONOMI Gaetano, avvenuta in data 12.08.2005 alle ore 10.21, emerge che il Col.
IMPROTA, dall’ufficio del dr. BONOMI telefona al Gen. CETOLA. Nel corso
della conversazione il dr. BONOMI ed il Gen. CETOLA concordano le modalità
di svolgimento degli accertamenti delegati alla Procura Generale, tanto che il
BONOMI riferisce al Gen. CETOLA che quanto indicato nell’appunto che gli
aveva dato continuava ad andare abbastanza bene.
Inoltre, il dr. BONOMI riferisce al Gen. CETOLA, di aver redatto già una bozza
dell’esito degli accertamenti condotti nell’ambito dell’inchiesta amministrativa,
riferendo, tra l’altro, che ne avrebbe fornito copia informale al Col. IMPROTA.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza in
uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza in uso a GARELLI Emanuele
avvenuta in data 12.08.2005 alle ore 10.44, tra il Gen. GARELLI ed il Col.
IMPROTA, emerge che il primo chiede notizie circa l’andamento dell’inchiesta
amministrativa condotta dal dr. BONOMI, soffermandosi, in particolare, su
“…l’interrogatorio dei due….”, intendendo il Cap. ANGIULLI ed il Ten.
LUCIANO. Il Col. IMPROTA, a tale richiesta, risponde che era andato tutto bene.
A questo punto il Gen. GARELLI chiede se gli stessi avessero ritrattato quello che

92
avevano detto (al dr. GALANTE) ricevendo risposta affermativa dal Col.
IMPROTA, che aggiunge di stare tranquillo.
Il Gen. GARELLI, inoltre, sollecita il Col. IMPROTA ad esaminare le posizioni
disciplinari dei due ufficiali in questione (Cap. ANGIULLI e Ten. LUCIANO). Il
Col. IMPROTA risponde di aver già avviato tale pratica.
La trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in uscita dall’utenza telefonica
in uso al generale CETOLA, avvenuta in data 13.08.2005 alle ore 13.02, risulta
essere significativa in ordine alle dinamiche che hanno determinato il nuovo
cambio di versione del Cap. ANGIULLI e Ten. LUCIANO. Il Col. IMPROTA
comunica al Gen. CETOLA che il Tenente (LUCIANO) ha “chiaramente messo per
iscritto che lui non..., assolutamente si dissociava da quando riferito….. dal
magistrato…” , facendo riferimento alla relazione redatta dal dr. GALANTE. In
merito a quanto riferito, invece, dal capitano ANGIULLI, il Col. IMPROTA
riferisce che “……..Il capitano si è mantenuto un poco più vago ma in effetti ha fatto
capire che c’è stata la quella e... oppressione diciamo psicologica quindi lui..., ha
dichiarato quelle cose ….”. A tal riguardo, nelle conversazioni in precedenza
indicate sarebbe emerso che il Gen. CETOLA avrebbe pesantemente richiamato i
due ufficiali, anzi a dire dello stesso Col. IMPROTA, aveva “…sistemato bene il
Capitano...” e riferendosi sempre al colloquio del Gen. CETOLA con i due ufficiali
riferisce: “……I quale li ha fatto proprio... non ti dico come...”. Nella conversazione
sottostante pare consacrarsi il fatto che i due testi abbiano assecondato le
direttive del Gen. CETOLA tese a far emergere “…i cattivi comportamenti della
Procura…”. Ed infatti il Col. IMPROTA afferma che tutto stava andando secondo
le indicazioni impartite dal Generale: “……Eh secondo indicazioni sue signor
Generale ….”.
Inoltre, anche il Gen. CETOLA riferisce al Col. IMPROTA che, nonostante la loro
ritrattazione, i due dovranno essere perseguiti disciplinarmente, ricevendo in
risposta che la pratica è gia avviata.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica in uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza telefonica
numero in uso CARAMIA Giovanni avvenuta in data 14.08.2005 alle ore 09.42,
emerge che il Ten. Col. POLIGNANO, il Col. IMPROTA ed il Mar. CARAMIA,
hanno predisposto una relazione da sottoporre al Gen. GARELLI, anche in vista
della sua audizione innanzi al dott. BONOMI.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza in
uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza in uso CARAMIA
Giovanni avvenuta in data 16.08.2005 alle ore 09.26, emerge che il Ten. Col.
POLIGNANO, si ripropone di “…fare le pratiche disciplinari a carico di ANGIULLI,
LUCIANO e IANNACCONE……”. Nella stessa conversazione i due interlocutori
fanno nuovamente riferimento alla relazione in corso di preparazione in vista del
rientro in servizio del Gen. GARELLI.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza in
uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza in uso a tale FAUSTO
avvenuta in data 16.08.2005 alle ore 12.34, emerge che il Ten. Col. POLIGNANO
riferisce al suo interlocutore della volontà del dr. BONOMI di contattare il
Comando Generale dell’Arma al fine di evitare di essere trasferito. Il dr.
BONOMI gli avrebbe detto che se lui se ne fosse andato “…tutto il
castello….sarebbe crollato…”, facendo evidentemente riferimento all’inchiesta

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amministrativa in corso che vedeva contrapposti i Carabinieri alla Procura della
Repubblica di Potenza.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a IMPROTA Nicola ed in entrata sull’utenza in uso a
tale DE MASI avvenuta in data 17.08.2005 alle ore 12.09, emerge che il Col.
IMPROTA, trovandosi presso la Procura Generale di Potenza, nell’ufficio del dr.
BONOMI, chiede al suo interlocutore di farsi portare della documentazione,
anche fotografica, in quanto utile a ciò che sta facendo. Tale documentazione
fotografica riguarderebbe, tra gli altri, anche il dr. GALANTE ed il dr.
MONTEMURRO.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita sull’utenza in uso a
GARELLI Emanuele avvenuta in data 22.08.2005 alle ore 18.47, emerge che il
Gen. GARELLI comunica al Ten. Col. POLIGNANO che il rapporto disciplinare
a carico dei due ufficiali, ovvero, il Ten. LUCIANO ed il Cap. ANGIULLI,
andrebbe modificato in quanto ci sarebbero da aggiungere ulteriori contestazioni
a loro carico.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita dall’utenza
telefonica in uso a GARELLI Emanuele, avvenuta in data 22.08.2005 alle ore
18.47, emerge che il Gen. GARELLI, sempre in riferimento al procedimento
disciplinare a carico dei due ufficiali più volte indicati, fa riferimento al fatto che
il Ten. LUCIANO sarebbe andato dal dr. WOODCOCK e gli avrebbe riferito di
una riunione, specificando di esserne venuto a conoscenza attraverso personale
del Comando Regionale. A tal proposito, il Gen. GARELLI chiede di individuare
anche l’autore di questa fuga di notizia e “mandarlo via”. Pertanto, emergerebbe
la volontà dei due interlocutori di voler perseguire anche quanti, dall’interno del
Comando Regionale, avrebbero fornito al Ten. LUCIANO l’informazione in
oggetto:
G.: e.... che ci... che... nel... nel malloppone, no, che ci ha dato
P.: Si nella...
G.: la Procura Generale, a un certo punto il Woodcock dice che si è presentato da lui
Luciano parlandogli di questa riunione
P.: Eh!, eh!, eh!, va bene signor Generale, visto che lo devo rifare quello, me lo guardo
bene e controllo pure gl'altri dettagli
G.: Esatto, si, si, quin... quindi c'è anche da fargli questa domanda qua, tutto
P.: Va benissimo
G.:quello che hai saputo, da chi l'hai saputo perchè c'è anche da mandare via quello che
gliel'ha detto, di qua!
P.: Va benissimo, d'accordo!
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in entrata sull’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in uscita dall’utenza
telefonica in uso a tale ANGIULLI avvenuta in data 31.08.2005 alle ore 19.54,
emerge che il Cap. ANGIULLI contatta telefonicamente il Ten. Col.
POLIGNANO, suo comandante diretto, per riferirgli del suo trasferimento alla
Compagnia di Imperia.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza
telefonica in uso a tale PACO avvenuta in data 01.09.2005 alle ore 08.49, emerge
che il Ten. Col. POLIGNANO parlando con il suo interlocutore sostiene di non

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aver condiviso la relazione inviata dal Gen. GARELLI alla Procura Generale di
Potenza che ha poi innescato la vicenda in esame.
Dalla trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’utenza
telefonica mobile in uso a POLIGNANO Pietro ed in entrata sull’utenza
telefonica in uso a voce maschile da identificare avvenuta in data 01.09.2005 alle
ore 17.14, emerge che il Ten. Col. POLIGNANO riferisce al suo interlocutore che
alla direzione della Sezione di Polizia Giudiziaria dei Carabinieri presso la
Procura della Repubblica di Potenza sarebbe stato, verosimilmente, nominato, il
Magg. ZOLLI, con il placet sia del dr. TUFANO che del dr. BONOMI. Inoltre,
riferisce al suo interlocutore che il dr. GALANTE non sarebbe rimasto a lungo a
Potenza. Il Magg. ZOLLI sarebbe stato convocato con urgenza a Potenza, benché
fosse in licenza, per essere sentito dal dr. BONOMI.
Si evidenziano, altresì, ulteriori contatti che sono significativi dei rapporti tra il
dr. BONOMI ed il Col. CC IMPROTA. Tanto emerge dalla trascrizione integrale
della conversazione telefonica in uscita dall’utenza in uso a IMPROTA Nicola
ed in entrata sull’utenza in uso a BONOMI Gaetano, avvenuta in data
29.08.2005 alle ore 10.51, laddove l’alto ufficiale dei Carabinieri, venuto a
conoscenza di ulteriori indagini sul suo conto da parte del dr. WOODCOCK,
nell’ambito del procedimento penale riguardante il già citato PESSOLANO,
contatta il dr. BONOMI, per lamentarsi di tale situazione. Il dr. BONOMI gli
consiglia di rivolgersi al dr. TUFANO, aggiungendo, con riferimento alla
predetta indagine di “….fargli fare il loro mestiere e poi voi farete il vostro. E'
chiaro?” . Il Col. IMPROTA, inoltre, si lamenta del fatto che l’indagine del dr.
WOODCOCK sarebbe un atto di ritorsione nei suoi confronti, considerati i
rapporti tra l’Arma e la Procura di Potenza. IMPROTA aggiunge che
WOODCOCK starebbe creando dei problemi anche a suo genero per via di una
procedura fallimentare. Il dr. BONOMI suggerisce di parlarne di persona, in
quanto i telefoni potevano essere sotto controllo, rivolgendo all’eventuale
personale delle forze di polizia in ascolto, un saluto “…agli amici vicini e
lontani…”. Infine, lo stesso magistrato riferisce al suo interlocutore che avrebbe
potuto trovare il dr. TUFANO in ufficio.
In merito si mette in evidenza quanto dichiarato da DI TOLLA Pasquale, che
all’epoca conduceva le indagini in questione:
Dopo circa 20 giorni dall’attivazione delle operazioni tecniche sono emerse numerose
conversazioni telefoniche tra i predetti ufficiali (Polignano e Improta) ed il Sostituto
Procuratore Generale dott. Bonomi Gaetano. Preciso che dette conversazioni telefoniche
sono state trascritte da me, dall’assistente Taddei, nonché dalla d.ssa Senatore e Agente
De Felice, e trasmesse ex art.11 c.p.p., ovvero senza che sia stata fatta alcuna attività
investigativa. In particolare tra le predette conversazioni ricordo in particolare di una.
Ovvero nel mentre era in corso da parte nostra su delega del dott. Woodcock l’escussione
ex art.351 c.p.p. degli autisti dei predetti colonnelli, al fine di verificare se gli stesi
quando prendevano in prestito o noleggio le autovetture dal Pessolano, pagavano o meno,
il Colonnello Improta telefonò al predetto Bonomi lamentandosi di questa nostra attività
d’indagine. il predetto dott. Bonomi, non ricordo bene le parole, la conversazione è stata
trascritta, rispose “fategli fare il loro lavoro che poi dopo voi farete il vostro”. Voglio
precisare che da quello che ricordo, la maggior parte delle conversazioni aveva ad oggetto
“problemi” che vi erano stati tra l’Arma dei Carabinieri e la Procura della Repubblica,
anche se non posso riferire compiutamente in merito, in quanto come già detto ai sensi
dell’art.11 c.p.p. non approfondimmo tali emergenze.

95
Difatti, le lamentele che il Col. IMPROTA fa al BONOMI sono relative proprio
alle indagini condotte dal DI TOLLA e dirette dal dr. WOODCOCK, che
vedevano coinvolti gli alti ufficiali in oggetto.
Riferiva il Ten. Salvatore LUCIANO,:
ADR: Ho prestato servizio quale comandante del N.O.R.M. dei Carabinieri presso la
Compagnia di Potenza dal settembre del 2003 al 09.01.2006.
ADR: Ricordo che fin dal primo momento quando arrivai a Potenza vi era una situazione
abbastanza delicata relativa al comportamento di un ufficiale dell’Arma, il Col.
PERILLO Gennaro, il quale, anche quando era in divisa, andava nei bar ad ubriacarsi ed
a creare disordine e disagio per l’Arma dei Carabinieri. In più di una occasione sono stato
io stesso a dover andare a recuperare il predetto ufficiale dai bar in quanto i proprietari
degli stessi chiamavano perché lo stesso per lo stato di ubriachezza poteva creare danno a
se stesso ed agli altri. Ad un certo punto di iniziativa provvidi ad escutere il proprietario
di un bar a Potenza, dove era solito recarsi il PERRILLO, in quanto si trovava di fronte
al Comando dei Carabinieri. Redatto l’atto lo trasmisi gerarchicamente al mio superiore
diretto, il Cap. ANGIULLI, comandante della Compagnia di Potenza. Lo stesso
ANGIULLI trasmetteva gli atti a sua volta al Comando Provinciale ed in particolare al
Ten. Col. POLIGNANO. Preciso che anche altri militari dell’Arma dei Carabinieri
avevano redatto e trasmesso per scala gerarchica alcune relazioni riguardanti il
comportamento del PERILLO Gennaro. Successivamente lo stesso PERILLO venne
denunciato per violenza sessuale in quanto aveva palpato la cuoca della mensa della
caserma. A seguito di tale ultimo evento essendosi incardinato procedimento penale sia
presso la procura militare che presso la procura Ordinaria di Potenza, venne trasmessa
tutta la documentazione relativa al PERILLO, tra la quale anche il SIT da me redatto alla
stessa Procura. Da qui nacque il procedimento penale per omissione di atti di ufficio a
carico di alcuni ufficiali dell’Arma in quanto non avevano provveduto ad inviare
immediatamente in Procura la notizia di reato relativa al PERILLO. In tale procedimento
penale venne indagato il Ten. Col. POLIGNANO che come comandante provinciale al
quale noi avevamo inviato i documenti relativi al PERILLO non aveva provveduto a
trasmetterli in Procura. Io in merito a tale procedimento penale venni sentito a sommarie
informazioni dalla d.ssa PICCINNINI alla quale ricostruì tutti i fatti così come indicati.
ADR: A seguito di tale atto il Ten. Col. POLIGNANO venne a sapere della sua
iscrizione nel registro degli indagati, pertanto chiede di essere sentito dalla d.ssa
PICCININNI contestando davanti a quest’ultima che sarei dovuto essere io a trasmettere
gli atti in Procura e non lui. Successivamente fui sentito presso la procura Generale
presso la Corte di Cassazione di Roma per via di un procedimento disciplinare
incardinato a carico della d.ssa PICCININNI che scaturiva, credo, proprio da tali
vicende. Alla d.ssa PICCININNI, da quanto ho avuto modo di capire, veniva contestato il
fatto, lamentato dal POLIGNANO, di avere tenuto aperta la posizione a carico del
POLIGNANO per troppo tempo, in tal modo danneggiandolo. La d.ssa PICCININNI si
giustificò che tale lungo lasso di tempo era da ricondurre alla mia prolungata assenza dal
servizio per malattia, in quanto doveva procedere, alla mia escussione. Io confermai
innanzi alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione in Roma tale circostanza.
ADR: Presumo che i motivi di risentimento del POLIGNANO contro la Procura
della Repubblica di Potenza siano da ricondurre a tale episodio.
ADR: Tra maggio e giugno del 2005, venimmo convocati, se non ricordo male, presso il
Comando Regione di Potenza dove si tenne una riunione cui partecipò, oltre al
sottoscritto, il Cap. ANGIULLI, il Magg. ZOLLI, il Ten. Col. POLIGNANO e se non
ricordo male anche il Gen. GARELLI. Si era soliti essere convocati presso il Comando

96
Regione per il cosiddetto “rapporto ufficiali”, ovvero riunioni operative nel corso delle
quali si provvedeva al coordinamento delle attività in corso. In tale occasione oltre a
discutere di fatti riguardanti il servizio ci fu richiesto se vi fossero delle situazioni o
accadimenti ritenuti anomali da parte della Procura della Repubblica di Potenza. In
merito io feci presente che avevo in corso molte attività d’indagine con il dott.
WOODCOCK, motivo per il quale ogni mattina mi recavo da lui per il coordinamento
investigativo relativo a tali attività. Una mattina nel parlare lo stesso mi chiese se
stessimo svolgendo delle indagini sul dipartimento alimentare del San Carlo di Potenza,
io risposi affermativamente, aggiungendo che però non potevo aggiungere altro e che altre
notizie potevano essere richieste alla d.ssa DE LUCA, titolare del procedimento. Finì
tutto lì’. Di tale episodio mi venne richiesto, dalla scala gerarchica di fare una
relazione. Io credendo che la stessa servisse come atto interno al reparto,
provvidi a redigerla ed a trasmetterla al mio superiore, Cap. ANGIULLI, il quale
la trasmise al Ten. Col. POLIGNANO. Non sapevo a cosa servisse tale relazione
e ripeto che credevo fosse solo un atto interno, anche se poi per quanto accaduto
ho saputo che la stessa è stata trasmessa con apposita relazione del Gen.
GARELLI alla Procura Generale di Potenza. Se solo avessi intuito l’utilizzo che
si voleva fare della mia relazione non l’avrei mai redatta.
ADR: Io ho sempre avuto ottimi rapporti sia con la Procura di Potenza che con tutti i
magistrati in servizio presso la stessa e non ho mai avuto motivi di astio o risentimento
nei confronti di alcuno degli stessi, i miei rapporti con i medesimi sono stati sempre
improntati al massimo rispetto e reciproca stima.
ADR: Quando venni a sapere per voci che giravano all’interno degli uffici del
Comando Regionale di Potenza, dell’invio della relazione da parte del Gen.
GARELLI e dell’utilizzo che lo stesso aveva fatto della stessa rimasi molto
contrariato ed allo stesso tempo amareggiato. Ripeto io sapevo, per quanto ci
era stato detto, che la relazione che avevo fatto doveva rimanere un atto interno
da inviare alla scala gerarchica.
ADR: Preciso che una mattina mentre mi trovavo in Procura ebbi modo di rilevare posata
su una scrivania della segreteria di un Pubblico Ministero, una richiesta di chiarimenti
da parte della Procura Generale di Potenza relativa proprio a questa relazione del Gen.
Garelli della quale avevo sentito parlare. Trovandomi molto imbarazzato e
amareggiato per tale accadimento, trovandomi nell’ufficio del dott.
WOODCOCK per altri fatti, mi sentì in dovere come persona a chiarire gli
accadimenti relativi a tale relazione con il dott. WOODCOCK, con il quale
ripeto avevo un rapporto di reciproca fiducia e stima. Sentivo di dovermi
chiarire con lo stesso magistrato anche perché avevo notato il suo
atteggiamento un po’ cambiato nei miei confronti. Preciso a tal proposito che lo
stesso era già a conoscenza della suddetta relazione. Ritenni giusto a questo
punto chiarire con lo stesso gli accadimenti. Riferii al predetto magistrato che
per me il fatto era risultato molto increscioso e che ero molto amareggiato per
l’accaduto, in quanto non era mia intenzione andare a ledere il rapporto di stima
e fiducia tra di noi, riferendo che in qualche maniera l’accaduto era frutto di
fraintendimenti, relativi all’utilizzo che si sarebbe dovuto fare della mia
relazione. Mi scusai personalmente per quanto accaduto. Da subito il dott.
WOODCOOCK dimostrò di aver capito i fatti rinnovandoci la sua stima nei
nostri confronti.
ADR: A tale incontro con il dott. WOODCOCK partecipò anche il maresciallo
IANNACCONE.

97
ADR: Successivamente fui convocato dal Procuratore, dott. GALANTE, il quale mi
escusse a sommarie informazioni, chiedendomi di ricostruire i fatti di cui alla richiesta del
dott. WOODCOCK di notizie circa il procedimento penale di cui vi ho prima indicato.
Inoltre lo stesso Procuratore della Repubblica mi chiese se fossi a conoscenza delle
motivazioni per le quali il Gen. GARELLI aveva redatto la relazione contro la Procura
della Repubblica di Potenza ed alcuni magistrati che vi facevano servizio. Io ricostruii i
fatti così come prima vi ho indicato specificando che in qualche maniera era
stata interpretata in maniera errata la mia relazione in quanto io non avevo
nulla da lamentare sul comportamento del dott. WOODCOCK e dei magistrati
in servizio a Potenza, io avevo solo provveduto ad esporre i fatti. Ripeto i miei
rapporti con il dott. WOODCOCK erano ottimi.
A questo punto si dà atto che i verbalizzanti procedono alla lettura delle
dichiarazioni rese dal Ten. LUCIANO Salvatore innanzi al dott. GALANTE
Giuseppe. Lo stesso in merito dichiara: “confermo integralmente quanto già
dichiarato al dott. GALANTE”. Pertanto le suddette dichiarazioni si intendono
qui integralmente richiamate.
ADR: Successivamente mi pare nel mese di Agosto del 2005 fui convocato presso
il Comando Regione dove mi venne detto che ci voleva parlare il Comandante
Interregionale dell’epoca, Gen. CETOLA. Fu convocato, oltre al sottoscritto
anche il Cap. ANGIULLI, il Magg. ZOLLI ed il M.llo IANNACCONE. In tale
sede, con colloqui privati, il Gen. CETOLA alla presenza del Col. IMPROTA, mi
chiese di ricostruire tutta la vicenda con particolare riferimento a quanto da me
dichiarato al dott. GALANTE e del motivo per il quale mi ero recato da
WODCOOCK. Quindi, in particolare mi veniva contestato di essere andati dal
dott. WOODCOOCK a parlare male del Gen. GARELLI. Io riferii di essere
andato dal dott. WOODCOOCK, come ero solito fare sempre e di non aver
parlato male del Gen. GARELLI, esponendogli solo l’uso distorto, per quello che
constava a me personalmente, che era stato fatto della mia relazione, in quanto
non mi era stato specificato l’uso che se ne doveva fare, ovvero essendo io a
conoscenza del fatto che la stessa doveva rimanere un atto interno all’Arma.
Aggiungo che ricordo chiaramente, che ad un certo punto essendo mareggiato per
tali accadimento, dissi ai miei superiori che se intendevano punirmi in caso
avessi commesso delle violazioni, di farlo e basta.
ADR: Nella stessa sede mi fu contestato che non sarei dovuto andare dal dott.
WOODCOCK.
ADR: Non ricordo se nella stessa sede mi fu anticipato che saremmo stati sentiti dal dott.
BONOMI. Fatto sta che di lì a breve fummo convocati attraverso i nostri
superiori dallo stesso. A me lo comunicò formalmente il Cap. ANGIULLI al
quale era stato comunicato dal Comando Provinciale. Io mi recai dal dott.
BONOMI unitamente al M.llo IANNACCONE.
ADR: L’escussione del dott. BONOMI fu incentrata su quanto accaduto con il dott.
WOODCOCK. In particolare lo stesso, senza farmi prendere contezza dell’atto, ovvero
farmelo leggere, mi riferì che il dott. WOODCOCK in una sua relazione aveva scritto che
io sarei andato da lui e gli avrei riferito che il Gen. GARELLI non doveva prendere
quell’iniziativa sbagliata e mi chiede se ciò corrispondesse al vero. Io dissi che non era
vero ciò. Inoltre lo stesso mi chiese se corrispondeva al vero la circostanza secondo la
quale io avrei chiesto scusa per l’Arma dei Carabinieri. Anche in questo caso io risposi
che non era vero. A questo punto intendo specificare le circostanze appena
indicate. Infatti io riferii al dott. WOODCOOCK che in qualche maniera era

98
stata la mia di relazione ad essere stata travisata e male interpretata dai miei
superiori in quanto io non avevo alcun motivo per lamentarmi del
comportamento del dott. WOODCOOCK. Io potevo non condividere l’iniziativa
del Gen. GARELLI ma il mio colloquio con WOODCOOCK non era stato
incentrato su tale circostanza. Io non ero d’accordo su quanto fatto dal Gen.
GARELLI, tanto che se avessi saputo che lo stesso avrebbe fatto l’uso che poi ha
fatto della mia relazione non l’avrei mai redatta, ma non lo riferii al dott.
WOODCOOCK. Allo stesso ripeto mi scusai solo personalmente per l’accaduto in
quanto non era ciò che io volevo accadesse essendo utilizzata in maniera difforme alla mia
volontà la mia relazione.
A questo punto si dà atto che i verbalizzanti procedono alla lettura delle
relazione redatta in data 28.06.2005 dal dott. WOODCOOCK indicate. Lo stesso
in merito dichiara: “quanto relazionato dal dott. WOODCOCK corrisponde al
vero, infatti noi esprimemmo allo stesso magistrato, come peraltro già indicato
la nostra amarezza per l’accaduto e per l’uso che era stato fatto della mia
relazione”
ADR: Successivamente venne attivato nei miei confronti un procedimento
disciplinare su iniziativa del Ten. Col. POLIGNANO il quale mi contestò i fatti
relativi al procedimento penale istruito dalla d.ssa PICCININNI nel quale lo
stesso poi venne indagato, che vi consegno in copia. Inoltre fu attivata nei miei
confronti anche la procedura per il trasferimento. Infatti fui trasferito a Napoli.
ADR: L’aria presso il Comando di Potenza era divenuta irrespirabile, motivo per il quale
fui anche contento di essere trasferito, in quanto per via di tali accadimenti non ce la
facevo più a stare in quel posto. Aggiungo inoltre che oltre al procedimento
disciplinare con la richiesata dell’applicazione della sanzione della consegna di
rigore, il ten. Col. POLIGNANO nella redazione delle mie note caratteristiche mi
abbassò la valutazione relativa all’aggettivazione di tre voci della valutazione.
ADR: A suo dire anche per le contestazioni che mi ha fatto io avrei tradito la
scala gerarchica. Ma ciò io presumo derivi da un suo risentimento nei miei
confronti per i fatti di cui vi ho appena detto.
ADR: Ricordo di essere stato convocato dal Ten. Col. POLIGNANO il quale mi chiese
dell’oggetto della mia escussione da parte del dott. GALANTE. Io riferì di essere stato
escusso ma che non potevo riferire nel merito in quanto vincolato al segreto istruttorio.
ADR: Sono a conoscenza che il Ten. Col. POLIGNANO aveva fatto domanda per
andare alla Sezione di Polizia Giudiziaria presso la procura di Potenza, ma che
poi a seguito credo di tali vicende, ed in particolare della sua iscrizione nel
registro degli indagati per la vicenda relativa al Ten. Col. PERILLO, abbia
ritirato la domanda. Questo potrebbe essere un motivo di risentimento nutrito
dal ten. Col. POLIGNANO contro al Procura di Potenza.
ADR: Il posto presso la Sezione di P.G. presso la Procura fù poi assegnato al Magg.
ZOLLI.
ADR: Per quanto indicato nello stesso periodo si era diffusa la voce che io fossi un
“traditore” dell’Arma dei Carabinieri in quanto ero andato a riferire notizie riservate al
dott. WOODCOCK ed particolare della relazione del Gen. GARELLI. Di tale circostanza
ho avuto anche conferma dalla lettura della stampa.
A supporto delle dichiarazioni rese il Tenente LUCIANO forniva della
documentazione dalla quale emergeva l’avvio del procedimento disciplinare a
suo carico da parte del Ten. Col. POLIGNANO

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Riferiva il Cap. CC Angiulli Antonio:
ADR: Ho prestato servizio quale comandante della Compagnia dei Carabinieri di Potenza
dall’ottobre del 2003 al settembre del 2005, con l’interruzione di un periodo di missione a
Sarajevo dal 17.11.2004 al 07.04.2005, con rientro effettivo in servizio il 28.04.2005.
ADR: Alla fine del mese di maggio del 2005, dopo poco tempo dal mio ritorno dalla missione
all’estero, ricordo che fu convocata presso il comando regionale dei Carabinieri di Potenza
una riunione straordinaria su input del Comandante Regionale, Gen. GARELLI. A tale
riunione ricordo che parteciparono, oltre al sottoscritto, il Gen. GARELLI, il Col.
IMPROTA, il Ten. Col. POLIGNANO, il Magg. ZOLLI, il Ten. MILONE ed il Ten.
LUCIANO. In tale sede il Gen. GARELLI ci comunicò che le indagini in quel momento
stavano segnando il passo e che i reparti alla sede non stavano ottenendo risultati,
invitandoci a darci da fare. Ad un certo punto, non ricordo se il Ten. Col. POLIGNANO od
il Col. IMPROTA o altri, cercarono di giustificare la mancanza di risultati da parte dei
reparti ovvero la mancanza di indagini di rilievo a pregiudizi da parte della Procura della
Repubblica di Potenza. Quindi vengono citati alcuni episodi. A questo punto il Gen.
GARELLI o IMPROTA, non ricordo di preciso chi dei due, ci chiesero come si volesse agire
relativamente a questo problema, se aprendo uno scontro frontale con la Procura della
Repubblica, ovvero avvisando di tali accadimenti la scala gerarchica anche al fine di
giustificare la mancanza di risultati operativi. All’unanimità si decise di limitarsi ad
informare la scala gerarchica. Quindi il Gen. GARELLI, chiese a ciascuno di redigere
una relazione con la quale rappresentare i “rapporti con la Procura della
Repubblica”. In parole povere si giunse alla decisione di redigere delle relazioni che
sarebbero dovute rimanere interne all’Arma.
ADR: Inizialmente, fui titubante relativamente a tale richiesta ed attesi. Verso la metà di
Giugno del 2005, la relazione richiesta fu sollecitata più volte dal Comandante Regionale al
Comandante Provinciale ed a sua volta a me, tanto che fui costretto a redigerla. La mia
relazione era il risultato di alcuni fatti riferitimi dal Ten. LUCIANO e dei quali, tra l’altro
non avevo neanche una conoscenza diretta per via del mio periodo di assenza per la missione
all’estero. Alla relazione in questione diedi la classifica di “riservato” in quanto
credevo che la sua divulgazione avrebbe potuto recare nocumento alle Istituzioni,
palesando un potenziale conflitto tra l’Arma dei Carabinieri e la Procura della
Repubblica, anche perché, come da accordi raggiunti nel corso della riunione di cui
vi ho detto in precedenza, la relazione sarebbe dovuta rimanere un atto interno.
Quindi consegnai tale relazione al Ten. Col. POLIGNANO, che a quanto mi fu detto la fece
sua e la trasmise al Gen. GARELLI. Successivamente appresi che il Gen. GARELLI aveva
redatto una relazione contenente, fra le altre, alcune delle notizie da me riferite con la
relazione in questione, alla Procura Generale di Potenza, il Ministero della Giustizia, il
CSM, quindi facendo delle informazioni richieste un uso diverso da quanto
inizialmente dichiarato. Per tale motivo sentii venir meno la mia fiducia verso la
mia gerarchia in quanto il documento mi era stato richiesto per uno scopo e poi
utilizzato per un altro totalmente diverso.
ADR: In tale contesto venne fuori uno scontro istituzionale tra la Procura della
Repubblica di Potenza e l’Arma dei Carabinieri dello stesso capoluogo, ed
iniziarono a circolare delle voci relative all’ambizione da parte del dott. BONOMI,
Vice Procuratore Generale di ricoprire l’incarico di Procuratore Capo al posto del
dott. GALANTE.

100
ADR: In quel periodo vi era una certa tensione tra alcuni esponenti dell’Arma dei
Carabinieri e la Procura della Repubblica, presumibilmente dovuta ad alcuni
episodi ed indagini in essere presso il predetto ufficio giudiziario che avevano
interessato alcuni nostri ufficiali ed in particolare il Ten. Col. PERILLO ed il Ten.
Col. POLIGNANO per la vicenda relativa al comportamento del primo tra i due
ufficiali che era solito ubriacarsi anche quando era in divisa creando problemi sia
per se stesso che per gli altri e sia per una indagine cha aveva visto coinvolto un
noto imprenditore potentino, tale PESSOLANO, dalla quale erano emersi non
chiari rapporti tra quest’ultimo ed altri ufficiali dell’Arma, tra i quali lo stesso
POLIGNANO ed il Col. IMPROTA.
ADR: Oggi ritengo di poter affermare ragionevolmente che forse il motivo per il quale la
Procura di Potenza non ci assegnava deleghe di indagine di un certo rilievo era dovuto ad
una mancanza di fiducia della stessa nei confronti di alcuni ufficiali posti ai vertici
dell’Arma a Potenza.
ADR: Nei primi del mese di luglio del 2005 ricordo che fui convocato dal dott. GALANTE il
quale mi escusse proprio sulla relazione fatta dal gen. GARELLI chiedendomi dei
chiarimenti in merito ad alcuni punti indicati nella stessa. Io riferii di non essere a
conoscenza di alcuni episodi in quanto assente da Potenza, per altri riferii anche che mi ero
sentito in qualche maniera tradito nella mia dignità di uomo ed ufficiale dalla mia scala
gerarchica.
A questo punto si dà atto che viene letto al Cap. ANGIULLI Antonio il verbale
delle dichiarazioni rese al dott. GALANTE Giuseppe in data 07.07.2005. Lo stesso
in merito dichiara: “confermo nella sua interezza quanto dichiarato al dott.
GALANTE Giuseppe in tale sede”. Pertanto si dà atto che dichiarazioni rese dal
Cap. ANGIULLI al dott. GALANTE si ritengono integralmente richiamate nel
presente atto.
ADR: Ricordo che a seguito della mia escussione da parte del dott. Galante mi fu richiesto
dal Ten. Col. POLIGNANO di riferire circa la mia escussione con una relazione,
chiedendomi di riferirgli sul contenuto delle mie dichiarazioni. Quindi provvidi a redigere
una relazione nella quale però indicavo in maniera assolutamente generica l’argomento
dell’escussione, non entrando nei particolari relativi alla mie dichiarazioni. Successivamente
lo stesso mi chiese nuovamente una relazione chiedendomi il contenuto esatto delle mie
dichiarazioni al dott. GALANTE. In questa seconda circostanza opposi il segreto istruttorio.
Dopo qualche tempo, ovvero qualche giorno prima che venisse a Potenza il
Comandante Interregionale, Gen. CETOLA, il Ten. Col. POLIGNANO mi convocò e
mi chiese se veramente credevo che loro non avrebbero saputo cosa avevo detto al
GALANTE. Ai primi del mese di Agosto del 2005 venne a Potenza il Gen. CETOLA,
il quale mi convocò presso gli uffici del Comando Regione, dove alla presenza del
Col. IMPROTA mi contestò “la mancanza di lealtà nei confronti della scala
gerarchica”, accusa assai pesante per un militare, in quanto avevo riferito al dott.
GALANTE il mio stato d’animo, cioè il fatto di essermi sentito tradito dai miei
superiori. Lo stesso Gen. CETOLA mi riferì nel corso dello stesso incontro che di lì
a breve sarei stato sentito dal dott. BONOMI presso la Procura Generale, per
chiarire alcuni punti. In particolare lo stesso Gen. CETOLA riconduceva la mia
mancanza di lealtà ad una frattura che avrei creato all’interno della scala
gerarchica per aver palesato una diversità d’intenti.

101
ADR: In sede di escussione da parte del dott. BONOMI mi venne richiesto da questi se c’era
unità d’intenti con i miei superiori ovvero se io condividessi quanto relazionato dal Gen.
GARELLI. Io risposi che mi era stato richiesto di relazionare su alcuni fatti, io, ubbidendo
ad un ordine legittimo lo avevo fatto, e che non era mia competenza l’uso che i superiori
avevano fatto delle informazioni fornitegli.
ADR: Dal comportamento tenuto dal Col. IMPROTA è mia impressione che
sperava in una mia ritrattazione.
ADR: Non mi è stato indicato direttamente di ritrattare o cosa dire al dott.
BONOMI, posso però riferire che in quel periodo la pressione che si era creata sulla
mia persona era molto forte. In particolare tale pressione era resa evidente dalla
continua richiesta di notizie sul contenuto delle mie dichiarazioni al dott.
GALANTE da parte del Ten. Col. POLIGNANO, ma anche dal fatto di essere stato
convocato a rapporto sull’argomento dal Comandante Interregionale, Gen.
CETOLA che sia era recato fino a Potenza per tale situazione.
ADR: Ho avuto la netta impressione che sia il Gen. CETOLA che il dott. BONOMI
erano a conoscenza di quanto io avessi dichiarato al dott. GALANTE.
ADR: Il 19.08.2005 fui convocato dal Ten. Col. POLIGNANO il quale mi comunicò
che il Comando Regionale, quindi IMPROTA o GARELLI, avevano fatto pressioni
affinché fosse avviato nei miei confronti un procedimento disciplinare e che di
conseguenza lui mi aveva fatto rapporto con la richiesta di attribuzione della
punizione della consegna di rigore. Di lì a qualche giorno ebbi comunicazione del
mio trasferimento alla Compagnia di Imperia.
ADR: Dopo tali accadimenti non ho avuto più notizie del procedimento disciplinare a mio
carico, che fù avviato con la constatazione degli addebiti da parte del Ten. Col.
POLIGNANO a cui non seguì mai però la formale contestazione degli addebiti. Presumo,
quindi, che sia stato archiviato.
ADR:, Ritengo che il mio trasferimento alla Compagnia di Imperia sia stato
verosimilmente determinato dagli eventi in questione o causa diretta degli stessi.
Infatti solitamente il Comando Generale è solito preavvisare telefonicamente gli
ufficiali in corso di trasferimento nei mesi precedenti ad Agosto, di solito infatti in
caso di movimento la comunicazione viene data nei mesi di maggio – giugno.
ADR: Il mio trasferimento ad Imperia anche se non previsto per me è stato
comunque ben accetto in quanto non gradivo rimanere ulteriormente a Potenza per
la situazione che si era venuta a creare con la Procura e sia per le mille difficoltà
che ho incontrato nell’espletamento della mia attività di servizio, in quanto ogni
qualvolta si iniziava un’attività sembrava si andasse a ledere l’interesse di
qualcuno in una realtà nella quale avevano notevole importanze aderenze e
cointeressenze di vario tipo.
ADR: Le pressione che si erano venute a creare ed una più razionale valutazione dei
fatti da parte mia mi spinsero ad “addolcire” davanti al dott. BONOMI le
espressioni utilizzate con il dott. GALANTE nel corso dell’escussione.
ADR: Ho sempre avuto buoni rapporti con molti dei magistrati in servizio presso
la Procura della Repubblica di Potenza, comunque con nessuno ho avuto mai
motivi di astio e/o risentimento.

102
Appare di tutto rilievo la circostanza scatenante della vicenda che prende spunto
da una relazione presentata dalla più alta carica dell’Arma dei Carabinieri della
Basilicata, Gen. Emanuele Garelli, indirizzata, in modo irrituale, alla Procura
Generale – S. E. Dr. Gaetano Bonomi - nella quale vengono rappresentate doglianze
relative ai rapporti intercorrenti fra l’Arma dei Carabinieri di Potenza e la Procura
della Repubblica di Potenza ed in particolare con il Capo dr. Galante ed i Sostituti
Woodcook, Montemurro e Piccininni. E’ opportuno evidenziare che l’irritualità
rilevata non appare fine a se stessa ma atta a determinare la rimozione dall’incarico
del Procuratore della Repubblica titolare e quindi un avvicendamento a suo favore,
al quale sembra mirare il Sost. Procuratore Generale Dr. BONOMI.
Si delineano una serie di azioni fra le quali assumono particolare rilievo
l’interscambio fra i soggetti di informazioni, documenti, atti, alcuni dei quali
sicuramente tutelati dal segreto (atti investigativi di procedimenti penali),
indirizzati ad ottenere dichiarazioni di pubblici ufficiali divergenti dalla realtà dei
fatti.
E’ di tutto rilievo la pressione psicologica da parte dei vertici dell’Arma sopra
indicati finalizzata a modificare le dichiarazioni rese, in sede procedimentale, dagli
Ufficiali Ten. Luciano e Cap. Angiulli raccolte dal Procuratore Galante e che
andavano in senso inverso a quanto affermato dal Generale Garelli nella sua
relazione. In ciò avvalendosi attraverso varie azioni del potere di coazione,
potenzialmente idoneo a coartare la libertà di azione e autodeterminazione,
derivante dalla carica rivestita.
Preminenti sono i ruoli svolti dal Ten. Col. Polignano e dal Col. Improta,
assumendo gli altri, ed in particolare il Gen. Cetola, un ruolo strumentale
all’intendimento dei principali autori. In tal senso si evidenzia che l’intendimento
del Gen. Cetola, ad un certo punto, appare orientato a comporre i rapporti fra
l’Arma e la Procura della Repubblica. Non appare così definibile il comportamento
del Gen. Garelli per via della sua posizione di Comandante Regionale interlocutore
istituzionale e quindi responsabile degli atti prodotti (relazione indirizzata al Dr.
Bonomi) e superiore gerarchico degli ufficiali Ten. Luciano e Cap. Angiulli e che
manifesta e determina la richiesta di provvedimenti disciplinari.
La posizione assunta dal dr. BONOMI traspare da più atti fra i quali emerge
l’accordo con i vertici dell’Arma teso a determinare la ritrattazione nel senso più
favorevole ai suoi obiettivi, delle dichiarazioni rese dagli Ufficiali al Dr. Galante. Il
BONOMI, tra l’altro, propala gli stessi atti e documenti pervenuti dalla Procura
della Repubblica di Potenza e, quindi, posseduti in ragione del proprio ufficio,
coperti dal segreto investigativo, e tra l’altro, inseriti nel procedimento penale
iscritto presso la Procura della Repubblica di Potenza. Tale condotta è anche
relativa ad atti pervenuti dal Ministero della Giustizia in ragione di apposita delega
alla sua persona, finalizzata all’accertamento dei fatti relativi al procedimento
amministrativo. Tali documenti sono stati utilizzati al fine di precostituire
testimonianze ed atti finalizzati ad indirizzare gli accertamenti ad una soluzione
confacente gli obiettivi che dovevano favorire la rimozione del Procuratore
Galante.
Altresì, emerge chiaro l’interessamento del dr. BONOMI a ricoprire l’incarico di
Procuratore della Repubblica di Potenza
Riferiva il maresciallo CC PAGANO Antonio:
“ADR: Ho prestato servizio quale componente della Sezione di P.G. – aliquota CC – presso
la Procura della Repubblica di Potenza dal 2001 al settembre 2004, anche se effettivamente il

103
mio trasferimento dalla Sezione di P.G. è avvenuto nei primi mesi del 2005. Dal Settembre
2004 sino a tale data sono stato assente per motivi di salute. Ufficialmente il mio
trasferimento fu fatto in quanto in sovra organico. All’epoca la pratica amministrativa del
mio trasferimento fu seguita dal Comando Regionale dei CC Basilicata tramite il Comando
Provinciale ed in particolare dal T. Colonnello POLIGNANO. Voglio inoltre precisare che il
Comando Generale dell’Arma chiese il recupero di un’ unità in servizio presso la Sezione di
P.G. di Potenza. Quindi attivò il Comando Regionale che fece seguire la pratica al Comando
Provinciale. Inizialmente non mi spiegai il motivo del mio trasferimento, pertanto feci un
accesso agli atti. Da tale accesso ebbi modo di rilevare che la scelta su chi trasferire fu fatta
dal Procuratore Generale TUFANO su proposta del Colonnello GENTILI. In particolare il
Procuratore Generale TUFANO motivò il mio trasferimento in quanto ultimo arrivato. Tale
circostanza non corrispondeva al vero e io la riferii al Proc. Generale TUFANO. Questi a
seguito della mia comunicazione specificò formalmente che come ultimo arrivato doveva
intendersi quello per il quale ci fosse stata l’assegnazione a seguito dell’ultimo concorso.
Risultando, anche considerando quest’ultimo parametro, non ultimo arrivato, risegnalai la
discrasia. A seguito di ciò il P.G. TUFANO indicò un nuovo parametro e cioè che per
ultimo arrivato doveva intendersi quello per il quale era stata fatta per ultimo la
determinazione da parte del Comando Generale. Da tali accadimenti capii che comunque
c’era la volontà di trasferirmi dalla Sezione di P.G.. In merito a tale vicenda dal 2005 pende
un ricorso al T.A.R. Basilicata da me promosso. Appresi che il mio nome per il trasferimento
fosse stato fatto dal Col. GENTILI da un’annotazione che rilevai posta in calce su uno dei
documenti acquisiti presso la Procura Generale.
ADR: Storicamente voglio rappresentare alcuni episodi precedenti al mio allontanamento
dalla Sez. di P.G. . A tal proposito preciso che ero assegnato dal febbraio 2004 alla
Dottoressa PICCININNI, magistrato in servizio presso la Procura di Potenza. Con la stessa
stavo seguendo dal maggio 2004 una delicata e complessa indagine che era sorta a seguito di
alcuni fatti reato commessi dal T.Col. CC PERILLO. Da tali fatti l’indagine si allargò sino
ad accertare fatti reato nei confronti di altri ufficiali dell’Arma della Regione CC Basilicata,
tra i quali il Col. IMPROTA , il Gen. GiANNATTASIO, il Gen. GARELLI, il T.Col.
POLIGNANO e il Cappellano militare Don Rocco SMALDONE. I fatti riguardavano
l’utilizzo in maniera gratuita della mensa di servizio senza averne diritto, l’occupazione di
ambienti destinati ad uffici che invece erano utilizzati come alloggio del Gen.
GIANNATTASIO e giustificati come foresteria. In particolare lo stesso Generale utilizzava
tutte le utenze a servizio dell’appartamento giustificandole, grazie ad attestazioni di ufficiali
dipendenti, come utenze di servizio. Altro fatto reato fu l’utilizzo improprio di autovetture
di servizio. Al fine di accertare tali fatti reato acquisimmo numerosa documentazione presso
gli uffici dell’Arma e sentimmo diversi militari. A tal proposito preciso che il Col.
IMPROTA, a seguito di alcuni degli episodi a lui addebitati, fu condannato anche in appello
per aver utilizzato l’autovettura di servizio per scopi privati e personali. Nel corso delle
indagini più volte il mio responsabile di Sezione Col. GENTILI Pietro chiedeva particolari
circa il proprio coinvolgimento o quello di altri ufficiali. Di tali episodi rendevo edotto il
magistrato con il quale collaboravo che mi invitava per il futuro qualora si fossero ripetuti a
segnalarglieli formalmente. A tal proposito voglio precisare che ebbi indicazione precisa e
formale da parte della Dott.ssa PICCININNI di non riferire nulla ai miei superiori. Il Col.
GENTILI, avuta risposta negativa da parte mia, iniziò una azione diffamatoria nei miei
confronti andando a riferire continuamente alla Dott.ssa PiCCININNI che ero uno sfaticato
e professionalmente non preparato con l’intento di farmi allontanare dal predetto
magistrato. Infatti lo stesso GENTILI le propose in mia sostituzione due altri ufficiali di
P.G. L’opera di diffamazione da parte del GENTILI era tanto più forte quanto più si andava

104
avanti nelle indagini. Gli episodi appena narrati mi sono stati riferiti direttamente dalla
Dott.ssa PICCININNI.
Cito tre episodi, ovvero: in una occasione ebbi modo di rilevare che venivano prese le
impronte digitali al Col. GENTILI in merito ad una segnalazione fatta da un vigilantes del
palazzo di giustizia relativa al fatto di aver trovato aperta la porta dell’ufficio della Dott.ssa
PICCININNI. Successivamente lo stesso vigilantes mi riferì che a seguito di quell’episodio
venne allontanato da quella sede di servizio; ulteriore episodio fu quello relativo alla
scomparsa per qualche ora del fascicolo riguardante l’indagine sui Carabinieri di cui sopra,
da me istruito. In proposito preciso che cercai tale fascicolo su richiesta della Dott.ssa
PICCININNI ,ma non lo trovai salvo poi rinvenirlo dopo qualche ora nello stesso posto dove
precedentemente non c’era; ultimo episodio è quello relativo alla sparizione della chiave della
cassaforte della Dott.ssa PICCININNI dove era custodito il fascicolo del P.M. riguardante le
stesse indagini. Preciso che per ben tre volte il Col. GENTILI ha cercato di allontanarmi
dalla Sez. di P.G.. La seconda e terza volta in merito era concorde anche il P.G. TUFANO,
anche se la seconda volta non fui trasferito perché vi si oppose Galante.
ADR: per quanto è in mia conoscenza il Col. Gentili si rapportava direttamente con il P.G.
Tufano.
ADR: cito inoltre un altro fatto. Nel corso delle indagini fui avvicinato dal Ten. Col. Perillo
il quale mi disse di voler rendere dichiarazioni alla Dott.ssa Piccininni, chiedendomi come
poteva fare, visto che lui era a conoscenza delle indagini a suo carico solo in maniera
ufficiosa. Io gli proposi di chiedere una certificazione ex art. 335 CPP, in base alla quale
chiedere di rendere spontanee dichiarazioni . In merito preciso che il giorno dopo il Col.
GENTILI si presentò nell’ufficio della Dott.ssa Piccininni riferendole che il PERILLO
voleva rendere dichiarazioni, che aveva un dossier che avrebbe consegnato. Unica condizione
era quella che non doveva partecipare alla verbalizzazione il sottoscritto. La d.ssa
PICCININNI chiese le motivazioni di tale circostanza, e lo stesso riferì che era una precisa
volontà della parte riferitagli dai suoi avvocati, Avv. CHIRIACO e BARDI Giuseppe. La
d.ssa PICCININNI, chiese di tale circostanza ai predetti avvocati che negarono di aver mai
avanzato una simile richiesta al Col. GENTILI. Pertanto messi sull’allarme da tale
accadimenti decidemmo di sentire il PERILLO immediatamente ed in maniera riservata,.
Tutte le cautele da noi messe in atto all’arrivo del PERILLO in Procura servirono a poco,
rilevato che nel corso dell’esecuzione dell’atto fui contattato telefonicamente da collega del
Comando provinciale che mi chiedeva se stessimo interrogando il PERILLO. Comunicai
l’accaduto alla d.ssa PICCININI che interruppe l’atto e lo rimandò ad altra data.
Decidemmo in proposito con lo stesso magistrato di eseguire l’atto fuori dagli uffici della
Procura, dove a questo punto risultava chiaramente fossimo monitorati. L’atto fu eseguito
presso la Stazione CC di Vaglio di Basilicata.
In merito riferisco che una sera passando dagli uffici della Sezione di P.G., per consegnare le
chiavi dell’autovettura di servizio ebbi modo di vedere il Col. GENTILI a colloquio con il
Ten. Col. PERILLO. Accortisi della mia presenza interruppero la conversazione
visibilmente sorpresi, ed in tale momento vidi che il GENTILI sventolava in mano una busta
gialla. Siccome il giorno dopo sarebbe stata eseguita misura cautelare proprio al carico del
PERRILLO, notiziai di ciò la d.ssa PICCININNI. In merito a tale episodio preciso che il
PERILLO riferì che quella sera stavano parlando di situazioni relative all’indagine in corso
sullo stesso e che il GENTILI gli stava comunicando che era arrivato il mio trasferimento,
contenuto nella busta gialla che aveva in mano, e che da quel momento dell’indagine se ne
sarebbe occupato lui.
In merito ancora preciso che mi risulta che il GENTILI è stato trattenuto in servizio per ben
due anni dopo aver raggiunto il limite massimo di età, su richiesta presumo del P.G.

105
TUFANO. Prima di andare in pensione, il 29.09.2004 il GENTILI avanzò al Procuratore
Generale TUFANO, al dott. GALANTE ed al Comandante della Regione una mia
violazione ai doveri d’ufficio, anche relativamente alla relazione di servizio da me redatta e
relativa all’episodio della presenza del PERILLO nel suo ufficio. Preciso che il GENTILI
all’epoca non avrebbe potuto essere a conoscenza di tale relazione in quanto ancora coperta
dal segreto istruttorio. Per una migliore ricostruzione del fatto mi rifaccio alla denuncia da
me presentata alla Procura Militare di Napoli che vi consegno in copia.
A seguito di tale comunicazione il Procuratore ed il P.G. comunicarono che gli episodi
segnalati esulavano dalla propria competenza e rientravano in quella dei CC. Gli stessi
specificarono di voler essere edotti delle determinazioni adottate e sullo stato della pratica di
trasferimento. A seguito di tali accadimenti mi fu fatto procedimento disciplinare conclusosi
con l’irrogazione della sanzione.
Quando la d.ssa PICCININNI chiese al Gen. GARELLI di trattenermi ancora in servizio
almeno fino alla conclusione delle indagini, lo stesso le rispose che il giorno prima, alla festa
della Polizia, il PG TUFANO non gli aveva stretto neanche la mano ed aveva ulteriormente
sollecitato il mio trasferimento. Preciso che all’epoca io non conoscevo nemmeno di vista il
PG TUFANO.
ADR: Dopo qualche tempo seppi della relazione del Gen. GARELLI contro alcuni
magistrati della Procura di Potenza, tra i quali la d.ssa PICCININNI. In merito, da colloqui
con il Ten. LUCIANO, seppi che alcune loro affermazioni erano state travisate ed utilizzate
per muovere accuse pretestuose, tra gli altri alla d.ssa PICCININNI. In particolare il
LUCIANO mi negò di aver mai riferito quello che risultava essere scritto nella relazione.
ADR: Sono a conoscenza degli ottimi rapporti che vi erano all’epoca tra il Col. Gentili ed il
PG TUFANO, nonché con il dott. BONOMI, per aver in alcune occasioni assistito a
conversazioni tra il BONOMI ed il GENTILI, in occasione di una convocazione dello stesso
BONOMI per essere sentito presso il suo ufficio.
Da voci che ho sentito, risulterebbe che nei giorni precedenti l’invio della relazione del Gen.
GARELLI al PG TUFANO, in molte occasioni sarebbe stato visto uscire dagli uffici della
Procura Generale il Col. IMPROTA.
ADR: sono a conoscenza che il P.G. Tufano e la dott.ssa Genovese erano all’epoca molto
amici.
Dalle dichiarazioni rese dal m.llo CC PAGANO Antonio, emerge il riscontro alla
circostanza secondo la quale la relazione del Gen. GARELLI, con la quale venivano
segnalati i comportamenti dei magistrati indicati, era un atto che scaturiva
direttamente dalla conoscenza degli ufficiali dell’Arma coinvolti in indagini a loro
carico condotte dalla Procura di Potenza ed in particolare dai magistrati chiamati in
causa. Emerge anche la circostanza secondo la quale, pure in questo caso, come atto
di ritorsione contro l’ufficiale di polizia giudiziaria che stava svolgendo le indagini,
sia stato utilizzato in modo illegittimo lo strumento del trasferimento di ufficio e
della promozione nei confronti dello stesso di procedimento disciplinare.
Infine, si evidenzia quanto emerge circa la “vicinanza” tra il dr. TUFANO ed il dr.
BONOMI con il Col. GENTILI. Ciò anche al fine di collegare la medesima
circostanza a quanto indicato circa il “consiglio” dato allo stesso GENTILI inerente
la nomina dell’Avv. PACE invece che dell’Avv. CIMADOMO, in quanto l’unico in
grado “di fare la guerra a WOODCOCK”.

Altro punto stabile del sodalizio criminoso è rappresentato dal ruolo del Presidente
del Tribunale di Matera dr.ssa GRANESE ed i suoi rapporti corruttivi con il dr.
CARUSO, con riguardo in particolare al Consorzio ANTHILL ed alla gara per
106
l’assegnazione delle licenze relative alla telefonia di terza generazione UMTS (in
cui emerge anche un ruolo dell’allora Ministro delle Comunicazioni Maurizio
GASPARRI del partito di alleanza nazionale): il magistrato interviene in favore del
CARUSO ed ottiene, quale controprestazione illecita del mercimonio delle sue alte
funzioni giudiziarie, trattamenti economici di assoluta convenienza dalla Banca
Popolare del Materano di cui il CARUSO era Presidente.
In particolare, alla GRANESE viene concesso un fido della somma finale di €.
430.000,00, senza garanzie da parte dei beneficiari, nonché successivamente un
mutuo, emergendo anche in relazione alla concessione di tale ultimo prestito, le
particolari condizioni di trattamento riservate dalla Banca alla GRANESE, nonché
la consistenza dell’importo erogato e non adeguatamente e realmente garantito, il
tasso applicato e, soprattutto, per il tipo di tasso (fisso), visto in relazione alla
durata del mutuo (20 anni) e l’età (anni 84) della mutuataria alla scadenza del
mutuo (27 febbraio del 2023).
La GRANESE tratta i procedimenti in cui è interessata la Banca Popolare del
Materano quale controprestazione illecita, appunto, dei trattamenti bancari
eccezionalmente favorevoli ricevuti.
In tale contesto si inserisce anche l’altro sodale BUCCICO (esponente di primo
piano del partito di alleanza nazionale in Basilicata), il quale garantisce alla
GRANESE la copertura per ogni sua problematica – così come per altri sodali e
magistrati dei quali diviene con il tempo “garante” - innanzi al Consiglio Superiore
della Magistratura di cui era componente.
Riferisce la persona offesa PICCENNA Nicola:
…ha accertato che l’Avv. M. B. Frangione (patrocinante il Dr. Quintano) ha la sede dello
studio legale coincidente con la sede dello studio legale dell’Avv. Nicola Emilio Buccico
(Consigliere del C.S.M.) e riporta sul timbro ufficiale del proprio studio il medesimo
numero telefonico dell’Avv. Buccico. L’aspetto singolare in aggiunta alla considerazione che
l’Avv. Buccico non può esercitare attività forense sino a quando ricopre la carica in seno al
C.S.M. e che la chiusura transattiva del contenzioso aperto dal Dr. Quintano, si conclude
con il riconoscimento allo stesso delle abbondanti spese sostenute (paga la Banca Popolare
del Materano) e con nessuna segnalazione alla Procura da parte dei magistrati giudicanti,
dei numerosi e dettagliati reati di cui il Quintano dava notizia esplicita nelle
argomentazioni addotte alla sua tesi …omissis… recentemente, con una nota veemente ha
sollecitato (l’Avv. BUCCICO) il C.S.M. a sospendere dalle funzioni e dallo stipendio il Dr.
Panebianco della Procura di Parma in quanto indagato per corruzione in atti giudiziari.
Intervento sacrosanto se non fosse in antitesi con il silenzio totale dello stesso Buccico sulla
vicenda Granese. L’Avv. Emilio Nicola Buccico sa perfettamente delle mie denunce delle
procedure da voi avviate ed ha persino ricevuto copia dettagliata di tutti i documenti forniti
a corredo delle denunce per la corruzione in atti giudiziari della Dr.ssa Iside Granese.
Perché non è intervenuto per sollecitare sospensioni o trasferimenti? O forse è intervenuto
solo per favorire i processi da egli patrocinati attraverso il prestanome Avv. Maria Bruna
Frangione? ...omissis…”””.
Al fine di delineare i fatti il PICCENNA aveva allegato alla denuncia sopra
menzionata un ulteriore esposto riportante in intestazione “Prospetto riepilogativo”
del quale di seguito si riportano i passi più salienti:

107
“””Nel luglio del 2002 il Dr. Eustachio Quintano nella sua qualità di socio della Banca
Popolare del Materano impugna il bilancio al 31.12.2001 della stessa banca. Il procedimento
viene affidato alla Dr.ssa Iside Granese che non dovrebbe seguirlo avendo in essere un
rapporto di debito con la Banca Popolare del Materano. Infatti alla Dr.ssa Granese viene
concesso un fido chirografario di 50-100 mila euro nel settembre - ottobre 2002. Detto fido
viene costantemente utilizzato oltre l’importo deliberato e via via adeguato sino a
raggiungere uno scoperto di 300-400 mila euro. In tutto questo periodo (ottobre 2002 -
febbraio 2003) la Dr.ssa Granese continua a seguire, irridendo il codice, l’impugnativa
Quintano. Nel marzo 2003, poco dopo la sottoscrizione del contratto di mutuo (27.02.2003)
la Dr.ssa Granese si astiene ed il procedimento passa alla D.ssa D’Elia. Nel merito il Dr.
Quintano contesta la nullità del Bilancio argomentando principalmente, sulla base delle
gravi irregolarità nella gestione degli affidamenti contestate dalla Banca d’Italia alla Banca
Popolare del Materano in seguito ad una visita ispettiva (ottobre 2000 - marzo 2001). Fra le
gravi irregolarità vi è la concessione di fidi senza garanzie per importi consistenti (come
avverrà successivamente proprio per la Dr.ssa Iside Granese) e la apocrifia delle firme con
cui sono state disposte operazioni miliardarie (in lire) su alcuni conti correnti. Quintano a
sostegno delle proprie tesi, riporta stralci del verbale ispettivo della Banca d’Italia
estremamente espliciti. Le argomentazioni difensive della Banca Popolare del Materano,
stranamente, negano in maniera generica le tesi del Quintano mentre si concentrano sulla
riservatezza e sulle violazioni in merito del verbale della Banca d’Italia. Alla richiesta del
Quintano di produrre il contestato verbale la Banca Popolare del Materano oppone un
rifiuto mentre la Dr.ssa Granese non ritiene di procedere all’acquisizione giudiziale. La
matassa viene sbrogliata dall’Avv. Buccico che, operando in maniera occulta attraverso
l’Avv. Maria Bruna Frangione (difensore di Quintano e domiciliata presso lo studio legale
dell’avv. Buccico) concorda il ritiro dell’impugnativa da parte di Quintano e la liquidazione
a quest’ultimo di congrue spese da parte della Banca Popolare del Materano
…omissis…”””.
Con riferimento alla GRANESE la Banca Popolare del Materano riconosce ulteriori
particolari e vantaggiose condizioni con riferimento alle tre aperture di credito di
rilevante importo, perché concesse in assenza di qualsiasi garanzia, al tasso
debitore applicato in quanto risultato essere al di sotto di quello costituente la
media regionale rilevata ai fini statistici, alla concessione del mutuo di €. 620.000
perché risultato non adeguatamente e realmente garantito ed erogato ad un tasso
sicuramente svantaggioso per l’Azienda di Credito sotto il duplice l’aspetto: della
quantificazione (addirittura al di sotto del costo medio sostenuto dalla banca per la
raccolta obbligazionaria) e della durata (venti anni, alla scadenza dei quali,
peraltro, la mutuataria avrà compiuto ben 84 anni).
Con riferimento al mutuo concesso si osserva che, dall’esame dell’elenco dei mutui
che la B.P.M. ha deliberato nel primo trimestre del 2003 (pari a 50), solo il tasso
applicato alla dr.ssa GRANESE è stato del 3,00% - quindi il più basso in assoluto
rispetto a tutti gli altri evidenziati - mente il mutuo a lei concesso si colloca, per la
sua entità, al secondo posto sui 50 erogati tra l’inizio di gennaio e la fine di marzo
del 2003.
Peraltro, se si tiene conto anche del fatto che nel primo trimestre del 2003 il costo,
per l’azienda di credito, riguardante la raccolta obbligazionaria si è attestato
mediamente al 3,685%, quindi superiore solo al tasso praticato alla dr.ssa
GRANESE ed inferiore a tutti i tassi applicati per gli altri 49 mutui deliberati nello
stesso periodo, si comprende ancora di più quanto particolare sia stata la
108
condizione di trattamento riservata dall’azienda di credito alla suddetta cliente,
addirittura in perdita pur di favorire chi all’interno del Tribunale garantisce
illecitamente il buon esito degli affari che interessano la Banca Popolare del
Materano.
Dal contenuto delle intercettazioni telefoniche si evince il legame tra la GRANESE e
l’Avv. BUCCICO, all’epoca componente del CSM, il quale, a seguito dell’accesso
effettuato dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catanzaro,
su delega della Procura della Repubblica di Catanzaro, presso il Tribunale di
Matera per acquisire il fascicolo inerente il fallimento ANTHILL, si rivolge alla
dr.ssa GRANESE ed interloquiscono dell’interessamento del Sen. Avv. Giancarlo
PITTELLI (in grado di intervenire a livelli collusivi in più ambienti istituzionali)
riguardo alla vicenda oggetto dell’indagine.
Riferiva il PICCENNA:
…Attilio CARUSO, mi rivolsi all’avvocato BUCCICO, chiedendogli un consiglio, memore
di una antica ostilità, diciamo così, fra CARUSO e BUCCICO. Questa ostilità sorse al
momento in cui la Banca Popolare del Materano si fuse, cioè fu acquistata in quota di
maggioranza dalla Popolare dell’Emilia. All’epoca l’avvocato BUCCICO era, diciamo, un
punto di riferimento di una cordata alternativa a quella che poi portò la Banca alla Popolare
dell’Emilia, che avrebbe voluto portare la Banca, ad un accordo con la Popolare della
Murgia. All’epoca quindi, io quando mi rivolsi per la prima volta all’avvocato BUCCICO
credevo che fosse, diciamo così, alternativo alla cordata, invece poi scoprimmo, per me fu una
scoperta, che aveva un intenso rapporto – per lo meno con le persone, non so con la banca –
che aveva un intenso rapporto con il dottor MARUGGI, Gianpiero MARUGGI (il Direttore
Generale del Popolare del Materano) e con il dottore CARUSO (Presidente del Consiglio di
Amministrazione della banca) e con altri consiglieri della banca. Un rapporto così stretto
che mi fece prendere un pò diciamo le distanze, nel senso che non mi rivolsi più
all’avvocato BUCCICO per queste questioni qua, in quanto lo studio di BUCCICO,
soprattutto la domenica, era assiduamente frequentato sia da CARUSO che da
MARUGGI che da altri Consiglieri di Amministrazione e soci rilevanti della
Popolare del Materano. In particolare questi incontri si intensificarono nel periodo
in cui noi sollevammo le questioni relative al mutuo della dottoressa GRANESE, in
cui praticamente, non solo lo studio BUCCICO era frequentato da CARUSO,
MARUGGI ed altri – ma soprattutto da CARUSO e da MARUGGI – ma era
frequentato anche dal marito della dottoressa GRANESE, AURIEMMA, che spesso
la domenica mattina si recava dall’avvocato BUCCICO. Questo mi fece prendere,
diciamo così, le distanze dal dottor BUCCICO, ritenni che fosse nato una sorta di sodalizio,
anche legittimo voglio dire, l’avvocato fa il suo mestiere, magari forse all’epoca era un po’
più improprio che facesse il mestiere di avvocato essendo BUCCICO membro del CSM.
Infatti in quel periodo tutte le cause che riguardavano la Popolare del Materano o i
personaggi della Popolare del Materano erano in capo allo studio BUCCICO ma non,
evidentemente, all’avvocato BUCCICO che era sospeso dall’albo degli avvocati per ovvii
motivi.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Lei sa se – a proposito di BUCCICO – sa se l’avvocato
BUCCICO si sia occupato anche degli esposti che lei ha trasmesso al Consiglio Superiore
della Magistratura? Se li ha trasmessi pure al Consiglio Superiore della Magistratura.
PICCENNA Nicola – Allora, io il primo esposto… Quando scoprii la storia del mutuo
della dottoressa GRANESE, mi recai direttamente a Roma presso il CSM e parlai
direttamente con l’avvocato BUCCICO. Quando gli raccontai la storia del mutuo
109
le mie preoccupazioni per il fatto che fosse sorta questa vicenda, che avessi
scoperto questa vicenda insomma – all’epoca ero un po’ più, diciamo così, ingenuo
sul piano della giustizia – lui mi disse: “E’ impossibile, è impossibile che abbiano
concesso un mutuo a queste condizioni, una operazione del genere è una operazione
impossibile”, questi furono i termini esatti. Dissi: “Avvocato, io le posso far vedere
l’atto di mutuo”. Disse: “Non ci credo” e glielo feci vedere. Gli mostrai l’atto che
avevo ottenuto dal notaio CARRIERO. Quando gli mostrai l’atto di mutuo lui
ebbe una serie di espressioni come per dire: “Ma è incredibile, è assurdo, ma come si
fa..” e mi assicurò il suo interessamento, dice: “Dice, questa è una cosa che deve
finire, non si può procedere…”, ebbe delle espressioni di questo tipo insomma, come
per dire che si trattava di una cosa grave e lui mi assicurò il suo interessamento. Io
scendendo, proprio nello steso istante in cui scendevo dal CSM, ebbi una intuizione per cui,
invece che rientrare subito a Matera, mi fermai a Roma, scrissi un atto di deposito formale e
consegnai il primo esposto al CSM, direttamente alla segretaria, indirizzato sempre
all’avvocato BUCCICO membro del CSM, esposto di cui conservo il timbro di depositato.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Questo ce lo può fare avere?
PICCENNA Nicola – Sì, sì, devo… Questo fu il primo esposto che consegnai, dopodiché ne
ho mandato diversi, o nella forma di esposto o nella forma di denuncia querela.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Questo primo se ce lo può fare avere.
PICCENNA Nicola – Sì, sì.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Ricorda l’anno?
PICCENNA Nicola – Il 2003, era pochi giorni dopo la dichiarazione di fallimento di
Anthill, sarà o marzo o aprile del 2003.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Lei prima ha citato la General Car. E’ a conoscenza di
questo atto transattivo che è stato in qualche modo proposto alla società, allo ZITO, purché
avesse ritirato le denunce nei confronti dei magistrati?
PICCENNA Nicola – Sì.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Sa qualcosa in più? Può dire come nasce questa cosa? Se lo
sa ovviamente.
PICCENNA Nicola – Ecco, c’è una particolarità. I sindaci della General Car, due su tre,
sono gli stessi di Anthill ed è singolare il fatto che procedano nello stesso modo. Cioè come in
Anthill redigono un verbale che non ha nessun fondamento, anzi che è manifestamente falso,
così operano in General Car, redigendo una serie di verbali e compiendo una serie di atti
falsi. E’ singolare il fatto che siano le stesse persone, perché noi abbiamo detto più volte,
riflettendo insieme con ZITO, che è un modus operandi, è un modo strano. E devo dire
anche il comportamento del Procuratore CHIECO è similare nei due casi. Cioè
CHIECO iscrive con molta ritrosia e spesso non iscrive, nonostante le denunce, in
particolare il dottor GUCCI che è il Presidente dei sindaci di Anthill ed è il
Presidente dei sindaci della General Car, così pure non lo iscrive in diverse denunce
esplicite ben indirizzate e formulate da ZITO. Nel caso specifico, nel caso dell’atto
transattivo che è stato proposto a ZITO, diciamo che ci sono stati, in verità, nel
corso di questi anni, diversi abboccamenti, così mi riferisce ZITO, fra i sindaci
della General Car – che hanno fatto un po’ da mediatori verso il CASTELLANO – e
ZITO, circa la possibilità di raggiungere degli accordi o di formulare delle proposte
transattive, però fino alla proposta formale transattiva formulata dal perito
nominato dal Tribunale non si era mai arrivati a niente di concreto e tangibile. In
questa proposta transattiva che fu proposta a ZITO e ZITO, per i rapporti di fiducia che
abbiamo, la fece vedere anche a me, sorge una questione devo dire dirompente sul piano
del… Devo dire anche che sono passati alcuni anni, qualche conoscenza in più l’abbiamo

110
acquisita di diritto, sempre molto superficiale, però qualcosa in più la conosciamo. Quello
che colpì ZITO – e colpì anche me subito – della proposta transattiva è il fatto che
nella proposta di accordo tra due privati venisse indicato, poi in una maniera
molto vasta, oserei dire urbi et orbi, una sorta di indulgenza plenaria che ZITO
concedeva a tutti i magistrati, addirittura anche a quelli che sarebbero venuti nel
futuro. Ricordo la formula, se non ricordo male era del tipo: “ZITO si impegnava a
ritirare tutte le querele presentate e a non presentarne altre verso i magistrati non
più in ruolo, tutt’ora in ruolo e prossimamente in ruolo presso il Tribunale della
Procura di Matera”. Che era una formula che veramente ci colpì, perché anche
l’indulgenza plenaria ammessa nel diritto canonico, non è mai per il futuro, al massimo è
per il presente e per il passato; questa era una cosa ancora più potente dell’indulgenza
plenaria. E la cosa che ci meravigliava era che i magistrati non fossero parte dell’atto. Cioè,
se ci sono dieci persone che raggiungono un accordo, è normale che si stabiliscano accordi
che riguardano le dieci persone. E’ stranissimo che in questo atto transattivo fossero stati
chiamati in causa, come beneficiari del ritiro delle querele, dei magistrati che non facevano
parte dell’accordo; cioè non si capisce quale era l’interesse, diciamo così, della controparte di
ZITO ad ottenere un vantaggio per i magistrati presenti, passati e futuri del Tribunale di
Matera.
OMISSIS
all’inizio. E cioè, io ho seguito le dichiarazioni del dottor CHIECO riguardo al fatto
che lui avrebbe avuto prima intenzione di acquistare una Villa a Marinagri e poi
non l’ha più acquistata, preferendo acquistare una villa a Castellaneta. Io mi sono
preso la briga di andare a verificare, tramite una misura ipocatastale, l’esistenza di
questa villa ed in effetti a me è risultato che è stato redatto un atto pubblico presso
il Notaio Michele SOMMA il 4 ottobre 2006 da CHIECO. CHIECO effettivamente
ha acquistato una villa a Castellaneta. La cosa singolare è che la società da cui ha
acquistato la villa è riconducibile totalmente al gruppo DE GENNARO, che è socio
di CASTELLANO nella società Borgo Venusio di Matera, che è indagata da
CHIECO su Matera. Cioè resta incomprensibile come questo Procuratore abbia il gusto di
andare a comprare le ville dei suoi indagati e come lo dichiari in conferenza stampa, come se
fosse per lui, non lo so, una discolpa, cioè dice: “Ho comprato a Castellaneta, non ho avuto
niente a che vedere con Marinagri”. E’ una cosa veramente… Questa è una verifica
dell’ultima ora.
P.M. dott. DE MAGISTRIS – Senta, un’altra cosa. I suoi rapporti con Attilio CARUSO
sono stati, ad un certo punto, contrassegnati da inimicizie particolari e se lei ha contezza del
fatto che la Banca Popolare del Materano abbia potuto, per metterla in difficoltà, fare delle
segnalazioni contro di lei o comunque crearle delle difficoltà sul piano finanziario,
economico finanziario?
PICCENNA Nicola – Diciamo che i miei rapporti con CARUSO si pregiudicano in
maniera irreversibile il 10 o il 12 ottobre del 2000 – posso essere più preciso facendo
un minimo di riscontro – quando all’epoca io ero un dipendente della società Ilm,
non avevo nessun ruolo, non ero socio, né amministratore, ero dipendente della
società Ilm che faceva parte del Consorzio Anthill. In una riunione dei soci di
Anthill, in questa data 10-12 ottobre del 2000, si discuteva di una proposta che il
dottor CARUSO presentò, che sarebbe stata ricevuta, secondo quello che ci disse,
da un intermediario che parlava per conto della Telecom. Dai documenti non
risulta che parlasse per conto della Telecom, però risulta che c’era l’intermediario.
Questa proposta qui prevedeva l’acquisizione del Consorzio Anthill per una cifra
di sette-otto miliardi di lire, però CARUSO ci spiegò, cioè spiegò ai soci, che lui

111
riteneva si potesse arrivare a dieci miliardi di lire. In questo momento chiese il
parere a tutti i soci che si dichiararono tutti disposti ad effettuare questa cessione.
Ricordo che la cessione non si poteva fare all’epoca perché era in corso la famosa
gara Umts, quindi era vietato evidentemente per i partecipanti alla gara vendere le
società, acquisire interessenze nelle altre società, men che meno controllare le
società partecipanti. Quando chiese a me il parere io ebbi non so se la sventura o il
coraggio di esibire un altro fax che avevo trovato nel sistema informativo
aziendale, in cui CARUSO scriveva, sempre allo stesso intermediario, che lui era
disponibile a proseguire questa trattativa, però per una cifra di cento miliardi con
pagamento estero su estero. E io tirai fuori questo fax e dissi: “Ma di cosa stiamo
parlando dottore CARUSO? Io so che la trattativa è per importi diversi, per cento
miliardi”. Successe una baraonda con i soci, dopodiché i soci si acquietarono e
dissero: “Vabbè eravamo d’accordo per dieci miliardi, siamo a maggior ragione
d’accordo per cento miliardi”. Mi chiesero di nuovo il parere e io, anche qui, ebbi
non so se dire la ventura o la sventura di dire che ritenevo la cosa impraticabile, a
parte – se possiamo dire – a parte per il fatto che questo era un reato, ma questo era
secondario, quanto per il fatto che secondo me avrebbe recato pregiudizio proprio a
tutta la possibilità di sviluppo industriale del mezzogiorno. Cioè se una società, in
quel caso Anthill, si fosse “venduta” alla Telecom o a chi per lei in questa vicenda, avrebbe
dimostrato, avrebbe in qualche modo squalificato qualsiasi altro tentativo industriale
successivo (in epoca successiva) che avesse l’ambizione di fare qualcosa di rilevante. Per cui
io dissi che se avessero proceduto, se fosse andata avanti questa trattativa, io ne avrei reso
edotti i mezzi di informazione. Quella sera stessa io ricevetti il telegramma di
licenziamento in tronco dalla società, da Anthill, da Ilm, con l’imposizione di non
potermi più neanche recare in ufficio, i miei effetti personali mi sarebbero stati
restituiti fuori dall’ufficio. Così inizia la mia, chiamiamola, inimicizia con
CARUSO. Da allora CARUSO – però questo non posso dimostrarlo in nessun modo – in
diversi ambiti, diciamo così, ha parlato male di me o ha minacciato: “Io lo distruggo”,
insomma affermazioni, devo dire però non ho mai avuto riscontri di cosa poi abbia posto in
essere in realtà, se ha posto in essere qualcosa, né ho avuto mai la contezza che abbia
pronunciato effettivamente queste minacce.
Da quel momento in poi evidentemente il mio rapporto con CARUSO diventò
pessimo, se vogliamo dire, estremamente ostile per quanto riguarda la vicenda
Anthill. Non ho evidenza che CARUSO abbia poi attuato, diciamo così, delle
ritorsioni, delle vendette a riguardo, almeno immediatamente, però quando poi
scoprii che a fronte del fallimento inspiegabile di Anthill c’era un mutuo concesso
dalla Popolare del Materano a favore della dottoressa GRANESE, alle condizioni
che si conoscono, condizioni impossibili, chiaramente per me fu semplice collegare i
due fatti.
OMISSIS
. Qualcuno da me non conosciuto, perché ha parlato per interposta persona, mi dice
che effettivamente c’è stata una transazione, presso la Popolare del Materano, di
importo rilevante, fra i novanta e i cento miliardi di lire e pare che i beneficiari di
questa transazione siano stati CARUSO, BUCCICO, l’avvocato Emilio Nicola
BUCCICO, Attilio CARUSO e l’onorevole Vincenzo VITI. Tutte e tre queste
persone erano figure significative, diciamo, nell’ambito della vicenda Umts,
CARUSO in quanto Presidente di Anthill e gestore di queste trattative per
l’acquisto di Anthill; BUCCICO in quanto persona interessata dai soci di Anthill
nella diatriba, nella controversia che era nata con CARUSO; e VITI che all’epoca

112
era segretario particolare del Ministro delle Telecomunicazioni, CARDINALE.
Quindi erano figure tipiche. Però di questa presunta transazione io non sono riuscito a
trovare nessun tipo di riscontro, quindi può essere anche solo un pettegolezzo, chiaramente è
un pettegolezzo da cento miliardi, non è una cosa piccola, però non ci sono elementi. Io ho
solo un elemento, anche questo non riscontrato da me. Mi dicono che il conto
dell’onorevole VITI sarebbe in Lussemburgo e sarebbe contrassegnato dalla sigla
IVIT, che sarebbe l’anagramma di VITI. OMISSIS
PICCENNA Nicola – Diciamo che una particolarità che noi scoprimmo, diciamo
così, già era nota all’interno del Consorzio Anthill, era che qualcuno dei soci del
Consorzio Anthill era legato alla massoneria. In particolare Pietro CIRILLO che
era socio della Ilm – e attraverso questa quindi era socio di Anthill – dichiarò più
volte, anche in presenza di più persone, di essere massone, di essere iscritto alla
massoneria e in più di una occasione fece riferimento al dottor CARUSO dicendo
“Il fratello CARUSO”, però senza specificare, ad onor del vero, il fratello
“massone”, non ha mai detto che era massone, però, almeno a noi, sembrava di
intuire che si trattasse di una fratellanza massonica, ma questo non è mai stato
detto chiaramente. Un altro dei soci di Anthill chiamato proprio da CARUSO,
invitato da CARUSO a partecipare, era un ingegnere di Reggio Calabria – di cui mi
sfugge il nome, ma basta vedere l’elenco dei soci di Anthill ed è possibile – che
dichiarò, anche lui apertamente, quando andai ad incontrarlo, di aderire alla
massoneria. Ricordo anche che aveva nel suo studio a Reggio Calabria – è stato
credo Presidente della Viola Calabria questo ingegnere – aveva nel suo studio il
quadro con il compasso e il triangolo e l’occhio al centro che è un simbolo
massonico, chiaramente massonico. E poi facemmo un incontro che, ci disse CIRILLO,
era stato un incontro presso la sede di Anthill con una società che era interessata a diventare
socia (poi non diventò socia di Anthill) che era il Consorzio Ciro Menotti di Bologna,
Consorzio di cui, ci disse sempre CIRILLO, che era un Consorzio proprio costituito da
massoni, fortemente legato alla massoneria. Quindi c’erano sicuramente dei legami
massonici intorno ad Anthill. Oltre a questo mi sembra che lo stesso interlocutore che…,
l’intermediario della trattativa di cui abbiamo parlato prima con Telecom, che era
Roberto SCARAMUZZINO di Bovalino – di Catanzaro o Bovalino, no, di
Catanzaro, vicino Catanzaro, di un paese vicino Catanzaro – anche lui era
massone (questo Roberto SCARAMUZZINO) ed era l’intermediario fra Anthill e, si
dice, Telecom, si disse Telecom per la famosa trattativa.
Il PICCENNA, quindi, trasmetteva elenco delle note inviate al CSM ed inerenti la
vicenda della dr.ssa GRANESE, nel periodo in cui dell’organo di autogoverno della
magistratura faceva parte l’avv. BUCCICO.

L’altro sodale, il Procuratore della Repubblica di Matera dr. CHIECO, garantiva


l’inerzia della locale Procura con riferimento agli esposti presentati da Nicola
PICCENNA e di altre persone, nonché l’ “insabbiamento” dei fascicoli in cui erano
coinvolte persone riconducibili allo stesso CHIECO e/o alle persone con le quali
intratteneva relazioni collusive.
Con riferimento al ruolo del dr. CHIECO si evidenzia quanto dichiarato da Zito
Michele Francesco, con riferimento alla liquidazione della GENERAL CAR s.r.l..
Le dichiarazioni riguardano la gestione della citata società, di cui lo ZITO era stato
amministratore ed i rapporti intercorrenti tra il suo successore
nell’amministrazione, CASTELLANO Giovanni e la Banca Popolare del Materano.

113
La GENERAL CAR s.r.l. avrebbe beneficiato, dopo l’estromissione dello ZITO, di
alcuni mutui concessi dalla suddetta banca, senza le dovute garanzie ed in assenza
dei necessari presupposti.
La condotta illecita del dr. CHIECO riguarda la gestione del procedimento penale
nr. 2070/01 della Procura di Matera, nel quale era stata coinvolta, tra gli altri, la
dr.ssa GRANESE, in quanto beneficiaria di un mutuo erogato senza le dovute
garanzie. Il CHIECO non esercita l’azione penale su quanto segnalato dallo ZITO,
anche in virtù dei collegamenti con il sodale BUCCICO, nonché di quelli tra la
Banca Popolare del Materano e la dr.ssa GRANESE.
I procedimenti indicati dallo ZITO venivano tutti “trattenuti” dal dr. CHIECO e
solo dopo una sua tardiva astensione affidati al Sostituto dr.ssa CAZZETTA a lui
particolarmente vicina.
In riferimento alla mancata astensione richiesta al Procuratore Generale, dr.
TUFANO, dallo ZITO, poi avvenuta solo in data 15.12.2006 solo a seguito di
denuncia di PICCENNA Nicola e non per le sue istanze. ZITO chiedeva, altresì,
l’avocazione delle indagini a seguito dell’inerzia e degli interessi del dr. CHIECO.
Emerge, pertanto, che, in data 23.7.2003, ZITO presentava denuncia, integrata con
atti successivi e che veniva iscritto il P.P.3847/03, mod.21; nel settembre del 2004,
dicembre del 2004, giugno del 2005, luglio del 2005, novembre 2005, dicembre del
2005 e maggio del 2006, ZITO Michele Francesco formulava diverse istanze di
avocazione delle indagini e/o di sollecito delle indagini al Procuratore Generale di
Potenza; con le note del 05.10.2004 e del 22.12.2004, a seguito di istanza di
avocazione avanzata dallo ZITO al Procuratore Generale, il dr. CHIECO su richiesta
di questi, prima in data 05.10.2004 rispondeva che “….Si è tempestivamente
provveduto al necessario aggiornamento delle iscrizioni sul registro modello 21
…………omissis…..non appaiono necessari ulteriori atti di indagini, ed il procedimento
penale relativo è prossimo alla definizione” e poi in data 22.12.2004 “…Con riferimento
alle note indicate in oggetto, che si intendono qui integralmente richiamate, mi pregio di
comunicare all’E.V. che le indagini preliminari afferenti al procedimento penale n.3847/03,
mod.21 R.N.R. Procura Matera sono ormai ultimate…” . A tali comunicazioni non sono
seguiti gli atti di definizione relativi fino al 15.03.2005. Laddove, come emerge dalla
certificazione sopra esaminata, emessa a seguito di richiesta dello ZITO, nella stessa
data (15.3.2005) appaiono essere stati eseguiti diversi stralci relativi al procedimento
penale in questione, dei quali uno inviato a Taranto (P.P.779/05, mod.21), un altro
inviato al GIP con richiesta di archiviazione (P.P. 780/05, mod.21) e la restante parte
del procedimento unita al P.P.2070/03. A tal proposito, infine, a seguito della
richiesta di archiviazione formulata dal dr. CHIECO relativamente al P.P.780/05
per difetto di querela, il GIP, come indicato, ne disponeva il rigetto in quanto la
motivazione era insussistente e disponeva l’accertamento dei fatti reato segnalati
dallo ZITO. Inoltre, con nota n.1263/RIS del 21.07.2005, il dr. CHIECO, a seguito
della nota 5236 del 06.07.2005 della Procura Generale con la quale era stato
trasmesso un esposto dello ZITO, scriveva: “….Con riferimento alla nota indicata in
oggetto, nel prendere atto delle gravissime quanto assurde ed ingiustificate accuse mosse
dallo Zito, in ordine alle quali mi riservo ogni azione,anche la più incisiva a tutela della mia
onorabilità, mi pregio comunicare all’E.V. che non posso non riportarmi alle mie numerose
precedenti risposte sul medesimo tema del procedimento penale già iscritto il n. 3847/03/21
PM Matera. Contrariamente a quanto calunniosamente affermato dallo Zito….”.
Si rileva, in particolare, quindi, che, con la nota 5236 del 6.7.2005, il dr. TUFANO,
avrebbe inviato un esposto con il quale lo ZITO rilevava comportamenti illeciti del

114
dr. CHIECO ““….Con riferimento alla nota indicata in oggetto, nel prendere atto delle
gravissime quanto assurde ed ingiustificate accuse mosse dallo Zito…..”; che quanto
denunciato dallo ZITO nei confronti del CHIECO, quest’ultimo si riservava
“…..ogni azione,anche la più incisiva a tutela della mia onorabilità…”; che il dr. CHIECO
rilevava elementi di calunnia in quanto denunciato dallo ZITO.
Nonostante tali circostanze, né il dr. CHIECO, fino alla data del 15.12.2006, si è mai
astenuto, né il dr. TUFANO ha mai adottato un provvedimento di avocazione nei
confronti del medesimo, più volte richiesto dallo ZITO, ma anzi avrebbe anche
inviato al dr. CHIECO una denuncia dello ZITO, con la quale il medesimo
segnalava responsabilità a carico dello stesso magistrato.
Si evidenzia, altresì, che allo ZITO, in data 20.9.2006, veniva proposto un atto
transattivo per chiudere tutta la vicenda GENERAL CAR, che lo aveva visto
denunciare numerosi soggetti tra i quali il CASTELLANO Giovanni e la Banca
Popolare del Materano, con il quale lo stesso avrebbe ricevuto €.100.000 a totale
soddisfo delle sue richieste, ma alla condizione che avrebbe dovuto ritirare tutte le
denunce presentate nei confronti dei magistrati e che si sarebbe dovuto impegnare
a non presentarne altre. All’epoca si precisa che le uniche denunce che lo ZITO
aveva presentato erano contro il dr. CHIECO e la dr.ssa GRANESE.
Riferivo lo ZITO:
omissis. ZITO Michele Francesco – Allora CHIECO il 19 io stavo andando a Ginosa mi
fa chiamare dalla dottoressa ALLEGRETTI: “Vieni subito che ti vuole il Procuratore”. Io ho
avuto paura maresciallo, perché ho detto: “Vuoi vedere che questo qua mo dice che io l’ho
aggredito?” E ho lasciato la porta aperta. Alla scrivania del Procuratore erano sedute due
persone che io a posteriori ritenni che fossero due avvocati della Banca Popolare, tra i quali
l’avvocato Luca SIROTTI.
Maresciallo MUSARDO – Perché? Lo spieghi…
ZITO Michele Francesco – Perché CHIECO doveva fare la sceneggiata, in presenza di
quelli CHIECO mi dice – a me non mi fa manco parlare: “Se scopro che lei ha dato i
documenti a qualcheduno lei passerà i guai…” Dissi: “Dottor CHIECO lei i documenti me
li ha dati il 19, il Corriere della Sera ha pubblicato prima, come faccio io a dare i documenti?
Probabilmente li avrà dati qualche altro?” Poi dissi – qua c’è la denuncia – dissi: “Per quale
motivo, invece, non si chiude un procedimento che sta andando avanti dal 2003, anziché
denunciare me? Che cosa è accaduto?” Che poi io, guardando meglio le carte, ho visto
che l’avvocato SIROTTI, un anno prima, aveva chiesto a CHIECO su che cosa sta
indagando e CHIECO gli aveva detto su che cosa sta indagando. L’avvocato
SIROTTI è il legale del dottor Guido LEONI amministratore delegato della Banca
Popolare dell’Emilia e indagato in questo procedimento. CHIECO gli ha dato i
fascicoli a questo qua, io c’ho i fax. Allora, a questi gli dà i fascicoli e a me
minaccia. Ecco perché c’erano quelli due che stavano lì, perché lui doveva far vedere a quelli
là che lui rispetta i patti con la Banca Popolare…….omissis”.
E’, quindi, emerso che, con fax del 22.11.2004, l’avv. Luca SIROTTI, nell’interesse
della Banca Popolare dell’Emilia Romagna, chiedeva al dr. CHIECO la
desecretazione, ex art. 329 c.p.p., degli atti del procedimento n.2070/03, mod. 21,
nella parte di interesse per l’Istituto di Credito rappresentato, in quanto lo stesso
intendeva svolgere una verifica interna attraverso i propri organi di controllo
sull’operato del CdA della società controllata (Banca Popolare del Materano),
ovvero in subordine comunicare l’elenco delle operazioni bancarie su cui si stava
segnalando l’attenzione delle magistratura inquirente; con nota del 2.12.2004, l’avv.
SIROTTI delegava al ritiro del provvedimento deciso dal dr. CHIECO, a seguito

115
della sua istanza del 22.11.2004, il dr. Massimo MANCINI, dirigente della Banca
Popolare dell’Emilia Romagna; con provvedimento del 2.12.2004 il dr. CHIECO,
esaminata la richiesta dell’Avv. SIROTTI del 22.11.2004, ritenuto che la medesima
appariva meritevole di accoglimento, ricorrendo nella specie l’ipotesi di cui all’art.
329 c.p.p., “in quanto una desecretazione sia pure parziale in favore della sola Banca
Popolare dell’Emilia Romagna consentendo ad essa l’espletamento di una indagine
amministrativa interna, può di fatto agevolare lo svolgimento delle indagini penali che
questo Ufficio conduce…” comunicava l’elenco completo delle operazioni bancarie
sulle quali si stava indagando con l’indicazione esatta dei soggetti coinvolti nelle
stesse; con memoria nell’interesse della Banca Popolare dell’Emilia Romagna del
17.1.2005, l’avv. SIROTTI chiedeva l’archiviazione per i componenti del Cda della
Banca Popolare del Materano delle loro posizioni.
Alla data della richiesta dell’Avv. SIROTTI il C.d.A. della Banca Popolare del
Materano, il cui presidente era CARUSO Attilio, risultava indagato nell’ambito del
P.P.2070/03, mod.21.
Lo ZITO riferiva:
……………………………………OMISSIS……………………………………………….
ZITO Michele Francesco – Sì, di un appartamento… villa a Castellaneta Marina. Cioè,
un autotrasportatore di Ginosa che sapeva di questa vicenda, dice: “Ho portato un camion di
piastrelle a…”
Maresciallo MUSARDO – Come si chiama questo autotrasportatore?
ZITO Michele Francesco – Nei bar così… sono delle conoscenze nei bar, così, di uno che si
intrufola nel fatto… Dice: “Sto portando delle piastrelle al Procuratore della Repubblica di
Matera, ad una casa…” Allora io gli ho detto: “Scusi…” E io denuncio questo fatto, questo
fatto l’ho detto. Ma poi CHIECO l’ha dichiarato lui. CHIECO in una conferenza stampa ha
detto che: “Io ho acquistato da DEGENNARO una casa a Castellaneta Marina”. La cosa
che a me pare strana che DEGENNARO è un indagato di CHIECO…
Maresciallo MUSARDO – Cioè?
ZITO Michele Francesco – Ci sono state delle denuncie qui a Matera, presentate
dall’avvocato PINTO a nome di 23 persone per i problemi di Venusio. Una lottizzazione che
riguarda DEGENNARO a Venusio. Se tu, Procuratore della Repubblica, c’hai un’indagine
in corso…
Maresciallo MUSARDO – L’avvocato come si chiama?
ZITO Michele Francesco – Ferdinando PINTO.
Maresciallo MUSARDO – Leonardo PINTO?
ZITO Michele Francesco – Leonardo PINTO. Se io sto indagando su un individuo non mi
vado a comprare la casa da questo individuo. Cioè sono delle prassi particolari…
Maresciallo MUSARDO – Ma lei è sicuro che ci sia procedimento penale iscritto a carico
di DEGENNARO alla Procura di Matera?
ZITO Michele Francesco – Sì, delle società di DEGENNARO…
Maresciallo MUSARDO – Quale?
ZITO Michele Francesco – DEGENNARO e CASTELLANO che si chiamano DECA.
Non solo, ma c’è anche un altro procedimento che riguarda un’altra costruzione qui a
Matera che è un circolo – non so se ha sentito dire – è un centro commerciale qui appena…
alla periferia di Matera che è tutto abusivo. E io ho chiesto al Comune, come parte
interessata, se c’è CASTELLANO. E l’architetto ROTA, il solito architetto ROTA, mi ha
detto: “Tu non hai diritto di sapere niente”. E le licenze sono pubbliche, maresciallo, io devo
sapere se il privato di un centro commerciale ha avuto una licenza e se lo stabile è in
regola…

116
Maresciallo MUSARDO – Lei praticamente dice che…
ZITO Michele Francesco – Ci sono degli interesse…
Maresciallo MUSARDO – ...in qualche maniera CHIECO sarebbe stato avvantaggiato in
questo acquisto della casa a Castellaneta perché indagava DEGENNARO?
ZITO Michele Francesco – CASTELLANO era indagato, come si fa ad andare a comprare
una casa da un indagato? Cioè, ci vuole coraggio.
Maresciallo MUSARDO – Mi scusi, ma la casa che ha acquistato CHIECO a
Castellaneta, la proprietà di chi era di questa casa?
ZITO Michele Francesco – Non lo so se è intestata
alla moglie o a lui, non lo so.
Maresciallo MUSARDO – No, voglio dire io, CHIECO da chi l’ha acquistata?
ZITO Michele Francesco – Da una società, la quale società il 90% è (incomprensibile)… e
DEGENNARO…
Maresciallo MUSARDO – L’altro 10%?
ZITO Michele Francesco – Forse dei figli, dei nipoti…
Maresciallo MUSARDO – Ho capito. Ma questa casa o comunque la società proprietaria
della casa di Castellaneta non c’entra niente il signor CASTELLANO?
ZITO Michele Francesco – No, CASTELLANO c’entra perché è socio di tutti i lavori di
qua, DECA: DEGENNARO-CASTELLANO…
Maresciallo MUSARDO – Della società DECA diciamo?
ZITO Michele Francesco – Sì.
……………………………………OMISSIS……………………………………………….

Riferiva Nicola PICCENNA:


“…..omissis. E cioè, io ho seguito le dichiarazioni del dottor CHIECO riguardo al
fatto che lui avrebbe avuto prima intenzione di acquistare una Villa a Marinagri e
poi non l’ha più acquistata, preferendo acquistare una villa a Castellaneta. Io mi
sono preso la briga di andare a verificare, tramite una visura ipocatastale,
l’esistenza di questa villa ed in effetti a me è risultato che è stato redatto un atto
pubblico presso il Notaio Michele SOMMA il 4 ottobre 2006 da CHIECO. CHIECO
effettivamente ha acquistato una villa a Castellaneta. La cosa singolare è che la
società da cui ha acquistato la villa è riconducibile totalmente al gruppo DE
GENNARO, che è socio di CASTELLANO nella società Borgo Venusio di Matera,
che è indagata da CHIECO su Matera….”.
Dall’esame dei dati informatici estratti dal noteboock del dr. CHIECO, sequestrato
in data 27.2.2007 a seguito di esecuzione di decreto di perquisizione emesso dalla
Procura della Repubblica di Catanzaro, sono emersi alcuni files in merito
all’acquisto di una villetta da parte del dr. CHIECO a Castellaneta Marina, da una
società riconducibile al DE GENNARO.
I dati cui si fa riferimento sono un fax indirizzato al rag. SANSONETTI della
SANSONETTI IMMOBILIARE di Fasano, nel quale si legge:
“Facendo seguito alla conversazione telefonica odierna, Le confermo la nostra accettazione
della proposta di acquisto dell’appartamento in villa di nostra proprietà sito in Selva di
Fasano al viale Gordini, come formulato dal dott. Giovanni Angelo Mavilio in data 19
novembre 2005.
Da quanto sopra indicato, emerge la circostanza secondo la quale il dr. CHIECO e
la moglie avrebbero ceduto la casa nella Selva di Fasano, accettando quanto
proposto loro in data 19.11.2005, con preliminare datato 8.12.2005. Quindi, in data
3.5.2006, i coniugi Chieco acquisteranno casa a Castellaneta Marina.

117
La proprietà della IMMOBILIARE BRINDISI CASALE S.r.l., il cui amministratore è
DE GENNARO Daniele Giulio è detenuta integralmente dalla DG SVILUPPO
IMMOBILIARE S.r.l.. I soci della DG SVILUPPO IMMOBILIARE S.r.l. sono:
- DGE HOLDING S.r.l. (€. 12.521.276,00 su un capitale sociale di € 12.551.276,00);
- DG COSTRUZIONI S.r.l. (€.30.000 su un capitale sociale di € 12.551.276,00).
La DG SVILUPPO IMMOBILIARE, quindi, è controllata dalla DGE HOLDING
S.r.l..
Il capitale sociale della DGE HOLDING S.r.l. pari ad € 103.301.764,00 è detenuto da:
- DEGENNARO Carmine per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Daniele Giulio per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Gerardo per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Giovanni per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Vito Michele per €. 19.385.170,40;
- NICOTEL HOLDING per €. 6.375.912,40
La DGE HOLDING S.r.l. è quindi controllata dalla famiglia DEGENNARO.
A questo punto si segnala che tra le società partecipate dalla DG SVILUPPO
IMMOBILIARE (controllata dalla famiglia DEGENNARO attraverso la DGE
HOLDING S.r.l.) vi è la DEC S.p.a.
Il capitale sociale (pari ad € 23.496.200,00) della DEC S.p.a. è detenuto dalla:
- DG COSTRUZIONI S.r.l. per €. 20.052.845,00;
- DG SVILUPPO IMMOBILIARE per €. 3.443.355,00.
Quindi la DEC S.p.a è controllata dalla DG COSTRUZIONI S.r.l. il cui capitale è
totalmente detenuto dalla DGE HOLDING S.r.l. e quindi dalla famiglia DE
GENNARO.
Tra le società partecipate dalla DEC S.p.a. vi è la BORGO VENUSIO S.c.a.r.l..
Il capitale sociale della BORGO VENUSIO (€ 10.000,00) S.c.a.r.l. è detenuto da:
- DEC S.p.a. per € 8.000,00;
- FINCAST S.r.l. (controllata da CASTELLANO Giovanni) per €. 2.000,00, che il
20.07.2007 cede le sue quote alla CASTELLANO COSTRUZIONI GENERALI s.r.l..
Il presidente della BORGO VENUSIO risulta essere DEGENNARO Daniele Giulio. I
consiglieri sono:
- DEGENNARO Gerardo;
- CASTELLANO Giovanni.
La BORGO VENUSIO, quindi, risulta di proprietà dalla DEC S.p.a. (famiglia
DEGENNARO) e della CASTELLANO COSTRUZIONI (CASTELLANO Giovanni).
Quindi CASTELLANO Giovanni, che risulta essere lo stesso soggetto più volte
denunciato dallo ZITO Michele Francesco, è socio di DE GENNARO Daniele
Giulio, nonché è l’amministratore unico della società dalla quale il dr. CHIECO ha
acquistato la villetta a CASTELLANETA.
Nel periodo nel quale il dr. CHIECO ha perfezionato l’acquisto del suddetto
immobile, lo stesso stava svolgendo indagini su CASTELLANO Giovanni (P.P.
2070/03, mod.21, 3847/03, mod.21 unito al 2070/03, mod.21, 780/05, mod.21 per il
quale aveva richiesto, in data 15.3.2005, l’archiviazione rigettata dal GIP in data
16.6.2006, ed infine 3343/05, mod.21). Per il proc. pen. nr. 2070/03 mod.21, il dr.
CHIECO, in data 3.4.2006, redigeva il provvedimento ex art.415 bis c.p.p; atto
contestato, con la nota inviata al Procuratore Generale dr. TUFANO, dall’avv.
SISTO, con la quale si chiedevano ragioni dell’omessa indicazione di alcuni capi
d’imputazione a carico del CASTELLANO ed altri nel predetto provvedimento.

118
Nei confronti di CASTELLANO Giovanni risultavano iscritti presso la Procura della
Repubblica di Matera vari procedimenti penali, tra i quali alcuni auto-assegnati al
dr. CHIECO fino al 15.12.2006, data dalla quale lo stesso se ne “spogliava” a seguito
di richiesta di astensione:
- 2070/03 mod.21 per i reati di cui agli art. 640 c.p. ed altro, per il quale risulta
essere stata fissata udienza preliminare per il 29.4.2008;
- 2181/04 mod.21 per il reato di cui al D.P.R. 462/2001, archiviato il 29.03.2005;
- 779/05 mod.21 per i reati di cui agli artt. 479 e 482 c.p., trasmesso per competenza
al PM di Taranto;
- 780/05 mod.21 per il reato di cui all’art. 2621 c.c. ed altro ancora nella fase delle
indagini;
- 3343/05 mod.21 per il reato di cui agli artt. 646 c.p. ed altro, nella fase delle
indagini preliminari.
Nei confronti di DEGENNARO Daniele Giulio e DEGENNARO Giovanni,
risultavano iscritti diversi procedimenti penali, dei quali nessuno assegnato al dr.
CHIECO, risultati tutti archiviati o con richiesta di archiviazione in corso. In
particolare, per il DEGENNARO Daniele Giulio tutti i procedimenti penali risultano
archiviati o con richiesta di archiviazione pendente, in un periodo compreso tra il
30.11.2005 ed il 6.6.2007.
L’acquisto dell’immobile da parte del dr. CHIECO sarebbe avvenuto in una data
successiva al 3 maggio 2006.
Con riferimento ai rapporti tra i sodali CHIECO e BUCCICO si evidenzia:
in un file sequestrato al dr. CHIECO, denominato “Querela BUCCICO”, si rileva che
lo stesso risulterebbe essere il file relativo ad una querela sporta dal Sen. BUCCICO,
contro l’autore di un articolo apparso sul periodico “Il RESTO” dal titolo “Trema il
Palazzo di giustizia”, avente ad oggetto un incontro che si sarebbe svolto tra il Sen.
BUCCICO ed il dr. CHIECO presso il Palazzo di Giustizia. La data di ultima
modifica del file è quella del 27.1.2007. Si evidenzia che veniva rinvenuto analogo
file avente ad oggetto il già richiamato articolo stampa e denominato “querela mia”
(dr. CHIECO), con data di ultima modifica 15.2.2007 (data riportata anche nel testo
del documento). Tale circostanza fa emergere uno scambio di file tra il Sen.
BUCCICO ed il dr. CHIECO, ed in quello di quest’ultimo risulta cancellato il nome
del querelante, ma che si evince chiaramente essere lo stesso Senatore, se non altro
per il nome dato al file in questione.

Determinante per l’affermazione del sodalizio criminoso è anche il ruolo del dr.
BARBIERI, collocato ai vertici del Ministero della Giustizia, con particolare
riferimento ad i suoi rapporti con il dr. BONOMI che, in passato, aveva anche
svolto le funzioni di Ispettore presso il Ministero della Giustizia, nonché con il dr.
TUFANO con il quale non solo ha contatti intensi ma sono in rapporti attraverso
nominativi di persone legati ad entrambi (che operano nel settore economico-
finanziario e nelle Istituzioni, in particolare la Magistratura ed hanno avuto
comunque un ruolo nelle vicende oggetto dell’attività del sodalizio criminoso).
Il BARBIERI è in contatto con persone già coinvolte in procedimenti penali, quali
monsignor Francesco CAMALDO il quale si rivolgeva all’alto magistrato
nell’intento di acquisire, per il tramite di questi, informazioni riservate circa gli
sviluppi delle indagini giudiziarie che si stavano svolgendo nei suoi confronti.
BARBIERI che dal compendio intercettivo appare in contatto con magistrati
ricoprenti ruoli rilevanti nelle vicende de quibus.

119
Il BARBIERI acquisiva informazioni riservate sull’andamento delle indagini che
riguardavano il CAMALDO, ricorrendo a quei canali ed a quelle entrature su cui
poteva contare negli ambienti giudiziari lucani (in considerazione, in particolare,
dei suoi stretti contatti con i vertici della Procura Generale di Potenza). Il
BARBIERI, tra l’altro, prima di rivestire l’incarico di Direttore Generale dei
Magistrati presso il Ministero della Giustizia, aveva ricoperto la carica di Presidente
del Tribunale di Lagonegro.
E’ anche il BONOMI che si rivolge al sodale BARBIERI per ottenere informazioni in
merito agli sviluppi delle vicende disciplinari riconducibili a magistrati della
Procura della Repubblica di Potenza:
G.: Enzo, come vanno le altre cose nostre? Tu capisci a me.
V.: eh, così.Ehm...stanno andando avanti, mò vediamo che succede qua, insomma.
G.: tu non ne sai niente?
V.: no...ehm...ancora no.
G.: stai seguendo un poco?
V.: sì,sì,sì,sì,sì,sì,sì.
G.: perchè lì hanno avu...hanno beccato un pò di, di disciplinari, hai saputo?
V.: sì,sì,sì,sì,sì,sì
G.: eh! Cinque mi pare.
V.: sì.
G.: (rivolto ad altro interlocutore: ) e c'è Barbieri a telefono. Mò te lo passo.
V.: sì.Chi è?
G.: (rivolto a Barbieri) senti: mò dico...è il collega Roca, mò te lo passo.
V.: sì,sì,sì.
G.: senti facci sapere qualche altra cosa.
V.: va bene.

Trascrizione integrale della conversazione telefonica in uscita dall’ utenza telefonica numero
06.6874988 in uso a BARBIERI Vincenzo, ed in entrata sull’utenza numero 340.6511419 in uso a
BONOMI Gaetano avvenuta in data 06.09.2006 alle ore 10.32 progressivo nr. 128 – RIT
125/2006.Linea 215.
LEGENDA
BARBIERI Vincenzo: V.
BONOMI Gaetano: G.
INIZIO TRASCRIZIONE
G.: pronto?
V.: Gaetano?
G.: chi è?
V.: Enzo Barbieri. Da Roma.
G.: uè, bello! Come stai?
V.: bene. Te?
OMISSIS
G.: Enzo, come vanno le altre cose nostre? Tu capisci a me.
V.: eh, così.Ehm...stanno andando avanti, mò vediamo che succede qua, insomma.
G.: tu non ne sai niente?
V.: no...ehm...ancora no.
G.: stai seguendo un poco?
V.: sì,sì,sì,sì,sì,sì,sì.
G.: perchè lì hanno avu...hanno beccato un pò di, di disciplinari, hai saputo?
V.: sì,sì,sì,sì,sì,sì
G.: eh! Cinque mi pare.
V.: sì.
G.: (rivolto ad altro interlocutore: ) e c'è Barbieri a telefono. Mò te lo passo.
V.: sì.Chi è?
G.: (rivolto a Barbieri) senti: mò dico...è il collega Roca, mò te lo passo.
V.: sì,sì,sì.
G.: senti facci sapere qualche altra cosa.

120
V.: va bene.
G.: so che Mantelli è stato riconfermato.
V.: sì, Mantelli è stato riconfermato. Da poco.
G.: e la cosa non ci dispiace.
V.: no,no,no. E' un bravo... è una bravissima persona.
G.: è nu 'uaglione serio!
V.: sì, sì. E' una persona per bene.
G.: ti passo Modestino così lo saluti.
OMISSIS

In riferimento a quanto emerso dalla conversazione sopra riportata relativamente


alla circostanza della riconferma del dr. MANTELLI nell’incarico ricoperto presso
l’Ispettorato del Ministero della Giustizia, si segnala il tenore della conversazione
telefonica di seguito riportata. Emerge, infatti, che il medesimo sarebbe stato in
procinto di lasciare il citato incarico “perché… avevano già scritto la lettera per
Mantelli”, quando, “non te lo so dire manco come è successo, non lo so…”,
presumibilmente, per via dell’intervento sul Ministro della Giustizia Sen. Mastella
di un soggetto di cui non emerge l’identità, ne veniva decretata la riconferma. Ecco
lo stralcio di alcuni passi della conversazione: “Come ha fatto Mantelli, come ha fatto
Priore, come ha fatto tutta questa gente. Che ha fatto al momento opportuno? Ha preso…
avrà chiamato alle persone più autorevoli di questo mondo, che sono riuscite a…”:
…………………………………………………..omissis……………………………………………………….
B.:E non lo so. Perché lui sperava… sai, prendendo tempo si può sempre sperare che il 30
settembre Mastella vada a casa, viene (incomprensibile) amico che mi confermi.
C.: Ce lo auguriamo tutti.
B.: Però…
C.: Ce lo auguriamo tutti, eh.
B.:Appunto, appunto. Perché, guarda, che io già sento dagli uffici giudiziari, dalle nomine che ha
fatto su Napoli, sentivo Lello Numeroso che comincia a dire che forse si comincia a rimpiangere
Castelli, perché hanno nominato Direttore al posto di Caldarera quel… un Vigile…
………………………………………………………….omissis…..…………………………………………….
C.: Ma tu lo sai che ha confermato… ha confermato Mantelli?
B.: Sì, sì, lo so, lo so.
C.:Ieri ho sentito Arci, gli ho detto: “Scusa, Arci, ma poi quella cosa di Mantelli, tu eri…”.
B.: Sì, sì.
C.: Non lo so nemmeno, non te lo so dire manco come è successo, non lo so.
B.: Sì, perché alla fine poi… tutto è rimasto come… come con Priore addirittura, capisci.
C.: Eh.
B.: Perché… avevano già scritto la lettera per Mantelli.
C.: Ah, avevano già scritto… (ride)
B.: Sì. Già. Hai capito?
C.: No, guarda, veramente, è una cosa inaudita.
B.:Alla fine rimpiangeremo Castelli, guarda, sono convinto che… perlomeno quello nella sua
burberia nordica…
……………………………………………………………omissis……………………………………………..
C.:Voglio dire.. Come pure Mantelli. Quindi questo è uno che se gli arriva la cosa giusta…
B.: Esattamente. Ma è così. L’uomo così è.
C.:…è capace (incomprensibile). Insomma non è… non è una cosa… non è una cosa normale
questa qua.
……………………………………………………………omissis…...………………………………………….
B.: Ma non è che fanno acquiescenza, perché tu vedi che fanno acquiescenza apparentemente,
ma poi a titolo personale operano con tutte quante le… gli strumenti a disposizione. Come ha
fatto Mantelli, come ha fatto Priore, come ha fatto tutta questa gente. Che ha fatto al momento
opportuno? Ha preso… avrà chiamato alle persone più autorevoli di questo mondo, che sono
riuscite a…

121
C.:Ho capito. Però non è… non è il sistema giusto per… cioè, voglio dire quelli hanno trovato le
persone giuste e quelli che non hanno trovato le persone giuste che fanno, se ne devono andare
perché non trovano la persona giusta? Allora combatti con le tue armi.
………………………………………………………....omissis…………………………………………………

Con riferimento ancora ai rapporti – ai fini del consolidamento del suo ruolo di forza
all’interno del sodalizio criminoso – tra il TUFANO ed i vertici del Ministero della
Giustizia, con particolare riguardo al sodale BARBIERI ed al dr. Ettore FERRARA, Capo
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (in procinto di divenire Presidente della
Corte d’Appello di Potenza) si evidenzia anche che Achille TUFANO, figlio del PG, ha
superato il concorso di collaboratore classe C1 presso il Dipartimento Amministrazione
Penitenziaria classificandosi al settimo posto. In documentazione acquisita all’esito della
perquisizione effettuata nei confronti del predetto Procuratore Generale si rinvenivano
appunti con riferimento al predetto concorso con l’indicazione del sodale BARBIERI ed
anche dei componenti la Commissione presso il Ministero della Giustizia.
Si evidenziano, altresì, gli strettissimi rapporti con numerosi componenti del Consiglio
Superiore della Magistratura (come si evince, in modo inconfutabile, dalle rubriche ed
agende sequestrate, nonché dal traffico telefonico rilevato dall’analisi incrociata dei relativi
tabulati) ed a tal proposito, a titolo esemplificativo, si riporta che dall’esame dei files
estratti dai PC del dr. TUFANO è emersa una nota denominata “BERRUTI.DOC” con la
quale il dr. TUFANO illustra al dr. BERRUTI (componente del Consiglio Superiore della
Magistratura ed appartenete alla stessa corrente di riferimento del dr. TUFANO), la
situazione della Procura di Potenza, portando attacchi diretti all’operato del Procuratore
della Repubblica dr. GALANTE e dei Sostituti Procuratori della Repubblica dr.
MONTEMURRO e dr. WOODCOCK. Scrive, tra l’altro, il TUFANO:
Bisogna da ultimo tenere presente che Woodcock si sta attivando moltissimo, da
una parte, con magistratura democratica e, dall’altra con Ferri di M.I. (è stato al
suo matrimonio) per ottenere una protezione del Galante, del Montemurro e di lui
stesso (su cui ci sono pesanti relazioni) anche a costo di infamare la procura
generale.
Lo aveva già fatto con Menditto e MD a luglio 2006 pochi giorni prima della
scadenza del vecchio CSM.
nonché Ulteriore nota indirizzata al Cons. BERRUTI

Con riferimento al ruolo della dr.ssa FASANO si segnalano anche le seguenti


conversazioni telefoniche intercettate:

Progressivo n.654 delle ore 17.11.26 del 14/5/2007.


Dopo aver informato la moglie della sua elezione in Direzione Nazionale, MARGIOTTA chiede
delucidazioni circa la protesta dell’avvocato PACE che avrebbe abbandonato l’udienza presieduta
dal GIP PAVESE. FASANO Luisa condivide l’iniziativa dell’avvocato PACE ritenendo gravissimo
ciò che ha fatto il GIP PAVESE. FASANO, inoltre, ragguaglia MARGIOTTA circa il contenuto
del comunicato stampa del Procuratore Generale TUFANO a commento dell’articolo pubblicato dal
CORRIERE DELLA SER.:
Progressivo n.675 delle ore 19.44.42 del 14/5/2007.
MARGIOTTA segnala alla moglie che non è stato CANNIZZARO a diramare all’ANSA il
comunicato stampa sulle sue dimissioni ma che si è trattata di un’iniziativa di Vito DE FILIPPO.
MARGIOTTA precisa che CANNIZZARO si era limitato a scrivere una lettera di dimissioni, di

122
cui gli era stato letto il contenuto da Nino GRASSO, e di inviarla al Presidente della Regione.
MARGIOTTA ipotizza che CANNIZZARO non si sarebbe aspettato una pubblicazione della
lettera da parte di DE FILIPPO. FASANO condivide lo stupore del marito per l’inattesa
pubblicazione di un atto che poteva rimanere interno e asserisce che DE FILIPPO avrebbe ben
potuto rigettare le dimissioni del CANNIZZARO.
Progressivo n.751 delle ore 15.3.01 del 15/5/2007.
FASANO Luisa segnala al marito che dopo la solita convocazione dell “unico” e
“irripetibile”, è riuscita a parlare a quattr’occhi con ROCA di quella cosa. A dire della
FASANO, ROCA avrebbe replicato che sapeva della cosa; ROCA, inoltre, avrebbe
premesso che il PRESIDENTE, uomo delle istituzioni, le cose le dice ma non le dice nelle
sedi opportune. ROCA avrebbe aggiunto di aver deciso di fare un passo indietro essendosi
reso conto dell’interesse nutrito dall’ altro per la cosa e non volendo condurre una nuova
guerra proprio contro coloro insieme ai quali aveva fatto la guerra in corso. Inoltre,
ROCA avrebbe manifestato l’intenzione di rimanere fuori da una guerra sporca, non
avendo niente da spartire con tutti gli altri e volendo evitare di correre il rischio di essere
attinto da accuse infamanti. FASANO Luisa riferisce al marito di aver rappresentato a ROCA
“il fatto della sua conferenza stampa” ottenendo la solidarietà di questi il quale avrebbe commentato
che si tratta di una vicenda di nessuna importanza messa in piedi solo per “tenerti sotto” ed
esercitare pressione psicologica.
Progressivo n.939 delle ore 20.8.36 del 16/5/2007.
Fasano Luisa riferisce al marito che la III Commissione del CSM ha dato il suo assenso alla
richiesta di trasferimento in Corte d'Appello del GIP Iannuzzi. Margiotta chiede alla moglie se si
sappia qualcosa del PM MONTEMURRO.La Fasano risponde di no.

Progressivo n.1006 delle ore 17.29.30 del 17/5/2007.


MARGIOTTA manifesta a FASANO Luisa il suo stupore per l’ipotesi ventilata da taluni circa un
suo eventuale interessamento presso MANCINO in favore del PM MONTEMURRO.
MARGIOTTA precisa di aver chiarito che si tratta di un’ipotesi fantasiosa e del tutto destituita di
fondamento non essendo MONTEMURRO un suo amico.

Progressivo n.2371 delle ore 22.54.07 del 29/5/2007.


FASANO Luisa informa il marito delle dichiarazioni rilasciate da CORONA che, appena uscito dal
carcere, ha definito Woodcock “un talebano” dichiarandosi “ostaggio dello Stato”. FASANO
commenta le affermazioni del CORONA asserendo che lo stesso ha ragione. Da parte sua,
MARGIOTTA informa la moglie di aver saputo da GIAMPAOLO che Magistratura Indipendente
ha chiesto al CSM il trasferimento del GIP IANNUZZI in seguito alla pubblicazione di quel certo
articolo.
Progressivo n.2412 delle ore 10.09.53 del 30/5/2007.
FASANO Luisa riferisce al marito di essere stata appena chiamata da BONOMI e di aver
saputo da questi che la cosa di GRIPPO è stata confermata ma che rimane in piedi “la
cosa sua”. FASANO aggiunge che “Il Giornale” ha pubblicato alcune foto che ritraggono insieme
il PM WOODCOCK e la giornalista SCIARELLI.
Progressivo n.2461 delle ore 13.54.28 del 30/05/2007.

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FASANO Luisa informa il marito che il settimanale “CHI” ha pubblicato delle foto in cui sono
ritratti in diverse pose il PM WOODCOCK e la giornalista SCIARELLI.
Progressivo n.2546 delle ore 08.40.42 del 31/05/2007.
Dopo aver riferito commentato con la moglie le foto di WOODCOCK e della SCIARELLI ,
MARGIOTTA le chiede se i giornali locali hanno rilanciato la vicenda. FASANO Luisa risponde
che il solo Nino GRASSO ha scritto un articolo e MARGIOTTA replica ipotizzando che ora
“quelli” faranno dire che esiste un complotto nell’uso della trasmissione “CHI L’HA VISTO”.
FASANO e MARGIOTTA continuano commentando le dichiarazioni ed il comportamento di
CORONA.
Progressivo n.2566 delle ore 11.02.30 del 31/05/2007.
MARGIOTTA riferisce alla moglie di aver letto l’articolo scritto da GRASSO e lo definisce
“pesante”, “tosto” e “scritto alla grande”.
Progressivo n.3117 delle ore 11.16.36 del 04/06/2007.
MARGIOTTA segnala alla moglie la pubblicazioni dell'interrogatorio di ROTONDI. La donna
commenta affermando che quindi ci sarà pure lei. L'uomo, con tono seccato, invita la moglie a non
parlare.

Progressivo n.3157 delle ore 12.51.21 del 04/06/2007.


FASANO segnala al marito che ha verificato e si tratta di “una cazzata” , di spacciatori.
Progressivo n.3377 delle ore 11.36.07 del 05/06/2007.
La Fasano chiede al marito che cosa sia accaduto. L'uomo riferisce di aver parlato con un vice
questore aggiunto a cui ha detto di essere marito di una collega e commenta che anche in questo caso
bisogna fere la stessa cosa ovvero ricorso al Prefetto per ottenere la restituzione della patente
sottratta a Beppe, l'autista. Il Margiotta aggiunge che presso la Prefettura di Roma ha un pò di
amici e "può fare".Il marito chiede alla moglie che cosa stia succedendo giù. La Fasano risponde
che tutto tace al che l'uomo chiede se la moglie ha portato quel certo appunto a Bonomi
facendo presente che si tratta di una cosa che interessa direttamente il padre del
Margiotta. Il Margiotta, a tal proposito, dice alla moglie di parlare con Bonomi, affinchè
questi parli a sua volta con il Presidente del Tribunale Civile o con un giudice qualsiasi
perchè il padre è in credito dal Tribunale di una certa quota di soldi. Margiotta aggiunge che
potrebbe parlarne lui stesso a De Angelis e chiude la conversazione rammaricandosi per il fatto di
dover provvedere alla guida del veicolo in prima persona quando il giovedì successivo tornerà a
Potenza.

Progressivo n.3446 delle ore 20.54.26 del 05/06/2007.


MARGIOTTA riferisce alla moglie che suo fratello le porterà un appunto che riguarda
suo padre e che lei dovrà, a sua volta, consegnare al suo amico. MARGIOTTA
raccomanda alla moglie di consegnare all’amico anche quell’altro appunto.

Progressivo n.3486 delle ore 11.58.24 del 06/06/2007


FASANO riferisce al marito che in giornata hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare
disposte dal GIP Pavese ed eseguite dalla Squadra Mobile di Potenza. I due interlocutori
commentano l'atmosfera che regna in Procura a Potenza e l’uomo raccomanda alla moglie
di ricordarsi di consegnare quei due appunti a Bonomi.

124
Rilevante è anche il ruolo esercitato dalla dr.ssa FASANO, unitamente al sodale dr.
BONOMI, contro il dr. MONTEMURRO impegnato in inchieste che coinvolgevano
persone delle quali la FASANO ed il MONTEMURRO erano referenti per come descritto
nell’ambito associativo.
Vi sono diverse conversazioni telefoniche di pregio tra la dr.ssa FASANO ed il dr.
BONOMI. Dalla conversazione di seguito riportata emerge l’interessamento di
quest’ultimo per il dr. MONTEMURRO, che sarebbe stato visto quella stessa mattina con
una macchina della polizia mentre stava accompagnando i bambini. Lo stesso BONOMI
chiede alla FASANO di informarsi su tale circostanza, in quanto se riscontrata lui avrebbe
provveduto a fare una segnalazione al Prefetto, in quanto il dr. MONTEMURRO ”….
perchè lui non ha diritto a niente abbiamo fatto tanto per aiutare...“. Dalla stessa
conversazione emergono, quindi, finalità d’intenti univoche tra la dr.ssa FASANO ed il dr.
BONOMI.

DATA E ORA: 09/05/2007 19:12:46


nr.177
chiamante: 3928582344
NUMERO_CHIAMATO: 393281508556

LEGENDA: Cons. Dott. BONOMI Gaetano: (B)


D.ssa FASANO Luisa: (F)
^^^^^^^^^^^^^^
F:Pronto!
B:Pronto, ma stai ancora lavorando?
F:Sto... so venuta a un convegno dove hanno fatto delle foto eh... alle donne in
polizia, eccetera eccetera...
B:ah be...
F:e la mia foto ha vinto il primo premio... non la mia, il mio era il mio come
soggetto..
B:Eh eh...
F:io e mio figlio...
B:bellissima ...(inc.)...
F:e quindi sto al convegno...
B:ti volevo dire... il nostro amico la mattina va ancora con la macchina vostra a
pigliare il figlio alla scuola attualmente?
F:mah...
B:Polizia di Stato, una "tipo" Polizia di Stato, bleu...
F:veramente? Non lo so...
B:ma è strano...
F:non mi meraviglierebbe ormai più niente, eh voglio dire...
B:e a che titolo poi?
F:mah... perchè a che titolo MENNUTI fa parte del gruppo anti LA NERA? (breve
risata) se è uno che sta alla D.I.G.O.S.?
B:allora se l'ha fatto il tuo capo...
F:eh appunto... appunto...
B:voglio dire... (accavallamento di voci)
F:e certo...

125
B:...(inc.)... voglio dire... per avere l'autorizzazione chi la... perchè lui mi ha detto...
F:il Questore, per forza il Questore se c'ha l'autorizzazione... per forza il
questore...
B:Che stammattina alle nove stava con uno... macchina tipo Polstato...
F:si...
B:Polizia di Stato con... siccome il Questore mi ha raccontato queste cose
stammattina di questo...
F:Mah...
B:gira su ...(inc.)... (voci sovrapposte)
F:Tipo... Tipo... di che colore cioè in borghese? Civetta?
B:Tipo blue con la Polizia di Stato eh...
F:veramente?
B:oh... eh...
F:...(inc.)...
B:alle nove meno cinque a viale Dante ad accompagnare i bambini...
F:a me non mi meraviglia niente così come il fatto che oggi non sapevo neanche che
si faceva sta cosa...
B:non ho detto niente?
F:No! ...(inc.)... niente sapevo...
B:ma io perciò volevo...
F:eh... eh...
B:tu ieri non sei venuta e io che potevo ...(inc.)...
F:no perchè mi ha bloccato lui, perchè dopo che mi fa ste cose così, carine, lui viene
all'una e mi dice dobbiamo andare a pranzo col direttore del "QUOTIDIANO" cioè
a mezzo giorno me l'ha detto, si cambi perchè io ero in divisa e mi accompagni e
quindi so dovuta andare di corsa a casa...
B:a fa che?
F:sua figlia mi ha visto oggi...
B:eh...
F:che stavo sotto il quotidiano ad aspettare...
B:a fa che?
F:il direttore... e perchè
B:ah...
F:nuovo venuto è nuovo venuto e quindi l'ho accompagnato in maniera formale...
B:ah....
F:perchè se no lui non sapeva che cavolo dire e m'ha rovinato tutta la giornata ed
io so dovuta andà a casa a rimettermi la divisa e, adesso sto a sto convegno, cioè...
B:questo è cretino...
F:eh...
B:ma comunque vedi un poco, per sfizio, senza dire naturalmente...
F: si ...(inc.)...
B:perchè l'hanno visto due persone... che ha accompagnato
F:uhm...
B:il figlio con questo questa "tipo"...
F:non mi meraviglia proprio...
B:noi "tipo" non ce ne abbiamo in Tribunale, quindi non...
F:...(inc.)...
B:dice che stava scritto Polizia di Stato...

126
F:però le nostre macchine civetta non c'hanno scritto Polizia di Stato, tranne se
non c'era la paletta...
B:e penso di si...
F:eh appunto che a noi le macchine in borghese ...(inc.)...
B:perchè lui non ha diritto a niente abbiamo fatto tanto per aiutare...
F:...(inc.)... e certo... e certo... ma...
B:...(inc.)... faccio una segnalazione al Prefetto, poi ...(inc.)...
F:ma se MENNUTI ha riavuto il cellulare di servizio e non si sa per quali motivi
viene applicato a un'indagine di squadra mobile senza che io venga
detto(fonetico) e sta alla D.I.G.O.S. non mi meraviglia veramente più niente,
senza che mi venga detto nulla...
B:questa è pazzia però eh...
F:lasciamo perdere... e be si...
B:io perciò...
F:mi sta mi sta distogliendo tutta la mobile in maniera va bè lasciamo perde...
cioè io so, il pool del pool del pool che non controllo più e mi sto veramente
stancando però, UBI MAIOR...
B:...(inc.)... passa un attimo domani iah...
F:e si sicuramente ci vediamo domani...
B:io ti volevo parlarti anche di questo sta matti.. ieri...
F:eh purtroppo mi ha m'ha coptato lui
B:ah...
F:diciamo ...(inc.)... e che dobbiamo fare?
B:Ci sentiamo domani...
F:O.K. bacioni...
B:ciao ciao ciao...
F:a domani.
FINE TRASCRIZIONE

Dalle conversazioni intercettate emerge un’attenzione particolare della dr.ssa


FASANO e del dr. BONOMI per le vicende relative al dr. WOODCOCK (rapporti
con la giornalista Federica SCIARELLI) ed al dr. MONTEMURRO con riferimento
all’uso di un’autovettura della Polizia di Stato, per il quale lo stesso BONOMI chiede
alla FASANO di informarsi, in modo che lo stesso poi “...(inc.)... faccio una
segnalazione al Prefetto, poi ...(inc.)...”.
In questi interessamenti si inserisce la conversazione nel corso della quale i due
interlocutori, FASANO e BONOMI, fanno riferimento alla nomina del dr. GRIPPO,
quale Procuratore di Potenza, e ad un non meglio indicato “discorso successivo che
rimane impregiudicato e per il quale bisogna darsi da fare”. Conversazione che fa
trapelare un accordo al fine di perseguire nomine presso la Procura della Repubblica
di Potenza, proprio per il posto di Procuratore della Repubblica in modo che il
sodalizio possa avere il controllo dei vertici degli uffici requirenti di Potenza.

Inoltre, dalla conversazione di seguito indicata emerge un persistente interesse del


dr. BONOMI e della dr.ssa FASANO per il dr. WOODCOOCK, ed in particolare
per delle foto che dovrebbero essere pubblicarte sul giornale “Chi”. A tal proposito
si segnala che nello stesso periodo la FASANO è impegnata in delicate indagini

127
delegate da quest’ultimo (con riguardo in particolare ad ambienti della
massoneria).
Emergono anche le finalità delle condotte poste in essere dalla FASANO e dal
BONOMI laddove discutono di un discorso finale che rimarrebbe impregiudicato,
facendo riferimento alla nomina di GRIPPO quale momentaneo Procuratore della
Repubblica a Potenza, ed in particolare all’aspirazione del dr. BONOMI di ricoprire
tale incarico (come si riscontra da quanto emerso da atto rinvenuto sul PC di
TUFANO, il quale emette parere favorevole con riguardo alla domanda di
Procuratore della Repubblica di Potenza formulata dal sodale BONOMI, facendo
riferimento il TUFANO all’indipendenza del BONOMI, che stride non poco se sol si
pensi alla sua partecipazione, a fianco del BUBBICO, al congresso del partito dei
democratici di sinistra, IN DATA 10.6.2006, ove si doveva eleggere il segretario
(progetto di “conquista” anche dei vertici della Procura della Repubblica di Potenza
che non si realizza solo in quanto in pieno svolgimento le complesse indagini
preliminari della Procura della Repubblica di Catanzaro):

DATA E ORA : 30/05/2007 10:03:32


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LEGENDA
Fasano: FASANO
Bonomi: (BONOMI)

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
FASANO:pronto!
BONOMI: lavoriamo, lavoriamo!
FASANO:Consigliere... no, oggi no! Oggi riposo.
BONOMI:ti ho disturbata a casa?
FASANO: eh sì ma ...(inc.)... niente di chè, sto col bambino! Tutto a posto? Che
novità ci sono?
BONOMI: sì, io sono in ufficio.Niente....Ho visto un articolo su...sul "Il Giornale".
FASANO: anche oggi?
BONOMI: che pubb, che pubb, che pubblica in prima pagina, una fotogtafia del tuo
capo... Sostituto Woodcock...
FASANO:Si...
BONOMI:dietro la SCIARELLI...
FASANO:Veramente?
BONOMI:Uh... uh...
FASANO:Ah...
BONOMI:e poi, dice che sono state pubblicate all'interno, altre quattro fotografie
eh...
FASANO:eh...

128
BONOMI:sono state, saranno pubblicate domani su "CHI"...
FASANO:ah... perchè queste so quelle che diceva ieri CORONA, che è stato messo
ai domiciliari (breve risata) che carini...
BONOMI:niente, hai capito? Ci stà un tutto un articolo sul giornale...
FASANO:ah...
BONOMI:che io c'ho...
FASANO:eh... però...
BONOMI:e domani dovrebbe uscire "CHI"...
FASANO:ho capito... e sul giornale fanno riferimento ...(inc.)...
BONOMI:che si sò quattro fo... quattro fotografie si, si...
FASANO:ah...
BONOMI:perchè, secondo il giornale, sono state scattate a Potenza...
FASANO:ah...
BONOMI:ma mi sembra strano, perchè, ehm... in alcune ci stava il soggetto che
c'ha la barba...
FASANO:ah...
BONOMI:e ultimamente non ce l'ha...
FASANO:va bè, infatti... sono quelle di quest'estate...
BONOMI:penso di quest'estate siano...
FASANO:uh, uh, uh... ah che carini...
BONOMI:perchè (breve risata)
FASANO:ah...
BONOMI: tubano, tubano...
FASANO:eh... il fatto è che, se questo dimostrasse... quanto...
BONOMI:beh... certo(fonetico)...
FASANO:in questo tubare escono poi, questi, certi programmi diffamanti...
BONOMI:le notizie... certo, certo... ma penso che...
FASANO:e questa la storia...
BONOMI:che, TUFANO scriverà qualcosa...
FASANO:ah... perchè voglio dire... il primo (fonetico)...
BONOMI:aspettiamo che esce anche domani questa cosa...
FASANO:l'ultimo "CHI l'HA VISTO?" è stato veramente delirante...
BONOMI:schifoso... si, si, si...
FASANO:siamo proprio all'assurdo e, certe cose, quella non è che le sa così
insomma...
BONOMI:ah no...
FASANO: eh...
BONOMI:senti, che fai Oggi?
FASANO:Oggi...
BONOMI:Stai un pò in casa?
FASANO:No, dato che Salvatore non c'è, perchè giustamente lui è a Roma, perchè
oggi è giornata lavorativa, credo che vado a trovare a ...(inc.)... mio fratello co... con
mia mamma...
BONOMI: O.K., ti volevo dire, abbiamo saputo da Roma che, il provvedimento
di GRIPPO, va in applicazione (fonetico), non lo annullano più...
FASANO:ah...
BONOMI: hanno capito e quindi, hanno chiamato ieri pomeriggio...
FASANO:ah...

129
BONOMI:per cui, io già l'ho detto ad altre persone, per cui, praticamente,
sull'immediato, rimane Grippo,
FASANO:si...
BONOMI: cioè, ci hanno dato comunque ragione...
FASANO: però...
BONOMI: resta impregiudicato il discorso finale...
FASANO:eh, appunto...
BONOMI: e che, sul quale bisogna impegnarsi...
FASANO: e s... bisogna fare pure... cioè mettere presto (fonetico) per fare prima
insomma...
BONOMI:esatto...
FASANO:non aspettare un anno eh...
BONOMI:no, no, no...
FASANO:eh...
BONOMI:me l'hanno promesso che faranno presto, per cui, bisogna darsi da
fare...
FASANO:...(inc.)...
BONOMI:tu domani sei in servizio?
FASANO:Io si! Si, si...
BONOMI:se mi vieni a trovare ti offro il caffè...
FASANO:...(inc.)... (breve risata)
BONOMI:va bene?
FASANO:ci vediamo domani...
BONOMI:ciao, buona giornata...
FASANO:buona giornata... a presto.
FINE TRASCRIZIONE.

Con riferimento al dr. BONOMI si evidenzia, altresì, quanto segue, con riguardo ad i suoi
rapporti con i vertici dell’allora partito dei democratici di sinistra (attuale PD), ed in
particolare con Filippo BUBBICO (nella specie dopo il rinvio a giudizio di quest’ultimo a
seguito dell’imputazione coatta disposta dal GIP dr. Alberto IANNUZZI):
Riferisce quest’ultimo:
A margine di t ale vicenda (imputazion e coa tta vicenda PAN IO da pa rte di
IANNU ZZI del 25 maggio del 2006 e richiesta di rinvio a giudizio del
5.6.2006 a firma del dr. GALANTE) si regist rava un epi sodi o piuttost o
inquietant e, che ved eva com e p rotag onist a il sostituto della Procu ra Gen eral e di
Potenza dr. Gaetan o Bonomi, il quale, a distanza di qual che gi orn o dalla richi esta
di rinvi o a giudi zio (giugno 2006), form ulata an ch e n ei conf ronti del sen. Filipp o
BUBBICO, attualmente sottoseg retari o alle Infrast rutture e all’ epoca dei fatt i
presid ente della Giunta Regional e, v eniva ripreso dal local e TG3 a fianco del sen.
BUBBICO durant e il congresso dei DS, i n cui occorreva nominare il coordin atore
regi onal e.
Il comportament o del dr. Bonomi appari va a dir poco inopportuno e tal e da gettare
discredito su l prestigi o dell’ordine giudi ziari o, poiché si verifi cava nel corso d i
una manif estazion e squisitament e politica, esp rim endo un atteggi amento di
“coll aterali smo” n ei conf ronti di un influ ente u omo politico, imputato n ell’ ambit o
di un procediment o parti colarm ente del icato e di grande risonanza pubbli ca.
Anche qui, m alg rado l’ epi sodi o sia stat o ri portato in un arti colo, apparso su
un’important e rivi sta nazion ale (Mi cromega), non risulta ch e sia stata mai

130
intrap resa da parte del dr. TUFANO alcuna iniziati va n ei conf ronti del dr.
Bonomi, peralt ro n on estraneo ad alt re inizi ative dirette a del egittimare l o
scriv ente.

Effettivamente dopo pochi giorni dal provvedimento che imponeva l’imputazione coatta e
dalla richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Potenza a carico di
BUBBICO Filippo + altri, nell’ambito del procedimento penale 4271/01, mod.21, il dr.
BONOMI, ripreso dal TG3, appariva in platea al congresso straordinario di Potenza dei DS
(primo partito regionale) del 10.6.2006, in prima fila, al fianco del Sottosegretario di Stato
allo sviluppo economico BUBBICO Filippo, già Presidente della Regione Basilicata, per
l’elezione del nuovo segretario regionale (all’assise avrebbero partecipato circa 400
delegati) poi eletto in Giuseppe LACORAZZA.

Con riferimento sempre al dr. BONOMI si evidenzia la condotta avuta dallo stesso –
sempre nell’ambito del suo ruolo svolto all’interno del sodalizio criminoso – con riguardo
alle richiesta di ricusazione contro il dr. IANNUZZI presentate dall’Avv. Pier Vito BARDI
(avvinto da solidi legami con lo stesso BONOMI e con il dr. TUFANO).
Riferisce IANNUZZI:
Il dr. Bonomi, infatti, quale magistrat o della Procu ra Gen eral e, in due distint e
occasi oni h a espresso parere f avorevol e in relazione all e i stan ze di ricu sazion e d el
sottoscritto giudice, una dell e quali proposta dal l’avv. Pier Vit o Bardi (il
medesim o che partecipò all’incontro con i coniugi GENOVESE- CANNI ZZARO
dopo il “pentim ento” di Gennaro Cappi ello) e l’alt ra dal Sindaco di Campi on e
d’Italia, Robert o Salmoi raghi.
Al ri guardo, colpi sce la motivazion e espressa a sostegn o del parere, laddove si
consideri che l e i stan ze sono stat e riten ute dall a Corte di Appello pal esem ent e
inammissibili.In particol are, desta perpl essità il parere f avorevol e all’accogliment o
dell’i stanza p resentata dall’avv. Bardi, particolarment e vicino ag li am bienti d ell a
Procu ra Gen eral e, poi ché impli cava il riconoscim ento in capo all’imputat o-
indagato della possibilità di scegli ersi il giudice, dal mom ento che faceva scatu rir e
l’incomp atibilità del giudi ce nell a trattazione del procedim ento dalla proposizi on e
da parte dell’ind agato d i un atto di citazi one civile n ei conf ronti d el giudi ce stesso
(v. all. 10 alla relazion e del dott. Iannuzzi). Né è un caso che lo stesso avv. Bardi ,
a cari co d el qu ale p endono procedim enti penali per gravi ipotesi delittuose, abbi a
presentato, n el corso del procedim ento in cui fu proposta l’istan za di ricu sazion e,
un esposto, d epositandol o negl i uffici della Procu ra General e, come se
l’interl ocutore istituzional e fosse il P.G. e non il Presidente del Tribunal e o dell a
Cort e di Appello.
Ancor più capzioso era il secondo parere, mirante a stigmati zzare le dichiarazi on i
rese all a stampa dall o scrivente a segui to dell’ arresto di Vittori o Emanu ele di
Savoia, di chiarazioni che avevano qu ale u nico scopo qu ello di di fendere l a solidit à
dell’impi anto accusatori o, pu r senza m ai entrare n el merito del procedim ento,
nonch é di respingere gli attacchi den igratori che piovevano da più parti ,
nell’esercizi o di un di ritto riconosciuto al magi strato dal la Costituzion e e dall e
circolari d el C.S.M. (v. rel azion e di cui all’all. 4 al la relazion e del dott.
Iannuzzi).
La Cort e di Appello eviden ziò l a m anif esta infondatezza del la di chi arazion e di
ricu sazion e, ril evan do, tra l’ altro, che “…il GIP dott. Iannuzzi si è li mitato ad
una g enerica illu strazi one di un’ attività d’indagin e, culminata nel l’adozion e di

131
un provvedimento restrittivo già emesso. Si è trattato, insomma, di
un’informazion e diretta tramit e gli organi di stampa alla pubblica opinion e, per
forni re el em enti di conoscen za relativi ad un’indagine ch e…pare abbi a avut o vast a
risonanza e dif fusi one. E’ quindi da esclu dere, n ella mani era più tassativa, che i l
giudice Iannuzzi abbia anti cipat o il proprio convincim ento sulle successive f asi e
sugli sviluppi p rocessu ali dell’indagine prel iminare a carico di S almoi rag hi…In
definitiva è da esclu dere che il dott. Ian nuzzi abbia inteso, sia pure in mani era
implicita, antici pare il p roprio giu dizio in merito ad una eventual e ist anza d e
libertate del Salmoi rag hi all’esito delle prospettazi oni difen siv e”.
Anche qui l’evi dent e infon datezza delle t esi sostenute dal dr. Bon omi e la su ddett a
circostanza appai ono indi cative dell’ assunzione di un atteggiam ento ostil e nei
conf ronti dell o scrivente, peralt ro in una fase del procedim ento particolarment e
delicata, laddove l’ accoglim ento dell a richiest a di ri cusazion e avrebbe comportat o
la del egittimazi one d ello scrivent e.

Con riferimento ai rapporti tra CHIECO, LABRIOLA e lo stesso BUCCICO si evidenzia


che l’Avv. LABRIOLA, nella prima serata del 20.3.2007 telefona al Procuratore Capo dr.
CHIECO, dopo il dissequestro della Marinagri avvenuto nel pomeriggio da parte del
Tribunale del Riesame di Catanzaro.

Si evidenzia che dall’esame dei tabulati telefonici sono emersi significativi contatti tra i
vari sodali – soprattutto in periodi topici in cui si realizza il programma criminoso – ad
ulteriore evidenza del consolidamento del vincolo associativo.

Anche dal materiale sequestrato al dr. TUFANO a seguito delle perquisizioni del 7.6.2007
sono emersi rapporti assai stretti con numerosi componenti del Consiglio Superiore della
Magistratura e del Ministero della Giustizia, nonché i legami del Procuratore Generale con
gli altri sodali.
A mero titolo esemplificativo si riporta quanto si seguito indicato.
File estratto riconducibile al discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2007, cui
avrebbero partecipato tali BRESCIA del Ministero e CARELLI Palombi del C.S.M.,
quest’ultimo carissimo amico dello stesso P.G.

Sig. Presidente, una breve piccola premessa. Lei ha detto poc’anzi che l’inaugurazione
dell’anno giudiziario è una cerimonia che si risolve in una cerimonia noiosa e anche l’on.
Belisario ha parlato di qualcosa come di stanco rituale. Mi consenta di dire... io non sono
d’accordo assolutamente con voi e le spiegherò cosa penso io di una cerimonia come questa.
Una cerimonia come questa, sig. Presidente, è come uno strumento musicale. Pensi a una
chitarra. Tutta la musica è dentro lo strumento. Dipende da chi lo suona lo strumento
musicale. Perchè possono uscire fuori note stonate e può uscire la musica di Segovia.
Fatta questa piccola premessa, vado avanti. Vado avanti dando innanzi tutto il benvenuto ai
colleghi Brescia del Ministero e Carrelli Palombi, che poi è un mio carissimo amico,
del C.S.M.
E poi dicendo un’altra cosa, sig. Presidente. Mi assumo la responsabilità di esprimere
pubblicamente (e voglio che essi lo sappiano) la mia solidarietà con gli avvocati di Matera. Io
sono d’accordo con loro e, se fossi stato un avvocato, stamattina non sarei stato qui perchè
tutti devono sapere (e il Ministero innanzi tutto) che la sezione distaccata di Pisticci è una
vergogna nazionale.

132
Una cosa della quale ho sempre parlato e scritto ogni volta che la relazione toccava a me, ma
non se ne è fatto proprio niente e giustamente il presidente di quel tribunale ha tutte le
ragioni per metterla in luce continuamente.
Mi dispiace se nel frattempo ho perso qualche pezzo per strada. Ho visto che S.E. il Vescovo
è andato via, il presidente Vito De Filippo è andato via perchè la cerimonia ovviamente
prende il suo tempo.
……………………………………..omissis…………………………………………………

Di seguito si riporta quanto riportato in un floppy disk sequestrato presso l’abitazione di


Napoli del dr. TUFANO, denominato “Mastella.doc” ed inerente una lettera inviata al
Ministro della Giustizia, Clemente MASTELLA, da parte dello stesso TUFANO.

Procura Generale della Repubblica di Potenza

Illustre Ministro,
io non so se Brescia ti ha adeguatamente riferito sul mio intervento alla inaugurazione
dell’anno giudiziario a Potenza. Nel dubbio, ritengo opportuno farlo qui brevemente per
ragioni che non ti sfuggiranno e con una premessa.
Ti do il tu perché, a Napoli, alla cerimonia della G. di F., così mi dicesti di fare e ne sono
onoratissimo.

La premessa.
Sono sempre stato molto attento (e qui, a Potenza sono “stimolato” ad esserlo ancora di più)
al rispetto delle regole (da parte di tutti, magistrati in primo luogo), al rispetto della libertà
dei cittadini, al rispetto della privacy dei cittadini, al rispetto dei principi di terzietà del
giudice e di parità delle parti e a un ragionevole rapporto tra risorse impiegate, scopo
perseguito e risultato raggiunto, cioè, a un ragionevole rapporto costi-benefici, cosa spendo
e cosa prendo, per intenderci, e, con questi intenti, faccio il mio lavoro di P.G. ormai di
lungo corso senza mai girarmi dall’altra parte fingendo di non sapere, di non capire, di non
vedere.
E così, nell’intervento dell’anno scorso, in materia di libertà, informai che il tribunale del
riesame aveva accolto oltre il 70% dei ricorsi contro le misure di custodia cautelare e che la
corte di appello di Potenza aveva liquidato, nel solo anno solare 2004, oltre 1 miliardo e 300
milioni di vecchie lire per ingiusta detenzione.
Stigmatizzai, in quella occasione, la prassi del copia-incolla di mastodontici blocchi di
trascrizioni delle intercettazioni telefoniche e ambientali interamente trasfuse in richieste e
ordinanze, fornii i dati sui costi delle intercettazioni e precisai che le intercettazioni sono un
prezioso strumento di indagine che va usato solo quando già esistono gravi indizi di gravi
reati e quando esso è assolutamente indispensabile per la prosecuzione dell’indagine e non
può trasformarsi, da mezzo di ricerca della prova, in mezzo di ricerca della notizia criminis,
in strumento, dissi, di pesca fortunata.
Finita la premessa, ti trascrivo quel che ho detto quest’anno.

“Un saluto speciale voglio che giunga da qui, dalla Basilicata, al sig. ministro Clemente
Mastella.
E questo per due motivi.
Innanzi tutto per ricambiare il saluto che egli ci inviò a maggio, appena insediato, un
saluto un po’ speciale.

133
Un saluto un po’ speciale perché, nel salutarci, il ministro Mastella ci fece una
raccomandazione e disse: quando, ai provvedimenti in fase predibattimentale (per esempio,
una richiesta di custodia cautelare in carcere e una relativa ordinanza), occorre allegare
elementi probatori o indiziari, raccomando di filtrare preventivamente tutte quelle
intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza nel procedimento in corso.
Questo servirà ad evitare la pubblicazione di notizie che riportino interi brani di
conversazioni relativi a persone non interessate dal procedimento o ad aspetti del tutto
estranei al procedimento.
E, in una coeva intervista a “la Repubblica”, sempre a maggio, il ministro Mastella fu
ancora più esplicito: bisogna “evitare che venga sbattuto sui giornali chi viene coinvolto
casualmente in una intercettazione telefonica senza che ciò abbia rilevanza penale”.
Le intercettazioni non possono essere trasformate in materiale per la stampa su persone e
vicende private estranee all’indagine.
Serve rispetto per chi si trova a telefonare per caso a un indagato che è sotto intercettazione.
E dunque è più che condivisibile il disegno di legge Mastella nella parte in cui limita la
pubblicazione delle intercettazioni prima della chiusura delle indagini preliminari e
soprattutto nella parte in cui vieta la pubblicazione delle intercettazioni che sono irrilevanti
ai fini della decisione penale e che servono solo a fare gossip sui giornali.
Perciò grazie della raccomandazione, sig. ministro.
La condivido.
Così come condivido la sua iniziativa sul piano normativo, il suo ddl, e così come condivido
la sua notoria sensibilità su alcuni altri aspetti delle intercettazioni, come la durata delle
intercettazioni e i costi delle intercettazioni, argomenti ai quali si mostrò interessato
anche il P.G. presso la corte suprema di cassazione.
Qui da noi le intercettazioni sono aumentate.
Sono aumentate e con esse è aumentata la spesa.
Di quasi il 50% (46,8%) rispetto alla media dei due anni precedenti, che già era degna di
attenzione e di riflessione.
Riferisco dati obiettivi senza esprimere alcun giudizio, sia ben chiaro. Li riferisco
perché si tratta di dati indubbiamente interessanti.
Nell’anno in esame il costo delle intercettazioni, nel nostro distretto, è stato questo: procure
di Melfi e Lagonegro, poco più di 18.000 euro ciascuna; procura di Matera circa 175.000;
procura di Potenza 2.728.362 cioè circa 5 miliardi e 300 milioni di vecchie lire, per una
durata totale, in un anno, di 19.213 giornate equivalenti a più di 52 anni. Una media di
7.475 euro al giorno pari a 14.473.361di vecchie lire al giorno.
L’anno scorso fornii un dato biennale ed erano oltre 77 anni in 2 anni. Ora sono più di 52
anni in un solo anno.
Praticamente la procura di Potenza, in tre anni, ha fatto intercettazioni per una durata
totale di oltre 129 anni e per un costo complessivo di euro 6.388.315 pari a 12.369.502.685
di vecchie lire. Media triennale = 5.830 euro al giorno.
A questi costi bisogna aggiungere i costi delle squadre di personale che tocca utilizzare, i
costi delle trascrizioni e i costi delle perizie trascrittive, quando occorrono.
Ma c’è un altro motivo che mi induce a questo saluto un po’ speciale al sig. ministro

Mastella.

Ed è il mio compiacimento per avere egli sinora praticato con saggezza politica e con
risultati concreti la linea del confronto per giungere a soluzioni il più possibile condivise e

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superare finalmente, nei limiti del possibile, quel clima di aspra contrapposizione politico-
istituzionale che gravava da tempo sui temi della giustizia e in particolare sui temi di
ordinamento giudiziario.
Ripeto, nei limiti del possibile, nei limiti di una inevitabile realpolitik dettata dalle
comprensibili difficoltà imposte dai numeri di un delicato equilibrio postelettorale.
In questo contesto già difficile di per sé, e certamente non agevolato da una certa
eterogeneità nel mosaico dell’attuale maggioranza, egli è riuscito a concludere, a ottobre,
quella complessa operazione bipartisan che ha definitivamente sistemato due dei punti più
controversi della riforma Castelli dell’ordinamento giudiziario, quello della responsabilità
disciplinare dei magistrati e quello della riorganizzazione dell’ufficio del P.M.
Ed è su questo, sulla nuova organizzazione delle procure, che mi soffermerò brevemente
per dire che sono convinto della bontà di questa intesa tra maggioranza e opposizione, una
intesa che chiama i procuratori della Repubblica a una maggiore responsabilizzazione in
ordine alle indagini condotte dai loro sostituti e soprattutto che chiama i procuratori a una
loro massima responsabilizzazione in materia di misure cautelari e di rapporti con gli organi
di informazione e cioè in materia di libertà e di privacy delle persone.
Adesso è giustamente necessario l’assenso scritto del procuratore per una richiesta di
custodia cautelare in carcere o di arresti domiciliari o anche di altre misure minori.
Adesso è il procuratore della Repubblica e solo lui (o un suo apposito delegato) che mantiene
i rapporti con gli organi di informazione.
Adesso ogni informazione riguardante le attività della procura va riferita in modo
impersonale all’ufficio senza riferimento nominativo ai magistrati, adesso ai sostituti è fatto
divieto di rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi di informazione circa l’attività
giudiziaria dell’ufficio.
Purtroppo sappiamo bene che questo non basterà ad arginare le tecniche diaboliche che
vengono praticate per dare sottomano alla stampa succulenti bocconcini.
Con questa riforma condivisa si vuole che il procuratore della Repubblica abbia
costantemente il polso del suo ufficio; con questa riforma condivisa si vuole che il
procuratore della Repubblica sia obbligato a fare maggiore attenzione alle indagini assegnate
ai sostituti, certamente non a tutte le indagini ma ad alcune indagini si; con questa riforma
condivisa si vuole che il procuratore della Repubblica sappia sempre che cosa stanno facendo
o che cosa intendono fare i sostituti che conducono le indagini, almeno le indagini più
importanti, con questa riforma condivisa si vuole che il capo di un ufficio inquirente non
possa più mostrarsi poco informato su certe cose.
Tutto questo è una garanzia per la gente.
Un procuratore realmente informato e concretamente responsabile in prima persona
dell’operato del suo ufficio è una garanzia per i cittadini che così si sentono più sicuri.
Con questa riforma condivisa viene richiesta --per legge-- ai procuratori della Repubblica
una attenzione che serve anche a tenere sotto controllo il rapporto fra i costi e i risultati
dell’attività, un controllo che serva a razionalizzare la spesa giudiziaria, un controllo che
consenta di capire in tempo quando la spesa va fermata perché si sta traducendo in un
inutile accanimento investigativo o in una eventuale ritenzione di competenza territoriale
che corre il pericolo di essere smentita, cose che non solo costano di per sé ma che
successivamente producono altre spese inutili perché innescano il lavoro altrettanto costoso
di altri uffici come il GIP, il Riesame, la Corte di Cassazione ecc.
Questo, del rapporto fra costi e risultati, è un aspetto al quale, detto per inciso, la Procura
generale di Potenza (primo ufficio giudiziario in Italia) ha dedicato uno studio e un incontro

135
a giugno scorso su una sorta di bilancio sociale che ogni ufficio dovrebbe fare quasi fosse
un’azienda.
Adesso c’è la riforma, adesso c’è un art. 4 che spinge a un uso parsimonioso delle risorse con
specifico riguardo alle intercettazioni, alle consulenze e all’impiego della polizia giudiziaria.
Ma soprattutto, con questa riforma condivisa, si vuole che si evitino, nei limiti del possibile,
ingiuste e avventate richieste di misure cautelari che sono il primo atto di impulso verso
ingiuste detenzioni che costano allo Stato fior di milioni.
Con questa riforma condivisa si vuole che si evitino, nei limiti del possibile, fughe di notizie,
interviste a ruota libera e creazione massmediatica di personaggi.
Tutte cose che scrivo, dico e auspico da sempre, come sapete.
Ma mentre gli auspici di un P.G., modesto come me, lasciano il tempo che trovano, adesso le
cose cambiano.
Adesso c’è la legge.
Una legge condivisa da entrambi gli schieramenti grazie alla concretezza
mediatrice del ministro.
Ecco perché voglio che giunga al ministro Mastella questo mio compiaciuto saluto
speciale.”

Illustre Ministro, aula gremita fino all’inverosimile e, alla fine, tutti in piedi ad applaudire
per un minuto intero (prova a vedere quanto è lungo).
Ci sarà un motivo!?

Con affettuosa e profondissima stima

I files di seguito riportati, estratti dai PC in uso al TUFANO, fanno emergere la


conoscenza ed i rapporti dello stesso P.G., all’epoca Avvocato Generale presso la
Corte di Appello di Campobasso, fin dal 1999, con il dr. Giuseppe CHIECO,
all’epoca Procuratore della Repubblica di Larino.

PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA


PRESSO LA CORTE DI APPELLO DI CAMPOBASSO

Oggi 12.3.99 ore 11 nella Procura generale della Repubblica di Campobasso sono presenti:
il dr. Vincenzo Tufano, avvocato generale;
il dr. Bruno Rotili, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Campobasso;
il dr. Silvano Mazzetti, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Isernia;
il dr. Giuseppe Chieco, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Larino.

L’avv. Gen. Tufano, con riferimento al contenuto della bozza di circolare del C.S.M. in tema
di giudice unico di primo grado, bozza non ancora seguita dalla circolare definitiva,
rappresenta la indispensabilità, atteso che, allo stato, è da prevedere che la circolare sarà
sostanzialmente conforme alla bozza, siano rispettati i termini in questa indicati per la
elaborazione, da parte dei capi di ufficio delle unificande procura, delle nuove proposte
organizzative secondo l’iter procedimentale che la bozza stessa ribadisce.
……………..……………………………………….OMISSIS…...…………………………
……………………

Dal file che segue emerge che, nel gennaio del 2000, il dr. TUFANO, Procuratore
Generale presso la Corte di Appello di Campobasso, emetteva parere ampiamente

136
favorevole in ordine alla dichiarazione di idoneità del dott. Giuseppe Chieco,
Procuratore di Larino ai fini delle funzioni direttive superiori.

CORTE DI APPELLO DI CAMPOBASSO


CONSIGLIO GIUDIZIARIO
VERBALE DI ADUNANZA
L’anno 2000 il giorno 13 del mese di gennaio in Campobasso.
Il Consiglio giudiziario presso la Corte di appello di Campobasso, in seguito ad invito del
Presidente, si è riunito nelle persone dei seguenti componenti:

1) dr. Nicola Passarelli, Presidente;


2) dr. Vincenzo Tufano, Procuratore generale;
3)dr.Mario Iapaolo, componente effettivo
4) dr. Luigi Catelli , “ “
5) dott.ssa Clotilde Parise, “ “
6) dr. Vittorio Pilla, “ “
7) dr. Roberto Veneziale,

per esprimere il proprio parere in ordine alla dichiarazione di idoneità del dr


Giuseppe Chieco, procuratore della Repubblica di Larino, ai fini delle funzioni
direttive superiori
IL CONSIGLIO GIUDIZIARIO
visti i precedenti di carriera di detto magistrato emergenti sia dal fascicolo personale che
dalla documentazione allegata alla autorelazione dal medesimo inviata a questo Consiglio;
sulla relazione del componente dr Vincenzo Tufano, rileva e osserva quanto segue:
si premettono i seguenti dati personali:
CHIECO dr. Giuseppe, nato a Bari il 28 ottobre 1946, vincitore del concorso indetto con
DD.MM. 5 marzo e 5 maggio 1969 (88° in graduatoria), nominato uditore giudiziario con
D.M. 28.5.71; magistrato di tribunale con D.P. 29.10.76 con decorrenza 28.5.76;
magistrato di appello con D.P. 6.2.85 con decorrenza 28.5.84; dichiarato, con D.M. 13.4.92,
idoneo ai fini della nomina a magistrato di cassazione con decorrenza 28.5.91, indenne da
precedenti e pendenze
Sintesi delle precedenti valutazioni:
Il dott. Giuseppe Chieco svolse il periodo di tirocinio presso il Tribunale di Bari, adempiendo
altresì agli obblighi di leva.
Già durante il tirocinio il dott. Chieco si segnalò per “notevole impegno”, per “eccezionale
capacità” e “per le sue spiccate doti umane e professionali e la sua accurata e profonda
preparazione giuridica”. Giudizio decisamente positivo in merito fu formulato dal presidente
di quel tribunale , evidenziandosi che il predetto magistrato, colto e dignitoso, si era fatto
positivamente apprezzare, per tali qualità, dai colleghi e dal Foro, giudizio pienamente
confermato nel parere formulato dal consiglio giudiziario di quella sede in occasione del
conferimento delle funzioni giurisdizionali, disposto con D.M. 14.3.74.
Trasferito al tribunale di Lodi, vi assunse servizio in data 30.4.1974, venendo assegnato
all'ufficio istruzione penale ed ivi svolgendo anche funzioni di giudice componente nel
Collegio penale.
Presso detto tribunale il dr. Chieco si distinse per laboriosità, che contribui, in particolare,
significativamente alla riduzione della notevole pendenza dell’ufficio istruzione.

137
Lusinghieri apprezzamenti al riguardo furono espressi dal presidente di quel tribunale, che, ,
in occasione della nomina del dr. Chieco ad aggiunto giudiziario, ne poneva in risalto “le
doti di intelligenza, l’ampia cultura generale, la solida preparazione giuridica, la
ponderatezza e l’esemplare rettitudine”, giudizio integralmente condiviso dal consiglio giu-
diziario presso la corte di appello di Milano che, posto l’accento sulla proficua laboriosità del
predetto magistrato per la detta riduzione di pendenza nonostante la mancanza di personale
ausiliario, poneva in luce che il dr. Chieco si era distinto per scrupolosa puntualità,
riservatezza, fermezza di carattere e per la stima presso colleghi e Foro.
Lo stesso presidente, in occasione della nomina del dr. Chieco a magistrato di tribunale, così
testualmente sì esprimeva: “Nell’ulteriore espletamento delle sue funzioni il dott. Chieco . . .
ha confermato di possedere pronta e vivace intelligenza, ampia cultura generale, solida
preparazione giuridica nei vari rami, spiccate doti di capacità e operosità, pregevole
attitudine al ragionamento e alla critica nella soluzione delle questioni affrontate, visione
esatta dei problemi esaminati, scrupolosa puntualità, lodevole equilibrio, amore per lo studio
e la ricerca giurisprudenziale, facilità espositiva, spirito indagatore, ponderatezza, alto senso
del dovere ed esemplare rettitudine”, soggiungendo: ”nella redazione delle sentenze e
ordinanze, molte delle quali assai complesse, ha esposto con chiarezza, esauriente concisione,
correttezza di forma, proprietà di espressione e adeguatezza alle risultanze processuali i
motivi posti a fondamento delle medesime”.
Tale giudizio ampiamente positivo veniva successivamente ribadito in una nota di elogio
significativa dei profili quantitativi e qualitativi del contributo fornito dal dr. Chieco: la
rilevante operosità sin dall’inizio, in quella sede, dell’esercizio delle funzioni giurisdizionali,
la notevole versatilità dimostrata nei vari campi del diritto, la bontà delle decisioni ,la
esauriente e corretta motivazione delle medesime, la puntualità degli interventi in camera di
consiglio, la lodevole sollecitudine, l'attaccamento al dovere, doti che avevano consentito a
detto magistrato non solo di sanare la pesante situazione dell’ ufficio istruzione ma anche di
partecipare, su sua richiesta, a numerose udienze penali molte delle quali lunghe e laboriose
onde consentire una maggiore definizione dei procedimenti pendenti per il giudizio.
Trasferito, a sua domanda, alla procura della Repubblica presso il tribunale di Bari, il dr.
Chieco vi assunse servizio quale sostituto procuratore in data 21.4.1978, dando ivi conferma
delle sue doti di preparazione e di capacità professionale elevate occupandosi di indagini an-
che di estrema gravità relative a delitti nell'ambito di fenomeni di criminalità organizzata in
genere e in materia di sostanze stupefacenti e psicotrope in particolare (e anche a carico di
persone tratte in arresto in settimane diverse da quella del suo turno di pronto intervento).
Preparazione, capacità professionale, laboriosità e diligenza ottime e non minori che in tale
settore il dr. Chieco dimostrò in quello degli affari civili, curando in via esclusiva le pratiche
di interdizione e delle proposte di annotazione sui registri dello stato civile. Sotto tale profilo
il magistrato in esame si segnalò come punto di riferimento per gli ufficiali di stato civile del
circondario di Bari e per il contributo a corsi e convegni in tema di stato civile e anagrafe.
Al corso di formazione professionale per ufficiali di stato civile e anagrafe tenne due
relazioni, rispettivamente su “ Pluralità di nomi figuranti sull'atto di nascita: indicazione
degli stessi nel rilascio della certificazione “ e su “ Estensibilità delle sentenze di rettifica
agli atti di stato civile consequenziali “; al convegno nazionale per amministratori ed
operatori dei servizi demografici degli enti locali (Catania 24-27 ottobre 1984) tenne una
relazione sul tema “ I riconoscimenti: condizioni, limiti ed applicabilità “; al seminario di
lavoro per gli operatori dei servizi demografici (Modugno 29 gennaio 1983) tenne tre
relazioni su temi di particolare interesse dottrinario e pratico.
Di massima disponibilità il dr. Chieco, nella sede in questione, diede prova consentendo a
numerose e documentate applicazioni alla procura generale della Repubblica ed a quella

138
presso il tribunale per i minori e impegnandosi oltremodo nel coordinamento di un apposito
gruppo per la immediata applicazione del decreto presidenziale di clemenza del 1978 tanto
da essere espressamente elogiato dal procuratore generale.
In data 4.12.91, per l'esperienza e la competenza professionale maturata in relazione ai
procedimenti in materia di sostanze stupefacenti in forma associata, il dr. Chieco fu
chiamato a far parte della direzione distrettuale antimafia appena costituita.
Il medesimo, a riprova della stima e del vivo apprezzamento sino ad allora riscosso, fu poi
nominato dal C. S. M. coordinatore di gruppi di lavoro nell'incontro di studio per gli
uditori giudiziari, che si tenne in Roma dal 7 al 9 febbraio 1992, su “Tematiche penali e
processuali penali”,. fu nominato, con D.M. 30.10.1992, componente effettivo della
Commissione per gli esami di procuratore legale indetti per quell'anno e partecipò, secondo
quanto dichiarato nella autorelazione, quale componente della direzione distrettuale e in
rappresentanza dell’'ufficio, a incontri di coordinamento presso la Direzione Nazionale in
Roma nonchè, il 5.2. 93, al FORUM della Commissione Parlamentare Antimafia, nel corso
del quale riferì sulla criminalità organizzata nel distretto di Bari.
Dal 9.2.93 al 25.10.93 il dr Chieco, a seguito di formale designazione, assolse funzioni di
procuratore aggiunto e di sostituzione del capo dell'ufficio in caso di sua assenza o
impedimento nonchè, dal 26.6 al 26.7.93, anche di preposto, con il parere pienamente
favorevole del procuratore nazionale, alla direzione distrettuale, ove, con motivazione
oltremodo positiva, fu confermato per il biennio 1994-1995 e per quello 1996-1997.
Per le sue eccellenti conoscenze in campo informatico, il dr. Chieco fu preposto dal
procuratore alla realizzazione presso la direzione distrettuale suddetta della banca dati sulla
criminalità organizzata, nell'ambito del progetto nazionale SIDDA-SIDNA. nonchè
all'attuazione del progetto “Re.Ge.”
Delle ottime prove di capacità, preparazione, operosità, diligenza ed equilibrio nella sede
suddetta si dà ampio atto nella relazione 14.6.99 del procuratore della Repubblica di Bari e
nel parere parziale, in data 14.7.99, che il Consiglio giudiziario di Bari ha espresso, a mente
della circolare consiliare 1275/85, ove si pongono in luce l’encomiabile impegno e la
puntualità del dr. Chieco nella trattazione di indagini complesse e delicate, la precisione
nelle requisitorie, la assoluta indipendenza da ogni forma di condizionamento e la estrema
correttezza.
Periodo da valutare:
dal 28.5.91 al 28.5.99 (otto anni dalla decorrenza della idoneità ai fini della nomina a
magistrato di cassazione).
Fonti di conoscenza:
a) precedenti pareri dei Consigli giudiziari di:
Bari in data 1.6.73 e 29.10.73;
Milano in data 28.5.75 e 7.7.76;
Bari in data 29.6.84; 4.10.91; 4.4.96 e 14.7.99.
b) rapporti dei dirigenti degli uffici:
presidente del tribunale di Bari in data 19.5.73; 28.9.73;
presidente del tribunale di Lodi in data 30.4.75; 31.5.76; nota di elogio 1.7.77;
procuratore della Repubblica presso il tribunale di Bari in data 6.6.84; 3.7.91; 14.6.99 e note
di elogio in data 4.9.78; 2.10.78; 27.3.79; 7.6.83.
c) scheda di autorelazione:
inviate dal dr. Chieco a questo Consiglio giudiziario, con allegati, in data 15.11.99 e
28.12.99.
d) provvedimenti segnalati dall’interessato:
inviati in visione e resi, come da richiesta, anche per la loro voluminosità:

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1) richieste di misure cautelari in data 7.7.93 e richiesta di rinvio a giudizio in data 25.11.93
nel proc. pen. n. 2920/91 mod. 21 P.M. Bari a carico di 144 associati in traffico di eroina in
Bari e provincia con collegamenti con la criminalità di Milano;
2) richiesta di misure cautelari in data 27.11.92 e richieste di rinvio a giudizio in data 13.5 e
27.7.93 nel proc. pen. n. 5452/92 mod. 21 P.M. Bari a carico del maggiore clan mafio-
camorristico foggiano per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, omicidi,
estorsioni ecc;
3) richiesta di misure cautelari e di rinvio a giudizio del 13.2.95 nel proc. pen. 6992/93 mod.
21 P.M. Bari (divenuto, per effetto di stralcio, 33/95) relativo a due distinte, ma
parzialmente coincidenti, associazioni per delinquere di tipo mafioso con infiltrazioni nel
tessuto imprenditoriale e nel mondo politico e istituzionale barese;
4) richieste di misure cautelari e di rinvio a giudizio dell’aprile ‘96 nel proc. pen. n. 8700/93
mod. 21 P.M. Bari, dopo indagini di circa 2 anni su associazione, operante tra Bari e
Milano, finalizzata al traffico di stupefacenti;
5) richiesta di misure cautelari in data 5.5.94 nel proc. pen. n. 533/94 mod. 21 P.M. Bari,
indagini di eccezionali vastità e rilevanza, scaturite dalle dichiarazioni del collaboratore
Annacondia Salvatore e che consentirono di fare luce su una efferata associazione mafiosa e
relativi traffici internazionali di stupefacenti, diecine di omicidi e una serie di altri gravi
reati;
6) richiesta di rinvio a giudizio in data 15.7.94 nel proc. pen. 5111/94 mod. 21 P.M. Bari a
carico di una banda specializzata nel controllo, mediante intimidazioni anche dinamitarde,
di attività economiche;
7) richiesta di applicazione di misure cautelari in data 1.3.96 nel proc. pen. n. 43/95 dda
P.M. Bari a conclusione delle indagini sul clan Capriati di Bari.
e) provvedimenti raccolti per campione:
nessuno in Larino, attesa la significatività di quelli di Bari.
f) prospetti di rilevazione statistica:
statistica comparata del lavoro svolto dal 1978 fino a tutto il 1° semestre 1997 alla procura
della Repubblica presso il tribunale di Bari;
statistica comparata del lavoro svolto alla procura della Repubblica presso il tribunale di
Larino dal 2° semestre 1997 al 30.6.99.
g) altre fonti di conoscenza:
incarichi, quale docenteo relatore a corsi e a convegni in tema di stato civile e di anagrafe;
provvedimenti di supplenza e di applicazione ad altri uffici;
designazioni a far parte della DDA di Bari;
nomina (1992) a coordinatore in incontro di studi del CSM per uditori;
nomina (1992) a commissario di esami per procuratore;
designazione ad assolvere di fatto temporaneamente le funzioni di procuratore aggiunto
(1993);
preposizione all’informatica nella procura di Bari per la elaborazione del progetto SIDDA-
SIDNA;
attestati di partecipazione a incontri di studio del CSM.
relazione sulla precaria situazione della procura di Larino ereditata dal dr. Chieco;
con riferimento a tale sede, ordini di servizio per la riorganizzazione di tale ufficio; relazioni
per ottenere ampliamento e copertura effettiva dell’organico del personale; assunzione di
personale temporaneo; redistribuzione del lavoro tra magistrati; dettagliate direttive alla
P.G., tutti allegati della autorelazione e che si è ritenuto di concentrare nella suesposta
elencazione in premessa alla valutazione afferente al periodo che segue.

140
PERIODO TRASCORSO NEL DISTRETTO DELLA CORTE DI APPELLO DI
CAMPOBASSO QUALE PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI LARINO A
FAR DATA DALL’11.6.1997
Analoghi lusinghieri apprezzamenti il dr. Chieco merita per l’attività che va svolgendo, a
far data dal 11.6.97, presso la procura della Repubblica di Larino, che dirige con sicura
competenza organizzativa, cristallina indipendenza, fermezza di carattere non disgiunta da
sapiente umanità e indiscusso prestigio presso colleghi, avvocati, personale dipendente e
pubblica opinione, fornendo, sul piano della operosità, quel notevole apporto che gli ha
consentito, in uno con la collaborazione dei colleghi, di cui ha saputo promuovere massimo
spirito di servizio, di sanare la difficile e precaria situazione ereditata dal suo predecessore
tragicamente scomparso mesi prima in un incidente stradale, un quadro allarmante,
descritto dal procuratore applicato nelle more e costituito dalla pendenza di ben 6.056
procedimenti penali.
Il dr.Chieco, nonostante si sia trovato nella difficile situazione di un ufficio con organico del
personale ridotto e talvolta perfino dimezzato, redistribuiti con appropriati ordini di servizio
gli incarichi e distribuito il lavoro in misura assolutamente paritetica tra sè e i sostituti,
compresa la partecipazione alle udienze, utilizzando temporanee assunzioni di operatori e,
nei compiti di assistenza, anche personale della sezione di P.G.,ha riportato l’ufficio ad
accettabili livelli di efficienza, riducendo la pendenza, al 30.6.99, a 4.084 procedimenti e
dunque del 33%.
Esemplare è stata la direzione e il coordinamento delle attività di polizia giudiziaria del
circondario e notoriamente apprezzata è stata la partecipazione del dr. Chieco a incontri su
temi di diritto processuale e sostanziale penale organizzati dal Comando Provinciale dei
Carabinieri di Campobasso nel settore della P.G.
E’ noto, poi, a componenti di questo Consiglio il personale contributo, sul piano
organizzativo, che il magistrato in esame ha dato e sta dando alla soluzione del problema di
una migliore e più razionale sistemazione dei locali per le nuove e maggiori esigenze imposte
dalla riforma del Giudice unico.
Si ritiene opportuno soggiungere che la partecipazione, negli ultimi quattro anni, del dr.
Chieco a numerosi incontri di studio organizzati dal C. S. M. dimostra sensibilità alle
esigenze di formazione e aggiornamento pari a quella che, per conoscenza diretta di
componenti di questo Consiglio, egli dimostra per problemi generali della Giustizia e di cui
dette prova, come dichiarato nella autorelazione, quale componente, prima, e presidente, poi,
della giunta distrettuale di Bari dell’A.N.M., in tale veste intervenendo alla cerimonia di
inaugurazione degli anni giudiziari 1995 e 1996 in quel distretto.
In conclusione, attese le ottime prove da lui finora fornite di preparazione, capacità,
anche organizzative e di direzione, laboriosità, diligenza, equilibrio e massima
indipendenza, dati tutti da valutare come eccellenti ai fini delle specifiche attitudini,sia con
riferimento al servizio in atto che a quello precedentemente prestato, questo Consiglio
giudiziario esprime, all’unanimità, convinto parere che il dr. Giuseppe Chieco
meriti di essere dichiarato idoneo alle funzioni direttive superiori.

Dal PC sequestrato al TUFANO presso la sua abitazione di Napoli sono emersi


alcuni files inerenti delle domande di partecipazione del figlio Achille a concorsi
banditi presso l’A.O. San Carlo di Potenza, indirizzate al Direttore Generale che
all’epoca risultava essere il dott. CANNIZZARO Michele, marito della dr.ssa
Felicia GENOVESE. I file in questione venivano inviati, verosimilmente, dal dr.
TUFANO, via email, in data 29.10.2005, al figlio. Tanto deriverebbe dal messaggio

141
indicato nell’email: “Caro Raf, copia due volte questa domanda, ciao papi”. Raffaele
sarebbe identificabile nel figlio del dr. TUFANO, la domanda di partecipazione era
però per l’altro figlio dello stesso P.G., Achille.

Dall’esame dei PC in uso al dr. Vincenzo TUFANO si ha ulteriore conferma dei


legami tra il dr. TUFANO ed esponenti di rileivo dell’Avvocatura di Potenza (in
particolare gli Avv. BARDI e LAPENNA).

Dall’esame dei file estratti dai PC del dr. TUFANO emerge una nota denominata
“BERRUTI.DOC” con la quale il dr. TUFANO illustra, verosimilmente al dr.
BERRUTI, consigliere del C.S.M., la situazione della Procura di Potenza. Il giudizio
nei confronti del dr. GALANTE e dei suoi Sostituti, dr. MONTEMURRO e dr.
WOODCOCK è molto severo. Si evidenziano i riferimenti fatti nel prosieguo della
nota al dott. FERRI ed al dott. MENDITTO (entrambi componenti del Consiglio
Superiore della Magistratura), che si sarebbero schierati, ovvero sarebbero in buoni
rapporti con WOODCOCK e IANNUZZI.

Appunto che riassume l’audizione del PG in data 19.3.2007.


Si va a memoria con tutti i relativi limiti.
Lo stile è quello sommario di un appunto scritto in treno.

Il PG ha detto:
La notte sul 24.11.04, con una spettacolare operazione fatta di elicotteri che volteggiavano
sulla città, centinaia di carabinieri, giornalisti e fotografi (pare) già allertati, furono
catturati (richiesta firmata da Galante, Woodcock e Montemurro) 51 persone tra cui
imprenditori e pubblici amministratori con uno spettacolo mediatico immediato e
“allargato” (contemporanea pubblicazione sui giornali e per TV di nomi di altissimo livello
di politici locali e alte cariche regionali, comunali e provinciali ai quali contemporaneamente
era stato notificato un semplice avviso quali indagati). Fu fatto di tutt’erba un fascio
(condito con fotografie di arrestati e semplici avvisati) e il tutto fu accompagnato da
interviste trionfali che era stato scoperto il terzo livello di una mafia definita come quinta in
Italia dopo quella delle note 4 regioni meridionali.
Poi quasi tutto, per farla breve, è finito in quello che i giornali definiscono il grande flop
della procura e cioè con l’archiviazione per 29 catturati (!) e con pari archiviazione per 76
indagati tra cui le massime cariche istituzionali regionali, comunali e provinciali tenute
sulla graticola (melius: in pugno) per 2 anni.
A Potenza si è venuto a determinare, dal 24.11.2004, tempo di questa maxioperazione
denominata Iena 2, seguita da altre analoghe alle quali si farà cenno, per questo tipo
di fatti e per altri di cui si dirà (nell’arco di 2 anni e 5 mesi circa il PG Tufano ha segnalato
tutto in più di 30 relazioni), una situazione insostenibile che si può riassumere in due punti:
paura e sconcerto.
1- paura perché i cittadini di Potenza (ma in particolare i politici, gli imprenditori, gli
amministratori) hanno il terrore della Procura per quello che hanno visto fare dal novembre
2004 (in quello e in altri procedimenti) in materia di libertà e di privacy;
2- sconcerto perché la gente è sconcertata quando legge sui giornali, quasi ogni giorno, che
nella Procura di Potenza c’è una guerra tra singoli magistrati e che questo “lo sanno anche
le pietre”.

142
Tutto questo è avvenuto perché c’è un capo che si è dimostrato a dir poco inadeguato, specie
in relazione al fatto che in quella Procura vi sono due sostituti piuttosto disinvolti in
materia di cultura della giurisdizione, di rispetto delle regole e di rispetto della privacy e
della libertà dei cittadini, due sostituti ai quali piaceva e piace la visibilità: a Montemurro a
livello regionale (decine di interviste e di foto sui giornali locali); a Woodcock a livello
nazionale ed internazionale.
La prima causa della disinvoltura di questi due sostituti, del maturare della guerra in
Procura, dello scontro tra la Procura di Potenza e tutto il ceto forense di Basilicata, dello
scontro tra la Procura e l’Arma dei Carabinieri e di un velleitario scontro con la Procura
generale (un atteggiamento di costante insofferenza alla vigilanza dell’ufficio di procura
generale sovraordinato; tre fronti di scontro con l’esterno e uno all’interno, una cosa
pazzesca che il PG segnala da più di due anni) è la inadeguatezza del Procuratore
Galante sul piano della direzione dell’ufficio, inadeguatezza che si è articolata variamente
sia con la inconcludenza sul piano della direzione e della organizzazione (il PG ha fatto
l’esempio delle prescrizioni) sia con la scarsa (o inesistente) personalità nei confronti di quei
due sostituti e anche di qualche altro, la storia è lunga (si veda quel che si dirà in relazione
ad altri procedimenti, per es. Savoia, tanto per dirne uno) sia infine con la scarsa presenza
fisica (quando c’è – spesso i giorni pari tranne il sabato v. relazione prot 2441 del 26.3.07,
All. 1 – Galante lavora a porta chiusa e alle 13-13,30 va via; abita in campagna a 125 km;
cura molto la caccia e la sua azienda agricola. Meno male che ci veniva poco perché l’auto di
ufficio doveva fare 125 X 4 = 500 km ogni volta).

Tant’è, per fare un esempio tra i più recenti, che, del caso Savoia, Galante non sapeva niente
e tant’è che la stampa è arrivata a denunziare che il sostituto Woodcock si era creato una
sorta di una procura nella procura, una specie di enclave di fedelissimi fatta di vigili
urbani e polizia stradale impenetrabile a tutto il resto della Procura.

Ma andiamo ai fatti.
I fatti significativi di questa miscela composta dalla inadeguatezza di Galante e dalla
“disinvoltura” di questi due sostituti Woodcock e Montemurro (e per quanto riguarda la
vicenda Panio, di cui si parlerà, anche della sostituta Genovese seppure in minor parte) (poi
ovviamente c’è un GIP che decide sulle richieste ma il PG non può nominare il nome di Dio
invano perché IANNUZZI è della giudicante !) sono gli scontri su tre fronti:

1- Lo scontro con gli avvocati di tutta la regione (30 giorni di sciopero alla fine del 2004) e
anche a livello nazionale (Unione delle Camere Penali Italiane), scontro che tuttora
permane;
2- Lo scontro con l’Arma dei Carabinieri a livello regionale, al punto che il Generale
comandante della Regione CC Basilicata presenta un lungo esposto contro la Procura
della Repubblica (fatto assolutamente inusitato, probabilmente unico nel suo genere);
3- La ostentazione di un contrasto con la Procura Generale, rea di fare (nota bene, peraltro,
non motu proprio, ma su denunzie e istanze) il suo dovere di vigilanza su un ufficio
sott’ordinato.

La rottura sui vari fronti comincia con la cosiddetta maxioperazione Iena 2 e in particolare
con l’arresto dell’Avv. Piervito Bardi, presidente della Camera penale di Basilicata, per
concorso esterno in associazione mafiosa, soggetto scarcerato poco dopo per difetto dei gravi
indizi di colpevolezza, anche in relazione ad ipotesi subordinate di favoreggiamento, a
seguito di provvedimento del tribunale del riesame e di conferma della Cassazione.

143
La cattura del Bardi fu fotografata ! Bardi aveva ricevuto la telefonata di un suo cliente (un
delinquente vero): avvocato, qui tutti stanno ricevendo avviso di fine indagine, perché io no?
E Bardi risponde: perché, se è così, probabilmente per te c’è la cattura. Tutto qui.
Questa “cosa” diventa concorso esterno in associazione mafiosa.
In poco tempo, furono scarcerate 43 persone (Bardi compreso, per il quale Riesame e
Cassazione dissero “ma qui non c’è niente”). Solo in uno o due casi per mancanza di
esigenze cautelari; in 17 o 19 casi per mancanza fisica della motivazione sia nella
richiesta del PM che nell’ordinanza del GIP (IANNUZZI) fatta col copia-incolla del cd rom
della richiesta ; in tutti gli altri casi per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.
Tutto questo sollevò e ha continuato a sollevare una forte reazione contro la Procura della
Repubblica e in particolare contro coloro che avevano firmato la richiesta (Galante,
Montemurro e Woodcock), reazione accentuata da alcuni atteggiamenti a dir poco arroganti
di costoro.
Se ne dà qualche esempio.
Essi, nel chiedere l’archiviazione per il deputato Gianfranco Blasi, che all’inizio volevano
addirittura catturare, tant’è che fu chiesta autorizzazione alla Camera, usano la seguente
motivazione: “Malgrado la presenza di elementi accusatori seri, non scalfiti dalla risibile
linea difensiva adottata dall’indagato….”.
E il Montemurro, nel corso di una trionfale intervista resa a un giornale dopo la retata, ebbe
ad affermare: “E non abbiamo chiesto l’arresto anche dell’On. Luongo solo perché
mancano gravi indizi….” La posizione dell’On. Antonio Luongo sarebbe stata
successivamente archiviata.
Nel corso di analoghe interviste il dott. Montemurro ritiene che con Iena 2 sia stata
individuata la “quinta mafia italiana” che (ha l’ardire di dichiarare) procuratori generali e
prefetti avevano sempre negato. Su questo Iena 2 sia lui che Galante hanno gonfiato in sedi
varie…….. poi, come detto, c’è stata una maxiarchiviazione.

Ma i flop, per i quali la Procura della Repubblica si scontra con il dissenso generale, non
sono costituiti solamente da questo.

E questo dipende dalla inadeguatezza del Capo e…..qui si dovrebbe parlare del GIP
….ma il PG non può neppure nominarlo altrimenti Menditto e MD…..
Si ricorda, a mò di esempio, la clamorosa cattura di Pessolano Nicola, uno dei più grossi
industriali lucani, scarcerato dopo poco per la quasi totale inconsistenza delle accuse; gli
arresti domiciliari del generale Orlando, altissimo ufficiale dei Carabinieri e attuale vicecapo
del SISDE, procedimento inviato a Roma per competenza e ivi archiviato; l’archiviazione a
Como del procedimento Savoia ivi inviato; l’archiviazione a Roma del procedimento a carico
di Salvatore Sottile per la concussione sessuale in danno della Gregoraci(le intercettazioni
che lo riguardano finiscono un anno prima; Woodcock non iscrive e non stralcia per
mandare a Roma; mantiene la cosa nel calderone Savoia e poi fa catturare l’incensurato e
subito dopo trasmettere le carte a Roma che archivia); l’archiviazione sempre a Roma del
procedimento a carico dei fratelli Gargani Angelo e Giuseppe ecc.

E poi ci sono i poveracci che non hanno niente a che fare con le indagini e che finiscono sui
giornali col trucco (reputazioni distrutte, famiglie lacerate): il PM mette le intercettazioni
(inutili) nella richiesta di misura cautelare, il GIP Iannuzzi fa il copia-incolla col cd-rom del
PM, il nome dell’estraneo finisce nell’ordinanza, l’ordinanza va sul giornale e il gioco è
fatto.

144
Esempi: Maroni, Sircana, la moglie di Fini, D’Alema, Vespa, la presentatrice TV Saluzzi,
perfino la DNA, tant’è che il PNA Grasso se ne lamenta, e tanti altri famosissimi VIP.
Personaggi che non c’entrano niente con le indagini, però fanno notizia. Ce li metto e sarò
famoso. Si tratta di malati di protagonismo. Woodcock fa venire da tutta l’Italia modelle,
calciatori, attori per chiedere loro: questa foto è tua? Hanno tentato di estorcerti denaro?
Signornò. OK puoi andare. Intanto davanti al Palazzo di giustizia ci sono centinaia di
fotografi, telecamere, giornalisti, camion specializzati della RAI, di SKY, Mediaset e di TV
varie. Lui avrebbe potuto fare semplicissime rogatorie (come si faceva una volta!) a
semplici stazioni dei CC. Invece fa così perché dopo scende lui e i massmedia di cui sopra ne
fanno il divo che sappiamo. A questo siamo ridotti a Potenza. E intanto i procedimenti
per gente sconosciuta si ammucchiano. Sono cose che il PG ha ripetutamente illustrato.

Chi fa così è un pericolo pubblico.


E così, per esempio, Woodcock nel 2002 chiese l’autorizzazione al parlamento per la cattura
di due deputati, Angelo Sanza e Antonio Luongo. Se fosse dipeso da lui, questi due signori
dovevano finire in galera. Ma la cosa è finita in una bolla di sapone.
Nel 2003 indagò sul gen.(a 5 stelle) Bellini, comandante generale dell’Arma dei Carabinieri,
Sergio D’Antoni, Franco Marini, ora presidente del Senato, Flavio Briatore, Tony Renis,
Anna La Rosa, direttrice dei servizi parlamentari della RAI, On. Gasparri e chiese la
cattura di Tony Renis e gli arresti domiciliari di Anna La Rosa, Mauro Ferri, Vincenzo
Baldassarre….
Il GIP Romaniello disse di no e mandò tutto a Roma per incompetenza territoriale.
Non consta che qualcuno sia stato catturato né processato !

Galante non sa e non vede niente, in tre anni ha fatto fare 129 anni di intercettazioni
telefoniche per quasi 13 miliardi di lire, sicché sono stati intercettati perfino i Carabinieri
(capo di stato maggiore e comandante provinciale), un sostituto procuratore generale (senza
alcuna iscrizione a REGE !) e perfino il sostituto Montemurro (Woodcock, a furia di
intercettare tutto e tutti, ha intercettato persino il compagno) mentre faceva una
raccomandazione di un suo protetto al comandante provinciale dei vigili del fuoco
intercettato da Woodcock e poi catturato.
Woodcock ha intercettato i colloqui tra gli indagati e i loro difensori (Galante sempre ignaro)
col trucco di sospendere l’interrogatorio e farli accomodare in una stanza predisposta con le
“cimici”, per il che tale sostituto è sottoposto a procedimento disciplinare.
Tutti questi episodi fecero esplodere gli avvocati, tant’è che, alla inaugurazione dell’anno
giudiziario 2005, il rappresentante del CNF apostrofò in maniera durissima la Procura di
Potenza. Per questo fatto e per l’uso disinvolto e spregiudicato delle richieste di misure
cautelari (vero è che decide il GIP ….e questo è un aspetto che coinvolge il
giudicante, per cui il PG si astiene dal fare considerazioni su di lui se no MD si
incazza col PG ……ma non si incazza con il presidente della corte che non sente,
non vede….e non fa niente).
La verità è che c’è un grande clima di protesta, perché la libertà di innocenti a Potenza è a
rischio, tant’è che il riesame ha accolto anche il 60-70% dei ricorsi; nel 2005 il 70% ! E la
Corte di Appello è arrivata a liquidare quasi un miliardo e mezzo di lire per ingiusta
detenzione in un anno nonostante la sua notoria “avarizia” in materia.
Questo modus operandi di Galante, Montemurro e Woodcock ha provocato una reazione
vibrata della comunità socio-economica e politica, ha provocato il famoso libro bianco degli
avvocati, ha provocato trenta giorni di sciopero di tutti gli avvocati della regione e la
protesta delle Camere penali italiane.

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A tutto questo e in particolare al libro bianco Galante reagì con una nota violenta, piena di
espressioni sprezzanti, incontinenti e gratuitamente offensive (per questo fatto pende
procedimento disciplinare) e la mandò a tutta l’Italia e perfino all’Ansa e fu così che lui,
Montemurro e Woodcock ruppero con tutti gli avvocati e lo scontro permane tuttora, perché
la classe forense lucana aspetta decisioni da Roma da oltre due anni, lo ribadisce in ogni
occasione e lo ha fatto anche da ultimo con il documento del 12.3.07.

E questo è lo scontro con gli avvocati.


Poi c’è lo scontro (chiamiamolo così) con la Procura Generale.
E’ una linea velleitaria di scontro. Non sopportano che il PG mandi a Roma le sue relazioni.
Ma se gli avvocati gli fanno il libro bianco, se il CC li denunziano, se i difensori e i cittadini
presentano esposti contro di loro, se, nel caso Savoia, vengo sollecitato da richieste di
Rognoni, dell’Ispettorato e del Comitato di presidenza del CSM, che cosa avrei dovuto fare?
Insabbiare?

La sindrome del complotto è cominciata a gennaio 2005, dopo la cerimonia di inaugurazione


dell’anno giudiziario.
A Galante non piacque la mia relazione, fece un piccolo intervento fuori programma e poi,
rivolto alla moglie, disse: “Andiamo via da questo spettacolo indegno” (quello che dissi è
registrato ed è anche fra le carte della Prima Commissione, quindi si può in ogni momento
controllare cosa dissi).
Da allora Galante non ha perso occasione per opporre ostacoli e resistenze e alla Prima
Commissione sono stati documentati numerosi esempi. E’ giunto a rifiutare informazioni
richieste da un mio sostituto investito da una richiesta di avocazione e che si è visto costretto
a denunziarlo alla Procura di Catanzaro.

Poi c’è un fatto molto grave, che ha a che vedere con la c.d. guerra in Procura tra
Montemurro e la Genovese, fatto che è consistito nel ritardare, da parte del Montemurro e
del Galante, codelegati, per circa quattro anni la iscrizione di un ex collaboratore di
giustizia, Cappiello Gennaro, quale indagato per calunnia in danno di Cannizzaro Michele,
marito delle Genovese, in relazione all’omicidio Gianfredi e ciò verosimilmente per
conservare al Cappiello una attendibilità accusatoria a carico del marito della collega,
attendibilità che lo stesso avrebbe perduto con la qualifica di calunniatore.
Peraltro, lo stesso tipo di copertura il Cappiello avrebbe ricevuto per altre due ritardate
iscrizioni sempre per calunnia analoga in danno di altri soggetti.
Per questo fatto, che va sotto il nome di complotto di Montemurro ai danni della Genovese,
pende procedimento disciplinare a carico del Galante e del Montemurro, oltre che
procedimento penale a Catanzaro.
In ordine al c.d. complotto e quindi alla guerra all’interno della Procura il PG ha fornito
molti elementi nel corso dell’audizione e con successiva nota 2441 del 26 marzo vedi allegato
11.

E così arriviamo al caso Savoia, dove si tocca con mano che Galante non sa niente, non
vede niente e che un suo sostituto come Woodcock fa tutto da solo, senza informarlo neppure
a cose fatte.
Bisogna leggere le dichiarazioni di Galante al PG. Si tenga presente che la richiesta di
misura cautelare è del 29.5.06 e che l’ordinanza è del 15.6.06. Non prima della richiesta, ma
poco prima della cattura Woodcock, in piedi, nell’anticamera del procuratore, comunica al

146
Galante: “Procuratò, ‘stu fetentone d’ ‘o principe, lo dobbiamo arrestare” (NB è una
affermazione, una “comunicazione”, non è una domanda); e Galante che risponde:”non
vorrei finire sui rotocalchi”.
In questo è consistito il riferire circa un caso che ha destato clamore internazionale.
Ma non è questo il fatto grave. I fatti gravi sono quelli che il PG ha riferito con apposite
relazioni e che possono etichettarsi come quello della cosiddetta ordinanza postdatata, come
quello delle clamorose notizie passate alla stampa, come le circostanze denotanti un possibile
accordo tra PM e GIP, come il clamore intorno a persone assolutamente estranee alle
indagini, come l’esecuzione di un arresto prima ancora del deposito dell’ordinanza, come la
partenza degli equipaggi che la dovevano eseguire avvenuta molte ore prima di tale deposito
e tanti altri particolari di cui si è riferito con apposite relazioni, che soprattutto, si ribadisce,
denotano l’assenza e l’inadeguatezza del procuratore Galante, la cui immagine peraltro è
guastata da notizie di fatti riportate dalla stampa nazionale su ipotesi di reato a lui
ascrivibili in corso di accertamento presso la Procura di Catanzaro.

DOPO L’AUDIZIONE HO INVIATO AL C.S.M. DUE NOTE CHE ALLEGO IN


COPIA E CHE RIGUARDANO:

1) la documentazione alla quale ho fatto riferimento nel corso dell’audizione (nota prot. 2441
del 26.3.07);

2) nota prot. 2868 del 12.4.07 ed e’ sopratutto questa che bisogna leggere, perche’
denunzia un atteggiamento di scontro del procuratore Galante e del sostituto
Montemurro nei confronti della procura generale, fatti che si sono verificati a
seguito della deprecabile pubblicazione, in data 22 marzo, dell’audizione del pg
avanti al c.s.m. che era segretata.

Bisogna da ultimo tenere presente che Woodcock si sta attivando moltissimo, da


una parte, con magistratura democratica e, dall’altra con Ferri di M.I. (è stato al
suo matrimonio) per ottenere una protezione del Galante, del Montemurro e di lui
stesso (su cui ci sono pesanti relazioni) anche a costo di infamare la procura
generale.
Lo aveva già fatto con Menditto e MD a luglio 2006 pochi giorni prima della
scadenza del vecchio CSM.

Leggere con attenzione l’ultima relazione qui sopra indicata sub 2 del 12.4.07: cose da pazzi.
Dopo la vergognosa pubblicazione, in data 22 marzo, dell’audizione del pg in data 19.3.07
(SEGRETATA ! meno male che era segretata !), dichiarano alla stampa nazionale e
alle TV:
Galante e Montemurro di avere querelato il PG Tufano ;
Montemurro consegna la sua querela ai giornali (!!!!);
Galante che “da 2 anni viviamo una aggressione continua e persecutoria da parte della
Procura generale, questa storia deve finire”;
Iannuzzi che il PG lo “attacca” e che a “qualcuno” dà fastidio il fatto che lui sta colpendo in
alto, persone importanti e potenti; che questo qualcuno (che poi sarebbe quello che lo
“attacca”) colpisce lui perché vuole colpire Woodcock;
Iannuzzi dice ai giornalisti (quelli a cui disse “ormai gli unici miei difensori siete voi”) che
trova una certa “assonanza” tra alcuni rilievi del PG e alcuni argomenti del libro bianco
degli avvocati e dunque una “anomala vicinanza” tra costoro e il PG. Lui scambia per

147
anomalia una concordia istituzionale con chi è incazzato perché lui mette dentro gli
innocenti e da “ammiratore” del “PM biondo che fa impazzire il mondo” dice (un GIP !):
“prima di lui si prendevano solo pesci piccoli”.

Ma questa è solo una piccolissima parte del romanzo Potenza.

Un’ulteriore nota indirizzata al Cons. BERRUTI, rinvenuta tra i file contenuti nel PC
sequestrato al dr. TUFANO, contiene riferimenti al Cons. MENDITTO ed a
movimenti in essere nella magistratura relativi alle vicende che riguardano la
Procura di Potenza ed in particolare GALANTE, WOODCOCK e MONTEMURRO
(ancora una volta sintomatica è la “familiarità” di rapporti con componenti del
Consiglio Superiore della Magistratura).

Carissimo Pino,

mi vedo costretto a scriverti perché ho saputo che si sono riuniti a Salerno, venerdì 1°
giugno, quelli di MD (Pepino, Menditto ed altri) e c’era anche Riviezzo.
Al margine di questa riunione, interpellato da colleghi, il Menditto ha detto che sta
continuando a frequentare con una certa assiduità il CSM e la sua corrente e ha
sostanzialmente affermato che Tufano avrebbe promosso le sue iniziative unicamente con
finalità ritorsive contro Woodcock, Iannuzzi e Pavese, soggiungendo, in maniera sibillina,
che tutto l’operato di Tufano è stato in funzione di “coprire altarini” non meglio precisati.
Mentre erano in corso queste chiacchiere, al Menditto e al suo interlocutore si è avvicinato
Pepino, che ha rimproverato al Menditto di parlare sempre troppo.
Si capiva che, “una volta definite alcune posizioni sub iudice”, MD tenderebbe a “barattare”
la mancata adozione di iniziative contro Tufano con la chiusura di azioni pregiudizievoli a
Woodcock, Pavese e Iannuzzi.
Tutto questo si va ad aggiungere al massacro mediatico al quale sono stato di recente esposto
con la studiata e strategica pubblicazione di atti segreti, un massacro che è cominciato con la
trasmissione “Chi l’ha visto?” di Federica Sciarelli in data 5.3.07.
Poiché sono un P.G. che finora non ha fatto altro che il suo dovere, ho inviato in data 5.6.07,
essendo colma la misura, il fax che ti allego in copia.
Unisco significativo materiale, che si connota di tutta la sua valenza alla luce delle foto,
come si evince apertamente dall’articolo di stampa intitolato “La vendetta dei paparazzi”.
I fatti si commentano da soli!
E questo non sfuggirà alla tua illuminata intelligenza.
Cordiali saluti

Enzo Tufano
_______________
Chiar.mo
Cons. Dr. Giuseppe Berruti
Consiglio Superiore della Magistratura
ROMA

Lo stralcio del file di seguito riportato rinvenuto sul PC in uso al TUFANO risulta
essere il giudizio formulato dallo stesso P.G. sul dr. Gaetano BONOMI, per
l’idoneità al conferimento dell’ufficio direttivo di Procuratore della Repubblica di Potenza,
datato 31.5.2007.

148
Procura Generale della Repubblica di Potenza

RAPPORTO PER L’IDONEITA' AL CONFERIMENTO DELL’UFFICIO DIRETTIVO


DI PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI POTENZA

del dott. BONOMI GAETANO formulato in data 31 .5.2007

PARTE I DATI PERSONALI DEL MAGISTRATO


Dati generali
Cognome e nome: BONOMI GAETANO

Luogo e data di nascita: NAPOLI 23.7.1946

Decreto di nomina a uditore giudiziario: D.M. 28.5.71


I a - Progressioni nelle qualifiche:

Decorrenza della nomina a magistrato di tribunale: 28.5.76


(delibera CSM del……….. )

Eventuali valutazioni negative: NO


Decorrenza della nomina a magistrato di appello: 28.5.84
(delibera CSM del……………. )
Eventuali valutazioni negative: NO
Decorrenza della idoneità al conferimento delle funzioni di magistrato di cassazione:
28.5.91
(delibera CSM del 13.11.91)
Eventuali valutazioni negative: NO
Decorrenza della idoneità al conferimento delle funzioni di magistrato di cassazione:
28.5.99
(delibera CSM DEL 27.10.99)
Eventuali valutazioni negative: NO

Eventuali rapporti già compilati per funzioni semidirettive o direttive: Consiglio


di amministrazione del Ministero della Giustizia in data 22.11.96 per le funzioni

149
direttive di procuratore della Repubblica di Cassino; Consiglio Giudiziario di Potenza in
data 7.5.2003 per le funzioni direttive di procuratore della Repubblica di Torre
Annunziata
Eventuali valutazioni negative: NO

I b - Funzioni ricoperte nel periodo di valutazione precisando il settore e l'ufficio


presso il quale le funzioni sono state svolte :
sostituto procuratore generale presso la Corte di appello di Potenza dal 30.12.97,
assegnato ai seguenti servizi:
esecuzione penale; controllo sui provvedimenti emessi dagli uffici giudiziari di Potenza;
ufficio contabilità; pareri in materia penale e intervento all’udienza penale e della
sorveglianza nonché visti alle relative decisioni e conseguenti eventuali necessarie
impugnazioni. Punto di contatto supplente. Vigilanza servizio biblioteca. Magistrato di
riferimento per il programma Valeri@. Corrispondente nazionale dell’Eurojust e
corrispondente nazionale per il terrorismo dell’Eurojust. In caso di assenza o
impedimento il procuratore generale è sostituito dal sostituto Bonomi.
Magistrato di riferimento per l’informatica.

Applicazioni:
Alla pretura di Crema

PARTE III – ATTITUDINI

III 1 - Indipendenza:
Come si evince dalle valutazioni di cui alla parte II e per diretta conoscenza del
sottoscritto, può fermamente affermarsi che il dr. Bonomi è magistrato assolutamente
indipendente e libero da qualsivoglia condizionamento in virtù di una fortissima
personalità ispirata a sani principi etici che lo rende impermeabile a qualsiasi rapporto che
possa influire sull’esercizio della funzione.

Prestigio

150
costantemente massimo. La stima acquisita all’interno e all’esterno dei vari uffici giudiziari
in cui il dr. Bonomi ha operato è attestata in tutti i pareri e le note di cui sopra. In tutte le
sedi in cui ha operato il dr. Bonomi ha riscosso elogi per il massimo impegno profuso, per il
suo assoluto rigore morale e per le sue doti di profonda umanità.
Profilo professionale complessivo
Le capacità professionali, organizzative e dirigenziali, del dr. Bonomi, a parere del
sottoscritto P.G., sono eccellenti ed egli dimostra tali qualità quotidianamente collaborando
in modo determinante alla soluzione delle problematiche particolarmente difficili e delicate
di un periodo della sede lucana che dura da tempo e di cui è esperto e profondo conoscitore.
La professionalità del dr. Bonomi è stata costantemente oggetto di valutazioni positive, fin
dall’ingresso in magistratura, in relazione ad ogni sede in cui egli ha operato e a ciascuna
delle funzioni, requirente e giudicante, svolta, funzioni tutte esercitate con gli
apprezzamenti elogiativi di cui si è data ampia sintesi e che hanno sempre accompagnato
tutta la sua attività.
Doti organizzative
Affidabilissime anche perché forgiate dalla lunga esperienza maturata preso l’Ispettorato
generale. La sua partecipazione alle attività dell’ufficio va ben oltre i servizi assegnatigli ed
è intelligente e dinamica collaborazione con la direzione dell’ufficio medesimo sul piano
organizzativo e dei servizi extragiudiziari. Nelle ben note difficoltà della sede potentina il
dr. Bonomi è stato costantemente in grado di suggerire (e di adottare autonomamente
quando ha sostituito il P.G.) soluzione immediata ad ogni tipo di insorgenza, dote che
garantisce quelle capacità organizzative dirigenziali che occorrono in chi aspira alla
direzione di una procura come quella richiesta.
Conoscenza dell’ordinamento giudiziario, delle circolari del Consiglio superiore
della magistratura e delle norme che regolano lo status del personale giudiziario:
Il dr. Bonomi, nelle partecipazioni al consiglio giudiziario in sostituzione del sottoscritto (e
in ogni caso di questioni interpretative) ha dimostrato adeguata conoscenza
dell’ordinamento giudiziario e delle circolari consiliari e ministeriali nonchè delle norme ch e
regolano lo status del personale.

Positivo esercizio di funzioni giudiziarie diverse


Come dimostra la sintesi suesposta il dr. Bonomi ha esercitato in modo eccellente sia le funzioni
giudicanti che quelle requirenti.

Positivo esercizio, specie se in epoca non remota e per un tempo adeguato, di


funzioni: di identica o analoga natura di quell’ufficio da ricoprire; di livello pari
o superiore; eventuali indicazioni di cui al punto e.1) ed e.2) del paragrafo A)
della circolare in materia di conferimento di uffici direttivi.

Esercita in maniera encomiabile funzioni requirenti e allo stesso modo ha esercitato

151
prevalentemente funzioni nel settore penale giudicante.
In particolare va posto in luce, trattandosi di domanda per una procura distrettuale, che il dr.
Bonomi ha maturato, nella sede di Avellino, profonda esperienza in materia di criminalità
organizzata di tipo mafioso, valutazione, questa, resa evidente dalla rilevanza dei procedimenti
trattati relativi ai reati indicati nell’art. 51 comma 3 bis c.p.p. come emerge dalla sintesi
suesposta.
Egli è perfettamente in grado di dirigere ottimamente una DDA come quella di Potenza.

PARTE VI - GIUDIZIO FINALE


Parere positivo  Parere negativo 
Motivazione:
In conclusione, precisato che il dr. Bonomi ha dedicato gran parte della sua vita professionale
al settore penale e attese le prove finora da lui fornite di preparazione, capacità, anche
organizzative e di direzione, laborosità, diligenza, equilibrio e massima indipendenza, sia con
riferimento al servizio in atto che a quello precedentemente prestato, questo P.G. ritiene che il
dr. Bonomi, collega di eccezionale capacità professionale, è magistrato dotato di specifica
attitudine a dirigere una procura come Potenza e pienamente meritevole dell’incarico al quale
aspira.

Il Dirigente dell’ufficio
Procuratore generale
Data 31.5.07
Vincenzo Tufano

I verbali di audizione di seguito riportati, rinvenuti nei PC sequestrati al dr.


TUFANO sono verosimilmente da ricollegare alla vicenda relativa all’arresto
dell’Avv. BARDI ed alla reazione da parte della Camera Penale Lucana. In
particolare, tali file darebbero riscontro alla alla presa di posizione della Procura
Generale a favore degli avvocati lucani. Dalle dichiarazioni dei giornalisti escussi
emerge che l’attività era finalizzata ad accertare eventuali fughe di notizie
provocate dai magistrati o dalle forze dell’ordine impegnati nell’operazione di
polizia, che aveva portato all’arresto del BARDI. Le doglianze da quello che emerge
dagli atti erano dovute al fatto che lo stesso BARDI veniva fotografato tra due
Carabinieri nel mentre usciva dalla Caserma, dopo l’arresto. Non sarebbero emersi
riscontri alla fuga di notizie, atteso che, da quanto dichiarato dagli stessi, sarebbero
venuti casualmente a conoscenza dell’operazione in corso.

Procura Generale della Repubblica di Potenza

152
L’anno 2004 il giorno 14 dicembre ad ore 11,05 nella Procura Generale di Potenza avanti
al sottoscritto dr. Vincenzo TUFANO Procuratore Generale della Repubblica assistito dal
sottoscritto Cancelliere sig.ra Lucia Ciorciaro è comparso :
RIVELLI GIOVANNI n. a Potenza il 6/12/1967 ivi residente alla via Torraca n. 80,
giornalista della “Gazzetta del Mezzogiorno” che a domande, risponde:
verso le quattro del mattino di lunedì 22 novembre c.a. circolavo in auto per Potenza
allorché sono stato fermato da un posto di blocco dei Carabinieri, che fermava tutti i veicoli
in transito e identificava le persone a bordo. Ciò è avvenuto all’incrocio di S.Rocco. Dopo la
identificazione e proseguendo ho notato, a poche centinaia di metri, altre pattuglie dei
carabinieri appostate. A quel punto ho pensato che si stava facendo qualche grossa
operazione e ho telefonato, con il mio cellulare 335. 1256725 al fotografo Antonio Vece, che
spesso segue la cronaca per la “Gazzetta del mezzogiorno” ed è fotografo per l’ANSA. L’ho
chiamato sul suo cellulare 335.5487110 e sono poi passato a prenderlo aspettandolo sotto
casa. Appena è sceso ci siamo ci siamo, con la mia auto,diretti alla caserma dei Carabinieri
di via Appia ( quella di giù che si trova nei pressi dello svincolo della Basentana) e durante
il percorso siamo stati nuovamente fermati dallo stesso posto di blocco all’incrocio di San
Rocco. Il militare, al quale rappresentai che ero stato già identificato, disse che doveva
identificare anche la persona che era accanto a me e questo confermò la mia ipotesi che
qualcosa di grosso stesse accadendo. A quella caserma non c’era movimento interessante ma
solo luci accese e allora siamo risaliti a quella di via Pretoria ( che stà su in città).Credo di
ricordare che lì per lì non trovammo cose interessanti nei pressi della caserma per cui
facemmo un po’ di spola tra le due caserme nel senso che abbiamo fatto almeno una volta su
e giù e a dir la verità non mi ricordo dove andammo per primi. A un certo punto vedemmo
in via Appia una lunghissima fila di auto invase dai carabinieri che provenivano dalla
Caserma .
A quel punto decidemmo di andarci ad appostare davanti alla Caserma di Via Pretoria e
credo che ci arrivammo intorno alle cinque.
Decidemmo di scegliere quel luogo di appostamento perchè si trattava manifestamente (
abbiamo sufficiente esperienza) di una operazione dei carabinieri perché abbiamo visto un
centinaio di auto solo di carabinieri sia istituzionali che con targhe civili che noi proprio per
la nostra esperienza conosciamo così come notammo carabinieri in borghese appartenenti a
stazioni periferiche (che avevamo visto in precedenza per altri fatti di
cronaca).L’appostamento è un fatto di mestiere perché sappiamo che la identificazione di
eventuali arrestati o fermati avviene in quella caserma.
A un certo momento arrivò una macchina dei CC dal quale scese il dr. Ignazio Petrone ,
Presidente del Consiglio Provinciale, proseguimmo l’appostamento , qualcuno ci disse che vi
erano degli arresti in corso, nulla sapemmo dei nomi dei destinatari dei provvedimenti e ad
un certo punto uno di altri colleghi , che intanto erano affluiti, ricevette una
telefonata,credo di un avvocato, che comunicava l’indizione di una conferenza stampa in
relazione all’arresto del Presidente della Camera Penale, avvocato Piervito Bardi. Se male
non ricordo, tenuto conto che si trattava di momenti concitati, apprendemmo, poi, dalla
radio, credo dal giornale radio nazionale delle ore 7,00,della esecuzione di decine di arresti,
tra cui , appunto, quello del Bardi.
Escludo nella maniera più assoluta di essere stato allertato da chicchessia in
relazione, sia pur generica, ad una operazione imminente e in particolare escludo
di avere avuto qualche telefonata in proposito da chicchessia sia la sera prima che
durante la notte.

153
Io mi sono messo in movimento nei modi sopra descritti e quindi escludo di avere chiamato
il Vece la sera di domenica 21 novembre allo specifico fine che si tenesse pronto per questa
operazione di cui stiamo parlando.
Comunque non posso escludere di avergli fatto telefonate la sera di domenica in quanto
quotidianamente più volte ci sentiamo in relazione alle varie esigenze del nostro servizio.
Nel ribadire che non ricordo di avere avuto una soffiata, neppure telefonica, da
qualche Pubblico Ufficiale o da qualche Magistrato in relazione alla operazione di
cui sopra devo dirle sinceramente che di grosse operazioni che dovevano esser fatte
a Potenza “si favoleggia da anni”.
Domanda: ma lei personalmente , in quanto giornalista, ha mai ricevuto, in
particolare da magistrati o da forze dell’ordine, telefonate di preannuncio, sia pur
generico,di operazioni di questo o di tipo analogo oppure di udienze particolari che
valeva la pena seguire?
Risposta: non ricordo episodi del genere e comunque sarei vincolato dal segreto
professionale.
Con riferimento alla foto dell’avvocato Bardi fra due carabinieri ( lì dove lo stesso accenna
ad una smorfia probabilmente dovuta ad un ascesso dentario, chiarisco innanzitutto che
questa foto, fu fatta dal Vece e poi data all’ANSA e da questa distribuita ai vari giornali che
l’hanno pubblicata.
Chiarisco, poi, che , come risulta evidente, questa foto fu fatta quando ormai era giorno e
quando era fatto notorio l’arresto del Bardi, in un momento in cui lo stesso stava lasciando
la caserma di via Pretoria.
Altre eventuali foto pubblicate dalla “Gazzetta del Mezzogiorno” furono fatte dal Vece
prima e dopo tale momento e comunque durante il periodo dell’appostamento.
Non mi ricordo a che ora in caserma arrivò il PM Montemurro e credo anche
Woodchok.
Le due foto pubblicate su il “Quotidiano” di mercoledì 24 novembre 2004 e ritraenti
l’una, il dr. Montemurro vicino a un auto e, l’altra, l’avvocato Bardi mentre viene
introdotto in un’auto dei carabinieri sono state fatte davanti alla caserma di via
Pretoria, in quanto ne riconosco le colonne, e comunque non sono foto del Vece ma
di altri perché il Vece non lavora per il “Quotidiano”.
Con riferimento alla foto Toni Vece che, sulla “Gazzetta di Basilicata” , ritrae “il
PM Vincenzo Montemurro davanti a una delle aziende sequestrate” (Caseificio
Piano della Spina dell’agro di Filiano) sono in grado di precisare tranquillamente
che la foto è stata scattata nella tarda mattinata o nel primo pomeriggio .
Ricordo che era avvenuto il sequestro , credo, nelle prime ore del mattino. Per metà
mattinata fu convocata , non ricordo se dalla Procura o dai Carabinieri, una
conferenza stampa presso la caserma CC di via Appia , conferenza alla quale io
partecipai, insieme ad altri colleghi e ad un altro fotografo della Gazzetta. Al
margine di detta conferenza stampa chiesi al fotografo Vece (gli telefonai) di
andarmi a fotografare le aziende. Fu dunque in tale circostanza che egli recatosi
sul posto per fare le foto, vedendo gli inquirenti davanti al caseificio suddetto,
scattò la foto pubblicata dalla Gazzetta del giorno 16. Ribadisco, dunque, che
questa foto non fu scattata nel corso del sequestro ma a distanza di molte ore.
D.R.: il fatto che il Vice Presidente della Giunta regionale Restaino era tra gli indagati, fu
notizia che io e quindi il nostro giornale, apprese da un dispaccio ANSA. Chiedemmo al
Restaino spiegazioni e lui disse che non ne aveva assolutamente notizia. Spontaneamente
tengo ad aggiungere che un caso analogo si è verificato proprio tra ieri e oggi. Ieri 13
dicembre, nell’assemblea distrettuale degli avvocati, che si è tenuta nel palazzo di giustizia

154
di Potenza, l’avvocato Donato Pace ha reso noto che i fratelli Giuzio, tra l’altro proprietari
del Park Hotel , erano sottoposti anch’essi a indagini per l’art. 416 bis. Nell’ambito sempre
della stessa inchiesta conosciuta come “iena2”. A questo punto ho chiamato uno dei due
fratelli, e cioè Antonio, che mi ha detto di non avere avuto alcun atto formale al proposito
ma di avere appreso la notizia che il suo nome compariva con tale ipotesi con il fascicolo
collegato al fascicolo principale dell’inchiesta.

L.C.S.

Successivamente oggi 15/12/2004 avanti al sottoscritto Procuratore Generale della


Repubblica dr. Vincenzo TUFANO assistito dal cancelliere sig.ra Lucia Ciorciaro è
nuovamente comparso Vece Antonio , il quale dichiara:
Come mi ero riservato di fare ho controllato i file digitali degli scatti fotografici conservati
in archivio ed ho accertato che la foto dell’avvocato Bardi tra due carabinieri è stata scattata
alle ore 7,59 circa. Preciso che la mia attrezzatura porta ancora un’ora avanti e quindi lo
scatto in questione è segnato ad ore 8,59.
Soggiungo, con riguardo, al sequestro eseguito al Piano della Spina che dalla stessa
attrezzatura risulta che la foto che ritrae il caseificio e un magistrato è stata scattata alle ore
12,55 ( la macchina segna ore 13,55).
Sono a disposizione per farvi liberamente visionare quanto sopra.
L’ufficio comunica che non ce ne è bisogno

L.C.S.

Con riferimento al ruolo della sodale dr.ssa FASANO si riportano anche le seguenti
conversazioni telefoniche intercettate sulla sua utenza:

Data 04 marzo 2008; ore 19:38:12; progressivo n° 588.-

CHIAMANTE: +393346908583 in uso a Fasano Luisa


CHIAMATO: +463346903194 in uso a LETIZIA Enzo

LEGENDA:
F: Fasano Luisa
L: LETIZIA Enzo

TRASCRIZIONE INTEGRALE.-

(Durante gli squilli si sentono voci in sottofondo).-


L: Pronto---//
F: (la FASANO si sente rispodere a qualcuno che stà vicino a lei ... "l'ho detto")---//
L: allora---//
F: caro scusami non avevo sentito il telefono ... dimmi tutto---//
L: nooo (mugugni) mica ... mica c'hai l'orecchio bionico insomma quindi ... ah ... allora so
che la lettera ora è arrivata al al personale---//
F: haaah ... ha ha (risata)---//
L: haah eh non sento (parola incomprensibile)---//
F: è venuto un ittero a qualcuno?---//
L: si si ... se la prendono con me che ho cambiato immagine (parola incomprensibile)---//

155
F: ha ha ha (risata) ... mi dispiace---//
L: questo questo ... questo è il ... che poi alla fine mi ringrazieranno perché se è che le cose
devono andare come devono andare si chiariranno tutti i problemi insomma---//
F: gli evita veramente un sacco di problemi eeh ... uuh---//
L: cioè detto proprio ... in termini come si dice dio sa ... più vado avanti in nella tua
vicenda ... eeh ... sono sempre più convinto che come (mugugni) ... c'hai presente i genitori
quando alluccavano ... non capivo perché ... heeh ... ah ... perché alluccano eeh aah però
uagliò---//
F: avevano ragione alla fine---//
L: poi alla fine dopo un poco di tempo.... una cosa eccetera dice e diranno vuoi vedere che
è quello stronzo forse ha ragione perché eravamo tutti determinati a---//
F: eeh ... mi sembra che sono i vecchietti sull'autostrada che vanno contromano e dicono
ma quà vanno tutti contromano ... ma forse sei tu che vai contromano o no?---//
L: eeh apposta insomma---//
F: eeh---//
L: hai capito qual'è eeh ... ca hai capito qual'è il ... il discorso insomma---//
F: heh eh---//
L: noo eemh no ... devi dire a tuo marito che si deve fare eleggere.... Eh!---//
F: mio marito viene eletto pure ... è capolista ... viene eletto pure se---//
L: hai capito---//
F: piglia un quattro percento---//
L: eeeh---//
F: quà stiamo sul quaranta cinquanta percento---//
L: digli che deve eseere eletto perché vengo a chiedere asilo dopo---//
F: ah stai tranquillo---//
L: quando.... sarà dopo......---//
F: tu starai quà con noi nella bellissima terra di Basilicata ... he he (risata) ... nessuno se ne
andrà più ... sarai costreto a stare quà---//
L: Certo... vengo a chiedere asilo ... se serve qualcuno ... per come capo cantiere cose
insomma io arrivo insomma ecco.... io arrivo dopo insomma ecco---//
F: (risata) ... benissimo ... asilo politico (risata)---//
L: chiedo l'asilo politico---//
F: Vieni e chiedi asilo politico.---//
L: (incomprensibile)..... proprio---//
F: (risata)---//
L: mò visto che lui viene eletto ... io stò a faticà al nord italia per portar un pò di voti
(risata)---//
F: madonna veramente ... veramente ... no perché da noi è proprio matematico ... noi
primo secondo e anche terzo ... sono automatici figurati il capolista cioè proprio ...
francamente non si farà neanche la campagna elettorale ... (risata) perché (tosse) è proprio-
--//
L: siii nooo ... ma deve fare la campagna ... a questo punto si deve fare la campagna
elettorale da altre parti per pigliare più voti possibile---//
F: infatti ... infatti ... infatti---//
L: sopratutto sulle regioni in bilico ... là devono fare le campagne elettorali fatte bene---//
F: siii ... a tappeto si ... è proprio così---//
L: qu quelle fatte bene insomma ... se la Basilicata è considerata sicura fottitene passa
avanti..... insomma---//
F: infatti infatti (risata)---//

156
L: vedi un pò---//
F: mitico---//
L: quello ... qu quello è praticamente ... il discorso ... va bene questo ... volevo poi---//
F: (parole incomprensibili)---//
L: avvertirti volevo avvertirti di una cosa---//
F: si---//
L: non sono riuscito a capire ... se qualcheduno sia stato pure cazziato ... ma questo sarebbe
troppa grazia---//
F: uumh---//
L: questo sarebbe un pochettino troppa grazia ... però le battute me l'hanno fatte che ci
sono delle ripe…. qualcheduno fà qualche ripercussione ... ora ... magari è perché la voglio
vedere io che qualcheduno è stato cazziato ... perchè magari io m'aspetto che qualcuno
bisogna cazziato---//
F: heh---//
L: però ... da quì al a esserlo è solo un'incazzatura nei miei confronti eeeh insomma ...
credo più poi alla seconda che a alla prima---//
F: certo---//
L: mò diciamo mò facciamo il ragionamento serio ... comunque la lettera lì è arrivata---//
F: ecco---//
L: (parola coperta dalla voce della Fasano ... incomprensibile)---//
F: bene (risata) ... pure io sono molto emozionata eeh (risata)---//
L: va bò non nnnh ... tuuu seee tranquilla serena tutto sommato ... pensiamo ad andare
avanti ... a resistere giorno per giorno che più passa il tempo---//
F: (parola incomprensibile)---//
L: e più ... a alla fine ... noi riusciamo a---//
F: diventa sempre più pretestuoso poi il il movimento quindi---//
L: diventa sempre più pretestuoso tu ... tu tanto ... tu continui a lavorare continui a portare
risultati eccetera quindi---//
F: stò lavorando bene---//
L: allora (mugugni) ... tranquilla ... tranquilla in questo modo ... po poi i dolori di pancia---
//
……………………………….omissis……………………………………………………………….
F: caro ... grazie assai iih e tienimi informata su tutti gli itteri che stanno scoppiando ... he
he he (risata)---//
L: si si ... abboccheranno ... insomma ... emh bè ... insomma se quà dobbiamo fare cento
volte gli ingialliti ... è meglio fare una volta arrossire che cento volte gli ingialliti si dice
insomma ... sempre detti ... detti nostri napoletani---//
F: che non si smentiscono---//
L: è meglio una volta arrossire che cento volte ingiallire---//
F: è vero è vero è vero---//
L: ecco ... questo è questo quà è il punto ... okei---//
F: un bacione (parole coperte dalla voce del Letizia ... incomprensibile)---//
L: ciao ciao ciao Luì---//
F: ciao Enzo ciao---//
L: ciao ciao ciao ciao.---//

FINE della CONVERSAZIONE.-


M.C. MAMUSA.-

157
Intercettazione effettuata con sistema SIO 130;
Data: 04.03.2008
Ora: 19:51:57
Progressivo: 590

Mittente DELIA Donato


Ricevente FASANO Luisa

Trascrizione:
Non sai quante volte penso a come saremmo diversi se solo io fossi stato più deciso, se
avessi capito prima quello che stava accadendo.. Quante volte dic
Fine trascrizione.-
verbale stampato

Intercettazione effettuata con sistema SIO 130;


Data: 04.03.2008
Ora: 19:52:04
Progressivo: 591

Mittente DELIA Donato


Ricevente FASANO Luisa

Trascrizione:
o: chissà!
Fine trascrizione.-
verbale stampato

Intercettazione effettuata con sistema SIO 130.---//


Conversazione del 04/03/2008, ore [21:00:52] , progressivo 596 Linea 768.---//
________________________________________________
LEGENDA:
F.: FASANO Luisa
L.: LETIZIA Enzo
_________________________________________

Trascrizione dalle ore [21:00:52] alle ore [21:24:20].


_________________________________________

L: Luisa!?--//
F: Dimmi tutto!--//
L: Qualcosa deve essere successo.. in senso a noi favorevole.--//
F: Che é sucesso?--//
L: No.. perché.... praticamente.... ora devono rispondere... si devono giustificare... anzi c'é
preoccupazione....--//
F: Nella giustificazione?--//
L: Da parte di quelli del personale... con questo nuovo Direttore Centrale.. dicono.. allora...
c'é una certa preoccupazione... Ora da qui ad avere incassato il risultato.. ce ne passa...

158
però dovono tirare fuori le argomentazioni.. Devono tirare fuori le argomentazioni...
sopratutto si devono rileggere tutto quanto il fascicolo perchè devono rianalizzare il
famoso appunto fatto al Ministro.--//
F: Bene... e chi avrà il compito di eccepire tutti gli errori fatti.. visto che le contro deduzioni
non le ho mai scritte? O meglio.. ce le ho pronte... ma non le ho mandate?--//
L: Si devono rileggere le carte..---//
F: Eh.--//
L: Tu hai fatto caso nella lettera... devi chiedere i contributi.--//
F: Eh... si.--//
L: Perentorio.. ti devi informare... devi vedere il contesto... perché li c'é scritto.... non puoi
essere un mero passacarte..///
F: Certo.--//
L: A questo punto.. se no.. chi decide.... l'Appuntato... l'Appuntato perché... ho visto si... ho
visto Luisa Fasano in Piazza garibaldi numero dodici... mentre pitturava di giallo un
bambino. Chi l'ha deciso... l'Appuntato?--//
F: eh... si.--//
L: Perché se facciamo così... decide l'Appuntato.--//
F: No.. sopratutto se loro hano chiaro le evoluzioni... anche giudiziarie... di fatti che si
sono sgonfiati totalmente... in maniera anche evidente.. perché hanno avuto anche
enfasi nazionale.. insomma... se consideri.. --//
L: Non ce l'hanno.. non ce l'hanno.. queste cose. Soprattutto quel appunto era già
sbagliato..--//
F: E si... era già sbagliato.. ma qualcuno glielo dirà che... non era vero che era l'A.G. di
Potenza.. ma era l'A.G. di Catanzaro che aveva fatto la perquisizione... e quella stessa
A.G. é stata trasferita perché.. proprio quel decreto di perquisizione é stato ritenuto
assolutamente infondato..---//
L: Questo é uno... poi c'erano altre cose che non erano vere... ti ricordi?..--//
F: Nooo... pure il fatto dei raporti diretti con il Procuratore Generale... che non erano
assolutamente veri... e loro fanno passare questa cosa... tant'é che anche il mio Questore
mi ha detto... ma che cos'é sto fatto che tu tenevi rapporti diretti col Procuratore
Generale... e ho detto... ma sta scherzando... Signor Questore? Io c'ho tutte le relazioni di
servizio fatte il mio Questore... in cui si evincie che i rapporti erano assolutamente
mediati da lui... e ho un procuratore generale disposto pure a venire a testimoniare a
mio favore... da questo punto di vista. Quindi pure quest'altra cosa era assolutamente
sbagliata..--//
L: Poi c'era un'altra cosa.. che era sbagliata.. che era proprio evidente..--//
F: Era questa..--//
L: Già allora era evidente...già allora.--//
F: Era questa... e poi il fatto del clamor... che è stato... immediatamente successivo... a
quando sono arrivate le carte a Roma... e non invece a quando ha scritto il Questore. E
quallo é stat la grande quaglia... che ovviamente.. lui neanche si rende conto... cioé.. il
fatto che i programmi televisivi... sono stati messi in moto da... le carte che sono state
date da lui... quando io.. poi ho denunciato le fuga di notizie.... mi sono resa conto che
invitabilmente... dare la stura a questa fuga di notizie... sono atti che sono partiti dal
Questore... mi dispiace ammetterlo ma é cosi. Mi dispiace ammetterlo ma é così... nelle
carte che ovviamente poi si susseguono. Però ... le cose non appaiono in maniera
evidente... cioè... se qualcuno no glielo spiega...--//
L: Tu rileggi l'appunto al Ministro. C'era qualcosa di più particolare... che già allora non
andava... c'erano dette delle cose...--//

159
F: C'era.... c'era.... l'altro fatto che ividenziavano... nel.... nel... che l'anno prima avvano
scittto che era tutto a posto... proprio Cardellicchio... che non c'era nessuna... nessuna...
necessita di spostarmi.. quando sono successe le prime cose.. perché era stesso... il mio
Questore che garantiva per me... e che tutt'un tratto necessitano di spostarmi..
praticamente... venendo contro proprio... al... cioè si negano l'evidenza.. insomma. Va in
contraddizione lo stesso Prefetto Cardellicchio... senza rendersene conto.. perché..
praticamente non cambia di fatto nulla.. cambia solo che il Questore ha le trascrioni e
tutto ha dato che... il giudizio nei miei confronti cambia. Però é lo stesso Prefetto che...
invece.. fino a quel momento.. aveva detto che non era opportuno prendere una
posizione nei miei confronti.. perché eveva detto che la situazione era.... assolutamente
di scarsa rilevanza... così come segnalato dal mio Questore. Anche questa cosa che... io...
infatti c'ho gli appunti di Cardellicchio che... praticamente si rinnegano. Queste cose ci
sono.--//
L: Si ma... tu devi vedere... vattia a rivedere un attimo... ora io a memoria non mi
ricordo.. --//
F: NO...io ce le ho.. io ce le ho fresche... diciamo che questi sono i punti... però se non
vengono esplicitati.. insomma... non è proipro chiarissimo...cioè per me sono plesi.. per
loro un pò meno... insomma. Dobbiamo un pò vedere come... come gli eventi sono
precipitati.--//
L: Noi dobbiamo vedere...--//
F: Sono queste le cose che feci vedere anche a De Sena.---//
L: Dobbimo veder... noi dobbiamo fare una cosa importante. Io mi rileggo l'appunto...
poi tu mi rinfreschi la memoria..--//
F: Si.. si... perché.. uno che ovviamente c'ha una memoria freschissima.. beato lui... é
ovviamente... Giovanni.. si ricorda questi Punti. Però.... queste.... erno di fatto le due
cose.. insomma.... proprio chiare.--//
L: Questo qui va... va detto... perchè... noi lo accusiamo di analisi. Di mancanza di
analisi.... e sopratutto... di errori...--//
F: Errori macroscopici in questo.. nel fatto che comunque... si.. vann in contraddizione...
con appunti che lo stesso.. povero.. Cardellicchio... che si trova a fare.. credo... su quello
che gli viene suggerito dal Questore... chiaramente... e ... il fatto... poi... clamoroso..
quello poi é clamoroso.. che nell'accesso dei documenti a Potenza.. io non trovo niente...
mentre.. invece.. nell'accesso dei documenti a Roma si trova di tutto e di più. E questa...
è già una violazione palesissima del mio diritto all'accesso. Perché.. se io.. non avessi
avuto voi.... pronti a dire... facci una delega e viado un pò a Roma che c'é... io avevo
risposto.. nelle contro deduzioni... a quattro cose che c'erano nel nio fascicolo.. dove di
fatto non c'era nulla. C'era il Questore Mauro.. che mi eccepiva del messaggino di Raul
Bova e mi archiviava un prodedimento.... non si sa perché.... disciplinare avviato. Il
Questore che si lamentava delle mie continue esternazioni sui giornali... Anche quelle
archiviate.. perché non poteve dimostrare che venivano da me... cioè.. non c'era niente
per mandarmi via.. Questa é la cosa assurda... e poi l'altro fatto é che lui parla...
praticamente il Questore Mauro... volutamente... mescola il procedimento disciplinare
col procedimento di trasferimento. manda le intercettazioni nell'ambito del
procedimento disciplinare... le fa proprie e le cita nell'ambito del procedimento di
trasferimento. Quella é la cosa grave.. peché ovviamente poi le vuole fare utilizzare su
quello.. e... insomma non è prorpio possibile... perché francamente...--//
L: Quello che penso io.. ora....poi... in settimana.. prossima.. quando sarò un pochettimo
più calmo.. perché ora c'ho questo convegno..--//
F: Si.. eh.. lo so... a Tivoli.--//

160
L: E... quindi.. praticamente.. poi.. bisogna dirgli meglio questa cosa..--//
F: Si!--//
L: Io mi rileggo l'appunto del Ministro... Va bene... hanno scritto questo.. e tu dici.... no non
é possibile perchè... é successo questo.. questo e questo.. --//
F: No... ma inafatti..--//
L: Più una buona memoria uditiva.--//
F: Si.. si.. si... é proprio così... é proprio cosi. Non c'é il supporto cartaceo.. a quelle cose..
che sono veramente inventa di sana pianta.. ed é veramente.... grave... insomma..
veramente grave. Ci sono degli errori evidenti e io ho i testimoni... perché... poi... sono
le stesse cose che mi ha eccepito il Questore a Potenza. Cioé.... questo fatto che tu tenevi
rapporti diretti... ma che state dicendo.... ma quali rapporti diretti. Io c'ho tutte le
relazioni di servizio che... ovviamente... l'ottimo.. Questore non li ha fatti vedere. Io...
mò.. l'appunto del Vice Capo al Capo ce l'ho davanti agli occhi e non c'é nulla. Parlano
di A.G. di Potenza.. parlano del fatto che io avrei agevolato mio marito... tutte queste
cazzate qua che non esistono... parlo dei rapporti diretti col Dott. Tufano di cui si
sarebbero trovate carte... e non é vero.. perché a me non hanno sequestrato nulla di tutto
ciò. Parla di queste comunicazioni date da Woodcock...--//
L: Non.. c'é quel appunto.... io quel appunto fatto al Ministro.. c'erano delle cose.. che..
non.. non.. io mi ricordavo.. un qualcosa che non era presente nel fascicolo.--//
F: No...--//
L: Sto fatto ma di Tufano... sto fatto di Tufano... chi cazzo ce lo ha detto?----//
F: No.. ma infatti queste me le avete.. sono quelle che avete trovato.. che mi avete dato
voi. Non ce le ho nel fascicolo mio.--//
L: Eh.. apposta!... Io quello che dico io.. appunto.. io.. le ho trovate io.. e io mi ricordavo
che venivano affermate delle cose.. che all'inteno del fascicolo.. no si stavano..--//
F: Assolutamente.. é tutto questo.. no.. nel fascicolo non ci stava proprio niente. Tutto
quello che avete trovato voi.. nel mio fascicolo non c'era. Nel mio fascicolo io.. ho dieci
carte.. io c'ho due verbale di acquisizione.. di accesso agli atti competamente contrastanti.-
-//
L: Ma questo.. dove?--//
F: A Potenza.. io l'ho fatto a Potenza... il primo novembre.--//
L: Nel verbale che abbiamo fatto sopra.. io mi ricordo che c'erano delle affermazioni non
suffragate da altre comunicazioni.--//
F: Assolutamente... é proprio così.---//
L: Mi sembra... ora questa qua...maa..era.. la cosa...--//
F: La cosa macroscopica... che io potrei mandarvi via fax... é il verbale di accesso agli atti
del il primo novembre... che ho fatto io. Di una pagina con quattro stronzate dentro. Basta
quello. Basta dire questa ha fatto l'accesso agli atti il primo novembre.. e non ha trovato
niente... noi.. abbiamo trovato l'ira di Dio. Scusate ma che accesso agli atti é.. a chi
pigliamo in giro..--//
L: La minuta doveveniva conservata... insomma?--//
F: Eh.... cioè.. a me avevano detto che era identico. Io c'ho la lettera di Sandro Giuliano che
dice che é possibile fare l'accesso agli atti a Potenza.. perché a Roma ci sono le stesse carte.-
-//
L: Non é così.---//
F: In realtà... non é così... assolutamente. Ma se io non avessi fatto una delega a voi.. io no
mi sarei potuta difendere. Cioè non hanno fatto un gioco sporco... sporchissimo. Perché le
carte che sono a Potenza.. e fu il commento dell'Ispettore che me le fece vedre... delegato
dal Questore.. fu.. Dottoressa.. queste quattro carte.. manco una pena pecuniaria... perché

161
non c'era niente. io mi ricordo che andai da mio marito.. che mi aspettava in macchina.. e
dissi.. incredibile! La non c'é proprio niente. ma come si avvia un procedimento
disciplinare con procedura di trasferimento così? Poi invece Giovanni disse... io non mi
fido.. fammi la delega. Andò e trovò di tutto e di più. E li mi devono dire come l'hanno
fatto a provare. E sopratutto per me che avevo gia fatto una denuncia....--//
L: Io mi.. io mi ricordo che alcune cose... non.. non c'erano nel fascicolo..--//
F: No.. non c'erano proprio.---//
L: Quello che veniva detto.. nell'appunto al Ministro... non era suffragato...--//
F: Non c'era...---//
L: .... dagli atti che erano arrivati.. insomma.---//
F: Infatti.. che poi erno questi.. cioè.. sono le valutazioni del Questore. Cose.. proprio...
fuori dal mondo..... insomma.. veramente fuori dal mondo. Poi sene assumerà le sue
responsabilità. L'unica cosa che mi dispisce é che non c'é... un appunto... che é stato
trovato a firma del Questore Mauro.. al Prefetto Cardelicchio. Cioè.. questo povero
Prefetto Cardellicchio... sembra ispirato da Dio... ascrivere ste cose. Perché non c'é uno
straccio.. su cui a basato questo appunto al Ministro.... al Capo della Polizia.--//
L: Io mi ricordavo... hai capito... mi ricordavo qualcosa del genere..---//
F: A me.. ti ripeto.. basterebbe già.. per dire... che schifo é stato fatto... mettendo a
paragone... l'asccesso agli atti vostri.. con l'access algli atti miei. E' una violazione
gravissima. Gravissima.. per la trasparenza amministrativa... del mio diritto di difesa..
cioè... vergognoso.. onestamente. E già basterebbe questo. Poi tutte chiachere fondate.. non
si sa su che cosa. Perché... io questi atti.. di un Questore che riferisce al Prefetto certe cose..
non c'é... non c'é... e poi la discrasia evidente.. fra un appunto di Cardellicchio di qualche
mese prima.. che diceva che io.. ero brava.. ero bella e facevo il Capo di Gabinetto... perché
non c'erano motivi per cacciarmi. E poi tutt'un tratto... dopo che il Questore si é letto le
trascrizioni.. io vengo avviata come fossi una deliquente. Ma di fatto.. sia dal punto di
vista giudiziario.. che da altri profili non era cambiato niente. Quindi mi devono spiegare
che cosa é successo. Questo.. io tutte queste carte io ce le ho sotto mano... ma ovviamente
ce le ha anche.... Giovanni.--//
L: E' successo che qualche d'uno ipotizzava... ipotizzava... come ti voglio dire...--//
F: Ma volevano fare subito.. subito.--//
L: Una cosa é certa. Noi non ci facciamo comandare.. ne da Woodcock.. ne dalla
Sciarelli.--//
F: A me... é quello che mi dispiace.... hai capito!?.. Servirsi.. (inc.) un processo delicato...-
-//
L: Ma per dire.. loro due.. come chiunque altro..insomma..--//
F: Cereto. Ma un processo delicato sulla sanità.. che ha dato alstura.. in maniera
pretestuosa.. a Toghe Lucane... dove erano indagati.. Prefett... l'ex... l'attuale
sottosegrettario Bubico che era.. al tempo.. Presidente della Regione... l'attuale Presidente
della Regione.. che al tempo era Assessore alla Sanità.. ecceterra... dove si vedeva il caso
Panio.. dove si vedeva la cupola... eccetera... eccetera... e da qusto nasce poi.. Toghe
Lucane... ieri é finito con l'aasoluzione di tutti quanti. L'ennesiam balla... l'ennesima
bollona di sapone. Ieri é finita con l'assoluzione.--//
L: Perché a un certo punto.. ma perché a un certo punto.. le persone pensano di risolvere le
questioni coi processi di piazza.---//
F: Puntualmente.. il processo ppoi fatto dal tribunale.. é finito con l'assoluzione. Stanno
finendo tutti con l'assoluzione. Siamo rimanendo la cupola.. senza condanne... vorei capire
come funziona.--//
L: I processi vanno fatti nelle Aule Giudiziarie.--//

162
F: E nelle Aule Giudiziarie... ringraziando il cielo... la giustizia funziona.--//
L: Bisogna raccontare notizie vere.. e.. possibilmente.. non personali.--//
F: Esattamente.. li era il processo in cui il P.M. era l'amica del Giudice... Si é astenutouno..
si é astenuto l'altro.. e all'assoluzione sono arrivati tali e quali... perché non c'era niente. E
s'é sgonfiata quest'altra cosa. E... anche di questo si é occupato.. "Chi l'ha visto".. "Anno
zero" eccetera... Assoluzione di tutti quanti.. perché.. qua... nessuno é delinquente. Se lo
siamo.... devono dimostrare quanlcos'altro che non siano chiacchiere. Comunque.. queste
sono altre carte che si sono aggiune ieri.. insomma... per dirti. Ma.. ma.. qui non finiremmo
mai.. di dire come vanno a finire certi processi avviati in maniera pretestuosa.--//
L: Sia il tuo processo.. sia quello della fuga di notizie.. alla fine si chiuderanno con delle
archiviazioni.--//
F: Ah.. guarda!--//
L: Io ne sono convintissimo.--//
F: Beh..non c'é una carta.. cioè.. se non finisce con l'archiviazione.. al di là della condanna
che mi piglierei... me ne andrei veramente in Papuasia... perché vuol dire che non esiste la
giustizia.--//
L: Perché.. guarda.. (inc.) dalle cose... perché qui.. insomma.. qui.. qualche d'uno... come
voglio dire... quello che non... non c'é l'autorità con i capelli bianchi... che dice... razzi...
avete finito adesso!?--//
F: Esattamente.. esattamente.. esattamente.. ed é pazzesco.--//
L: Quello che manca.. in tutta questa vicenda.. quello che é successo a Catanzaro.. quello
che é successo a Potenza... in tutta questa storia.. li non c'é l'autorità con i capelli bianchi
che dice a tutti.. tu fai questo.. --//
F: Ma lo sai.. la cosa ancora più grave qual'é?... che ancora non c'é.. ancora non c'é. Cioé..
noi non abbiamo ancora un Procuratore Capo. Questa è la cosa grave. Noi.. ancora non
ce l'abbiamo.--//
L: Manca.. manca.. uno coi capelli bianchi che dice.. mò m'avete rotto! Basta!..--/
F:Esattamente. AH! Ho trovato l'altro appunto. Il primo apponto del Direttore Centrale..
Calvo... il settembre 2006.. è quello che affronta.. al Capo della Polizia.... affronta i primi
casini sul fatto della spazzatura di Ditolla e tutta quella roba la... va beh!... questa é una
cosa che ha seguito più Giovanni.. dove il Questore mi difende a spada tratta.--//
L: Ma si!... Ma li... é così evidente.---//
F: E poi.. invece.. si rinnegano.. -//
L: Sono stati strumentalizzati....a uncerto punto. Passioni personali.. questo é il punto
fondamentale.--//
F: Un'oscenità... un'oscenità..--//
L: Una cosa... veramente... Ma io... adesso.. se dovessi mettermi a sentire quello che
pensano di me... chi mi ha eletto... con la mitragliatrice!---//
F: E' così... é così..--//
L: Immagina.. immagina.. ma pure tuo marito.. immagina tuo marito.. insomma... se gli
vengono adire... praticamente.. tutti quelli per cui lui si é speso.. ha lavorato.. ha costruito..
ha fatto progetti politici insieme. Immagina quello che gli dicono quando lui non c'é. Altro
che mitragliatrice.. insomma.--//
F: A voglia.. a voglia..--//
L: Ma.. non c'entra... non va...--//
F: Certo uno non si aspettava che uno coi capelli bianchi.. potesse prendere le cose i un
certo modo. E' quello che ha sconvolto un pò tutto.. insomma.--//
L: Diciamocela... preticamete tutto.. i gesti non ingannano le parole si... e
diciamocelo...insomma. ---//

163
F: E' così.--//
L: Le persone devono essere giudicate per i loro gesti.... non per le loro parole. Allora...
vediamo qual'é il gesto. Con i gesti.. le parole... possiamo.. imputare qualcosa a Luisa
Fasano o a qualcun altro?... No!.. E allora.--//
F: no.. perché é veramente paradossale.. é paradossale.. cioè... ma una Questura.. che
ignara di tutte queste traversie... non ha proprio idea di tutto quell che io ho
passato..veramente.. e che ancora passo... perché tutti pensano che la cosa sia archiviata...
finita.. amore e cuore... --//
L: E invece niente.--//
F: ....ti dicono tutti.. prima era folle... cioè.. ma lei é la persona più presente.. ma lei é la
persona più così... cioè.. se trasferivano lei.... Ora.. lo dicono tutti quanti.. perché..
ovviamente danno per scontato.. che sia tutto passato. Cioè.. mo mi devono sentir dire che
hanno ....--//
L: A ottobre... a ottobre..---//
F: Mi salutavano tutti quanti..--/
L: Ti vedono come al peste... eri un'appestata.--//
F: La peste bubbonica.... Cioè... veramente una follia eh!?--//
L: Tra ottobre e novembre.. te eri causa di imbarazzo.---//
F: Si.. si.. si.. causa di imbarazzo.. hai detto bene.-//
L: ... (inc.)...--//
F: Ma io adesso... incontro la gente nei bar che dice... siamo proprio contenito che é
tornata. Ma io non sono mai partita! Mi dicono questo. Siamo contenti che é tornata...
perché quello ha fatto veramente.. fossi stata partita... Io ho avuto un danno.. che non
immagini.--//
L: La cosa brutta é.. che con queste fanno i processi di piazza.--//
F: Assolutamente.. assolutamente.---//
L: Fanno i processi di piazza. Una cosa volevo capire.... il fratello della... cosa... come si
chiama.. della Claps si é candidato?--//
F: No.. no.. no. Ovviamente soterrà... forse si candida Molinari.. forse con la Rosa Bianca...
ovviamente non sarà mai eletto.. però forse si candida li.. con il sostegno di questi soggetti
qui. Però... formalmente...no.---//
L: A un certo punto dico.. siccome faccio politica dall'età di otto anni..--//
F: Tutti noi.. pensavamo che avrebbe fatto una cosa del genere...--//
L: Mi sembrava più una manovra di questo tipo.--//
F: Anche.. anche.. ma diciamo...--//
L: No!.. Non sol... hai detto bene. Non solo... che poi alla fine.. c'era un movimento
politico... insomma.. per avviare il cinema ce ne vuole.--//
F: Di fatto é così... Cioè.. un movimento... diciamo di opinione... che però é dietro politici
ben determinati.. che sono causa.. anche .. di tutto quello che é successo. Ma poi ci sarà
un'analisi politica... che certamente non tocca a me.. anche su questa cosa. Hanno
festeggiato un anno da Toghe Lucane.. ovviamente .. erano loro.. loro e loro.. che facevano
le analisi di una mafia che esiste qua. Perchè questi non hanno mai messo il naso fuori
dalla Basilicata... sulla grande mafia che lega qui.. tutti i casini del mondo e loro la
combattono da soli... contro le Istituzioni. Loro continuano su questa storia.. e ovviamente
ha un dato politico.. questa cosa. Ha un riscontro politico. Però.. formalmente non sono
candidati.---//
L: Io.. é qusto volevo capire... insomma. Quindi Molinaro non ha trovato spazio ne PD.--
//

164
F:Noo.. assolutamente. Già l'ultima volta non l'aveva trovato. Adesso.. praticamente.. tutti
quelli di terza.. quarta legislatura.. nessuno di loro é stato più ricandidato. Quindi non l'ha
proprio trovato.--//
L: Mah...lui.. La moglie che cosa fa? Per caso....--//
F: Mah.. la moglie.. che non lavorava.. mia coetanea.. che non ha mai fatto niente.. adesso
forse ha qualche contratto alla Camera di Commercio. L'ha sistemata. Certo non tramite
concorsi.. di chi si é fatto un mazzo tanto come me... ecco. Questo sicuramente no. Che
poi.. son tutti bravi a parlare.--//
L: Lascia fottere... va beh! Ci.. ci.. sentiamo. Ricorda a tuo marito che domani mattina si fa
quella cosa.--//
F: Si.. si.. no.. no.. no.. é concentratissimo su quella cosa. Tranquillo..--//
L: Va bene... ci sentiamo domani. Ciao Luisa.--//
F: Ciao..buona serata... grazie.--//
fine trascrizione.---//
trascrizione a cura del V.Brig. MICHELI Andrea.---//

Intercettazione effettuata con sistema SIO 130.---//


Conversazione del 04/03/2008, ore 21:26:53, progressivo 597 Linea 768.---//
________________________________________________
LEGENDA:
F.: FASANO Luisa
G.: Giovanni
________________________________________

Trascrizione dalle ore 21:26:53 alle ore 21:38:02.


_________________________________________

G: Luisa!?--//
F: Giovanni... come sta?--//
G: Bene.. tu?--//
F: Io.. bene. Io ho sentito un'attimo Enzo... e mi ha raccontato delle ultime evoluzioni....--
//
G: Certo... abbiamo creato un piccolo terremoto... ovviamente..--//
F: Che.. ne parliamo a fare... cioè... ormai... ah... Enzo dice... sai quante me ne diranno a
me.... e io agg' ditt' (fonetico)... sai quanti pensieri delicati...--//
G: Noooo.. no... e ..sai.. io sono buono e caro.. ma non si debbono toccare gli aspetti
umani... la gente non deve permettersi di... giocherellare con le persone.... deve capire che
a un certo momento ti rompono... al di là delle amicizie... delle persone a cui voglio bene..
dai... olte un certo limite si rompe....--//
F: E' un fatto... pure... di rispetto dell'intelligenza... insomma.. altrui...--//
G: Rispetto delle persone... poi... fossi stata na criminale... ma li é un cretino che é caduto
nella rete di un farabutto... tutto là.. la storia si può riassumere così.--//
F: Ma ti volevo dire... a proposito di tutte quelle storie che tu sai... che Enzo un po ha
seguito di meno.... che tu seguito meglio. Ti ricordi quando a cena.. parlammo anche del
famoso caso Panio.. che era medico che fu cacciato... quel direttore generale che fu
cacciato... perché..--//
G: Si... s.... si.... --//

165
F: Comunque ieri.... c'é stat la sentanza... di assoluzione totale per il Presidente della
Regione... per l'Assessore alla Sanità... per uttoi che erano stati tutti indagati per abuso...
per aver sollevato questo soggetto... perché l'accusa era nei confronti della Genovese... che
aveva chiesto... al tempo... l'archiviazione del caso... perché... secondo questo voleva
ingraziarsi questo.. per la nomina del marito... ovviamente tutto ciò... non si é potuto
dimostrare in nulla... e sonostati assolti tutti.. Per cui il P.M. che avrebbe chiesto
l'archiviazione... chera indagata... per questa cosa... e avrebbe fatto salvare... ivviamente.....
risparmiare tanti soldi allo Stato... aveva perfettamente ragione... perché fu il GIP a non
accettare l'archiviazione del PM e a chiedere ....--//
G: L'azione coatta.---//
F: Il rinvio a giudizio... hai capito.... e dopo tre anni... praticamente... e questo é stato poi
l'inizio di "Toghe Lucane"... é finito con l'assoluzione di tutti quanti.--//
G: Mamma mia!--//
F: Capisci tu. Cioè... guarda che é veramente da brivido.. da brivito. Non che non ci fossero
dubbi... però questa é la stura di Toghe Lucane ed é fiita affossata in questo modo con
l'assoluzione.. e con tutti i soldi di un processo durato tanto tempo.. per niente.. perché il
PM aveva già evidenziato che non c'erano elementi per andare avanti.--//
G: Man andate a prendere i... cosi... am andare aprendere i..... baaah!--//
F: Cioé... ma guarda... e assolvi qua e assolvi la... quella é stat trasferita... per una cosa del
genere. Gente come un Presidente della Regione... Sottosegretario di Stato... perché era
coinvolto Bubbico... al tempo Presidente della Regione... assolti con formula piena... cioè...
Questo sempre per spiegare a questi signori... di che stiamo parlando... e di chi stiamo
parlando...--///
G: Ma tu non puoi pretendere... perché questa... é gente che... per capire una cosa del
genere... dovrebbe prendere.. fare come faccio io.... vabbeh... c'ho un caso difficile... che
faccio 'sta sera?--//
F: Studio le carte.---///
G: Non ci vado a casa da mia moglie e mio figlio...--//
F: Ecco!---//
G: E mi metto li... e studio le carte. Dopo di che ... quando hai studiato le carte... inizi a farti
un'idea. ma tu non puoi... di una cosa così complessa... così delicata.... quand'é che io ho
capito... quando mi son fatto la sequenza di come erano andare le carte...--//
F: Gli atti.--//
G: Quando fai la sequenza degli atti.. tu capisci.. il Questore é diventato lo strumento
nelle mani di Herry John Woodcock... fine dei giochi.--//
F: Poi ci prestiamo a queste cose.... calandoci le braghe... perché... a me poi... é quello che
mi da fastidio... che davanti all'Autorità Giudiziaria.... e non stiamo parlando del
Presidente della Corte Costituzionale... ci sbraghiamo subito...questa é la cosa brutta.--//
G: Si sbragano subito!--//
F: Si sbragano subito... ecco. Ma io spiegavo un po a Enzo... perché mi chiedeva... ma cosa
dobbiamo evidenziare... perché il problema é che... ovviamente non avendo mai prodotte
controdeduzioni...--//
G: Ma tu non devi produrre controdeduzioni... peché tu devi...--//
F: No... ma io c'ho te come avvocato.... nel senso che.. per fare evidenziare tutti gli errori
basterebbe vedere.. la enorme discrasia fra il mio verbale di acquisizione... tu cel'hai il mio
verbale di accesso?--//
G: Mmm... mmm.. non mi ricordo.--//
F: Se quello... no... Secondo me.... quello te lo mando domani via fax... é la cosa più
importante... cioè io c'ho una paginetta di verbale di accesso.. con quattro carte... a

166
Potenza.. ridicole... e io che credevo che fosse tutto li... tu dopo una settimana trovi l'ira di
Dio. C'é violazione del diritto di difesa.. della tresparena .. della correttezza.. palesissima.--
//
G: Ma.. sono veramente... é una vicenda che... supera.. veramente i limiti del vergognoso.--
//
F: Una schifezza... mi ricordo l'Ispettore che mi fece fare l'accesso... disse.. Dottore.. ma qua
non ce stà manco nu richiamo scritto (fonetico)... per quello che c'é qua dentro. E io illusa...
ma veramente!.. Ma come é buono il Questore... e poi si scopre grazie a voi che avete
deciso di fare la delega.. ma andiamo a vedè che c'é là (fonetico)... e c'era quello che non ci
doveva priprio essere.. in palese violazione pure del segreto istruttorio... in tutto questo.--
//
G: Di tutto.. di tutto.. di tutto.--//
F: Appunti al Vicecapo.. non concordati... ee.. al Capo...cioè.. un Di Calvo..--//
G: Appunti al Capo... assolutamente al di fuori...--//
F: Fuori... fuori... dell'A.G. che non era di Potenza... dei raporti con Tafan (fonetico)... Ma
lo sai che a me.. mel'ha chiesto pure il mio Questore... Ma che é sta cosa... che tu
avevirapporti diretti col Procuratore Generale... HHo detto... ma... Signor Questore...
dove la legge sta cosa?... Si legga le mie relazioni di servizio dove io prendevo ordini
dal Questore. Altro che rapporti diretti.. Ma comunque basta una cosa... che il
procuratore é disposto a testimoniare a mio favore... io questo lo vorrei far capire... ai
capi...--//
G: No.. ma quando..--/
F: Cioé.. il Procuratore Generale é disposto a venir li.. eh!--//
G: A loro... sai cos'é che gli ha bruciato il culo... gli sta bruciando il culo? Che hanno
riferito infedelmente al Capo della Polizia e al Ministro.--//
F: Si!--//
G: Cioè... questa é la cosa che gli sta bruciando di più il culo... capito!?--//
F: Io... quello che mi manca... é chi ha riferito.. verbalmente all'allora Prefetto Cardellicchi...
noi sta carta.... io sta carta non cel'ho. Quindi.. io non so Cardellicchi... come scrive
quell'appunto... Assolutamente impreciso e scorretto.--//
G: Cardellicchio lo scrive?--//
F: Lo scrive Cardellicchio al Capo... Appunto per il Sig. Capo... e il Sig. Capo lo gira.... a
sua volta... con gli stessi errori al Ministro.--//
G: No! Quello al Ministro é aggravato... diciamo così.--//
F: Aggravato.. si.--//
G: Cioé gli errori sono aggravati...--//
F: Sono aggravati... Arronzate certe cose e aggravate altre... vedere un Cardellicchio... ma
chi glil'ha dette a Cardellicchio... nnoi questa carta no cel'abbiamo per iscritto. E' detto
telefonicamente.. o de visu... o non si sa come é sta la genesi di quella carta.--//
G: Guarda... guarda.. li c'é il faascicolo riservato.. no!?--//
F: Eh.. già... quello che noi non...---//
G: Che loro non vogliono darti... alchè noi gli abbiamo detto... amico ormai é finito sto
giochino del riservato. Oramai o mi poni il segreto di stato oppure... il riservato me lo
dovevi dare. A parte che era già così prima. A maggior ragione dopo la legge.--//
F: Ecco!--//
G: Ecco.. Li pure un'altra cosa che si son trovati spiazzati...--//
F: Essi!--//
G: Adesso devono andare a dare conto e ragione.. di tute 'ste cose.... capito!? Devono fa un
appuntone...--//

167
F: Vabbeh... io... qualsiasi carta.. insomma..--//
G: tel'avevo detto Luisi... amicus plato.. sed magis amicus veritas (fonetico)..--//
F: Eh si.. amicus veritas.--//
G: Tel'ho detto.. tel'ho detto molto tempo fa....credo.--//
F: Si... veramete in tempi non sospetti.... quando neanche pensavamo che saremmo arrivati
a questo punto. Si perché poi veramente.. intelligenza avrebbe voluto... che davanti
all'evidenta... perché con un Questore che ti vuole tenere.. il cambio alla giardia... ma che
senso ha st'accanimento... io ancora non lo capisco... guarda.--//
G: No.... eh.. c'é gente che... s'é capito... deve coprirsi il culo per le cazzate che ha fatto.--//
F: Da morire.. da morire..--//
G: Il tuo trasferimento... coprirebbe il sedere alle persone... pensa... ma poi uno pensa...
alle cazzate che anno fatto. Cioé metterebbero la firma di un Capo... e dice.. adesso ha
firmato il capo... eh che vuoi.. no!?.. hai capito?.. E invece io gli ho mandato la botta.. e ho
detto.. adesso incominciamo a parlare... Col nuovo Direttore... al nuovo Direttore Centrale
gli ho fatto vedere sta cosa.. e adesso vediamo... e perlaimone... e adesso parliamone con
Enzo. Perché sai.. che Alfonso.. Alfonso... si metta a fare l'arrogante con me.. io lo conosco
da vent'anni... Alfonso.. io lo conosco da vent'anni. Ma come cazzo ti permetti.--//
F: Eeh.. proprio guarda mi sembra i burocrate che deve portare avanti la carta....--//
G: Se vai meglio di me... ma non nascondere le carte.. come hai fatto... cioè tu nascondi le
carte.. impedisci l'accesso.. chiedi eeee... quelli... chi mandiamo?... Anvendo capito
l'antifona.. e chi ha fatta quella lettera... l'ha fatta per farti del bene.. infine..no!? la storia di
tuo figlio... infondo che ci sono le cose personali... le aspirazioni ... eccetera eccetera... li ti
hanno.. li c'é stato.. Enzo m'ha detto che c'é stato Cardellicchio che non ne voleva sapere..
che sarebbe stato peggio... li é da Alfonso.. che ha proprio perso la brocca....--//
F: Ma è quello dico... ma che cacchio s'accanisce... ma che gliene frega a lui...--//
G: ma perchee... é cosi... Lascia fotte.. sati tranquilla...--//
F: Mi sembra quello che mi disse Sandro Giuliano.... sappi che.... quando si comincia
qualcosa si porta a termine... ho detto ma mi sembra irrazionale... tu avrai pure uno che ti
risponde... finisce sempe così... chiunque si mette in mezzo.. finirà così... proprio quella
cosa catastrofica... significa proprio... ragionare con i muli.... Ma allora cha parliamo a fare
di contradditorio... cioè se avete già deciso... però é illegale... insomma... un atteggiamento
del genere..--//
G: Certo.. tutto questo é illegale.. Ti abbraccio.. ti voglio bene... ciao cara.--//
F: Un bacione a te... grazie.--//
G: Un abbraccio a tuo figlio.--//
F: Grazie.. ciao.... ciao...--//
Fine conversazione.---//
Trascrizione a cura del V.Brig. MICHELI Andrea.---//

data 08/04/2008 ora 11:19 progressivo 2257 RIT 36/08


chiamante +393346903194 in uso a LETIZIA Enzo
chiamato +393346908583 in uso a FASANO Luisa

INIZIO TRASCRIZIONE
F: caro!--//
L: ciao Luisa!--/
F: che si dice?--//

168
L: tu, che mi dici! Ti sei vista ieri "Chi l'ha visto"?--//
F: no! Mi so' vista io in TV (fonetico: tivvù) ché ho dato 'n'altra intervista! No! Che
hanno fatto "Chi l'ha visto"?--//
L: è ritornato fuori il discorso di --//
F: Claps..--//
L: Restivo--//
F: eh, sì--//
L: con... con, praticamende (fonetico), che erano in possesso di un'informativa di Luigi
Grimaldi dove--//
F: la prima..--//
L: d quell... quella di un anno dopo la scomparsa.. che hanno fatto..--//
F: 'sattamente, sì --//
L: eh --//
F: quando lui era capo della Mobbile (fonetico) sì --//
L: e a... e uh praticamente, poi, alla fine del servizio si concludeva che il prete sta per
fare un libro (fonetico), sta per --//
F: oh! --//
L: presentare un libro (fonetico) --//
F: e vai!--//
L: questo, questo volevo... praticamente farti sapere--//
F: no, perché... ho letto i titoli sui giornali perché mi so' fatta 'a rassegna stampa di
quest'altri arresti che abbiamo fatto noi, ché qua stiamo andando a go-go! E ho letto:
sfondo sessuale al caso Claps, questo li (fonetico) investigatori del tempo... ti dico la verità:
non me lo so' manco letto! Perché tanto, ormai, per noi è, è popio (fonetico)... il Questore,
anzi, sta andando veramente alla grande! Quando, per qualsiasi cretinata, puntualmente
un giornalista gli piazza davanti questo caso, lui puntualmente dic': Madonna, ma... sai,
non è possibbile (fonetico) gir' e vota, mò (fonetico, ndr: gira e volta, adesso) qualsiasi cosa
di buono si fa, si torna sempre sullo stesso caso? 'ce eh ma è un caso emblematico! Ha
detto: eh ma evidentemente siete una terra in cui, al contrario di Calabria, Sicilia e
Campania, non succede nient'altro e tornat' semp' a quindici anni addietro! E mò basta,
insomma! Qua veramente si lavora quotidianamente su u...cioè, non possiamo continuare
a rispondere noi su un caso... andato! Su cui nessuno ha mai smesso di lavorare, questo sia
chiaro! Però... non s' può finì di parlar' del progetto Icaro, sicurezza stradale oppure
l'arresto delle volanti e puntualmente torna la... la cosa su 'sto caso! E questa era uscita
proprio ieri. .. mò c'ho male..---//
L: que.. que... questa qui è, questa è una! E ti volevo de... cioè, la cosa c' m' preoccupa...--//
F: uh--//
L: è che, praticamente, eh in chiusura facevano vedere l'omicidio dei fidanzatini, poi --//
F: come al solito! --//
L: l'omicidio, 'nsomma d... facevano vedere que... questa situazione e--//
F: 'incono sempre, 'ste cose, eh!--//
L: e i...--//
F: e il libro del prete!--//
L: e il libro del prete, che dovrebbe uscire a breve! Che è il responsabile, per la Calabria, di
Libera, ecco! (fonetico)--//
F: sìì! Che gli ha fatto i un... (fonetico) da spot, praticamente, eh! Vediamooo... il libro del
prete!--//
L: uh capito? La cosa m'ha eh... non ti nascondo che mi dà un po' di apprensione (fonetico)
non ti nascondo!--//

169
F: eh, ogni volta che si torna sull'argomento, accendi delle... ovviamente le... dei riflettori!
Però...--//
L: che sono assolutamente parziali, poi, eh!--//
F: sì, ovviamente! Del resto, non vogliono un confronto proprio perché sanno che è tale!
(fonetico) Però aspettiamo, io ho fiducia nella Magistratura, quella con la emme maiuscola.
Vediamo!--//
L: hai ca'ito, è questo! (fonetico) No, volevo avvertirte de' 'sta storia, 'nsomma! (fonetico)
Siccome qui--//
F: sì no, quindi l'avete... percepita anche voi, perché qua, a livello locale, insomma, non
credevo fosse... rimbalza... Io no, "Chi l'ha visto" direi proprio, cioè...--//
L: no, là... eh eh eh ie... "Chi, "Chi l'ha visto" ah eh ieri sera, a "Chi l'ha visto"--//
(voci di sottofondo)
F: non se può vvrè! (fonetico, ndr: non si può vedere) Eh eh--//
L: cioè, praticamente, è ddurata il... tutto il servizio so' ddurato (fonetico) uh sette-otto
minuti, ché poi intervistano anche la mamma --//
F: n'ata voo'ta! (fonetico, ndr: un'altra volta!)--//
L: mamma... a mam... alla mamma fanno parlà... tre volte!--//
F: ovviamente! E vabbè! Ormai, è carta--//
L: Beh..--//
F: conosciuta! Comunque...--//
L: eh--//
F: stiamo... noi stiamo sempre attenti! Cerchiamo di fare il no...
L: i... io ho visto le foto, 'nzomma (fonetico, ndr: insomma), de de de della... della cosa,
'nzoma (fonetico) là.. cioè, ma giust' 'nu pazz' ci putèva ì appriess' (fonetico, ndr: ma solo
un pazzo ci poteva andare dietro) comun', mò no--//
F: ma... non lo dire perché, quando l'ho detto, quando... noi si è parlato addirittura di tratta
delle bianche! Eh--//
L: uh--//
F: insomma, la cosa (ndr: squilli in sottofondo) è stata commentata da tutti un po' così. Ma
senza voler offendere nessuno! Ma se questo offende qualcuno, non lo diciamo! Però,
insomma, da tratta delle bianche, generalmente, vanno fior fior di figliole! 'Sta poverina,
poverina... credo che avrebbe destato--//
L: sì sì sì--//
F: l'attenzione, però... M' pare che non--//
L: no no--//
(squillo in sottofondo)
F: si possa dire, questo, oh. Non lo diciamo!--//
L: va bè, noi, ma.. o é.. cioè uh siccome uno, a 'n investigatore, deve, deve...--//
F: 'are tutto, no?--//
L: deve vagliare tutto! E credo che la prima indagine di Gigi (fonetico) di Luigi Grimaldi
non è che sia così sbagliata, eh!--//
F: no. Infatti nessuno l'ha mai detto, però... evidentemente...!--//
L: solo che no... solo che non si so' riusciti a trovà gli elementi.--//
F: quello è stato il problema. È una cosa... è un rompicapo, insomma, è una cosa che (inc.)--
//
L: no ma... non è, non era --//
F: (inc.) però...--//
L: non è... non, non è 'nu rompicapo, lì c'è una pista investigativa che non trova elementi e
che 'babilmente è l'unica, eh!--//

170
F: voglio dire--//
L: Che.--//
F: che i ragazzini di Gravina è stata la stessa cosa! C'è la scomparsa, hai preso 'na via, era
'n'altra, e è andata così! Cioè uh, voglio dì, è è... è la normalità, io credo che siano più i casi
risolti che quelli irrisolti!--//
L: cioè, che poi i bambini... cioè, nessuno può escludere che il padre non lo sapesse, che
stavano lì!--//
F: Certo.. Ma questo lo devi dimostrà!--//
L: eh eh ma questo qua lo devo dimostrare!--//
F: eh!--//
L: nessun... nessuno lo può escludere!--//
F: ...'esto sono chiacchiere, gossip di chi legge i giornali. Però chi fa le indaggi... dovrebbe
essere 'n'altra cosa, eh!--//
L: eh, questo..--//
F: a quel punto!--//
L: cioè, lì, i bambini, l'unica cosa che dimostra è che... sono caduti. Ma questo non esclude
che si... siano stati getta...-//
F: però lo sapeva e là l'ha lasciati!--//
L: no no eh forse l'ha lasciati, che a un certo punto--//
F: (inc.)--//
L: praticamente questi qui gli erano scappati e poi si so' andati a rifugiare lì e poi so'
caduti, però... Mò, detto tra me e te, che cadono tutt'e due insiem'... mah! Mi lascia pe...--
//
F: ti lascia questo... cioè...--//
L: mi lascia molto perplesso ma m' lascia veramente assai perplesso!--//
F: ma è una cosa bruttiss...--//
L: cioè, che cadono tutt'e due... n' pò cadè uno! Ma non tutt'i dui! (fonetico)--//
F: no, ma infatt'! È la prima cosa che lascia tutti un po'... co... il problema è trovare--//
L: eh eh eh ah e qui il problema è...--//
F: qui si fa di tutto per incastrare una persona, eh!--//
L: eh, è: che tutt'i dui càrono! (fonetico, ndr: che tutti e due cadono!) Che poi non ho capito:
se tutti e due avessero le cosce rotte--/
F: uh--//
L: perché, s'hanno tutt'e due i gamb' rott' ah cioè famm', famm' capì com' cas... (fonetico,
ndr: se hanno tutti e due le gambe rotte, fammi, fammi capire come cas...)--//
F: Infatti.. infatti..--//
L: s' so' fatt a cadè tutt'i dui! (fonetico, ndr: hanno fatto a cadere tutti e due!) Perché magari
uno potrebbe dire: 'm altro (fonetico) è sceso per aiutare re... il primo!--//
F: Certo.. ma dovrebbe essere integro! Uh uh--//
L: eh, ai aì? (fonetico)--//
F: boh! comunque..-//
L: o..Dio... mio--//
F: (inc.) uh uh uh--//
L: No, vo volevo... cioè eh, siccome l'ho vista, la cosa, ieri sera, non non vorrei che ti vanno
preparando...--//
F: (inc.)--//
L: non vorrei che s' stanno preparando p' nu secondo pacco, 'nsomma!--//
F: uh uh!--//
L: si sicura... si da... vista la trasmissione che c'è stata l'altra volta, insomma! (fonetico)--//

171
F: (inc.)--//
L: cioè, no la trasmissione, qual... quella eh manifestazione a cui ave'a partecipato anche eh
Marco Travaglio (fonetico), in cui poi...--//
F: sì sì--//
L: lì ho paura che troveremo delle... uhm delle... lì 'emo de dei teoremi!-//
F: parenti si!--//
L: e ho paura che lì troveremo dei teoremi... con te e tuo marito! Ne sono...--//
F: non mi meraviglierebbe!--//
L: chiaro..--//
F: però t'assicuro che, alla faccia dei teoremi, stanno... spero che stiano uscendo cose ben
più concrete, a loro... per loro responsabilità, quindi...--//
L: ma tu eh eh lu... a lui, il tuo Questore, cioè Mauro, perché te lo fece denuncià... prete?-
-//
F: me lo fece denuncià perché, praticamente, s'erano scocciati del fatto che questo
allarmasse sempre tutto il mondo! Ma parlo dell'Antimafia, da Roma, vennero, venne
Forgione (fonetico) eccetera. Su 'sto casi estremi (fonetico) di usura che, praticamente,
eh stringeva nella morsa tutta la Basilicata a fronte di indagini nostre, dei Carabinieri e
delle Finanze che non avevano proprio riscontro! Per cui il Prefetto si scocciò e disse:
scusate, ma cominciate, Forze di Polizia, a sentire quelli che chiamano i numeri verdi
eccetera. Da questa attività emerse il nulla! Cioè che qui intendevano, per usura, i soldi
prestati dalla sorella e non restituiti o altro! Perchè poi l'usura vera, magari, a noi non la
denunciavano! Preso atto che, comunque, tutti i procedimenti sull'aiuto per dare fondi
agli usurati, che devono passà dai P.M. (fonetico: pi emme), qua non arrivavano e non
ce n'erano, preso atto delle dichiarazioni dello stesso Cozzi che poi, messo alle strette,
denunciava, in cinque anni, pochi casi che si contavano sulle punta delle dita, noi lo
denunciammo p' procurato allarme! Eh! E infatti io sono vista come longa manus di
Prefetto e di Questore! Perché lui sapeva da cosa nasceva la cosa! Eh! Ma io so' longa
manus no di Provenzano e Badalamenti ma di un Prefetto e di un Questore! Sono un
ufficiale di P.G. (fonetico: pi gi) operante, in contemporanea con Carabinieri e Finanza!
Diciamo che io so' stata la più tempestiva perché il Questore mi stava col fiato sul
collo!--//
L: poi l'hanno fatto pure Carabinie... e Finanza, 'sta stessa denuncia?--//
F: eh... sì, sì! Hanno fatto lo stesso lavoro portando a zero!--//
L: e hanno denunciato Cozzi, per procurato allarme?--//
F: non l'hanno denunciato perché poi è successo il pandemonio! Hai capì? vabeh... Ti devo
lascià 'n attimo ché mi ha chiamato il capo.--//
L: occhei (fonetico)--//
F: ti chiamo dopo?--//
L: no no no eh uh ci sentiamo, con calma!--//
F: oggi pomeriggio.--//
L: ti volevo avvertire riguardo vicenda, 'nzomma! (fonetico)--//
F: uh ciao Enzo, buona giorna...!--//
L: ciao (ndr: voci in sottofondo) ciao ciao cia.--//
FINE TRASCRIZIONE

TUFANO, BONOMI, GENOVESE e BUCCICO con il ruolo di organizzatori


dell’associazione avendo, in particolare, la funzione di procedere alla definizione delle
modalità operative della realizzazione del programma criminoso messo in atto da loro
stessi e dagli altri associati.

172
In Potenza, Matera, Basilicata, Roma ed altre parti del territorio nazionale dal 2002 con
condotta in atto

CHIECO, TUFANO, GENOVESE, CANNIZZARO, GENTILI, VITALE Vincenzo,


VITALE Marco, DE FILIPPO, BUBBICO, GOTI, SPITZ, LOPATRIELLO,
MONTESANO, VICECONTE, PEPE, VITA

b) in ordine al reato p. e p. dall’art. 416, commi 1-2-5, cod.pen. perché si associavano tra
loro – CHIECO quale Procuratore della Repubblica di Matera, TUFANO quale
Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Potenza, GENOVESE quale Sostituto
Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza,
CANNIZZARO quale marito della GENOVESE e Direttore Generale dell’Azienda
Ospedaliera San Carlo di Potenza, GENTILI quale Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri
Responsabile della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di
Potenza, VITALE Vincenzo quale presidente della Marinagri spa, Ittica Valdagri spa e
società controllate, VITALE Marco quale rappresentante legale della ET&M srl e
direttore dei lavori e progettista del centro turistico ecologico integrato Marinagri, DE
FILIPPPO quale Presidente della Giunta Regionale della Basilicata, BUBBICO quale
Presidente pro-tempore della Giunta Regionale della Basilicata, Presidente pro-tempore
del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino della Basilicata, nonché
Sottosegretario di Stato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, GOTI quale
Direttore Generale della Direzione Generale Coordinamento incentivi alle imprese –
ufficio B5/lof/BG presso il Ministero dello Sviluppo Economico, SPITZ quale Direttore
Generale dell’Agenzia del Demanio di Roma, LOPATRIELLO quale Sindaco del
Comune di Policoro, MONTESANO quale Presidente pro-tempore del Consiglio
Comunale di Policoro, attuale Consigliere Provinciale di Matera, nonché socio al 50%
della Eurosaldature srl poi denominata Sogemont srl, VICECONTE quale Dirigente del
terzo settore urbanistica dell’Ufficio Tecnico del Comune di Policoro, PEPE quale
Dirigente dell’Agenzia del Demanio di Matera, VITA quale Segretario Generale
dell’Autorità di Bacino della Regione Basilicata, al fine di commettere più delitti, ed in
particolare quelli di corruzione in atti giudiziari, corruzione e truffe aggravate ai danni
dello Stato, come indicato nei capi che seguono, con le loro condotte facevano percepire
e percepivano, illecitamente, finanziamenti pubblici destinati allo sviluppo,
perseguendo interessi privati anche attraverso il mercimonio delle pubbliche funzioni
ricoperte (in particolare quelle giudiziarie, ministerali, regionali, locali e dei vari enti
pubblici coinvolti). Sodalizio che operava con distribuzione di ruoli e compiti, come di
seguito indicati, attraverso la disponibilità di beni, mezzi, strutture ed ingenti somme di
denaro, di provenienza pubblica e privata.
Ed in particolare:
Il dr. CHIECO, al fine di favorire, in cambio di utilità di seguito indicate, VITALE
Vincenzo contribuiva all’archiviazione del procedimento penale n. 121/03 a carico del
predetto e del funzionario pubblico PEPE, nonostante i rilievi penali che emergevano dalle
informative dei Carabinieri di Policoro e dagli elaborati dei CTU MAGRI’ e COZZOLINO.
Ed in particolare si evidenziava:
- che il dr. CHIECO “gestiva” di fatto le indagini condotte dalla dr.ssa MORELLI;
- l’interessamento del dr. CHIECO all’acquisto, all’interno della struttura turistica, di un
immobile, interesse che risaliva al luglio 2003 e proseguiva sino al 12.12.2005, quindi in

173
epoca successiva alla richiesta di archiviazione datata 23.9.2005 ed a pochi giorni dal
decreto di archiviazione emesso in data 22.12.2005;
- in data 25.1.2007 interveniva contatto telefonico dall’utenza fissa dell’ufficio del dr.
CHIECO con l’utenza intestata all’ITTICA VALDAGRI ed in uso a VITALE Vincenzo,
riscontrandosi i contatti tra i due come si rileva nella rubrica telefonica estratta dal telefono
cellulare sequestrato allo stesso magistrato;
- che l’acquisto non andava a buon fine solo a seguito dell’attenzione posta sulla vicenda
dalla Compagnia dei Carabinieri di Policoro, a seguito della nota depositata presso la
Procura della Repubblica di Matera in data 24.6.2004, nella quale una fonte segnalava che
il procedimento penale a carico di VITALE Vincenzo, riguardante la MARINAGRI,
sarebbe stato archiviato perché un “alto magistrato” si sarebbe occupato di ciò in quanto
interessato all’acquisto di un immobile all’interno della struttura sotto indagine, che
sarebbe avvenuto dopo la vendita, da parte del citato alto magistrato, di altro immobile di
sua proprietà;
- che il dr. CHIECO vendeva altro immobile di sua proprietà nella Selva di Fasano solo in
una data pari o successiva all’8.12.2005, ovvero dopo la richiesta di archiviazione del
procedimento penale n.121/03 riguardante la MARINAGRI ed appena prima del citato
contatto avvenuto in data 12.12.2005, tra la moglie dello stesso magistrato e gli uffici della
MARINAGRI;
- che dopo la vendita dell’immobile nella Selva di Fasano lo stesso acquistava un immobile
in Castellaneta Marina, solo dopo però che la circostanza relativa al suo interessamento
alla MARINAGRI era emersa in maniera evidente anche a seguito di articoli di giornali e,
quindi, per circostanze non attinenti alla propria volontà; l’immobile in Castellaneta
Marina veniva acquistato a seguito dell’intermediazione della società Brindisi
Immobiliare;
- che il dr. CHIECO, nella nota di risposta inviata nel giugno del 2004 al Procuratore
Generale dr. TUFANO, riguardo la nota depositata dai Carabinieri, riferiva al P.G. che lo
stesso si era interessato alla Marinagri, nel luglio del 2003, e che nel corso dell’incontro
avuto con il VITALE aveva appurato che la struttura era in possesso di tutte le
autorizzazioni necessarie, anticipando, di fatto, gli esiti delle indagini ancora in corso
presso la Procura di Matera, finalizzate proprio ad appurare il possesso di tutte le
autorizzazioni previste, nonché anticipando quella che sarebbe stata poi la richiesta di
archiviazione del procedimento penale, avvenuta in data 23.6.2205, ovvero dopo più di un
anno;
- che in data 23.9.2005, ovvero lo stesso giorno in cui veniva richiesta l’archiviazione del
procedimento penale riguardante la MARINAGRI, il dr. CHIECO contattava
telefonicamente la dr.ssa GENOVESE (anch’ella interessata, unitamente al marito dott.
CANNIZZARO, alle vicende del VITALE e della MARINAGRI);
- che i coniugi GENOVESE – CANNIZZARO frequentano il villaggio turistico
MARINAGRI in fase di realizzazione ed intrattengono rapporti con il VITALE Vincenzo,
tanto che il CANNIZZARO è risultato essere possessore di un telecomando per l’accesso
diretto alla struttura, nonchè tra i finanziatori del VITALE Vincenzo per la cifra di £.
180.000.000, riscontrandosi, pertanto, interessi di natura anche economica nella struttura
turistica da parte dei coniugi GENOVESE – CANNIZZARO;
- che la dr.ssa GENOVESE ha trattato il proc. pen. nr. 1706/95, mod.21 nel quale risultava
indagato il dr. CHIECO unitamente al dr. MARITATI, quando erano in servizio presso la
Procura della Repubblica di Bari, procedimento penale poi archiviato (dr. MARITATI, poi
divenuto Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia nel dicastero diretto dal Sen.
MASTELLA, proprio nel periodo in cui vi è stata l’esecuzione del decreto di perquisizione

174
nei confronti del dr. CHIECO il quale, tra l’altro, non subisce nessuna conseguenza a
seguito dell’iniziativa ispettiva che si conclude con provvedimenti di tipo cautelare nei
confronti di altri magistrati e consente al CHIECO, pur coinvolto in fatti di assoluto
rilievo, di proseuguire condotte illecite nelle sue funzioni di Procuratore della Repubblica
di Matera);
- è emerso dalle dichiarazioni rese da Mario ALTIERI, Sindaco pro-tempore di Scanzano
Jonico, che la dr.ssa GENOVESE avrebbe cercato “colpire” l’ALTIERI in quanto soggetto
che si stava opponendo ai programmi del VITALE Vincenzo e della MARINAGRI e,
quindi, contribusce, per la sua parte, alla realizzazione del progetto della stessa società,
attraverso l’eliminazione di un soggetto scomodo;
- che l’opposizione alla MARINAGRI da parte dell’ALTIERI emergeva dalla corrispondenza
agli atti, nonché da atti e delibere, attraverso le quali risulta che aveva rilevato e segnalato
delle illegittimità nella procedura seguita per permettere alla MARINAGRI di portare
avanti il suo progetto, tanto da chiedere più volte alle strutture del Ministero competenti
all’istruttoria per l’ammissione a finanziamento pubblico da parte del C.I.P.E. di valutare
negativamente la proposta formulata dalla MARINAGRI per via delle gravi illegittimità
rilevate;
- che le condotte poste in essere dalla dr.ssa GENOVESE sono state commesse unitamente al
sodale Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri GENTILI, responsabile della Sezione P.G. di
Potenza, il quale, in particolare, iniziava un’indagine riguardante un traffico di scorie
nucleari che vedeva coinvolto il predetto ALTIERI, nei confronti del quale venivano
disposte intercettazioni telefoniche ed ambientali, che però davano esiti negativi
relativamente all’oggetto delle indagini, ma che portavano a rilevare dei brogli elettorali
dallo stesso commessi nelle elezioni regionali del 2005, motivo per il quale veniva tratto in
arresto su richiesta della stessa dr.ssa GENOVESE;
- che l’indagine relativa ai brogli elettorali veniva trattenuta presso la Procura di Potenza
iscrivendosi a carico dell’ALTIERI l’aggravante ex art. 7 della L. 203/91, ipotesi d’accusa
poi venuta meno in sede di riesame dal Tribunale di Potenza con relativa trasmissione del
fascicolo alla Procura della Repubblica di Matera, competente per territorio;
- rapporti stretti tra il dr. CHIECO ed il Sottosegretario di Stato BUBBICO, Presidente fino
all’anno 2005 della Regione Basilicata (tanto che il secondo risulta spesso tra gli invitati di
incontri conviviali organizzati dal CHIECO tra i quali la festa di laurea della figlia), che si
evidenziano anche nelle condotte illegittime poste in essere dal BUBBICO a favore del
progetto MARINAGRI e non rilevate, nonostante l’evidenza, dalla Procura di Matera (in
seguito ai rapporti collusivi tra il CHIECO ed il BUBBICO);
- tutte le condotte messe in atto dai sodali favorivano il progetto della MARINAGRI,
procurando un ingiusto vantaggio patrimoniale alla predetta società che riusciva anche ad
ottenere un finanziamento pubblico pari ad € 25.849.000,00, che non avrebbe certo ottenuto
se il procedimento penale n. 121/03, instaurato presso la Procura della Repubblica di
Matera, avesse seguito il suo regolare corso (il CHIECO utilizza, quindi, le funzioni
giudiziarie ricoperte in maniera servente agli interessi della MARINAGRI).
Un ruolo servente nei confronti della MARINAGRI esercitato anche dal Tenente
Colonnello GENTILI, riscontrato anche dalla scrittura privata tra la società ZORES,
controllata dal VITALE ed il predetto ex Ufficiale dei Carabinieri, dalla quale emerge che
lo stesso avrebbe elargito, a titolo di finanziamento alla predetta società, una somma pari a
€ 100.000,00, impegnata nella realizzazione dell’opera in oggetto. Tale finanziamento
avveniva mentre lo stesso GENTILI ricopriva il ruolo di responsabile della sezione di
Polizia Giudiziaria in Potenza. Il GENTILI è sodale in affari con la “famiglia” VITALE.

175
Per quanto attiene, poi, all’interessamento di magistrati all’acquisto di immobili all’interno
del costruendo villaggio MARINAGRI operanti nel distretto di Corte d’Appello di
Potenza, che avevano anche la titolarità di indagini relative alla realizzazione dell’opera,
riferisce la Polizia Giudiziaria
“Oltre alle emergenze investigative riferite con le note a seguito, in merito all’attività in oggetto,
sono state acquisite una serie di informazioni, che appare corretto e doveroso riferire all’A.G.
E’ evidente che l’imponente progetto in questione non sia sfuggito all’attenzione di detrattori o di
persone a diverso titolo interessate, e di questo ne è la riprova l’esposto da cui promana la prima
delega d’indagine da parte di Codesto Ufficio.
In un tale contesto, si è avuto modo di apprendere confidenzialmente che:

a. VITALE Vincenzo avrebbe strumentalmente e sapientemente tessuto nel tempo una fitta rete di
importanti ed influenti rapporti con rappresentanti di varie istituzioni, ovvero pubblici funzionari,
politici, Magistrati e rappresentanti delle FF.PP. … mirando a garantirsi possibili aiuti in
finanziamenti pubblici e possibili indagini, avrebbe approfittato anche della buona fede degli
interessati;

b. Alcuni imprenditori interessati ai lavori di realizzazione immobiliare, nella necessità di verificare


l’entità del possibile rischio nell’investimento, diffidenti verso VITALE Vincenzo, soprattutto in
relazione ai suoi trascorsi personali e di imprenditore, avrebbero chiesto notizie circa l’inchiesta di
cui al procedimento penale in questione. Nella circostanza, sarebbero venuti a conoscenza, per voce
dello stesso VITALE, che:
o l’indagine sarebbe da considerarsi chiusa, grazie anche all’intercessione di un importante
Magistrato di Taranto, parente di un altro Magistrato, amico di un alto Ufficiale dei Carabinieri, a
sua volta legato al VITALE;
o un alto Magistrato avrebbe intenzione di investire nella MARINAGRI S.p.a., vendendo altre sue
proprietà altrove;
o la vicinanza a lui di importanti personaggi doveva intendersi come una garanzia;

c. VITALE Vincenzo non avrebbe la disponibilità, neppure facendo affidamento sulle altre società o
sul finanziamento pubblico, delle liquidità necessarie per far fronte all’imponente investimento.
Sembrerebbe che il vero progetto sarebbe quello di speculare sul consistente finanziamento pubblico,
avviando i lavori senza ultimare l’opera;

d. Un politico della zona avrebbe chiesto a VITALE Vincenzo, in una forma da definirsi estorsiva, una
somma di 3 miliardi di vecchie lire, per non avviare un contenzioso amministrativo che metterebbe
definitivamente in luce le nefandezze amministrative e gli abusi commessi e che potrebbe quindi
ritardare o addirittura pregiudicare la riuscita del progetto.

In seguito alla ricezione della predetta nota di PG, il Sostituto Procuratore presso la
Procura della Repubblica di Matera, dr.ssa MORELLI, inviò, il 18.6.04, una nota riservata
al Procuratore CHIECO, il quale, il 24.6.04, ne inviò una di risposta alla stessa dr.ssa
MORELLI ed una al Procuratore Generale di Potenza, dr. TUFANO, rimettendo il tutto
alla sua valutazione, per le determinazioni di competenza (TUFANO che garantiva in
Procura Generale la copertura al CHIECO, al VITALE, alla GENOVESE ed agli altri sodali;
il TUFANO, quale esponente di vertice degli uffici requirenti della basilicata, diveniva il
punto di riferimento quando si dovevano occultare condotte illecite di magistrati collusi e,
quando, invece, si dovevano perseguire ed ostacolare quegli appartennti alle Istituzioni,

176
magistrati in primo luogo, che operavano per l’accertamento dei fatti e per tentare di
contribuire al perseguimento della giustizia).

Alla richiesta di copia delle predette relazioni il Procuratore di Matera rispondeva:


“Si comunica che l’annotazione di PG proveniente dal Comando Compagnia CC di Policoro non
venne inserita negli atti del fascicolo del p.p. 121/03/21 in quanto non solo riguardava
esclusivamente notizie di contenuto generico, prive di connessione oggettiva e soggettiva coi fatti
oggetto delle indagini, ma soprattutto provenienti da fonti assolutamente confidenziali,
caratteristica questa mantenuta anche rispetto a questa A.G.
La stessa venne peraltro iscritta al protocollo riservato di questo Ufficio sotto il n. 254/04 del
17.6.04.
In relazione ad essa vennero redatte nei giorni successivi alcune note pure riservate:
• una prima (prot. 263/04 RIS) inviata allo scrivente dalla d.ssa Paola MORELLI, Sost. Proc.
delegato per il p.p. 121/03/21;
• una nota di risposta (prot. 298/04 RIS) inviata in data 24.6.04 alla d.ssa MORELLI dallo scrivente;
• una terza, e conclusiva (prot. 297/04 RIS) inviata sempre in dat 24.6.04 al Procuratore Generale di
Potenza, a firma dello scrivente Procuratore della Repubblica, nella quale si sottoponeva il tutto alla
sua valutazione per tutte le determinazioni di competenza.
Non corrisponde al vero pertanto la circostanza della diretta trasmissione delle note alla Procura di
CZ ai sensi dell’art. 11 CPP, almeno da questo Ufficio di Procura, essendo state le stesse già inviate
al superiore Ufficio del P.G.

Il contenuto squisitamente personale delle richiamate note non consente allo stato di trasmetterne
copia alla S.V., a meno di ulteriori e più specifiche indicazioni che provengano dal Magistrato
titolare delle indagini, e che giustifichino la violazione di tale riservatezza”.

Si acquisiva, quindi, la sotto indicata nota presso la Procura Generale di Potenza:


“Ritengo doveroso inviare all’E.V., per le opportune valutazioni e le eventuali determinazioni del caso, copia
della nota indicata in oggetto, che è stata consegnata dal Mar. CARLUCCIO, in forza alla Compagnia
Carabinieri di Policoro, in data 16 giugno c.a., in busta aperta, a mani della collega dr.ssa Paola MORELLI,
Sostituto Procuratore delegato alle indagini relative al procedimento penale n. 121/03 mod. 21 R.N.R. PM
Matera, e che ella mi ha rimesso il giorno successivo, al mio arrivo in ufficio.
E’ appena il caso di richiamare l’attenzione dell’E.V. su alcuni passaggi della nota che hanno destato grande
sconcerto nella collega e poi in me:
• l’affermazione, attribuita a VITALE Vincenzo, persona sottoposta alle indagini, che “l’indagine sarebbe da
considerarsi chiusa grazie anche all’intercessione di un importante magistrato di Taranto, parente di un
altro magistrato, amico di un alto ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, a sua volta legato a VITALE”.
• “Un alto magistrato avrebbe intenzione di investire nella MARINAGRI S.p.a., vendendo altre sue proprietà
altrove”.
• “La vicinanza a lui di importanti personaggi doveva intendersi come una garanzia”.

Invio anche, sempre in copia fotostatica, l’appunto che la dr.ssa MORELLI mi ha subito trasmesso
contenente le più ampie ed appaganti delucidazioni sulla sua posizione personale.

Al fine di consentire all’E.V. una miglior comprensione dei fatti, mi pregio comunicare i dati salienti del
procedimento penale in questione:
1. L’indagine sorse a seguito di un esposto datato 31.1.2002 a firma di numerosi cittadini del Comune di
Scanzano Jonico contro la prevista realizzazione, alle foci del fiume AGRI, del porto turistico “Akiris”, sul
presupposto che gli interventi fossero contrari ai valori naturalistici e paesaggistici previsti dal Piano
Paesistico Regionale.

177
2. Assegnato l’incarto dalla dott.ssa Annunziata CAZZETTA, all’epoca Procuratore della Repubblica reggente
di Matera, al dott. Raffaele MIELE, Sostituto presso questa Procura, lo stesso venne da lui iscritto in data
6.2.2002 al registro modello 45 sotto il n. 102/02.
3. Formulata in data 30.7.2002 dal dott. MIELE una delega di indagini, i Carabinieri di Policoro risposero con
informativa del 17.10.2002, nella quale, dando atto di aver effettuato un sopralluogo ed acquisito copia di atti
presso l’ufficio di compatibilità ambientale della Regione Basilicata, richiesero al magistrato la nomina di un
consulente tecnico.
4. Il dott. Miele, dopo aver provveduto, in data 13.1.2003, alla reiscrizione del fascicolo al registro modello 21
sotto il n.121/03 R.N.R. a carico di “persone da identificare” accusate del reato di cui all’art. 163 D.L.vo
490/1999, conferì nuova delega di indagini in data 27.1.2003, con autorizzazione ai Carabinieri di Policoro
di procedere a nomina di ausiliario di PG.
5. Trasferito al Tribunale di Paola il dott. MIELE, il procedimento penale in questione venne riassegnato alla
dott.ssa Paola MORELLI, che aveva preso servizio presso questa Procura in data 5.3.2003, unitamente a
tutti i fascicoli per i quali era stata in precedenza conferita delega al dott. MIELE, e ciò con provvedimento
emanato dallo scrivente nella stessa data del 5 marzo.
6. Pervenuta, in data 12.11.2003, ulteriore informativa da parte dei Carabinieri di Policoro, la dott.ssa
MORELLI, sulla base degli accertamenti svolti sino a quel momento, procedette alla formale attribuzione, il
successivo 15.11.2003, a VITALE Vincenzo, legale rappresentante della ITTICA VALDAGRI S.p.A., del
reato di cui all’art. 163 D.L.vo 490/1999 e del delitto di cui all’art. 323 c.p., in concorso con funzionari della
Regione Basilicata da identificare.
7. Lo stesso giorno 15.11.2003 la dott.ssa MORELLI delegò, sempre ai Carabinieri di Policoro, ulteriore attività
di indagine consistente nella acquisizione in copia di documentazione sul riconoscimento della proprietà delle
particelle su cui sarebbe sorto il complesso turistico, nonché nella identificazione di ulteriori persone da
sottoporre alle indagini.
8. Pervenuta nuova informativa dei Carabinieri in data 3.2.2004, con la quale si denunziava per abuso d’ufficio
e soppressione di atti pubblici anche tale PEPE Giuseppe, dirigente dell’Agenzia del Demanio di Matera, la
dott.ssa MORELLI procedette subito (in data 11.2.2004) ad una riformulazione dell’iscrizione al registro
modello 21 nei confronti del PEPE, sottoposto ad indagine per i delitti di cui agli artt. 110, 323 c.p.
(commesso il 30.6.03 in Matera emettendo parere positivo al riconoscimento del diritto di proprietà delle
particelle n. 5 e 9 del foglio n. 4 del Comune di Policoro e 186 e 260 del foglio n. 76 del Comune di Scanzano)
ed agli artt. 110, 490 c.p. (per la soppressione di precedenti pareri negativi da lui stesso espressi); nei
confronti del VITALE Vincenzo per i delitti di cui agli artt. 110, 323 e 490 c.p. commessi in concorso con il
PEPE; nonché nei confronti di VICECONTE Felice, dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Policoro
per i delitti di cui agli artt. 110, 323 c.p. (sotto il profilo della rilasciata approvazione del progetto per la
costruzione del centro turistico ricadente in gran parte sulle citate particelle nonostante esse fossero di
proprietà demaniale quindi sotto il profilo dell’omesso controllo del titolo di proprietà nel rilascio delle
concessioni).
9. Contestualmente (in data 12.2.2004) vennero emessi dalla dott.ssa MORELLI decreti di perquisizione
domiciliare e di acquisizione di documenti nei confronti del PEPE e del VITALE, e subito dopo vennero
emanate nuove ed ulteriori direttive di indagine ai Carabinieri di Policoro.
10. In prossimità della scadenza del termine delle indagini nei riguardi del VITALE, iscritto - come innanzi
riferito - nel registro degli indagati sin dal 15.11.2003, la dott.ssa MORELLI procedette anche a richiedere
proroga delle indagini stesse al G.I.P. del Tribunale di Matera.
11. In data 17 giugno è infine pervenuta l’informativa asseritamente conclusiva da parte dei Carabinieri di
Policoro.

Tutto ciò premesso, preso atto da un canto della comunicazione inviatami dalla dott.ssa MORELLI, nella
quale ella mi ha dato, con la massima lealtà, trasparenza e correttezza, tutte le possibili delucidazioni di
carattere personale su se stessa e sul proprio genitore, e tenuto conto dall’altro della estrema solerzia e della
grandissima efficienza da lei poste in essere nella conduzione delle indagini del procedimento penale in
argomento, le ho manifestato, con nota inviatale in data odierna, la mia determinazione di confermarla
nell’incarico a suo tempo affidatole, ribadendole nel contempo tutta la mia stima per lei come persona e come
magistrato e la mia più completa ed indiscussa fiducia nel suo operato.

178
Per quanto concerne, invece, il secondo punto della nota sul quale ho richiamato l’attenzione
dell’E.V., sento il dovere di rappresentarle che, in via di mera ipotesi, “l’alto magistrato che
avrebbe intenzione di investire nella MARINAGRI S.p.A., vendendo altre sue proprietà altrove”,
di cui avrebbe parlato il VITALE con locali imprenditori, potrebbe essere individuato nella mia
stessa persona.
Ed invero, nel mese di luglio dello scorso anno, avendo appreso da articoli di giornale della
prossima costruzione di un complesso turistico residenziale alle foci del fiume AGRI, che veniva
descritto in termini molto elogiativi, mi informai presso il Ten. Mario CELSO, all’epoca
Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Policoro, se la notizia fosse vera e chi era
interessato alla realizzazione dell’opera sulla quale avrei gradito avere maggiori informazioni.
Egli, nel confermarmi le notizie dei giornali, mi riferì che il tutto faceva capo a tale VITALE Vincenzo, legale
rappresentante della ITTICA VALDAGRI S.p.A., sul conto del quale mi fornì rassicuranti indicazioni.
Non avendo all’epoca notizia alcuna di procedimenti penali a suo carico (tanto più se legati alla realizzazione
delle opere turistiche), e non essendovi uffici immobiliari ai quali rivolgersi direttamente, chiesi al Ten.
CELSO se egli conoscesse il VITALE e se mi potesse Procurare un incontro con lui in modo da ottenere delle
indicazioni più precise di quelle desumibili dagli articoli dei giornali.
Verso la fine del mese di luglio 2003, insieme a mia moglie, ed accompagnato dal Ten. CELSO, ebbi un
incontro con il VITALE in Policoro presso gli uffici della società, nei luoghi dove doveva sorgere
l’insediamento turistico: egli quale mi illustrò in dettaglio il progetto e mi fornì un ampio materiale
documentativo. Mi disse anche che i tempi previsti per la realizzazione non erano brevi in quanto si pensava
di commercializzare il prodotto non prima dell’estate del 2005.

Mi resi subito conto, consultando il materiale che mi era stato dato in visione, che si trattava di una
iniziativa estremamente valida, e che era accompagnata da tutte le possibili e necessarie autorizzazioni
ambientali ed urbanistiche.
Mi dissi pertanto potenzialmente interessato alla cosa, e fu proprio in quella sede, conversando con lui, che
ebbi anche modo di confidargli che, nel caso avessi un domani deciso per un acquisto, avrei posto in vendita
alcune mie proprietà immobiliari a Sibari ed alla Selva di Fasano, che sarebbero divenute per me superflue.
Non parlammo in nessun momento di condizioni di vendita ed in particolare di prezzi, in quanto lo stesso
VITALE mi disse che non li aveva ancora decisi con precisione.
Ci lasciammo con l’intesa che si sarebbe messo in contatto con me nel momento in cui, dopo aver realizzato
alcuni esemplari di ville, avrebbe organizzato una mostra dei manufatti invitando tutti coloro che potevano
essere interessati, il che, prevedeva, sarebbe avvenuto non prima della primavera del 2004.

Ebbi cognizione della pendenza del procedimento penale a suo carico soltanto nel novembre dello scorso
anno, quando me ne parlò la dott.ssa Morelli, che si accingeva appunto ad iscrivere il nome del VITALE nel
registro degli indagati ed a conferire deleghe di indagine ai Carabinieri di Policoro: ella lo fece in quanto le
avevo in precedenza riferito (come del resto avevo fatto con molte altre persone della cerchia delle mie
amicizie) della mia eventuale intenzione di acquistare una proprietà immobiliare in Policoro.

Non ebbi alcun ulteriore contatto con il VITALE fino alla seconda metà di febbraio 2004, quando egli mi
telefonò chiedendomi un incontro. Nel corso dello stesso, avvenuto presso il mio ufficio, mi riferì di essere
stato oggetto di una perquisizione domiciliare da parte dei Carabinieri di Policoro su delega della dott.ssa
MORELLI, e mi chiese di essere posto nelle condizioni di chiarire quanto prima la propria posizione
processuale, assicurandomi della piena correttezza dei suoi comportamenti pregressi.

Presi atto di tali affermazioni e gli comunicai che il procedimento penale era trattato in piena autonomia
dalla collega, nella quale riponevo la mia piena fiducia, ma che in linea di principio non vedevo difficoltà
alcuna ad una sua eventuale comparizione spontanea unitamente al suo difensore, naturalmente dopo che
avesse preso i necessari contatti con la dott.ssa MORELLI.

Ella, alla quale riferii successivamente la richiesta avanzatami dal VITALE, si dimostrò pienamente
d’accordo, rimanendo d’intesa con il difensore del VITALE, avv. Giuseppe LABRIOLA del foro di Matera,

179
che nel frattempo aveva formulato una specifica richiesta, che era peraltro opportuno procrastinare tale
comparizione ad un momento successivo al deposito della documentazione che i Carabinieri stavano
acquisendo, il cui esame le avrebbe consentito di apprezzare adeguatamente anche le argomentazioni
difensive che le fossero eventualmente prospettate.
Questi gli unici rapporti da me avuti con il sig. Vincenzo VITALE.
Tengo doverosamente a precisare, pertanto, che in nessun momento mi sono espresso, parlando con il
VITALE o con qualsiasi altra persona, nel senso di autorizzare la conclusione, da ritenersi ad oggi
assolutamente falsa, che l’indagine dovesse ritenersi già “chiusa”; in nessun momento, inoltre, ho
manifestato personali convinzioni a riguardo del procedimento penale in argomento: entrambe le cose,
invero, sono del tutto estranee ai miei comportamenti”.

Sii acquisivano, inoltre, le note n. 416 dell’11.3.04 e n. 442 del 15.3.04, con le quali il
Procuratore Capo di Matera impartiva delle direttive in tema di indagini sui delitti dei
pubblici ufficiali in danno della P.A., che l’allora Tenente ZACHEO ricollega alle indagini,
a quel tempo in corso, inerenti il VITALE e la MARINAGRI.

Con la nota 416 il dr. CHIECO scrive a tutte le forze di polizia:


“La presente per segnalare alle SS.LL. come negli ultimi tempi lo scrivente abbia avuto modo di
rilevare alcuni deprecabili problemi – ancorché conseguenza di comportamenti pienamente corretti
– nello svolgimento di indagini attinenti a delitti commessi in danno alla P.A., a volte iniziate senza
che quest’Ufficio ne fosse stato neppure preventivamente informato, ed estrinsecatesi con autonoma
acquisizione di copiosa documentazione amministrativa.
Detti problemi consistono fondamentalmente da un canto nel fatto che le indagini vengono
inevitabilmente indirizzate da subito in una direzione non sempre condivisibile; dall’altro in
un’inaccettabile moltiplicazione delle attività d’indagine sul medesimo fatto-reato o su fatti-reato
similari, svolte da differenti Organi di P.G.: il che, a parte il sempre dannoso spreco delle limitate
risorse investigative, potrebbe addirittura portare a risultati del tutto negativi o comunque inferiori
alle aspettative sul piano del raggiungimento degli elementi probatori e della necessaria
individuazione delle eventuali responsabilità penali.
Al fine di evitare tali conseguenze negative, che appaiono particolarmente gravi nello specifico
campo dei reati contro la P.A., ed onde consentire a quest’ufficio di Procura di fornire specifiche
direttive e di effettuare il necessario coordinamento sin dalla fase iniziale d’indagine, chiedo
formalmente che le SS.LL. per il futuro si astengano dall’esercitare d’iniziativa attività
investigativa nel campo dei delitti contro la P.A. senza averne preventivamente informato lo
scrivente, ovvero, in caso di sua assenza, il Magistrato della Procura in servizio di turno esterno.
Da un punto di vista operativo tale risultato potrà essere agevolmente raggiunto trasmettendo
celermente alla Procura della Repubblica le eventuali denunce e/o esposti provenienti da persone
note (oltre quelle di fonte anonima) che siano stati presentati alle SS.LL. ovvero agli Uffici
dipendenti; oppure, in caso d’indagini che si reputi opportuno intraprendere d’iniziativa, prendendo
contatti diretti con lo scrivente o col Magistrato della Procura in servizio di turno esterno.
Raccomando inoltre un puntuale e rigoroso rispetto dei limiti delle eventuali deleghe d’indagine che
siano state conferite.”

Con la nota 442 il dr. CHIECO scrive a tutte le forze di polizia:


“Lo scrivente è costretto a tornare sull’argomento dell’indirizzo e del coordinamento delle indagini
attinenti a delitti commessi in danno della P.A., pur essendo stato trattato lo stesso soltanto
pochissimi giorni fa (rif. Nota 416 del 11.3.04), in quanto è successivamente emerso che alcune
Autorità, diverse da questo Ufficio di Procura, avessero delegato impropriamente ed
inopportunamente attività d’indagine ad organi di PG del circondario del Tribunale di Matera,
ovvero siano in procinto di farlo.

180
In un caso specifico, una tale delega s’è addirittura sovrapposta ed è entrata in rotta di collisione
con altra conferita proprio dallo scrivente.
Chiedo pertanto formalmente alle SS.LL. che ogni delega d’indagine che provenga da Autorità,
giurisdizionali e no, diverse dalla Procura della Repubblica di Matera, e che attenga a fatti anche
solo astrattamente suscettibili di essere inquadrati nell’ambito dei delitti contro la P.A., venga
immediatamente – e comunque prima d’esser posta in esecuzione – comunicata allo scrivente,
ovvero, in caso di sua assenza, al Magistrato della Procura in servizio di turno esterno; e ciò per
una indispensabile esigenza d’informazione e per un’eventuale successivo coordinamento”.

Con la nota nr. 203/2-2 del 11.11.05 il Ten. ZACHEO riferiva:


“Venendo a conoscenza per voce dello stesso PM d.ssa Paola MORELLI che per il p.p. 121/03 m. 21
(vicenda MARINAGRI) era stata da tempo avanzata motivata proposta di archiviazione, questo
Comando, con foglio n.12/6-38 di prot. 2002 del 31.10.05, che si allega in copia, in relazione allo
stesso procedimento, richiedeva testualmente:
«Per uso esclusivo di questo Ufficio, si prega Codesta AG di voler rimettere, qualora già disposta
l’archiviazione da parte del competente GIP, copia della richiesta formulata dal PM e degli atti
redatti dai consulenti tecnici nominati (arch. P. Cozzolino e Ing. S. Magrì)».
La richiesta veniva inviata, per una forma di rispetto istituzionale, al PM, e non, come invece
pacificamente consentito dall’art. 116 CPP, al competente GIP, dato che era da tempo consolidata la
notizia circa l’accoglimento della proposta di archiviazione (se ne parla insistentemente della
vicenda negli ambienti politici, giudiziari ed imprenditoriali). Tra l’altro, proprio per voler
rimarcare la correttezza istituzionale, si richiedevano gli atti, solo se già disposta l’archiviazione da
parte del competente GIP.
Una simile richiesta, non certamente nuova per la Procura di Matera, aveva carattere
esclusivamente conoscitivo e didattico.
A volte era stato proprio qualche altro PM della stessa Procura ad inviare, autonomamente, copia
della sua richiesta d’archiviazione, proprio per meglio orientare, in futuro, la PG su taluni aspetti in
indagine o per consentire alla stessa un possibile approfondimento utile alla riapertura del caso in
specie.
Stavolta però la reazione è stata molto diversa.
Il Procuratore dr. CHIECO assumeva l’iniziativa di convocare immediatamente il Comandante
Provinciale di Matera, diretto superiore dello scrivente, per protestare vibratamente circa la
richiesta formulata, salvo poi inviare formalmente, l’indomani, allo stesso Comandante Provinciale,
una missiva di protesta, proponendo altresì i provvedimenti di competenza.
Nella circostanza andava ben oltre le intenzioni del richiedente ritenendo la richiesta a firma dello
scrivente “assolutamente inaccettabile, offensiva ed istituzionalmente scorretta”, nonché un
tentativo di «controllare» e «verificare» l’operato del PM, attività questa che sostanzialmente
riteneva non competere alla PG.
Si ritiene comunque necessario precisare che il sig. Comandante Provinciale di Matera non ha
mosso alcun rilievo allo scrivente, ritenendo invece la richiesta formulata aderente alla normativa
vigente”.

La Procura della Repubblica di Matera richiedeva, quindi, l’archiviazione del fascicolo poi
disposta con decreto del G.I.P. presso il Tribunale di Matera, dr. ONORATI.

Con riferimento al fascicolo procedimentale della Procura della Repubblica di Matera si


evidenzia:
i CTU MAGRI’ e COZZOLINO, nominati dalla Procura della Repubblica di Matera, nella
loro relazione avevano messo in evidenza alcune illegittimità nell’approvazione del P.P.E.

181
e nel progetto MARINAGRI. Illegittimità che non erano state ritenute tali dalla Procura
della Repubblica di Matera. Rilevavano i consulenti:
 la Regione Basilicata, aveva violato il P.T.P.M. (Piano Territoriale Paesistico del
Metapontino) istituito con la L.R. 3/90 (strumento generale di pianificazione paesistica)
che per quel che attiene ai singoli distretti comunali o intercomunali, demanda ai
cosiddetti piani d’ambito per la programmazione di dettaglio. Per il solo ambito “D” era
stato redatto il PPE, che trovava ispirazione nelle misure di programmazione inserite nella
scheda nr. 7 del PTPM, approvato con delibera della giunta regionale nr. 711/97, sulla
base di progetti che, a loro giudizio, apparivano assolutamente inidonei a regolamentare
un piano particolareggiato, poiché in scala troppo grande, privi delle indicazioni
fondamentali circa le tipologie edilizie, i lotti di terreno, i volumi delle costruzioni, le
sagome ed i profili dei terreni oggetto di trasformazione, oltre che di una esauriente tavola
planovolumetrica;
 alla fine della disamina della procedura di approvazione del PPE, riferivano di non
condividere quanto indicato in merito all’approvazione dello stesso PPE, segnalando che
la condotta posta in essere di violare le disposizioni del PTPM era la riprova di una decisa
“volontà politica” di dar corso all’iniziativa ad ogni costo, adeguando, ove necessario,
quelle norme che fossero risultate di intralcio;
 la giunta regionale presieduta dall’Arch. Filippo BUBBICO, a dire degli stessi, emetteva
giudizio di compatibilità ambientale con delibera nr.1023, senza che fosse stato fissato in
alcun modo il periodo di efficacia, ponendosi in contrasto con quanto disciplinato dall’art.
7 della L.R. 47/98, che postula la necessità di un termine di validità;
 che l’intera foce del fiume AGRI, ai sensi dell’art. 7, punto B del PAI, era classificata come
fascia di pertinenza dei corsi d’acqua con probabilità di esondazione corrispondente a
piene con tempi di ritorno fino a 200 anni. Pertanto vi era il divieto di realizzare manufatti
edilizi, lo stoccaggio ed il deposito di materiali di qualsiasi genere. Secondo questo
indirizzo, il progetto della MARINAGRI non era compatibile con le norme PAI. Per questo
motivo, la MARINAGRI, al fine di aggirare tale ostacolo, richiedeva variante al PAI,
depositando una relazione priva però degli elaborati e delle notizie idonee a definire un
giudizio sulla variante proposta. Altrettanto generica risulta, a dire dei CTU, la delibera
del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino nr. 9 del 28.5.2002 avente per oggetto
l’approvazione della variante al PAI, presentata dalla MARINAGRI, il cui relatore
risultava essere lo stesso Presidente della Regione Arch. Filippo BUBBICO.
Dall’esame della consulenza tecnica redatta dagli ingegneri Magrì e Cozzolino,
emergevano plurime condotte illecite (illecitamente occultate dalla Procura della
Repubblica di Matera) a carico di diversi soggetti tra cui funzionari e dirigenti pubblici. In
particolare, le principali violazioni emerse, riguardavano:
- illecita attribuzione in proprietà di alcune particelle demaniali site nei comuni di Policoro e
Scanzano Jonico ed in particolare le particelle 5 e 9 del foglio 4 del Comune di Policoro e le
particelle 186 e 260 del foglio 76 del Comune di Scanzano Jonico. Le suddette particelle
risultavano essere l’alveo abbandonato (alveus derelictus) del fiume AGRI. La loro
illegittima attribuzione avveniva attraverso condotte illecite poste in essere dal dirigente
dell’ufficio del Demanio di Matera, dr. PEPE, dal direttore Generale dell’Agenzia del
Demanio di Roma, dr.ssa Elisabetta SPITZ e dallo stesso VITALE Vincenzo,
amministratore della MARINAGRI S.p.a., beneficiaria delle assegnazioni;
- violazioni in materia edilizia, in quanto nelle concessioni rilasciate dal Comune di
Policoro, risultavano essere indicate come di proprietà le suddette particelle fin dal 2002,
quando invece l’attribuzione, seppur illegittima in proprietà è avvenuta solo nel luglio del
2003;

182
- indicazione della proprietà di dette particelle in documentazione inviata al Ministero delle
Attività Produttive, al fine di partecipare alla contrattazione programmata, per la quale
poi veniva approvato un finanziamento da parte del C.I.P.E. a favore della MARINAGRI
pari ad €. 25.849.000;
- illecito cambio d’uso del comparto “A”, condotta attribuibile all’Ing. VICECONTE,
dirigente del Comune di Policoro;
- gravi violazioni in materia ambientale e idrogeologica, laddove l’imponente struttura
turistica denominata MARINAGRI, sorgeva in una zona ad “elevato rischio
idrogeologico”;
- illecita variante al P.A.I. (Piano Idrogeologico Regionale) che permetteva l’edificabilità di
alcuni luoghi con vincolo di inedificabilità assoluta, in quanto ad elevato rischio
idrogeologico, condotta attribuibile all’allora presidente della Regione Basilicata, nonché
relatore della commissione che autorizzava la variante, Arch. Filippo BUBBICO;
- violazione di norme e regolamenti regionali e nazionali in materia edilizia ed ambientale
(l’opera sorge in un’area ad elevata protezione ambientale denominata ed inserita nei
S.I.C. (Siti Importanza Comunitaria), condotta attribuibile all’allora presidente della
Regione Basilicata, Arch. Filippo BUBBICO, estensore di molte delibere che agevolavano
illegittimamente la MARINAGRI;
- ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato, in quanto al fine di ottenere i finanziamenti
indicati a favore del CONSORZIO COSTA D’ORO, di cui faceva parte la MARINAGRI
S.p.a. e beneficiario di un finanziamento complessivo di oltre 50 milioni di euro, venivano
prodotti atti e documenti, nonché autorizzazioni illegittime, condotta attribuibile a tutti i
soggetti in precedenza richiamati.

Circa le controprestazioni illecite ottenute dal dr. CHIECO è da rilevare che unitamente
alla moglie procede alla vendita della casa nella Selva di Fasano, accettando quanto
proposto loro in data 19.11.2005, con compromesso datato 8.12.2005, ovvero quattro giorni
prima del contatto registrato tra l’Ufficio vendite della MARINAGRI e la sig. PONTRELLI
Rosalba, moglie del CHIECO, avvenuto il 12.12.2005; solo in data 3.5.2006, i coniugi
Chieco acquisteranno casa a Castellaneta Marina, ovvero in una data in cui era divenuto di
dominio pubblico la vicenda relativa all’interessamento del dr. CHIECO all’acquisto di un
immobile in MARINAGRI.
La proprietà della società IMMOBILIARE BRINDISI CASALE S.r.l. è detenuta
integralmente dalla DG SVILUPPO IMMOBILIARE S.r.l..
I soci della DG SVILUPPO IMMOBILIARE S.r.l. sono:
- DGE HOLDING S.r.l. (€. 12.521.276,00 su un capitale sociale di € 12.551.276,00);
- DG COSTRUZIONI S.r.l. (€.30.000 su un capitale sociale di € 12.551.276,00).
La DG SVILUPPO IMMOBILIARE quindi è controllata dalla DGE HOLDING S.r.l..
Il capitale sociale della DGE HOLDING S.r.l. pari ad € 103.301.764,00 è detenuto da:
- DEGENNARO Carmine per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Daniele Giulio per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Gerardo per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Giovanni per €. 19.385.170,40;
- DEGENNARO Vito Michele per €. 19.385.170,40;
- NICOTEL HOLDING per €. 6.375.912,40
La DGE HOLDING S.r.l. è quindi controllata dalla famiglia DEGENNARO.
Tra le società partecipate dalla DG SVILUPPO IMMOBILIARE (controllata dalla famiglia
DEGENNARO attraverso la DGE HOLDING S.r.l.) vi è la DEC S.p.a..
Il capitale sociale (pari ad € 23.496.200,00) della DEC S.p.a. è detenuto dalla:

183
- DG COSTRUZIONI S.r.l. per €. 20.052.845,00;
- DG SVILUPPO IMMOBILIARE per €. 3.443.355,00.
Quindi la DEC S.p.a è controllata dalla DG COSTRUZIONI S.r.l. il cui capitale è
totalmente detenuto dalla DGE HOLDING S.r.l. e quindi dalla famiglia DE GENNARO.
Tra le società partecipate dalla DEC S.p.a. vi è la BORGO VENUSIO S.c.a.r.l..
Il capitale sociale della BORGO VENUSIO (€ 10.000,00) S.c.a.r.l. è detenuto da:
- DEC S.p.a. per € 8.000,00;
- FINCAST S.r.l. (controllata da CATELLANO Giovanni) per €. 2.000,00, che il 20.07.2007
cede le sue quote alla CASTELLANO COSTRUZIONI GENERALI s.r.l..
Il presidente della BORGO VENUSIO risulta essere DEGENNARO Daniele Giulio. I
consiglieri sono:
- DEGENNARO Gerardo;
- CASTELLANO Giovanni.
La BORGO VENUSIO, quindi risulta di proprietà dalla DEC S.p.a. (famiglia
DEGENNARO) e della CASTELLANO COSTRUZIONI (CASTELLANO Giovanni)
Con riferimento a tale vicenda riferiva ZITO Michele Francesco:
……………………………………OMISSIS……………………………………………….
ZITO Michele Francesco – Sì, di un appartamento… villa a Castellaneta Marina. Cioè, un
autotrasportatore di Ginosa che sapeva di questa vicenda, dice: “Ho portato un camion di piastrelle
a…”
Maresciallo MUSARDO – Come si chiama questo autotrasportatore?
ZITO Michele Francesco – Nei bar così… sono delle conoscenze nei bar, così, di uno che si
intrufola nel fatto… Dice: “Sto portando delle piastrelle al Procuratore della Repubblica di Matera,
ad una casa…” Allora io gli ho detto: “Scusi…” E io denuncio questo fatto, questo fatto l’ho detto.
Ma poi CHIECO l’ha dichiarato lui. CHIECO in una conferenza stampa ha detto che: “Io ho
acquistato da DEGENNARO una casa a Castellaneta Marina”. La cosa che a me pare strana che
DEGENNARO è un indagato di CHIECO…
Maresciallo MUSARDO – Cioè?
ZITO Michele Francesco – Ci sono state delle denuncie qui a Matera, presentate dall’avvocato
PINTO a nome di 23 persone per i problemi di Venusio. Una lottizzazione che riguarda
DEGENNARO a Venusio. Se tu, Procuratore della Repubblica, c’hai un’indagine in corso…
Maresciallo MUSARDO – L’avvocato come si chiama?
ZITO Michele Francesco – Ferdinando PINTO.
Maresciallo MUSARDO – Leonardo PINTO?
ZITO Michele Francesco – Leonardo PINTO. Se io sto indagando su un individuo non mi vado a
comprare la casa da questo individuo. Cioè sono delle prassi particolari…
Maresciallo MUSARDO – Ma lei è sicuro che ci sia procedimento penale iscritto a carico di
DEGENNARO alla Procura di Matera?
ZITO Michele Francesco – Sì, delle società di DEGENNARO…
Maresciallo MUSARDO – Quale?
ZITO Michele Francesco – DEGENNARO e CASTELLANO che si chiamano DECA. Non solo,
ma c’è anche un altro procedimento che riguarda un’altra costruzione qui a Matera che è un circolo
– non so se ha sentito dire – è un centro commerciale qui appena… alla periferia di Matera che è
tutto abusivo. E io ho chiesto al Comune, come parte interessata, se c’è CASTELLANO. E
l’architetto ROTA, il solito architetto ROTA, mi ha detto: “Tu non hai diritto di sapere niente”. E
le licenze sono pubbliche, maresciallo, io devo sapere se il privato di un centro commerciale ha avuto
una licenza e se lo stabile è in regola…
Maresciallo MUSARDO – Lei praticamente dice che…
ZITO Michele Francesco – Ci sono degli interesse…

184
Maresciallo MUSARDO – ...in qualche maniera CHIECO sarebbe stato avvantaggiato in questo
acquisto della casa a Castellaneta perché indagava DEGENNARO?
ZITO Michele Francesco – CASTELLANO era indagato, come si fa ad andare a comprare una
casa da un indagato? Cioè, ci vuole coraggio.
Maresciallo MUSARDO – Mi scusi, ma la casa che ha acquistato CHIECO a Castellaneta, la
proprietà di chi era di questa casa?
ZITO Michele Francesco – Non lo so se è intestata
alla moglie o a lui, non lo so.
Maresciallo MUSARDO – No, voglio dire io, CHIECO da chi l’ha acquistata?
ZITO Michele Francesco – Da una società, la quale società il 90% è (incomprensibile)… e
DEGENNARO…
Maresciallo MUSARDO – L’altro 10%?
ZITO Michele Francesco – Forse dei figli, dei nipoti…
Maresciallo MUSARDO – Ho capito. Ma questa casa o comunque la società proprietaria della
casa di Castellaneta non c’entra niente il signor CASTELLANO?
ZITO Michele Francesco – No, CASTELLANO c’entra perché è socio di tutti i lavori di qua,
DECA: DEGENNARO-CASTELLANO…
Maresciallo MUSARDO – Della società DECA diciamo?
ZITO Michele Francesco – Sì.
……………………………………OMISSIS……………………………………………….

La società MARINAGRI, dalle rubriche acquisite all’esito delle perquisizioni del febbraio
2007, risulta avere contatti telefonici con la dr.ssa GENOVESE, il dr. PEPE, l’Avv.
BUCCICO, il Sindaco LOPATRIELLO, CANNIZZARO Michele.
Si evidenzia che presso gli uffici della MARINAGRI veniva sequestrato, in data 27.2.2007,
un documento titolato “potenziali acquirenti”, dall’esame del quale emergeva che al n. 96
dell’elenco era indicato: “PROC. REP. di MATERA”. Nella colonna nella quale era indicato
lo “stato” verosimilmente della trattativa, era indicato: “La cont Presid”. Tra la fonte del
contatto è indicato: “Presid.”.
Inoltre, a seguito della perquisizione del 27.2.2007, venivano rinvenuti sul notebook,
nonché sul palmare ed il telefono cellulare in uso al dr. CHIECO, i recapiti di alcuni dei
sodali. In particolare, con riferimento ai recapiti ed ai contatti con VITALE Vincenzo,
rappresentante legale della MARINAGRI e con l’ex Presidente della Regione Basilicata,
poi Sottosegretario di Stato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, Arch. Filippo
BUBBICO. Si riporta lo stralcio del verbale di perquisizione locale e sequestro nel quale
venivano cristallizzati i dati rinvenuti sui suddetti supporti elettronici:
“….omissis. Altresì nel corso della consultazione dei file presenti sul notebook in uso al dott.
CHIECO venivano rinvenuti dei file inerenti dei contatti (microsoft outlook) con alcuni soggetti
che a vario titolo sono coinvolti nelle indagini, con l’indicazione dei recapiti telefonici degli stessi, i
quali, non potendo essere estratti e masterizzati sul supporto DVD, verranno di seguito
analiticamente indicati, per come rinvenuti sul nominato notebook:
- “BUBBICO Filippo - Sottosegretario di Stato - telefono: 0835 208015, 3357713639 - copia
cache giovedì 22.06.2005”;
- “24.07.2005 - Telefonare a TUFANO - telefonare a BUCCICO - telefonare a Moschetti. Ora inizio
17.02.2004 - copia cache 24.07.2005;
- “BUCCICO Nicola - CSM Consigliere - 337487027 - copia cache 04.07.2005”
- “Telefonare a BUCCICO - 01.07.2004 - copia cache 04.07.2005;
- “GRANESE Iside - Presidente del Tribunale di Matera - 0835343215 - 0803142787 - 3396802929
- 24.06.2004 - 19.46 - posta eliminata”;

185
- “Vincenzo VITALE cell.335 6883531 - Qualifica: Presidente MARINAGRI - copia cache
04.07.2005”;
- BUBBICO Filippo - cell.3357713639 - 0835208015 - Qualifica: Sottosegretario Stato - da
dott. CHIECO Giuseppe - pinochieco@tele2.it - 23.6.2004” .

Altresì si procedeva all’esame delle rubriche telefoniche contenute nei cellulari in uso al Cons. dott.
CHIECO Giuseppe. Nel telefono cellulare marca Motorola V RAZR, in uso allo stesso, risultavano
essere contenuti tra gli altri, i recapiti telefonici dei seguenti soggetti:
- BUBBICO Filippo;
- BUCCICO Nicola;
- GALANTE Giuseppe;
- GENOVESE Licia;
- GRANESE Iside;
- PORCARI Michele (Sindaco pro tempore di Matera).
Inoltre, oltre ai predetti, nel Palmare in uso sempre al Cons. dott. Giuseppe CHIECO marca IPAQ
1940, risultava essere contenuto il recapito telefonico di VITALE VINCENZO, soggetto coinvolto
nelle indagini, rappresentante del Consorzio MARINAGRI titolare dell’omonima struttura
turistica….omissis”.
A seguito di ulteriore provvedimento eseguito in data 7.6.2007 venivano sequestrati al dr.
Giuseppe CHIECO il telefono cellulare ed il palmare HTC dai quali si segnalano i seguenti
dati:
contatti telefonici tra Chieco e Bubbico, tra Chieco e Labriola, tra Chieco e Genovese, tra
Chieco e Cannizzaro.

Il dr. CHIECO, pur non essendone formalmente il titolare, aveva nella sua disponibilità
atti relativi al procedimento sulla vicenda MARINAGRI di cui era titolare “formale” la
dr.ssa MORELLI (ma di fatti inchiesta “gestita” dal CHIECO anche in virtù dei rapporti
esisten