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DATI DI COPERTINA E PREMESSA DEL PROGETTO E0209A420

Impianti per la produzione e l’impiego di gas biologico (biogas)


Classificazione, requisiti essenziali, regole per l'offerta, l'ordinazione, la costruzione e il collaudo

Biogas plants for the production and the use of biogas, based on anaerobic digestion processes
Classification, essential requirements, guidelines for construction, trade offer, final order, acceptance tests of the
plants

ORGANO CTI - Comitato Termotecnico Italiano


COMPETENTE

CO-AUTORE

SOMMARIO La norma definisce le modalità di classificazione, i requisiti costruttivi, le regole per l'offerta, la
costruzione, l'ordinazione e il collaudo degli impianti per la produzione e l’utilizzo di gas biologico
(biogas) da digestione anaerobica.
La presente norma si applica a tutti gli impianti basati sul processo di digestione anaerobica della
sostanza organica contenuta in biomasse, di varia provenienza con contemporanea produzione di
biogas.
Sono esclusi dal campo di applicazione della norma gli impianti di captazione di biogas dalle
discariche e gli impianti alimentati con acque reflue civili.

Questo testo NON è una norma UNI, ma è un progetto di norma sottoposto alla fase di inchiesta pubblica, da utilizzare solo ed
esclusivamente per fini informativi e per la formulazione di commenti. Il processo di elaborazione delle norme UNI prevede che i
progetti vengano sottoposti all'inchiesta pubblica per raccogliere i commenti degli operatori: la norma UNI definitiva potrebbe
quindi presentare differenze -anche sostanziali- rispetto al documento messo in inchiesta.

Questo documento perde qualsiasi valore al termine dell'inchiesta pubblica, cioè il:13-02-11

© UNI - Milano. Riproduzione vietata. codice progetto: E0209A420


Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo documento può essere riprodotta o diffusa con un mezzo
qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza il consenso scritto di UNI.
DATI DI COPERTINA E PREMESSA DEL PROGETTO E0209A420

UNI non è responsabile delle conseguenze che possono derivare dall'uso improprio del testo dei progetti in inchiesta pubblica.

RELAZIONI La presente norma sostituisce la UNI 10458:1995.


NAZIONALI

RELAZIONI
INTERN.LI

Rispetto all'edizione precedente è stata aggiornata la classificazione e i limiti di batteria (punto 4), i
PREMESSA requisiti generali e di sicurezza (punto 5) e i contenuti dell'offerta definitiva (punto 7).
La presente norma è stata elaborata sotto la competenza dell'ente federato all'UNI@
CTI - Comitato Termotecnico Italiano@
@
La Commissione Centrale Tecnica dell'UNI ha dato la sua approvazione il giorno mese anno. @
@

VARIANTI
NAZIONALI

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Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo documento può essere riprodotta o diffusa con un mezzo
qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro, senza il consenso scritto di UNI.
UNI 10458 E0209A420

Introduzione
La presente norma è da intendersi come documento di riferimento per tutti coloro che sono coinvolti nel
processo di acquisto e realizzazione di un impianto di digestione anaerobica alimentato con sostanza
organica biodegradabile (per esempio biomasse, effluenti zootecnici, frazione organica dei rifiuti solidi urbani,
ecc.)
Tra i principali destinatari del presente documento si evidenziano, a solo titolo d'esempio, gli enti pubblici, gli
istituti bancari, gli istituti e le società che a qualsiasi titolo intervengono nel processo di finanziamento degli
impianti, i produttori di tecnologia, le società di progettazione, gli utenti finali.
Ai fini dell'applicazione della presente norma si sottolinea che:
- l'iter autorizzativo per la costruzione dell'impianto, strettamente correlato alla natura giuridica delle
biomasse in ingresso, alla destinazione del digestato e alla taglia dell'impianto, così come la destinazione
finale digestato sono soggetti a precise disposizioni di legge (nazionali e locali) e a prescrizioni specifiche
per l'azienda, a cui si rimanda per i relativi dettagli;
- gli impianti oggetto della presente norma possono essere soggetti a specifiche disposizioni legislative
quali, a titolo di esempio, quelle relative alla sicurezza degli ambienti di lavoro, alla prevenzione incendi, al
rischio di esplosioni a cui si rimanda per i relativi dettagli.

1 Scopo e campo di applicazione


La presente norma definisce le modalità di classificazione, i requisiti costruttivi, le regole per l'offerta,
l'ordinazione, la costruzione e il collaudo degli impianti per la produzione e l’utilizzo di gas biologico (biogas)
da digestione anaerobica.
La presente norma si applica a tutti gli impianti basati sul processo di digestione anaerobica della sostanza
organica contenuta nella biomassa di varia provenienza finalizzato alla stabilizzazione biologica dell'influente
e alla contemporanea produzione di biogas.
Sono esclusi dal campo di applicazione della presente norma gli impianti di captazione di biogas dalle
discariche e gli impianti alimentati con acque reflue civili.
La presente norma non tratta la gestione degli impianti, anche se alcuni aspetti di essa possono essere tenuti
in considerazione per un corretto esercizio a regime degli stessi.

2 Riferimenti normativi
La presente norma rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni contenute in altre pubblicazioni.
Tali riferimenti normativi sono citati nei punti appropriati del testo e sono di seguito elencati. Per quanto
riguarda i riferimenti datati, successive modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono
unicamente se introdotte nella presente norma come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati
vale l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento.

UNI 10501 Acque destinate al consumo umano - Misurazione del pH - Metodo potenziometrico
UNI 10780 Compost - Classificazione, requisiti e modalità di impiego
UNI EN 13342 Caratterizzazione dei fanghi - Determinazione dell'azoto Kjeldahl
UNI EN 13654-1 Ammendanti e substrati per coltura - Determinazione dell'azoto - Metodo Kjeldahl
modificato
UNI EN 13137 Caratterizzazione dei rifiuti - Determinazione del carbonio organico totale (TOC) in rifiuti,
fanghi e sedimenti
UNI EN 1484 Analisi dell'acqua - Linee guida per la determinazione del carbonio organico totale (TOC)
e del carbonio organico disciolto (DOC)
UNI EN 14775 Biocombustibili solidi - Determinazione del contenuto in ceneri
UNI EN 12176 Caratterizzazione dei fanghi - Determinazione del valore di pH
UNI EN 1899-1 Qualità dell'acqua - Determinazione della domanda biochimica di ossigeno dopo n giorni
(BODn) - Metodo con diluizione e inoculo con aggiunta di alliltiourea
UNI EN 12880 Caratterizzazione dei fanghi - Determinazione del residuo secco e dell'umidità
UNI ISO 2171 Cereali, leguminose e prodotti derivati - Determinazione delle ceneri

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3 Termini e definizioni
Ai fini della presente norma si applicano i termini e le definizioni seguenti.

3.1 addensamento: Operazione atta ad incrementare la concentrazione dei solidi totali nell’influente sino al
valore ottimale per il sistema.

Nota: Può essere eseguita mediante ispessimento dell’influente (sedimentazione, flottazione, ecc.) e/o
aggiunta di biomassa a più alto tenore di solidi totali.

3.2 additivazione: Aggiunta di sostanze carenti nell’influente e utili per il buon andamento della digestione
anaerobica.
3.3 aerazione: Trattamento dell’effluente finalizzato alla stabilizzazione dello stesso mediante riduzione per
ossidazione del carico organico.
3.4 avviamento: Insieme di procedure e prove alle quali è sottoposto l’impianto prima del suo collaudo
prestazionale per consentire lo sviluppo dei microrganismi e il raggiungimento delle condizioni operative
previste dal progetto.
3.5 azoto totale Kjeldhal (TKN): Somma dell'azoto ammoniacale e dell'azoto organico contenuto nella
biomassa/influente o nell'effluente.
3.6 biogas (gas biologico): Miscela gassosa prodotta nel corso del processo di digestione anaerobica,
costituita in prevalenza da metano (>50% v/v), anidride carbonica e, in piccole quantità, da impurezze
quali idrogeno, azoto, ossigeno, acido solfidrico, mercaptani, ammoniaca e acqua.

Nota: La percentuale di metano nel biogas può variare da un minimo del 50% (v/v) fino al (75-80)% (v/v) a seconda del
tipo di sostanza organica digerita, delle condizioni di processo e della tecnologia adottata.

3.7 biomassa: Materiale di origine biologica escluso il materiale contenuto in formazioni geologiche o
trasformato in materiale fossile.

Nota: A titolo indicativo e non esaustivo nella biomassa sono compresi i materiali di origine biologica costituenti
prodotti, rifiuti e residui dell’agricoltura (incluse le sostanze animali e vegetali), della forestazione, dell’industria,
così come la frazione biodegradabile di rifiuti urbani e industriali.
3.8 carbonio organico totale (TOC): Quantità di carbonio totale di origine biologica determinata per
ossidazione della sostanza organica con agenti chimici [UNI 10780:1998].
3.9 carico organico volumetrico: Quantità in peso di solidi volatili introdotta sotto forma di infuente nel
digestore, riferita all’unità di volume utile del digestore stesso e all’unità di tempo.
3.10 ceneri (frazione minerale) - (SI): Residuo fisso che rimane a seguito di incenerimento a 550 °C - 580
°C di un campione di secco a 105 °C.
Nota: Vedi solidi totali e solidi volatili.
3.11 chiariflocculazione: Operazione mediante la quale, in seguito all'aggiunta di particolari sostanze
agglomeranti, le soluzioni colloidali vengono agglomerate in aggregati di dimensioni tali da facilitarne la
separazione.
3.12 collaudo: Insieme di procedure, verifiche, prove e rapporto alle quali è sottoposto l’impianto per
verificarne la conformità al progetto (collaudo dimensionale), per verificare il funzionamento di
apparecchiature e impianti (collaudo funzionale), per verificare la rispondenza tra le prestazioni effettive
e quelle dichiarate (collaudo prestazionale).
3.13 componente dell’impianto: Singola parte dell’impianto destinata a svolgere una funzione data.

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3.14 consumo elettrico d'impianto (CEi): Energia elettrica assorbita, per il


funzionamento a regime, dall'impianto come definito nei limiti di batteria
concordati e riferita ad un determinato periodo di tempo.
Nota: Rappresenta il consumo elettrico dell'impianto come definito nei limiti di batteria ed è una informazione essenziale
da definire nell'offerta dell'impianto stesso.
3.15 contenitore di accumulo del gas: Serbatoio a tenuta idoneo ad immagazzinare il biogas a bassa
pressione (pressione relativa minore o uguale a 50 kPa) e dimensionato per rendere compatibili la
tempistica di produzione del biogas stesso con quelle di utilizzo.
Esempio: Sono considerati contenitori di accumulo le campane flottanti, i gasometri, gli accumulatori pressostatici.

3.16 conversione energetica: Operazione mediante la quale l’energia di natura chimica del biogas viene
trasformata in energia termica, elettrica o meccanica.
Nota: Si può attuare con vari mezzi: caldaie, gruppi elettrogeni, cogeneratori, ecc.
3.17 correzione di pH: Operazione mediante la quale il materiale è portato al valore di pH richiesto dal
sistema.
Nota: Può essere attuata mediante l’aggiunta di composti acidi o alcalini.
3.18 degassificazione: Operazione atta ad allontanare il biogas dall'effluente.
3.19 depolverizzazione: Operazione di abbattimento del contenuto di polveri presenti nel biogas.
3.20 deumidificazione: Operazione atta ad allontanare l'umidità in eccesso.
3.21 digestato: Biomassa stabilizzata in uscita (effluente) dal processo di digestione anaerobica.
3.22 digestato agricolo: Digestato ottenuto da materie fecali e sostanze naturali d’origine agricola,
utilizzato nell’attività agricola.
3.23 digestione anaerobica (DA): Processo biologico di degradazione e stabilizzazione biologica
dell’influente condotto in uno o più digestori controllati, in assenza di ossigeno, attraverso idrolisi,
acidogenesi e metanogenesi.
Nota: Tale processo ha un duplice scopo: la produzione del biogas e la stabilizzazione biologica dell'influente.
3.24 digestore: Contenitore (reattore) a tenuta nel quale avviene il processo di digestione anaerobica a
carico dell’influente.
3.25 diluizione: Operazione atta a diminuire la concentrazione dei solidi totali nell’influente sino al valore
ottimale per il sistema.
Nota: Si attua mediante aggiunta di acqua e/o a seguito di parziale ricircolo dell’effluente e/o aggiunta di biomassa a più
basso tenore di solidi totali.
3.26 disidratazione: Operazione meccanica mediante la quale il contenuto di acqua dell’effluente è ridotto
con produzione di un effluente più denso (palabile).
3.27 disoleazione: Operazione mediante la quale si procede alla separazione di olii e grassi dall’influente.
3.28 dissabbiatura: Operazione avente lo scopo di eliminare dall’influente sabbie e altri particolati inerti
pesanti.
3.29 domanda biochimica di ossigeno (BOD5)1): Quantità di ossigeno necessaria per l'ossidazione
biochimica delle sostanze presenti in un campione.
3.30 domanda chimica di ossigeno - COD2): Quantità di ossigeno necessaria per l'ossidazione chimica
delle sostanze presenti in un campione, per mezzo di un ossidante forte in ambiente acido a caldo.
3.31 effluente: Vedere 3.21 (digestato).

1) Definizione tratta da IRSA 5120.


2) La definizione è tratta da IRSA 5130. Il COD si misura con il metodo “Standards Methods 5220-B (APHA, 2005, 21st
ed.)”
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3.32 essiccazione: Operazione di riduzione del contenuto di acqua dell'effluente mediante calore con
contemporanea produzione di un effluente almeno palabile.
3.33 fattore di abbattimento della sostanza organica (FAsv): Complemento a 1 del rapporto tra la portata
di solidi volatili trasformati in biogas e la portata di solidi volatili contenuti nell’influente.
3.34 grigliatura: Operazione avente lo scopo di separare dall’influente i solidi grossolani.
3.35 igienizzazione: Operazione con la quale viene ridotta la concentrazione di microrganismi patogeni
presenti nell’influente e/o nell’effluente.
3.36 impianto di digestione anaerobica: Insieme delle strutture, apparecchiature e attrezzature,
organizzate in specifiche sezioni, che consente di esercitare la digestione anaerobica.
Nota: Vedere schema di figura 1.
3.37 influente: Insieme delle biomasse avviato alla digestione anaerobica, dopo aver subito eventuali pre-
trattamenti, diversificati in funzione del tipo di biomassa di partenza e di processo.

3.38 limite di batteria: Confini dell’impianto di digestione anaerobica in esame descritto in dettaglio in tutte
le sue sezioni o parti nel contratto di fornitura.
Nota: Vedere schema di figura 1.
3.39 metano: Idrocarburo semplice (alcano) formato da 1 atomo di carbonio e 4 di idrogeno (CH4).
3.40 miscelazione: operazione mediante la quale si provvede al rimescolamento del materiale all’interno del
digestore.
Nota: Scopi della miscelazione sono: favorire il contatto tra microrganismi e substrato, omogeneizzare le temperature,
ottimizzare il rilascio di biogas, evitare fenomeni di sedimentazione e flottazione.
3.41 omogeneizzazione: Operazione finalizzata a conferire omogeneità all’influente in termini di
composizione chimica e fisica.
3.42 post-trattamenti: Insieme di trattamenti, a valle dell'eventuale separazione solido/liquido, di tipo fisico
e/o chimico e/o biologico attuabili sul digestato o sulle frazioni da esso separate, esclusi quindi i
trattamenti sul biogas.
Nota: Ai fini della presente norma i post-trattamenti sono esterni a limite di batteria 1.
3.43 potenza elettrica attiva nominale d'impianto: Somma delle potenze elettriche apparenti di targa
(espresse in MVA) delle singole unità atte alla produzione di energia elettrica o elettrica e termica per i
relativi fattori di potenza nominale di targa.
3.44 potenza elettrica nominale installata: Somma delle potenze elettriche di targa di tutti i carichi (utenze)
elettrici installati nell'impianto entro i limiti di batteria concordati o, se chiaramente specificato, entro una
o più specifiche sezioni dell'impianto.
3.45 potenza termica nominale d'impianto: Potenza termica immessa con il combustibile nella sezione di
conversione energetica.
3.46 potenza termica recuperabile: Potenza termica resa disponibile dalla sezione di conversione
energetica al netto di tutte le utenze termiche (per esempio il preriscaldamento o la termostatazione)
connesse con l'esercizio dell'impianto di digestione anaerobica.
3.47 potere calorifico inferiore del biogas: Prodotto del potere calorifico inferiore del metano per il valore
di concentrazione del metano contenuto nel biogas.
3.48 potere calorifico inferiore normalizzato del biogas: Potere calorifico inferiore del biogas
normalizzato al 60% di metano.
3.49 prestazione energetica elettrica dell’impianto (PEEimp): Complemento a 1 del rapporto tra il consumo
elettrico d'impianto e la produzione elettrica lorda prodotta dalla sezione di conversione energetica.

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Nota: Indica il livello di prestazione energetica dell’impianto al netto di tutti i consumi elettrici necessari per l’esercizio
dell’impianto stesso.
3.50 pre-trattamenti: Insieme di trattamenti di tipo fisico e/o chimico e/o biologico attuabili sull’influente per
renderlo idoneo alla DA.
Nota: Ai fini della presente norma i pretrattamenti sono compresi nei Limiti di batteria 1 alla Sezione Pretrattamenti
(vedere figura 1).
3.51 producibilità elettrica attesa: Produzione elettrica netta stimata.
3.52 producibilità elettrica attesa in ore equivalenti: Rapporto tra producibilità elettrica attesa e la
potenza elettrica attiva nominale d'impianto.
3.53 produzione elettrica lorda: Somma dell'energia elettrica prodotta dai generatori/cogeneratori della
sezione di conversione energetica misurata ai morsetti degli stessi e riferita ad un determinato periodo
di tempo.
3.54 produzione elettrica netta: Produzione elettrica lorda meno l'energia elettrica assorbita dai servizi
ausiliari della sezione di digestione anaerobica e di conversione energetica, compreso il trattamento e
convogliamento del biogas, e le perdite a monte del punto di consegna dell’energia elettrica alla Rete di
Trasporto Nazionale e riferita ad un determinato periodo di tempo.
Esempio: Alcuni punti di perdita sono costituiti dai trasformatori o dalla rete di trasporto dell'impianto.

3.55 produzione lorda di biogas: Volume di biogas prodotto dall’impianto misurato a valle dell’ultimo
digestore più eventuali volumi ottenuti dallo stoccaggio dell'effluente, riferito ad un arco temporale
definito.
3.56 produzione lorda specifica di biogas: Volume normalizzato di biogas prodotto dall’impianto riferito
all’unità di peso di solidi volatili (SV) alimentati e all’unità di tempo.
Nota: La produzione lorda specifica in biogas del processo consente il confronto tra differenti soluzioni impiantistiche.
3.57 produzione netta di biogas: Volume di biogas prodotto dall’impianto avviato alla conversione
energetica o all’utilizzo finale, riferito ad un arco temporale definito (per esempio annua se riferita a 12
mesi).
Nota: Coincide con la produzione lorda in assenza di consumi intermedi tra uscita del digestore e utilizzo finale.
3.58 purificazione: Processo che aumenta la concentrazione di metano nel biogas, allontanando la CO2 e
altri componenti estranei, portandola a valori adatti ad utilizzi specifici e rispondenti a determinate
specifiche tecniche.
Esempio: Un esempio di purificazione, conosciuto anche come processo di upgrading, è costituito dalle operazioni che
portano la concentrazione del metano contenuto nel biogas fino ad un tenore pari o superiore al 95% per
l'utilizzo come biocarburante (biometano) per autotrazione o per l'immissione in una rete di distribuzione.
3.59 ricircolo: Operazione mediante la quale parte della frazione liquida del digestato, generalemente dopo
la separazione solido/liquido, viene reimmessa in circolo in uno o più digestori con lo scopo di favorire
l'inoculo dei micorganismi nell'influente, controllare il tenore di umidità della biomassa, ridurre l'impiego
di acqua.
3.60 ricircolo percolato: Operazione effettuata negli impianti con influente secco mediante la quale la
frazione liquida prodotta durante il processo di digestione anaerobica è reimmessa in circolo in uno o
più digestori soprattutto con lo scopo di favorire l'inoculo dei micorganismi nell'influente.
3.61 separazione solido/liquido (S/L): Operazione meccanica con la quale si separano i solidi sospesi
contenuti nel digestato e si ottengono due frazioni: una frazione densa ed una chiarificata.
Nota 1: L’efficienza di separazione è correlata alle caratteristiche della biomassa in ingresso e alla tecnologia adottata
come per esempio la centrifugazione o la nastro pressatura.
Nota 2: La separazione S/L costituisce parte integrante della sezione di digestione anaerobica definita nei limiti di batteria
1 ma non è considerata ai fini della definizione dei consumi elettrici ausiliari della stessa (vedere figura 1).

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3.62 sezione di impianto: Insieme di componenti (strutture e attrezzature) finalizzato al conseguimento di


un determinato risultato operativo.
Esempio: Sezione di pretrattamento, sezione di digestione anaerobica, ecc.
3.63 solidi totali (ST): Frazione solida di un campione ottenuta mediante essiccamento a 105 °C sino a
massa costante.
Nota: Conosciuti anche come sostanza secca.
3.64 solidi volatili (SV): Frazione dei solidi totali di un campione che volatilizza in seguito a combustione
alla temperatura di (540-580) °C.
3.65 spremitura: Operazione meccanica con la quale si separa la biomassa in due frazioni a differente
contenuto di umidità.
3.66 stabilizzazione biologica in anaerobiosi: Processo operato da microorganismi finalizzato alla
riduzione del contenuto di sostanza organica biodegradabile in una biomassa.
Nota: Scopo della stabilizzazione biologica mediante digestione anaerobica è la riduzione significativa dei processi di
decomposizione della sostanza organica con conseguente diminuzione delle emissioni di composti maleodoranti
e gas clima alteranti.
3.67 temperatura di processo: Temperatura media a cui avviene il processo di digestione anaerobica nello
specifico digestore misurata in un arco temporale definito.
3.68 tempo di ritenzione idraulico (HRT): Tempo di permanenza dell’influente nel digestore.
3.69 tempo di ritenzione dei solidi (SRT): Tempo di permanenza dei solidi totali nel digestore.
3.70 termostatazione: Mantenimento della biomassa influente e/o in fase di digestione a una temperatura
prefissata.

3.71 torcia: Componente di sicurezza per la combustione in atmosfera del biogas non avviato agli usi finali.
3.72 volume utile: Volume occupato dalla biomassa all’interno del digestore a regime.

4 Limiti di batteria e classificazione dei digestori

4.1 Generale
I limiti di batteria dell'impianto sono definiti nello schema della figura 1 che fornisce una elencazione
sistematica dei principali trattamenti, processi e/o conversioni effettuabili all'interno di un impianto di
digestione anaerobica. Il limite di batteria 1 indica la configurazione minima dell'impianto, oltre tale limite è
indicata una configurazione più estesa non oggetto di trattazione nella presente norma.
Eventuali limiti di batteria diversi da quanto indicato nella presente norma devono essere espressamente
descritti nel contratto di fornitura.
Lo schema d'impianto qui descritto entro il limite di batteria 1 comprende quindi le seguenti sezioni:
- sezione di alimentazione e pretrattamento, comprendente le fasi di alimentazione e di pretrattamento fino
alla
formazione dell'influente;
- sezione di digestione anaerobica e stoccaggio dell'effluente, comprendente anche il trasporto dell'influente al
digestore;
- sezione di separazione solido/liquido del digestato;
- sezione di conversione, comprendente il collettamento e accumulo del biogas, i trattamenti sul biogas e la
conversione energetica o l'avvio ad utenze diverse.
Tutti i trattamenti, processi e/o conversioni citati nello schema possono comunque essere presenti in un
generico impianto per la produzione di biogas. Ad ognuno di essi può corrispondere uno o più componenti
appositamente realizzati. Nelle versioni impiantistiche semplificate o in particolari casi (ciò in dipendenza delle
finalità per le quali l'impianto è stato progettato e delle soluzioni tecnologiche adottate) alcuni trattamenti e
processi e/o conversioni (e quindi i relativi componenti) possono non essere presenti.
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figura 1 - Elencazione sistematica dei trattamenti, processi e/o conversioni effettuabili in un impianto
di digestione anaerobica e definizione dei limiti di batteria

Legenda
Cessione diretta ai recettori finali, senza alcun tipo di trattamento

Produzione di biomassa dedicata o di scarto

Raccolta e eventuale accumulo

LIMITE DI BATTERIA 1
Sezione di ALIMENTAZIONE e

Alimentazione (tipologia, quantità, qualità)


PRETRATTAMENTO

POSSIBILI PRETRATTAMENTI
• Separazione • Grigliatura
• Omogeneizzazione/miscelazione • Pastorizzazione/igienizzazione
• Spremitura/triturazione • Desabbiatura
• Correzione pH • Additivazione Eventuali
• Addensamento/diluizione • Accumulo/stoccaggio scarti/rifiuti
• Raffreddamento/riscaldamento • Altro
• Disoleazione

ICA INFLUENTE
OB
AER
AN
E
ION DIGESTIONE ANAEROBICA
IG EST
di D
i one
Sez BIOGAS
(eventuale accumulo)
DIGESTATO
(eventuale accumulo)

Sezione di CONVERSIONE
TRATTAMENTI BIOGAS
SEPARAZIONE S/L - abbattim. impurezze - depolverizzazione
Sezione di SEPARAZIONE S/L

(eventuale) - deumidificazione - abbattimento H2S


- compressione - altro

Sezione di CONVERSIONE
FRAZIONE FRAZIONE ENERGETICA
CHIARIFICATA SOLIDA (produzione,
trasformazione
e trasporto di EE e/o ET)

LIMITE DI BATTERIA 1
PURIFICAZIONE
POSSIBILI POST-TRATTAMENTI
(rimozione CO2, produzione
CH4 al 95-98%)
• chiariflocculazione • disidratazione
• separazione con membrane (UF, OI, ...) • essiccamento
• aerazione • compostaggio
• rimozione biologica e/o chimica dell’azoto • accumulo
e del fosforo • confezionamento
• igienizzazione • altro Eventuali
• degasazione scarti/rifiuti
• accumulo
• altro

FRAZIONE FRAZIONE
CHIARIFICATA TRATTATA SOLIDA TRATTATA

RECETTORI
O UTILIZZATORI FINALI

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4.2 Schema per la classificazione dei digestori


La classificazione dei digestori si effettua tramite l'assegnazione, ad ogni singolo digestore componente
l'impianto, di codici (lettere e numeri) corrispondenti alle tipologie elencate nel prospetto 1.
Sulla base delle caratteristiche definite nello schema di classificazione, il fornitore dell'impianto deve definire
le caratteristiche dei singoli digestori costituenti l'impianto compilando, per ognuno di essi, una riga del
prospetto 2. Tale prospetto, opportunamente compilato ed eventualmente accompagnato da note descrittive
integrative ove necessario, deve essere allegato, da parte del fornitore, all'offerta definitiva. Un esempio di
dichiarazione compilata è fornito nell'appendice B.
prospetto 1 - Schema per la classificazione dei digestori
A SISTEMI DISCONTINUI
Il carico avviene una sola volta senza altra immissione nel reattore fino al termine del processo.
A.1 IMPIANTI A BIOCELLE MULTIPLE
Più unità di digestione anaerobica operanti in parallelo
A.1.1 Biocelle multiple con percolazione
Il reattore in cui avviene la digestione è accoppiato ad un contenitore per la raccolta e il riscaldamento del
percolato che viene poi ricircolato
A.1.2 Altro
A.2 ALTRO
B SISTEMI CONTINUI PFR
Reattore a sezione cilindrica o parallelepipeda in cui il materiale, introdotto in continuo, da una estremità viene spinto
all'interno del digestore con movimento a pistone per poi essere rimosso all'estremità opposta una volta digerito
B.1 FLUSSO ORIZZONTALE A PISTONE (Plug Flow Reactor- PFR)
Reattore PFR a sviluppo orizzontale. Non miscelato
B.1.1 Impianti ABR (Anaerobic baffled reactor)
La biomassa segue un percorso obbligato non lineare
B.1.2 Altro
B.2 FLUSSO VERTICALE A PISTONE (Plug Flow Reactor- PFR)
Reattore PFR a sviluppo verticale. Non miscelato
B.2.1 Impianto UpFlow
Flusso dal basso verso l'altro.
B.2.1.1 Impianto UASB (Upflow anaerobic sludge)
La biomassa aggregata in granuli viene trattenuta all'interno del reattore
B.2.1.2 Filtro anaerobico
La biomassa attiva viene immobilizzata su materiale inerte (pietra, plastica, ceramica…) posto all'interno
del reattore
B.2.1.3 Altro
B.2.2 Impianto DownFlow
Flusso dall'alto verso il basso
B.2.2.1 Impianto DownFlow generico
B.2.2.2 Filtro anaerobico
La biomassa attiva viene immobilizzata su materiale inerte (pietra, plastica, ceramica…) posto all'interno del
reattore
B.2.2.3 Altro
B.3 FLUSSO A PISTONE MISCELATO
Reattore PFR a sviluppo verticale o orizzontale miscelato in cui il mescolamento può essere effettuato mediante
insufflazione di biogas e/o sistemi idraulici e/o meccanici
C SISTEMI CONTINUI CSTR
(Continously/Completely Stirred Tank Reactor) Reattore cilindrico verticale completamente miscelato
C.1 SISTEMA CSTR GENERICO
C.2 REATTORI CSTR PER CONTATTO CON RICIRCOLO
Il substrato sedimentato viene ricircolato nel reattore
C.3 IMPIANTO A LETTO FLUIDIZZATO
La biomassa attiva resta adesa ad un supporto inerte ad alta massa volumica e piccolo diametro (per esempio
sabbia) nonostante l'elevata velocità del flusso verso l'alto nel reattore
C.4 ALTRO
D LAGUNA ANAEROBICA
D.1 LAGUNA ANAEROBICA
Impianto costituito da semplici vasche coperte con teli elastomerici dove la biomassa liquida viene lasciata
indisturbata
E ALTRO (sistemi ibridi, ecc)
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prospetto 2 - Schema per la dichiarazione delle caratteristiche dei digestori

Denominazione dell'impianto: Località:


…………………….. ………………………………………………………………………………………

Numero totale digestori: di cui IN SERIE: ……. di cui IN PARALLELO: ……………


….

Classificazione e specifiche tecniche dei digestori


Reatt Codi Fase Tipologia influente nel 1° Temperatura di processo (5) Miscelaz Ricircol Ricirc
ore n. ce (2) del stadio (4) ione o olo
(1) process Umido Semise Secco Psicrofil Mesofilo Termof (6) (7) percol
o a cui SS < cco SS > o (Range ilo ato
è 10% SS > 20% (Non ott.: (Range (8)
dedicat 10% riscalda 35 - 40 °C) ott.:
o (3) SS < to) 50-55
20% °C)

Note descrittive integrative: …………………..


(1) Compilare una riga per ciascun digestore che si differenzia per fase del processo (digestori "in linea") e/o per tecnologia (per esempio
digestori in parallelo, ma diversi). Indicare il numero di reattori previsti nell'impianto con le caratteristiche indicate nella relativa riga.
(2) Scegliere il codice appropriato, formato da lettera e numero/i (per esempio A.1, B.1.2) fino all'ultimo livello applicabile individuandolo
tra quelli elencati nello Schema per la classificazione dei digestori.
(3) Scegliere tra le seguenti opzioni:
Monostadio; tutte le fasi del processo (fasi di idrolisi, fermentazione acida e metanigena) in un unico reattore.
Bistadio - 1: primo stadio del processo (fasi di idrolisi, fermentazione acida).
Bistadio - 2: secondo stadio del processo (fase metanigena).
Pluristadio - 1, 2, n…: precisare la fase del processo associata a ciascun digestore in serie.
Contatto - 1: reattore completamente miscelato.
Contatto - 2: reattore sedimentatore.
Altro: definire.
(4) Dichiarare nella colonna pertinente il contenuto medio di umidità dell'influente nel 1° stadio.
(5) Dichiarare la temperatura di processo in gradi centigradi e la relativa tolleranza (± %) nella colonna pertinente.
(6) Dichiarare il/i sistema/i di miscelazione, scegliendo tra le seguenti opzioni:
Assente - Meccanica - Ricircolo biogas - Idraulica - Altro (da specificare).
(7) Qualora si effettui il ricircolo dichiarare natura (tal quale, frazione da separazione solida e/o chiarificata, sedimentato) e quantità
massima, espressa come % in volume della portata in uscita dal digestore.
(8) Dichiarare se si effettua ricircolo del percolato

5 Requisiti

5.1 Requisiti generali

5.1.1 Influente
Deve essere conforme ai requisiti di progetto e privo di sostanze battericide e/o batteriostatiche a livelli inibenti
il processo di digestione anaerobica in relazione alla tipologia di impianto adottata.
5.1.2 Effluente (digestato)
L’effluente può essere considerato sufficientemente digerito quando il fattore di abbattimento della sostanza
organica assume un valore pari o maggiore di 0,3. Tale valore scende a 0,2 nel caso di impianti con digestore
a secco.

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5.1.3 Gas biologico (biogas)


Deve possedere caratteristiche tali da essere utilizzabile nelle eventuali apparecchiature di conversione
energetica presenti nell'impianto (caldaie, motori, ecc.) o per usi diversi.
5.1.4 Tempi di ritenzione
Il tempo di ritenzione idraulico e il tempo di ritenzione dei solidi devono essere congruenti con le
caratteristiche costruttive dell'impianto.

Nota 1: Il tempo di ritenzione idraulico è generalmente compreso tra alcuni giorni e 90 giorni in funzione del carico
organico volumetrico e della tipologia di biomassa immessa nell'impianto, mentre il tempo di ritenzione dei solidi
è generalmente maggiore di 10 giorni e può raggiungere i (200-300) giorni.

Nota 2: I due tempi sono verificati durante il collaludo.

5.1.5 Carico organico volumetrico


Il carico organico volumetrico deve essere conguente con le caratteristiche costruttive dell'impianto.
Nota 1: Generalmente varia tra (1-6) kg SV/d per metro cubo di volume utile di digestione.
Nota 2: Il carico organico volumetrico è verificato durante il collaudo.
5.1.6 Consumi energetici dell'impianto e potenze installate
Potenze e consumi devono essere sempre chiaramente distinti in elettrici e termici e riferiti a tutte le
grandezze definite nel punto 3 secondo le unità di misura indicate nell’appendice A. I consumi devono essere
sempre forniti in termini di valori medi annuali e mensili.

Nota: Tali consumi sono verificati in sede di collaudo.

5.1.7 Avviamento
La fase di avviamento si può ritenere conclusa una volta raggiunto almeno il 70% della produzione lorda di
biogas misurata per un tempo non minore di 15 giorni. La conclusione dell'avviamento coincide con la messa
a regime dell'impianto.

Nota: La durata dell’avviamento può variare in funzione dell’influente e delle tecnologie.


5.2 Requisiti costruttivi e di sicurezza

5.2.1 Aspetti generali di sicurezza dell’impianto


Il committente deve essere informato dal fornitore dell’impianto circa tutti gli elementi che possono essere
utilizzati per la stesura del documento di valutazione del rischio nell’ambiente di lavoro.
In ogni caso la progettazione dell’impianto deve tener conto del fatto che alcuni componenti dell’impianto
stesso possono essere soggetti alla legislazione in materia di atmosfere esplosive3) in funzione della loro
localizzazione.
5.2.2 Localizzazione generale dell’impianto
Nella localizzazione dell’impianto, si deve tenere conto della salvaguardia dell’ambiente, delle cose e delle
persone nel rispetto delle disposizioni in materia di tutela ambientale, di pianificazione territoriale e della
salute delle persone.
5.2.3 Recinzione dell’impianto
L’eventuale realizzazione di una recinzione è subordinata alla valutazione del rischio implicito dell’impianto
che non può prescindere dalla localizzazione dello stesso e dal parere dagli enti preposti alla valutazione della
sicurezza.

3) Alla data di pubblicazione della presente norma un provvedimento legislativo di riferimento è costituito dal DPR 23
marzo 1998, n. 126 regolamento recante norme per l'attuazione della direttiva 94/9/CE (ATEX) in materia di apparecchi e
sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva.
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5.2.4 Distribuzione interna degli elementi d’impianto


Gli elementi dell’impianto devono essere distanziati tra loro in modo da garantire un’agevole esecuzione dei
controlli, delle ispezione e delle attività manutentive (ordinarie e straordinarie).
L’eventuale presenza di vegetazione di alto fusto deve essere valutata in relazione alla distanza dal/i
contenitore/i di accumulo del gas e dal/i digestore/i.
5.2.5 Trasporto del gas
Oltre a quanto previsto nelle specifiche disposizioni legislative in materia di sicurezza del trasporto del gas, si
deve rispettare quanto segue:
- tra digestore e contenitore di accumulo, a monte di ogni punto di consumo e sulle tubazioni del biogas
devono essere inseriti dispositivi ferma fiamma;
- tutti i circuiti del gas e relativi contenitori di accumulo devono essere realizzati in modo da evitare perdite di
gas, ingresso di aria, pressioni positive o negative tali da danneggiare i componenti;
- eventuali separatori dell’acqua di condensa devono essere installati in tutti i punti più bassi delle condotte.
Per lo svuotamento dei separatori si devono usare valvole anticondensa o rubinetti del gas con tappi o
coperchi filettati.
5.2.6 Contenitore di accumulo del gas
I contenitori di accumulo del gas devono essere realizzati in modo da evitare perdite di gas, ingresso
indesiderato di aria, pressioni positive o negative tali da danneggiare i componenti.
Possono essere installati all’aperto o in ambienti protetti, purché l'aerazione sia assicurata con aperture prive
di serramenti, aventi superficie complessiva non minore di 1/10 della superficie in pianta del locale e praticate
nella parte più alta dei muri perimetrali.
L’acqua delle eventuali tenute idrauliche deve essere mantenuta a livello in maniera automatica e deve essere
evitato il suo congelamento.
Il volume di accumulo del gas è in funzione dell'uso finale.
5.2.7 Dispositivi ausiliari di sicurezza
L’impianto deve essere dotato di un sistema di misura (manometro) e controllo (valvole di sfiato, dischi di
rottura, ecc.) della pressione di processo onde evitare sovrapressioni o pressioni negative tali da causare
pericolo di esplosione e/o compromettere l’integrità delle strutture e/o delle apparecchiature. Tale sistema
deve garantire le condizioni di sicurezza in tutti i punti dell'impianto soggetti ai rischi citati.
L’impianto deve essere dotato di un sistema di sicurezza per la combustione del biogas quando quest’ultimo
non è avviato ai consumi finali. Tale sistema deve essere costituito da una torcia o da dispositivo alternativo
(per esempio una caldaia o un motore aggiuntivi) che garantisca lo stesso livello di sicurezza.
Non sono considerati dispositivi di sicurezza quelli funzionanti in condizioni di gestione ordinaria.
Il sistema di controllo del dispositivo deve garantire la registrazione dell’evento anomalo (per esempio
accensione torcia).
5.2.8 Sistema di mescolamento e/o agitazione (quando previsto)
Il sistema di mescolamento deve garantire la miscelazione della biomassa all’interno del digestore e deve
essere realizzato in modo tale da garantire l’agevole esecuzione di interventi di manutenzione (ordinaria e
straordinaria) in condizioni di sicurezza.
Ai fini della verifica della qualità della miscelazione, la differenza tra la temperatura minima e massima rilevata
dalle sonde in ogni singola misurazione non deve superare i 5 °C.

Nota: La presenza di dispositivi contaore per ogni elemento miscelante consente l'individuazione di anomalie di
funzionamento.

5.2.9 Materiali
Considerate le caratteristiche chimico fisiche dell’influente, dell’effluente e del biogas, tutti i materiali utilizzati
per la costruzione di quelle sezioni d’impianto che vengono a contatto con tali sostanze devono avere stabilità
chimica e avere caratteristiche tali da essere non biodegradabili e resistere alla corrosione e alla alterazione.
Tutti i materiali polimerici ove necessario devono essere resistenti agli agenti atmosferici.

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Le condotte per il gas biologico devono essere realizzate in modo da garantire un’adeguata resistenza
meccanica e un’adeguata resistenza alla corrosione al fine di mantenere l’affidabilità nel tempo.
5.2.10 Stoccaggio influente
I materiali utilizzati per lo stoccaggio devono rispondere ai requisiti di cui al punto 5.2.9.
Le modalità di stoccaggio devono essere adeguate alla natura della biomassa/influente con particolare
attenzione all’eventuale emissione di odori molesti ed ad eventuali aspetti sanitari.
5.2.11 Linea di alimentazione dell’impianto
Deve essere garantita la possibilità di campionare e misurare le quantità delle biomasse in ingresso in
funzione della loro tipologia e natura.
5.2.12 Digestore
Ciascun digestore deve:
- essere realizzato in modo da garantire la perfetta tenuta a gas e liquidi;
- essere realizzato in modo tale da garantire in condizioni ordinarie il mantenimento della temperatura di
processo dichiarata mediante appropriati sistemi di coibentazione e/o di riscaldamento. Tale obbligo non è
necessario negli impianti psicrofili;
- essere realizzato in modo tale da consentire una agevole manutenzione straordinaria (per esempio pulizia
da incrostazioni, sedimenti, corpi estranei, sostituzione componenti interni);
- avere un sistema di ispezione visivo ove tecnicamente realizzabile;
- avere un sistema di controllo e registrazione in continuo della temperatura di processo e pressione di
esercizio;
- deve consentire il campionamento agevole dell’influente, dell’effluente e del biogas (per esempio per
l’eventuale analisi del contenuto di H2S);
- deve avere un sistema di misurazione e registrazione in continuo della portata del biogas e il suo contenuto
in metano. In caso di digestione multistadio (con più digestori con linea del biogas esclusivamente in serie),
tale requisito è obbligatorio per l’ultimo stadio/digestore a monte dell’uso finale;
- deve avere un sistema di misurazione della portata dell’influente in ingresso (m3/h e/o t/d) (obbligatorio per il
primo stadio in caso di digestione multistadio) e dell’effluente in uscita (m3/h e/o t/d) (obbligatorio per
l’ultimo stadio in caso di digestione multistadio) e dell’eventuale percolato (m3/h).
5.2.13 Parzializzazione dell'impianto
In caso di impianti pluristadio, ad alimentazione continua, l'impianto deve essere realizzato in modo tale da
poter bypassare ogni singolo digestore per eventuali interventi di manutenzione ordinaria/straordinaria.
5.2.14 Stoccaggio effluente

L’impianto deve prevedere uno stoccaggio del digestato adeguato alle necessità tecniche, alle modalità di
eventuali post trattamenti e agli usi finali. La capacità di accumulo deve comunque soddisfare il limite di tempo
previsto da specifiche indicazioni normative in materia4).
Lo stoccaggio deve avvenire in vasche o in platee impermeabilizzate e dotate di adeguata pendenza per la
gestione dei liquidi.
Possono essere dotate di copertura o meno in funzione della piovosità media del luogo e dell’eventuale
opportunità di recuperare il biogas residuo.
5.2.15 Sezione di conversione energetica
La sezione di conversione energetica è costituita da tutti gli impianti e apparecchiature utilizzati per la
produzione di energia in condizioni di normale funzionamento. Comprende il sistema di trattamento e
convogliamento del biogas al fine di renderlo utilizzabile dai generatori/cogeneratori, il sistema di conversione
energetica del biogas e i servizi ausiliari connessi direttamente con la sezione. Non comprende i dispositivi
ausiliari di sicurezza.

4) Particolare attenzione deve essere posta alla compatibilità con l’utilizzo agronomico.
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La sezione di conversione energetica deve essere dotata di:


- contatore volumetrico del biogas avviato all'uso finale (per esempio combustione, usi diversi) per la
misurazione della produzione netta di biogas;

Nota 1: Ai fini di una corretta misurazione si raccomanda l'impiego di un contatore specifico per biogas.

Nota 2: Può coincidere con il contatore installato a valle dell’ultimo digestore in caso di assenza di consumi o
perdite/dispersioni intermedie.

- misuratore del contenuto di metano del biogas in ingresso nella sezione. La misurazione deve essere
effettuata almeno con frequenza oraria ed è utilizzata per la misurazione della produzione netta di biogas.
-
Nota: Può coincidere con il contatore installato a valle dell’ultimo digestore in caso di assenza di consumi intermedi.

- Contatore di energia elettrica prodotta dalla sezione e immessa agli usi finali (p.e. Rete di Trasporto
Nazionale, Rete ad isola).

5.2.16 Sala motori


I moduli di cogenerazione, parte integrante della sezione di conversione energetica, che utilizzano il biogas
per la produzione di energia elettrica e calore devono essere collocati all’interno di una sala motori, realizzata
in muratura o in container, e comunque devono essere costruiti in modo da contenere adeguatamente
l’impatto acustico.

Nota: Le sale motori possono essere realizzata con differenti tipologie costruttive (per esempio muratura, container, ecc.)

5.2.17 Strumenti di misura


Gli strumenti di misura, controllo e registrazione devono essere tarati e accompagnati da un certificato di
taratura. Tali strumenti devono essere installati secondo le istruzioni del fabbricante e sottoposti a verifica
periodica.

6 Dati minimi per la richiesta d'offerta definitva

6.1 Generalità
Tutte le grandezze devono essere espresse in accordo con quanto indicato nell’appendice A.
La richiesta di offerta di un impianto di digestione anaerobica deve contenere, a meno di specifici accordi tra
le parti contraenti, le seguenti informazioni:
- caratteristiche del sito di installazione;
- origine dell'influente;
- caratteristiche qualitative e quantitative dell'influente;
- indicazioni dei limiti di batteria secondo la seguente specifica tecnica e indicazioni sulla destinazione dei
prodotti della digestione anaerobica;
- riferimento alla presente specifica tecnica.
6.2 Caratteristiche del sito di installazione
Deve essere specificato quanto segue:
- localizzazione geografica;
- caratteristiche geopedologiche del luogo;
- presenza di vincoli ambientali e paesaggistici;
- eventuali infrastrutture (rete viaria, vasche, ecc);
- superficie disponibile per l’impianto;
- distanza da insediamenti civili e/o produttivi;
- caratteristiche dell’eventuale apparato adduttore dell’influente;

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- presenza di altri processi e impianti esistenti che possono interagire con la digestione anaerobica (per
esempio impianti di depurazione, impianti di compostaggio;
- disponibilità risorse idriche (pozzi, acquedotti) in loco;
- caratteristiche di eventuali recettori degli scarichi;
- disponibilità di terreni agricoli e reti fognarie;
- caratteristiche delle eventuali utenze energetiche da servire.

Se le informazioni di cui sopra risultano variabili nel tempo occorre fornire ulteriori dettagli relativi al loro
andamento nel corso dell’anno.
6.3 Caratteristiche dei singoli materiali in ingresso
Deve essere indicato il ciclo produttivo che genera il materiale in ingresso e deve essere specificato quanto
segue:
a) Caratteristiche quantitative
- tipologia dei materiali in ingresso e quantità su base annua;
- informazioni sulla distribuzione temporale nell’arco dell’anno delle singole tipologie di materiale;
- (per gli allevamenti zootecnici) numero di capi presenti e loro tipologia (bovini, suini, ecc.), specie,
categoria e modalità di stabulazione, peso medio (se disponibile);
- eventuale superficie destinata o da destinare a coltivazioni di tipo energetico.
b) Caratteristiche qualitative
- pH;
- Solidi totali (ST);
- Solidi volatili (SV);
- domanda chimica d’ossigeno (COD) ove significativo;
- azoto totale (TKN);
- composizione merceologica nel caso di impiego di frazione organica da rifiuti urbani.
c) Criteri generali di gestione dei dati
Se i parametri risultano variabili nel tempo si devono fornire informazioni complete sul loro andamento.
I valori dei parametri sopra elencati possono essere così determinati:
- attraverso analisi sui materiali, da eseguire appositamente con le metodiche indicate nell’appendice A o
con altre opportunamente concordate;
- attraverso analisi già eseguite, su materiali identici o assimilabili, la cui validità è condivisa tra committente
e fornitore;
- attraverso il riferimento a dati ricavati da letteratura tecnica specialistica, condivisi tra committente e
fornitore.
d) Limiti di batteria dell’impianto e destinazione dell’effluente
Devono essere definiti i componenti d’impianto che, secondo lo schema di figura 1 devono essere compresi
nell’offerta e che quindi sono oggetto di collaudo. Inoltre, deve essere chiaramente specificata la destinazione
finale degli effluenti.
7 Contenuti dell'offerta definitiva

7.1 Generalità
Tutte le grandezze devono essere espresse in accordo con quanto indicato nell’appendice A.
Nei documenti prodotti a seguito delle trattative fra committente e fornitore devono essere specificate tutte le
caratteristiche che devono rientrare nelle clausole di garanzia e i parametri e le relative tolleranze che devono
essere oggetto di rilevamento nel corso del collaudo.
Come insieme minimo di caratteristiche devono essere specificati e confermati, a meno di specifici accordi tra
le parti contraenti, i parametri di seguito indicati e le relative tolleranze/variazioni ove necessario, elaborati
sulla base delle informazioni di cui al punto 6 fornite dal committente.
7.2 Caratteristiche del sito di installazione
Deve essere specificato il layout dell’impianto.
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7.3 Caratteristiche dell'influente


Devono essere specificati i seguenti parametri:
- quantità e distribuzione nel tempo delle biomasse;
- pH;
- solidi totali (ST);
- solidi volatili (SV) e COD ove significativo;
- azoto totale (TKN).
Per le grandezze analitiche devono essere indicati i metodi di misura utilizzati.
7.4 Caratteristiche dell’effluente
Devono essere indicate le portate e i valori delle caratteristiche dell’effluente stimate immediatamente a valle
del digestore (o dell’ultimo stadio nel caso di impianti multistadio) e al limite di batteria dell’impianto. In
corrispondenza di tali punti devono essere prelevati i campioni nel corso del collaudo su cui determinare i
seguenti parametri:
- pH;
- solidi totali (ST);
- solidi volatili (SV);
- azoto totale (TKN);
- contenuto di microorganismi conforme agli usi finali, ove richiesto da legislazione specifica.
Per le grandezze analitiche devono essere indicati i metodi di misura utilizzati.
7.5 Caratteristiche e prestazioni fondamentali dell’impianto
Considerando che ai fini della descrizione delle caratteristiche del gas biologico si deve fare riferimento al gas
campionabile a valle di tutti i dispositivi di depurazione e trattamento prima dell'ingresso nella sezione di
conversione eneregetica o della cessione a terzi o di altri usi finali, deve essere dichiarato quanto segue:
- tipologia d’impianto e caratteristiche dei digestori secondo la classificazione di cui al prospetto 1;
- schema dell’impianto con volumi, ingombri e disposizione dei vari componenti (layout);
- schema di flusso e bilancio di massa;
- bilancio di energia;
- caratteristiche fondamentali dei principali componenti;
- materiali utilizzati;
- temperatura di processo e relativa tolleranza;
- tempo di ritenzione idraulico;
- tempo di ritenzione dei solidi;
- carico organico volumetrico;
- produzione lorda mensile di biogas e sua distribuzione nel corso dell'anno;
- produzione media mensile di biogas al netto dei fabbisogni per usi termici e sua distribuzione nel corso
dell'anno;
- produzione lorda specifica di biogas;
- fattore di abbattimento medio mensile della sostanza organica e relativa tolleranza;
- tempo massimo di avviamento;
- vita utile dell’impianto;
- potenza elettrica nominale installata;
- informazioni relative alle caratteristiche tecniche (per esempio, volumi, portate, materiali costruttivi,
potenze assorbite, ecc.) dei singoli componenti dell’impianto;
- termini di garanzia;
- eventuali esclusioni;
- rispetto della normativa di riferimento per i componenti dell’impianto;
- conformità alla presente norma;
- altre eventuali richieste del caso.

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Nel caso in cui la fornitura preveda una sezione di conversione energetica, devono essere inoltre specificate:
- prestazione energetica elettrica d'impianto PEEimp;
- potenza elettrica attiva nominale d'impianto;
- producibilità elettrica attesa su base annua;
- producibilità elettrica attesa in ore equivalenti;
- prestazione energetica elettrica d'impianto;
- potenza termica nominale d'impianto;
- potenza termica recuperabile ai fini del suo utilizzo finale non connesso con l'esercizio dell'impianto
- altre eventuali richieste del caso connesse con la conversione energetica.

8 Collaudo

8.1 Generale
Ai fini dellla presente norma il collaudo deve essere effettuato sull'impianto così come definito nei limiti di
batteria 1 (vedere figura 1).
Tutte le grandezze devono essere espresse in accordo con quanto indicato nell’appendice A.
I contraenti, devono di comune accordo, indicare tutti i parametri oggetto di verifica e, per le grandezze
analitiche, i metodi di misura utilizzati. I valori dei parametri concordati rilevati durante il collaudo devono
coincidere, nell'ambito delle tolleranze dichiarate in sede d'offerta, con quelli specificati sull'offerta stessa a
meno che, nel periodo intercorrente tra accettazione dell'offerta ed il collaudo, non si siano verificati dei
cambiamenti stabili dei parametri fondamentali (per esempio: contenuto di solidi volatili nell'influente). In
questo caso i valori indicati nell'offerta possono essere opportunamente corretti.

Nel primo caso nel resoconto deve essere esplicitamente dichiarato che le tolleranze riportate nell'offerta e
quelle riportate nella tabella di verifica sono identiche. Nel secondo caso tutte le variazioni devono essere
evidenziate e giustificate.

Le prove devono essere:


- condotte in presenza di un rappresentante del committente e di un rappresentante del costruttore;
- effettuate quando le parti concordano che l'impianto è a regime e comunque qunado è
terminato l'avviamento.

Entro sei mesi dall'inizio dell'avviamento (con funzionamento continuo), è diritto delle parti (fornitore e o com-
mittente) richiedere l'esecuzione del collaudo prestazionale.
Le modalità di prove devono essere concordate tra fornitore e committente nel rispetto di quanto prescritto
dalla presente norma e nelle condizioni di garanzia.
Dato che le prove, le verifiche strumentali o dei dati raccolti risultano sempre distribuite nel tempo e possono
essere svolte da persone diverse, ogni fase riportata a verbale deve essere datata e firmata dalle parti
contraenti e dagli eventuali partecipanti, rispettando l'ordine temporale previsto per le varie operazioni.

In linea generale, le prove di collaudo devono essere suddivise nelle seguenti fasi (sempre sottoscritte dai
partecipanti sul resoconto) e in accordo con quanto specificato nei punti successivi:
- riunione iniziale per la definizione di tutti i preliminari;
- numero di incontri pari al numero di prelevamenti di campioni effettuati in tempi diversi (generalmente
cinque);
- incontro per la verifica funzionale dei vari componenti;
- riunione finale per la sintesi dei risultati e le conclusioni.
8.2 Collaudo dimensionale
Preventivamente al collaudo dimensionale devono essere consegnati al Committente i manuali d’uso e
manutenzione, le evidenze della conformità alla normativa vigente dei macchinari costituenti l’impianto e ogni
altro documento pertinente.

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8.3 Collaudo funzionale


I rappresentanti del committente e del costruttore devono verificare, di comune accordo, il regolare
funzionamento di tutte le apparecchiature, dispositivi, sistemi di tubazioni, vasche e serbatoi inserite
nell'impianto (per esempio: pompe, impianto di riscaldamento, tenuta delle impermeabilizzazioni, ecc.),
mediante il controllo delle loro prestazioni nominali. Varianti e osservazioni devono essere riportate sul
resoconto di prova.
8.4 Collaudo prestazionale
Il collaudo prestazionale inizia al termine del periodo di avviamento, con la messa a regime, e deve durare
almeno per un periodo pari al tempo di ritenzione idraulica e comunque per un periodo non minore di 30
giorni.
I rappresentanti del committente e del costruttore devono verificare, di comune accordo, come minimo i
seguenti parametri, tenendo presente che per le grandezze analitiche devono essere indicati i metodi di
misura utilizzati:
Per l'influente:
- quantità e distribuzione nel tempo delle biomasse;
- pH;
- solidi totali (ST);
- solidi volatili (SV);
- portata giornaliera dell'influente (per gli impianti continui);
- azoto totale (TKN).

Per ogni tipo di effluente liquido e/o solido campionato:


- pH;
- solidi totali (ST);
- solidi volatili (SV);
- azoto totale (TKN);

- analisi microbiologiche se previste dalla normativa e per impianti comprendenti i post trattamenti indicati
nello schema di figura 1.
Altri parametri gestionali eventualmente concordati tra le parti.

Per il gas biologico:


- produzione lorda giornaliera nel periodo di collaudo;
- produzione lorda calcolata come media aritmetica della produzione lorda giornaliera per un periodo minimo
di 15 giorni continuativi;
- produzione lorda specifica di biogas nel periodo di collaudo;
- contenuto di CH4;
- contenuto di H2S;
- quanto altro richiesto dalle parti contraenti, purchè sia verificabile nel corso delle prove.
Per la sezione energetica:
- produzione elettrica lorda nel periodo di collaudo;
- produzione elettrica netta nel periodo del collaudo;
- consumo elettrico d'impianto nel periodo di collaudo;
- potenza termica nominale d'impianto;
- potenza termica recuperabile;
- prestazione energetica elettrica d'impianto;
- fattore di abbattimento della sostanza organica;
- temperatura di processo;
- qualità della miscelazione.

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8.5 Prelievo dei campioni di influente ed effluenti


Deve essere definito un piano di campionamento conforme a quanto indicato di seguito; sono consentite
eventuali variazioni solo se tecnicamente motivate e concordate tra le parti.
Per gli impianti continui il campionamento deve essere effettuato in cinque date distanziate tra loro di almeno
6 giorni; per tempi di ritenzione più lunghi di 30 giorni almeno tre dei cinque campionamenti devono essere
eseguiti rispettivamente all'inizio, a metà e alla fine del tempo di ritenzione idraulica; i restanti a discrezione
delle parti.
Per gli impianti con digestori in serie i prelievi devono essere effettuati immediatamente in ingresso al primo
digestore e in uscita dall'ultimo.
Per gli impianti con digestori in parallelo i prelievi di cui sopra devono essere effettuati per ogni linea.
In tutti i campionamenti devono essere prelevati campioni dell'influente e dell'effluente.

Nel caso di impianti discontinui il campionamento deve essere effettuato in due date per ogni digestore: la
prima coincidente con l'inizio di un ciclo e la seconda coincidente con la fine dello stesso ciclo. In tutti i
campionamenti devono essere prelevati campioni dell'influente e dell'effluente.

Per gli impianti continui, i campioni elementari devono essere prelevati uno successivamente all'altro secondo
intervalli frazionati sul periodo di carica dell'influente, in numero di almeno 6.
In ogni caso il campionamento deve essere significativo e non minore di 5 kg.
I campioni elementari di ogni gruppo devono essere adeguatamente omogeneizzati in modo da disporre di un
campione unico rappresentativo per l'influente e per tipo di effluente.

Per ogni giorno deve essere redatto il resoconto di prova nel quale si riassumono le attività svolte e le
eventuali osservazioni.
I campioni devono essere conservati in contenitori adeguatamente sigillati, identificati e conservati a
temperature minori di 4 °C e devono essere inviati prima possibile ad un laboratorio di analisi scelto di
comune accordo dalle parti, che deve fornire tutti i dati per la corretta identificazione dei metodi utilizzati.

Possono essere utilizzati strumenti per il campionamento continuo. In tale caso, apparecchiature, metodologia
di lavoro e affidabilità operativa, devono essere descritte e giustificate nel resoconto di prova.
8.6 Prelievo dei campioni di gas
I campioni di biogas devono essere prelevati a valle degli impianti di trattamento del biogas e prima
dell'ingresso nella sezione di conversione eneregetica o della cessione a terzi o di altri usi finali.
Ad ogni data devono essere effettuate tre misure della portata e della composizione del biogas.
8.7 Resoconto di prova
Ogni prova deve essere documentata in un resoconto con una adeguata descrizione delle operazioni svolte,
delle norme seguite e dei risultati ottenuti. Il resoconto di ogni prova deve essere firmato dai presenti e
sottoscritto dai rappresentanti delle parti contraenti.

Il resoconto deve essere sempre composto dalle seguenti parti e/o informazioni:
- informazioni sulle parti contraenti o sulle organizzazioni incaricate da queste per svolgere le operazioni di
collaudo. In particolare, deve essere compilato l'elenco di tutte le persone che hanno partecipato alle varie
fasi previste dal collaudo, l'elenco deve essere firmato da tutti gli interessati;
- informazioni sul laboratorio che ha eseguito le analisi chimiche;
- riferimento alla presente norma e a tutte le altre prescrizioni alle quali l'impianto è soggetto e che sono
verificate durante il collaudo;
- tabella riassuntiva dei parametri oggetto di verifica con relative tolleranze (si raccomanda di allegare
l'offerta in modo da consentire adeguati raffronti);
- piano di campionamento di cui al punto 8.5;
- resoconto della verifica del buon funzionamento dei componenti dell'impianto;
- resoconti di tutte le prove eseguite;
- conclusioni sulle prove eseguite;
- qualsiasi particolare che può influire sui risultati del resoconto.
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APPENDICE A
(Normativa)

Nel prospetto A.1 sono indicati i metodi di analisi e di calcolo delle grandezze richiamate nella norma.

Prospetto A.1 - Grandezze, Unità di misura, metodi di analisi e di calcolo

Grandezza Unità di Metodo di misura / Note


misura
Azoto totale Kjeldhal (TKN) mg/kgtal quale In funzione delle caratteristiche fisiche della matrice:
- UNI EN 13342
- UNI EN 13654-1
Carbonio Organico Totale In funzione delle caratteristiche fisiche della matrice:
(TOC) - UNI EN 13137
- UNI EN 1484
Carico Organico Volumetrico kg SV/m3
*giorno
Ceneri (SI) g/kgtal quale In funzione delle caratteristiche fisiche della matrice:
- UNI ISO 2171
- UNI EN 14775
Consumo elettrico d'impianto MWh/[tempo] Il tempo di riferimento nell'esercizio a regime coincide con l'anno.
(CEi)
Domanda biochimica di mgO2/l UNI EN 1899-1
ossigeno (BOD5)
Domanda chimica di ossigeno mgO2/l
(COD)
Fattore di abbattimento della Si calcola con la seguente formula
sostanza organica (FAsv) Qsv, ef
FAsv= 1 .
Qsv, in
Dove:
Qsv,ef: massa dei solidi volatili nell'effluente nell'unità di tempo;
Qsv,in: massa dei solidi volatili nell'influente nell'unità di tempo
Le due Qsv sono calcolate sulla base di rilevazioni di portata (m3/giorno)
e qualità (contenuto di SV espresso in kg/m3) effettuate per un arco di
tempo pari ad almeno un tempo di ritenzione idraulico. La
determinazione del contenuto di SV deve essere effettuata su almeno 3
campioni, prelevati a distanza di almeno (3-5) giorni e comunque ogni
volta si verifichino variazioni di rilievo nel rapporto quantitativo tra le
biomasse in ingresso. Condizioni operative diverse possono essere
previste, e concordate tra le parti, in fase di collaudo funzionale
dell’impianto.
pH In funzione delle caratteristiche fisiche della matrice:
- UNI 10501
- UNI EN 12176
Potere calorifico inferiore del MJ/Nm3 o Ai fini della applicazione della presente norma il potere calorifico
metano kWh/m3 inferiore di riferimento del metano è di 35,8 MJ/Nm3 (9,94 kWh/m3) alle
condizioni normalizzate di 0 °C e 1013 mbar.
Potere calorifico inferiore MJ/Nm3 o Ai fini della presente norma il Potere Calorifico Inferiore del biogas
normalizzato del biogas kWh/m3 normalizzato al 60% di metano è pari a 21,5 MJ/Nm3 (5,97 kWh/m3)
Potere calorifico inferiore del MJ/Nm3 o
biogas kWh/m3
Potenza elettrica MWelettrici
Potenza termica MWtermici
Potenza termica nominale MWtermici Si calcola come prodotto della produzione netta (oraria) di biogas per il
d'impianto PCI del biogas (espresso in kWh/m3)
Prestazione energetica elettrica È calcolata con la seguente formula PEEimp=(1- (CEi/PEL))
dell’impianto (PEEimp) Dove:
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CEi: Consumo elettrico d'impianto così come definito nei limiti di


batteria 1 concordati;
PEL: produzione elettrica lorda.
La PEEimp è compresa tra 0 e 1.
Producibilità elettrica attesa MWh/[tempo] Il tempo di riferimento generalmente coincide con l'anno.
È stimata sulla base dei dati di progetto tenendo conto dei consumi
ausiliari
Producibilità elettrica attesa in h/anno
ore equivalenti
Produzione elettrica lorda MWh/[tempo] Il tempo di riferimento nell'esercizio a regime coincide con l'anno
Produzione elettrica netta MWh/[tempo] Il tempo di riferimento nell'esercizio a regime coincide con l'anno
Produzione lorda di biogas Nm3/[tempo] Il tempo di riferimento deve essere definito.
I volumi devono essere normalizzati alla concentrazione di metano
(CH4) del 60%
Produzione lorda specifica di Nm3/kg SV. Il tempo di riferimento può anche essere un giorno o sue frazioni.
biogas [tempo] I volumi devono essere normalizzati alla concentrazione di metano
(CH4) del 60%
Produzione netta di biogas Nm3/[tempo] I volumi devono essere normalizzati alla concentrazione di metano
(CH4) del 60%
Solidi totali (ST) g/kg UNI EN 12880
Solidi Volatili (SV) g/kg di ST o Si calcola sottraendo ai solidi totali la frazione minerale secondo la
sostanza seguente formula: SV(g/kgst) = ST – ceneri [g/kgst]
secca Dove:
SV: solidi volatili;
ST: solidi totali
Ceneri: residuo fisso che rimane dopo incenerimento del campione
(precedentemente essiccato a 105 °C) in muffola alla temperatura di
circa (540-580) °C
Temperatura di processo °C media giornaliera delle temperature rilevate in tre o più punti del singolo
digestore in funzione della tipologia dello stesso almeno tre volte al
giorno. I punti di misurazione devono essere posizionati in modo da
garantire che il complesso delle temperature rilevate sia
rappresentativo dell'intera massa presente nel digestore.
Tempo di ritenzione idraulico Giorni (d) rapporto tra il volume utile (m3) del digestore e la portata dell’influente
(HRT) (m3/d)
Tempo di ritenzione dei solidi Giorni (d) rapporto tra la massa di solidi totali (kg) presenti nel digestore e la
(SRT) portata degli stessi nell’influente (kg/d)
Volume utile m3 Nel caso di digestori a volume variabile, il volume utile coincide con
quello minimo

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APPENDICE B
(Informativa)

Esempio di dichiarazione delle caratteristiche dei digestori

Si riporta nel prospetto B.1 un esempio compilato di dichiarazione delle caratteristiche dei digestori.

Denominazione dell'impianto: …Scrivere Località: …Scrivere per esteso l'indirizzo e la località dove ha/avrà sede
per esteso il nome dell'impianto o l'impianto…
dell'azienda committente…

Numero totale digestori: di cui IN SERIE: …3…. di cui IN PARALLELO: …2…


…3....

Classificazione e specifiche tecniche dei digestori


Reatt Codi Fase Tipologia influente nel 1° Temperatura di processo (5) Miscelaz Ricircol Ricirc
ore n. ce (2) del stadio (4) ione o olo
(1) process Umido Semise Secco Psicrofil Mesofilo Termofil (6) (7) percol
o a cui SS<10 cco SS>2 o (Range o ato
è % SS> 0% (Non ott.: (Range (8)
dedicat 10% riscalda 35 - 40 ott.:
o (3) SS< to) °C) 50-55
20% °C)
1 C.1 Bistadio 9% 51 °C Meccanic Si No
-1 ± 1°C a 10%
2 C.1 Bistadio 51 °C Idraulica
-2 ± 1°C

Note descrittive integrative: l'impianto è costituito da 3 digestori, il primo dei quali alimenta (in serie) gli altri 2 che invece sono posti in
parallelo. Si allega il layout d'impianto.
(1) Compilare una riga per ciascun digestore che si differenzia per fase del processo (digestori "in linea") e/o per tecnologia (per esempio
digestori in parallelo, ma diversi). Indicare il numero di reattori previsti nell'impianto con le caratteristiche indicate nella relativa riga.
(2) Scegliere il codice appropriato, formato da lettera e numero/i (per esempio A.1, B.1.2) fino all'ultimo livello applicabile individuandolo
tra quelli elencati nello Schema per la classificazione dei digestori.
(3) Scegliere tra le seguenti opzioni:
Monostadio; tutte le fasi del processo (fasi di idrolisi, fermentazione acida e metanigena) in un unico reattore.
Bistadio - 1: primo stadio del processo (fasi di idrolisi, fermentazione acida).
Bistadio - 2: secondo stadio del processo (fase metanigena).
Pluristadio - 1, 2, n…: precisare la fase del processo associata a ciascun digestore in serie.
Contatto - 1: reattore completamente miscelato.
Contatto - 2: reattore sedimentatore.
Altro: definire.
(4) Dichiarare nella colonna pertinente il contenuto medio di umidità dell'influente nel 1° stadio.
(5) Dichiarare la temperatura di processo in °C e la relativa tolleranza (± %) nella colonna pertinente.
(6) Dichiarare il/i sistema/i di miscelazione, scegliendo tra le seguenti opzioni:
Assente - Meccanica - Ricircolo biogas - Idraulica - Altro (da specificare).
(7) Qualora si effettui il ricircolo dichiarare natura (tal quale, fraz. da separazione solida e/o chiarificata, sedimentato) e quantità massima,
espressa come % in volume della portata in uscita dal digestore.
(8) Dichiarare se si effettua ricircolo del percolato.

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BIBLIOGRAFIA

APAT CNR IRSA 5120 Man 29 2003 Richiesta biochimica di ossigeno


APAT CNR IRSA 5130 Man 29 2003 Richiesta chimica di ossigeno
Standards Methods 5220-B (APHA,2005,21st ed.) Standard Methods for the Examination of Water and
Wastewater

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