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C. Pavese, Dialoghi con Leuc - M.

Yourcenar, Fuochi

Diana e Ippolito

Nellimmediato dopoguerra, fra il 1945 e il 1947, Cesare Pavese scrisse il libro che poi consider come quello a lui pi caro, i Dialoghi con Leuc, ventisei brevi conversazioni a due in cui figure della mitologia greca e latina (Issione e la Nube, Ippolito e Diana, Edipo e Tiresia, Achille e Patroclo, Eros e Thanatos, Calipso e Circe...) affrontano le eterne angosce degli uomini attraverso temi fondamentali come il dolore, la morte, il destino e le imperscrutabili leggi che lo governano. In questo libro sorprendente, il mito, con i suoi simboli e la sua dimensione antropologica e psicanalitica, viene chiamato a illuminare dilemmi esistenziali che sono allo stesso tempo privati e collettivi. Nella presentazione del libro lo stesso Pavese scrive: Cesare Pavese, che molti si ostinano a considerare un testardo narratore realista, specializzato in campagne e periferie americano-piemontesi, ci scopre in questi Dialoghi un nuovo aspetto del suo temperamento... Pavese si ricordato di quandera a scuola e di quel che leggeva. Ha smesso per un momento di credere che il suo totem e tab, i suoi selvaggi, gli spiriti della vegetazione, lassassinio rituale, la sfera mitica e il culto dei morti fossero inutili bizzarrie e ha voluto cercare in essi il segreto di qualcosa che tutti ricordano, tutti ammirano un po straccamente e ci sbadigliano un sorriso. E nel suo diario Pavese annotava: Il mito un linguaggio, un mezzo espressivo cio non qualcosa di arbitrario ma un vivaio di simboli cui appartiene come a tutti i linguaggi una particolare sostanza di significati che nullaltro potrebbe rendere. Quando riportiamo un nome proprio, un gesto, un prodigio mitico, diciamo in mezza riga, in poche sillabe, una cosa sintetica e comprensiva, un midollo di realt che vivifica e nutre tutto un organismo. Anche Fuochi (1935) di Marguerite Yourcenar frutto di una personalissima rivisitazione del mito, stavolta centrata sulla potenza totalizzante della passione amorosa. Si tratta di nove brevi e folgoranti racconti pi delle prose liriche che dei racconti veri e propri in cui personaggi del mito e non solo, spesso trasportati in unambientazione contemporanea (per esempio la poetessa Saffo lacrobata di un circo, Clitennestra una moglie borghese e Agamennone un soldato armato di fucile...) prendono la parola per esprimere con violenza i propri sentimenti. Prevalgono le eroine femminili: Fedra, Antigone, Lena, Maria Maddalena (unica donna non greca), le gi citate Clitennestra e Saffo. Ai racconti si alternano pagine di aforismi: Non esiste un amore infelice: non si possiede se non ci che non si possiede. Non esiste un amore felice: ci che si possiede, non lo si possiede pi. Se il linguaggio dellamore appare immutato nel corso dei secoli, attraverso le parole di queste figure antiche si rivela un filo che accomuna tutte le donne, uguali di fronte alla gelosia, al tradimento, alla solitudine, al rifiuto, alla paura...