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Avv. Laura MARA


Via Massimo D'Azeglio, 19
21052 - Busto Arsizio (VA)
Tel. 0331/62.32.57 - Fax. 0331/67.13.64
C.F. MRALRA74E71B300X
P.IVA: 02697800122
e-mail: laura.mara@tin.it
PEC: laura.mara@busto.pecavvocati.it

TRIBUNALE ORDINARIO DI ALESSANDRIA
CORTE DASSISE DI ALESSANDRIA

Presidente: Dr.ssa Sandra CASACCI
Giudice a latere: Dr. Gianluigi ZULIAN
Pubblico Ministero: Dr. Riccardo GHIO

Procedimento Penale N 3479/2008 R.G.N.R. N1027/2009 R.G. G.I.P. N 2/12
R.G. Corte dAssise
Udienza del 16 Luglio 2014

MEMORIA EX ART. 121 C.P.P.
NELLINTERESSE DELLE PARTI CIVILI SOTTO INDICATE:

MEDICINA DEMOCRATICA, Movimento di Lotta per la Salute, in
persona del Presidente legale rappresentante pro-tempore, parte civile nel
presente processo come in atti (cfr. ordinanze emesse rispettivamente dal GUP
Dr. Stefano Moltrasio il 09.06.2011 e da codesta Ill.ma Corte di Assise il
19.12.2012), Societ Cooperativa, con sede in Milano, 20149, via Dei Carracci
2 (Codice Fiscale e Partita IVA 04140260151), con lavv. Laura Mara, del
Foro di Busto Arsizio (Tessera n. 2008000409), nata a Busto Arsizio (VA) il
31.05.1974, C.F. MRALRA74E71B300X, sua procuratrice e difensore, con
2
studio legale in Busto Arsizio (VA), Via Massimo D'Azeglio, 19, e con
domicilio eletto presso lo studio della stessa procuratrice e difensore;

NONCHE

Le Sigg.re/i IPPOLITO LUCIA, nata a Sciacca (AG) il 21.12.1957, C.F.
PPLLCU57T61I533Z, residente in Alessandria (AL), Via Palmiro Togliatti n.
21/A, AGNELLO VALENTINA, nata ad Alessandria (AL) il 19.08.1976,
C.F. GNLVNT76M59A182Q, residente in Alessandria (AL), Via Strada
Casalcermelli, n. 16 e AGNELLO ALESSIO, nato 21.08.1985 ad Alessandria
(AL), C.F. GNLLSS85M21A182A, residente in Alessandria (AL), Via Palmiro
Togliatti n. 21/A, rispettivamente vedova e figli del defunto Sig. AGNELLO
ANGELO (gi dipendente dal 26.06.1974 al 15.02.1998 presso lo stabilimento
di Spinetta Marengo di cui processo; gi Parte civile costituita in forza
dellordinanza 09.06.2011 del GUP Dr. Stefano Moltrasio; nato il 20.09.1946 a
Caltagirone CT- C.F. GNLNGL46P20B428T che fu residente in Alessandria
AL- Via Palmiro Togliatti, n. 21/A a decorrere dal 15.11.1967 sino al
08.08.2012, data del decesso), in qualit di Eredi Universali (prossimi
congiunti) del de cuius;
Il Sig. ALESSANDRO ALESSANDRINI, nato il 19.12.1952 in Alessandria
(AL), C.F. LSSLSN52T19A182E, gi residente in Spinetta Marengo (AL), dal
10.06.1976 al 29.09.2004 prima in Via Gambalera n. 32 e poi in Via Gozzo n.
24, attualmente residente in Gamalero (AL), Via Spazzona n. 17 (che pure
stato dipendente dal 01.07.1976 al 31.01.2008 presso lo stabilimento di
Spinetta Marengo di cui processo);
Il Sig. CARRER MARINO, nato il 02.01.1944 a Chiarano (TV), C.F.
CRRMRN44A02C614F, e residente in Alessandria (AL), Via Piave, n. 37, a
decorrere dal 10.03.1964 sino a tutt'oggi (che pure stato dipendente dal
3
15.03.1973 al 31.12.1991 presso lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui
processo);
La Sig.ra CITTADINI MARIA GRAZIA, nata il 19.06.1949 ad Alessandria
(AL), C.F. CTTMGR49H59A182A, residente in Spinetta Marengo (AL) Via
Gambalera n. 112 dal 06.04.1992 sino a tutt'oggi senza soluzione di continuit
(gi Parte civile costituita in proprio nel presente procedimento penale),
vedova del defunto Sig. DELFIERI FRANCESCO (anchEgli gi costituito
quale Parte Civile nel presente procedimento penale) nato il 16.02.1948 a
Casal Cermelli (AL), C.F. DLFFNC48B16B870P, che fu residente in Spinetta
Marengo (AL) Via Gambalera n. 112 a decorrere dal 06.04.1992, sino al
decesso intervenuto il 13.08.2013, in qualit di Erede Universale (prossima
congiunta) dello stesso;
La Sig.ra LOMONACO GIUSEPPA, nata il 11.02.1960 a Castrovillari (CS),
C.F. LMNGPP60B51C349K, gi residente in Spinetta Marengo (AL), dal
31.01.1983 al 23.07.1998 in Via Bottazzi n. 1/A, ed attualmente residente in
Alessandria (AL), Mandrogne-Strada Raggi n. 71, e il Sig. LOMONACO
SALVATORE, nato il 19.01.1963 a Saracena (CS), C.F.
LMNSVT63A19I423U, residente in Spinetta Marengo (AL), Via XXV Aprile
n. 14 dal 12.06.1981 ad oggi, entrambi in proprio ed in qualit di (figli) Eredi
universali (prossimi congiunti) di PUGLIESE INNOCENZA, nata il
05.06.1938 a Saracena e deceduta il 01.12.2003, gi residente in Spinetta
Marengo (AL), dal 29.01.1986 al 01.12.2003, data del decesso;
La Sig.ra ZANELLA MARIA CRISTINA, nata il 15.07.1969 ad Alessandria
(AL), C.F. ZNLMCR69L55A182D, residente in Bosco Marengo (AL), Piazza
Mercato, 10, in proprio ed in qualit di (nipote) Erede (prossima congiunta) di
ZANELLA OSVALDO, nato il 12.08.1926 a Longare (VI) e deceduto il
12.03.1998, che fu residente in Spinetta Marengo (AL), dal 04.12.1963 al
12.03.1998, data del decesso;
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Il Sig. FERRANDES GIUSEPPE, nato il 06.08.1927 a Pantelleria (TP), C.F.
FRRGPP27M06G315E, residente in Alessandria (AL), a decorrere dal
07.03.1962 sino ad oggi senza soluzione di continuit, ora in Via Battisti n. 48
int. 5 (che pure stato dipendente dal 01.02.1962 al 31.08.1984 presso lo
stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo);
La Sig.ra FERRARI PIERINA, nata il 29.08.1942 a Zignago (SP), C.F.
FRRPRN42M69M177K, residente in Alessandria (AL), Corso Acqui n. 197 a
decorrere dal 21.02.1964 sino ad oggi senza soluzione di continuit;
Il Sig. GALLAN FRANCESCO, nato il 01.04.1941 a Correzzola (PD), C.F.
GLLFNC41D01D040F, residente in Spinetta Marengo (AL), Via Tortona n.
42, a decorrere dal 09.11.1965 sino ad oggi senza soluzione di continuit (che
pure stato dipendente dal 18.08.1972 al 31.12.1991 presso lo stabilimento di
Spinetta Marengo di cui processo);
Il Sig. LINO BALZA, nato il 02.03.1948 in Alessandria (AL), C.F.
BLZLNI48C02A182J, e residente in Alessandria (AL), Via Dante Alighieri, n.
86 (che pure stato dipendente dal 01.06.1970 al 30.08.2002 presso lo
stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo);

Il Sig. RIZZA MARCELLO, nato il 01.07.1948 a Floridia (SR), C.F.
RZZMCL48L01D636L, e residente in Alessandria (AL), Via Tortona, n. 86 (a
decorrere dal 05.10.1972 sino a tutt'oggi, che pure stato dipendente dal
01.07.1972 al 31.12.2002 presso lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui
processo);
La Sig.ra ROSSI MARIA CHIARA, nata il 08.01.1975 a Torino (TO), C.F.
RSSMACH75A48L219Q, residente di fatto, ovvero con abituale ed effettiva
dimora in Spinetta Marengo (AL), Via del Progresso (dal 01.01.2007 al
01.01.2008), poi in Strada Frugarolo, 104 (dal 02.01.2008 al giugno 2011); ivi
compreso tutto il periodo di gestazione, senza soluzione di continuit, ovvero
5
residente in zona immediatamente prossima lo stabilimento di Spinetta
Marengo di cui processo, in proprio ed in qualit di legale rappresentante
esercente la potest genitoriale del figlio minore DAVIN LEONE
TOMMASO, nato ad Alessandria il 28.12.2008, C.F.
DVNLTM08T28A182M, residente con la mamma in Spinetta Marengo dalla
nascita sino al giugno 2011; ora residente con la madre in Torino, Via Balla
Giacomo, 9;
La Sig.ra SAVOLDELLI FRANCA, nata il 23.06.1956 in Alessandria (AL),
C.F. SVLFNC56H63A182W, gi residente in Spinetta Marengo (AL), dal
10.06.1976 al 29.09.2004 prima in Via Gambalera n. 32 e poi in Via Gozzo n.
24, attualmente residente in Gamalero (AL), Via Spazzona n. 17;
Il Sig. ALESSANDRINI SONNY, nato il 01.10.1976 in Alessandria (AL),
C.F. LSSSNY76R01A182K, e residente in Spinetta Marengo (AL) dal
01.10.1976 al 29.09.2004 e dal 23.11.2006 sino a tutt'oggi, Via Testera, n. 19
(che pure stato dipendente dal 01.03.2001 al 25.02.2009 presso lo
stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo);

TUTTE/I parti offese/danneggiate dai reati di cui al procedimento penale in
epigrafe, costituite/i quali Parti Civili, assistite/i, difese/i e rappresentate/i
dall'avvocato Laura Mara, del Foro di Busto Arsizio (Tessera n. 2008000409),
nata a Busto Arsizio (VA) il 31.05.1974, C.F. MRALRA74E71B300X, loro
procuratrice e difensore come in atti, con studio legale in Busto Arsizio (VA),
Via Massimo D'Azeglio, 19, ed elettivamente domiciliate/i presso lo studio
della stessa procuratrice e difensore, in forza di procura speciale ad litem in
calce ai rispettivi atti di costituzione di parte civile nel presente procedimento
penale, che qui si danno tutti per integralmente richiamati e ritrascritti.
Espongono
6
conclusivamente alcune sintetiche osservazioni a sostegno delle domande tutte
formulate nelle separate conclusioni delle suddette Parti Civili che verranno dimesse
al termine dell'odierna discussione.
Nellimpossibilit di ripercorrere, per la loro molteplicit e complessit, tutte le
tematiche fattuali e giuridiche oggetto della discussione dibattimentale, tenuto anche
conto del fondamentale lavoro svolto dal Pubblico Ministero e dai Patroni delle Parti
Civili, opportuno trattare in questa sede la disamina delle prove delle circostanze di
fatto, delle valutazioni tecnico-scientifiche relative a specifiche tematiche - (secondo
una certa ripartizione definita con gli altri difensori di parte civile) , segnatamente
quelle relative: J)-alla posizione di garanzia degli odierni imputati; JJ)-
allavvelenamento doloso di acque ex art. 439 c.p.; JJJ)- alla inattendibilit
scientifica e legale, ai fini della tutela della salute, dei limiti di esposizione agli agenti
cancerogeni e, nel caso che ci occupa, dei limiti di concentrazione del Cromo VI
nelle acque e, segnatamente, di quelle destinate al consumo umano, nonch delle altre
sostanze tossico-cancerogene indicate nel capo di imputazione - [Antimonio,
Arsenico, Nichel, Selenio, (composti inorganici: fluoruri e solfati), composti
alifatici clorurati, cancerogeni e non cancerogeni, DDD, DDT, DDE,
Tetraclorometano, Triclorometano, Tetracloroetilene, idrocarburi clorurati
volatili, metalli pesanti]; JJJ) al c.d. danno da esposizione alle citate sostanze
tossi-cancerogene; JJJJ)- allo sversamento nellambiente delle predette sostanze
tossi-cancerogene con il conseguente inquinamento di ogni suo comparto (aria, acque
superficiali e di falda, suolo e sottosuolo), causato, segnatamente, dalla tumulazione
di enormi quantit di rifiuti e scorie industriali tossiche e cancerogene, sia allinterno
che allesterno dello stabilimento di cui processo. Tumulazione di rifiuti e scorie
industriali tossi-cancerogene, che hanno cagionato (e che, purtroppo, continuano a
cagionare!) limponente e costante avvelenamento delle acque della falda
sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e di quella delle aree circostanti,
specie in direzione nord fino al fiume Bormida, alla quale attingono sia lacquedotto
della citt di Alessandria, sia la rete interna dellacqua potabile (dello stabilimento
7
in questione, ndr.), sia altri pozzi privati dellarea circostante lo stabilimento e
dellabitato di Spinetta Marengo (cfr. capo di imputazione), con i conseguenti
rilevanti e negativi impatti ambientali e sanitari [si leggano: patologie organiche
(neoplastiche e non neoplastiche) e patologie NON organiche, indicate negli atti di
costituzione di parte civile delle persone offese/danneggiate da reato rappresentate da
questa difesa; nonch, pi in generale, tali impatti hanno cagionato e cagionano (!)
danni alla salute a un numero imprecisato di persone fra la popolazione a rischio].
Il tutto derivante dal fatto gravissimo, direttamente imputabile ai vertici delle societ
Ausimont/Montedison S.p.A. (ora Edison S.p.A.), poi Solvay Solexis S.p.A. (ora
Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.), ovvero agli odierni imputati nelle Loro
rispettive qualit, ciascuno per il rispettivo periodo di competenza, per il delitto p. e
p. dagli artt. 110 e 439 c.p. (capo 1), e del reato di cui al capo 2 [p. e p. dagli artt. 110
c.p. e 257 D.Lgs. 3.4.2006 n. 152 (gi 51 - bis D.Lgs. 5.2.1997 n. 22) perch, in
concorso tra loro, agendo nella qualit di cui al capo l, avendo cagionato e
cagionando l'inquinamento del sito industriale predetto e dellacqua della falda
sotterranea, con superamento dei limiti previsti dal D.M 25.10.1999 n. 471 e, poi,
delle CSC di cui al T.U. ambiente, sia per la matrice terreni che per la matrice acque,
non provvedevano alla bonifica del terreno secondo il procedimento di cui agli artt.
239 e ss. D. Lgs. 3.4.2006 n. 152 (gi art. 17 D. Lgs. 5.2.1997 n. 22) (in particolare,
nel marzo del 2001, la societ AUSIMONT S.p.a. comunicava agli enti competenti -
Comune e Provincia di Alessandria - l'inizio della procedura ex art. 17 D. Lgs. 5.2.
1997 n. 22, conseguente al superamento dei limiti di cui al D.M. 471/'99, con
riferimento al sito industriale di Spinetta Marengo, denunciando contaminazione
delle acque della falda c.d. superficiale da Cromo VI, idrocarburi clorurati volatili -
Tetraclorometano, Triclorometano e Tetracloroetilene - e fluoruri e del terreno da
idrocarburi clorurati volatili e metalli pesanti], perch in concorso tra loro, sia con le
condotte omissive, sia con le condotte attive, cos come specificato nel capo di
imputazione, hanno causato, lo si ripete, limponente e costante avvelenamento delle
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acque della falda sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e di quella delle
aree circostanti, specie in direzione nord fino al fiume Bormida.
Verranno poi affrontate le tematiche fattuali relative all'assenza dei sistemi di
prevenzione dei rischi e delle nocivit, alligiene del lavoro, allimpiantistica
obsoleta, alle carenze e assenze manutentive, segnatamente quelle relative alla rete
idrica/fognaria dello stabilimento in questione, alla mancanza di idonei interventi
preventivi finalizzati ad impedire gli inquinamenti delle diverse matrici ambientali, e,
segnatamente, delle acque di falda, alla mancata informazione e formazione dei
lavoratori e delle lavoratrici sui rischi cui erano esposti e come prevenire gli stessi, ai
limiti di concentrazione delle suddette sostanze cancerogene nelle acque e allinterno
dei luoghi di lavoro; nonch, in particolare, verranno esaminate le problematiche
relative allevoluzione delle conoscenze sulle propriet tossiche e cancerogene del
Cromo VI - (e degli altri agenti tossi-cancerogeni di cui al capo di imputazione) - nel
mondo scientifico ed industriale a livello internazionale, peraltro gi ampiamente
trattate nel corso dell'istruttoria dibattimentale a mezzo di apposite Consulenze
Tecniche rese, oltre che dai CC.TT. del Pubblico Ministero, anche dai CC.TT. delle
presenti Parti Civile, Dr. Fulvio BARALDI, Dr. Luigi MARA, Ing. Bruno THIEME,
nelludienza del 22 gennaio 2014, a mezzo di apposita escussione degli stessi, cui
seguito il deposito, su supporto cartaceo ed informatico, della Relazione Tecnica con
i relativi documenti allegati, che qui si danno per integralmente richiamati e
ritrascritti, entrando cos a far parte integrante ed inscindibile della presente memoria
(come pure vengono richiamati, sotto ogni profilo di legge, i documenti depositati da
questa difesa alludienza del 05.05.2014, e segnatamente durante lescussione del
teste Sonny Alessandrini).
Ad ogni modo, non pare pleonastico evidenziare sinteticamente i temi affrontati e le
risultanze conclusive cui sono pervenuti i CC.TT. delle presenti Parti civili nella loro
Relazione Tecnica datata 14 gennaio 2014 ed illustrata nelludienza del 22.01.2014, e
precisamente:

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<< - OSSERVAZIONI FINALI
Per i fatti evidenziati, per la documentazione richiamata, per le risultanze
focalizzate nella presente relazione tecnica, a parere di questi CC.TT.
risultano fondati i capi di imputazione formulati dal Pubblico Ministero Dr.
Riccardo Ghio con la richiesta di rinvio a giudizio degli mputati nel
presente procedimento penale.

n particolare, nella presente relazione tecnica sono documentati i seguenti
fatti!

a) Che molte delle controversie emerse ai Tavoli Tecnici e delle prescrizioni
ulteriori da parte delle Conferenze di "ervizio per la definizione dei piani di
caratterizzazione, dei progetti di messa in sicurezza e bonifica, sono derivate
dalle diverse interpretazioni date al modello geologico del sottosuolo! errato
negli studi del #$$% dei Proff.ri &ortolami e Di Molfetta, fatti propri per la
predisposizione del PdC, rispettivamente da 'usimont nel ())# e da "olva*
nel ())+ ,cfr. Capitolo #-, rispetto al modello idrogeologico corretto
presentato dall.'RP' sin dal #$$$ ,cfr. Capitolo (-, influenzando in tal modo
negativamente le attivit/ di monitoraggio, prolungando i tempi di
conoscenza della situazione reale e in definitiva favorendo l.ulteriore
espandersi dell.inquinamento.
'ncora negli anni ())0, ())+, ())1, ())2, ())%, ())3 il modello
idrogeologico presentato da "olva* "ole4is agli 5nti 6 7per esempio, si veda
per tutti! 58"R nternational. Piano complessivo della Caratterizzazione del
sito ubicato in Piazzale Donegani 192, "pinetta Marengo ,':-6'ttivit/
integrative di indagine. Relazione Tecnica. "ettembre ())+; 6 ricalca pari
pari quello precedentemente definito dai Proff.ri &ortolami e Di Molfetta
,cfr. Capitoli # e ( cit.-.
&isogner/ pertanto attendere l.anno ())$ ,fonte! 5nviron tal*. Piano di
Caratterizzazione ntegrativo ai sensi del D.:gs. n. #1(9())2. "tabilimento
di "pinetta Marengo ,':-. Gennaio ())$-, per avere un modello concettuale
condiviso che ricalchi quello proposto da 'RP' gi/ nel #$$$. nfatti, nel
predetto documento 5nviron tal*, si afferma! <<gli studi geologici reperiti,
nonch= l.interpretazione dei numerosi log stratigrafici delle perforazioni
eseguite nell.area dello "tabilimento hanno permesso di valutare una
struttura idrogeologica che differisce da quella presentata dai Prof.ri
&ortolami6Di Molfetta nella relazione da loro predisposta nel #$$% e presa in
considerazione per la predisposizione dei PdC del ())# ,eseguito da
'usimont- e del ())+ ,eseguito da "olva*->>.
10
"ul punto, sempre 'RP' ,cfr. 'RP'6Protocollo n? #($+3+ del #$.#(.()#(
@Monitoraggio presso il sito "olva* "pecialit* Pol*mers tal* s.p.a.
Trasmissione Rapporti di Prova relativi ai campionamenti di 'gosto ()#(.
Trasmissione dei Rapporti di Prova relativi agli anni ()## e ()#(A-, nella
propria Relazione Tecnica definisce correttamente la struttura geologica del
sottosuolo, e precisamente! <<n merito alla ricostruzione geologica del
sottosuolo, al di l/ dei materiali di riporto, fino alla profondit/ di #1,1 B (# m
dal p.c., ha sede la porzione superficiale dell.acquifero, delimitato alla base
da un livello B argilloso B limoso localmente discontinuo ,aquitard
superiore-. 8elle aree in cui tale livello C assente, l.aquitard superiore risulta
in continuit/ idraulica con la porzione intermedia dell.acquifero. l livello &
,porzione intermedia dell.acquifero- C presente a profondit/ comprese tra (1
e 11 B 21 m dal p.c. ed C separato da un aquitard inferiore dalla porzione piD
profonda dell.acquifero ,livello C-, che si trova a partire dai 21 B %2 m e
risulta in pressione>>. ,Cfr. Capitolo ( cit.-.
n altri termini, gli imputati e le societ/ 'usimont9Montedison ,ora 5dison
".p.'.- e "olva* ,quest.ultima, ora "olva* "pecialit* Pol*mers tal* ".p.'.-,
fermi i capi di imputazione formulati dal Pubblico Ministero nel presente
procedimento, sono altresE responsabili di aver quantomeno omesso di
considerare, reiteratamente, per un decennio 6 ,#$$$ B ())$, cfr. i predetti
documenti 'RP' ed 5nviron tal*- 6 il corretto modello geologico del
sottosuolo, determinando cosE negativamente le attivit/ di monitoraggio,
prolungando i tempi di conoscenza della situazione reale, causando cosE
l.ulteriore espandersi dell.inquinamento.

b) Che, nonostante le predette societ/ e gli imputati del presente
procedimento fossero a conoscenza da diversi anni della presenza di un alto
piezometrico ,o duomo piezometrico-, hanno taciuto tale fatto,
comunicandolo agli 5nti preposti solo nel settembre ())+. "ul punto si veda!
58"R. @Piano Complessivo di Caratterizzazione del sito ubicato in Piazzale
Donegani 192 "pinetta Marengo ,':-. 'ttivit/ integrative di indagine.
Relazione TecnicaA del "ettembre ())+, richiamato da questi CC.TT. nel
Capitolo 0. 8on vi C chi non veda che questi gravi comportamenti omissivi
degli imputati abbiano altresE aggravato e diffuso ancor piD l.inquinamento
,rectius, l.avvelenamento- delle falde acquifere sottostanti le aree interne ed
esterne dello stabilimento di "pinetta Marengo in questione, determinando,
fra l.altro, la migrazione di inquinanti tossici e cancerogeni provenienti dal
predetto stabilimento verso il suo confine meridionale, interessando anche il
Pozzo @&ollaA ad uso potabile della rete 'M'G, che, proprio per questo, C
stato chiuso dallo stesso gestore il (( gennaio ()#0. n proposito, si
11
sottolinea che l.accertata migrazione dei predetti inquinanti dallo
stabilimento ha pure interessato l.area dove C infisso il Pozzo @FerraioA ad
uso potabile della rete 'M'G. "u questa cruciale problematica si veda il
Capitolo 0 ed i suoi sub 0.# e 0.(. n proposito, si sottolinea che il bene @acqua
sotterraneaA ha subito un gravissimo danno per l.inquinamento causato da
sostanze che non esistono in natura tanto che, allo stato, lo rende inservibile
per tempi non attualmente definibili ma certamente molto lunghi.

c) Che le cause del predetto gravissimo danno del @bene acqua sotterranea
C stato certamente provocato dalla diffusione di inquinanti tossici e
cancerogeni provenienti dal predetto stabilimento nell.ambiente e,
segnatamente, nella idrosfera ,sul punto, si veda il Capitolo + e suoi sub +.# e
+.(-.

d) Che quanto precede trova puntuale riscontro in quanto documentato ed
illustrato nel Capitolo 1 relativo alla Cascina Pederbona e all.inquinamento
delle falde. "ul punto, si vedano i dati ivi riportati nelle tabelle e nelle figure
e, segnatamente, nella Figura 1.+ ove si mostra la traccia di un profilo
idrochimico tra lo "tabilimento e la Cascina Pederbona, utilizzando i dati
del rapporto 'RP' ()#(, ovvero le analisi relative allo stesso ()#( per i
pozzi9piezometri scelti lungo una direttrice "tabilimento6Cascina Pederbona
,cfr. Capitolo 1 e sub 1.# cit.-.

e) Che l.inquinamento di grande magnitudo del cancerogeno Cromo ,G-
dei terreni e delle acque sotterranee ha interessato un vasta area interna ed
esterna allo stabilimento di "pinetta Marengo di cui C processo. n
particolare tale inquinamento ,rectius, avvelenamentoH- ha interessato i
pozzi della rete idrica 'M'G, nonch= altri pozzi privatiI in proposito, si
vedano la Tabella 2.# e l.'llegato 2.# relativo alla planimetria ,denominata
piezometri 'M'G, scala #!1)))-, ove sono riportate! J)- le discariche e i
terreni contaminati da Cromo ,G- all.interno dello stabilimentoI JJ)- la
direzione del flusso della faldaI JJJ)- le posizioni dei pozziI JJJJ)- le
concentrazioni di Cromo ,G- nelle acque dei pozzi ,rappresentate con cerchi
proporzionali al valore della concentrazione. ,Cfr. Capitolo 2 e suoi sub 2.#,
2.(, 2.0, 2.+, 2.1, 2.2-. noltre, si tenga presente che il Cromo ,G- non C
l.unico inquinante! dalla stessa indagine 'RP' ,@nquinamento da cromo e
solventi clorurati, polo chimico industriale di 'lessandria, stato di
avanzamento dei lavori, (# ottobre ())3A- risulta che sono stati superati i
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limiti per le acque sotterranee in molteplici altri pozzi9piezometri, e nei
seguenti pozzi ad uso domestico e agricolo!
Cascia !ederboa" &romoformio, Cloroformio, Tricloroetilene,
#,(6DicloroetanoI
Cascia Falamera" CloroformioI
!#$% &ia 'o((a))i #! Cloroformio, Tetracloroetilene, sommatoria
organo alogenatiI
!#*% &ia +a))ii #," &romodiclorometano, &romoformio,
Cloroformio, Dibromoclorometano, #,#,( 6Tricloroetano, sommatoria
organo alogenatiI
!#-% &ia Sa(a A.dia /" &romodiclorometano, &romoformio,
Cloroformio, Dibromoclorometano, #,#,( 6Tricloroetano, #,(6
Dicloroetilene, sommatoria organo alogenatiI
!#0 &ia 'arbo((a $" 6 Cloroformio, Tetracloroetilene,
Tricloroetilene, #.#6Dicloroetilene, sommatoria organo alogenati. '
quest.ultimo riguardo, oltre a quanto documentato nel commento alla
Tabella 2.#, si veda quanto illustrato anche nella Tabella %.# del
Capitolo %.

f) Che la presenza di discariche nella sede dello "tabilimento C nota da
molto tempo ,per l.ubicazione delle stesse si veda la planimetria presentata
nella Figura 3.#-, cosE come C altrettanto noto che, nelle stesse, siano stati
tumulati rifiuti tossico6nocivi, e non di tipo speciale come sostenuto in modo
non veritiero dalla propriet/ dello stabilimento in questione. n proposito, si
sottolinea che le predette discariche sono state realizzate con modalit/
diverse ,cfr. Capitolo 3-, per esempio! risulta che solo le discariche '# e '(
presentano una protezione con teli impermeabili ,peraltro di gomma
butilica dello spessore di solo # mmH- sul fondo delle stesse, mentre tutte le
altre ne sono prive. Pertanto, si ritiene che il fondo delle discariche non sia
stato realizzato con adeguate protezioni nei confronti della migrazione di
sostanze 6 inquinanti ,nel caso di specie tossiche e cancerogene- 6 in
profondit/, verso la falda acquifera. noltre, il grave inquinamento dei
terreni, fra l.altro, C stato documentato dall.'RP', Dipartimento di
'lessandria. Monitoraggio ambientale della Jona Fraschetta. 'nni dal ()))
al ())+I per esempio, si vedano le carte di isoconcentrazione del Cromo ,cfr.
Figure 3.0 e 3.+-, dalle quali appare evidente che le maggiori concentrazioni
si rilevano negli immediati dintorni dello "tabilimento "olva*. ,Cfr. Capitolo
3, sub 3.#-.

13
1) Che le sostanze inquinanti, segnatamente della idrosfera e della litosfera,
indicate nei capi di imputazione 6 ,e quelle originate dalla biotrasformazione
nel terreno dai rispettivi composti precursori- 6 sono altamente tossiche e
cancerogene. "ul punto, si vedano i Capitoli $ e #).

h) Che per le predette sostanze ed elementi metallici cancerogeni sono
inattendibili, ai fini della tutela della salute, i limiti di esposizioneI inoltre
tale inattendibilit/ C pacifica, sia a livello scientifico che legale ,cfr. Capitolo
##, e sub ##.#-.

i) Che nel caso che ci occupa, nel Capitolo #( si documentano puntualmente
i molteplici rischi cui sono state e sono esposte le persone B ,per via cutanea,
per inalazione e per ingestione- B di "pinetta Marengo9'lessandria, con
l.assunzione dell.acqua contenente Cromo ,G-, per usi domestici, alimentari
,e agricoli-. Per le altre sostanze ed elementi tossi6cancerogeni, si veda
quanto documentato ed illustrato nei Capitoli $ e #).

Per quanto qui non esplicitamente richiamato, si rimanda ai temi affrontati
nella relazione che precede.

&usto 'rsizio9Milano9Mantova9'lessandria, #+ gennaio ()#+

Con osservanza.

Dr. Geologo Fulvio &'R':D
Dr. &iologo :uigi M'R'
ng. &runo TK5M5>>.

Tenuto conto del vasto, articolato e rigoroso lavoro di indagine e di acquisizione delle
prove svolto dal Pubblico Ministero Dr. Roberto Ghio, e delle pregnanti risultanze
alle quali lo stesso pervenuto
1
, che sono state lucidamente esposte - nelle udienze

1
In proposito, si evidenziano alcuni punti focalizzati dal PM nella parte introduttiva delle Sue conclusioni
dibattimentali svolte nelludienza del 11.06.2014, e precisamente:
- Il materiale probatorio raccolto proviene, per la maggior parte, dalle societ amministrate dagli imputati;
- Il processo relativamente semplice, purch la Corte sappia concentrarsi sulle domande essenziali del
processo e non si faccia distrarre dalle numerose superfetazioni indotte dalle difese.
- La maggior parte dei dati che sono al vaglio della Corte, cio del materiale investigativo raccolto, acquisito
al fascicolo del dibattimento sia come documento, ex art. 234 c.p.p., sia previo consenso delle parti, ex art.
493, 3 c., c.p.p., non prodotta dalle indagini preliminari, bens proviene, direttamente o indirettamente,
dagli imputati e dalle societ dai medesimi amministrate. (Direttamente, perch stato acquisito dalla P.G.
durante le perquisizioni ex art. 247 c.p. o mediante le acquisizioni ex art. 248 c.p.p.; indirettamente, perch
stato messo a disposizione dalle difese degli imputati, in particolare da quelli riferibili alla societ Solvay
14
del 11 e 25 giugno e del 16 luglio 2014 - nellambito delle proprie conclusioni
dibattimentali, questa difesa non pu che condividerne integralmente il contenuto; per
questo, nel prosieguo ci si limiter ad alcuni specifici richiami ad esse per evitare
inutili duplicazioni.
Innanzitutto, dobbiamo concentrarci su un punto centrale, direi nodale del presente
processo, che stato ben sintetizzato dal Pubblico Ministero nelludienza del
11.06.2014: gli imputati sono responsabili di falsit ed omissioni consapevoli, perch
gli stessi conoscevano il reale stato ambientale del sito e lo hanno volontariamente
artefatto nei contatti con lesterno, in particolare con gli enti di controllo e quelli della
procedura di bonifica; falsit ed omissioni che hanno avuto ad oggetto dati veri, in
base ai quali possibile dimostrare, da una parte, la situazione oggettiva del sito e,
dallaltra, la conoscenza della situazione da parte degli imputati, che la premessa
necessaria dellimputazione a titolo di dolo. Tutto questo ha influenzato anche le
strategie difensive degli imputati, segnatamente quelli della gestione Solvay. Infatti,
agli imputati Solvay, sul versante dellelemento soggettivo, non potendo contestare il
merito dei risultati analitici e delle conoscenze ambientali ante 2002, non rimaneva,
come hanno fatto, che negarne la conoscenza.


I. - OSSERVAZIONI RELATIVE ALLE CONSULENZE RESE NEL
PRESENTE PROCEDIMENTO DAI CC.TT. DELLE DIFESE DEGLI
IMPUTATI E, SEGNATAMENTE, DAL PROF. FRANCANI E DALLA
DR.SSA TREFILETTI CC.TT. DEGLI IMPUTATI SOLVAY SOLEXIS
S.P.A. (ORA SOLVAY SPECIALITY POLYMERS ITALY SPA)

Dalla lettura dei documenti dei CC.TT.PP. delle Difese degli imputati Solvay Solexis
S.p.A. (ora Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.), in particolare quelli del Prof.

Solexis, che detiene di fatto tutta la documentazione afferente al sito industriale). Infatti, nel presente
processo, i dati sono stati acquisiti praticamente senza contestazione, data la loro peculiare provenienza, che
non consentiva alcuna contestazione, pi o meno strumentale.

15
Francani e della Dr.ssa Trefiletti, emerge che la linea di difesa da Loro adottata sia in
sintesi la seguente:
A) - Linquinamento dellarea industriale e della zona circostante dello
stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo, si determinato
almeno a partire dagli anni 40, pertanto, gli attuali proprietari Solvay
non hanno colpe. Ovviamente, gli stessi CC.TT. delle Difese evitano
accuratamente di considerare il fatto, ben documentato e
incontrovertibile, che lattuale propriet per lungo tempo ha negato,
minimizzato, nascosto linquinamento ed ha continuato a produrlo.
B) - I tempi di permanenza degli inquinanti nel suolo e nella falda sono
estremamente lunghi e il loro rilascio molto lento, pertanto
linquinamento rilevabile attualmente dovuto a quello pregresso,
soprattutto in mancanza di azioni di bonifica mai effettuate in
precedenza. Sia chiaro, ferme le responsabilit degli imputati della
societ Montedison S.p.A. e della sua controllata Ausimont S.p.A. (ci
mancherebbe altro!), che hanno rivestito le posizioni di garanzia e che
hanno causato linquinamento durante la loro gestione, va subito
sottolineato che le affermazioni dei CC.TT. delle Difese degli imputati
Solvay sono ad usum delphini: infatti se non vi dubbio che
linquinamento sia stato prodotto anche dal precedente gestore dello
stabilimento di Spinetta Marengo, ovvero dalla societ
Montedison/Ausimont S.p.A. (ora Edison S.p.A.), non vi sono neppure
dubbi sul fatto che dal maggio 2002 linquinamento, ovvero
lavvelenamento delle acque di falda (per limitarci a questa matrice
ambientale), sia stato prodotto e da imputarsi agli attuali proprietari - [la
societ Solvay Solexis S.p.A. (ora Solvay Speciality Polymers Italy
S.p.A.)]
2
-, sia direttamente che per omissione degli interventi di
bonifica.

2
Si ricorda che nel maggio 2002 la societ Solvay subentra alla Montedison nel controllo di Ausimont
cambiando subito il suo management. Infatti, il 07.05.2002 [cfr. verbale del CdA di Ausimont S.p.a., della
produzione n. 39 del P.M.] il CdA viene informato che la societ Solvay Fluorurati Holding S.p.a., ha
acquistato tutto il pacchetto di controllo di Agor S.p.a., che, a sua volta, controlla il 100% di Ausimont
S.p.a.. Inoltre, viene decisa anche lincorporazione di Ausimont nella controllante Agor S.p.a., cos come
deliberato il 20.05.2002 dallassemblea di Ausimont. Infine, nel verbale del CdA del 07.05.2002 Bernard de
Laguiche viene nominato presidente del C.d.A. e Cogliati amministratore delegato; mentre nel verbale del
23.07.2002, de Laguiche e Cogliati sono nominati amministratori delegati con pari poteri e presidente del
C.d.A. viene nominato Alois Michielsen, un rappresentante Solvay. In altri termini, dal mese di maggio 2002
la societ Solvay ha assunto la completa gestione dello stabilimento dii Spinetta Marengo di cui processo.
16
C) - La presenza del Cromo (totale ed esavalente) nelle falde pu essere
di origine naturale come si evidenzia dalle analisi delle acque sotterranee
di altri siti. Si tratta di un fenomeno noto (sia per il cromo che per altri
elementi, valga per tutti larsenico) descritto in letteratura, che i CC.TT.
delle Difese degli imputati Solvay, contro levidenza dei fatti,
vorrebbero maldestramente e strumentalmente imputare quale causa
dellinquinamento delle falde acquifere sottostanti lo stabilimento di
Spinetta Marengo e delle zone circostanti di cui processo. E vero il
contrario! Infatti, un conto la presenza naturale dellelemento e
dallaltro, come nel caso che ci occupa, la sua presenza a causa di
accertati fenomeni di inquinamento, come quelli evidenziati e
documentati nel presente procedimento penale.
*******
I.I - SUL PARAGRAFO A)

Si osserva che, a partire dallinizio degli anni 90, la situazione dellinquinamento
presso il sito industriale di Spinetta Marengo di cui processo era gi nota ed era
documentata dalle relazioni tecniche ambientali di Galson del 1990, e di ERL del
1992, come ci ha ricordato anche il P.M. alludienza del 11.06.2014.
Pertanto, a partire dalle risultanze e dai dati contenuti nelle predette relazioni, gli
imputati dallinizio degli anni 90 non hanno promosso e svolto alcuna iniziativa e/o
intervento appropriato teso a contenere - (e, men che meno, ad eliminare) - la
contaminazione, viceversa, con i loro comportamenti e con la gestione quotidiana
dello stabilimento in questione hanno contribuito a diffonderla: la societ Montedison
e la propria controllata Ausimont S.p.A. fino al mese di aprile 2002, e, per il periodo
successivo, la societ Solvay Solexis S.p.A. (ora Solvay Speciality Polymers Italy
S.p.A.). Comportamenti aziendali improntati, per usare le lucide parole del Pubblico
Ministero alludienza del 11.06.2014, in rapporto con gli enti di controllo, alla
fraudolenza, nonch fatti di mistificazioni, omissioni, falsificazioni; in altri termini,
di come il management dello stabilimento in questione abbia colpevolmente
vanificato scientemente e artificiosamente lutilit di una procedura di bonifica. Tutto
questo stato reso possibile artatamente e in modo fraudolento dagli imputati nei
confronti degli enti preposti ai controlli e ai procedimenti di bonifica.
Infatti, a fronte dellimponente fenomeno di inquinamento delle falde acquifere
puntualmente documentato negli atti del presente procedimento, nonch del gran


17
numero di leggi e discipline, nei quindici anni di cui al capo di imputazione, lunico
intervento realizzato - sono sempre le parole del PM stato mettere 4 pompe
dentro 4 piezometri e pompare un po dacqua. In altri termini, si tratta di un
intervento completamente inutile ed inefficace per la soluzione del problema.

I.II - SUL PARAGRAFO B)

In proposito, questa difesa nel fare esplicito rinvio ai fatti ampiamente documentati
ed illustrati dal Pubblico Ministero nelle Sue conclusioni dibattimentali nelle udienze
del 11 e 25 giugno e del 16 luglio 2014, in merito alle gravi e dolose responsabilit
degli imputati del presente procedimento, facenti capo alle societ
Montedison/Ausimont S.p.A. (ora Edison S.p.A.) e Solvay Solexis S.p.A. (ora
Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.), per i rispettivi periodi di competenza, qui si
limita a richiamare sinteticamente alcune delle molteplici falsificazioni operate dalle
predette societ, ovvero dagli imputati, segnatamente nei rapporti con gli enti di
controllo, in relazione alla procedura di bonifica (mai realizzata!):

28 marzo 2001 Lautodenuncia ed il piano di caratterizzazione ex art.
17, 2 c., lett. a), D. Lgs. 5.2.1997, n. 22

La societ Montedison/Ausimont dopo aver effettuato la caratterizzazione sullo stato
dellinquinamento (segnatamente del suolo, del sottosuolo e delle acque di falda
sottostanti il sito) presente nello stabilimento di Spinetta Marengo, si ben guardata
dal comunicare agli Enti preposti tutti i dati e le informazioni in suo possesso relativi
allenorme inquinamento dei diversi comparti dellambiente in questione. Infatti, la
societ ha rappresentato agli Enti preposti una realt edulcorata e mistificata,
occultando scientemente lenorme inquinamento presente presso lo stabilimento in
questione. Per questo, come stato evidenziato dal PM alludienza del 11.06.2014, a
causa di tale doloso comportamento della predetta societ (nonch, successivamente,
della societ Solvay Solexis S.p.A., ovvero degli odierni imputati facenti capo alle
stesse societ), la Regione Piemonte quando ha stabilito lordine delle priorit degli
interventi di bonifica, dopo lentrata in vigore del D.M. n. 471 /1999, ha collocato al
36 posto lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo. In proposito, va
subito detto che il Piano del giugno 2003, di caratterizzazione congiunto delle societ
operanti allinterno dello stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo,
identico a quello suddetto del 2001, e lo stesso sempre stato redatto da ENSR,
ovvero dalle stesse persone e, segnatamente, dalla Dr.ssa Cattaruzza. Le
18
caratteristiche dei successivi documenti Solvay, sono anchessi improntati alla
mistificazione, omissione e falsificazione dei dati relativi alla situazione ambientale
del sito industriale in questione (es. si vedano: marzo 2005 Attivit di bonifica del
sito industriale, intervento preliminare: messa in sicurezza della falda superficiale;
marzo 2006 Progetto preliminare di bonifica del sito industriale).
In altri termini, un sito industriale caratterizzato dalla presenza di un cos elevato e
vasto inquinamento che, proprio per questo, doveva essere inserito fra i siti da
bonificare di interesse nazionale, viceversa, stato collocato al 36 posto dalla
Regione Piemonte degli interventi da realizzare; questo, lo si ripete, perch la societ
ha omesso di comunicare tutti i dati in suo possesso falsificando la realt. In altri
termini, la societ ha presentato una situazione ambientale come se la stessa fosse
praticamente rispettosa dei limiti della normativa: valga per tutti il fatto, come
sottolineato dal PM alludienza del 11.06.2014, che la societ aveva indicato come
unico intervento per la bonifica la sola pavimentazione di alcune aree dello
stabilimento, per evitare fenomeni di lisciviazione indotti dalle acque piovane per
leventuale presenza di inquinanti.
Sulla preordinata disinformazione operata dalle societ di cui processo (e dagli
imputati facenti capo alle stesse) nei confronti degli Enti di controllo preposti, risulta
di una certa utilit richiamare di seguito quanto documentato ed illustrato nei Capitoli
6.5 e 6.6 della Relazione Tecnica 14.01.2014 agli atti dei CC.TT. di queste Parti
civili, Dr. Fulvio Baraldi, Dr. Luigi Mara e Ing. Bruno Thieme - [si segnala che i
capitoli, le figure e le tabelle, dellanzidetta Relazione Tecnica richiamati di
seguito nel corpo della presente Memoria mantengono la loro originaria
numerazione] -, da Loro presentata alludienza del 22.01.2014, e precisamente:
<<
6.5 La conoscenza dellazienda del rischio insito nelle esposizioni a Cromo
(VI) ed agli altri agenti tossi-cancerogeni e la politica di disinformazione

Tra i vari documenti, allegati alla Relazione del 03.12.2010, che dimostrano come
lazienda fosse a conoscenza della gravit del rischio, citiamo [Fonte: ERL,
Ausimont, Valutazione delle Condizioni del Suolo, Sottosuolo e Falda:
Stabilimento di Spinetta Marengo, dicembre 1992 (doc. 33 all. alla Relazione
Solvay del 03.12.2010, pag.7 e segg.)]:


19




Fonte: ERL , Ausimont , Valutazione delle Condizioni del Suolo,
Sottosuolo e Falda: Stabilimento di Spinetta Marengo, dicembre 1992 (doc.
33 all. alla Relazione Solvay del 03.12.2010, pag. 66):






20











Fonte: ERL , Ausimont, Valutazione delle Condizioni del Suolo, Sottosuolo
e Falda: Stabilimento di Spinetta Marengo, dicembre 1992 (doc. 33 all. alla
Relazione Solvay del 03.12.2010, pag. 67):


21



6.6 - Il piano di caratterizzazione del 2001

Questo piano riconosce il problema dellinquinamento da Cromo (VI) ma non vi d
rilievo (Fonte: HPC Envirotec, Piano di caratterizzazione dello stabilimento di
Spinetta Marengo, 31 marzo 2001, pagg. 42-45):

Valutazioni dei risultati delle analisi chimiche sui terreni:

22


Valutazione dei risultati delle analisi chimiche sulle acque di falda:




Si noti: la presenza di Cromo VI appare sia nei piezometri di monte che nei
piezometri di valle come se non vi fosse un contributo dello stabilimento.

Sia in questo piano di caratterizzazione che in quelli successivi lazienda ribadisce
che non sono necessarie ulteriori misure di sicurezza di emergenza. [Fonte:
HPC Envirotec, Piano di caratterizzazione dello stabilimento di Spinetta Marengo,
31 marzo 2001 (pagg. 47-48)]:




23
Fonte: Solexis Analisi ambientale iniziale, sito produttivo di Spinetta
Marengo, 08.10.2004:

Pa! 49: "# $ulla %ase delle misure di sicurezza i& adottate nel corso deli ultimi 15'
20 anni si ritiene che li stati di contaminazione del suolo rile(ati non costituiscano
un )ericolo )er la salute e la tutela delle )ersone e dell*am%iente circostante+ )er cui
non sono necessarie ulteriori misure di sicurezza di emerenza ,#-

Fonte: Solexis - Analisi ambientale iniziale, sito produttivo di Spinetta
Marengo, 13.09.2006:

Pa! 77.78 : " # Sulla base delle misure di sicurezza gi adottate nel corso degli
ultimi 15-20 anni si ritiene che gli stati di contaminazione del suolo rilevati non
costituiscano un pericolo per la salute e la tutela delle persone e dellambiente
circostante #/
>>.
Come si vede i comportamenti delle predette societ sono identici, ovvero esse
rappresentano agli Enti di controllo preposti una situazione ambientale totalmente
falsificata, mistificata e tranquillizzante, infatti, sia nel piano di caratterizzazione del
31 marzo 2001 che in quelli successivi (v. sopra) le stesse ribadiscono:
Che non sono necessarie ulteriori misure di sicurezza di emergenza;
Che Sulla base delle misure di sicurezza gi adottate nel corso degli
ultimi 15-20 anni si ritiene che gli stati di contaminazione del suolo rilevati
non costituiscano un pericolo per la salute e la tutela delle persone e
dellambiente circostante.
Nulla di pi falso!







24
I.III - SUL PARAGRAFO C)

Alludienza del 29.01.2014 la C.T. delle Difese Solvay, Dr.ssa Patrizia Trefiletti, ha
dichiarato (cfr. pag. 44 del verbale):




Sulla base di questa dichiarazione non si capisce perch sia stata presentata una
elaborazione dei valori di fondo del cromo da parte delle Difese Solvay (vedasi
relazione della C.T.P. Patrizia Trefiletti, e, segnatamente, la slide N 12 che segue),
25
relativa ad una vasta zona dellalessandrino e oltre. La relazione ci dice unicamente
che il cromo un elemento chimico presente sul pianeta Terra alla pari di altri
elementi chimici.
Il problema definire se le concentrazioni di cromo totale e di cromo esavalente
rilevate nellarea di Spinetta Marengo sono di origine naturale o se dovute a fatti di
inquinamento, come in effetti . Insomma, la relazione della Dr.ssa Trefiletti sembra
fatta per gettare fumo negli occhi.

SLIDE N. 12 DI: 1. TREFILETTI-VALORI FONDO CROMO


Nella predetta slide si riportano valori di fondo del Cromo VI lungo una direttrice
verso Spinetta Marengo. Si pu osservare che i valori sono di gran lunga inferiori a
quelli rilevati allinterno dellinsediamento industriale e a valle dello stesso, a
dimostrazione delleffettivo inquinamento causato dallattivit industriale in
questione.
Daltra parte fuorviante riferirsi alla composizione chimica delle acque minerali,
che seguono una normativa diversa e nelle quali si rilevano frequentemente
26
concentrazioni di metalli (cromo, arsenico, nichel, ecc.) superiori a quelle ammesse
per le acque potabili distribuite da acquedotti pubblici.
E il Ministero della Salute, come previsto dal Decreto Legislativo n.105 del 1992 in
ottemperanza alla Direttiva 2009/54/CE, modificato con Decreto legislativo n. 176
del 8 ottobre 2011 (Attuazione della direttiva 2009/54/CE, sull'utilizzazione e la
commercializzazione delle acque minerali naturali (GU n. 258 del 05.11.2011), che
riconosce e autorizza unacqua Minerale Naturale in quanto tale.
Lacqua minerale naturale, quindi, si distingue dalle ordinarie acque potabili per le
seguenti caratteristiche:
La purezza originaria e la sua conservazione;
Il tenore in sali minerali ed oligoelementi e gli eventuali effetti favorevoli alla
salute;
La costanza nel tempo della composizione e delle caratteristiche essenziali.

Le caratteristiche di cui sopra non sono certamente quelle delle acque sotterranee che
circolano nel sottosuolo dellarea industriale di Spinetta Marengo di cui processo e
a valle della stessa!

Sempre nelludienza del 29.01.2014 il C.T.P. delle Difese Solvay, Prof. Vincenzo
Francani, ha affrontato in modo apparentemente neutro il tema delle barriere
idrauliche, ma eludendo il merito della questione (cfr. pag. 99 del verbale):




Infatti, il C.T.P. delle Difese Solvay evita accuratamente di affrontare il tema di
specifico interesse del sito industriale che ci occupa, e cio (cos come stato
27
sicuramente accertato e documentato), che per un lungo periodo la barriera idraulica
messa in opera da Solvay era composta da un numero insufficiente di pozzi-barriera,
che, pertanto, non riusciva a intercettare tutto il flusso idrico inquinante, continuando
cos a permettere la migrazione degli inquinanti a valle dello stabilimento.
Inoltre, il C.T.P. Francani con lintento di eludere questo grave problema, che
rappresenta una causa rilevante della diffusione degli inquinanti tossi-cancerogeni
nelle acque di falda, ha trattato, anche questa volta, in modo apparentemente neutro il
tema della propagazione delle sostanze in soluzione con velocit minore di quella
dellacqua, come si legge nel testo della slide n. 27 che segue:

<<SLIDE N. 27 DI: 3. FRANCANI-GLOSSARIO E PRINCIPI
Le sostanze in soluzione si propagano con velocit minore di quella dellacqua.
Il fattore di ritardo, rapporto velocit dellacqua / velocit contaminante, pu
essere calcolato usando la seguente equazione:
R = 1 + (r * Kd) / ne
ne = porosit efficace
r = densit dellacquifero, generalmente assunta pari a 1,7 kg/l (Newell, 1996)
Kd = coefficiente di ripartizione fra la concentrazione della sostanza in soluzione e
quella adsorbita sui granuli del terreno (cc/g)>>.

Sul punto, il C.T.P. Prof. Francani afferma (cfr. pag. 112 del verbale di udienza):


28
Le osservazioni del C.T.P. delle Difese sul fattore di ritardo, fanno parte delle
conoscenze attuali dellidrogeologia. Anche in questo caso va evidenziato un fatto
incontrovertibile sul quale il Prof. Francani tace, e precisamente: la societ Solvay
Solexis S.p.A. (ora Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.), per un lungo periodo
non ha fatto nulla per contrastare la diffusione dellinquinamento, e pertanto
certamente responsabile dellenorme ritardo, circa 8 anni sui 15 in contestazione,
con cui gli inquinanti hanno continuato e, purtroppo, tuttora continuano a diffondersi
nellambiente. Infatti, non intervenendo per tempo, lattuale propriet ha pertanto
prolungato i tempi necessari alla bonifica della falda acquifera, con i conseguenti
pesanti e negativi impatti ambientali, sanitari ed economici [a questultimo riguardo,
si legga anche il divieto ad usare tali acque di falda per usi agricoli, come ci ha
ricordato il sig. Enrico De Benedetti nella Sua testimonianza resa alludienza del
05.05.2014, a proposito delle colture (es. mais) che sono inibite ai titolari della
Cascina Pederbona a causa dellavvelenamento di tali acque].


II. SULLA PRESENZA E DIFFUSIONE DEGLI INQUINANTI

In proposito, questa difesa da qui per integralmente richiamato e ritrascritto il
Capitolo 4 e suoi sub 4.1 e 4.2, pagg. 34 46, della Relazione Tecnica 14.01.2014
(depositata alludienza del 22.01.2014) dei CC.TT. di queste Parti civili, Dr. Fulvio
Baraldi, Dr. Luigi Mara e Ing. Bruno Thieme. In questa sede, per evitare inutili
duplicazioni ci si limita ad evidenziare e a richiamare quanto segue:
<<Si rileva che per la definizione dei terreni e delle falde contaminate, dal
2002 al 2007 sia i nuovi sondaggi che i nuovi piezometri hanno interessato
solo lo strato superficiale, fino a circa 20 metri di profondit. Questo
orientamento stato certamente dettato dal fatto che per lungo tempo si
ritenuto lo strato acquifero profondo separato da quello superficiale e non in
comunicazione con esso. Ancora nel mese di dicembre 2007, infatti, le attivit
dichiarate sono le seguenti (Fonte: Environ Italy. Piano di Caratterizzazione
Integrativo ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006. Stabilimento di Spinetta Marengo
(AL). Gennaio 2009. Sta in: Faldone 15-23):


29


E necessario arrivare al giugno 2008 perch fossero realizzati i primi
piezometri profondi (in genere 60 metri) come sotto riportato dalla stessa fonte
sopra indicata:




4.1 - Documenti ARPA 2012

Fonte: ARPA (Protocollo n 129484 del 19.12.2012) invia alla Procura
della Repubblica, presso Tribunale di Alessandria, allattenzione del Dr.
Riccardo Ghio, il documento avente per oggetto: Monitoraggio presso il
sito Solvay Speciality Polymers Italy s.p.a. Trasmissione Rapporti di Prova
relativi ai campionamenti di Agosto 2012. Trasmissione dei Rapporti di
Prova relativi agli anni 2011 e 2012. Relazione Tecnica.


La rete di monitoraggio delle acque sotterranee utilizzata da ARPA riportata
nelle Figure 4.1 e 4.2 che seguono (cfr. Capitolo 4.1 della Relazione Tecnica
14.01.2014 cit.)>>.

Per quanto riguarda la situazione di inquinamento della falda acquifera
sotterranea, si concorda con ARPA nel sostenere che:

- Nella falda esterna si riscontrano le stesse sostanze inquinanti che si
rinvengono allinterno dello Stabilimento, con valori ampiamente superiori ai
limiti di legge;
30
- Lattuale barriera non ancora sufficiente a fermare la fuoriuscita degli
inquinanti dallo Stabilimento;

- Persiste una situazione fortemente compromessa nei livelli superficiali,
intermedi e anche profondi sia allinterno dello Stabilimento che allesterno;

- Si rileva la presenza pressoch ubiquitaria di solventi aromatici BTEX
seppure sotto i limiti di legge;

- I solventi alifatici clorurati sono stati ritrovati in concentrazioni superiori alle
CSC nellacquifero superficiale e in quello intermedio. Essi, a causa del
legame Carbonio-Cloro, hanno una particolare stabilit che conferisce loro una
notevole persistenza nellacquifero e un conseguente accumulo nello stesso:
oltre a spostarsi lateralmente alla direzione di flusso sotterraneo, vanno ad
interessare le porzioni pi profonde dellacquifero;

- Si constata un ruolo importante dellalto piezometrico nella diffusione degli
inquinanti in senso radiale;

- Il pozzo Bolla a rischio (e infatti stato chiuso il 22 gennaio 2013).

A tutto questo va aggiunto che il plume dinquinamento segue landamento
piezometrico e la direzione del flusso idrico sotterraneo, ed diretto verso il fiume
Bormida, che in questa zona ha unazione drenante nei confronti della falda, come
risulta dalla Carta piezometrica riportata nella Figura 4.3 (Fonte: De Luca et altri.
Studio idrogeologico della pianura alessandrina. Milano, 1987), e pure dalla Carta
piezometrica elaborata da ARPA per il mese di ottobre 2008, mostrata dalla Figura
4.4. Sono pertanto ipotizzabili contributi inquinanti al fiume. (Cfr. pagg. 44 45 della
Relazione Tecnica 14.01.2014 cit. dei CC.TT. di queste Parti civili).















31
Figura 4.3



Figura 4.4




33
III. CASCINA PEDERBONA E INQUINAMENTO DELLE FALDE

Tenuto conto che, nel Capitolo 5 e sub 5.1 della Relazione Tecnica 14.01.2014 cit.
dei CC.TT. di queste Parti civili, si documenta puntualmente il fenomeno della
diffusione dellinquinamento da Cromo VI dallo stabilimento in questione di Spinetta
Marengo alla Cascina Pederbona (v. in particolare, la Figura 5.4, relativa alla traccia
della sezione idrochimica), data la rilevanza dei dati ivi contenuti, per una migliore e
organica esposizione della presente Memoria, di seguito si riporta integralmente il
suddetto Capitolo 5 ed il suo sub 5.1.

<<
5. - CASCINA PEDERBONA E INQUINAMENTO DELLE FALDE

Nella Figura 5.1 si presenta il grafico dei rilievi analitici effettuati nel periodo
maggio-luglio 2008 relativi allinquinamento da cromo VI e da cromo totale dei
piezometri/pozzi ivi indicati. Dalla figura 5.1 si pu rilevare che i valori delle
concentrazioni di cromo VI e di cromo totale sono quasi sovrapponibili. Ulteriori
analisi chimiche del/dei pozzi della Cascina Pederbona sono riportati nel Rapporto
ARPA Inquinamento da cromo e solventi clorurati, Polo industriale chimico
Alessandria, Stato avanzamento lavori, 21 ottobre 2008 faldone 02_23 pagg. 614
e segg.).












34
Figura 5.1





5.1 Inquinamenti da cromo (VI) dei pozzi/piezometri riportati nel Rapporto
ARPA 2012

I dati delle analisi chimiche presenti nel rapporto ARPA 2012 (il pi completo, ove,
in particolare, sono riportati i dati relativi Pozzo P2 AMAG molto vicino alla
Cascina Pederbona) utilizzati nel proseguio, riguardano un certo numero di
pozzi/piezometri interni e anche esterni allo Stabilimento, sia infissi nellacquifero A
(secondo la relazione ARPA 2012 presente fino a 15,5-21 metri di profondit dal
piano campagna) che nellacquifero B (secondo in dati ARPA 2012 presente tra 25 e
55-65 metri di profondit dal piano campagna). I dati utilizzati sono, per uniformit,
tutti relativi allanno 2012 e sono riportati nelle Tabelle 5.1 e 5.2 e nelle Figure 5.2 e
5.3 che seguono.

35
TABELLA 5.1 CROMO (VI) NEI POZZI/PIEZOMETRI INTERNI ANNO 2012
Pozzo.)iezometro Profondit& ,m- 0cquifero 1r V2 ,3.l-
ACQUIFERO A
41'40552650 18+15 0 58
789:6 15 0 25
7P10 17 0 94
7P24 17 0 66
7P4;P 14+50 0 103
7P5 16+80 0 39
P 15 0 1370
P1 18 0 1060
P12070< 20 0 79
P5 21 0 88
P7=1 17 0 251
P7=2c 18+70 0 1120
P> 6$ 6 21 0 166
P> 29 11 16 0 79
P> 29 15 14 0 115
P> 29 16 15 0 844
P> 29 19 21 0 310
P> 29 25 20 0 456
P> 29 38'40552650 25 0 447
P> 29 48 25 0 934
P> 29 50 25+50 0 1170
V0==6 1 20+80 0 71
V0==6 2 20+85 0 460
ACQUIFERO B
P8>>8 242$ 70 4 34
P8>>8 2042$ 75 4 16
PP 2642$ 60 4 15


36
TABELLA 5.2 - CROMO (VI) NEI POZZI/PIEZOMETRI ESTERNI ANNO 2012

Pozzo.)iezometro Profondit& ,m- 0cquifero 1r V2 ,3.l-
ACQUIFERO A
P2070< 20 0 87
P5070< 20 0 174
P9070< 20 0 150
P15070< 20 0 24
P> 6$ 3 22+50 0 106
P> 6$ 4 20 0 166
ACQUIFERO B
PP 1442$ 60 4 17
PP 1542$ 63 4 10
PP 2442$ 60 4 12

Figura 5.2 Spinetta Marengo inquinamento da Cromo (VI) dellAcquifero A

Spinetta Marengo (AL) - ACQUIFERO A
Cr VI (2012)
0
100
200
300
400
500
600
700
800
900
1000
1100
1200
1300
1400
1500
1600
B
1
-
B
A
R
R
I
E
R
A
M
O
N
T
E
M
P
1
0
M
P
2
4
M
P
4
_
P
M
P
5
PP
1
P
1
2
A
M
A
G
P
5
P
M
L
1
P
M
L
2
c
P
Z

E
S

6
P
Z

I
N

1
1
P
Z

I
N

1
5
P
Z

I
N

1
6
P
Z

I
N

1
9
P
Z

I
N

2
5
P
Z

I
N

3
8
-
B
A
R
R
I
E
R
A
P
Z

I
N

4
8
P
Z

I
N

5
0
V
A
L
L
E

1
V
A
L
L
E

2
P
2
A
M
A
G
P
5
A
M
A
G
P
9
A
M
A
G
P
1
5
A
M
A
G
P
Z

E
S

3
P
Z

E
S

4
C
r

V
I

(
m
i
c
r
o
g
r
a
m
m
i
/
l
i
t
r
o
)
pozzi/piezometri
esterni
pozzi/piezometri interni


37
Figura 5.3 - Spinetta Marengo inquinamento da Cromo (VI) dellAcquifero B

Spinetta Marengo (AL) - ACQUIFERO B
CrVI (2012)
0
5
10
15
20
25
30
35
40
P
O
Z
Z
O

2
B
I
S
P
O
Z
Z
O

2
0
B
I
S
P
P

2
6
B
I
S
P
P

1
4
B
I
S
P
P

1
5
B
I
S
P
P

2
4
B
I
S
C
R

V
I

(
m
i
c
r
o
g
r
a
m
m
i
/
l
i
t
r
o
)
pozzi/piezometri interni
pozzi/piezometri esterni



Dai dati relativi alle concentrazioni di Cromo (VI) presenti nei pozzi/piezometri
presentati nelle predette tabelle e figure si pu rilevare:

Che allinterno dello Stabilimento, nellacquifero A, le concentrazioni di Cr
VI sono molto pi alte che allesterno e pertanto la fonte dellinquinamento
interna e non esterna visto che il flusso della falda diretto da SE verso NO,
quindi dallo Stabilimento verso la Cascina Pederbona (presso questultima,
secondo i dati ARPA 2008, le concentrazioni di Cr VI presentano valori
variabili da 83 a 102 g/l);

Che nellacquifero B, pi profondo, le concentrazioni di Cr VI sono minori di
quelle riscontrate nellacquifero A ma comunque superiori alle CSC. Pertanto:
il Cromo VI passato dallacquifero superficiale (A) a quello pi profondo
(B), evidenziando che tra i due livelli acquiferi non esiste una netta
separazione; inoltre che lelemento metallico cancerogeno ha contaminato sia
larea interna allo Stabilimento che quella esterna fin verso il fiume Bormida,

38
causando linquinamento di una zona territoriale assai ampia che per lunghi
anni non potr essere utilizzata per emungere acqua sotterranea.

Si quindi tracciato un profilo idrochimico tra lo Stabilimento e la Cascina
Pederbona, utilizzando sempre i dati del rapporto ARPA 2012, ovvero le analisi
relative allanno 2012 per i pozzi/piezometri scelti lungo una direttrice Stabilimento-
Cascina Pederbona (v. Figura 5.4), i cui dati sono riportate nelle Tabelle 5.3 e 5.4 e
nelle Figure 5.5 e 5.6 che seguono.


Tabella 5.3 - INQUINAMENTO DA CROMO (VI) DELLACQUIFERO A

Pozzo.)iezometro Posizione,?- Profondit& ,m- 0cquifero 1r V2 ,3.l-
P2 070< 6 20 0 87
P5 070< 6 20 0 174
P9 070< 6 20 0 150
P> 6$4 6 20 0 166
P 22 070< 2 20 0 89
V0==6 2 2 20+85 0 460
V0==6 1 2 20+80 0 71
P> 6$ 6 2 21 0 166
7P4;P 2 14+50 0 103
P7=1 2 17 0 251
P> 29 16 2 15 0 844
P> 29 19 2 21 0 310
789:6 2 2 15 0 116







39
TABELLA 5.4 - INQUINAMENTO DA CROMO (VI) DELLACQUIFERO B

Pozzo.)iezometro Posizione ,?- Profondit& ,m- 0cquifero 1r V2 ,3.l-
PP 1442$ 6 60 4 17
PP 1542$ 6 63 4 10
PP 2442$ 6 60 4 12
P8>>8 242$ 2 70 4 34
P8>>8 2042$ 2 75 4 16
PP 2642$ 2 60 4 15

,?- E @ 6sterno allo sta%ilimentoA
I @ 2nterno allo sta%ilimento!



















40
Figura 5.4 TRACCIA DELLA SEZIONE IDROCHIMICA







CASCINA PEDERBONA
TRACCIA DELLA
SEZIONE IDROCHIMICA
POZZO P2 AMAG

41
Figura 5.5 - INQUINAMENTO DA CROMO (VI) DELLACQUIFERO A
Spinetta Marengo (AL) - ACQUIFERO A
Sezione CR VI (2012)
0
50
100
150
200
250
300
350
400
450
500
550
600
650
700
750
800
850
900
950
1000
1050
1100
P
2

A
M
A
G
P
5

A
M
A
G
P
9

A
M
A
G
P
Z

E
S
4
P

2
2

A
M
A
G
V
A
L
L
E

2
V
A
L
L
E

1
P
Z

E
S

6
M
P
4
_
P
P
M
L
1
P
Z

I
N

1
6
P
Z

I
N

1
9
M
O
N
T
E

2
C
R

V
I

(
m
i
c
r
o
g
r
a
m
m
i

l
i
t
r
o
)
pozzi/piezometri esterni
pozzi/piezometri interni


Figura 5.6 - INQUINAMENTO DA CROMO (VI) DELLACQUIFERO B
Spinetta Marengo (AL) - ACQUIFERO B
SEZIONE CR VI (2012)
0
5
10
15
20
25
30
35
40
P
P

1
4
B
I
S
P
P

1
5
B
I
S
P
P

2
4
B
I
S
P
O
Z
Z
O

2
B
I
S
P
O
Z
Z
O

2
0
B
I
S
P
P

2
6
B
I
S
C
R

V
I

(
m
i
c
r
o
g
r
a
m
m
i
/
l
i
t
r
o
)
pozzi/piezometri esterni
pozzi/piezometri interni



42

Dalle Tabelle 5.3 5.4 e dalle Figure 5.5 5.6 si rileva:

Che per lacquifero A le concentrazioni diminuiscono da SE verso NO, ovvero
in direzione della Cascina Pederbona e secondo il flusso della falda sotterranea.
In vicinanza della Cascina sopraddetta le concentrazioni rilevate (Pozzo P2
AMAG) sono comunque superiori alla CSC.

Che per lacquifero B si evidenzia che le concentrazioni di Cr VI sono inferiori
di quelle rilevate nellacquifero A; inoltre tali concentrazioni diminuiscono
dalla zona interna allo Stabilimento verso la Cascina Pederbona secondo il
flusso di falda, pertanto linquinamento si diffuso dallo Stabilimento verso la
Cascina sopra citata.


Nelle slides in formato PowerPoint, presentate dallAvvocato Santamaria nel corso
dell'udienza preliminare alludienza del 02.11.2011, si osservano alcune tavole
dedicate alla Storicit della contaminazione; in esse non vengono mai indicati i
valori delle concentrazioni di Cromo VI rilevate allinterno dello Stabilimento.
Considerando ad esempio la tavola Storicit della contaminazione-2008 (media),
allinterno dello Stabilimento in questione di Spinetta Marengo, si evidenzia che le
analisi ARPA 2008 segnalano concentrazioni di Cromo VI del seguente ordine di
grandezza (nonch I solventi clorurati e i fluoruri presenti in concentrazioni
elevatissime):



e, pertanto, la tavola sopraccitata potrebbe essere rappresentata come si mostra nella
Figura 5.7 che segue.




43
Figura 5.7



*******

IV. LALTO PIEZOMETRICO


Tenuto conto dei problemi tecnici al centro del presente procedimento e della loro
complessit, per comodit e per dare una certa organicit alla presente tematica, si
richiamano di seguito il Capitolo 3 e i suoi sub 3.1 e 3.2 della Relazione Tecnica
14.12.2014 dei CC.TT. di queste Parti civili - [(cfr. pagg. 17 33) NB: lo si ripete, i
capitoli, le figure e le tabelle di questa Relazione verranno di seguito riportati con la
loro originaria numerazione) - su La pericolosit dellacqua della falda sottostante
lo stabilimento della societ Solvay Speciality Polymers (gi Solvay Solexsis, gi
Pz292 B 1r V2: 8203 (g/l)
Pz293 B 1r V2: 328 (g/l)

44
Ausimont) S.p.A. di Spinetta Marengo/Alessandria e delle aree limitrofe avvelenata
da molteplici sostanze chimiche tossi-cancerogene, e, segnatamente, da cromo
esavalente e da composti organoclorurati, e precisamente:
<< 3. - LALTO PIEZOMETRICO

=a )resenza di un alto )iezometrico ,o duomo )iezometrico- (iene comunicata ali
6nti solamente nel settem%re 2004 ,F!"#$% ENSR& Piano Complessivo di
Caratterizzazione del sito ubicato in Piazzale Donegani 5/6 Spinetta Marengo (AL)
Attivit! integrative di indagine "elazione #ecnica& S$##$'()$ 200*-!

9ell*autunno 2006 li 6nti di controllo hanno chiesto a $ol(aC $oleDis di risol(ere il
)ro%lema del "duomo piezometrico/ centrato sull*unit& di )roduzione 0=<8E5696A
la $ociet& )resenta tramite 0FG0=6 ,F!"#$% AQUALE + ECOFO, DE-ELOPPEMENT&
Solve$ Sole%is spa Stabilimento industriale di Spinetta Marengo (AL) &estione del
sottosuolo Campagna di prove per lo studio dell'alto piezometrico e delle zone
in(uinate& D.#.% 03&0*&200/- uno studio che e(idenzia un note(ole innalzamento
del li(ello )iezometrico all*interno dello sta%ilimento+ con riflessi anche nelle zone
immediatamente esterne allo stesso!
A pagina 3 del documento si riporta (in inglese) quanto segue:

When comparing the available figures of contamination, it appears that the
contamination in the deep aquifer is never less than the tenth of the contamination in
the shallow aquifer and in some places it seems equivalent. The vertical migration of
the contamination is effective and has to be studied.

[Confrontando i dati di contaminazione disponibili, si nota che la contaminazione
nella falda profonda mai inferiore al decimo della contaminazione nella falda
acquifera superficiale e in alcuni luoghi sembra equivalente. La migrazione verticale
della contaminazione reale e deve essere studiata].

Inoltre si rileva che il duomo ha un effetto di flushing sul pennacchio di
contaminazione, come riportato qui di seguito:



45
In ottobre 2007 (Fonte: AQUALE ECOFOX DEVELOPPEMENT. Solvey
Solexis spa. Stabilimento industriale di Spinetta Marengo (AL). Commentaires de
la presetationaux autorites. SOL/SPI/2007/7. Data: ottobre 2007) si evidenzia che
la perdita di acqua nella zona MP 11 contribuisce alla migrazione di inquinanti verso
il confine meridionale dello Stabilimento, come si rileva dalla Figura 3.1 (nel
documento indicata come diapositiva 6) sotto riportata.


Figura 3.1





Anche ARPA (Fonte: ARPA. Inquinamento da Cromo e Solventi Clorurati. Polo
industriale chimico. Alessandria. 21 ottobre 2008) rileva nello studio del 2008 la
presenza dellalto piezometrico, come riportato nella seguente Figura 3.2.







46


Figura 3.2





Sulla base degli studi di ARPA (2008) si evidenzia (v. Figure 3.3 e 3.4) una
contaminazione da Cromo VI, Fluoruri e Organoalogenati con alte concentrazioni
anche nellarea posta a sud est dello Stabilimento, dove presente il pozzo
denominato Bolla, utilizzato per la distribuzione di acqua potabile da AMAG.











47



Figura 3.3




















POZZO BOLLA

48



Figura 3.4
















POZZO BOLLA

49

Figura 3.5





3.1 - Laccertata migrazione di inquinanti verso il confine meridionale dello
Stabilimento interessa anche il pozzo denominato Bolla ad uso potabile della
rete AMAG; la sua posizione infatti a circa 100 metri dal confine sud-est dello
Stabilimento, come indicato nella Figura 3.6 che segue. Si rileva come tale pozzo ad
uso potabile non compaia mai nelle cartografie presentate da Solvay Solexis.











POZZO BOLLA

50

Figura 3.6



Sia il pozzo Bolla di AMAG (v. Figura 3.7), sia il pozzo n. 8 di Solvay (v. Figura
3.8), utilizzati per distribuire acqua potabile, presentano, per quanto riguarda la
profondit dei filtri, una struttura simile (cfr. Figure 3.7 e 3.8), in quanto:
entrambi sono profondi circa 100 metri;
il pozzo Bolla presenta filtri tra 55 e 59 metri, tra 64 e 73 metri, tra 82 e 91
metri di profondit circa;
il pozzo n. 8 presenta filtri tra 55 e 57 metri, tra 60 e 62 metri, tra 72 e 77
metri, tra 94 e 98 metri di profondit circa.

Si pu pertanto sostenere che entrambi i pozzi emungono acqua sotterranea dagli
stessi livelli acquiferi, pi inquinati nel caso del pozzo n. 8 interno a Solvay, meno
inquinati nel caso del pozzo Bolla che comunque, in via precauzionale (!) stato
dimesso il 22 gennaio 2013.


UBICAZIONE DEL POZZO BOLLA

51
Figura 3.7




52
Figura 3.8




53
La rete di monitoraggio delle falde acquifere costituita, nelle vicinanze del pozzo
Bolla, dai seguenti pozzi/piezometri:

POZZO 9
POZZO 12
POZZO 13
P10
PZIN4
PZIN5
PZIN58

In tutti i pozzi/piezometri vicini al pozzo Bolla sono state rinvenute (Fonte: ARPA-
Protocollo n 129484 del 19.12.2012. Monitoraggio presso il sito Solvay Speciality
Polymers Italy s.p.a. Trasmissione Rapporti di Prova relativi ai campionamenti di
Agosto 2012. Trasmissione dei Rapporti di Prova relativi agli anni 2011 e 2012.
Relazione Tecnica) concentrazioni elevate pur se variabili di Cromo VI, Fluoruri,
Carbonio Tetracloruro, Cloroformio, Tetracloroetilene, Tricloroetilene,
Triclorofluoro metano.

In particolare i piezometri PZIN4 e PZIN5 presentano concentrazioni elevatissime,
come di seguito riportato dalla stessa fonte sopra citata (cfr. le Tabelle 3.1 e 3.2 che
seguono).


54

Tabella 3.1 - PZIN4





55
Tabella 3.2 - PZIN5





56
Uno stralcio della planimetria con lubicazione della rete di monitoraggio, desunta
dal documento sopra citato, evidenzia nella Figura 3.9 la posizione del pozzo Bolla
(peraltro non indicato nel documento) e i pozzi/piezometri pi vicini.

Figura 3.9



A causa della situazione di grave inquinamento sopra accennata, il pozzo Bolla ha
dovuto essere disattivato da AMAG spa, come risulta dalla sotto riportata
comunicazione del gennaio 2013 indirizzata da parte della Societ AMAG ai vari
Enti interessati.




57
Pertanto il bene acqua sotterranea ha subito un gravissimo danno per
linquinamento causato da sostanze che non esistono in natura tanto che, allo stato, lo
rende inservibile per tempi non attualmente definibili ma certamente molto lunghi.


3.2 - Laccertata migrazione di inquinanti provenienti dallo Stabilimento
interessa anche il pozzo denominato Ferraio ad uso potabile della rete AMAG;
la sua posizione infatti interna allabitato di Spinetta Marengo a circa 500 metri dal
confine nord-est dello Stabilimento, come indicato nella Figura 3.10 che segue. Si
rileva come tale pozzo ad uso potabile non compaia mai nelle cartografie presentate
da Solvay Solexis.

Figura 3.10



La struttura di tale pozzo (v. la Figura 3.11 che segue) , in sintesi, la seguente:
- profondit: 160 metri
- filtri: da 90 a 93; da 116,50 a 119,50; da 122 a 123; da 133,50 a 139,50; da 140
a 146 metri di profondit rispetto al piano di campagna;
- realizzazione: aprile 1990.

58
Figura 3.11



59
Secondo i rilievi ed il monitoraggio delle acque sotterranee effettuato da ARPA nel
luglio 2008, il pozzo (indicato nelle Figure 3.12 e 3.13 che seguono con un cerchio
rosso) si trova allinterno di unarea, che riguarda peraltro gran parte dellabitato di
Spinetta Marengo, nella quale le acque sotterranee presentano alte concentrazioni di
inquinanti quali il cromo esavalente e i solventi organici alogenati (cfr. Figure 3.12 e
3.13 cit.).
Secondo i rilievi di ARPA, le concentrazioni di tali inquinanti sono superiori alle
Concentrazioni Soglia di Contaminazione (D.Lvo 152/2006) e pure delle
Concentrazioni Limite Accettabili (D.M. 471/1999) che, secondo entrambi i
dispositivi di legge, per le acque sotterranee sono di 5 g/l per il cromo esavalente e
di 10 g/l per la sommatoria dei composti organoalogenati.
Non v dubbio che linquinamento proveniente dallo Stabilimento si diffuso anche
nel centro abitato, mettendo a rischio la funzionalit del pozzo Ferraio in ordine al
suo utilizzo per lapprovvigionamento idrico ad uso potabile.

Figura 3.12




60
Figura 3.13




*******

V. LASSENZA DI MANUTENZIONI DELLA VETUSTA RETE IDRICA
DELLO STABILIMENTO DI SPINETTA MARENGO

In merito alle cause che provocano il cosiddetto alto (o duomo) piezometrico, non vi
dubbio che vi sono le omesse manutenzioni della rete idrica dello stabilimento in
questione della lunghezza di circa 54 Km - (di cui 29 Km di rete idrica e 25 Km della
rete per acque reflue di processo e meteoriche) - con le conseguenti enormi perdite di
acqua (circa 300 metri cubi/ora) che hanno determinato e che continuano a
determinare il fenomeno di lisciviazione dei rifiuti industriali tossi-cancerogeni ivi
tumulati, con il continuo inquinamento (rectius avvelenamento!) delle acque delle
falde sottostanti il sito industriale al centro del presente processo e delle aree
circostanti interessate sino a nord al fiume Bormida (cfr. capo di imputazione).

61
In proposito, si precisa che gli inquinanti passano dal terreno alla falda per
lisciviazione o per solubilizzazione.
In particolare, le sostanze inquinanti tossiche e cancerogene tumulate nelle diverse
discariche dello stabilimento in questione, si possono trovare ad una profondit:
Che interessa la zona satura: in questo caso le stesse sostanze sono attraversate
dalla falda, che le solubilizza mobilizzandole con s;
Che inferiore rispetto a quella precedente: in questo caso le sostanze tossi-
cancerogene percolano in falda per effetto della lisciviazione causata
dallacqua piovana e/o dallacqua che deriva dalle perdite della rete idrica, che
in parte andr a formare lalto piezometrico.
Si sottolinea, che la pluridecennale assenza di manutenzione della rete idrica dello
stabilimento in questione, stata documentata ed illustrata puntualmente dal Pubblico
Ministero nelle Sue conclusioni alludienza del 25 giugno 2014 - [Si ricorda, che si
tratta di uno degli addebiti mossi nel capo di imputazione, causale rispetto
allavvelenamento delle acque di falda]. In altri termini, si tratta di fatti documentali,
focalizzati dal P.M. che ha evidenziato chiaramente lomessa manutenzione da parte
delle suddette societ delle reti idriche dello stabilimento di Spinetta Marengo. Fatti
che trovano riscontro, oltre che nella copiosa documentazione agli atti richiamata dal
P.M. nella predetta udienza, anche nelle testimonianze rese dai Testi:
Mario ROLDI (cfr. verbale di udienza del 04.11.2013, pag. 34).
Giorgio PASQUIN (cfr. verbale di udienza del 04.11.2013, pagg. 46 - 47), che
cos risponde alle domande del P.M.:
- P.M. Queste reti idriche di cui Lei si occupato per cinque anni erano reti
vecchie, erano reti recenti?
- TESTE PASQUIN Vecchio!
- P.M. Molto vecchie?
- TESTE PASQUIN Lindustriale molto vecchia. Le carte che avevamo in
mano parlano degli Anni 50, 1951, 1952.
- P.M. Quindi avevano almeno quarantanni, o forse di pi?
- TESTE PASQUIN S, quarantanni.
- Ancora, a pag. 47 del verbale di udienza: P.M. Va bene. Per caso sono state
cambiate, cio sostituite con una manutenzione straordinaria nel periodo in
cui Lei era tra il 1994 e il 1999?

62
- TESTE PASQUIN No, nel periodo in cui cero io no. stato cambiato solo il
tratto di rete antincendio.
- E nella stessa udienza, alla domanda dellAVV. SASSI Ed era un tratto
lungo di rete che era stata sostituita con questi materiali pi recenti?
- TESTE PASQUIN Un tratto lungo, s. Non mi ricordo pi bene, ma circa
cento o duecento metri penso.

Giuseppe FUGAZZA

(cfr. trascrizioni delludienza 4.11.2013, pagg. 80 - 81):
- P.M. Ancora una domanda. Lei stato una ventina danni a questo
impianto Algofrene, in questi ventanni, al di l degli interventi di
manutenzione di cui abbiamo parlato stamattina, quelli proprio di processo
quelli sulla macchina, quelli appunto per evitare gli sversamenti occasionali
per esempio, o la sostituzione di valvole eccetera, eccetera, invece di interventi
di manutenzione, non ordinaria, non quella legata a una perdita, si vede
lacqua e si interviene, ma straordinari alla rete idrica, Lei ne ricorda?
- TESTE FUGAZZA A livello di impianto sono stati fatti degli interventi
migliorativi sulle acque antincendio, ma sulla rete no, non ricordo.

Ermanno MANFRIN - (che dal 1989 al 2008 ha lavorato alla programmazione
della manutenzione dello stabilimento; cfr. trascrizioni delludienza 4.11.2013,
pagg. 95 - 96):
- P.M. Un teste che abbiamo sentito prima ha riferito di reti idriche molto
vecchie nello stabilimento, che risalivano agli Anni Quaranta, agli Anni
Cinquanta. Si ricorda se queste reti intanto cerano e se sono state oggetto di
manutenzione straordinaria, di cambiamenti, di pezzi consistenti, e non di
pezzi che si sono guastati? Se avevate programmato in quel periodo in cui Lei
era alla programmazione, o anche prima, se si ricorda, degli interventi
consistenti, non degli interventi di metodo?
- TESTE MANFRIN Ho capito la domanda, per Lei tenga presente questo,
non so se lex collega che mi ha preceduto lo ha detto, e cio un intervento del
genere di sostituzione pi o meno radicale di una rete idrica di un impianto,
non era un intervento di manutenzione, ma era un investimento. Quindi di
questo bisognerebbe parlare con chi si occupava di investimenti.
- PRESIDENTE Non toccava a Lei?
- TESTE MANFRIN No, io non mi sono mai occupato di investimenti.

63
- P.M. Ho capito, per una cosa che in qualche modo comunque interessa,
anche se non direttamente, Lei. Voglio dire se io sono alla manutenzione
ordinaria della rete idrica e mi cambiano un pezzo della rete idrica magari me
lo ricordo. Poi non compito mio decidere, ma magari me lo ricordo. Voglio
dire si ricorda la perdita dellAlgofrene del 2000, che ha fermato due o tre ore
lo stabilimento, e non si ricorda di un affare che magari durato un mese, di
un cambio consistente della rete idrica? Posso capire, come dire, un intervento
di un metro, quello non se lo ricorder mai ma un intervento consistente, se
per caso si ricorda. Le chiedo di fare uno sforzo di memoria.
- TESTE MANFRIN Non mi ricordo. Di sicuro, io ho cominciato a lavorare
nel 1969 e questi impianti cerano gi, quindi presumo... Non me lo ricordo
per in pratica quando e come sono stati fatti.
Le predette testimonianze hanno trovato ulteriore e chiara conferma dalle e-mail che
il NOE dei Carabinieri ha copiato sui server centrali dello stabilimento di Spinetta
Marengo di cui processo; si tratta di decine di e-mail, che sono state prodotte dal
P.M. come allegato 27 e alle quali si fa integrale rinvio. Qui, per brevit, ci si limita a
sottolineare che nelle stesse e-mail si legge continuamente di assenza di interventi
manutentivi e delle conseguenti perdite sistematiche, per esempio, di Cloroformio
(sul punto, cfr. e-mail 23.09.2005, inviata a diversi dirigenti, ivi compreso limputato
Canti), oppure, come afferma in modo inequivocabile la Dr.ssa Cattaruzza: si tratta di
unattivit che rientrerebbe nella normale manutenzione che loro non fanno!!
Per non appesantire oltre la presente trattazione in tema di mancata manutenzione
della rete idrica (e, pi in generale, degli impianti) dello stabilimento in questione,
per brevit, si fa esplicito rinvio ai fatti documentali focalizzati ed illustrati
lucidamente dal Pubblico Ministero nelle Sue conclusioni dibattimentali, che questa
difesa condivide e fa propri.


VI. I PERICOLI PER LA SALUTE UMANA INSITI NEL CONSUMO
ALIMENTARE, DOMESTICO E AGRICOLO DELLE ACQUE DI FALDA
INQUINATE DA SOSTANZE E AGENTI TOSSICI E CANCEROGENI, E,
SEGNATAMENTE, DA ARSENICO, CLOROFORMIO, CROMO VI, DDT,
TETRACLOROETILENE, TETRACLORURO DI CARBONIO,
TRICLOROETILENE

Preliminarmente, si osserva che i pericoli per la salute umana derivanti dai
consumi alimentari, igienici, domestici e agricoli delle acque di falda di cui si

64
discorre, sono ben noti, da oltre 20 anni, alle societ Montedison/Ausimont
SpA (ora Edison S.p.A.) e Solvay Solexis S.p.A. (ora Solvay Speciality
Polymers Italy S.p.A.), ovvero agli odierni imputati per i rispettivi periodi di
competenza, come si evince chiaramente dalla lettura dal gi citato Rapporto
ERL, Ausimont del dicembre 1992: Valutazione delle Condizioni del
Suolo, Sottosuolo e Falda: Stabilimento di Spinetta Marengo (doc. 33 all. alla
Relazione Solvay del 03.12.2010, pagg. 66 - 67):






65





Sullinquinamento delle acque di falda, in relazione alle propriet tossiche e
cancerogene delle sostanze accertate, va detto a chiare lettere che le stesse ivi presenti

66
sono in grado di determinare pericoli ed effetti dannosi per la salute umana derivanti,
segnatamente, dal consumo alimentare dellacqua stessa.
In proposito, questa difesa, cos come i CC.TT. di queste Parti civili, condivide i
contenuti e le risultanze alle quali sono pervenuti i consulenti tecnici del Pubblico
Ministero, Prof. Giorgio Gilli, Dr.ssa Tiziana Schilir e Dr.ssa Simona Soldati, nella
Loro Relazione Tecnica del 05.05.2014 agli atti - [segnatamente in tema di:
Valutazione del rischio e delle sue fasi di valutazione; Risk assessment nelle aree di
rischio; Risk assessment (analisi del rischio sanitario) nel contesto italiano e
internazionale; effetti tossico nocivi per la salute umana di Arsenico, Cloroformio,
Cromo VI, DDT, Tetracloroetilene, Tetracloruro di carbonio, Tricloroetilene,
ovvero delle principali sostanze rappresentative dellinquinamento del complesso
idrogeologico superficiale e profondo dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il
fiume Bormida] -, alla quale si fa integrale rinvio per evitare inutili duplicazioni. Di
seguito ci si limita a riportare per le citate sostanze tossi-cancerogene il rispettivo
numero CAS e la formula chimica, i valori massimi rilevati, allinterno ed allesterno
del sito, i relativi valori limite previsti dal D.Lgs n 31/2001 per le acque potabili e il
Valore Guida previsto dalla OMS per le acque potabili, nonch la classificazione
delle predette sostanze tossi-cancerogene effettuata dalla IARC e da altre Agenzie
internazionali, e precisamente:
Arsenico:
CAS N 7440-38-2
Valori massimi riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo
dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida:
Sito interno: 860 g/L (Arsenico come As)
Sito esterno: 5 g/L
Il valore limite previsto dal D.Lgs n 31/2001 e dalla Direttiva
98/83/CE per le acque potabili di 10 g/L, mentre il Valore Guida
(provvisorio) della OMS per le acque potabili pari a 10 g/L.
NB. <<A proposito degli effetti cancerogeni, lArsenico cancerogeno per luomo
ed inserito nel gruppo 1, lEPA stima 1 caso incrementale di tumore ogni 10000
persone esposte a 2 g/L di Arsenico e con i dati a disposizione, rilevati nellacqua
dellarea di Spinetta Marengo (valore massimo 860 g/L) tale evidenza porta alla
stima di un caso di tumore ogni 23 persone esposte alla concentrazione rilevata>>
(cfr. pag. 31 della Relazione cit. dei consulenti tecnici del Pubblico Ministero, Prof.
Giorgio Gilli, Dr.ssa Tiziana Schilir e Dr.ssa Simona Soldati).


67
Cloroformio (o Triclorometano):
CAS N 67-66-3; formula CHCl
3

Valori massimi riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo
dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida:
Sito interno: 290.000 g/L (= 290,000 mg/L)
Sito esterno: 160.714 g/L (= 160,714 mg/L)
Il valore limite previsto dal D.Lgs n 31/2001 e dalla Direttiva
98/83/CE per le acque potabili di 30 g/L (come somma dei
trialometani: Cloroformio, Bromoformio, Dibromoclorometano,
Bromodiclorometano), mentre il Valore Guida previsto dalla OMS per
le acque potabili pari a 300 g/L.

Cromo esavalente:
CAS N 18540-29-9 (composti solubili e insolubili)
Valori massimi riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo
dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida:
Sito interno: 3520 g/L (8203 g/L)
Sito esterno: 1086 g/L
Il valore limite previsto dal D.Lgs n 31/2001 e dalla Direttiva
98/83/CE per le acque potabili di 50 g/L (come Cromo totale),
mentre il Valore Guida della OMS per le acque potabili pari a 50
g/L.

DDT Sinonimi: 4,4- Diclorodifeniltricloroetano;
1,1,1-Trichloro-2,2-bis(4-chlorophenyl)ethane;
1,1-Bis(4-chlorophenyl)-2,2,2-trichloroethane:

CAS N 50-29-3; formula C
14
H
9
Cl
5

Valori massimi riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo
dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida:
Sito interno: 2,6 g/L
Sito esterno: 0,3 g/L

68
Il valore Guida previsto dalla OMS per le acque potabili pari a 1 g/L.

Tetracloroetilene (o Percloroetilene):
CAS N 127-18-4; formula C
2
Cl
4

Valori massimi riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo
dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida:
Sito interno: 157 g/L
Sito esterno: 27 g/L
Il valore limite previsto dal D.Lgs n 31/2001 per le acque potabili
di 10 g/L (come somma TCE + PCE), mentre il Valore Guida
previsto dalla OMS per le acque potabili pari a 40 g/L.

Tetracloruro di carbonio:
CAS N 56-23-5); formula CCl
4

Valori massimi riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo
dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida:
Sito interno: 253.000 g/L (= 253,000 mg/L)
Sito esterno: 39.122 g/L (= 39,122 mg/L)
Il valore Guida previsto dalla OMS per le acque potabili di 4 g/L.

Tricloroetilene (TCE)
CAS N 79-01-6; formula C
2
HCl
3

Valori massimi riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo
dellarea compresa tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida:
Sito interno: 134.000 g/L (= 134,000 mg/L)
Sito esterno: 9.120 g/L (= 9,120 mg/L)
Il valore limite previsto dal D.Lgs n 31/2001 e dalla Direttiva
98/83/CE per le acque potabili di 10 g/L (come somma TCE +
PCE), mentre il Valore Guida (provvisorio) della OMS per le acque
potabili pari a 20 g/L.

69
Per quanto concerne le propriet tossi-cancerogene delle sostanze indicate nel capo di
imputazione si fa rinvio al Capitolo 9. (Le classificazioni e le valutazioni sulla
cancerogenicit delle sostanze, e, segnatamente, quelle indicate nel capo di
imputazione), pagine 93 - 136 della Relazione Tecnica 14.01.2014 agli atti dei
CC.TT. di queste Parti civili, Dr. Fulvio Baraldi, Dr. Luigi Mara, Ing. Bruno Thieme;
qui, per comodit, si riportano di seguito le tabelle (con la stessa numerazione ivi
indicata) relative alle suddette sostanze con le rispettive classificazioni formulate dai
diversi Enti ed Agenzie, e precisamente:

Tabella 9.21 - Arsenico (CAS 7440-38-2) e composti inorganici

Ente Classificazione
Unione Europea
Regolamento (CE) 1272/2008
(CLP)
Cancerogeno di Categoria 1A con
lindicazione di pericolo H350: Pu
provocare il cancro
CCTN
IARC Cancerogeno per luomo Gruppo 1
USEPA Cancerogeno umano Gruppo A
ACGIH Cancerogeno per luomo Categoria A1
NIOSH Sostanza cancerogena per luomo
NTP
Sostanza cancerogena per luomo di
Categoria 1

Larsenico (As) e suoi composti sono delle materie prime usate nel passato presso lo
stabilimento di cui processo (cfr. societ Montefluos S.p.A., Presentazione
progetto ambientale Spinetta Marengo, 31.08.1988, doc 38 degli allegati alla
relazione 03.12.2010), questo cancerogeno presente nel terreno e nelle discariche C
ed E (cfr. Manoscritto revisione documento Ausimont ERL Italia, dicembre 1992 -
allegato 45 alla relazione Solvay del 03.12.2010).
50 tonnellate di residui di pigmenti e arseniati sono stoccati provvisoriamente in fusti
(1988) (cfr. societ Montefluos S.p.A., Presentazione progetto ambientale Spinetta
Marengo, 31.08.1988, doc 38 - degli allegati alla relazione Solvay del 03.12.2010).

70
NB.
In merito agli effetti cancerogeni per luomo derivanti dallesposizione ad Arsenico
(As), vi sono chiare evidenze che lesposizione pu generare radicali liberi e altre
specie reattive nei sistemi biologici. I possibili meccanismi di cancerogenicit
comprendono la genotossicit, lo stress ossidativo, linibizione della riparazione del
DNA, la promozione della tumorigenesi, la co-cancerogenesi, la proliferazione
cellulare ma anche alterazioni della trasduzione del segnale o la metilazione del DNA
(Hughes, 2002
3
; Kitchin
4
, 2001; Rossman
5
, 2003). Inoltre, pi meccanismi possono
interagire fra loro.
Lesposizione dovuta allingestione di acqua contaminata da Arsenico inorganico pu
determinare linsorgenza di cancro della pelle, della vescica, del polmone, del rene e
di altri organi (NRC
6
, 1999 e 2001
7
; WHO
8
, 2001).
Una commissione della National Academy of Science ha valutato gli effetti sanitari
dellAs inorganico presente nellacqua destinata al consumo umano riportando una
stima della probabilit massima di rischio per tumore alla vescica e al polmone
(NRC
9
2001).
Alla concentrazione di 10 g/L di Arsenico nellacqua, lincidenza di cancro alla
vescica in 100.000 individui pari a 12 nelle donne e a 23 negli uomini. Per il
cancro del polmone il tasso di incidenza per 100.000 persone di 18 nelle femmine e
di 14 nei maschi.
Inoltre, come sopraddetto, lEPA stima 1 caso incrementale di tumore ogni 10000
persone esposte a 2 g/L di Arsenico, un valore che corrisponde a 10 casi di tumore
incrementali ogni 100.000 persone esposte alla stessa concentrazione di Arsenico
nellacqua per alimentazione.
In proposito, si osserva che i predetti dati di incidenza del cancro alla vescica e al
polmone, negli uomini e nelle donne (nonch i casi di tumori incrementali stimati
dallEPA per esposizioni a 2 g/L di Arsenico), sono lennesima dimostrazione che,

3
Hughes MF. Arsenic toxicity and potential mechanisms of action. Toxicol Lett; 133: 1 16.
4
Kitchin KT. Recent advances in arsenic carcinogenesis: modes of action, animal models and methylated
arsenic metabolites. Toxicol Appl Pharmacol 2001; 172: 249 261.
5
Rossman TG. Mechanism of arsenic carcinogenesis: an integrated approach. Mutat Res 2003; 533: 37 65.
6
NRC. 1999. Arsenic in Drinking Water. Washington, DC: National Research Council.
7
NRC. 2001. Arsenic in Drinking Water.Update. Washington, DC: National Research Council.
8
WHO 2001. Arsenicand arsenic compounds. Environmental Health Criteria 224. World Health
Organization, Geneva.
9
NRC. 2001. Arsenic in Drinking Water.Update. Washington, DC: National Research Council.

71
n il valore limite previsto dal D.Lgs n 31/2001, n il limite previsto dalla Direttiva
98/83/CE per le acque potabili, entrambi pari a 10 g/L, n il Valore Guida previsto
dalla OMS per le acque potabili di 10 g/L, non tutelano la salute umana, ovvero non
sono una soglia al di sotto della quale non vi rischio oncogeno per le persone che
consumano acqua per lalimentazione con tali livelli di contaminazione da
Arsenico.

Infatti, per un cancerogeno, nel nostro caso lArsenico, non esiste un limite, per
quanto infinitesimo, al di sotto del quale non vi rischio oncogeno per le persone
esposte (sul punto, si veda il Capitolo 11. - Linattendibilit, ai fini della tutela della
salute, dei limiti di esposizione agli agenti cancerogeni, pagg. 143 147, della
Relazione Tecnica 14.01.2014 agli atti, dei CC.TT. di queste Parti civili).

Il fatto pacifico non solo a livello scientifico, ma anche a livello comunitario, come
stato pure sancito da una direttiva europea (i concetti sono gli stessi, anche se la
direttiva fa riferimento allinquinamento dellaria): lArsenico, il Cadmio, il Nickel
e alcuni idrocarburi policiclici aromatici sono agenti cancerogeni umani genotossici
per i quali - non esiste una soglia identificabile al di sotto della quale queste
sostanze non comportano un rischio per la salute umana. (Direttiva 2004/107/CE
del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 dicembre 2004, concernente
lArsenico, il Cadmio, il Mercurio, il Nickel e gli Idrocarburi policiclici aromatici
nellaria).

Conclusivamente, su questa tematica, non vi chi non veda la rilevanza che
rivestono i predetti danni per la salute pubblica, e, quindi, anche processualmente,
causati dallavvelenamento da Arsenico delle acque di falda di cui processo,
destinate ai consumi alimentari, domestici ed agricoli; avvelenamento, le cui
responsabilit sono in capo agli odierni imputati, per i rispettivi periodi di
competenza.

* * * * * * *

72
Tabella 9.5 - Cloroformio (Triclorometano) (CA S 67-66-3)

Si sottolinea che presso lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo, si
impiegano notevoli quantit di Cloroformio come materia prima, pari a 18.000
tonn/anno. Nel 1988, lo stoccaggio medio di Cloroformio stato di 450 tonnellate
(cfr. societ Montefluos S.p.A., Presentazione progetto ambientale Spinetta
Marengo, 31.08.1988, doc 38 degli allegati alla relazione Solvay del 03.12.2010),
mentre nel 2006 tale stoccaggio passato a oltre 1100 tonnellate (cfr. societ Solvay
Solexis, Analisi ambientale iniziale, 13.09.2006).
Il Cloroformio arriva per la quasi totalit in cisterne ferroviarie, e, in quantit minore,
con autobotti (cfr. societ Solvay Solexis, Analisi ambientale iniziale, 13.09.2006).
Durante le operazioni di scarico si verificavano perdite di prodotto: In
considerazione anche di precedenti episodi di fuoriuscita di prodotto, lo stoccaggio
locale di cloroformio viene considerato <modesto> [agli effetti degli scarichi idrici]
e non <trascurabile> (Fonte: Area monomeri Valutazione degli aspetti
ambientali significativi, senza data, foglio 0262).
Si precisa che il Cloroformio impiegato come materia prima nella produzione
dellAlgofrene 22, che costituisce lintermedio per la produzione di fluoro polimeri
Ente Classificazione
Unione Europea
Sospetto cancerogeno di Categoria 3,
contrassegnato con la frase R40: Pu
provocare il cancro
Regolamento (CE) 1272/2008
(CLP)
Sospetto cancerogeno di Categoria 2 con
lindicazione di pericolo H351:
Sospettato di provocare il cancro
CCTN
Possibile cancerogeno per l'uomo di
Categoria 3B
IARC
Sospetto cancerogeno per luomo Gruppo
2B
USEPA
Probabile cancerogeno per l'uomo
Gruppo B2
ACGIH Cancerogeno per l'animale Categoria A3
NIOSH Sostanza cancerogena per luomo
NTP
Sostanza cancerogena per luomo di
Categoria 2

73
(1988) (cfr. societ Montefluos S.p.A., Presentazione progetto ambientale Spinetta
Marengo, 31.08.1988, doc 38 degli allegati alla relazione Solvay del 03.12.2010).
Inoltre, si ricorda che il Cloroformio pu formarsi nel terreno per dealogenazione
riduttiva degli idrocarburi alifatici clorurati (cfr. Ausimont, Piano di
caratterizzazione dello stabilimento di Spinetta Marengo, 31.03.2001).
Sul punto, per una trattazione di tali processi di dealogenazione riduttiva, ovvero di
trasformazione/degradazione nel terreno degli idrocarburi clorurati, si fa rinvio al
Capitolo 10 [Idrocarburi clorurati: caratteristiche, comportamento nel terreno e
degradazione in sottoprodotti ancor pi tossici e cancerogeni (es. Cloruro di vinile),
pagg. 137 - 142] della Relazione Tecnica 14.01.2014 cit. dei CC.TT. di queste Parti
civili; di seguito, si richiamano alcuni passi della stessa, e precisamente:
I solventi clorurati rappresentano un sottogruppo dei composti organoalogenati
nel quale uno o pi atomi di cloro costituiscono lelemento alogeno. Per
composti organoalogenati si intendono essenzialmente due categorie di
sostanze: gli alometani e gli idrocarburi alogenati di sintesi volatili; sono
comunque dei composti che contengono uno o pi atomi di alogeno con legami
covalenti alla struttura del carbonio.
La presenza nelle matrici ambientali di idrocarburi alogenati di sintesi
(principalmente Diclorometano, Tetracloruro di carbonio, Tricloroetilene
(TCE), Tetracloroetilene (PCE), 1,2 Dicloropropano, 1,1,1-Tricloroetano)
strettamente correlata allinquinamento causato da attivit industriali.
Si tratta di composti poco solubili in acqua, persistenti, tossici ed in alcuni casi
cancerogeni e mutageni
10
, come il caso che ci occupa nel presente
procedimento.
Le pi gravi fonti di inquinamento sono sicuramente i pozzi perdenti, che
inseriscono direttamente in falda i contaminanti; unaltra fonte pericolosa sono
le cisterne interrate a cattiva tenuta che, anche se non presentano enormi
perdite, a causa dellelevata persistenza e scarsa degradazione dei solventi
clorurati possono dar luogo, nel tempo, ad accumuli di prodotto creando
gravissime criticit sotto il profilo ambientale, nonch, ovviamente, le
discariche di rifiuti tossici, segnatamente quelli derivanti dai processi
industriali come nel caso dello stabilimento di Spinetta Marengo di cui
processo.
La migrazione dei solventi clorurati nel sottosuolo avviene secondo un
meccanismo molto particolare, in quanto la loro scarsa solubilit e la loro

10
Fonte: Arpa Piemonte - Progetto sullinquinamento da fonti diffuse - Studio di alcune aree campione al
fine di predisporre piani regionali di intervento - Acque sotterranee.

74
viscosit cinematica e densit (rispettivamente pi bassa e pi alta di quella
dellacqua), favoriscono un rapido movimento di discesa nel mezzo insaturo e
saturo. Infatti, mentre nelle acque superficiali la presenza dei solventi, per
lelevata volatilit di alcuni di questi composti ridotta, nel sottosuolo la loro
presenza molto pi consistente, in quanto riescono a raggiungere
agevolmente la falda attraversando velocemente il terreno insaturo (anche in
presenza di livelli litologici pi fini), fino in prossimit di un livello a scarsa
permeabilit, che pu essere costituito ad esempio dal substrato impermeabile
della falda (cfr. Figura 10.1, pag. 138, della Relazione Tecnica 14.01.2014 cit.
agli atti dei CC.TT. di queste Parti civili).
Quindi la pressione, dovuta al peso della colonna di idrocarburi, spinge la
massa al di sopra del substrato e causa una migrazione anche in senso contrario
alla direzione di flusso della falda (cfr. Figura 10.2, pag. 139 Relazione
Tecnica cit.) fino a quando le due forze (pressione del fluido e carico idraulico)
non si equilibrano (cfr. ad esempio: G.P. Beretta. Idrogeologia per il
disinquinamento delle acque sotterranee. Tecniche per lo studio e la
progettazione degli interventi di prevenzione, controllo, bonifica e recupero.
Pitagora Editrice Bologna).
Pertanto, sulla base di quanto accettato nella letteratura scientifica, il Pozzo
BOLLA-AMAG, che si trova immediatamente a sud dello Stabilimento in
questione di Spinetta Marengo e a monte di questo secondo la direzione di
flusso della falda (che qui da SE verso NO), soggetto agli effetti del
fenomeno della migrazione degli idrocarburi anche in senso contrario alla
direzione del flusso della falda.
I prodotti pi solubili possono migrare secondo la direzione di deflusso della
falda fino ad interessare superfici di svariati kmq. I solventi clorurati, una volta
immessi nellambiente, non rimangono inalterati ma subiscono dei processi di
trasformazione, soprattutto ad opera di agenti biologici che, da un lato possono
ridurne la presenza, ma dallaltro possono originare sottoprodotti ancora pi
pericolosi di quelli originali.
11
E questo il caso di composti estremamente
diffusi come il Tetracloroetilene (PCE) ed il Tricloroetilene (TCE) che, nel
percorso metabolico che caratterizza la loro biodegradazione, danno luogo a
cis-1,2-Dicloroetilene (cis-1,2-DCE), e questultimo al Cloruro di Vinile (VC),
cancerogeno, pi tossico e mobile di quanto non lo siano i suoi precursori.


11
Fonte: Arpa Piemonte - Progetto sullinquinamento da fonti diffuse - Studio di alcune aree campione al
fine di predisporre piani regionali di intervento - Acque sotterranee.


75
Tabella 9.25 - Cromo VI Composti solubili e insolubili (CAS 18540-29-9 )

Ente Classificazione
Unione Europea
Cancerogeno di Categoria 1,
contrassegnato con la frase R49: Pu
provocare il cancro
Regolamento (CE) 1272/2008
(CLP)
Cancerogeno di Categoria 1B con
lindicazione di pericolo H350: Pu
provocare il cancro
CCTN
IARC Cancerogeno per luomo Gruppo 1
USEPA Cancerogeno umano Gruppo A
ACGIH Cancerogeno per luomo Categoria A1
NIOSH Sostanza cancerogena per luomo
NTP
Sostanza cancerogena per luomo di
Categoria 1

Dato il vasto e diffuso inquinamento da Cromo e, segnatamente, da Cromo VI, dei
diversi comparti dellambiente (acque di falda e superficiali, suolo e sottosuolo, aria),
riscontrati nel complesso idrogeologico superficiale e profondo dellarea compresa
tra Spinetta Marengo e il fiume Bormida, di seguito risulta di una certa utilit
richiamare alcune delle principali fonti di tale inquinamento. Infatti, si ricorda che i
composti del Cromo sono stati largamente impiegati nello stabilimento di cui
processo, a partire dagli anni 30 fino ai primi anni 1980, principalmente nelle
seguenti lavorazioni (Fonte: HPC Envirotec, Piano di caratterizzazione dello
stabilimento di Spinetta Marengo, 31 marzo 2001):


")mpianto *icromati/
Periodo di atti(it& 1930'1960! 2l re)arto "Bicromati/ )roduce(a 4icromato di )otassio ,H21r287- e altri
$ali di C)!'! -I! 7ateria )rima )rinci)ale era la 1romite ,1r283-+ minerale del cromo!
il )rocesso a((eni(a attra(erso queste fasi:
- macinazione delle materie )rime ,cromite+ soda e ceneri di )irite-+ loro miscelazione ossidazione in
forni rotati(i con aria calda con ottenimento della "fritta/ cromosodicaA lisci(iazione della fritta+
filtrazione della tor%ida ottenutaA trattamento )er toliere le im)urezze di VanadioA de)urazione e
concentrazione del 1romato di sodioA

76
- acidificazione del cromato a %icromato di sodioA filtrazione e concentrazioneA
- cristallizzazione della soluzione di %icromato di sodioA centrifuazione dei cristalli ed essiccamento
del )rodotto finito %icromato di sodioA concentrazione delle acque madri residueA
- reazione di do))io scam%io in soluzione tra %icromato di sodio e cloruro di )otassioA cristallizzazione
del %icromato di )otassioA centrifuazione dei cristalli formatisi ed essiccamento del )rodotto finito
%icromato di )otassioA
- concentrazione della soluzione di %icromato di sodioA aiunta di 8leum e riscaldamento fino a
fusione della massaA scarico della massa fusa+ se)arazione del %isolfato di sodio dall*acido cromico+
che (eni(a s)illato+ raffreddato e ridotto a scalie+ confezionato in cilindri di ferroA
- ottenimento+ dalle soluzioni cromiche residue+ tramite riduzione con melassa+ di solfato di cromo+ da
cui+ additi(andolo con solfato di )otassio+ si ottene(a allume di rocca e )otassio+ tenuto a
cristallizzare )er circa un mese in a))ositi cristallizzatori+ la(ato ed essiccatoA il )rodotto era infustato
in sacchi di iuta )olitenati internamente!


")mpianto Pigmenti inorganici/
=*im)ianto nel corso deli anni I stato dedicato alla )roduzione di cromati di )iom%o+ cromati o altri $ali di
cadmio+ )imenti atossici a %asa di ferro+ )imenti atossici a %ase di moli%deno!
2l ciclo )rodutti(o del cromato di )iom%o consiste(a nella )re)arazione di nitrato di )iom%o )artendo da
)iom%o metallico ed acido nitricoA a questa soluzione (eni(a aiunta la soluzione di cromato di sodioA il
cromato di )iom%o )reci)itato (eni(a la(ato con acido solforico e )oi con acqua+ filtrato+ essiccato in forni
statici+ macinato+ omoeneizzato e insaccatoA
=a )re)arazione dei )imenti a %ase di cadmio era simile a quella )er i )imenti al )iom%o!
=e aree do(e erano )resenti li im)ianti di )roduzione %icromati e )imenti inoranici sono rimaste co)erte
da essenze er%acee o da )iazzali asfaltati! $ono ancora )resenti edifici che sono adi%iti ad uso maazzino od
uffici: nessuna atti(it& )rodutti(a I attualmente s(olta nell*area Janno 2001K!

Inoltre, il Cromo era presente come impurit nella Ilmenite, un minerale del ferro, che
costituiva la materia prima impiegata nella produzione del Biossido di Titanio presso
lo stabilimento in questione.
La quantit di Ilmenite che veniva lavorata era di circa 100.000 tonn/anno; il
materiale veniva scaricato e immagazzinato allaperto e, nel corso della lavorazione,
macinato pi volte, a secco. Inoltre, si sottolinea che il processo produttivo del
Biossido di Titanio via solfato che veniva realizzato a Spinetta Marengo dava luogo
ad una enorme quantit di reflui liquidi e di residui industriali, contenenti, fra laltro,
significative quantit di cromo presente, appunto, come impurezza nel minerale di
partenza, la Ilmenite.
Lo stoccaggio delle materie prime avveniva allaperto; le varie fasi di lavorazione, sia
a secco che in fase liquida, determinavano emissioni sotto forma di polveri, di reflui
liquidi, di infiltrazioni nel terreno, di discariche di rifiuti solidi.

77
Anche dopo la chiusura della produzione, i residui della lavorazione, non sono mai
stati bonificati in modo appropriato e, men che meno sono stati innocuizzati ed
asportati in sicurezza, pertanto hanno continuato e continuano contaminare il terreno
e la sottostante falda acquifera.
Inoltre, in un documento aziendale del 1988, si riconosce che nello
stabilimento vi sono ancora 700 tonnellate di rifiuti tossico nocivi residui della
produzione dei bicromati (Fonte: societ Montefluos S.p.A.,
PRESENTAZIONE PROGETTO AMBIENTALE Spinetta Marengo,
31.08.1988 doc. 38 allegato alla Relazione Solvay del 03.12.2010, pag. 62):



Tabella 9.9 - DDT (CAS 50-29-3)
Ente Classificazione
Unione Europea
Sospetto cancerogeno di Categoria 3,
contrassegnato con la frase R40: Pu
provocare il cancro
Regolamento (CE) 1272/2008
(CLP)
Sospetto cancerogeno di Categoria 2 con
lindicazione di pericolo H351:
Sospettato di provocare il cancro
CCTN Cancerogeno per l'uomo di Categoria 2
IARC
Sospetto cancerogeno per luomo Gruppo
2B
USEPA
Probabile cancerogeno per l'uomo
Gruppo B2
ACGIH Cancerogeno per l'animale Categoria A3
NIOSH Sostanza cancerogena per luomo
NTP
Sostanza cancerogena per luomo di
Categoria 2


78
Tabella 9.14 - Tetracloroetilene (Percloroetilene, PCE) (CAS 127-18-4)

Ente Classificazione
Unione Europea
Sospetto cancerogeno di Categoria 3,
contrassegnato con la frase R40: Pu
provocare il cancro
Regolamento (CE) 1272/2008
(CLP)
Sospetto cancerogeno di Categoria 2 con
lindicazione di pericolo H351:
Sospettato di provocare il cancro
CCTN
IARC
Probabile cancerogeno per luomo
Gruppo 2A
USEPA
ACGIH Cancerogeno per l'animale Categoria A3
NIOSH Sostanza cancerogena per luomo
NTP
Sostanza cancerogena per luomo di
Categoria 2


Il Tetracloroetilene o Percloroetilene viene impiegato nel reparto Perfluorovinileteri
per la produzione dellintermedio TMD (cfr. societ Solvay Solexis S.p.A., Analisi
ambientale iniziale, 13.09.2006).
La distribuzione della contaminazione rilevata [da Tetracloroetilene] sembra
mostrare la presenza di due sorgenti di contaminazione, nei pressi dei serbatoi di
stoccaggio idrocarburi clorurati e nella zona di produzione Algofrene (cfr. societ
Ausimont S.p.A., Piano di caratterizzazione dello stabilimento di Spinetta
Marengo, 31.03.2001).
Perdite accidentali di percloroetilene sono avvenute sul vecchio impianto dismesso
a met degli anni 80 (cfr. societ Ausimont S.p.A., Piano di caratterizzazione
dello stabilimento di Spinetta Marengo, 31.03.2001, pag. 26).





79
Tabella 9.15 - Tetracloruro di carbonio (Tetraclorometano) (CAS 56-23-5)

Ente Classificazione
Unione Europea
Sospetto cancerogeno di Categoria 3,
contrassegnato con la frase R40: Pu
provocare il cancro
Regolamento (CE) 1272/2008
(CLP)
Sospetto cancerogeno di Categoria 2 con
lindicazione di pericolo H351:
Sospettato di provocare il cancro
CCTN
Possibile cancerogeno per l'uomo di
Categoria 3B
IARC
Sospetto cancerogeno per luomo Gruppo
2B
USEPA
Probabile cancerogeno per l'uomo
Gruppo B2
ACGIH
Sospetto cancerogeno per l'uomo
Categoria A2
NIOSH Sostanza cancerogena per luomo
NTP
Sostanza cancerogena per luomo di
Categoria 2


Il Tetracloruro di Carbonio impiegato per la produzione dellAlgofrene 11 e 12 nel
Reparto Algofrene.
Presso lo stabilimento di Spinetta Marengo, le materie prime (clorometani) arrivano
principalmente su ferrocisterne.
La sezione di stoccaggio costituita da 2 serbatoi fissi. Durante le attivit di scarico
sono verificate perdite accidentali di clorometani sversate sul suolo (cfr. societ
Ausimont S.p.A., Piano di caratterizzazione dello stabilimento di Spinetta Marengo,
pagina 26, 31.03.2001).
La quantit di Tetracloruro di carbonio impiegata di 37.000 tonn/anno; lo stoccaggio
medio di 1000 tonnellate (1988) (cfr. societ Montefluos S.p.A., Presentazione
progetto ambientale Spinetta Marengo, 31.08.1988, doc. 38 degli allegati alla
relazione Solvay del 03.12.2010).



80
Tabella 9.17 - Tricloroetilene (Trielina, Tricloroetene) (CAS 79-01-6)

Ente Classificazione
Unione Europea
Cancerogeno di Categoria 2,
contrassegnato con la frase R45: Pu
provocare il cancro
Regolamento (CE) 1272/2008
(CLP)
Cancerogeno di categoria 1B con
lindicazione di pericolo H350: Pu
provocare il cancro
CCTN
IARC
Probabile cancerogeno per luomo
Gruppo 2A.
Nel 2013 stato classificato nel Gruppo 1,
come cancerogeno per luomo
USEPA Cancerogeno per luomo Gruppo A
ACGIH
Sospetto cancerogeno per l'uomo
Categoria A2
NIOSH Sostanza cancerogena per luomo
NTP
Sostanza cancerogena per luomo di
Categoria 2

Il Tricloroetilene impiegato nel reparto Perfluorovinileteri per la produzione
dellintermedio metilviniletere (MVE).
Anche il Tricloroetilene, come gi illustrato sopra per il Cloroformio, pu formarsi
nel terreno per dealogenazione riduttiva del Tetracloroetilene. Sul punto, si veda il
Capitolo 10 - [Idrocarburi clorurati: caratteristiche, comportamento nel terreno e
degradazione in sottoprodotti ancor pi tossici e cancerogeni (es. Cloruro di vinile),
pagg. 137 - 142] della Relazione Tecnica 14.01.2014 agli atti, dei CC.TT. di queste
Parti civili, Dr. Fulvio Baraldi, Dr. Luigi Mara, Ing. Bruno Thieme.





81
In questa sede, questa difesa si limita a (ri)focalizzare la tematica relativa alle
propriet tossi-cancerogene del Cromo VI, mentre fa esplicito rinvio alla Relazione
Tecnica 14.01.2014 dei CC.TT. di queste Parti civili per quanto concerne le seguenti
tematiche:
Capitolo 9. - Le classificazioni e le valutazioni sulla cancerogenicit delle
sostanze, e, segnatamente, quelle indicate nel capo di imputazione.
Capitolo 9.1 - Classificazione di cancerogenicit secondo tutte le agenzie
nazionali e internazionali degli agenti tossi-cancerogeni indicati nel capo di
imputazione.
Capitolo 10. - Idrocarburi clorurati: caratteristiche, comportamento nel terreno
e degradazione in sottoprodotti ancor pi tossici (es. Cloruro di vinile).
Capitolo 11. - Linattendibilit, ai fini della tutela della salute, dei limiti di
esposizione agli agenti cancerogeni.
Capitolo 11.1 - Linattendibilit scientifica e legale, ai fini della tutela della
salute individuale e collettiva, dei limiti di esposizione previsti per le sostanze
tossi-cancerogene, che, nel caso che ci occupa, avvelenano le falde acquifere.


VII. - SULLA TOSSICITA E CANCEROGENICIT DEL CROMO (VI) E DI
ALTRI METALLI

Per una estesa trattazione della presente problematica, si fa esplicito rinvio al
Capitolo 12, pagg. 150 - 165 della Relazione Tecnica 14.01.2014 dei CC.TT. di
queste Parti civili.
Per evitare inutili duplicazioni, qui si danno per richiamati i temi illustrati e
documentati dai consulenti tecnici di queste Parti civili nel predetto Capitolo 12, e
precisamente:
Le basi della cancerogenicit degli elementi metallici e le caratteristiche
dell'azione degli agenti cancerogeni;
I rischi per la salute derivanti dallesposizione per via cutanea, inalatoria e
orale al cancerogeno Cromo VI;
Generalit sulla presenza in natura del Cromo, produzione ed uso;
Diffusione nellambiente del Cromo ed esposizione della popolazione generale;

82
L'esposizione a Cromo della popolazione generale pu avvenire attraverso le
tre principali vie: cutanea, inalatoria e ingestiva.
Tossicocinetica del Cromo VI
Via cutanea
Via inalatoria
Via ingestiva

Tossicocinetica acuta e cronica del Cromo VI
Via cutanea
Via inalatoria
Via ingestiva

VII.I - La cancerogenicit del Cromo VI e di altri elementi metallici

Risulta di una certa utilit (ri)focalizzare le capacit del Cromo VI di indurre effetti
tossici e cancerogeni a seguito di esposizioni per via cutanea, inalatoria e ingestiva.
Preliminarmente, si ricorda che:
Gli elementi metallici cancerogeni hanno in comune la principale via di
esposizione quella inalatoria ed i principali target costituiti dalle vie
respiratorie (seni paranasali, bronchi e polmoni), nonch, con minore
frequenza, cute, stomaco, prostata, reni, vescica.
12

Tra i meccanismi di azione che possono rendere plausibile la loro azione
cancerogena segnalata la capacit degli elementi metallici di generare specie
reattive dellossigeno (ROS) e altri intermedi in grado di provocare danni
diretti al DNA interagendo con enzimi addetti alla sua riparazione, oltre che
con i regolatori della proliferazione cellulare. I ROS agiscono sulle cellule con
un effetto diretto su proteine e kinasi, alterando conformazioni e attivit e
agendo su proteine redox-sensibili, come quelle ricche di cisteina.
La formazione di complessi metallo-proteine pu inoltre interferire
sullomeostasi cellulare e fornire le condizioni per un incremento di cloni
cellulari con fenotipi mutati.
13


12
Beyrsmann D. Effect of carcinogenic metals on gene expression. Toxicol Lett 2002; 28: 63 68.
13
Harris GK, Shi X. Signaling by carcinogenic metals and metal induced reactive oxygen species. Mutat Res
2003; 503: 183 200.

83
Gli elementi metallici cancerogeni sono anche mutageni, seppur con diverso
grado.
Per esempio:
Arsenico (As), Cadmio (Cd) e Nichel (Ni) inibiscono i meccanismi di riparazione
del DNA contribuendo ad aumentare liniziazione tumorale indotta da altri agenti,
essendo attivi induttori di geni che giocano un importante ruolo nella proliferazione
cellulare, favorendo la crescita neoplastica. Daltra parte alcuni elementi metallici
possono indurre geni codificanti per proteine citoprotettive come metallotioneine,
GST, p53 e stress proteins.
Linterazione sui recettori dei fattori di crescita attraverso mutazioni o aumentate
espressioni tra i meccanismi responsabili dellinvasivit e delle caratteristiche
metastatiche dei tumori.
Altri meccanismi responsabili possono essere il blocco di comunicazione cellula-
cellula; la stimolazione di perossidazione lipidica, linduzione di processi
infiammatori e aumento di mitogenesi cronica con la probabilit di convertire danni
endogeni del DNA in mutazioni, lincremento di radicali intracellulari, linterazione
con i meccanismi di detossificazione, catalizzazione di reazione redox, lalchilazione
del DNA e lalterazione dellomeostasi cellulare.
14

E generalmente accettato che la specie o il complesso del metallo coinvolto
influenzano in modo determinante lattivit biologica e tossicologica dellelemento.
Leffetto indotto dallelemento dipende dalla sua capacit a penetrare nella cellula e
di interagire con siti target come il DNA; cruciali risultano essere pertanto la specie
chimica come lo stato di ossidazione, la carica, la solubilit, le propriet di legame, la
stereochimica e la possibilit di interagire con altri xenobiotici.
Il fatto che per molti elementi lo stato di ossidazione, dotato di prevalente attivit
cancerogena simile - [bivalente per Cobalto (Co) e Nichel (Ni), trivalente per
Antimonio (Sb) e Arsenico (As)] - porta ad ipotizzare lutilizzo di specifici
meccanismi che mediano la biodisponibilit di tali elementi come proteine carrier,
canali transmembrana e formazione di specifici ligandi.
Ad esempio gli ioni metallici bivalenti possono sostituire o simulare elementi
essenziali in molti sistemi biologici, enzimi e co-enzimi.
Gli ossi-anioni Vanadio (V), Cromo (Cr) e Arsenico (As) sono forme ad alto stato
di ossidazione stabili ed in grado di attraversare le membrane cellulari sfruttando i

14
Lonard A, Bernard A. Bitoring exposure to metal compounds with carcinogenic properties. Eviron Health
Perspect. 1993; 101 Suppl. 3: 127 133.

84
normali sistemi di trasporto fosfato e/o solfato, una volta allinterno della cellula
possono agire da analoghi fosfati o solfati agendo su specifici enzimi.
15

Di seguito si riportano alcune caratteristiche peculiari del processo di cancerogenesi,
e precisamente:
a) - Gli effetti degli agenti cancerogeni sulle cellule sono in larga misura irreversibili,
e il processo neoplastico pu pertanto continuare a svilupparsi anche quando
l'esposizione agli agenti cancerogeni stata interrotta;
b) - Non esiste una dose senza effetto [effetto stocastico];
c) - Esiste un rapporto fra entit dell'esposizione ed entit della risposta neoplastica;
d) - Agenti cancerogeni, anche di natura diversa, possono avere effetti additivi e
moltiplicativi sulla risposta neoplastica (sincancerogenesi). Con il termine effetto
moltiplicativo (o sincancerogenesi) si intende descrivere una risposta cancerogena,
indotta da due o pi agenti cancerogeni, tale da determinare (rispetto allentit
dell'effetto cancerogeno di ciascun agente una pi alta incidenza di tumori, oppure un
periodo di latenza (cio: il tempo intercorso tra l'inizio dell'esposizione e l'insorgenza
del tumore) pi abbreviato, oppure un pi elevato numero di tumori
nellorgano/tessuto bersaglio predestinato.
L'effetto sincancerogenetico pu riguardare un solo organo/tessuto quando gli agenti
cancerogeni considerati hanno lo stesso organotropismo, oppure pu riguardare pi
organi e tessuti se gli agenti cancerogeni considerati hanno diverso organotropismo;
e) - Appare sempre pi evidente, sulla base di indagini epidemiologiche pi precise e
di saggi sperimentali pi adeguati (soprattutto quelli che non prevedono sacrifici a
tempi arbitrari, in genere dopo due anni, ma l'osservazione degli animali fino a morte
spontanea) che la maggior parte degli agenti cancerogeni, pur potendo avere dei
tessuti ed organi bersaglio, hanno in realt effetti cancerogeni multipotenti, cio la
capacit di indurre tumori di vario tipo in molte sedi anatomiche;
f) - Tra l'inizio dell'esposizione ad un agente cancerogeno e l'insorgenza delle
neoplasie da esso provocate, intercorre un periodo di latenza (incubazione) pi o
meno lungo, caratterizzato quasi sempre dall'assenza di alterazioni clinicamente e
patologicamente rilevabili, che tuttavia si pu considerare come la dimensione
temporale nella quale si attuano e si sviluppano alterazioni minime, che
costituiscono lo stadio critico, ma forse pi importante, del processo neoplastico.
Il problema del potenziale cancerogeno ambientale e professionale e dei suoi effetti
va valutato tenendo in considerazione, oltre che il numero e la quantit degli agenti

15
Jannette K.W., The Role of Metrals in Carcinogenesis: Biochemistry and Metabolism Environmental
Health Perspectives 1981; 40: 233 252.

85
cancerogeni immessi nell'ambiente (ovvero, nel caso che ci occupa, nellacqua di
falda), anche le suddette caratteristiche degli effetti cancerogeni e del processo
neoplastico, ed in particolare le infinite possibilit di sincancerogenesi.
Oggi, in termini scientifici e per le conseguenti implicazioni di sanit pubblica, non
corretto valutare i rischi cancerogeni in termini di singoli agenti cancerogeni e singoli
tumori specifici in organi bersaglio: bisogna invece considerare, innanzitutto, il
rischio totale (total risk) e la risposta totale (total burden), intesa quest'ultima
come la totalit dei tumori maligni osservati.
Le ricadute di questa nuova impostazione sulle valutazioni, regolamentazione e
strategie di controllo e di sanit pubblica sono ovvie.

VII.II Le propriet cancerogene del Cromo VI

La International Agency for Research on Cancer (IARC) dellOrganizzazione
Mondiale della Sanit (OMS) ha classificato nel 1990 il Cromo VI e dei suoi
composti nel Gruppo I, dei cancerogeni per l'uomo (IARC, 1990).
16
Anche nella
Monografia N 100 del 2012, la IARC riconferma la classificazione del Cromo VI e
dei suoi composti nel Gruppo I, dei cancerogeni per luomo.
Per quanto rileva nel presente procedimento penale, di seguito si tratter
segnatamente lesposizione al Cromo VI per ingestione e della sua capacit di indurre
tumori nellorganismo umano.

Via cutanea
Gli studi sperimentali disponibili riguardano principalmente la determinazione degli
effetti tossici acuti e cronici dellapplicazione di soluzioni del Cromo VI sulla cute
depilata di ratti, topi e conigli (IARC, 1990; EPA, 1998; ATSDR, 2000).
17



16
IARC (International Agency for Research on Cancer). Chromium, Nickel and Welding. IARC
Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. IARC; Lyon, France; 49; 1990.
17
- IARC (International Agency for Research on Cancer). Chromium, Nickel and Welding. IARC
Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. IARC; Lyon, France; 49; 1990.
- EPA (Environmental Protection Agency]. Toxicological review of hexavalent chromium. Department of
Health and Human Services; Washington, DC, USA; 1998.
- ATSDR (Agency for Toxic Substances and Disease Registry). Toxicological profile for chromium.
Department of Health and Human Services; Atlanta, GA, USA; 2000.

86
Via inalatoria
I1 primo studio epidemiologico che attesta la cancerogenicit del cromo per via
inalatoria risale al 1948, quando su una coorte di lavoratori occupati in 7 diverse
aziende per la produzione di cromati, stato riportato un aumento statisticamente
significativo della mortalit per tumore al polmone (Machle et al., 1948).
18

A questo studio sono seguiti numerosi altri studi epidemiologici, principalmente
condotti su coorti di lavoratori esposti nei vari settori lavorativi in cui il cromo viene
utilizzato nella forma esavalente. Fra questi settori rientrano: la produzione di
cromati, la produzione e luso di pigmenti a base di cromo VI (lo si ripete, produzioni
svolte anchesse per decenni presso lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui
processo), la cromatura, la saldatura degli acciai e la produzione di leghe
ferrocromiche. Tali studi epidemiologici riportati in varie monografie (IARC, 1990;
EPA, 1998; ATSDR, 2000)
19
hanno confermato la cancerogenicit del Cromo VI
sull'uomo, segnatamente per il polmone.
Oltre allaumento del rischio di carcinoma polmonare in lavoratori esposti a Cromo
VI, in altri studi epidemiologici stato evidenziato un aumento del rischio di tumori
dello stomaco, del rene, della prostata e della vescica (Cohen et al., 1993)
20
, oltre che
di linfomi di Hodgkin e leucemie (Costa et al., 1997)
21
.
Gli effetti dell'esposizione ambientale a Cromo VI sono stati molto meno indagati. I1
primo studio epidemiologico risale al 1980 ed stato condotto sulle popolazioni
residenti in prossimit di due fonderie svedesi per la produzione di leghe
ferrocromiche. Le concentrazioni atmosferiche medie di Cromo VI vicino ai due
insediamenti industriali sono risultate nel range dai 100 ai 400 ng/m
3
. La mortalita

18
MACHLE W and GREGORIUS F. Cancer of the respiratory system in the United States chromate-
producing industry. Public Health Rep 1948; 63: 114-127.
19
- IARC (International Agency for Research on Cancer). Chromium, Nickel and Welding. IARC
Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. IARC; Lyon, France; 49; 1990.
- EPA (Environmental Protection Agency]. Toxicological review of hexavalent chromium. Department of
Health and Human Services; Washington, DC, USA; 1998.
- ATSDR (Agency for Toxic Substances and Disease Registry). Toxicological profile for chromium.
Department of Health and Human Services; Atlanta, GA, USA; 2000.
20
COHEN MD, KARGACIN B, KLEIN CB and COSTA M. Mechanisms of chromium carcinogenicity and
toxicity. Crit Rev Toxicol 1993; 23 (3): 255-281.
21
COSTA M, ZHITKOVICH A, HARRIS M. PAUSTENBACH D and GARGAS M. DNA-protein cross-
links produced by various chemicals in cultured human lymphoma cells. J Toxicol Environ Health 1997; 50
(5): 433-449.

87
per tumore del polmone nell'area ha avuto un picco di 253 casi per milione rispetto ai
194 attesi nella popolazione dell'intera regione (Axelsson et al., 1980).
22

I primi dati in animali sperimentali risalgono al 1971. In definitiva risulta da tempo
consolidata l'evidenza che il Cromo VI inalato risulta cancerogeno per il polmone sia
sulla base di studi epidemiologici che sperimentali. Inoltre, studi pi recenti hanno
dimostrato anche che il Cromo VI inalato pu arrivare, attraverso l'apparato
circolatorio, ad altri organi aumentando anche in quelle sedi il rischio di cancro.

Via ingestiva
Nella citata Monografia IARC del 2012 vengono riportati studi che hanno
evidenziato che lesposizione della popolazione umana a Cromo VI nellacqua
potabile associata a un aumento statisticamente significativo di mortalit per tumori
dello stomaco. Infatti, nella letteratura viene riportato uno studio epidemiologico per
valutare i rischi cancerogeni del Cromo VI ingerito attraverso lacqua alimentare. Si
tratta dello studio condotto da Zhang e Li (1987) su una popolazione di circa 10.000
persone residenti in un'area rurale della Cina contaminata da Cromo VI rilasciato
nell'ambiente da una fonderia di prodotti a base di cromo. La fonderia fu attivata nel
1965 e contemporaneamente inizi anche la produzione di grandi quantit di rifiuti
industriali smaltiti nell'ambiente circostante senza alcuna precauzione e controllo
(analogamente a quanto avvenuto presso lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui
processo).
Ci durato fino all'inizio degli anni 80 (Zhang et al, 1987).
23

A partire dal 1965, l'acqua da bere prelevata da pozzi limitrofi allarea della fabbrica
cominci ad essere contaminata da cromo. Inoltre, si riscontr che tale
contaminazione si estendeva alla quasi totalit dei 21 pozzi compresi in un'area di
oltre 45 km
2
. La concentrazione di Cromo VI raggiungeva livelli fino a 20.000 g/L.
Una sorveglianza medica iniziata nel 1965 mise in evidenza una elevata morbilit fra
i residenti caratterizzata da ulcerazioni della mucosa del cavo orale, diarrea, vomito e
dolori allo stomaco, tutti i sintomi associati alla esposizione a cromo.
Nella loro pubblicazione Zhang e Li (1987) rilevarono l'incidenza di tumori fra le
popolazioni residenti nel periodo 1965-78 nei villaggi in questione. Poich non
risultavano chiari i diversi livelli espositivi delle popolazioni esposte a Cromo VI
nell'acqua da bere, lOffice of Environmental Health Hazards Assessment (OEHHA)

22
AXELSSON G and RYLANDER R. Environmental chromium dust and lung cancer mortality. Environ
Res 1980; 23 (2): 469-476.
23
ZHANG JD and LI XL. Chromium pollution of soil and water in Jinzhou. Zhonghua Yu Fang Yi Xue Za
Zhi 1987; 21 (5): 262-264.

88
dell'EPA dello stato della California ha rielaborato i dati, aggregando la mortalit per
cancro fra la popolazione dei villaggi contaminati da Cromo VI, in modo da costituire
una singola popolazione di esposti. I tassi di mortalit per tutti i tipi di tumore, per il
tumore del polmone, e per il tumore dello stomaco fra le popolazioni esposte erano
confrontati con i tassi della provincia di cui i villaggi erano parte.
I risultati di questa rielaborazione sono stati pubblicati da Sedman et al. (2006).
24
Da
essa risulta: un aumento del rischio relativo per tutti i tumori, nonch un aumento
statisticamente significativo sia del rischio relativo di cancro dello stomaco, che di
cancro al polmone.
Altri studi epidemiologici hanno evidenziato un aumento, in alcuni casi
statisticamente significativi, della mortalit per neoplasie gastrointestinali in ambienti
lavorativi dove la dispersione aerea di Cromo VI e di altri inquinanti era cosi elevata
da determinarne anche una parziale ingestione (IARC, 1990; ATSDR. 2000).
25

Conclusivamente, gli studi scientifici prima richiamati documentano la
cancerogenicit del Cromo (VI) anche per via alimentare. Infatti, che il cromo (VI)
possa agire da cancerogeno anche attraverso la via digerente documentato, oltre che
dal predetto studio di Sedman et al. del 2006, dalla monografia della IARC (1990),
anche se in forma non conclusiva, nonch dalla revisione fatta da E. Merler (2008),
26

e da altri come quelli, per esempio, di Beaumont et al., 2008
27
e di Smith (2008)
28

relative ai dati originali di Zhang e Li (Chinese J. Prevent. Med., 21: 262-264, 1987;
traduzione inglese con la versione on-line nell'articolo di Beaumont et al., 2008) di
cui si gi detto; per quanto qui interessa, si sottolinea che da tale riesame risultato
confermato laumento statisticamente significativo del rischio relativo di cancro allo
stomaco. Altri studi epidemiologici hanno evidenziato un aumento, in alcuni casi
statisticamente significativo, della mortalit per neoplasie gastrointestinali dove la
dispersione aerea di cromo (VI) (IARC 1990) e di Nichel (Agency for Toxic
Substances and Disease Registry. Toxicological Profile for Nickel. Dept. of Health
and Human Services, Atlanta, USA, 2005) era cos elevata da determinarne anche
una parziale ingestione.

24
SEDMAN RM, BEAUMONT J, MCDONALD TA, REYNOLDS S, KROWECH G and HOWD R.
Review of the evidence regarding the carcinogenicity of hexavalent chromium in drinking water. J Environ
Sci Health C Environ Carcinog Ecotoxicol Rev 2006; 24 (1): 155-182.
25
- IARC (International Agency for Research on Cancer). Chromium, Nickel and Welding. IARC
Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. IARC; Lyon, France; 49; 1990.
- ATSDR (Agency for Toxic Substances and Disease Registry). Toxicological profile for chromium.
Department of Health and Human Services; Atlanta, GA, USA; 2000.
26
Merler E.: Epidemiol e Prev., 32:74-75, 2008.
27
Beaumont et al., Epidemiology, 19:12-23, 2008.
28
Smith et al., Epidemiology, 19:24-26, 2008.

89
In merito al suddetto studio epidemiologico condotto dai Proff.ri Zhang e Li (1987),
non vanno taciute le iniziative ad usum delphini tese a screditare le risultanze
scientifiche di tale studio epidemiologico.
Infatti, lindustria inquinatrice (tramite la societ di consulenze ChemRisk) - ha
scientemente promosso una subdola azione di falsificazione delle risultanze di tale
studio: lindustria in questione la Pacific and Electric Gas, unazienda di servizi
pubblici di San Francisco, i cui scarichi di Cromo (VI) avevano contaminato la falda
acquifera nella zona di Hinkley in California.
Si sottolinea che lo studio in questione, che stato oggetto di falsificazione dei dati
da parte dellindustria inquinatrice, rappresenta sicuramente la coorte pi vasta di
popolazione a rischio esposta in modo prolungato allassunzione di acqua potabile
avvelenata da Cromo VI.
In proposito, si evidenzia che la coorte esaminata dai proff. cinesi JianDong Zhang e
Xilin Li, il cui studio stato pubblicato nel 1987 dal Chineese Journal of Preventive
Medicine in lingua cinese e, per estratto, in lingua inglese, concludeva per un legame
diretto tra lingestione di acque di falda contaminate con Cromo VI e linsorgenza di
vari danni alla salute, inclusi i tumori allo stomaco.

Con modalit e valutazione dei dati letteralmente falsi, ad usum delphini, si afferm
che tali conclusioni fossero state ritrattate da uno degli autori, il prof. Zhang, in un
articolo che sarebbe stato scritto con Shu Kun Li e pubblicato sul Journal of
Occupational and Environmental Medicine (JOEM) Statunitense nel 1997.
Questo articolo di (falsa!) ritrattazione, attraverso molteplici connivenze, fu citato da
un comitato scientifico il cui rapporto finale spinse in errore, tra laltro, nel 2001, le
Autorit Californiane a modificare il limite massimo permesso nelle acque potabili da
50 g/L a 100 g/L, allineandolo al limite federale di 100 g/L.
Nel 2005 una ricerca scientifico-investigativa condotta dallEnvironmental Working
Group (EWG, unorganizzazione no-profit di Washington DC per la ricerca
ambientale, finalizzata al miglioramento degli standard legislativi) ottenne dalle
Autorit Californiane documenti, che mise prontamente on line su Internet, che
dimostravano che larticolo era un falso.
In seguito alla denuncia dellEWG, il JOEM pubblic nel luglio 2006 una nota
delleditore il quale ritrattava larticolo di Zhang e Li del 1997, sulla base del fatto
che esso non rispettava la politica della rivista in quanto non rivelava input
intellettuali e finanziari della ricerca
29
.
EWG dimostr, pi specificamente, che larticolo era stato scritto dalla ChemRisk,
unazienda di consulenze di San Francisco, certamente riconducibile al prof.
Panstenback, la quale aveva distorto i dati del Prof. Zhang (del quale,
successivamente deceduto, non constano dichiarazioni al riguardo), con il palese
intento di modificare lopinione della comunit scientifica sui collegamenti tra
lingestione di Cromo VI e linsorgenza di cancro.

29
Per il testo in questione, cfr. Journal of Occupational and Environmental Medicine (J.O.E.M.) July 2006,
Volume 48, Issue 7.

90
ChemRisk, inoltre, aveva fatto pubblicare larticolo di ritrattazione a firma di Zhang e
Li, malgrado lopposizione scritta di Zhang.
EWG dimostr che ChemRisk lavorava in favore della Pacific and Electric Gas,
unazienda di servizi pubblici di San Francisco, i cui scarichi di Cromo VI avevano
contaminato la falda acquifera nella zona di Hinkley in California.
Successivamente alla pubblicazione dello studio Zhang-Li del 1997, ChemRisk ha
concluso un accordo stragiudiziale con i residenti della zona versando un
risarcimento per danni pari a 333 milioni di US$ (il caso ispir la trama del film
Erin Brokovich).
La controversia sullattendibilit della pubblicazione del 1997, scatenata dalla
identificazione di un autore occulto, non finir certo a questo punto.
Certo che la ritrattazione del 1997 falsamente attribuita a Zhang non attendibile.
Va poi ricordata nuovamente la pubblicazione di Sedman et. al. pure del 2006,
nonch quelle di Beaumont et al., 2008
30
e di Smith (2008)
31
, concernenti le revisioni
dei dati originali dellindagine del 1987 di Zhang e Li.
Sul punto, gli scienziati californiani concludono che non deve essere sottostimato
laumento del rischio per i tumori del polmone e dello stomaco.
Quanto precede cambia la lettura del rischio connesso allassorbimento del cromo
esavalente assunto per via ingestiva.
Lassociazione con le malattie neoplastiche, riportata per primi da Zhang e Li nel
1987, ne esce rafforzata.
Perci non pi discutibile il fatto che la mortalit per cancro allo stomaco nelle
regioni cinesi in cui lacqua era contaminata notevolmente pi elevata in confronto
con quella delle regioni in cui lacqua non era contaminata ed anche in confronto con
quella dellintera provincia.

Sulla base di questi studi, la IARC (2012) riporta che lesposizione della popolazione
umana al Cromo VI nellacqua potabile associata a un aumento statisticamente
significativo per tumori dello stomaco.
Ulteriori evidenze dellassociazione fra ingestione di acqua potabile avvelenata da
Cromo VI e insorgenza di tumori nelluomo e nella donna, sono state dimostrate in
uno studio del 2011 nella popolazione greca residente a Oinofita esposta al Cromo VI
presente nellacqua potabile in concentrazioni da 44 g/L a 156 g/L.
Lo studio ha evidenziato un aumento statisticamente significativo della mortalit per
tumori del fegato e al polmone a confronto con la popolazione non esposta della

30
Beaumont et al., Epidemiology, 19:12-23, 2008.
31
Smith et al., Epidemiology, 19:24-26, 2008.

91
provincia. Le risultanze dello studio hanno evidenziato anche un elevato rischio
correlato ad altre neoplasie come quelle epiteliali e gastrointestinali
32
.
La cancerogenicit del cromo (VI) per via ingestiva confermata inoltre da
esperimenti di cancerogenesi animale (Borneff et al., 1968
33
; Davidson et al., 2004
34
)
e, in particolare, da uno studio del National Toxicology Program americano - [NTP
TR-546, NIH Publ. n. 07-5887 e NIH News: 16 May 2007;
www.niehs.nih.gov/news/release/2007/exavalent.cfm] - che ha evidenziato in topi
esposti tramite gavaggio a Cromo (VI) per 3 mesi un aumento netto e statisticamente
significativo e una dose-risposta di neoplasie della mucosa orale e della lingua e di
tumori dell'intestino, nonch da studi sulla distribuzione del Cromo (VI) in vari
tessuti ed organi dell'apparato digerente dopo somministrazione con l'acqua da bere
nell'uomo e in animali (nel Capitolo 12 della Relazione Tecnica 14.01.2014 dei
CC.TT. di queste Parti civili, si vedano anche i gi citati studi di Costa et al.: J.
Toxicol. Environ. Health, 50: 433-449, 1997; Kerger et al.: Toxicol Appl.
Pharmacol., 141:145-158, 1996; Kargacin et al.: Biol. Trace Elem. Res., 36:307-318,
1993).
Nel predetto Capitolo 12 della Relazione Tecnica cit., si vedano altres gli ulteriori
studi sull'animale e sull'uomo che hanno evidenziato e confermato unazione
cancerogena del Cromo (VI) assorbito per via orale (es. cfr. la revisione cit. di Enzo
Merler del 2008), con induzione di cancri alla mucosa orale, alla lingua, allo stomaco,
all'intestino e al fegato.

VII.III - Altri dati rilevanti per la cancerogenesi: effetti riproduttivi e
genotossici

Studi sperimentali su ratti e topi hanno evidenziato alcuni effetti tossici del Cromo VI
sullo sviluppo dei feti.
Un esperimento condotto trattando gruppi di topi Swiss femmine con le dosi di 0, 52,
98 e 169 mg/kg pc/die di Cromo VI sotto forma di cromato di potassio,
somministrato nellacqua da bere 20 giorni prima dell'accoppiamento, ha prodotto nei
feti: diminuzione del numero e del peso, comparsa di petecchie emorragiche
subepidermiche, riduzione dell'ossificazione, deformit e riduzione della lunghezza

32
Il Prof. Gilli et Al. riporta, nella propria Relazione Tecnica agli atti del 05.05.2014, lo studio in questione
di Linos A. et Al. Oral ingestion of exavalent chromium through drinking water and cancer mortality in an
industrial area of Greece-an ecological study. Environ Health. 2011 May 24; 100: 50.
33
Borneff et al.: Arch. Hyg. Bacteriol., 152:45-53, 1968.
34
Davidson et al.: Toxicol. Appl. Pharmacol., 19: 431-437, 2004.

92
della coda (Junaid et al., 1996a; Junaid et al, 1996b3).
35
Dati simili sono stati ottenuti
in diversi altri studi sperimentali condotti con modalit analoghe. Altri studi
sperimentali su ratti e topi hanno altres evidenziato l'effetto del Cromo VI su
comportamenti sessuali, fertilit maschile, con riduzione di numero e funzionalit
degli spermatozoi e, per quanto riguarda il sesso femminile, riduzione del numero e
funzionalit dei follicoli (ATSDR, 2000).
36

Gli effetti genotossici del Cromo VI sono stati valutati attraverso numerosi studi in
vitro e in vivo. I meccanismi ipotizzati sono principalmente tre:
1) - Danneggiamento indiretto del DNA attraverso la formazione di radicali liberi
(Cohen et al, 1993)
37
;
2) - Danni ossidativi sul DNA direttamente mediati dal Cromo VI (Sugden et al.,
2000)
38
;
3) Formazione di addotti fra il DNA e il Cromo VI (Zhitkovich, 2005).
39


Una volta entrato nella cellula il Cromo VI viene ridotto a Cromo III dall'enzima
cellulare glutatione (Petrilli et al., 1978; Debetto et al., 1988)
40
portando alla
formazione di diverse molecole di radicali liberi. Tali molecole, come noto, sono poi
in grado di attaccare, danneggiandole, molte strutture cellulari fra cui lo stesso DNA
e quindi di introdurre mutazioni e/o rotture nella doppia elica (Wiegand et al.,
1985).
41
In particolare, si aggiunga che il Cromo III ha dimostrato la capacit a
formare addotti con alcune basi del DNA (Wetterhahn et al., 1989; Blankenship et al.,

35
- JUNAID M, MURTHY RC and SAXENA DK. Embryo- and fetotoxicity of chromium in
pregestationally exposed mice. Bull Environ Contam Toxicol 1996a; 57 (2): 327-334.
- JUNAID M, MURTHY RC and SAXENA DK. Embryotoxicity of orally administered chromium in
mice: exposure during the period of organogenesis. Toxicol Lett 1996b; 84 (3): 143-148.
36
ATSDR (Agency for Toxic Substances and Disease Registry). Toxicological profile for chromium.
Department of Health and Human Services; Atlanta, GA, USA; 2000.
37
COHEN MD, KARGACIN B, KLEIN CB and COSTA M. Mechanisms of chromium carcinogenicity and
toxicity. Crit Rev Toxicol 1993; 23 (3): 255-281.
38
SUGDEN KD and STEARNS DM. The role of chromlum(VI) in the mechanism of chromate-induced
oxidative DNA damage and cancer. J Environ Pathol Toxicol Oncol 2000; 19 (3): 215-230.
39
ZHITKOVICH A. Importance of chromium-DNA adducts in mutagenicity and toxicity of chromium (VI).
Chem Res Toxicol 2005; 18 (1): 3-11.
40
- PETRILLI FL and DE FLORA S. Metabolic deactivation of hexavalent chromium mutagenicity. Mutat
Res 1978; 54 (2): 139-147.
- DEBETTO P and LUCIAN1 S. Toxic effect of chromium on cellular metabolism. Sci Total Envlron 1988;
71 (3): 365-377.
41
WIEGAND HJ, OTTENWALDER H and BOLT HM. Fast uptake kinetics in vitro of 51Cr (VI) by red
blood cells of man and rat. Arch Toxicol 1985: 57 (1 ): 31-34.

93
1997; Zhitkovich, 2005)
42
e la formazione di legami crociati DNA-proteine [DPC =
DNA-Protein Crosslinks) (ATSDR, 2000).
43

La formazione di addotti con il DNA in grado di indurre mutazioni, rotture nei
filamenti, formazione di DPC, aberrazioni cromosomiche e scambio di cromatidi
fratelli (IARC, 1990; EPA, 1998; ATSDR. 2000).
44



*******

Conclusivamente
Preliminarmente, si segnala che le Note Tecniche che precedono, sono state redatte
da questa difesa con la fattiva collaborazione dei CC.TT. di queste Parti civili, Dr.
Fulvio Baraldi, Dr. Luigi Mara e Ing. Bruno Thieme, che qui ringrazio vivamente.



42
- WETTERHAHN KE and HAMILTON JW. Molecular basis of hexavalent chromium carcinogenicity:
effect on gene expression. Sci Total Environ 1989; 86 (1-2): 113-129.
- BLANKENSHIP LJ, CARLISLE DL, WISE JP, ORENSTEIN JM, DYE 3RD LE and PATIERNO
SR. Induction of apoptotic cell death by particulate lead chromate: differential effects of vitamins C
and E on genotoxicity and survival. Toxicol Appl Pharmacol 1997; 146 (2): 270-280.
- ZHITKOVICH A. Importance of chromium-DNA adducts in mutagenicity and toxicity of
chromium (VI). Chem Res Toxicol 2005; 18 (1): 3-11.
43
ATSDR (Agency for Toxic Substances and Disease Registry). Toxicological profile for chromium.
Department of Health and Human Services; Atlanta, GA, USA; 2000.

44
- IARC (International Agency for Research on Cancer). Chromium, Nickel and Welding. IARC
Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. IARC; Lyon, France; 49; 1990.
- EPA (Environmental Protection Agency]. Toxicological review of hexavalent chromium. Department of
Health and Human Services; Washington, DC, USA; 1998.
- ATSDR (Agency for Toxic Substances and Disease Registry). Toxicological profile for chromium.
Department of Health and Human Services; Atlanta, GA, USA; 2000.







94
Le predette Note tecniche, documentano puntualmente i molteplici pericoli ed i rischi
per le persone insiti nellesposizione agli agenti tossici e cancerogeni - (Arsenico,
Cloroformio, DDT, Tetracloroetilene, Tetracloruro di carbonio, Tricloroetilene,
e, segnatamente, Cromo VI) assunti (per ingestione, per via cutanea e per
inalazione), sia attraverso il consumo alimentare delle acque potabili inquinate
(rectius, avvelenate!) delle falde sottostanti il sito industriale di Spinetta Marengo e
delle aree interessate fino al fiume Bormida (cfr. capo di imputazione), sia attraverso
gli usi domestici e di igiene personale, che quelli agricoli, cui sono stati/e e sono
esposti/e:
I lavoratori e le lavoratrici che hanno operato e che operano presso lo
stabilimento al centro del presente processo [gestito fino al mese di aprile
2002 dalla societ Montedison S.p.A. e dalla sua societ controllata Ausimont
S.p.A., e, successivamente, dalla societ Solvay Solexis S.p.A. (ora Solvay
Speciality Polymers Italy S.p.A.)];
Le persone residenti ed operanti a Spinetta Marengo/Alessandria interessate dai
consumi e dagli usi di tali acque di falda.


? ? ? ? ?

VIII. - CONTRIBUTI GIURISPRUDENZIALI SU ALCUNI TEMI
FONDAMENTALI AFFRONTATI NEL PRESENTE PROCESSO

In questo capitolo, nellaffrontare le diverse tematiche giuridiche e scientifiche
portate allattenzione di questa Ill.ma adita Corte di Assise, dal Pubblico Ministero e
dai Patroni di Parte civile, questa difesa di seguito richiamer gli orientamenti
giurisprudenziali consolidati sia in sede di legittimit che di merito al fine di fornire
un utile supporto alla decisione che verr assunta al termine di questo processo.




95
VIII.I - In merito alla posizione di garanzia degli odierni imputati: di seguito si
richiamano alcune importanti pronunce emesse in ipotesi di omicidi colposi
commessi con violazione della normativa speciale antinfortunistica, i cui principi, in
tema di responsabilit dei vertici aziendali (c.d. posizione di garanzia) sono
assolutamente applicabili al managment Ausimont, poi Solvay ovvero alle societ
che, con i rispettivi dirigenti (odierni imputati), hanno gestito concretamente il polo
industriale di Spinetta Marengo, di cui processo. Per tali imprescindibili ragioni, di
seguito si riportano le massime della Suprema Corte di Cassazione:

Cfr. Cass. Pen. 09 giugno 2011 n. 23292: Anche a fronte di una delega
corretta ed efficace, non pu andare esente da responsabilit il datore di
lavoro, allorch le carenze nella disciplina antinfortunistica e pi in generale
nella materia della sicurezza tengano a scelte di carattere generale della
politica aziendale, ovvero a carenze strutturaliOmissis e questa ipotesi
quella che non infrequentemente si verifica, allorch si tratti di svolgimento di
attivit lavorative pericolose, foriere di produrre inquinamento o di porsi
come cause efficienti di malattie professionali, e/o ambientali.
Collimante, limpostazione seguita dalla Cassazione nella sentenza
irrevocabile 4 novembre 2010 n. 38991, che, analizzando la posizione di
garanzia degli imputati, addivenuta allaffermazione della penale
responsabilit degli stessi per la morte di tre lavoratori della societ Montefibre
S.p.A. di Verbania-Pallanza, affetti da asbestosi. E infatti, la Suprema Corte
nel richiamare nel corpo della propria motivazione lart. 2392 del Codice
Civile (vigente allepoca dei fatti), stabilisce che gli amministratori nella
gestione della societ devono adempiere ai doveri ad esso imposti dalla legge e
dallatto costitutivo e stabilisce che, anche se alcuni compiti sono attribuiti ad
uno o pi amministratori, gli altri componenti sono solidalmente responsabili,
se non hanno vigilato sul generale andamento della gestione. In sostanza dice
la Corte che in presenza di strutture aziendali complesse, la delega di funzioni

96
esclude la riferibilit di eventi lesivi a chi stato delegato, se sono il frutto di
disfunzioni strutturali; ovvero quando le disfunzioni sono determinate da difetti
strutturali aziendali e del processo produttivo, permane la responsabilit dei
vertici aziendali, altrimenti si violerebbe il principio del divieto di totale
derogabilit della posizione di garanzia, il quale prevede che pur sempre a
carico del delegante permangano obblighi di vigilanza ed intervento
sostitutivo.
Cass. Pen. 15 settembre 2010 n. 33661 che ha annullato con rinvio la
sentenza di non luogo a procedere del GUP del Tribunale di Cuneo nei
confronti del Presidente del Consiglio di Amministrazione e Amministratore
Delegato di una S.p.A. imputato di omicidio colposo per un infortunio occorso
ad un lavoratore dipendente che aveva dichiarato di non doversi procedere
perch questo imputato aveva fatto una delega ad altro soggetto e quindi
doveva essere prosciolto. Questo era il pensiero del GUP del Tribunale di
Cuneo. La Corte Suprema ha annullato questa sentenza del GUP ed tornata
ad insegnare che anche in presenza di delega correttamente conferita,
permane lobbligo del datore di lavoro di controllare che il delegato usi
correttamente la delega ma aggiunge questa delega non esonera comunque
la responsabilit per tutto ci che riguarda le scelte aziendali di fondo,
relative alla organizzazione delle lavorazioni che comunque attengono alla
sfera di responsabilit del datore di lavoro.
In questa prospettiva si colloca anche Cassazione Penale 3 marzo 2010 n.
8641 che ha condannato a tre anni e mezzo di reclusione il Presidente del
Consiglio di Amministrazione di una S.p.A. che esercita la produzione e
lapplicazione di prodotti antiparassitari per la morte (omicidio colposo) di
quattro lavoratori esposti a polveri nocive, colpiti da tumore polmonare. La
Corte ricorda infatti, nuovamente, che Pur in presenza di valida delega di
funzioni, esiste un residuo non delegabile, costituito dal dovere di vigilanza e

97
da doveri di intervento sostitutivo, su situazioni conosciute o che avrebbero
dovute essere conosciute.
In senso conforme Cfr. anche Cassazione 30 ottobre 2009 n. 41782 che ha
confermato la condanna dellamministratore delegato della societ Fibronit di
Bari (stabilimento esercente lattivit di produzione di manufatti in amianto)
per la morte (omicidio colposo) di dodici lavoratori deceduti per asbestosi;
Cassazione 28 gennaio 2009 n. 4123 (I incendio occorso nel 2002 presso la
societ Thyssenkrupp); Cassazione 06 febbraio 2004 n. 4981, sentenza
emessa a seguito della tragedia verificatasi presso lOspedale Galeazzi di
Milano che ha visto arsi vivi all'interno della Camera iperbarica dello stesso
nosocomio ben undici pazienti.
E ancora, cfr. Cassazione 27 aprile 2011 n. 16422 e Cass. 25 maggio 2009 n.
21581 secondo le quali lamministratore, che sia delegato oppure no,
penalmente responsabile ex art. 40 comma 2 del Codice Penale per la
commissione dellevento che viene a conoscere e che, pur potendo, non
provvede ad impedire. In sostanza la responsabilit dellamministratore
residua comunque, indipendentemente dal regime delle deleghe, quando egli si
sia sottratto ai propri doveri di controllo e di intervento, in presenza di
anormalit che egli era in grado di affrontare e di apprezzare. (Sempre in
senso conforme, cfr. ad abundantiam Cassazione 17 maggio 2011 n. 19284).

Cassazione Penale, Sez. 4, 25 ottobre 2012, n. 41981 - Responsabilit del
direttore di uno stabilimento di una spa indipendentemente dal conferimento di
una formale delega di funzione: l'imputazione consiste nell'aver omesso, per
colpa generica e per la violazione del Decreto Legislativo n. 626 del 1994,
articolo 35, di dotare gli operai dell'attrezzatura adeguata a fini della sicurezza
individuale ed in ispecie di un gancio, quale terminale di una catena metallica
impiegata per il sollevamento di un contenitore dei materiali di scarto dei
residui di lavorazione dello stabilimento, munito di dispositivo automatico di

98
chiusura all'imbocco di guisa che, mentre la persona offesa era intenta, insieme
al gruista, all'operazione di svuotamento di detti scarti da conferire all'interno
di un container, la relativa catena si era sganciata, facendo cadere il cassone ed
attingendo al volto l'operaio. Condannato in primo e secondo grado, ricorre
vanamente in Cassazione, la quale rigetta il relativo ricorso. Infatti, la Corte
afferma che i giudici di seconda istanza hanno diffusamente e puntualmente
argomentato - condividendo gli assunti del Tribunale - che l'imputato, in
qualit di dirigente con funzioni di direttore dello stabilimento in questione di
una societ per azioni (da ritenersi unit produttiva autonoma quale
articolazione di un'organizzazione aziendale complessa) era destinatario jure
proprio, al pari del datore di lavoro, in forza delle richiamate disposizioni
normative, dei precetti antinfortunistici indipendentemente dal conferimento
di una delega di funzioni in tal senso; delega cui impropriamente accenna il
capo di imputazione. Se ovviamente al prevenuto, in ragione della qualifica
funzionale rivestita, non potevano farsi carico scelte gestionali generali (cd.
di politica industriale) rimesse al datore di lavoro, era peraltro del tutto pacifico
che allo stesso, attesa la posizione apicale ricoperta nell'organigramma dello
stabilimento, faceva capo una ben precisa e netta posizione di garanzia in
materia antinfortunistica a tutela della incolumit e della salute dei lavoratori
dipendenti in servizio nello stabilimento dallo stesso prevenuto diretto.
Principio applicabile, lo si ripete, nel nostro caso a tutti quegli imputati che
hanno ricoperto la qualifica di direttori e di dirigenti dello stabilimento e delle
societ - [Montedison S.p.A. e della sua societ controllata Ausimont S.p.A., e,
successivamente, della societ Solvay Solexis S.p.A. (ora Solvay Speciality
Polymers Italy S.p.A.)] che hanno gestito nei rispettivi periodi di competenza
lo stabilimento di Spinetta Marengo, cos come indicati nel capo di
imputazione. Per quanto concerne invece gli imputati che hanno fatto parte del
Consiglio di Amministrazione e che hanno ricoperto la qualifica di Presidenti
e/o Amministratori Delegati delle predette societ, cos come individuati nel

99
citato capo di imputazione valgono, ai fini dellaffermazione della penale
responsabilit degli stessi, le pronunce sopra ricordate, secondo le quali in
materia di sicurezza e igiene del lavoro, tutela ambientale (ivi compresi, nel
caso che ci occupa, gli indispensabili interventi preventivi atti ad impedire
linquinamento, ovvero lavvelenamento delle acque delle falde sottostanti il
sito industriale in questione e delle zone circostanti fino al fiume Bormida,
destinate ad uso alimentare, igienico, domestico e agricolo), esiste pur sempre
unarea (ben circoscritta) non delegabile. In altri termini, tutti gli imputati del
presente procedimento sono responsabili dei fatti-reato loro ascritti, cos come
indicati e specificati nel capo di imputazione.


IX. LAVVELENAMENTO DOLOSO DELLE ACQUE EX ART. 439 C.P.

IX.I - Cenni storici


Per dare maggior respiro al tema in questione, di seguito si richiamano alcune
riflessioni giuridiche.
45


La categoria dei delitti di comune pericolo.

Fu il codice penale prussiano del 1794 a introdurre la categoria dei crimini e delitti
di comune pericolo; fra le varie ipotesi previste vera lavvelenamento di acque
sorgive.
Nella dottrina italiana dellepoca, Carrara colleg la caratteristica principale dei
delitti contro la pubblica tranquillit, ossia la potenzialit lesiva verso la generalit
dei cittadini, alla particolare temibilit del mezzo adoperato. Si tratta infatti di una
classe di delitti che sonosi consumati con un mezzo non frenabile dalla mano stessa
del colpevole, n da lui limitabile entro i confini delloffesa dellindividuo aggredito,
perch quel mezzo pone per sua natura ad immediato pericolo i diritti di un numero

45
Per le riflessioni giuridiche qui richiamate, cfr. la sentenza del Tribunale di Padova, la N 140/2006,
emessa dal Giudice Dr.ssa Paola Cameran.


100
pi o meno esteso, ma sempre indefinito, di altri cittadini bench non aggrediti
intenzionalmente dal delinquente.

La categoria dei delitti contro lincolumit pubblica.

Nel codice Zanardelli del 1889 il Titolo VII fu dedicato ai delitti contro lincolumit
pubblica.
Il termine incolumit pubblica- in luogo di comune pericolo del codice tedesco
illustrato nella Relazione alla Camera, ove si puntualizza che Il concetto generale
sta nella potenza espansiva del nocumento che loro insito sicch, gli effetti che ne
sogliono o possono conseguire assumono le proporzioni di un disastro, di una
calamit, di un infortunio pubblico; e perci sono anche detti, con frase tolta dalla
giurisprudenza tedesca, delitti di comune pericolo.
Dunque il comune pericolo, nota caratteristica di questi delitti, esprime
lindeterminatezza dei soggetti esposti alla fonte di pericolo.

Il codice Rocco.
Nella linea del codice Zanardelli il codice Rocco, apport varie innovazioni:
nuova organizzazione sistematica; nuova concezione di incolumit pubblica;
nuove, o rinnovate, molte figure criminose; nuova la tecnica legislativa impiegata per
modellare le singole fattispecie.

LOrganizzazione sistematica.

Il Titolo VI del Libro II del codice penale dedicato ai delitti contro lincolumit
pubblica. Il titolo si articola in tre Capi:
- il Capo I (artt. da 422 a 437) raggruppa i delitti di comune pericolo mediante
violenza;
- il Capo II (artt. da 438 a 448) dedicato ai delitti di comune pericolo mediante
frode e contiene - fra otto figure delittuose - lavvelenamento di acque e sostanze
alimentari (art. 439);
- il Capo III, dedicato ai delitti colposi di comune pericolo, prevede le figure
colpose corrispondenti alle figure dolose contenute nei primi due Capi; in particolare
lart. 452 prevede i delitti colposi contro la salute pubblica, cio le figure colpose
dei delitti dolosi contenuti nel Capo II.
Alle figure delittuose vengono aggiunte le contravvenzioni concernenti lincolumit
pubblica, previste negli artt. 672 - 681.
Nel raggruppare e dividere i delitti contro la pubblica incolumit il codice Rocco
prevede due criteri: il comune pericolo, che accomuna tutti i reati previsti dal
Titolo VI; la modalit attraverso cui il comune pericolo viene provocato - mediante
violenza o mediante frode -, che distingue e classifica le diverse figure di reato.




101
Il comune pericolo.

Si tratta del criterio unificante e distintivo dei delitti contro lincolumit.
Il requisito del comune pericolo non rappresenta il bene tutelato: il pericolo, infatti,
un concetto neutro, perch esprime una relazione di probabilit tra una situazione e
il verificarsi di un successivo fatto lesivo.
Il comune pericolo esprime la minaccia non per un singolo individuo, ma per un
numero indeterminato di potenziali vittime (il pericolo individuale per lincolumit
tutelato nel Titolo XII).
La natura degli eventi e delle condotte punite in questo titolo, insieme con
lindeterminatezza dei soggetti esposti, evidenziano un ulteriore tratto comune
implicito dei delitti contro lincolumit pubblica: la diffusibilit del danno possibile.

Il pericolo pu, dunque, dirsi comune in presenza di entrambe tali caratteristiche: la
diffusibilit del pericolo (di lesione) e lindeterminatezza delle vittime.

Violenza o frode.

Il mezzo con cui minacciato il bene criterio apparente di classificazione dei delitti
contro lincolumit pubblica.
Come i delitti contro il patrimonio, anche i delitti contro lincolumit pubblica sono
apparentemente classificati in base al mezzo con cui minacciato il bene protetto:
con violenza ovvero con frode (aut vi aut fraude fit iniuria).
Tale base di generica classificazione nelle intestazioni dei Capi I e II del Titolo VI
non ha un apprezzabile peso ermeneutico n, tanto meno, introduce parti integranti
delle singole norme incriminatrici, alle quali non aggiunge veri e propri elementi
costitutivi ovvero circostanze aggravanti del reato.
Per insegnamento unanime, infatti, il peso ermeneutico delle intitolazioni solo
orientativo: si tratta di un criterio che deve cedere il passo di fronte alla formulazione
letterale delle singole norme incriminatici.
Daltronde lassenza di decisivit della distinzione resa palese dal fatto che non
stata rispettata neppure dal legislatore.
Tra i delitti di comune pericolo mediante violenza ve ne sono infatti alcuni che
esigono una condotta fraudolenta, ovvero in cui difficile individuare una qualunque
forma di violenza. Ad esempio, il naufragio, la sommersione e il disastro aviatorio
sono puniti anche nel caso in cui sono commessi con frode, adoperando falsi segnali
o altri mezzi fraudolenti (art. 428, comma 2). Ancora, non ravvisabile alcuna
violenza nella condotta di chi detiene o fabbrica sostanze esplodenti (art. 435), o
sottrae i mezzi destinati allopera di soccorso (art. 436), ovvero omette di collocare le
cautele destinate a prevenire gli infortuni sul lavoro (art. 437).
Per contro tra i delitti di comune pericolo mediante frode sono collocate alcune
figure criminose la cui realizzazione pu indifferentemente essere provocata da una
condotta fraudolenta ovvero da una condotta violenta. E il caso, tra gli altri,
dellavvelenamento di acque (art. 439): tale figura criminosa non pu implicare

102
esclusivamente una condotta e/o un mezzo fraudolenti, potendo in fatto realizzarsi
anche attraverso una condotta e/o un mezzo violenti. Si pensi, ad esempio,
allesplosione di una cisterna contenente sostanze velenose, che si riversano in un
acquedotto.
Infine, la distinzione codicistica imperniata su condotte rigidamente vincolate (aut
vi aut fraude) letteralmente applicata non consentirebbe di configurare la
commissione mediante omissione dei delitti contro lincolumit pubblica, mentre
pacifico che un disastro pu essere penalmente rilevante non solo quando viene
causato, ma anche quando non ne viene impedito il verificarsi da parte di questo o
quel garante: il non impedire non pu, per definizione, rappresentare
lestrinsecazione di una forma di violenza.

Lincolumit pubblica.

- Lindeterminatezza delle potenziali vittime.
Il requisito dellindeterminatezza va interpretato con riferimento al dato dimensionale
delloffesa (una vasta cerchia di persone).
Lo dimostra lo stretto legame tra i concetti di incolumit pubblica e di comune
pericolo; il pericolo infatti comune quando riguarda pi persone;
lincolumit pubblica in quanto designa la proiezione esponenziale, collettiva, di
beni tipicamente individuali quali la vita, lincolumit fisica, la salute.

- I profili di tutela.
L incolumit pubblica tutelata in relazione non alle modalit, violente o
fraudolente, con cui quel bene viene aggredito, ma ai diversi profili in cui essa si
articola.
Il concetto di incolumit abbraccia sia la vita e la integrit fisica (delitti del Capo I
e corrispondenti figure colpose), sia la salute (delitti del Capo II unitamente alla
fattispecie dellart. 452, che raggruppa le figure colpose).
Lincolumit pubblica esprime un concetto di sintesi, ossia un bene non
qualitativamente diverso da quelli della vita, dellintegrit fisica e dalla salute
individuale e non astratto rispetto a quelli. Al contrario, tutela tutte le vite
(comprensive dellintegrit fisica e della salute) reali di tutti gli esseri umani, nessuno
escluso. Lincolumit pubblica perci, un bene solo apparentemente collettivo (o
superindividuale): in realt, rappresenta la proiezione superindividuale di concreti
beni individuali.
Ammesso, dunque, che non vi differenza di tipo qualitativo tra incolumit pubblica
e incolumit del singolo individuo, tuttavia la considerazione collettiva del medesimo
bene ha conseguenze sul grado di protezione: dando rilievo a fatti che, per le loro
caratteristiche lesive, possono indistintamente colpire un numero indeterminato di
persone, il legislatore appresta una tutela anticipata allincolumit individuale quando
vi pericolo che possa verificarsi la lesione di un numero indeterminato di persone.

103
In effetti, lefficacia della protezione di interessi di rango elevato, come la vita e
lintegrit fisica, direttamente proporzionale al grado di anticipazione della tutela
accordata dallordinamento.

- In particolare, la salute. (Capo II)
Il concetto di salute non comprende solo lassenza di malattia e di infermit.
Quando il legislatore ha voluto riferirsi alla malattia, lo ha fatto in maniera
espressa, come, ad esempio negli artt. 582 e 590 c.p..
Il concetto di salute progressivamente si andato formando come uno stato di
complesso benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto come lassenza di
malattia o infermit (Conferenza di Alma Ata del 1978 ed atto costitutivo della
O.M.S. del 22.07.1940).
Perci la salute non ignora il fascio di rapporti e di relazioni (affettive, sociali,
familiari e ambientali) che influenzano lo stato di benessere delluomo e la sua
condizione di equilibrio, e pu essere compromessa da ogni perturbamento o
alterazione delle funzioni fisiche e/o psichiche.

La salute pubblica non rappresenta un bene diverso dalla salute dei singoli
individui, ma unespressione di sintesi che rappresenta la proiezione esponenziale
del bene salute di cui titolare ogni singola persona.
Tutelando la salute pubblica, il legislatore ha anticipato la soglia della tutela: la
salute delle singole, concrete, potenziali vittime, viene protetta sin dal verificarsi di
condotte prodromiche alla lesione.
Gi dai lavori preparatori emerge chiaramente questa voluntas legis.
Illustrando le ragioni che avevano spinto il legislatore ad inserire lavvelenamento
(art. 439) tra i delitti contro lincolumit pubblica, il Guardasigilli spiegava infatti che
occorre mettere in evidenza che il carattere della diffusibilit del danno alle
persone, conferito allazione criminosa, qui considerata, dalla condizione che essa
sia commessa prima che le acque o le sostanze destinate allalimentazione siano
attinte o distribuite per il consumo.
Nel presente momento storico, caratterizzato fra laltro dal dibattito tra dimensione
etica ed economica del benessere, reso attuale da sempre nuove emergenze anche
della tutela alimentare, linterprete non deve sottrarsi alla rilettura degli strumenti
lasciati al controllo del giudice penale, avvalendosi non solo dei postulati scientifici
(talora di non impeccabile determinatezza), ma anche dei principi di bioetica
comunemente accettati (perch espressione dei pi alti valori che guidano luomo).
Principi questi tanto veri ed attuali, quanto stridenti con la realt dello stabilimento di
cui processo di Spinetta Marengo, la cui gestione scellerata sta sotto gli occhi di
tutti.




104
IX.II Le pronunce della Suprema Corte di Cassazione in tema di
avvelenamento doloso di acque destinate allalimentazione ex art. 439 c.p.

Sul tema, da tempo immemorabile, la Suprema Corte di Cassazione si pronunciata
chiaramente: <<I reati dolosi (o colposi) contro la salute pubblica debbono
annoverarsi tra i reati di pericolo e non di danno; di conseguenza per la punibilit
di essi non si esige che le sostanze alimentari (nel caso che ci occupa, lacqua, n.d.r.)
si siano manifestate, in concreto, nocive alla salute pubblica, essendo sufficiente che
abbiano in s lattitudine a produrre nocumento alla pubblica salute.>> Cass. Sez.
1, sent. 888 del 15.10.1966 (ud. 20.05.1966) rv. 102696.
E, in senso conforme:
<<Le acque considerate dall'art. 439 cod. pen. sono quelle destinate
all'alimentazione umana, abbiano o non abbiano i caratteri biochimici della
potabilit secondo la legge e la scienza. Pertanto configurabile la fattispecie
criminosa prevista dall'indicata norma anche se l'avvelenamento delle acque
sia stato operato in acque batteriologicamente non pure dal punto di vista
delle leggi sanitarie ma comunque idonee e potenzialmente destinabili
all'uso alimentare. Fattispecie in cui, trattandosi di sversamento nel terreno di
sostanze inquinanti di origine industriale penetranti in falde acquifere, con
conseguente avvelenamento dell'acqua di vari pozzi della zona, stata respinta
la tesi difensiva secondo cui per acqua destinata all'alimentazione deve
intendersi solo l'acqua "potabile" a norma dell'art. 249 T.U. Leggi sanitarie>>
- Cass, Sez. 4, sent. 6651 del 29.06..1985 (ud. 08.03.1984) rv. 169989.
<<Ai fini della configurabilit del delitto di avvelenamento di acque o di
sostanze alimentari, lavvelenamento delle acque destinate allalimentazione
non deve necessariamente avere potenzialit letale, essendo sufficiente che
abbia idoneit a nuocere alla salute. (Nella specie, concernente lapplicazione
di una misura di cautela personale, si ritenuta la sussistenza del reato nel
versamento di vetriolo (acido solforico ad alta concentrazione, n.d.r.) presso la
sorgente di un fiume, finalizzato a raccogliere pesci da destinare
allalimentazione).>> Cass. Sez. 1, sent. 35456 del 23.10.2006 (cc.
226.09.2006) rv. 234901.
Sempre in tema di art. 439 c.p., risulta di un certo interesse anche la pronuncia
della Pretura di Scandiano (Alboni) del 04.10.1980: <<Nel reato di cui all'art.
439 c.p., quando la fonte dell'inquinamento rappresentata da emissioni
gassose ed effluenti fluidi (nella specie: scarichi di fluoro, piombo, zinco e da
cromo provenienti da industrie ceramiche) il danno, con tossicit cronica,
prodotto sui vegetali (sostanze destinate all'alimentazione) sussiste, anche se

105
non immediatamente individuabile, trattandosi di sintomatologia aspecifica e
derivante dalla somma dei singoli inquinamenti.>> (Fonte: Ambiente e diritto,
1981, 195).
In proposito, si osserva che in tema di avvelenamento delle acque ai sensi dellart.
439 c.p., la Suprema Corte si sempre uniformata alla stessa ratio decidendi, come ci
ha ricordato il Pubblico Ministero nelle Sue conclusioni dibattimentali, che questa
difesa condivide e alle quali fa esplicito rinvio.
Sintetizzando, secondo lunivoco orientamento della Suprema Corte, formatosi in
relazione allart. 439 (e allart. 440) c.p., le acque prese in considerazione e tutelate
dalla norma incriminatrice sono tutte quelle che sono potenzialmente destinabili al
consumo umano, a prescindere dalla loro effettiva ed attuale destinazione; in altri
termini, sono oggetto materiale del delitto anche acque attualmente non intercettate
per uso umano, purch siano potenzialmente suscettibili di esserlo in futuro.
E appena il caso di osservare che, nel caso concreto al centro del presente processo,
il problema certamente superato perch linquinamento (rectius lavvelenamento!)
interessa le acque di un acquifero utilizzato anche per uso potabile.


X. IL DANNO DA ESPOSIZIONE AD AGENTI TOSSI-CANCEROGENI.
LINATTENDIBILIT SCIENTIFICA E LEGALE, AI FINI DELLA TUTELA
DELLA SALUTE INDIVIDUALE E COLLETTIVA, DEI LIMITI DI
ESPOSIZIONE PREVISTI PER TALI SOSTANZE, CHE, NEL CASO DI
SPECIE, SONO STATE SVERSATE NELLAMBIENTE AVVELENANDO
LE FALDE ACQUIFERE


Sul c.d. danno da esposizione si dir nel successivo Capitolo XI.
Preliminarmente, al fine di dare una certa organicit alla problematica giuridica, si
affronta il tema dellinattendibilit scientifica e giuridica dei valori limite delle
suddette sostanze tossi-cancerogene, che, pi volte, sono stati invocati anche nel
presente procedimento dai Difensori delle controparti con lintento di derubricare
l'attivit illecita e dolosa perpetrata dagli odierni imputati durante tutto l'arco
temporale di cui al capo di imputazione. Per evitare inutili duplicazioni e per fugare
ogni possibile ed eventuale dubbio circa la non validit legale dei predetti limiti ai
fini della tutela della salute, individuale e collettiva, si fa esplicito rinvio, alla
pronuncia, ormai passata in giudicato, emessa dalla Suprema Corte di Cassazione nel
noto e gi citato procedimento penale a carico dei vertici della societ Montefibre;

106
statuizione in allora pronunciata con riferimento allinquinamento da amianto, i cui
principi di diritto (con riferimento alle odierne sostanze tossiche e cancerogene che
avvelenano le acque di falda sottostanti lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo e
le aree circostanti fino al fiume Bormida, cfr. capo di imputazione) si applicano anche
al presente procedimento penale:

Cfr. Cass. Pen., Sez. IV, 04.11.2010 n. 38991:
"La Corte di meritoha osservato che relativamente alla quantificazione dei livelli
di esposizione alle polveri di amianto, non era condivisibile la tesi del consulente
Ing. Nano, che facendo riferimento ad un protocollo di indagine classico ed ai valori
TLV-TWA (valori limite di esposizione agli agenti chimici) adottati dalla
ACGIHaveva ritenuto che non era possibile quantificare i livelli pregressi di
esposizione secondo seri parametri scientifici, considerato anche che l'esposizione
dei lavoratori era stata per la maggior parte indiretta. OMISSISaffrontando la
problematica della rilevanza dei valori-soglia, va ricordato che questa Corte di
legittimit ha avuto gi in passato modo di affermare, in tema di amianto, che
<<L'obbligo del datore di lavoro di prevenzione contro gli agenti chimici scatta pur
quando le concentrazioni atmosferiche non superino predeterminati parametri
quantitativi, ma risultino comunque tecnologicamente passibili di ulteriori
abbattimenti (Cass. IV, 3567/2000, Hariolf). Si osservato che nell'attuale contesto
legislativo italiano non v' spazio per una interpretazione del concetto dei valori
limite come soglia a partire dalla quale sorga per i destinatari dei precetti l'obbligo
prevenzionale nella sua dimensione soggettiva e oggettiva, giacch ci
comporterebbe inevitabili problemi di legittimit costituzionale, che implicita e
connaturata all'idea stessa del valore-limite una rinuncia a coprire una certa
quantit di rischi ed una certa fascia marginale di soggetti, quei soggetti che, per
condizioni fisiche costituzionali o patologiche, non rientrano nella media, essendo
ipersensibili o ipersuscettibili all'azione di quel determinato agente nocivo,
ancorch assorbito in quantit inferiori alle dosi normalmente ritenute innocue.
Pertanto i valori-limite vanno intesi come semplici soglie di allarme, il cui
superamento, fermo restando il dovere di attuare sul piano oggettivo le misure

107
tecniche, organizzative e procedurali concretamente realizzabili per eliminare o
ridurre al minimo i rischi, in relazione alle conoscenze, acquisite in base al
progresso tecnico, comporti l'avvio di un'ulteriore e complementare attivit di
prevenzione soggettiva, articolata su un complesso e graduale programma di
informazioni, controlli e fornitura di mezzi personali di protezione diretto a limitare
la durata dell'esposizione degli addetti alle fonti di pericolo. Questo orientamento
stato avallato in altre pronunce della Corte, laddove stato anche affermato che la
mancata individuazione della soglia di esposizione all'amiantonon era idonea ad
infirmare la correttezza del ragionamento del giudice di merito secondo cui un
significativo abbattimento dell'esposizione avrebbe comunque agito positivamente sui
tempi di latenza o di insorgenza delle malattie mortali (cfr. Cass. 988/03, Macola);
nonch laddove stato affermato che in caso di morti da amianto, il datore di lavoro
ne risponde, anche quando pur avendo rispettato le norme preventive vigenti
all'epoca dell'esecuzione dell'attivit lavorativa, non abbia adottato le ulteriori
misure preventive necessarie per ridurre il rischio concreto prevedibile di
contrazione della malattia, assolvendo cos all'obbligo di garantire la salubrit
dell'ambiente di lavoro (Cass. IV, 5117/08, Biasotti).OMISSISLa coerenza e la
non manifesta illogicit della motivazione della sentenza impugnata, ancorata alle
emergenze della istruttoria dibattimentale, la rende, sul punto, insindacabile in
questa sede". (Il grassetto di questa difesa).

XI. SUL C.D. DANNO DA ESPOSIZIONE

Alla luce di quanto precedentemente illustrato in tema di valori limite, qui si
focalizza il suddetto danno da esposizione alle sostanze ed agli agenti tossici e
cancerogeni, quale danno certamente di non nuova emersione giurisprudenziale (cfr.
tutti gradi del processo relativo allimmane inquinamento causato a Seveso nel 1976
dalla societ Icmesa/Hoffman La Roche) che ha trovato recentemente piena conferma
anche nellambito del procedimento penale a carico dei vertici della multinazionale
Eternit, celebratosi in primo ed in secondo grado presso la sede giudiziaria di Torino,
e precisamente:

108
<<Con riferimento al danno da esposizione (lamentato in questa sede anche
da tutte le Parti Civili, persone fisiche assistite da questa difesa, n.d.r.), cio al
danno ricollegabile al timore dei residenti di Casale Monferrato (e dei Comuni
della c.d. area critica di Casale) e in Cavagnolo-Brusasco - [nel nostro caso
le persone residenti ed operanti in Spinetta Marengo/Alessandria e zone
limitrofe, esposte ai rischi insiti nel consumo di acque avvelenate (dalle
sostanze tossi-cancerogene di cui al capo di imputazione), per uso alimentare,
igienico, domestico e agricolo, ndr.] -, attualmente sani, di contrarre, in
ragione dellesposizione ambientale ad amianto, una patologia asbesto
correlata, pare opportuno ricordare levoluzione del panorama
giurisprudenziale in materia di danno non patrimoniale.
Al riguardo, le Sezioni unite della Corte di Cassazione, con sentenza 21
febbraio 2002 n. 515, hanno optato per il principio opposto a quello affermato
con le sentenze n. 4631 e 5530 del 1997, ritenendo che il danno morale
soggettivo sia risarcibile anche in assenza di danno biologico o di altro evento
produttivo di danno patrimoniale.
Il principio di diritto statuito con tale sentenza prevede che in caso di
compromissione dellambiente (nel caso che ci occupa, il primario bene
dellacqua, ndr.) a seguito di disastro colposo, il danno morale soggettivo
lamentato dai soggetti che si trovano in una particolare situazione (in quanto
abitano e/o lamentano in detto ambiente) e che provino in concreto di avere
subito un turbamento psichico (sofferenze e patemi danimo) di natura
transitoria a causa dellesposizione a sostanze inquinamenti ed alle
conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita, risarcibile
autonomamente anche in mancanza di una lesione dellintegrit psico-fisica
(danno biologico) o di altro evento produttivo di danno patrimoniale,
trattandosi di reato plurioffensivo che comporta, oltre alloffesa allambiente
ed alla pubblica incolumit, anche loffesa ai singoli, pregiudicati nella loro
sfera individuale.>>. [Cfr. Tribunale Ordinario di Torino, Sezione Prima
Penale, Sentenza n. 565 del 13.02.2012; sul punto, nellAllegato 1 si
producono, per estratto, le pagine 1 e da 573 a 579 di tale sentenza; nonch in
Allegato 2 le pagine 1 e da 599 a 610 della Sentenza n. 2073/2013 emessa il
03.06.2013 (depositata il 02 settembre 2013) dalla Corte dAppello di Torino,
Sezione Terza Penale].
Ovviamente, per le caratteristiche e la configurazione stessa del reato
(plurioffensivo) di cui allart. 439 c.p. posto in essere dagli odierni imputati,
tutte le persone fisiche costituite nel presente processo (siano esse portatrici o
meno di patologie invalidanti), e segnatamente quelle rappresentate da questa
difesa, hanno subito concretamente un danno da esposizione, per il quale

109
richiedono legittimamente in questa sede il relativo risarcimento a tutti gli
imputati come in atti generalizzati in solido tra loro e con il Responsabile civile
ritualmente citato in giudizio Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A., quale
successore ultimo (e quindi legittimato passivo) nella gestione dello
stabilimento di cui processo di Spinetta Marengo.

XII. - LEGITTIMATIO AD CAUSAM DELLE COSTITUITE PARTI CIVILI
MEDICINA DEMOCRATICA, E DELLE SIGNORE E DEI SIGNORI
SOPRA GENERALIZZATI E RAPPRESENTATI DA QUESTA DIFESA


Sebbene la questione circa la c.d. legitimatio ad causam di Medicina Democratica, e
delle predette persone costituite parti civili sia gi stata risolta positivamente sia in
sede di udienza preliminare dal GUP Dr. Stefano Moltrasio (con ordinanza del
09.06.2011 di ammissione delle precitate Parti Civili nel presente procedimento) sia
da codesta Ill.ma Corte di Assise che, con ordinanza 19.12.2012, ha ammesso la
costituzione di parte civile della predetta associazione e delle predette persone
fisiche, peraltro richiamandosi alla motivata ordinanza del GUP, questa difesa ritiene
comunque opportuno (ri)focalizzare la problematica sul 'perch' le suddette costituite
Parti Civili lamentino in questa sede un danno (e quindi ne chiedano il risarcimento)
Loro proprio, scaturente dalla violazione da parte degli odierni imputati delle norme
meglio indicate nel capo di imputazione del P.M..
Quanto alla parte civile MEDICINA DEMOCRATICA, Movimento di Lotta per
la Salute
1. Preliminarmente va osservato che Medicina Democratica ha dedotto la legittimazione
autonoma a costituirsi parte civile ex art. 74 c.p.p. nel presente procedimento penale
prospettando la lesione concreta di un diritto soggettivo proprio (ovvero la lesione del
diritto alla salute e alla vita dei lavoratori e delle lavoratrici dello stabilimento -oggi-
Solvay, dei cittadini e delle cittadine residenti in zone limitrofe il predetto polo
industriale, nonch la lesione del diritto ad un ambiente salubre all'interno ed all'esterno
dei luoghi di lavoro), in conseguenza dei fatti descritti nei capi di imputazione. Gli

110
odierni imputati hanno cio provocato lavvelenamento delle acque della falda
sotterranea con i relativi impatti ambientali e sanitari sull'ambiente, sui lavoratori e le
lavoratrici dello stabilimento di Spinetta Marengo al centro del presente procedimento,
nonch sui cittadini e le cittadine che, loro malgrado, hanno fatto uso alimentare,
domestico ed agricolo delle predette acque avvelenate, cos come meglio descritto nella
citata richiesta 09-16 agosto 2010 di rinvio a giudizio formulata dal PM Dr. Riccardo
Ghio al GIP del Tribunale di Alessandria Dr. Stefano Moltrasio, richiesta, lo si ripete,
che qui si d per integralmente richiamata e ritrascritta. Come noto, ai sensi dellart. 74
c.p.p., legittimato allazione civile il soggetto al quale il reato ha recato danno, pertanto
il danneggiato dal reato cui spetta il risarcimento del danno non si identifica
necessariamente con il soggetto passivo del reato in senso stretto, ma chiunque abbia
riportato un danno eziologicamente riferibile allazione od omissione del soggetto attivo
del reato (cfr. ex plurimus, Cass. VI 1266 del 19.12.90 n. 16708; Cass. VI n. 10126 del
10.11.97).
2. E poi riconosciuta dal codice di rito, e precisamente dallart. 78 c.p.p., la possibilit
per le associazioni e gli enti esponenziali di costituirsi parte civile nel processo penale,
possibilit che non pu certo ritenersi assorbita dalla previsione normativa di cui all'art.
91 c.p.p., tendente, semmai, ad ampliare le facolt della persona offesa. Infatti, l'art. 91
c.p.p. che consente il c.d. intervento ad adiuvandum subordinato al consenso della
persona offesa, cui gli enti e le associazioni sono equiparati, lascia inalterato il diritto
della stessa parte lesa, danneggiata dal reato, di costituirsi parte civile, tant' che lo
stesso art. 212 disp. att. c.p.p. con esplicito riferimento alle ipotesi di cui all'art. 74
c.p.p., lascia inalterata la questione dell'ammissibilit della costituzione di parte civile
delle associazioni che siano portatrici di un interesse collettivo/esponenziale leso e/o di
un proprio diritto della personalit. In proposito la Suprema Corte ha affermato che
proprio "la non sovrapponibilit tra l'istituto di cui all'art. 91 c.p.p. e la costituzione di
parte civile discende dall'art. 212 disp. coord. c.p.p. per il quale il fondamento
dell'esercizio dell'azione civile nel processo penale non pu che essere individuato
nell'art. 74 c.p.p." (cfr. Cass. sez. VI n. 266 del 05.02.2009, dep. Il 16.04.2009).

111
Infatti, la giurisprudenza di merito e di legittimit ha in pi occasioni riconosciuto la
legittimazione di enti ed associazioni a costituirsi parte civile a tutela degli interessi
collettivi che possano ritenersi lesi dai reati, ogni qualvolta siano integrati i presupposti
per lazione di cui agli artt. 185 c.p. e 2043 c.c. e, quindi, nellipotesi in cui un soggetto
collettivo chieda il ristoro (in qualit di danneggiato) per un danno proprio sia pure
diverso da quello vantato dalla persona offesa dal reato (cfr. Cass. Civ. Sez. U. n. 500
del 02.07.1999; Cass. Sez. 3 n. 8699 del 09.07.1996, dep. 26.09.1996; Cass. Sez. 3 n.
46746 del 21.10.2004, dep. 02.12.2004; Cass. Sez. 3 n. 1260 del 21.05.2008; Cass. Sez.
1 n. 1362 del 08.11.2007; Cass. Sez. 6 n. 266 del 05.02.2009, dep. 16.04.2009).
3. Medicina Democratica, a mezzo di questo difensore e procuratore speciale, ha
puntualmente prospettato nell'atto di costituzione di parte civile (depositato all'udienza
preliminare del 05 aprile 2011), come le finalit di tutela dell'ambiente, della salute dei
lavoratori, delle lavoratrici e dei cittadini, sancite nello Statuto e di fatto costantemente
perseguite dall'ente anche con riferimento al territorio dove insiste lo stabilimento di cui
si discute - [cfr. la Scheda di Identit prodotta in unione con il predetto atto di
costituzione di parte civile e, segnatamente, le tematiche affrontate sullomonima
rivista. Medicina Democratica, per i fatti-reato al centro del presente procedimento,
sottolinea che la Sezione di Alessandria e Provincia dellAssociazione, da decenni,
svolge una enorme ed invalutabile attivit tesa ad affermare in fabbrica come in ogni
luogo di vita e del territorio, la salute individuale e collettiva, la sicurezza, lambiente
salubre, ovvero il rigoroso rispetto dei diritti umani contro ogni discriminazione nei
confronti di chicchessia. In merito alle iniziative promosse nel corso degli anni dalla
Sezione di Medicina Democratica di Alessandria e Provincia per affermare i diritti alla
salute e allambiente salubre, ovvero i diritti umani, si segnala che le stesse, diverse
volte, hanno dato luogo a pubblicazioni sulla omonima Rivista: cfr. box Allegato 1.A e
1.B - Volumi A., B. e C., nonch Allegato 2.1.A - Volume A, Scheda di Identit] - siano
state gravemente compromesse o quanto meno ostacolate a causa dei fatti-reato descritti
nel capo di imputazione con conseguente compromissione e frustrazione della sfera
della propria personalit, che si estrinseca mediante il raggiungimento di quegli scopi.

112
La qualit, la quantit e l'importanza pratica politica, sociale, culturale e tecnico-
scientifica dell'Associazione sono appunto documentati dalla Rivista omonima
pubblicata a partire dal 1975/76 dall'editrice La Nuova Italia, prodotta con altri
numerosi documenti, perch la Corte prenda atto di una realt operativa in linea con gli
scopi statutari: consideri la rilevanza e l'immediatezza della lesione degli interessi
collettivi dei quali Medicina Democratica portatrice, valuti l'ingiusta e illegittima
repressione dell'identit acquisita dall'ente nel lungo periodo della sua presenza nel
mondo delle relazioni industriali, e riconosca i tenaci ostacoli che i responsabili hanno
frapposto al perseguimento dei fini per i quali l'Associazione si costituita.
Sul punto si vedano a titolo esemplificativo le copertine e gli indici dei fascicoli della
Rivista a partire dal 1994 nonch alcuni fascicoli della stessa (numeri: 94, 95, 96/97, 99,
100, 101/103, 104/105, 106/107, 108, 109, 111/113, 119/121, 122/124, 128/131,
134/135, 136/138, 139/140, 141/143, 144/145, 149/151, 153, 154/156, 162/164,
165/167, 173/175, 176, 180/182, 183/185, 186/188, 189/190, allegati allatto di
costituzione di parte civile) che trattano dei temi della tossicit e della cancerogenicit
di molteplici sostanze, ivi compresi i metalli (Cr VI, Nichel, Arsenico e altri), i
composti inorganici (fluoruri e solfati), i composti alifatici clorurati cancerogeni e non
cancerogeni, nonch altre (es. Amianto, Acrilonitrile, Cloruro di vinile monomero
(CVM)/Polivinilcloruro (PVC), 1,2-Dicloroetano, Diossine, PCB, 1,3-Butadiene,
Stirene, Cloruro di Benzile, Cloruro di Mercurio, Tricloroetilene, Percloroetilene, Cloro,
Acido cloridrico, Etilene, Cicloesanone, Ammoniaca, Idrazina, Dietilesilftalato, Cloruro
di vinilidene, metalli pesanti, radiazioni ionizzanti, altre sostanze - (v. box Allegato 1.A
e 1.B) con altri numerosi documenti.
Sul punto, consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione ha infatti ritenuto
operante la legitimatio ad causam delle associazioni private/enti esponenziali, il cui
fine illustrato nello Statuto preveda la tutela di beni o interessi protetti dalla Carta
Costituzionale, come quello della salute e dell'ambiente, del quale sia dimostrato il
fattivo intervento ed interessamento in vista del raggiungimento dello scopo sociale (cfr.

113
ad es. Cass. 3 Sez. 26.09.1996 n. 8699; Cass. 21.05.1993 n. 5230; Cass, 3 Sez.
13.11.1992 n. 10956; Cass. 3 Sez. 11.04.1992 n. 4487).
4. Dalla lettura dello Statuto di Medicina Democratica, risalente al 1978, se ne ricava
che fine essenziale e precipuo del sodalizio la tutela del diritto alla salute
costituzionalmente garantito con particolare riferimento ai lavoratori ..., da perseguirsi
opponendosi con azioni concrete sul piano delliniziativa politica e, dove necessario,
giudiziaria ogni qualvolta questo diritto venga leso. E, al punto a) dello Statuto, si
precisa altres che lassociazione opera per promuovere la prevenzione dei rischi e
delle nocivit in ogni luogo di lavoro e di vita nonch la sicurezza e lambiente salubre;
e inoltre promuovere laffermazione della medicina pubblica, mediante unazione
efficace di partecipazione dei soggetti (lavoratori, pensionati, disoccupati, emarginati)
alle scelte sanitarie che direttamente o indirettamente li coinvolgono. (art. 4 dello
Statuto agli atti).
5. La identificazione dello scopo dellAssociazione con la finalit di promozione e di
preservazione di beni di primaria importanza (la salute, la vita e l'ambiente salubre), fa
sorgere in capo al sodalizio (formazione sociale mediante la quale si svolge la
personalit umana), un interesse che non pu definirsi come meramente diffuso, bens
come proprio dellente privato, in quanto rivolto ad esprimerne la personalit.
Linteresse alla tutela dell'ambiente salubre, della salute dei lavoratori e della
cittadinanza (esposti inconsapevolmente al rischio di potersi ammalare) un vero e
proprio diritto soggettivo di Medicina Democratica, perseguito concretamente dagli
associati con riferimento a situazioni storicamente circostanziate, ovvero, nel caso che ci
occupa, con particolare riferimento al territorio ove gli odierni imputati hanno posto in
essere le condotte criminose, di cui al capo di imputazione formulato dal Pubblico
Ministero, ai danni dei lavoratori dello stabilimento Solvay Solexis S.p.A. (ora Solvay
Speciality Polymers Italy S.p.A.), delle/dei cittadine/i, che, loro malgrado, sono state/i
esposte/i alle sostanze tossiche, ivi comprese quelle cancerogene, emesse nellambiente
dai cicli produttivi del predetto stabilimento, e immesse nelle acque della falda

114
sottostante: acque consumate dalla popolazione per gli usi alimentari, igienici, domestici
e agricoli, con le infauste conseguenze sulla salute pubblica e sull'ambiente, nonch
sulle attivit agricole.
6. Quindi, lo si ripete, la documentazione prodotta unitamente all'atto di costituzione di
parte civile (si veda in particolare la Scheda di Identit con i relativi Allegati 1-17)
consente di apprezzare il concreto ed effettivo interessamento di Medicina Democratica
nel contesto in cui insiste lo stabilimento (oggi) Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.
di Spinetta Marengo (AL), anche mediante articolazioni locali, con attivit di
informazione/denunzia e di iniziative atte a tutelare la salute e la sicurezza all'interno ed
all'esterno dei luoghi di lavoro. Circostanze queste che, a parere di questo difensore,
provano il livello di immedesimazione tra l'interesse collettivo perseguito e lo scopo
stesso di Medicina Democratica.
Infatti, Medicina Democratica, opera da decenni, anche ad Alessandria e Provincia, per
affermare i diritti alla salute, alla sicurezza, all'ambiente salubre nonch per affermare i
diritti umani sia nei luoghi di lavoro che in ogni dove della societ. Nel corso degli anni,
sono state molteplici le iniziative promosse dall'Associazione su queste tematiche.
Al riguardo, si sottolinea:
- Che l'oggetto del presente procedimento penale [ovvero l'inquinamento in
atto, segnatamente quello dell'acqua della falda a contatto con i rifiuti - (tra i quali
metalli - Antimonio, Arsenico, Cromo VI, Nichel e Selenio -, composti inorganici -
fluoruri e solfati -, composti alifatici clorurati cancerogeni e non cancerogeni, DDD,
DDT e DDE) - ammassati nelle varie discariche o comunque sotterrati nel sito
industriale di Spinetta Marengo delle societ Montedison/Ausimont S.p.A., poi Solvay
Solexis S.p.A., ora Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A., con la costante e continua
contaminazione delle sottostanti acque di falda, destinate ad uso alimentare sia dei
dipendenti addetti al predetto sito industriale, sia delle cittadine e dei cittadini
territorialmente interessati (cfr. capo di imputazione), nonch ad uso domestico ed
agricolo delle abitazioni e degli insediamenti agricoli dell'area di Spinetta Marengo e

115
zone limitrofe, con i conseguenti impatti sanitari ovvero i gravi danni portati alla salute
pubblica, anche con esito infausto, dei lavoratori, delle lavoratrici e dei cittadini esposti
a tale inquinamento, a seguito del consumo di tale acqua cos gravemente contaminata,
avvelenata!] - costituisce uno se non il principale settore di intervento di Medicina
Democratica, ove l'associazione ha condotto, negli ultimi quattro decenni, innumerevoli
studi, ricerche e indagini mediche/epidemiologiche/ambientali in fabbrica e nel
territorio, per la tutela e la promozione della salute, della sicurezza, dell'ambiente
salubre, ovvero per il rigoroso rispetto dei diritti umani. Queste iniziative sono state
realizzate anche con le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Spinetta Marengo
al centro del presente procedimento, nonch con le popolazioni a rischio di Alessandria
e Provincia, con quelle di altre realt produttive piemontesi, e di ogni altro dove del
Paese.
- Che, in particolare, la sezione di Medicina Democratica di Alessandria e
Provincia da decenni svolge una enorme ed invalutabile attivit tesa ad affermare in
fabbrica come in ogni luogo di vita e del territorio, la salute individuale e collettiva, la
sicurezza, lambiente salubre, ovvero il rigoroso rispetto dei diritti umani contro ogni
discriminazione nei confronti di chicchessia. A questultimo riguardo, si sottolinea la
profonda lesione inferta sia a Medicina Democratica che a lavoratori/lavoratrici (e
cittadine/i) suoi associati, dipendenti dello stabilimento di Spinetta Marengo al centro
del presente procedimento, licenziati per rappresaglia: la Loro unica colpa stata quella
di presentare esposti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria
per inquinamenti ambientali causati dallazienda! Esposti che di seguito si richiamano e
che rilevano anche nellambito del presente procedimento penale, e precisamente:
Esposto (estratto) 30.06.2008 presentato dal sig. Lino Balza (parte civile nel
presente procedimento) a nome e per conto di Medicina Democratica
Movimento di Lotta per la Salute (e personale), nel quale oltre ad esprimere la
volont dellAssociazione di costituirsi parte civile nel presente procedimento
nei confronti dei responsabili dei fatti-reato riguardanti il Polo chimico in
questione, stata allegata una memoria e una Scheda storica concernente la

116
proposta di Osservatorio ambientale della Fraschetta ove sono citati i
cinquemila esposti sottoscritti da altrettanti/e cittadini/e sulla base di un
voluminoso dossier e presentati alla competente Magistratura penale nel
maggio 1998.
Esposto 14.09.2009 presentato dal sig. Lino Balza a nome e per conto di
Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute relativo ai gravi
rischi per la salute e la stessa vita dei lavoratori esposti a PFOA, nonch per
linquinamento da PFOA (acido perfluoroottanoico) causato dagli scarichi
delle acque reflue derivanti dai cicli produttivi dello stabilimento al centro del
presente procedimento.
Esposto 31.08.2009 presentato dal sig. Lino Balza a nome e per conto di
Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute relativo al grave
inquinamento da PFOA (acido perfluoroottanoico) causato dagli scarichi delle
acque reflue derivanti dai cicli produttivi dello stabilimento in questione: alla
confluenza fra i fiumi Bormida e Tanaro sono stati rilevati valori pari a 1270
microgrammi/litro, mentre in tutti gli altri fiumi si sono riscontrati al massimo
20 microgrammi/litro di acqua.
Esposto 09.07.2009 presentato dal sig. Lino Balza, responsabile della Sezione
alessandrina di Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute,
relativo ai gravi rischi per la salute pubblica e per lambiente insiti nelle
attivit in atto presso il sito della societ ex Fabbricazioni Nucleari ubicata nel
Comune di Bosco Marengo (AL).
Esposto 22.09.2009 presentato dal sig. Lino Balza a nome e per conto di
Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute relativo
allinquinamento del fiume Bormida da PFOA, nonch dei gravi rischi per la
salute e la stessa vita dei lavoratori esposti a tale sostanza tossica,
sottolineando, fra laltro, che nel sangue di lavoratori sono stati riscontrati
valori di PFOA superiori ai limiti; inoltre, nello stesso esposto, si evidenzia
che nella produzione del Teflon, oltre ai rischi derivanti dallesposizione a

117
PFOA, vi sono anche quelli derivanti dallesposizione a PFIB
(perfluoroisobutene), lo stesso gas che a suo tempo (primi anni 60) ha causato
la morte degli operai dello stesso stabilimento, Signori MASSA e TERRONI.
Esposto 28.02.2008 presentato dai signori Sonny Alessandrini (parte civile nel
presente procedimento) e Daniele Ferrarazzo, gi dipendenti dello
stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo, nonch aderenti a Medicina
Democratica Movimento di Lotta per la Salute, relativo ai gravi rischi per la
salute e la stessa vita dei lavoratori esposti a molteplici sostanze tossiche, ivi
comprese quelle cancerogene, e precisamente: perfluoropropene (C3F6);
tetrafluoroetilene (C2F4); perfluoroisobutene (PFIB); acido perfluoroottanoico
(PFOA) e altri composti iodurati; nellesposto si allegano i valori del
monitoraggio ambientale di C2F4, FVD, C3F6 e PFIB, inoltre viene segnalato
linquinamento da cromo del terreno e la necessit di attuare la bonifica dello
stesso.
Esposto 28.02.2008 presentato dai signori Sonny Alessandrini, Daniele
Ferrarazzo e Valentina Berto, gi dipendenti dello stabilimento Solvay Solexis
di Spinetta Marengo, nonch aderenti a Medicina Democratica Movimento
di Lotta per la Salute, relativo ai gravi rischi per la salute derivanti dalla
presenza nel citato stabilimento di Spinetta Marengo di logore coperture di
edifici in amianto-cemento.
Esposto 30.07.2008 presentato dai signori Sonny Alessandrini, Daniele
Ferrarazzo e Valentina Berto, gi dipendenti dello stabilimento Solvay Solexis
di Spinetta Marengo, nonch aderenti a Medicina Democratica Movimento
di Lotta per la Salute, relativo allelevato inquinamento delle acque da cromo
(es. 93 mcg/L presso la Cascina Pederbona; 260 mcg/L presso lex
zuccherificio; 288 mcg/L nelle zone limitrofe allo stabilimento Solvay), con i
conseguenti pesanti impatti sanitari e ambientali; nello stesso esposto, fra
laltro, si evidenzia che tale acqua cos fortemente inquinata alimentava le
macchinette del caff e delle bevande calde, le docce di emergenza, tutti i

118
servizi (lavandini, docce, altri) igienici, spogliatoi e mensa, e che il grave
inquinamento interessava anche il terreno dello stabilimento.
Esposto 05.05.2008 presentato alla ASL di Alessandria dalla sig.ra Valentina
Berto, gi dipendente dello stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo,
nonch aderente a Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute,
relativo agli omessi accertamenti sanitari di Legge nei confronti della stessa
esponente, nonch lettera raccomandata 19.02.2009 inviata al Procuratore
della Repubblica di Alessandria sulla medesima problematica.
Esposto 10.09.2008 presentato alla ASL di Alessandria dalla sig.ra Valentina
Berto, gi dipendente dello stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo,
nonch aderente a Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute,
relativo allassenza di servizi igienici e spogliatoi ad uso esclusivamente
femminile presso i reparti Algofron 2 e Laboratorio Algofrene, nonch per
lassenza di aspirazioni localizzate (cappe) presso lavandini e gas-
cromatografi nel laboratorio ove, fra laltro, si analizzano i grezzi di Algofrene
e i composti chimici CHCL3 e CCL4.
Esposto 20.02.2009 presentato dalla sig.ra Valentina Berto, gi dipendente
dello stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo, nonch aderente a
Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute, relativo sia a
quanto gi esposto dalla lavoratrice allanzidetta ASL, ma invano, sia
allinquinamento del Laboratorio Monomeri (detto anche Algoflon) da gas
quali perfluoropropene (C3F6), tetrafluoroetilene (C2F4) e perfluoroisobutene
(PFIB) avvenuto il 17 febbraio 2009 e durato ben 36 ore! Fatto che aveva
indignato la pubblica opinione il 10 gennaio 1962, quando tre operai dello
stabilimento venivano ricoverati in ospedale per intossicazione da gas
Algoflon: uno di Loro, Giampiero Massa di anni 19, decedeva il 22 gennaio
dello stesso anno. La causa di questo grave fatto risiede(va) in una rete
fognaria che non stata realizzata secondo i criteri di buona tecnica. Dopo 47
anni il problema NON ancora stato risolto (!), come stanno l a documentare

119
i valori delle concentrazioni delle sostanze tossiche (C2F4, C3F6, PFIB) che
inquinavano il Laboratorio in questione il 17.02.2009, i cui valori relativi al
monitoraggio di tali inquinanti sono allegati al medesimo esposto.
Esposto 05.02.2009 presentato dal sig. Sonny Alessandrini, gi dipendente
dello stabilimento Solvay Solexis di Spinetta Marengo, nonch aderente a
Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute, relativo agli
omessi accertamenti sanitari di Legge nei confronti dello stesso, nonch lettere
raccomandate 01.09.2008, 09.10.2008 notificate sulla medesima problematica
alla ASL di Alessandria, ma invano.
Rassegna Stampa relativa i fatti al centro del presente procedimento penale
nei confronti di Cogliati Carlo + 37.
In merito alle iniziative promosse nel corso degli anni dalla Sezione di
Medicina Democratica di Alessandria e Provincia per affermare i diritti alla
salute e allambiente salubre, ovvero i diritti umani, si segnala, lo si ripete, che
le stesse, diverse volte, hanno dato luogo a pubblicazioni sulla omonima
Rivista (cfr. box Allegato 1.A e 1.B della Scheda di Identit di Medicina
Democratica agli atti).
La sopra citata documentazione allegata all'atto di costituzione di parte civile (cos come
l'ulteriore documentazione di cui alla predetta Scheda di Identit dell'Associazione, che
fa parte integrante ed inscindibile dell'atto di costituzione in giudizio) dimostra la piena
legittimazione di Medicina Democratica ad agire nel presente procedimento con
riferimento al territorio oggetto dei fatti-reato di cui al capo di imputazione.
Sulla scorta delle esposte considerazioni, la Suprema Corte di Cassazione con
sentenza n. 4675/2007 (del 19.05.2006 e depositata il successivo 06.02.2007) resa nel
noto procedimento penale Cefis Eugenio + altri/ Edison S.p.A. / Eni S.p.A. / Montefibre
S.p.A. / Syndial S.p.A. (relativo alle patologie ed alle morti operaie da CVM/PVC
presso il Petrolchimico di Porto Marghera, nonch per l'inquinamento della Laguna di
Venezia provocato dagli scarichi degli stessi impianti) ha consacrato il diritto di
Medicina Democratica (e di altre parti civili), ad ottenere il risarcimento dei danni tutti

120
patiti, oltre al pagamento delle spese processuali per tutti i gradi di giudizio, rinviando
all'uopo al giudice civile competente per valore in grado di appello. La predetta Parte
Civile ha cos riassunto, con atto di citazione ad hoc, la causa avanti la Corte d'Appello
Civile di Venezia (Sezione Quarta).
E ancora, da ultimo, cos ha statuito definitivamente la Suprema Corte di Cassazione nel
citato procedimento penale (c.d. Montefibre I) a carico dei dirigenti (Quaglieri Bruno +
altri) della societ Montefibre S.p.A. di Verbania Pallanza per le morti e le malattie
amianto correlate dei dipendenti della predetta societ: <<OMISSISgli enti di fatto
sono legittimati a costituirsi parte civile non soltanto quando il danno riguardi un bene
su cui gli stessi vantino un diritto patrimoniale, ma pi in generale quando il danno
coincida con la lesione di un diritto soggettivo come avviene nel caso in cui offeso sia
l'interesse perseguito da un'associazione in riferimento ad una situazione storicamente
circostanziata, assunto nello Statuto a ragione stessa della propria esistenza ed azione,
con l'effetto che ogni attentato a tale interesse si configura come lesione della
personalit o identit del sodalizioNel caso di specie gli enti costituiti parte civile
avevano ed hanno come oggetto della loro attivit la tutela dei lavoratori, anche sotto il
profilo della dignit e della salute ('Medicina Democratica' l'ha evidenziato nella
stessa ragione sociale). Pertanto, ogni condotta del datore di lavoro idonea a ledere la
salute dei lavoratori, soprattutto nei casi in cui ci si verifica in modo reiterato (es.
pluralit di decessi) ed in conseguenza di condotte riconducibili a sistematiche e
radicate violazioni delle norme di sicurezza e igiene sul lavoro, determina, un danno
diretto all'Ente>> (Cfr. Cass., IV Sez. Penale, sent. n. 38991/2010 del 04.11.2010).
Ad abundantiam, si veda anche il dispositivo della Sentenza emessa il 15 Aprile 2011
dal Tribunale di Torino, seconda Corte di Assise, nel noto procedimento a carico dei
vertici della societ Thyssen Krupp (RGNR 31095/07 - RG Assise n. 2/09), che, a
fronte della condanna degli imputati per la morte di 7 operai arsi vivi presso lo
stabilimento di Torino della citata societ, ha liquidato a titolo di provvisionale
immediatamente esecutiva a favore di Medicina Democratica una somma di Euro

121
100.000,00, oltre alla rifusione delle spese legali per un importo pari ad Euro 90.900,00
ed oltre ad Euro 58.000,00 per spese di consulenza tecnica.
Conseguentemente, dalla commissione/omissione dei fatti-reato di cui al capo di
imputazione deriva oltre al danno per lincolumit pubblica, e quindi per le persone
colpite direttamente nel corpo, e/o comunque esposte ai cancerogeni e tossici di cui
processo, anche un danno di tipo morale e/o materiale a carico di quei soggetti, tra i
quali Medicina Democratica, che hanno assunto nel proprio Statuto e concretamente
perseguito, a ragione stessa della propria esistenza e azione, la tutela della salute e della
sicurezza dei cittadini e dellambiente, la cui violazione ha costituito levento del reato.
In linea generale, lo si sottolinea, il diritto alla salute costituisce un vero e proprio diritto
soggettivo attribuito ad ogni cittadino/a, individualmente e collettivamente. Sul punto la
Corte Costituzionale si pi volte espressa in tal senso, attribuendo agli artt. 2 e 32
Cost. valenza di veri e propri diritti fondamentali inviolabili delluomo, primari e
assoluti, riconosciuti a tutti i consociati come diritti della personalit.
Le caratteristiche proprie del diritto della personalit costituzionalmente attribuito al
singolo si trasmettono alla formazione sociale nella quale si esplica la personalit
delluomo, organismi intermedi, esponenziali di interessi che trascendono il singolo per
coinvolgere una pluralit di individui, rappresentando in tal modo un centro di
organizzazione dellinteresse comune ad una collettivit circoscritta e determinata.
Da ci il riconoscimento dello stesso carattere fondamentale agli interessi collettivi
facenti capo ad un organismo rappresentativo degli stessi (e nel nostro caso a Medicina
Democratica) inserito in un contesto sociale e storico ben determinato e concreto, tale
da determinare una immedesimazione tra il sodalizio di individui e linteresse in
questione.
Esiste quindi, lo si ribadisce, una posizione giuridica collettiva protetta
dallordinamento sia costituzionale che ordinario che proprio in quanto protetta
suscettibile di essere lesa giuridicamente ex art. 2043 c.c. e cio di provocare un danno

122
ingiusto al suo titolare, ben distinta dalle posizioni giuridiche e dagli interessi della
generalit dei singoli cittadini.
E pertanto indubitabile che il pregiudizio recato dalle condotte degli odierni imputati a
Medicina Democratica nel suo scopo specifico porta con s la lesione dei diritti della
personalit suoi propri e perci un danno non patrimoniale (oltre che un danno
patrimoniale) per il risarcimento del quale la medesima legittimata ad agire nel
processo, risarcimento meglio quantificato nelle separate "Conclusioni" che verranno
dimesse, con la presente memoria.
Le consulenze dei CC.TT. del PM e di questa Parte Civile, oltre alle prove dirette
raggiunte nel presente procedimento in forza della pi volte richiamata sentenza della
Corte di Cassazione n. 38991/2010, ormai passata in giudicato, hanno chiaramente
evidenziato, oltre ogni ragionevole dubbio, i gravi ed immediati danni, sia patrimoniali
che allimmagine, patiti e patiendi da questa Associazione, che opera su tutto il territorio
nazionale (e segnatamente nella realt di cui processo) a difesa del diritto alla salute
dei cittadini/e, delle lavoratrici e dei lavoratori e per la tutela dellambiente in ogni
dove, ovvero per lazzeramento dei rischi da esposizione alle sostanze tossiche e
cancerogene di cui al presente processo, con pesanti e negative ricadute anche sulla sua
immagine data lampia portata e la notoriet dei fatti in contestazione. A tal proposito,
in ordine alla dimostrazione del quantum di danno non patrimoniale patito da Medicina
Democratica, si veda anche quanto statuito dalla Suprema Corte, a Sezioni Unite, con
sentenza del 25.02.2010 n. 15208 resa nel noto procedimento penale a carico di MILLS
per corruzione in atti giudiziari, ove a seguito della costituzione di parte civile della
Presidenza del Consiglio dei Ministri (in persona di Silvio Berlusconi), la Corte ha
confermato la liquidazione di un danno non patrimoniale pari ad Euro 250.000,00 in via
equitativa, dimostrabile per presunzioni o fatti notori. Si legge infatti nel corpo della
motivazione che:" in ordine alla prova del quantumle conseguenze non patrimoniali
derivanti dalla lesione di un diritto della persona (fisica o giuridica) non sono per loro
natura suscettibili di una matematica conversione monetaria e, pur non integrando un
danno-evento o in re ipsa, sono dimostrabili per presunzioni o fatti notori e quindi

123
sottomesse alla valutazione equitativa del giudice. L'importanza del processo, il
rilevo dei personaggi coinvolti e il clamore mediatico che ha accompagnato tutta la
vicenda (stantel'entit del discredito proiettato verso l'esterno per effetto dei mezzi di
informazione) sono stati ritenuti - con corretta ed adeguata valutazione - elementi
idonei e sufficienti a giustificare il pregiudizio derivato dall'amministrazione senza
necessit di ulteriore dimostrazione, ben potendo, ai sensi dell'art. 115 c.p.c., essere
utilizzati ai fini probatori anche i fatti notori".
Alla luce di tali solari statuizioni, pare indubitabile il pregiudizio non patrimoniale (e
quindi anche la lesione dell'immagine stessa), in aggiunta a quello patrimoniale,
della Parte Civile Medicina Democratica, sol che si ponga mente al discredito
concretamente patito derivante dai fatti-reato contestati agli odierni imputati,
maggiormente enfatizzato dal clamore mediatico che il presente procedimento ha
generato nell'opinione pubblica e considerato altres che tali fatti-reati hanno leso
direttamente le finalit statutarie perseguite costantemente dalla presente Parte Civile,
che da decenni opera anche nei territori oggetto delle condotte delittuose al centro del
presente processo (Cfr. Scheda di Identit in atti).
*******
Quanto alle costituite Parti Civili sopra generalizzate, le Signore ed i
Signori:
IPPOLITO Lucia, AGNELLO Valentina e AGNELLO Alessio in qualit di
Eredi Universali (prossimi congiunti) di AGNELLO Angelo, ALESSANDRINI
Alessandro, ALESSANDRINI Sonny, BALZA Lino, CARRER Marino,
CITTADINI Maria Grazia, in proprio e in qualit di Erede universale (prossima
congiunta) di DELFIERI Francesco, LOMONACO Giuseppa e LOMONOCO
Salvatore in proprio e in qualit di Eredi universali (prossimi congiunti) di
PUGLIESE Innocenza, ZANELLA Maria Cristina, in proprio e in qualit di
(nipote) prossima congiunta di ZANELLA Osvaldo, RIZZA Marcello,
SAVOLDELLI Franca, FERRANDES Giuseppe, FERRARI Pierina, GALLAN

124
Francesco e ROSSI Maria Chiara in proprio e quale esercente la potest
genitoriale sul figlio minore DAVIN Leone Tommaso, si rileva che la problematica
relativa alla loro legitimatio ad causam, sebbene sia gi stata confermata tanto in sede
di udienza preliminare quanto in sede dibattimentale (cfr. ordinanza 09.06.2011 del
GUP Dr. Stefano Moltrasio e quella 19.12.2012 emessa da questa Ecc.ma Corte di
Assise), costituisce in ogni caso un tema fondamentale, che non pu essere eluso in
sede di discussione finale.
Preliminarmente, si rileva che gli esponenti hanno dedotto la legittimazione
autonoma a costituirsi parte civile ex art. 74 c.p.p. nel presente procedimento penale
prospettando la lesione concreta di un diritto soggettivo proprio (ovvero la lesione del
proprio diritto alla salute ed ad un ambiente salubre costituzionalmente garantito), in
conseguenza dei fatti descritti nei capi di imputazione. Infatti, lo si ripete, ai sensi
dellart. 74 c.p.p., legittimato allazione civile il soggetto al quale il reato ha recato
danno, ovvero il danneggiato dal reato cui spetta il risarcimento del danno non si
identifica necessariamente con il soggetto passivo del reato in senso stretto, ma
chiunque abbia riportato un danno eziologicamente riferibile allazione od omissione
del soggetto attivo del reato (cfr. ex plurimus, Cass. VI 1266 del 19.12.90 n. 16708;
Cass. VI n. 10126 del 10.11.97). Il fatto che le stesse non risultino ricomprese negli
elenchi delle Parti offese dei reati di cui al capo di imputazione, non prova alcunch e
non pu inficiare quanto test puntualmente esposto (in pi occasioni e in maniera
granitica) dalla Suprema Corte in punto di legitimatio ad causam ai sensi dell'art. 74
c.p.p. a favore del/i soggetto/i danneggiato/i dal/i reato/i, come stanno l a ricordarci
le sopra citate persone fisiche che hanno dimostrato e documentato, ciascuna nel
rispettivo atto di costituzione in giudizio, di aver riportato un danno (c.d. danno da
esposizione, danno biologico, morale ed esistenziale) causalmente riferibile alle
azioni/omissioni poste in essere dagli odierni imputati, risultando pertanto
pienamente legittimate ad esperire in questa sede l'azione civile per il risarcimento
dei danni stessi patiti.

125
Gli esponenti, a mezzo di questo difensore e procuratrice speciale, hanno infatti
puntualmente prospettato nei rispettivi atti di costituzione di parte civile (depositati
all'udienza preliminare del 05 aprile 2011, nonch a quella dibattimentale del 17
ottobre 2012), la lesione concreta della propria integrit psico-fisica, a causa dei reati
di cui ai capi di imputazione contestati agli odierni imputati, lesione dovuta:
sia all'aumento esponenziale del rischio oncogeno (e non oncogeno) correlato
all'esposizione incontrollata e continuativa alle sostanze tossiche e cancerogene
sversate nell'ambiente, e segnatamente nelle acque - (assunte dalla popolazione
lavorativa ed extra-lavorativa residente ed operante a Spinetta
Marengo/Alessandria, per usi alimentari, igienici, domestici e agricoli) - della
falda sottostante lo stabilimento di Spinetta Marengo e delle aree circostanti
fino al fiume Bormida (cfr. capo di imputazione) della societ oggi Solvay
Speciality Polimers Italy S.p.A.;
sia alla consapevolezza, che li prostra fisicamente e psichicamente, di poter o
aver contratto una grave patologia professionale e per molti di Loro
extraprofessionale, ovvero ambientale, con tutti i conseguenti risvolti negativi
sulla propria esistenza.
Sul punto, infatti, non pare pleonastico ricordare che ognuna delle predette Parti
Civili, nella Loro qualit di cittadini residenti in Spinetta Marengo/Alessandria e
nelle zone circostanti al sito industriale di cui processo, fino al fiume Bormida (cfr.
capo di imputazione), e/o anche di dipendenti o ex dipendenti della societ in
questione, ha riportato ingenti danni (cfr. il danno da esposizione - Capitolo XI della
presente Memoria), meglio documentati e provati nei citati atti di costituzione di
parte civile, ai quali, per brevit, si rinvia integralmente. In particolare, si rileva
sinteticamente in questa sede che:
I Sigg.ri IPPOLITO Lucia, AGNELLO Valentina, AGNELLO Alessio, sono
costituiti in qualit rispettivamente di vedova e figli (Eredi Universali/prossimi
congiunti) del defunto AGNELLO Angelo, in quanto lo stesso deceduto il
08.08.2012 per carcinoma polmonare squamocellulare destro con localizzazioni

126
pleuriche secondarie. Il de cuius, in qualit di dipendente dal 26.06.1974 al
15.02.1998 della societ Solvay Solexis (poi Solvay Speciality Polymers Italy
S.p.A.) di Spinetta Marengo, nonch quale cittadino residente dal 15.11.1967 sino
alla data del decesso (08.08.2012) nel Comune di Alessandria, ha infatti
continuato ininterrottamente a consumare per uso alimentare, igienico e domestico
l'acqua contaminata proveniente dalla falda sottostante il sito industriale di
Spinetta Marengo e delle zone limitrofe, alla quale attinge per l'appunto
l'acquedotto della citt di Alessandria, contraendo dapprima una dermatite
all'epidermide accompagnata da bruciore minzionale, poi un grave tumore
polmonare, oltre che una rilevante forma di stress ed ansia (che Lo ha postrato e
accompagnato sino alla fine dei suoi giorni) dovuta alla consapevolezza di essere
stato esposto, per un cos lungo periodo di tempo, alle sostanze tossiche e
cancerogene al centro di questo procedimento penale;
ALESSANDRINI Alessandro, nella Sua qualit di dipendente dal 01.07.1976 al
31.01.2008 della societ Solvay Solexis (poi Solvay Speciality Polymers Italy
S.p.A.) di Spinetta Marengo e di cittadino residente dal 10.06.1976 sino al
29.09.2004 in Spinetta Marengo, continuando ininterrottamente a consumare per
uso alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata proveniente dalla falda
sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo, ha contratto una importante
patologia da ansia e stress psico-fisico dovuta alla consapevolezza di essere stato
esposto, per un cos lungo periodo di tempo, alle sostanze tossiche e cancerogene
al centro di questo procedimento penale, e quindi di poter contrarre nel tempo
infauste patologie professionali ed extraprofessionali;
ALESSANDRINI Sonny, nella Sua qualit di dipendente dal 01.03.2001 al
25.02.2009 della societ Solvay Solexis (poi Solvay Speciality Polymers Italy
S.p.A.) di Spinetta Marengo e di cittadino residente dal 01.10.1976 al 29.09.2004
e poi dal 23.11.2006 sino a tutt'oggi in Spinetta Marengo, continuando
ininterrottamente a consumare per uso alimentare, igienico e domestico l'acqua
contaminata proveniente dalla falda sottostante il sito industriale di Spinetta

127
Marengo e delle zone limitrofe, ha contratto un epitelioma basocellulare cui
seguito intervento di exeresi completa, oltre che un rilevante danno psico-fisico
dovuto alla consapevolezza di essere stato esposto, per un cos lungo periodo di
tempo, alle sostanze tossiche e cancerogene al centro di questo procedimento
penale, e quindi di poter contrarre nel tempo ulteriori infauste patologie
professionali ed extraprofessionali, oltre che forme recidivanti di quella di cui
oggi purtroppo portatore;
BALZA Lino, nella Sua qualit di dipendente dal 01.06.1970 al 30.08.2002 (da
ultimo) della societ Solvay Solexis (poi Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.)
di Spinetta Marengo e di cittadino residente dal 20.11.1967 sino a tutt'oggi nel
Comune di Alessandria, continuando ininterrottamente a consumare per uso
alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata proveniente dalla falda
sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e delle zone limitrofe, ha
contratto un tumore alla tiroide (c.d. carcinoma micropapillare) cui seguito
intervento chirurgico e cure specialistiche, oltre che un rilevante danno psico-
fisico dovuto alla consapevolezza di essere stato esposto, per un cos lungo
periodo di tempo, alle sostanze tossiche e cancerogene al centro di questo
procedimento penale, e quindi di poter contrarre nel tempo ulteriori infauste
patologie professionali ed extraprofessionali, oltre che forme recidivanti di quella
di cui oggi purtroppo portatore;
CARRER Marino, gi dipendente dal 15.03.1973 al 31.12.1991 della societ
(oggi) Solvay Solexis (poi Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.) di Spinetta
Marengo e anche nella Sua qualit di cittadino residente dal 10.03.1964 sino a
tutt'oggi nel Comune di Alessandria, continuando ininterrottamente a consumare
per uso alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata proveniente dalla
falda sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e delle zone limitrofe, ha
contratto gravi patologie all'apparato respiratorio (asportazione di polipo nasale),
oltre che una sintomatologia disurica ingravescente con fegato e ghiandola
prostatica aumentata di volume ed una importante dermatite da contatto al tronco

128
ed alle braccia; a ci aggiungasi un rilevante danno psico-fisico dovuto alla
consapevolezza di essere stato esposto, per un cos lungo periodo di tempo, alle
sostanze tossiche e cancerogene al centro di questo procedimento penale, e quindi
di poter contrarre nel tempo ulteriori infauste patologie professionali ed
extraprofessionali, oltre che forme recidivanti di quelle di cui oggi purtroppo
portatore;
CITTADINI Maria Grazia, nella Sua qualit di cittadina di Spinetta Marengo
dal 06.04.1992 ad oggi, avendo ininterrottamente continuato a consumare per uso
alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata proveniente dalla falda
sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e delle zone limitrofe, ha
contratto, Suo malgrado, un carcinoma infiltrante alla mammella sinistra cui
seguito intervento di mastectomia, oltre che un rilevante danno psico-fisico dovuto
alla consapevolezza di essere stata esposta, per un cos lungo periodo di tempo,
alle sostanze tossiche e cancerogene al centro di questo procedimento penale, e
quindi di poter contrarre nel tempo ulteriori infauste patologie extraprofessionali,
oltre che forme recidivanti di quella di cui oggi purtroppo portatrice. [Si precisa
che la Sig.ra CITTADINI MARIA GRAZIA, pure costituita Parte civile nel
presente procedimento penale, in qualit di vedova del defunto Sig. DELFIERI
FRANCESCO (anchEgli gi costituito quale Parte Civile nel presente
procedimento penale) nato il 16.02.1948 a Casal Cermelli (AL), C.F.
DLFFNC48B16B870P, che fu residente in Spinetta Marengo (AL) Via Gambalera
n. 112 a decorrere dal 06.04.1992 [e che, come la moglie, ha continuato a
consumare per uso alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata
proveniente dalla falda sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e delle
zone limitrofe, contraendo, Suo malgrado, una neoplasia del sigma
(adenocarcinoma) cui seguito intervento chirurgico di asportazione, oltre che un
rilevante danno psico-fisico dovuto alla consapevolezza di essere stato esposto,
per un cos lungo periodo di tempo, alle sostanze tossiche e cancerogene al centro
di questo procedimento penale] - sino al decesso intervenuto il 13.08.2013];

129
LOMONACO Giuseppa e LOMONACO Salvatore, in proprio e in qualit di
Eredi Universali (prossimi congiunti) di PUGLIESE INNOCENZA (deceduta il
01.12.2003, gi residente in Spinetta Marengo a decorrere dal 29.01.1986 sino alla
morte causata da neoplasia cerebrale, c.d. glioblastoma, a seguito dell'esposizione
inconsapevole ed ininterrotta alle sostanze tossiche e cancerogene, ovvero avendo
ininterrottamente continuato a consumare per uso alimentare, igienico e domestico
l'acqua contaminata proveniente dalla falda sottostante il sito industriale di
Spinetta Marengo e delle zone limitrofe della societ Solvay). In particolare, oltre
che nella predetta Loro qualit di Eredi Universali della defunta mamma, i Sigg.ri
Lomonaco Giuseppa e Lomonaco Salvatore si sono costituiti anche in proprio
come parti civili nel presente procedimento penale nella Loro qualit di cittadini
residenti in Spinetta Marengo (segnatamente la Sig.ra Lomonaco Giuseppa dal
31.01.1983 al 23.07.1998 e attualmente residente in Alessandria ed il Sig.
Lomonaco Salvatore dal 12.06.1981 sino a tutt'oggi senza soluzione di continuit),
che ininterrottamente hanno consumato per uso alimentare, igienico e domestico
l'acqua contaminata proveniente dalla falda sottostante il sito industriale di
Spinetta Marengo e delle zone limitrofe, contraendo una importante patologia da
ansia e stress psico-fisico dovuta alla consapevolezza di essere stati esposti, per un
cos lungo periodo di tempo, alle sostanze tossiche e cancerogene al centro di
questo procedimento penale, e quindi di poter contrarre nel tempo infauste
patologie extraprofessionali, proprio come accaduto alla Loro cara mamma;
ZANELLA Maria Cristina, in proprio e in qualit di (nipote) prossima
congiunta di ZANELLA Osvaldo, ex dipendente (poi) Solvay Solexis (ora
Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.) e gi residente nel Comune di Spinetta
Marengo, che ha continuato ininterrottamente a consumare per uso alimentare,
igienico e domestico l'acqua contaminata proveniente dalla falda sottostante il sito
industriale di Spinetta Marengo e delle zone limitrofe, dal 04.12.1963 al
12.03.1998, data del decesso, avvenuta per cancro polmonare a causa

130
dell'esposizione ininterrotta ed inconsapevole alle sostanze tossiche e cancerogene
di cui al capo di imputazione formulato dal PM nel presente procedimento penale;
RIZZA Marcello, gi dipendente dal 01.07.1972 al 31.12.2002 della societ
Solvay Solexis (poi Solvay Speciality Polymers Italy S.p.A.) di Spinetta Marengo
e anche nella Sua qualit di cittadino residente dal 05.12.1972 sino a tutt'oggi nel
Comune di Alessandria, continuando ininterrottamente a consumare per uso
alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata proveniente dalla falda
sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e delle zone limitrofe, ha
contratto una epatopatia cronica indotta anche dell'indebolimento del fegato a
causa dell'assunzione alimentare, protratta per anni della suddetta acqua
fortemente inquinata (rectius avvelenata!), oltre che un rilevante danno psico-
fisico dovuto alla consapevolezza di essere stato esposto, per un cos lungo
periodo di tempo, alle sostanze tossiche e cancerogene al centro di questo
procedimento penale, e quindi di poter contrarre nel tempo ulteriori infauste
patologie professionali ed extraprofessionali, oltre che forme recidivanti di quella
di cui oggi purtroppo portatore;
SAVOLDELLI Franca, nella Sua qualit di cittadina di Spinetta Marengo dal
10.06.1976 al 29.09.2004, avendo ininterrottamente continuato a consumare per
uso alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata (rectius avvelenata!),
proveniente dalla falda inquinata sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo
e delle zone limitrofe, ha contratto, Suo malgrado, una iperplasia multinodulare
alla tiroide, per la quale si rendono necessari continui controlli e monitoraggi
medico-specialistici, oltre che un rilevante danno psico-fisico dovuto alla
consapevolezza di essere stata esposta, per un cos lungo periodo di tempo, alle
sostanze tossiche e cancerogene al centro di questo procedimento penale, e quindi
di poter contrarre nel tempo ulteriori infauste patologie extraprofessionali, oltre
che forme recidivanti di quella di cui oggi purtroppo portatrice;
FERRANDES GIUSEPPE, nella Sua qualit di cittadino residente in
Alessandria (AL), a decorrere dal 07.03.1962 sino ad oggi senza soluzione di

131
continuit (che pure stato dipendente dal 01.02.1962 al 31.08.1984 presso lo
stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo), continuando
ininterrottamente a consumare per uso alimentare, igienico e domestico l'acqua
contaminata (rectius avvelenata!) proveniente dalla falda sottostante il sito
industriale di Spinetta Marengo/Alessandria, ha contratto una importante patologia
da ansia e stress psico-fisico dovuta alla consapevolezza di essere stato esposto,
per un cos lungo periodo di tempo, alle sostanze tossiche e cancerogene al centro
di questo procedimento penale, e quindi di poter contrarre nel tempo infauste
patologie professionali ed extraprofessionali;
FERRARI PIERINA, in qualit di cittadina di Alessandria a far data dal
21.02.1964 sino a tutt'oggi, che, Suo malgrado, ha continuato, nel dedotto periodo,
a consumare per uso alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata (rectius
avvelenata!) della falda sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e le aree
limitrofe, alla quale attinge l'acquedotto della citt di Alessandria, ha contratto una
importante patologia da ansia e stress psico-fisico dovuta alla consapevolezza di
essere stata esposta, per un cos lungo periodo di tempo, alle sostanze tossiche e
cancerogene al centro di questo procedimento penale, e quindi di poter contrarre
nel tempo infauste patologie professionali ed extraprofessionali;
GALLAN FRANCESCO, in qualit di cittadino di Spinetta Marengo (AL) a far
data dal 09.11.1965 sino a tutt'oggi, che pure stato dipendente dal 18.08.1972 al
31.12.1991 presso lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo e che,
Suo malgrado, ha continuato, nel dedotto periodo, a consumare per uso
alimentare, igienico e domestico l'acqua contaminata (rectius avvelenata!) della
falda sottostante il sito industriale di Spinetta Marengo e le aree limitrofe, ha
contratto una importante dermatite allergica da contatto con le sostanze tossi-
cancerogene al centro del presente procedimento penale (in particolare il cromo),
per la quale si rendono necessari continui controlli e monitoraggi medico-
specialistici, oltre che un rilevante danno psico-fisico dovuto alla consapevolezza
di essere stato esposto, per un cos lungo periodo di tempo, alle sostanze tossiche e

132
cancerogene al centro di questo procedimento penale, e quindi di poter contrarre
nel tempo ulteriori infauste patologie, oltre che forme recidivanti di quella di cui
oggi purtroppo portatore;
ROSSI MARIA CHIARA, residente di fatto, ovvero, senza soluzione di
continuit, con abituale ed effettiva dimora in Spinetta Marengo (AL) dal
01.01.2007 al giugno 2011, ivi compreso tutto il periodo di gestazione in zona
immediatamente prossima lo stabilimento di Spinetta Marengo di cui processo,
in proprio ed in qualit di legale rappresentante esercente la potest genitoriale del
figlio minore DAVIN LEONE TOMMASO, residente con la mamma in Spinetta
Marengo dalla nascita sino al giugno 2011, gravemente ammalato (di Leucemia
Linfoblastica Acuta) a causa della Sua esposizione ambientale, ovvero del
consumo alimentare (igienico e domestico) di acqua inquinata (rectius
avvelenata!) proveniente dalla falda sottostante lo stabilimento Solvay di Spinetta
Marengo al centro del presente procedimento penale.
Le suddette Parti civili hanno altres specificato dettagliatamente, nelle separate
conclusioni che vengono depositate contestualmente alla presente Memoria, lan e il
quantum delle Loro richieste risarcitorie, nonch gli imputati nei confronti dei quali
hanno formalizzato tali Loro richieste, a seconda delle cariche gestionali
temporalmente ricoperte alle dipendenze delle societ indicate nel capo di
imputazione formulato dal Pubblico Ministero, al quale pure si fa espresso rinvio.
Al riguardo, si evidenzia che il rischio di contrarre malattie neoplastiche e non
neoplastiche correlate alla predetta continuativa ed inconsapevole esposizione
(professionale ed extraprofessionale) delle predette Parti civili alle sostanze tossiche
e cancerogene indicate nel capo di imputazione del presente procedimento penale
aumenta con laumentare del tempo e dell'intensit dell'esposizione, ovvero pi
aumenta la loro dose cumulata nellorganismo e pi aumenta il rischio oncogeno (per
restare alle malattie neoplastiche). In altri termini, pi aumenta la dose cumulativa,
pi aumenta la probabilit di contrarre la neoplasia e, quindi, pi si riduce il tempo di


133
latenza prima che questa si manifesti e, conseguentemente, pi si riduce laspettativa
di vita della persona sottoposta all'esposizione alle sostanze tossi-cancerogene. Sulla
base dei principi su cui affonda le proprie radici il nostro ordinamento giuridico (fra i
quali vi sicuramente quello del neminem laedere di cui all'art. 2043 c.c. e quello del
diritto alla tutela della propria salute e dell'ambiente salubre di cui all'art. 32 Cost.)
non pu pi essere messo in discussione ci che da un punto di vista scientifico
oramai cristallizzato, anche a livello internazionale, ovvero che la suddetta riduzione
dell'aspettativa di vita della persona sottoposta all'esposizione alle predette sostanze
tossiche e cancerogene rappresenti in s un danno gravissimo, che, lo si ripete,
legittima a pieno titolo la richiesta di risarcimento danni avanzata dagli esponenti.
Come gi esposto, a sostegno delle tesi qui illustrate, si pronunciato recentemente
sia il Tribunale di Torino, in composizione collegiale, nel noto procedimento contro i
vertici della multinazionale Eternit (n. 24265/04 R.G.N.R., n. 12039/05 R.G. G.I.P. e
n. 5219/09 R.G. Trib.), che la Corte dAppello di Torino, confermando la
costituzione di parte civile di interi gruppi di popolazioni (non ammalate) residenti in
zone limitrofe gli stabilimenti della medesima societ che hanno subito e subiscono
tuttora i gravissimi danni derivanti da un'esposizione incontrollata alle fibre/polveri
di Amianto, e primo fra tutti quello di veder aumentato il rischio di poter contrarre
patologie amianto correlate e, segnatamente, il mesotelioma pleurico (e del
peritoneo) e il carcinoma polmonare (cfr. Capitolo XI della presente Memoria, ove si
focalizza il c.d. danno da <mera esposizione> alle sostanze ed agenti tossici e
cancerogeni).
Per analogia con il caso che ci occupa, si veda anche quanto statuito dalla Suprema
Corte di Cassazione in punto di autonoma risarcibilit del danno morale per soggetti
che risiedono in zone limitrofe con i luoghi (di lavoro) interessati dall'evento
dannoso: Cass. Civ. Sez. Unite, 21.02.2002, n. 2515 in Foro It., 2002, I, 999; Riv.
Giur. Polizia 2006, 1, 54: "Il danno morale soggettivo, lamentato dai soggetti che
abitano e/o lavorano in un ambiente compromesso a seguito di disastro colposo e
provino di aver subito un turbamento psichico di natura transitoria a causa

134
dell'esposizione a sostanze inquinanti e delle conseguenti limitazioni del normale
svolgimento della loro vita, risarcibile autonomamente, anche in mancanza di una
lesione all'integrit psico-fisica o di altro evento produttivo di danno patrimoniale"
(in senso conforme v. anche Cass. Civ., Sez. III, 13.05.2009, n. 11059 in Resp. Civ.,
2009, 7, 658). Dovr quindi essere risarcito il danno morale ed esistenziale degli
odierni esponenti che hanno subito una lesione della propria integrit psico-fisica,
caratterizzata sia da spiccati e continuativi stati di ansia e di stress che li prostrano e
che incidono negativamente anche sulla Loro vita di relazione, dovuti alla costante
paura di poter contrarre ulteriori gravi patologie (oltre quelle di cui sono purtroppo
gi portatori!), sia dall'aumento certo del rischio oncogeno (e non oncogeno) cui
sono stati inconsapevolmente esposti, per anni, con le negative conseguenze di cui
sono portatori per la Loro salute e letteralmente per la Loro (aspettativa di) vita.
Le suesposte considerazioni trovano piena conferma sol che si ponga mente al
contenuto ed alla ratio dello stesso art. 439 c.p., per il quale i reati dolosi o colposi
contro la salute pubblica debbono annoverarsi tra i reati di pericolo e non di danno,
con la conseguenza che per la punibilit di essi non si esige che le acque (o in ipotesi
le sostanze alimentari) si siano, in concreto, manifestate nocive alla salute pubblica,
essendo sufficiente che abbiano in s l'attitudine a produrre nocumento alla pubblica
salute (cfr. Cass. Pen., Sez. I, sent. n. 888 del 15.10.1966). A maggior ragione, non
potr essere escluso il ristoro dei nocumenti patiti dalle odierne Parti Civili, che non
solo sono stati concretamente esposti al pericolo di avvelenamento, ma hanno altres
riportato danni (organici e non organici) alla propria integrit psico-fisica.
La questione gi stata oggetto di attenta e condivisibile valutazione da parte del
GUP del presente procedimento penale, Dr. Stefano Moltrasio, che ha motivatamente
respinto le eccezioni in allora proposte dalle Difese degli imputati basate sul fatto
che: j) - le costituzioni di parte civile delle persone fisiche sarebbero inammissibili in
quanto limputazione formulata al capo 1 posta a tutela della salute pubblica e non
dei singoli; JJ) - il diritto al risarcimento delleventuale danno patito dalle persone

135
fisiche (ex lavoratori o abitanti di Spinetta Marengo) potrebbe essere riconosciuto
solo laddove vi fosse unimputazione per lesioni personali.
Ed infatti nellordinanza 08-09 giugno 2011 ammissiva delle costituzioni di parte
civile, il GUP cos conclude: La norma (art. 439 c.p. n.d.r.) prevede una tutela
anticipata nel senso che la fattispecie si configura per il solo fatto di porre in
pericolo lincolumit di una serie indeterminata di persone (ecco allora che si parla
di tutela della salute pubblica) mediante limmissione di sostanze venefiche
nellacqua destinata alla alimentazione umana prima che la stessa venga attinta per
il consumo.
La previsione di tutela anticipata ed il fatto che la norma abbia di mira la
salvaguardia della c.d. salute pubblica non pu portare ad escludere in radice la
non tutelabilit della posizione soggettiva di colui che per effetto del consumo
dellacqua abbia in ipotesi subito un danno.
Sarebbe riduttivo ritenere tutelabile il diritto alla salute del singolo inciso da una
condotta sussumibile nella fattispecie di reato in oggetto, solo previa contestazione
da parte della pubblica accusa anche dei reati di lesioni personali o addirittura di
omicidioOMISSISAnzi, proprio la formulazione della fattispecie di cui allart.
439 c.p. in termini di tutela anticipata consente di ritenere azionabili in sede penale
le posizioni soggettive di coloro che affermino di aver subito un danno conseguente
alla condotta di avvelenamento (Cfr. Ordinanza GUP cit.).
A prescindere dall'assorbenza di quanto sopra esposto, ad ulteriore conferma della
legitimatio ad causam delle odierne costituite Parti Civili, si attira l'attenzione
dell'Ecc.ma Corte adita su una importante pronuncia di merito emessa il 15.07.1980
dall'allora Pretura di Nard, nella quale si legge: << Con i collegamenti tra gli art. 3
e 32 Cost. (e forse implicitamente anche 9), diritto all'ambiente e tutela delle
persone possono considerarsi fusi sino al punto da realizzare una simbiosi, con gli
effetti di una tutela civile dell'ambiente che si inquadra non solo e non tanto nel c.d.
interesse collettivo, ma in un vero e proprio diritto individuale fondamentale;
perci ammissibile la costituzione di parte civile da parte di un cittadino e di

136
sindaci nel giudizio per reati di danneggiamento del litorale, di avvelenamento di
acque e di alterazione del paesaggio in quanto tali soggetti esplicano, non solo il
potere, ma addirittura il dovere emergente oltre che dall'art. 54 Cost., anche
dall'art. 2 secondo cui i diritti inviolabili dell'uomo sono correlati all'adempimento
dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica e sociale>> (in Ambiente e
Diritto, 1981, 61).
P.Q.M.
Alla luce di tutto quanto emerso in sede dibattimentale, e brevemente focalizzato
nella presente memoria, risultano fondati i capi di imputazione formulati dal Pubblico
Ministero e dimostrata, oltre ogni ragionevole dubbio, la penale responsabilit degli
imputati del presente processo (cfr. Capitoli da I a XII che precedono).
In scienza e coscienza, questa difesa crede di aver fornito a questa Ecc.ma Corte di
Assise fatti documentali ed elementi tecnico-scientifici e giuridici che possono
consentire l'accertamento della penale responsabilit degli imputati, e pertanto chiede
la loro condanna alla pena che sar ritenuta di giustizia, nonch la condanna degli
stessi, in solido tra Loro e con il Responsabile Civile della societ Solvay Speciality
Polymers Italy S.p.A., al conseguente risarcimento dei danni tutti patiti dalle predette
Parti Civili persone fisiche, come sopra compiutamente generalizzate, nonch da
Medicina Democratica, oltre alla rifusione delle spese processuali e di patrocinio
legale, nonch quelle di consulenza tecnica, come riportato nelle rassegnate
(separate) Conclusioni per ognuna delle predette Parti civili.
Con osservanza.
Busto Arsizio-Alessandria, 16 Luglio 2014
Avv. Laura MARA