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BIBLIOTECA STORICA

DI

DIODORO SICULO
VOLGARIZZATA

DAL CAV. COMPAGNONI

TOMO TERZO

MILANO
D A L L A TIPOGRAFIA D I C IO . BATTISTA SONZOGNO

l 820.

AVVERTIMENTO *

I n vece di riportare in fine, dellOpera i frammenti, che ci restano de* libri tra il v e l7xi, siccome si fatto nella edizione del fVestenio> abbiamo voluto porli qui,1 come nel naturale loro luogo. Al che fare siamo stati condotti dalla considera-* zione, che meno violento pe lettori sa* rebbe il passaggio dal tanto intervallo che trovasi tra la storia dellantico stat delle Isole, delineato da Diodoro nel v libro, e la spedizione di Serse, colla quale in comincia lxi. Che se quanto ne frammenti.

si cattiene aincora poca per presentarci una certa connessione; pure il poco che meglio troverassi qui, perch nel luogo suo proprio, anzi che averlo dopo ogni altra parte di questa Biblioteca: il che non pu non eccitare pi vivo senso della perdita, che si fatta. Avverto finalmente, che collocando qui i frammenti che restanci delibri perduti tra il v e lxi, non ho tenuto conto di quelli, che consistono in pure frasi distaccate, e di senso generale ed incerto, non essendo applicate a nissun determinato soggetto ; perciocch, . quan tunque Sieno appartenuti per avventura alla Biblioteca Storica di Diodoro, nulla per ci dicono, che possiamo riassumere col pensiero a profitto nostro; e potrebbero appena apprezzarsi da qualche Grammatico. Ma fortunatamente siffatti frammenti sono, come brevissimi in estensione, anche po chissimi in numero. di ci basti;

FRAMMENTI ED ESTRATTI
DE LIBRI VI,. VII, VOI, IX , E X
SELLA

BIBLIOTECA

STORICA

DIODORO SICULO

L Della natura degli Dei. Religione i Euemero intorno alT isola Pancaja.

* C t l i antichi hanno a* loro posteri trasmesse due di-J verse notile intorno agli Dei. Di alcuni dicono essere essi sempiterni, e non soggetti a morte; e tali sono il sole, la luna * e gli altri astri de cieli ; e cosi pure i venti, ed altre cose, che hanno sortita una natura simile : perciocch niuno di questi estimano avere avuto principio di nascimento > n essere per mancare giam mai. Di altri raccontano essere stati terreni; i quali

8 ottennero edito ed onor" divino m considerazione dei benefizj, con cui a s obbligarono gli uomini ; e di questo numero sono Ercole, Bacco, Aristeo, e tutti gli altri simili a questi. Ma di questi Dei terreni molte, e molto varie cose ci lasciarono tanto gli storici, quanto gli scrittori di favole. Ed Euemero fra i primi, nella sua storia sacra ha scritto cose sue particolari. Fra i secondi poi Omero, Esiodo , Orfeo, ed altri di tal classe hanno riferite degli Dei favole prodigiose. Ora noi cercheremo di scorrere compendiosamente, volendo essere temperati e brevi, le cose che abbiamo tratte dalF uno edalT altro ordine di scrittori . Adunque Euemero, amico del re Cassandro, avendo dovuto incaricarsi degli affari di lui, ed intraprendere per servigio del medesimo lunghi viaggi, racconta s sersi portato per 1 oceano in paesi lontanissimi dai no * stri verso il mezzod, e che partitosi dall Arabia Felice navig nell* oceano per molti giorni, e finalmente ap prod ad alcune isole in alto mare , una , delle quali notabile pi delle altre si chiama Pancaja. Ivi egli vide i Panchei isolani, che veneravano gli Dei con magni fico apparato di sacrifizj, e con doni ricchissimi d oro e d argento. Dice egli, che quell isola era sacra agli Dei, e che conteneva molte cose mirabili tanto per an tichit, quanto per eccellenza darte; le quali cose noi abbiamo accennate nell antecedente libro. Singolarmente essere in essa un altissimo colle, sul quale sta il tem pio di Give trifilio, fondato da Giove medesimo nel tempo eli egli viveva fra gli uomini, e teneva 1 impe * rio del mondo. In quel tempio vedeasi una colonna,

9 sull quale erano brevemente scritte in lettere panchee le illustri imprese di Cielo, di Saturno e di Giove. d a queste cose Euemero aggiunge, che primo di tutti Cielo regn, e fu uomo, come di equit somma* cosi pure di esimia benignit verso tutti; ed inoltre egregiamente istrutto de* moti degli astri i eh egli fu il primo ad onorare con vittime i Numi celesti ; e per questa ragione fu chiamato Cielo : eh* egli ebbe da Ve- sta sua moglie due figliuoli, Titano e Saturno, ed ebbe altrettante figliuole, Bea e Cerere : che a lui succedette Saturno, il quale , sposata avendo R ea, di essa gener Giove, Giunone, e Nettuno : che dopo Saturno re gn Giove, ed un seco in matrimonio Giunone, Ce rere , e Temi : che dalla prima, ebbe i Cureti, dalla feconda Proserpina, e Minerva dalla terza : che ito in appresso a Babilonia, alberg da Belo ; e che di U ritornato nell* isola Pancaja , situata nell oceano, ivi inalz unaltare a Cielo , avolo suo ; e che da quelli sola scorsa la Siria venne a Casio, principe del paese, dal quale il monte Casio ebbe il nome: poi ito in Ciiicia vinse Cilice, che ivi regnava ; e finalmente dalle nazioni tutte, moltissime delle quali egli visit, ebbe gli pnori, e il titoT di D io,.................. (i) . > E basteranno queste cose per ci, che stato detto da Euemero, che compose la storia sacra, Indi
(i) Non deire far meraviglia , se qui trovatisi o ripetale, o altri- mente dette oose, che nel libro Diodoro aveva gi scrtte, do vendo noi aver presente, che suo sistema in questa Opera I*an dar seguendo ora un autore, ora l altro. Del resto questo tratto non pu negarsi suo alla lettera, essendo interamente disteso alla

IO

verremo raccontando per estratto le favole, che intorno alla natura degli Dei sparsero i tiraci, seguendo le or* me di Esiodo, di Omero, e di Orfeo . E usebio, Preparaz. Evang. n. 'Autorit di Diodoro sulla natura degli Dei. Degli Dei ne* suoi libri D iodoro sapientissimo r* ferisce che anticamente gli Dei furono uomini, i quali pe'benefizj che 1 uman genere ne avea ricevuti, * estimandoli immortali, chiam Dei : che alcuni di essi trassero i titoli, e i nomi dai paesi, che avevano sot tomessi al loro dominio: che errarono gli uomini circa i medesimi per ignoranza delle cose > . < GiOVANM > M al la , Cronografia. m. Dei Titani Xanto e Balio#
D iodoro riferisce nella sva Storia favolosa, che

a furono tra i principali Titani Xanto* e Balio ; e che tessi andarono m ajuto di Giove : che Xanto fu amico di Nettuno, e Balio amico di Giove: die entrambi nell apprestarsi alla battaglia domandarono , ed otten nero una trasformazione delle loro fattezze, onde non essere riconosciuti dai Titani loro parenti; e questi essere inoltre quelli, che furono da Nettuno mandati ad ssistere alle nozze di Peleo ; e perci Xanto presso il

Poeta avere vaticinato ad Achille 1 imminente suo de* * stino . * * Eustazio sulla Iliade. IV. Della incoronazione degli Dei. riferisce , che S aturno Ju U primo di tutti ad essere incoronalo ; e D iodoro dice, che questa onorificenza ebbe Giove dopo avere vinti i Titani . T e r t u l l ia n o , Corona del Soldato.
F erecide

y. Della durata del regno degli Argivi. Adunq ue il regno degli Argivi dur cinquecento quarantanove anni (i) . Cos D io d o ro sapientissimo Scrittore lasci scritto. - M alala * VI. Degli Eraclidi in Corinto. Esposte accuratamente queste cose resta a parlare -della regione Corintia, e Sicionia, e come abbiano
(x) CedreAo si accorda in questo numero d anni. In Eusebio si d al regno degli Argivi la durata di cinquecento quarantaquattro anni. La differenza prodigiosamente piccola , trattandosi di cosa antiche. Errano poi Cedreno e Molala dicendo , che dagli Argivi il regno pass ai Siciouii essendo certo, che pass a Micene dove ebbero domicilio Ptrseo t Stendo t ad altri molti.

Il

entrambe incominciato ad abitarsi dai Dorj. Quasi ttttttf le nazioni sparse pel Peloponneso , eccettuatine. gli Arcadi, al ritorno degli Eraclidi furono cacciate delle loro sedi (i). Ora gli Eraclidi al dividere che si fece la regione acquistata colle armi., chiamato a s Aleta (2 ), gli consegnarono il paese corintio, e le vicine campagne, come porzione principale della vittoria ot tenuta; ed Aleta, illustre per virt, govern per trentotto anni Corinto da esso lui molto accresciuta. Morto lui tenne sempre il governo il maggiore d et ; e ci sino alla tirannide di Cipsello, la quale si stima poste riore di anni quattrocento quarantasette al ritomo degli Eraclidi nel Peloponneso (3). Il primo di essi fu Issione, che regn trentotto anni. Dopo lui venne Agela per trentasette anni; e a lui succedettero Prunni per trentacinque , e Bacchide per altrettanti ; e questi fu tra gli altri singolarmente illustre, cos che quelli, che in se guito regnarono, non si chiamarono pi Eraclidi, ma Bacchidi. Mancato lui amministr il regno per trenta anni Agela (4) ; poi Eudemo per venticinque ; indi per
( 1) Lo stesso afferma Erodoto. Pausania d la ragione di questo fililo. -(2) Questo Aleta fu figliuolo d Ippota, nipote di Filante, pro nipote di Antioco, ed abnipote di Ercole. Variano gli antichi scrii tori nel riferire la ragione , per la quale egli s* impossess di Co rinto. Veggansi Pausania e Coitone. |3) Si I lungi dall* essere sicuri di questo uutnero danni. Il SinceUo , che ci ha conservato questo passo, li riduce a quattrocento dicias-. sette; n il Vesselingio sarebbe alieno dal riconoscere un errore di scrittura nel lesto. Il Petauio ha fatto de* conti a suo modo, e contro il senso chiaro di Diodoro. Vedi pi sotto. (4) Avrebbe dovuto dirsi secondo , poich un altro lo area pre ceduto.

i3 trenta Aristomede (i). Quesli morendo lasci pupillo un figlio di nomeTeleSte, al quale rap il regno, e lo tenne per sedici anni, Agenore, suo zio e tutore. Ap presso costui fu re Alessandro ; mancato il quale, Tr ieste , che era stata spogliato del regno paterno, lo ri cuper, e lo tenne dodici anni. Ma fu egli da suoi parenti ucciso ; e regn in suo luogo per un anno Automene. Allora i Bacchidi, discendenti da Ercole , in. pi di dugento si appropriarono il diritto del ra gno ; e governarono d accordo la citt, creando ogni anno del loro numero uno detto il Pritani, il quale facesse le finizioni di re ; e ci tir innanzi per novant anni (2 ) ; dopo i quali venne Cipsello, ehe fattosi tiranno rovesci Vimperio dei Bacchidi . Sihcello, Cronografia.
( 1) Questo Aristomede in Pausania, e nel Cronico di Eusebio b chiamato Aristodemo. (a) il Sincello d ai Pritani Bacchidi lo stesso numero d anni : ma non bastano per compiere la somma dei quattrocento quartata sette j che Diodoro ha messi tra. il ritorno degli Eraclidi , e i pr, ipj di CipseU. L*o Scaligero, e con esso lui il Petavio credono.9 che Diodoro abbia sbagliato di treiitarmi. Il Marsamo per togliere la difficolt ha immaginato, che sia stalo omesso un re , che do vrebbe esser posto prima dBacchide, *e che avrebbe regnato trenta anni. Il Vesselingio fa scaturire i treni anni, che qui appajono o vuoti} o mancanti, 'dal mettere il regno di Aleta in Corinto un poco pi tardi, e quasi trentanni dopo il ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso, fondandosi sopra alcune buone congetture. Dalle quali per fa d* uopo argomentare , che Eusebio, e la pi parte dei Cronologisii sono stali in errore supponendo occupata Corinto da Aleta nel tempo medesimo in cui gli Eraclidi ritornarono uel Pe-

vn.
Del luogo in Atene chiamalo Munichio. ....... Quindi fu ietto M unichio , come D iodor riferendo le parole di E lln ico lasci scritto, Avendo anticamente i Traci fatta una spedizione contro Oroomeno minieo f citt di Beozia, e cacciatine delle loro sedi i cittadini, questi rimasti senza patria andarono ad Atene, ove allora regnava Munico (i); e questi diede loro per abitarvi il luogo, che vicino a Munichia ; donde da allora in poi ad onore di quel re da essi sort un tal nome . * U lpino alla Orazione di DeiUO&tbne sulla Corona. VIA (2). Di Castore e Polluce
Castore e Polluce, che chiamansi i Dioscuri, diconsi avere di molto superati tutti gli altri in valore; avere nella spedizione argonautica prestati grandi servigi ; avere dato soccorso a molti non aventi forze bastanti da ; e per dir breve, essersi procacciata dappertutto il mondo gloria di fortezza , di giustizia, di piet , e di
( 1) Questo re fu figliuolo di Panteucle. Cosi Arpocrazione se guendo EUanico ; ed poi stato seguito egli medesimo da Snida. Ma secondo il Meursio ebbe per padre Demofonte. (l) I segoenii estratti sono una parie di quelli, che nella edi zione del Wessenio -vengono intitolati della Virt e de' V iij. Essi ci sono stali dati come appartenenti al libro r i della Storia di Diodoro.

i5 bravura militare, accorrendo in ajuto a lutti quelli, che si trovassero in grande pericolo. Laonde per tanta loro eccellenza furono tenuti per figliuoli di Giove t e dopo morte ebbero onori divini (i) . IX. Del re Epopeo, Epopeo , re di Sidone, sfidando a battersi seco lui gli Dei, distrusse i loro templi ed altari (a) . X. D i Sisifo. Sisifo vien riguardato come un uomo, che tutti gli altri superasse in furberie ed astuzia ; e dicesi, che dalla ispezione delle viscere fosse solito a prevedere, ed a predire ogni Altura cosa agli uomini . XL D i Salmoneo. Salmoneo fu empio ed insolente. Costui sprezzava gli Dei, ed anteponeva le imprese sue a quelle di Giove.
(i) Giover confrontare ci che qui Diodoro dice dei Dioseun con quanto de medesimi ha detto nel libro iv. (a) Il Paifnerio osserva , che in Pausania si parla di Epopeo in senso tutto 'bpposLo , dicendosi, ove si traila delle cose corintie che questo re edific un magnifico tempio a P(diade, ad Apollo 9 e Diana.

*6 Perci era so a far sentire il tuono, merc nna certa sua macchina, che mandava fuon un rimbombo strepi toso ; n 'Celebrava ad onor degli Dei sacrifizj, o fe* ste . . . . . (i) , Di questo Salmoneo dicesi essere stata figlia Tironfi > la quale fu csi chiamata a cagione della bianchezza, e morbidezza del suo corpo . . . . . (a) xn. D i Admeto e di Alceste. Admeto a cagione della sua piet e giustizia ft& s accetto e caro agli Dei immortali, che essendo Apollo caduto in disgrazia di Giove, fu dato ad Admeto per servirlo. Dicesi ancora, che Alceste, figliuola d^ Pelia, la sola che non prese parte nel misfatto commesso contro di lui (3); e che spos Admeto in considerazione della giustizia, che tanto il distingueva .

xm.
Di Melampo. Melampo , superando tutti nella equit, merit* la grazia di Apollo.
(i) Lo stesso disse Virgilio. Eustazio ha osservalo che Omero ignor 1' empiet di costar. Se Omero fosse al ir uomo potrebbe! forse sospettare, che Salmoneo si fosse servito della sua macchina per avvezzare i suoi soldati a non aver paura de tuoni e dei fui* mini $ e che le sue supposte empiet nou fossero che un me;, j usalo pef guarirli dalla superstizione tante volte nociva nelle imprese militari. (a) Di questa Tiro ne vedi al libro iv. (3) Vedi ci, che di Admetg fi di Aleute ba detto Diodoro nel lib. ir.

*7 XIV. Di Enea. Espugnato Ilio, Enea avendo occupata una parto del'a citt, sostenne valorosamente l impeto de nemici, essendo seco uniti alquanti cittadini. E poich i Greci a buone condizioni permisero loro d*andarsene, accordando a ciascheduno quanto delle proprie cose potessero portar seco ; mentre gli altri presero Toro, 1 argento, e chec * ch avessero di maggior pregio , Enea si caric sulle spalle , e port via il padre, che mal reggevasi oppresso da vecchiezza. La quale cosa veggendo con ammirazione i C*eci, gli diedero di nuovo la facolt di prendere tra le domestiche sue ricchezze qualunque cosa volesse. Ed avendo di casa sua tratti i suoi Dei Penati, una tanta sua virt eccit nuova e maggiore ammirazione nell' animo de nemici; i quali vedevano in esso lui, posto nel medesimo infortunio, un pensier massimo di affetto verso i genitori, e di piet verso gli Dei. Laonde di cesi conceduto ad esso, e a* T ro ja n i , eh*erano restati, i tere partirsi dalla. Troade , e gire ovunque voles sero | j ) . XV. Di Romolo Silvio. Romolo Silvio, re degli Albani, infinch visse, iu superbissimo, e sprezzatole degli Dei. Costui, quando
(t) Alessandro Efesio , seguito da Aurelio Vittore dice qust U Stesso. Si osservino Ditti e Darete , Dionigi dJ Alicarnasso ec.

Diodoro , tomo I I I .

I* Giove tonava, ingiungeva ai soldati, che ad un segnale tutti d* accordo colle spade battessero sugli scudi ; e di ceva , che maggiore era il rimbombo da essi fatio (i). Per lo che mori colto da fulmine .
XVI. Di Malaco (a). .........A quel tempo era in (Duma un tiranno, chia mato Malaco, il quale godendo molto favore presso la plebe, col calunniare ogni pi potente acquistassi il do minio. G poich ebbe fatto morire i cittadini pi ric chi , messosi a possesso delle loro sostanze, prese a Soldo de* satelliti ; ed* era terribile a tutti i Cumani . XVII. Di Licurgo. ............Di tanta e si grande virt era Licurgo, che essendo una volta andato a Delio, la Pizia lo sa lut ........ (3) .
(1) Egli molto* probabile, che il fatto qui narrato fosse suggerito da profonda prudenza ; e che il giudizio finitone debbasi attribuire alla ignoranza superstiziosa. (a) Malaco non fu che un soprannome. Costui chiamossi Aristo demo, figliuolo di Aristocrate. Dionigi, e Plutarco ne parlano. (3) 1 versi della Pizia veggousi in Erodoto 9 e in Temistia

xvra.
De Lacedemoni.

*9

I Lacedemoni avendo fatto uso delle leggi di Li curgo, da infimi, eh*erano prima, in breve tempo di ventarono potentissimi ; e tennero il primato in Grecia per pi di quattrocento anni ( 1). Poscia rallentandosi a poco a poco T osservanza delle leggi, ed essendosi dati al lusso., e all ozio, ed avendo incominciato inoltre a servirsi di moneta, e ad accumulare ricchezze, perdet tero il primato . XIX. Degli Eli consacrati dagli Spartani. Abbondando gli Eli di giovani, ed avendo un governo ben costituito, caddero in sospetto ai Lacede moni, i quali temettero i loro avanzamenti; perciqjiesti procurarono che gli Eli fossero dichiarati sacrosanti, affinch vivendo in .pace non potessero apprendere 1 arte * della guerra. Per questo col. consenso di quasi tutti i Greci li consacrarono a Giove ; n quando Serse invase la Grecia, furono costretti a dar soldati ; ina ne furono tenuti immuni, cme sacerdoti di Giove, e curatori degli spettacoli. Similmente nelle guerre civili, eh' eb bero tra loro i Greci, mssuno giammai li molest; che anzi tutti ebbero particolare attenzione di mantenere il
(i) Questo pass ha dato luogo al Valesio di fare molte erudite osservazioni , le quali imbrogliano la cronologia invece d illustrarla. Si parler pii^ opportunamente di ci al libro XI.

IO

paese e la citt loro sacrosanta ed inviolabile. N sus seguenti tempi per gli Eli presero di loro spontanea volont a far guerra (i) . XX. Di Romolo e Remo. Romolo e Remo fratelli, stati esposti nel letto del fiume, essendo cresciuti negli anni, avanzarono molti loro coetanei in bellezza, e forza. Perci per essi tut te le greggie erano sicure, mentre facilmente respin gevano i ladri , che per insidie volevano condur via 1 bestiami, od ammazzandoli, o prendendoli vivi. Ed oltre questa gloria di fortezza , erano essi carissimi a tutti i pastori vicini tanto per la grazia che mettevano ne loro discorsi fmigliari, quanto per la moderazione, e cortesia che usavano con chiunque andasse da loro. Per lo che essendo collocata in essi la sicurezza comune, la maggior parte sottomettevasi loro spontaneamente ; e faceva qualunque cosa che essi comandassero .
{i) Fu questa politica profonda ed iniqua degli Spartani ; e tutto il bene, che pot provenirne agli Eli, rest fondato sulla durata, del predominio delle idee superstiziose, le quali diminuendo , o ces sando , mettevano necessariamente gli Elei nella funesta condizione dessere vittima del primo ambizioso, che si presentasse. Per fortuna , passione pi nobile dell ozio conceduto dalla superstizione trasse gli Eli a virt degne d uomini , risentitisi della invasione, che gli Ar cadi a danno loro fecero nell anno quarto della centesima tersa olim piade. Veggansi Polibio , e Strabono.

ai
XXI. Di Policare e & Euefno. * Policare messenio (i), uomo pr casato e per ric chezze distintissimo , fece colleganza con Euefno spar tano; il quale essendosi incaricato della cura e custodia delle greggie e dei pastori, fu tentato d avarizia : ma ben presto venne scoperto il suo mal pensiero. Imper ciocch avendo costui venduti insieme coi loro guardiani a mercatanti alquanti buoi, che si dovevano *condurre ai medesimi , 6 finto che per via fossero stati violente mente tolti daladroni; per avventura accadde, che quei mercatanti, navigando presso la spiaggia del Peloponneso per andare in Sicilia, da improvvisa burrasca del mare, fossero di notte cacciati, a terra. Di tal contrattempo i guardiani de buoi si valsero per fuggire, fidati nella cognizione che aveano de luoghi. Or giunti costoro a Messene manifestarono la cosa al padrone; e Policare, fatti nascondere i pastori chiam da Lacedemone Euefno, il quale spergiurando, e dicendo , che i pastori erano stati condotti via dai ladroni in parte, e in parte uccisi, rest incontanente smentito, essendosi fatti venire in suo confronto quegli uomini. Euefno alla loro vista stu pefatto, ed apertissimamente convinto, si diede a pregare promettendo di restituire tutti i buoi, ed aggiungendo
(i) Questo fatto aveva Diodoro premesso al racconto della guerra Hfessenica, che nella nona olimpiade da esso appunto ebbe principio , e che dur ventanni, finita colla espugnazione d'liotne Panno primo della olimpiade quattordicesima. Questa chiamasi la prima guerra Messenica. Trentanove anni dopo se n'eccit la seconda.

SI tutto quello, che mai potesse per impetrare perdono. Policare in riverenza della ospitalit tacque il fatto ; e mand suo figliuolo a Sparla con Euefno per ricuperare . quanto occorreva. Ma Euefno dimentico delle promesse uccise il giovinetto : pel qual misfatto sdegnato Policare chiese agli Spartani, che glielo consegnassero come reo del delitto di omicidio. Gli Spartani non diedero ascolto alla sua domanda : anzi mandarono a Messene il figliuolo di Euefno con lettere citando Policare a presentarsi in Isparta per dire le sue ragioni, e ricuperare quanto spettavagli, secondo che gli Efori, e i Re avessero sen tenziato. Policare per rappressaglia uccise il giovine ; e si rimpatt del danno avuto depredando la campagna spartana . XXII. Di Atteone. Archia di Corinto, innamoratosi di Atteone, da principio tent il giovinetto con regali, e con varie promesse; ma non potendo ottenere la corrispondenza desiderata, tanto per la onest del padre del giovinetto, quanto per la modestia di questo, finalmente raccolto un certo numero di amici pens di rapirlo colla forza, giacche n preghiere, n buone grazie aveano giovato. Infatti costui ubbriacatosi insieme con que ch'egli aveva radunati, per l 'impazienza dell amor suo si lasci por tare a tal furore , che rotta la casa di Melisso ne por tava via il giovinetto violentemente. E come il padre insieme co suoi domestici teneva stretto il figliuolo, e dall' una e dall altra parte durava vivo il contrasto,

*3 tenia, che nissuno se ne avvedesse il giovinetto spir tra le mani di tanti, che il tiravano qua e l per averlo : cos che per la singolarit del fatto ad uno stesso tempo s ebbe e a compatire il destino del ragazzo, e ad am mirare lo strano caso della fortuna. Imperciocch egU rest ucciso per eguale concorso di quelli, che erano vivamente intesi a salvarlo (i) .
XXIII. Di Agatocle, Agatocle, a cui era stato dato l incarico della fabbrica del tempio di Minerva , fece tutta la spesa del suo denaro proprio; ma tra le pietre tagliate fece sce gliere le pi belle, e con esse edificare per s una casa magnifica. Bisogna dire, che la Dea vide il fatto; per ciocch Agatocle fu da un fulmine abbruciato insieme colla sua casa. Ed i Geomori (2 ) confiscarono tutti i suoi
( 1) Plutarco racconta diffusamente questa storia; e ne parlano pare lo scoliaste di Apollonio, e Massimo di Tiro, colla differenza, che i primi due dicono, come Diodoro, che Atteone era figliuolo di Melisso $ e 1 ultimo lo fa figliuolo di Eschilo. Del rimanente * questo fatto memorabile perch legalo colla origine di alcune celebri cilt , poich Siracusa fu fondata da qusto Archia , cac ciato di Corinto per questo misfatto; e nel tempo medesimo fu fondata Corcira. (z) Cos cliiamavansi gli ottimati, che governavano la repubblica )n Siracusa : ed erano i discendenti de1 primi Corintii andati con Archia\ sicch tal nome corrispondeva a coloni. I Geomori furono cacciati di Siracusa poco prima della settantesima seconda olim piade , avendone preso il posto la plebe, cio i clienti e servi de* Geomori. Gelone li richiam, come narra Erodoto,* ma la plebe mise Gelore alla testa degli affari.

beni, quantunque gli eredi dimostrassero chiaramente , che Agatocle non avea sottratto nulla. del danaro sacro ; ed inoltre, avendo consacrata 1 area della casa , ne re sero il sito inaccessibile ; e dura anche presentemente tale, e chiamasi Embronto . XXIV. Di Numa. Pompilio re deRomani tenne pace tutto il tempo in cui visse : n manca chi affermi, eh egli fu disce polo di Pitagora, e che da lui ebbe le leggi, che scrisse intorno alle cose sacre, e la maggior parte delle altre cose, che gli procacciarono sonlma gloria, e gli fecero avere il regno , ancorch forestiero ( 1) . XXV. Di Dejoce. Dejoce re de Medi, nel tempo che commettevansi moltissimi misfatti , coltivava la giustizia, e le altre virt (a) .
( i ) Pi abbasso Diodoro dice, che Pitagora incominci ad essere chiaro nella sessantesima prima olimpiade; e questo fa, che non potesse vivere al tempo di Numa. Dobbiamo aver presente, che Diodoro riferisce ci , che trovava scritto in proposito delle cose 9 d | cui trattava, non dandosi pensiere di combinarle. (a) Erodoto parla di questo re nel libro i.

XXVL Dei Sibariti, Erano i Sibariti intesi alla crapula e alle delizie; e tanta era fra loro la gara in ogni genere di lusso , che fra i popoli forestieri amavano singolarmente i Jonii e i Toschi, perch gli uni fra Greci, e gli altri fra i Barbari erano per lusso e mollezza distintissimi sopra tu tti......... (i) . Fra i Sibariti notasi per uomo de' pi distinti per lusso Mindiride. All' occasione , che Clistei^e , tiranno de' Sicionii, fu vincitore nella prova delle quadrighe, e fece pubblicare, che chiunque aspirasse ad avere in isposa sua figliuola, vergine di esimia bellezza, andasse a presentarsi in Sicione in un certo prefisso giorno ; dicesi, che Mindiride salp da Sibari in una nave da trasporto, eh' egli aveva allestita di remiganti tolti dalla propria famiglia, alcuni de' quali erano pescatori, ed altri cacciatori d' uccelli. Essendo poi giunto nel porto di Sicione, non i soli rivali suoi, ma lo stesso tiranno super di gran lunga nella pompa dell'apparato, e nella grandiosit del trattamento, quantunque tutta la citt per vanagloria volentierissimamente avesse dato a distene ogni suo avere* Mindiride, nella cena , a cui appena giunto
(i) Diodoro tolse da Timeo quanto dice del lasso de Sibariti. Furono loro singolarmente care le morbidissime vesti di lana de Milesii ; tanta amicizia era tra* Milesit , e i Sibariti, ebe giunta ai primi la nuova, ebe la citt de secondi era stata presa, questi ne fecero generale compianto a modo che tutti si raser il capo. Caqi Erodoto.

a6 fu chiamato, vedendo che certuno voleva sedersi vicino a lui, dichiar per mezzo di pubblico banditore essere ivi per sedersi o colla sposa , o solo .
XXVII. D* Jppomene , e di sua figliuola. Ippomene, magistrato degli Ateniesi, essendosi sua figliuola lasciata stuprare da non so chi, la condann ad un aspro ed inumano supplizio : perciocch fattala serrare in una stalla con un cavallo, per alquanti giorni fece negare lalimento ad entrambi. Onde avvenne, che il cavallo tratto dalla fame fu costretto a mangiare la disgraziata ragazza (i) . XXVIII. Di Arcesilao re di Cirene (a). Arcesilao, re di Cirene, afflitto da molte calamit, consult 1 oracolo di Delfo ; e Apollo rispose, che *
(i) Di questo trailo crndele A'Ippomene parlauo E*chine , Era-* elidet Suida, ed altri. Dione Crisostomo peto suppone, che la fi glia d Jppomene fosse innamorata di un cavallo. 1 Grammatici qui* alionano tra loro, se secondo la parola usata da Diodoro s'abbia ad intendere una stalla, od altro diverso luogo, quello ove Ippomene fece chiudere la figlia: il che, come ognun vede, argomento di grande importanza. (a) Questo passo di Diodbro dimostra, eh egli aveva trattato della fondazione di Cirene, e della storia dei Battiadi, dinastia, che regn in Cirene per dugent* anni. Questo Arcesilao fu il quarto dei re Cirenaici, e il primo che mut il regno in tiraonide, uc ciso poi da Laureo, secondo che narrano Plutarco , e PoUcno f

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a7

gli Dei erano sdegnati, perch i re venuti dopo Batto non avevano governato colla stessa virt: che Batto contento del solo nome di re , avea regnato con eie* menza, e con affetto civile ; e che per cosa principale avea con molto zelo conservato il culto degli Dei ; lad dove i suoi successori avevano esercitata 1 autorit sem * pre pi violentemente, e convertite in privato loro uso le rendite pubbliche, e trascurato il culto degli Dei immortali. . . . XXIX. Di Demonasso. . . . . Demonasso di Mantinea fu 1 arbitro della se * dizione de Cirenei. Era egli celebratissimo in quel tempo per prudenza, ed equit. Capitato costui a Cirene venne da tutti scelto ad arbitro; e riconcili fra loro le citt, con questi patti. . . . (i) . XXX. D i Tarquinio /. L. Tarquinio, re de* Romani, liberalmente educato da ragazzo, e 'studioso di ogni buona disciplina , per
ovvero , secondo Erodoto , da Aliarco suo fratello. I Batticuli fu rono olio, ed alternativamente ebbero il nome di Batti, e di Aresilao. Il loro regno fin 1' anno primo della olimpiade ottantesima settima. (f) Anche questo passo appartiene Ha storia di Cirene. Ma non ndica eoa precisione il fatto, a cuiN allude. Consultisi Erodoto.

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la singolare sua virt era sommamente ammirato da tutti. Perci essendo giunto alla et virile divenne grato, e fu carissimo ad Anco Marzio, allora re; ed ammini str insieme cou esso lui moltissimi affari spettanti al regno. E siccome abbondava grandemente di ricchezza, colla sua liberalit soccorreva la povert di moltissimi ; e viveva con tutti con urbanit, e cortesia. Cos acqui st gran lode di modestia e di sapienza . XXXI. Di Solone. Solone ebbe' per padre Eccecestide , fu cittadino ateniese, e nativo di Salamina. Super di gran lunga tutti gli altri del suo tempo in sapienza e in dottrina ; e come era dotato di una certa esimia e singolare in clinazione alla virt , si applic alle ottime arti : onde abituato per lungo tempo a tutte le discipline, esercitossi poi in ogni genere di virt. Egli ebbe fin da fan ciullo eccellenti maestri ; e divenuto grande visse in compagnia di uomini , che riputavnsi in sapienza su periori agli altri. E perch appunto conversava con essi, fu tenuto per uno de sette Sapienti ; e riport la palma non solo tra questi, ma tra tutti quelli, eherano allora celebri per sapienza . . . . Acquist Solone somma laude in far le leggi ; e fu ammirato da tutti per la singolare sua prudenza ne* privati discorsi, nelle risposte, e ne consigli che dava . Vivendo la citt degli Ateniesi quasi affatto coi

s* costumi de* Joni, ed essendo la maggior parte dessi effeminati pel lusso, e per la mollezza, Solone a poco a poro li trasse ad avvezzarsi alla virt, e agli studii delle ottime arti ; ed Annodio, e Aristogitone animati dalle leggi, e dalla disciplina di lu i, presero ad estin guere la tirannide dei Pisistratidi . XXXII. Di Misone. Stava un certo Misone maliese in un borgo chiamato Chena; e siccome costui abitava quasi seniore in cam pagna, era oscuro, e quasi ignoto a tutti. Egli, quando Periandro di Corinto fu spogliato dell* autorit per es sere stato un tiranno acerbissimo, venne messo nel col legio dei sette Sapienti . XXXIIL Di Chitone. Chilone viveva in piena conformit di quanto pre dicava : cosa , che troverai succedere asssai rare vplte ; perciocch puoi vedere la pi parte de* filosofi della et nostra predicare eccellenti cose, ed operare poi turpis simamente , co fatti loro smentendo quella gravit e prudenza, di che fanno mostra, e collesterno contegno, e colle parole. Chilone poi, oltre all* essersi diportato nella vita costantemente con virt, pens, e disse molte cose degne assai di memoria .

XXXIV* Di Pittaco. < Pittaco di Mitilene non solamente fu uomo mirabile ( per sapienza ; ma fu tal cittadino che 1 isola di Lesbo * n avea avuto mai, n, per quello che io credo, mai avr, finch non produca pi abbondante e pi soave vino di quello, che pure produce. Pittaco fu ottimo legislatore , e verso i suoi popolani fii civile ; e dimostrossi umanissimo in tutte le unioni d*uomini, nelle quali si trov ; e da tre funestissime calamit liber la sua patria; dalhftirannide , dalla sedizione, e dalla guerra . Egli fu prudentissimo e benignissimo, e volonteroso scusatore dell altrui colpa ; riguardato perci perfetta mente virtuoso in ogni genere. E infatti fu prudente e zelante in far leggi ; fu giustissimo in mantenere la data fede ; fu valoroso neDe cose di guerra ; ed in sommo grado astinente da ogni lucro . XXXV. Di Biant. Que di Priene raccontano, che avendo Biante ri cuperate alcune vergini messenie state rapite daladroni, le tenne in casa sua s onestamente come fatto avrebbe se gli fossero state figlie. Poi essendo venuti a Priene i loro parenti per cercarle, egli le restitu loro, non solo non dimandando compenso dellaverle redente mantenute , ma facendo inltre ad esse molti regali. Onde fu, che quelle donzelle e per la domestica educazione,

3i e per la grandezza del benefizio lo .amarono come se fosse stato il loro padre : n quando furono ritornate nel seno delle loro famiglie si dimenticarono d essergli grate. Per la qual cosa avendo alcuni pescatori messenii nel tirar su le reti trovato in esse in vece di pesce un tripode di bronzo, su cui era scolpito il motto al sa* pientissimo , fecero, ebe venisse dato a Biante . . . . Biante fu il pi erudito ed eloquente uomo del tempo suo ; ina adoper 1 eloquenza assai diversamente * da quello, che fanno gli altri : perciocch non la volse in arte mercenaria, n in mezzo onde fare fortuna; ma 1 us per soccrrere gli uomini indebitamente offesi: cosa, * che da assai pochi troverai praticarsi .
XXXVI. Di Astage. Astiage , re de* Medi, vinto in battaglia, e vergo gnosamente fuggito , incrudel contro i suoi soldati ; e sciolti tutti i capitani dal giuramento, altri ne prese in luogo d essi. Quelli poi, eh erano stati autori della fuga, separ da tutto Tesercito, e li condann alla morte, pensando , che con tal esempio sarebbero gli altri av vertiti del come ne* combattimenti dovessero comportarsi. Era egli crudele per natura , ed implacabile. Ma tanta sua severit lungi che atterrisse i soldati, gV irrit, cosi che detestando ognun di loro la. sevizia, eTinumanit di lui si misero a pensare a cose nuove. Perci eccoli porsi a drappello, tenere discorsi sediziosi, ed eccitarsi a vicenda per far vendetta della strage de* loro commilitoni........

xxxvn.
D i Ciro. Giro, figliuolo di Gambise e di Mandane, e nipote di Astiage, re de* Medi, fu per fortezza, prudenza, ed altre virt, il pi distinto di quanti fiorirono nel suo secolo. Suo padre lo aveva fatto edueare veramente da re , incamminandolo a tutte le grandi imprese ; e fin dalla sua adolescenza dimostrava abbastanza di quanto fosse p er. essere capace, se cos precocemente scintil lavano in esso lui prima della conveniente et i raggi della virt .

xxxvm.
Di Ciro re. a Era Giro non solamente forte in guerra contro il nemico , ma anche clemente verso i suoi sudditi , ed umanissimo: onde i Persiani lo chiamarono Padre . XXXIX. Del trattamento da Ciro folto a Creso. Giro stimando Creso piissimo uomo, poich dim provviso venuta gi grossa pioggia aveva estinto il rogo (preparatogli); e facendo caso del detto di Solone (*)> sei condusse onorevolmente seco, e lo adoper anche
(i) Questo detto di Solone fu ripetuto da Creso all atto, che si vide essere per ordine di Ciro prossimo al supplisio.

33 ne* consigli, riputando dover molto valere in prudenza un uomo, che avea fmigliarmente vivuto con uomini, e tanto sapienti .
XL. D i Adrasto frigio. Un certo Adrasto frigio trovandosi a caccia, e tirando ad un . cinghiale , per accidente uccise A ti, figliuolo di Creso, re de Udii. E quantunque il fatto fosse avvenuto senza sua volont, credendosi indegno di sopravvivere al medesimo, pregava Creso che non volesse perdonargli, ma che lo sacrificasse al pi presto sul sepolcro del fi gliuolo. Creso veramente da prima era irritato contro Adrasto per la morte del figliuolo, e minacciava di farlo abbruciar vivo: ma poich vide, che questo giovine non cercava di sfuggire il supplizio, e che anzi spon taneamente offriva la sua vita in pena del fallo , e in vece del morto; calmatosi perdon la pena all'uccisore, accusando il proprio destino, e non il fatto di lui. Wulladimeno Adrasto occultamente portatosi solo al se polcro di A ti, ivi di sua mano si uccise . XLI.

Di Euribato.
et Creso, re dei Lidii, fingendo di mandare Euribato efesio a Delfo, lo spedi con grossa somma di danaro nel Peloponneso per reclutarvi buon numero di soldati. Ma'Euribato passs a Ciro, re dePersiani, scoprendogli

tutte le Beerete idee di Creso. Laonde essendo questo tradimento di Euribato divenuto famoso presso i Greci, anche oggi, quando vuoisi rinfacciare ad alcuno una grave malizia, gli si dice, eh*egli un Euribato . XLII. Di Servio Tulio. Servio Tulio, re de* Romani, regn quarantaquattro anni, e fece colla sua virt molte illustri istituzioni nella repubblica .
XT.IT

D i Pitagora, Tenendo in Atene il magistrato Tende nella seseauttmestma olimpiade, fu celebre il filosofo Pitagora, che gi aveva fatto in sapienza grandi progressi; uomo, se ve ne fu mai tra filosofi altro, degno di memoria. Pitagora fa samio di nazione, quantunque aldi lo facciano terreno. Aveva egli ne* suoi discorsi tanta venust, e tanta forza persuasiva, che tutta la citt ogni giorno gli volgeva gli occhi come se fosse un Dio presente ; e da ogni parte veniva gente in folla prodigiosa ad udirlo. N va leva sopra tutti gli altri per la sola eloquenza; ma era per la giovent, mediante un certo suo sobrio abito della mente, uno squisito modello di modestia, e tutti quelli, che seco lui parlavano, richiamava dalla pompa e dal lusso, nel tempo che gii abitanti di quel paese per la troppa abbondanza di tutte le cose eran perduti

3fT
nella mollezza e dissolutezza s dell animo , die del oorpo . Egli, avendo inteso che Ferecide, stato gi suo maestro, trovatasi gravissimamente ammalato in Deio, dalla Italia subito navig a quell isola : dove per al cun tempo tenuta cara del vecchio , e prestato ogni opera per farlo risanare, avendo Ferecide per la troppa avanzata et, e per la forza della malattia dovuto soccombere, egli gli diede convenevole sepoltura ; e soltanto compiuti verso di lui gli officj, che in tali circostanze un figliuolo pratica col padre*, ritorn di nuovo in Italia .

XLIV. Dei Pitagorici. I Pitagorici, se avveniva, che alcuno de loro com pagni avesse perdute le proprie sostanze , dividevano i loro beni con essolui, come con un fratello. N face vano di tale maniera solamente con quelli, coi quali cotidianamente convivevano ; ma eziandio con tatti quel li, che professavano il medesimo istituto. Perci un certo Glinia di Taranto, chera di tale scuola, avendo udito, che Prore di Cirene per alcun accidente era stato spogliato di ogni suo avere, e che trovavasfr in miseria , dallItalia and a Cirene con grossa somma di denaro, e risarc della perdita del patrimonio quel? uomo, eh* egli non avea mai veduto di persona, ma soltanto aveva saputo essere pitagorico. E v* me moria , che molti hanno fatta la medesima cosa. N

36 si mostravano tali verso i loro compagnia soltanto nel soccorrerli con denaro; ma non ricusavano di partecipare de* loro pi gravi e manifesti percoli. In fatti si racconta, che al tempo di Dionigi un certo Fintia pitagoricoin sidiato da quel tiranno, dovendo essere mandato al supplizio , domand a Dionigi di avere.una proroga di pochi giorni, onde potere dar ordine a* suoi affari do-r mestici, esibendo intanto di dargli per sicurt del sup plizio alcuno de suoi amici. maravigliandosi Dionigi, che potesse esservi chi fosse tanto amico da lasciarsi : per 1 amicOx chiudere in prigione spontaneamente, ed * esporsi a morire per 1 altro , Fintia chiam tosto uno de suoi condiscepoli, di nome Damone, filosofo pita gorico , il quale senza far chiacchiere di sorte si costitu sicurt. Erano molti, che lodavano tanta e singolarissima benevolenza per 1 amico ; ed erano altri, che la con dannavano per temerit e stoltezza. Venuto i l . giorno stabilito tutto il popolo congregato stava in attenzione per vedere, se colui che aveva messo l'altro per sicurt, fosse capitato a mantenere la .parola data ; e gi scaduta ornai la giornata, e disperando tutti, *Damon incomin ciava ad incamminarsi verso il luogo del supplizio j quando di repente sul momento estremo -dell'ora peren toria comparisce Fintia. Ammirando tutti 1 amicizia di * costoro, Dionigi liber dal supplizio il reo; e domand d'essere ricevuto per terzo amico tra loro (i) #.
( i ) Cicerone > Valerio Massimo , e Giamblico raccontano la me desima storia. Polieno la racconta anch'egli, ma pone nomi diffe renti , chiamando Euefanto ed Euerito quelli , che Diodoro , e gli altri chiamano Damone e Fintia.

37 I Pitagorica mettevano molta cura in esercitar la memoria; ed ecco il metodo.che tenevano. Non salza vano mai del letto senza riandare nella mente tutto ci che fatto avevano il giorno innanzi, incominciando dalla prima mattina sino alla sera; e e avevano tem po , riandavano anche ci che avevano 'fatto laltro jeri, e cos T altro e laltro ancora, e-quanto pi potessero: perciocch, stimavano che questo. esame giovasse molto alla scienza ,. e prudenza, congiuntamente allarte stessa di abbracciare la memoria di moltissime cose Questi filosofi si formavano alla continenza nella seguente maniera* Preparato, che fosse con ogni genere di pietanze il. pranzo, come suolsi fare ne conviti pi solenni ; essi vi si fermavano .sopra pascendone ben bene gli occhi, e con tal vista tutti provocando in s i na turali desiderj di. mangiare poi ad un tratto facevano portar via tutto, e partivano senza avere pranzato . v a Pitagora insegnava a suoi discepoli, che di rado, ed a&sa lentamente , procedessero a giurare ; e quando aves sero giurato, che mantenessero onninamente la.fede del giuramento . II medesimo nelle cose di Venere consigliava quanto x risguardava 1 utilit ; cio, che in estate non vi si ap plicasse ; e parcamente, e con moderazione s usasse nell inverno. Stimava egli, che lesercizio di queste cose in generale fosse nocivo ; e che continuato indebplisse le forze, e minasse . , Avvertiva ancora, che quelli, i quali volevano sacrificare, si presentassero agii Dei vestiti non d' abiti preziosi, ma candidi,. e puri ; n portassero a tal opera

38 soltanto il corpo mondo d*ogni macchia e delitto, ma eziandio la niente casta . Avendo egli insegnate queste, e moltissime altre cose, ed eccitati gli uomini allo studio della continenza, della fortezza, della costanza, e di tutte le altre virt, dai Crotoniati era venerato come un nume . Un certo Cilone crotoniate, uomo principale nella ^tt per. fama e per ricchezze, avendo domandato des sere ricevuto nel collegio de Pitagorici, fu rigettalo per essere di naturale violento ed intrattabile , ed avido di sedizioni e di dominio. Per la quale ripulsa esacerbato, raccolse una grossa turba di facinorosi contro la setta de Pitagorici ; e d* allora in poi ninna cosa lasci di dire e macchinare contro essi . Lwide pitagorico, andato a Tebe di Beozia fu pre cettore di Epaminonda, e lo educ egregiamente alla virt ; e per Y amore che gli volle, *el tenne come figliuolo adottivo.. Ed certo, che Epaminonda per quelle scintille di costanza, di frugalit, e di altre virt prese dalla filosofia pitagorica, divent poi senza con troversia il primo non solo dei Tebani, ma di tutti i Greci della et sua . XLV. DeUa lode e del biasimo. Pubblicare cogli scritti la vita di coloro, die vissero nella memoria delle et passate, cosa per gli scrittori difficile e faticosa, ma grandemente utile a tutti: im perciocch una tale storia col fare commemorazione

39 de fatti virtuosi, o cattivi, gli uomini buoni loda, e \ malvagi vitupera ;. e la lode un certo premio* delta virt, che non costa spesa veruna ; e il vituperio una pena d#l \irio., che non fa piaga. Egli poi utile qos , che tutti sappiano,, che secondo hi oondotta, ohe usila vita taluno avr, tenuto, tale skc dopo bu la si^ meawh ria; onde per avventura non ogni loro studio nei &owmen di marmo * l qurf e sono Umijtati nel breve* spazio, di u luogo solo, e coU andare de tempi coqsu- T raans ; ma piuttosto applichinsi alla dottrina, e a tutte le altre virt , la rinomanza delle quali spazia per luni verso mondo. E il tempo, che suol distruggere tutte le altre cose, conserva di esse una immortale memoria; e pi che avami del suo corsp f e per cos dire, in vecchia , pi fresche le rende, e pi veprdi. Qnd * ch^ quantunque i v^entuqmM abbiano gi da gran tratto ja ^ to di vwgre, sono* per s#}le latitop dii tuttjr *.
X LV l Di Cam bisi Era Cambise furioso di natura, e mentecatto; ma molto pi aspro ed insolente fatto lo aveva la grandezza del regno ^ w a . . . ,Prose le citt di Momfi , e d* PeUsio* Cambisi abusando della fortuna distrusse U sepolcro, di Amasi, stato anticamente re ^egU.EgUj} ^ avendone travato il cadavere Sposto nell arca 9 e per 1 inbakamatura odoroso, dopo averlo prima caricato di battiture , e di ogni maniera di contumelia come avesse senso ,, fioat*

4* mente comand che Venisse abbruciato.* E siccome gH Egizj non erano solili ad abbruciare i cadaveri, credeva costui d* infliggere in questo modo una pena gravissima ad un uomo gi da gran tempo morto.. . . . . . . . . . Cambise disponendosi a lare una spedinone contro gli Etiopi, mand una parte dell*esercito contro gli Ammonii, ordinando a' suoi Prefetti di spogliare e dincendiare l oracolo di Giove* Aminone, e di mettere in isekiavit tutti gli abitanti de! paese............
XLYIL Della perfidia di Policrate. Alcuni Lidii fuggendo dalla dominazione del satrapa Orete, si rifuggirono in Samo, portando seco una grande quantit d* oro; e supplichevoli invocarono la fede di Policrate. Ma costui, quantunque sulle prime li acco gliesse assai benignamente, non guari and, che fattili trucidare ne rub tutto il denaro a. XLVUL De* Pisistratidi. Tessalo, figliuolo di Pisistrato, uomo saggio , si dimise dalla tirannide ; e vivendo in perfetta uguaglianza di diritto tra i suoi concittadini presso tutti si acquist , massima gloria. Gli altri suoi fr&elli, Ipparco, ed Ippia, essendo crudi e violenti, esercitarono sopra i loro popolani la tirannide ; ed avendo travagliato con gravissime ingiurie il popolo ateniese, finalmente accad

4* de, che preso Ipparco d*amore per un certo bellissimo giovinetto, corse in grande percolo....... .. La congiura contro i tiranni, e il disegno di liberare la patria, fu rono opera comune di Annodio e di Aristogitone ; ma la- gloria della grandezza d*animo , e della costanza in soffrire i tormenti, fu tutta di Aristogitone solo , il quale posto in estremo pericolo due massime cose cu stod , la fede verso gli amici / e verso gl'inimici la vendetta . XUX.
D i Zenone. Zenone di Elea, macchinando una cospirazione contro Nearco , che con aspra tirannide opprimeva la patria di lui, fu preso, e messo a*tormenti. E mentre il tiranno lo interrogava per sapere quai fossero i com plici : il del volesse, rispose egli, che come ho libera la lingua, libero cos avessi anche il corpo. E facendo il tiranno aggravare maggirmente i tormenti, Zenone per alcun tempo ancora sostenne il dolore : poi volendo liberar s medesimo, e vendicarsi del tiranno, form il seguente disegno. Tratto con maggior forza leculeo, mostrando egli di non poter pi resistere, e di cedere, grid ai manigoldi che lo rimettessero, poich avrebbe detto tutto d che cercavasi da esso lui; e poich leculeo fu rilassato, preg il tiranno, che volesse pi da vicino accostargli, e sol t aver egli molte cose da dire, le quali importava assai, che fossero secreta. Laonde essendoglisi il tiranno volentieri accostato, ed avendo appressato lorecchio suo alla bocca di Zenone,

4* questi co denti prese 1 oreochio di lui, e fieramente lo tenne stretto a modo, che.accorsi i satelliti, e con ogni sorta di tormenti affliggendo Zenone perch se ne distaccasse, egli tanto pi tenne fermo co denti*, che que' satelliti, non potendo frangere tanta postane sa, furono costretti di scendere alle preghiere, onde salvare il lor signore. Con questo artificio Zenone fu liberato dai tormenti, e si vendic del tiranno .
L. Di Sesto Tarquinio. Sesto, figliuolo di I* Tarquinio, re de Romani, andato a Collazia, si ferm in casa di Tarquinio pa^ rente del re che aveva per moglie Lucrezia, donna iklustra per. la bellezza del corpo, e per la castit de co* sturai. Questa, che la notte dormiva sola nel talamo, essendo suo marito coll esercito all assedio < Ardea , E Sesto levandosi di letto, volle tentare ; e rotta la porta della camera, colla spada alla mano la minacci dicendo, ee non avesse ceduto alle sue voglie, essere preparato un servo, eh' egli avrebbe trucidato nudo come gia cente con lei, onde potesse dirsi che presa in adulterio dal parente del manto meritamente fsse stata ammaz zata. Perci essere meglio, che senza far parole il se condasse ; e in premio poi prometteva alla donna molti e grandi regali, e di pi, che fatta lavrebhe sua sposa : con che da una casa privata sarebbe passata. nellaula regia, e avuto avrebbe il nome di regina. Lucrezia at tonita per la novit del caso, e ma?simbmeute timorosa

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di parere uccisa per cagione di turpe adulterio, per allora si tacque. Ma il giorno addietro, appena sul primo albore partito Sesto, essa chiam sollecita i suoi parenti ; e li preg di non lasciare invendicato il delitto di uno, che violato avea i diritti della ospitalit e dal parentado ; n del resto convenire, ehessa sopravvivesse a lungo al suo pudore contaminato 11 che detto si piant un cok tello nel petto; e cosi mori . LI. T f IppocftUe di Gela. Ippocrate, tiranno di Gela, vinti in guerra i Si racusani , essendosi trincierato in un tempio di Giove, osserv che k> stesso sacerdote, e con esso lui alcuni de principali tra i Siracusani, andavano rubando e popo lando via gli ornamenti d oro offerti in dono al sal tuario, e spezialmente un pllio di Giove tutto quanto d'oro massiccio. Avendoli quindi gravemente ripresi come sacrileghi, li obblig a presto ritornare in citt; ed egli medesimo si astenne dal porre le mani alle preziose cose del tempio, tanto per amore di gloria, quanto perch stimava, che avendo intrapresa guerra s grande, non dovesse commettere alcun peccato contro gli Dei; e spelava nel tempo medesimo di rendere odiosi al popolo i principali di Siracusa, come quelli, che mo stravano di esercitare una rapace dominazione, anzi che reggere civilmente e moderatamente la repubblica ,

UL Di T enne agrigentino. Terone d Agrigento per lo splendore della nascita, per le ricchezze, e per la umanit. verso ogni anche infima persona, grandemente distingiievasi non solo tra i cittadini, ma tra tutti assolutamente i Siculi .

un.
.Di Cimonex CSmone, figliuolo di Milziade, essendo suo padre morto nelle pubbliche prigioni per non poter pagare la multa ; onde fame seppellire il cadavere, si costitu pri gione egli medesimo, e prese 1 eredit del debito pa terno. . . . . . . . . . . Cimone desiderando dacquistarsi gloria in gover nar la repubblica, divenne poscia supremo coniandante in guerra; e colla sua virt fece imprese degne di sem piterna memoria . UV. Della fondazione di Alba. Alcuni scrittori eironeamnte hanno creduto, che Roma sia stata fondata da Romolo, nato di una figliuola di Enea : cosa lontana dal vro. Imperciocch molti re vissero in tutto quel tempo che scorse tra Enea e Ro molo , e la citt fu fabbricata lanno secondo della set-

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lima olimpade (i). Perci i principi di Roma sono po steriori alle cose trojane d*oltre quattrocento trentanni. Enea infatti ottnne il regno de' Latini l 'anno terzo dacch Troja era stata distrutta ; e dop averlo governato tre anni, tolto al consorzio degli uomini, ebbe onori di* vini. Succedette a lui suo figliuolo Ascanio, il quale fond, la citt dAlba, or detta Lunga, intitolandola dal fiume Alba (2 ) y che ora chiamasi Tevere. Di questa denomi nazione Fabio, ch scrisse delle Cose romane, allega la seguente favola. Die egli, che fu dato ad * Enea un oracolo di un animale quadrupede, il quale gli sarebbe staio di guida in fabbricare una citt ; che al momento in cui era per sacrificare, gli venne incontro una troja gravida e bianca ; e che questa scappata dalle mani del sacrificatore and a ripagarsi sopra un certo colle, ove partor trenta porcelletti : che Enea ammirando tal por tento , e ricordandosi la risposta delloracolo, pens di fondare ih quel luogo la citt : che poi vide in sogno ci essergli chiarissimamente vietato ; e dirglisi soltanto dopo trent' anni, come appunto que* porcelletti erano trenta., dover.fabbricare la citt: e cosi avere abban donata l opera S in cello , Cronografia .
( 1) Cosi anche Polibio, il quale passa per principale di questa pinione. , (a) Pi comunemente gli scrittori latini la dissero A l buia. Ma come Diodoro supponga essersi Alba lunga chiamata cos da u fiume, da cui , econdo Dionigi di Alicarnasso, era distante cento venti stadj all1incirca, non si pu indovinare. Potrebbe supporli * che avesse errato Sincello in trascrivere il teste di Diodoro.

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LV.
Delia genealogia di Corano. La genealogia di Cara NO, siccome dice Diodo&o , e moki autori scrivono, /fa i ^ttob' anche Teopompo,' la seguente. Canno, fratello di Fidone, figliuolo di Aristodamida, figliulo di Mcrope, figliuolo di Teostio, figliuolo di Cissio ( i) , figliuolo di Temeno , figliuolo di Aristomaco, figliuolo di Cleodate, figliuolo d ilo, figliuolo di Ercole. Altri (die' egli) queste generazioni espongono differentemente, dicendo, che Carano fu fi gliuolo di Peante nato da Creso, a cui era stato padre Cleodeo; a questi era stato padre Euriaba, ad Euriaba Debaio, a Debaio Lacare, Lacare finalmente Temeno , che si suppone andato nel Peloponneso. * Sin cello , Cronografia . LYL Della gara (a) di Cleonnide, e di Aristomene. Dopo queste cose riavutosi il re dalle* ferite, istitu il giudizio intorno al premio del valore. Scesero alla prova
(i) Sincello ha qui omesso Marone. (a) Isacco Votsio trov questo frammento in tra codice della Biblioteca Medicea , e trovasi anche in uno della Vaticana. Il Boiw/i, che lo ha illustrato in una Memoria che trovasi negli atti dell'Accademia reale delle Iscrizioni, tom. i n , premette le se guenti notizie. Correva la guerra prima messenica, ed era re de* Mes senti Eufe; ed essendosi data una battaglia, in essa Eufe fattosi innanzi con pi audacia di quella , che convenga ad un re , fu spinto entro io squadrone di Teopoptpo, re di Sparta, ove fa ferito mortai

due 9 Cleonnide 9 ed ristottieie ; ciascheduno de9quali aveva qualche particolar titolo alla.gloria. Imperciocch Cleonnide coprendo il re caduto in terra, aveva uccisi otto de* varj Spartani ., che gli venivano addosso , tra quali -due erano capitami insign; ed avendo spogliati delle loro armi tutti quelli che aveva uccisi, le aveva conse gnate a suoi compagni, onde avere presso i giudici prove del proprio valore. Di pi essendo calic di ferite le aveva tutte sul davanti della persona : il che dimo strava chi&rtssimamente di non aver ceduto a nissune de* nemici. Aristomene poi trovatosi nella stessa zuffa vicino al re aveva trucidati cinque Lacedemoni, e spo gliati delle loro armi, quantunque avesse addosso, ed infesti i nemici ; ed aveva conservato il proprio corpo illeso. Pi: ritornando dalla battaglia in* citt aveva fatta una lodevole impresa. Cleonnide indebolito dalle fe rite n poteva camminare das, n poteva essere con dotto per mano dagli altri. Aratomene se lo mise sulle spalle, e trasport in tal modo cos lui che le sue armi, quantunque Cleonnide e per corporatura , e per robu stezza fosse da pi di tutti gli altri. Ora militando a favore, dell uno e dell' altro questi diversi argomenti,
mente. Ed era vieppi infierita ivi la zuffa pel contrasto degli Spar tani , che volevano far prigioniere il re, e de Messemi, che vole vano difenderlo , e portarlo via. Ora Cleonnide si pose in mezzo per -salvare il re j e l onor della patria ; e di fatti ruppe da ogni canto i nemici. Prese pure parte all azione Aristomene , che alla rotta de9 nemici cooper fortissimamente, portando inoltre fuori della battaglia lo stesso Cleonnide gi ferito. Anche Pausania parla di questa battagliai e di Cleonnide $ ma di Aristomene diversamente da Diodoro.

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nella gara eccitata rispetto alla fortezza, sedatosi il r , in tribunale coi capitani, siccome la legge ordinava, primo a parlare fu Cleonnide, il quale si espresse cosi . Breve debbo essere sul premio, dii cui per titolo di fortezza si contende, essendo qui giudici del valore que* medesimi, che furono testimoni de fatti Noti ostante non mi ritrarr dal rammentare, che mentre entrambi noi combattevamo contro i medesimi uomini nel tempo e nel luogo medesimo, io dessi uccisi un maggior numero. Si vede adunque manifestamente chi di noi due nell identico, caso prevalga come nel nu mero degli uccisi, oosl pure nel diritto di domandare il premio. E i corpi stessi dentrambi danno apertis sima dimostrazione della prevalenza del titolo. Uno pani dal combattimento coperto di ferite sul davanti della persona ; 1 altro , come partito fosse da una solenne funzione, e non da naie battaglia, non prov cosa possa il ferro nemico. F orse adunque Aristomene pi fortunato di me ; non vi sar per ragione per dirlo di me pi forte : imperciocch chiara cosa , che colui, il quale sostenne tante lacerazioni nel suo corpo, profusissimamente espose la vita sua per la salvezza della patria ; quando che colui, che da quello abbaruffamento conemici, e da que'tanti pericoli pot uscire senza una ferita, assai mostra d aver sa puto prendere buone misure per non averne alcun danno. Sarebbe pertanto stranissimo fatto, che per giudizio di quelli, che furono presenti alla pugna, colui, che pi pochi nemici ammazz, e a minori pericoli espose la propria vita, strappasse il premio a

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chi nell'uno e aellaltro titolo il soprawanza. Che se die egli d' avere, finito il combattimento, trasportata sulle sue spalle la 6alma dell altro indebolita dalle a ferite, sappia questo essere bens argomento di robu* stezza di corpo, ma fortezza d animo non gi. G queste cose per voi bastino; giacch qui di fatti, non di parole contendesi . Allora per parte sua Aristomene disse : Io mi meraviglio, che costui voglia contendere del j premio con quello, da cui fu salvato. Bisogna, che cos facendo o creda i giudici pazzi, o supponga do versi giudicare di ci che ora si dice, non gi di ci che fecesi allora. N sar difficile dimostrare, che Cleon> nide oltre essere inferiore in valore, . anche uomo d ingratissimo animo. Egli tacque quanto aveva fatto di bello , e venne detraendo a quanto fec io : nel che al certo s dimostrato pi ambizioso di quello che gli convenisse. Imperciocch apertamente e per invipi. dia defrauda della lode meritata con fatti fortissimi colui , al quale doveva sommi ringraziamenti per aver gli salvata la vita. Confesso, che in quei pericolosis simi combattimenti fui fortunato; ma affermo essere stato prima di tutto valoroso. Imperciocch , se io avessi sfuggito l incontro de* nemici per non restar ferito, non fortunato dovrei chiamarmi, ma timido ; n oggi potrei contendere della palma, e solo reste rebbemi di subire le pene, che a chi si comporta > cos le leggi infliggono. Ma se incominciando tra i primi la battaglia, ed uccidendo quanti mi venivano incontro, non ho patito ci, che ho fatto patire agli
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5o altri , uopo dire assolutamente, non solo che io fui fortunato, ma che fui eziandio forte. Conciossiach o vuoisi, che i nemici colpiti dal valor mio non abbiano osato di venirmi addosso; e sono, degno di assai laude , giacch mi temettero : o vuoisi, che combattendomi essi, io valorosamente, mentre meran sopra, li trucidai, e nel tempo stesso ben copersi U mio corpo ; e fui ardimentoso insieme e prudente : ch chi nel pi vivo bollore del combattimento sa prender buone misure onde superare i pericoli, pos siede entrambe le spezie della forza che vuoisi, quella cio del corpo, e quella dell animo. Ma io dovrei dir queste cose ad uomini pi giusti di costui. Per ii ciocch quando portai dal campo in citt Cleon nide estenuato di forze , conservando le mie armi ; allora penso io , eh* egli stabilisse cosa fosse giusto : 3 essendo certo , che se da noi fbss' egli stato in quel i frangente trascurato, non contenderebbe ora dell* ono revole premio; n detraendo alla grandezza di tanto. benefizio direbbe non essere stata codesta grande im presa, giacch i nemici eransi a quel tempo ritirati dalla battaglia. E chi non sa come sovente accade , che quelli, i quali partironsi deila battaglia, sogliono all improvviso ritornarvi, e con quest arte rimanere infine vittoriosi ? Ma di ci basti : che non credo io ab bisognare voi di ulteriori parole . Dette queste cose i giudici con grande pluralit di voti pronunciarono doversi il premi ad Aristomene (i) .
(O Due furono gli Aristomeni illustri pres&o i Messenj ; ed uno d*essi fior nella prima guerra, l altro nella seconda.

LVtt.
Di Trpandr. Terpandro, sonatre di cetra, fa nativo di Me* timna. Trovandosi i Lacedemoni agitati da guetta civifo ebbero dall* oracolo , che si sarebbero rappacificati di bel nuovo , se venisse loro, a cantare Terpandro da Metimna. E veramente avendo costui fatto ad essi sentire un certo suo canto molto artifizioso, li riun hsieme, sic come Diodoro scrive Imperciocch tocchi da quel canto cos Gmbiairoasi, ch vettivazlo ad abbracciarsi l iln l'al tro , ed a baciarsi lagrimando (i). T z e t z e , nella Chiliode. Lvm . Della et di Solone. Debbesi sapere, che Solone visse in Atene al tempo, dei Tiranni, prima delle guerre persiana ; e ohe Dracood era vivuto quarantasette anni prima di lui (2 ). Ci riferito da Dioddro . Ulpiauo.
(f) dubbia r et , hi cui Trpandrb firi, come pub tederai presso Clemente Alessandrino e Plutarco. Vera per 1 iuflueza ih egft ebbe net ristabilire la concordia tra gl! Spartani col Mtfzzo 'deit suai mugica. * . (a) Suida dice , che Dtcone promulg le sor* leggi iltfH Crefl(> * ima nona olimpiade, e Diogene Laerzio dice, che Solon propose le sue nel terso anoo della olimpiade qua'raniesimasesta. Se Suida e Diogene Laerzio dicon vero, il conto di Diodoro sbagliato.

Si
LIX. Del Palladio Il Palladio di Minerva era una statua di legno alta tre cubiti, la quale era caduta dal cielo in Pessinunte, citt della Frigia. Onde Diodoro e Dione scrissero avere quella citt tratto tal nome (i). T zetze LX. Del fondatre di Napoli. Diodoro Siculo dice, che Napoli fu fondata da Er cole (2 ). T eztze . LXI. De* Siculi, e de Sicani. Diodoro in unp de suoi quaranta libri, parlando de Siculi e de' Sicani, riconosce, come dicemmo di sopra, la differenza di Siculo e di Sicano. E u st zio .
(1 ' Dopo jci, che Diodoro ha detto nell ih. n i e ci che leggeri , nell'Egloga 11 del lib. xxxti , si vede che Tzetze ha confuso in sieme ci che riguardava il Palladio trojano col simulacro della IMad e d<gli Dei caduto in Pessinunte, e che dato avea il noma a quella citt. (a) Anche qui h sospetta l 'esattezza di Tzetze. Dove mai Diodor* ha detto, che JNapoli fu fondala da Ercole, quando tace di ci ove precisamente parla di quanto rcole fece presto Potinolo e il Miseno t

LXIL Epoca del regno di Ciro. Gr ebbe il regno de Persiani quell* anno , in cui correva la cinquantesima quinta olimpiade ; siccome si vede dalla Biblioteca di Diodoro. G. A ffricaro presso E usebio , Prepar. dell*Evang. LX1IL D i un certo Polidamante. Questo Polidamante era della citt di Scotusa : egli sbranava colle nude mani i lioni , come se fossero agnelletti : correndo a piedi superava di gran" tratto i carri pi veloci : con una mano sostenne una spelonca, la quale minava. Codesta storia scrisse Diodoro Siculo (i). T zetze. LXIV. D i Antifonte Ramnusio. Dicono, che Antifonte Ramnusio, figliuolo di Filo (a), invent le questioni, che fannosi nella scuola, e le ele ganze retoriche; e che fece Tavvocato facendosi pagare; e che fu il primo a scrivere una orazione giudiziale da dare aa un altro. Cosi dice Diodoro. * Clemente
A lessandrino.
fi) Tzetze ha copiato Pausania, e non Diodoro. Pausania quegli, che nel sno Uh. vi parla di .questo Polidamante y

(a) Dee leggerti di Sofiio*

H
LXV.
Sermodgesto. Questo Sermodigesto, come scrve Diodoro, (e penso essere stato amico fedelissimo di Audoleonte , re de Paconi) indic i tesori o a Lisii^aco, o a certo re delia Tracia.........seppelliti nel letto dei fiume Sargenzia ; i
quali egli aveva nascosti ivi ajutato da soli prigionieri , divertendo il fiume , e scavando una fossa nell* antico letto, quindi rimettendovi di nuovo il fiume , ed am mazzando i prigionieri (1). * T zetze.

LXVI. Di alcuni regnanti per pochi giorni. , Del cui numero fu Meleagro, fratello di Tolommeo Lago , entro pochi giorni elevato al trono, e cacciatone. Similmente Antipatro tenne il regno quarantacinque giorni. Dopo i quali vennero Sostene, poi Tolommeo, poi Alessandro, e Pirro d'Epiro: i quali tutti regnarono soltanto- tre anni, come scrive Diodoro. S incello.
l x v ii .

Della durata del regno di un Antigono. Antigono costituito tutore di Filippo, tenne il regna dodici anni, o nove, siccome dice Diodoro. S incello .
(x) a dubitar molto, che anche qui Tzetze sia esatto; per ciocch di Decebalot re della Dacia, leggeri quanto attribuisce a questo Sermodigesto*

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Lxvm.
Della durata del regno di sette re de* Cappadoci. I sette re de Cappadoci , che tennero il regno per cento sessant anni, ebbero principio circa questo tempo, come scrive Diodoro. Sincello. LXIX Di L. Glaucone. H re Asdrubale, occupata la Sicilia , intim la guerra ai Romani. Metello destinato dal senato ad andargli contro, riport vittoria. In quella battaglia L u c j Glau cone , uomo nobile, avendo afferrata la nave di Asdru* baie, perdette ambe le mani. Tanto narra Aristide Milesio nel libro primo delle Cose sicule; e da lui tolse questo argomento, e trattollo Diodoro Siculo. P lutarco. LXX. Della morte di Archimede, Costui (Archimede), cosi scrive Diodoro, data Sira* cusa improvvisamente in mano di Marcello per opera di un traditore , o, come dice Dione, presa dai Romani, mentre i cittadini erano intesi a celebrare la festa di Diana , in tal modo fu ucciso da un soldato romano. Stavasi egli chino a terra descrivendo qualche figura meccanica. All* improvviso gli giunge addosso un soldato romano, e vuol condurlo prigioniero. Ma egli tutto in* tento a quella sua figura che delineava, e non sapendo

66 chi fosse colui che il traeva: sta indietro, dissegli, da questa mia figura. E seguitando 1 altro a trarlo seco , voltatosi Archimede conobbe il romano; e grid: ahi! povera mia macchina. Per lo che preso da paura il sol dato F uccise : uomo debole e vecchio al vederlo ; ma divino per le opere. Il quale Marcello, tosto che intese il fatto, pianse, e fece seppellire magnificamente ne* se* polcri de maggiori con intervento de pi nobili cittadini, e de Romani. Colui poscia, che tanto uomo uccise, fece ammazzare. Cos Dione e Diodoro raccontano.
T zetze .

LXXI. Modo con cui i Romani anticamente intimavano la guerra.. Anticamente i Romani, procedenti dai Latini, non* intraprendevano guerra, se non intimata solennemente: il che facevano scagliando prima un asta nel paese ne mico ; e ci indicava il principio delle ostilit. Allora poi incominciavano la guerra contro quel popolo. Cos riferisce Diodoro. T zetze . LXXII. Marco Emilio* Marco Emilio , console de' Romani, e capitano pre stantissimo , avendo preso Perseo, lo tenne in libera custodia, quantunque quel re avesse incominciata una guerra ingiusta, e contro i patti gi stabiliti. Le citt macedoniche ed illiriche, fuori d* ogni speranza, mand

libere, quantunque in quella guerra i Romani spessissi mo avessero corsi assai gravi pericoli. Anzi prima di lui, avendo i Romani superato in guerra Filippo, pa dre di Perseo , ed Antioco il grande , li trattarono con* somma umanit , e non solo lasciarono ad essi i re gni , che .avevano avuti ; ma di pi li tennero per alleati ed amici. De quali benefizj con ingratitudine dimenticatisi i Macedoni, caduti in potere de Romani insieme con Perseo, pareva, che dovessero essere ri putati indegni d' ogni misericordia. Ma il senato, non ricordando le ingiurie, li tratt magnanimamente, e restitu loro la libert in vece di tenerli schiavi ; sic come pur fece cogl* Illirj: perciocch avevano i Romani fatto prigioniero Genzio, re dell lllirio, come Perseo* Dato in questo modo a quelle citt di vivere in istato libero , ordinarono che avessero a pagare in appresso la met del tributo, che pagavano ai loro re. Manda rono inoltre dieci legati del senato in Macedonia, e cinque nell lllirio , i quali di concerto con M. Emilio statuirono , che si avesse a rovesciare le mura di Demetriade, citt principale de Macedoni ; che gli Amfilochi s'avessero >da togliere dalla alleanza degli Etoli; e che i pi nobili de Macedoni s*avessero da unire in congresso. Nel qual congresso fu dichiarato, che i Ma cedoni fossero liberi, e senza guarnigione. Si levammo eziandio i redditi delle miniere d* oro e d argento , af finch gli abitanti del paese non fossero pi oppressi da que' lavori, e nel tempo stesso col sussidio dei de nari tratti da quelle miniere non cercassero -d'insorgere tentando di ristabilire il regno macedonico. Indi la

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Macedonia fu divsa in quattro parti. La prima con** prendeva il paese tra i fiumi Nesto e Sui mone, e i castelli da un lato, che sono nella contrada orientale del Nesto, e intorno ad Abdera , e le citt di Maronea e di Eno, e dalT altro, nel tratto posto all occidente dello Strimone, Bisalzia con Eraclea nella regione Sintica. La seconda aveva da oriente il fiume Strimone, dall'oc cidente l ' Assio, e i luoghi vicini. La terza all* occi dente aveva il fiume Peneo, il monte Bemo verso borea; e vi si aggiungevano alcuni luoghi della Penea, ov erano le illustri citt di Edessa, e di Berea. La quarta ed ultima era quella, che il monte Berno avvicinava all Epiro , e ai paesi deHUlirio. Quattro erano pure le citt capitali, in cui doveansi fare le radunanze della nazio ne. Della prima era. Amfipoli; Tessalonica della se conda ; Pella della terza ; e Pelagonia della quarta* In queste citt stabilironsi i Magistrati, e si deponevano le rendite pubbliche. Fu permesso, che ne luoghi ul timi della Macedonia, confinanti coi Brbari, si tenes sero presidj armati, onde contenere le incursioni dfr que* popoli. Fatte queste disposizioni , Marco Emilia diede alla moltitudine spettacoli , e conviti ; e mand * Roma tutto il denaro, che aveva trovato. Dove giunto infine anch egli ebbe dal senato di poter trionfare. Anicio ed Ottavio, ognuno la giornata assegnatagli, vennero trionfando prima. Ed Emilio, sapientissimo uomo, trionf per tre giorni consecutivi. Nel primo giorno, lo precedettero mille dugento carri carichi di massicci scudi d argento : poi altrettanti carichi di scudi di bronzo: poi trecento carichi di aste, di sciabole, . di.

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archi, e di dardi. Andavano innanzi, come s usa in guerra, gli uomini colle armature di bronzo : v erano inoltre altri, che portavano figure di varie apparenze ; ed ottocento barelle piene di armi. Nel secondo giorno del trionfo innanzi a tutto venivano portati in tanta moneta coniata mille talenti, e in argento greggio due mila e dugento talenti: poi una moltitudine immensa di tazze ; e cinquecento cani pieni di varie immagini e statue : poi scudi d o ro ............ ed assai numero di tavole, che appartenevano alla ricca masserizia dei re. Nel terzo giorno precedevano cento venti buoi bianchis simi e belli......... talenti doro in dngento venti vasi ; una fiala di dieci talenti doro tutta tempestata di gem me , un corredo di masserizia d oro variatissimo , ed importante dieci talenti : due mila denti d elefanti, ciascheduno di tre cubiti: un cocchio di avorio guemito d* o ro , e di pietre preziose ; un cavallo con finimenti tempestati di gemme, e col rimanente della bardatura d*oro , guarnito come se dovesse essere in guerra : un letto d oro con coperte fatte a fiorami ; ed una let tiga guernita da per tutto d oro e di porpora. Dopo tutte queste cose veniva 1*infelice re de Macedoni, Per seo, con due figliuoli, ed una figliuola, e con du gento cinquanta suoi principali ; e poi quattrocento corone date dalle citt e dai re. Ultimo di tutti era sopra un carro d avorio di lavoro mirabile Marco Emi4io. Sincello.

Lxxra.
Di Tolommo juniorc. Scrve Diodoro , che Tolommeo juniore regn dopo il seniore quindici anni (i) j e che govern male : ch'egli prese in isposa Cleopatra sua sorella ; e che col pre testo di insidie tesegli molti uccise, molti mand in esiglio , ed oppressi di calunnia spogli dei loro beau S in c e l l o . (i) Questi fu Tolommeo Fiscone. TI Valeno addita come deb bano essere contati i quindici anni del suo regno.

SUPPLEMENTI
M LIBRI VI, VB, YUI, IX, E X
DELLA

BIBLIOTECA
D X

STORICA

DIODORO SICULO

F i n qui abbiamo riportato quanto dei frammenti di questi libri trovasi pubblicato nella bella e grandiosa edizione del Westenio. Ma pare a noi, che sar grato I avere empiuta questa lacuna con quanto intorno ai tempi, e alle dinastie greche veggiamo nel gi alirove citato volume primo dei Cronici di Eusebio ; tanto p i , che per questa maniera ci vengono somministrati alcuni altri frammenti importantissimi di Diodoro r sic* come si osserver qui appresso.

62

C A P I T O L O XXIV;
Tempi de* Greci.
I tempi d* Sicionj, i re che tennero il governo di Sicione, passano pei pi antichi di tutta Grecia. Il primo a regnare in Sicione fa Bgialeo al tempo di Nino e di Belo , i quali sono creduti i primi che in Assiria imperarono sni popoli dell* Asia: ond' che anticamente fa chiamata Egialea la terra, che ora si nomina Peloponneso. Degli Argivi poi per primo re si ricorda Jnaco, posteriore al regno de* Sicionj di dugento novantacinque anni. Primo re degli Ateniesi fu Cecrope soprannominato difi a venato dopo lo stabilimento del regno degli Argivi circa trecento anni ; e circa cinquecento trentatr anni dopo lo stabilidiento del regno dei Sicionj Ora la cronologia nostra incomincer dal chiaramente enumerare prima degli altri codesti re di Sicione , principiando dai pi antichi. E conciossiach presso gli Antichi s i quali presero ad ordinare i tempi della greca storia, trovasi molta ambiguit , noi dalla informe massa delle cose che dicono s trasceglieremo quelle, nelle quali essi si accordano. Castore ne* suoi libri cronici spieg non sensa un cert' ordine i tempi dei re di Sicione , cosi brevemente spiegandosi : Soggiun giamo i re Sicionj, primo de* quali fu Egialeo, ed ultimo Seusippo. Codesti re dominarono per anni c m l i x . Dopo i re tennero il governo sei sacerdoti di Camio ( 1) i quali stettero nel pontificato x x x i i anni ; e 1 ultimo d* essi fu Ca* ridemo, che non potendo sostenere la spesa necessaria al suo grado, fugg. Queste sono le parole di Castore. Siegae intanto il catalog de* re Sicionj *?.
() Cio & Apollo.

61

C A P I T O L O XXV.
He dei Sicionj (i).
I. E Gl ALEO regn u i anni. . . . Dicesi , . che incominciasse a regnare 1 anno decimo quinto di Belo. * ' l i . EUROPE regn x l v anni ; e f a coetaneo di Nino s figlinolo di Belo, III. TELCHINO regn xx anni ( 2 ): fioriva al tempo di <Sem iram idc.

IV. API (3) regn xxv anni.' Da lai il Peloponneso d* oggi fa detto Apia. V. TE LSI ONE r e g n l i i a n n i . \ I . EGIDRO regn xxxiv anni. VII. TURIMACO regn x l v anni. Al tempo suo regn sogli Argivi pel primo Inaco. VIII. LEUCIPlfO r e g n l u i a n n i . IX. MESSA PO regn x l v ii anni. Al suo tempo accadde le levazione in Egitto di Giuseppe, di coi parlano gli Ebrei. X. ERATO r e g n x l v i a n n i . XI. PLEMNEO r e g n x l v u i a n n i . ' XII. ORTOPOL1 r e g n l x i i i a n n i . XIII. MARATONIO regn xxx anni; e fa al suo tempo ebe l ' Attica ebbe per suo primo re Cecrope difi. XIV. MARATONE regn xx anni. In quel tempo sotto la guida di Mose gli Ebrei uscirono d'Egitto. XV. GHIREO regn l v anni ({) ; e in quel tempo Danao imperava sugli Argivi.
( 1 ) bene avvenire che il Marsamo ha fatte molle eccezioni a questa cronologia dei re SicioDj dataci da Eusebio. (3 ) li Sincello d a questo, re xztx anni. (3) Lo Scaligero lo chiama Pelope $ ma Pausania e il Sincello tengono Api.

(4) Il Sincello mette questo re pel xin*

94
XVI. CORA CE regni m anni. XVII. EPOPEO regn xxxv anni. XVIII. LAOMEDONTE regn x l annk XIX. SICIONE regn x l v anni. Al tempo ano cessarono i re degli Argivi, i quali erano dorati d x l anni. XX. POLIBO regn x l anni. XXL INACO r e g n x l a n n i . XXII. FESTO regn v j i j anni. XXIII. ADRASTO regn iv anni. XXIV. POLIFIDE regn xxxi anni. Al suo tempo fa presa Troja. XXV. PELASGO regn xx anni. Al sno tempo Enea ebbe il regno dei Latini. XXVI. SEUSIPPO regn xxxi anni. La somma dei re Sicionj di xxvi, e regnarono pel corso di c m l i x a n n i . Dipoi non pi i re, ma i sacerdoti di Camio ebbero limperio. E de Pontefici fu I. ARCHELAO, che sedette i anno. II. AUTOMEDONTE 1 anno. III. TEOCLITO v anni. IV. ECNEO vi anni. V. TEONOMO ix anni. VI. AMFICHI x i i a n n i . VII. CARIDEMO, il qaale per la ragione detta da Cottoli foggi le Da questo Pontefice sicionio fino alla olimpiade prima cor* rono ccclii anni. E tutti insieme i r, e i sacerdoti di Sicione empirono lo spasio di c m x c v iu anni .

65

CAPITOLO

XJCVL

Del regno degli Argivi secondo Castore.


questi aggiungeremo ordinatamente anche i re degli Argivi, i quali avendo principiato,in Inaco, finirono in Sicneh , figliuolo di Crotopo. Cacciato Stenelo ebbe il regno di Argo Daitao , e vi succedettero i suoi posteri fino ad uristeo di Stenelo nato di Perseo. Indi se ne impossessarono i Pelopidi. I tempi dei Danaidi comprendono clxii anni ; n com prendono cv quelli dei Pelopidi, che incominciando da Atreo regnarono, e conservarono la dignit regia fino a Pentito, Tisameno^ H Comete, figliuolo di Sresto, sotto il quale gli Eraclidi ritornarono. Ecco qual* la cronologia dei: re argivi.

CAPITOLO

XXVII.

Re degli Argivi.
I. IN AGO, da cui il paese ebbe il nome d*Inachia, regn L anni. Avea incominciato, regnando' in Sicione Turimaco. II. FORXXNEO regn l x anni. Al suo tempo Ogige fond Eieusi. III. API j da cui il. paese fu denominato Apia, regn .xxxv anni. Al suo tempo, secondo gli Ebrei, fior Giuseppe io. Egitto. IT. ARGO 5 figliuola di Giove e di Niobe, che diede il nome di Argolide al paese, regn l x x anni. V. CRI ASO regn, uv anni. VI. FORBANTE regn xxxv anni. Al suo tempo regnava in Atene Cecrope difi. YII. TRIOPE regn x l v i anni.. Al suo tempo Mos condusse gli Ebrei fuori dEgitto.

66
^ t t . CfcotOPO regni *41 nni.

ix . STENELO regn xl anni,


t a stimma di cfaesti anni di cccLljtxtt. Danao cacci Stenelo, e si fece padrone d*Argo : eccdn i . successori e la crnlogia. . DANAO regn L anni (x). l i . LINCEO regn x u Unni. U t . ABANTE regn xxiu anni I H . PRETO regn i n i anni. XIV ACRISIO regn xxx! ann In tutto anni nxiiv,

jDbpo Aerisio 1 imperio degli Argiiri fa trasportato a tticn * sotto uristeo ,* ed ebbero la signoria i Pelopidi. Primo a degnare nel Peloponneso fa. Pelope 4 earator de5giuoohi olimpici. Trasportato poi a Micene 1*imperio dgli Argivi* dopo Acriiio regti URISTEO xlv anni.
Poi i Pelopidi ATREO TlESTB anni lxvii (i). l)opo qusti AGAMENNONE xxx anni e nel diciottesimo Troja fu presa* EGIST regn xvii anni (3). , m Oreste, Trameno e Comete regnarono Lvm anni fino al ri torn jdfegli EratilicUj che s*impossessarono del Peloponneso. D Onest ritorno sino alla migraaione de* Jonii (4) dalle loro terr
(t) l Sinceo dice trinili ( a ) Il testo greco i z r . (3) 11 SineeUo dice # (4) Di questa emigrasioue Pellejo Patercolo dice : N i susseguente tempo gran numero di greca giovent per V abbondanza d i forz cercandosi altro paese, si rivers sui? A sia. Perciocch i Sordi Sotto il capitanato d i Jone partitisi d i Alene occupatone una parte nobilissima della'regione marittima i la quale anche oggi si chiama ionia i e pt fondarono te ciu d i Efeso \ di Mileto , d i Priene * d i Lebedo di M iunte9 d i Eriara i di la%omene\ di Foce* ee*

7
passino Lxxx anni ; e dalla emigrazione de Jon fino alla prima olimpiade ne passano cclxvii su

CAPITOLO

XXVOL

Dei re degli Ateniesi*


& .. * Primo si nomina dagli Ateniesi Ogige, al cui tesilo dicesi venuto qnel grande ed antichissimo diluvio. Tiensi per cbntemporaneo di lui Foraneo , figliuolo d* Jnaco e re degli Argivi, del quale fa menzione Plotone nel suo Timeo con queste parole, volendo scuoterli a parlare delle antichit di questa citt , incominci a narrare di quel primo Fottute* , di Niobe, o delle cose seguite dopo H diluvio. Ogige regn nel tempo di Metiopos nono re di Sicione ; e di Beheo, ot tavo re degli Assirj. Dopo Ogige poi, perch il diluvio avea devastato tutto, negasi, ohe nel paese che ora si chiama At tica , siasi regnato per cxc ( i) anni fino a Cecrope . questi anni si calcolano anohfe dal regno degli Argivi, che incominci prima dei tempi di Ogige. Cio dal fine del regno di Foraneo 9 re degli Argivi, ( sotto cui detto che venne il diluvio di Ogige ) a Forbante, a cui fu coetaneo Cecrope, primo re dell* Attica odierna, si comprendono cxc anni. Indi da Ceerope Ila prima olimpiade si contano xvu re, xji prin cipi*, cessati per morte; sotto i quali si vantano presso i Greci favolose meraviglie, fi da questo punto i Greci incominciano la serie dei re attici; poich non tengono conto dei pi antichi* Nella stessa maniera anche Castore netta sua storia tocca bre vemente queste cose .
(i) Il todice armeno dice cix.

168

CAPITOLO

XXIX.

Del regno di Atene secondo Castore.


Esporremo ordinatamente anche i re di Atene, principiando da Cecrope, e finiremo in Timoete. Dei Te detti Eretti di gli anni ammontano a ccccl. Indi il regno venne in mano di Me la/ito di Pilo, figlinolo di Andropompo, a ano figlinolo Codro ; il regno de* quali dne comprende anni lu . Soppresso il regn o successero. principi che finivano colla vita ; e questi incomincia rono da Medone figliuolo di Codro, e finirono in Alcmeone figlinolo di Mschilo. Gli anni di costoro sono in tutte ccix. Indi vennero quelli, che governarono per dieci anni ; *e dorarono l x x anni. Finalmente vennero i Magistrati annuali* incomin ciati da Creonte, e finiti in Teqfimo, sotto il quale alle cose e ai fatti del paese nostro fa dato 1 ultimo fine * Cosi fattore. Noi daremo il catalogo de* singoli re. C A P IT O L O XXX.

Re di Atene*
I. CECROPE, primo di tutti, regn l anni. Sotto lai fu rono Prometeo > Mpmeteo s ed Atlante. Cecrope regna in Atene contemporaneo di Triope, settimo re degli Argivi * e di Maratonio tredicesimo re di Sicione. Sotto Ini fioriva presso gliEbrei Moi (1); e sotto lai pure, cio nel tempo di Deucnlione, dicesi che la Tessaglia fosse allagata dal diluvio ; e che 1 Etiopia sotto Fetonte venisse incendiata. * II. CRANAO (indigeno) regn ix anni.
(i) Si n o ti, che e qui , e dovunque parla di Most e di Giiiseppe, dichiara di provare la sua assercione a maggiore opportunit*

IH. AMF1ZI0RE, figlinolo di Deucalione, e genero di Cranao, sotto cui si fanno cadere i fatti della famiglia di Da nao \ regn ix anni. IV. ERITTONIO, figlinolo di Vulcanoa Omero chiamato Eritteo , regn L anni. Sotto lui fiorirono i Dattili-Idei ( i ) . Y. PANDIONE di Erittotiio regn x l ami. Sotto di lui segu il ratto di Proserpina, e fior Trittolemo. VI. ERETTEO di Pndione regn l anni; e al suo tempo visse Perseo. VII. CECROPE, fratello di Eretteo, regn x l anni.-Sotto lui riferisconsi le imprese di Bacco. ' V ili. PA5DI0NE di Eretteo regn xxv anni. Costui fuggito and a regnare a Megara. Al suo tempo vissero Europa e Cadmo, ed accadde quanto si narra di Sparta (a). IX. EGEO di Pandione regn x l v u i anni. Al suo tempo fu rono gli Argonauti, e i Centauri ; ed Ercole faceva lq sue prodezze. . X. TESEO di Egeo regn xxx anni ; od allora fioriva Minosse legislatore. XI. MUESTEO di PeteOy di Omeo , di Eretteo, regn xxxm anni. Al*tempo suo fu presa Troja. XII. DEMOFOONTE di Teseo, regn xxxni anni. Al tempo di costui accaddero le avventure di Ulisse, e di Oreste \ ed Enea, figliuolo di Anchise, regn m Lavinio. x n i. . OSSINTE di Demofoonte regn xn anni ; e al suo tempo le Amazzoni abbruciarono il tempio di Efeso. XIV. AFFIDANTE di Ossinte regn i anno. XV. TIM pETE, fratello di Affidante, regn vm anni. XVI. MELANTO di Adropompo di Pilo regn xxxvii anni. . Sotto il regno di costni gli Eraclidi entrarono nel Pelopon neso , e se ne fecero padroni.
(i) Di ci Euselio parla nel suo libro h . (a) Diodoro n ha parlato nel libro v .

7
XVII. GODRO di Melanto regn xxi anni. Al suo tempo i Jonii avendo perduta l Acaja, rifuggironsi in Atene.

Prncipi di Atene a vita.


XVIII. MEDONTE di Codro govern ix anni (i). XIX. ACASTO di Medonte govern xxxvi anni. Al suo tempo segui 1 emigrazione Jonioa, della quale vuoiti, che * facesse parte Omero. Allora Salomone fabbricava il tempio di Gerusalemme. XX. ARCHIPPO di Acasto govern xix anni. XXI. TERSIPPO di Archippo govern xli anni. XXII. FORBATITE di Tersippo govern xxx anni. XXIII MEGACLE di Forlante govern xxx anni. XXIV. DIOGNETO di Megacle govern xxvm anni. XXV. FERECLE di Diogneto govern xix anni. XXVI. ARIFRONE di F ende govern xx auni( e al tempo suo fin l'imperio degli Assirj essendo stato ucciso Sardanapallo. XXVII. TESPICO di Arifrone govern vn anni. A quel * tempo Licurgo dava le leggi ai Lacedemoni (2 ). XXV III. AGAMESTORE di Tespico govern xvii anni. XXIX. ESC HILO di Agamestore govern xxm anni, nel cui dodicesimo anno fn istituita la prima olimpiade, nella quale vinse sell stadio Coreo eleo. La somma de*tempi degli Ateniesi partendo da Cecrope so prannominato difi sino alla prima olimpiade, di bcclxxx
( 1 ) Questa sigla nel codice greco v m . Nel margine dui codice armeno xe , e u pure per due volte si legge nel volume 1 di 1

Eusebio.
(a) Alcuni mettono la morte di Sardanapallo, e il fine dell im perio d Assiria, sotto questo Prncipe; e Sincello dice questa essere la comune opinione degli Scrittori.

1*
anni, e da Ogige di cmLxx. Da quest* epoca iq poi si con* tano gli auni per messo delle olimpiadi. Dopo Eschilo Aicmeone govern in Atene per 11 anni. Morto questo* la repubblica stabil i magistrati decennali} e furono CAROPE

ESIMIDE
CLIDICO

IPPOMENE

LEOCRATE
APS ANDRO ERESSI A. Tutti i quali governarono il pieno decennio k Indi si volle che i magistrati fossero annuali. Primo di essi fu Creante nella xxjv olimpiade: poi ognuno degli altri govern un anno; ma non occorre molto riferirne i nomi. Questi sono i tempi, che si contano nelle antichit ateniesi ( e si hanno per istoria sicura , e confermati per la vetust. /Sebbene sia giusto dire, die realmente il tempo anteriore alla presa di Troja * e quanto raccontasi in esso succeduto * non ha 1 autenticit * ehe si ottiene per la diligenza della storia t * ond' , che noi abbiamo racoolte io compendio le esposte no* tizie da parecchie memorie in qnella maniera , che abbiami potato. E cosi abbiamo fatto rispetto ai tempi interposti tra la presti di Troja, e la prima olimpiade. Questi per Potoriep nel primo libro deHa Storia filosofica, abbraccia colle seguenti poche sue parole uf

CAPITOLO

XXXI.

Estratto del primo libro della fitaria filosofe* di Porfirio.


Dalla presa di Troja sino al ritorno degli Eraclidi nel Peloponneso secondo che dice Apolhd^ro t scorsero j^ucjt

7*
anni. Da questo ritorno alla ^emigrazione .Jonica scorsero l x anni, e fino a Licurgo cux anni. La ; somma degli anni dalla presa < i: Troja alla prima olimpiade di ccccvii (i) . d cc Ma panni, che far bene comprendendo nel mio libro anche le olimpiadi celebrate dai Greci .

CAPITOLO

xxxn.
r

Olimpiadi de Greci.
cc La prima olimpiade quella, nella quale vinse nello stadio Coreb eleo. E da questa pare , che presso i Greci si possa fondare con sicurezza la ragione de' tempi: giacch in addietro ognuno computava secondo che credeva meglio .

Della istituzione delT agone.


E d'uopo parlarne alquanto, poich alcuni ne estendono l'epoca pi di quello che convenga, dicendosi che fu istituito prima del tempo di Ercole da imo .degli Idei Dattili: indi da Attio fu confermato per esercitare i suoi figliuoli, onde poi quelli, che andavano a gareggiare, furono chiamati atleti : che poscia furono prefetti delle sacre cerimonie che vi si usa vano JZpeo figliuolo di Attio, Endimione Alessino, ed Enomao : quindi, che Pelope ne celebr i giuochi ad onore del padre Giove', ed infine Ercole 3 figlinolo di Alcmena, e di Giove : dopo il quale chi dice, che scorsero dieci, chi tre et , venne lfito , il quale ristabil questo agone . Fu costui di patria eleo; ed essendo stato preposto a prov vedere alla Grecia, desiderando di sedare le guerre accese per (i) Cos precisamente avea detto Erutostene, come abbiamo negli

Siromati di Clemente Alessandrino.

7?tutto il Peloponneso3 mand oratori, che interrogassero l'o racolo sul modo di metter fine a s crude discordie; e la ri sposta che ne fu recata ai popoli del Peloponneso, fu;

Nel tempio entrate: sacri doni al nume Presentate devoti e i detti udite De3vati j eh* hanno i patrii riti in cura.
Ed agli Elei fu detto :

Liberate la patria: cessate Balle guerre ; e coi Greci alfin strignete Di comune amist nodo s fermo 3 Che rieda ogni anno la soieime pompa, E insieme ancor * univeral tripudio. c In forza' di che lfito condotti ad alleanza i popoli, e <
tolte di meszo le guerre, ordin in modo le cose, che ognuno tranquillamente mangiar potesse il suo pane ; e ricord es sersi da Ercole proibita ogni ingiuria al prossimo. Di questa maniera istitu l'agone, in ci d'accordo con Licurgo lace demone , del quale, discendendo entrambi da Ercole, egli era parente. Codesto agone per in nuli'altro allora consisteva che nello stadio : ma col tempo vi si aggiunsero altri esperi menti 35. cc Aristodemo eleo . intanto riferisce, qualmente passata la ventisettesima olimpiade, dacch l ' agone era stato da lfito .istituito la prima volta, si cominci a tener registro scritto de*vincitori, mentre in passato per la incuria degli antichi ci non s* era fatte ; cos che alla ventottesima olimpiade, es sendo stato vincitore nello stadio Corebo eleo, costui fu il primo, il cui nome fu messo in catalogo; e quella fu la prima olimpiade, dalla quale i Greci contano i loro tempi. Con Aristodemo concorda Polibio. Callimaco per dice tredici olim piadi depo lfito non essersi registrate; cio sino alla quatto* dioesima , nella quale vinse Corebo* D 'altra parte affermano m olti, che tra l ' agone istituito dall* rcole dJ Alcmena, e la

74
prima olimpiade registrata* passarono ccccxjx anni. Gli Elei aprono 1* agone ad ogn| quinquennio, cio passali ogni quat tro anni 9^

CAPITOLO

XXXffl.

Olimpiadi de Greci dalla prima sino alla dugente* sima'settima, nella quale regnava \n Roma Anto* n in o , figliuolo di Severo#
I. In essa vinse atto stadio COREBO eleo; e si us sempre fino alla tredicesima compiala la sola prova dello stadio. II. ANTIM ACO eleo allo stadio. ( Nacquero Romolo e Remo* ) III. ANDROCLO messenio allo stadio. IV. POLICARE messenio allo stadio V. ESCHINE eleo allo stadio. VI. EBOTA dimeo allo stadio# VII. DARCLE messenio allo stadio. ( Romolo fonda Roma.) V ili. ANTICLE messenio allo stadio. IX. SENOCLE messenio allo stadio. X. DOTADE messenio allo stadio. XI. LEO CARE messenio allo stadio. XII. OSSITEMI coroneo allo stadio XIII. DIOCLE corintio dio stadio. XIV. DESMONE corintio allo stadio. Vi fa aggiunto il ricor* rimento, in cui vinse Ipeno eleo. XV. ARSIPSTO megarese allo stadio. Vi si aggiunse il dHr co (1) : correvan nudi, e vinse Acanto lacone. XVI. PITAGORA lacone allo stadio. j$VII. POLO epidaurio allo stadio. ( 1) Cosi chiamaroao i Greoi la corsa di parecchi stadj.

7*
t n t l . TELLI sicionio allo stadio. Vi si aggiunse la lotta 3 e vinse Euribato lacone. Vi si aggiunse anche il quinquersio; e vinse Lampi lacone.
XIX. MENO megarese allo stadia. XX. ATERADA lacone allo stadio. XXI. PAUTACLE ateniese allo stadio, XXII. Il medesimo allo stadio. > XXIII. ICARIO iperesio allo stadio. Vi si aggiunse il pagi* lato; vinse Onomast smirneo, ebe fece anche i regola menti per questo genere di prova. XXIV. CLEOPTOLEMO lacone allo stadio. XXV. TULPI lacone allo stadio. Vi-sa aggiunse la quadriga; e vinse Peorotte tebano. XXVI. CALLISTEN? lacone allo .stadio* Filimlroto lacone vinse il quinqnerzio i n tre olimpiadi. (Furono istituiti i n Lacedemone per la prima volta i giae&lii carmi, che son$ u n a prova de* sonatori di eetra. ) XXVII. EURIBO ateniese allo stadio. XXVIII. CARMI lacone allo stadio. ^Costui non otbswasi eh# di fichi secchi. Questa olimpiade la prima ebe celebra rono que4 di Pisa, per la ragione , ebe gli Elei erano in volti nella guerra contro i Dimei. XXIX. CflIONI lacone allo stadio. JJn salto di costui era df ventidne cubiti. XXX. Il medesimo. Que* di ^Pisa si distaccarono dagli Elei; e perci celebrarono questa e le seguenti ventidue olimpiadi. XXXI. ORIONI lacone allo stadio per la tersa volta. XXXII. CRA?1N0 megareee allo stadio. In cjael tempo Ca nteo vinse tre fratelli al pugilato XXXIII. GILI lacone allo stadio. Vi si aggiunse il panorasio; e vinse Lgdami siracusano. J5ra costui s grande di cor-, po che avendo co* suoi piedi misurato io stadio, p re ^ s

ebe non foste ebe di oli seicento (i) passi. Ti si aggiunse anche il cele; e in esse vinse Crossila tbano. XXXIV. STOMO ateniese allo stadio. XXXV. SFERONE lacone allo stadio; Cilone ateniese al ricorrimento. Costui quegli, che cerc di farsi tiranno. XXXVI. FRINONE ateniese, che nell4 isola Coo venuto a duello con Pittaco rest morto. XXXVII. EURICLIDA lacone allo stadio. Vi si aggiunse lo stadio de*ragazzi; e vinse Polinice eleo. Vi si aggiunse la lotta de* ragazzi ; e vinse Ippostene lacone, il quale pi fuor d* una per cinque seguenti olimpiadi , essendo gi uomo, vinse alla lotta. XXXVIII. OLINTEO lacone allo - stadio. Vi si aggiunse il quinquerzio de* ragazzi , i quali fino allora non' si eserci tavano che nell* agone. Vinse Deutilida lacone. XXXIX. RIPSOLAVO lacone allo stadio. XL. OLINTEO lacone per la secnda volta. XLI. CLEONDA tebano allo stadio. Vi si aggiunse il pugilato de* ragazzi; e vinse Filata sibaritano. XLII. LICOTA lacone allo stadio. XLII1 . CLEOME epidaurio allo stadio. XLIV. GELONE lacone allo stadio. XLV. ANTICRATE epidaurio allo stadio. XLVI. GRISAMAGO lacone allo stadio. Polinnestpre milesio allo stadio de* ragazzi. Gostui in campagna aperta dava la caccia alle lepri correndo, e le pigliava. XLVII. EURICLE lacone allo stadio. XLVIII. GLICONE crotoniate allo stadio. Pitagora samio sprezzato nel pugilato de* ragazzi, e diffamato per donna, venuto grande super egregiamente tutti gli uomini.
(i) 11 testo qui apertamente guasto, e per lo meno dovrebbesi leggere cinquecento, poich Censorino dice che lo stadio olimpico era di seicento piedi.

77
XLIX. LICINO crotoniate allo stadio. L. EPITELID lacone allo stadio. ( Furono allora distinti i sette Sapienti. ) LI. ERATOSTENE crotoniate allo stadio. LII. ALE eleo allo stadio. LIII. ANONE peparezio allo stadio. LIV. IPPOSTRATO crotoniate allo stadio. reUone figalese , gi vincitore in due pancrasj, spezzatosi il cranio mor ; e fu coronato il suo cadavere ; perciocch 1*avversario suo gi vinto il lasci andare, essendosi egli rotto nn piede (i). LV. IPPOSTRATO per la seconda volta. ( Ciro in quest* ' tempo regn in Persia.) LVI. FEDRO fanatico allo stadio. LVII. LAGRANGO lacne dio stadio. LVIII. DIOGNETO crotoniate allo stadio. LIX. ARGHILOGO corcirese allo stadio. LX. APELLEO eleo allo stadio. LXI. AGATARCO corcirese allo stadio. L x n . ERISSA calcidese allo stadio. Alla lotta Milone croto niate , che sei volte vinse a* giuochi olimpici, sei ai pizj, dieci agl* istmj , nove ai nemei. LXIII. PARMENIDE cainarineo allo stadio. LXIV. MENANDRO tessalo allo stadio. LXV. ANAGO tarentino allo stadio. Vi si aggiunse la corsa colle armi indosso; e vinse Damareto creo. LXVI. ISCHIRO imerio allo stadio. LXVII. PANNA pellenese, primo ad esporsi a tre prove, allo stadio cio, al ricorrimento, e alla corsa colle armi indosso. LXVIIL 1S0MAC0 crotoniate allo stadio.
(i) Chi ama conoscere meglio il fatto, legga Pausania, e Fifa* strato.

t l l K . li medesimo. LXX 19ICIA opunsio allo stadio*. LXXI. TISICRATE crotoniate allo stadia. LXXII. Il medesimo. LXXin. ASTIALO crotoniate allo stadio. LXXIV. 11 medesimo. LXXV Il medesimo per la tersa tolta (i) . LXXVI. SCAMANDRO mitiienese allo stadio.
LXX V I. DADINO argivo allo stadio.

LXXVIII. PARMENIDE possidoniate allo stadio. LXXIX, SENOFONTE corntio ait tedio* LXXX. TORIMMA tessalo allo stadio* Awiesxna barceo, cbc pascendo gli ard en ti lottava con tu toro, avendolo o#ndotto a Pisa diede lo spettacolo di lottare con ISO* LXXXI. POLIMNASTO cireneo allo stadio. LXXXII. LIGO larisseo allo stadio. LXXXIII. CRISSONE itnerio allo, stadio. LXXXI V. Il medesimo LXXXV. Il medesimo pr la tersa volta LXXXVI. TEOPOMPO tessalo aUo stadio. LXXXVII. EFRANORO aipbraciota allo stadio. ( Cominciavi la guerra del Peloponneso.) LXXXVill. SIMMACO messenio allo stadio. LXXXIX* Il medesimo*
\i) Cade In accncio per noi P o&ervkionet che a qdesto p<*sd Tanno gli eruditi Editori dell*Eusebio armeno. Avvertono essi ( ed 'Avremmo dovuto avvertirlo n o i, se non fossitno stati prevenuti ) che in Diodoro Siculo , per la perdita de* libri della sua Biblioteca , frapposti al Y e l i 9 la serie delle olimpiadi mozza ; e quello , che abbiamo in esso > incomincia toppnnto dalla l x x t . Gli studiosi para goneranno da questa sino alla axix l una serie e Pai tra. Del rest la correzione del testo di Diodoro circa il nome di Astilo e r o tenia te fe stata gi suggerita da lungo tempo.

$9
XC. IPERBIO siracusano allo stadio.
j[Gl. ESSEGENTO agrigentino allo stadio* XC1I. Il medesimo* 2CCI1I. EUtOTA Cireneo allo stadio* i pancrazio Polidtmante scotusco > di gigantesca corporatura: il quale trovan dosi in Persia prsso Oeo > ammazzava i lioni, e combat teva nudo con avversarj armati. Ti si aggiunse la biga; vinse Evagrio eleo. XCIT. CROCINANTE larsseo allo stadio. XCV. USINONE ateniese allo stadio* XCVI. EUPOLEMO eleo allo stadio. Vi si aggiunse il sona tore di trom ba; fe vinse Timeo eleo. Vi si aggiunse anche
il banditore j e Tinse Aerate eleo.

XCVtt. TIRINEO eleo allo stadio. ^CV III. SOSIPPO delfico allo stadio. Alla lotta Aristodemo el$o j che nessuno pot abbracciare a mezzo il corpo. XCIX. DICON siracusano allo stadio. Vi si aggiunse l prova curale de*bidetti; e vinse Euribuso lacone. C. DioiwSI ODORO tarantino alto stadio* CI. DAMON& turino allo stadio^ O li. Il medesimo* CIII. P1TOSTRAT efesio allo stadio. CIV. FCIDE ateniese allo stadio. Questa Olimpiade fu cte* , brata da que4di Pisa. CV. PORO cireneo allo stdio* CVI* 11 medesimo* CTII. MICRINANTE trentino allo stadio. CTUI. POLICLE cireneo allo stadio. CIX. ARISTOLOCO ateniese allo stadio. CX. AUTICLE ateniese aHo stadio* CXI. CLEOMANTE olitorio allo stdio* CXII* EURILA calcidico allo stadio. ( Alessandro prse Bai* bilonia> ed uccise Vario).

So
CXIII. OLITONE macedone dio stadio* Ageo argivo al dolico. Costui raccont la sua vittoria in Argo il giorno tesso che vinse. CXIV. MICINANTE rodio allo stadio. ( Alessandro mor. Poi dividendosi: parecchi l imperio di lui .Tolommeo ebbe il regno dell* Egitto , e di Alessandria. ) : CXV. DAMASI A aafipolitano allo stadio. CXVI. DEMOSTENE lacone allo stadio. CXVII. PARMENIDE mitilenese allo stadio. CXVIII. ANDROMENE corntio allo stadio. Antenore ate niese, o milesio, .postosi nel pancrazio incontro a quanti gli stavano intorno, in tre diverse et fu vincitore senza nngersi. CXIX. ANDROMENE corntio allo stadio. C XX. PITAGORA di Magnesia presso il Meandro allo stadio. Alla lotta Cerante argivo, che strappava le unghie a* buoi. CXXI. Il medesimo. CXXII. ANTIQONO macedone allo stadio. CXXIII. Il medesimo. CXXIV. FILOMELO farsalico allo stadio. CXXY. LAGO egiense allo stadio. CXXV. IDEO, o Micanore, cireneo allo stadio. CXXVII. PERIGENE alessandrino allo stadio. CXXYIII. SELENO macedone allo stadio. ( BeUstica, donna macedone, alla biga. ) GXXIX. FILINO eoo allo stadio. CXXX. Il medesimo. CXXXL AMMONIO alessandrino allo stadio. Ti si aggiunse un cavallo singolare; e vinse Ippocrate, figlio di Orto tessalo. CXXXII. SENOFANE etolo di Amfissa allo stadio. CXXXIII. SIMELO napoletano allo stadio. ( I Parti si ribel larono dai Macedoni, ne In il primo t*. Arsace , da ci vennero gli Arsacidi. )

CXXXIV. ALCIDE lacone llo stadio. CXXXV. ERATONE etlo allo stadio. Al pugilato vinse Cleosseno alessandrino, restato illeso nel combattimento CXXXYI. PITOGLE sicionio allo stadio. CXXXVlf. MENESTEO baroilit$no allo stadio. G^XXVIII. DEMETRIO alessandrino allo stadio. C XX XIX. JOLAIDA argivo allo stadio. CXL. ZOPIRO siracusano allo stadio. CXLL DO ROTEO rodio allo stadio. CXLII. GRATE alessandrino allo stadio. Capro eleo dopo Ercole vinse allo stadio e al pancrazio; e perci fu regi strato pel secondo dopo lui. CXLIII. ERACLITO samio allo stadio. CXLIV. ERAGLIDE salaminio, idell* isola di Cipro, allp stadio. CXLY. PIRRIA etolo-allo stadio. Torgo colofonio alla lotta de* ragazzi; e fu il solo che in questa prova vincesse. Vi si aggiunse il pancrazio de* ragazzi ; e vinse Fedmo alea* sandrino. CXLVI MICIONE beozio allo stadio. CXLY 11. AGEMACO ciziceno allo stadio. Clitostrato rodio alla lotta. Costui avea vinto al primo pigliar 1 avversario * per la cervice. CXLVIII. ARCESILAO megalopolitano allo stadio. CXLIX. IPPOSTRATO di Seleucia Pieria allo stadio CL. ONESICRITO salaminio allo stadio. CLI. TIMELO aspendio allo stadio. CLII. DEMOCRATE megarese allo stadio. CL1II. ARISTANDRO lesbio di Antissa allo stadio CLIV. LEONIDA rodio in tre prove vincitore allo stadio. jCLV. Il medesimo. CLVI. Il medesimo. Aristosseno rodio,, terzo dopo Ercole t vinse a tutti i generi di prove.

Il
CLVII. LEONIDA, per la quarta tolta. Solo, e il primo . in quattro olimpiadi riport dodici corone olimpiche* CLVni. ARTONE siracusano alio stadio. CLIX. ALCIMO cizieeno allo stadio. CLX. ANODORO ciziceno allo stadio GLXI. ANTIPATRO epirota allo stadio. CLXII. DAMONE delfico allo stadio. CLXIII. TIMOTEO tralliano allo stadio. CLXIV. BEOTO sicionio allo stadio* CLXV. ACUSIt-AO cireneo allo stadio. CLXVt. CRISOGONO miceno allo stadio* C L X ra H medesimo. GLXVIII. NICOMAGO filadelfiese allo stadio. GLXIX. NICODEMO lacone allo stadio. CLXX SIMMEO di Seleucia sai Tigri allo stadio. GLXXI. PARMENISCO corcirese allo stadio. GLXXII. ECJDAMO eoo allo stadio. Pisiofane di Magnesia al Meandro, alla lotta, e al pancrazio * quarto in tal genere di vittoria dopo Ercole. CLXXIII. PARMENISCO corcirese per la seconda volta allo stadio. CLXXIV. DEMOSTRATO lariese allo stadio. CLXXV. Corsero nello stadio i ragazzi; e vinse Epenelo argivo* Non vi furono uomini, perch Siila li aveva chia mati tutti a Roma. CLXXVI. DICONE ciparissse allo stadio. CLXXVII. ECATONNO elo allo stdio. CLXXVIII. DIOCLE ipepeno allo stadio. Sintonico di Co rago alessandrino fu il quinto dopo Ercole, che vincesse ad ogni genere di prova. Ai giuochi neiei in una stessa giornata guadagn quattro corone de*ragazzi, e degli adul* ti; e facendo le prove ginnastiche.senza cavallo, tal favore si acquist di amici e di re , che fu messo.nella lista dei

8)
vincitori a modo ohe pareva non essersi gli antagonisti siisi nemmeno mostrati in Olimpia. GLXXIX. ANDREA, lacone allo stadio. CLXXX. ANDRO MAGO lacone alle stadie. CLXXXI. LAMACO taurominitano allo stadie. CLXXXIL ANTESTIONE argivo allo stadio. Marione di Marone fu il sesto, ohe dopo Ercole riport vittoria in tntte le prove. CLX XXIII. TEODORO messenio. ( Giulio Cesare divent 1 s i g n o r e sapremo in Roma ). CLXXXIV. Il medesimo. ( Augusto ebbe in Roma 1 imperio). * CLXXXV. ARISTONE tarino allo stadio. CLXXXVI. SCAMANDRO di Alessandria nella Troadt alle stadio. CLXXXV1I. ARISTONE tarino per la seconda voltai CLXXXV ili. SOPATRO argivo allo stadio. GLXXXIX. ASCLEPIADE sidonio allo stadio. CXG. AUFIDIO patrese allo stadio. CXCI. DIODOTO tianeo alle stadio* CXCII. DIOFANE eolio allo stadio. CXCIII. ARTEMIDORO tiatireno allo stadio. CXCIV. DEM ARATO efesio allo stadio. CXCV. Il medesimo. CXCVI. PAMMENE di Magnesia al Meandro, allo stadio. CXCVII. ASIATICO alicarnasseo allo stadio. CXCVIII. DIOFANE di Prasa all*Olimpo, allo stadio. Ebbe 1* onore settimo depo Ercole d* ottener vittoria in ogni' genere di prova Aristea stratenicese 9 o meandrio. ( Al lora Tiberio ebbe V imperio di Roma ). CXCIX. ESCHINE milesio, che chiamossi anche Glaueia. Si ristabil anche la crsa de* cavalli, ed ebbero vittoria quattro cavalli di Tiberio Cesare. CC. POLEMONE petreo allo stadio.

,CCI DAMANTE cidonio allo stadie* CC1I. ERMOGENE pergamene allo stadio. CCI1I. APOLLONIO epidaurio allo stadio. CCIY. SA RAPI ONE alessandrino allo stadio. Ni&ostratide argeate fu 1*ottavo dopo rcole, che- vincesse ad ogni ge nere di prova. Dopo lui non furvi pi altri fino a tempi nostri ; poich nemmeno i forti ebbero prefeso - gli Elei la corona. ( Gajo ebbe l imperio in Roma. ) CCV. EUBULIDA laodiceno allo stadio. ( Claudio fu imperador di Roma. ) CCVI. VALERIO mitilenese allo stadio. ' CCVIL ATENODORO egiense allo stadio. jCCVIII. Il medesimo. ( Nerone ebbe * imperio di Roma ). CG1X. CALLIGLE sidonio allo stadio. CCX. ATENODORO egiense allo stadio. GCXI. Non si celebr lolimpiade, perch, Nerone-la prolung, avendo voluto portarsi egli medesimo in Olimpia. Fu poi celebrata due anni dopo; e vinse nello stadio .Trifone filadelfiese ; ma fu proclamato meritevole della corona dai ban ditori Nerone, perch vinse la prova de* cantori , de* so natori di cetra, del cocchio de poledri, e di dieci bidetti. CCXII. POLITE ceramitano allo stadio. (Vespasiano ebbe 1 imperio di Roma. ) * CCXIII. RODONE cumancy o TEODORO , allo stadio. GGX1V. STRATONE alessandrino allo stadio. (Ebbe 1*im perio di Roma Tito*) CCXV. ERMOGENE zantio allo stadio. ( Fu imperador? di Roma DomizianOf ) CGXVI. APOLLO FAN, detto anche PA TI, tarsest allo stadio. CCXVII. ERMOGENE zantio allo stadio. CCXVIII. APOLLONIO alessandrino, o ELIODORO, allo stadio.

8f
CXIX. STEFANO cappadoce, allo stadio. ( Nervo fu inope-' radore di Roma ; indi Trafano, ) CGXX. ACHILLE alessandrino allo stadio. CCXXI. TEONA> detto anche SMARAGDO , alessandrino allo.stadio. CCXXII. GALLISTO sidete. allo stadio. Poi alla corsa dei cavalli. CCXXflI. USTOLO sidete allo stadio. CCXXIV. ISARIONE alessandrino allo stadio, f Adriano ebbe 1*imperio. ) CCXXV. ARISTEA milesio allo stadio. CCXXVI. DIONIGI SAMMEO alessandrino allo stadio. CCXXYII. Il medesimo, CCXXVIII. LUCA alessandrino allo stadio. CCXXIX. EPIDAURO, o AMMONIO, alessandrino atto stadio. ( Ebbe 1 imperio romano Antonino Pio. ) * CCXXX. DIDIMO CLIDEO alessandrino allo stadio. CCXXXI. CRINA 0 sicionio allo stadio. CCXXXII. ATTICO sardiano allo stadio. Socrate fa dagli Elei dichiarato vincitore in ogni genere di prova, e da' Dionigi di Selencia coronato (1). CCXXXIIt. DEMETRIO chiotto allo stadio. CCXXX1Y. ERA chiotto allo,stadio. CCXXXV. MNASIBULO eiatese allo stadio. ( Ebbero V im perio Fero.e Antonino. ) CCXXXVI. ET ALE alessandrino allo stadio. CCXXXVII. EUDEMONE alessandrino allo-stadio. CCXXXVIIl. AGATOPO egineta allo stadio. CCXXXIX. Il medesimo. ( Ebbe l'imperio romano Commodo. ) (i) Dir altri perch non chiamisi, questo- Auico il- nono dopo: rcole che avesse questo .vanto ^ e. perch di sopra siasi dichiarato, che dopo Nicottralide non. vi fu piVftlcuao a cui vanisse conferito un tale onore.

86
CCXL. ANUBIONE, dette anche FIDO alessandrino atf$
stadio.

CCXLI EROTTE alessandrino allo stadie. CCXLII. M VGNO libioo cireneo allo stadio. GCXLIII. ISIDORO, detto anche ARTEMIDORO, alessan drino allo stadio. ( Pertinace, poi Severe , hanno 1*imperi# di Roma ). CCXLIY. Il medesimo, CCXLV. ALESSANDRO alessandrino allo stadio. CCXLYI. EPINICIO dziceno, di soprannome Cina, allo stadio* CCXLVII. SATARNINA gortinio allo stadio. ( Ebbe in Roma 1*imperio Antonino Bassiano ). CCXLYIII ELIODORO, detto anche TROSIDAMO, alessandrino allo stadio. CCXLIX. Il medesimo. fin qui abbiamo trovate le memorie delle olimpiadi (i). Ci sembra poi conveniente metter qui la serie dei re de* Corintii, e dei Lacedemoni, e di quelli he tennero T imperio del mare; e cos pnre i principi di Macedonia. Il che tutto ordinatamente esporr dalla collezione delle Biblioteche di Diodoro 9 in cui codeste istorie narransi con verit.

CAPITOLO

XXXIV.

Della Biblioteca di Diodoro. He di, Corinto*


Stabilite saldamente codeste cose mestiri dire de* regni di Corinto e di Sicione o come incominciassero ad abitarsi
(i) per mille ragioni prezioso questo catalogo delle olimpadi ; ma singolarmente ora, ohe pubblicatasi dai signori Maj e Zorahb I* Eusebio secondo la versione armena , vcdesi apertamente ebe fu genuino il testo eusehiaoo messo alla luce dallo Scaligero, il qual lesto molti dubitavano Iattura di quel valentuomo dottissimo*

7,
dai Dorifisi : perciocch il ritorno degli Eraclidi mite in sommo scompiglio , e min gli affari di quasi tutti gli abitanti del Peloponneso, se se ne eccettnino gli Arcadi. Gli Eraclidi ponendosi a dividere il territorio ebbero un gran riguardo a Corinto, ed al paese circonvicino; perci spedita imbasoeria , ad Alete , gli lasciarodo libera la predetta contrada. E questi siccome uomo splendido, govern Corinto cos accresciuta di territorio per xxxvm anni; e dopo ch egli cess di vivere, andarono succedendogli i figli maggiori d* et, sino alla tirane nide di Cipsello, la quale fu posteriore al ritorno degli Era clidi di ccccxlvi anni . < E prima succedette a lui ( Aleto ) Jssione per xxxvdi & anni : poi Agelante regn xxxvii : indi Prmni per anni xxxv* e per altrettanti Bacchide. Costui in gloria super tutti gli antenati suoi : onde venne, che i suoi posteri non pi Eroelidi si chiamarono , ma bens Bacchidi. Ne venne poi un altro Agelante per xxx anni ; poi Eudemo per xxv, ed Arista mede per xxxv. Questi morendo lasci in tenera et il figlio Teleste9 a cui tolse 1 avito regno uno zio, e tutor suo, di * nome Agemone, il quale lo tenne per anni xvi. Pass poi il potere in mano di Alessandro per anni xxv. E come Telaste lo ammass, cos ricuperato il re g n o q u e s ti domin per xit anni. Ma fu ammazzato egli pure da* suoi consanguinei) + regn Automene un anno. Gli Eraclidi intanto , chiamati an che Bacchidi, in pi di dugento tennero il principato ; e tutti d* accordo governarono la citt ; perciocch ogni anno eleg gevano un prendente, che facesse le veci di re ; e dur un tal uso per xc anni sino a che si fece tiranno Cipselo, il quale lo abrog. ( Frammento del lib. vi di Diodore SicuU presso Sincello )

,a

I re*di Corinto adnnque sono i seguenti:


L ALETE regn xxxv anni. U . ISSIONE xxxvit anni. III. AGELANTE xxxvii anni. IV. PRIMNI xxxv anni. V. BAGGHIDE xxxv anni. VI. AGELANTE xxx anni. VII. EUBEMO xxv anni. V ili. ARISTO MEDE xxxv anni. IX. AGEMONE xvi anni. X'.. ALESSANDRO xxv anni. XI. TE LESTE xii anni. XII. AUTOMENE i anno. Dopo i quali governarono i presidenti annui

59.

CAPITOLO

XXXV.

Re de Lacedemoni tratti dai libri di Diodor.


Poich dalla ruina di Troja fino alla prima olimpiade i. tempi sono confusi, mentre in queir intervallo n in Atene 4 n in altre citt furonvi magistrati annui ; per fissarli fareme uso de* re Lacedemoni. Dalla ruina di Troja alla prima olimpiade, scorsero, secondo o h e dice Apollodoro ateniese anni: c c c c v ii i . Di questi lxxx si contano fino al ritorno degli Eraclidi e t rimanenti sono occupati dai re de* lacedemoni , Procle, JEuristeo (1 ) , e loro posteri. Ora noi enumereremo ciaschedun te di. queste famiglie sino alla prima olimpiade . uristeo incominci a regnare 1*anno ottantesimo dopa la ruina di Troja j e tenne il regno quarantadue anni. Dopo ( 1) Avvertasi, che Pumania scrive Euristerie.

i
Jni Astde lo tenne un anno, e trentuno Echestrato, al quale succedette per trentasette Lalota ; poi per ventinove Dovuto ; e venne quindi Agesilao per quarantaquattro anni, e Archesiao per sessanta ; e Teleco per quaranta , e per trentotto infine Alcamerre. L'anno decimo del regno di costui s'incon tra essere quello della prima olimpiade, nella quale vinse allo stadio Coreo eleo. Dell'altra famiglia parimente regna rono, prima Proele quarantanove anni, Prtantde per altret tanti ; poi Eunomio per quarantacinque : indi Cariclo per ses santa ; ed in seguito Nicondro per trentotto, e Teopompo per quarantasette. Nell'anno decimo di costui cadde pure la prima olimpiade. La somma adunque de* tempi scorsi dalla presa di Troja al ritorno^ degli Eraclidi di anni l x x x .

Ecco intanto la tavola de re Lacedemoni.


I. EURJSTEO anni xlii. II. AGIDE a n n i i. III. ECBESTRATO anni xxxv. IV. LABOTA a n n i xxxvii. V. DARISTO anni xxix. VI. AGESILAO a n n i x l i v . VII. ARCHELAO a n n i l x . VIII. TELECLO a n n i x l . IX. ALCAMENE anni xxxvii, nel decimo anno del pui regna cadde la prima olimpiade. La somma degli anni di cccxxv.

Dell altra, famiglia regnarono


f. PROCLE anni l i . II. PRITANIDE anni xux. UL EUNOMIO anni xlt.

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IV. CARICLO anni lx. V. NIC ANDRO anni xxxvm. VI. TEOPOMPO anni xlvii, e nel decimo del suo regno n celebr la prima olimpiade. La somma degli anni di ccxc.

CAPITOLO

XXXVI.
1*imperio

u Dai medesimi libri di Diodoro si ba la seguente breve


traccia de* tefripi di quelli, ebe tennero mare. del

Dopo, la Guerra trojana ebbero 1 imperio del mare * I. I LIDJ , e i MEONJ per anni xcit. II. I PELASGHI p e r a n n i l x x x v . III. I TRACI per anni lxxiy. IV. I RODJ per anni xxviik V. I FRI(?J per anni Xxy. VI. I CIPRIOTTI per anni xxxm. VII. I FENICJ p e r a n n i x l v . VIII. Gli EGIZJ per anni.........(i) IX. I MILESJ p e r anni x rn i* X. I CARJ p e r anni l x / . XI. I LESBJ per anni l x p i i i . XII. I FOCESI per anni x l i v . ' X III. I SAMJ per anui . . . . XIV. I LACEDEMONI per anni u . XV. I NASSJ per anni x. XVI. Gli ERETRIESI per anni xv. XVII. Gli EGINETI per anni x, fino alla passata di Serse. ( 1) Questo numero perduto affatto , poich non trovasi nem meno presso s. Girolamo, il quale ha somministrata la somma degli anni de* Milesj, e de' Lesbj. Cosi pure sembra perito il nu mero , che riguarda i Samj. 1 segnali in orM S D stati apposti H> O O dai diligentissimi signori Maj e Zorahb*

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E queste cose bastino per riassumere a supplemento de libri di Diodoro Siculo mancati dopo il y , fino a tutto il x , quanto ci ha conservato Eusebio di antiche memorie. Ci, che per avventura pu convenientemente ag giungersi rispetto ai re Macedoni, verr da noi ripor tato a migliore opportunit.

DEtiLA CRONOLOGIA
Dt

DIODORO

S I C U L O (,)

JJiODOiRO indicando il modo, con cui intendeva di distribuire i tempi della sua Storia, premise nella Pre fazione alla medesima tre regole : i Dalla presa di Troja fino alla i.ra* olimpiade pose rispettivamente an ni jiXXX, e CCCXXVIII. Dunque in tutto ccccvm. 11 che dee intendersi, siccome pi sotto si vedr, dei CCCCVI compiuti, e dell ottavo non compiuto. a.a Le prime imprese di G. Cesare cadono nell anno primo dell olimpiade iSo.11 nel qual anno fu arconte in Aten 1* Erode : il che dee intendersi, come pi abbasso, che le . imprese suddette precedono immediatamente quel i anno. 3.a Dalla i.1 * olimpiade sino alla fine della guerra de* Romani eontro i Celti, cio i G alli, cor rono anqi DCCXXX. La prima regola corrisponde -al cal*
(i) Questo articolo estratto dall* apparato crenologico all pera intitolata delle Origini. Slave di Giovanni Cristoforo de Jourdan , gi consigliere aulico di Boemia della imperadrice regina Maria

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colo d Dinigi d Alicamass, SI quale conta dalla prsa di Troja sino alla fondazione di Roma ccccxxxil anni; e dice allora essere scorse le sei prime olimpiadi. Sei olimpiadi comprendono X Xtv anni ; e tolti questi dai CCCCXXXU, rimangono ccccvm sino alla i.m % olimpiade. Rispetto alla seconda e terza regola suppongo, che n Diodoro, n V corone ignorassero in che anno di Roma e solstizio estivo del medesimo, nel tempo in cui vivevano essendo presso a poco coetanei, 1 anno * olimpico greco incominciasse. Perci applico il principio di quest anno in quella maniera che Farrone, o es sendo periti i suoi scritti, Censorino , seguendo Varran e, insegna ; e credo, che Diodoro abbia attribuito a quello stesso anno di Roma lo stesso anno olimpico, come il calcolo varroniano portato da Censorino dimo stra. In questa supposizione il primo anno della 180.*1 * olimpiade, che vien riferito nella seconda regola , cade nell anno di Roma incominciante DCXCVti, che il Varroniano strettamente computato: le prime imprese di G. Cesare, che cadono in quest anno olimpico, cio diconsi precederlo immediatamente, riguardano appunto il Dcxciii computato a rigore. Dice dunque bene Dio doro , poich questo fu veramente 1 anno > in cui G. * Cesare cominci a farsi illustre co suoi gloriosi fatti militari. Dalia pretura urbana passato allora al governo della Spagna ulteriore, o Lusitaniay vinti , e domati sino all oceano i Lusitani , aveva meritato gli onori del trionfo r i quali egli poi abbandon, onde* si. avesse riguardo alla sua domanda del consolato pel seguente

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anno D cxcm , quantunque dalla fazione avversaria fosse nella sua aspttazione contraddetto. Per la stessa supposizione gli anni olimpici d c c x x x , accennati nella terza regola, contengono 182 olimpiadi intere, e due anni delia olimpiade iB 1*, e Tanno se 31 condo di quest olimpiade cade nell incominciante anno di Roma d c c iii , da Farrone strettamente computato. Dunque anche qui dice bene Diodoro , poich il libro ottavo aggiunto ai sette di G. Cesare intorno alla Guerra Gallica, sia esso dIrzio , sia di Oppio , testifica, che quella guerra fu finita, e che le Gallie furono pacificate 1 anno di Roma strettamente computato d c c iii , voi* ' gente al suo fine, e che per tutto il d c c iv niuna cosa di grande importanza segui pi nelle Gallie. E quan tunque nell* anno -di Roma d ccv si eccitassero alcuni moti, come scintille, singolarmente dai Marsigliesi, e si dovesse col spedire a sopprimerli 1 esercito di Cesare sotto il comando di G. Trebonio ; non per general mente si rinnov la Guerrra Gallica ; e questa con ra gione si poteva dire terminata gi nel d c c iii . Adunque Diodoro scrisse sino all anno d c c iv ; e il metodo suo in distribuire il tempo olimpico, e in applicarlo alla cro nologia varroniana conforme alla regola seconda e terza chiaramente manifestasi. Dove poi usa gli anni dalla presa di T roja, misura il tempo conforme a quanto porta la regola prima. La terza regola da' pi recenti interpreti di cronologia Viene data per sospetta di falso, e rigettasi a cagione del greco testo comunemente tradotto : fino al princi pio della guerra celtica. La prima spedizione gallica di

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G Cesare, per testimonianza sua stessa, accaddeaotto il consolato di L. Pisane , e di ..A . Gabinio ; perci nell anno di Roma DCXCVI. Fu essa cagionata dalla precedente cospirazione di Orgetorige, principe degli JElvezj, sotto il consolato di M. Messala e di M. Pi tone T anno di Roma dcxcih ; e nissuno di codesti anni pu combinarsi coll' anno olimpico dccxxx , da Diodoro indicato per quello, in cui termin la sua ^Storia. Ma il genuino senso delle parole di sopra. esposte resta da Diodoro medesimo spiegato nel libro V, ove .descrive lisola della Britannia, dicendo: Ma degl isti tuti di questi, e delle altre particolarit proprie di <\uesi isola, tratteremo in ispezie quando si sar giunti alla spedizione di Cesare nella Britannia, ec. Ecco dunque chiaro il testimonio di Diodoro, che non ter mina egli la Storia al principio della Guerra Gallica ; giacch dal libro IV, e v di quella guerra scritti da -G. Cesare certo > eh egli intraprese le sue spedizioni britanniche sotto i consolati di Gn. Pompeo, e M. Cras so , e di L. Domizio ed Ap, Claudio, negli anni quarto e quinto della Guerra Gallica, vale a d ire, se condo il computo vaiToniano , gli anni d c x c ix e DCC. Dunque Diodoro scrisse , non sino al principio, ma sino alla fine della Guerra Gallica. Onde dee dirsi, che Diodoro assai diversamente da quello che oggigiorno faccia da taluni, intese la parola greca, che us ( n *p*n ) la quale in questo modo significa ora principio , ora preeminenza , ora estremit , dovendosi noitare che 1 estremit se si considera a priori, lo

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stsso che principio; e se si considera a posteriori., io stesso che fine: e in quest'ultim o senso appunto egli la intese. E siccome Tolommeo nella sua Geogrctfia considera i fiumi non dalle fonti allo sbocco, ma dallo sbocco alle fo n ti, e nella idea sua affatto contraria al naturai corso d ic e , ' che i fiumi tendono , e portensi verso le fonti : cos Diodoro in codesto passo riguarda la Guerra .Gallica dal suo tempo all'indietro, e chiama T estremit a lui pi vicina. Diodoio n seguenti libri applica la prima regola in modo , che apertamente dichiara di recedere almeno in qtie lib ri, che ancora ci restano , dagli anni CCCCyiiI ai CCCCVJI. In prova di che giova allegare i passi con cernenti queste regole. Al libro x m sul principio egli dice ; A fatti, stessi et uopo che immantinente

noi ci ' approssimiamo , premettendo solamente , che ne* sei antecedenti volumi la narrazione delle coseavvenute si tratta sino al tempo, in cui gli Ateniesi deliberarono intorno alla guerra da farsi ai Siracu* sani : al qual tempo partendo dalia presa di Troja corsero 760 anni. Essendo in Atene arconte Gabria ( nel secondo anno della 91 ,m olimpiade ), e in Roma a reggendo le cose di nuovo i tre tribuni militari creati con podest di consoli, L. Sergio, M. Servilio , M, Papirio, gli Ateniesi, avendo gi decretata la guerra contro i Siracusani, mettono in ordine le navi, ec. E nel principio dei libro x iv , dice: Ne* libri premessi a questo abbiamo 'esposte le cose9 che dalla presa di Troja accaddero sino al fine della guerra del Pelo ponneso , e dal principato degli Ateniesi, per sette

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cento Settantanove anni. In questo dovendo soggiugnere quelle che a tali fatti sono prossime, incomin ceremo dai trenta Tiranni ; e condurremo fino alla presa di Roma fatta dai Galli la serie della sboria abbracciarne diciotto anni. Imperciocch quando cess in Atene il governo ordinario della repubblica correva l anno dalla presa di Troja 780. Allora furono in Roma creati quattro tribuni militari aventi podest consolare ; e furono G. Servio , G* Servilio, G. Vc^ lerio, e Numerio Fabio. Volgeva in quell anno la 94."*4 olimpiade ? nella quale ottenne la palma dello 1 stadio Corcina di Larissa, ec. Ed in principio pari mente del libro xix dice: Adunque ne precedenti di ciotto volumi descrivemmo, per quanto ci diedero le nostre forze, i fa tti, incominciando dalle rimotissime et, seguiti ne1luoghi cogniti del mondo fino all anno precedente alla tirannide di Agatocle; fino al quale, pigliando / epoca dalla presa di Troja corrono 866 anni. In questo poi prendendo principio dalla domi nazione di lui finiremo colla battaglia d egli ebbe ad Intera coi Cartaginesi, abbracciando sette anni. Essendo arconte in Atene Demogene ( nell9ultimo anno della olimpiade 115-m ) e consoli in Roma L. a Plauzio e M. Fulvio ( F oslio ) Agatocle siracusano fu fatto titanno di questa citt, ec. Finalmente nel prin cipio del libro xx dice : Ne9 libri antecedenti abbiamo esposte le cose operate da Greci e da9Barbari, in cominciando dagli antichissimi tempi sino alt annof che prossimamente precede la spedizione di Agatocle m Africa alla qual# contando dalla espugnazione di

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Troja passano 883 anni. In quatto volume compren deremo le cose seguite immediatamente per otto anni, incominciando dalla passata di Agatocle in Libia ; e finiremo in quell armo , in cui i re uniti insieme di animo e di forze, fecero, guerra comune ad Antigono di Filippo. Essendo arconte in Atene Jeromnemone ( il terzo anno della i I7*m olimpiade) e consoli in a Roma ' Q. Giulio e Q. Emilio, in Sicilia Agatocle fu dai Cartaginesi rotto in battaglia presso ad Intera, e perduta la massima parte deli esercito, in cui con sistevano le principali sue fo rze, erosi rifugiato in Siracusa. Nel riassunto degli anni dalla presa di Troja al prin cipio .del libro XHI V un manifesto errore de* copisti, ed invece di 760 anni, debbesi pome 768. Ci risulta col computo in ragione di olimpiadi. Incomincia il li bro xiii coll'anno secondo della olimpiade 91 .ma: dun que erano scorsi 36i anni olimpici. Ora a questi..ag giungendo 48 anni anteriori alla prima olimpiade , si ba 768 anni. pur manifesto Terrore nel susseguente calcolo al libro XIV che porta 779 anni. Nel libro xni non contengonsi die 11 anni ; se questi si aggiungono allo sbagliato calcolo precedente dei 760 anni, fareb bero soltanto 771 anni; ma il riassunto degli anni dalla presa di Troja al principio del libro XIV m o s tr a ch e Diodoro agli anni olimpici aggiugne soltanto di ante- cedenti alk presa di Troja anni 47 principiando egli ivi Folimpiade 94*ma Erano dunque trascorse novantatr olimpiadi, le quali contengono 373 anni. Ora a questi aggiungendo 47 anni anteriori alla i.* olimpiade, si

io*
hanno 7 7 9 anni, fcirie appunt si numerano in Dioforo. D riassunto degli anni dalla presa di Troja al principio del libro XIX d un conto simile al prece dente. Diodoro incominci* questo libro coll'ultimo anno della olimpiade I I 5.1 Dunque erano trascorsi 4^9 anni olimpici; ai quali aggiungendo 407 anni, si ha la somma di 866. 1 riassunto al principio del libro xx mostra un 1 nuovo errore de' copisti. Sino al fine del librtf xvm Diodoro aveva 866 anni dalla presa di Troja. Il liJ>ro xix contiene soltanto 7 anni ; ed aggiunti questi gli 866 danno la somma di 873, e non di 883, com erroneamente si stampato. Del resto questo calcolo uguale ai precedenti. Diodoro incomincia il suo libro, xx collanno terzo della i(7.ma olimpiade. Erano dunque Scorsi prima 116 olimpiadi e mezzo. Queste contengo* no 466 anni; ai quali, ove si aggiungano 4 7 9 se ne avranno 873. Pare adunque che Diodoro abbja intesa la prima regola in modo, che la. prima olimpiade fosse stata celebrata il quattrocentesimo ottavo anno dopo ht presa di Troja. "Volle Diodoro con queste regole date al principio della Storia, e co limiti quasi cronologici assegnati a certe epoche storiche intermedie, dimostrare, comegli progrediva in cronologia sistematicamente; e volle con quelle regole somministrare un metodo, con cui si poe tesse la cronologia rettificare nel senso suo, ancorch pur avvenisse col tempo, che i copisti la interpolassero e la viziassero. E come fortuna ha voluto ? che tra i documenti, co quali pu riordinarsi ne primi suoi cin que secoli la cronologia romana sommamente ambigua,

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ieno restati cfuasi i soli scritti di Diodoro, ragion ' vuole, che si esamini con tutta la profondit il suo si stema cronologico. Ora parleremo adunque delle sue spedali particolarit. Diodoro Siculo, quantunque, comegli attesta, abbia consumato trent anni intorno all opera sua, e vera mente si sia mostrato diligente ; il che apparisce ven dendosi come la sua cronologia corre sempre sistemati camente dalla sua prima regola , ossia dagli anni della presa di Troja; pur nndimeno egli non potevitare dessere strascinato dagli storici antecedenti, eh egli segui fino al terzo sistema del computo olimpico; cio rispetto alle cose romane, e alla serie de romani mar gistrati ; poich nelle cose greche la sua cronologia dee tenersi nuovamente per sistematica. U primo suo sistema ne libri ch restano dalla ^5.ma olimpiade incominciante fino alla 8 i.ma finiente, diffe risce per tutto un quadriennio, ossia per una olimpiade intera dal metodo di Dionigi di Alicamasso: di modo che i consoli romani, che questi mette nel primo anno della ^5.ma olimpiade, quali sono Cesone Fabio, e Sp. Furio, da Diodoro sono messi nell anno primo della olimpiade j6 ,m seguente; e cosi gli altri sino alla * finiente olimpiade 8i.ma nel cui ultimo anno Diodoro mette i consoli G. Nauzio, e L. Minuzio, che al contrario Dionigi pone nell ultimo anno della prece dente 8o.ma U secondo sistema di Diodoro incomincia immedia tamente dopo questa 8i.m olimpiade: imperciocch per a *sso lui il prixxio anno della Sa.1* olimpiade, e l ar1

oa conte ateniese Callia, che Dionigi nomina* sotto questo anno , vengono trapassati semplicemente, non omettendo alcun consolato romano; e j) magistrato romano, che nel primo sistema doveasi assegnare a questanno, viene attribuito allanno secondo della medesima olimpiade: con che si aiter, non la storia, ma il computo degli anni olimpici ; e di cinque interi anni reced da Dionigi. Questo sistema dura fino allanno secondo della gi.ma olimpiade. Il terzo sistema conforme a quello di Dionigi. Perciocch dopo lanno primo della 9 i.m olimpiade a Diodoro passa cinque anni romani, con che si mette poi al pari di Dionigi. Da queste mutazioni di sistema, ecco ci che pu inferirsi. Il primo sistema di Diodoro termina ne consoli G. Nauzio, e L. Minuzio. Diodoro li pone nell anno quarto della* 8i.m olimpiade; e Dionigi dAlicarnasso a li pone nell anno quarto della 8o.ma Ora ottanluna olimpiadi compiute comprendono 324 anni olimpici. Da questi detraendo, secondo il metodo di Dionigi, 296 anni dalla fondazione di Roma, restano 28 anni ante-* ri ori alla delta fondazione. Questi a 8 anni formano sette olimpiadi. Dunque Diodoro combina col calcolo pittoriano, il quale stabilisce che Roma fosse fondata sul finire della ^.m olimpiade, e sullincominciare della a ottava. Lanno seguente, primo della 82. * olimpiade, secondo ci che si detto, da Diodoro si trapassa semplicemente, e lasciasi vuoto : dunque Diodoro da questo punto si un ad altro scrittore romano, il quale

IO$

stabiliva la fondazione di Roma un anno pi tardi, di quello, ebe fatto avesse Fabio Pittore, e che meno esattamente di questi dava la serie de* magistrati romani sino all' impeiio de* Decemviri : errore, che Diodora appunto trasse da innominato a u t o r e e in cui rimase per tutto quel periodo di tempol Nel secondo e terzo anno della 82.m olimpiade , Diodoro pone due con a solati , in luogo de quali i fasti di Dionigi, e di tutti gli altri scrittori ne pongono uno solo ; quello cio di G. Orazio e Q. Minuzio.. Dunque abbonda qui un pajo di consoli, e dee rigettarsi. Ci fatto i cinque con-* solati seguenti, e cos pure i due decemvirati sempre prendono un posto anteriore di un anno a seconda di ci che vedesi in Dionigi ; e lasciasi vuoto lanno sus seguente ai due decemvirati, il quale dee riempirsi col terzo decemvirato. Con che dallo stesso Diodoro restituito alla esatta cronologia resta comprovato avere avuto luogo tre decemvirati continui, e non due soli , siccome co-* illunemente i . Cronologisti della et nostra suppongono. Dai decemviri in poi la cronologia di Diodoro prende ordine esatto; ma nel sistema del computo olimpico egli recede di un anno pi che non faccia nel primo sistema ; ed tale. Diodoro pone 1 anno in cui Z. Valerio e M, Orazio furono consoli di Roma, nel terzo della 84* a olimpiade. Dionigi lo mette nell* anno secondo m della 83.ma Le ottantaquattro olimpiadi compiute collag* giuntar dei tre anni della susseguente contengono 335 anni glimpici ; e da questi levando nel metodo di Dio nigi 36 anni dalla fondazione di Roma-, rimangono <ag.anni anteriori alla detta fondazione. Dunque Diodoro

io4 in questo secondo sistema tiene il computo, che stabi lisce la fondazione di Roma sul finire dellanno primo, e nell incominciare dell anno secondo della 8."^ olim piade : il che differisce per cipque interi anni.dal comr. puto di Dionigi. Diodoro dall anno 328 fino all anno 332 turba la serie di cinque anni ; omette G. Sempronio e Q. Fa bio , consoli del 331 , ed al contrario fa consoli insie-, me del 328 L, Quinzio ed A. Sempronio, tribuni del 33o , e gli altri tre magistrati toglie di posto in un solo anno ; indi trapassa affatto i cinque seguenti magi strati annui; e all'anno 338 ritorna di nuvo al giusto ordine. Finalmente Diodoro da quellanno in poi piglia un sistema nel metodo di applicare i magistrati romaniagli anni olimpici simile a quello di Dionigi ; e tolte poche cose espone ordinatamente la serie de magistrati romani conforme a ci che presenta T. Livio ; ed uni sce tutti gli anni olimpici, come ora andiamo a provare con esempj. Nel -principio del libro xm Diodoro incomincia lanno 769 dalla presa di Troja coiranno secondo della 9i.m a olimpiade. Per magistrato romano assegna tribuni mili tari aventi podest di consoli L. Sergio e M. Papirio. L anno secondo della 91 .m olimpiade cade, secondo a lo schema della terza lezione, nell anno varronino di Roma 339 , e il 338 dionigiano.: al quale anno , se condo i fasti di T. Livio, competono onninamente i tri buni militari, che Diodoro nomina. L anno dionigiano accennato risulta ancora dagli annidi Troja 769, poi?

Itf ch per la' regola prima d Diodoro, come gi fu di chiarata , gli anni 407 oltrepassanti la prima olimpiade, e gli anni 2 4 secondo .Dionigi oltrepassanti la fonda zione di JRoma; danno lintera somma di 4 3 1 da de trarsi ; il che fatto trovasi 1 anno di Roma 338, che quello de' tribuni nominati da Diodoro. Dionigi di Alicarnasso sul .principio del libro y n racconta quanto siegue : Sotto il consolato di T. Ggonio Macerino, e di P. Minuzio, carestia grande afflisse lq citt, per la ritirata, ec. Il senato sped legati per comprare frumento quanto mai si potesse avere. Si mandarono in Sicilia P. Valerio, e L. Geganio, ec. Ivi allora in ogni citt regnavano tiranni9 e. fra quelli distintissimo era Gelone, figlio di Dinomene, ec. non gi Dionigi siracusano, come scrissero Licinio e Gelilo, ed alcuni altri storici romani 9 as serendo senza tenere il debito conto de tempi, ma siccome indica il fatto stesso > inconsideratamente, quanto loro veniva in testa. Perciocch codesta lega zione navig in Sicilia il secondo anno della 729.* olimpiade, essendo principe in Atene Ibrilide, di ciassette anni dopo la cacciata dei re, conforme di cono di comune assenso e questi e quasi tutti gli altri scrittori. Ma Dionigi il vecchio invase la signo ria in Siracusa ottantacinque anni dopo questo fatto f U terzo anno della olimpiade g3.m essendo principe * in Atene Calila , il quale succedette ad Antigene, ec. Diodoro Siculo racconta questo fatto nel libro xm in questa maniera. Finito quest anno gli Ateniesi danno il magistrato ad Eutemorw, ec. ed allora celebratasi

r id6 la 93."* olimpiade, nella quale riport la vittoria dello stadio Eubato cireneo , ec. Passate cos le cose di quell!anno, in Atene prese il magistrato dt arconte Callia, ec. A tal voce voltasi, come suo costume , subitamente la moltitudine al peggio, Dionigi vien creato comandante con suprema podest, ec. Indi, poich fu ritornato in Siracusa , piantate le tende a ll arsenale, apertamente si mostr alla citt signore: il che amaramente i Siracusani soffrirono, ec. Ecco dunque, che tanto Dionigi, quanto* Diodoro perfetta mente si accordano insieme parlando della tirannide di Dionigi siracusano, come avente avuto luogo lanno terzo della 93. * olimpiade. Veggast quest anno olim pico nello schema della terza sezione; al quale secondo il metodo di Dionigi nel primo largo computo viene ascritto T anno di Roma 347* II che ottimamente con-* viene coni quanto Dionigi riferisce. Imperciocch egli dice, che nell anno secondo della 72.m olimpiade, in a. cui navigavasi in Sicilia per comprare ivi frumento , 1*erano scorsi diciassette, dacch erano stati cacciati i 1 re di Roma: e il suo conto va bene; e Tanno di quella navigazione di Roma il 262. Dice poi cadere la tirannide di Dionigi siracusano nelT anno 85 dopo quella navigazione , cio dopo 1 anno di Roma 262 ; e questo tanto nel metodo di Dionigi di Alicarnasso * quanto in quello di Diodoro, ristessissimo anno terzo 4ella 93.m olimpiade, e il 347 ^ Roma.- Dunque Tubo a e 1 altro sono conformi nel computo degli anni. Sul principio del libro XIV Diodoro incomincia Tanno dalla presa di Troja 780 coll' anno primo della 94*** 11

I07
olimpiade. Per magistrato romano assegna 1 tribuni militari G. Servlio, G. Valerio, ec. L anno primo del la g 4-ma olimpiade cade nellanno di Roma di Dionigi, ossa del largo suo primo computo 349 a < Iuesto anno, secondo i fasti di T. Livio, debbonsi i tribuni nominati da Diodoro. Lo stesso anno risulta ancora da gli anni di Troja 780, poich levando da questi i 431 anni anteriori alla fondazione di Roma, n'esce lanno 349 Nel' libro xvii Diodoro riferisce, che Alessandro Magno mor lanno prima della 114* olimpiade, es * sendo arconte di Atene AgesiaP e consoli in Roma G. Petelio , e I . Papirio. Lanno primo della 114.ma olimpiade, secondo lo schema della terza sezione, coin cide a stretto calcolo nel principio dell anno 43 o di Roma. Nel computo per di Dionigi tutto ' quell anno vien detto 429 > e a quellanno debbonsi onninamente attribuire i detti consoli. Censorino al cap. %Xi del suo Giorno. Natale confronta 1 anno, in cui scriveva, cio * sotto il consolato di Ulpio e Ponziano, che quello di Cristo q 38 , con parecchj altri anni ; e dice in esso In cominciare l anno di Roma 991 da Parili ; l'anno se condo della *45.m* . olimpiade da' giorni estivi ; 1 anno fHippico dopo la morte dAlessandro Magno 56a dal mese egizio thot. Intorno a questo principio egizio dell* anno pu vedersi la dottrina , e il razionale de tempi del Petavio, ovegli insegna, che il mese thot fino alla vittoria d9 Augusto riportata sopra Marcantonio e Cleo patra , dominanti in Egitto , fu vago ; e che dopo fu fissato al giorno 29 del mese di agosto. Se dal mese di settembre dellanno di Roma strettamente computato

io8

43o si conta sino al mese di settembre dli Anno di Roma cos pur computato 9 9 1 . compionsi gli anni filippici 561 ; ed incomincia a decorrere 1 anno 56i. Ora lo stesso numero di anni 561 porta anche il com puto olimpico ; perciocch dal principio della 11 olimpiade fino al secondo anno esclusivamente della olimpiade ?54* si hanno i4o olimpiadi intere con un ma anno corrente : dunque incominciano egualmente gli anni 561 e 1 anno 56a. Quindi siegue, che Diodoro tiene nel computare i principi delle olimpiadi lo stesso metodo che tiene Censorino , e conseguentemente anche Varrone ; e perci, che la cronologia olimpica di Dio doro dall'anno di Roma 338 regolare e sistematica* non tanto in stessa , quando eziandio riguardo ai condolati romani. Imperciocch per ci stesso che Cenr sorino dice , che il secondo anno della a54* & olimpiade m incominci dai giorni, estivi dell anno, di Roma 9 9 1 , duopo, che il primo anno della 1 i4*m olimpiade, in a cui mor Alessandro , cominciasse ne giorni estivi del** Tanno di Roma strettamente computato 43 > come pur Diodoro il riferisce, non aggiungendo Tanno di Roma ; ma esprimendo gli anni della olimpiade e del consolato. Finalmente al principio del libro XIX Diodoro incor mincia T anno dalla presa di Troja 867, coll anno quarto della u 5.ma olimpiade. Pel magistrato romano assegna i consoli L. Plauziq e M,. Fulvio (che in altri fasti vien detto Foslio ). L anno quarto della 115.* olimpiade per lo schema della terza sezione T anno di Roma nel largo primo computo 436; e ad esso, secondo T. Livio, convengono i consoli indicati da Diodoiov La

log stesso anno risulta anche dagli anni di Troja 867 , poich levando a questi 431 , che sono gli anteriori alla fondazione di Roma, nesce Tanno 436. Al principio del libro xx Diodoro incomincia 1 anno dalla presa di Troja * 874 colFanno terzo della 117 .laaa olimpiade. Pel magigistrato romano assegna i consoli G. Giulio ( e meglio Giunio) e Q. Emilio. Lanno terzo della 117.** olim piade Tanno di Roma nel largo computo primo 143 ; e ad esso, secondo T Livio, appartengono i detti con soli. Lo stesso anno risulta ancora dagli anni di Troja 974: poich detraendo 431 anni anteriori alla fonda zione di Roma ne rimane 443* Dalle quali cose tutte dee inferirsi, che la cronologia di Diodoro sistema tica , e degna di fede. Di quale sistema poi sia esso negli anni di Roma , vana opera il cercarlo , perch non fa menzione mi di codesti anni. Nel resto egli applica i magistrati romani agli anni olimpici nel modo stesso, che usa Dionigi di AUcamasso ; e da esso differisce in questo , che egli nota e fissa i fatti storici secondo gli anni olimpici strettamente contando da sol stizio a solstizio ; e questo deriva dal principalmente oc cuparsi delle storie greche ; e i Greci non ahrimenti com putavano T anno, che da un solstizio all altro ( 1)..
( 1 ) Riputando noi bastantemente schiarilo ci che appartiene alla cronblogia di Diodoro, risparmieremo dal libro xi in poi la noja delle questioni, che gli Eruditi hanno fililo ad ogni sua indicaona di arconti, e di consoli.

PREFAZIONE
DEL

TRADUTTORE
AL LIBRO XI E SEGUENTI

DELLA

BIBLIOTECA
DI

STORICA

DIODORO SICULO

J?S| oi non deploreremo giammai abbastanza la perdita dei cinque precedenti libri di questa Biblioteca ; n si saprebbe ove cer car compenso di quanto da essa avremmo tratto intorno alle origini e tradizioni an tichissime depopoli, de'quali in que* cin-

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que libri Diodoro ayea parlato. Impercioc ch, se per avventura rispetto ad alcuni possiamo volgerci ad Erodoto, codesto Scrittore nelle cose da lui non vedute credente, o si del meraviglioso amatore, che Taffidarvisi n prudenza, n il buon criterio il permettono. Vero , che Diodoro non manca talora di riferire tradizioni stra vagantissime, e non degne della fede no stra; ma egli nel tempo stesso oppone le une alle altre; e lascia a noi interissimo campo di giudicare dopo avercene prestata la comodit : con che conserva costantemente la gravit ed autorit, per le quali ha nome chiarissimo tra gli antichi Scrittori. Un pensiero intanto giustamente sugge rito dalla considerazione delle cose dee confortarci; ed , che tutti i popoli della terra nella loro infanzia pco pi poco meno si rassomigliano nella industria di sostenersi, nellimpegno di difendersi, nel desiderio .di assicurare il loro star bene. Ch tutti sentendo la debolezza della umana natura, colpiti dai grandi fenomeni

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fisici, e da una forza generale, irresistibile, immensa, e continua, conosciuta da essi soltanto ne suoi effetti, se ne sono formati de'simboli: onde nella direzione di queste cose il mezzo pi spedito, ehessi abbiano potuto avere, si stato, rispetto alla mol titudine, quello di riferirsi allautorit di pochi, che mostrarono ingegno pi sve gliato-, e forza pi espressa. Circostanze singolari hanno portato va riet ne sistemi; ed ovunque sono stati in dividui pi arditi, nata la macchina dei vasti imperj, la storia de quali quantunque sia per noi la prima parte degli annali degli uomini, per da ritenersi come preceduta da lunghissima serie di avvenir menti, dappoich un vasto imperio avente ordini di guerra, e di politica, e ridon dante di ricchezze, e darti, non pu for marsi, che per gli sforzi lenti ed oscuri di cento generazioni precedute. Ma anche la storia di questi vasti im perj, se ben consideriamo, coperta da fitte tenebre ; ed una verit sola ci per-

M messo di conoscere intorno ad essa, oltre le cose accennate; ed , che la potenza dei despoti, i quali ressero quegl imperj, era fondata sulla miseria pubblica; che la tirannide era giunta sino a spogliare gli uomini della loro virilit per servirsene nella, loro infanzia a soggetto di piaceri infami, e nella loro vecchiaja a custodia delle donne, non tenute aneli esse, che come uno strumento materiale, pi forse di volutt, che di razza, o delluna e dellaltra cosa insieme. Se la forza esagerata comprimeva in tal modo la moltitudine; sicch non avesse modo di rilevarsi, la superstizione ancora, che per le considerazioni fatte di sopra ciascuno individuo era concorso a stabilire, fortificata dagli artifizj dei dominanti, e dalle caste de loro complici, accresceva la compressione generale : cos che gli uomini furono schiavi doppiamente, perch posti in circostanze troppo differenti dalle no stre. Ma chi pu conoscere questa veri t? Alcuni arditi ingegni ajutati dalla eru-

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dizione, e dal ragionar giusto, vanno cer* cando di distaccare qualche pollice di quella crosta, che la tiene avviluppata sotto forme lusinghevoli per la immaginazione, e funestissime per lo intelletto; cos che il comune degli uomini vi si arresta sedotto*} n, se non sono da altri avvertiti, conce piscono il minimo sospetto, che miglior cosa vi si comprenda sotto, e pi utile ai generali interessi. Preghiamo dunque che sinsista nei ten tativi; e ricordiamoci, che se vogliamo trar profitto dagli sforzi altrui, dobbiamo spo gliarci di quella cieca prevenzione, che ab biamo avuta fin qui per tanti novellatori o ingannatori od ingannati, tenuti dai nostri padri, e da noi fin-qui come storici. Del ch per dare un esempio citeremo il fatto di coloro, i quali sulle parole di Sancaniatone, scrittore fenicio, che ha detto essersi dai primi uomini dell Egitto con sacrate le piante, hanno predicato, che gli Egizf adoravano le cipolle. Meglio cer tamente di costoro ragionava Cicerone nel

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sua libro della Divinazione. ' Non v tot* perdizione, dieegli, che g li uomini non abbiano abbracciata: ma non v ancora nazione alcuna, che abbia pensato di man giare i suoi Dei. Colle quali parole voleva egli escludere lopinione, che gli Egizj considerassero per! Dei le cipolle, siccome mi intendendo Sanconiatohe, credevasi : perciocch il buon senso avverte doversi far differenza tra una cipolla consacrata, ed una cipolla Dio: n simbolo alcuno pot mai essere, n diventare ci,, che stato preso a rappresentare. La quale di stinzione, se non vien fatta, la lettura. degli Storici pi gravi , invece di condurci alla verit , condurrebbe manifestissimamente alT abbrutimento. Premessa quest avvertenza inoltriamoci nella lettura di Diodoro Siculo con animo lieto, giacch siamo per esso lui giunti, ai tempi di qualche sicurezza nlla Storta ; ed abbiamo afferrata la giusta regola d iatendeme le pi oscure parti.

BIBLIOTECA STORICA
DI

DIODORO

SICULO

LIBRO

UNDECIMO

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p r im o

Preparativi di Serse per la guerra contro i Greci Suo accordo coi Cartaginesi. Disposizione de Greci . per difendersi.
X l libro precedente a questo, ebe fu il decimo di ^utta 1 opera nostra, termin ali9anno innanzi alla pas * sata di Serse in Europa, e al concilio, che tennero le .comunit de" Greci in Corinto per chiamare a parte della guerra Gelone. In questo, per conservare costantemente T ordine de fatti seguiti, cominceremo dalla spedizione di Serse contro la Grecia, e finiremo con ci, che precedette la spedizione degli Ateniesi a Cipro sotto il capitanato di Cimone. In Atene era arconte, cio sommo magistrato, Cai* liade e Romani avevano fatto consoli Sp. Caspio e

Ti 8 Proclo Verginio Tri costo ; ' e celebravasi allra presso gli Elei l'olimpiade settantesima quinta ( i) , nella quale vinse nello stadio Astilo siracusano (2). Ora questo fu il tempo, in cui Serse, re de Persiani, mosse guerra a*Greci; ed ecco come a ci sindusse. Era tra Persiani un giovine uomo cugino, ed affine del re , chiam ito Mardonio, e presso i suoi per pru denza , e per fortezza riputatissimo ; il quale tratto daU T altezza dell'animo suo, e dal vigor dell et, mirava a qualche grande impresa, e desiderava perci dessere po sto alla testa di potente esercito. Or questi si mise a predicare a Ser^ e , che dovesse debellare i Greci, gente nimicissima del nome persiano ; e Serse si lasci da esso lui persuadere. Per la qual cosa deliberato di distruggere affatto checch fosse di greco, mand ambasriadori ai Cartaginesi proponendo loro di far quella impresa l comune ; e con essi accord , chegli darebbe addosso a quanti abitavano la Grecia , e i Cartaginesi assalterebbero contemporaneameute con buoni eserciti i Greci di Si^
(1) Nell1 estratto del Da Jordan , che abbiamo premesso, detto quanto basta per illustrare la cronologia consolare seguita da Dio doro in reiasione alla cronologia olimpiaca. Non far dunque nello N ote , che pochissime avvertenze. Per esempio qui ricorder, che D ionigi di Alicarnasso nel suo libro ix delle Antichit romana. inette sotto l anno primo della settaritacinquesima olimpiade, nel quale fu arconte iu Atene C alliade , per consoli di Roma C. Fabia Vibuluno e Sp. Furio Fuso Panilo di Roma a j 3 secondo la cro nologia vaironiana. (a) Costui fu veramente Astilo , e crotoniate d patria il quale li chiam Siracusano per far cosa grata a Jerone , che il proteg|t y i . Egli riport la vittoria ne* giuochi olimpici tre volle. Il testa, pprrotto lo chiama Asilo t e alcuni hanno letto anche Astila*

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cilia e d* Italia. 1 Cartaginesi dunque in virt delT ac cordo messo insieme gran danaro assoldavano gente d Italia , di Liguria, e fino di Gallia e d'Iberia; ed olire ci da tutta Libia, ed in Cartagine stessa fecero arruo lamenti de loro concittadini : cosi che entro il tratto di tre anni, che tanto spazio di tempo spesero nell'ap parecchio (1), ebbero pronti trecento mila uomini, e dugento navi. Serse poi gareggiando in questo coi Cartaginesi, nelT apprestare le cose della guerra tanto pi fece d essi, quanto maggiore imperio egli aveva : onde incominci a far costruire navi in tutte le provincie marittime a lui soggette, in Egitto, in Fenicia, in Cipro, in Cilicia, in Panfilia , Pisidia, Licia, Caria, Misia, Troade, e nelle citt dell' Ellesponto , e in Bitinia , e nel Ponto ; cosi che entro tre anni ebbe mille e duecento navi lunghe. E in mettere insieme tanta armata giovogli grandemente quanto il genitor suo, Dario , prima di morire avea fatto : imperciocch dopo la sconfitta , che presso Ma ratona ebbe dagli Ateniesi Y esercito suo condotto da D ati, covava fierissimo odio contro i vincitori. Ma egli fu colto dalla morte al momento in cui era presso a passare in Grecia. Serse adunque e per le disposizioni prese dal padre ,
(i) Lisia , e Giuliano imperadore suppongono, che gli apparecchi della guerra durassero dieci anni. Il Petauio spiega questa suppoisione nel senso , che si compresero insieme con quei di Serse gli apparecchj falli antecedentemente da suo padre Dario. Lo Spane tuo , ed altri hanno immaginate altre spiegaxioni, che poco p ii poco meno vagliono quanto quella del PeLavio.

120 e per gli 'eccitamenti avuti da Mardonio , 'siccome ab biamo detto , deliber questa guerra ; e gi preparato quanto occorreva ordin a prefetti delle navi ebe aves sero da unirle presso Cuma , e F ocea ; ed egli coll esercito di fanti e cavalli raccolti da tutte le sue provin c e finalmente mosse da Susa. E poich ebbe fatta T entrata sua in Sardi, mand araldi in Grecia con ordine d ire in ogni citt, e di chiedere a Greci fuoco e terr, (k) Divis quindi l'esercito, parte ne mand a costruire un ponte sull* Ellesponto, e parte a forare il monte Ato nellistmo del Chersneso, tanto per procu rare alle sue squadre sicuro brevissimo il passaggio, quanto per atterrire con s grandi opere i Greci, sic come egli s'immaginava ; e quelli che furono mandati a tante opere prestissimamente le. effettuarono. . I Greci udito lo sterminato numero di schiere che contro loro i Persiani movevano, mandarono dieci mila armati in Tessaglia, onde occupare il passo di Tempe* Era capitano allora de Lacedemoni Sineto, e Temi^ stocle degli Ateniesi ; i quali spediti intorno nunzj in timarono ad ogni citt, che avesse ad inviare una squadra di scelti soldati, onde con forze comuni di fendere 1 ingresso nel paese. Cos volevano essi impe * gnare tutte le citt della Grecia a fare in comune la guerra a Persiani. Se non che, essendo accaduto che
() Il Brissonio ha con molta erudizione illustrato questo for mulario persiano al presente passo di D iodoro , come il Freinsemio 10 ha illustralo al libro m di Q. Curzio. Io avverto, che altrove 1 formulario in Diodoro stesso cangia , mettendo 1*acqua in vece 1 del fuoco .

iati que* de'Tessali, Greci, che abitavano presso le gole,* er le quali potevasi da' nemici penetrar odi' interno a' nunzj di Serse dato avevano fuoco e terra, disperatisi di difendere Tempe, dopo esservi stati spediti ritorna^ rono alle loro case.
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Greci uniti a Persiani, Risoluzione d ell assemblea - de Greci confederati* Forze terrestri e marittime di Serse, Misure prese da' Greci, Leonida mandalo alle Termopili*
Qui conviene indicare i Greci, che si unirono ai Bar bari , onde mentre costoro vengono giustamente vitupe rati, gli altri per l'infamia de'medesimi si traggano ,dal tradire la comune libert. Si unirono dunque a' Barbari gli Enia n i, i Dolopi, i Melj ( i ), i Perebi, e i Magneti ; e mentre il presidio d e ',Greci era ancora in. Tempe, ai Barbari pur si unirono gli Achei F tioti, (2) i Locresi,
(1) Ho preferito al testo corrente, che porta M ilesj , 1 emenda proposta dal Fesselingio. I M ilesj erano gi sotto la signoria di S erse, e naturalmente servivano sotto le armi sue. Qui si parla dei Greci liberi , che si diedero a quel re ; e viene in soccorso della lezioue adottata Erodoto , il quajl dice, che i M elj diedero acqua e terra ai Persiani. (a) 11 lesto corrente distingue tra gli Achei , e i Ftioti , quando due nomi non significano he un popolo solo ; ed per qusto che Diodoro medesimo nel libro y ha chiamato il paese A cajaP tiota , ed altrove mette i due nomi Achei-Ftioti senza divisione: cova nomunissima presso gli scritlori greci, incominciando da Omero $ onde ne1 passi diversamente esposti debbesi riconoscere la mano di

un copista ignorante.

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e i Tessali ; e quando quel presidio si sband , la pi parte de Beoti imit gli altri. I Greci intanto nell' as semblea generale tenuta allistmo decretarono, che quelli, > quali spontaneamente si fossero messi in lega co* Per siani , finita che fosse felicemente la guerra , dovessero essere decimati in olocausto agli Dei (i). Poi man* darono agli altri, che non aveano ancora presa parte nella guerra, onde esortarli a mettersi in armi, e a far causa comune per la comune libert. De quali alcuni sinceramente tosto si mossero ; altri traevano in lungo la deliberazione, e solleciti soltanto della sicurezza loro particolare, volevano vedere come le cose di tanta guer ra volgessero. Gli Argivi, mandati all' assemblea i loro nunzj, offrirono di mettersi in guerra cogli altri qualora si desse loro qualche parte del comando : ai quali fu chiaramente risposto , che riputando essi pi grave cosa il militare sotto un capitano greco, die il servire ad un signor barbaro, si stessero pure in quiete : che se poi affettavano Y imperio sui G reci, per convenientemente aspirare a tale gloria, sapessero dovere prima operar cosa degna di tanto grado. Intanto essendo i nunzj di Serse incaricati di doman dare fuoco e terra, corsi per la Grecia, tutte le citt risposero loro , che dimostralo avrebbero abbondante mente con quanto impegno zelassero la libert comune. E Serse, tosto che ebbe saputo che sull Ellesponto erasi preparato il ponte, e che s era aperto il monte
. (i) Polibio riferisce la stessa deliberatone j ma per come ri guardante i eoli T elo n i .

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A lo. si mise in* marcia da Sardi dirigendosi allEllespon** to , e giunto in Abido fece passare le schiere in Eu ropa. Quindi attraversando la Tracia coll esercito, lo rinforz con molti soldati tolti fra i T raci , e i Greci vicini ; ed arrivato ad. un luogo detto Dorisco, fece ivi venire larmata, onde avere insieme congiunte le forze, delle quali tutte feoe pur la rivista. Nell esercito trovaronsi ottocento mila uomini, e pi : e nell' armata fila rono oltre mille dugento navi lunghe , tra le quali tre cento venti furono greche, in quanto il ire somministrato avea i legni, e i Greci i rematori ( i ). Tutte le altre erano barbare, dugento montate dagli Egizj, dai Fenicj trecento, ottanta dai Cilici, quaranta dai Panfiij, ed altrettante dai Licj ; e i Garj ne avevano ottanta , e centocinquanta.1 Ciprotti. I Dorj, che abitano sui con-* fini della Caria unitamente ai Rodj, e a quei di Coo9 ne mandarono quaranta; cento ne mandarono tutt in sieme i Jo n j, e gl isolani di Chio e di Samo : gli Eolj con quei di Lesbo e di Tenedo quaranta : ottanta i popoli dell* Ellesponto, e del Ponto; e come il re s'aVea fatte sue tutte le isole ; che stanno fra le Cianee, il Tropio, e il Sunio , gli abitanti di queste n* aveano mandale cinquanta. Questo fu il numero delle triremi ; oltre le quali mille trecento cinquanta bastimenti servi(i) 11 Rndomano nella sua bella tradusione latina aggiunge: e i ioldati ; ma Erodoto dice apertamente, che sulle uavi greche com battevano Persiani , M edi e Su d ; ed a credere, <*he Serse non Volesse le navi greche armate d'uomini di loro nasione pel pericola di vederli disertare ; pericolo evitalo nella lesiono meglio considerai* del tetto, che io ho seguita.

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atto al travolto de cavalli, e tremila trenta agli altri nsi (i). Mentre Serse era a Dorisco occupato nella rivista del suo esercito, avendo l 'assembla de* Greci saputo 1 ar rivo delle schiere persiane, mand subito 1 armata ad Artemisio della Eubea, tenendo quel luogo opportuno per far fronte a nemici; e cos sped presidio alle Tiv mopili, per . impedir loro Y ingresso1in quelle gole ,- e fare che i Barbari non potessero por.-piede rsul terreno di Grecia: affrettandosi di coprire con bendisposte forse i partigiani de* Greci, e in ogni possibil mdo provve dere alla salute degli alleati. Di tutta 1* armata fu su premo comandante Euribiade lacedmone ; e Leonida, re degli Spartani, fu messo alla testa:di quelli, che andarono alle Termopilt (2). Era costui 1 per fortezza., e per intendimento nel comandare altissimo d animo : il quale avuta, tale destinazione mille uomini soli volle cho il seguissero ; e come gli Effori gli rappresentavano , che troppo scarso era tal numero incontro a tanta mol-*
( 1) Avendo dato i Greci un nome proprio ( ippqgoghe ) alle navi destinale al trasporto de1 cavalli, giusto il coucludere .che esse erano fatte in diversa maniera dalle destinate al trasporto delle provvigioni ( olcade ) Erodoto dice ? che le ' if.>p*gngfc* , e le altre navi minori montavano a tre mila. Veduto il numero delle truppe, che Serse portava, e la capacit media, che alle antiche navi di questo genere pu atlribuirsi, facile congetlurare , che Diodoro si avvicinato di pi alla verosimiglianza. - (a) Lo stretto delle Termopili non era largo pi di, 60 passi ; ed era la sola strada militare, per cui potesse entrare in paese l esern cito. Oltre ci tutto era pieno di rupi alte e scoscese , dalle quali posanti lasciare andar al basso macigni,-e rottam i, ed opprimere chi valesse passare.

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ttudine di nemici, e gli lecer comando di prenderne seco di pi : egli rispose in secreto pochissimi invero essere qtie mille per impedire a Barbari di entrare ; ma essere di troppo per far quello, che intendeva doversi fare. A tale risposta ambigua , ed avente piuttosto 1 a* ria di un indovinello, gli Effori si limitarono a doman dargli se avesse stabilito di condurre que soldati a qual che leggiera impresa ; al che rispose, che in apparenza egli li conduceva a custodire l ingresso; ma in realt a morire per la libert comune : imperciocch, diss egli, se meco vengono questi mille, per la morte loro Sparta diverr chiarissima.; ed all opposto , se tutta la citt ve nisse all impresa, certissima sarebbe la sua total ruina, sapendosi, che nissuno Spartano ardirebbe fuggire per salvare la vita, (i) Adunque mille Lacedemoni, e con essi trecento Spar tani (a) , e tre mila degli altri alleati greci restaronsi, coi quali -Leonida marci alle Termopili ; intanto che i Locresi abitanti presso quelle gole , data acqua e terra a'Persiani, avevanopromesso di occuparle eglino me desimi. Ma quando udironvi giunto Leonida mutaron consiglio, e passarono a' Greci : ond che mille di lo* r o , ed altrettanti. Melj (3), e de* Focesi non meno pur
(i) La risposta ,di Leonida agli.-/yf^bri, - come viene riferita da Plutarco , Don differisce di mollo da quella che qui Diodoro at tribuisce a quel capitano (a) GioVa qui una volta per sempre avvertire, che Sparlarti diconsi i soli abitanti di S parta , e Lacedemoni e Spartani , lutti gli abitanti del paese. ( 3) Anche qui pnsi M elj invece di M ilesj , dovendosi avvertire, oltre il detto di sopra, che i Melj nou si diedero a4 Persiani se boli dopo il Atto delle Termopili.

t*6 di mille, Tennero alle Termopfli; eome pur vi vennero1 trecento Tebani del'partito eh' erasi tenuto pe Greci , poich sul fatto dell' alleanza co Persiani, que di Tebe non erano stati seco d'accordo. Questo dunque il nu mero de' soldati, che con Leonida s posero alle Ter mopili per ricevervi i Persiani quando venissero.
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a p i t o l o

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Tentativi di Serse per sedurre i Greci posti alle Ter* mopili. Infruttuoso assalto di quel posto, e macel lo f che si fa de Persiani, Tradimento, Risoluzione di Leonida ; sua grande impresa, e morte gloriosa di lu i , e de* suoi compagni.
Serse fatta la revista de' suoi, con tutto l'esercito im mantinente si pose in cammino , e and fino alla citt di Acanto, veleggiando a fianco dell' esercito tutta l'ar mata. Questa di l abbreviando la via sicuramente pass all' altro mare *per una fossa, che a tale intento s' era scavata; e quando si fu nel golfo di Malea ( i) , il re s* avvide, che le strette erano gi occupate da' nemi ci. Perci fatto far alto {die schiere , ivi chiam a s gli alleali d Europa , che furono poco meno di dugento mila, per tal modo avendo sotto i suoi stendardi un buon milione duomini, oltre le forze navali. Tutta poi i universa turba, che era sulle navi lunghe, e che por( i ) Il testo porta golfo Eliaco ed errore combattuto da lolla la geografia greca*

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lava le vettovaglie , e quant altra cosa serve alla guerra, non era di minor numero : cos che non a meravi gliarsi quanto vien ricordato della moltitudine uomini condotti da Srse ; raccontandosi che pel bere di tanta gente i fiumi erano rimasi asciutti ( i) , e che il mare era stato coperto per l ingombro di tante vele. Perci si detto che 1' esercito di Serse fu il maggiore di quanti le storie abbiano mai rammemorati. Pertanto essendosi i Persiani acampati alla foce dello Sperchio, il re mand nunzj alle Termopili, i quali e vedessero come coloro eh erano l , fossero disposti a fargli guerra, e dichiarassero comandar loro di deporre le armi , e ritornarsi quieti e sicuri ai lor paesi per es sere quind innanzi suoi alleati : il che se facessero, egli dato avrebbe a queGreci campagne da lavorare assai pi vaste ed ubertose di quelle , che aveano. Ma Leonida udita l intimazione rispose , che ove si facessero alleati del r e , gli sarebbero pi utili armati; e che se fossero .costretti a combattere, pi degnamente avrebbero colle armi conteso per la libert* In quanto poi alle campa gne che il re prometteva, dovessero riferirgli , che era massima de Greci il procacciarsi, e difendere le terre colla virt, non colla furfantera. La quale risposta intesa avendo il re Serse, chiam a s Demarato spartano (?), che fuggitosi dalla patria si era ricoverato presso lui; e beffandosi di quella rispo sta addomand lo Spartano, se i Greci credessero di
(i) Cosi di (alti parla Erodoto . (a) Vengasi Erodoto al libro v ii.

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fuggii pi velocemente de suoi cavalli, od ardissefo op porre le piccole loro forze a tanto esercito. Dicesi, che Demarato rispondesse cos : tu stesso, o r e / non ignori il valore de Greci, perciocch col valore del soldato greco tu debelli i Barbari , che sottraggonsi all* imperio tuo. Non hai dunque a credere , che quelli i quali pi va lorosamente de tuoi Persiani combattono per conservarti l imperio, quando trattisi di difendere contro i Persiani la propria libert , sieno per avere minor coraggio. Serse, ridendosi delle parole di colui, gli ordin di seguirlo, onde vedere fra poco la fuga de Lacedemoni. E mosso il campo giunse alle gole delle Termopili, mettendo i Medi alla fronte dell esercito , o perch per coraggio e forza gli anteponesse agli altri, o perch desiderasse di disfarsene, dovendosi sapere, che la memoria del principato non da molto tempo tolto ai loro maggiori rendea costoro per anco superbi (i). Ma eziandio da considerarsi , che nelle squadre de Medi erano allora uomini, i cui parenti perduta aveano la vita neUa battaglia di Maratona: ond egli mise a fronte dei Greci i fratelli, e i figliuoli degli uccisi col, persuaso, che costoro avrebbero con fiero animo voluta sui Greci vendetta. In questa maniera pertanto collocati i Medi nelle prime file, assaltarono il presidio greco posto a quelle, che chiamavansi porte calde, Ma Leonida, gran maestro di guerra, oppose ben ristretti fra loro i Greci in quella parte delle gole , che sono le pi anguste di tutte.
(i) Ciro fa quegli, che rovesci 1 imperio de* M edi 5 e Dario , * padre di Serse fin di toglier loro ogni speranza di ristabilire lan tica fortuna.

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sppo fu il combattimento. Aveano i Barbari riguardai. re e testimonio del valor loro lo stesso re ; e i Greci ano animati al fatto d'arm i dal pensieri della loro li-* -n*t, e dallo eccitamento del capitano : laonde mirabile >t la zuffa. E perch si combatteva di pi fermo, e da cino si dava colpi da una parte e dall altra, e sta .no i combattenti aggruppati, l'esito rest lungamente ' ubbio. Ma iiifioe e pel valore loro proprio, e pei . andi loro scudi prevalendo i Greci , la squadra dei . ledi incominci a cedere sebbene assai lentamente ; ci perch molti erano gi m orti, e molti piagati. Al { osto loro succedettero nel combattimento i Gissj e i ' tei, gente d* insigne coraggio : i quali quantunque fre* hi e d ' intera forza venissero a fronte di nemici gi tnchi , pur fecero breve resistenza; e dai soldati di I oonida fiaccati e respinti, voltarono le spalle. Erano i barbari, in aperto campo combattendo, in miglior con dizione degli altri, poich facevano uso di scudi , e di rghe di poca larghezza (i) , con che potevano aver - i liberi i movimenti della persona ; ma trovandosi in aghi stretti, difficilmente potevan ferire nemici, cho sgruppati insieme si coprivano con larghi scudi: ondq v aiati alla leggiera rimanevansi inferiori, ed erano espo-
(i) Non so perch il Vesselingio qui dica, che potevasi aggunre, e ne suggerisce le parole greche avere i Barbari avute anche * icie corte: osservacene fatta da Erodoto . Non ha egli veduto, *>.i con ci s* indurrebbe contraddizione nel discorso , poich con ?Micie corte i Barbari in s stretto combattere avrebbero avuto un \ aalaggio sopra i Greci; quando Diodoro vuol ragionare diversa* i .sale.

i3# sti a ricevere pi spessi colpi. Serse pertanto veggendo tutto il terreno intorno allingresso che contendevasi, se* minato di cadaveri ; n potersi da suoi sostenere il valort de* G reci, fece avanzare un corpo scelto di Persiani, che chiaraavasi degli immortali (i); uomini riputati di singolare bravura sopra tutti i loro commilitoni. Ma questi ancora , dopo resistenza brevissima, ebbero a darsi alla fuga ; e allora sopravvenendo la notte il combatti mento cess, in cui grande strage fu fatta di Barbari, e pochi mancarono de soldati di Leonida. U giorno dopo Serse, veduto che il precedente com battimento aveva avuto tutto altro esito che quello chf egli aveva sperato, di ogni sua gente scelse quelli, che parevano a lui valere p ii degli altri per viril ro* bustezza e per fidanza ; ed aringandoli dichiar loro , che se tanto facessero da prender que passi, con ma gnifici doni li avrebbe rimunerati ; e se fuggissero , a-* vrebbero avuto per loro pena la morte. Costoro adun que formata insieme una gran massa con impeto vio- lento si gittarono addosso a* Greci. All opposto i sol-* dati di Leonida stretti insieme, e formando nella loro posizione una specie di muro , con tal forza ricevono il nemico, e-con tale prontezza fannosi innanzi, che non danno luogo a chi per solito nella pugna succede , ma sostenendo con fermo animo e con costanza tutti gli
fi) Era questo un corpo di dieci mila, uomini sceltissimi, il quale teneva si costantemente compiuto; e da ci traevano il nome d /m mortati. Vedi Et doto, lo sospetto, che i chiamati a supplire ai mancanti fossero inscritti col nome di questi:-il che pi conve* ttien temente avrebbe giustificato quel litoio.

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incomodi del lungo durare , moltissimi di qu pi scelti de Barbari caccian: morti ; e gareggiano fra loro a chi pi valorosamente tiri innanzi il conflitto. Imperciocch venivano i veterani eccitati a far prodezze dal vigor che vedevano ne giovini ; e venivano i giovmi eccitati ad emu lazione dalla comparata viri, e dalla gloria de* pi at tempati. Finalmente eran volti in fuga anche gli scelti; se non che vedendosi stare alla schiena 1 esercito de* loro, disposto a modo da impedirne la ritirata, era costretti a dare addietro, e a rinnovare la pugna. Per lo che stan dosi il re travagliato, e temendo, che nissuno di poi ardisse tentare di battersi coi Greci, gli si accost un certo Trachinio ( i) , abitator del contorno, a cui erano noti i sentieri della montagna , e si profferse di guidare i Persiani per certo angusto e scosceso viottolo (%), pel quale la gente, eh egli conducesse , potrebbe attaccare alle spalle le schiere di Leonida : cos che prese in mezzo facilmente sarebbero spente. Non a dire lal legrezza eh ebbe il re a tale prpflerta ; e grandi preroj assegn a Trachinio, e alla notte mand con eesolui venti mila guerrieri. I quali mentre si posero in cam mino , un certo Tirastiade , cuoiano di nazione, che trovavasi nel campo de Persiani r onorato e buon uom p, intesa la cosa, in quella notte stessa disertando salt da Leonida, gli rifer lignota tra aia di Trachinio.
( i ) Di costui Erodoto ci ha lasciato il nome , ed era quello di
Effluita.

(a) Pare da un passo di Appiano , che a questo viottolo restasse poi il nome d Atrapon. Erodoto dice, che A comandante dei Persiani iti per assaltare* alla schiena Leonida , chiamava /fid arn e, cd aggiunge, ch egli aveva seco la legione degl' Immortali.

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I Greci udita la cosa a mezza notte, tennero cotsiglio tra loro su quello che in tanto pericolo dovesse farsi. Furono alcuni di parere che immantinente si do vesse abbandonare quel posto , e ritrarsi a compagni, finch ancora il potevano, non essendo possibile altri* mente salvarsi. Ma Leonida, re de Lacedemoni, deside roso d illustrare s stesso, e gli Spartani, con un atto , che procacciato avrebbe loro eterna gloria, ordin che immantinente tutti gli altri Greci, eh*erano seco, par tissero, onde salvandosi potessero in altra battaglia essere utili alla repubblica , dichiarando soli Lacedemoni do ver rimanere, n abbandonare la difesa del posto; e a questi disse, toccare ai principali della Grecia, con tendenti della palma del valore, senza esitazione corag giosamente morire. Sciolta 1 adunanza tutti gli altri to sto partirono ; e Leonida col drappello def suoi concitta dini pens ad azione veramente eroica e stupenda ; perciocch non essendo i Lacedemoni, ( avendo egli ri* tenuti i soli Tespiesi, ) che cinquecento in tutto, si ac cinse a morire spontaneamente per la libert e la glo ria de* Greci (i). Intanto i soldati spediti con Trachinio, superate le difficolt de luoghi, presero tosto in mezzo i pochi di Leonida ; ma i Greci, i quali, rinunciato gi ad ogni spe ranza di andar salvi, avevano preferito al viver la gl ria , pregano e scongiurano unanimemente il capitano, che voglia subito condurli contro il nemico prima che
(i) Secondo la pi parte degli Scrittori , questi Spartani non furono che trecento. Dicendoli qui Diodoro cinquecento pu sup porsi j che v* includa i Tespiesi.

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i Persiahi s avveggano dell* arrivo de loro ; e Leonida compiacendosi di si bella prontezza de* soldati, ordina , che pranzino in fretta, come quelli che dovevano poi cenare comodamente presso Dite; e in fretta mangi egli pure, conforme avea ordinato agli altri (i). Intendeva con ci , che pi a. lungo conservato avrebbero e forza e. costanza ne pericoli. E come dopo essersi cos di subito ristorati tutti furono pronti, egli loro comand di gifrtarsi sugli accampamenti nem ici, e di trucidare chiun que incontrino , finch arrivino al padiglione del re. Ub bidienti al comando aggruppatisi insieme, essendo ancor notte, irrompono negli accampamenti persiani (a). I Bar bari colti da s repentino ed impreveduto assalto, con gran tumulto e senza ordine alcuno escono delle tende, correndo incerti qua e l , e & empiono costernati di spasimo credendo perite le truppe condotte via da Tra
fi) I filologi trovami in lite fra loro sulla struttura di questo passo , il quale poi poco pi poco meno vieue sempre a dire lo stesso ; e con qualche diversit vien riferito questo detto di Leo* rtida presso A ristide , e presso Plutarco . In Cicerone leggesi : A n date , o Lacedem oni, con coraggio : oggi forse ceneremo presso gl* inferi. Ognun vede quanto sia alieno quel forse dalla gravit di Leonida , e dalla situazione sua, e de suoi. Che scampo era possibile per trecento, o cinquecento , o mille , contro esercito si numeroso a fronte , e venti mila nemici alla schiena P (3) Erodoto suppone, che questo fatto seguisse , non di notte ma poche ora prima del mezzo giorno. Io voglio credere , che cer tamente dovesse incominciare di notte: altrimenie al primo pre sentarsi gli Spartani sarebbero stati schiacciati ; n tanta strage fetta avrebbero , n tanta memoria avrebbero lasciata di loro fortezza. Vero per , che certi racconti greci debbonsi temperare. Di che in tutte le loro storie si ha campo di fare quanto mai vogliasi da chiunque legga ragionando.

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chinio, e avere addosso tutte le squadre de* Greci; Grande strage adunque fece d'essi Leonida ; e mag giore di se stessi ne fecero i Persiani non distinguendo il nemico dall amico. Ch non meraviglia s* ebbero Unta rotta, impedendo le notturne tenebre di cono* scere le cose, ed avendo la paura invaso tutti. Per ci ammazzavansi ciecamente a vicenda, nulla in tal fu nesto caso capendo ; dappoich n t eia comando del capitano, n ispezione di tessera (i), n animo prepa rato. E se il re si fosse restato nel suo padiglione ; fa cilmente i Greci lo avrebbero mort; e cos a up. tratto la guerra avuto avrebbe il suo fine : ma egli al primo alzarsi il tumulto n era uscito. Quello, che certo, si , che i Greci assaltarono il padiglione, scannarono quanti trovarono ih esso ; e mentre ancora la notte li fa-' voriva, cercaron Serse intorno per tutto il campo (a). Ma venuto giorno, e vedutosi com* era la cosa , tosto Che i Persiani scorsero que pochi Greci, non a dire , Se- li sprezzarono ; ma presto atterriti dal loro valore non ardivano assalirli di fronte: bens strettisi intorno ad essi e a fianchi, e alle spalle, con dardi e saette fatte - piovere da ogni parte li uccisero. Cos finirono di vi- *

* ( i ) Questo passo dimostra l ' uso cornane nelle nazioni di ci che presso noi dicesi la parola di consegna , o d ' ordin e , o dar il santo , o tale altra cimile. Quest'uso Euripide lo suppone anche Hell* esercito greco sotto Troja. (a) Aristide aggiunge, come vedesi in Plutarco , che Leonida port via il diadema di Serse , quando non si voglia intendere il lesto nel senso, che glielo strapp di capo mentre il re dei re fuggiva: il che nen pare verisimile.

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vere insieme con Leonina quanti con essolui erano all difesa delle Termopiii (i). . E chi non sentirassi rapilo ad ammirare tanta virt, poich pensarono unanimemente di non dovere abban donare il posto loro assegnato dalla Grecia ; e la loro vita sacrificarono generosamente alla libert di Grecia tu tta, estimando meglio essere perderla con onore, che conservarla con ignominia ? N il trepidamento , in cui caddero i Persiani all*improvviso caso, parr ad alcuna incredibile. E chi mai sospettato avrebbe tal fatto ? A dii sarebbe venuto in pensiero, che cinquecento uomini potessero ardire di attaccarne un milione ? E per ci qual fia de loro discendenti, che non creda di do vere imitare la virt d* uomini s grandi, i quali cir condati d ogni intorno da insuperabile forza, ebbero bens a soccombere coi corpi loro , ma restarono invitti d animo ? Laonde questi che ricordansi per soli restati vinti, divennero pi illustri che gli altri, i quali pur riportarono gloriosissime vittorie. Ch non dal successo' de* fatti , ma dalla scelta de consigli gli uomini buoni voglionsi estimare ; poich il successo de* fatti sta in po tere della fortuna; ma la scelta de* consigli s'apprezza dalla ragione dell'uomo. Or chi giudicher essere stati
(i) Prima che Leonida partisse di S parta , i suoi compagni d arme solennizzarono iu anticipazione i suoi, e i loro proprj fu nerali con una specte di lorneamento a cui intervennero i genitori di tutti. Finita la funsione, e partendosi questi prodi dalla citt# i parenti, e gli am ici, li accompagnarono per qualche tratto di Strada ; e diedero loro l'eierno addio ! Ivi la moglie di Leonida il domand cosa per ultima sua volont le lasciasse ; ed egli risposo un marito degno di 103 e figli, che lo asfomiglino, Ved. P lu l*

ne mai uomini pi valenti di questi, i quali non pareg- ' giando nemmeno una parte millesima de* nemici ebber cuore di opporre il valor loro ad una moltitudine in credibile , non perch sperassero di distruggere tante migliaja di persone , ma perch confidavano di superare quanti strenuissimi uomini erano nati prima di loro : perciocch quantunque vedessero di guerreggiare con Barbari, in sostanza per venivano a contendere del premio di azione eccelsa con tutti quelli, che furono per virt mirabili ; essendo eglino i soli a memoria di uomini, i quali abbiano voluto piuttosto difendere le pa trie leggi, che conservare le vite proprie : n si dolsero d incontrare mortali pericoli ; bens era principalissima loro cura porsi a tal prova per solo amor di virt. Per questo adunque a maggior diritto debbesi ad essi la co mune libert della Grecia, che agli altri , i quali in aperto campo vinsero Serse. Perciocch per la memoria de* costoro fatti i Barbari perdettero coraggio , e gli animi de* Greci si accesero, considerando tanta fortezza. Essi soli perci fra gli uomini di antica ricordanza per T eccellenza della loro virt furono mandati alla immor talit ; e quindi le laudi clella loro fortezza sono state celebrate non solamente dagli storici, ma eziandio da molti poeti ; fra i quali un encomio degno della loro virt fece Simonide , in cui trovansi queste sentenze: Sorte illustre , bel destino , Qui sul Tessalo confino , A i caduti un d tocc. La lor tomba un aitar santo; Sovra il funebre lor manto Nulla il tempo edace pu..

Pivciol luogo altera glori. Qui per sempre attester : D i Leonida il valore Luce eterna mander. (i)
C
a p i t o l o

IV.

Serse vuole far riattaccare i Greci per mare ; e Temi stocle1 induce i Greci ad assalire V armata persiana* Prime azioni, che non sono decisive. Gli Ateniesi vanno ad imbarcare le loro fam iglie, saputo che F esercito nemico andava alla volta della loro citt.
Ma avendo parlato abbastanza della virt di tanto in signi uomini, or seguitiamo a ' narrare (pianto poi ao* cadde. Ottenuto chebbe Serse nel modo che accennammo, il passo pot facilmente vedere , che pei s pochi dei nemici uccisi, e i tanti de* suoi soldati, la sua fu quella che per proverbio dicesi vittoria cadmea. (a) Iutanto fattosi padrone di quelle gole, volle sperimentare la for tuna della guerra anche in mare; e chiamato a s im mantinente Megabate (3) , comandante dell armata,
{i) Versione del sfg. professor M ontani, autore de* Fiori gra nosissimo. Il funebre manto, di cui si parta, era di cerimonia, 6 Chiamatasi dai Greci entaphion. (a) Vittoria cadmea. Allusione alla vittoria dai Tebani ripor tata sopra Polinice e gli Argivi. Per altri traggono d altronde* l origine di tal proverbio. ( 3) Il Vesselingio congettura, che potrebbesi piuttosto legger Megabaste , e ci per l osservazione fetta dallo titanico , che in

lif t gli diede ordine di andare contro le fort" navali dei Greci, e dar loro battaglia. Volendo costui eseguire Y or dine del re , sciolse le vele da Pidna di Macedonia con quanti legni egli avea, e pertossi alla estrema spiaggia di Magnesia , che chiamasi la Sepiade (i). Ivi colto da fu riosa tempesta perdette pi di trecento triremi , e dal tri legni da trasporto di ogni specie un numero gran dissimo : piaratisi poi i venti and ad approdare ad Afeta , citt eli Magnesia, di dove mand fuori trecento navi (a), ordinando ai comandanti , che prendendo la volta della Eubea a mano destra, serrassero i nemici. I Greci aveano la loro stazione presso Artemisio della Eubea , con dugento ottanta triremi (3) in tutto, tra le qna i centoquaranta erano degli Ateniesi, e le al tre degli altri popoli. Supremo comandante poi di tutte, che i Greci chiamano Nayarco, era Euribiade spartano; e Temistocle ateniese avea l'ispezione di quanto altronde occorreva per 1 armata. Era costui per la prudenza sua , * 6 per la sua singolare perizia nelle cose della guerra y di assai credito non solo presso i Greci, che servivano sulle navi, ma presso lo stesso Euribiade ; e tutti in tenti al comando di buon animo ubbidivano. Or venuti i principali a consiglio sul come condur la battaglia v gli
E rodoto , e in E tth ib viene indicato con none fi fiali# uno de* co

mandanti dell1am ala persiana. ( <) Di questa denominazione si dette quanto btta nelle iVofn al D itti. Vedi voi. i. della Collana . (a) Erodoto ne conia dugento. (3 Lo stesso Ero<ioto pone presso Artemisio dugento ftessani*una

evi* oltre cinquanta minoti : e ne assegna di Ateniesi cento ven-

altri erano di opinione di dover rimanersi fermi nel luogo , in cui erano , ed ivi aspettare il nemico; e Te* mistocle solo sosteneva il parer contrario, dicendo sem pre essere stala utilissima cosa 1' assaltare con ben di sposte forze il nemico; e potersi sperare assai migliore successo> saltando addosso con tutte le navi ad un ar mata tutt ora dispersa, come quella che usciva da di versi porti tra loro separati. dopo molti parlari, se condo che Temistocle avea proposto, con tutte le navi s and a nemici ; ed accadde appunto, die venendo i Barbari fuori da tanti porti disgiunti, larmata di Te mistocle attacc i Persiani scompigliati e dispersi, e molte loro navi sommerse, e molte insegui, obbligate a fuggire verso terra. Se non che infrattanto unita 1 ar * mata tutta, ed attaccatasi fiera battaglia, comunque qua e l gli uni e gli altri fossero superiori, niuno per ofr teneva piena vittoria. La notte fece cessare dalle armi. Ma dopo questo conflitto sorse atroce burrasca, la quale cogliendo fuori del porto gran numero di navi poste a guardia, le inabiss. Cos Dio medesimo parve ajutare i G reci, perciocch diminuito il numero de le gni de Barbari 9 le forze de Greci vennero ad essere p a ri, e poterono sostenere il peso de' conflitti navali. Quindi vieppi crebbe la loro fiducia; e i Barbari di vennero a fronte de pericoli pi timorosi. Pur costoro tosto che poterono dopo il naufragio riunirsi, con tutte quante le forze loro gettaronsi addosso a* Greci, i quali ingrossati per cinquanta triremi attiche loro so praggiunte , messi ben in ordine, ricevettero limpeto dei nemici. Questa battaglia non era dissimile dall altra

4<* seguita alle Termopili; perciocch da una parte i Pr-* sani volevano a forza rompere la linea de Greci, e passare nell Euripo ; e dall altra i Greci stavano saldi in chiudere quel passo , ajutandoli in ci gli alleati, eh9erano nella Eubea. Fattosi dunque atroce il com battimento , molte navi degli uni e degli altri furono fracassate: venne poi la notte, che obblig tutti a ri* tornare ai loro porti Nell uno e nelT altro combatti mento dicesi che grandemente si distinsero tra Greci gli Ateniesi, e i Sidonj tra i Barbari. Ma i Greci re starono abbattuti danimo , dopo che seppero, che pasa te le Termopili i Persiani marciavano per terra verso Atene. Quindi rivoltisi a Salamina , si fermarono ivi ; c gli Ateniesi considerando il gran pericolo, in cui trovavansi i loro lasciati in citt, figli e mogli ed ogni cosa necessaria alla vita, per quanto poterono r misero sulle navi e trasportarono in Salamina. Intanto il Navarco de* Persiani avuta notizia della partenza dei Greci approd con tutta la sua armata in Eubea, ove presa d assalto la citt d* Istica , la saccheggi , come pur saccheggi tutto il paese sottomesso colle armi.

4*
CA PiTato V.

Spavento miracoloso de Persiani a Delfo. Terrore dei Greci. Contrasti tra loro, stratagemma di Temistor eie ; battaglia di Salamina. Altro stratagemma di Temistocle per cui Serse ritorna in Asia .
Intanto che succedevano queste cose, Serse partitosi dalle Termopili cammin per le terre confinanti de* Focesi, diroccando qua e l le citt, e dando il guasto a quanto era nel paese., I Focesi, uniti gi a Greci, veggendo di non poter resistere, abbandonate tutte le loro citt, erano andati a ricoverarsi sulle dirupate coste del monte Parnassi). Serse passando per le' campagne dei Doriesi, si astenne dal farvi alcun male, per la ragio ne , che essi aveano unite le loro armi a quelle de Per siani : ma lasciando ivi alquante schiere, ordin ad esse 9 che invadessero Delfo , e che spogliato d ogni sua richezza il tempio d* Apollo, vi dessero fuoco ; ed egli intanto col resto dellesercito inoltratosi nella Beozia^ ivi si accamp. Coloro , che erano stati spediti a dare il sacco allOracolo, andarono fino al tempio di Minerva pronea (i) ; ove tale improvvisa enorme pioggia di repente li sorprese , accompagnata da fulmini e da procella tur binosa , che fin le rupi rotte da monti traeva sulle ter ste de Barbari, e ne faceva macello. Pel qual miracolo degli Dei spaventati i Persiani, ben presto di l fuggir li) Cos eh lamavasi, perch il tempio di lei stava innansi, come m i specie di vestibolo , al tempio pi graude di Apollo.

ronsi a precipizio* Laonde per divina provvidenza accad de , che la sede del delfico Vaticinio allora evitasse il saccheggiamento. E perch questo essersi cori dimostrati ivi presenti gli Dei, con immortale monumento fosse a1posteri attestato , gli abitanti di Delfo eressero presso il tempio di Minerva pronea un trofeo colla seguente iscrizione : In voto al Tonante iy antica vittoria Famosa memoria Qui i D efj m 'alzar, Quantf auspice Febo Le Mede coorti Cacciaron da fo r ti , E il tempio salvar (i). Sene poi passando per la Beozia , e devastate le terre de* Tespiesi, incendi Platea, gi abbandonata da' suoi cittadini, i quali, come quelli dell* altre citt de* con torni , colle loro famiglie, e con quante robe poterono, eransi rifuggiti nel Peloponneso. Quindi entrato nellAt^ tica a tutta la campagna fece dare il guasto, e diroccar la citt , ed incendiare i templi, ed ogni luogo consa crato agli Dei. Le quali cose mentr egli faceva, la sua armata sciolse le vele dalla Eubea, rumata prima tutta Tisola, e i luoghi marittimi dell* Attica. In quel tempo i Gorciresi stavano fermi nelle acque del Peloponneso con sessanta triremi, o perch, come essi dicevano, non riusciva loro di superare il promon
(i) Traduzione dello stesso sig. Montani.

*4*

i43 torio di Malea, o perch ,* come alcuni scrittori n aiv rano , volevano vedere . ove la guerra volgesse ; cosi che se fossero restati vittoriosi i Persiani, avrebbero loro offerto teiTa e fuoco ; e se i Greci, avrebbero mo strato d essersi mossi in loro soccorso. Gli Ateniesi in tanto di assai rotto cuore stavansi in Salamina, dap poich vedevano messa in fiamme 1 Attica , e udivano demolito il tempio di Minerva; e gli altri Greci erano presi da spavento grandissimo, trovandosi ridotti nel solo Peloponneso, ed ivi accerchiati da ogni parte. Perci parve loro , che tutti i capitani dovessero deli berare in concilio in che luogo s avesse a fare la bau taglia navale. E detta or T una , or 1* altra opinione , quei del Peloponneso , . solleciti unicamente della loro salvezza, giudicavano che si dovesse combattere allistmo; perch quando questo fosse chiuso con grossa muraglia, nel caso , che la battaglia navale non riuscisse prospe* ramente , i battuti potevano rifugiarsi nel Peloponneso % come un ovvio ricetto di salvezza: al contrario di che se si chiudessero nella picciola isola di Salamina, si troverebbero avviluppati in una serie inesplicabile di d i sastri. Ma T opinione di Temistocle era doversi dar la battaglia presso Salamina , riputando egli, ohe a miglior condizione si fosse se con poche navi in istrettissimo luogo si combattesse con navi di gran lunga pi numerose, dimostrando come il mare vicino all Istmo , ivi dan* dosi la battaglia , era loro onninamente svantaggioso * perciocch dovendosi allora combattere in aperto, ove F armata de nemici avea tutto il comodo di estendersi a suo piacere, le poche navi de* Greci andavano a

44 poter essere facilmnte prese in mezzo, e vinte. Ed avendo a tutte queste considerazioni data spiegazione e forza quanto mai per esso lui si poteva, tutti infine -trasse nella opinione sua. Fattosi dunque il comun decreto di dar la battaglia -presso Salamina, tutti i capitani de' Greci si rivolsero a prendere le misure necessarie a tal uopo. Euribiade, assunto a compagno Temistocle, incominci ad esor tare la turba, e ad animarla all imminente impresa. Ma siccome a tutti metteva alto terrore la sterminata forza de' Persiani, niuno v e ra , che mostrasse capaci^ tarsi di quanto aveano i capi proposto ; ed ognuno nel particolar suo s affrettava di navigare da Salamina al Peloponneso. N meno era spaventato l esercito dei Greci per io stupendo numero de* Persiani ? che era ^entrato sulle loro terre ; e gagliardamente poi aveali colpiti il macello seguito alle Termopili di que' co raggiosissimi uomini ; e 1*infortunio* dell' Attica, che * avevano d* innanzi agli occhi, li riempiva di altissima costernazione. La quale perplessit e trepidazione della 'moltitudine vedendo i magistrati de' Greci, decretarono, che si chiudesse l ' Istmo con muraglia ; opera , che ben presto fu compiuta per la diligenza e il numero co piosissimo della gente che v accorse a dar mano. Cosi adunque i Peloponnesj si premunirono, girando quell* muraglia per .quaranta stadj dal Licheo fino alle Cencree (i). Intanto 1 armata , che rimaneva ancora presso *
(i) P linio , dice che l Istmo largo mille passi; e questi corri spondono appunto ai quaranta stadj di Diodoro .

i45 Salamina, era caduta in tal paura, che i capitani non volevano pi accettarne il comando. Per lo che veggendo Temistocle, che Euribiade > comandante supremo, non poteva pi contenere 1 im * peto della moltitudine troppo turbata, ' e molto ajuto non pertanto potersi avere, ond* essere vittoriosi, dallo stretto mare vicino a Salamina; pens allo stratagemma, seguente. Trov uno , che disertasse a Serse (i), e gli. desse per sicura la nuova, che le navi de* Greci fug gendo da Salamina volevano unirsi all* Istmo. Trovata veHsimiglinza in questo rapporto, Serse si propose, d immantinente impedire , che larmata de* Greci si congiungesse col loro esercito : perci mand sul fatto le navi degli Egizj a serrare lo stretto frapposto' tra Salamina e Mgara , nel tempo stesso ordinando, die il rimanente dellarmata sua andasse a Salamina, ed assal tasse i nemici, dando loro la battaglia. Le triremi erano ordinate secondo le loro nazioni, onde gli uomini della.medesima lingua, per ogni rispetto intendendo si bene insiem, pi prontamente potessero ajutarsi 1 un 1 altro. Per le altre disposizioni poi date , i Fe nicj formavano il corno destro, e i Greci uniti ai Persiani il sinistro. Intanto i capi de* Greci di Jonia spedirono secretamente un certo Samio a* Greci, avver tendoli di quanto il re avea ordinato, dell armata che veniva loro addosso, e della risoluzione eh essi aveano fatta, di disertare in tempo della battaglia, ed abban(i) Polieno suppone , che questo fosse un eunuco del re, preso dai Greci in uno degl incontri seguiti 9 e lo chiama Arnace t od
Arsace.

46 donando 1 Barbari venire a loro. Il che dal Samio es sendo stalo significato ad Eunbiade, Temistocle non poco lieto , che il suo stratagemma gli fosse riuscito come avea desiderato, si pose ad aringare la moltitu dine ; e i Greci fatti di miglior animo per la pro messa de* Jonii, e veggendosi dalla urgente circostanza spinti a dovere combattere non ostante che non ne avessero avuta voglia, con coraggio salparono da Sa lamina. Mentre Euribiade e Temistocle misero 1*armata in ordine, il sinistro corno formato dagli Ateniesi, e dai Lacedemoni, venne ad essere contro i Fenicj , di glo rioso nome tanto per la moltitudine delle navi, quanto per T antica loro perizia nelle cose del mare* U destro corno de* Greci era formato dagli Egineti, e dai Me garesi , i quali dopo gli Ateniesi venivano riputati i pi valenti nel navigare, e capaci di combattere con som ma forza, dappoich fra tutti i Greci erano quelli, a quali, Se la battaglia fosse andata male, non rima neva alcun rifugio. La restante turba de Greci, veniva ad essere collocata in mezzo. Cos adunque ordinati escono, ed occupano lo stretto tra Salamina , ed E raclea. Il re intanto diede ordine al comandante de* suoi, die tosto attaccasse i nemici ; ed egli si pose in un sito rimpetto a Salamina, d onde veder potesse tutta la battaglia. Da principio , finch ebbero largo il mare, i Persiani stettero negli ordini, in cui erano stati messi; ma quando furono entrati l ove il mare era angusto, si videro costretti a distaccare alquanto le navi : il che

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lece nascere in latte le altre non poco tumulto. I) co mandante supremo fattosi innanzi, fu il primo a venire alle mani col nemico, e valorosamente combattendo fu morto ; e come la nave, in cui egli era, rest sommersa, tutta larmata cadde in gravissimo trepidamento, perch molti allora si misero a comandare, ma i comandi noi* erano concordi; e perci non avendosi ardimento di an* dare innanzi, e le navi impedendosi le une le altre, si rivolgevano traendosi ove il mare era largo. U qual tre* pidamento de' Barbari osservato avendo gli Ateniesi, si misero a forza di remi addosso al nemico, e parte delle navi di esso urtando co rostri ferivano , a parte porta vano via le ali de* rem i, a modo, che molte triremi prese di fianco, cessando di moversi, venivano dai rei* terati colpi de* rostri squarciate, e 1 incaglio di queste * impedendo alle altre di operare, le obbligava a volgersi in fuga. Cos gli Ateniesi avevano messo in rotta i Fenicj, e i Cipriotti ; ma restavano ancora le navi de Cilici, dei Panfilj , e de Licj , le quali appunto erano accanto a quelle de primi. Esse da principio combattevano gagliar damente ; ma quando videro , che le pi forti fuggi vano , anch* esse vollero torsi al pericolo. Nell* altro cor* no, aspra essendo la pugna, lesito ne rest per qualche tempo incerto. Ma tosto che cacciati verso terra i Fenicj, e i Cipriotti, poterono ,gli Ateniesi volgersi agli ultimi, tanto fu 1 *impeto con cui essi andarono sopra ai Barbari, che non potendo questi resistere, voltarono le spalle, e fuggendo perdettero molti legni. In questo modo i Greci superiori in virt riportarono nel combattimento di mare

4*
sopra i Barbari vittoria nobilissima. Perdettero i Greci in questo fatto quaranta navi, e i Barbari ne perdet tero pi di dugento, tutte, fuor d* una, prese insieme cogli uomini (i). Q re per tal maniera vinto contro ogni sua speranza diede morte ai Fenicj, come quelli, che i primi erano stati a fuggire, e con degna pena dann pur gli altri : i quali presi da paura voltaron bens allora le prore .verso T Attica, ma nella seguente notte veleggiarono in Asia. Dal canto suo Temistocle, giustamente estimato r autore di s grande vittoria, un altro stratagemma invent non inferiore al primo. Imperciocch paventando i Greci di commettere il fatto d armi in terra contro tante migliaja di nemici, cerc di diminuire Foste de* Barbari in questo modo. Mand egli il pedagogo (2) de suoi figliuoli perch riferisse a Serse, che i Greci avevano risoluto di navigare per rompere il ponte fattb da lui costruire allo stretto : il che credendo , giacch la cosa aveva grande apparenza di vero, incominci temere che padroni del mare non gli chiudessero il ri torno in Asia. Perci stabil di subito passare dalla Europa allAsia, lasciando in Grecia Mardonio con isceltissime schiere di cavalieri e di fanti, in nmero non minore di trecento mila* (3) In tal forma Temistocle con
(1) Questa ballagli* segu ai ao d* ottobre, 480 anni prima delI era volgare. (a) Erodoto chiama questo pedagogo Sic inio . (3) Ho volentieri seguito il dubbio del Vesselingio, che erede errore de* copisti il numero quattrocento che leggesi nel testo , ci accomodandosi meglio alle cose che seguono.

>49 due invenzioni di militare astuzia procur a Greci 1 brillanti successi.


C
apitolo

VI.

Impresa de9Cartaginesi contro la Sicilia, Prime azioni di Amilcare sotto lineria. Gelone accorre in ajuto della citt assediata. Suo stratagemma. Uccisione d Amilcare , incendio delle navi, e distruzione del~ V esercito africano.
Or che le cose avvenute in Europa narrate abbiamo quanto occorreva, . diremo di quelle, che accaddero fuori. I Cartaginesi aveano fatto grande apparecchio di guerra per debellare in quel tempo medesimo i Greci in Sicilia, siccome erasi concertato tra essi e i Per siani. Avendo pertanto in pronto tutto, elessero a capi tan di quella guerra Amilcare, (i) uomo di distinto credito presso i suoi. Costui colle. schiere , che servir dovevano per terra e per mare, fece vela da Cartai gine. Non meno di trecento mila uomini era lesercito; e pi di due mila navi lunghe Tarmata, oltre due mila e pi navi da trasporto per le vettovaglie, ed altro. Primieramente accadde, che nel passare il mare della Libia ima grossa tempesta sopraggiunta gli fece perdere
( i ) Se fosse un A m ilcare , od un Am ilcone , questo capitano supremo de Cartaginesi, incerto , poich in questo stesso Cap. vien nominalo nell* una e nell altra maniera. Erodoto per lo no mina Amilcare ; ed per questo , che io ho ritenuto Amilcare, e non Amilcone . Daltronde la posa indifferente; tua volevasi coerenza.

i5o
tutti i legni, sui quali erano i cavalli, e i carri. Giunt poi a Panormo, (i) cont di aver gi finita la guerra* poich fino allora aveva temuto, che i Siculi giovandosi del mare gli scappasser di mano. Ivi per tre giorni rinfre scato l esercito, e riparati i danni del naufragio, mar ci verso Imera, facendo fiancheggiare dalle navi ; e giunto sotto quella citt, piant due campi, uno desti nato alle schiere di terra, l altro agli uomini che ser vivano in mare : poi tir a terra le navi lunghe, e le assicur con profonda fossa, e con isteccato di legnami all intorno ; e il campo dell esercito mun in modo,. che di fronte avea la citt, e prolungavasi dal muro , che chiudeva le navi, sino ai colli, che alla citt so prastavano. Ed avendo circonvallata cosi a ponente tutta la citt, scaric le navi da trasporto dogni vettovaglia, e quante esse restavano mand a prendere frumento e altre -cose dallAfrica, e dalla Sardegna: poscia con kcelto drappello sincammin verso la citt, e sbaragliando a un tratto gl Itnerj, che gli si erano fatti incontro, mise in cuor loro, avendoli assediati, un grande spaven to. Per lo che Terone (a), principe degli Agrigentini, il quale dianzi era stato spedito alla difesa d* Imera con presidio bastantemente grosso, colpito da timore mand in fretta a Gelone in Siracusa chi lo pregasse di voler dargli pronto soccorso. Gelone, che aveva gi pronte alluopo le sue truppe, inteso lo stato deglfmerj, senza frapporre indugio mise
( ) Oggi Palermo . (3) Terone avea aggiunta alla sua signoria Imera, cacciandone Ter ilio j e s* era fillio parente a Gelone per assicurare i fatti suoi.

5i

in campagna non meno d cinquanta mila fanti, e ca valli pi di cinque mila (i), e marciando rapidamente s i appress ad Intera, cosi ispirando fidanza agli abi tanti, a cui terror s grande recava la presenza delT esercito africano : perciocch anch'egli mise i suoi ac campamenti in luoghi vicini alla citt, e li mun d ogni intorno d' argine, e di fossa profonda. Quindi mand la sua cavalleria addosso a nemici, che sparsi eransi per la campagna a foraggio, e botfmo ; la quale tro vando i Barbari vagare senza ordine, ed assalitili quando meno se Taspettavano, tanti ne fece prigioni, quanti pot condur seco ; poich pi di dieci mila furono me nati in citt. E questo fatto procacci a Gelone autorit e gloria assai grainde ; a nemici appo gl' Imerj disistima e sprezzo. Molte altre cose con non minor fidanza egli poi. fece ; e primieramente le porte , che per timor dei nemici Terone avea chiuse, fece aprire in faccia al ne mico, mostrando cosi sprezzarlo; e le altre, che ai gior nalieri usi erano necessarie , fece riedificare : indi, come era nellarte della guerra , e in prudenza valentissimo , in cominci a pensare, con che mezzo, ingannando quei Barbari, potesse interamente distruggere il loro esercito senza alcun pericolo de suoi. Il qual suo pensiero venne per ventura favorito da un caso fortuito : imperciocch
(1) Pescando ne* frammenti antichi trovasi , che I* armamento di Gelone non fa che di dugento navi con due mila cavalli, e diei i mila fanti. Sarebbe stato bene che ci si fosse detto com'egli avesse potuto sbarcare in faccia di un esercito di trecento mila uomini. A ma pare, che volendosi far qui alcuna diminusione, fosse pi ragionevolmente potuta cadere sopra questi trecento mila.

i5a
avendo egli in questo stato di cose meditato di metter fuoco all armata nemica, fortuna volle, che trovandosi Amilcare nell* accampamento navale, ed ordinando ivi -quanto era d* uopo per fare un sacrifizio* magnifico a Nettuno, siccome avea stabilito, i cavalieri di Gelone , che battevano la campagna, gli condussero un messo portatore ad Amilcare di una lettera scritta da que di Selinunte , i quali gli facevano sapere , che gli avrebbero mandata certa quantit d* uomini loro a cavallo il d i, che loro avea prescritto. Ora essendo tal di quello, in cui Amilcare avea stabilito di fare il sacrifizio accen nato, Gelone prese alcuni de suoi, e speditili nerluo ghi circonvicini loro ordin, che fatto appena giorno s* appressassero allo steccato navale de nemici, come se appunto fossero que di Selinunte ; e che subito che fossero ricevuti dentro, ammazzato Amilcare, avessero a dar fuoco alle navi (i). Aveva Gelone ancora messa vedetta sui colli vicini, onde al primo vedere, che que* cavalieri fosssero stati introdotti nell accampamento ne mico, ne dessero segno; ed egli intanto sullalba messe in ordine le sue schiere stava aspettando il segno di quelle vedette. furono pronti i cavalieri a presentarsi ai trincieramenti navali de Peni sullora loro prescritta ; e dalle sentinelle ricevuti dentro come alleati, subitamente con* grandim peto corrono addosso ad Amilcare che sagrificava, e lo ammazzano , e metton fuoco alle navi. E siccome le ve ti)
P o len o

riferisce in diversa maniera questo stratagemma di

Gelone : e da Erodoto si vede essersi in pi modi raccontata la morie di Am ilcare, il cui corpo dicesi non essersi trovato.

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dette fecero opportunamente 1 ordinato segno a Gelone, egli con tutte le sue schiere ben disposte corse all ac campamento dei nemici. I capitani di questi non man carono di condur fuori immantinente 1 esercito oppo nendolo all* oste dei Siculi ; e con grand animo inco minciarono la battaglia. E gi le trombe suonano in ambi gli eserciti, e dalluno e dall altro alzatosi il grido della guerra , coll* acuto strepito delle voci cercano di superarsi a vicnda. Il macello grande; e l esito del conflitto or volge dallun, ora dall* altra parte. Se non che alta sorgendo intanto la fiamma improvvisa dalle navi, e giunta nuova della morte del comandante su premo, incoraggiati i Greci pi fortemente urlano , ed hanno certa speranza di vittoria; e i Cartaginesi all op posto perdono spirito, e disperati si volgono in fuga. Gelone avea dato ordine , che non si facessero prigio nieri : donde avvenne, che de fuggiaschi fu fatto grande sterminio : per lo che gli uccisi si contarono non meno di cento cinquanta mila. L altra moltitudine and a rifuggirsi in certo sito per natura assai forte; e dap prima respinse quelli che 1 inseguivano : ma come quel * sito mancava dacqua, per tal carestia insopportabile furono tutti obbligati ad arrendersi. Gelone per tanto , in si grande giornata, che fatta avea con tanta pru denza , veniva alzato alle stelle con somme laudi, non dai soli Siculi, ma. dagli uomini di tutte le nazioni; considerato , che niun capitano mai prima di lui usato avea s prudente stratagemma , n in una sola battaglia ucciso maggior numero di Barbari; n esservi memoria , che fatto avesse tanti prigionieri.

154 Per la qual cosa alcuni scrittori stimano questa battaglia non essere punto impari a quella vinta dai Greci a Pia te* ; e credono uguale ai consigli e alle invenzioni di Te mistocle lo stratagemma di Gelone ; ma il primato della laude, mentre somma fu la virt di entrambi, chi alluno y chi attribuisce allaltro. Certo , che come per la moltitudine degli eserciti de Barbari, prima che si fosse venuto alle m ani, i Greci e i Siculi eransi spa ventati ; cos i Siculi stati i primi ad uscir vittoriosi, ai Greci inspirarono grande fiducia quando questi seppero il fatto di Gelone. E ira i due supremi Capi deJBarbari fu poi grande diversit di fortuna ; perciocch il re de Persiani fugg almeno con molte migliaja d'uomini; ma in quanto al comandante de Cartaginesi, non egli solo, ma tutti i suoi commilitoni furono rotti e distrutti a modo, che , come fama , non rest nemmeno uno , che salvo portasse la nuova a Cartagine. Aggiungasi poi, che i due nobilissimi comandanti de* Greci, Pausania e Temistocle, furono iniquamente trattati dai loro concit tadini , accusato l uno d ambizione e di tradimento, e per questo morto ; 1 altro cacciato di tutta Grecia, e costretto di rifuggirsi, presso tanto nemico, qual era Serse , e vivere in esiglio presso lui. Ma Gelone dopo il bell* esito di quella grande giornata, cresciuto in onore, e in grazia presso i Siracusani, invecchi nel regno, e mor ammirato da tu tti, e in tanta auge presso i suoi cittadini, che a tre della sua famiglia pot essere conservato il regno senza contrariet dopo lui (i).
C1) Siccome due soli fratelli di Gelone regnarono in Siracusa,

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Or questi grandi uomini, meritata avendo per la loro virt giusta gloria, non dovevano essere defraudati delle debite laudi. Ma ritorniamo al nostro racconto.
C apitolo. VII.

Costernazione de* Cartaginesi per la perdita deWe* serrilo in Sicilia, Uso, che Gelone fece della viitorio. Pace data ai Cartaginesi. Proclamazione de' Siracusani, che rese Gelone toro re legittimo ; e morte di s grande uomo.
Fu osservato, che precisamente nello stesso giorno i Peni furono vinti da Gelone, e Leonida fece insieme co suoi alle Termopili quella grande irruzione nel cam po di Serse. Direbbesi, che un nume appostatamente nel tempo medesimo procur l'eccelsa vittoria dell'uno, e la strage gloriosissima dell'altro. Dopo la battaglia dImer a , venti navi lunghe che Amilcare avea tenute in mare per le occorrenti fazioni, poterono salvarsi, e furono di tutte le altre le sole che prendessero la strada per ritornarsi al paese. Ma essendosi sopraccaricate di una moltitudine di fuggitivi, e sbattute inoltre da fiere procelle, naufraga
li Vesselingio per conservare i tre di cui parla Diodoro n in essi include Gelone medesimo. Oltrecch cosi spiegando Diodoro lo farebbe parlare con poca esattezza , parmi che a s dotto nomo sia scappato di mente il vero senso da darsi al testo, die allude alla sicurezza del titolo, piuttosto che al vero esito ; giacch Diodoro ha ben voluto dire # che Politelo poteva sicuramente regnare come Jerone, ma non ha potuto dire, che Trasibulo regnasse sicura mente 3 giacch in appresso racconta la catastrofe che soffr.

5 6 rono tutte ; ed a stento alcuni pochi ajiltatisi di un paliscalmo ritornarono a Cartagine, con rotta voce annun ziando a cittadini, come tutti quelli, cherano passati ia Sicilia , eran periti di s universale eccidio. I Cartaginesi furono per tal fatto s diverso daHe concepite loro spe ranze colpiti tanto, che per vegliare alla custodia della citt nissuno chiuse palpebre per molte notti, come se Gelone fosse gi gi alle porte con finter suo esercito ; e tutta in lutto pel gran numero de* morti fu la citt ; e le case de privati si empierono di lamentazioni e di pian ti , chiedendo chi i figliuoli, chi i fratelli, e singolar mente facendo infinita piet un numero sterminato di ra gazzi privi de* genitori, che la morte di questi, e la mi seria propria , restando. senza chi di loro avesse cura, con acute strida venivano deplorando. Intanto temen dosi che Gelone passasse in Africa, si pens di spedir gli ambasciadori muniti di piena podest alcuni citta dini , distintissimi per consiglio e per eloquenza. Dal canto suo Gelone si mise a rimunerare onoravo-* lissimamente que cavalieri, che aveano ucciso in mezzo al suo campo Amilcare ; e agli altri, che distinti si erano egregiamente, diede cospicui premii ; poi mise da parte le migliori cose del bottino per decorare con quste spo glie nemiche i templi di Siracusa, e parte n assegn pure ai delubri d ' Imeria : distribuendo poscia il rima nente insieme co prigionieri tra i compagni di quella guerra , a proporzione del loro numero. Ogni citt messi i ceppi a piedi agli schiavi toccatile, li destin a ser vire nella costruzione de* pubblici edifizj ; e gli Agri gentini , a quali nerano toccati tanti, che pareccBj pri-

,57 .
n- ebbero sino a cinquecento, moltissimi ne impie garono a lavorare tanto in citt quanto in campagna. S grande moltitudine di schiavi avean essi avuta,, non solo perch aveano somministrato gran numero di sol dati per T impresa, ma perch moltissimi de' Barbari all inclinare della battaglia eransi sbandati fuggendo pe* luoghi mediterranei, e nelle campagne degli Agri gentini : ond che caduti vivi, in mano loro tutti quanti, la citt trovavasi pienissima di tal gente. La mas sima parte di costoro fatti di ragion pubblica furono destinati a tagliar sassi, coi quali non solamente vennero dificati grandiosissimi templi, ma eziandio costrutte chia viche sotterranee per iscolar le acque della citt ; e que ste chiaviche furono di tal mole , che quantunque per la vilt del servizio lopera possa spregiarsipur non indegna d essere contemplata (i). Sopraintendente d architetto di questa fu certo Feace, il quale per leccel lenza del lavoro merit che dal suo nome quelle chia viche si dicessero le feacie. Gli Agrigentini scavarono pure con grandi spese una piscina, che girava sette stadj, ed era profonda venti cubiti. Fu essa riempita d acqua fatta venire da fiumi e da fontane : era un vivjo somministrante pesci non solo pel bisogno, ma eziandio per . piacere. E in codesta piscina -eransi posti anche moltissimi cigni, i quali il luogo rendeano ame nissimo e grato. Ma essa empiutasi di fango per incuria
Vati

(i) Le chiaviche romane vengono da Plinio chiamate le mag giori di ogni grande opera ; e Dionigi di Alicarnasso dice 9 eh esse additavano la potenza dell* imperio romano. Se ne scorgono ancora grandi resti.

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deposteri , e negletta, per l antichit fi disfece. Del rimanente, come le campagne dAgrigento erano di fondo ubertoso, furonvi a quel tempo fatti uperbi pianlamenti di viti, e dalberi dogni specie, che poi die* dero grossissima rendita. Gelone licenziati gli alleati, ricondusse a Siracusa la squadra de cittadini, che avevano militato m quella impresa; e per si grande successo fu in somma grazia ed autorit non sdo presso i Siracusani, ma ancora presso tutti quanti i Siculi Perciocch aveva egli acquistato loro tanta quantit di schiavi, che l ' isola pareva es sere signora di tutta la Libia. N guari and, che si vi dero arrivare ambasciatori delle citt, e dei dominanti, che preso aveano contrario partilo , i quali e doman davano indulgenza per la condotta tenuta, e promette vano ubbidienza in avvenire. Ed egli affabile si mostrava a tutti, e cortese; e posciach ebbe fatta alleanza, li tratt moderatamente, siccome nella buona fortuna luomo dee fare. E tenne questo contegno non solo coi Siculi, ma eziandio co* P en i, quantunque inimicissimi. Percioc ch giunti a lui gli ambasciadori cartaginesi, e con molte lagrime pregato da essi, che volesse trattarli uma namente , egli accord loro la pace col patto, che gli pagassero per le spese della guerra due mila talenti (i) Il che a Cartaginesi parendo appena vero, volentieri accettarono la condizione, e promisero una corona d*oro
(t) Onde mai nato, che Diodoro abbia omesso il pi bel pat io > che, secondo Plutarco , pose Gelone in questa pace ,* quello , che i Cartaginesi non avessero pi a sacrificare vittime umane ?

a Damareta,moglie del re ( i ) , perciocch pregata da loro 9 li aveva ajutati ad ottenere la pace : della quale corona, chera di cento talenti, ella fece battere una me daglia, dal nome di lei chiamata Damarezia, equivalente a dieci dramme attiche , e dai Siculi chiamata pentecontalitron a cagione del suo peso, che era di cinquanta li tri (?). Con tutti adunque Gelone operava modestamente , a ci condotto singolarmente dalla propria indole , e dal desiderio di procacciarsi la benevolenza di tu tti, per-* ciocch avea in animo di passare coll esercito in Gre cia, e di guerreggiarvi i Persiani. gi stava per im barcarsi , quando alcuni uomini giunti da Corinto gli aanunziano come i Greci aveano vinta la giornata a Sa lamina , e come Serse era collesercito partito di Euro pa. Ond , che deponendo il pensiere della spedizione, e lodata 1 affezione che a lui mostrata avevano i sol dati , convoc i comizj, ordinando che tutti intervenis sero armati. Quindi egli disarmato affetto, e senza tu nica , ma coperto del solo pallio, appresentossi ai convocati, e loro venne a dar conto di tutta la sua vi ta , e di quanto avea operato (3). E siccome ad ogni:
(i) Essa era figlia di Terone , e per disposizione testamentaria di Gelone stesso , dopo la morie di lu i, pass sposa di P olitelo . (a) Il Paruta ebbe una medaglia d 'o ro , pesante oltre un oncia e messo, che 1 Avercampio non dubit di credere una di quelle , di * cui qui parla Diodoro . Io l ho chiamata medaglia , piuttosto che moneta, singolarmente fondato sulla considerasione, che atteso il fortissimo suo valore, non poteva'essere stata fatta'per comune uso di circolatone, come della moneta , ma piuttosto per illu strare s magnifico avvenimento. (3) G elone , grand uomo certamente, non era in Siracusa che un usurpatore. Avea bisogno di rendere legittima la sua signoria,* e fu

i6o parola di Itti la plebe Con manifesti segni gli addimostra*, va favore, ed era meravigliata al vedere chegli avesse esposto nudo il suo corpo a tanti eh erano armati, e perci a chiunque avesse voluto ucciderlo ; in vece che come tiranno alcun pensasse di esterminarlo, tutti ad una voce lo proclamarono benefattore e liberatore della patria, e lo dissero re. F atto questo , egli col bottino de* nemici eresse due tempj di lavoro magnifico a Cerere ed a Proserpina ; e fece fare un tripode di se dici talenti, che dedic in segno di sua riconoscenza ad Apollo nel tempio di Delfo*. Poi disegn di fabbri care a Cerere anche un tempio sull* Etna; e gi la sta tua della Dea era stata posta nel sacrario, quando colto dal destino dovette lasciare. 1 opera imperfetta (i). In questo tempo fioriva Pindaro (2), poeta lirico. E quesotnraa finezza d ingegno il cogliere il momento, in cui i Siracu sani , e i Siculi tulli erano sorpresi da tanto latto , per indurli a spontaneamente proclamarlo. La franchezza medesima, con cui si present al popolo, e ai deputati delle varie citt unite a Siracusa , impose a quanti non gli erano affezionali. La storia un giorno forse dir, che un tratto simile .poteva legare una grande nazione ad un grand1 uomo de nostri tempi. (1) questo passo e il Rodomano e il Palm erio, e il Cluverio , e il Vesselingio hanno felli conienti pieni di erudizione, e di dot trina infinita $ ed probabile-, che non ne occorresse nessuno. Cer tamente non pu dubitarsi, che non sia alieno da ogni ragione, e da ogui uso il mettere la statua di un Dio.nel luogo, ove vuoisi fabbricarvi un tempio , prima che questo tempio non sia edificalo. Ma non questo il senso del passo. Il passo accenna edificato gi il sacrario, e in questo , condotto gi a termine , potevasi essere posta la statua di Cerere , ancorch il rimanente del tempio noa fosse edificalo interamente. veggiamo cosa simile sovente accadere selle chiese nostre. Ma di ci basti. (2 ) Pindaro avea 4 > anni quando Serse pass nella Grecia . <

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Me sono le cote, che presso a poco seguirono degne di memoria in quelT anno. Capitolo Vili.

Invidia sospettosa de Lacedemoni contro gli Atenie si : ostilit contro questi di Mardonio. Giuramento d1Greci Battaglia di PUstea , e grande vittoria dei Greci.
Essendo magistrato primario in Atene Santippo, i Ro mani crearonsi consoli Q. Fabio Vibulano, e Ser. Corne lio Cosso. Al tempo del governo di questi Tarmata per siana*, eccettuatine i Fenicii, dopo la rotta di Salamina stava in vicinanza di Cuma ; ed avendo essa ivi sverna to , subito che venne primavera pass a Samo, per te nere da quella parte T occhio sopra la Jonia. Le navi erano pi di quattrocento ; e perch della fede de Jonj sospettavasi, le loro citt erano ben guardate. In Gre cia p oi, siccome la solenne vittoria avutasi a Salamina era opera singolarmente del valore degli Ateniesi, niuno ornai pi dubitava, che quel popolo preso da alto sen timento di s non fosse per venire a contesa coi Lace demoni pel primato in mare. La quale cosa prevedutasi dai Lacedemoni, essi facevano di tutto per deprmer tale ambizione de* loro emuli. Perci vedutosi a giudi care del merito delle illustri azioni commesse, e dei premj da darsi; atteso il favore che aveano, poterono ot tenere , che le prime laudi di fortezza si attribuissero agli Egneti, e fra gli Ateniesi ad Amenia, fratello del poeta

i6i
Eschilo ; poich questi primo tra i prefetti delle triremi avea spinta la prora contro la nave ammiraglia de*Per siani , e fracassatala, avea ucciso il comandante generale dell* armata Ma come gli Ateniesi gravemente soffrirono d' essere di tal maniera trattati, temendo i Lacedemoni che sdegnato per tal fatto Temistocle contro essi e gli altri Greci, concepisse mal pensiero , a lui concedettero premj del doppio maggiori, che* agli altri. E poich egli li accett , parve al popolo questa sua indegnissima co sa , e indispettitone gli lev il comando dell* armata , avendo nominato in vece di lui Santippo, figliuolo di Arifrone Divulgatasi quindi l'alienazione degli Ateniesi dai Gre ci ; vennero in Atene ad un tempo stesso gli ambasciatori de' Persiani, e quelli de' Greci medesimi. Il discor so , che i Persiani fecero, fu del seguente tenore. Che Mardonio , comandante supremo deli* esercito , quando gli Ateniesi si mettessero dal suo partito, avrebbe dato loro qualunque paese , che nella Grecia avessero scelto ; e di pi avrebbe ristaurate le mura e i templi*di Ate ne , e permesso , che la citt si governasse colle sue proprie leggi, ed istituzioni. All' opposto gli ambasciatori de' Lacedemoni domandavano, che non si desse ascolto ai Barbari 5 ma che gii Ateniesi conservassero l 'antica benevolenza ai Greci, congiunti ad essi col Ytncolo del sangue e della lingua* Ai Barbari fu rispo sto : niun paese poter avere l Persiani s bello, n s gran tesoro , che anche ricevuto, fosse da tanto da in durre gli Ateniesi a rompere la stretta unione , eh* era tra essi, e i Greci. In quanto ai Lacedemoni fu detto :

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che la cura presa fino'allora pe' Greci gli Aieniear con servata avrebbero anche in avvenire con ogn'impegno. In tanto poi domandarono, che i Lacedemoni passassero im mediatamente colle loro schiere nellAttica, essendo no* torio, che Mardonio, trovando il popolo Ateniese a lui avverso , siccome la risposta gi data il comprovava, sarebbe con tutte le forze sue venuto addosso alla citt. N infatti avvenne altramente : perciocch stanziando egli in Beozia, primieramente si era messo a travagliare le citt del Peloponneso con denaro mandato qua e l , onde i principali di esse indurre ad abbandonare la causa comune ; poscia avuta la risposta degli Ateniesi, gravemente irritato condusse nellAttica il suo esercito, da esso lui rinforzato; poich oltre la gente avuta da Serse, molta ne assold di Tracia e di Macedonia, giovandosi delle citt alleate : con che avea messo in-* sicme pi di dugento mila uomini. Or vedendosi gli Ateniesi venir sopra tanta moltitudine, spedirono messi agli Spartani per ajuto , i quali indugiando ad accorrere , e gi inondato di nemici il paese, trovandosi gli Ate niesi in crudeli strette, presi seco di nuovo i figliuoli, e le mogli; e quanto la fretta poteva loro permettere, partirousi della patria loro, e per la seconda volta si trassero a Salamina. Mardonio intanto , com era invi* perito contro loro , tutta lAttiea mise a ferro e a fuo co ; e la citt rovesci da capo a fondo , non perdo nato nemmeno a sacri luoghi, eh erano restati salvi nel primo eccidio. Mentre a questo modo era Mardonio ritornato ad Atene, i Greci tennero consiglio, deliberando, che unite

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insieme le forze comuni, e presi anche gli Ateniesi ; s avesse da andare a Platea ; ed ivi combattere per la libert , facendo solenne voto agli D ei, che avuta vit toria , in tal giorno celebrata sarebbesi una solennissima festa della libert comune , e presso Platea medesima fatto sarebbesi l tigone eleuterio , cio i giuochi sacri alla Libert. E venuti tutti all Istmo vollero con giura mento obbligarsi a sostenere la guerra , pel qale intendevasi, che conservata sarebbesi. in ogni parte intatta la mutua concordia, e tutti sarebbero pronti ad esporsi con generoso animo a qualunque pericolo. La formula del giuramento fu questa: lo non far pi conto della vita, che della libert: non abbandoner mai i miei capi o vivano, o soccombano; e dar sepoltura a' miei compagni morti sul campo. Se di questa guerra* sortir vittorioso de Barbari, niuna citt stata parte cipe della battaglia concorrer a distruggere ; non ri staurer alcuno de templi incendiati e demoliti ; ma li lascer tali in monumento ai posteri della empiet. de Barbari . Fatto questo giuramento, pel Gherone si mossero verso la Beozia, e si accamparono alle radici del monte presso Entra. Capitano degli .Ateniesi era Aristide ; ma Pausania, tutore del pupillo di Leonida, veva il comando supremo. . . Tosto che Mardonio seppe , che 1 oste greca mar ciava in Beozia , egli usc di Tebe, ed accampatosi sul fiume Asopo, vi si fortific con un fosso profondissimo, e con uno steccato di legno. I Greci erano in tutti cento mila (i) , e cinquecento mila erano1i Barbari. 11 fatto
(x) Il y'ettelingio non a donde Diodoro abbia tratti quali cent*

i65 d'arm i incominci da costoro, i quali sparsisi di notte d' ogn intorno, e messa in campagna la cavalleria, die dero l'assalto all'accampamento de* Greci. I primi 'ad es sere attaccati furono gli Ateniesi, i quali postisi in buon ordine si fecero coraggiosamente incontro a'ne mici; e cominciossi aspra battaglia, nella quale tutti gli altri Greci avendo presa parte, 1 esito dessa f u , cbe tutti i nemici, he stavan loro di fronte, si volsero in fuga. I soli Megaresi, che trovaronsi contro 41 pi scelto corpo della cavalleria persiana, condotta dallo stesso suo Comandante , furono sul punto dessere op pressi dalla soverchia forza ; ma per stettero fermi. al posto ; e mandati alcuni onde aver pronto soccorso dagli Ateniesi, e dai Lacedemoni, Aristide sped loro un drappello di Ateniesi sceltissimi, che aveva intorno a s, i quali serrati insieme tanto impeto fecero con tro i Barbari, che i Megaresi furono immantinente tolti di pericolo; e il Comandante della cavalleria persiana Masistio, con molti de'suoi rest morto, e gli altri eb bero a fuggire. Questo primo fatto sostenuto con tanto valore, e s ben riuscito, fu un bel preludio di vittoria peGreci, i quali per averla compiuta, dal piano sottoposto al monte
mila G reci, che Erodoto pi vicino a que* tempi, dice essere siati riamente cinquanta mila. Gli si pu facilmente rispondere avtore ci tratto da quelle fonti, da cui tante altre ne cav Riverse dai racconti di Erodoto . pare a m e, che essendosi uniti tutti Greci questa impresa, eccettuali ben pochi, potessero formare un tal numero j e che avendo contro un esercito nemico d olive meta# aailione, in s perentorio pericolo il volessero.

r66 trasferirono il campo ad un altro luogo, che parve loro pi opportuno. In questo nuovo posto essi avevano a destra un alto colle ; che li copriva, ed a sinistra lAsopo ; e nel mezzo appunto era il campo, il quale da tal posizione veniva naturalmente difeso. la stret tezza del luogo prudentemente prescelta dai Greci fu loro di grande sussidio per riuscir vittoriosi, poich non ebbero modo i Persiani di stender la loro falange ; e per ci rimasero per essi inutili tante e tante migliaja d uomini. Pausania adunque, ed Aristide confortati da questo vantaggio , mossero le loro schiere , e dato or dine all' esercito , siccome nella loro circostanza pot* vano, attaccarono il nemico. Obbligato Mardonio a restringere le falangi , ordin i suoi nella maniera, che pi gli parve vantaggiosa, e si fece incontro a Greci con grande clamore. Per primo tratto , postosi alla testa de' pi valorosi and contro i Lacedemoni, che gli stavano a fronte, e gagliardamente combattendo fece grave macello de' Greci. Ma con pari gagliardia i Lacedemoni resistevano , e con animo in trepido sostenendo ogni pericolo, de' Barbari fecero am plissima uccisione. Pur da d ire, die in sino a tanto che Mardonio trovossi nelle prime file co* suoi pi bravi, i Barbari comportaronsi con grande animo. Ma posciacch Mardonio valorosamente combattendo venne a ca dere (i), e che videro parte de' suoi sceltissimi essere gi m orti, parte coperti di ferite, disanimati si diedero
(i) Mentre tutti convengono in dire morto in quella battaglia Mardonio, Giustino suppone, che si salvasse fuggendo con poehfc

iQ j alla fuga. I quali pressati alle spalle da G reci, per la pi parte si ritrassero entro gli steccati. Dell" altra mol titudine , che componeva 1 esercito persiano, que* Gre * ci , che seguito aveano le bandiere di Mardonio, ai rifuggirono entro le mura di Tebe: il rimanente, che fu di quaranta mila, raccolto da Artabazo, uomo cele bre tra suoi Persiani, fuggendo declin allopposta ma no , e per la via pi breve ritorn nella Focide.
C
apitolo

IX.

1 Greci imeguono i Persiani fuggitivi. Sterminio di quelli, che s* erano riparati negli steccati. I Greci fanno i funerali ai loro : distribuiscono prem j, e mandano al supplizio i Tebani, che aveano pro curata Falleanza dei loro concittadini coi Persiani.
Essendosi nella fuga per tal modo divise le schiere de Barbari, si divisero in varie parti anche quelle dei Greci. Gli Ateniesi, e quei di Plata e di Tespi, in seguirono coloro, che erano fuggiti verso Tebe : i Co rinti! , iSicionii, i Fliasii, e oltre questi alcuni altri, si misero alle spalle di quelli, che ritiravansi con Artaba zo. I Lacedemoni col rimanente esercito assaltarono va lorosamente quelli, cheransi tratti negli steccati di legno. I Tebani, accolti entro/le loro mura i fugiaschi ? uniti coi medesimi si fecero contro agli Ateniesi, che abbia mo detto essere corsi dietro a quelli; e fierissiinamente anche qui si pugn con uccisione di non pochi dall una e dalT altra parte. I Tebani mostrarono molta bravura:

168 ma pel valore degli Ateniesi furono finalmente costretti a ricoverarsi nella loro citt. D che avvenuto, gli Ate niesi , dato addietro, si congiunsero coi Lacedemoni, e con essi oppugnavano i Persiani chiusi negli steccati. fu veramente ivi grande la battaglia da entrambe le parti; ch con egregio ardore da*trinceramenti difendevansi i Barbari, e con veemenza i Greci spingevano contro, lo steccato di legno: nel che procedendo molti senza cautela ebbero a restar feriti; e molti per la tem pesta incessante delle saette, nulla ritenuti, intrepida mente adoperando ebbero a morire. Ma infine n quello steccato, quantunque assai forte, n la moltitudine dei Barbari , poterono resistere all impeto ed alla veemenza de* Greci, a* quali checch pur s opponesse, era forza che venisse meno. Gareggiavano di bella emulazione fra loro i capitani della Grecia , lacedemoni ed ateniesi, superbi delle vittorie antecedentemente riportate, e forti delle proprie virt. Ond, che in ltimo espugnato il campo de' Barbari, questi invano dimandarono salva la vita, essendosi negata loro ogni misericordia. E fu Pausania, il comandante supremo de' Greci, che cos deci se , considerando molte essere le schiere de nemici, e poter darsi il caso, che dal prevalente numero de Bar bari a Greci toccasse inopinatamente qualche sinistro. Laonde fatto bando, che non si facesse alcun prigio niero , il macello fu orrendo, ed incredibile ; e trucidati oltre cento mila Barbari, a stento finalmente cess, la Strage. Finito cos il combattere, i Greci si volsero a dar sepoltura a quelli dei loro , eh'erano. morti ; e. furono

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pi di dieci mila (i). Poscia a ragione di numero fu rono distribuite le spoglie de nemici, e fatto giudizio della eccellenza in valore, e in azioni belle, prevalendo il partito (a), l onor primo fu dato, tra le citt a Sparta, e tra gli uomini a Pausania. Intanto Artabazo coi quaranta mila Persiani, che aveva seco, passando a marcie forzate per la Focide in Macedonia, di l ridusse sani e salvi i suoi soldati in Asia. I Greci delle spoglie presero la decima parte , e fattone un tripode d oro lo dedicarono nel tempio di Delfo con questa iscrizione. D i Grecia i difensor V offrir in voto Quando sottrasser la lor patria al giogo. Un altro poscia ne fii fatto pe Lacedemoni morti alle Termopili, con.iscrizione comune, che diceva. Qui nemici a migliaja fu r respinti Da picciolo dracppel dt uomin di Sporta. In privato poi fu aggiunta questa. D , passaggiero , a Sporta : le nostr' ossa Posatisi qui, poich le patrie leggi Difendemmo anim osi, ed eseguimmo.
(i) Ptutareo non li fa giungere che al ninner di mille trecento sessanta. (a) Nel testo corrente si parla di un Caritide , come quello, per cui sentensa Sparta e Pausania fossero anteposti, quaado nissuno ha detto nna sillaba di tal nome, il quale, se tanto credito , e tanta autorit pure avessse avuto, avrebbe dovuto essere stato no minato assai distintamente. Il Rodomano dubit dell1errore intro dotto ; e pieg verso lui alquanto il Vesselingio ; ma lasciarono e testo, e traduzione nello stato di prima, senta ricordarsi degl1 in trighi spartani all1occasione che si sentenzi dei premj per la vii toria di Saiamina, Quel fatto piega questo.

tjo E in simil modo anche il popolo Ateniese orn i se polcri di quelli, eh* erano morti nella guerra persiana ; e fu il primo ad istituire lo spettacolo de* giuochi fune bri ; e da esso fu fatta la legge, che le azioni di quel* l i , a cui la citt decretasse sepoltura pubblica , fossero lodate da oratori scelti a tal* uopo (1). Dopo tutte queste cose il comandante supremo, Pausania, richiam le schiere sotto gli stendardi, e mosso contro Tebe domand, che gli si dessero in mano, per mandarli al supplizio, gli autori della prima alleanza fatta coPersiani. Per lo che lo spavento dei Tebani s per la moltitudine nemica, la quale era loro addosso, che pel valore di tanti prodi, fece che quelli tra loro, i quali aveano tratta la citt ad abbandonare la causa della Grecia, spontaneamente si dessero aPausania; ed egli li fece ammazzar tutti.
(1) D ionigi d* A licarnatxo ha dubitato, se queste risoluzioni de gli Ateniesi avessero per oggetto i morti ad A rtem isio , o . a Sala m ia , o a P iatea , o a M aratona : ma e perch non credere , che riguardassero e quelli e quesi, e quanti erano morti , come dice D io d o ro , odia guerra persiana? 1 buon senso rigetta ogni ecce1 ione; od almeno per ammetterla vorrebbevi alcun monumento, che

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apitolo

X.

Battaglia di Micale sotto la condotta di Leotichide e di Santippo. Fuga de Persiani. Ze citt greche del* t Asia sono Ubere. Presa di Sesto , e de//a guerra medica.
Lo stesso giorno, in cui segui la battaglia di Platea ( i) , un altra ne avvenne assai aspra parimente co Persiani nella Jonia ; della quale essendo io per parlare, pren der il fatto dal suo principio. Leotichide lacedemone, e Santippo ateniese, capi dell armata , appresso la giornata di Salamina, lavevano condotta in Egina, di dove , dopo una fermata di al quanti giorni, navigarono a Deio ; ed aveano seco du gento cinquanta triremi. Or mentre stanziavano iv i, si presentarono loro inviati di Samo, pregandoli, che vo lessero mettere in libert i Greci dellAsia. Leotichide, fatta di ci consultazione cogli altri sopra tal cosa, dac cordo con essi determin doversi liberar le citt de* Gre ci ; e subitamente salp da Deio. Il che essendosi saputo dai comandanti dell' armata persiana, la quale allora era ancorata in Samo, fecero anch essi vela con tutte le loro forze, e giunti a Micale nella Jonia, vedutisi assa disuguali per impegnarsi in un combattimento, tras sero le navi a terra, e cintele con profonda fossa e con trinceramento ben fortificato, ivi le assicurarono : nel tempo stesso dandosi ogni premura per far venire
(i) Ai 29 Ui settembre 1**0110 49 prima dell1 era volgare.

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da Sardi, e dai confinanti luoghi, quanta truppa da tem. mai potevano ; di modo che misero insieme cento nei' ? omini. E cosi pure si provvidero di ogni altra cosa t ; essaria alla guerra, non lasciando di aver sospette !intenzioni de Jonii. Leotichide, che aveva gi in p ro r* tutto quanto occorreva, si diresse contro i Barbari . Micale ; ed una nave mand innanzi con un banditore , che di voce superava tutti quelli, che erano nell* esc : cito ; al quale ordin , che avvicinandosi pi che p~ < <> tesse a nemici, a tutto polmone gridasse, che i Gn vincitori de Persiani a Platea erano venuti per nas iere in libert le citt greche dell'Asia (i). ELeotichi U fece questo coll'intendimento, che i Greci militanti ar cora coi Barbari , a tal nuova avrebbero abbandoni . l alleanza de Persiani, e che da ci sarebbe nato ne;U accampamenti de Barbari gran trambusto. E cosi acca-' ,de: perciocch appena quel banditore pot appressa ^ alle navi tratte a te rra , ed eseguir 1 ordine avuto , * Persiani non pi ebbero fidanza n Greci, e i Gru > incominciarono a pensare di ribellarsi.
(i) Il Vesselingio a questo passo dice primieramente, che il Ire della storia ( JErodoto ) non fa menzione di questo fatto ; pos > aggiunge non essere credibile, ebe il banditore dicesse tal co^., poich il di susseguente solamente si sparse la voce della vitto - : 1 di Platea. Non ho potuto comprendere con che intendimento q. i. valentuomo abbia fatte queste due osservasioni. Il silenzio di E ->doto vale rispetto a questo fatto quanto valfe rispetto ad altri. ? s e il di susseguente Leotichide sparse pel suo esercito ad arte 'x nuova della viuoria di Platea, che quantunque vera non gli poi allora essere nota, che difficolt v , che labbia un poco prima Catta anuunziare per quel banditore, accennandone Diodoro d u a l mente il molivo f .

I prefetti dell* am ata de* Greci, prese bene le loro misure , posero in ordine le loro schiere ; e il gicrno dopo, mentre tutto gi era disposto per dar la batta glia , commciossi a sparger voce, che i Persiani erano stati vinti a Platea: e perci Leotichide e i suoi colieghi, chiamati in concione i soldati, li esortarono al combattimento , fra le altre cose predicando codesta vittoria a Platea, colla notizia della quale si affidavano di accendere mirabilmente gli animi de* loro alla pro posta impresa. E veramente fu cosa prodigiosa quella che successe allora: perciocch si trov, che nello stesso preciso giorno seguirono le due battaglie, una presso Micale, e laltra presso Platea (i). Onde pare, che Leotichide nulla avesse udito allora di questultima; bens ingegnosamente se la infingesse a modo de* stratagemmi ; essendo certo, die attesa la gran distanza di luoghi non pot egli avere s presto la notizia del fatto. I Persiani intanto considerando , che non si potevano pi fidare de*'Greci, tolsero loro le arm i, e le diedero a loro alleati ; e dicendo , che Serse stava per venire con grossa forza in ajuto, disponevano tutti a coraggiosamente com battere. Or messi a fronte gli eserciti, veduto eh' ebbero i Persiani come i Greci erano in picciol numero rispetto
(i) famoso il fatto di quel padovano, che passeggiando nella piazza della sua citt disse sentire lo strepito d armi, ed annunzi tarsi allora la celebre battaglia, che decise della sorte dell* imperio romano, individuando a chi era toccata la vittoria. cosi fu prpcisamente. pur noto, che Apollonio tianeo disse vedere i con giurali ammazzar Domiiidno , e grid per incoraggiarli. cosa tempo verificaconsi non ostante la diatansa da luoghi.

>74 loro; nebbero prezzo, e .andarono ad attaccarli con


alte strida. Aveano in quel frattempo Samj, e Milesj stabilito dandare con tutte le schiere de loro popolani in ajuto de Greci, e marciavano gi tutt insieme con tro. il nimico. I quali quando furono giunti in presenza de Greci ove credevano di vedere uomini assai pi ri soluti de Jonii, ebbero a formarsi una contraria opi nione. Imperciocch essendo i soldati di Leotichide ca duti in sospetto , che Serse marciasse da Sardi coll eser cito in soccorso de* suoi, empironsi di trepidazione, e pel campo venne a farsi tumulto : diversamente pensan do ognuno sopra ci che convenisse fare, ed altri giu dicando che s avesse a ritornar sulle navi, altri a stare sul posto*, e combattere con mani e piedi. In questa circostanza di timore , di contrasto, di turbamento, presento&si in formidabile aspetto 1*esercito de Persiani, e con orrendo clamore li assalt. Laonde i Greci non avendo altro tempo da deliberare, stretti dalla necessit pensar dovettero a resistere all urto de nemici ; ed at taccatasi la battaglia, con tale sforzo di coraggio si com batt dall una e dall altra parte , che per lungo tempo la fortuna delle armi fu dubbia, e moltissimi cadeano degli uni e degli altri. Ma tosto che si fecero innanzi i Milesj ed i Samj, le forze deGreci vennero ad acqui stare un gran peso: cos che scoraggiati i Barbari pre sero la fuga, ed ebbero a soffrire ampia strage dei loro; poich i soldati di Leotichide e di Santippo, aven doli rotti e dispersi, gl inseguirono alle spalle indefes samente sino ai trinceramenti (i). Gli Eolj intanto , e
(i) Erodoto racconta questa battaglia < assai diversamente. Avrei

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Baciti altri abitanti lAsia, quantunque la Vittoria fosse

gi inclinata a G reci, corsero a fiancheggiarli, poich le citt dellAsia ardeano del desiderio di libert, e' cr cavano ogni mezzo di ricuperarsela. E questo fu il mo tivo , per cui nel fatto d'arm i, di cui si ragiona,, non si tenne conto n d* ostaggi, n di alleanze anteceden ti ; ma da tutti indistintamente con eguale ardore si fece man bassa quando mai si pot sui Barbari. In tal maniera i Persiani allora furono battuti, e rufta|i; e pi di quaranta mila ne restarono morti ; e degli altri una porzione si rifugi netrinceramenti, ed una corse a Sar di. G Serse intanto udita la strage de* suoi a Platea, e la fuga a Micale , lasci in Sardi una parte dell'eser cito per continuare la guerra coi Greci ; e col rimanen te , pieno di paura e di mal umore , s'incammin verso Ecbatana. Dal canto loro Leotichide e Santippo rivoltisi a Sa mo , presero a parte della guerra i Jonii, e gli. polj ; e poscia si misero a persuader loro di abbandonare l'A sia, e di venire a stabilirsi in Eptopa, promet tendo loro i territorj de' popoli, che aveano seguite le parti de' Persiani, giacch era presa massima di esterminarli. E dimostravano loro , che restando in Asia , sempre avrebbero avuto vicino gente nemica, per forze, e per soldati di gran lunga pi potente d'essi ; intanto die i loro amici, per la troppa distanza , che il mar frapdesiderato , che dicendo il V esse l i agio che il racconto di Erodoto pi vero, a'avesse allegata qualche ragione. Egli ha , secondo che a me pare, accresciuto senza bisogno il pirrouistno, a che anche troppo siamo tratti leggendo la pi parte delle storie!

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poneva, non avrebbero potuto sf presto, come occor resse , venire in- loro soccorso. Accettarono gli Eolj, e i Jonii codeste promesse, e risolati di fare quanto i Greci proponevano, si apparecchiarono a navigare con essi in Europa. Ma gli Ateniesi infrattanto pensato pi maturamente sulla cosa, mutaronsi di parere ; ed inco minciarono a persuadere a que popoli di rimanrsi, di chiarando , che i soli Ateniesi, legati gi ad essi per vincolo di sangue, quand'anche niun* altro popolo greco li soccorresse , avrebbero in ogni opportunit prestato ad essi ajuto. E a ci gl* indusse il sospetto , che quando per opera comune de' Greci i Jonii fossero collocati in akre. sedi, non pi riconoscerebbero Atene per loro metropoli, o vogliam dire culla della nascita loro. I Jo nii adunque, abbandonato il primo pensiero, stabilirono di non muoversi dall'Asia. Fatte queste cose l'esercito greco si divise : i Lace demoni ritornarono in Laconia ; e gli Ateniesi uniti a' Jonii, e a que' delle isole, andarono a Sesto; la quale dtt Santippo, capo supremo della spedizione , assalt al primo giugnere , e di poi prese. Indi messovi presi dio licenzi gli alleati; ed egli co'suoi concittadini and ad Atene. Con questo fatto si pose termine alla guerra, che chiamasi Medica, la quale dur due anni. Erodoto, tra gli altri scrittori in nove libri espose quanto in quasi tutto il mondo avvenne, incominciando dopo i tempi della guerra di Troja, e terminando colla bat taglia tra Greci e Persiani a Micale, e la presa di Sesto. In Italia i Romani guerreggiarono allora coi Volsci,

*77 e fatti vittoriosi, gran numero de nemici uccisero. Sp. Cassio p o i, che F anno innanzi era stato Console, con vinto di mirare a farsi signore, fu condannato a morte. E queste sono le cose accadute in quell* anno.
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XI.

Morte di Gelone, e monumento alzatogli dai Sira cusani, Gli Ateniesi ristaurano le mura della loro citt ingannando per suggestione di Temistocle gli Spartani, che si opponevano.
Poi avendo" il magistrato supremo in Atene TimoStene , in Roma furono consoli Cesone Fabio, ed E milio Mamerco. Al tmpo di costoro la Sicilia ebbe pace in ogni sua parte : perciocch le forze de Cartagi nesi erano state annichilate, e Gelone governava i Si culi con somma equit; cos che le citt reggeansi con ottime leggi, e F abbondanza regnava dappertutto. E come poi i Siracusani abrogati aveano con espressa legge le sontuose pompe de funerali, n solamente tolte erano le spese solite farsi pe m orti, ma era pur anche interdetta ogni affettata cura delle esequie ; il re Gelone, desiderando , che. in ogni cosa prevalesse F in tenzione del popolo , coll esempio suo volle confermare le nuove prescrizioni fatte in questo argomento. Pertanto caduto ammalato ( i) , n avendo pi speranza di vive re , consegn il reggimento del regno a Jerone, il pi
(i) Plutarco dice, che Gelone cadde idropico. D i o d o r o , tomo IIL '

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#7^ attempato de*suoi fratelli; e rispetto alla sua sepol tura ordin, che si stesse accuratamente a quanto il popolo avea decretato. E di fatto, morto eh* egli fu , il successor suo nel regno esegu la mente di lui ; e ne fu. sepolto il cadavere in un predio della moglie in mezzo a nove , che chiamansi to rri, per la mole del fabbricato stupende (i). L* universa moltitudine degli abitanti accompagn il funerale sino a quel luogo , che lontano dalla citt dugento stadj ; e il popolo poi glinalz ivi un monumento magnifico , e gli decret in seguito gli onori dovuti agli eroi. Quel bello edilzio , eretto alla memoria di Gelone, i Cartaginesi in appresso di strussero in occasione che facevano guerra a Siracusa; ed gatocle per sola invidia demol quelle torri : ma n 1*ostile odio de* Cartaginesi, n la maligna improbit di Agatode , n la violenza , o il mal animo di verun altro poteron distruggere la gloria di Gelone : percioc ch la giusta testimonianza della storia ne conserv in tatta la fama ; e la serber viva* ed immacolata per tutti i secoli. E infatti e per se stessa conveniente cosa , ed utile per 1 umana vita, che abbiansi il meritato vitupe rio coloro, i quali con malizia e scelleratamente usa rono del potere , ed al contrario, che i buoni e benefici fieuo celebrati con immortai ricordanza; con che principal(t) Se it testo dee corrispondere in ogni sua parte, d*uopo dire, che quelle nove torri erano l precedeu temente alla sepoltura di Gettine^ e che da quesia sepoltura, e dal monumento di poi aggiuntovi, traessero tutta la celebrit loro. Ma come erano esse l? e a che oggetto Disdoro ne riferisce qui con una certa affettazione la maguificeuza ? Altri risolver la questione t

*79 niente cosi si otterr, che molti de posteri eccitati dai belli esempj portinsi a ben meritare della societ umana. Gelone regn solamente sette anni (i); e suo fratello Jcrone, die gli succedette nel regno, govern la re pubblica di Siracusa undici anni e otto mesi. Intanto gli Ateniesi dopo la vittria ottenuta a Platea, da Trezene, e da Salamina ricondussero i figliuoli e le mogli nella loro citt ; e incontanente si posero a ristaurare le mura di essa, e a fare tutte le opere ne cessarie per fortificarla. Ma i Lacedemoni considerando, che gli Ateniesi colle loro forze di mare sperano acqui stala gloria grande; e temendo, ebe crescessero troppo in potenza, stabilirono dimpedire tal cosa; e mandarono qd Atene nunzj, i quali facessero sentire non essere dell interesse della repubblica de Greci quel cingere Atene, di mura , e fortificarla , per la considerazione, ebe se Serse con maggiori forze fosse di nuovo venuto ad invadere il paese, avute avrebbe fuori del Pelopon neso citt, in cui assicurarsi ; e di l , come da una
(i) Sa questi sette anni del regno di Gelone grande rumore stato tra gli Eruditi. Lo Scaligero li porta a diciassette, il Simsoto a diciotlo. Il Vesselingio , che ad illustrare questo punto di cronologia , che pur lascia incerto con era prima , aeeumola assai dottrina , dice, che vorrebbe sapere , onde que* valentuomini ab biano espresso il principio della signoria di G e l o n e da cui Dio doro enumera gli anui, che non apparisce per nissun conto. Io credo die fosse stato pi ovvio il rammentare > che molli anni Gelone avea tiranneggiata Siracnsa prima di quella famosa proclama sione, che abbiamo veduto che poi seppe procacciarsi : dopo la quale visse i sette anni, di cui qui parla D iodoro , contando cos il spio tempo del governo legittimo

flfto forte rocca, spingere con troppo vantaggio la guerra, e facilmente conquistare tutta la Grecia. Al qual di scorso non avendo gli Ateniesi badato, i nunzj de* La cedemoni si rivolsero agli architetti, e agli artefici, ed imperiosamente loro ordinarono, che immantinente aves sero da desistere da ogni opera. E dubitando gli Ate niesi su quanto in tal frangente avessero a fare, Temi stocle , che allora era in gran favore e credito presso d* essi li consigli a dissimulare la cosa non parlan done punto > per la ragione , che se a forza vi si op ponessero, potrebbero facilmente i Lacedemoni sostenuti dai Peloponnesi venir colle armi ad impedire le opere. Egli poi in secreto disse a que del governo, eh egli con alcuni altri, che gli si dessero per colleghi, an drebbe ambasciatore a Sparta, e di l avrebbe fatto sa pere cosa, per ci che riguardava quelle pere, essi do vessero fare. Aggiunse inoltre, che se frattanto fossero sopraggiunti in Atene altri inviati di Sparta-, dovessero ritenerli presso loro fino a tanto che egli ritornasse; e che nel frattempo con tutte le forze della citt si prose guissero i lavori senza intermittenza: dimostrando loro questa essere la sola maniera di ottenere ci che bra mavano. Persuasi della cosa gli Ateniesi, Temistocle coi colleghi, che gli si diedero, parti verso Sparta. Il popolo di Atene si mise adunque con vivissimo impegno all opera ; n per aver materiali pronti, o per dare conveniente direzione alle m ura, e alle for tificazioni risparmi edifizio alcuno preesistente, e nem meno i sepolcri. E venivano a prestar mano ragazzi e donne, ed ogni forestiere, ed ogni servo, che vi fosse ;

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n volevasi alcuno esente. Or come per tanta moltitu dine di gente, e per tanto fervor di servizio oltre ogni aspettazione P opera era cresciuta, i magistrati lacede moni ( i) , chiamato a. s Temistocle, aspramente -lo. rimproverarono per le fortificazioni, che in tal maniera facevansialla citt. Temistocle negava il fatto, pregando que magistrati a non, dar mente a ciarle sparse contro ragione ; ma piuttosto a mandare uomini di comprovata fede, per mezzo de quali potrebbero essere ben infor mati della verit. E della cosa, eh* egli diceva , proffe riva in ostaggio s medesimo, e i colleghi suoi. I La cedemoni persuasi delle parole sue, lui, e i colleghi tennero custodito ; poi spedirono in Atene alcuni de* pi distinti uomini loro, onde diligentemente vedessero come fossero le cose nel rispetto di quanto loro pi importava. Poco tempo c|opo queste cose gli Ateniesi ebbero alzate le mura alla misura, che volevano; cos che essendo avvenuto che i messi degli Spartani en trati in Atene presero a far rumore, e con minacciose parole ad accusar gli Ateniesi ; questi li misero prigione ; dichiarando, che non ne sarebbero usciti, se prima gli. Spartani non avessero posti in libert Temistocle, e i colleghi di lui. Laonde delusi i Lacedemoni con questo artifizio furono forzati a rilasciare gl itiviati di Atene ; e come con quest astuzia da militare Temisto (i) 1 testo dice gli A rconti , propriamente erano di Atene gH 1 Arconti: Sparta avea i G erenti , i quali governavano insieme cogli E fo ri , e coi re. In generale si preso gli Arconti per magistrati , lina specie pel genere. Ma nella nostra traduzione riferendo il testo alla lettera si sarebbe aperta la strada ad un rror.

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d e pervenne a speditamente e ^sicuramente restaurare le mura della sua patria, presso i suoi concittadini erebbe in maggior favore di quello, cbe fosse prima. Mentre queste cose seguivano in Atene, i Romani facevano guerra agli Equi, e ai Tuttalani; e fatta gior nata restarono vittoriosi, ed ammazzarono mltissimi de nemici. Di poi espugnarono anche Tuscolo , ed eb bero la citt degli Equi (i).
Capitolo XIL

Temistocle propone di ridurre a porlo il Pireo./ Arti fizio con cui rimosse f ostacolo, che a tale operd avessero potuto porre gli Spartani. Pausonia, reo di tradimento y vien dato a morte in Isparta. Con dotta virtuosa di Aristide. Alene ottiene f imperio del mare.
Passato lanno in Atene fu magistrato supremo Adimanto, e in Roma furono consoli M. Fabio Vibulano, e L. Valerio Potito. Iu questo tempo Temistocle per le belle sue imprese militari, e per la fina prudenza sua ra in sommo onore, e credito, non solamente presso i suoi concittadini, ma presso 1 universa Grecia. * Laonde eccitato da questa gloria prese a pensare di amplificar l imperio della sua patria con imprese mag giori delle prime. E come allora il Pireo non presentava
( i) N T . L ivio, n Dionigi di Alicarnasso parlano putito d[ Ttucolo , mentre pur riferiscono a questo tempo anchessi la guerra de* Romani cogli Equi.

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alcuna Comodit di porto , ma serviva soltanto da pura piazza di mercato assai angusta, e dicevasi il Faleric; Temistocle pens di farne un porto di m are, il pi ampio, che in tutta quanta la Grecia mai fosse, men tre altronde non avea bisogno per essere ridotto a tal forma di grandissimi lavori : considerando, che con* giungendolo alla citt, Atene facilmente si sarebbe fatta padrona del mare. Ed avevano gi gli Ateniesi allora gran numero di trirem i, e. pel continuo esercizio nelle guerre marittime s erano ne* combattimenti navali ac quistata molta gloria. Sperava egli poi, che i Jonii pe vincoli di sangue, che agli Ateniesi li univano , sa rebbero stati addetti a* medesimi; e che cogli ajuti che ne avessero d ati, sarebbesi potuto restituire la libert agli altri Greci dell*Asia; onde un tanto benefizio n a vrebbe tenuti gli animi legati al popolo di Atene pers petuamente. Pi ancora, che gl* Isolani veggendo la grande potenza in mare degli Ateniesi, non avrebbero esitato a mettersi d accordo con questi * da' quali aver potevano e doni, ed ajuti notabilissimi : mentre in tanto i Lacedemoni che aveano eccellenti schiere li terra, nelle battaglie di mare nulla valeano. Or seco stesso prudentemente considerando tutte queste cose, vide per doverle ritenere in s, n punto palesarle ; ben sapendo, che i Lacedemoni non avrebbero permesso di mandarle ad effetto. Pertanto venuto in pubblica assemblea annunci i cittadini aver egli pensato ad alcune cose di grande im portanza , e sommamente utili alla repubblica ; ma noi} tornar conto di divulgarle, essendo esse di,tal natura

i4 da non potersi eseguire se non da pochissime brsone; che perci scegliesse il popolo due uomini, degnissimi di confidenza, ed a questi si commettesse 1 affare. II popolo aderendo alla proposta scelse due, Aristide, e. Santippo, non solamente perch erano di singolare in tegrit nella loro condotta, ma eziandio perch gareg giavano con Temistocle in gloria e in virt; e perci non erano con lui troppo corrivi. Costoro adunque avendo in secreto uditi i disegni di Temistocle, riferi rono al popolo, essere le cose da essolui proposte, non solo veramente belle, ma eziandio utilissime alla,re pubblica , e facilissime da eseguirsi. Il che uditosi dal popolo, non pu dirsi quanto vieppi ammirasse quel* r uomo. Se nou che all* ammirazione ben presto suc cesse il sospetto, che con tanto ingegnose idee , e con imprese tanto grandi non tendessegli per avventura a farsi tiranno. Ond , che domandossi, eli* egli avesse a proporre a tutti quanto avea in suo pensier conce pito. Ma egli insistette fortemente in dire non essere dell' interesse del popolo il divulgare tali cose : laonde il popolo ammirando la gravit e magnanimit di lui, Ordin , che le rivelasse dunque in secreto al magi strato , affinch, se questo giudicato avesse 1 affare di * sicuro vantaggio della repubblica, e senza difficolt, gli fosse permesso di mandarle ad effetto. E ud il magi-* strato la proposta di Temistocle, e conobbe come i di segni di lui erano facili da eseguirsi, e sommamente utili alla repubblica; e il popolo acconsent, ed ordin che a grado suo potesse volgerli al termine debito. E partendosi ognuno dal) assemblea non d'altro parlava,

meravigliato, che della virt del grand' uomo ; e con ansiet aspettava di vedere 1 esito della cosa (i). * Temistocle adunque avuta licenza di fare quanto mo veva in animo, e disposto d* uomini e denari quello che occorreva, pens a nuovo artifizio onde ingannare i Lacedemoni; dappoich tena per fermo, che se co storo eransi opposti alla restaurazione delle m ura, con ogni sforzo sarebbonsi opposti molto pi alla costruzione del porto. Pens pertanto doversi inviare a Sparta ambasciatori, i quali esponessero qualmente 1 utilit di tutta la Grecia voleva , che nel caso di future incur sioni de Persiani si avesse un porto bastantemente co modo : col quale artifizio venivasi a reprimere nei La cedemoni il genio di opporsi. Ora egli con grande ardore incominci l opera; alla quale prestati essendosi tutti vivissimamente, in breve tempo, con meraviglia di ognuno , il porto fu compiuto. Altra cosa ancora fu per suasa al popolo', e fu questa, che al numero delle' navi, che gi si avevano , ogni anno si aggiungessero venti
(i) Hanno alcuni osservato, sulla scorta di T u c id id e , che l im presa del Pireo fu concepita un anno prima della guerra medica, essendo Tem istocle Arconte ; e che a persuasione di lui si diede mano all* opera ; ma che D iodoro ne parla ome di cosa affatto nuova , e non venuta per lo innanzi in mente ad alcuno- P lutarco poi racconta, che per assicurare ad A tene l imperio del mare^ Tem istocle annunzi al popolo d avere un gran pensiero, utilissi mo alla repubblica, e facilissimo ad eseguirsi; ma tale da non po tersi propalare; che il popol nomin A ristid e , a cui Temistocle 10 comunicasse ; e che questo era il pensiero di andare a mettere 11 fuoco all* armala degli alleati : pensiero, che A ristide trov uti lissimo alla.repubblica, ma non giusto. Da ci poi si suppone avere D iodoro formato questo racconto*

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trirem i, e che si desse immunit agl'inquilini (i) , ed gli artigiani ; onde da ogni parte affluisse in citt gran gente, e con poco s'avesse al bisogno grande variet di lavori: due cose, che Temistocle giudicava utilissime per ben fondare ed amplificare la potenza marittima. Gli Ateniesi erano dunque occupati in queste cose. Dal canto loro i Lacedemoni ordinarono a Pausania, quegli, sotto il cui supremo comando sera combattuto a Platea, che andasse a liberare le citt greche, le quali trovavansi ancora occupate dai presidj dei Barbari. Or egli con cinquanta triremi condotte dal Pelopon neso , e coll aggiunta di trenta Ateniesi, comandate da Aristide, navig primieramente a Cipri, ed ivi sciolse dalla servit le citt , che -guardavansi da' soldati per siani : poscia ito di l in Ellesponto, e voltosi a Bisan zio , tenuta da' Persiani anch' essa , prese quella citt , e parte uccisi, e parte cacciati i Barbari, la fece libera; e molti illustri Persiani ivi fatti prigionieri mand a Gongilo eretriese , onde, per quanto pareva, li serbasse al supplizio , ma in sostanza poi li facesse restituire a Serse. Imperciocch Pausania aveva gi occultamente pattuito col re, e dovea sposarne la figlia in premio del tradimento della Grecia. Mulinavasi tutto questo da lui colla interposizione di Artab izo , comandante dell' eserito di Serse; e questo Artabazo gli somministrava na scostamente gran denaro , col quale doveva corrompere que Greci, che alla effettuazione di quella trama potes(i) Questi forse non troppo esattamente chiamati inquilini ( m i tic i) pagavano ogni anno nna lassa di dodici dramme a lesta*

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spero meglio cooperare. Ma fu scoperto 3 delitto, e F autor suo il pag colla vita nel seguente modo. Pausanta aveva preso gusto di lussureggiare all uso persi* no ; e con modi tirannici superbamente trattava quelli, che commessi erano alla sua fede. Tede sua condotta irrit tu tti, e spezialmente quelli, che la Grecia ono rati avea di alcuna funzione pubblica. Perci, come di queste cose i soldati andavano parlando, ciascheduno co* suoi paesani, e lo stesso faccvasi nelle vane citt, di venute essendo il soggetto dei discorsi nelle conversa zioni , e nelle assemblee , dappertutto s* alzavan querele contro il fasto , e linsolenza sua ; e i Peloponnesj , ab bandonatolo , ritornaronsi in patria, e mandarono uo mini a Spaila per accusarlo. In mezzo alle quali cose i Aristide colta 1 occasione , nelle assemblee, e nei di scorsi pubblici, facendo coraggio alle citt , e con gentil parlare allettando , le induceva fi mettersi sotto la protezione degli Ateniesi. Nel che maggiormente fu gli ajutato da un fortuito caso. Ed ecco quello che av venne. Pausania era convenuto coi Persiani , che chiunque loro recapitasse sue lettere, non avesse a ritornare indie tro , onde i secreti loro non venissero mai a palesarsi per alcun indizio : in forza di che tutti coloro , che fos sero mandati qon lettere, tosto recapitate , venissero uccisi. che postosi in sospetto uno de messi ( i) , apri la lettera ; e veduto chiaramente volto il suo sospetto in certezza , la rec agli Efori. Non prestando gli Efori
(*) Cornelio Npot* lo chiama 4rgUio*

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intera fede alla cosa sulla semplice lettera quale appa riva , e volendo del fatto una maggior prova , il dela-* tore si proffrse di darne Pausania convinto colla pro pria sua testimonianza. Per lo che andato al Tenaro., si mise supplichevole nel tempio di Nettuno; si serr entro un doppio tabernacolo a modo che venne a na scondere vicino a s gli Efori, ed alcuni altri Sparta ni (i). E capitato ivi Pausania, e domandata la cagione del supplicar di colui, s intende rinfacciarsi il delitto d avere lui innocente destinato alla morte, siccome dalla lettera appariva. Al che Pausania cominci a d ire, es sere pentito del fatto, pregarlo del perdono , e sopra tutto di tenere tal cosa occulta , promettendo di dargli amplissimo guiderdone : e in tale intelligenza partirono entrambi. Ma gli Efori, e quelli, eh erano con' essi, conosciuta manifestamente la verit , dissimularono per allora la cosa, n presero alcuna risoluzione ; ma poco dopo avendo i Lacedemoni unite le loro forze all' au torit degli E fori, Pausania insospettitosi di quanto contro lui si meditava, cerc di prevenire il disastro sovrastante, correndo a rifugiarsi nel tempio di Minerva che dimandano Caleioeco. Esitavano gli Spartani sul trarlo , supplichevole qual era , alla morte : e dicesi , che la madre (2) di lu i, venuta al tempio * non altro
(1) Cornelio N ipote dice, che Argilio si pose a sedere sullaltar , e che ivi presso erasi fatta una specie di sotterraneo , da cui si po tesse udire chiunque con colui parlasse. La maniera, colla quale spiega il fatto T ucidide s approssima pi al racconto di D iodoro, (a) Leggesi invece in S tobeo , che fu E gesitao , padre di Pau sania , quello , che chiusa la porla con una pietra diede agli S par tan i P esempio di ci che dovevano fare. Cosi pure accenna L i curgo . Vedi fierezza spartana , o questi seguansi, o seguasi D iodoro I

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fecsse ,- e Senza dir motto -, che deporre lla porta del tempio un mattone, che avea col recato essa medesi ma , e ci fatto si ritornasse a casa. Dal che congettu rando i Lacedemoni il giudizio della madre, il segui rono ; e chiusero la porta del tempio, onde per tal modo stretto dalla fame Pausania morisse. Fu per dato a suoi il cadavere, affinch potessero seppellirlo. Ma il nume per la violata religione de' supplichevoli, a* quali si dee riguardo, gravemente sdegnossi contro gli Spar tani : imperciocch avendo questi mandato all oracolo di Delfo , ebbero in risposta , doversi al Dio restituire il supplichevole. 1 qual comando credendo eglino nonr 1 potersi in nessuna maniera eseguire ; postisi a ricercare tra loro in tanta dubbiet cosa potesse farsi, finalmente presero per ripieg di dedicare nel tmpio di Minerva due statue di Pausania fatte in bronzo (i). * Noi intanto } che in tutto il corso di queste istorie ci siamo proposti di alzare con debite laudi la gloria degli uomini per probit eccellenti, e amorti malvagi attribuire il giusto vituperio, non lascieremo irsi senza -accusa la detestabile malizia di Pausania , e il tradi mento suo. E chi fia , che non si scandalizzi della co stui infamia ? il quale fattosi tanto benemerito della Grecia per quella grande vittoria a Platea , e chiaro mirabilmente per molte altre cmmendevolissime imprese,
(i) Anoh Tucidide ha falla menzione di queste statue di bronco. Plutarco dice, che gli Spartani chiamarono dall Italia per placare i Mfini di Pausa/ia certi stregoni, detti in grecQpsigagogi, i quali, davano ad intendere di mandare le anime de' morii a' luoghi di pace ! !

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solamente non ebbe cura di conservare F acqui- Mata autorit e gloria , di che splendeva ; ma datosi vergognosamente allamore delle ricchezze e delle deli zie dePersiani, scelleratamente contamin ogni bel fiore della pristina virt, e della laude , che la virt gli avea guadagnata! Insuperbitosi nella buona fortuna, preso in fastidio il costume laconico, si propose dimi tare il lusso e la mollezza persiana ; mentre certamente tati* altri che lui gli usi, e i costumi de' Barbari doVeano allettare. Perciocch non. per relazione altrui , ma per l esperienza sua propria aveva egli veduto, quanto pi de corrotti ed efienumnati costumi de' Per siani fosse bella, e portasse a virt, la disciplina severa della sua patria. Perci la colpa del pravo suo proce dere non solamente chiam sopra di lui la pena che meritossi ; ma fu inoltre cagione, che i suoi concitta dini perdessero l imperio del mare. infatti conside ratasi dagli alleati la diligenza e la integrit tenuta da Aristide nel comando, e la umanit sua verso quelli a cui soprastava, e il corredo di tante v irt , che in esso lui rifulgevano, avvenne che tutti con ispontaneo slancio si volsero agli Ateniesi, e li ebbero per principali. Per lo che niuna deferenza serbarono pi pe* governatori mandati da Sparta ; ed al contrario accolsero Aristide, e prontamente eseguivano quanto egli comandasse, tl che fece, che senza cimentarsi in nulla, egli ottenesse l'imperio del mare, (i)
bob

{i) Dice! , che anche Cintone pot contribuire a quest* pera, essendo uomo in virt simile ad A ristide, quasi abbia qui Diodoro avuta parsialit , o commessa omissione. Ma & d uopo osservar* che Cimane allora serviva olio Aristide*

, 9I Ed Aristide si giov della opportunit sapientis6mamente , avendo subito proposto agii alleati , che tutti nelle loro pubbliche assemblee decretassero di costituire in Deio 1 erario comune ,. ove deporre tutto il denaro, che in ogni paese si riscotesse; e che stante il pericolo della guerra co* Persiani, a' tutte le citt imponessero a proporzione delle forze un tributo , che nella totalit non fosse meno di cento sessanta talenti. E come pre cedeva alle paghe , con tale esattezza e giustizia venne attribuendo a ciascuno la quota spettante , che n ebbe approvazione e benevolenza insieme da tutte le citt* Cosi che riuscito essendo in cosa sopra tutte difficilis sima , e guadagnatasi laude somma di giustiza , per si bella condotta riport il soprannome di Giusto. la tal maniera nel medesimo tempo la malignit di Pausania tolse a suoi concittadini il principato del mare ; e la virt in tanti rispetti di Aristide guadagn agli Ateniesi questo imperio , che dianzi non aveano in nessun mo do. E queste sono le cose , che accaddero in quell* anno. (i).
( i ) Giova osservare , che Diodoro in questo capitolo ha insieme uniti molli fatti, i quali realmeute accaddero io un certo periodo di tempo, e non tutti entro P an n o , in cui egli li ha serrati. Ma per giustificare Diodoro , che di ci viene gravalo da alcuni, pu bastare , che dalle cose accadute in quest* anno abbiauo preso incominciamemo le altre aggiunte. Per esempio sar vero , che gli Spartani che tennero imperio del mare per uu deceunio, noi per<icsserovsubitamente ; ma uon meno vero , che a tale perdila egregiamente influirono 1 erezione del porlo del Pireo , che pot * essere terminata in questanno . il tradimento di Pausania , e Fec cellente condotta di Aristide* Se in questo * e in altri simili adu-

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C apitolo XHL

A ffari in Sicilia sotto Jerone. Pensieri degli Spartani contro gli Ateniesi per ricuperare il dominio del mare, Jerone difende i Cumani dagli Etruschi, Guerra tra i Tarentini e i Iapigi. Morte di Jerone, e ruina di Trasideo 9 suo figliuolo.
' Poi tenendo in Atene il sapremo magistrato Fedo ne correva 1 olimpiade 76.*, nella quale vinse nello stadio Scamandrio di Mitilene ; e 1 imperio conso * lare in Roma era presso Cesone F abio, e Sp. Furio Mednllino. In quel tempo Leotichide, re degli Spar tani , correndo il ventiduesimo anno del suo governo, mor ; e fu successor suo Archelao, che regn qua rantadue anni. Mor pur Anassilao (1), tiranno di Reggio, e di Zancle, dopo aver tenuta la signoria di quelle citta diciotto anni. Prese dopo lui quella signoria Micito (2), ma a titolo di fedecommesso ; perciocch
namenli di falli sotto un determinato anno Diodoro apparisce meno esatto , debbesi priucipalmente attribuire allo stretto metodo, da esso lui prescelto di procedere ad anno per anno, con che com ponendo piuttosto uua cronica, . che una Moria, ha pur voluto dare a1 suoi libri il carattere di storia pi che di cronica. N mi Jar certamente approvatole di questo suo metodo, u il credo bel modello da seguire, non solamente per codesta quasi necessaria inesattezza , ma per assai pi gravi difetti, che mi si presentano , e ebe potrebbero meritare luugo sviluppamene. (1) Questo Anassilao fece lai guerra ai Locrei, che li avrebbe terminali , se non vi si fosse interposto Jerone . (a) Mirilo era servo e tesoriere di Anassilao ; ma uomo di buona iede ; la conoscenia delia cui probit guid Anastilao a commetter

gli fa data i! governa a patto , che avesse a restituirlo ai figliuoli del morto, quando giunti fossero in et con veniente , essendo allora troppo piccoli. Jerone intanto , che dopo la morte d Gelone era divenuto re di Siracusa, vedendo, che Polizelo, fratello suo , godeva mlto favore presso i Siracusani, e so spettando eh egli ambisse il regno 7 si fece sollecito di torlo di mezzo (i). I quale intento pigliando soldati mercenarj , e circondandosi di satellzio tramer, parevagli di. mettersi al sicuro. come poi i Siba riti stretti d assedio da que di Crotone , gli doman davano soccorso, arruol non piccol numero di soldati, e li consegn a Polizelo col disegno , che combattendo coi Crotoniati restasse morto. Ma Polizelo pel sospetto, che dicemmo avere di lui concepito Jerone, ricus di andare a quella impresa : di cbe fortemente costui si adir; onde fuggitosi Polizelo a Terone, signor d*Agri gento, Terone si diede tutto ad assaltarli, e conquiderli entrambi (2). Accadde infrattanto , che Trasideo , fiai la sua fede il governo dello sialo , e la fortuna de* pupilli. Pau
sania lo chiama Smieito.

(1) Da uno scoliaste di Pindaro abbiamo, che i timori di Jerone procedettero dall* avere Plirelo sposata la vedova di Gelone , sic come abbiamo accennato gi , e dalla eccellente sua amministrazione deir esercito , per la quale s'era acquistata la grazia dei Siracusani. (a) Timeo all* opposto secondo cbe hanno lasciato scritto alcuni antichi C ritici, dice, che Polizelo and a quella guerra, e la port a buon esito : ma- che restarono * mali umori tra i, fratelli , che sarebbero scoppiali in aperta guerra , soffiando fuoco Trasideo , se Simqnide e Terone non vi si fossero posti d mezzo a riconciliarli. E quindi si vede il perch i cittadini d Imera concitassero poi Jerone contro Trasideo.

M
gliuol di T erone, avendo arato il principato della citt di Imera, e reggendola fuor d' equit d aspramente, alienati avea da s gli animi* de cittadini della medesi ma. I quali avendo imprudentemente le colpe del fi gliuolo portate al tribunale del padre , ebe non poteva essere per essi giusto giudice, per mezzo di oratori poi accusarono Traside a Jerone , e gli offrirono di. dargli e la citt ed ajuto contro Terone medesimo. Ma Jerone trovando il suo conto in transigere pacifica^ mente coll* Agrigentino , tradendo gl Im erj, in secreto lece palese quanto contro lui essi macchinavano. Ond e che Terone diligentemente esaminando i maneggi orditi, e conosciuto essere vere le indicazioni avute , non solo si riconcili col siracusano; ma gli mise anche in gra zia Poliaelo. In quanto poi aglIm erj, come trov che moltissimi macchinarono contro di lu i, gl' imprigion, e li fece morire. Jerone circa il medesimo tempo cacciati avendo delle loro citt i Catanesi, e i Nassj , mand ad abitare in esse cinque mila uomini raccolti dal Peloponneso, ed altrettanti Siracusani ; e a Catania mut nome , dicen dola Etna : a nuovi abitanti della quale divise a sorte non il solo naturai territorio , ma anche vasti tratti di campagne vicine , e ne port gli abitanti al compiuto numero di dieci mila. Il che egli fece tanto per avere Sempre in pronto contro ogni necessit che sopravve nisse, un buon soccorso, tanto perch ove fosse morto, potesse da citt si popolosa, che contava CCIDD abi tanti, avere gli onori conceduti agli eroi (i). Quelli
( i ) Da queste cose si spiega , perch Jerone si facesse procla mare etnt.

igS poi, clie cardati ava da Nasso , da Catania, mand nella citt de Leontini; e fece comuni ad essi i diritti degli altri abitanti. Anche Terone vedendo, che la po polazione dImera trovavasi molto scaduta, pose in essa i Dorj , cbe vollero andarvi a stare; ed ordin che fossero considerati per cittadini della medesima. Ed essi per cinquant otto anni eccellentemente governarono d accordo cogli altri quella repubblica : dopo i quali soggiogata dai Cartaginesi e distrutta, fino ali et no stra rest vuota d'abitanti. Venne poi T anno secondo della olimpiade , in cui in- Atene fu arconte Dromodide, e furono consoli in Roma M. F abio, e Gneo Manlio. Nel qual tempo di mala voglia tollerando i Lacedemoni d aver perduto vilmente Y imperio del mare, e pieni di collera contro i Greci che avevano disertato da loro9. altamente minacciavanli di vendetta. A questo effetto convocato il loro senato trattarono di mover guerra agli Ateniesi per ricuperare il dominio del mare. E anche nelle numerosissime conventicole del popolo, da' gio vani spezialmente e dalla plebaglia, di tale cosa pariavasi con grande ardore, intendendosi di venire assolu tamente alla prova delle arm i, colla lusinga , che ove fossero giunti ad ottenere codesto dominio, guadagnato avrebbero glandi ricchezze, e che con ci pi animo s* avrebbe in servizio della repubblica, e pi forza : oltre che le private famiglie molto sarebbero cresciute in felicit (1). E per incoraggiarsi viemmaggiormente
( i ) Lascio qnalcbe inutile osservazione, cbe qui fatto hanno i Co*
mentatori , contento di considerare , che la modestia parsimonia

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erano andati a pescare certo vecchio oracolo in virt del quale il Dio avea ordinato di provvedere diligente mente di non aver zoppo F imperio ; e dicevano poi non altro significarsi con ci se non che l impresa, di cui allora appunto ragionavasi (i). Imperciocch zoppo veramente dovea dirsi che sarebbe F imperio, se com ponendosi di due principati , uno cio di terra , F altro del mare , da uno di questi fossero decaduti. Per la qual cosa essendo quasi tutti i cittadini venuti in questa opinione, e di nuovo portato F affare ai Geronti, non credevasi, che potesse darsi uomo s ardito da senti re , o parlare diversamente. Ma fuwi tra Geronti un certo Etoemarida , discendente da Ercole , e tra suoi concittadini per la egregia sua virt avente gran con cetto, il quale diversamente opin dagli altri; e per suase , che si permettesse * imperio del mare agli Ate F niesi ; perciocch, disse, non confacevasi ai costumi della repubblica spartana il brogliare e contendere di un tale dominio. E discendendo a trattare il suo as sunto, altronde n plausibile, n grato, tante ragioni addusse per confermarlo, e s convenienti alla circo stanza , che trasse nel parer suo e i G eronti, e il po polo. Laonde parato a Lacedemoni, che util fosse quanto Etoemarida avea detto, essi desistettero dal penpartana era gi ita; e che l*esempio malaugurato di Pausania avea corrotta la sua nazione , la quale non parlava pi che " di proccacciarsi ricchezze e potenza per avere ancora ricchezze. (i) Di quest oracolo , che abbiamo del pariin Plutarco , e in Pausania y si fece uso ncora per escludere dal regno Agesilao, che come noto, era zoppo. Ci dimostra come facile dare il sens che vuoisi a detti per s oscuri, ed equivoci.

*97i siero di far guerra agli Ateniesi. Veramente sul princi pio gli Ateniesi temevano copie cosa gravissima lar guerra , che cogli Spartani avessero dovuto sostenere per quell* oggetto ; e per trovarsi in misura avevano fabbricate triremi , e messo insieme grandi somme di denaro; n mancavano di mostrar dappertutto cogli al leati loro e benevolenza ed equit. Ma spenta la risolu zione de Lacedemoni , sciolti da quel timore, rivolsero ogni loro pensiero ad accrescere la potenza della loro citt. Nell nno terzo della olimpiade gi accennata Acestoride fu arconte in Atene, e furono consoli in Roma Cesone Fabio , e T. Verginio. In quell* anno Jerone , re di Siracusa , essendo venuto a lui oratori di Cuma d Italia, addomandandogli ajuto contro gli Etruschi padroni del mare , dai quali era loro fatta aspra guer ra , egli mand ih loro soccorso una forte armata di triremi. I capi disila quale giunti a Cuma , e fatta giornata coi Tirreni , molte navi di questi mandarono a fondo, e riportarono tal vittoria, che infrante le forze etnische, e liberati dal pericolo i Cumani, gloriosamente poterono ritornarsi a Siracusa (i). Nel quarto anno fu arconte in Atene Mennone ; e i Romani si crearono consoli L. Emilio Mamerco , e G. Cornelio Lentulo. In quell anno sorse guerra tra Ta rantini e Japigii per cagione di confini. Da principio la guerra non consisteva che in piccole scaramuccie, e
(i) Questa vittoria d Jerone sui Tirreni' fu celebrala da Pindaro aella od* * delle Pizie.

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in predine (Idl'ima e dallaltra pane. Ma cresciuta viep pi linimicizia, e commessisi dalle dne bande molti ammazzamenti, finalmente si venne ad una battaglia campale. I Japigii aveano fatto reclutamento de loro cittadini, formandone buon esercito, e si erano ingros sati ancora coi soccorsi de loro alleati, cosi che aveano in armi pi di CCDD ccidd uomini ; e i Tarentipi sapula la moltitudine delle schiere contro loro radunate, anche, essi reclutarono in citt, ed ebbero un ajuto d uomini da que di Reggio coi quali fecero alleanza (1). Si venne adunque alla battaglia, cbe fa atroce, e in cui morirono knolti da una parte e dallaltra; ma finalmente la vittoria rest ai Japigii; e i vinti divisi in due parti nel fuggire, gli uni diedero addietro verso Tarento, gli altri precipi tosamente corsero alla volta di Reggio. I Japigii si divi sero in due corpi anch essi, con uno de* quali insegui rono alle spalle i Tarentini ; e perch stretto era il luogo, questi fecero grande strage de nemici:* F altro correndo sulle orme di que di Reggio, con tanta pertinacia gli insegu, che insieme co fuggiaschi entr in citt, ed in quell impeto prese ed occup Reggio. Nell anno susseguente fu in Atene arconte Carete, furono consoli in Roma T. Memftii, e G. Orazio
(i) M ir ilo , cheti dello tutore de* figliuoli di A nastilao , mtndV ai T arentin i tre mila uomini. Cos indica E rodoto $ ma nissuno ha lasciato scritto come Reggio si salvasse dalla soggezione de conqui stai ori. Abbiamo intanto da A risto tile , che questa guerra funesta a* T arentin i pel gran numero de* pi nobili tra essi periti in quella , fu cagione che la loro citt cangiasse stato, al governo degli ot timali essendo succeduto quello del popolo.

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Pulvillo. Allora presso gli Elei celebravasi la ^y.ma olim piade, nella quale vinse allo stadio Daude argivo. Circa quel tempo Terone, principe degli Agrigentini, correndo il decimo sesto anno di sua signoriax m or, e gli fu successore Trasideo suo Aglio. Avea Terone ammini strata la repubblica con singolare equit; e perci visse in piena grazia, ed autorit presso i cittadini, e morto ebbe gli onori degli eroi, e fu come uno di questi ve nerato. Ma suo figliuolo, anche vivente il padre, si mostr violento . e sanguinario ; e appena lui morto , scosso il freno delle leggi, govern tirannicamente: sicch non potendo i cittadini avere in esso fiducia di sorta, venne ad essere esposto continuamente ad insi die , come quegli, la cui vita era in odio a tutti. Per ci non and guari, eh ebbe a finire siccome com portava la enormit del suo procedere. Costui dopo la morte del padre raccolta assai gente mercenaria, e fatto reclutamento di Agrigentini e d Im erj, mise insieme un esercito di oltre ccod ccidd uomini tra cavalieri epedoni, coi quali intendeva di far guerra ai Siracusani. Ma Jerone, provveduto di competenti forze , entr sul territorio d*Agrigento, e venutosi a giornata, accadde, che i Greci battagliando con Greci, lasciassero per la pi parte la vita sul campo : restata per la vittoria ai Siracusani, de quali furono uccisi due m ila, mentre degli altri ne peri pi del doppio. Questa rotta fece perdere a Trasideo il principato ; ed essendo ito a ri fuggirsi presso i Megaresi, che chiamansi Nisei (i),
(j) Ci avvisa il Causalo n o , che il soprannome N isei era il di stintivo degli abitanti dellantica Megara della G recia, in confronto di quelli della Megara di * Sititi*.

oo
li condannato capitalmente, e perdette la vita. Per lo che ritornati gli Agrigentini a reggersi a comune, man darono a Jerone, e ne ottennero la paee. In Italia durava la guerra *tra Romani e Vejenti ; e fatta battaglia, a Cremer, i Romani dovettero soccom bere , essendo stata ammazzata gran quantit de* loro ; fra i quali fama, die restassero morti trecento Fabj, tutti di un parentado, e tutti compresi sotto questo cognome. Queste sono le cose seguite in quell*anno (i).
C
a p i t o l o

XIV.

Fondazione di Elide. Raggiri de Lacedemoni contro . gli Ateniesi e Temistocle. Temistocle sbandito da Atene accusato alla Grecia, e fugge in Persia , ove superati molti pericoli, ben accolto. Suo elogio. . Passossi quindi all altro anno, nel quale. fu arconte di Atene Prassiergo, e consoli in Roma Aulo- Verginio Tricosto, e G. Servilio Strutto. In quell'anno gli Elei, ebe abitavano sparsi' in parecchi piccolissimi villaggi, costruirono una citt, e andarono tutti ad abitarla, chiamandola Elide (a). Intanto vedendo i Lacedemoni >
(z) Salta agli occhi d* ognuno la considerazione, che Diodoro si tiene scarso assai nel rilevare in questo libro i fatii de' Rom ani p mentre si copioso io esporr* quelli de* S icu li. Lascio, che -della cagione di ci giudichi a suo talento chiunque. Il tuono di riserva # ch'egli ha serbato sull avvenimento probabilmente favoloso dei tre cento F abj , parmi onorare assai il buon senso di questo scrittore. (a ) Anche Straf/one dice, che gli E lei si radunarono in uua sia citt dopo la guerra persiana : ma Pausania suppone , che moli* prima dellepoca indicala da Diodoro* t da Strabono avessero cosi fcut*.

die pel tradimento ordito da Pausania , gi loro comandante, Sparta avea mal nome, ed era in disprezzo ; quando al contrario il nome , la riputazione degli Ateniesi preso aveano grande splendore , poich nissuno di questi era mai stato tacciato o convinto di .tanta slealt ; pensarono di procurare simile macchia ignominiosa al nome Ateniese. E considerato come Te mistocle godeva tanta .stima presso i suoi, come per virt splendea gloriosamente, vennero fuori lui pure accusando per traditore, sul fondamento dell'intima fa migliarit avuta con Pausania; e dicendo, che con lui Pausania comunicato avea il suo disegno di dare a Serse la Grecia. E <ii queste cose incominciarono a di scorrere coi nemici di Temistocle, e on regali cor rompendoli gl*instigavano perch Taccusassero, mettendo fuori anche alcuni documenti per provare, che Pausa rla concepito il disegno suo di tradimento, ogni sua trama afvea rivelata a Temistocle, e lo avea invitato ad unirsi a lui con ogni sua opera : che di vero Temi stocle non avea accettato il partito ; ma non avea cre duto dell* officio suo' denunciare 1 amico per quel de litto. Quantunque Temistocle venisse cos accusato da persone per numero, e per credito notabili, fu per allora assoluto dal crimine di tradimento ; ed anzi il pericolo stesso, in cui per tale accusa fu posto, da principio il rese; grande , ed onorabilissimo presso gli Ateniesi : .tutti i concittadini suoi amandolo somma mente. per le insigni sue imprese. Ma di poi comincia tosi a formare qualche sospetto di tanta elevazione .sua, ed alcioni invidiando anche, la sua gloria, posti in di-

oa menticanza i suoi m eriti, si Tenne a pensare di me nomarne la potenza, ed abbassarne 1 alto animo. La prima cosa, che si fece per tale intendimento, fu di cacciarlo della citt coll ostracismo. Era questo modo di sbandire a suffragi un cittadino stato istituito all occasione che si cacciarono della citt i Pisistratidi; ed ecco ci che la legge prescrveva. Ogni cittadino scri veva sopra un guscio d ostrica il nome di colui, che gli paresse aver tanta forza da'sovvertire1lo stato popo lare ; e quegli, il cui nome era scritto in- pi gusci, dovea allontanarsi dalla patria per cinque anni. Dal che apparisce che gli Ateniesi non fecero questa legge per punire cos la malvagit; ma per rendere con tale re legazione pi modesti coloro, che serano troppo elevati. Temistocle adunque cacciato del suo paese per questa censura dell'ostracismo, rifuggissi in Argo. La qual cosa tosto che i Lacedemoni intesero, pensando che la for tuna presentasse loro bella* opportunit per minare Te mistocle, mandarono di nuovo alcuni de* loro ad Atene, i quali lo accusassero di avere con Pausania cospirato per tradire la Grecia. E dissero, che siccome trattavasi di un delitto, che riguardava gl interessi di tutta la Grecia, questo processo e giudizio doveasi fare, non dagli Ateniesi, ma dalla generale assemblea de* Greci, che in quel tempo solea tenersi in Isparta. Temistocle pertanto considerando-, che gli Spartani in ci non proponevansi che di nuocere alla gloria e potenza degli Ateniesi, e che questi erano intesi a ribattere l'accusa intentata ; facilmente cap, chegli sarebbe ab bandonato a quel pubblic consesso, e al giudizio, eh*

lo ) so ne pronunciasse; e che intanto ivi le cose si tratterebbero, non conforme a ci, che giustizia ed equit volevano, ma a seconda della influenza che vi avevano i. Lacedemoni. 11 che pot conoscere, oltre altri fatti, da quanto podo prima erasi giudicato tra gfi Egineti ( i) , e gli Ateniesi. Imperciocch di tanta invi dia furono animati i principali di quel consesso contro gli Ateniesi, che mentre questi aveano somministrato pi triremi che tutti gli altri Greci per la guerra ma rittima ^ pur giudicarono non essere gli Ateniesi degni di alcun onore sopra gli altri. Dalle quali considera^ zioni mosso Temistocle pens non dovere affidar la sua sorte a qul tribunale. Eira gi chiaro, dome dalla slessa difesa sua fatta pocanzi in Atene, *i Lacedemoni aveano tratto argomento -di accusarlo di nuovo: perciocch nel giustificarsi avea confessato d* aver ricevute lettere d Pausania, colle quali veniva sollecitato a concorrere al tradimento. Ed ehi poi un grande argomento in suo fayore, tra gli altri, quello, che Pausania non avrebbe mai con tanta forza insistito, come faceva, in esortarlo

(0 II Rodommno, e 3 Vcsselingio hanno lasciato net testo gli mentre pur amendue non dissimularono, che questo era apertamente un en*or di scrittura. Nella gara de' premj, a cui s allude , tutina parte potevano avere gU A rg iv i , che non concorsero colle altre citt greche all'impresa coatro i Persiani , ma si stettero neutrali: molur bens v ebbero gli E gin eti , a* quali si veduto g i , che in confronto degli A teniesi s era dato 1 onore per la vit toria di Salamina. Di due emende proposte dal Rodomano al testo ho scelta la pii* fondata , la pi ovvia 5 quella cio di sostituire nu nome all* altro.
A r g iv i ,

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a darli mano, se alle proposte e ai disegni suoi noi si fosse egli fortemente opposto (i). Per questo, come si disse, egli rifugiossi in Argo al re Molosso (a), e supplichevole giacque innanzi al focolare di lui. Da pripcipio quel, re lo accolse con umanit e benignamente, e fattolo sperare, gli pro mise , che avrebbe tenuta cura di sua salvezza. Ma quando con nobilissima imbasceria i Lacedemoni gli do mandarono che lo consegnasse loro come uomo desti nato al supplizio, chiamandolo essi traditre, e mina tore di tutta la Grecia; e dicendo altamente al re, che se noi desse, tutta la Grecia gli avrebbe mossa guerra; spaventato da tali minaccie, tocco da compassion di lui supplichevole, e-volendo evitare F ignominia di un tradimento, esort Temistocle a fuggirsi di soppiatto dalle mani de* Lacedemoni quanto pi presto potesse ; e per ci eseguire gli somministr qualche somma di danaro. Avuto questo sussidio, e qtufato altro gli oc correva , di nottettempo abbandon le terre de Molossi; ed avendo a . caso incontrati due giovani lincesti (3) ,
(i) Ritornano anche rispetto a questo capitolo le eccesioni dei critici contro D iodoro , giacch certo che quanto fui accumula intorno ai casi di Temistocle corrispoude a pi spario di tempo che di un anno. Su di che i a giusitfcationedellautore baster ritenere, che in quest anno comprendesi il fatto principale, che la fuga in Persia, essendo egli arrivato col mentre, secondo Tucidide 9 gli Ateniesi assediavano JYasso, la cui resa fu seguita dalla baua*glia sull Euri medonte guadagnata da Cimane contro i Persiani. (a) Questo re de1 M olasti era Adm eto.. (3) Cos portano i libri a mano. Perch dunque gli stampati por tano liguri ? Il flesseliagio d fede a questa indicasione stentando a

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che mercanteggiando s erano fatti pratichi delle strade, con essi si pose in cammino. Cos mentre viaggiava di notte ingannandp i* Lacedemoni, da que* giovani amo revolmente e con ogni attenzione ajutato, finalmente scapp in Asia. Col avea egli ospite un uomo privato detto Lisiteide (i), distinto assai per celebrit di nome > e per ricchezza ; e presso lui si ricover. Era Lisiteide amico del re Serse ; e all occasione, che l ' esercito persiano era passato di l, egli lo avea lautamente ban chettato tutto ; per lo che era venuto in famigliarit e grazia del monarca. Ora commiserando Lisiteide la fortuna di Temistocle, prese a volerlo salvare ; e gli promise d impiegare in ci ogni Sua pera. Ma come Temistocle domand d essere condotto a Serse, da principio egli vi si ricus, dicendo che in tal maniera
redere, che uomini liguri andassero sino in Asia, e maravigliandosi, che a quel tempo potessero penetrare anche solamente in Epiro , e in Macedonia . Egli non conosceva lingegno de Liguri, mentre faceva queste meraviglie. Bens me ne fo una io $ ed , che tanta fede per tutto altrove dando egli per sna massima ai codici, la neghi poi in questo passo , dopo la giudiziosa osservazione , che i Lincesti abitavano un paese vicinissimo a quello, in cui regnava jidm eto. E questa la ragione, per la quale seguo la lezioue dei odici a preferenza della stampata , divenendo la pi verisitoile. 1) P lutarco lo noririna JYicogene. Erodoto poi , facendo men zione del ricco uomo', che tratt magnifcentissimamente S erse , c il suo esercito nella passata in Europa , gli d il nme di P iio , figliuolo di M iio. Nel cinquecento i nostri che dissero laute cse del Fgger di Augusta, il quale alloggiando Carlo V in casa sua abbruci' fascine di cannlla , e vi attacc fuoco con cedole di grandi somme dovutegli da quell imperadore, cosa avrebbero detto di codesto o L is ite id e , o JV itogene , o P izio , che tratt s splendidamente il t dei r e , e un milione d uomini ?

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avrebbe incontrata la morte per le tante cose fatte Ai lui a danno de Persiani : e non che poi pensando , che questo passo avrebbe potuto giovare, acconsent ; e gli procur quanto occorreva, onde potesse con tutta sicurezza portarsi in Persia. Era allora uso tra Persiani, che chi conduceva, qualche betta donna al r e , la met tesse entro un carro da ogni parte ben chiuso, n ad alcuno, qualunque fosse, che incontrasse per via quel carro, era permesso cercare cosa vi fosse entro, n guardarvi (i). Ora di questuso Lisiteide approfitt per eseguire il suo intento Imperciocch prepar un carro superbamente ornato di belle cortine, e di velami ; e messovi dentro Temistocle con ogni sicurezza sano e alvo lo condusse al re ; e con lui parlandone in se creto , n ebbe reale parola, che non sarebbesi fatto al cun danno a tal uomo. Quindi introdotto al r e , poich gli fu dato campo di parlare, Temistocle disse ninna ingiuria da lui aver ricevuta i Persiani j e in questo modo fu assolto dal pericolo di perder, la vita (a).
(1) L u n di coi si parla, dura m oriente tuttavia, e Plutarco ha Botata come siogolar cosa > che A rtaserse d M em ione permet te a sua moglie di alsar le cortine del carro, lasciandosi vedere a tutti. (a) E foro , D inone , Clltarco , E raclidc , e parecchi altri scrit tori hanno affermala questa presentanone di Tem istocle a S e r s e , come ne fa fede Plutarco ; n vi si opposto il Pelarlo nella sua dottrina de' tem pi. Per da dire ancora che T ucidide e C arone di L am psaeo , quasi contemporanei, dicono 9 che Tem istocle si pre sent ad A rlaser s e , essendo Serse gi morto. Il V esselingio trovi questa opinione pii fondata. Essa si pretende avere' la sua base in ecchi annali, citati a ache da Plutarco , ed essere pi c o n f o r m e alla serie de* latti*

. Ma nel mentre, che contro ogni speranza, per be nefizio del nemico , Temistocle avea ottenuto salvezza, si vide involto in un nuovo e maggior pericolo ; e la cosa segui in questo modo. Era presso i Persiani in grande estimazione Mandane, figliuola di .Dario quegli che avea fatto ammazzare i Magi , e sorella di Serse. Or questa donna avendo perduti i suoi figli nella battaglia navale, in cui Temistocle ruppe i Persiani, aspramente ne sopportava la morte; e per codesta sua grandissima calamit volta avea a s la piet del popolo. Laonde inteso eh ella ebbe essere Temistocle venuto alla corte, vestitasi a lutto e lagrimante, si appresent al fra tello , e supplichevole preg, scongiur, che Temisto cle fosse dato a morte. E siccome il re non cedette alle sue preci, essa si mise a circuire tutti i Grandi del regno , e a sollecitarli iu favor suo ; e la moltitudine ancora eccit, onde Temistocle fosse mandato al sup plizio. Furono tocchi i Grandi dal pianto della domia , e fu messa la moltitudine in tumulto*, di modo che* empiutasi di gran fracasso la reggia, ad alta voce da ogni parte chiedevasi che Temistocle avesse la meritata pena. U re rispose ai G randi, che avrebbe convocato il Consiglio, ed approvato guanto esso fosse stato per decidere ; e tutti quietaronsi a tale risposta. Siccome poi la convocazione di quel Consiglio and bastantemente in lungo, Temistocle nel frattempo si mise ad imparare la lingua persiana; fattosi in essa esperto, comodissi mamente se ne servi in giustificarsi ; cosi che usci del giudizio esente da colpa e da pena. E lo stesso re , lieto della salvezza di lui, lo colm di magnifici doni:

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imperciocch gli diede in isposa una donna persiana, insigne per nobilt e per bellezza, non men ehe ri nomata per I onest de* costami, e per la sua virt ; e Io provvide di gran numero di servi, e d ogni va sellame', e d-ogni altra cosa tanto necessaria agli usi cotidiani, quanto opportuna alto squisito e delizioso vivere dogni maniera. Oltre ci gli regal ancora tre citt, colla rendita delle quali potesse mantenersi lautamente: delle quali Magnesia sul Meandro, ubertosissima opra tutte le citt dell Asia in frumento , gli sommi nistrava il pane; Minunte le vivande, giacendo essa so pra un mare abbondantissimo di pesce ; e Lampsaco, ricchissima di viti, per averne vino. Temistocle per tanto libero da ogni timore de Gre ci r posciach da quelli , a cui fatto avea massimi bene{izj , ottenne in guiderdone l esilio, e con tanta , e si generosa liberalit fu trattato da quelli, ai quali avea cagionata immensa ruina, pass sua vita in codeste citX, copiosissimamente provveduto di ogni bene. EgU finalmente moriosi, ebbe in Magnesia onorevolissima sepoltura: e il monumento che gli fu 'eretto, rimansi anche al presente. Dicono alcun autori, che desi deroso Serse di fare una ^iiiova spedizione h? Grecia , chiese a Temistoele, che volesse essere capitano di quella guerra ; e che egli vi acconsentisse a* condi zione , che con giuramento il re dichiarasse ' non es sere mai per far guerra a* Greci senza Temistocle : che per ci, fattosi da Serse questo giuramento, Te* mistocl, avendo immolato un toro, bevesse una tazza

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|>ieiia del sangue di quello, e tosto morisse (i): cosi essersi ritratto Serse dal preconcetto disegno; e Temi stocle con-tal genere di morte aver lasciato onoratis simo documento della egregia condotta sua in ammi nistrare le cose della Grecia. Ed eccoci giunti alla morte del pi grand uomo tra tutti i Greci: del quale molti dubitano, segli con onta della sua patria , e degli altri Greci si rifuggisse presso i Persiani , o se al contrario Atene, e tutti i Greci, che tanti sgnalati benefizj avevano ricevuti da essolui, in vece d essergli grati, non gettassero ingiustamente il loro benefattore nell estremo pericolo della vita, e di ogni sua fortuna. Ma se alcuno senza invidia si
(i) Pu egli il sangue di toro, o di bue , o d altro animale, bevuto da un uomo, ammassarlo? e in virt, di quale sua qualit, se tanto pu, dovr dirsi che lo ammassi.? Ho fatta questa do manda ad uno de' primi chimici italiai ; ed egli mi ha risposto : qua la tazsa di codesto sangue; e la bevo. Ci dunque , che qui dice Diodoro di Temistocle Peffetto di popolar pregiudizio, il quale, se per avventura ha avuto mai alcun apparente fondamento, questo non pu, a parer mio, essere stato, che una forte ed iosu perabile indigestione di tal sangue, che per 1 accompagnamento * forse di qualche accidentale circostansa ha nello stomaco di chi lo avea bevuto cagionata infiammazione, indi gangrena. Che dottrina era dunque quella di N ic andr , e di D iotcoride , che gravemente scrissero, che il sangue di loro bevuto mortifero P E come Ctesia, che pure era medico di professione, pot dire morto per tal ma niera Tanios sarce t Ha guardiamoci dal ridere dell' ignoranza degli antichi, perciocch Boa mancher a* nostri posteri di che ridersi della nstra. Simmaco ha riguardato come voce di popolo sensa alcun fondamento la novella della morte di Tem istocle, come qui accennata $ e Diodoro istesso, siccome ti vede, non ne parla che con giusta riserva.

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porr a considerar lingegno le azioni di questuomo, messosi imparziale fra le due opinioni che mentovam mo , vedr che Temistocle merit il primo posto di gloria* Ben s* avr piuttosto ragione di meravigliarsi, che gli Ateniesi potessero . scendere spontaneamente a tanto da privarsi di un nomo di si grande levatura. E chi a ln i, mentre Sparta poteva pi di tu tti, e mentre il comando supremo dell* artnata era presso Euribiade spartano, co*suoi consigli e co suoi fatti, strapp di inano a Sparta la gloria? Chi udimmo noi mai aver fatto con unazione sola, che tutti i comandanti da lui, che tutte le altre citt della Grecia dalla sua, che i Barbari dai Greci fossero sopravvanzati nello splendore della gloria ? Qual capitano d esercito ebbe mai minor potere nelle occasioni ; e qual si vide avere incontro maggior massa di pericoli ? Chi alle forze di tutta lAsia opponendo s stesso cogli abitanti della desolata sua citt, riport vittoria s illustre ? Chi con tante opere magnifiche in seno della pace trasse la patria sua a si pmpia potenza? Chi la salv in si disperata procella di -guerra? Quel suo trovato sicuro di rompere il ponte cos dimidi le schiere terrestri de* nemici, che i Greci per esso poterono poi pi facilmente sconfiggerle. Se adunque consideriamo la grandezza de' suoi fatti, e eiascun d essi esaminiamo in particolare, chiaramente apparir, essere egli dalla citt, che colla propria virt avea alzata all apice della gloria, stato con indegni modi cacciato , e deonestato ; e troverassi > che la citt sua, la quale altronde vien riguardata per sapientissima e giustissima sopra tu tte, si comport con lui da cru-

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delissima. Noi ci siamo troppo estesi belle lodi di Te mistocle ; ma parrebbe indegnissima cosa il tacere della incomparabile sna virt. Mentre succedevano le narrate cose, in Italia Micito, signore di Reggio, e di Zancle* edific la citt di Bussento.
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XV.

Meravigliose imprese di Cimane, figliulo di Mil~ ziade, e sue vittorie per terra e per mare sopra i . Persiani.
Essendo magistrato supremo in Atene Demozione, i Romani diedero il consolato a P. Valerio Pubblicola, e a G. Nauzio Rufo. Sotto quel magistrato gli Ateniesi scelsero per capitano Gimone, figliuolo di Milziade, e datogli un bello esercito gli ordinarono di passare sulle coste dell* Asia, onde ajutare le citt alleate , e metterle in libert , cacciandone i presidj persiani, che ancora le occupavano. Cintone imbarcatosi, e dirigendosi a Bisanzio, prese Etione, citt, cbe ancora stava sotto il il giogo de Barbari ; ed espugn Sciro, abitata dai Pelasghi, e dai Dolopi ; e postovi un magistrato ateniese ne divise a sorte il territorio (i). Quindi rivolto a cose maggiori egli navig al Pireo , e si rinforz con. pi
(i) Cornelio N ipote dice: Fece sgombrare Satiro , tenuta allora dai Dolopi j e cacciati quegli antichi abitanti della ciu e delV isola , n divise le campagne a' suoi cittadini. Plutarco aggiunge , che in quella occasione raccolse le ossa di Tdfto per trasportarle ad Atene.

numerosa quantit ili triremi ; e con vettovaglia bastante ne usci condnoendo un* armata di dugento navi, la quale trasse al numero di trecento, aggiungendo seco quella de Jouii, e degli altri alleati. Con tutte que ste forze egli and in Caria. Col giunto, accadde, che quante citt marittime eran iv i, gi colonie fondate dai G reci, subitamente ribeUaronsi da Persiani ; e in quanto alle altre tenute dagl'indigeni, siccome .erano guardate da presidj persiani, egli le istig a ribellarsi. Ottenuto in suo potere le citt della Caria, collo stesso corso di vittoria ebbe a sua devozione anche tutte quelle della Licia. Ed ordinando apprestamento di navi agli alleati degli Ateniesi , venne ad aumentare la sua armaja grandissimamenfe. Intanto i Persiani facevano re clutamento duomini di loro nazione per lesercito ; e per Tarmata traevano gente dalla Fenicia., da Cipri, e dalla Cilicia. Comandante supremo delT esercito persiano era Titrausse, bastardo di Serse. Saputosi quindi da Cimone, che-1' armata persiana era presso Cipri, egli and verso quella parte, e con dugento cinquanta navi fece la giornata contro trecento quaranta. Si pugn con grande coraggio, e fortemente ; e luna e 1 altra armata fece prodigj di valore; ma finalmente la vittoria fu degli Ateniesi, i quali oltre molte navi nemiche maltrattate, o affondate, pi di cento ne presero colle loro ciurme. Le altre fuggite a Cipri , perch i soldati, che v eran opra , scapparono a terra rimaste vuote di difensori, vennero anch esse nelle mani de nemici (i).
(i) Giusto notare, che anche in questo capitolo Diodoro i o camola w rj fatti boa avvenuti tatti precisamente entro l'anno, che scorre*

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N con tutta quella vittoria credendosi Cimone daver fatto abbastanza, subitamente volse le sue navi contro le schiere di terra de Persiani, le quali allora eransi stanziate presso il fiume Eurimedonte. Ed avendo in pensier suo macchinato di volere con artifizio pigliare i Barbari in mezzo, egli nelle navi test prese al ne mico pose i pi valorosi * de suoi vestiti delle tiare e d ogni abito ed ornamento persiano : ond* , che i Barbari, credendo quella 1 armata de* loro che ritor* nasse, ed ingannati dalla figura e dall apparato dei legni persiani, per le loro proprie presero quelle tri remi ; e gli Ateniesi ricevettero non altrimente che se fossero amici. Cos Cimone fattosi notte mise a terra i suoi soldati, ed.accolto siccome amico, irruppe subita mente entro gli steccati : per lo cbe fattosi tra Persiani gran tumulto, e nata paura, i soldati di Cimone am mazzavano chiunqne .incontrassero ; e trucidarono laltro comandante de Barbari, Feredate, chera-nipote del re per parte di fratello, avendolo essi sorpreso nel suo pa diglione. Della rimanente turba inutil dire quanti uc cidessero , quanti ferissero in ogni maniera ; e tutto il resto finalmente costernato per limprovviso assalto si diede alla fuga. Ed a dirsi, che tanto fu lo spavento, e la confusione de Persiani in questo incontr, che per la pi parte non intesero da chi venisse loro quell as sailamento : perciocch non s immaginarono nemmeno , che Greci fossero quelli che aveano addosso, non ere-' dendo che i Greci avessero esercito di terra; ma piut tosto pensarono, che quegli aggressori fossero i confi nanti Pisidj gi da tempo loro avverai. Il jterch siccome

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sospettarono, ebe dal continnte venisse lirruzione, fuggivansi alle navi credute alleate. E perch in quella notte Aon splendeva la luna , d ra anzi il cielo coperto di densissime tehebre , la confusione e l orrore crescevano ad ogn istante, n alcuno potea conoscere cosa vera mente si facesse. Or mentre in mezzo a tanto disordine lacerasi macello de Barbari, Cimone, che avea dianzi avvertilo i suoi soldati, che al primo lampeggiar di ima fiaccola, chegli avrebbe alzata , tutti si movessero verso il luogo in cui -egli fosse, diede quel segnale vicino alle navi, temendo che disperdendosi essi qua e l per far bottino, non avvenisse loro qualche disgrazia. Adunque veduta quella fiaccola abbandonata ogni spo , glia , tutti insime si rimisero alle navi ; e al primo al beggiare avendo ivi alzato un trofeo f rinavigarono verso C ipri, suprbi delle due insigni vittorie riportate, una sul mare e 1altra sulla terra. N mai a memoria duo mini si era veduto, che da un solo esercito s grandi imprese si facessero per terra e per mare. Quindi Cimone per la grandezza delle cose da lui fatte con tanta destrezza e bravura, merc la militare perizia, e la virt sua , si acquist nome celebre non tanto presso i suoi concittadini, quanto presso tutti gli altri Greci. Egli avea prese ai nemici trecento quaranta trirem i, e fatti prigionieri venti mila uomini , ed acquistata inoltre una memorabile quantit di pecunia. I Persiani intanto afflitti da s gran rovescio non si per dettero danimo, e si misero anzi a fabbricare altre triremi anche in numero maggiore delle pitone, te mendo, che dagli ottenuti successi gli Ateniesi fosser*

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per tentarne di nuovi* Occorre poi dire, che a quei tempft Atene incamminavasi ad una grande potenza ; e cre scendo in ricchezze, e in gloria di fortezza e di scienza militare, diveniva ogni giorno pi illustre. Il popol ateniese scelta la decima parte delle spoglie nemiche, la consacr al Dio tutelare ; e al dono con esse fatto si aggiunse la seguente iscrizione : Dacch t onda-del mar t Asia e t Europa Disgiunse, < il fie r Gradivo impugn il brando 5 Contro i mortali ; il sol non vide mai N sulf acque, n in terra egiud prodigio. Questi , prese a Fenicii cento navi Carche d armati, ed altre eranvi presso , A migliaja di M edi, ed a miglia/a Dieron poi morte. E per s crudo colpo Sotto V armato lor braccio s udio Gemito orrendo alzar Asia atterrita.
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XVI.

Grande tremuoto a Sporta ; e guerra degT Iloti e dei Messenj contro quella citt. Guerra tra gli Argivi e i M icenj, e distruzione della citt di questi uU timi. Intrighi di Jerone contro Micito. BeU esempio di quest ultimo. Morie di. Jerone.
Queste sono le cse in quell* anno succedute. Venn poi nel seguente anno al magistrato supremo di Atene Teone , e furono consoli in Roma L. Furio Medullino, e M. Manlio Vulsone. In quell anno ebbero gli Spar^

tai una crudele ed improvvisa calamit ; e fu vn tal tremuoto, che conquass e schiant le case dalle loro fondamenta, e sotto le mine seppell oltre venti mila Lacedemoni. E come la citt continu per molto tempo ad essere scossa, molti altri ancora, oppressi dalle mu raglie , che andavano cadendo, perirono miseramente ( i). N per quel tremuoto poca fu la suppellettile, ed ogni altro genere di cose, che o guastaronsi, o restarono inghiottite. Da queste disgrazie erano gli Spartani af flitti , quasi fatti bersaglio dell* ira di un qualche Dio , che volesse punirli (2). Ma furono inoltre vessati , con altri mali dagli uomini ; ed eccone il perch. Gl* Iloti, e i Messenj da lungo tempo infesti ad essi, da princi pio si stettero quieti, avendo paura della maest e potenza di Sparta : ma quando videro la pi parte di quella perita, sprezzando il poco numero de rimasti, fecero lega fra loro, ed unite le forze insieme si mi
( 1 ) Polieno , EUano , Plutarco riferiscono,, che questo tremuoto fu tale, che appena restarono in tutta Sparta cinque case. (a) A ci pu riferirsi quanto in proposito del violato asilo disse gi parlando di Pausania. Cosi sempre usarono gli uomini trovare ad effetti naturalissimi cagioni soprannaturali, finch resiaronsi nella Ignoranza. Ma fuvvi un altro fatto, che accrebbe quella fede. Gli Spartani trattavano gl Iloti da padroni crudeli. Molti di questi in felici corsero supplichevoli all altare di Nettuno tenario; e gli Spar tani senta rispetto di religione gli strapparono di l , e ne fecero macello* Per ci, che riguarda i Mesgenj , pare da un passo di T ucidide, che molli d essi fossero stati dai Lacedemoni ridotti an tecedentemente in servit , e messi alla condizione degl* Iloti ; ed probabile, che nella sollevazione degli uni e degli altri, il rima nente popolo messenio si mettesse a proteggere si infelice porzione di u a gente. Veggausi A teneo , Strabene, P arn asia, ec.

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sero. a far- guerra..agli. Spartani. Per il re Archidamo in mezzo alle mine del tremuoto seppe e colla su prudenza conservare i cittadini, e resistere cou coraggio dia guerra soprastante. Ed era ancora traballante la citt per le scosse gravissime che ripetevansi, quando pel primo tra Lacedemoni prsa l armatura usc in aperto campo, e comand agli altri che facessero lo stesso. I quali, quanti rimanevano ancora, avendo ubbidito, poterono con ci restar salvi; perciocch avendoli messi in ordine, gli arm , onde far fronte alla guerra pro mossa dai ribelli. -. .Gl' Doti uniti ai Messenj , di primo impeto si erano mossi verso Sparta, credendo di poterla facilmente oc cupare, perch. vuota di abitanti : ma quando seppero, che le reliquie de cittadini col re Arcliidamo alla testa, formatesi in esercito, erano disposte a combattere per difendere la loro patria, essi cessarono dallimpresa. Bens andarono ad occupare in Messenia un luogo forte; e di l si misero a fare scorrerie frequenti, assai infestando la Laconia : p e r. ripararsi dalle quali gli Spartani chiamarono in ajuto gli Ateniesi ( i ) , ed im petrarono schiere ausiliarie ; e con eguale pressura si
(i) Plutarco dice, che Cimone fu alla tesU degli Ateniesi iti in soccorso degli Spartani. giusto, a parer mio, osservare che se furono generosi gli Ateniesi in accorrere a salvare Sparta dal 1 assalto degl* Ilo ti , e de1Messenj, poco lo furono poi in non farsi * mediatori di pace; e singolarmente in approfittare della occasiona per lodar re gli Spartani a rispettare la libert degli Iloti. Macchiavello per avrebbe detto , eh' essi dovevano approfittare della occasiona per minare Sparta per sempre. E gli Spartani videro meglio d*ogni altri cicche gli Ateniesi avrebbero potato fare. *

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rivolsero pwe ad altri popoli alleali ; cosi die final mente poterono mettrre insieme forze da far fronte ai etnici. E da principio essi erano a quelli superiori : ma .poi entrati in sospetto ebe gli Ateniesi inclinassero a favorire i Messenj, ne licenziarono i soccorsi avuti 9 prendendo a pretesto, ebe loro bastassero contro il pericolo soprastante le schiere degli altri alleati. Gli Ateniesi credendo cP essere con ci sprezzati, partirono tenutosi tra denti mezzo espresso lo sdegno, e poco dopo vieppi inaspriti gli animi contro i Lacedemoni, andaronsi infiammando d* odio e d*ira. E questa fu la prima cagione, ebe alien gli Ateniesi dagli Spartani ; la quale alienazione rompendo poi in inimicizia ostile, venne a trarre le due citt in si atroci guerre, che per le calamit che ne nacquero, tutta Grecia ebbe a gra vemente soffrire. Ma di queste cose si parler in par ticolare da noi a tempo opportuno. Per ci che ri guarda le presenti, i Lacedemoni colle proprie, e colle aggiunte forze degli alleati, andati in Messenia, misero T assedio ad Itome. Tutta quanta la moltitudine degli Iloti, sottrattasi all* imperio de* Lacedemoni, fece co munione d'armi coi Messeni $ ed ora vittoriosa, or vinta 1 una e Y altra parte, per un intero decennio, ven * nero danneggiandosi con reciproche, rotte, senza poter metter fine alla guerra. In questo mentre Teagenide divent arconte in A* tene, e furono consoli in Roma L. Emilio Mamereo , e L. Vopisco Giulio. Era allora incominciata la 78 J* olimpiade , nella quale vinse nello stadio Parmenide di, Possidouia. In quel tempo nacque guerra tra gli Ajgivi

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e i Micenii per la seguente causa. I Micenii a cagione, deli* antica dignit della loro patria non davan luogo, come le altre citt dell Argolide, all imperio degli Argivi; ma reggevansi secondo le prprie loro leggi ed istituzioni. Anzi lungi che avessero alcuna cosa in co mune colla repubblica degli Argivi, contendevano con questi intorno al tempio, e alle cose consacrate a Giu none ( i ) , ed arrogavansi la cura de giuochi nemei. Ond , che avendo gli Argivi decretato di non dare alcun ajuto ai Lacedemoni eh erano alle Termopili, se non avessero loro conceduta qualche parte' nel comando, i soli Micnii fra tutti gli abitanti dellArgolide portaronsi a rinforzare col i soldati lacedemoni (2). In se* guito gli Argivi caddero in sospetto, che coll andar crescendo la potenza de Micenii, questi eccitati dallan tica ambizione, potessero seco loro contrastare pel prin cipato. Per tutte cdeste cose avversi ai Micenii, mira vano gi fin molto prima a distruggerne la citt. E c me in questo tempo appunto, che vedeano gli Spartani per le domestiche calamit fuor di stato di dar soccorso ai Micenii, credendo presentarsi bella opportunit di riuscir nell* intent, messo insieme un esercito parte di loro proprii. cittadini, e parte di loro alleati, si mos sero loro contro; ed avendoli battuti in aperta campa gna, finalmente gli assediarono entro le loro mura. Per alcun tempo i Micenii resistettero coraggiosamente ; ma \
( 1) Questo tempio antichissimo era fuori di M icene, e comune ai due popoli. (a) Pausania dice , che mandarono alle Termopili ottanta uomini d'arm i, i quali ti comportarono con Leonida talorostisimamtaie.

a io p o i, esausti dal contino combattere, e non potendo ayer soccorso dai Lacedemoni troppo occupati nelle loro guerre, ed angustiati dal tremuoto ; n avendo al tronde alleati , ebe li difendessero ; per la mancanza d* uomini infine dovettero soccombere, e caddero tutti vivi nelle mani de* loro nemici. Gli Argivi divenuti pa droni di Micene ridussero adunque in servit gli abitanti, consacrarono a Dio la decima parte delle spoglie, e demolirono la citt. E -tal fine ebbe essa codesta citt, negli antichi tempi beata madre, e nudrice di grandi uomini, e per illustri fatti nobilissima. Essa fino alla et nostra rimasta deserta (i). L anno > che abbiamo detto fu segnalato per questi avvenimenti. Nel susseguente Lisistrato fu arconte in Atene, e i Romani fecero consoli L. Pinario Marneremo, e L. Fu rio Fuso. Amministrando essi la repubblica, Jerone re di Siracusa, invitati a s con magnifici doni t figliuoli di' Anassilao in addietro signore di Zande, espose loro quanto bene Gelone fatto avesse al loro genitore ; e li esort , giacch erano giunti all et virile, a farsi rendere ragione dell* amministrazione da Micito, stato fino a quel tempo loro tutore, ed a chiamare a se i diritti, e il po tere del comando. I quali ritornatisi a casa -fecero se condo i consigli avuti; e Micito, eh* era uomo da bene ed integro, convocati gli amici del padre di que gio vani , diede chiarissimo conto di tutto a modo , che chiunque fu presente ebbe ad essere meravigliato di tanta sua giustizia e fede (a). Di che i giovani colpiti, e pen(i) Al tempo di Pausania se ne vedevano ancora i ruderi.

(a) Giustino lo chiama servo .difede specchiatissima Aggiungo

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titi del passo antecedentemente fatto, non dubitarono di pregare con tutta forza Micito a volere di nuovo assu mere il governo dello Stato, e come padre , e signore /reggere la cosa pubblica. Ma non ader -Micito alle istanze; e restituito tutto, prese quanto avea di pro prio , ed imbarcatosi, pani di Reggio accompagnato tlal favore di tutto il popolo. Egli essendosi voltqin Grecia and a ritirarsi in Tegea nell' Arcadia, dove pass il rimanente di sua vita non senza laude. Jerone poi ., morto in Catania (i), ebbe gli onori degli eroi come premio, riguardandosi per fondatore di quella citt. Avea governato undici anni, e lasci il regno a suo fratello Trasibulo, cbe lo tenne un anno.
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XVIL

I Siracusani insorgano contro Trasibulo , e t obbli gano a fuggire. Le altre citt ' di Sicilia ricuperano aneli esse la libert.
Intanto avea preso in Atene il . carico di arconte Li tania; ed Appio Gaudio, e T. Quinto Capitolino il
poi Macrobio di lu : egli tenne santamente quella tutela ; e con tanta dem enta govern, che que* di Reggio non isdegnarono tf.e s sere retti da un servo . Quindi condotti a matura et i suoi pupilli consegn loro i beni, e il reggimento ; e tolto piccolo viatico s i parti, (i) Plutarco ed altri riferiscono, chegli mor del mal di calcoli di. cui era stato travagliato in tutta la sua viia. Egli aveva in quel-

1 olimpiade , che era la settantesima ottava riportata la palma


ai giuochi. I C olanoti, ritornati poscia nella loro citt, ne dilrus ro il sepolcro

la*

consolato di Roma. Sotto il governo loro Trasibulo perdette il regno di Siracusa. U qual fatto volendo noi riferire , uopo che prendiamo le cose alquanto da lungi, onde tutto fia chiaro. . Gelone figliuolo di Dinomene, superiore di gran lunga agli altri in virt , e in comando militare, avea, siccome gi dicemmo , vinti splendidamente i Cartaginesi in battaglia , dopo averli con arte ingannati. E come egli aveva usato modestamente della vittoria coi vinti, e con umanit singolare trattava i .popoli confinanti, eredito grande e grande gloria erasi acquistata presso i Siculi. Per la benignit sua adunque amato somma mente da tutti, visse pacifico e tranquillo. Jerone, il maggiore de* suoi fratelli, succedette a lui nel regno ; ma tenne nel governo tutt altra condotta : imperciocch egli fu uomo avaro, violento, e in quanto a candore e integrit differentissimo dal fratllo (i). Per questo motivo moltissimi covavano desiderio di ribellarsi, e ne cercavano il modo ; se non che la celebrit magnifica di Gelone , e la memoria del generale affetto , che verso lui aveano avuto i Siculi, frenavano i tentativi e glimpeti de* malcontenti. Mancato, di vita Jerone, e venuto il regno in mano di Trasibulo, costui super 1*antecessor Suo in ogni maniera d* improbit (a). Imperciocch es(i) Di lui dicesi, che teneva spie dappertutto, e senrivasi spesialmente di Corciresi, per sapere cosa dicerasi ne' crocchj de* cit tadini. Stando a certo passo di Aristotile potrebbe dirsi, che im piegava iu tale fraudo anche le femmine. (a) Di Trasibulo dice A ristotile, che restato nn figliuoletto di Gelone, egli andava insinuandogli ogni germe di corrasione , ende 9

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sendo quanto mai fia possibile inclinato alla violenza ed alle stragi, molti cittadini contro ogni diritto e ragione {aceva ammazzare, n a pochi fece apporre false colpe onde cacciati in esiglio incamerare i loro beni. 11 per ch egli ardendo di odio contro i cittadini, e sopra di s chiamando in contrario l'odio di quelli che ingiuriava , ebbe a formarsi un grosso satellizio di soldati, onde col presidi di questi premunirsi contro ogni assalto dei popolani. come ogni giorno pi veniva in detestazione a tutti, e molti strapazzava, e non pochi uccideva , stancata la pazienza d ognuno , finalmente li sforz ad alzarsegli contro. A tale intendimento gli abitanti di Si racusa crearonsi nuovi capitani ; e ben combinate le forze, ed ordinatisi sotto i loro capitani, improvvisamente si mossero per assicurarsi colla forza delle armi la li bert. Vedendo Trasibulo tutta Ja citt armata contro s, dapprima cerc di acquietare con parole la sedizione ; ma poi conoscendo essere il popolo tanto inasprito da non potersi in nissuu modo placare, chiam a s da Catania gli abitanti, che Jerone avea pochi anni .in nanzi mandati l in colonia i e chiam pure tutti gli altri alleati, e non pophe schiere adun di mercenarj ; cosi che mise insieme un esercito di circa quindici mi la uomini. Quindi occup quella parte di Siracusa , che si chiama Acradina, e cos pur 1* isola ben munita ; e da questi luoghi forti faceva spesse irruzioni sopra i nemici (i).
restarsi solo nel reggimento. 11 che mal soffrendo gli antichi amici famigliar! di Gelone, vennero ad unirsi cogfi altri Siracusani per cacciare della c itt , e del principato codesta razza degenerata.

() Per pi facile intelligenza della cosa, giova aver presente la

*4'
Ma i Siracusani fin da principio s eran ben piantati in quella porte della citt, che chiamasi T ica, e di l sostenevan la guerra : ed intanto spedirono a Gela, ad Agrigento, a Selinunte, ad Imera , e alle altre citt
descriskrae, ohe Cicerone ci ha lisciata di Siracusa nella Ver' rina IV. Soventi volte udiste , che Siracusa citt massima tra le greche , e bellissima sopra tutte. Essa tale di fa tto . Perciocch primieramente posta in sito non solo forte ma superbo a ve dersi, o vi si giunga per terra 9 o vi si arrivi per mare. E d ha poi i suoi porti quasi nel? interno suo , e posti cos , che fanno con essa un solo punto di vista. E con* essi hanno tra loro diversi in gressi, congiungonsi poscia , e confluiscono insieme anche nello sboc co . Per la congiunzione de*quali la parte della citt, che chiamasi /sola, separata, dal rimanente per un amputo braccio di mare , si unisce alla medesima mediante un ponte. Ed poi tutta insieme presa, s grande citt Siracusa, che giustamente si dice composta di quattro citt grandissime. Una .d f esse quella, che dissi Isola, la quale cinta da due porti , lungo C andamento de* quali , e per le bocche de* medesimi si distende. In essa il palazzo , che gi tempo fu del re Jerone , e che oggi sogliono abitare i pretori ; ed inoltre contiene parecchi templi , due de* quali sopra gli altri d istinguonsi eminentemente, uno dedicato a D iana, l* altro , che prima dell* arrivo di costui ( Verre ) era sopra modo ornatissimo , dedicato a Minerva. Sul labbro di quest* Itola sorge una fontana cP acqua dolce , chiamata Aretusa , foniti*a dt incredibile gran dezza, e di pesci pienissima, la qual0 verrebbe sopraffatta dai flutti del mare, se dal mare non fosse separata con grosso argine , c con ampie moli di pietra. La seconda citt quella, che chia masi Aerodina, nella quale il foro massimo, e sono bellissimi portici 1 e il Pritaneo superbamente ornato , ed urf amplissima Cu ria , e 'il magnifico tempio di Giove olimpio ; e tutte le rimanenti parti vengono poi ad essere ituieme unite per una larga e lunghis sima strada tirata a filo , e per molte altre trasversali , che ne di vidono gli edifitj privati. La terza quella t che a cagione <T es sere in quella parte stato un antico tempio della Fortuna stata detta Tieax e in essa trovasi un ginnasio vastissimo, e molti tem -

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de Siculi entro terra, domandando pronti ajuti, onde poter riuscir nel riacquisto di loro libert. N le loro domande furono vane , poich tutti con sollecitudine si mosssero , chi mandando denari e vettovglie , chi schiere d uomini a piedi e a cavallo , chi navi lun ghe , ben fomite d* ogni cosa opportuna alla guerra. Cos in breve tempo i Siracusani copiosamente prov veduti di forze di mare e di terra, furono in caso di venire alla prova col nemico, comunque questo il vo lesse. Trasibulo adunque privo di alleati, in sola gente assoldata potendo sperare, teneva, vero, 1 Acradina e lisola, ma tutto il restante della citt era in mano de Siracusani. Egli attacc i nemici colle navi ; e man catagli la vittoria , e nel fatto d*armi avendo perduto grosso numero di triremi, con quelle che gli avanza rono si fugg nell* Isola. Volle provare ancora colle truppe di terra uscendo dell Acradina ; e venuto alle mani co nemici nel sobborgo, ebbe gran perdita di suoi , e dov rintanarsi di bel nuovo in quella rocca. Finalmente disperando delle cose sue mand a Siracu sani per venire a patti ; e concertato l accomodamento con giuramento reciproco, and esule a Locri. In questo modo i Siracusani ritornaronsi in libert; e diedero il permesso agli assoldati di Trasibulo dandar liberi ove volessero. Poi liberarono ancora le altre repubbliche ,
pU; ed abitala e frequentata da immensa gente. Infine la quarta quella, che per essere stata V ultima a fabbricarsi si chiama Napoli ( citt nuova ) 5 e in essa v* il teatro maggiore , e due grandiosi tem pli, uno di Cerere , t altro delta figlia, e lu statua di Apollo y che si chiama tesinole t superbissima e gigantesca, ec.

li
sottoposte a tirannica signoria, ed occupate da* presidj; dappertutto ristabilirono il reggimento a comune. E da quel tempo la citt di Siracusa,. godendo pace, molto prosper d ogni maniera, tenendosi in istato popolare per sessantanni, fino al principato di Dionigi. Trasi bulo intanto, ebe ricevuto avea un regno con tanto onore fondato, per la propria malvagit turpemente il perdette; e fini sua vita da privato , e sbandito presso i Locresi. Mentre accadevano queste cose in Sicilia, ven nero per la prima volta creati in . Roma cinque tri buni della plebe, e furono questi G. Sicinio , L. Num itorio, M. Duillio, Sp. Icilio j e L. Mecilio (i).
(i) T . Livio dice nominarsi da Pitone i tribuni allora creati G . L icinio, L . Numitorio , M . DuiUio , Sp. Icilio e L . M ecilio. Nel corrente testo di Diodoro vien detto, che furono quattro , e si tralascia L . Mecilio. Il Pighio spiega l alterazione del testo in quanto ottiesso dai primi copisti il quinto , n dai susseguenti cer catosi oltre, si credette errore di scrittura il cinque premesso, e. si pose il quattro. 'Ma che Diodoro non isbagliasse ne & fede il ve dere , eh* egli si attenne a Pitone scrivendo G. iSicinio, che il nome vero j e non G . Siccio, siccome erroneamente era scritto ne gli esemplari di T. Livio. Io ho ristabilita la giusta lezione; ed ho corretto ancora 1 errore del Rodomano, lasciato correre anche dal * Vestelingio , ove detto Sp. Aquilio invece di Sp* Icilio.

a p i t o l o

XVH.

Serse morto a tradimento, ed Artaserse scampai* dalle insidie di Artabano sale sul tron di Pet sia. Gli Ateniesi si mettono in guerra cogli Egi+ neti ; e fanno alleanza cogli E gizj ribellatisi alla Persia. Sollevazione in Siracusa* Passato quest anno, Usiteo fu arconte in Atene , e in Roma tennero il consolato L. Valerio PubbKcola, e T. .Emilio Mamerco. Al tempo di costoro (i) , irt A sia, avendo molto credito presso Serse Artabano, capitano dlie guardie , nativo tl Ircania, costui pens di uccidere il r e , e di occuparne il trono. Queste mac chinazione partecip aH eunuco Mitridate (a), cameriere del re, tenuto per uomo di gran fede, e per amicizia e parentela congiunto con Artabano; e Mitridate vi prest F assenso suo facilmente ; cos che da costui in trodotto Artabano nella camera ammazz di un colpo il re Serse, tosto andando collo stesso impeto per uccidere i figliuoli del monarca, che erano tre;'cio Dario il mag giore di tu tti, ed Artasene, i quali trovavansi nella reggia. Istaspe eh' era il trzo, in quel tempo vivea in
(i) La ragione de*tempi vule che si noti qui, che la Aorte di Serte era segnila cinque anni prima, ove debbasi stare al P anaifenio , commentatore assai dotto di Damele. (?} Giustino dice , che Artabano chiam a parte del suo dfsegno Bacabaso. Ctesia , che avrebbe dovuto essere informalo meglio, nomila qui Megabiso. Perch Diodoro mplia un terzo nome, difficile dirlo. Il nostro Metastatio ha sa questo Cragioo avveni mento fatto an bellissimo dramma,

aa8 Batriana , della quale Satrapia era investito* Artabano , adunque, essendo ancor notte profonda, recossi frettoioso da Artaserse annunciandogli qualmente Dario avea ucciso il padre, ed intendeva di usurparsi il regno ; ec citando intanto lui, prima che il fratello eseguisca il suo disegno, a presto provvedere afatti suoi, onde per sua indolenza non essere tratto a servire all altro ; *ma bens vendicato il padre facciasi re egli medesimo, esi bendogli, per la impresa le guardie reali. Fu cosa fa cile persuadere Artaserse ; e difatti coll ajuto datogli da Artabano uccise Dario. Artabano intanto veggendo come la fortuna arrideva alla sua trama, chiamati i suoi figliuoli, annuncia lorp essere venuta buona occasione di occupare il. regno, ed improvvisamente assaltando Artaserse colla spada il ferisce: ma non essendo la fe rita molte grave y pot Artaserse difendersi contro Ar tabano valorosamente, ed uccider lui. Di questa maniera fuori dogni speranza scampato da tanto pericolo, Ar taserse vendic la morte del genitore , e prese le re dini dellimperio persiano. Cosi fini sua vita il re Serse dopo un regno di oltre venti anni (i); e il successore suo lo tenne poscia per quaranta quattro. L anno seguente, in cui era arconte in Atene A rchedemide, e i Romani crearono consoli A. Verginio, e T. Numicio, corse l'olimpiade 79.* nella quale ebbe vittoria nello stadio Senofonte di Corinto. In quel tempo i Tasj si distaccarono (2) dagli Ateniesi per una lite
(1 ) Nel Canone astronomico la durata del regno di Serse por tala a 21 anni , dal che Diodoro non differisce. (3) T ucidide suppone questa ribellione dei T asj succeduta al

a*9 nata a cagione di miniere ; ma gli Ateniesi li trassero a forza darmi allantecedente soggezione ; ed avendo pro digati anche gli Egineti, che pur serano ribellati, anda rono a porre 1 assedio alla citt di costoro. Eraiisi gli abitanti d essa altamente insuperbiti p felici successi ottenuti nei combattimenti di mare : abbondavano co piosamente di ricchezze e di navi; e ci che vai pi, erano sempre stati nemici degli Ateniesi. Perci questi , condotto nell isola 1 esercito, ne devastarono le cam ? pagne , ed assediatane la citt miravano a distruggerla da cap a fondo.' Gli Ateniesi allora non trattavano pi i loro alleati colla gi usata dolcezza ed umanit ; ma volevano signoreggiarli violentemente e con orgoglio , dpo che vedeansi fatti grandi, e sicuri. I loro alleati per per la maggior parte non essendo in caso di oltre tol lerare tanto fasto e s duro governo, cominciarono a concertare tra loro del come sottrarsi a quel giogo ; ed alcuni non aspettando quanto in comune si deliberasse, presero ad operare di proprio arbitrio. Mentressi erano in questi m oti, gli Ateniesi fatti gi signori del mare da ogni parte , mandarono in Amfipoli (i) una colonia di dieci mila uomini, scegliendoli parte de'loro concit tadini , e parte degli alleati ; e ne divisero a sorte
tempo del tremuoto di Sparta, e dice la guerra inrli nata , essere siala di tre soli anni. Non focile dire chi dei due abbia sba gliato ne conti. Chi vien dopo, quando sia giudizioso, h*f la pre sunzione in suo favore. ' (i) Qae&l'An/poli prima chiamavasi Ennea \ e la colonia, di cui qui si parla, vi fu mandata trentadue anni dopo che unan tecedente sotto la condotta di Aristagora , secondo che viene addi tata da Erodoto, era perita.

*3* Ira talli 3 territorio. Questi tennero per nn tempo sotti, il loro dominio i Traci confinanti; ma avendo poscia voluto, an d a re innanzi nella parte superiore della Tra cia , tutti quelli de loro, che coli penetrarono, vainero distrutti dai cosi chiamati Edononi. NelT anno seguente , essendo* magistrato supremo di Atene Tlepolemo, i Romani crearono consoli T. Quin zio, e Q. Servilio. In quell* anno Artaserse re de* Per siani, messosi nelle ragioni dell* imperio, mand-al sup plizio i rei della morte di suo padre, e riordin lo tato del regno, siccome a lui parve che gl* interessi suoi richiedessero. Cos lev i Satrapi, che giudic es sere poco affezionati alla sua persona, e ne mise altri a lui pi convenienti Prese pure cura di quanto ri guardava i tributi, resercito, e le provvigioni da guer ra ; e riducendo tutto il suo governo a norma della equit conciliossi grande riputazione presso i Persiani. Intanto gii Egizj udita la morte di Serse, e le turbo lenze, e i partiti, che affliggevano la Persia, pensarono a ricuperare la libert. Ond , che messisi in armi si ribellarono dai Persiani ; e cacciati del loro paese i questori, si crearono un re di nome Inaro. Questi prima d* ogni altra cosa fece reclutamento d indigeni, poi prese a soldo de* mercenarj ; e cos si provvide di un esercito non disprezzabile. Ed oltre ci sped ad Atene per proporre un* alleanza promettendo, che se avessero contribuito a rimettere in libert gli Egizj , il regno sa rebbe stato a profitto loro; e di molto egli poi si con fesserebbe obbligato ad essi. Gli Ateniesi, comprendendo di quanto loro vantaggio sarebbe stato il diminuire in

*3u
ogni possibil modo la potenza persiana, e Y avere per qualunque' evento di fortuna sotto la loro influenza gli Egizj ip tal modo obbligandoli, decretarono di acootv rere in soccorso di questi con trecento triremi. Laonde si diedero gran moto per allestire quest armata. Intanto Artaserse informato della ribellione degli Egizj, pens a domarli con grande apparecchio di guerra , e molti* tudine d uomini armati. In tale stato si misero le coso dell* Asia e dell' Egitto. In Sicilia poi, tolta di mezzo la signoria dei tiranni, e in ogni citt restituito lo stato libero , tutta 1 isola * molto crebbe in prosperit: perciocch coltivando i Si* culi in piena pace il territorio loro fertilissimo, ben presto 1 abbondanza de* frutti grandemente li fece rio ehi; e tutto il paese fu pieno di servi, che lavoravano* e di bestiame d ogni sorta , e d ogni cosa infia, per la quale si vive felicemente , crescendo ogn ora i pro venti , e non essendovi spesa alcuna di guerra. Ma poco and, che sorsero di nuovo e guerre e sedizioni; ed ecco qual fu F origine del male. Tolta la signoria di Trasibulo, si tennero i comizj , ne quali trattandosi del mdo , con cui meglio rendere florido il governo popolare, si decret di consacrare a Giove liberatore una statua colossale, di celebrare ogni anno gli eleuterj, o vogliam dire la solennit della libert, di fare splen didi giuochi nel giorno anniversario, in cui cacciato il tiranno serano fatti liberi; e d immolare agli Dei quat trocento cinquanta buoi, de quali sarebbesi fatto ban chetto in comune a tutti i cittadini. Aveano inoltre di stribuiti i carichi tutti de magistrati 7 secondo il costume

a3a
antico tra cittadini. Ma con ci aveano lasciati fuori gli stranieri, cbe al tempo- di Gelone erano stati ascritti alla cittadinanza ; ch questi non furono ammessi n ai magistrati, n agli onori civili, o perch gli altri non li credessero degni di tanto, o perch temessero, che as suefatti fin da fanciulli all imperio de tiranni, e stati soldati di monarca, cercassero cose nuove. Il che non essere stato sospettato senza ragione, si comprov in fine dal fatto. debbesi intanto sapere, che Gelone avea data la cittadinanza a pi di cciod forestieri, che sotto lui militarono, e dessi restarono ancora 133. eia. era. e 'pi (1). Or tutti costoro mal sofferendo dessere stati esclusi dal concorrere alla elezione de magistrali, si misero in cospirazione, e separatisi dagli altri Siracusani, occu parono r Acradina, e lisola; l uno, e l altro dei quali luoghi era ben munito di forte muro. Il perch i Siracusani caduti in nuovi travagli si piantarono nelF altra parte della citt, e spezialmente in quella che volgeva alle Epipole ; ed alzato a riparo un muro alr intorno, ivi fortificaronsi con grossi presidj. Con che interclusa ai sediziosi l uscita, agevolmente poi tolser loro ogni maniera d aver vettovaglia. Erano codesti inquilini inferiori di numero ai Siracusani; ma per li avanzavano d assai nella perizia militare : ond , che

(1) Pare essere stato destino di Siracusa, .citt anticamente delle pi popolose e ricche del mondo, che liberata dai tiranni cadesse nelle discordie intestine. Cosi le avvenne ancora alla morte di Jgatocle, e per una simile ragione. Anche Aristotile ha parlato di questo fatto.

*33
ogni volta,' die nelle sortite s veniva alle arm i, 1 Si racusani avean la peggio.- Ma impedito agii altri d oscire, la carestia de viveri li affliggeva. questo fu allora lo stato delle cose in Sicilia.
C
apitolo

XVUL

Vittoria degli Ateniesi in Egitto contro i Persiani 7 che restano assediati al Muro bianco di Memfi. I Siracusani assediano neWAcradina i sollevati. Essi, e Ducezio fanno la guerra agli abitanti nuovi d i Catania, che sono obbligati a lasciare la citt agli abitanti antichi. Cos succede nelle altre citt d i Sicilia. Nel nuovo anno, essendo arconte in Atene Conone, Roma ebbe per consoli Q. Fabio Vibulano, e T. Emi lio Mamerco. In quel tempo Artaserse re di Persia, diede il comando dellesercito, che dovea portar la guerra agli Egizj, ad Achemene, figliuolo di Dario, e suo zio (1); e consegnandogli trecento mila uomini , tra cavalieri, e fanti, gli ordin di espugnare l Egitto. Ito egli col, si accamp vicino al Nilo; e dato ristoro
(i) Ctesa lo dice fratello di Artaserse, - e lo chiama Assemeni de ; ma chiaro, che non pot intenderlo che fratei cugino ; e allora bisognerebbe supporlo figliuolo di Dario primogenito di Serse. Ma non V ragione di rigettare l1 asserzione di Diodoro. Ctesia dice ancora , che condusse -quattrocento mila uomini. I numeri <noa ostano nulla agli scrittori, e ai copisti, massimamente trattandosi dii potenze grandi, com* era la persiana, e di cose assai vecchie. >

*34
ai solcUti, poscia si dispose alla battaglia. Gli *Egizj chia mate schiere da tutto il paese, e dall Africa , stavano aspettando gli ajtiti degli Ateniesi; i quali condussero un1armata di dugento navi, ed unirono le loro forze con quelle degli Egizj. Venutosi quindi a giornata, dalT una parte e dalf altra si combatt con gran forza. E per qualche tempo i Persiani a cagione d essere molti preponderavano. Ma gittatisi contro essi gagliardamente gli Ateniesi, e respinto avendo il corno, che loro era opposto, caduti a terra moltissimi de* Barbari, tutta l'altra moltitudine d essi si diede alla fuga. E allora de* fugiaschi si fece incredibil macello ; cos che i Per siani , perduta la maggior parte dell' esercito, ebbero gran ventura di ripararsi i M uro, che chiamasi bianco (i). Gli Ateniesi vinta avendo col loro valore quella battaglia, veggendo i Barbari insistere in tenere quel luogo forte , prepararonsi per espugnarlo. In que sto frattempo Artaserse, udita la rotta de* suoi, mand con grosse somme alcuni familiari a Sparta, onde sol lecitare i Lacedemoni a portar guerra ad Atene, cre dendo che in tal maniera gli Ateniesi eh* erano vit toriosi in Egitto , sarebbero ritornati al paese per soo orrere la loro patria. Ma gli Spartani non vollero n ricevere quel denaro, n dare orecchio alle domande de* Persiani. Laonde disperando Artaserse degli ajuti
(i) Era questa una parte delle mura di M emj, con chiamata a cagione de* sassi bianchi, di cui era fabbricata. Questa indicazione ci dimostra ove all1incirca fu data quella battaglia ; e potrebbe! da ci ancora congetturare quale strada i Persiani tenessero per en trare in Egitto.

*3S
3 e* Lacedemoni, pens a provveder nuove schiere ; e

dato di queste il comando ad Artabazo, e a Megabiso, uomini di gran valore, li mand all'impresa coatro gli Egizj. Venne poi il nuovo anno, in cui in Atene fu att onite Evippo ( i), e consoli in Roma Q. Servilio, e Spurio Postumio Albo. Allora Artabazo, e Megabiso fi), destinati al comando per la guerra in Egitto, condus sero dalla Persia d uomini a cavallo, e a piedi pi di trecento mila. Fecero essi la loro fermata in Cilicia e in Fenicia per far riposare lesercito : poi o rd in aro n o ai Cipriotti, ai Fenicii, ed ai Cilicii di mettere in ordine un armata ; sicch costrutte trecento triremi, vi posero sopra uomini fortissimi ben forniti darmi e di quanto a combattimento navale pu occorrere. In questo appa-r recchio di guerra, e nell addestrare gli uomini in ogni esercizio opportuno, impiegarono tutto Tanno, Gli Ate* niesi intanto incalzarono 1 assedio di quelli, eh eransi * rifuggiti al Muro bianco; e perch i Persiani ivi chiusi difendevansi valorosamente ? n in alcuna maniera quel luogo poteri prendere, l assedio si continu tutto Tann. Ad un assedio anchessi i Siracusani erano tuttavia
(O I marmi di O xford lo chiamano Eutippo , e il flesselingio crede che sia lo stesso che P AnafUstio , amico di Cimone, ram memoralo da Plutarco. (a) Questo M gahso t che trovasi qni, fa congetturare erroneo il Megabiso di Ctesia, come complice di Artabano. giusto per avvertire , che Tucidide lo chiama Megabato.- noto il vizio dei Greci di storpiare, e sfigurare tulti i nomi stranieri.

*36
intesi, continuando la guerra tra essi, e i ribelli ; ed era quello dell* Acradina , e dell Isola, che con molta forza guerreggiavano; perciocch quantunque avessero vinti i ribelli in un combattimento navale, non poter vano per dalla parte di terra abbastanza combatterli, onde cacciarli della citt ; e . ci a cagione de* troppo forti luoghi, che tenevano. Ma essendosi poi venuto a giornata campale, dopo una battaglia da entrambe le parti asprissima, e nella quale gli uni e gli altri eb bero quantit grande di m orti, finalmente i Siracusani restarono vincitori. La quale battaglia finita, a seicento de loro, sopra tutti trascelti, come quelli pel cui va lore singolarmente ottenuta aveano la vittoria, regala rono corone, e per premio diedero a ciascheduno una mina. . Or mentre queste cose seguivano in Siracusa, Deucezio ( i) , capo de Siculi, mosse le armi contro gli abitatori di Catania, nemico ad essi a motivo del ter ritorio , che a riguardo loro era stato tolto ai Siculi. Nel tempo stesso facevano loro guerra anche' i Siracu sani ; perciocch di quel territorio una parte aveano pur essi avuta nella divisione che se nera fatta quando Jerone li avea mandati col in colonia: onde colle armi sostenevano le loro ragioni. Quei di Catania cercarono di resistere, e si misero in armi; ma rotti in molte (x) Questo Deucezio era indigeno, con grande animo tent do po le usurpazioni del loro paese succedute per parte de* Greci, che ne popolarono le coste , di unire le forze de Siculi , per cac ciare tanti stranieri, ohe aveano obbligati i nativi a concentrarsi nellinterno dell isola.

battaglie, finalmente partirotisi di quella citta, e anda rono ad occupare 1* altra, che ora dicesi Etna, e che prima si chiamava Ennesia. Cosi avvenne, che dopo al quanto tempo ( i ) gli antichi cittadini di Catania ricuperas sero le loro sedi patrie. Ed appresso questo fatto, tutti coloro, che regnando Jerone, stati espulsi delle loro citta, aveano dovuto andare esuli, trovati soccorritori, v i. ritornarono, e ne cacciarono quanti con ingiustizia s rano piantati nelle citt altrui. Furono di questo numero i Gelani, gli Acragantini, e gl Imerj. Nella stessa maniera ancora que* di Reggio misero m libert gli abitanti di Zancle, cacciati di signoria i fi gliuoli di Anassila. Dopo le quali cose i Gelani, occu pando Camarina, se ne divisero tra loro di nuovo le campagne. Finalmente quasi tutte le citt con risolu zione comune si legarono tra loro contro gl inquilini, come contro un nemico da distruggere; ed accolli gli antichi esuli, a questi restituirono i diritti, di cui erano stati spogliati; ed a Messana trasportarono i forestieri tu tti, che dianzi eransi usurpati i diritti altrui. Cosi ebbero fine le sedizioni e i tumulti alzatisi per Sicilia: e pressoch tutte le citt, toltine gli stranieri che vi dominavano , vennero restituite a s medesime; e lan tica forma di repubblica fu rimessa; e quanto rimaneva ancora di terre comuni si divise a cittadini a ra gione di teste.
(i) Erano quattordici anni, dacch Jerone li avea cacciali man dandoli ad abitare, co' Leoniini. 8i notaio ^di sopra come per vendetta distrussero il suo sepolcro.

>3<
C a p ito l

XIX.

litto ria de Persiani in E gitto, e trattato coll esercito ateniese. Gli Ateniesi vincono i Feloponnesj, e gli Egineti. Gli A teniesi, e i Lacedemoni si meU tono in guerra tra lo to , mentre erano accorsi come ausiliari d i altri popoli. Gi era in Atene arconte Frasielide ; e celebrassi F 8o.ma olimpiade, in cui Torillo di Tessaglia ottenne la.palma dello stadio; e i Rothani crearono consoli Q. Fabio e T. Q uoao Capitolino. In quel tempo i car pitani de Persiani , entrati gi in Cilicia, aveano alle stita di tutto punto un' armata di trecento navi, e coll esercito marciavano per la Siria e la Fenicia; e cosi via seguendo, fiancheggiati dalle navi giunsero final mente a Memfi , ove tosto fecero scioglier lassedio del Muro bianco, caduti per larrivo de'nemici in grande spavento Egizj del pari ed Ateniesi. Quindi pruden temente consigliatisi risolsero di non venire a giornata; ma per di metter fine alla guerra con militare artifi zio. Al quale effetto essendo a stazione le navi attiche presso r isola Prosopite, i Persiani divertendo per altri canali il corso del fiume, che la cingeva, d isola ne fecero parte del continente; e tutte quelle navi trovaronsi improvvisamente in secco. Per lo che atterriti gli Egizj , senza riguardo alcuno degli Ateniesi, riconciliaronsi co Persiani. Gli Ateniesi vedendosi in tal mo do abbandonati da loro alleati, e non potendo pi servirsi delle navi , le abbruciarono tutte , sicch non

a3g
venissero in ptest de nemici ; n punto disanimandosi per la pericolosa loro situazione , scambievolmente incoraggiavansi a non far cosa indegna della antica virt, de Greci ; e fattisi forti di cuore pi di quelli, che alle Termopili sacrificarono la vita per la salvezza della Grecia, prepararonsi -a combattere il nemico. Ma i capi de Persiani, Artabazo, e Megabiso, conosciuta lardita risoluzione de Greci, e considerata la tanta perdita d uomini, che aveano essi gi fatta ne sanguinosi in contri avuti, vennero a patti cogli Ateniesi, ed accord^pon loro di partirsi dellEgitto sicuri d ogni pericolo. Cos per la propria virt salvi, abbandonarono quella terra; e camminando per 1 Africa sino a Cirene ( i) , di l senza alcun danno, e contro ogni speranza ritor narono in patria. Mentre succedevano queste cose, Efialte , figliuolo di Simonide , fattosi capopopolo in Atene , con cit la moltitudine contro gli Areopagui; e la persuase a scemare con pubblico decreto 1 autorit di quel ma gistrato. (2) , e ad abrogare le bellissime istituzioni pa irie* Ma non and impunito s infame tentativo; per ciocch fu ucciso di notte tempo non si sa da chi.
Ci) Limmenso deserto aridissimo, che oggi frapposto tra il Nilo e l antica Cirenaica , mette meraviglia ove sentasi da alcuno ardito viaggiatore varcato. Dobbiamo credere, che meno disastroso fosse quel passaggio al tempo degli avvenimenti qui accennati P (2) Solone aveva incaricato l Areopago d ' invigilare sulla osser vanza delle leggi e de costumi : ne avea fatta una potenza superio re , che continuamente doveva ricondurre il popolo ai principj della costituzione, e i particolari alle regole della civilt e del dovere* ' Veggasi il Mcurso, Della morte di codesto Efialto da Plutarco si la autore Aristodico tanagrco.

ii(o
Passato quell* anno Filode fu arconte m A tene, e furono consoli in Roma A. Postumio Regillese , e Sp Furio Medullino. Al tempo di questi suscitassi guerra da Corintii ed Epidauri contro gli Ateniesi. I quali andati a que nemici, e fattasi aspra giornata ad Alia ; restarono vittoriosi (i); quindi eoo grandi forze navali invasero il Peloponneso, e lo exnpieron di stragi; ed avendo i popoli della penisola voluto tentare di nuovo la fortuna delle arm i, tutto che si fossero uniti insieme, ed avessero una buona armata, venuti alle mani al promontorio Cecriflia, ebbero a lasciare un* altra volta agli Ateniesi la vittoria. Pe quali prosperi eventi preso maggior animo, questi deliberarono di far la guerra anche agli Egineti, che dicemmo essersi insuperbiti per la gloria dianzi acquistata colle loro belle azioni, e che gli Ateniesi vedevano avere gli animi alienati .da loro. Mandata perci contro gli abitanti di Eginia una grande armata, questi assai pratichi della guerra di m are, e fidati nella gloria delle antecedenti battaglie, non si misero punto in paura delle superiori forze degli Ate niesi ; ina avendo gi un grosso numero di trirem i, e fabbricatene poco anzi di nuove, si commisero alla for tuna di un combattimento navale. Se non che dovettero soccombere, perdendo ottanta triremi ; onde per tanta calamit scoraggiati fu loro forza di sottomettersi alla signoria degli Ateniesi (2). E queste furono le imprese
(e) Tucidide nega questa vittoria degli A teniesi, Attribuendola anzi ai Corintii. (1) Aspre furono, le conditimi stabilite dai vincitori. Gli Beli dovettero rovesciare le loro mura consegnare tulle le loro

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fsilte eia Leodrate, capitano allora degli Ateniesi nella ' guerra cogli Egineti, durata nove mesi. Intanto Deucezio, re de Siculi, nobilissimo di schiatta, ed in quel tempo molto ricco, fabbric la citt de* Menei (i); e condottivi coloni; loro distribu il territorio de' contorni : poscia and contro Morgantino , per ' la espugnazione della quale citt gloria non volgare acqui-* stossi tra \ suoi. Venne intanto l 'altro anno, in Cui Bione fu arconte in Atene, e furono in Koma consoli P. Servito Strutto, e L. Ebuzio E va, al tempo de quali nacque guerra H tra Corintii , e Megaresi a cagione/ dei ' confini. : E da principio non facevansi sui rispettivi territorj che rubam enti, e guasti : poi a piccole partite incominciossi dal? F una parte e dall altra a venire a' fatti ; e finalmente crescendo la discordia, e gl' incontri, i Megaresi, che di molto erano inferiori nelle forze ai Corintii, temendo di s, fecero alleanza cogli Ateniesi. Onde cos ugua gliate le forze pe soccorsi da questi somministrati, e condotti da* Mironide, uomo di specchiata e mirabil virt, avendo que di Corinto mandato un forte esercito} di Peloponnesj sul territorio di quei di Megara, si venne a battaglia campale, in cui per T* ardore , e l
navi, ed eseguire ogni ordine degli Ateniesi. Ma fu pi crudele la vendetta, che di poi gli Ateniesi presero di quel popolo infelice , secondo che ne ha lasciata memoria E liano, poich fecero tagliare ad ognuno il dito pollice della mano destra. (i) In mezzo alle tante discordie degli Eruttiti sul vero nome di questa citt , io mi sono affidato alla iscrizione di una medaglia ri portata nel Tesoro Brandeburghese, attenendomi nel resto alla fon* datissima congetturadel Cluverio.

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pertinacia degli uni e degli altri, lungo tempo F esita rest incerto; ma infine rimasero vittoriosi gli Ateniesi con grande strage de loro nemici (i). pochi, giorni dopo incontratisi gli Ateniesi di bel nuovo nell oste nemica m un luogo detto Cintoli*, restarono ancor vit toriosi , e fecero nuova strage. Non molto and poi, che anche i Focesi mossero le armi contro i Doni. I Doni, che diedero origine ai Lacedemoni, abitano tre citt poste sotto il monte Parnasso ; e sono Citinio, Bojo, ed *Erineo. I Focesi, soggiogati colla forza i D orii, atta beila prima ne oc cuparono le citt. Per lo che i Lacedemoni a riguardo del parentado mandarono loro Nieomede di Cleombrota in ajuto ; il quale condusse nulle cinquecento Lacede moni , e dieci mila Peloponnesi qua e l raccolti. Era questo Nieomede il tutore di Pleistonatfce, re di Sparta ancor fanciullo ; e prese con tutte queste forze la di fesa dei D orii, cos che vinti in battaglia i Focesi, e ricuperate le citt (a), riconcili poi i due popoli. Ma gli Ateniesi udito postosi fine alla guerra de Focesi dai Lacedemoni, pensarono al come opprimere questi, mentre passavano per ritornarsi al paese. Pertanto data mosa all impresa, si posero in lega cogli Argivi e coi
(i) Si pretende cbe Lisia ed Aristide non per altro abbietta al* tribuita la vittoria agli A tenisi, se, no perch sai aliarono il tro feo , il che equivale al nostro essere, restali padnsi dot campo. Tuoidide dice non essersi vinto n dall'otta, n dall altra, parte. Ma poi certo, che nella battaglia la qaalo dodici giorni dopo di bel nuovo si diede i Corintii furono gravemente battati. (a ) Tucidide dice, che ne restituirono uaa sola*

*43 Tessali; e con cinquanta navi, ed un esercito di quat* tordici mila uomini andando addosso a ,Lacedemoni it arrestarono nel passare per Gerarca* Aveano i Lacede moni , informati delle trame degli Ateniesi, volto il loro cammino verso Tanagra , citt di Beozia ; ma gli Ate niesi corsero a quella parte rapidamente ; e presto ebhesi a venire alle mani dall uno e daHaltrb canto ; e fierissima fu la battaglia.: nella quale, quantunque, mentre pi 1 azione bolliva, i Tessali passassero agli Spartani (i), nondimeno gli Ateniesi e gli Argivi si comportarono cos valorosamente, che non pochi es sendo i morti d entrambe le fazioni, la sola notte so praggiunta pot appena separare i combattenti. Infrattanto venendo condotta al campo ateniese grande quautit di vettovaglia dall' Attica , i Tessali subodorata la cosa pensarono d andar sul- momento a cercare d im padronirsi di quelle provvigioni, e preso in fretta cibo, marciarono incontro ai convoglio. E perch le scorte d esso non savvidero detya rea intenzione, e daltronde teneva i Tessali per amici, in mke maniere s ebbe a contendere sia per rapire la preda , sia per cnser* varla o ricuperarla. Imperciocch sul principio accolti i Tessali per errore dai nemici 1 essi incominciarono a fare man bassa , e ad ammazzare qtianti incontravano ; e come gi erano ben ordinati, attaccando gente che stava ala rin fu sa n facevan macello; S accrsero %n4ant delle insidie gli temesi che stvaao nel campo; e non tardaron ad accorrere m ajtto de loro. Infatti
( i) I Testati pei ttle slealt ebbro poscia eauiriflimo nome.

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nel pruno giungere, datisi i Tessali alla fuga, .ne fe cero ampio scempio. Ma presto i Lacedemoni anch essi accorsero dall alAra parte in sostegno dei Tessali : onde cbe spiegate dai due eserciti tutte le loro forze, si tenne a formale battaglia, nella quale combattendosi dall una e dall altra parte con gran vigore, molti d en trambe vi lasciarono la vita. Come poi era ancor dub bio lesito, e doveva decidersi della vittoria tra i Lace demoni e gli Ateniesi; gli uni e gli altri per mezzo di messi convennero di una sospensione d armi per quat tro mesi.
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a p i t o l o

XX.

I Tebani prendono a rilevarsi , e fanno alleanza coi Lacedemoni, perch U ajutino a ripigliare il pri mato in Beozia. Ma sono battuti da Mironide ate niese. Bella campagna di questo valroso uomo. Finito 1 anno cbe abbiamo scorso , venne , arconte in Atene Mnesiteide ; e furono in Boma consoli L. Lu crezio, e T. Yeturio Cicurino. Mentre questi governa vano la repubblica , i Tebani, che dopo lalleanza te^nuta da essi con Serse erano assai decaduti, con molto impegno si misero a studiare iu che modo ricuperar finalmente le forze e la gloria dell imperio di loro pa tria. E siccome tutti i Beozj mostravano d essi un som mo Sprezzo, n li tenevano pi in alcuna riverenza, cercarono dai Lacedemoni, che volessero restituire a Tebe l imperio di tutta la Beozia* Pel qual benefizio

*45 essi promettevano di sostenere colle private loro for ze la guerra mossa dagli Ateniesi, cosi che in avve nire non avessero gli Spartani alcun bisogno di man dare armati fuori del Peloponneso. Ora i Lacedemoni credendo, che la esibizione de* Tebani sarebbe loro stata di utilit, e che Tebe ridotta a miglior condizione avrebbe egregiamente servito per un grande antemurale contro gli Ateniesi, ' poich essi allora avevano presso Tanagra un bello* e ben provveduto esercito ; il cir condario di Tebe allargarono pi che ; fosse prima , e obbligarono le castella e citt de Beozj a star sotto la dominazione di essa. Gli Ateniesi adunque volendo di stornare questi raggiri de* Lacedemoni, radunarono un competente esercito , e ne diedero il comando a Mironide, figliuolo di Callia, il quale fatto grande recluta mento di cittadini, con pubblica notificazione a soldati, che dato aveano gi il giuramento, signific il preciso giorno, in cui avrebbe condotte fuor di citt le sue schiere. E come quel giorno venne , una parte di quei soldati non essendo comparsa , secondo che era stato co mandato , con quelli eh* eransi presentati, marci in Bezia. Uffiziali ed amici persuadevangli di aspettare alcun poco quelli che tardavano : ma Mironide , uomo prudente, e valente esecutor delle commissioni avute , rispondeva, non dovere un capitano tardare; allegando questa ragione, che chi mette indugio in marciare, anche ne cimenti di cuor basso e timido ; e non giam mai pronto come conviene ad incontrare i pericoli per la gloria della sua patria. All opposto chi di pronto e Veto animo si presenta nel di fissato, per questo solo

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d argomento manifesto del suo valore, e non vorri mai abbandonare nelle battaglie il sdo posto. E l 'evento comprov il detto; di contro i Tebani molto supe riori di numero condnceva egli non molta copia di soldati, ma in fortezza assai migliori. Ond* , che ve nutosi al fatto d armi riport sui nemici mia vittoria decisiva (i). F u la battaglia , che allor si diede, in nulla inferiore a quante ne passati tempi eransi dat dagli Ateniesi ; ed stata veramente opinione, che la vittoria di Ma ratona , e quella di Platea , riportate entrambe felice-* mente contro i Persiani, e tutte le altre , con tanta gloria del nome attico ottenute, non fossero per niun modo da anteporsi a questa, che Miromde con grande arte, e tanta riuscita diede a* Tebani. La prima fu ri portata sopra Barbari, e la seconda coll ajuto degli alleati; ma in questa i soli Ateniesi esponendo le loro vite a fronte de pi valorosi fra tutti i Greci, vinsero contendendo della somma delle cose. Imperciocch i Beozj non possono aversi per inferiori a nissun popolo greco in sostenere i pericoli, ed ogni difficolt di guerra $ e si s a , che di poi a Leutri , ed a Mantinea i Te bani, sresi con grande ardimento a misurarsi con tutti i Lacedemoni, e i loro alleati, somma gloria ottennero di valore , e diventarono improvvisamente i principali di tutta Grecia. Di questa battaglia per, quantunque
(i) Poiieno, e Frontino riferiscono ingegnosi modi, di cui Mironide sapeva giovarsi contro i otmici sopra lui prevalnti in numero di soldati.

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ft gran lunga pi illustre , nissano scrittore ci ha esposto 1' ordine , T andamento, e le vicende. Ma nou perci meno da dirsi, che per essa Mironide nella celebrit .del nome pareggi i capitani celebratissimi, die vissero prima di lui, Temistocle, Milziade, e Cimone. Egli poi dal campo della vittoria immantinente and a Ta~ nagra, e la prese, e ne demol le mura : indi inva dendo tutta la Beozia, mise a sacco ogni cosa, e di stribuendo tanta preda a soldati, K fece ricchissimi. I Beozj vivamente Commossi per tanto saccheggiamento del loro paese, da ogni parte si unirono insieme e messo in ordine un grande esercito ritornarono incontra a nemici. La nuova battaglia succedette ad Enofila di Beozia ; e come eransi proposti di resistere con ogni forza, per tutto un intero giorno si combatt furiosa mente ; ed a stento pel valore degli Ateniesi lesercito dei Beozj fu rotto e messo in fuga. Mironide vincitore ridusse allora io poter suo tutte le citt della Beozia, eccettuata la seda Tebe. Quindi andato a campo nel paese de Locri, v che chiamatisi Opunzii, nel primo impeto immantinente li dom, e trattone ostaggi, ir ruppe in Paraglia (i) ; n pi che i Locri gli cost
( i ) Ho seguita lemenda proposta dal Palmerio , e non rigettata dal Fesselingo ; non solo perch tra gli Optimi e la Farsoglia del testo corrente erano paesi e popoli, de1 quali qui non si parla , ma perch espressamente dicendosi q u i, che non cost a Mironide pi il soggiogar* i F o ttti , Ji quello che gli fosse costat il soggio gare i L ocri, debbesi necessariamente dire, che il paese ia cuifee* irrusioite, era una perlinensa de1Focesi, onde non poteva essere la Parsagli*. Vedasi inoltre, che di questa ha parlato pi opportuna mente dopo aver notato,' ohe M irande fi spinge poi in 2 'e$saglia+

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il soggiogare i Focesi; ed avuti ostaggi anche da que sti , si spinse in Tessaglia , e rinfacciando ai Tessali il tradimento , comand he dovessero accettare gli esuli, che avean cacciati. E come poi gli abitami di Farsalo non eseguirono quanto avea loro comandato, mise 1' assedio alla loro citt ; e perch non gli venne fatto colla forza di espugnarla, essendosi per molto tempo gli abitanti sostenuti coraggiosamente, disperando di occupare la Tessaglia ritorn ad Atene. Per tante chiarissime imprese in s breve tempo eseguite, Mironide fu altamente commendato da' suoi. concittadini.' E queste sono le cose , che resero illustre quell' anno.
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Tolmide e Pericle di Santippo vanno, uno dietro ? altro , con un. armala a danni degli Spartani e loro alleati. Poi si fa tregua tra Sparta ed Alene per cinque anni. Sedizioni in Siracusa, ove s isti tuisce il petalismo , che poi dura pco. In quello, che a questo successe, fu* in Atene ar conte Callia y e presso gli Elei si celebr 1*olim piade 8 i .ma, toccato il premio dello stadio a Polinnasto di Cirene. Ebbero poi l ' imperio consolare in
fluendo Fattalo capitale della Fartaglia, che era un distretto della 'T ettatila. E cosi meglio s intende perch Mironde disperasse di occupare la Tenaglia^ giacch i Farsatesi gli avevano resistito ah Corse aveva egli o mandato, o forse bastami par istar luugo tempo sotto quella piasav, chiave di tutto il paese.

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Roma Servio Snlpizio, e P. Volunnio Amintino. la quel tempo(Tolmide, comandante dellannata ateniese, emulando la virt e la glria, idi Mironide, concep di fare anch egli qualche impresa memorabile. E come fino a que* giorni nissuno era stato mai a fere alcuna incursione sui confini della Laconia ; egli propose al popolo d'andare ad infestare le campagne degli Spar tani , promettendo, che se ponessero sulle sue triremi mille umini, egli sarebbe andato a dare il sacco1 a quel paese, e a recare grande diminuzione alla gloria degli Spartani. E poich ebbe a ci 1' assenso del po polo, per poter condur seco occultamente- un numero maggiore. di cittadini trov quest astuzia. 1 cittadini opinavano , che dovessero reclutarsi giovani di fiorente et , e robusti di corpo. Or Tolmide facendosi sollecito di aggiungere alla sua impresa. assai pi gente ehe i m ^le, de' quali avea avuto 1 ordine , venne via acco standosi ad ognuno , che scorgeva robustissimo, e gli significava che lo avrebbe messo nella leva; onde tor nargli meglio farsi inscrivere spontaneamente, che ve ndersi poi per forza costretto a servire (i). Ed avendo cos persuaso pi di tre mila a dare ultroneamente i loro nomr, daltronde, vedendo die gli altri non erano tanto pronti, fece sulla restante moltitudine la leva dei mille che il popolo gli aveva permessi. Quindi
( i ) Era prescritta dalla legge let militare di ciascbedauo, e ciascheduno era* in ruolo ; n poter esentare dal servizio, ore ne fosse richiesto , se non per gravissime ragioni di salate o d* ignominia. Ove adunque all occasiooe di un invito non si accorressi spontaneamente, avea luogo la leva forzata

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posta in ordine ogni altra cosa necessaria, con csnquanuk triremi e quattromila tornio! armati salp, e trasporr tatosi a Metone di Laconia, prese qnei post. Dovette egli per presto abbandonarlo, poich venivano alla sua volta con molta fretta gli ajuti degli Spartani ; ed andato di l a Gitio, porto de Lacedemoni-^ ed occu pata quella citt, ne incendi f arsenale con tutte le nari che ivi erano, e devast tutto il paese* Di l voltosi a Zacinto di Cefaloma, prese quella citt, e ri dotte alT ubbidienza sua tutte le castella di Ce&onia, navigando al lido opposto spinse 1 annata sua a Nau-* pntlo , di cui al primo assalto impadronitosi , colloc in essa vrie nobili famiglie di Messenj, che i Lacede moni aveano lasciate andare con sicurezza (i): poich in quel tempo continuando i Lacedemoni a far guerra agl' Iloti ed ai Messenj, aveano ridotti gli uni e gli altri all antica sudditanza ; ed aveano sotto la fede pub blica lasciati partire gl* Itomii, siccome di sopra si Letto. In quanto poi agl* Iloti, fattine morire gli autori della sollevazione, misero tutti gli altri in servit. Venuto indi arconte in Atene Sosistrato, e fatti consoli in Roma P. Valerio Pubblico!, e G. Clodia Regillano, Tolmide in quel tempo stava vn Beozia. Ma
(i) Nella guerra messenica gli Spartani facendo* l assedio d'Itome, cill capitale del paese , erano siali prevenuti , che farebbero gravidimo peccalo violando I asilo ti Giove a danao de suppliche voli . Perci (cero grazia ai Messenii obbligali ad w rtM krsi, per mettendo loro di partirsi sicuri dal loro paese- 1sacrate ha ma* futfcata I*umanit generosa degli Ateniesi pel ricetto, chs Tot~ tnide diede ai M essemi in J)faupaito* < .

a5r gli Ateniesi diedero per comandante a sceltissimi uomini Pericle figliuolo di Santtppo , e consegnandogli cinquanta triremi e mille arm ati, gli ordinarono di portarsi nel Peloponneso. Il quale avendone saccheggiata gran parte s inoltr nell Acarnania presso 1 Eniadi ; e obblig alla divozione sua tutte le citt del contorno (i). Sicch in quell' anno gli Ateniesi ebbero sotto 1 imperio loro * moltissime citt; e godevano di rinomanza gloriosa per fortezza, e per militare perizia. Nel susseguente anno fu in Atene arconte Aristone, e furono consoli in Roma Q. Fabio Vibulano, e L. Cornelio Curetino (a). Sotto il governo di questi ma-* gistrati fu fetta tregua per cinque amfi tra gli Ateniesf e gli Spartani, per interposizione di Cimone. In Sicilia sorse guerra tra gli Egestani e i Lilibei, a conto del territorio situato presso il fiume Mazaro. Venutosi a gran battaglia, ancorch molti dall' liba e dall' altra parte vi perdessero la vita , non per si estinse il fer vore della contesa. Imperciocch dopo una nuova enu merazione di cittadini fattasi nelle citt, e la distribu zione del territorio, essendo restati iscritti molti per

(z) notabile questa prima impresa di P trio le , divenuto poi tanto famoso nella storia di M en e . (a) It Vesseliiigio sospetta, cbe il testo sia alterato, e debbasi piuttosto leggere Cosso, questo soprannome trovandosi nella fami glia C ornelia , e non quello di Curetiuo che il corrente; essendo questo piuttosto nome di trib. Anche il Sigonfa avea inclinato a questa emenda. Lascio Curetino all'emenda che possa farsene dagli antiquarj , se i peui di Fasti Capitolini ultimamente coperti in Roma ajutino ia ci.

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fronde, o a easo, le citt incominciarono unaltra volta * soffrire malattia intestina , ed a vessarsi colle discordie reciproche, e con turbolente fazioni; e Siracusa mas simamente ebbe ad esser presa del male pi delle altre : ch certo Tindaride di nome, pieno di temerit e di orgoglio , attaccandosi molti poveri, proteggendoli, e prestando loro di cbe mangiare, con essi si prepar un satellizio, cbe l ajutasse a prendere la signora della citt. Ma ai mauifesti indizj del suo ambire il regno fattosi reo di pena capitale , venne arrestato ; e mentre conducevasi in carcere, coloro , che a grandi spese si era fatti partigiani , unitisi in truppa assaltarono violen temente i littori. Eccit questo fatto un gran tumulto in'citt ; e i pi zelanti, radunato un bun numero di cittadini loro amici, arrestarono quelli cbe ardito aveano di tentar novit, e li mandarono con Tindaride al supplizio. E siocbme pi volte furono fatti simili tentativi, e parecchi si lasciavano solleticare dall' ambizione di farsi tiranni, il popolo di Siracusa fece ad esempio degli Ateniesi una legge simile a quella dell' ostracismo. Imperciocch, come in Atene veniva scritto sopra un. guscio il nome di colui, cbe fosse parato da tanto da potere occupare la signoria ; cos in Siracusa si stabil , che si scrivesse sopra una foglia d'olivo il nome di chiunque tra cittadini valesse pi per ricchezze. Ond* che contate quelle foglie chi avea il suo nome in pi di esse, veniva cacciato in esilio per cinque anni : riputandosi, cbe in questo modo 1' alterigia de* pi po tenti potesse ridursi a moderazione. E questo rigore usavasi, non per punire delitti, ma per diminuire gli

a53 effetti della ricchezza e delia potenza. Ci poi, che gli Ateniesi per lo stesso oggetto dicevano ostracismo , i Siracusani dissero petalismo. Presso gli Ateniesi codesta legge dur lungo tempo : ma presso i Siracusani fu abolita assai presto ; ed eccone la ragione. Cacciandosi in bando persone di grande af&re, gli altri tra citta* dini. che rimanevano potenti per favore e per credito, che sarebbero stati non poco utili alla repubblica colla loro virt e prudenza, s astenevano dal maneggio de pubblici affari, e pel timore si riducevano a vivere privatamente. Ma da un canto applicandosi quesli sol tanto alle cose loro domestiche fnivauo con darsi tutti al lusso ; e dall* altro canto ogni soggetto cattivo e audacissimo mettevasi alla cura del governo, e ad ecci tare il popolo a novit, e a turbolenze. Laonde stitc gendo di nuovo le sedizioni , e dividendosi in fazioni la mollitudin, la citta trovossi malauguratamente involta in una crudele e continua procella. Perciocch saltavano fuori ad ogni tratto molti e sciocchi parolaj a farsi capi-popolo , e a sparger calunnie, dappoich 1 unico esercizio de' giovani era d* acquistare facilita, di parlare argutamente. E ci, che.pi grave, la maggior parte invece di cercare credito col mostrarsi ben disciplinati in ogni bel ram di onest, sei mercavano colla scostu matezza , e con mali studj : poich quanto la pace fa ceva lautamente crescere le ricchezze , altrettanto poco pensavasi da ognuno ad esercitare e a conservare reci procamente la concordia e la giustizia. Perci fattesi gi serie considerazioni intorno alla istituzione del petalismo, si venne poscia ad averla per non avvenuta,

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essendosi osservala per breve tempo* E m qilesto stalo erano allora le cose d* Siculi
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XXII.

Progres ti delle imprese di Pericle, e di Tolmide. Spedizioni siracusane contro, i Tirrenj. Deucezio riedifica Mena. Singolarit del tempio degli Dei palici*. Risorgimento e nuova ruma di Sibmi. Fu intanto alla testa del governo di Atene Lisicrate; ed ebbero in Roma il consolato G. Nauzio Rutilo, e L* Minucio Augurino. Fino dall* anno innanzi Pericle, capitano degli Ateniesi, fatta invasione nel Peloponneso, avefa dato il sacco alle campagne de* Sicionii ; contro il quale avendo essi tondone tutte le loro forze, e datasi la battaglia, egli vinse, ed uccisi molti mentre fuggivano , gli altri assedi entro le mura iu cui serano chiusi. Ma non avendo potuto prendere la citt, come con gran forza avea tentato di fare, perch i Lacede moni aveano mandati ajuti agli assediati; egli lev il campo da Sicione, e pass, come si disse , in Acarnania, scorrendo pel paese delle Eniadi. Poi nel nuovo anno eon grosso bottino partissi di l , e and nel Chersoneso, e distribu terre a mille cittadini (i). In
(x) Tatti b i n o dtto, che qui ripeter! ci cbe Pericle area fiitto l anno antecedente. Pottvati dir meglio : qui ritornava! da Diodoro sopra le cose fatte da Pericle Panno antecedente. Io non credo d* avere minimamente violentato il testo , interpretandolo m 9odo, cbe la supposta ripetizione indegni di al grave scritture1 *

*55 questo frattempo Tolmide, altro de capitani ateniesi, andato in Enbea, e a Nasso i ad altri mille cittadini assegn da coltivare le terre di quest ultima. In Sicilia poi, seguitando i Tirrenj a ladroneggiare sul mare > i Siracusani diedero il comando diell' armata a un certo Fasilo, ordinandogli di passare nel mar tir* reno. Costui andato alla impresa commessagli, di primo tratto saccheggi *1 isola Elalia; ma avendo nascosta* mente avuta grossa somma di denaro dagli Etruschi, ritorn in Sicilia senza aver fatto nulla di memorabile. I Siracusani dichiarato costui reo di tradimento, lo condannarono all esilio ; e diedero il comando ad un altro di nme Apelle ; e questi, eh* ebbe sotto di s sessanta triremi, dopo aver dato il guasto ai luoghi marittimi della Tirrenia, and in Corsica, isola in quel tempo soggetta agliEtruschi; e devastata, e de predata la maggior parte de luoghi d* essa, e ridotta anche in poter suo 1*Etalia , ritorn a Siracusa con gran numero di prigionieri, e con non poebe ricchezze. Dopo queste cose Deucezio, principe de Siculi, uni in sieme in perfettissima comunione tutte le citta della stessa nazione, eccettuata Ibla ; e come egli era uomo di fino ingegno e valente, applic 1 amimo a nuove e magni fiche cose ; e fra le ahre fece questa, che con gran
*pri affatto. E. la prova di ei sta nel cmfroou dai d a r pass , non essendomi stalo d uopo iti questo,, cke di caarfctaite il< tempi di un verbo-; eamhiaflMato ch ha renduto Deflettano foia V,r* ror di un copista * w non vuoiti accordare ima lieve lseaz gram maticale ad un autore la cut so Be tono altronde rilevati pa recchie.

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moltitudine di Siculi Noa ( i) , patria sua, trasporto in piana ed aperta campagna ; e .presso il tempio , che chiamasi dei Plicii, fond una < dtt nobilissima, che da que* Dei nomin Palica. E perch cade qui menzione di codesti Dei, non fuor di proposito parlare delian tichit di quel tempio, e singolarmente degl incredibili miracoli, che ivi diconsi ssere succeduti ; e quello spezialmente de* suoi crateri (2): cosef' cbe rare per s mdesime e stupende, unite alT antichit e religione
(1) 11 testo dice Nea ; n si conosce in Sicilia ciu di (pesto nome. * Quindi sulla scorta di Tolommeo che accenna nna citt chiamata M ena, e di Stefano, che ha M enda, corretta in M ena, si sostituisce Mena a N ea. Ma primieramente qual differenza sa rebbe vi tra questa Mena , e quella citt de* Me;nei, che si detta edificata da Deucezio al cap. x ix ? E Diodoro vi pone differenza, non solo pel tempo diverso , che d alla edificazione dell'una e del l'altra ; ma spezialmente perch niuna singolarit attribuisce a quella; ed a questa attribuisce 1 essere patria a Deucezio , e il trasportarla * intorno al tempio degli Dei P alicii, e fl darle il nome di Palica. Se dunque nell1uno e nelP altro luogo non parla di una medesima e sola citt, e se mentre dice Mena la primfc, e N ea la seconda , ne viene a diversificare i nomi ; naturale la conseguenza , che la seconda non dee chiamarsi M ena. La chiameremo noi N o a ? La sostituzione a Nea , che non fu m ai, ovvia , poich Stefano , Svida, Favorino ci parlano di una citt sicula di questo nome ; e Plinio certamente viene ad indicarla parlando de N oeni, abitanti dell*interno della Sicilia x ove appunto regnava Deucezio. Ma Ste fano parlando di Menda , come abbiamo notalo di sopra , la dice espressamente eyyf nA /r. Or come dottissimi uomini non dubitano di trasmutare la Menda di lui nella loro M ena, mi sone arbitrato io di mutare quella sua M enda, non meno ignota della N ea del testo,* in Noa. Altri far meglio potendo.

(a) Di questi, per gli antichi ignari di storia naturale, prodijgiosi crateri, parlasi in Macroi io , e in Ovidio.

del luogo , fanno tenere quel tempio per tale da do versi preferire a tutti gli altri. Primieramente adunque sono in esso codesti crateri, non tanto vasti invero per T ampiezza, ma profondissimi oltre ci che possa dirsi, e vomitanti scintille a pieni vortici, non diversamente che se fossero caldaje per sottoposto fuoco bollenti di acqua ferventissima. Ed appunto in que*crateri l acqua; che vi gorgoglia dentro, ha tutta 1 apparenza dessere tale ; ma non se n certi, perch nissuno si arrischi fin qui di toccarla ; tanto stupore mettendo in tutti quel bollimento , che viene creduto provenire assoluta mente da una certa divina necessit. Quell acqua per ha.un forte odore di zolfo; e la voragine manda fuori un grande ed orribil rumore. E ci, che mette anche maggior meraviglia 7 si , eh essa n travalica mai, n mai si abbassa, ma stassi in continuo agitamento, e s alza con istupenda forza ne gorgogliamenti suoi. Tanta maest divina regnando adunque in quel sacrario, ivi si vanno a prestare i giuramenti pi santi; e gli sper giuri sono certi d essere colti repentinamente dalla ven detta dei Nume ; e v hanno anche molti, eh* escono del tempio fatti ciechi (i). La singoiar religione del luogo & per ci, che trovandosi taluni implicati in ardue .controversie, ove temano d essere oppressi in giustamente da persone troppo potenti, ricorrono al giuramento in questo santuario ; e cos dassi fine alla cau$a. Questo tempio ha anche il privilegio d essere( i) Lo stesso attesta Satina, il quale per isbagtio ha sopposti in Sardegna qoesti crateri, e il santuario, in cui erano.

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per certo tempo inviolato asilo de* servi oppressi, spe cialmente se caduti sieno in mano di padroni incle menti (i) : perciocch quelli, che col si riparano, da forza veruna non ne possono essere tratti, ma vi riman gono sicuri fino a tanto che con benigne e chiare condizioni, avvalorate da giuramento, non restino fidati. N per quanto a memoria d* uomini fuwi mai alcuno, che violasse la fede data in questo modo. ai servi. Tanto il timor degli Dei obbliga i padroni a mantenere in teri i giuramenti fatti ! Questo tempio posto in una campagna amenissima, degna della maest de* Numi ; ed ha portici, e aderenti stazioni comodissime e bellis sime. Or detto abbastanza di questo tempio, proseguia mo la nostra narrazione. Deucezio adunque, cinta avendo di forti mura Palica da lui edificata, divise i campi del contorno ; e la sua nuova citt per 1*libert del suolo, e per la moltitudine degli abitanti crebbe meravigliosamente. Non per la felicit d essa dur lungo tempo. Poich es sendo stata distrutta, rimase fino al presente tempo deserta, e diroccata : del che parleremo a tempo op portuno. Or diremo per finire la serie delle cose seguite in quest anno, che in Italia cinquantotto anni dopo che Sibari fu distrutta dai Croloniati, un certo Tessalo
(i) Nella insurrezione de* S ervi, che presero a far guerra forma

le essi si fecero solleciti di andare a fere le loro divozioni a que


sto tempio; n sarebbe fuori d* ogni ragione il congei turare che la ruina del tempio fosse contemporanea all* epoca della guerra vinta ntro i Servi. Il buon f a te lo , notissimo storico di Sicilia, ne ha descritti gli avanzi nella dee. i. lib. n i. cap. n .

io t*
raccolti gli avanzi de Sibariti ristaur quella citt, coli locandola fra i due fiumi, Sibari e Orati; e cbe mentre i nuovi abitanti per la fertilit del territorio s erano fatti ricchi, un altra Volta ne furono cacciati dopo sei anni dacch vi si erano stabiliti. Ma di queste cose ai>biamo pensato di parlare pi particolarmente nel libr che verr appresso.
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XXIII.

Dewcezio si mette in guerra cogli Agrigentini, mi quali si aggiungono i Siracusani. Rotto ed abban donato d a su oi, ed insidialo, co rre a Siracusa, si d in mano al popolo. confinato a Corinto* Venne poi fatto arconte in Atene Antidoto; e in Roma furono consoli L. Postumio, e M. Orazio (i). Allora Deucezio , capo de Siculi, occup Etna, ucciso avendo con insidie il principe di quella citt. Poi condotto l'esercito sul territorio degli Agrigentini prese a combat tere Motio, che avea presidio d'essi; i quali essendo a< * corsi in ajuto della piazza, e venutosi a battaglia, DeU-* cezio gli uni e gli altri obblig ad abbandonare il campo: dopo di che venuto l inverno ognuno ritorn alle pro prie case. Ma i Siracusani, che spedito aveano coman dante delle loro schiere in quella guerra Bolcene, ripu tandolo cagione della strage, lo accusarono di tradimento,
(i) Qui manca l'indicazione solita di chi vinse nello stadio ad Elea. Dionigi di M icarnatso lo suggerisce t fu Lieo tessalo di
Larista.

*6o
come quello che si fosse scretamente inteso con DetjK cezio, e lo misero a morte. Giunta poi l'estate diedero il comando ad un altro, al quale consegnato un assai foile esercito, severamente ordinarono, che avesse a debellare Deucezio. Addossatasi il nuovo capitano lim presa and ad incontrare Deucezio verso Noma (i), ove erasi accampato ; ed ivi venutosi a battaglia, dopo molta uccisione da una parte e dall' altra, con grande stento finalmente poterono i Siracusani mettere in fuga i Siculi, de' quali fu fatta assai strage. Q uelli, che scapparono, mossero a ripararsi nelle castella ; e pochi vollero correre la stessa fortuna di Deucezio. Infrattanto gli Agrigentini espugnarono il castello di Motio, il quale era ancora tenuto da un presidio di Deucezio ; e con dotte le loro schiere ai Siracusani gi vittoriosi, si uni rono insieme di accampamento. Ma Deucezio, rotte le sue forze in quell* ultima battaglia, e da parte de suoi soldati .abbandonato, e bersaglio d*insidie dellaltra, cadde in estrema disperazione; siceh per non finire la vita sotto la mano degl' insidiatori, presa di notte tempo la fuga, e spronato bene il cavallo, vol a Sira cusa. Era allora per anche notte , e portatosi al foro, e prosteso innanzi agli altari, supplicando la citt tutta, g stesso, e,il paese, che gli era ancora soggetto, con segn alle mani, ed aila fede del popolo siracusano. La novit drl fatto chiam gran concorso al foro, e con vocatisi i magistrati, fu proposto alla pubblica delibe razione cosa nel presente caso si dovesse fare. Alcuni
(i) Dai solo Diodoro ci venuta notizia di questa citt.

soliti ad aringare il popolo, dicevano doversi Deucezio riguardare come nemico, e per le ostilit commesse infliggergli il meritato supplizio. Ma le persone pi sa vie , e per autorit e concetto di buoni costumi presso il popolo pi accreditate, presenti al fatto, opinarono doversi il supplicante mantenere incolume, e rispettare la fortuna, e la nemesi (i) degli Dei: perciocch non era da riguardarsi cosa meritasse Deucezio ; ma bens cosa convenisse di fare ai Siracusani : non essere giusta cosa T ammazzare un uomo dalla fortuna gi battuto, e minato: ben essere cosa giusta il comportarsi con piet verso gli D ei, e con umanit verso i supplichevoli; e questo appunto convenire alla magnanimit del popolo siracusano. Udite queste ragioni il popolo tutto ad unanime voce grid salvo dover essere ed incolume il supplichevole Deucezio: onde i Siracusani liberatolo dal supplizio lo confinarono a Corinto, e fattogli asse gnamento per le cose necessarie alla vita, ivi, dissero, che. avesse a finire la sua mortale carriera. E noi qui, passato l'anno precedente alla spedizione degli Ateniesi in Cipri sotto il capitanato di Cimon, avendo gi ese guito quanto avevamo promesso, termineremo questo libro.
(i) Equivale affa potenza degli D ei, punitrice de misfatti, e premiatrice delle opere buone. Del quale supremo attributo erasi nella religione degli Antichi fallo una Dea avente il suo imperio sai n o n i.

LIBRO

DUODECIMO.

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p r im o

Considerazioni deItautore sul bel secolo, che succedette per la Grecia atta spedizione di Serse.

M olto , e con ragione avr ad essere nel giudizio tuo perplesso chiunque volge il pensiero alla tanta dis uguaglianza di condizione, a cui la vita umana esposta. Imperciocch egli vedr, niuno di quelli, che vengono riputati beni, toccare agli uomini perfetto e puro ; n alcun male , che pur loro intervenga, essere tale asso lutamente , e senza mistura alcuna di utilit. Del. che le cose fino ad ora esposte* se ben pensiamo, ci for , niscono manifesta prova. E infatti quella s grande im presa di Serse, re dei Persiani, contro la Grecia, a cagione della stupenda moltitudine del suo esercito mise in sommo terrore i Greci, che in quella guerra vedeansi tratti ad imminente pericolo di crude! servit, per la giusta paura, che cos fosse di Grecia tu tta, come era stato delle citt greche dell'Asia gi soggiogate. Ma avendo p o i, contro 1 aspettazione di tu tti, quella * guerra avuto s meraviglioso successo , la nazione greca non solamente rest libera dal pericolo sovrastato, ma guadagnossi eccelsa gloria; e di tanta forza poi e rie**

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chesza ogni greca citt comparve piena., che tutti ebbero a meravigliare come a s opposto segno la fortuna si fosse volta. Imperciocch da quel tempo pel corso di cinquanl' anni la Grecia and crescendo in prosperit t cb in quell* intervallo appunto iu grazia della soprag- giunta ricchezza furono grandemente coltivate le belle arti; ed artefici eccellentissimi per tutto quel secolo fiorirono lasciando alta memoria di s : nel numero dei quali fuvvi 1*egregio statuario Fidia. Ed anche gli studii delle altre dottrine fecero esimii progressi, tra le quali ebbero onor principale la filosofia e T eloquenza presso lutti i greci popoli, ma singolarmente presso gli Ate niesi. Tra filosofi furono chiari Socrate, Platone, Ari stotile ; e tra gli oratori Pericle, Isocrate, e i discepoli suoi (i). N meno chiari furono ancora per militar di sciplina , e per reggimento d'eserciti, Milziade, Temi stocle , Aristide, Cimone, Mironide , e parecchi altri,
(t) Vellejo Pater colo e Plinio singolarmente, rilevarono la Copia de* begl ingegni fiorili in Grecia nel secolo di cui parla qui Diodoro , sia nelle lettere, sia nelle arti, sia nelle cose filosofiche. Ecco come si esprime Veltejo Pater colo : Una et sola , n mollo lunga, per jniezzo d i Eschilo , d i Sofocle , d i Euripide. , uomini d* ingegno di vino ) illustr le tragt die : una et sola per Cratino * per Aristofane e per EupoUde illustr la commedia antica , e in essa la commedia nuova^ entro pochissimi anni inventarono , n lasciarono luogo ad ag giungervi Menandro e Filemone e Difilo , eguali a lui pi p e r Cet che per le opere. E d rgf ingegni de*[filosofi, formatisi alla scuola d i Socrate 9 qu an ti , oltre i gi nominali, fiorirono dopo la motte d i Platone e d i Aristotile ? E quai chiari oratori prima d* Isocrate e dopo i discorsi suoi , v ebbero pi ? Cos furono stretti in quell* angustia d i tempo tanti insigni uomini, che non saprebbersi distin guere i'u n o dal? altro pel mcNto e per la celebrit l

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dequali troppo lungo discorso avrebbe a fare fave!- landune. Massimamente poi gli Ateniesi per quasi Funi* verso mondo, acquistarono celeberrima rinomanza per virt e per gloria : perciocch tanto aumentarono, e consolidarono le forze loro, che senza gli ajuti de* La cedemoni e de Peloponnesi, coi loro soli uomini pote rono per terra e per mare profligare i grandi eserciti de Persiani ; e di tal maniera 1*imperio celebratissimo di quelli scossero, che obbligaronli in fine a lasciar per trattato libere le citt de Greci sparse per 1 Asia. * Le quali cose paratamente, e copiosamente abbiamo spiegate in due volumi; in questo cio, a cui ora diamo principio, e nell* antecedente. Laonde volendo ora vol gerci a trattare le cose proposte, incomincieremo a fissare il certo tempo, in cui seguirono. Nel precedente libro adunque avendo noi preso il racconto nostro dalla passata di Serse nella Grecia, conducemmo la serie dei fatti dappertutto accaduti sino all* anno antecedente alla spedizione degli Ateniesi in Cipri, eseguita sotto il co mando di Cimone. In questo proseguiremo il nostro racconto prendendone il principio da codesta spedizione sino alla guerra dagli Ateniesi decretata contro i Sira cusani.
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Ultime imprese di Cimone. Pace degli Ateniesi coi Persiani. Essendo arconte in Atene Eutidemo, i Romani crea- rpno consoli L. Quinzio Cincinnato, e M. Fabio Vi-,

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bulano (i). Fu circa quel tempo, ebe guerreggiando con mala sorte gli Ateniesi per gli Egizj contro i Per siani , perdettero nell isola Prosopite tutte le loro navi; e poco dopo deliberarono di far nuova guerra a Per siani per la libert de' Greci d'Asia. Adunque messa insieme un armata di dugento triremi ne diedero il comando a Cimone, figliuolo di Milziade, ordinandogli che volgendosi a Cipri portasse in quelle parti la guerra ai Persiani. N punto soprastette Cimone a passare nelle acque di quell'isola, avendo seco buon numero di uomini valorosi, ed abbondante provvigione di vettovaglia, e di ogni altra cosa necessaria all* uopo. Comandavano allora alle forze persiane Artbazo, e Megabiso; il primo dei quali avea sua stazione col con trecento triremi ; e il secondo alla testa di un esercito di trecentomila uomini, avea i suoi quartieri nella Cilicia. Fattosi Cimone signor del mare , e sbarcato avendo i soldati suoi in Cipri 9 espugn prestamente le piazze di Cizio , e di Marione, gli abitanti e difensori delle quali egli tratt umanissi mamente. Poi saputo avendo, che venivano in: ajuto degl'isolani forze di Fenicia e Cilicia , egli navigando in alto mare le incontr, e fatta giornata affond molte triremi nemiche, cento ne prese con tutti i soldati che veran sopra , ed insegu vittorioso le altre sino alle coste di Fenicia. Quelli intanto de Persiani, i quali erano
(i) Dionigi d 9j4 liear/$auon Tito Livio, Valerio Massimo differi scono da Diodoro nell assegnare sotto quest' anno i magistrati su premi di Roma. Il che, deve attribuirsi allessersi Diodoro riportato a registri diversi da quelli . che quegli scrittori seguirono. Per noi tasta 1* indicazione dotta diversit*-

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sulle triremi rimaste, ripararonai a terra l dove Mega biso avea accampato lesercito. Se non che gii Ateniesi con velocit portatisi a quella banda, e scesi a terra, assaltarono il nemico , nel qual fatto Anassicrate, co mandante in secondo dell' armata , valorosamente com battendo mor delia morte degli eroi. ,Gli altri Ateniesi vincitori della battaglia, fatta grande strage de nemici, ritornarono alle navi, e veleggiarono di nuovo a Cipri. E queste furono le cose occorse nel primo anno di quella guerra. Nel seguente anno, gli Ateniesi ebbero per arconte Pedico ; e i Romani per consoli M. Valerio Lattuea, e Sp. Verginio Tricosto. Sotto il magistrato di questi, Cimone, capitano degli Ateniesi, tenendo l'imperio del mare andava sottomettendo le citt di Cipri; e siccome Salamina era difesa da grosso presidio persiano, e piena abbondantissimamente di provvigione d'arm i d ogni genere, e di frumento, e di altre cose, egli stim di avvantaggiare assai il paese suo, riducendo quella citt aUa ubbidienza degli Ateniesi ; perciocch non dubitava, che ottenuta essa, tutta 1' isola gli si sofo (ometterebbe ; e cos i Persiani perderebbero ogni fi danza : e di pi, che non potendo eglino salvare i Salamin j, poich gli Ateniesi tenevano il m are, finito avrebbero per essere in isprezzo a lutti, come quelli che abbandonavano i loro alleati. Finalmente sarebbesi deciso della somma della guerra , ove tutta t* isola di Cipri fosse stata occupata per la forza delle armi. N diversamente la cosa and; perciocch avendo gli Ateniesi accostate le lox% truppe a quella >

citt, si misero a combatterla tuttogirno con ogni ge nere di forze, e di macchine. Sia i soldati della citt e con dardi, e con tutti gli strumenti di guerra con venienti , ben disciplinati a ci, contro le forze degli assedianti si difendevano facilmente dalle mura. Nel qual frattempo il re Artaserse , udite le stragi de* snoi in Cipri, intorno a quella guerra domand parere a suoi consi glieri, i quali decisero, che pel bene del loro paese tornasse conto far pace co Greci. In conseguenza di che con lettere egli ordin a* capitani e ai satrapi, che comandavano nella guerra di Cipri, di venire co Greci a trattato a qualunque fosse mai condizione. Perci Artabazo, e Megabiso mandarono commissari ad Atene con proposte di pace, i patti della quale essendo agli Ateniesi piaeiuti , altri commissarj spedirono anch' essi muniti di plenipotenza , il principale de' quali era Calli*, d Ipponico. questi furono i patti della pace tra gli Ateniesi e gli alleati loro dall'una parte, e i Persiani dall altra : che fosse accordato a tutte quante le citt greche dell' Asia di vivere in libert , e colle proprie leggi : che fsse proibito ai Satrapi persiani di scendere verso il mare per pi di quello che importasse il cam mino di tre giornate (i): che i Persiani non potessero veleggiare con navi lunghe pel tratto , che corre da

(i) Si ritiene che un nomo lesto di gamba potesse vn un giorno fere un cammino di cento settanta stadj. Molasi poi che mentre Aristide suppone fissata la disianza, della quale qui si tratta, in cinquecento stadj, in Plutarco si trova espressa in 40I trecento. li he potrebbe essere da emendare.

Faselde- alle Itole Cianee (i). Le quali cose* eseguendo il re , e i capi della milizia sua, gli Ateniesi giuravano di non mandare armi contro le provincie di Artaserse; Fatta a quste condizioni la pace, kli Ateniesi richia-' marono le loro forze da C ipri, gloriosi giustamente tanto della vittoria col loro valore ottenuta, quanto del trattato conchiuso s utilmente per essi (2). Intanto Ci mone , mentre stava anoora in C ipri, caduto ammalato mor.
(1) Fselide, di coi qui si parla , era citt della Panfilia ; ed aveva iu faccia le isole Chelidonie. Vuoisi quindi intendere, che pel trattato i Persiani non dovevano navigate da queste isole alle Cianee. (a) grande questione tra gli Eruditi , se veramente quesa pace fesse fetta dipendentemente dalla invasione di Cipri, o dalla rotta dara ai Persiani sull' Eurimedonte. Stando per quest* ultima opi nione P autorit di Licurgo , di Plutarco , di Aristide e di Svida. Ha se cos fosse, come gli Ateniesi avrebbero mandato alla impresa di Cipri! od almeno bisognerebbe provare, che l assalto dato da Cintone alP accampamento di Megabiso fosse lo stesso, che il fatto sulP Eu<imedonte, due volte con troppa inesattezza narrato da Diodoro : il che per non stato pensato da niSsuno. Altronde po trebbe estere giusta la congettura del Vesselingio , il quale concilia la difficolt supponendo che dopo la rotta sull' Eurimedonte i Per siani n pi tenessero difetto il mare verso le bocche dell* Eusino , prendessero le citt g ech e- dell Asia : il qual fatto Licurgo * PlMarco, A ristide , Svida hanno preso per conseguenta del trattato in cui appnnto si conviene di queste cose , quando erano P effetto della debolessa de' Persiani.

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Ribellione de Megaresi da Atene. Ostilit degli Spartani. Rotta degli Ateniesi a Cheronea. La Beozia ricupera la sua indipendenza. Ma X Eubea resta oppressa. Tregua di trent anni tra Avene e Sparta. Nel nuovo anno essendo arconte in Atene Filisco, e in Roma consoli Tito Romilio Vaticano, e G. Veturio Cicurino, gli Elei celebrarono 1*olimpiade 83 .*a, dando la palma per la vittoria dello stadio a Crisone imerio (1). In quell* anno i Megaresi si ribellarono dagli Ateniesi ; e mandati legati a Sparta, fecero alleanza con quella citt. Della qual perfidia irritati gli Ateniesi spedirono soldatesche a dare il guasto al contado den trambi i popoli ; le quali derubando quanto mai pote vano , cariche di bottino ritornaronsi a casa. Ed essendo gli abitanti di quelle citt accorsi a difendere le loro campagne , ogni volta che si ebbe a combattere, gli Ateniesi restarono vittoriosi, ed obbligarono il nemico a fuggire , e a rintanarsi entro le mura. Nel secondo anno della olimpiade accennata fii arconte di Atene Timarchide ; e furono consoli di Roma Spurio Tarpeo, ed A. Aterio Fontinale. Al tempo di costoro i Lacedemoni fatta scorreria nell Attica devastarono, saccheggiandolo , tutto quanto era lungo e largo quel paese; poscia prese alquante castella ritornarono nel
( 1 ) Quest? Crisone fu vincitore in Olimpia tre volte.

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Peloponneso : Tohnide per, capitano, degli Ateniesi , prese Cheronea. Ma unitisi tra loro i Beozj tesero insidie a Tolmide, il che fece, che presso quella citt succedesse una zuffa accanita, nella quale Tolmide coni* battendo valorosissimamente mori; e gli altri Ateniesi ebbero la mala avventura, essendone parte d essi ri masti uccisi, parte caduti vivi in mano de nemici (i). Per la quale enorme strage de suoi il popolo ateniese fu costretto a cedere per avere la restituzione de pri gionieri la signoria dianzi usurpatasi sopra tutte le citt di Beozia, e a restituirle allantica loro libert. Allora, essendo fatto arconte in Atene Callimaco, e tenendo il consolato in Roma Sesto Quintilio, e Pub blio Curiazio Tergemmo, per la rotta avuta a Cheronea indebolite le forze degli Ateniesi , la pi parte delle dtt che tenevano sotto la signoria lo ro , se ne sot trasse ; e gli abitanti della Eubea principalmente anda vano macchinando novit. Per lo che fatto capitano Pericle , egli con grandi forze si mosse contro la Eubea, ed espugnata colle armi la citt degli Estiei, trasport in altro paese i cittadini di essa: e con tal misura at terrendo tutti gli altri popoli, li costrinse a ricevere la legge dagli Ateniesi. Quindi fu fatta tregua per trenta anni fra tutti ; e il trattato venne scritto e ratificato da Callia e da Carete (2).
(1) Secondo Plutarco i Tebani erano in questo fatto condotti da Spartane , ed egli ebbe l onore d aver data tanta rotta agli Ateniesi. (a) Pausania dice che fino al suo tempo vedevasi questo trattato scolpito sopra una colonna in Olimpia presso la statua di Giove*

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IV.

Breve guerra in Sicilia tra Siracusani e AgrigentiniL Vicende di Sibari, f ondazione di Turio , leggi di Caronda. Memorie di Zaleuco legislatore di Locri. Li Sicilia intanto nacque guerra tra Siracusani e Agri gentini pel seguente motivo. Poich i Siracusani ruina** rono la potenza di Deucezio, re de* Siculi, avendo egli implorata supplichevole la misericordia del popolo, assolto L confinarono a vivere privato in Corinto. Ma o egli poco tempo stette in quella citt, e rupjve il patto $ e, fingendo che un oracolo gli avesse comandato di em piere di abitanti in Sicilia la bella A tte, e voleva dire l costa (i), con gran turba d'uom ini, che cercavano nuove sedi, egli navig all' isola. Unironsi a lui anche alcuni Siculi, . e tra gli altri Arconide, principe degli Erbitei. Or mentre Deucezio era inteso a piantare in quel bel lido la nuova colonia , gli Agrigentini mossi da invidia contro i Siracusani, ed insieme dal dispetto, che i Siracusani senza loro consenso avessero lasciato in vita quel re eh' era comune nemico di tutti, facendo Un delitto di ci ai medesimi, mossero loro la guerra. E come le citt de' Siculi presero partito quali in favore de' Siracusani, e quali in favore degli Agrigentini, accadde , ohe gran numero di soldatesche da entrambe le parli furono raccolte , e che le due principali citt si
(i) La costa , di coi si parla , era la rivolta verso I1 Em iri*, e
A lte fu chiamata la citt , che Deucezio in quella occasione presa a edificare. I Latini la chiamarono Galaeta.

*7* mossero a guerreggiare con grande apparato. Gli eserciti si erano accampati 1 uno contro 1 altro presso il fiume * Imera ; ed ivi venuti a giornata, la vittoria rest a* Si racusani colla uccisione di oltre mille Agrigentini. Per 10 cbe subito dopo quella battaglia, avendo gli Agri gentini mandati commissarj per trattare accordo, fu messo fine alla guerra ; e i Siracusani fecero pace, con tentandosi di alcuni patti convenuti. Mentre le cose de Siculi erano in questa situazione, in Italia fondavasi la citt dei Tur); ed ecco in che occasione. Avendo ne passati tempi i Greci fabbricata in Italia Sibari ; avvenne che per la singolare fertilit del suolo in breve SiLari prosper, e si fece ricca ; perciocch essendo essa stata collocata fra due fiumi , 1 Ciati e il SHari, da cui ebbe il nome, e coltivando 1 gli abitanti suoi una campagna spaziosa , e feracissima di biade d ogni genere, presto poterono mettere insieme molta dovizia ; ed accettati inoltre molti con loro a partecipare della cittadinanza, salirono a tal grado da superare d assai tutti gli altri abitanti,d Italia. E infatti cos ivi crebbe la popolazione, che videsi essa sola contenere trecento mila uomini. Era a quel tempo capo del popolo un certo di nome Teli ( i) , il quale a forza
ed Eraclide poi lo stesso prima della Sibari fu co lonia degli Achei e deTresenj ; che gli Achei essendo superiori di numero ne cacciarono i dMcfndenii de* Tresenj : che questi fiirojio quelli i quali si rifugiarono in Crotone. (O Erodoto chiama questo T -li re di Sibari , piritico lo chiama tiranno , il che pi proprio. Ma Eraclide , suppone che Teli fosse cacciato di Sibari guerra ira essa cilt e Cro'one. A riat olile dice, che

a;3
cT imputazioni presso il popolo d'ogni cittadino pi potente, ottenne che i Sibariti cacciassero in bando cin quecento delle pi ricche persone della citt , e che ne confiscassero i beni. Codesti sbanditi recaronsi a Crotone; e andarono supplichevoli a rifuggirsi presso le are che stavano nel foro. 11 che saputosi da T eli, costui mand legati a Crotone, i quali dichiarassero , che o s gli mandassero gli esuli, ovvero sia, che si tenesse per intimata la guerra. Sulla quale proposta radunatasi la conclone, e deliberandosi se s avessero a consegnare que* miserabili, oppure ad esporsi alla guerra contro citt si potente, senato e popolo furono lungamente esitanti. E sul principio il parere del popolo inclinava ad evitare il pericolo della guerra, consegnando i rifugiati. Ma sorto Pitagora filosofo a perorare la causa di quegl* infelici, ehe dati si erano alla fede de Crotoniati, tanto persuase che & avessero a proteggere, che tutti ritraen dosi dalla prima opinione dichiararono di voler difen dere colle armi la vita de supplichevoli. Per lo che usciti in campagna i Sibariti con trecento mila nomini arm ati, i Crotoniati si fecero loro incontro con cento mila aventi alla testa 1*atleta Milone , il quale anche fu. il primo i volgere in fuga il corno nemico, che secondo 1 ordine di battaglia gli stava di contro , es sendo egli dotato di una forza di corpo insuperabile. Egli tanto per le forze d animo valente, quanto per quelle del corpo, era stato sei volte vincitore in Olim pia ; ed allora marciava in battaglia cinto il capo di corone olimpiche, e a modo,d Ercole coperto di una pelle di lione, e la mano annata di dava ; fatto prsso

*7< i suoi popolani anche pi meraviglioso, poich era stato ragione di loro vittoria (i). Sbaragliati pertanto i nemici, e trucidati dai vinci tori quanti nella fuga poterono prendere, i pi che componevano 1 esercito de Sibariti vennero a perire ; * e la loro citt orribilmente saccheggiata e devastata non fu pi che una solitudine (i). Passati cinquant* otto anni, alcuni Tessali andarono ad abitare il luogo ; ed aveano ristabilita in breve tempo Sibari, quando i Crotoniali li cacciarono; e ci accadde cinque anni appena dopo, che v* erano venuti (3). Poscia incominci ad essere abitata di nuovo mentre era arconte in Atene Callimaco; e ci pure dur poco tempo ; perciocch essa fu trasfe rita in altro silo, ed ebbe un altro nome, essendone stati i fondatori Lampone e Senocrate ; e il fatto segui di questo modo. I Sibariti, che la seconda volta furono cacciati della citt , mandarono a Lacedemoni, e agli Ateniesi chiedendo che volessero ajutarli a ritornarvi, e prendere parte nella colonia. Non diedero i Lacede(i) Codesto Milane stalo un gran personaggio presso tolti gli Antichi. Pausania parla delle sue vittorie ai giuochi olimpici. (a) Sonovi parecchi, i quali non facilmente sinducouo a credere alla maravigliosa popolazione di cibari: ma lasciando i ragionamenti che fanno, non basterebbe dire: come sammazzano e si distruggono trecento mila uomini in un colpo , quando hanno alla schiena la loro c itt, ove potendesi ricoverare in buon numero i fuggiaschi trovano un rinforzo ne loro concittadini restati a casa, poich il buon senso Don permette supporre, che fossero usciti in campo lutli P Se dopo quella battaglia Sibari uon poi difendersi, dunque forza darle una popolazione di gran lunga miuore. * (3) Si osservi che Diodoro ha eoa altre circostanze esposto questo

fello nel libro antecedente.

moni ascolto a tale dimanda ; ma gli Ateniesi inclina rono a soccorrerli, e spedirono loro dieci navi piene di soldati, a quali preposero Lampone, e Senocrate (i). Per lo che mandossi qua e l per le citt del Pelopon neso cbi gridasse pubblicamente potere chiunque volesse ire con pienissima libert a far parte della nuova colo nia. di fatti non piccol numero, di gente accorse, a ci molto conferendo un oracolo di Apollo, il quale diceva, doversi fabbricare una citt in tal lnogo, in cui scarsa acqua a bere si trovasse, ma pane oltre mi sura. Oud , che voltisi colle navi ali Italia, ed appro dati a Sibari, diligentemente cercando il luogo coman dato dal Nume , trovarono non lungi da Sibari una fonte , chiamata T uria, la quale, per mezzo di un piccol tubo di bronzo dagli abitanti vicini detto Medinno, dava l ' acqua ; e giudicando quello essere il luogo ad ditato dal Nume , vi fondarono la citt, da quella fonte intitolata Turio : la cui lunghezza divisero in quat tro regioni, una detta Eraclea, la seconda Afrodisiade, Olimpiade la terza, e la quarta Dionisiade ; e in tre altre la larghezza divisero, e furono chiamate una F Eroica , una la Turia , e 1 ultima la Turina. Intra mezzarono poi di strade tutte le regioni, e quelle empi(i) Plutarco dice che gli Ateniesi mandarono Lisia , il quale Dio nigi suppone ito 1 anno dodicesimo innanzi alta guerra del Pelo * ponneso. Ma lo stesso Plutarco dice di p o i, che P ericle, autore della Kpedizioae, vi mise alla testa Lampone, che era vate di gran fama. Forse costui doveva tenere in fede gli emigrali : n senza qualche rito religioso mai si stabiliva colonia, e li dificava, o riedificava dagli Antichi alcuna ciu.

rono di case; e la citta riusc comoda a un tempo v bella. Ma poco tempo dur la concordia fra i Turii; e as sai aspra sedizione, e non senza motivo, cominci a travagliare la repubblica. Imperciocch i Sibariti, antichi possessori del luogo, vollero attribuirsi l onore de primarj magistrati, e concedere soltanto ai cittadini venuti da fuori i magistrati bassi e meno illustri. Poi prete sero, che le matrone de cittadini antichi dovessero avere nelle cerimonie sacre il primo posto, e l ultimo quelle di coloro, che avuta aveano la cittadinanza di poi. Si aggiunse pure, che i primi s erano tra loro diviso il territorio vicino alla citt, e la parte d esso pi lon tana aveano lasciata agli altri. Or tanto fuoco di discor dia scoppiato essendo in un incendio funesto di sedi zione, i nuovi cittadini, gi superiori in numero, e in forze, uccisero pressoch tutti gli antichi Sibariti, e pre sero ad amministrar la repubblica a loro talento. E come assai terreno ancora rimaneva fertile e bello, non pochi coltivatori chiamarono dalla Grecia, tra i quali, < gli altri abitanti della citt, le case e i campi spar e tirono. Cos in breve tempo quella popolazione accumol grandi ricchezze, e fatta alleanza coi Crotoniati, eccel lentemente di poi si govern , reggendosi a comune, e i cittadini ordinando in dieci trib, ciascheduna delle quali ebbe il nome dalla generazione, dalla quale pro veniva. Per questa ragione tre , che s erano raccolte dal Peloponneso , furono chiamate lArcade, lAcaica , e lElea : altrettante venute di pi lontan paese furono dette la Beozia , lAmfizionica, e la Doriese ; e le altre

*7.7 quattro furono lIade, 1 Atenaide , lEuboica, e V Is' lana. Poi scelsero a dar loro le leggi fra i cittadini pi scienziati Garonda (1), ottimo uomo; il quale diligen temente esaminati gli statuti di tutti gli altri popoli, da quelli trasse quanto gli parve migliore; e form il co dice suo aggiungendovi molte disposizioni e discipline da lui medesimo immaginate: delle quali non sar inu tile per la erudizione di chi legge il far qui alcun cenno. La prima disposizione , che chi d madrigna a sui
(i) A ristotile , E raclide, Jamblico ed alici, dicono apertamentet che Caronda fu nativo di Catania^ e Jamblico lo fa contemporaneo e discepolo di Pitagora : il che supposto , siccome Pitagora visso assai prima della edificazione di Turio , a stento pu credersi, che Caronda fosse anoora in vita al tempo di questo avvenimento. E che Caronda realmente vivesse assai prima del tempo, in cui Dio doro lo pone, altro argomento si allega , ed questo, che secondo Eraclide egli diede le leggi ai Reggini, presso i quali la repubblica era governata dagli Ottimati j e che questo governo fu rovescialo da Anassila , morto , com* detto nel libro xi , nell anno primo dell* olimpiade l u t i : onde Caronda fu pi antico. Jamblico sup pone , che Caronda dettasse le leggi ai Sibariti$ e ci parrebbe spiagare lequivoco , in cui sembra caduto Diodoro : in quanto cio i Turj avessero ritenuto quelle leggi ; e cos Caronda venisse ad es sere il loro legislatore. Ma Aristotile rigetta anche questa supposi zione , dicendo apertamente t che Caronda fu legislatore delle citt calddiche di Sicilia, le quali furono Zanele, Nasso, Leontia, Ca tania , Eubea , Mila , Imera , Gallipoli , e secondo Sciano d i Cio , Reggio in Italia , colle quali n Sibari, n Turio ebbero comune P origine. Il Bentlefo per conciliare Diodoro cogli altri scrittori suppone che i Turj adottassero le leggi di Caronda , gi fat(e in nanzi per altri, siccome Strabono dice aver fatto i Mazaceni in Cappadocia , e per questo poi averlo in certa larga sipnificaaione chia mato turio. Ma Ule spiegazione violenta.

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figli, sia rimosso affatto dal senato, e dal consiglio della patria: perciocch egli pensava, che non avrebbe mai dato nn buon consiglio alla pallia colui, il quale ai proprj figli avesse si mal provveduto. Ch intendeva egli, che coloro, ai quali le prime nozze aveano data prole, dovessero starsi contenti di quella felicit; e che quelli, i quali avendo avuto un matrimonio infelice commettessero di nuovo lo stesso errore, dovessero giu stamente riputarsi stolti (i). A chi fosse convinto di
(i) Mi ha sempre fatto gran senso l'avversione degli Antichi con tro le madrigne ; n m parato , cbe punto la eguagli quella che per avventura pu osservarsi tra noi. Questo morale fenomeno -vor rebbe essere esaminato pi profondamente di quello che siasi fin qui fatto. chiara la lolla de1varj interessi che sorgono in una forni* glia ov entri ona madrigna ; ma chiaro ancora , che I ordine di successione stabilito da savie leggi, e buoni principj di educazione possono togliere assai di quegl* inconvenienti, cbe la naturale pre dilezione della madrigna pe suoi figli, la debolezza di un marito invecchiente, e i sospetti de' figli del primo letto , possono produrre. Ho potuto fino dalla mia prima et osservare, come la prevenzione contro la matrigna era pi un delirio tradisionale, che un sentimenta appoggiato a* fatti. Ho avuto una madrigna, ch'ebbe per me e pei miei fratelli il cuore di tenerissima m adre, n distinse mai i figli dai figliastri. ContuUori tra parenti di mia madre, che pure erano oneste ed affettuose persone, noo mancava chi soffiasse ne*nostri cuori s forstanche non volendo, il sospetto contro si buona e virtuosa donna. Questo fatto mi ha avviciuato , io credo , alla pi giusta e pi co mune cagione del pregiudizio , che si spesso turba la pace delle fa miglie. Se gli scrittori nostri, invece di stoltamente ripetere le frasi degli Antichi, nobilitassero, come ragion vorrebbe, l'idea delta ma drigna se presentassero la madrigna nel vero aspetto , in cui la pone ! stato suo t che quello di una madre surrogata, promo- 'vendo >n lei sentimenti di affezione pefigliastri, in questi di rispetto e di gratitudine per le, diverrebbero benemeriti della morale, e distruggerebbero infine nna prevenzione che la cagione del male

*73 Calunnia, o di falsa imputazione di un delitto, assegn per pena d' essere condotto intorno per tutta la citt incoronato di mirice, affinch i cittadini tutti vedessero essere costui arrivato al sommo grado d* iniquit. E di cesi, che alcuni stati condannati per tal delitto si am* mazzarono di propria mano per non soffrire la vergo gna di tanta ignominia. La qual legge, cos severa, fece, che essendo fuggiti della citt quanii erano abi tuati a calunniare, purgata la repubblica di tale peste, i cittadini poi vivessero tranquillamente. Caronda fece an che una legge concernente il praticare coi cattivi: legge affatto nuova; e che gli altri legislatori aveano trascu* rata. Stimava egli, che V indole e i costumi degli uo-* mini, comunque buoni , alcuna volta restino pervertiti per T amicizia e pratica de* bricconi ; che facilmente dalla via della onest le persone buone sono tratte a turpi vizj ; che il contagio della sclleratezza infetta gli animi, non meno che quello de' corpi attacchi la vita ; e disgraziatamente li corrompe, essendo il sentiere che guida al male in declivio , e facilissimo il di scendere per esso: onde avvenuto, che molti di non mediocre integrit in . fatto di costumi, adescati dalle occulte lusinghe della volutt , sovente sieno caduti in peccati gravissimi. Volando adimque il legislatore to*
di cui h creduta soltanto P effetto. E stalo sarebbe assai pi savia e pi giusto Caronda , se invece della legge, di cui qui fa menzione Diodoro , avesse proclamato, che col condurre una seconda moglie un padre provvede rii una seconda madre i suoi figli. Con cbt* avrebbe comandato al marito , alla donna , ai figli gli offiej pi cari e sacri, che la nainra e il ci vii vivere possano suggerire.

aSo gliere siffatta cornitela, severamente proib, che nisnioo tenesse n consorzio, n famigliarit coi cattivi. E d inoltre stabil un azione di prava societ, e a* rei d i questo delitto impose una grave multa. Fece pure un* al tra legge pi prestante dell altra, ed anch essa tra scurata dagli antichi legislatori ; e fu questa, che tutti i figliuoli dei cittadini dovessero essere istruiti nelle belle lettere a spese pubbliche : il che stabil per la considerazione, che chi a cagione di povert non po tesse pagare i maestri, non avesse a mancare di onesta istruzione. N poi senza ragione giudic essere lo studio delle lettere da preferirsi alle altre discipline. Impercioc ch col sussidio di quelle ad assaissime cose, e molto opportune alla vita comune si provvede, come sono i sufirag) , fepistole, i testamenti, le leggi, ed altre cose a ben vvere necessarie. E chi mai degnamente pu lodare la disciplina delle lettere ? Esse sole fanno , che presso i viventi duri la memoria de* morti. Per esse sole si ottiene , che gli uomini separati per lunghissimi tratti di paese parlino fra loro come se fossero gli uni agli altri presenti. Per esse acquistano certezza e fede le alleanze, e i patti stipulati tra i re , e i popoli ; e per esse finalmente le belle sentenze degli uomini pru denti , e i responsi degli D ei, e i donami della filosofia, e tutte quante le discipline conservansi, e mandansi alla memoria de' posteri fino alla eternit. Perci dee tenersi per fermo, che dalla natura si ha il vivere, ma che il viver bene e felicemente non da altro si h a, che dalle lettere. Laonde il saggio legislatore, di cui parliamo, con tale suo statuto gli uomini illitterati, per questo

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solo privi di sommi b en i, chiam a migliore coltura; e giudic dovere essere eruditi a cura e spesa pubblica. Per la quale cosa tanto sorpass gli antichi legislatori, che stabilirono doversi con pubblico stipendio condurre i medici per risanare i privati dai morbi# onde sieno attaccati, quanto essi de*corpi con ci presero cura, ed egli provvide agli animi attaccati dalla malattia della ignoranza. Su di che da considerare, che noi deside riamo di non avere mai bisogno dell opera del medico; ma desideriamo grandemente di conversare per tutta la vita nostra co maestri di erudizione. L una e l altra legge di sopra esposte furono da molti poeti ricordate neloro carmi. Si hanno per ci che spetta alla proibita pratica co cattivi questi versi : Se alcun si lega in amicizia ai tristi, Non io ricerco quale ei sia: ben tosto Il so : che quai sono gli amici, a cui Egli si affida, tal credo lui stesso. E della legge riguardante la madrigna, si fa menzione con queste parole, dicendosi, che il legislatore Caronda nel suo statuto fra le altre ordinazioni ebbe questa : , Chi a figli d madrigna, in nissun grado U onor rimanga, e niun s* abbia tra suoi Pubblico officio : ch costui si tira Nuovo malanno in casa. E se da prima Ben risposero a tuoi voti le nozze , Staiti felice. E se m al augurate T i furo, tu se* stolto , ove di nuovo A dubbia sorte il viver tuo commetta. certo , che chi due volte cade nello stesso fallo 4

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costui giustamente vien riputato pazzo : perciocch la aentenza del comico Filemone intorno a chi spesso si espone ai pericoli del navigare , compresa in que* versi : Ben ho stupori non che all* infido mare Costui si commettesse, ma che due Volte osasse incontrar tanto periglio : pu applicarsi a questo proposito, e dirsi : non essere da stupire, se alcuno abbia preso moglie ; ma sivvero, se la prenda due volte : perciocch meglio commettersi due volle al mare , che alla moglie ; sapendosi quali crudelissime discordie nelle famiglie nascano tra genitori e figli per le macchinazioni delle madrigne; e perci gli scrittori d tragedie sogliono rappresentarci in teatro s spessi e nefandi misfatti. Un* altra legge promulg ancora Caronda degnissima d* approvazione , la quale riguardava ia diligente tutela degli orfani. E quantunque sia vero, che osservata alla sfuggita non paja avere s grande importanza ; pure se pij addentro e diligentemente si esamini , troverassi suggerita da singoiar zelo, e piena di sapienza. Per questa legge si commette il patrimonio degli orfani alla tutela ed amministrazione degli agnati, e la educazione loro alla fede e cura de' cognati : cosi a prima vista non presenta essa n gran prudenza, n singolare acu tezza d ingegno. Ma internandosi nell* esame di questa disposizione vedrassi quanto sia commendabile. Percioc ch se si cerca la cagione , per la quale agli uni si assegn la cura del patrimonio, agli altri la diligenza della educazione , non si potr non trovare mirabile r ingegno provvido del legislatore. Certo , ch i con

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sanguinei materni, non essendo chiamati alla successione ne' beni dei pupilli, non avranno interesse alcuno a macchinare contro la vita dei medesimi : ond , che a prossimi parenti dal canto del padre vien tolta ogni occasione d insidie, non essendo loro affidate le per sone : intanto che poi potendo scadere ad essi il patri monio , se fia che il pupillo o per malattia, o per altro accidente -manchi prima di loro, con maggior cura ed impegno ne amministreranno i beni, perch potreb bero un giorno diventare loro proprii (i). Or dir di quella legge , eh egli fece contro coloro, i quali in guerra abbandonassero le bandiere, e gli ordini, o ricusassero di prendere le armi in difesa della patria. Dove tutti gli altri legislatori stabilirono per questi delitti pena capitale , egli soltanto ordin , che tali uomini avessero a stare esposti per tre giorni sulla pubblica piazza vestiti in abito da donna. La qual legge, mentre sopra le altre in tale argomento altrove pub* blicate si mostra piena di umanit , non certamente da dissimularsi, che per la grande infamia, di che co pre i rei , non sia attissima ad allontanare da ogni ef feminata mollezza chiunque si sentisse dell* indole vile, che condur potrebbe a siffatti delitti: imperciocch giova
(i) Senza riferire qui inopportunamente quanto intorno alla tutela e cura de* pupilli presso le diverse nasioni antiche e moderne diver samente si statuito, mi limito a considerare che la morale pubblica era assai indietro ai tempi di Caronda , e nel paese * in cui fu adot tata questa sua legge ; poich noto, che le leggi sono il pi certo monumento de*costumi de*popoli, presso i quali esse furono pro mulgate *

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meglio morire, che patire nella propria patria un tanto disdoro. Ed un'altra ragione ancora ebbe egli nel ri sparmiare la vita ai rei ; e fu per riservarli alla citt in caso di altre guerre, presumendo, che per la sop portata pena ignominiosa meglio sarebbonsi condotti ; e che cercato avrebbero di caucellare con ogni sforzo di valore 1 antica macchia vergognosissima. * Caronda poi colla severit delle sue leggi fece, che esse fossero in lunga osservanza : perciocch proib di discostarai in nissun modo da quanto esse prescrivessero, anche nel caso in cui fossero assai male annunciate e scritte. Diede per facolt di correggerle, ove di cor rezione abbisognassero , riputando egli essere onesta cosa che 1' autorit del legislatore cedesse ; ma assurda affatto, che prevalesse il senso di un privato, quand'anche le interpretazioni sue tendessero al ben pubblico. E perci represse spezialmente coloro, che ne giudizj criminali invece di stare alle parole manifeste della legge , voles sero sostituirvi comenti ; non permettendo, che ne togliessero l autorit coi loro cavilli. D* onde venuta fama , che alcuni causidici dichiarassero a' giudici, trat tandosi di delitti capitali, essere necessario salvare o la legge o 1 uomo. Per lo che al proposito di corregger le leggi stabili cosa affatto inusitata , e fu questa. Ve dendo egli, che nella pi parte delle citt molti col cercar temerario che si correggessero le leggi non altro facevano, che togliere alle medesime la pristina autorit e dignit, e muovere con ci il popolo alle se dizioni , prescrisse , che chi ne volesse corretta qual cheduna , facendone la proposta dovesse tenersi un laccio.

*85 'alla gola, ed in quella positura aspettare la delibera zione del popolo, affinch, se la correzione fosse adot tata , egli potesse partirsi libero, e se la proposta fosse rigettata , immantinente con quel laccio egli fosse stran golato (i). Cos spaventati dal pericolo gl innovatori, uiuno avea ardimento di fare il minimo cenno intorno a correzione di leggi ; e in tutto il processo de susse guenti tempi di tre soli uomini ricordanza, che si presentassero in Turio per labrogazione di alcune leggi, a ci spinti da motivi di grande necessit. Una d e*e era quella , che portava , che se uno avesse cavato un occhio ad un altro, dovesse sottostare a farsene cavare uno anch egli. Ora essendo avvenuto , che ad uno, il quale n aveva un solo , fosse cavato violentemente laltro, e cos perdesse affatto la vista; a costui parve, che .nella pena non fosse parit quale per la legge voleasi, essendosi U'atto un occhio a chi n avea tolto uno a lui; e sosteneva, che quantunque chi lo avea acciecato, stando alla legge, com era scritta, avesse pagato il fio del suo delitto , non per n vea sofferto egual danno; e perci essere giusto, che chi togliendogli il solo oc chio che aveva, gli aveva tolto tutto affatto il vedere, dovesse perdere ambo gli occhi, onde aver pena eguale.
(i) Dkmostenc , P olibio , Jerocle, attribuiscono questa legge a Za leuco , a cui vien pure attribuita alcun altra, che qui Diodoro no mina come proprie di Caronda. I nostri E ruditi si perdono in chiacchiere iuutili, disputando , se, come, perch abbiasi a credere piuttosto una cosa che 1 altra. Ma non ha egli Diodoro avvertito gi di sopra , che Caronda prese le sue leggi in gran parte da altri F ' perch dunque unte chiacchiere inutili ?

a85 Laonde preso dal dolore > e dalla indegnit del caso suo codesto cieco, ard parlare al popolo della sua di sgrazia , e deplorando la misera condizione, a cui era ridotto v chiedere alla moltitudine col laccio alla gola la correzione della legge. 1 che avendo fortunatamente ot 1 tenuto , e la lrgge fu abolita, surrogatane una miglio re. (i) , ed egli evit di essere strangolato. Il secondo caso fu per moderare la legge , la quale concedeva alla moglie d* intimare il divorzio al marito, e di contrarre matrimonio con qualunque altro uomo a piacimento suo. Ed ecco il fatto, che diede occasione a ci. Un certo marito di et provetta fu abbandonato dalla moglie, eh era assai giovine. Ora costui si rivolse al popolo domandando, che almeno alla legge si aggiugnesse, essere bens lecito alla moglie che vuol fare divorzio col marito, contrarre matrimonio con chiunque altro, ma per a condizione, che questo non sia pi giovine del m arito, eh ella lascia : e cos pure se alcun uomo vuol cacciare la moglie, che il faccia ; ma non possa prenderne altra pi giovine. E le parole di colui fecero frutto ; e la legge fu abrogata : con che non solo and salvo dal laccio, ma ottenne inoltre , che la bella e freschissima donna, la quale era sua moglie , non po tendo contrai* matrimonio con chi meglio le conveniva, ritornasse a lui (a). Finalmente la terza legge , che in
(i) Io m immagino che la migliore fosse una, che abolisse la pena del taglione, la quale non fa che esprmere un senso di vendetta , quando la legge saggiamente meditata esprime luti altro senso , e nobilissimo. (a) Leggitori! udiste mai deliberazione pi contraria a tatti i principi?

a#7 Torio fa riformata al mo<?o, di cui si ragiona, riguar dava gli Epicleri, ed era stata promulgata anche da Solone, Questa legge voleva, che 1 .uomo pi prossimo nel grado di parentela ad una fanciulla rimasta erede di tutto il patrimonio di sua famiglia, potesse per di ritto averla in isposa ; e reciprocamente , che una fan ciulla rimasta orfana potesse per legge essere sposa del suo pi stretto parente. E doveva costui per necessit sposarla ; oppure quando essa fosse stata povera , dovea darle un sussidio dotale di cinquecento dramme. Il fatto adunque fu , che trovossi rimasta orfana una fanciulla di condizione bens civile, ma poverissima ; la quale non trovando partito per accasarsi , attesa la povert sua , voltasi al popolo , con molte lagrime espose lo stato suo, e lo sprezzo in cui era caduta, domandando l correzione delia legge in questo seuso, che invece della sovvenzione delle cinquecento dramme il prossimo parente fosse obbligato a sposarla. E ii popolo mosso a compassione decret V emenda della legge, lei libe rando dal laccio , e il parente ricco obbligando a spo sarla , quantunque fosse povera e senza dote. Or ci rimane a dire della morte di Caronda , circa la quale succedette un ouso singolare, e meraviglioso.
Se volevasi rileaere la libert del divorzio, come mai coman dare tale disuguaglianza dT et, che poteva non mediocremente nuocere agl in (eressi delia popolazione , oggetto primario del ma trimonio ; e che rispetto agl'individui , veniva a punirli nelV ai to , che accordava loro un privilegio ? Questa correzioni non fa dettata che dalla rabbia sdegnosa de mariti attempati ; e dimostra y che le leggi fatte da animo appassionato , sono sempre cattive.

*88 Erasi egli portato alla campagna per qualche faccenda, armato di spada a cagione, che alcuni assassini infesta vano i contorni. Accadde intanto, che nel ritorno ud nato gran tumulto fra il popolo radunato in conclone ; onde desideroso di vedere come fosse la cosa entr in mezzo alla turba. Ma egli avea fatta una legge, la quale vietava a chiunque d*intervenire in concione ar mato ; n bad d avere cinta a fianchi la spada al mo mento che si present. Per lo che diede occasione ai malevoli di accusarlo; ed uno fu tra questi, che grid altamente : tu stesso distruggi la legge cbe hai fatta. A cui rispose egli subitamente : n o , no : che anzi sono per ratificarla ; ed impugnata la spada si trafisse. Alcuni Scrittori hanno attribuito questo fatto a Diocle, legisla tore di Siracusa (i). Ma avendo abbastanza parlato di Caronda, passeremo a dire di Zaleuco altro legislatore,
(t) Ewtazio attribuisce questo fatto a Zaleuco. Per Valerio Maisimo segue Diodoro. Gli E ru d iti , cbe , come abbiamo notato di sopra, banno quistionaio tanto sulla patria di Carondm , non dicono nulla su questo passo , che pur molta connessione presenta con quella quisiione. come fia m ai, che sia restata memoria di tal morte di Caronda , e nel racconto del fallo non siasi accennala la citt , nella quale segu P Che fondamento avesse Eustazio per attri buirlo a Zaleuco , difficile immaginarlo , tanto pi che nissuno degli Antichi, i quali parlano di lui, n dimensione. Forse Valerio M assim o , che come Diodoro lo attribu pure a Caronda , ebbe qualche positivo argomento oltre 1*autorit di lui; e se avesse du bitato della patria, e della et di Caronda , siccome ne fanno du bitare gli scrittori diansi da noi citati, avrebbe preferito di attri buirlo k DiocU. Queste considerazioni non tolgono la difficolt di sopra esposta ; ma provano cbe questo passo non doveva lasciarsi correre sena alcuua osservazione.

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poich molto si assomigli a Caronda ne fatti, e negli' stadj, e furono entrambi in citt vicine. Zaleuco fu italiano di stirpe , e locrese di nascita ; uomo chiaro di famiglia mirabile per dottrina, e di scepolo di Pitagora filosofo (i). Godendo nella patria sua credito grande e riverenza , fu dal popolo scelto a dargli le leggi, nello stabilire le quali egli cominci da quanto dovevasi verso gli Dei celesti. E nel principio del codice suo premise , dagli abitanti della sua citt ricercarsi innanzi a tutto, che avessero a tener per fermo, e credere esistere gli Dei ; e contemplando il cielo, e il meraviglioso suo ornato ed ordine, giudicare, n di fortuito caso, n degli uomini essere un tanto lavoro. Perci dovere essi adorare e venerare gli Dei, per opera de* quali viene a mortali ogni bella e buona avventura. Dovere eglino inoltre ' avere gli animi loro mondi da ogni macchia di vizj ; perciocch gli D ei, non de sacrifizj e de presenti de perversi compiaccionsi, ma delle giuste ed.oneste opere, e decostumi.debuoni. Gol qual proemio esortati i suoi cittadini, alla piet e giustizia, aggiunge il precetto, che nissuno de cittadini aver dee implacabil odio al suo nemico ; ma tenere le
(i) Jamblico , Porfirio , Seneca , Diogne , Laerzio confermano quanto qui dice Diodoro , che Zaleueo fosse uomo illustre e disce polo di Pitagora : ma Timeo , secondo che riferisce Cicerone , disse espressamente, che Zaleuco non era mai stato al mondo: Aristotile Io suppose un pastore , eh* ebbe da Minerva le leggi j e lo stesso dice di lui Plutarco : Stobeo lo suppone uno schiavo. Tutti per convengono eh* egli fu legislatore de Locresi ; e stando ad Eusebio fu contemporaneo a Dracone. Il che ammettendosi, ne verrebbe di conseguenza , che fosse stato anteriore a Pitgora .

*9 inimicizie con qaalunque come se in breve debba ricon ciliarsi con esso lui, ed averne favore ed amicizia (t). Che se alcuno si comporter diversamente, cosmi deve ssere riputalo uomo d indole immite e feroce. A* ma gistrati comanda di non essere arroganti e superbi, e di non regolare mai i loro giudizj secondo 1 odio, o 1 amicizia, che abbiano per alcuno* Nelle altre cose in * particolare da lui costituite, molte ne immagin sot tilmente , e sapientemente ed eccellentemente promulg. Cosi veggendo come presso tutte le altre genti i delitti delle donne erano puniti con multe in denaro ; egli cerc di correggere la ihcontinenza di esse con un in gegnosissimo geuere di gastigo. Perci prescrisse, che la donna ingenua, fuori del caso d* essere ubbriaca, non avesse ad essere accompagnata da pi di un ancella. Che di notte non avesse ad ire fuor di citt, salvo che per avventura non vada per congiungersi con un adul tero. Che non porti ornamenti d o ro , n ricami d* oro alle vesti, quando non voglia darsi al mestiere di me retrice. Che luomo non abbia a portare n anello in dorato, n abito simile al milesio, se non nel caso, che voglia contaminarsi, fornicando, o adulterando. Ed in
(i) Il Vesselingio a questo passo reca alcuni versi di SofocU nell' Ajace , ne' qua)i ripetuta questa prudente massima di Z aieuco $ poi aggiungendone i seguenti , che altra massima contengono asM diversa* oppone ci che Cicerone nel Lelio riferisce in proposito essere stato detto da Scipione j cio , ch'egli negava potersi trovare
asserzione alcuna pi nemica de 11'amicizia quanto quella d i colui, phe avesse detto doversi amare come'se col tempo si fo ste per odiare, fio! possiamo citate uu passo di Pietro V'erri nelle sue Meditazioni sulla felicit , che ha molta relazione con quello di Cicerone.

*9*
questa maniera. facilmente ritrasse i cittadini dal noce voi lusso, e dalla intemperanza, usando per pene ver* gognoset eccezioni, e condizioni turpi annesse alla pena : essendo chiaro, che nissuno avrebbe voluto esporsi al ludibrio de suoi concittadini, confessando egli medesimo la propria ignominia. Fece egli inoltre qaolte belle leggi sui contratti, e sulle altre cose, che dar potevano luogo nella vita a controversie; ma il riferirle paratamente sarebbe cosa troppo lunga, ed oltre ci aliena dall isti tuto della nostra storia. Perci ripiglieremo il filo della interrotta narrazione.
Capitol

IV.

Ultima calamit de Sibariti. Guerra breve fra Turj e Tarentini. Decemviri rognoni. Fatto di Virginia ; e conseguenze del medesimo* Leggi delle x it tavole. Essendo arconte in Atene Lisimatide, i Romani die** dero l imperio consolare a T. Menenio, e a P. Sestio Capitolino. Ora al tempo di questi i Sibariti, che evi** iato aveano il pericolo di sedizione, andarono a fer marsi sul fiume Traente ; e stati ivi alcun tempo, ne vennero cacciati dai Bruzj, e distrutti. Intanto gli Ate niesi ricuperarono 1 Eubea ; e sotto il comando di Pe ricle mandarono gli Estiei fuori della loro citt, alla quale spedirono in colonia milfe de loro proprj citta dini, quella e il territorio ai medesimi eoi mezzo della sorte dividendo.

Venne poi arconte in Atene Prositele; e fu celebrata

*9*
r 84* olimpiade j nella quale Crisone d*Imera ebbe la ta corona delio stadio. G in Roma furono creati i decem viri espressamente percb dessero nuove leggi; e questi furono Appio Claudio Regillano, Tito Gemizio , Spurio Veturio , G. Giulio , Servio Sulpizio, P. Sestio, T. Romilio , Spurio Postumio , A. Manlio e P. Orazio ; e costoro fecero le leggi. Nel qual tempo fra T u rj, e Tarentini nacque guerra, e dall* un partito, e dall al tro furono saccheggiate le campagne, usandosi scorrerie per terra e per mare. Ma quantunque molte zuffe ac cadessero, e scaramucce, nulla per s ebbe, che*fosse degno di memoria. Nell anno susseguente Lisania fu arconte in Atene ; e i Romani crearono altri decemviri per loggetto stesso per cui avevano creati i primi; e furono Appio Claudio , M. Cornelio, L. Minuzio* G. Sergio, Q. Petilio, M. Rabulejo, T. Antonio Merenda, Q. Fabio Vibulano, G. Duilio , e Spurio Oppio. Ma questi non poterono compiere il lavoro di cui erano incaricati; perciocch uno di essi s innamor di una fanciulla, figlia di un nobile di poca fortuna. E da principio colui cerc di corromperla con denaro ; e poi non essendogli riuscito di vincerla coi doni, suborn un ruffiano , che trasse a pretenderla come sua schiava. E di fatti costui la ri chiam per tale, e conducendola al tribunale dei de cemviri , la vindic per sua, secondo le leggi, tessendo presso, il giudice, autore della violenza, una certa sua storia : onde avutala in mano da .lui secondo che la for malit richiedeva, quel briccone come appunto - sua. schiava la cuduceva seco Ma in quel frattempo il pa-

*93 dre della fanciulla era accorso ; e tocco di dolor vivis simo per s indegno fatto, veduto ibe nissuno gli dava ascolto, e molto' meno il soccorreva, prendendo dalla bottega di un beccajo, presso la quale passava, un coltello, con esso ammazz la figlia, onde non avesse a soffrire tanta contumelia (i ). Quindi ratto partitosi di citt vol all esercito, che allora stava accampato sull* Algido; ed ivi molto lagrimando espose il miserabilis simo suo stato, ed implor ajuto dalla moltitudine. N tard essa a concepire piet del caso di lu i, a sentir dolore di tanta calamit, e ad accendersi di vivo de siderio' di ajutarlo. Quindi colle armi marci di notte tempo a Roma ; e l si stanzi sul colle, che chiamasi Aventino. Venuto giorno, e saputosi l'odio de soldati per tanta scellerauza, i' Decemviri per difendere a mano armata il loro collega radunarono gran numero di giovani, risoluti di venire cogli avversar] alle vie di fatto. E gi tutto annunciava prossimo un funesto - combattimento , quando i pi distinti cittadini, veduta la grandezza del pericolo, mandarono persone ad ambi i partiti, le quali cercassero di accomodare pacificamente la cosa, pre gando con tutto l impegno, che si desistesse da una intestina discordia, la quale non avrebbe mancato di recare alla patina stragi crudelissime. Ebbero avventu rosamente ottimo successo queste cure; si venne a un trattato a queste condizioni , che si ristabilissero i dieci tribuni della plebe, aventi in citt sopra gli akri
(i) Ognuno qui vede la storia di V irginia.

*94 magistrati podest somma, e fossero 'per 1 avvenire * i onservatori della libert de* cittadini; e che ogni arnio nel creare i consoli, uno dessi venisse scelto dai patrizj, f altro dalla plebe ; ed inoltre die il popolo potesse crearli entrambi togliendoli dai plebei : il che fu stabilito per rompere la troppa potnza de* patrizj. Imperciocch questi per la chiarezza della nascita, e pei* lo splendore della gloria de* loro antenati, alzatisi a superbia, si arrogavano il poter supremo, e poco meno ohe la signoria della citt. E tra t patti della pace fu aggiunto ancora, che i tribuni della plebe, finito Tann del loro magistrato, altrettanti ne surrogassero per Tanno Venturo; ed avessero ad essere abbruciati vivi, se tra scurassero di ci fare (i). Che se per avventura sorgesse fra i tribuni dissidio, da ci non porsi impedimento, affinch interinalmente proseguissero nelle, funzioni del magistrato. Cos quella discordia de Romani ebbe fine. L'auno seguente essendo arconte in Atene Difelo, in Roma furono creati consoli M. Orazio, e L. Valerio Potito , i quali finalmente promulgarono le leggi, che a cagione della sedizione accennata erano rimaste im perfette : perciocch di dodici tavole, ove furono com prese , sole dieci n' erano state fatte ; e i consoli v ag

li) Comunque alcuni abbiano notato, che qui D'odoro esagera Intorno all autoiit dei Tribuni della Plebe , non hanno per po tuto negare la pena del fuoco da principio comminata a quelli di mi , i quali uscendo di magistrato non lasciassero successori. Va ter io Massimo dice espressanente , che P . Muzio abbruci viri per questa ragione i suoi collrgbi. Un plebiscito per proposto dal tribuno J f . Duiiio fiss la posa della battiture e della testa.

291 Ritinsero le due ultime. Cos ebbe il popola romano scritte le leggi sne, le quali incise appunto in dodici tavole furono esposte alla vista pubblica nella curia (i); e questa annunciazione delle leggi, brevissima e spo glia d ogni apparato di parole , dura sino al tempo nostro.
C
a p i t o l o

V.

Spedizione di Pericle contro Slamo. Primo uso degli arieti, e delle testuggini nell assedio delle citt* Mentre succedevano queste cose in Roma, quasi tutte le nazioni del mondo erano quiete , e godevano pace. I Persiani aveano gi fatto coi Greci un doppio trat tato; uno, cio, cogli Ateniesi, e gli alleati loro, me* diante il quale aUe citt dell Asia era stata restituita
(i) Nel lesto qualche copiala, che Tolte fare il saputo, intro dusse qui tu ro stri , non avvenendo, che soltanto cento e pi* anni dopo i Romani fecero coi rostri delle navi prese agli Anziati il Aimoso pulpito, da cui si pubblicavano le leggi, e si aringava il popolo : cosa , che ben doveva essere nota a Diodoro , il qualo a! pi avrebbe potuto dire : esposto alla pubblica vista nella curia ove oggi sono i rostri ; circostanza nulla affatto necessaria da ag* giungersi. Ma quello che a me sembra pi strano, si , che il Vesselingio sia ito a cercare in Pomponio un passo, che giustifichi P incocrenza , non badando., che codesto giureconsulto parl orato* riamente, ed alPingrosso; e che aggiunga di pi altra stravaganza eoa d ire, che le xix tavole erano d i avorio , come se Roma al tempe dei Decemviri e di V irginia , fosse stata la citt padrona del mon do , quale fu var j secoli dopo , e come se la curia fsso stata una gallera. . .

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la libert'; 1 altro coi Lacedemoni, con cui al contra rio erasi stipulato, che quelle citt dovessero essere sog gette ai Permani. E similmente i Greci erano in pace tra loro, essendo stata fatta la triegua de trent* anni tra gli Ateniesi e gli Spartani. Erano pure le cose tran quille in Sicilia per gli accordi presi dai Cartaginesi con Gelone; e pel primato, che le citt greche del lisola aveano conceduto ai Siracusani ; e gli Agrigentini dopo la rotta ad Imera aoch essi stavansi pacifici. E cosi era eziandio de* popoli d Italia, della Gllia, della Spagna, e della massima parte del mondo. Perci;in quel tempo niuna cosa di guerra accadde, che degna sia di memoria ; ma volti tutti agli studj della pace spassavansi lietamente celebrando adunanze solenni, e spettacoli, e sagrifizj agb* D ei, ed ogni altra miglior cosa, propria di quella, vita felice che alla umana so ciet appartiene. Venutosi all anno seguente , in cui in Atene fu ar conte Timocle, e sebbero consoli in Roma Larte Er minio , e T. Verginio Tricosto, sorse guerra tra 1 Samii, ed i Milesii a cagione di Priene (i). E come i Samii videro, che gli Ateniesi favorivano pi i Milesii, pi distaccarono da essi : il che indusse gli Ateniesi a mandar loro addosso Pericle, avendogli dato il co niando di quaranta triremi, e 1 ordine di guerreggiarli. H quale assediata la citt, senza difficolt grande se ne impadrou, e in essa stabil governo popolare, e le impose un tributo di ottanta talenti, presine oltre ci
( i ) Citt posta ul Menaodro tra Efeso e Mileto.

*97. altrettanti giovinetti ini ostaggio, cbe consegn a quei di Lennoie finita felicemente Fimpresa in pochi giorni ritornossi ad Atene. Ma in Samo nacque intanto un gran tumulto, volendo gli uni lo stato a comune, e gli altri sostenendo il governo degli ottimati. Or quelli, che mal s acconciavano colla democrazia, . andarono in Asia a Pissutne, satrapa persiano , implorando ajuto da lu i, il quale diede loro settecento soldati, con tal taezzo sperando di far sua Samo. Trasportate adunque dai malcontenti queste forze a Samo, coll' ajuto dei loro complici s introdussero con esse di notte tempo claddestinamente nella citt, e facilmente impadronitisi della medesima, ne cacciarono la fazione contraria. Quindi corsero a strappare dalle mani de* Lennii gli ostaggi, e guernita la citt di buon p resid io si dichia rarono apertamente nemici degli Ateniesi. , Questi die dero di nuovo a Pericle il comando militare, e lo man darono contro i Samii con sessanta triremi; il quale ve nuto a giornata con essi, che ne avevano settanta ; li vinse; e fattosi rinforzare da venticinque navi di Chio, e di Mitilene, pose 1*assedio a Samo ; poi lasciata parte de suoi sotto la citt, pochi giorni appresso col rima nente mise alla vela andando allincontro delle navi fe nicie, che i Persiani mandavano in soccorso de* Samii. Per la, quale partenza di Pericle, credendo questi, che buona occasione si presentasse loro per assaltare i ba stimenti lasciati da lui; ed essendo rimasti superiori nel combattimento che allora diedesi, alzaronsi in grande superbia (i). Ma Pericle udita la rotta de suoi, subita
ti) Plutarco, che descrive questa vittoria dei Sathii , racconta

* 9* mente diede addietro, e messa insieme una numerosa e fortissima armata, si propose di distruggere quella dei nemici. Adunque rinforzato da sessanta triremi degli Ateniesi,, e da trenta di Chio, e di Mitilene, e cresciuto di soldatesca, pose per mare e per terra l assedio a Samo, e in ogni miglior maniera incessantemente la travagli, essendo stato il primo di quanti sino allora ebbero chiaro nome nelle cose di guerra, ad usar mac chine , come sono i cos detti arieti, e le testuggini, ajutato in ci da Artemone spartano, uomo ingegnosis simo (i). E come con gran forza insisteva nel combat* tere la citt, e pot con quelle macchine romper le m ura, giunse ad averla in poter suo ; finch poi dati a morte gli autori della ribellione, si fece pagare dai Samii per le spese della guerra dugento talenti ; e tolse loro le navi, e ne dirocc le mura, e vi ristabil il go verno popolare. Fatte le quali cose ritorn ad Atene: Fino a questo tempo erasi conservata pienamente la triegua de' trent* anni tra gli Ateniesi e i Lacedemoni ; e questi furano gli avvenimenti, che illustrarono 1 an * n o , ebe abbiamo notato.
ere essi avuto in quella battaglia a comandante un certo M elin o , mollo addetto agli studii della filosofia. (i) Plinio dice, che questo Artem one , il quale egli suppone di Clazomette , e non di S pana, fu V inventore dette testuggini. E di esse, e dell ariete , lo dice inventore Servio Notisi per, ohe mentre Eforo somministr questa notista di Artemon a Di odoro , Eraclide di Ponto, come si ha in Plutarco , lo fa pi amico di P ericle , e lo chiama periforeto > perciocch osava farsi portare intorno in lettiga.

*99
C a p ito lo

VL

i Siracusani distruggono Trinacria, e fanno grandi preparativi per sottomettere tutte le citt di Sicilia, Principio della guerra corintia. Fatti diversi. Gli Ateniesi v i prendono parte. Indi successe nell arcontato di Atene Mirichide ; e furono ra Roma consoli L. Giulio, e M. Geganio. Al-* lora gli Elei celebrarono l'85.r* olimpiade, nella quale vinse nella, corsa di bel nuovo Crisone dIntiera. In que sto tempo in Sicilia Deucezio, che era stato capo delle citt sicule , edific la patria de Callatini ; e condottavi numerosa colonia cominci ad attribuirsi l'imperio di quel popolo. Ma la morte pose fine alle sue imprese (i) Quindi avendo i Siracusani steso il loro imperio pev tutte le citt della Sicilia, eccettuatane la sola Trinacria (a ), presero a voler far guerra anche a questa ; poich essendo assai potente, essi temettero, che col
( i ) Alle cose lette di questo principe bene aggiungere, che mentre quasi tutta la costa marittima della Sicilia era stala occupata da Cartaginesi prima , indi da' Greci, i Siculi indigeni del paese, eransi ritirali nell* interno ; e Deucezio aveva preso a voler liberare la sua nazione da tutti quelli stranieri. La quale magnani* ma opera , se per la troppa difficolt , o pel non costarne concorso de' Siculi gli riuscisse male, difficile dire. Bens giusto dargli lode di si arduo , ed onoralo suo disegno. (a) Diodoro il solo che renda conto di questa citt sicula, an tichissima , e la principale degl' indigeni. Il perch gli altri scrittori nonne abbiano parlalo, forse pu attribuirsi all essere stali gl'indigeni della Sicilia riputati barbari in confronto de' Greci , che avevano fondale le citt della costa, e soli cbe abbiano tramandale ai po steri le memorie delle cose antiche.

3*>o
tempo venisse a trasferire in s Y imperio di tutta la nazione sicula. Questa citt, eh* ebbe sempre molti uo mini di grande virt, era la prima tra le citt sicule , piena essendo di persone alte alle cose di governo, e magnanime e forti. Per lo che i Siracusani posero in campo quanta gente poterono loro dare la citt propria e quelle de loro alleati ; e marciarono contro i Trinami. Erano questi senza soccorso alcuno, poich tutte le al tre citt ubbidivano ai Siracusani, onde non contando ebe sulle forze proprie, con animo risoluto tentarono la fortuna ; e con tal coraggio e valore si opposero al pericolo, che combattendo da eroi morirono tutti. Imperciocch anche i vecchi per la pi parte risoluti di non voler patire l ignominia della schiavit,. si am mazzarono da s medesimi. Laonde i Siracusani otte nuta <s illustre vittoria sopra un popolo stato sino al lora invitto, e ridotti in servit gli abitanti del paese, demolirono la citt ; e in rendimento di grazie manda rono la pi preziosa parte delle spoglie a Delfo. IN anno successivo, in cui in Atene fu arconte eli Glaucide, e T. Quinzio ed Agrippa Furio furono consoli in Roma, i Siracusani dato s felice fine, come a detto, alla guerra , si misero a fabbricare trirem i, e raddoppiato il numero della cavalleria accrebbero an che la soldatesca di terra. E per avere gran denaro, i tributi aumentarono ai sudditi , che aveano ih Sicilia, volgendo in animo di condurre sotto il loro imperio a poco a poco tutta Y isola. Or mentre ivi queste cose accadevano, nacque la guerra che chiamasi di Corinto; ed ecco quale ne fu la cagione.

3oi
Gli Epidamttii, die abitavano sulla costa dell Adria tico , col condotti in colonia dai Corciresi e dai Corintii (i), si posero in sedizione; e come uno de par titi , essendo superiore di forze, cacci della citt molti deli* altro, questi unitisi insieme, e chiamati in lega gl IUirii, con unarmata comune andarono addosso ad Epidamno. Le forze de Barbari erano grandi ; e facil mente occuparono il paese, ed assediarono la citt. Per lo che gli abitanti non veggendosi bastanti a resistere a tanto nemico, mandarono a Corcira chiedendo ajuto come gente congiunta di sangue. I Corciresi non gli ascoltarono ; onde furono obbligati a rivolgersi ai Co rintii, invitandoli a far lega con essi, riconoscendo Co rinto per sola loro metropoli, e chiedendo da quella citt nuovi abitanti da sostituire ai cacciati. I Corintii parte per piet verso gli Epidamnii, parte per mal animo contro i Corciresi, poich questi soli ta i varj coloni da loro usciti, i consueti riti non osservavano colla metropoli (2), risolvettero di prestar soccorso agli
(1) P are, che la colonia fosse de*Corciresi aventi per- capo un uomo di Corinto, Falio di nome , figliuolo di Eratocdda. ( a j Questo passo ricorda una delle particolarit degli Antichi nel loro diritto coloniale, ben pi liberale di quello de' moderni. Par tendosi da una citt nomini per fondare una colonia, portavano seco cose sacre , e sacerdote , onde gli Dei della madre patria proteggessero anche la colonia. Poi facevasi anniversario , mandando la colonia alla 'madre patria a certa solennit , onde aver parte ne* sacrificj , e sotto la tutela degli stessi Dei co1riti di religione con fermare le relazioni di sangue, e d'interessi. Veggasi Enrico V a lesto. Ma succedette pur fra gli Antichi quelle che reggiamo succe dere fra noi. tCresciut in popolazione, e in potenza le colonie, ascoltarono gl' interessi proprj ; n vollero pi soggezione alcuna verso la madre-patria. Cesi fatto avevano i Corciresi verso Corinto.

3oi
Epidamni ; ai (piali perci spedirono e Uomini, che rinforzassero la popolazione, e soldati, quanti occorres sero per difendere la citt. I Corciresi gravemente punti da questo tratto de Corintii, mandarono contro gli Epidamnii un armata di cinquanta trirem i, condotta dal loro principal magistrato, il quale approdato alla citt colle navi, ordin loro che avessero immantinente a ricevere gli esuli. Poi fece dichiarare al presidio corin tio , che s*avesse a definire intorno a quanto riguar dava la colonia piuttosto con giudizio legittimo, che colle ariui. Ma ricusando i Corintii di accedere alla pro posta, si venne alle vie di fatto, avendo una parte e 1 altra raccolte grandi forze navali, e chiamati gli ajuti * degli alleati, ficco adunque come nacque codesta guerra di Corinto. Nel frattempo guerreggiando i Romani .coi Volaci, dapprima non inquietavano i nemici che con piccole scaramucce ; ma poi venutosi a battaglia foiv male ebbero vittoria; ed ammazzarono gran parte de* nemici.. Essendo arconte in Atene Teodoro, e consoli in Roma M. Genuzio, ed Agrippa Curzio Chilone, in Italia prese forma e consistenza la nazione Campana, tal nome provenutole dalla fertilit de* campi adjacenti (i).
(i) Eusebio ha copiato ia ci Diodoro : ma della origine di Capua diverse sono le opinioni. Catone la ripete dai T u sci , e la po ne a 360 anni avauti che fosse presa dai Romani. VelUjo dice, che fu assai piti amica di Roma. Tito Livio dice, che n anni pri ma dell* epoca qui notata eia stata presa dai Sanniti ; ed aveva in quella occasione avuto un tal nome. Ecco le sue parole : In quel*
Vanno raccontasi cosa estranea a noi , ma degna d i memoria \ ed i

3o3 In Alia aveano per quarant* anni tenuto il regno del Bosforo cimmerio gli Archeanattidi ( i) , ai quali suo cesse Spartaco, e sedette re per sette anni. Durando in Grecia la guerra tra Corintii e Corciresi , da ambe le parti furono mandate forze per venire a giornata navale. 1 Coriutii andarono contro i nemici con settanta legni ben provveduti di tutto; e a questi i Corciresi si opposero con ottanta; onde avendo come superiori vinta
che Volturno , citt degli Etruschi , ora Capua , f u presa dai San~ n it i, e chiamata Capua dal loro capitano C api, o , cosa pi veririsimile , dal campestre suo territorio . A me pare pi probabile ,

che se con ebbe tal nome da Capi, lo avesse dal folio siesso nella vecchia lingua espresso colla radicale del verbo capere. Campani e Campania possono avere traila la denominazione dai campi ; ma la voce campi nulla ba di comune con Capua. A proposito della cam pagna campana non voglio lasciar di dire, come alcuni anni ad dietro fallisi molli scavi in essa, si sono trovali de bei vasi di su perbe fgurine dipinie con allusioni a vecchie mitologie, e posti sotto uno sirato di lerra per s stessa incapace di dar luogo ad alcuna vegetazione: dal cbe sarebbe luogo argomentare , che dopo essere slato il territorio abiuro da popolo collissiAio, divenne un orribile deserto. L epoca di questo folio sarebbe anteriore a lulie le me morie, cbe si banuo. (i) Diodoro il solo che parli di questa famiglia. Abbiamo in . Stradone t che un Archeanasse di Mitilene al temp di Pitta co , e di Alceo fortific il promontorio Sigeo, ed alcuni sospettano , che i discendami di essol perduta la siguoria del Sigeo, andassero sai fosforo. Un antico Scoliaste nomina nn Areheo , e un Archeanat.tide. Un Erudito moderno , pretende che la parola Archeanattidi non voglia significare altro th primi re , o prim i fondatoti del regno; e sulla fede di Strabono questi sarebbero Parisade , e Leucone, cbe secondo lui incominciarono a signoreggiare nel Bosforo. A que1 due aggiunge aucbe nn Sagauro , di cui Strabone aveva parlato prima. Tuito ci 9 che potrebbesi dire qui di pi , non guida a miglior! notizie.

3o4
la battaglia espugnarono Epidamno, trucidando tutti f prigionieri, e serbando in carcere i Corintii. Le navi corintie rimaste alla rotta avuta si rivolsero al Pelopon neso ; e i Corciresi messo alla loro ubbidienza quel tratto di mare adiacente, si gettarono addosso agli al leati de Corinti, e ne infestarono i paesi. - Passato quest* anno fu in Atene arconte Eutimene ; e vennero in Roma creati tre tribuni militari coll' autorit consolare, A. Sempronio, L. Attilio, e T. Celio. I Corintii subito dopo 1 indicata rotta presero a mettere * in ordine un' armata pi forte della prima, onde pro cacciati materiali dappertutto, e chiapoati ad opera ar tefici dalle altre citt, con intenso studio fabbricarono triremi, arm i, ed istromenti di guerra d ogni maniera; molte navi costruendo di nuovo, molte delle vecchie riattando, ed altre cercandone ad imprestito dagli alleati. N minor diligenza usarono i Corciresi, non cedendo ai loro nemici n in impegno, n in lavori : sicch vedevasi chiaro con che ardore si facesse quella guerra, e di che importanza si considerasse. In questo mezzo gli Ateniesi mandarono una colonia in Amfipoli, scelto avendo parte dalla loro citt, e parte dalle castella vi cine , gli uomini che dovevano popolarla. Pi fu arconte in Atene Nausimaco (i) ; e furono consoli in Roma T. Quinzio, e M. Geganio Macerino; e gli, Elei celebrarono l'olimpiade 86.ta, nella quale ebbe la corona per lo stadio Teopompo tessalo. In quel tempo i Corciresi intesa la grande ftrmata, che
(t) Altri pongono Litimaco .

3o5
loro veniva addosso , mandarono a domandare ajuto agli Ateniesi : ^il che pur fecero i Corintii. Ma il popolo ra* dunato in conclone, uditi i messi de' Corciresi, decret di unire le sue anni in loro soccorso. N vi si pose indugio, poich subitamente furono spedite dieci tri* remi ben allestite di tutto; e ne furono promesse molte altre di pi, se il caso lo richiedesse. I Corintii poi non avendo ottenuto, che gli Ateniesi si unissero ad essi, misero in ordine novanta triremi, ed avutene ses santa dai loro alleati, ne formarono unarmata di cento cinquanta, a cui diedero comandanti sceltissimi ; e con queste forze si prepararono ad una battaglia decisiva. I Corciresi, saputo che i nemici non erano lontani, an darono ad incontrarli con centoventi triremi , fra le quali erano le attiche ; e venutosi al fatto d arm i, i Corintii sulle prime restarono vincitori; ma tosto che si fece vedere la squadra attica di venti triremi , che gli Ateniesi aveano mandata per secondo soccorso , ebbero vittoria i Corciresi ; ed avendo il giorno dopo spiegata tutta la flotta > i Corintii non ardirono muoversi, e ri* cusarono la nuova battaglia. Intanto nel seguente anno Atene ebbe per arconte Antilochide, e i Romani ebbero per consoli M. Fabio, e Postumo Ebuzio Elba. Al tempo di costoro i Corintii mal soffrendo la le^a degli Ateniesi coi Corciresi, e la vittoria, che coll' ajuto di quelli questi aveano ripor tata , cercando nella loro rabbia ogni modo di vendi carsi, suscitarono a ribellarsi Potidea, colonia di Atene. Similmente Perdicca, re de' Macedoni, avverso agli Ateniesi, persuase a que di Calcide, che sottraendosi

3o6 al loro imperio abbandonassero le citt, cbe aveano sul mare, e si trasportassero in una, cbe chiamavasi Olinto. Gli Ateniesi udita la defezione di Potidea, mandaronle contro trenta triremi, con ordine cbe dato il sacco al territorio de ribelli investissero la citt. E infatti andate codeste forze in Macedonia, conforme il popolo avea ordinato, fecero secondo il prescritto, e posero 1' assedio alia citt ; e siccome a soccorso di essa i Co rintii mandarono due mila de loro; altrettanti ne mand di rinforzo a' suoi il popolo ateniese ; e venutosi a gior nata campale sull'istmo presso Palleue (i), gli Ateniesi restarono vincitori, e pi di trecento della opposta parte rimasero morti : dopo di cbe 1 assedio di Potidea fu ' sU*etto maggiormente. Mentre poi succedevano queste cos, gli Ateniesi fondarono sulla Propontide una nuova citt, chiamata Letano (a). In Italia i Romani man darono nuovi coloni ad Ardea , loro distribuendo a sorte il territorio (3).
(1) Pailene era poco lontana da Plinto , che fondala sull* istmo era distante da Potidea sessanta stadj. (a) Gli Eruditi non trovano in nessun luogo questa Letano. (3) Giova sn questo punto di storia romana vedere quello che ne scrive Tito Livio.

C a p i t o l o

VII.

Quislione nata per sapere da chi fosse stala fondata Turio, e decisione della medesima. Stabilimento del ciclo di Melone. Era gi fatto arconte in Atene Carete, ed erano in Roma consoli Q. Furio Fuso, e Manio Papirio Cosso, quando in Italia gli abitanti di Turio, raccolti da varj paesi, incominciarono ad avere discordia tra loro sul punto di sapere di quale citt singolarmente Turio si avesse a dir colonia , e chi riconoscere per fondatore. Imperciocch prima di tutti gli Ateniesi attribuendo a s quella colonia , dichiaravano da Atene esservi venuti moltissimi abitatori. Poi pretendevano i Peloponnesii, che non poche loro citt mandato avessero gente ad abitare Turio ; e quindi riguardavano come dovuto ad essi il titolo di fondatori. E cos, essendosi molti valenti uo mini aggiunti a questa colonia, e molto avendo essi contribuito alla fortuna della medesima, grande era il contrasto, ognuno chiedendo d'averne l'onore. Final mente , avendo i Turj mandato a Delfo , onde sapere d ii T oracolo nominasse loro per fondatore, il Dio ri spose lui stesso doversi tenere per tale. In questa ma niera tolta ogn incertezza, e dichiarato per fondatore eli Turio Apollo, la pristina concordia si ristabil nel popolo. In Grecia a quel .tempo manc di vita Archidamo, re de' Lacedemoni ( i ) , dopo aver tenuto il re
ti) Qui Diodoro viene dal Valcsio , da altri ripreso di goffi*

3oS
gno quarantadue anni ; e a lui successe Agide , che govern per ventisette annL . Era arconte in Atene Apsende, e in Roma erano consoli T. Menenio, e Proculo Geganio Macerino, quando Spartaco, re del Bosforo, lasci la vita dopo aver regnato diciassette anni, a cui successe Seleuco, che ne regn solamente quattro. In Atene fioriva Metone, figliuolo di Pausania, insigne uomo nella scienza astronomica, il quale pubblic la tavola del ciclo di diciannove anni, che chiamasi 1 Enneadeceteride 9 in cominciando dal giorno tredicesimo del mese attico sciroforione. E dcesi ciclo, o circolo, perch nello spa zio d que tanti anni gli astri ritornano al medesimo stato, e in certo modo compiono la rivoluzione dellanno grande. Perci da alcuni si chiama lanno di Metone (i). Questo valentuomo in cosi predire e descrivere la cosa, apparisce aver conosciuta mirabilmente la verit del fatto, per la corrispondenza appunto che trovasi tra la esposizione sua, e il moto degli astri ; e perci avendo la pi paiie de Greci adottata 1 Enneadeceteride di lui, * fino ad ora ne hanno trovato giusti i calcoli. In Italia intanto i Tarentini obbligarono gli abitanti della citt di Siri a stabilirsi altrove; e fondarono con una coloconlraddizione, perciocch pi a basso parla ancora di Archidamo , come ne parl nel libro antecedente , non combinandosi le epoche da lui notate. Sarebbe stato meglio, che avessero sospettalo di qualche intrusione fatta nel testo. (i) Melone approfitt per questo lavoro de' lumi dati preceden temente da Fabio 9 secondo che vedesi in Teofratto. V istituzione di questo ciclo una delle importantissime operazioni astronomiche* di coi ragionino gli scrittori di queste materie.

3og nia de loro coli mandata, la citta che presentemente chiamasi Eraclea (i).
C
a p i t o l o

V ili.

Cagioni della gygrra del Peloponneso. Condotta di Pericle. Prime ostilit. Essendo arconte in Atene Pitodoro, e in Roma con soli T. Quinzio, e T. ( Agrippa ) Menenio, fu cele brata in Elea 1 *olimpiade 87.ma, nella quale fu vincitore nello stadio Sofrone d Ambracia. In quell anno Ai in Roma ucciso Spurio Melio, per affettare il regno ; e Ateniesi avendo ottenuta una illustre vittoria com battendo presso Potidea, ebbero tra i rimasi morti sul campo il loro comandante Callia. Ora in luogo di lui misero F ormione, il quale giunto all esercito, e ripi gliato subito T assedio di quella citt , la strinse ostina tamente: non ostante per lassedio and assai in lungo, poich que* di dentro con molto coraggio s difendevano. Trasse di qui il principio della sua storia Tucidide, descrivendo poscia. la guerra, che gli Ateniesi ebbero co Lacedemoni, divenuta celebre sotto il nome di guerra del Peloponneso, la quale dur ventisette anni. Per Tucidide non rie abbracci che ventidue in que suoi

(1) Per questa citt contesero aspramente Tarentini , e Turj j si termin fra essi la guerra, convellendosi, che i due popoli aves sero guai diritto di abitarvi $ ma fosse per tnula per colonia d primi.

3io
otto, o nove libri, come altri li contano, chegli com pose (i). Fu pi arconte in Atene Eutidemo, e i Romani orraronsi tre tribuni militari con podest consolare, cio, Manio Emilio Mamerco, G. Giulio , e L. Quin zio. In quel tempo appunto tra gli Ateniesi , e i La cedemoni nacque la guerra detta del Peloponneso , la pin lunga di quante conosciamo memorate nelle storie. Della quale per istituto nostro esporremo le cagioni. Gli Ateniesi, arrogatosi gi l ' imperio del m are, aveano trasportato nella loro citt il denaro raccolto in Deio dalle comuni contribuzioni de Greci, il quale era nella somma di 133. CiD. Ci. CI3 (2) talenti ; e lo aveano consegnato alla custodia e fede di Pericle. Era questi per nobilt di stirpe, per gloria , e per facondia, di lunga mano superiore agli altri cittadini ; ma avendo gran parte di quel denaro erogala in usi privati, e non potendo darne buon conto al popolo, siccome a ci eragli stato ordinato, cadde in grande tristezza. Se non che a fargli animo, e a toglierlo dell imbarazzo , in cni trovavasi non avendo di che pagare, gli giov molto un suggerimento datogli da Alcibiade (3) suo nipote, il
(1) Per intelligensa di questo passo bene accennare, che pro babilmente Tucidide scrisse la sua stoiia tutta seguente, come gli antichi usavano fare $ e che i copisti in seguito divisero chi in un numero , chi in un altro d distinti libri. Gli Antichi non conob bero motto la bibliopea materiale. (a) O q u i, o in altro passo che s incontrer in seguito, d' uopo supporre qualche alterazione nell1 espressione della somma. ( 3) Anehe Svida chiama Alcibiade figliuolo di una sorella di P ericle , e cosi fallo aveva Valerio Massimo, Ma secondo Pi

3 ni
quale, rimasto senza padre, giovinetto ancora vivea presso di lui. Imperciocch domandato lo zio onde procedesse tanta sua tristezza ; ed avendogli Pericle risposto, pro cedere dalP andare invano cercando come render ra gione del denaro , n trovarne ; Alcibiade francamente soggiunse, dover egli cercar piuttosto il modo di non rendere codesla ragione, che gli si chiedeva. Laonde Pericle abbracciando il consiglio del giovinetto si mise a considerare in che modo potesse impegnar gli Ate niesi in qualche guerra assai grave; comprendendo, che se ci gli fosse riuscito, distratti gli Ateniesi in altre cure , e fors' anche messi in timore degli accidenti che potrebbero nascere, egli sarebbesi facilmente sottratto dal conto, a cui era chiamato. Ed ecco come nel tem po , in cui era inteso in questi pensieri, venne ad aju- tarlo la fortuna. Avea Fidia fatta la statua di Minerva, soprintendendo all* opera Pericle , figliuolo di Santippo. E come alcuni dei operaj ed artefici , che lavoravano con Fidia, istigati dai nemici di Pericle s erano rifug giti agli altari degli Dei ; interrogati della cagione di tal fatto, dissero che Fidia avea sottratta grossa sommai di denaro sciente Pericle che commessa avea lopera, e prestante egli medesimo la mano alla truffa ; e si proferirono pronti a dare le prove opportune (i). Su
tarco , Alcibiade era figliuolo di Dinomacle , figliuola di Menade ; e Pericle aveva sposata Agarista , nipote del proavo di Megacle* All* epoca del fatto, di cui qui si parla, Alcibiade doveva avera

verso quindici anni , giacch si s a , che fece la prima campagna ia Tracia sotLo Formioie. (i) Secondo Plutarco i nemici di Pericle subornarono certo M r non e , di cui Fidia era solito servirsi, onde lo denunciasse corno truffatore di somme.

3r*
di che convocato il popolo in assemblea, i malevoli di Pende persuasero, che si arrestasse Fidia , e che si accusasse Pericle medesimo, siccome reo di sacrilegio. Denunciarono nel tempo stesso Anassagora (i) sofista, il quale era stato precettore di P eride, come uomo , che empiamente sentisse intorno agli Dei; e in queste imputazioni e calunnie invilupparono Pericle medesimo, colla sola idea di abbattere con tali invenzioni il cre dito e la gloria di quel grand uomo. Ma Pericle, che ben conosceva l indole del volgo , il quale negli ur genti casi di guerra apprezza le persone di merito, cos volendo appunto la necessit presente ; laddove abban donato allozio della pace muove facilmente vani pen sieri , e sciogliendo il freno all'invidia, tratta i buoni come rei ; pens, che ottimamente provveduto avrebbe alle cose sue, se spinta avesse la citt in una grande guerra : onde avendo essa bisogno dell opera sua , n ammettesse le calunnie contro lui ordite, n avesse co modo e tempo di ricercargli esatto conto del denaro. Aveano gi dianzi gli Ateniesi decretato , che que* di Megara fossero esclusi dal foro, e dai porti della citt: per lo che i Megaresi erano ricorsi alla intercessione de Lace demoni; e questi toltili a proteggere, con risoluzione presa pubblicamente nell adunanza generale della na zione aveano spediti commissari ad Atene con ordine

( i ) Anche Eusebio ha posto Pericle tra i discepoli di Anassagora, Plutarco dice , che Pericle salv Anassagora dalla condanna , di cui era minacciato; e Diogene Laerzio suppone, che fosse condan* alo all1esilio, e ad tuia multa di cinque talenti.

3i3
di domandare, che il decreto contro i Megaresi si abrogasse ; altrimenti le intimassero la guerra in nome s di Sparta, che degli alleati. Or convocato il popolo per deliberare sopra tale proposta, Pericle, sopra gli altri per eloquenza, e per forza di ragionare . valentis simo , stette contro 1 abrogazione del decreto , dimo strando , che sarebbe un principio di servit imposta ad Atene, se contro lutilit della repubblica si cedesse alle domande de Lacedemoni. Aggiunse in oltre il con siglio , che gli Ateniesi portassero entro la citt tutte le robe che aveano nelle campagne, e che consolidatisi nell imperio del mare, coraggiosamente combattessero i Lacedemoni. E della guerra ragionando egli coll acutezza e pru denza che gli erano proprie, espose e la moltitudine degli alleati che Atene aveva, e lampia, provvigione di vascelli, e marinaj ; e il tesoro portato da Deio ad A tene, composto delle contribuzioni delle citt, il quale montava a CCloo talenti ; laonde ancorch nella fabbrica depropilei (1) poco innanzi, ed ultimamente nell assedio di Potidea se ne fossero spesi quattro mila, si era certi, che ogni anno dai tributi de confederati si sarebbero tratti c c c c l x talenti. Oltre tutto questo non meno di 13 talenti estimarsi le serbate spoglie dei M edi, fatte ornamento di pubblica pompa. E ne tem pli ancora , e negli altri edificj della citt aversi quan tit ampia di preziosissimi donativi e voti ; e la sola
(x) Filocoro, Eliodoro, e Plutarco dicono, che i propilei costa rono duemila dodici udenti.

34
statua di Minerva valeva L talenti doro : gli ornamenti della quale erano fatti in maniera da potersi distaccare, e prendere come ad imprestito, se necessit premesse, onde poi venuta la pace comodamente restituirli ; ed in quanto alle facolt de* cittadini privati , per la lunga pace goduta essere esse cresciute gi amplissimamente. Alle quali cose poscia venne aggiungendo il conto delle soldatesche , che la citt potPa avere , poich oltre gli alleati, e i presidj de castelli, v aveano ccids. c o . CI3. uomini armati di tutto punto , e pi di c c i d s . ioo . CiD. CID. tra presidiarj ed inquilini (r). Per triremi se u* aveano treceuto tutte pronte. Al contrario dimostra va , gli Spartani stare assai male a denari ; ed essere molto indietro degli Ateniesi in fatto di marineria. Or tutte queste cose rammentando , avendo accesi gli animi de cittadini alla guerra, esort il popolo a riget tare le-domande dei Lacedemoni; e il suo eloquentis simo discorso present T impresa come bella e fatta ; ond* , che merit d essere soprannominato Olimpio. E di tutto questo fa menzione anche Aristofane, poeta deli antica commedia , che fiori al tempo di Pericle > ne* seguenti suoi versi : P overi, e campagnoli, m ascoltate , Se volete saper coni ella ita. Fidia pel primo ebbe sinistro evento. Poi Pericle, temendo eguai successo Fermo tertns il decreto di Megara ,
(s) Tucidide conia quattordici mila soldati di grave armatura 9

e sedici mila ne1 presidj* e luoghi forti.

315
E soffiando una pccola scintilla-, Tanto fumo eccit , che a Greci tutti Di lungo lagrimar diede cagione. Ed Eupolide pure , altro poeta comico, disse : Pericle , che l Olimpio nominalo , Movendo tuoni e fulm ini, la Grecia Mette sossopra. Una melliflua ape Gli sta sui labbri, e i cor di tutti molce. EgU solo tra i retori ben fisso In chi F udiva poi lasci V aculeo. Ecco dunque le cagioni della guerra del Pelopon neso , come vengono riferite da Eforo. Ed avendo le principali citt della Grecia incominciato ad ardere in questo modo di guerra civile , i Lacedemoni tenuta una radunanza coi Peloponnesii, risolvono di attaccare gli Ateniesi, a questoggetto mandando tosto per ambasciadon a sollecitare il re di Persia, perch unisca le sue armi alle loro ; e per altri, che spediscono alle confe derate citt di Sicilia , e d'Italia , ottenendo triremi ; ed insieme a' Peloponnesi , radunati da ogni parte sol dati , e provvigioni, incominciano pei primi la guerra. Era allora in Beozia la citt di Platea reggentesi colle proprie leggi , ed alleata degli Ateniesi; ma alcuni dei suoi cittadini, nemici della patria libert, macchinando* coi Beozj, si proferirouo disposti ad assoggettare la loro* citt alla giurisdizione di quelli, quante volte mandas-' sero col un presidio. Per lo che i Beozj vi spedirono di nottettempo trecento soldati, a quali, tratti dentro, i traditori diedero Platea. Gli abitanti d essa, che vo levano mantenersi nell alleanza di Atene, credendo

3i6
sai fatto davere addosso tutte le forze tebane , 'man darono subitamente agli occupato, onde fare una triegua ; poi come sul far del giorno viddero, cbe i nemici eran pochi, formatisi in un forte gruppo, e voltisi a coloro , con grande animo si posero a combattere per la loro libert. E sul principio seguendo la zuffa per le strade, i Tebani superiori in valore non pochi dei popolani uccisero ; ma poich erano nelle case, e i ra gazzi stessi incominciarono a rovesciar dal/ alto le te gole sulle teste de nemici, gravemente feriti i Tebani furono costretti a fuggire : de' quali parte salvossi u scendo di citt, e parte venne in mano de' Plateesi per accordo, non avendo potuto sostenersi in certo edifizio in cui s erano riparati. Di questo fatto informati quei di Tebe dai fuggiaschi, con tutte le loro forze mar ciarono a Platea ; e per tale repentina incursione, molti , che trovavansi pe campi, non preparati a quel li assalto, restarono morti, e molti caddero vivi nelle mani de' nemici ; e tutto poi il paese fu pieno di pau ra da un lato, e di saccheggiamento dall altro. I Plateesi, mandati oratori a Tebani, domandarono fervorosamente, eh escissero dei loro confini, pronti essendo a restituire i prigionieri, che aveano : alla quale condizione accordatisi i Tebani coi . loro concit tadini messi in libert, restituito a Plateesi quanto aveano a danno loro bottinato , ritiraronsi a casa. Aveano prima di questo accordo i Plateesi mandato eziandio ad Atene a domandar soccorso, introdotta intanto in citt la pi parte delle cose di campagna ; e gU Ateniesi uditane 1 angustia , immantinenti aveano spe

dito loro un buon numero d armati. Ma questi , quan tunque pure avessero camminato assai speditamente, non poterono soprawanzare i Tebani ; onde limitaronsi a raccogliere, e portare in citt quanto nelle campagne era rimasto ; e i ragazzi, le donne , e tutta la molf tudine imbelle, raccolte in massa, condussero in Atene. Allora i Lacedemoni pretendendo, che dagli Ateniesi fosse stata rotta la pace , radunarono grandi forze e dalla loro citt e da tutte le altre del Peloponneso. Erano a quel tempo tutti quelli del Peloponneso socii de Lacedemoni in ogni guerra, eccettuati gli Argivi, che allora stavansi pacifici; e fuori del Peloponneso erano similmente coi Lacedemoni i Megaresi, gli Ambracioti, i Leucadii, i F ocesi, i Beozj , e la maggior parte dei Locresi, che guardavano TEubea, e fra gli altri di quel cantone quelli di Amfissa. Cogli Ateniesi erano gli abi tanti delle coste delFAsia , i Carii, i Doriesi, o Jonii, gli Ellespontini, e tutti gli Isolani, ad eccezione di quelli di Melo, e di Tera ; e quelli inoltre di Tracia, fuori de* Calcidesi, e de' Potideesi, ed anche i Messenj abitanti Naupatto , e gli Sciotti, e i Lesbii, e i Corciresi : gente di mare somministrante navi ; e tutti gli altri davano soldatesca di terra. Ecco quali erano allora gli alleati dell' una e dell altra parte. Or dunque i Lacedemoni messo insieme un gran nu mero di truppe, ne danno il comando al re Archidam o, il quale con esse invadendo 1 Attica, mette 1 at tedio alle castella, e a depredazione gran parte della campagna. Pe cui saccheggiamenti irritati gli Ateniesi, e bollenti di desiderio di venire alle mani, Pericle,

3iB
comandante sapremo, esorta la giovent, che voglia starsi per alcun poco quieta , promettendo di cacciare gli Spartani fuori dell Attica senza impegnarsi io bat taglia. In conseguenza di cbe armate cento triremi , ed empiutele di grosso numero di soldati, vi prepone Carcioo , ed alcuni albi valenti uomini, ed ordina loro di passare nel Peloponneso. I quali devastato Un gran tratto di campagna marittima , ed espugnate varie ca stella , misero in grande spavento i Lacedemoni : onde subitamente richiamarono dallAttica nel Peloponneso le sercito per difendere il paese proprio. in questo m o do , liberata 1 Attica dalla incursione nemica, Pericle ' si procacci grande stima presso i suoi concittadini, e pot ritenere il comando, e continuare la guerra.
C
a p i t o l o

IX.

La guerra del Peloponneso continua Imprese de* Lacedem oni e degli Ateniesi, Peste in Atene* Con danna , e nuova elevazione di Pericle. Sue ultime imprese, e sua morte. Conquista di Potidea fatta dagli Ateniesi, Essendo arconte in Atene Apollodoro, in Roma fu rono fatti consoli M. Geganio, e L. Sergio. Intanto il comandante dellarmata ateniese non lasci di depredare le spiagge del Peloponneso, di devastare tutti i luoghi aperti, e di guerreggiare anche le castella ; e rinforzato di poi con cinquanta triremi corciresi molto maggior ruma fece sulle terre de Peloponnesii, e spezialmente

3i<j
alla cosi detta Alte (i), posta sul continente marittimo, abbruciandone tutte le case di campagna. Quindi voU tosi a Metone, citt di Laconia, dato il sacco prima al territorio , investi la citt. La quale Brasida spartano , giovinetto ancora, ma 'di corpo e di animo valentissi mo , vedendo in pericolo dessere presa , raccolti seco alcuni Spartani, con mirabile franchezza seppe farsi strada per mezzo de nemici qua e l stanziati, ed ammazzatine parecchi entrare nel castello. E come nel proseguirsi assedio Brasida non cess di molestare il campo degli Ateniesi, essi disperando di ottenere la piazza, retro cessero alle loro navi. Brasida, che con valore e con costanza virile conservata avea Metoue , si acquist tra gli Spartani molto nome; e per queso egregio fatto in coraggiato vieppi ne* tempi susseguenti spessissime volte combattendo audacemente ebbe gloria d insigne fortezza. Di l andati gli Ateniesi ad Elea, diedero il guasto al paese; e posero lassedio a Feja (2), castello degli Elei; alla difesa del quale quantunque gli Elei accorressero, gli Ateniesi venutosi al fatto darmi rimasero vittoriosi; e presero a forza Feja. Per poco tempo dopo, avendo gli Elei condotte a campo tutte le loro forze, gli Ate niesi furono respinti sino alle navi; e passati in Cefa loma , fecero trattato di lega cogli abitanti dell'isola, poi ritornarono ad Atene.
(1) Quest era il tratto orientale del Peloponneso, victuo egli Ar*givi, ed abitato da quelli di Trezene , e di Enidauro. (a) Ho seguila la correzione del Pulmerio , chiaro essendo , che Tucidide e Strabone mettono nel paese degli Elei una citt di di lai nome : nissuna ivi mai fu chiamata Feria , come portano i testi correnti.

3 io

la questo frattempo dato il comando dell armata a Cleopompo, gli Ateniesi gli ordinarono ch egli andasse con trenta navi in Eubea, s per difendere 1 isola , s * per far guerra ai Locresi. E costui partito infest ostil mente le spiaggie marittime della Locride, ed espugn la citt di Tronio ; e venuto a battaglia coi Locresi presso la citt di Alope, li vinse. Quindi fortific l ' isola vicina alla Locride, che chiamasi Atalanta, onde avere un propugnacolo contro i Locresi, e comodit di fare incursioni nelle terre dei vicini popoli. Nel tempo medesimo gli Ateniesi accusando gli Egineti d 'av ere intelligenze coi Lacedemoni, li cacciarono della citt, e a questa mandarono una nuova colouia de loro cittadini, ai quali distribuirono e la citt stessa, e le campagne del contorno. Ma i Lacedemoni diedero ai cacciati le cos dette Tiree ( i ), ove abitare : in ci imitando 1*esempio degli Ateniesi, che in addietro a Messenj cac ciati dai Lacedemoni dato aveano da abitare Naupalto. In seguito gli Ateniesi ipandarono coll esercito a far guerra a Megaresi Pericle , il quale devastato il territo rio, e saccheggiate e guaste le loro possessioni, ritorn poi in Atene con ricchissimo bottino. I Lacedemoni poco dopo cogli ajuti de Peloponnesii e degli altri alleati fecero una nuova spedizione nel1 Attica ; nel qual paese entrati, tagliarono gli al * beri , ed incendiarono qua e l tutte le ville, riducen dolo un deserto, se si eccettui la Tetrapoli. E a questa
( 13 Erano campagne poste ai confini del paese spartano ed ar gino. Vedi Stefano .

321

ebbero riguardo per la sola ragione, cbe anticamente servi di ospizio ai loro maggiori in occasione, che ivi combattendo aveano vinto Euristeo: e riputavano essi giusta cosa il corrispondere con gratitudine ai benefizj fatti ai loro antenati (i). Gli Ateniesi intanto, non a vendo coraggio di uscire in campagna, e combattere , slavanst chiusi nelle loro mura (2) : onde ebbero a sof frire gran pestilenza. Imperciocch essendosi raccolta in citt una straordinaria moltitudine d*uomini d ogni fetta, naturalmente accadde, che ridotti a dimorare in angusti luoghi, respirassero un aria corrotta ; e perci contraessero la malattia. Il perch non essendo in caso di cacciare del paese i nemici, mandarono di nuovo Tarmata nel Peloponneso sotto il comando di Pericle. Egli scorrendo ostilmente le terre marittime di quella regione, ed espugnando eziandio varie citt, fece che i Lacedemoni finalmente abbandonassero T Attica. Ma gli Ateniesi per la devastazione soffrta nel paese pei* quelle grandi tagliate, che i nemici vi aveano fatte , e per la strage della peste addolorati, contro Pericle, a cui davano la colpa della guerra, volsero T ira loro, e depostolo dal magistrato, trovati alcuni miserabili pretesti, lo condannarono a pagare la multa di ottdnta
(1) Gli Eraclidi cacciati da tutta la Grecia, eransi tratti ad abi tare questo cantone dellAltica , di dove avevano cacciato, e poscia ucciso Euristeo . (1) Non fu per manansa di coraggio, che gli Ateniesi non usci rono ; ma per effetto del consiglio , che dato aveva Perici'0 fidan dosi per tutto il buon esito della guerra nelle forse marittime della repubblica.

3*2 talenti. Quindi mandarono commissari a Sparta per terminare la guerra. Ma veduto, che non si dava ioro favorevole ascolto, stretti da necessit, nuovamente po^ sero Pericle alla testa del gvemo. E queste sono le cose, che accaddero in quell anno. F u poscia arconte in Atene Epaminone (i); e furono consoli in Roma L. Papirio Crasso, e M. Cornelio Maluginese : al tempo de qiiali mori in Atene Pericle, comandante generale degli eserciti, uomo per nobilt, per ricchezza, per eloquenza, e per scienza militare Superiore di lunga mano ad ogni altro de suoi concit tadini. Il popolo ateniese, sommamente bramoso di prendere Polidea, mand , sotto quella citt Agnone coll esercito, che dianzi comandato avea Pericle ; onde portatovi^ con tutte le forze marittime, incominci ad assediarla con ogni apparato di guerra, avendo tratto seco e macchine, ed arm i, e vettovaglie, e quanto altro fosse occorso. Ma quantunque ogni giorno travagliasse quella citt in tutte le maniere, molto tempo vi si consum intorno senza poterla prendere. Perciocch la paura di tristo fine rendeva forti a resistere gli assediati, e molta fidanza ispirava loro l altezza delle m ura, per la quale vedeansi soprastare a chi era in porto. Intanto negli assediami si mise crudel malattia, che molti ne estinse: il perch la soldatesca perdeva coraggio. Ma conside rando Agnone, che codesto assedio costava pi di mille
(i) Epaminone deve Mere il vero nome di questo peonie perch cosi scritto in A teneo , e perch V Epaminonda , che leggesi nei testi correnti, vocabolo, secondo il Palmerio , tebano pi che ateniese.

3i3
talenti (i); ed essendo gravissimamente irritato contro i Potideesi per essere stati i primi a darsi ai Lacedemoni, non sapeva risolversi a levarne 1 assedio ; ma persisteva * nell'impegno di continuarlo, per ogni modo usando eccitare i soldati a stringere la citt anche pi di quello che potessero. Ma poscia avendo veduto che gran nu mero di cittadini tanto per le fatiche dellassedio, quanto per la forza della pestilenza, era distrutto, lasciata al blocco di Potidea una parte delle truppe, colie altre ritorn ad Atene, perduto avendo p ii di mille uomini* Dopo la cui partenza trovandosi i Potideesi .all estremo della disperazione per mancanza di viveri, mandarono araldi a chiedere pace. E bene da dire , se gli assedianti li accogliessero a braccia aperte ; e fu convenuto che tutto il popolo uscisse della citt, n seco alcuno portasse pi che una veste, se uomo, e se donna, due. Laonde fatta triegua a questo patto, tutti i Potideesi uscirqno colle mogli e i figli, secondo 1' accordo ; e iti nella Tracia ai Calcidesi, si misero ad abitare tra loro. Gli Ateniesi mandarono mille de loro cittadini ad abi tare Potidea, distribuendo loro e case e campagne.
(i) Tucidide chiaramente dice, che 1 assedio di Potidea cost gli Ateniesi dne mila talenti.

3*4
C
a p i t o l o

X.

Varie imprese di Formione. Tentativo di Crtemo contro il Pireo. Imprese di Silalce, re di Tracia. Venne poi creato in Atene comandante delF armata Formione, il quale con trenta triremi navigato avendo intorno al Peloponneso, si ferm a Naupatto ; ove iaw padronitosi del golfo criseo, ne intercluse il passaggio a Lacedemoni. Questi dal canto loro commisero al re Archidamo, dandogli numeroso esercito, una nuova spedizione; il quale essendo ito in Beozia si accamp a Platea, ove, disposte le sue truppe a dare il sacco al paese, volle prima sollecitare i Plateesi a distaccarsi dall' alleanza di Atene. E non cedendo essi alle tenta zioni sue, primamente si pose a desolar la campagna, ft a rubare e guastare qualunque cosa gli venisse alle mani : poi circondata la citt, si lusingava, clie defati gati avrebbe i Plateesi colla carestia de' viveri, aggiugnendo intanto il battere incessantemente la citt colle macchine. Ma non potendo in nissuna maniera prenderla, lasciato ivi non mediocre numero di truppe, ritorn nel Peloponneso. Mentre queste cose seguivano, gli Ateniesi diedero il comando a Senofonte , e a Fanomaco; e con mille armati li mandarono nella Tracia. Questi inoltratisi fino allo Spartolo (i) di Bottica, abbruciando, spiantando e
(i) I testi correnti portano Pattolo, ma erroneamente. Tucidide ed Iseo ci ajulano a correggerli. Ognuno sa che il Pattalo era nn faine di Lidia.

3a5
rubando, devastarono tutto il paese, distruggendo per fino le biade ancora in erba. Ma mossisi gli Olintii a soccorrere que di Bottica, nel fatto darmi gli Ateniesi furono battuti; e la massima parte dessi rest morta insieme coi capitani. Contemporaneamente i Lacedemoni indotti dagli Ambracioti mossero verso 1 Acarnania, * sotto il comando di Cnemo, con mille soldati e poche navi ; e giunti in quel paese , rinforzati da un certo nu mero di alleati andarono ad accamparsi presso Stratone citt; ma gli Acamani prontamente unitisi insieme, te sero aguato a nemici, ed ammazzatine moltissimi, ob bligarono Cnemo a condurre il resto de suoi sulle terre degli Eniadi. Nello stesso tornio all incirca Fornitone ateniese, di cui si gi parlato, colle sue trenta triremi (i) incapp in quarantasette navi de Lacedemoni, e venuto a bat taglia affond il vascello comandante insieme con qi^elli che v erano sopra, e molti altri legni mise fuori di stato di navigare, e presine dodici coi loro presidj, insegu gli altri sino a terra. Per tale maniera i Lace demoni fuori dogni loro aspettazione vinti, colle navi che poterono salvare, corsero a rifugiarsi a Patrasso nellAcaja. Questa battaglia segui allo stretto chiamato Rio. Gli Ateniesi ivi eressero un trofeo in monumento
(i) Di sopra ha detto che Formione era partilo da Atene con trenta navi. Qui non fa, che riassumere il racconto della spedi* ione di lui. Perch dunque dovr leggersi colle tue dieci navi t Non essendo additala circostanza, per cui ne avesse perdute, o lasciate venti altrove, debhesi ritenere colle prime ; perci guasto il t*sto.

326 di loro vittoria; consacrarono eziandio sulla costa una nave a Nettuuo (i); e poi si portarono a N aupatie, citt loro alleata: intanto che i Lacedemoni presero al tre navi eh erano a Patrasso, ed unitele alle triremi loro rimaste dopo la battaglia occorsa, andarono al Rio, presso cut trovarono anche l esercito loro , che si ac camp vicino all armata. Formione intanto per la otte nuta vittoria alzatosi a maggiori pensieri, non dubitando di venire alle mani coll* armata nemica, sebbene di gran lunga superiore alla sua, rotte molte navi de' Lacede moni , e perdutene alcune delle proprie, riport una vittoria incerta. Ma dopo sopraggiunto da venti triremi venutegli da Atene, i Lacedemoni non aspettarono di essere da esso lui attaccati ; e non volendo tentare pi la fortuna di un combattimento di m are, naviga rono a Corinto. queste sono le imprese occorse in quell* anno. Venne poi ad esser fatto arconte in Atene Diotimo; e in Roma ebbero il consolato G. Giulio , e Proculo Verginio Tricosto. Gli lei allora celebrarono l'88.va olim piade, nella quale vinse alla corsa Simmaco messenio di Sicilia (a). Cnemo intanto, stando nel porto di C c**
(i) Il Palmerio ha addotte buone ragiooi per emendare a queste luogo il testo, leggendo non istm o , come portano i testi correnti, ma canale , o stretto : n altrove, che sulle sue coste poteva essere dedicala la nave, di cui si parla. A me partito potersi semplifi care P indicazione senza bisogno del pi cbe il Palmerio aggiunse, e che il Vesselingio rigetta. (a) Quantunque anche Pausartia lo dica m&ssenico, egli stesso dichiara , che i Siculi non riconoscevano in lui tale origine r ma lo supponevano di ZaqcU. non potrebbe essere stato piuttosto di

S7,
tin to , forma il disegno di gire con un colpo di mano ad occupare il Pireo ; avendo dalle spie ^saputo non essere col alcuna nave, n presidio, che difendesse il luogo, poich in ci gli Ateniesi erano negligenti, non pensando mai, che ad alcuno potesse venire in testa di azzardare tale impresa. Tolte adunque da Megara qua ranta trirem i, e ben allestite , si mette in mare , e di notte passa a Salamina , ove improvvisamente assaltato il castello, che chiamasi Budorio, ne trae tre navi, e ponsi a corseggiare tutte le coste dell isola. Intanto pe* segnali fatti da que di Salamina con'fiaccole accese, caduti gli Ateniesi in sospetto, che il Pireo fosse preso, incontanente armatisi corsero con gran paura e tumul tuosamente alla difesa del luogo ; e come videro pi chiara la cosa , con parecchie navi andarono a Salamina. Ond* , che delusi nelle loro speranze i Peloponnesii diedero volta verso casa: dopo di che fatti gli Ateniesi pi accorti misero buona custodia a Salamina , e la pre sidiarono contro altri attacchi. Anche al Pireo. posero buone fortificazioni, e guardie, quante occorrevano. Circa lo stesso tempo Silalce , re de* Traci, entr in possesso di un regno assai piccolo: ma colla prudenza, e col valor suo, se lo ingrand mirabilmente, essendosi dimostrato giusto e benigno verso i suoi sudditi; e valente, ed accorto nelle guerre, eh ebbe ad intraprendere. Tenne ancora eccellenti ordini nel riscuotere ed amministrare i tributi ; e a tanta forza e ricchezza pervenne, che nissun
Messana (oggi Messina)JP Poco vuoisi,perch scrivendo fin da priacipio siasi commesso T errore.

3aS
altro re prima i lui ebbe nella Tracia maggior territorio. Imperciocch la costa, eh egli dominava, incominciando dai confini degli Abderd stendevasi sino al fiume Istro; e dal mare il paese suo sinternava tanto, quanto il pi lesto caqimmatore potesse scorrere in tredici giorni; e dominando per s ampio tratto di terreno, questo prin cipe traeva dalle imposte ogni anno pi di mille talenti. Or venuta a suscitargli guerra, egli fece nella Tracia raccolta di gente in numero di cento venti mila fanti, e cinquanta mila cavalli (i). Ma uopo prima di tutto dire per qual cagione quella guerra nascesse. Sitalce avea fatta alleanza cogli Ateniesi, ed erasi tra loro pattuito, eh egli sarebbe stato per essi fedel socio nella guerra di Tracia. Or volendo in conseguenza di ci collajuto degli Ateniesi espugnare Calcide, mise in campo un grosso esercito: ma avendo nel tempo medesimo nimi st con Perdicca , re di Macedonia, prese a voler rimet tere nel regno paterno Aminta, figliuolo di Filippo (a)
* (i) Ta&to rispetto al numero de soldati di S italce , quanto ri spetto a)la somma accennala de' tribnti che riscoteva , alcuni Eru d iti, e Comentatori trovano di che perdere il loro tempo. Io noi far perdere a chi legge, ricordando oi , che di conforme, o di diverso siasi scrtto da altri. (a) Perdicca fu figliuolo di Alessandro , e fratello di Filippo , padre di A m inta Si crede dallo Spanemio , che Filippo regnasse in una parte della Macedonia, e che da Perdicca ne fosse cacciato; e questo indicherebbe il perch Sitalce avesse voluto rimettere Aminta nel regno di suo padre. Il Sincello reca un frammento di Diodoro , per cui parrebbe che Alessandro avesse lasciato due soli figliuoli , Perdicca ed Aminta j e che quest ultimo avesse vissuto privalo. Ma Tucidide dice espressamente , che Filippo era fratello di Perdicca j ed facile , che il Sincello abbia trascrtto un nome per 1*altro.

3*9
P er queste due cagioni avea egli dunque bisogno di grandi forze; ed avendo messo in ordine tutto ci cbe occorreva per l ideata spedizione , mosse !' esercito suo dalla Tracia in Macedonia, entrando in codesto paese. I Macedoni spaventati dalla moltitudine de nemici, non ardivano frglisi incontro ; e presero il partito, di raccoglieie quante vettovaglie ed altre ricche cose poterono ; e trattele ne luoghi chiusi, in essi trincieraronsi, e fortificaronsi. 1 Traci riconducendo Ambita nel regno , dap prima con belle parole, e con ambascerie tentarono di ridurre le citt al loro partito : poi, non avendo trovato chi li ascoltasse, espugnarono colla forza il primo castello che loro si present. Il che fece, che molte citt, e castelli, presi da terrore, spontaneamente si sottomisero. Cos devastata dappertutto la Macedonia, e ricchissimi di bottino, passarono alle greche citt de Calcidesi. Mentre Sitalce era occupato in queste imprese, i Tessali, gli Achei, i Magneti e tutti gli altri Greci, che sog giornano tra la IVtacedonia e le Termopili, fatta lega insieme, raccolsero un grande esercito ; temendo che i Traci, essendo in tanto numero armati, non si volges sero addosso a loro , e non avessero a privarli della loro libert. U che facendosi anche dai Calcidesi, Sitalce informato degli apparecchi de Greci, e del grosso eser cito messo insieme contro di s, dallaltra parte consi derando che i suoi soldati mal soffrivano l asprezza dell inverno , pens bene di riconciliarsi con Perdicca ; e fatto con essolui parentado (i), ricondusse in Tracia le sue genti. (x) Quello parentado fu, che Siratonica, sorella di Perdicca

Mo Mentre succedevano queste cose, i Lacedemoni, presi seco i Peloponnesii , cbe aveano socj nella guerra, inva sero di bel nuovo 1 Attica, essendo alla testa dell* eser cito collegato il re Archidamo; ed avendo guaste le biade ancor verdi, e devastata ogni altra cosa della cmipagna, ritornarono al loro paese. N gli Ateniesi aveano polso per opporsi loro, perciocch troppo affiiggevali la pestilenza, e la carestia de viveri. Ond che mal presagio s aveano dell* esito della guerra. Questi sono i filiti che resero memorabile quell anno.
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XI.

D i Gorgia Lcontino, e della sua andata ad Atene. Lega degli Ateniesi coi Leontini ; ed accordo di questi coi Siracusani. Guerra degli Ateniesi contro i L esbj, e mire di questi ultimi. Platea minata dai Lacedemoni. Disordini in Corcira. Nell anno susseguente fu arconte in Atene Euclide, e ,i Romani crearonsi di bel nuovo co^p imperio con solare tre militari tribuni, M. Manlio, Q. Sulpizio Pretestato, e Sergio Cornelio Cosso. Allora successe, che in Sicilia i Leontini, col mandati in colonia dai Calcidesi, e cognati degli Ateniesi, vennero attaccatila que di Siracusa. E come vedeansi troppo oppressi da quella guerra, prevalendo contro essi la potenza de* Sifu data in isposa a Seute , figliuolo di Spuradoco , e fratello di
Sitale*.

33 r racusani, mandarono a pregare il popolo di A tene, onde volesse con pronti ajuti liberare la loro citt dal pericolo m cui si trovava. Era capo dell ambasceria Gorgia -oratore , il quale nella eloquenza super ogni uomo eloquentissimo della et sua. Costui fu il primo ad inventare diverse arti di dire ; e tanto si distinse sopra gli altri nello studio, e nella professione dell oratoria, che avea da ognuno de suoi discepoli a conto di sti pendio cento mine. Entrato per tanto in Atene, ed avendo avuta udienza dal popolo, parl della lega da farsi tra 1 una e V altra citt con tal nuovo e peregrino artifizio , che gli Ateniesi , altronde ingegnosissimi, e parlatori valenti, colp grandemente di stupore. Udivano essi di fatto per la prima volta dalla bocca sua certe bellissime forme di dire, e antitesi, e similitudini, e de finizioni , ed arguzie tante , ed ogni specie di singoiar lenocinio, che non sapevano non ammirarlo abbastanza : cose invero*, che per la novit potevano meritare esti mazione ; ma che non andavano separate da certa troppo caricata affettazione, e che potevano infine far ridere, e crear nausea, massimamente se troppo spesso venissero ripetute (t). Essendo pertanto gli Ateniesi restati persuasi
(i) tuttora Gorgia leontino celebratissimo per la sorprendente facilit sua di parlare all* improvviso d ogni argomento , ed in qualunque senso. Ma egli, che certamente aver doveva grande itnraaginaaione e facilit, corruppe l eloquenza, perciocch, come dice Cicerone , us de'nuovi artifizj oratorj troppo intemperante mente. I suoi discepoli poi fecero peggio. Noi sappiamo a che giunsero gl imitatori del M arini Trailo sofista ha lasciato scrtto che r entusiasmo degli Ateniesi per Gorgia fu tanto , che tennero come festivi giorni, in cui egli parl al popolo, c che i suoi di scorsi furono da essi chiamati lampade.

33 della proposta lega tra loro e i Leofttini, Gorgia lasciando grandissima riputazione di s come felice parlatore, ri torn al paese. Gli Ateniesi, che da lungo tempo aveano ardentissimo desiderio d impadronirsi della Sicilia a cagione della incredibile fertilit di quella terra, con pieno cuore ac colsero le belle parole di Gorgia, e decretarono di dar occorso ai LeontinL N mancava loro a specioso pre testo la comunione del sangue, e il ricorso: titoli, che appunto fortificavano la loro ambizione. E non era molto tempo, dacch, nata guerra tra Corintj e Corciresi, mentre 1 uno e 1 altro di questi popoli cercavano la * lega di Atene , il popolo di questa citt avea deliberato di prendere il partito de: Corciresi, perch Corcira era opportunamente situata per la passata in Sicilia. In somma ecco qual era la sostanza della cosa. Gli Ateniesi, oc cupato l'imperio del mare, e fatte bellissime imprese qua e l , abbondarono d alleati ; e pieni d? ricchezza, e di gente armata, tanevano sotto la loro fede citt assai grandi ; ed avevano a loro disposizione un grosso tesoro , qual era quello, che da Deio aveano trasportato presso di s, e che eccedeva i dieci mila talenti. Oltre ci essi avevano grandi ed espertissimi capitani, atti ad ogn impresa militare. Per tutte queste cose insuperbito il popolo ateniese , tenevasi certo di debellare gli Spartani, e fatto principale di tutta la Grecia, di potere eziandio conquistar la Sicilia. Per questi motivi, risolutosi il soccorso a* Leoniini, furono mandate in Sicilia cento navi sotto la condotta di Lachete, e di Careade; i quali con quelle cento navi approdati a Reggio, altre cento

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li ebbero dagli abitanti di quella citt, e dagli altri co loni de Calcidesi (i) , e fatta vela oon tutta T armata, furono addosso alle isole de Liparesi, a quali fecero molto danno, perch partigiani di Siracusa. Poi anda rono a Locri, e prese cinque navi a Locresi, misero T assedio a certo castello di questi ; e come i circonvi cini Siculi mossero in soccorso de* Milei, si venne al fatto d' armi, in cui gli Ateniesi restati superiori uccisero pi di mille nemici , n meno di seicento ne fecero pri gionieri : poi ebbero per forza quel castello. Le quali cose mentre succedevano, eccoti giugnere quaranta navi mandate dal popolo di Atene, onde con pi polso con tinuare la guerra. Erano al comando di esse Eurimedonte e Sofocle. Con quel rinforzo tutta Tarmata era di dugentocinquanta triremi. Ma come la guerra andava assai in lungo , i Leontini, mandati oratori a Siracusa, acco modarono col popolo di questa citt le cose loro; il quale li accolse come concittadini suoi proprj, mettendoli in comunione dell abitazione , e dei privilegi ; e ridu cendo la loro citt ad uso soltanto di luogo forte (2). E questo era lo stato delle cose in Sicilia. In Grecia intanto i Lesbj si levarono dalla divozione degli Ateniesi : del che fu motivo lo sdegno eccitatosi in que popolani, per avere gli Ateniesi tentato d imI
,(1) Strabone nota , che Reggio ere colonia de' Calcidesi. Il che dice anche Diodoro nel libro seguente. (a) I Leontini non durarouo molto in questa nuora condizione. Si disgustarono de Siracusani , ritornarono alla loro citt, e ia r istaurarono. Dionigi per li obblig a confondersi nn* altra volta coi Siracusani.

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pedire gli abitanti delle citt dell' isola di trasferirsi in Mitilene, siccome aveano deliberato (i). Perci spediti commissari a Lacedemoni, e fatta lega con essi, li con sigliarono a trarre a s 1 imperio del m are, per la * quale impresa eglino promettevano gran numero di tri remi. E non pu dirsi come gli Spartani accolsero questa proposta; ma nel mentre che i Lesbj stavano intesi ad allestire le loro trincee, gli Ateniesi li prevennero; e messe in ordine quaranta navi, e datone il comando a Chinippide, gli ordinarono, che senza frapporre dimora portasse lesercito a Lesbo. Costui in fatti rinforzatosi in cammino cogli ajuti de sodi veleggi verso Mitilene; e venutosi a combattimento navale, que di Mitilene re starono dispersi e vinti, e la citt venne assediata. Aveano i Lacedemoni statuito di portar soccorso a quel popolo ; e a tal effetto aveano apparecchiata unannata sceltissima. Se non che gli Ateniesi con altre navi, con un mi gliaio d uomini d* armi, che mandarono a Lesbo, pre*venner i Lacedemoni. Fu capitano della spedizione degli Ateniesi Pache, figliuolo di Epidero , il quale giunto a Mitilene, e postosi al comando del primo eser cito Strinse vieppi l assedio della citt, e indefessamente si pose a travagliarla per acqua e per terra. Mandarono non pertanto i Lacedemoni in ajuto di Mitilene quaranta cinque navi sotto la condotta di Alcida ; e nello stesso tempo colle truppe della lega invasero di nuovo lAttica, ove portarono il saccheggio, e la devastazione ne* luoghi
fi) Siamo obbligati al Vcsselingo di avere qui emendalo il tett di Diodoro , onde metterlo in concordia, con Tucidide .

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restati firio allora salvi* Poi ritornarono alle loro case. Ma gli abitanti di Mi lilene oppressi dalla fame e dalla guerra , e travagliati inoltre da discordie intestine, trat* tarono di .rendere la citt. Per lo che in Atene venne a deliberarsi dal popolo come s avessero a trattare. E fuvvi 1 orator Gleone, uomo crudele e violento , il quale * eccit il popolo a decretare che v abitanti di Mitilene, gli i quali usciti fossero di .pubert, a uno per uno fos sero trucidati ; .e che i loro figliuoli, e le loro mogli dovessero vendersi. La quale proposta adottata dal popolo, furono spediti messi a Mitilene, onde al Capo dell ar mata venisse significata quella risoluzione. Ma nell atto, che Pache leggeva quel dispaccio, un altro ne soprav* venne di senso contrario , onde lieto egli, che il popolo ateniese si fosse corretto, radun gli abitanti di Mitilene>, ed annunciando il nuovo ordine li liber e dalla colpa e dal terror della pena. Vollero per gli Ateniesi, che si spianassero tutte all intorno le mura di Mitilene, e che si dividessero a sorte le campagne della intera isola, eccettuate quelle de Metimnii. questo fu il frutto , che i Lesbj trassero dall essersi ribellati agli Ateniesi* Nello stesso tempo i Lacedemoni occupati tuttavia nel 1 assedio di Platea, aveano cinta la citt di un m uro, e di varj fortini; e messi intorno grossi corpi di soldati per attendere che nissuno Uscisse. Ond* che andando assai in lungo la cosa , e niun soccorso venendo dagli Ateniesi , gli assediati trovavansi stretti da mancanza di viveri; e molti erano gi periti pei frequenti fatti d'arm i, che aveano luogo. Per lo di essendo tutti in somma esitazione, e pensando al come trovar salvezza, molti

336 inclinavano a procacciarsi quiete con accordo. Ma parv meglio ad altri 4 e furono questi da dugento, il fuggir di notte tempo ad Atene attraversando le sentinelle netmiche. Al qual effetto una notte , in coi non rispon deva luna, persuadono agli altri di assaltare il m ura de nemici dallaltra parte; ed essi intanto provveduti di scale, mentre i nemici accorrevano in ajuto de loro overa lattacco, saltano gi del muro, ed uccisi quelli, che ivi facevano la guardia, salvi si trassero ad Atene. 11 giorno appresso per questo fatto fortemente piccati T Lacedemoni, accostarono alle mura della citt lesercito, e presero ogni conveniente misura per ridurre al pi presto in loro potere la citt*. Alla troppa forza dequali non potendo i Plateesi pi a lungo resistere, finalmente diedero la citt e s stessi in mano denemici. Allora i capitani de Lacedemoni fattisi venire innanzi uno dopo T altro ogni Platese , interrogavano ciascheduno che be nefizio egli avesse fatto aLacedemoni; e come ognuno ingenuamente confessava niun merito avere presso la re pubblica degli Spartani ; 1 altra domanda gli si faceva, s e , cio, a Lacedemoni avesse fatto alcun male. Il che nissuno potendo negar davere fatto, tutti furono dan nati a morte. E cosi poi fu eseguita la sentenza sopra quanti erano restati dall assedio, e la citt fu demolita, e il territorio suo affittato. In tale maniera i Plateesi, con somma religione osservando 1 alleanza che aveano con Atene, oppressi da crudele calamit perirono inde gnissimamente. In questo tempo gran tumulto , e discordia grande nacque in Corcira per la seguente cagione. Nella guerra

33j( fetta ad Epidamno , molti Corciresi caduti prigionieri, mentre trovavansi nelle pubbliche carceri promisero aCorintii, che se li avessero messi in libert, avrebbero data in loro mani Corcira. Gradirono i Corintii tale proferta ; e que* Corciresi avendo pei loro ospiti fatto pagare molti talnti quasi prezzo del riscatto , furono rilasciati ; e per mantenere la promessa, giunti che fu rono a casa, fatta man bassa sui capi del popolo, e sui patroni della moltitudine, li legarono, e li trucidarono, sovvertendo lo stato popolare della repubblica. Ma non and molto , che col soccorso degli Ateniesi il popolo, di Corcira sollevatosi ricuper la libert, e volle punire * come si meritavano, gli autori della ribellione. CostQro per pel terror del supplizio rifugiatisi agli altari degli D ei, intercedendo supplichevoli presso i numi e il p-? polo*, implorarono grazia
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XU.

Cagione della peste di A tene, e purgagioni di Delog Tremuoti in Grecia. Ristaurazione di Trachinia* Spedizione di Demostene. Assedio di Pilo. Valore di Brasida. Tristo fine di queir assedio. Morte d i Artaserse. Trionfo di A , Postumio. Essendo arconte m Atene Eutidemo , furono fetfci in Rma tribuni militari con consolare podest M. Fabio ', M. Foslio F lacciDatore, e L. Sergio. In quel tempo la pestilenza, la quale pareva essersi in Atene mitigata alcun -poco, incrudel di nuovo ; e tanto, afflisse la citt, eh?

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perirono pi di quattromila fanti, e quattrocento cavalieri; e del rimanente popolo tra uomini liberi e schiavi pi di diecimila. E poich la ragione della storia vuole, che si accennino le cagioni di una malattia, che tanto infest quella citt, qui ci sdebiteremo di quest* officio. Essendo liel decorso dell* inverno caduta gran pioggia, la terra fatta troppo umida , in parecchi luoghi e spezialmente net bassi, 1 acqua soverchia ristagn in modo di lago ; * indi venuti i calori della estate quelaghi riscaldando, putrefacendosi alzarono crassi vapori e nebbie di mal odore, con che l'aria vicina si corruppe, non diversamente da quanto spesse volte succede presso certe pestilenziali paludi. A questo male saggiunse il cattivo nutrimento; perciocch nell' anno antecedente s* erano avute le biade di troppo umida e corrotta natura. Una terza cagione ancora di questo flagello fu , che non s* ebbero i venti etes) , pel cui soffio rinfrescante suolsi ordinariamente temperare il troppo caldo dell* aria. Per lo che intensis simo essendo il calore, e l aria infiammata, i corpi umani privati dell* usato refrigerio , caddero in tal vi ziatura , che tutte le malattie, dalle quali erano presi, per la veemenza esuberante del calore rendevano di ca rattere infiammatorie. Quindi avvenne, che moki at taccati dal morbo, pel gran desiderio di estinguere lar dore che li tormentava, si gettavano ne pozzi, ed ovunque fosse acqua (t). Gli Ateniesi di malattia si atro cemente funesta attribuirono la cagione all ira di un.
(i) Di questa pestilenza di Atene hanno copiosamente parlate
Jpoerate , Tucidide e Laerzio ,

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mime ; e perci seguendo lavviso di certo oracolo, lu strarono Deio, isola consacrata ad Apollo ; e ci a mo tivo , che .sospettassi contaminata per essersi sepolti in essa i cadaveri de* defunti. Perci aperte in Deio tutte le fosse de* morti, ne trasportarono le urne nella vicina isola, chiamata Renea, con di pi statuire che in Deio non fosse lecito n partorire, n dar sepoltura (i). Rin novarono pure la festa panegirica dei Delj , da lungo tempo dismessa. . Le quali religiose provvidenze mentre dagli Ateniesi davansi, i Lacedemoni: chiamali gli ajuti de' Peloponnesii misero campo alFIstmo, trattando insieme di fare una nuova invasione nell Attica.' Ma come infrattanto s' ebbero grandi tremuoti, spaventati per 1 ira degli * Dei, ritornaronsi alle case loro. Furono poi s orrende le scosse della terra in quasi tutte le parti della Gre cia , che l 'acqua del mare rovesciandosi con impeto sui lidi ebbe a recare gravissimi danni alle pi forti ed ampie citt giacenti sui medesimi ; e mentre per lo innanzi il paese della Locride formava una penisola , rottosi listmo divenne isola, non m^no che fosse la vicina Atalanta (a).
(1) Anche pei bosco di Esculapio presso Epidauro era stabilii simil divieto. (a) I co rn ea talori hanno trovala contradditene in Diod&ro , 41 quale dove pi sopra distingue Atalanta dal paese di Locri presso il quale era situata, qui la confonde col paese medesimo fallo isola pel tremuoto accennalo. Non di mio istituto il dissertare sul lesto greco. Quelli che si dilettano di questa sorta di studj , ben consi derate le parole originali di Diodoro in questo passo, e le poche e focili sostituzioni, ohe possono ammettere, forse non troveranno violenta la mia interpretazione la quale altronde salva s graia scrittore da troppo bassa accusa.

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In mezzo a questi accidenti i Lacedemoni mandano nuovi coloni a Trachina, e mutatole nome, la chiamano Eraclea. Del che fu cagione il seguente fatto. I Tra chini guerreggiando per molti anni coi loro confinanti, gli E tei, aveano perduta la maggior parte deloro con cittadini : sicch veggendo la loro citt esausta e de solata , fecero istanza a Lacedemoni*, che essendo eglino loro coloni, volessero trovar modo di accrescerne la po polazione* E i Lacedemoni, tanto perch trattavasi, che que coloni erano di loro razza, quanto perch Ercole , loro progenitore, abitato avea negli antichi tempi in Trachina, deliberarono di farne una vasta citt. Perci scelsero quattro mila uomini tolti in parte dalla citt propria, e in parte dalle altre del Peloponneso ; e di pi ricevettero ogni altro de* G reci, che volesse far parte della colonia ; e li spedirono tutti col, n furono meno di sei mila. Onde diedero a Trachina tanta am piezza da poter capire dieci mila uomini. Ed avendone distribuito a sorte il territorio , la chiamarono Eraclea , siccome si detto. Succeduto arconte in Atene Stratocle, fu dai Ro mani dato di nuovo 1 imperio consolare ai tre tribuni * militari, L. Furio Medullino, L. Pinario Marneremo, e Sp. Postumio Albo. Durante il magistrato di questi fu dato dagli Ateniesi il comando delT armata a De mostene con trenta navi, e buon numero di scelti soldati; e a queste forze avendo aggiunto quindici tri remi de' Corciresi, e gli ajuti de' Cefaloniotti, degli Acamani, e de' Messenj abitanti in Naupatto , veleggi verso Leucade, saccheggi le campagne di quell' isola, indi

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si volt verso 1' Etolia , e ne mise a Tuba a guasto molti villaggi. Ma gli Etoli alzaronsi contro lu i, e fatta battaglia fu rotto co suoi Ateniesi, ed obbligato a ripararsi a Naupatie. Gli Etoli insuperbiti di questa vittoria, presero seco tre mila Lacedemoni, e andarono ad attaccare Naupatto, abitata allora da Messemi; mane furono respinti : per lo cbe voltatisi verso la Molucria, ne presero la citt. Ond*, che Demostene temendo simile sorte per Naupatto , chiamati a s mille uomini armati dall Acamania, li mand a rinforzare i Naupattini. Intanto stando in Acarnania, egli s imbatt in un migliajo di Ambraciotti nell atto che erano per accamparsi in certo luogo, ed assaltatili, quasi tutti li distrusse ; ed avendo gli abitanti di Ambracia voluto spedirgli contro tutte le loro truppe , egli distrusse egualmente quella moltitudine, a modo , che la citt ri mase esausta d'uomini : circostanza , che lo anim a formare il disegno di espugnare Ambracia, sperando d averla facilmente perch vuota di difensori. Ma gli Acarnani temendo, che gli Ateniesi venuti in possesso di quella citt fossero per essere pi degli Ambraciotti vicini per loro gravi, ricusarono di oltre seguire De mostene : sicch da questo fatto eccitatasi sedizione, gli Acarnani riconciliaronsi con quedi Ambracia, e fecero pace tra loro per cento anni. Cosi Demostene abban donato dagli Acarnani con venti navi ritorn ad Atene; e gli Ambraciotti pf trovar compenso alla non me diocre calamit sofferta, per paura degli Ateniesi chia marono nella citt loro un presidio lacedemone. Demostene poi, condotto F esercito a Pilo, si pose a

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cingere quel luogo con un muro dalla parte del Pelo ponneso. quel luogo per natura sua assai flle, ed lontano quattrocento stadj dalla Messenia (1): onde avendo egli seco e molte navi e molta soldatesca, nello spazio di venti giorni pot ben munirlo. Ma i Lacede moni udito questo fatto radunarono non solamente soU datesche, ma ciurme di mare eziandio in numero por tentoso ; e con quarantacinque triremi ben provveduto di tutto, e con dodici mila uomini andarono contro Pilo; parendo loro turpe cosa, che gente la quale non ardiva soccorrer l 'Attica allora travagliata da tanta mo ria, ora occupasse contro il Peloponneso un tal luogo, e lo assicurasse con muraglie, con trri, e con ogni fortalizio. Essi per tanto andarono ad accamparsi non lungi da Pilo , avendo alla loro testa Trasimede ; ed erano tutti accesi di ardentissimo desidrio di esporsi ad ogni pericolo, purch avessero quella piazza. Perciocch collocarono contro le bocche del porto le navi, colle prore volte al di fuori, onde impedire ai nemici l in gresso ; e colla truppa di terra assaltando il muro so stennero con estremo sforzo combattimenti ostinatissimi. Di pi : misero una mano d uomini robustissimi, scelti da Lacedemoni e dai collegati, nella vicina isola detta Sfatteria, la quale fiancheggiando a dilungo il porto serve a farlo sicuro ; con ci intendendo di procurarsi comodit per 1 assedio, e di prevenire , occupandola essi, ogni impresa degli Ateniesi. Quantunque poi per
(i) Fa d* uopo leggere il lib. iv di Tucidide per rettificare quanto qui legge*i sulla s imiione di Pilo. i

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la continua oppugnazione ogni giorno assai si defatigas sero, e moltissimi di loro restasser feriti pel vantaggio che dalle mura, e dalle torri aveano i nemici sopra d essi; non per menomarono punto il violento operar loro. Per lo che molti morirono, e molti per le ferite avute rimasero inabili a servir oltre. E gli Ateniesi in-, tanto, stando in luogo di sua natura fortissimo, ed abbondando di dardi, e di ogni altro istromento e materia opportuna a difendersi, valorosamente respinge vano i nemici ; sperando, che se potessero durare nella cominciata impresa, tutta la somma della guerra sa* rebbesi trasferita nel Peloponneso, e dato avrebbero buon ricambio a nemici loro col devastarne le campagne Mentre erano gli uni e gli altri intesi con tanto im-* pegno in codesto assedio, e gli Spartani facevano tanta forza ; -se non pochi altri di loro acquistavansi gi molta laude per valore, somma n ebbe aopra tutti Brasida* Imperciocch quando gli altri comandanti delle navi non aveano coraggio, per le difficolt che incontravano, di spingere in terra le triremi, egli facendo le parti di trierarca con tuon di voce prodigiosissimo al piloto or dina , e fieramente lo istiga e lo pressa a non rispar miare la nave; ma con tutta la forza possibile a trarla al lido : essendo vergogna che gli Spartani, i quali danno la vita loro per aver la vittoria, perdonino poi a navicelli, e soffrano che gli Ateniesi intanto per forza d armi s'impadroniscano della Laconia. Coi quali schia mazzi suoi finalmente costretto il piloto a far toccar terra alla trireme , questa dando in secco si ferma ; e Brasicta tenendo saldi i piedi ne'fori della medesima, da quel

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luogo si pose a combattere i nemici, che se gli frani fatti contro; e a primi colpi ne ammazz parecchi. Ma gli piobbe addosso s folto nembo di dardi , e tanti ne ricevette sul davanti della persona, che per la copia grande di sangue , che dalle ferite sgorgava, mancatagli lena, vacill, e in declinare fuor della uave il braccio, venne a lasciar libero lo scudo a modo, che queste cadde in m are, e fu preso dai nemici. P u r, mentre questi gli erano intorno in denso stuolo, finalmente pot da suoi essere portato fuor della nave ; e tanto sopra' tutti si distinse in valore, che dove gli altri pagavano della vita linfamia d aver perduto lo scudo, egli ne ritrasse onor sommo, ed altissima gloria. Quantunque intanto i Lacedemoni perdessero in questa infelice impresa tanta gente, non cessavano d'incalzarla ognor pi ; n poterono ridursi per niun conto ad abbandonarla. Nel qual fatto meritamente ognuno meraviglierassi, conside rando i casi della volubil fortuna, e la stravaganza: delle cose seguite. Gli Ateniesi respingevano gli Spar tani dalla stessa Laconia , e gli Spartani, esclusi dalla loro terra, battevansi co nemici per mare : cos quelli, eh* erano assuefatti a vincer per terra, divenivano in mare potenti, mentre ancora i gi dominatori.del mare, cacciavano dalla terra i nemici. Del rimanente andando l'assedio di Pilo assai in lungo, ed impedendo la prevalente armata degli Ateniesi la provvigione de* viveri, gli assediami chiusi nellisola si viddero minacciati dall estremo pericolo di fame. Per la qual cosa i Lacedemoni solleciti della loro gente mandarono commissari ad Atene per finire la gueira ;

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e come il popolo ateniese non assent itila proposta , do mandarono , che almeno si facesse un cambio, e che gli Ateniesi ricevessero altrettanti prigionieri de* loro. Ma nemmeno questa condizine agli ateniesi piacque : il che vedendo i Lacedemoni con libera favella dichia rarono in Atene medesima , che* il popolo ateniese con tal suo contegno per lo meno confessava di stimare pi valenti di s gli Spartani, mentre non voleva ammet tere un cambio de prigionieri a pari. Adunque i Lace demoni debellati nell' isola di Sfotterla dalla mancanza d ogni necessaria cosa, furono costretti ad arrendersi agli Ateniesi in cento venti uomini spartani, e cent'ttanta di collegati. 1 quali da Cleone, allora coman dante dell armata, furono condotti in cppi ad Atene y ed ivi il popolo decret, che si serbassero in vita, se i Lacedemoni volessero finir h guerra ; al contrario, se preferissero la guerra alla pace , dovessero tutti quanti scannarsi. Poi chiamati i pi prodi de* Messenii, i quali abitavano in Naupatto, ed aggiunto loro un certo nu mero di alleati, diedero agli uni e agli altri Pilo da difendere ; pensando , che i Messenii per 1 antico ran core contro gli Spartani avrebbero di buon anim in festata la Laconia ; spezialmente avendo il notabil van taggio di poter fare le loro incursioni da luogo s forte, com' era Pilo. E questo fa allora lo stato delle cose in que contorni Intanto mor Artaserse re de Persiani (i) dopo aver (i) Questi Aruuerse Lohgimano. Lasci* ai cronologisti le <juisiioni sui precisi anni del suo regno.

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legnato quarant anni ; e a Ini succedette Serse ebe tenne l imperio solamente un anno, tn Italia essendosi gli Equi ribellati ai Romani, questi crearono dittatore per la guerra A. Postumio, e Maestro de* cavalieri L. Giulio : i quali con isceltissime truppe entrati nel territorio nemico, da principio si misero a devastare le campagne e le ville. Poi essendosi loro opposti gli Equi col loro esercito, fetta giornata, i Romani ebbero la vittoria con grande strage de nemici, e con assai numero di prigionieri , e con grosso bottino. Dopo quella, rotta gli Equi si sottomisero ai Romani ; e Postumio pel buono esito avuto m quella guerra secondo l uso trionf. Narrasi di lui cosa rara , e da tenersi per fa volosa ; cio, che essendosi suo figliuolo per ardor gio vanile spinto nella battaglia olu'e la stazione dal padre assegnatagli, il padre, severissimo osservatore delle pa trie leggi, lo condannasse alia morte come disertore del posto.
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XIH.

Spedizioni varie di Nicia. Rivoluzione in Megara. Imprese di Brasida. Rotta degli Ateniesi in Beo zia. Morte di S erse, e di Sogdiano, re di Persia. Elevazione di Dario. Passato quest anno fu arconte in Atene Isarco, e Roma ebbe per consoli T. Quinzio, e G. Giulio, e si celebr in Elea 1 olimpiade 8g.aa, nella quale vinse nello stadio per la seconda volta Simmaco Gli Ateniesi

diedero il comando dell'armata a Nicia, figliuolo di Nicerato (i); e consegnandogli sessanta triremi, e tre mila soldati, gli ordinarono d infestare gli alleati de Lace demoni. La prima impresa stia fu quella di assaltare lisola Melo, di devastarne i campi, e di porre intoma alla citt 1 assedio, che vel tenne per molti giorni. * Melo, era tra le Cidadi la sola , che stesse ferma nella fede dei Lacedemoni, perciocch da essi avea tratti i suoi abitanti. Siccome per quella citt si difendeva as sai valorosamente, Nicia conoscendo non aver mezzi bastanti per espugnarla, pass ad Oropo di Beozia, & lasciate ivi le navi, condusse i suoi soldati sul territorio dei Tanagrei , ove si uni ad altre truppe ateniesi, co mandate da Ipponico , figliuolo -di Calcia. Congiunti dunque insieme i due corpi andarono a dare il sacco alle campagne ; ed essendo i Tebani accorsi in difesa de loro, si venne al fatto d arm i, in cui gli Ateniesi restarono vincitori con non mediocre strage de nemici. Dopo quel fatto Ipponico ricondusse in Atene lesercito suo; ma Nicia ritornato alle sue navi, mentre scorse le spiaggie della Locride dando il guasto ai luoghi ma rittimi, raccolse dagli alleati quaranta triremi, che unite alle altre venivano a comporre un armata di cento legni Fece anche raccolta grande di soldati, e mise in sieme un esercito, col quale si volt verso Corinto, ove avendo i Corintii opposte le loro truppe a quelle di lui, gli Ateniesi due volte ruppero i nemici, ed ammazza(i) Gli E ruditi osservano che Diodoro mette tutte in uno stesso anno le "vaiie imprese qui indicate di N icia , quando ebbero luogo in pi

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line molti alzarono un trofeo. Degli Ateniesi non p e ri rono in quel fatto se non otto uomini ; e de Corintii ne perirono pi di trecento. Nicia di l navig a Cromione , dide il guasto alla campagna, e prese anche quel castello. Poi facendo retrocedere i suoi, e fortifi cato il castello di Metone, vi mise .un presidio che il difendesse, e saccheggi tutto il paese vicino. Final mente devastati i luoghi marittimi ritorn ad Atene. N pass molto tempo, che il popolo ordin una spdizione contro Yisola di Citer, mandando sessanta navi, e due mila soldati; le quali forze comand Nicia con alcuni altri. Egli adunque, sbarcte le truppe in quel l'isola, dopo un assedio di pochi giorni ebbe la citt; lasciato 'presidio a custodire 1 isola, and nei Pelopon * neso , e le campagne marittime devast anche .col. Si milmente smantell Tirea posta al confine della Lacon ia , e dell Argolide, e ne ridusse in servit gli uo mini. Tanto gli Egineti p o i, che ivi abitavano, quanto Tantalo spartano, che era governatore del castello, mand prigionieri in Atene, i quali dagli Ateniesi fu rono tenuti insieme cogli altri nelle pubbliche carceri. Mentre tali cose succedevano, i Megaresi trovavansi oppressi dalla guerra, che dovevano sostenere contro gli Ateniesi, e i loro fuorusciti; e mentre i cittadini si andavano mandando a vicenda ambasciate con animo di comporsi fra loro, alcuni dssi pieni di mal umore contro i fuorusciti, esibirono ai comandanti atniesi di dar loro la citt. Del che restati d'accordo, Ippocrate e Demostene di nottettempo mandarono a Megara seicento uomini, che dai traditori furono ricevuti entro le mura.

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Ma scoperta la fraude, il popolo si divise in due fa zioni , alcuni stando per la lega cogli Ateniesi, altri sostenendo il partito dei Lacedemoni. Nel qual trambu sto salt in testa ad uno di alzar la voce, come se fosse stato un banditor pubblico, e di dichiarare che ognuno era padrone volendo di unire le proprie armi cogli Ateniesi,,e Megaresi. E in questa maniera abban donati da Megaresi i Lacedemoni, il presidio di questi, che custodiva le mura, lasciata quella stazione^ and a rifugiarsi alla Nisea, che era 1 arsenale de Megaresi. Ma gli Ateniesi, scavata una fossa all intorno., misero l assedio a quel luogo, e poco dopo chiamati opera) dalla citt fabbricarono un muro, entro cui chiusero 'la Nisea. Temendo adunque i Peloponnesii dessere truci dati , se volendo resistere, il luogo fosse preso dagli Ateniesi per forza darm i, vennero a p atti, e lo con segnarono a medesimi. In questo stato furono allora le cose di Megara. Brasida intanto avuto un non mediocre esercito da Sparta, e da altri luoghi del Peloponneso, marci verso Megara; e gli Ateniesi pel subitaneo suo giugner col atterriti immantinente obblig a concentrarsi alla Ni sea (t), liberando la citt, e ri ducendola alla pristina colleganza co Lacedemoni. Quindi presa la via per la Tessaglia giunse a Dio di Macedonia, poscia spintosi fino ad Acanto, rinforz i Calcidesi, e la citt principale degli Acantii parte col terrore delle minaccie, parte colle lusinghe costrinse ad abbandonare il partito degli
(i) Qui ho seguita la lezione del Palmerio , la quale sola mette d accordo Diodoro con Tucidide .

35o Ateniesi. Poi molti altri popoli della Tracia indusse a far causa comune coi Lacedemoni* E desiderando di proseguire la guerra con maggior forza, chiam da Sparta nuovi soldati onde formarsi un pi grosso eser cito. Nel che ebbe favorevolissima occasione; perciocch mirando gi da alcun tempo gli Spartani a disfarsi de' principali Iloti, scelsero mille di questi i pi distinti per altezza d animo, sperando che in mezzo a tanti combattimenti avrebbero infine perduta la vita. Ed altra misura pi violente e crudele presero inoltre gli Spar tani, colla quale credettero di giungere a vedere di strutta la razza degli Doti ; e fu questa, che fecero pubblicamente bandire qualmente si sarebbe notato il nome di qualunque Uoto, che fosse per alcun titolo be nemerito di Sparta ; la quale annotazione portato avreb b e, che i cosi descritti sarebbero stati dichiarati liberi. Ora essendone stati notati due m ila, fu commesso di poi ai pi potenti di trucidare costoro , ciascuno entro i suoi privati lari. Il che fu fatto per la grande paura, che gl Iloti cogliendo un giorno o l' altr opportuna occasione nou si congiungessero co nemici, e non di-venissero fatali a Sparta. Intanto essendosi mille di que sti Iloti, e altri de' socj di nuova leva uniti a Brasida, egli venne ad avere un assai bello esercito. Adunque cos rinforzato Brasida marci verso Amfipoli. Avea preso in addietro a popolare di coloni questa citt Aristagora milesio, fuggendo da Dario re de'Pei> iani ; ma dopo eh egli mor, gli abitanti di quella citt, i quali erano della razza de' Traci detta degli Edonori, ne furono cacciati, e trentadue anni dopo gli Ateniesi

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vi mandarono una colonia di dieci mila uomini, i quali dai Traci furono anch essi distrutti in un fatto < armi T succeduto vicino a Drabesco. Due auni dopo per, nuovi coloni vi s introdussero, sotto la condotta di Agnone. Or questa citt tante volte colle armi assalita Brasida cercava di conquistare ; e per ci le avvicin l esercito, accampandosi presso il ponte, che conduce alla mede sima; ed impadronendosi immediatamente del sobborgo. come per tanta nemica forza venuta loro addosso gli Amfipolitani caddero in grande spavento, scesi a patii egli ne accett la dedizione con questo, die chiunque volesse uscir di citt colle robe sue fosse libero a farlo. Indi sottomise anche la pi parte ddle citt cir convicine, tra le quali aveano nome distinto Esime (i), e Galesso , l'una e 1altra colonia dei Tasj , e Mircione, piccola citt degli Edonori. N di ci contento Brasida volle anche avere una forza navale ; e si mise a fabbri care triremi presso il fiume Strimone ; e chiam nuovi soldati da Sparta, e dagli alleati ; e fece fabbricare nuove armature , assuefacendo all' uso delle medesime la giovent inerme ; e provvide gran copia di dardi, di frumento, e dogni altra cosa necessaria. Dopo di che tratto 1 eserdto d AmfipoH , e ito al luogo chiamalo ' Atte , pose ivi stazione, e come erano in quel contorno cinque d tt, alcune di nome greco, popolate da coloni andrii, alcune abitate alla rinfusa da genti barbare, procedenti dai bilingui Basalti, anche questa sottomise;
(i) Errano i codici e le stampe, che portano Sim e . Cos i p ii diligenti annotatori.

35* ed assalt pure Torone, fondata slwero dai Calcidesi, ma allora soggetta agli Ateniesi: la quale per egli ebbe per tradimento di alcuni, che glie ne facilitarono senza leon percolo Y ingresso, avendo tolti dentro di notte i suoi soldati E questi furono in quell' anno i fatti della spedizione di Brasida. Nel tempo che tali cose succedevano nella Tracia, gli Ateniesi vennero a battaglia campale coi Beozii presso Delio; ed cccone il perch. Era ad alcuni incominciato a dispiacere l'attuale stato della repubblica in Beozia; e desiderando di ristabilire nelle citt il governo popo lare , ne concertarono la cosa coi comandanti ateniesi, Ippocrate e Demostene, proferendosi pronti a dare in loro mani le citt della Beozia. N furono i comandanti ateniesi scontenti di tale profer* ; e perch meglio lim presa si conducesse, divise tra loro le truppe, Demostene colla maggior parte dell esercito invase la Beozia ; ma avendo trovati i Beozii premuniti contro l'assalto , per? ch renduti dianzi consapevoli della trama oidita, fu obbligato a retrocedere senza aver fatto nulla. Ippocrate intanto colle truppe die avea sotto di s assalt Delio, lo occup ; e postosi in sito da impedire 1' arrivo dei Beozii, cinse di mura il castello. Sia questo presso l 'Oropia, e tocca i confini della Beozia. Ma Pantoda , allora supremo comandante de' Beozii, levate truppe da tutte le citt del paese marci con. numeroso esercito a Delio ; n avea meno di venti mila fanti, e mille Cavalli. Gli Ateniesi aveano pi gente, che i nemici, ma erano meno bene armati, perciocch essendo usciti della loro citt come all' improvviso, e per fare sem

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plici scorrere , a molti mancavano e le arm i, e le ar mature. Disposti pertanto gli uni e gli altri risolutamente a venire alle mani, 1' ordine con cui si misero in bat taglia , fu il seguente. 1 Tebani formavano il corno destro de Beozii, gli Orcomenii il sinistro , e in mezzo stavano gli altri. Nella prima fronte erano collocati i propugnatori, detti da essi enochii, e parabali, cio aurigbi, e combattenti dal cocchio ( i ) , uomini di tutti sceltissimi, e questi erano trecento. Gli Ateniesi intanto erano ancora dietro ad ordinarsi in battaglia, quando fu rono obbligati ad azzuffarsi. Il combattimento fu intrapreso con somma forza ; e da principio i cavalieri ateniesi valorosamente spingendosi innanzi, misero in fuga la cavalleria nemica. Quindi venuti alle mani i fanti, le squadre ateniesi, opposte a T ebani, pel violento im peto di questi, furono rotte e disperse. Ma le altre mi sero in fuga quanti Beozii v erano , e gl inseguirono per lungo tratto facendone ampia strage. I Tebani per, come robustissimi di natura, seppero sottrarsi alla furia de nemici; ed opportunamente assaltando gli Ateniesi, che erano alle spalle de* fuggenti Beozii, con tal impeto diedero loro addosso, che li conquisero, e dispersero da ogni parte; e cosi vincendo la battaglia riportarono laude insigne di valore. Parte degli Ateniesi

' (i) Enochii erano gli aunghi o cocchieri, ParabaU erano i combattenti. Fu questa una delle pi antiche maniere di combat tere; e ne fa fede Omero. Cos usavano anche gli antichissimi' Galli , siccome Diodoro stesso ha notato.

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n salv colla fuga ad Oropo, parte a Delio (i). Alcuni corsero al mare, e s'imbarcarono ; altri andarono ove poterono, chi in un luogo, chi in un altro, finch la notte li liber dall' inseguimento de' nemici. In quest' azione restarono sul campo non pi di cinquecento Beo zii. Maggiore di gran lunga fu il numero degli Ateniesi morti; e se la notte non avesse posto fine alla strage, la massima parte degli Ateniesi sarebbe perita: percioc ch la notte sola interrompendo limpeto de' nemici prest la salute a' fuggiaschi. Nondimeno tanta fu la mol titudine degli uccisi, che col prezzo delle spoglie i Tebani costrussero nella loro piazza una grande stoa, e l'ornarono di statue di bronzo; e ai templi inoltre, ed ai portici affissero le armi de' nemici spogliati ; e colle ricchezze guadagnate in questa guerra fecero un fondo pe' giuochi, che istituirono in Delio (a). Guadagnata poi questa battaglia, andarono i Beozii ad assaltare Delio con gran forza, e l'espugnarono ; del cui presidio la massima parte valorosamente difendendosi per; e din gento uomini soli furono presi: gli altri scapparono alle navi, e col resto dellesercito ritornarono nell' Attica. questo mal giuoco ebbero gli Ateniesi, mentre cercato
(i) Alcuni hanno detto * che Socrate si trov in questa battaglia, e salv la vita a Senofonte ; nel che hanno seguita la fede di Platone . (a) Ivi era un tempio d* A po llo , ed ivi veramente s istitu la solennit , di cui si parla, non dovendosi confondere , come hanno preteso alcuni dotti uomini, fra i quali lo Spanemio , n queste Delio , posto al confini della Beozia , coll isola di D eio , n la pancgiri istituita in quell* isola dagli Ateniesi eoa quella che i Beosii istituirono a Delio

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aveano con insidie d* impadronirai delle ricchezze dei Beozii. In Asia a quel tempo Serse, re de Persiani, usci di vita dopo un anno di regno, o come altri vogliono dopo un anno e un mese. Ebbe a successore suo fra tello Sogdiano, il quale non regn che sette mesi ; ed essendo stato ammazzato, sal sul trono in suo posto Dario, e vi stette diciannove anni. Con questanno ter* min la sua storia Antioco siracusano , scrittore nobilis simo di .Sicilia (i). Codesta sua storia composta di nove libri; ed incomincia dal tempo del re Cocalo. Capitolo XIV.

Tregua presto rotta tra gli Ateniesi e i Lacedemoni. Imprese di Cleone ; Battaglia tra lu i, e Brasida, colla morte di entrambi. Famoso detto della ma dre di Brasida. Tregua di cinquantanni tra Sparta ed Atene. Avendo preso il magistrato d* arconte in Atene Aminta, furono fatti consoli in Roma G. Papirio , e L. Giulio. In quel tempo que* di Scione (a), sprezzando 1*impe rio degli Ateniesi per la rotta di Delio, si voltarono a* Lacedemoni, e diedero la loro citt a Brasida, il quale allora comandava in Tracia. Similmente accadde, che gli scappati da Lesbo per non cadere in servit
(i) Fu figliastro di Seno/are. Dionigi cC Alicarnasso ci ha la sciato il principio, e Tarj frammenti di questo scrittore. (a) Citt della Tracia. ,

356 quando dagli Ateniesi fu presa Mitilene ( e piccolo non era il loro numero) avendo gi prima macchinato per ritornare in patria, radunate allora alquante forze, oc cuparono Antaodro, donde trovata opportunit, usciti Inori attaccavano il presidio ateniese posto a Mitilene. Pel qual insulto montato in collera il popolo di Atene ordin, che Aristide e Simmaco, comandanti dell'eser cito , andassero contro coloro; e questi trasportate a Lesbo le troppe dopo alquanti combattimenti presero Antand ro , ed ammazzata una parte di que' fuorusciti, gli al tri cacciarono della citt, e lasciato ivi presidio per di fesa del luogo, partirono da Lesbo. Poi Lamaco, co mandante di dieci triremi , and nel Ponto coll armata, e postosi a stazione presso Eraclea, tutte le navi per.dtte al fiume Gallo (i). 11 cbe successe perch venute grosse e violentissime pioggie, e la corrente del fiume per 1 affluenza straordinaria delle acque precipitando in * gi, cacci le navi, die urtate dai venti contro gli scogli andarono in pezzi. Allora gli Ateniesi fecero .tre gua per un anno solo coi Lacedemoni a questa con dizione , che ognuna delle parti si tenesse quanto trovavasi possedere: con che giudicarono che, tenuti molti .colloquii dall una e dallaltra parte , si potesse giugnere al punto, che finita una volta la guerra, dopo tanti combattimenti succedesse una perpetua pace : d'altra ,parte a' Lacedemoni stava a cuore di ricuperare i presi in Sfatteria. Cosi dunque, come si detto, fu stabilita
(|) Il Beiioni dice chiamarsi modernamente Chelit. Meninone # nato ne* paesi vicini, lo dice Calletu.

3S j k triegua; ma essendosi convenuto di tutte le altre cose, s ebbe dall una e dall' altra parte molti discorsi intorno Scione (i) ; e poich la lite anzi crebbe, ac cadde, che il trattato si ruppe, e si venne a Voler de cidere colle armi della sorte di Scione. In quel tempo pass a devozione de* Lacedemoni anche Menda ; il che concorse a rendere pi aspra la contesa concernente Scione. E Brasida intanto fatto sgombrare de ragazzi, delle donne, e della pi necessaria suppellettile F una e l'altra citt, ne form due piazze ben presidiate. Ma gli Ateniesi punti gravemente della indegnit della cosa, con pubblico decreto statuirono di mandar a fil di spada chiunque de Scionii fosse giunto alla pubert , se la citt cadesse in loro mani. Per lo che mandarono un* ar mata di cinquanta navi, condotta da Nicia e da Nico strato ; i quali prima assaltarono Menda, ed ajutati dal tradimento di alcuni l'ebbero: poi assediarono Scione; e con ogn' ingegno, ed insistenza la battevano. Ma come il presidio postovi dianzi era forte di numero , e pieno di ogni provvigione tanto d'arm i, quanto di vettovaglia, e di tutte altre cose, resisteva facilmente agli Ateniesi, e da' luoghi eminenti pugnando molti nemici piagava, e faceva perire. E questi sono gli avvenimenti di questo anno. Nell anno appresso essendo arconte in Atene Alceo y e consoli in Roma Opitero Lucrezio, e L. Sergio F i denate , gli Ateniesi tenendo i Delj per colpevoli d'es(i) La questione era , se Brasida aresse presa Scione prima della tregua, o dopo, sostenendo gli Ateniesi il secondo fatto, o Brasida il primo.

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sere io secreta intelligenza co Lacedemoni, li cacciarono fuori dell'isola, e si appropriarono la citt. Ad essi sbanditi in tal modo da] suolo patrio, Farnace diede ad abitare Adramizio (i). Intanto gli Ateniesi Cleone, che era capo popolo, crearono comandante d'arm ata, e datogli buon numero di fanti, gli ordinarono, che an dasse nelle acque di Tracia. Approdato egli a Scione , ed avuta da quelli, che fecevano F assedio di quella citt, una porzione di soldati, si port a Torone, per ciocch dalle spie avea saputo, che Brasida partitosi da que' luoghi v' avea lasciato s poca quantit di gente da non poter sostenere battaglia. Ond , che piantati i suoi accampamenti vicinissimi alla citt, e da terra e dal mare battendola con gran forza, se ne feoe padrne; e messi in servit i ragazzi e le donne, tutti i soldati, che la presidiavano, mand in ceppi ad Atene. Quindi avendola ben guernita di truppe, onde potesse difen dersi , ne usc, e colla rimanente gente sua si port sullo Strimone , fiume di Tracia, ed accampatosi sotto la citt di Eione, che lontana da Amfipoli circa trenta stadj (a) , si pose a combatterla aspramente. Avendo poi di l saputo, come Brasida era coll' esercito presso Amfipoli, si mosse speditamente coll*eser cito incontro a lu i, il quale avvisato della marcia de' nemici, messa la sua gente in buon ordine and ad

(i) Cos legge il Ro doma no nelle sue ultime note. Altrove h detto Atramizo. Convengono tutti i cementatori, che questo nome ai trova scritto nell*una, e nellaltra maniera presso gli Antichi, (a) Tucidide la dice lontana venticinque stadj.

359 incontrare gli Ateniesi. N si tard a venire alle mani. Per alcun tempo da ambe le parti si combatt forte mente senza che si vedesse vantaggio per I' una, o per 1 altra ; e mentre i comandanti facevano di tutto onde ' fissar la vittoria , ciascheduno dal canto suo, molti va lorosi uomini ebbero a cadere, strascinati nel pi vivo della pugna dall ardore de* comandanti medesimi, che mescevansi con invitto animo in ogni parte del campo. Finalmente Brasida gagliardamente menando le mani, fin la sua carriera da eroe in mezzo a sterminata massa di nemici da esso lui trucidati ; e lo stesso esito ebbe pur Cleone, rimasto ucciso in mezzo alla turba dei combattenti. Per la morte de' quali due capi costernato 1 uno e l 'altro esercito incominci a vacillare. Nondi meno i Lacedemoni riusciti in ultimo vincitori alzarono il trofeo ; e gli Ateniesi avuti per interposta tregua i cadaveri de* loro, e sepolti, s imbarcarono per la loro citt. Tornati a casa alcuni de' Lacedemoni dopo questa battaglia, e riferendo insieme la vittoria, e la morte di Brasida, dicesi, che la madre di lu i, udito l'esito della battaglia, domandasse come si foss'egli comportato nel1 azione ; ed essendole risposto, eh' egli era stato di * tutti i Lacedemoni prestantissimo, essa dicesse : che suo figliuolo Brasida era stato veramente un bravo uo mo ; ma inferiore per a molti altri Spartani. Le quali parole di lei divolgatesi per la citt, gli Efori onora rono pubblicamente quella illustre matrona per l'alto animo con cui preferiva la laude della patria alla gloria del figliuol suo (i). Dopo la battaglia da noi raccon c i1 Il nome di quesia Spartana folta menzione negli apoftegmi. fu Argileonide
Plutarco

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tata, gli Ateniesi credettero cosa utile lo stabilire eoi Lacedemoni una tregua di dnquant anni con questi patti, che si restituissero da entrambe le parti i prigio nieri, e che si restituissero egualmente le citt occupate nella guerra. In questo modo la guerra del Pelopon neso, che fino a questi tempi era durata per dieci anni, rest calmata.
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XV.

Lega degli Argivi insospettiti per la tregua tra Sparta ed Atene. Misure differenti prese a precauzione dai -,Lacedemoni e dagli Ateniesi. Nuove discordie fra - questi due popoli. ; Guerra degli Spartani nelC A rgolide. Essendo poscia entrato arconte in Atene Aristone, e consoli in Roma T. Quinzio, ed A. Cornelio Cosso, appena sedata alquanto la guerra del Peloponneso, nuovi tumulti e moti di guerra sorsero ancora per le cagioni eguenti. Gli Ateniesi, e gli Spartani aveano fatto tre gua di comune assenso de' loro socj ; ma nel tempo stesso aveano pattuita tra loro privatamente lega di guer ra (i), esclusene le citt addette agli uni e agli altri. Questa cosa fece nascer sospetto, che quella privata loro lega tendesse a mettere tutti gli altri Greci in ser vit ; e perd le citt maggiori della Greda incomin
(i) Il teoore di questo trattato si vede in Tucidide 5 e Plutarco dice, che JYUia fu quello , che principalmente * influ q Alene.

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ciarono a mandarsi a vicenda ambasciatori, e a far con gressi, e a trattare, per istabilire tra esse una confe derazione contro gli Ateniesi e i Lacedemoni. Alla te sta di questa confederazione erano quattro potentissime citt, Argo, Tebe , Corinto , ed Elide. N senza fon damento Atene e Sparta cadevano in sospetto di cospirare contro la Grecia, perciocch nellistromento dell'accordo era scritto, che gli Ateniesi e i Lacedemoni aveano li bera facolt di aggiungere, o di levare a quanto erasi dianzi stabilito, tutto ci che all' u no , e all altro po polo fosse piaciuto. Oltre ci gli Ateniesi con pubblico decreto aveano creato un magistrato di dieci, a quali avean data podest di provvedere quanto al comodo della repubblica fosse occorso; e siccome la stessa cosa aveano fatto i Lacedemoni, chiaro appariva dove ten desse la cupidigia insaziabile di entrambe codeste citt. Parecchie altre adunanze sollevatesi al pensiero di tu telare la libert comune, tanto perch erasi incomin ciato a sprezzare Atene per la rotta avuta presso Delio, quanto perch la gloria di Sparta erasi sminuita per que* suoi nobilissimi uomini fatti prigionieri a Sfatteria, fermata tra loro la lega, diedero la direzione suprema della guerra ad Argo, citt a cui gli antichi gloriosi fatti davano maest, e prerogativa singolare. Impercioc ch fino alla venuta degli Eraclidi nel Peloponneso, dalla stirpe degli Argivi sorti erano i re pi illustri. E si ag giunge inoltre, che avendo Argo goduta pace per lun ghissimo tempo , s* era co* tributi procacciata grandi ricchezze; n per denaro soltanto, ma eziandio per va lenti uomini essa era allora potente. Perci vedendo gli,

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Argivi essere loro affidata la somma delle cose, inco* Blindarono a fare un ruolo di mille giovani nella pi scelta classe de' cittadini, i quali per forza di corpo, e per facolt, fossero i pi distinti; stabilendo, che aves sero ad essere immuni dai pubblici offici, e che alimen tati a spese pubbliche dovessero cotidianamente eserci tarsi in tutto ci, che appartiene alla guerra. Ed infatti si bella istituzione, e lapplicazione continua li resero in breve guerrieri valentissimi. Ora vedendo i Lacedemoni come tutto il Peloponneso cospirava contro di loro , e prevedendo prossima una rottura, si misero a fortificare la maest del loro imperio con tutti i mezzi, che aveano. E primieramente diedero la libert ai mille Iloti , che aveano guerreggiato nella Tracia con Brasida. Poi restituirono alla dignit prstina quelli, che erano stati posti sotto il giogo in Sfatteria, i quali essi, per l ' ignominia da quel fatto venuta alla patria , aveano gi spogliati di ogni onore. Quindi con laudi ed onori a cagione delle belle azioni fatte nelle pas sate guerre, eccitavano i loro veterani, affinch cercas sero di superare ne' nuovi pericoli occorrenti que tratti di valore, con cui si erano gi distinti. E piegaronsi per fino a mostrare maggiore benignit aSocj, e uma namente comportandosi a conciliarsi quelli che eransi da loro alienati. Contrario contegno tennero gli Ateniesi ; perciocch credendo che col terrore s'avessero a franger gli animi di quelli che aveano per sospetti di defezione , diedero a tutti in illustre esempio di severit la vendetta presa degli Scionii; mentre espugnatane la citt tutti ad uno ad uno scannarono quanti giunti fossero alla pu

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berta, e fecero schiava la turba delle donne e de* fan ciulli, concedutone per abitarlo il paese a fuorusciti di Platea. la quel medesimo tempo in Italia i Campani andati con grande esercito contro Cuma , ne misero in rotta gli abitanti, ammazzandone sul campo la massima parte. Poi posto T assedio alla citt dopo molti combattimenti la presero ; e saccheggiatala, e messine in servit i cit tadini quanti ivi presero, trasferirono in essa una co lonia deloro (i). Venne poi arconte in Atene Aristoflo, e furono con soli in Roma L. Quinzio, ed A. Sempronio, 1 anno in cui gli Elei celebrarono la novatesima olimpiade, nella quale ebbe la corona dello stadio Iperbio di Siracusa.* Gli Ateniesi per comando di certo oracolo aveano re stituita ai Delj la loro isola ; e perci ' quelli che fino allora aveano abitato in Atramizio, andarono alle prime loro sedi. E come poi gli stessi Ateniesi non restituivano Pilo ai Lacedemoni; Atene e Sparta incominciarono di bel nuovo ad essere in discordia, e a pensare alla guerra. Le quali cose udite dal popolo degli Argivi, nacque , che tra esso lui e gli Ateniesi fu fatta lega. Dall altro canto crescendo i mali umori, e la discordia , i Lace demoni persuasero a que di. Corinto, che abbandonata la societ delle citt confederate, volessero secoloro con giungere in avvenire le armi. In questo stato trovavasi il Peloponneso, fluttuando tumultuariamente qua e l
(v) Tito Livio mette in altro tempo questo fatto, e d ai Cam pani una origine diversa da quella , che loro ha dato pi sopra Diodora .

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le cose senza alcun certo capo. Fuori poi del Pelopon neso gli Eniam, i Dolopi, i Meltesi insieme usciti con esercito invasero Eraclea in Trachinia, i quali incontrati dalTesercito dagli Eradiesi, questi dopo aspra battaglia dovettero soccombere, e perduta gran parte della loro gente, s ripararono fuggendo entro le mura ; e chiamarono ajuto dai Beozii, che vi spedirono mille uomini di grave armatura, coi quali gli Eraciesi poterono respingere la fona denasici. Intanto mentre succedevano queste cose, gli Olintii andati contra la citt di Meciberna, fino allora difesa da soldati Ateniesi, ne cacciarono il presidio , e alla giurisdizione loro 1 assoggettarono. Era stato fatto arconte in Atene Archia, ed aveano il consolato in Roma L. Papirio Mugellano , e G. Servilio Strutto, quando gli Argivi, accusando i Lacede moni di non aver fatti ad Apollo Pizio i sacrifizj soliti, miniarono loro la guerra (i). Nel qual tempo Alcibiade, comandante supremo degli Ateniesi , pass coll esercito suo nell Argolide. Del qual ajuto gli Argivi fatti ani mosi andarono a danni di Trezene confederata cogli Spartani, e saccheggiata la campagna, ed abbruciate le ville, poi ritiraronsi. Ma gli Spartani mal soffrendo le ingiurie contro ogni principio di diritto e di equit fatte ai Trezenii , deliberarono di far la guerra agli Argivi ; e radunato lesercito, ne diedero il comando ad Agide loro re. Questi andato coll* esercito contro gli Argivi con ostile immanit devast il territorio loro, ed avvi-
(i) Il tempio d Apollo P iio era nell' Argolide , e sotto la girisdisioue degli Argivi. Vedi Pausania.

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cinatosi alla loro citt, gli sfidava a battaglia. Per lo che gli Argivi avendo seco tremila E lei, e poco meno che altrettanti di Mantinea , condussero fuori l esercito loro ; ed erasi da entrambe le parli per incominciare la bat taglia , quando i comandanti supremi, speditisi vicende volmente parlamentarj, conclusero un armistizio di quat tro mesi. Se non che ritornati gli eserciti alle loro citt senza aver fatto , nulla, in entrambe salz rumore contro gli autori dell armistizio, con tanta ira che gli Argivi aveano gi risoluto di lapidare i loro comandanti, i quali con molte preghiere poterono salvar la vita ; ma per ebbero a vedersi confiscati i b eni, e demolite le case. Anche i Lacedemoni parlavano di mandare Agide al supplizio ; ma avendo data parola di lavare la macchia di questo errore con pi splendidi fatti, impetr, seb bene con istento, la vita. I Lacedemoni per gli diedero per 1 avvenire dieci consiglieri di provata fede, ordi nando, ohe senza il parere di questi egli non avesse a far nulla. Dopo queste cose avendo gli Ateniesi mandati mille soldati armati gravemente e scelti, e dugento cavalieri sotto la condotta di Lachete e di Nicostrato , a* quali erasi unito Alcibiade allora senza funzioni pubbliche, e ci faceva per l'amicizia sua coMantinei ed Elei, nel congresso di tutti gli Argivi fu risoluto, che rotto lar mistizio si dovesse con ogni sforzo spingere innanzi la .guerra. Perci ognuno d essi accendeva i suoi capitani del desiderio di battersi: i quali pieni di buona volont accamparonsi fuori delle mura; ed avendo fra loro con sultato deliberarono d incominciar la campagna coll as

366

tedio di Oreomeno d*Arcadia. Condotto adunque in codesta contrada F esercito , e circondata quella citt, cotidiana mente la travagliarono tanto , che dov cedere. Avuta poi die 1 ebbero in loro potere , passarono a Tegea, sicuri di espugnarla anch essa. Gli abitanti di Tegea avendo chiesto solledto soccorso ai Lacedemoni, questi messi insieme tutti gli ajuti e deloro concittadini, e degli alleati, andarono a Mantinea, credendo, che avuta questa in poter loro facilmente sarebbesi sospeso 1*assedio di Tegea. Ma que* di Mantinea rinforzati dai soccorsi de* Socj , condotta a campo tutta la loro gio vent, disposero il loro esercito per resistere ai Lacede moni. Venutosi dunque alle prese, la giovent scelta degli A rgivi, composta di mille uomini ben esercitati nelle cose di guerra, obblig per la prima il nemico a vol tare le spalle, e tanto insegu i fuggiaschi, cbe ne fece macello. Da altra parte per i Lacedemoni cacciarono in fuga i nemici ; e ritornati dalla strage, che n avean fatto, assaltarono que* scelti Argivi, i quali, com erano stati messi in mezzo alla moltitudine , essi speravano di poter truddare ad uno ad uno. E perch que valoro sissimi uomini, quanto erano inferiori di numero , al trettanto erano in virt superiori ; il re de* Lacedemoni combattendo nella prima fila tutto 1 impeto della pugna * ricevette sopra -di s: e li vinse, ed avrebbeli tutti quanti uccisi, giacch era sollecito di mantener la parola data a* suoi concittadini, e con generoso e magnanimo fatto cacciarsi di dosso la marca dell'ignominia antecedente , se non gli fosse stato vietato di farlo. Imperciocch Farace spartano, uno de* consiglieri datigli, e uomo di somma

autorit in Lacedemone, comand a suoi di lasciar il passo agli Arcadi, onde non apprendessero col fatto cosa possa il valore ridotto all' estreme angustie, avendosi a fare con uomini disperati. Per quest ordine di F aiace adunque Agide apr a'nemici la strada a passar oltre ; e in questa maniera que' mille furono lasciati an dare sani e salvi. I Lacedemoni vincitori di s illustre battaglia alzarono il trofeo , poi tomaronsi a casa.
C
apitolo

libr eo

367

XVL

Breve pace tra gi Argivi e gli Spartani. Rivoluzione in Argo. Si rinnova la guerra del Peloponnesou Origine della spedizione degli Ateniesi in Sicilia, Passato quell'anno Antifone fu arconte degli Ateniesi > e i Romani invece de' consoli ebbero quattro tribuni militari, e furono Q. Furio, T. Quinzio, M. Postumio> ed A. Cornelio. Gli Argivi e i Lacedemoni, mandatisi vicendevolmente delegati, fecero pace ed amicizia in sieme; in conseguenza di che i Mantinei privati del pre sidio degli Argivi furono obbligati a sottomettersi all' im perio dei Lacedemoni. Circa quel tempo medesimo in Argo que mille cittadini scelti, che gi mentovammo , fatto secoloro accordo di rovesciare lo stato popolare, c di costituire un' aristocrazia da s, si posero a cercare i mezzi di eseguire questo loro divisamento. Ed in prin cipio avendo molti favoreggiatori e partigiani, e potendo pi degli altri cittadini s per ricchezze, che per valore, presero improvvisamente i magistrati popolari, e li ara

368 mazzarono, e gittate lo spavento nell animo di tutti gli altri, abrogarono le antiche leggi, ed incominciarono a governar la repubblica a modo loro. Ma dopo aver te nuta la usurpatasi autorit per otto mesi, il popolo, che ti erano concitato contro , li tolse di grado , e spenti costoro ristabil la democrazia. Altra novit pur 6 ebbe in Grecia , e fu che nata * lite tra i Focesi, e i Locrii, questi due popoli vernieri alle mani tra loro, volendo da s stessi finire le diffe renze: nel che accadde, che i Focesi in un fatto d armi ammazzarono pi di mille Locrii. Intanto gli Ateniesi sottovia condotta di Nicia occu parono le due citt, Citer , e Nisea : ed espugnata Melo, scannarono quanti erano giunti alla pubert, e i ragazzi con tutte le donne ridussero in servit (i). Tali erano le'cose de' Greci. In Italia i Fidenati per motivo assai lieve uccisero gli ambasciadori mandati da Romani : la quale ingiuria il popolo di Roma grandemente offeso volendo vendicare, decret, che si facesse guerra a* Fidenati, e crearono dittatore Manio Emilio, a cui aggiunsero per maestro decavalieri A. Cornelio. Le quali cose disposte, e fatte marciare le genti, si venne allo scontro fra gli eserciti dei due popoli ; e fu aspra e lunga assai la battaglia ; nella quale molti valorosi uomiui morirono ; n 1 uno super 1 altro. Nell anno susseguente Eufemo fu arconte in Atene ,
( i ) Si presume, che Diodoro qui e rri, perch non si ha da Tur cidide questo fatto ; e perch ripete il gi detto nel libro ante cedente

369

ed ebbero in Roma la podest consolare L." F urio, L. Quinzio , ed A. Sempronio , tribuni militari. In quel l'anno i Lacedemoni, fomiti degli ajuti de loro alleati, andati nell Argolide presero una piccola citt chiamata Isia, ed ammazzatine gli abitanti, ne demolirono la rocca (i). Poi avendo udito, che gli Argivi aveano al zato un muro, che andava sino al mare, lo assaltarono, e lo diroccarono, dopo di che si raccolsero a casa loro (a). Gli Ateniesi in questo mentre diedero il supremo, co mando militare ad Alcibiade, e consegnatigli venti navi gli ordinarono, che andasse a ristabilire la repubblica degli Argivi, perciocch ra essa piena di turbolenze, essen dovi gran moltitudine di gente , che voleva il governo aristocratico. Or giunto Alcibiade in A rgo, e radunati i principali di quelli ; a quali piaceva pi il reggersi a comune , fece una nota di quanti mostravansi inclinati aLacedemoni, e sbanditili di citt, ristabil egregiamente la democrazia ; poi ritomossi ad Atene. - Sul finire dellanno i Lacedemoni invasero con grosse forze T Argolide ; e dato il guasto a molti luoghi di quel paese, i fuorusciti Argivi condussero in colnia ad Omea; e questo luogo situato nellArgolide fortificarono, lasciatovi buon presidio, al qual ordinarono, che aves se da travagliare con iscorrerie le campagne degli
(i) Molto tempo prima gli Spartani avevano avuta presso Isia na rotta sanguinosissima. . (a) Pausania dice , che questo muro era lungo quaranta stadj. Alcibiade aveva fatto venire da Atene artefici per sollecitarne 1 eresione. *

3jo

Argivi. Partiti poi di l i Lacedemoni, gli Ateniesi man* darono in ajuto agli Argivi quaranta triremi , e mille dugento soldati, coi quali gli Argivi andati contro Or* nea , la presero, trucidando la guarnigione, e parte defuorusciti, e parte di questi cacciando di'quel luogo. questi furono i fatti del quindicesimo anno della guerra del Peloponneso. Nel decimo3esU della medesima essendo arconte in Atene Aristomo, e tribuni militari in Roma T, Claudio, Spurio Nauxio , L. Sergio, e Sesto Giulio, presso gli Elei si celebr la novantesima prima olim piade , nella quale la palma dello stadio tocc ad Esseneto acragantino. In quel tempo i Bizantini, e i Calcedonesi uniti a* Traci passarono in Bitima , e dato il guasto ai campi, ed avute per forza alcune piccole citt commisero non poche azioni crudeli ; perciocch fatta quantit grande di prigionieri, uomini, donne, fanciulli, li^ scannarono tutti senza distinzione. Nello stesso tempo in Sicilia combatteva! tra Egestanl e Selinunzi i , per differenze nate a proposito di con fini ; poich quantunque un fiume separasse i territori di quepopoli, i S^linunzii eransi portati sulla m a op-* postale violentemente aveano occupato il terreno adia cente al fiume : di pi , usurpatasi una non mediocre porzine della campagna da quel canto , aveano l io** pertinenza di farsi ludibrio de vicini, che siffattamente aveano offesi. Pel quale indegno procedere provocati gli Egestani, da principio con buone parole s* erano in gegnati di distornare i Selinunzii dalT invadere i fondi altnii ; ma come nissuno dava loro ascolto, finalmente r

prese le arm i, cacciarono di quelle terre quanti vi ri erano stabiliti; e si fecero ragione contro gli usurpatori. U che avendo eccitato un grande incendio negli animi, 1' una e 1 altra citt radun soldati , e deliber di de * cidere la quistione colle armi. Si venne dunque a gior nata, e la battaglia fu atroce: nella quale rimasero vin citori i Selinunzii con uccisione di un grosso numero di Egestani. Per la quale strage vedendosi questi assai in* deboliti, n potendo oltre resistere da s soli ai loro nemici, cercarono di ottener soccorso prima dagli Agri gentini y poi dai Siracusani; e non avendo trovato favore n presso gli u n i , n presso gli altri, mandarono de legati a Cartagine per implorare ajuto. E perch anche i Cartaginesi ricusarono di prestarsi ai loro voti, furono costretti a cercare lega in altra parte di l del mare. N infine la fortuna manc a loro disegni. Imperciocch allora accadde cosa, che loro grande mente giov. I Leontini aveano , siccome stato detto gi, perduta la loro citt, e le loro campagne, essendo stati spiantati dal loro suolo nativo. Or quanti eran re stati da quella disgrazia unendo insieme averi e consigli, decretarono di collegarsi di nuovo cogli Ateniesi, coi quali erano stretti per ragione di origine (i). A quest* oggetto mandarono alcuni de*loro ad Atene, domandando, che volessero soccorrere le citt oppresse, e promettendo nello stesso tempo di fare per parte loro quanto potessero, onde in Sicilia le cose si stabilissero conforme poteva
(i) I Leontini provenivano dai Calcidesi, e i Calcidesi Ateniesi. dagli

3y4
Comportare l'utilit degli Ateniesi medesimi. Ed essendo .que*. legati giunti ad Atene , poich i Leontini insistevano sulle ragioni della cognazione , e dell'antica alleanza; e gli Egestani promettevano grosse somme di denaro per le spese della guerra , od ogni loro sforzo contro que di Siracusa, il popolo Ateniese deliber di mandare in Si cilia alcuni cittadini di sperimentata prudenza e virt, i quali vedessero come andassero le cose di quell isola, e quale fosse lo stato degli Egestani. Giunti questi adunque in Egesta, gli uomini di quella citt con vana ostenta zione fecero ad essi vedere grande quantit di denaro , tolto in parte dallerario proprio, ed in parte preso ad imprestilo ; e i delegati ateniesi ritornati a casa , e ri ferita l 'opulenza degli Egestani, il popolo si convoc per deliberare intorno alla spedizione della Sicilia. Ma essendosene fatta la proposta, Nicia figliuolo di Nicerato, la cui virt gli avea conciliata tra suoi cittadini grande stima, con molla prudenza ragion contro : perciocch diceva non essere possibile fare insieme la guerra a La cedemoni , e spedire grosse forze dire mare ; poi , sic come fino a quel punto non aveano gli Ateniesi potuto ottenere il primato tra i G reci, vanamente sperare di ridurre sotto la loro signoria Tisola maggiore di tutto il mondo. Alle quali considerazioni aggiunse ancora , che se i Cartaginesi, formidabili pel grande imperio che aveano, non erano stati find allora da tanto da, sotto mettere la Sicilia con frequenti spedizioni a tal fine tentate ; come mai gli Ateniesi molto di forza a' Carta ginesi inferiori potevano credere di domare quell isola potentissima? Dopo che egli queste e molte altre cose

3;3
ebbe dette, convenienti all' argomento, sorse Alcibiade, il pi illustre degli Ateniesi, il quale patrocinando la contraria opinione , mosse il popolo ad intraprendere questa guerra. Era egli sopra tutti i cittadini facondis simo , e di alta riputazione, non tanto per lo splendor della nascita, e per f ampie sue ricchezze, quanto per la perizia nelle cose di guerra. Immantinente adunque il popolo allest unarmata degna della impresa; cio trenta triremi avute dagli alleati, e cento tolte del proprio arsenale ; e provvedute tutte di quanto potesse mai oc correre , le arm di cinque mila uomini, e ne nomin comandanti Alcibiade, Nicia , e Lamaco (1).
(t) D iodoro nel numero di codeste navi, e degli uomini , di cui parla qui, non differisce molto da T u cidide ; ma generalmente nella esposizione delle cose appartenenti alla guerra del Peloponneso ap parisce non avere egli preferito sempre T u cidide , che per noi il pi autentico scrittore di quel periodo di storia. Questo fatto avreb be meritato dagli E ru diti pi attensione di quella tshe vi abbiano per avventura prestato. Imperciocch hanno essi beus qua e l notato come D iodoro or sopra una circostansa , or sopra unaltra siasi allon tanato da T ucidide , mentre pure hanno, anche avvertito a* passi, nei quali conviene con quellinsigae scrittore; ma non hanno cercato il perch Diodoro non siasi strettamente attenuto alla fede di Tu cidide , tutto insinuando la persuasione, che avesse a prenderlo per testo sicuro in questa parte della grande sua compilasene. Q qual fatto considerando io , parmi potersi congetturare, che salve le differenze che possano essere naie da casuale abbaglio , da coi 1* uomo pi diligente non sempre pu guardarsi, e salve quelle che possono essersi introdotte per colpa de* copisti, pel resto dee sup porsi, che al tempo di D iodoro s avessero scritture sulla guerra del Peloponneso , o sui fatti qua e l seguili in quel periodo di tempo, riputate tanto autentiche, quanto per avven'ura riputiamo noi la storia di T u cidide. Cosi osserviamo, die i Romani talora

In queste, ose etano Ilor fatesi gli Ateniesi. C noi giunti all* epoca di questa guerra tra gli Ateniesi e i Siracusani, seguendo l istituto nostro , dopo avere ac cennate le ragioni dal loro principio, i conseguenti fatti esporremo nel libro, che verr appresso.
sposero gli avvenimenti delle guerre Gallica o Civile , alquanto diversamente da ci, che ne aveva scrino Cesare. Un valente Gre cista piemontese, che da molti anni lavora intorno alla traduzione di T u cidide, forse avr a disputare ampiamente di queste cose, sulle quali noi dichiariamo sinceramente avere bens bastante senso co mune per promovere qualche dubbio , e provocarne Io scioglimento; ma non la dottrina necessaria per decidere $ e mollo meno il tempe per acquistarla.

fIN E DEL 3 .* TOMO.

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INDICE
DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO TOMO.

.A rviH T itrerro

v .

* . Pag.

F rammenti ed E stratti dei Libri r i , v i i , v a i , tx e x della Biblioteca Storica di Diodoro Siculo.


H. I.
99 99 99 99 99 99 99 99 99 99

n.
HI. IV. V. VI. VII.

vili.
IX. X. XI. X II. X III. XIV. XV. XVI. XVII. XVIII.

Della natura degli Dei. Religione di Euemero intorno all isola P a n c a ja ....................... 99 Autorit di Diodoro sulla natura degli Dei 99 Dei Titani Xanto e B a l i o ....................... 19 Della incoronazione degli Dei . . . . *9 *9 Della durala del regno degli Argivi. . Degli Eraelidi in Corinto............................. 99 99 Del luogo in Atene chiamato Munichio Di Castore e Polluce.................................. 99
99 99 99 99 99

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18

Di Enea .

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xrx. 1 XX.

*9

Degli Elei consacrati dagli Spartani

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3^6
K * XXI. XXII. XXIU. i XXIV. XXV. XXVI. XXVII. XXVIII. > n XXIX. n XXX. n XXXI. XXXII. XXXIII. XXXIV. XXXV. XXXVI. XXXVII. XXXVIil. XXXIX. n XL. . X LI. n X LII. X LfII. i, XLIV. ,, XLV. XLVI. XLVII. w XLVI II. XLIX. n L .. L I. LU. n L III. LLV. n LV. 9 LVI. LVII. * L V Iil. > Di P oliern <P Cnebo . . . . . Pag. Di A tteone.............................. ..... ....................n Di Agatode . . . ................................... ...... Di N o m a ..................................................... Di D e jo c e ..................................................... Dei Sibariti..................................................... D*Ippomene, e di eoa figliuola. . : . Di Arcesilao re di C i r e n e ......................... ...... Di Demonasso ............................................... n Di Tarquinio I ............................................... Di S o lo n e .............................. ..... ................... Di M iso n e..................................................... Di C hilone.................................................... ...... Di P itta c o ..................................................... Di B i a n t e .................................................... Di A stiage..................................................... Di C iro .......................................................... Di Ciro re . .......................................... Del trattamento, da Ciro Httto a Creso. . Di Adrasto frigio Di Euribato..................................................... Di Servio T u l i o ......................................... ...... Di Pitagora ................................................... Dei Pitagorici . . . . . . . . . Della lode e del biasimo.............................., Di Cambile. . ............................................... Della perfidia di P o lic ra te ............................. D e' Pisistratidi................................... ..... . Di Z eno n e.................................................... * Di Sesto T a rq u in io ................................... ...... D* Ippocrate di G ela................................... ..... Di Terone a g rig e n tin o ............................. Di Cim one.................................................... Della fondazione di Albn............................. ...... Della genealogia di C a ra n o ........................, Della gara di Cleoaide, e di Aristomene * ,, Di T erpandro.........................................' . n Della eli di $olone ................................... ..... ai aa a3 *4 ivi a5 a6 tri
vj

ivi 18 ag ivi 3o ivi 3i 3a ivi ivi 33 ivi 34 ivi 35 38 39 4 ivi 4* 4* 43 44 ivi ivi ivi 5i. in

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LIX. LX. . LXI. LX1I. LX IIt. LXIV. LXV. LXVI. LXV II. l x v u i.

Del Palladio

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. *

P ag.

De Senli, e de* S icani....................... Epoca del regno di Ciro. . . . . Di Antifonte Ramnusio . . . . .

# 9*

Di alcuni regnanti per pochi giorni . * II Della dorata del regno di nn Antigono 1* Della durata del regno di sette re de* CapDi L . Glaucone . . . . . . . Modo con cui i Romani anticamente ilQthnvano la g u e r r a ..................................

5a ivi ivi 53 ivi ivi 54 ivi ivi 55 ivi ivi 55 ivi 60

LXIX. tt LXX. fi LXX1. n LXXII. n LXXIII.

upplem enti

ai Libri v i , v i i , r m , i x , x della Biblioteca Storica di Diodoro Siculo.


6%
M 63 65 ivi 7 66 ivi 70 7* 7 ivi

Cap.

XXIV. XXV. Del regno degli Argivi secondo Castore XXVI. XXVII. Re degli Argivi. ................................... XXVIII. XXIX. Del regno di Atene secondo Castore . XXX.

* u

Estratto del primo libro della Storia filoso. fica di Porfirio......................... * . II XXXII. Olimpiadi de' Greci . . . , * . Il Della istituzione dell* agone . . Il XXXIII. Olimpiadi de' Greci dalla prima sino alla dugentesima settima, odia quale regnava in Roma Antonino, figlinolo di Severo. XXXIV* Della fiiblioteoa di Diodoro. Re di Corinto y,

XXXI.

74
% &

3 78
Cap XXXV. Be de* Lacedemoni tratti d o libri dDiodoro Pag.

ss
9
93

XXXVI. . . ............................................................... Della Cronologia di Diodoro S i c u l o .................................. Prefazione del traduttore al libro xi a segnanti della Biblioteca Storica di Diodoro S i c u l o .........................................

I II

LIBRO
Cai I . .

UN D E C I M O .

II.

H I.

IV .

V,

VI. .

Preparativi di Sene per la guerra contro i Greci. Suo accordo coi Cartaginesi. Disposizioui de' Greci per difenderai . Greci uniti a* Persiani. Risoluzione dell* assem blea de' Greci confederati. Forte terrestri e marittime di Serse. Misure prese d a' Greci. Leonida mandato alle Termopiti . . ,, Tentativi di Serse per sedurre i Greci posti alle Termopili. Infruttuoso assalto di quel posto, e macello, che si fa de Persiani. Tradimento. Risoluzione di Leonida ; sua grande impresa, e morte gloriosa di lui, e de* suoi compagni . . * * ....................... Serse vuole far riattaccare i Greci per mare ; e Temistocle induce i Greci ad assalire Tar mata persiana. Prime azioni, che non sono decisive. Gli Ateniesi vanno ad imbarcare le loro famiglie , saputo che I* esercito nemico andava alla volta della loro d tt . . Spavento miracoloso de* Persiani a Dalfo. Ter rore dei Greci. Contrasti tra loro, strata gemma d i Temistocle; battaglia di Salamina. Altro stratagemma di Temistocle per cui Serse ritorna in Asia................................................... Imprese de*Cartaginesi contro la Sicilia. Prime azioni di Amilcare sotto lineria. Gelone ac corre in ajuto della citt assediata. Suo stra tagemma. Uccisione di Amilcare, incendio delle navi , e distruzione dell* esercito afri-

117

ni

126

137

>4*

*49

*79
Ci*. VII* ! Costernaifone de Cartaginesi per la perdita dell*esercito ia Sicilia. Uso, che Gelone fece della vittoria. Pace data ai Cartaginesi. Proclamasione de* Siracusani, che rese Ge lone loro re legittimo; e morte di s grande u o m o ................................................... Pag . i 55 Invidia sospettosa de Lacedemoni contro gli Ateniesi ostilit contro questi .di Mardonio. Giuramento de1 Greci. Battaglia di Platea, e grande vittoria dei Greci. i6 t I Greci inseguono i Persiani fuggitivi. Stermi nio di quelli, che s* erano riparati negli stec cati. I Greci fanno i funerali ai loro: distri* buiscono prem j, e mandano al supplico I Tebani, cbe aveano procurata lalleanza dei loro coi Persiani . . . . . . . . . 167 Battaglia di Micale sotto la condotta di Leolichide e di Santippo. Fuga de'Persiani. Le citt greche dell Asia sono libere. Presa di Sesto, e fine della guerra medica . . ,, 171 Morte di Gelone, e monumento aitatogli dai Siracusani Gli Ateniesi ristanrano le mura della loro citt ingannando per suggestione di Temistocle gli Spartani, che ai oppone vano ............................................................... 177 Temistocle propone di ridurre a porlo il Pireo. Artifisio con cui rimesse P ostacolo, che a tale opera avessero potuto porre gli Spartani. Pausania, reo di tradimento, vien dato a morie in Isparta. Condotta virtuosa di Arialide. Atene ottiene I* imperio del mare . ,, ito Affari in Sicilia sotto Jerone. Pensieri degli % Spartani co^tfo gli \teoiesi per ricuperare il dominio del, A re . Jerone difende i Cumani dagli lrusc(iq Guerra tra i Tarentini e i Japigii. Morte di Jerone, e mina di Trasid e e , suo figliuolo............................ . . ,, 19* Fondatione di Slide. Raggiri daP Lacedemoni

V ili.

IX.

X.

XI.

XII.

X III.

v XIV.

38*
atro gli A ttutai Temistocle. Temistocle bandito da Atene accasato alla Grecia, e fogge io Persia, ore superati molti peri coli , ben accolto. Suo elogio . . Pog, Meravigliose imprese di Cimone , figliuolo di Ci?> XV Mibiade, e soe vittorie per terra e per mare sopra i P e r s ia n i........................................t, Grande tremuoto a Sparta j e guerra degl* Iloti XVI. e dei Messenj contro quella citt. Guerra tra gli Argivi e i Miccoj , e distruzione della citt di questi aitimi. Intrighi di Jerone con tro Micito. Bell* esempio di quest* ultimo. Morte di Jerone . . . . . . . . XVII. I Siracusani insorgono contro Trasibulo, e r obbligano a fuggire. Le altre ciu di Si cilia ricuperano aocb*esse la libert . . xvn. Serse morto a tradimento, ed Artaserse scam pato dalle insidie di Arubano sale sul trono di Persia. Gli Ateniesi si mettono in guerra cogli Egineti; e fanno alteansa cogli Egisj ribellatisi alla Persia. Solleiraxione in Siracusa xvur. Vittoria degli Ateniesi in Egitto contro r Per siani , che restano assediati al Muro bianco di Memfi. I Siracusani assediano nell'Aeredina i sollevati. Essi e Deuceiio fanno la guerra agli abitanti nuovi di Catania, che sono obbligati a lasciare la citt agli abitanti antichi. Cos succede nelle altre citt di Si cilia......................................................... ..... Vittoria de9 Persiani in Egitto , e trattato col XIX. V esercito ateniese. Gli Ateniesi vincono i Peloponnesj, e gli Egineti. Gli Ateniesi, e i Lacedemoni si mettono in guerra tra loro, mentre erano accorsi come ausiliari di altri popoli . . . . f ............................ ..... M I Tebani prendono a rilevarsi, e fanno alleansa XX. coi Lacedemoni, perch li ajutino a ripi gliale il primato in Beosia* fila sono battoli

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381
da Mironide ateniese. Bella campagna di questo valoroso n o m o ....................... Pag* a4 C k t. XXI. Tolmide e Pericle di Santippo vanno, ano dietro l altro , con un* armata a danni degli S orian i e loro alleali. Poi si fa tregua tra Sparta ed Alene per cinque anni. Sedizioni in Siracusa, ove s* istituisce il petalismo, che poi dar poco 248 X XII. Progressi delle imprese di Pericle, e di Tol mide. Spedii ioni siracusane contro iT irren j. 1 ' Deucezio riedifica Mena. Singolarit del tem pio degli Dei palicj. Risorgimento e nuova mina di Sibari. ........................................ ...... a 54 X X III. Deucezio si mette in guerra cogli Agrigentini , ai quali si aggiungono i Siracusani. Rotto ed abbandonato da suoi, ed insidiato , corre a Siracusa, e si d in mano al popolo. confinalo a C o r in to .................................. M a5^

LIBRO
Cip. I.-

DUODECIMO.

II. III.

IV.

IVv

Considerazioni dell* autore sul bel secolo, che succedette per la Grecia alla spediaione di Serse.............................................................. ...... Ultime imprese di Cimone. Pace degli Ateniesi coi Persiani................................................... ,, Ribellione de Megaresi da Alene. Ostilit degli Spartani. Rotta degli Ateniesi a Cheronea. La Beozia ricupera la sua indipendenza. Ma lEubea resta oppressa. Tregua di trentanni tra Atene e Sparta .................................. ...... Breve guerra in Sicilia ira Siracusani e Agri gentini. Vicende di S ibari, fondazione di T orio, leggi di Caronda. Memorie di Za leuco legislatore di Locri................................... Ultima calamit de Sibariti. Guerra breve fra Turj e Tarentini. Decemviri romani. Fatto di Virginia; e conseguente del medesimo. Leggi delle xti tavole* . . . . . . . >

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C t. V. Spedbiwe 4i Periole contro $ in u . tr ia o o if drgli arieti, delle testuggini aeil Medio delle ci u ........................................................ , V i. 1 Siracusani distraggono Trinacria, fanno grandi prepara lti per sottomettere tutte le citt di Sicilia. Prioeipio della guerra co rintia. Fatti diversi. Gli Ateniesi vi pren dono p e r le .................................................... *99 VII* Questioni nate per sapere da chi fosse stata fondala T orio, e decisione della medesima. Stabilimento del ciclo di Melone . . . 307 V ili. Cagioni della guerra del Peloponneso. Condotta di Pericle. Prime ostilit. . . . 3og IX . La guerra del Peloponneso continua. Imprese de* Lacedemoni e degli Ateniesi. Peste in tene. Condanna, e nuova elevazione di Pe ricle. Sue ultime imprese e sua morte. Conquieta di Potidea fatta dagli Ateniesi. 318 X. Varie imprese di Formione. Tentativo di Cnemo contro il Pireo. Imprese di Sitalce , re di T r a c i a ................................................... 3?4 X I. Di Gorgia Leontino, e della sua andata ad Alene. Lega degli Ateniesi coi Leontini ; ed accordo di questi coi Siracosani. Guerra de gli Ateniesi contro i Lebj , e mire di questi ultimi. Platea minata dai Lacedemoni- Di sordini in C orcira........................................ ...... 33o XII. Cagione della peste di Atene, e purgazioni di Deio. Tremuoti in Grecia. Aislauraxione di Trachiuia. Spedizione di Demostene. Asse dio di Pilo. Valore di Brasida. Tristo fine di quell* assedio. Morte di Artaserse. Trionfo di A. P o s tu m io ........................................ 33y XIII* Spedizioni varie di Nicia. Rivolutone in Me* gara. Imprese di Brasida. Botta degli Ate niesi in Beosia Morte di Serse, e di 8ogdiano, re di Persia. Elevaaione di Dario. 346 XIV Tregua presto rotta tra gli Ateniesi e i La ce-

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demoni. Imprese di Cleonei battaglia tra lui, e Brasida, colla mrte di entrambi. Famoso detto della madredi Brasida. Tre gua di cinquani* anni tra Sparta ed Alene Lega degli Argivi insospettili per la tregua tra Sparta ed Alene. Misure differenti presa a precauzione dai Lacedemoni e dagli Ater niesi. Nuove discordie fra questi due popoli. Guerra degli Spartani nell* Argolide . . Breve pace tra gli Argivi e gli Spartani. Ri voluzione in'Argo. Si rinnova la guerra del .Peloponneso. Orgine della spedizione degli Ateniesi io Sicilia .

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X V.

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XVI.

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FINE DELL* INDICE*

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I N D I C E
PEXX TAVOLE CONTEHCTE IN QUESTO VOLCMS

T t. I.

Il h lim in

dell* T trm ep ili................... Pag. iaS


*44
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II. Il Piano della battaglia di Salamina > * 111. Saggio olla battaglia di Platea............................ .....

Nota: Le tavole sono mancanti nello scan originale