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LE STORIE

DI

POLIBIO
DA M E G A L O P O L I
FO LG A R I Z Z A T E
SUL TESTO GRECO DELLO SCHWEIGHAUSER E CORREDATE DI NOTE

DAL DOTTORE I. KOHEN


DA TRIESTE

TOMO QUARTO

MI LANO
T IPI DI FRANCESCO SONZOGNO q . G. B.
Stradone a S. Am brogio, nirnt. 2^35

1827.

DELLE STORIE
DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

AVANZI DEL LIBRO OTTAVO.

I. (i) Jl eh ci che spetta a siffatte sciagure, se chi le A. di R. soffre abbia ad esser ripreso., o a conseguir perdono, ^ 4 , generalmente parlando, cosa pericolosa da pronun- ^ * mP; ziarsi} sendoch m olti, per quanto abbian ragione- Estn ^iit. volmente amministrati i loro affari, cadono in potere di tali che pronti sono a violare i diritti presso gli uomini stabiliti. Ma non dobbiamo per questo neghittosamente rimanerci dall esporre la nostra sentenza 5 sbbene , riguardando a1 tempi e alle circostanze, alcuni duci ri prendere, verso d altri usar indulgenza. La qual cosa esser in siffatti termini rendesi manifesto per ci che segue. (2) Archidamo ., re de Lacedem oni, essendogli sospetta 1 ambizione di Cleomene , fugg di Sparta j ma fra non molto persuaso del contrario, si mise nelle mani dell anzidetto. Quindi, privato di regno e di vita, non lasci apsteri scusa alcuna della sua condotta; p o lib io , tomo ir . 1

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A. di R. Imperciocch, rimanendo il medesimo stato di cose, c 54 cresciuta l ambizione e la signoria di Cleomene , chi consegn s stesso a colui dal quale si salv dianzi colla fuga, come non dovea con ragione incappar nella mentovata sventura ? Cos (3) Pelopida, conoscendo 1 animo scellerato (4) del tiranno Alessandro, e beh sapendo, che ogni tiranno stima suoi maggiori nemici i capi del partito libero, prese non solo egli stesso le redini della democrazia Tebana, ma consigli eziandio Epaminonda di preporsi a quella de G reci, e venuto come nemico in Tessaglia per distruggere la monarchia d Alessandro, gli bast il cuore di andar a lui per ambasciadore ben due volte. Caduto adunque in poter de' nem ici, di grave danno fu causa a T ebani, e an nient la gloria in addietro acquistatasi, temerari amente e senza riflessione affidandosi a chi per nessun conto dovea farlo. Egual cosa ebbe a patire Gneo(6) Cor nelio capitano de Romani nella guerra di Sicilia, dando s stesso imprudentemente nelle mani de nemici. E simil caso avveime a molti altri. II. Laonde meritevoli sono di riprensione coloro che senza cautela gittansi in braccio agli avversari! ; ma quelli che fanno i dovuti provvedimenti non debbon incolparsi. >Imperciocch il non fidarsi di nessuno, rendersi inoperante : mia prendendo le dovute guaren tigie far ci che detta la ragione , proceder irrepren sibile. E sono coteste guarentigie i giuram enti, i figli, le mogli, e sovrattutto (7) la vita precedente. L1esser adunque per via di queste ingannati T e cader nel lac cio, colpa non di chi soccombe alia frode, ina di

3 chi la ordisce. Quindi hannosi a ricercar precipuamente A. di R. cotali guarentigie, per cui la persona nella quale ri54 posa la fede non pu violarla. Ma dappoich di rado cotali si trovano, sar 1 altra strada rivolger ogni cura a far s, che quand anche falliamo, non ci venga meno il perdono degli esteri. La qual cosa anche a molti ne tempi andati avvenuta} ma lesempio pi eviden te , ed all et di cui ora discorriamo pi vicino,- ci che avvenne ad Acheo. Q uesti, non omettendo nulla di quanto appartiene a cautela ed a sicurezza, sibbene provvedendo a quanto pu P umano consiglio, cadde tuttavia nelle mani de nemici. E cotesto caso procac ci dagli stranieri1a chi. lo sofferse compassione e per dono , ma a chi ne fu la cagione accusa e odio.

III. Non (8) sembrami alieno da tutta la mia impresa e dallo scopo che dapprincipio mi sono proposto, ec citar l attenzione de leggitori sulla grandezza delle azioni, e sulla gara con cui amendue le repubbliche, dico la Romana e la Cartaginese, perseverarono nel loro proponimento. Imperciocch chi non rammenter con lode, come, implicati in cotal guerra per (g) il dominio dell Italia, n in minore p er (io) quello della Spagna, mentre che eran amendue deipari nella massima incer tezza sull esito di quelle, ed eguali i presenti pericoli, tuttavia non. contenti d^lle imprese che avean per le ma ni, combatteron eziandio (i i) pella Sardegna e pella Si cilia, e tutto abbracciam i non solo colla speranza, ma colle vettovaglie ancora e cogli apparati? Di che mara-

viglierassi maggiormente chi voir a parte a parte ogai cosa considerare. Due legioni intiere stanziavano coi consoli in Italia, e due in Ispagna. Di queste Gneo Scipione avea le forze di te r r a , e Publio le navali. Si mili erano gli eserciti de Cartaginesi. Un annata vigi lava in Grecia (12) sulle imprese di Filippo, cui era preposto dapprima Marco V alerio, poscia Publio Sulpicio. Ad un tempo Appio con cento vascelli da cinque palchi, e Marco Claudio colle forze di terra stavan alle riscosse degli eserciti di Sicilia, e lo stesso faceva Amil care presso i Cartaginesi. IV. Quindi io stimo, ci che sovente dissi nel prin cipio della storia, aver ora genuina fede acquistata dai fatti : cio non potersi per mezzo di chi scrive le storie particolari conoscere la disposizione dell universale. E come ( i3) potr colui che legge separatamente i fatti di Sicilia e di Spagna saper ed apprendere o la gran dezza degli avvenimenti, o , ci che pi m onta, in -qual guisa e con qual genere di governo la fortuna compiuta abbia 1 opera pi maravigliosa de nostri giorni , qual 1 aver ridotte sotto un sol dominio e sotto una potenza sola tutte le parti conosciute della terra ; locch non trovasi che in addietro sia avvenu to ? Che come i Romani presero Siracusa, e conquistar* rouo la Spagna, impossibil non di sapere in qualche modo per via di narrazioni parziali; ma come giunsero a farsi padroni di tu tto , e che cosa in parte siasi op posto alle vastie loro imprese , d al contrario in certe {occasioni vi abbia cooperato < , diffidi d comprendere seni lina Istoria che abbracci tutti gli avvenimenti.

5 Pelle stesse cagioni malagevole sar idearsi la grandetta A. di R. delle azioni e la possanza di quella repubblica. Imper> ^ 4 ciocch essersi i Romani impossessati della Spagna , ovveramente doHa Sicilia, e aver fatta la guerra con forze di terra di mare, ove di per s venga narrato, non re cher maraviglia. (i4) Ma se si considerino questi avve nimenti, e molti altri che d un tempo eseguironsi dallo stesso governo, ed insieme si riguardi alle vicende ed alle guerre ch'ebbero nel proprio paese quelli che tntti gli anzidetto affari han maneggiati; chiare per tal modo soltanto appariranno le cose operate ed ammirabili, e cosi precipuamente otterranno la convenevol attenzio ne. Ci sia detto contra color che suppongono, potersi per via della compilazione degli avvenimenti particolari conseguire la scienza della storia cornane e generale.

V. I (16) Romani assediando Siracusa spingevano Su,^a l opera: Appio, ra il conduttore. Ed avendo colle forze di te rra , dov il portico (16) cosi detto Sciti* c o , presso al quale proprio sul margine lungo il mare sta il m uro, alzato all intorno una mole , e preparati graticci e dardi e altre cose necessarie allassedio, spe ravano che pella moltitudine delle mani avrebbono compiuti gli apparecchi oinque giorni prima degli av versarli ; non calcolando il valore d Archim ede, n preveggendo che (17) una mente sola in certi tempi pi efficace di tutte le mani unite. Allora per* tanto il conobbero dagli effetti. Imperciocch forte essendo la c itt , come quella il cui muro tutto all m*

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A. di R. torno piantato era sovra luoghi elevati ed un ci5 4 glione prom inente, al quale, quand anche nessuno l impedisse, diffidi sarebbe d avvicinarsi, se non se in certi siti -determinati} tale apparecchio fece.il summentovato per entro alla c itt , ed egualmente contra chi dalla parte del mare lassalterebbe, che i difensori .con poca fatica impiegavansi nebisogni del momento, e ad ogni tentativo degli avversari! prontamente op porsi poteano. Del rest Appio, fornito di'graticci e di stale , incominci: ad accostarle al muro contiguo a ^ i Esapili dalla parte d oriente. \str. ant. VI. Marco Marcello frattanto and alla v o ltd Acradina, con sessanta navi da cinque palchi, ciascheduna delle quali ra piena d1 uomini armati di frcce, di frombole e di picche, per respinger quelli che fossero pe? combattere da merli.. Oltre a ci avea otto vascelli da cinque p alch i, cui eran tolti i remeggi , a destra Degli u n i, a sinistra negli altri, e che, congiunti a due a due rie fianchi nudati, arrecavan .al muro per mezzo del remggio de fianchi esterni le cos dette (18) Sam buche. Cotesta fatta di macchine fabbricata nel modo seguente. Apprestano una scala larga quattro p ied i, per modo che dal (ig) principio della salita sorga ad egual altezza col m u ro , ed amendue i fianchi di que sta (do) assiepano e coprono con parapetti molto ele vati $ indi la pongono trasversalmente su fianchi che toccansi delle navi u n ite , facendola sporger molto in fifori de rstri. Alla sommit degli alberi applicano carrucole e funi. Cme vengono all uso, legano le funi al capo della scala, e quelli che stanno a poppa trag-

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gono queste per le carrucole ; gli altri pure che sotio J . eli R. a prora sostengono la macchina con puntelli, e ne ^ 4 assicurano l1elevazione. Poich col remeggio d1 amendue le panche esterne hanno avvicinate le navi a ter ra , tentano d appoggiar al moro lanzidetto ingegno. Sulla cima della scala haw i una (ai) tavola lunga e poco larga assicurata da?tre lati con graticci, su cui salir possono quattro persone e combattere con quelli che. da merli impediscono l applicazione della sambu ca. L a quale com appoggiata, i soldati trovansi su periori alle m u ra , e mentre che gli uni sciolgon i gra ticci da amendue le p a rti, e passano su merli e sulle t o n i , gli altri per la sambuca seguon i p rim i, stando la scala saldata colle funi ad ambe le navi. (22) me ritamente siffatto ordigno ottenne cotal denominazio ne , dappoich alzato che sia, la figura composta della nave e della scala simile allo strumento di musica chiamato sambuca. > VII. Accomodate le cose in questa guisa, medita rono d assaltar le- torri.' Ma Archimede, preparate avendo macchine per lanciar in ogni distanza, colpiva da lungi le navi ohe passavano colle pi tese e mag giori balliste e catapulte, e riduceva i nemici alla di sperazione. E quando {a3) troppo in l volavano le materie gittate, adoperava egli le macchine minori in ragione della presente distanza; onde in tal confusione metteva i Rom ani, che al tutto era lor, impedito di spingersi innanzi e dassaltare; finattantoch Marcello, stretto da gravi difficolt ,-obbligato fu d accostarvi i vascelli nascosamente di notte tempo. Giunti a tiro di

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. Al B. freccia presso terr, (a4) costru Archimede un altro ap* & 4 parecchio contro quelli che pugnavano dalle navi. Fece nel muro aperture fitte della lunghzza d Un uom o, e grandi (a5) un palmo circa nellesternolat. Col mise saettatori e(a6) scorpioncini dietro il muro, e per mezzo d i questi tirando poneva fuor di combattimento i sol dati navali. L aonde, o fossero i nemici lontani, o vi* cini 7 non solo inefficaci rendeva le lor im prese, ma ne uccideva la maggior parte, E quando incominciavan ad alzar le sambuche, disponeva egli le macchine lungo tutto il m uro, che in altro tempo non comparivano, ma nel momento del bisogno ergevansi dalle parti in* tenori del m ur, e sporgevan le corna molto fuori dei merli. Di queste alcune portavan pietre di non minor pso che di dieci libbre, altre avean masse di piomb. Come adunque appressavansi le sambuche , giravan le n a faj) colla fune che passava pella cim a, secondo ch era d uopo, e per via di cexta (28) molla gittavdu una pietra nell edilzio. Donde avveniva ^ che /'non solo conquassava la macchina, m a la nave acora e quelli eh1 eran dentro trovavansi in grande pericolo. V ili. V avea poi altri ingegni contro. gli avversarli che (39) sorgevan in suir ancora protetti dagratcci, e merc di questi eran salvi dalle armi che venivn loro scagliate dalle mura. (3o) Parte gittavan sassi di suffi ciente grandezza per discacciar i combattenti dalla pr* r a ; parte calavan una mano di ferro legata ad una ca tena , colla quale colui che dirigeva il l'ostro della mac china, come abbrancata ava la prora, abbassava il calcio dentro il muro. E quando, (3 1) levata la prora t

rizzava il vascello in sulla poppa, legava il (32) calcio A. di X. delia macchina perch questa non si movesse, la ^ 4 mano e l catena estraeva dall'ordigno per via d una molla. G fatto alcune navi cadevano sufianchi, al tre si rovesciavano y la maggior parte sommergendosi per (33) esser strappata dall alto la prora, riempievansi d acqua e di confusione. M artello ridotto in angustia per queste invenzioni d Archimede, e reggendo che quelli della citt vana gli rendeVan ogni imprsa con suo danno e scorno, ne fu assai dolente; tuttavia mot teggiando sulle proprie gesta diceva, che Archimede colle sue navi, come (34) se fossero bicchieri, attigneva lacqua dal mare, e che le (35) sambuche con ischiaffi rano vergognosamente scacciate dal (36) convito. Tal fine ebbe 1 assedio per mare. IX. Appio, abbattutosi alle stesse difficolt., desi stette pur dall impresa. Imperciocch i suoi soldati essendo ancor distanti perivano colpiti dalle balliste e dalle catapulte : che maraviglioso era 1 apparecchio delle arm i, e pella quantit, e peli efficacia, (3 j) co me quelle che Gettine avea fatte far a sue spese, ed Archimede inventate e fabbricate. Ove poi avvicinavansi alla citt, quali danneggiati di continuo dalle fe ritoie del muro , (38) conforme dissi di sopra , erano rattenuti dall accostarsi ; quali volendo , coperti dai graticci, a viva forza appressarsi, eran ammazzati dai sassi e dalle travi che loro gittavansi sulla testa. N poco male facevano le mani lanciate dalle macchine , che dianzi rammentai, perciocch (39) alzavano gli uo mini in un colle armi e. gli scagliavano. Finalmente, ri-

IO 4. di R. tiratosi Appio nel campo, e chiamati i tribuni a con* 54o siglio, fu unanimamente deliberato di far ogni sforzo per prender Siracusa, fuorch per assedio \ siccome da sezzo avvenne. Gonciossiach negli otto mesi che fu rori intorno alla citt, non lasciaron intentato alcuno stratagemma o ardimento , ma di strngerla d assedio non pi osarono. (4o) Per tal guisa un uomo solo ed una sola m ente, a qualche impresa bene diretti, scorgonsi di grande ed ammirabil utilit. I Romani adun que con tante forze di terra e di m are, ove alcuno tolto avesse di mezzo un Sol vecchio siracusano, speravan d impossessarsi tosto della citt $ ma presente lu i, non arrischiavansi neppure dassaltarla, nel modo alm eno, che poteva impedir Archimede. Ci non per tanto stim ando, che pella penuria delle cose necessa rie, grande essendo la moltitudine della gente rinchiu sa , se ne sarebbon insignoriti, a questa speranza appigliavansi, e colle navi trattenevan loro i soccorsi per m a re , coll esercito quelli di terra. non volendo la sciar trascorrer infruttuosamente il tempo che stanzia vano dinanzi a Siracusa, ma desiderando di procac ciarsi al di fuori qualche vantaggio, divisero capitani s stessi e le loro forze, per modo che Appio con due parti assediava la citt, e Marco colla terza girava per la Sicilia, molestando quelli che parteggiavano coCar taginesi. 1 JLslr. Vales. X. Filippo (4 i), venuto nella Messenia, guast la cam pagna ostilmente, adoperando pi con ira che con ragio-< ne^ sendoch sperava, per quanto a me sembra, che colla

11 frequenza dell offendere ridotti avrebbe gli oltraggiati i . di fi a non si risentire, n a odiarlo. Indotto fui pertanto, e qui , e nel libro antecedente, ad espor queste cose pi m inutam ente, non solo pelle cagioni in addietro indicate, ma eziandio perch gli storici, parte omisero al tutto le vicende de M essenii, parte peli affezione che portavano a m onarchi, o al contrario pel timore che n -aveano, non che non ascrivessero a colpa lem piet e la perfdia di Filippo verso i M essenii, dichiararon all opposito doversi cotesti fatti recar a lo d e, e tenersi in conto di virtuse azioni. N soltanto circa i Messenii vede che abbiasi ci fatto coloro che descri vono le gesta di Filippo, ma del pari circa gli altri ancora. Laonde le loro composizioni non rassomiglian punto a storie, ma pi presto a elogj. Io pertanto dico, non doversi i monarchi n vituperar falsamente, n encomiare , siccome molti gi fecero} sibbene accordar sempre il discorso che segue colle cose scritte antece dntem ente, e tton dir nulla che ripugni alle massime delle persone introdotte. Ma forse facil il dirlo , ed il farlo difficil assai, perciocch pnolte e varie sono le congiunture e le circostanze , alle quali cedendo, gli uomini nella vita, non possono n pronunciare n scri ver il loro parere : in grazia di che (4) alcuni meri tano perdono, altri non sei meritano. XI. Ma sovra gli altri . da riprendersi in questa parte (43) Teopompo. Il quale nel principio della storia di Filippo d ice, averlo precipuamente spinto ad im prender quel lavoro il considerare , che giammai lEu ropa produsse un uomo tale , qual fu Filjppo figlio

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t. di X. d Aminta : poscia subito neDa prefazione ed in tutta ' 4 la storia il mostra intemperantissimo verso le donne , per modo che la sua propria c a sa , p e r quanto fu in lu i, venne in pencolo a cagione del suo impeto e fuc rore in questo particolare. Ingiustissimo poi e malfaccentissimo il descrive (44) nelle bisogne degli amici e de socil, e narra eh egli molte citt ridusse in servag gio , (45) e prese .a tradimento coll inganno e colla forza. (46) Dice ancora ch era appassionato per il tra cannare a ta le , che sovente eziandio di giorno compa riva ubbriaco innanzi agli amici. Che se alcuno legger volesse il principio del suo Kbro quadragesimo nono , al tutto farebbe le maraviglie dell assurdit di questo scrittore, il quale, a tacer delle altre cose, os di dir questo: che le stesse parole da lui Usate qui ^ p o n ghi amo. (47) Conciossiach, dice, se1 v1 ave a fra i Greci o fra i barbari qualche impudico o avventato, riducevasi in Macedonia presso Filippo , ed era chia mato compagno del re. Che Filippo rifiutava quelli che avean costumi o rn a ti, e tenevan cont delle proprie sostanze $ ed i dissipatori , e coloro che vivean tra il tin o e il giuoco onorava e prom uva. Quindi toon solo procacciava loro mezzi di soddisfar a questi vizii, ma K facea prodi ancora in altre iniquit e prostituzioni. Imperciocch qual turpezza ed enormit non era in costoro? o qual onest e buona pratica loro non man cava ? De quali alcuni, tuttoch fossero uom ini, erano sempre rasi e lisciati, altri barbati comerano, osavano di abusare de loro corpi vicendevolmente j e conducevan seco due o tre bagascioni, quantunque essi mede-

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;Simi ad altri facessero di s copia. Onde a buon dritto A. di \ (48) non cortigiani, ma cortigiane avrebbon a repn- ^ 4 tarsi , n nomarsi soldati , ma bordelli 5 perciocch essendo per natura sanguinarli, per costumi eran bar* dasse. E per dirla semplicemente, affinch io finisca questo lungo discorso , segnatamente (49) trovandomi avvolto in tanti affari, io credo , che gli amici ed i compagni di Filippo fossero tali fiere e di cotal in dole , quali non furono n i Centauri che abitavan il (5o) Pelio , n i Lestrigoni che diconsi aver dimorato ne campi (5 i) L eontini, n altri mostri di qualsivoglia fatta. XII. Cotesta acerbit e sfrenatezza di lingua dell autore chi non disapprover? Imperciocch non solo per dir cose che contraddicono al suo proponimento egli degno di riprensione, ma eziandio pelle falsit che spaccia del re e de suoi amici, e singolarmente perch con mdi turpi e indecenti profferisce la menzogna. Che se alcuno discorresse di (5 2) Sardanapalo 0 dei suoi compagni, appena ardirebbe di usar s brutta fa vella : il tenor di vita e la dissolutezza del quale ap prendiamo dal} inscrizione eh sopra il suo sepolcro. Che cos suona l inscrizione :
(53) mio ci che mangiai, (54) chestorsi, ci che Provai di gusto nell' amore.

Ma a Filippo ed a suoi amici non che si periterebbe taluno di apporre mollezza e vilt , o eziandio impu denza , al contrario preso una fiata a lodarli, non po trebbe condegnamente ragionare del valor e della co-

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A. di 54o stanza nelle fatiche, e in somma della virt di cotali nomini j i quali notoriamente colla loro industria e col loro coraggio di picciolissimo regno ridussero la Mace donia a chiarissimo e grandissimo impero. Ed oltre alle loro gesta sotto Filippo, quelle che dopo la sua morte con Alessandro eseguirono sparsero fra tutti la fama indubitata della loro virt. Che gran parte forse di quella da attribuirsi ad Alessandro, siccome a capo di tutte le im prese, sebbene era molto giovine, ma non minore a suoi cooperatori ed am ici} i quali in molte e strane battaglie vinsero gli avversarli, e sosten nero molte e straordinrie fatiche, pericoli e patimenti} e venuti in possesso di grandissime dovizie, ed abbon danti d ogni mezzo per conseguire i maggiori godi menti , non perci venne in essi meno la forza del corpo, n volsero le inclinazioni dell anima a m'editar atti d ingiustizia o di libidine , ma tu tti, mentre che vissero con Filippo, e dopo di lui con Alessandro, fu rono , dir c o s , di regia tempra nella magnanimit ^ nella continenza, e nel coraggio ; i nomi de quali non mestieri di mentovare. Dopo la morte d Alessandro, contendendo essi tanto per le parti pi grandi della terra , tramandaron a posteri l loro gloria per via di ben molte memorie. Dond che 1 acerbit dello sto rico (55) Tim eo, con cui inveisce contr Agatocle, po tentato della Sicilia, quantunque sembri sorpassar ogni m odo, ha tuttavia qualche ragione5 kendoch la sua accusa diretta contra un nemico scellerato e tiranno} laddove quella di Tepompo senza ragione affatto. XIII. Conciossiach propstosi di scrvere circa un

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re d indole alla virt dispostissima, non omettesse A. di l nulla di turpe e di orrendo. Resta dunque , che qusto * *4 isterico, o nel bel principio e nella sposizione (56) som maria dell opera premessa comparisca di necessit bu giardo e adulatore, o nelle descrizioni particolari senza senno e al tutto puerile, se per via duna vituperazione irragionevole e degna di riprensione egli credette di meritar maggior fede, e procurare pi accoglienza a quanto asserisce intorno a Filippo. Sebbene neppur il divisamente generale dell anzidetto storico da nessuno sar approvato^ il quale incominciato avendo a scrivere gli avvenimenti della Grecia , (5 j) dove Tucidide, gli ha lasciati, e avvicinato essendosi atempi della batta glia di Leuttra e alle azioni pi illustri de Greci, gitt da s la Grecia e le sue im prese, e mutato argomento disegn di scrivere le (58) gesta di Filippo. Eppur sa rebbe stato pi dignitoso e giusto abbracciar nell ar gomento della Grecia i fatti di F ilippo, che non nelle geste di Filippo quelle della Grecia. (59) Imperciocch nessuno dalla signoria regia preoccupato , ove ne consegnisca la facolt , si rimarr dal passar opportuna mente al nonie e alla persona della Grecia , e da que sta incominciando e alquanto proseguendo, nessuno che abbia l1intelletto sano la cambier collo splendore e colla vita dun monarca. E cosa era dunque ci che obblig Teopompo a trascurare siffatte contraddizioni? (60) Se pur la fine del primo argomento non era 1 onest, >e di1 quello di Filippo l utile. Checch ne sia, per ci che spettai a questo errore , d aver cangiato' argomento , avrebb egli forse che rispondere, ove al-

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A. di tL cimo lo interrogasse ; ma della maldicenza verso gli 54o amici di Filippo non credo io gi che potrebbe render ragione , anzi confessar dovrebbe, eh egli molto si dir long dal suo ufficio.

ttr. ani.

XIV. Filippo non pot gran fatto offender i Messenii divenuti suoi nemici, quantunque imprendesse a guastar la loro campagna , ma verso i suoi pi prossimi amici dimostr la pi grande sfrenatezza. Imperciocch Arato il maggiore, che disapprovato avea ci eh egli fece nella Messenia , tra poco per opera di T aurione, che amministrava per lui gli affari nel Peloponneso, tolse di vita con veleno. Subito pertanto non fu (61) agli estranei nota la cosa; che la forza del veleno non era tale da (62) far perire nell istante, ma a tempo, e produceva (63) indisposizione del corpo. Ma ad Arato stesso non rimase occulto il male : locch si rendette manifsto in questa guisa. Nascondendolo a tutti gli a ltri, noi cel a Cefalone uuo de suoi (64) serventi pella famigliarit che seco lui avea. Questi assistendolo eoa molta cura nella sua infermit, Arato mostratogli sul muro un suo sputo misto di sangue, disse; cotal premio della nostra fedelt, o Cefalone , riportato abbiamo da Filipp. Tanto la moderazione grande e bella cosa, che pi vergognavasi del fatto chi n era vittima di chi 1 avea commesso, avendo dopo tante e tali cose operate, in societ ed a vantaggio di Filippo, conseguito tal gui derdone della sua benevolenza. Questi adunque per es sere stato sovente capo degli Achei, .pella moltitudine

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e grandezza de benefici! renduti a questa nazione , A. di A ebbe dopo la morte dalla patria e dal comune degli Achei gli onori convenienti; sendoch gli decretarono sacrificii e culto quali ad Eroi si celebrano, ed in som ma tutto ci che appartiene ad eternar la memoria di alcuno : per modo che , se v ha qualche senso, negli estinti, ragion vuole , eh egli nella gratitudine degli Achei siasi confortato de torti e de pericoli, che nella vita sostenne.

XV. F ilippo, che gi da mplto tempo vagheggiava (65) Lisso e la sua rocca, e ingegnavasi di ridur in suo potere questi luoghi, vi and con un esercito. Fatto il cammino di due giornate, e. passate Te stre tte , s at tend presso il fiume (66) Ardassano, non lungi dalla citt. Ma osservando la circonferenza di Lisso, e come dalla parte del mare e del continente era per natura e per arte molto sicura, e come la rocca vicina peli estensione sua in altezza, e pelle sue fortificazioni pre sentava un tal aspetto , che nessuno sperar pntea di prenderla colla forza: disper al tutto despugnar que sta , non gi la citt. Veggendo pertanto che l inter vallo fra Lisso e la radice del m onte, su cui la roc ca , offre sufficiente comodo per assaltare la citt , s avvis d usar uno stratagemma acconcio al presente ca so , appiccando una scaramuccia. Dato a Macedoni un giorno di riposo, ed esortatili in quello conforme la circostanza richiedea, nascose la maggior parte e la pi abile della sua milizia spedita, essendo ancor notpolibio , tomo iy . a

i8 A. di R. t e , in alcuni burroni selvosi, dalla banda del conti4 nente sopra 1 anzidetto intervallo ed egli la mattina vegnente cogli scudi brevi e col resto dell armadura leggera si mise in cammino verso 1 altra parte della citt lungo il mare. Girata la citt , e giunto al summentovato luogo , chiaro apparve eh egli da quella parte sarebbe salito per attaccare. Ma non essendo ignoto 1 arrivo di F ilippo, da tutta l Illiria d intorno erasi raccolto in Lisso ragguardevole quantit di gente. Imperciocch alla rocca di Lisso assegnato avean un ben picciolo presidio, affidati nella sua fortezza. XVI. Quindi, come prima avvicinaronsi i Macedoni, usciron a furia della c itt , inanimiti dal numero e dal sito fortissimo de luoghi. Il re colloc gli scudi brevi nel piano , e all armadura leggera ordin di salir i colli , e d appiccare aspra zuffa co nemici. Facendo costoro i suoi comandamenti, fu per qualche tempo la pugna eguale ; ma in appresso cedettero quelli di F i lippo alla difficolt de luoghi e alla moltitudine de ne mici , e andarono in volta. Ridottisi questi presso gli scudi brevi, quelli della citt innoltraronsi con disprez zo, e scesi insieme neluoghi piani, combatterono cogli scudi brevi. Quelli che presidiavano la rocca, veggendo che Filippo alternatamente e di passo indietreggiava colle sue colonne, e credendo eh egli al tutto cedesse, senz accorgersi furon tratti fuori, fidandosi nella natura del luogo, e abbandonata a poco a poco la rocca, calaronsi per vie scoscese in siti piani e campestri, quasi che corressero a predare, o inseguissero i nemici messi in fuga. Frattanto coloro che dalla parte del continente

19 (67) occupati aveano gli agguati insursero non veduti, A . di R e diedero un vigoroso assalto. Ad un. tempo gli scudi ^ 4 brevi voltatisi attaccarono gli avversar ; donde avvenne che scombuiati, quelli eh eran usciti di Lisso si ritras sero alla spicciolata, e salvaronsi in c itt , quelli che .avean lasciata la rocca ebbero la strada tagliata da ne mici .surti dalle insidie. Il perch accadde ci che' non sarebbesi sperato, che la rocca di- Lisso fu presa tosto senza pericolo , e Lisso il giorno appresso , poich i Macedoni fatte aveano feroci pugne e terribili assalti. Filippo adunque, espugnati contra ogni aspettazione gli anzidetti luoghi, ridusse in suo potere tutto il paese d intorno per questa sola fazione ; a tale che la mag gior parte degli Illirii diedero in suo arbitrio-le citt. Imperciocch era manifesto , che nessuna fortezza re sistito avrebbe alla possanza di Filippo, e che nessuna salvezza stata sarebbe per chi a lui si fosse opposto, superate avendo con violenza quelle fortificazioni.

XVII. Bolide era natio di C reta, ma lungo tempo soggiornato avea (68) nella corte di Tolemeo onorato qual duce, essendo in riputazione di saviezza e di maraviglioso ard ire, e di esperienza nelle cose di guerra, quanto alcun altro. Sosibio, poich con molte parole l ebbe (69) assicurato della sua fede , e renduto a s benevolo ed affezionato, gli comunic un suo disegno, dicendo, che nessuna cosa pi grata egli avrebbe po tuto fai* al re ne tempi presenti , che di trovar il modo di salvar Acheo. Udito ci Bolide , disse allora clic

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i. di R. penserebbe sa quanto gli avea d e tto , i u na and. 54 Fattoci poi fra s i riflessione , dopo due o tre giorni recossi da Sosibio, e si assunse 1 affare, dicendo , eh era stato buona pezza a S ardi, che avea pratica di que luoghi, e che Cambilo duce de Cretesi che mili tavano presso A ntioco, era non solo suo concittadino, ma eziandio parente ed amico. Eran per avventura a Cambilo ed a -suoi soldati affidati certi castelli dietro la ro c c a , i quali non essendo suscettivi d afforzamen to ^ custodivansi con (70) una linea continuata dalla gente di Cambilo. Approv Sosibio il suo divisa m ento, opinando che , o possibil non era di salvar Acheo dai pericoli che gli sovrastavano, o essendo ci pur possi bile , per alcun altro non potevasi meglio recar ad ef fetto che per Bolide : la buona disposizione del quale come vi concorse , and subito la cosa bene innanzi. Imperciocch Sosibio gli diede eziandio d a n a ri, affin ch nulla mancasse all im presa, e mojti ne prom ise, ove 1 esito fosse per esser felice, ed esagerando molto la riconoscenza del re e di colui che verrebbe salvato, fece concepir a Bolide grandi speranze. Il quale appa recchiato alla faccenda , senza p o r tempo in m ezzo, navig, prendendo seco (71) segni e guarentigie , per Nicomaco in Rodi, che amava Acheo con paterna fede e benevolenza, ed egualmente per Melancoma in Efeso. Conciossiach coll opera di questi Acheo in addietro ancora trattasse con Tolemeo , e maneggiasse tutti i negozii esterni. XVIII. Bolide venuto a Rodi, e poscia in E feso, ed abboccatosi cogli anzidetti , ed avutili pronti alle sue

21 richieste , mand Ariano uno de suoi a Cambilo che A . di JR dicesse, essere stato spedito da Alessandria per soldar ^ 4 m ilizie, e voler parlare con Cambilo di certe cose ne cessarie ; il (7) perch stimava doversi destinare tempo e luogo, in cui senza saputa di alcuno soli convenisse ro. N guari and che Ariano abboccatosi con Cambi* lo , e manifestategli le sue incombenze, questi a tutto ci che chiedea pronto s offerse, e stabilito un giorno e un luogo ad amendue noto , in cui troverebbonsi in sieme di n o tte , rimand Ariano. Bolide , (73) come quegli eh era cretese e volubile per natura, si mise a (74) ponderar tutto 1 affare , ed a scrutinar tutto il di visamente ; finalmente fu a Cambilo , secondoch avea concertato con Ariano , e gli diede la lettera. La qua le , come fu recata in mezzo, vi fecero sopra una deliberazione alla cretese ; perciocch non riguardarono alla salvezza di chi era in pericolo , n alla fede che in essi a r c a n coloro che incaricati gli ebbero della pra tica , ma alla propria sicurezza e utilit. Q u in d i, Cre tesi com erano entram bi, vennero tosto nella medesi ma sentenza , di dividere fra s i dieci talenti dati da Sosibio, di svelare la pratica ad A ntioco, promet tendogli l opera loro per consegnargli Acheo , se dato lor avesse danaro, e fatto speranza di rimeritarli con degnamente a tanta impresa. Conchiuso questo par tito , Cambilo impegnossi di trattar con A ntioco, e Bolide destin di mandare dopo alcuni giorni Ariano ad A cheo, con seco le (75) lettere a cifra (76) inviate da Nicomaco e da M elancoma, e raccomand a Cam bilo d aver cura cha (77) Ariano s'introducesse salvo

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. di R. nella ro cca, e cos ne uscisse. Che se Acheo , appro do vando 1 im presa, rispondesse a Nicomaco e Melancoma ; Bolide stesso si sarebbe nella bisogna adoperato , e ne avrebbe parlato a Cambilo. Fatto questo concer to , separaronsi, e ciascheduno esegu la sua parte. XIX. Cambilo alla prima occasione ne fece discorso al re. Antioco, cui la lusinga andava aversi, e giugnea inaspettata, parte n esultava e tutto prometteva, parte diffidava e minutamente investigava i loro consigli e i mezzi che aveano. Poscia prestando loro fede, e sti mando che un Dio favorisse l impresa , chiedeva a Cambilo e sovente il pregava di por mano all* affare. Lo stesso facea Bolide verso Nicomaco e Melancoma i quali credendo che P impresa si eseguisse colla mag gior sincerit, spedirono tostamente ad Acheo le let tere convenute con Ariano scritte in cifre , conforme" era lor costum e, (78) per m odo, che chiunque se ne fosse impossessato non avrebbe potuto leggere ci che in quelle era scritto, esortandolo a prestar fede a Bo lide ed a Cambilo. Ariano entrato nella rocca per opera di Cambilo , consegn le lettere ad Acheo , e come colui che sin dapprincipio a tutto ci che trattavasi era stato presente , gli rendette a parte a parte conto esatto d ogni cosa; ed essendo spesso e varia mente interrogato circa Sosibio e Bolide, non meno che circa Nicomaco e Melancoma , ma pi di tutti in torno a Cambilo, egli con animo appassionato e forte sosteneva ogni ricerca, e principalmente perch non conosceva quanto avean stabilito Cambilo e Bolide. Acheo , e alle risposte di Ariano , e massimamente ai

23 segni di Nicomaco e Melancoma prestando fede , re- A. di R. scrisse, e risped tosto Ariano. Essendosi ci fatto so'*4 vente da amendue le p a rti, Acheo finalmente rimise 1 arbitrio di s a Nicomaco , non rimanendogli altra speranza di salvezza, e gli fece a sapere che mandasse a lui in una notte senza luna Bolide con Ariano, af finch si desse nelle loro mani. Imperciocch era que sto il divisamente d Acheo ; primieramente fuggir i presenti pericoli , inc(i per la (79) via di Rodo andar in Siria; sendoch grande lusinga avea, che apparendo di repente ed inaspettato alle genti di Siria , mentre che Antioco soggiornava intorno a S ardi, egli avrebbe fatto nascere gran movimento, ed avrebbe conseguita una solenne accoglienza dagli abitanti dAntiochia, della Celesiria e della Fenicia. XX. Acheo dunque , essendo in siffatta aspettazione e cos ragionando, attese l arrivo di Bolide. Meiancoma ricevuto Ariano, e letta la sua lettera, sped Bolide esortandolo m olto, e grandi cose promettendogli, ove gli riuscisse l impresa. Questi mand innanzi Ariano , ed avvertito Cambilo del suo arrivo , venne di notte tempo al concertato luogo. Rimasi col un giorno , e dato ordine al maneggio de particolari, (80) entrarono di notte nel campo. L ordine da essi stabilito fu il se guente. Se Acheo uscisse della rocca solo, o accom pagnato da uno con Bolide ed Ariano, sarebb egli al tutto disprezzato dagl insidiatori, che facilmente gli metterebbono le mani addosso. Ma se con pi gente venisse fu o ri, malagevole diverrebbe la faccenda a co loro cui era affidata; tanto pi che desideravano di

a4
{. Hi R. prenderlo viro , perciocch in questa parte riposto era M il maggior merito che acquistarsi volean verso d An tioco. Il perch dovea Ariano, quando conduceva fuori Acheo, precedere, conoscendo egli il sentiero, per cui era spesso entrato ed uscito, e Bolide dovea tener su bito, dietro agli altri , affinch, coline giunti sarebbon al luogo, in cui per mezzo di Cambilo avean ad esser pronti gl insidiatori, afferrasse Acheo , e noi lasciasse nel tumulto col favor della notte scappar per la bosca glia , o gittarsi per eccesso di dolore in qualche preci pizio , ma cadesse secondo il lor proponimento vivo nelle mani de nemici. Ci stabilito, e recatosi Bolide da Cambilo', la stessa notte in cui venne, Cambilo con dusse Bolide ad Antioco, solo a solo. Lo accolse il re amichevolmente , ed impegnata la sua fede pelle pro messe fatte , eccit amendue con molte parole a non indugiare nel proposito. Allora ritiraronsi costoro nel proprio campo , e verso il mattino Bolide sal con A riano, introducendosi nella rocca mentr era ancor notte. XXI. Acheo ricevette Bolide con cordialit ed amo revolezza , e interrogollo minutamente sovra ogni par ticolare. Veggendo eh egli nella faccia e nel discorso avea (81) la fermezza di tanta im presa, parte esultava per la speranza dello scampo , parte paventava ed era pieno d angoscia pella grandezza del prossimo evento. Ma perspicace essendo al pari di chiunque, ed avendo molta esperienza negli affari, decise di non (82) pian tar in Bolide tutta la fede. Quindi cotal discorso gli diresse : che al presente non gli era possibile d uscire,

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ma che manderebbe con lui tre o quattro de suoi ami- A. di R. c i , i quali abboccati che sarebbonsi con Melancoma , * * 4 egli sacconcerebbe alla sortita. Cos Acbeo fece quanto per lui si p o tea , ma ignorava ci cbe suol dirsi : egli (83) cretizza con un cretese ; perciocch Bolide lasciato non avea di (84) tastar ogni ritrovamento opportuno a questo particolare. Del resto, ginta la n o tte , in cui disse che (85) uscito sarebbe insieme cogli amici, mand innanzi Ariano e Bolide all uscita della rocca, ed or din loro daspettare, finattantoch vi arrivassero quelli chedoveano con lui partirsi. Questi ubbidirono, e frat tanto Acheo comunic alla moglie Laodice la sua de terminazione, la quale sbigott di cosa tanto inaspettata: ond egli alquanto di tempo la consol e bland, rinfran candola collesporle le sue speranze. Indi unitisi agli al tri quattro, cui diede vestiti mediocri, indoss un abito povero e com une, ed in atto di tapino and avanti. A uno de suoi impose che rispondesse smpre a tutto ci che detto avrebbe Ariano , e chiedesse sempre a lui tutto ci che farebbe d u o p o , e circa gli altri di cesse eh erano barbari. XXII. Poich nnironsi con Ariano, questi precedeva pella pratica che avea de luoghi, e Bolide gli andava d ietro , secondoch dapprincipio avean divisato , forte dubitando e dell esito incerto \ perciocch (86) quan tunque fosse cretese , e (87) tutto degli altri sospettas se , non potea tuttavia per cagion delle tenebre ravvisar Acheo , n solo chi egli fosse , ma neppur se vi fosse.. E d essendo la discesa pella maggior parte precipitosa e difficile, ed in alcuni luoghi sdrucciolevole e di peri*

26 A. di R. colosa calata, quando arrivavano ad un simile luogo r 54o alcuni prendendo Acheo per la m ano, altri da questi ricevendolo ( non si potendo essi trattenere dallusargli in quel momento la consueta riverenza), Bolide incon tanente comprese chi di loro fosse Acheo. Giunti che furono al sito destinato da Cambilo, (88) diede Bolide il segno .fischiando, conform eransi indettati, e gli al tri alzandosi dadi agguato lo afferrarono , mentre che Bolide stesso il traeva pe vestiti eh egli tenea nelle m ani, temendo, non conosciuto ci che ra , tentasse d uccidersi colla spada che avea (89) sotto di s pre parata. Tosto circondato da tutte le parti , venne in poter de nemici, e nellistante fu cogli amici condotto ad Antioco. Il re che da molto tempo era sospeso , ed aspettava 1 esito dell impresa , licenziati i convitati j rimase solo desto nella tenda con due o tre guardie del corpo. Entrato Cambilo , e posto Acheo legato in terra , per maraviglia tanto gli si chiuse la favella, che molto tempo si tacque, e finalmente mosso a compas sione lagrim. Locch gli avvenne , per quanto ia. cre do , dal vedere come i casi fortunosi giungono repen tini e inaspettati. Imperciocch Acheo era figlio (90) di Andromaco fratello di Laodice, eh era stata moglie di Seleuco ; sposata avea Laodice figlia del re M itridate, ed epa signore di tutto il paese di qua del Tauro. Ed allorquando il suo esercito e quello de suoi nemici sti mavano eh egli soggiornasse nel luogo pi forte della terra , giaceva legato in terra nelle mani degli avver sari! , non sapendo nessuno il fatto , fuorch gli autori di quello.

*7

XXIII. Raccoltisi in sul far del giorno gli amici del A. di re nella sua tenda secondo 1 usato , ed offertosi loro questo spettacolo , ne furono colpiti non meno che .il re , e tanto si maravigliavano, che non credeano ai proprii occhi. Assisosi il consiglio, molto si parl del' supplicio a cui si dovesse assoggettarlo. Decretarono pertanto di (91) mozzar prima le estremit allinfelice, poscia di troncargli il c a p o , ed impiccar il corpo (92) cucito in un otre asinino. Come ci fu eseguito, e 1 esercito lo riseppe , levossi nel campo tutto tanto (93) entusiasmo e s improvvisa gioia , che Laodice dalla rcca , sola consapevole dell uscita del marito ,' argoment laccaduto dal tumulto e dal movimento del campo. Poco stante giunse un banditore a Laodice, e le fece a sapere il caso d Acheo, intimandole (9/f) d ac conciar i suoi affari, e di ceder la rocca. Dapprincipio in luogo di risposta straordinarii urli e lamenti empie rono la rocca, non tanto peli amore che portavan ad A cheo, quanto perch 1 avvenimento appariva a cia scheduno inaspettato ed al tutto incredibile : poscia insurse grande disperazione fra quelli eh erano rin chiusi. Antioco j toltosi dinanzi Acheo , stringea sem pre quelli della ro c c a , persuaso eh essi medesimi gli procaccerebbono qualche occasione , e singolarmente i soldati. La qual cosa alla fine avvenne : .che ammuti natisi, si divisero in fazioni; gli uni tenendo da (95) Ariobazo , gli altri da Laodice. Onde venuti in reciproca diffidenza, arrendettero tosto amendue s e la rocca. Cos Acheo, avendo ogni cosa operata secondo la ra gione, vinto dalla perfidia di coloro cui erasi affidato,

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A. di R. perd la vita, divenuto ia due modi non inutil esempio 54o a posteri ; in primo luogo insegnando di non creder ad alcuno facilmente ; poscia ammonendoci di non in superbire nelle prosperit, tutto dovendosi aspettar clii uomo.

Estrato Fales.

XXIV. (96) C avaro, re de Galli che abitan la T ra cia, essendo d indole regia e magnanimo, proccurava grande sicurezza amercatanti che navigavano nel Pon to , e grandi servigi prestava a Bizantini nelle guerre co Traci (97) e co Bitini.

Polibio nel libro ottavo delle istorie scrive : il Gallo Cavaro , essendo nel resto uomo dabbene , fu perver tito dall adulatore Sostrato , eh era natio di Calcedq* nia. ( Aten. lib. VI, c. i 3 )

Esimio

XXV. Regnando Serse nella citt (98) d Armosata , Vales. che giace nel campo chiamato Bello, ira l Eufrate ed il T ig ri, il re Antioco vi si accamp dappresso , e s accinse ad assediarla. Serse veggendo l apparato del Te , dapprincipio la diede a gam be, ma dopo qualche tem po, temendo , non impossessatisi i nemici della re gia , tutto il suo regno (99) andasse a soqquadro , si pent e mand ad Antioco dicendo, che volea seco Ini abboccarsi. O ra gli amici pi'fidi dissero , non dover egli lasciarsi sfuggir il giovine , che avea gi nelle ma-

vj;

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n i, ma gli consigliarono, che impadronitosi della citt, A. d S. ne desse il dominio a (100) M itridate, eh era figlio di * * 4 sua sorella. Il re non bad punto a costoro , e riman dato il giovine pose fine all inimicizia , e gli don la. maggior parte de tributi che a lui dovea il padre , ac* cettando subito da lui trecento tale n ti, mille cavalli e altrettanti muli colle bardature. Ordin poscia tutte le cose del suo regno , e avendogli collocata per moglie la sorella Antiochide, conciliossi 1 affezione di tutti gli abitanti di queluoghi, cui parve chegli con animo grande e regio si fosse in quell emergenza condotto.

XXVI. (101) Dapprincipio uscirono della citt come Etir. per (ioa) far una spedizione, ed avvicinatisi al campo Olimp. de Cartaginesi di nottetem po, gli (io 3) altri appiatta* j ^ ronsi in un luogo selvoso presso alla strada , e vi ri- 5/{a masero ; ma (io 4) Filemeno e Nicone proseguirono verso gli alloggiamenti. Avendoli le guardie presi e condotti ad Annibaie, non dissero, n donde venivano, n chi erano; ci solamente significarono, che volean abboccarsi col capitano. Menati tosto ad Annibaie, dissero che bramavano di parlare con lui privatamente. Il quaL avendoli prontissimamente ammessi al collo quio , scusaron essi s e la patria, e di molte e varie colpe accusaron i Rom ani, affinch non sembrasse che senza ragione introdotta avessero la presente pratica. Allora Annibaie lodolli, ed amichevolmente accolse il loro (io 5) zelo, indi gli accomiat, ingiugnendo loro di ritornar presto ad abboccarsi con lui un altra volta.

30 A. di R. Frattanto comand che il primo bestiame eh era stato 54* condotto al pascolo la mattina e gli uomini che 1 ac compagnavano , quando fossero in una sufficiente di stanza dal cam po, cacciassero arditamente , e via me nassero : che della lro sicurezza avrebb egli cura. ;Faceva ci Annibale con animo di dar a s tempo d investigar minutamente il disgno de giovani, e a questi di procacciarsi fede presso i cittadini, eh essi con tutta sincerit faceano quelle sortite per predare. Eseguito eh ebbero Nicone e Filemeno quanto fu lor imposto, Annibaie fu oltre modo lito , che gli si era pur offerta un occasione di dar compimento alla sua impresa \ e i giovani con tanto maggior impegno ado. peravano , quantoch impunemente avean avuto il col loquio, e trovato Annibaie propenso, e 1 abbondante preda avea loro acquistata bastevol fede presso i suoi. Vendettero adunque parte della preda , 1 altra consu marono banchettando, e cos non solo fu loro creduto da T arentini, ma ebbero ancora non pochi imitatori. XXVII. Poscia fecero una seconda spedizione , e condottala in tutti i particolari siccome la p rim a , die dero la parola ad Annibaie e da lui la ricevettero, che i Tarentini sarebbono lib erati, e non pagherebbono tributi d1 alcuna so rta, n sarebbe loro nessun altra cosa imposta da Cartaginesi $ sibbene avessero questi la facolt di saccheggiar le case e gli alberghi de Ro m ani, come sarebbonsi impossessati della citt. Stabiliron eziandio il segno, al quale le guardie prontamente li riceverebbono nel campo , quando venissero. In questa guisa ebbero 1" opportunit di parlar sovente

3i
con Annibaie , uscendo della c itt , ora sotto pretesto A. di R, 54a duna scorreria, ora come se andassero a caccia. Fatti questi provvedimenti peli avvenire , mentre gli altri aspettavano buone occasioni , Filemeno fu incaricato della caccia; perciocch essendone egli amator appas sionato , correva di lui opinione che ' nessuna cosa in tutta la vita facesse pi volentieri che cacciare. Il per ch gli commisero di guadagnare prima (106) Cajo Li vio comandante della citt, regalandolo del preso selvaggiume, indi quelli che custodivano 1 edilizio presso alla porta chiamata (107) Temenide. Filemeno a ci obbligatosi , portava frequentemente in citt , quando le fiere ch egli stesso avea cacciate, quando quelle che per mezzo d Annibaie gli erano state preparate , delle quali parte diede a Cajo , parte alle guardie della por ta , affinch prontamente gli aprissero la porticciuola : che il pi delle volte entrava ed usciva di notte , va lendosi del pretesto che temeva i nem ici, ma in realt perch ci quadrava al suo proponimento. Essendosi gi formata una tale famigliarit fra Filemeno e quelli della p o rta , che le guardie non punto esitavano , anzi quantunque volte egli avvicinatosi al muro di notte fi schiava , aprivangli tosto la porticciuola ; stabilirono con Annibaie quel giorno , in cui osservarono che il comandante romano dovea di buon ora trovarsi con molti nel cosi detto (108) Muso vicino al Foro. XXVIII. Annibaie da molto tempo dava voce eh era infermo , affinch i Romani non si maravigliassero in udendo eh' egli facea lunga dimora in que luoghi. Al lora tanto maggiormente infingevasi ammalato , ed il

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A. di R. suo campo era tre giornate distante da Taranto. Giunto 54a il d prefisso , apparecchi fra i cavalli ed i fanti i pi snelli ed audaci in numero di dieci mila , ed ordin loro di prendersi vettovaglie per quattro giorni. Levato il campo innanzi giorno, si mise a marciar rapidamen te , e scelti da ottanta cavalli numidi , comand che precedessero all esercito circa trenta stadii, e scorres sero i luoghi da amencjuele parti della strada, affinch non fosse veduto da nessuno 1 esercito intiero , ma quelli a (109) cui s abbattessero parte cadessero nelle loro mani, parte fuggendo annunziassero alla citt che i Numidi facean una scorreria. Come i Numidi furono distanti- da venticinque sta d ii, Annibaie cen presso ( n o ) un luogo scosceso e tolto alla vista. Col ragun i d u ci, e non manifest loro propriamente il suo dise gno , ma gli esort soltanto, in primo luogo a dipor tarsi pitti da fo rti, giacch mai non eransi loro pre sentati maggiori prem j} poscia che ciascheduno tenesse i suoi raccolti nel cammino , e punisse severamente chiunque uscisse della propria fila ; finalmente che stessero attenti a ci che fosse lor com andato, e nulla facessero di proprio arbitrio , senza ordine del capita no. Ci d e tto , e licenziati i duci, mosse la vanguardia quando gi era buio, affrettandosi di arrivar alle mura intorno alla mezza notte. Avea per guida Filemeno , cui apprestar fece un cinghiale alla bisogna che gli era stata imposta d eseguire. XXIX. A Cajo Livio, il quale, conforme avean pre sentito i giovani, erasi di giorno ridotto co suoi fami gliali nel M useo, fu verso sera annunziato , mentre la

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beveria era quasi nel suo colm o, che i Numidi corre- A. di R. van la campagna. Egli a ci rivolse tulti i suoi pensieri j e chiamati alcuni de d u c i, ordin loro che in nanzi giorno uscissero colla met de cavalli, per re spinger i nemici che guastavan il territorio. Ma questo peli appunto fece s, eh egli meno sospettasse di tutto 1 affare. Nicone pertanto, Tragisco e gli altri tutti, co me prima annott , si raccolsero nella c itt , ed aspettaron il ritorno di Livio e de suoi dal banchetto. I quali essendosi di buon ora alzati di tavola, perciocch il convito erasi celebrato di giorno, alcuni de giovani andaron in disparte ed occuparon un certo luogo, altri si fecero incontro a quelli di Cajo ( m ) gavazzanti, e scherzando alquanto fra di lo ro , non altrimenti che se ritornassero da una cena. Ora essendo quelli di Livio ancor pi fuor di senno dall ubbriachezza, il riso e i giuochi da amendue le parti mescolaronsi tostamente. Poscia voltatisi ed accompagnato Cajo a casa; questi avvinazzato and a riposarsi, conforme fa chi bee di giorno, massimamente che non avea nel pensiero nulla di strano n di spiacevole , ma era pieno di gioia e di buon tempo. Nicone e Tragisco, riunitisi co giovani che avean lasciati, si divisero in tre parti, e (112) stet tero all erta , stanziandosi negl ingressi pi opportuni del F o ro , affinch non si celasse loro niente di ci che fosse per accader di fuori, o dentro alla citt. Furon eziandio attenti alla porta di Livio, bene sapendo che, ove nascesse alcun sospetto di quanto era per acca dere , la prima nuova a lui sarebbe rec a ta , e tutto ci che dovea farsi da lui piglerebbe principio. Poich POLIBIOt tomo v . 3

A. di

54a

34 i ritorni delle brigate dalla cena, e tutto lo strepito erano gi passati, ed il minuto popolo dormiva , es sendo la notte avanzata, e la speranza del buon esito non punto turbata, accozzaronsi coloro ed andaron alla divisata impresa. XXX. L1 accordo che i giovani avean fatto co Car taginesi era il seguente. Dovesse Annibaie accostarsi alla citt dalla parte di te rra , verso il fianco che guar da a levante alla volta delle porte chiamate Temenidi, ed accender fuoco sulla tomba denominata di ( 113) Gia cinto da alcuni, da altri di ( i i 4) Apollo Giacinto. Tragisco , come vedrebbe questo fuoco , dalla citt vi avrebbe corrisposto. Ci eseguito , dovesse Annibaie spegner la fiamma, ed avviarsi a lento passo alla porta. Disposte chebbero queste cose, i giovani, attraversata la parte abitata della citt, vennero ascpolcri: (115) che il lato orientale di Taranto pieno di m onumenti, ed oggid ancora seppelliscon i loro morti dentro alle mu ra , secondo certo oracolo antico. Imperciocch fama che una voce divina dicesse a Tarentini : esser per ri dondare a loro grande vantaggio , se Jaranno dimora co p i , ed essi stimarono., che giusta loracolo la loro dimora sarebbe felicissima , ove avessero i trapassati dentro alle mura } per la qual cosa seppelliscon ancor adesso i defunti nel recinto della citt. Giunti adunque gli anzidetti alla tomba di Pitionico, stavan attendendo ci eh era per avvenire. Avvicinatosi Annibaie, e fatto quanto avean concertato, Nicone e Tragisco , come prima videro il fuoco, preso animo, alzaron essi pure la loro fiaccola , e poich il fuoco di quelli osservarono

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spento, recarorisi a corsa alla p o rta , per uccider le A. di R. guardie eh erano col in istazione avanti 1 arrivo dei ' ^ 42 Cartaginesi, i quali a bell agio ed a lento passo mar ciavano. Succedendo l affare felicemente, ed essendo sopraffatte le guardie, chi si mise ad ucciderle , chi a tagliar le leve. Tosto sapersero le porte, e nel dovuto momento venne Annibaie, il qual avea con tal misura regolato il cammino, che non si ebbe alcun sentore del suo arrivo presso alla citt. XXXI. Fatto l ingresso con sicurezza e senza tu multi , secondoch eransi proposto , credendo d aver compiuta la maggior parte dell im presa, coraggiosa mente proseguivano gi verso il Foro per la via larga che (i 16) dalla profonda in s mena. I cavalli, che sommavano non meno di due mila, lasciarono fuori delle m ura, volendo che questi fossero loro di riscossa con tro le comparse di fuori, e gli avvenimenti non calco lati , che sopraggiungono a s iffa tto im p re s e . Appressa tisi a luoghi intorno al F o ro , Annibaie ordin all e sercito di far (117) a lto , ed egli aspettava ci che fa rebbe Filemeno, temendo del successo di questa parte del suo disegno. Imperciocch , allorquando dopo ac ceso il fuoco era per muovere (118) verso le porte , sped Filemeno col cignale sulla b a ra , e con circa mille Africani alla prossima porta , con animo , secondoch avea divisato dapprim a, di non appoggiar l im presa ad una sola speranza, ma a pi. Filem eno, av vicinatosi alle mura giusta il solito, e dato un fischio, la sentinella discese tosto alla porticciuola. Diss egli stando fuori , che aprisse presto , giacch gravato era

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A. di R. dal peso d un porco salvatico. Ud ci la guardia con 54a piacere, ed affrettassi daprire, sperando che a s pure toccherebbe della buona caccia, mercecch sempre era stata partecipe delle cose introdotte. Filemeno adun que, che avea nel portare il primo luogo, entr, e con lui un altro in abito da pastore, come se fosse un con tadino , poscia altri d u e , che portavano la fiera pella parte di dietro. Come furon tutti e quattro dentro alla porticciuola, colui che avea lor ap erto , e guardava e palpava il cignale senza sospetto, percossero col e uccisero : gli altri che venivan dietro ed eran trenta Africani, a bell agio e con silenzio ricevettero per la picciola porta. Ci fatto , ihcontanente chi tagliava le leve , chi trucidava le guardie della stazione , chi con segni chiamava gli Africani eh erano di fuori. Entrati questi ancora impunemente, avviaronsi al Foro , con forme era loro stato imposto. Annibaie, come questi agli altri si unirono, fu assai lieto del buon procedi mento della fazione , e tutto intento a consumarla. \ XXXII. Divisi da due mila Galli in tre parti , ag giunse a ciascheduna due di quegiovani che avean con dotta la pratica , ed accompagnatili con alcuni de suoi d u ci, ordin che occupassero le (119) strade pi op portune che menan al Foro. Come avrebbn ci ese guito , comand a giovani indigeni che traessero e sal vassero i cittadini che riscontrerebbono, gridando da lungi, che non si muovessero i Tarentini , dappoich avean ad esser salvi, e a condottieri de Cartaginesi e de Galli impose d uccider i Rom ani, a cui s abbatterebbono. Costoro adunque separatisi, eseguirono i co-

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mandamenti ricevuti. Essendo lingresso denemici gi A. di Jl. palese a Tarentini, piena si fece la citt di grida e di ^ 43 vario tumulto. Livio, risaputa 1 entrata degli avversa ri! , conoscendosi impotente per cagione dell u b r ia chezza, usc subito di casa cosuoi domestici, e giunto alla porta che conduce al m are , poich la guardia gli apr la porticciuola, scapp per questa , e presa una barchetta eh era stanziata nel p o rto , vi entr co fa migliar! , e tacitamente recossi nella rocca. Dopo ci Filem eno, avendo apparecchiate trombe rom ane, ed alcuni che per assuefazione sapeano suonarle , stando in te a tro , dava il segno ; ed accorrendo in aiuto i Ro mani armati, secondo il costume, nella rocca, riusciva la cosa giusta il proponimento de Cartaginesi ; per ciocch passando essi disordinati e sparsi pelle vie , chi s avvenne ne Cartaginesi, chi ne G alli, e per tal guisa essendo tagliati^ per molta gente. Come apparve il giorno, i Tarentini stettero zitti nelle loro case, non . ( 120) potendo per anche saper certo che cosa fosse ; sendoch udendo la tromba e non veggendo offesa al cuna fatta alla c itt , n alcun saccheggio, stimavano proceder il movimento da Romani stessi. Ma osservan do molti di essi uccisi pelle strade, ed alcuni Galli che spogliavano i cadaveri deRomani, corse lor alla men te il pensiero che fossero arrivati i Cartaginesi. XXXIII. Avea gi Annibaie schierato 1 esercito nel F o ro , ed i Romani eransi ritirati nella ro cca, prima da lor occupata con un presidio, ed era luce chiara ; quando Annibaie band che tutti i Tarentini senzarmi si raccogliessero nel Foro. I giovani pertanto correvano

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A. di R pella citt, gridando libert, e confortando gli abitanti 45 a con dire che per essi eran venuti i Cartaginesi. I-T a rantini adunque eh eransi pria stretti in amicizia coRom an i, come ci conobbero, ritiraronsi nella roccaj gli a ltri, giusta il bando, ragunaronsi senz arm i, a quali Annibaie fece amorevoli discorsi. Avendo i Tarentini unanimamente applaudito a tutto ci eh egli disse per cagione dell inaspettata salvezza, licenzi la moltitudi ne , ordinandole andasse a casa in fre tta , e ciasche duno scrivesse sulla porta: D i (121) Tarentino. Che se alcuno questa inscrizione ponesse sopra un albergo rom ano, ne sarebbe punito colla morte. Egli poi di stribu quelli eheran i pi opportuni a cotal faccenda, e mandolli a saccheggiar le case de Romani, dato il segno , che stimassero nemiche quelle che non eran inscritte. Gli altri soldati*tenne in ordinanza alle ri scosse de primi. XXXIV. Avendo i Cartaginesi (122) raccolte in sac cheggiando molte e varie suppellettili, e conseguita una preda degna della loro aspettazione , pernottarono in armi. Il giorno vegnente Annibaie , consigliatosi coi Tarentini , decise di (123) separare con un vallo la citt dalla rocca, affinch non sovrastasse alcun peri colo a Tarantini da Romani che occupavano la fortez za. Primieramente adunque prese a piantar uno stec cato parallelo al muro della ro cc a , ed al fosso che gli stava davanti j ma conoscendo b e n e , che gli avversari! non glielo avrebbono permesso , ma con tutte le loro forze vi si sarebbon opposti, prepar diversi branchi de migliori soldati, stimando nulla esser pi necessario

peli avvenire, che di spaventar i Romani e dar animo A. di R. aTarentini. Come prima incominciaron il lavoro dello ^ 42 steccato, i Romani arditamente assaltarono gli awersarii. Allor Annibale appiccata una lieve zufla, e pro vocato 1 impeto degli anzidetti , poich la maggior parte di loro avea oltrepassato il fosso , dato il co mando asuoi and addosso anemici. Nacque un fiero combattimento , essendo il conflitto in uno spazio ri stretto e circondato di mura: finalmente i Romani su perati dalla forza andaron in volta, e molti ne periro no pugnando, ma la maggior parte spinti e precipitati nel fosso. XXXV. Annibaie adunque, messosi dinanzi impune mente lo steccato , stette cheto , essendogli 1 impresa andata a seconda; perciocch rinchiusi avendo i ne m ici, li costrinse a restar dentro alle m u ra , ed a te mer non solo per s , ma per la rocca ancora. A cit tadini poi inspir tanta fiducia , eh eziandio senza i Cartaginesi si credettero sufficienti centra i Romani. Poscia ritiratosi alcun poco dallo steccato verso la cit t , fece un fosso parallelo a quello ed al muro della rocca, lungo la quale con (ia4) disposizione inversa scavata e ammonticchiata la terra sul ciglione dal lato della c itt , vi pose in oltre sopra uno steccato ; onde ne fu formato un riparo di non minoi'e sicurezza che se fosse stato un muro. Pi addentro ancora verso la c itt , lasciato un mediocre intervallo , prese a fabbri car un m uro, incominciando dalla (ia 5) via Sotera sino alla cos detta Profonda , per modo che anche senza uomini le fortificazioni di per s bastate sarebbono a

4
4 . di R. procacciar sicurezza a1 Tarentini. Lasciato un soffi-

54^

ciente numero di soldati e gli opportuni cavalli a guar dia della citt e a difesa delle m ura, and ad accam parsi lungi dalla citt quaranta stadii presso il fiume chiamato da alcuni (126) Galeso , ma dalla maggior parte Eurota, il qual prese cotesta denominazione dalP Eurota che corre presso Sparta. Ed ha molta somi glianza la campagna e la citt de Lacedemoni con quella de Tarentini } ( 127) perciocch questi sono , a detta di tu tti, coloni e parenti - de primi. Compiutosi prestamente il muro pella diligenza e buona volont de Tarentini e la cooperazione de Cartaginesi , Anni baie volse il pensiero allespugnazione della rocca. XXXVI. Ma poich ebbe gi allestito tutto il neces sario peli assedio , s1 introdussero da Metaponto per mare aiuti nella rocca $ onde, i Romani alquanto respi rarono , e di nottetempo assalirono le opere, e guasta rono tutti i lavori e gli apparecchi delle macchine. Dopo questo fatto , Annibaie rinunzi all assedio della rocca ; ma la fabbrica del muro essendo gi finita , raccolse i Tarentini, e dimostr loro come nelle pre senti circostanze l impossessarsi del mare era cosa principale ; perciocch essendo (128) i luoghi che do minano l ingresso nel porto in potere della ro c c a , conforme dissi di sopra , i Tarentini non poteansi punto valere delle navi, n uscire del porto : laddove a Romani per mare impunemente recavasi il bisogno, e finattantoch ci accadeva, non era possibile che la citt stabilmente si liberasse. Le quali cose compren dendo Annibaie , fece capaci i T arentini, che , ove

41 escludessero da ogni speranza daver soccorsi per mare A . di E. quelli che teneano la rocca, nell istante essi da s cedercbbono, e lasciata quella arrenderebbono il luogo. Udito ci i T arentini, approvarono i detti dAnnibaie, ma come tal cosa allora si dovesse mandar ad effetto non poteano in alcun modo comprendere, salvoch se comparisse un armata cartaginese; locch a quetempi era impossibile. Quindi non poteano congetturare a che cosa mirassero i discorsi d Annibaie. Ma avendo egli detto, esser chiaro che senza i Cartaginesi essi da s fra poco sarebbonsi renduti signori del m are, eran ancor pi maravigliati, arrivar non potendo alla sua mente. Avea osservato Annibaie una strada larga ben acconcia all uopo dentro (ap) al muro che separava la citt dalla rocca , e che lungo questo muro mena dal porto al ( i3o) mare di fuori. Per questa egli divi sava di trasportar le navi dal porto al lato meridionale della citt. 11 perch come prima manifest il suo pen siero a T aren tin i, questi non solo vi acconsentirono , ma grandemente ancora ammiraron quell uom o, e co nobbero che nulla avanzava la sua perspicacia ed il suo ardire. Apparecchiaron adunque tosto macchine da trasporto sovra ru o te , ed il dir e compiere l opera fu una cosa , contribuendovi egualmente lo zelo e la moltitudine delle mani. Per tal guisa i T arentini, tra scinate le navi nel m ar di fu o ri, assediaron impune mente quelli della ro c c a , e tolsero loro ogni esterno aiuto. Annibaie, lasciato un presidio nella citt, levossi coll esercito , e giunse il terzo giorno nel campo che

R. avea dianzi occupato. Col soggiorn il resto dell in verno , non abbandonando la contrada.

XXXVII. ( i 3 i ) Informato da un disertore, cbe ce lebravano una festa popolare, e che le vivande imban dite erano scarse, ma il vino abbondante , ( i3a) prese ad oppugnare la citt. ( Suida )

A Romani crebbe 1 ardire , poich impossessaronsi ( 133) dell Epipola. ( Suida )

XXXVIII. Cos ( i34) la maggior parte degli uomini la cosa pi lieve meno d ogni altra possono sopporta re : dico il silenzio. ( Margine del Cod. Urbin. )

(i 35) Conciossiach ogni libert e potere che durano lungo tempo producano per natura saziet del presen te , e richieggano poscia un padrone } ma come l han conseguito , presto volgonsi ad odiarlo. ( Ivi )

( 136) Ancara citt d Italia. 11 nome della nazione Ancarati, cme riferisce Polibio nel libro ottavo. (Stef. Biz. )

43
I (i 37) Dassariti (DassaretI) popolo dell Illiria. Po libio nell ottavo. ( Stef. Biz. )

lsc a n a , citt dell Illiria , neutrale. Polibio nell ot tavo. (L o stesso)

FINE DEGLI AVANZI DELL OTTAVO LIBRO.

44

SOMMARIO
DEGLI AVANZI DEL LIBRO OTTAVO.

P rECAVZIOXB XECSSAMA BEL PRESTAR FED E AL REM ICO. I pi prudenti talvolta cadono ne lacci degli iniqui - Altri lasciansi prender per imprudenza - Archidamo Pelopida Gn. Cornelio ( I. ) - Debbonsi pigliar idonee guarentigie Tuttavia pu il caiito ancora esser preso - La qual cosa avvenne ad Acheo ( II. ) I mmessa mole della seconda gvemma P ubica. Ostinazione de Romani e de' Cartaginesi nel fa r la guerra Grandi apparecchi dappertutto ( HI. ) - Imperfezione della storia particolare Utilit della storia universale ( IV. )
OPPU G X AZIONE DI SlX A C V SA .

Appio oppugna per terra Siracusa - Diligenza dArchimede Le Esapile ( V. ) - Marcello assalta Aerodina collarmata Sambuche di Marcello ( VI. ) - Macchine d Archimede ( VII. ) - Molto di Marcello ( V ili. ) Appio non pi felice di Marcello - L oppugnazione convertita in assedio Quanto valga F ingegno d un uomo solo - Siracusa assediata per mare e per terra - Marcello scorre il resto della Sicilia

Uix.)
A ffasi di F ilippo. Empiet di Filippo verso i Messemi male scusata da alcuni scrittori - Difficolt di scriver bene la storia ( X. ) -

45
Incostanza e maldicenza di Teopompo - Squarcio di Teopompo intorno Filippo figlio d?Aminta, ed i suoi amici ( XI. ) Osservazioni di Polibio sul medesimo { XII - XIII. ) - Fi lippo uccide Arato con veleno - Culto fa tto dagli Achei ad Arato dopo la morte ( XIV. ) - Filippo tenta Lisso Sito di Lisso e della sua- rocca ( XV. ) - Stratagemma col quale Filippo prende la rocca La citt presa colla fo rza Fi lippo s impossessa della maggior parte delV Illiria ( XYI. ) Acato passo tir Sardi da A ntioco. Bolide Cretese - mandato da Sosibio a Sardi per liberar Acheo Cambilo duce de Cretesi in Sardi - Sosibio e Bolide Nicomaco e Melancoma ( XVII. ) - Bolide tratta con Cam bilo per mezzo cC Ariano Deliberazione alla Cretese Bo lide e Cambilo dividono fr a loro le paHi ( XVIII. ) - La trama di Bolide e Cambilo approvata da Antioco ( $ XIX XX. ) - Cautela d!Acheo Laodice moglie iCAcheo ( XXI. ) Acheo preso condotto legato ad Antioco Stirpe e di gnit d?Acheo ( XXII. ) - fa tto morire con tormenti - La rocca di Sardi consegnata ad Antioco La sciagura di Acheo un esempio a posteri ( XXIII. )
Cataro
re de

alli

r a c ia .

Cavaro un buon principe - M a un adulatore il guasta ( XXIV. )


A
n t io c o d in a n z i ad

bm o sata.

Srse signorotto < Armosata - confermato nella signoria da Antioco ( XXV. )


G
uerra

n n ib a l ic a .

Filemeno e Nico trattano con Annibaie di consegnare Ta ranto per tradimento Menano via il bestiame con assenso de nemici ( XXVI. ) - Patto de traditori con Annibaie Filemeno cacciatore - Caio Livio comandante del presidio

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Romano - Convito nel Museo ( XXVII. ) - Annibaie f in finge ammalato - S 1 avvicina a Taranto - Filemeno gli guida ( $ XXVIII.) Banchetto di' Livio nel Museo opportuno congiurati ( $ XXIX. ) - Porte Temenid - Tomba di Gia cinto - Sepolcri de* Tarentini in citt - Tomba di Pitonico ( J XXX. ) - Annibaie entra in Taranto - Filemeno con un cignale entra per uri altra porta ( . XXXI. ) - Annibale s'im possessa di Taranto - Livio fugge nella rocca - Nuova astu zia di Filemeno - Strage de Romani a Taranto { X X X II.)Annibale benigno verso i Tarentini ( XXXIII. ) - Separa con tot muro la citt dalla rocca - I Romani invano vi si oppongono ( $ XXXIV. ) - Cinge Taranto di nuova fossa e steccato - Strada Soler e Profonda - Galeso o Eurota, fiu me ( J XXXV. ) - La rocca di Taranto battuta - Le navi de Tarantini sono trasportate pel secco ( $ XXXVI. )

47

ANNOTAZIONI
AGLI AVANZI DEL LIBRO OTTAVO.

Oomfbbndbva questo libro le cose accadute negli anni di Roma 54o , 54i > 543, discorse da Livio ne libri xxiv e xxv. Se non che non trovasi nello storico romano quanto appartiene alla guerra d Antioco contr Acheo , aliena dal suo assunto che agli avvenimenti patrii limitavasi. (i) Per ci che spelta ecc. Fu avvisi) di tfitli gl interpetri di Polibio, che il presente estratto non fosse al suo luogo, ma savesse a trasportar a quella parte dell ottavo libro, dove nar rasi la miseranda fine d Acheo (V . cap. 17 e segg. ). Il solo Schweigh. stim, che il ragionamento che qui leggesi possa esser riferito a fatti di Sicilia , i quali dal lib. vii in poi insieme con quelli dItalia precedono alle gesta esterne, e convenga segnatamente alla sciagura incontrata da Appio Claudio, di cui narra Livio ( xxiv, 29 ) , che per salvar i campi degli alleati troppo incautamente espose i suoi soldati agli assalti denemici pi di lui poderosi, e tocc una rotta. Forse, aggiugne il medesimo , vi si trattava del fine infelice che colla sua imprudenza procacciossi Andranodoro, accennato da Livio nel lib. xxiv , 24. E diffatti, se alle presenti riflessioni avesse data occasione il rac conto della catastrofe d Acheo , non leggerebbesi verso la fine del prossimo capitolo : L esempio pi evidente, ed alV et di cui discorriamo pii vicino, ci che avvenne ad Acheo. Pelle

48
quali espressioni due avvenimenti denotatisi ; 1 uno relativo ad Acheo, laltro succeduto poco appresso. (2) Archidamo. Circa questo fatto vedi v , 37. (3) Pelopida. Cornelio Nepote-, d accordo col nostro , narra che il duce Tebauo recossi ad Alessandro affidato nel suo carat tere d ambasciadore ( Pelop. c. 5 ) ; sebbene il biografo romano non parli di due ambasciate. Plutarco pure ( Pelop. p. 292 ) di ce, chegli fu mandato con Ismenia ambasciadore ad Alessandro, accusato da Tessali di turbar le loro citt ; ma che giunto in Farsalo, il tiranno vi si rec eoa un esercito, e trovatolo che gli veniva incontro col suo compagno disarmalo e senza soldati, gli fece por le mani addosso ed incarcerarlo. Diodoro ( x v , p. 494 ) non fa molto della mentovata ambasceria , e riferisce, che andato in Tessaglia col suo amico Ismenia , e fattosi pacifi camente incontro ad Alessandro, fu da lui preso e posto in pri gione. (4) Del tiranno Alessandro. Dominava costui in Fera, citt della Tessaglia, dove con ogni maniera di crudelt infieriva. Tendeva egli insidie alle citt libere di quella provincia, le quali pertanto, protette da Tebani, gli apportarono 1 ultimo ec cidio. (5) Di grave danno ecc. Ci debbe intendersi della sua morte, accaduta peli imprudenza eh egli ebbe d allontanarsi dasuoi per assaltare Alessandro , conforme racconta Nepote ( 1. c. ). Del re sto furon i Tebani vincitori, e la gloria di Pelopida non rimase per siffatta sciagura punto oscurata : che anzi le citt della Tes saglia, pel suo valore salvate, a gara onorarono il suo funerale, siccome leggesi in Nepote ed in Plutarco. (6) Gneo Cornelio. Questo avvenimento riferito da Polibio nel lib. 1, c. 21. . (7) La vita precedente. Ciob la condotta onesta della persona con cui trattiamo , a buon dritto reputata da Polibio la pi si cura guarentigia nelle pericolose imprese. Se non che la simula zione di taluni giugne a tanto, che inganna gli uomini pi ocu lati , siccome avvenne appunto all infelice Acheo di cui tosto parlasi.

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(< S ) Non timbrami tee. la occasiona delle cose operate dai Romani in Sicilia 1 anno 54o , ei si pare che Polibio fatta ab bia questa digressione, stimata degna dal compilatore degli ratratti d esser fra questi annoverata . Schweigh. (9) Per il dominio d eli Italia. Dove il proconsole T. Sem pronio Gracco avea preso Benevento , e sconfitti i Cartaginesi comandati da Annone, massimamente per opera degli schiavi da lui fatti liberi, conforme leggesi in T. Livio ( xxiv, 14 ) (10) Per quello della Spagna. Nel qual paese gli Scipioni avean tratti alle loro parti Siface re deNumidi, che combatteva in Africa co Cartaginesi, e la potente nazione de Celtiberi. (Liv. xxrv, 4 8 , 4 9 ). (11) Pella Sardegna e pella Sicilia. La prima di queste isole fu nell epoca di cui ragiona Polibio, devastata da una flotta Cartaginese, e nellaltra espugnaron i Romani Siracusa. (Liv. xxv, a3- 3i ; xxvii , 6 ). (13) Sulle imprese di Filippo. Questi con animo di passar in Italia avea posto 1 assedio, ad Apollonia , ma rotto dalla geutp che vi mand M. Valerio , ritorn pi che di passo in Mace donia. L anno appresso P. Sulpicio, uscito del consolato , fu successore di Valerio. ( Liv. xxiv , 4 xxvi, 22 ). (13) E come potr ecc. Confrontisi quanto su questo argo mento scrisse Polibio nel lib. 1, c. 4> (14) Ma se si considerino ecc. La costruzione di questo pe riodo nel testo alquanto impacciata ; poco bene accordandosi i due participii, l uno attivo, laltro passivo, reggenti tutti e due una parte del discorso : f t * tfi I t i l / t ru/i/Sjti 7* , . , xatt ifttu I tilc tt k. 7 . A. Ma accadendo insieme que ste cose . . . e considerate ad un tempo ecc. La qual incon-7 gruenza svanisce, ove Bttiptvpi'ii** si trasferisca al principio del periodo, e leggasi: fiu cfi B m fcv ftito ti'tllttt k. 7. A. Allora questo participio solo k il verbo dominante , e viene sottinteso l donde fu tolto. Non oso pertanto di decidere, se il distacco del mentovato vocabolo dal suo sito naturale sia una delle negliPO Ll B tO

, tom o l v .

5
genze di stile in che talvolta cada Polibio, ovveramente errore di copisti. (i5) l Romani. Gerone autore di un trattato su ll arte di re spinger rassedio, che il Casaub.. ed il Yalesio non conoscevano e non se manoscritto , ma che poscia nel i6g3 fu per cura del Thevenot fatto di pubblica ragione, parecchi interessanti squarci di Polibio ci ha conservati, fra i quali trovasi il presente. Con tinua il medesimo per lunga pezza, e contiene eziatflio buona parte dell estratto antico susseguente. Tuttavia il Casaub. noi copi che sino alle parole: Itictlliit il e (fin n 7 tale apparecchio fece. Il resto sino alla fine del capitolo vi ag giunse il Gronovio, cui era stato comunicato dal Yalesio, il quale lo tolse dal codice parigino. Erone , a dir vero, non no mina Polibio, ma la connessione manifesta col resto della nar razione Polibiana, e la citazione che fa Suida d un periodo in questo capitolo contenuto , attribuendolo al nostro autore , mette la cosa fuori di dubbio , conforme giudiziosamente osserva lo Schweighauser. ' (16) I l portico cos detto Scitico. Lunga disputazione fa lo Schweigh. per sapere, se ere ut abbia scritto Polibio , conforme hanno i codici, ovveramente tttvltitt , siccome leggesi nell edizione parigina d Erone, o * i *ir i* , secondo Tucidide e Stefano Bizantino citt della Sicilia presso Siracusa, o finalmenteTv%iixt da Tu^n, una delle quattro o cin que citt che, a detta di Cicerone , Livio e Plutarco, compone vano Siracusa. Ma niente impedisce che Sctico si denominasse il portico del quale qui ragionasi, e frivola lobbiezione dello Schw., che gli Sciti nulla avevano di comune co Siracusani, i quali, appoggiati forse a qualche antica tradizione che non ci pervenuta, diedero al mentovato portico questo nome ; non al trimenti che le Alpi Graje trassero la loro denominazione dai Greci che, secondo la favola , condotti da Ercole, in remotis simi tempi le passarono. Lo Schweigh. senza decider nulla, si mostra inclinato per Tichica ; ma non Tiche, sibbene F Esapilo era per terra assediato da Appio.

5i
(17) Una mente sola. Con altre parole tratte da Euripide profferisce Polibio la stessa sentenza nel lib. 1, c. 35. (18) Sambuche. Livio ( xxiv, 3 4 ) dice soltanto, turres con tabula tas , machinamentaque alia qiiatiendis muris , senza no minare , non che descrivere la Sambuca. In generale lo storico romano, ove si confronti col nostro, parco anzi che no nelle descrizioni degli strumenti e delle opere militari, come colui che non ne poteva avere le pratiche cognizioni che ne possedea Polibio. {19) Dal principio della salita. I commentatori non sono d accordo circa il significato dell espressione i { xcfrnut che riscontrasi nel testo. Secondo il Reiske vai essa il luogo dal quale si incomincia a salire la scala, e su cui posa la parte inferiore di quella in qualche distanza dal muro. L Ernesti la prende per questa stessa distanza. Lo Schweigh. crede wifieTtt in questo luogo sinonimo d x i m t n s , derivando fi n t non dal presente /Sanno (camminare, andare), ma dal passato fiifiitKttstt equivalente a tren ti o V r a ( s t a r e , esser collocalo), ed interpetra | itr tfia r tttt, ex intervallo.. O ra , che lestremit inferiore della scala dovesse esser posta in qualche distanza dal muro cosa tanto ovvia , che non facea d uopo indicarla. Non cosi dovea tacersi, tal essere stata laltezza della scala, eh essendo 1 estremit inferiore collocata in terra, la su periore era a livello colla cima del muro. Nfe hassi a reputar il senso di distanza attribuito alla voce itr ifix n s pi naturale di quello di salita; dappoich lEtimologo, in diffinendo wtfi)*k*s, un esercizio che consisteva nel salir in carrozza e scenderne, mentre correvan i cavalli, senza cadere, oppone wtfrai'tn a x*let0 */rli. (20) Assiepano'. Il testo ha otturando con alberi tagliati, donde risulta 'quasi una siepe, la quale ci ha sug gerita lidea del verbo che abbiam usato. Dubito pertanto se i traduttori latini abbiano con precisione rendute le parole di Po libio, in voltando tfti^{**77i m w a t x t i t , cancellis

52
atque loriculis muniunl ; quasich di due specie fossero questi ripari ; cancelli e parapetti. Ma il secondo participio greco non esprime una quafit separata di difesa, sibbene 1 effetto del pri mo; cio a dire, che dall assiepamento d ambi i lati seguiva il coprimento degli uomini che montavano la scala. (ai) Tavola lunga e poco larga, n i l t v f t scrisse Polibio , vocabolo chEsichio diffinisce: rui)s ip ' aJs cgttit KctptSiltu M I -i 7 IftQlftt 7v7f> X< 7'o fiCCKftt K* vw*w itlv . . . 7 i t f t t t i I . Tavola, su cui dor mono le galline ; e tutto ci che a questa somiglia, e lutto ci eh lungo e di poca larghezza . . . quando h sospeso. E pi succinto il Lessico MS. di Fozio : n i* 7* f tx u ft t ca< I k SwA7t , k pitl'ttt{ir |vAai>, ogni legno lungo, poco largo ed elevato. La tavola pertanto di cui parla il nostro debb es tere stata triangolare ; dappoich avea tre lati muniti di graticci. (?a) E meritamente ecc. Lo Schweigh. molto s affatica per ispiegare, come la Sambuca, essendo appoggiata al m uro, avea insieme colla nave, da cui alzavasi, la figura triangolare dello Strumento musicale che portava lo stesso nome ( intorno al quale veggasi la nota gg al lib. v ); n gli sembra possibile che ci fosse in altro modo, se non se considerando la superfcie della nave come un lato del triangolo , la scala come il secondo , ed i puntelli perpendicolari di varie lunghezze, con cui era saldata la scala alla nave, come il terzo lato. Ma, attenendoci rigorosa mente alla descrizione che ne d Polibio, di leggeri scorgeremo, che, tirate essendo le funi dalla sommit della scala alla cima -degli alberi delle navi unite, dov erano applicate le carrucole ; i tre lati del triangolo dovean esser gli alberi, le funi tirate, e la scala, e per tal modo cadere lapice del triangolo nella nave, dove l estremit inferiore della scala s avvicina alla base degli alberi. Per ci che spetta alla somiglianza della Sambuca col1 arpa, anzich con altra figura triangolare , sono le corde di questo istrumento molto meglio rappresentate dalle funi tese, che non da puntelli della parte inferiore della scala. Laonde scrisse Vegezio (iv, ai ): Sambuca dicitur ad similitudinem citharae ;

53
nam quemadmodum in citham chordae sunt, ita in tra b e, quae ju x ta turrim ponitur, fanes sunt. E fo rse v a v e a p i d i d u e
c o r d e , c h e d a lla sc a la p a ssa v a n a lle tr a v i. V e d i la fig u ra an n e ssa tr a t t a d a l L i p s i o P o l i o r c e t . , lib . i , c.

6.

( i 5) Troppo in l volavano. N o tisi l e s p re s siv o v x tp x tli , sorvolanti, s n e rv a to n e lla tra d u z io n e la tin a : Ubi vero haec tor menta ultra hostium capita mittere tela. D icasi p o i lo stile d i
P o lib io d u r o , e p riv o d o g n i, eleg an za. ( a 4)

Costru Archimede.

P e r e v ita r c o n fu sio n e ( se n d o c h p o h o a g g iu n to n e l v o lg a riz z a m e n to

c a n z i si p a r l d i M a r c e ll o ) ,

il n o m e d e ll in sig n e m ecca n ic o d i S ira cu sa.

(i 5) Un palmo.

fe n e l t e s to , cio d i q u a ttr o d i

t a , c h e fo rm a v a n il p a lm o m in o re . L iv io ( x n v ,

3 3 ) d a q u e

s te a p e r tu r e m ezzo b r a c c io , se n za f a r a lc u n a d is tin z io n e fra il la to i n te r n o e l e s t e r n o , sic co m e fa il n o s tr o : M ufum , so n o su e p a r o l e , ab imo ad summum crebris cubitalibus fere cavis aperuil. M a m o lto p i p ro b a b ile c h e , c o n fo rm e asserisce P o lib io , l a p e r tu ra d i d e n t r o , d e s tin a ta a r ic e v e r u n u o m o , avesse l a q u e s t o , m entrechfe q u e lla d i fu o ri n o n lu n g h e z z a d i av ea c h e u n p a lm o ; d i

m e n s io n e sufficiente p e r d a r u sc ita a lla sa e tta e d alla b o c c a d e llo s c o r p i o n c i n o , se n z a c h e i l s o ld a to , c h e m a n e g g ia v a q u e ste a r m i , rim a n e s s e esp o sto . ( a 6)

ScorpioncinL

La

d iffinizione d i q u est o rd ig n o

d a g u e rra

tro v a s i in V eg ez io ( i v , a a ).

Scorpiones , d ie e g li, ideo sic nuncupati , quod parvis subtilibusque spiculis inferant mortem.
d iss im ile d a lla n u s tr a m e tra g lia . (2 7 )

D o n d e a p p a r is c e c h e la m a te r ia m o rtife ra c h e g itta v a n o e ra p o co

g lio v o lta r e il

Colla fu n e che passava pella cima. N o n h o xa ^n ri'ti c h e leggesi n e l te s to , d o p o

s a p u to m e aver con v o c a b o lo . le v e d e tte

s u lta ti i p i a c c re d ita ti a u to r i c h e d iffiniscono q u esto d o v la g a b b i a , c io q u e llo s tr u m e n to d o v e s ta n n o

P r o p r ia m e n te sig n ifica e s s o .la so m m it d e ll a lb e ro d u n a n a v e , ( V . A te n e o x i , p . 4 7 ; F o rc e llin i L e x ic . a q u e sta v o c e ) ; m a la so m m it so la n o n b a s ta v a p e r r e n d e r g ire v o li le c o rn a . S e co n d o E sic h io so n o

Carchesia

le c o rn a stesse n e lla p a r te s u p e rio re d el-

54
1' a l b e r o , il q u al se n so m o lto m e n o pub q u i a la re ; g ia c c h la c o r n a e r a n o q u e lle c h e g ir a v a n o , e n o n ci c o n cui facean si g i r a re . P i s a v v ic in a a l n o s tr o c a rc h e s io q u ello d i N o n io ( c . i 5 , n . a 8 ) , d iffin ito la c im a d e lla lb e r o tra fo ra ta in v a rie p a r l i , p e r p a s sa rv i le fu n i, n ecessa rie a p r o d u r il m e n to v a to g ir a m e n to . M a

,la

sp ie g azio n e c h e n e d G a le n o . ( C o m m e n t

3, in lib . H ip p o c r.

d e A r te ) , p e r q u a n to io c r e d o , la p i acconcia a l n o s tro caso.

7 f jc 7 7J r ittt 7i Aiv?i) 7tv Irte w x a X ttc , le fu n i che scendono dalF estremit superiore delr albero , q u a li p e li a p p u n to d o v e a n e sse r q u e lle c h e m o v e a n le
c o rn a , fo rn ite d i re c ip ie n ti a d a tta ti a c o n te n e r le m asse d a la n c ia rsi. L o S c h w e ig h . m i s e m b ra a n d a r lu n g i d a l v e r o , p r e n d e n d o il c a rch esio d i P o lib io p e r il f e r r o a tta c c a ti alle due

C h ia m a egli * *(%nr/ovf ,

versatile d i

V itr u v io ( x , c. che, che

5 e a a ) , il d i c u i ufficio e r a d a lz a r p esi m e d ia n te i r a m p o n i d i
e s tre m it d ella tr a v e tr a s v e r s a le , ra c c o m a n d a la a f u n i , sc o rre v a p e li a lb e ro . D el b ic c h ie re p e lla s u a fo rm a av ea q u e s to n o m e ( V . A te n e o iE n e id . lib . v , v . 7 7 ) , e d e l n o d o q u i il lu o g o d i ra g io n a re . (a8 ) che cos p u re

1. c . , e S e rv . a d
ap p e lla v a si

se c o n d o G a le n o ( C o m m e n t. 1 d e A r t e , O rib a s. lib . d e laq . ) n o n

Molla.

sc risse P o l i b i o , d a ( r i l a s c i o ) ,

la q u a le , se c re d ia m allo S c h w e ig h ., e ra u n a c a rru c o la , o r u o ta d e n ta ta , o d a ltr o s t r u m e n t o , p e r m ezzo d i c u i si rila sc ia c i c h e t e s o , e ci e h so sp eso si ab b a ssa . M a p i g iu sta l id ea o h e s e n e fo rm a il C a sa u b . ( A n im a d v . i n A th e n . lib . r v , c. a ) , h e p a r la n d o d i c e rto in g e g n o , p e r v ia d e l q u a le n e llo stesso sito fkceansi v e d e r d iv e rs e fig u re , d ice : E s t a u te m , n isi f a l l o r , e cosi m e c h a n ic is G r a e c is , q u o d n o s tris c h io e d i su o i c o m m e n ta to r i, F o e s. O E c o n o m . H ip p o c r .
(7 9 )

un ressort;n
in

n o i l a b b ia m o tr a d o tto . V e d i a n c o ra in to r n o a q u e sta v o c e E s iV o ss. E tim o lo g ie ,

Casteria ;

Sorgevan in sulC ancora.


e m a n o s c ritti, leggasi

Q u a n tu n q u e i n tu tti i l ib r i , e tra d u sse T

sta m p a ti

itf t f f t t l t i t t t , d a star in suW ancora per osservar il nimico, il C a sa u b . q u e sto v o c a b o lo invadentes, q u a sic h tQ tg ftS tltt d a

55
av esse s c ritto P o lib io . L o S c h w e ig h . a p p ro v a n d o la v e rsio n e d e l C a s a u b ., to lse d a E r o n e 1 d i q u e ll a n tic o ta ttic o j c h e av r c h e v i c o r r is p o n d e ; m a i o c e d e r d e b b a a lla so la m al c o p iato i l n o s tr o . f o rs e n o n so p e r c h 1 a u to r it d i tu tti i c o d ic i

T u tta v ia lo S c h w e ig h ., d u b ita n d o p i t a r d i d a v e r e r r a t o , n e lle n o te n o n r ig e tta a l tu tto l a ltr a sp ie g azio n e.

(30) Parte giilavan sassi ecc. N o n s o n o q uesti d a c o n fo n d e rsi


co sassi c h e la n c ia v a n i S ira c u sa n i su v ascelli p i re m o ti. C o s le m a n i d i f e r r o , c o m e le p ie tr e e r a n o d ir e tte c o n tr o le n a v i , a d e tta d i L iv io ( x x iv , esp o sti. ( 3 1)

quaey

34 ) propius subibant ; le p r im e p e r

ro v e s c ia r le n a v i stesse , le a ltr e p e r f u lm in a r i c o m b a tte n ti p i

Levala.

C io alzata. H o p r e fe rito il v e r b o

p i s a p p ro ss im a a l se n so d e l p r o p ria m e n te sig n ifica (3 a)

levare t .p e r c h xtvfu'gtiT e h ' n e l t e s t o , e c h e alleggerire , alleviare ; a v e n d o i c o r p i c h e igyatar machi-

fa c ilm e n te s alzan o a p p a r e n z a d i leggerezza.

I l calcio della macchina. T f v f fx t


tr a d u c e n d o

la V olgata le z io n e c h e il C a sa u b . r i t e n n e ,

narum proras. M a c o n ra g io n e w lk ftti, calci, a b b ia s i q u i a

n a c q u e a l Y a le sio il so s p e tto c h e le g g e r e ; d a p p o ic h q u esta p a r t e

d e lla m a c c h in a e r a n e lla m a n o d i c h i la r g g e v a , e d a l su o m o r v im e n to d ip e n d e v a l effetto d e lla m a c c h in a stessa. K i fls a m e r e b b e m eg lio il R e is k e c h e s i scriv esse ; m a o ltre c h siffatta s c r ittu r a p i s a llo n ta n a d a lla c o m u n e c h e n o n l a V a le s ia n a , l e s p r e s s io n e s a re b b e m e n o p re c isa ; g ia c c h n o n a tu tta l a n te n n a , s ib b e n e a lla su a e s tre m it d a lla p a r te a p p fic a v a si la le g a tu ra . N o n p o sso Collo S c h w e ig h . c h e c i che di so p ra d e l m u r o , cio a a l calcio c re d e re p e r ta n to in d u r m i (

wr(ifs
c h ia m

c h iam asse in q u esto lu o g o P o lib io

rostri

a v e n d o eg li in

q u e s ti

u sa to il v e r b o

x%f(a: ) d e lle m a c c h i n e , iix x / u t, c h e dicesi d e l

r e g g e r il t im o n e , c o llo c a to ,s ic c o m e o g n u n o s a , a lla p o p p a della n a v e . S e c o n d o L iv io ( 1. c . ) il ca lc io dell* a n te n n a d a lu i c h ia m a ta

lollenone ,

e r a p ro v v e d u to d u n g ro sso p ezzo

d i p io m b o ,

il d i c u i p e so sp o n ta n e a m e n te la facev a a b b a s sa re a l s u o lo , senza

56
c h e b is g n o fosse d i l e g a r l a , q u a n d o la m a n o d i f e rr o avea g i i alzata la p r o r a d e lla n a v e . M a e g li d if fid i a c r e d e r s i, c h e la m a ssa d e l p io m b o fosse a b b a s ta n z a (33) g r a n d e p e r s u p e ra r te s t v e d u to il p e s o c h e le d e lla n a v e so sp esa a ll a ltr a e s tre m it d e lla leva.

Per essere strappata ecc.

A b b ia m o m ano la

m a c c h in e siracu san e v o lta v a n o i v ascelli r o m a n i su lla p o p p a , p e r m o d o c h e la p r o r a , a b b r a n c a ta d a lla a ria . M a n ell a tto c h e faceasi s c a tta re d i f e r r o , sta v a ih rila sc ia r m o lla , p e r

1 a n z id e tta m a n o , q u e sta v io le n te m e n te sta c c a ta d a lla n a v e , p o r ta v a seco la p a r te a cu i. e r a a v v in g h ia ta , c io la p r o r a .

(34)
b io ;

Come se fossero bicchieri ecc. Te7/ i>t <tA* 77f , sono


dove fa c ilm e n te sc o rg esi che lo

ftn

n u vrti

iv

7S

le p a r o le d i P o li s ta n e l v erb o

sc h e rz o

xvaS/gtn

, p e r cu i M a rce llo asso m ig liav a le p r o p r ie n a v i a* b ic d a l m a re . P o c o m e g lio il C a s a u b .: e sa t

c h ie r i co q u a li A rc h im e d e tra e v a 1 acq u a

ta m e n te esp resse lo S c h w e ig h . q u esto m o tte g g io , s c riv e n d o :

vibus snis ex mare potam infundere ; vibus suis, ceutrullis, aquarn haurire.
n e l lib . n v , p . ( 35)

nana-

A te n e o c ita q u e s to lu o g i nel

634L a rg u te z z a d i qu esto frizzo rip o s ta

Le Sambuche.

d o p p io sen so c h e i n g re c o e d in la tin o h a il v o c a b o lo com e una (36) so n a tric e d a r p a , la te sto q u a ie ,

Sambuca,

sig n ific a n d o esso cos la m a c c h in a n a v a le in v e n ta ta d a M arcello , se c a n ta v a m a le , e ra o n ceffate b u tta ta fu o ri d e l co n v ito . V . L ip s . P o lio rc e t. i , 6 .

Dal convito. 11

P o lib ia n o h a

Sn rif ix n r tiJ tv i ,

c h e lo S c h w e ig h . g iu d izio sa m e n te o m is e , sp ie g a n d o lo n e lle n o te ,

velut comunis libalionis expertes , vel comuni libatione indignas. I n A te n e o ( 1. c. ) leggesi ix x / 7cu , alla q u a l le z io n e io
m i so n a tte n u to , sic co m e fece lo S c h w e ig h . I l C a sau b . , u n ir

Sambu ca! . . . ceufoedere cxclusas , cum ignominia e compotation esse . ejeclas. (3 7) Come quelle ecc. P e r c h g li u tili e m ag n ifici la v o ri a
v o le n d o a m e n d u e le l e z i o n i , tra d u ss e co n p o c o g a rb o : b u o n fin e rie sc a n o , d u e cose so n o n ecessa rie : sp le n d id e zza in c h i g li h a o r d i n a t i , e d in g e g n o in c h i in c a ric a to d e lla lo r o e*e-

.
(38)

57

a z io n e . Q u e lla f a g ra n d e in G e r o n e : q u e s to s tr a o r d in a rio i n A r c h im e d e .

Conforme dissi di aopra.

C io n e l cap . 7 , a p e r tu re

d o v e P o lib io

n a r r a , c h e A rc h im e d e feoe n e l m u r o c o llo c i sa ettato ri.' ( 3 p)

f i t t e , n e lle q u a li cui

Alzavano gli uomini.

L e stesse m a n i

di f e rr o , con

riv o lta v a n si le n a v i , b a tte v a n o p e r te r r a .

e r a n a d o p e ra te c o n tr o i so ld a ti

c h e co m

(io) Per tal guisa ecc.

B ello il d e tto d i P lu ta rc o ( in M a r d ie e g l i , e r a n o ed d A rc h im e d e ,

c e llo , p . 3 0 7 ) a q u esto p r o p o s ito . I n r e a l t , g li a ltr i S ira c u sa n i il c o rp o d ell a p p a re c c h io ( 4 1)

n n a n im a so la q u e lla c h e tu tto m o v e a e riv o lg e v a .

Filippo vnuto nella Messenia ecc.

L e geste d i F ilip p o
io

n e lla M essenia r a m m e n ta te fu ro n o d a P lu ta rc o n e ll A r a to , p .

5i ,

il q u a le rife ris c e , c h e q u e l r e , d o p o la s c o n ftta e h egli to cc d a i R o m a n i p re ss o A p o llo n ia , a n d n e l P e lo p o n n e so p e r a s sa lta r la M essen ia d o lo sa m e n te. L iv io ( x x i v ,

4o ), a d i r v e ro , ra c c o n ta ,

c h e F ilip p o d o p o il fatto d A p o llo n ia rito r n in p a tr ia ; m a n o n im p o s s ib ile , sic co m e o sse rv a il D a c ie r n e lla tr a d u z io n e fran c ese d e lle V ite d i P l u t a r c o , (4 2 ) c h e d a lla M a ced o n ia eg li sia si p o sc ia tra s fe rito n ella M essen ia * . S c h w e ig h .

Alcuni si meritano perdono.

G li o ltra g g i c h e re c a n s i a l scu sa. M a c h i p e r

i m i in p r o p r ia d ife sa , o p e r v e n d ic a r in g iu rie r ic e v u te , n o n so n o a l c e r to lo d ev o li ; tu tta v ia so n essi d e g n i d i m a l i g n i t , o p e r b u r b a n z a n e m ic i e d a m ic i m a lm e n a , n o n is p e ri d i t r o v a r scu sa. N e l p r im o caso e ra T im e o c h e la c e r n e lla su a s to r ia A g a to c le 'tir a n n o c h e l av ea e s ilia to ; n el seco n d o T e o p o m p o , c h e v itu p e r F ilip p o su o d o t i f o rn ito . ( 43) b e n e f a tto r e , e s o v ra n o d eg reg ia

Teopompo.

E r a q u e s ti d a C h i o , e d

o ltr e a m o lti s c ritti

filo so fici c o m p o se d u e s to r ie , 1 u n a d elle q u a li c o n te n e v a in d o d ic i l ib r i l u ltim a p a r te d e lla g u e rra P e lo p o n n e s ia c a , e d in c o m in c ia n d o d o v e la sc io lla T u c i d i d e , f in iv a , d o p o a v e r a b b ra c c ia to lo sp a zio d i d ic ia sse tt a n n i , co lla p u g n a n a v a le p re ss o G n id o ; l al tr a in c in q u a n ta tto li b r i n a r ra v a l e . g este d i F ilip p o d A m in ta .

58
Q u a n tu n q u e D io n ig i d A lic a rn a sso ( E p is t. a d G n. P o m p e ju m , p . 17 ) e d A te n e o ( n i , p .

85 ) il lo d in o a cielo p e lla s u a v e ra
m a ld ic e n z a ,

cit ; C o rn e lio N e p o te n ell A lc ib ia d e ( c. ii ) e L u c ia n o ( d e h is t. s c rib . ) d a c co rd o c o l n o s tro il ta c c ia n o d i sfre n a ta e C ic e ro n e ( E p i s t a d A ttic . l i , 6 ) c h ia m a T e o p o m p ic o il g e n e re d i s c riv e r a c e rb o . A v e a co stu i sin o d a lla p r im a g io v e n t l in g e g n o .o ltrem o d o f e r v i d o , a ta le c h e I s o c ra te su o m a e s tro n o ta V. so le v a 82 al Y o s s. d i r e , c h eg li a T e o p o m p o a p p lic a r E fo r o , lito su o d isc e p o lo ( d i cu i lib . v ), g li ( d e h ist. g ra e c . 1. i , c . 7 ). ( 44) dovea il f r e n o , p a r la m m o n e lla m entrechfe

e ra d u o p o p u n z e c c h ia re co g li sp ro n i.

Nelle bisogne degli amici.

L o S c h w e ig h . n o n c o m p re n d e so u sa to a sua

c o m e F ilip p o p o tesse e sse r in g iu sto n e l p ro c a c c ia rs i, am ic i e d i ; q u in d i v o r re b b e g l i , c h e il v o c a b o lo d a P o lib io s ig n if ic a s s e ,

ixlxrxivce q u i trattamento, condotta; c o m e c h ,

p r o p r ia c o n fessio n e, l u so della lin g u a g re c a n o n a m m e tta siffatto sen so . M a , sen za t o r c e r la m e n to v a ta v o c e d a l su o p rim itiv o si g n ific a to , io c re d o c h e c h e in c o ta li i n c o n t r i , ( 45) q u e p ro c a c c ia m e n ti n o n p e r q u a n to a sserisce facesse g i F i s p e ri lip p o , sib b e n e g li a m ic i e d a lle a ti d i lu i n elle lo r o 'o c c o r r e n z e , e T eopom po, m e n ta s se ro la s u a in g iu stizia e fra u d o le n z a .

E prese a tradimento ecc. I l te sto h a , ifa S f n S irf* 'u ti fttlt (fix tv x) fila ti lo c c h n o n , sic c o m e tra d u ss e ro il Y alesio e lo S c h w e ig h ., per vim ac fra ti dem captas in servitutem redigerti. C re d e tte ro fo rse i m e n to v a ti i n te r p e tr i c h e w ( * li* fz r i 7t ( p r e n d e r a tr a d im e n to ) n o n s i p o xtc
tesse a p p lic a r alla fo rz a ( ! n e ll in te r n o d u n a c itt leg g esi n e l lib . 11, (46) ) c o n cu i d ic e P o l i b i o , c h e la si p ig li F ilip p o c o n q u is t m o lte c itt . M a n o n im p o ss ib ile , c h e m e n tr e si o rd isc e u n t r a d i m e n t o , e z ian d io co lla fo rza . C osi f u p re s a M a n tin e a d a A r a to , c o n fo rm e

5 ^ d i q u e s te sto rie .
O rre n d o

Dice ancora.

p u r il

q u ad ro

che

G iu s tin o p e r fi

( i x , 8 ) fa d e lle laid ezze d i F ilip p o , d i a , d issim u lazio n e. D io d o ro ( x v i , p p .

d e lla su a a v a r i z i a ,

5 i 1 , 549 ) lo d * la s u a

affa b ilit e f ila n tro p ia , m a n u lla r a m m e n ta d e vizi! c h e , se c o n d o T e o p o m p o e G iu s tin o , m a c c h ia ro n o la su a v ita . (4 7 )

Conciossiach ecc.

Q u esto lu o g o d i T e o p o m p o iv , p . 167 e vi , p.

tro v a si 260 .

p i c o m p le to p re ss o A te n e o lib .

Vale sio. (48) Non cortigiani ecc.

N o ta il V a le s io 'c o n ra g io n e c h e q u e sti

g iu o c h i d i p a ro le in d e g n e so n o d e lla g ra v it d e llo sto ric o , e d il R e is k e a b u o n d r itto rig e tta ci c h e segue in to rn o a C e n ta u ri e d a L e s tr ig o n i fra i p a r ti d u n so fstico . F o rs e v o lle in g eg n o lu ss u re g g ia n te , te a tra le e q u e l g o n fio p ro s a to re im ita r l O m e ric o :

Non Frigi, ma Frigie. ( 4g) Trovandomi avvolto ecc.


d e lla sc u o la Pd Iso c ra te , sicco m e

E r a T e p o m p o im p ie g a to n e lla T e o c rito , S tra b o n e o r a to re ( xm , sco rg esi d a

r e p u b b lic a d i C h i o , e d av ea p e r a v v e r s a rio

645 . ) (5 0) Pelio M o n te altissim o d e lla T e ssa g lia . I n t o r n o a L e


(5 1)

s trig o n i v eg g an si g l iiU erp etri d O m e r o Dell O d i s s e a , x , v. 82.

Campi Leoniini.

N e lla S ic ilia ; c irc a la p o siz io n e d e q u ali


v ii

d a leg g ersi ci c h e n e disse il n o s tro n e l lib ; S ic . v , 2. (52 )

, c. 6 e D io d .

Sardanapalo.

P o ic h d a N in o in p o i p e r il c o rso d i i 36 o se c o n d o d e lle sto rie d e ll A s s ir ia ,

a n n i , c o n fo rm e rife risc e C te sia n e l lib ro p e r s i a n e , m o lti c o stu i im m e rs o n e lla lu s s u r ia , e d o ltre

so v ra n i si su c c e d e tte ro su l tro n o

o g n i c r e d e r e ffe m in a to ,

s o c c o m b e tte a d u n a c o n g iu ra c h e c o n tr o a lu i o r d iro n o ; A r b a c e , g e n e ra le d elle tr u p p e m e d ic h e , e B clesi g r a n s a c e rd o te d i B a b i l o n i a . , ( V . D io d . S ic. 11, p . 7 7 - 8 1 , G iu s tin . 1 , (53 )

3 ).
C h e r ilo , i l tr a s p o r t m

mio ecc.
x ii

Q u esto e p ita fio d iv e rs a m e n te r a p p o r ta to d a c o p ia to d a

A te n e o (

, p . 3 2 9 ) c h e d ice d a v e r lo

q u a le d a l C a ld e o , sicco m e ra in ciso n e l s a s s o , lo v e rs i g re c i. S u o n a esso cosi :

Regnai, e finch vidi la luce del sole bevvi, mangiai e mi diedi a' piaceri di Venere j percioc ch sapevo coni breve il tempo che vivoni mortali e questo pieno d i vicende e d affanni, e come i beni che io dovea la sciare , erano per godere gli altri. Quindi non omisi alcun

6
giorno , senta in ci occuparmi.
(v , C ic e ro n e n e lle T u s c u la n e

35 ) lo r is tr in g e i n q u e sti d u e T ersi :

Haec habeo, quae edi, quaeque exsaturata libido Hausit : at illa jacent multa et praeclara relieta . C o s a ltro , e sclam av a A risto te le , un bove ? (54) si sc riv e re b b e s u l se p o lc ro di

Ch estorsi. 'Zipvfifirx

h a il te s to , e h q u a n to m a p p ro tr a

p r ia i c o n v io len za ,

in g iu ria n d o a ltru i. L o S c h w e ig h . n o n

d u sse q u e sta v o c e , e si c o n te n t d i c o p ia re la p r im a p a r te d e l l isc riz io n e c h e leggesi i n C ice ro n e. (55) (56 )

Timeo.

I n to r n o a q u e sto s to ric o

ed a l m o tiv o

d e lla su a

n cm icizia c o n A g ato cle v ed i la n o ta i o al lib ro p r im o .

Nella sommaria sposizione ecc.


essi

D i d u e so rte so n o i la a c c a d u ti a v a n ti il sicco m e fece

v o r i p r e lim in a r i, c h e n e g li a n tic h i sto ric i a n o i p e rv e n u ti risc o n tria m o . O c o n te n g o n b re v e m e n te i fa tti te m p o d i c u i p r e n d o n a s c riv e r gli a v v e n im e n ti ,

P o lib io n e d u e li b r i c h egli in tito l P r e p a r a z io n e , e T a c ito c h e in c o m in c i la su a sto ria c o n u n r is tr e tto tra n s u n to d e lle v ic e n d e d i R o m a sino a lla m o r t e . d A u g u s to , e T . L iv io c h e m o sse d a ll a r riv o d E n e a in Ita lia ; o p o n g o n o s o tto p ig li le g li o c c h i

a le g g ito ri u n c o m p e n d io d eg li a rg o m e n ti n e llO p e r a t r a t t a t i , sio* co m e fecero D io d o ro S i c u l o , e D io n ig i d A lic a r n a s s o , e d il n o s tr o n e l p rin c ip io d e l te rz o l ib r o : la q u a l sp e c ie s e m b ra fa tto n e l p ro e m io , q u alificato d a P o lib io c io c o m p e n d io d elle cose F i l i p p o , n e l p ro g re s so d e lla s to ria n o n s o m m a ria rim a se a s esse re s ta ta p i fam ig lia re ag li s to ric i g re c i. O r a T e o p o m p o , d o p o a v e r sp o siz io n e , m e d e s im o in to rn o a l d a tra tta rs i, un p o m p o so elo gio d i

c o e re n te . Q u i n d i , o m e n z o g n e ro p ro ta g o n is ta d e lla su a O p e r a ,

e d a d u la to re fu n e l p r in c ip io ,

o , sc o rd a to si in a p p re ss o d i q u a n to a v e a g i s c ritto

d a g iu d ic a rsi d i p o c o in te lle tto e

s m e m o ra to , n o n a ltr im e n ti c h e so n o i fan ciu lli. M a q u a n to ge n e ro so d i lo d e egli fu n e lla p refa zio n e v e rso F ilip p o , a ltr e tta n to v i sfog il su o m a l ta le n to c o n tro g li a ltr i s to ric i c h e n e lla stessa

6r
m a te r ia la v o r a r o n o , iecondochfe a tte s ta D io n ig i ( i , p . i ). T a n to e r a la m ald icen za su a c o m p a g n a in se p arab ile. (57)

Dove Tucidide gli ha lasciati.

A v ea T u c id id e fin ita la su a

t o n a c o lla re la z io n e d ella b a tta g lia n a v a le p re sso E r e tr ia , n e lla q u a le i L a c e d e m o n i r ip o rta r o n o u n a v itto ria se g n a la ta so p ra gli d e lA te n ie si ; lo c c h a c c a d d e l a n n o v ig esim o p r i m o , d a c c h e r a in c o m in c ia ta la g u e r ra p e lo p o n n e s ia c a , cio 1 a n n o se co n d o 1 o lim p ia d e e g li co n d u sse sin o a lla b a tta g lia d i 92.* S en o fo n te rip re s e il filo d i qu esta s t o r i a , c h e M a n tin e a fra i T e b a n i e d i M a n tin e a la s to ria

L a c e d e m o n i, e h e b b e u n e sito d u b b i o , la sc ia n d o la G re c ia n e lla m a g g io r co n fu sio n e. M a fu p u g n a to p re s s o d e ll o lim p ia d e i o 4-a ; a d u n q u e a b b ra c c ia

1 a n n o a .

d i S en o fo n te

10 sp azio d i q u a r a n lo tt a n n i , q u a n d o T e o p o m p o

d escrisse i fa tti

d i so li 17 a n n i, n o n essen d o g iu n to c h e a lla b a tta g lia d i G n id o , a v v e n u ta l a n n o a .0 d e ll o lim p . 9 6 .* , n e lla q u a le C o n o n e , d u c e a te n ie s e , ru p p e g li S p a r t a n i , e d o n d e in c o m in c i l a b b a s sa m e n to d i q u esta n a z io n e , e la se rie d e lle g lo rio se azio n i r o n o la b a tta g lia fam o sissim a d i L e u ttra . (58 ) che p re p a ra

Le geste di Filippo.

S al q u e sti s u l

tr o n o

l a n n o p r im o te n n e -

d e ll o lim p . i o 5 .a ; o n d e T e o p o m p o fece u n b a lz o d i tr e n ta c in q u e a n n i , e d o p o la in te rru z io n e d e lla tre c c ia ro n s i co lla s to ria d i F ilip p o . (5 g ) sua p r im a s to r ia B on se in c o n to d e g li a v v e n im e n ti d e lla G r e c i a , se n o n q u a n to i n -

Imperciocch nessuno ecc.

P o lib io , p e rs o n ific a n d o la G r e in d iv id u o s e m p re

c i a , c o n s id e ra u n re a m e c o m p re so in q u e lla m e n o n o b ile d i tu tti 11 su o i s ta ti u n iti ; d a p p o ic h la p a r te d u n com pongono. (60) in f e rio r e i n d ig n it e d im p o rta n z a a l c o m p lesso d i q u e lle c h e il

Sa pur la fine.

C io a d ir e : E s e m b ra c h e , sc riv e n d o la sto ria d i F ilip p o fosse d a lu i im p re sa

s to ria d e lla G r e c i a , T e o p o m p o s i p ro p o n e sse p e r iscopo l'o n o re , d e lla p a tr ia ; m a c h e la (61) p e v a n ta g g i e h eg li sp e ra v a d o tte n e re d a q u e l p o te n te m o n a rc a .

Agli estranei.

T 7r

k tc i,

e h q u a n t o , sic co m e o sserv a e ra n o p a r te c ip i d e l consiglio :

lo S c h w e i g h ., a c o lo ro a l volgo.

che non

62
(62)

Far perire..

C o n b u o n a lic e n z a g i d e sso

d e llo

S c a lig e ro

d e llo

S c h w e ig h . , io n o n ca n g e re i l

mm-A A vturw

d e l te sto in v * A fe m m in ile d i , s o s ta n tiv o

x iilm ii p e rc io c c h n o n w*XXtn , ch e m a l si

il p lu r a le

a d a tte r e b b e a

n e u tr o ; s ib b e n e io l h o p e l g e n itiv o n e u tr o d e l p a s s a t o , e si u sa q u a n d o h a s si a d tu tta v ia c o n tin u a , sicco rn

p lu ra le d e ll a o ris to n n azio n e che

p r im o : te m p o in d e f in ito , c h e u n isc e il sig n ificato d e l p r e s e n te e e s p rim e r q u e lla p e li a p p u n to d e v e le n i q u i

m e n to v a ta , c h e s e m p re u c c id o n a te m p o . (63 ) Indisposizione del corpo. C ir c a la fo rza d e l v o c a b o lo JiiS-tn t c h e q u i r i s c o n t r a s i , v e d i la n o ta a a g a l se co n d o lib ro . (64) Serventi. C o n so v e rc h ia sottigliezza v o r re b b e lo S c h w e ig ., c h e P o lib io avesse in q u esto lu o g o sc ritto orvi(9 *> ( f a m ilia r iu m ) in v ece d i

vTctftilit

( fa m u lo ru m ) , tr o p p o v ile essen d o seco n d o lu i n o m in a to . M a se g li

u n s e r v e n t e , p e r c h s ta to fosse d a l n o s tr o

S torici n o n is d e g n a ro n o ta lv o lta d i s e rb a r il n o m e d i sc h iav i c h e se g n a la ro n s i p e r fe d e lt v e rso d u o m in i illu stri c h e fu ro n o lo r o p ad ro n i

n o n d e b b e a l c e rto p a r e r is tra n o ,

che

P o lib io a b b ia

v o lu to o n o r a re la m e m o ria d u n s u b a lte rn o d A r a t o , a lu i ta n to affe zio n ato . (65)

Lisso.

U ltim a c itt

p o r to

d e ll I llir ia v e rs o co R o m a n i ,

l E p ir o , ; i n , 1 6 ).

o ltre a l q u a l e , g iu sta i p a tti sta b iliti

n o n p o te a n o

g V lllirii n a v ig a re c o n le g n i a rm a ti ( V . P o lib . n ,

il

A v e a F ilip p o g i d u e a n n i p r im a r o tta la g u e r r a a S c e rd ila id a , il q u a l e , lag n a n d o si d i n o n a v e r ric e v u ta tu tta la so m m a c o n lu i p a t t u i t a , p e r c h m o lestasse g li E to li, p r e d alc u n i v ascelli d e l r e , e fece u n a s c o rre ria n e lla M a ced o n ia. ( V . v , g 5 , o S ) . (66)

Ardassano.

a P ic c io lo to r re n te s e m b ra esser sta to q u e s to ,

b o n f a c e n d o n e m o tto n S tr a b o n e , n T o le m e a . D a ll a ltr a p a r te d e lla c itt e r a il D rilo n e . (6 7 )

72t r
lib .

Schweigh. Occupati aveano ecc. I l C a sau b . e lo S c h w e ig h . tr a d u s s e ro JtiiX n Q ih t, qui in insidiis disposili fueranl. N e l 11 , 53 a b b ia m tr o v a to il s o s ta n tiv o , d e riv a to d a in se n so d intercettare , occupar luogo ; n q u i

63
Ita c o te s to v e r b o u n se n so d iv erso . M a il i l te s to n o n e s p rim e . (6 8 )

dispositi

d e m e n to v a ti

in t e r p e t r i im p o rta u n c e rto o r d in e n e ll o ccu p a z io n e d e l s ito , c h e

Nella corte.

sig n ific a cosi

regia, corte,

co m a

regno.

L o S c h w e ig h . n e lle n o te p re fe ris c e l u ltim o s e n s o , m a io

m a c c o rd o c o l C a sa u b . c h e tra d u s s e

aulam ,

essen d o assai p r o

b a b ile , c h e u n .u o m o d i ta l v a g lia fosse d a T o le m e o a ssu n to n e l n u m e r o d e c o rtig ia n i ; o ltre c h n o n confassi allo stile d i P o lib io la c ir c o s c r iz io n e , (6g) S u id a

regno di Tolemeo, per Egitto. Assicurato della sua fede. S e , c o n fo rm e sp ie g a q u e s ta v o c e , sig n ifica re a lm e n te n tm is x w tm ta fttttt , data la fed e e fa tti accordi; e si p a r
B o lid e.

r e b b e c h e q u i a n c o ra lo stesso p a rtic ip io in d ic a sse c e rti p e g n i d i m u tu a fed e c b e p e r v ia d i d isc o rso s i d ie d e ro S o sib io e n e v o le n z a e l affezio n e so lta n to . O n d e il e g re g ia m e n te il d e l C re te s e ; cos M a sic co m e le g g iam to sto c h e l E g iz ia n o e ra si p ro c a c c ia ta la b e

b e n ra g io n e v o le il v o lt

c r e d e r e c h e le a ssic u ra z io n i d i b u o n a fe d e m o v e sse ro d a l p r im o K u s te ro p r e s e n te a l m e n to v a to p a s so , d i vece d i , c o n fo rm e lu o g o d i S u id a

verbis fidem dedisset, i n illius sibi conciliasset,


S c h w e ig h . (7 0 )

cum ei plurbus ubi multis sermonibus fidem


P o lib io , sc ris se ro il C a sau b . e lo

d u ta d a tr a d u tto r i la tin i p e r b o lo i l sen so d i (

Con una linea continuata. P o lib io h a Ijj statione continua ;

ren m a o p p o r tu n a

m e n te o ss e rv a il R e is k e c h e m e g lio s a d d ic e a l m e n to v a to v o ca

continuazione di gente unita in linea densa cordon d e F ra n c e s i ) , ch e n o n q u e llo d i continuazione di tem po , assiduit. E d iif a tti, sa ld e o d e b o li sie n o le fo rtif ic a z io n i,
v e n g o n esse se m p re c o n n o n in te r ro tta v ig ila n z a cu sto d ite . (7 1 )

Segni.

E ra n o

q u esti c a ra tte ri se c re ti ,

d iv e rs i

p e lla

lo r o

f o rm a e c o llo c a z io n e , n o ti s o lta n to a c o lo ro

c h e li m a n d a v a n o E n e a n e l 'c o m

e ric e v e a n o , e co ll aiu to d essi eseg u iv an si d e lle im p o rta n ti im p r e s e , se n za c h e a ltr i n e p o tesse a v e r se n to re . m e n ta r io p o lio rc e tic o , c a p .

3 i , in d ic a v e n ti m a n ie re d i c i fa re

n e lle le t t e r e ; a l q u a l lu d g o leggasi l e ru d ita n o ta .d e l C a sau b o n o .

64
(73)

Il perch stimava eec.

S en za b is o g n o , p e r

q u a n to

a me

s e m b r a , il R e is k e c o rre s s e q u i il t e s to , c a n g ia n d o if7, e h e q u iv a le a lla n o s tr a t r a d u z io n e , in

mirti ifi , per le quali ( c o s e dover ecc. C h e A r ia n o fosse a


c a d e v a d ir lo , e d a ll a ltr o c a n to s c ia n d o o g n i co sa in ta tta . (73) (74)

n e c e s s a rie )

J iiw tf iti . tfi ' w ftytttl* , era venuto; quindi

ta l u o p o c o l c a p i t a t o , n o n a c c o r r e m o lto b e n e il s e n s o la d e C re te s i leggasi

Come quegli ecc.

C irc a la m a la fed e

ci c h e n e sc riv e il n o stro n e l lib . v i , m e n te

4-5 , e c o l la n o ta 2 1 5 .

Ponderar. n e l te sto , c h e sig n ifica p r o p r ia portar gravi p e si, il bafulari d e la t i n i , e n e l senso tr a s la to d i q u esto lu o g o , sottoporre t intelletto al peso (T un grave pensiero ; q u in d i h o p re fe rita n e l v o lg a riz z a m e n to u n a v o c e ch e a siffatta id ea c o rris p o n d e . Librabat, agilabat, versabat nimo -et cogitatione la sp ie g a m o tto b e n e il R e is k e . (75) Le lettere a cifra. C os h o stim a to d i d o v e r tr a d a r r e rii rvtdufttrtK* appicciti , r ifiu ta n d o la lezio n e d e l co d ice a u g u sta n o , o-otSilpixT* ** ?(*/ , i segni e le lttere ,
a p p ro v a ta d a llo S calig ero ; d a p p o ic h i p r im i c o n te n e v a n si n e lle s e c o n d e , e p e r c o n se g u e n te n o n e ra n o co se d iv e rse . L arcanas

litteras
(76)

d ello S c h w e ig h . n o n e s p rim e tu tto .

Inviali ecc.

A ffin ch A c h e o p re sta sse fede alle c o m u n ic a

z io n i c h e g li facea B o lid e , egli e ra n ecessa rio c h e q u este g li g iu g n essero p e r m ezzo d i p e rso n e in cui tu tta la sua fid u cia c o llo . c a v a ; q u in d i le le tte r e i n cifra d o v e a n (77) e sse r m a n d a te S e B o lid e e a c o lo ro c h e so n o q u i n o m i n a t i , p e r c h a lu i le facessero p e rv e n ire .

Che Ariano s introducesse salvo.


il tra d im e n to

C a m b ilo ro c c a far

a v e a n gi c o n c e rta to e d u s c irn e , non

c o n A n t io c o , e

p e r co n se

g u e n te p o te a n o , se n z a esse r d a lu i i m p e d it i, e n t r a r n e lla si c o m p r e n d e p e rc h A r ia n o ad A ria n o

n o i p o tesse

e g u a lm e n te . S e n o n c h e te m e v a n i C r e t e s i , p e r q u a n to s e m b r a , n o n il r e d i S i r i a , tr o v a te a d d o sso in e n tr a n d o la le tte re s e g re te , d u b ita ss e d i q u a lc h e fro d e d a p a r te lo ro ; e n e l1 u s c ir a n c o r a .a v r e b b e p o tu to il m esso c a p ita r m a l e , co m e q u e g li c h e , ig p a ro d ella t r a m a , n o n avea c o n A n tio co tra tta to .

65
(7 8 ) Per modo che ecc. Q u ste p a r o le e la se g u en ti s ia a sfritto ytyfttfifi'iim t ) e ra n o n e l te sto d e l C a sa u b o n o d o p o a Bolide ed a Cambilo, d o n d e n ascev a q u a lc h e im b a ra z z o n e l p e rio d o . I l ( G r o n o v io le tra s p o s e c o m e n o i le a b b ia m o c o llo c a te , e m i m a ra v ig lio , c h e lo S c h w e ig h ., c u i c i n o n e r a i g u o t o , a b b ia c o n s e r v a ta la d isp o siz io n e an tic a . (7 9 )

Per la via di Rodo.

G l in te r p e tri e c o m m e n ta to ri d i P o

l ib io h a n n o i n v a r io m o d o te n ta to q u e s to lu o g o . e h la s c r ittu r a V olgata , sig n ifica v e ra m e n te

con pompa e so
co lla m isera

lenne accompagnamento,

locchfe n o n si c o n facev a

c o n d iz io n e d A c h e o fu g g itiv o ; q u in d i p ro p o s e il R e is k e d i le g g e re / < v ftiS e , e h q u a n to senta pompa ed ostentazione, ma da privato , celando il proprio nome. L o S c h w e ig h ., cos p u re le g g e n d o , fece d e n o ta r a e sc risse , un m esso m a n d a to in n a n z i, c h e siffatta

nullo adventus sui nuncio praemisso, s tim a n d o

sp ie g a z io n e m eg lio sa c c o rd i co lla re p e n tin a

e d in a s p e tta ta c o m

p a r s a ch e f a r v o lea A ch eo . T u tta v ia p ro p o s e il m e d e sim o a n c o ra

Jicc

m fiiJ o v , per un giro.

I l G ro n o v io lesse

tfilt V itu

: p e r m io affezio

av v is o assai g iu d izio sa m e n te. Im p e rc io c c h a b ita n d o in q u ell isola N ic o m a c o , il q u a le , c o n fo rm e v e d e m m o d i q u e s ti d iv isa to av ess d i r ic o v e ra re p re ss o so p ra , e ra d i lu i n a to a d A c h e o t o m e p a d r e ; eg li so m m a m e n te p r o b a b ile , c h e

affinch g li

p ro c a c c ia s se i m ezzi d i f a r p e r m a r e il

tr a g itto i n S i r i a , d o v e

p e r t a l g u isa p i fa c ilm e n te g iu n to sa re b b e in a s p e tta to , c h e n o n f a c e n d o il lu n g o e p e ric o lo so v iag g io p e r ' te r r a . (8 0 )

Entrarono di notte nel campo,

c io n e l c a m p o d A c h e o , u sc iro n

d o v e c o n v e n n e ro p r im a B o lid e e C a m b ilo , e d e l q u a le

in s ie m e e d a n d a r o n a d A n tio c o , sicco m e leg g esi v e rso la fine d e l c a p ito lo . Q u e lli e h e n tr a ro n o f u ro n o B o lid e e d A ria n o ; n c a p i sc o c o m e p o t n a s c e r a llo S c h w e ig h . il d u b b io , se c o lu i che s in tro d u s s e fosse B o lid e o C a m b ilo , e c o m eg li p o t tr o v a r c o n tr a d d iz io n e in c i c h e q u i asserisce P o l i b i o , e c h e lo stesso n a r r a a p p re ss o c ir c a

1 a n d a ta d i B o lid e a l c a m p o d i C a m b ilo p r im a
5

d i p r e s e n ta r s i a l re.

p o lib io ,

tom. i r .

66
(81)

Avea la ferm ezza ecc. H o

seg u ito il R e is k e , c u i d u r o sem

b r l i A a o t w d e l t e s to ; o n d egli c a n g io llo in **. L o S c h w . d ife n d e -la p r im a d i c. 2 6 , d o v e q u e s te le zio n i c o n un p a s so d e l li b . m ,

eh egli non sa come Timeo ebte fama di sostenere la dignit che si compete ad uno storico : Zk lS , i f i A > * i rr TZ rvyyfuf'ttc Se t r i t i / t n av esse il v a lo r e d i gravit c h e g li a ttrib u is c e q u esto
P o lib io d i c e , c o m m e n ta to r e , m o lto b e n e s a c c o m p a g n e re b b e c o n esso tv Aita>7

sostenere, esser d i peso eguale alV im presa. M a sicco m e il m e n to v a to v o c a b o lo g re c o e s p rim e costan za , ferm ezza ; cos p i n a tu r a le p a r m i la c o s tru z io n e c o l v e r b o avere , c h e n o n c o n q u e llo d i sostenere. (8 2 ) Piantar. E v id e n te o ltre m o d o 1 e s p re ssio n e r t, appendere, q u asi porre addosso, q u i a d o p e ra ta d a P o
n e l se n so a p p u n to d i lib io , e d alla q u a le io m i so n in g e g n a to d a p p ro s s im a rm i. ( 83) Cretizza. K f v r / j f n r ** iw itr t. tTttTTt Si
. sc riv e E s i c h i o , t i r i r v

X |ii a r i ru r<vr K{r at tlte tf Cretizzare ( d i c e s i ) del falsare ed ingannare, la qual voce f u derivata da/F esser i Cretesifalsatori. V e g g a n si
1^1 i n tit gli. a u to r i c ita ti n e lla n o ta a q u e sto v o c a b o lo , n e ll e d izio n e .1 A lb e rti. (8 4 ) d e l-

Tastar.

N o n h o v o lu to la s c ia r p e r ir e n e l v o lg a riz z a m e n to

la fo rz a d e lla v o c e c ^ A ^ ^ i i r o , c h e se c o n d o E sic h io eq u iv ale a d

tiw atpt , uij/ttvrrtt , intatto, non maneggiato. Intactum aut inexpensum tra d u ss e lo S c h w e ig h . , d iffin en d o q u a s i il p r im o
v o c a b o lo c o l se c o n d o . L E r a e s ti d istin g u e n e l L essico q u esti d u e se n si , c h e p e r m io a v v is o n o n so n o d i v e r s i , se n o n se p e r es s e r 1 u n o p r o p r io , 1 a ltr o tra sla to .

Che uscito sarebbe cogli amici. A lq u a n to o sc u ro q u i il rvfi^a vtrrtX X iit r v f , mandar fu o ri insieme gli amici ; p o te n d o s i c r e d e r c h e c o n B o lid e e d A r i a n o , e n o n
( 85) te s to , c o n A c h e o u s c ir d o v essero cotesti am ici. Q u in d i io dopo AAsi sia s ta to om esso so s p e tto c h e

in i.

G l in te r p e lli la

67
tin i s u p p lir o n o a q u e sta re tic e n z a , o d o m issio n e e h e lla e s c ris se ro , (8 6 ) fo sse, che

qua emisturum se una cum ipsis eie. Quantunque fosse Cretese. V o lle sig n ific a r P o l i b i o ,

s e b b e n e B o l i d e , C re te s e c o m e r a e so s p e tto s o , a v r e b b e a n c h e a o c c h i v e g g e n ti te m u to d in g a n n i; q u e s ta v o lta n e av e v a eg li qual* c h e m o tiv o , to g lie n d o g li le te n e b r e la v is ta d o g n i co sa. (87)

E tutto degli altri ecc.


s p ie g a re a r r *

Ho

se g u ita

la

v e rsio n e d e llo e sse n d o n e i

S c h w e i g h ., sio co m eg li la c o rre sse n e lle n o t e , n o n cessano d i

w'iXut, in alienam pem iciem ,


di c h i av

sic c o m e fece il C a sa u b o n . I m p e rc io c c h i s o s p e tti

vezzo a d in g a n n a r e n o n si lim ita n o ac a s i, in c u i tr a tta s i d i m a c c h in a r e la ltr u i r o v in a , m a s i e s te n d o n o a tu tte le p e rso n e e d a tu tte le c irc o sta n z e . (8 8 ) d ic i

Diede Bolide eec.


in tu tte

' a-tcT i e ra q u i s c ritto in t a t t i i co* sig n ifican d o quell in c o n tro ,

ed

le ed iz io n i : p o c o a d e g u a ta m e n te ,

i wiS(Sftt, d innoltre
non dovea farsi. Q u in d i

aggiungo ;

lo c c h vi

in

g iu d iz io sa m e n te

so stitu il R e is k e

iwtSmtct, rese,
c o l seg n o . (89)

rifle tte n d o , ch e

rtndonsi

q u e lle c o s e , le q u a li

d e b b o iu i p e r p a t t o , e g iu sta i c o n c e rti p r e s i , sic co m e q u i fu fa tto

Sotto di s.

N o n c o n tr o d i s

if

r i , c o n fo rm e s u p

p o n e il R e is k e ; d a p p o ic h A c h e o n o n so s p e tta v a d i tr a d im e n to . S ib b e n e e r a s i egli p r o v v e d u to d u n a s p a d a , c h e p r o b a b ilm e n te sguai n a ta te n e v a s o tto il v e stito , p e rc h te m e a d e lle g u a r d ie d A n tio co . Q u in d i n o n p a r m i c h e sla d a m u ta rsi

i v r t i , sotto di s ,

n e l q u a le n o n v eg g o la c o rru z io n e e la stra v a g a n te d ic itu r a c h e v i sc o rg e lo S c h w e ig h . (9 0 ) (v ,

Figlio d? Andromaco ecc.

V . iv ,

5 i . . . Laodice. A n
del r e M itrid a te

tio c o p u r e a v e a p e r m o g lie u n a L a o d ic e figlia s u o c u g in o e c o g n a to . (g )

4^ ) , e S e leu co e r a sta to p a d r e d A o tio c o ; q u in d i e r a A c h e o

Mozzar le estremit.

N el lib . 1, 8 0 tro v a s i r ic o r r e lo stesso v erb o ; ma

p e r ta g lia r n a s o e d o re c c h ie . Q u i e gam be.

s e m b ra a v e re m a g g io r esten si n e > c o m p re n d e n d o e z ian d io b ra c c ia

68
1g '.>) I l corpo cucito ecc. M a rra P lu ta rc o n e lla v ita d i Cleo*
m e n e v e rso la f i n e , c h e il c o r p o d i q u e s to in felice r e d i S p a r ta fu c u c ito in u n o tr e b o v in o e d im p ic c a to p e r m o d o , c h e la te s ta ig n u d a n e sp o rg e v a fu o ri. A ltr o e se m p io d i q u esto su p p liz io p e r rib e llio n e c i offre E r m e a , tira n n o d A ta r n a c itt p. d e lla M isia, il q u ale av ea p r e s e le a r m i c o n tr o il r e A rta se rse ( D i o d . S ic . ivi c id i i n u n o tr e d i b o v e o d asin o in sie m e scim ia e d u n a v ip e ra , e g itta v a n s i nel co n u n g a llo ,

538 ; O v id . I b i s , v . 3 o i ). P re ss o i R o m a n i c u c iv a n si i p a r r i
una m are, o n e l p ro ss im o

fiu m e ( Ju v e n a l. S at. 8 , v v . a i 3 , a i 4 ; S a t. i 3 , v v . i 5 5 , i 56 ; C ic e r. O r a t . p r R o se . A m e rin . ; S v e to n . A u g u st. c. (g 3)

33 . )

Entusiasmo . . . improvvisa gioia. Fanalicus quidam fu ro r et effusa laetitia tra d u ss e l o S c h w e ig h . l o h o c r e d u to d i c o n s e r v a r e 1 e n e rg ic o i td-i+actrpitc d e l testo , c h e h a l a c itta d in a n z a ita lia n a . T lu fin a m t p o i n o n m i se m b ra ta se m p lic e m e n te alta gioia e d espansione d? animo ; s ib b e n e a lleg rezza c o n g iu n ta co n
m a r a v ig lia , q u a l p r o v a c h i si v e d e g iu g n e r n b e n e in a s p e tta to ; sicco m e fu a so ld a ti d A n tio co l a p r ig io n ia d A c h e o . I l C a s a u b ., re n d e n d o siffatto v o c a b o lo p e r v e rt la letizia in tristezza. (94)

consternatio animorum

, e sp re sse

b e n s lo s tu p o r e d e l c a m p o a q u e ll in a tte s a c o m p a r s a , m a c o n

Acconciare i suoi affari.

ri

P o l i b i o , c h e il C a s a u b ., m a le a p p o n e n d o s i, v o l t ,

w fiy ftttr* sc risse cura rerum

se abdicarvi, ligere,
c o lo ro P i

( d ep o n esse il g o v e rn o ). M a n e p p u r il R e is k e colse

n e l s e g n o , fa cen d o v a le r q u e s ta f r a s e , (q u asi che s u p p e lle ttili,

convasare , sarcinas colw fiyfm rct fosse q u i lo stesso c h e e-ntvn, b ag ag lie ) , res domesticas ordinare , sic co m e (an n o
d e llo S c h w e i g ., ch e la m e n to v a ta

c h e so n o in p ro c in to d e m ig r a re d a u n lu o g o n e ll a ltr o .

felice la c o n g e ttu ra

fra s e a b b ia i l m e d e sim o sig n ificato c h e n e l lib . v , 6 o h a

r* w (ct
a

, a llo rq u a n d o i d u c i su b a lte rn i in p o ic h fu p re s o di il so b b o rg o , c o m b in a r c o m a n d a n te s u p e r i o r e ,

S e le u c ia , p e rs u a s e ro con

c o r ro tti d a A n t i o c o , L e o n z io , A n iio o o .

le cose

69
(g 5 )

Ardbato.

C o s tu i

c h e n e l lib . v i i , 1 6 ,

17 , c h ia m a to

A r ib a z o , e ra c o m a n d a n te d i S a r d i, e fuggi c o lla sua g e n te n e lla ro c c a , q u a n d o q u e lli d A n tio c o s im p o ssessaro n o d e lla c itt p e r -via d e llo s tra ta g e m m a c o l n a r ra to . (9 6 )

Cavaro.

F u c o s tu i l u ltim o r e d e G a lli e h e ra n si s ta b iliti

in T r a c i a , e d a q u a n to q u i d i lu i rife risc e P o lib io sc o rg e si la c a g io n e , p e r c u i e g l i , c o n fo rm e leg g esi n e l lib . i t , il re g n o e la v ita. (97)

i6 ,

p e r d e tte

E de Bilini.

q u esti

vanno

a g g iu n ti i R o d i i , i q u a li q u e lli d i B izan zio , p elle

e r a n s i co lleg ati c o B itin i (9 8 )

a danno di

r a g io n i c h e d iste s a m e n te a d d u c o n s i n e l lib . r v , 47*

Armosata.

C itt d e ll A rm e n ia m a g g io re , se c o n d o P lin io

( v i , 9 ) p o c o lu n g i d a llE u f r a te , e g iu sta T o le m e o , c h e la c h ia m a A rsa m o s a ta ( v , i 3 ) , fra l E u fr a te e le fo n ti d e l T ig r i , m a p i v ic in a a l p r im o d i q u esti f i u m i, v e rs o il m o n te T a u r o , c h e il c o n fin e m e rid io n a le d e ll A rm e n ia d a lla p a r te dell A ssiria. (9 9 )

Andasse a soqquadro.
d a p p o ic h

Se

P o lib io

sc risse

m a le tra d u ss e il Y alesio q u esto p a s s o ,

ne regnum ipsius omne

everieretur;

in a l t r o s e n s o , c h e d i

S u tlf'tv tit n o n tro v a s i p re s s o il n o s tr o atterrire , costernare. M a sic co m e d a

s u p p o r s i, c h e la p e r d ita d ella ca p ita le e la fuga d e l r e d i s o v v e r tim e n to m in acciasse il r e g n o , a n z ic h so lo d i t e r r o r e c o s te rn a z io n e ; co si n o n s o n o alie n o d a l c re d e re ch e sia la v e ra s c rittu r a , d a (1 0 0 )

ittf-a tit , sconvolgere, mandare sossopra.


Q u e s ti colui , al q u a le

Mitridate.

1 E c k h e l e d il V i
in g e g n a ti d e l P o n to ( V . la

s c o n ti v o lle ro a ttr ib u ir u n a m e d a g lia c h e n o i ci siam o d i d im o s tr a r a p p a r te n e n te a M itrid a te I V c r e d e r e , c h e il M itr id a te , s a tra p o r e g n a n te re

n o ta p a rtic o la re alla fin e d e l to m o 111 ). M a n o n p n o ssi ta m p o c o dell A r m e n i a , c o m p r e s o n e lla p a c e c h e n e ll o lim p . i 5 o .* , 1, cio tr e n ta q u a ttr a n n i a p p r e s s o , fece F a r n a c e c o n A r ia ra te e d E u m e n e ( P o lib . x x v i, 6 ) sia il so g g e tto d e ll a n z id e tta m e d a g lia , c h e u n a p e r s o n a g io v in e ra p p re s e n ta . V e r o eg li , c h e a d o tta n d o col V isc o n ti ( Ic o n o g r. G re c . t. 11, p .

33$ ) e co l F r lic h stesso ( N ot. elem . n u m . p . 1 8 0 ) ,

c h e n o n A n tio co I I I M a g n o , m a A n tio c o I V E p ifa n e fece la sp e d i-

7
a io n e q u i m irr a ta , r a c c o r c e r a i i d i m o lto siffatto in te r v a llo . M a o v e c i a tte n g h ia m o ai fo n ti s to ric i e d a * co n fro n ti d e lle d a t e , io c r e d o c h e falsa tro v e ra s s i co te la su p p o siz io n e . R ife risc e S tra b o n e ( x i , p.

53 i , 533 ) c h e , d isfatto A n tio c o M a g n o d a R o m a n i, i su o i gene*

r a li A rtassia e Z a d ria d e si d iv ise ro l A r m e n ia ; il p r im o p ig lia n d o si la p a r te m a g g io re d e s s a , l a ltr o la m in o r e , e l a sig n o re g g ia ro n o c o l su o assenso ; p o sc ia fecero allean za co R o m a n i , d a q u a li s o f e n o > su c cesso re d i d el su o c e ro , ( V e li. fu ro n o sa lu ta ti r e . P ro s e g u e lo stesso a u to r e , c h e T ig r a n e d is c e n d e n te d A rta ss ia , to lto d i m ezzo A r ta n e Z a d r i a d e , s im p o ssess d i tu tta l A rm e n ia . O r a c o testo T ig r a n e fu g e n e ro d i M itrid a te E u p a to r e , e d e b b e la s o r te rim a n e n d o sc o n fitto d a L u c u llo P a te r e , lib . u , c. 3 7 e d e b e lla to c. da P om peo

F i o r . lib . i n ,

5 ; i v , 1 3 ) . Q u in d i

c h ia r o c h e l A rm e n ia d o p o l a b b a s sa m e n to d A n tio c o M a g n o m a i p i r ito r n allu b b id ie n z a d e S e le u c id i, e c h e il M itrid a te s a tra p o d e ll A rm e n ia m in o re e s se r d o v e a su c c e sso re d i Z a d r ia d e , e d iv e rso d a l M itrid a te q u i ra m m e n ta to , sic c o m e A r t a s s ia , p r o b a b ilm e n te lo stesso c h e il p r im o r e g n , e r a p e r re la z io n e d i P o lib io ( x x v i , m ed esim o te m p o d in a s ta d e ll A rm e n ia m a g g io re . F e c e

6 ) nel

adunque

A n tio c o I I I l a sp e d iz io n e c o n tr o S erse, e c a d d e essa in u n ep o c a a n te r io re a lla su a r o t t a , cio n e l te m p o in c u i , p u n ita la r ib e l lio n e d A c h e o , eg li lib e ro d a o g n i tim o re a n d a v a su o p o te r e le p ro v in c ie p i r e m o t e , c h e in te s tin e e ra n si d a l su o d o m in io s o ttra tte . (1 0 1 ) r id u c e n d o in all o m b r a d e lle g u e r re

Dapprincipio.

L a c o n s e g n a fa tta d i T a r a n to a d A n n ib a le T . L iv io P i

p e r tr a d im e n to tro v a s i e sp o sta i n i n A p p ia n o H i s t H a n n ib . c. (103)

xxv, 8

e segg. ; e d

33.
so tto ( c.

Per fare una spedizione.

3 3 ) d ic e P o li
lo ro u sc ita , ( 1. c. ) p a r la

b io , c h e q u e s ti g io v a n i a d d u c e v a n a p re te s to d e lla q u a n d o u n a sp e d iz io n e , q u a n d o u n a caccia. L iv io so lo d i caccia. (1 0 3) n o b ilt . (1 0 4) & * > (,

Gli altri.

S e c o n d o L iv io e r a n o q u esti tre d ic j g io v a n i d e lla

Filemeno. C o s ilo c h ia m a a n c o r L iv io . A p p ia n o l a p p e lla Cononeo, e d Eoneus F r o n tin o ( S tra ta g e m . i h , 3 , 6 ).

(1 0 5 ) ZeZo. O ( fti c h e h a q u i il te s to p i c h e il b o lo il s u o p rim itiv o se n so d m o s tr a v a n s i c a ld i d if f in ir s i, (1 0 6 ) ( x x iv ,

consilium

71

i n c u i l o v o lta r o n o g l i n te r p e tr i l a t i n i , c o n s e rv a n d o q u esto v o ca

impeto, fervore, volont pronta ,


d i m al p a tr ia . C o te sta i d e a , se

q u a le p a r e v a a d A n n ib a le c h e a v e s se ro q u e s ti g i o v a n i , c h e d e ll o n o r d e lla n o n m a p p o n g o , c o n te n u ta n e ll e sp ressio n e d i

zelo , c h e p u un mpeto al ben Oprarti Cajo Livio. M a rc o lo c h ia m a c o s ta n te m e n te T . L iv io s e ; x x v , l o ) x x v u , a 5 ) , e P lu ta rc o a n c o ra in p a re c

c h i lu o g h i, a llo s to ric o r o m a n o a n z ic h a P o lib io a tte n e n d o s i ; il q u a le t u t t a v i a , sic co m e p i v ic in o a qqe t e m p i , m e r ita m a g g io r fed e. C h e c c h n e s i a > n o n h a s s i eg li a c o n fo n d e re c o n q u e l M a rco L iv io , c h e , in sie m e c o l co lleg a n e l c o n s o la to C la u d io N e r o n e , r i p o r t se g n a la ta v itto ria s o p r a A s d ru b a le v e n u to d a lla S p a g n a in so c c o rso d e l fra te llo A n n ib a ie ( L i v . x x v ii , 4 6 - 4 9 ) , e p o sc ia es se n d o c e n s o r e , p e r u n a g ra v ezza d a lu i im p o sta s u l s a le , e b b e il nom e di (1 0 7 ) nom e

Salutatore. Temenide.

A v e a q u esta sic co m e

p o r ta d i o sse rv a Q uai

T a r a n to ric e v u to il

d a ll e ro e

T em eno,

1 H e y n io , O p u s c .
m e r iti si fosse T e nel P e so v ra n i

a cad . t. i n , p . a s o .

Schweigh.

m e n o a c q u is ta ti p e lla c itt d i T a r a n t o , io n o n tr o v o p re ss o n e s s u n a u to re . F u eg li u n o d e g li E ra c lid i c h e lo p o n n e s o , e c o n u n sa n . C o i'in t. cc. 1 8 , m e n io p. ese rc ito d i r i to r n a r o n o i D o r ii d isc a c c ia ro n o

c h e v i re g n a ro n o . N e lla d iv isio n e to cc g li il re g n o d A rg o ( P a u -

38 ). D a lu i e b b e il n o m e la c itt d i T e d o v e ra il su o se p o lc ro ( S tra b . vm

n e ll A r g o lid e ,

368 ). I o c re d o a d u n q u e c h e la p o r ta q u i r a m m e n ta ta si

d e n o m in a s s e d a A p o llo T e m e n ite , il q u ale, c o m e to sto v e d re m o , a v e a n o n lu n g i d a q u ella u n c en o tafio c o m u n e c o n G ia c in to . (1 0 8 )

Museo.

C o s n o m a v a s i p r o p ria m e n te

il del

lu o g o

d o v e la sim il

g io v e n t g re c a a m m a e stra v a si n e lla m u sica e n e l b a llo , c o n fo rm e sc o rg e s i d a A te n e o ( x i v , p . 6 2 9 ) , a d e tta q u ale u n e d iliz io esistev a s u l m o n te E lic o n e , s a c ro a lle M use. N o n im p r o b a b ile c h e in T a r a n to a n c o ra fosse il M useo a ta l u o p o fa b b r ic a to ; a n z i d a su p p o rs i c h e in o g n i c itt p i ra g g u a rd e v o le

72
d e lla G re c ia n e fosse u n o , fo rm a n d o p resso q u e sta n a z io n e l a rv m u sic a u n a p a r te essen ziale d e ll e d u caz io n e ( V il n o s tr o 2 0 , a i ). S e n o n c h e i n te m p i p o s t e r i o r i , r a lle n ta to s i i l f e rv o re p e r co tal in s titu z io n e , a v r esso a d a ltr i u si s e r v i to , se g n a ta m e n te n e lle a n g u s tie d u n assedio. P i n o b ile d estin a z io n e e p i v a s to sc o p o a v e a il M u seo e r e tto i n A le s sa n d ria d a lla m u n ific e n z a d e T o le m e i , i q u a li n o n s o lo v i ra c c o lse ro tu tta la su p p e lle ttile n e c e ssa ria a lla c o ltiv a z io n e d e lle le tte r e e d e lle sc ie n z e > m a v i Q u a n to a i q u e lli m a n te n e v a n e z ia n d io i d o tt i, affin ch s c e v ri d o g n i c u r a p o te s se ro tu tti a p p lic a rs i a ll in c re m e n to dell* u m a n o s a p e re . d i n o s tri d iv e rs o sia il sig n ificato d i c o te s to (1 0 9 ) ma v o c a b o lo d a

te s t d e s c ritti c h e g li a ttr ib u ir o n o g li a n tic h i, n o to a d o g n u n o .

A cui s abbattessero. S o sp e tto c h e n o n S ta w n n itrtir ifttriw rit r > a b b ia q u i s c rtto P o l i b i o ; a lt r im e n ti, sin o n im i
e / w f i y i i f , a v r e b b e g li d e t t o , c h e c o lo r o

essen d o

e h e r a n o sc a p p a ti d a lle m a n i d e N u m id i, f u ro n o d a g li ste ssi fa tti p rig io n i. I l C a sau b . a c c o rto si d i co ta l a s su rd it , tr a d u s s e , se n za p e r ta n to c a n g ia r il t e s t o , (n o ) n o n se n e a v v id e , e v o l t , f iu m e ) e r a in

qui in eos incidissent. L o qui profugissent. Presso un luogo scosceso. Iltcfc v t r x f t t p

S c h w e ig h . (lu n g o u n

tu tti i c o d ic i, la q u a l le z io n e m e rita m e n te d is

p ia c q u e a l R e is k e ; d a p p o ic h , p e r q u a n to q u e sto fiu m e fosse s ta to m e s c h in o , P o lib io n o n a v re b b e la s c ia to , seco n d o il su o c o s tu m e , di n o m in a rlo . L aonde o p p o r tu n a stim ia m o l e m e n d a z io n e in

r iw tt rt-am

d a ll a n z id e tto c o m m e n ta to re p ro p o s ta . N m i m u o v e la diffi

c o lt r e c a ta in m ezzo d a llo S c h w e i g h ., c h e , e non

m tf'a r iw tt

si tr o v e re b b e s c ritto

w ( it r ir * t , o ; c o n cio ssiach
b u rro n e o esattezza con

A n n ib a ie n o n cen asse co s u o i d u c i p re c isa m e n te n e l lu o g o s c o s c e s o , m a la p rep o sizio n e s ile n z io . (ili) l animo

lungo q u ello , lo c c h wteg. T . L iv io p a s s a


, r?

e s p rim e

q u e sta c irc o sta n z a so tto sic co m e in te r p e tr a

Gavazzanti. da s diviso
,

c io ,

S u id a q u e s ta v o c e ,

* itri . c o lche non cape in s slesso pelT alle

grezza ;

la q u a l cosa * , a d i r v e r o , i p i d e ll kilariores c h e lo s a p p ro s s im a ai-

73

S c h w e ig h . so s titu ir v o r re b b e all effusi d e l C a sa u b . S e n o n m in g a n n o , il te r m in e italian o d a m e p re s c e lto p i v a lo r e d e l g re c o . (1 1 2 )

Stettero a lt erta.

N o n d o v e v a o m e tte rs i n e lla tr a d u z io n e

i t a l i a n a , sic co m e f u fa tto n e lla l a t i n a , il ta n to esp re ssiv o

-witgt-

q>v\*TTti, c o r ris p o n d e n te ( 1 13) Giacinto. T a r a n to ,


(1 1 4)

e q u e s ta fra s e v o lg a re . c o lo n ia d e L a c e d e m o n i, a d o ra v a q u e

s t o e ro e s p a rta n o a m a to d a A p o llo .

Apollo Giacinto.

A b b ia m o d a P a u s a n k ( L a c o n . cc. 10,' di

1 9 ) , c h e in S p a r ta c e le b r a v a n o p e r t r e g io rn i u n ite le fe ste d i A p o llo e d i G ia c in to so tto il n o m e

( G ia c in tie );. ma o n o r a ria , d a lt r i che vi

q u in d i n o n m a r a v ig lia , se i T a r a n tin i a v e a n lo r o d e d ic a to c u lto c o m u n e . D e l re sto e r a q u e s ta to m b a n o n un v e ra,

cenotafio

, sic co m e q u e lli

d A c h ille , d i P a tr o c lo , e (

n e lla T ro a d e ( S tra b . x i v , p p . d i o dall a g g iu n ta d i fa il n o s tro . (n

5 g 5-6 ) ; lo c c h a p p a ris c e e z ia n

denominata

w ftn c y ig iv ftiitv

5 ) Che il lato orientale. T a c e L iv io ( x x v , 9 ) della p a r ti


di T a ra n to , e

c o la rit q u i m e n to v a ta c irc a i l sito d e lle to m b e d ic e s o lta n to , c h e la p o r ta T e m e n id e

lem spectabat, so g g iu g n e n d o includitur ( r in c h iu s a a lq u a n to


c o m p ren d e, che d o p p ia P o l i b i o , sc riv e n d o

mediterranea regione oriene h essa aliquantum intra moenia


d e n tr o a lle p o r ta m u r a ) ; d o n d e si ( e ben lo a c ce n n a

e ra co testa

i v i r* t Tifttu'tfae svA cc, verso le porte

Temenidi ) ;
(1 1 6 )

e n tr a n d o s i p e r la p r im a d a lla b ita to a l lu o g o d e se G iu s ta m e n te , la r g a e d in , secondoch sa lita . q u a le io cred o , q u a le

p o l c r i , e d a q u e s ti u sc en d o si p e r la se c o n d a fu o ri d e lla c itt .

Dalla profonda.

p r e s e il C a sa u b . si p a ssa v a a d u n a ltr a

pel nom e di e h e ra in

u u a s t r a d a , d a lla

Se non che

n o n d o v e v a eg li c o n te n ta rsi d i tr a s c r iv e r e la v o ce g re c a sib b e n e av ev a a v o lta r la

Batheam,

profundam
p ia n a in

n o n a d u b i d e lla su sse

ta r s i c h e fosse la p r im a s tr a d a

g u e n te , c h e alzav a si v e rso i lu o g h i s u p e rio r i d e lla c itt . N o n m i

p o lib io

c o n fro n to

tomo i r .

74
p a r v e risiin ile

1 o p in io n e d e l R e is k e e d e llo S c a l i g e r o , c h e u n a

p o r ta co s s i c h ia m a s s e ; d a p p o ic h P o lib io v i a v r e b b e a g g iu n ta , sic co m su o c o s t u m e , la d e te rm in a z io n e d i w vA g. (1 1 7 ) u rti

fa r aito.

N on

n e c e s s a r io , s i n t e r p e t r i ,

per

m io

a v v is o ,

che

c o l R e is k e

in arm is , in acie ; T ltft/* ,


a d ir v e ro ,

q u a s ic h A n n ib a ie av esse fa tti m e tte r in o rd in a n z a i su o i s o ld a ti, p e r c h fo ssero p r e p a r a ti a q u a lc h e assalto. r a ta ( V . i h , n o n so la m e n te m a r c i a , m a la tr u p p a a n c o ra c h e m a r c ia sc h ie

5 1 , 84 ; v , 7 2 ) ; m a c o l xartt n o n h a q u esto
O nde im m ira i x r* nell'atto che marciava , mentre

v o c a b o lo se n o n s e il p r im o sig n ificato . v a l e , fe rm l ese rc ito

era nel cammino. (118) Verso le porte.


nel p rin c ip io del

E r a n o q u e ste le T e m e n i d i , r a m m e n ta te a n te c e d e n te . P e r non dar so s p e tto

c a p ito lo

a v e v a A n n ib a ie fa tto e n t r a r F ile m e n o p e r u n a ltr a p o r t a , la p i v ic in a p e r ta n to a lla m e n to v a ta , affinch vedesse p i Q u in d i n o n d a t o l l e r a r s i , n fa c ilm e n te i se g n i c h e d o v e a n fa re g li a ltr i c o n g i u r a t i, co m e s a re b b o n e n tra ti.

egtiigtifcttnt, anzidetto, p r o , opposta, c h e n o n d isp ia c q u e allo S c h w e ig . , in lu o g o d e l v o lg ato , aggiacente. (119) Le strade pi opportune. Itinera quam maxime fr e quentata occupare ju b e t , so n o p a r o le d i L iv io ( 1. c. ). E le s tr a d e p i fre q u e n ta te e ra n o p e li a p p u n t o , sic co m e lo so n o in
p o sta d a l R e is k e , n <tT<xu/eiiir tu tte le c itt , q u elle c h e m e tto n p ia z z a m ag g io re. (1 2 0 ) Secondo r al f o ro , 0 d i r v o g lia m o a lla

Non polendo . . . saper certo.


m o lto il R e is k e a v re b b e il n o s tr o

I l v erb o M m r S m , ch e a c o m m e n ta to ri. s c ritto

q u i u s P o l i b i o , d ie d e

d a c o n g e ttu ra re

n e s ti il v u o le s in o n im o d i

dovinare.

o v v e ra m e n te

, adattarsi, acconciarsi a quanto accade. L E r rrt%*itr$xi, coglier tiel segno , in irerarriit c re d e lo S c h w e ig h . e h esso eq u iv a lg a , a , stabilire seco , fissar nelF animo.

L i v i o , c h e in m o lti lu o g h i d i q u e sta n a rra z io n e tr a d u c e P o lib io ,

d ic e :

s e d , quid rei esset , nemo satis pr certo trite ;

ed a

lu i m i s o n o a tte n u to , sicco m e all in te r p e tr e p i a u to re v o le . N e lla tessa se n te n z a v o lt il C a sa u b . q u esto p asso .

Pro certo secum


leg g esi

statuere
(tai)

v o lt n o n se n za ta u to lo g ia lo S c h w e ig h .

Di Tarentino. Foribus nomen suum inscribere


a v re b b e

i n L iv io ( 1. c. ) ; m a p i p r o b a b ile c h e v i fosse la in sc riz io n e a c c e n n a ta d a l n o s tro . Im p e rc io c c h c o m e e s tr a n ie r a so ld a te sca e r a T a re n tin o ? U n se g n o (la a ) q u e lla fero c e chi d a n o m i d i c ia sc h e d u n o ric o n o sc iu to

u n iv e rs a le e facile a ra v v is a rs i e r a il p i c h ia r a in tellig en za d e lle

m ezzo p i s i c u r o , p e r c h i p a e sa n i fo sse ro sa lv i.

Avendo i Cartaginesi ecc. A.

c o s e q u i e sp o ste h o c o n v e rtito il n o m in a tiv o , tr a s p o r ta n d o lo

d a tiv o p o s to

r tt K u(% tifo/uc
in lu o g o

nel dopo della

a l p rin c ip io d e l p e rio d o , , e ho u n p u n to

pernottarono (ivXtrUhtnu)

Essendo molle e varie suppellettili state raccolte col saccheggiamento , e toccata a* Cartaginesi una preda degna della loro aspetta zione ; allora pernottarono in armi , ma il d seguente Annibaie ecc. Q u e s ta n e g lig en za d i s t i l e , d a tr a d u tto ri la tin i n o n a b
v ir g o la . I l te sto le tte ra lm e n te tr a d o tto su o n e re b b e cos : b a s ta n z a c o r re tta , n o n d o v e a n e l v o lg a riz z a m e n to esser im ita ta . ( t a 3) D i separare con un vallo ecc. r x- a A i tri r ii txg itf s e c o n d o E s ic h io sbarrar le strade con un muro, affinch non sieno fa c ili ad invadersi. O r a tr a tta n d o s i q u i d i m e tte r in s ic u ro la citt q u e lli e h e r a n o c h iu s i n e lla r o c c a , tag in esi d o v e a n o q u a n to l a fro n te ti r a r di un m u ro q u esta. ha p a ra lle lo S c h w e ig h . in lu o g o d i d ag li assalti d i egli m an ifesto c h e i C a r alla r o c c a , c la rg o d a L iv io . S e non

Muro urbem ab arce intersepire vallo muro ;


uno e d ilfa tu ste ccato

statuii
poco

c o p ia ro n o il C a sa u b . e lo d ice P o lib io ,

c h e l o s to ric o r o m a n o a p p re s s o

e h essi

p ia n ta r o n

muro, c h e se co n d o la C r u s c a sig n ifica sassi, o mattoni congegnati insieme con calcina, q u a n d o v allo g iu sta la m e d e sim a riparo fa tto di steccato.
( { ) . I l p e r c h io h o rig e tta ta la v o ce

76
(1 2 4 )

Con disposizione inversa.

A v era

A n n ib a le , c o n fo rm e

v e d e m m o n e l c a p ito lo a n te c e d e n te , s e p a ra ta la ro c c a d a lla c i t t , .tira n d o u n o steccato p a r a lle lo a lla p r i m a , e d in n a n z i a d esso u a fosso. O r a fece l o p p o s t o , p ia n ta n d o u n n u o v o e facen d o il fosso d ie tro (1 2 5) ste ccato il s u l ci r ip a r o g lio n e , o d ir v o g lia m o su ll a rg in e , fo rm a to d a lla t e r r a s c a v a t a , allo ste c c a to ; p e r m o d o c h e Q u este d u e v ie p a r e .e ra c o m p o sto d i d u e ste ccati p o s ti f ra d u e fossi.

Dalla via Soler ecc.

c h e m e tte s in c o m in c ia v a v u o le c h e s e m b ra m i la sciato

s e ro a d u e p o r te d e lla c itt , d ir im p e tto a lle q u a li le p o r te stesse fo ssero co si d e n o m in a te ; m a n ecessa rio : se n z a c h se (126) fo sse ci

e fin iv a il m u r o d i cu i ra g io n a si n e l testo. I l R e is k e non

cosi fosse s ta to , n o n a v r e b b e (xxv, 11)

P o lib io d a g g iu g n e re , sic c o m egli fa a l t r o v e , la p a ro la v u A y c .

Galeso.

L iv io

n o n d ic e c h e q u e s to fiu m e O g g id c h ia m a si tu tta v ia il

ancor

E u r o ta

d e n o m in a to .

Galese.
(127)

Perciocch questi sono ecc.

Secondo

S tr a b o n e ( v i , n a ti essen d o fu o ri d i m a tr i d o m ic i p e r ta n to

p . 2 7 9 ) fu T a r a n to f a b b ric a ta d a P a r t e n i i , i q u a li in L a c e d e m o n e , d u r a n te la g u e r r a d i M e s s e n e ,

m o n io , fu ro n o d a lo ro c o n c itta d in i te n u ti a v ile , e p o ic h r ib e ll a r o n s i , m a n d a ti fu o ri d e lla p a tr ia a c e rc a rsi u n n u o v o lio . 11 q u a le co m e b b e ro tro v a to e r id o tto a c i t t , il nome> d e ll e ro e T a ra n te fig lio d i N e ttu n o . ( a d Y irg il. iE n e id . 111, v . S e rv io g l im p o se ro

55 1 ) r ife r is c e , c h e q u esta c itt fu d a

T a r a n te stesso f a b b r i c a t a , e c h e i P a r t e n i i , c o n d o tti d a F a ta n te o tta v o d isc e n d e n te d E rc o le , la a m p lia ro n o so lta n to . (128) Essendo i luoghi che dominano ecc. L iv io A r x , in peninsula posila, imminet faucibus porlus. xxxv, n : C h e q u e s ta

fo ce e r a ta n to a n g u s ta , c h e u n iv a si e c h iu d e v a s i c o n u n p o n t e , lo d ic e S tra b o n e v i, p . 2 7 8 , e d A p p ia n o , H ist. H a n n ib . c. S c h w e ig h . (1 2 9 )

34 .

Dentro al muro.

L o stesso

c h e r a sta to

fa b b ric a to p e r a tta c c h i

o rd in e d A n n i b a i e , affine d i (1 3 0)

g u a re n tire la

c itt d a g li

d ella ro cca. V . il cap . a n te rio re .

A l mare di fuori.

C io a l m a r a p e r to , fu o ri d el p r t o ,

77
d o v e p e r c o n se g u e n te n o n .p o te a n esser m o le sta ti d a i R o m a n i , e d i le g g ie ri re n d e v a n s i p a d r o n i e n tra v a s i. ( i 3 i) ( i 3 ?) d e lla b o c c a , per cui i n qu ello

Informato ecc.

I d u e f ra m m e n ti c o n te n u ti in q u esto ca A n d a te a v u o to tu tte le

p ito lo a p p a rte n g o n o a lla s to r ia d e lla e sp u g n a z io n e d i S ira cu sa.

Prese ad oppugnare la citt.

fa tic h e d i M a rce llo p e r e s p u g n a r S ira c u sa c o lla fo rza , d e c ise q u e s to c a p ita n o d in te r c e tta r le le v e tto v a g lie , c o n fo rm e n a r r il n o s t r o n e l cap . 9 d i q u esto lib ro . E q u a n tu n q u e n o n p o te s se ro g li ic c e s s i alla c itt g u a rd a rs i p e r m o d o , c h e n o n rim a n e ss e lib e r a la co m u n ic a z io n e c o n C a r t a g i n e , d ife tta ro n o tu tta v ia d o p o q u a lc h e te m p o i S ira c u sa n i d i v iv e ri ; o n d e c e le b ra n d o si d a lo ro , siccom e rife ris c e L iv io ( x x v ,

2 3 , 34 ) , p e r tre g io r n i la festa d i D ia
si v alse d i q u e sta o c c a sio n e

n a , v i fu d isp e n sa to il v in o i n m a g g io r c o p i a , e sse n d o s tre tte z z a d e l re sto . M a rc e llo , u d ita la c o s a , p e r isc alare le m u r a , e g li v e n n e fa tto d i s o r p r e n d e r le fo rtific a z io n i q u asi v u o te d i d if e n s o r i, e h e ra n o p e lla m a g g io r p a r t e o p p r e s s i d a l v in o . (1 33 )

Dell'Epipola.

E sp u g n a to

1 E s a p ilo , i R o m a n i p e r v e n
i n e m ic i c h e n u m e ro s i

n e r o n e lla p a r te d e lla c itt c h ia m a ta E p ip o la , d o n d e co l t e r r o r e d e ll im p ro v v is a (1 34) un c o m p a rsa d isc a c c ia ro n g u a r d a v a n q u e l sito ( L iv .

1. c . ).
F o rs e a llu d e v a q u esta sen ten za sv e l ad di g ra n d iss im a im p o rta n z a .

Cos la maggior parte,


tra g ic o d e g li a rcan i

a ll im p ru d e n z a d A n d ra n o d o ro , il q u a le in c a u ta m e n te a tto r e (1 35) S c h w e ig h .

Conciossiachi ecc.

C re d e lo S c h w e ig h . c h e q u esto fra m l a ltr o a p a d r o n i P i r r o , i R o

u e n t o d e b b a rife rirs i a T a r e n ti n i, i q u a li im p a z ie n ti d u n a m o d e r a t a lib e r t , e b b e ro l u n d o p o m a n i ed i C a rta g in e s i. (1 36)

Ancara.

I l C lu v e rio ( I t a l . a n tiq . i n , 7 ) stim a c h e q u e s ta

c itt fosse la stessa c h e s o m ig lia q u esto n o m e a d ( L iv . i v , 5 9 ) ,

Antium , lu ogo d e V o lsc i ; A nxur c itt p u r e d e Y o ls c i,

m a p i r a s la q u a le s e b

b e n e , p o ic h v en n e in p o te r d e R o m a n i, fu d e n o m in a ta

Tarracina

co n o scev asi tu tta v ia a te m p i d O ra z io a n c o ra

78
Sotto l an tic o n o m e ( S a t y r . lib . i , s a t c itt rib e lla te si d a R o m a n i c h e , a

5 , y. 0 6 ) . C h e s e , c o n
di L iv io

fo rm e su p p o n e lo S c h w e ig h ., essa e ra c o m p re sa n e l n u m e r o d elle d e tta

x x iv ,

Ho )

F a b io r ip re s e , n o n in v e ris im ile c h e d Accua p a rla ss e q u i P o li b io , lu o g o fo rte n e lle v ic in a n z e d i L u c e ria . (137) b io

I Dssariti.

C irc a q u e sto p o p o lo re g g a s i la n o ta d o v 1 egli n a r r a le g esta d i

341 al

lib r o q u i n t o .- p r o b a b ile l o p in io n e d e llo S c h w e ig h ., c h e P o li ra m m e n ta ss e c o sto ro , F ilip p o p re ss o L isso ( c . i 5 e segg. ) ; n e lla q u a l o ccasio n e e g li a v r p u r

fa tta m e n z io n e d Isc a ra .

DELLE STORIE
DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

AVANZI DEL LIBRO NONO.

I. A fatti pi illustri compresi (i) nell1anzidetta olimpia Olimp. C X L I l, de, e nello spazio di quattro anni, che dicemmo doversi reputar una olimpiade , sono questi, che noi c inge A. di R gneremo di narrar in due libri. Non ignoro, come l'ar 543 gomento nostro ha qualche cosa d austero, e ad un ge Eslr. an nere solo di leggitori appropriato ed (a) accetto, pelP uniformit della composizione. Imperciocch gli altri scrittori quasi tutti, o il maggior numero almeno, trat tando ogni parte della storia, attraggono molti alla let tura delle loro opere. Che chi legge (3) per-dilettazione (4) invitato dalla (5) relazione delle discendenze, e le colonie, le fabbricazioni di citt, e ie (6)affinit di po poli piacciono a chi di minute ricerche e derudizione curioso, conforme leggesi in alcun luogo presso Eforo } ma il politico preferisce le geste delle nazioni, delle citt, e de sovrani. (7) Alla nuda sposizione di queste

8o
R. noi ci siamo appigliati, e a queste diretto abbiamo tutto il nostro lavor , acconciandoci, siccome gi dissi, a un solo genere propriam ente, e preparando alla mag gior parte degli uditori ima lettura (8) non gran fatto amena. Ma per qual motivo, rifiutate le altre parti della storia, prescelto abbiamo di scrivere i fatti, negli altri libri fu gi pi diffusamente da noi esposto, e nulla impedisce che il facciam ora pure somr.ariamente, af finch manifesto sia a leggitori, il nostro sentimento. II. Conciossiach, avendo molti in molte guise an noverate le origini e le favole de popoli, e quanto con cerne le colonie, le affinit delle nazioni, e le fondazioni delle c itt , (9) nulla resta a chi tratta delle medesime cose , se non se di spacciar per sua 1 altrui narrazio ne , locch consiglio oltre ogni altro vituperevole} o non volendo ci fare , di affaticarsi apertamente inva no, confessando di comporre e di meditar sopra oggetti che furono gi dagli antenati sufficientemente esposti e tramandati a posteri. bbiam adunque lasciato cotesto lavoro pelle anzidette cagioni ( 1o) e per molte altre ; e fu da noi preferito il genere che s occupa de fa tti, in primo luogo perch di continuo rinnova la scena e ab bisogna di nuova narrazione, non essendo stato in po tere degli antichi lannunziarci avvenimenti posteriori $ scondariamente perch siffatto genere fu in addietro ed sovrattutto al presente oltre ogni cosa utilissimo, dappoich a- nostri giorni l esperienza e le arti han fatto tanti progressi, che in qualsivoglia contingenza gli studiosi possono regolarsi (11) con metodo. Quindi noi meno, riguardando al diletto di-chi legger i nostri scrii-

8i

t i , che non all utilit di chi vi porr m ente, trascu- A. di 1 rate le altre p a rti, a questa ci applicammo. Quanto dunque a coteste cose, chi con attenzione considerer le nostre memorie potr a ci che or dicemmo render la pi solida testimonianza.

IH. ( 12) Annibaie, accerchiando gli alloggiamenti dApp io , dapprima scaramucciava e stuzzicava il nem ico, con animo di provocarlo a battaglia ; ma non badan dogli nessuno , si ridusse finalmente 1 affare quasi ad una oppugnazione} dappoich i cavalli a torme assal tavano e con grida gittavan frecce nel cam po, ed i fanti a branchi facean impressione e provavano di strap p a r lo steccato. Tuttavia neppur cos pot smuover i Romani dal loro proponimento; ma essi collarmadura leggera respingevano gli assalitoli dello steccato, e colla grave assicuravansi dallimpeto de dardi, e stavano in ordinanza sotto alle bandiere. Annibaie, cui tutta la bisogna dispiacea, perciocch n potea penetrar nella c itt , n provocar i Romani, consultava su ci eh era da farsi in cotal emergenza. A me pertanto sembra che quanto accadde allora non solo a Cartaginesi., ma a chiunque ludiva, recar dovesse sorpresa. Imperciocch chi non pener a credere, che i Romani sconfitti da Cartaginesi in molte battaglie, ardissero ancora di mo strar la faccia a nem ici, e non sapessero lor cedere, n sgomberar la campagna ? e mentrcch in addietro seguivan i nemici soltanto alle falde de1monti, allora di scesi al piano e nel sito pi nobile dell Italia assediaslOLiciQ, tomo i r . 6

82

A. di R. sero ( i 3) la pi forte c itt, circondati essendo e com^43 battuti da avversarii, i quali neppur col pensiero potean affisare : laddove i Cartaginesi che senza intermissione vincevano in battaglia, non meno de vinti erano in ceiti tempi angustiati? ( i 4) Della qUal condotta d amendue parmi essere stata la cagione, 1 aver ciasche duno dessi conosciuto, come il corpo della cavalleria d Annibaie caus le vittorie de Cartaginesi e le rotte de Romani. Quindi le legioni vinte subito dopo la bat taglia ( i 5) marciavan appoggiate a m onti, ne quali luoghi la cavalleria degli avversarii non potea loro nuo cere : onde ci che avvenne allora presso Capua , non senza ragione ad amendue accadde. IV. Conciossiach l esercito romano non s arri schiasse d uscir in battaglia, temendo i cavalli nemici, ma nel chiuso rimanesse arditam ente, sapendo bene che la cavalleria, dalla quale erano sconfitti nelle, pu gne , non sarebbe per recar loro danno. I Cartaginesi al contrario non potean ragionevolmente restar lungo tempo accampati colla cavalleria, avendo i Romani per questo fine appunto guasti tutti i pascoli nella vicina campagna. N a tanti cavalli e a tanti giumenti poteasi portar il fieno o lorzo per ischiena da lunga distanza; n senza la cavalleria, osavano i Cartaginesi daccam parsi e d assediare gli avversarii, difesi da steccato e fossa, co quali combattendo a forze eguali, dubbio 1 esito sarebbe stato senza 1 aiuto de cavalli. Oltre a ci temeano non la gente che contro di loro ragunavasi, giunta che fosse , presso ad essi s alloggiasse , ed in grande ristrettezza li conducesse scemando le prowigio-

83

ni. Quindi argomentando Annibaie esser impossibile di . di R, levar Fassedio colla forza, mut sentenza; perciocch ^ 4^ giudicava, che, se partitosi nascosamente (16) comparisse d improvviso nelle vicinanze di R om a, trarrebbe forse dalla citt pure qualche util partito , spaventando gli abitanti coll inaspettato arrivo. Che se ci non avve nisse , costringerebbe Appio o a levar 1 assedio, per correr in aiuto della patria, o a divider le forze, onde facili a sconfiggersi sarebbono, cos quelle che andavan in soccorso di R om a, come quelle che rimaneano. V. Fatto questo divisamento sped a Capua uu cor riere , persuaso avendo a certo Africano, che con una lettera, (17) alla cui sicurezza avea provveduto, passasse come disertore nel campo de Rom ani, e quindi nella citt. Imperciocch forte dubitava, non i Capuani ve dutolo andarsene, s avvilissero tosto e per disperati sarrendessero a Romani. Laonde scritto sul suo dise gno, mand lAfricano il giorno dopo (18) la sua levata, affinch conosciuto il motivo del suo allontanam ento, coraggiosamente sostenessero lassedio. (19) Giunte frat tanto a quelli di Roma le nuove di Capua, come Annibaie era accampato presso il lor esercito e lassediava, eran tutti in grande sospetto e timore , non altrimenti che se 1 esito sovrastante avesse ad arrecare la decisione della guerra : quindi e nella spedizione e negli appa recchi tutti con ogni sforzo intenti erano a questa par te. I C apuani, ricevuta la lettera che portava lAfricanoj e conosciuta lintenzione de Cartaginesi, perseve rarono nella loro determinazione, risoluti di far ancora questa prova. Annibaie il quinto giorno dopo il suo ar-

Jt. rivo, avendo cenato, e lasciati i fuochi accesi, (20) fece la levata per m odo, che nessuno de nemici savvide del1 accaduto. E varcata la Sannitide a marce sforzate e continue, e facendo sempre ddrappelli che precedeano esplorare e preoccupar i luoghi intorno alla strada^ men tre che quelli di Roma erano ancor collanimo intorno a Capua ad a fatti che col succedevano, pass senza che lo si sapesse il fiume Aniene, ed accostatosi a Ro ma, tanto che non ne era lungi pi di quaranta stadii, pose il campo. VI. Il qual avvenimento come fu conosciuto a Ro ma , grande confusione e timore invase i cittadini, es sendo la cosa improvvisa e al tutto inaspettata $ per ciocch Annibaie non era giammai stato c o sila 1) poco lungi dalla citt. E correva insime pella mente a tutti il pensiero non potersi gli avversarii cotanto avvicinare ed ardir cotanto, se perite non fossero le legioni in torno a Capua. Il perch gli uomini aflrettavansi doc cupar le m ura, e i luoghi opportuni davanti alla citt, e le donne girando pe templi supplicavano gli D e i, spazzando colle chiome i sacri pavimenti : che questo avean costume di fare allorquando un sommo pericolo minacciava la. patria. Avea gi Annibaie piantati gli al loggiamenti, e divisato di tentare la citt il giorno ve gnente, quando nacque un caso inaspettato e fortuito a salvezza di Roma. Conciossiach (22) Gneo Fulvio e Pu blio Sulpicio, avendo pria coscrtta una legione, obbligas sero i soldati con giuramento , di venir in quel giorno a Roma armati: e dellaltra legione allora facean il rolo e la cerna. Donde avvenne che molta gente raccoglieasi

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spontaneamente al dovuto tempo in R om a, i quali A. conducendo fuori i consoli animosamente ed allog giando dinanzi alla citt , rattennero l impeto d An nibale. Imperciocch i Cartaginesi mossero dapprinci pio , non al tutto disperando di prender Roma stessa colla forza ; ma veggendo gli avversarli in ordinanza , ed informati tosto dell avvenuto per mezzo d un di sertore , desistettero dall impresa d assaltare la citt , sibbene guastarono scorrazzando la campagna, e arsero le case. Dapprima dunque fecero una preda immensa, e la raccolsero nel campo , come quelli che venuti erano a tal bottino, al quale nessun nemico giammai sperato avea di venire. VII. Ma poscia, come i consoli spinsero 1 audacia a segno daccamparsi di rincontro ad essi, in distanza di dieci stadii, Annibaie ammassata avendo tanta preda ed insieme perduta la speranza di prendere la citt, e sovrattutto calcolando i giorni in cui lusingavasi con forme da prima erasi immaginato, che Appio udito il pericolo della c itt , o avrebbe al tutto levato 1 asse dio per andare a soccorrer R om a, o lasciandone una parte, colla maggiore sarebbe in fretta venuto alla dife sa ; delle quali cose qualunque fsse accaduta, egli supponea dovergliene risultar un buon successo; (a 3) trasse l esercito del chiuso innanzi giorno. Publio, rotti i ponti sull anzidetto fiume , e costretto l esercito ne mico di passarlo per la corrente, fu addosso a Carta ginesi presso al passo, e diede loro molta n o ia , ma non pot operar cosa che decidesse per la moltitudine de cavalli, e i buoni servigi che dappertutto prcstavan

86 A. d R. i Numidi. Tuttavia tolta loro buona porzione della pre543 ^ e uccisi da trecento nem ici, si ritirarono agli al loggiamenti. Poscia stimando che i Cartaginesi per paura accelerassero la ritira ta , tennero lor dietro alle falde de monti. Aunibale dapprincipio spicciavasi, af frettandosi di compiere il suo proponimento^ ma essen dogli dopo il quinto giorno stato annunziato che Ap pio restava all assedio , fermatosi ed aspettati quelli che seguivano , assalt di notte il cam po, e molti ne uccise, gli altri cacci fuori degli alloggiamenti. Spun tato il giorno, e veduti i Romani ritirarsi verso un colle di forte posizione , non volle pi oltre insister in queste cose , e marciato per la Daunia e la B ruzia, giunse d improvviso nelle vicinanze di Regio, a tale che per poco non s impossess della citt, tagli il ri torno a tutti quelli eh eran usciti alla campagna, ed ebbe in suo potere moltissimi cittadini di Regio in quellarrivo. V ili. A me sembrano pertanto degne d esser cele brati il valor e le gare che a quel tempo i Romani ed i Cartaginesi manifestarono nel far la guerra. Impercioc ch (a 4) 1 1on altrimenti tutti ammirano ( i 5) Epaminonda tebano , il quale giunto in Tegea cogli alleati, e ve duti i Lacedemoni eh eransi condotti popolarmente in Mantinea, ed avean raccolti, i-loro socii in questa citt affine d affrontarsi in battaglia co T ebani, ordin a suoi di cenare per tempo, e usc collesercito in sul far della n o tte , quasi che in grazia dell imminente pugna saffrettasse di preoccupar alcuni siti opportuni. E poich ebbe indotti molti in questa opinione, prosegu mar ciando per alla volta di Lacedemone stessa. Accosta-

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tosi circa la terza ora alla citt improvvisamente, e '. di R. trovata Sparta vuota di difensori, penetr sin al fo ro , 5 43 ed occup i luoghi della citt voltati al fiume. Nacque il caso che un disertore introdottosi di notte tempo in M antinea, signific 1 avvenuto al re Agesilao.: onde sopravvenne il soccorso nel momento della p resa, ed Epaminonda fu in questa speranza deluso ; ma poscia, com ebbe pranzato sulle sponde dell Eurota , e risto rato 1 esercito da patim enti, ritorn pella stessa stra d a , giudicando che, essendo i Lacedemoni e gli alleati andati in aiuto di Sparta, Mantinea fosse rimasa deserta: locche eziandio avvenne. Quindi arringati i Tebani, e camminato celeremente tutta la n o tte , giunse intorno al mezzogiorno presso a M antinea, eli era al tutto vuota di difensori. Frattanto gli Ateniesi, affrettandosi di prender parte alla guerra contra i Tebani giusta 1 alleanza, vennero ad unirsi agli Spartani. Era gi la vanguardia de Tebani vicina al tempio di Nettuno che giace sette stadii innanzi alla c itt , ed ecco appa rire gli Ateniesi , come per appuntamento , sul colle che domina Mantinea. I quali come videro quelli che rimasi erano nella c itt, appena ebbero il coraggio di salir sulle mura , e d opporsi all assalto de Tebani. Il perch gli storici meritamente (26) lagnansi delle fazioni test n a rra te , dicendo che il duce fatto avea quanto a buon capitano s appartiene, e che Epaminonda fu bens superiore agli avversari!, ma inferiore alla for tuna. IX. Lo stesso dicasi d Annibaie , il quale attaccato avendo i nemici, tent con avvisaglie di liberare Capua

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. di

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dall assedio, e non essendogli riuscita l impresa, and allassalto di Roma stessa; indi non avendo conseguito il proponimento (27) per fortuite congiunture, giratosi ri spinse quelli che lo inseguivano, e si pose ad esplorare, se^ conform era ragionevole , nasceva qualche movi mento fra coloro che assediavano Capua; e finalmente non abbandon il suo disegno prima daver con ogni sfor zo (28) procurato il danno degli avversarii, e quasi spian tati i Regini. Chi fia che per cotali cose non loder ed ammirer il mentovato capitano ? Anzi sono i Romani in siffatta occasione da reputarsi pi valenti de Lace demoni, sendoch. questi alla prima nuov trassero tu tti, e salvarono Sparta; m a , per quanto fu in loro, perdettero Mantinea : laddove i Romani conservarono la p a tria , e non levaronsi dall assedio, ma rimasero imperturbati e saldi nel loro divisamento, e del resto coraggiosi poi strinsero i Capuani. Le quali cose non diciamo noi tanto a lode de Romani e de Cartagi nesi , che sovente gi abbiam esaltati, quanto in gra zia di coloro che ad amendue i popoli (29) furono duci, e di quelli che in avvenire amministreranno presso ciaschedun d essi i pubblici affari ; affinch rammen tandosi di que capitani, e recandosi sottocchi le loro geste, divengano imitatori, (3o) non gi di quelle che ap pariscono temerarie e pericolose , sibbene di ta li, che hanno in s un ardimento sicuro, un maraviglioso ac corgimento, ed un consiglio degno deterna memoria e di lode; e riescano, o falliscano, nulla m onta, purch giudiziosa sia la condotta.

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X. (3 i) Non di cose esterne ornasi una citt, ma della di virt degli abitanti. (Marg. del God. Urbin. ) ^43

Decisero adunque i Romani di trasportar le anzidette cose nella loro p a tria , e di non lasciar nulla ad dietro. Se pertanto con ragione ed utilit labbian fatto o n, pu esser argomento di molte discussioni: sebbene v ha pi motivi di credere che abbian fatto cosa che non si conveniva, e molto meno ora si conviene. Im perciocch se quindi partendosi hanno promosso il bene della p a tria , egli chiaro, che a buon diritto vi tras ferirono ci per cui cresciuti sono in prosperit. (3a) Ma se menando vita semplicissima, e ben lontani essendo da siffatte superfluit e squisitezze, superarono tuttavia sempre i popoli, presso i quali era il maggior numero e le pi belle di coleste cose, come non da reputarsi delitto ci che fu da loro commesso ? Conciossiach, se i vincitori (33) lasciando i proprj costumi, entrano in emulazione co vinti, incorrendo ad un tempo nell in vidia , che suole accompagnar queste mutazioni, e che pe potenti quanto v ha di pi formidabile, dubbio non che non cada in errore chi cos opera. Che chi (34) vede siffatte rap in e, non predica beato il posses sore dellaltrui roba, a cui porta invidia, ed insieme lo assale piet di coloro che l han dapprincipio per duta. Ma come progrediscono i buoni successi, c il vincitore trae a s tutto ci che agli altri appartiene, e queste stesse cose chiaman in certo modo quelli che ne furono spogliati a m irarle, il male si raddoppia ;

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A. di R. sendoch non d altri pi muovonsi a compassione sifM 3 fatti spettatori, ma di s stessi, ricordandosi delle scia gure domestiche : donde non solo invidia , ma non so qual ira accendesi contra gli avventurosi. Diffatti la ri membranza delle proprie disgrazie come un incentivo a odiarne gli autori. L accumular pertanto che fanno delloro e dellargento ha forse qualche giusta ragione; che acquistar non potrebbono il dominio universale, se producendo in altri debolezza, tanta forza a s non pro cacciassero. Ma se ci che non appartiene allanzidetta possanza lasciato avessero insieme coll invidia ne luo ghi dov erano dapprincipio , avrebbon aggiunto gloria alla p a tria , ornandola non gi di dipinti e di sculture, ma sibbene di gravit di costumi e di grandezza dani mo. Questo sia detto in grazia di quanti sono per tras ferir a s le signorie, affinch non credano che, men tre spogliano le citt , le altrui sventure sieno 1 orna mento delle loro patrie.

Eslr-

XI. I duci cartaginesi, (35) superati i nemici, non pote rono superare s stessi, e credendo davere (36) finita ogni guerra coRomani (3 7), entraron in discordia fra di loro, urtandosi peliavarizia e lambizione innate alla punica gente. F ra i quali Asdrubale figlio di Gescone a tanto di malignit giunse per il potere che aveva, che ad (38) Indibile, pi fido amico de Cartaginesi in Ispagna, il quale in addietro per cagione di loro perdette il regno, e test pella sua benevolenza verso i medesimi 1 avea riacquistato, os di chieder una grossa somma di da-

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naro. E non avendogli costui dato r e tta , pcrcioccli A. d R affidavSs'i nell antica fede verso i Cartaginesi, Asdru- ^43 baie fatta contro di lui una falsa accusa, il costrinse a dare in ostaggio (3g) le proprie figlie.

XII. Di (4o) molta circospezione ban duopo le cose che avvengono nelle imprese di guerra, ed possibile ^str an dottener in ciascheduna l intento, chi con senno ese guisce ci che si proposto. Ora che fra le operazioni guerresche meno se ne eseguiscano alla scoperta e colla forza che non per astuzia e secondo 1 occasione , fa* c il, a chi vuole , riesce apparar dagli avvenimenti pas sati. E che delle fatte per congiuntura sono pi quelle che falliscono di quelle che hanno buon successo, ci ancora diffidi non a conoscere dall accaduto. N dubiter alcuno che per ignoranza o negligenza de condottieri la maggior parte degli errori si commet tano. (4 i) In qual guisa dunque disporsi debbano coteste imprese facciamci ora a considerare. I casi che in guerra avvengono senza proponimento , non conviensi punto d appellar geste, ma pi presto vicen de ed accidenti. Quindi non essendo essi soggetti a re gole, n stabili, si omettano, e si espongano quelli che operansi con animo deliberato. (42) Avendo ogni pratica un tempo definito , e una estensione , e un luogo , e abbisognando di segretezza, e di segni stabiliti, non meno che di persone, per cui, e con cui, e dun modo nel quale ha ad esser eseguita ; egli chiaro, che chi in tutte queste cose coglie il segno, non andr- errato nella sua impresa ; e chi una sola ne trascura fallir

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4 . di R. del tutto nel suo proponimento. Cos la natura a ren-

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der vani i consigli procacci che bastasse un solo e lievissimo particolare ; laddove per far bene appena tutti s'ono sufficienti. XIII. Il perch chi conduce siffatte imprese nulla ne gliger debbe. La prima delle suddette avvertenze si il ta cere, e (43) n pel piacere che causa una speranza improv visamente surta, n per timore, n per familiarit, n per amore de suoi comunicar il disegno a chi n straniero, e a quelli soltanto parteciparlo senza cui non pu man darsi ad effetto, n a questi prima che a farlo costringa il bisogno del momento. E non basta tacer colla lingua, ma molto pi lo si debbe eseguire (44) collanimo: che non pochi gi, sebbene celaron i pensieri non parlando, quando col volto, quando colle azioni li fecero mani festi. Secondariamente fa mestieri conoscere le marce diurne e notturne, (45) ed il loro compimento, n solo per te rra , ma eziandio per mare. In terzo luogo e sovrattutto necessarie sono le cognizioni delle opportu nit che nascono dallo stato dell ambiente, ed il po tervi applicar con buon risultamento le risoluzioni pre se. E non da tener poco conto del luogo della fa zione , dappoich sovente per esso ci che sembrava impossibile diviene possibile, e viceversa. Per ultimo non sono da spregiarsi (46) le parole ed i segni, e la scelta della gente, per cui e con cui si eseguiscono le operazioni stabilite. XIV. Delle quali cose alcune apparansi dall u so , (47) altre dalla storia, altre per via di regolare ammae stramento. Ottimo adunque che il capitano conosca le

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stra d e , ed il luogo al qual dee recarsi, e la natura di quello, e innoltre chi sien coloro per mezzo e in. com pagnia de quali egli per operare ; di poi che tutto esamini accuratamente, e non si fidi di ognuno. I pe gni che danno le guide della loro fede debbon essere sempre presso quelli che li seguono. Queste notizie per tanto ed altre simili possono forse procacciarsi i duci, colla lunga pratica della milizia, parte dalla propria esperienza, parte dalla storia ; ma ci che per via d instruzione si apprende ha mestieri d insegnamen to e di p recetti, e singolarmente di quelli che traggonsi (48) dallastrologia e dalla geometria, nelle quali (4g) grande non il lavoro a questuopo, ma grande n 1 uso e grandemente cooperar possono alle anzidette imprese. (5o) Ma la scienza pi indispensabile quella delle divisioni del giorno e della notte : le quali se eguali fossero sempre, non avrebbe la cosa bisogno di studio, e comune a tutti ne sarebbe la cognizione. Ma posciach non solo il giorno e la notte fra loro differiscono, ma eziandio il giorno dal giorno e la notte dalla notte, egli manifesto che necessarii sono a sapersi gli au menti e le diminuzioni d amendue. Imperciocch co me potrebbe alcuno calcolar senza errore il cammino che si compie in un giorno, o in una n o tte , non co noscendo le anzidette differenze? (5 i) E possibil non di pervenire in'qualche luogo at tempo dovuto senza le anzidette cognizioni; ma di necessit quando tarderassi, quando anticiperassi darrivarvi. Nel qual articolo solo maggior fallo il sollecitare che non lindugiare ; dap poich chi sorpassa il tempo stabilito defraudato

!. di E

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4. d l. della presente speranza, perciocch riconoscendo men543 tr ancor lungi, 1 errore commesso , se ne va di bel nuovo a salvamento. Ma dove alcuno innanzi tempo si avvicini e sia conosciuto, non solo perde il frutto dell impresa, ma viene eziandio nell estremo pericolo. XV. Ha il tempo in suo potere tutte le cose umane, ma sovra le altre quelle della guerra. Quindi debbe il capitano aver alla mano li solstizii destate e dinverno, e gli equinozii, e gli accrescimenti de giorni e delle notti che sono fra quelli compresi : che cos soltanto potr egli misurar giustamente i viaggi di terra e di mare. - Anzi egli necessario di saper le parti del tempo ancora e quelle del giorno e della notte, a fine di conoscere a che ora sia d svegliarsi e da levar le tende ; percioc ch impossibil di conseguir un buon fine, ove il prin cipio fu mal piantato. (5 2) Le ore del giorno scorgonsi facilmente dall ombra e dalla progressione del soie, e daglintervalli che questo segna nel (53) cielo; ma quelle della notte malagevoli sono a distinguersi, se non riducansi (54) le costellazioni tutte alla distribuzione ed all ordine de dodici segni del Zodiaco ; locch facil riesce a chi molto si applica allo studio della sfera. Im perciocch , sebbene ineguali sono le n o tti, tuttavia in ciascheduna salzano sei segni: d ond chiaro, che nelle stesse parti dogni notte sorgono parti eguali de do dici segni. Ed essendo conosciuto qual porzione del Zodiaco occupi il sole di giorno, egli manifesto, che al suo tramontare sorger dovr il punto a quello diame tralmente opposto. (55) Quindi, quanta parte del mento vato circolo vedesi surta dopo quel p u n to , tanta ne

5 avr ogni volta compiuta la notte. E noto essendo il nu- J . di R mero e la grandezza delle costellazioni, si conosceranno ^3 eziandio le parti del tempo nella notte. Ma nelle notti nuvolose attender dobbiamo (56) alla lu n a , dappoich per la sua grandezza la luce di lei sempre apparisce in qualsivoglia sito del cielo. E talvolta debbe farsi con gettura dal tempo e dal luogo del suo sorgere, talvolta da quelli del suo tramonto ; purch abbiasi anticipa tamente tanta cognizione anche in questo particolare, che comprendansi le differenze giornaliere dello spun tare. N difficili sono le osservazioni iutoruo a questo astro ; che la sua rivoluzione limitata ad un m ese, (5y) a cui siccome modello il senso i mesi tutti ri ferisce. XVI. Quindi lodevol il P o e ta , il qual introduce (5 8) Ulisse, quel peritissimo condottiere, argomentante dagli a stri, non solo ci che spetta alla navigazione, m a eziandio ci che risguarda le fazioni di terra. Imper ciocch le cose ancora che accadono contra aspetta zione , e che non ammetton accurato provvedimento, hanno forza di recar grande imbarazzo : siccome sono le grandi scosse dacqua, ed il traboccamento de fiu m i, e i diacci sm odati, e le nevi, e l aria nebbiosa e nuvolosa, ed altre simili emergenze. Che se trascure rem o quelle cose eziandio che possono prevedersi, co me non dovranno per propria colpa tornar vane pres soch tutte le nostre imprese? Il perch nulla da ne gligersi di quanto abbiamo pur ora mentovato, affinch non cadiamo negli errori, ne quali molti altri diconsi caduti, e che siam ora per riferire in grazia desempio,

A. di

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96 XVII. Arato, pretore degli Achei, introdotte avendo pratiche colla citt di G ineta, stabil co cittadini che 1 opera loro gli prestavano un giorno, nel quale Arato venir dovea di notte tempo al fiume che scorre da Cin eta, (5g) per rimaner in que dintorni alcun tempo col lesercito. Quelli di dentro circa il mezzo giorno, come fossero per aver occasione, dovean mandar un uomo ta citamente in mantello fuori della porta, e comandargli che andato innanzi si fermasse avanti la citt sopra un emi nenza sepolcrale gi convenuta, mentre che gli altri avrebbon uccisi i (60) Polemarchi, soliti a guardar la porta , quando dormivano di mezzogiorno. Ci fatto dovean gli Achei dall agguato colla maggior prestezza andar alla porta. Tal essendo laccordo, e avvicinandosi il tempo, venne A rato , e nascostosi presso il fiume, vi rimase aspettando il segno. Intorno alle cinque o re , un tale che avea pecore (61) di lana dilicata, quali soglionsi pascolare presso alla citt, occorrendogli allora d in formarsi da un pastore su certo suo (62) affare dome stico , usc pella porta in mantello , e stando sulla stessa tom ba, cercava tutto all intorno il pastore cogli, occhi. Arato credendo che gli fosse dato il segno, si spinse in fretta con tutti i suoi verso la citt ; ma es sendosi tosto chiusa la porta da quelli che ne aveano la soprintendenza, perciocch nulla era stato per anche preparato da quelli di dentro, non solo riusc vana ad Arato la pratica, ma fu egli ancora cagione delle mag giori sciagure a cittadini che con lui cospirarono; sendoch scoperti, furono tosto tratti a morte. Che cosa dunque dirassi che fosse causa di cotesta disgrazia ?

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L avere il capitano, chera ancor assai giovine ed ine- A. di R. sperto nellesattezza in fatto di parole e segnali, stabilito **43 un segnale semplice. Cos dipendono gli esiti buoni o cattivi delle fazioni guerresche da una picciola contin genza che dall una parte o dall altra le fa inclinare. XVIII. Cleomene p u re , re di S parta, propostosi di prendere per segreta intelligenza la citt di Megalopoli, concert con quelli che custodivano le mura dalla parte chiamata la Spelonca , che sarebbe venuto di notte coll esercito intorno alla terza ipgilia, alla qual ora aveau la guardia quelli che daccordo con lui ope ravano. Ma non preveggendo che (63) circa lo spun tare delle Pleiadi le notti sono assai brevi, part col lesercito da Lacedemone intorno al tramontar del sole, e non potendo camminar tanto presto che sorpreso non fosse dal giorno, volendo temerariamente e contra ragione entrar a viva forza, fu vergognosamente respinto, dopo aver perduta molta gente, ed essere stato in estre mo pericolo. Che se colto avesse il tempo stabilito, in troducendo le sue forze mentre che i suoi partigiani teneano l ingresso, non gli sarebbe fallito il disegno. Cos il re Filippo, conforme dicemmo (64) di sopra, coltivando pratiche nella citt di M elitea, err in due modi. Imperciocch venne con iscale pi piccole del bisogno, e sbagli del tempo : che fissato avendo di venire circa la mezza notte , quando tutti dormivano, mosse di Larissa avanti il tempo conveniente , ed in vaso ch ebbe il territorio di Melitea, non vi pot ri manere , tem endo, che ne fossero avvisati quelli di dentro, n indietreggiando restar occulto. Quindi cop o u b i o , tom. ir . 7

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A. di R. stretto d'andar innanzi giunse presso alla citt, quanM 3 do tutti vi erano ancor desti. Donde avvenne che non vi pot penetrar colle scale, perch erano senza pr* porzione, n per la porta, non avendo quelli di den tro potuto aiutare per difetto del tempo. Finalm ente, irritati i cittadini, e perduti molti de suoi, con vitu perio se ne ritorn senza far fru tto , e lasciando agli altri tutti l avvertimento di non prestargli fede e di guardarsi. XIX. (65) Nicia ancora, capitano degli Ateniesi, po tendo salvar lesercito presso a Siracusa, e prendendo il tempo pi opportuno della notte per celarsi a nemici, postosi al sicuro, come di poi seccliss la luna sospese la partenza, mosso dalla superstizione che qualche gran male ne fosse indicato. Per la qual cosa, mentre eh egli la notte susseguente facea la levata , i nemici avendolo presentito, e lesercito e i duci caddero in po tere de Siracusani. Che se egli informato si fosse di cotal apparizione presso qualche esperto, potuto avrebbe (66) non che non preterire per siffatto motivo loccasione di giovare a suoi, valersene eziandio con tra i nemici per cagione della loro'ignoranza : che l imperizia altrui agli esperti il maggior suffragio per riuscir nelle impre se. Nellastrologia dunque dovr essere il capitano tauto istrutto quanto baster pegli oggetti mentovati. (67) Per ci che concerne la proporzione delle scale, dovr la faccenda in questo modo considerarsi. Se alcuno di quelli che operano teco daccordo, ti d laltezza del muro, manifesta si rende laltezza delle scale. Essendo, per figura, 1 altezza del muro come dieci, converr

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che quella delle scale sla come dodici abbondanti. A . di R, E (68) la distanza della scala dal muro ragguagliata col ^ 4^ numero di quelli che vi salgono, dovr essere la met della sua lunghezza, affinch, ove sia troppo di scosta, (69) non rompasi facilmente pella moltitudine ~ della gente che m onta, n appoggiata soverchiamente ritta ponga chi ascende in pericolo di precipitare. Che se possibl non di misurare il muro e di avvici narsi , prendasi in distanza laltezza di qualsivoglia og getto , che sta a perpendicolo sul piano che hassi da vanti. Il qual modo di misurare possibil riesce e facile a chi vuol (70) applicarsi alle matematiche. XX. Quindi apparisce di bel nuovo, che chi brama un esito felice nelle imprese e nelle azioni, debbe avere apparata la geometria, non perfettamente, ma quanto richiedesi alla cognizione (71) delle proporzioni, e alla dottrina delle equazioni. N alluopo mentovato soltanto cotesta scienza necessaria, ma eziandio pelle trasmu tazioni delle forme negli alloggiamenti, affinch can giando la forma in qualsivoglia guisa, si serbi la misu razione che siiol darsi a ci che negli accampamenti com preso, e restando la medesima form a, si possa crescere o diminuire lo spazio racchiuso nel cam po, a norma delle forze che vanno giugnendo o partendo. Di che abbiamo pi accuratamente trattato ne nostri (72) commentarti di Tattica. N credo io che alcuno (73) ra gionevolmente ci rinfaccer, aver noi allarte del capi tano troppi studii attaccati, volendo che chi a quella si dedica apprenda astrologia e geometria. Io pertanto , siccome (74) anzi grandemente disapprovo gli studii

IOO
A .

d R . che traggon a pompa e a cicaleccio, e del pari la con^43 dotta di quelli che impongono pi assai di quanto al bisogno sappartiene} cos sono zelantissimo e premu roso circa le cose necessarie. Imperciocch egli as surdo , che mentre colui che desidera d istruirsi nel ballo e nel suono del flauto, si prepara collammae strarsi nelle misure de movimenti e nella musica, (yS) e perfino negli esercizii della palestra, dappoich lo scopo datnendue sembra esigere laiuto delle arti.anzidette ; chi nell arte di condur eserciti s inizia , sde gna di (76) assumere da fuori alcuna parte daltre dot trine : a tale che coloro, che esercitano i pi vili mestieri adoperano con maggior cura e impegno di quelli che nelle pi belle e gravi professioni propongonsi di superare gli altri. Le quali cose nessuno che abbia fior di senno vorr che di s sien dette. E questo era quanto avevamo da dire su tal argomento. XXI. (77) La maggior parte degli uomini giudica dalla circonferenza la grandezza delle citt. Q uindi, ove al cuno dicesse, che Megalopoli avendo un circuito di cinquanta stadii, e Sparta di quarant otto , Sparta sia due volte pi grande di Megalopoli, incredibil a tutti sarebbe cotale asserzione. E se alcuno per crescere la difficolt dicesse, esser possibile che una citt o un accampamento che ha un circuito di quaranta stadii, sia il doppio duno che ne ha cento, al tutto strabilierebbono di cotal detto. (78) Di che cagione il non ram mentarci de precetti geometrici apparati nella fanciul lezza. Ci che m indusse a parlare di queste cose

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si , che non solo il volgo, ma eziandio alcuni uomini . L di R. di stato e costituiti in supreme dignit militari, stupi 543 scono e si maravigliano, come Sparta possa essere mag giore , e molto maggiore di Megalopoli, avendo una circonferenza minore ; e talvolta la moltitudine degli uomini argomentano dal circuito degli alloggiamenti. Un altro simil errore si commette in pronunciando delle citt. Molti suppongono che quelle che situate sono sopra colli e in valli tortuose, contengano pi case delle piane; locch non cos; fabbricate essendo le (79) abitazioni in siffatti luoghi ad angoli retti, non sopra il suolo incli nato^ ma sul piano su cui posano gli stessi colli. E quanto qui asserisco conscer puossi per una ragione evidente, dir cosi, a un fanciullo. Imperciocch se alcuno si immagini le case costruite sul pendo talmente elevate, che tutte abbiano la medesima altezza, egli chiaro che i tetti delle case, formando un sol p ian o , sar questo eguale e (80) parallelo al piano che soggiace a colli, e alle fondamenta de muri. Tanto basti aver detto per coloro che amministrare vogliono i pubblici affari e comandare eserciti, non sapendo queste cose e facendone le maraviglie. XX II. (81) Di tutti gli avvnimnti che accaddero Estr. ad am endue, dico a Romani ed a Cartaginesi, ca- Vales. gion fu un uomo solo e una m ente, cio Annibaie ; che in Italia egli, a detta di tu tti, ogni cosa maneg giava , e gli affari di Spagna amministrava per mezzo del maggiore de1fratelli Asdrubale, e poscia per mezzo del (82) minore Magone ; e furono questi che ucci-

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A . d R. sero in Ispagna (83) i pretori Romani. Le operazioni in

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Sicilia fece dapprincipio mediante (84) Ippocrate , indi coll aiuto dell africano (85) M ittono, e cosi quelle della Grecia e dell Illiria, da quali luogbi facendo sorger minacce, sbigott e distrasse i Romani pella so ciet che strinse con Filippo. (86) Tanto grande cosa ed ammirabil un uomo e un animo conveniente mente applicati in qualsivoglia opera in conformit de principii stabiliti. Ma dappoich la situazione degli affari rivolse la nostra attenzione allindole dAnnibaie, sembrami chieder 1 occasione desporre le singolarit di lu i, circa le quali v ha la maggior dissensione. Im perciocch alcuni stimano essere lui stato oltremodo cru dele , altri avaro, ed il dire la verit cos intorno ad esso come intorno a chiunque tratta i pubblici affari, non facile. Conciossiach dica taluno che le indoli si argomentano dalle circostanze, e che quali rendonsi manifeste nello stato di prosperit, quali nelle sciagure. A me pertanto non pare a proposito ci che dicono costoro; che non poche, anzi moltissime cose sembrano gli uomini essere costretti a parlar e a fare contro la propria volont, parte per (87) insinuazione degli ami ci , parte per la variet delle congiunture. XXIII. La qual cosa conoscer chi sar attento a molti degli avvenimenti passati. Imperciocch chi non ha inteso raccontare di (88) Agatocle tiranno di Sicilia, come, essendo stato in fama di crudelissimo nelle prime imprese e nell acquisto della signoria, poich credette abbastanza consolidato il dominio della Sicilia, fu re putato clementissimo e dolcissimo? E (89) Cleomene di

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Sparta, non fu egli a vicenda re ottim o, e acerbissimo 4 . di tiranno , e divenuto privato l uomo pi affabile e be-, ^ 4^ nefico ? E tuttavia non probabile, che nella mede sima natura v abbia disposizioni tanto contrarie. Ma alcuni potentati, obbligati di cangiar s stessi col mu tarsi de1 tem pi, dimostrano sovente al di fuori una inclinazione contraria alla loro n a tu ra , a tale che per via di ci l indole loro anzich farsi chiara pi presto s oscura. E lo stesso accader suole per le insinuazioni degli am ici, non solo a duci, a signori, e a r e , ma alle citt ancora. Dagli Ateniesi troverassi poche cose acerbe, ma moltissime utili e gravi esser state operate sotto il governo d (90) Aristogitone e di Pericle ; lop posto sotto quello di (91) Cleone e di Garete. Allor quando i Lacedemoni aveano il primato fra i G reci, quanto fece il r (92), Gleombroto fu per consiglio degli alleati; quanto esegu Agesilao fu il contrario ; per mo do che i costumi delle citt ancora variano secondo le differenze de capi. (g3) Il re Filippo, quando giovavasi dell opera di Taurione e di Demetrio era scelle ratissimo, quando di quella d Arato o Crisogoao, cle mentissimo. XXIV. Lo stesso sembrami che avvenisse ad Anni baie ; perciocch strane e varie furono le sue vicende, ed i suoi prossimi amici d indole molto diversa, per modo che assai difficilmente pu la sua natura cono scersi da ci che fece in Italia. Per ci che spetta a suggerimenti nati da casi, facil lappararli dalle cose che poscia diremo: ma quelli degli amici nou meri tano d? essere omessi; massimamente che basta 1 ad-

104 L di R durre (g4) una sola sentenza per averne ragionevol (g5) 543 contezza. Conciossiach, allorquando Annibaie divis di passare colle sue forze dalla Spagna in Ita lia , ap parendo la maggior difficolt circa le vettovaglie e la prontezza di ci eh era necessario all esercito ; ( che impossibile quasi a compiersi sembrava la strada pella sua lunghezza e pella moltitudine e ferocia de popoli barbari che abitano fra i due paesi) essendosi sovente nel Consiglio mosso dubbio su questo particolare, uno degli am ici, Annibaie sovrannominato Monomaco, di cesi aver proferita questa sentenza, chegli una sola strada vedea, per cui poteasi pervenir in Italia. Ed avendogli Annibaie comandato che parlasse, disse, do versi assuefar i soldati (96) a mangiar carne umana. Annibaie non pot nulla replicar all ardimento ed all efficacia di questo pensiero ; ma non fu possibile ch egli o gli amici si persuadessero di farne (97) sag gio. Di quest uomo diconsi (98) essere pure le azioni crudeli, commesse in Italia , che comunemente ascrivonsi ad Annibaie. Ma non minor colpa ne hanno le circostanze. XXV. Credesi poi che Annibaie fosse avarissimo e di cesi che avesse un amico avaro, (99) quel Magone che amministrava gli affari della Bruzia. Cotesta (ioo) no tizia io lebbi dagli stessi Cartaginesi; perciocch glin digeni meglio degli altri conoscono, conforme suona il proverbio, non solo le variazioni de venti, ma ezian dio i costumi degli uomini del paese. E lo appresi pi. accuratamente da Massanissa, il quale arrecava prove dell avarizia, in generale di tutti i Cartaginesi , ma

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sovrattutto d Annibale e di Magone soprannomat il A. di R. Sannita. Imperciocch, disse, essendosi gli anzidetti sino dalla prima giovent assistiti col massimo impe gno (101) contro gli altri, e avendo prese molte citt in Ispagna, e molte in Italia, quali colla forza, quali a p a tti, non vollero giammai esser socii nella stessa fazione; ma sempre pi che i nemici fra di loro (102) guardavansi, evitando luno di trovarsi collaltro quando prendevasi ima citt, affinch non venissero per cotal cagione in discordia, n dovessero partire lutile, eguale essendo la loro dignit. XXVI. Del resto l indole d Annibaie non solo per le insinuazioni degli amici; ma pi ancora per le vi cende degli affari pativa forza e si cangiava sovente, siccome apparisce da ci che abbiam detto, e da quanto siamo per riferire. Imperciocch, come prima venne Capua in poter de Rom ani, le c itt , conforme acca der dovea, erano sospese, e cercavan occasioni e pre testi per passare a Romani. Allora sembra che Anni baie circondato dalle maggiori difficolt si conducesse a dubitar forte della sua situazione. (1 o3) Conciossiach non potess egli conservar le citt tutte molto fra loro distanti, mentre che in un luogo solo stanziava, ed i nemici con parecchi eserciti gli si opponevano; n va lesse a divider loste sua in molte parti, senza divenire facil preda degli avversarli, essendo inferior di numero, e non potendo egli stesso trovarsi dappertutto. Quindi fu costretto ad abbandonai' apertamente alcune citt , e dalle altre cavar i presidj, temendo non in un can giamento di'cose (io4) perdesse ancora i proprii sol-

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A. di R. dati. Alcune perfino gli bast 1 animo di violare con* 543 tra i trattati, (io 5) trasportando gli abitanti in altre c itt , e dando in preda le loro sostanze. Donde av venne che gli oltraggiati, chi dempiet chi di crudelt l incolpasse ; perciocch insieme cogli anzidetti fatti commettevansi rapine de beni e uccisioni, ed atroci pretesti inventavansi da soldati che uscivano ed entra vano nelle c itt , supponendo ciascheduno che quelli cherano rimasi di giorno in giorno fossero per passare agli avversarii. Laonde molto difficile lasserir qual che cosa intorno alla natura dAnnibaie, per cagione dellinfluenza degli amici, e del vario stato delle cose. Tuttavia invalse la fama presso i Cartaginesi eh egli fosse avaro, e presso i Romani eh egli fosse crudele. Ant. XXVII. (106) La citt dAgrigento avanza la maggior parte delle altre non solo nelle cose m entovate, ma eziaudio in fortezza, e sovrattutto in belt ed orna mento. Imperciocch dessa fabbricata diciotto stadii lungi dal m are, per modo che non le manca nessun vantaggio che da questo si trae. Il suo giro per na tura ed arte molto assicurato, sendoch il muro sta sopra un sasso (107) altissimo e tutto allintorno sco sceso , parte naturalm ente, parte per lavoro di mani. E circondata da fiumi: che dal lato di mezzod scorre quello che ha il nome della citt, e il fianco ch vol tato a ponente ed a libeccio bagna quello eh appel lato Ipsa. La rocca sovrasta alla citt l dove il sole sorge la state, e dalla banda esterna attorniata da un burrone inaccessibile, e dall interna una via sola vi

Ert.

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conduce dalla citt. Sulla cima fabbricato il tempio A. di 1 di M inerva, e di (108) Giove Atabirio, siccome presso ^ 3 i Rodii : che essendo Agrigento colonia di R odo, ra gion vuole che questa divinit abbia la stessa denomi nazione che ha presso i Rodii. Oltre a ci la citt magnificamente ornata di templi e di portici. Ed il tem pio di Giove Olimpio non , a dir vero, (109) perfet tamente finito ; ma per invenzione e grandezza non dee reputarsi punto inferiore a qualsivoglia altro della Grecia. (110) Agatima, citt della Sicilia, secondo Polibio nel libro nono. ( Stef. Biz. ) (111) Marco (Valerio Levino) impegnata la sua fede che sarebbono salvi, persuase loro di passare in Italia, con questo c h e , preso uno stipendio da Regini, gua stassero la campagna de Bruzii, e fossero padroni della preda che traessero dal.territorio nemico. (Suida).

XXVIII. (112) Che la signoria de Macedoni fosse a Est. A Greci principio di schiavit , io persuaso sono , o La cedem oni, che nessun oser di (113) dir altramente. La qual cosa puossi quindi comprendere. V avea una lega de Greci di Tracia, che vi erano stati trasportali dagli Ateniesi e da (114) Calcidesi, nella quale la citt d (115) Olinto superava le altre in splendore e po tenza. Questa Filippo ridusse in servaggio, e ne fece esempio di terrore; onde non solo divenne signore delle citt della T ra c ia , ma si -assoggett i Te,s-

ioS
i. di R. sali ancora colla paura. Poco stan te, vinti in batta^43 glia gli Ateniesi, us generosamente la vittoria : non dico gi per beneficare gli Ateniesi, donde era ben lungi ; ma affinch, per mezzo de favori loro accor dati , eccitasse gli altri a far di buon grado i suoi comandamenti. Era ancor inviolata la dignit della citt vostra, che sembrava dover all occasione avere il prin cipato fra i Greci. Quindi Filippo, facendo buono ogni pretesto, venne colle sue forze, guast le vostre terre, e distrusse le vostre case. Per ultimo togliendovi e le citt e la campagna, le (116) assegn agli Argi v i, a Tegeati, a Megalopolitani, e a Messenii, con animo di beneficar tutti oltre il giusto, per fare male a voi soli. Succedette a lui nel regno Alessandro, il qua'le stimando che in Tebe covasse ancor qualche (117) scintilla atta ad accendere la Grecia, ne fece scempio: in qual modo voi tu tti, cred io , vel sapete. XXIX. E i successori di quelli come abbian trattati i G reci, forse mestieri che io il dica partitam ente? Nessuno fra i (118) viventi tanto poco de pubblici af- fari curioso, che non abbia u d ito , come A ntipatro, poichebbe vinti Greci nella battaglia di L am ia, pes simamente tratt i miseri Ateniesi, non meno che gli a ltri, ed 3 tanto giunse d insolenza e di perfidia, che destin uomini (119) per dar la caccia a fuorusciti, e mandolli per le citt contra coloro che aveano co di scorsi (120) contrariata, o in qualsivoglia modo offesa la casa di Macedonia. I quali parte tratti a forza fuori de tem pii, parte strappati dagli altari, morirono fra tor menti; e quelli che-scamparono espulsi furono da tutta

la Grecia , n ebbero altro rifugio che 1 unica na- A . di zione degli Etoli. Le cose operate da (la i) Gassan- ^43 d r o , e da Demetrio , e da Antigono Gonata chi non le sa ? che avvenute essendo di recente, viva al tutto la lor memoria. De quali chi introducendo presidii nelle c itt , chi piantandovi tiran n i, alcuna citt non lasciarono che partecipe non fosse del nome di servit. M a lascio questi, e (laa) mi volgo allultimo Antigo no ; affinch se alcuno di voi consideri bonariamente le ( ia 3) costui geste a pr de Greci, non creda di do verne essere grato a Macedoni. Gonciossiach Antigono prendesse a farvi la guerra, non gi con animo di sal vare gli A chei, n per rendere liberi i Lacedem oni, sdegnato della tirannide di Gleomene \ ( ben corrivo chi fra voi ha siffatta opinione ) ma veggendo che il suo dominio non sarebbe al sicuro, se voi aveste sta-, bilito il vostro imperio su Peloponnesi. ( ia 4) A conse guire la qual cosa osservando. egli in Gleomene grande ingegno , e la fortuna a voi sommamente favorevole, venne da timor insieme e da invidia spinto, non per soccorrere i Peloponnesi, ma per distruggere le vostre speranze, e per abbassare la vostra potenza. Il perch non dovete voi tanto amare i Macedoni, perciocch im padronitisi della vostra citt non la saccheggiarono, quanto reputarli vostri nemici ed odiarli, perch po tendo voi conseguire il primato fra i Greci essi lhanno gi sovente impedito. XXX. Quanto alla scelleratezza di Filippo, che bisogno v ha che io molto parli ? Della sua empiet verso gli Dei sono sufficiente prova gli oltraggi fatti al

I IO A. di R. (ia 5) tempio di T erm o, e della sua crudelt verso gli

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uomini la slealt e perfidia contro i (126) Messenii. Gli Etoli soli fra tutti i Greci mostraron il viso ( 127) ad Antipatro per la sicurezza di quelli che ingiustamente erano infelici ; soli resistettero all irruzione di (128) Brenno e de barbari da lui condotti; soli chiamati pu gnarono in vostra societ, con animo di procacciarvi il primato della Grecia, tenuto gi da vostri maggiori. Ci basti intorno alle cose surriferite. Ma circa la pre sente deliberazione egli necessario di scriver e di dare il voto, non altrimenti che se sulla guerra si consul tasse; sebbene in realt non hassi a credere, che que sta sia guerra. Imperciocch gli Achei, vinti come so no , ben lungi dal danneggiar la vostra campagna , avranno, io suppongo', gran merc agli D e i, se po tranno conservare la propria, come minacciati saranno di guerra dagli Elei e da Messenii, divenuti nostri soc ii, ed insieme da noi. E Filippo, per mio avviso, cesser del tutto il suo im peto, quando per terra sar combattuto dagli E to li, e per mare da Romani e dal re Attalo. Facil pertanto argomentare dell avvenire dalle cose gi accadute ; sendoch se guerreggiando cogli Etoli soli, non pot giammai soggiogarli, baster egli forse alla guerra presente, ove tutti si uniscano ? XXXI. Ci che dissi fin qui valga per soddisfare al mio primo divisamente , di far a voi tutti conoscere, come non gi anticipatamente vincolati, ma (129) a caso nuovo consultando, abbiate a collegarvi cogli E to li, anzich coi Macedoni. Che se siete preoccupati, e pri ma gi avete preso p a rtito , che cosa mi resta da par-

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lare Imperciocch , se stabilita aveste 1 alleanza che A. di R Ira voi e noi sussiste avanti che Antigono vi conferisse beueficii, potrebbe forse ragionevolmente dubitarsi, se convenisse di cedere alle nuove emergenze, e di negli gere le relazioni anteriori. Ma dappoich dopo questa libert e salvezza tanto decantata, che otteneste da An tigono , e che costoro ad ( i 3o) ogni pi sospinto vi rinfacciano, deliberato avendo in appresso, e sovente fra voi discorrendo, con quale de due stringer doveste alleanza, se cogli Etoli o co M acedoni, preferiste di congiugnervi cogli Etoli, cui su ci impegnaste la vostra fede e ne foste reciprocati, avendo eziandio militato con noi nella guerra che test avemmo co Macedoni ; chi potr pi con ragione dubitare in siffatto argoment ? Imperciocch lamicizia che vi stringeva ad Antigono ed a Filippo fu allora ( i 3 1) cancellata. Rimaue adunque, che proviate esser voi stati dipoi offesi dagli E to li, o beneficati da M acedoni, o', se nessuna delle due cose avvenuta, perch quegli stessi, a quali in addietro, mentre che a caso sincero deliberavate ; meritamente non badaste, ora con ( i 3a) parzialit riguardate, e siete per sovvertire tra tta ti, giuram enti, e per rompere i maggiori legami di fede che sono fra gli uomini ? Cos parl Cleuea, e fini il suo discorso, quando sembrava, che nulla gli si sarebbe potuto opporre. XXXII. Poscia entr Licisco, ambasciadore degli A carnani, e dapprima si contenne, veggendo che tutti favellavan insieme su ci che pria erasi detto. Ma poi ch furono cheti, cos incominci a ragionare. N o i, o Lacedem oni, siamo qui mandati a voi dalla re-

i ia
pubblica degli Acarnani, e comuni come abbiamo quasi sempre le speranze co Macedoni, stimiamo esser que sta ambasceria pure comune a Macedoni ed a noi. Ma siccome ne cim enti, pella superiorit e grandezza del potere de Macedoni, la nostra sicurezza (i 33) intrec ciata col loro valore: cos nelle discussioni oratorie lu tilit degli Acarnani trovasi intrecciata co diritti de Macedoni. Il perch non dovete maravigliarvi , se la maggior parte del nostro discorso s aggirer intorno a Filippo ed a Macedoni. Glenea pertanto, nella fine del suo aringo, fece una concisa recapitolazione delle con venienze che avete cogli E toli; perciocch disse, che, ove dopo stabilita 1 alleanza con esso loro recato vi avessero alcun danno e molestia, o i Macedoni qualche beneficio, giusto sarebbe che al tu tto , come se nulla aveste fatto , riformaste la vostra deliberazione ; ma se, niente di ci essendo avvenuto, n o i, producendo in mezzo le geste dAntigono, e le cose in addietro da voi decretate, vi persuadiamo di romper i giuramenti ed i trattati, essere noi i pi stolti degli uomini. Io per tanto , s e , conforme dice costui, nulla sopravvenuto, e gli affari de Greci sono sempre i medesimi, com erano per lo passato, quando faceste l alleanza ( i 34) co soli Etoli, confesso che il pi stolto sarei di quanti sono, e che vano sarebbe per riuscire ogni mio discor so. Ma se al contrario le cose sono nella situazione , qual io chiaro vi dimostrer nel progresso del mio ra gionamento, credo che vi parr aver io dette a voi cose u tili, e Clenea andar errato. E per ci appunto siamo venuti, stimando nostro dovere di provarvi colle parole

^1. ut che farem o, esser a voi decoroso e u tile , se pur fia 543 possibile, che , udendo le sciagure che sovrastan alla G recia, prendiate qualche buono e dignitoso p a rtito , accomunando con noi le speranze ; se no, che per ora di queste cose ( i 35) non v impicciate. XXXIII. Ma giacch costoro, facendosi (i 36) da alto osarono daccusare la casa di Macedonia, e mi sembra necessario d intertenermi su ci alcun p o co , e di trar dinganno coloro che prestano fede a cotali detti. Disse adunque Glenea , d ie Filippo d Aminta , mediante la disgrazia degli Olinti divenne padrone della Tessaglia. Ma io credo che per mezzo di Filippo non solo la Tessaglia, ma gli altri Greci ancora si sono salvati. Imperciocch, allorquando ( t 3j) Onomarco e Filomelo occuparono Delfo, ed empii e scellerati simpossessarono de danari del N um e, chi di yoi non sa , aver essi un tal esercito form ato, che nessuno fra i G reci, potea mostrar loro la faccia ? anzi avpr pco mancalo che , oltre all empiet verso del Dio commessa , si rendes sero padroni di tutta la Grecia. A que tepapi Filippo espostosi volontariamente al pericolo, tolse di mezzo i tiranni, pose in salvo il tempip, e fu a Greci ajitore di lib ert, conforme i fatti stessi lo attestarono a posteri; sendoch tutti non come offensore de Tes sa li, conforme osa di dire costui, ma qual benefattore della G recia, elessero Filippo a duce per terra e per mare : il qual opore prima a nessuno era toccato. M a, direte v o i, egli entr con un esercito nella Laconia. Non di suo arbitrio, siccome voi sapete, m a ( i 38) chia mato e spesso (>3g) invocato dagli amici ed alleati del p o l i b i o , tom. i r . 8

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. di R. Peloponneso', a stento si arrese. E venuto, com egli si

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diportasse, o Glenea, considera. Che potendo trar van taggio dalle voglie de vicini per guastar la campagna de (t/fo) Lacedem oni, ed abbassar la citt , e ci fare col maggior grado di m olti, non si volse mai a cote sto partito : sibbene atterriti ( 141) quelli e questi, co strinse* amendue colle p a ro le , a comune utilit , di condpor le loro liti ; non erigendosi in giudice delle controversie, ma instituendo un tribunale scelto dinfra tutti i. Greci. Fatto invero degno di biasimo e di rimproveramento ! XXXIV. Ad Alessandro hai con amarezza rinfac ciato , che pun la citt di T e b e , credendosi da lei in giuriato ; ma la vendetta che fece de Persiani peli in sulto che recarono a tutti i G reci, non hai punto men tovata ; n eh egli franc voi tutti di grandi mali , assoggettando i b arb ari, e togliendo loro le dovizie , con cui corrompevan i G reci, e (14 ) presiedendo allo spettacolo aizzavan ora gli Ateniesi contra i maggiori di q u esti, ora i Tebani ; n cess finch non ridusse lAsia all ubbidienza de (143) Greci. De successori di lui come osate di far motto? I quali nelle varie vicende de tempi causa furono sovente, ad alcuni di b en e, ad altri di male. Ed i mali lecito forse agli altri di ram mentare , a voi ci non si conviene in alcun m odo, che di bene non foste giammai cagione a nessuno, di male a molti e sovente- (144) Dappoich chi furon coloro che stimolarono Antigono figlio di Demetrio a divider i po poli Achei ? Chi ^coloro che coll Epirota Alessandro fermaron una convenzione giurata per porre all asta e

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partir l Acarnania ? Non voi ? E chi pubblicamente A. i l li mand tali duci , quali mandaste voi che osarono di ^43 m etter mano ne1 templi inviolati ? Fra i quali' Timeo spogli ( 145) il tempio di Nettuno sul Tenaro , e quello di Diana ( i 46) in Lusa; (i 47) Farico e Polierito, F uno mise a sacco il sacrario di Giunone in A rgo, l altro quello di Nettuno in Mantinea. Che dir di ( i 48) Lattabo e di Nicostrato? Non violaron essi in tempo di pace il congresso generale de Beoxii, facen do col opere da Sciti ,e da Galli ? Eccessi tali non commisero giammai i successori dAlessandro. XXXV. E non potendo scolparvi di nessuna di que ste cose , vi vantate che resistito avete all irruzione debarbari in Delfo, e dite che i Greci ve ne debbono saper grado. Ma se per questo solo servigio dovuta grazia agli E to li, di quale e quanto onore saranno re putati degni i M acedoni, che il maggior ( 14g) tempo della vita non cessalo di pugnare cobarbari per la sal vezza de Greci ? E che gli affari de Greci sarebbono sempre in grande pericolo , se non avessimo a riparo i M acedoni, e l amor di gloria, eh ne loro r e , chi noi sa ? Della qual cosa la maggior prova , c h e , co me prima i Galli disprezzaron i Macedoni, vinto eheb bero ( i 5 o) Tolemeo soprannomato Cerauno, dileggiati gli altri an co ra, penetr Brenno con un esercito nel cuore della Grecia 5 locch sarebbe spesso accaduto , se i Macedoni non fossero il nostro antimuro. Ma circa il passato, sebbene molto avrei da d ire , credo che il detto basti. T ra le azioni di Filippo taccian ( i 5 i) co storo d empiet il guasto del tem pio, tana non fan essi

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4 . di S. menzione dell insolenza e scelleratezza con cui imper-

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versarono ne templi e nelle sacre selve in Dio ( i 5 a) e in Dodpna. Eppure doveasi ci prima riferire. Ma voi quanto avete sofferto a questi n a rra te , ed aggrandite oltre il vero; laddove passate sotto silenzio le molte cose che voi pria faceste ; sapendo b e n e , come le in giurie e i danni da tutti ( i 53) riferiti vngon- a coloro che gli oltraggi incominciarono. XXXVI. Per ci che spetto alle geste d ( i 54) Anti gono , le rammenter in quanto sembrer non disprez zare quegli avvenimenti, n tener in poco conto un tanto fatto. Io credo gi che maggior benefizio di quello che a voi deriv da Antigono non fu mai consegnato alle scritture: anzi a me pare, che per nessun accrescimento si farebbe maggiore, conforme si pu conoscere da ci che sono per dire. Antigono fece con voi guerra, e po scia superativi in battaglia, per via delle armi si rese padrone della campagna ed insieme della citt vostra. Dovea egli usare con voi i diritti della guerra ; ma tanto fu lungi dal farvi alcun male , che , oltre alle al tre cose, espulse il tiran n o , e ritorn a voi le leggi ed il patrio governo: in benemerenza di che nelle pubbli che ragunanze ne faceste fede a tutti i G reci, e pro clamaste Antigono vostro benefattore e salvatore. Che cosa dunque dovevate fare? Io dir ci che me ne pa re , o Lacedemoni : voi tolleratem i, perciocch il fac cio non con animo di rimbrottarvi senza proposito, ma costretto dalla situazione degli affari pel bene comune. Che dir io dunque? Dir che nella guerra passata do vevate associarvi non cogli E to li, ma sibbene co Ma-

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cedoni, e adesso invitati da Filippo, a lui dobbiate di R anzich a costoro unirvi. M a, mi sento opporre, cosi 543 violerete i trattati. Ora qual sar delitto pi enor me ? trasgredire gli accordi privati che sussistono fra voi e gli E toli, o quelli che al cospetto di tutti i Greci ( i 55) iscritti furono nella colonna e consecrati? E vi recherete a coscienza di non serbar fede a coloro-, da quali in addietro non otteneste favore alcuno, mentre che non avrete rispetto a Filippo ed a M acedoni, per cui possedete adesso la facolt di deliberare ? Ovvera mente credete voi che necessario sia di render giusti zia agli amici ( t 56) e non gi a benefattori? Ma non cosa tanto pia attener la fede scritta, quanto empia far guerra a chi ne ha salvati ; locch ora gli Etoli venuti sono a chiedervi. XXXVII. Tuttavia mi si condonino questi detti, e chi pi ( i 5 y) schizzinoso giudichi essermi io divagato dal proposito. Ma ritorniamo al (i 58) punto principale, siccome costoro dicono della quistione. E d era questo. Se le cose son ora quali erano, quando faceste alleanza cogli Etoli, dovreste voi eziandio perseverai* nel vostro partito. Ma se sono al tutto mutate, egli giusto che voi pure adesso nuova deliberazione facciate sullinvito che riceveste. Vi chieggo adunque, o ( i 5 g) Cleonico e Clenea, quali socii aveste, allorquando confortaste i Lace demoni ad unirsi con voi? non tutti i Greci? Con chi associate ora le vostre speranze ? od a qual alleanza questi invitate? Non all alleanza co (160) barbari? Vi sembran -eglino ora gli affari eguali a quelli di p rim a , e non contrarii? Che allora gareggiavate cogli Achei e
P o lib io ,

toni. i r .

'

*8

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A. di R. co Macedoni alla vostra (161) schiatta appartenen^43 t i , e col duce loro Filippo del principato e della glo

ria , ed ora hanno i Greci pella schiavit guerra con gente d altra stirpe, la quale voi sembrate aver chia mata contro Filippo, e non v accorgete daverla chia mata contro voi stessi, e contro tutta la Grecia. Im perciocch , siccome coloro che nelle ristrettezze della guerra, introducendo per sicurezza nelle oitt presidii pi forti del proprio esercito, allontanano il timore de nem ici, e ad un tempo sassoggettano alla potest de gli amici ; non altrimenti pensan ora gli Etoli. Che in gegnandosi di superare F ilippo, e di abbassar i Mace doni , non s avvegono come tal nube (162) tiransi ad dosso da occidente, che al presente forse offuscher dapprima i Macedoni, ma tosto progredendo cagioner grandi mali a tutti i Greci. XXXVIII. Debbon adunque i Greci tutti prevedere la tempesta che s innoltra, e massimamente i Lacede moni. E perch credete voi, che i proavi vostri, o La cedemoni , allorquando (163) Serse sped a voi un am basciadore per chieder acqua e terra, cacciassero in un pozzo colui che venne, e gittatogli addosso della terra, Ordinassero che annunziasse a Serse, comegli, secon do la (i 64) richiesta conseguite avea da Lacedmoni 1 acqua e la terra ? P er qual ragione credete voi che ( i 65) Leonida co suoi corresse spontaneo a manifesta morte ? Non forse per far conoscere , com essi andavan al cim ento, non solo per la propria lib ert, ma eziandio per quella degli altri Greci ? Ben ( 166) cosa degna di voi, essendo i maggiori vostri stati uomini

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co ta li, di far adesso alleanza co barbari , di militare A. i A con lo ro , e di recar guerra agli Epiroti, agli Achei) * * 4^ agli A carnani, a Beozii, a T essali, e pressoch a tutti i Greci, dagli Etoli in fuori. Costoro, a dir vero, han per costume di operar cos, e di non reputar nes suna csa vituperevole purch procacci loro guadagna : voi non gi. E che cosa aspettar dobbiamo eh essi ese guiscano, poich rinforzati si sono colla societ de Ro mani ? essi che cresciuti pe soccorsi degl lllirii, per mare tentaron (167) Pilo assaltandola contro la fede de trattati, e per terra assediaron C litore, e posero allasta gli abitanti di Cineto. E in addietro fecero co storo, siccome dissi di sopra, un accordo con Antigono a danno della nazione degli Achei e degli Acarnani : ora il fanno co Romani contro tutta la Grecia. XXXIX. Chi udendo siffatte cose, non sospetter il prossimo arrivo de Rom ani, e non. odier 1 avventa taggine degli E to li, che osarono di fare simili trattati? Gi hain tolto agli Acarnani (168) Eniada e Naso, e noti ha guari occuparono l infelice (169) A nticira, ove in sieme co Romani misero ogni cosa allasta. (170) I fan ciulli e le donne sono menati via. da Rom ani, affinch soffrano ci che sofferir debbe chi ' cade in poter di stranieri, ed il suolo degli sventurati divenuto retag gio degli Etoli. Bella alleanza i n v e r o e da abbrac ciarsi (171) per elezione! sovrattutto da voi che; siete Lacedemoni, e decretaste di consecrar agli Dei (172) la decima de T ebani, quando avreste debellati i barba ri, perciocch soli fra i Greci da necessit costretti de liberato aveano di non muoversi nellinvasione de Per-

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t. di R. siani. Onesta cosa bens, o Lacedemoni , e decorosa

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farete, se memori de vostri antenati, vi guarderete dalla venuta de Romani, e avrete sospette le ( l'j) male pratiche degli Etoli, e ci che pi monta, se rammen tandovi quanto fece per voi Antigono, odierete or pure gli scellerati, e rigettata lamicizia degli E to li, acco munerete le vostre speranze cogli Achei e co Mace doni. Che se a ci oppongonsi alcuni de pi potenti fra vo i, appigliatevi alla quiete, e non prendete parte all iniquit di costoro. XL. (174) Che siffatto costume ama sempre di con servare la citt d Atene. ( marg. del cod. Urb. ) , Imperciocch (17^) la buona volont degli amici, ove giunga ( 176) opportunamente, arreca grande vantaggio; ma se indugia e tardi arriva, inutile al tutto rende il soccorso. Se adunque vogliono, non colle parole soltan to, ma eziandio (177) co fatti conservare lalleanza che han con loro? . . . (E str. ant.) ( 178) Gli A carnani, udita la spedizione degli Etoli contra di loro, parte per disperato dolore, parte accesi dira, precipitaronsi a un furibondo partito. . . . Se al cuno vinto non morisse e fuggisse il pericolo, nessuna citt il ricevesse, n gli accordasse luso del fuoco. Su ci fecero imprecazioni, obbligando tutti, singolarmente gli E p iro ti, a non ricever nel loro territorio alcuno di quelli che fuggissero. (S uida)

121
X LI. Filippo, propostosi daccostar le macchine alle A. di R due torri (179) della citt, costrusse dirimpetto a quelle ^ 4^ (180) testuggini per riempier i fossi, ed arieti, e di rincontro allintervallo delle torri fece un (181) portico fra gli arieti, a livello del muro. Eseguito chebbe que sto proponim ento, fu 1 aspetto delle opere eguale alla figura del muro ; perciocch gli edifizii addossati alle testuggini prendevano lapparenza e la figura delle torri dalla composizione de- graticci, e lintervallo di quelle era simile al muro, essendo i graticci superiori del p o tico contesti per m odo, che dividevansi in merli. Nella parte, inferiore delle torri, quelli che ripienavano le ine guaglianze de luogi gettavano la terra, affinch si potes sero (183) far progredire le basi: e col spingevasi in nanzi lariete. Nel secondo piano colloc i vasi dacqua e gli apparecchi contro glincendii, e insieme le catapul te. Nel terzo pose molti soldati, i quali ributtar dovean coloro che tentavano di far danno all ariete ; e questi eran a egual altezza delle torri della citt. Dal portico chera fra le torri due fossi tir verso il muro opposto, ed ivi erano tre stazioni per le macchine da lanciai pie tre, delle quali -una gittava sassi del peso di ( 183) ses santa libbre, due di trenta. Dal campo alle testuggini fecero fosse coperte, affinch non venissero offesi dalle arm i della citt, n quelli che accostavano dagli allog giamenti, n quelli che dalle opere se ne andavano. In pochissimi giorni fu condotto a fine il lavoro; perciocch abbondava il paese delle materie a questoggetto neces sarie. Imperocch giace (184) Echino nel seno Maliaco verso mezzogiorno di rincontro alia campagna di Tro-

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i. d i X. no, e la sua terra fertile d ogni maniera di prodotti;

543

per la qual cosa nulla manc a Filippo per eseguir la sua impresa. L aonde, conforme dissi, finiti che furon i lavori, appressaronsi colle mine ed insieme colle macchine. XLII. (185) Publio Sulpicio Galba, capitano de Ro mani, e Dorimaco degli Etoli, mentrech Filippo asse diava E chino, ed erasi bene assicurato verso il muro , ed il lato'esterno del campo afforzato avea con muro e fosso ; vennero c o l , Publio coll arm ata, e Dorimaco colle forze a piedi e a cavallo, ed assaltati gli alloggia m enti, furono respinti. Filippo allora con vie maggior vigore combattendo , gli E chinei, ridotti alla dispera zione, a lui si arresero. Imperciocch non potea Dori maco costringer Filippo colla penuria delle vettovaglie, chegli si procacciava per via del mare. (E ronedel tol lerar e respinger 1 assedio ).

jtr. ant.

XLIII. (186) Il fiume Eufrate trae la prima origine dall Arm enia, e scorre pella Siria , ( 187) e pe luoghi che vengon appresso, alla volta di Babilonia. E voce che si scarichi nel mar rosso; ma non cos : perciocch consumasi ne fossi tirati pella campagna, avanti di met ter foce nel mare. Quindi avviene, che la natura di cotesto fiume al tutto contraria a quella della maggior parte degli altri ; sendo ch la corrente degli altri va crescendo per quanti pi ( 188) paesi passano, e gran dissimi sono-nel verno, bassissimi nel colmo della sta* te: laddove questo nella maggior piena (189) al sorger

ia3

delle canicole, pi grosso in S iria, e progredendo sce- A. di R ma. La causa di ci si , che il 'suo aumento non de- ^43 riva dalla confluenza delle piogge invernali, ma dallo struggimento delle nevi, e la sua diminuzione nasce dalle diversioni che ne fanno pella campagna , e dal suo spartimento (190) pelle irrigazioni. Per lento in co tale stagione (191) il trasporto degli eserciti, essendo le navi molto cariche, ed il fiume nella maggior bas sezza , e la forza della corrente contribuendo pochis simo alla navigazione. XLIV. (192) I Romani spediron ambasci adori a To- Amb. I l lem eo, perch li provvedesse di frum ento, del quale era presso di loro grande scarsezza: che quello dItalia era stato tutto guasto dagli eserciti sino alle porte di Ro ma, n di fuori veniva soccorso, essendo guerra in ogni parte della te r r a , e alloggiando dappertutto delle mili zie, salvoch in Egitto. E a tale crebbe in Roma il bi sogno, che lo (193) stajo siciliano valea quindici dram me. T uttavia, in cotanta angustia non negligessero gli apparecchi di guerra. XLV. Polibio nel libro nono delle storie descrive certo fiume, chiamato Ciato, presso ad (ig 4) Arsinoe cit t dellEtolia. (Aten. lib. X , cap. 6 , p. 4 * 4 )Arsinoe, citt della Libia. Il gentilizio Arsinoete; ed Arsinoese di quella d Etolia , conforme ha Polibio nel nono. ( Stef. Biz. )

124 d. di R.

543

(195) A tella, citt degli Opici d Italia, fra Capua e Napoli. Il gentilizio. Atellano, giusta Polibio nel nono: Gli Atellani si arresero. (L o stesso). (196) Forunna citt della Tracia. Polibio nel nono. Il gentilizio Forunneo. (L o stesso).

F IN E D EG LI AVANZI DEI. LIBRO NONO.

ia5

SOMMARIO
D EGLI AVANZI DEL LIBRO NONO.

D a l l a P b it a z io x e .

C a lc o lo dette olimpiadi F a n i generi di storia Iforo ( I. ) Polibio espone i fa tti e omette gli altri generi a bello studio Crede ci utilissimo ( II. ) G v b im a d A x m im a l e .

Appio assedia Capua, e Annibaie Appio Coraggio invitto de' Romani F o n a principale d? Annibaie nella cavalleria ' ( III. ) Perch Annibaie lasciasse Capua ( IV. ) Annibaie avverte i Capuani del suo disegno Annibaie presso a Roma ( V. ) Costernazione d Romani Co stume delle matrone ne grandi pericoli Annibaie guasta la campagna romana ( V L ) S' allontana dalla c itt I l console Sulpicio lo insegue Annibaie va a Regio ( V II.) Ceste d'Epaminonda presso Sparta e Mantine ( V ili.) Confrontate con quelle Annibaie presso Capua e Rorna

(S IX.)
A rrA u
di

S im o tA .

Ornamenti di Sttcuia trasportati a Roma Con poco senno de Romani Invidia eke ne deriv a Roma Co~ me questa avrebbe potuto cantare con sua gloria ( X. )

A r rd ti

di

SrJGBA.

Asdrubalefiglio di Giscone ingiusto verso IntUbile ( XI. ) A ite del cjtitjxo . In guerra pi si eseguisce c o lf inganno che colla f o n a aperta Casi accidentali Varii requisiti che appartengono a lu ta zione ( X II. ) Silenzio Cognizione delle strade Vicissitudini delP ambiente Luogo della fazione Segni e contrassegni ( X III. ) Tre vie d apparar queste cose ( XIV. ) Il capitano conoscer dee i calcoli del tempo Parti del giorno della notte ( XV. ) Perizia d ell Ulisse Omerico ( XVI. ) Imperizia d Arato presso la citt di Cineta Pecore di lana dilicala Segni doppii ( X V II.) Errore di Cleomne presso Megalopoli Stagli di'Filippo presso Melita ( X V III. ) Nicia ateniese conturbato p er una ecclisse lunare Modo di misurar le scale ( X IX .) I l capitano dee conoscer la geometria Commentarli di tattica scritti da Polibio A rti preparatorie ( XX. ) Sparta due volte pili grande di Megalopoli Dalla circon ferenza non si comprende la grandezza Citt fabbricate sopra colli ( XXI. ) G ubmmm d AxxitJhE. . Annibaie solo f a tutto dappertutto Gli autori non i accor dano sulP indole d Annibale Gli uomini fanno molte cose contro la propria volont ( X X II.) Agatocle Cleomene Gli Ateniesi I Lacedemoni Filippo ( X X III. ) Annibaie diverso secondo la diversit de? tempi e degli amici Annibaie soprannomato Monomaco autore d i atroci consigli ( X X IV .) A n rubale accusato d avarizia - Magone il sannita avaro ( XXV. ) Capua ripresa da Romani Annibaie necessitato di operar molto con durezza ( XXVI.)

A r r ju ai StCtUJ.

Sito e pregio <tAgrigento Agrigento fium e Ipsa fium e Tempio d Giove Atablrio Agrigento colonia de' Rodii Agatm esi traslocati in Italia ( X XVII. )
Arrjwt oe? G mmci .

Orazione d e ll etolo Clenta a' Lacedemoni in favore degli Etoli


con tra i Macedoni ( X X V ili al X X X I.) Orazione del-

r acama.no Licisco a' Lacedemoni in favore de Macedoni ( X X X II al XXXIX. ) V n toccorso tardo inutile Disperata congiura degli Acarnani ( XL. ) Testuggini per riempier i fo ssi Portico Diversi apparecchi eC oppu gnazione Sito f Echino ( XL 1. ) Gli Echinesi s'arrertdon a Filippo ( X LII. ) - Natura d e lt Eufrate contraria a quella degli altri fiu m i ( X LI 1L )
A
m m j s c b u j db '

R o m m i

T olemeo .

I Romani chieggono frum ento a Tolemeo ( XLIV. )

Ciato fiume Artinoc , citt A ttila , citt Forunna , citt ( XLV. )

ANNOTAZIONI
AGLI AVANZI DEL LIBRO NONO.

D s o i i i avvenimenti descrtti in questo libro, spettanti alla Storia ro m an a, la levata d Annibaie da Capua per andar a Roma quanto vha di pi perftto. Delle cose accadute contemporanea mente in Sicilia ed in Ispagna non rimangono che scarsi fram menti. Ma ci che sov rattutto d pregio al libro presente sono i precetti appartenenti allarte d eseguir difficili imprese militari, e le due belle orazioni a pr e contra dell alleanza che i Lace demoni stringer doveano co Macedoni, o cogli Etoli , le quali, se non e r r o , Livio male awisossi di passare sotto silenzio, quando i Romani non avean a considerarsi senza interesse in quella consulta,, alleati comerano degli Etoli a dam o deMacedoni. (i) NeW anzidetto, olimpiade. E sembra che Polibio avanti queste parole avesse in succinto accennati i fatti che fermano il subbietto di questo e del susseguente libro ; il qual metodo, uti lissimo soccorso alla memoria nelle storie , come 1% sua , ricche di moltiplici avvenimenti, fu a lui familiare, e forse praticavaio egli allincominciamento di ciaschedun libro, conforme veggiamo nell introduzione al terzo , al quarto ed al quinto, soli fra i li b ri della storia de suoi tem pi, che sono intieri a noi pervenuti. (3) Accetto. K ha il testo, che per mio avviso, non hassi a trad u rre, eligi, scegliersi ( dal leggitore ) , sibbene ap provarsi. Vero egli che in nessuno de due sensi pu a questo verbo applicarsi il wfet 'it y iiti ( a d un genere) , che tanto
p o L iB io ,

tom. i r .

i3o
bene si adatta all tin i < ?&< (appropriarsi); ma cotali sconcor danze appartengono alle irregolarit di stile, che talvolta riscon tratisi nel nostro Autore. (3) Per dilettazione. $<*> chiama Polibio cotesta specie di le tto ri, che il Reiske diffinisce , uomini amanti de poeti antichi, delle novelle e delle interpetrazioni, razzolatori.dell an tichit . Pi s' accosta 1 Ernesti all etimologia del greco voca b olo, scrivendo: tale, che si diletta di variate storielle, n ad altro mira che al piacere d udir o di leggere . Se ascoltiamo Suida , non differisce presso Polibio da QiXtftttSc , amante cPistruzione, che sarebbe passione pi no bile della semplice curiosit; ma. giustamente osserva lo Schweigh., che queste parole non sono di Polibio, sibbene d E foro, sicco me leggesi poco appresso ; quindi volt egli il presente passo molto acconciamente : qui una legendi voluptate fruuntur, (4) Invitato. Fu congettura dellOrsini, seguita dallo Schweigh., che qui abbia scrtto Polibio , attrahitur , allicitur, quando in tutti i manoscritti leggesi , convertito dal Casaub. in i Q lm tai ; il qual verbo secondo il Reiske e 1 Er nesti , sostenitori di questa lezione ( a dir v ero , non tanto as surda, quanto la crede lo Schweigh. ), significherebbe trattenere , ferm ar F attenzione. V. la nota 4^3 al lib. ut. (5) Relazione delle discendenze, O I f i t r t t , il modo genealogico. Questo genere di storia sembra simile a quello in cui sono compilati i compendi! di storia universale tanto comuni a nostri giorni, e che non mancaron eziandio nelle fet antiche (V. la nota 9 al lib. 1). Prendonsi in queste le mosse dall orgine favolosa o vera delle nazioni, e pella successione non interrotta de tempi si giugne all epoca in cui scrve lo sto rico. Qui toccansi superficialmente gli avvenimenti principali , senza entrar molto addentro nelle loro cause , e senza trarne le conseguenze m orali, che sono forse la parte pi utile della sto ria. Il perch sono esse singolarment appropriate a chi nelle letture trae pi dietro al diletto che all istruzione.

i3i
(6) Affinila. S u y y tttia i. Sono queste, secondo il Reiske , le parentele e le propagazioni depopoli p er colonie, per ogni dove disseminate ; adunque differenti dalle genealogie, che so n o , giusta il medesimo, lorigine degli Dei e degli eroi favolosi. Io pertanto stim o, in conformit di quanto dichiarai nella nota antecedente, che le genealogie , nel senso in cui le prende qui Polibio , abbiano una estensione molto maggiore di quella che lo r assegna il commentatore alemanno , e che il loro genere in ci differisca da quello delle affinit , ch in esso succinta la narrazione de fatti principali, laddove nell altro scendesi a minute particolarit , siccome sono peli appunto la diffusione delle colonie, le fabbricazioni delle c itt , le diverse affinit dei popoli j circostanze che appartengono all erudizione, e che convengonsi al v tX v m fiy fttft xt wtflrTM, alCamatore di copiose ricerche e superfluit., conforme chiama il nostro colui che di siffatti studii si diletta. (7) A lla nuda ec. E p > > if t l t t sono le parole del testo, che letteralmente suonano: alle quali cose noi nudamente andando incontro-, frase eheziandio nel greco (sic come bene se ne avvide lo Schweigh.) ha dello strano anzich n , e che non rendesi punto pi naturale, ove col Reiske leg gasi : <p i r (cio 7( ix - tt) , al qual genere di storia. Io mi son ingegnato d adattarla nel volgarizzamento alle orecchie ita liane , senza recar pregiudizio al senso. (8) Non gran fa tto amena. Ammirabile al certo la modestia, colla quale Polibio confessa di non aver molto studio adoperato intorno agli ornamenti dello stile , ed a fregi che prendonsi co munemente da vani accessorii ; perlocch riuscir dovea la sua storia meno dilettevole , che noi avrebbe per avventura bramata gran parte de suoi leggitori. Tuttavia , ove si riguardi a quel piacere che nasce dall evidenza delle descrizioni e dall aggiusta tezza nella sposizione de fatti , non potrassi dir al tutto spoglia di questo vanto ancora la storia del nostro. (9) Nulla resta. Non gi che Polibio, per essere state queste materie abbondevolmente da molli trattate, anzich a queste

32

* appigliasi al genere prammatico ; sibbene volle egli colle presenti parole significare, che, avendo deciso di comporre una Storia di fatti , non incominci dalle favole e dalle origini delle nazioni e delle citt,pelle cagioni da lui addotte. Non osserv' questo precetto Diodoro Siculo, il quale , bench posteriore a Polibio, avanti di por mano alla narrazione deveri vvenimenti, tratt estesamente le favole e le genealogie spettanti alle primitive nazioni. (io) E per molte altre. La principale fra le cause taciute dall autore suppongo che fosse la sua naturai avversione agli argo m enti che forman il subbietto degli altri generi ; avendo egli in varii luoghi della sua storia non equivocamente significato, quanto egli fosse alieno da racconti miracolosi, fatti con pompa ed ostentazione , quali sono peli appunto quelli di cui vanno zeppe le narrazioni de tempi eroici e favolosi. (i i) Con metodo. Mi son attenuto nel volgarizzamento all espressione del testo fiiS-aJiSe, anzich alla traduzione del Casaubono, seguita dallo Schweigh., quadam velati arte (con una certa qual arte ) ; essendo metodo , non una quasi a rte, ma un complesso di regole, atto a guidar chi si mette a qualche studio o pratica d importanza. (a) Annibaie. Gli avvenimenti qui descritti sono narrati da Livio nel libro xxvi, c. 7 e segg. D egli col relazione d una fierissima pugna, in cui, secondo alcuni autori, caddero ottomila Cartaginesi e tremila R om ani, ma che secondo altri fu d assai pi lieve momento. Nel numero degli ultimi sembra che fosse il nstro , il quale non parla se non se di forti scaramucce , che precedettero alla levata d Annibaie. ( i 3) La pi forte citt. L opulenza di Capua fu gi celebrata dal nostro nel lib. rii, 90. Strabone (v i, p. a 4 8 ) la dice degna del suo nome , come quella eh era realmente capo delle molte citt che trovavansi in quella fertilissima provincia. Al qual pre gio , conforme qui veggiamo, aggiugnevasi. quello della fortezza, in cui avanzava gli altri luoghi forti della Campania, siccome Casilino, che fece una memorabile resistenza ad Annibaie(Strab.

i33
1. c. ) , e Benevento, dove si ridusse 1 esercito romano per an dare all'assedio di Capua ( V. Liv. x x v , i 3 ). ( i 4) Della qual condotta. Invano cercherebbest presso Livio questa grave riflessione, di. non picciola utilit nelle imprese mi litari , e quindi esposta dal nostro con belle ed evidenti ragioni jn questo e nel seguente capitolo. Alluopo adunque d accrescere 1 attivit della cavalleria e si pare che i R om ani, profittando della lezione data loro da nemici , istituissero i veliti nella guerra Campana ( V. la nota io 3 al lib. t ) ; e forse parl il Xtostro di cotal instituzione nella parie del presente libro che and smarrita. . (i 5 ) Marciavan appoggiati. In tutti i testi di Polibio leggevasi qui <*T H T f , che il Casaub. tradusse, cantra Poenum. Non piacque cotesta lezione allo Scaligero, che mutolla in x? 7>, sottintendendo Kaf<Tr/, contro Carthaginenses, e dello stesso parere fu lo Schweigh. , che la ricevette nel testo. Il Reiske propose *T v itti, contro eum ( Hannibalem ) , oweramente xkT ivi , hac ratione. Io non mi far giudice di questa con troversia j ma , se non m inganno , ove prendasi il * 7<t in senso di adversus, e regione ( di rincontro ) , non k necessario di tentare 1 antica scrittura a tutti i codici comune , ' dappoich questa proposizione nell addotto significato sta ottimamente col1 accusativo , siccome nel x -fin tx tt (e x adverso, faccia a faccia ) , che molte volte riscontrasi presso il nostro, e presso Senofonte ( Cyropaed. v i , 3 , 35 ; vii , i , a 4 ) y ed altri buoni autori. Emendisi adunque la mia traduzione e leggasi: marciavan d i rimpetto ad Annibaie, tetti" vTtt ( "Ai//8*f ) , rasente le

fa ld e de' monti. (16) Comparisce eP improvviso. Livio ( L e . ) dice eh e g li,


quasi per ispirazione, appigliossi a questo partito , dopo aver molto pensato, dove avesse ad andare. Multa secum quonam inde ire pergeret volvenli, subii animum impetus , caput belli Romam petendi. Secondo Polibio fu la sua prima idea davviarsi a Roma ; n altra ne poteva, egli concepire ragionevolmente,

i34
posciach era suo intendimento di distrarre le forze de consoli dallassedio di Capua, i quali al certo non sarebbonsi mossi per soccorrere qualsivoglia altra citt. (17) M ia cui sicurezza avea provveduto. Forse riponendola in un sito del corpo , dove non si sarebbe facilmente rinvenuta. Sebbene tutta questa circostanza era tanto frivola a narrarsi , quanto fu importante lo stesso provvedimento. Livio la omise. (18) Il giorno dopo la sua levata. Al fttl* ( 7*> *t*vyt), dopo e c ., che qui leggesi nel testo, amerebbe lo Schweigh. ch si sostituisse xace , che verrebbe a significare lo stesso giorno della partenza; perciocch, se non prima di questa, almeno nel1 atto eh egli la faceva , dovev Annibaie spedir il messo. Ma io non veggo la necessit di spedizione cotanto sollecita , quando non era supponibile, che i Capuani il medesimo giorno che ve devano partirsi Annibaie s arrendessero a Romani. Anzi a me sembra , che per dar pi colore di verit al suo stratagemma , il duce cartaginese abbia tardato un giorno a mandar il Numida colla lettera, pi verisimil essendo la diserzione che costui fingeva dall esercito ch era in cammino, e quindi disoccupato, che non dal campo, dove maggior la vigilanza ed il rigore della disci plina. Da, Livio non ipcorgesi quando il Numida andasse al suo destino. (19) Giunte frattanto ec. Avean i Romani g i , se crediam a Livio , avanti 1 arrivo d Annibaie mandate poderose forze di cittadini e d alleati per assediar Capua , ed ordinato a consoli dell anno suitecedente, cui prorogaron il comandd , di non par tirsi da quella c itt, finch non l avessero espugnata. Ma nulla dice lo stesso storico circa 1 effetto che produsse sugli animi dei Romani la nuova che il proprio esercito assediato era da Car taginesi , n circa gli sforzi che fecero dietro cotal avviso. (ao) Fece la levata. pi minuto Livio nella descrizione della marcia d Annibaie , il quale , a detta di lu i, tragitt colle sue forze il Vulturno innanzi giorno, ed intertenutosi per via in diversi luoghi, onde aver agto di guastar la campagna e di pre

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dare , giunse finalmente in distanza di soli tremila passi ( dodici stadii) da Roma. (L iv. x xvt, 9 , io ). (31) Cos poco lungi. 'Ew 1t r i t i t t m rufx'uai. I commen tatori trovaron in questo passo molte difficolt, che il Reiske appian felicemente, facendo conoscere, come il verbo w a /ftit, significando propriamente esser assente , il senso della suddetta frase riducesi all espressione della poca distanza, in che era al lora Annibaie da Roma. Infatti , siccome assenza importa lon tananza da un luogo, jos la limitazione di cotesU assenza equivaler debbe alla limitazione della distanza. (as) Gneo Fulvio e P. Sttlpicio. Erano questi i nuovi consoli Fulvio Centumalo e Sulpicio Galba rimasi in Roma , mentrech quelli dell anno passato Q. Fulvio ed Appio Cla.udio erano stati confermati nella loro dignit , affinch continuassero 1 assedio di Capua , conforme bassi da Livio ( x x v i, 1 ). Se non che , a detta di questo storico ( x x v i, 9 , 10) , il proconsole Q. Fulvio venne da Capua in soccorso della patria con una parte delle sue forze , locch non leggesi nel nstro , il quale , sebbene , ove parla delle forze che assediavan C apua, nomina Appio sol tanto , fa chiaramente nel cap. 7 conoscere che il duce romano rest col con tutta la sua gente. (a 3) Trasse r esercito. Secondo Livio ( l . c . ) accampossi An nibaie fra la porta Esquilina e Collina , e con duemila Numidi corse un gran tratto , quanto pi prossimamente pot alla citt, ma fu dalla cavalleria di Fulvio costretto a ritirarsi nel chiuso. Di questo fatto , accaduto fra 1 Aniene e Roma , e sembra che qui parli il nostro , dappoich la battaglia che , al riferire di Livio , per due giorni susseguenti stava per appiccarsi fra ambi gli eserciti, e che fu sempre separata da grandi rovesci di pioggia ( avvenimento non rammentato da Polibio ) , siffatta battaglia , d issi, non potea darsi avanti che i Cartaginesi passato avessero 1 anzidetto fiume. v (li) Non altrimenti. Troppo distanti, a dir v ero , sono nel testo i due termini xu b iirtf (siccom e) e 1* St trmfwXnri* ( similmente ) , esprimenti il confronto fra Annibaie ed Epami-

i36
so n d a , essendo essi separati da niente meno che da un intiero capitolo- lo mi sono studiato di scemare questa lontananza , usando pel primo termine vocabolo ta le , che denota relazione ad no oggetto poc anzi menzionato, cio a Cartaginesi, comandati da Annibaie. Cosi le parole, lo stesso dicasi, colle quali incomin cia il seguente capitolo formano un senso isolato. (a 5) Epaminonda. questo fatto memorabile aecuratamente esposto da Senofonte (H ist graec. v ii, 5 ) , e da Diodoro Siculo ( x v , 83 ). (26) Lagnatisi. 11 Reiske attribuendo all che leggesi nel testo il significato di biasimare , rimproverare , vor rebbe che vi precedesse la particella negativa k ( non ) ; dap poich, ben lungi dallessere stato Epaminonda biasimevole ope rando in siffatta guisa, aveva egli eseguite le parti tutte di valo roso ed avveduto capitano, e la fortuna sola era da incolparsi del cattivo esito dell impresa. Ma lo Schweigh. nou crede ne cessaria cotest'aggiunta, ed interpetra lanzidetto verbo, quereli* prosequuntar (lagnansi). lo ho a prima giunta adottata la spie gazione di quest ultimo , ma considerando ora che liti 7< trovasi presso Senofonte (Oeconom. ir, i 5 ) per biasimar alcuno di qualche cosa, io vengo nellopinione che iiriptiptQ fltti 1. 7, t f y t t t non abbia altro senso che di biasimar i fatti ; onde io amerei dessermi attenuto alla correzione del Reiske, e daver tradotto : non biasimano le fazioni ec. (37) Per fortuite congiunture. Eran queste probabilmente le dirotte piogge che due volte impedirono la battaglia ( V. sopra la nota a 3 ) , ed il non essersi Appio mosso da Capua , confor me Annibaie avea sperato, e 1 arrivo a Roma della legione co scritta da consoli lo stesso giorno, in cui giunsero i Cartaginesi alle sue p o rte, siccome fu di sopra riferito a capitoli 6 e 7. (a8) Prima di procurar ec. Non comprendo per qual cagione dispiacesse allo Schweigh. quel xf'n ( prim a , priach ) , cassato dallo Scaligero, perch creduto impacciar il discorso , locch didatti non . 11 proponimento dAnnibaie non era soltanto il

i 37
danno de nemici ( cosa superflua affatto a d irsi , e pressoch ridicola);'m a la presa di Roma. Questa essendogli andata fallita, restava eh egli facesse a Romani qualche altro segnalato danno ; onde incominciata eh ebbe la ritirata , non ritorn difilato ai suoi alloggiamnti, ma corse prima all' eccidio di Regio. (29) Furono duci. Avendo Polibio , dice lo Schweigh., nel presente capitolo nominati gi generalmente i Romani , ci av~ vertiscc ora di non aver fatta questa digressione per lodare la virt del popolo romano e de Cartaginesi, locch fu da lui altre volte eseguito ; ma sibbene d aver voluto esaltare la prudenza , la virt, la preseaza di spirito e la costanza de duci che gover narono gli affari d amendue i popoli . Il Reiske inclina a cre dere , che questi due popoli fossero i Romani ed i G reci; dap poich i Cartaginesi al tempo che scrivea Polibio, eran affatto distrutti ; ma con ragione osserva lo Schweigh. , che Polibio scrisse la prima parte della sua storia avanti la caduta di Car tagine. (30) Non gi di quelle ec. Dopo le parole gnXulm divengano imitatori, nel testo una laguna , che gl interpetri e commentatori di Polibio in vario modo si sono ingegnati di riempiere. Il Casaub. male comprendendo la mente di Polibio , tradusse con lungo aggiramento di parole: praeterea illa facinora aemulantur , quae cum% repente videantur esse conjurieta cum

temeraria quadam et periculosa audacia ; e contrario tamen et tuto audentur, et cum admiratione omnium exeogitantur.
P i felice la congettura dello Schw eigh., il quale alle mento vate due parole aggiunse le seguenti: 7St , iv% r7 r * , di tutte quelle non tanto , che sembrano temerarie; ma pi semplicemente vi fece il Reiske seguir queste: 7St cfajcu>7*, ed a lui ho creduto dover dare la preferenza., (3 1) Non di cose esterne. A questo frammento dovette pre ceder la descrizione del trionfo di Marcello peli espugnazione di Siracusa , in cui fu fatta'mostra delle cose pi preziose che i Romani tolsero a quella s ricca citt , siccome leggesi in Livio ( xx v r, a i ) , ed in Plutarco ( Marcel, p. 3 io ).

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(3 s) Ma se menando ec. La sobriet de Romani ne primi tempi della repubblica , e le agrarie occupazioni che i principali fra gli uomini di guerra e di stato non isdegnavano , atti rendeanli all osservazione di quella rigida disciplina, cui andarono precipuamente debitori delle loro conquiste. Ma per quanto allora incontaminati fossero i loro costumi dalla mollezza e dal lusso delle nazioni incivilite, non doveansi essi reputar b arb a ri, sic come il furono quegli sciami ebe rovesciaronsi sulla msera Ita lia , e spenta 1 ombra d impero che ancor vi rimanea , distrus sero a gara tanti gloriosi monumenti d arti e di sapere. Quindi se , conforme pronuncia il nostro , fu delitto lo spoglio che i Romani fececo nella Grecia degli effetti preziosi che poscia di vennero strumenti tanto efficaci della loro propria corruzione , molto maggiore fu il delitto deloro conquistatori, che, ignoranti al pari, che feroci, non la perdonarono alle produzioni dell in gegno e del gusto , le quali i R om ani, di pi felice tempra d animo dotati, e non affatto digiuni di civilt, aveano, se non rispettate , conservate almeno , a casa loro trasportandole. (33) Lasciando i proprii costumi. Questo accade sempre , quando un popolo non del tutto rozzo , ma di poca coltura , fassi padrone duno eh pi di lui ingentilito. Ed ben ragio nevole che una indole generosa e non aliena da pi nobili go dimenti che non sono quelli de sensi, si spogli della natia ferit in mezzo ad oggetti Spiranti dolcezza e socievoli affetti. E quand anche una nazione affatto barbara , siccome furon i Goti ed i Longobardi che vennero al conquisto dell Italia , mostrassi ine sorabile contro i vinti , e contro le instituzioni ed i monumenti di scienze e d arti che presso - <3 essi trov ; in processo di tem po, fissata avendo tra quelli la sua sede, e gustati i piaceri d una vita tranquilla, si diede ad occupazioni pi mansuete, e non rifuggi d immedesimarsi colla novella gente. I Romani per tanto presero dalla Grecia soggiogata e lettere, e culto , e co stumanze, cos lodevoli come vituperose, molto pi prontamente che non fece alcun altra nazione conquistatrice ; perciocch le arti utili, che da lungo tempo eran fra essi in onore, e la felicc

influenza d un clima temperato predisposti avean i loro animi a ricevere quel grado di cultura , di cui miglior modello trovar non poteano che presso i Greci. (54 ) Chi vede siffatte rapine. Il testo ytp evrttt ippi/tttc s , (letteralm ente, chi cos corre , si reca) manifestamente corrotto ; il perch il Casaub. frappose alle ultime due parole un segno di laguna , e suppl nella traduzione il diffetto cosi :

,3g

ut quisque adscititia haec ornamenta Jiierit contemplatus ,


cangiaudo , per quanto sem bra, tp /tip ttttt in m pw ti. Lo Schweigh. pretende di sanar questo luogo scrivendo : Ov ytp evlu! i S-itifili t i ivfiartl ft*n*piii. Ma perch quella ^op pia negativa iv ed iui'tzreli ? Pi , cred io , avvicinossi alla mente dell autore il Reiske , togliendo 1 asterisco , e leggendo semplicemente : ytp evinti B iifttta t. Se non che duro riesce quell avverbio evi ut , quando il senso richiederebbe un sostan tivo , quale fu aggiunto dal Casaub. , ovveramente un pronome che si riferisse all azione summentovata del rapire che fanuo i conquistatori le ricchezze de popoli vinti. Quindi io non sarei lungi dall attribuire a Polibio questa lezione: ytp l i vi et ifts te f, oppure Ip fttttt, conforme trovasi in Omero per ipSr. Ho sospettato eziandio che avesse scritto il nostro: ytp e vi u t irpts diati ip p i fi l i t i ( imperciocch colui che recasi a tale spettacolo ) ; ma rimarrebbe l inconveniente dell e vi u t. (35) Superati i nemici. Cio uccisi gli Scipioni P. e C o rn ., e battuti e dispersi i loro eserciti, 1 anno di Roma 5 ^ i. V. Liv. xxv , '34 e seg.; Appian. de reb. hispan.,c. 6 . Schweigh. (36) J f aver finita ogni guerra. 11 Valesio ed il Reiske pre sero abbaglio nel verbo xm pnxtta t, cui diedero il senso di suscepisse hellum ( aver impresa la guerra ) , affatto contrario a ci che volle qui esprimere Polibio, siccome ha giudiziosamente osservato lo Schweigh., facendo conoscere che n ti piti ed /ptit propriamente significano togliere , levare. P7) Entraron in discordia. Lo stesso mette il nostro ( x , 6 ) in bocca a P. Scipione > figlio del Publio ucciso in Ispagna ,

4o
aringando i soldati nella stessa provincia. E pi chiaramente espone il fatto Livio nella stessa dicera, scrivendo (x x v i, 4 ' ) : Tres duces discrepantes, prope ut defecerint alii ab aliis, trifariam exercitum in diversissimas regiones distraxere . (38) Indibile. Andobale il chiama sempre Polibio , ma n o i, seguendo i suoi jnterpetri la tin i, scriviamo con Livio Indibile. E ra costui, a detta del nostro ( x , 18 ) , e di Livio (x x ix , i ) regolo degl Ilergeti, che abitavano quella parte dell odierna Ca talogna , dov Lerida , allora denominata Ilerda. (39) Le proprie figlie. Nel lib. x , cap. 6 , racconta Polibio che Indibile e Mandonio avean dato in ostaggio ad Annibaie le mogli e le figlie. Livio ( x x v i i , 17) introduce Indibile lagnantesi presso i Romani dell avarizia e della superbia de Cartaginesi, e degli oltraggi dogni m aniera che contra di loro si permettevano. (4 0) Di molla circospezione. A quale degli avvenimenti narrati nel presente libro appiccasse Polibio questa digressione non facil cosa il decidere. Secondo il Reiske apparterebbessa all uc cisione degli Scipioni nella Spagna, accaduta parte per av.er essi data imprudentemente una notturna battaglia, parte pella perfidia de Celtiberi ; ovveramente a qualche colpo di mano del re F i lippo riuscito vano contra quelli di Megalopoli. Pi probabile sembr allo Schweigh. che vi abbia data occasione la impresa del giovine Scipione contro Cartagine nuova, nella quale egli adempi cos bene i doveri tutti di buon capitano. Se non che riflette questo stesso commentatore , che allora dovrebbe tutto il frammento essere trasportato dopo lestratto Valesianoc. a a a a 6 , che contiene le cose dell anno di Roma 544 ; locch non per mette di fare la sentenza che leggesi nel medesimo estratto Valesiano : tanto grande cosa ec., e che nel margine del codice Urbinate scritta nella fine di questo estratto , cio dopo il cap. a i. Se pertanto consideriamo , che Polibio suol dare sif fatti ammaestramenti col appunto dov egli riferisce gli errori commessi da Capitani, o da uomini di stato; non saremo alieni dal ricevere una delle congetture del Reiske, massimamente la

prima , che mira ad un avvenimento sciagurato di gravissima importanza. ( 4 1) In qual guisa. Gl interpetri latini hanno qui trovato il testo oscuro, e si sono permessi d amplificarlo, per dargli maggior chiarezza. A me non sembrato eh esso sia tale, quindi ho voluto ristringermi alle espressioni dell autore , che sono le seguenti: Tit vr i Ifw ts 7SV lom iliis imd-tmtts , r x ttr t rjn w i f i m ; verbalmente ; qual sia la foggia di cotesta dis posizione fa c il a considerare. Avea Polibio test affermato che il maggior numero delle imprese guerresche si eseguiscono con astuzia, anzich con forza aperta. Ora passa egli ad insegnar il modo di dspor siffatte imprese ; per significare la qual cosa non era al certo necessario di fargli dire, siccome fece il Casaub.:

Quonam igitur modo ejusmodi incepla disponi atque adminis trari recte queant, considerare jarn licei, e molto meno era
bisogno di spiegare questo luogo colle parole dello Schweigh. nelle note: Quonam igitur modo dispositus, id est comparatus

sit et instructus esse debeat im perator, ut certa ac sollerti ratione , quid quid sibi proposuerit, consequi po ssit, conside rare nunc licet. Ed il Reiske stesso disse poco pi che nulla ,
citando , ad illustrazione del presente passo , la sentenza di Po libio nel principio di questo capitolo : ( affinch il capitano ) ottenga in ciascheduna cosa l intento , eseguendo con senno ci che si proposto . Fatto st, che , non potendo la dispo sizione qui rammentata aggirarsi se non se intorno alle occulte imprese d armi ; n oscuro, n tampoco , conforme sospett lo Schweigh. , manchevole dovette riuscir il testo. (42) Avendo ogni pratica. Opportunamente nota lo Schweigh., che il vocabolo , che qui usa il nostro , denota bens generalmente azione, gesta , ma in questo luogo singolarmente , azione con scaltrezza intrapresa , che mira ad ingannare, sor prender ed opprimer i nemici inavvedutamente. La voce italiana da me prescelta s accorda per avventura colla greca, cosi nella forma come nella sustanza. (43) N pel piacere ec. Profondo conoscitore del cuor umano

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si fa con questi piccioli tratti conoscer Polibio. Didatti nulla osta maggiormente all esecuzione d un disegno, che le passioni onde 1 animo dell esecutore agitato ; e chi non ha imparato a re primerle per m odo, che nessun segno esterno ne apparisca , potr esser ingegnosissimo nel concepimento d una impresa, ma difficilmente gli riescir di mandarla ad effetto.' Ora fra i varii affetti che le menti deboli soglion accecare, i principali appunto sono quelli che yeggiam qui toccati : la gioia prodotta da una speranza inaspettata, il timore che ne invade pegli ostacoli che improvvisi s attraversano a nostri divisainenti, e 1 * amore che portiamo agli amici (avtnB-nx ) ed a pi stretti parenti , segna tamente alla moglie ed a figli ( (ptXarrtfyl* ) , cui sovente una dolce abitudine ci costringe a non tener nulla celato. (44) Coll'animo. Non per una sola via prorompono i pensieri ed i sentimenti, n per occultarli basta frenare la lingua, interpetre di loro pi chiaro e familiare. Dee pertanto il buon capi tano esser simulator e dissimulatore perfetto, acchetando non solo ogni tumulto nell anima coll affisare di continuo 1 oggetto a cui intente sono le sue operazioni, ma si ancora comandando a querepentini moti che involontarii sorgono nelle membra del1 appassionato , e segnatamente negli occhi e ne lineamenti della faccia, e che nou di rado tradiscono, eziandio a meno avveduti, le intenzioni pi nascoste. (45) Ed il loro compimento. Ke< 7ie S tx ilffi* 7* 7u7u t sono le parole di Polibio, che il Casaub. e lo Schweigh. voltarono , et eorum conjiciendorwn quis sii modus. Ma il modo di com pier una cosa non lo stesso che il suo compimento , e coll autorit di Cicerone , che disse ( Philip, xiv , i ) , confectio belli (compimento della guerra) avrebbono gli anzidetti interpetri molto meglio colta la mente dell autore, se scritto avessero et

eorum confectiones. (46) Le parole ed i segni. Cos ho creduto di dover rendere i vocaboli n n 34fittiti xxt arufarvt&iftttl* che riscontransi nel
testo. Secondo lo Schweigh. erano i primi segni dati colla voce semplicemente, qual la cos detta parola de moderni ; gli altri

erano segni doppii dati colla voce, e con qualche atto muto , affinch si potessero conoscer in distanza. Il Casaub. tradusse i secondi signa muta , la qual espressione a buon dritto disapprova lo Schw eigh., e vi sostituisce sigila dupla , appoggiato all auto rit del tattico Enea ( Poliorcet. c. 35 ). Ma , per mio avviso , and egli pur errato , dappoich il nostro in questo stesso libro ( cap. 17 , periodo penultimo ) asserisce cbe cos i rv9-ift<cl come i trxptctrwi Stipula erano talvolta doppii. Oltracci dagli esempli che adduce Enea ( 1. c. ) chiaramente si conosce, che nel zrxfetrvifap* aggiugnevasi non solo un atto qualunque alla parola; ma colui ancora al quale siffatto duplice Segno dirigevasi, con altro egualmente doppio vi rispondeva. - Concludiamo adun que , che nel ritSnpt era la parola semplice od accompagnata da alcun gesto , ma senza risposta , e nel wxfaMrliSnpttt erano sempre amendue da amendue le parti espresse. Quindi io avrei meglio renduto il secondo di questi vocaboli per segni sussidiarie; quantunque ci non sarebbe bastato per denotare la , dir cos, doppia duplicit esposta da Enea. (47) A ltre dalla storia. Nel lib. 1, 5 7 , riferisce Polibio, come nella prima guerra punica non si omettessero da amendue le p a r ti, n gli stratagemmi che traggonsi dalle storie , n i ri trovamenti tolti dalla opportunit e dalla urgenza de' casi, n i partili lemerarii e violenti. Col pertanto trattasi dell esecu zione delle imprese di guerra, qui del loro divisamente , a cui rendon atto il capitano le cognizioni acquistate per via della propria esperienza ( i* pifrnt); dell esperienza altru i, leggendo avvenimenti guerreschi , o conversando con uomini periti del1 arte militare ( t * 7j t trn p tx t) ; e collo studio assiduo della scienza della guerra, e delle dottrine che come ausiliarie vi appartengono ( xxT ifi w i ipicti piiSJ/xt ). (48) Astrologia. Cio quella scienza che oggid chiamasi astro nomia , per distinguerla dalla bugiarda e superstiziosa che nel1 aspetto degli astri cerca 1 avvenire , cui esclusivamente si at tribuisce l altro nom e, quantunque la si potrebbe qualificar ab

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bastanza colla denominazione d astrologia giudiziaria. Astrologia pure appella la pi nobile di queste scienze Aristotile ( Anal. prlor. ), e Cicerone ( de offic. i , 6 ; de divinat. n , 4 2 ) Ma dai tempi d Augusto- in poi pi frequente si rese 1 altro nome per denotare lintelligenza de rivolgimenti celesti, e ne fanno fede il titolo dastronomico!! dato da Manilio e da Igino aloro poemi che trattano di cotal materia , ed i passi di Petronio Arbitro , di Seneca , di Macrobio , di S. Agostino citati dal ForcellinL Eliano ( Var. hist. z , 7; x m , 12) scambi stranamente queste due espressioni, chiamando astronomo certo Melone ateniese, che cans d andare colla spedizione contro la Sicilia pella co gnizione eh egli avea delle vicende future , ed un altro Melone da Leuconoe astrologo , il quale avea rizzate delle colonne, su cui inscrisse gli solstizii, e trov l anno grande. Tuttavia non fu ignoto il nome d astronomia a filosofi del secolo di Pericle. Platone stesso in varii luoghi delle sue opere di quello si valse ( de republ. v i i , 1. 11, p. S i ] e 5 ag ; Epinomis t H , p. 990 ; Phaedrus t. n i , p. 275 , edit. Henr. Steph. ); e Senofonte (M emorabil. lib. iv ) , introdotto avendo Socrate a parlare de limiti che nella buona educazione prefiggersi debbono alle scienze prin cipali , gli fa dire che 1 astronomia hassi ad apparare sino al punto di conoscer i tempi della notte , del mese e dell anno ad uso delle maree, della navigazione e delle guardie , i quali con fini assegna il nostro ancora al capitano , che utilmente ama d instruirsi in questa scienza. (49) Grande non ec. Yale a dire ; non fa mestieri di co noscer a fondo le qui mentovate scienze, n dapprenderne tutte le sottigliezze ; ma quella parte soltanto che richiedesi pelle co gnizioni che l autore va esponendo. (5 0) Ma la scienza ec. Gli antichi, non avendo oriuoli a molla , avanti l invenzione degli orologi da acqua ( clepsidre ) , per Scipione Nasica, fanno di Roma 5 q5 (V . Plin. H. n. v i i , 60 ) , distinguevano le ore diurne per mezzo della situazione e lunghezza delle ombre , e quelle della notte pel sorger e tra montare delle costellazioni, segnatamente del zodiaco. Ecco in

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qual guisa lo studio della divisione del tempo congrugnevasi col l'astronom ia, della quale indivisihil compagna la geometria. > (5 i) E possibil non . Il senso d i queste parole sembra esser il seguente : Chi non sa quanto viaggio egli pu fare in un giorno di sta te, e d inv ern o , ed in una notte damendue le stagioni, non sa altres, se potr arrivare in un certo luogtf es sendo ancora buio nello spazio determinato d alcune ore; n se giugner vi potr con tempo fresco, o colla pioggia, e sopra un suolo lubrico e fangoso. Cosi chi ignora la differenza de tempi non s a , se in un certo tempo delle notti estive, potr trovar i nemici ancora dormienti nel letto, ed altre cose simili . Reiske. (5 a) Le ore del giorno. Divideano gli antichi la linea che percorre il sole sopra 1 orizzonte , qualunque fosse la stagione, in dodici parti eguali ; dond chiaro che le ore diurne nella state riuscir doveano maggiori che nell inverno , e viceversa le notturne. Quindi la differenza delle ore estive ed invernali che riscontrasi negli autori di que' tempi. V. Plauto, Pseudol. v, a , io ; Martial. epigr. xu , i ; Veget. de Re m ilit i , g. (53) N el cielo. K itrftts ( mondo ) il vocabolo , con cui Po libio qui esprime 1 * immenso spazio , nel quale muovonsi il sole e gli a stri, e lo stesso senso gli attribuisc' egli pi abbasso in questo capitolo , e nel libro x ii, cap. a 5 , citando le. parole di Timeo. Al qual proposito da sapersi, come gli stoici dayanp a questa voce un triplice significato; perciocch chiamavano cosi Dio qual artefice del mondo ( Stifitxpyht ) , e tutto V ornamento degli a s tri, e ci che d amendue composto (V . Diog. Laert. lib. v i i , p. 197 ) cotale sentenza scrive Plinio nel principio della storia naturale : Mundum , et hoc quod nomine alio coe-

lum appellare libuit, cujus circumflexu iegunlur omnia; e


Platone nel Tim eo: Ai* lavi *7 cfi 3 UT m tftu s i <>

i tf tifi ftoityxiit i/a tte y t y i t t t , ito k*\ i n i a i. Perci non fece n due, n infiniti mondi, ma un solo unigenito cielo f u crealo , ed , e sar. (54) Le costellazioni tutte. Questa riduzione fassi osservando
f o lb io , tom . i r . io

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quali costellazioni ne Tari! punti del cielo sorgono sull orizzonte contemporaneamente a respettivi segni del zodiaco , e quali con questi tramontano. Cbiamavanli gli astronomi greci n tp a is tli* ji.n l , eh* quanto dire, insieme spuntanti, e se ne pu& veder un esempio in Servio (a d Virgil. G eorg., lib. i, v. 218 ) , dove il cane e la corona sono assegnati per paranatellonH al toro. Alla qual operazione egli manifesto, che rendesi necessario, siccome dice il n o stro , lo studio della sfera, o d ir vogliamo le cognizioni .degruppi dastri, cui datempi pi remoti fu attribuita la figura d animali o d altri oggetti pi o w ii , perch pi facil mente s imprimessero nella memoria. (55) Quindi ec. Il Reiske modestamente, confessa che, essendo egli dell astronomia digiuno, oscuro gli riusciva tutto questo luogo. Lo Schw eigh., comech alieno da siffatta protestazione, nulla fece per illustrarlo. Io , senza credermi dappi di questul timo commentatore in fatto dastronomiche cognizioni, aggiugner a quanto indicai nelle note 5 o e 5 a e nellantecedente, che nell divisione del tempo notturno gli antichi di due mezzi valevansL L uno era la partizione del zodiaco e de circoli a questo paral leli , corrispondenti alle costellazioni insieme spuntanti ; 1 altro consisteva nel calcolare glintervalli che passano dal sorger duna costellazione a quello della sua vicina. Laonde se lastro che sale sullorizzonte al tramontar del sole avea percorso, supponghiamo, la terza parte de summentovatS circoli, conoscevasi che la terza parte della notte era trapassata, e se tre costellazioni erano asce se , manifest rendeasi che tre parti (delle sei) della notte .erano finite. (56 ) Alla luna. La cui luce apparisce eziandio attraverso delle nubi. Supposto adunque, che il capitano conosca le diverse ore ed i diversi siti dello spuntar e del tramontare della luna in ciascheduna notte , facile gli riescir di determinar in quella le respettive ore. Sapendo egli, per esempio, che la luna in una certa notte sorge nella seconda ora della medesima in distanza di quattro gradi dalloriente equinoziale, calcolare potr la parte del circolo ehessa, in qualsivoglia punto si trovi, avr compiuta

*m 11 orizzonte., e pei* conseguente quanto tempo della notte sia gi trascorso. Ci non pertanto erano gli antichi molto lontani dal poter, con precisione indicar le tante variazioni che osservansi nel corso della luna. Aveva, a dir vero, Tolemeo nellAlmageste per ispiegar il movimento irregolare de pianeti insegnato il ri piego degli epicicli, cio a dire de circoli che hanno il lor cen tro nella superficie d altri. circoli maggiori, e per la luna , la cui vicinanza alla terra rende le sue variazioni di sito pi osser vabili, ne avea costruiti due. Ma dopo linvenzione de telescopi! appena, per mezzo de quali mlto, maggiori comparivano quelle variazioni, si pervenne a qualche esattezza in questo particolare, pelle fatiche di Ticone , di Newton , di Halley , di Euler , e singolarmente di Tobia Mayer , le . cui eccellenti tavole lunari pubblicarono La Lande ( Connoissances des mouvemens clestes, 1761 ), ed il P. Hell ( Tab. lunar. Tob. M ayeri, Vindob.' 1771 ). Il perch, da cre4 ersi che Polibio , al quale non potea neppur esser noto il debole ritrovamento di Tolemeo a lui posteriore, non avr preteso dal suo perfetto capitano se non se una cogni zione approssimativa della giornaliera situazione della luija , ed acquistala pi per esperienza che per calcolo. (57) A cui siccome modello ec. Cio : eguali essendo ! mesi per rispetto alla rivoluzione lu n are, basta conoscere i .particolari del luogo e del tempo ad essa spettanti pel corso dun mese solo. (58) Ulisse. Omero nel libro quinto dellOdissea vv. 373-274, dopo aver descritta la fabbricazione e l allestimento della nave ebe si fece Ulisse nell isola di Calipso, dice di questo grande capitano, entrato in quella e pronto a salpare :
. . . vwtf sr <p*fti<ru i ntrlt

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TlXriii^m T t n f S t i xcc) vAp*lt 9r, i * a't

Btulflt ,
ia-/*Aijir(F x a iir m .

Sulle palpebre non gli cadde il sonno , Mentre le Pleiadi affisava , e il tardo A tramontar Boote, e V Orsa che anco Sovrannomata Carro.

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(5 g) Per rimaner ec. Variano i codici nella -lezione di questa luogo. La maggior parte d essi co libri stampati hanno i r *) wfurlt , che non significa nulla ; il perch' il Casaub. e lo Schweigh. posero dopo 1 i * un segno di laguna. Ma sono egualmente vuoti di senso i t isr/ev, ts tn v tp ift'ttiit che trovansi in altri codici. N valgono meglio le correzioni proposte da com m entatori, I v i A tv fitv ( verso Leprea ) , luogo della Trifilia ben lungi da Cineta; iir Hpiitv (verso i> tempio di Giunone ) , supposizione 'gratuita ; i r i f t f v i (sopra certi mu rice!), emendazione del Gronovio, che non ha alcun fondamento. Ma nep p url ix apxtv prodotto dallo Schweigh. dietro il sug gerimento del Buttman pu esser accettato , pella dissimiglianza somma de vocaboli, dallo Schweigh. stesso gi osservata, quan tunque il fiume che scorre presso Cineta sia a settentrione di questa citt. Ma a me sembra, che nessuno abbia ben compresa la fona di quell* i t t i r i c h e , per mio avviso > non relativo alla stazione, che dovea far A rato , sibbene al corso del fiume che bagnava Cineta , dicendo Polibio , che .1* anzidetto capitano venir dovea al fiume (*?* 7* ) che scorre da Cineta ( iv . K ) alla volta ( i t -) ) d alcun altro luogo , il di cui nome , qualunque esso fosse , stato storpiato da' copisti. (60) Polemarchi, Letteralmente capi della g uerra, comech le funzioni d i questo magistrato diverse fossero da quanto suona il loro nome. Imperciocch avea desso m custodia le chiavi della citt, e di giorno era in istazione alle porte. Un palazzo apposito sembra loro essere stato'assegnato per abitazione, conforme ap parisce dal lib. iv , 79, di queste storie. Vedi ancora la nota 75 allo stesso libro. (61) Pecore di lana dilicata. Queste chiama Varrone (d e Re rust. 11, 2.) pettilas , perciocch per cagione della delicatezza della loro lana coprivansi con p e lli, affinch quella non s insucidasse o strappasse. Pellitas le denomina eziandio Orazio (O d . lib. 11, 6 , v. 10 ), e Plinio ( v m , 47 ) tectas ( coperte ). Columella ( v i i , 4 ) greche e tarenline le appella , e dice , che non

mandavansi ogni giorno al pascolo, ed a casa con maggior cura delle altre si custodivano. Non quindi da maravigliarsi se co-1 teste pecore pascolavansi intorno alla c itt , e non mandavansi in siti lontani, dove correvano maggior pericolo d offendersi la lana pegli sterpi o pe fossi ; n trovo conveniente di riferire collo Schweigh. le parole 7Ut ItSir/t'um t al Tu che precede, quasich avesse voluto significar P olibio, che colui eh avea le pecore era solito a pascolare presso alla citt. (6 a) Affare domestico. 11 testo ha jS<7<c<r, che lo Schweigh. giudiziosamente prese da codici Aug. e M ed., mentrech negli altri era questo vocabolo corrotto. Significa esso propriamente bisogno della vita , ed in tal senso lo riscontriamo nel lib. i v , < j3 . l<fi7i* ne fece il Casaub. con buon senno, in ci che spetta all aggiustatezza dell espressione, ma troppo scostandosi dalle tracce de codici. ................... (63) Circa lo spuntare delle Pleiadi. Questo gruppo di stelle siede sulla groppa al toro , e non lungi essendo da gemelli , sorge col sole poco tempo avanti che questi immergansi ne suoi raggi, cio a dire intorno alla met di maggio, quando le notti sono gi molto b re v i, quantunque non brevissime, conforme tradusse il Casaub. le parole del nostro 7iA* (64) Di sopra. V. lib. V , c. 97. (65) Nicia. La strage che facevano le malattie nell esercit ateniese, ed i nuovi soccorsi giunti a Siracusani indussero Nicia alla partenza. Era gi ogni cosa a tal uopo apparecchiata quando la luna eccliss. I l capitano ateniese, oltremodo superstizioso, consult i vati circa questo avvenimento, ed avendo essi pro nunciato che altri venzette giorni, cio a dire unaltra rivoluzione della-luna egli dovesse col rimanere, cos fece, e diede occasione a nemici d assaltarlo con grande loro vantaggio. In tal guisa raccontano la faccenda Tucidide lib. v t i , p. 539 , e Plutarco in Nicia p. 538 . Secondoch narra Polibio , e si pare che d un giorno solo Nicia procrastinasse la sua levata ; ma io credo che maggior fede meriti Tucidide, il quale descrive cose asuoi tempi

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accadute, ed a gran parte delle quali gli stesso intervenne : chi non dicesse che la levata di cui parla qui il nostro non avesse per iscopo la partenza da Siracusa, ma sibbene luscita dal luogo sicuro dov.erasi dapprima ricoverato. (66) Non che non. Lo Schweigh. suggerisce nelle note d aggiugner al tsto la seconda particella negativa, che vi m anca,' e di scriver ii t fin , siccome lo richiede il senso che volle esprimer Polibio. Io ho seguito il suo consiglio. (67) Per ci che concerne ec. Avea il nostro promesso nel lib. v , 98 , di trattare questo argomento a luogo e tempo , op portuno. (68) La distanza. Ritorna qui Viwl$<nt che nel lib. vili , 6 , interpetrammo salita, giustificando nella nota siffatto senso cond ir 1 opinione degli ' altri commentatori. Nel presente luogo per tanto non ammette l anzidetto vocabolo altro significato che quello che gli abbiara qui attribuito. (69) Non rompasi. Quanto pi un . piano inclinato s accosta alla perpendicolare , tanto meno gravita sopra di lui il peso di chi vi ascende; quindi la difficolt ed il pericolo di cadere nel montar una ripida salita. L opposto ha luogo quanto pi il men tovato piano dalla vertical si discosta, ed egli perci, che la Scala rappresentante questo piano soccomberebbe al peso 9 i chi vi sta sopra , ove la sua estremit inferiore in troppa distanza si collocasse. , (70) Applicarsi. II testo ha v*Xvwftiypitt~t vxp* 1S t fi*3 nfti% St, cb quanto apparar di proposito e con diligenza le cose che insegnrto i matematici. La misurazione pertanto accennata qui da Polibio si eseguisce per via di due triangoli rettangoli, i di cui lati corrispondenti sono fra di loro in pro porzione geometrica, nel seguente modo. Si fissi (T av. fig. 1 ) un punto F , la distanza del quale dalla base del mur B conosciuta. Poscia stabiliscasi un oggetto ritto qua lunque D E , pi basso del muro e situato fra gli anzidetti termini B e F, e cerchisi un altro punto G, donde affisando la cima D di cotestoggetto, si vegga eziandio la cima del muro A. Si costruiscano

P<tifai? T . 7 V . Tai?.IU p a f./?.

Tavola incompleta

15.i
i triangoli A B C , D E C , i di cui'lati corrispondenti saranno fra di loro in geometrica proporzione- : cio, CE : DE r= -BC : AB. Si nqisurino CE e D E la ti del triangolo minori ; si misuri al tres C F , si detragga dalla nta distanza BF , ed avrassi la (Misura di' B C , lato del triangolo maggiore* Questi tre m em bri, per mezzo del calcolo proporzionale , conosciuto (eziandio nelV aritmetica , daranno 1 altezza cercata del muro. (71) Delle proporzioni. Di queste abbiam veduto un esempio nella nota antecedente. Sono esse, trattate da Euclide nel quinto libro sotto il nome d analoge,, che d loro il nostro ancora. Le equazioni non hanno a confondersi con quelle che insegna lal g ebra, della quale avanti gli A rabi non s ebbe cognizione al cuna ; sibbene denota questo vocabolo nel prsente luogo 1 egua glianza ( iftitlnc ) delle'figure, della quale ha ragionato Euclide pel.lib. 1, dimostrando il modo d uguagliare il triangolo i pa rallelogrammo, ed Archimede, dove paragona tri) di loro la sfera, il cilindro ed il cono. (72) Commentarii di Tattica. Seno questi i libri tattici che perisse il nostro separatamente da questa storia, i quali libri ram mentati sono da Eliano e da Arriano ( V. la nostra prefazione voi. 1, p .. 11 ). Trattavan essi, per quanto scorgesi da questo luogo, non solo dell arte di schierare gli eserciti (l&Tliit, jr f* 777u ) , eh l etimologia di questo nom e; ma del modo ancora di piantare gli accampamenti. (73) Ragionevolmente. F ra le varie sentenze degl interpetri circa il senso del fix flis che qui riscontrasi, ho prescelta quella dello Schweigh., il quale lo spiega nelle n o te , convenienter,

reete , cura rottone, ju re aliquo , merito. (ji) A nzi grandemente disapprovo. Cosi m sembrato doversi render le p aro le, zrtXv li /tZ x k n 'che qui usa P olibio, riferendo, siccome fa lo Schweigh., il rA all i r t r , per modo che volgasi a significare: io molto mag giormente disapprovo ec. , di quello che sono zelante ec. Ma quel h esprime un non so che di modifirazione allesageramento

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nel disapprovare, cui noi crediamo non inale corrisponder nel nostro idioma la congiunzione artzi. (j 5 ) E perfino ec. E ra la palestra presso i Greci propriamente la ltta ( trxXi), innanzi alla quale ungevano il corpo collolio , affinch fosse pi arrendevole e potesse pi facilmente sottrarti da colpi dell avversario, (Y irg. JEn. 1. m , v. i ; Ovid. Heroid. epist. 19, v. r i ; Lncan. iv, v . 0 i 4 ). Prendevasieziandio pel luogo dove faceasi questo esercizio ; ma differiva dal ginnasio, sebbene talvolta si confondessero questq denominazioni. Vogliono alcuni , fra i quali lautore de*viaggi del giovine Anacarsi (voi. 11, p. 118), che nel ginnasio s esercitassero soltanto i fanciulli ; laddove nella palestra lottavan anche-gli adulti. Ma io credo, che lai differenza tra questi due luoghi consistesse in ci, che nel primo ddestravasi la giovent in tutti i generi d'esercizii del corpo, che comprendevansi sotto il nome di pancratici ( lotta , pugilato, disco, co rsa, cocchio ) , e nel secondo la lotta sola eseguivasi. Quindi definisce Esichio la palestra, iir i li v x /J tt xXtf.Qoili, dove i giovani ungonsi ; n prticavasi l unzione , se non se avanti la lotta. 11 ginnasio al contrario secondo lo stesso lessicografo , 7 iv f i 1 m , il luogo dove combattono; ed x y t, combattimento, abbraccia tutte le cinque maniere, summentovate. Per la qual cosa Erodoto ( r i , 91 ), dove riferisce che i Chemmiti , contro al costume degli altri E gizii, celebravan in onore di Perseo, ch dicevan esser nato fra di loro , i giuochi ginna stici , cosi si esprim e; x y a ix y v fitit'i h& tn efi n r t t xyu>hs *%*lx. Hanno statuito , traduce il chiariss. Mustoxidi, un ludo d ignudi, cT ogni maniera di certame. - Ora non probabile che chi fra i Greci, preparavasi allo studio del ballo bisogno avesse dapparare lintiero pancrazio ; sibbene di leggeri si com prende, com e, appropriandosi la destrezza e volubilit de movimenti -eh esegui vansi nella lo tta , giugner potea taluno a maggior perfezione nell arte del ballo. (76) Assumer da fu o ri ec. Cio da scienze che propriamente all arte militare non appartengono , siccome sono l astronomia

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e k geometra, delle quali ha il nostro di sopra ragionato. Glinterpetri latini non mi sembrano aver esattamente renduto il senso di-questo passo. T i* i*Tt i wtlntvfiifl** h t'cs p*n sono le .parole del testo, che letteralmente suonano : assumere sino ad un certo segno gli studii di fuori. Ma alias nonnullas;

artes velut exlrinsecus adsumendas, pigliar quasi da fuori- al cune a r ti, esprime una sentenza ben diversa dalla test addotta dappoich wtlnS'tv/itti* non sodo arti, sibbene studii, discipline, e quel quasi da fuori del tutto inetto; n alcuna di siffatte di scipline , dice Polibio, eh da assumersi,ma alcuna parte desse. . (77) La maggior parte. Questo frammento a dir v e ro ,
genecalmente connesso colle cose trattate di sopra; ina per modo che manca qualche cosa fra mezzo; locch apparisce dalla parola w ftu fn ftu ttt ( anzidette ) che si riferisce a w okitit , senza che questo/vocabolo precedesse . Reiske. (78) Di che cagione ec. Egli un poco difficile a. compren dersi , com e. fra due citt che hanno un terreno eguale ( dap poich di quelle che lo han ineguale i r nostro ragiona poco'ap presso separatamente ) possa quella che ha m inor circonferenza aver una grandezza molto maggiore : chi non Volesse por eotesta grandezza nel numero delle case , a spiegare la qual cosa non v ha pertanto bisogno di precetti ' geometrici. Ma nasce, '.per quanto a me p a re , siffatta differenza dalla figura pi o meno regolare del circuito. Rappresenti, per esempio, l esagono; A B C D E F ( Tav.; fig. a ) il perimetro duna citt, e lirregolarissimo poligono a B bC cD d Ee F f in quello iscritto figuri il giro dun altra. 1 lati formanti lesa gono insieme sommati avranno una estensione ben minore che non i lati del poligono uniti ; conciossiach torcendosi gli ultimi talm ente, che molti angoli entranti e sporgenti' ne risultano, vengon essi a due a due componendo con ciascheduno de prim i altrettanti triangoli, ne quali AB minore, di Aa -f- Ba , BC<5 Bb -j- Cb, e cos gli altri; Un lato in qualsivoglia triangolo, essendo tninare de due rimanenti. Laonde la somma degli u n i,

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cio delati dellesagono, sar eziandio minore della somma degli altri , cio de lati del poligono. All' opposito il piano compreso nel primo circuito sar considerabilmnte maggiore di quello eh rinchiuso nel secondo , per cagione de triangoli anzidetti che contenuti sono in quello, ed esclusi da questo. . .(79) Le case in siffatti luoghi. La facciata delle cas fabbricate sopra un terreno inclinato, forma con questo un angolo pi o meno acuto., secondoch maggior o minor l inclinazione della base degli edificii'; ma col piano su cui posa il colle si congiur gne cotal facciata atj angoli retti, siccome dimostra l figura qui tracciata ( Tav. fig. 3 ). AB , piano inclinato. B C , D E , G H , facciate delle case. BM , piano orizzontai^. D F , G l , ossia KM , LM , basi orizzontali delle respettive case. Le basi adunque- degli edificii, ne punti D , G sul piano inclinato corrispondono a punti K , L sul piano orizzontale: quindi non avr luogo sul colla un maggior numero di case, di quello che avrebbe sul piano ad esso sottoposto. ' (80) Parallelo al piano.- Nelle nostre case i tetti inclinati sono sulle facciate ad angolo ottuso , ma stando a ci che dice qui P o lib io, erano in Grecia i tetti orizzontalmente distesi , quali oggid ancora si fabbricano ne paesi pi meridionali. d Europa , segnatamente in Napoli. , (81) Di tutti gli avvenimenti ec. Secondo Livio ( x x v i, 3 8 ) , era Annibaie pr natura non -meno avaro che crudele. Praeceps, spno sne p aro le, in avaritiam et crudelitatem animus. Ma Po libio ( cc. S4 , ) lo scusa d aimendue questi vizii, attribuen doli a suoi amici e consiglieri, anzich. a lui medesimo. (82) Del maggiore Magone. Parecchi duci cartaginesi vavea di questo nome , Siccome scorgesi da varii luoghi di Livio. Il nostro ancra rammenta nel cap. 25 di questo libro, un altro Magone sovrannomato Sannita, per rispetto al quale forse questo Magone sar stato chiamato maggiore, ove pur sia sana la le-

i 56 zione w ftrfivltv (del vecchio) che hanno i codici. Tuttavia non nego, che assordo mi sem bra, non altrimenti che sembr al G ronovio, iotesto epiteto distintivo . apparendo d Livio (x x v , 5 a , 34 ) e da Appiano ( Annibalic. c. 20 ) , non meno che dal nostro , che il Magone, il quale dopo, l partenza <F Annibaie amministr gli affari 'della Spagna, e che lece col capitar male ' i due Scip ioni, era fratello di Annibale. 11 perch io sono pentiti d avere col Valesio adottata la lezione com une, e tengo or collo Schweigh., che abbiasi a leggere t* l ip*t (ilp i giovane), 0 , ci eh* pi ragionevole, debbasi al tutto rimuovere quel inetto epiteto, di vftrBulcu , e leggere semplicemente tfi- 7 M iy u tc t ( per mezzo di Magone ). 11 Gronovio leggeva vp irfiivlc (d e l legato ); ma n i Cartaginesi, per quanto noto, avean nella loro milizia la dignit di legato , conforme 1 avean 1 Romani , n vftr/tvlit fu da alcuno bun autore usato in altro senso che d ambasciadore. (83) I pretori romani. Questi erano i fratelli Cajo e Publio Scipione, l uno p ad re, l altro zio dell Africano m aggiore, de bellati in Ispagna , ed uccisi da fratlli Asdrubale e Magone , siccome distesamente narra Livio (x x v , 3 a , 3 ^). Lo Schweigh. dice di non comprender abbastanza la forza dell Hftx che segue nel testo 1 w tr liita tltt ( che uccisero ) , e sospetta che possa riferirsi all geste contemporanee dAnnibaie in Italia, per modo eh esso valga , ad un tempo. Ma perch' non potrebbe siffatto vocabolo significare qui nello stesso luogo , simul ; dappoich secondo Esichio esso ricevesi non solo nel senso di i t 1S vlS X piitt ( nello stesso tempo ) ; ma eziandio in quello di i/tt , i f t t n ( insieme , nel medesimq sito ) ? E didatti insieme trovaronsi quella segnalata fazione' i mentovati fratelli d Annibaie. Nel volgarizzamento mi sfuggita, questa espressiva congiunzione. (84 ) Ippocrale. Era questi d origine siracusano , siccome lo indica il suo nome greco, ma avea domicilio in Cartagine , dv erasi rifuggito suo avo. V. lib. vm , 1. (85) Millono. u Costui chiamato Mutines da Livio nel fine

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del lib. x xv, e spesso altrove, massimamente nel lib; x xvi, io , di nazione libifenicio, oriondo d i lppone; ed Annibaie-il mand in Sicilia, in luogo d Ippocrate, siccome attesta Livio. Spogliato poscia del suo comando da A nnone, ricover presso il console Marco' Valerio Levino , e gli trad Agrigento;, il perch ebbe la cittadinanza romana, siccome, oltre a Livio (xxvi, 4 > xzvu^ 5 ), riferisce Varrone presso Asconi nella Pisoniana. M tvlO ut (Mutinas) l'appella Z onara tom. n , Annal. ex Dione . Yalesi. (86) Tanto ec. Questa sentenza era scritta nel margine di . cod. U rb ., dove finisce 1 estratto dell arte del capitano , ed in comincia quello d Agrigento ( cb il presente, tratto dal codice Peiresciano , non esiste nell Urbinate) ; quindi molto giudiziosamente il Yalesio la inser nelF estratto dAnnibale, e lo Schweigh. bene s appose collocando questo estratto fra gli anzdetti due antichi. - 'A lla fine d e l. terzo. periodo che segue il presente, dpo le p aro le, quali nelle sciagure , ho per isvista omesse queste i per quanto in addietro le abbian in s racchiuse. {87) Insinuazione degli amici, lo non mi so indur a credere che sia qui stato preso nel senso d* insinuazione , suggestione, stranissimo da questo vocabolo, conforme stima lE rnesti, sibbenem i persuado, che o i'xH hrtt fosse nel testo, 0 che m tfiS x rn significhi in questo luogo insegnamento , pre cetto $ non altrimenti che lo mi son attenuto alla prim a delle test addotte lezioni, come alla pi probabile. (88) Agalocle. Quanto il nostro qui asserisce circa questo ti ran n o , non s accorda gran fatto con ci che di lui narrano gli altri sto rici, singolarmente Diodoro Siculo e Giustino, secondo 1 quali egl inve sempre con ogni sorta di crudelt e contro i s u o i , e contro gli stranieri ventiti in suo potere-, e fu tanto lungi dal consolidare giammai il suo dominio , che tutto il suo regno fu pieno d insidie, di ribellioni e di congiure domestiche, c&e ben due volte fu cacciato in bando , e che lasci morendo il trono gi usurpato da un nipote , a danno de proprii figli , i quali insieme coll infelice madre non po ti salvare, se non se coll esilio.

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(8g) Cleomene. Le vicende di questo re di Sparla sono in gran parte descritte dal nostro ne libri 11, 45 - 6g ; v , 34- 3g. P er quanto egli fosse stato geloso della sua sovranit, e non si astenesse da qualsivoglia sevizie e tradimento per sostenerla', vantasi da Plutarco la frugalit della sua vita , la sua umanit verso degli avversari! , e verso d Arato stesso, che fu suo ca pitale nemico. (q o ) Aristogiton. Questi, secondoch diffusamente narra Tu cidide ( v i , p. 448 e seg. ) , uccise il tiranno ateniese Ipparco figlio di Pisistrato, per punire lattentato di lui contro Armodio, da s teneramente amato, lppia , per vendicare . la morte del fratello, mise Aristogiton d ia tortura , ed infuri contra i s-uoi partigiani per modo che gli Ateniesi lo espulsero , misero il governo nelle mani d Aristogiton , cui non meno che ad A rmodio eressero statue d*oro ( V. Diod. x x , p. ). I meriti di Pericle verso la sua patria son troppo n o ti, perch faccia d uopo qui parlarne. (g) Cleone. Demagogo ateniese violento e crudele, ma che colla sua splendidezza seppe guadagnarsi gli animi del popolo. Costui, volendosi i Mitilenei, stretti dall assedio e dalla fam e, eiac erati da interne discordie* arrender a certe condizioni, indi il popolo a decretare, che tutti i maschi che avean tra passata la pubert fossero uccisi , ed i fanciulli e le donne ven dute. (V. Thucyd. 1. v, p. 271; Diod. xii , p. 3 i 4 > Plutarc. in Nicia p. 5 l 4 , 537 ) Carele. Questi ancora meritossi le ese crazioni degli Ateniesi, perciocch avea con offese irritato contro di loro il re di Persia, ed accusati i colleghi innocenti, ed erasi diportato da vile contro i nem ici, mentre eh ebbe il comando dell armata navale ( Y. Diod. xv , p. 5 o j ). (92) Cleomi roto. Pervenne al trono di Sparta , quando Age. silao era gi vecchio. Molte furono le sue spedizioni m ilitari, singolarmente contra i T ebani, nelle quali egli tutto facea di concerto cogli Ateniesi, che allora eran alleati de Lacedemoni ; sebbene questi pelle gloriose geste d Agesilao , che tutto esegui cogli sforzi della sola sua patria, primeggiassero fra gli Stati della

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Grecia ( Y.- Xenoph. hist. graec. p. 444 45 i , e Lennclav. ; Fiutare, in Pelopid. p. 384 , a88 ; in Agesil. p. 60 9 ). (g3) I l re Filippo.- Ultimo re di Macedonia di questo nome , del quale Polibio molto discorre in varii luoghi della sua storia. -, Taurione era stato preposto al Peloponneso da Antigono tutore e predecessore di Filippo ( Polib. i v , 6 , .87 ). - Demetrio , si gnore dell isola di Faro (Lesina odierna), la di cui Vita fu una serie di tradimenti. Imperciocch ribellatosi dalla regina illirica Teuta passi a R om ani, da cui fu beneficato ; poscia ingannati questi ancora, accostossi a F ilip po , cui spinse alle imprese pi scellerate e rovinose, conforme scorgesi da quanto ne narra il nostro ne libri ic , i t i , iv , v , vii- - Arato avea gi fermata alleanza con Antigono co ltra gli Spartani ( 11, 5 1 ) , ed a F i lippo avea sempre dati .salutari consigli ( iv , s4 5 v , n ; v ii , 1 1 , i 3 ) ; cos Crisogono, che fu generale di Filippo (v ii, 12). (94) Una sola sentenza. Cio quella che pronunci Annibaie Monomaco, confrontata colla sentenza dAnnibaie e de* suoi amici sulla'stessa cosa Schweigh. (g5) Contezza. il vocabolo qui usato da P olibio, e che propriamente vale.' chiarezza, evidenza ; onde t ftQ u n t viene a significar acquistare chiarzza ; locch, siccome osserva l Schweigh., dicesi delle cose, e non delle persone. Il Vlesio pertanto rifer l jftQctrtt alla persona del leggitore , e gli diede il senso di notizia , cognizione ; ma per non lasciar tronc il discorso suppose la mancanza della voce f J , per modo che avrebbe scritto il-nostro : ttet St* fttS t y tttp m icettn lev w f*ypt*ltt tftQ xrtt A*/5i< , e potendosi per una sola sentenza prender cognizione della cosa ; quando giusta la congettura dello Schweigh. avrebbesi a leggere leu v fiy fittiti tftipxrn x fiitltf. Nella ragionevolezza damendue le opinioni, ho creduto di dover seguire quella del Yalesio , riflettendo che a chi copia un manoscritto pi facil che sfugga una qualche parola (qu i t > ) , di quello che ne alteri la conformazione (scrivendo A <*/3i 7> per X tj tltt )

(96)' A mangiar cm umana. A questo nefando consiglio al luse il console Vairone nella sua dicera aCampani (Liv. x x m , 5 ) colle parole : Hunc ( militem ) natura et moribus imrnitem ferum que ; insuper dux ipse efferavit . . . vesci humanis caf^ poribus docendo. Hos infandis pastos epulis ec. Sebbene sembri il duce romano aver supposto , che cotale scelleratezza movesse da Annibaie stesso , e che realmente fosse stata eseguita. (97) D i fa rn e saggio. T 3 n p iy p u lc i ttcrnt Vero egli che questa frase, secondoch osserva lo Schweigh., signi fica rem. in animum admittere , inducere , serio de re cogitare ( ricever una cosa -nell atimo, pensarci seriamente ) , anzich rei periculum facere ( far pruova d una cosa ), siccome lha voltata il Valesio; ma badiamo che Polibio non abbia scritto i f i n i pini Xttfiir , eh ottimo modo di d ire, frequentemente da lui usato e che meglio sadattaall iSititi ( pot persuadersi ) che non n t t x i X*St7t. (98) Esser pure. Non solo in Ispagna fu il Monomaco ad Anni bie autor-di malvage azioni, ma tutto ci che questi di crudele commise deesi a lui riferire. Tuttavia le circostanze ancora non ebbero minor influenza nelle violenti determinazioni del capitano cartaginese. Tal il senso di questo luogo -, che al Reiske sembr intricatissimo, a tale chegli credette introdotta lultima sentenza dal margine di qualche codice , ove' alcuno 1 avea scritta per soccrrer alla sua memoria. (99) Magone Sannite. E sembra che i Cartaginesi avessero , non altramente che-i Rom ani, il costiime d impor -a loro capi tani il cognome dalle provincie dove fatte avean segnalate prove di valore. Cos troviamo nella terza guerra punica (Polib. xxxvi, 1 , 8 ) un Magone Bruzio , che lo Schw eigh., non so con qual fondamento crede figlio del presente, e d* un Amilcare Sannite fa menzione Appiano ( Punic. c. 68 ). Grande al certo f u , conforme apparisce da quanto dice qui il nostro , l autorit d i questo Magone nell esercito cartaginese, e non improbabile la supposizione dello : Schw eigh., eh egli fosse lo stesso che su bito dopo Annibaie nominato nella convenzione che questi fece

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col re Filippo ( vii 8 ) ; dappoich il fratello d Annibale , ch portava lo stesso nom e, non era allor in Italia. (ipo) Coiesta notizia. Il Reiske, prendendo irrf/*t in senso di sto n a , suppose che a questo periodo precedesse qualche n ar razione che non trovasi pi nel testo. Ma, per quanto io credo, sta qui irrift per informazione, notizia , non altrimenti che irrfii significa sovente inform arsi, insttuirsi. La qual idea non esprsse accuratamente lo Schweigh., traducendo hanc rem. (101) Contro gli altri. T lftt yk^ltvt <*A Atv t volle lo Schweigh. che si scrivesse, quando il Yalesio scrsse w ftt ytf 77 AAxr, ed interpetr , inter caetera ( oltre a ci ). Ma quantunque lo stesso Schweigh. rendesse nella traduzione le mentovate parole per adversus alios , nelle note vorrebb egli che si prendessero nel significato di rspectu alonun, alios quod altnet. Poscia pentitosi di questa versione ancora, amerebh egli che si leggesse Ttfct y* f 7 A A caeteris rebus, caeteras res omnes quod attinet. Noi in questa fluttuazion .di pareri ci siamo appigliati a quello che con minor alterazione- del testo congiugne il snso che sembra esser pi ragionevole, ed il seguente : Annibaie e Magone , sebbene sino dalla prima giovent fossero amici e

ti-prestassero mutua premurosa assistenza , facendo , come t i suol dire, causa comune w fiy fu tt '). allorquando alcuno d i loro contrariato era da un terzo; evi tavano, per cagione della loro avarizia ogni occasione d i tro varsi infierite nelle fazioni di gurra , affinch non fossero costretti a dividere fr a loro P utile che n era per risultare. E raa essi adunque, confrme suona il proverbio francese, amis ju sq tia la bourse. (ioa) Guardavansi. N in senso di combattere , n in quello di farsi la guerra con stratagemmi e rigiri mi piace lo rrfaltiyr
del testo , che il Yalesio cangiar volle in x* 7i*y*y*7*yi 7 j dap poich per non trovarsi al medesimo fatto d arme non era ne cessario che que due capitani si facessero la guerra apertamente o di nascosto, ma bastava die adoperassero la cautela di non

incontrarsi, e che si tenessero gli occhi addosso, non altrimenti che fanno due nemici, che non vogliono venir fra di loro alle prese. Quindi non ho dubitato di preferire la lezione di v a p*proposta dallo Schweigh. (103) Conciossiach ec. Livio ( x x v i, 38 ) dice a questo proposito: Quos (Italiae populos) ncque omnes tenere praesidiis, nisi vellet in multas parvasque partes carpere exercitum , quod minime tum expediebat, poterat : n e c , deductis praesidiis, spei liberam vel obnoxiam timori sociorum relinquere fidem. I quali ( popoli d Italia ) n lutti potea ritenere con guemigioni , se non volea sminuzzare Pesercito in molle e picciole parti; n ,

levati i presidii, lasciare la fed e de' sodi scevra di speranza, o soggetta a timore. Ma in questa occasione appunto attribuisce egli le atrocit che commise l esercito cartaginese , non alle cir
costanze, siccome fa il nostro, sibbene allanimo avaro e crudele d Annibaie. (104) Perdesse ancora. ha il te sto , il di cui proprio senso guastasse, facesse perir insieme, ad un tempo; e questa idea , credo io , che corresse a Polibio pella mente , quando si valse dell anzidetta espressione. (105) Trasportando gli abitanti. Ci fece Annibaie a quelli d Erdonia , i q u a li, a detta di Livio ( xxvn , i ) , preveggendo che, ov egli fosse partito, passati sarebbon aRomani, trasport a Metaponto ed a T u rio , ed arse la loro citt. (106) La citt & Agrigento. Qui Polibio raccont probabil mente la presa di questa citt, che consegnata fu a Romani per tradimento ; dopo il qual caso i Cartaginesi sgomberarono da tutta la Sicilia ( Liv. x x vi, 4o ) (107) Altissimo. AK fU cfttt fe nel testo 1 aggettivo che noi abbiamo cos tradotto , riflettendo che 1 altezza del sasso molto pi che la sua estrema durezza contribuir dovea a render forte quella rocca, ed osservando eh Esichio e Suida amendue i sensi gli attribuiscono. Enrico Stefano , deducendo il significalo <li quest epiteto da quello delie p a rli, xxpts e Ttptttn (sommo e p o lib io , ioni. i r .

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tagliare ) che lo compongono , scrive , che quivi era una ru p e , le di cui estremit tagliate erano quasi col ferro , o la qual era recisa dalla cima al fondo, lo non son alieno dall adottare la prima di queste spiegazioni, la seconda esprimendo precisamente il v tfifS y it che tosto segue; quantunque sem brim i, che in grammatica 1 autorit di buoni scrittori sia superiore alle ra gioni che tolgonsi dall etimologia. (108) Giove Atabirio. Cos chiamato dal pi alto monte nel l isola di Rodo, che Strabene (x iv ,p . 655 ) denomina Atabiris, e Stef. Biz. Atabiron. Pindaro ( Olymp. 7 ) invoca Giove che domina su dorsi dell Atabirio. Lattanzio pure ne fa menzione (de falsa religione, lib. 1). - P er ci che spetta all origine dA grigento narra Tucidide ( v i , p. 4 3 ) , che Antifemo uscito di Rodo ed Eutimo di Greta colle loro colonie, fabbricarono G ela, e che i Geloi centolto anni dopo lerezione della loro citt, fab bricaron Agrigento. Quindi non fu questa una colonia immediata de Rodii. (109) Perfettamente fin ito . Diod. Sic. ( x m , p. 3 j 5 ) descrive minutamente le dimensioni ed i magnifici ornamenti di questo tempio , che a detta sua era il pi grande di tutta la Sicilia. Non lo finirono , dice lo stesso , gli Agrigentini, sebbene gi prossimo al te tto , impediti dalla guerra. Con ragione adunque il Reiske , dietro il Cluverio ed il Wesselingio , cangi srAt/TtXuai iv s<A;pi (non consegu magnificenza) in evtrAia . 1. (perfezione), e meglio corrisponde ancor a questa idea il che vi sostituirono l E mesti e lo Schweigh. (n o ) Agatima. In questa c itt , per quanto narra Livio ( x x v i , i o ) , eransi accumulati quattromila uomini della peggior feccia che avesse la Sicilia, e vi campavano di latrocinii e di rapina. 11 console Levino , espugnato eh ebbe Agrigento, non credette che fosse troppo sicuro di col lasciarli, e trasportolli in Italia, affinch i Regini se ne servissero per guastare la cam pagna de Bruzii. - Il nome dell anzidetta citt scritto dagli antichi in diversi modi. Agatim a, non altrimenti che il nostro,

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la chiama Livio ; Agatirsa Stef. Biz. ; Aga tirso Strabone ( v i , p. 3 6 6 ); Agatimo Diodoro ( v , p. 301 ) , secondo il quale fu essa fabbricata da un re Agatirno figlio dEolo. Finalmente Aga tino 1 appella Tolemeo ( 111, 4 ) Era dessa , giusta Strabone ( 1. c. ) , in distanza di 3 o stadii a ponente di Tindaride sulla costa settentrionale della Sicilia, dirimpetto alle isole Eolie ; quindi molto lontana da Agrigento situata sul mare d Africa. ( m ) Marco ec. Vedi la nota antecedente. (11 a) Che la signora ec. Poich i Romani ebbero scacciati i Cartaginesi da tutta la Sicilia , fu loro principal cura di metter un piede nella Grecia , e di col procacciarsi qualche potente alleato, affine di frenar lambizione di Filippo re di Macedonia, il quale, siccome abbiam veduto nel lib. v i i , fermato avea un trattato d' alleanza con Annibaie a danno de R om ani, quando questi erano nelle maggiori angustie. Conoscendo pertanto l odio inveterato degli Etoli col re Filippo , e le ostinate gare che fra loro esistevano, si valsero di questo mezzo per conseguir il loro scopo, e stretta amicizia coll anzidetta nazione, le promisero in premio 1 Acarnania , eh essa da lungo tempo vagheggiava. Gli A chei, siccome alleati degli Acarnani e del re F ilippo, erano nemici degli Etoli. Stavansi solo di mezzo i Lacedemonii, i quali ciaschedun partito procurava di trarre dalla sua ; quindi ebbon origine le ambascerie che sono qui* riferite ( Y. Liv. x x v i, 24 ) ( 113) D ir altramente. Ho amato meglio di tradurre letteral mente le parole ix x m in n i , che scriver negare collinterpetri latini ; dappoich negar dir il contrario , e ci non volle qui esprimer l oratore, il qual escluse avendo le diverse cause , donde ripetersi potea la schiavit de G reci, tutta 1 attribuisce alla signoria de Macedoni. 11 perch inopportuna mi sembra la correzione in AAi r ita w i proposta dallo Schweigh. (114) Calcidesi. Molte furono le colonie che questa citt del1 Eubea mand non solo pella Grecia , ma eziandio nell Italia e nella Sicilia , secondoch riferisce Strabono ( x , p. 447 ) qual dice da lei uscite quelle che slabilironsi presso Olinto , e

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che furono poscia distrutte da Filippo ( d Aminta ). Citt Cai cidiche le appella Diodoro ( x v i, p. 438 ). ( n 5) Olinto. G rande, magnifica e potente citt della T racia, la quale fu da Filippo assediata e presa per tradimento , essendo lesercito di lei stato pria sconfitto in due battaglie (Diod. 1. c.). 11 conquistatore fece d essa, siccome delle sue vicine, scempio ta le, che al dire di Demostene presso Strabone ( n , p. 121 ) , chi Vi si recava non iscorgeva il bench minimo vestigio che fossero state abitate. Fu tuttavia ne tempi appresso rifabbricata , e nell et di Cicerone non era senza qualche dignit ( Act. in "Verr. 2 ). (116) Le assegn. Ci che Polibio qui dice della campagna di Sparta , dal re Filippo figlio d Aminta recisa e distribuita agli Argivi e ad a ltri, passato sotto silenzio da tutti fuorch da Pausania ( ii , so ; v ii, 11 ). Colai rigore convien dirsi che usasse Filippo contra i Lacedemonii, allorquando dopo la bat taglia d i Cheronea egli fu nominato duce supremo della Grecia . Reiske. (117) Scintilla. 11 testo ha t ta v r/tx , eh quella scintilla, che balza fuori della pietra e del ferro insieme percossi. Dicsi anco ifiw lp tv ft* , ed italianamente incentivo. V. Esichio alla voce itx v r ftx x , e col i suoi interpetri. (118) Viventi. Avanti l Orsini leggevasi in tutti i libri: ivtt'is i n i Imt ailtii v p x y /tu r , dalla qual lezione risultando un senso tron co , il test mentovato commentatore pose 'ivitic dopo i7ut. 11 Casaub. adott quest aggiunta, e la ricevette nel testo, egualmente che lo Schw eigh., sebbene, questi sospetti che sieno da cancellarsi le parole 75 ttltit , siccome depravate da tv lv r. 11 Reiske pertanto propose l emendazione pi plausibile di questo luogo, cassando V ovltis, e scrivendo U t t tltit w pxyptttt j per modo che la niente di Polibio sarebbe stata questa : Nessuno

fra coloro che son oziosi e non s'ingeriscono nepubblici a f fa ri , tanto ignaro , che non abbia udito ec. (1 it )) Per dar la caccia. Narra Plutarco ( iu Dcmost. p. 8 5 9 ),

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che capo di questi satelliti fu certo Archia da Turio nella Magna Grecia , recitatore di tragedie , il quale era chiamato Qay*tf( cacciatore di fuorusciti ) pella singolare abiliti eh egli dimostr nell' impossessarsi delle persone de fuorusciti d A tene, allorquando A ntipatro, lasciato da Alessandro duce supremo in Europa , dopo la morte di questo fu vinto in battaglia da Greci u n iti, ma poscia, ritiratosi in Lamia citt della Tessaglia, diede loro una grande rotta che mise Atene nelle sue mani. V. Diod. Sic. x v iii, p. 6 3 4 ; Strab. ix , p. 433. (120) Contrariata. Cio che aveano contro di lei parlato, aringato , ilu p ix c l ! ; accennando con ci la presura dIperide, di Demostene , e d altri oratori ateniesi, che lacerati aveano neloro discorsi i re di Macedonia, ed incitati i Greci alla guerra ed alla ribellione, conforme leggesi in Plutarco ( 1. c. ). ( ta i) Cassandra. Costui instigato dal padre Antipatro, il quale, veggendo uccisi i suoi pi cari amici, temea pella propria v ita , avvelen Alessandro, e fatto poscia amministratore del regno mise a morte tutta la famiglia di lui , e si cinse il diadema. Aveva egli fatta una spedizione nel Peloponneso, ed occupatolo in gran parte co suoi p residii, per punirlo dell alleanza in che erasi stretto col suo rivale Antigono. V. Diod. xiv , p. 705 ; Just in. xii , 4 * - Demetrio , sovrannomato Poliorcete, figlio di Antigono , cui nella divisione dell impero d Alessandro era toc cata la Frigia maggiore, vendic sopra Cassandra e la sua stirpe la strage da questi fatta della famiglia d Alessandro , ed occup il regno di Macedonia. V. Justin. xv , 1. Costui pure m ise, non altrimenti che fece Cassandra , guemigioni in alcune citt del Peloponneso , siccome riferisce il nostro ( 11, 4 > ) Da lui nacque Antigono Gonata , il quale, a detta di Polibio ( 11, 43 , 44 ) , aveva al suo soldo i signorotti del Peloponneso , e ferm cogli Etoli un trattato di dividere le popolazioni Achee. (m a) M i volgo. Assurdamente lesse qui il Casaub. 1V1 Te lite vix la i A th y ttv , all' ultimo fa tto d? Antigono , quasich del Gonata continuasse a parlar Polibio, quando la menzione fatta poco appresso della guerra Cleomenica non lascia dubbio ,

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che questi fosse Antigono Dosone , tutore d i _Filippo. La qual considerazione indusse gi lo Scaligero a corregger il testo scri vendo isrS Ttt ltM vla.1t* ' K tlly tttt , a lt ultimo A ntigono, e cos scrissero il Gronovio e lo Schweigh. Se non che riesce un poco duro 1 iir itiiftt nel senso di volgersi, significando questo verbo propriamente rimontare, ritornare col discorso a qualche cosa (V. Xenoph. Cyrop. i , c. i , u 5 ), mentrech non trovasi che loratore introdotto da Polibio abbia parlato prima n del1 ultimo Antigono, n degli avvenimenti che tosto saccennano. Ma egli noto, come lautore che abbiamo per mani fu talvolta negligente in fatto di stile ; onde trattandosi d una cosa innanzi a tempi dell oratore accaduta, us il mentovato verbo senza cu rarsi molto dell esattezza dell espressione. ( ia 3) Le costui geste. T ix Itv ltv sono le parole del testo , le quali il Reiske converti in 7*> fAA*r<at*> vp&%n, ( la gesta , fazione greca ) , troppo sottilmente ragionando , che n prima n poi Antigono avea avuto guerra co Greci , ma combatt sempre co barbari di Tracia. Lo Schweigh. , citando molti altri testi del nostro , fa opportunamente conoscere che siffatta frase a lui familiare. ( ia i) A conseguire la qual cosa. n pt St Itllm , oltre a c i , essendo in tutti i lib r i, il Reiske suggerisce di scrivere x fa t St Itu lc , dandogli il significato che abbiam ricevuto nel nostro volgarizzamento, perch lo crediamo il pi ragionevole. (12 5) Tempio d i Termo. Vedi lib. v , c. 8 e segg. (126) Contro i Messemi. Y. lib. v i l i , c. 10. (127) A d Antipatro. Perdicca dopo la morte d Alessandro Magno , procuratore del regno, e distributore delle provincie, geloso della potenza d Antipatro , fece trattato cogli E to li , i q u a li, , poich Antipatro pass in A sia, assaltarono le sue forze comandate da Policle e le sconfissero, uccidendone eziandio il duce. ( Diod. Sic. xviii , p. 68 ). (128) Brenno. n La valorosa assistenza che prestarono gli Etoli alla Grecia presso Delfo nella guerra gallica celebrata da

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Pausatila ( i , aa) . Reiske. Ne ragiona ancor il nostro in questo libro al cap. 35. (iag) A caso nuovo. E j *tp*it , vale a dire , avanti che venissero a competenza le pretensioni deMacedoni e degli Etoli. (130) A d ogni pi sospinto. Essendo il testo corrotto ne co dici m anoscritti, il Casaub. lodevolmente il corresse cangiando i d< Id lm t i t M r t i , che hanno la maggior parte de codici, in J t i l t ! w k f tx x r r n , e ne risalt il senso che abbiam qui espresso. Tuttavia non da disprezzarsi lemendazione del Reiske, comech non soddisfacesse allo Schweigh. Piacque a lui di ri formare laltra leziobe eU n < I ti! u t u n n o cheofffooalcuni lib ri, scrivendo: ti S' t'in t, i t (X tytvn t ) , it 7v7>> i i r < > ( pttt ), se pur tali sono (libert e salvezza) con

forme dicon coloro che trtto tratto queste cose vi rinfacciano, (13 1) Cancellata. lixptypiQn nel testo: verbo che, oltre al significato di scriver in margine , ha eziandio quello di prescri vere nella lingua de forensi ; cio a dire , di stabilir i termini
ed il tempo, entro a quali pu aver luogo un azione giudiziale; onde avrebbe qui detto Clenea, che il termine fissato allamicizia de Lacedemoni con Antigono e con Filippo era passato. Esichio pertanto lo vuol ancora sinonimo di im y fitp ttt , che secondo lui quanto * w * X i($ ttt, delere, (cassare, tbr via). D all'altro canto scambiavano gli antichi, siccome avverta Arpocrazione , i verbi * p * y p itn t e m p t y f i $ n t , 1 ultimo de quali vale cir conscrivere ; donde apparisce che v ha qualche analogia nel senso di questi due vocaboli. ( i 3 a) Con parzialit riguardate. T tilt/t tt iifttw ith t , ciofc, di questi avete ora cura, questi tenete in conto; eorum nunc rationem habetis hanno gl interpetri latini. Io ho creduto che riguardare con parzialit, mentrech buona frase italiana, rende ad un tempo con maggior precisione il valore del greco ttlfu triitx i, composto da Ip tx ttt volgersi ad una parie, e dit ( in ) , particella che denota perseveranza ed insistenza. (133) Intrecciata. L if*x-ipii%trSxi del testo k espressione tale,

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che in vano cercherebbesi di trasportar esattamente nella nostra lingua. Significa vfipit%te$<u esser circondato, e colla precedenza delP/ esser insieme compenetrato, 'per modo che non vabbia p u n to , n nellesterna superficie dun corpo, n nel suo interno che non sia a contatto coll oggetto , che a lui deve unirsi. R i conobbe lo Schweigh. d ie eidem causae implicita non che una deboi imagine di quanto volle significar 1 autore, e vi pre pose lapprossimativo ceu. A noi sembrato il vocabolo italiano che usammo maggiormente avvicinarsi al greco. (1 34) Cosoli Etoli. O ra proponevasi aLacedemoni lalleanza, non cogli Etoli solamente , ma co Romani ancora, popolo con siderato da G red come barbaro. (135) Di queste cose non v' impacciate. Tv7 7i* (<> scrisse Polibio, ed i suoi traduttori voltaron alla lettera, quieti manentis , ma non espressero il 77 , che pure non doveasi omettere. Io ho volgarizzato questo passo con maggior libert , ritenendo la circostanza principale. (136) Facendosi da alto. "A i i i i i scrisse Polibio, che cor risponde precisamente alla frase italiana da noi prescelta. Ab ul tima rerum memoria exorsi tradussero il Casaub. e lo Schweigh. (137) Onomarco e Filomelo. I Focesi , condannati dal tribu nale degli Anfizioni a pagare grossa multa , perciocch avean posto a coltura un campo sacro , concitali da Filomelo presero le a rm i, e da lui condotti sconfissero i Locresi eh eransi loro opposti; occuparon il tempio di Delfo, impossessaronsi de tesori che vi erano depositati, assoldarono con questi nuova g en te, ed unitisi co Lacedemoni che ad una grave taglia per simile cagione erano stati assoggettati dagli Anfizioni, diedero una grande rotta aBeozii, i quali con un poderoso esercito gli avean attaccati. Morto poscia Filomelo in battaglia, elessero Onomarco a supremo duce, e continuata avendo la guerra per alcuni anni con prospero successo , furono finalmente debellati da Filippo. V. Diod. xvi , p. 5 aa -527 ; Justin. v i i , 1 , 2. (38) Chiamato. I Messemi e gli Arcadi , oppressi da Lace

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dem oni, chiamarono Filippo nel Peloponneso , non per ricever nelle loro citt presidii macedonici, ma per rivendicare la pro pria libert , siccome leggesi nel nostro x v ii , i4( i 3g) Spesso invocato. Conobbe molto bene lo Schweigh. che e ttpietrefiitte non sono la stessa cosa , e che il secondo di questi participii ha maggior forza del primo , segna tamente perch gli precede rtXX.ix.if (spesso). Volle adunque indicar Polibio, tanto essere stato il desiderio degli alleati di far entrare Filippo con un esercito nel Peloponneso, che non solo il chiamarono , ma pi e pi fiate lo stimolarono a questa spe dizione. Il Casaub. con molta fedelt ed espressione tradusse ac numine ipsius saepe invocato , non altrimenti che si fa ad un nume , che istantemente si supplica di qualche favore. (>4o) De' Lacedemoni. T7< v nel testo , al qual pronome i traduttori latini con giudizioso divisamenlo sostituiron il nome stesso , per iscansar confusione. (f 4 i) Quelli e questi. Quelli sono i confinanti , cio gli Argivi e gli altri nominati nel cap. 28: questi sono i Lacedemoni, di cui Licisco parla in terza persona , volgendo il discorso a Clenea . Schweigh. (14a) Presiedendo allo spettacolo. Lo Schweigh. osservando qui costruito collaccusativo, 7tus A.3 nttc/tvc temi 7tv t 7e7 w fcyittvs , torse questo verbo dal suo primitivo senso , eh quello da noi espresso , ed il fece significar , inter se committere (eccitar fra di loro alla tenzone), cos traducendo il presente passo , modo Athenienses , modo Thebanos cum

horum majoribus committendo, et ad bellum mutuum incitando.


Io pertanto riflettendo all inutile ripetizione che da siffatta ver sione emerge, allo stiracchiamento con cui fassi equivalere m.yuteB tltit a ir ymii ItS itttt , ed allarbitrio col quale riduconsi a sinonimi yadi 7ii> e tftuytttt& tleit usalo dal nostro (xxvi, 7 ) , in senso di suscitar guerra ; a queste cose , dissi , riflet tendo , ho preferita la traduzione del Casaubono ; ipsi interim

ceu quidam ludorum praesides hoc spcctaculo fruentes.

170 43) I successori di lui. Clenea aTeva nella sua dicera fra i
successori d Alessandro nominati Cassandra e Demetrio {Poliorcete ) , i quali 1 orator acarnano sorpassa , arrestandosi soltanto sopra Antigono G onata, come quello che 1 Etolo avea della pi grave colpa accusato , rinfacciandogli la meditata divisione della nazione achea. (144) Dappoich ec. Vedi 11, 4 3 , 45. (145) I l tempio di Nettuno. Di questo fa menzione Pausania i n , 14 , a 5 . (146) E quello di Diana. V. Polib. iv , 18. ( 147) Fatico e Policrito. Di costoro e delle lor mpie azioni qui accennate non trovo memoria presso nessun altro autore. (148) Lattabo e Nicostrato. V- Polib. i v , 3 . (149) I l maggior tempo della vita. T it wAt/ 7*3 /i/tv scrisse il nostro , e lo Schweigh. tradusse omne paene aevum , sostenendo nel lessico Polibiano , che fi/te in questo luogo non significa precisamente la vita di singole persone, ma in generale la vita umana , il tempo che dura la vita. Ma 1 aggiunta di Ttr rende superflua cotal distinzione, ed anche nel lib. v, 33 , non era possibile che nascesse equivoco sul senso che d o veasi col attribuire a siffatto vocabolo; xxlt 7 /3/r non po tendo significar altro, se non se nel corso della vita, conforme noi 1 abbiamo voltato , scostandoci dal Casaub., che capriccio samente il rendette p e r , in extremo vitae tandem , e dallo Schweigh. che lo salt a pi pari. (15 0) Tolemeo soprannomato Centuno. I Galli condotti da Belgio , o Bolgio ( conforme 1 appella Pausania ) , aveano per ainbasciadori fatta propor la pace al qui mentovato re di Mace donia , ove comprar la volesse coll oro. Questi credendo ehessi per timore gliela offerissero , non accett la proposta , ma fu disfatto ed ucciso. B renno , sentita la vittoria di Belgio!, entr nella Grecia con un numeroso esercito , e poich ebbe sconfitto Sostene, che colle forze deMacedoni laveva attaccato, per nelle vicinanze del tempio di Delfo colla maggior parte de suoi per

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duti dietro al vino ed alla preda , ed improvvisamente assaltati da nemici eh ebbero il tempo di rinforzarsi. V. J ustiu. xxiv , 5 , 7 ; Pausan. x , 19. ( i 5 i ) Costoro. Cio gli Etoli. Rivolge l oratore il discorso dagli Etoli a Lacedemoni, e poscia di bel nuovo da questi a quelli, conforme suol farsi nelle accusazioni . Reiske. ( i 5 a) Dio e Dodona. V. Polib. iv , 62. ( i 55) Riferiti vengon ec. In tutti i libri leggeva! tv 77r *f% tvn (non a coloro che incominciano), locch essendo affatto contrario al buon senso fecero egregiamente lOrsini.ed il Casaub. a cassare la particella negativa. (154) Antigono. L ultimo di questo no m e, il quale, fatta al leanza cogli Achei , invase la Laconia ed entr in Sparta , sic come narra il nostro nel lib. it. Vedi sopra i capitoli 29 e 3 i. (155) Iscritti. Quando due o pi nazioni greche stringevan insieme amicizia, incidevan essi le condizioni di questa sopra una colonna, che piantavano ne' respettivi confini, con molta solennit consecrandola, affinch pi inviolabile fosse il trattato. Gli accordi privati che comunemente tendevano a fini poco le gittimi , siccome sembra che fossero quelli che i Lacedemoni fermati aveano cogli E to li, non sanzionavansi con siffatta pub blicit. (156) E non gi a' benefattori. K tv I t i t iv ify tltu t. Queste parole non erano nel testo , ma vi furono supposte dal Casaub. nella traduzione , e supplite dal Reiske. Lo Schweigh. crede che si possano sottintendere, ma in tal caso ne dovrebbe esser qualche indizio nella parte del periodo eh rim asta, p- e. all n le fti Its QXtts dovrebbe andar dietro l avverbio p i t t i , agli amici soli. Se non che il fitti rende pi verisiniile che nel secondo membro dellantitesi si leggesse t i eT c 7. 1. in luogo di

K C t'l d . ( i 5j) Schizzinoso. Ilo f I t t i tptXthfttTtptr S ta m ifttn ic , che alla lettera suona : da chi ha V animo pi disposto al sen timento d e ir onore. Si quis severior adest censor ne fece lo

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Schweigh., ed il Reiske diffiu cotale persona : chi si reca a

Clenea comprese a dire , i doveri ed i patti che stringevano gli Etoli co Lacedemoni, e che for mavano lo scopo , a cui tendeva il suo ragionamento. (i 5 g) Cleonico. Costui lo stesso Cleonico da Naupatto, il quale fu dopo la guerra sociale adoperato , affine di conciliar la pace fra gli Etoli e Filippo unito agli Achei . Reiske. V . il nostro v , i oa. (160) Barbari. Cio i Romani, Y. v , 104. (161) Alla vostra schiatta appartenenti. 'OftaipiXns. Abbiaui gi fatto conoscere nella nota 26 al lib. 1 , la differenza che presso i Greci correva tra 0uAa e i S h tt , chiamando essi col primo di questi nomi un popolo diverso da tutti gli altri per costumi e per favella, e col secondo un popolo , che ha bens governo p ro p rio , ma lingua e usanze comuni con altri. Nel luogo citato denominammo quello gente , questo nazione ; ma qui ci sembrata pi espressiva la voce schiatta, che d lidea d una derivazione di proprio genere , il carattere d un tal po polo consistendo appunto nella particolarit della sua origine. (162) Tiransi addosso. La stessa metafora abbiam veduto usar Agelao nel consiglio tenutosi a Panormo nel Peloponneso pella pace della Grecia con Filippo e codeputati degli Achei (v, io 4 ). Ma sino dal primo momento erano gli Etoli poco contenti di siffatto accordo che toglieva loro l opportunit darricchirsi colle prede ( iv i, 107); onde non cessarono di rimestare finch tras sero i Romani nella Grecia ; locch accadde 1 anno di R. 54a , cio cinque anni dopo conclusa la pace (Liv. xxvi, 24) Essendo essi pertanto, a malgrado degli aiuti rom ani, due anni appresso stati replicataraente battuti da Filippo ( Liv. x x v n , 3 o ) , ingegnaronsi lo stesso anno di attirare nella loro societ la potente nazione de Lacedemoni. Che cosa abbiano da questi conseguito

nausea una stentata , meschina e minuziosa mostrare , o eziandio un soverchio vantarsi illiberale. ( i 58) Punto principale. Questo ci che nella sua recapitolazione ( cc. 3 1 , 3a ) , vale

diligenza nel di per affettazione

*73
noi dice n Polibio , n Livio ; tuttavia egli da credersi che nulla ottenessero, dappoich Don compariscon r Lacedemoni nella rotta che 1 anno 546 toccarono gli Etoli uniti colle forze d Attalo e de Romani nello stretto delle Termopile ( Liv. xxvm, 7 ); e pella stessa cagione da supporsi che gli Spartani neppure co Macedoni si collegassero , ma si stessero di mezzo. ( i 65) Serse. Un poco diversamente racconta la faccenda Ero doto ( v ii, i 33 ) , secondo il quale Serse'non mand ambasciadori a Lacedemoni , perciocch quelli che Dario inuanzi a lui avea loro m andati, erano stati trattati nel modo che qui narrasi. (( 64) La richiesta. T i s a 7i 7*r *xyyiXt*,*. Il qual sostan tivo greco significa generalmente un annunzio per via d' amba sciata , e particolarmente un annunzio di cosa accaduta o di cosa da farsi, una intimazione, siccome fu appunto la domanda degli ambasciadori di Serse. (165) Leonida. noto il tratto sommamente eroico de trecento Spartani condotti da Leonida , i quali , occupato avendo nella guerra di Serse le trette delle Termopile , lasciaronsi tutti ucci dere , anzich ceder il passo all esercito persiano che per quelle innoltravasi. V. Erodoto vit , aso e segg. ; Strab. ix , p. 4*9 t Plut. Parallel. p. 3 o6 ; Corn. Nep., Temist. 3 ; Jurtin. i r , 11. Erano stati a quel difficile varco mandati gli uomini pi scelti della maggior parte delle citt greche ; ma gli Spartani soli , dileguatisi gli altri , osarono di resistere alla smisurata piena dei nemici. (166) Cosa degna ec. Esclamazione ironica , siccome ha bene . osservato il R eiske, il quale convert 1 yt ( v lecito, vi sta bene) del testo in yi ; comech , per quanto a me sembra , lasciando I antica lezione non perirebbe il motteggio. (167) Pilo - Clitore - Cineta. V. iv , 16 e seg. ; iv , 27. (168) Eniada e Naso. Della prima di queste citt , situata alla foce dell Acheloo , ha parlato il nostro nel lib. i v , 65 . La seconda chiamata cos da Livio (x x v i, 2 4 ), e da Polibio S r ti ( Neso ) , isola , non trovo presso nessun geografo ; quindi probabile che fosse un luogo di poco couto. Del resto furono ,

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secondo Livio ( 1 . c.) , i Romani che presero le anzidette citt , e da essi le ebbero gli Etoli in vigore del trattato d alleanza che assicurava loro 1 Acarnania. (169) Anticirra. Citt della Focide nel golfo di Corinto , bat tuta per terra dagli Etoli c per mare dal console Levino, poich s arrese , fu consegnata agli E to li, ed i Romani si tolsero il bottino che vi fecero. Plinio ( xxv, 5 ); ed A. Gellio ( xvn, i 5 ) la vogliono isola. Trovasi scritta Aniicirra , ed Anticira ( A7i xiff , AtK nvf* , Anticirrha , Anticyra ) ; ma miglior per quanto io credo , la prima scrittura , perciocch le derivava il nome dall esser situata di rincontro a Cirra , altra citt focese nel medesimo golfo. - Quantunque di due Anticirre parlino tutti gli autori, 1 una nella Focide, l altra nella Tessaglia sul golfo Maliaco, potrebbe nascer il sospetto che una terza ve ne fosse nella Locride degli Ozolii ; dappoich Livio ( 1 . c. ) e Strabone ( ix , pi. 434 ) pongono una citt di questo nome presso i Locri occidentali. Ma forse era dessa soltanto una colonia di costoro, o reggevasi con essi a comune ; siccome vedemmo delle citt etoliche in mezzo al Peloponneso. ( Y. n, 46, ed ivi la n. i 5 8 ). L efficacia dell elleboro , che cresceva ne suoi d intorni, nella maninconia , nell epilessia e nella podagra , procedeva , a detta di Plinio ( xxii, a 5 ), dal frammischiarvi che faceano i semi amari e purganti del sesamoide che col raccoglievasi ; pianta eh era ignota al Mattioli ( in Dioscorid., lib. iv, cap. 16, nella nota 7 ), e della quale non trovo traccia ne botanici moderni. (170) Ed i fanciulli. Livio ( x x vi, a 4 ) riferisce, che fra le condizioni d amicizia e d alleanza che strinsero,i Romani cogli Etoli fu questa, che gli Etoli delle citt che si prenderebbono avessero il suolo , i tetti e le mura colla campagna, tutto il resto fosse preda del popolo romano. (171) Per elezione. Cio a bello studio e con deliberazione, non sforzatamente, siccome fatto avean i Tebani. Reiske. (172) La decima. Scrive Erodoto ( v ii, i 3 a ) come i Greci che presero le armi contro i barbari giurarono: che coloro fra i Greci i quali sarrenderebbono aPersiani senza esservi costretti,

1^5
allorquando i loro affari fossero per essere in buono stato, sarebbono condannati a dare al Dio di Delfo la decima parte delle loro sostanze (*). (175) Male pratiche. Knatrfxy/trvm nel testo, propria mente raffinatezza, eccellenza nel mal o p rare, siccome tutti i sostantivi astratti che hanno la desinenza in t r i 11 denotano un certo grado di perfezione in alcuna qualit dell animo. Vedi la nota 216 al lib. y. Malamente tradusse lo Schweigh., e non espresse cotesto eccesso di malizia. Io pure non sono contento della mia versione, ed amerei d aver scritto perfido ingegno,

consumala scelleratezza. (174) Che siffatto costume. Il Reiske riferisce questo picciolo frammento al cap. a 3 , dove il nostro parla degli Ateniesi, ma
col non trovasi accennato nessun costume particolare di questa nazione. Pi verisimil l opinione dello Schweigh., eh esso ap partenga alla relazione dell ambasceria che gli Ateniesi fecero due anni appresso, affine di riconciliare fra di loro Filippo e gli Etoli. Meno mi piace 1 altra congettura dello Schweig., che in quel concilio de Lacedemoni, dove recitate furono le test ad dotte orazioni, intervenissero ambasciadori ateniesi con incum benze tendenti al comun bene dei Greci. (173) La buona volont, ec. Questo bran o , ove si riguardi al suo contenuto, non ist male appiccato alla fine dellorazione di Licisco, quale lo danno tutti i codici, dalTUrhinate in fuori.
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A i X g i t i Ti B t S , sono le parole d E -

rodoto , che Lorenzo Vali tra d u s se : se JDeo q u i Delphis est devoturos , qna~ sich le persone e non le sostanze a ressero ad esser consecrate al Nume. Ma E nrico Stefano eoa ragione , secondoch a me s e m b r a , rigett questa v e r sione , e vi sostitu la l egaente : Hos ad sovendam Deo deomam adigere. In fa tti S t x o t l ' i v u f , giusta Esictfio , quanto <T|k*7*v m r w f i T l i r S e t t , riscuotere la decima s eb b e n e , a d etta dello stesso lessicografo , questo verbo ancora sinonimo d i c^ e Significa, dedicare vergini d e ll'e t di circa dieci anni a Diana in memoria dell orsa ( a f i t S ) uccisa j tuttavia al Dio di Delfo non consecravasi che la roba o il suo valore , siccome fece Agesilao nella spedizione^ di Sardi. V. X eaoph. Agesil. i , 34*

l j

Se non ch il 0 ivXili (vogliono) in terza persona del plurale, dovendo riferirsi a Lacedemoni cui diretto il discorso, forma una discordanza contraria a questa supposizione. Ma quand an che , secondoch vorrebbe lo Schweigh., il test mentovato verbo si rapportasse aMacedoni, glinfiniti w x f (prestare servigi) ittQtXti x tn 11 ( render inutile) fanno chiaramente co noscere, che tutte queste parole citate sono dajl autore in terza persona, ma non direttamente pronunziate dall oratore. Del resto io non presumo di decidere se, conforme crede lo Schweigh., questo frammento appartenesse ad una orazione degli Acarnani a Filippo, per via della quale gli appalesarono il pericolo in che trovavansi gli affari, ed il distlsero dalla guerra che avea per mani (Liv. x x v i, 35); ovveramente se, com parere del Reiske, esso fosse parte dell orazione di G lenea, o di qualche altro che difendeva il partito degli Etoli, confutando l orazione dell Acarnano. (176) Opportunamente. 11 testo ha il di cui senso comune utilmente, con vantaggiai ma ci che viene tosto a p presso esclude cotesto significato , e costringe a dare al mento vato vocabolo il ben raro, siccome lo qualifica il R eiske, che coglinterpetri latini abbiam ricevuto. (177) Non colle parole , ma eziandio co'fatti. Una deforme tautologia presentavano qui tutti i codici, ne quali leggevasi 77t xp*yptx<n xa.\ lo ti t f y t n . Sentirono questa incongruenza gi lo Scaligero ed il Casaub. , il primo de quali sostitu fnftxn, a *p*yftn, ma il secondo pi avvicinossi alle tracce della scrit tura apponendo ypi fif txrt, scritta del trattato al margine dell ' edizione Basileana, dopo aver ricevuta nel testo lemendazione dello Scaligero. (178) Gli Acarnani. Narra Livio ( x x v i, i 5 ), che costoro in tal occasione inandarono le m ogli, i figli ed i vecchi oltre sessant anni in Epiro , e tutti gli altri da quindici a sessanta giu rarono di non ritornare se non se vincitori. ( ' 79) Della citt, n Che trattisi d Echino, citt della Tessa-

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glia,, k chiaro per quanto dice il Nostro verso la fine di questo capitolo, dov'egli ne. descrive la situazione. Gh essa poi fosse, allora in potere degli E toli, o al certo cogli Etoli collegata, si comprende cos dal capo 4a di questo lib ro , come da x v i i , 3 e da x v iii, 3 i. Schweigh. (180) Testuggini per riempier fossi. Xi\ i i * f %mirfi/at le appella il N ostro, perciocch sotto d esse riparavansi gli operai, che colmavano i fossi con terriccio, il qual lavoro esprimesi pel verbo . Testudines aggestitias li chiama Lipsio ( Poliorcet. i , dial. 8 ) con poca chiarezza j meglio Yitruvio ( x , ao ) testudines ad congestionem fossarum ; lo Schweigh., che noi abbiam se guito, t. fossis complendis, sebbene x , 3 i egli si valga della, denominazione ideata dal Lipsio. La testuggine aequandi loci caussa adoperata da Cesare ( B. civ., n , 3 ) nella oppugnazione di Marsiglia non sembra essere stata diversa dalla presente. (181) Portico. Vedi la nota i 56 del lib. ( , dove ho denomi nati i portici gallerie, conformandomi all uso della milizia mo derna. (i8a) Far progredire le basi, cio delle to r ri, che in greco han il nome proprio d ed erano grossi tavolati che moveansi sopra ru o te, per cui agevolavasi il movimento di tutta la macchina verso la parte dove maggiore n era il bisogno. (183) Sessanta libbre. TAa>7* ( t , del peso < T un talento , il quale secondo i calcoli dell Ab. Barthlmy ( Yoy. du jeuno Anacb., L vii, tav. la ) , eguale a 5 i libbra e 6 once di F ran cia, peso di marca. 1 Romani le chiamavano ballistas centenaria s , perciocch il talento pesava cento , anzi centoventi delle loro libbre. V. L ip s., Poliorcet., n i , 3 . (184) Echino. Oi E ^ ita iw r ( gli Echinei ) scrisse Polibio da che secondo Stef. Biz. form ato- da vero gentilizio d7E^;if. Ci non avendo considerato il Reiske dubit se cotesto gentilizio si faccia dalla citt di Tessaglia cos nom ata, anzich dalle isole Echine o Echinadi che sono presso lEtolia, daquali, conforme leggesi in Stefano, cavasi ' E v i n t i l i

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ed *E;g<r/rr, e non altrimenti E^oiW . Del resto V * are eziandio in Acarnania, se crediam a Stefano ed a Plinio (tv , 3 ), una citt di questo nome; ma Strabone ( ix, p. 433) e Tolemeo ( in , i 3 ) non rammentano che la tessalica. (185) Publio Sulpicio Gallo. Questi essendo stato console l anno di R. 543 , fa verso la fine dell anno mandato in Ma cedonia a successore di Levino (V. Livio xxvi, 22 ). Allo stesso fu pel seguente anno prolungato l impro con questa condizione, che licenziato fosse tatto l esercito, da socii navali in fuori (Livio x x vi, 28). Gli Etoli pertanto, conforme dice Polibio in questo frammento, accostarono ad Echino collesercito di terra, e Publio colla sua armata per costringer Filippo a desistere dalla oppugnazione; ma a nessuno di loro riusc di liberare la citt . Schweigh. (186) I l fium e Eufrate. Antioco Magno, poich ebbe debellati Molone ed A cheo, siccome vedemmo nel lib. v di queste storie, volse 1 animo ad assoggettar i satrapi dell Asia superiore , che incoraggiati da quella ribellione rinunziata gli aveano lubbidienza. A costoro appartenevan i satrapi dell Armenia , e gi nel libro antecedente cap. a 5 riscontrammo S erse, regolo d Armosata nell Armenia superiore , arrendersi ad Antioco che assediava la sua capitale. Quindi probabile , che dalla narrazione di questi fatti prendesse Polibio occasione di descriver il corso e le parti colarit dell E ufrate, ehe scaturisce in quel paese , ed io non sono punto contrario all opinione del Reiske che questo fram mento unito vada al summentovato del lib. v m , n credo collo Schweigh. che il Nostro qui narrasse geste posteriori di parecchi anni, mon essendo ragionevole il supporre che tanto tempo con sumassi; Antioco in una sola provincia, che abbandonata dal1 appoggio della ribellione abbisognava della sola sua presenza per rientrar in dovere. (187) E pluoghi che vengon appresso. I paesi per cui scorre 1 E ufrate, innanzi di giugner a Babilonia , sono , a levante la Mcsopotamia , a ponente la Siria , e dopo questa di rincoutro

Ila provincia di Babilonia 1 Arabia deserta , c h e , sa non m in ganno , qui accennata da Polibio. ' ( i88) voce. Parla Polibio di questa terminazione dellEufrate come di cosa incerta. Diffatti non gi nel mar Rosso eh esso mette foce , sibbene nel golfo Persico 6on due o tre bocche. I fossi che anticamente gli davano comunicazione col mar Rosso pare che pi non esistano. Y. Cluver., inlrod. in univ. geogr., lib. v , i , a 3 ; Pinkerton, geogr. univ.j voi. v , p. 4 6 ; Polib. v, Si , e col la nota <43. - (189) A l sorger delle canicole. La (tessa posa, abbastanza comune, avea Polibio riferita del fiume P , 11, 16 . Schweigb. (190) Pelle irrigazioni. Q ui, al parere dello Schweigh.., Po libio us il vocabolo p p t* U iw * ta citato da Esichio e da lui definito, semplicemente : pyta h i* , certe macchine. L e quali macchine , crede 1 anzidetto com mentatore, che servissero pelle irrigazioni delle campagne vicine all Eufrate, e fossero simili al che riscontrasi in Erodoto, 1 , ig 3 ; v i, 119, e con cui gli Assirii attignevan l acqua pelle irrigazioni da canali in che era diviso 1 Eufrate ; vocabolo che il eh. Mustoxidi rende per mazzacavallo, spiegato dalla Crusca, un. legno che bilicato sopra un altro salza sabbassa, e serve per attigner acqua da pozzi: la qual interpretazione sembra giustificata dalla deriva zione di l i x t t t t t da 'uwltt (battere con un legno, o bastone). Se non che am meglio lo Schweigh. di leggere l i f t x a t n , e dat tribuirgli il senso di ru o ta , quale secondo Vitruvio ed Ulpiano usavano gli antichi per alzar pietre, acqua od. altri oggetti, spin gendole co piedi. M a, o l uno o l altro di questi significati si ammetta , che cosa ci hanno che fare i pozzi, indicati chiara mente dalla prima parte ( f pt* 7 da $pf*p ) della parola che prendiamo ad esaminare ? E quand anche a tempi del nostro Autore meno rozzo fosse il meccanismo per trar acqua dall Eu frate, che noi fu nell et d E rodoto, e che a mazzacavalli si fossero sostituite le ruote, della specie di quelle che servon allo stesso uso ne maggiori fiumi d Italia , segnatamente nell Adige a

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nel P ; egli non ancor provato che i Greci intendessero per siffatte ruote, quando gli esempii che se ne adducono, e cui possono aggiugnersi altri due tolti da Lucrezio, lib. i v , V. 9 0 3 , e da Plinio, x v m , 3 i , non rinvengonsi che presso au tori latini. Il perch io stim o, che lasciando a l i w a t t t il senso incontestabile di bastone, legno, e considerando sinonimo di X i x x t t , pozza , fossa ripiena d 1acqua stagnante { Y. Esichio alla voce q>pi*p ) ; ^ u ? i 7 n m t verrebbe a denotare uno strumento , quali sono le nostre trom be, con cui si vuotan i bastimenti e le buche dall acqua che vi stagna. Allora non sa rebbe verisimile, che Polibio parlato avesse di coteste macchina in occasione delle irrigazioni dell Eufrate. (191) II trasporto ec. Qui sembrami che lo Schweigh. preso abbia un solenne abbaglio. Scrisse Polibio y /y itr * t 7ii xefttSli x. 7. A ., e quantunque il mentovato interpetre abbia tradotte queste parole nella sentenza che noi le esponem mo , die egli nelle note : Ita hoc dictum e s t, tanquam id fie ri solerei. Ma riflettendo al xtcfyiftt) pttt *7> 7S t srA/r ( essendo le navi molto cariche ) che tosto segue , credette che in questo luogo trattasse il Nostro di qualche spedizione d An tioco peli Eufrate a seconda del fiume ; onde il n P * i,u , y!~ y u J iti verrebbe a significar, egli avvenne , ed il 7a7t , allora, da noi renduto cotale stagione , sarebbe relativo a quell avve nimento , e non allo spuntar delle canicole. Ma in primo luogo il verbo rv/tfixt'utit e dal Nostro e da altri innumerevoli volte adoperato per mero riempitivo, che si aggiugne ad altro verbo per vezzo di lingua , senza che abbia il senso di solere , esser solito. Poscia del tutto ipotetica e non punto necessaria pella intelligenza del testo e pella concordanza de vocaboli la spedi zione d Antioco supposta dallo Schweigh. ; e ben naturale la Conseguenza che , facendosi la diminuzione del fiume ad uopo delle irrigazioni nella stagione appuuto in cui esso ha la maggior piena , il trasporto delle barche molto cariche per il medesimo debba allor essere lento.

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(192) J Romani ec. Sembra questo frammento appartener alla legazione che , per relazione di Livio ( x x v i i , 4 ) > Marco Atilio e Manlio Acilio eseguirono presso Tolemeo Filopator l anno di Roma 543 . Reiske. (ig 3) Lo staio siciliano. Sul ragguaglio di 54oo lire torneai per talento, equivalgono 19 dramme a 1 . 1. 17. 21. Quindi essendo lo staio siciliano due terzi dello staio veneto (V. lannotazione 46 al lib. 11 ) , veniva quest ultimo a pagarsi 1. t. a 5 V t, prezzo al certo esorbitante, massimamente per que tempi. Yalevansi i Ro mani pel frumento della misura siciliana, perciocch la Sicilia era considerata il granaio dell Italia. ( 1 9 4 ) Arsinoe. Fra le molte citt di questo nome , quella che Stef. Biz. pone nell ottavo luogo , a detta su a , 1 etolica. Negli estratti Valesiani ( xxx , 14 ) dessa chiamata Arsinoia. Forse narr Polibio in questo libro nono le stragi che menarono gli Etoli presso Arsiuoe, delle quali fa egli poscia menzione di passaggio al luogo citato . Schweigh. (195) Atella. Espugnata che fu Capua, s arresero a Romani Atella e Calazia, conforme narra Livio, x x v t, 16. (196) Forunna. Suppone lo Schweigh. che Polibio rammentata abbia questa citt in occasione della guerra che giusta Liv., xxvi, a 5 , Filippo mosse a Traci in sull incominciare dell anno di R . 544* - Qui aggiugne lo stesso Schweigh. in una nota appi del testo la citt di Ev>/ , Sinia , omessa dagli altri editori di Polibio , della quale dice Stefano che apparteneva alla Tessaglia, citando il nono libro del nostro Autore. V avea presso di lei una palude dello stesso nome , che appellavasi ancora Bebeide , e voglion alcuni che 1 anzidetta citt fosse cos chiamata , per ciocch era comune ( v i i , */ri alla Tessaglia ed alla Beozia. Vedi lo Scoliaste d Apollonio Rodio al lib. 1 , v. 68.

F I N I PELLK ANNOTAZIONI AGLI AVANZI M I

LIBRO NONO.

DELLE STORIE
DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

AVANZI DEL LIBRO DECIMO.

I. ( i ) X U t t la costa d'Italia dallo stretto e da Regio si- Estr. ani. no a Taranto pello spazio d oltre duemila stadii, al Olimp. tutto senza p o rti, se si eccettui quello di T aranto, ch CXLII>1 1 1 voltato verso il mar di Sicilia, e guarda la Grecia. Ha A. di Rquel tratto popolosissime nazioni barbare e citt greche molto nobili : ch i Bruzil, i Lucani, ed (a) alcune parti de D aunii, e i (3) Calabri e molti altri abitano quella regione d Italia. Occupan altres cotesta spiaggia le greche citt di Regio, C aulonia, L ocri, Crotona, M etaponto e Turio. Cos chi dalla Sicilia o dalla Grecia ad alcuno de mentovati luoghi, d necessit afferra nel porto di T aranto, e le permute ed i traffichi con tutti gli abitanti di quel lato dell Italia si fanno in quella citt. puossi arguir dell opportunit di tal sito dalla prosperit de C rotoniti, i quali avendo stazioni na vali pella state soltanto, ed una proda assai ristre tta ,

l84 i. di A. si sono procacciati .grandi dovizie per nessun1 altra via 545 che per la buona loro situazione, la quale pertanto non pu punto paragonarsi a porti ed al sito di T aran to. E pur in buona posizione per rispetto a porti del1 Adriatico, sebbene pi ancora il fosse in addietro. Imperciocch dal promontorio della Iapigia sin (4) a Siponto , chiunque da lidi opposti facea vela peli Italia tragittava a T a ra n to , e servivasi di questa citt come d un emporio (5) pe commerci! e pe passaggi, la citt di Brindisi non essendo per anche fabbricata. Laonde Fabio M assimo, reputando di grande importanza l im presa di T a ra n to , lasciata ogni altra cosa, rivolse a questa parte tutti i suoi pensieri. Eslr. II. (6) Essendo noi per narrar le geste di Scipione in Vales-, Ispagna, ed in generale tutto ci eh egli oper nella sua poscia vita, stimammo necessario di richiamar pria 1 attenzione ant. de leggitori alla condotta ed aH indole di quest uomo! Im perciocch, siccom egli fu quasi il pi illastre ca pitano di quanti lo precedettero, cos tutti cercano di sapere chi egli e r a , e da qual indole o pratica degli affari (7) egli mosse ad eseguir tali e tante azioni. Ma son essi costretti a rimanersi nell ignoranza e nelle false opinioni, perciocch quelli che scrissero di lui molto deviarono dalla verit. Che (8) retto sia pertanto ci che ora diciam o, manifesto rendesi pella nostra narrazione a-chi apprezzar pu le bellissime e audacis sime sue azioni. Gli altri tutti lo rappresentano come un uomo fortunato, che il pi delle volte senza ragione ed a caso conduce a buon fine i sudi disegni, credendo essere siffatti uomini quasich pi divini ed ammira-*

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bili di quelli che ogni cosa fanno ragionevolmente. Ma di i non sanno essi che delle anzidette cose luna degna . ^ 4^ di lode , 1 altra rende felice ; e questa al volgo eziandio comune, laddove ci che merita lode proprio 'd i co loro che hanno segno e prudenza , i quali da credersi' che sieno i pi divini e agli Dei pi cari. A me sembra Scipione aver avuta la stessa indole e condotta di Li curgo legislatore de Lacedemoni : ch non bassi a cre dere che Licurgo fosse superstizioso, e nel costituire la repubblica de Lacedemoni in tutto attaccato (9) alla P izia, n che Scipione da sogni ed augurii si facesse a procacciar alla sua patria tanto potere. Ma vedevan ambidue che la maggior parte degli uomini non ammet tono facilmente (10) ci ch contrario alla propria aspet tazione , n usano d esporsi apericoli senza che qual che speranza dal cielo li conforti; quindi Licurgo so stenendo sempre le sue imprese colla voce della Pizia rendette i suoi divisamenti pi accetti e accreditati 5 e Scipione egualmente, (11) insinuando sempre nel volgo I opinione , eh egli accingevasi alle imprese per inspi razione divina, faceva la gente a lui soggetta pi co raggiosa e pronta a cimentarsi ne pericoli. E eh egli eseguisse tutto con'giudizio e previdenza, e che l esito delle sue azioni fosse sempre conforme alla ragione, sar chiaro per ci che verremo dicendo. III. Conciossiach tutti confessino esser egli stato be nefico e magnanimo ; e che fosse sagace e sobrio , e la mente con intensione dirizzasse a ci che proponevasi, nessuno meglio conceder che chi seco lui visse, e lindole sua contempl in piena luce. Fra i quali fu Gaio

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di R. Lelio, che da giovine ebbe parte ad ogni s u o fatto e **4^ detto sino alla m o rte, ed in ctbl opinione intorno a lui (ia) m indusse, sembrandomi chegli dicesse cose verisimili, e che accordavansi colle sue geste. ( i 3) Im perciocch narrava egli, che il primo fatto insigne di Publio fu allorquando il padre di lui sostenne un com battimento di cavalleria contro Annibaie ( i 4) presso al fiume P. Aveva egli in quel tempo circa diciassett an ni, ed era la prima volta uscito in cam po, avendogli dato il padre per sicurezza una squadra di eletti cava lieri. Veggendo il genitore in battaglia con due o tre cavalli circondato da nem ici, e pericolosamente ferito , dapprincipio esortava i suoi a soccorrerlo} ma trepidando questi pella moltitudine degli avversarii che stavan dat torno, lanciossi con temerario ardire nella calca} poscia costretti essendo gli altri ancora a far impressione, i nemici spaventati dileguaronsi, e Publio inaspettatamente scam pato, fu il primo ad appellar suo figlio salvatore, udendo tutti. Salito adunque peli anzidetta fazione in fama indubitata di valore, si espose in appresso colla persona ad ogni pericolo, quando la patria a lui ( i 5) appoggiava tutte le sue speranze; locch non proprio dun duce che nella fortuna sola s affida, sibbene d uno che con prudenza si governa. IV. I n d i, avendo ( 16) un fratello maggiore per nome L ucio, il quale ambiva 1 edilit ( magistrato quasi il pi cospicuo a cui presso i Romani aspirar pu un. giovi n e ) , ed essendo costume di crear due patrizii; siccome allora molti com petevano, cosi dapprima non os di gareggiar col fratello pella stessa dignit. Ma avvicina-

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j

tosi il d. dli elezione , giudicando dall inclinazione del A. di volgo , che il fratello non avrebbe di leggeri ottenuto cotal m agistrato, e veggendo insieme grande verso dj s la benevolenza del popolo , n stimando altro mezzo atto a fargli conseguire 1? intento che di chiederlo amendue d accordo, concep.questo pensiero. Vedeva egli la madre girar pei tem pli, e sacrificar agli Dei pel fratello, e dimostrarsi in tutto grandemente ansisa del lavvenire. Costei gli s ta v a sovra le altre cose a cuo re , ob il padre (17) era allora navigato in Ispagna, spe dito per capitano alle anzidette fazioni. L e disse adun q u e , come due volte veduto avea'Jo stesso sogno; per ciocch eragli parato esser creato edile in un col fratel lo, e con lui dal loro (18) salito a casa; col fosse loro ve nuta in cntro la madre sulla porla e gli avesse abbrac ciati e baciati. Accolse essa il suo discorso (19) eoa femminile tenerezza, e proruppe in queste parole: Mi venisse pur veduto siffato giorno! E d egli: Vuoi madr, disse, che ne facciam la prova ? Vi acconsenti ella, sti mando chegli a tanto non si sarebbe arrischiato, ma che alludendo alloccasione scherzasse come colui ch era molto giovine. Allora le chiese d ie tosto gli preparasse una toga candida, conforme costume di quelli che ambiscono un magistrato. V. Essa pertanto non vi pensava neppure: ma Sci pione indossato (ao) allora pell prima volta il candido vestito, mentre che la madre ancor dormiva, venne nel foro. La m oltitudine, e per essere la cosa .inaspettata, e perch gi gli era affezionata, il ricevette con (a 1) istupor e plauso, e poscia, progredendo egli verso il luogo

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i. d R. destinato e collocandosi accanto al fratello, confer 5 45 non solo a Pnblio il m agistrato, ma al fratello ancora per cagione di lui, e vennero amendue a casa creati edili. Riferita incontanente la nuova alla madre , essa tutta gongolando di gioia and lor incontr sulla porta, ed abbracci i giovani con trasporto. P er tal avveni mento sembr a tutti quelli ch pria udito aveano (io) desuoi sogni, che Publio non solo dormendo, ma eziandio desto e di giorno parlasse cogli Dei. (a3) Non aveva egli pertanto siffatte cose sognate; sibbene essendo benefico, liberale ed affabile con chiunque gli si rappre sentava, argoment che gli sarebbe valuta la benevo lenza del volgo. Quindi acconciandosi destramente al l occasione offertagli dal popolo e dalla m adre, non isolo consegu il suo proponim ento, ma sembr anche operare con qualche inspirazione divina. Imperciocch chi non pu conoscer accuratamente le opportunit e le cause e le disposizioni delle singol cose , o per abbiezione di n atu ra, o per inesperienza ed infingardaggi n e , riferisce agli Dei o alla fortuna le cagioni di ci che con mente perspicace gli nomini eseguiscono per forza di raziocinio e di previdenza. Questo sia detto in grazia de leggitori, affinch non prestino fede, all opi nione falsamente invalsa circa Scipione, e rigettino ci che in lui fu di pi grave e pi bello, cio a dire l abilit dell ingegno e lindustria. La qual cosa apparisce ancor maggiormente dalle sue geste. VI. Publio adunque raccolti i soldati, gli esort a non {sbigottire della (a 4) toccata sconfitta; i Romani non essere giammai stati vinti col valore da Cartaginesi;

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sibbene pel tradimento de Celtiberi, e (25) pella pr- A . di . pria temerit, esser i capitani rimasi Pupo dall altro se- ^4^ p a ra ti, fidatisi della costoro alleanza. Amendue coleste cose trovarsi ora prsso i nemici, i quali accampati sono in molta distanza gU uni dagli altri, e trattando i sodi con insolenza se li rendono tutti alieni, e procacciansi la loro inimicizia. Il perch alcuni aver gi mandati a s oratori, e gli altri come prima potranno prender ar dire, e li vedranno passar il fiutile, essere per venire di buon g rado, non tanto; per benevolenza verso i Ro m an i, quanto per brama di vendicarsi degl insulti de? Cartaginesi. Ma ci che pi m onta, essere fra di loro in discordia i duci degli avversarti, e non voler (26) venire ad un final ciment con forze unite, e pugnando paratam ente di leggeri potersi vincere. A ci dunque riguardando passassero animosamente il fiume; ch delle successive operazioni si assumerebbe egli la cura cogli altri duci. Ci detto, lasci il collega (27) Marco con tremila fanti, e (28) cinquecento cavalli al passo, a sus sidio degli alleati di. qua del fium e, ed egli traghett il resto dellesercito, nascondendo a tutti il suo disegno; dappoich avea stabilito di non far nulla di ci chebbe detto alla m oltitudine, ed erasi proposto dassediar al limprovviso Cartagine di Spagna. La qual cosa pu ser vire di prima e maggior prova dellopinione da noi test enunziata 5 sendoch aveva egli (29) venzette a n n i, quando la prima volta imprese geste tali che tutti reputavan affatto disperate pella grandezza delle sconfitte passate. Poscia datosi a questo partito, lasci ogni con cilio comune e che a tutti potea pararsi dinanzi, e di-

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F . di R. vis e si propose deseguir cose che (3o) non erano so545 spette a nemici, n facilmente note ad altri d u ci; nes suna disgiunta dal pi rigoroso raziocinio. V II. Imperciocch sin dapprincipio informatosi ancor in Roma dogni co sa, e risaputo merc di accurate in dagini il tradimento de C eltiberi, e come le patrie le gioni eransi sbandate, ed argom entandone, che quindi era derivata la sciagura di suo padre; non si lasci sgo m entare da Cartaginesi, n cadde danim o, siccome i pi facevano^ Sentito p o i, che i socii di qua dell Ebro rimanevano fedeli, e che i duci de Cartaginesi eran tra loro in discordia, e maltrattavano i popoli a loro sog g etti; pieno d ardimento accingevasi alla spedizione, non affidato alla fortuna, ma sibbene alla ragione. Giunto in Ispagna, tutti (3 i) spiando ed interrogando ciasche duno circa gli avversarii, trov le forze de Cartaginesi divise in tre parti : una delle quali sotto Magone riseppe che soggiornava di qua delle colonne drcole nel cos detto C uneo, (32) la seconda capitanata da Asdrubale presso la foce del fiume Tago in Lusitania, mentre che l'altro Asdrubale colla terza assediava una citt nella Carpetania, (33) e che nessuno degli anzidetti era meno di dieci giorni distante da Cartagine Nuova. Stimava dunque, che ove si fosse affrontato in battaglia co nemi ci, (34) combattendo con tutti uniti corso avrebbe gran dissimo rischio , cos per le sconfitte de suoi anteces sori, come perch gli avversarii di gran lunga in numero Io superavano, e se affrettato si fosse d attaccarne un solo, messo che l avrebbe in fuga, temea , non sopraggiugnendo le altre forze egli rimanesse interchiuso, e

191 cadesse nella medesima disgrazia dello zio Caio e del J . di D padre Publio. Il perch rifiut questo'partito. ^45 V ili. Ma come riseppe che l&nzidetta 'Cartagine re cava agli awersarii grandissimi agi, ed (35) a s gravis simi danni nella guerra presente, fece intorno a lei le pi minute investigazioni presso *chi ne avea cognizione, mentrera alle stanze, (36) ed intese primieramente, com quasi sola di tutte le citt della Spagna aveva un porto capace darmata e di forze navali, e come opportunis sima la sua situazione aCartaginesi per tragittar dalrAfrica e passar lalto mare ; (3j) indi che i Cartaginesi avean in cotesta C itt grande quantit di danari, e tutte le salmerie dellesercito, e gli statichi ancora di tutta la Spagna; e ci che maggiormente m ontava, come la rocca era guardata da (38). circa mille combattenti, per ciocch nessuno supponeva {giammai, che padroni es sendo i Cartaginesi di quasi tutta la Spagna, alcuno si fosse neppur ideato dassediare siffatta citt. Conobbe innoltre come laltra moltitudine che vavea grandissima, consisteva in artigiani, facchini e m arinai, alienissima da ogni perizia di guerra, e tale , eh egli credea dover nuocere 'alla citt , ov egli di repente fosse comparso. N erangli ignote la posizione e le fortificazioni di Cartagie, e la natura dello stagno che la circonda, avendo per mezzo di alcuni pescatori che col esercitavano il lor m estiere, rinvergat, che lo stagno era quasi tutto paludoso e nella maggior parte guazzabile ; ma che spe cialmente ogni giorno verso sera lacqua tanto (39) si ritirava. Donde arg u , che se mandato avesse ad effetto il suo disegno, non solo offenderebbe gli avversarii, ma

IQ2 L d it. procacoerbbe un gran vantaggio alle proprie bisogne , 545 e fallendogli limpresa salvar potrebbe i spoi per esser padrone del m a re , ove assicurati avesse gli alloggia menti : e ci era agevole dappoich le forze degli av versarli distratte erano in molta distanza. Q u in d i, la sciata' stare ogni altra co sa, di questo apparecchio tutto occupossi, finchera he quartieri. IX. E tal impresa m acchinando, e nellet che test dissi, Scipione a tutti la celava fuorch a Gaio L e lio , finch egli stesso giudic (4o) un tratto di doverla pa lesare. Ora sebbene gli storici confessano che Scipione ragionando pervenisse a questi divisamenti, quando giun gono alla fine del racconto , non so com e, riferiscono i felici successi non alia persona e previdenza di l u i, ma agli Dei ed alia fortuna \ e ci contra ogni probabi lit e la testimonianza di quelli che con lui vissero, ed avendo Scipione stesso (4 i) nella lettera che scrisse a Filippo chiaramente esposto , come guidato da ragio namenti , che abbiamo di sopra addotti, egli impresi abbia in generale gli affari di Spagna, ed in particolare lassedio di Cartagine. Del resto diede a Caio Lelio or dine segreto di navigar alla volta della mentovata citt; perciocch questi solo era conscio del disegno, con forme dissi di sopra. Egli stesso colle forze di terra marci indefessamente , ed eran queste venticinque mila fanti e due mila cinquecento cavalli. Giunto col il settimo giorno, accampossi verso la parte settentrionale della citt, ed il lato esterno dellaccampamento circond di fosso e di doppio steccato da (4) mar a mare} (43) ma > 1 lato che guardava la citt non afforz punto, dappoi-

193 ch la natura stessa del luogo gli forniva sufficiente si- A . di R curezza. Ma dovendo noi narrare lassedio e la presa ^ 4^ della c itt , stimiamo necessario di porre in qualche modo sotto gli occhi a leggitori, cos i luoghi a quella vicini, come la posizione di lei stessa. X. Giace Cartagine nel mezzo della spiaggia marit tima della Spagna in un seno eh volto (44) al vento libeccio e che sinterna venti (45) stadii, ed ha nell en trata la larghezza di dieci. "Tutto il seno ha l aspetto dun porto per questa causa. una (46) isola alla sua bocca, che lascia un ingresso ristretto da amendue le parti. Siccome questa riceve il fiotto dall alto m are, cos il seno intiero in calm a, se non che in quanto i libecci penetrando per amendue gl ingressi vi eccitano m aretta; ma gli altri venti non alzan onde per cagione del continente che lo circonda. Nel fondo del seno sporge in fuori un monte a guisa di penisola, sul quale giace la c itt , cinta dal mare a levante ed a mezzod, e a ponente dallo stagno, che occupa innoltre alquanto della parte settentrionale, per modo che il rimanente spazio sino al mare eh dall altro lato , e che unisce la citt al continente, non maggiore di due sta dii. L a citt stessa nel mezzo t f j) avvallata, ed al fianco meridionale ha un accesso piano dal mare ; nel resto circondata da colline, di cui due sono (48) mon tuose ed aspre , e le altre tre molto pi basse , (49) scogliose e di malagevole salita. Di queste la pi grande la fiancheggia da levante, e sestende sino al mare ;. su lei fabbricato il tempio dEsculapio. Di rincontro ad essa da ponente ergesi una che ha la stessa posizione.,
POLIBIO ,

tom. IV-

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t. di R. e sulla quale costrutta una regia magnifica, che dicon ^45 aver fatta (5 o) Asdrubale , allorquando ambiva la pote st monarchica. Le (5 i) sommit degli altri tre minori colli ne cingono la parte settentrionale; quella che guarda a levante chiamasi di Vulcano; la prossima a questa di (52) Alete, il quale fama , che trovate avendo le (53) miniere d argento, abbia conseguiti onori di vini ; la terza appellata di Saturno. Perch lo stagno confluir possa nel mar aggiacente, essi fatto un (54) la voro a comodo di quelli che pratican il mare. (55) Sul taglio del ciglione che li divide fabbricato nn ponte , affinch i giumenti e le carra possano recar dalla cam pagna le cose necessarie. XI. (56) Tal essendo la disposizione de luoghi, era il campo romano nel lato interno assicurato senza for tificazioni dallo stagno, e dallaltra parte del mare. Lo spazio fra questi, che unisce la citt al continente, e che corrispondeva alla met de suoi alloggiamenti, la sci senza steccato, o per (57) recare sbigottimento, o per agevolar la esecuzione del suo disegno, e poter senza impedimento uscir del campo e ritirarsi. Il cir cuito della citt non era in addietro maggiore di venti stadii. E non ignoro che molti dicono quaranta; ma ci falso: che noi lasseriamo non per fama, ma dopo aver co proprii occhi attentamente esaminati i luoghi. O ra ancor pi ristretto. Scipione, giunta che fu l armata al tempo dovuto, ragun i soldati e incomin ci ad aringarli, non valendosi d altre ragioni che di quelle ond egli stesso era stato persuaso a far ci che abbiamo test paratamente rammentato. Dimostrando

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che possibil era lesecuzione dellimpresa, e sommaria* f. d i i mente indicando l abbassamento che agli avversarli e 545 lincremento che a loro deriverebbe dalla vittoria, pro mise corone d oro a primi che salirebbono sul muro ^ ed i consueti doni a chi farebbe qualche segnalata pro dezza. Finalmente disse avergli sin dapprincipio Nettuno additata questa impresa, standogli accanto nel sonno, e promettendogli che lavrebbe manifestamente assistito nel tempo dell azione, per modo che a tutto lesercito evidente sarebbe il pr da lui recato. (58) Gotesta esor tazione, cos pelle ragioni stringenti che contenea, co me pella promissione delle corone d o ro , ed oltre a tutto pella provvidenza del Nume, inspir alle milizie un fervore e zelo grandissimo. XII. Il giorno appresso circond la citt dalla parte del mare colle navi, provvedute d ogni maniera darme da g etto , e ne diede l incarico a C. Lelio. Per terra un gli uomini pi robusti, in numero di circa due mila, a quelli che portavano le scale, ed incominci lassedio all ora terza. Magone che avea il comando della citt , divise il corpo de m ille, e met ne lasci nella rocca, gli altri schier sulla collina volta 3 levante. I pi forti fra gli abitanti intorno a due m ila, forniti delle armi che si trovavano in c itt , (59) colloc alla porta che conduceva all (60) istmo ed al campo de nemici : agli altri ordin, che secondo la loro possa recassero soc corso ad ogni parte del muro. Come Scipione (61) in dicar fece colle trombe il tempo dell assalto , mand Magone gli armati fuori della porta , persuaso che spa venterebbe gli avversarti, e al tutto sconcerebbe il !or

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i . di R. disegno. Gettatisi adunque costoro gagliardamente su

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quelli che usciti degli alloggiamenti eransi sull istmo schierati, nacque feroce battaglia , e fiere grida alzaronsi da ambe le p a rti, confortando gli uni dal campo, gli altri dalla citt i suoi alla pugna. Ma non erano si mili gli aiuti che accorrevano, perciocch a Cartaginesi giugnevano da una sola p o rta , e dalla distanza di quasi due stadii^ laddove a Romani eran alla mano e da molti luoghi venivano: quindo la battaglia non era eguale. Conciossiach Scipione a bello studio ponesse i suoi presso all accampamento , affine dattirar i nemici al punto pi lontano, sapendo bene, che ove distruggesse costoro eh eran come (62) il nerbo della moltitudine u rb an a, ogni cosa anderebbe a soqquadro , e nessuno di quelli di dentro arrischiato sarebbesi ad uscir fuori della porta. (63) Ci nondimeno rimase per qualche tem po il combattimento indeciso, essendo da ambe le parti sostenuto dalla gente pi scelta. Finalmente i Cartagi nesi spinti dalla forza superiore, perciocch dal campo sempre nuove milizie arrivavano , andaron in volta. E molti di loro perirono nellatto della battaglia e nella ritirata*, ma i pi lun laltro conculcarono mentre che entravan a precipizio per la porta. A questo caso la turba della citt tanto sbigott, che fugg dalle mura. P er poco allora i Romani non s introdussero a furia nella citt in un con quelli che fuggivano : ad ogni modo appoggiarono le scale al muro con sicurezza. X III. (64) Scipione espon evasi bens a pericoli, ma il faceva, per quanto era possibile, cautamente; per ciocch avea seco tre scudieri, i quali accostando a lui

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gli scudi , e coprendolo dalla banda del m u ro , gli A. di t procacciavano sicurezza. Il perch passando presso a*. ^ 4 $ fianchi, e salendo le alture , molto contribuiva alla fazione: ch veggendo tutto ci che accadeva, ed es-i sendo ad un tempo da tutti veduto, ispirava coraggio a combattenti. Donde avveniva che nulla mancava di quanto era duopo alla pugna ; ma non s tosto 1 occa sione presente indicava a lui qualche bisogno, che in contanente tutti d accordo eseguivan il loro dovre. Fattisi adunque i primi arditamente a salirle scale, non tanto la moltitudine de difensori rendea pericoloso las salto , quanto laltezza delle mura : quindi i difensori, veggendo la (65) difficolt del caso, vieppi inanimivansi. Imperciocch alcune scale rompevansi, su cui, (66) per essere grandi, molti insieme salivano; sovra le altre per cagione dellaltezza erano colti da vertigine i primi che vi ascendevano, i quali, per poco che resistevano quelli delle m u ra , gittavano gi s stessi. Quando poi lanciar vano da merli travi o altre cose sim ili, tutti insieme eran gi tratti e stramazzavan al suolo. Tuttavia a mal grado di queste contrariet nulla pot rattener la furia e l impeto de Romani; ma appena caduti i p rim i, occupavan i vicini il posto vacante. Essendo pertanto il giorno gi innoltrato, ed i soldati (67) stracchi da pati menti , il capitano fece suonar a raccolta. . XIV. Quelli di dentro esultavano, credendo daver (68) rispinto il pericolo. Ma Scipione aspettando il tempo della bassa m area, prepar dalla parte dello stagno cinquecento uomini con scale, e presso alla porta ed all istmo pose soldati freschi, ed aringatili diede loro

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4. di R. pi scale (69) di p rim a , per modo che pieno era tutto

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lP intorno il muro di gente che saliva. Come fu dato il segno dellassalto , e da tutte le parti accostaronsi le scale animosamente, grande turbamento e costernazione invase gli assediati ; perciocch stimandosi liberati da ogni molestia videro rinnovarsi il pericolo per altro attacco. E difettando gi darmi da getto, e scoraggiati insieme dalla quantit de m orti, era lor grave il caso : tuttavia difendevansi possibilmente. Era il combattimento sulle scale nel maggior fervore, quando incominci il mare a ritirarsi. Le parti estreme dello stagno 1 acqua abbandon a poco a p o c o , ma (70) per la bocca sgor gava la corrente densa e copiosa nel mar vicino, a tale che incredibile riusciva la faccenda a chi senza esserne informato la riguardava. Scipione , avendo pronte le (71) guide , confortava ad entrar quelli eh eran a tal uopo apparecchiati : che era egli nato fatto , se per alcuna cosa giammai, al certo per inspirar ardire , (72) e per transfonder i suoi affetti nelle persone chesortava. i* lora ubbidendogli i soldati, ed a gara guadando il pa lude , tutto l ' esercito supponeva che una provvidenza divina avesse condotto lavvenimento. Laonde rammen tandosi di Nettuno e delle promesse che avea lor fatte Scipione nellaringarli, tanto nimo presero, che affol landosi intorno alla porta e facendo forza incomincia rono a tagliar di fuori gli usci con mannaie ed asce. Quelli che per il pantano avvicinavansi al muro e trovavan i merli vuoti di gente, non solo applicarono le Reale impunemente, ma occuparon eziandio il m uro, salendovi senza combattere; dappoich quelli di dentro

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tratti erano ad altri luoghi, e singolarmente allistmo ed A. d 1 alla porta che vi riesce, non immaginandosi mai che i nemici si appresserebbono al muro dal Iato dello stagno^ Ma il pi si e r a , che pelle grida disordinate e per la folla confusa non pdteasi n udir n veder nulla di ci che facea mestieri. XV. I Rom ani, impossessatisi delle m u ra , dapprima le corsero in g iro , gettandone gi i nemici nel passag gio , aiutati grandemente a quest uopo dal (7 3) genere dellarmadura. Giunti che furono alla porta, discesero e tagliarono le leve, e quelli di fuori entrarono : quelli che dalla parte dellistmo in su spingevansi pelle scale, superati gi i difensori, salirono su merli. Ed alla fine furono in questo modo espugnate le m u ra, e il colle verso levante presero quelli eh entrarono pella p o rta , discacciatone il presidio. Scipione, poich credette es sersi introdotto un numero sufficiente de suoi, (7 4) mand la maggior parte di lo ro , secondo il costume de Rom ani, addosso a cittadini, ordinando duccidere tutti quelli che riscontrassero, e di non risparmiare nessuno, n di muover alla p red a , finattantch non ne fosse dato il segnale. Fanno essi ci, a mio credere, per incuter terrore. Quindi veggonsi sovente, quando i Romani prendono una citt, non solo gli uomini uccisi, ma eziandio i cani spaccati in due, e (y 5) gli altri ani mali tagliati a pezzi; la qual cosa allora fu molto estesa pella quantit grande degli individui che fu trovata. Egli con mille uomini and verso la rocca, e come s avvi cin , Magone dapprima si mise alla difesa ; ma cono* sciuto poscia che la citt era gi assolutamente p resa, '

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4. di H mand a trattar pella sua salvezza, e consegn la rocca'

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Ci fatto e datosi il segno, cessarono dalle uccisioni , e corsero al saccheggio. Sopraggiunto il buio, quelli eherano negli alloggiamenti vi rim asero, cos essendo lor imposto, ed il capitano pernott cosuoi mille nella rocca. Gli altri chiamati fuori delle case da trib u n i, ebber ordine di ammassar nel foro gli effetti rapiti, in segna per insegna, e di dormirvi accanto. I veliti fece venir dal campo , e li pose sul colle situato a levante. Per tal guisa i Romani impadronironsi della Cartagine di Spagna. XVI. Il d vegnente, ragunate nel foro le salmerie di quelli che avean militato coGartaginesi, e le suppellettili decittadini e degli (76) artigiani, i tribuni le divisero alle proprie legioni, siccome presso di loro si costuma. T al lamministrazione de Romani nell espugnazione delle citt. Quando separano per questa faccenda di ciasche-* duna (77) insegna un numero duomini proporzionato alla grandezza della citt, quando gli staccan per inse gne. N mai destinali a tal uopo pi della met ; men tre che gli altri stanno nelle file alle riscosse, talvolta fuori della c itt , tal altra dentro; per modo che sem pre si mostrino. Essendo 1 esercito diviso il pi delle Volte in due legioni rom ane, ed in due degli alleati, e qualche fiata, sebbene di rad o , trovandosene unite quat tro , tutti quelli che separati furono per dar il sacco re cano la preda, ciascheduno alla propria legione. (78) Ci fatto, i tribuni la dividon a tutti per eguali porzioni, non solo a quelli che rimasi sono alle riscosse, ma a quelli ancora che guardano le tende, ed aglinfermi,

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ed a quelli che sono stati spediti per qualche servigio. A. d i R E che nessuno aliener nulla del bottino, ma che ser- 45 beranno la fede, giurano (79) tutti quando la prima volta si ragunano negli alloggiamenti, per andare sul suolo nemico : del qual particolare abbiamo distesamente parlato, ove (80) ragionammo del governo de Romani. Del resto, siccome l una met rivolgesi alla preda, mentre laltra guarda le file in sussidio di quella; cos non accade giammai che i Romani per avidit vengan in pericolo di perdere tutto. Imperciocch non dif fidando essi l uno dell altro circa la speranza di con seguir il bottino, ma avendo per fermo che egual por zione to cch er, cos a quelli che rim angono, come a quelli che saccheggiano; nessuno abbandona le file, locch suole apportar agli altri gravissimo danno. XVII. Conciossiach, assoggettandosi gli uomini a fatiche e pericoli per cagione del guadagno, egli ma nifesto , che quando giugne siffatta occasione, quelli che rimangono nelle stazioni o nel cam po, a malgrado loro se ne debbano astenere, dappoich presso la mag gior parte de popoli tutto ci che viene preso di chi se ne impossessa. Che quandanche un monarca sovrattu tto , od un capitano comandasse di portare (81) scru polosamente la preda in un cum ulo, tuttavia ciasche duno crederebbe suo checch potesse nascondere. Quindi ove il maggior numero corre a quella volta, n pu es ser frenato, 1 esercito tutto messo & repentaglio. E m olti, poich riuscita loro a buon fine limpresa, in vadendo gli alloggiamenti de nemici, 0 occupando qual che citt, non solo ne furono scacciati, ma andaron al-

201 t. di R, tres in rotta per nessun1 altra cagione che I1anzidetta. Laonde debbon i duci intorno a questo particolare avere la maggior cura e far i maggiori provvedimenti, affinch, per quanto possibile , i soldati concepiscano la spe ranza che la preda sar divisa egualmente, ove colai occasione si affacci. Erano i tribuni occupati in distri buir le spoglie, quando il supremo duce rom ano, poi ch furono raccolti i prigioni, che sommavano (82) poco meno di diecimila, ordin che si separassero dapprima i cittadini dambi i sessi, ed i loro figli, poscia gli arti giani. Ci fatto esort i cittadini ad esser amici de1 Ro mani, ed a rammentarsi del beneficio, e tutti lasciolli andare alle proprie abitazioni. Costoro lagrimando in sieme e rallegrandosi dellinaspettata salvezza, prostra tisi dinanzi al capitano, se ne partirono. Agli artigiani disse, che al presente erano propriet del popolo di Rom a, ed a quelli che nell esercizio delle loro arti si dimostrerebbouo affezionati e zelanti, promise la liber t , ove la guerra contro i Cartaginesi fosse per sortir un esito felice. Questi comand che fossero inscritti presso il questore, dando ad ogni trenta di loro un cu ratore: che tutti ascendevano a circa duemila. (83) F ra gli altri prigioni elesse i pi robusti, ed i pi vegeti per frma e per e t , e li mescol colle sue (84) ciurm e, e (85) cresciuti della met tutti i marinai che gi av ea, riempi eziandio le navi catturate, per modo che eran in ogni vascello poco meno che due cotanti di prim a: che a diciotto (86) ascendevan i p resi, e quelli di prima a trentacinque. A questi pure promise la libert , se servito avessero colla (87) stessa benevolenza e devo-

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zione, poich debellati fossero i Cartaginesi. (88) Trat- A. di l\ tando in tal guisa i prigioni^ grande benevolenza e fede ^ 4^ inspir a cittadini, cos verso di s, come verso il co mune de Romani, grande animo aggiunse agli operai pella speranza della libert , e merc della sua provvi dnza si valse delloccasione per aumentare della met la forza navale. XVIII. Indi separ dalla turba deprigioni (89) Magone ed i Cartaginesi che con lui erano : ch vavea fra quelli due del consiglio (90) de vecchi, e quindici del senato. Costoro diede a Caio Lelio imponendogli daver di loro la cura conveniente. Di poi fece venir gli (91) statiebi, eh eran oltre trecen to , ed i fanciulli ad uno ad uno accost a s ed accarezz e confortolli, dicendo loro che fra pochi giorni vedrebbono i genitori. Agli altri tutti in comune diede animo, ed esortolli a scriver pelle proprie citt a loro parenti ; in primo luogo comerano salvi e stavano bene} poscia come i Romani restituirli volean tutti in buono stato alle loro c ase, ove i loro propinqui abbracciassero la societ co Romani. Avendo ci d e tto , ed apparecchiate gi in addietro fra le spo glie le pi preziose confacenti al proposito , ne regal ciascheduno secondo il sesso e let, le fanciulle di or namenti (92) da capo e maniglie, ed i giovani di (93) sci mitarre e spade. F ra le prigioniere la moglie di Mandonio, chera fratello dIndibOe re degl U ergeti, gli si gitt a piedi e supplicollo con lagrime daver al suo decoro maggior rispetto che non ebbero i Cartaginesi 5 ondegli intenerito dimand che cosa le mancava del necessario? Ed (94) era donna attempata e di presenza

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t. di R. veneranda. Tacendo essa, chiam qoeDi eh erano de545 potati alla cura delle donne. Venuti costoro, e signifi cando, che i Cartaginesi le prowedeano abbondevolmente di ci che abbisognavano, la donna abbracci di bel nuovo le sue ginocchia, e ripet le stesse parole. Publio ancor maggiormente stup, ed immaginandosi, che coloro i quali incaricati erano di siffatta cura fossero negligenti, e nellistante false cose asserissero, rinfranc le donne , dicendo eh egli avrebbe messi altri procura tori , affinch nulla loro mancasse delloccorrente. Essa stata alcun poco sopra di s : Non bene, disse, o capi* tan o , tu comprendi il nostro discorso, se credi, che noi ora ti preghiamo pe bisogni del ventre. Allora affacciossi alla mente di Scipione lintendimento della d o n n a, ed avendo sotto gli occhi la florida bellezza delle figlie dIndibile e di pi altri signori, costretto fu,a piangere, aven dogli la donna con breve cenno indicata la dbgraziata sua situazione. Quindi fattole conoscere che compresi avea i suoi d e tti, e pigliata la sua d e stra , confort lei e le altre ancora, assicurandola che provvederebbe per esse come per proprie sorelle e figlie, e darebbe la cura di ess ad uomini fidati, conforme avea gi detto. XIX. In appresso consegn a questori tutti i danari pubblici presi a Cartaginesi. E sommavano questi oltre (g5) seicento talenti ; per modo che aggiunti a quattrocento che avea seco recati da R om a, meglio che mille era tutta la serbanza pelle spese della guerra. (96) In quello alcuni giovani Romani, avvenutisi in una vergine che le altre femmine di freschezza e belt avanzava , e sapendo come Scipione amava le donne, gliela condus-

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sero innanzi, e dissero che il regalavano di questa fan- A . di il ciulla. Egli attonito , ed ammirando la costei bellezza, 545 rispose : Seio fossi uomo privato nulla mi sarebbe pi soave che ricevere siffatto dono} ma capitano qual so* n o , nulla men grato mi sarebbe. Colla qual dichiara zione, quanto a me sembra, egli volle accennare, come talvolta nelle ricreazioni e negli ozii della vita coteste cose procaccian a giovani dolci godimenti e trastulli} ma quando mestieri d operare , grandissimi impedi menti arrecano al corpo ed allo spirito di chi le usa. A giovani pertanto disse, che li ringraziava, e chia mato il padre della vergine, e consegnatala a lui im mantinente , gli ordin d accasarla con chi pi gradi rebbe fra i cittadini. Per cotal guisa manifestando la sua continenza e moderazione, acquistossi grande con cetto presso quelli che gli erano soggetti. Poich ebbe fatte queste disposizioni, e consegnata a tribuni la turba de prigioni, mand Caio Lelio sopra una cinquereme a R om a, ed un a lui i Cartaginesi, e gli altri prigioni pi cospicui, (97) perch facessero note le sue geste alla patria. Imperciocch sapeva egli bene, come i pi di coloro che disperavano degli affari di Spagna, a siffatto annunzio riprenderebbon animo , e con molto maggior fervore attenderebbono alla guerra. XX. Egli fermatosi qualche tempo in Cartagine nuova esercitava di continuo le forze navali, ed a tribuni mo strava 1 esercizio delle milizie di terra in questo modo. (98) Il primo giorno li facea correr armati pello spazio di trenta stadii; il secondo ripulir le arm e, rinfrescarsi e visitar le armadure allaperto; il terzo riposarsi e star

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4 . di R. in ozio ; il quarto alcuni combattere (99) con ispade di

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legno cHe han il bottone di cuoio, altri vibrar lance puntate ; il quinto ritornar alle stesse corse , siccome dapprincipio. Ed affinch nulla mancasse all addestra mento nelle arm i, n alla rappresentazione d una vera gn erra, ebbe moltissima cura degli artigiani. Prepose dunque soprantendenti ad ogni corpo di costoro, con forme dissi di so p ra, ed egli ogni giorno ad essi reca vasi , e da s a ciascheduno gli apparecchi necessarii prowedea. Quindi mentre che le legioni innanzi alla citt addestravansi ed esercitavansi, e le forze navali (100) provavansi e maneggiavan i remi nel m are, e dentro alla citt gli uni appuntavano i ferri, gli altri lavoravan in bronzo ed in legno, e in somma tutti eran intenti alla fabbricazione delle armi : chi non avrebbe, ci veggendo allora, detto (101) con Senofonte, esser quella citt officina di guerra? Poich gli sembr ogni cosa ben ordinata, e che gli esercizii bastavan al biso gno, assicur la citt restaurando le mura e lasciandovi guernigione; poscia levossi di l colla forza terrestre e navale, e si mise in cammino alla volta di T arragona, avendo seco gli statichi.

XXI. (10) I movimenti ch egli credeva adatti ad ogni circostanza, e a quali volea che si assuefacesse la cavalleria, sono questi. Per ciaschedun cavallo (io 3) pie gar a destra ed a sinistra, e oltre a ci ( 1o4) voltarsi e (io 5) ritornar al posto. Per gli squadroni (10G) girar in banda, (107) far doppio c triplo rivolgimento in

27 fianco. Indi uscir di galoppo in (108) una o due file da A. di l unala o dallaltra, e tal fiata dal centro, e raccogliersi di bel nuovo a passo lento in (109) isquadroni ed in reggimenti. Poscia spiegar le schiere ( 11 o) a vicenda in amendue le a le , ( 111 ) o interponendo le file, ( n a) o facendo svoltare presso a raccoglitori quelle della co d a : che il (113) romperle nello schierarsi non istimava egli che abbisognasse d esercizio , lo stesso quasi ope randosi nelle marce. Di poi avvezzarsi ad andar incon tro agli avversarii, ed a ritirarsi in tutti i movimenti, per modo che con imponente celerit potessero carica r e , rimanendo nel medesimo ordine per rispetto avi cini di fianco e delle prossime file, e serbando glinter valli fra gli squadroni: nulla essendo pi pericoloso ed inefficace che il combattere della cavalleria in isqua droni sciolti. Mostrate eh ebbe queste cose a soldati, ed a (114) comandanti de luoghi principali, si fece nuovamente a girar le c itt , primieramente per vedere se la moltitudine eseguiva ci ch egli aveva ordinato, ed in secondo luogo per chiarirsi se i governatori delle citt sapeano bene ed a dovere dare gli ordini ; giudi cando nulla essere pi necessax-io alla giusta esecuzione che la perizia de capi delle singole parti. XXII. Preparate cos le mentovate cose, ragun i cavalieri dalle citt in un luogo, ed egli stesso eseguiva i descritti movimenti, e dirigeva tutte le (* 15) evoluzio ni : (116) non camminando innanzi a tu tti, conforme fanno i duci d oggid, credendo che il primo posto ap partenga al condottiero. Imperciocch bavvi forse cosa pi imperita, ed insieme pi pericolosa dun cobiandan-

i t te , eh bens veduto da tutti quelli che gli ubbidiscono, ma non vede nessuno? (117) Conciossiach il generale della cavalleria non debba nelle evoluzioni far mostra di abilit soldatesca, ma di sperienza e d (i 18)ingegno nel condur eserciti, mettendosi quando fra i prim i, quando fra gli ultimi, quando fra quelli di mezzo. Locch facea Filopemene su e gi cavalcando, e tutti co proprii oc chi osservando, e spiegando pi chiaramente ci in che alcuni esitavano, e correggendo subito dapprincipio ogni errore : sebbene brevi allatto e rare erano siffatte correi zio ni per la diligenza eh egli avea prima usata in ogni particolare. Cotesto procedimento indic gi, quanto alle parole, ( n g ) Demetrio Falereo, in dicendo che: sic come negli edificii, ove (ao) i mattoni pongansi in linea re tta , e le file con diligenza mettansi l una sovra l al tra a sesta , (ia 1) ne risulta un tutto saldo e robusto ; cos in un esercito, quando gli uomini ed i drappelli sono accuratamente ordinati.

XX III. (ia) Conciossiach il caso presente sia si milissimo allamministrazione ed al maneggio delle bat taglie campali, nelle quali l armadura leggera e la parte pi attiva dell esercito esposta al maggior peri colo, e perisce innanzi alle altre; ma il ( ia 3) titolo dell esito si prende la falange e l armadura grave. Egual m ente ora combattono nelle prime file gli Etoli e (134) coloro fra i Peloponnesii che con essi sono alleati, ed i Romani stanno alle riscosse, non altrimenti che la>fa lange. Se ( ia 5) quelli adunque fossero per essere scon-

209 fitti e distrutti, i Romani, ritiratisi dalla pugna, senza A. di 1 danno se ne anderebbono; e vincendo essi (locch non 5 4 5 concedano gli D ei), insieme con loro i Greci tutti sa* rebbotio da Romani soggiogati.

(i 26) Che ogni alleanza con un governo democratico richiede eziandio molta amicizia, per cagione della ir ragionevole condotta del volgo. ( Marg. del cod. Urbin. )

XXIV. (127) Eurileone, pretore degli Achei, era vile Estr. Vales. ed alieno dalle occupazioni di guerra. Avendoci pertanto il filo della narrazione condotti (128) al principio delle geste di Filopemene, noi stimiamo nostro dovere, sic come ingegnati ci siamo di mostrare il tenor di vita e lindole di ciascheduno degli altri uomini illustri, di fare lo stesso ancora intorno a questo. Ch assurdo egli che gli storici, mentre con esattezza le origini delle c itt , e quando, e come, e da chi furono fabbricate, e lo stato ed i casi di quelle (129) dimostrativamente espongono, sorpassino con silenzio ( i 3o) leducazione e egli studii de gli uomini che hanno i pubblici affari amministrati, seb bene questi particolari sieno di gran lunga pi utili a sapersi. ( 13 j ) Imperciocch quanto alcun pu meglio emular ed imitare gli uomini animati che non gli edificii inanim ati, tanto il ragionar intorno a quelli dovr esser pi efficace a correggere i leggitori. Se adunque non avessi gi composto un libro separato sopra Filopem ene, nel quale ho dichiarato chi egli e r a , e da chi fu educato ,
POLIBIO ,

lom. IV.

>4

2 I L di B. c di quali discipline si valesse quando era giovine , ne545 c e s s a rlo sarebbe che io di ogu una di queste cose ren dessi conto. Ma dappoich fuori di questa opera in tre libri ho di lui discorso, sponcndo 1 educazione della sua fanciullezza, e le pi illustri sue geste; egli chiaro che nella presente narrazione converrebbe recider le ( i 3a) particolarit della sua giovami educazione e de suoi studii giovanili, ed aggiugner alle azioni della sua et m atura, che col sono sommariamente indicate, le circostanze pi particolari, affinch in amendue le opere sia da noi serbata la convenienza. Gh (133) siccome quel luogo, al genere lodativo appartenente, richiedeva la sommaria annoverazione de1fatti con amplificazione; cos questo luogo della sto ria, che ha comune la lode ed il biasimo, richiede un ragionamento veridico e di mostrativo colla deduzione di tutte le conseguenze. XXV. Filopemene adunque nacque primieramente da chiara stirpe ; perciocch i suoi antenati erano gli uo mini pi illustri dell A rcadia, e fu nudrito ed allevato da ( i 34) Oleandro da Mantinea, stato ospite di suo pa dre, e che a que tempi vivea in esilio, essendo il pi cospicuo cittadino di Mantinea. Poscia fattosi piadul-, to , divenne emulatore di ( 135) Ecdemo e di Demofane, i quali erano nativi di Megalopoli, e fuggendo i tiranni, e convivendo,furante lesilio, col filosofo (136) Arcesila, liberarono la loro p a tria , ordendo una cospirazione contra il tiranno (13 j) Aristodemo, ed iutaron ezian dio A rato, associandosi a lui nell impresa di distrug ger in Sicione la tirannide di Nicocle : c ( i 38) da Ci renei ancora chiam ati, li governaron onorevolmente

ai i
e custodiron loro la libert. Con questi avendo nella A . di l prima giovent molto conversato, avanz tosto ogni al- ^45 tro della sua et in tolleranza ed a rd ire , cos nelle cacce, come nelle fazioni di guerra. E ra egli pure nel vitto regolato, e semplice ne vestimenti e nelle suppel lettili, adottate avendo dagli uomini anzidetti queste opinioni: cbe non pu bene governar la repubblica chi neglige ci che appartiene alla v ita , n asteuersi dalle sostanze della patria , chi vive con maggior lusso che non permettono le rendite private. Creato pertanto dagli Achei a tmpi anzidetti comandante della cavalleria, e ricevuti avendo i corpi deCavalieri in ogni guisa corr rotti e d animo avviliti; non solo li rendette migliori, ma in breve eziandio superiori a quelli de nem ici, in troducendo fra di loro ( i 3g) il vero esercizio e la pi fortunata emulazione. Imperciocch la maggior parte degli altri che sono eletti al mentovato uffizio, chi per cagione della propria inabilit nelle pratiche cavallere sche non osa dordinar ei ch da farsi neppur a rr o s simi ; chi aspirando alla pretura , per via di cotal magi strato procaccia la cooperazione degiovani, e se li pre para benevoli ne suffragii peli avvenire, non castigan doli quando dovrebbon farlo, pel qual modo si mantiene salva la repubblica, sibbene occultando i loro errori, e per s piccola grazia offendendo gravemente chi loro af-fid quella carica. Che se vha talvolta de comandanti abili alla parte materiale del lor ufficio, ed astinenti da pubblici danari, fanno essi colla (i4) cattiva emula zione pi mali a fanti, e maggiormente ancora alla ca valleria, che non quelli che la negligono.

212 4. di R. XXVI. Filippo re deMacedoni : compiuta chebbe la ^ 4^ celebrazione de giuochi ( 14 1) N em ei, ritorn in Argo, e depose il diadema e la porpora, volendosi m ostrar eguale alla moltitudine, ed ostentar dolcezza e popola rit. Ma quanto era pi popolare il vestito eh egli in dossava, tanto maggior licenza e pi monarchica si pren deva; perciocch non tentava egli gi le donne vedove, n gli bastavano pegli adulterii le m aritate, ma per co mando ognuna che gli piaceva facea chiamare, e quelle che non gli ubbidivano prontamente insultava, assalen dole nelle case con ( i 4 a) brigate di gozzoviglianti. E i figli delle une, ed i mariti delle altre a s invitando, con irragionevoli pretesti atterriva, e molta libidine e scelleratezza spiegava. Il perch usando nel suo sog giorno in Argo una licenza ( i 43) sfrenata afflisse molti A chei, - e singolarmente i pi moderati. Ma oppressi dalla forza (144) j avendo tutto all intorno la guerra , furono costretti di tollerar queste cose a malincuore. Avanti. Filippo nessuno jrec alla dignit regia, maggiori virt, e nessuno maggiori vizii. A. me pertanto sembrano -le virt essere state a lui naturali, ed i vizii sopraggiunti come progred negli anni, conforme sogliono soprawe. nire ad alcuni cavalli .quando invecchiano. Le (45) quali sentenze, noi non profferiamo, siccome alcuni altri sto g ici,, nella prefazione; sibbene ove parliamo delle cose stesse, adattandovi, sempre il conveniente, discorso, fac-ciamo le. nostre conclusioni intorno are ed agli uomini 'illu stri, stimando essere cotal annotazione, pi accon-* eia agli scrittori ed a leggitori.

2l3

XXVII. l ( i 46) Media fra le provincie dell Asia A. d la pi insigne per estensione , c per la moltitudine e ^ 4 ^ 1 eccellenza degli uomini, non meno che decavalli: ch di questi animali provvede quasi tutta l A sia; (>47) gli armenti ancora de cavalli regii gono affidati a Medi pella bont del suolo. cinta di citt greche per dispo sizione dAlessandro, perch le fossero di presidio con tra ( 148) i barbari confinanti, tranne Ecbatana. Q ue sta fabbricata nella parte settentrionale della Media , signoreggia le regioni dell Asia circa la palude Meotide ed il mar Eussino. Era dapprincipio la sede de re di M edia, e sembra che superasse grandemente le al tre citt in ricchezza e magnificenza degli edificii. Giace sotto alle falde dell ( i 4j)) Oronte ed ( i 5o) senza mu ra, ma vi ha una rocca fabbricata con arte maravigliosa e fortissima, sotto la quale la regia , di cui e ragio n ar a parte a p a rte , e tacere al pari difficile. Imper ciocch a coloro che amno di m etter in campo descri zioni che stordiscono, e hanno 1 abitudine di narrare con esagerazione e ( i 5 i ) sciorinamento di parole, la men tovata citt offre un bellissimo argomento ; ma a chi cauto s accosta a tutto ci che'spacciasi contro 1 opi nione comune, presenta essa dubbiezze e difficolt. Ha pertanto la reg ia, quanto alla grandezza, quasi sette stadii di circuito, e per ci che spetta alla magnificenza desuoi edificii particolari, dimostra essa la grande opu lenza de suoi primi fondatori : ch essendo la materia tutta di legno di cedro e di cipresso , niente vavea di uudo , ma le travi ed i ( i 5 a) palchi soffittati, e le co lonne ne portici e ne chiostri erano vestite di piastre,

21 4
t. di A quali d1 argento e quali d1 oro , e tutte le tegole eran 545 argento. Coleste piastre furono la maggior parte stac cate nell invasione d Alessandro e de M acedoni, e le rimanenti sotto il regno di Antigono o di Seleuco figlio di Nicnore. Tuttavia allorquando venne col Antioco, il tempio chiamato d1( i 53) Abea aveva ancora le colonne d intorno dorate, e molte tegole d argento erano col ammassate. M attoni d oro pochi v avea, ma molti ne rimanevan d argento. Da tutti questi fu raccolta la moneta improntata coll effigie regia, per poco meno di quattro mila talenti. XXVIII. Credeva (154) Arsace che Antioco sin a que sti luoghi verrebbe, ma che pel ( i 55) deserto con essi confinante non s arrischierebbe di tragittare con eser cito cos grande , massimamente per la mancanza d acqua: che negli anzidetti siti non apparisce acqua al cuna sulla superficie della terra , quantunque v abbia molti canali sotterranei, e pozzi scavati nelleremo, ignoti a chi non ha pratica de luoghi. Intorno alle quali cose divulgano i paesani questa vera voce, che allorquando i Persiani erano padroni dell Asia concedettero a quelli che in alcuni luoghi non prima irrigati introdurrebbono acqua di fonte, per cinque generazioni i frutti della campagna. siccome il monte ( i 56) Tauro ha molte e copiose cascate d acqua, cos non risparmiarono a spendio n a fatica, costruendo acquedotti per derivare 1 umore da lungi; per modo che a tempi nostri coloro stessi che beono eoteste acque non conoscono i princi pi! di que1rivi, n donde sgorgano. Del test veggendo Arsace che Antioco prendea la via del deserto, ordin

ai5
che tosto fossero colmati e guasti i pozzi. 11 R e , avu- A. tane la nuova, ( i 5j) sped nuovamente Nicomede con mille cavalli, i quali trovato Arsace che ritiravasi colle sercito , e alcuni de cavalieri che guastavano le bocche degli acquedotti, li assaltarono e costrinsero a fuggire, poscia ritornaron ad Antioco. Il Re passato il deserto, venne alla citt chiamata ( i 58) Gentoporte , che giace nel bel mezzo della P a rtia , e dove fan capo tutte le strade laterali che menano a luoghi d intorno , donde prese la denominazione. XXIX. Col fece riposar 1 esercito. Rifletteva p o i, che se Arsace fosse sufficiente a venir seco a decisiva battaglia, non isgombrerebbe il suo paese , e non cer cherebbe luoghi pi opportuni a pugnar colle proprie forze di quello eh erano i ( i 5g) contorni delle Centoporte; ma dappoich egli lo sgomberava, manifesto es ser a chi diritto estimava, che altro era il suo divisa mente^ Il perch risolvette di proseguir verso l Ircania. Arrivato in (i6o)T aga, ed informato daglindigeni della difficolt de luoghi per cui dovea passare , finch per venuto sarebbe agioghi del monte (161) Labo che guar dano 1 Ircan ia, e come gran numero di barbari sovra stava alle strette di quello, si propose di ordinare che la massa dellarmadura leggera, ed i suoi duci si divides sero , conforme ciascheduno di questi dovea marciare. "Volle pure che gli operai tenessero dietro alla milizia spedita, e come questa avesse alcun luogo occupato, ac conciassero la strada pe soldati della falange e pegiu- . menti. Fatto questo divisamente, diede la prima schiera a Diogene ,'e d insieme saettatori frombolieri, e mon-

di A

4. di R.

545

2l6 tanari valenti in vibrar lance e gittar pietre ; i quali non rimaneano nelle file , ma sem pre, richiedendolo 1 occasione ed il luogo, ad uno ad uno entravan n e l cim ento, ed efficacissimo aiuto prestavano nepassi dif ficili. A questi schier dappresso circa duemila Cretesi armati (162) di b r o c c h ie ric h e conduceva Polissenida da Rodi. Gli ultimi furono le corazze e gli scudi lunghij di cui aveva il comando Nicomede da Coo, e l( i 63) etolo Nicolao. XXX. Mentre che questi andavan innanzi, molto pi gravi apparivano le asprezze e le angustie de luoghi di quello che il Re aspettavasi. Imperciocch tutta la lun ghezza della salita era di circa trecento stadii, e la mag gior parte di questo cammino dovea farsi per un bur rone profondo scavato da un torrente , che molti sassi ed alberi, cadutivi spontaneamente dasovrastanti diru pi, rendevano difficile a passarsi. Ed a ci avevan molto contribuito i barbari, facendovi spesse tagliate dalberi, ed accumulandovi una quantit (i64) ben grande di pie tre. Essi pertanto lungo tutta la scoscesa valle guarda vano le alture opportune, e che poteano prestar loro la maggior sicurezza; a tale che se non (i 65) l avessero sbagliata , Antioco sarebbesi restato dall impresa per l impossibilit deseguirla. Imperciocch non altrimenti prepararonsi, che come se tutti i nemici di necessit avrebbon dovuto salire per quel burrone, ed a questo effetto occuparono que siti. Ma non videro c h e , seb bene la falange e le bagaglie non poteano far altra strada se non se quella da essi supposta ( ch su per le mon tagne aggiacenti non era loro dato daggrapparsi ) ; alla

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milizia leggera e spedita non era impossibile il montar A. di 1 penudi sassi. (166) Laonde non si tosto la gente di Diogene appicc la zuffa colla prima stazione, che facendo la salita fuori del burrone, in altro modo si dispose. Imper ciocch ammaestrati subito nella mischia dal fatto stesso^ Diogene e la sua gente , differito alquanto il combatti m ento, ed andando innanzi per vie trasversali riuscirono sopra la testa de7 nemici , e lanciata una grandine di dardi e di pietre , fecero mal governo de barbari, ed offendevanli massimamente colle from bole, gittando da lungi. Poich scacciati i primi occuparon il loro luogo, dato fu, agli operai il comodo di nettare con sicurezza tutto ci eh era innanzi a loro piedi, e di appianar il terreno , locch fu presto eseguito pella moltitudine delle mani. Cosi adunque mentre che i from bolieri, i saettatori ed i lancieri ora spargevansi peluogbi pi alti, ora raccoglievansi ed occupavano i siti opportuni, e tra gli scudati cherano alle riscosse marciavano per il b u r rone in ordinanza e con passo misurato , i barbari non resistevano, ma tu tti, lasciati que luoghi, ragunavansi sulla sommit ov era il passo. XXXI. Antioco nella guisa mentovata pass, coll esercito le strette a salvamento , sebbene con lentezza e difficolt: che l'o tta v o giorno appena pervenne alla sommit del Labo. I barbari essendosi col ragunati, (i 67) persuasi d impedir il passaggio a nem ici, insulse un fiero combattimento ; ma furon essi ributtati pelle seguenti cagioni. Aggomitolatisi pugnavano di fronte colla falange accanitamente, ma avendo nella notte Parin adura leggera fatto un lungo giro, e presi i (168) luoghi

2l8 1. di Jt. pi alti alle loro spalle , ,i barbari, come prima s avvi545 dero dell accaduto, sbigottiti andaron in volta. Il Re con ogni sforzo trattenne limpeto de suoi che insegui vano i fuggenti, e fece suonar a raccolta, perciocch volea che densi ed in buon ordine scendessero nella Ircania. Stabilita eh ebbe la marcia conforme desiderava, e giunto a (169) T am brace, qitt non m urata, ma grande , e che ha una reg ia , vi prese gli alloggiamenti. Ora siccome molti facevano, la ritirata dalla pugna e dalla campagna circonvicina nella citt denominata Siringe (170), che giace poco lungi da Tambraee, ed come capitale dell Ircania pella sua fortezza e prospe rit, risolvette despugnarla colla forza. Progred adun que coll esercito , e postole il campo d intorno, inco minci 1 assedio. Era la maggior parte dellimpresa appoggiata alle (171) testuggini, con cui riempionsi i fossi, de quali ve n avea tre larghi non meno di quindici braccia, e sette e mezzo profondi, e su ciglioni di cia scheduno era piantato un duplice steccato, e finalmente un forte (172) bastione. Succedevano frequenti avvisa glie in sulle opere , nelle quali non finivano amendue le parti di portar via i morti ed i feriti, dappoich ve li ivan alle m an i, non solo sopra la te rra , ma sotto la terra ancora nelle mine. Tuttavia e pella moltitudine de lavoratori, e pellenergia del R e, furono prsato empiuti i fossi, ed il muro cadde per le mine. Ci fatto , i br bari si ridussero agli estrem i, e trucidati i Greci eh erano nella citt , e rubate le pi preziose suppellettili, di notte se ne andarono. 11 R e , come ci vide, mand (173) Iprbasi comercenari!, al quale abbattutisi i bar-

2I9
b ari, gittarono le bagaglie, e rifuggironsi di bel nuovo niella citt. Ma entrativi gli scudi brevi a viva forza per la rottura del muro , si arrendettero per disperati.
A . di l

^45

(174) A criana, citt dIrcania. Polibio nel decimo. ( Stef. Bizant. ).

(175) Calliope, citt della Partia. Polibio nel decimo. ( Lo stesso ). XXXII. Volendo (176) i consoli riconoscer bene parte della collina che guardava il campo degli avversarii, ordinaron a quelli cherano negli alloggiamenti di non lasciar il loro posto , mentre che essi con due squadre di cavalli, e da (177) trenta fra veliti e littori si fecero innanzi per esplorar i luoghi. Alcuni Numidi soliti a starsi in agguato contra quelli che per iscaramucciare o per altra bisogna innoltravansi dal campo de nem ici, eransi per avventura sotto quel colle appiattati. Aquali com ebbe la vedetta significato , che in cima dell al tura loro soprastante erano comparsi alcuni, balzarono fuori, e camminato avendo di traverso, tagliarono la strada aconsoli, e gli esclusero daproprii alloggiamenti. Marcello uccisero subito nel primo conflitto, e alcuni altri con lui \ gli altri ferirono e costrinsero a fuggir qua e l pe precipizii, fra i quali era il figlio di Mar cello , che ferito, a stento e per miracolo pot salvarsi. (78) Quelli del campo vedeano ci che accadeva, ma

la Olim CXLII> U A. di l i ^46 Estr an

I. di R.

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220 non potevano in alcun modo soccorrer i pericolanti : che mentre alzavano strid a , d erano del caso sbigot titi , e gli uni bardavano i cavalli, gli altri arm avansi, ebbe (179) fine laffare. Marcello adunque diportato es sendosi con maggiore dabbenaggine che a buon capitano non si conviene, cadde nella sciagura summentovata. 10 pertanto in tutta la mia opera sovente obbligato sono ad avvertir i miei leggitori di siffatte cose, (180) veg gendo come i duci commettono errori in questa quan to in qualsivoglia altra parte del loro ufficio. I quali errori non posson essere pi manifesti. Conciossiach a cosa sar buono un capitano, che non riflette, dover il supremo duce tenersi ben lungi dacimenti parziali, ne quali non si decide del tutto? a cosa quegli che non sa, come , quand anche le circostanze talvolta costringono a qualche affar parziale, molti di coloro che con lui sono debbono p erire, anzich il pericolo s avvicini a chi ha il comando? Che la prova da farsi, come corre 1 1 proverbio, con un (181) vile soldato della Caria, e non col capitano; ed il dire, io noi credeva, o chi stimato avrebbe che ci accadesse? mi sembra il maggior seguo d imperizia nell arte di condur eserciti e di lentezza d ingegno. XXXIII. Il perch io reputo Annibaie per molti versi un buon capitano ; e di ci fa fede singolarmente, che avendo egli consumati molti anni nella gu erra, ed es sendosi trovato in molte e varie circostanze, trasse bens sovente in inganno gli avversarii merc della sua perspi cacia , ma egli chc diresse tante e tali battaglie non vi cadde giammai. Tal providenza cio us pella sua sicu-

22 I rezza: e ben ragionevolmente. Imperciocch, (182) per J . di R quanto sia grande la strage, ove il capo intatto n esca ^4^ e salvo, la fortuna offre molti incontri di riaversi dalle sofferte sconfitte. Ma cadendo eg li, non altrimenti che in una nave il nocchiero, quantunque la fortuna con ceda a soldati di superar i nem ici, non ne deriva van taggi alcuno, perciocch ciascheduno colloca nel duce tutte le sue speranze. Ci detto sia in grazia di quelli, che o per vanagloria, o p e r inesperienza, o p e r (183) te merit giovanile, o per disprezzo denem ici, cadono in siffatti errori ; sendoch una delle suddette cose cagion diviene di cotali sventure.

XXXIV. Nella ( 84) Spagna Publio Scipione supremo duce de Rom ani, mentre che svernava in Tarragona, conforme dianzi esponemmo, strinse gli Spagnuoli nella sua amicizia e fede, restituendo gli statichi a ciasche duno. Ebb egli per (>85) avventura in ci a coopera* tore (>86) E decone, uno de principali, il quale, come prima riseppe la presa di Cartagine, e che Publio avea in suo potere la moglie ed i figli di lu i, ne argoment la futura mutazione della Spagna, e volle esser autore di questo (>87) movimento; tenendo per fermo che avrebbe per tal modo ricuperati la donna ed i figliuoli, se (>88) fosse creduto aver abbracciato il partito deRomani non per necessit, ma per elezione. La qual cosa eziandio avvenne; perciocch appena fu lesercito man dato alle stanze , eh egli giunse in Tarragona co do mestici ed amici. Veuuto a colloquio con Scipione,

222 4. di R. disse, aver di ci grandissima merc agli Dei, chera il 546 primo a lui venuto fra i principi del paese. Gli altri m a p r l a r tuttora ambasciadori a Cartaginesi, e avere gli occhi in essi rivolti ; ma s essere col per stender la mano aRomani, e dar non solo s stesso, ma gli amici ed affini ancora nel lor arbitrio. Quindi se tenuto fosse da lui per amico ed alleato, grandi servigi, disse, gli presterebbe al presente e nell avvenire. Imperciocch gli Spagnuoli veggendolo (189) legato con lui in amici zia , e soddisfatto delle sue richieste, tutti verrebbon incontanente per lo stesso fine , ingegnandosi di riaver i loro propinqui e d impetrare l alleanza de Rom ani; ed in appresso guadagnati da siffatto onore e da tanta benevolenza, zelanti cooperatori gli sarebbono nelle al tre imprese. Quindi domandava che gli fossero restituiti la moglie ed i figliuoli, e che dichiarato amico ritornasse a casa, fmattantoch gli si offerisse ragionevol motivo di dimostrare, per quanto era in lu i, la sua affezione e quella degli amici per Publio stesso e peglinteressi de Romani. E decone, poich ebbe ci detto, si tacque. XXXV. Scipione, che da lungo tempo disposto era a questo p a rtito , e non altrimenti pensava di quanto avea detto Edecone , gli consegn la moglie ed i figli, e ferm seco lui amicizia. Poscia avendo nel conversare con varie arti blandite lo Spagnuolo, e (190) soscritte a tutti quelli che con lui erano grandi speranze peli av venire , gli sped a casa. Essendosi questo affare tosto divulgato, tutti gli abitanti di qua del fiume Ebro che non erano pria amici deRomani, come dun solo impeto a loro accostaronsi. Queste cose adunque procedettero

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bene ed a seconda di Scipione. Dopo (191) la partenza A. di l di costoro licenzi le forze navali, veggendo che per ^ 4 mare nessuno gli si sarebbe opposto; poscia elesse Ira (193) quelle gli uomini pi abili, e li distribu ira le insegne, e per tal modo accrebbe le forze di terra. (ig 3) Indibile e M andonio, eh eran allora i pi potenti prin cipi della Spagna, e considerati gli amici pi sinceri de Cartaginesi, da lungo tempo rodevansi il c o re , ed aspettavano un occasione (194) 5 sin dacch Asdrubale sotto pretesto di non si fidar di loro , li richiese d una grossa somma di d a n a ro , e volle le mogli e le figlie di loro in ostaggio, conforme abbiam esposto di sopra. Stimando allora giunto il momento opportuno, levarono le loro forze dal campo de Cartaginesi di notte tempo , e si ridussero in alcuni luoghi fo rti, e che potean loro dar sicurezza. Ci fa tto , gli altri Spagnuoli ancora pressoch tutti abbandonaron Asdrubale , come quelli che gi buona pezza male sopportavano la super* bia deCartaginesi, e quella prima occasione avean con seguita di manifestare la loro volont. XXXVI. (195) ci a molti gi avvenuto. Imper ciocch , conforme sovente dicem mo, gran cosa il vincer in guerra, e rimaner nelle imprese superiori a ne mici , ma molto maggior perizia e cautela si richiede per usar bene la vittoria. Quindi assai pi trovansi di quelli che vincono, che non di colorQ che sanno trar profitto da vantaggi ottenuti. Locch accadde allora a Cartaginesi, i quali poich ebbero sconfitti gli eserciti rom ani, e uccisi amendue i capitani, Publio e Caio Scipioni, credendo esser sua la Spagna senza contrasto,

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4 . di R. trattarono superbamente i paesani : il perch ebbero i

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sudditi nemici, anzich alleati ed amici. E meritamente ci soffersero , posciach stimarono doversi conservare gli Stati in modo diverso da quello che si conquistano ; n appararono che i principati guardan coloro m eglio, che pi rimangono fermi nella stessa condotta, con cui dapprincipio stabilirono le signore. E diffatti, siccome egli manifesto , ed in molti gi fu sperimentato , che gli uomini conseguiscono le prosperit col far bene e porger buone speranze a loro simili ; cos ove, soddis fatte le loro brame , fanno del male e dispoticamente dominano su loro sudditi, a buon diritto insieme col trasmutamento de capi cangiansi ancora gli animi de sudditi. La qual cosa avvenne allora a Cartaginesi. XXXVII. Asdrubale' adunque in siffatte emergenze molti e varii divisameli ti faceva intorno alle cose che sovrastavano. Lo affliggeva la ribellione d Indibile 5 lo affliggeva ancor la gara la discordia eh era (196) fra lui e gli altri duci. L a venuta pure di Scipione il m et teva in angoscia, ed aspettandoselo gi addosso colle sercito, e vedendosi abbandonato dagli Spagnuoli entr in siffatti ragionamenti. Si propose , fatto che avrebbe ogni possibil apparecchio, d1affrontarsi in battaglia c o gli avversarii. Che se la fortuna gli fsse per conceder la vittoria, avrebb1egli preso sicuro partito circa 1 av venire ; ma riuscendo la pugna infelice, pensava di fare la ritirata coll avanzo delle sue forze nella G allia, e pigliati col quanti pi barbari avrebbe potuto, di por tare soccorsi in Italia, ed unir le sue speranze a quelle del fratello Annibaie. Queste cose volgeva Asdrubale

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nella m ente, e di queste s occupava. Scipione frattanto A. di R. aspettava C. (197) Lelio , dal quale com ebbe uditi gli 5 4(3 ordini del senato, lev 1 esercito dalle stanze e si mise in cammino, venendogli incontro gli Spagnuoli pronta mente nel suo passaggio , ed ccompaguandosi con lui di buon grado. Indibile avea gi da lungo tempo man dati oratori a Scipione , ed allora come s appress a que luoghi, venne a lui dal (198) campo cogli am ici, e nell abboccamento eh1ebbero (199) molto ragion del-* 1 amicizia che in addietro il legava co Cartaginesi, ed insieme gli appales tutti i servigi e la fede che avea loro prestati \ poscia narr le ingiurie e le offese che ne ricevette. Pregava quindi Scipione, fosse giudice desuoi d e tti, e se gli sembrava aver s ingiustamente accusati i Cartaginesi, sapesse egli bene che neppur a Romani potrebbe serbar la fede. Ma se dopo aver enumerate le tante ingiustizie di quelli, di necessit staccato si fosse dalla loro amicizia, dover Scipione sperare , che ora , abbracciato avendo il partito de Rom ani, costante ser ber a questi la benevolenza. XXXVIII. E poich si fu maggiormente disteso in questo particolare, fece fine al discorso. Scipione repli cando disse, creder s a quanto egli avea detto , e co noscer molto bene linsolenza de Cartaginesi dalla li cenza loro verso gli altri Spagnuoli, e singolarmente verso le mogli e le figliuole di quelli, le quali ricevute ora da s non in grado di statichi, ma di prigioniere e serve, aver con tanta fede trattate, con quanta trattate non le avrebbono i proprii padri. Confess Indibile che avea ci inteso, e gittatosi asuoi piedi, il (aoo) chiam
P o l ib io ,

tom. IV.

i5

226

f. di R. R e, applaudendo al detto quelli eh erano presenti; m a ^46 Scipione non (201) si scosse punto, e confortolli dicendo che avrebbono da Romani ogni dimostrazione benigna ricevuta. Tosto restitu loro le figlie, ed il giorno ap presso fece con loro una convenzione, i di cui arti coli principali erano, che seguirebbono i duci Roma n i, ed ubbidirebbono a loro comandamenti. Ci fatto si ritrassero nel loro campo, e preso l esercito ven nero a Publio, ed alloggiatisi insieme coRomani, m ar ci aron contro (202) Asdrubale. Stanziava il capitano de Cartaginesi ne dintorni di (2o3) Castalona presso la citt di (204) Becula, non lungi dalle miniere d argento. 11 quale come riseppe la venuta de Romani, trasport al trove i suoi alloggiamenti, e lasciatosi alle spalle un fiume sicuro, e di fronte dello steccato postosi un piano ( 2 o 5 ) circondato da un ciglione alto abbastanza per d ar sicurezza, e grande per ischierarvi i soldati, rimase in quella situazione, collocando sempre guardie sul ciglio ne. Scipione, avvicinatosi, era volonteroso di combatte re , ma il tenea dubbioso il sito opportuno alla sicurezza degli avversarii. T uttavia, soprastato due giorni, e te mendo , non sopraggiugnessero Magone ed Asdrubale figlio di Gescone, e si trovasse da ogni lato cinto da ne mici, decise d esporsi al cimento e di tentare gli avver sarii. XXXIX. Approntato adunque lesercito alla battaglia, rattenne gli altri dentro allo steccato ; ma i veliti ed i fanti scelti mand fuori, e ordin loro dassaltar il ciglio ne e di provocar le stazioni denemici. (206) Eseguiron essi animosamente quanto fu loro imposto, e dapprin-

227
cipio il capitano cartaginese aspettava ci che ne sarebbe A- di li avvenuto; ma come vide che 1 audacia de Romani op- ^ 4 primeva i suoi, e mal governo ne facea, condusse fuori l esercito e lo attel lungo il ciglione, affidato nella natura de luoghi. In quello Scipione mand addosso a' nemici tutta l armadura leggera, ordinandole di soccor rer quelli che avean incominciata la pugna. Egli stesso colla met degli altri che tenea pronti, girato il ciglione a sinistra degli avversarli, attacc i Cartaginesi: l altra met consegn a L elio , comandandogli l assalto del fianco destro de nemici. Mentre ci succedeva, Asdru bale era in piena marcia coll esercito uscendo del cam po; ch in addietro era egli col rimaso, fidandosi de* luoghi, e credendo che i nemici non oserebbono di ve nire seco alle mani. Laonde fattosi 1 attacco contro la sua aspettazione, tard a schierar i suoi. Ma i Romani combattendo nelle ale, mentre che il sito delle ale non era per anche occupato da nem iei, non solo salirono impunemente sul ciglione, ma appiccando la zuffa nell atto che gli avversari! attelavansi e moveansi, uccidevan quelli che di fianco (207) gittavansi lor addosso, e quelli che ordinavansi in file faceano andar in volta. Asdrubale in conformit delle sue prime deliberazioni, veggendo i suoi soldati piegare e voltarsi , non volle com batter ostinatamente sino all ultima speranza; ma presi i danari e gli elefanti, e traendo seco quanto maggior numero pot de fuggitivi, fece la ritirata (208) nella di rittura del fiume Tago verso le cime dePirenei, ed alla volta deGalli che abitano quelle contrade. Scipione pon istim vantaggioso d incalzar Asdrubale, temendo non

228 4. di R. gli altri duci lattaccassero. Il campo degli avversarli la-

546

sci saccheggiare da suoi soldati. XL. Il d vegnente raccolse tutti i prigioni, cherano diecimila fanti, ed oltre due mila cavalli, ed occupossi del lor governo. Gli Spagnuoli tutti che negli anzidetti luoghi militavano co Cartaginesi, vennero a darsi alla discrezione de Rom ani, e negli abboccamenti chiama vano Scipione re. Il primo a ci fare ed a prosternarsi era stato Edecone, dopo di lui Indibile. Allora pertanto pass quella parola non avvertita innanzi agli orecchi di Publio ; (209) ma poich dopo la battaglia tutti il chiama vano re, egli vi rivolse la sua attenzione. Il perch ragnnati gli Spagnuoli, disse voler bens esser appellato da tutti uomo (210) danimo regio, e tale esser lui in effetto, ma non gli piacere esser re, n che tale il chiami chic chessia. Poscia ordin che lappellassero capitano. Avr forse allora pure taluno meritamente lodata la magnani m it con cui Scipione ancor molto giovine, ed a cotanta al tezza spinto dalla fortuna, che tutti quelli eh erano a lui soggetti da s recaronsi a siffatto pensamento ed a confe rirgli cotesta denominazione, non usc tuttavia di senno, e ricus cotal favore e titolo cos specioso. Ma molto pi ammirer alcuno la magnanimit somma di lu i, consi derando gli ultimi tempi della sua v ita , quando oltre alle cose operate in Ispagna soggiog i Cartaginesi, e le maggiori e pi belle contrade dellAfrica, dalle(2i 1) are di Fileno sin alle colonne dErcole, ridusse in poter della p a tria , (212) soggiog l Asia ed i Re della S iria, e la parte pi bella e pi grande della terra abitata sottomise a Rom ani, ed ebbe parecchie occasioni di pr-

cacciarsi potest regia in quelle parti dell orbe cb egli A. di R. avrebbe prescelte e volute, (a 13) Le quali cose non solo ^ 4^ la natura um ana, ma eziandio una' pi divina , se lecito di cos parlare, avrebbono fatto insuperbire. Ma Sci pione tanto avanzava gli altri mortali in grandezza da nim o, cbe il maggior bene fra quanti alcun oserebbe ,di chieder agli Dei, cio a dire la dignit reg ia, offertagli sovente dalla fortuna , disprezz , e tenne in molto mag gior conto la patria e 1 esser a qusta fedele, che non la signora pi illustre e pi felice. Del resto separ al lora fra i prigioni gli Spagnuoli, e tutti mandolli senza risoatto alle respettive loro patrie. Ad Indibile comand di scegliersi trecento cavalli, e gli altri diede a quelli che non ne avevano. Indi pass negli alloggiamenti de' Cartaginesi, per cagione della forte natura de luoghi. Egli rimase aspettando gli altri capitani cartaginesi, e sulle vette de monti Pirenei sped gente per osservar Asdrubale. Poscia approssimandosi ( a i 4) la stagione, si ridusse collesercito in Tarragona, per isvernare in que luoghi. XLI. (a i 5) Gli E to li, di recente sollevati a grandi speranze peli arrivo de Romani e del re A ttalo, tutti atterrivano, e tutti minacciavano per terra, siccome facevan Attalo e (a 16) P. Sulpicio per mare. 11 perch ven nero gli Achei ad invitar Filippo che li soccorresse, che non solo temevano gli Etoli, ma (317) Macanida anco r a , che stanziato erasi col suo esercito a confini degli Argivi. I Beozii che paventavano 1 armata degli aw ersarii, chiedevan un duce ed aiuti. Ma con grandissima

a3o.
A . di R. istanza gli ( a i 8 ) abitanti dell Eubea domandavano qual-

546

cbe provvedimento contra i nemici, e lo stesso ricerca vano gli Acarnani. Dagli Epiroti pure venuta era unam bascera. Fu eziando annunziato che (219) Scerdilaida e Pleutato uscivan colle loro forze, ed i Traci confi nanti colla M acedonia, e sovra gli altri i (220) Medi aver fatto disegno d invadere la M acedonia, ove il Re alcun poco solamente da casa fosse distratto. Frattanto affrettaronsi gli Etoli doccupar le strette delle Term o pile con fossi, steccati, e poderose stazioni, credendo di chiuder la strada a Filippo, e di vietargli al tutto di recare soccorso agli alleati di qua delle Porte. (221) A me pertanto sembra a buon dritto notarsi cotali emer genze e porsi sotto gli occhi de leggitori, come quelle in cui i duci danno saggio e fan vera prova delle loro facolt, cos d animo come di corpo. Conciossiach, siccome nelle cacce rendesi manifesta la robustezza e la forza degli animali, quando i pericoli da tutti i lati li circondano: cos accade lo stesso necondottieri, ed al lora singolarmente era da vedersi in Filippo, il quale licenzi le ambascerie, a tutte promise che farebbe il possibile, ed ovunque intento alla guerra , aspettava dove e contro chi muover dovesse in prima. XLII. Avuta in quel mentre la nuova, che Attalo avea passato il m are, ed afferrato nell1isola di (222) Pepareto la di cui campagna gi ten ea, mand gente a guardar la c itt , e nella Focide e nelle contrade della Beozia sped Polifante con un sufficiente esercito, ed a Calcide e nel resto dellEubea Menippo con mille scudi brevi e cinquecento Agriani. Egli stesso si mise in cam-

23 i

mino verso (3a 3) Scotusa, ed a Macedoni pare ordin jt. di R. di venirgli incontro in questa citt. Ma come riseppe che Attalo era navigato a (224) Nicea, e che i principali degli Etolr raccoglievansi in Eraclea per consultare intorno le presenti circostanze, levossi collesercito da Scotusa, e marci in tutta fretta con animo di prevenirli (aa 5) e spaventandoli disperder il loro congresso j m a giunse quando era gi sciolta la ragunanza : onde guastato e parte tolto il frumento (226) agli Eniani che abitano circa il golfo, se ne ritorn. L esercito lasci di bel nuovo in Scotusa, e colla (227) gente spedita e collo squadrone regio recossi a'(228) Demetriade, ove rimase osservando i disegni de nemici. Ed affinch nulla di ci che ope* ravasi gli restasse celato, mand ordinando aPeparezii ed a Focesi, e similmente agli Eubei, che gli facessero a sapere tutto ci che accadeva per mezzo di fiaccole accese sovra luoghi eminenti. (229) Ed egli pose una specola sul (23o) T iso, eh un monte della Tessaglia opportunamente situato per il libero prospetto sugli an ........... zidetti luoghi

X LIII. Siccome la ragione di dar segni colle fiaccole che presta grandi servigi nelle cose di guerra, era in addietro (23 i) imperfetta j cos sembrami utile di non trasandarla, ma di farne quella menzione che si conviene. Ora che 1 occasione abbia gran parte nelle imprese , e grandissima nelle guerresche, noto a tutti. Ma fra gli argomenti che (232) a quella cooperano hanno la maggior forza (233) i fuochi d avviso, per cui i fatti

232

A. di jft. test accadati, e quelli che per appunto accadono co* 546 noscersi possono da chi vi mette lo studio necessario, (a 34) quand anche ne sia distante il cammino, di tre 0 quattro giorni, 0 ancor pi; a tale che per via dellan. nunzio de fuochi inaspettato giugne laiuto a chi nelle fazioni ne ha bisogno. Ne tempi : andati era quest arte semplice, ed a chi 1 .usava il pi delle volte non reca va giovamento ;. perciocch doveasi eseguirei la bisogna per mezzo di segnali convenuti, ed essendo le eose in finite, la maggior parte desse sottraevasi allapplicazione de fuochi, come ne casi poc anzi mentovati. Possibil e ra , per esempio, d indicare che larmata trovavasi in (2 35) Oreo, in Pepareto, o in Calcide cosegni intorno a ci stabiliti; ma che alcuni cittadini si sieno ribellati, 0 nato sia in una citt tradimento o strage, o altre cose simili che sovente accadono, e di cui impossibil af fatto che abbiasi qualche presentimento ( sebbene gli avvenimenti improvvisi sov'rattutto mestieri hanno di pronto consiglio ed aiuto ) ; tutte queste particolarit non adattavansi alla pratica de fuochi 5 dappoich ci che non ammette previdenza non si lascia con nessuu segno indicare. XLIV. (a 36) Enea che compose le memorie intorno all arte di condur eserciti, rimediar volendo a siffatto inconveniente, fece bens qualche passo innanzi, ma re st (a 3y) a gran pezza indietro di quanto egli ottener do vea dal suo ritrovamento. Locch scorgere puossi da ci che segue. Imperciocch dice, che coloro i quali vogliono comunicarsi mediante i fuochi qualche affar urgente, preparar debbono vasi di te rra , in larghezza ed in pr-

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fondit perfettamente eguali; e bastare comunemente la A- di M . profondit di un braccio e mezzo, e la larghezza di mezzo ^ 4^ hraccio. Aversi poscia ad apprestare de (2 38) sugheri un poco .men larghi dlie bocche devasi, ed in mezzo a qiesti conficcare bacchette divise in parti eguali di tre dita, ed in ciascheduna di coteste divisioni scriver al1 intorno distintamente i casi di guerra pi ovvii e ge nerali : per figura nel prim o, che la cavalleria nel paese; nel secondo che vi la fanteria grave; nel terzo la Itggera; poscia fa n ti e cavalli; indi vascelli ; in ap presso frumento , e cos di seguito, finattantoch in tutti gli spazii scritta sia la maggior parte de casi che nella corrente guerra ragionevolmente si possono prevedere. Ci fqtto, vuol egli che si forino amendue i vasi per m odo, che i (a 3g) canaletti sieno affatto eguali, e persino il liqure in egual copia ; indi (a4) riempiuti 1 acqua si pongano sopra i sugheri colle bacchette, e poscia si lascino i canaletti versar ad un tempo. Per la jual cosa egli manifesto, che essendo da ambe le parti tutto uguale e simile, di necessit quanto liquido ;sc e , tanto debbano scender i sugheri, e le bacchette nascondersi ne vasi. Quando le anzidette cose fatte si sono con pari clerit ed accordo , allora debbono por tarsi (a4i) i vasi ne luoghi in cui amendue hanno a os servare i segni che si danno colle faci, e mettersi sopra ciascheduno labacchetta. Poscia ove (24 a) accada qualche cosa di quelle che scritte sono sulla bacchetta, ordina egli che s alzi la face , e che si lasci cos finch la al zino dall altra parte coloro che ne hanno lincarico, e come scorgonsi amendue . i fuochi s abbassino , indi

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A. di R. aprinsi tosto i canaletti. Quando poi discendendo il su* 546 ghero e la bacchetta gingne la scrittura che vuoi mani festare all orlo del vaso, prescrive di alzar la face. Al lora gli altri subito turano (^ 43) il canaletto, e guar dano ci che scritto sulla bacchetta, dove corrispcnde allorlo, (a 44) E sar questa la cosa appalesata, se titti i movimenti d ambe le parti si faranno colla medesima celerit. XLV. Questo metodo un poco migliore di quello in cui adoperansi (a 45) segnali : tuttavia indefinito. Imperciocch manifesto , che non possono prevedersi tutti i casi futuri, n , quand anche si prevedessero, scriverli nella bacchetta. Quindi ove insorgesse qualche avvenimento di cui non aveasi sospetto , ogn un ved< che secondo questa invenzione non potr esso indicarsi Sebbene, ncppur quanto scritto nella bacchetta de terminato ; sendoch quanti cavalli vengano , o quant fan ti, e-d in qual parte della contrada, e quanti nav. sieno, e quanto frumento, non possibile di dichiarare, non si polendo intorno alle cose ignote, pria che acca dano , stabilir nulla in anticipazione. Ma questa It cosa principale. Cb. come potr alcuno deliberare su gli aiuti da i l laudanti, non conoscendo quanti nemici vi sono, 0 d o v e ? coirne prender (a46) anim o, o far 2 contrario , od immaginare qualsivoglia ripiego , non sa pendo quante n a v i, o quanto frumento arrechino gli alleati? L ultima m aniera inventata d a ( 47) Gleosseco e Democlito, ed alla q naie noi demmo (a 4$) lultima ma no, definita, e pu ogpii urgenza esattamente indicare*, ma nell usarla convien e aver molta diligenza ed acca-

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rata osservazione. Eccola. Si prendono le (a 4g) lettere A. di R. alfabetiche tutte per ordiqe, e si dividono in cinque ^6 parti di cinque caratteri 1 una. All ultima mancher una lettera , locch pertanto non nuoce nell applica zione. Poscia quelli che voglionsi dar qualche avviso per mezzo de fuochi preparansi cinque tabelle, ed in ciascheduna scrivono una (a 5o) delle mentovate parti seguitamente. Indi accordarsi fra di loro, che colui che dar il segno alzer le due prime fiaccole insieme, e le lascer finch l altro avr alzate le su e , e ci faranno per confermarsi reciprocamente mediante cotesta alzata, che stanno attenti. Abbassate queste, alzer (25 1) chi d il segno , le prime fiaccole a mano manca, per in dicare qual tabella deesi guardare; com e, se dovrassi affisar la prim a, alzer una; se la seconda, due; e cos avanti. Le seconde alzer dal lato destro nello stesso modo, facendo a sapere qual lettera trascriver dee dalla tabella colui che riceve 1 avviso. XLVI. Quando, poich hanno queste cose stabilite, amendue separansi e vanno alle respettive specole , duopo primieramente che abbiano un (25a) traguardo provveduto di due tu b i, per l uno de1 quali osservarsi possa il lato destro, e per P altro il sinistro di quegli che risponde colle fiaccole. Presso al traguardo debbono le tabelle esser conficcate ritte, e cos la destra come la sinistra parte coprirassi dun parapetto largo dieci piedi, e dellaltezza circa d un uom o; affinch le fiac cole sovra quello alzate faccian (a53) vedere con esat tezza , ed abbassate al tutto si nascondano. Come ci sar apparecchiato da entrambi, quando vorrassi indicare

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A. di R. per esempio, che certi soldati, in numero di cento circa, 546 passaron agli avversarii \ s avranno primieramente a scegliere vocaboli tali che possano manifestarsi col mi nor numero di lettere; come in luogo degli anzidetti: Kretesi cento d a noi disertarono. Che ora le lettere sono k un (a 54) dipresso la met e significano lo stesso. Ci iscrtto in un viglietto, cos si rende noto per via di fiac cole. La (255) prima lettera il K y eh (256) nella seconda parte e nella seconda tabella; quindi dovranno dal sinistro lato alzarsi pur due fiaccole, perch chi ri ceve lindizio conosca, che guardar debbe la seconda tabella ; poscia cinque se ne alzeranno dalla destra, per significare ch il , il quale occupa il quinto luogo nella seconda tabella, e che notar dovr nel viglietto chi osserva i fuochi. Poscia quattro fiaccole dalla sini stra , dappoich R nella quarta parte ; due ancora dalla destra, essendo la seconda lettera della quarta tabella: onde chi riceve il segno scrive fi. Le altre lettere esprimonsi nella stessa guisa. Con siffatta invenzione adun que si espone distintamente tutto ci che accade. XLVII. Usansi pertanto molte fiaccole, perciocch due alzamenti debbono farsi per ogni lettera. Tuttavia adoperando con destrezza, pu ottenersi quanto con viene. Ma (25^) secondo luna o laltra invenzione quelli che maneggiano la faccenda debbono prima bene eser citarsi, affinch occorrendo possano reciprocamente av visarsi senza errore. E qual differenza apparisca nelle medesime cose, quando la prima volta si (a58) dicono, e quando si eseguiscono per assuefazione, agevol a chi vuole di conoscer per molte prove. Imperciocch

237

sovente ci che dapprincipio sembrava non sol difficile, m a impossibil ancora, in appresso col tempo e collabi tudine facilissimamente si manda ad effetto. Della qual asserzione fra molti altri esempi fa fede nel modo pi evidente la (259) lettura. Conciossiach in questa, ove prendasi un uomo ignaro affatto e niente famigliare della gram m atica, ma del resto perspicace, poscia un fanciullo in questa versato, e datogli un libro gli si co mandi di leggere ci che vi scritto, egli chiaro, che quegli non potr credere, dover il lettore primie ramente fissar lattenzione sulla figura di ciascheduna le tte ra , in secondo luogo sul valore , finalmente sulle combinazioni dell una coll altra; ognuna delle quali operazioni abbisogna di qualche tempo. Il perch quando vede che il fanciullo recita cinque o sette versi in un fiato , non potr facilmente persuadersi, eh egli non abbia prima letto il libro. Ghe se accompagner ancora la (260) declamazione co g esti, ed osserver (261) le distinzioni, e (262) gli spiriti aspri e leggeri, al tutto non crederallo. Laonde non hassi a desistere da nessuna utile impresa , perch vi apparisce difficolt ; ma con viene procacciarsene labito, pella qual via gli uomini conseguiscono tutti i b en i, singolarmente circa quelle cose, in cui giace spesso larticolo principale della sal vezza. A questo ragionamento ne ha condotti la pro messa da noi fatta in addietro; sendoch dicemmo, v aver tutte le dottrine fatti a nostri giorni progressi tali, che le scienze della maggior parte desse ridotte sono in certa guisa a metodo. Quindi per questo verso an cora utilissima la storia (a 63) dovutamente composta.

!. di H 546

a38
F . di R.

546

XLVIII. Gli (a64) Apasiaci abitano fra 1 Osso ed il (a 65) Tanai, dequali il primo sbocca nel mar dIrcania, ed il Tanai mette foce nella palude Meotide. Sono amendue di tal grandezza che possono navigarsi. E d ammirabile come questa gente errante tragitta lOsso , ed a piedi ghigne cocavalli in Ircania. Della qual cosa si ragiona in due m aniere, luna probabile, l'altra maravigliosa, ma non impossibile. Imperciocch lOsso ha le sorgenti nel (9.66) Caucaso, e molto cresciuto nella (267) Battriana pelle acque che vi concorrono, progre disce peluogi piani con grossa e torbida corrente. Giunto nel deserto sopra colli (268) darena e balze diru p ate, (269) spinge le sue acque con somma veemenza per ca gione della massa e dell impetuosa discesa a tanta di stanza da luoghi sovrastanti, che nelle parti inferiori sal tano i suoi flutti oltre uno stadio lungi da sassi. P er questo sito dicesi che gli Apasiaci, presso alla rupe stessa sotto la caduta del fiume passano a piedi co ca valli in Ircania. L altra maniera asserita con maggior verisimiglianza della prima. Il terreno sottoposto alle cateratte dell Osso (270) ha spianati sassi fra i quali di cono che sinsinui la corrente colla sua forza, e faccia profondi scavi, per cui va (271) sotterra, e picciol tratto vi percorre, poscia ricomparisce. I Barbari pella pratica che hanno de luoghi (272) passano in Ircania sucavalli pel pezzo di strada ove manca il fiume.

XLIX. (273) Venuta la nuova ad Antioco chEutidemo era collesercito presso (274) alla Tapuria, e che dieci-

23p

mila cavalli stanziavano sulla ripa del fiume A rio, per A- di R. guardarne i (275) passi, Antioco, rinunziato (276) al- ^ 4 1 assedio , risolvette d insistere nel suo proponimento. Ed essendo distante dal fiume il cammino di tre giorni, i primi due marci a bellagio, ma il terzo dopo aver cenato ordin agli altri di porsi in viaggio in sul far del d, ed egli co cavalli, e collarmadura leggera, ed in sieme con dieci mila scudi brevi, and innanzi di notte, accelerando la marcia ; perciocch avea sentito che di giorno i cavalli degli avversarii erano stazionati sulla sponda del fiume, e di notte si ritiravano in una citt distante di l non meno di venti stadii. Compiuto adun que mentrera ancor buio il resto della strada, la qual era piana ed ottima pella cavalleria, tragitt il fiume colla maggior parte dell esercito in sull a lb a , avanti che vi arrivassero i nemici. I cavalli battriani, avvertiti dalle vedette di ci chera accaduto , uscirono per recar aiuto, e cammin facendo savvennero negli avversarii. Il (277) re , veggendo che sostener dovea il primo at tacco de nemici, aringati i due mila cavalieri eh erano soliti a combattere intorno alla sua persona, ordin agli altri che si attelassero per insegne e per isquadroni, e che ciascheduno occupasse le consuete file. Egli co ca valli and incontro a Battriani, ed affrontassi coprimi che gli vennero addosso. E fama che Antioco in quel cimento pugnasse pi egregiamente di qualsivoglia altro de suoi. Molti perirono in amendue le parti. Quelli cherano col re superarono il primo reggimento di ca valleria , ma innoltratosi il secondo ed il terzo , piega rono e partironsi mal conci. Frattanto , essendo gi la

2^.0

A. di R. maggior parte de cavalli schierata, Panetolo dato ad ^4^ essi lordine di farsi avanti, accolse il re e quelli che insieme con lui combattevano, ed i Battriani che disor dinati cacciavansi innanzi costrinse a fuggire precipitosa mente. Questi adunque, incalzati dalla gente di Pane* tolo, non ferm aronsi, finch s'unirono con quelli dEutidemo , dopo aver perduti quasi tutti i suoi. I cavalieri del r e , avendo molti uccisi e molti presi vivi, ritiraro n si, ed allora pernottarono presso al fiume. In quella battaglia fu ferito ad Antioco il cavallo e m o r, ed egli fu colpito nella bocca, e perdette alcuni denti ; ma in tal occasione sovrattutto acquistossi gran fama di valore. Dopo questa battaglia Eutidemo sbigottito si ridusse col l'esercito in (278) Zariaspa, citt della Battriana.

FINE DEGLI AVANZI DEL LIBRO DECIMO.

a4i

SOMMARI O
D EGLI AVANZI DEL LIBRO DECIMO

abanto

r ipr e so

da

a b io

C o s t a delV Italia inferiore senza porti Porto di Taran to Suoi comodi Opulenza di Taranto Fabio batte Taranto ( I. )

c ip io n e

m andato

ix

spag sa

Ingegno di Scipione Scipione , non solo felice , ma pru dente ancora Egual condotta di Scipione e di Licurgo ( II. ) Racconto di Lelio intorno a Scipione Scipione salva il padre ( III .) Chiede F edilit col fra te llo Finge un so gno presso la madre ( IV. ) Amendue i fratelli sono creati edili Scipione ha fam a di parlare cogli Dei dolce sagace ed industrioso ( < j V. ) Aringa in Ispagna i soldati M. Silano collega di Scipione Scipione divisa d oppugnare Cartagine Nuova ( V I. ) Consiglio prudente di Scipione Tre capitani de Cartaginesi ( V II. ) Comodi di Cartagine Nuova ( V ili.) Prudenza di Scipione male attribuita alla fortuna Lettera di Scipione a Filippo Scipione s incam mina verso Cartagine Nuova ( IX. ) Situazione di Carta gine Nuova Alete ritrovatore delle miniere d'argento ( X. ) Accampamento di Scipione presso a Cartagine Nuova Circonferenza della citta Scipione aringa i soldati ( XI. ) Cartagine Nuova battuta per terra e per mare ( X II - X III. )
fo l ib io

, forre,

ir.

16

24?

Espugnata ( XIV. ) Costume crudele de Romani nelr espugnazione una citt Saccheggio ( XV. ) La preda egualmente divisa ( XVI. ) Scipione ha cura de prigioni Navi prese ( X VII. ) Magone e senatori pre si Sfatichi Moglie di Mandonio ed altre prigioniere ( X V III. ) * Danaro preso Continenza di Scipione Sci pione manda Lelio a Roma ( XIX. ) Esercizii militari Ferve il lavoro nelle officine degli artigiani ' Detto di Senofo n te Scipione ritorna a Tarragona ( XX. ) Esercizio di cavalleria ( XXI. ) I l capitano dell esercito debbessere dappertutto presente Detto di Demetrio Falereo ( XXII. )
A
t t a i d il la

r e c ia .

Frammento eT orazione contra i Romani ( X X III. ) Eurleonte pretore degli Achei Ingegno e massime di Filope mene Tre libri di Polibio intorno a Filopemene ( XXIV.) Filopemene instruito da Cleandro Convive con Ecdemo e Demofano valoroso e moderato Creato generale della cavalleria ($ XXV.) Giuochi N em ei Filippo dassi in Argo alle piii vituperose lascivie Innoltratosi negli anni diventa vizioso ( X X V I.) A ffah dA htioco Eccellenza della Media abbondevole di cavalli Ecbatana Magnificenza della regia C Ecbatana Tempio dA nea ( X XV II. ) Antioco va contro Arsace per il de serto Legge de Persiani circa gli acquedotti Arsace gua sta i pozzi Antioco viene alle Centoporte ( X X V III.) Proseguisce verso F Ircania ( XXIX - XXX. ) Passa il monte Lobo Discende nelF Ircania Tambrace citta Siringe capitale delFIrcania presa da Antioco ( XXXI. )

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Gvsium o'AaniBJU t.

I Consoli sono tratti in un agguato Cade Marcello per sua imprudenza Le prove sono da fa rsi con gente vile ( XXXII. ) Prudenza cC Annibaie ( X X X III. )
S c in o a s ia I sp jg x j.

Edecone s arrende a Romani (jj X X X IV .) Indibile e Mandonio abbandonano i Cartaginesi ( XXXV. ) pi difficile fa r buon uso della vittoria , che vincere Comede simi ordini hanno g r imperii ad acquistarsi ed a conservarsi ( XXXVI. ) Asdrubale aspetta Scipione Lelio ritorna da Roma Indibile s unisce a Scipione ( XXXVII. ) Scipione salutato Re Asdrubale a Becula Arriva Sci pione ( XXXVIII. ) Ed attacca Asdrubale Fugge A sdrubale verso i Pirenei Scipione vincitore ( J XXXIX. ) Ricusa il titolo di Re Magnanimit di Scipione - Ritorno di Scipione a Tarragona ( $ XL. )
A r r j B t DSLLJ G t x c t d

Gli Achei ed altri popoli chieggono da Filippo soccorso contro, gli E to li , i Romani ed Aitalo V uomo valoroso si conosce nepericoli ( X LI. ) Filippo protegge tutti gli al leati Eniani Tiseo monte ( XL 1I. ) Uso de segni per mezzo di fiaccole accese Maniera semplice degli antichi poco utile ( J X LIII. ) Libri strategici di Enea Suo me todo di fa r segnali colle fa c i ( XLIV . ) Incomodi di que sto metodo Maniera di Cleosseno e Democlito corretta da Polibio ( XLV - X LVI. ) La pratica il miglior mae stro Ha gran fo rza nel leggere Fa conseguir ogni piti diffidi cosa ( S X LVII. )

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A f f a r i d ell A s ia ,

Apasiaci - Osso fium e Cateratta I l fium e va sot terra (J X LY II 1 . ) Tapuria Ario fium e Battaglia di Antioco presso P Ario Valore d Antioco I Battriani vanno in rotta Zariaspa citt ( XLIX. )

ANNOTAZIONI
AGLI AVANZI DEL LIBRO DECIMO.

G h avvenimenti contenuti in questo libro furono tutti descritti da Livio ne libri xxvi, xxvu e xxviii, se si eccettuino le spe dizioni dAntioco contro Arsace ed Eutidem o, che non poteau aver luogo in una storia romana. Ma notabilmente differiscono le cronologie damendue gli storici, siccome verremo dimostrando arespettivi siti, facendo insieme conoscere quanto Polibio sia stato nella distribuzione de tempi pi esatto e pi coerente a s medesimo che noi fu Livio. ' (i) Tutta la costa , ec. Appartiene questo frammento alla narrazione della ripresa di Taranto per M. Fabio Temporeggia tore. Reiske. (a) Alcune parti de' Dauni ; segnatamente le coste della Peucezia, intorno alla quale consulta la nota 322 al libro terzo. Oggid appellasi questo tratto terra di Bari. (5) I Calabri. Costoro, a dir vero, non abitavano fra Reggio e T aranto, sibbene era la loro sede insieme con quella de Salenlini (compresi amendue sotto il nome di Messapi. "V. la nota 3?5 al lib. 111) ad oriente di T aran to , dov la odierna terra di Otranto. Ma e sembra che Polibio abbia prese le parole 7S7 7 KX'ip 7? 'llctXi'ctt (questa regione dItalia) in un senso la rg o , denotando con essa tutta la spiaggia che dal pro montorio Iapigio sin allo stretto fiancheggia Taranto ; locch

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minduco tanto maggiormente a credere, quanto che osservo ch egli rilevar vuole la circostanza, che Taranto il solo buon porto in tutta quella m arina, non esclusa quella che giace a le vante di questa citt. ( 4) Sin a Siponto . Questa citt avea una situazione molto fa vorevole al commercio, per cagione cP un fiume navigabile e dun grande lago che mettea nel m are, pe' quali si faceano calare da lei le mercanzie e sovrattutto il frumento (Strab. v i, p. 284). 11 qual fiume apprendiamo da Plinio ( m , 11) essere stato il Cerbao ( oggi Carapelle ) che comunica col lago di Salpi presso lantica oramai distrutta Salapia. Manfredi ( Sono parole di Gio. Villani. Ist. fiorenL l. v , c. 46 ) fece disfare la citt di Siponto in Puglia per li paduli cKerano dintorno , chera inferma e

male sana, e fece ivi presso a due miglia in su la roccia , e in un luogo dovera un buon porto fondare una terra, la quale per suo nome fece chiamare M anfredonia , la quale oggi il migliore porto che sia da Vinegia a Brandizio. ( 5 ) Pecommerci e pepassaggi. U f i i l'ut i\X a y ts a r s p t f TuSitriiS. Il Casaub. tradusse ad permutandas aut transferendas merces ; ma allo Schweigh. non piacque il secondo degli anzidetti sostantivi, ed il vorrebbe cangiato in Jia&iritt (vendite). Non
consider pertanto questo dotto commentatore, che fu lx S -tn s sta qui per (passaggio), tal essendo, seeondo Esichio, il valore di cotesto vocabolo; onde segli iXXaytt renduto avesse non per baratti, seguendo in ci il Casaub., quasich tutti i traf fichi consistessero in permutazioni, ma per contratti, negoziazioni di m erci, senso che ha sovente questa voce, avrebbe fatto dir a Polibio con molta aggiustatezza, che cosi la roba come le per sone provenienti dalla Grecia faceano scala a Taranto. (6) Essendo noi, ec. Qui entra lo Schweigh., ragionando delle geste di Scipione in lspagna, in un ginepraio da non ne poter uscire. Mostra egli dapprima Polibio coerente a s mede simo ne suoi com puti, laddove Livio , a detta sua , in questi si contraddice ; poscia fa vedere, come Polibio stesso nel calcolo

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degli anni che avea Scipione quando salv il padre, e quando prese Cartagine Nuova and errato, raentrech Livio sappose al vero. Veggasi a questo proposito ci che dissi nella nota 77 al libro v i i intorno, alla confusione recata nel calcolo de* tempi dalle tre ere pi accreditate spettanti alla edificazione di Roma. (7) Egli mosse. Molto maggior evidenza ha l^c$i<r del te sto , che non il praeditus in che lo voltarono glinterpetri latini. Io non ho creduto' disconvenire alla propriet della nostra lingua la traduzione letterale di tutta la frase. (8) Retto, '"trti k nel testo, che fu latinamente renduto per vere. A me pertanto non sembra che la metafora cammini bene; un sano discorso non essendo altrimenti un discorso vero, sibbene tale che in tutte le sue parti perfetto, e che va dirittamente al suo oggetto. Quindi secondo Esichio rlktics uno de sensi di vysiiif, e lf$ 2 f di v y tit, non gi Aad* e Afut&Sr. (9) Alla Pizia. Narra Plutarco nella vita di Licurgo, che que sto legislatore, divisato avendo di mutare la costituzione di Spar ta , recossi prima a Delfo , e poich ebbe col sacrificato, ed in terrogata la Pizia ( sacerdotessa dApollo , detta ancor Febade, che rendea gli oracoli seduta sovra un trip o d e, ed invasa da furore per un fumo che di sotterra la investiva. V. Cicer. , de D ivinat, 1, 19, 36 ; 11, 5 7 ), riport in patria il celebre responso, eh gli era caro agii D e i , e pi Iddio che uomo. (10) Ci eh? contrario alla propria aspettazione. A questa espressione ho stimato corrispondere il vttpaiftga che qui leggesi, e che fu in latino tradotto : Quae abhorrent a comunibus opinionibus (cose che sono aliene dalle opinioni comuni ) , secondoch a me pare non senza stiracchiatura. Imperciocch sta qui wapSeZtr in senso di 7 wapt X ty ip itttt , cosa detta contro taspettazione ( V. Esichio a questo vocabolo ) ; e lipaspettato non si limita gi alle opinioni che dalle volgari differiscono, ma si estende ancor agli oggetti opposti a desiderii ed alle pas sioni che nel comune degli uomini allignano, cui Polibio in que sto luogo pare che mirasse principalmente.

248 ( n ) Insinuando. Qui adopera Polibio un verbo di somma evidenza, usato gi da lui negli antecedenti lib ri, ogni qual volta egli volle significar latto deccitar e di trasfondere in altri alcun affetto. E cotesto verbo itipytr$eti, che col sostantivo perso nale nel dativo esprime operare, produr in alcuno timore ( n , 6 ) , fiducia (11, 6 4 ), speranza ( i n , 6 0 ) , qui opinione. N la lingua italiana, n, io credo, nessun altra delle culte moderne, ha un vocabolo a questo equivalente ; quindi ho scritto a respettivi luoghi metter terrore, inspirar fiducia , speranza , insinuar opinione.- Persuasionem in/erre, che hanno i traduttori latini, frase assai languida. (11) M'indusse . Eccoci di bel nuovo il verbo del quale ra gionammo nella nota antecedente. (13) Imperciocch narrava egli. Se questo Lelio fosse ancor vivo lanno di Roma 538 , allorquando Polibio venne la prima volta in R om a, per modo che questi abbia potuto dalla sua bocca udir la cosa, non sapremmo affermare. Poteva egli per tanto averla appresa da Lelio figlio, amico deUAfricano minore, cbe lavea risaputa dal padre. Che esistesse un libro di Lelio sulla vita di Scipione, il not lo Scaligero nel margine del suo Polibio ; ma non sappiamo che alcuno scrittore ne parli. Cice rone ( de O r a t , u , 84 ) riferisce , che C. Lelio scrisse per P. Tuberone , il quale lod suo zio lAfricano, una orazione, ma fu costui Lelio il figlio, e l Africano il minore , la sorella del quale, figlia di Lucio Emilio, fu madre di quel Tuberone. Schweigh. (14) Presso al fium e P. Vedi lib. n i, c. 6 5 , alla fine, e col la nota 244- Del resto si maraviglia a buon dritto lo Schweigh., che nel luogo test citato Polibio non faccia punto menzione di quest atto eroico dell Africano, n tampoco della ferita che in questa occasione riport suo p ad re, e suppone che siasi perduta quella parte del testo, dove il Nostro ne ragionava. Se non che da credersi che Polibio stesso , quando scrisse il terzo libro , non avesse piena contezza del fatto, e che in appresso egli ne venisse in cognizione pel racconto che gliene fece Lelio. Oltre a ci varii- erano, al riferire di Livio ( x x i, 4 6 ), i rumori

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che correvano intorno a queUavvemmento, e vebbe perfino chi, non al giovine Scipione, ma ad un servo ligure attribu la sal vezza del duce romano. (15) Appoggiava. Male difese il Reiske Ymyic*r!h 7tt che hanno tutti i codici, dandogli il valore di f u spinto, cacciato in luogo angusto , verbo che non pu adattarsi alle speranze che vengono collocate in alcuno, siccome giustamente osserva lo Schweigh. Ma neppure Vaia. f l i r t i ir (tis vTc lire 7?r w *7piStt), che questi vi sostituisce mi va a versi ; dappoich, per quanto egli con testi classici faccia conoscere lopportunit della particella th premessa al nome nella costruzione di cotesta frase collanzidetto verbo, stentala anzi che n mi sembra tutta quella conver sione dell attivo in passivo d un verbo che nella forma passiva esprme solo quanto tuttala frase, dicendosi plS/tat, tuplSpctc per collocar le proprie speranze in alcuno. Il perch preferisco l altra correzione di a .ta tf^i 7t> (da itx/p'fpu, riferire, attribuire) proposta dallo stesso Schweigh., e da lui riconosciuta pi simile alla scrittura de codici, quantunque non la ricevesse nel suo testo. (16) Un fratello maggiore. Fu questi chessendo console con C. Lelio lanno di R. 562 debell Antioco, e quindi acquistossi il nome dAsiatico. Assistillo in tal occasione lAfricano in qualit di legato volontario, affinch toccasse al fratello la provincia della Grecia (V. Liv.,xxvn, i j F ior., , 8, i 4 ). Livio pertanto (x x v , a ) d a lui per collega nelledilit M. Cornelio Cctego, e non altrimenti il fratello Lucio. Ma forse continuava qui la rela zione di Lelio, la quale, siccome vedemmo circa il fatto riferito nel capitolo antecedente, non accordavasi con quanto ne narravano gli altri autori, a quali sarassi attenuto lo storico romano. (17) Era allora navigato, ec. Sino dallanno 537 era, secondo Livio ( x x u , 22) il padre di Scipione partito pella Spagna col larmata , non gi per combattere in m are, ma per assumer in sieme collaUro fratello il comando dellesercito di terra. Le geste de quali e la loro tragica fine narrate avr Polibio , per quanto

%5o
sembra, nel libro antecedente, dove ni cap. a.0 qualche oscura traccia soltanto se ne scorge. (18) Salito a casa. E ra il foro romano situato fra i due colli Capitolino e Palatino, e per avventura sar stata la casa di Sci pione sovra una di queste eminenze; onde Polibio espresseli suo ritorno a casa per ir x fia fttu , ascendere. Al contrario nelle citt greche era il foro in una parte elevata , conforme vedemmo in Taranto presa da Annibaie ( v n i, 3 i ) recarsi a quello i soldati da una via profonda ; quindi solevano i Greci dire intfixi'iut tt 7A i y e f i t i , salire nel fo ro , per andarvi. (19) Con femminile tenerezza. Tir fi trxS-tiimc le y v ix tx n ira Set, letteralmente patendo essa un affetto femminile. Il Ciisaub. volt cosi questo passo: Quem sermonem cum ilio muliebri cupiditate excepisset, ed intatto il lasci lo Schweigh., definendo nelle note cotesto affetto: Cupiditas quaedam subito oriens, cum tremula aliqua spe conjuncta ( un forte desiderio subitamente nato, congiunto con qualche pavida speranza). Qui pertanto io non veggo nulla che pi all animo d una donna che a quello dun uomo si convenga , a tacere della credulit e superstiziosa re verenza pe sogni , che lo stesso interprete, partitosi dalla prima spiegazione , mette in campo. Che se pognamo mente a ci che forma il carattere de sentimenti m uliebri, cio alla facilit che questi hanno d eccitarsi per lievi impressioni, noi troverem ac concia lespressione di tenerezza per denotare il piacevol affetto cherasi destato nella madre di Scipione pel sogno da lui narra tole; prendendo la metafora dalla poca consistenza de corpi molli, merc della quale cedono di leggeri ad impulsi eziandio poco vigorosi. (30) Allora. Ho aggiunta questa parola al testo per consiglio del R eiske, sembrandomi essa necessaria pel compimento del concetto. (21) Con istupor e plauso. Questo, se non minganno, il valore deirixw-A**7<ief che qui leggesi, dal qual vocabolo non pu andar disgiunta lidea di sorpresa, ondi colpita la mente di

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chi Tede una cosa che gli fa piacere bens, ma alla quale non era preparato , siccome fu appunto la comparsa di Scipione candidato nel foro. Ma cotesto piacere non potea a meno di scoppiare con segni d approvazione ; quindi aggiunsi all espressione del primo affetto quella deUaggradimento con cui il popolo ricevette il giovin eroe. 1 traduttori latini, scrivendo magna cum admiratione, non attinsero la mente dellAutore ; quantunque lo Schweigh. nel dizionario Polibiano voltasse , citando questo luogo, con maggior accorgimento il mentovato vocabolo cum admiratione et plausu. (22) Desuoi sogni. Scipione, oltre al sogno del quale avea parlato a sua madre, uebbe fra il volgo spacciati degli a ltri, af fine di farsi creder inspirato dal nume; quindi scrisse il Nostro 7i> iivwn'*> in plurale. (23) Non aveva, e c .rQ t,t i i v m i sono le parole del testo, che a mio credere, non furono comprese dallo Schweigh., il quale riferisce l> alle due volte che Scipione disse alla ma dre daver veduto lo stesso sogno. Pi ragionevole sembrami che sia il sottintendervi wpayfilui ; quarum rerum nullum habuit somnium. N assurda da reputarsi, conforme stima lo Schweigh., la lezione vcht dell edizione Ervagiana, donde risulterebbe questo senso : Ipsi autem nullum fu ti somnium. Se non che sono ad essa contrarii tutti i codici. (24) Della toccata strage. Cio della sconfitta del padre e dello zio accennata dal Nostro alla fine del prossimo capitolo, e nar rata da Livio nel lib. x v v , 34 e seg. Qui pertanto sembra lepitomatore aver omessa una grande parte del testo ; dappoich lo stesso Scipione , che non ha guari vedemmo edile, scorgiamo di repente trasportato in lspagna, ed insignito della suprema di gnit militare aringar i suoi soldati : chi non voglia credere, che tutto ci che rifer Polibio dal cap. 2 sino al 6 , sia una digres sione dalle geste di Scipione antecedentemente raccontate, ma che a noi non pervennero. (25) E pella propria temerit. Lo Schweigh. pretese di cor regger il Casaub., che cos tradusse questo luogo ; perfidia Cel-

2$2
tiberoriim et quadam temeritale, cembrandogti che non conve
nisse al giovine Scipione daccusar il padre di temerit ; quindi rifer nella sua versione questo vocabolo a Celtiberi, e scrisse , perfidia ac temeritale Celtiberorum. Ma accortosi che lultimo di questi sostantivi non poteva adattarsi allanzidetta popolazione, si ricredette nelle note della prima opinione, lo ho stimato d aggiugner, per iscansare equivochi, al mentovato sostantivo la quali ficazione di propria , ma non mi parato necessario di miti garlo , siccome fece il Casaub., col quadam ( una certa ) che ne indebolisce il senso. (26) Venire ad un fin a l cimento. Ho seguito lo Schweigh., il quale tS-pcvs cT t ft&%ir&xt (combatter densi) cangi in ta-Sttt ( debellare de latini). (27) Marco. E ra questi M. Giugno Silano, il quale, a detta di Livio (x x v i, 19) era stato aggiunto a Scipione nella spedi zione di Spagna come aiutante ( adjutor ) col titolo di propretore, avendo Scipione quello di proconsole. Aveva egli gi occupata la prefettura di Napoli (L iv ., x x m , i 5 ) , e fatto pretore gli era toccala la provincia dEtruria (id ., xxv, 2, 3 ), dove gli fu pro rogato limpero ( id. xxvi, 1). Quindi scorgesi, esser questi come soldato veterano stato prescelto a compagno di Scipione, troppo giovine allora per affidar a lui solo tanta guerra. (28) Cinquecento cavalli. Di trecento soli parla Livio (x x v i, 4 2 ), ed io son inclinato a credere che questo fosse il vero nu mero ; dappoich, secondo lo stesso autore, e secondo Polibio ancora (cap. 9 ) , venticinque mila fanti e due mila cinquecento cavalli sommava il resto delle forze colle quali Scipione pass lEbro : cio, la cavalleria era la decima parte della fanteria, sic come trecento la decima parte di tremila. (29) Venzelte anni. A detta di Livio (x x v ii, 18) ne avea Scipione quasi ventiquattro ( quatuor et viginti ferme annos natu s), quando fu creato proconsole; onde lanno appresso, allor quando prese Cartagine Nuova, ne contava intorno a venticinque. Non adunque l asserzione dello storico romano tanto lontana da quella del Nostro, siccome lo ci che ne scrivono Valerio

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Massimo ( v , 3 , i ) ed Appiano ( Hispan., c. 18), i quali vogliono chegli in et di 24 anni espugnata avesse lanzidetta citt. (3 o) Che non erano sospette. Mei testo una laguna , e vi si legge soltanto /tilt waptt Icls irtM ftltic (n presso i nemici). 11 Casaub. guidato dalla congiunzione /t7i (neque, n ) , che ne chiede un altra simile, suppl a questo difetto nel modo che sa* gue : Quae nec ulli duci temere essent cognita , neque hostibus suspecta (che non potean esser di leggeri note ad un altro duce, n sospette a'nem ici). Il Reiske, pi semplicemente: ptflt l it w tX tftfeit [tfli iraptt I t l i vv tw la ovveramente mptrSixiiSiria (che non erano sospette n a nem ici, n agli am ici, o da loro aspettate). Ma considerando che il supplimento proposto dal Casaub. meglio saccorda con ci che poc anzi scrisse Polibio : Lasci ogni consiglio comune 1 e che. a tutti potea pa rarsi dinanzi , io lho ritenuto. (3 j) Spiando. Energico vocabolo qui usa Polibio, e cui non bo potuto che approssimarmi nel volgarizzamento, n atlas k ia x n S t scriss eg li, che sarebbe quanto , tutti suscitando e scuotendo per cavarne la informazione che desiderava : nel qual senso non si trova questo verbo ne vocabolari!. Km7 per eccitar a parlare trovasi in Platone ( de Repub.; 1, p. 32g , t. n, edit. Henr. Steph.); ma a torto fa lo Schweigh. questo verbo equivalente del compo sto che qui leggesi. Imperciocch ben diverso linvestigare con artificiosi discorsi presso alcuno la verit d qualche fatto , dal muover una persona a manifestare la sua opinione intorno a qual* che cosa. (32) Cuneo. Era questo un distretto della Lusitania aggiaccate al promontorio Sacro (Capo S. Vincenzo), e cos denominavasi da Romani per cagione della sua figura, sporgendo esso in mare con una punta acuta ( V . Strab., i n , p. 137). Plinio ( v , 22) il chiama promontorio, e lo distingue dal Sacro. E> l 7s K i/< k scrive Polibio (n e Conii), ci presso la popolazione che abitava in quella contrada. Del resto osserva con ragione lo Schweigh. che quantunque il Cuneo situato fosse di l dello stretto drcole

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per rispetto alle nazioni dEuropa che venivano da levante, rela tivamente agli Africani che vi si recavano da ponente riusciva esso di qua del medesimo ; non altrimenti che si detto della sponda di qua e di l dellEbro riguardo a Romani ed a Carta ginesi. V. la nota 381 al lib. in. (33) Nessuno degli antidetti , ec. Gli alloggiamenti che assegna Polibio a tre duci cartaginesi sono diversi da quelli che indica Livio ( x x v i , 3o ) ; ma non perci sono questi storici tra di loro discordi, conforme crede lo Schweigh. Come Scipione giunse in Ispagna, e dagli Emporii dov'era sbarcato, recossi a Tarragona, correva la stagione opportuna a combattimenti, e gli eserciti car taginesi occupati erano in fazioni militari ne siti accennati dal No stro. Frattanto il duce romano dava in Tarragona udienza aiegati, che da tutte le parti della provincia a lui concorrevano (Liv.; x x v i, 19). Ma sopraggiunse linverno, e Scipione, lasciata Tar ragona, entr nelle stanze ( hiberna exercitus a d iit, Liv. ). An darono del pari a quartieri le truppe degli avversarii. Magone dal Cuneo ritirossi dentro terra oltre i gioghi di Castulone (la Sierra M orena); il primo Asdrubale, figlio di Giscone, dalla foce del Tago pass ne dintorni di Cadice, e laltro Asdrubale, figlio dAmilcare, dalla Carpetania si ridusse a svernare circa Sag unto, avvicinandosi tutti pi o meno , a norma delle posizioni che dapprima occupavano, aquartieri di Scipione. Confronta la carta della Spagna inserita nel lib. ni. (34) Combattendo con tutti u n iti, ec. Ilo adottato il supple mento dello Schw eigh., il quale osservando tronco il senso delle parole 7< fttt vp'es tr itix t xp xitJu iio n i ItX tut , n potendo ragionevolmente KttJvi'tvtit upc 7ita significar altro che com battere con alcuno, pose dopo il mentovato verbo tlta i ( esser pericoloso ). (35) Ed a s gravissimi danni. Io non trovo punto necessario di cangiare fi x i v l n t (danneggiare) in /SA4 >ur (esser per dan neggiare), n iv i et (s) in iv le v t (loro, cio i Rom ani), sic come propone il R eiske, e non disapprova lo Schweigh. ; per ciocch presente era pur il danno , che consisteva nell inceppa-

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menlo di ogu importante operazione di guerra ( xxlt Tot iturrifl* w ix ifto t, nella guerra presente ) , ed i Romani non sono nomi nati avanti lanzidetto pronom e, n in questo, n in lutto lan tecedente capitolo. Sebbene non s appose forse al vero neppur lO rsini, il quale mut dapprima liv i tv che presentano tutti i codici in ivT tt. Imperciocch potrebbe iv i tv stare in senso di ivi, col , e p x iz r ltu , nel significato Aimpedire, esser costruito senza' laccusativo , siccome leggesi in Senofonte ( Sympos., v m , 43 ) 'it fin $tcc /Sa* 7ii, se un Dio noi impedisce , per modo che la sentenza sarebbe questa : E di grandissimo impedimento

era nella guerra che allor col facevasi. (36) Ed intese. Ho creduto conveniente alla chiarezza della
sposizione di spezzar il lunghissimo periodo che da qui inco minciando continua nel testo sin alla fine del capitolo, e la di cui protasi, sostenuta dal participio ix t u t (udendo), giugne sino alle parole, donde io ho formato 1 ultimo periodo. Lo Schweigh. preceduto dal Casaub. fece alquanto diversamente que sta divisione. (37) Indi che i Cartaginesi, ec. Livio pure fa dir a Scipione ( xx v i, 43 ) : Hic sunt obsides . . . hic pecunia, . . . hic . . .

omnis adparatus belli est. (38) Da circa mille combattenti. Questi divise poscia Magone
per m odo, che cinquecento rimasero nella rocca, e gli altri col locati furono sopra una eminenza voltata ad odiente. V. il cap. 12, e Livio, xxvi, 44 . Del resto non erano fra loro daccordo gli autori che descrissero questi avvenimenti iutorno alla quantit delle forze puniche che presidiavano Cartagine Nuova , riferendo Livio (x x v i, 49) che secondo alcuni vavea diecimila soldati, secondo altri sette, secondo altri ancora soltanto duemila. Polibio non si esprime chiaramente su questo particolare; ma ove riflet tiamo che, dal presidi*) della rocca in fu o ri, egli non fa men zione d altri soldati, se non se della moltitudine armata compo sta della infima classe de cittadini, dopo aver detto che in grande sicurezza viveano i Cartaginesi, padroni pllora di quasi

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tutta la Spagna, suppor dobbiamo che piccolo fosse secondo lui il numero delle truppe che la citt presidiavano. (3 g) Tanto si ritraeva. Sottintendi : che lo stagno potea guaitarsi ; locch gi disse il Nostro poco p rim a, e non avea biso gno di ripetere. Il testo ha *at y ty ita t 'Icrttvln * ZT%ipntn , e faceasi una tanta ritirata j dove non parmi che faccia me stieri di cangiar (ta n ta ) in I n a l i ( ta le ) , conforme vorrebbe lo Schweigh . , dovendosi qui indicare la grande quantit dell acqua che si ritirava. Ben diversa la Tit I n a i l i JiiSttts che leggesi nel lib. n , 70, per cui non la quantit, ma la qua lit dell inferma disposizione d Antigono si accenna. , (io) Un tratto. n iX n nel testo, che qui non significa pro priamente rursus, un' altra fia ta , n al contrario , siccome lo interpetra il 'R eiske, sibbene in un altro tempo ; cio a dire : Scipione dapprima occultava il suo disegno , finch avutone il destro awisossi di pubblicarlo. (4 i) Nella lettera che scrisse a Filippo. Dopo la guerra macedonica, allorquando Scipione fece la spedizione contra il re Antioco in Asia insieme col fratello Lucio , egli nolo che Fi lippo era amico de Romani, e prest agli Scipioni molti servigi. La qual cosa pot dar occasione al cambio di lettere fra Scipione e Filippo. Plutarco nella vita di Emilio ( p. 262 ) rammenta una lettera scritta da un altro Scipione, di cognome Nasica , a non so qual r e , nella quale gli rende conto delle sue geste. Schweigh. (4 ?) Da mar a mare. Vale a dire, dal mare che la fiancheg giava verso oriente a quello che formava lo stagno nella parie occidentale, siccome pi chiaro apparir dalla descrizione che ne capitoli 10 e 11 fa il Nostro del sito di Cartagine Nuova. (43) Ma il lato che guardava la citt. Questo era il lato oc cidentale dove trovavasi lo stagno, il quale assicurava da ponente la fronte degli alloggiamenti romani dalle offese de cittadini. ( 44) -di vento libeccio. Tlpot a ttfttt A//3 ; propriamente al vento d Africa, da Greci chiamata L ib ia, donde il nostro li beccio.

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(45) Venti stadii , pari a cinquemila passi. Quindi err grande mente Livio ( xzvi, 4 ? ), scrivendo che la profondit di quel seno era di soli cinquecento passi. Lo Schweigh. crede che in lugo di quingentos passus abbiasi col a porre MMD pajsKs , ed alle parole paullulo plus ( un pochino di pi ) debbasi, giusta lemen dazione del Sigonio, aggiugnere il numero M , per indicare che la larghezza era la met della lunghezza, siccome dice Polibio. La qual riduzione d amendue le dimensioni all? met di quella che addita il N ostro, io non comprendo perch s abbia a fare. Non pertanto da maravigliarsi se Livio sbagli in questi parti colari , ove si consideri chegli non fu in que luoghi siccome Po libio , il quale li ebbe attentamente esaminati. ( V. il cap. seg. ) (46) Un isola. Questa era denominata Scombrria dalla grande quantit degli scombri che col si pescavano, e tuttavia si pescano. (47) Avvallata. Il testo ha fttrix a iX o t, nel mezzo concava, cio a d ire , siccome bene spiega lo Schweigh., avente una valle

che passa per mezzo la citt. (48) Montuose , per rispetto alla lor altezza ed estensione. (49) Scogliose. Zs'iXaJW i scrisse Polibio, che il Casaub. senza ragione cangi in rtrqXaifiri ( cavernose ). Saxosis tradusse que
sto vocabolo lo Schweigh. con poca esattezza ; dappoich us gi il Nostro ( 1 , 37 ) rwiXxStc per iscogli, ed Esichio definisce questo nome , ai mptt%aft'n*$ 7> | SaXarry ar7p a i , sassi cir condati dal mare. Volle adunque significar Polibio, che i tre colli pi bassi erano quasi tutti composti di grandi pietre isolate ed aspre somiglianti agli scogli, e quindi difficilmente accessibili. (50) Asdrubale. Questi avea, secondoch narra il Nostro al trove ( 1 1 , i 3 ) , fabbricata Cartagine Nuova, e ridotti in buono stato gli affari deCartaginesi nella Spagna dopo la morte dAmilcare padre d Annibaie. (5 1) Le sommit degli altri tre colli. Polibio valendosi qui del verba v ip i't^ tit , applicollo alie cime delle colline anzich a colli stessi, perciocch wtptt%m F ambiente, cio la party pi elevata dello spazio che forma il confine della vista, siccome
POLIBIO ,

tom. i r .

17

258
fono peli appunto le sommit deile eminenze che vietan all oc chio di penetrar pi oltre. Io non ho voluto lasciar perire affatto nel volgarizzamento questa partifcolarit che aggiugne evidenza alla descrizione. (5 a) Alete. Tre persone di questo nome riscontrami negli au tori. 11 pi antico era un discendente drcole, il quale, avendo accozzato lin esercito di D orii, simpossess di Corinto ( Parasan., Corint. 4 ); il secondo fu figlio d Egisto, e sinsignor del reame di Micene come giunse la falsa nuova della morte d O reste, il quale gli tolse poi il trono e la vita (Hygin., fab. la a ) . I l terzo fu un vecchio troiano che accompagn Enea in Italia ( Y irg il., jEn. i , v. la i ). Chi fosse l eroe spagnuolo del quale in questo luogo si parla, noi dice nessuno. Ma non potrebbe per avventura un pronipote drcole, il quale avea culto nella Spagna, essere stato in questo paese ; tanto pi chegli nacque al padre Ippot, quando errava esule pel mndo, dopo aver ucciso Carano che accompa gnava i Dorii nella spedizione contro il Peloponneso, locch fu cagione chegli ebbe da lui il nome dAlete, derivato da x itp ttn , io erro ? Y. Conon., narr. a6; Etimol. magn. alla voce Se non che Livio ( xxvi, 44 ) nomina un tumulo di Mercurio che non trovasi nel Nostro ; onde io proporrei di legger 'E ffttv in luogo di 'AAij73 , se non yi fosse tanta discrepanza nella forma di queste due parole ; sovrattutto in considerando che Mercurio secondo alcuni condusse colonie in Ispagna ( V. Banier, explic. histor, des fabl., t. I l i , p. 3 4 7 ), e c^ e ^ra arti del lu cro da lui protette pu essere stata quella di rintracciar i metalli nobili nelle viscere della terra. (53) Le miniere C argento. Intorno a queste vedi gli avanzi del libro x xxiv, c. g. (54) Un lavoro. Era questo un canale che metteva in comu nicazione lo stagno col mare, e nel tempo della bassa marea fa ceva uscir 1 acqua da quello in questo, e ritornar nelle ore del1 alta marea ; donde non picciol vantaggio derivava a navigatori di quella spiaggia, i quali nel mentovato recipiente ricoverarsi poteano dalle subitanee procelle, e racconciar i loro navigli.

*$9
(55) Sul taglio del ciglione ec. Cotesio taglio era il canale me desimo scavato in una lingua di terra, o.ciglione che la vogliam chiam are, tirato dallo stagno al mare. (56) Tal essendo ec. Per ben comprendere la disposizione del campo romano da sapersi , eh esso guardava colla fronte il canale suddescritto ; per modo che avea a destra lo stagno, ed a sinistra il mare. Ora il lato suo posteriore, che il Nostro ( v , cap. g ) chiama esterno, e ra , siccome ivi leggesi, circondato di fpsso e di doppio steccato, e 1 anteriore, da lui appellato inter no , era bens guarentito ne fianchi, ma la parte di mezzo, pelle ragioni qui addotte, era al tutto aperta. (57) Per recare sbigottimento. Ut rei novitale hostem lerteret scrissero i traduttori latini j ma non rendettero, per mio av viso , il vero senso delle parole ut , dalle quali non risulta che la novit della cosa spaventar dovea gli avver sarli. Pi probabile sembrami che Scipione, lasciando senza for tificazioni il centro de' suoi alloggiamenti, divisasse di far mo stra di grande coraggio, osservando il quale egli era ben ragio nevole che gli avversarii stessero in continuo timore. Cosi la in tese pur Livio scrivendo ( xxvi , b? ) e quasi interpetrando questo luogo cosi : Seu fiduciam hosti superbe ostentans , sive ut subeunti saepe ad moenia urbis recursus pateret. Io mi son ingegnato di conservare nella versione la robusta semplicit del testo. (58) Cotesta esortazione. Non pu ammirarsi abbastanza lac corgimento di Scipione nel dar impulso alle pi possenti molle , onde l umana volont spinta alle animose azioni ; sebbene sia da supporsi, che la matura esperienza di Lelio gli sia stata, cosi in questa come in altre occasioni, cortese d utili suggerimenti. (59) Colloc alla porta. Livio ( x x v i, 44 ) non fa motto di questa disposizione del duce romano, e dice soltanto: Multitudinem aliam, quo clamor , quo subita vocasset r e s , intentam ad

omnia obeurrere jubet. (60) Istmo. Questo era l intervallo di due stadii fra il mare c
lo stagno, dove Scipione alloggiato avea il suo esercito.

2O
(61) Indicar fece ec. Non piacque allo Schweigh. la frase Stmmfintmi 7 xfpt , pretendendo egli che Sixrqptxfn i si costruisca sempre senza laccusativo. Ma questo verbo non pren desi soltanto nel senso di dar il segno ; sibbene vai esso talvolta indicare , ed allora non ricusa il mentovato caso. Cosi scrisse Se nofonte (01conom.,xii, li): Tlatlat piti rcKpZs leilevs ifixntfttittt ( Indicami costoro pur bene ) ; e qui pur io credo che abbia ad avere questo significato, e debbasi leggere finteti l'ct xctfpcr, cancellando la virgola ed il x 7 innanzi alle due ultime parole. Per tal modo avremo una sentenza ben pi ragionevole di quella ' che risulta dalla lezione dello Schweigh., e che cos suona. Come

prima Publio fe c e dar il segno colle trombe nel tempo delTassallo, mand ec. N vale per iscusare siffatta lezione il x che
in tutti i manoscritti precede a 7 e che fu gi sospetto allo Scaligero ed al Casaub., i quali lo credettero una corruzione di k*7 , se dalle regole della lingua , siccome abbiam dimostra to , non suggerita la necessit di far cotesta emendazione, e l intrusione di quella particella congiuntiva pu essere state ef fetto della sbadataggine di qualche antico copista. (62) Come il nerbo. L iv io , il quale non rileva la circostanza che Magone mand fuori della porta i f>i robusti della moltitu dine , sommanti due mila uom ini, non fa la presente riflessione, che d molto risalto allo stratagemma di Scipione. - Del resto ho voltato vrifta, leu *rA3-f, non nel senso di mucro m ultitudinis (punta, parte pi acuta della moltitudine) siccome fecero gl interpetri latini ; sibbene , considerando eh Esichio lo defini sce l i xxlipytt<rtx*lxlct piipec Ito irtitpitv , la parte pi operosa, pi efficace della guerra, avendo egli, credo, in vista il ftei pttyxrlfut d Omero (IL, K, v. 8 ; vedi anche Horapoll. liieroglyph. n , 5 ) ; ho stimato che meglio vi corrisponde* rebbe l italiano nerbo. (63) Ci non di meno. Livio dice soltanto : Et primo haud impari stetere aeie , ina non ne addita, siccome il Nostro , la cagione , per aver taeiuta la particolarit che accennammo nella nota antecedente.

a6i (64) Scipione esponivasi. Livio copiando quasi intieramente questo capitolo vi aggiugqe, che nel medesimo tempo i Romani Combattevano per mare la parte della citt che n h bagnata. (65) La difficolt del caso. Tardaliun impetum Romanorum circoscrissero pi che non tradussero il Casaub. e lo Schweigh. questa luogo. Io ho avuta presente la spiegazione del Reiske, se condo il quale S Joe%pnrrf*l2f fequanta
1*11 u t

le difficili cose che ad ess(a Romani) ac cadevano. (66) Per essere grandi. Il Reiske avverte che ptiytS-n qui equivale a ftixtt (lunghezza ) o v-fytf (altezza) ; ma poteva darsi

altres che le scale, appunto per cagione della loro considerevole altzza, fossero eziandio pi larghe, quindi pi grandi in amendue le dimensioni, e pi atte a ricever un maggiore strabocche vole numero di soldati. (67) Stracchi. Ho preferito questo aggettivo a quello di stanchi, i quali non paiono sempre puri sinonim i, conforme dice 1 ab. Romani ( Dizion. gener. de sinon. ita l., tom. 14 p. 4o8 ) ; dap poich nel-senso figurato riferito dalla Crusca corrisponde stracco ad attritus ed a wapxlptQSt'is , ed il Nostro ha qui Itlptptpttm ti amendue derivati da lp (firn, tritare, acciaccare (v. i , 62, e col la nota aoa ) (68) Rispinto. Disputano i commentatori se Polibio scritto ab bia iw tltlpiptpttti da x w tlp /fin t, rispingere, rimovere con fo r z a , ovveramente x w tt pxptptittt da m w tptw m , rimover* semplicemente, allontanare. Senza esaminare le ragioni gram maticali chcssi adducono in favore delle rispettive loro opinioni, io osserver che, trattandosi d un furioso assalto mandato a vuoto, molto pi acconciamente esprimer dovea questo avveni mento un verbo cui va necessariamnte unita 1 idea di violenza, che non un altro dal quale pu questa andar disgiunta. (69) Pi scale di grinta. Non dice Livio ( x x v i, 4 5 ) , che maggior era il numero delle scale nel secondo assalto , ma che l assalto stesso era pi feroce. Cos non rammenta egli^l aringn

262 fatta in questo incontro da Scipione, e tace parecchie altre cir costanze relative a questa fazione che leggonsi bel Nostro. (70) Ma per la bocca sgorgava. Lo storico romano die non la motto del canale, il quale secondo Polibio congiugneva lo sta gno col m are, sorpassi l particolarit qui dscriUa, in {tarlando dell abbassamento delle acque, ma narra che la corrente era in calzata da un forte vento da Settentrione; onde il guado era tal mente scoperto, che in alcni luoghi lacqua giugneva al bellico, in altri alle ginocchia. (71) Le guide. Erano queste i pescatori tarragonesi, i quali, a detta di Livio ( 1. c. ) , ora con leggeri barchette, ora., quando le acque cadevano , a piedi andavan qua e l pello stagno. (73) E di trasfondere ec. K< av/* trtB it <rat 7c w Z.6vftifvs hanno tutti i libri ; ma gli spositor di Polibio idea* rono varie emendazioni a questo luogo. 11 Gronovio disapprova l accusativo, cui egli vorrebbe sostituire il dativo 77* wxfxxxA t'jfttteir , ed a sostegno del suo parere cita u n passo simile del Nostro ( ii, 56 ), dove leggesi x*i r i u n i i It (7t i r iynmrx*tlmi\ w ttt 1* l!t X ty tftim t. Ma io credo che in nessuno d amendue i passi il participio sia il dativo dond emana il sentimento che ha da riprodursi negli ascoltatori; sibbene desso lo strumen' to per cui si opera la sua trasfusione, ed il vero dativo sim patico il pronome personale 7 , che si sottintende ; per modo che tutta la sentenza sarebbe, nell uno: e di render quelli che sortava a s simpatici, e nell altro: e d. r. q. c. ascoltavano, co detti a s simpatici. La variazione che io adotterei sarebbe quella che ha l autorit di Suida, il quale, adducendo q u e ste p ar role di Polibio, scrive wxpaxtXivcpitttvsi dappoich significa con maggior propriet esortare, ammonire, che non L opinione dello Schweigh., c h e , lasciando l ac cusativo della persona , abbiasi a sottintendere il dativo della cosa, bizzarra anzich no. Ma non punto dascoltarsi il Reiske, il quale cangiar vorrebbe vffw*&t in c v ftm tS in ; giacch, quantnque trovisi per ubbidisco, mi lascio per-

a63
suadere, rupi-tf$tr parola di pessimo conio ed al tutto arbi
traria.

{*]$) Dal genere d ell armadura. 1 Romani erano da questa tutti co p erti, quindi potevano con grande facilit precipitar dalle mura la moltitudine mal armata che le difendeva. (74) Mand . . . addosso a cittadini. Livio ( z x v i, 46 ) dice : Hi passim ad oppidanorum caedem versi, quasich spontanea mente , e Boa per ordine del loro duce, i soldati eseguito aves sero questo crudele ministero. Non credasi pertanto, siccome ap parir potrebbe dalla relazione di L ivio, che nella presa di Car tagine Nuova fosse fatta tanta strage de cittadini pella parte che questi ebbero nella difesa della citt : che tal e ra , conforme as serisce il Nostro, generalmente il costume de Romani. (7$) E gli altri animali. Allorquando i Romani vendicaronsi sovra i Sanniti dell onta da loro ricevuta alle Forche Caudine, e li ruppero in una grande battaglia, espugnati eh ebbero gli al loggiamenti nemici, trucidarono, secondoch narra Livio (ix, i 4) inermi ed armati, servi , liberi, adulti, fanciulli , uomini e giumenti. Non potrebbe adunque Scipione in questa sua prima vittoria aver permessa , o comandata cosi enorme carnificina , perciocch avea l animo inasprito dalla misera morte che il pa dre e lo zio incontrata aveano in Ispagna ? Se ci fosse, Polibio esagerato avrebbe in dicendo, che i Romani tutte le volte che prendevano una citt , uccidevano indistintamente gli uomini e gli animali in cui s avvenivano. (76) E degli artigiani. T S t i fy x rrtx S t ha il testo , e questi sono propriamente coloro che si occupano di vili mestieri, altrove chiamati dal Nostro fiaixvroi ( V. 1 , 4o , e col la nota 1 2 9 ); anzi sono essi que medesimi che di sopra ( c. 8 ) furono da lui nominati wXi&oc Stiptitvpyutot *\ fix ix v tn , xx't S x X xlltvp y ti. Nel seguente capitolo Polibio li appella %tipTtxixf ( artefici ma nuali ) voce affine, se non sinonima di tpyxm x*). Opijces li chiama Livio (x x v i, 47 ) > copiando quanto ne scrive il Nostro. Qui opposti vengono a cittadini ( r t ilix c it ) , i quali erano di

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pi nobile condizione ed idonei a* pubblici impieghi, che com prendevansi sotto il nome di arA<7i/ . (77) Da ciascheduna insegna leggevasi in tutti i libri : tx irrn t iptipxt wp't 7J trpa^it T* 7* ItrS'pmt j lette ralmente : separano ogni giorno per tal faccenda le cose degli uomini ; sentenza affatto assurda , che nessun senso racchiude, e che ben mi maraviglio come si fosse potuta render latina cos : Solenl diebus singulis ad rem gerendam viros idoneos . . . . seligere , quand anche, secondo il primo suggerimento dello Schweigh., si ometta il 7t innanzi 7 r ZiSpui. 11 Reiske per tanto con felicissima audacia convert in e con non minore felicit propose lo Schweigh. nelle note di cangiare llt in 7/ u t , dalle quali correzioni risulta il senso che abbiam esposto. (78) Ci fatto. Pretese il Casaub. di emendar il testo, can giando f>7n, che hanno tutti i codici, in *rf$i>7>, ven dute ( le coe predate ). Ma lo Schweigh. ha nelle note a buon diritto disapprovata questa emendazione, giacch scorgesi dalle pa role di Livio ( x , 17 , 20 ) , che nella guerra sannitica i soldati, dopo eh' era stata loro distribuita la preda, costretti furono a venderla amercatanti che seguitavano lesercito. Quindi Ji*rtfnuvt v k rt ir a non pub significare, aequis portionibus inter omnes rsccjfiAM dividim i, siccome per esser consentaneo a s stesso , il Casaub. tradusse quelle parole. (79) Giurano tutti. Strana la frase che adoper Polibio in questo luogo, o leggasi come l hanno tutti i codici l i f t 11 7J T tim t xalu Tot c p x tt, ipttavri tratltc (di serbar la fede se condo il giuram ento, giurano tutti ) ; o pongasi, conforme fece lo Schweigh. , la virgola innanzi a xala ; o correggasi col Reiske, scrivendo * ai et 7o> p xtt, ftiutvji v i t l t t (secondo il giuramento , che giurano tutti ) ; la qual lezione la peggiore di tutte, sebbene lo Schweigh. le si dichiari favorevole nelle note ; perciocch lascia essa la proposizione difettiva del verbo che la dovea reggere, coll intrusione del pronome relativo.

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(80) Ove ragionammo. V. lib. v i, c. 33 . Tlitte queste cose ri ferisce Polibio in grazia de G reci, pe quali egli scrisse la sua storia , siccome egli protesta in varii luoghi. Livio che scrivea pe Romani dovea supporle note a suoi leggitori. (81) Scrupolosamente. Con ragione, secondoch a me pare , cangi'il Casaub., seguendo 1 O rsin i, twifttXis ed ttrtftiX u t che hanno i codici in i w tp tx S f, il comandamento di recare la preda in un luogo non aggiugnendo vanto di diligenza ad un ca pitano : laddove l atto di raccoglier ogni cosa in un cum ulo , senza lasciar nulla addietro, pu dirsi eseguito con diligenza e scrupolosit. Quindi non credo che facesse bene lo Schweigh. di restare tanto fedelmente attaccato alla scrittura de libri. (8a) Poco meno di diecimila. Secondo Livio ( i r v i , 47 ) ascendevan a questo numero i maschi soltanto ; n bene dalla sua re lazione si com prende , se i duemila artigiani, dichiarati schiavi da Scipione, vi si contenessero, o ne fossero separati. (83) Fra gli altri prigioni. Qualifica questi Livio ( 1. c. ) multitudinem incolarum juvenum ac validorum servorum j cio a dire : oltre agli schiavi, gli stranieri che avean col fissato il loro domicilio. Che tal la forza d incoine , chiamati da Greci w* fa lu ti. V. Forcellini, Lexic. (84) Ciurme. Sono d accordo colto Schweigh., che Polibio per w \ip*ftxT* qui non intese i rematori soltanto, siccome appa risce da Livio copiato dal Casaub.; dappoich non solo coll ag giunta di questa gente Scipione, a detta del Nostro, creie della

met il numero de suoi marinai, ma riempi eziandio le navi catturate, le quali non avean al certo per anche soldati navali ( classicarios milites, ) Ma non posso conceder alla Crusca , che ciurma equivalga al latino remiges, remigum turma ; a nulla dire della troppo ristretta definizione chessa ne d : Propriamente gli schiavi di galea. Gli stessi esempli da lei ad
dotti smentiscono questa spiegazione, e singolarmente il testo di Gio. Villani ( i x , 2 1 6 ): Delle dieci galee e di tutta la ciurma non ne scamparono che tre galee , dove per ciurma s intende

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tutta la gente che sopra quelle navigava. Lo stesso. dicasi della voce marinai, in che ho voltati i dell Autore. (85 ) E cresciuti della mela. Questo luogo uno de pili dif fcili che riscontransi in P olibio, ed ha molto esercitato l inge gno de commentatori, che proposero varie emendazioni. Diffatti come poteva Scipione dopo aver accresciute tutte le sue ciurme della m et, m i 'r a t iptttX /tvs 7 ir w itlg t r&tlxt , trovarsi col doppio della gente di prima in ciascheduna nave, non es* eluse le prese ? Il nodo pertanto, se non m inganno, sta nella differenza che dee farsi, per rispetto alla gente accresciuta , tra le navi che il duce romano avea dapprim a, e quelle eh egli a cquist dipoi. Le antiche ebbero laccrescimento della met, loc ch indicano le parole i irfir& tt che tengono dietro a 7 tue wr*tIttt *v7* r ; ma la totalit delle ciurme, cosi antiche come nuove, sommava il doppio di quelle cV egli avea dianzi. Pognam c a so , che in ciascheduno de trentacinque vascelli, che Scipione avea recati seco in Ispagna, fossero stati dugento nom ini, e che peli' aggiunta- della met salissero a trecento, per modo che la somma di tutti da 7000 uomini portata fosse a io, 5 oo. I 35 o* mancanti al compimento dei4>ooo, doppio numero di 7000 ch'erano dap principio , saranno stati distribuiti sulle diciotto navi p rese, in supplimento di quelli che saranno periti ne combattimenti ; p e r ciocch wXufim ( n i i r X a ^ t i ha qui Polibio) significa tanto empier la nave di tutta la ciurma necessaria, ( locch in questo caso non parmi che facesse bisogno, improbabil essendo che cotesti legni fossero al tutto v u o ti), quanto supplir il numero d i cui difetta. Adottando questa spiegazione inutili repdonsi, p er mio avviso, tutte le correzioni suggerite dadotti, e pu lasciarsi il testo intatto. (86) Che a diciotto. Secondo Livio ( x z v i, 47 ) otto erano soltanto le navi prese; ma osserva giustamente lo Schweigh. che pi verisimil 1 asserzione del N ostro, il quale nella fine del capitolo dice., che Scipione aumentata avea della met la sua forza navale.

(87) Colta stessa benevolenta. Leggo col Reiske 7 mvl} * h / f in vece del volgolo 7J 7 * , convinto come sono da molti classici esempi da lui addotti, che quest* ultimo modo di -dire ha frza di wpi* ( l / t i t r , verso di loro, cio della ciurma na vale , locch sarebbe affetto diverso da quanto voliesprimere Polibio (88) Trattando in tal guisa ec. Questo periodo contiene una breve ricapitolaziotae de'vantaggi derivati a Romani dalla savia condotta di Scipione dopo la presa di Cartagine Nuova. Rendette egli i cittadini, benevoli e fedeli a s ed alla sua patria, confort le classi inferiori ridotte in servaggio , ed accrebbe notevolmente il suo navilio e le sue ciurme. Chiarissima essendo e molto op portuna cotesta riepilogazione, io non so come venisse in mente allo Schweigb. di porre dopo le ultime parole un segno di la cuna , n che cosa pensasse il R eiske, trasportando al principio del seguente capitolo la fine del periodo. 11 Casaub. che non mosse n u lla, la intese meglio degli altri. (89) Magone. Colui che fu comandante della citt pe Carta ginesi. V. sopra, cap. la . Schweigh. Secondo Valerio Anziatc ( Liv. x x v i, 49 ) chiamavasi il comandante Arine ( Armen con poca analoga a nomi punici leggono il Gronovio ed il Crevier ). Del resto narra Livio avanti questo fatto , come Scipione, con vocati i soldati di terra e di m are, rin grazi dapprima gli Dei, poscia lod il valore de suoi, ed aggiudic 1 onore della corona murale a colui eh era stato il primo a salir sulle mura ; donde nacque una gara fierissima tra due che la pretendevano, e l eb bero entrambi. Queste particolarit o furon omesse dal Nostro, perch non le credeva egualmente interessanti a leggitori greci che a romani, o tralasciolle il suo epitomatore. (90) Consiglio d vecchi. V. lib. v i , 5 o , dove Polibio parla di proposito della costituzione de Cartaginesi. (91) Gli sfatichi. 11 numero di questi, al riferire di Livio , ascendeva secondo alcuni a settecento. ' (9-3) Ornamenti da capo. Egli probabile che xmt&tn , e non

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z l t t v f , siccome hanno tutti i lib ri, abbia scritto Polibio: voca
bolo che scritto nel primo modo , secndo Esichio , significa irtp ix i$ * \* /* , cose che si mettono intorno al capo. Viziato altresi io stimo il 'di Suida , m 'i n t valendo propriamente barba (V . Esichio). Donde poi il Toupio ( Emend. in SuicL part. il, pag. a ^4 e seg. ) , le cui erudite osservazioni a questo proposito lo Schweigh. non sa abbastanza am m irare, prendesse che tutte e tre le accennate scritture abbiano lo stesso valore, e che lornamento del quale discorre qui. Polibio consistesse in pen denti che.rassomigliavano a co n i, sei vegga chi pi di me ama siffatte sottili ricerche. (93) Scimitarre. Considerando che lo scoliaste di Licofrone de finisce p iftp a t, 1ut,T IviK U ftm t 7S t i f t , il becco curvo degli uccelli, io sono venuto nellopinione che piptQn o |iip Q * (pHfttpii scrisse Polibio nell accusativo plurale) de noti in questo luogo una specie di spada corta ed incurvata a guisa di becco, quali sono appunto le scimitarre o sciabole ; tanto pi che piftQ da Esichio spiegato py^tc ( becco, grugno). Male volt adunque, se non erro, lo Schweigh. questa voce cultros, cui egli dovea almeno aggiugnre lepiteto falcatos, se non credeva troppo calzante acinaces , picciola spada della suddescritta forma, che i Persiani portavan al fianco destro. V. Lips., lib. in , dial. 3 analect. ad milit. roman. (g4) Era la donna. Livio , che narrando questo avvenimento sin qui seguit fedelmente il Nostro ed il tradusse quasi a verbo' a verbo, ora 1 abbandona e s* affretta alla fine, concludendo che Scipione consegn le donne ad un uomo di specchiata integriti. (95 ) Oltre seicento talenti. A detta di Livio (zx v i, 47) lar gento coniato che fu allora recato a Scipione pqpava i 8,3 oo lib bre. Ora essendo presso i Romani il talento attico ( che questo era il pi com une) eguale a ottanta libbre (Liv. xxxvni, 3 8 ), ne viene che seicento talenti erano pari a libb. 48,000; quindi da supporsi che le rimanenti libb. ag, 700, anzi una maggior somma, Tosse in monete d oro. Sebbene non apparisce chiaro dal testo

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di Livio, se i danari da lui addilati fossero di pubblica ragione, ovveramente tolti a privati nel saccheggio, siccome il furono probabilmente le patere d oro , ed i molti vasi d oro e d ar gento dequali egli fa menzione. Dalla relazione di Livio scorgesi ancora la quantit delle armi d ogni genere, delle provvigioni e delle navi da carico con tutto il loro contenuto, onde in quella occasione i Romani s impossessarono. ' (96) In quello ec. Pi distesamente narra la cosa Livio (xxvr, 5 o), il quale mette in bocca a Scipione una allocuzione pomposa di retta allo .sposo della vergine, giovine primario fra i Celtiberi, ed aggiugne parecchie circostanze omesse dal N ostro, ma non deduce da tulto il fatto il morale avvertimento che qui riscontrasi con tanta dignit enunciato. Nella quale diversit di sposizione, siccome generalmente nel carattere damendue le storie, manifestasi la diversa tendenza deloro autori ; essendosi Polibio prefisso l'am maestramento dell uomo di stato e di guerra, e Livio, il soddis fare alla curiosit de suoi leggitori : onde quegli, toccato 1 obbietto principale, corre alla istruttiva conclusione ; questi ama d intertenersi su minuti piacevoli ragguagli, sulle controversie , sulle dicerie probabilmente tenute, e sovr altre simili cse. (97) Perch facessero note. Preferisco il %XaTt*s in che il Casaub. convert il vizioso SqXtlrxtlitt che hanno alcuni co dici , al che leggesi in altri, e che approvarono lO rsin i, il Gronovio, il Reiske e lo Schweigh.; dappoich non. solo Lelio, ma forse.pi efficacemente la vista denobili prigioni che gli seco menava, render doveano palese aRomani la grande vittoria. . (98) I l primo giorno. Livio ( x x v i, 5 1 ) ha tradotto pressoch tutto questo articolo, con alcune variazioni che verr qui no tando. Rinfrescarsi, S tfa m u n t con cibo pi lauto, e col ri pulimento del corpo : particolarit non rammentata da Livio. I l terzo riposarsi. Secondo Livio ci fecero il quarto giorno, poich nel terzo ebbero eseguiti gli esercizi! , da Polibio assegnati al quarto. Ebbe moltissima cura degli artigiani. Di questo importante provvedimento Livio tace al tutto.

270 (g9) Con ispade di legno. Rudes le chiama Livio ; ma il no stro aggiugne, che avean il bottone di cuoio simile a quello delle spade che adoperami negli esercizi! della scherma. Il Reiske dice eh erano corio foli induti ( tutte vestite di cuoio ), ma ci non era punto necessario alla sicurezza del loro maneggio se non aveano taglio, e se 1 aveano, cotal Veste poco giovava. Tuttavia questo il senso che risulta dalle parole del testo: |*A hm it t m u l f t Se non che scrisse forse Polibio xctT \v n cQ xtftfi, nelle punte. (oo) Provavansi e maneggiavan i remi. Cio a dire, faceano prova di pugnare tra lo ro , davansi finte battaglie, esercitandosi ad un tempo nel remare, jigililatem navium , dice Livio, simw-

lacris navalis pugnae experiebantur. (101) Con Senofonte, a. Questo luogo additato da Polibio
nell Agesilao,p. 655, ediz. del Wechelio . Reiske. a Dello stesso dettato si vale Senofonte nella storia greca, lib. 111, p. 3go, ediz. di Basilea i 56g. Schweigh. (103) I movimenti ec. Il trovarsi questo frammento in tatti i codici, tranne l urbinate ed un parigino, in successione imme diata coll antecedente senza nota di separazione, ha fatto creder a tutti gl interpetri di Polibio, chesso appartenesse agli esercizii militari che Scipione eseguir fece alla sua gente dopo la presa di Cartagine Nuova. Ma lo Schweigh., riflettendo che in nessun luogo di questo racconto V ha alcuna traccia di Scipione ; che quanto riferiscono Polieno ( Stratagem., 1 x , c. 4 ) e Plutarco ( in Philopoem., p. 35 g e seg. ) cira le evoluzioni d ie Filopemene facea far alla cavalleria per esercitarla, perfettamente s'ac corda colla descrizione degli esercizii cavallereschi che abbiamo qui dinanzi; finalmente ch e 'lzrwip%*t (generale della cavalleria), qual era appunto Filopemene presso gli A chei, nel cap. 33 chiamato colui che in quelli s occupava , laddove rrflnyt ( duce supremo ) dal Nostro sempre denominato Scipione : a queste cose, dissi, riflettendo lanzidetto commentatore, egli si persuase, che questo capitolo col susseguente dovessero tener

Tavola incompleta

'at&./f-' <ramr//

27

dietro a quello in cui ragionasi dlia educazione dell ingegno di Filopemene, e della sua elezione a Comandante della cavalle ria , per modo che l ordine de* capitoli sarebbe questo.

A ffari degli Achei. ( titolo da porsi nel sommario ).


Gap. Cap. Cap. Cap. XXI. Eurileone, pretore degli Achei (che ora il cap. 24). X X II. Filopemene adunque ( ora cap. 2 5 ). X X III. I movimenti ch egli credeva (ora.cap. a i ) . XXIV. Preparate cosi ( ora cap. 22 ).

Affari degli Etoli. (nel sommario).


Cap. XXV. Conciossiach il caso ( ora cap. a 3 ). (103) Piegar a destra, ip ' i t t a t , dalla parte della briglia, che il cavaliere reggeva colla destra. A sinistra. 'E v i Stfv , dalla parte della lancia, eh egli tenea nella sinistra. Ne quali movim enti , appellati * x ln n ( clisis ), piegamenti, declinazioni descrivean tua quarto di circolo* V. nell annessa tavola la fig. 1. (104) Voltarsi, cio a d ire, girar tanto che la faccia venga ad essere dov era prima il dorso, e questo dov era la faccia ; locch accade facendo mezzo circolo , o percorrendo lo spazio d amendue i piegamenti a destra ed a sinistra. Mf7/3A*r ( metabole ) svoltata chiamano siffatto movimento i tttici greci, y . fig. a. (105) Ritornar al posto. Rimettendosi l , dond erausi prese le mosse per piegar a destra ed a sinistra, e ci chiamavasi (an astro fe), rivolgimento indietro, ritorno. V. fig. 1 e a. (106) Girar in banda, facendo un quarto di circolo, siccome nella disi faceano {singoli cavalli. E w trrptp (epistrofe) giro di fia n c o , il Vocabolo greco che ci esprme. V. fig. t. (107) Far doppio e triplo rivolgimento in fianco. II primo detto da Greci w ififw tttfttt ( perispasmo ) , quasi convulsione , moto violent in giro; l stesso che la ftt 7/9A (m etabole) per ciaschedun cavallo. Eseguivasi per m odo, che i cavalieri ri' tornavan al punto di prima , dopo aver fatto un quarto di eir-

2^2
colo a destra , ed un quarto a sinistra ; quindi era desso unito coll anastrofe (V . nota io4 ) , non altrimenti che il semplice ri volgimento laterale, e forse non err il Casaub., siccora pa rere dello Schweigh., collocando qui cotesto vocabolo ; ma non doveva egli ometterlo nelle evoluzioni decavalli separati. V . fig. a. Nel triplo rivolgimento in fianco, iK w iftrtrxrftit (ecperispasrao), quasi giramento tumultuoso in fu o r i, percorrevano tre quarti di circolo , quando a destra , quando a sinistra. V. fig. 3. (108) In una o due file. Kctltt x Il lochos era propriamente una parte della taxis ( compagnia ) ; ma qn esprime lordine nel qual erano collocati i cavalieri, ed in questo senso equival esso, secondo gli autori greci di tattica, a <rr/%ts ( stichos ) , eh quanto fila longitudinale. Quindi significa dilocha due di queste file unite. (log) In isquadroni ed in reggimenti. Er coXn/icts 7* **) ite lirw tfx la t. da sapersi che presso i Lacedemoni avea l ivX xftct (ulam s) cinquanta uomini (Plutarc. in Lycurg., p. 54), e nell ipparchia , secondo Eliano , c. a 8 , ed Arriano , p. 5 1 , contavansi 5 11 cavalieri ; onde dieci ulami formavano una ip parchia. Alla prima corrispondea presso i Romani la turma , che dapprincipio compouevasi di trenta uom ini, poscia di trentadue. Y. Varrone, de ling. la t, iv; Vegez., de re milit., n, a 4; F est,d e Decurionib. Alla seconda pu paragonarsi 1 ala romana, formata da 4 oo a 6oo uomini. V. Llps., de milit. rom ., lib. n , dial. 7. Quindi chiara lanalogia che corre tra le mentovate divisioni, e lo squadrone ed il reggimento dell odierna cavalleria. - (110) A vicenda, cio, quando in un ala, quando nell altra, tal essendo il valore delle parole iKol'ifo 1 7S t m p a lu t , che il Casaub. non comprese, interpetrandole in utroque comu. ( m ) Interponendo le file. Quantunque m f t f t f r i x x t t t , dov discorso di schieramenti, abbia presso il Nostro quasi sempre il senso di wp7< * 77i<, schierare semplicemente, spiegando ezian dio Esichio w afiftfitX i , *r*f 7* f i* ; qui tuttavia significa que sto verbo distendere gli ordini per m odo , che ciascheduna fila

273
entri nel laogo di quella che ha abbandonato il posto per col locarsi al fianco della prima rimasa immobile. Sieno nella fig. a , b, c tre file 1 una dopo 1 altra collocata, le quali senza can giar posizione abbiano ad esser schierate in fronte. Restando la fila a nel suo luogo, la fila b far un movimento in fianco, e lascer vacuo il su o , nel quale entrer avanzandosi la fila c. Frattanto b progredir innanzi, e si metter al fianco d a. Ci eseguito, moverassi c orizzontalmente, finattantoch il primo uomo della sua fila troverassi precisamente di rincontro all ul timo della fila b\ poscia ander avanti, e si porr accanto a b, mentre la fila d occuper il suo posto, e si disporr a fare la tessa evoluzione. ( t u ) O facendole svoltar ec. Questa la v x p x y u y (paragoge), eh eseguivasi nella seguente maniera. Voltavansi le file tutte, pognam a destra, e l una dietro all altra si collocavano nell or dine di prima , sebbene colla faccia ad un altra parte. Indi la fila a restando immobile, la fila b moveasi obbliquamente, ed allineavasi con a , e cosi c con b. V. fig. 5 . In facendo questa svoltata 1 iv p x y u , cio il raccoglitore o condottiere della fila, non usciva di questa, siccome facea ne movimenti retti, ma stava sempre al fianco ( presso , irxpu ) della sua fila ; e questo il senso di trxp vovs iv p x y tit , che non fu compreso daglinterpetri di Polibio , i quali la tradussero, post terga ( Casaub. ) a tergo ( Schweigh. ) praecedentium , locch se avesse voluto indioar Polibio, avrebbe-scritto wxp* 7*> ipxt. Ma fatto sta che, ciascheduna fila ( xi%{ ) avea il suo conduttore, il quale badava allordine dessa, e nelle marce la conduceva; (V. Senof., Cirop., 1. n , c. 3 , 2 2 ) , pel qual effetto era necessario ch egli alcun poco ne uscisse, e si mettesse, come si suol dire, alla sua testa. (113) I l romperle. Accadeva questo, quando la fila che prima occupava una linea orizzontale si spezzava per formarne parecchie i una all altra parallele in direzione verticale, locch nella mi lizia greca chiamavasi wtpixXat ( quasi rompere girando ), op pure a 7 m flx k x r tt ' ( stendere per pendasi ). Allora
POLIBIO ,

tom. ir.

18

2 74
le p o r z i o n i , in che rompevasi la fila , facevan un giro ed andavan a collocarsi di rimpetto alla prima rimasa nel suo p o sto , per modo che formavano come una colonna. Vedi la fig. 6, dove ho imaginato che la fila si spezzi in cinque parti. Siffatto movi mento , facile ad eseguirsi, essendo comune nelle m arce, dove F angustia e gl imbarazzi delle strade esigono talvolta di disten dersi in colonna e di scemare la larghezza delle file, credeva Filopemene che non richiedesse grande ammaestramento. ( n 4) comandanti de luoghi principali. Erano questi gli A w tl'iX tttt, cbe secondo Polibio stesso ( x v i, 5 6 ) esercitavano cotal funzione presso' gli Achei. Ora siccome non trovasi cotal nome fra le cariche militari di nessun altra nazione> cosi dob biamo creder viemmaggiormente * conforme nota lo Schw eigh., che degli esercizii di cavalleria fatti eseguire da Filopemene tratti questo pezzo della storia Polibiana, e non altrimenti di quelli che per ordine di Scipione fatti furono in lspagna. ( t i 5) Evoluzioni. 'EfavA iW ar ha il testo , propriamente il complesso degli esercizii militari, chiamato da Latini decursus (L iv., m i , 5 a ) e decursio ( Sueton., Ner, 7 ) ; prendendo! Greci la denominazione dalle a rm i, ed i Romani da movimenti conci tati che vi si fanno. 11 Grassi ( Dizion. m ilit, tom. 1, pag. 128) spiega evoluzione: mossa dun corpo di truppe per ispiegarsi in battaglia, per avere, o conservare il vantaggio del sito , per combattere, e vincere,, o per ritirarsi in buon, ordine, se il ne mico ha vinto la giornata. La qual definizione parmi che con venga colle idee che risvegliano i vocaboli greco e latino summentovati. ( n 6) Non camminando. Polieno ( Stratagem., v i, 4 1 ) dice pressoch colle stesse parole del Nostro ; (locch vieppi dimostra che questa relazione non appartiene a Scipione ), Filopemene

non credeva convenirsi ad un buon generale d andar innanzi alla falange , ma quando fra i primi, quando fr a gli ultim i , e sovente ancora fr a quelli di mezzo cavalcando , e tutto co proprii occhi osservando correggeva qualsivoglia errore.

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(117) Conciossiach ec. Val a dire: 11 comandante non hassi a considerare come il primo fra i combattenti, ma come colui, che colle cognizioni fornitegli dalla pratica e dalla riflessione di riger deve i movimenti e le azioni dell esercito ; locch egli far non potrebbe senza veder tu tto , e recarsi ad ogni parte, affine di persuadersi che i suoi ordini vengano scrupolosamente eseguiti; (118) Ingegno. Circa il valore della voce S itx ftit che ho cosi voltata, vedi la nota 269 al lib. 1, dovessa prendesi nello stesso senso. (119) Demetrio Falereo. Diogene Laerzio (lib. v, p. i 33 , edit. Lond. 1664 ) lasci scrtto, che questi avea composti due libri TffxlnyiicSt , (dell arte di condur eserciti). Quanto alle parole , cio teoricamente ; laddove Filopemene il dimostr col fatto. (120) Ove i mattoni. Molto ha questo luogo imbarazzati i com m entatori, e pi degli altri se ne occup lo Schweigh., il quale non giunse tuttavia a sanarlo , ed a renderlo chiaro. Le parole diPolibio, o piuttosto di Demetrio sono queste: ito kx* f*i*t wAm3-f Siie, *'< va S it* J e p a TTtfti*t(*( Tit^nTo v * f* lt 9 tt. Il Casaub., dando a k* 1 * fila i il senso di ad una ad u n a , per evitare d esprimer una superfluit aggiunse la parola di rile ( a dovere ) , e tradusse : Si singidi lateres fuerint rite disposili. 11 Reiske, poco piacendogli cotesta aggiunta , converti Stjf in ivSie (to s to ), e lo Schweigh. ne fece Site (presso, accanto). Ma io credo c h e , quandanche nulla si cangi nel testo, il senso corra benissimo. Imperciocch reggendosi il paragone, da una parte sullesatto congiugnimene cos demattoni che forman un muro, o vogliasi un edificio, fra di lo ro , come delle file eh essi com pongono, e dall altra sull unione precisa de singoli soldati fra d i loro ; e de drappelli che da questi risultano t ragion vuole, che x* 7* fila i wAitSet St 7tui significhi, non gi porre i mat toni l uno dopo 1 altro , ma sibbene collocarli in linea retta e l uno presso all altro , e *xS" iix tf/ttr tru fxS ia t esprima t aggiugner, 0 sovrapporre una fila di mattoni all altra serrate

276
ed a piombo ; non altrimenti che negli eserciti, perch operar possano con vigore, uom ad uom o, e fila a fila debbono stret tamente e con precisione esser un iti, locch lo x.TatJpa caci xttJa X%ot , conforme prosegue l autore qui citato. Che se strane sembrassero queste frasi, ed aliene dalla storica semplicit, rammentiamoci che non Polibio che p a rla , ma Demetrio falereo , il qual avea lo stile di filosofo, e ad un tempo di robusto oratore, secondoch riferisce Diogene Laerzio

(1. c.)
( n i ) Ne risulta un tutto saldo e robusto. Queste parole sono nel testo alla fine del periodo ; ma siccome appartengono ad amendue i suoi m em bri, cos le ho, a maggior chiarezza , poste nel mezzo. (122) Conciossiach ec Secondo il Casaub. questo il fram mento d una lagnanza degli Etoli contra i Romani, rapportata da tale che non era ctolo , il di cui discorso, giusta questa opi nione , incomincerebbe tosto dopo la similitudine colle parole: Egualmente ora combattono. Che se egli nelle correzioni pro pose di sostituir illi ad JEtoli, ci non fu gi , credio , percherasi poscia accorto che n E to li, n Etolo qui parlavano, sic come suppone lo Schweigh., ma perch, essendo questa simili tudine la continuazione, o a dir meglio la chiusa d un discorso pi lungo, egli probabile che gli Etoli fossero gi anteceden temente nominati, e che per accennarli ora bastasse, il pronome relativo. Lo Schweigh. stima esser questo un brano della dicera d uno degli ambasciadori ( egizii, ro d ii, ateniesi e chii ) , i quali, a detta di Livio ( xxvii, 3 o ), andati erano da Filippo per riconciliarlo cogli Etoli, rappresentandogli il percolo che daRomani sovrastava a tutti i Greci. Il qual parere acquista fede dalla circostanza che , conforme apparisce da Livio ( x x v ii, 3 i ) e dal lestratto Yalesiano riportato al cap. 16, Filippo, dopo aver udita quell ambasciata , and a ricrearsi a giuochi Nemei , dove 6 diport molto licenziosamente. Che se lo storico romano rife risce cotesto avvenimento all anno 545 , ci non deesi attribuir

*77
discrepanza fra i due autori, sibbene alla differenza tra F era seguita dal N ostro, e la Varroniana che a Livio fu scorta. V. L v i i , nota 77. ( ia 3) II litoio. V. la nota 8 al lib. it. (ia 4) E coloro fr a i Peloponnesii. Erano questi principalmente i Lacedemoni, i quali sotto il lor tiranno Macanida contempo raneamente agli Etoli invasero gli A chei, che implorarono ed ebbero soccorsi da Filippo. Gli Elei pure erano nemici degli Achei, ed aveano ricevuta guarnigione etolica. V. Liv., x x v i i , 29, 3 i). (ia 5) Quelli. Cio gli E to li, cui si riferisce egualmente 1 essi che viene appresso. (126) Che ogni alleanza. Che questo picciolo frammento scritto sia al margine del codice urbinate l dove leggesi nel con testo 1 estratto che abbiamo test esposto, lo dice il Casaub. ne' frammenti Polibiani. Schweigh. (127) Eurileone. Questo pretore degli Achei non trovasi da al cun altro rammentato. Polibio , dopo averlo appeua reputato de gno d una superficiale menzione, passa tosto a Filopemene, dando di lui una ristretta biografia , e preparando il lettore alla relazione della sua prima pretura , eh egli poscia espone' nel lib. x i , riferendola all anno 5^7- Nel 546 ( di Livio 547 ) scorgesi da Livio ( xxvii, 3 o ) eh era pretore Nicia , e 1 anno antecedente, cio quello di cui narransi qui gli avvenimenti, Cicliada. Ma siccome gli Achei eleggevan i loro pretori nel prin cipio della state ( lib. v , 1 , nota 1 ) , cos da credersi , che allor appunto Eurileone uscisse di magistratura, e vi entrasse Cidiada. (128) A l principio delle geste di Filopemene. Dapprincipio, cos il valore come la prudenza di Filopemene si rendettero note e nobilitaronsi nella guerra cleomenica 1 anno di R. 53 1, nella battaglia d Antigono con Cleomene ( Polib. 11, 67 e seg. ); ma allora era egli molto giovine e privato. Qui trattasi del tempo nel quale esercit le prime pubbliche funzioni, cio quelle di co mandante della cavalleria, grado che conduceva alla pretura. In qudla carica uccise di propria m ano Demofonte, generale della

2^8
cavalleria elea, e mise in foga la cavalleria degli Etoli e degli Elei, conforme asseriscono Plutarco, p. 360, Paosania, v m , 49. Della quale battaglia parlando Livio ( x i v n , 3 a)<non fece m en zione della prodezza di Filopemene; ma dipoi ( c. 33 ) rammenta egli mnaltra battaglia, che gli Achei non lungi da Messene die dero con loro vantaggio agli Etoli ed agli E le i, la quale Q Casaubono nella cronologia Polibiana all anno 5 4 5 , per noi 546 , Olimp. c x l k , 4, pretende esser la medesima, che secondo Po libio fu data presso La rissa. Schweigh. (129) Dimostrativamente, m r cio a d ir e , con evidenza tale, che abbia forza di dimostrazione, locch sembrami esprimer alquanto pi di adeurate, in che voltarono cotesta frase il Yalesio e lo Schweigh. V. la nota i 3 i al lib. 11. (130) L educazione. 11 Valesio, trovato avendo nel soo codice iy m \l* s cangi giudiziosamente questo vocabolo in i y i y k t (d a i y a y , educazione); e per quanto il Reiske singegni di di fendere la scrittura antica, credendo che non disdicasi a questo luogo la menzione di combattimenti, fa tich e , pericoli; per quanto lo Schweigh., collappoggio degli esempi raccolti da Eorico Stefano, pretenda , che iym ti esprima non solo combattimento , ma eziandio esercizii della giovent in qualsivoglia arte , egli assai pi probabile che Polibio, adendo pelle mani 1 argomento della educazione di Filopem ene, di questa parlasse nelle rifles sioni che vi fa precedere. Se non che era forse scritto i y i y h u voce omessa nel dizionario greco dell E rnesti, m i che trovasi in Esichio ( il quale la spiega per /<* , che io leggo col Kli ster t/i/ac , educazione) ; e la poca chiarezza del gambo nel secondo y avr per avventura dato luogo alla mentovata corru zione. (13 1) Imperciocch, ec. Lazione Simitare sembra avere mag gior estensione, che non quella d'emulare ; dappoich oggetto dimitazione pu divenire qualsivoglia prodotto della natura o dellindustria um ana, ed eziandio le qualit buone o ree d e ira niino : quando lemulazione s aggira soltanto su pregi altrui, o

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veri o apparenti che sieno. Questi pertanto, interessandoci pi dappresso, sono con maggior ardore desiderati, di quello che vaghegginsi le perfezioni in esseri non animati ; e per tal modo lorigine e glincrementi e le vicende duna citt non sono nelle mani dello storico materia egualmente feconda d utilit m orali, che le dipinture de grandi ingegni sino da primordii della loro carriera. In questo genere spicca luminosamente il pratico sapere di Polibio , la storia del quale tutta ornata di vivi quadri, at tissimi ad instillare nell animo i pi generosi affetti, ed a cor regger i privati costumi, che tanto influiscono nella pubblica fe licit. ( i 3a) Le particolarit. Le circostanze particolari. Kali f t ' t f f ---- ttctl* f i t f t f scrisse Polibio, secondo la interpretazione del Reiske, modo - modo, ex hac parte et rursus ex illa, cio *quando - quando, da una parte e dall altra , quasi per compen sazione. Ma a me sembra che il senso del contesto non ammetta questo avvicendamento , e che in amendue i luoghi debbasi sot tintendere 1* innanzi a noi li ft'tpet, donde risulta ci che collo Schweigh. ho espresso. ( i 33) Che siccome, ec. Distingue molto accuratamente Polibio lelogio dalla relazione storica. In quello mira lo scrittore ad esaltare la virt della persona , eh egli propone a modello dimi tazione; quindi vi espon egli i fatti solo in quanto a queste virt si riferiscono , omettendo le circostanze che a tale scopo non conducono, e magnificando ed estendendo quelle che hanno una tendenza opposta. Nell altra non pu egli permettersi parzialit alcuna, e fedel interpetre della verit non bassi ad intrtenere -sulle particolarit dal suo subbietto aliene ; ma dall altro canto nulla gli lecito di nascondere , cosi a lode come a carico delle persone che hanno parte negli avvenimenti da lui n arrati, ed inoltre suo dovere di mostrar la connessione del passato col lavvenire , ed il successivo sviluppo de fa tti, in che consiste la parte dimostrativa della storia. Tedi a questo proposito ci che scrisse il Nostro nel lib. i , c. 14 , e col le annotazioni 37 e 38.

a8o
(134 ) Oleandro. Cassandra il chiama Plutarco e n arra, che morto essendo Crausi, padre di Filopemene, mentre questi era ancor fanciullo, quegli per gratitudine della ospitalit ricevuta educ lorfano con somma cura. Pausania (Arcad. 4g ) e Snida lappellano come il Nostro. (135) Ticdemo. Cos questi pur nominato da Plutarco nella vita di Filopemene ; ma nella vita dArato trovasi scritto Eedelo e Megalofane ; amendue viziosamente, dovendosi dire Ecdemo e Demofane. Yalesio. Nella stessa vita ( p. 1028) dice Plutarco chegli era in Atene famigliare dellAccademico Arcesilao. ( 136) Arcesila. Era questi uno de pi celebri filosofi della G recia, nativo da Pitane nellEolide, istitutore secondo Diogene Laerzio ( i v , 6 ), dell Accademia di mezzo, ed il primo che pr e conira duna proposizione ( ir i x i l t f u ) disputasse. A detta di Cicerone ( Acadernie. 1, 12; i v , 24) sosteneva egli, che nulla potea sapersi, e nulla opinarsi dovea. Frequente menzione trovasi fatta di lui presso gli antichi, ma dal Nostro e da Cice rone in fuori tutti il chiamano Arcesilao. Y. Strab. 1, p. i 5 ; x iti, p. 61 4* Seneca, De benefic. 11, 10; Plutarco, nel trattato come debba distinguersi ladulatore dallamico. B ayle, che scrive Arcesilas , gli ha dedicato nel suo dizionario un articolo eruditis simo. (137) Aristodemo. Fu costui ucciso da congiurali, e Nicocle espulso. Y. Plutarc. ( 1. c. ) ( 138) Da' Cirenei. Era la repubblica di costoro a soqquadro per cagione delle' sedizioni che la laceravano, ed essi vi ristabi lirono lordine. Plutarc. ( 1. c. ) ( i 3g) I l vero esercizio. Gli esercizii che Filopemene esegui colla cavallera achea furono poscia da Polibio pi diffusamente esposti. Y. il cap. 2 1 , che dovea essere collocato dopo questo estratto Valesiano. Due anni appresso, fatto pretore degli A chei, ristabil lo stesso Filopemene la disciplina corrotta nelle forze di terra. V. s i , 8 e seg. Schweigh. ( i 4o) Cattiva emulazione. Ketx*A<, vai a d ire, una em-

281
lazione mal diretta, e recata allimitazione di cose frivole 0 per niciose. Vedi x i, 8. (141) Giuochi Nemei. Celebravansi questi ogni tre anni in Nemea , citt dell Argolide fra Cleone e F liunte, in memoria dOfelte figlio di Licurgo che col regnava, ucciso da un drago, e sepolto da sette re che andavan ad espugnar Tebe, e con so lenni giuochi onorato sotto il nome dArchemoro. V. Apoltod., Bibliot. L in, c. 6 , 4 ; Stazio, Tebaic. vi nel principio. Quindi non lungi era la caverna, dove Ercole avea ucciso il famoso leone, della cui pelle si coperse. Lo Schweigh. crede di trovar confusione nel calcolo de tempi, non comprendendo come, stando alla relazione di Plutarco ( in Philopoem. p. 36 a ) , questi giuochi sieno stati celebrati nella seconda pretura di Filopemene, che cade nellanno 548 di Roma, quando da tutti i luoghi di Polibio ne quali ragionasi delle feste Nemee apparisce, che queste facevansi negli anni dispari di R om a, e nel primo e terzo di cia scheduna Olimpiade. Ma da sapersi che i giuochi Nemei cele bravansi in ogni anno ad essi destinato due v o lte, cio nell in verno e nella state, conforme ha dimostrato il Wesselingio a Diod. Sic. x ix, 64 * Laonde incominciando il Nostro a calcolare gli anni di Roma dal mese di marzo, dovea necessariamente av venire che i giuochi invernali cadessero nellanno di R. anteriore a quello in cui cadevano gli estivi. 11 perch io suppongo , che i giuochi a cui intervenne Filopemene nella sua seconda pretura, fossero quelli dinverno, quando correva ancora lanno di Roma 548 ; laddove quelli che sono rammentati da Polibio erano gli estivi. (142) Con brigate di gozzovigliatiti. K if t t v t i!f Ictf la frase singolare che qui leggesi , quasi facendo compagnie di baccanti per assaltar le case. Nello stesso senso trovasi il vocabolo K S fa i in Euripide, Gyclop. 3g , ed Esichio lo definisce i n rfixl* v e fiix i, avfcwtrte**) Jai , licen ziose canzoni meretricie, canti da banchetto. (143) Sfrenata. Mi persuadono le ragioni colle quali lo Schweigh.

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sostiene la lezione d ritTm da i t t.,pti , rilasciare, scioglier il' fre n o , in luogo di ta/Sm per iia t u s , imprudentemente. 11 primo di questi avverbi! fu usato da Eschilo ne Supplici con fiv y h r per indicar una fuga precipitosa e senza ritegno; deter minazione molto analoga al carattere duna licenza che non a limite, siccome fa quella di Filippo: quando lepiteto dimpudente, sfrontato applicato a licenza non amplificherebbe n modifiche rebbe punto questa idea. - Circa il fatto Y. Liv. xxvii, 3 i. (144) Avendo tutto a lt intorno la guerra , mossa loro dagli E toli, da Romani e dagli E lei, nella quale, essendo Filippo solo lor alleato, ogni malvagit doveano da lui tollerare. (145) Le quali sentenze ec. Nel manoscritto del Valesio era KuS-xB-tp ifielt iv k (siccome noi non) , che non pu in alcun modo stare , per quanto il Reiske difenda questa lezione, dando a il senso di ii z n f, il perch. Pi felice la conghiettura del Yalesio, il quale , nelle note propose di scrivere art fi i t ifcs iv (intorno alle quali cose noi n o n ); ma io ho seguito lo Schweigh., che scrisse nel suo lesto iftss J- iv . (146) la. Media. Ha il Nostro gi parlalo di questa provin cia nel lib. v , c. 44- Ora ne descrive egli di nuovo alcune par ticolarit , accingendosi a narrare la spedizione dAntioco contro la Partia. (147) E gli armenti ancora. Ha ragione il Reiske che qui dee mancar qualche cosa nel testo ; giacch al 72 col quale in comincia la sentenza, e che significa perciocch , preceder do vea la causa per cui gli armenti ec. Quindi propose il mento vato commentatore di scrivere : O * i f l t e t 7S . 7 . A .; quantunque i f l t t t col genitivo e non col dativo sogliasi costruire, siccome riflette lo Schweigh., il quale crede , eh esaminando bene la tessitura del discorso , non vi si trovi difetto alcuno. Come sarebbe pertanto se Polibio , con frase a lui familiarissima, scritto avesse: S <rvp.fia.lui x * i Va jS A < k rv n iftx ltt, donde avviene che gli armenti regii ? Io non ho osato d introdurre questa correzione nel volgarizzamento, ed ho legato il discorso con una semplice copula.

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( 48) Contra i barbari confinanti. Questi sono annoverati nel lib. v , 44 > dove scorgesi eh erano m o lti, ed in gran parte feroci. ( i 4g) Oronte. Diod. Sic. ( i h , 72 ) dice che questo monte b dodici stadii distante dalla citt , e che ha una salita molto aspra ed e rta , dell estensione di i 5 stadii (6 a5 o passi). (15 0) Ed senza mura. Secondo Erodoto ( t , 9 8 ) aveva anzi Ecbatana , fabbricata da Deioce primo re de Medi ( i quali in addietro abitavano sparsi per villaggi), mura di maravigliosa co struzione, fabbricate essendo sopra colli, e disposti in sette cer chi per modo, che l uno 1 altro avanzava : ciascheduno di differente colore, e gli ultimi due co merli 1 uno inargentati, 1 altro dorati. Nell ultimo trovavasi la regia ed il tesoro. A detta di Diodoro (L c.) fu Semiramide che nella sua spedizione della Media costru quella regia , e provvide Ecbatana d acqua , della quale avea penuria, tagliando un gran fosso nella radice opposta dell Oronte , dov era un lago , che si scaricava in un fiume. Non pertanto improbabile che lanzidetta reg in a, espugnata eh ebbe cotesta c itt , la sfasciasse di m u ra, ed all antica regia che per siffatto diroccamento and distrutta, sostituisse una nuova. Se ascoltiamo Plinio (v i, 14) fu essa fondata dal re Seleuco (pri mo di questo nome) ; ma probabilmente noi avr egli che ri siaurata. (15 1) Sciorinamento di parole. Molto ha la parola iix& xttus che qui leggesi in tutti i codici, occupali gli spositori del Nostro. Il Reiske volle difenderla, facendola significare, positura da ciarlatano, cruribus diductis , et gradu firm o atque constanti: bizzarrissima idea. Lo Schweigh., lesse prima i i a l i n u s , cum vocis contentione (gridando quanto uno ne ha nella gola); loc ch non so come possa adattarsi alle millantazioni di chi scrive. Ma ricordatosi poscia che Polibio avea nel lib. 11, 61 detto di Filarco , ch egli esager le calamit de Mantinesi fili' i v l i n v s **'< J ix S trtv t, suppose che qui pure al primo di questi sostan tivi avesse a tener dietro il secondo. Ora quantunque fra i varii

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sensi che ammette la voce J iiS in t nessuno esattamente corri sponda a quello di relazione amplificala ; tuttavia approssimandoglisi quello di descrizione minuta, accurata , 1 ultima le zione dello Schweigh., da preferirsi alle altre. (i 5 a) Palchi soffittati. Cos m sembrato doversi voltare 7t Qa i t i pia ia , che sono propriamente tavolati attraversati per lungo e per largo da trav i, donde risultano deglinterstizii scavati, che hanno forma di presepio, detto daGreci Qxlm. Chiamansi ancora le soffitte ranS& fiala 3 ma corrisponde a questo voca bolo 1 idea universale di palchi, tavolati, applicabile a pavi mento ed a riparo , egualmente che a soffitta ; e gi usollo il Nostro nella descrizione del corvo di Duillio (i, 22) per un sem plice aggregato di tavole. Ateneo ( v , 11) cosi appella un muro forato da molte fenestre ad uso di lanciar d ard i, appunto , sic come osserva a quel luogo il Casaub. , pella sua somiglianza a coteste soffitte che hanno forma di mangiatoie. Il perch mi ma raviglio, eh Esichio faccia (paitufi* sinonimo di eattfiufi. e maggiormente mi maraviglio del glossario antico, il quale adduce i vocaboli di Kx\a&m<rte, pttpt , tratlSufia nel senso .di laquear , ed omette Q alt*fix. Il lacunar de L atin i, derivato da lacus non senza analoga colla voce greca che qui riscoQtrasi. V. Forcellini lexicon in lacunar. (153 ) Anea. Aena k itn scrive Polibio, che lo Schweigh., se guitando il B ocharto, mut in Anea. Ma io credo che abbiasi a porre Anete A tt f l i t , nome sotto il quale in Ecbatana , giu sta Plutarco in A rtaxerxe, p. 1025 , adoravasi Diana. Differente da questa era la Dea Anaiti k t u f h t , alla quale i Medi, e sin golarmente gli A rm eni, dedicato avean un culto molto esteso , e che sembra essere stata la Venere di que popoli ; giacch gli uomini principali consecravan ad essa le loro figlie, le quali, poich eransi in onor della Dea prostituite, m aritavansi, n al cuno le ricusava. V. S trab ., x i , p. 532. (154) Arsace. Secondo re de P arti, il qual era uscito in campo conir Antioco con centomila fanti e ventimila cavalli, e pugn

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con tanto valore, che finalmente divenne alleato di lui. - Del resto avean lutti i re dlia Partia assunto il nome dArsace, che era quello del fondatore del regno, siccome glimperatori romani portavan il nome di Cesare e d Augusto. V. Justin., i l i , 5 . (155) Deserto. Intorno a questo veggasi il lib. v, c. 44, e col la nota 118. pertanto da notarsi che il deserto della Carmania ivi descritto si unisce ad un altro deserto , il qual occupa una grand estensione della Partia stessa sino a suoi confini colla Me dia , per modo che amendue abbracciano in lunghezza lo spazio di 6oo miglia, e di 170 in larghezza. V. Pinkerton, geogr. mod. t. v , p. io 5. Quindi, se non minganno, apparisce, che Polibio non partecip cogli altri antichi, lo stesso Tolemeo non eccet tuato , 1 errore che la Carmania separata fosse dalla Partia con una catena di monti, che supponevasi una continuazione del Par coatra (Elw end odierno), il quale serge fra la Media e la Perside ; altrimenti non avrebb egli nel luogo che tesl citammo dato al grande deserto , unito a quello per cui veggiam ora passar Antioco , la Perside per confine. (156) I l monte Tauro. Due erano le strade che dalla Media conducevano nella Partia ; 1 una pelle strette denominate Porte Caspie , tagliate artificialmente ne monti Tapiri , che sono un ramo del Tauro (V. lib. v , note 119, n o ) , 1 altra pel grande deserto , del quale si ragionato nella nota antecedente. Arsace non dubbio che avesse preoccupate le strette; ma Antioco cansolle , e voltatosi a mezzod avviossi pel deserto alla capitale. (157) Sped nuovamente. Adunque 1 avea gi il re prima col mandato , della qual cosa fu fatta menzione nella parte di questo libro eh perita. Reiske. (158) Centoporte. Cos pur appellavasi la Tebe d Egitto, ed un altra citt d Africa che Annone sottomise a Cartaginesi. (V. 1, 73 , nota a 35). Da qui alle Porte Caspie erano, secondo Apollodoro presso Strabone (x i, p. 5 i 4) , 1360 stadii, cio miglia 157 V i , e secondo Plinio (vi, i 5) i 3 o. (159) I contami delle Centoporte. Siccome questa citt tro-

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varasi nel centro del regno, ed in ogni parte distante damonti, cos eran i suoi contorni piani, e per conseguente opportunissimi ad una battaglia campale. (160) Taga. lo non dubito punto che questa non sia Saga , c itt della Partia che , a jletta di Strabone (L e.), era soli 5 oo stadii (63 Y < x miglia) lungi dalle Porte Caspie, quindi molto pi vicina a monti che separano la Partia dall Ircan ia, alla volta della quale marciava Antioco , che non le Centoporte. Giusta Tolemeo sarebbe Baga a confini meridionali della Partia verso la Carm ania, in direzione affatto opposta alla summentovata , e dalle Porte Caspie assai pi lontana che non le Centoporte. Il Reiske vuole che fosse Tabis, citt, conforme osserva lo Schweigh., posta da Polibio (x x xi, 11) nella Perside. (161) Labo. Di questo considerevole monte, che Antioco pen& tanto a passare, non parla alcan altro autore. Sembra eh esso sia lo stesso che il monte Corono , il quale secondo Tolemeo divide la Partia dall Ircania, e prolungandosi verso mezzod for ma i monti de Tapiri. I moderni chiamano questa catena, il

Mazanderatt. (162) Armati di brocchieri. 'AnrtJ/mhtt li appella il N ostro, da lts ISi<>, picciolo scudo, quale il brocchiere. ( 63) Letolo Nicolao. Lo stesso che accompagn Antioco
bella spedizione della Celesiria. Vedi v, 58 . (164) Una quantit ben grande. Varia ne codici la scrittura di questo luogo. La maggior parte ha wAifd* ftlytSn , che non significa nulla, e che dalla correzione del Casaub., il qual frap pose la congiunzione < a queste due parole, non ottenne mag gior chiarezza. Nel cod. augustano leggesi ftty iS tt che al parere dello Schweigh., suppone J ittQ tfitlu t, insigni per grandezza. Meglio di tutti la intese lo Scaligero scrvendo trXin vx.fi fi 1y'tSn , quantit grandissima, ed a lui uii son attenuto. (165) Se non Favessero sbagliata. Ha ragione il Reiske, che il testo ti ft Siipitifln manchevole del genitivo, col quale sempre si costruisce il verbo i ma io non credo

che U t supplir debba a questo diffetto : sibbene sembrami pi conveniente 7v V fx y p x tt, ed a questo sostantivo mirai nella versione. T i t vpayptiltit S u tf/tx fitin trovasi in Demo stene. (166). Laonde , ec. Cio a dire; Diogene che comandava la prima schiera delle truppe leggere, che furono divise in di versi corpi ( c. 39 ) , azzuffatosi alcun poca colla prima sta zione nemica che guardava il passo, lasci tosto il combatti mento, avviandosi per istrade scoscese, affine di riuscire sopra il capo de nemici. Questa essendo, a mio parere, la mente di P o libio, io ho deviato nel volgarizzamento dalla traduzione latin a, e le parole ix /.e n ltp a t tX xftfixn itx S tn t non voltai nel senso di multiim diversa rerum facies adparuit ( apparve molto di verso laspetto delle cose); ma riferendo iX x ftflx n (attico plu rale in luogo di x ip tflx tn ) a soldati di Diogene, venni a si gnificare che questi acconciaronsi ad un genere diverso di pugna. 11 Reiske, parendogli le test addotte parole difettare del sostan tiv o , propose di scriver ik ifc fix tt T vpxypt, la cosa prese (un altro aspetto), ovveramente di cangiar il singolare nel p io rale tXxp/lxttt, e di rapportarlo a i vroXtfii'n ; la qual le zione non so com egli abbia potuto suggerire , non trovandosi cotesto sostantivo, n in questo, n negli antecedenti periodi. Ma egli era mestieri' devitar un altra difficolt che presenta il senso attribuito al Nostro dalla versione latina. Dice il testo : "O&ir x/tx r i wfief r s p i 7 (fvXuicnti vptrpii'^xiltuf vtpiTot A teylm t, ({td-cr xxpiSpxt troitifittcc lit x ti/x r n . Ed i traduttori: Itaque simulac Diogenes extra convallem adscensum moliens, in primam stalionem hostiam incidit (Quindi non s tosto Dio gene , affaticandosi di salire fuori del burrone, savvenne nella prima stazione de nemici ). Ma nessuna stazione de nemici po teva esser fuori del burrone , giacch questi non supponevano , che le truppe dAntioco per altra via passassero , fuorch pel burrone stesso. Adunque nel burrone fu il combattimento, quan tunque breve, perciocch Diogene devi tosto, e l uscita dal

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varco dove attendevano i nem ici, non accadde p rim a, ma dopo il combattimento. Il perch io cancellerei la virgola fra e <AAtn 7^ , o conservandola porrei un punto minore (c o r rispondente al nostro punto e virgola) dopo A ity itn t. Non tra dussi nel senso dincidere ( abbattersi ) ; perciocch dal r 7> 9V(twX*nt che subito segue si conosce, che non dun semplice incontro qui trattasi, ma duna vera pogna, co niech lieve, o di un avvisaglia che dir vogliamo. (167) Persuasi. Nel codice augustano e ne libri stam pati, se guiti dallo Schw eigh., < wtwttcpi'ifut, ed essendo persuasi-, ma considerando che questa persuasione era la sola causa per cui i barbari eraosi sulla vetta del monte ragunati, io ho omessa la copula. (168) I luoghi put alti alle loro spalle. Ne* manoscritti leg gesi w tSt^/tvt xx xalt tSttv l*us liw tv s (i luoghi pi alti ed alle spalle ) ; viziosa collocazione di parole, che il Casaub. e lOrsini hanno ciascheduno diversamente corretta. A me sem brata pi naturale la emendazione proposta dallo Schweigh. nelle note, iw if Ito t xcl* iltltv 7i w t v t , e lho seguita. (169) Tambrace. Citt della Partia la chiama Stef. B izant., e lOlstenio nelle note a questo geografo parla d una medaglia di Settimio Severo , nella quale sopra la testa dApoIlo e di Diana leggesi TAMBPAKHNQN ( de Tambraceni ), che secondo lui fn coniata, allorquando quell imperadore acquistassi il cognome di Partico. Siccome pertanto lircania era soggetta a re di P ar tia , cosi la prim a, essendo meno estesa , consideravasi come ima parte della seconda. Talabroca la chiama Strabone ( x i, p. 5 o 8 ), ina nulla dice della regia che vi era. Tolemeo la sorpassa. (170) Siringe. Invano cercasi presso altri autori. A detta di Strabone ( 1. c. ) chiamavasi la capitale Tape , ed occupava non lungi dal mare un sito felicissimo. Tolemeo ( v i, 7 ) appella la metropoli Ircania. (171) Testuggini, ec. Vedi ix , 4 > e col la nota 180. (172) Bastione. non semplicemente murus, con

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forme il tradussero il Casaub. e lo Schweigh, sibbene propugnaculum , cio muro che racchiude e difende le altre fortificazioni, quali erano qui le fosse, i ciglioni e gli steccati. (173) Iperbasi. 'Tzr'ipPxnn scritto in alcuni codici, in altri n iffix r x t , con manifesta corruzione, ed imbarazzo del discorso. 11 Casaubono ne fece 'T m p flx n r , e volle che fosse il nome del duce de m ercenari nell accusativo. 11 Reiske e lo Schweigh. si stettero dubbiosi, ed amarono meglio di sostituir a quel voca bolo una lacuna. A me sembrato pi ragionevole il ripiego del Casaubono. (174) Acriana. Citt ignota agli altri autori. - (175) Calliope. Appiano solo (de bello Syriac. ^ ne parla oltre al Nostro. Era dessa forse una delle citt greche, che fabbric Alessandro M agno, quando col vittorioso suo esercito percorse queste contrade, siccome lerano Laodicea, Apamea ed Europo chegli eresse nella Media. (176) I Consoli. Claudio Marcello, e T . Quinzio Crispino. L i vio ( x x v i i , 36 , 3 7 ) racconta questo fatto con alcune particolarit diverse da quelle chespone il Nostro. Dieegli fra le altre cose, che dugentventi eran i cavalieri che accompagnarono i consoli in ' quella spedizione ; quaranta fregellani, che valorosamente resistettero a nemici, ed i rimanenti etruschi che fuggirono, ap pena incominciata la pugna. Non omett egli eziandio di riferire il cattivo augurio che gli aruspici trassero dalle viscere degli animali immolati in tal occasione. A siffatte istoriche e favolose minuzie sostituisce il Nostro con pi savio divisamento una grave lezione di prudenza militare, dedotta dallerrore commesso da Marcello. Plutarco (in Marcello, p. 3 i 5 ) sattiene del tutto a L i vio nella narrazione di questo avvenimento. (177) E da trenta, ec. Forse TpixKtritvs (trecento, in luogo di I fiix e ilx , trenta) da sospettarsi col Reiske che abbiasi a leggere. Ed invero non era premio dell opera che o i consoli prendessero seco, o Polibio rammentasse trenta veliti, compren dendo nel loro numero i littori ancora. Livio non ricorda n veFOLlBIO ,

tom. ir .

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liti n littori. Plutarco parla di cinque littori fatti prigioni. Schweigh. (178) Quelli del campo. Livio dice solament: Tumuliuatum et in castris fuerat , ut consulibus irent subsiio. Ma quanto , appetto di questo lieve indizio, evidente la descrizione che fa Polibio di questo tumulto. (179) Ebbe fin e Poffare. Qui soggiunge Appiano ( BelL H annib . , c. 5 o ), che Annibate, arrestatosi presso al corpo di Mar cello , e veggendo tutte le ferite nella parte davanti, il lodasse come soldato, ma biasimasse come capitano. Del resto seppel Annibaie , a detta di Livio ( xzvii , 28 ) il cadavere del duce ro mano. Plutarco riferisce, che Annibaie mandate avea al 6glio le ossa del console in un urna dargento, apponendovi una corona d 'p ro , ma che essendosi alcuni Numidi abbattuti a coloro che la portavano, e tentato avendo di rapir il vaso, andarono nella zuffa disperse le ossa; onde Annibaie, puniti di morte i violatori, non curossi di raccorre gli avanzi di tant uomo , stimando inu tile dopporsi al fato, che decisa avea la sua morte, e eh egli avrebbe ad esser insepolto. (180) Veggendo, ec. Lo strazio che di questo luogo fecero ic o dici, non poi tanto grande, quanto il credettero il Reiske, e lo Schweigh. Ecco come trovasi scritto, in tutti : 1 upt ti atft 7?* trpefliylat fttpSt, ix x xa irtp\ 7tue ip tm p U tttlit 7tvs iytp titttt. Certo egli che Stapxr va mutato in StttpSi; ma il 7i dopo il x l , aggiunto dal Casaub. , mi sembra super fluo. Cos il primo 7d e dopo wtp non ha senso, se non si coa verta in 7oo7 ; ma non egualmente necessario di cangiar AAt in aa'o , posponendogli la virgola. L Orsini pertanto pecc nel laltro eccesso, contentandosi daggiugner solamente 7S t dopo t< x x artp), lasciando tutto il resto intatto. Io adunque leggerei nel seguente modo: QiupSt il x< i t i pi 7?r <rrpxltivt*e fttp S i x a w tf Ioni (cio 7 ptiptt) p tx p lin tttt Ttuc ytftoicts. Locch suona letteralmente : Veggendo che, se i duci errano nelle cose appartenenti all arte di comandare , errano

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in questa ancora. La qual sentenza io mi son ingegnato despri
mere nel modo pi acconcio alla nostra favella. (181) Con un vile soldato della Caria. La forza e lorigine del proverbio i t Kapt , dichiar Suida in K xp, ed alquanto pi diffusamente Michele Apostolio ne proverbii ( Centur. v m , num. 34 ) Narrasi che i Cari fossero i prim i a militar per mercede ; onde fa r prova con un Caro dicesi d i co loro d ie condotti a prezzo espongonsi per altri a pericoli. Schweigh. (i8a) Per quanto sia grande la strage. K xt w flt w'uj lx* sono le parole di Polibio. 11 Reiske propose di sostituir wlx/ry considerando che w /w lnt significa cadere con maggior ruina che non z ra fu t, che propriamente denota urtare, sdrucciolare, tentennare ; e qui trattasi d una caduta, dalla quale non impossibil il risorgimento. AUopposito vorrebb egli che nel periodo seguente, dove parlasi della caduta mortale del capitano, si leggesse v in i in luogo di wmtrtf. Ma non presentossi alla mente di quell insigne critico l altro senso d i toccar sconfitte , che ha sovente il v 7/t<> presso buoni autori ; onde scrisse Diodoro vlx/tr/t* per ultimo eccidio ( iv , p. ao8 ). Quindi che puossi cotesto verbo applicar eziandio ad un indi viduo caduto in battaglia; siccome il w lw lttt , eh esprime lidea generale di cadere, pu dirsi della cattiva riuscita d una batta glia, che non toglie a chi la perde la speranza d i rimettersi. (183) Temerit giovanile. Non al certo sana la voce t che hanno tutti i codici, n io so che cosa supponesse il Ca saub. rendendola per animi levitatem. 11 Reiske giudiziosamente sugger wxpaaruru, ed io npn ho dubitato di porre il suo equi valente nella mia traduzione. Il senso di proponimento ( institutum , propositum ) , nel quale altra volta prese Polibio questo nome, non mi pare che gli si convenga accanto alle energiche espressioni di vanagloria, inesperienza , disprezzo. (184) Nella Spagna,ec. Livio (xxvii, 17 e seg. ) riferisce que sti avvenimenti al consolato di Marcello, e dopo dessi (x x v ii , a8)

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narra il caso della sua uccisione. Quindi non vero ci che as serisce lo Schweigh., d ie in due anni susseguenti ( 545 e 546 di R. ) il mentovato storico pone amendue i fatti. (185) Per avventura. Il Casaub. taccia L ivio, di non aver comprese le parole * Ix iltfta ltv che ha qui il Nostro, renden dole per fortuita inclinatili animorum. Ma io credo eh egli ha mal capita la frase L iviana, potendo molto bene considerarsi come accidentale la combinazione, che cos Scipione come E d econe desiderassero di sottrarre la Spagna dal dominio de Carta ginesi. (186) Edecone. Edescone lappella Livio (L c .), e l intitola clarum inter duces hispanos. - Il testo qui corrotto, leggen dosi , Tot iu ttflo t, Edecone il potente. Avendo il Reiske sospettato, che sotto quel Jut*Tot nascoso fosse il nome di qual che nazione, lo Schweigh., non esit di farne 'Z fa lc c tit , riflet tendo che gli Editani erano sulla strada per cui Scipione passar dovea, affine di passar da Cartagine Nuova a Tarragona; laonde propose di scrivere Tot z S ila tit Svtirrnt principe degli Editani. Ma non potrebbesi per far meno alterazioni al testo, e per avvi cinarci maggiormente all idea rappresentata da L ivio, leggere 7i t Sm a rrii (uno de principi?) Sebbene l i t S tta lS t S v tttrrit pi ancora le si accosterebbe, se non ne risultasse una intollera bile cacofonia. (187) Di questo movimento. N 7i t Itixvlit f/tnt (d i sif fatto m. ) siccome scrissero lOrsini ed il Casaub., n 7 r* 7 r . (d el lo ro ), cio degli. Spagnuoli ('finpttt ) che precede, conforme corresse lo Schw eigh., sono, per quanto io credo, da accettarsi ; ma. meglio di non cangiar nulla nella scrittura de libri 7?t a v lft i. ( dello stesso m .) , nella quale non veggo alcun inconveniente. (188) Se fosse creduto. Felice emendazione rec qui lo Schweigh. al testo, e richiesta dalla regolarit della costruzione non meno che dal buon senso. Essendo in tutti i libri * /{<, (e sem brerebbe , che) sugger egli di scrivere ti S ig iti, venendo molto

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giudiziosamente ad indicare, che la ragione per cui con tanta fi ducia quel principe persadevasi di dover ottenere la moglie ed i figli, era l opinione che avrebbe di s destata, d essersi dato spontaneamente al partito de Romani. (189) Legato con lui. Mentre che tutti i codici insieme colla prima edizione hanno w ftrJiiift'tiir wpcc 7 , lo Scali gero ed il Casaub., seguiti dallo Schweigh. scrivono w ftrS tiiy fitttr ir. 7. Q., ricevuto in amicizia. Ma se WftvSi , legar a qualche cosa, la t alligare , non solo ottima voce greca, ma eziandio molto atta ad esprimere la tenacit del legame, che il principe spagnuolo amava di stringere con Scipione, non so perch sab bia a gittarsi dietro le spalle lautorit concorde de manoscritti, per introdurre una nuova lezione. (190) Soscritte. Ho creduto che la frase 7eie iX w f S e t e ivcyp*tpat possa senza taccia d impropriet e di vizioso neologismo trasportarsi nel nostro idiom a, essendo dal comun uso ricevuta l espressione di soscriversi per aderire ad alcuna opinione, o far promessa di qualche cosa, bench questo senso dellanzidetto verbo non trovisi registrato nella Crusca. (191) Dopo la partenza di costoro. Il Casaub., quantunque nel testo letto abbia, conforme noi traducem mo, fttl cT i Voi l i vitti z*pt<r[t'oi, volt queste parole, qui his confectis, non altrimenti che se Polibio scritto avesse jgifie-pt'ai ( maneggio , trattamento daffari ) , siccome sembr all Ernesti, cui dapprinci pio ader lo Schw eigh., ma poscia se ne ricredette nelle note. (192) Fra quelle. Male sappose, secondo m e, lo Schweigh. a mutare il volgato l i iv i ti 1 in IS i 1avi Si; giacch m ilite marinaio, addetto al ministero della navigazione, e non soldato lavale, qual doveva essere chi atto era a militare nelle legioni. E d infatti havales socios terrestrbus copiis addidit, sono le pa role di Livio a questo proposito ( x x v i i , 17). dunque il pro nom e, che amerei ristabilito, relativo a 7Ite iavlix.it! c tv iifttn , alle fo rze navali, che Scipione avea cavate da vascelli, percioc ch , non temendo pi assalti per mare , inutili sarebbono col state.

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(ig 3) Indibile e Mandonio. V. i x , n j x , 18. ( g 4) Un occasione per ribellarsi, locch pu essere sottin' teso, senza che debbasi supporre col Reiske, che manchino le parole v f t t T rrttpavxrtifii. (ig 5) E Ci, ec. Polibio sempre intento a vantaggi che trarsi debbono dalla storia pelluso della vita e pelle grandi imprese ,cori civili come militari, piglia dalla condotta del supremo duce romano bellissima occasione di far conoscere il miglior modo di render profittevoli le vittorie, Livio ha >1 tutto negletta questa importante parte della storia. (ig6) Ch'era fr a lui e gli altri duci. 11 testo ha itruf%tvr*r

iv i* rf'ot leos aXXovf rrpai

ch'egli avea cogli altri duci.

11 Reiske senza apparente ragione volle che la cosa fosse inversa, e che per enallage si dovesse intendere Itts aXXttc erpeti nv)f wpls iv T tt, che gli altri duci aveano con lui. Ma reciproco essendo laffare, io ho ,creduto che il vero senso sia quello da me espresso. (197) C. Lelio. Questi era andato a Roma colla nuova delle spugnazione di Cartagine Nuova, e co pi nobili fra i prigioni col fatti ( Y. sopra, c. 19). larn enim Lelius redieratab Roma, sono parole di Livio (x x v n , 17), sine quo nihil majoris rei

motum volebat. (198) Dal campo. Non dal campo punico, conforme in terpetr il Casaub., ma dal proprio campo; imperciocch aveva egli prima co suoi abbandonati gli alloggiamenti de Cartaginesi, ed eresi separatamente accampato in un luogo forte. Schweigh. (199) Molto ragion. Il discorso dIndibile presso Livio (L c.) assai pi artificioso che non si conviene ad un duce bar baro. I l loro corpo solo , die egli fra le altre cose, essere stalo

finora presso i Cartaginesi ; ma fanimo trovarsi gi da lungo tempo presso coloro, dove credevano che si coltivi il giusto e Vonesto. Supplichevoli rivolgersi agli Dei quelli che tollerar non. possono la violenza e le ingiurie degli uomini. Pregar Scipione, che il suo passaggio ( da Cartaginesi a Romani ) non gli fosse

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ascritto n a frode n ad onore. Con quanta semplicit al con
trario e non istudiato candore s esprime presso il Nostro quel prncipe spagnuolo. , (v>o) I l chiam re. Secondo Livio (x x v ii, i g ) non venne la mossa da IndibHe, ma tutta la moltitudine, dieegli, degli Spa-

gnuoii, cosi quelli eh entasi arresi, come quelli che da lungo tempo erano prigioni, circondatolo F appell Se con grandis simo consenso. (201) Non si scosse punto. Leggo col Reiske 0* lilfm m 's, da lui interpetrato ; Non si conturb in alcun modo; non diede segno alcuno che quel discorso Ponesse mosso. Che se adottar si volesse 1 spiegazione del Casaub., eam appelltttionem aversatut (si mostr avverso a quellappellazione), converrebbe leg gere *7fKwtir. Sfa il senso d 'arrossire, rubore suffusus, attri buito ad tlfa w tis dallo Schweigh., non da riceversi, molto
pi addicendosi alla fermezza ed imperturbabilit di tanto capitano il non prestar ascolto a siffatta proposta, che il rimanere confuso e di pudor compreso. (202) Asdrubale. Era questi figlio d Amilcare, e fratello dAnnibaie, conforme chiarp apparisce dal cap. 57, non gi figlio di G iscone, il quale narra Polibio nel lib. x i , cap. 2 0 , che fu lanno appresso vinto in battaglia $ messo in fuga. Appiano (Hist. hisp.,c. 34 e seg.) confuse due uomini e cose diverse, e rifer, come Asdrubale figlio di Giscone tocc amendue le rotte. Schweigh. (303) Ca.sta.lona. Grandissima citt degli Oretani. Stef. Biz. Castulo ( cosi la chiamavan i Romani ) urbs Hispaniae valida et nobilis. Liv. x x iv , 4 1- Tolemeo, che suol attenersi all uso de Romani nel pronunciar i nomi delle citt , l appella (11, 6 ) KevvA ( Castulon ). E ra essa all estremit orientale della Betica ( una delle grandi divisioni dell antica Spagna ) , conforme hassi da Strabone ( u t , p. 166 ) e da Plinio ( 11, 3 ). (304) Becula. Citt di poco con to , non rammentata che da Tolemeo. Quella di cui parla Stefano Biz. sembra che fosse un

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a ltra , dappoich da lui collocata presso le Colonne d rcole. Non lungi di l il m onte, donde scaturisce il fiume Beti (Gua dalquivir) , e che chiamato era il monte dargento, per cagioae delle miniere di questo metallo che racchiudeva. ( V. Strab. rii , p. i48). (205 ) Circondato da un ciglione, ec. La descrizione che d Livio (x x v ii, 18) di questo sito , reca luoe alle parole-di Poli bio che, a dir vero, sono di per s alquanto oscure : k< (dice questi) - iwfwtSct r t ' m , tQpv (e preso . . . un luogo piano, cui stava dinanzi Un ciglione ). Livio:

Hasdmbal in tumuliim copas excipit plano campo in sommo patentem : Jluvius ab tergo : ante circaque velul ripa praecep s orarti ejus omnem cingebat. Era questo adunque un m onticello,
la di cui cima aprivasi in un piano, e non solo davanti, ma eziandio tutto all intorno ne cingeva il lembo una ripa scoscesa. Due pertanto erano , a detta dello storico romano, i piani circon dati da creste. Nel superiore tenne Asdrubale i suoi durante la n o tte, e nellinferiore cal egli il d appresso i cavalli n u m id i, e le truppe leggere baleari ed africane. (206) Eseguiron essi, ec. Nella relazione di questo assalto Livio ( 1. c. ) oltre il dovere minuzioso, ma nella descrizione della battaglia omis egli alcune circostanze essenziali, siccome che i Romani combattevano nelle ali, quando i nemici non avean ancora le ali loro form ate, e che non lasciaron ad essi il tempo dordinar le proprie file , locch determin principalmente lesito di quella fazione. (307) Gittavansi lor addosso. Il Casaub., lo Scaligero ed il Reiske sospettarono che fosse la vera scrittura , riferendola a Rom ani, che non solo impedirono l ordinazione delle file, attaccando il centro nell atto che si form ava, ma erano ben anche molesti a fianchi de nemici. Ma io tengo collo Schweigh. che difende laccusativo , e lo rapporta a Cartaginesi, che scendendo dal ciglione precipitavansi di fianco ( giacch di fronte la resistenza era troppo grande ) su Romani che lo salivano.

(ao8) Nella dirittura del fiume Togo. Essendo in lutti i codici v tf} Tei T i y c i , lo Schweigh. scrsse wp 7. T . , seguendo Livio il quaile dice praeter Tagum fluvium. lo pertanto non' credo che Livio con praeter significar volesse lungo le sponde, tenendo dietro al corso del fiu m e , il qual cammino ben lungi da Pirenei condotto avrebbe il duce cartaginese ; sibbene pas sandoci davanti, appresso , come si direbbe labi praeter aures, ire praeter domum (passar davanti le orecchie, presso alla cosa). dunque molto giudiziosa la correzione del Reiske, titltw if'i 7 i T i y t t , ne'sili intorno a l Tago; cio a dire, diresse la sua ritirata a luoghi vicini a questo' fiume. (iog) Ma poich , ec. Questa sola proclamazione rammentata da L ivio, passando egli la prima sotto silenzio. (aio) & animo regio.- L a differenza eh fra duce ( y'i(t*i) ed uomo fornito di qualit di duce ( ith f y tp in ix ti) , fra su premo magistrato ( ) ed uomo degno della suprema magi stratura (A tip <(?), ed altri sim ili, quali se ne trovano parecchi presso Senofonte ( Memorab. Socrat., lib. i , c. 7 ) , la stessa differenza fra re ( flxn X tlr ) ed uomo regio ( . fixirit). Vedi v , 3g ; v ili, la . Schweigh. ( s ii) Are di Fileno. V. 111, 3g ed ivi la nota i 4 i. Arbitro dell Africa divenne Scipione dopo aver vinto Annibaie nella bat taglia di Z am a, che leggesi descritta dal Nostro nel libro xv. (aia) Soggiog VAsia, ec. Allorquando in qualit di legato accompagn il fratello Lucio nella spedizione contr Antioco re di Siria ( signore pressoch dell Asia tutta ), c u i, poich fu debel lato , prescrisse le condizioni della pace (Polib. x i, i 3 ; Liv. xxxvu, 45 ) ( a i 3) Le quali cose , ec. T utto questo elogio, niente di simile al quale trovasi nelle storie di L ivio, degno della virt non meno di chi n lobbietto , che della mente che lha conceputo e disteso; ma il pensiero qui espresso ha tanta sublim it, che ogni lode che potrebbe darsi a chicchessia ne rimane disgradata, ( a i 4) La stagione. Secondo i traduttori latin i, aestatis fin is:

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ma io ho stimato che non debba suonar male nella nostra lingua il preciso significato in cui Polibio qui prese il vocabolo i f , che lo Schweigh. spiega 7tu ** t i g t i t , di ritirarsi e di sventare , ma che , senza esser espresso , chiaro si rende pelle parole che seguono. (ai 5) Gli Etoli. a Quasi a parola a parola copi Livio ( m u , 5 ) queste cose e le altre die contenute sono in questo e n d se guente capitolo. Schweigh. (?i6) P. Sulpicio. Di cognome G allo, intorno al quale vedi la nota i 85 al libi r x , che abbiamo tolta allo Schweighuser. . (217) Macanida. Tiranno de Lacedemoni, che fu poscia uc ciso da Filopemene, siccome narra Polibio n d lib. x i , 11 e Seg. (218) Gli abitanti delFEubea. Questi isolani eran esposti agli assalti di m are, pi ancora de* Beozii, le coste dequali non ba gnava il mare aperto ; siccome gli Argivi, che formavano parte della lega achea, temevano le forze terrestri di Macanida, gli Acarnani quelle degli Etoli loro vicini, e gli Epiroti qudle de gl Illirii co quali confinavano. (219) 1 Scerdilaida. E r costui padre di Pleurato, conforme ap parisce da Livio ( x x x i, 28). Vedi la nota i 5 al lib. ir. (220) Medi. Popolazione della Tracia confinante colla Macedo n ia , il'd i cui paese era alla destra del fiume Strimone, che sca turisce dal monte Emo , e divide gli anzidetti paesi. M a tS ts scrive lo Schweigh. con Stef. Biz. e col cod. urb. ; M/cfvr il Casaub. collOrsini e col cod. augusL ; M i Sit parecchi altri codici} Maedos Livio ( xxvm , 5 ) , e Medi Mi/*< chiamati sono da Strabone ( v ii, p. 3 16), e da Plinio ( i v , 11 ) , il quale non meno che Tolemeo ( m , 11 ) le annovera fra le stratege ( pre fetture ) della Tracia. (221) A me pertanto, ec. Notisi la bella e calzante compara zione : figura al Nostro iatnigliarissim a, e che appartiene all evi denza, la quale forma il carattere del sno stile.. Non occorre dire, che in Livi bob shanno a cercare siffatti pregi. (222) Pepatelo. Una delie estrene Cicladi che giacciono di-

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nauzi alla Tessaglia, con una citt dello stesso nome. Eveno (Ev7rr) chiamavasi pi anticam ente, per cagione del buon vino che producea ( Plin. i v , la ; Athen. i , p. 29 ). Di rincon tro ad essa sorge il monte Athos. (aa 3) Seotusa. Distretto e citt della Pelasgia nella Tessaglia, nella di cui vicinanza erano i colli chiamati Cinocefale, dove Filippo fu sconfitto da T . Quinzio ( V. Polib. x v m , 4~>o; Liv. x x x u i, 7 -1 0 ). Tutti gli altri autori la chiamano Sotussa (con due ss) , tranne Suida che la scrive come il Nostro. Ma ove si rifletta che nelle medaglie antiche si legge 2 KOTOYZ2 AIQN ( V . Holsten. ad Stef. Biz. in Z*7vovae) non pu rimaner dub bio eh*erronea sia la scrittura di Polibio, alterata forse dall inawertenza de copisti ; locch sembra d aver conosciuto il Casaub. che la rifiut. (aa 4) Nicea. F ra le molte citt che portavano questo nom e, annoverate da Stef. B iz., la presente dovea esser quella della Locride degli Epicnemidii presso alle Term opile, non lungi dallE raclea T rachinia, della quale tosto qui ragionasi, situata essa pure nella Locrido test mentovata. V. Stfab. i x , p. 4 a6, 4 ? 8. (aa 5) E spaventandoli disperder. Ho seguito lo Schweigh. , il quale commut le desinenze di *r7*r< Jiarifus (spaventare disperdendo) in w tira r Stari fat-, dappoich, conforme dicelo stesso , non volle Filippo prima disperdere e poi spaventare , ma spaventar affine di disperdere. (aa6) Agli Eniani. M ale, per quanto io credo, awisaronsi Gio. Fed. Gronovio e lo Schweigh. di corregger il testo , con vertendo wtf'i 7i 'A m ia i i i A m che recano tutti i codici in w tf l A ttta ta x i X v t t , quasich il seno circa il quale abitavan coloro , cui Filippo guast e tolse il frum ento, si denomi nasse Eniano. Ma Stefano lappella Eniaco , e Livio dice : Segetibus . . . in sinu /Enianum vastatis ( guastate le biade nel seno degli Eniani ) ; i quali JBiianes erano giusta Stefano gli abitanti dEnia , citt della Perrebia tessalica, posta sul seno Maliaco, e da Livio pure ( x i n r , 10) chiamata Aenia. Quindi io

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restituirei l antica scrittura , o tutto al pi scrverei 'A m a r eoa Stef. (quantunque 'A iim k c leggasi in Strabone ( iz , p. 4 '7 ) a detta del quale abitavan essi presso il monte Et , e furono dagli Etoli e dagli Atamani distrutti ) , e farei una picciola traspo sizione nel testo, in luogo di 7St wtp'i 7> ' A i t i t i x lh w n ta l tin t i t i mi scrvendo 7 v t p) Tt tih w ti ' A ttltt t t t t t t l i l m i , letteralm ente, di quelli che intomo al golfo { Maliaco ) abitano Eni. Il qual senso mi son ingegnato desprimere nel volgarizza mento. (3 3 7 ) E colla gente spedita. Questa omette L iv io , e nom ina solo la regia coorte. (aa 8 ) Demetriade. Intorno a questa citt veggasi la nota rjS al libro v. (3 3 9 ) Ed egli pose, lo non posso persuadermi che il testo qui sia intiero. Scrive P olibio, secondo i lib ri, che Filippo avea ordinato a Peparezii, a Focesi ed agli Eubei di fargli sapere ogni novit che sarebbe per accadere col mzzo di fuochi accesi sul monte Tiseo nella Tessaglia. Chi non vede lassurdit di que sto comando, col quale ingiungevasi a quelle popolazioni di ac cender fiaccole sovra un monte che non era in alcuno de loro paesi? Esaminiamo come Livio narra la faccenda. In Pkocidem, sono sue paro le, atque Euboeam et Peparethum m ittit, qui loca alta eligerent, unde editi ignes apparerent. Ipse in Tisaeo . . . specularti posuit, ec. (M and nella Focide , nellEubea ed in Pepareto gente a sceglier luoghi a lti, donde si potes sero veder i fuochi alzati. Egli pose nel Tiseo una specola, ec. ). Cori chiara la cosa, n in altro modo pu aver scritto il No stro. Quindi suppongo che sieno andate sm arrite, dopo tf<t 7Sr wvprSt ed avanti iw l t T t r a t t i , le seguenti parole, od altre simili: ti ipn'A tts 7 iw tit. 'AuVtt St r ttw t. , e le ho introdotte nella traduzione. (i3o) Tiseo. Da Apollonio Rodio ( Argonaut. 1 , v. 568 ) si scorge che .questo un promontorio , il quale molto nel mare fi prolunga ; la qual cosa il rendeva singolarmente atto a ser

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vire di specola. Forma esso la pirata estrema del Pelio, e chiude il seno Pagaseo verso la Magnesia. Tutto il sito era sacro a Dia na , che avea col un tem pio, donde chiamavasi Diana Tisea. V. lo scoliaste d Apollonio, 1. c. ; Valer. Flac. i, 7 . (a3i) Imperfetta. A ttpy*rrts 1 aggettivo usato da Polibio , che fu voltato in latino : Parum adcurate tractata. Ma siccome nel cap. 45 dice il Nostro, che questarte avea per mezzo di lui conseguita la perfetione, valendosi del vocbolo {<p y in a , cosi non a dubitarsi, che il presente significhi il contrario ; tanto pi, che i difetti de trattati, i quali avanti di lui erano stati scritti, non poteano dipendere se non se dall imperfezione del larte medesima. (a3a) A quella. Leggo col Reiske wpec 1 liti (non Itll ), e lo riferisco a tip**, occasione. (a33) I fuochi Ravviso. Ot w lp n i nei testo , che glinterpetri latini rendettero per faces e speculs incensae ( fiaccole accese dalle specole ). A ine sembrato che con maggiore pr priet si denominerebbono coteste faci dalla loro destinazione. (a34) Quand?anche, ec. Ella pur cosa ammirabile,, come gli antichi, privi di tanti strumenti che debbonsi a progressi fatti ai nostri giorni nella fisica sperimentale, abbiano potuto, di mezzi comuni valendosi, ottenere risultati cosi grandi, merc dellindu stria con cui seppero applicarli. I moderni h an n o , a dir v ero, collaiuto del telescopio ridotta all ultima perfezione larte d an nunziar da lontano (teleg rafica); ma quanto quest arte pi recente dell invenzione del telescopio, e quanto inescusabile la negligenza de tattici, che per tanti secoli trascurarono questa parte tanto importante della scienza strategica, lasciando perfino cader in obblio i ritrovamenti dell antichit in questo partico lare ! (a35) Oreo-Calcide. Amendue citt marittime dell E ubea, ' la prima dirimpetto alla costa della Tessaglia, laltra di rincontro a quella della Beozia. - (a36) Enea. D i questo insigne Tattico a noi pervenuta 1 o

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pera intorno al modo di fa r resislenxa negli assedii , ch j il Casaub. trasse il primo da alcuni codici parigini, e pubblic con erudite note insieme colle storie di Polibio. Giac. Gronovio il diede di bel nuovo alla lu ce, dopo averlo confrontato collan tichissimo codice Mediceo-Laurenziano, il quale gli forni con che supplire a parecchie lacune che si trovavano nella prima edizione. Finalmente Gio. Corrado Ocelli lo riprodusse nel 1 8 1 6 coma supplemento alledizione Schweighauseriana di P olibio, aggiugnendovi le antiche note del Casaubono ed alcune proprie e dal tri uomini dotti. L opera che scrisse Enea intorno alla Pirsia ( a fuochi davviso ) pare che diversa fosse dallaltra sua circa le cose strategiche, della quale pertanto formava certamente parte quella che conosciamo. Sospetta il Casaub. chegli fosse lEnea stinfalio, generale degli A rcadi, nominato da Senofonte nel li bro vii, 3, i, delle Storie greche, dappoich in un luogo del suo trattato poliorcetico si mostra perito dell idioma arcade. V. lia n . Tact., cap. t; Suida in ' A ttilm t ; Fabric., Biblioth. graec., lib. iii, c. 2 8 . (23;) Ma rest molto indietro. Questo luogo alquanto intral ciato merita qualche analitica investigazione. Fece Enea , dice il Mostro, alcun miglioramento delT antico metodo di dar segni colle faci alzate, ma doveva egli conseguire dalla sua invenzione molto pi chegli non ne ottenne. Questa sentenza espressagli colle se guenti parole: rto y t /tir S iti!te ixp.ni w iftv tX v I fv x x lk U t tu ttn a i rsA i/p d y , verbalmente: Ma di ci che s i conve

niva moltissimo rim a / egli indietro di quanto era il suo pen samento. 11 Reiske lesse 7< xctlk 7j> i v / t t m i , eh secondo lui lo stesso che ir Tt itr/riM ii, quoad inventionem (quanto allinvenzione ) , cio a d ire , ehEnea non s'appose a molte cose che doveansi o poteansi da lui o da altri inventare. Lo Schweigh.
accordandosi, per ci che spetta al senso, col 'Reiske, scrisse 7 sc7> U t tw ltaim per 7 i v i ru tti (nell invenzione); pleo nasmo famigliare a Polibio. Ma io credo che non era da tentarsi la scrittura V o lg a ta , e che per quanto duro riesca quel doppio

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7S, pu esso tuttavia sta re , riferendo il primo a <ftttlet, ed il secondo a **7 7i iw haiat. (a38) Sugheri un poco meno larghi , affinch galeggiassero liberamente sullacqua, e potessero con questa abbassarsi, allor quando esce pe canaletti aperti. Che se fossero stati molto pi ristretti della bocca de vasi, non avrebbono sostenuto il peso della bacchetta nel loro centro conficcata. (a3g) I canaletti ; cio i fori ne due vasi per cui avea ad uscir lacqua, dovean aver il diametro eguale. Esembra pertanto che a cotesti fori applicati fossero de piccioli tu b i, tal essendo il valore d iv X ln o t che qui leggesi, diminutivo di vAt t , die secondo lo scoliaste dOmero (ad . H. P . , v. 2 9 7 ) t-r 7# m r i xi i w f f **!* p*tla<p*pat leu ip y ito v , tutto ci eh stretto e lungo per metafora dello strumento, vale a dire del flauto che propriamente chiamasi A*r. (a4o) Indi riempiuti d?acqua, ec. Questo facevano per assicu rarsi della perfetta eguaglianza de vasi in tutte le loro p a r ti, senza la quale incerto era il risultato delle operazioni che con quelli imprendevano. (a4 1) I vasi. Mancano queste parole (7 * y y 7) nel testo , siccome non vi sono quelle che leggonsi alla fine del perodo, i sugheri colie bacchtte (7av; Q ixXtvi ). 1 crtici hanno proposti varii modi d render chiaro questo -luogo, ma io ho adottate le emendazioni dello Schw eigh., che mi parvero le pi sensate. (24 .3 ) Ove accada qulche cosa. Esaminando tutte le lezioni che date furono di questo luogo, io trovo le pi ragionevoli quelle dell Orsini e del Gronovio; il primo de quali scrisse cjr*( It ) , laltro trasse tiT da un codice di L eida, e queste (he hanno lo stesso significato) ho ricevute. N da sprezzarsi, quantunque inferior alle test riferite, quella che propose il Casaub. , ><7c vpts i t ar'tnf 7 i, indi a qua lunque cosa che accada (ordina egli, ec. ). Up'es ira ip tvirf 7< che hanno pressoch tutti i codici colla prima edizione al certo viziosissimo, ma arbitrario al tutto quel superfluo

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w it 7<* (innanzi ogni cosa) che fra H ed i t introdusse lo
Schweigh. (a43) I l canaletto. Ha ragione lo Schweigh. che il volgato genitivo plurale 7Si iiiX in tti va convertito nell accusativo sin* golare 7<> Aex/extt ; giacch iw tX /tfitin eh qui nel senso di siitene ( fermare ) , si costruisce collaccusativo , conform egli prova con parecchi classici esem pli, oltrech uno solo era il canaletto che otturar dovea chi leggeva. Ma la stessa csa avea a praticare colui che comunicava la notizia, e forse* lo disse Poli bio , tanto esatto sempre nd le sue descrizioni, alla fine dell an tecedente periodo.(344) E sar questa la cosa appalesata. Yale a d ire , la scrittura, che legger il secondo sulla bacchetta giunta allorlo del vaso, sar ci che indicar volea il primo. Questa essendo la con seguenza naturale , anzi luhimo m ultato di tutta l operazione , bene lesse lo Schweigh., tn ttt i t 'Iivi* 7 in X ti/ttttt, siccome noi 1 abbiam espresso , ed al tutto da rigettarsi il 7v7 7S S%X*vp'tt* (lo stesso chera stato significato) che scrisse il Rei ske; a nulla dire del 7<v7 IS t SnXtvftitmi, destituito affatto di senso, che recano tutti i manoscritti. (a45) Segnali. Questi sono tuttora in uso nella milizia, e fannosi con fuoco, fumo , razzi, bandiere di varie forme e colori, ed altri segni concertati fra le due p a rti, senza che vintervenga la scrittura. (a46) Prende animQ, ec. 11 Reiske volle che qui si cassasse la parola (il contrario); ma appunto la quantit, o delle navi che.venivan in soccorso, o del frumento spedito era atta ad ispirare coraggio o timore, secondoch era giusta o scarsa. (3 4 7 ) Cleosseno e Democlito. Nulla si trova circa costoro in altri autori; se non che Suida dice di loro a un dipresso ci che ne riferisce il N ostro, citandolo. V. Kuster. ad Suidam , e Fabric., BibL graec., t. 11, p. 761 e seg. (3 4 8 ) Noi demmo Fultima mano. Ti%*t Si ( ify a rs r ha il Usto, che lo Scaligero interpetr, expolitus et emenda tus (nempe

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I f i t r t t , modus), e lo Schweigh., quam (rationem ) nos correxinius. La prima di queste spiegazioni sembrami soverchia, la seponda ristretta, ed I f i f/ttrt* non vale n 1 una n laltra;
sibbene conforme indica la sua composizione, ci che i Latini chiamano elaboratiti, lavoro compiuta e perfezionato. (aig) Lettere, rr<t<, Caratteri, ypiftptxlti. Sebbene amendue questi vocaboli significhino comunemente presso i Greci lettere ; tuttavia esprme il primo le lettere, in quanto sono una emissione della voce, o d ir vogliamo si pronunziano ; il secondo in quauto si scrivono, O si manifestano con segni impressi, che chiamansi caratteri. V. Dionys. Halic. de verbor. compos. p. i4> v. 4-i, edit. Wechel. (a5o) Una delle mentovate parti. Nel testo solamente 7Si n 'tftti, ma tronco resterebbe il senso, se avanti larticolo non si ponesse *, conforme suggerisce lo Schweigh. Consisteva per tanto una parte in cinque lettere, poste luna dopo laltra i{?r. (251) Chi d il segno. Leggo collO rsini, m p tx tttii , cor rezione dell * rrijtctttHt che ha il codice Gronoviano. Essendo negli altri manoscritti soltanto m putfitu j il Casaub. vi premise mrpis t (a d significandum, per dar il segno), e fu seguito dallo Schweigh. (a5a) Traguardo. Ailrlpm, e iitv ltif dicesi qualsivoglia strumento atto a dirigere la vista, del quale servonsi, o i geo metri , 0 gli astronomi, per osservar accuratamente e misurar da lontano le altezze e le distanze de luoghi Schweigh. (a53) Faccian vedere con esattezza. 'E t r ri Q uni ix fiC i W iitit hanno tutti i libri (affinch facciano la visione esatta ) , e senza necessit, cred io , che lOrsini ed il Casaub. scrivessero p a tin i, vocabolo che secondo Esichio quanto luce, splendore ( <ps , <pyya, <pu*vyln) , e non signum , siccome il tradus sero il Casaub. e lo Schweigh. (a54) A un dipresso la met. Nel Greco la prima sentenza composta di 5g lettere, e la seconda di ag ; quindi dice PoliPOLIBI0 , tom . t r .
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3o 6
bio, chp in questa il ninner delle lettere menu della met di quelle dellaltro. Nel nostro volgarizzamento la abbreviata supera d una lettera la met della pi prolissa. L espressione a un di presso concilia queste disuguaglianze. (a55) La prima lettera , ec. Perch il leggitore meglio com prenda tutta loperazione, noi gli mettiamo innanzi agli occbi la distribuzione delle lettere per tabelle, conforme lha Polibio de scritta ; avvertendolo che nell ultim a1tabella non sono pollile entrar che due lettere, per cagione dell i e delF y che il nostro alfabeto rifiuta, e che nella seconda tabella abbia lasciato il k , quantunque non italiano, per non esser costretti ad alterare nella traduzione lesempio che adduce il Nostro. i Tab. i A a B 3 C 4 D 5 E

i Tab. a F

a G

3 H

4 I

5 K

Tab. 3

Tab. 4

Tab. 5

3c > 7
(a56) Nella seconda parte. Cinque sono le parti in cui fu rono divise le lttere,' e cinque-le tabelle che a quelle corrispon dono ; quindi seconda parte seconda lettera sono qui la stessa cosa. (25^) Secondo V uno o V altra. Cio a dire : o facciasi uso della maniera suggerita da E nea, descritta nel cap. 44> o di quella del nostro Autore. (a58) Si dicono. Non necessario di convertire Xtyepi'itnt in ytyept'trwr, conforme contro lautorit di lutti i codici propone lo Schweigh. , perciocch, oltre alla cacofonia che risulterebbe da tr filc t y in tftm t e *7 curnSuai ytytofc'tmi, correrebbe male lantitesi, nella qual oppongonsi le molte volte alla prima, ed il fa r al dire. (i 5g) La lettura. Della stessa comparazione si vale Dionigi dAlicamasso nel libro della composizione delle parole c. a 5 , e nel libro della forza oratoria di Demostene c. 5a. v Schweigh. (2 6 0 ) La declamazione co gesti. Amendue comprende Polibio sotto il nome di v-B-txpttti, e lo stesso fa Dionigi dAlicarn. ra gionando delle passioni che spirano nelle orazioni di Demostene, e che da s insegnano al leggitore, con quali inflessioni d voce e movimenti della persona egli abbia ad accompagnarli. (2 6 1 ) Le distinzioni. Sono queste le parti del periodo che gli antichi non distinguevano con alcun segno, ma che oggid se pariamo. con varie interpunzioni. (a6 a) Gli spirili aspri e leggieri. Con questi solevan i Greci distinguere le vocali ed alcune consonanti. Circa i quali giover consultare quanto eruditamente raccolse il Villoison nell indice delle cose, soggiunto al t. a Anecd. graec. Schweigh. (a63) La storia dovutamente composta. Avea gi detto Poli bio (nr, 3 i ) , che i particolari che precedono, che accompagnano e che seguono gli avvenimenti sono p ii importanti della sposi zione delle geste medesime pella utilit che alla vita pubblica e privata ne ridonda; ed altrove ( ih , 36, 5?) aveva egli incul cato dunire allo studio della storta quello della geografia delle

3o8
cose naturali. Tali massime pochi storici arrecatoti al loro lavoro, e molto De fu alieno T . Livio, ne libri del quale non s hanno cercare ragionamenti spettanti alla morale, od a scientifiche osservazioni. Vebbe tuttavia qualche mal consigliato pedante, che per questi pregi appunto os di biasimare il N ostro, quasich amass egli di vagare oltre i confini della sua provincia, perdendo di vista Io scopo principale della storia. (164) Gli Apasiaci. Cosi ( A *<**<) li chiama Stef. B iz., il quale citando qusto luogo di Polibio v inserisce la parola ttfiiS tt (popoli erran ti), tolta da quanto leggesi appresso, comeclife i codici Polibiani, ove nomati sono 'Artr*rimt, non la conoscano. I libri stampati di Strabone 1( x i, p. 5 i3 ) danno 'Anrxrixlpcn ( Aspasiatri ) , ma gli scritti ' Arw antflxf ed A*w*e-ia.Kxi ( Aspasiati ed Aspasiaci). 11 Casaub. sostiene la lezione di Stefano, che a me pure sembra la pi probabile, perch cavata da Polibio. Aspasiaci scrive lo Schweigh. Apparteneva questa popolazione a Massageti, Sciti bellicosissimi e feroci, che abi tavano a levante del mare Caspio. (2 6 5) Il Tanai. Questo fiume che divide lEuropa dallAsia e si scarica nella palude Meotide, confonde Polibio per isbaglio collaltro Tanai che mette nel mare Caspio da oriente, ed a settentrione dellOsso. Il suo proprio nome fu Jassarte ( Jaxartes), e quello di Tanai ( Tanais ) glimpertirono i Macedoni compagni dAlessandro, conforme insegnano Strabone ( i x , p. 5og e seg.) Plinio ( H. n. v i , 1 6 , 1 8 ) ed altri. Schweigh. Del resto, siccome il Jassarte fu dopo Alessandro confuso col T an ai, cosi il fu prima di lui lOsso collAraSse deUAnnenia , che sbocca nel lido occidentale del mar Caspio. Cos riferisce Erodoto ( 1 , 1 0 2 ) che i Massageti abitan oltre lArasse, ed Aristotile (MeteoroL 1 , l3 ) fa discender lArasse dal Paropamiso. ( 2 6 6 ) Caucaso. Due Caucasi distinguevano gli antichi j 1 uno scitico a ponente del mar Caspio, cui rimaso questo nome ; laltro indiano del quale qui si parla, e che veramente appellavasi Paropamiso , ma da Macedoni ebbe l altra denominazione.

3 o9
Sono queste oggid le montagne d i G aur , che separano lindia da? paesi che le giacciono a settentrione, e donde scaturiscono i fiumi Indo e Gange. (2 6 7 ) Batlriana. Parte d d lodierno Corasan."LOsso la divide dalla Sogdiana. ( 2 6 8 ) Colli darena e balze dirupate. Scritto essendo in tutti i codici lltm t iteci w ilf* t, opinarono lo Scaligero ed il Grono vio che savesse a leggere x . . La qual lezione non sem brer al certo assurda, ove si rifletta che ne deserti della Battrian a, giusta la relazione di Curzio ( v ii, 1 6 ) , i venti che spi rano dal Ponto accumulano tutta la sabbia eh nel piano, e formano una specie di grandi colline. Lo Schweigh. non approva siffatta correzione, e propone di leggere vocabolo altre volte usato da P olibio, o M m w tlfue, chEsichio interpetra Atias Tttlfits , pietre lisce. Ma per quanto que monti d arena non potessero al pari delle balze accrescer l impeto dell acqua cadente, tuttavia qualche resistenza vi dovean opporre. (2 6 9 ) Spinge le sue acque, ec. In voltando questo luogo mi son attenuto alla collocazione delle parole fatta dallo Schweigh. Secondo lordine preferito dal Casaub. avrebbesi a tradurre cosi : Spinge le acque . . . da luoghi sovrastanti a tale , che . . . . Ma avendo il testo 7St iw tpntiptttm t , che non lo stesso che mx 7. v. ebbe ragione lo Schweigh. di riferire lanzidetto geni tivo allfv IcrtVItt; a tanta distanza, donde risulta una de scrizione molto evidente, e quasi che dissi pittoresca, e rendesi pi probabile laltissimo rimbalzo che fa lacqua, giunta aiuoghi inferiori, merc dell impeto che acquista cadendo in arco assai sfogato. (3 7 0 ) Spianati sassi. IIXul*ptSntt scrisse Polibio, la qual voce, quantunque secondo i lessicografi propriamente significhi una vasta pietra che spunta dal m are, pu non pertanto deno tare qualsivoglia pietra che abbia una superficie larga e levigata, e perci Esichio la fa eziandio sinonima di X m w tlpi, v tlp U , pietra liscia, sdrucciolevole ( V. Apollon. Rod. 1 , v.

3io
365 , dove leggesi */ , sovra liscio sassi, e Foes. OEcon. Hippocr. a questa voce). (2 7 1 ) Va sotterra. Alcuni esempi di fiumi che sintroducono nella terra, e corrono occulti per qualche spazio, ha raccolti Strabone ( vi , p. 2 7 5 ). La stessa cosa nota che accade al Ro dano , non molto lontano dal luogo' do V'esce del' lago Lemano. * Schweigh. (2 7 2 ) Passano in Ircania. La Battriana, a d ir vero, non con fina coll Ircania, ma fra queste due provincie la Margiana. Tuttavia e1 sembra che pi anticamente la Margiana facesse parte de^ Ircania; dappoich Strabone non bene le distingue, e Curzio non rammenta mai la Margiana. ( 2 7 3 ) Venuta la nuova, ec. a Antioco re di S iria, finita la guerra partica , che Polibio espose ne capp. 2 8 - 3 1 di questo li b ro , mosse contra Eutidemo re della B attriana, circa il quale da leggersi il cap. 34 del lib. xi. Dello stesso Eutidemo parla Strabone lib. x i , p. 5 i5 . Schweigh. (2 7 4 ) Presso alla Tapuria. T e y v p fitt (Taguria) davano tutti i lib ri, che il Reiske giudiziosamente cangi in ( Tapuria ) , siccome Tolemeo ( v i , 2 ) , ed Arriano ( de exped. Alex, i n , 23) chiamano quella popolazione che il Nostro altrove (v , 44) e Strabone ( x i , p. 5 i 4 , 5 a3 ) appellano Tapiri (T ctwvfvf). Secondo Eratostene presso Strabone (1. c. ) crap essi fra lIrcania e 1 A ria, e ci confermato da quanto dice qui il Nostro circa il fiume Ario , che a detta dello stesso Stra bone e di Plinio ( v i , 23 ) correva peliultima delle anzidette provincie. Vavea pertanto, se ascoltiamo Tolemeo, due nazioni di questo nom e, luna a confini orientali della Media presso allIrcania ed alla Partia , laltra fra .la Battriana e lAria nella Mar giana; nessuna della quali corrisponde a quella di cui nel pre sente luogo Polibio ragiona. T xmf'ptt ( Tapyrrhi ) sono appellati da Stef. Biz., il quale li pone non lungi dall Ircania,, iv- nlpp* 'Y pxttr/at. (2 7 5 ) / passi. Certo egli che t txfitt , siccome con

3i i
tutti i codici scrive il Casauli. , non pu stare nel senso di Jluvium trajicere decrevit (risolvette di passar il fium e); dappoich S t a t u i t i t i richiede la ragione grammaticale. Che se interpetrar li volesse S ia fiis nel suo vero significato, trajecto (Jluvio , de crevit), quasich Antioco lavesse gi passato, ci che segue in contraddizione con quanto in siffatto modo si verrebbe ad as serire. 11 perch non pu chesser approvata la correzione fatta dal Reiske in SutUnis (passi del fiume) ; ed io lho ricevuta. (2 7 6 ) AlVassedio, a II nome della citt che allora assediava Antioco, avea dichiarato Polibio nella parte della narrazione che orniseli compilatore di questi estratti. Schweigh. (3 7 7 ) I l r e , ec. Andava egli, secondoche pare, sempre innanzi al resto dell'esercito, per incoraggiar forse gli altri, facendo prove segnalate di valore; ma non negligeva le opportune disposizioni, alfine di non esporre lesito della battaglia all eventualit d una pugna parziale. Quindi non potendo cansar il primo urto co ca valli nem ici, che gli venivan addosso in grandi masse, cio dis tribuiti in reggimenti ( i t w ^ / * ) , ordin al restante della sua cavalleria di dividersi in gruppi minori ( insegne e squadroni), acciocch questi, dovendo egli cedere, siccome infatti avvenne, potessero facilmente allargarsi, e nel loro mezzo riceverlo. (2 7 8 ) Zariaspa. Za riaspe la chiama Plinio ( v i , 1 6 ) , e dice che in tempi posteriori fu chiamata Battro (Bactrum) dal fiume di questo nome. Tolemeo ( v i , 1 1 ) pone la citt di Zariaspa sull O xus, e rammenta una nazione di Zariaspi : ma Bactra era secondo lui sul fiume Dargida appiedi del Paropamiso, e ca pitale del regno. 11 fiume Zariaspe non bagnava , a detta sua , n luna citt n laltra, nasceva sul Paropatnisd, e gittavasi nellOxus. Strabone ( x i , p. 5 i 6 ) del parere di Plinio, e lappella in plurale 7t Hxxlpct.

riV E

DE LLE A N N O TA Z IO N I A G L I AV AN ZI DUI. L I M O

D E C IM O .

DELLE STORIE
DI POLIBIO DA MEGALOPOLI.

AVANZI DEL LIBRO UNDECIMO-

i. o ) M . molto pi spedito e sollecito fu l arrivo Olimp. dAsdrubale in Italia. C X L iil, i


__________

A. di R.

54 7 Ad Asdrubale nulla di ci piacea. Ma siccome gli af fari non ammettevano pi indugio, perciocch edeva'Bi<r' a,,t egli i nemici schierati e (a) farsi innanzi, cosi fa co stretto a disporre in battaglia gli Spagnuoli ed i Galli che seco avea. E collocati davanti le belve che somma vano dieci, ed accresciuta (3) la profondit delle file, e recato in breve (4) spazio tutto lesercito, pose s stesso nel mezzo della schiera, dirimpetto alla stazione degli elefanti, ed assalt lala sinistra de Rom ani, prefisso avendo di vincer o di morire in quel cimento. ( 5) Livio pertanto andava incontro a nemici con passo grave, ed affrontandosi colle sue forze pugnava valorosamente. P o l i b i o , (om. ir . ai

34
i. di It. Claudio che comandava lala destra , non polea marciar

J,47

innanzi e circondar 1 ala degli avversarii, per cagioue del (6) difficile terreno che stavagli dinanzi, nel quale affidato Asdrubale fatto ave impressione nella sinistra de nemici. Non sapendo che farsi, dal (7) successo me desimo appar che cosa di fare gli si conveniva. Quin di (8) presi dalla destra i soldati cherano nel luogo de retano della battaglia, ed oltrepassata la sinistra del proprio schieramento, assal di fianco i Cartaginesi che rano sugli elefanti. E sin allra dubbia era la vittoria ; dappoich i soldati d amendue le parti combattevano con egual ardore, non restando a Romani speranza di salvezza ove perdessero, n tampoco agli Spagnuoli ed a Cartaginesi. Le belve comune servigio prestavan ad amendue nella pugna, sendoch prese in mezzo e tra fitte scombuiavano le file, cos de Romani come degli Spagnuoli. Ma come Claudio gittossi (9) sulla coda de nemici, la pugna fu ineguale, investendo gli uni la fronte, gli altri il dorso degli Spagnuoli} donde avvenne che la maggior parte di questi fu tagliata nellatto stesso della battaglia. Degli elefanti caddero sei insieme cogli uo mini , ed i quattro cheransi spinti attraverso delle file, furono pi'esi pi tardi abbandonati e spogliati de con dottieri. II. Asdrubale, che nel tempo passato e nellestremo fu valentuomo^ fin la vita combattendo. 11 quale non me rita desser senza lode lasciato. Chegli fosse (10) per na scita fratello dAnnibaie, e che (11) questi partitosi pcllItalia, gli commettesse gli affari di Spagna, ci stato da noi gi prima esposto. Similmente narrammo nei libri

3i5

anteriori, come avendo sostenuti molti combattimenti A. di 1 co Romani, e lottato con molti e varii ostacoli (12) per ^47 cagione de capitani che da Cartagine successivamente mandavansi in Ispagna , condegnamente al padre Barca andasse con decoro e valore sopportando i fortunosi casi e ( i 3) gli abbassamenti. Ora parleremo de suoi ul timi combattimenti, per cui egli ci sembrato precipua mente meritevole di attenzione e di. emulazione. Imper ciocch quasi tutti i capitani e re, quando accingonsi ad ima battaglia decisiva, veggiamo porsi di continuo sotto gli occhi la gloria ed i vantaggi che procedono dalle vittorie, e sovente recarsi all animo e formar oggetto de loro discorsi luso che dogni cosa faranno, poich gli affari riusciti saranno a seconda de loro desiderii; ma alle avversit non volger la vista, n consi derar come debba alcuno diportarsi nelle sciagure. Ep pur quello ovvio, questo richiede grande provvidenza. Quindi che moltissimi pella loro ( ' 4) trascurarla e sconsigliatezza in siffatte cose toccarono vergognose r o tte , comech spesso valorosamente pugnassero i sol dati , e le geste antecedenti deturparono, ed il resto della vita si rendettero ignominioso. Ma perch molti duci fallino in questa parte, e perch vabbia in ci grandissima differenza da uomo ad uom o, facil riesce dapparar a chi il vuole : conciossiach molti esempli di ci offra let passata. Asdrubale pertanto finch avea qualche ragionevole speranza di poter operare cosa che degna fosse della vita sua anteriore, a nulla provvedeva pi nelle battaglie che alla propria salvezza. Ma poich la fortuna, togliendogli ogni speranza nellavvenire, il

3i6
t.

di

R.

5 47

ridusse alla necessit estrema, non tralasciando egli n negli apparecchi, n nella battaglia nulla di ci che contribuir potesse alla vittoria} provvide tuttavia in modo che, ove fosse per essere al tutto disfatto, e ( i 5 ) ce desse alle circostanze, e non tollerasse niente, che in degno fosse della sua vita passata. Le quali cose sieno da noi dette per coloro che aggiransi nelle fazioni, af finch cimentandosi con tem erit, non deludano le spe ranze di chi in essi confida, n amando la vita pi. che non si conviene, rendano vergognose e vituperevoli 1# loro sciagure. 111. I Romani, poi ch'ebbero riportata la vittoria, spogliarono tosto il campo degli avversarii, e molti Galli, distesi per ubbriachezza su (16) pagliericci, scannaron a guisa di vittime, e raccolsero ancora il re stante bottino de prigioni, dal quale recarono nellera rio meglio di trecento talenti. ( 17) Morirono Cartaginesi e Galli nella pugna non meno di diecimila, e Romani da duemila. Vivi furono presi alcuni illustri Cartaginesi, gli altri perirono. Giuntane la fama a Roma, dapprinci pio non vi credettero, per soverchia volont che la cosa fosse vera. Ma poich vennero pi per&one eh esposero non solo laccaduto, ma eziandio i particolari, fu la citt piena di straordinaria letizia , ed ornaronsi tutti i templi, e tutti i sacrarli empieronsi di (18) schiac ciate votive e d incensi. In somma vennero in tanta buona speranza e fiducia, che tutti quellAnnibale che pria aveano sovra ogni cosa tem uto, allora non istimarono neppur esser in Italia.

3i7

IV. (ig) Filippo, incamminatosi verso (no) il lago A. d di Tricorno , e pervenuto in Term o, dov era il tempio ^ 7 ' d Apollo, mutil di bel nuovo i doni tu tti, eh egli in Vals addietro avea lasciati stare : male pria, (31) peggio allora sfogando lira. Imperciocch convertir il furore verso gli uomini in empiet contro gl Iddi segno della maggior pazzia.. EUopio, citt dell Etolia. Polibio nell undecimo. ( Stef. Bizant. ). (22) Fito , citt dell Etolia. Polibio nell undecimo. (Lo stesso).

V. (a 3) Che n il re Tolem eo, n la citt de Rodii, Estr. n i Bizantini, n i C hii, n i Mitelenei pongano in non c a le , o Etoli, la vostra pace, dafatti stessi credio che fia manifesto. Imperciocch o r a , n la prim a, n la seconda voltavi parliamo di riconciliazione; ma dac ch avete risuscitata la guerra, noi stando alla vedetta, ed ogni occasione coltivando, non tralasciammo di farvi di ci menzione: prendendo al presente di mira la sal vezza (24) vostra e de M acedoni, e pellawenire prov vedendo al bene delle ( 25 ) respettive patrie , e di tutti i Greci. Che siccome il fuoco , quando alcuno l ha ap piccato a materia combustibile, non pi oltre in ba la di questo, ma dove il caso il porta piglia nutrimento, diretto sovrattutto daventi, e dalla (26), differenza della materia investita, e sovente lanciasi contro aspettazione

3i8
i. di R. sopra colai che 1 ha dapprima acceso \ cps la guerra

547

ancora , ove sia una volta eia qualch uno infiammata ; quando distrugge primi i suoi autori, quando si dilata guastando ingiustamente tutto ci a cui sabbatte ; rin novata ed attizzata, siccome da venti, dalla stoltezza di quelli che a lei s avvicinano. Il perch, o Etoli, imma ginandovi che tutti gl isolani in m assa, e tutti i Greci che abitano 1 Asia , presenti vi preghino di cessar la guerra, e d appigliarvi alla p ace, dappoich ad essi pure appartengono gli eventi j moderatevi , abbiate a loro rispetto, e piegatevi alle nostre inslanze. Che se per avventura (27) guerreggiaste una guerra, a dir vero, non (28) profittevole, ( posciach tal comunemente la condizione d ogni guerra ), ma gloriosa, e pel prin cipio donde m osse, e pe successi che a voi sarebbono (29) intitolati : potrebbe forse alcuno condonarvi la vostra ambizione. Ma ove sia dessa la pi vergognosa di tutte , e piena d ogn infamia e maladizione , non avr ci che fate bisogno di grande attenzione? Im per ciocch dir io francamente quello che a me p a re } e voi, se avete senno, m1 ascolterete tranquilli. Gh egli molto meglio salvarvi a tempo ram pognati, di quelloche udendo cose dette per gratificarvi perder fra poco vo i, e perdere gli altri Greci. VI. Recatevi ora innanzi agli occhi il vostro errore. Voi dite di guerreggiar a pr de Greci contra Filippo, affinch liberati non facciano i comandamenti di lui j ma guerreggiate pella schiavit e ruma della Grecia : che ci enunciano i vostri patti co Rom ani, i quali in addietro erano negli scritti, ed or avverati veggonsi nc

3 i9 falli. Ed allora le stesse scritture grande onta vi appor- A. di H tavano : adesso per via delle opere ci rendesi a tutti ^7 manifesto. Del resto Filippo il nome ed il pretesto della guerra : sendoch egli non soffre malor alcuno , mentre soffrono i Peloponnesi quasi tutti che gli sono alleati, i Beozii, gli Eubei, i Foces!, i Locri, i Tessali, gli Epiroti ; (3o) perciocch a danno di questi faceste il trattato, pattuendo: Che le loro persone e suppellet tili divengano de " 1Rom ani, e le citt e la campagna degli Etoli. E v o i, mentrech insignorendovi d una c itt , non vi basta lanimo d insultare gli uomini libe ri, n di ardere ( 3 i) labitato, reputando siffatta cosa crudele e da barbari ; (32 ) voi fate accordi tali, per cui tutti gli altri Greci consegnate a b arbari, affinch pa tiscano le pi obbrobriose ingiurie e nefandezze. Le quali cose in addietro non si conoscevano, ma ora per mezzo degli (33) Oriti e de miseri (34 ) Egineti a tulli vi siete scoperti, avendo la fortuna come a bello studio fatta (35) salire sulla scena la vostra mattezza. Il prin cipio adunque della guerra e ci che ora gi ne conse guita di tal fatta; ma qual fine se ne dovr aspettare, ove ogni cosa al tutfo riesca secondo la vostra mente ? Non forse un principio di grandi mali per tutti i Greci? VII. Imperciocch egli (36 ) anche troppo manife sto , che i Romani, come avranno da s rim ossala guerra che hanno in Italia, (locch avverr fra poco, rin chiuso essendo Annibaie in picciolissimo spazio de Bruzii ) che i Rom ani, dissi, con tutte le forze assal teranno la Grecia, dando voce di soccorrere gli Etoli contra Filippo, ma in effetto per soggiogarla tutta.

320
A. di R. altres (3 y) chiaro c h e , se di noi insignoritisi diviseranno 547 di trattarci b e n e , ad essi gliene sapremo grado, loro gliene renderemo merito} ma se male ci faranno, cos le spoglie de p eriti, come l arbitrio sugli scampati ad essi spetteranno. Voi allora scongiurerete gl'iddi, quan do nessun Dio vorr , e nessun uomo potr aiutarvi. Forse adunque dovevate dapprincipio tutto prevedere : ch ci a voi convenivasi. Ma dappoich molti futuri av venimenti sfuggono l'umana providenza, egli sarebbe ora conveniente, che dalle cose che avete dinanzi arguendo ci ch per accadere, meglio yi consigliaste circa lav venire. Noi pertanto al presente nulla abbiam omesso di quanto addicevasi di parlar o di fare a veri amici, ed intorno allavvenire esposto abbiamo con franchezza il nostro parere. E voi ricerchiamo ed esortiamo di non invidiar a voi stessi .ed agli altri Greci la libert e la salvezza. > Avendo 1 oratore, siccome parve, volta to (38 ) alquanto 1 animo alla moltitudine, entrarono dopo di lui gli ambasciadori di Filippo, i quali sorpas sata ogni particolarit, dissero di venire con due incumbenze : d accettare prontamente la p ace, ove gli Etoli la scegliessero; altrimenti dandarsene, chiamando a testimonii gli Dei e gli ambasciadori col venuti dalla Grecia, che di ci che poscia avverr a Greci accagio narsi dovranno gli Etoli e non Filippo.

V ili. Tre (3g) essendo i m odi, pe quali ambiscon il capitanato tutti coloro che con sano giudizio vi si ac costano ; il primo per via delle storie, e delle instru-

3ai

zioni che con esse si procacciano: il secondo, (4o)me- A. di R. todico , e peli insegnamento d nomini esperti : il terzo ^ 7 peli uso e la pratica degli affari stessi ; i capitani degli Achei erano di tutti questi affatto ignari. ( Suida alla voce Strategia ).
( 4 0 Alla maggior parte nacque una certa emulazione

dalla tracotanza ed importunit degli altri. Impercioc ch ponevan ogn industria nelle comitive e ne vestiti, e quasi tutti attendevan al raffazzonarsi pi che non comportavano le loro fortune : ma delle armi non tenean il bench minimo conto. ( Suida alla voce & .

emulazione ).
(4 a) Molti non ingegnansi d imitare le opere degli uomini avventurati: ma emulando le frivolezze di quelli con proprio danno fan mostra del loro poco senno. ( Suida alla voce , fanno mostra ).

IX. Diceva Filopemene, grandemente contribuir lo Estr. a splendore delle armi a spaventar il nem ico, e molto cooperar all uso lacconcia (43 ) loro struttura; ma che allora sovrattutto farebbon il loro dovere, ove la cura che impiegan adesso nel vestiario, la impiegassero nelle arm i, e la negligenza con cui in addietro trattavano le arm i, la trasferissero agli abbigliamenti. Imperciocch cos s avvantaggerebbono nelle sostanze, ed insieme potrebbono indubitatamente salvar il comune interesse.

322
. ili R. Q uindi, soggiugneva egli, dover chi si pone in cam**47 mino per far esercizio od una spedizione, quando mettesi gli stivali, guardare che sieno ben calzanti e lucenti pi delle (44) scarpe e delle pianelle ; ed allorquando prende lo scudo, la corazza e l elmo , osservar b e n e , che sieno pi netti e preziosi della sopravvesta e della tonaca. Gh l dove la bella apparenza preferita, a quanto richiede l uso , rendesi per ci appunto subito manifesto qual esito avranno i cimenti. In somma pre tendeva egli, che leleganza neyestiti fosse tenuta cura da d o n n a, n molto modesta ; ma la preziosit ed il decoro delle armi savessero a reputare degni duomini valorosi, che preso hanno a salvare con gloria s stessi e la patria. Approvarono cotesti detti tutti quelli cherano presenti, e la saviezza dellesortazione ammiraron a ta le , che usciti tosto della curia mostraron nellistante a dito i zerbini, ed alcuni costrnsero ezian dio a schivare il foro. Ma molto pi osservavansi fra di lo ro , per ci che spettava alle anzidette cose , negli esercizii e nelle spedizioni. X. Cos un solo discorso, pronunciato a tempo da uomo autorevole, sovente non solo svolge gli uomini da pessime cose, ma li spinge ancor ad ottime. Quando poi chi ammonisce presenta la propria vita adetti con sentanea, di necessit lesortazione conseguisce la mag gior fede. La qual cosa veder puossi in lui principal mente avverata; concissiaeh e ne vestiti e nella ta vola fosse semplice e tenue, ed egualmente nella servit del corpo, e nel conversare (45) senza fasto e tale da non eccitar invidia. Sovra ogni cosa studiavasi egli in

3a3

tutta la sua vita d essere veritiero : laonde, quando fa- A. di 1 cea qualche sposizionc , quantunque con brevi detti e M7 come a caso , gran fede lasciava negli ascoltanti; perciocch, offerendo in tutto lesempio della propria vita, faceva si che gli uditori non abbisognassero di molte parole. Donde avvenne , eh egli spesso lunghe dicerie , le quali alla fanone avversaria sembravano ragionevol mente porte , con pochi detti, dall autorit e dal pen siero alle sue geste sostenuti, affatto rendea vane. Del resto, sciolto il Consiglio, ritornarono tutti alle respettive c itt , sommamente esaltando le cose dette e tant uomo, e stimando che nessuna sciagura loro accaderebbe, m entr egli sarebbe capo. Filopemene pertanto incontanente gir pelle citt, indefessamente e con ogni studio adoperando in cotal viaggio. Indi raccolse la mol titudine, e ad un tempo la ridusse in ischiere (46 ) ed esereitolla, e finalmente non avendo otto mesi intieri impiegati in siffatto apparecchio ed esercizio, ragun le forze in Mantinea , con animo di fare 1 estrema prova contro (47) il tiranno pella libert di tutti i Peloponnesi. XI. M acanida, pieno di fiducia in s stesso, e cre dendo che la mossa degli Achei gli venisse come desi derata, non s tosto seppe che raccolti erano in Manti n e a , chesortati in Tegea i Lacedemonii, secondoch convenivasi alla circostanza, il giorno vegnente di buon mattino marci alla volta di Mantinea. Gonduceva egli P ala destra della falange, e faceva (48 ) andar i merce nari! paralleli da amendue le parti della vanguardia. Die tro a questi venivan i carri che portavano una grande quantit di macchine e darmi da catapulte. Nello stesso

324
t. di R. tempo Filopemene, diviso in tre parti 1 esercito, usci

^7

di Mantinea, pella porta che mena al tempio di Nettuno mandando gl Illirii e le corazze, ed insieme tutta la mi lizia straniera e la gente spedita; pelialtra a questa vi cina verso occidente la falange, e pella susseguente i ca valli urbani. Coprimi dell1 armadura leggera occup il colle davanti alla citt y il quale estendendosi in suffi ciente altezza sovrasta alla strada Senide ed all anzidetto tempio. Ad essi attacc le corazze, e collocolle a mezzo giorno, e contigui a questi attel glIllirii; dopo i quali nella stessa linea retta pose la falange (4 g) divisa in parti a guisa di coorti, separate da intervalli lungo il fosso, sulla strada che conduce al tempio di Nettuno per mezzo il piano di M antinea, e giugne sino a m onti che confi nano col territorio degli (5 o) Elicasi!. Presso a questi nellala destra pose i cavalli Achei, che conduceva Aristeneto dim eo, e nel sinistro aveva egli tutto il corpo degli stranieri in ischiere addossate. XII. Come l esercito nemico erasi gi appressato per modo che (5 i) poteasi vedere, Filopemene scorrendo dinanzi a battaglioni della falange brevemente esortolli, ma (5 a) con chiarezza e convenienza al presente pericolo. Sebbene la maggior parte delle sue parole non furono capite, perciocch attesa la (53 ) benevolenza sopima delle turbe verso di lu i, venne la moltitudine in tanto impeto ed in siffatta alacrit , che viceversa lui esorta rono i soldati con entusiasmo (54 ) di condurli e di darsi animo. Ci tuttavia ingegnavasi egli con ogui dili genza di far conoscere, quando gliene.veniva il destro, che la presente , pugna i nemici faceano per una schia-

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vit vergognosa e vituperevole, essi p6r una libert A . d h eternamente m~mfVfti ed illustre. Macanida dapprin *47 . cipio dimostrava d affrontarsi colla falange in colonna alla destra de nemici ; ma poich sebbe avvicinato, presa una distanza conveniente, torse la schiera a de stra , ed avendola distesa fece l ala sua diritta eguale alla manca degli A chei, e le catapulte pose davanti a tutto 1 esercito in certi intervalli. Filopemene , osser vando il suo disegno di percuoter colle catapulte nelle coorti della falange , e ferendo gli uomini recar confu sione in tutta la massa, non gli lasci tempo all esecu zione , ma incominci vigorosamente la battaglia per mezzo de (55 ) Tarentini ne luoghi vicini al tempio di Nettuno che sono piani, e molto opportuni al maneg gio della cavalleria. Macanida ci veggendo, fu costretto a fare lo stesso, ed a mandar insieme i Tarentini che seco avea. X III. Dapprincipio sostennero questi soli valorosa mente il conflitto; ma fra poco sopraggiunta ad essi, in quello che piegavano, l armadura leggera, in brevis simo tempo vennero alle mani da amendue le parti i corpi stranieri. Mentre questi azzuflavansi serrati e a corpo a c o rp o , fu il combattimento buona pezza inde ciso , per modo che le altre forze aspettando (56 ) verso qual parte fosse per volgersi la polvere che si alzava, non potevan entrare nella m ischia, perciocch amendue lungo tempo (5?) continuavan ad occupare il sito che preso ebbero nell incominciamento della battaglia. A lungo andare prevalsero pel numero e pella destrez za , che Jianno (58 ) merc della loro costituzione gli

ii. di R. stipendiarli del tiranno. La qual cosa ragionevolmente 5^7 allor accaddc, ed accader suole generalmente. Impercioc ch, quanto (5 9) le milizie cittadinesche delle democrazie hanno maggior animo nelle tenzoni guerresche, che non quelle che ubbidiscon a tiranni: tanto ragion vuole che le milizie straniere delle monarchie superiori sieno a mercenarii delle democrazie e di loro pi valenti. Che siccome fra i prim i, gli uni cimentansi pella liber t , gli altri pella schiavit:, cos fra i mercenarii gli uni spronati sono dagli accordati vantaggi, gli altri dai danno manifesto. Conciossiach la democrazia^ come ha tolto di mezzo i suoi insidiatori, non guarda co mercenarii la sua libert : laddove la tirannid, quanto maggiore stato agogna, tanto pi mestieri ha di milizie stipendiate5 come quella che quanti pi offende, tanti pi ha che la insidiano. La sicurezza pertanto de mo narchi al tutto riposta nella benevolenza e nella forza degli stranieri. XIV. Quindi allora pur avvenne, che gli stranieri eh erano presso Macanida con. tanto accanimento e vio lenza pugnarono, che neppure gl Illirii e le corazze, i, quali eran alle riscosse demercenarii Achei, poterono sostenere il loro impeto, ma tutti piegarono e fuggiron a precipizio verso M autinea, la qual citt era sette stadii di l distante. In questo incontro una cosa di che dubitan alcuni si rendette a tutti confessa e palese j cio che la maggior parte degli eventi nelle guerre prodotta dalla perizia ed imperizia (60) de duci. Imperciocch gran cosa forse aggiugner il compimento alla vittoria incominciata, ma molto maggiore, falliti essendo i

primi disegni, stare in cervelld, ed accorgersi del poco A . giudizio di coloro ch han con fortuna pugnato, e trarre ' 'partito da loro errori. Vedesi pertanto spesso taluno che crede gi d aver vinto, fra poco andar totalmente al di stto; ed altri che dapprincipio sembrava scon fitto , mutatosi laspetto delle cose, merc della sua sagacit contra ogni aspettazione ottener compiuta vitto ria. Locch apparisce manifestamente esser avvenuto allora ad amendue i capitani ch essendo andata in volta tutta la milizia straniera degli Achei (61) e sciolta 1 ala sinistra, Macanida lasciando d insistere nellope ra , (62) di girare con parte de suoM altra a la , d in calzare cogli altri quedella fronte, di tentare un colpo decisivo, non ne fece nulla; ma con impazienza e gio vanile sbadataggine trasse co suoi, mercenarii dietro ai fuggenti , come se la paura stessa non ;fosse; sufficiente a cacciar sino alle porte coloro che data laven a gambe. XV. Il capitano degli Achei, per quanto p o t, rattenne i mercenarii, chiamando per n o m e, ed inse gando i capi ; ma poich vide costoro sopraffatti dalla forza, non fugg spaventato , n caduto d nimo si ri stette , ma applicatosi all ala della sua falange , come i nemici che inseguivano furono passati, ed il luogo ri mase vuoto dov era la battaglia, (63 ) piegatosi incon tanente a sinistra colle prime coorti della falange, and innanzi a corsa, serbando lordine delle file. Occupato prestamente il luogo abbandonato, tagli la strada a quelli che inseguivano , ed insieme riusc a cavaliere dell ala nemica. Ed i soldati della falange , (64 ) isolati com eran o , confort a prender animo ed a durare

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A. di R. finattanto eh egli avrebbe loro comandato di dare las-

salto uniti. A (65 ) Polibio da Megalopoli impose di rac cogliere gl IUirri, le corazze d i mercenarii avanzati e (66) sottrattisi dalla fuga, e sussidiando in fretta lala della falange, osservare il ritorno di coloro eh erano per ritirarsi dalla caccia. I Lacedemoni!, senza averne ricevuto' l ordine , saliti in superbia , pella vittoria dell armadura leggera j (67) abbassarono le lance e glttaronsi sugli avversarii; ma nello spingersi innanzi ven nero sul ciglione del fosso; parte perch la precipitanza non lasciava loro tempo di pentirsi, sicch, essendo gi alle mani co nem ici, si fossero voltati : parte per ch disprezzavan il fosso, a cui da lungi menava un dolce declivio, e che non avea (68) punto ac q u a , n (69) sterpi. Quindi corsero per quello allimpazzata. XVI. Filopemene, come prima giunse loccasioue sfa vorevole agli avversarii chegli avea da (70) lungo tempo preveduta , ordin a tutti quelli della falange di andar addosso al nemico colle lance abbassate. Medtrecb gli Achei unanimi e con terribili grida davano lassalto, (71) i Lacedemoni! che sciolte aveano le file pria di scen dere nel fosso, sbigottiti di vedersi i nemici sulla testa, andaron in volta; ma grande numero di loro per nello stesso fosso, uccisi parte dagli Achei, parte daproprii. La qual cosa non avvenne per fortuito accidente, n per favore dell occasione, ma pella perspicacia del capo. Imperciocch Filopemene erasi tosto messo in nanzi il fosso, non per cansare la battaglia, conforme alcuni supposero ; sibbene dopo aver tutto esattamente da buon capitano calcolato, conobbe, che Macanida

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quando verrebbe , se s innoltrasse .coll esercito , non !. di 1 547 prevedendo il fosso, la sua falange soffrirebbe ci che test dicemmo, e che allora veramente accadde : ma se riflettendo alla difficolt del fosso, egli poscia si pen tisse , e manifestando tim ore, coll esercito schierato se ne andasse, ed (72) essendo soverchiamente progre dito, retrocedesse} allora comprese, che senza un fatto generale a s la vittoria , a lui il contrario avrebbe pro cacciato. Locch a molti gi avvenuto, i quali poich ebbero schierato 1 esercito, (7 3) veggendo s stessi in sufficienti a combattere cogli avversarii, chi pe luoghi, chi pel numero, chi per altre cagioni, (74) lasciatisi an dar troppo innanzi sperarono nel ritirarsi per mezzo del retroguardo o di vincere, o di sottrarsi impune mente danemici. Nequali particolari sogliono i.duci (75) commetter i pi grandi errori. XVII. Filopemene pertanto non ingannossi nel pre sagio eh egli fece dell esito 5 perciocch i Lacedemoni toccarono una rotta grandissima. Veggendo la falange vittoriosa, e che la somma delle cose gli procedea bene e gloriosamente, si diede a compier il rimanente del suo disegno; e ci era che non iscampasse Macanida. Sapendo adunque, come nella (76) foga dellinseguire, egli era stato co proprii mercenarii tagliato fuori nello spazio fra la citt ed il fosso, aspett il costui arrivo. Macanida pertanto osservando, nel ritorno da cacciar i nemici, il suo esercito in fuga, ed arguendo che (77) per essersi troppo innoltrato gli ,era fallita la speranza duna vittoria totale, tent subito, strettosi cogli stranieri che seco avea, di piombar in file serrate sugli avversarii
POLIBIO,

tom. ir .

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33o
F . di R. sparsi ed intenti ad incalzare. Locch comprendendo al547 cuni rimasero con lui dapprincipio, avendo questa spe-, ranza di salvarsi. Ma allorquando appressatisi videro gli Achei guardare il ponte eh era sul fosso, avvi liti tutti da lui si dileguarono, procurando ciascheduno a s stesso salvezza. Frattanto il tiranno, disperando di farsi strada per il p o n te , cavalcava lungo il fosso , cercando indefessamente un passaggio. XVIII. Filopemene, riconosciuto Macanida al manto di porpora, ed agli ornamenti del cavallo, lasci in dietro Anassidamo, esortandolo a custodire cosnoi diligeptemente il tragitto, ed a non risparmiare alcuno de mercenarii, dappoich questi erano che afforzavano sempre in Sparta le tirannidi : ed egli presi seco Polieno (78) da Ciparissa e Simmia, suoi scudieri allora, scorreva sull altra sponda del fosso di rincontro al ti ranno ed a quelli che laccompagnavano. Imperciocch due eransi allora uniti a M acanida, (79) Anassidamo ed uno de mercenarii. Mentre Macanida in un sito del fosso facile a varcarsi, dava di sprone al cavallo per farlo a viva forza passare, Filopemene (80) fatta una giravolta ed andatogli addosso, il percosse mortalmente colla lancia, e recatogli dappresso col manico unaltra ferita (82) di punta uccise il tiranno in battaglia. Lo stesso fecero ad Anassidamo i suoi (83 ) aiutanti. Il ter zo, rinunziando al passaggio, scamp il pericolo nellatto, che gli anzidetti venivan uccisi. Caduti che furon amendue , Simmia tosto spogli i cadaveri, e tolte al ti ranno le armi e la testa, si spinse verso i suoi che traevan dietro a fuggenti, affrettandosi di mostrare a sol-

3 3i

dati la perdita del duce degli avversarii, affinch con A. di R talesicurezza viemmaggiormente senza sospetto ed ani- ^ 4 ? mosi incalzassero i nemici sino a Tegea. La qual cosa di molto accrebbe l impeto de soldati, e non fu 1 ul* tima cagione che s impadronissero di Tegea al primo arrivo, e che il d vegnente saccampassero presso lEurota, impossessatisi gi senza contralto della campagna. Per tal guisa non avendo potuto da molto tempo sni dare di casa loro il nemico, guastaron allora impune mente tutta la Laconia. Della propria gente non per dettero molli nella pugna; ma de Lacedemonii ucci sero non meno di quattro mila , e pi ancora ne pre sero vivi , essendosi egualmente insignoriti di tutte le bagaglie e delle armi.

XIX. ( 8 4 ) Chi non loder in Annibaie la scienza di Olim capitano , e la virt, e ( 8 5 ) l ingegno suo nella guerra c x l i i j , u di campagna, riguardando alla lunghezza di questo j ^ ^ tem po, e considerando i suoi combattimenti generali e 5 4 8 parziali, e gli assedii, e le rivoluzioni di citt , e le va- _ , rie vicende, e tutto il complesso desuoi consigli e delle sue geste, (86) ne sedici anni in cui guerreggi conti nuamente in Italia co Romani, senza giammai ritirare le forze dallo scoperto, ma tenendo a freno siccome buon governatore, e concordi serbando seco e fra di lro cotante turbe? Eppur i suoi eserciti, non che fos sero della stessa (87) nazione, non erano tanlpoco della stessa gente; perciocch avea egli Africani, Spagnuoli, Galli, Fenicii, Italiani, Greci, i quali n leggi, n Cost-

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f. di R. mi, n favella, (88) n qualsivoglia altra cosa aveano per 5 4 8 natura tra di loro comune. Tuttavia la sagacit del capo fece s, che in tale e tanta diversit tutti ascoltassero i comandamenti d u n o , e con una sola volont a lui ubbidissero; sebbene non una sola era la loro situazio ne , ma talvolta con aura propizia li secondasse la for tuna , tal altra loro fosse avversa. Laonde meritamente alcuno ammirer la virt del capo in questa p a rte , ed asserir con fiducia, che se egli incominciato avesse da altre regioni della terra abitata, e per ultimo venuto fosse a Rom ani, nessun proponimento gli sarebbe fal lito. O ra, siccome incominci da quelli, ne quali do vea finire, cos ebbero le sue geste nemedesimi e prin cipio e fine. XX. (89) Asdrubale, raccolto 1 esercito dalle citt nelle quali avea svernato, and innanzi, e prese gli al loggiamenti non lungi dalla citt chiamata (90) llip a , piantando lo steccato alle falde del m onte, e lascian dosi davanti i campi comodi alla zuffa ed alla battaglia. Aveva egli da settanta mila fanti, (91) quattro mila ca valli, e trentadue belve. Scipione pertanto sped Marco Giugno a (92) Colicante, per ricever le forze da costui preparate , le quali sommavano tre mila fan ti, e cin quecento cavalli. Gli altri socii un seco in marciando e cammin facendo verso il suo destino. Avvicinatosi a (93) Castalone ed a, dintorni di B ecula, e congiun tosi l con Marco e colle forze di Colicante, cadde il suo animo in grande fluttuazione circa il partito che aveva a prendere ; perciocch senza i socii le forze Vo-

Zstr. anU

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mane non erano atte a cimentarsi in battaglia ; ed ar- A. di R rischiarsi ad un fatto generale appoggiando a socii la * * 4 speranza della vittoria, gli sembrava cosa pericolosa ed assai temeraria. Tuttavia cos titubando, stretto dalle circostanze , fu condotto a valersi degli Spagnuoli per farne mostra agli avversarii, mentrech eseguirebbe la pugna colle proprie legioni. Avendo ci divisato, mosse con tutto 1 esercito, composto di quarantacinque mila fan ti, e circa tre mila cavalli. Appressatosi a Cartagi nesi ed essendo gi in vista, accampossi su certi colli di rincontro a nemici. XXI. Magone, stimando il tempo opportuno per at taccar i Romani che accampavansi, presi seco la mag gior parte de proprii cavalli, e Massinissa co N um idi, corse verso gli alloggiamenti, credendo di sorprendere Scipione alla sprovvista. Questi pertanto, preveduto avendo da lungo tempo lavvenire, teneva appiattati dietro un altura i cavalli in egual numero a quelli de Cartaginesi, i quali balzarono di repente addosso a n e mici, onde molti dapprincipio, mentre andavan in volta peli inaspettata comparsa, (g4) si sottrassero dallaffronto de cavalli, gli altri afirontaronsi cogli avversarii, e com batterono valorosamente. Ma ridotti essendo a mal par tito dalla (g5 ) destrezza de Romani nello scendere di cavallo , perduti molti de suoi, e fatta breve resistenza piegarono. dapprima faceano la ritirata in ordine, ma incalzandoli i Rom ani, sciolsero gli squadroni, e ricovrarono nel loro campo. I Romani adunque, ci fatto , con maggior fiducia perseverarono nel cim ento, ed i Cartaginesi fecero il contrario. Ci non di meno,

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4 . di R. poich ebbero per alcuni giorni successivi schierate le

^ 4 forze nel piano frapposto, facendo avvisaglie per mezzo de cavalli e dell armadura leggera, e tentandosi reci procamente , appiccarono battaglia universale. XXII. In quel mentr sembra che Publio usasse due stratagemmi. Veggendo che Asdrubale facea le sortite a (96) giorno molto innoltrato, e metteva gli Africani nel mezzo , e gli elefanti innanzi alle due ale'; e g li, assuefatto essendo di condur fuori i suoi in (97) ora pi ta rd a , di schierar i Romani nel centro di rimpetto agli Africani, e dattelare gli Spagnuoli nelle ale , nel giorno in cui avea proposto di (98) dare la decisiva bat taglia , facendo il contrario delle anzidelte cose, grande aiuto diede alle sue forze per vincere, e non poco fiacc quelle de nemici. Imperciocch (99) come prima si fece giorno mand attorno i serventi ordinando a tutti i tri buni ed a soldati di pranzare , e duscir armati fuori dello steccato. Fatto ci, ed avendogli tutti pronta mente ubbidito pel sospetto eh aveano dell imminente pugna, sped innanzi i cavalli e 1 armadura leggera, comandando che si avvicinassero al campo degli avver sarii , e che arditamente scaramucciassero. Egli poi co fanti, comparso appena il sole nellO riente, si pose in cammino, e giunto in mez?o alla pianura, attel l e sercito , schierandolo in modo contrario a quello di prima; perciocch nel centro mise gli Spagnuoli, e nelle ale le (100) legioni romane. A Cartaginesi, mentrech i cavalli improvvisamente avvicinavansi alla steccato , ed insieme il resto dellesercito schieravasi alla lor vi sta , appena fu dato tempo darmarsi. Quindi fu co-

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stretto Asdrubale, la cui gente era aiicor digiuna, a J. d JL mandare i cavalli e larmadura leggera non p rep arati, **4^ e come meglio poteva addosso, a' cavalli degli avversarii nel piano, ed a schierar i fanti non molto lungi dalle falde de m onti, spiegandoli ne luoghi cam pestri, con forme era suo costume. Alcun poco i Romani stettero cheti ; ma poich il giorno progrediva, ed indeciso ed eguale era il conflitto dellarmadura leggera, perciocch quelli che piegavano ricoveravano sotto la propria falange, e ritornavano a combattere: Scipione accolti gli scaramuccianti neglintervalli delle insegne, e distribuitili in amendue le ale dietro le schiere, (101) collocando prima le lance , e dopo di queste i cavalli, dapprincipio colla fronte spiegata prese a dar 1 assalto ; ma come fli (102) quattro stadii circa distante da nemici, ordin agli Spagnuoli, che conservate le file nello (1 o 3) stesso modo facessero impressione nel nemico, ed(io4) allala destra che voltasse (io 5) le insegne e gli squadroni a d iritta , ed alla sinistra dalla parte opposta. XX III. prendendo egli dalla destra , e Lucio M arcio, e Marco Giugno dalla manca i tre squa droni di cavalleria anteriori, e collocando innanzi a questi i soliti veliti, e tre (106) coorti, (compagnia di fanti cos chiamata da Romani ) ; marciarono poscia (107) rompendosi, gli uni a sinistra, gli altri a diritta, in (108) colonna addosso a nem ici, con passo accele rato , sopraggiugnendo sempre coloro che stavano die tro , e seguendo collo stesso rompimento. Poich que sti non furono molto lontani da nem ici, c gli Spa gnuoli collocati nella fronte (109) buon tratto ancora

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4. di R. n erano distanti, perciocch a lento passo davano la

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carica, Scipione assalt amendue le ale degli avversarli colle forze romane in colonna , siccome avea dapprin cipio divisato. I (n o ) movimenti posteriori, per cui quelli che seguivano ( n i ) mettevansi nella stessa linea con quelli che precedevano, ed entravano pure in bat taglia co nemici, ebbero fra di loro una disposizione contraria, considerando ed in generale lala destra per rispetto alla sinistra, ed in particolare i fanti versoi cavalli. Imperciocch i cavalli dellala destra applicatisi collarmadura leggera a quelli che andavan innanzi nello stesso la to , tentavano di sopravanzar i nemici, ed i fanti attelavansi al contrario nella sinistra. Di quelli eherano nellala manca, collocavansi (1 ia) le coorti a destra, ed i cavalli co veliti al fianco opposto. Avven ne adunque, che in amendue le ale de cavalli e dellarmadura leggera per questo movimento la destra di ventasse sinistra: a che poco badando il capitano, poneva il suo maggior pensiero al sopravanzamento. E diritto estimava egli; dappoich ei si conviene bens sapere ci che accade, ma i movimenti farsi debbona adattati alle circostanze. XXIV. Per il conflitto di costoro gli (113) elefanti, da veliti e da cavalli trafitti e sbaragliati in ogni la to , furon molto mal conci, ma offesero non meno gli amici che i nemici; perciocch qua e l a caso vagando, uc cidevano chiunque d amendue andava loro cadenda sotto. Della fanteria cartaginese furono travagliate le ale , ed il centro doverano gli Africani, p ii utile parte dellesercito, divenne affatto inoperoso; perciocch n

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potea soccorrere quelli cherauo nelle ale lasciando il A. d R. proprio posto, peli impressione degli Spagnuoli, n restando nel sito dove trovavasi, era atto ad eseguire quanto all emergenza richiedeasi, non venendo seco alle mani i nemici che avea di fronte. Tuttavia per qual che tempo combatterono le ale valorosamente, essendo quel cimento per amendue decisivo. Ma come 1 ardor del sole giunse al colmo, i Cartaginesi fiaccavansi, come quelli che non eran usciti a loro grado, ed impediti fu rono di fare il conveniente apparecchio: laddove i Ro mani gli avanzavano in forza ed in coraggio, e massi mamente per aver il capitano provveduto che i pi ro busti co pi deboli fra i nemici (i 14) s affrontassero. Dapprincipio adunque la gente dAsdrubale piegando facea la ritirata a lento passo, ma poscia andando in volta, affollati si ridussero alle falde de m onti, ed in calzati pi fortemente da Romani fuggiron a precipizio dietro i ripari. Che se un Dio non assumeva la loro sal vezza, incontanente sarebbon essi stati buttati fuori de gli alloggiamenti. Sopravvenuto pertanto nell aria un Orribile sconvolgimento, e rovesciatosi un grosso e con tinuo nembo, i Romani a stento ritornarono nel loro campo. Uurgia, (116) citt della Spagna. Polibio nellunde cimo. ( Stef. Bizant. ) ( n 6) Moltissimi Romani, ricercando l argento e loro liquefatti e mescolati, perirono dal fuoco. (Suida alla voce t 47* * , liquefici).

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t.

di

R.

XXV. (117) Sciploue, sebbene avea gi acquistata sufficiente pratica degli affari, non era tuttavia giam mai venuto in maggior imbarazzo e difficolt. E n ebb egli donde. (118) Imperciocch, siccome le cause chestern amente offendon i corpi, quali sono il gelo, lardore, la stanchezza, le ferite, ed innanzi che giun gano possibil di guardarsene, e giunte che sieno facil di rimediarvi; ma le magagne e le malattie che nascono da corpi medesimi difficil di prevedere, e nate che sieno difficile di porgervi rimedio: cos bassi ad argomentare circa i governi e gli eserciti. Concios siach contro le insidie e le guerre di fuori abbia pronto modo di procacciare apparecchi ed aiuti chi vi pone cura; ma contro le sette politiche, e le sedizioni ed i tumulti che in quelli insorgono, difficil il soccorso ed abbisogna questo di grande destrezza e di singolare per spicacia. (119) Sembrami pertanto che un solo avverti mento adattisi a tutti gli eserciti, citt e corpi ; e que sto che circa nessuna delle anzidette cose si lascino giammai in quelle prevaler linfingardaggine e lozio, e molto meno ne prosperi successi e nell abbondanza delle vettovaglie. Del resto Scipione, come colui chera oltremodo diligente, conforme dissi dapprincipio, non meno che sagace ed attivo, ragunati i tribuni, siffatto scioglimento de presenti mali rec in mezzo. Disse do versi obbligare a soldati il pagamento degli stipendii ; ed affinch prestassero, fede alla promessa, aversi ora a raccoglier apertamente e con sollecitudine i tributi or dinati gi prima alle citt pella spesa di tatto lesercito, mostrando che pellaggiustamcnto dclli salarii succedeva

cotal diligenza. Gli stessi tribuni doversi di bel nuovo re- A. care presso di loro e chiederli ed esortarli che depongano la loro stoltezza, e vadauo dal capitano per pigliarsi gli stipendii, o vogliano ci fare paratamente, o tutti in sieme. Ci eseguito, disse, che intorno al rimanente secondo le circostanze si delibererebbe quello che fosse da farsi. XXVI. Fatto adunque cotesto divisamente, occuparonsi della riscossione del danaro. I tribuni esposero quanto erasi determinato, e Publio risaputolo deliber col consiglio circa ci eh era conveniente d operare. Piacque loro pertanto di destinar un giorno nel quale avessero tutti a comparire, per assolvere la moltitudi ne , e per punir acerbamente gli autori. Questi erano in numero di (120) trentacinque. Venuto quel giorno, e comparsi essendo i ribelli per pacificarsi e prender i salarii ; ordin Publio segretamente a tribuni eh1 ese guita aveano lambasciata, andassero incontro a ribelli, e si dividessero ciascheduno cinque de capi della sedi zione , e nel momento dell incontro amorevolmente a s li chiamassero, e gl invitassero, sovrattutto ad abitare seco lo ro, ma (121) se ci non potessero, a cena ed a conversazioue. All esercito eh era con lui aveva egli tre giorni prima ordinalo d apparecchiare il viatico per pi lungo tempo, spacciando che con Marco Silano andato sarebbe contra (122) Indibile disertore. La qual cosa udita inspir maggior fiducia a ribelli ; perciocch stimavano ehessi avrebbono il maggior arbitrio, quaudo venissero al capitano dopo la partenza delle altre le gioni.

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i. di R.

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XXVII. Avvicinatisi costoro alla ( i a 3) citt, comand agli altri soldati che di buon mattino uscissero colle bagaglie , ed a tribuni ed a (124) prefetti ordin , che come li vedessero usciti, dapprima facessero deporre le salmerie, poscia trattenessero i soldati in armi alla porta ; e poscia per ciascheduna porta si distribuissero, ed avessero cura, che nessuno de ribelli andasse fuori. Coloro cui fu commesso lincontro, unitisi con quelU che venivan ad essi, condussero seco i colpevoli cortese mente, secondoch era stato concertato. Ma ( i a 5 ) nello stesso tempo erano stati indettati di pigliare i trentacinque uomini, poich avessero cenato, e di serbarli legati, non lasciando pi uscire nessuno di quelli di dentro, se non se chi indicar dovea al capitano ci che presso ciascheduno era avvenuto. Eseguiti ch ebbero i tribuni i comandamenti ricevuti, il capitano veggendo il d ap presso in sul far del giorno quelli eh erano venuti rac colti nel foro, convoc una radunanza. Concorrendo tutti secondo il solito come fu dato il segnale, ed (126) aspettando ansiosamente, quando vedrebbon il capita no , e che cosa da lui udirebbono intorno agli affari presenti : Scipione mand ordinando a tribuni eh erano alle porte, di condurre i soldati eh erano in arm i, e di circondare la ragunanza. Egli fattosi innan zi , abbatt alla prima comparsa gli animi di tutti ; per ciocch la moltitudine, mentre supponeva chegli fosse infermo, veggendolo poscia contro l attesa di re pente (127) vigoroso nell aspetto rimase sbigottita. X X V III. . (128) Allora in questa guisa cominci ad aringare. Disse maravigliarsi, che cosa sia loro dispiaciu-

34i

to, o da quali speranze insuperbiti prendessero a ribel- A . di R larsi. Imperciocch tre cause avervi per cui gli uomini ^4 osano d ammutinarsi contro la patria ed i capitani ; quando hanno che rinfacciar a capi, e portano ad essi odio, o quando disgustati sono della loro situazione, o eziandio allorch recansi col desiderio a maggiori e pi liete speranze. Ora io chieggo, qual aveste voi di queste cagioni ? Eravate, cred io , meco adirati, perch non vi pagava il soldo. Ma di ci non fu mia la colpa: che sotto il mio govrno non vi manc alcuna parte degli stipendii. (129) Che se in ci havvi colpa, sia pur questa di Roma, che non salda adesso con voi le antiche ragioni. Dovevate voi dunque divenuti ribelli contro la patria, e nemici di lei che vi hanudriti, cos chieder a lei il vostro credito, e non piuttosto venir a me e parlarmene, ed esortare gli amici che con voi si unissero e vi aiutassero ? Che questo sembrami sarebbe stato meglio. A coloro che per mercede militano con alcuno da perdonarsi, se ribellansi da chi li ha assol dati ; ma a quelli che combattono per s stessi e pelle proprie mogli e pe figli non hassi ad accordare indul genza. Imperciocch ( i3o) lo stesso sarebbe, che se alcuno dicendo d essere stato dal proprio genitore fro dato di danari, andasse con armi ad uccidere colui dal quale ricevette la vita. Che s che io vi ho imposte pi fatiche e pericoli che non agli altri, e vantaggi ed emolumenti ne ho impartiti ad altri pi che a voi ? Ma voi non osate di ci dire, n, se losaste, potreste dimo strarlo. Che dunque ci, per cui voi al presente meco incolloriti, faceste la ribellione ? questo voglio io udire.

34a
J . di R. Imperciocch a me pare, che nessuno di voi potr, n

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dire , n immaginare qualche cosa.

XXIX. (13 1) Non vi sono gi venuti a noia gli affari correnti. Imperciocch quando furon i successi pi pro speri ? Quando riport Roma maggiori vittorie? Quando ebbero i guerreggiatiti maggiori speranze di quelle che han ora? Ma dir forse taluno (13a) dedisperati, che pi vantaggi appariscono presso i nemici, e maggiori spe ranze e pi salde. Presso quali nemici ? Presso Indibile e Mandonio ? E chi di voi non sa , come costoro pri mieramente tradirono i Cartaginesi, ed in favore nostro ribellaronsi, ed ora di bel nuovo violando i giuramenti e la fede, mostraronsi a noi nemici? Bella cosa invero, confidare in questi, per divenire nemici della vostra patria! N ( i33) gi avete in voi la speranza di con quistare la Spagna : che neppure schierati con Indibile bastate a vincerci in battaglia, e meno stando da voi soli. A che cosa dunque rivolgevate la mente ? vorrei udirlo da voi. Aff s, confidavate.nella speranza e nel valore di quelli che vi siete ora a duci eletti, o nefasci e nelle scuri di coloro che li precedono ? de'quali molto meglio non parlar pi oltre. Ma niente fu di tutto ci, e voi non avete il bench minimo giusto motivo da addurre n contro noi, n contro la patria. Il perch io difender la vostra causa presso Roma e presso me stesso, recando in mezzo una giustificazione che dal comune degli uo mini viene accettata : la qual che ogni plebe facile ad aggirarsi ed a condursi in ogni partito. Donde av viene che la stessa cosa soffrano sempre la plebe ed il mare. Conciossiach, siccome questo di sua natura

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innocuo e tranquillo a chi 1 tua ; ma quando su lui ca f. di / dono violenti procelle , tale si mostra a naviganti, 548 quali sono i venti (i 34) che lo sconvolgono : cosi la moltitudine ancora si mostra e fossi verso coloro che l adoperano, quali sono i (i 35) suoi capi e consiglieri. Il perch ed io adesso e tutti i comandanti dell' esercito con voi ci riconciliamo, ed impegnamo la nostra fede, che non serberemo memoria del vostro 'misfatto ; ma cogli autori non vogliamo pace, sibbene intendiamo di punirli condegnamente a loro delitti contro la patria e contro di noi. XXX. Non s tosto ebb egli parlato, che i soldati, i quali armati stavan in cerchio, dato che fu il segna le, (i 36) fecero suonar le spade sugli scudi, e ad un tem po furon introdotti gli autori della ribellione legati ed ignudi. Alla moltitudine incusse tanto timore il minac cioso apparecchio che la circondava, e la terribile scena che avea in faccia , che mentre frustavansi gli u ni, e gli altri colla scure percuotevansi, nessuno (13y) mut la faccia, n mand fuori la voce, ma rimasero tutti attoniti e sbigottiti di ci che succedeva. I mo tori adunque delle sciagure, martoriati e tolti di vita , fu rono strascinati nel mezzo della ragunanza, ed i rima nenti ricevettero dal capitano e dagli altri comandanti in ( i 38) nome della repubblica la fede , che di alcuna trasgressione a nessuno sarebbe tenuta memoria. Fattisi poi innanzi ad uno ad uno, giuraron a1 tribuni, che ubbidirebbono a comandamenti de capi, e non macchinerebbono nulla che fosse contrario a Roma. Scipione adunque , poich ebbe cos bene ( i3g) estirpata la ra-

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i . di R. dice di grandi pericoli, restitu le domestiche forze allo

stato di prima. XXXI (i4o) Scipione, ragunate subito in Cartagine stessa le sue forze a parlamento , discorse dell audacia d Indibile, e della perfidia sua verso di loro, ed avendo molte cose addotte in- questo particolare, instig la moltitudine contro gli anzidetti potentati. Poscia anno ver i combattimenti avuti da loro in addietro cogli Spagnuoli ed insieme co Cartaginesi, quando questi capitanavano. Ne quali avendo essi sempre vinto, non convenirsi, disse, ora di temere, che pugnando co soli Spagnuoli comandati da Indibile, fossero per rimaner inferiori. Il perch, prosegu, che non voleva accettare per socio in quella guerra neppur uno Spagnuolo, ma a1 Romani soli ridur il cimento; affinch, ( i4 0 soggiunse, palese fia a tutti, che non cogli Spagnuoli debellati ab biamo i Cartaginesi, conforme alcuni dicono, e cacciati fuori della Spagna, ma che cos i Cartaginesi, come i ( i42) Celtiberi, vincemmo colla virt deRomani e col loro valore. Com ebbe ci detto, esortolli ad esser con cordi , e ad incontrare questo cimento con animo riso luto, quanto alcun altro: che per ottenere la vittoria farebbegli gi coll aiuto degli Dei gli acconci provvedi menti. Alla moltitudine crebbe tanto la volont e la fi danza , che nella vista rassembravano tutti a chi ha gi in sugli occhi i nemici, ed in procinto di venire seco loro a decisivo combattimento. Allora dunque con que sti detti sciolse la ragunanza. XXXII. Il d appresso levate le tende si pose in cam.

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m in o . Giunto al fiume Ebro il decimo giorno, e passa- A. di R. to lo, piant dopo quattro giorni il campo vicino agli 548 avversarii, mettendo certo vallone fra s e gli alloggia menti de nemici. Il d vegnente spinse nell anzidetto vallone alcuni animali di quelli che seguivano lesercito, ordinando a Caio Lelio che tenesse ( i43) pronti i ca valli, e ad alcuni tribuni impose d ( 144) apparecchiar i veliti. Essendosi gli Spagnuoli tosto lanciati sugli ani mali , mand lor addosso alcuni veliti. Appiccatasi per via di questi la zuffa, ed arrivando molti in soccorso ad amendue, insurse una grossa avvisaglia di fanti nel vallone. Ed offerendo la congiuntura una ragionevole occasione peliassalto, Caio, il quale , conforme gli era stato ordinato, avea pronti i cavalli, attacc gli scara mucciasti, tagliando loro la strada dalle falde de monti, per modo che la maggior parte di loro, dispersi pel vallone, furono dalla cavalleria uccisi. I barbari irritati da questo emergente, e temendo non pella sconfitta test sofferta sembrassero gi sbigottiti disperare della somma delle cose, uscirono in sul far del giorno, e schieraron a battaglia tutto lesercito. Scipione era pronto all uopo ; ma veggendo che gli Spagnuoli pazzamente discendevano nel vallone, ed attelavano nel piano non solo i cavalli, ma i fanti ancora, arrestossi, volendo che quanta pi gente fosse possibile entrasse in siffatto schie ramento. Ch, sebbene egli confidava ne proprii ca valli , pi ancora avea fede ne fanti, perciocch nelle battaglie fatte di ( 145) concerto ed a piede fermo, i suoi e nellarmadura e nel valore molto avanzavano gli Spa gnuoli. F Q L i B i o , tom. ir.

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A. di R. XXXIII. Quando gli parve che fosse conveniente , 548 oppose (i 46) i veliti a7nemici attelali alle falde de m onti, e contro a quelli eh erano discesi nel vallone condusse dal campo in dense file le altre forze con quattro (>47) coorti in fronte, ed assalt 1 fanti degli avversarii. Frattanto Caio Lelio ancora si fece innanzi co cavalli, per le colline che dal campo al vallone si distendevano, ed attacc i cavalli spagnuoli alle spalle, tenendoli a bada mentrech con lui combattevano. Cos i fanti degli avversarii, abbandonati dall1 aiuto de7 ca valli , in cui affidatisi erano calati nel vallone , piega vano e soccombevan al peso della battaglia. I cavalli ebbero a soffrire la stessa cosa ; perciocch presi in uno spazio angusto, ed a grandi difficolt ridotti, peri vano pi pelle mani desuoi, che per quelle denemici, stando loro a ridosso ne fianchi i proprii fanti, i pe doni de7nemici in faccia, e nella schiena chiudendoli i cavalli. Tale essendo la pugna, quelli cherano discesi nel vallone (i48) quasi tutti perirono; ma quelli eh erano sul declivio del monte scamparono ; cio a dire 1 armadura leggera, che formava la terza parte dell esercito, coquali Indibile ancora salvossi e fugg in una picciola terra fortificata.

( 149) Scipione, posto fine agli affari della Spagna , and in Tarragona oltremodo lieto, recando alla pa tria un bellissimo trionfo ed una bellissima vittoria. E bramando di non arrivar a Roma dopo 1 elezione d(* consoli, dato ordine a tutte le cose di Spagna, e con-

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$egnato lesercito a ( i5o) Giugno ed a M arcio, navig J. con Gaio Lelio e cogli altri amici a Roma. XXXIV. Ed ( i 5 i ) era Eutidemo stesso nativo della Magnesia. Al quale ( Telea ) egli indirizz il discorso dicendo, che Antioco ingiustamente studiavasi di cac ciarlo dal reame j perciocch non erasi altrimenti ribel lato dal r e , ma ( i5a) essendosi altri ribellati, aver s tolti di mezzo i loro discendenti, e cosi ridotto in suo potere il principato della Battriana. E poich ebbe pi ancora parlato in questa sentenza, chiese a Telea, che benevolmente s interponesse pella conciliazione , esor tando Antioco a non invidiargli il nome e la dignit di re : che non accordando egli questa richiesta, per nes suno di due vavrebbe sicurezza. Conciossiach non picciol numero di Scizii (i 53) erranti esser alle porte, i quali amendue metterebbon in pericolo, ed ove gli accoglies sero il paese sarebbesi per loro senza dubbio imbrberito. Ci detto sped Telea ad Antioco. Il ( i54) re che da lungo tempo cercava una conclusione degli affari, come ud queste cose da Telea, di buon grado piegossi alla pace pelle cagioni anzidette. Essendo Telea so vente andato dall uno all altro, Eutidemo finalmente mand suo figlio ( i55) Demetrio per fermare gli accor di. Il re ricevutolo, e stimando il giovine meritevole del regno pel suo aspetto, e pel dignitoso tratto nel con versare , primieramente gli promise di dargli una delle sue figlie, poscia concedette al padre il nome di re. -Del resto fatto laccordo per iscritto, e giurata lallean-* z a , lev' il campo , avendq a dovizia vettovagliato 1 e-

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A. di R. sercito , e ricevuti gli elefanti ( i56) eh erano presso 548 Eutidemo. Superato il (i5j) Caucaso, ed entrato nel territorio indiano, rinnov lamicizia con Sofagaseno re (i58) dell India. E presi altri elefanti, per modo che tutti sommavano cencinquanta, e vettovagliato col di bel nuovo 1 esercito, partissi colle sue forze, lasciando Androstene da Cizico pel trasporto del tesoro accorda togli dal re. Varcata 1 (i5g) Aracosia, e passato il fiume (160) Erimanto,venne pella (161) Drangiana nella Car mania, dove, appressandosi gi il verno, and alle stan ze. Tal fine prese la spedizione d Antioco nelle provincie di sopra; per mezzo della quale non solo assoggett al suo impero i satrapi delle contrade superiori, ma le (162) citt marittime ancora, ed i ( 163) potentati di qua del Tauro. Ed in somma assicur il suo regno, atterrendo coll audacia e coll opera indefessa tutti i suoi sudditi. Imperciocch per questa spedizione egli mostrassi degno dlia sovranit dell Asia non solo, ma eziandio dell Europa.

FIN E

D E G L I AV A N ZI DEL

LIBRO OM BEGIM O.

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SOMMARIO
D EGLI AVANZI DEL LIBRO UNDECIMO

v e u r a d A b m b a l e

d s o n v B J L E entra in Italia Pugna di lui co'consoli Livio e Nerone ( I. ) Egli vinto Morte e lode Asdru baie ( II ) Vittoria de'Romani Immensa loro gioia
( IH .)
A re
ari de'

r e c i.

Tempio dApollo in Termo ( IV. ) Orazione deir am basciadore rodio agli Etoli pella pace Ambasciadori di Fi lippo ( V. al V II. ) Imperizia de' duci Achei ( V III ). Filopemene ammonisce gli Achei Ristabilisce la disciplina militare ( IX. ) Semplici costumi di Filopemene Auto rit presso i suoi Filopemene esercita gli Achei ( X. ) Pugna con Macanida presso Mantinea Schiera di Filope mene Filopemene aringa i suoi Schiera di Macanida Appiccasi la zuffa, per mezzo de' Tarentini ( XI. X II. ) Principio della battaglia di Mantinea I mercenarii de' ti ranni sogliono combattere con valore I mercenarii degli Achei sono messi in fuga ( X III. ) Costanza prudente di Filopemene Imperizia di Macanida ( XIV. ) Filope mene si ristora del danno sofferto Falange degli Achei collocata dietro un fosso ( XV. ) I Lacedemonii entrano nel fosso Strage e fuga de' Lacedemonii Accorgimento di Filopemene ( XVI.) Filopemene osserva il ritorno di Macanida ( X V II. ) A Macanida tagliata ogni comuni-

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catione c d suoi Filopemene t uccide Gli Achei pren dono Tegea E predano impunemente la Laconia ( XVIII.) G vtttd DAXMIgJLX. V irt di capitano Non v ebbe mai ammutinamento nel campo d Annibaie Ingegno sommo et Annibaie ( XIX. ) S cipioxe ix I spjqmj. Asdrubale figlio di Giscone presso Ilipa Marco Giugno. Colicante regolo spagnuolo Scipione diffida de' sodi spagnuoli ( X X .) Magone e Massinissa sono respinti da Scipione Scaramucce ( XXI. ) Stratagemma di Scipione. < Scipione attacca Asdrubale ( X XII. ) Movimenti di Scipione sottilmente combinati ( XXIII.' ) Battaglia d Ilipa Asdrubale messo in fuga da Scipione ( XXIV. ) Avidit de' soldati punita { XXV. ) Scipione attuta un ammutinamento ( XXVI. - XXVII. ) Orazione di Scipione agli ammutinati (X X V III. X X IX ) Gli autori della sedizione sono uccisi Agli altri perdonato ( XXX. ) Scipione instiga i suoi contro Indibile ( XXXI. ) Guerra con Indibile ( X X X II) Battaglia con Indibile Rotta e fuga d? Indibile Scipione ritorna a Roma vincitore ( X XX III.) ArrARi D Annoto. Eutidemo re della Battriana chiede pace. Telea, ambasciadore d Antioco Demetrio figlio cCEutidemo. Antioco accorda la pace Recasi in India, e presso Sofagaseno. Ritorna a casa vincitore ( X X X IV .)

35i

ANNOTAZIONI
AGLI AVANZI DEL LIBRO UNDECIMO.

e l l e cose contenute nel presente libro leggonsi in Livio ( x x v n , 39 e seg. ; x x v i i i , la e seg. ) descritte la pugna nella quale per Asdrubale, venuto in Italia per soccorrer il fratello , e quanto fece Scipione in Ispagna per debellar Indibile e sedar il tumulto insorto fra i suoi, per cagione , o sotto il pretesto degli stipendi! arretrati. Ma l orazione dell ambasciadore rodio , o di Tolemeo eh egli fosse, al congresso degli E to li, affine di cessar la guerra che questi avean con Filippo , e la descrizione della battaglia , in cui Filopemene uccise il tiranno Macanida , appartengono esclusivamente a Polibio. (1) Ma mollo pi. Ci che manca a questo frammento rap portato da Suida dee supplirsi da Livio ( xxvn , 3 9 ) . A detta di Appiano ( Bell. H annibal., c. 5 a ) , fece Asdrubale in due mesi la stessa strada che Annibaie fatta avea in seL (a) Farsi innanzi. Troppo sottilmente vorrebbe lo Schweigh., sulla fede d un solo codice parigino, cangiare qui -rptttyttlat (che venivan avanti) in w ptrycttxe (ch e venivan a lu i) , os servando che T. Livio nel riferire questo fatto dice : Advenit Livitis . . . copiis . . . ad conferendum extemplo praelium instructis armatisque (Giunse Livio colle forze schierate ed armate per appiccar tosto la battaglia). A qual oggetto le truppe di Li vio faceansi innanzi, se non se per attaccar Asdrubale ?

35a
(3) La profondit. Livio la chiama lunghezza: Longior, quarti latior, acies erat. (4) Spazio. Non mi dispiace la lezione che hanno tutti i manoscritti colla prima edizione, in luogo di eh cor rezione dell Orsini e del Casaub. ricevuta dallo Schweigh., dap poich 1 aver accresciuta la profonditi delle file portava neces sariamente la conseguenza , superflua a ram m entarsi, che tutto leserdito in breve spazio si riducesse, ma il far questa riduzione in breve tempo era un operazione dalla prima diversa, e richiesta grandemente dal precipitoso attacco de nemici. (5) Livio. Comandava questi, secondoch narra lo storico ro mano , l ala sinistra , ed il pretore L . Porcio Licinio il centro. Claudio che dirgeva 1 ala destra , era stato mandato contr An nibaie, che stanziava nella Bruzia, ma avendo avuto avviso del1 approssimarsi d Asdrubale, corse di suo arbitrio ad unirsi col collega, innanzi che il duce, col qual egli avrebbe dovuto com battere, se ne potesse awedere. (6) Difficile terreno. Un colle , a detta di Livio , separava 1 ala destra de Romani dagli avversarii. (7) Dal successo medesimo. La .schiera d Asdrubale, ridotta pella sua maggior profondit a minore spazio che quella deRo mani , combatteva tutta colle forze di L iv io , e tuttavia era in decisa la pugna. Questo successo osservando Claudio argoment giustamente, c h e , ov egli girando la sinistra del proprio schie ramento ( giacch d andar innanzi gli vietava il colle che avea da fronte) colla sua gente riuscisse a tergo de Cartaginesi, fatta avrebbe pender la bilancia in favore de Romani. (8) Presi dalla destra. Secondo Livio (xxxvii, 48 ) trass egli alcune coorti dall ala destra , e gli fece girar dietro la schiera ,

cohortes aliquot subductos e destro corna . . . post aciem circumducit; ed osserva bene lo Schweigh., che non prese tutta
la sua gente, ma gli ultimi soltanto , affinch i nemici non se ne accorgessero. Stando alla traduzione del Casaub. ; sumtis e dextro cornu suis militibus , qui in extrema acie stabant , si crederebbe che Claudio con tutti i suoi soldati fatto avesse quel

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g iro , e senza il luogo di Livio test citato non si sarebbe dato altro senso alle parole di Polibio. (9) Sulla coda. Sembra che Claudio, molestato chebbe soltanto di passaggio il fianco de nemici, siasi tosto recato alla coda; loc ch indica eziandio ci che ne dice Livio : Tantaque celeritas

fu it, ut quum ostendissent se ab latere, max in terga jam pugnarent. Quindi rendesi, per quanto a me p a re , inopportuna 1 aggiunta di x< a *T ivpti proposta dallo Schweigh., anche da tergo ; quasich il duce romano attaccati avesse ad un tempo
il fianco e la coda. (10) Per nascita. K 7 tpia-ti, che tradotto letteralmente so nerebbe , secondo la natura , per natura ; ma io volli cansare 1 equivoco che nascerebbe nella nostra favella da siffatta espres sione , ove la si prendesse per equivalente a naturale, o dir vo gliamo nato da congiunzione non legittima. Nel qual errore gi caduto lAb. Barth&my (Meni, de lAccad. d. bell, letlr., t. x x i, pag. 4<2) riguardo alla sorella dAntioco Magno, rammentata dal Nostro nel lib. v il i, a 5 . Molto famigliare questa frase a Polibio , che volle forse opporla a * 7<t S 'tn t, per adozione. Io l-ho pertanto, siccome non necessaria aggiunta, omessa in tutti gli altri luoghi dove mi vi son abbattuto. (11) Questi partitosi. Qui una discordanza nel testo, dove leggesi, **< fi7 % *pigcfcinf, e che partitosi , non altrimenti che se Polibio avesse detto , essere Asdrubale partito peli Italia, ed aver lasciata ad Annibaie la cura degli affari di Spagna. 11 Reiske di ci avvedutosi propose di scrivere txt'ttcc, partitosi quegli, cio Annibaie ; ma forse questa viziosa co struzione una di quelle negligenze di stile, delle quali i gramma tic i, che han censurato Polibio, menano tanto romore. (la) Per cagione de' capitani ec. Costoro gravi dispiaceri gli aveano recati pelle dissensioni che fra di loro e con essolui fo mentavano, V. ix , c. 11. (i 3 ) E gli abbassamenti. ingegnosa la spiegazione che d lo Schweigh. al vocabolo tA<*77jvs-, facendolo valere, diminuzione

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<f onore, Cautorit e di comando , che sofferse Asdrubale da gli altri duci che > Cartaginesi mandati aveano in Ispagna. Nello slesso senso veggiam adoperata questa voce nel lib. , c. J. ([{) Trascuratila. Sull autorit della correzione n d margine del cod. mediceo e dell edizione ervagiana , lo Schweigh. mut lassurdo iy y ix /m t che danno tatti i manoscritti in iy titittt (vilt). Ma io credo che meglio sapponessero alla vera scrittura 1' Orsini ed il Casanb., sostituendo a quella voce m /tixttar (ne gligenza ) ; dappoich non per vilt , sibbene per mancanza di provvidenza volle significar Polibio che alcuni capitani furono sconfitti, a malgrado che i soldati facessero il loro dovere ; n metl egli in opposizione, conforme sembra allo Schweigh., il poco valore de duci al molto de combattenti. (15) Cedesse alla circostanza. Non e ra , per mio avviso, ne cessario di alterar il testo, siccome Cecero lOrsini ed il Casaub. e dietro ad essi Io Schweigh., scrivendo ipiirt < 77c *-f s a n , entrar in lotta colle cose presenti ; ma bastava di can giare collo Scaligero %*p!ntt in , lasciando ViptSt che precede, perch ne risultasse un senso' plausibile, qual quello che abbiam espresso. Oltrech meglio confassi allo stile semplice e dignitoso di Polibio la frase che risulta dalla lezione da noi preferita. (16) Sa pagliericci. Secondo Livio ( x x v h , 48 ) eransi i Galli di notte dileguati pe cam pi, e stesi col sul suolo addormentati. (17) Morirono. Sembra aver di molto esagerato Livio (xxvnr, 4g ) scrivendo, che quaranta sei mila nemici avean i Romani uccisi in quella pugna, per modo, che rendettero a Cartaginesi la pariglia della battaglia di Canne. (18) Schiacciate votive. nAi erano quella chiamate dai G reci, e liba le appellavan i R om ani, quantunque gli ultimi le denominassero anche placentas, confondendole cosi co -AxS7er de Greci ( donde deriv il nome latino), che non servivano ad uso sacro, ed erano certe leccornie, delle quali ne avea molte m aniere, che trovansi descrtte in Ateneo ( x iv , p. 643 e seg. ).

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Tagliavansi in quarti per cagione della loro grandezza, conforma scorgesi da Marziale (lib. ix , epigr. 91 ), Catone de R. R. c. ^5 insegna il modo di prepararle. (19) Filippo ec. Livio (x x v in , 8 ) nella storia di questi tempi fa menzione della discesa di Filippo nelle terre degli Eto li , e della preda che di col trasse, ma non rammenta n Ter mo n gli' altri luoghi che ricorda Stef. Biz. Schweigh. (ao) Lago di Triconio, cosi denominato dalla citt principale fabbricata sulle sue sponde. Intorno ad esso ed alla sua picciola distanza da Termo vedi lib. v , c. n , dove leggonsi pure i guasti fatti da Filippo in Termo. T Xi'ft *, il lago Triton id e , lappella Polibio : noi abbiamo seguito , cosi qui come nel luogo citato , luso della favella italiana. (ai) Peggio. Muto col Reiske x.*xi (male) in **<>( peggio), considerando che il distrugger in una seconda invasione ci cha crasi risparmiato nella prima era aggiugner malizia a malizia. (aa) Filo. Questa citt che Stef. Biz. scrive (Fytaion), Polibio nel lib. v , 7 , scrive /7 (F o itc o n );la qual diversit nella scrittura non he produce alcuna nella pronunzia. Ch essa non sia da confondersi con 4>7 i /* < da noi denominata in sin- , golare Foezia nel lib. iv , 63 ,. e eh era ne confini dell Acarnqnia , anzi secondo Stefano nellAcarnania stessa, mentrech 1 altra era nel cuore dell Etolia, fu gi da noi avvertito nella nota aa al lib. v. (a3) Che n il re Tolemeo ec. L arrivo del console Sulpicio in Grecia con un esercito, dove unito alle forze degli Etoli e del re Attalo faceva aspra guerra a* Macedoni ed a quasi, tutti i Greci d E uropa, riempiuti avea di terrore i Greci dAsia , e mossili ad interporsi pella pace fra gli Etoli e Filippo. Da Livio ( x x v in , 7 ) si conosce che ambasciadori di Tolemeo e deRodii avean avuta in E iatea, citt della F ocide, una conferenza con Filippo a tal effetto, e che gi prima in una ragunanza degli Etoli e de Romani tenutasi in Eraclea eran intervenuti ambasciadori ( probabilmente i medesimi ) per trattare la pace. Ma a que-

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sto discorso) dve con.cosi poco riguardo parlatasi de Romani, non possibile che questi' fossero presenti. (ii) Salvezza. Io tengo col Reiske che <rulnpi*c abbiasi qui a leggere, e non (ruinas): checch ne dica lo Schweigheauser, il quale mal difende la sua causa sostenendo, che <rro7<r significhi intueri aliquid, rationem alicujus rei habere ( affisar alcuna cosa , averne riguardo ). Imperciocch cotesto verbo vale propriamente collimare ad scopum , xcr *!r3 fuX X tit , secondo Suida ed i dizionarii di Fozio e di Cirillo ( tendere direttamente ad uno scopo, prender alcuna cosa di mira ) ; n pu supporsi che 1 oratore volesse d ir , avere i mediatori della pace mirato alla ruina degli Etoli e degli altri duci. (q5) Respettive. Questa espressione m sembrata corrispondere allo vpi'tfmt del testo , che n vostre qui significa, conforme la tradusse il Casaub., n nostre, siccome vuole lo Schweigh., ma proprie, cio delle patrie di tutti coloro che sono qui men tovati. (26) Dalla differenza. La scrittura Volgata 7 jf JisttpS-npZ, dalla consunzione, donde risulta un senso strano anzich n , che il Reiske invano di difendere s ingegna. Pi ragionevol la lezione d i tfiittpop* proposta dal Gronovio ed accettata dallo Schweigh., che io pertanto non definisco , siccome fece il pri mo , apta constitutione ad concipiendum ignem , non avendo giammai il valore di costituzione, modo d esistere atto a qualche cosa; sibbene cosa naturale che il fuoco pi o i n e D O si propaghi secondo la differente suscettivit della materia d esserne attaccata. (a^) Guerreggiaste. Al Reiske ed allo Schweigh. non piacque il iraXiftilt nel passato , che secondo loro meglio s accorda colli b i <rvyyifmt, che segue: Ma 1 aoristo , cio tempo indefinito che s adatta cos al presente come al passato , n di un altra guerra pi antica ragiona qui 1 oratore, ma jdi quella che allora guerreggiavasi. Noi abbiam posto lanzidetto verbo nel

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presente del congiuntivo, cosi richiedendo la costruzione italiana. (28) Non profittevole. Lanno addietro erano gli Etoli stati vinti due volte in battaglia, conforme riferisce Livio ( xxvii, 3 o), e quest anno stesso fu guastata 1 Etolia da Filippo, siccome ve demmo nel cap. antecedente, se p u r quell affare avvenne avanti il congresso del quale qui parlasi. Schweigh. (29)' Intitolati. Vedi n , 2 , ed ivi la nota 8. (3 0) Perciocch. 11 Casaub. e lo Schweigh. cancellarono la particella ytp contro lautorit di tutti i manoscritti e della pri ma edizione , ed il Reiske lasciandola suppose, che dopo le pa role ineTi Jtitat (m alor alcuno) seguissero queste: tpytttft rii 75 7tfi , (Filippo il nome ed 3 pre testo della guerra ) , mentrech il fa tto e la verit- sono i suoi alleati. Ma io credo che si possa lasciare il ytp senza far alcuna aggiunta al testo , sottintendendo dopo tvptptx^ut ir*pxltl*t il participio ritra ili u t, mentre che soffrono. Il perch io tengo che sia da cangiarsi in virgola il punto minore eh innanzi leilm , e viceversa in punto minore la virgola avanti *7* , e da aggiugnersi ytp dopo iteti t I tila t. (3 1) L abitato. T*r *1X11; (le c itt ) ha il testo , sostantivo che fu gi sospetto al Reiske per cagione del irixnte che di poco lo precede; quindi proposegli di sostituirvi aixixt (case), lo , a dir vero , non dissento dallo Schw eigh., cui non suona male cotesta ripetizione; tuttavia chiaro che x-cXit la prima volta ha senso pi largo, esprimendo la citt con tutti gli abi tanti , e la seconda in significato pi ristretto vale le abitazioni soltanto. (32) Voi. Colla duplicazione di questo pronome, equivalente a voi stessi, ma forse pi energica, e quasi oratoria, ho creduto di rendere la forza dell xvlt't eh nel principio del periodo, che si riferisce non solo alle parole i/3p/gstt ixaptt/tnlt (vi ba sta lanimo d insultare) che tosto seguono, siccome osserva lo Schweigh., ma alle pi lontane ancora, Tvt^nxttf dii ( e faceste accordi ).

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(33) Oriti Oreo nellEubea cadde dopo breve oppugnazione, per tradimento di Platore, il quale vi comandava messo da F i lippo , nel potere de Rom ani, che miseramente la ancheggiaro no. ( Liv. x x v i i i , 6 , 7 ) . , ,. (34) Eginetu Approd il re Attalo in E gina, quando i Romani giunsero con un armata i NaupaUo. Ma poich Filippo , al r e more che i Dardani invasa aveano la Macedonia, erasi partito dall A caia, i Romani recaronsi pure in quell isola, e vi sver narono insieme co loro alleati. Quindi non a dubitarsi che gli abitanti di quella saranno rimasi oppressi da tanta mole di nemi ci, quantunque Livio noi dica espressamente (xxvn , 3o , 3 3 ).(35) Fatta salire sulla scena. Ew< lst xtx/tP *ov<mt scrisse Polibio, ed io non ho voluto sopprimere questa bella metafora , che i traduttori latini ridussero in patefaktum st omnibus (ssi renduto noto a tutti). Del resto era li ^mrrp*. secondo ch la definiscono Esichio e Polluce ( iv , 128 ) , la parte della scena dietro il sipario , che scopriva ci che interna mente faceasi, e che moyeasi in giro. (36) Egli anche troppo manifesto. Dalla fine del periodp abbiamo, per procacciare chiarezza al discorso, sullesempio de gl interpetri latini, qui tratte queste parole , non trascurando 1 accrescitivo x lx i che quelli om isero, e leggendo con lutti i libri Hi yxp ut V tiftx ln , non 7i ykp u t , che per 7*r yxp (imperciocch quando) scrisse il Reiske, seguito dallo Schweigheauser^ il quale poscia se ne pent. Al secondo 'ih che richie deva la lunghezza del periodo ho sostituite le parole : Che i Ro mani , dissi. (3 7) altres chiaro. Quest aggiunta al testo fu necessaria ; perciocch gl infiniti irtr&ttt, itrxp^ttt in luogo d t r t t x i . siccome poc anzi riscontrossi , sr<r t t l x i , fanno conoscere l omissione dell 71 (che), relativo allf ri *xlxtp*i\s ( manifesto) troppo distante nella nostra traduzione per non aver bisogno d esser un altra volta indicato. (38) Voltato alquanto C animo alla moltitudine. n<V*>7r

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la frase del testo che io ho amato meglio di render quasi letteralmente , che dattenermi al Casaub. ed allo Schweigh. che cos la tradussero ; Quum multitudinem non mediocriter visus esset commovisse ( sembrando d avere non mediocremente commossa la moltitudine ). A<7f *- qui

im iptirili Iti 1ls

mutazione di volont, persuasione ad un parere diverso da quello di prima ; non gi semplice commozione. Meglio spiega 10 Schweigh. la frase Sm lfexnt w ttu tT ttt nel dizionario Poli* biano : commovere aliquem dicendo, ut eum pudeat et poeniteat
( commover alcuno col discorso per modo, eh egli ne sia spinto a vergogna e pentimento ) (3g) Tre essendo ec. In qual modo Filopemene esercitasse i cavalieri achei , quando era generale della cavallera, rifer Polibio nel lib. x , c. a i. Ora creato pretore degli Achei (confr. 11 cap. io ) ristabil la disciplina militare presso la sua nazione Schweigh. Veggasi intorno a questi tre modi d ammaestrarsi nell arte del capitano il lib. ix , c. i4 , e col la nota 47( 40) Metodico. Degli altri due modi il primo indiretto, non contenendo la storia propriamente la scienza strategica ; 1 altro ammaestra senza certe regole, e quasi occasionalmente. Il meto dico soltanto insegna l arte di proposito per via di regolari trattati. (4 1) Alla maggior parte. Continua in questo frammento la descrizione della degenerata disciplina tnilitare presso gli Achei. (4a) Molti. Questo frammento scritto nel margine del co dice urbinate , l dove leggesi l estratto antico eh esponiamo nel prossimo capitolo g. Schweigh. (43) V acconcia loro struttura. Narra Plutarco nella vita di Filopemene, p. 36 o , che innanzi atepipi di questo capitano portavan i soldati achei scudi leggieri e ristretti, per modo che non coprivano tutta la persona , e che to' loro lance erano bre vi , atte soltanto a ferir da lontano ; i quali vizii dell armatura egli corresse. 11 perch io leggerei piuttosto col Reiske x-tilxrxtvtt ( costruzione, fabbricazione) , di quello che spiegare collo Schweigh. ltft-intiM che hanno tutti i libri ea commoditas ar-

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morum , u t, cum induuntur, bene apta sint corpori (tale
comodit delle arm i, che quando s indossano adattinsi bene al corpo ) , traendo il senso dalla bardatura degli animali da soma agli uom ini, e facendo , che talvolta significa mettere la sella a gium enti, sinonimo di irtfir/^trS-in. (44) Scarpe. Gli antichi, cos Greci come Romani,non copri vano tulto il piede colla scarpa, conforme facciamo n o i, ma adagiavan alla pianta una suola che vi saldavano con correggiuoli avvinti al dorso del piede ed all estremit inferiore della gamba; locch meglio che il latino calceamenta indica il greco itrtStr/tc eh nel testo, e che 1 Emesti ha omesso nel suo dizionario. Sembrano pertanto di miglior conio iir t/fm e e inJn ptxIa , la prima dlie quali voci veggasi in Platone (Prtagor. T . i , p. 3 aa ) e la seconda in Senofonte ( Cirop. v m , 1 , 4 1 > OEcon. v m , 19). (45) Senza fasto. Interi at d il solo codice urbinate, mentrech negli altri la scrittura viziosa. O ra siccome tpt*-* sovente adoperato dal Nostro per attillatura, ornamento del corpo (Y . lib. v , 81, n. 246; v i, 5 a , 2 f i ) , cosi dovrebbe questo aggettivo riferirsi a vestiti, conforme piacque allo Schweigheauser che l interpetr, qui in omni exteriori cultu et adparatu simplex e st, et sine adfectatione. Ma che cosa ha da fare la conversazione col vestiario e col raffazzonamento del corpo ? Io credo pertanto che la mentovata voce abbia un senso pi largo t e si estenda a tutto il portamento della persona ; quindi approvo la spiegazione dell Emesti : Facilis , comis , simplex adeuntibus, ut nihil superbiae appareat ( affabile, cortese, per modo che non lasci apparire punto di superbia ). Dalla quale spiega zione poco si discosta la traduzione del Casaub : lis erat moribus , ut importunitatem aliorum facile patere tur. ( Tali erano i suoi costumi che facilmente sofferiva laltrui importunit ) ; ma questo interpetre avea letto srifj 77; (alieno da ogni superfluit) in luogo di tu rifin tu ite che hanno pressoch tutti i codici. (46) Ed esercitolla. Queste parole'corrispondenti ad */** it

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yvpttug i tono un aggianta del Reiske , che io non ho dubitato
di ricevere, siccome fece lo Schweigh. Il Casaub. riempi que sta lacinia colle seguenti : Et delectus agere incipiebat ( ed in cominciava ad arrotare soldati ) , avendo tradotte quelle che pre cedono, <*ft ftt> r v t t l* \f. Sirruil quid faciendum illis esset praecipiebat ( ad un tempo ordinava loro ci che avean a fare). Ma siccome da supporsi che la moltitudine raccolta da Filo pem ene, fosse gi coscritta, cosi doveva esser 1 oggetto di quella convocazione il disporli alle operazioni di guerra. (47) Il tiranno. Questi era Macanida , tiranno de Lacedemo ni , la di cui sconfitta ed uccisione per mano di Filopemene qui subito narrasi. ( 48) Andar paralleli. Non comprendo V aequit passibits procedeba.nl ( proseguivano con passi eguali ) in che fu latinamente tradotto il 9rf<cAAi|Avr * y* t del testo. Se non minganno volle Polibio significare, che i mercenarii marciavano non allato della falange , ma innanzi ad essa in fianco della vanguardia , per modo che occupavano la stessa linea. (49) Divisa in parli a guisa di coorti. Kttlt VtKti m tftiS tt scrisse Polibio. il Tt\* t presso i tattici ( Arrian. c. a i , iE lian , c. 9 ) una parte della falange , composta di ia8 lochi o decurie, delle quali ciascheduna avea 16 uomini ; quindi eran in tutto ao 48 uomini. Schweigh. Secondo A rriano, a dir vero, formava il telos la met della cavalleria che entrava nella falange, ma da questo luogo di Polibio vedesi che tutta la falan ge , cavalli e fanti, n era composta. Siccome pertanto il numero de soldati nella falange non era minore di ventimila ; cos era la proporzione del telos alla falange all incirca la medesima che quella della coorte alla legione : cio d uno a dieci. (5 0) Elicasii. Questa lezione deriva dal Gronovio, il quale con molta probabilit sostitu *AK<enr a (degli Elisfasii), in che s accordano tutti i codici ; riscontrandosi in Plutarco (Ag. et Cleom. p. 815), una citt vicina a Megalopoli, e quindi poco lungi da Mantinea, che nel genitivo dicevasi '2.Xix.!> > tc( (HeliP o liB io ,

tom. IV.

36a
cunlos ), donde gli abitanti saraunosi chiamati Elicasii, come da Fliunte ssi fatto Fliasii. Io avea pensato a Taumasii, popola zione arcadica , che secondo Stef. Biz. abitava sopra ed intorno al monte Taumasio ; ma troppo s allontana siffatta scrittura da quella del testo. Lo Schweigh. crede, eh Elicunte possa essere la stessa citt che Pausania rammenta sotto il nome dElissuute, od Elissonte. (5 1) Che poteasi vedere. L Orsini ed il Casaub. aveano male corretto il testo de manoscritti e della prima edizione , conver tendo con notabili alterazioni etfi Si rciltt r v t i r l t i nifn ( x x \ t il cod. aug. ) , ih i in ifta Si l i 7? <rvi*w lw nSn k t f t t i lti , essendo gi il tempo del conflitto. Ma il Reiske meglio awisossi di scrivere fi S't 7a m i t r i t i XJ* xXms t h i , mutando la sola lettera in a, e cancellandone tre {l*o nella parola Itila ). Lo Schweigh. ha ricevuta la sua lezidne, e giudiziosamente osserva, che se i nemici erano gi tanto i(inol trati che doveasi incominciare la pugna, non restava a Filope mene il tempo necessario per girar intorno ad aringar i soldati. (5 a) Ma con chiarezza e convenienza. E ftpteiixSt scrisse Polibio , vocabolo che Snida interpetr itn v h x S c xa) wptwirl* s: egregiamente, secondoch a me p a re ; dappoich se WitrJixSs (chiaramente) soltanto significasse questa voce, siccome la definisce Esichio, leggerebbesi appresso, mt w fit 7 w f i il a x /iiv ttt (siccome richiedeva il presente pericolo, e non il ge nitivo 7v i r t f l i l t t xu S iicv. Non so perch non piacque la spiegazione di Suida allo Schweigh., il quale con lungo giro di parole cosi tradusse questo luogo. Sed iis ( verbis), quae ad declarandum , qualenam esset praesens periculum , pertinerent , (ma con parole eh erano proprie a dichiarare, qual fosse il pre sente pericolo ). (53) Benevolenza somma. Non era necessario di mutare i*~ x\ vAi/Vr* in i v it/a t aat w im t (benevolenza e fede), siccome fecero il Reiske e lo Schw eigh., ma poteasi adottar* la correzione dello Scaligero che omise il x) ; sebbene questa

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particella ancora potea lasciarsi , che Polibio, conforme conobbe 10 stesso Schweigh. , spesso usa pleonasticamente co' vocaboli w-Ai/ovf e (m olto, grandemente). (54 ) Entusiasmo. Ho conservata nella traduzione 1 espressione greca ttD-tvaxrpts , ricevuta in tutte le colte favelle moderne. 1 traduttori latini la circoscrissero : Veluti divino fu ro re perciti ( quasi da furore divino colpiti ) , e con ragione, essendo stati i Romani molto pi schizzinosi di noi nell adottare i vocaboli greci, che amavano meglio d inserire ne loro scritti co caratteri originali ; siccome il presente appunto trovasi in Cicerone ( Ep. ad Q uint fratr. in , 4 )(55) Tarentini. Intorno, a questa qualit di cavaileggeri, vedi 1 1 N ostro, iv, 77. (56 ) Verso qual parte. Il Reiske legge * 9 w ltp u t . verso quale dei d u e , a malgrado di tutti i manoscritti che hanno *$' iw tltp f. Lo Schweigh., che adotta la lezione del Reiske, cita in difesa di lei un passo del libro V, 8 5 , simile al presente, dove il x xx egualmente costruito col genitivo. Ma io credo che possa benissimo stare iv a tp tt, sottintendendo od aggiugnendo fttpot ( p a r te ) , e cosi 1 ho tradotto. (57) Continuavan ad occupare. Non curarono gli editori di Polibio l emendazione fatta a questo luogo dall O rsin i, il quale con picciola alterazione cangi il volgato Sia,!fiotti x (che scor revano) in StXKxli%tilxc (che occupavano) , finch venne in mente allo Schweigh. di riceverla nel suo testo; giudiziosamente osservando, chc impossibil cosa di scorrere serbando lo stesso posto. La qual riflessione sembra pertanto che abbia fatto il Casaubono ancora, ponendo dopo ir 7ji /tx% y(nella battaglia) un segno di lacuna , non meno che il Reiske , il quale la riempi col verbo (conservare), quantunque amendue lasciassero il vizioso Stxlpi%*tl*t. Ma altra ragionevolissima aggiunta fece lo Schweigh., che non abbiam dubitato d accettare. Dando tutti i codici Si 7a pii ptQ tltptvt, n potendosi St* To costruire col participio S tx tx T t^ trlx t, stim e g li, che nella particella

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fin fossero le tracce del verbo fiittu ; quindi propose nelle nota di scrvere < T < T fiitn t iftftT tp ttir , (perciocch rmanevan
amendue occupando ). (58) Merc della loro costituzione. Ait 7J T |ir ha 3 testo, che i traduttori latini voltarono, propter adsutludinem (per ca gione dell esser avvezzi ). Ma perch dovean esser i mercenarii del tiranno pi assuefatti a maneggiar le a rm i, che non quelli degli Achei ? Dalla ragione che tosto rende Polibio del maggior valore con cui combattevano presso i Greci i mercenarii assol dati da tiranni, che non quelli eh erano allo stipendio delle re pubbliche dovrebbesi arguire, che cotesta preponderanza derivasse dalla natura e costituzione del governo, che li adoperava. w Eh pertanto non significa solamente abitudine ma ancora

, Sva-pttlattinia 1f i w s , disposizione, modo perma nente (Y. Esichio in E*7imt), locch pu dirsi di ciaseheduna
determinata forma di governo. E la forma despotica appunto del regime di Sparta fu cagione , che i mercenarii di Macanida fos sero in maggior numero e pi' addestrati nelle arm i, ed altra mente costituiti che quelli degli avversarii. (59) Le milizie cittadinesche. Queste appella Polibio qui ( tu rb e ) , e pi sotto waXilixeut (u rb a n i). Alcuni moderni le chiamano con nome molto improprio semplicemente milizie; ma io volli aggiugnervi lepiteto che le qualifica, evitando il termine di soldati , che ricorda il soldo eh esse non aveano. (60) De'duci. D ttfm lti Imi yavftttm t sono parole aggiunte al testo dal Gronovio , in luogo delle quali il Casaubono notata avea una lacuna. Una simile sentenza pronunci il Nostro nel lib. ix , c. la. (61) E sciolta t ala sinistra. Nella fine del cap. 11 , abbiam veduto che la milizia straniera formava l ala sinistra, della quale Filopemene stesso assunto avea il comando; perciocch pelle ra gioni addotte egli diffidava del suo valore. (62) Di girare ec. La medesima evoluzione fece C. Claudio nella battaglia contro Asdrubale ( x i , 1 ) ; se non che questi al-

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tacco il fianco in luogo della fronte. D'incalzare. Il verbo a y ttt alquanto strano in questo senso; onde il Reiske credette, che Itis trfivm trn a y iit fosse relativo a soldati di Maca nid a, quasi che Polibio scritto avesse rut I t s . pttl* IS t trap' ta v li, con quelli eh egli avea seco. Ma forse da leggersi ira y ttt, che il Nostro adopera sovente nel significato di caricar i nemici. (65) Piegatosi ec. Qui avea 1 Orsini aggiunto il participio ( avendo comandato): ripiego al certo giudizioso, ove leggasi A nno (p ieg a re ), e non (p iegan d o ), sic come suppose il Reiske che fosse scritto. A me sembrata p ro babile quest ultima opinione , il tralasciam elo d una intiera parola essendo men facile della picciola alterazione di in fi. (64 ) Isolati comi erano. Allorquando 1 autorit concorde dei codici favoreggia una lezione, donde risulta un senso ragionevo le , non havvi necessit alcuna d introdurre mutazioni nel testo. Ci accadde al presente luogo. In tutti i manoscritti leggesi 7r Q aXxyyflat iv i cui (quelli della falange sola); ed infatti fuggiti gli stranieri, avea Filopemene condotta in fretta la falange sola sovra un colle vantaggiosamente situato per rispetto a nemici. Ora lo scoraggiamento della falange e la necessit di confortarla derivava appunto dall esser essa rimasa sola ; quindi ben na turale che Polibio rilevar volesse siffatta circostanza. Ma il Ca saubono mut ivlcis in aul, col , pella qual lezione ptirtu viene a significar restare , rimanere, non muoversi; anzi Sap piti xat pittiti (darsi animo e restare), secondo lo Schweigh. che accetta questa correzione, sarebbe quanto / t i m i Supptiilat ( restare' dandosi coraggio). Tolto pertanto a pittiti l appoggio dellavverbio locale, equival esso a durare, tollerare , reggere, nel qual senso l us altrove il Nostro ( iv , 8 ; v i , 6 ). (65 ) Polibio da Megalopoli. Con ragione distingue il Ca saubono questo Polibio dal nostro Storico ( nell indice deye cose memorabili contenute nella storia di Polibio). Sembra egli essere staio lo zio paterno o materno del Nostro. Imperciocch era co-

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tome de Greci di denominar il maggiore de figli dall avo pa terno , il secondo dall avo materno , o dall uno delti zii per parte di padre o di m adre; locch par eziandio esser avvenuto n d nostro Storico. Che non possa qui esser denotato il nostro Polibio quindi chiaro, che il Polibio qui rammentato dicesi che fosse uomo di grande pratica nella milizia, e dotato di pru denza e d autorit , la qual cosa indica un et matura. Accadde pertanto questa battaglia, nella quale il valor di Filopemene raddrizz gli affari degli Achei e colpi gravemente quelli degli Spartani, lanno secondo dellolimp. c x l i i i . Ma il nostro Storico Polibio , narrasi nel frammento della legazione lv ii , che fu in sieme col padre ambasciadore presso Tolemeo Filometore, quando per cagione dell' et non poteva ancora coprir cariche nella re pubblica , e che gli Achei aveangli conferito cotesto onore in grazia d d p ad re, memori de meriti co quali Licorta se li ebbe obbligati. Cadde quella legazione nell anno quarto dellolimp. c x l i x . Che se adunque Polibio lo storico fu allora ancor nell adolescen za , e dalle leggi non per anche abilitato ad amministrare la re pubblica , come poteva egli venzei anni prima essere gi stato uomo fatto e quasi pi vicino alla vecchiezza che alla giovent? Reiske. (66) Sottrattisi dalla fuga. T lr Jtxittxi.ix.ilaf 7it sono le parole di Polibio, che gl*interpetri latini voltarono , e fu g a declinassent ; ma meglio le avrebbon essi rendule per f u garti declinassenl, nel qual senso leggesi presso Cicerone ( Orai, c. 68 ) declinare impetum. Quindi era superflua la correzione dello Scaligero wp'itt 7 Qvyiit, e fuori di proposito il traspor tare , siccome fece lo Schweigh., dal significato passivo all attivo, definendola compulsionem in fu g a v i, quasich avesse il Nostro inteso di dire , che i mercenarii salvaronsi dalla spinta eh ebbero alla fuga. Qui devitassent fugarti, spiega il Reiske questa frase meglio degli altri , hoc e s t, non passi essent se in fugam cum reliquis impelli ( non lasciaronsi strascinare cogli altri nella fuga ). (67) Abbassarono le aste. V. 11, 69 , e col la nota aa 3 .

36n !
(68) Punto, N xt'k T /3d-r ( in profondit ) , o xaa, 7 Itxtc ( siccome doveva essere ) col Reiske , n xal* % &tpt (dappoich era State) col Casaub., e molto meno x7< i 7 lx o t ( secondo la fine ) co manoscritti tutti io credo che abbiasi qui a leggere; sibbene collo Schweigh. \it 7X tt. famigliare al Nostro nel senso di prorsus. (69) Sterpi, "Aypix oXii nel testo , propriamente arboscelli salvatici , e frondi stentate , quali crescono peli appunto nei fossi , non gi frutices spinosi , conforme fu questa espressione voltata in latino. Veggasi il vocabolario della Crusca alla voce

sterpo.
(70) Da lungo tempo. Cio dal momento nel quale Macanida, in luogo di profittare del vantaggio da lui ottenuto, trasse dietro alla milizia straniera degli Achei che fuggiva. 11 Reiske , dando a cotesto tempo una maggior estensione che non gli si conviene, interpetr v p a u ittr (v ed u to ) wprSiStxiifitin xu wtwoSiip t i f t (aspettato e desiderato), e per tal guisa attribuisce, siecom egli stesso confessa, al verbo ipSt uq senso alquanto raro. (71) I Lacedemoni ec. Molto si sono i critici occupati di questo luogo; ma a me sembra che il Casaub. riportato abbia il vanto sopra gli altri che pretesero di correggerlo. Ha egli con picciola alterazione convertito 1 W 7jf 7j r 7aQptu de codici in tTt Ini U f f * ? , ed il vptfnXm railtt de medesimi in vS u X i rx iit. donde risult la lezione che noi abbiam espressa nel volgarizzamento. AlV incontro non probabile, che Polibio scritto abbia 11 7 ji 7J t 7ip p tv xax flirti (nella discesa del fosso , cio , mentrech discendevano nel fosso ) , siccome cor ressero il Reiske e lo Schweigh., dopoch nella fine dell ante cedente capitolo egli avea gi detto , eh.' erano corsi per quella alV impazzata s e supposto eziandio che s avesse a leggere , contornile piacque al p rim o , trpet Itus vwtpSifcftvt Itv t w tXipittvt vptinXmrailts , strana anzich n ne sarebbe l interpetrazione 1 Significabant clamore suis sodalibus pone tequenlibus , propinquo! esse Achaeos (significavano colle gridi a loro

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compagni che li seguivano dappresso, esser vicini gli Achei). Ma assurdo sovrattutto quell /> > 7<r p'ot levi wtXtftl*vt . . . m-ptiixui 7*s (salirono verso i nemici che manifestamente stavano in un luogo pi alto ) dello Schweigh. Quanto pi ragionevole il credere, che i Lacedemoni , discesi senza ordine nel fosso , ben lungi dall andar incontro a nemici che dall alto gli assaltavano , sbigottiti si dessero a fuggire 1 (73) Ed essendo soverchiamente progredito. K< ftaitf 1 ivTct ifurtpt/it cftj3atAAi hanno tutti i codici, donde il Ca saubono fece k . fi. a. (tv ttfitts cf</S*AAs<, e giltandosi lungi dalC esperienza , vai a d ire , mostrandosi lontano dalle cognizioni d esperto capitano. Ma pi probabile che Polibio rammentata abbia una circostanza essenziale al ragionamento eh egli volle esporre, siccom era peli appunto il soverchio innoltrarsi. de Lacedemoni, cagione della loro sconfitta , innanzi all impedimento, sopraggiunto e d . alla fuga presa ; egli , d issi, pi probabile che Polibio sorpassata non abbia questa particola rit , di quello eh egli facesse la meschina osservazione , che Macanida cosi operando si dimostrava capitano ben poco esperto. 10 leggo quindi, attenendomi al parere manifestato dallo Schweigh. nelle note, (che nel testo ricevett egli la lezione, del Casaub.) con lieve modificazione della scrittura volgala : K< ptuHfat

ivTor il ittfil* tus , p ii* p * \\n , e scorso nel cammino troppo innanzi, ritornasse. (j 5) Veggendo. Nel testo manca questo participio, cui gli
spositori di Polibio supplirono diversamente. 11 Casaub. scrisse

cognito postmodum ( avendo poscia conosciuto ) , lo Scaligero va-cAa/3*> (supposero), il Reiske tepiiTUtlts (stimando). Chec
ch abbia scritto il N ostro, io tengo che il verbo da lui usato indicasse certezza di cognizione anzich parere , e sembrami che 11 Casaub. pi degli altri toccalo abbia nel segno. (74) Lasciatisi andar troppo innanzi. Qui pure cangiai collo Schweigh. in * > tr tfii , lifiulaudo la lezione del Ca saubono , eguale a quella che poc anzi abbiam esaminata. V. la nota 72.

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- (yS) Commetter i pi gratuli errori. Il testo difettivo del verbo., che.secondo il Reiske avrebbe.ad esser rpaXXtrSai, .e secondo, lo Schweigh. ifta fla iin (amendue significanti errare). Ma perch sufficiente fosse cotesta aggiunta converrebbe che si leggesse ftix ir r * o ft'iyirrtt (m assim am ente), e o o n fily im t (grandissimi) eh aggettivo. Quindi io sospetto che manchi alla sentenza ancor un sostantivo ; locch sembra d aver sospettato il Casaub. che cos scrsse : Quo probro nullum queat majus imperatori objectari. Nella qual ipotesi ftiyirr* si trarrebbe dietro il sostantivo iitlSti. (76) Foga. Con energico vocabolo chiama Polibio questimpto sconsiderato nell inseguire w*faw urtt da vxfa-w tnlii*, quasi lasciarsi cadere fu o ri di strada. Usollo egli gi el lib. i t i , c. 114 , vrso la fine , parlando d un fatto simile al presente. 11 Reiske il confonde con vfiw lm n r da w ftw /w h it dov bens il significato di corsa precipitsa , ma noi quello da berrazione. La nostra lingua manca d ufi termine che renda il greco perfettamente. (77) Per essersi troppo innoltrato. tfli , non rr.fa n i v i n c i , avendo qui voluto indicare Polibio il soverchio allontanamento di Macanida nell inseguire, cht l avea separato 'dal resto del suo esercito. (78) Polieno e Simmia. Di costoro dice Plntirco nella Ytta di Filopemene: O < l f <bii.w(fttti ir* firn ft% tftitfi **< <rvtim 1, i quali erano sempre presso t l tiranno , e gli servivano da scudieri. II perch io sono davviso collo Schweigh., che il volgato trxftinrltrlm i ( introducendosi furiosamente ) dopo h t t%f*l* debbasi cangiare in rviaruirrai! (scudieri). Inutile pertanto credo il wafixx-iv*!, e col Reiske aggiungo im iiT It a 7 t i t i ira fa y u y n i , interpetrando queste parole: Scorreva di ricontro. AirSti l f 7v fittti sembra aver letto il Casaub., che tradusse: Tyrannum expellcre instUit; ma viziosa troppo cotal costruzione. nfiAavr t ix ltfu $ it (corre vano da amendue le parti l uno appresso l altro) dice Plutarco.

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(j9) Anassidamo. P are che siasi introdotto un errore n d no me d Anassidamo, non perch non potesse d a rsi, che due persone dello stesso nome fossero nella medesima pugna in ciaschedun campo avversario; ma perch nott credibile, che Po libio non li abbia l uno dall altro distinti con qualche segno . Reiske. (80) Fatta una giravolta. Cosi ho creduto di dovere, seguendo il Reiske, tradurre 1 u ptilafiiXit che qui leggesi: espressione militare che, conforme vedemmo nel libro antecedente dove s o d o descritti gli esercizii che lo stesso Filopemene fece far alla cavalleria tchea, quanto un movimento col quale si compie la met d un crcolo , e che dava maggior impeto allassalto. La spiegazione che ne d lo Schweigh., pi ingegnosa che giusta. * E , dice questo commentatore, voltatosi , vol tato il cavallo i vai a dire, essendo Filopemene a ci solo intento che non gli iiggisse Macanida superando il fosso, egli era ra gionevole , che s affaticasse di andargli sempre alquanto innanzi col correre : quindi come prima quegli tent il passaggio, volt il cavallo e gli and alla vita . (81) Andatogli addosso. X v tx y x y it iv lS frase alquanto strana che gli spositori di Polibio hanno cercato di emendar in varie maniere. La lezione pi sana , secondoch io credo , rvitwxyxyZ* proposta dal Gronovio, essendo \-waytn il verbo pi proprio per lignificare l azione di dar l assalto. N sarebbe fuor di proposito rv*o 7 ( azzuffatosi ) conforme suggerisce l Eraesti. (8s) Di punta. 'E* JiaXi-Q/tut. Circa questa frase vedi 11 , 3 3 , ed ivi la nota. 119. (83) Aiutanti. O! trx flw trtt , letteralmente quelli che presso di lui cavalcavano. (84) Chi non lodtr ec. Livio ha ( xxvm , ia ) quasi colle stesse parole del Nostro espresse le lodi d Annibaie. Ma aggiugne pregio all elogio che ne tesse Polibio la grave politica ri flessione colla qual egli il chiude.

?7 i
(85) Ingegno, vutpttt qui nello (tesso censo che S lta fin rrpttliiytxti nel lib. i , 8 4 , dove 1 abbia in interpetrata ingegno di perito capitano ( Y. col la nota 269 ). U s i m i atque peritiam scrissero i traduttori la tin i, e tuttavia non dissero abbastanza. (86) Ne sedici anni. Discese Annibale in Italia l anno di Roma 536 (Polib. ih , 56 ) , e ne usc 1 anno 55 ? ( xv , 1 ). Ma Livio al luogo citato nella nota 84 d ice, chegli avea tre dici anni guerreggiato con varia fortuna sul suolo nem ico,, fin ch dopo la disfatta d Asdrubale si ridusse nellultimo angolo dell Italia. Ora cotesta disfatta , narrata da Livio nel lib. n v u , avvenne l anno di R. 548 , e 1 elogio d'A nnibaie da lui rapportato dopo laver detto che i nuovi consoli ( 1 anno di R. 549) ricevettero 1 esercito da C. Nerone e da Q. Claudio. Il perch io credo, che tutto questo frammento sia da trasportarsi al lib. x v , dov espongonsi i fatti accaduti l anno che Annibaie ritorn in Africa , e nel quale fini la dimora di sedici anni che egli fece in Italia. (87) Nazione - gente. Intorno al valor relativo di questi due vocboli, corrispondenti nel greco ad t S t t t e $*.>, vedi la nota q5 al lib. 1. (88) N qual si voglia altra cosa. Ci che comprese il No stro sotto questa espressione generale amplific Livio colle se guenti parole : Quibus . . . alius habitus , alii ritu s, alia sa cra , alii prope S ii essent (1 quali avean altre abitudini, altre fogge di vesti, altre arm i, a ltri'riti, altre sacre solennit, pres soch altri Dei). (89) Asdrubale. Circa le cose operate quest anno da Sci pione in Ispagna confronta Livio ( x x v m , la e se g .), ed A p piano nella storia de Romani in Ispagna. Appiano pertanto in molte maniere s allontana dalla narrazione di Polibio e di Li vio . Schweigh. Era questo Asdrubale figlio d Gescone, che accampato presso a Cadice era retroceduto, e eoli aiuto di Ma gone fratello d Annibaie avea ribellate queste provincie, e trat tone un poderoso esercito. Y. Livio 1. c.

. (90) Ilipa. HXX/yy* ( llinga questa citt denominata in tutti i codici , e Livio (x x v m , la ) ne fece Silpia. Il Casaub., posto avendo nella sua traduzione il primo nom e, incluse il secondo fra parentesi. Ma giudic rettamente lo Schweigh., d convertirlo in Ilipa , citt della Betica, rammentata da Strabone, da Plinio e dall itinerario d A ntonino, poco lontana ' da Ispali ( Hispalis, Siviglia odierna). (91) Quattromila cavalli. Dubito che debbansi nel testo aggiugner a questi altri cinquecento ; dappoich secondo Livio ( 1. c. ) su tal numero tutti gli autori eran d accordo : laddove in torno a quello de fanti i pareri erano divisi ; chi , siccome Li vio , facendoli ascender a soli cinquantamila, chi col N ostra re candoli a settantarsila. (93) Colicante. Colca e Colcha appella Livio (xxvm, 5 ; xxxm, ai) cotesto regolo. (93) Cattatone. Venne Scipione da T arragona, ed entrato nella Betica dov era Ilipa , pass per Castalone, confine orien tale di questa provincia, e per Becula che non n era lungi. Quindi mosse alla volta dell accampamento cartaginese, e giunto al suo cospetto pose gli alloggiamenti. Ma secondo la relazione di Livio ( xxvm , i 3 ) piant Scipione il campo , poich era al quanto progredito verso Becula, che trovavasi in qualche distanza da Ilipa. Il perch da credersi che Livio scrivesse, non sem plicemente: Castra ponentes eos Mago et Massinissa . . . . adgressi sunt ; m a, castra ponentes prope Silpiam (eh 1 Ilipa del Nostro) eos ec. Non verisimile la supposizione dello Schweigh., che lo storico romano ponesse la citt presso la quale accampato era Asdrubale nella vicinanza di Becula. (gi) Si sottrassero dalV affronto de' cavalli. Il testo ha iv i Ut l t m i i w i w i n t , che il Casaub., tradusse: Equis sunt delapsi ( caddero da cavalli ). Lo Schweigh., quantunque copiasse -la sua versione , s avvide poscia dell assurdo , che cavalieri tanto celebrati quanto erano gli Spagnuoli ed i Numidi avessero vuotata la sella al primo urto co cavalieri romani ; tuttavia oon propos egli alcun ripiego a questo inconveniente. Ove pertanto

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prendasi wew/trltii nel senso di dileguarsi fu o ri di strada , togliersi precipitosamente da qualche luogo,, ne risalter una sentenza pi ragionevole, quale noi l abbiam espressa. Allora 7< S * 'twwu r si riferir a cavalli de R om ani, e non a quelli de Cartaginesi, come fu riferita nell altra interpretazione. La sol lecita fuga degli uni (non la caduta di cavallo), e la resistenza degli altri da Livio pure accennata con queste parole : Illi promtissimum quemque . . . vixdum proelio inito , fuderunt : cum caeteris , qui sub signis atque ordine agminis incesserant,

longiar et diu ambigua pugna f u i t (g5) Dalla destrezza. Disse Polibio nel lib. v i , c. a3 , che
avanti i suoi tempi i cavalieri rom ani, non. essendo gravati dalla corazza > con facilit balzavano da cavallo, e vi si rimettevano. Livio ( 1. c. ) non attribuisce questa sconfitta de Cartaginesi alla causa addotta dal Nostro , sibbene allessersi durante la pugna unite a Romani delle altre forze tratte dalle stazioni e dalavori. (96) A giorno molto innoltrato. Livio (xxvin, i 4 ) dice, che Asdrubale era sempre il primo a schierare le sue forze, ed il primo a ricondurle verso sera negli alloggiamenti. Quindi se il Cartaginese solito era ad uscir tardi in campo, e per conseguente Scipione pi tardi ancora , qual doveva essere la sorpresa del primo in veggendosi assalito da nemici appena giorno. (97) In ora pi iarda. C osi, stando alla relazione succitata di L ivio, ed alla convenienza della cosa , mestieri d intendere collo Schweigh., la frase di Polibio 7y mptt w p tra ia lih m ; chec ch ne abbiano creduto il Casaub., il Reiske e l Ernesti che diedero in istranissime spiegazioni. Egli non tuttavia necessario di sottintender alle mentovate parole del testo, siccome piace allo Schweigh., 7er <f yuykt, quasich Polibio avesse voluto d ire, che Scipione mandava in lungo, protraeva ad ora tarda la sortita delle truppe. Imperciocch se si trova nel No stro ed in altri classici scrittori per i x l i i m i , estendere-, wptr,al it, u t sar quanto estender ancora, maggiormente , e 7* fander mutato in rii apar , per. modo che la sentenza sar:,

Estender maggiormente il tempo.

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. (g8) Dare la decisiva battaglia. Kf l i n t ha il testo, ch non lignifica semplicemente pugnare , conforme il voltarono i tradut tori latini , ma decretoria pugna contcntionem decidere ac fi nire siccome scrive il Reiske. (99) Come prima s fece giorno. Secondo Livio avea Scipione gi la sera avanti fatto girare l avviso , che fanti e cavalli in nanzi giorno mangiassero e s allestissero alla pugna. Ma forse avr egli per maggior precisione fatto replicar 1 ordine nella mattina per mezzo de serventi ( lwip'tl*i ) , Cio de litto ri, de quali valevansi i consoli, o chi li rappresentava ( siccome Sci pione eh era allora proconsole ) eziandio in guerra. (100) Le legioni romane. T r i i In fia liti scrisse Polibio, c u i, seguendo il suggerimento dello Schweigh., aggiunsi 1 equi valente di rrfa liw ti* . (101) Collocando ec. Il testo qui viziato, e per quanto il Gasaub. 1 abbia ragionevolmente tradotto, ed il Reiske siasi af faticato di ridurlo a sana lezione, io ho preferita lemendazione proposta dallo Schweigh. Leggesi in tutti i libri : I J f i l t t ftii Tus . w'l fi rolliOlf 7t v tr i twi,3 * \ t 7 t ftxuw riiii w cio ifttiti r ii i i p t f n . O ra li*-<jSAi<r. cui man ca il verbo che forma il compimento del senso, cangi il Reiske in iw / 3AAs< , dandogli il significato di andar contro i nemici; ma lo Schweigh., considerando la stranezza di cotale significato, e che poc anzi Polibio avea detto, che i Romani stavano cheti, interpetr tsrtfiix xti nel senso pi comune , singolarmente al Nostro, di schierar un corpo di soldati dietro 1* altro , e tras pose alcune parole del te3to , cosi scrivendo: Exr S '%7 #tr#f lals i n r i 7s i v i j l i W i t , 7uf ftt 1 . . A. (102) Quattro stadii. Ili p\ n i S i t t , circa uno stadio danno tutti i codici e le edizioni, spazio eguale a ia 5 passi, e mani festamente troppo breve per far tutte le evoluzioni indicate dal Nostro. Quindi pi presto d ascoltarsi Livio che pone quingentos passus , cio quattro stadii, ed bassi a credere , spcondoch osserva lo Schweigh., che Polibio scritto abbia tf rra ittv t.

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(103) Nello stesso modo. C io, siccome avan fatto nel pri mo attacco, il quale era rimaso indeciso, marciando, conforme s esprime L ivio, presso gradu, con passo errato. (104) Ed a lt ala destra ec. Non riconosco la lacuna che qui vide il Reiske e segn lo Schweigh., comech questi nelle note sembri ritrattarsi dalla prima opinione , cangiando 7 * /in St\lm in v 5 St St^tm , preceduto essendo 7 fit 'l pipar ( -

fiy y ttX t ). (105) Le insegne e gli squadroni. La voltata della quale qui parlasi , ed il movimento obbliquo del quale tosto raginerassi avea relazione allo spiegamento delle ale della schiera ro mana ed all agguagliamene della su fronte con quella del ne mico , il di cui esercito era quasi del doppio maggiore ; ma faCevasi ad un tem po, affinch le legioni romane attaccassero le ale degli avversarii prima che potessero affrontarsi i ceniti . Schweigh. (106) Tre coorti ec. Tptt rmt (pxc ( 7u7o St *Xt7li 7V fltn y ft* Imt wtt w*fk Ttiptaftit m efite) j letteralmente: Tre spire ( cotesto corpo di fa n ti chiamasi presso i Romani coorte). Il Casaub. cosi tradusse questo passo : ' Spiras stve manipulos ternos, quot nempe romanam cohortem conficiu.nl, loc ch secondo la spiegazione dello Schweigh., significa, che cia scheduna coorte componevasi di tre m anipoli,~ uno d astati, 1 altro dietro a questo di p rincipi, il terzo ed ultimo di triarii. Ma Livio ( x x v in , i 4 ) dice espressamente, che Marcio e Silano dall ala sinistra, e Scipione dalla destra marciavano contro il nemico con tre coorti e tre squadroni, oltre i v eliti, e che gli altri seguivan obbliquamente (cio rompendosi come dice il No stro). Oltre a ci abbiam dimostrato nella nota 85 al lib. v i , che molto vago il significato di rwpa , il qual ordine spesse fiate confondevasi colla n fttttt, vexillum, insegna, mentrech il vexillum era sovente , siccome abbiamo col con esempli dimo strato , il distintivo della coorte. Quindi io credo, che levi le ri SI*yfi relativo sia a ciascheduna delle spire , e non a tutte unite.

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(107) Rompendosi.- Intorno a questa evoluzione, che Polibio chiatna * 7 w tptxX aru, e per cui la schiera distesa in fronte cangiavasi in colonna , vedi la nota i i 3 al lib. z e l a figura che la rappresenta. (108) In colonna. 'O f& ftvc, diritti ; cio a d ire , mettendosi in libea perpendicolare pochi uomini dietro agli altri, per modo che la lunghezza della schiera superi di molto la sua larghezza. S inganna pertanto lo Schweigh., credendo, che per ipM ti possa qui intendersi quello schieramento de tre manipoli dasta ti , prncipi e tr ia d i, onde compone vasi la coorte , nel quale i singoli soldati non erano disposti alternatamente in forma di V ( in quincuncem chiamavanlo i Romani ), ma ciascheduno in linea retta collocavasi alle spalle dell altro. Che s e , conforme osserva il Lipsio da lui citato ( de milit., rom. iv , 1 ) , ci fu eseguito nella battaglia di Scipione con A nnibaie, da sapersi in primo luogo , che Polibio nella descrizione di cotesta pugna ( xv , 9 ) non, usa il. vocabolo per esprimere siffatta posizione, quan tunque rectos ordines scriva Livio ( j x x , 3 3 ) parlando della stessa cosa ; poscia che nella pugna di Zama non leggesi che siasi latto il rompimento di file, donde risulta la colonna, sic come qui accadde. (109) Buon tratto ec, Sinus in medio erat ( Y avea un seno, o piegatura nel mezzo ) dice Livio. Ed infatti la schiera centrala distesa in fondo alle due ale rilevate avea 1 aspetto don seno, 0 dir vogliamo dell estremit interna d un recipiente. (n o ) I movimenti posteriori ecc. Poich erasi rotta l ala ed 1 suoi frammenti aveano, prendendo una posizione obbliqua, formata come una scala fra 1 estremit interna dell ala romana e 1 estremit esterna dell ala cartaginese , 1 ultimo frammento appiccava la zuffa co nemici che gli stavano di rincontro, e nello stesso tempo gli altri frammenti andavano innanzi, si mettevano 1 un dopo laltro in linea, eseguendo la parembole ( V. la nota rii, al lib. x e la fig. 4) con quello che gi impegnato era nel combattimento, e rendevano la pugna universale. Ma i cavalli

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insieme co Veliti seguendo i fanti, non entravano g ii in una linea parallela alla linea che questi occupavano, la qual cosa impediti li avrebbe nel combattere ; sibbene deviavan essi, quelli dell ala destra alla diritta, e quelli della sinistra alla m a n c a le sopravan zavano l ala nemica, mentrech i fanti nllattelarsi estendevansi nell ala destra verso la sinistra, e nella sinistra Terso la destra, ( i n ) Meltevansi nella stessa linea. Davano tutti i codici 7;> ivi'ut ed il Casaub. giudi-' ziosttmente aggiunse- la proposizione 'uri avanti Int. Ma forse< non erraron i manoscritti che nella trasposizione delliw recato1 innanzi al'participio , in vece che dovea seguirlo. Imperciocch' a cavalli che tenean ditro a fanti , essendo da questi al tuttocoperti, poteasi applicar 1 tiriva p ifc fix x ii , non gii afanti, le di cui frazioni formanti una linea obbliqua non erano 1 unaall altra addossate. . ( n a) Le coorti. Cio i fanti che componevano-le co o rti , sic come le torme (tu rm ae ) formavansi di cavalli. Ol 1* 7* 7s m / paif scrive Polibio, quelli tKerano nelle coorti, i soldati delle' coorti. Manipuli traduce lo Schweigh., cosi rendendo egli la spira. V. la nota 106. ( n 3) Gli Elefanti. Avea il Reiske mosso qui un dubbio. Come potevano, die g li, 1 armadura leggera ed i cavalli de Romani far impressione negli elefanti collocati , siccome vedemmo di so pra ( c. a a ) , innanzi alla fronte delle respettive ale ? Cotesta difficolt scioglie lo Schweigh. plausibilmente nel modo che se gue : E sem bra, sono sue parole, che Asdrubale, veggendo che i Romani aveano prolungata la loro schiera oltre le ale de Car taginesi, e che i cavalieri romani ed i veliti accinge vamsi ad as saltar i fianchi degli Spagnuoli che stavano nelle ale, abbia fatti andare gli elefanti all estremit > ed eziandio a fianchi delle ale, affinch con questo aiuto si difendessero dall impeto de cavalieri e de veliti romani. ( n 4) affrontassero. Xv/tjit fin tin ti ha il testo, innanzi al quale suppose il Reiske che mancasse tf&ai, attribuendo a
fo lib io ,

tom. i r .

i5

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n p .? * ln tt ilseiyo di fie ri (avvenir?, accadere), per modo che avrebbe dcttq Polibio : e mqssimamentf;, perch ; egli avvenne che i pi. robusti co' piti deboli fr a i nemici combattessero, Ha pertanto ragione lo. SchwegU. di dare all anzidetto verbo il valpre di rvtttix t , congrqdi. (affrontarsi ) quantunque io. non possa accordargli, che sana sia la legione l t con omis sione elittica, della preposizione < r (c o n ) , dovendosiin tal caso riferir il verbo al capitarne, ed in te r e tra i*e la sentenza scoaci' mente : Per essersi H.capjtanp ,c,o'ipik rok#sti {desuoi) qffitonr tato co'pi deboli, per la sua previdqnuji. JJ, perch- io sarei inclinato a ricevere 1 emewlaziope dello Scaligero che; legge 7 X pnrtf**l*lvt, donde risulta il seso ql)e hgispresgftpcA vpjgarizzamenio. U Casaub., iuihara4*t0 probabilmente d aq ijel dativo inopportuno, segn nel testo una lacuna, sebbene la sua tradu zione non differisca dalla nostra. ( u 5 ) llurgia. Questa citt fu senza dubbio raminefttata dal Nostro ip. quella parte smarrita d e lp r esente libro, dovegli narr l prrenda strage che ne fece Scipione, in vendetta del tr^diipento che fecero i suoi abitanti al presidio rqipanq, il quale ri cevettero come amico, e poscia diedero nelle mani a Cartagi nesi. V. Livio (x x v m , 1 9 ), il quale la chiama Iliturgis t ed Appiano ( Hi$pao- c. 3a). 'i Xcvpys 1 appena Xolerpeo (11, 4 ) e la pone ne Turduli. . (116) Moltissimi Romani. Questo fatto avvenne nella presa di A stapa, citt della Spagna betica ne Bastuli, ch era sempre stata fedele a Cartaginesi, e perci avea molestali i Romani con ogni sorta d ostilit. Disperando del perdono errasi .gli Aslapei combattendo fatti uccider tptti daRom ani, tranne cinquanta, che non eran usciti, e dopo la caduta de lpro concittadini trucida rono le donne ed i fanciulli che insieme cogli effetti pi pre ziosi raccolti avean sopra unTogo ; poscia vi appiccarci il fuoco, e gittaronsi nelle fiamme. V. Livio, x x v m , aa, a 3, ed Appiano. Stef. Biz. per isbaglio pone gli Astapei nell Africa. (117) Scipione. L opportunit a questa sedizione avea porta

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un* gravissima malattia del suprema duce, ed il falso rumre che in conseguebza di quella crasi Sparso della sua morte , con forme narrano Livio ( x x v iti,. 24 ) cd Appiano ( Hispan. c. 34 ); onde i soldati credevano ohe la Spagna Onderebbe tutta sossopra, e eh essi avantaggerebbonsi in quel tumulto saccheggiando le vi cine citt , ed imponendo tributi agli alleati, ove loro riuscisse di costringer i tribuni a non contrariare i loro disegni. Il prin cipio della paite di questo- avvenimento , che ne fu serbata dal1 epitomatore di Polibio, trovasi presso Livio alla met del cap. a 5 del libro, succitato. (118) Imperciocch ec. Quanto fu mai la mente del nostro Storico ferace d utili applicazioni delle pi sane massime di po litica di scienza militare a cangiamenti di grande importanza da lui .esposti ! L ivio, che nella parte narrativa di rado staccasi da suoi vestigii, omise come a bello studio tutti questi tratti sublimi di pratica filosofia. . (ig ) Sembrami pertanto ec- 11 testo ha arAwr i*r -rapayy tX fu J tt, dove secondo loJ Schweigh. con istranissima dissi manca il < f7, cosicch tutta la sentenza sarebbe : Se non che di m solo avvertimento f a cC uopo ec. Ma io fcon veggo, perch il Jttftin ( abbisogna) che al a-Ar precede non possa a questo esser riferito. L a versione italiana stessa non sonerebbe in ale,. se cosi fosse: E di singolare perspicacia abbisogna , otiti d un solo avvertimento che. adatti a tutti ( trient ipptirti). (120) Trentacinque. Aveano i sediziosi secondo Livio , che nel numero degli autori Raccorda col Nostro, poich discacciati eb bero dal camp i tribu n i, dato il supremo comando a due sol dati grecarli, denominati C. Albio Caleno e C. Atrio Umbro. (121) Ma se ci non potessero. Se i capi della ribellione fossero uomini tanto oscuri, e di condizione cos abbietta , che non s addicesse loro di chiamarli ad akkar' seco , o che d al tronde il loco n o i.permettesse .. Reiske. Livio pertanto, quan tunque Ut Schweigh. il trovi d accordo;col N ostro, dice: Per

idoneos homines benigno vultu a sirmone in hospitium. invi*

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iatos . sopitosque vino, vincirent ( Per uomini a ci atti li fa
cessero con faccia e discorso benevoli :invitare ad albergar seco, ed assopiti dal vino legare ). Cos i tribuni non degradavansi coll invitarli in persona, ed ottenevagi pi sicuramente lo scopo di impossessarsi di lo ro , venendo ad essi l invito da tali che non eran loro sospetti, siccomeilo sarehbcmo tati i tribuni. (iti)'In d ib ile disertore. Costui e Mandonio, che Scipione avea tanto.generosamente trattati ( x , 3 5 ) , eransi lusingati che, cac ciati i Cartaginesi dalla Spagoa, essi ne avrebbono conseguito il dominio. Ma come videro deluse le loro speranze, si ribellarono (L iv. xxvhi , .94.). ( ia 5 ) Alla citt. Era questa Cartagine Nuova* dove i Romani avean il quartier generale, dove Scipione era giaciuto infermo. ( ia 4) Prefetti. Aveano questi' 1* stessa dignit nella milizia degli alleati, che i tribuni nella romana , siccomeleggesinel lib. v i, 25. - 11 testo qui stranamente viziato, ed i commentatori' in varii modi ingegnaronsi dacconciarlo. I l Casaub. e lo Sehvreigh. non volendosi troppo dilungare dalle tracce de m anoscritti, in ciamparono in assurdit. Il primo scrisse : Impedimento quidem. emitterent, wpaltts pit ttwrnmtf w tltS it* i ; ma perch precisamente le .prime bagaglie ? a tacere, che i r t i t Hitai de porre, e non altrimenti mandar fuori. L altro che not due lacune suppl in questa guisa ai difetti del testo : * .07 * ( lae. itr Ine wvmt t r t t l t t , tcs^tvtu 7alt) x w tp tv tp ttfjr , ptt* ( lac. 7*5 ) 7 w pSltt . r. A., comandar a quelli eh' escono , do poch saranno in sulla porta primieramente ec. Ma troppo lungo ed arbitrario il primo supplimento, e nel secondo quel piti* 7u7o 7 zrfS ltt suona male ed ha l apparenza di una con traddizione. L emendazione proposta dal Reiske, renduta in vol gare, la seguente: Era stato comandato a'tribuni ed a prefetti , ch e , quando li vedessero usciti pella porta , dappri ma facessero loro deporre le bagaglie. Io credo pertanto che la guida pi sicura per tante tenebre sia L ivio, come quegli che ebbe al certo sotto gli occhi la vera scrittura di Polibio. Ecco

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le sue parole : Viglia quarta impedimento, exercitus , cujus si

mili abatur iter, proficisci caepere, sub lucem signa mota , e ad portati, retenlum agmen. Adunque le bagaglie avean. avuto
U tempo, d uscir tutte ( non soltanto le prime ) , ed i soldati non erano stati trattenuti nell atto d ie uscivano ( in porta ) , ma alla porta (ad p o rtata), cio poich eran usciti. (ja 5 ) Nello stesso tempo. Non s appose al vero il Casaub., riferendo le parole iw ivTti Tot xxi'ptt a svXXmfittt , quasich i tribuni avessero a prender i ribelli come prima si fossero ad essi abbattuti, locch, conforme osserva lo Schweigh., con trario a ci che tosto dice Polibio. Ma non comprendo abba stanza la spiegazione del Reiske , secondo il quale a vwvTtt Ttt deesi sottintendere <tiii iu tu s ( in cui doveansi prendere ), cio: sub illud temporis momentiim

quo sontes opportebat comprehendi , imperabatur tribunis no mine imperatoris, ut eos comprehenderent ( che pigliassero i
colpevoli in quel tempo che dovevano pigliarli ). Bella particola rit invero che ci avrebbe narrata Polibio! lo ho interpetrato questo passo per m odo, che ne risulta, aver i tribuni, nel me desimo tempo eh ebbero il comando d andar incontro a colpe voli o di trarli seco cortesemente , ricevuta eziandio lincumbenza d impadronirsi di loro dopo la cena. (ta6) Aspettando ansiosamente. Secoodo Livio eran costoro ferocemente concorsi nel fo ro , mettendosi presso alla tribuna del supremo duce, con animo di spaventarlo alzando la voce. Che fossero disarmati il dice bens lo storico rom ano, ma non avea duopo di dirlo il N ostro, siccome glielo vorrebbe far dire lo Schweigh. ; dappoich egli non ce li rappresenta in atto mi naccioso , ma pacificamente raccolti nel foro. (137) Vigoroso nell'aspetto. Leggo col Reiske: Z ffiftitt* Si u ri p in ti k*7 7 wi<p*n>, iw X tiyiinit, mentrech gli altri pongono la Virgola dopo & trifttrti , donde bassi questo senso men naturale : Veggendolo sano, rimasero sbigottiti del-

Vaspetto.

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(i?8) Allora, ec. U discorso che Polibio mette in bocca a Scipione al tutto diverso da quello che Livio gli fa pronun ciare nello stesso incontro. Quello che leggesi presso lo storico romano una declamazione veemente sull atrocit del' delitto da ribelli meditato, a paragone del quale dimostra lOratore, che minor colpa fu lammutinamento della legione romana in Reggio, condotta da Decio lubellio, che tutta per sotto la scu re, e la guerra recata alla patria da Corolano. 11 Nostro, senza omettere que gagliardi tocchi che muovono da un anima appassionata, pone la principal forza del suo ragionamento nel fare con evidenza conoscer a ribelli, che mancavan loro tutte le canse , per cui

gli uomini osano ammutinarsi contro la patria ed i capitani.


Reca pertanto maraviglia, come in tutta laringa di Scipione nel modo eh riferita da Polibio, tacciasi della grave malattia del duce, la quale, secondo L ivio , che sovente la ricorda nella di ceria da lui riferita , fu il maggior incentivo della sedizione. (tag) Che se in ci , ec. Tengo col R eiske, il quale difende la scrittura de codici li f* p * , e vi sottintende r tyxXtifta, che leggesi nel periodo antecedente. N mi sembrato irragione vole lemendazione fatta dal medesimo di 7? e T ti feti; in t'tn 7. 7 . , attesa la stravaganza del pleonastico 1*. E/ij S'af* corresse lo Schweigh., sia pure ( la colpa ) senza bisogno, restando cos pure la sentenza difettosa del vocabolo ty iiifta , e non riuscendo essa niente pi naturale della Volgata. (13 0) Imperciocch lo stesso sarebbe, ec- Siccome general mente ne ostumi degli uomini hanno maggior influenza gli esem pli che non i precetti, csi chi indirizza la parola alla moltitudine, a quelli maggiormente che a questi decsi attenere. E fu in ci ben avveduto il nostro Storico , che nella sposizione degli avve nimenti pi fecondi di conseguenze seppe far s buon uso di que sto genere di persuasione. (13 1) Non vi sono gi, ec. Poich nell antecedente capitolo Scipione ebbe capacitati i ribelli eh essi non avean alcuna ragione di portargli odio, passa egli alla seconda fra le consuete causc

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d'ammutioamefllo da lui additata nelF ingresso dellorazione, cio alla situazione de soldati, chegli descrive tanto avventurosa, che pazzia sarebbe stato il desiderarne una migliore. ( i 3 a) De' disperati. T*> zmXtttx,ol*t. Latinismo; disperati-, per uomini facinorsissimi, scllerali, e rtti ad ogni azione audace. Reiske. La stessa forza ha questo vocabolo nellidioma italiano, e significa uno che di sua volont ha rinunziato ad ogni speranza, anzich tale, che p et le circostanze fuori /fogni spme. ' (133) N gi avete, ec. Si confronti la robusta evidenza di questa argomentazione colla oratoria pompa di Livio nellesporre la stessa materia ( m i n , 3 9 ) . Me vivo, il fa esclamare lo storico rom ano, e salvo il resto dell esercito -col quale presi in un giorno Cartagine, col quale sconfissi, misi in fuga e cacciai dalla Spagna quattro eserciti cartaginesi, voi d ie siete ottomila uomini eravate per istrappare la Spagna al popolo romano ? (134) Che lo sconvolgono. O xtiaA Ivilts h i il testo, propria m ente, siccome interpetra il Reiske, che lo fanno girare , lo muovon in giro, non gi a guisa di vortice, ma sollevandone delle grandi m asse, e rotandole sopra s medesime , per modo che ne nasca quella specie d'onde , che chiamatisi cavalloni. La medesima allegoria quasi colle stesse parole espressa , riscontrasi presso il Nostro nel lib. x x it, 14. Dalla qual improbabile somi glianza d idee e di parole profferite in diverr tempi da diverse persone forse lecito darguire, che le orazioni di Polibio, non meno che quelle degli altri storici dell antichit sono un orna mento aggiunto alla narrazione, donde pi che da ogni altra parte della storia tralucono i sentimenti deUautore. (135) l suoi capi. Qui cita lo Schweigh. molto a proposito il seguente verso dEuripide nellOreste: t\ woAA, *Kvfytvs 7 wptrtttlut.

Terribil cosa il volgo, quando ha capi Nel mal oprar maestri. (136) Fecero suonar, ec. In segno dapprovazione. Lo stesso

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eseguivano innanzi dattaccar i nem ici, ma allora vi univano le grida. Vedi, Polib,, i , 34 ; xv, 13. Livio ( x x v in , ig ) copiando il Nostro scrive : Exercitus qui corona concionati circumdede-

ra t, gladiis ad scuta concrepuit.


. (137) Nessuno mut la faccia. un poco strano quest effetto dello spavento, il quale anzi quanta pi forte e repentino , tanto maggiormente altera i lineamenti ed il colore del volto. Ma forse intendeva Polibio di significare con questa frase, che tolta era a soldati dall eccesso del terrore la facolt di contri buire comovimenti spontanei al cangiamento della faccia. ( i 38) In nome della repubblica. Bene avvert lo Schweigh. nelle note, che ** 7 * *imu non vale, conformegli copiando il Casaub. avea tradotto , simul omnes ( tutti insieme, in comune). Ci era superfluo che Polibio dicesse, giacch prima detto avea i i \ Xttwe (i rimanenti); m a l assicurar i soldati dellassenso della repbblica al perdono chegli avea loro accordato era cosa essenziale. ( i 3g) Bene estirpata la radice di grandi pericoli. Con pocarte ed eleganza avea. Polibio espressa questa sentenza-, scrivendo :

Kirfitm t tpvipt'intt xuXms S itf S w r iftm s , bene cor reggendo il principio di grandi pericoli che avean messo ra dice. 'N i molto meglio la rendettero gl interpetri latini con que ste parole :. Quum magnorum ntalorum initia , quae jam radices egeraaf, prudenter repressisset. Io non ho creduto di recar
pregiudizio lk fedelt, eh primo dovere del traduttore, ve stendo di term ini pi proprii la metafora qui usata dal Nostro. (1 io) Scipione, ec. Questi fatti narra Livio nel lib. xxvm , cc. 3 t - 34. Laringa di Scipione, della quale, non so se Po libio od il suo epitoniatore addusse soltanto gli argom enti, ( quantunque delle dicerie cos epilogate riscontrinsi eziando ne libri che sono intieri a noi pervenuti ) differisce qui pure grande mente da quella che rapporta Livio. In qtiesta non trovasi fatta menzione delle vittorie anteriori che i Romani conseguirono so pra i C aila5 'oes> e Spagnuoli uniti, ma vi si ragiona lungamente della spregevot^-za del nemico che andavan a combattere, e si

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rileva la-particplarit^ , che tutti li soldati allora presenti venirti erano in Iqpqgna- o con. Scipione o col suo zio: stimoli al corag gio rao^o meno:efficaci, che non il-confronto fra la guerra a cui accipgeansi e le antecedenti. <14.1) Soggiunse. Ho inserita nel volgarizzamento qu ^t# espres sione che non - nel testo, per render, meno .brusco il passaggio dalla terza persona singolare ( che non voleva accattare ) alla prima plurale (debellati abbiamo). , (4 ), I Celtiberi. Questa, nazione era la pi valorosa di quapte abit^vapo la Spagna, e fece a Romani lunghissima, resistenza, risorgendo sempre pi formidabile dalle proprie stragi. Ayeaa essi dapprima scesso il giogo de Cartaginesi, ed erano passati al soldo de Romani ; ma sedotti da primi colla promessa duno sti pendio maggiore, abbandonarono Publio Scipione, padre dellAfricane. ) Poscia furono vinti da M. Silano, ' che comandava in Ispagnp sotto il nostro Scipione (V . Liv. xxvm , a ).,.e d a que sta vittoria alludesi nella presente orazione* Ma in appresso, an cora sconfitti furono in varii tempi da M. Fulvio, da C. Calpurnio , da Fulvio Fiacco da Catone Censorio, da Sempronio Gracco. Finalmente avendo essi raccoltoli nerbo delle loro forze in Numanzia, e per vent anni affrontato il valore de Romani , furono colleccidio di quella celebre citt al tutto sterminati .dallAfricano minore. V. L ivio, Appiano, Floro, Strabone, Velleio Patercolo , Aurelio Vittore Eutropio. Nellaringa che leggesi in Livio i Celtiberi non sono punto ricordati, sibbene v isi ram mentano alcune, volte gl Ilergeti, de quali et principe il ribelle Indibile. ( i 43) Tenesse pronti i cavalli. Erano questi, secondoch narra Livio , stati messi in agguato dietro uno de monti che sovrastava al vallone, e come simpegn la zuffa co, veliti balzarono fuori ed andaron addosso agli Spagnuoli. ( 44) Apparecchiar i veliti. Velites subsidio misit, dice Livio; cio, mand de velili dietro, agli animali, quasi in difesa di questi, ed affinch contrastassero la preda a nemici.

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: ( . 45) Di conceria ed a piede 'fiordo. Val adii*e,H elle batta glie dove non vha sorpresa una parte aspetta l d ir'; nell quali i Rttab'i e perch erano meglio guarentiti dalli* rrVidura, e perch pugnavano con maggior ostinazione, di gru lunga su peravano gli! Spagnuoli. ( i 4G) Oppose 'i vtifi. At?*?7i smplicemente (schier) nel testo, coi il Reiske' crede che debbasi sggiugner o 'sottintendere 7 v a i r r p ttlin tfn , oppure Ictt Xtttrtr Svt&pttH (tnttd leser<*ito, od il resto delle forze ).J Livio pertanto ( xxvm , 33 ) dice: Ipse (Scipio Jo kin ia signa peditum in hostem vertit (Egli Volt tutte le insegne de fanti contro il nemico ) , n parla p u n to , siccome fa il N ostro, di coloro che schierati furono contro gli avversarii, i quali stavano in ordinanza alle falde de monti : avvertenza chera pur necessaria per tenere a bada quel corpo , affinch non scendesse ed attaccasse la maggior schiera de Ro mani , mentrch combatteva, a fianchi ed alle spalle. Se non che a tal uopo bastava una frza ihecliocre, e probbilmente era dessa pellappcmto quella banda di Veliti che Scipione avea man data dietro gli anim ali, rinforz&ta da altri della stess arma. 11 perch io opino collo Schweigh., che dopo 2 m7 77i abbia a se guire Ite ypteQfti%*vt. (147) Quattro coorti in fronte. Q'uatuor cokortes, sono pa role di L ivio , in fro nte statuii , quia latius pondero aciem non poterat. ( Quattro coorti pose nella fronte, perciocch non potea maggiormente dilatar la schiera). II qual testo arreca luce al presente passo di Polibio, e stabilisce il valore della frase i v i TiTlaptt n t i p h t , che il Casaub. male volt quatuor cohortibus : forze troppo deboli per opporre a tutti gli Spagnuoli eherano discesi nel vallone. (>48) Quasi tutti. A delta di Livio non se ne salv neppur uno. A d unum omnes cesi sunt ; nec quisquam peditum equitumque superfuit, qui in valle pugnaverant. ( Tutti tutti furon uccisi, e nessuno de fanti e de cavalli che avean combat tuto nella valle fu salvo ).

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(149) Scipione posto fine , ec. Con ragione divisero lo Xilandro e lo Schweigh. questa parte del capitolo : dalV antecedente , perciocch mancano nel testo tatti gli avvenimenti che corsero dalla vittoria test descritta alla partenza di Scipine dlia Spa g n a , contenuti ne capp. 34 37 di Livio. - ( i 5 o) A Giugno e Marcio. Bene congettur il Casaub., cui acconsenti il Gronovio, die la scrittura volgala Maptie* (Giugno Miroo ) fosse erronea, e da mutarsi in quella c h e gi adottammo. Infatti osserva l Schweigh., che Marco Giugno Si lano e L. Marcio sono insieme nominati da Polibio nel c. 33 di questo lib ro , e che Livio fa sovente menzione damendue. Donde segue che Scipione non aspettasse' larrivo di L. Lentulo e L. M anlio'Acidino, i quali secondo Livio (x xv in , 3 8 ) ricevettero il suo esercito. ' (i 5 t) Ed era Eutidemo, ec. Nella fine del libro x , avevamo lasciatocostui in Z ariaspa, citt della Battriana, vinto da An tioco in una battaglia, la quale pertanto non fu decisiva, dappoi ch eg li, conforme qui vediamo, continu ancora per ben due atini la guerra, e non si. ridusse aH ubbidienza, se non se per trattati. Il Reiske suppl ingegnosamente alla parte mancante di questo periodo colle seguenti parole r Antioco mandato ad Eutidemo per trattare la pace Telea magnet ; ma superfluo era laggiugnervi : il quale ( Telea) era amico di lui e concitta dino. Per ci che spetta atta citt di Magnesia, patria d amendue, crede il Visconti (Icoaogr. gr., t. in, p. 347) che que sta era l asiatica sul Menandro ; ma nulla" osta ch est fosse quella della Tessaglia, giacch: dopo la morie dAlessandro Ma gno si riempi l Asia di potentati e di capitani oriondi dalla Grecia dEuropa. ( i 5 2) Essendosi altri ribellati. Riferisce Strabone (x i, p. 5 i 5), che insorte essendo delle dissensioni fra i re di Siria e di Media, cui ubbidivano le provincie di l del Tauro, Eutidemo fu il primo che trasse alla defezione la Battriana ed i paesi a lei vicini. Ora secondo Giustino ( m , 4 ) fu Teodoto prefetto della Battriana,

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e non ajttrimentl. .Eutidemo, il quale profittando della discrdia de dne re fratelli, -Selenico l i CaUinicoed Antioco Gerace (i re di Siria e. di Media rammentati da Strabane), si fece proclamar re ; e questa relazione meglio saccorda con quanto rca questa ribellione narra il N ostro, che non ci che n dice Strabone. U discendente di colui, che ribellato etasi dal re di Siria cinquant anni circa avanti il fatto che qui narra Polibio, ( a detta di Giustino lanno di Roma 5 o 4 ) fu il suo figlio nomato anchesso Teodoto ; e questi venne ucciso da Eutidemo. Si consulti Petav. rationar. temp. p. i , lib. iv , cap. 3 ; Bayer, hist. regn. Bactr., 28. (153) Scizii erranti. Erano questi singolarmente i Massageti, ferocissima popolazione, pi degli altri Scizii vicina allIrcania ed alla Battriana. V. la nota 264 al lib. x. (154) I l re che da lungo tempo , ec. Eutidemo adunqu.e, ben lungi dall esser ridotto a mal partito , avea colla sua resistenza stancato A ntioco, e rendutagli desiderabile la pace. ( i 54 ) Demetrio. Q uesti, mentr estendeva i suoi dominii nel l in d ia , fu da Eucratida escluso dal paterno regno. Ritornatovi con un.poderoso esercito rimase vinto, e perdette lindia ancora ( Y. Strab. xi , p . 5 i 6 ; lustin. i l i , 6 ). (156) Ch.'erano presso Eutidemo. Tr Lw*p%*t7x f t X tpaittt I tv i wipt 7 Evdvcf/<*i>. 11 Reiske, considerando che non pu dirsi < 7i>* Anp*7i t , mut il secando T*lt in 7#7r , e rtieriU a coloro che per Eutidemo governavano gli elefanti: onde v ip ) %r Zti&Jvpco verrebbe a significar, Eutidemo col figlio. Ma troppo sottil i la distinzione fra Eutidemo ed i guardiani de suoi elefanti, n egli probabile che Polibio la volesse indicare. Pi ragionevole mi sembra il sospetto, che w*f ( il quale in senso di presso , apud trovasi costruito coll accurativo) sia stato scam biato con wifi , nel qual caso dovrebbe lasciarsi intatto il se condo pleonastico 7ir. (157) I l Caucaso. Cio il Parapamiso , che chiamavasi ancor il Caucaso indiano. V. x , 4 8 , ed ivi la nota 266.

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(158) Re deir India. Probabilmente della Paropamiside, Sablestan odierna : prima provincia indiana che si riscontrava, venendo dalla Battriana. (159) Amcosia, 11 CUoidajwr/ doggidi confinante a (SeUentripmq colla Paropamiside. (160) Erimanto. Fiume della D rangiana, che Arriano (iv, 6 ) chiama Etimandro. Suppone il Reiske che sia l Hindmend odierno. (161) D ran^ana, oggi Segeslan , ad occidente dell Aracosia. Della Carmania, nella quale Antioco pervenne proseguendo il suo cammino verso ponente, abbiam ragionato nel lib. z. (163) Le citt marittime, Secondo il Reiske la citt libere dell Grecia situate sul mar mediterraneo e 6uUEgep. (i63) I potentati di qua del Tauro. D i qua hassl ad intepfcdere per rispetto alla Grecia. Non dice . pertanto Polibio tatti % locch di suo arbitrio aggiunse il Casaub. ParU sipriacipilm ente dAcheo. Schweigh.

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D B L L I A N N O T A Z IO N I A G L I E DEL I V

AV AN ZI DEL LIBILO U N DEC IM O TOMO.

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DEI.L& COSE CONTENUTE lN !QUESTO QUARTO TOMO.

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INDICE DELLE TAVOLE.

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Sambuche di Marcello . . . . . . Pag. Medaglie............................................................................... iq Tavola di figure geometriche . . . . . . i5o Esercizii della cavalleria greca. . . . . 271