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DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE
DI

GIUSEPPE FLAVIO
TRADOTTE D ii. GRECO E ILLUSTRATI CON NOTE

d a l l a b a te

FRANCESCO NGIOLINI
PIACENTINO

TOMO TERZO

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA DE* FRATELLI SONZOG1VO

l822

lA

presente "tradttzione ~ protetta dall6 vigenti leggi, esaendoai adempito a quanto ""e prescrivono.

DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE

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NONOO

C apitolo

P aimo

Giosafatte sgridato da Jeu. Stabilisce giudici e magistrati. Vince gli Ammoniti e i Moabiti. Fab brica navi, e periscono. Muore Ocozia ; succedu togli Gioram, vince i Moabiti. Elia trasportato in cielo. \
1. ]Y Ien tre tornava il re Giosafatte a Gerusalemme dopo il soccorso } che prest ad Acabbo re degli Israeliti nella guerra contro Adad re de S iri, come pi innanzi dicemmo, Jeu profeta venutogli incontro sgridollo dellalleanza fatta gi con Acabbo uomo

d e l l e a n t ic h it g iudiche

irreligioso e 'malvagio; perciocch tal procedere era non poco ^piaciuto a Dio : ma con tutto T errore , che in ci aveva commesso , disse averlo Dio tolto di mano al nimico merc la buon indole ond era fornito. Ora Giosafatte rivolge tosto il pensiero a ren dere grazie a Dio, e a offerire a lui sagrifzj. Indi si diede a girare per tutto il paese soggetto a s , am maestrando il suo popolo <?os nelle leggi date da Dio per Mos , come nel culto dovuto a lui; e sta biliti in ciascuna citt del suo regno magistrati, com mise loro ; che di niente pi, che del giusto, solle citi e premurosi rendesser ragione al popolo senza riguardo a regali o a dignit di persone, che per ricchezze o per sangue sembrassero dappi degli al tri. A tutti quanti amministrassero la giustizia egual mente , sapendo, che delle cose fatte ancor di na scosto , agli occhi di Dio non ne sfugge pur una. Dopo questi ammaestramenti ripetuti in ciascuna citt delle due trib si rendette in Gerusalemme. Ordin quivi ancora giudici tratti dall ordine sacerdotale e levitico e da pi riguardevoli personaggi tra il po polo y esortandogli a far di maniera, che tutte le loro sentenze fossero ben ponderate e giuste: che se talora avvenisse, che per qualche differenza di pi rilievo alcuni della nazione da altre citt- mandassero al lor tribunale, a questi con pi diligenza dovranno render ragione ; perciocch in quella citt, ove per felice ventura il Tempio di Dio, ed ha la sua stanza il re , ben conviene, che accurate sien le sentenze e giustissime. Dopo ci crea lor capi Amaria sacerdote

Z.IB. IX. CAP. I.

e Zabadia della trib di Giuda suoi confidenti. Que sto fu T ordine che il re diede agli affari. II. Nel medesimo tempo levaronsi contro di lui i Moabiti e gli Ammoniti, che avevano seco un grosso crpo ancor d Arabi, e misero campo vicino a Engaddi citt situata sul lago Asfaltite a trecento stadj da Gerusalemme. Il suo contado fa palme bellissime e balsamo (**). Udito Giosafatte, che gl inimici, pas sato il lago, s erano gi innoltrati ne9 suoi dominj, e impauritone, adun a parlamento nell atrio del tempio il popolo gerosolimitano ; ed egli postosi di rimpetto al luogo santo (***) pregava Dio e scongiu*avalo ? che gli desse tanto potere e forza da punir chi veniva a infestarlo coll armi ; perciocch questo appunto era ci, che gli chiesero gli autori del Tempio, che guerreggiasse a favore di quella citt , e abbat tesse chiunque era ardita di venir sopra quello, poi ch ci veniva per ispogliarli di quella terra, chegli medesimo avea lor data in retaggio. Cos pregando piagneva ; e tutta la moltitudine con esso le donne ed i fanciulli porgevan suppliche unitamente : quando uq certo Jaziele profeta fattosi in mezzo al popolo ra dunato alz la voce, e rivoltosi alla moltitudine in sieme ed al re disse aver Dio ascoltate le loro pre* ghiere , e promettere , eh egli combatter gl inimici. Pertanto intim al re pel d appresso , che tratto fuori il suo esercito andasse incontro al nimico; per ciocch troverebbeli tra Gerusalemme e il poggio di Engaddi nomato Altura (1). Non sazzuffi per con loro , ma stia solamente a vedere, come Iddio pu gner in loro vece.

8 DELLE ANTICHIT GIUDICHE , 111. A questo parlar del profeta il re e tutto il popolo pittatisi bocconi in terra rendevano grazie a Dio e adoravanlo ; mentre i Leviti cogli strumenti proseguivan cantando lor inni. Sul far del giorno av vicinatosi il re al diserto soggetto a Tecue, disse al pu esercito che conveniva puntualmente dar fede a quanto aveva detto il profeta , e per in ordinanza non si mettessero di battaglia ; ma i sacerdoti colle loro trombe,, e i Leviti con esso i cantori postisi nelle prime file ringraziassero Dio , come se avesse gi di nimici sgombrato il paese. Piacque il parere del re; e fu eseguito , quant ei sugger. Intanto Iddio gitt la paura e il disordine tra gli Ammoniti. Essi adun que credendosi luno 1 altro nimici si uccisero , sic ch di tanto esercito non ne scamp testa. Or Gio.safatte , calati gli occhi dentro la valle ove avevano per ventura i nimici posto il loro campo r e vedutala piena di morti, fu lieto assai della nuova maniera, onde Iddio li sovvenne ; perch senza loro fatica egli solo di per s renduti gli avea vincitori : e si volse colle sue truppe a rubare il campo nimico e a spo gliare i cadaveri ; nel che fare s adoperarono fati cando tre giorni : tanta era la moltitudine degli uc cisi. Al quarto poi ristrettosi . tutto il popolo in un certo luogo vallicoso e profondo s occup in bene dire l1onnipotenza e lajuto di D io, onde anche il luogo trasse nome di valle della benedizione. Ricon dotto poscia di qui l1esercito a Gerusalemme fece il re per pi giorni conviti e sagrifizj. Divoratasi in tanto fra le straniere nazioni la fama della sconftta

LIB. IX. CAP. I.

de suoi nimici, tutti ebbero di lui gran timore ^ come di persona, a cui certamente avrebbe Dio in ogni tempo prestato ajut; e dallora in avanti som-' mo si fu il concetto, in cui visse Giosafatte di uomo giusto e religioso. Fu amico eziandio del figliuolo di Acabbo , col quale unitosi ad allestir navi, che doveano metter vela verso il Ponto e gli emporj (a) della Tracia perdette ogni cosa; conciossiach per la troppa loro grandezza perirono : ond egli per 1 av venire abbandon ogni pensiero di navi. Cos dunque andavan le cose per Giosafatte re di Gerusalemme. IV. Intanto il figliuolo d Acabbo Ocozia regnava sopra gl Israeliti facendo stanza in Samaria , uomo ribaldo, e in tutto e per tutto simile alluno e lal tro de suoi genitori, ed a Geroboamo, che primo prevaric, e prese a sedurre il popolo. Ora volgendo ornai il secondo anno del regno suo, il re moabita si part dall ubbidienza di lu i, e cess di sommini strargli i tributi, che gi pagava ad Acabbo suo pa dre. In questo avvenne, che Ocozia, mentre scen deva dall alto della sua casa , precipit dimprov viso , e infermatone , mand al Dio Mosca (3) in Accaron ( tal nome aveva quel Dio ) persone per con sultarlo intorno alla sua guarigione. Ma comparso il Dio degli Ebrei ad Elia profeta gl impose, che fat tosi incontro ai messi del re gl interrogasse, se il popolo deglisraeliti non avesse il Dio proprio, poi ch il re loro mandava ad un forestiero per risa perne novelle di sua salute. Intimi loro, che tornino addietro, e dicano al re che non guarir. Eseguiti

io

d elie

Antichit?

giudaiche

E lia i com andam enti d iv in i, i m essaggieri, poich ebbero udito quanto lo r disse, fecero di presente ri to rno al re. A m m irando egli la celerit del loro viaggio , e chiedendone la ragione , risposero , che loro venne incontro cert u o m o , e si oppose, perch no n andassero pi oltre: E rivenuti a t e , ci com mise di d irti a nom e del Dio deglIsraeliti, che il ** m ale andr peggiorando . R ichiesti dal re di dargli alcun contrassegno della p e rso n a , che aveva loro parlato cos: U n uom o, dissero, egli era pe lo a o , e avente a 1 fianchi una cintura di cuojo . D a ci com preso, che l indicato da messi era E lia , sped dietro a lu i un capitano e cinquanta soldati con ordine di m enarglielo innanzi. Il capitano adun que , trovato E lia sedente sulla cima d 1 un m o n te , gl intim che scendesse di l , e seco al re ne ve nisse 5 che tali erano i suoi com andi : che se non volesse , vel condurrebbe p er forza' 5 al che avendo egli risp o sto , che in prova d esser vero profeta p re gherebbe , che sceso fuoco di cielo incenerasse lui e i s o ld a ti, p re g a , ed ecco u n globo di fuoco precipi tato gi dalle stelle strugge il capitano e quanti sono con lui. R isaputa il re questa strage si a d ira , e spe disce ad E lia u n altro capitano con altrettan ti sol d a ti, quanti m andonne la prim a v o lta; e poich an cor questi lo m inacci di pigliarlo p er fo rz a , se non calava spontaneam ente di l , chiesto fuoco contro di lui il conci cos b en e, come gi il prim o. U dito il re F avvenuto anco a q u e s to , vi m and il terzo. Q u e s ti, uom o savio e d indole assai m ansueta ,

L1B. IX. CIP. U

II

Tenuto al luogo , dove trovavasi Elia , cortesemente

tratt con lu i, e disse : Tu ben conosci, che mal mio grado per fare i voleri del re io qua ne ven go , siccome pur feeero gli spditi prima di me j cbe non di spontanea volont , ma pel motiv medesimo qui si condussero. Priegoti adunque, che abbi piet de7 soldati, che sono meco, e sceso di costass venga nosco al re . Approvata Elia la destrezza di tal parlare e la buona irianiera delF uomo , cal dal monte e seguillo. Comparso alla presenza del re profet, e gli fece palese, che Dio diceva cos : Poich non curasti m e, quasi non fossi Dio , n sapessi intorno al tuo morbo pre dirti il vero, ma ne mandasti a quello degli Ac caroniti per trarne qual esito aver dovesse il tuo male , or sappi, che ne morrai . V. Di fatto non and guari tempo, che appunto, come predisse E lia, si mor ; e poich mor senza figli, il fratello Gioram gli succedette nel regno. Questo Gioram ricopi in se stesso le paterne scel leratezze ed empiet verso Dio ; perciocch trascu* rato il suo culto , vener Dei stranieri : egli fu non pertanto uomo industre ed attivo. Intorno a quel tempo Elia scomparve dagli occhi degli uomini ; n persona fino al d d oggi ha saputo giammai la sua morte. Lasci dopo s Eliseo suo discepolo, come pi addietro abbiam detto. Ora intorno ad Elia e ad Enoc vissuto innanzi al diluvio , ne sagri libri sta scritto, che non furon pi visti ; della lor morte per nessuno nqn seppene dar novella.

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DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

YI. Gioram adunque salito al trono ferm di far guerra al re moabita nomato Mesa , il quale ad Acabbo suo padre rendeva omaggio di dugentomila capi da greggia colle loro lane. Raccolte adunque le proprie forze mand pregando ancor Giosafatte, che, poich fin dapprincipio fu buon amico del padre suo , gli volesse dar mano nella guerra, che stava per rompere a Moabiti, che s erano da lui ribel lati. Giosafatte non pur gli promise il suo ajuto ; ma aggiunsevi, che strignerebbe anche il re Idumeo suo tributario a pigliar l armi. Gioram pertanto, dpo -recategli cotai novelle del soccorso, che presterebbegli Giosafatte, con tutta seco la sua armata venne in Gerusalemme, ove accolto magnificamente dal re gerosolimitano, siccome lor parve miglior con siglio tener la via del diserto dellIdumea per andar sopra i nimici, ( che lor non caderebbe in pensiero giammai, poter essi venire da quella parte ) , mos sero i tre re unitamente da Gerusalemme ; cio il re di questa, e quel di Samaria e 1 altro della Jdumea : e dopo sette giornate di lunghi giri, dap* poich per errore le loro scorte smarriron la strada, lesercito ed i bestiami furono a tale penuria dacqua, che si vedeyano tutti quanti recati a tristo'xpartito , e pi degli altri Gioram, il quale per lo dolore alz a Dio la voce dicendo, per qual sua colpa avea strascinati tre re a mettersi senza battaglia in mano del re moabita. Ma Giosafatte, eh era uomo giusto, il racconsol, e suggerigli, che mandando nel campo cercasse, se fosse venuto mai seco loro qualche

1IB. IX. CAP. I. t profeta di Dio? onde, disse, per mezzo di lui intender da Dio 7 che far ci convenga. Qui un cortigiano di Gioram avendo detto? ch egli veduto ci aveva il di scepolo dElia Eliseo figliuolo di Safat, i tre re per consiglio di Giosafatte ne vanno a lui. Giunti al pa diglione del profeta , ( e per ventura egli s era at tendato fuori del campo ) presero ad interrogarlo in torno al destin dellesercito, e sopra tutti il re Gio ram. Rispostogli dal profeta , che non istesse a no marlo , ma ' andasse pi presto a consultarne i profeti del padre suo e della madre ( che quelli dicevano la verit)? il re scongiuravalo a profetare e a salvarli; ond egli giurando per Dio 7 che se non era per Gio safatte uomo santo e giusto ? a lui non avrebbe ri sposto pur sillaba, poich fugli condotto un valente sonator di salterio , cui domand egli stesso, dive nuto a quel suono ripieno di D io, ingiunse ai r e , che in mezzo al torrente cavassero (4) molte fosse ; Perciocch, aggiunse , senza nebbia per aria , senza fiato di vento, e senza caduta di pioggia vedrete 9t pieno d acqua il fiume, sicch dal berne avrem salvo e l esercito ed i giumenti: n questo solo 9> voi avrete da Dio , ma vincerete ancora i nimici 9 9 e piglierete le pi belle citt e pi forti .de Moa9 9 biti, e ridderete le loro piante, e a fuoco e fiamma 9 9 manderete il paese, e ne turerete le fonti e ifiumi . VII. Cos disse il profeta; e il d appresso innanzi al levarsi del sole il torrente cominci a menare molt acqua ; perciocch lungi di l tre giornate nellidumea aveva Dio fatte cadere grandi piogge, onde

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tELLE ANTICHIT9 GIUDAICHE

ebbero di che dissetarsi abbondevolmente P esercito e gli animali. O ra, com ebbero i Moabiti inteso , che contro loro venivano i tre re, e alla strada attenevansi del diserto , il re loro incontanente adu nato 1 *esercito ordin, si piantassero le tende a1con fini, onde i nimici furtivamente non penetrassero nel paese. Essi intanto sul nascere del sole veggendo P acqua ,del fiume, che non era gran fatto lungi dalla Moabitide , avente colore di sangue, percioc ch in quell ora singolarmente per lo fulgore della luce rosseggia, una falsa opinione concepirono in* torno a nimici, eh essi cio per la sete si fossero uccisi ru n l'altro, e per il fiume aloro occhi cor resse sangue. Per$uasi adunque star cosila faccenda, pregarono il re, che desse loro licenza di mettere a ruba il campo nimico ; e usciti tu tti, come a sicuro guadagno, entrarono nelle trincee de nimici non al trimenti che se pi non ci fossero : ma questa loro speranza and errata; perch circondati daglinimici furono parte tagliati a pezzi, e parte cacciati in fuga e dispersi nelle loro terre. Quindi spintisi i re entro la Moabitide, e diroccatene le citt, saccheggiarono le campagne, le ricoprirono di ghiaja tolta fuori dei torrenti, tagliarono le pi vaghe piante, turarono le sorgenti delP acque , e spianarono in ogni luogo le mura. Il re stesso de Moabiti stretto d* assedio veg gendo , che la citt era in gran rischio d essere fresa a viva forza, pens* di sortire a cavallo con settecento de suoi, aprendosi per mezzo il camJ>o nimico la strada da quella parte , dove credea

1IB. IX. CAP. I.

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trascurarsi le sentinelle : ma tentata limpresa non gli riusc di fuggire ; poich s avvenne ad un luogo guardato con gran diligenza. Rendutosi per in citt si rivolse ad unazione disperata e propria dunultima necessit. Condotto sullalto delle mura da poter es ser visto da tutti i nimici il suo fgliuol primoge nito , a cui si doveva, lui m orto, il regno, lo sa crific, in olocausto a Dio. A tale spettacolo i re sentirono piet dello stremo , a che lavevano con* dotto y e per certa compassione propria dell uman cuore, che ne provarono , interruppero lassedio, e tomossi ciascuno al suo regno. Vili. Ora Giosafatte arrivato in Gerusalemme, e condottivi in pace i suoi giorni, poco tempo dopo questa spedizione m or, contando in tutto sessanta anni di vita, e venticinque di regno. Ebbe magnifica sepoltura in Gerusalemme, perciocch fu imitatore delle opere di Davidde.
C a p i t o l o

II.

Geste di Eliseo , Gioram re di Gerusalemme dive* nuto signore di tutto il regno mette a morte i fr a felli suoi e gli amici del padre. I. Lasci dopo di s molti figli ; ma destin suc~ cessore al regno il primogenito Gioram ; il quale portava il medesimo nome, che il fratello di sua mo glie regnante sopra glisraeliti e nato da Acabbo. Giunto adunque dalla Moabitide il re degl Israeliti

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DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

in Samaria volle presso di s il -profeta Eliseo, le cui geste, perciocch sono grandi e degne di storia, intendo io qui di narrare come le abbiamo ne sagri libri. Essi adunque ci narrano, che venuta a lui la moglie dObedia (5) maggiordomo dAcabbo gli disse, non ignorare egli gi , come il suo marito sottrasse i profeti alle mani di Giezabele moglie dAcabbo, la quale li toglieva dal mondo; perciocch aggiugneva, che ascosine cento, gli avea con denari avuti in prestito sostentati ; ed ora , morto il marito, n era perci da creditori menata schiava coi figli. Quindi per questa benemerenza di suo marito pregavalo che ne avesse piet , e le prestasse qualche soccorso. Interrogata da lui , che avesse in sua casa, niente altro , disse , salvo un pochissimo d olio entro un fiasco. Allora il profeta le ingiunse, che andasse gialle vicine accattando in gran numero vasi voti, e chiusa la porta della sua stanza in tutti quegli in fondesse un po dolio ; perciocch Dio glieli empi rebbe. Eseguisce la donna gli ordini del profeta ; e come furono tutti colmi, n nulla pi v ebbe di voto, s ne venne tosto innanzi al profeta, e narrogli ogni cosa : ed egli le suggerisce, che vada, venda lolio, e saldile sue partite co creditori. Fatto questo, alcun poco le avanzer del danaro ritratto dallolio, del quale si vaglia ad alimentare i figliuoli. In questa maniera Eliseo liber dasuoi debiti que sta donna, e le tolse dattorno le persecuzioni dei creditori. IL Eliseo inoltre mand prestamente al re Gioram

17 avviso , che si guardasse da certo luogo : eh ivi sta vano alcuni Siri appiattati, che l ' attendevano al varco per torgli la vita ; e il re dando fede al pro feta non and alla caccia : onde Adad fallitegli le sue tram e, come se alcuno de suoi avesse a Gio ram scoperto 1 agguato , sdegn fortemente, e fat tigli venire alla sua presenza li chiam traditori dei suoi segreti e minacci loro la morte j perch venne in chiaro il nemico de suoi trattati , che aveva a loro soli scoperti. Qui avendo uno degli astanti rispo sto , che non s ingannasse, n insospettisse di loro come di tali, che avessero al suo nimico manifestata la spedizione di chi lo aveva ad uccidere, ma cre desse pure , che il profeta Eliseo era quegli, che gli palesava ogni cosa e gli scopriva i disegni di lu i, Adad comand, che per gente a tal fine spe dita si chiarissero, in qual citt dimorava Eliseo. I messi adunque tornarono con la nuova, che egli era in Dotaim (6). Adad pertanto spedisce a quella citt un grosso corpo di gente a cavallo con cocchi, per arrestare Eliseo. Q uesti, attorniata di notte tempo la citt tuttaquanta, guardavanla con diligenza. Sul far del giorno avvedutosi il servidor del profeta di tal novit e dellintenzione, che avevano glinimici di pigliare Eliseo, gridando corse con gran prestezza alla volta di lui, e avvisonnelo; ma egli dava animo al servo, perch non temesse, e dal canto suo, siccome difeso da Dio, disprezzandoli ne stava senza paura; preg per Dio, che al servoT onde pigliasse coraggio a speranze migliori, mostrar volesse , quanto Flavio , tomo HI.
LIB. IX. CIP. n .

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possenti fossero le sue forze e la sua presenza : e Dio , esaudite le suppliche del profeta 7 fece ve dere al servo un gran numero di cavalli e di carri, che difendevano da ogni parte Eliseo ; ond' egli, e depose ogni tema , e fece alla vista del creduto soc corso gran cuore. III. Dopo questo porse di nuovo Eliseo una sup plica a Dio , che privasse degli occhi i nimici col tirar sopra quegli un tal velo, che noi dovessero ri conoscere. Appagato anche in questo innoltrossi in mezzo a nimici, e interrogolli, per chi venissero } e rispostogli, che per Eliseo il profeta, impegn la sua fede di darglielo nelle m ani, sol che seguissero lui in citt , dove Eliseo si trovava ; ond' essi con gran desiderio tennero dietro al profeta, che gli scorgeva, ottenebrati da Dio nella vista e nell intel letto. Eliseo adunque condottigli entro Samaria, pri mieramente comand a Gioram r e , che chiudesse le porte e cignesse colle sue truppe i Siri* indi preg Dio , che aprisse gli occhi a nimici e togliesse la notte, che gli offuscava : essi in un punto da quella cecit liberati si videro in mezzo a nimici. Trovan dosi perci i Siri, come ragion voleva, forte sbalor diti e perplessi per un avvenimento cosi prodigiso e straordinario , e avendo il re Gioram richiesto il profeta, se comandava, che si passassero con le frecce, Eliseo imped questo fatto} perciocch egli era ben giusto uccidere i prigioni di guerra : ma questi e non avevano fatto alcun danno alle terre di lui e per divina potenza erano col venuti senza

LIB. IX. CAP. II.

I<^

saperlo. Per trattassegli ospitalmente, e dato loro mangiare, intatti li rimandasse ne loro paesi. Gio ram adunque ubbidendo al profeta, dopo uno splen dido e assai generoso banchetto, che diede a1Siri, lasci che tornassero ad Adad re loro. IV. Giunti col gli narrarono l avvenuto. Adad, ammirato il portento, e con ci la grandezza e pos sanza di Dio, e le qualit del profeta, cui Dio cosi chiaramente assisteva, depose bens il pensiero di pi macchinare furtivamente contro il re degl1Israe liti per timore d1Eliseo ; ma deliber dintimargli apertamente la guerra, pensandosi, che la moltitu dine e il valore delle sue genti lo renderebbono vin citore de nimici. Di fatto con grande armata esce a campo contro di Gioram, il quale non si riputando in istato da contrapporsi a S iri, si rinchiuse in Sa maria , affidatosi alla fortezza delle sue mura. Ora Adad seco medesimo divisando, che se non poteva espugnar la citt con macchine militari, il farebbe -per colla fame e colla mancanza del bisognevole, rivolse tutte le forze ad assediare Samaria: e tanto vennero meno a Gioram le provvisioni de viveri, che per eccesso di estremit si vendette in Samaria un capo d'asino a ottanta sicli, e a cinque gli Ebrei comperarono un sestiere di sterco (7) di colombe per sale. Gioram intanto temeva non forse alcuno costrettovi dalla fame desse la citt in mano a ni mici 5 e per visitava ogni giorno le mura e le sen tinelle , osservando se ammettevasi alcuno in citt , e col farsi vedere e coll9osar diligenza togliendo a

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DELLE ANTICHI?* GIUDAICHE

tutti il volerlo , o il mandarlo ad effetto, se mai ta luno si fosse appigliato innanzi tratto a tale partito. In questo sentendo gridar una donna: Signor pie t , e pensandosi che dovesse chiedergli di che mangiare, adirossi e pregolle la mala ventura, di cendo che non aveva n aje , n torchi, onde ren dere in qualche modo soddisfatte le sue domande. Al che rispondendo, che non le occorreva niente di questo, n veniva a nojarlo per cibo, ma gli chie deva ragione contro altra donna, il re le comand che dicesse e informasseio di sue pretensioni. Disse adunque, aver ella fatto con altra donna sua vicinai ed amica accordo, che, poich la miseria e la fame non avean altro compenso, uccisi i figliuoli, (e cia scuna aveva un bambino ) dovessimo , disse , un 9 9 giorno per una fornirne la nostra mensa ) ed io 9 9 la prima scannai il mio ; e il d appresso tutte e 9 9 due concordemente mangiammo il mio. Or ella 9 9 ricusa di fare il medesimo e rompe il p atto, e 9 9 ha nascosto il figliuolo . All udire questa cosa Gioram fu penetrato da grande cordoglio, e strac* ciatesi per dolore le vesti, grid fortemente} indi pieno* di sdegno contro il profeta Eliseo il volle morto, perch non pregava D io, che desse loro onde vivere e come scampare dalle calamit, che opprimevanli d ogni parte ; e incontanente mand persona, che gli tagliasse la testa. V. U messo infatti correva per dar la morte al profeta. Ma Eliseo non ignorava lo sdegno del re ; fenzi mentre nella propria casa era assiso in mezza

LIB. IX. CP. II.

ai

a suoi discepoli, li fe avvisati, che Gioram figliuolo dell omicida (8) aveva spedito un mandatario , che il decapitasse : Ma voi, disse , quando colui, che > ha tal commissione, qui giunga, mentre sta per entrare , fate di chiudergli luscio in faccia e di tenerlo lontano j poich seguirallo il re stesso in persona fin q u i, pentito del suo consiglio . Or essi al giugnere che fe il messo del re per dar morte al profeta eseguirono quanto fu loro commesso. In quella Gioram, condannato il suo sdegno contra Eliseo, e conceputo timore, che troppo presto non P uccidesse, chi avevane la commissione, corse per 'impedir quella m orte, e salvare il profeta. Come fu -giunto dinanzi a lu i, s gli di carico , perch non chiedeva per loro a Dio la liberazione di tanti mali, * con tutto ne li vedesse cos maltrattati. Allora Eliseo gli promise , che il d vegnente in quell ora medesi ma j che il re era venuto da lu i, ci sarebbe molta abbondanza di vittuaglie ; e in piazza venderebbonsi a un siclo due sali d orzo ; e il fior di farina avrebbesi a un siclo il sato (9). Queste promesse raccon solarono assai Gioram e gli astanti : perciocch la, veracit del profeta esperimentata innanzi pi volte non li rendeva dubbiosi nel dargli fede 3 anzi laspet tata abbondanza faceva a lor animi parer leggiere la carestia e miseria aneor di quel giorno. Ma il gene rale della terza parte della milizia amico del re, che allora servivagli di bracciere : Tu ci conti, disse, 9 9 o profeta, cose dell altro mondo 5 e siccome impossibile, che Dio versi dal cielo a cateratte

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DELLE ANTICHIT9 GIUDICHE

spalancate orzo e fior di farina, cos credibile nn che succeda quanto tu di 5 e. il profeta a lui : S tu vedrai x disse, tai cose a quel termine 9 che io predico, ma non ne godrai niente affatto . E appunto cos s avverarono le profezie dEliseo. VI. Era legge in Samaria, che , chi aveva la leb bra , n s era per anco nettato da quell infezione , dovesse abitare fuori di citt. Quattro uomini adun que per questa cagione medesima stanzianti presso le porte , a quali per la gran fame , che incrudeliva per tu tto , non v era persona, che recasse alcun cibo, siccome per una parte la legge toglieva loro dentrare in citt, e per altra eziandio se fosse loro ci consentito, ben vedevano, che vi sarebbero ma lamente morti di fame , al che non per tanto do vrebbero ancor soggiacere, se stessero l a , dove era no , cos determinarono di rimettersi alla merc dei nimici y i quali se perdonavano* loro, ei vivvebbono ; se li levavan dal mondo, a buon punto morrebbero. Approvato da tutti concordemente questo partito, di notte tempo s incamminarono al campo nimico : e cominciava gi Pio a mettere nel cuore de Siri paura e scompiglio , e fare agli orecchi loro sentire un mormoramento di carri e darm i, come d eser cito che venisse loro sopra, e introdurre negli animi loro il sospetto d averlo ornai alle spalle. In fatti di tanto furono in questa idea impressionati, che ab bandonate le tende corsero tutti ad Adad dicendo, che Gioram re degl'israeliti r tratto con denajo nella sua alleanza il re degli Egizj e quello dellIsole (io),

ub.

ix . c a p ii.

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gi gli scorgeva contro di loro} e sentivano essi lo strepito di costoro7 cbe sappressavano. Adad a que sti detti j dappoich a lui pure , come a suoi rim bombavano gli orecchi ? diede credenza; e con molto disordine e sconvolgimento, lasciati nel campo ca valli e giumenti e ricchezze infinite , cacciaronsi in fuga. Ora i lebbrosi, i quali, come poc anzi abbiam detto, sr erano da Samaria inviati alla volta del campo siro } come arrivarono pi dappresso alle tende, viddero somma quiete per tutto e grande si lenzio , e postovi dentro il piede e innol tra tisi sotto una tenda, poich non ci videro anima nata ? man giarono e bebbero allegramente, e portatane una veste e moltoro nascosero tutto fuori de padiglioni: indi entrati in un altra, rapirono similmente quanto era in essa. Fecero questo ben quattro volte, senza mai avvenirsi in persona, qual eh ella fo sse o n d e eglino conghietturando, che gl inimici si fossero ri tirati ? si riputavano colpevoli, se non ne davano parte al re ed a cittadini ; per venuti sotto le mura di Samaria ? e chiamate le sentinelle manife starono loro quel fatto; e le sentinelle riferirono ci alle guardie del re 3 dalle quali saputolo Gioram , manda subitamente pe capitani ed amici ) a quali, poich fur giunti^ disse , che la ritirata del re de Siri sospettava ascondesse frode ed insidie : Per. ch disperato di domar voi colla fame , mentre persuasi i nostri, eh eglino sien fuggiti, staranno rubando il'campo, intende di correre loro addosso improvviso $ ed uccisili prendere senza contrasto

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DELLE INTIMIT* GltfDI CHE

la citt ; ond1io vi consiglio, che la guardiate con s > gran diligenza, n baldanzosi per la ritirata del Finimico mettiate fuor dessa un piede . Qui prese uno a dire, che ottimo e prudentissimo avviso era il suo; ma che giudicava opportuno, si mandas sero due soldati a cavallo a esplorare tutto il paese di col al Giordano ; perch se caduti ne lacci de gl inimici perissero , darebbono avviso all* esercito , che ciecamente innovandosi non incontrasse la di savventura medsima 5 i cavalieri poi e li metta nel numero de molti pi gi periti di fame, se mai av venga , che presi dagl inimici siano tolti di vita. VII. Piacque al re il consiglio; e sped di presente gli esploratori. Questi trovarono tuttaquanta la strada sgombra bens di nimici, ma ingombra per ogni parte di viveri e darmi, che per fuggir pi leggieri gittarono per via. Risapute il re tali cose apr tosta mente le porte a suoi, perch saccheggiassero il campo. I vantaggi, che ne ricavarono , non fur gi pochi, n dispregevoli ; ma guadagnarono molto ar gent , molt oro, e d ogni fatta greggi ed armenti j inoltre coll infinita quantit di frumento e d orzo , cui non avrebbono neppur sognando sperato di con seguire , e scossero da s le passate miserie, e ven nero a tanta abbondanza, che due sati d orzo ven* devansi per un siclo , e per altrettanto un sato di fior di farina giusta la predizion d Elise ; il sat poi equivale a un moggio e mezzo italiano. Solo il capitano della terza parte della milizia non fu di questi beni partecipe. Gonciossiach collocato dal re

Xib . ix . ca p . ii.

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alla porta, perch frenasse il soverchio impeto della Moltitudine , n dall urtarsi gli uni cogli altri andas sero a rischio di rimanere schiacciati e m orti, egli stesso soggiacque a tale disgrazia; e in questa guisa egli muore secondo la predizione che gliene fece Eliseo, quando egli solo fra tutti non volle credere quanto diceva il profeta dell abbondanza ? a che sarebbero cresciute le vittuaglie. Vili. Ora Adad re de Sili salvossi in Damasco ; e saputo, che Dio aveva cacciato in corpo a lui e all esercito tutto quello sbigottimento e timore 3 n contro lui era uscito pure un nimico , tanto si rat trist d aver Dio contrario , che ne cadde malato. Trovavasi per Ventura in quel tempo in viaggio verso Damasco il profeta Eliseo. Informatone Adad gli sped incontro con doni il pi fidato tra suoi corti giani Azaele, e commisegli, che lo interrogasse in torno al suo male, e se camperebbe il pericolo? che gliene sovrastava. Azaele adunque con ben quaranta cammelli carichi de pi begli e pi preziosi regali ? che si trovassero mai in Damasco o fossero nella reggia ? fattosi incontro a Eliseo e salutatolo cortesement disse , che per commissione di Adad suo re e gli recava presenti, e bramava saper da lu i, se il re riavrebbsi dalla sua infermit : e il profeta primie ramente glimpose y che non portasse al suo re niuha trista novella ; poi gli disse, eh ei si morrebbe. 11 cortigiano a queste parole rammaricosai : ma Eliseo piagneva e gettava dagli occhi lagrime assai, preve dendo che mali soffrir doveva il suo popolo } morto

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DELLE ANTICHIT* GIUDICHE

Adad. Ora interrogato da Azaele, perch fosse csi sconvolto: Piango, disse, la moltitudine degliIsrae liti per compassione de1mali, che sosterranno da te : perciocch tu metterai a morte i pi bravi n loro soldati, ne incenderai le pi forti citt, ne guasterai i bambini schiacciandoli contro a\sassi, e ne sparerai le femmine incinte ; al che rispon dendo Azaele , onde mai tanta possa in lui da far tali cose ? Dio , ripigli, mi ha mostrato, che tu n dei regnare nella Siria IX. Azaele adunque tornato ad Adad, quanto al suo morbo, gli reca liete novelle, ma il d ve gnente con una rete immollata, che gli gett sopra, a lui tolse la vita strozzandolo, e il regno occupollo per s , uomo certo di grande attivit e molto ac cetto al popolo di Damasc 5 ond7 , che fino a7 d nostri tanto Adad , quanto Azaele di lui successore vengono come Dei venerati, tra per la loro benefi cenza , e pe templi da loro innalzati, con che ab bellirono la citt di Damasco. Quindi ogni giorno ad onore di questi re i xittadini fan feste, e ne esaltano l7antichit, non sapendo che sono questi re modernissimi , n toccano ncora i mille e cento anni. Gioram re degl7Israeliti, udita la morte di Adad, ricolse il fiato dopo i timori e 1 agitazione, in cui era vissuto per lu i, e attennesi di buon grado alla pace. X. Ma Gioram re di Gerusalemme (che questi ancora, come dicemmo innanzi, ebbe, il nome me desimo ) appena salito al trono, alla strage si volse dei

VJ suoi fratelli ; e degli amici del padre ; i quali erano altres gran signori, di qui dando cominciamento e risalto alla sua iniquit, e in tutto rendendosi somi gliante ai re dIsraele, che violarono i primi le leggi patrie degli Ebrei, e la religione di Dio. Fugli mae stra siccome in ogn altra iniquit, cos ancora nel venerare numi stranieri Atalia gi figliuola dAcabbo, ed. ora sua moglie. Dio veramente merc la promessa fatta a Davidde spegnerne non voleva la discendenza: ma Gioram non rifnava mai dintrodur novitadi in disprezzo e avvilimento delle costumanze della nazione. XI. Circa quel tempo essendosi alla sua ubbidienza sottratti gl Idumei , ed avendo ucciso il re anteriore, 'che ubbidiva al padre di lu i, e creato cui essi vol lero ? Gioram colla cavalleria e coi carri, eh1aveva presso di s , entr di notte nell Id imea ; e disertati que che abitavano a confini del regno suo, non fece passo pi oltre; e con ci non ne trasse van taggio alcuno , perciocch gli si ribellarono tutti quanti , e con essi gli abitatori del paese chiamato Lobna (n ). Era poi cos forsennato, che astrinse il popolo a venerare sulle altezze de7 monti numi stra nieri. Or mentre operava cos, ed aveva dalla sua jnente cancellate le patrie leggi, gli vien recata una (12) lettera d'Elia profeta, in cui denunziavag li, che Dio piglierebbe di lui gran gastigo, perch non aveva imitati i suoi padri ; e seguiti aveva gli iniqui esempj de re Israeliti, ed aveva costretta la trib di Giuda e i cittadini di Gerusalemme ad abbandonare la santa religione del Dio del paese, e
1IB. IX* CAP* II.

28 DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE a venerar glidoli , come Acabbo sforzati aveva a ci fare gl7Israeliti ) ed aveva messi a morte i fratelli -, ed uccise valenti persone e giuste : la pena, che per sovrastavagli, gliela additava il profeta nella sua lettera, ci era il disertamento del popolo, e la rovina s delle mogli, s del re stesso e de figli, e il perir eh ei farebbe di mal cl intestini dopo un assai lungo tormento, e dopo uscitegli pel fradiciume eccessivo delle viscere le interiora: sicch veggendo egli il suo misero stato n ritrovandovi alcun riparo disperatamente alla fine si morrebbe. Queste cose gli significava nella sua lettera Elia.

C a p i t o l o III, Assalito Gioram dalle armi degli Arabi, tutta la sua armata va in conquasso, e i suoi figli 9 salvo un solo per ancora bambino, periscono ; e con tutto ci durando egli nella sua empiet miseramente finisce di vivere. Indi a poco un esercito dArabi confinanti colla Etiopia, e d altre nazioni straniere si gett sopra il regno di Gioram (*) ; e posero a sacco il paese e la casa del re. Oltre a ci gli scannarono i figli e le donne. Uno per dei figliuoli vivo gli scamp dalle jnani de* nimici, e avea nome Ocozia. Dopo questa calamit travagliato egli stesso per lungo tempo dal morbo predettogli pel profeta ( che 1 *ira di vina ferillo nel ventre) miserabilmente mor dopo

LJB. IX. CAP. III.

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vistesi cogli occhi suoi uscire di corpo le viscere : e il popolo disonoronne ancora il cadavero : percioc ch avvisando essi, che per gastigo di Dio fosse morto in tal guisa , e, per fosse indegno de fune* rali, che ai re si debbono , n il seppellirono entro gli avelli de padri suoi, n gli fecero altro onore. Visse anni quaranta, e tenne il regno otto anni. Lo scettro fu posto in mano dal popolo di Gerusalemme al suo figlio Ocozia.
C a p i t o l o

IV.

Spedizione di Gioram re degl9Israeliti contro de*Siri* Jeu unto re, I. Intuito Gioram re deglisraeliti sperando, morto Adad , di poter torre a1Siri la citt di Ramot nella Galaadite, dopo grandi preparamenti muove contro di quella. O r, mentre stava assediandola, ferito ma non mortalmente da un Siro , si ritir a medicai* la ferita nella citt di Jezraele, lasciato frattanto a Ra mot tutto T esercito col generai Jeu figliuolo di Namsi conciossiach gi l aveva a viva forza espu gnata j ed era seco medesimo risoluto, dopo la curagione ? di far guerra a1Siri. II. Ora il profeta Eliseo, dato ad uno de suoi discepoli Folio sacro, spedillo in*Ramot ad ugner leu e a dirgli, che Dio lo innalza al grado di re ; e commessogli, che dicesse altre cose , gl ingiunse, viaggiasse com uom che fugge; perch la sua andata

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DELLE ANTICHIT9 GIUDICHE

restasse a tutti nascosa. Giunto egli adunque in citt trova Jeu , che sedeva tra capitani dell7esercito , come gli aveva predetto Eliseo. Per fattosi innanzi disse , che volea seco trattare dalcune faccende : rizzossi pertanto Jeu, e seguilloadun gabinetto: quivi il giovine , preso l1olio , glielo sparse sul capo, e aggiunse, che Dio creavalo re a sterminio della stirpe dAcabbo , e a vendetta del sangue di tanti profeti morti empiamente da Giezabele, sicch la G o sto ro famiglia in quel modo medesimo, che gi per la loro empiet i figliuoli di Geroboamo e Baasa, fosse dalla radice divelta, n della generazione dAcabbo restassevi pi rampollo. Ci detto si dilegu dalla stanza, premurosamente guardandosi, che nessuno dell1 esercito lo vedesse. III. Trattanto Jeu pian piano si torn a quel luo go , ove prima sedeva co1generali. Interrogato da essi e spinto a dir loro, a che fare venuto fosse da lui quel giovine, che aggiunsero dover essere un pazzo: Aff, disse, che voi pensate dirittamente; perciocch ei mha dette parole da mentecatto . Qui accesisi vieppi di voglia di risaperle e fattisi a pregamelo, ripigli, colui aver detto, che Dio crea* vaio re del popolo. A queste parole ciascuno spo gliatosi delle proprie vesti le stesero a pi di lui, e a suon di trombe acclamarono re Jeu ; ond egli, adunato l esercito, stava gi per andar sopra Gio ram nella citt di Jezraele ; dove, come abbiam detto, curava la ferita, che ricevette nellassedio di Kamot Quivi trovavasi per ventura anche il re di

L1B. IX. CAP. IV.

Gerusalemme Ocozia venutovi in grazia di Gioram , della cui sorella egli era figliuolo, come abbiamo notato innanzi ; e ve lp aveva condotto la parentela, onde avere notizia del come stesse della ferita. Ora Jeu volendo giugnere dimprovviso il re Gioram , fece sapere a7soldati, che niun di loro fuggendo ne desse a lui parte: che questa sarebbe una chiara riprova del loro affetto per se; e tale disposizione dell1 anim loro porrebbe in capo a lui la corona.
C a p i t o l o

V.

Come Gioram fu morto da Jeu generale della cavaileria , e simile la sua fam iglia , e il re di Geru salemme Ocozia. I. Essi adunque, approvati i suoi detti, battevano attentainente la strada, perch nessuno senza loro, saputa non ne recasse novella a que che trovavansi in Jezraele. Intanto Jeu con una scelta mano di ca~ vaiieri sopra dun cocchio era incamminato alla volta di Jezraele. Giuntovi in vicinanza, la sentinlla, che aveva posta il re Gioram- per avvisare da lungi chi veniva alla citt, veggendo accostarsi con gran mol titudine Jeu, diede a Gioram contezza dellappressar che faceva una banda di cavalieri ; ond egli comand di presente , cbe gli si spedisse incontro un soldato a cavallo a informarsi, chi s innoltrava. Pervenuto a Jeu il cavaliere l interrog dello stato del campo ; che ci bramava sapere il suo re: e Jeu glingiunse,

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DELLE ANTICHIT9 GIUDICHE

che non si desse di tali cose pensier veruno, ma lo seguisse. Veggendo tal cosa la sentinella rifer a Gioram , come il cavaliere frammischiatosi alla mol titudine , che camminava, con esso loro facea ri torno. Speditone pertanto il re un altro, Jeu gl in tim, che facesse il medesimo. Poich di ci ancora ebbe la sentinella dato contezza a Gioram, egli stesso montato in carrozza con Ocozia re di Gerusalemme, il quale , perch suo congiunto , venuto era, come dianzi abbiam detto , per visitarlo e sapere lo stato di sua ferita, liscigli incontro. II. Marciava Jeu assai lentamente e 'in buona or dinanza. Gioram adunque incontratolo nel podere di Nabot, gli domand, se nel campo le cose anda vano felicemente. Ma Jeu laccolse con un rovescio atrocissimo di villanie, fin a chiamare' sua madre una strega e una landra : onde il re temendo delle intenzioni di lu i, e avvedendosi de niente sani pen sieri , che rawolgevasi in ptto, cosi come stava, voltato il cocchio si mise a fuggire, dicendo a Oco zia , che lesercito gl insidiava e tradiva. Ma Jeu feritolo di saetta, e passatogli il cuore col dardo, il rovesci gi del cocchio j onde Gioram caduto isso fatto, ginocchioni spir. Allora Jeu ordin a Bedacer generale dun terzo dell esercito, che gettasse il cadavcro del re Gioram entro il podere di Nabot, rammemorandogli la predizione, che fece Elia ad Acabbo padre di lui e uccisor di Nabotte, che cos egli stesso come la sua discendenza verrebbe a mo rire in quella campagna ) ed averla essi, mentre

L IB . IX .C A P .V .

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sederano dietro al cocchio cTAcabbo, di bocca udita del profeta medesimo. E ci appunto intravvenne, com egli avea prenunziato. IH. Caduto Gioram,. temendo Ocozia per s stesso pieg la carrozza per altra strada colla speranza di poter dileguarsi alla vista di Jeu. Ma Jeu inseguitolo e giuntolo ad una certa montata scocc una freccia e ferillo j onde egli uscito di cocchio e saltato a ca vallo fugge a Mageddo lungi da Jeu. Quivi dopo breve medicazione sen muore dalla ferita. Trasportato poi quindi a Gerusalemme col vien sepolto dopo un sol anno di regno, uomo ribaldo e peggiore del padre.
G ap i t o l o

VI.

Jeu regna sopra gC Israeliti in Samaria, e appresso i suoi per quattro generazioni. I. Nell entrar che faceva Jeu in Jezraele , Giezabele tutta infrascata d abbigliamenti, e postasi so pra una torre : Oh il servo valente, disse, che ha ucciso il padrone ! queste parole Jeu alzati occhi verso di le i, domand, chi ella fosse ; e le comand , che scendesse di l , e venisse a lui : finalmente commise agli eunuchi, che la precipitas sero gi dalla torre. Or nel cadere , che fece di & capovolta, e brutt il muro di sangue, e calpestata da pi de cavalli mor. Dopo tal fatto entrato Jeu nella reggia co suoi amici, poichebbe ingiunto ai
F la v io , tonto III. 3

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DELLE ANTICHIT9 GIUDICHE

suoi servi y che seppellissero Giezabele in- risguardo del reai sangue ? ond eli era ? si ristor dal cammi no. Ma coloro, a cui fu commesso di sotterrar Gie zabele j altro non ritrovarono del suo corpo , che Festremit; poich tutto il resto fu divorato da cani. Jeu , all udir questa cosa , ammir 1 antivedimelo dE lia , il quale aveva predetto, che appunto di questa guisa in Jezraele sarebbe morta. II. Ora, siccome ci avea settanta figliuoli dAcab bo , e tutti cresciuti in Samaria , Jeu spedisce due lettere y 1 una a custodi de giovani, laltra a magi strati de Samaritani , dicendo } che scelgano il pi valente tra i figli dAcabbo, e lo si facciano re; che di carri e cavalli e darmi e d esercito nhanno una dovizia , n mancano loro citt ben guernite : dopo questo escano a far le vendette del lor signore. Cos diceva per isperimentare 7di che tempra lanimo avessero i Samaritani per lui. Lette le lettere, tanto i magistrati, quanto i custodi temettero; e ben veggendo ? che non potrebbon far nulla contro chi aveaoppressi due sommi r e , gli risposero confessando esser egli il padrone, e se presti a farne i coman damenti ; ond egli riscrisse , che dunque ubbidissero, lui, e ricise le teste a figliuoli dAcabbo gliele man dassero. I magistrati fatti venire a s i nutricatori dei giovani, imposero loro, che tostamente doves sero decapitarli, e spedirne le teste a Jeu. E quelli senza vcrun riguardo eseguironlo puntualmente ; indi raccoltene dentro a sporte le teste tutte inviaronle a Jezraele. Giunte col ; dassi avviso a Jeu; che siede

LIB. IX. CAP. VI.

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a tavola co9 suoi amici , dell essersi a lui recate le teste de1 figliuoli dAcabbo. Egli allora ordin , che dinanzi alla porta dall1una banda e dall1altra se ne rizzassero due monti. Eseguitisi i suoi voleri , egli sull aggiornare Usc per vederle . e miratele attenta* mente si volse al popolo circostante, e disse, eh ei veramente avea volte Farmi contro del suo signore, ed avevaio messo a morte ; ma F uccisione di tutti questi non era gi opera sua. Con questo intendeva di farli capaci , che intorno alla stirpe dAcabbo tutto era avvenuto secondo la predizione di D io, e che la sua casa fu spenta in quel modo, eh Elia prenunzi. III. Tolti poscia dal mondo quanti gli vennero trovati appartenere per sangue ad Acabbo in Jezraele eziandio, si mise in cammino verso Sammaria. Av venutosi tra via ne9 congiunti del re di Gerusalemme Ocozia ? addomandolli , perch venissero, e quelli risposero, che per salutare Gioram ed il re loro Ocozia , perciocch non sapevano , F uno e F altro essere stati morti da lui. Allora Jeu ordin, che ar restati ancor questi si togliessero di vita, e monta vano a quarantadue. Dopo questi gli viene incontro un uomo dabbene e giusto nomato Gionadab (i 3) , vecchio amico di lui ; il quale salutatolo prese a lo* dare il compiere eh1avea fatto i voleri di Dio spian tando la casa dAcabbo : e Jeu invitatolo a montare in carrozza il preg,- che seco venisse in Samaria, dicendo volergli mostrare , com9egli non che perdo nasse a malvagio veruno } punir saprebbe i falsi

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DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

sacerdoti e profeti, e quanti aggirarono il vulgo, petch abbandonato il culto del grande Iddio , s inchi nassero a Dei forestieri, n v essere per un uomo dabbene e giusto spettacolo pi giocondo e pi bello, che il ribaldo punito. A questi detti persuaso Gionadab entra in carrozza, e giugne in Samaria. IV. Quivi Jeu, rintracciati i congiunti tutti dAcab bo , gli uccide. Volendo poi, che nessuno de falsi profeti e sacerdoti de numi d Acabbo scappasse il gastigo, per via d ingegno e dastuzia gli ebbe tutti in sua mano. Conciossiach radunato il popolo disse, eh egli di numi adoravane il doppio di quanti gi avevane Acabbo introdotti ; e per intendeva , che si presentassero a lui i sacerdoti e profeti e venera tori di quelli; poich volea celebrare solenne e gran sagrifizio agli Dei dAcabbo ; e se alcuno de sacerdoti fallisse, e gliene andrebbe la vita. Ora il Dio d Acabbo chiamavasi Baal. Determinato pertanto il giorno, in cui farebbesi il sagrifizio, mand per tutto il paese degl Israeliti persone, che a lui ne menas sero i sacerdoti di Baal, e ordin che a quanti erano sacerdoti, dar si dovessero .le vestimenta. Come leb bero ricevute, egli stesso con Gionadab suo amico enlr col, dov essi erano , e fece comandamento , che si vedesse, se mai tra loro frammischiata si fosse qualche strania o forestiera persona ; percioc ch non voler egli, che a sagri loro ministerj assi stesse altra gente. Or avendo essi detto, che non ci si trovava straniero alcuno, e per cominciato * il sa grifizio , dispose intorno intorno al di fuori del tempio

3y ottanta uomini in tutto, ma i pici leali tra suoi soldati, con ordine d1ammazzare i falsi prbfeti ? e vendicare alla fine le patrie leggi da tanto tempo avute in dispregio , e con minaccia , che per chiun que fuggisse gliene renderebbe la loro vita ragione. Laonde questi e fecero strage di tutte quelle perso ne, e appiccato il fuoco al tempio di Baal purgarono in questa maniera dalle lordure de numi stranieri Samaria. V. Questo Baal era il Dio de Tirj. Ora Acabbo per far cosa grata ad Etbaal re de Sidonj e de Tirj fabbric a quello un tempio in Samaria, e assegnogli profeti ? e fecegli tutti quanti gli onori degni di un Dio. Abbattuto adunque questo Dio r consent per Jeu, che gl1Israeliti adorassero le vitelle doro. Ma per ayer egli mandate a fine le cose anzidette, e provveduto al gastigo degli empj , Iddio mediante un profeta gli fece intendere ? che per quattro ge nerazioni i suoi figli signoreggerebbero glisraeliti. A questo stato pertanto trovavansi le cose di Jeu.
LIB. IX. CAP. VI.

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BELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

C a p i t o l o VII. Come Atalia , disertata presso che tutta la stirpe d i Davidde, regn per sei anni in Gerusalemme , e come il sommo pontefice, tolta lei dal mondo 9 fece re il fig lim i d? Ocozia. I. Ma Atalia figliuola d Acabbo , udita la trista fine del fratello Gioram, e del figliuolo Ocozia e della stirpe de re , studiossi di non lasciar sulla terra rampollo della famiglia di Davidde, e disertarne del tutto la schiatta ; sicch di questa non ci restasse pi neppur ombra di re ; e in quel modo appunto, ch ebbe divisata la cosa, eseguilla. Fu per salvo un figliuolo d Ocozia ; e la maniera, onde scamp dalla morte, fu questa. Aveva Ocozia una sorella germana chiamata Giosaba , che fu data moglie a Giojada gran sacerdote. Questa entr nella reggia , e in mzzo agli uccisi trovato colla scorta della nutrice nascosto Gioas ( che tale era il nome del bambinello sopranno ), recollosi seco in una stanza segreta, e vel chiuse dentro. Indi essa e il marito suo Giojada di soppiatto lo si allevarono per sei anni nel tempio, quanti ne regn in Gerusalemme e so pra le due trib Atalia. II. Al settimo anno Giojada, comunicata la cosa a cinque centurioni, e condottigli a voler dar mano a chi opprimerebbe Atalia, e trasportare in capo al fanciullo il diadema, ed avutone giuramento , con che vieppi sassicura de conspirati; cominci indi

LI1. IX. CAP. TU.

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a concepire migliori speranze contro Atalia. Quelle persone adunque , cui Giojada sacerdote avea renduti partecipi dell' affare, aggiraronsi per tutto il paese ; donde raccolti i sacerdoti e i leviti e i capi delle trib, seco loro ne vennero al sommo ponte fice in Gerusalemme. Questi volle da loro promessa giurata ? che quanto saprau da lu i, lo terranno se greto 3 cosa per altro, che non solo di silenzio ab bisogna , ma ancora di ajuto. O ra, poich il loro giuramento rendette il suo dire sicuro, condotto fuori queir unico avanzo , eh egli aveva educato , della Daviddica stirpe: Questi disse, che voi vedete, > il re vostro, disceso di quella famiglia, cui ben * > sapete 'aver Dio promesso, fhe regner in eterno. Or io vi prego, che una terza parte di voi facn ciate el tempio buona guardia di lu i, una quarta parte occupi tutti i luoghi gelosi del tempio, e 4 quella che le vien dietro, simpadronisca della * > porta che stassi aperta, e mette alla reggia : la moltitudine poi, che rimane, stia pur nel tempio, ma disarmata 3 n permettete, che alcuno entri con armi indosso nel tempio , salvoch i sacerp doti . Inoltre comand, che una parte di sacerdoti e leviti stessero intorno al re con in mano le spade ignude a sua difesa, e in istante uccidessero qualsifosse colui, che sardisse dentrare armato nel tempio, e senza timore di chicchessia custodissero la persona del re. 4 III. Essi adunque, approvato il consiglio del gran sacerdote , mostrarono col fatto la disposizione

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DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

dellanimo loro. Quindi Giojada, aperta larmeria, che Davidde avea eretta nel tempio, distribu a centu rioni ad un ora ed a sacerdoti e leviti quanto gli venne fatto di rinvenirci d1aste e turcassi e qual altra spezie d armi gli di per le mani j e cos guerniti disposegli intorno al tempio in maniera, che gli uni intrecciavan le mani cogli altri, e impedivano cos lingresso , a chi non ci aveva che fare. Indi condotto nel mezzo il fanciullo, gli mettono in capo il diadema reale ; e Giojada , poich 1 ebbe unto > s lo grid re ; e la moltitudine tutta giuliva e fe stante rispose gridando viva il re. Or Atalia alludimc fuori d ogni espettazione lo strepito e le acclama zioni , colpita forte nell animo impetuosamente usc della reggia colle sue guardie. Come giunta fu al tempio, a lei bens consentirono i sacerdoti d en trarvi y ma gli armati, che la seguivano, furono re spinti da quelli, che posti dintorno al tempio eb< bero dal gran sacerdote cotale commissione. Intanto A talia, come ebbe visto il fanciullo stante in luogo alto, e cinto della corona reale, stracciatosi il manto e levata gagliardamente la voce : Muoja, disse, ft il fellone , che mi tradisce e tenta di spogliarmi del regno . Allora Giojada, chiamati i centurio n i, commise loro, che strascinata Atalia nella valle del Cedron col l ammazzassero ; che non voleva profanassero il tempio col punire ivi medesimo lin fame donna. Aggiunse un ordine, che chiunque le si accostasse a soccorrerla, fosse ucciso. Quegli adunque, a cui fu commesso di dare a morte

L tt. IX. CAP. n i .

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Atalia, messele addosso le mani condusserla alla porta (i4) delle mule reali , e quivi fnircmla. IV. Ordinate in tal modo le cose attenentesi ad Atalia, Giojada chiam nel tempio il popolo e la milizia ? e li fece giurare ? che avrebbono amore pel re , e prowederebbono cos alla sua salvezza , come allingrandimento del regno. Indi col medesimo giura mento condusse il re a obbligarsi, che onorer Dio, n le leggi trasgredir di Mos. Dopo questo corsi tutti nel tempio di Baal, cui Atalia e Gioram ma rito suo avevano fabbricato in dispetto del patrio Dio e per riguardo d Acabbo 3 spiantaronlo da fon damenti , ed uccisero M atan, che avevane il sacer dozio. La cura poi e la custodia del tempio fu messa da Giojada tra le mani de sacerdoti e leviti giusta il divisamente del re Davidde con ordine, che due volte il giorno recasservi gli olocausti gi dalle leggi determinati, e come prescrive la legge, lo profumas sero. Indi cre alcuni leviti portieri alla guardia del tempio, perch non ventrasse di furto qualche per sona immonda. Divisate minutamente co tali cose , Giojada co centurioni e capitani e col popolo tutto dal tempio menanp Gioas nella reggia, e postolo so pra il trono reale tutta la moltitudine lo acclam nuovamente. Indi volto il pensiero a1banchetti festeg giarono pi giorni ; perciocch la citt per la morte dAtalia trovavasi in pace. V. Aveva Gioas allora che divenne re, anni sette. Sua madre saddomandava Sebia nativa di Bersabee. Molto osservante egli fu delle leggi , e sollecito

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DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

molto del culto di Dio fino a tanto che visse Gio jada. Cresciuto in et men due mogli dategli dal gran sacerdote ; e di loro gli nacquero e maschi e femmine. Qui dunque abbiamo dimostrato , come Gioas le insidie scans dAtalia, ed ottenne il regno.
C apito lo V ili.

Spedizioni Azaele re di Damasco , prm contra gl'israeliti, poi contr'o i Gerosolimitani. I. Ma Azaele re de Siri facendo guerra agl Israe liti ed a Jeu loro r e , guast quante terre di l del Giordano a ponente appartenevano ai Rubeniti, ai Gaditi, ed a Manassiti , e oltre a ci la Galaadite, e la Batanea (i 5) , mandando a fuoco e fiamma e rubando ogni cosa , e facendo ancora rio governo di quanti incontrava. N Jeu pot vendicarsi di chi malmenavagli le sue terre*, ma dispregiatore ch'ei fu delle cose divine , e non curante del retto vivere e delle leggi mori dopo ventisett anni di regno sopra gl'israeliti. Ebbe sepoltura in Samaria, e lasci sue* eessore nel regno Gioacaz suo figliuolo. II. A Gioas poi re di Gerusalemme venne deside rio di ristorare il tempio di D io, e chiamato Gio jada gran sacerdote gl ingiunse , che mandasse per tutto il regno sacerdoti e leviti, i quali da ognuno esigessero un mezzo siclo d argento per risarcire e tornare al primiero suo stato il tempio messo in abbandono da Gioram, da Atalia e da1loro figliuoli.

MB. IX. CAP. V llf.

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Ma il sommo pontefice non lo mand ad effetto , ben prevedendo il mal animo, onde ciascuno met terebbe fuori r argento. Quindi il re all1anno del regno suo ventesimoterzo mand per lui e pe leviti, e rimproverata loro la disubbidienza a suoi ordini comand , che in avvenire pensassero al risarcimento del tempio. Quindi il pontefice per far la colta del denajo si valse dun artifizio, cbe al popolo non fu discaro, ed questo. Procacci una cassetta di le gno , e poich lebbe chiusa da ogni banda,.vi aperse un sol foro, e postala accanto all altare nel tempio fece sapere, che quanto ciascuno intendeva di dare pel ristoramento del tempio, ivi entro il mettesse per 1 apertura. A questo spediente il popolo tutto si trov ben disposto, e dalle contribuzioni, che si facevano a gara, adunarono mollo argento e molto oro. Votavano la cassetta, e presente il re numera vano la quantit del raccolto danaro il natajo e il sacerdote soprantendente al tesoro , poi la tornavano al luogp medesimo ; e ci andavano facendo ogni giorno. Ora quando loro parve abbastanza la somma contribuita dal popolo, il ponte0ce Giojada e il re (xioas fecero col denajo incetta di* scarpellatori, e muratori, e procacciarono grosso legname e prezioso. Rifatto il tempio, quanto d argento e doro sopra* vanz , tutto speserlo in coppe , brocche , bicchieri, ed ogn altro vasellamento opportuno: e oltre a que sto arricchivano ogni giorno l altare di.splendidi sa* grifizj. Queste cose, finch ebbe vita Giojada, fu rono con quella cura amministrate, ohe si conveniva.

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DELLE AHtICftitA GIUDAICHE

III. Ma fu morto appna in et di centotrent5 antti ( e venne l uomo giusto e dabbene eh1egli era se polto nelle arche de7 re in Gerusalemme, perch be nemerito d avere riacquistato alla stirpe di Davidde il regno) e il re Gioas gettossi dietro le spalle il pensiero di Dio. In questa depravazione gli furono compagni i pi riguardevoli personaggi del popolo fino a calpestare la giustizia e ad avere per ottimo quanto loro veniva pensato. Ora veggendo Iddio con mal occhio il cambiamento del re e degli altri , manda profeti, perch rinfaccino loro il malfatto , e rattenganli dal pi misfare. Ma costoro avevano po sto in ci tanto amore , e n erano presi cos paz zamente , che nulla mossi, n da quanto incolse a que tutti ? che prima di loro passarono le leggi , con esso le intere famiglie involte nel loro gastigo, n da quanto seppero prenunziare i profeti, non si pentirono, n si rimisero in quel sentiere, donde iniquamente operando piegarono a tai misfatti : anzi il re con suo ordine fece morire sotto i sajssi nel tempio Zaccaria Stesso figliuolo di Giojada gran sa cerdote ? dimentico de benefizj, che fecegli il padre di lui; perch creato da Dio profeta? e per postosi in mezzo al popolo col radunato di per consiglio cos a questo come al re ? che operassero giusta mente ? e predisse, che non ubbidendo soggiacereibono a grande gastigo. Ma in sul morire Zaccaria chiam testimonio e giudice Iddio del patire che fa ceva per un salutevole avviso , che diede , e della cruda morte e violenta, che Gioas gli rendeva, per quanto suo padre aveva fatto a vantaggio di lui.

, M B. IX -C A P. Tifi. 45 IV. Di fatto e non istette gran tempo , eh egli port la pena de suoi reati. Perciocch il re de Siri Azaele gittatosi sopra le terre di lu i, dopo aver presa e rubata G et, volse l armi contra Gerusalem me. Impaurito Gioas vot tutti i tesori di Dio e quelli de r e , e spiccate dal tempio le offerte ivi ap~ pese, mand ogni cosa al siro , comperando a tal prezzo il non essere cinto d assedio, e il non met tere a repentaglio ogni cosa. Vinto il siro dallecces sive ricchezze , eh erano quelle , non ispinse pi ol tre l esercito verso Gerusalemme. Ma caduto Gioas in grave infermit, per congiura orditagli contro da gli amici di Zaccaria, i quali per vendicare la morte del figlio di Giojada gli tesero insidie, fu oppresso e morto. Vien seppellito in Gerusalemme, non per nelle arche reali degli antenati per l empio uomo, che divenne. Visse quarantasett anni ; ed ebbe a successore nel regno il figliuolo Amasia. C a p i t o l o IX. Morte di Gioacaz e F Eliseo; il quale predice al re Israele Gioas triplice vittoria de9 Siri, Prodigio avvenuto al sepolcro Eliseo. Gioas vince i Siri, e a lui morto succede Geroboamo. I. Al ventesimoprimo anno del regno di Gioas prese a regnare sopra gl Israeliti Gioacaz figliuolo di Jeu in Samaria, e tenne il regno diqiassett1anni : non fu neppure esso imitatore del padre, ma nella,

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DELt.fi ANTICHIT? IVBA1CHB

empiet s innoltr tanto, quanto i primi, ch non si curarono di Dio. Dal tanto potere chegli aveva abbassollo, e rec il suo esercito a diecimila fanti e cinquecento cavalli il re siro colla guerra, che mosse a lui, nella quale spoglicelo di molte e grandi citt, e fe strage delle sue truppe. A questi mali soggiac quero glisraeliti secondo la profezia dEliseo, quando predisse, che Azaele, ucciso il suo signore, diven terebbe re di Damasco e de Sili. Trovandosi a tanto stremo Gioacaz si rivolge a pregare e supplicare D io, cbe lo liberi dalle mani d Azaele, n soffer di vederlo oppresso da lui : e D io, il quale tra le virt ammette ancora la penitenza y ed ama meglio correggere, che del tutto distruggere le persone, che pentonsi, il pose de pericoli e delle guerre in sicuro. Accolta il paese bramosamente la pace rico ver le primiere sue forze e sal a grande stato. II. Al morto Gioacaz sottentra nel regno Gioas suo figlio , il quale divenne re degl Israeliti in Sa maria al trentasettesimo anno del regno di Gioas sopra la trib di Giuda 5 conciossiach 1 uno e lal tro portassero il nome istesso: e visse re sedici anni. Era uomo dabbene, e di tempra tutto dissimile al padre. Intorno a quel tempo essendo il profeta Eliseo ornai vecchio e per giunta infermo, Tenne il re degli Israeliti a vederlo j e trovatolo gi ' agli estremi si mise a piangere, e a lamentare, chiamandolo padre, ed arma ; perciocch, la buona merc di lu i, non s erano contro i nimici valuti mai d armi, ma colle sole sue predizioni gli avevano vinti senza contrasto;

111. IX. CAI*. XX.

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ed ora si partiva da questo mondo , c disarmati abbandonavgli alla discrezione de Siri e de1 loro av versari j non essere , adunqu , diceva , per lui si-* curo il vivere pi lungamente, e per stargli meglio il yenire seco lasciare con lui questa vita. A tali querele prese Eliseo a consolare il suo re 5 e gl* in- giunse dincoccare la saetta sull arco, che seco re cava. Adattato adunque larco dal re, Eliseo postavi sopra la mano gli ordin, che scoccasse. E il r e , lanciate tre frecce , ristette : Ma se p i , disse il profeta, ne avessi vibrate , divelto avresti dalle radici il regno de Siri. Ora poich di tre sole saette tu fosti pago, e in altrettante battaglie ve > nto co Siri a giornata li vincerai fino a riacqui* stare il paese tolto da loro a tuo padre . Il re udito questo part j e il profeta indi a poco pass di vita ; uomo celebre per la sua piet, e aperta mente avuto in pregio da Dio ; conciossiach pel profetico spirito, ondera investito, fece opere strane e maravigliose, e dagli Ebrei onorate duna chiaris sima ricordanza. Gli furono fatti magnifici funerali e quai convenivansi a persona s cara a Dio. Avvenne allora altres, che un cadavere duomo ucciso da certi assassini e gettato nel sepolcro dEliseo, al toccarne che fece il corpo, riebbe la vita (16). III. Noi abbiamo trattato fin qui del profeta Eli* co, e di quanto predisse vivendo , e del potere di vino, chei serba ancora dopo morte. Morto intanto il re siro Azaele, scade il regno nella persona di Adad suo figlio. Contro costui muove guerra Gioas

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DILLE ANTICHIT* GIUDICHE

re degl*Israeliti, e in tre fatti d arme rimastone vin citore gli tolse tutto (17) il paese, e quante citt e terre il padre di lui Azaele smembrate aveva dal re gno israelitico ; il che succedette appuntino secondo la profezia d Eliseo. Intravvenuta poi anco la morte di Gioas , pass il regno in Geroboamo suo figlio.
C a p i t o l o

X.

Come Amasia nella guerra, che fece con Gioas re degt Israeliti, fu vinto. I. All anno secondo del regno di Gioas sopra gli Israeliti regn Amasia in Gerusalemme sopra la trib di Giuda. Sua madre ebbe nome Joadam, nativa di Gerusalemme. In singolare modo fu amante del giu sto, e ci nellet giovanile. Intrapreso poi il governo degli affari e del regno, giudic necessario primie ramente il vendicare Gioas suo padre , e punirne gli amici insidiatori. Pertanto arrestatili tutti li mise a morte; non per fede male veruno aloro figli, ope rando in tal modo, come volevano le leggi mosaiche, le quali non approvarono, che delle colpe paterne portassero la pena i figliuoli. II. Indi levate dalle trib di Giuda e di Beniamino milizie, tutto fiore di gente dell et di circa venti anni, e raccoltone per trecentomila persone, asse gn a tutti questi i loro centurioni. Mediante poi un ambasceria* al re deglisraeliti ne trae al suo soldo concento talenti d argento altre cento migliaja

LIB. IX .. CAP. X.

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fomiti d arme ; perciocch seco medesimo avea fer mato di muovere guerra agli Amaleciti; agl Idumei, ed a Gabaliti. Ora poich fu allestita ogni cosa per questa spedizione , e stava omai per uscire in campo ,. un profeta gli di per consiglia di licenziare gl Israeliti , per 1 empio popolo eh era quello > : e fece vagli Iddio sapere , che con alleati di simil fatta ne" andria colla peggio , dove ancora con pochi vo lendolo Iddio, vincerebbe il nimico. Ma dolendo al re forte, che dato si fosse gi il soldo agl Israeliti, il profeta lo confortava k fare ci , che piaceva a Dio ; che di danaro sarebbene da lui fornito a do-/vizia, Adunque rimanda questi alle case loro dicen do , che della paga faceva loro un dono 5 e d .egli colle sole sue forze muove contro le sopraddette na zioni ; e vintane la battaglia , ne trucid diecimila, e altrettanti ne prese vivi, i quali condotti sopra un alto dirupo, che nell Arabia, indi li precipit nel profondo. Fece inoltre grande bottino , e trasse immense ricchezze da quelle genti. . III. Trovandosi, in questo stato Amasia, .quegli Israeliti , che da lui prima ebbero soldo, poi furono licenziati,, parata loro questa licenza un. affronto da non soffrirsi, perch non gli avrebbero cos trat tati , quando gli avessero avuti in pregio, gettaronsi sopra il suo regno., e spintisi fino a Betoron disertaro il paese, e menaronne molti giumenti, ed uc cisero tremila persone. Ma Amasia , invanito;. della vittoria e dell esito fortunato della - sua guerra-co minci a^non curare quel Dio^y che fu. autore di Flavio. tomo UT. 4

So DELLE ANTICHIT GIUDAICHE queste prosperit ; e diedesi a venerare quelli , che avea dal paese recati degli Amaleciti. Quindi venu togli innanzi il profeta disse , stupirsi assai , eh egli avesse per Dei coloro ? i quali non che avessero soccorso in nulla, n tratti dalle sue mani i proprj, da cui ricevevano onori ; ma non s erano dati pen siero de molti rimasti uccisi e prigioni ; ed eglino stessi furono cos trasportati in Gerusalemme , come altri avria fatto un nimico vivo in catene. Questi detti crucciarono il r e , ond egli impose silenzio al profeta, minacciando di gastigarlo, se simpacciasse pi oltre de fatti altrui. Rispose il profeta, che ta cerebbe ; ma non gi Dio trascurerebbe le novit, ch egli aveva introdotte. IV. Ora Amasia mal potendo frenare s stesso nelle prosperit 3 che da Dio ricevute servivangli per vie pi oltraggiarlo, anfei montandone in' grande su perbia scrisse a Gioas re degl Israeliti intimandogli, ch egli e tutto il *uo popolo prestassero omaggio a lu i, come a Davidde ed a Salomone suoi antenati il prest esso popolo anticamente ; che se ricusava di farlo volonterosamente , si disponesse a disputare del regno coll armi. Rescrisse il re Gioas in questi ter* mini.
I l re Gioas al re Amasia . Sul monte Libano era un cipresso (18) di strana grandezza, e un cardo. Questo mand chiedendo f> al cipresso la figlia in isposa a un suo figlio.

LIB. IX. CIP. X.

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Mentre csi parlava, una fiera in passando stri9 9 tol il cardo. Questo adunque ti serva d1esmpio 9 9 per non agognare cose soverchio grandi; n per9 9 eh nella guerra contra gli Amaleciti avesti far9 9 tuna , non volere per troppa alterigia mettere a m qualche rischio te stesso e il regno . Letta Ama sia questa lettera vie pi saccende a volere la guer ra , dandogliene, credo (*), la spinta Iddio, per cos ricattarsi dell1onte da .lui ricevute. Ora poich contro Gioas ebbe schierate le truppe, e stavano gi per Combattersi, l esercito dAmasia soprappreso da un improvviso timore e spavento, qual mettere suole in feltrai Dio contrario , cacciossi a fuggire : e anzi ch si venisse alle mani, qua e l dissiparonsi per la paura, sicch rimasto solo Amasia fu da nimici fatto prigione ; e Gioas il minacci nella testa, se non conduceva i Gerosolimitani ad aprirgli le porte, e a riceverlo colle sue truppe in citt. Laonde Ama sia costrettovi dalla necessit e dall'amore della vita provvide , che s accogliessero in casa il nimico. Gioas, abbattuti da quattrocento cubiti di muraglia, per lapertura entr sul suo cocchio in Gerusalemme traendosi dietro in -catene Amasia ; e fattosi in que sto modo signore di Gerusalemme rub i tesori di D io, e da7regj scrigni estrasse quant oro e argento ci aveva Amasia : e allora finalmente, sciolto dai ceppi il r e , si rendette in Samaria. V. Queste sventure intravvennero a Gerosolimitani il quattordicesimo anno del regno di Amasia ; il quale alcun tempo appresso insidiato da suoi amici

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

rifugge nella citt di Lachis , dove per viene tolto di vita per opera degl* insidiatori 7 che mandarono col persone ad ucciderlo. Con tutto questo recaronne il corpo in 'Gerusalemme, e gli celebrarono funerali da re. Cos termin i suoi giorni Amsia per le novit1 introdotte in disprezzo di D io, dopo cinquantaquattr anni di vita } e ventinove di Tegno. C a p i t o l o XI. ( Geroboamo aggiugne al suo regno la Siria. Avveni menti di Giona profeta. Ozia (*) doma le nazioni circonvicine ; e muore lebbroso. Regnano sopra gli Israeliti Zaccaria, Sellum , Manaem, Faceja e Facce ; e sopra Gerusalemme Joatan. I. Succede a lui il figliuolo nomato Ozia. Al quin dicesimo anno del regno dvAmasia regn sopra gU Israeliti in Samaria Geroboam figliuolo di Gioas per anni quaranta. Questo r e , quanto a D io, fu ribaldo ed iniquo assai ? veneratore degl idoli, e di molte sformate e straniere usanze amatore perduto ; quanto al-popolo degl1Israeliti , cagione di grandi guai. A questo predisse certo Giona (**) eh egli dovea guerreggiando co Siri atterrare l loro potenza, e allargare il suo regno da tramontana fino alla citt d Emat (19), e a mezzod fino al lago Asfaltite; perciocch erano questi gli antichi confini della Ca nanea , come, furono dal condottiero Giosu disegnati. Uscito adunque Geroboamo contro dei Siri n ebbe

L i. IX. CAP. .

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Ila sufi ubbidienza tutto, il paese y come pronunzi Giona. II. Io bo creduto necessario, merc la parola, chio diedi di narrar fedelmente ogni cosa, esporre, quanto di questo profeta ho trovato scritto ne* libri ebraici. Questi adunque obbligato da Dio ad entrare nel regno di Nino , e giunto quivi per tutta la citt predicare , che Dio distruggerebbe quel regno, per timore che n ebbe , non che v1andasse y anzi 91in vol al cospetto di Dio fuggendo in Gioppe ; dove trovata una qave fe vela y e tir verso Tarso della Cilicia j ma per un* orrenda tempesta che surse y es sendo il legno in pericolo d'affondare y i marinai, il piloto e lo stesso padrone della nave y votavano a Dio offerte di ringraziamento y se li traeva di mezzo a quel mare. Intanto Giona era corso a nascondere s stesso, senza imitare punto ci, che vedeva farsi dagli altri. Ma ingrossando ognora pi i flutti y ed essendo il mare pi rabbiosamente battuto dai venti f sospettarono poter. essere per avventura, che al cuno de passeggieri fosse cagione della procella , e per a chiarirsi chi era costui, gettarono le sortiy e tratto dell urna un nome , n 1usc il profeto. Inter rogato adunque, da loro , donde veniva e dove era inviato , rispose , essere egli . di schiatta ebreo, e profeta del sommo Dio. Sugger loro pertanto , se pur volevano. fuggire il perglio imminente , di. but tare lui nel mare y * che di quella burrasca egli solo avea la colpa. Ma quegli alla prima non si arrischia vano di farlo, credendola un empiet il gittare un

54 DELLE ANTICHIT GIUDAICHE uomo forestiere, che nelle loro mani avea messa la propria vita, in braccio a una morte cos evidente* Alla fine costrettivi dal pericolo e dal vedere il le gno ornai sopraffato e sommerso, e oltre a ci con fortativi dal profeta , e dalla paura, in eh erano della loro salvezza, lo gettano in mare. Stette su bito la burrasca ; e il profeta, corre (20) fama che da una balena inghiottito, e tenuto nel ventre tre giorni e tre notti, fu vivo e illeso della persona sulle spiagge buttato del Ponto Eusino (21). Quivi pregato D io, che gli perdonasse il suo fallo sincammin verso Ninive; dove in modo da essere udito prenunzi , eh indi a poco dovevano perdere la signora dellA sia, e ci detto part. Io ho esposta la narra zione attenentesia Giona, come lho trovata descrtta. III. Ora il re Geroboamo dopo una vita condotta in mezzo alle prosperit e dopo quarantanni di re gno mor} e fu sepolto in Samaria. Gli sottentra nel regno il figlio di lui Zaccaria. IV. Nella medesima (22) guisa anche Ozia figliuolo dAmasia, dopo quattordici anni, dacch regnava Geroboamo, regn sopra le due trib in Gerusalem me , la cui madre nomata fu Jechelia, di nascita gerosolimitana. Fu uomo dabbene, e giusto natural mente, coraggioso e infaticabile nell amministrazione degli affari. Or egli uscito a campo contro de Palestini, e rimastone vincitore in battaglia prese a viva forza Get e Jabnia (a3) loro citt, e le smantell. Dopo questa spedizione and sopra gli Arabi confi nanti all Egitto 3 e fabbricata alle sponde del rosso

LIB. IX CAP. XI.

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mare una citt vi pose un presidio. Indi domati gU Ammoniti, e rendutili suoi tributar), e sottomesso quanto ci ha sino a* confini egiziani, cominci a voi gere il resto de suoi pensieri a Gerusalemme. Per ciocch quante mura o dal tempo o dalla trascura** tezza degli antecessori trovavansi rovinate, furono da lui rifabbricate e rimesse in piedi : e simile tutte quelle cbe dal re degl Israeliti spianaronsi, allora quando , fatto prigione suo padre Amasia, entr in citt. Vi aggiunse ancora molte torri alte cento cin* quanta cubiti ] e piant guemigioni ne luoghi disan bitati, e condusse molti canali d acqua. Aveva an cora una moltitudine pressoch innumerabile di gii*menti e d altro bestiame ; perciocch il paese era buono naturalmente da pascolare. Amantissimo poi chegli era dellagricoltura., coltivava studiosamente la terra, fornendola a dovizia di piante e d ogni genere di semenze. Di' seelta milizia a sua difesa te* neva trecento settantamila persone 5 i cui generali, e centurioni, e tribuni, tutta gente di gran valore e dinsuperabile gagliardia, compievano il numero di due mila. Ordin tutta quanta l armata in falan* ge, e formila darmi, dando a ciascuno aste e scudi e usberghi di ferro e archi e fionde. Oltre a questo apprest molte macchine per gli assedj , vai dire edificj da gittare sassi e dardi, e rampiconi, e quanto altro havvi di somigliante. V. In tale stato e abbondanza di cose rimase dal* l alterigia guasto nell animo ; e gonfiato per le moiv t^li sue forze ebbe a vile il potere immortale

56 DELLE ANTICHIT1 GIUDAICHE durevole eternamente ; cio la piet versor Dio e l guardia fedele delle leggi. Sdrucciol per la troppa felicit. , e cadde ne falli del padre, il quale ci fu tratto egli pure abbagliato da' prosperi avvenimenti e dalla grandezza del suo stato 5 cui non seppe mo deratamente portare. Pertanto in un giorno solenne, e festeggiato da tutto il popolo , rivestitosi Ozia elei-* 1 abito sacerdotale entr nel tempio per offrire sa cri fizj a Dio sopra laltare d oro. Al che opponen dosi il sommo pontefice Azaria accompagnato da ottanta sacerdoti con dire, che a lui non era lecito sagrificare, e gridando che uscisse di l , n volesse offendere Iddio, adirato il re minacci loro la mor te , se non s acchetavano. In questa un tremuoto gagliardo scosse la terra, e apertosi il tempio in due ne scintill uno splendido raggio di sole, e scese a ferire gli occhi - del re } onde ed ei di presente si trov ricoperto di lebbra, e a fronte della citt nel luogo chiamato Eroge il monte si spacc per met di verso ponente, e andatone il pezzo gi voltoloni per quattro stadj ristette a pi del monte a levante, e rimaseme chiuse le vie , e sotterrato il reale giar dino (24). Ora poich i sacerdoti s avvidero della lebbra,- onde'la faccia del re fu compresa, e a lui scoprirono la sua disgrazia, s gli ordinarono di uscire di citt, perch immondo; ed egli umiliato dal male avvenutogli e dal non potere pi zittire si pieg ai loro voleri n portando cos dolorosa pena e compas[ -sionevole della sua tracotanza lion'degna d uomo^ e dell empiet, ond egli per questa si port verso

Dio. In questo stato-visse qualche tempo fuori di citt da privato, e il regno intanto era governato d Joatan suo figliuolo, sinch per dolore e malinconia si mor in et di sessanf otto anni, de9 quali ne avea regnati cinquantadue. Fu seppellito in luogo appar tato dentro a suoi orti. VI. Zaccaria poi figliuolo di Geroboamo dopo sei mesi di regno fu ueciso per tradimento da un suo cortigiano chiamato Sellum figliuolo di Jabes ; il quale usurpatone ancora il regno, non lo ritenne pi oltre di trenta giorni. Perciocch il generale delle truppe Manaem trovandosi di quel tempo nella citt di T ersa, informato di quanto era accaduto a Zac- caria, levossi di l con tutto l esercito, e venne in Samaria, dove: attaccata battaglia tolse di vita Sei* lum. Indi creato s" stesso re y di l sincammin verso Tapsa ^ i cui abitanti chiudendo risolutamente le iporte non .vollero accorre il re ; ond egli per vendicarsene diede il guasto al paese dintorno, e colT assedio forz la. citt a cadrgli in, mano y ma punto gagliardamente del modo, onde aveanlo trat tato i Tapsesi,. li pass tutti a fil di ,spada , non risparmiando neppure i bambini, n trascurando verun eccesso di crudelt e (barbarie : perocch ci che fatto a stranieri vinti in guerra non, meriterebbe perdono, egli ladoper colla sua nazione medesima. Prosegu dunque Manaem in questo tenore di go verno aspro e sovra . ogn1 altro crudele dieci anni. Or venuto essendo a oste contro di lui - Fullo (a5) re degli Assiri y Manaem non si azzuff , n provossi

58 DELLE ANTICHIT* GIUDICHE con esso; ma con mille talenti dargento persuasolo a ritirarsi pone fine alla guerra. Questa somma venne a Manaem contribuita dal popolo aggravato di cin quanta sicli per tefeta. VII. Dopo queste cose fin di viver, e celebrati gli furono i funerali in Samaria. Lasci successore al suo regno il figliuolo Faceja, il quale seguendo nella crudelt le. vestigie del padre visse nel regno due anni soli; perocch venne ucciso per tradimento, menti' era a tavola cogli amici, da un certo Facee tribuno de soldati e figliuolo di Romelia ? che tese gli insidie. Costui tenne il regno vent anni, e fu empio uomo e ribaldo. Intanto il re degli Assiri Te* glatfalasar (26), portate l armi contr&gl Israeliti, e soggiogata tutta la Galaadite, e il paese di l dal Giordano ^ e il suo confinante chiamato la Galilea con Cedes ? e Asor, e fatti prigioni gli abitatori torn nel suo regno. Ma intorno al re degli Assirj basti i detto sin qui da noi. VUl. Joatan figliuolo dOiia regnava in Gerusa lemme sopra la trib di Giuda, nato di madre ge rosolimitana, che aveva nome Jerusa. A questo prn cipe non manc pure una virt, ma religioso fu verso Dio e giusto cogli uomini. Ristoratore poi di ligente della citt: conciossiach quanto di ripara* zione abbisognava e dabbellimento, rec tutto a fine sontuosamente : nel tempio alz perticali e ve stitali ; rimise in piedi le m ura, l dove trovavansi rovinate 3 e v aggiunse grandissime torri e inespu gnabili; e a quant altro nel regno erasi trasandato *

x.iB. ix. Ci*, xi. 5g rivolse efficacemente il pensiero. Venuto inoltre so* pra gli Ammoniti e rimastone vincitore gli astrinse a Un tributo annovaie di cento talenti, di diecimila cori (27) di frumento , e d altrettanti di orzo. Egli rendette ancora celebre il regno suo sino a farlo e a nimici formidabile e avventuroso a' suoi sudditi. IX. Intorno a questo tempo viveva certo profeta chiamato Naum (28), il quale della distruzione dgli Assiri* e di Ninive profetando diceva cos: Sar Ninive un ricettacolo dacque sconvolto ; e simil mente il popolo tutto turbato e ondeggiante si * metter in fuga, dicendosi gli uni gli a ltri, resta* te , fermatevi, portate con voi oro e argento, ma nessuno il vorr; che tutti ameranno meglio salvare 9 la vita, che i beni : e sorger d infra loro una lite fierissima e un pianto e uno smarrimento della 9 9 persona , e un timore , che oscurer d una notte n tenebrosissima gli occhi loro. Dov l abitazione 9 9 de leoni, e la madre de1 leoncelli? Dio a te dice, 9 9 o Ninive, io t annichiler, e i leoni, che di t nascono, non daranno pi legge al mondo . Pi, altre cose oltre a queste predisse di'Ninive questo profeta? chio creduto non ho necessario di riferire; anzi le ho trapassate, per non essere soverchia* mente nojoso a chi legge. Accaddero tutte le cose predette di Ninive indi a cento quindici anni. Ma di tai cose si detto per noi abbastanza#

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DELLE HTICHIT GIUDICHE C


apitolo

XII.

Rostri re di Damasco viene sopra i Gerosolimitani e con lui il re Israele Facee 9 il. quale uccisi moki Giudei rimanda liberi quelli che avea fa tti prigioni.
I. O ra Jo atan pass di vita in et di quarantun'anlii., avendone regnato sedici ; ed seppellito nellar che de1 re Venne il regno a cadere in mano dAcaa suo figlio, il quale salito al colmo dell1empi et con tro D io , e non curante le patrie leggi segu gli .esempj de re d Israele con e rg e re . altari in Gerusalem m e , e .sacrificare sovr essi agl* id o li, a quali secondo i riti de1C ananei offr in olocausto anche il p roprio figliuolo ; e fece altre cose simili a queste. M entre operava cos da im p azzato , vennero sopra di lui il re de1 Siri e de Dam asceni R asin, e quello d 'Is ra e le Facee , entram bi amici ; e colle loro truppe and ati a G erusalem m e vi stettero lungo tem po . ad assedio senza far nulla p er la fortezza delle sue m ura. In tan to il re della Siria espugnata la ci U d 'E la t. po sta al m ar ro s s o , e d . uccisine gli abitatori fece col passare i Siri. P e r eguai m odo m alm enati i G iudei., che trovavansi n e' presidj e ne' c o n to rn i, dopo fatta gran p red a torn colle truppe in Damasco. II. Il rfe adunque di G erusalem m e, saputo il rito rn o che fatto avevano i Siri in D am asco , e credutosi per in istato da provarsi in battaglia col re degli

LIB. IX. tJLP. XII.

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Israeliti, schier le sue forze rimpetto a lui, e fatta giornata fu rotto , mediante P ira divina, cui s1era per le sue molte e grandi scelleratezze tirata ad dsso 3 perocch della sua milizia gli furo in quel giorno tagliate a pezzi cento ventimila persone dagli 'Israeliti ; il cui generale Zecri nel calore della zuffa uccise il figliuolo del re Acaz, nomato Maana, il governatore di tutto il regno Ezrica, e fece prigione il principe della trib di Giuda Elcana. Rapirono ancora dalla trib di Beniamino donne e fanciulli, e menatane molta preda fecero ritorno in Samaria. III. Ma certo Obed profeta a que tempi in Sama sia venuto incontro all1esercito fuori delle mura ad alta voce li fece avvisati, che quella vittoria attri buire non dovevasi alle loro forze, ma allo sdegno, che Dio nodriva contro Acaz ; indi sgridolli, perch dell9 avuto vantaggio sopra di lui non contenti si fos sero arditi di trarsi dietro in catene persone ,della trib di Giuda e di Beniamino, tutta gente del sangue loro; per esortavagli a rimandargli illesi alle case loro ; che se noi facessero, ne renderebbono ragione a Dio. Laonde il popolo israelita adunatosi a parla* mento misero consiglio su questo punto. Levata al lora la voce-uno de1 pi autorevoli ' nella citt chia mato Barachia e con esso tre altri dissero, che ai loro conittadini non consentiranno giammai din trodurgli in citt , onde non ci diserti Iddio tutti . quanti ; perciocch ben ci debbono bastare le of fese che fatte gli abbiamo, siccome dicono ip ro feti , non che ci venga talento daggiugnervi altre

6 l

DELLE ANTICHIT* GIUDICHE

empiet . A queste parole i soldati permisero loro di fare ci, che credevano pi vantaggioso. Avuti adunque i personaggi anzidetto in loro mano i prigioni, prima gli sciolsero e governarono amore volmente , indi forniti di viatico li rimandarono in* tatti alle case loro; anzi i quattro gi detti non pa ghi di questo vennero con lo ro , e accompagnatili fino a Gerico non lungi da Gerusalemme, tornarono finalmente a Samaria.
C apito lo

XIII.

XI re degli A ssiri prende Damasco, e messone a morte il re, e trasportatine in Media gli abitatoriy popola con altre nazioni quella citt, Osee succede a Facee , ed Ezechia ad Acaz. I. Ora il re Acaz cos trattato dagl Israeliti mand pregando il rg degli Assiri Teglalfalasar, che gli porgesse soccorso nella guerra contro gl Israeliti, Siri e . Damasceni, e gliene promise gran somme in mercede. Gli fece intanto sontuosi presenti. Egli adunque, accolti gli ambasciadori, venne in ajuto di Acaz, e rivoltosi contro a Siri, oltre al metterne a sacco il paese, espugn a viva forza Damasco, e uccise il re Rasin. I Damasceni poi trasferilli nella superiore (29) M edia, e fatti passare in Damasco pareechi A ssiri, novellamente ne popol la citt In d i, guastate le terre degl Israeliti, seco ne trasse molti prigioni. Poich cos furono da lui conci i Siri,

LIB. IX. C IP. XIII.

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it re Acaz levato quan toro ed argento serbavasi nei tesori reali , e quanto trov nel tempio di Dio con esso le offerte preziose che vtrano, ttftto rec in Damasco , e diello secondo i patti al r degli As siri j indi protestando di saper grado a lui d ogni cosa rivenne in Gerusalemme. IL F u poi egli cos frenetico e mal conoscente del suo migliore, che neppur quando era combattuto dall armi sire , non si rimanea d adorarne gli d e i, anzi seguiva a venerarli, quasi dovessero dare a lui la vittoria. Ma poich per la seconda fiata fu vinto, prese a .onorare gli dei degli Assirii, ed avea sta bilito di riverire ogn altro pi presto, che il patrio e verace D io , il cui sdegno era cagione di sue scon** fitte } e nel dispregiarlo ed offenderlo giunse a tale, che e chiuso volle del tutto il tem pio, e proib i sacrifizj dalle leggi determ inati, e lo spogli delle offerte, che v erano dentro. In mezzo queste em piet contro Dio si mor dopo trentasei anni di vita e di regno sedici, lasciato il figliuolo Ezechia sue* cessore nella corona. III. Circa questo tempo medesimo fin di viver* anche il re degl israeliti Facee tradito da un >suo famigliare nomato Osee , il quale ne nove anni che tenne il regno y fu uomo ribaldo e delle cose divine dispregiatore. Si lev contro a lui il re degli Assiri Salmanasare (3o ), e rimastone vincitore, poich non aveva Dio amico e compagno , il fece suo suddito, e lo costrinse a pagargli un determinato tributo. IV. All anno quarto dOsee regn in Gerusalemme

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MOLE ANTICIIITA1 GIUDAICHE

Ezechia figlio dAcaz e di Abia cittadina gerosolimi tana. Fornito era dun indole buona e-giusta e ri verente con Dio, Perciocch, a nient? altro appena salito in trono risguard primamente, che al servigio di D io, n. pi necessaria cosa credette vi f o s s e n pi vantaggiosa e a s stesso e a suoi sudditi 7 della religione. Per , convocato il popolo e i sacerdoti e i Leviti, tenne con loro parlamento in tai termini. Voi ben sapete, come per li peccati del padre mio , che non cur P onore dovuto a Dio , foste n a molti e gran mali soggetti, siccome corrotti- da lui (*) nell7anim o, e mossi a venerare coloro f eh egli teneva per numi: or io v esorto, poich 9 9 avete a prova im parato, che male sia P em piet, a dimenticarla oggimai, e nettarvi dalle contratte immondezze : e v o i, o sacerdoti e leviti, adunarvi ed aprire il tempio ; cui espiato co7sacrifizj, che vogliono i riti, tornarlo al suo antico e. verace splendore:^ in tal modo avverr, che Dio, depsto il suo sdegno, in verso di noi fia propizio . Cosi disse il re : e i sacerdoti riaprono il tem pio, e ap prestato il sagro vasellamento, e toltane ogni lordura offrono- sull altare legittimi sagrifizj. Mand posoia il re per tutto il suo stato chiamando il popola in Gerusalemme a solennizzarvi la festa degli azzimi, gi da gran tempo interrotta per P empio procedere de* r e . (3 1) anzidetti. V. Sped ancora persone agl Israeliti ,. perch gli animassero ad abbandonare il presente tenor di vitti, e tornassero agli , antichi costumi ,alP. adorazione

rx. cap. un. 65 Dio ; perciocch consentiva, che si rendessero in, Gerusalemme a celebrarvi la festa degli azzimi, e ad unirsi con loro , e diceva questo , non gi per sog gettargli a se loro malgrado; ma per amore deloro vantaggi, poich sarbbono felici. Ora glisraeliti non solo ai legati , che vennero e dichiararono le com missioni del proprio re , non porsero orecchio ; ma schernitili come impazzati, si risero deprofeti, che li confortavano a questo stesso , e predicevano tutti que m ali, che loro incorrebbouo , quando sincera mente non si rivolgessero a Dio : e alla fine misero a questi le mani addosso e gli uccisero : n qui ar restarono le loro empiet ; ma pensaronne ancor di peggiori ; n prima vi posero fine, che Dio vendi candosi delle loro scelleratezze non gli ebbe dati in potere de loro nimici : ma di tai cose ragioneremo pi abbasso. Molti per delle trib di Manasse , di Zbulon , e dIssacar mossi all esortazione de pro feti tornarono all opere di p ie t, e questi tutti con corsero in Gerusalemme presso Ezechia per adorare quivi Iddio. VI. Giunti che furono in Gerusalemme , Ezechia salito al tempio con esso i principi e tutto il popolo quivi offri sette tori, altrettanti montoni, e altrettanti capretti ; indi imposte il re stesso ed i principi le loro mani sopra la testa delle vittime , le diedero a sacerdoti da sacrificare. Questi adunque scanna v a te , e ne offerivano olocausti ; mentre i leviti in cerchio d intorno ad essi con musicali stromenti cantavano inni al Signore^ e salmeggiavano in quella
lib.

F la v io , tomo I I I

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DELLE ANTICHIT1 GIpICHE

guisa, che aveva loro dettata Davidde , e il resto de7 sacerdoti con trombe in mano accompagnavano i cantatori. Ci fatto , gittatisi al suolo bocconi il re ed il popolo adorarono Iddio : indi egli sagrific settanta, b u o i, cento montoni , e dugento agnelli ; e don al popolo, perch ne facesse convito, seicento b u o i, e tremila capi d'altro bestiame. Intanto i sa cerdoti recarono ad esecuzione ogni cosa secondo le leggi; e il re tutto lieto per questo rendendo a Dio grazie mangi col popolo. VII. Venuto poi il solenne giorno degli azzimi (32), dopo immolata quella che dicesi Pasqua, 'nel corsp di sette giorni compirono il resto de' sagrifizi ; e al popolo, oltre a quanto esso offr, fece dono il re di duemila to ri, e di sette migliaja di pecore. Ado perarono similmente anco i principi ; e diedero loro un migliajo di tori e mille e quaranta pecore (33). Questa solennit del re Salomone a que'tempi non fatta mai in tale modo, allora per la prima volta si celebr con gran pompa e magnificenza. O ra, come ebbe fine quanto concerneva tale festa , si sparsero per lo paese a purgarlo; e nettarono da ogni lordura d'idoli la citt. Le vittime poi quotidiane ordin il r e , che si offrissero giusta le leggi a sue spese ; ed a' sacerdoti e a'leviti assegn il re le decime da do* versi loro somministrare dal popolo con le novellizie de' frutti y perch mantenessero sempre viva la reli gione, n si dipartissero mai dal servigio di Dio. In fatti la moltitudine rec tostamente a' sacerdoti e ai leviti frutti d' ogni genere , e il re fabbricatine

magazzini e conserve faceva le parti a ciascuno dei sacerdoti e leviti , e alle donne loro e aGgliuoli. Ip questo modo ripigliarono novamente la religione primiera. Vili. Ordinate nella forma anzidetta il re queste cose ruppe a* Palestini la guerra 7 e vincitore impa dronissi di quante citt nimiche sono da Gaza a Get. Intanto il re degli Assiri mand minacciandogli^ che spoglierallo di tutto il regno, se non pagher que1tributi ? che gin pagavagli il padre suo. Ma il re Ezechia non si diede pensiero di tai minacce, e riponeva la sua fidanza nella piet verso Dio e nel profeta Isaia ? dal quale sapea per minuto ogni cosa avvenire. E qui abbiano fine per al presente i fatti di questo re. C a p i t o l o XIV. Come Salmanasare, ucciso il re degV Israeliti , trasfer nella Media le dieci trib , e fece passare nelle loro terre la nazione de* Cutei. I. Ora Salmanasare signore degli Assiri, udito che il re degl'israeliti mandato aveva nascostamente a Sua re degli Egizj, perch gli volesse prestare soc corso contro di lui ? adirossi oltremodo, e venne colle sue truppe a Samaria all' anno settimo del re gno d Osee. Non accolto in c itt , l assedi per tre an n i, e volto il nono anno del regno d'Osee , e il settimo di quel d'Ezechia in Gerusalemme espugn

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DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

a viva forza Samaria , e rec a niente l impero cte~ gl Israeliti ? e trasport tutto il popolo con esso il re O see, eh1ebbe vivo nelle sue m ani, in Media e in Persia ; donde levate alcune nazioni da certo luogo chiamato Cuta, perciocch nella Persia ha un fiume di questo nom e, le fece passare in Samaria e nelle terre degl1Israeliti. II. Trasmigrarono adunque le dieci trib d eg l'i sraeliti dalla Giudea dopo novecento (34) quaranta* sett anni 7 dacch usciti d1 Egitto i loro antenati occuparono questo paese, dal condottiere Giosu ottocenfanni, dacch ribellatisi da Roboamo nipote di Davidde diedero il regno a Geroboamo , come ho detto anche innanzi ? dugentoquarant anni y sette mesi e sette giorni. Questa si fu la fine, eh1ebbero gl1Israeliti y perch trasgressori delle leggi ? e disub* bidienti a1profeti , i quali predissero loro questa disavventura 7 se non avessero abbandonate le loro empiet. Principio de1loro mali fu la ribellione, onde si dipartirono da Roboamo , creato re un suo sud dito ? il quale oltraggiando Iddio lo rendette loro nimico per lo imitare che fecero le iniquit del loro principe : ma colui ne port quella pena che ben meritava. III. Il re,poi degli Assiri scorse colla sua armata tutta la Siria e Fenicia ; e nelle cronache tirie si trova scritto il suo nome : perciocch and sopra T iro , mentre col regnava Eliseo. Di questo c1 buon testimonio ancora M enandro , il quale nelle cronache eh' egli scrisse e negli annali de1Tirj ? che

* 1IB. IX. C.P. XV. 69 egli rec in lingua greca, cos ragiona. E quegli y ch'ebbe nome Eliseo, regn trentasei anni. Questi v con unarmata navale fece tornare a segno i Getei, che gli s erano ribellati. Venuto contro di loro il re degli Assiri colle sue armi tutta inond la Fe-* nicia : ma conchiusa la pace con tutto l esercito ritirossi, dond era partito: e si staccarono daTirj Sidone ed Ace e lantica Tiro, e molte altre citt, le quali si diedero spontaneamente al re degli As siri; laonde y siccome i Tirj non gli si sottomisero, cos di nuovo torn sopra loro, avendogli i Fenicj fomite di tutto punto sessanta navi e somministrati n ottocento rematori ; contro alle quali usciti con uno stuolo di dodici navi i Tirj sciarrato il na vilio nimico , fanno prigioni .da cinquecento uomini. Quindi alzarono i Tirj nome di prodi : laonde il re degli Assiri , fatto ritorno al suo regno, pose guardie al fiume d agli acquidotti, perch fosse tolto a* Tirj il vantaggio dellacque: il che durato essendo cinqu an n i, essi sostennero di bere da pozzi cavati a mano * > . Questo ci, che si trova scritto negli annali de T irj, e che attiensi a-Salma nasare re degli Assiri. IV. Ora i Gutei trapiantati in Samaria, (perciocch fino a d nostri conservano questa denominazione , siccome venuti da un paese chiamato C uta, che nella Persia con esso un fiume che ha questo nome) avendo ciascuno secondo la diversa nazione di cui era ( e dividevansi in cinque ) recato in Samaria il suo D io , e venerandolo con que r iti, che il loro

9jO

tiELLE ANTICHIT GIUDICHE LI*. IX. CAP. XIV.

costume portava, attizzaronsi contro l ira e lo sde gno del sommo Dio. Il perch sorse (35) tra loro gran pestilenza, da cui straziati e condotti a tale da non sapervi trovare riparo , furono da un oracolo avvisati, che onorassero il sommo D io, come unica loro salvezza. Mandarono adunque ambasciadori al re degli Assiri, e pregaronlo che spedisse loro alcun sacerdote di quelli, che dopo la guerra contro gl'i sraeliti teneva prigioni presso di se. Il re gli esaud, ed essi ammaestrati cos nelle leggi come nel culto dovuto a tal Dio cominciarono a divotamente ser virlo (36), onde furono di presente liberi della peste, ed anche a d nostri mantengonsi nell osservanza de riti medesimi: essi nellebreo linguaggio Gutei, e nel greco si chiamano Samariti; i quali per desiderio di novit e di parentado, allorch veggono i Giudei prosperati, si chiamano loro congiunti, quasi traenti origine da Giuseppe, e aventi di l il principio della scambievole loro consanguinit. Che se avvenga, che i Giudei seno da traversie maltrattati e b attu ti, di cono di non avere da niuna banda che far con loro, n strignergli ad essi dovere alcuno di benivoglienza o di sangue , poich si affermano forestieri venuti d altronde. Ma di tale gente avremo che dire a pi opportuna occasione.

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DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE

LIBRO

DECIMO 0

C apitolo

P rimo

Spedinone di Sennacheribbo re degli A ssiri contro Gerusalemme : il re Ezechia assediato .

I. C orw eva ornai V anno quattordicesimo, dacch regnava Ezechia sopra le due trib , quando il re degli Assiri nomato Sennacheribbo venne con (i) numerosa oste contro di lui; e prese a viva forza le citt tutte quante delle trib di Giuda e di Benia mino. Ora stando egli gi per condurre il suo eser cito sotto Gerusalemme , Ezechia lo previene con un7 ambasciata, con cui gli promette ubbidienza, e

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DELLE ANTICHIT7 GIUDICHE

si protesta disposto a quel qualunque tributo , che a lui sar in grado d'imporgli. Udito Sennacheribbo il parlare de' legati, risolvette di non proseguire la guerra, ed accolse la supplica, e quando gli fossero dati trecento talenti d argento e trenta d o ro , egli dava parola di allontanarsi di l amichevolmente*, e con giuramento fatto a' legati impegn la sua fede , che se n'andrebbe senza fargli alcun danno. Ezechia gli credette , e votati i tesori gli manda il denajo , pensando con ci di levarsi dinanzi il nimico e di torre di pericolo il regno. Ora l assiro, avuta la somma, non cur punto i p a tti, ma intantoch egli port in persona la guerra agli Egizj ed Etiopi , lasci il generale Kabsace (2) e due altri de suoi baroni con molta milizia, perch rovinassero Geru salemme. I nomi di questi ultimi due furono Tartan e Rabsaris. II. Giunti presso alle mura e postisi a campo mandarono invitando a parlamento Ezechia; il quale per tema di s non volle uscire, ma vi sped in suo luogo tre de'suoi pi leali amici, ci sono il gover natore del regno nomato Eliacimo, e Sobna, e Joac gran cancelliere. Questi adunque innoltratisi fuori di citt si fermarono dirimptto alle tende de' generali del campo assiro. Come Rabsace gli ebbe veduti, s loro impose, che andassero e dicessero ad Ezechia, come il gran re Sennacheribbo desidera sapere da lu i, onde prende fidanza ed ardire di non volerlo per suo signore , di negargli ubbidienza , e di non accorae l ' armata in citt ? Forse dagli Egiziani, la

LJB. X. CAP. I .

cui merc si prometta di vincere le sue genti ? Se in ci si fida , lo avverte , eli1 egli pure il buon uom o, e rassembra colui, che appoggiandosi sopra una rotta canna , oltre il cadere, ne porta con suo gran danno la man trafitta. Sappia inoltre 7 eh egli ha condotto 1 esercito contro di lui per volere di Dio, il.quale consentigli (3), che disertasse anche il regno degl Israeliti, con questo p e r , che i suoi sudditi ancora fossero per egual modo trattati da lui. Cos parlava in ebrea lingua Rabsace , che ben la sapeva. Or Eliacimo temendo, che il popolo nelr udirlo non si levasse a romore , pregollo che fa vellasse 0 siriacamente. Ma il generale avvedutosi del suo sospetto e del timore, eh eragli entrato per ci, con pi alta voce e penetrante risposegli ebrea mente dicendo : Ora tu tti, uditi i voleri del r e , col rendersi a noi si procaccino ci , che torna loro meglio ; perciocch egli chiaro , che tanto voi quanto il re abbagliando con vane speranze il popolo il persuadete a fare resistenza : che se vi d lanimo e confidate di potere rispignere il no stro esercito , io sono pronto a darvi duemila dei .miei ben bardati cavalli , e voi col fornirli d al* > frettanti cavalieri mostrate , a che montino le vo stre forze : ma in fede m ia, che quello , che non n avete , non mel darete voi mai. A che dunque indugiate pi a lungo il rendere voi stessi a chi tanto dappi di voi, e che vostro malgrado an* cora vi avr nelle mani? E s una resa spontanea non pu .produrvi, che sicurezza; dove il farlo

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

per forza suole essere a i vinti pericoloso e fen condo di traversie . III. Uditi ch'ebbero il popolo ed i legati siffatti sensi del generale degli A ssiri, li riferirono ad Eze chia ond' egli deposto il manto reale, e vestito un sacco, e messosi in umile portamento si gett giusta il patrio rito boccone , supplicando a Dio e scon giurandolo ? che porgesse sovvenimento a lu i, che d1 altronde non isperava salute. Indi per alcuni dei sacerdoti ed amici mand pregando il profeta Isaia, che pregasse Iddio , e con un sagrifizio per la co mune salvezza il movesse e a ricidere le speranze degl' inimici e ad avere piet del suo popolo. Ci fritto il profeta , e avutone favorevole risposta da D io , racconsol anco il re e gli amici di lui col predire, che vinti senza battaglia i nimici si ritire ranno vergognosamente, e non certo con quella bal danza, ch'ora hanno j perciocch penser Dio il modo di sterminarli Anzi lo stesso re degli Assiri Senna cheribbo dopo il mi fine, a che riuscirebbono i suoi affari in Egitto, tornato a casa predisse, che vi morrebbe di ferro. % IV. Circa tale tempo avvenne , che il re degli Assiri scrisse a Ezechia ulta lettera, nella quale il chiamava ingannato , se davasi a credere di potere sottrarsi al giogo di lu i, che avea sottomesse molte e grandi nazioni. Quando poi lo avria nelle m ani, gli minacciava una strage to tale, se pur non gli aprisse spontaneamente le porte, e accogliesse il suo esercito in Gerusalemme. Letti cotai sentimenti ,

MB. X. CAP# I.

7$

merc la fidanza, cbe aveva in Dio, non se ne diede punto pensiero J e ripiegata la lettera la ripose entro al Tempio. Indi porte di nuovo a Dio suppliche per la citt e per la comune salvezza , il profeta Isaia lo assicura, che le ha esaudite, che per al presente non saria presa la citt dall1assiro j e che in avvenire sgomberi dal timore di lui coltiverebbono in pace la terra, e attenderebbono senza paura aioro interessi. V. Di fatto indi a qualche tempo il re degli Assiri, venutigli i suoi pensamenti contro gli Egizj falliti, si torn colle trombe nel sacco al suo regno 3 e cos and la faccenda. Aveva gi consumato gran tempo intorno a Pelusio assediandolo ; e i terrapieni, che innalzati aveva presso alle m ure, essendo condotti ornai cos alti, che appena mancavaci picciolo tratto per dare a quelle 1 assalto, sente che Taraca re degli Etiopi con un grosso corpo di gente viene in soccorso degli Egiziani con animo di tenere la via del diserto e assalire d1improvviso V esercito assiro. Turbato pertanto da tale novella il re Sennacherib bo , abbandonato Pelusio , si ritir , come dissi % senza fare nulla. Di questo Sennacheribbo anche Erodoto nel secondo delle Sue storie dice , eh ei venne contro il re degli Egizj, il quale era sacerdote ancora di Vulcano5 e che mentre strigneva d'assedio Pelusio , lo sciolse per tale motivo. Si volse il re degli Egizj a pregare il suo Dio, il quale esauditolo manda sopra il Te arabo gran flagello. E qui sbaglia Erodoto col chiamarlo che fa re non d* Assiri , ma d" Arabi. Dice adunque ; che un popolo immenso di

^6 DELLE ANTICHIT' G IU D A IC H E sorci in una sola notte divor agli Assiri gli arciri e il resto dell' armi } e per non avendo il re pi un arco si parti coll esercito da Pelusio. Cos lasci scritto Erodoto (4)> Anche Beroso scrittore delle cose caldaiche fa memoria del re Sennacheribbo, aggiugnendo, che regn tra gli Assiri, e colle sue armi corse l'Asia tutta e l'Egitto.
C a p i t o l o li. Come V esercito assiro fu in una notte distrutto da pestilenza , e il re loro tornato a casa insidiosa mente da suoi figliuoli fu morto. Ritornato Sennacheribbo dalla guerra egiziaca a Gerusalemme 9 quivi trov le sue truppe, che aveva affidate al comando del generale Rabsace, a grave pericolo dalla peste condotte : che per un pestilen ziale morbo y che Dio vi fece correre per entro della prima notte dell' assedio ? erano perite cento ttantacinquemila persone con esso i generali e i tribuni y dalla quale disavventura forte atterrito e condotto a grandissima angustia, per timore'che gli venne non tutto T esercito soggiacesse al medesimo caso, fugg col resto delle sue forze nella metropoli del suo regno chiamata Ninive : dove poco tempo appresso insidiosamente assalito da' suoi figliuoli maggiori Adramelecco e Sarasar perde la vita e fu steso morto nel proprio tempio (5) dedicato ad Arescem. Quelli poi pel commesso parricidio cacciati in esiglio dai

LIB. X. CP. II.

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cittadini si ricoverarono nell Armenia} e a Senna cheribbo succede nel regno Assaradone. Qui and sventuratamente a finire la spedizione degli Assiri contro i Gerosolimitani.
C apitolo

III.

Ezechia guarisce da una grave infermit ; e vissuto quanto gli rimase di tempo in pace muore, lasciato dopo s successore nel regno Manasse. I. Ora Ezechia liberato prodigiosamente da ogni angustia fece con tutto il popolo sagrifizj a Dio di ringraziamento , perciocch non potevasi ad altra ca** gione recare l esser rimasti i nimici parte distrutti, parte per lo timore di somigliante sventura cacciati lungi da Gerusalemme, che al soccorso venuto loro da Dio. Seguendo poscia con tutto il cuore e con ogni premura a servire il suo Dio indi a poco inferm gravemente ? sicch fu da medici disperato, e della sua vita non promettevansi nulla di bene neppure gli amici. Al male aggiugnevansi una pro fonda tristizia nel r e , che pensava al morire eh1ei farebbe senza figliuoli y e al dovere perci lasciare la famiglia e il regno senza legittima successione. II. Qppresso adunque in singoiar modo da questa malinconia, e dolentissimo supplic a .Dio , che vo lesse allungargli un tantino la vita fino ad aver prole y n prima gli consentisse il partire da questo mon do; che padre non fosse gi di figliuoli. Ora Iddio

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DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

sentitane compassione e approvato il motivo, ondegli non gi per lo perdere, che far doveva i beni del regno y lagnavasi della morte temuta , e per lo pregava d un po di v ita, ma perch gli nascessero figli, che fossero suoi successori nel regno, spedigli il profeta Isaia con ordine di assicurarlo , eh' indi a tre giorni fia libero da quel male ? e vivr dopo ci quindici anni, e gliene verranno figliuoli. Gli riferisce il profeta, quanto gl impose Iddio ; e il re tra per la gravezza del male e per le strane pro messe eh7erano quelle penando a dargli credenza chiede a Isaia un qualche segno e prodigio ^ che il faccia capace venire da Dio quanto dice : perciocch le straordinarie cose e non isperate si rendono con opere somiglianti degne di fede. Laonde interrogato qual prova pi gli piacesse daverne y domand , che siccome il sole piegando al tramonto aveva in pa lazzo condotta ornai 1 ombra sui dieci gradi , facesse, che ritornando al luogo (6) medesimo rendesse lom bra primiera (7). Non cos tosto il profeta ebbe pre gato D io , che volesse mostrare al re quel prodigio f che vide ci che bramava , e guarito di presente dal suo malore venne nel Tempio 7 dove adorato Iddio ? sciolse i voti. III. In questo tempo (8) avvenne lo scioglimento della monarchia degli Assiri per opera de Medi ; ma di tai cose parler altrove. Intanto il re de Babilo nesi nomato Baladan per suoi ambasciadori mand presenti a Ezechia ? e pregollo della sua alleanza e amicizia. Ezechia accolti lietamente i legati e fattili

LIB. X. CAP. III.

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sedere alla sua tavola 7 indi mostrati loro i tesori, e le sue armerie ed ogn altra suppellettile preziosa, che aveva in gemme e in o ro , dopo consegnati loro presenti da farsi in suo nome a Baladan licenziolli. Indi venne a lui il profeta Isaia 7 e interrogatolo, donde fossero que forestieri y di Babilonia rip o se , e mandati dal re loro signorej avere poi egli mostrato loro ogni cosa, onde vedutene le ricchezze e argo mentatene quindi le forze potessero fame chiaro il re loro. Ma ripigliando il profeta: Or sappi ? disse, che in Babilonia fra breve tempo saranno trasporr tate coteste tue ricchezze} e i tuoi posteri col 9 9 saranno fatti eunuchi, e perduto 1 essere d1uomo 9 9 serviranno il monarca babilonese. Cos dice Iddio. IV. Or Ezechia per tai predizioni dolente assai disse j che veramente in cosiffatte disavventure bra mava non incorresse la sua nazione ; ma dappoich ne decreti divini non possibile verun cangiamento, pregava almeno , che lui vivente si avesse pace. Di Baladan re de7Babilonesi fa ricordanza ancora Beroso. Ora questo profeta senza dubbio divino e ve racemente ammirabile, siccome era certo che non mentiva, cosi messo in iscritto , quanto predisse, lasci asuoi posteri il vederne la verit dalleffetto: e non questo profeta soltanto ma dodici altri ancora fecero il somigliante } talch ogni accidente ? sia buo no ? sia tristo , che succede appo noi y tutto a norma intravviene delle, loro predizioni. Ma di ciascuno di questi faremo, parola pi abbasso. V, Intanto Ezechia visjuto quel tem po, che gi

flo DELLE ANTICHIT GIUDICHE dicemmo , e passatolo tutto in pace sen muore com piuto il cinquantesimoquarto anno dell1et su a, e il ventesimonono di regno.
C apito lo

IV.

Il re (9) de Caldei e de Babilonesi portate V armi contro Manasse il f a prigione; ma dopo lungo tempo rimesso nel regno. G li succedono Amone e po scia Giosia. I. Succeduto nel regno il figliuolo Manasse (10), la cui madre fu detta Afsiba cittadina di Gerusalem me , si dipart dagl insegnamenti paterni, e si volse alla strada opposta , portando in mostra cosuoi co stumi ogni genere di scelleratezze , senza lasciare intatta veruna iniquit, anzi la' rea vita seguendo degl Israeliti, i quali per lo peccare che fecero contro Dio, andarono in precipizio. Fu ardito inoltre a tal segno , che profan il tempio di Dio, la citt, e tuttoquanto il suo regno. Perciocch cominciando dal non curarsi di Dio uccise barbaramente quanti uomini giusti avea tra gli Ebrei ; n risparmi manco i profeti * che andata ogni giorno facendo strage di alcun di lo ro , sicch Gerusalemme correva sangue. Sdegnato adunque per tali cose Iddio spedisce pro feti al re ed al popolo , per la cui ' bocca minaccia loro qulle medesime disavventure', in cui caddero miseramente gl Israeliti fratelli lo ro , perch suoi ostinati offensori. Ma essi quanto non voliera prestar

LIB.

X.

CAf. IT.

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fede a1lor d etti, de quali potevano vantaggiosamente valersi a scansare ogni m ale, tanto ai fatti conob bero veritieri i profeti. Perciocch al persistere che essi fecero ne1lor m isfatti, Iddio suscit contro loro r armi del re de7Babilonesi e Caldei, il quale sped le sue truppe nella Giudea, onde il paese and a ruba , e Manasse fatto insidiosamente prigione e con dotto appo lui fu costretto a portar quella pena , ohe piacque al monarca. II. Manasse allora aperti gli occhi a vedere in che misero stato era al fine venuto, e fatto capace a se stesso doversene tutta la colpa, si diede a pregar D io, che volgesse il cuor del nimico mise* ricordia e clemenza per lui. scoltonne Iddio la preghiera, e gli fece la grazia 3 onde sciolto Manasse dal re Babilonese salvo tornato al suo regno. Ve nuto in Gerusalemme dirizz le sue mire a cancellare dall animo suo j se pur era possibile, perfin la me moria delle offese gi fatte a D io , delle quali s era riconosciuto, e tutto darsi ad un vivere timorato. Santific anche il tempio e purg la c itt , e da indi fu la sua vita un continuo rendere grazie a Dio d1esser salvo, e un adoperarsi a teneriosi amico fino all ultimo de7 suoi giorni. A fare altrettanto spinse co7suoi ammaestramenti apche il popolo, avendo ben egli appreso , in quanti mali fu presso a precipitarlo un vivere opposto : racconciata poi l1 ara offriva le vittime stabilite secondo la disposizione di Mos* Or* dinate nel modo che si doveva le cose spettanti a Dio, provvide ancora al}a sicurezza di Gerusalemme j Flavio , tomo H I 0

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DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

talch ristorate con gran diligenza l antiche m ur| ve ne aggiunse anche di nuove (i i) ? e innalz torri altissime, e rendette pi forti le guernigioni fuor di citt col fornirle siccome di tutto il resto , cos e molto pi d ogni genere di vittuaglie a quel, T uopo opportune. 111. Quindi perseverando in tal cangiamento. visse di modo nel tempo che gli rim ase, che. fin dal sno cominciare a servir Dio fu tenuto pel pi felice e beato uomo di quella et. Dopo adunque sessantasette anni di vita mor al cinquantesimoquinto anno dacch regnava * e fu seppellito ne7suoi giardini. U regno intanto viene nelle mani dAmone il figliuolo } di madre nomata Messalemet, e nativa di Jebeta. Q uesti, seguito il padre suo ne7misfatti, a cui esso nell'et giovanile trascorse, per tradimento depropri suoi cortigiani fu morto nel suo palazzo dopo ventiquattro anni di vita e due di regno. Gli uccisori di lui fur. puni|j. dal popolo, il quale e ripose 0 corpa d Amone nell avello del padre ? e diede lo scettro al figliuolo Giosia, che contava otto anni d et.
C a p i t o l o V*

D el re Giosia. I, Sua madre fa della citt di Besecat 7 ed ebbe nome Idida. Egli sort unottima indole e ben tem perata per la virt ; e gli esempj del re Davidde fiiron pcr lui la norma e il bersaglio da regolare

t i . X. CAP. Y.

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tu tta la vita. Giunto all1et cT almi dodioi mostr la sua religione e piet ; conciossiach si facesse a ri mettere il popolo sul buon sentiero, e a esortarlo , he posto gi il concetto, che avevano degl ido li, i quali non erano d e i, venerassero il Dio de1loro padri : indi le opere disaminando de1suoi antenati ^ 'quante scorgevane di mal fatte , le correggea savia mente', quasi uomo attempato , e'abilissimo nel com prndere ci , che far convenisse. Quante poi rnvenivane di vantaggiose e bene istitu ite, le ritenev gelosamente e imitava. 'A cos operare lo conduceva parte la naturale sua saviezza e prudenza, parte il consiglio gr insegnamenti de pi provetti, a quali rrendevasi di leggieri. Di fatto siccome l scorta ei seguiva delle leggi, cos nell ordinare il governo le cose spettanti al culto di Dio riuscigli ogni cos feficement y e ci perch 1 empiet de passati prin cipi non che pi esistesse, anzi era del tutto estinta. Mercecch aggiratosi il re per la citt e per tutto il paese e redise i boschi lasciati crescere a onore di numi stranieri, e spiantoime gli altari, e se d questi pendeva qualche offerta postavi da suoi mag giori , con atto schernevole ne la spiccava. In tal maniera rivolse il popolo dalla stim a, in che li te meva , al ctdto del vero Dio. II. Oltre a ci bull altare a lui consacrato egli offre i soliti sagrifzj e olocausti/ Deput poscia alcuni giudici e magistrati per render ragione a ciascuno j i quali ogni cosa anteponessero la giustizia, e noft meno fat curassero della vita Sped in tutto il st6

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DELLE ^HTIGHIT KTBAICBE

regno persone con ordine 7 a chi volesse , di contri buir oro e argento per la restaurazione del tempio, quanto o le forze o V affetto suggeriva a ciascuno. Recato il denajo , diede la cura del tempio c delle spese perci necessarie a Maasia governatore dell$ c itt , e a Safan notajo, e a Joa cancelliere e al sommo pontefice Elcia * i quali non indugiato nep pure un momento 7 e procacciati architetti e quanto altro a tal fabbrica si richiedeva , stettero intorno al lavoro con grande assiduit y e il tempio in tal .modo rifabbricato fu un chiaro argomento dell1animo religioso del re. Compiuto poi il diciottesimo anno di regno mand imponendo al pontefice Elcia 7 che del denajo sopravanzato facesse col fonderlo coppe y e calici 7 e tazze pe sagri uffizj. Inoltre quanto ci avea negli scrigni d argento e d oro 7 ne lo traessero tutto e impiegassero parimente in coppe e in altret tale vasellamento. Ora mentre il pontefice Elcia va cavando fuor 1 oro 7 gli vengono alle mani i sagri libri di Mos 7 che stavan nel tempio 7 e trattili da quel luogo li consegna a Safan notajo y il quale 3 poich gli ebbe letti , ne viene al re e gli dice, che i suoi voleri si sono fedelmente eseguiti y indi legge in sua presenza que libri. All1udirgli il re lacerassi la veste y e chiamato il pontefice Elcia e i l y notajo medesimo eh era appo lui y con esso alcuni de suoi pi intrnseci amici mandogli ad Olda profetessa, moglie di Sellum uomo riguardevole e chiaro per nobilt, dove giunti dovevano pregarla y che raddol cisse lo sdegno di Dio ^ e si studiasse di renderlo

*. cip. r. 85 amico 5 perciocch temer egli, non forse pel trascurar che avean fatto le leggi Mosaiche i loro maggiori, ssi andassero a rischio di rimanere distrutti, e di essere dalle proprie terre gittati raminghi e diserti ih paese straniero a lasciarvi miserabilmente la vita. Udito la profetessa il parlare dei messi spediti dai re , loro ingiunse , che ritornassero al re ? e diceseergli, che Dio veramente avea sottoscritto a loro danno il decreto, cui s* adoprerebbe altri invano d invalidare per suppliche , frmo eh1egli era a vo lere distrutto il popolo e sterminato dal suo paese, e sfornito di tutti i b en i, eh allor possedeva, perch trasgressore delle leggi, n in tanto . intervallo di tempo giammai ravveduto, con tutto e P itivitarlo eh1avevano fatto i profeti a rimettersi nel buon sen tiero , e il predire alle loro empiet il dovuto ga-' stigo ) c u i, perch si persuadano che c D io, e che in quanto ha lor prenunzialo medianti i profeti, non ha menzogna, mander infallibilmente ad effetto* In grazia per del giusto uomo , eh egli e ra , so spender per un poco* ancora il flagello, ma, morto lu i, scaricher sopra il popolo i mali gi decretati. III. Essi adunque , poich la donna ebbe posto fine alla sua profezia, tornati a corte narrarono al re ogni cosa ; ed egli ,* chiamato il popolo da tutto il regno, band radunata di sacerdoti e leviti in Gerusalemme , dove per ordine espresso di lui trovar si doveva ogni et. Come uniti si furono i sacerdoti, lesse egli loro primieramente il sagro volume: indi postosi in luogo eminente nel mezzo del popolo

l.

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DELLE A9TICBITA* GIUDAICHE

astrinse tutti a obbligare con giuramento la fede loro, che servirebbono a D io , e le leggi osserverebbero di Mos. Essi ed approvarono prontamente V avviso del r e , e promisero d eseguirlo. Dopo ci con vit time e sagri fizj si volsero a supplicare a Dio,, che. mirasse le loro persone con occhio propizio e beni gno ; e il re impose al sommo Pontefice, che se qualche avanzo restava ancora nel tempio de vasi da1padri loro consagrati agl'idoli e a1numi stranieri, ne lo cacciasse ; laonde raccoltone un buon numero, li consunse Giosia nel fuoco., e ne sparse al ventole ceneri ; e mise a morte i sacerdoti degl1idoli, che i^on erano del sangue d'Aronne. Ci fatto in Geru* splemme , pass alle provineie ; e quanto ci trov fabbricato dal re Geroboamo ad onore di Dei stra nieri tutto distrusse} e sopra l ' altare eretto da Geroboamo I. arse le ossa de'falsi profeti. Queste cose anzich accadessero, prenunziolle il profeta, Achia (*) , che venne a Gerdboamo, mentr' egli sa crificava , e il popolo tutto l ' udiva, cio che un uomo della stirpe di Davidde nominato Giosia fatte avrebbe le cose anzidette ; le quali dopo .trecento sessantaun anni pervennero al loro compimento. IV. Dopo ci visitati Giosia anco gli altri Israeliti, che aveano scansato il giogo e la schiavit degli A ssiri, li mosse a dimettere l ' empie usanze, e a tralasciar quegli onori, che rendevano a Dei .stra nieri, adorando in loro luogo il Dio sommo de'padri loro e servendo a lui solo. Cerc inoltre le case, e i villaggi, e le citt pel sospetto che aveva, non

t t * , . IL CP* t i ' %f forse taluno vi ritenesse nascoso qualche idolo. N di ci pago distrusse i carri del sole , che stavano sulle scale del Tempio, opera de'suoi maggiori, e con essi quant altro eravi di somigliante, cui ono rassero, come Dio. Purgato in tal modo il paese, convoc il popolo ih Gerusalemme, e l festa ce* lebr ivi degli azzimi ^ e quella, che detta Pasqua, e di al popolo per la Pasqua trentamila tra agnelli e capretti nati di fresco, e per olocausti tremila buoi. Anco i principi de' sacerdoti somministrarono a sa- cerdoti per la solennit della Pasqua duemila e seeento agnelli ; e a leviti i loro capi diedero cinque* mila agnelli, e cinquecento buoi. Fattasi in questa maniera una doviziosa raccolta di vittime 3 offerivano i sagrifizj secondo le leggi lasciatene da Mos y pre** cedendo al popolo ciascuno de sacerdoti 5 e il non essersi mai dagli Ebrei celebrata tanto solennemente altra festa fino da tempi di Samuele profeta, si vuole ascrivere all esattezza, onde tutto si fece secondo le leggi e 1 antico tenore delle costumanze paterne* Indi vissuto Giosia il restante degli anni suoi sempre in pace e colla giunta di gran ricchezze e dun nome immortale appo tutti termin i suoi giorni in .questa maniera.

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d e l l e a n t ic h it g iu d ich e

C a p i t o l o VI. Giosia ferito in battaglia sen muore. pianto da Geremia : gli. succede Gioacaz : ma Necao degras datolo gli sostituisce Eliacimo. I. Necao re degli Egizj fatta gran leva di genti le mise in viaggio verso l Eufrate con intendimento di' rompere guerra a'Medi e a Babilonesi, i quali (la) avevano distrutto limpero assiro ; perciocch egli era desideroso di regnare nell Asia. Ora poich fu arrivato a Menda citt di ragione del re Giosia , questi colle sue forze gli si attravers contendendogli il passo-per le sue terre ar danni de1Medi. Laonde per un araldo mandogli Necao dicendo, eh ei non veniva contro di lu i, ma tirava verso l Eufrate. Per l av vertiva , che noi traesse per forza a volgere 1 armi sopra di lu i, che oppone vasi asuoi disegni. Giosia non porse orecchie a Necao, ma si tenne forte sul non consentirgli il passaggio per le sue te rre , so spinto , crecT io , dal destino ( i 3) a cotale arroganza, onde avere occasione di fargli male. E in vero y menti* egli ordinava la sua milizia, e sopra il eoe* chio andava scorrendo di fila in fila, un egizio col pitolo di saetta gli tolse ogni pensiere di battaglia. Perciocch tormentato dalla ferita fe ritirare l eser cito , ed ei si ricolse in Gerusalemme} dove sen muore di tal ferita, ed sotterrato con reai pompa nepatrii avelli dopo trentanove anni di vita, e tren tuno di regno.

i n . X. CAP. VI.

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II. Si fece per lui gran corrotto da tutto il popolo, che lo pianse e fiume dolente per molti giorni 3 e il profeta Geremia compose per lui T Epicedio in versi lamentevoli, il quale anche oggid si conserva. Que sto profeta predisse eziandio le sventure, che sovra* stavano alla citt, cui lasci in iscritto, e la presa fattane a* nostri giorni, e quella che fecerae i Babilonesi. Ma non fu egli solo , che investito da Dio prenunziasse tai cose al popolo j v1ebbe ancora il profeta Ezechiele, il quale intorno a questa materia fu il prim o, che lasci scritti due libri. Erano en trambi di stirpe sacerdotale ; ma Geremia visse in Gerusalemme dall'anno tredicesimo di Giosia fino al distruggimento totale della citt e del tempio. Quanto per intravvenne a questo profeta, noi lo sporremo a suo luogo. III. M orto, come dicemmo, Giosia, sale al trono suo figlio chiamato Gioacaz intorno al ventesimo* terzo anno dellet sua. Q uesti, la cui madre fu Ami tal della citt di Lobna, regn in Gerusalemme da quel ribaldo ed empio uom o, eh' egli era. Ma il re degli Egizj tornato dalla sua spedizione manda per lu i, c venuto nella citt della Siria chiamata Samata ( i 4> s lo Incatena, e al fratello immediate . minore di lu i, e nato dal padre medesimo (si chia mava Eliacimo ) d il r*gno , cangiatogli il nome in quello di Gioacimo; e impone al paese per taglia cento talenti d argento e uno d oro. Gioacimo per tanto pagava la somma anzidetta, e Gioacaz fu condotto dal re in Egitto, ove ancora chiude i suoi

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DELLE ANTICHIT9 GIUDAICHE

giorni, regnato avendo tre mesi e dieci d. La ma die di Gioacmo avea nome Zebida ? nativa della citt di Ruma. Egli poi sort un'indole rea e per* versa r non religiosa con D io , n benigna cogli, uomini.
C apito lo

VIL

Nabuccodonosor investe la Siria , e costringe Gioacmo a fare con lui amicizia e alleanza. I. Avea gi compiuto il quarto anno di regno , quando l'impero babilonese viene alle, mani di certo chiamato Nabuccodonosor ( i 5) ; il quale intorno a tal tempo con grandi apprestamenti fu. sotto a Carcamas (16), citt posta all' Eufrate con animo di far guerra a Necao re dell'Egitto , a cui; stava soggetta tutta la Siria. Penetrate Necao le intenzioni del bai bilonese j e udite novelle della sua armata non se ne pass leggermente 5 ma con un grosso corpo di truppe -contro Nabuccodonosor marci all' Eufrate 3 dove fatta giornata rimase al di sotto , e perdette sul campo molte migliaja della sua gente. Quindi il babilonese ? passato l ' Eufrate, s'impadronisce di tutta la Siria fino a Pelusio , salvo solo la Giudea. II. Volto il quart'anno del regno di Nabuccodonosor ( correva allora l ' ottavo, che Gioacmo signoreggiava gli Ebrei ) , il babilonese muove con grande armata contro i Giudei , esigendo da Gioacimo -tributo, o se non volea; dichiarandogli guerra.

2.19' X. CP. m

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Impaurito questi da tale minaccia, e condottosi a comperare la pace coll oro pag l'im posta, c pr* segu a farlo tre anni. Passato il terzo, gli venne udito, che gli Egiziani levavansi contro al babilo nese ; e di presente neggli il tributo: ma non eb bero effetto le sue speranze; perciocch agli Egiziani non bast T animo d avventurarsi a una guerra. * Questo appunto gli andava tuttora denunziando il profeta Geremia , e diceva ; che indarno ripongono la loro fidanza negli Egiziani ; che la citt assolutamente debb essere dal babilonese spiantata , e che il re Gioacimo cadr nelle mani di lui. Cos diceva, ma inutilmente, poich non doveano essere salvi.. Infatti il popolo e i principi all udirlo se ne ride vano y anzi prese a sdegno le sue parole , quasi iL profeta augurasse la mala ventura al re, accusarono Geremia, c citatolo al tribunale chiedevano, che gli j desse gastigo. Ora tutti gli altri, diedero il voto contro di lui : i pi vecchi per V assolvettero, i quali siccome di migliore senso forniti, csi licen ziarono dalla corte il profeta , e suggerirono agli a ltri, che non facessero a Geremia nessun male ; perch dicevano non lui solo avere pronunziate le disavventure imminenti alla citt, ma prima di lui aver fatto il medesimo ancor Michea e pi* a ltri, nessuno de quali per non fu maltrattato dai re dallora, anzi, come profeti di D io, tutti ebbero onore. 111. Con queste ragiom disasprita la molti tudin e , sottrassero Geremia al gastigo 9 a cui era gi

Q 2'

DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

condannato. Egli poi stese in iscritto tutte le sue profezie ; e in un giorno, che il popolo digiunava ed era raccolto nel tem pio, al nono mese dell anno quinto di Gioacimo recit il libro , il quale da lu i fu composto intorn a quanto doveva succedere alla citt? al tempio, ed al popolo. Udironlo i principali della citt e toltogli il libro gl impongono, eh' egli e Baruc suo scrivano ritirinsi in luogo , che niuno li vegga ; indi essi recano quel libro al re y e glielo consegnano. Il re , presenti gli amici ? ordina al suo scrivano ? che prenda e legga. Udito il re il conte nuto nel libro e adiratone lo stracci, lo arse e distrusse nel fuoco. Alle inchieste poi che gli fecerodavere Geremia e Baruc suo scrivano in potere3 ei comand y che gli fossero tratti innanzi per essere puniti. Ma questi sottraggonsi al suo furore.
C apitolo V ili.

Nabuecodonosot uccde Gioacimo > perch rivoltosi novellamente agli Egiziani ; e in suo luogo f a re' il figliuolo di Gioachimo* Indi a potfo tempo venuto il re babilonese (*) sopra "di lui e lo accoglie in citt pel timore > che' gli ave&no messo le cose predettegli dal profeta, pensandosi che il non escluderlo e il non fare guerra lo avrebbe mosso a non maltrattarlo. Ora esso en trato in citt non tenne la fede , ma uccise quanto di giovani ed avvenenti persone trov in Gerusalemme;

LIB. X. GAP. V ili E IX.

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con essa il re Gioacimo , cui volle gettassero fuori delle mura insepolto ; e fece re del paese e della citt Gioachimo di lui figliuolo. Tutta la gente poi di riguardo, al numero di tremila persone, le men schiave in Babilonia : tra questi aveva il pro feta Ezechiele ancora giovinetto. Questo fine ebbe il re Gioacimo, che visse trentasei anni, e ne regn undici. Gioachimo p o i, che a lui succedette nel regno, e nacque di INoesta donna gerosolimitana, tenne il diadema tre mesi e dieci giorni.
C
a p i t o l o

I X.

Come , cangiato pensiero , Nabuccodonosor f a pri gione Gioachimoche gii si era renduto sponta* neomenie. Appena ebbe il re de1Babilonesi a Gioachimo ce duto il regno, che ne fu in paura; perch temeva, non farse in vendetta della morte , eh1 ei diede a suo padre, gli ribellasse il paese. Mandate pertanto col le sue truppe assedia Gioachimo in Gerusalem me. Ora egli siccome d indole buona e (17) diritta, non volle che la citt fosse esposta a pericolo in grazia sua. Per condotta seco la madre e i con giunti si rende in mano de*capitani spediti dal babi lonese, avutone giuramento, che n le loro persone n la citt non ne sentirebbe alcuno detrimento , il qual patto non fugli tenuto neppure per un anno ; perciocch il re di Babilonia non lo m antenne, ma

94 DELLE ANTICHIT G IU D IC H E scrisse a suoi generali, che quanti erano in Gerusa lemme giovini e artieri, li fessero tutti prigioni, e H mandassero a lui in catene , (questi erano in tutto da diecimila ottocento tren tadue ) e con essi Gioa chimo , sua madre e gli amici , i quali poich gli furono condotti, ei li tenne guardati in prigione. C a p i t o l o X. Come il Babilonese pose sul trono di Gerusalemme Sedecia* I. Intanto fece re Sedecia zio di Gioachimo, ob bligatolo con giuramento, che gli conserverebbe ub bidiente il paese, non tenterebbe novit, n sarebbe amico degli Egiziani. Ora ventun anni avea Sedecia, quando assunse il governo , nato della medesima m adre, che Gioacimo fratello suo, e uomo non cu rante della giustizia n del dovere. Perciocch e le persone attempate , che stavano intorno a lui erano empie , e il popolo tu tto , secondoch lo portava il talento, aveva in sua mano d aggravare chicchessia. Quindi il profeta Geremia presentatosi a lui pi volte lo scongiur e lo strinse ad abbandonare ogni empiet e scelleratezza , a rivolgere alla giustizia i pensieri, e a non dare orecchio ai grandi del regno, tra''quali trovavanst dei ribaldi, n fede amenzogneri profeti, che andavanlo lusingando, il babilonese non essere pi per fare guerra a quella citt, e gli Egizj dover morere V lumi contro di quello ed averne

u s.

x.

c ip . x .

-vittoria ; perciocch queste cose non -essere vere y n potergli, per apportare vantaggio. II. Sedecia intantoch ascoltava il parlare del.pr* feta era docile , e buona testimonianza faceva a se stesso della credenza, che dava a tutti i suoi detti ; e del bene che gliene veniva : ma guastavanlo no* vamente gli amici , e dal conversare col profeta traevanlo a1loro voleri. Anche da Babilonia predisse Ezechiele le disavventure che sovrastavano al Tempio, e udito ci , che seguiva in Gerusalemme, col le trasmise. Ma a queste loro predizioni si mostrava incredulo Sedecia per tale ragione : coneiossiach mentre i profeti in tutto il resto sunivano entrambi a dire il medesimo, che la citt salia presa, e Se decia stesso fatto, prigione, si discordava Ezechiele dicendo, che Sedecia non vedr Babilonia, da Ge* remia, che asseriva a lui stesso, che il re babilonese lo trarr seco in catene ; e perocch ambedue non andavano ih ci d1accordo , neppure queDo stesso; in che parevano convenire, credette essere vero, eppure gl intravvenne ogni cosa secondo il predet togli , come a miglior luogo diremo. III. Conservata per otto anni lamist e lalleanza coBabilon esi ruppe la fede loro data e si unisce agli Egizj sperandoj se fossero seco lui, di atterrare i Babilonesi. Saputolo il re di Babilonia mosse con tro di lui, e dato il guasto al paese , e occupate le guarnigioni sinnoltr fino a Gerusalemme per assediaria. Ora l egiziano , udito lo stato .in che si tro vava il suo collegato Sedecia , con poderosa o&to

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

entr nella Giudea per iscio rre l assedio. Allora il babilonese si leva da Gerusalemme, e scontrati Egizj e appiccata con loro la zuffa li vince, e mes sigli in fuga gl inse gue e li caccia da tuttaquanta la Siria. Al dipartirsi che fece da Gerusalemme il b a bilonese , i profeti bugiardi aggirarono Sedecia d i cendo , che il babilonese n avrebbe coll armi m o lestato pi oltre lui o i suoi sudditi, n lui trasfe rirebbe dalle sue terre in Babilonia: anzi quei, chei teneva prigioni, farebbero ritorno recando seco tutto il vasellamento del tempio, che aveva indi rubato il re. Ma Geremia presentatosi a lui gli predisse il contrario e il vero, aggiugnendo, ch egli era tradito da loro e ingannato. Dagli Egizj non accadeva spe rare vantaggio ; che il babilonese, poich gli avr vinti, volger 1 armi a Gerusalemme ; e strigneralla d'assedio; e diserter colla fame il popolo, e aggra ver di catene quanti sopravvivranno , e ne saccheg ger le sostanze, e non pago davere rubato il tempio lo abbrucer, e spianter la citt : E noi serviremo a lui e alla sua discendenza per settant anni ; che ci torranno di dosso il loro giogo, dopo distrutto l'impero babilonese, i Persiani ed i Medi, daquali 9 9 noi mandati cost rifabbricheremo il tempio e 9 9 rialzeremo Gerusalemme . Cos Geremia diceva; ed era creduto dai pi: ma i grandi del regno e gli empj schemivanlo , come un frenetico. IV. Ora avendo egli deliberato di rendersi alla sua patria chiamata Anatot a venti stadj da Gerusalem me , scontrollo tra via uno de giudici, e lo ferm

LIB. X; CAP. X.

apponendogli, che passava nel campo babilonese. R ispose il profeta, eh ei lo faceva reo d una colpa n o n v era, e assicurollo, che sen andava alla patria. M a quegli fermo a non credergli il fece arrestare , e il trasse dinanzi a giudici, da cui dopo molte vil lanie torm enti, che dov sostenere , fu messo in carc ere per dargli poscia un condegno gastigo \ e in q u esti rei trattamenti visse alcun tempo. Intanto al n o n o anno del regno di Sedecia al decimo giorno d el mese decimo viene di nuovo contro Gerusalemme i l 'r e babilonese , e vi stette per diciotto mesi po n endo in opera nell assediarla ogni militare artifizio. 11 assediata Gerusalemme si aggiunsero per soprapp i due grandissimi m ali, la fame e la pestilenza , che incrudelivano ferocemente. In questo il profeta Geremia dalla sua prigione non si'taceva, ma andava gridando inculcando al popolo , che aprissero le porte e accogliessero il babilonese : se ci faranno , e1 sono salvi con tutte le cose loro y quando no , irreparabile la loro rovina. Predisse eziandio, che se alcuno si terr fermo in c itt , perir assolutamente per ogni banda o dalla fame consunto o dal ferro nimico ' 7 dove mettendosi in mano del nimico scam per dalla morte. V. Ma i grandi del regno , che udivanlo , bench si -trovassero nelle predette disgrazie rinvolti, pur non credevano, anzi adirati narravano tutto al re , e accusandolo ppo lui gli apponevano, chuscito di mente a s stesso riempiva i lro animi di spavento, con tristi augurj snervava il coraggio del ppolo ;
Flavio

, tomo III.

C)8

DELLE ANTICHIT7 GIUDAICHE

perciocch dove questo era pronto a sacrificare s stesso per la reale sna persona e a pr della patria, egli stimolavalo con minacce a rimettersi alla merc elei nimico, dicendo che la citt sar presa, e affatto recata a niente. A queste accuse il re, per dir vero, siccome uomo dabbene ( 18) e giusto, non fu in suo cuore preso da sdegno contro il profeta, ma per non disgustare i personaggi primarj in tale tempo opponendosi a loro voleri, consent, che il trattas sero come loro pareva. Avuta cotale licenza dal re, entrarono di presente nella prigione, e trattolo di l il collarono in una fossa piena di fango perch vi morisse di per s affogato ; ed egli sommersovi fino al collo (tanlo. ve n'era) conveniva che se ne stesse, l entro. Ma un servo del re, chera molto in pregio appo lu i, di schiatta etiope fece avvisato, il suo si gnore dello strazio, a che stava esposto il profeta dicendo non avere saviamente operato gli amici e baroni suoi attuffando il profeta nel fango , e pro cacciandogli una morte pivi amara assai, che non. quella, che avrebbe fatta tra i ceppi. All udire tali cose pentissi il re d aver dato in mano asuoi grandi H profeta, e impose allEtiope, che con trenta delle sue guardie reali e con funi e con quanto credeva opportuno a mettere in salvo il profeta n andasse, e prestamente traesse di l Geremia. LEtiope adun que preso ci, che gli venne ordinato , cav del fango il profeta, e rimiselo in libert. VI. Mand poscia il re nascostamente per l a i , e il richiese, se aresse niente che dirgli e notificargli

LIB. X. CAP. X.

99 *

da parte di Dio intorno agli affari presenti. Rispose che s, ma aggiugnndo, chei non sarebbe creduto, n i suoi consigli ascoltati, soggiunse : Me pure , Come autore di gran mali vollero morto gli amici tuoi. E dove sono ora q uelli, che c ingannavano coll affermare, che non sarebbe il babilonese tor* * nato pi sopra tioi ? I o , per me , certo temo di dire la verit, perch tu non m i danni alla mor9 9 te * > . Avuta pertanto fede giurata dal r e , che n a morte il darebbe egli stesso, n il lasceria tra le mani de1grandi, fatto cuore per tale promessa il confort a rendere la citt a Babilonesi : suggerirgli Dio stesso questo consiglio per mezzo suo, quando pure egli voglia essere salvo, e vietare il pericolo che gli sta sopra 5 e non brami vedere la citt spia nata da fondamenti, n il tempio abbruciato 5 che certo egli solo sar la cagione di questi mali a1suoi sudditi, e della totale sua rovina a s stesso. All udire tali cose ripigli Sedecia, eh egli, quanto a s , vorrebbe da senno fare c i , a che il va con fortando coti accertarlo essere questo un partito assai vantaggioso per lui ; ma temea di que suoi , che passati erano al campo babilonese y che no 1 calun niassero appo il re e ne fosse piinito. Ma F animava il profeta, e stesse certo, che cotale suo sospett era vano 5 perciocch se mette vasi in mano deBabi lonesi, non ne verrebbe alcun danno n a lui n ai figliuoli n lle mogli 5 e initatto ne rimarrebb anco il tempio. VII. Dopo questi consigli il re licenzi Geremia

J[Q O

DELLE ANTICHIT GIUDICH#

con imporgli, che si guardasse di non manifestare a nessun cittadino 1 opinione , in che convenivano entram bi} anzi neppure agli stessi grandi y se fatti chiari del suo averlo chiamato il domandano y che colloquio in quella sua andata ha tenuto con lu i, non faccia motto veruno y ma se ,ne schermisca col dire y ch era venuto a pregarlo y ohe il liberasse dai ceppi e dalla prigione : e infatti cos loro disse} perciocch accorsi al profeta l interrogarono, che nuova querela avesse al re data de fatti loro. Questo adunque fu il modo , eh ei tenne.
C a p i t o l o

XI.

presa Gerusalemme , e Nabuccodonosor trasporta il popolo in Babilonia, Gesta e profezie di Da niele. I. Intanto il babilonese ognora pi rincalzava las sedio di Gerusalemme , e , da alte torri fabbricate sopra gran terrapieni teneva lungi i nimiciy eherano sulle mura. Oltre a questo innalz tutto intorno molti argini y che d altezza pareggiavano le mura. Ma quei dentro sostenevano l assedio con grande intrepidezza e coraggio. Perciocch n per fame allentavano n per peste \ anzi con tutto lo strazio } che. ne facevano questi mali y intestati s erano di volere la guerra y e non che smarrissero agli artifizj e agli stratagemmi degl inimici y ma contrapponevansi loro con arti op poste, talch tutto il jContraslQ infra i Babilonesi e

LIB. X. CIP. XI.

(Ot

Gerosolimitani era venuto a questo , di fare a chi pi poteya dingegno e dastuzia, gli uni perch pensavano ch indi pi che d altronde potsse la presa dipendere della c itt , gli altri , perch noi* credevano in altro consistere la loro salvezza, che in non istradarsi dinventar contrammine , onde ren dere vani glingegni degl inimici. E durarono in questo stato diciotto mesi, finch disertati tra dalla fame e dai dardi, che dalle torri scagliavano contro loro i nim ici, cadde la citt in potere di questi l undecim anno del regno di Sedecia , il nono giorno del mese quarto } e la presero que generali babilo nesi , alla cui fede ne aveva Nabuccodonosor racco mandato 1 assedio ; perciocch egli intanto stanziava in Reblata (19). Che se alcuno bramasse di risapere i nomi de generali, che sottomisero e guastarono Gerusalemme , e son questi, Neregel, Sereser, Rabmag , Semegarnabu, Sarsachim, e Rabsaris (20). II. Presa intorno alla mezza notte la citt, ed entrati i capitani nemici nel tempio , non cos tosto se ne fu avveduto il re Sedecia , che con le mo gli e i figliuoli, e i grandi del regno e gli amici s invola dalla c itt , e si getta a fuggire gi per un oscura valle e per entro il diserto. Ma fattine i Ba bilonesi avvisati da alcuni Ebrei rifuggiti, sul far del giorno gli tennero d ietro, e giuntolo poco lungi da Gerico il circondarono. Ora gli amici e i grandi com pagni di Sedecia nella fuga, com ebbero visto avvi cinarsi i nim ici, abbandonatolo si dileguarono chi di qua chi di l ; e ciascuno pens a salvar se

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medesimo. I nimici adunque, rimasto Sedecia con al-* cuni pochi, misero le mani addosso a lui afigliuoli e alle mogli y e condusserli tutti davanti' al re 3 il quale come sei vide innanzi ? si gli cominci a dare dell empio , e del misleale , chiamandolo rompitore di quella fede, che gi gli diede , quando promise di mantenergli ubbidiente il paese. Gettavagli ancora in faccia la sua ingratitudine , per cui dopo avere da lui medesimo ricevuto il regno 5 poich rapitolo a Gioachimo , di cui era , l avea dato a lu i, s era valuto delle sue forze contro del donatore ; ma il grande Iddio finalmente ( disse ) , che il tuo proce dere ha in detestazione , mi ti ha posto in mano. III. Rampognato con tai parole Sedecia ordin , eh issofatto fossero scannati i suoi figli e gli amici, veggente il medesimo Sedecia e gli altri prigioni. Indi cacciati a Sedecia gli occhi , il condusse poscia tra i ceppi in Babilonia. Cos in lui si verificarono le predizioni, che gi gli fecero Geremia ed Eze chiele profeti, che saria stato preso e tratto alla presenza del babilonese ; e i suoi occhi sincontrerebbono negli occhi di lui. Questa fu la predizione di Geremia. Accecato poi e condotto in Babilonia non la vide ? come pronunzi Ezechiele. Or quanto ab biamo raccontato, pu a sufficienza scoprire a chi noi conosce , prima lEsser divino , come sia vario e jHtrftiplice j e come sappia opportunamente prov vedere a tutti gl incontri, e predire c i , che dee {arsi, poi l ignoranza e la miscredenza degli uomini, che loro chiude gli occhi ad antivedere l avvenire 7

LIB. X. P XI.

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e li getta provvisti nelle disavventure, onde riesce loro impossibile lo schivarne la dura prova. IV. Cos adunque diedero fine a'lo ro giorni (21), quanti della daviddica stirpe salirono in tron o, i quali ? compresovi 1' ultimo r e , fur ventuno, e tutti insieme regnarono cinquecento quattordici anni e sei m esi, e dieci giorni, venti de quali si vogliono dare al primo di loro nomato Saule -, eh ebbe P origine ,da diversa trib. V. Ora il babilonese spedisce a Gerusalemme il suo generale Nabuzardane, perch rubi il tempio con ordine d'abbruciare tutto insieme questo e la reggia, ed abbattere da' fondamenti la c itt , e tra piantarne il popolo in Babilonia. Quegli adunque venuto in Gerusalemme all undecimo anno del regno di Sedecia e spoglia il tem pio , e ne porta i vasi d oro e d'argento a Dio consecrati, e con essi il gran lavatoio gi dedicato da Salomone ? e oltre a ci le colonne di^ bronzo co' loro capitelli e le menso d oro e i candellieri. Tolte di l queste cose appicc fuoco al tempio nel novilunio del mese (22) quinto (2$) nell'anno undecimo di Sedecia e nel diciottesimo (24) di Nabuccodonosor. Incener ancora la reggia e spiant la citt. Bruciato fu il tempio quattrocento settanta anni sei mesi e dieci giorni, dacch fu innalzato : dell'uscita del popolo dall'Egitto correva allora lanno millesimo sessantesimo secondo, oltre sei mesi con dieci giorni } dall universale diluvio al distruggimento del tempio erano corsi mille ottocento cinquanta nove anni sei mesi e d dieci (25) : dacch poi fu creato

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Adamo fino alla caduta del tempio sono anni (a6) tremila cinquecento e tredici con sei mesi e dieci giorni. Tanto adunque il numero di questi anni : quanto poi avvenuto nel corso loro , lo abbiamo partitamente descritto a suo luogo. VI. Ora, poich il generale del re babilonese ebbe diroccata Gerusalemme , e astretto il popolo a tra* smigrare, fece prigione il gran sacerdote Saraja, e il secondo dopo lui Sofonia, e i grandi} eh erano custodi del tempio ? e furono tre , e F eunuco soprantendente alla milizia , e sette amici di Sedecia, e il suo cancelliere, e sessanta altri gran personaggi 3 i quali tutti con quante ricchezze avea tolte dal tem pio j present al re in Reblata citt della Siria 3 e il re comand, eh' ivi medesimo fosse mozzato il capo al pontefice e ai grandi. Egli poi seco trasse tutti i prigioni y e tra loro Sedecia in Bahilonia. Vi men ancora in catene Giosedec gran sacerdote fi* gliuolo del gran sacerdote Saraja ucciso in Reblata citt della Siria dal babilonese, come per noi gi mostrossi. VII. Ma dappoich sposta abbiamo la discendenza dei r e , e abbiamo detto chi essi erano e in che tmpo fiorirono, egli mi pare necessario di recitare qui i nomi ancora de pontefici 5 e dire chi furono quelli, che sotto i re amministrarono il pontificato. Primo adunque (27) gran sacerdote del tempio che fabbric Salomone, fu Sadoc. Dopo lui ebbene la dignit Achimaas suo figliuolo, e dopo Achimaas Azaria. A.questo successe Gioram: a Gioram Issus,

tlB. X. CK XI. IO5 dietro a lui Assioramo , e ad Assioramo Fidea. Vennegli appresso Sudea , poi Gioele. A Gioele sottentr Jotam, a Jotam Uria, ad Uria Neria, a JNeria Osea j a questo Sallum , a Sallum E lcia, ad Elcia Saraja , e a quest'ultimo Giosedec tratto in Babilonia pri gione. Tutti questi per successione diritta da padre in figlio ebbero il pontificato. . V ili. Giunto il re in Babilnia ? tenne col Sedecia prigione fino alla morte * indi con regale magnificenza gli di sepoltura. I vasi, che tolse dal tempio di Gerusalemme, li consacr a suoi numi e al popolo diede il paese di Babilonia per sua novella abitazio ne , e torn in libert il gran sacerdote. Ora Nabuzardane, che aveva fatto prigione il popolo de Giu dei , lasciovvi i poveri, e i disertori, creando loro capo il figliuolo d Aicam, che nominavasi Godolia, uomo ; nobile ; cortese e giusto; e impose loro, che dalla coltivazione della terra traessero un tanto da pagarsi al Te per tributo. Indi cavato di carcere (28) Geremia profeta, il consigli a venire in Babilonia con lui : perciocch aveva ordine dal.suo re di som ministrargli ogni cosa : che se questo a lui non ag grada, dica dove gli piace di stare ? ondegli ne possa scrivere al re. Ma il profeta n lui voleva seguire, n altrove abitare ; conciossiach non am ava, che di passare i suoi giorni tra le rovine e gli avanzi infelici della sua patria. Compresa il generale la sua volont, commise a Godolia, che lasciava col , di averne tutta la cu ra, e di servirlo di quanto occor* fessegli : poscia fattigli ricchi presenti lo licenzi*

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Geremia pertanto ferm sua stanza in Masfa citt del paese, avendo condotto Nabuzardane a lasciar ivi con lui il suo discepolo Baruc figliuolo di Neria di chiarissima stirpe , e squisitamente erudito nella paterna favella. Nabuzardane adunque , fatte coteste cose j rendettesi in Babilonia. IX. Quelli p o i, che durante F assedio di Gerusa lemme s1erano fuggiti, poich riseppero la partenza de Babilonesi, raccoltisi da ogni parte ne vennero Godolia in Masfa. 1 loro capi furono Giovanni (39) figliuolo di G area, e Jezonia e Saraja y ed altri con essi. Tra questi era certo Ismaele di schiatta reale, uomo ribaldo ed infinto fuori di m isura, il quale, quando Gerusalemme fu stretta d assedio , ricover presso Baali re degli Ammoniti , e vi stette tutto quel tempo. Godolia adunque confort tutti questi, che a lui ne vennero , a rimanere col senza alcuna paura de Babilonesi: perciocch se si dessero a col tivare i terreni, tenessero per fermo 7 che nn avreb bero da Babilonesi nessuna molestia ** e perch ne stessero pi sicuri, v aggiunse il giuramento. Oltre a questo accertavali del suo soccorso, sicch, quando alcuno venisse mai infestato , lo avrebbe pronto in difesa 5 e per consigliavali di abitare in qual citt pi gradisse ciascuno ; ed egli ve gli scorteria con alcuni de suoi, e ristorerebbene i pavimenti e le fabbriche, e ve gli accomoderebbe. Essi intanto provvedansi, finch tempo , di frumento, di vino e d olio, onde abbiano di che sostenersi l inverno. Dopo tai detti lasci che ciascuno scegiiesse, qual parie pi gli piaceva di tutto il paese,

LlB. X. CAP. XI.

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X. Intanto corsa voce trapopoli confinanti -colla Giudea, che avea Godolia accolti cortesemente quanti dalla loro fuga s erano ricoverati presso di lu i, ed avea conceduta loro abitazione e terreno da coltiva re , con questo per , che pagassero al babilonese tributo , concorsero essi ancora a Godolia e popolaro il paese. Ora Giovanni e con lui gli altri prin cipi ; considerata la condizione del paese, e 1 amo revole uomo e dabbene , eh7 era Godolia, pel som mo bene che gli volevano , lo avvisarono , che Baali r' degli Ammoniti mandava Ismaele a torlo insidio samente del m ondo, perch regnasse poi questi, siccome di regia stirpe ? sopra gl Israeliti. Ora la , sua persona sarebbe fuori di pericolo, quando desse loro commissione di uccidere segretamente Ismaele ; perciocch aggiunsero di temere, non Tesser egli da Costui assassinato seco traesse il totale sterminio di quanta Israeliti restavano ancora. Ma Godolia confes sava di non credere il tradimento ? eh1essi appone vano a un uomo beneficato da lui ; poich non era credibile, che chi negli estremi bisogni, in che fa d ogni cosa, da lui tutto ottenne, sia divenuto cosi rottamente malvagio ed ingrato a un benefattore , che dove fora per quello un delitto il non sottrarlo alle insidie d altru i, cerchi egli stesso la via d im brattarsi le mani nel sangue suo. Ma eziandio se si dovessero queste loro dinunzie tener per vere, egli era meglio per esser morto da quello, che non tradire un uom o, eh1era a lui rifuggito, e aveva mess nelle sue mani e a lui affidata la propria

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salvezza. Giovanni adunque e con lui altri grandi ^ dacch non poterono far capace di ci Godolia , s i partirono.. XI. Dopo lo spazio di trenta giorni viene in M asfa a trovare Godolia Ismaele con dieci persone. O ra Godolia nel sontuoso convito e nelle cortesi acco glienze che loro fece s1innoltr soverchiamente n e l b ere, trattando alla dimestica Ismaele e i compagni suoi. Ma costui avvedutosi dello stato di Godolia e della stupidit e sonnolenza, in che gettato lo aveva 1 ubbriachezza , balz co dieci compagni' in piedi, e uccide Godolia e quant1altri con lui si trovavano a quel banchetto. Dopo siffatta strage uscito di notte tempo taglia a pezzi tutti i Giudei , eh erano nella citt, e la guarnigione lasciatavi da Babilonesi. Il d appresso vennero a Godolia con presenti ottanta d i que del paese , anzich trapelasse da niuna banda il fatto. Vedutigli Ismaele, li chiama dentro a salutare Godolia , e venuti chiude loro dietro la sala e gli ammazza; e per toglierne all altrui vista i cadaveri li sommerge in una fossa profonda assai. Di queste ottanta persone fur salvi que soli, che lo pregaro a non prima torli di vita, che non gli avessono pale sato , quanto era nascosto nelle campagne e di ar redi preziosi, e di vesti e di grano. Udite queste parole Ismaele don loro la vita. Fece inoltre pri gione il popolo tutto di Masfa con esso le donne e i bambini ; e vi comprese eziandio le figliuole di Sedecia , che il generale de Babilonesi Nabuzardane aveva lasciate presso di Godolia. Commessi questi misfatti si ritir appo il re AuuuomUu

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XII. Risaputo Giovanni e i principi, eh erano con lui , loperato in Masfa da Ismaele e la morte di Godolia, ne sentirono gran dolore , e ciascuno coi proprj soldati uscirono risoluti di combattere con Ismaele, cui giungono alla fontana di Gabaon. Ora glimprigionati*da Ismaele comebbero visto Giovanni cogli altri principi, fecero buon cuore immaginandoli .venuti in loro soccorso, e sottrattisi a chi gli ayea messi in ceppi, rifuggirono tutti a Giovanni. Ismaele pertanto con otto de suoi si ricoglie appo il re Am monita } e Giovanni, dato ricetto a quanti avea tolti di mano a Ismaele, e agli eunuchi e alle donne e a bam bini, si rende in un certo luogo chiamato Spelonca , e per tutto quel giorno col ristette. Le vatisi poscia di qui stabilirono di passare in Egitto .per la p au ra, che i Babilonesi non gli uccidessero , se pi oltre si trattenevano nel paese , sdegnati del1 uccisione fattasi di Godolia, eh essi avevano costi tuito governatore. Stando essi in questa deliberazio ne , Giovanni figliuolo di Garea cogli altri principi vengono a Geremia profeta, e lo .muovono a pregare Dio , che in quella dubbiezza. onde incerti non sa pevano che si fare, manifestasse loro la $ua volont, e giurarono di eseguire , quanto il profeta direbbe loro. Promise il profeta, che li servirebbe dellopera sua presso ,Dio. Indi a dieci giorni intravvenne, che Dio comparsogli glimpose di fare intendere a Gio vanni , e agli altri principi, che quando e si fermas sero in quel paese, egli verrebbe loro in soccorso, $ ne avrebbe cura, e intatti li guarderebbe dai

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Babilonesi, cui paventavano : che se passassero nel- F Egitto 7 gli abbandonerebbe a s stessi, e ad irato gli avvolgerebbe in quelle disgrazie, cui ben sape vano aver gi incorse anche i loro fratelli. Raccont il profeta a Giovanni ed al popoip cotai sentim enti e predizioni di Dio ) ma egli tanto non fu persuaso y che per divino comando ingiugnesse loro il profeta di rimanersi in paese, eh anzi credette ; che in gra zia del suo discepolo Baruc e si valesse bugiarda mente del nome di D io, e li confortasse a restare, perch sterminati fossero da1 Babilonesi. Non curanti adunque s il popolo come Giovanni del consiglio y che Dio pel profeta loro suggeriva 5 mossero verso T Egitto traendovi seco e Geremia e Baruc. Giunti col ? Dio dichiara al profeta dovere il babilonese venire a oste contro gli Egizj ? e gli ordin y d inti mare al popolo y che 1 Egitto sarebbe preso , e che essi parte sarebbero m o rti, parte fatti prigioni e condotti in Babilonia; e avvenneappunto cos. XIII. Perciocch cinque anni dopo la distruzione di Gerusalemme y che fu il ventesimo terzo di Na buccodonosor , entra egli stesso colla sua annata nella Celesiria 7 e occupatala volge 1 armi sopra gli Ammoniti e M oabiti, e recate queste nazioni alla sua ubbidienza si gett nellEgitto per farlo suo. Di fatto ed uccide il regnante d allora } e creatone un altro trae in Babilonia prigioni di nuovo i G iudei, eh erano quivi.' Ora l Ebrea nazione , eh abbass tanto j sappiamo 5 essere due volte passata di l dallEufrate; la prima; quando le dieci trib furono

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dagli Assiri cacciate fuori di Samaria, regnante Osee, Fa]tra quando le due trib e con esse gli avanzi ri* masti dopo la presa di Gerusalemme furono da Na buccodonosor signore de Babilonesi e Caldei col trasferiti. Salmanasare per, rimossi di l gl'israeliti, fece passare in lor luogo la nazione de Cutei , che innanzi abitavano nel cuor della Persia e della Me dia , e d indi in p o i, tolta la denominazione del paese ove furono trapiantati , chiamaronsi Samaritani dove il re de Babilonesi, che aveva condotte via da paesi loro le due trib , non sostitu in quelle terre nazione veruna, e per la Giudea tutta quanta e Gerusalemme ed il tempio per settantanni rima sero disabitati. Or tutto il tem po, che dalla catti vit Israelitica corse fino all eccidio delle due trib, comprende centotrent anni sei mesi e dieci giorni. XIV. Intanto il re de Babilonesi Nabuccodonosor, scelti alcuni fanciulli giudei de pi nobili , e con essi i consanguinei di Sedecia loro signore, i quali e pel nerbo della persona e per lavvenenza del volto traevano a s gli occhi altrui, e fattine alcuni eunu chi, affidgli alla cura de regj istruttori; il medesimo adoper con quanti d altre nazioni da lui domate trov pervenuti al fiore degli anni. Somministrava poi loro dalia stessa sua mensa i cibi per mantenerli, e faceva loro insegnare le lettere del paese e le scienze caldee. Erano essi pertanto valenti in quelle dottrine, a cui voleva che fossero intesi. Tra questi furonci quattro della stirpe del re Sedecia, di vagh fattezze e d indole molto buona, e chiamavansi

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Daniele, Anania, Misaele e Azaria. A questi il r can gi nom e, e volle che ne portassero altri ; per a Daniele di nome di Baldassare, ad Anania quel di Sidrac, Misac appell Misaele e Abdenago Azaria. Ora questi per 1 eccellenza del loro ingegno , p er F attenzione allo studio delle lettere, e per lo pro fitto che fecero nella sapienza, il re avevagli in pre gio, e gli amava teneramente. Avendo adunque Da niele co suoi compagni fermato di vivere duramente, e di astenersi da cibi, di cui li forniva la mensa reale, e da tutte le carni generalmente , venne in persona da Asfanez (3o) eunuco , a cui s aspettava 1 averne c u ra, e il preg che de cibi , che dalla reai mensa recava lo ro , se ne valesse pur egli a suo sostentamento, e desse loro in quella vece le gumi e datteri, e checch altro d inanimato a lui fosse in grado ) che questo era l unico vitto a cui si sentissero p o rtati, n si curavano d altro. Quegli rispose , che dal canto suo era presto a cooperare a questo loro desiderio ; ma aveva p au ra, che al ve dergli il re dimagrati della persona e smunti di cera, ( conciossiach alla natura de cibi conviene risponda la complessione del corpo e la tempera del colore ), e questo in coiifronto degli altri giovani ben nutriti, non ne . discoprisse il perch, e quindi non 1 espo nessero a qualche rischio e gastigo. Standone adun que in pensiero l eunuco , gli suggeriscono , che per farne la prova li tratti cos dieci giorni, e se la cera non far cangiamento, prosegua pure del tei nore medesimo, certo eh essi non sono per trarne

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svantaggio ; cbe se li vede sparuti e men vigorosi de gli altri j li torni allantica maniera di vitto. Ora poi ch all usare di que cibi non solo non intristivano ; ma e divenivano meglio formati , e quindi crescevano pi degli altri, talch si sarebbe creduto, che quelli fossero i mal nodriti, a7 quali toccavano le reali vi vande, e Daniele co suoi nuotassero nell1abbondanza e nelle delizie, da indi innanzi Asfanez senza timore per s riteneva quel tanto , ohe il re soleva ogni giorno mandare dalla sua mensa a7 fanciulli, e som ministrava loro le cose anzidette. Essi adunque sic* come aventi perci gF intelletti purgati e pi acconci ad apprendere , e le membra ad abbracciare la fa* tica meglio disposte (poich n quelli dalla variet deliziosa de cibi annebbiavansi o annigh itti vano, n queste per la ragione medesima si fiaccavano sovei> chio) con gran prestezza appararono quante scienze erano note agli Ebrei e Caldei, XV. Daniele per sovra ogn altra cosa, siccome gi molto avanti nella dottrina, poneva ogni studio nella spiegazione de sogni ; e Dio sovente gli com pariva. Ora volto il secondo anno dal guasto dato allEgitto, il re Nabuccodonosor vide un sogno ma* raviglioso, la cui interpretazione aveva a lui dor mendo lo stesso Dio palesata; ma poich fu levato, gli usc ogni cosa di mente. Chiamati adunque i Cal dei, i maghi e glindovini (3 i), manifest loro, che aveva veduto un sogno ; e aggiugnendo l intravve nuta dimenticanza di ci che avea visto ? ingiunse loro che dicessero e quale era stato il sogno, e che Flavio 3 tomo U h f

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volesse significare. Quelli risposero > che non era ad umana mente possibile l indovinarlo j promettevano per y che quando egli esponesse ci, che sognando avea visto > gliene spiegherebbono il significato. Ma il re li minacci della morte } se non dicevangli il sogno j e poich confessarono tutti di non potere ubbidirlo, ordin che fossero tolti di vita. Ora Da niele saputo che il re volea morti tutti i sapienti , e tra questi correva rischio dessere Compreso anchegli co suoi compagni, s ne viene ad Arioc capitano delle guardie reali, e pregatolo che gli piacesse di dirgli il motivo, perch avesse il re comandata la morte di tutti i saggi, e i maghi , c i Caldei, ne ri seppe il fatto del sogno , e la collera onde si ac cese il re , perch astretti da lui a manifestargli il sogno dimenticato dissero di non poterlo. Ond' egli supplica Arioc , che andato davanti al re gli domandi a nome de maghi una notte di tempo 7 e durante questa ne soprattenga la morte ; perciocch sperare egli di ottenere dal suo Dio con preghiere la spie gazione del sogno. Arioc adunque espose al re la domanda di Daniele ; ed egli ordina 3 che s indugi l uccisione de maghi 7 finch non si vegga 1 esito delle promesse di Daniele. XVI. Ora il garzone ritiratosi co compagni nella sua stanza supplic tutta notte a Dio, che gli aprisse la mente, e allira del re sottraesse i maghi e i Cal dei ( la cui sorte dovevano correre anch essi ) collo scoprire e far conta a lui la visione del re nella scorsa notte veduta e poscia dimenticata. Ora Iddio

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mosso insieme a compassione de pencolanti, e pia ciutosi della saviezza di Daniele gli manifest tanto il sogno quanto il significato di quello, onde il re ne venisse a sapere l interpretazione da lui. Lieto Daniele oltremodo dell intelligenza avuta da Dio si rizza y e col darne parte a fratelli ornai disperati della loro vita e gi disposti a morire li fece stare di buon cuore , e torn nel loro animo le speranze di sprawivere ; rendute poi con esso loro grazie al Signore della compassione, onde aveva mirata la fresca et lo ro , venuto giorno , presentasi ad Arioc , 0 gli chiede , che al re lo introduca 5 perciocch vo ler egli indicargli il sogno , cui dice d aver veduto la notte innanzi alla scorsa. Condotto Daniele davanti al re a prima giunta lo avverte, che per non lo creda pi saggio degli altri maghi e C aldei, perch non essendo stato nessuno di loro da tanto y che potessero indovinare, il suo sogno y egli ora sia qui per farlo ; che non questo avvenuto n per mag* giore esperienza eh egli abbia, n per istudio di me ditazioni y a cui abbia pi che non quegli esercitata la mente. N: ma Dio fu quegli, disse, che mosso a piet del pericolo, in cui eravamo di m orire, al pregarlo eh io feci per la mia vita e per quella n de?piiei compagni, mi ha palesato e il sogno e la * sua significazione , perciocch non mi dava meno pensiero il dolore di vedere noi tutti da*- te con* dannati a m orire, che 1 onore della tua persona che avevi cosi fuori del giusto decretata la morte d uomini e onesti e dabbene, da quali esigevi una

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cosa, a cui le forze non si stendevano d umano sapere ; e pretendevi da loro ci eh1era opera unicamente di Dio. A te dunque che ravvolgevi f> in pensiero , chi saria _stato padrone di tutto il ff mondo dopo di t e , volendo Iddio palesare, men tre dormivi, tutti i regnanti avvenire } ti mostr questo sogno. Parevati di vedere una grande sta tua in p iedi, il cui capo era d o ro , le spalle e. n le braccia dargento , il ventre e le cosce di bron9 * zo j le gambe e i piedi di ferro (3a). Indi vedesti un sasso spiccatosi dalla montagna cadere contro la statua, e atterrarla , e ridurla in pezzi, fino non rimanervene parte intera, e loro e l argento n e il ferro e il bronzo sciorsi in una polvere pi fi sottile della farina, che dalla forza d un vento , fi che traeva gagliardo assai f portata altrove qua e l si disperse; laddove il sasso ingrandissi di tanto fi che ne pareva ripiena tutta la terra. Or questo il sogno , che tu vedesti ; linterpretazione poi ? n che ne bram i, qua si ristringe. Il capo d oro di* nota la tua persona e quella de re babilonesi tuoi n antecessori : le due mani e le spalle additano il ff vostro impero doversi distruggere da due re. Que* n sto loro dominio verr ad abbatterlo da ponente ft un altro vestito di bronzo ; e a tal signoria porr fine un altra simile al ferro , la' quale atteso la n ferrea sua natura domer ogni cosa ; per essere a quello pi duro dell oro , dell argento e del ft bronzo . Spieg ancora Daniele al re l attenentesi al sasso 3 ma io per me non ho creduto ben

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fatto di qui inserirlo, perch mio dovere (33) si di narrare le cose trascorse e avvenute , non le fu ture. Che se taluno bramoso del vero pur non si stanca dandarne in traccia j onde ancora dell'oscure cose ami sapere, se saranno, procacci di leggere il libro di Daniele , e ritroverallo tra sagri scritti. XVII. Ora Nabuccodonosor udite tai cose , e ri conosciuto il suo sogno ammir fortemente il grande uom o, eh era Daniele , e caduto boccone in quel modo j che adorasi Iddio , fe a lui riverenza , e o r din , che gli si offerissero, come a Dio , sagrifzj. Oltre a questo gli pose anche il nome del proprio D io , e fece lui e i suoi congiunti amministratori di tutto il regno : i quali per dall1invidia e dall odio altrui furono messi a grande pericolo ; poich offesero il re pel motivo ch'io sono per dire. Innalzata il re una statua d1oro alta sessanta cubiti e larga sei, e postala nel gran campo di Babilonia, quando era sul dedicarla, convoc dalle terre tutte del suo dominio i grandi? imponendo loro prima dognaltra cosa, che udito il segno, che ne darebbe la trom ba , si gettassero immantinente bocconi, e adoras sero la statua, con la minaccia a chi noi far di buttarlo vivo in una fornace di fuoco. Mentre adun que tutti gli altri, uditone appena il segno , si pro strarono per adorare la statua, i congiunti di Da niele protestano , che noi faranno, perch non vo gliono trapassare le patrie leggi. Accusati pertanto al r e , e gettati issofatto, nel fuoco per provviden za divina furono salvi, e prodigiosamente sottratti

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DELLfc ANTICHIT1 GIOTUICHE

alla m orte, perciocch il fuoco non li tocc ! ma" avvedutosi, sto per d ire , del loro trovarsi l entro ingiustamente lascigli intatti * , e mentirebbe in grembo i garzoni ? perdette il suo nerbo , avendo fortificate Iddio di maniera le loro m em bra, che non restas sero preda del fuoco. Questo avvenimento fece ca-t pace il re , che essi giusti erano, e cari a Dio. Laonde furono da lui per innanzi sommamente onorati. XVIII. Indi a poco il re dormendo vede di nuovo un altra visione ; cio che spogliato del regno vivr tra le fiere ? e campato cosi ne1boschi sett anni ri salir al suo trono. Visto tal sogno mand per li maghi di nuovo ? e consultolli su questo affare chie*(lendone loro la spiegazione. Ma nessun altro pot penetrarne il significato e scoprirlo al r e , salvo il solo Daniele , il quale gli espose anche questo ; e lo avvenimento mostr verace la sua predizione : con ciossiach vissuto il tempo gi detto nelle foreste , ne1 quai sett1anni nissuno *i ard d1 intramettersi del governo , al volgersi che fe a Dio supplicandolo di ricoverare il suo regno ; vi fu di nuovo rimesso. N qui alcuno m1incarichi ? perch io riferisca scrivendo ognuna di tali cose, come la trovo ne libri antichi. Perciocch fin dal principio della mia storia io mi sono schermito da chi pretendesse d esaminare o di censurare alcun mio racconto col dichiararmi, che avrei soltanto i libri ebrei trasportati in greco lin guaggio , e prom ettere , che l avrei fatto senza aggiugnere nulla del mio alle cose che andrei dicendo, o veramente levarvi (34)

.Ufi. x, cil. xt. ti9 XIX. Ora Nabuccodonosor dopo quarantatr anni di regno passa di vita ; uomo di gran coraggio nel* 1 intraprendere e di maggiore fortuna nell eseguire , che i suoi antenati non furono. Delle geste di lui fe menzione ancora Beroso nel terzo delle sue me morie caldaiche ? cos dicendo. Il padre di lui (35) Nabuccodonosor ? avvegnach il satrapa governator dell Egitto e deluoghi della Celesiria e Fenicia s era da lui ribellato, ed egli reggere pi. non poteva a fatica ; raccomandata a Nabuccodonosor, eh era in et da ci, una parte delle sue truppe > > lo sped contro a lui. Azzuffatosi adunque Nabuc codonosor col ribelle e fatta con lui giornata lo > vinse y e soggett al suo regno i paesi di quel 9 9 dominio. Ma intorno a questo tempo intravvenne} che il padre suo Nabuccodonosor infermato in 9 9 Babilonia mor ? dopo ventun anni di regno. Per ai venne poco stante agli orecchi di Nabuccodonosor 9 * la morte del padre ? e ordinati in Egitto e nelle restanti provincie gli affari, e consegnati ad alcuni 9 9 de suoi pi fidi i prigioni y che aveva tra di Giudei e di Fenicj e di Siri e d* altre nazioni vicine al* 9 9 l Egitto j con ordine 7 che unitamente al forte 9 9 delle sue truppe ? e col resto ancora della preda 9 9 glieli scortassero in Babilonia, egli con picciol seguito j tenuta la via del diserto in pochi giorni fu a Babilonia : ove intrapresa 1 amministrazione 9 9 del governo stato frattanto in mano de Caldei ? 9 9 e riavuto il regno serbatogli fedelmente dalluomo pi leale ehe fosse tra lo ro , poich fu signore d

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DELL* ANTICHIT GIUDICHE

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tutto r impero paterno, a' prigioni ornai arrivati assegn alcuni luoghi opportuni del babilonese d a popolare : egli poi del bottino che fece in guerra y fornito con grande magnificenza il tempio di Belo e albi luoghi ? e l1antica c itt , a cui ne aggiunse una nuova e ristorolla di modo, che pi non p o tevano gli assediatoli col volgere altrove il fiume , assalirla, condusse intorno ad essa tre ricinti d i fuori e tre dentro, tutti di mattone cotto ; e dopo munitala splendidamente , e adornatene a foggia di templi le porte, aggiunse alla reggia paterna un altro palazzo reale contiguo a quella ; della cui erezione e magnificenza sarebbe per avventura soverchio lo scrivere se non forsel ci solo, che fabbrica cos grande e sublime in quindici d fu compiuta. In questa reggia erse moli di sasso rappresentanti montagne, e messele ad alberi d1ogni fatta, ne form e compinne il giardino chiamato pensile , per 1 affetto che la sua donna portava alle patrie usanze , siccome allevata tra Medi . XX. Anche Megastene nel quarto volume delle cose indiane ricorda tai cose, e s ingegna di pur m ostrare, che questo re vantaggi Ercole di gran lunga in valore e in grandezza d'imprese; perciocch dice, eh* ei sottomise la Libia in gran p arte, e l Iberia. Diocle altres nel secondo libro delle cose persiane mentova questo r e , e Filostrato nelle sue storie indiane e fenicie racconta, che questo re dur tredici anni all assedio di T iro , mentre Itobal (36) di que* tempi regnava in Tiro ; e ci quanto si trova dagli storici scritto di questo re.

MB. X. C iP . XII.

I* t

C a p i v o l o XII. Come Nabuccodonosor lasci successore nel regno il figliuolo , e come questo impero fu distrutto da Cii'o re de9 Persiani, e quanto in tale intervallo di tempo accadde a Giudei dimoranti presso i Ba bilonesi. I. Morto Nabuccodonosor gli sottentra nel regno il figliuolo Evilmerodac, il quale sciolto incontanente da ceppi il re di Gerusalemme Geconia (3y ), e fat tigli molti regali, e creatolo soprantendente al reale palazzo di Babilonia Y ebbe tra suoi pi cari ed intrinsechi amici ; poich suo padre non tenne i patti con Gecouia, che gli si era spontaneamente renduto insieme colle donne e coi figli ; e con tutto il suo parentado a pr della p atria, onde presa per forza non fosse da lui distrutta, come gi raccontammo Morto poi dopo diciott anni di regno Evilmerodac 9 gli succede il figliuol Niglisar (38) ; il quale tenutolo quarant anni pass * di vita. Da lui venne il regno per successione a suo figlio Laborosardoc, e sopra di questo fermatosi nove mesi in tu tto , poich sen m uore, scade a Baldassarre da* Babilonesi chiamato Naboandel. Contro a costui muovono guerra Ciro re de Persiani, e Dario de Medi. Ora mentr era cinto d assedio in Babilonia, gli si present innanzi agli occhi un mirabile e prodigioso spettacolo. Sedeva in un ampia sala a mensa, do? era un magnifico.

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DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

vasellame d'argento apprestato per lo regale banchet to ; con esso le concubine e gli amici. Mosso pertanto da non so quale capriccio ordina, che dal proprio tempio gli sieno recati i sagri vasi, che Nabuccodo nosor rapiti da Gerusalemme mai non rivolse in suo u so , ma tenne appesi ognor nel suo tempio. Ora costui imbaldanzito soverchiamente fino a valersene, mentre beveva e beendo feriva Iddio con bestemmie, ecco vede spuntare dal muro una mano , che va scrivendo sulla parete alcune parole. Spaventato a tale vista chiam a se i maghi e'Caldei e quant'altri di questa razza allignavano tra barbari , e interpre tare sapevano i sogni e i prodigj, perch gli spie gassero quella scrittura. Ma dicendogli i maghi, che non trovavanci il verso, n la capivano, il re pel grande; affanno e dolore , che davagli quella novit improvvisa, fece per tutta la citt pubblicare quelle lettere, a chi ne diciferasse l ' occulto significato , prometteva una collana d 'o ro , una roba di porpora da vestirsene, come sogliono i re caldei, e una terza parte del proprio regno. II. Divulgatosi questo bando , con vie maggior desiderio si strinsero i maghi a consiglio , e s1 argo mentarono di penetrare quelle lettere ; ma si trovarono involti n pi n meno fra le dubbiezze d prima. Ora 1' avola del re vedutolo in tanta coster nazione fecesi a confortarlo e a dirgli, che v un certo prigione nativo della Giudea, e indi condotto da Nabuccodonosor, allorch mise al niente Ge rusalemme , ed ha nome Daniele, uomo dotto e.

M B. X CA P. u t. ia3 valentissimo nel rischiarare le cose dubbie ed oscure e note a Dio solo , il quale al re Nabuccodonpsor, non sapendo persona spiegargli ci che bramava , trasse di tenebre il suo quesito. Mandato adunque per lui , suggerivagli, che 1 interrogasse di quelle lettere , e s accertasse dell ignoranza di quelli, che non rinvennerne il senso , per quantunque si fosse acerbo ci , che Dio sotto quelle intendeva di fargli noto. Udito questo Baldassare fa, che si chiami Daniele ; ve dettogli prima, che di lui e del suo sapere ha sentite maraviglie , e che lo spirito di Dio gli sta sempre allato, ed egli 1 unico che sia fornito dun intelletto abilissimo a trovare cose, che ad altri non cadono pur nel pensiero , lo prega, che voglia esporgli quella scrittura, e scoprirgliene il significato. Se ci far, gli promette in mercede ed in premio del suo sapere una vesta 'di porpora, un monile d oro d intorno al collo , e la terza parte delle sue terre , onde presso chi l vede, e domanda, come a quelli onori pervenne, sacquisti gran nome. Daniele risponde pregandolo, che si tenga i suoi doni; con ciossiach la sapienza e divinit non ammettano re gali, ma giovino gratuitamente, chi nabbisogna: ci non ostante egli pronto a spiegargli lo scritto , e gl intima il fine della sua vita : perciocch da gastighi , onde il suo antenato per essere oltraggiatore di Dio fu punito , non ha egli appreso n a vivere piamente n a nodrire sensi, che non sorpassino la condizione dell uomo; anzi con tutto l essere stato Nabuccodonosor pe suoi misfatti costretto a vivere

154 DELLE ANTICHIT9 GIUDAICHE da bestia, e non averlo Iddio, se non dopo molte' preghiere e suppliche, per mera piet ritornato alla vita d uomo ed al regno , e per il predicarlo con tinuo eh' ei fece fino alla m orte, come Signore on nipossente e sollecito del bene delluomo, esso oltre l avere posto ogni cosa in totale dimenticanza, ha vomitate molte bestemmie contro di Dio , e de1vasi suoi si servito egli e le sue concubine. A cotale vista pertanto Iddio si sdegnato forte con lui ; e per quello scritto denunziagli, qual fine dee fare la sua persona. Questo adunque era il senso della scrittura. MANE (39). Questo disse in greco linguag gio varrebbe numero , siccome Iddio ha numerati e stabiliti i giorni per te di vita e di regno, e ti resta ancor poco tempo. THECEL. Questo significa peso. Avendo adunque Iddio posto sulla bilancia il tempo del regno tuo ti fa intendere, che gi cala abbasso.PHARES : e questo suona in greco idiom a, rottura* Romper dunque Iddio il tuo regno, e partirallo tra i Medi e Persiani III. Affermando Daniele y che le lettere sulla parete intimavano al re queste cose, Baldassarre a denunzie cos terribili fu soprappreso, come ragione voleva, da gran dolore ed affanno. Con tutto questo bench fosse stato per lui doloroso profeta, pure non che disdicessegli i regali, che gli promise, glieli di tutti quanti, avvisando, che delle cose, per cui dovevasi regalare, non si volea dare la colpa al profeta ma a se stesso e al destino : laddove il dire la verit era. pregio d1un uomo giusto e dabbene., tuttoch

MB. X. CAP. XII.

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disgustevoli fossero le cose , che stavano per acca dere. Questa pertanto si fu linterpretazione? chegli ne diede. non and guari tem po , che N il re e la cittade caddero in mano di Giro (4o) re de1Persiani , che venne sopra di lui. Perciocch Baldassarre fu il re , a cui tempi avvenne la prsa di Babilonia dopo diciaasett an n i, dacch vi regnava. Questa adunque la fine , che sappiamo avere fatta i posteri del re Nabuccodonosor. IV. Ora Dario , che insieme con Ciro suo. con giunto (40 aveva atterrato l impero babilonese , era giunto al sessantesimo secondo anno d et, quando prese Babilonia; ed era figliuolo dAstiage. Con altro nome per fu chiamato appo i Greci. Egli adunque voluto seco il profeta Daniele, il mn nella Media, e onoratolo sommamente lo tenne presso di se; per ciocch uno fu de tre satrapi , che il re fece capi delle trecentosessanta sue satrapie , che tante ap punto Dario creonne (4 a). Daniele adunque in cos alto grado, e tanto innanzi appo Dario, che in ogni cosa a lui solo, come se Dio fosse in lui, dava fede, incorse l invidia altrui: conciossiach quei, che.veg gono gli altri pi onorati dai re che non essi, n sentano invidia. Ora bench coloro , a cui troppo pesava la grazia ch egli godeva presso di Dario , cercassero avvisatamente occasione di calunniarlo e d opporgli qualehe delitto, pur egli non diede mai loro motivo di farlo. Perciocch siccome era di unin dole superiore al denaro e disprezzatore d'ogni gua dagno, parendogli brutta cosa il ricevere anche allora,

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d e lle

a n t i c h i t g iu d a ic h e

quando il presente era onesto, cos non porse agli invidiosi argomento bench piceiolissimo d 1accusarlo. Costoro adunque, poich non avevano , onde spar lando di lui appo il re fargli perdere per via di ca lunnie disonorevoli quella stima, in che ei lo teneva, cercarono altra via di levarselo dinanzi. Veggendo essi adunque, che Daniele tre volte al giorno pre gava Iddio, si pensarono davere trovato il pretesto, con cui rovinarlo ; e venuti innanzi a Dario gli dis sero , eh1era paruto a satrapi e a grandi del regno di dare al popolo una vacanza di trenta giorni, du ranti i quali n (43) a lui n agli Dei non dovesse persona porgere suppliche ovvero preghiere ; e il trasgressore di questo decreto, chiunque egli fosse , avevano decretato , che si gettasse entro il serraglio de lioni a morirvi. 11 re non penetrando nella loro tristizia, n sospettando essere questo un lacciuolo teso a Daniele rispose, che gli piaceva il loro pen samento ; e impegnatosi con promesse a ratificare Tavviso loro promulga un editto, che intima al po polo ci , che i satrapi aveano pensato. V. Ora mentre tutti gli altri solleciti di non vio lare questo decreto si stavano in ozio , Daniele di ci non diedesi punto pensiero, ma come la sua costumanza portava, ritto in piedi offeriva, veggenti tu tti, preghiere a Dio. Qui i satrapi presentatasi loro r occasione , che tanto studiaronsi di ritrovare contro Daniele, volarono al re, e glielo accusarono come F unico trasgressore de suoi decreti, mentre niun altro non era ardito di pregare Dei; e ci non

LIB. X. CAI. XII.

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^rer amore di religione, ma per invidia , che li con dusse a osservarlo e non perderlo di veduta. Quindi sospettando, che la benivoglienza di Dario verso Daniele trovata maggiore di quel che credevano , noi conducesse a tale , che fosse anche pronto a ,emettergli la non curanza de suoi decreti, e ci stesso invidiando a Daniele non allentavano la loro fierezza 9 ma chiedevano, che secndo le leggi il gettasse aiioni. Dario adunque sperando, che Iddio lo libererebbe, e per dalle fiere non saria danneg giato , il confort a portare di buon animo questo caso. Come fu nel serraglio , egli stesso sigillata la pietra, che stava a lla tbocca in luogo di porta , si ritir ; ma dolente di tanto pel suo Daniele , che pass quella notte senza mangiare boccone n chiu der occhio. Sul fare del giorno levatasi venne al serraglio , e trovato intatto il sigillo , che avea sulla pietra lasciato per segno , lo ruppe , e ad alta vocc chiam Daniele, interrogandolo sera vivo; c Daniele rispondendo che s, e aggiugnendo, che senza alcun danno , il re comand, che fuori si traesse di quel covacciolo di fiere. VI. Ora i nimici di Daniele, vedutolo sano ed intatto , non gi credettero a Dio doversi e alla di lui provvidenza attribuire la sua salute ; ma giudi* cando, che i leoni per non avessero tocco Daniele n gli si fossero avvicinati, perch riempiuti innanzi di cibo , comunicarono al re questo loro pensiero. Ma il re detestata la loro tristezza ordina , che sia posta innanzi a1leoni gran copia di carne, e quando

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DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

sieno satolli, si gettino nel serraglio i nimici di Da niele , perch vuole vedere, se i leoni, perch pieni e pinzi, non muovonsi per toccarli Gittati adunque alle fiere i satrapi, Dario conobbe a evidenza, che Dio aveva salvato Daniele : perciocch i leoni non risparmiarono alcun di loro, ma gli sbranarono tu tti, come se fossero rabbiosamente affamati e da lungo , tempo digiuni. Aizzolli, cred io , non la fame ( che s1erano poc anzi empiuti a dovizia di carni), ma la costoro iniquit; perciocch piace a Dio, che questa venga da bruti ancora punita. VII. Tolti in tal guisa dal mondo gl* insidiatori di Daniele, il re Dario mand per tutto il suo re gno esaltando il D io, che adorava Daniele , e di cendo quello essere Punico e onnipossente Signore. Prosegu ad avere in altissimo pregio Daniele, lui diede il primo luogo tra 1suoi favoriti. Or Daniele, mentrvera chiaro tanto e famoso per 1 opinione eh? della sua amicizia con Dio correva, alz in Ecbatana della Media una torre, fabbrica di magnifico e sontuoso lavoro (44) j la quale fino a1d nostri dura e conservasi intatta, e seihbra a ehi la rim ira, che sia rizzata test, e in quel giorno stesso compiuta, eh1altri la vede : tanto fresca e incorrotta la sua bellezza, n punto guasta o tocca dal tempo ; con ciossiach gli edifizj soggiacciano alle vicende delF uomo, e invecchino al par di lu i, e a lungo an dare perdano le forze e scemino di vaghezza. In questa torre si d sepoltura fino al d d'oggi ai re m edi, persiani, e p a rti, e n ha cura un sacerdote

LIB. X. CAP. XII.

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giudeo; il quale costume anche oggid si mantiene^ Ma di quest uomo dovere clie si dica anche ei , che far sommamente maravigliare chi udraHo : per ciocch in ogn' incontro prodigiosamente fu prospe rato e felice, com1uno de sommi profeti ? e vivente ebbe onori e glorie dai re e da popoli ; e morto gode una fama immortale: che quanti libri compose e lasciocci, tutti si leggono anche oggigiorno (45) d ^ n o i, e di l abbiamo tratte le prove per credere y che Daniele conversava con Dio : conciossiach non pure } come gli altri profeti, prenunzio l avvenire y ma segn anche il tem po, in cui ogni cosa sarebbe accaduta; e dove gli altri profeti annunziavano tristi avvenimenti > e perci erano da re e dal popolo mal veduti , Daniele fu loro profeta di cose liete ; onde e colle fauste sue predizioni acquistossi l amore dj. tutti y ft; eolia fedelt dell evento ebbe appo ognuno nome di veritiero, e fu in credito ancora d 1uomo divino. Lasci scritte poi cose, eh evidentemente mostraronci l'esattezza e immutabilit delle sue pre dizioni V ili. Die egli adunque , eh essendo in Susa me tropoli della Persia, e trovandosi in un aperta pia* nura co suoi am ici, venne improvviso grande tremuoto e scotimento di terra: che fuggiti gli amici rimase solo , e atterrito cadde boccone con anj>e le mani innanzi ? che certa persona toecollo y e ' gl1in giunse ad un tempo che stesse su e mirasse le cose, che a suoi cittadini dovevano intravvenire indi a molti e molt anni. Poich fu ritto , aggiugne, cha Flavio* < 0 1 1 1 9 ///* 9

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An t ic h i t '

g iu d a ic h e

gli si mostr un montone ben grande, armato di molte (46) coma , tra' quali 1' ultimo era pi alto di tutti ; che poscia volse gli occhi a ponente , e gli venne veduto un caprone, eh' indi movendo per la ria s'azzuff col montone, e due volte urtatolo colle corna lo stese a terra, e poi calpestollo: poscia vide in fronte al montone spuntare un grandissimo corno, dal quale infranto ne germogliarono quattro, r i volti ciascuno ai quattro venti. Di quelli scrisse che sursene un altro pi piccolo; il quale, quando fosse cresciuto , disse a lui Dio che mostravagli queste cose, dover muovere guerra alla sua nazione, e pren derne la citt a viva forza, e confondere i riti del tempio, e toglierne i sagrifizj per mille dugento (47) novantasei giorni. Tanto scrisse Daniele aver visto nella campagna entro a Susa. Or questa si lintei^ pretazione, eh' egli ci dichiar aver data Iddio alla visione di ci, che gli apparve. Per lo montone dis se , significarsi i regni de' Persiani e de' Medi ; per le corna, quer che dovevano regnare: e per l'ultimo d' essi additarsi 1' ultimo r e , perciocch dovere que sti avanzare tutti gli altri in gloria e in ricchezza. Il caprone poi dinotava, che avr tra' Greci (48) un re gnante , il quale attaccata due volte battaglia col re persiano lo vincer e spoglierallo di tutto il regno; e il gran corno in fronte al caprone rappresentava il re primo , e i quattro che al cadere di quello spuntarono , e il rivoltarsi eh1e' fecero alle quattro plaghe del mondo accennavano i successori, morto <) primo regnante , e lo scompartimento che m

IIB * X. CAP. XII. l3 l farebbe del regno tra loro, i quali bench n figliuoli di lui n congiunti, pare molt anni signoreggereb* bono tutta la terra : di qtfesti uscirebbe un tal re j che farebbe guerra alla nazione e alle loro leggi, e distruggerebbe il governo dettato da queste, e rube* rebbe il tem pio, e per tre anni impedirebbe l 1oft* ferta de' sacrrfzj E tanto appunto dovette soffrire la nazione da Antioco Epifane, quanto previde Da-* niele .e scrisse molt1anni prima che succedesse. IX. Nel tempo medesimo tratt Daniele altres dell1impero rom ano, e come produrrebbe grande disertamento. Tutte coteste cose da Dio dettategli ci tramand per iscritto, sicch quanti leggono lui e danno un 1 occhiata alle cose avvenute stupiscono dell'onore, che fece Dio a Daniele, e quindi dedu cono l 1 errore manifesto degli Epicurei, i quali cac ciano dal mondo la Provvidenza, e non credono che Dio si pigli pensiero di n u lla, n che l 1universo da quella beata e incorrotta sostanza per la conserva* zione del tutto sia governato , e quindi sostengono, che il mondo senza provveditore n sopraccapo si regga a caso. Or se questo fosse in tal guisa abban donato a s stesso , siccome veggiamo sommergersi ancora le navi battute da' venti, quando non hanno piloto; e ribaltarsi ed infrangersi un cocchio, quando non ha cocchiere, cos esso ancora da un cieco im peto trasportato andrebbe in rovina e si guasterebbe. Da ci pertanto, che Daniele predisse, egli a me pare doverne inferire, che vadano molto errati dal vero coloro, i quali asseriscono che delle cose umane

l3a DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE L 1B. X. CP. XII. Dio non si piglia veruna pena. Perciocch non ve dremmo certamente andare d'accordo predizione ed evento, se quanto avviene al m ondo, fosse regolato dal caso. Io adunque , quanto a m e y siccome ho trovato e sento? cos ho scritto di queste cose; che se altri amer di pensarne diversamente, tengasi pure^ ch'io non darogliene noja, la sua opinione/

DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE

LIBRO

UNDECIMO

a p it o l o

rimo

Ciro re de Persiani 9 rimandati da Babilonia a 1loro paesi i G iudei, consente che innalzino il tempio , e ve gli ajuta ancor con denajo.

I. A l primo anno del regno di G iro, nel quale correva appunto il settantesimo (i), dacch il nostro popolo fu costretto a passare da' proprj paesi in Ba bilonia 5 ebbe Iddio compassione della schiavit e dello stato infelice di que' meschini : e come predisse loro per Geremia prfeta, anzich la citt fosse pre fa } che quando avessero servito a Nabuccodonosor

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DELLE AlfTICMTA* GIUDAICHE

e a suoi discendenti, e ci per anni settanta, e1 gli avrebbe alle patrie terre tornati di nuovo , e fabbri cato ci avrebbono il tempio e goduto della prim iera felicit ? cos attese la ua promessa. Perciocch mosso il cuore di Giro il condusse ^-4 ftfvere in tu tta lA sia, che il re Giro parla cos. Poich il sommo . Dio mha creato signore di tutta la terra, io aor^o *. d'avviso dovere ci riconoscere da quello , c h e * adorano gl'israeliti. Conciossiach egli ha prenun ziato il mio nome pe1suoi profeti, aggiugnendo ch'io fabbricher il suo tempio in Gerusalemme ft nella provincia della Giudea , Queste cose ri seppe Giro leggendo il lib ro , che delle sue predi zioni lasci Isaia dugento dieci anni innanzi; ovegli dice avergli Iddio confidato questo segreto cio : u Ch' io voglio (2) f che Ciro da me creato signore di molte e grandi nazioni ritorni il mio popolo ft nella Giudea e mi fabbrichi il tempio . Cos pre disse Isaia oeutoquarant anni prima , che il tempio fosse atterrato. Nel lggere adunque, che Ciro fece tali cse , prima stup a quest' oracolo divino , indi fu preso da non so quale desiderio ed ardore di re care ad effetto le cose scritte. Chiamati pertanto i pi. chiari giudei, che vivevano in Babilonia , disse, che loro consentiva n' andassero in p atria, e rinnalzasiero Gerusalemme ed il tempio a Dio : non te messero r che ancor Dio darebbe lor mano a ci fare , ed egli scriverebbe a' governatori ed a' satrapi confinanti al paese della G iudea, perch contribuis sero oro .ed argento alla fabbrica del loro tempio + e oltre a questo'bestiame pe'sagrifizj.

XIB. XI. CAP, I,

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H. Non cos tosto ebbe Giro comunicate queste sue intenzioni agl1Israeliti, che i prncipi delle due trib di Giuda e di Beniamino con esso i sacerdoti e i leviti partirono verso Gerusalemme ; molti per ristettero in Babilonia per non perdere i loro averi O ra, giunti che furono a Gerusalemme? gli amici tutti del re prestarono la mano a soccorrerli ? e con tribuirono al rifacimento del tempio chi oro chi ar gento e chi buon numero di bestiame e cavalli; ond7essi e sciolsero i voti gi fatti a Dio } e offri rono giusta r antico costume i sagrifizj legali, come si richiedeva alla nuova fabbrica della citt e al ri vivere che facevano i primi statuti della religione. Giro inoltre rassegn loro anco i vasi di Dio, cui dal sacco, che diede al tempio, Nabuccodonosor trasport in Babilonia; e ne impose il carico a Mi-' tridate suo tesoriere ordinandogli, che li desse a Sasabasar (3) da tenere presso di s fino a rifatto il tempio ; e compiuto che fosse, doveyali conse gnare a' sacerdoti e a1capi del popolo ; perch li tornassero nel tempio. Aggiugne Giro una lettera ai satrapi della Siria ; in cui cos dice. Il re Ciro a Sifine e Sarabasane salute. A9Giudei abitanti ne1miei paesi ho permesso ; se vogliono, che rivenuti alle patrie loro terre rimettano la citt nel suo stato , e rifacciano il tempio di Dio in Gerusalemme, in quel luogo medesimo , ov era primf. Con essy loro ho

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DELLE ANTICIIITA' GIUDAICHE

spedito il mio tesoriere Mitridate e Zorobable principe de1Giudei, perch gettino i fondamenti del tempio ; e all'altezza il conducano di sessanta f cubiti, e in largo altrettanto. Abbia tre ordin i n di (4) pulito m arm o, ed uno del legno che vien t> nel paese. Similmente s1erga 1 altare , dal quale v possano offrire a Dio sagrifizj : le spese a ci ne-* cessarle intendo si facciano del mio. Anco i v asi, onde il re Nabuccodonosor spogli il tempio , s i sono da me restituiti e messi in mano di Mitridate mio tesoriere e di Zorobabele principe dei Giudei, v perch li trasportino in Gerusalemme, e riponganli dentro al tempio di Dio. Il loro numero questo: infrescatoj doro cinquanta, dargento cinquecento5 bicchieri d oro quaranta , d1argento cinquecento ; bariletti d oro cinquanta , d argento cinquecento j calici d oro tren ta, d argento trecento ; tazze d oro tre n ta, d argento duemila e quattrocento $ n ed altri vasi pi grandi mille. Concedo anche loro le rendite, che aver solevano fin da tempi deloro .maggiori j per greggi, per vino e per olio ; ci sono dugentocinquemila e cinquecento dramme, e s > duemilacinquecento artabe (5) di fior di farin. Voglia p o i, che tal provvisione ritraggasi da tri* > buti di Samaria. Sacrificheranno adunque secondo * > le leggi mosaiche queste vittime i sacerdoti in ? Gerusalemme , e offerendole a Dio pregheranno* per la salute del re e della sua famiglia, perch * si conservi il regno persiano. Chi poi disubbidir. a .questi miei ordini, e Ji render vani, voglio

M I. XT. CAP. |.

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che sia crocefisso ; e i suoi beni si rechino al * fisco reale . Cos diceva la lettera. I convenuti poi da'paesi del loro servaggio in Gerusalemme fu# ronp quarantaduemila e quattrocento sessantadue (6). C a p i t o l o II. Come i regj governatori, frapposto a lt opera impe dimento 9 tolsero a9 Giudei di poter fabbricare il tempio. L Or mentre gettavano i fondamenti del tempio ed erano tutti intesi a tal fabbrica , le nazioni cjm convicine, e pi d* ogn altra i C utei, che Salmana* sarre re degli Assiri trapiant dalla Persia e Media in Sam aria, allor che rimosse di l il popolo israe litico ? supplicarono a1 satrapi ed agovernatri, per ch dovessero frastornare i Giudei dalla fabbrica della citt e dal rifacimento del tempio 3 ed essi corrotti ancor con denari vendettero la loro coscienza aCu tei , trascurando il dovere che aveano di cooperare alla fabbrica de Giudei : che Ciro iUipedito in diverse guerre, ignorava tai cose : e appena venuto sopra i Massageti incontrovvi la morte. II. Succeduto nel regno Cambise (7) figliuolo di C iro , gli abitatori della S iria, della Fenicia, delY Ammonirtele , della M oabitide, di Samaria scri vono a -Cambise una lettera con tai sentimenti. Si gnore, i tuoi servi Ratimo referendario e Semelio scrivano, $ i giudici del senato della Sria e della

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DELLE ANTICHIT' GIUDICHE

n * e * n * * n *

Fenicia. Conviene che tu sappi, o r e , che iG iu d e i trasportati gi in Babilonia sono Tenuti nen o stri paesi, e fabbricano la citt rivoltosa e ribelle , con esso le piazze, e rifanno le mura, e rinnalzano il tempio. Or sappi, che se di tali cose verranno a capo, e ti negheranno tributo , che ti si deve y n ti vorranno ubbidire y ma e cozzeranno co' re 7 e ameranno meglio signoreggiare, che star soggetti, Mentr essi adunque s'adoprano intorno al Tem pio , e ne spingono innanzi il lavoro , a noi paruto bene di fartene, o r e , avvertito per le ttera, e di suggerirti, che non trascuri desaminare le memorie de padri tuoi ; perciocch vi troverai, che i G iudei, e la loro citt fu ribelle e nimica de re , e perci solo rimase fino ad or desolata. Ci crediamo oltre a questo tenuti a notificarti una cosa forse da te non saputa, che quando sia in tal modo la citt abitata e ricinta intorno di m ura, a te fia chiusa la strada d andare in Celesiria e in Fenicia . C apitolo 111.

Cambise Jigliuol di Ciro ivieta affatto a Giudei la fabbrica del tempio. Letta Cambise la lettera, oltrech era uomo din dole r e a , si adira a tali novelle , e risponde in tal forma- Il re Cambise a Ratimo referendario , e a * Belsemo (8), e a Semelio scrvano a tutti gli

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altri del grado medesimo, e agli abitatori di Sa* maria e della Fenicia parla cos : Letta la lettera per voi speditami bo fatto , che disaminate sieno 9 * le memorie de padri miei ) e s ritrovato , che 9 9 la citt fu mai sempre nimica de r e , e i suoi abiP tanti sempre inclinati a tumulti e alle guerre. Aba biamo ancora ritratto , che i loro re furono po derosi e violenti, e aggravarono la Gelesiria e Fe nicia d imposte. Mio volere adunque si , che * non si consenta a Giudei di rifar la c itt, perch 9 9 quinci non prenda argomento di crescere quella loro tristezza, onde non rifinarono mai d'inso* lentire contro a re . Non cos tosto Ratimo e Semelio scrivano e i compagni loro ebbero scorsa cotesta lettera , che montati a cavallo furono in poca d ora a Gerusalemme, ove trassero seco un gran popolo di persone, e in istante impedirono, che I Giudei fabbricassero la citt ed il tempio. Perci tal lavoro si rimase interrotto fino al secondo anno di Dario re de Persiani pel corso d1altri sett anni ! conciossiach Cambise dopo sei anni di regno,' nei quali dom 1*E gitto, nel suo ritorno mor in Da masco. Indi tolti di vita i maghi, che , morto Camb ise , tennero un anno V impero persiano , le sette famiglie persiane ( che cos si chiamavano ) crearono re Dario figliulo d Istaspe,

DELLE ANTICHIT* GIUDICHE

C a p i t o l o IV. Dario figliuolo tlstaspe fabbrica il tempio a G iudei, . I. Questi mentr era signor privato votossi a D io , che se diveniva re ? renderebbe al tempio di G eru salemme quanto di sagri vasi trovavasi ancora in Babilonia. Intorno a quel tempo (9) accadde, ch e Zorobabele creato .gi principe de Giudei cattivi d o vette venire a Dario 3 perciocch tra lui e il re pas sava un antica amicizia : dal quale creduto degno , che con altri due gli servisse di guardia, ottenne l onore che gi sperava. Ora Dario al primo anno di regno invita a un .lauto e sontuoso banchetto i suoi cortigiani e domestici, e i principi della Media e i satrapi della P ersia, e i governatori dall1India .fino all1Etiopia e i capi delle, cento ventisette sue satrapie. Poich adunque del lungo mangiare satolli t i furono ritirati ognuno per dormire alle case loro, Dario il re coricatosi nel suo le tto , dopo brev ora di riposo si desta 5 n potendo ricuperare pi il sonno si trattiene ragionando colle tre guardie 3 e a chi di loro daragli una pi vera e savia risposta intorno , a ci , di che intende d interrogarli j promette in pre mio dell ottenuta vittoria di rivestirlo di porpora, di consentirgli il bicchiere d1 o ro , il letto d o ro , e il cocchio co freni d o ro , il turbante di bisso, e una collana pur d oro. Inoltre seder dopo lui in una sedia distinta ad onore di sua sapienza, e sar

L1B. XI. CAP. IV.

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appellato di lui congiunto. Promessi loro questi re* gali, glinterroga primieramente, se la pi forzevole cosa del mondo sia il vino, poscia se i r e , terzo se le donne, o finalmente pi delle cose gi dette la verit. Proporti siffatti quesiti si tacque. U. Fatto poi giorno mand pe grandi e satrapi e governatori di Persia e di M edia, e l sedutosi, donde soleva dare udienza, impose a ciascuna dell sue guardie, che innanzi a tutto il consesso dice*r sero il loro parere intorno al tema proposto. U primo di loro prese a parlare della possanza del vino, mo strandola con tal diceria, Signori, disaminando io n meco medesimo la forza del vino, i tro vo, che supera ogn altra cosa ; ed eccone la ragione. Per* ch il vino inganna, e stravolta lanimo di chi la b e e , e quello d un re lo fa simile a quel d un pupillo, che abbia mestier di tutore, e quel dello schiavo sollevalo a sentimenti da libero, e quello n del povero somigliante lo rende a quello del ricco 5 conciossiach egli cangia e trasforma l anim a, quando si in essa introdotto 3 e in quelli, che n sono avvolti in disgrazia, ammorza la doglia, e dona a coloro la dimenticanza, che sono aggravati di debiti, e loro persuade che sono i pi ricchi uomini della terra , sicch pi non curano di ft bassezze, ma sol ricordano talenti e altri nomi ben confacentisi a fortunate persone. Oltre a questo egli priva di senso i grandi e i r e , e toglie loro ff della mente gli amici e congiunti 3 perciocch arma > gli uomini a dajpng ancor de pi c a ri, e loro li

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DELLC ANTICHIT ttlUBICtffe

fa credere le pi nimiche persone che abbiano a l. mondo , e quando avvenga loro di tornare in cervello } e d essere dopo una notte di snno' abbandonati dal vino, si levano senza sapere p i n nulla di quanto, gi fecero da briachi. Per q u este ragioni pensate meco medesimo io credo, che il vino sia la pi possente e forzevole cosa del m o n * do *t. Or come il primo dopo addotte per la p o s sanza del vino le prove anzidette ebbe al suo d ire posto fine y s cominci F altro a parlare intoilio a l potere del re, dimostrandolo pi efficace e pi esteso di quante cose fornite mai sembrino d intelletto e potenza ; e il filo della sua dimostrazione di qui lo traeva. Perciocch , disse, gli uomini sottomettono a se ogni cosa, obbligando, com essi fanno la terra e il mare ad essere loro in c i , che voglio* no , vantaggiosi. Agli uomini signoreggiano i re e * dan legge : come adunque i padroni del pi ec celiente e pi forte animale, che v abbia y noa avranno essi potere e forza da non troyarlesi al trove F eguale ? E che vuol dire y che quando in timano a1loro sudditi di esporsi a guerre e ape. ricoli y sono ubbiditi y e quando spedisconli contro * > a1nim ici, e quando gli astringono ad alzare mon tagne ? e a condurre muraglie e torri y merc la .loro possa li trovano pieghevoli a tutto y fino a i patire a un loro ordine o d essere uccisi o d uc-* t> cidere altrui , purch non li credano violatori dei reali comandi ? Vinte poi le battaglie, tutti i van* taggi y che ne .provengono , cedonsi al re. Quegli

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* > altres , che non portano V arm i, ma lavorano col* t l aratro la terra , allora quando dopo le lunghe fatiche e i molti stenti durati intorno a1lavori han finalmente mietute e raccolte le rendite, riconoscono il re co1tributi. Quanto poi egli dice e c m anda, tutto necessariamente si compie senza di^ mora. Intanto egli in mezzo a tutte le delizie e a piaceri tutti dorme tranquillo , difeso dalle sue guardie , che il vegliano e intorno gli stanno ^ legatevi quasi direi dal timore ; poich nessuno si ardisce , mentr egli dorme d abbandonarlo ? n di partirsene per provvedere alle cose sue ; anzi ere dendo, che il guardare il suo re sia 1 unico affar necessario eh egli abbia, in questo solo simpiega. * Come adunque potr sem brare, che il re non vantaggi in potere tutte le cose, mentre a lui solo, ailor che com anda, ubbidiscono tante persone ? HI. Fattosi ancor da questo silenzio, Zorobabele i terzo luogo cominci a ragionare del poter delle donne, e dell$ verit in questa forma. Possente * > cosa, non ha dubbio, il vino ed il re , ma pi potere di questi hanno le donne. Perciocch fu la donna, che trasse il re alla lu ce, e a coltivatori delle vigne, che fanno il vino , le donne sono , che vita donano e nodrimento. In somma non vha cosa , che non ci venga da loro. Esse ci tessono * 9 le vestimenta, e le cose domestiche sono da loro custodite e curate. E per non c verso di vivere * senza d esse : pur troppo vero, che per quan ti (cinque fcia molto l or* t V argento e le altre

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sostanze preziose e rare che si posseggono, se s i * vede una donna gentile , abbandonato il pensiero # > di tatto quello, si tien fiso 1 animo unicamente nella veduta bellezza, e si terrebbe di ced e re quanto proprio solo per giugneme al posse di~ * mento. Anzi per cagion delle mogli abbandoniamo 9 9 ancor padre- e madre e patria , e soventi volte c i escono di mente i pi cari, e sosteniamo con esse t*. di perdere la vita. Ma di qui potrete pi che' , daltronde argomentare il potere delle donne. E 9 > non vero , che dopo sofferte molte fatiche e n m iserie, le pi gravose e per terra e per mare , 9 9 s egli avviene, che da sudori ritraiamo qualche 9 9 frutto , noi lo portiamo per darlo alle mogli, quasi 9 9 a signore nostre ? il r e ,padrone di tanto , io l ho veduto pur io talvolta da Apame figliuola d i 9 9 Rabezaco Temasio e secondaria sua moglie con * 9 ischi affi percosso , e sofferente al rapirgli eh essa 9 9 . faceva il diadema e al sovrapporlosi in capo, e al suo sorridere sorridente e turbato al suo adi9 9 rarsi, e col cangiar degli affetti adulante la moglie 9 9 e coll umiliare s stesso rappacificantesi con esso 9 9 lei , se vedevala un poco alterata . IV. Ora mentre i satrapi e i grandi miravansi fiso lun laltro, nellargomento della verit mise mano, e s disse. Io v ho mostrato quanto .possano le 9 9 donne. Eppure tanto esse quanto i re sono dam9 9 meno della verit. Perciocch se. la terra vasti s9 9 sima ed alto il cielo e il sole veloce, e tutte co teste cose , si muovono > secondoch piace a Dio ,

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* 9 e questi verace e giusto , per la ragione mede sima conviene d ire , che sia possentissima ancora la verit, e che contro ad essa non abbia forze che vagliano l ingiustizia. V di pi: l1altre cose eh hanno podere di loro natura , mortali sono e sfuggevoli ; dove la verit un non so che im9* mortale ed eterno : oltrech ci porta ella non un avvenenza corruttibile per tem po , n una so9 stanza soggetta a fortuna, ma il retto e il giusto , 9 9 da cui divide l ingiusto e il condanna . qui pone fine Zorobabele al suo ragionamento intorno alla verit. Dopo gli applausi comuni dell'adunanza, che disse avere egli parlato ottimamente , ed essere fornita la verit duna forza * immutabile e sempi terna, il re glingiunse, che domandasse alcuna cosa oltre a quelle, eh aveva promesse, e gliela conce derebbe , siccome al pi saggio e secondo l altrui parere il pi assennato degli altri. Tu intanto ti assiderai , disse , vicino a me , e chiamato sarai 9 9 mio congiunto . Comebbe ci detto, Zorobabele gli ricord il voto, che fatto aveva, purch ottenesse l regno. Questo era di riedificare Gerusalemme, e in essa rifare il tempio di D io , e riporvi ancora il vasellamento, eh indi rap Nabuccodonosor, e port in Babilonia j e questa, disse , la mia domanda, ch ora tu stesso col dichiararmi, chhai fatto saggio assennato , mi spigni a farti. V. Lieto il re per tai detti rizzatosi lo baci; indi scrive agovernatori ed asatrapi comandando loro di scortare Zorobabele e quanti con lui debbono essere
FftAVlO tomo I I I

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alla fabbrica del tempio in Gerusalemme. Scrisse ancora a1 suoi luogotenenti in Siria e in Fenicia, ch e provvedessero si tagliasse legname di cedro dal m onte Libano e fosse condotto a Gerusalemme, e che des** sero mano a lui nel ristoramento della citt. Dichiar liberi tutti que prigioni eherano ritornati nella G iu dea , e fece divieto a7procuratori e satrapi suoi d i non obbligarli a servigj del r e , e rilasci loro 9 quanto paese avrebbono potuto occupare e recare a coltura y esente da ogni gravezza. Astrinse oltre a qusto con suo comando e gl'ldumei, e i Sacrari tani, e i popoli di Celesiria a sgombrare quelle terre, che possedevano di ragione de Giudei ; e di pi volle , che fossero dati pel rifacimento del tempio cinquanta talenti ; e consent a Giudei, che offerissero i sagrifzj secondo le leggi loro, e che tutta la provvisione del necessario e l abito sagro, onde servono a D ia e il sommo pontefice e i sacerdoti , e i musicali strom enti, onde i leviti cantano le lodi divine, fos sero somministrati del suo. Provvide altres , che i guardiani della citt e del tempio avessero la loro porzione di; terra , e ogn7anno tanto di dauajo per sovvenire alle necessit della vita. Dopo questo re stitu i vasi sacri : e quanto avea Ciro prima di lui decretato intorno alla liberazione de7 Giudei , tutta ratific con suo editto anche Dario. VI. Ottenute Zorobabele dal re queste cose usc della reggia , e levati al cielo gli occhi prese a rin graziare Dio della sapienza a lui conceduta, e della vittoria j che innanzi a Dario aveva merc di lei

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riportata ; perciocch, disse : * Non sarei 10 n stato (lantanio, se tu non m avessi, o Signore, voluto bene . Rendute a Dio queste grazie pe benefizj presenti, e pregatolo per l avvenire duna egual mente benefica protezione venne in Babilonia (10), e a suoi nazionali rec le felici novelle dell ottime disposizioni del re. A tale annunzio quelli ringra ziano Dio j che abbia renduta loro la patria terra. Messisi poscia a bere e a danzare passarono sette giorni in feste e in conviti solenncggiando il loro ritorno e la rictiperazione della patria; indi scelgono dklle proprie trib capitani , che scortino a Gerusa lemme le donne, i figliuoli, e i giumenti: essi adun que tra i canti e i suoni e l rimbombo de* cembali accompagnati dalle guide di D ario, continuarono il loro viaggio fino a Gerusalemme ; e furono poscia seguiti con giubbilo dalla restante moltitudine dei Giudei. In questa maniera partirono tutti divisi in numero determinato , ognuno secondo la patria , ond era nativo. Io per non mi credo in dovere di porre qui a uno a uno i nomi tutti di queste terre, perch non avvenga, che distornata la mente deleg gitori dalla diritta serie defatti riescane loro la spo sizione meno facile ad abbracciarla. Ora la somma de viaggiatori toccanti let d oltre dodici anni dell una e dell* altra trib di Giuda e di Beniamino montava (*) a quarantadnemila trecentoquaranta , i Leviti a settantaquattro. La moltitudine poi mista insieme di donne e fanciulli furono quarantamila set* tecento e quarantadue. Oltre a questi i Leviti cantori

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ascendevano a cento venjtotto ; i portinaj a cento e dieci ; i serventi ne1sagri uffizj a trecento noV&ntadue : altri p o i, che dicevansi Israeliti , ma non po tevano mostrare la loro origine , furono seicento ottandue. Gancellaronsi ancora dallordine de?sacerdoti e privi rimaserne dell onore que1 tu tti, th avevano menate donne, di cui n sapevano essi dime la schiatta, n fu trovata negli alberi delle famiglie levitiche o sacerdotali 3 ed erano da cinquecento venticinque. La .moltitudine poi degli schiavi che tenne loro dietro a Gerusalemme , comprendea set temila trecento trentasette persone 3 con questi du* gento quarantacinque tra cantatrici e cantori: i cam melli furono quattrocento trentacinque, e cinquemila cinquecento venticinque i giumenti. VII. Condotti ere della gi detta moltitudine fu Zorobabele figliuolo di Salartele, della trib di Giuda e della stirpe di Davidde, e con lui Giosu figliuolo di Giosedec gran sacerdote ; oltre a questi furono trascelti da mezzo il popolo per condurlo Mardocheo e Serebeo (11), i quali ancora sborsarono d oro cento mine , e cinquemila d argento. Cos adunque e sacerdoti e leviti, e una parte di tutto il popolo de G iudei, che trovavansi in Babilonia, passarono a Gerusalemme ; la moltitudine poi rimanente si ri tirarono ognuno alle patrie loro. Al mese settimo dell uscita loro di Babilonia, il sommo pontefice Giosu , e il condottiere Zorobabele per messi adu narono da tutto il paese il popolo , che non fu punto lento a obbedire j e fabbricarono 1 altare in

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quel luogo medesimo y ov era in n a lz i, per offerire sopra quello legittimi sagrifizj a D io , secondo le leggi date gi da Mos. Ma nel fare queste cose non davano nel genio alle nazioni circonvicine , poich da tutte erano malveduti. Celebrarono ancora la festa de tabernacoli a quella stagione incirca ? che avevale il legislatore assegnata 3 e di poi si fecero le obblazioni e i sacrifizj, che chiamansi quotidiani ; e quelli de sabbati ? e di tutte le sagre solennit : e quelli che avevano fatto voto , scioglievamo cominciando dal novilunio del mese settimo i sagrifizj. *VUI. Diedero principio altres alla fabbrica del tempio , speso molto danajo a procacciare scarpellatori e architetti e alimenti pecarrettieri. A quepoi di Sidone grata cosa ed agevole riusciva il portare dal monte Libano i legnami di cedro ; perciocch collinsieme legarli e formarne zattere gli spignevano fin dentro al porto di Gioppe 3 che tale fu 1 ordine primo di G iro , ma solo allora per volere di Dario eseguito. Nell anno secondo dal ritorno in Gerusa lemme ? ove i Giudei si trovarono al'm ese secondo, la fabbrica continuossi del tempio 7 e gettatene al novilunio del mese secondo del secondo anno le fondamenta tiravano su il lavoro ? del quale avevano fatti soprantendenti i leviti} che gi toccavano lanno ventesimo, e Giosu co suoi figli , e Zodmiele fra tello di Giuda figliuolo d Aminadabbo con esso i figliuoli. 11 tempio adunque , pel sommo ardore onde vi s adoprarono intorno quelli, che n ebbero il ca rico, fu pi presto, chaltri non aspettava; condotte

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il fine. Compiuto il tempio ? i sacerdoti degli abiti usati adorni colle loro trombe, e i leviti i figliuoli d Asaf ritti in piedi cantarono inni di lode a Dio in quella guisa, che Davidde il primo aveva dettata. Ma i sacerdoti e i leviti e i padri pi vecchj delle famiglie tornandosi a mente , com era grande e ma gnific il primo tempio , e veggendo il rifatto test per la loro meschinit di gran lunga inferiore a quello d allora , e per riflettendo , quanto F antica felicit e grandezza del tempio fosse abbassata , si rattristavano, c non potendo rattemperare il dolore? che quindi sentivano, si condussero fino a sospirare ed a piagnere ; dove il popolo dello stato presente era pago e del solo avere fabbricato il tempio, senza pigliarsi tanto pensiero n ricordarsi di quello , che esso gi f u , n curarsi di confrontare con quello il presente , come se questo fosse da -meno di quello eh avrebbe sperato. Il suono per delle trombe e la festa del popolo era oppressa dal pianto desacerdoti e de vecchj per la ferma opinione, che avevano, il tempio stare di sotto a quello , che fu atterralo. * IX. Udito i Samaritani lo strepito delle trombe , siccome quelli che odiavano le trib di Giuda e di Beniamino, trassero in gran moltitudine per sapere la cagione di tal romore. Inteso , che i Giudei gi prigioni in Babilonia rifanno il tempio , presentansi a Zorobabele a Giosu ed a capi delle famiglie, chiedendo che vogliano accettarli compagni e con sorti al lavoro j perciocch dissero, anche noi ado riamo Dio al pari di voi e ce ne diamo vanto ; e

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del vero suo culto noi siamo osservatori fedeji sin da quel tempo , ch il re degli Assiri Salmanasare ci fece dalla Gutea e dalla Media passare in questi paesi. A questi loro detti Zorobabele e il sommo pontefice Giosu e i capi delle famiglie i&raelite ri sposero } non potr essi gi stare a parte di quella fabbrica , perch a s soli imposero d alzare il tem pio , prima il re Ciro , Dario al presente ; con sentir bene p er , che ci vengano a fare orazione * e in ci solo potere , se il vogliono, seco aver co munanza ed essi , quant altre persone traggono al tempio per adorare Dio. Udito questo i Cutei ( ch in tal modo si chiamano i Samaritani ) l ebbero forte a male j e spingono le nazioni della Siria a presentare a1 loro satrapi un memoriale di quel te nore medesimo, che il gi fatto la prima volta sotto a Ciro , poi sotto a Cambise , pregandoli, che in terrompano il rifacimento del tempio , e all ardore con cui vi s impiegano intorno i G iudei, frappon gano indugi e dimore. Circa quel tempo vennero a Gerusalemme Sisme governatore della Siria e Feni cia , e Sarabazane con alcuni altri ancora , e inter rogati i capi de G iudei, con licenza di chi fabbri cassero il tempio in maniera, che una fortezza sem> brava pi presto che un tempio , e perch avessero <li portici e di mura forti pi del bisogno la citt circondata, Zorobabele e il sommo pontefice Gio su dissero , esser eglino servi del grande Iddio : quel tempio fabbricato gi in onore di lui dal pi felice loro re e pi savio di quanti ci furono ^ essere

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per lungo tempo rimasto in piedi ; ma dopoch p le colpe, che i padri loro commisero in onta di D io, Nabuccodonosor signore de Babilonesi e Gal* d e i, presa la citt a Viva forza, ebbe questa di strutta , e rubato il tempio , e messolo a fuoco e fiamma, ebbe tratto prigione il popolo quinci in Babilonia, Giro re dopo lui di Babilonia e di Persia fece un decreto , che il tempio* si rifabbricasse ; e ceduto a Zorobabele , e al suo tesoriere Mitridate quanto di vasellame e d' offerte avea tolto di l Na buccodonosor , volle che riportassero tutto in Geru salemme , e riponessero nel tem pio, quando saria fabbricato; perciocch con sue lettere ne sollecit il lavoro . e ingiunse (*) a Sassabasar, che rendutosi in Gerusalemme soprantendesse all1 innalzamento del tempio. Questi avute da Ciro le lettere giunse, e senza dimora gettonne le fondamenta ; e cominciato fin da quel tempo rimase per lo mal animo di nimiche persone fino al presente imperfetto. Se dun que a voi cos pare e piace , scrivete a Dario y s> che disaminati gli annali de re , vegga se in quanto r > diciamo si asconde menzogna alcuna . A questo loro parlare disine e quanti erano seco non giudi carono di dovere sospendere senza saputa di Dario la fabbrica 3 laonde gliene scrissero incontanente. X. Ora poich i Giudei spaventaronsi e temette ro , non forse Dario cangiasse parere intorno alla fabbrica di Gerusalemme e del tempio , i due pro feti , che allora vivevamo , Aggeo e Zaccaria confoiv tav angli a star di buon animo, e a non temere dai

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Persiani male veruno, perch cos faceva loro intendere Iddio. Essi adunque dando credenza a profeti con sommo ardore attndevano a fabbricare senza un. momento solo di riposo. In questo ebbe Dario le lettere de Samaritani ; in cui davano carico ai G iudei, che guernissero la c itt , e facessero un tempio simile pi a fortezza che a luogo sacro , e aggiugnevano che ci che sandava facendo non tor nerebbe a vantaggio di lui ) e in fede di questo ci ta vangli le lettere di Cambise, con cui diviet ai Giudei quella fabbrica , fatto certo da loro , che il rinnovamento di Gerusalemme avria messo a rischio i suoi interessi. Appresso a queste lettere poich ebbe lette ancora quelle , che recate gli furono di Sisine e degli altri eherano con lui, ordin che nei regj archivj si ricercasse cotl faccenda ; e trovossi in Ecbatana forte citt nella Media un libretto J , in ; cui si leggevano scritte tai cose. Nell anno primo del suo regno Ciro decret , che fosse rifatto in sieme coll altare il tempio di Gerusalemme , ed avesse daltezza sessanta cubiti, e di larghezza * > altrettanto, e tre piani di marmo liscio, ed uno di legno del paese ; e la spesa perci necessaria volle che si facesse del suo. Ordin eziandio, che i vasi tolti da Nabuccodonosor e portati in Babi Ionia si restituissero a Gerosolimitani : la sopran* tendenza di tali cose fu data ad Abassaro gover natore e prefetto della Siria e Fenicia, e a com9 * pagni di lui ; onde ed essi lontani tenessersi da que luoghi ; e a Giudei servi di Dio e a loro

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* > capi consentissero di fabbricare il tempio ; ed in giunse che dessero mano al lavoro , e de tributi, che ritraevano da paesi al loro governo soggetti ^ si valessero a somministrare a Giudei per conto de sagriGzj, tori, montoni , ed agnelli, e capretti , e fior di farina, e olio, e vino, e quant altro suggerirebbono i sacerdoti. Questi intanto pregas sero per la salute del re e de Persiani. Quelli p o i, che avessero alcuno de suoi ordini trasgre d ito , volle che si arrestassero e fossero messi in croce j e le loro sostanze si avessero per incamerate. Oltre a questo supplic a Dio, che se alcuno ten* > tasse di frastornare la fabbricazione del tempio , con qualche gastigo ne rattenesse il malvagio di segno . Trovate Dario nelle memorie di Ciro sif fatte cose risponde a Sisine e a compagni di lui cos. Il re Dario a Sisine governatore (12), a Sarabazane e ai loro compagni salute. Avendo trovata ne miei archivi una copia del l editto di C iro, io la vi mando ; e voglio che si eseguisca , quanto essa contiene. State sani . XI. Compresa adunque Sisine e gli altri da que sta lettera l'intenzione del r e , vollero, eh'essa fosse la norma del come adoperarsi nel resto. Presedevano pertanto al sagro lavoro prestando 1 opera loro agli anziani giudei e al senato ; e s andava compiendo con grande ardore la fabbrica giusta i comandi di Dio e il volere dei re Ciro e Dario , mentr erano

U t t . XI. CAP. IV.

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dalle predizioni confortati di Aggeo e di Zaccaria. Fu recato a fine in sctt anni : indi al nono anno del regno di D ario, al ventesimo terzo giorno del mese duodecimo (*) , che noi chiamiamo Adar e Di stro i Macedoni, offrono i sacerdoti e leviti e il re* sto del popolo israelitico in sagrifizio per la ricupera** zione de'' beni antichi dopo la cattivit e pel rinno vamento del tempio cento tori ? dugento m ontoni, quattrocento agnelli e dodici capre , una per trib ; poich tante erano appunto le trib israelitiche, i cui peccati ciascuna di quelle portava. Di pi ad ogni atrio secondo le leggi mosaiche costituirono i sacerdoti e i leviti i propri guardiani ; perciocch, avevano i Giudei fabbricato ancora portici, che cir condavano il tempio dalla parte interiore. XII. Approssimandosi poi la festa degli azzimi, al mese primo da1 Macedoni detto Santico , e Nisan da noij concorse nella citt dalle terre tutte il popolo, e purgatisi celebrarono la solennit colle mogli e co figli secondo le patrie leggi , e compiuto al quat tordicesimo giorno del mese medesimo il sagrifizio chiamato Pasqua 5 per sette d banchettarono con la possibile magnificenza ; anzi v aggiunsero vittime ed olocausti di rendimento di grazie a Dio per lo ri tornarli che fatto aveva alla patria e alle antiche loro leggi ? e per l ottime disposizioni , che aveva messe nell animo del re persiano verso di loro. Essi adun que per tai motivi splendidamente adoprando nei sagrifizj e nel culto di Do abitarono G eru salem m e, reggendosi a governo aristocratico misto doligarchia.

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Perciocch la somma autorit risedette ne gran sa* cerdoti, fin tanto che re divennero i posteri dAssa* moneo (i3). Conciossiach innanzi la cattivit e il trasportamento del popolo y se da Saule e da D a vidde ci facciamo, dur il governo de re cinquecento trentadue anni ? sei mesi e dieci giorni. Prima d i questi re ebbero il reggimento coloro, che giudici vengono detti e monarchi ; e in questa amministra zione durarono dalla morte di Mos e del condot tiero Giosu oltre a cinquecenti anni. In questo stato pertanto trovavansi a tempi .di Ciro e di Dario i Giudei liberati dalla cattivit. XIII. Ma i Samaritani per 1 odio e l invidia , con che miravano i Giudei? fecero loro molto male, tra perch si fidavano nelle loro ricchezze e perch af fettavano d* essere congiunti di sangue a Persiani y siccome traevano di l loro origine} e per, quanto dovevano per comando del re somministrare a Giu dei di tributi pe sagrifizj, il negavano loro ; nel che venivano spalleggiati e protetti da governatori j e di quanti danni o per s o per altri potevano dare a Giudei ; non ne risparmiavano loro pur uno. Parve adunque a capi de Gerosolimitani di dover accusare al re Dario i Samaritani ; e a questa ambasciata sono trascelti Zorobabele con altri quattro de prin cipali* Come il re da legati ebbe udite le accuse e i lam enti, eh essi facevano de Samaritani, s li ri mand con una lettera da recarsi a governatori di Samaria e al senato 9 il crn contenuto era questo.

L IB .

tl.

C P. IV .

Il re Dario a Tartgane e Sambabe governatori dei Samaritani, e a Sardace e Bobelone e al resto de* loro colleghi in Samaria salute. Zorobabele e Anania e Mardocheo atobasciadori de Giudei si sono lagnati de7 fatti vostri presso di me accusandovi ? che li disturbate nella fabbrica* y > zione del tempio e negate loro quel denajo^ che 99 io v7ingiunsi di spendere pe7loro sagrifizj. Voglio 9 * adunque , che voi dopo letta questa mia lettera dalla cassa reale de7 tributi di Samaria sommiui striate loro quanto richiedesi per le vittime ; sen condo le inchieste de7 sacerdoti, perch non ab*9 biano a interrompere i quotidiani lor sagrifizj e le 9 9 preghiere ; che fanno a Dio per me e per la na zione persiana . Cos diceva la lettera.
C
a p it o l o

V.

Serse figliuolo di Dario tratta benignamente i Giudei. Esdra per concessione del re passa con molti Giu dei in Gerusalemme. Ci che ivi fece . I. Succedette nel regno a Dario 7 che mori , suo figliuolo Serse, il quale ebbe dal padre in retaggio la religione e il timore di Dio. Conciossiach oper, come il padre ? in risguardo del culto divino, e molto cortesemente tratt i Giudei. Intorno a quel tempo era sommo pontefice Gioachimo figliuolo di Giosu^

DELLE ANTICHIT7 GIUDICHE

In Babilonia poi si trovava un sant1uomo e dal po polo avuto in gran pregio 7 eh7era col sacerdote primario? ed Esdra avea nome; il quale ben istruito nelle mosaiche leggi contrae col re Serse amicizia. Or egli avendo fermato di rendersi in Gerusalemme ? e di seco menarvi alcuni di que7 'G iudei, che abita vano in Babilonia, preg il re che gli desse sue let tere per li satrapi della Siria ? onde il potessero ri conoscere per quel eh7egli er. Il re pertanto scrive a7 satrapi questa lettera (*). Il re de re Serse ad Esdra sacerdote e lettore della divina legge salute. Credulo confarsi alla mia clemenza l7accompagnare col mio favore que7 della nazione Giudea ? e sacerdoti e leviti stanzianti ne7miei dominj, che vogliono rendersi leco in Gerusalemme } ho dato gli ordini a ci opportuni ; e chi vuole } sen vada con Dio : che cos n7 paruto a me e a7sette miei consiglieri ; onde possano rivedere la Giudea secondo la legge di Dio ,. e recare al Dio degli Israeliti que7 d o n i, che a lui votammo io e gli amici ; portar seco in Gerusalemme per fame a Dio sacrifizj quant7oro e argento han trovato nel Babilonese di sagro a lui ; e tutto ci che in lavori d7argento e d7oro vorrai procacciarti, sia lecito a te e a7tuoi fratelli di farlo. Consagrerai anche a Dio quanti vasi sacri ti verranno dati 7 ai quali aggiugnerai tutti quelli che a te parr y

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servendoti per lo dpajo a ci necessario della cassa reale. Ho scritto ancora a miei tesorieri della Si ria e Fenicia, perch favoriscano le persone man date da Esdra sacerdote e lettore della legge di Dio, Perch poi non si adiri Iddio contro di me , o de miei discendenti , io voglio, che a Dio sia dato appuntino ogni cosa secondo la legge , aun corch fossero cento (i 4) cori; di grano. Or parla con voi e dico , che. a sacerdoti a leviti a canlori a portinai a serventi ne7 sagri uffzj e a7 noia) del tempio non imponiate gravezza alcuna, n * loro sia usala veruna frode , o fatto il menomo * affronto : e tu , o E sd ra, secondo che la divina y > sapienza tispira alla mente, creerai giudici esperti v nella tua legge, che tengano per tutta la Siria e Fenicia ragione ; e a chi la ignora , tu stesso ne sii m aestro, onde, se alcuno de tuoi nazionali f avviene che trasgredisca la legge di Dio o del re, n ne paghi la pena non come chi lha passata per v ignoranza ; ma come chi ben sapendola ebbe ar dire di non ascoltarla e gettarlasi dopo le spalle : quindi saranno condannati o nella testa o ad una ammenda pecuniaria. Sta sano . U. Ricevuta Esdra la lettera ne fu lieto assai 7 e si volse a Dio adorandolo e protestando, che a lui si doveva il buon animo del re per la* sua persona; e. per confessava di saperne grado a lui solo. Letta poi quella lettera in Babilonia a G iudei, eh erano quivi, ne tenne loriginale presso di s ; e ne sped eppie a que tutti di sua nazione ; che sparsi erano

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A n t i c h i t 9 g iu d ic h e

per la Media. Or essi compreso da ci , quanto i l re e amasse Dio , e avesse caro E sdra, ne fu rono tutti assai consolati $ e molti di loro co proprj averi ne vennero in Babilonia per desiderio di rito rnare in Gerusalemme. Tutto per il popolo israelitico s i rattenne in paese: onde segue, che due soltanto sono le trib j che si trovano sparse in Asia e in E uro pa e vivono soggette a Romani ; dove le dieci trib* sono anche a d nostri di l dall E ufrate, m ultiplicate fuori di misura e cresciute ad un numero n o n possibile a rilevare. Ad Esdra ancora si presentano a molti insieme e sacerdoti e leviti e portinaj e can tori e serventi ne sagri uffizj e ragunati sulla sponda di l dell Eufrate que tu tti, che uscivano di catti vit , e sostenutili quivi tre giorni band un digiuno, onde preghino Iddio per la loro salvezza, e per non avere tra via a incontrare verun sinistro , n pr nimici che loro s attraversino n per altra di sgrazia , che possa intravvenire : perciocch aveva poc anzi detto Esdra al re , che Dio guarderalli, n aveva creduto btie di chiedergli cavalleria per iscorta. Fatta orazione, mossero dajr Eufrate al duo decimo giorno del mese primo, correndo lanno settimor del re S erse, e al quinto mese dell anno me desimo furono in Gerusalemme, ove Esdra rassegn senz indugio a tesorieri, eh erano dell ordine sacer* dotale, le sagre offerte, le quali in argento conte nevano talenti' secencinquanta , in vasi dargento il peso di cento talenti, in vasi doro il peso di venti, in vasi di bronzo miglior dell oro il peso di dodici

XIB. XI. CAP. V.

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talenti ; che tali appunto furono i doni fatti dal re*, e da1suoi consiglieri e da quanti Israeliti rimasero^ in Babilonia. Messe Esdra tai cose in mano de1 sa< * cerdoti, rendette a Dio i sagrifizj che a lui si dov ve vano d olocausto, ci sono dodici (15) tori per. la comune salvezza del popolo, $ettantadue montoni e altrettanti agnelli, e in espiazione de? peccati do* dici caproni; indi rec a procuratori del re e a go- vematori della Gelesiria e Fenicia il dispaccio reale. Quegli adunque vedendosi astretti a fame i cornane damenti, onorarono la nazione , e prestarono pron tamente la mano a ogni loro bisogno. Questo era appunto ci , a che Esdra aspirava ; e tutto and a grado di lu i, perch attesa la sua bont e dirittura fu ( coni io credo ) giudicato degno da Dio d otte** nere quanto voleva. III. Dopo qualche tempo essendogli alcuni venuti, innanzi con denunziargli, che y eran persone tra l popolo e ancora tra sacerdoti e leviti, i quali ave* vano e trascurate le usanze del loro governo e di strutte le patrie leggi col menar che aveano fatto donne straniere, e con ci imbrattata e confusa la schiatta sacerdotale, pregavanlo, che dar volesse ajuto alle leggi, onde non avvenisse che Dio adirato indistintamente con tutti li ravvolgesse di nuovo nelle passate disgrazie. A tale novella Esdra impetuosa mente si stracci per dolore le Vesti, e svellendosi dalla testa i capelli, e facendo oltraggio alla barba gettssi in terra angosciato per la colpa, che ave* vano ammessa i primi personaggi del popolo : pF la vio , tom o III ,

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BELLE ANTICHIT^ OttKDAlCHB

avvisando che, e gli strgnesse a cacciare da se Ice mogli e i figliuoli indi avuti, non sarebbe ascoit9to > } proseguiva a.giacersi disteso in terra. Trassero ad u n * ; epe a lui le persone tutte dabbene , piagnendo essi> pure per lo dolore , eh essi egualmente sentivamo* dell9avvenuto. Esdra intanto rizzossi, e levate l e , mani al cielo disse 7 che non aveva faccia d alzarvi gli occhi per cagion depeccati commessi dal popolo y, il quale avea cancellato dalla sua mente, quanto era* a loro padri per lo raisfre avvenuto. Supplicava, pertanto a Dio , che , poich da mezzo la loro di* sgrazia e cattivit avea voluto salvo un picciolo seme od avanzo di loro , ed avevli ricondotti in Gerusa-, lemme e nelle terra paterne, avesse piet di loro x e rimettesse il presente peccato a persone, le quali,: tuttoch meritassero pe loro falli la m o rte, pure; speravano nella sua bont , che di tale gastigo al tres faria Imo perdono. Cos egli dicendo fin di. pregare. IV. Mentre adunque piagnevano quanti n erano venuti a lu i. colle donne e co1figli, uno che avea. nome Aconio (16), fattosi innanzi il primo tra tutti i Gerosolimitani confess veramente aver essi peccato, menando donne straniere ; per sugger vagli di stri; gnere a giurar, tuttiquanti , che cacceranno le donne', co' figli, che n ebbero 3 e i disubbidienti alla legge sieno gastigati. Persuaso Esdra a questo parlare di. a? principi de sacerdoti e leviti e. del popolo Israeli-) tioo giuramento di licenziare giusta lavviso dAconio le mogli ed i figliuoli. Avutone il giuramento, tosto/

L I* . *Xb CAP. V.

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dal tmpio pass alla casa di Giovanni figliuolo df pliasibo , dove senza gustare niente affatto per l acerbit del dolore tutto quel di soprastette Pubblica tosi poi un bando , clic tutti i tornati dalla cattivit si trovassero infra due o tre giorni in Gerusalemme dito pena, a chi non verr, d essere egli giudicato straniero , e gli averi suoi appropriati , secondoch n han deciso i pi vecchi, all erario del tempio, in tre giorni furono radunati quanti componevano le due trib giudaica e beniamitide, ai venti del mese nono (*), che dagli Ebrei viene chiamato Casleu ed pelleo dai Macedoni. Sedutisi adunque nella piazza del tempio, dovefano ancora, i pi vecchi presenti, che stavaci di mal cuore per laspro frfeddo che vi faceva, surse Esdra , e rimprover loro la colpa , che avevano commessa nello sposare donne d altra nazione : ora per fa?ebbono cosa grata a Dio c per se vantaggiosa, se licenziassero quelle donne; al che tutti risposero ad alta vooe, volerlo fare; ma esserne grande la moltitudine , e correre la stagione del vel*no , n quella essere opera d uno o due giorni soli. Pertanto e i deputati per questo affare e i ma* riti delle straniere si uniscano a un tempo prefisso, c scelgano vecchie persone , ondech loro piace, per Esaminare con quelli la moltitudine de cosi maritati* Piacque ancora questo consiglio ; e cominciato dal novilunio del mese decimo a fare ricerca degli am-* mogliati con istraaiere ? nel proseguirla che fecero fino al novilunio del mese appresso , trovaronne molti iradifendenti ;dei sommo pontefice Giosu, &

l6 4 tr a 1sacerdoti

PELLE ANTICHIT9 GIUDICHE

e leviti e persone del popolo israelitico, i quali pi dell'osservanza della legge facendo caso 9 che del privato amore loro cacciarono di presente e le donne e i figliuoli, che n erano loro nati ; e v o lendo placare Iddio gli offerirono in sacrifizio m o n toni. 1 loro nomi per non paruto a me necessario di qui riferirli. Cos adunque emendato Terrore co m messo dalle anzidetto persone in riguardo de1m a tri moni , Esdra ne corresse P abuso in maniera 9 che stabile ne fu in avvenire 1 emendazione. V. Correndo poi nel settimo mese la festa de9 ta bernacoli ed essendosi pressoch tutto il popolo ra dunato per celebrarla, salirono alla piazza del tem pio presso la porta (17) che guarda verso levante, e pregarono Esdra, che loro leggesse la legge di Mos. Egli adunque postosi in mezzo al popolo cominci a leggere e prosegu la lettura dal far del giorno fino a mezzod. All'udire cotale lezione gli Ebrei, siccome pel teinpo presente e per F avvenire apparavano ad essere buoni, cos dolevansi del passato? e di tanto, che ne piagnevano, riflettendo seco medesimi, che neppure una delle gi sostenute disgrazie gli avrebbe inclti, se avessono fedelmente guardata la legge. VI. Ora Esdra veggendoli cos disposti obbliggli a rendersi ognuno alle proprie case e a rattenere il loro pianto, perciocch era giorno festivo, n quello era teinpo , in cui fosse lecito lagrimare. Pensassero piuttosto all1allegria de conviti, e adoperassero pi acconciamente a quella solennit, che volea cose liete; e il pentimento e 1 dolore degassati Irascorsi

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Aettessgli in guardia e in sicuro pei* non attere inai pi in somiglianti peccati. A tali conforti dEsdra egli diedero comiilciariento alla fsta ; e poich eb bero allegramente passati netabernacoli sette giorni, inviaronsi tutti alle proprie terre lodando Iddio , e riconoscendo con animo grato da Esdra il raddirizzamento de' loro affari da quello stato , a che pec cando gli avevano Condotti. VII. Dopo tale grido acquistatosi presso il popolo Esdra gi grave d anni venne a morire, e a grande pnore fu seppellito in Gerusalemme. Circa quel tempo medesimo, passato di vita ancor Gioacimo gran sacerdote , scadde il pontificato per eredit al figliuolo Eliasibo. - V ili. Infra i Giudei prigioni vera uno, per dignit coppiere di (18) Serse e per nome detto INeemia , al quale passeggiando fuori di Susa metropoli della Persia vennero uditi certi passeggieri, mentre ch en trav an o dopo un lungo viaggio in c itt , parlantisi insieme in idioma ebraico : onde fattosi verso loro interroglli , donde venissero ; e udito ebe dalla Giudea , prosegui a domandarli dello stato del loro popolo e della metropoli Gerusalemme ; al ebe ri spondendo , che a tristo partito trovavansi le cose loro , perch le loro' mure erano state battute a terra , e le genti circonvicine malmenavano forte i Giudei col correrne che faceano e rubarne il paese di giorno , e col fame aspro governo la notte a (al segno, che molti dalla provincia e dalla stessa Ge rusalemme erano stati condotti prigioni , e ogni di

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delle antich it giudaiche

si trovavate le strade piene di morti , ne lagrim Neemia compassionando la condizione infelice dei suoi 3 e levati al cielo gli occhi: E fino a quando y n disse , o Signore, sosterrai che la gente-nostra patisca tanto ? Cos adunque noi siamo divenuti lo spoglio e la preda di tutti ? Ora m entre sintratteneva presso alla porta e mettea tai lamenti, accostglisi uno e gli disse, che slava il re petf andare a dormire ; ond egli co si, com era , senza lavarsi vol per servire il re della coppa , siccome il suo ministero portava. Vestita il re dopo cena un aria solazzevole e pi gioconda del solito rplse gli occhi verso di Neemia , e vedutolo starsi mesto, l interrog , perche fosse cos malinconico ? Ed egli pregato prima Iddio, che al suo dire donasse grazia e forza di muovere e persuadere : E come , disse f o r e , non debbo io parerti tale ed essere fino all anima penetralo da doglia , ; quando della mia patria Gerusalemme, ove sono le arche e i sepolcri de nostri progenitori , sento che le mura sono at* terrate e le porte date alle fiamme ? Deh tu mi consenti eh io vada , e rinnalzi le mura , ed ag giunga quel che rimane da fabbricare nel tempio ; A tale domanda, il re accordgli e la grazia di che richiedevalo e lettere da recarsi asatrapi, perch il mirassero come persona degna d onore, e gli des sero ajuto in quanto ei voleva: Ora via poni fine, * disse, al dolore, e lieto servici in avvenire . Neemia adunque adorato Iddio e rendute al re gra zie della promessa rasseren il volto , e col dolce

LIB. XI. CAf. V.

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delle promesse sgombronne la ttrbaziohe e il tu* multo. IX. Il d appressa chiamatolo il re gli consegna una lettera da portare a Sadeo governatore della Siria , della Fenicia j e di Samaria , in cui gli seri* veva dell1onore, che dovevasi a Neemia, e di quanto vevagli a somministrare per la fabbricazione del tempio. Andato adunque Neemia in Babilonia vi ac* colse molti de suoi, che lo vollero spontaneamente seguire , e arriv in Gerusalemme, correndo i anno ventesimoquinto del .regno di Serse : e mostrate prima le lettere al popol, indi le consegna a Sadeo e agli altri governatori: poi radunata tutta la molti tudine in Gerusalemme , postosi in mezzo a! tempio parl di tal guisa. Giudei , voi sapete ehe Dio tiene memoria de nostri padri Abramo , Isacco y n e Giacobbe, e merc dlia loro giustizia non ab* > bandona il pensiero di noi; ih fatti egli aju* n tonimi a ottenere dal re licenza di rifabbricare le nostre mura e di dare compimento a ci , che ci resta a fare nel tempio. Ora io voglio , che v oi, poich ben sapete il male che ci vogliono le na zioni vicine , e . quando risappiano ebe noi siamo * intesi alla fabbrica , il molestarci e il darsi attor* t> no , eh egli faranno per impedirla ? primieramente * stiate sicuri, che Dio opporrassi al loro mal ani* r > m o , indi non che leviate n d n notte la man dal lavoro , ma con sommo impegno vi ci ado periate intorno pensando , che a ci non havvt * tempo pi opportuno di questo * > . Dopo tale

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DELLE ANTICHI! GIUDAICHE

ragionamento di tosto il carico aprincipi di m isurare la muraglia e ripartirne il lavoro alla gente , p r * porzionandolo al numero ed alle forze delle p o p o la zioni secondo le citt e villaggi , ond era ciascuna^ e promesso loro di por mano egli pure co suoi f a migliar! all im presa, sciolse la radunanza. X. All opera adunque s allestir i Giudei; c o l qual, nome a chiamare cominciaronsi fino da q u e l giorno, che uscirono di Babilonia, e il pigliarono dalla trib di G iuda, la quale siccome venne la prima in que luoghi, cos ella diede e a paesani e 1 paese questa denominazione. Ora gli Ammoniti i Moabiti i Samaritani quanti abitavano la Celesiria, udito che la fabbrica delle mura s avanzava a gran passi, il portarono di mal cuore , ed altro tutto il d non facevano , che tendere loro insidie , e stu diarsi di bistornare quell impresa. Quindi ed ucci sero molti G iudei, e cercavano a morte Neemia stesso, allettando con oro alcuni stranieri a levarlo di vita.. Ingegnavansi ancora di spaventargli e dare loro impaccio con mettere voce , che molte nazioni stavano per muovere larmi contro di loro; dal che atterriti furono quasi per abbandonare limpresa. Ma Neemia non movevasi punto per tutto ci dall im pegno , con che attendeva al lavoro ; anzi preso un -corpo di gente per guardia di sua persona, immo bile vi durava fino a non risentirsi, per desiderio di -vedere compiuto il lavoro, neppure agli stenti. Pose egli poi tanto studio e tal cura a salvare se stesso non per timore che avesse di morte, ma perch em

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certo, che, morto lui, le mura desuoi cittadini non si sarebbero rialzale mai pi. Ordin eziandio, che quanti avrebbono da indi innanzi fabbricato, lavo* rassero coll armi alla m ano; quindi e muratori e portatori di materiali cignean la spada ; e volle ch$ vicinissimi a loro , fossero gli scudi, e a cinquecento piedi dalla citt colloc trombettieri con ordine, che all apparire dei nimici ne dessero segno al popolo , perch prese Farmi potesse riceverli, n fosse colto alla sprovvista. Egli intanto di notte tempo aggira* vasi intorno ait citt non istanco n per fatiche n per bisogno di cibo o di sonno ; che ad usare tali cose non lo guidava il piacere, ma la necessit : e dur in questi travagli due anni e quattro mesi; che in tanto appunto furono rifabbricate le mura di Ge* rusalemme, e ci fu al mese- nono nel ventesimo!* tavo anno del regno di Serse. Compiuto il ricinto , Neemia ed il popolo sagrificarono a Dio in ringra* ziamento per tale costruttura, e otto giorni passa* rono banchettando. Ma le nazioni abitanti la S iria, risaputo eh era fornita la fabbrica delle mura, l eb bero molto a grave. Neemia intanto leggendo , che Gerusalemme era scarsa d abitatori r preg i sacer doti e leviti, che abbandonati i contorni si .trapiai** tasser nella citt e vi facessero stanza ferma al qual fine fabbric loro a sue spese le abitazioni. Impose anche al popolo , che coltivava la terra , di recare a Gerusalemme le delime de loro proventi 7 onde avendo i sacerdoti ed i leviti di che ogni giorno ^ottenere la v ita , lasciar boa dovessero il servigio

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DELLE

4HVDICHE

di Dio. Essi adunque seguirono d buon g rado i


Voleri di Neetnia : in tal modo crebbe assai p i . la popolazione di Gerusalemme. Neemia poi d o p o molte altre imprese utili e degne di lod mor g i Vecchio. Fu egli uomo d1 indole buona e giusta e

larghissimo benefattore de7suoi, a quali lasci n e lle mura d Gerusalemme un eterna memoria di s u a persona. Ora questo quanto avvenne sotto il r e Serse.

C'A P I T O I O

VI*

Come, regnante Jfrtaserse, tutta la nazione de G iudei volle essere sterminata per frode dyAmano. v * I. Morto questo, pass il regno nel .figlio Ciro da1Greci appellato Artaserse. Regnando costui nella P ersia, la stirpe giudaica tuttaquanta con esso le mogli e i figliuoli frono per disertarsi senza ripar; La cagione di ci la diremo indi, a poco. Intanto mi preme fat noto primiramente 7 come questo re 'pos una dolina giudea di sangue reale, che, come abbiamo dalle storie, salv ancora* la nostra nazio* lie (19). Salito adtmque Artaserse sul trono, dap poich delle cento ventistte s*e ' satrapie j quante n erano dall India fino all Etiopia, ebbe creati go* Verna to ri, al terz anno* di veggio invit gli amici e Je genti persiane i loro capi a un solenne convito, < e trattolli con quella magnificenza che si conveniva 'ad wi tc -j 41 quale intendeva con; ci di -far mostra

L1B. XI.! CAP. VI.

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p e r cento ottanta giorni di sua ricchezza r indi mise p e r stte giorni in Susa tavola alle naeioni e a loro ambasciatori. Il luogo poi , dove stavano banchet tan d o , era fatto m tal guisa. lzavasi un gran pa diglione sopra colonne d oro e d argento , da cui p e r lungo spazio pendevano tende intessute di Uno e di porpora, sotto le quali giacevano * ' persone a m o lte migliajft. Erano tutti servili con nappi parte d o ro e parte tempestati di gioje, he diletto in* siem e davano e maraviglia a vederli. Aveva poi dato ordine il re a* serventi, che non isforzassero persona a bere col continuamente portarne loro , come usanza ancor traPersiani, ma consentissero a ognuno d e convitati lo stare allegro in quel modo , che pi gli era in grado. Intanto per messi spediti nelle provincie mand pubblicando , ebe tutti si rimane sro di lavorare, e festeggiassero molti giorni per la calvezza del regno. II. E simile la reina Vasti tenne alle dnne bau chetto dentro la reggia. Or volendo mostrarla il r$ a convitati mandolle ordinando, che comparisse al banchetto, giacch davvenenza vinceva tutte le donnei Ma ella per osservare le leggi persiane, che all* donne divietano il lasciarsi vedere a straniere per* son e, non venne dinanzi al re \ e contutto mandasse pi volte eunuchi per le i, sempre per stette ferma nel suo proposito di non andarci : laonde il re per isdegno, che concepinne , licenzi i convitati ; indi rizzatosi chiam i sette Persiani, a cui stava l io* terpretare le, leggi : e alla loro presenza accus lp

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DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

sua moglie dicendo , che da lei era stato offeso J perciocch chiamata da se pi fiate al coavito n o n volle ubbidirgli pure una volta: or essi dicano q u a l gastigo pensino che le si debba. Al che avendo r i sposto un di loro nomato Mucheo (20), che n o n egli solo era in ci l oltraggiato, ma tutti in lu i i Persiani, i quali correvano tisico di venire in d i spetto alle mogli e dover condurre una vita indegna di loro : Conciossiach non saravvene neppur una.; tt che avendo dinanzi per esemplare il superbo con tcgno, che la regina ha usato con teco , signore * t che sei d ogni cosa , porti rispetto al marito suo & pari ; e quindi a lui suggerendo , che u n . tanto oltraggio doveva punirlo con gran gastigo, egli de cret di ripudiar V asti, e concedere ad altra donna l onore, ehessa godeva. III. Il re intanto , che fortemente l amava e sof feriva di mal cuore questo allontanamento , siccome in vigor delle leggi pi non poteva tornarla in sua grazia, cos non finava m ai. di dolersi, che d im possibile riuscita fossero i suoi desiderj. Veggendolo adunque gli amici in tanta tristizia per ci consigliarongli, che di tal donna deponesse ad un tempo il pensiero e 1.inutile amore ; mandasse poi in tutta la terra per vergini davvenenti fattezze ; e quella d infra esse, ch egli anteporr a tutte l altre, se l abbia a sposa : perciocch l affezione per la prima Terrebbe spenta al venire della seconda , e il viver con questa distorrebbelo m breve dalla benivoglienza per quella. Piacque al re tal consiglio } e commise

LIB. XI. CAP. VI.

a d alcuni ? che fatta scelta di vergini r che n1 suor regn i abbiano grido di avvenenti ? gliele conducano dinanzi. Ora poich ne furono assai raccolte, venne trovata una giovine in Babilonia , che non avendo ii lun genitore n laltro allevavasi presso a suo z io Mardocheo ( che tal era il nome di lui ). Questi e r a della trib Beniamitide ed imo de1personaggi pivi riguardevoli fra7Giudei. Ester poi ( che cos si chiam ava la giovane) oltrepassava per buona sorte in belt , quant altre donne v erano allora, e colla grazia del suo sembiante pi che non laltre moveva g li occhi de riguardanti. Data ancor essa in cura ad u n o degli eunuchi fu con la possibile diligenza fornita d i tu tto , sempre irrorata d una dovizia di quegli unguenti e aromati preziosissimi, di cui la persona abbisogna 3 e furono tuttequante , cio quattrocento, trattate cos per sei mesi. Quando l eunuco credette dover bastare la cura avuta sin qui delle vergini, e timolle gi degne. del regio talam o, ogni giorno mndavane una al re , perch fosse sua sposa ; ma appena statavi ei la rimandava tosto alleunuco. IV. Ma venutagli Ester innanzi subitamente gli piacque : e presone forte la fa sua moglie legittima , e ne celebra le sponsalizie al duodecimo mese del F anno settimo del suo regno ; il qual mese dicevasi Adar. Spacci poscia per tutti i suoi stati que1che chiamavansi Angari (a i), perch da per tutto si fe steggiassero queste nozze ; mentr egli tenne appre stato un intero mese per la ragione medesima 'u n lauto banchetto a1Persiani ed a Medi e a1capi dello

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nazioni/ Entrata che fu nella reggia , le cigne al'caj>o il diadema ; e cosi visse con E ste r, la quale non fccegli mai palese la gente, don d era nativa. Passato poi anco il zio di lei da Babilonia in Susa di Per* sia , quivi ferm sua. stanza, e si tratteneva ogui giorno presso alla reggia per domandare dello stato della fanciulla, cui egli amava come figliuola. Fece intanto il re una legge , che quando sedeva in trono, nessuno de suoi non gli comparisse dinanzi, se non chiamato ; e per stavangli intorno al trono persone armate di scuri per gastigare coloro , die vi 6 ac costassero non chiamati. Il re stesso sedendo teneva in mano una bacchetta d oro ; cui , quando voleva salvo alcuno, che non chiamato gli fosse venuto innanzi, stendeva verso di lui ; onde questi tocca* tone era sicuro. Ma di lai cose basti 1 aver ragion nato sin qui. ' V, Dopo alcun tempo avendo Bagatan e Tares contro del re maechinata congiura, Barnahazo servo duno di questi eunuchi e di stirpe giudeo, com presone il reo tra tta to , venne a scoprirlo al (io della moglie del re. Mardocheo adunque per mezzo dEster manifest al re i congiurati. Atterrito il re trov la dinunzia esser vera; e messi in croce gli eunuchi, allora veramente non diede a Mardocheo alcun prem io, come dovevasi a una persona, da cui riconosceva l essere in v ita, fuor solamente il commettere , che a snoi storiografi fece , di pome il nome ne loro scritti, e a lui di abitar nella reggia, siccome strettissimo amico del re. Amano intantd

: i#,) *. c*f>. Yb -7 I75 C ^liuolo *di Amadata di <sttrjie cnalecita? .mentree n tra v a dal re., veniva dagli stranieri non meno ch<. d a ' Persiani adorato j e tale onore.fare a lai si dovea% p e i comando del re Artaser&e. Osserv duaqueAma-, n o ^ 4he Mavdoclico non k> adorava (al che fare spignevanlo la sua saviezza e le leggi paterne), e. dom and chi era colui. Saputone chq giudeo ? nebbet sdegno , e disse parergli ben cosa strana , che dove. Permiani nazione libera inuanz;i a lui si prostravano co stu i schiavo di condizione non si degnasse d i f a r lo ; e: fermo a volerne Mardocheo castigato, il chiedere al re di poterlo punire l ebbe . per troppo^ pieciola soddisfazione ; e per stabili di distruggerne, la nazion tuttaquanta ; conciossiach nimicasse natur. raUnente i Giudei per lo discrtameuto , a che fu. secata da loro la gente malecita, da cui discendeva,, Presentatosi adunque al. re cominci la sua accusa* dicendo , esservi una rea nazione , e questa dispersa, p er tutte le terre soggette a lui 7 villanesca, iutraU tabile , non avente comune cogli atyri n religione, n leggi : * .Nimica U fine per indole e per edu* n cazione del popol tuO e di tatto, il genere umano > Questa, nazione , se vuoi far bene .a tuoi sudditi y m comanderai che s* spianti .dalla radice , e non ne* * > resti pure un avanzo sotto colore o d 1 avergli n schiavi o di tenerli prigioni . Perche, poi nonavesse il re a 1perdere l utile de tributi ,t che da. loro ritraeva,, ei gli pr ferie, <l s^o quarantamila, talenti d am ento, presto a sborsarglieli, quando a lui fosse in grado y & & priver, vol^ulien eli questa.

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d e l l e a n t i c h i t ? g iu d a ic h e

somma, purch d tal peste sia sgombro il regno* A tali inchieste d Amano il re e 1 argento rilasciagli e le persone , da fame quello che pi gli piace ; Qnde Amano, ottenuto ci che bram ava, pubblica tosto pCr tutto l1impero a nome del re un bando di tal tenore. 11 gran re Artaserse a governatori delle cento ventisette satrapie scrive cos. Ottenuto il dominio di molte genti e fatto signore di tutta la terra eh io volli, e nonch mai sospinto dal * mio supremo potere a trattare i miei sudditi con alterigia ed asprezza, ma sempre rivolto ad usare t* benignit e dolcezza, dopo aver procurata loro la pace e il buon ordine nelle leggi, pensava al come rendere loro questi beni durevoli eternamente. Ora Amano, che per la sua dirittura e prudenza viene da me sopra tutti riverito e pregiato , e per la sua lealt ed amore invariabile dopo la mia persona p ha il secondo posto nel regno, avendomi fatto avvertito ssersi nelluman genere tramischiata una razza dolorosa di gente, nimicissima delle leggi, restia a1comandi de1re, stravagante ancora ne1riti, malsofferente della monarchia e del nostro bene invidiosa, io comando, che glindicati dal secondo mio padre Amano tutti con esso le mogli e fi gliuoli sieno messi a morte senza riguardo, sicch n non avvenga, che pi alla compassione mirandosi che amiei voleri trascurisi questo editto; e voglio che ci si mandi ad effetto il quattordicesimo giorno del mese duodecimo di questanno istesso; affinch lo sterminio umversale de &otri nimici

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spenti in un giorno solo ci lasci vivere in pace per F avvenire . VI. Pubblicatosi questo bando per le citt, e prvincie, tutti accignevansi pronti pel giorno anzidetto all eccidio e sterminamento totale de1 Giudei. Anche in Susa se ne affrettava l esecuzione. Mentre adun que il re con Amano si sollazzavano tra i conviti e i bicchieri, per la citt era grande romore * laonde Mardocheo risaputo il caso stracciossi le vesti, e coperto di sacco e sparso di cenere s aggirava gri dando per la c itt , che si sagrifca una nazione in nocente ; e cos dicendo pervenne fino alla reggia, presso alla quale fermossi : perciocch in tal porta mento non gli era lecito diutrodurvisi. Adoperavano similmente gli altri Giudei, che vivevano nelle citt, dove sera esposta la carta di loro condanna, traendo guai e piagnendo la gi minacciata rovina loro. Ri ferito che fu da certuni alla regina lo stare di Mar* docheo davanti alla corte in s miserabile portamen to , turbatane forte mand persone, che gli cangias sero vesti ; ma non potutosi persuadere che depo nesse quel sacco (perciocch la dolente cagione che avevaio astretto a vestirlo durava ancora), chiamato leunuco Atac, che per ventura appo lei si trovava, mandollo da Mardocheo con ordine dinformarsi, per qual doloroso accideute si desse malinconia, u voluto avesse neppure a prieghi di lei deporre quel li abito che portava. Mardocheo adunque scopersene la ragione alleunuco, ci. era il bando mandato con tro ai Giudei in tutte le provincie soggette al re x e 1 &
F la v i <x, tomo III

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promessa di grossa somma, onde Amano avea compe rato dal re lo sterminio della nazione; e in fede di ci consegnatagli una copia di quello, *che stava esposto in Susa, perch la recasse ad E ster, vi ag giunse una commissione per le i, che pregasse per loro il re , e per la salvezza della nazione non isde gnasse un umile portamento, che metterebbe in si curo i Giudei j che portavano risico di perire ; con ciossiach Amano il secondo personaggio dopo il re con delitti apposti a1 Giudei aver contro loro attiz zato r animo del monarca. Ci udito Ester manda / di nuovo dicendo a Mardocheo, ch'ella non era dal re chiamata, e v pena d morte a chi non chia mato entra a lu i, se non se allora, che il r vo lendone alcuno salvo distenda verso di lui la bac chetta d oro ; che quegli solo, che va a lui non chiamato, non muore ma ottiene perdono, verso del quale il re si porti di simil guisa. Or Mardocheo all1 eunuco, che gli rec tal novella da parte di E ster, commise di dirle, che non mirasse la sua privata salvezza, ma la comune della nazione ; per ch se al presente non, si curava di farlo, verrebbe ora, ch egli sicuramente sarebbe aiutato da Dio, ed essa e la sua casa paterna dalle persone per lei non curate sarebbe distrutta. Ester allora pel messo me desimo ingiunse a Mardocheo, che rendutosi in Susa (22) adunasse a parlamento quanti col si tro vavano Giudei, e duranti tre giorni facessero per lei digiuno con un1astinenza strettissima da ogni cosa ; eh ssa dopo fatto con le sue ancelle il medesimo

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prometteva a mal grado della legge di presentarsi al r e , pronta fino a incontrare, se bisognasse, la morte. Mardocheo secondo le commissioni dategli da Ester e fe digiunare il popolo , e insieme con loro supplic Dio a non patir neppur ora , che la sua gente perisse, ma che siccome pi volte ancora in addietro avfeva loro provveduto, e peccatori gli aveva ribenedetti, cosi al presente li sottraesse alla gi minacciata rovina ; perciocch non per alcuno pec cato e' sono a pericolo di morire da infami, ma per aver egli solo accesa F ira di Amano : Q uando, disse, io nop F adorai n sostenni di rendere a lui quell omaggio, che a te, Signore, io soglio prestare; ond egli adirato macchin questi danni, # > contro chi non volle passare le tue leggi Le medesime voci metteva anche il popolo scongiurando Iddio a pensare in qualche maniera alla- loro sai* vezza ed a togliere gl israeliti di tutta quanta la terra dall imminente calamit : perciocch gi F ave vano innanzi agli occhi, e la si vedevano ornai vidna. VII. Per egual modo Ester secondo le patrie leggi prostesa, al suolo e coperta duna veste lugubre pre gava Iddio ; e disdettosi cibo, bevanda e delizie, chiede vagli che avesse piet di le i, e quando fosse dinanzi al re desse forza da muovergli l jfmimo alle sue parole, e al suo sembiante avvenenza maggiore che non prima, onde valersi dell une e dellaltra e a calmarne lo sdegno, se mai s adirasse contro di lei, e a soccorrere i suoi nazionali, che in quelFaspra

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fortuna stavano per affondare. Mettesse inoltre n e f cuore del re odio contro i nimici della nazione giu daica , e contro quanti tracoiata ne avevano la ro vina , la qual certo gli opprimerebbe, s egli non se ne desse pensiero. Vili. Spesi tre giorni in tali preghiere depone quell abito e cangia maniere. Abbigliatasi dunque , come a reina si conveniva, con esso due ancelle > delle quali una la sosteneva appoggiatesi lievemente sopra di lei, e laltra seguendola collestremit delle dita tenea sollevato lo strascico della veste, che fino a terra riccamente ondeggiava, al re si presenta lisciata e adorna di unavvenenza tra maestosa e soave. Venne gli per innanzi con qualche timore. Or come si vide al cospetto di lui sedente sul trono e vestito del manto Tegale, eh era una veste a molti Colori per oro e per gemme risplendentissima ? para-, tole per ci stesso vieppi spaventoso, e molto pi pel mirarla eh ei fece con occhio truce e con cera infiammata da sdegno ? svenne improvviso dalla pamra, e cadde stupida in braccio ; di chi Pera allato. 11 re allora per divino volere, siccome io credo, mut pensiero ; e temendo ; non il timore sottoporr nesse a qualche gran male la sua consorte ? scese precipitoso dal trono, e sostenendola colle sue brc cia 7 perch non cadesse, la confortava con saluti amichevoli e con soavi parole e con animarla a star di buon cuore? e a non sospettare di sinistro.^ per* ch venuta da lui non chiamata j questa legge essere fatta pe sudditi . lei 3 che gli era compagna nel

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Irgno , avere tutta quanta la libert ; e in cosi dire ponevale in mano lo scettro, e per rispetto alla legge e per torle ogni tema le stendeva la verga sul collo. Ella perci ritornata in s stessa : Signor, disse , n io non so come esporti a parole Y improvviso ac ridente che mi sorprese. Perciocch al presentar* misi agli occhi la tua persona cosi maestosa, e * vaga , e terribile , tosto mi vennero meno gli spi riti , e restai senza vita . Mentre a stento e con languida voce cos diceva, ra il r in grande co sternazione e tumulto , incorraggiavala a far buon animo e a sperar bene, eh esso gli cederebbe, se si fosse d1uopo , fino alla met del suo regno. Ester allora pregollo, che insieme con Amano suo amico venisse'a mangiare appo lei, perciocch aveva loro preparata una cena. IX. Esaudilla 3 e venuti ambedue , nell allegrezza del vino il re ingiunse ad Ester di palesargli ci, che desidera ( n gli negher cosa alcuna, eziandio Se Volesse da lui una parte di regno ) : ed ella si riserv al d appresso di fargli nota la sua volont , purch fosse di nuovo venuto a cena da lei con Amano. 11 re glielo .promise 3 ed Amano ne usci tatto lieto 3 perch fatto degno egli solo tra tutti di stare insieme col re alla tavola d E ster, e perch nessun altro ottenea tanto onore dai re. Ma veduto Mardocheo in Sorte di nelle furie, perocch que sto mirandolo non gli ava fatto alcun segno d ono re , e ritiratosi a casa chiam Zares sua moglie e gli amici 3 alla cui presenza narr gli onori, che

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aveva dal re non pure ma dalla regina eziandio ri cevuti. Perciocch oggi medesimo dopo avere egli solo col re cenato appo lei , n era stato invitato an cora per domani ; ma queste cose diceva non essercare, finch vedeva il giudeo Mardocheo aggirarsi per corte. i che Zares sua moglie avendo rispsto ^ che se altro non c1e ra , ordinasse una trave di cin quanta cubiti, e domani per tempo, ottenutane dal ve licenza, in croce ponessevi Mardocheo, approvonne Amano il consiglio, e subitamente commise a1suoi servi, che preparato il legno piantasserio nel suo cortile per castigo di Mardocheo. X. Ma Dio si rideva delle ree speranze dAmano; c penetrando nell avvenire mirava con diletto ci , che seguire ne doveva. Conciossiach Dio tolse agli occhi del re quella notte il sonno ; ond1egli perdere non volendo oziosamente quel tempo di veglia, anzi amando di spenderlo in cosa importante pel regno, ingiunse allo scrivano, che recategli le memorie dei re passati e delle geste sue proprie , gliele venisse leggendo. Recolle, e nel progresso della lettura si trov, eh* uno per non so qual memorabile impresa n* ebbe in mercede una te rra , della quale vi si leg geva scritto anco il nome. Indi ricordandosi un al tro , che fu della sua lealt meritato , si venne in fine a Bagatan e Zares eunuchi, i quali avndo contro la vita del re cospirato furono da Mardocheo discoperti. Recitato ci solo, passava ad un altra narrazione lo scrivano ; ma il re arrestollo col do mandarlo , se in quello scritto si faceva memoria di

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premio perci a lui dato ; e intes clte no gl in* giunse che si fermasse, e domand chi ne avea Fin* combenza, che ora fosse di notte ; e risaputone es sere gi d , commise che quale de suoi amici tro vassero gi a quell ora nell anticamera , giiel rife rissero; e per ventura ci rinyennero Amano, il quale era stato pi del consueto sollecito a rendersi in corte per domandargli la morte di Mardocheo. Det togli adunque da cortigiani, che in anticamera vera Amano, comand, che fosse introdotto. Entrato ap pena : Riconoscendoti, disse il re , per quel solo , 9 9 che mi vuol bene davvero , io ti prego che mi suggerisca, come io possa onorare una persona a a me cara oltremodo in una maniera, che degna sia della mia grandezza > . Amano pensandosi, che il consiglio , che dar dovea, tornerebbe a suo p r , conciossiach egli solo era F amato dal r e , sugger quel partito, che a lui pareva il migliore ; e disse : Quando vuoi fare onore a chi tu d d amare , fa * eh ei passeggi a cavallo rivestilo del tuo medesimo 9 9 manto , e con al collo un monile d'oro ; ed uno 9 9 de tuoi amici pi stretti gli vada innanzi gridando per tutta la citt , che ottiene siffatti onori, cui 9 9 il re vuole onorare . Tale fu adunque il partito* che Amano proposegli , dandosi a credere , che do vesse sopra di s ricadere quel premio. Ma lieto il re per cotal pensamento : Or va , disse , e poich 9> hai e cavallo e manto e monile, cerca di Mardo9 cheo uomo giudeo, e cedute a lui queste cose gridando precorri il cavallo di lui;, che tu siccome

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mi sei stretto amico , csi devi essere esctitrG 9 9 di ci, di cui'fosti ottimo consigliere. E q u e sto ila il premio y che noi gli rendiamo per la v ita , 9 9 che ci salv . XI. A questa non aspettata novella perdette l. mente Amano, e stordito per non sapere che s i fare , esce in pubblico col cavallo, colla porpora e col monile doro ; e trovato davanti alla corte M ar docheo coperto di sacco, gli ordin che deposto quell abito rivestisse la porpora. Ma egli non ci v e dendo verisimiglianza e per giudicando d essere beffeggiato : Ahi ribaldaccio , disse, cos dunque ti pigli giuoco delle nostre disavventure ? Per suaso alla fine , che questo era un merito, che gli rendeva il re della vita per lui salvatagli col disve lar la congiura, che gi gli rdirono contro gli eunu chi, veste la porpora, cui soleva portare ogni giorno il r e , si mette intorno al collo il monile e salito a cavallo va in giro per la citt preceduto da Amano f che andava gridando, questa essere la mercede che avr dal re chiunque egli ami e reputi degno'donore. Camminato eh ebbero tutto intorno per ' la * citt , Mardocheo si condusse davanti al r e , ed Amano scoppiando dalla vergogna ritirasi in casa sua, dove piagnendo narra alla moglie e agli amici quaut era avvenuto ; ed essi gli dissero , che non era quello pi tempo da vendicarsi di Mardocheo , perciocch Dio era con lui. Mentre cos ragionavano insieme, ed ecco gli eunuchi d Ester, che invitano senza in dugio Amano alla cena. Qui Sahucada (23) uno

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itagli eunuchi, veduta in casa dAmano piantata una Croce, interrog un servo, a che fine Y avessero preparata, e inteso, che per lo zio della regina, conciossiach Amano volesse chiederlo al r per pu nirlo , per allra si tacque. > XII. Ora com ebbe il re insieme con Amano ce-* nato, preg la regina che gli dicesse , qual grazia voleva da lui , e otterrebbe quanto sapeva deside-* rare ; ed ella cominci deplorando il risico, in che si trovava il suo popolo, e disse, lei stessa trovarsi colla nazione esposta a perire ; e perci di ti cose introdurgli discorso : che s1egli avesse vbluto , che si vendessero schiavi a tristissime condizioni , no non lo avrebbe nojato; perciocch questo male saria tollerabile : pertanto lo scongiurava a sottrarli da queste calamit. Qui avendola il re interrogata, per Cui cagione fossero queste cose accadute , cominci apertamente a incolpare Amano, e disse, che questi per lo mal animo, che nodriva verso di loro, aveva ordita la trama. Turbato il re a tale nuova levossi impetuosamente da tavola, e si mise a camminare per lo giatdibo. Intanto Amano si volse ad Ester pregandola e supplicandola a perdonargli il suo fallo; che ben conosceva la sua reit; e mentre per questo s era prosteso sul (*) letto della regina e stava scongiurandola, entrato il re e incollorita vie pi a tal vista : I Ahi fellone e ribaldo, disse, ed osi eziandio oltraggiare mia moglie? Stupidito a tal voce Amano , n pi attentandosi di far motto , usc contro Amano anche leimuco Sabucada dicendo*

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d avergli veduta in casa una croce alzata per M a r docheo : cosi aver detto un serv a lui, che n e l domand, quando fu in sua casa per invitarlo a lla cena ; ed aggiunse , la croce essere alta cinquanta cubiti. Udita il re quell accusa, pens non doversi ad Amano altra pena, che la macchinata contro d i Mardocheo $ e immantinente comanda, che a quella croce si appenda e vi muoja. XIII. E qui parmi acconcio d ammirare 1 E sser divino e riconoscerne la sapienza e giustizia, n o n pur nel gastigo, onde pag la scelleratezza d Ama no , ma nel ritrcere che fece in capo al macchina tore la trama ordita contro daltrui , e nel farci a evidenza avvertiti, che quanto uno va architettando a danno altrui, senz esso avvedersene lo si pre para per se. Amano adunqne abusatosi soverchia mente degli onori , che aveva dal re peri in tale forma ; e i suoi averi donati furono alla reina. XIV. Indi il re chiamato Mardocheo , perciocch gi scoperta gli aveva Ester la sua parentela con lui, pongli in dito Fanello, che diede gi ad Amano. La regina altres cede in dono a Mardocheo le so stanze d Amano, e supplica al r e , che si degni di liberare i Giudei dal timore della morte , e gli ma nifesta F editto , che ne avea pubblicato Amano fi gliuolo di Amadato. Perciocch quando fosse e la sua patria distrutta e disfatta la u nazione, non reggerebbe di vivere pure un momento. E il re assicurolla, che n avea mai pensato a cosa di suo dispiacere, n non ne avverrebbe nessuna, ohe fosse

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alle sue brame contraria. Scrivesse adunque intorno a? Giudei quanto l era in grado , a nome del re , munito lo scritto del reale sigillo bandisselo in tutto il regno: che quanti Vedranno tal lettera autorizzata dal regai contrassegno, non oseranno alle cose scrit tevi entro d opporsi. Chiamati adunque i regj scri vani ordin la regina, che a favore de Giudei seri vesser a governatori e prefetti sopratendenti dal lindia fino allEtiopia alle cento ventisette satr&pie J ed era la lettera coneeputa in tal modo. Jl gran re Artaserse a governatori e a quanti hanno cura del nostro , salute. Molti della grandezza debenefizj e degli onori 3 che dall eccessiva bont di chi loro li conferisce ricevono, non ad opprimere solo gl inferiori si valgono, ma sbandeggiando dal mondo la gratitudine non temono d abusarne ad offendere le persone stesse de benefattori, e fuori di se medesimi rapiti al vedersi in possesso di beni non aspettati, postine gli autori in obblio, dansi a credere di potere sottrarsi alla vista di Dio e scansarne il dovuto gastigo. Certi poi di costoro, alla cui fede gli amici commisero il reggimento di tu tto , per odio privato, che ad alcuni portavano % stravolgendo con menzognere accuse e calunnie. la mente aprincipi li condussero a mirar con occhio sdegnato persone innocenti, le quali per questo furono a rischio di andare in rovina. Che

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la cosa, veracemente sia cos, non abbiamo m f t n stieri < T addurne in prova esempj antichissimi 0 noti solo per faina j bastano gli ardimentosi a tte ri tati commessi dirianzi a nostri occhi} onde m a i pi non si' dia per 1 avvenire orecchio a- calunnie 7 ed accuse, e ad argomenti ? ond1altri si' studi d i persuadre, e si giudichi de1 fatti altrui solo c i che.si vede cogli occhi propri, e puniscansi se n e n son degni 7 o , se altrimenti $ si premino ponendo mente non a7delatori ma all1opere stss. C os appunto Amano figliuolo d Amadato , di stirpe * > amalecita, e per sangue straniero a Prsiani , il quale fu accolto' da noi e trattato sempre con tanta bo n t, che del titolo lo degnavamo in pro gresso di padre , e veniva dagli altri adorato , e dopo la nostra reai persona riscote va da tutti i secondi onori, reggere non seppe a tanta fortuna , * n in cos grande stato si govern saviamente} ma tent di privare di regno e di vita me autore d sua possanza col chiedermi, che con inganno * e con frde. fece , la grzia di poter disertare il mio benefattore e; salvator Mardcheo , ed Ester compagna nostra cos nella vita come nel regno. > > Perciocch staccatimi in tal maniera dal fianco i pi cari voleva poscia in capo ad altri, traspor tare la mia corona. O r. io ben sapendo y <che i Giudei dall* infame nomo gi -condannati a pe rire nou, solo non son malvagi, ma si governano con ottime leggi) e servono al D ioiche a me ed ai nostri antenati conserv il' regno, non solo li

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sottraggo al supplizio loro destinato dalla lettera scritta innanzi da Amano, alla quale se amate far n senno non baderete , ma voglio che abbiano tutti gli onori;; e chi ha macchinate contro di loro tali frodi, io T ho appeso con esso la sua ' famiglia a una croee rimpetto a|le porte di Susa, dannato a siffatta pena da Dio , che vede ogni cosa. Coman dovi inoltre, eh esposta in tutto il mio regno una copia di questa lettera consentiate a Giudei, che valendosi delle loro leggi si vivano in pace , e diate loro braccio a vendicarsi di quanti nei tempi della loro oppressione li maltrattarono , e ci sar in un medesimo giorno, cio a tredici del duodecimo mese che lAdar. Perciocch questo giorno, di fatale chegli era, Dio lha can giato in giorno per loro di salute ; e felice io lo desidero a quanti ci vogliono bene , e memorabile n pel gastigo denostri insidiatori. Voglio pertanto che tutti sappiano e citt e genti, che chiunque oser trasgredir cosa alcuna contenentesi in questo scritto, sar disertato da ferro e da fuoco. La * * lettera adunque stia esposta alla vista di tutti in 9 ogni luogo soggetto al nostro dominio, e pel giorno prefisso tengansi i Giudei bene in pronto per venff dicarsi de loro cimici . XV. Ora i corrieri, che avevano a recar dapper tutto la lettera, postisi senz indugio in cammino pervennero tutti al termine del loro viaggio. Alluscir poi che fece in pubblico Mardocheo col reai manto fa dosso, colla corona <F oro in capo , e con al collq

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SELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

il monile , i Giudei,, che trovavansi in ' Susa, Teda* tolo in tanto pregio appo il r e , considerarono la sua propria felicita come universale di tutti loro. La gioja intanto e la salutevole luce della regale let tera , che si divulgava, i sparse in tutti i Giudei cos della citt come della provincia ; talch molti ancora d altre nazioni per timor de1Giudei procu rarono colla circoncisione, alla quale si sottoposero y di liberarsi dall1imminente pericolo. Conciossiach al tredicesimo giorno del mese duodecimo presso gl Ebrei chiamato A dar, e Distro presso i Macedoni, i portatori delle lettere del re aveano bandito che in quel giorno medesimo, in cui essi dovevano pe ricolare , abbattessero senza riguardo i loro nimici $ laonde i satrapi e tiranni e re e cancellieri onora rono molto i Giudei ; perciocch la paura, che ave vano di Mardocheo, gli astrigneva a far senno. Renduta poi pubblica in tutto il paese soggetto al re la sua lettera avvenne, che i Giudei di Susa uccisero da cinquecento deloro nimici. U re adunque avendo ad Ester manifestato il numero degli uccisi in citt, che dell' accaduto di fuori ancora era incerto, l in-* terroga se oltre questa soddisfazione ne brami qualeh* altra , e le sar data. Essa pregollo, che con sentisse a Giudei dimpiegare cos anche il giorno vegnente contro il restante d loro nimici, e di mettere in croce i dieci figliuoli d1Amano ; e questo altres concedette il re a Giudei ; disdir non volendo cosa veruna ad Ester. Quelli pertanto ristrettisi in sieme al quattordicesimo - giorno del mese Distra

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ammazzarono intorno a trecento deloro nimici; lasciarono per intatto ogni loro avere. Per mano poi dei Giudei sparsi nelle provincie e nell'' altr^ citt peri rono deloro nimici settantacinquemila persone. Que sti fur messi a morte il terzodecimo d del mese 7 e il giorno appresso celebrarono solennit ; e simile in Susa i Giudei tutti insieme fecero gran banchetto al quattordicesimo giorno e al seguente del mese me desimo ; onde ancora oggid tutti i Giudei della terra festeggiano questi giorni, presentandosi scambievol mente alcuna vivanda. XVL Scrisse poi Mardocheo a quanti Giudei si trovavano negli stati del re Artaserse, che facessero conto di questi giorni ? li festeggiassero, e ne tra mandassero la celebrit a1loro posteri, perch so lenni fossero eternamente, n mai andassero in di menticanza ; eh era ben giusto, che poich in questi giorni, eh1esser dovevano sterminati da Amano * scampati erano dal periglio e riscattatisi de loro ni mici , in rendimento di grazie a Dio li guardassero come festivi. Per i Giudei solennizzano i giorni anzidetti ? e li chiamano Farei Mardocheo intanto teneva grande e splendido posto appo il re ; e con lui divideva il governo, avendo il piacere eziandio di convivere colla regina. Le cose ancora de Giudei andavano merc di loro meglio di quanto potevano desiderare. Questi furono gli accidenti avvenuti > re*, gnante Artaserse ; a1Giudei,

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DELLE ANTICHI^A GIUDICHE

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Bagose generale d Artaserse il minore maltratta forte i Giudei. 1. Morto il gran sacerdote Eliasibo entra nel pon tificato Giuda (s5) suo figlio. Passato ancor questo di vita j ottenne l1onore Giovanni (26) figliuolo di lu i, per colpa del quale Bagose generale dell1 esercita, dArtaserse Oco profan il tempio di D io, e tributi impose a Giudei di cinquanta dramme da pagarsi dal pubblico per ogni capo d1agnello , anzich offe rissero le vittime quotidiane. Ora il divenir egli rea di tal fallo and in questo modo. Aveva Giovanni un fratello chiamato Ges. A questi Bagose, come a suo amico , promise di dare il pontificato. Confi dato adunque Ges in tal promessa si lasci tra sportare nel tempio tropp oltre contro Giovanni ? di che irritato il fratello per impeto d ira luccise. L1aver Giovanni persona sagra commessa tanta em piet fu gran male j ma il peggio si fu , che un fatto, cos crudele e s empio non mai & i vide tra Greci avvenire n tra1Barbari ; certo che Dio non lasci impunita questa scelleratezza ; conciossiach ed il popolo per tal cagione perdette la libert, ed il tempio fu da'* Persiani profanato. Bagose infatti gei nerale d1Artaserse saputo., che il pontefice de Gi' dei Giovanni avea trucidato il proprio fratello Ges nel tempio, fu tostamente sopra i Giudei gridando

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adirato: Foste voi dunque arditi di spargere sangue nel rostro tempio ? in questo tentando den tr a r nel tempio n era respinto : ond9egli disse : ch e ? Sono io forse meno pure d un ammazzato nel tempio ? in cos dire entra nel tempio. Valutosi adunque di tal pretesto Bagose Tendic per settanni sopra i Giudei la morte di Ges. II. Venuto a morte GioTanni sottentra nel. ponti ficato suo figlio Jaddo (27 ). Anche questi arera un fratello appellato Manasse, con cui Sanaballat creato satrapa di Samaria dall ultimo re di Persia Dario , d i stirpe Cuteo (2 8 ) , onde traevano 1 origine loro i Samaritani, sapendo la nobile citt, eh7 era Geru salemme , e il molto da fare che i suoi re diedero agli Assiri, e a quanti abitavano in Celesiria, spos d i buon grado una sua figliuola, che arera nome Nicaso, stimando, che queste nozze sarebbero quasi u n pegno da farsi amica la nazione de Giudei, tuttaquanta. C a p i t o l o VIII. Bnefizj fa tti a Giudei da Alessandro il Macedone. I. Verso questo tempo anche Filippo re de Ma cedoni insidiosamente assalito in Egea da Pausania figliuolo di Ceraste della stirpe degli Oreste! si mor. Succedutogli il figlio Alessandro nel regno e passato l Ellesponto vince i generali < ty Dario a Granico,
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ove fece con loro giornata. Indi sorpresa la Lidia , domata F Ionia e corsa la Caria si gett sopra k luoghi della Pamfilia 7 come s1 detto da altri. In tanto le pi attempate persone di Gerusalemme! reg gendo malvolontieri il fratello di Jaddo sommo pon tefice maritato con una straniera avere parte nel sacerdozio ; levaronsi contro di lui a romore} per ciocch giudicavano tal matrimonio servire di* soste gno a coloro , che .vorrebbono rovesciare 1 ordine delle/ nozze, e poter essere questo un principio da permischiarsi colle straniere nazioni: essere infatti la prima loro cattivit, e i tanti danni, che accompagnaronla ; derivati dal prevaricare d alcuni intorno alle nozze , e dal menare che ,fecero donne non paesane. Intimarono adunque a Manasse o il lasciare la moglie , o il non accostarsi all1altare. Al popolo aggiungendosi il pontefice a tenere dall altare lon tano, il fratello } Manasse ricover presso il suocero Sanaballat ? a cui protestava, che veramente avea grande amore per sua figliuola Nicaso y ma che per lei non vorrebbe rimanere decaduto dal grado sacer dotale ; di cui non v era il maggiore nella nazione, e stava annesso alla sua famiglia. Sanaballat gli d parola , che quando ami vivere con sua figlia, non solo gli conserver il sacerdozio , ma confermagli eziandio il potere e il grado pontificale, e farallo governatore di quanti luoghi a lui ubbidiscono, agr giugnendo che alzer un tempio cimile a quello di Gerusalemme sul monte Garizim presso a Samaria } monte il pi alto di tutti ; e ci con facolt dello

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stesso re Dario. Confortato da tali promesse Manasse rest presso di Sanaballat, pensandosi daver# dalle mani di Dario il pontificato ; conciossiach San aballa t fosse gi innltrato negli anni. In questo trovandosi molti sacerdoti e Israeliti impigliati in siffatte nozze fu gran tumulto in Gerusalemme ; perciocch tuttiquanti si rifuggivano presso Manasse, e somministrava loro Sanaballat denajo e terra da coltivare , assegnando loro F abitazione e facendo a gara col genero, a chi li trattava con maggiore cortesia. , li. Circa tal tempo avendo sentito Dario, che Alessandro, passato lo stretto dellEllesponto e vinti nel fatto darmi a Granico i suoi satrapi, si spigneva pi oltre , adun un esercito di cavalieri e di fanti per muovere incontro a Macedoni, primach colle loro scorrerie soggiogassero tutta 1 Asia. Valicate adunque 1 Eufrate e passato il Tauro monte della Cilicia, entro questa provincia si ferm per acco gliere linimico con animo di venire ivi medesimo seco lui alle mani. Ora Sanaballat festante per l venuta di Dario, disse subitamente .a Manasse, chegU atterrebbe le sue promesse , tostoch Dario , vinti i' nimici , tornasse al suo regno ; che non egli solo , ma tutti gli Asiatici fermamente credevano, che in risguardo della moltitudine dePersiani non ne avreb bero i Macedoni neppure sostenuto lincontra. Ma il fatto and al rovescio di quello , che saspettavano. Conciossiach azzuffatosi il r co IV^cedoni rest vinto , e perdute in gran parte le truppe, e rimaste

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prigioni sua madre, sua moglie, e i figliuoli fuggi nella Persia. Alessandro adunque- passato in Siria prende. Damasco * ? e impadronitosi di Sidone , mette T assedio a Tiro. Di l scrisse al sommo pontefice de Giudei, richiedendolo di soccorso e di piazza libera per le sue truppe ; e che preferendo 1 amist deMacedoni desse a lui quanto per addietro pagava a Dario ; e stesse sicuro che non avrebbene penti mento. Ma risposto da! gran sacerdote a portatori della lettera eh1ei s era a Dario obbligato con sa cramento di non portare Tarmi contro di lui colla giunta di non violarlo giammai ? finch egli vivesse 7 Alessandro ne fu inasprito; e bench per allora non giudicasse d'abbandonare Tiro pressoch espugnata, pure non cos tosto l avrebbe in sua mano 9 che minacciava di venire collesercito contro il pontefice de Giudei y e con ci insegnerebbe ad ognuno, con chi essi debbano mantenere giuramento. Quindi in calzato pi gagliardamente 1 assedio s1impadronisce di Tiro ; e dato ordine quivi agli affari, mosse contra la citt de Gazei ; e strinse d assedio Gaza e il comandante della guernigione chera col ? no minato Babemese. III. Ora avvisando Sanaballat essere giunto il tempo opportuno a eseguire i suoi disegni ribella a Dario j e prese con seco ottomila persone da luoghi alla sua reggenza suggetti va a trovare Alessandro , e rinvenutolo che dava cominciamnto allassdio di Tifo disse ? che a lui cedea quante terre appartene vano al .suo governo ; e in luogo di Dario riconoscea

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d i b u o n grado lui per signore., Alessandro gli fece c o r te s i accoglienze > onde incorato gi Sanaballat e n tr a ragionargli della materia propostasi ; mani festandogli che per genero avea Manasse^ fratello di J a d d o pontefice deGiudei; che siccome ricoveravano p re s s o di se moltaltri della nazione medesima, aveva g i conceputo il disegno di fabbricare un tempio< nei lu o g h i di sua giurisdizione ; che la faccenda tornava a n c h e a vantaggio del re col partirsi , che per tale m o d o farebbero in due le forze de" Giudei ; onde n o n avverrebbe , che la nazione , se mai le venisse ta len to di fare novit, per trovarsi uniti d animi e d i consigli ; dessero che fare ai re , come adopera ro n o gi cogli Assiri. Ottenutane da Alessandro l$t facolt ; Sanaballat con tutta la sollecitudine e dili genza possibile fabbric il tempio , e ne cre sacer d o te M anasse, stimando essere questo il premio maggiore che dare si potesse a quelli ? che nascerebbono di sua figliuola. Trascrsi poi sette mesi d all assedio di Tiro* e due da quello di Gaza Sana ballat pass di vita. IV. Alessandro , espugnata Gaza , allest vasi per andare sqpra Gerusalemme. Uditane la novella il pontefice Jaddo si trov in grande angustia e timo re y non sapendo in che modo dovesse ire incontro aMacedoni, essendo il re loro sdegnato per la pas sata disubbidienza. Intimate pertanto pubbliche sup plicazioni, e insieme col popolo offerto a Dio sagrifizio pregavalo ?\che proteggesse la nazione , e dagli imminenti pericoli la togliesse. Colto dopo il sagrifzio

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dal sonno ebbe dormendo da Dio risposta, che stes te allegramente, e addobbata a festa la citt ne aprisse le porte; indi gli altri'tutti vestiti di bianco , ed gli co sacerdoti degli biti loro consueti uscis sero incontro all esercito senza timore dalcuno si nistro ; che Dio ci provvederebbe. Svegliatosi Jaddo e fu lieto assai , e palesato loracolo a tuttiquanti y e fatto ci che a lui dormendo fu suggerito , stava attendendo la venuta del re. Avvisato poi ? ehenon era gran fatto lungi dalla citt y esce co sacerdoti e colla moltitudine de cittadini ; e con un treno tutto .sagro e diverso da quello d altre nazioni viene a incontrarlo ad un certo luogo chiamato Sof (29), il qual nome recato in greco suona (vedetta) y perciocch di col avviene y che si vede e Gerusa lemme ed il tempio. Ora pensandosi i Fenicj e i Caldei del seguito d Alessandro , siccome -parca che 10 sdegno del re consentisse loro; di dover saccheg giare la citt e mettere con istrapazzo a morte il pontefice , videro cangiare faccia in tutto alle cose. Conciossiach Alessandro veduto y bench da lungi y 1 1 popolo in bianche vesti y e innanzi a loro i sacer doti colle loro robe di bisso e il pontefice in abito di giacinto ricamato a oro ; con in capo la mitra e sopravi la piastra d oro, ove stava scolpito il nome di Dio y fattosi innanzi egli solo inchinossi a quel nome , e primo.fu a salutare il gran sacerdote. Qui avendo i Giudei tuttiquanti salutato a una voce Alessandro e messolsi in mezzo y i re della Siria e la sua gente stup in vedergli fare tai cose ; e

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sospettarono che il re avesse perduto il senno. Laonde Parmenione accostatosi a lui tutto solo , e interro gatolo , perch m ai, dove tutti adorano lu i, egli abb ia adorato il pontefice deGiudei : Non questo, 9 9 rispose , io adorai? ma quel Dio, il cui pontificato n e sostiene. Questo nume io gi ~vidi dormendo , quando era in Do della Macedonia , in questo medesimo portamento, e me , che stava pensando al come impadronirmi dell1Asia , confort a non indugiare pi oltre , e con animo franco a pas ti sarvi; eh1egli servirebbe di scorta al mio esercito, e mi darebbe in mano la signoria de Persiani : sicch non avendo finora veduta in tal abito altra persona. e presentatosi ora questo al mio sguar do , e con esso alla mia mente la visione e il 9 9 conforto avuto gi in sogno , io credo , che dalla 9 9 mano divina in questa spedizione sovvenuto vin9 9 cer Dario, metter al niente l1impero persiano y 99 e andrammi ogni cosa a seconda de miei desi9 9 derj (3o) . Cos egli a Parmenione: indi preso il pontefice per la mano, preceduto da sacerdoti entra nella citt ; e salito al tempio offre a Dio sagrifzio giusta la regola, che gliene di il sacerdote ; e allo stesso pontefice fece gli onori dovuti al suo grado. Mostratogli poscia il libro di Daniele y ove si predi ceva , che un greco avrebbe. disfatto l1impero per siano , ravvis se medesimo nel personaggio col accennato , e tutto lieto licenzi per quel giorno la moltitudine. 11 d appresso, chiamati a se i Giudei, gli anim a domandargli qual grazia bramavano

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

maggiormente; e chiestogli dal gran sacerdote libert di valersi delle patrie loro leggi, e di potere essere immuni ognanno settimo datributi, concedette loro ogni cosa. Dopo ci supplicato da loro , .che anco a Giudei dimoranti in Babilonia ed in Media per mettesse di vivere colle proprie leggi , volentieri promise di rendere paghi i loro desiderj. Quindi avendo egli detto in pubblico , che se alcuni bra massero ( salvi i patrii loro riti e il vivere a norma di questi) militare con esso lui , egli era pronto a condurli seco , parecchi *amarono di seguire le sue bandiere* V. Alessandro adunque, disposte in tal modo le cose in Gerusalemme, sincammin coll'esercito verso le citt convicine. Accolto ovunque giugneva cortesemente , i Samaritani, la cui metropoli allora era Sichem posta appiedi del monte Garizim e abitata da Giudei fuorusciti , saputo , che Alessandro avea tanto distintamente onorati i Giudei, determinarono di dichiararsi Giudei ; dappoich i Samaritani sono cosiffatti, come gi altra fiata dicemmo, che quando i Giudei sono battuti da traversie, protestano di non avere che far con essi, e allora dicono la verit ; quando poi veggonli dalla fortuna levati a qualche splendore , traggono d improvviso , spacciando con loro parentela e attinenza, e appiccando il filo della loro genealogia a figliuoli di Giuseppe, Efraimo e Manasse. Con apparato adunque di magnificenza e con mostra di grande affetto per lui vennero a scon trare il re quasi in su quello di Gerusalemme.

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Alessandro lod tutti quanti: allora i Sichimiti gli si accostarono j e presi a intercessori i soldati, che gi Sanaballat gli aveva spediti, pregaronlo che venuto n e lla loro citt onorasse anche il tempio, eh1era ap po loro: ed egli promise, che ci verrebbe nel suo ritorno. Domandando poi essi, che rilasciasse loro il tributo dell' anno settimo , in cui non gettavano se m enza , gl7interrog, qual nazione erano essi, onde facevano tali inchieste, e rispondendo essi chEbrei, bench appellati Sidonj di Sichem , da capo fi do mand , s1erano veramente Giudei} e ripigliato essi d ie no : Ma io , disse., a1 Giudei ho concesse tai 9 9 grazie. Pure nel mio ritorno, quando sia informato 9 9 da voi pi a minuto di tali cose, quello far, 9 9 che parrammi pi opportuno ; e con queste pa role licenzi i Sichimiti. Intanto a soldati di Sana ballat ordin, che il seguissero nellEgitto, ove loro darebbe terreni a sorte j il che fece indi a poco nella Tebaide, commettendo loro la guardia di quel paese. VI. Morto Alessandro , l1impero rest diviso tra i suoi successori ; ed il tempio alzato sul monte Garizim rimase in piedi. Che se alcuno in Gerusalemme ra reo o d'avere gustati cibi profani o di non avere guardato il sabbato o d altrettale delitto , si rifug giva presso de Sichimiti dicendo , che avevani o a torto accusato. Mor a questi tempi anche Jaddo pontefice, gli- succedette al pontificato Onia suo figliuolo. Tale era lo stato in che si trovavano i Ge rosolimitani.

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DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE

LIBRO

DUODECIMO 0

C apitolo

P rimo

Tolommeo figliuolo di Lago presa con frode ed in~ ganno Gerusalemme e la Giudea trasporta molti Giudei in Egitto.

I. A-lessndro adunque re de Macedoni, dopo di strutto limpero persiano ? e fatte nella Giudea le anzidette provvisioni, pon fine a suoi giorni. Caduto limpero in mano di molti, Antigono regna nellAsia, Seleuco in Babilonia e sopra le nazioni di que con torni, Lisimaco signoreggi 1 Ellesponto, Cassandro ebbe )a Macedonia, e l1Egitto occupollo Tolommeo

DE111E ANTICHIT1 GIUDICHE LIB. XII. CAP. I.

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figliuolo di Lago. Or dall essere costoro inquieti e sempre tra s in contesa, ognuno pel proprio re gno, nacquero lunghe guerre e continue, ed ebbero le citt molti danni, e nelle battaglie perdettero molti de loro abitanti, siccome avvenne altres a tutta universalmente la Siria, la quale da Tolommeo figliuolo di Lago chiamato allora Sotere (1) fu molto diversamente trattata da quello, che tale appellazione sonava. Questi per vie fraudolenti e ingannevoli o<N cup ancora Gerusalemme ; perciocch entrato. in giorno di sabbato nella citt sotto titolo di sagrifi-* care , mentre i Giudei non prendevansi guardia di lu i, che non lo credevano nimico , e per tra per tal sicurezza e pel giorno eh era quello vivevano spensierati ed oziosi, senza contrasto se ne impa dronisce , e vi signoreggi aspramente. Testimonio di questo fatto ancora Agatarchide gnidio, lo scrit tore delle imprese de successori dAlessandro , il quale trattandoci da superstiziosi e a ci attribuendo 1 aver noi perduta la libert cos dice : V ha una gente chiamata Giudei, i quali, abitando Gerusa lemme forte e vasta citt, non curaronsi, eh ella cadesse in mano di Tolommeo ; dappoich non * > volendo per una intempestiva divozione prendere Tarmi amarono di soggiacere a un duro padrone . Cos parl Agatarchide della nostra nazione. II. Or Tolommeo fatti nelle parti montagnose della Giudea, e ne luoghi vicini a Gerusalemme e nella Samaritide ed in Garizim assai prigioni seco li trasse e li men tutti quanti in Egitto j e dalla ri-

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d e l l e a n t i c h i t 9 g iu d a ic h e

sposta ; che i Giudei fecero all ambascera dAles sandro gi ^ncitore di Dario , conosciutili per lea lissimi in attenere giuramenti e promesse ? ne colloc molti nelle guemigioni ? e fattigli al pari de1Mace doni cittadini d? Alessandria di loro il giuramento , che si manterrebbono fedeli a* posteri di chi aveva alla loro cura commesse quelle fortezze. Non pochi ancora degli altri Giudei discesero spontaneamente -hi Egitto, tirativi parte dal buon paese eh esso era 7 parte dal liberale procedere di Tolommeo. Intanto tra1 loro posteri ? che conservare volevano intatta la forma de1 patrii riti } e i Samaritani furono grandi rom ori, fino a combattersi scambievolmente j per ciocch sostenevano i Gerosolimitani dall1una parte, il loro tempio solo esser santo , e per dover quelli mandare col le vittime ; e i Samaritani dall1altra volevano ; che ci si facesse sul monte Garzim.
C apitolo

II.

Tolommeo Filadelfo fa trasportare in greco linguaggio le leggi de Giudei ; libera molti prigioni , ed ap pende nel tempio di Dio molte offerte. I. Avendo regnato dodici anni Alessandro, e dopo lui Tolommeo Sotere quaranta ? appresso fu re del lEgitto Filadelfo ; il quale tenuto il regno ben tren tanove anni e fece tradurre la legge , e ritorn in libert i Gerosolimitani schiavi in Egitto, i quali montavano a cento venti mila. U motivo di tale

LIB. XII. CAP. n .

2 o

deliberazione fu questo (2). Demetrio Falereo biblio tecario allora del re studiandosi di radunare, se gli era possibile , quanti libri trovavansi al mondo , e comperandone tutti quelli, ebe avesse udito o essere degni di stima o dare nel genio del re , il quale era di raccor libri amantissimo, s* ingegnava a tutto po dere di secondarne le brame. Or domandato un di dallo stesso Tolommeo, quante migliaja di libri avesse oggimai, radunate , rispose, montare fino ad ora & dugento mila, ma in breve dover essere cinquecento \ e aver risaputo trovarsi molli volumi ancora presso a Giudei contenenti le loro leggi , pregevoli assai e degni della regai libreria; i quali siccome scrtti coi loro caratteri e nel loro idioma darebbero da fare non poco , quando non fossero traslatati in greco linguaggio : poich sembrargli , che il loro carattere alla natura si rassomigliasse delle lettere sire, e nel suono delle parole andassero entrambi di pari: aveva per la favella giudaica alcune particolarit tutte sue. Non- esservi adunque ragione da non tradurre questi libri ( giacch il poteva non mancandogli il necessa rio a ci fare ) , e da non aver quindi in sia libre ria apco le opere , che sono appo quelli. Ora il r e , parutogli che Demetrio impegnato ad accrescere il numero de suoi libri saviamente avvisasse, scrive per l'esecuzione di tal disegno al pontefice de Giudei. 'II. Yera certo risteo strettissimo amico del*re, da cui per la sua modestia era avuto in gran pregio. Questi spesse fiate anche innanzi vea seco mede simo risoluto di muovere il re a clonare la libert

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DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

a quanti Giudei si trovavano nel suo regno. Ora parutogli essere questo il tempo opportuno da suppli cargliene ? tratta co primi due personaggi della guar dia reale Sosibio di Taranto e Andrea 7 pregandoli, che lo vogliano spalleggiare nella supplica, eh egli intende di porgerne al re. Approvato dalie gi dette persone il Suo intendimento y Aristeo si presenta & re e gli parla di tal maniera. Sire , egli non conveniente , che noi ci facciamo poco coscienza d ingannarti : no : si de dire la verit. Noi per piacere a te risoluti non pur di trascrivere ma di f> recare dal loro idioma le leggi de Giudei, io non 9 veggio, come ragionevolmente possiamo farlo ? 9 * quando molti Giudei servono nel tuo regno. Deh * con un opera rispondente alla bont e grandezza dell animo tuo cavali di miseria^, riflettendo , che chi governa il tuo regno quel Dio y che loro diede le leggi, siccome dopo lungo studiare son giunto a conoscere. Perciocch il Dio creatore del luniverso al pari dessi noi pure adoriamo, chia mandolo con accncio vocabolo ( * ) Pitale , formatone il nome dal trasfondere chei fa in ogni cosa ( ) la vita : laonde , in onore di Dio rendi a chi lo serve con lealt, ' rndi j dico , la patria e il poter vivere in essa. Sta per 9 9 certo, o Sire, che non attegnenza di sangue che 9 > io m abbia con loro y n somiglianza di nascita, che a me li pareggi y mi spingono a farti cotali in ch iesten o ; ma il papere , che tutti gli uomini sono fattura di D io, e eh egli compiacesi di chi

LIB. XII. CAP. II.

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fa bene ad altrui, questo che mi stimola a sug-> gerirti, che il facci tu pure . Cosi disse risteo; e il re miratolo con lieto volto e giulivo, a quante migliaj a pensi t u , disse , che ascendano i prigioni da liberarsi ? Rispose Andrea, che troyavasi col presente, e. disse, che non dovevano essere pi di cento venti mila ; e ti pare, soggiunse , piccola gra zia, o.Aristeo, quella che mi domandi? Ma ripi gliando Sosibio e gli astanti , che in ringraziamento a quel Dio, che gli aveva donato il regno, ben era dovere, che alcuna cosa facesse degna del suo grande animo, rasserenato perci commise, che quando fosse tempo di contare alla milizia il soldo , pagar si dovessero cento venti dramme per ognuno degli schiavi, eherano presso di quella; e in favore delle persone, per cui supplicava , promise di mettere in luce un editto onorevole assai, il quale ratificasse e il pensiero dAristeo , e prima di questo il volere divino, secondo il quale non solo i fatti prigioni dal padre suo e dalla soldatesca di lui diceva do versi rimandare liberi, ma quanti ancora o trovavansi prima nel regno, o vi furono tratti dipoi : in torno a che fatto avvertito , che tal redenzione gli costerebbe pi di quattrocento talenti, accord ezian dio questa spesa. Ma perch fosse nota a tutti la magnificenza di questo re, m piaciuto di conser vare una copia di tale editto, che dice cos. Quanti gi militando col padre mio corsero la Fenicia e p la Siria, e sottomessa la Giudea ne imprigiona* > rpno le persone, e le si condussero schiave nelle

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DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE

* > nostre cittadi e terre, e ne fecion vendita , <r chiunque gli ha presso di s o fossero nel mio regno prima di noi o vi sieno stati condotti dipoi, voglio, che li rimettano in libert tutti quanti, avutone in cambio il prezzo di cento venti dram me per testa, talch i soldati insieme collo stipen dio, e gli altri del regio erario riportino il prezzo per lo riscatto. Perciocch io credo che sieno stati contro allintenzione del padre e oltre il giusto fatti prigioni; e che la militare insolenza abbia disertate le loro terre; e Tessere (9) trasferiti in Egitto ab* bia avuto origine dal gran vantaggio, che ne avreb* bono tratto i soldati. Laonde tra per amore del * giusto e per piet di persone oppresse pi del do vere comando, che tutti i padroni, avuto il prezzo gi stabilito per ogni capo , rilascino liberi quanti Giudei tengono in ischiavit ; n v abbia alcuno , che in ci faccia frode , ma tutti ubbidiscano ai miei voleri. Intendo ancora, eh infra tre giorni, dacch fia spedito il decreto, esponga ognuno quanti egli ne ha a coloro che saranno sopra ci, e ne mostri loro eziandio gl individui; il che penso dover ridondare in vantaggio anche mio : i disubbidienti si potranno dinunziare da chi vorr, i loro averi voglio che sieno applicati al fisco reale . Letto al re questo editto, siccome quanto era in ogn altra cosa ben conceputo, tanto pareva* gli un po mancante della necessaria estensione in Ordine a Giudei fatti schiavi innanzi o dopo del pa dre suo, cosi con animo generoso vi aggiunse il

LIB. XII. CAP. fi.

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b e n ig n o paragrafo., che di lor tratta.; e ordin, che d e llo sborso, siccome moltiplica e grande, si di v idesse la cura tra gli amministratori de pubblici a ffa ri e i regj banchieri. Fatto questo nel breve spa zio di sette giorni furono mandate ad effetto le in tenzioni del re; e sborsarnsi per li riscatti da quat tro cen to sessanta talenti ; conciossiach i padroni esigessero pe bambini eziandio cento e venti dram m e y come se nel prescrivere, che il re fece il p rezzo antidetto per ogni capo, avesse ordinato^ d ie ancora per questi dar si dovesse altrettanto. ILI. Or Tolommeo, compiute splendidamente giusta il suo desiderio tai cose , ingiunse a Demetrio, che distendesse il memoriale intomo al trascrivere, ch far si doveva, de libri giudaici ; che non adoperossf m ai nulla da questi re sconsigliatamente, anzi tutto facevasi con gran diligenza; laonde fu registrata l copia tanto del memoriale quanto delle lettere, e la moltitudine de regali spediti a templi, e la manifattura d ognuno , affinch i riguardanti avessero una minuta contezza del valore dell artefice, e dalF ec cellenza delle opere quella dirittamente argomentasi sero dell autore di ciascuna. La copia adunque del memoriale fu questa. Demetrio al gran re. Avendo n tu , o sire, ordinato , che di quanti volumi ancor # * mancano al compimento della libreria si facesst n raccolta, e intorno a quanti fossero difettosi si usasse la convenevole diligenza, dopo rivolto a questo affare tutto il micT studio , io ti fo inten dere, ohe tra gli altri ci mancano i libri delle
F la v io , tom 9 U h
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a iO

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n giudaiche leggi ; i quali siccome scritti in caratteri ebraici e nella lingua propria della nazione, cos * > non sono intesi da noi. Aggiugnesi a ci, cbe non sono, scritti coti quella accuratezza , eh ebbero dai f* loro autori, merccch avuta non hanno peranco la sorte, che a loro si rivolga la provvidenza del re ; egli perci necessario, che questi ancora si trovino ben governati presso di te., per essere eglino un corpo di leggi savissime ed incorrotte, com dovere che sia una fattura divina. Quindi * > , come dice Ecateo Abderita, che n poeti n v storici non hanno fatto parola di queste leggi n $ > delle persone, che presero da quelle la norma del loro governo, perch sono purissime e non possibili a interpretarsi da lingue profane. Se dunv que a te piace, o re , scrivi al pontefice deGiu dei, che da ciascuna trib mandi sei uomini dei * > pi attempati e de meglio istrutti nella legge, onde bene informati del chiaro senso e verace dei libri, e dalla loro interpretazione condotti ad in* tendere per minuto, ogni cosa, possiamo unopera compilare , che degna sia de tuoi desiderj. IV, Fatto questo memoriale y il re ingiunse, che si scrivesse di tale affare ad Eleazaro pontefice dei Giudei, e nel tempo medesimo a lui si desse l av viso della libert ridonata a Giudei, che servivano nellEgitto. Oltre a questo per fame coppe, caraffer e calici gli mand in oro il peso di cinquanta ta lenti , e di gioje una quantit non possibile a nume r a ta Impose eziandio a1 custodi delle cassette , ove

MB, *11. C ip . II.

d ii

^rano chiuse le ' gioje , che consentissero a giojellieri lo sceglierne quell spezie, che loro piacesse. Prov* yide p o i, che io monta fossero dati al tempio pei sacrifzj e per ogn'1 altro bisogno intorno a cento ta lenti. E qui sporr i lavori 9 e la foggia ond1erano fatti, quando, abbia premessa una copia della lettera scritta a Eleazaro.1gran sacerdte , il quale sal a quest' onore per la cagione che sono per dire* Morto Onia pontefice , i l . suo figlinolo Simone ,. eh ebbe anche il nome di giusto per la sua piet verso Dio, e per l1amore che portava alla sua nazione, gli sue* cedette in quel posto. Venuto poi questi a morte, siccome il figliuolo che lasci nominato Onia era an cora bambino, cos suo fratello Eleazaro, di cui ragioniamo al presente, assunse il pontificato* A lui Tolommeo scrive in. questa maniera, II re Tolommeo ad Eleazaro pontefice, salute, Avendo mio padre tra i molti Giudei passati . ad abitar nel mio regno (4) fatto onore a quelli, che. daPersiani, quando rimasero vincitori, furono imprigionati, e ascrittine alcuni tra suoi soldati con paga maggiore, che non gli altri, e .a tali ve** fi nati con lui nell Egitto commessa la cura delle n guernigioni, onde fossero dagli Egiziani temuti} n io pure salito al trono siccome ho trattato qua lunque persona umanamente, cos e molto pi i tuoi cittadini, i quali dalla condizione, in che erano, di schiavi servendo altrui e nel numero

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DELLE ANTICHIT* GIUDICHE

* d'oltre a centomila, io ho tornati in libert, pa* gando del mio a loro padroni per riscattarli: e i * gi cresciuti m e t , io gli ho ascritti al ruolo dei miei soldati ; quelli poi d*infra loro*, che potevano h . comparire dinanzi a me e tra1fidi miei cortigiani , $ > gli ho a tale onore levati, pensando, che a Dio n in contraccambio della provvidenza, che ha di * > m e, non poteva fare un presente pi caro, maggior di questo. Volendo io poi rendere paghi e qusti e quanti altri Giudei sono al mondo, ho * determinato di far tradurre la vostra legge, e dall ebraico idioma recata nel greco riporla nella mia libreria. Sar dunque ben fatto * che tu tra* scelga e mi mandi sei valenti uomini per trib gi f avanzati negli anui, i quali per la loro et e sieno pratichi della legge e possano farne un'esatta inter petrazione : perciocch io mi do a credere, che il compimento di questa impresa debba produrci una gloria immortale. Ho spediti altres, perch > trattino teco di tale affare, Andrea capitano delle mie guardie ed Aristeo , persone da me somma* mente pregiate , medianti i quali ho mandate an cora le novellizie delle mie offerte al tempio, e s* per sagrifizj e per altre cose cento talenti d ar gento. Tu intanto se mi scrverai, mi sar sempre grato, di qualunque materia tu parli. V. Eleazaro adunque, avuta la lettera del r e , gli risponde con le pi cortesi maniere, che a lur iu possibile.

il*.

X . CAP.

tu

I l pontefice Eleazaro al re ToloPh&teo, salute. * Quando t u , e la regina Arsinoe, e i figliuoli * stiate bene , noi siamo in tutto felici.. Ricevuta la * le tte r a , grande consolazione ci diede il tuo desih d e rio * e a pieno popolo Y abbiamo letta } facendo a tu tti palese la tua piet Terso Dio. Abbiamo n. aiicVe loro mostrate le veliti caraffe d1oro 7 che $ ci mandasti 7 e le trenta d argento , e le cinque coppe , e la mensa da farne a Dio un offerta 7 e * * i cento. talenti da spenderli ne sagrifizj e nella * > provvisione di quanto occorre pel tempio; le quali * cose tutte recate.ci furono dai pi pregiati fratuoi 9 9 amici Andrea ed Aristeo, uomini di *singolare * bont ed erudizione, 6 degni della tua virt. Or sappi, che noi saremo pronti a giovarti a costo eziandio di dovere fai* cosa opposta alle nostre inclinazioni : che ben conviene renderti il contrae cambio de benefizj moltissimi da te fatti anostri concittadini. Tosto adunque per te , e per tua so* rella e pe figli ed* amici abbiamo offerto a Dio * sacrificio , ed il popolo ha fatto. orazione } perch si compiano i tuoi desiderj, e il tuo regno man* n tengasi in pace, e la versione della legge abbia a tuo pr quella fine, che vuoi. Abbiamo trascelte da ogni trib sei persone attempate ; che co1vo lumi della legge a te abbiamo spediti. La tua piet e dirittura provveder , che tradotta la. legge , ci 9 sia con sicurezza di chi or te la porla restituita.

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DELL* ANTICHIT* GIUDICHE

Sta sano . Cos rispose il pontefice. Io poi n e cessario non ho creduto di qui recitare i nomi d e i settanta vecchi spediti da Eleazaro, che in E gitto recarono la legge, avvegnach si trovassero scritti appi della lettera. * * YI. Non m per sembrato fuor di proposito il far parola degli arredi, che il re mand in dono a Dio, onde tutti sappiano } di che liberale animo fosse il re verso Dio Perciocch egli oltre il denajo infi nito y che somministrava per ci, col sempre trovarsi presente agli artefici e considerarne le manifatture non lasci luogo a lentezza o trascuraggine in niuno di que lavori j de quali per quanto possibile ? de scriver la magnificenza ; non che la storia richiegga un tale racconto , ma perch io intendo di porre dinanzi agli occhi de leggitori il cortese e grand1ani bo j ond era fornito quel principe E primieramente ragioner della mensa. Era intendimento del re fare un1opera in ogni dimensione tragrande. Per com mise } che si esaminasse quanto ampia fosse la mensa posta in Gerusalemme, e s era lecito fabbricarne una maggiore. Informato del quanto precisamente era grande , e del non esservi cosa, che al lavorarne una maggiore si contrapponesse, quantunque dicesse volerne far una ben cinque volte pi grande di quel l a , pure temendo non per la strana sua vastit riu scisse disutile sagri ministeri ( ed egli intendeva, che i doni suoi col stessero non gi per fare di se spettacolo , ma per servire a divini uffizj ) ? e per riflettendo ; che F essere quella prima mensa tirata a

xii. cr. tir ai5 m ediocre grandezza non a mancanza dro attribuir si voleva, ina a questo motivo , non volle che van taggiasse in gran dezza la gi esistente } in variet p e ? di lavoro e in finezza di materia pi, che non c re ila , pregevole la rendette. Egli adunque siccome uom o acutissimo in penetrare le qualit d'ogni cosa e in concepire trovati di nuove e non mai* immagi* n a te fatture ,-in ordine a quello, di che non s* era m a i scritto, e provvide che fosse mandato ad effetto co l porgerne che faceva egli stesso per :via dingegno e suggerirne agli artefici linvenzione} in ordine poi alle cose gi da altri trattate voleva, che l eseguis sero con aver sempre locchio a condurle all*ultima lo r perfezione. Quegli adunque che posero mano alla m^nsa le diedero in lungo due cubiti e mezzo , uno in largo, e in alto uno e mezzo, e tutta, quantera, la fecero doro; intorno intorno (5) condusservi una fascia alta un palmo, i cui lembi erano attorcigliati. e scolpiti a foggia di cordoncino * cui imitavano, ma ravigliosamente , bench fatti a torno da tutte e tre le lor bande : conciossiach essendo essi di triango lare figura, ogni angolo rappresentava scolpito il. lavoro medesimo , sicch volgendosi quegli in giro , ne risultava una sempre medesima n mai interrotta, veduta. Quella parte di fascia, ch stava chiusa verso la mensa, era vagamente intagliata} quella poi, che l abbracciava di fuori, aveva un lavoro di lunga mano pi bello siccome agli occhi esposto e alla considerazione d altrui 5 laonde e i lati finivano en-, trambi in acuto, e nessuno degli angoli, di tre che
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DKLLB ANTICHIT* GUHUlCtiS

essi erano come dicemmo ? abbracciatiti P estremit della mensa, non apparve minor del giusto. Vedevansi nel cordoncino tornito ad eguale distanza tra lpro incastrate pietre preziose, e fermate con (6) i 9 >bie doro ne lor castoni. Le parti poscia del lato Qbbliquo ed esteriore dalla fascia adorne erano dunfa serie duova fatte di pietre vaghissime , e collo scal pello minutamente vergate; il qual lavoro girava tutto intorno alla mensa. Di qua da siffatta scultura con dussero gli artefici una corona attorniata da ogni ape* zie di frutta, da cui vedevansi e pende.r grappoli, e nascere spighe , e tra gli uni e le altre siirgere mela* grane: secondo poi il diverso genere delle frutta anzidette avevan disposte le gemme in maniera, che ogun de frutti portava impresso il colore natio; e con oro legaronle insieme intorno intorno alla mensa, Dopo questa corona veniva un altr ordine d uova simile al primo con esso scolpitovi il vergolamento, sicch P una parte e laltra della mensa porgeva agli occhi da riguardare le sculture medesime e la me desima variet di lavori; e simile la fattura dei lembi e di tutta la fascia, per volgersi che si facesse aUa parte contraria la mensa, non compariva diversa j e il medesimo artifizioso lavoro le si stendea fino ai piedi : perciocch tirata una piastra d'oro grossa ben quattro dita per tutto il largo della mensa, col in cestarono i pi di questa; poi con fermagli e con serrature gli unirono strettamente alla mensa verso la fascia, onde qualunque fosse la parte in cui ad altri piacesse di por la .mensa, lo spettacolo della

U t . XIV. CAP. IL

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stia novit e magnificenza ognor riuscisse il medesi mo. Sopra la mensa intagliarono un sei-peggiamento tempestato nel mezzo di gemme sembianti a stelle, di varie fogge, e v'era il.carbuncolo e lo smeraldo, ambedue scintillanti d' un lume soavissimo all" altrui sguardo , e quante d' ogn' altra spezie sono per le preziose lor qualit ricercate e tenute in islima da ogni uomo. Dopo il serpeggiamento seguiva urT in trecciatura a cordone girante ^li intorno, e avente di verso il mezzo figura (7) di rombo (*), entro la quale stavano incastrati cristallo (8) ed ambra , 1' uno al ternatamente rimpetto e vicino all'altra; ed era cosa di maraviglia il diletto, ebe davano a'riguardanti. I capitelli de1piedi rappresentavano gigli aperti colle foglie ripiegantisi sotto alla mensa, bench dentro mostrassero il tallo diritto. La lor-base (9) alta un palmo era fatta di carbonchio , e dappiedi spor.tara in fuori 5 stendevasi in largo otto dita, l dove ppoggiavasi tutta la pianta de'piedi. Ciascun de'piedi fu con finissimo ed artifizioso lavoro scolpito , e fe cero intorno ad essi girare un' ellera e-tralci di vite con. grappoli in m odo, che avresti detto non vi mancar nulla, perch fosser veri ; infatti il muover si , che 9I soffiare de1venti facevano perch sottili e sporgenti colle loro cime ih fuora , rappresentava all'immaginazione un'idea pi d'essere naturali, che artificiati; e cos lavoraronvi d'invenzione, che dove tutta la mensa avea come 'triplice configurazione, con tale armona uni vasi lr una parte coll'altra, che non era possibile n all'occhio vederne, n figurarne

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DELLE ANTICHIT1 GIUDAICHE

al pensiero le commessure. Mezzo cubito, n pi n meno , fu grossa la mensa. Cosi adunque compiuta fu quest offerta, la quale e per lo pregio della ma teria e per la variet degli adornamenti per la fe* licita degli artefici nell imitar la natura collarte fu tale , qual la voleva l1animo generoso del re , che studiossi di farla in modo, che se avanzar non do veva in grandezza la gi dedicata nel tempio a DO; fosse almeno per arte 9 per novit di trovati e per finezza di lavoro pi bella e. considerabile d assai. VII. Di coppe poi ce ne aveva due d oro. Queste dal pi fino al nodo eran fatte a squame spiralmente disposte, e nemoltiplici loro incavi coperte di' gem me. Da indi in su per 1 altezza d un cubito un la vor vedevasi a spinapesce compsto dogni fatta di gemme: poscia vera scolpito un vergolmento ; indi unintrecciatura a rombi somigliante a una rete sorgea fino al labbro. Alla bellezza davano compimento scudetti, fatti di gemme grandi ben quattro dita e incastrate nel mezzo. Coronavano lorlo de vasi in trecci fioriti di gigli , e tralci coll uve , che gli si aggiravano intorno. In tal maniera adornarono queste coppe d o ro , capevole ognuna di due anfore. Le argentee poi ^splendevano assai pi degli pecchi, onde meglio assai he non questi, ribattevano gli oggetti, che si paravano loro innanzi; Aggiunse il re a queste anco trenta caraffe, in cui quanto vedevasi d1oro non biliottto di *gemme , tutto era ombreg giato da un edera serpeggiante e da foglie di vite con gran maestria d arte scolpite. Queste adunque

LIB. XII. CAT. n .

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fu ro n le cose, die feronsi ; e merc la bravura dei lavoratori a maraviglia valenti nellarte , e molto pi r attenzione e premura del re si condussero per ec cellenza : perciocch non fu pag soltanto di som ministrar con larghezza e magnanimit agli artefici, ' quanto occorreva ? m a, allorch del maneggio dei pbblici affari era stanco, visitava i lavoratori e tutte esaminavane le manifatture 5 il che serviva di sprone agli artefici per essere diligenti : perciocch dal mi ra re che facevano il re e il suo impegno traevano p i ardore e- costanza per operare. Or queste furon le offerte, che sped Tolommeo a Gerusalemme. Ed JE1 eazro gran sacerdote le appese nel tempio, ed onoratine i portatoli , a cui diede regali pel r e , rimandgli in Egitto. Vili. Giunti che furono in Alessandria, non cos tosto al re venne udita novella del lor ritorno $ deir essere i settanta vecchi arrivati, che mand per Andrea ed risteo suoi ambasciadori. Venutigli essi dinanzi e gli dieder la lettera , che per lui ricevet tero dal pontefice, e lo soddisfecero a bocca di quanto egli seppe interrogarli. Indi bramoso di ra gionare co vecchi venuti da Gerusalemme per la versione della legge, volle che fossero licenziati, quanti col si trovavano per loro bisogni, cosa per* altro inslita e inaspettata ; perciocch chi a lui ne veniva per somiglianti ragioni, era al quinto di solo ammesso* all1udienza, e gli- ambasciadori sol dopo un mese. Licenziati adunque coloro stava con impazienza aspettando le persone spedite da Eleazaro*

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DELLE, AWTICHItfA GIUDAICHE

Ora poich' gli i furono i vecchi condotti innanzi con in mano i presenti, che aveva loro il pontefici consegnati pel r e , e le pergamene sopra le quali portavano scritte caratteri d oro le leggi, s li domand dei volumi ; e com essi glieli ebbero di spiegati e fatti vedere (io), stato il re lunga pezza ammirando la sottigliezza delle membrane t linvisi bile loro commettitura (cos bene s1univano insieme disse di saper loro assai grado di tal venuta, e mag giore , a chi glieli aveva mandati, e pi di tutti a Dio , di cui eran per buona 6orte le leggi : e qui avendo a u na. voce i vecchi e gli astanti sciamato : * Viva il re e abbia ogni bene per soprabbondanza di giubilo gli cadder dagli occhi, le lagrime, effetto; cui van del pari in produrre e la grande allegrezza e il dolore. Indi fatti consegnare i volumi, a cui aaspettava d averne cura, allora finalmente abbrac* ci i forestieri, dicendo aver voluto il buon ordine, che il primo luogo si desse al trattare di ci, per cui: aveva chiamate le. loro persone , e il secondo al ragionare con esso loro. Pertanto stessero certi, che il giorno del loro, arrivo sarebbe da lui renduto fa moso col- rinnovarne per tutto il tempo del viver suo Ogni anno la ricordanza. Perciocch^ la. fortuna aveva portato, che il- loro arriva e la vittoria navale per lui ottenuta contro dAntigono (n ) cadessero nel d medesimo. Volle adunque , che alla sua mensa se* dessero con lui., e ordin , che loro fossero vicin alla rocca apprestati agiatissimi alberghi, .. IX. Ora Nicnore y a cui s atteneva d accogliere

in , zi. cAP. ii. ' t forestieri ? chiamato Doroteo , il quale avea cura* immediata di loro , gli'ordin, che allestisse il bisognevole per lo vitto di ciascheduno: che tal1era il1 costume del re ;-il quale, quant1erano le citt, ove diversa maniera di vitto si praticava, altrettanti- ave* vane provveditori presso di se : e chi a lui ne veniva , trovava apprestata ogni cos secondo sua usanza; perch mangiando alla moda medesima del suo paese avesse onde stare pi lieto , n cosa alcuna incontrasse , la quale perch straniera gli dispiacesse. Ora cos fu adoperato con questi ezian dio 3 i quali alla cura compiessi furono di Doroteo , siccome della loro foggia di vivere spertissimo co- noscitore. Egli adunque di per se mise in ordin, quanto ad accoglierli si richiedeva, e divise m due parti le mense, cos volendo il re ; il quale ordin, che sedessergli per met da un canto e i rimanenti dall altro della sua tavola, non omettendo alcun segno d*onore, che loro far potesse. Posti a sedere con tal ordine, il re commise a Doroteo, che giusta* i liti usati appo quanti venuti erano innanzi dalla Giudea a trovarlo servisse ancora questi : il perch non ammise n banditori sacri , n sagrificatori , n altrettali persone, che far solevano le preghiere ; e in loro luogo il re invit uno de forestieri chiamato Eliseo a farle egli. Questi adunque venuto nel mezzo preg ai re e a1 ' suoi sudditi felicit ; indi levossi un applauso' comune di giubili misto e di grida. Fatto poscia silenzio si misero tutti a mangiare e godere dille apposte vivande ; e stato il re tanto tempo in

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DELLE AlfTICtfITA CHUpilCHE

silenzioj quanto credette bastevole ? prese a filoso* fare, interrogandoli ad un per uno di cose fisiche , perch gli mettessero in chiaro le verit ricercate. Ora sciogliendo essi minutamente * , quanti problemi piacque a lui di proporre , ne fu s lieto, che cele* br tal banchetto per dodici d seguiti : e chi bra masse sapere per disteso le cose quivi trattatesi, lo potr facilmente leggendo lopera dArisleo , che a tal fine compose. Quindi rapiti in ammirazione di loro non solo il re ma il filosofo Menedemo, il qual disse la Provvidenza, reggere P universo, e di l aver essi propriamente ritratta la forza e la grazia del ragionare ? pongono fine alle domande ; e il re af ferm ? che la loro presenza gli ave gi prodotto il miglior bene di quanti sapeva bramare : perciocch aver da essi con suo vantaggio imparato, come si debba regnare ; indi comanda, che a ognun di loro si diano tre talenti ; e menati, 'sieno agli alberghi. Passati tre giorni Demetrio levolli di l , e dopo sette stadj d argine sopra il mare appressatosi alli sola (12), e valicato il ponte , pieg a tramontana; e assegn loro la stanza in una casa , a tal fine allestita } e conducevolissima per la sua solitudine alla bisognevole meditazione. Condottigli adunque col pregUi, che poich delle cose alla interpreta zione necessarie'non ne mancava loro nessuna , in traprendessero T opera senz indugio. Essi pertanto con quella somma premura e attenzione, chera loro possibile , esattamente facendo la traduzione prolun gavano fino a nona (i 3) lo studio; indi volgevamo i

L . XII. CAP. II.

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loro pensieri alla cura della persona , ssendo a dovizia serviti dei bisognevole a sostentarsi , con questo di pi, cbe Doroteo per ordine stesso del re somministrava loro dalla ,mensa reale, molte vivande. Per tempissimo andavano a corte a salutare Tolom meo, e di nuovo rendevansi al luogo di. prima; ove dpo lavatesi colle marine acque le mani e mondati se stessi mfettfivarhsi a interpetrare le leggi. X. Trascritta la legge, e in settantadue girni con dottane a fine la traduzione , Demetrio raccolti in quel luogo medesimo, dove si tradusse quanti Giudei gli vennero r itr o v a ti , presenti eziandio gl interpreti, loro la lesse. Tutta la radunanza approv prima* mente linterpretazione devecchi; indi lod il savio avyiso ancor di Demetrio f che aveva col suo pen- samento aperta loro la via a grandi vantaggi ; pregaronlo inoltre^ che dar la volesse da leggere aloro capi;.e tutti a ima voce e sacerdote $ interpreti pi attempati e capi della repubblica lo scongiurarono , poich la versione era stata condotta felicemente a lasciarla com era e a** non consentirvi alcun cambiamento. Commendato da tutti questo parere si stabbi,, che se alcuno trovasse nella versione della legge superfluit o mancanza, soggettasse prima quel passo all esame , indi pubblicamente facessene la corre zione ; e avvisarono saviamente, onde ci che una volta fu giudicato ben fatto, non si dovesse, cangiar mai pi. Diede pertanto al re gran piacere ancora questa cosa, perch vedeva i suoi desiderj vantag giosamente compiuti} ma fuori di misura maggiore

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DELLE ANTICHIT* OtODAlCflE

glielo di la lettura^ che ud delle leggi, in cui fina allo stupore ammirando la mente e la sapienza del legislatore si volse a ragionare con Demetrio e a interrogarlo , onde fosse , che d' un corpo di leggi cos prodigioso n storico mai n poeta avesse fatto parola. Demetrio rispose, che il non aver mai scrit* tore ardito di toccare qtieste leggi dalla sublime loro e divina origine proveniva , e dal gastigo, che certi avanzatisi a. farlo n' ebbero da* Dio : e in prova recavane Teopompo, il quale , perch risoluto di scrivere sopra questo argomento , di in frenesia , he durgli pi oltre di trenta giorni; e sospettando quinci dovere essere derivato il suo impazzamento , ne'lucidi intervalli plac lo sdegno divino ; anzi dor*mencio intese da un sogno, ' che gli era questa av venuto per lo entrare che avea fatto nelle cose di vine, e per l'intenzione da lui conceputa di esporle alla vista del mondo : per, deposto co tal pensier, riebbe sana la mente. Vi aggiunse ancora la fama, che del poeta tragico Teodette correva, che volendo in certo suo''dramma introdurre alcune cose trovate De'sagri libri perdette gli occhi, e riconosciutane la cagione, dop avere con preghiere placato Iddio fu libero *da quel male. XI. Ora Tolommeo, ricevuti, come abbiamo detto, dalle mani di Demetrio i libri, s inchin a loro*, e -diede ordine che si guardassero con gran gelosia > perch rimanessero intatti ) e preg gl' interpetri, che sovente dalla Giudea lo venissero a ritrovare j il che loro tornerebbe, s per gli onori che avrebbooo

l i* ,

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cap.

ii.

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d a l u i , come pe vantaggiosi presenti che loro sarebbono fatti : ora per essere ' giusto ; eh ei li ri* m an d i alla patria; che se di buon grado torneranno d a l u i , me otterranno quanto e la loro sapienza in erita dottenere, e la sua generosit sa donare. P e r ofca adunque licenziolli con un regalo a ciascuni d i tre bellissime robe, di due talenti, d oro, d un bicchiere del valore dun talento, e cTun letto sopra cu i stare a tavola. Questi furono doni per loro. Per Eleazaro poi sommo pontefice consegn dieci letti co 1pi d argento e col bisognevole arredo, un bic chiere del valore di trenta talenti, e poi dieci robe d i porpora, una corona assai bella, e cento lenzuola d i bisso ; e oltre a questo caraffe e catini e calici e due coppe d oro da offrirsi a Dio. Pregoll inoltre per lettera, che se alcun di quegli uomini volesse venire da lu i, glielo consentisse , perch teneva in g ra a pregio la conversazione d uomini letterati, e a vantaggio di cotale gente volentieri impiegava le sue ricchezze. Questo ci , che a gloria ed onore dei Giudei fece Tolommeo filadelfo.
C a p it o l o

III.

/ re deli Asia onorano la nazione deG iudei, e li fanno cittadini dlie citt fabbricate da loro.

I. Furono altres onorati dai re dell Asia dopo i soccorsi, che n7ebbero in guerra. In fatti di quante citt Seleuco Nicnore fabbric enell Asia e nella
F l a v io , tomo I I I .

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D ILLE ANTICHIT GIUDICHE

bassa Siria, e della tessa metropoli Antiochia eso li f' cittadini, e li volle alla condizione medesima de Macedoni e Greci col abitanti, il qual diritto conservasi ancora oggid ; e vagliane d argomento il riscuotere che fanno i Giudei dacapi della palestra tanto denajo per olio , perch usare non volevano olio straniero ; la qual costumanza volendo il popolo antiocheno nell ultima guerra abolire, Muoiano a que tempi governatore della Siria la tenne in pied. A questo aggiungasi, che saliti allimpero del mondo Vespasiano e Tito suo figlio, gli Alessandrini e An tiocheni (*) con tutto il loro pregarli, che a Giudei fosse tolto il diritto di cittadini, non impetrarono nulla ; donde si pu vedere, di che onesto e gene roso animo fossero i Romani, e 'singolarmente Ve spasiano e Tito ; i quali con tutti gli stenti duris simi , che nella guerra contra i Giudei ebbero a sostenere , e il dispetto da loro conceputo verso di questi, perch non solo non posero gi ran n i, ma ressero fino all ultimo guerreggiando, non li priva rono pur d un solo di que vantaggi, che seco por tava quella cittadinanza : anzi frenarono e il vecchio sdegno, e le calde istanze de due gran popoli Ales sandrino e Antiocheno : talch n amor di piacere a questi, n odio contro la debellata nazione, pot condurli a distruggere un solo deprivilegi gi con ceduti a Giudei ; anzi dissero, che siccome puniti avevano quelli, che presero l armi e vennero seco alle m ani, cosi ragion non voleva, che chi reo non era di fallo, dovesse rimanere privo de suoi diritti.

LIB. XII. CAP. III.

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C onsm ili sentimenti sappiamo aver Marco Agrippa n u tr iti a favor de Giudei. Perciocch i popoli delr Io n ia sollevatisi contro a questi pregarono Agrippa, clie la cittadinanza a tutti loro conferita da Antioco n ip o te di Seleuco , appellato da Greci D io, avere n o n la dovessero eh1essi soli, dicendo che se i G iu d ei aveano seco attinenza di sangue, onorassero adunque gli Dei medesimi ; ne fu trattata la causa, e i Giudei difesi da Niccol Damasceno ottennero d i mantenere le loro usanze ; perciocch Agrippa dichiar , non poter egli introdurre novit. Che se alcuno desidera di sapere la faccenda pi per mi n u to , legga il centesimo ventesimo terzo e quarto lib ro delle storie di Niccol. Ma la sentenza d Agrippa non per ventura degna dell altrui maravi glia ; mercecch non aveva allora la nostra nazione mossa per anco guerra aRomani ; dove la generosit di Vespasiano e di Tito ben merita eh altri l am m iri, perch tanto equanima dopo la guerra eziandio, e dopo il molto da fare , che demmo loro. 11. Or io ritorno, donde mi sono dipartito. I Giudei adunque, regnante nell Asia Antioco (i/f) il .Grande, e con essi i popoli di Gelesiria furono in molta miseria, perch le loro terre venivano maltrat tate y che guerreggiando egli con Tolommeo detto Eupatore (i 5) , e col suo figliuolo chiamato Epifane, dovettero soggiacere a gran danni, e , o vincesse o perdesse, trovaronsi sempre a tristo partito ; sicch posti in mezzo tra i prosperi avvenimenti dAntioco, il tracollar che da capo facevano i suoi affari, non

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

rano punto dissimili da una nave in fortuna, * quinci e quindi battuta daflutti. Riuscito a lla 'fin e Antioco vincitore di Tolommeo s impadronisce d e lla Giudea. Morto poi Filopatore , il suo figliuolo sp e d i contro i popoli di Gelesiria un esercito poderoso cotto la condotta di Scopa. Questi soggiog m o lte loro citt, altres , 7 e la nostra nazione ' che a conabatterlo s era unita co suoi nimici. Ma non and guari tempo , che Antioco, attaccato Scopa alle fonti del Giordano , lo ruppe , e gli disert in gran parte F esercito. In progresso di tempo , avendo ricoverate An\ioco le citt in Gelesiria toltegli gi da Scopa e con esse Samaria , i Giudei gli si diedero spontanea* mente ; e accoltolo ntro le mura somministrarono a tutta la sua gente e agli elefanti una dovizia di vi veri , e pronto ajuto gli diedero nellassedio, ondegli strinse la guernigione da Scopa lasciata nella fortezza di Gerusalemme. III. Antioco adunque credutosi in obbligo di me ritare i Giudei della loro divozione e liberalit per la sua persona , scrive a suoi luogotenenti ed amici facendo buona testimonianza appo loro de benefizj, che avea da Giudei ricevuti ? e avvisandoli deregali, che intendeva perci di far loro. Porter qui la let tera scrtta per loro a luogotenenti ; ma priiba riflet tasi , che quanto ho detto, viene confermato dallau torit di Polibio megalopolitano ; il quale nel sedi cesimo libro delle sue storie parla cos. Scopa 9 generale di Tolommeo venuto sopra le terre poste pi indentro soggett in tempo di verno la nazios

LIB. XII. CAP. III.

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de^ Giudei. Nel libro medesimo aggiugne ? che < * A n tio co , vinto Scopa, riebbe la Batanea e Samar* ria ed Abila e Gadara, e indi a poco si unirono 9 9 a lui que1Giudei, che abitavano intorno al tempio 9 9 chiamato Gerusalemme : del quale argomento ab9 * biam o che dire assai, e molto pi della nobilt 9 9 d el loro tempio ; ma a migliore occasione ne dif9 * feriam o il racconto . Cos scrive Polibio. Noi in ta n to rimetteremo la storia in carriera ? recando primieramente la lettera del re Antioco. Il r Antioco a Tolommeo, salute, Poich i Giudei al primo entrare che facemmo nelle loro terre ci hanno trattati cortesemente e al nostro giugnere nella loro citt , dopo esserci 9 9 col senato venuti incontro , ci hanno fatta son tuosa accoglienza , e d abbondevole provvisione di 9 9 viveri hanno fornito Y esercito , e gli elefanti, ed fi hanno con esso noi discacciato il presidio egiziano dalla fortezza, abbiamo pensato anche noi di dame loro ricompensa. e per ristorare la loro citt * malmenata dagli accidenti, che intravvengono nel f* mondo , e col rimettere in essa gli sparsi qua e 9 l popolarla novellamente. Prima per in segno di n piet decretammo di somministrare una contribu zione pe sagrifizj , di pecore da scannare , di vi9 * n o , d1olio e d incenso per lo valore di venti mila monete d" argento, e oltre a ci di dar loro di fior di farina sei artabe (*) sagre giusta il

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DELLE ANTICHIT9 GIUDICHE

n costume del paese, e mille quattrocento A ssalitan medimni (**) di frumento, e trecento settantacinq[u. di sale : e voglio che puntualmente sieno p ro v v e duti di quanto ho scritto , e che sia a fine con-* * dotta la fabbrica del tempio, e i portici, e c h ec ch altro abbisogna di ristoramento. 11 legname s i tolga dalla Giudea stessa, e da altri paesi, e d a l Libano ? e sia franco da ogni gravezza : similmente^ si adoperi in ogn altra cosa, da cui possa i l tempio ritrarre lustro maggiore. Quanti appartenn gono alla nazione giudaica, tutti si reggano colle patrie leggi. Si rilasci al senato, a sacerdoti, agli scribi del tempio, e a cantori, quanto solevano pagar per testa, e con ci anche il tributo (16) per la corona, e cos tutti gli altri. Perch poi b la citt in pi breve tempo sia popolata, io con cedo a quanti 1 abitano presentemente e vi coi^ correranno entro il mese Iperbereteo franchigia per tre anni : gli alleviamo altres per lo tempo avvenire del terzo dei tributi, onde rifare si pos sano de sofferti danni. Doniamo inoltre la libert f> a quanti rapiti dalla loro patria si trovano in v servit , e con essi a loro figliuoli, e vogliamo che si ritornino al possedimento de loro averi .. Questo era il contenuto della lettera. Sollecito poi dellonore del tempio pubblic un editto per tutto il suo regno, in cui intimava : Che a persona straniera non fosse lecito d entrar nel recingo del tempio disdetto ancora, a Giudei, salvo a quelli 7 a cui ; quando sieno secondo le patrie leggi

L I. XII. CAP. IH.

t> purificati, Fuso il consente: n m citt sintrometrr tano carni di cavallo , n di mulo , n dasino , sia * > dimestico , sia silvestre, n di pantere , n di volpi, * n di lepri, n di qual altro animale vietato ai Giudei} neppUr le loro pelli potranno introdursi, n n ninno di quelli nutrirsi in citt. Delle vittime sole usate da padri lro y delle quali far debbono anf> cora sacrifizj a D io, sia concesso lusare. Chi poi trasgredir alcuno di questi miei ordini, paghi a sacerdoti in ammenda del fallo tre mila dramme dargento . In altra lettera chegli scrisse, quando ud de tum ulti, che si levavano in Frgia e in Lidia , mentr egli trovavasi nelle satrapie superiori > ci lod di piet e di fede : in quella impose a Zeusi suo luogotenente, e il pi caro amico eh egli si avesse, di spedire da Babilonia in Frigia parecchi de nostri 3 ecco le sue parole. Il re Antioco 9 a Zeusi suo padre , salute. Se tu stai bene, siane ringraziato il cielo ; io i pure sto bene. Le novit, eh odo insorgere in Lidia e in Frigia, mi sono parute una cosa degn: i di molta considerazione ; e consultati gli amici so pra il dicevole a farsi, ho deciso di trasportare ne presidj e ne luoghi di pi gelosia dalla Meso potamia e da Babilonia, due mila famiglie di Giu9 > dei con esso le loro masserizie*; perciocch sono persuaso, che fedelmente guarderanno le cose no stre tra per la piet, onde onorano il loro Dio 3

a3a d e l l e a n t i c h i t g iu d a ic h e e per la lealt e prontezza, con cui per te itim o n nian-a de nostri stessi maggiori si. prestano a r e n der paghe le altrui domande. Voglio adunque 9 che per quantunque s-ia malagevole l impresa d i trapiantarli ? tu il fauci, assicurandoli con 'pr-* a messa , che vivranno colle proprie loro leggi. C o n d dotti che gli abbi ne'luoghi anzi detti, compartirai ad ognuno di loro il luogo da fabbricarvi labita.-* zione, e i terreni da coltivare e piantarci vigneti a e li farai per dieci anni esenti da imposte sopra a le rendite della terra ; fino a tanto p o i, che la n terra non d loro di che far pane , siano prowe duti di grano pel sostentamento de servi ; pei* egual modo anche agli altri che servono a nostri a vantaggi (17) somministrato sia il bisognevole, onde y * veggendosi umanamente trattati da n o i, pi von lentieri si curino aneli essi di noi. Tu intanto a a tutto potere provvedi, che non venga dato alla n nazione da chicchessia disturbo . Or del buon animo d Antioco il grande verso i Giudei basti il detto ainora. IV. Dopo ci strinse Antioco amicizia e alleanza con Tolommeo (18) , a cui diede per mglie Cleo patra sua figlia, cedendogli a conto di dote la Celesina e la Samaria , la Giudea e la Fenicia : i cui tributi andando divisi tra i due re , i grandi d ogni citt riscuotevano dalla loro patria le imposte, e rac colta la somma prefissa contavanla ai re. Intorno a questo tempo i Samaritani saliti a prospero stato danneggiarono molto i Giudei col metterne a sacco

LIB. XII. CAI. 111.

le terre e rubarne ancora le persone. Avvennero tali cose sotto il pontificato di Onia. Perciocch passato di vita Eleazaro, resse il pontificalo Manasse (19) suo zio 7 dopo la cui morte sali a questo grado Onia figliuolo di Simone chiamato il Giusto, il qual Simone, come gi dissi, fratello fu d'Eleazaro. Que* sto Onia era uomo di poca mente e avido assai del denajo ; onde avvenne che del tributo , che i padri suoi a nome del popolo pagar solevano del loro ai r e , avendo frodati venti talenti d1argento mosse a sdegno Tolommeo E vergete padre di Filopatore ; il quale per ambasciadore , che sped a Gerusalemme 7 accus del negato tributo O nia, e minaccivalo ? se non glielo dava y di mettere a sorte le loro terre y e farle abitare a1 soldati. A questa intima del re scompigliaronsi forte i Giudei; ma Onia, colpa della ua avarizia, per tutto ci non si mosse.
C a pito lo I V.

Liberazione dall imminente calamit avvenuta per opera di Giuseppe figliuolo di Tobia, il -quale di viene amico di Tolommeo. L Ora certo Giuseppe, uomo d et ancor fresca y ma per senno, prudenza e dirittura danimo m Gerusalemme famoso, figliuolo di Tobia, e nato d1una sorella d Onia pontefice, udito dire a sua madre , eh era venuto l1ambasciadore ( poich egli per. sorte (rovavasi in Ficol terra, oye nacque ) ;

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BELLE ANTICHIT9 GIUDICHE

rendettesi in citt , e parl risentito ad O nia, che alla sicurezza non provvdeva de cittadini, e innanzi voleva mettere a ripentaglio la nazione, che perdere un p9 di denajo ; bel contraccambio dell' avere da quella, per confessione di lui medesimo, e il governo avuto del popolo, e conseguito F onore pontificale* Che s egli tanto era perduto del denajo, che. soste neva per lui di vedere e la patria in pericolo , e i cittadini esposti a ogni male,' che non. andava egli tesso dal re, e supplicavagli a rilasciargli o in tutto o in parte il denajo ? Qui avendo risposto .Onia, chegli non si curava di governare, anzi era pronto, se fosse lecito il farlo, a deporre il pontificato, non che intendesse di presentarsi al r e , conciossiach di tai cose non davasi punto pensiero , Giuseppe il do mand , se a lui consentiva, che andasse ambasciador per la nazione al re ; e avutane la facolt, sale al tempio Giuseppe , e col adunato il popolo a parlamento prende a fargli animo: non si spaventi, n tema della lentezza, che mostra per loro Onia ; anzi dai tristi timori, in cui sono, si pongano in pace ; andr egli stesso ambasciadore loro al r e , e gli persuader, eh1essi sono innocenti. II. AlF udir tali cose la moltitudine prese a rin graziare Giuseppe : ed egli sceso dal tempio riceve tosto ad albergo in sua casa F ambasciadore di To lommeo , e presentatolo largamente e . per pi giorni trattatolo con lautezza il mand innanzi al suo re dicendogli, chei terrebbegli dietro; perciocch avevanlo vie maggiormente animato a rendersi nell'Egitto

LIB. Xll. CAP. IT.

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Ife fo rti istanze, che fecegli lambasciadore d'andarvi, e le promesse ond1egli accertllo , che gli farebbe o tte n e re da Tolommeo checch gli chiedesse : e ci avvenne , perch l1ambasciadore rest forte presa delle gentili e costumate maniere di lui. L'ambascia* dor adunque tornato in Egitto descrisse al suo re la stolidezza d 'O n ia, e gli favell della bont& i l G iu sep p e , cui disse dover essere in breve da lui per discolpare il suo popolo, giacch n'era governatore e co n tanta eloquenza si stese sopra le lodi del gio* vane , che innanzi tratto condusse gli animi del re e della moglie sua Cleopatra f) ad amare Giuseppe bench lontano. Intanto Giuseppe dagli amici suoi in Samaria, a' quali avea gi mandato, avuto argento in prestito , e procacciate pel viaggio e robe e bic chieri e giumenti per lo valore di venti mila dram m e 9 pervenne in Alessandria. Cadde appunto in quel tempo il concorrere che facevano dalle citt della Siria e della Fenicia tutti i primati ed i grandi per la compra delle gabelle 5 conciossiach ogn anno il re le vendesse ai pi ricchi uomini dogni citt. Questi adunque scontrato tra via Giuseppe , al ve derlo si scarso c tapino, lo avevano a vile. Giunto n Alessandria riseppe appena, trovarsi in Memfi il :e Tolommeo, che si mise in viaggio per incontrarlo. Sedeva il re Tolommeo in cocchio con esso la mo* glie e Atenione suo amico. Questi fu F ambasciadore mandato a Gerusalemme ed accolto da Giuseppe in sua casa. Ora Atenione vedutolo l1indic tosto al re j dicendo questo esser quel desso ; a cui tornato

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DELLE AHTICniTA

g io d Aic u e

da Gerusalemme area date appo lui tante lodi di giovane buono e. cortese. Allora Tolommeo e fu il primo a salutarlo , e invitollo a montare in carrozza. Sedutosi appena cominci Tolommeo a lagnarsi a lui del procedere d Onia : ed egli Perdonagli, disse , n eh1 vecchio ; e tu ben sai che il pi delle volte * i vecchi del pari vanno co1bamboli in senno. Da fi noi giovani s che otterrai ogni cosa in maniera n da non avere di che lagnarti . Or Tolommeo dalla grazia addolcito e dal tratto gentile del gar zone cominci ad amarlo ancor p i , siccome gi esperirentato, fino a volerlo nella sua reggia ad albergo, e alla sua mensa ogni giorno. Venuto il re in Alessandria, al veder che facevangli seduto a fianco Giuseppe i primi baroni della Siria, sentivano sdegno. Arrivato il d, che dovevansi vendere le ga belle delle citt, concorsero in piazza i personaggi di grande stato nelle loro patrie; e valutatigli i dazj della Gelesiria, della Fenicia e della Giudea, com presavi la provincia samaritana otto mila talenti, Giuseppe fattosi innanzi , accus i compratori di patto tra loro , onde s* erano convenuti di profferire al re poco prezzo per le gabelle ; ed egli esibisce di dargliene il doppio , oltre alle sostanze de rei di lesa maest, che sarebbero da lui lasciate alla cassa reale ; perciocch ancora queste vendevansi insiemi co dazj. Udita il re con piacere tal cosa, disse , chi a lui benemerito d1avergli accresciute le rendite con* fermava la compera delle gravezze ; interrogllo pe r , s egli aveva da dargliene mallevadori ; al che

** f e c e u n assai graziosa risposta: Si bene, dicndo^ e t io bo persone onorate e dabbene, th te 'n e 9 9 f a r a n canto ; e mosso dal re a dire chi fossero. T e , ripigli , e la tua moglie, o sire, io do a te 9 9 s te s s o mallevadori per Tuna parte e per Valtra (ao) . R is e allora Tolommeo, e concessegli i dazj senza e s ig e rn e sicurt. IH . Questo fatto di gran dolore a quanti rano d a lle loro fcitt venuti in Egitto, p* si vedevano p o ste rg a ti, Tornarono essi adueque^. lscuno alle p r o p r ie tferre eoa gran vergogna : e Giuseppe tfvuti d a l re duemila soldati , mereeccb gli ave chieste soccorso per quindi costrignere chi nelle citt. tiol cu rasse , e tolti in prestito dagli a*tnQ del re in A lessandria cinquecento talenti prese la via disila S iria. Giunto in AscaLona, cominci a ergere dagli Ascaloniti il tributo ; ma poich non gli volevano d are niente, anzi dicevangli villania, pigli circa , venti de1loro prim ati, e li mise a morte ; indi rac colta da'loro averi la somma di mille talenti mandlla al re dandogli parte ad un ora, di quato era intravvenuto. Ammiratane Tolommeo la prudenza e lodatone il fatto, gli d licenza di fare ci che vuole. Udito questo avvenimento i Siri perdettero il cuore, ed avendo negli Ascaloniti uccisi un esempio assai tristo di caparbiet aprivano le porte a Giuseppe, e accogliendolo senza contrasto pagavano i loro tributi. Gli ^citopoliti (ai) per tentarono di fare oltraggi a Giuseppe e negargli i trib u ti, cui non avevano usai per addietro contesi a persona; ma quivi altres

MB. *XII. CAI. IV.

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BELLE ANtlCHITA. CIirftAlCHB

condannati a morire i capi, incorpor alla c a m e ra del re i loro beni. Quindi raccolte ricchezze assai, e dalla compera delle gravezze ritratti grandi guadagni y de1suoi averi si valse per conservare il potere d i e godeva , avvisando essere cosa da uomo savio , i l far servire que7beni stessi, che si posseggono , a l la loro durazine e allo stato della presente fortuna. Di fatto egli andava sottomano facendo regali al r e e a Cleopatn 'agli amici (*) loro e a quanti pote vano in c o r t e e con ci comperavasi la loro benivoglie nza. Godette di tale prosperit ventidue anni , nel qual tempo da una sola moglie divenne padre di sette figli , e dalla figliuola del suo fratello Solimio ne gener unaltro chiamato Ircano. La cagione poi d ammogliarsi con questa fu tale. Andato una volta in Alessandria con suo fratello , il quale ci menava la figlia' gi in et da marito per darla ad alcuno de pi rinomati Giudei, mentre cenava appo Il re , entr nella sala una ballatrice avvenente , d i . cui sentendosi preso scopre al fratello il suo cuore pregandolo , che poich a Giudei proibiva la legge mogli straniere, tenesse celato il suo fallo , e del lopera sua fedelmente il servisse per renderlo pago del suo desiderio. Il fratello accettato l incarico vo lentieri, abbigliata la figlia di notte gliela condusse, e lascilla con lui. Esso renduto dal vino incapaci del vero fu colla figlia di suo fratello , e avvenuto questo pi volte invaghnne vie maggiormente, e disse al fratello, che metterebbe a risico la sua vi!a quell1amare che faceva la saltatrice , cui forse il re

LIB. Z i. CP. IV.

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b o n vorr cedere a lu. Gli rispose il fratello, che n o n s i desse di ci pensiero , ma sicuro godesse di c h i egli am ava, e dettogli, che la si avesse per m o g lie , scopersegli la verit, aggiugnendo, che aveva a m a to meglio fare onta alla propria figliuola, che s o s te n e re di vedere Ini presso gli altri disonorato. Q iu s e p p e lodatone lamore fraterno spos la figliuola d i lu i , e n ebbe , come abbiamo detto , un figliuolo c h ia m a to Ircano. IV . Venuto questi allet danni tredici dimostrava, b e n c h degli altri pi giovane, naturalmente valore e senno fino a concepirne i fratelli gran gelosia, perciocch era dappi assai, che non essi, ed aveva o n d 1essere oggetto d invidia. Giuseppe adunque vo le n d o pure chiarirsi, quale degli altri suoi figli fofrse n a to per la v irt , li mand a un per uno presso istru tto ri a que tempi di molto nome : ma tutti per l infingardaggine e la lentezza , che ritraevali dal faticare, t o r a a r o n g l i a casa storditi e ignoranti. Dopo questi date ad Ircano suo ultimo figlio trecento paja di buoi il mand lungi ben due giornate per entro il deserto a seminarvi le terre , ma senza sovattoli d a aggiogare i buoi. Venuto egli adunque nel luogo prefisso e non trovando i sovattoli non cur il con siglio , che diergli i bifo lch i, di mandare gente a suo p adre, perch glieli, desse} ma parutogli di non dovere perdere tempo aspettando il ritorno dem essi, trov uno spediente ingegnoso, e degno d un et pi matura. Ci fu di scannare dieci paja di m anzi} indi scompartitene alavoratori le carni tagliarne i

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DELLE ANTICHIT 1 GIUDAICUE

cu o i, e fattene strisce appajare sotto il giogo c o n esse i manzi , onde avvenne > che seminato c ju e l 1anto di terra che il padre gli aveva ingiunto f e c e ritorno a1 suoi. Vedutolo il padre rimase a ta n t o senno e a tale acutezza di mente sorpreso, e l o d a tone il savio ardire da indi amllo ancor pi, c o m e se egli solo fosse i l . legittimo , con dispiacere d e i fratelli. V. Circa tal tempo avvisato da certa persona r che al re Tolmmo (**) era nato un figliuolo, e ch e tutti i primati della Siria e delle provincie soggette per festeggiare il di natalizio del fanciulletto con grande pompa V incamminavano verso Alessandria 7 egli perche ornai vecchio ristette a casa ; e in suo luogo esplor le intenzioni de figli , se niun di loro voleva rentier si nell1Egitto } ma seUsandosene i pi attempati col dire ? eh' essi non erano per siffatt 'comparse a proposito j perch troppo rozzi, gli sug gerirono, che vi mandasse il fuatello Ircano. Piacque al padre il consiglio 7 e chiamato Ircano il domanda, se puote e se vuole andare alla corte del re } rispo stogli che di buon gradone che facevagli pel viaggio mestieri di picciola somma, giacch si sarebbe trat tato con parsimonia^ e bastavdngli diecimila dramme, fu lieto il padre di vedere tanto senno nel. figlia Stato poi il fanciullo per breve tempo in silenzio consigli il padre a non mandare fin di l doni al re*, ma gli consegnasse una lettera pel suo economo in Alessandria, al quale imponesse di somministrargli " alla compera di ci, che di pi vago e prezioso col

LIB. XII. CAP. IV.

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tr o v e re b b e , il bisognevole denajo ; onde il padre p e n s a n d o , che i doni da farsi al re porterebbono la sp e s a d i dieci talenti, lodato il figlio del savio suo av v iso y ne scrive ad Arione suo economo , il quale m aneggiavane in Alessandria tutto il denajo, che n o n e ra meno di tremila talenti. Perciocch quanti so ld i ritraea dalla Siria . tutti mandavagli in Ales s a n d r ia , e avvicinandosi il d prefisso a doversi pa gare i re i tributi, scriveva*ad Arione , che lo fa cesse. Chiesta adunque al padre e ricevuta la lettera p e r quest economo, si mise in cammino verso Ales sandria. Non cos tosto fu uscito di casa, che i fratelli scrivono a tutti gli amici del re , che 1 uccidano. G iunto in Alessandria consegn ad rione la lettera ; d al quale interrogato , quanti talenti volesse ( e spe rav a , che ne chiederebbe solo dieci o poco pi ) , rispose che mille; onde adirato leconomo lo sgrid, che volesse sfoggiare soverchiamente ; e gli mise di nanzi agli occhi i mezzi, con che suo padre accu mul quegli av eri, stentando cio e frenando ogni suo desiderio : prega vaio adunque , che imitasse il .suo genitore : egli certo non gli dar pi di dieci talen ti, e ci per farne al re i donativi. Irritato a questo parlare il giovine mise in ferri Arione; il che riferito dalla moglie dArione a Cleopatra, cui preg che punisse il garzone , ( conciossiach Arione era molto innanzi presso di lei ) , Cleopatra ne fa avvi sato il re. Tolommeo. adunque mand dicendo ad Ircano, forte maravigliarsi, perch venuto a lui per commissione del padre n si fosse lasciato vedere ,
F l a v i o , tomo III.

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DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

ed avesse inoltre imprigionato leconomo. V enisse pertanto , e rendesse ragione del fatto alla sua p re senza. Per questo messo dicono che rispondesse , avervi legge appo il re , che il nato figliuolo n o n gusti della vittima, se non prima entrato nel tem pio ed ha offerto a Dio sagrifizio, questo essere stato il motivo , 'perch neppure esso non gli e ra comparso innanzi, dappoich aspettava i presenti da farsi a chi era stato benefattore del padre suo: aver poi egli punito il servo, prch restio asui voleri; n v essere differenza da un picciolo padrone a un grande: S e adunque noi ci rimanghiamo di punire n siffatta gente , tu pure t1aspetta d essere da1tuoi sudditi non cibato . Udito ci Tolommeo si pose a ridere, e ammir la generosit del garzone. Intanto T economo risapendo la disposizione del re , e reg gendo j che da lui non poteva sperare ajuto, diede al garzone i mille talenti, e fu liberato dai ceppi. VI. Passati tre giorni, Ircano and a inchinare i re j i quali lo videro di buon grado, e amichevol mente lo vollero seco a tavola per la stima, in che tenevano suo padre. Indi nascostamente andato dai mercatanti compra da loro cento garzoni ben nelle lettere addottrinati e gagliardissimi "della persona, che gli costaro ognuno un talento 5 e similmente per lo medesimo prezzo altrettante donzelle. Chiamato poi alla tavola del re gli vien da coloro , che di* stribuivano i posti a misura del grado, assegnalo T ultimo luogo , perciocch l et sua ancor giovanile gliel fe1 dispregiare. Or mentre delle loro parti i

LI*. XII. CP. IV.

convitati tutti ammontavano le ossa ben bene spol pate dinanzi ad Ircano fino a coprirgliene affatto la m ensa, Trifone eh9era il trastullo del re , e per lo facezie e gli scherzi, che tra 1 mangiare andava di cendo y era stato ammesso al convito y stuzzicato da chi gli sedeva a fianco venne dinanzi al re , e : Non vedi t u , disse , o signore , quell o sfa , che stanno davanti ad Ircano? Da quegli argomenta y p che cos il padre suo ha spogliata tutta la S iria, n come costui ha ignudate queste di carne . Rise il re al parlare di Trifone y e interrogato Ircano , perch tanti ossi dinanzi a lui; Cos va bene, disse y o signore : conciossiach i cani con esso le carni 9 9 divorino gli ossi altres, come hanno fatto costoro n ( e in cos dire accenn i convitati ) , sulle cui mense non si vede pi nulla ; dove gli uomini 9 9 mangiano la carne y e gettano l osso y come ap9 9 punto ho fatt io al presente, perch son uomo . Stupito il re di cos savia risposta volle', che tutti gli fessero applauso in commendazione della sua le* pidezza. VII. Il d appresso visitando a uno j)er uno gli amici del re e le persone potenti in corte, inchinati i padroni, interrogavane i servi y qual dono ^ te n devano quelli di presentare al re per la nascita del suo figliuolo : e udendo , eh altri darebbegli dodici talenti, e quanti erano per dignit riguardevoli prporzionerebbono alla grandezza del loro stato il re galo , fece le viste d essere addolorato per non po tere far tanto ; mercecch non aveva pi di cinque

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d e lle

a n tic h it

g iu d ic h e

talenti. I serri riferirono quanto avevano udito ap a * droni , i quali n ebbero contentezza per *la speranza di quinci vedere condannato Giuseppe , e caduto d i grazia al re per la meschinit del presente , che g E farebbe. Venuto adunque iL d stabilito , recarono jgli altri i loro doni al re , e quelli, che Iar giudi cati pi splendidi, non oltrepassarono' i venti ta lenti j ma Ircano seco condusse i cento fanciulli e lealtrettante donzelle , che avea com perate, e pose io* mano a ciascuno un talento, perch l1offerissero quegli al r e , queste alla regina. Or mentre tutti ammiravano la non spettata magnificenza di tai donativi , e i re stessi n erano stupefatti, aggiunse altri doni agli amici e cortigiani del re pel valore di molti talenti, e ci fece per iscansare il pericolo della loro vendetta j conciossiach i suoi fratelli aves sero appunto a questi per lettere raccomandato, che si levassero dinanzi Ircano. Or Tolommeo,. esaltata la splendidezza del giovane , gli ordin , che chie desse qual grazia pi gli era in grado voler da lui. Ma egli nient1altro volle, se non che in suo favore Scrivesse al padre e a1fratelli. Fattigli adunque il re grandissimi onori e splendidi donativi, e scritto di lui non che al padre e a1fratelli, ma a1suoi luogotenenti e governatori lo limando alla patria. Risaputo i fratelli quanto avea Ircano ottenuto dal re e con quali onori tornava a casa , uscirono per incontrarlo ed ucciderlo , di saputa ancora del pdre ) il quaje adirato per lo soverchio spendere s che avea fatto in regali. pi non curava di averlo salvo. Tenne per

X.IB. XII. C IP . IV. 245 Giuseppe celato il suo sdegno contro del figlio, perch temeva del re. Ora venuti i fratelli con liyj alle m aui, Irfcano ne uccise molti del loro seguito., trattenesti g a u d io due fratelli: i restanti salya-r ronsi presso il. padre in Gerusalemme. Giunto egli in citt , poich n o n . gli dava ricetto persona r si ritir impaurito di l dal Giordano , e quivi traeva i suoi giorni aggravando d imposte i Barbari. VIIL Ii que\tempi regn nell Asia Seleuco ap pellato Solere figliuolo d Antioco il grande. Viene poi a morte Giuseppe padre d'Ircano., uomo dabr bene e d alti spiriti,. che da uno stato meschino e debole fece salire i Giudei a grandi fortune ed agi^ ^tenuto per ventidue anni 1 " appalto de' dazj pubblici della Siria, della Fenicia e della provincia samaritana. Pass .di vita anche Onia suo zio , lasciata in re taggio la pontificale dignit al figliuolo Simone. Mortp ancor qu6to , gli succede in quel grado suo figlio Onift (22) a cui Ario re degli Spartani mand unam basciata insieme e una lettera, della quale guest la copia.

C a p it o l o

V.

Amicizia, e alleanza de\ Lacedemoni con Onia pontefice de! Giudei.


I. Ario re degli Spartani' ad O nia, salute. In certa scrittura, che ci di nelle m ani, trovato abbiamo, che da un origine medesima vengono ri

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DELLE AKTICHITA GIUDICHE

* n

Lacedemoni e i Giudei , perch gli imi e gli a l t r i congiunti per sangue ad bramo (a 3). Egli d u x x ~ que giust , che voi siccome nostri fratelli m a n diate a noi per checch voi volate : e noi p u r e faremo altrettanto , e le cose vostre le ris g u a rd e remo come n o stre, e le proprie con voi le f a r e m o comuni . La carta scritta avea forma quadrangolare, e i l sigillo era un aquila avente fra gli artigli un d r a gone. In tal modo adunque fu concepita la le tte ra dal re di Sparta mandata ad Onia. II. Morto Giuseppe, il popolo tumultu pe suoi figli. Perciocch avendo i fratelli maggiori m ossa guerra ad Ircano, che era il figliuolo pi giovane di Giuseppe, la moltitudine fu divisa in parti ^ m a i pi con esso il gran sacerdote Simone (24) in grazia del parentado tenevano dai maggiori. Pertanto Ircano non vollfe pi ritornare in Gerusalemme} ma fermata di l dal Giordano sua residenza era continuo in far guerra cogli Arabi , onde e ne uccise molti, e molti ne fer prigioni. Fabbric poscia una torre assai forte, tutta di bianco marmo fino alla cima , e sopra in taglivvi animali di straordinaria grandezza. Intorno ad essa tir un canale grande e profondo. Indi della rupe ch'era sul monte opposto, spaccatone ci, che sporgeva soverchio, vi fece spelonche stendentisi per lo lungo pi stadj. Costru poi nella torre assai ca mere , altre destinate a conviti, altre a le tti, altre all abitazione. V* introdusse eziandio dacque vive una dovizia, ch insieme davano diletto, ed erano

LI. XII. C IP . T.

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V ornam ento di quel palazzo. L aperture ^ che fece a lle grotte , furono anguste di m odo, che un uomo s o lo poteva entrarvi e non p i ; e ci appostatam e n te per sicurezza, quando mai fosse assediato dai su o i fratelli, di non correre pericolo dessere preso. A tutto questo aggiunse la fabbrica di cortili fuor d i misura spaziosi, che abbell di giardini vastissimi. A questo luogo, poich fu com piuto, di nome T iro ; ed era in mezzo tra l'A rabia e la Giudea di l dal Giordano non lungi dalla provincia Esebonite (^5). Signoreggi que contorni sett anni, quanti appunto regnnne Seleuco in Siria; al quale, poich fu morto , successe nel regno il fratello Antioco soprannomato Epi&ne. Venne a morte ancor Tolommeo re dell Egitto chiamato pur esso Epifane, e lasci due figliuoli in et ancor tenera ; de quali il primo Filometore si nominava, e Fiscone il*secondo. Ora Ircano veggendo il grande potere, a che era salito Antioco, e temendo non forse venuto in sua mano dovesse pagare il fio dell infestare, che aveva fatto gli A rabi, di propria mano si d la morte. Tutte le sue sostanze furo occupate da Antioco.
C
a p i t o l o

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Nascono tumulti tra i Giudei pi possenti, i quali fanno ricorso ad Antioco.


1 Morto sotto il tempo medesimo anche il ponte fice Onia, Antioco diede il pontificato a Ges su

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DELLE ANTICHIT7' GIUDICHE

fratello ; perciocch il figlio lasciato da O nia e r a per. anche bambino ; di questo fanciullo d ire m o a suo luogo minutamente ogni cosa. Ma Ges f r a te llo d Onia fu privato della pontificale dignit p er isde-* gno contro lui conceputo dal re , che. la diede a l minore fratello nomato pur esso Onia (a6) Q u e s ti furono tutti e tre figliuoli di Simone (27), ed ebbero tutti e tre , come detto abbiamo, il pontificato. O ra Ges trasmut il suo nome in Giasone.; ed O nia appellato fu Menelao. Ges adunque, eh era prim a pontefice , sollevossi contro di Menelao , che il fu dopo lui; e divisasi tra le due fazioni la moltitudine, i figliuoli di Tobia le parti seguirono di Menelao ; ma i pi del popolo favoreggiavano Giasone; da cui travagliati s Menelao , s i figliuoli di Tobia rico verarono presso ad Antioco , e gli confidarono , che abbandonare volevano le patrie leggi, e reggersi alla maniera de7 Greci ; per consentisse loro di fabbri care un ginnasio in Gerusalemme. Ottenutane la fa colt , nascosero fino il segno della circoncisione per essere Greci ancora nella persona. Dopo ci , messe in non cale tutte quant7erano le patrie leggi, presero ad imitare i costumi dell7altre genti. IL Intanto Antioco imbaldanzito del prospero sta to y in che vedeva il suo regno , pens di muovere contro F E g itto , tiratovi tra dall1ardente desiderio d 7averne la signoria e dal niun caso, che de7figliuoli di Tolommeo faceva, siccome ancora deboli n per affari di tanto peso forti abbastanza. Venne adunque con poderosa oste a Pelusio ; e sopraffatto astuta-

X.ID. XII. CAP. V I.

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m e n te Tolommeo Filometore si fa padrone dellEgit t o : indi innoltra! i fino a Memfi f poich l ebbe p r e s a , pieg verso Alessandria con animo dassediar la citt, e di fare prigione quel Tolommeo; che col risedeva. Non solo per fu rispinto da Alessandria , m a fuori cacciato da tutto 1 *Egitto per un intim a } che fecergli i Romani di votare il paese , come gi anco altrove dicemmo. Ora verr narrando partitam ente , come occup questo re la Giudea ed il tem p io ; perciocch nella prima mia opera (*) non aven d o n e , che in iscorcio, fatta parola, ho creduto qui necessario di ripigliarne con esattezza il racconto.
C a p it o l o

VII.

Antioco viene col suo esercito sopra Gerusalemme*, occupa la citt , e ruba il tempio, I. Ritiratosi per timor de9Romani il re Antioco dal* lEgitto marci col suo esrcito alla volta di Geru salemme; ed entratovi lanno centesimo quarantesimo terzo , dacch regnavano (a 8) i Seleucidi ; s impa dronisce senza contrasto della c itt , per lo aprii> gliene che fer le porte quanti tenevano da lui. Fatto in qpesto modo signore di Gerusalemme tolse di Vita molti delia contraria fazione, e rubate ricchezze assai torn in Antiochia. Indi a due anni al cente simo , quarantesimo quinto anno a venticinque del mese da noi appellato Casleu e Apelleo da M acedoni, alla centesima cinquantesima terza olimpiade avvenne

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DELLE ANTICHIT. GIUDICHE

il ritorno (29) d Antioco con grande annata in G e rusalemme , dove infingendo intenzioni pacifiche in gannevolmente occup la citt. Allora non ebbe n e p pur riguardo a chi lo vi accolse , ma dalle ricchezze del tempio e dall avarizia accecato, poich vedeva il molt oro , e i preziosissimi arred i, che v1erano d i ogni fa tta , per ispogliarnelo non bad a ro m p ere la fede giurata loro. Disfornito adunque il tem pio fino a rubarne i vasi 9acri 9 i candellieri A oro , l ai tar doro, e la mensa, e i turiboli, non perdonando neppure alle tende, eherano un misto di bisso e d i grana, e votati i pi nascosti tesori senza lasciarvene fio re, gett da vantaggio in un grande cordo glio i Giudei. Perciocch loro disdisse le vittime quoti3ia n e, che offrire solevano a D io , e messa la citt tutta quanta a ruba parte ne uccise, e ne fece parte prigioni con esso le mogli e i figliuoli, i quali montarono a dieci mila (3o). Appicc il fuoco ai pi be luoghi della c itt , e battutene a terra le mura piant nella parte pi rilevata di essa una rocca, la quale dall erta cima , qve fu situ ata, signoreggiava il tempio y e per guemitala d1alte mura e di torri t i pose un presidio di soldatesca macedone. Con tutto questo stanziavano nella fortezza ancora que Giudei, eh erano d empi e depravati costum i, i quali die dero a cittadini assai da patire. Il re poi sovrappose all altare un ara , e sovr essa scann p o rc i, facen done un sagrifizio vietato a Giudei e contrario alla loro religione, e loro stessi costrinse a mettere m abbandono il culto del loro D io, e venerare gli ado-

I I . *11. CP. VII.

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r a t i da lui. Fabbricati pertanto in ogni citt e vil laggio delubri al loro culto ed erettivi dentro altari, v i sacrificavano porci ogni giorno. Comand inoltre^ clie non circoncidessero pi i loro figli, minacciando gastigo a chi fosse convinto d1aver fatto altrimenti ; e vi costitu in sua vece luogotenenti, perch gli sforzassero ad eseguir i suoi voleri. II. Ora una gran parte di Giudei, quali spontanea m ente, quali eziandio per timore de minacciati gastl& iy piegavansi aeomandamenti del re. Ma le persona p i ragguardevoli e di gran cuore non fecero *caso di lu i, e tennero in maggior predio le patrie leggi, che non la pena minacciata alla loro disubbidienza. Quindi seguiva ogni giorno., he oppressi da rei trattamenti e da acerbi supplizj venivano or I1uno or F altro a morte. Perciocch dopo ,i flagelli e i la ceramenti della persona 7 ancor vivi e spiranti erano appesi a una croce. Le loro mogli poi e i figliuoli, ui esse circoncidevano, per editto del re erano strangolate, e sospesi questi al collo de7 genitori cro cifissi. Libri sagri e della legge, ove che si trovas sero , erano distratti ; e mal per coloro, appo cui rinvenivansi ; che da rei perivano sgraziatamente. Ora i Samaritani veggendo s mal capitati i Giudei si rimasero di pi dichiararsi loro congiunti, e il tempio in Garizim pi non vantavanlo consagrato all altissimo Id d io , seguendo appuntino quella loro indole, di cui ragionammo ; quindi dicevansi discen denti da9 Persiani da Medi : n erano in realt *na colonia.

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D E LL * ANTICHIT* GltJAlCHE

III. Essi adunque spedirono ambasciatori co n l o r o lettera ad Antioco, nella quale significavangli le q o s e infrascritte. A l re Antioco Dio illustre ; memoriale de S iclo n j abitanti in Sichem. I nostri progenitori per le moltissime pestilenze y che straziavano la provincia, devti sovrchio d u n a 9 9 cotale antica superstizione introdussero la c o stq 9 9 m&nza di festeggiare il giorno chiamato Sabbatica da Giudei, innalzato poi spra il monte detto 9 i Garizim un tempio senza tito lo , yi facevano i 9 9 debiti sacrifizj. O ra avendo tu trattati i Giudei , 9 9 secondoch meritava la loro tristezza , i luogote9 9 nenti reali pensando ci farsi da noi per attegnen9 9 z a , che forse abbiamo con quelli < , c involgono 9 9 nelle colpe m edesim e, quando noi per orgine 9 9 siamo Sidonj , il che dalle antiche memorie delia * citt' rendesi manifesto. Te dunque preghiamo -, 9 9 benefattore salvator n ostro, che vogli ingiugnere 9 9 ad Apollonio prefetto e a Nicnore regio procuran tore y che non ci molestino col frammischiar nella 9 9 causa de Giudei noi che $i,axno: e per origine -e 9 9 per costumi' tanto da loro diversi; e che il tem* p io, che non ha titolo, si: dedichi a Giove greco. Perciocch fatto questo e avran fiiie i disturbi, e 9 9 noi potremo* attendendo liberam ente alle nostre > faccende accrescere i 1tuoi proventi : Cos prega rono i S am aritani, a cui fece il re tal risposta. .

LIB. XII. CAP. TU.

Il re Antioco a Nicnore. I Sidonj di Sichem hanno avanzato a noi un memoriale segreto. Ora poich, mentre eravam 9 * cogli amici ristretti a consiglio, i loro mescsi. mo straronci a evidenza, che le accuse opposte ai Giudei non hanno che far nulla con loro r che anzi sono pronti a vivere alla maniera de G reci, 9 9 noi ne li mandiamo assoluti , e sia pure il lor tem pio, coni1essi chiesero, conservato a Giove greco. 9 t Cos .ho scritto altres ad Apollonio prefetto. Lan9 9 no centesimo quarantesimo sesto adiciotto dellul timo (3 i) mese . C a p i t o l o V ili. Fatto da Antioco il divieto a Giudei di seguire le patrie leggi, il solo Mattia pronipote dAssamoneo disprezza i comandi del re > e vince i suoi generali. I. A questi tempi abitava in Modim villaggio della Giudea cert uomo nomato Mattia (32) figliuolo di Giovanni y nipote di Simeone e pronipote d1Assa moneo , sacerdote della famiglia di Joarib (33) , di Gerusalemme. Avea questi cinque figliuoli, Giovanni chiamato Gaddis , e Simone appellato Mattes (34); e Giuda soprannomato Maccabeo, ed Eleazaro cogno minato Aurane, e Gionata detto Apfus. Questo Mat tia adunque piangeva co figli il rovescio totale delle

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DELLE ANTICHIT* GIUDICHE

cose, il saccheggio della c itt , lo spogliamento d e l tempio e le miserie del popolo ; e andava d ic e n d o esser meglio per loro morir pet le patrie leggi ? c h e non menate una vita cotanto disonorata. In q u e s to venuti a Modini i deputati del re per isforzare i G iu dei a eseguire i comandi re a li, nell ordinare c h e fecero a quegli abitanti di offrir sagrifzio secondo i voleri del re , si rivolsero primieramente a M attia } per ogni titolo ? ma in singoiar modo per 1 o ttim a sua figliuolanz quivi famoso , pregandolo , cV egli desse al sagrifzio cominciamento , perch il suo esempio sarebbe da tutti i cittadini seguito , e p er questo onorata dal re sarebbe la sua persona. M attia rispose un no risoluto ) n eziandio se tuttequante le nazioni del mondo piegassero o per timore o per adulazione af voleri dAntioco ? mai non sar chegli cd i suoi figli conducansi ad abbandonare la patria lor religione. Appena cos detto si tacque , ed ecco un Giudeo fattosi verso il mezzo sagrifc nella gui sa , che Antioco comandava ; il che mosse tanto sdegno in M attia, che insiem co figliuoli armati di s>ada s avvent contro lui ; e battutolo in terra m orto, uccise anco Apelle deputato del r e , che violentavagli al sagrifzio, e con esso alcuni pochi sol dati : indi rovesciato l altare gricl : Chiunque de patrii riti e del culto di Dio sente z e lo , mi se* > gua ; e 60s detto insiem co figliuoli si dilegu per la via del diserto , lasciato ogni suo avere dea* tro la terra : il qual esempio imitando ancor altri fuggirono con esso i figliuoli e le mogli al diserto } e quivi abitavano nelle spelonche.

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Udite i governatori del re queste cose, con pianta gente avovano nella fortezza di Gerusalemme, te n n ero dietro a1Giudei nel diserto j e raggiuntili , a l primo tratto provaronsi di persuaderli, che rico noscenti del fallo amassero il loro meglio, n li tirasser di forza a tra tta rli, come le leggi volevano della guerra} ma perciocch non prestavano orecchio a questo parlare, anzi persistevano nella contraria risoluzione, in giorno di Sabbato attaccarono la bat taglia ; e cos , come stavano nelle spelonche, abfcruciaronli vivi, senza che si movessero non pure a difendersi, ma n anche a turarne gP ingressi} e s astennero dalla propria difesa in grazia del giorno, clie quello era, di cui non vollero neppur maltrattati violare la celebrit : essendo per legge a noi coman dato il far festa in tal giorno. Caddeme adunque, compresevi donne e fanciulli, affogati nelle spelonche da mille. Molti per sopravvissero a tal disgrazia, i quali sunirono con M attia, e il crearono loro capo. Esso allora gli avvert, che pugnassero pure anche in Sabbato, perciocch se per rispetto alla legge non vorran farlo , altri nimici non avran che se stessi, poich e a tal giorno appunto differiran d assalirgli i nimici, ed essi non opporranno difesa: e chi torr, che tutti cos non perano senza contrasto? Con tali ragioni li fe capaci di questo punto, e fino a d no stri mantiensi V usanza di far battaglia anche in Sab bato , quando bisogni. III. Raccolta pertanto dintorno a se molta gente Mattia cominci e ad abbatter gli altari, e ad ucci

11.

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delle

a n t i c h i t g iu d a ic h e

dere quanti apstati pot aver nelle mani ; C o n c /o s siach molti per la paura s1eran dispersi tra l e na zioni circonvicine. Ordin ancora, che quanti f a n ciulli non s erano circoncisi, il fossero di p r e s e n t e , cacciandone quelli , che l incombenza avevano d 1 im pedirlo. Volto un anno del suo principato in fe rm j in tale stato chiamati i figliuoli e dispostigli in to r n o a se : lo per me , disse , o figli, men vado d o v e 9 mi porta ri comune destino. Vi raccomando le m ie 9* intenzioni , e vi prego , che non ne siate cu sto d i infedeli : ma ricordatevi de sentimenti di chi v9> diede e mantenne la vit ; salvate le patrie leggi , e in pi rimettete Tomai vacillante repubblica no stra non vi lasciate portare dietro a coloro , i quali o per genio sei facciano o per necessit, la 9 9 tradiscono, ma degni figli di me vostro padre su periori rendetevi a qual eh ella sia o violenza, o necessit, risoluti dentro voi stessi di morir p e r le leggi, se s fia duopo ; considerando, che Dio veggendovi cos disposti non solo non vi lascer 9 9 in abbandono , ma preso della vostra virt Tende ravvi l1antico stato , e ad una libert tom eravvi, 9 9 in cui viver possiate sicuri nell esercizio de patrii 9 9 riti. Veramente i vostri corpi mortali sono, e do9 9 vuti al sepolcro ; ma la memoria d illustri geste 9 9 tien luogo per loro d immortalit ; della quale io 9 9 voglio che siate invaghiti di modo , che aspiriate 9 9 ajla gloria, e mettendo mano a nobilissime imprese 9 9 non dubitiate di dar per esse la Vita. Sopra tutto > io vi raccom audo, che stiate d accordo tra voi,

C A P Vili. $5^ e in quello, in che l1un di voi migliore dell1al9 9 tro ? cedendovi scambievolmente utili vi rendiate 9 9 que* pregi, che propri sono dognuno di voi ; e 9 9 Simone fratello vostro, che in senno non ha le9 9 guale, miratelo come padre, e rendetevi a que9 $9 consigli, eh esso daravvi ? Maccabeo poi pel va9 9 lente e robusto uomo eh egli , sar condottier 9 9 dell esercito, perciocch questi vendicher la na9 9 zione e la guarder dai nimici. Ammettete nel vo* 9 9 stro numero le persone tutte dabbene e amanti di 9 > D io, e le vostre forze diverranno maggiori .
LIB. XII.

C a p i t o l o IX. Mattia muore, e succederli Giuda suo figlio. Tenuto a figliuoli questo ragionamento , e suppli cato a Dio che gli piaccia dajutar questi, e di ren- ' dere al popolo lantico stato di vita, indi a poco sen muore, ed seppellito in Modim con gran cor rotto di tutto il popolo. A lui succedette nellammi nistrazione degli affari suo figlio Giuda, detto ancor Maccabeo 1 anno centesimo quarantesimosesto. Con giuntisi a lui prontamente i fratelli e il resto del po polo , cacci dal paese i nimici, e mise a morte i nazionali trasgressori delle leggi, e ripurg quelle terre d ogni immondezza.

Flavio 3 tomo H I ,

DELLE ANTICHIT. GIUDAICHE.

C a pito lo

X.

Apollonio generale < E Antioco entra nella G iudea m rotto > e morto. Altrettanto accade a Seron e.
Giunsero tali co&e alle orecchie d Apollonio go~ vernator di Samaria , onde allestito l esercito m osse contro di Giuda ; il quale gli venne incontro , e a t taccata con lui battaglia lo ruppe; e uccise.molti nimici , tra quali lo stesso generale Apollonio, cui giunse a spogliare ancor della spada che us in quel conflitto, e la tenne per se; ma molti pi ne fer; e fatto nel campo nimico grande bottino si ritir.. Dopa tale avvenimento udendo Serone governatore della Celesiria, che molti univansi a G iuda, .e che si trovava gi forte di tale esercito, da poter affrontarsi con chicchessia e combattere , determin di uscire Contro di lui,. pensando appartenergli di procacciare gastigo a coloro., che non curavano i comandamenti del re. Raccolta adunque tutta la gente che aveva, a cui aggiunse molti Giudei fuorusciti e malvagi, s1incammin contro Giuda ; e innoltratosi fino a Betoron borgo della Giudea quivi si pone a campo Ma Giuda venutogli incontro desideroso di pur attac carlo , poich, vedeva, che i suoi soldati tra per lo scarso numero in che si trovavano, e .per T inedia, a cui il digiuno poc anzi gli aveva condotti, si ri traevano dalla zuffa, prese a incoraggiarli dicendo > non dalla moltitudine pendere la vittoria e il dow

LIB. XII. CP. X.

*5g

r inimico y ma dal timore di D io; averne essi un. chiarissimo esempio ne1loro antenati, i quali merc la lor santa v ita, e l1ardore con cui s adoperavano p er le patrie leggi e pei figli , sbaragliarono spesse fiate nimici a migliaj a j perciocch l1innocenza ha pur la gran forza. Con tali detti muove i suoi a non curare di quanti si sieno i nimici , e venir con Se-* rone all armi. Attaccato adunque il nimico, i Siri ne van colle peggio \ conciossiach, morto che fu il generale , cacciaronsi tutti a fuggire, come se questp solo fosse P unico loro scampo. Or nell incalzare, che Giuda fece i nimici fino al piano, uccisene da ottocento ; e i restanti salvaronsi nelle terre a ma* re (35)v C a p i t o l o XI.

Spedizioni di Lisia e di Gorgia nella Giudea , e loro sconfitta. Altre imprese di Giuda.
I. Uditi il re Antioco questi avvenimenti di nelle furie , e r a g l i n a te tutte le proprie genti, e condot tene molte dell1isole convicine, si mise in punto per quindi entrare alP aprirsi della stagione nella Giudea. M a conciossiacosach, dato eh ebbe il soldo alla milizia , trovasse P erario scemato forte e scarsissimo di denajo ( che pe tumulti insorti fra le nazioni non tutti gli avevan pagato il tributo t e , all indole sua generosa e munifica quel che aveva non era assai) pens primamente di viaggiar nella P ersia, e quivi

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

raccrr tributi della provincia. Commessa p e r t a n t o alla cura di' certo Lisia avuto da lui in gran p r e g i o la pubblica amministrazione, e il governo di q u a n t e terre da confini dell Egitto e dall1Asia minore s i stendono sino all Eufrate con una parte d e s e r c ito e d elefanti, raccomandgli, che provvedesse c o n tutta la diligenza, finch stava lungi, all1e d u c a zione d Antioco suo figliuolo ; di p i , che d o m asse le terre della G iudea, e fattine schiavi gli a b itato ri mettesse al niente Gerusalemme, e spegnessene l a gena. Date a Lisia queste commissioni il re A ntioco mosse verso la Persia all anno centesimo quarantesimosettimo ) e valicato 1 Eufrate tir verso le satrapie superiori. 11, Lisia intanto , chiamati Tolommeo figliuolo di Dorimene e Nicnore e Gorgia, uomini di gran p o tere infra gli amici del re , e data lor la condotta di quarantamila fanti e settemila cavalli spedigli in Giu dea. Or essi innoltratisi fino alla citt d1Emmaus s attendarono nel piano. Quivi ingrossarono le loro forze , gente unitasi loro dalla Siria e dalle provincie d intorno, e in quantit Giudei fuorusciti. V erano ancor mercatanti per comperarne i futuri prigioni y e per recavano seco i ceppi, onde legare i cattivi, ed avevano pronto l argento alla mano per farne la compera. Ma G iuda, veduto il campo e il numero de nim ici, anim la sua gente a star di buon cuore, t sugger lo ro , che posta in Dio la speranza della vittoria , ne lo pregassero ricoperti secondo la patria legge di sacco, e mostrandoglisi nel portamento

LIB. XII. CAP. X I.

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d a supplichevoli usato ne gran perigli movessrlo a d a r loro in mano i nimici. Indi partito lesercito gi* s ta l antica maniera de padri suoi a tribuni, ed a centurioni, e data licenza agli ammogliati di fresco e a quanti avevano test acquistati poderi , perch il desiderio di tali cose ispirando loro soverchio amo* re alla vita non li rendesse men franchi in combat* te re , si comincia con questi ragionamenti a incorare alla pugna la sua soldatesca. Se mai v ebbe temr > p o , in cui necessario ne fosse il coraggio e il di sprezzo dogni periglio, egli appunto il presente, > o compagni. Perciocch ladoperar con valore oggi il medesimo, che ricoverare la libert, la quale se ad ogni uomo riesce amabile di per se, di lunga mano dev'essere a voi pi cara per quella facolt, che vi dona, di servir Dio. Cos adunque porta tevi nel combattimento, come se vi trovaste fra 3 questi due termini o di riavere la libert e ripin gliare una lieta vita e felice , qual la conforme m alle leggi e all usanze paterne , o di procacciarvi n un estrema vergogna, n all esito sventurato della 9 * battaglia poter sottrarre di vostra stirpe solo un fi avanzo. Persuasi adunque, che ancor non pugnan do morir dovete, e sicuri che, il farlo per la li berta, per la patria, per le leggi, per la religione, motivi cos rilevanti, trae con seco una gloria imn , mortale , s disponete i vostri anim i, che domani possiate sul far del giorno investire il nimico , Cos Giuda per rassicurare l esercito favell. III. In questo avendo i nimici spedito Gorgia con

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

cinquemila fanti e mille cavalli, perch sul bel d e l l a ntte si gettasse nel campo di Giuda , e a ci f a r e valendosi egli d alcuni Giudei fuorusciti per g u i d e 7 n ebbe sentore il figliuolo di Mattia, e deliber e g l i pure dassalir l'inim ico, tanto pi, cbe divise e r a n o le loro truppe. Presa pertanto sollecitamente la c e n a e lasciati assai fuochi nel campo, marci tutta n o t t e alla volta d1Emmaus , ov erano in parte i n im ic i. Gorgia frattanto non rinvenuti negli alloggiamenti i nimici, per sospetto, eh entrgli, non forse ritira tis i fra le montagne col si stessero ascosi, volle m e t tersi in traccia del dove e fossero : ma sul fare d e l di si presenta Giuda in Emmaus con tremila so ldati per la lor povert male in arme; e veduto il nim ico ottimamente difeso , e con gran maestria accampato, dopo animati i Giudei con dire , che eziandio se si trovassero ignudi dovrian com battere, e che Dio altre Volte a gente inerme come loro avea conceduto vit toria dun numero assai pi grande darmati nimici, perch gli piacque la lor fiducia , accenn a trom bettieri , che dessero il segno ; e coll avventarsi im provviso addosso ai nimici atterritigli e scompigliati* gli mise a morte quem olti, che vollero far resisten* -za, e inseguendo i restanti arriv fino a G ezeron, e 'ne campi dell dumea , di Azoto e di Giamnia ; e cadderae morti circa tremila. Giuda poi esort la sua gente a frenare la voglia di far bottino ; poich ri maneva loro un altro contrasto e un altra battaglia da vincere contra Gorgia e la sua milizia. Superati fticor questi, potranno allora sicuramente predare ;

tifc. x ti. c ip . i i .

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c h e quegli solo vi re sta , n avran pi che farle con altri. Mentre cos parlava al suo esercito, i Gorgiani veggono da un altura le genti, che avevan lasciate nelle proprie trincare , gi volte in fuga, g il campo dato alfe fiamme ; perciocch il fumo recava loro bench da Itingi 1 avviso di quanto era quivi acca duto. Non cos tosto adunque i Gorgiani compresero a tale stato esser giunte le cose, e s avvidero che i Giudei eran profeti a provarsi con seco , eh1 essi eziandio si misero in volta. Giuda pertanto , giacch i soldati di Gorgia eran vinti senza battaglia, rivlgo indietro il cammino, e raccoglie la preda ; e carico di molt oro e argento e giacinto e porpora al luogo si ricondusse di sua dim ora, facendone festa e lo dando Iddio di quefortunati successi: perciocch tal vittoria non poco giovava al racquist della libert. IV. Confuso Lisia per la disfatta dell esercito da lui spedito, assoldati l anno vegnente sessantamila uomini tutti fiori di milizia, e aggiuntivi cinquemila cavalli gettssi nella Giudea; e tenuta la strada delle montagne accampossi in Betsura (36) terra della' Giu dea. Quivi venne a scontrarlo con diecimila soldati Giuda , e scorta la moltitudine de nemici , dopo pregato Iddio di soccorso, attacc la vanguardia nim ica, e la ruppe , e coll1ucciderne ben cinquemila gett lo spavento negli altri, intanto che Lisia avve dutosi che i Giudei erano fermi e pronti a morire piuttosto che perdere la libert, e impaurito della loro disperazione non meno che d una possente ar mata } con quesoldati che ancor gli restavano ^ torn*

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DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

in Antiochia y ove s occup in arrolare m iliz ia s t r a * niera, e in allestirsi per rientrare con pi n u m e r o s a esercito nella Giudea. V. Sconfitti adunque oggimai tante volte i g e n e r a l i d Antioco, Giuda tenne a1suoi parlamento, e d i s s e y che dopo le molte vittorie, che aveva Iddio l o r o concedute era al fine di dovere , che si r e n d e s s e r o in Gerusalemme , e purgasserne il tempio , e v i o f ferissero i debiti sagrifizj. Giunto pertanto con t u t t a la moltitudine in Gerusalemme , poich tr v o n n e e diserto il tempio e abbruciate le porte , e v id e n e l luogo sagro per l1abbandono , in che era , n a s c e r e cespugli spontaneamente, abbattuto a tal vista d ie d e co suoi in un pianto dirotto ; e trascelti alcuni d e i suoi soldati commise loro, che, fino a tanto ch egli impiegavasi n< espiazione del tempio , trattenessero con iscaramucce il presidio della fortezza. O r e s s o , purgato il tempio con diligenza, introdussevi nuvi a rre d i, candellieri cio, m ensa, e a lta re , ogni cosa d oro. Appese altres le portiere alle p o rte , e a queste aggiunse le imposte.' Indi distrutta Y a r a , n e fabbric una nuova di molte spezie di pietre non tocche da ferro ; e al ventesimoquinto giorno del mese Casleo, da Macedoni nominato A pelleo, acce sero i lumi sul candeliere , e sopra Y altare brucia rono in cen so , e fornirono de suoi pani la m e u sa , e sull ara novella offriro olocausti. E tali cose si fecero appunto in quel giorno m edesim o. in cui tre anni innanzi il puro loro culto fu in profani riti ed impuri cangiato ; che il tempio nei disertamento ? a

u n . Xii. c a p .

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d i e lo condusse Antioco 7 dur tre anni ; mercecch l a rovina del tempio avvenne al centesimo quaran* tsinioquinto anno, al ventesimoquinto d dApelleo? a lla centesima cinquantesimaterza olimpiade 7 e fatta n e fu l'espiazione Tanno centesimo quarantesimottav o , nella centesima cinquantesimaquarta olimpiade. Accadde al tempio questa desolazione secondo la profezia di Daniele fatta ben quattrocento nove anni prim a , avendo egli predetto , cbe i Macedoni 1 avriano disertato. Solennizz Giuda concittadini il ri storamento desagrifizj e del tempio per otto giorni y nequali oltre al non dinegarsi veruna sorte di spas so , invit anche il popolo a lauti e sontuosi ban chetti 7 e con inni e con salmi di lode a Dio e ad essi piacere. Tanta poi fu la gioja , con che cele brarono la rinnovazione de7riti , per lo trovarsi che fecero oltre ogni loro speranza dopo gran tempo li beri nellesercizio della loro religione ? che imposero con legge aloro discendenti di festeggiare per otto giorni la ricuperazione del tempio ; e da indi fino al presente si per noi celebrata questa solennit , appellandola festa del lume (3?) 7 e le diedero tal nome ( cred io ) per l improvviso *risplendre 7 che fece sopra di noi questo raggio di libert. Indi y murata la citt tutto intorno, e fabbricate contro le scorrerie de1 nimici alte torri 7 vi pose guardie ; e fortific la citt di Betsura 7 perch gli servisse di forte, dove difendersi da ogni stremit ? in cui ridu cessero i suoi nimici. VI. Compiute siffatte cose, le genti dintorno mal

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BELLE ANTICHIT9 GIUDAICHE

sofferendo il ripigliare che facevano vita e f o r z e 1 G iudei, ristrettesi insieme ne uccisero m o lti , c u i colsero insidiosamente nell imboscate. C ontro si c o storo essendo Giuda continuo in guerra s t u d i a t a s i di frenarne le scorrerie , e impedire que d a n n i, c h e davano asuoi; e venuto sopra glIdumei d is c e n d e n ti. d1Esa presso ad crabatena 5 ne mise a m o r te e spogli un buon numero. Chiusi poscia tra l e lo r o mura i figliuoli di Bean (38) , che tendevano la c c i a7 G iudei, vi si pose ad assedio, e b ru ci n n e le torri j ed uccisene le persone. Di l mosse c o n tr o degli Ammoniti, che avevano numerosa e grando s te , ond7era capitano Timoteo , e avutigli in suo p o te re piglia la citt di G azer, e menatene si le d o n n e , si i fanciulli prigioni , e mandatane la citt a fuoco e fiamma tom ssi nella Giudea. Ma risaputa le convieine nazioni la sua lontananza, si assmbrano nella Galadite contro i Giudei abitanti quelle m ontagne. Ora questi fuggitisi entro Dateman citt ben m unita mandarono significando a G iu d a, come Timoteo fa ceva ogni sforzo per prendere la te rra , ove s erano ricoverati. M entresso leggea tali lettere, ed ecco gli si presentano messi da G alilea, che lo fanno avvi sato , i popoli di Tolomaide 7 di Sidone , di Tiro , e gli stranieri abitanti in Galilea essersi insieme collegati.

ItlB* 3X1. CAP. I I I .

C apitolo

XI.

G iu d a , e Simone escono in campo : quegli contro degli A m m o n iti nella Galaadite > e questi contra i T iri e T o lo m a id e si, e ne partono vincitori. I . G iu d a adunane seco medesimo ripensando, quale r ip a r o dovesse mettere all'una e all7altra delle ne c e s s it riferitegli, al fratello Simone ingiunse, che c o n trem ila bravi soldati uscisse a difendere i Gali le i ; e d egli .con Gionata altro fratello, e con otto m ila soldati s1incamminarono verso la Galaadite. Al r e s to poi dell armata lasci comandanti Giuseppe figliuolo di Zaccaria, e Azaria con ordine di tenere g u ard ata gelosamente la Giudea e di non venir con nessuno a battaglia, finch ei non fosse tornato. O ra Sim one arrivato in Galilea attacc gl inimici e li Buse in volta; e dato lor dietro fin presso alle porte di Tolomaide ne stese morti intorno a trem ila; indi spogliati i cadaveri degli u ccisi, e riavuti i Giudei imprigionati da loro e con essi ogni loro masserizia si ricondusse alle proprie terre. F rattanto G iuda Maccabeo e Gionata suo fratello passato il Giorda no , dopo tre d di viaggio di l dal fiume sono ricolti pacificamente d a Nabatei ; che narrando a Giuda quant era avvenuto a Giudei galaaditi, e il male stato in cui si trovavano i p i di loro chiusi nelle fortezze e nelle citt della G alaadite, e spi g a n d o lo a darci fretta dassalire gli stranieri e pr-

Si68

DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

curare, di togliere dalle loro mani i suo i, V e b b e r o mosso a prendere la via del diserto ; onde a v v e n t a tosi d improvviso sopra gli abitatori di B osar 9 cui prima incontr , e impadronitosi d ella'citt t r u cid tutti i maschi e gli abili all1armi; indi la d i e d e alle fiamme. Venuta la notte Giuda non si r i s t e t t e per questo 7 ma postosi in viaggio alla volta d e l l a fortezza, dove trovavansi chiusi i Giudei per r a g i o n di Timoteo 7 che con grosso corpo di gente in fe s ta v a i contorni, sul far del d col giugne ; e tro v a tili y che gi appressavanp gli uni scale per g u ad ag n are le m u ra , gli altri edifzj , ordin al trom bettiere d i dare il segno , e incoraggiti i soldati ad affro ntare di buon grado il pericolo pe*loro fratelli e co n g iu n ti, e partito in tre corpi lesercito y assalta i nimici alle spalle. Avvedutisi i Timo te a n i, che chi gli assaliva era Maccabeo, per la prova, che avevan gi fa tta ideila bravura e fortuna del capitano nelle battaglie, si danno a fuggire ; e Giuda inseguendoli colle s u e truppe ne uccide ottomila ; indi voltatosi alla c itta detta Masfa <4o) appartenente aBarbari r piglia ancor questa , e mette a morte tutti i m aschi, e d fuoco alla terra. Quinci partitosi sottomette e C asbon, e Bosor ( 4 i) , e molte altre citt della Galaadite. II. Indi a poco tempo Timoteo , assoldata grand oste > e tra le altre truppe che arrol in suo soc corso , persuasi coll oro molti Arabi a .militare con lu i, .condusse T esercito di l dal torrente rimpetto a Rafon eitt , e commise a so ldati, che se venissero co Giudei a battaglia, adoperassero da bravi y e im-

Li. XII. CAP. XIL.

flk69

p e dissero loro il passaggio del fiume 5 perciocch se i l valicavano, pronosticava loro certa sconfitta. Ora G iu d a saputo ? che s era Timoteo allestito per far B a tta g lia , con esso tutte le proprie forze and solle* citaniente a trovare i nimici : e passato il torrente s i serra loro con empito addosso ; e quanti sostenn e rn e l u rto , furono da lui rttorti, e gli a ltri, che rim asero impauriti , costretti furono, gittate l'armi 7 a fuggire j de quali parte si sparsero qua e l , gli a ltri poi ricoveratisi in un delubro chiamato di Car nam i speravano d essere salvi. Ma Giuda presane la c i t t , e uccise questi, e appicc fuoco al tem pio, variando sempre maniere nel disertare che fece i nimici. Dopo siffatte imprese adunati in un corpo tu tti i Giudei abitanti nella Galaadite con esso i fanciulli e le mogli e le loro masserizie gi trasporlavali nella Giudea. Ma giunto a una citt nominata E fro n , e posta lungo la v ia , dove non era possibile il piegare per altra strad a, n Giuda voleva tornare addietro'; mand pregando que cittad in i, che aperte le porte gli consentissero di passare per la citt ; perciocch con gran pietre turate ne avevano le parte e interrotto il passaggio : ma non piegandosi alle sue domande gli E fro n id , animati i suoi al valore li cinse intorno d assedio ; e incalzando dk e notte l impresa piglia la citt a viva forza ^ indi ta gliatia pezzi quanti vi trov maschi , e messo il fuoco per tutta la terra aprissi per mezzo d essa la via. Tanta poi fu la moltitdine degli uccisi, che fu * mestiere camminare fin sopra i cadaveri. Quinci pas-

270

d elle

An t i c h i t

g iu d ic h e

sato il Giordano vennero nel gran campo, o v e g a e in veduta Betsan, citt nominata Scitopoli p r e s s o i Greci j donde partiti entrarono nella Giudea t r a salmi e gl inni , e le feste solite a farsi in m e z z o a1cantici trionfali. OfferiAmo poi sagrifizj in r e n d i mento di grazie a Dio e del felice esito dell1im p r e s a ^ e dell7essere tornato l7esercito a salvamento ; p e r ciocch in queste guerre non era morto p u re u n giudeo. III. Ma Giuseppe figliuolo di Zaccaria, e A z a r ia , a cui Giuda affid la condotta delle truppe r im a s te , quando e Simone trovavasi in Galilea co m battend o co7Tolom aidesi, e Giuda stesso con G ionata s u o fratello nella G alaadite, volendo ancor essi a lz a r grido di condottieri accorti e valenti , colla m ilizia che avevano al loro comando , andarono sopra G iam nia. Venne #a scontrarli Gorgia governatore di Giam nia 5 col quale4 5attaccata la minchia perdono duem ila persone del loro esercito , e nella fuga , in cui ss mettono , sono incalzati sino a7 confini della Giudea. Accadde loro questa disavventura per , che non vollero seguir gli ordini di G iu d a, che impose loro di non venire a battaglia con chicchessia, s7 ei non era presente : dove tra F altre sue provvidenze vuoisi ammirare eziandio la disfatta di Giuseppe e A zaria , cui antivide sarebbe avvenuta , se avessero trapassate d7un menomo che le sue commissioni. Intanto Giuda e i fratelli di lui non che rimanessersi di guerre g* giare cogl7Idum ei, anzi infestavanli da ogni p a rte , e presa la citt d7Ebron tutte ne atterrarono le for-

LIB, XII. CAP- XII.

27 K

Hfcazkmi j e bruciatene le torri diedero il guasto al p ae se nemico e alla citt di Samaria (4 & ) : indi pas* 8 a ti in Azoto espugnarono la c itt , che and a ru b a , e portatone ricco bottino si ricondussero nella Giudea*
C apitolo

XIII. >

Antioco Epifane muore in Babilonia.

I. Circa quel tempo il re Antioco, mentre aggirasi p er le provincie pi alte , sente che in Persia v ha ima citt infra 1 altre ricchissima detta Elimaide (43), ove aveva Diana un tempio magnifico , e- pieno di ogni fatta dofferte. Oltre a ci v erano arme ed usberghi lasciativi, come gli fu riferito, dal figliuolo di Filippo e re de Macedoni Alessandro. Spinto adunque da ,tali vci si rivolse a Elimaide, e giun tovi presso cominci ad assediarla. Ma non essendosi quegli abitanti n a tal venuta , n a questo assedio atterriti, anzi avendogli fatta valida resistenza ? gli andarono fallite le sue speranze ; con ci fosse che dopo averlo rispinto dalla citt , con una sortita che fecero, l inseguissero di maniera,? ch egli fuggendo si ricover in Babilonia, e vi perdette una buona parte della sua gente. Q. Or mentre dolevasi di quell impresa tornatagli invano , certi l informano e della sconftta de gene* Vali da lui destinati a|la guerra contro i Giudei 7 e del poi$r$j a cui questi erano gi saliti. Aggiuntasi

DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

adunque alla prima sua inquietudine ancor la p re sente cadde in malinconia , e , inferm ; della qual m alattia, poich ed era questa ostinata, e i dolori incalzavano ognora p i , avvedutosi che gli conveniva morire , chiam gli amici ; e scopr loro il grave male che quello e r a , e gli accert, che F aveva in pena de rei trattamenti usati a Giudei, col rubarne che fece il tempio , e non curare il loro Dio ; e in jos dire spir ; ond io mi stupisco assai di Polibio megalopolitano uomo per altro dabbene , il qual dice che Antioco mor per aver voluto spogliare il tempio di Diana in Persia ; conciossiach F aver altri voluto far cosa, che poi non fece, non meriti punizione (44)* #Che s egli pare a Polibio , che a tal motivo si possa ascrivere questa morte dAntioco , egli pi credibil d assai, che perdesse la vita per lo sacrilego rubar, che avea fatto il tempio di Gerusalemme. Intorno per a tal punto noi non facciamo lite , a chi la cagione dal megalopolitano addotta a quella la pre ferisce, che viene addotta da noi. C a p i t o l o XIV.

Antioco Eupatori, vinti i Betsuri , assedia Giuda entro il tempio. '


I. Or per tornare ad Antioco egli, anzich si mo risse , chiamato Filippo uno de suoi favoriti, costituillo amministratore del regno ; e consegnatagli la corona , il manto regale ^ e F anello commisegli che

LIB. XII. CAP. XIY.

9^3

recasse ogni cosa ad Antioco suo figliuolo , e scong i rollo che provvedesse all educazione di lu i, e sei*-* bassegli il regno. Mor Antioco l anno centesimo cjuaraotesimonono. Quindi Lisia, avvisato il popolo della morte di lui ; acclama re il figliuolo A ntioco, dappoich ne avea la tu tela, e lo chiama Eupatore. In questo tempo il presidio della fortezza di Geru salemme e i Giudei rinnegati diedero assai molestie a Giudei ; perciocch quanti andavano al tempio per offerire sagrifizj, erano dal presidio con improvvise sortite uccisi, poich la fortezza stava a cavaliere del tempio. Per questi accidenti adunque Giuda de liber d estirpare il presidio , e imito il popolo tutto prese a gagliardamente assediarlo. Correva allora dei Seleucidi Fanno centesimo cinquantesimo. Apprestate pertanto macchine, e innalzati terrapieni attendeva vigorosamente all espugnazione della rocca. II. In questa molti de rinnegati, che si trovavano col entro ? di notte tempo sortiti, e raccolti per lo paese parecchi nell empiet pari a loro ricorsero al re Antioco, rimostrandogli la non euranza, che dei fatti loro si aveva ne gravi mali, che sofferivano da que della propria nazione, e ci in grazia del pa dre suo, avendo lasciata la religione paterna e quella, seguita, eh ei loro impose. La fortezza adunque e il presidio dal re collocatovi eorreano pericolo d es sere presi da Giuda e da suo i, s egli non ci man dava soccorso. Alludire tali cose il giovane Antioco mont in collera , e chiamati a s i capitani e gli amici commise loro di assoldar gente r e da tutto il
F u r i o , tomo U l*

t8

2^4

D E L IE

a n t ic h it

GIUDAICHE

suo regno raccogliere quanti erano giunti alP e t m i lita te ; e fu adunato un esercito di pressoch c e n t o mila fanti e venti mila cavalli : a cui si a g g iu n s e ro trentadue elefanti. Con questa armata usc cP A n t i o chia con L isia, che comandava a tu tta l e s e r c i t o * ed entrato nell Idumea indi sale verso Betsura. c i t t molto forte e difficile ad espugnare, e p o sto v i ix v tom o il campo ? la strinse d1 assedio. Ma p e rc io c c ii i Betsuriti difende vansi francamente , ed avevano c o n una sortita appiccato il fuoco allapprestam ento d e lle sue macchine 7 si spese gran tempo intorno a ll7 as sedio. Ora G iuda , udita la mossa del re a b b an dona l assedio della fortezza ; e messosi in v ia per incontrarlo accampossi in un luogo angusto ch iam ato Betzacara . a settanta stadj dall mimico. Il re ad u n que levatosi da Betsura condusse P armata quelle angustie e al campo di Giuda. Sul far del giorno mette 1 *esercito in ordinanza per la battaglia. Gli elefanti adunque per la ristrettezza del luogo li fece disporre l un dopo 1 altro , perch non pot v an si stendere per lo largo. Intorno a ciascheduno elefante stavano mille pedoni e cinquecento cavalli. Gli eiefanti poi sostenevano alte torri ed arcieri. Il rim a nente delle sue forze il fece salire quinci e quindi sulle m ontagne, e dinne il comando agli amicL I n d i , dato segno all7esercito di levar alto le grida ? i avventa contro il nimico spiegando al sole gli scucii d1oro e di b ro n z o , che una luce mettevano scintil lante ; e i monti risposero a questi schiamazzi co gran rimbombo.

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I I I . A. c o ta l vista Giuda non perd il euore 7 ma, a c c o l t i b rav am en te i nimici, di que delle prime file, t e n d e m o r t i intorno a seicento. In questa Eleazaro^ s u o f r a te llo , che nominavasi A urane, adocchiato il. p i a l to d e g li elefanti, eh era bardato alla rea le , cred u to v i sopra il r e , con grand empito e pari co ra g g io s i scaglia verso di quello, e .uccisi molti di lo r o y c lie circondavano 1 elefante , sciqrr tutti gli alVri^ i n d i ficcatosi sotto la pancia dell1animale e f-, r ito lo g li di morte : ma l1elefante stramazzato ad* d o s s o a Eleazaro col suo peso lo schiaccia. Cos. q u e s t1 u o m o , dopo avere con gran bravura uccisi, m o lti n im ic i, fin la sua vita. Ora Giuda b$n com p re n d e n d o quant1 erano le forze de suoi nimici si r i t i i ^ a Gerusalemme, e si disponeva all'assedio (4^): e A ntioco mandata una parte delle sue trip p e a, B e tsu ra per batterla 7 egli in persona col resto venne a Gerusalemme. I Betsuriti adunque tra per timore di cos forte arm ata e per .la penuria in che veggonsi del bisognevole , si rendono a p a tti, che dal, r e non avifenno a temere di nujja. Antioco avut^ in, auo potere la citt non fece loro altro male ? che. m andam eli fuori in e rm i, e introdussevi un suo pre sidio. Ma spesi gi molti giorni assediando il tempio di Gerusalemme , poich que dentro difeudevansi gagliardamente ( conciossiach ad ogni macchina che il re piantava contro di loro ; essi ne contrappone* vano un altra ) ; vennero loro meno le vittuaglie y che quanto avevano raccolto di b ia d e , era gi con sumato e la ^erra non erasi coltivata, ma p er essere

PELLE ANTICHIT9 IUDICBK

allora Tanno settimo, in cui ci comanda la l e g g e , che ozioso resti il terreno, non avea r ic e v u ta se* mente. Quindi parecchi degli assediati per l a m a n canza del bisognevole s erano fuggiti, onde p i . p o chi ornai rimanevano nel tempio. A questo te r m in e si trovavano gli affari de1 Giudei rinchiusi nel te m p io . IV. Frattanto il generale Lisia e il r e , com e b bero inteso accostarsi a gran passi Filippo in g ra d o di re e appropriarsi il governo, tuttoch giudicassero^ ~ che abbandonato lassedio marciar si dovesse co n tro a Filippo , pur decretarono di non palesarlp a so l dati n a* capitani. Quindi il re ingiunse a L is ia , che taciuto daffare di Filippo parlasse agli uni ed agli altri in comune assemblea , e dicesse, 1 assedio richiedere troppo tem po, il luogo esser fo rte ,.e i viveri ornai folliti del tutto. Di pi doversi spedire molti affari nel regno , e per creder egli migliore, partito il venire a patti cogli assediati, e stretta con. tutta la loro gente alleanza, e concesso loro leser cizio libero delle patrie leggi, la cui privazione gli. avea sospinti a far guerra, tornarsi ognuno alla pa-. tri a. Cos disse Lisia, e piacque s all1esercito come fi1 capitapi i) consiglio.

LIB, XII. CP. XT.

*77

C a p t o l o XV.

A ntioco dopo lungo tempo assedio fa tta amicizia con Giuda ritirasi onorevolmente dalla Giudea, I. Quindi il re mand a Giuda e agli assediati con l u i , e promise loro la pace , e la libert di vivere colle patrie leggi ; ed essi udite di buon grado si> fatte proposizioni, ed avutane in fede parola giurata uscirono del tempio. Ma entratovi Antioco , poich vide il fortissimo luogo che quello era, ruppe i patti, e ordin alla sua g e n t e c h e circondatolo ne spia* nasse il ricinto. Ci fatto ridussesi in Antiochia y menandovi seco il pontefice Onia; detto ancora M e** nelao : perciocch Lisia avea consigliato il re > che se amava cheti i Giudei y n voleva da questa parte disturbi ? levasse Menelao di vita ; eh egli era stato l1autore d ogni male coll indurre che aveva fatto il padre di lui a sforzare i G iudei, che abbandonasi sero la religione patema. Mandato adunque il re in Berea della Siria Menelao > col il toglie del mondo dopo dieci anni di pontificato. Fu uomo ribaldo ed empio, e tale , che per avidit di regnare strinse la tua nazione a calpestale le proprie leggi. Al morto Menelao fu surrogato Alciino, detto ancora Giacimo. II. Intanto il re Antioco y trovato Filippo gi in possesso del regno, faceva guerra con lui ? ed avu tolo nelle mani F uccise. Ora Onia (46) figliuolo del gran sacerdote } cui gi dicemmo lasciato dal morto

27$ d e l l e An t ic h it . g iu d ic h e padre in et fanciullesca reggendo che il re , m e s s o a morte suo zio Menelao , fatto aveva p o n te fic e Alcimo , che non era della stirpe pontificale ( 4 7 ) y a sommossa di L isia, che spinto avevaio a tr a s f e r i r e da questa famiglia in altra tal grado , ritirasi p r e s s o di Tolommeo (48) re d'Egitto j e avuto tanto d a lu i quanto dalla moglie sua Cleopatra in gran p r e g i o chiede ed ottiene da loro un luogo nel distretto E l i o politano ; dove alz un tempio pari a quello di G e rusalemme : ma di tai cose ci riserviamo a m ig lio r tempo di ragionare.
C a p i t o l o

XVL

Bacchde capitano d Demetrio spedito contro i G iudei, senza nulla conohiudere , torna ed suo re. I. A questo tempo medesimo fuggito da Roma Demetrio (49) figliuolo di Seleuco , occup Tripoli nella S iria , e si mise in capo il diadema. Indi tirato al suo soldo un buon corpo di gente entr nel re gno y accoltovi volentieri da tutti ? che si rendettero alla sua ubbidienza } anzi pigliato il re Antioco e Lisia j glieli oonsegnano vivi in mano , che di pre sente per ordine di Demetrio furono uccisi ? avendo Antioco regnato due anni , siccome abbiamo gi scritto anche altrove. Rivoltisi al nuovo re molti Giu dei rinnegati e rib a ld i, e con essi Alcimo gran sa cerdote accusarongli tu tta la nazione con Giuda e i fratelli dicendo ; che avevano uccisi tutti gli amici

L1B. M I. CAP. Z T I.

379

Tipi j e che quanti favoreggiavano la sua persona y s ta vani o aspettando nel regno, furono morti in p a r t e , e in parte <ed essi erano quelli ) cacciati dal p a tr io suolo e fatti nell1altrui forestieri. Pregavanlo a d u n q u e , che per alcuno de1 suoi amici spedito col s 1inform asse dell1ardimentoso procedei e de1 fautori d i G iuda. Adirato Demetrio spedisce Bacchi de amico d Antioco Epifane , valent uomo , e governatore di tu tta quanta la M esopotamia, con grossa armata , e raccomandatogli Aicimo gran sacerdote glingiugne d uccidere Giuda e quanti erano con lui. II. Partito Bacchide d Antiochia ed entrato nella G iudea mand per Giuda e pe1 fratelli di lui ? sotto titolo di trattare con loro damicizia e di pace; poi* ch voler a ingannevolmente pigliarlo al laccio : ma egli non se ne fid; perciocch ben vedeva, che lo esercito con cui veniva era tale da fare piuttosto guerra che da trattare di pace. Alcuni per del po polo dando fede a ci , che pe suoi legati Bacchide prometteva ? e persuadendosi che da Alcimo ; siccome nazionale? loro n<?n verrebbe alcun danno ? passarono al campo nimico ; e .assicurati dall uno e dall altro con giuramento , che a le loro persone n quanti seguissero il loro proponim ento sarebbero m altrat tati, si misero nelle loro mani. Ma Bacchide , non curata la religione del g i u r a m e n t o n e uccise ses santa e col rompere la fede a prim i tenne lontani quant altri pensavano venir da lui. Q uindi paytitpsi da Gerusalemme ? poich fu giunto a un villaggio chiamato Betzeca, fece arrestare assai rifuggiti e pa*

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le c c h i

DELLE ilTICtolT GIUDICHE

del popolo, e toltili tutti quanti di v i t a in-* giunse a que1 del paese , che prestassero ad A l c i m o ubbidienza : indi lasciato quivi lui stesso c o n u n a parte delle sue truppe , onde tenere la p ro v in c ia a fieno , fece ritorno al re Demetrio in Antiochia. III. Alcimo adunque desideroso di rassodarsi in quel posto, ben intendendo, che dove si avesse c o m prata la benivoglienza del popolo, dominerebbe c o n pi sicurezza , tutti adescava con la gentilezza d e l tratto ; e adattando il suo conversare al piacere e d al genio d'ognuno in brevissimo tempo ebbe a7 suoi cenni un grosso corpo e gagliardo di armati. Q uesti erano il pi gente rea e bandita, di cui valen dosi in opera di ministri e soldati cercava tutto il paese, e quanti gli venivano trovati partigiani di Giuda, li trucidava* Ma Giuda veggendo che Alcimo era ornai divenuto potente , e distrutta avea la pi parte delle persone dabbene e sante , eh1erano tra la nazione, esso pure datosi a girare la provincia uccideva i fautori di lu i, oude Alcimo non si tro vando in forze da opporsi a G iuda, anzi essendo da meno di lui ^ determin di rivolgersi a quel soc* corso, che dare pot vagli il re Demetrio. Venuto adunque in Antiochia lo attizz contro Giuda, ap ponendogli che aveva assai danneggiata la sua per* sona; e vie peggio farebbe, segli col braccio duna ben forte armata spedita contro di lui noi prendesse, e non ne pigliasse vendetta

M B. XII. CAP. x n i

C a pito lo

XVII.

Nicnore capitano contro d i Giuda perisce con tutto Vesercito,

1. O r a Dem etrio, eh era gi persuaso non tornar b e n e a suoi interessi il consentire , che Giuda salisse a t a n ta possanza, spedisce Nicnore, il pi leale a m ic o e il pi caro che avesse, quello cio che nel fu g g ire da Roma gli fu compagno, e dategli quelle t r u p p e , che giudicava bastevoli contro di G iuda, commisegli che con quella nazione non guardasse m isu ra . Nicnore adunque arrivato a Gerusalemme n o n volle tosto venire con Giuda a battaglia , ma cred u to di poterlo pigliare per inganno ; lo manda co n parole amichevoli assicurando, non v essere bi sogno d1 avventurarsi a pericolosa battaglia ; anzi promettergli esso con giuram ento, che non incon trer alcun male ; venir egli accompagnato da amici p er fare loro noto il buon animo , che Demetrio aveva per la loro gente. A questa ambasciata di Nicnore preso G iu d a, e con esso i fratelli , non sospettando di frode , gli danno parola ed ammet tono lui e il suo esercito entro le mura. Qui Nic nore salutato G iuda, mentre intertiensi con lai ra gionando, fa un cotal cenno a'suoi 7 perch arrestino Giuda ; ma egli avvedutosi dell1 inganno di tosto indietro , e fuggissi tra1 suoi. Nicnore discoperte reggendo le intenzioni ed insidie sue si rivolse chife

*8*

DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

ramente alla guerra; onde unite insieme le sue f o r z e e messosi in concio per la battaglia attacca l a m i schia vicino a un borgo nomato Cafarsalama , e rimastone (So) vincitore costrigae Giuda a r it ir a r s i nella fortezza di Gerusalemme. Ora mentre N ic n o re dalla fortezza calava al tempio , incontratolo a lc u n i sacerdoti ed anziani lo salutarono e gli fecero v e dere le vittime , che dissero, offerivano a Dio p e l suo re : ma colui bestemmiando li minacci , che se il popolo non gli dava Giuda in potere , nel suo ritorno avria disertato il tempio ; e cosi bravando usc di Gerusalemme. I sacerdoti di tali proteste dolenti proruppero in pianto , c pregarono Id d io , che volesse sottrargli alle mani decloro menici. IL Nicnore intanto uscito di Gerusalemme per viene a una. terra chiamata B etoron, e col mette cam po, avendo la Siria con nuove truppe ingrossato 2 suo esercito: e Giuda s accampa in Adasa (5 i ) , altra terra distante da Betoron trenta stad j, eoa mille nomini in tutto (5 2), Questi , animatigli a non. atterrirsi per moltitudine di nim ici, n a pensare con quanti abbiano ad azzuffarsi , ma richiamandosi a mente chi essi so n o , e per quali premj cimentino la loro vita, a investire con franchezza il nimico, li conduce alla pugna. Cos attaccato Nicnore , dopo una mischia fero ce, abbatte i nimici ; in questa ed uccisene assai , e lo stesso Nicnore combattendo valorosamente fu morto. Caduto lui , pi non si tenne V esercito, ma perduto il capo gettarono larmi e volsero le spalle 3 onde Giuda incalzandoli ne fa-

LIB. XII. CAP. X ^ ll.

283

ce v a strabe , colle trombe dava segno alle terre d intorno, che aveva vinti i nimici. Udito il suono, n e uscivano armati i terrieri, e venendo incontro ai fuggitivi, e opponendosi loro per fronte mettevangli a m orte, talch di novemila eh1essi erano , non ne camp testa. Tal vittoria segu al decimoterzo giorno del mese presso gli Ebrei detto Adar, e Distro presso i Macedoni; e in questo d si celebra og^i anno cotale vittoria, e se ne guarda il giorno, come festivo. UL Dopo questa vittoria, bench dalle guerre la nazione de Giudei respirasse alquanto e godesse pa c e , pur non istettero guari, che ricaddero ne9peri coli e ne contrasti di prima. In questo il pontefice Alcimo, che voleva abbattere il muro del santo (53), fabbrica antica ed opera desanti profeti, da Dio fu colpito d un improvviso malore ; per cui cadde in terra senza poter dir parola, e dopo lo strazio di molti giorni per , tenuto quattr anni (54) il pontifi cato. Morto costui, il popolo volle Giuda pontefice, il quale udite gran cose del potere de' Romani , e come aveano dome coll' armi e la Galazia, e la Spagna , e Cartagine in Libia , e oltre a ci sotto messa la Grecia e i re Perseo, Filippo ed Antioco il grande, si consigli di fare lega con essi; mandati pertanto a Roma due de suoi amici Eupolemo fi gliuolo di Giovanni e Giasone figliuolo d Eleazaro, per tal mezzo pregavali, che dovesse loro piacere dessere suoi alleati ed am ici, e di scrivere a De metrio, che non facesse pi guerra a1Giudei. Venuti che furono a Roma gli ambasciadori di G iuda, U

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a n t ic h it

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senato gli accolse, e tenuto c o n esso loro l g l i a f fari, per cui venivano, ragionamento gli a c c e tta , p fer alleati ; e fatto sopra ci un decreto, sp e d itin e u n a copia nella G iudea, ripostone l1originale i n t a g l i a t o in tavole d i bronzo nel C a m p i d o g l i o : ed*era r ii ta le tenore. Decreto del senato intorno alla l g a e amicizia tr a la nazione deGiudeij e i R om ani: c h e n nessuna persona suddita de Romani porti g u e r r a alla nazione de Gitfdei, n provvegga a ch i g lie la facesse , h di viveri n di naviglio n di d e n a r i j n che se i Giudei verranno assaliti da ch icch essia , 9 i Romani secondo le loro forze li soccorreranno y e per l1opposito quando la romana repubblica v en g a assalita da chicchessia, i Giudei le daranno a ju to : i se poi alle condizioni di quest alleanza volesse la nazione de Giudei o aggiugnere *o levare q u a lc h e cosa , si faccia pure , ma di saputa del popolo * > romano: e allora, checch vi si aggiunga y si abbia per buono. 11 decreto fu scritto da Eupolemo fi gliuolo di Giovanili e da Giasone figliuolo d E leazaro , essendo Giuda pontefice della nazione e capitano Simon suo fratello . In questo modo si fece la prima amicizia e alleanza tra G iudei e i Romani*

l ii.

x ii. ca p , x v iir.

C a pito lo

XVIII.

Bacchide per la seconda volta spedito nella Giudea riman vincitore.


Ma Demetrio , recatagli la novella , eh1era morto N icnore, e disfatto il suo esrcito ? sped da capo< nella Giudea Bacchide con armata. Uscito egli dAn tiochia e pervenuto in Giudea si attenda ad Arbela citt della G alilea, e assediati e presi quanti col si trovavano nelle spelonche ( perciocch molti vi si erano rifuggiti ) lev di l e mosse sollecitamente verso Gerusalemme. Qui risaputo, che Giuda stava accampato in un borgo nomato Berzeto (55) , s* in cammin alla volta di lui con ventimila fanti e due mila cavalli;, dove Giuda non ne aveva che mille (56) in tutto. Questi veduta la moltitudine , che traea seco Bacchide , s atterrirono , e abbandonate le in segne shandaronsi tu tti, salvo ottocento. Ora Giuda lasciato da9suoi quasi solo, tuttoch avesse afianchi i nimici, che gli toglievano tutto l agio di riunir* nuove*truppe, pure con soli ottocento, avea in anima d'attaccare i Baccbidiani; e confortati i suoi, eh'essi almeno affrontassero bravamente ogni rischio, spignevagli alla battaglia ; ma rispondendogli, s non essere da tan to , che passano provarsi con un eser cito cos numeroso , e per consigliandolo , che si ritiri per ora e li salvi ; che verr col nimico allo m ani, quando abbia i suoi riuniti: Deh non a

a86

DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

m a i , d i s s e , c h e il s o le v e g g a t a l c o s a , c h io m o s t r a le s p a lle a l n im ic o ; e a n c o r c h l a p r e s e n t e c i r c o n

stanza

m i c o s ta s s e l a v i t a , e io d o v e s s i p u g n a n d o s a p p ia a v v e n ir m i yle ag-

* in d u b i ta t a m e n te m o r i r e , p u r e io s t a r f r a n c a m e n t e ^ e v o le n tie r i i n c o n t r e r c h e c c h

a n z ic h c o lla f u g a p r e s e n t e io v o g lia m a c c h ia r e i l lu s tr i im p r e s e p a s s a t e e l a
tr a tta

g lo r ia c h e q u in c i h o i s o l d a ti rim a s ti a ffro n ta s s e ro

>.

C o s c o n fo r ta n d o c h e n o n c u ra ti i

g iu g n e v a , c o n im ic i.

p e ric o li

C a p i t o l o

X IX .

Giuda combattendo muore

Bacchide adunque , condotta fuori delle trincee la sua gente , mettevala in ordinanza per la battaglia ; e la cavalleria colloclla quinci e quindi alle ali, gli armati alla leggiera cogli arcadori posegli alla fronte di tutto 1 esercito, ed egli si ferm all ala destra. Bipartite cos le sue truppe , appena fu giunto dap presso al campa* nim ico, che ordin alle trombe di dare il segno e all esercito d accostarsi con ischia* mazzo : e Giuda fatto il medesimo viene co nimici alle prese. O ra, poich era la misohia ostinata, e il conflitto durato saria fino a sera , Giuda avvisato Bacchide e il nerbo delle truppe trovarsi a mano destra , con seco i pi arditi col si sp in se, e at taccatili ferocemente tu tta smagliane 1 ordinanza y indi cacciatosi loro ia mezzo fbrzgli a d ar volta,

LIB. XII, CAP. XIX.

' 387

e fu loro alle spalle fino alla montagna chiamata A zoto. Ma quei che stavano all'ala sinistra veduta l a rotta di que' della destra serrarono Giuda alle sp alle, e rest chiuso in mezzo tra questi e gl'inse g u iti da lui. Egli adunque non ne potendo fuggire , perch dogni intorno circondato dagl'inimici, ristette, e in un co' suoi si rivolse a combattere } ma dopo ucciso un gran numero di nimici stanco alla fine cadde egli pure, e qijal gi visse chiaro ed illustre, tale fino agli ultimi suoi momenti spirando l ' anima si mostr. Caduto G iuda, perciocch i suoi privi di ta l capitano non avevano pi chi seguire, fuggirono. O ra Simone e Gionata fratelli di Giuda , avuto a patti dagl'inimici il suo corpo, recaronlo in Modim, e l dove ancora il loro padre fu seppellito , lo pongono orrevolmente con gran corrotto del popolo, che prolungllo a pi giorni, e gli fece raccolto insieme gli onori dovuti. Tale fu la fine di G iuda, uomo coraggioso, e valentissimo in armi, che tenne a mente i ricordi del padre su o , e tutto intraprese generosamente e sostenne tutto per la libert de'suoi cittadini. Uomo adunque di tal valore col liberare che fece la sua nazione e rapirla di mano a Mace doni , che la tenevano schiava, lasci nel mondo di se fiuna e nome immortale , e dopo tre anni di pontificato pass di vita (5 7).

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DELLE

ANTICHIT GIUDAICHE

LIBRO

DECIMOTERZOO

C a p i t o l o

P rim o

Gionata succedo nel luogo di Giuda suo fratello.

I. L ebe modo adunque la nazione giudaica schiava sotto i Macedoni riavesse la libert, e per quanti, e quali stenti passato Giuda loro capitano morisse ' combattendo pesuoi, l1 abbiamo nel libro antecedente descritto abbastanza. Ora morto G iuda, quanto < 4 aveva d empie persone e delle patrie leggi nimiche, ripullularono fra1G iudei, e vie pi rinforzando infe stavano da ogni parte. Alla costoro malvagit valse ancora la lam e } che fu nel paese ] talch molti co*

DELLE ANTICHIT* GIUDAICHE LIB. SU I. CAP. I.

8g

s t r e t t tra dallo stremo in che erano del bisogne* v o le , e dal non poter reggere al peso di due tra v e rs e ad un tem po, della fame cio e de' nimici, a l partito gettavansi de Macedoni spontaneamente. O ltre a questo Bacchide radunati tutti i Giudei apo stati dalla loro religione, e seguaci delle costumanze p ro fan e, pose in lor mano il governo della provincia. O ra questi arrestando gli amici d i . Giuda e i suoi partigiani li consegnavano a Bacchide , il quale poich gli avea messi alla tortura e a suo talento straziati , li dava ad ucciderli. A un flagello cosi crudele , che i Giudei non provaronne mai 1 eguale dal di che uscirono di Babilonia, que pochi amici di Giuda che sopravvissero , considerando che la nazione andava, a perire miseramente, s ne vennero a Gionata di lui fratello, e pregaronlo, che imitasse il germano, e il pensier , eh egli si prese de9suoi nazionali fino a morire per la comune lib ert, sei prenda jegli ancora ; n gli sofiferi il cuore di vedere la nazione priva di capo allora quando sta per dis* farsi. Gionata offertosi pronto a morire per loro y e stimato non essere punto da meno di suo fratello viene fatto capitano de1Giudei. IL Bacchide a tal novella temendo non forse Gionata dovesse al re e a Macedoni dar da fa re , come Giuda in addietro, cercava la via d ucciderlo a tra* dimento. Ma questo suo pensiero non pot star ce lato a G ionata, n a Simone di lui fratello. Quindi appena il riseppero, che con esso tutti gli amici fuggirono nel diserto vicino a .Tecue; e giunti alFlavio tomo 111%
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toKLLE irrT IC H lT l 1 OIODAICBE

F acqua chiamata Lago d Asfar (1), quivi m e n a v a n o i loro giorni. Ma Bacchide avvedutosi , ch1 'essi e r a n o fiacchi e trovavansi in questo luogo , con t u t t o II stio esercito marci verso lo ro , e si pose a c a m p o di l dal Giordano per ristorare la sua .gente. O io nata intanto , saputa la mossa di Bacchide, m a n d a il fratello Giovanni, cognominato ancor Gaddis, a g li Arabi Nabatei per deporre presso di lo ro , finch durava la guerra con Bacchide , il suo bagaglio ; perciocch erano gente amica. Or mentre Giovanili era incamminato verso il paese deNabatei, i figliuoli d Amareo (2) nativi di Madaba presero a i un ag guato lui e i compagni, e spogliatili di quanto avean seco, uccidono Giovanni e quant altri V accompa gnavano } del qual misfatto per ebbero da1fratelli di lui il meritato gastigo, come indi a poco diremo. III. Ora Bacchide risaputo, che Gionata stava a campo nei luoghi palustri lungo il Giordano, aspet tato il giorno di sabbato venne sopra di lui, quasi esso in quel d per amor deHa legge non avesse a combattere. Ma egli (3) , fatto coraggio a1compagni col dire , che qui si trattava delle loro vite, perch chiusi in mezzo quinci dal fiume, quindi dagl7ini mici ( che avevano gli uni a fronte, e P altro alle spalle ) , e supplicato a D io , che loro doni vittoria, investe i nimici ; e atterratine, m olti, poich vide Bacchide arditamente inoltrarsi verso di se, la destra allung per ferirlo : ma perciocch ei previde il colpo e scansllo , Gionata co suoi compagni gittatisi dim provviso nel fiume passaroulo a nuoto, e in tal

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m i . gap . i.

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g u isa sull altra riva salvaronsi d$l Giordano^ che i nim ici non gl9inseguirono dentro il fiume, ma furon tosto da Bacchide ricondotti alfa fortezza di Geru salemme : nel qual fatto d arme Bacchide delle sue truppe perdette circa duemila persone. Dopo questo e* si diede a fortificare molte citt rovinate della Giudea e G erico, ed Emmaus, e Betoron, e Betel, e Tamnata ? e F a ra , e Topo e Gazara , in ognun* delle quali, dopo avervi piantate torri , e ricintele tutte di mura forti e ben alte, introdusse sue gentij perch di l con frequenti scorrerie potessero trava gliare i Giudei. Jla soprattutto guern la fortezza di Gerusalemme; e presi ad ostaggi i figliuoli de1prin cipali Giudei col li rinchiuse, e cpn tal mezzo tenevala alla sua divozione. IV. A questo tempo medesimo presentatosi a Gio nata e al suo fratello Simone cert uomo avvislli, i figliuoli dAmareo far nozze, e menare la sposa dalla citt di Gabbata (4) > figlia eh eli1era d un arabo de pi cospicui, e il tre n o , onde accompa gnata sar la fanciulla, dover essere grande e magni fico. Gionata adunque e Simone avvisando questi essere F occasione opportuna di'vendicare il fratello, e veggendo che quivi avrebbono tutto f agio di par gare coloro dell'uccisione di Giovanni, uscirono verso M adaba, e si tennero dietro a un m onte, aspet tando al varco i nimici. Vedutigli appena accostarsi accompagnando la vergine e lo spso con una turba d amici r come usasi nelle nozze , balzarono dagli agguati, e gli uccisero tattiquanti * , indi rapita il

-DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

corredo e quant' altro bagaglio traevano seco c ju e lle persone, tornarono al campo. Tal fu la v e n d e t t a , che fecero pel fratello Giovanni contra i f ig liu o li di ikiuareo ; perciocch tanto essi quanto gli a m ic i y c h e li seguivano, e le loro donne e i figliuoli al n u m e r o di quattrocento furono trucidati. V. Gionata adunque e Simone ricondottisi a * lu o g h i palustri del fiume col si fermarono \ e B a c c h id e f assicurata con guemigione la Giudea tu tta , to r n al fcuo re. Intanto i Giudei per due anni ebbero p ace . Ma i fuorusciti e i ribaldi veggendo la gran fid a n za con che mediante la pace vivevano nel paese G io cata e i su o i, mandarono pregando Demetrio y che spedisse Bacchide a impadronirsi di Gionata ; il che dicevano r si far di leggieri, e in una sola notte cogliendoli alla sprovvista potransi uccidere tuttiquanti. U re sped tosto Bacchide ; e costui arrivato nella Giudea commise per lettera a tutti gli am ici suoi e Giudei e alleati, che gli arrestassero Gionata. Mentre adunque tutti ingegnavansi di m etterle m ani addosso a G ionata, e noi potevano , perch1egli av vedutosi del trattato stava in. guardia, Bacchide in collerito contro de fuorusciti ? quasi preso si avessero giuoco. di lui e del r e , ne pigli ben cinquanta dei pi riguardevoli, e li tolse di vita. F rattanto Gio nata per timore di Bacchide col fratello e co7 suoi si rinchiude in Betalagan (5) terra situata in mezzo al diserto ; entro la quale ? poich l ebbe fortificata con torri e serrata intorno di m u ra , si tenne sicu ram ente difeso. Bacchide ; udito questo ; trasse col

lib

. x tir.

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c o l s u o esercito e co Giudei alleati ; e rivoltosi a b a t t e r n e le fortificazioni vi stette ad assedio parecchi g io r n i ; roa Gionata non che rallentasse 1 ardor nel d if e n d e r s i , anzi dopo una vlida resistenza lascia n e lla c itt il fratello Simone y perch coir armi tra v a g li B acchide ; ed egli uscito furtivamente per la p r o v in c ia lev un grosso corpo di suoi partigiani, e n e l cuor della notte si getta sopra il campo di B a c c h id e , dove tagliatine molti a pezzi s accorse il f r a te llo Sim one, chegli era addosso a9nimici; onde a v v ed u to si, che lr uccisore era Gionata 7 con una s r til a y che fe contra loro ; di fuoco alle macchine, c lie apprester i Macedoni per lassedio, e fece di q u e s ti grande macello. Bacchide adunque reggendosi c o lto ih mezzo dagl inimici ? dequali una parte gU - stavan a fronte e gli altri alle spalle ; perdette il c u o r e ; e fu in grande scompiglio di-m ente, confuso in vedere l assedio riuscito ad Un fine opposto alle sue speranze. La rabbia p ertan to , che di ci con cep y sopra i fuorusciti sfoglla, i quali avevano al re domandata la sua persona y come se lo avessero deluso. Non voleva per tornare nel regno 7 se un fine onorevole non imponeva all9assedio.

s4

DELLU ANTICHIT1 GIUDICHE

C a pito lo

li.

Gionata sforza Bacchide , fa tta pruha pace con l u i , a sgombrare il.paese.


Compresa Gionata F intenzione di lui per s u o i ambasciadori seco tratta d amicizia e di pace , so lo che dall9una parte e dall1altra si restituiscano q u ei prigioni > che quinci e quindi si sono fatti. P a ra ta questa a Bacchide una ritirata la pi decorosa di ogn altra per s e , strigne amicizia con Gionata y ed ambedue promisero con giuramento di non molestarsi mai pi coll armi ) indi restituiti a lui i prigioni, e riavutine i propri rendettesi al re in Antiochia* Dopo tale partenza non venne mai pi, in Giudea; onde Gionata prevahitosi di tal sicurezza,. e fermatosi ad abitare in M acma, rendeva quivi ragione al popolo, e col p un ir, che faceva i malvagi e gli emp); nett da siffatta genia la nazione. C a p i t o l o IH.

Alessandro figliuolo Antioco Epifane muove guerra a Demetrio,


Correva l1anno centesimo sessantesimo, quando Alessandro figliuolo d1Antioco Epifne ritornato (6) in Siria occup Tolomaide per tradimento della gner* pigione, che v era dentro ) 1 quale odiava Deme-

LIB XIII. CIP. III.

3 ()&

t r i o p e r lo superilo e inaccessibile uomo ch'egli era5 p ercio cch .rinchiuso s stesso in una reggia fianecheggiata <la quattro to rri, eh1egli si aveva eretta in poca distanza da Antiochia, non ammetteva per s o n a , anzi nell amministrazione del regno lento era e neghittoso \ il che tanto pi valse ad accendergli c o n tro la m alevolenza de sudditi , siccome anche altro v e abbiamo detto (*). Demetrio adunque udito trovarsi Alessandro in Tolomaide, mosse con tutte le forze contro di lui. '
C a pito lo IV.

Demetrio per suoi ambasciadori tenta di stringere alleanza con Gionata.


Mand anche a Gionata ambasciadori per seco trattar d'amicizia e di lega; perciocch volle preve nire Alessandro , onde mai non seguisse che questi , conchiuso prima di lui il trattato con Gionata , ne ottenesse soccorsi ; e a ci fare lo mosse il temere , che Gionata npn dimentico del passato procedere, di lui si potesse gettare tra' suoi nemici. Gl' impose adunque, che assoldasse milizia , die procacciasse armi, e die si ritogliesse gli ostaggi giudei, che Bac-? chide avea ;rinchiusi nella fortezza di Ger|^sa]&mme (7). Trattato cosi da Demetrio Gionata .venne .a Gerusalemme, e alla presenta di tutto il popolo i* del presidio lesse la lettera, che il re gli1 scriveva. Ma cosiffatta: lettura mise grande spavento negli animi

296

BELLE ANTICHIT GIUDAICHE

de' fborusciti e degli empj giudei ? die stavano n e l l a fortezza, pel consentire , che il re faceva a G i o n a t a di levare milizia , e di ritorsi gli ostaggi ; cu i e g li ritorn a' genitori, ad ognuno il suo. Cos G io n a ta iacea sua stanza in Gerusalemme, ristorando le f a b briche della citt ,e conducendone ognuna a q n e l termine ? eh1ei voleva. Quindi ordin Slie si alzassero ancor le mura e fossero di riquadrate pietre co m poste , onde averne in caso di guerre pi sicura d i fesa. Videro appena siffate cose 1 soldati disposti nelle guemigioni della G iudea, che abbandonatele tostamente tutti fuggirono in Antiochia, salvo quer di Batfura e della fortezza di Gerusalemme, percioc ch , come questi per la pi parte erano Giudei ri* baldi ed apostati, cos non lasciarono que9 presidj.
C
a p i t o l o

V.

Alessandro , vinto Demetrio ne donativi, & creato Gionata somm pontefice, sei fa partigiano.
I. Or Alessandro informato per una parte delle pro messe j ebe a Gionata fatte aveva Dmetrio, e non ignaro per laltra del valoroso uomo chegfi era t del die fare , che dato avea guerreggiando a Macedoni, e d1rei trattamenti per lo contrario, che usati gli furono da Demetrio e da Bacchide suo capitano, disse cor suoi amici, die un alleato pari a Gionata non era possibile a rinvenirlo al presente ? mercecch e toel mestiere dell7armi prode uomo y ed ha privata

L I*. X III. C IP . V.

297

n i m i s t c o n Demetrio pe molti danni, che ricevete t o n o I u n o ' dall altro scambievolmente. Se dunque l o r sem l>ra , che debbasi procacciare T amicizia di O io n a t a contro Demetrio, quello era il tempo miglio r e , e n o n altro , da trarlo alla sua allenza. Avendo e g li a d u n q u e e gli amici approvato il* pensiero, che c o n l u i si trattasse di questa co sa, Alessandro gli s c r iv e cos.

I l re Alessandro a Gionata suo fra tello , salute.


< U dim m o, gran tempo, la fama del tuo valore e della tua lealt ; e per abbiamo spedito , chi te c o conchiuda p er noi amicizia e alleanza. Noi fin d a quest7ora determiniamo , che tu pontefice sii d e 7 G iudei } e ti possa chiamar mio amico. Io ti m ando alcuni p re se n ti, e ti p reg o , che siccome n o i abbiamo onorata la tua p erso n a, cos tu facci il medesimo verso di noi . ( Ricevuta la lettera Gionata si riveste dell9 abito pontificale , correndo la festa de7 T abernacoli, quatt r 7 anni dopo la m orte di Giuda fratello suo ; nel qual tempo non v7 era stato pontefice ; indi si d ad arrolar molta gente , ed arma' il suo popolo. II. Dolse forte a Dem etrio l7ud ir queste c o s e , e s stesso accus di len tezza, perch non aveva, col prevenire Alessandro , a9 suoi interessf l7 animo guadagnato di G ionata , ma aveva lasciato al nimico agio a farlo. Scrve adunque ancor egli un* lettera a G ionata e al popolo in questi termini* s> * 9 9 9 9 9 9 9 9

9*

B E L L I ANTICHIT1 GIUDICHE

Jl re Demetrio a Gionata e. alla nazione G iu d e a . y salute. u Poich voi vi siete tentiti fermi nella n o s tr a am* cizia>n avete agl'inviti de'nostri nimici p o s to m e n n te , e lodo il vostro leale procedere, e vi e s o rto a durarvi costanti ; che ne avrete da noi ric o m p e n se * > e favori. Perciocch la pi parte io vi rila sc e r n de1tributi e delle gravezze , che ai re m iei pre decessori ed a me solevate in addietro pagare. 9 9 Intanto io per ra vi libero da trib u ti, cb e avete 9 9 sempre a me dati. Oltre a questi io vi fo grazia 9 9 della m oneta, che a me sborsavate pel sale e per 9 9 la corona : e fin dal d d* oggi io vi rim etto h 9 9 terza parte delle rendite e la met delle frutta 9 % degli alb eri, porzione che a me si veniva. Di pi, 9 % quanto eran usi di darmi per testa gli abitatori 9 % della Giudea e de1 tre governi annessi alla G iudea, vo dir Sam aria, Galilea e Perea (8), tutto io vel cedo da questo giorno, e vaglia per tutto il tempo 9 9 avvenire. La citt di Gerusalemme io vo9 che sia sagra ed abbia U diritto della franchigia, e fidl dove v stendonsi i suoi eonfini, esente fia dalle decime 9 9 e da tributi. La fortezza poi io la metto in mano 9 9 del, vostro pontefice Gionata, che vi pptr collocare quella; guernigione, che & lui parr pi leale ed 9 am ica, perch la mantenga alla vostra ubbidienza, p Faccio franchi eziandio que G iudei, che prigioni di guerra servono net mio regno. Comando inol-

LIB. XIII. CAP. V.

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tre ,j che de1Giudei non sieno angariati neppure 9 i giumenti. I Sabbati p o i, e tutte le solennit y e 9 9 i tre giorni innanzi la festa sieno esenti. Nella 9 guisa medesima io faccio firanchi ed immuni da 99 ogni molestia i Giudei abitanti ne miei dominj , e 9 9 que y che vorran militare sotto le mie bandiere, 9 9 il possano y ma ci non sia lecito che a tren9 9 tamila. Questi per y ove che vadano , saran 9 9 trattati ugualmente , che le mie truppe. Io poi * metterlli parte nelle guemigioni} e parte tra le n stesse mie guardie , e farlli grandi della mia cor te- lo consento ancora, che vivano . colle . patrie 9 9 leggi ? e le guardino fedelmente , e intndo ? che sieno padroni de tre governi stabiliti nella Giudea Al gran sacerdote star 1 aver c u ra, che niun 9 9 Giudeo abbia altro tempio, k ove adori Iddio ; salvo 9 9 quello di Gerusalemme. Per le spese p o i, che 9> richieggonsi a sagrifizj, io do del mio annovai9 9 mente quindicimila (9) sicli j e il denajo, che a queste spese sopravanzer, intendo sia vostro. * Rilasciovi ancora le diecimila dramme , che i re * esigevano dal tempio, appartenendo esse, asacerdo* > ti , che servono al luogo sacro. \ e quanti si rifug giranno nel tempio , e nelle sue adiacenze y o per debiti colla cassa reale, o per altra motivo, si 9> abbiano per assoluti, e i lor beni rimangano in tatti. Permetto altres la fabbrica e il ristoramento 9> del tempio , e le spese perci' necessarie si fac ciano del m io, e concedo si facciano le mura della c itt , e sinnalzino granai torri ; e tutto questp a

3oo

delle

a n t i c h i t * g iu d a ic h e

n mie spese ; che se qualche fortezza per b e n d e l n paese giudeo abbisognasse d* esser guem ta , a n c o r n questo si faccia del mio . Queste i f u r o n o *Ie promesse e i favori , che con sue lettere fece D e m e trio a Giudei. III. Intanto il re A lessandro, adunata grand9 o s t e tra di soldati mercenaj e di volontari venutigli d a l l a S iria , mosse contro Demetri ; e attaccata l a m i schia j r ala sinistra di Demetrio sbaraglia i nim ici , e inseguitili lungo tratto ne uccide assai e ru b a il lo r campo : ma V ala d e stra , dove trovavasi p e r ventura Demetrio ? fu rotta , sicch tutti gli altri fog'girono. Demetrio sol valorosamente pugnando toglie di vita parecchi nim ici, e dando la caccia agli altr spigne il cavallo in un pantanaccio profondo e dif ficile a uscirne ; dove cadutogli sotto il destriero non ne potendo campare trov la sua m o rte } perciocch avvedutisi di ci che gli era avvenuto i nimici diede ro volta 9 e circondato Demetrio tutti drizzarono gli archi contro di l u i } ond esso trovandosi a piede dopo aver com battendo fatte pruove di gran valore alla fine colpito da molte parti n pi potendo resistere cadde a terra. Term in in questo modo i suoi giorni Demetrio dopo undici anni di regno, come abbiamo Scritto anche altrove.

J4B SUI. C IP . V I.

C a p i t o l o V L.

O nia stringe amicizia con Tolommeo Filometore, e fbbrica un tempio chiamato di Onia*
I. Intanto il figliuolo (ip) del gran sacerdote Onia, clie portava il medesimo nome del padre , e ricove ratosi in Alessandria, come dicemmo innanzi, vive^ presso Tolommeo appellato Filometore, veggendo 1 triste condizioni, a cui i Macedoni e i loro re con ducevano la G iudea, e bramando di procacciarsi appo i posteri nome e fama immortale deliber di spedire al re Tolommeo e a Cleopatra regina suoi messi ; e chiederne facolt d innalzare in Egitto un tempio simile a quello di Gerusalemme, e di costi tuirvi sacerdoti e leviti della sua stirpe. A voler ci Confortavalo singolarmente il* profeta Isaia (i i ) , il quale , bench$ fiorisse pi di secento anni innanzi, prenunzio, che in Egitto dovevasi assolutamente da un uomo giudeo fabbricare all7Altissimo un tempio: da ci adunque pigliato animo O nia, scrive a To lommeo . e a Cleopatra cos. Nell1 occasione dei molti e grandi servigi, eh io insieme co Giudei, mediante il divino ajuto , ti abbiamo prestati ft* cose di guerra, essendo stato e in Celesiria e in Fenicia e co1Giudei in Leontopoli sottoposta al governo eliopolitano e in pi altri luoghi della nazione giudaica, e avendone molti trovati contro il dovere forniti di templi, e per di mal anima,

3oa

delle

a n t ic h it g iu d ic h e

tra, se stessi ? il che accadere reggiamo a n c o r t r a gli Egizj per la quantit troppo grande de t e m p l i n e per lo diverso loro sentire intorno alla r e l i g i o * > ne, poich ho rinvenuto un luogo o p p o rtu n issim o nella fortezza detta della selvaggia Diana , a lx b o n * > devole d1ogni sorta di nateriali, e g rem ito d i sagri anim ali, io vi prego , che mi concediate d i poter in quel sagro luogo , che senza p a d ro n e , e cadente , quando abbialo ripurgato ? 9in n alzarv i n all Altissimo un tempio giusta il disegno e colle misure medesime del gerosolimitano a vantaggia tuo e della regina e de figli , onde i G iudei ab i tanti in Egitto col raccogliendosi a nodrim ento maggiore d1una concordia scambievole meglio pre stare si possano a tuoi servigi. Di fatto anche 3 profeta Isaia ha predetta appunto tale c o s a , sar in Egitto un altare al Signore Dio \ e molte altre n predizioni egli fece d i. tal tenore in risguardo del 9 luogo f9. Cosi scrisse Onia al re Tolommeo. II. O ra dalla risposta che Tolommeo e Cleopatra sorella e moglie di lui gli' fecero , potr ognuno ar gomentare la piet dell uno e dell a ltra , perciocch d ogni peccato e trasgressione di legge sgravaronsi sopra la coscienza d Onia. Eccone la risposta. Il re Tolommeo , e la regina C leopatra , a Onia 9 salute.

Letta abbiamo la tua lettera , nella quale do* m andi, che ti sia dato di ripurgare un luogo

un. xiii. cip. n . 33 s a g r o i n Leontopoli nel governo eliopolitano , ca99 d e n t e ornai , e chiamato della selvaggia Diana. * 9 N e l c h e noi stupiamo, che. possa riuscire caro a * * D io lu o g o iipmondo e ripieno di sacri animali \ ** m a p o ic h tu d , che il profeta Isaia lo ha pre > d e t t o d a molto tempo innanzi , noi te lo accor9 9 d i a m o , quando ci sia conforme alla legge, sicch 9 9 n o n s i debba dire, che noi peccato abbiamo con* * 9 t r o D io . Ottenuto adunque quel luogo Onia vi f a b b r ic tempio e altare a D io , simile a quello di G erusalem m e , bench meno grande e meno ricco. D e lle misure poi e degli arredi di quello non ho c re d u to dover qui p arlare, perch nel settimo libro d e lle guerre giudaiche distesamente ne ho scritto. T r o v poscia Onia alcuni Giudei pari a se , vale a d ire sacerdoti c le v iti, onde servissero nel tempio. M a dr tale sugge tto abbiam ragionato bastevolmente. H I. Ora tra9 Giudei dAlessandria e i Sam aritani, ch e a tempi del grande Alessandro presero a vene ra re Dio sopra il monte G arizim , insorse grande rom ore , e delle sacre lor cerimonie si feee disputa alla presenza dello stesso re Tolommeo: affermando i Giudei , che il tempio in Gerusalemme *crasi fab bricato secondo le leggi mosaiche , e i Samaritani che il loro 3 il perch appellarono al re , che sedato in mezzo a suoi amici udisse le loro differenze , e chi avr il to rto , condannato sia nella testa. Le ra gioni de7Samaritani erano sostenute da Sabbeo e da T eodosio, e Andronico figliuolo di Messalamo di fendeva i diritti de9Gerosolimitani e Giudei ; e ob-

3o4

DBfLLE ANTICHIT GIUDICHE

bligaronsi con giuramento a Dio ed al re , c h e d a l tronde non trarranno le prove , che dalla le g g e y e prega io alo , che condannasse alla morte c h i u n q u e rompesse la f giurata. 11 re adunque con m o lti d e i suoi amici per consiglieri si assise con anim o d a scottare gli oratori. Intanto i Giudei d A le s s a n d ria stavano in grande sollecitudine del mal animo , clae in altrui vedevano contro il tempio di G erusalem m e r perciocch non sapevano darsi p a c e , che alcuni p? tesser distruggere un tempio cotanto antico e il p i illustre di quanti c erano al mondo. O ra avendo Sabbeo e Teodosio cedute le prime parti d el dire ad Andronico , gli cav le sue prove dalla leg g e e dalle successioni de pontefici, ognuno de quali ere ditando dal padre la dignit presedette al tem pio, e dalle offerte e splendidissime d onazioni, con che onorarono il tempio i re tu tti dell Asia ; dove di quello in G arizim , come se non ci fosse nemmeno 7 co$ persona non ne fe caso , n se ne prese p en siero. Con queste e con m olt altre ragioni consimili Andronico muove il re a decidere, che il fabbricato secondo le leggi m osaiche era il tem pio in Gerusa lemme , e a levare di vita Sabbeo e Teodosio, Q ueste sono le cose , che a G iudei d Alessandria intravvennero a tem pi di Tolommeo Filomptore.

LIB. XIII. CAP. VI*.

So 5

C a p i t o l o VII.

Alessandro 5 morto Demetrio, fa a* Giudei grandi onori.


I. Morto Demetrio in battaglia, come abbiamo gi detto , Alessandro divenuto re della Siria scrive a Tolommeo Filometore per averne la figlia in isposa. dicendo essere giusto, cV egli contragga parentado con cbi ricuper il regno paterno , e vi fu scorto dalla Provvidenza divina, e vinse Demetrio $ n per nessun capo sarebbe indegno della sua parentela. Tolommeo accolta di buon grado V inchiesta rispon de, che si rallegra del racquistare chegli ha fatto il regno paterno , e promettegli la figliuola. Indi aggiugne , che rendasi in Tolomaide , ov7egli mener la figliuola : eh ei dall Egitto accompagneralla fin l , e quivi gli consegner la donzella. Dopo tale lettera Tolommeo s incammina sollecitamente alla volta di Tolomaide, seco avendo Cleopatra sua fi glia 5 e trovato col Alessandro, il quale secondocb gli avea scritto, era venuto a incontrarlo , gli d la figliuola, e in dote quellargento e quelloro, che si conviene ad un re. II. Compiute le nozze Alessandro scrive al ponte* fice Gionata ordinandogli di venire in Tolomaide. Comparso dinanzi ai re , cui present largamente , fa dall uno e dall ^kro onorato. Ma Alessandro lo astrinse, deposto l abito proprio, a rivestirsi di
F lavio 3 tomo 11J .

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g iu d a ic h e

porpora. Indi fattolo sedere sopra d' un tron o y hit'* pose a'suoi capitani ^ che. accompagnatolo nel m e z z a della cftt bandissero , che nessno si ardesse d i d ir parola contro di lu i, n di dargli noja. I e& pitani eseguirono i suoi voleri. Quelli pertanto , che s e rano apparecchiati ad accusare Gionata e lo m i r a vano con mal occhio , al vedere l ' onore che il r e con bando pubblico gli faceva, si *dileguarono p e r timore ^ che non ne incoglieste loro per giunta qual che malanno. Tanto poi era l affetto , che il re Alessandro portava a Gionata, che nel ruolo de'suoi amici a lui assegn il primo luogo.
* /

C a p i t o l o Vili.

Demetrio figliuolo di Demetrio, vinto Alessandro , regna in suo luogo ? e stringe amicizia con Gionata.
I. Ma all' anno centesimo sessantesimoquinto De metrio (12) figliuolo di Demetrio con numerosa oste al suo soldo da Lastene. cretese a lui procacciata y uscito di Creta ( i 3) approd in Cilicia ; la qual no vella venuta all'orecchie d'Alessandro lo mise in affanna e scompiglio ; laonde dalla Fenicia part is sofatto per Antiochia, per qui porre le cose sue al sicuro, anzich sopravvenisse Demetrio. Lasci in tanto suo luogotenente in Celesiria Apollonio Dao. Questi andato a Giamnia con grosso esercito mand dicendo a Gionata gran .sacerdote, essere cosa in giusta } eh! ei solo tranquillo e libero si vivesse,

. IB . X ll. C IP . V ili. 0j ^ n z a d ip n d er dal re. Ci da tutti recarglisi a gran v e r g o g n a j eh esso non F abbia fnor soggettato alt* u b b id ie n z a del re : M a, disse , non voler ingan * n a r e te stesso dandoti a credere, perch te ne s ta i rintanato fra m onti, d aver grandi forz or * 9 v ia 9 se il tuo potere ti d baldanza, scendi al p ia n o , ti prova col Mostro esrcito , e la conchiu* n s io n e della vittoria m ostrer, chi. dappi. Sappi * 9 in ta n to , che meco combatte il fiore d ogni citt : 9 9 e questi certo hanno domi perpetuamente i tuoi 99 an ten ati ; bada bene , che in una trra ci batte- * > re m o , dove avrai per difenderti a rm i, non sassi , * 9 e non troverai luogo , ve vinto fuggire > . Punto G io n ata da tali insulti con diecimila scelti soldati sc i tosto di Gerusalemme , accompagnato ancor dal fratello Si mone ; e pervenuto a Gioppe , dappoich i cittadini gli chiusero in faccia le po rte, si accampa fu o r di c itt } poich dentro v era un presidio mes sovi p er Apollonio. Ma al v e d e r, d i' essi fecero gli apprestamenti di Gionata per assediarli , temendo non forse espugnasse a viva*forza la loro citt, gli apri- rono spontaneamente le porte. O r Apollonio , sentito che Gioppe era in mano di Gionata j tolti seco tre* mila cavalli e ottomila fanti venne in Azoto ; donde levatosi a picciole giornate e passo passo s innoltr nel cammino , e arrivato a Gioppe col finger di dare addietro trae Gionata al piano > fidandosi nella sua cavalleria y e in essa riponendo la speranza della Vittoria. Gionata adunque spintosi oltre inseguiva alla Volta d Azoto Apollonio y il quale , poich fu il ni-*

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delle

a n t ic h it - g iu d a ic h e

mico disceso al piano, voltata faccia attacc la b at taglia. Qui avvedutosi Gionata dell imboscata , c h e aveva Apollonio in certo torrente nascosta di m ille cavalli, perch sorprendessero da tergo i n im ici 7 non s atterr } ma disposto in quadro bislungo 1 e sercito, e contrappostolo a chi lo assalirebbe a fro n te e alle spalle, ordin che dall una parte e dalla ltra fosse rispinto il nimico | e perciocch il fatto darm i durato saria fino a sera, ceduto al fratello Sim one una parte delle sue truppe commisegli, che si affron tasse colla falange nimica ; mentr egli a suoi in giunse y che ben copertisi cogli scudi ricevessero le frecce della cavalleria : essi adunque ubbidirongli 9 e la cavalleria nim ica, per lanciar che facesse contro di loro i suoi dardi fino a. votarsene, non li dan neggi punto , perciocch il saettarne non tocca vane le persone , ma per lo battere che faceva gli scudi bene tra se commessi e colla loro spessezza formanti unp cosa so la, veniva agevolmente respinto e cadeva indarno. Ma poich il lungo scagliare contr essi da primi albori fin presso a sera aveva alias* sati i nim ici, Simone , che della loro stanchezza si avvide , urta la loro falange , e adoperando i suoi soldati con grande ardore mette in volta i nimici. Or la cavalleria veggendo fuggire i pedoni pi non si tenne , ma oltrech era stanca per aver fino a sera continuato il combattimento , fallita essendole la spe ranza y che avea riposta nella fanteria , si di con disordine e alla inviluppata a fuggire, talch sma gliatasi c rotta cpia e l sparpagliossi per la campa-

LIB. XIII. CAP. V I]|..

O9

g ti a y e Gionata incalzandoli fino ad Azoto e ucciden d o n e molti sforzolli, disperati eh9erano di salvarsi , a rifuggire nel tempio di Dagone in Azoto 5 ma egli p r e s a in quella scorreria la citt diede fuoco ad essa e alle terre circonvicine ; n tenne lungi le mani dal tem p io di Dagone , anzi ancor quello abbruci ? e n e lle rovine medesime involse quanti eransi col e n tro ricoverati. Tutta la moltitudine de'nimici si m o rti sul cam po, come abbruciati nel tempio moivtaro n o ad ottomila.. II. Superato adunque s gran nimico parte da Azoto , e viensene ad Ascalona} dove , essendosi posto a campo fuori della c itt , gli Ascaloniti gli uscirono incontro presentandolo ospitalmente e fa cendogli onore ; ond egli approvatene le intenzioni di l si rimise in cammino verso Gerusalem me, traendo seco gran p red a, cui la vittoria de suoi ni nnici gli avea prodotta. III. Alessandro udita la rotta del suo luogotenente Apollodoro fece sembiante d esserne lieto , perch senza darne a lui parte assalito avea Gionata suo amico e alleato, e mand a Gionata per attestargli la sua consolazione e per dargliene premio e mer cede, una fibbia do ro , presente solito a farsi aprincipi del reai sangue, e investllo della signoria d*Accaron colle sue pertinenze. Sotto a tal tempo anco il re Tolommeo Filometore con poderosa arm ata di mare, e di terra pass nella Siria per sovvenire Alessandro, di cui era suocero ; e tutte le citt per ordine d? Alessandro accogliendolo di b u o n . grado

3 IO

D E L L E A N T IC H IT GIUDICHE

accompagnaronlo fino ad Azoto: ove tutti con. s c k N mazzi dolevansi a lui del tempio di Dagone a b b r ciato ? e accusavano Gionata d'avere e d is tru tto q u e sto j e mandato a fuoco e a fiamma il paese e m o l t i di loro tolti di vita. Tolommeo a tali q u e r e l e si tacque. Intanto Gionata fattoglisi incontro a G i o p p e da lui riceve splendidi donativi , e n1ha a c c o g lie n z a di sommo onore ; indi seco venuto fin presso al f i u m e chiamato Eleutero torn di nuovo in G eru sa lem m e. Giunto a Tolomaide il re dell1Egitto fuori d o g n i sua espettazione fu vicino a perir nelle insdie te s e g li da Alessandro per mezzo d Ammonio , cV era. sixo favorito. Scopertosi il tradimento Tolommeo scrive ad Alessandro chiedendogli ( 14) ? che gli dia n elle mani Ammonio , che aveva apostata la sua persona f onde sia di c i , come m erita, gastigato. Ma dal veder ? che Alessandra non gliel cedeva , com preso lui essere l insidiatore s esacerb fortemente contro di lui. Gli Antiocheni poi prima ancora di questo accidente erano d Alessandro mal soddisfatti p e r cagione d Ammonio ? da cui sostenuti avevano d gran danni. Ma finalmente pag Ammonio la p en a de1suoi m isfatti, scannalo vituperosamente come una fem m ina, giacch sotto abito femminile cerc di nascondere se stesso, come abbiamo detto altrove. IV. Or Tolommeo pentitosi d1aver m aritata ad Alessandro la sua figliuola, e stretta con lui -alleanza contro Demetrio ? rompe la parentela seco contratta; perciocch rapitagli la figliuola manda subitamente grerspn? a D em etrio, che trattino seco di amicizia

LIB. S ili. CAP. V ili.

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e d i lega, obbligandosi a dargli in isposa la figlia , e d i porlo nel trono paterno. Demetrio , piaciutagli l 1 am basciata, accetta e Y alleanza e le nozze. Restava p e r a Tolommeo il fare un tentativo ? ed era 1 ul tim o , cio condurre gli Antiocheni a volere Deme trio da loro malveduto per le iniquit y che Deme trio suo padre aveva commesse in loro danno : ma an co r questa impresa mand ad effetto ; conciossia ch gli Antiocheni, che per cagione d Ammonio avevano in odio Alessandro, s1 indussero di leggieri a cacciarlosi dAntiochia, ondegli andatone in bando venne in Gilicia. Tolommeo frattanto entrato in An tiochia viene da cittadini e dall esercito proclamato re , e per forza, che gliene fu fatta, si cigne il capo di due diademi, 1 uno dell Asia , e dell Egitto il secondo: ma siccome egli era naturalmente, dabbene, e giusto , n di soverchia grandezza desideroso , e oltre a ci accortissimo in antivedere il futuro, pens di doversi guardare, di non dar ombra a Romani. Quindi raccolti a parlamento gli Antiocheni, gli esorta ad accorre Demetrio , accertandoli, eh1esso benefi cato da loro dimenticher quante ingiurie hanno fatte a suo padre : anzi egli stesso s' obbliga d essergli buon maestro e guida fedele ; e se Demetrio tentasse mai d operare sinistramente , non consentitilo n egli y e v impegna la fede, sua : ed aggiugne che basta a lui di regnare in Egitto. Cos dicendo per suade gli Antiocheni ad accettare Demetrio. V. In questo Alessandro con poderosa oste e con valido apprestamento partitosi dalla Gilicia entr nella

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DELLE ANTICHIT*1 GIUDAICHE

S iria, dove abbruciate avendo e poste a s a c c o l e terre degli Antiocheni, Tolommeo usc colle t r u p p e contro di lui in compagnia di. Demetrio suo g e n e r o , perciocch gli aveva gi data la figlia; e r i m a s t i n e vincitori misero in fuga A lessandro, il quale s i r i tir nell1Arabia. In questa battaglia avvenne y c h e il cavallo di Tolommeo all udire il barrito d 9 u n elefante si spavent , e con una scossa che d i g li 9 gitt il re di sella. Vistolo appena trassero gl i n i mici , e per le molte ferite, che fecergli in testa. 7 il condussero a rischio d esserne morto 3 perciocch strascinato via di l dalle guardie ne stette s m ale y che per quattro intere giornate non sent nulla , n pot dir parola. Intanto Zabelo (15) gran barone tr a gli Arabi mozzato il capo ad Alessandro il mand a Tolommeo , il quale al quinto d riavutosi delle fe rite e tornato in se ode la novella per lui dolcissima della morte d A lessandro, e ne vede la te sta,.sp et tacolo assai giocondo. Indi a poco tutto giulivo, perch era morto Alessandro , pose fine ancor e g li a suoi giorni. Regn nell' Asia Alessandro chiam ato Balle (16) cinque anni, come fu scritto anche altrove. VI. Salito, in trono Demetrio cognominato Nic nore cminci il ribaldo uomo ch egli era a mal trattare i soldati di Tolommeo , dimentico in tutto e dell alleanza fatta con lu i, e di se , che gli er genero e per le sue nozze con Cleopatra parente. I soldati adunque per riscattarsi dalle sue avane fun gono in Alessandria , e Demetrio s impadronisce degU elefanti. In questo Gionata gran sacerdote,

LIB. XIII. CAP. Vili*

3 f3

lev ata da tutta la Giudea soldatesca, pose 1 asedio dia rocca di Gerusalemme , chera daMacedoni pre sidiata e da parecchi Giudei ribaldi e nimici delle paterne* loro leggi. Questi alla prima ridevansi delle in d u strie, che Gionata metteva ift opera per espu gnarla , confidandosi nella fortezza del luogo. Nei cuore per della notte alcuni di quemalvagi, chivi e ra n o , uscitine tacitamente andaro a Demetrio * e informaronlo dell assedio da cui era stretta la citta della. A tale avviso, inasprito il re , coll esercito usc d Antiochia per andare contro Gionata 5 e per* venuto a Tolomaide gli scrive imponendogli, che quanto prima sia presso di lui in Tolomaide. Egli adunque senza interrompere 1 assedio, con esso gli anziani del- popolo e i sacerdoti, e con un buon carico d oro, dargento, di vesti ed altri presenti ne venne a Demetrio, e fattogli di tutto ci un regalo ne raddolcisce lo sdegno ; sicch ricevuto con acco glienze d onore ottiene da l u i, che il confermi pon tefice appunto, com eralo stato a tempi de re suoi antecessori. Q uindi, bench i fuorusciti lo caricassero daccuse , Demetrio non diede loro credenza ; anzi pregato da lu i, che per la Giudea tuttaquanta e per le tre provincie Sam aria, Perea e Galilea dovesse bastargli il tributo di soli trecento talenti, oltre il mandarlo esaudito, confermgli la grazia con una lettera di tal tenore.

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DELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

Il re Demetrio a Gionata suo fratello e alla, nazione de* G iudei} sedute.


V1abbiamo spedita la copia della lettera p e r noi scritta a Lastene nostro congiunto, perch l a veggiate . Il re Demetrio a Lastene padre suo 7 salute. Alla nazine de1G iudei, che mi am ica r > e compie i doveri che ha con n o i, ho pensata d i dare un segnale della mia benivoglienza ; e per i tre governi di (17) Aferema, di Lidda e di Ramata ? che smembrati dalla Samaritide s1incor- * porarono alla G iudea, e le loro pertinenze, e 9i oltre a qusto quanto riscuotevano i miei anteces sori da1sagrificanti in Gerusalemme , e quanto a noi si verrebbe dalle rendite della terra e degli v alberi e d ogni altra cosa 3 e i laghi del sale , e le corone , che a noi si recano , tutto io loro ri** 9 9 lascio ; e da quest1ora fino a ogni tempo avvenire 9 9 jion sia fatta loro per niente di ci violenza. Tu adunque provvedi, che trascritta una copia di 9 9 questa lettera sia consegnata a G ionata, e si ap penda q alcun luogo pi esposto del Tempio Santo . Cos diceva la lettera. VII. Demetrio poi veggendo ogni cosa in pace, e dileguato ogni risico e ogni timore di guerra conged la milizia , e ne scem (t8) gli stipendj ; .cui a que1 soli somministrava, che arrolati fuori di paese avevano lui da Creta e da altre isole accompagnato; con che si tir addosso la nimicizia e l1odio de1suoi

l ib .

in i.

c p. v iii.

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Soldati, a quali esso non dava pi n u lla, dove gli antecessori anche in tempo di pace continuarono per iegual modo a passare loro il soldo , onde avergli alle proprie persone affezionati, e a ogni uopo , che il richiedesse, pronti e animosi nel battagliare per loro
C
a p i t o l o

IX.

Trifone < TApamea ? vinto in guerra Demetrio > d il regno ad Antioco figliuolo dAlessandro , e strigne egli pure alleanza con Gionata.
I. E appunto a questo mal animo de7soldati con* tro Demetrio posto mente un generai d Alessandro nativo d Apamea , soprannomato Diodato insieme e Trifone, viene a trovare Malco (19) uomo arabo , che si allevava Antioco figliuolo d'Alessandro , e sco pertogli il mal talento, che aveva contro Demetrio la soldatesca , studiavasi di persuaderlo, che a lui consegnasse Antioco, e lo farebbe re, e tornerebbelo negli stati ptera i. L arabo a prima giunta mstrssi per diffidenza resto ; ma finalmente tanto gli stette Trifone d intorno pregandolo , che strappgli il suo assenso perci eh1ei voleva. A tale stato trovavansi gli affari di questo uomo. IL Intanto il pontefice Gionata desiderando levarsi dinanzi soldati, eh1 erano nella fortezza di Gerusa* lemme, e i Giudei fuorusciti e ribaldi e quanti troVftvansi sparsi per li presidj della provincia, spedi

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DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

un ambasciata con donativi a Demetrio preg an d o lo , che gettasse fuori della Giudea que soldati., ch e n e tenevano le fortezze ; e Demetrio non questa s o la grazia promette di fargli ma altre maggiori eziandio 9 quando sia terminata la guerra, eh or ba alle m a n i; mercech questa per ora noi lascia pensare a nient7al tro : intanto gli chiede qualche soccorso, e scopre gli 1 abbandono, in che l avean messo le truppe. G io nata adunque scelti tremila bravi soldati glieli mand. Ora gli Antiocheni siccome non potevano patir De metrio pel maltrattarli che aveva fa tto , e vedevaulo ancor con mal occhio per colpa del padre s u o , che aveva commesse molte ingiustizie in lo r danno, cosi stavano a occhi aperti per cogliere 1 .occasione di prenderlo a qualche laccio. Ma ponendo mente a soccorsi test arrivati a Demetrio da G ionata, e av visandosi troppo b e n e , che se non si studiavano di prevenirlo 7 egli ragunerebbe soverchie truppe , dato improvviso di piglio all armi, e circondata la reggia a maniera d assedio e tagliatene tutte le uscite cer cavano d avere il re nelle mani. O r egli veggendo il popolo antiocheno uscito a combatterlo e tutto in a rm i, pigliata seco la sua soldatesca e i Giudei, che gli aveva spediti G ionata, viene a battaglia con que d Antiochia , ma dalle molte migliaja eh essi e* ra n o , a dare indietro costretto : laonde veggendo i G iudei, che gli Antiocheni erano al di so p ra, sa lirono sul coperto della reg g ia, e di l li ferivano j sicch per 1 altezza in cui si trovavano essendo lon* tanissimi dal riportarne alcun danno dall una parte,

LIB . XIII. CAP. IX.

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e dall1altra per lo cambattere che faceyan d1alto travagliando assai i nimici ottennero di scostarli dalle abitazioni circonvicine ; e ad esse appiccarono tosto il fuoco. La fiamma intanto allargandosi per la citt tuttaquanta5 mercecch le case eran fitte e fabbricate le pi di legno, tutta la disertava ? onde gli Antio cheni non potendo n porvi riparo n far resistenza al fuoco voltaron le spalle ; e i Giudei saltando da un tetto all7altro e incalzando in tal modo i fuggi tivi misero in opera una strana maniera d inseguir il nimico. H re poi accorgendosi, che gli Antiocheni per la premura di salvare i figliuoli e* le mogli non si curavano pi di combattere , per chiassuoli fuori di mano vien lro addosso ; e attaccata la mischia ne uccise ta n ti, che astretti furono a por gi 1 armi e a rimettersi alla merc di Demetrio f il quale col perdonare che fece loro quel trascorso acchet il tumulto : indi concesso a G iudei, che giovar si potessero delle spoglie da lor racdblte y e ringraziatili' come autori dell ottenuta vittoria, li ri mand a Gionata in Gerusalemme ? testificando a lui egli stesso il soccorso, che avevane ricevuto. HI. Ma in progresso di tempo divennegli per suo danno sco n o scen tee non pure fall delle sue promesse y ma gli minacci anche , guerra, se tutti non dessegli que1 tributi 5 a cui era tenuta la nazione de Giudei fin da tempi de primi re ; e lo avrebbe mandato ad effetto } se non gli si fosse opposto Tri fone , e gli apprestamenti contro di Gionata non glieli avesse fatti rivolgere alla difesa di se medesimo.

3 i$

De l l e

a n t ic h it

g iu d ic ii

Perciocch dall' Arabia tornato in Siria col g i v ri^ Antioco , il quale era in. et per ancor tenerissim a y a lui pone in capo il diadema , e datasi a seguir lu i tuttaquanta la soldatesca , che per non esser p a g a ta aveva abbandonato Demetri , a Demetrio a p p u n to muove la guerra ; e venuto con lui alle mani rim a n vincitore , e ne ha gli elefanti e la citt d Antiochia. Demetrio pertanto restato al di stto si ricover in Cilicia. Ora il giovinetto Antioco , spediti con sue Jettere ambasciadori a Gionata , lo conduce alla sua amicizia e alleanza, e lo conferma nel grado di sommo pontefice, e gli cede ogni dritto sopra i quattro governi , che furono aggiunti al paese della .Giudea. Mandgli inoltre vasi e bicchieri d oro e una roba di porpora con facolt di vestirla , e gli dona la fibbia d1 oro e il potere appellarsi un dei suoi ajnici pi intrinsechi. Simone poi suo fratello costituito da lui generale di tutta la soldatesca dalla Scala de* Tirj fino alV Egitto. IV. Lieto Gionata di vedersi cos trattato da An tioco, per ambasciadori che a lui invi e a Trifone, protest che sarebbegli buono amico e alleato, e seco unirebbesi per abbattere Demetrio, aggiugnendo che costui noti che avessclo meritato de gran van* tagg i, che alle occorrenze avevane ricevuti, anzi gli rendette soprappi mal per bene. Concessogli adun que. da Antioco , che arrolato da tutte e due la pvovincie Siria e Fenicia un buon corpo di gente uscisse a combattere co'generali di Dem etrio, incon tanente prese il cammino verso quelle citt; le eguali;

1 1 . 1111. CkP; IX.

L e ttc b accogliessero a grande onore 7 pure non gli v c o n tr ib u ir o n o milizia. Quinci entrato nelja citt d -* s c a lo n a e dagli abitanti uscitigli incontro con dona tiv i m agnifchi ricevuto prese a esortare tanto essi q u a n to c i a s c u n altra citt in Celesiria ; che ribellatesi d a D e m e trio seguissero Antioco ? e accomunate le fo rz e c o n lui tentassero di punire Demetrio de torti 9 c h e av ev a lor fatti ; e quando volessero a ci con s e n tir e j non ne mancherebbono loro grandi cagioni. I n d o tt e adunque ad unirsi in soccorso d* Antioco q u e lle citt ? pass a Gaza per guadagnare gli animi a n c o r a di questi a favore d Antioco. Ma trov i G azei y pi di quello che non credeva , contrari a lu i y conciossiach gli serrarono in faccia le porte j n vollero a prezzo d'abbandonare Demetrio favorir la causa d Antioco. Questo loro procedere spinse G io n ata a porvi lassedio e dare il guasto al paese 3 che lasciata una parte delle sue truppe d'intorno a G aza y col rimanente correndo quelle contrade man* davale a fuoco e fiamma. O ra i Gazei veggendosi a cos tristo partito ridotti y e non per questo ajutati p un to dal loro D em etrio y (anzi presente era il dan n o y e il bene lontano ancora, ed incerto se fosse p e r comparire ) ? avvisaronsi di fare saviamente y se non curata l espettazione in che stavano di quello, si riscattassero da questo. Onde per messi spediti a Gionata patteggiarono con lui amicizia e alleanza : perciocch l uomo y anzich provi il m a le , non co* nosce il suo bene 5 m a se avvengagli di cadere in qualche disavventura ? riconosciuto allora se stesso ,

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DELLE ANTICHIT1 GIUDAICHE

ci che senza menomo danno era meglio fare d a p principio, muovesi finalmente a volerlo dopo .il s u a male. Fatta'adunque con esso loro amicizia ed a v u tine in pegno ostaggi, mandlli a Gerusalem m e, e d esso venne cercando tutto il paese fino a D am asco. Y. Ma avendo udito , . che i generali di D em etrio in gran numero erano yenuti a Gedasa (ao) c itt vicina alle terre de1 Tirj ed alla Galilea con isperanza di tirare Gionata dalla Siria in Galilea paese alleato ( che non gli darebbe V animo di vedere i Galilei tutto suoi assaliti dall1armi altrui ) Gionata venne a scontrarli, lasciato il fratello Simone nella Giudea, il quale, raccolta dalla provincia quanta pi gente pot, pose Y assedio a Betsura terra fortissima della Giudea : perciocch la teneva Demetrio con sua guernigione, il che si detto da noi anche in nanzi. Ma poich videro que1 del presidio, che Simone innalzava terrapieni , e sovrastava loro colle m acchine, e con tutto l1ardore adopravasi intorno all1assedio , tem ettero, eh1 espugnata a viva forza l a terra non li tagliasse a p ezzi, e per mandarono pregandolo, che assicurati da un suo giuramnto potessero, salve le persone, votare la te r ra , e tor nare a Demetrio: ed esso, obbligata loro perci la sua fede , li fa uscire della citt , e vi pone alla guardia un presidio -suo. Gionata infanto, levate le tende dal lago detto di Genesar (21), s1 innoltr verso il campo nomato so r, dove ignorava che stessero gl1inimici." O ra risaputo il d innanzi que1di Demetrio, che Gionata era in sul marciare alla volta

l ib . x iii. c a p.

ix .

3*i

lo r j ordinarono primieramente un1 imboccata , e die Ir al monte ne posero gl1insidiatori y essi poi co ll1esercito scesero a incontrarlo nel campo. Vedu tili Gionata gi in concio per la battaglia, dispose, ancora egli la sua milizia y come pot 7 al conflitto. M a i G iudei, perciocch si videro comparire alle spalle coloro y che i capitani di Demetrio aveano messi in agguato y temettero tanto d1essere colti in mezzo ed uccisi, che si cacciaro a fuggire ; sicch tutti quanti abbandonarono Gionata r salvo alcuni pochi al numero di presso a cinquanta y tra quali (il Mattia (22) figliuolo d Absalomo e Giuda figliuolo di Gapseo (a3) generali di tutta l1 armata. Spintisi adunque costoro arditamente e alla disperata contro a' nimici e colla loro franchezza stordirongli, e col valore delle mani li volsero in fuga. I soldati adun* que di Gionata } che s erano ritirati dal campo y vi dero appena cacciati i nimici 3 che raccoltisi dalla fuga si misero ad inseguirli, e tennero loro dietro fino a Cedasa, ov era 1 alloggiamento nimico. VI. Vinta adunque Gionata con valor la battaglia y e uccisi tremila nimici y torn a Gerusalemme. Veggendo p o i, eh' ogni cosa ( merc della Provvidenza divina ) andava a seconda de suoi desiderj, allest tra ambascera a Romani y per rinnovare l amicizia dalla azione gi fatta con loro. Commise inoltre at legati, che nel ritorno lord da Roma visitassero gtt. Spartani y e loro rammentassero l amicizia e paren tela, che tra le due nazioni correva. Or essi entrati in Roma e introdotti al senato esposero le commi s*
F lavio tome / / / .

ai

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sioni, che avevano dal pontefice G ionata, d ic e n d o y avergli esso mandati per confermare lantica a lle a n z a . Ralitic il senato , quanto avea per addietro dell' a micizia co' Giudei stabilito , e consegn loro le tte r e da presentarsi a tutti i re dell' Europa e dell' A sia , onde av esserne passaporto libero nel ricondursi a l la patria. Dopo ci nel dare volta vennero agli S p a r tani , e diedero loro il dispaccio, che avevano d a Gionata perci ricevuto : ed eccone una copia :
/

Gionata pontefice de' G iudei, il senato e il comune de* Giudei agli Efori , al senato e al popolo degli Spartani loro fra te lli , salute*
Cos vadano bene gli affari vostri e privati e pubblici , colla salute di tutti voi , come noi lo bramiamo. Noi pure stiamo bene. Recata essendo ne* tempi scorsi ad Onia nostro pontefice da Demotele (24) una lettera di Ario re vostro , in coi si trattava della scambievole affinit, eh1 tra n o i e voi , ( della quale abbiamo appiedi di questa nostra messa una copia) e ne ricevemmo la lettera di buon grado , e demmo a Demotele ed Ano segni di benivoglienza , 'avvegnach non avessimo di tale argomento bisogno, essendone certificati abbastansa da'sagri Libri (a5). Non abbiamo per voluto precedervi in tale scoperta, perch non sembrassimo innanzi tratto avidi di quell' o n o re, che ci avete voi fatto. Noi dunque , con tutto fieno passati mplt' anni dal primo contrarre che

* p p

l ib . x iii .

c i p . ix*

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n facemmo insieme amicizia, pure ne1d festivi e solenni offrendo a Dio sagrifizio conliauiamo a 9 9 pregarlo ? che vi dia salute e vittoria degl7inimici, 9 * O ra , bench con gran guerre ci abbiano sempre infestati le stemperate voglie de9confinanti, pure t* n a voi n ad altri de1nostri amici noi non ab** 9 9 biamo voluto dar noja. Condotte poi a buon fine 9 9 le gu erre, in quello che mandavamo a Romani n Numenio figliuolo dAntimaco e An tipatro figliuol 9 9 di Giasone ambedue senatori di conto ? abbiamo lor 9 9 consegnate lettere ancor per v o i, onde rinnovel9 9 lasser lamicizia, che abbiamo con esso voi. Egli * * pertanto sar buona cosa, che voi pur ci scriviate, v e di quanto vi fa mestiere diate a noi p a rte , come a persone che a tutto son pronte per com9 9 piacervi . Gli Spartani adunque e fecero agli ambasciadori cortesi accoglienze , e formato un de-* creto d1 amist e d alleanza il mandarono loro a casa. VII. Circa questi tempi trovavansi nella Giudea tre sette ? le quali intorno alle cose umane sentivano diversamente : 1 una chiama vasi de F arisei, l altra de Sadducei, e degli Esseni la terza. Ora i Farisei dicno che tutte le cose sono opera del destino, salvo alcune , che avvengano o n , sono sempre libere a se medesime. Allincontro gli Esseni sQsten gono, che di tutto Signore il destino , n accado all uom cosa, che da quello voluto non sia. 1 Sad ducei finalmente distruggono affatto il destino, ore* deudo questo essere un mero nulla, n le eoa*

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umane riuscire al loro fine a voglia di lu i, m a t u t t o essere in nostra Diano, sicch e del nostro b e n e n o i siamo a noi stessi gli au to ri, ed al peggiore c i a p ~ pigliamo per nostro disavvedimento. Ma di ta i c o s e ho data pi precisa contezza nel libro secondo d e lla guerra giudaica. V ili. Ora volendo i generali di Demetrio rifarsi della passata sconfitta, raccolto un esercito m ag g io r del prim o, uscirono contro Gionata 5 il quale u d ita la loro mossa, venne 'immantinente a scontrarli fin a nell1Amati te , perch non volle lasciare loro tem po di gettarsi nella Giudea : indi posto il suo campo a cinquanta stadj da quel denimici, manda persone a considerare il loro campo e il m odo, onde s1 erano trincerati. Avendogli riferito gli esploratori ogni cosa t insieme condotti innanzi alcuni arrestati di n o tte , che gli scoprirono, volere i nimici venire loro ad dosso improvviso, egli con savio provvedimento si mise al sicuro col dispor sentinelle fuor dequartieri 7 t tener sotto l arm i, durante la n o tte, tutti i so l dati , e confortargli ad avere coraggio e star coU animo preparato a combattere , se bisognasse , di notte ancora; onde non riuscissero loro nuove le intenzioni de nimici. Ma i generali di Demetrio , poich intesero ? che Gionata avea penetrato ogni cosa, pi non sapevano a qual partito appigliarsi, te restarono molto 'confusi al vedersi scoperti dagfi* nimici, e fuor dogni speranza, giacch non avevan pi luogo le insidie, di mai superarli 5 che cimentan dosi in luogo aperto non si credevan da tanto , che

1.1 b . x u i . c a p . i x .

3a5

f a r p o t e s s e r o fronte a soldati di Gionata. Si consi g l i a r o n o ad u n q u e di darsi alla fuga 5 e per accesi g r a n f u o c h i 9 onde a tal vista i nimici credesserli f e r m i n e l cam po , si ritiraron pian piano. Ora Gio n a t a s u l f a r del giorno appressatosi a7 lor quartieri y e tr o v a til i voti , s immagin 7 che ne fosser fuggiti y e te n n e l o r dietro: ma non fu in tempo di giugnerli; p e r c io c c h , valicato gi il fiume Eleutero y erano in lu o g o sicu ro. Di l pertanto rivoltosi verso l Arabia, f g u e r r a co Zabadei ? e menatane via molta preda e fa tti parecchi prigioni y venne a Damasco^ e quivi v e n d e tte ogni cosa. IX . Sotto questo tempo medesimo anch Simone d i l u i fratello y corsa da capo a fondo la Giudea tu t ta e la Palestina fino ad A scalona, assicur con fo rtezze ogni lu o g o , e fortificatele con edifizj C con g u ard ie venne a G ioppe, e sorpresala v introdusse u n grosso presidio ; perciocch udito avea , che i G ioppesi volevano dare la citt in mano a Demet ria ni. Compiute siffatte imprese Simone e Gionata si condussero a Gerusalemme ; e G io n ata, ragunato nel tempio il popolo tutto y lo consigli a fabbricare le mura a Gerusalemme e rinnalzare del ricinto del tempio quel ta n to , che fu abbattuto , e fortificarlo d intorno intorno con alte torri. Di pi col condurre per mezzo la citt un altro muro tagliassero la co municazione della piazza a soldati della fortezza , e in tal guisa chiudessero loro la via di fornirsi di vittuaglia : oltre a ci rendessero ancor pi forti e sicure di quello9 chora non sono> le .fortezze sparse

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DELLE ANTICHIT GIUDAICHE

per la' provincia. Approvato cotale p en sam en to 6 avuto per buono dal popolo , Gionata riserv a se stesso le fabbriche attenentisi alla citt} e s p e d Si* mone a rafforzare quelle della provincia. X. Del resto Demetrio, passato il fiume, a n d in Mesopotamia con animo d'impadronirsi di q u e lla e di Babilonia, e occupate le satrapie superiori d i c o l provvedere abbisogni di tutto il regno. Perciocch i Greci e Macedoni, che abitavano in quelle co n trad e, continuamente invitavanlo con ambasciate; venisse a loro, e gli si darebbero nelle mani, e Taciterebbero a debellare Arsace signore de Parti. Allettato d a queste speranze v and , con anim o, se domava i Parti e gli si accrescevano le forze, di volgersi con* tro a Trifone e cacciarlo fuori della Siria. Accolto pertanto volonterosamente da' paesani, con grossa arm ata, eh' ivi adun , mosse guerra ad Arsace , e perdutovi tutto l ' esercito fu preso vivo egli stesso , come si disse anche altrove.
C apinolo

X.

Fatto Demetrio prigione da Parti, Trifone rompe la fede a Gionata , e presolo a tradimento j muove V armi contro Simone di lui fratello .
I. Ora Trifone, dappoich seppe le cose di De metrio essere riuscite a tal fine , non dur pi fe dele ad Antioco ^ ma andava architettandogli insidie, onde ucciso lui; occupare esso il regno. Opponeva

LIB. XIII. CAP. X.

37

a q u e s ta sua deliberazione il tim ore, ebe aveva di G io n a ta amico d Antioco } e per questo pens di le v a rs i lui primieramente dinanzi , poi mettere le m a n i addosso ad Antioco. Stabilito adunque tra se m edesim o di tirarlo fraudolentemente nel laccio ed u ccid erlo , dAntiochia si rende in Betsan, chiamata d a Greci Scitopoli, dove con quarantamila persone tu tto fior di milizia venne a scontrarlo Gionata, perch si credette , eh ei fosse col per combattere Trifone vedutolo pronto a far guerra tent di pren derlo con donativi e cortesi maniere , e impose ai suoi capitani, che ubbidissero a G ionata, volendo con ci assicurarlo della sua benivoglienza per lui e torgli dell1animo ogni sospetto, onde corlo sprov visto ? mentre non ist in guardia di se, n teme di nulla ; quindi insinugli, che licenziasse F esercito che al presente non era necessario condurlosi dietro, mentre non si temeva di guerra, anzi tutto era in pace: ritenutine adunque in difesa di se alcuni pochi venisse con lui in Tolomaide ; e darebbegli la citt in potere , e gli sottoporrebbe quant1altre fortezze ci sono nella provincia ) che questo era il solo mo tivo , perch si trovava col. II. Gionata adunque non che insospettito di nien te , anzi persuaso, che tal consiglio fosse in Trifone un effetto del suo buon animo , e del sentire egli veracemente cos, licenzia 1 esercito ; e ritenutine seco soli tremila , duemila ne lasci in Galilea , e comille, che rimanevangli, entr in Tolomaide con Trifone. Chiuse immantinente da Tolomaidesi le

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DELLE ANTICHIT GIUDICHE

porte (ohe tale era l ordine dato loro da T r i f o n e )9 pigli vivo G ionata, e mise a morte , quanti v e n nero con lui. Indi sped gente contro i duem ila ri* inasti in G alilea, perch distruggessero questi a n cora ; ma essi, udita la voce di quanto era a G io nata intravvenuto ? anzich arrivassero i T rifonian i , affrettavansi ben armati d' uscire del paese. O ra gli spediti contro di loro , poich li videro a ogni c i mento disposti per salvare la vita , senza dar lo r o noja j fecero ritorno a Trifone.
C apito lo

XI.

La nazione de9 Giudei d il comando a Simone, e lo crea pontefice.


I. Udita i Gerosolimitani la presa di Gionata e lo sterminio della milizia eh era con lui , piansero amaramente la sua disgrazia ; e in ogni ordine di persone era grade il dolore d avere perduto un tant uomo. Aggiugnevasi a questo affanno un ga gliardo n irragionevole timore } che le nazioni cir convicine vedendoli privi del valoroso insieme e provvido Gionata ; tra per l odio in che avevanli} e perch erano liberi dal timore di lu i, levassero unitamente loro contro, e conducessero colla guerra le cose loro agli estremi. E di verit cos appunto addivenne? come s* andavano immaginando. Percioc ch non s tosto fu sparsa tra que Gentili la voce , che morto era Gionata, e cominciarono a fare

X .. XIII. CAP. XI.

3^9

g u e r r a a Giudei , eh1erano privi di condottier. Tri fo n e istesso, assembrata milizia, pensava di muovere P a r m i contro i Giudei. Ora Simone veggendo i Ge rosolim itani per tali cose disanimati , e volendo col s u o parlare disporgli a ricevere con pi coraggio e fran ch ezza V ornai vicino Trifone , adunato nel tem p io i l popolo j cosi- prese a incoraggirli. Quanto * > volentieri, o miei nazionali, unitamente col padre io e i fratelli siamo per la comune libert iti in# 5 contro alla morte , voi noi dovete oggimai pi n ignorale. Avendo io adunque dinanzi agli occ'ii 9 9 una dovizia di tali esem pi, e il morire per le 9 * leggi e per la religione essendo nella nostra fami* * glia un costume invariabile , non ci avr timore 9 9 cos grande, che mi cancelli dall animo questo 9 9 nostro pensiero, e v introduca in suo luogo l an more della vita e la non curanza dell onor mio ) 9 9 laonde, come se non mancassevi un condottiere 9 9 abile a sostenere ed a fare per voi grandi cose , seguitemi ovio sapr condurvi ; che n dappi io mi sono de miei fratelli, onde debba risparmiare 9 9 la vita m a , n da m eno, onde ci che loro * > parve gloriosissimo , il morire cio per le leggi e * > per la religione del vostro Dio , io lo debba fug9 9 gire e mettere in dimenticanza : anzi quanto in 9 9 me si richiede per dimostrarmi legittimo loro fra* tello , tutto far ; e confido f che mander gastifi gati i nim ici, e torr a tutti voi e alle mogli e 9 9 a1figliuoli di. dosso lonta, che a voi ne proviene, e terr col divino ajato lungi dal tempio le mani

336

DELLE ANTICHI*A9 GIUDICHE

ostili; perciocch le nazioni (io le veggo) i n di* spetto di voi, come se non aveste chi vi c o n d u c a , corrono all armi . -A questo parlare di S im o n e la moltitudine rassicurssi , e d invilita eh eli e ra per la paura, apr il cuore a cose migliori e a l i e t e speranze ; talch tutto il popolo ad una voce g r id , che Simone fosse lor capo, e in luogo di G iu d a e di Gionata suoi fratelli ne assumesse il governo; e d avrebbegli ubbidienti ad ogni suo cenno : ond egli , raccolto issofatto quanto aveva di gente abile alia milizia, studiavasi di compire le mura della citt 9 e poich l ' ebbe con alte e forti torri assicurata , t mand certo Gionata amico suo figliuolo d Absalomo con esercito in Gioppe , e ordingli , che ne cacciasse gli abitatori ; perch temeva non forse costoro la dessero in mano a Trifone: egli intanto fermssi alla guardia di Gerusalemme. II. Ora Trifone con poderosa oste uscito di T o lomaide entra nella G iudea, seco ancora traendo vi Gionata incatenato. Gli venne incontro Simone colla sua gente presso ad Aelida (t*6) ? citt situata sullerta d una montagna , che le pianure signoreggia della Giudea. Ora saputo Trifone, che avevano i Giudei costituito loro capitano Simone, volendo aggirare con frodi ed astuzie ancor lui, gli mand ordinando ^ che se voleva libero Gionata suo fratello, sborsasse cento talenti d argento e dessegli per ostaggi, due figli di lui ; perch , quando fosse in libert, non ribellasse al re la Giudea , conciossiach ora si te neva prigione per quella somma, ond era al re per

LIB. X III. CAP. X I.

331

prestito avutone debitore. SimOne comprese la frode


del suo nimico ; e bench vedesse ? che il dar quella somma e il gittarla sarebbe tutt1u n o , n per tor nerebbe in libert il fratello, anzi con lui mande rebbe a perdersi in mano del nimico ancora i fi gliuoli j pure temendo che il non avere dato n il denajo, n i figliuoli, fosse motivo appo il popolo d imputargli la morte di suo fratello , adunato l esercito, gli scopr le inchieste di T rifone, aggiugnendo , che sotto vi s ascondeva e frode ed ingan no ; pure egli credeva miglior partito mandargli il denajo e i figliuoli, che non dispregiate le proposi zioni di Trifone incorrere nell' accusa di non avere voluto salvare il fratello. Simone adunque consent , che gli fossero mandati i figliuoli di Gionata co de nari. Ma Trifone avuto ogni cosa non tenne i patti, n mise Gionata in libert, anzi con esso lesercito gir intorno alla provincia, e per l Idumea pens di salire appresso in Gerusalemme $ onde innol tra tosi giunse in Dora (27) citt idumea. Simone eragli sempre a fianchi colla sua gente attendandosi ognora rimpetto a lui. In questo avendo i soldati della for tezza (28) mandato pregando Trifone, che sollecitasse la sua venuta e provvedesse loro di vittuaglia, mise in concio la cavalleria per essere quella notte me desima in Gerusalemme ; ma la gran n eve, che cadde di ciel quella notte e coperse tutte le strade e colla sua altezza rend malagevole particolarmente a cavalli il viaggio , gl imped quell andata : il per ch levatosi di l Trifone, viene in Ceksiria ) e

33*

DELLE ANTICHIT GIUDICHE

toccata appena la Galaadite, ivi uccise G ionata 9 e dato ordine, che si seppellisse, egli torn in A n tiochia. III. Or Simone per gente che mand alia citt d i Basca trasporta le ossa di suo fratello f e gli ce le b ra i funerali in Modini sua p atria, e tutto il popolo n e fu in grande corrotto. Indi Simone fabbric in o n o r di suo padre e desuoi fratelli un magnifico mausoleo di liscio e bianco marmo, e condottolo a una grande e considerabile altezza il circonda di portici e di colonne ognuna d un solo pezzo, e sovr essa in nalza un opera maravigliosa a vedere ; oltre a questo erse ancora sette piram idi, per lo grande e vago lavoro eh ess erano, stupendissime , a onore desuoi genitori e fratelli ; a ciascuno la su a , che mantengonsi anco a d nostri. Con tanto ardore sappiamo essersi adoperato Simone per dare a Gionata sepol tura e fabbricare gli avelli a congiunti. Mor Gionata dopo quattr anni ? dacch fu creato pontefice e go vernatore della nazione. Cos andarono le cose per ci , che s aspetta alla morte di lui. IV. Simone poi costituito dal popolo gran sacer dote nell anno primo del suo pontificato trasse il suo popolo dalla schiavit macedonica ? onde non diede loro mai pi tributi. Riebbero i Giudei la li bert e l esenzione d ogni imposta dopo censettant nni del regno de Seleucidi (29), dacch Seleuco (3o) denominato Nicnore occup il regno di Siria. Tanta fu poi la stim a, che il popolo facea di Simone, che ai ne privati contratti ; pi nelle pubbliche scritture

l i b . s u i . c i p . x i.

333

apponevanci Fanno primo di Simone benefattore * d e Giudei e capo della nazione . Infatti sotto il governo di lui salirono a grande stato , e domarono i popoli confinanti. Perciocch sottomise Simone le tre citt di Gazara , Gioppe , e Giamnia ; ed espugnata, assediandola , la fortezza di Gerusalemme spiantli a da fondamenti-, perch occupata da1suoi nimici non. servisse (3 i) pi di ricovero ; come in addietro, al loro mal fare. Fatto questo, pens dover essere ottimo e vantaggioso partito spianare ancora quel m o n te, sopra cui era posta la cittadella ; onde riu scisse pi alto il 'tempio j e ci stesso prese a insi nuare al popolo da lui radunato a parlamento, ram memorando loro e quanto avevano sostenuto da ca pitani e da9Giudei rinnegati , e quanto sosterrebbono in avvenire ; se uno straniero col porvi presidio oc cupasse di nuovo il regno. Cos dicendo ne fa ca pace il popolo , mosso alle lodi che all1uno e alFaltro (3 a) partito egli diede, talch rivoltisi tutti al lavoro concordemente si diedero a spianare la montagna, e non desistendo dalF opera n d n notte in tre anni interi condusserla al piano mede simo delle basse campagne ; e da indi innanzi, poi ch fu abbattuta la rocca e il m onte, sopra cui ella flava, non ebbe il tempio luogo pari in altezza. Queste sono le cose, che feeersi sotto Simone.

334

DELLE ANTICHIT7 GIUDICHE

C apitolo

XII. '

Simone fatta alleanza con Antioco il Pio 9 assedia Trifone in Dora*


I. Non pass guari tempo dalla prigionia di D e metrio , che Antioco figliuolo dAlessandro sopran nominato ancor D io , fu dal suo tutore Trifone- dopo quattr anni di regno uceiso. Questi f spargere , che tra le mani de medici si m or, e intanto pe suoi familiari ed amici mand promettendo a soldati gran somme d 'o ro , se lui facevano r e ; e sapessero, che Demetrio era appo i Parti prigione, ed Antioco suo fratello, quando montasse in trono, in vendetta della loro ribellione li tratterebbe assai male. Essi adunque sperando ogni bene , se il regno venisse in mano a Trifone, lo innalzano al principato. Divenuto signor d ogni cosa Trifone diede a vedere , di che rea in- dole egli si fosse. Perciocch, dove in condizione di privato andava coltivando la moltitudine e un aria vestiva duomo discretissimo, tirandola con questesca a ci, ch ei voleva, or fatto re si tolse di volto la maschera, e apparve quel vero Trifone , chegli era. Ci stesso per valse a farne pi forti i nimici ; che la soldatesca per 1 odio, che co ltro lui concep, si rivolse a Cleopatra moglie di Demetrio rinchiusa allor co figliuoli in Seleucia. II. Andava allor vagabondo Antioco fratello (33) di Demetrio, e denominato Sotere, n alcuna citt per

l i b . x iii. c i p . x ii.

335

c a g io n e di Trifone voleva dargli ricetto. Manda per l u i C le o p a tra , e lo invita alle nozze ed al regno. A f a r e q u e ste proferte ad Antioco fu condotta, parte d a lle persuasioni degli amici , parte dalla p au ra, c h e alcu n i di Seleucia non dessero, la citt in.mano a T rifo n e . Giunto Antioco in Seleucia , perciocch g li si andava ogni giorno ingrossando . I1esercito, u s c p e r far guerra a Trifone y e vintolo in battaglia, d a ll a lta Siria caccillo. nella Fenicia, fin dove inseg u llo ? e lo strinse d assedio in Dora fortezza difficile ad espugnare,, ov egli erasi rifuggito (34). M a n d a intanto a Sitinone pontefice de Giudei amba* s c ia d o ri, che seco trattino d amist e d'alleanza. Sim one ne accetta volentieri la proposizione , e di grossa quantit di denari e di viveri, che sped ad A n tio co , forn i soldati che assediavano D ora, tal ch in breve tempo fu tenuto per uno desuoi amici p i cari. In questo Trifone di Dora fuggitosi in Apamea e preso nell assedio della citt resta ucciso dopo tre anni di regno. C apitolo XIII.

: Simone, morto Trifone, fa guerra ad Antioco , e vinto il suo capitano Cendebeo lo caccia dalla Giudea. Antioco p o i, perch avaro e tristo uomo, dimen tic i servigi fattigli da Simone ne suoi bisogni, e dato a Cendebeo suo amico il comando delle armi mandllo a guastar la Giudea e imprigionare Simone.

336 D ELLE A N TICH IT 1G IU D A IC H E Ora Simon* } udita la ribaldera d1Antioco r p e r quantunque iunoltrato egli fosse negli anni 7 p u n t o tuttavolta dal non vedersi trattato da Antioco, c o m ic i meritava , vest sentimenti superiori all1e t , e g io venilmente condusse la guerra ; perciocch coso ld a ti pi bravi mandati innanzi i figliuoli, esso col g ro sso delle sue truppe tenne altra strada ; e ascosi nelu o ghi pi coperti delle montagne in agnato molti dei suoi, non che gli venisse fallito alcun fatto d armi y anzi vinti in ognuno i nimici godette il tempo , che gli rimase di vita, in pace, dopo fatta ancor egli coi Romani alleanza.
C a p i t o l o XIV, Simone dal suo genero Tolommeo yiene ucciso a tavola per tradimento. Govern adunque Simone otto anni in tutto i Giudei, dopo i quali muore a un banchetto per tra dimento tracciatogli dal suo genero Tolommeo (35); il quale messe le mani addosso anche alla moglie di lui e a due suoi figliuoli, mentre gli aveva pri gioni presso di se , mand* chi uccidesse il terzo ebe era Giovanni, e noma vasi ancora Ircano. Ma questi avvedutosi che si veniva per lu i, si sottrasse destra* mente al pericolo, e ricover con prestezza in Ge rusalemme affidato nella moltitudine tra per le be nemerenze del padre suo, e per l odio , che portava il popolo a Tolommeo. Di latto studiatosi Tolommeo

LIB. XIII. CAP. XIV.

33j

d i e n tra re per l altra pprt in citt fu rispinto dal p o p o lo y che gi dato* aveva ricetto ad Ircano.
C a pit o l o

XV.

Tolommeo tenta di usurparsi il governo : com e Ircano prese egli a.reggere il popolo*
Tolom m eo adunque si ritir in una delle fortezze, e h 7 eran o presso a Gerico > nominata Dagon (36;: ed Ircan o succeduto al padre nel pontificato , dappoich s1 ebbe fatto colle prime vittime Iddio propizio, mosse co n tro di Tolommeo 7 e posto V assedio alla te rra , com ech in ogn1altra cosa avanzasse il nimico, pure ta n to la compassione per la madre e pe1fratelli stri glie vaio , che si di vinto ; conciossiach Tolommeo conducendoli sopra le mura , da quell altezza straziav ali, e minacciava di precipitameli ; se non si levava da quell assedio ; ond1egli credendo ? che quanto allenterebbe del suo vigpre in espugnar quella te r r a , tanto risparmierehbe di rei trattamenti a1suoi c a r i, egli gi cominciava a rimettere aleuta cosa della sua gagliardia. La madre per colle maui stese yersO di lui supplicavalo , che non intenerisse per l e i , ma viemaggi^rmente acceso di sdegno tentasse ogni via di pigliare la terra , e avuto nelle sue mani il nimico facesse allora vendetta de1suoi pi cari ; che dolce sarebbele morire anche fra1tormenti ? se l1inimico y che s trattavali, avesse delle sue iniquit il meritato gastigo. Ircano adunque a cosiffatto parlare
F la v io , tomo I l i . .
aa

338

De l l e

a n t i c h i t 1 g iu d ic h e

della madre sentivasi impetuosamente portato a l l 9 espugnazione del forte j ma qualor la vedeva s o t t o le battiture e i torm enti, perdeva il coraggio , e d a lla compassione di ci ? che accadeva alla madre ? r e stava oppresso. Ora mandandosi per tal maniera F assedio in lungo giunse queir anno , in cui conviene a1Giudei rimanersi daHe fatiche (37) 5 il che o s se r vano ogn1anno settimo , appunto come a ogni s e t timo d sogliono fare : e perci Tolommeo trovatosi libero dalla guerra uccide i fratelli e la madre d 1Ir cano. Dopo ci si ricovera presso Zenone appellato Cotil , il quale tiranneggiava nella citt di Filadelfia.'
C a p i t o l o

XVI.

Antioco il P io , mossa guerra ad Ircano9 per trecento talenti che ne riceve, f a lega con esso lui. I. Intanto Antioco esacerbato er ci ,' che sofferse gi da Sim one, entr in G iudea, l1 anno quarto del regno suo , e il primo del principato d'Ircano, cor rendo la centesima sessantesimaseconda olimpiade 5 e dato il guasto al paese rinchiuse Ircano nella citt, contro la quale, bench da lui circondata con sette trincere ,' alla prima nulla affatto conchiuse s per la fortezza delle sue m u ra , come per lo valore degli assediati. Al che aggiunsesi la scarsezza dell1acqua * , alla quale provvide, una pioggia , che venne gi dirottissima sul tram ontar delle Plejadi. Antioco per dalla parte settentrionale del m uro, ove il luogo era

t u . XIII. C IP . XVI.

339

per sorte alquanto pi rispianato, innalzate da cento' torri a tre palchi vi f montar sopra corpi di trup* pe , e mentre con queste attaccava ogni girno la piazza * , scav una fossa profonda assai larga e dop pia , colla quale rinchiuse in citt gli abitanti. Que sti per -con molte sortite, che saviamente condus sero, se avveniva loro di trovare spensierati i nimici, ne facevano tristo governo ; dove s1eran veglianti , si ritiravano di leggieri. Ma poich' si fu accorto Ir cano , che la soverchia moltitudine della gente gli era dannosa; perch e pi presto si consumavano le vittuaglie, n si faceva unimpresa degna demolti eh essi erano, separati di mezzo all esercito le 'per sone disutili, li cacci di c itt, e seco ritenne solo quel tanto , eh1era il pi vigoroso e battaglieresco. Ma a rigettati non volle Antioco consentire luscita; ond essi aggirandosi per le mura di mezzo, consunti dalla fame morivano miseramente. Ora venendo la festa de Tabernacoli, mossi a piet di loro qued entro se li ricolsero di nuovo in citt. Avendo- po scia Ircano mandato ad Antioco ambasciadori, che gli chiedessero in grazia della solennit sette giorni di tregua, egli mosso da religione verso Dio glieli accorda, e per giunta gli manda un magnifico sagrifizio di tori colle corna dorate ; e con ogni fatta d aromi e bicchieri doro e d argento. Quegli adun que, che alle porte stavano della citt, ricevute dai conduttori le vittim e, le introducon nel tem pio, mentre Antioco dava desinare alle truppe ; molto per certo diverso da Antioco Epifane, il quale impadro*

340

DELLE AUTICHIT GIUDICHE

nitofi della citt scann porci sopra l1altare, e sp arso pel tempio lintinto delle loro carni stravolse le leg g i giudaiche e lavite lor religione; onde fu la n azio n e infestata da guerra, n mai pot racconciarsi c o n lui. Per il presente Antioco per la molta sua piet, cognominato fu Pio. IL Piaciuta ad Ircano la moderazione del re , e venutogli a notizia lo zelo, che dell1 onore di Dio egli aveva, spedigli unambasceria, per cui lo prega va, che ritornasse i Giudei all antica forma del loro governo. Antioeo rigettato il consiglio di chi suggerivagli doversi distruggere la nazione, perch sempre imita tra se medesima e non mai con altru i, non fe caso di tali motivi ; e udendo, che tutto opera vano per religione , rispose agli ambasciadori, che gli assediati rassegnassero 1 armi ; che gli dessero tributo per Gioppe e per le altre citt, salvo quelle della G iudea, e che accettassero un presidio : a questi patti sarebbono liberi dalla guerra. Or essi piegaronsi a tutto il resto ) ma per quanto spetta al presidio non si sottomisero, perch atteso il loro non tramischiarsi con istranieri guardaransi cf usar con loro (38). In cambio per del presidio gli profferirono ostaggi, c la somma di cinquecento talenti. Accett il re questo cambio, e di presente gliene diedero trecento insieme cogli ostaggi, tra1quali era il fratello stesso d Ircano : indi abbattuta la merla tura della c itt, e sciolto alle condizioni gi dette l assedio si ritir. XII. Ircano poscia aperto il sepolcro di Davidde,

LIB. XIII. CAP. XVV

34l

clie in ricchezze vantaggiava quelli dr ogn altro r e , n estrasse tremila talenti , e pigliato da ci coraggio il primo egli fu tra Giudei , che spesasse gente stra niera (89). Fece oltre a ci con Antioco amist e lega, e accoltolo i Gerusalemme , provvide al suo eser cito con abbondanza e generosit il bisognevole a mantenerlo. Nella spedizione altres , eli gli fect contro de P arti, Ircano gli fu compagno; dei che noi abbiamo la testimonianza di Niccol Damasceno, il qual cos scrive. Eretto Antioco sopra il fiume Lieo un trofeo, vinto eh ebbe il generale deP arti Indate , quivi sostette due giorni a istanza d'Ircano > giudeo per certa sua solennit, nella quale la legge vietava a Giudei il far viaggio 3 n in cosi dire e1 va lungi dal vero ; perciocch era allora la festa di Pentecoste , che cadde dopo il sabbato : n a noi non lecito, sia egli in sabbato sia in altra solennit, intraprender cammino. IV. Antioco poi attaccato il re parto A rsace, e x perd del suo esercito molta gente, e vi per egli stesso. Quindi nel regno de Siri .sottentragli suo fra tello Demetrio tornato da Arsace alla sua libert appunto allora, che Antioco si gett nel paese dei P a r ti, come anche innanzi si detto.

34&

DELLE ANTICHIT1 GIUDAICHE

C apito lo

XVII.

Spedizione Ircano contro la Siria .


I. Ora Ircano , udita la morte d Antioco , m o s s e contro le citt della S iria, pensandosi di tro v arle y com erano in fatti, vote di soldatesca e di g e n te buona a difenderle. Prese adunque Medaba i sesto mese d assedio a costo di grandi sten ti, a cui sog giacquero le sue truppe ; indi sottomette e Sama e le vicinanze, e poi Sichem, e Garizim e la nazione de1C utei, che aveva un tempio simile a quello di Gerusalemme, cui Alessandro consenti al luogote nente Sanaballate di fabbricare per cagione di Manasse suo genero, e fratello di Jaddo pontefice , come scritto abbiamo anche sopra. Avvenne a questo tempio di rimanere diserto dugento anni dopo la sua fondazione. Prosegue Ircano e piglia le citt idnmee Adora e M arissa; e recati alla sua ubbidienza gli Idumei tuttiquanti, permise loro di rimanersi in pae se j quando volessero e alla circoncisione sottoporsi e Vivere colle leggi giudaiche ; ed essi per lamor delle patrie terre sostennero e di circoncidere se stessi e di reggersi nella maniera del vivere , come i Giudei Questo per loro fu il tempo , da cui cominciarono ad essere per lavvenire Giudei. II. Ma Ircano sommo pontefice rinnovellare volendo l1amist co1Romani, spedisce loro per ci un am basceria j e il senato ammesse le sue lettere forma

LIB. XIII. C IP.

XVIt.

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d e c r e to dell* amicizia con lui in tal jnodo. Fann io figliuolo di Marco .pretore adun il senato ai s e i d i f$bbrajo nel comizio , presenti L. Manio fig liu o lo di Lucio della Mentina (*), e < Gajo Semp r o n io figliuolo di Gajo della ^Falerina, per delib e r a r e sopra di ci ? che richiesero gli ambasciad o r i Simone figliuolo di Dositeo , e Apollonio fig liu o lo d Alessandro , e Diodoro figliuolo di Gias o n e y uomini valorosi e dabbene , spediti dal pop o lo d e1Giudei , i quali trattarono ancora dell'am is ta e alleanza , che passa tra loro e i Roipani e d e pubblici loro affari } che Gioppe e i porti e G az ara e le fontane e quant* altre citt . e paesi r a p loro coll armi Antioco contro il voler del s e n a to , tutto sia loro restituito ; che a regj soldati disdetto sia di passare per le loro terre e per quelle de sudditi y che quanto in quella guerra h a tentato ; Antioco senza voler del frenato ? s'abbia p e r nullo j che per p ro p ri. ambasciadori si faccia restituire a Giudei ci che Antioco ha loro tolto f e si stimi il paese in quella guerra da lui diser tato 'y e che finalmente sieno muniti di lettere ai 9 9 re ed a' popoli liberi per. lo sicui o ritorno loro * * alla* patria. E paruto adunque al senato , che deb9 9 basi rinnovare amist e alleanza con uomini vir9 9 tuosi e spediti da un popolo virtuoso ed amico : quanto poi alle le tte re , risposero che ne tratte rebbono y quando il senato,,spediti avesse gli affari 9 9 propri y e provvederebbono per, 1' avvenire eh 9 9 fatto non fosse loro da persona veruno aggravio.

344 BELLE ANTICHIT.' GIUDAICHE Il pretore Fannio intanto di quel del p u l> l> lic o forataseli di d en ari, onde ricondursi alla p a t ir la Cos Fannio (4o) rimanda gli ambasciadori de1 G i u d e i provveduti dal pubblico di denajo e col d ecre to d e l seoato , per cbi gli doveva accompagnare, e a n i e salvi rimettergli in patria. A questi termini a d u n q u e eran le cose del sommo pontefice Ircano. III. Intanto ardeva di voglia il re D em etrio d i muover guerra ad Ircano; ma non ebbe p er fa rlo n tempo n mezzi opportuni, per F odio ch e gli portavano i Siri e i soldati; anzi questi spedirono a Tolommeo nominato Fiscone (4 1) UB am basceria, perch desse loro per re qualcheduno della stirp e di Seleuco. Tolommeo mand con un corpo di tru p pe Alessandro cognominato Zebin*, il quale venuto con Demetrio a battaglia lo vince ; ond1egli si fugge in Tolomaide presso la moglie sua C leopatra: ma non accolto da lei quinci passa a T iro , dove fa preso , e dopo fattone da suoi nimici un7assai rio governo , ancor morto. O ra A lessandro, occupato il re g n o , fa col pontefice Ircano amicizia; indi assalito dall1armi d1Antioco figliuolo di Demetrio e soprannomato Gripo rest vinto e morto in battaglia. Im padronitosi Antioco della Siria non ebbe ardire di entrare arm ato in G iudea, perch udiva che il suo fratello uterino chiamato p u r esso Antioco assoldava milizia in Cizico per venire sopra di lui ; laonde non i partendo dal regno pens di m ettersi in punto per contrapporsi al fratello, che si chiam Ciziceno, per l1allevamento eh ebbe in quella c itt , e nacque

UB. XIII. CIP. XVII.

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d? A n tio c o . denominato Sotere e morto tra Parti , il [ale fratello fu di Demetrio padre di Gripo ; poi c h P accidente, come abbiamo anche altrove narra t o , p o r t , che ambedue i fratelli sposassero Cleo p a tr a . Venuto adunque Antioco Ciziceno in Siria te n n e molt anni accesa col fratello la guerra. In q u e s to tempo Ircano ebbe pce 5 perciocch, morto A n tio c o (42), egli si ribell da Macedoni, n pi som m inistrava loro soccorsi n come suddito n come am ico ) anzi le cose sue crebbero a grande fortuna e stato sotto Alessandro Zebina, e vie pi sotto q u e sti fratelli ; che la vicendevole loro guerra diede ag io a Ircano per sicuramente goder delle rendite d ella G iudea, onde raccolse un' immensa quantit di denari. Ma perciocch il Ciziceno andava guastando le terre intorno, egli pure faceva palese, di che in tenzione si fosse ; veggendo per , che Antioco non avea dall'Egitto soccorsi, e quindi s questi come il fratello nel guerreggiare tra loro si disertavano in sieme , non fece caso n dell un n dell1altro. C apitolo XVIII.

Antioco Ciziceno viene in soccorso de Samaritani, e vinto -si caccia a fuggire.


I. E per muove contro Samaria citt fortissima ; della quale, a miglior tempo direm o, perch al presente fabbricata da Erode si chiami Sebaste : e assalita strignevala gagliardamente, inasprito contro

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DELLE ANTICHIT. GIUDAICHE

i Samaritani pe1 to rti, che in grazia de re della S r i a aveano fatti a que di Marissa colonia de G iu d e i e sua alleata. Tirato adunque intorno alla citt u n f o s so y e chiusala con un doppio muro stendntesi o t tanta stadj , commise Y impresa a1 figliuoli A n tig o n o e Aristobolo ; i quali rinforzarono V assedio per m o do , che i Samaritani trovarofosi dalla fame c o n d o tti a tale strem it, che cibavansi d' immondezze } e chiamarono in lor soccorso Antioco Ciziceno; il q u a le accorso sollecitamente alla loro difesa vinto d a que' d Aristobolo ; indi inseguito dai due fratelli (in o a Scitopoli camp dalle lor mani. Essi pertanto to r nati sopra i Samaritani di nuovo rinchiudongli en tro le m u ra , talch la seconda volta eziandio m andarono per aiuto a] medesimo Antioco , il quale ottennti d a Tolommeo Laturo (43) circa seimila uomini da lu i speditigli contro il voler della m adre, che quasi ne fu per cacciarlo del reg n o , a prima giunta corse insiem cogli Egizi a modo di masnadiere le terre d'Ircano, perch non s' ardiva per l ' una parte di; seco provarsi in battaglia , che non aveva forze da tanto e per l'a ltr a si dava a credere di dovere col saccomanno sforzare Ircano a levar da Samaria 1' assedio ; ma perciocch incappando negli agguati andava perdendomolti de su o i, s'incam min verso Tripoli , data a Callimandro ed Epicrate la condotta delle armi contro i Giudei. Callimandro adunque , investiti con troppo ardire i nim ici, fu messo in volta ed ucciso. Epi crate poi per l avaro^ uomo eh egli era , di aperta* mente in mano a Giudei e Scitopoli e 1 altre terre vicine, n pot liberare dall'assedio Samaria.

U 8 . XIII. CAP. XTIIf.

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I I . I r c a n o adunque dopo un anno d assedio presa S a m a r i a y di tanto sol non fu pago , ma tuttaqpanta a n c o r la' distrusse , datala ad inondare a (44) to rre n t i o n d e spiantatala fino a renderla letto d acque c a n c e ll ogni segno d essere quivi mai stata citt. D e l p o n tefice Ircano si narra inoltre uno strano ac c i d e n t e intorno al come discese Iddio a parlare con l u i * conciossiach dicano ? che in quel giorno me d e s im o ,. che i suoi figli affrontaronsi col Ciziceno , e g li so lo |1 pontefice udisse una voce? che i suoi fig liu o li aveano test vinto Antioco j la qual cosa u s c tosto del tempio a farla palese, a tutta l mol titu d in e ; e cos in fatti avvenne. O r questo ci che s? asp etta ad Ircano. III. Intorno a questo tempo trovaronsi a prospero s ta to cresciuti non sol que Giudei che abitavano in G erusalem m e e nelle vicine contrade y ma quegli an co ra che vivevano in Alessandria , in Egitto 3 e in C ipro. Perciocch la regina Cleopatra (45) essendo iu ro ttura col figliuolo Tolommeo nominato Laturo y deput suoi capitani Chelcia e Anania figliuoli di quell Onia , che avea nel tenere d Eliopoli fabbri cato un tempio simile a quello di G erusalem m e, come abbiamo detto anche altrove. Cleopatra adun que , affidato alla loro condotta l esercito , non movea senza loro saputa un passo , come testifica an cora Strabone di C appadocia , il qual dice cos. * La pi parte di q u e lli, eh erano o venuti con noi ; o m andati d a Cleopatra in C ip ro , incontanente t> seguivano Tolom m eo; i soli Giudei ; che dicevansi

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DELL ANTICHIT1 GIUDAICHE

della fazione <TO nia, le si conservavano f e d e l i , n pel sommo pregio in che erano appo la r e g i n a i due loro concittadini Chelcia e Anania . C o s e g l i. IV. Ma ad Ircano le grandi prosperit fur c a g i o n e , che i Giudei gl* invidiassero ; sopra gli altri p e r i Farisei^ una delle tre sette giudaiche, come sopra, d i cemmo, i quali vedevanlo con mfel occhio (ed h a n n o essi tanta autorit presso il popolo , che eziandio s e dicano male del re e del pontefice, senza pi. acqxiitano fede). Di questi era discepolo anche Ir c a n o , e discepolo caro oltremodo. O r egli invitatigli u n li seco pranzo e trattatili cortesemente , poich l i vide assai lie ti, prese a dir loro , eh1 essi ben san no il suo desiderio di viver bene ? e Io studiare cV ei fa ogni via di piacere a D io } ci che professano anche i Farisei : pertanto pregavali, che se in lui scorgessero qualche fallo o traviamento dal diritto sentiero , lo vi volessero ritornare. O ra avendogli essi attestato , eh1 era fornito d1ogni virt 7 eompiacquesi di tai lodi. Uno per degli astanti nomato Eleazaro uom sedizioso e pestifero : Poich , disse, ami udire la verit , se vuoi esser giusto , dimetti il pontificato, e ti basti la signora , ehe hai sopra il popolo . Interrogato da Ircano per qual motivo avesa1 egli a deporre il pontificato : Perch , sog9 9 giunse y i nostri vecchi ci dicono ; che tua madre, 9 9 regnante Antioco Epifane , fu prigina ; la

qual voce era falsa j onde Ircano adirassi contro di lui ; e i Farisei tuttiquanti sentironne grande sdegno. Professore della setta de1 Sadducei, che sostiene

L JB . X III. C A P. X V III.

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o p i n i o n i contrarie a quelle de* Farisei , era certo O i o n a t a ? uno de9cari am ici, che avesse Ircano: or e g li d is s e eh7Eleazaro dette avea quelle ingiurie di c o n s e n tim e n to universale de1 Farisei j e ci , rend e r e b b e s i a lui manifesto , quando volesse domandar lo r o s te s s i, di qual gastigo credessero colui fosse d e g n o per ci ; che avea detto. Ircano pertanto in t e r r o g i F arisei , qual pena stimavano gli si dov e s s e ( e dall7onore , che colla qualit del gastigo fa re b b e r o alla sua persona ? comprenderebbe, se quelle in g iu rie s erano dette di loro consenso ) : risposero q u e lli che battiture meritava e prigiona ) perciocch n o n credevano di doverlo per una villana condannar n e lla testa ( vanno poi _d altra parte i Farisei nel p u n ire assai ritenuti). Di tal risposta Ircano si ri s e n t fortem ente, e giudic ; che per loro sommossa gli avesse detta colui villana. Aggiunse Gionata legna al fu o c o , e a tal lo condusse, che il fe1 dalla setta d e Farisei a quella passare de S adducei, e ad abo lire lo mosse le leggi da quelli prescritte al popolo e gastigarne gli osservatori. Quinci avvenne, che il popolo ebbe lui in odio e i figliuoli. Ma di tai cose diremo appresso. V. Intanto io vo1 qui , che si sappia molte leggi aver date al popolo i Farisei dalla tradizione ricevute de padri loro , le* quali siccome scritte non furono tra le sue da Mos , cos la setta de Sadducei le ripirova , d icend o, chc quelle sol? si vogliono aver per leggi, che sono sc ritte ; dove delle a ltre r che shanno p er tradizione, non si dee far caso. S u questi

S5o D E LL * ANTICHIT GIUDICHE punti nacquero molte quistioni e gran d i f f e r n z e dalP una parte all1 altra , mentre i Sadducei d a l l a loro tiravano i soli ricchi y n del volgo avevano p e r sona che li seguisse , e a Farisei facea spalla l a m o l titudine. Ma di queste due sette e di quella d e g l i Esseni abbiam ragionato partitamente nel s e c o n d o libro delle guerre giudaiche* VI. Ora Ircan o , dopo sedato il romore y m e n nna vita felice , e retto con ottime leggi il p rin c ip a to per anni trentuno , lasciati dopo se cinque figli 9 s e n m uore, uomo cui Dio stim degno di tre so m m i on o ri, ci sono il governo della nazione , il g ra d o pontificale , e lo spirito di profeza ; perciocch us. Dio di conversare con esso lui , e dtgli non solo il. conoscimento dell1 avvenire , m a il poterlo altres accertare di modo , che de1 suoi figliuoli maggiori predisse, non dover essi vivere lungo tempo nel prin cipato ; la cui rovina , perch si vegga quanto decad dero dalla patem a felicit , si vuol qui riferire. C apitolo XIX.

Aristoblo suceduto a l padre mette egli il primo corona. Ci che d i lui e del fra tello avvenisse,
I

I. M orto il p a d re , Aristobolo ch era il maggiore, avendo fermato seco medesimo di recare a monar chia il governo presente , il quale pareragli miglior partito , si mette egli prim o in capo il diadema dopo quattrocento ottantunanno e tre mesi ; dacch il po-

LIB. XIII. CAP. S i i .

351

p o l o d a lla Babilonese cattivit ritorn alla patria. O r a e g li tra7suoi fratelli amando singolarmente il s e c o n d o dopo di lui, cher Antigond*, mentre tenne g li a l tr i in catene , volle questo consorte d ogni suo b e n e . Imprigion eziandio la madre , che lo vedea c o n m cd occhi in trono ; perciocch Ircano aveva la s c ia t o a lei la totale signoria d ogni cosa : e si c o n d u s s e a tanto di crudelt verso le i, che la fece in prigione morire di fame. Dietro alla madre mand a n c o r a il fratello Antigono, cui pareva, che amasse, e v o le a sopra gli altri compagno nel regno , esacer b a to contro di lui per calunnie ; alle quali non di dapprincipio credenza, parte perch 1' amore , che gli p o rta v a , non gli faceva por mente a ci che venivagli riferito, parte perch giudicava che a torto V invidia altrui lo accusasse. Ma ritornato un di Antigono con gran treno da una spedizione in quel te m p o , che i Giudei solennizzano a onore di Dio sotto i Tabernacoli, avvenne, che mentre Arstobolo si trovava infermo , egli per celebrare la festa sal magnificamente adornato al tempio coll accompagna mento della sua soldatesca , dove pressoch tutto il tempo , che stettevi, impieg in orare per la salute di suo fratello. Ora le persone maligne , e quelle, che s ingegnavano di rompere la fraterna loro col leganza , valutisi dell occasione , che lor porgeva lo sfarzo, onde Antigono pompeggiava, e la prosperit della sua spedizione, vengono al re j e maliziosa mente cominciano ad amplificare oltre il vero il grandeggiare, che avea fatto in quella solennit,

35 a

DBLLff An t i c h i t

g iu d a ic h e

aggiugnendo, che ciascheduna delle cose narrate non che stesse bene a privato , anzi davano indizio duna persona, che a dominare aspirasse ; e che in breve con forte mano darmati venutogli sopra il terrebbe di v ita, parendogli cosa da stolto, che dove poteva regnare egli solo , mostrasse coll esserne a parte di riceverle un gran bene&ot II. Or Aristobolo bench penasse a credere tali cose , pure volendo dall una parte torre dall animo del fratello ogni sospetto di se , e provvedere dall altra alla sua sieurezza ascose in un sotterraneo luogo ed oscuro sue guardie ( giaceva egli infermo nella to rre , a cui fu cambiato il nome in quello d Antonia ) , e ordin che nessuno di loro toccasse Antigono, sera inerme; se poi armato veniva a lui, 1 uccidessero ; e nel medesimo tempo manda pre gando Antigono, che deposte larmi ne venga a lui. Ma la regina e chi seco lei cospirava contro dAn tigono inducono il messo a dire il contrario, cio che il fratello, udito aver egli per la guerra appre stato armi e attrezzi, lo prega a venirgli dinanzi armato , onde possa vederne i preparativi. Antigono non sospettando di frode, anzi fidandosi dell amore del fratello , cos com era vestito dell armadura muove alla volta dAristobolo per mostrargli la qua lit delle sue armi. Giunto presso alla to rre , che dicesi di Stratone, ove il passaggio era forte oscuro, le guardie l uccidono. III. Ora questa morte diede a vedere, non v es sere cosa 9 che tanto possa, quanto l invidia e la.

l ib .

x n i.

cp.

x ix .

353

c a lu n n ia , n che pi valga di loro a spegnere Pa* m icizia e la benivoglienza ancora naturale. Ma qui so p rattu tto degno, chaltri l ammiri, certo G iuda, d i setta esseno , n mai in quanto predisse andato lu n g i dal Vero. Questi veduto Antigono entrare nel tem p io sciam tra suoi conoscenti ed amici , i quali p e r la sua scienza di predir lavvenire il seguivano; ch e il morire fora meglio per lu i, convinto dall7ora vivo Antigono di menzogna; del quale avenda pre d etto , che si morrebbe in quel giorno nella torre , ch e chiamavasi di Stratone , il vedeva ancor vivo , e ben secento stadj lontano dal luogo ove avea pronunziato , che tolto sarebbe di vita , quando del giorno era ornai scorsa la maggior parte , sicch la sua predizione correva pericolo d essere falsa. O ra mentre cos diceva , e ne stava dolente , gli viene recato l'avviso, che Antigono morto nel sotterra neo chiamato pur esso torre di Stratone e pari nel nome alla marittima Cesarea j e questo fu appunto ci , che di da pensare al profeta. IV. Ma Aristobolo tosto fu preso da pentimento del fratricidi a , indi da una infermit cagionatagli dall orrore del suo fallo , onde guastiglisi dagli ec cessivi tormini glintestini rece va sangue. O r mentre un de servi che lo assistevano ( per superna dispo sizione credio) portavaio per quel luogo medesimo, ov erano per ancora le macchie di quel d Antigono col trucidato, cadde in te r ra , e lo rivers. Al gridare di que , che lo videro, e al d ir e , che a. bella posta il servo avea col sparso il sai&gue y Furio 3 tomo HI. a3

* 5 4

msso Aristobolo domand, perch quelle grid a? Ma non avutane' punto risposta, invoglissi ve pi di saperlo, per certa inclinazion naturale delluomo, che in tali incontri sospetta di quelle cose, che taccionsi, ognora il peggio. Ma poich minacciati e costrettivi dal timore scoperta gli ebbero la v e rit , ferito nel pi vivo dell anima dalla coscienza del fallo sparse assai lagrime , indi dal profondo del cure traendo un gran gemito: Ahi n , disse, n , v non poteva il nefando ed empio mio attentato ce laisi a Dio : ecco tornatomi tosto in capo il san gue de miei congiunti. E fino a quando, o corpo svergognatissimo, tratterrai quella vita, che allontn br dovuta del fratello ad un ora medesima e * della madre ? A che non la vomiti tutta in un colpo, anzich io mi debba parte per parte sagri* n ficare il mio sangue all anime de trucidati ? E in csi dire spir , dopo un anno di regno , e fu soprannominato Filelleno (4t>). Fece assai benefizi alla p atria, debell l Itu rea, cui aggiunse alla Gi- dea in gran parte, e costrinsene gli abitanti, se pur volevano rimanersi in paese , a prendere la circon cisione , ed a vivere colle leggi giudaiche. Era egli poi naturalmente diritto , e modesto assaissimo, co me ce ne fa fede ancora S trabene, che cita Timagene, e cosi dice. Quest uomo fu giusto e molto a Giudei vantaggioso; perciocch allarg i confini m delle loro te rre , e uni in parte a loro la nazione p degl Itu re i, obbligando veli col legame della cir* y concisione .

LIB. XIII. CP. XX.

3 55

C apitolo

XX.

Spedizioni d Alessandro re de*Giudei. I. M orto Aristobolo, Salome sua moglie da Greci c h iam ata Alessandra , tolti da ceppi i fratelli di lui, c V e i teneva, come abbiam detto addietro , prigioni, m e tte sul trono Alessandro Gianneo per et e per senn o pi degno degli a ltri, al quale tocc fin dal prim o suo nascere d essere odiato dal p ad re, n m ai pot , intanto che quegli visse , comparirgli di nanzi. U motivo di tal disamore , come si dice , fu questo. Amava Ircano tra 1suoi figliuoli singolarmente i maggiori Antigono ed Aristobolo. Ora avendo egli interrogato Iddio , che gli apparve in sogno, qual de suoi figli sarebbe suo successore , Iddio gli di contrassegni da riconoscervi dentro questo ; ond1egli dolente , eh1esser questi dovesse 1 erede di tutto il su o > lasci che fosse allevato in Galilea, dove allora si trovava. Ma Dio non disse il falso ad Ircano. Ottenuto egli adunque , tnorto Aristobolo, il regno , lev di vita un de fratelli, che macchinava di ap propriarsi il dominio, e V altro , che am di vivere lungi da tutti i pensieri, trattllo onorevolmente. IL Data poi quella forma al governo , che parve a lui la migliore, mosse 1 esercito contro di Tolo maide , a vintine i cittadini in battaglia gli astrinse a rinchiudersi nella terra ? dove si pose ad assedio ; perciocch de paesi a mare altro non gli restava da

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DELLE ANTteHITA GIUDAICHE

sottomettere alla sua ubbidienza , che T o lo m aid e y e Gaza con esso il tiranno Zoilo , che signoreggiava nella torre di Strabone e in Dora. Ora p ercio cch Antioco Filometore (4?) e T altro Antioco s u o fra tello, che denominavasi Ciziceno ? battevansi in s ie m e e fiaccavansi scambievolmente , non ne -p o te ro n o avere i Totomaidesi verun soccorso : il solo Z o ilo signor della torre di Stratone e di. Dora , m e n tre penavano in quellassedio, venne in ajuto con q u ella mano di gente, che teneva al suo soldo, e siccom e delle contese scambievoli tra due re valer si vo lev a per usurparne la signoria, cos pose a Tolomaide si qualche sovvenimento , che non pigliavansi i re tal pensiere di loro da doverne i Tolomaidesi sperare vantaggio , quando e V uno e V altro adoperavano come gli a tle ti, i quali perdute le forze , non per la vergogna di ritirarsi, proseguono il combattimen to , ma con intramessa di qualche riposo. Restava lor dunque la sla speranza ne re dell Egitto e in Tolommeo Laturo signor di Cipro , il quale dalla madre Cleopatra cacciato dal regno erasi in quell isola rifuggito. A questo adunque mandato unam basceria i Tolomaidesi pregaronlo , che venisse a soccorrerli, e trarli dal pericolo di cadere in mano dAlesssftdro. Vel confortavano gli ambasciadori con la speranza, che qualora egli fosse passato in Siria; avrebbe a compagni i Gazei favoreggiatori de Tolo maidesi con Zoilo , e oltre a questi in ajuto i Sidonj e molt altri ; dal che pigliato coraggio sollecit la navigazione. In questo Demeneto uomo creduto

X.IB. XIII. CAP. XX.

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p r e s s o i Tolomaidesi e seguito dal popolo fece loro c a m b i a r sentim enti, dicendo essere meglio con un i n c e r t o avvenire arrischiare co Giudei la battaglia, d i e s p o r s i a una servit manifesta mettendosi in m a n d 1 u n padrone, col soprappi non della sola g u e r r a presente , ma d una maggiore coll1 Egitto. ^ P erc io cc h Cleopatra non sosterrebbe , che Tolomm e o s i facesse forte con quello de conGnanti , ma c o n g r a n d oste verrebbe sopra di loro ; giacch cer c a v a ogni via di sterminare il figliuolo ancora da C ip r o . Che se a Tolommeo veniva fallita la sua s p e ra n z a , avrebbe di nuovo ricovero in Cipro dove e s s i andavano incontro a un estrema rovina. I I I . O r Tolommeo risaputo tra via il cambiamento d e Tolom aidesi, prosegu nondimeno la navigazione, e p re sa terra a un luogo detto Sicamino (4 $), quivi sb arc le sue truppe , le quali si in fa n ti, che in cavalli montavano verso i trentamila , con esse ve* n u to presso a Tolomaide e postasi col a campo , poich n ricevuti furono i suoi leg ati, n udite le sue proposizioni, stette forte in pensiero. Ma venuti essendo a lui Zoilo ed i Gazei p er pregarlo , che li prendesse a difendere contro Alessandro , e i Giu dei , che correvano le loro te r r e , Alessandro p er tim o re , ch'ebbe di T olom m eo, sciolse tosto lasse* dio. Ricondotto poi nelle sue terre l esercito lavor in avvenire d ingegno p er modo , che sottomano in vitava contro di Tolommeo C le o p atra, in pubblico poi facea vista d essergli amico e alleato ; anzi promisrgli quattrocento talenti d argento, solo che in

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tfE L L E A N TIC H IT ? GIUDICHE

loro cambio gli levasse dinanzi il tiranno Z o i l o 9 ne concedesse le terre a' Giudei. Alla prima a d u n q u e Tolommeo di buon grado , stretta amicizia con. A l e s s a n d r o , mette le mani addosso a Zoilo } ma q u a n d o ebbe u d ito , chei manteneva intelligenze segrete c o l l a madre sua C leopatra, ruppe i giuramenti fa tti co n . lui, e prese ad assediare Tolommaide, che non F a v e v a accolto. Quivi lasciati all' assedio alcuni de* suoi g e nerali con una parte di truppe , egli mosse q u in c i col resto per soggiogare la Giudea. A lessandro ? s a pute le intenzioni di Tolommeo , assembr a n c o r egli intorno a cinquanta ? o come dicono a lc u n i scrittori ? ottantam ila de suoi nazionali } e con. essi viene a scontrare Tolommeo. Ma Tolommeo g etta tosi d'im provviso in giorno di sabbato sopra A sochi citt in Galilea la prende a viva forza , e ne m en a schiave da diecimila persone con m oka preda..
C a p it o l o

X XI.

B attaglia d i Tolommeo Laturo con Alessandro e vittoria.

I. Indi tent ancora Sefforim citt vicina alla gi espugnata 3 ma poich vi perdette parecchi de* suoi, di l mosse per guerreggiare Alessandro ; il quale fglisi incontro presso il G iordano in certo luogo chiamato A sofon, poco lungi dal detto fium e, e si accampa vicino animici. Componevano Fantiguardia di lui ottomila soldati ; che nomin Ecatontomachi (49) 5

X.IB. XIII. CAP. XXI.

55g

p o r t a v a n o scudi coperti di bronzo : la vanguardia a n c o r a d i Tolommeo era fornita di questi scudi. Ma p e r c io c c h la milizia di Tolonnneo era nel resto d a m m e n de nimici , non troppo coraggiosamente af f r o n t a v a il pericolo : valse per non poco a inco r a r g l i i l valente condottiere Filo Stefano, che animgli a p a s s a r e il fiume ; il qual divideva il loro campo d a q u e llo de7 nimici. Alessandro non giudic di do v e r n e lo ro impedire il passaggio ; perciocch avvis, c lie s e si lasciassero il fiume alle sp alle, siccome n o n avrebbono avuto luogo alla fuga, cos gli avrebbe pi. agevolmente disfatti. Si cominci adunque con p a r i coraggio dall una parte e dall1altra a menare le m a n i, e quinci e quindi si fe molta strage. Ma rim an en d o que d'Alessandro su p erio ri, Filostefano , rip a rtite in due corpi le tru p p e , port destram ente soccorso a que che arretravansi : laonde non si tro vando , chi desse ajuto a quella banda di Giudei 9 ch e piegavano, si dovettero fuggire , quando i vicini> n o n che gli f a ta s s e r o , anzi furono loro nella fuga compagni : dove i soldati di Tolommeo operarono tu tto all7o p p o sto , cnciossiach inseguendo i G iudei ^li uccidevano, e poich finalmente tutti furono messi in v o lta , diedero loro la cac cia, e non ristettero di tagliarne a p ezz i, finch il ferro non fu rintuzzato , e le forze del braccio perdute. Trentam ila pertanto ne furono m orti secondo alcuni , e secondo T im agene cinquantam ila. Gli altri poi furon in parte fatti p rig io n i, e in p arte ricoverarono noli e proprie terre. Ora Tolommeo, corso avendo dopo la vittoria il

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DELLE ANTICHItA? GIUDICHE

paese, venuta la sera fermassi in alcuni b o rg h i d e l l a Giudea , e vedutili di fanciulli e di donne p o p o l a t i s simi ordin a' soldati , che gli scannassero tu tti y i n d i fettine brani e cacciatili in caldaje bollenti a s s a g giasseme alquanto } il motivo di tal comando s i fu f perch i campati dalla battaglia e venuti alle c a s e loro credessero , che i nimici mangiavano carni u m a ne y e p er al vederli ne concepissero vie m a g g io re spavento. Ch egli trattasse cosi i Giudei y com e lio d e tto , Strabane ancora c Niccol ce io a tte s ta n o . Prese altres Tolomaide a viva forza y siccome in altro luogo eziandio abbiamo scritto. II. Ma Cleopatra veggendo gli avanzamenti del fi glio , il quale guastava senza opposizione la G iu d e a , e soggetta teneva alla sua ubbidienza la citt dei Gazei, non volle pi trascurare chi gi le stava alle porte , e anelava ad un regno maggiore y com* era quel deir Egitto 5 ma di presente . allestita grand oste p er mare e per terra , gli usc incontro y data d i tutto r esercito la condotta a Giudei Chelcia e Ana nia : le sue ricchezze poi in gran parte , i nipoti, e i testamenti depositolli presso gli abitatori Ai Coo. Indi ingiunto al figliuolo Alessandro 7 che con nu m eroso naviglio n* andasse in F e n ic ia , poich la provincia le si rendette y venne in persona a Tolomaide y e non accolta, da* Tolomaidesi strinse d1as sedio quella citt. Allora Tolommeo partitosi dalla Siria mosse a gran passi verso l'E g itto , pensandosi di "poterlo improvvisamente occupare , siccome sfopnito di so ld atesca, m a gli venne fallita la sua ape-

JLIB. XIII. CAP. XXI.

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r a n z a . A questi tempi appunto avvenne che l uno d e g en erali di Cleopatra nomato Chelcia si mor in C e le s ir ia , mentre inseguiva Tolommeo. Ora Cleopa t r a ? u d iti i tentativi del figlio e il niente avanzarsi7 c V e g li contro ogni sua espettazione avea fatto in E g i tto , mandata subitamente col una parte delle sue t r u p p e caccillo dal regno ; ond egli uscito un altra v o lta d Egitto svern in Gaza. In questo Cleopatra e s p u g n a la citt e fortezza di Tolomaide. Quivi es s e n d o venuto a lei Alessandro con donativi e col se g u ito 9 che ben confacevasi a un uomo 7 eh era s ta to per 1 una parte cos maltrattato da Tolommeo, c n o n aveva per l altra, ove meglio rifuggirsi che p resso di le i, v ebbe alcuni de confidenti di le i, c h e la consigliarono ad accettarne prima i regali, in d i a impadronirsi del suo paese 7 n consentire, ch e tanto numero di Giudei valorosi fosse a un sol uom o soggetto. Ma Anania le dava un opposto con siglio y dicendo y che lo spogliare de proprj averi un uomo alleato , e oltre a ci , disse, nostro congiunto sarebbe commettere un1ingiustizia. Conciossiach io vo } che tu sap p i, aggiunse, che il far torto a lui e il procacciarti in tutti noi quanti siamo Giudei altrettanti nimici sar tuttuno . A questo dir d Anania Cleopatra si muove a non voler dan neggiato Alessandro * anzi fa lega con lui in Scitopoli di Celesiria. III. Ora Alessandro deposto il timore., che aveva di Tolom m eo, "entra incontanente colle sue truppe in C elesiria; e dopo dieci mesi d'assedio espugna

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DELLE ANTICHIT.9 GIUDAICHE

Gadara, e appresso, Amatunte; castello il pi g r a n d e ebe v abbia lungo il Giordano , dove teneva r i p o s t e le cose sue pi pregevoli e di maggior conto T e o doro figliuolo di Zenone ; il quale lanciatosi im p ro v visamente sopra i Giudei uccisene diecimila e n r b ad Alessandro il bagaglio. Questo per non a b b a tt Alessandro 5 ebe tosto marci contro 1 luoghi m a r it timi Rafia ed Antedone ( quella che poscia E ro d e 9 cangiatole il nom e, appell Agrippiade) e a fo rz a d1armi prese ancor questa. Veggendo poi ? che T o lommeo ricondotto s era da Gaza in C ipro, e l a madre di lui in Egitto , adirato contro i Gazei p e r l ajuto, che chiesto avevano a Tolommeo, assedi la citt e corse il paese d intorno. Ora Apollodoto generale de Gazei essendosi nel cuor della notte con duemila solcati stranieri e mille terrazzani avventato nel campo giudeo , per quanto dur la notte furono superiori i Gazei per la falsa credenza, ond essi ingannarono gl inimici ? ohe sopraggiunto era gi Tolommeo. Ma fatto giorno e dall errore scopertosi conosciuta la verit, si "riunirono in ordinanza i G iudei, e investiti i nimici ne uccidono presso a mille. Contuttoci resistevano francamente i Gazei, n per iscarsezza di gente o per moltitudine di tru cidati davano addietro y perciocch erano fermi in volere piuttosto soffrir checchessia y che venire in potere del nimico. Aggiugneva loro coraggio il re degli Arabi A reta, uomo di gran nom e, che aveva promesso di venire in persona a soccorrerli. Ma an zich questo avvenisse y seguii la morte d-Apollo-

z.ib .

x in .

ca p.

x x i.

36

d o t o , ucciso dal suo fratello Lisimaco per invidia d e i r a lto credito , che godeva presso de cittadini, e p o ic h l ebbe tolto di vita , raccolse la soldatesca e r e n d la citt ad Alessandro , il quale tosto v entr c h e ta m e n te ; ma poscia diede licenza a* suoi di sfo g a rs i contro i Gazei e punirli ; ond essi gettatisi chi q u a c h i l mettevano a morte que cittadini, i quali p e r c i non perdettero il cu o re, ma contro i loro s te s s i assalitori levandosi uccisero di Giudei un nu m e r o non minore. A lcuni, spogliate prima le case , p o i le abbruciavano, perch non ne venisse niente in potere del nimico : altri di propria mano si con ducevano fino a scannare i figliuoli e le mogli, sfor z a ti a trarli cosi dal pericolo di cadere schiavi in m an o de nimici. 1 senatori, che in tutto erano cin quecento , trovavansi ricoverati nel tempio dApollo 5 ove s erano per ventura stretti a consiglio, allora quando occupata fu la citt : Alessandro adunque uccide ancor questi : indi abbattuta la loro citt ; dopo un anno d assedio , ritorna in Gerusalemme. IV. Sotto questo 4tempo medesimo muore anche Antioco detto G rip o , tradito da Eracleone in et d anni quarantacinque dopo regnatine ventinove. Suc cedutogli suo figliuolo Seleuco prosegu egli la guerra contro il zio A ntioco, che denominavasi Giziceno? e vintolo in un fatto d arme lo fe prigione ed uccise. Indi a breve tempo Antioco figlio del Ciziceno chia mato il Pio giunto in Arado (5 o) prende la corona re a le , e muove guerra a S eleuco, cui poich ebbe v in to ; cacci da tu tta s a n ta la S iria j ond'egli fug*

364

DELLE ANTICHIT^ GIUDICHE

gitosi nella Gilicia, ed entrato in Mopsuestia p r e s e ad esigere per la seconda volta denari da que citta-* d in i, i quali nojatine dieder fuoco alla reggia di l u i y e lo vi bruciarono dentro insiem cogli amici. R e gnando pertanto in Siria Antioco figliuolo del C iz iceno, Antioco fratello di Seleuco esce contro di l u i y e rimastone vinto perisce con tutto 1' esercito. D o p o esso T altro fratello di lui Filippo , postosi in c a p o il diadema, ebbe il regno du ia porzione della Siria. Intanto Tolommeo Laturo , fatto venir da Guido il quarto di lui fratello Demetrio chiamato Eucero 9 acclamllo re in Damasco. A questi due fratelli ga gliardamente s1oppose Antioco 5 pia in breve m or. Conciossiach venuto in soccorso di Laodice regina de Galadeni, che guerreggiava co'Parti, mentre bra* vamente pugnava , fu morto. Quindi la Siria venne in potere de due fratelli Demetrio e Filippo , come si detto altrove. V. Intanto tumultuarono contro Alessandro i pro pri suoi sudditi ; perciocch in giorno di solennit, mentr egli erq all altare e* stava per far sagrifizio , romoreggi contro lui la nazione, e lanciarongli con tro i cedri ; poich v era legge presso i Giudei per la festa de1Tabernacoli , che ciascuno portasse tirsi intrecciati di palme e cedri. Queste cose per noi si narrarono anche altrove : rinfacciarongli inoltre , che gli era di servii condizione , e per indegno d aver quel grado e di sagrificare. Per tali villane^ adirato Alessandro ne uccide presso a seimila, e tirata din torno all altare ed al tempio una trincera di legno

LIB. XIII. CAP. XXI.

365

fin o a quel luogo, dov era lecito a9 soli sacerdoti d * e n tr a r e , tenne con essa lungi da se limpeto della m o ltitu d in e. Egli poi manteneva al suo soldo gente s tra n ie ra della Pisidia e Cilicia 5 perciocch , nimico e h egli era de S iri, non se ne valse : e costretti a p a g a rg li tributo i Moabiti e Galaaditi appartenenti a ll9 A rabia distrusse ancora Amatunte , giacch Teo d o r o non ebbe ardire di cimentarsi con lui. Indi at ta c c a to Obeda re degli Arabi incapp negli agguati in luoghi d aspro e malagevol passaggio, e dalla m oltitudine de cammelli costretto a gettarsi ^n una v a lle profonda vicino alla terra di Gadara nella Galaad ite pen ad uscirne egli salvo. Quinci poscia fug gendo ritom a a Gerusalemme , e per 1 infelice esito d i tal impresa perseguitato dalla nazione fu in guerra con essa sei anni in te ri, e non uccise meno di cin quantamila Giudei ; laonde pregati da l i, che po nessero fine a quell odio che avevangli, vie maggior mente inasprironsi contro di lui per c i , eh era av venuto. Finalmente interrogati da lui che dee fa re , sciamarono tutti a una v o ce, che fosse*^ morto j e mandaron pregando Demetrio E ucero , che loro ve nisse in soccorso.

366

D ELLE ANTICHIT1 GIUDICHE

C a p it o l o

XXII.

Demetrio Eucero attacca Alessandro e lo vin ca, I. Demetrio adunque comparso col col suo e s e r * cito , e unitosi con chi t c lo aveva invitato si m e tte a campo vicino a Sichem. Alessandro ancor eg\i c o n seimila e dugento soldati stranieri e circa ventim ila Giudei della sua fazione venne a scontrare Dem etrio 9 il quale aveva tremila cavalli e quarantamila fanti. Molto si fece dall una parte e dall1a ltra , ingegnan dosi l uno di tirar dalla sua i soldati stranieri sic come G reci } e 1 altro i G iudei, che seguivan De metrio. Ma non potutivi riuscire n 1 un n laltro ; e per venuti alle mani vince D em etrio, e dalla parte d Alessandro restarono tutti gli stranieri morti sul campo dopo gran prove di lealt e valore. Molti per caddero ancora di que di Demetrio. Essendosi perci Alessandro fuggito tra le montagne, per com passione ? che tal rovescio mosse in altrui, ebbe to sto dintorno a se da seimila Giudei5 di che impau rito Demetrio si ritir. II. Dopo questi avvenimenti volsero i Giudei le loro armi contro Alessandro ; ma rimanendo al di sotto perivano in quantit. Alessandro p o i, rinchiusi i pi potenti de suoi nimici nella citt di Betom e, gli strinse d assedio ; e presa la terra e con essa avutigli in suo p o te re , li trasse in Gerusalemme, dove commise un azione in crudelt senza pari. Per-

U B . X lft. CAP. XXII.

367

c io c c h stanilo a tavola in luogo aperto colle sue c o n c u b in e , ^ordin , che ottocento tra loro fossero p o s ti in croce : indi mentre ancora eran vivi, sotto i lo r o occhi fece scannare i figliuoli e le mogli loro: e v e n d e tta fu questa di tante ingiurie , che ne avea r ic e v u te j vendetta per contraria all umanit , per q u a n tu n q u e fossero grandi le calam it, che por tgli necessariam ente la guerra con lo ro , ed estremo il p e ric o lo , a cui fu condotto di perdere e vita e re g n o y mentre non furono paghi di opporsegli coll* so le loro forze, ma invitarono ancora genti straniere} e o ltre le cento cose che fecero in danno e vergogna d i lu i, ridusserlo finalmente a tali strettezze, che al r e degli Arabi ced le provincie toltegli nella Moab itid e e Galaadite con tutte le loro te rre , perch n ella guerra che aveva co' suoi non si gettasse a soc correre la fazione nimica. Quindi non parve eh9egli in ci procedesse , come si conveniva ; onde per lo eccessivamente crudel fatto che questo f u , i Giudei lo chiamarono Tracide p er soprannome. L a soldate sca poi sua nimica al numero di ottomila persone di notte tempo fuggironsi, e intantoch visse Ales sandro , stettero sempre sbanditi 3 ond egli diliberato da ogni disturbo regn in avvenire con somma tran quillit. III. Intanto Demetrio dalla Giudea venuto in Berea teneva assediato Filippo fratello suo con un esercito di diecimila fanti e mille cavalli. Ma Stratone tiranno in Berea e favoreggiatore di Filippo invit Zizo prin* eipe d una trib nell Arabia e Mitridate Sinace go*

08 D ELLE A N T IC H IT . G T D D A IC H & vernatore de Parti i quali vennero con grand o ste > e assediando Demetrio dentilo le sue trincee , ove> odardi lo travagliavano e colla sete , costrinsero lu i ed i suoi alla resa. Rubato pertanto quanto eraci nel paese e imprigionato Demetrio , lo mandano a Mitridate re allora de7Parti j e quanti Antiocheni restaronvi presi, gratuitamente rendetterli tutti a 'lo ro concittadini. Or Mitridate re Parto tratt Demetrio con tutti i possibili onori, finch il prigione per infermit sopraggiuntagli usc di vita ; Filippo poi immediate dopo la pugna venuto ad Antiochia la prese e fu re della Siria.
C a p i t o l o XXIII.
Spedizione d Antioco Dioniso e d i A reta suo successore.

I. Antioco poscia chiamato Dioniso, fratello di Fi* lippo per deso di regnare viene in Damasco, e otte nutane la total signoria vi regn. M a, mentre egli usc contro gli A rabi, Filippo il fratello , a cui ven nero udite cotali cose , rendssi in Damasco } e da Milesio lasciato quivi custode della fortezza e de Da* masceni avuta in poter la c itt , perciocch . gli fu ingrato Filippo , il quale affinch si credesse che non per favore di Milesio , ma per paura che s era avuta di lu i, la citt era caduta m sua m ano, non gli di nulla di ci , per cui ottenere lo aveva accolto, n meritnnelo come si conveniva ; fu preso in so*

Z.IB. XII. CAP. XXIII*

36g

p e t t o ', di nuovo perdette Damasco'; mereeecb e s s e n d o egli entrato nel circo , Milesio ne lo re spia* e 9 e serbo la citt ad Antioeo j il piale udito app e n a quanto avea fatto Filippo , torn dall1Arabia* P o c o appresso rimettasi in campo e passa per la G iu d e a con ottomila pedoni e ottocento cavalli. Or A le ssa n d ro temendo di tal passaggio conduce un fo sso profondo, facendosi da Cafarsaba (Si), chor si chiam a Antipatride , e giugnendo fino al mare di G io p p e , unico spazio agevole ad occupare. Indi al z a ta v i una muraglia, che a proporzionali intervalli g n e m i di torri di legno per cencinquanta stadj di v ia , se ne stava attendendo Antioco } il quale dato fu o co a tutti questi apprestamenti condusse per di l il suo esercito nellArabia. A prima giunta lArabo d iede addietro} ma poi comparso improvviso cotf diecimila cavalli, Antioco gli si fece incontro e pu gn bravamente , ed- era gi vincitore} ma nel sov venire a quell ala, che non reggeva allurto nimico * fu morto. Caduto A ntioco, tutta la sua gente fuggi verso il borgo di Cana, dove i pi si morirono di fame. Dopo Antioco regn in Celesiria A reta, chia* mato al trono da que?, che tenevano Damasco, p e r' l odio che portavano a Tolommeo figliuolo di Menneo. Quinci portate larme in Giudea, e presso alla terra chiamata Adida vinto Alessandro, fatto accordo vot la Giudea.

- 11. Alessandro poi assalita la citt di Do (5a), la prende} indi muove contro Essa, dove Zenone te* aeva le cose sue pi pregevoli } e con triplice murgi
F la v io , tom o i l i

3^0 BELLI A N TIC H IT *G IU D IC H E circonda intorno la terra , che occup fin a lm e n te coll' armi : indi pass.a Gaulana (53) e Seleneia ( 5 4 ). Avute in suo potere ancor queste s impadron Iella valle detta cT Antioco , e della fortezza di G a m a la . Quivi accusando di pi delitti Demetrio s ig n o re di que1luoghi ne lo spogli, e compiuto ornai il te r z o anno della > sua spedizione si ricondusse alle s u e terre , dve pel prospero riusdmento 7 eh eb b ero le sue imprese . acoolto fu da'Giudei lietamente. G i fino da questi tempi i Giudei possedevano degli Idu jn ei, de Fenic), e de Siri le seguenti citt : a m are la Torre di Stratone, Apollonia, Gioppe, Giamnia , Azoto , Gaza , Ante don e , Rafia e Rinocolura : entro terra verso l Idumea A dora, e Marissa, e Sam aria, il monte Carmelo , il monte Itabiro (55) , Scitopoli, G adata , la Gaulanitide y Selcucia , Gamala y e le Moahite Esebqn ? Medaba , Lemb > Qrona ? Telite ne , Zara j la Valle de Cilici, e PeUa, la quale spiantarono da1fondamenti, perch non promisero i suoi abitanti di vivere colle leggi giudaiche. Oltre queste v ebbe altre primarie.citt della Siria daGiudei conquistate, HI. Dopo ci il re Alessandro per troppo bere inferm ; e tuttoch per tre anni continui lo trava gliasse una febbre quartana, non per si rimase d'uscire in campo, finch distrutto dalle fatiche mor tra i monti de1G eraseni, mentre assediava il castello di ftagaba di l dal Giordane* Or la regina veggen* dolo ornai presso ?1 suo fine e fuor d ogni speranza di pi guarire, tra i gemiti ed i siaghiotzi andata

x jb . s i n . c i p . m i i .

371

p ia g n e n d o al fino letto la vicina solitudine sua detfig liu o li * e disse : In che mani lasci tu me. e i-fi" * g liu o li j che tanto abbisognano dell altrui sovveni* > m e n to ? e ci ben sapendo, quanto la nazione ti ** v o g lia male \ Alessandro allora le di per con sig lio y prim a d gni altra cosa, che eseguisse. quant e g li verrebbele suggerendo per sicuramente regnar c o 7 figliuoli : intanto tenesse nascosta a9 soldati la m o r te s u a ; finch il castello non fosse preso. Indi riu s c ita n e vincitrice; e rendutasi con gran treno in G erusalem m e desse qualche libert a Farisei ) onde a v v e rre b b e , eh essi in ricompensa di tale onore lo d a n d o la sua persona le acquisterebbono la benivog lie n z a della nazione; aver costoro grande autorit fra G iudei 7 ed esser danne voli y se nimici, e se ami* ci y assai vantaggiosi. Perciocch eran questi uomini som m am ente cred u ti, checch si dicesser di piale 7 ben ch per invidia , de fatti altrui 5 e per aggiunse av er egli incorso 1 odio della nazione, perch avea m altrattati costoro. T u dunque , disse ; arrivata in Gerusalemme m anda peloro capi: e mostrato loro n il mio corpo con parole da ottenere credenza con* senti; che il trattino, come lor piacer: voglian n p u r essi al mio cadavere o dinegare 1 onor del sepolcro in vendetta di quante ingiurie han sofferte da m e ; o lare qual altra villania sapr loro defc n tare lo sdegno ; e prom etti ; che nell9amministra* zione del regno non ti dipartirai da7loro cenni,

* Se tu parlerai di tal guisa ; ed io sar da loro * onorato di funerali ancor pi magnifiebi, che non'

3y*

d e ix s a n t ic h it

c iv o u o n

n avrei da te stssa ; che per ci medesimo y c lie

avran facolt di trattar male il mio corpo , n o n s t vorran farlo ; e tu sicura sarai nel tuo tr o n o . Dati alla moglie questi consigli sen muore A le s s a n dro dopo ventisett anni di regno 3 e quaran t a n o ve di vita.
C a p it o l o

XXIV.

A l morto Alessandro succede nel regno A lessandro, sua moglie* I. Or Alessandra, espugnato il castello, secondo le istruzioni lasciatele dal marito e parl a F a ris e i, e col mettere che fece in lor mano tanto il cada vere quanto il regno, ammans la loro collera con-' tro A lessandro, e glieli rendette benevoli e amici j onde venuti al cospetto del popolo sposero in piena adunanza le imprese d Alessandro , e dissero, che avean perduto un re giusto ; e colle loro lodi mossero a tanto dolore e rammarico per la sua mrte la m oltitudine, che non v ebbe altro re nesuoi funeralitanto onorato, quaut egli. Alessandro adunque lasci due figliuoli Ircano e Aristobolo $ del regno per dispose a favor d Alessandra. De due figliuoli p o i, V uno Ircano era inabile all amministrazione degli* affari, ed amava meglio di vivere privatamente : ma il pi giovane , cio A ristobolo , era uomo industrio so d ardito. Ben voluta dal popolo era la donna,

perch pareva disapprovasse i trascorsi d suo manto#

in.

x iii.

c a p. h it

B yS

E s s a in ta n to crea pontefice Ircano , avendo riguardo in. c i a l l et del figliuolo, e molto pi alla sua na* C u ra le lentezza j e lascia ogni cosa in potere de Fa r is e i j a quali volle , che il popolo ancora ubbidisse 5 e q u e g li ordinam enti, che Ircano suo suocero aveva a b o liti , perch introdotti da Farisei , appoggiando a l la tradizione de p a d ri, tornlli nel loro stato. 'Q u in d i essa di regina avea il nom e, e il potere a ve v a n i o i Farisei. Questi infatti richiamarono gli s b a n d iti , diedero la libert a prigioni, e in somma p e r essere totalmente padroni non avevano pi che b ra m a re . Non era per , che la donna non provve d e s s e ancor ella al suo regno. Quindi condusse al su o soldo un gran corpo di truppe , e tanto crebbe in potere ? che sparse ne circonvicini tiranni il terr** r e j ed ebbene ostaggi. Tutto il regno pertanto era fcheto, salvo i Farisei; i quali tutto di tormentavano la reg in a, che desse a morte coloro , che avevano m osso Alessandro ad uccidere gli ottocento, e senza altro ne tolgono uno di v ita , chiamato Diogene ; e dopo questo altri e poi a ltr i, finch i pi potenti adunatisi nella reggia , e con essi A ristobolo, ( il quale pareva disapprovasse , quanto s andava facen d o , e a dir tutto in breve apertam ente m ostrava, che al prim o ofTerirglisi d un occasione non lascerebbe il dominio in man della madre ) , le raccordarono quante imprese aveano essi condotte a fine per mez* *o a* p erico li, in cui diedero prove d una immuta* iile fedelt al loro signore , onde furono da lui m eritati con sommi jpremj. Quindi prega vanla 7 ho

3j4

DILLI

ANTICHIT GIUDICHE

rovinar non volesse del tutto le loro s p e r a n z e ; mercecch, dopo aver fuggito il pericolo d e n i m i c i , erano a guisa di pecore in casa propria s c a n n a l i da loro avversarj senza potersi difendere. A ggiugne-* vano , che se questi erano paghi de1 *gi t r u c i d a t i , merc dell'amore che naturalmente sentivano p e I o r o sovrani porterebbono in pace il gi avvenuto j d o v e se intendessero di proseguire ^ chiedevanle is ta n te * mente la loro licenza ; perciocch senza queta n o a che sosterrebbero di provvedere lla propria sa lv e z za , ma si torrebbono di cader morti innanzi a lla reggia: tanto sono lungi dal risparmiare se stessi Gran vergogna sarebbe per lo ro , e per la reg in a , s ella pur consentisse, eh ei fossero da nim ici di suo marito cacciati. Sommo onore farebbono a l re degli Arabi Areta e a M onarchi, se si privassero di tal gen te, il cui nome era ancora terrib ile, anzich fosse udito y che se questo non si poteva ottenere , almeno quand ella pur fosse ferma in voler soprat tutto onorati i Farisei, ripartisseli separatamente luno dall altro nelle fortezze ; perciocch quando un1ira celeste era quella , che tanto perseguitava la casa d" Alessandro , di buon grado accettavano essi ancora di vivere in basso stato. O r mentre cos proseguivano dicendo , e per muovere compassione de gi . morti o di q u e lli, che erano a questo risch io , l ombra chiamavano d A lessandro, a tutti gli astanti cadder dagli occhi le lagrime. Ma Aristobolo collo sgridare che fe lungamente la m a d re , mostr pi degli altri,

che animo egli avesse. Quelli per noq dovevano

X.1B. Z iti. GAP. x x i v .

5^5

i e l l e l o r o disgrazie dare che a se stessi la clpa, a v e n d o i n mano d una femmina per desiderio di do** m i n a r e fu rio sa messo contro ' il dovre lo scettro , q u a n d o e r a la prole matura gi per lo regno. Essa a d u n q u e non ritrovando spediente, che meglio salvasse i l s u o o n o re , affid alla loro guardia la custodia delle f o r te z z e , tranne Ircania, AJessancirio e Macherunte, d o v e serb av a il pi pregevole de suoi averi. E poco a p p r e s s o mand il figliuolo ristobolo con le truppe i n D am asco contro di Tolqmmea nominato di Menn e o j il qual era per Gerusalemme un fastidioso v ic in o : ma ritorn a casa senz aver fatta impresa , c lic m eriti di ricordarsi. 11. Intorno a tal tempo s ud novella , che il re d e g li Armeni Tigrane gettatosi nella Siria con un esercito di cinquecentomila persone stava gi per e n tra re nella G iudea} il c h e , com era ben ragione v o le spavent la regina e i sudditi j onde tosto man d an o a lui un ambasceria accompagnata da molti e considerabili donativi, mentre assediava Tolomaide 5 conciossiach la regina Selene , nomata ancora Cleo p atra (56 ) , la quale regnava in Siria , indotti aveva quegli abitanti a rispigner Tigrane. Vennergli dunque in n a n zi, e pregaronlo che trattasse benignamente la loro regina e la nazione tuttaquanta. Tigrane lodata la cortesia d una gente cos lontana di loro buone speranze. Ma poco dopo la presa , di Tolomaide viene riferito a T igrane, che Lucullo inseguendo M itridate, poich gli fugg questi di mano col ricoverarsi che fc tra gl I b e r i, avea dato il guasto gli A rm en ia, e

3^6

DELLE UfTICHlTA* GIUDAICHE

assediavano le citt. A tal novella Tigrane r i t o r n i al suo regwo. III. Dopo ci essendo caduta in pericolosa in f e r m i t la regina, Aristobolo, che voleva occupare il r e g n o , fuggito nascostamente di notte con un desuoi s e r v i aggir*&i per le fortezze , ove stavano rip artiti g li amici del padre suo : perciocch gi era gran te m p o , ehe aveva a grave il procedere della m ad re} e d o r a vie maggiormente temeva, che, morta lei, la s u a d i scendenza cadesse in potere de7Farisei ; ben s a p e n d o che debole uomo era il fratello , legittimo ered e d e i regno. Di questo fatto non fu consapevole, ch e la sua moglie da lui lasciata colla famiglia in citt. O r egli giunto primieramente in A gaba, ove G aleste avea gran potere , da lui ci fu accolto. Passato u n d i , la regina ebbe qualche sentore della p a rtita d A ristobolo, e per alcun tempo non si pens do** e rla attribuire ad amore di novit ; ma poich molti messi succedentisi 1 uno all altro portaronle , che occupata egli aveva la prim a fortezza , e poi la seconda, e poi tutte insiem e, ( giacch al prim o esempio , eh7una ne diede , l altre tutte incontanente si sottomisero a1 suoi voleri ) grandissimo fu lo scom piglio , eh entr negli animi della regina e della na zione ; m entre sapevano, che Aristobolo troppo lungi non era dall usurpar la corona ; e temevano forte, oh1egli non fosse per vendicarsi di tu tti q u e lli, che avevano imperversato contro la sua famiglia. Per comune consiglio adunque rinchiusero nella fortezza seggetta al tem pia la moglie e i figliuoli di luL Ad

x a . vn. c a p . t u r . 3yf A r is to b o lo itatnto concorrevano da ogni parte molte p e r s o n e , onde gi i ir vara attorniato da un regale accom pagnam ento j perciocch nel corso di presso a {m udici giorni era impadronito di ventidue fortez* ? d o n d e avendo il bisognevole provvedimento le v a v a so ld ati e dal Libano e dalla Traconitide e d a 9p a e s i soggetti aMonarchi; mercecch adescati gli u o m in i dal maggiore vantaggio gli si sottomettevano di leg g ieri , mentre per altra parte pensavano , che e l1 ajutassero a conseguire pi di quanto sperava , il s a o regno lor gioverebbe del pari che a lui ; sic c o m e quelli j da cui riconoscer dovrebbe l alto suo s ta to . IV . In questo gli anziani de G iudei, e con essi Irc a n o vennero alla regina e pregaronla , che sugge risse loro qualche spediente opportuno per le pre se n ti neccessit : Aristobolo avere oggimai ogni cosa in sua mano ; giacch s era fatto padrone di tante fortezze ) non essere convenevole y eh essi, vivente lei y per quantunque doloroso fosse il suo stato r prendesser partito da se medesimi j e il pericolo, che li minacciava ; non esser troppo da lungi. La regina rispose ? che si reggessero, come credevano tornar meglio : restar per loro molti vantaggi j la nazione bene in forze, m ilizia, e danari in cassa $ non darsi ella ornai pi pensiero di pubblici affari ? giacch venivanle meno le forze. Cos ella disse ; e indi a poco mor. Regn nove a n n i } e ne visse in tutto settantatr 5 donna ? che niente sent la fiac chezza di sua condizione} anzi sommamente portata

3^8

DELL* ANTICHIT* GrtJDMCHE L r t. M 1I. CAP. X X l V .

per ndole dall1amore del regnare prov co f a t t i e lavvedutezza della sua mente e la stolidit d i q u e g l i om ini, che sempre inciampano nel governare - u n o stato (5 y). Essa in fatti , siccome miglior credeva u n a cosa presente che un avvenire , e a tutto a n te p o n e v a la sicurezza del trono , cos non si diede troppo p e n siero , per tai motivi almeno , dell onest e d ir ittu r a . Ci non ostante ,a tale stremo condusse le co se d i sua famiglia, che quel potere , cV essa per m e z z o a grandi stenti e pericoli le acquist, per voler tro p p o pi, che a donna non conveniva, indi a poco te m p o le fu tolto, tra perch.adott i sentimenti de male affe zionati alla sua discendenza , e perch spogli il r e gno di gente , che' il sostenesse. Oltre a questo colla maniera , onde. govern in sua vita , fe1 insorgere dopo la sua morte ancora mille sciagure e disordini nella reggia. Ben egli vero per , che con tutto cos regnasse , pur tenne in pace i suoi sudditi. O r questo fu il fin e, a che riusc l attenente! ad Ale* sandra.

F IN * DEL TERZO TOMO.

37

NOTE
D E L L I B R O NONO.

I* ) I^ o h tie h * l i Storia di i 55 anni e 7 mesi

(**) .Vedi Kb. i T a cap. 8 , not. 34 della Guerra Giudaica. r * > Nv ^ cio alla parte pi santa del tempio tutto, composta d e ll* a tr io de sacerdoti, del vestibolo , del Santo , e del Santo de* S a n ti : perciocch P atrio nominato test , ove aduu Giosafatte il popolo , k P atrio' degl Israeliti, dove rimpetto alla porta del|* a trio de* sacerdoti ergevasi il trono del re. (1 ) Propriamente il y t y dell Ebrea renduto dalla Vulgata SU non h a alcun proprio significato, che denoti altezza , o sublim it , o em inenza rispondente al greco Puossi per per metafora condurlo a spiegare tal cosa. Poich questa voce tra I*altre sue significazioni d quella d* afa, e quella ancor della lamina d oro por tala in froafte dal gran sacerdote della corona , di cui vedi nel1* Esodo il cap. 28, v . 3 8 , e il cap. 3 9 , v . 29: onde siccome aacor noi a una cosa che sporge in fuori diciamo a la , e la corona segno di maest e grandezza , cos a quel poggio sporgeniesi iu fuori, levantesi pi degli altri in grandetta pot applicarsi la voce (3) Dal it dePar. cap. 2 0 , t . 36 abbiamo, che queste navi si fabbricarono in Asiongaber. Asiongaber giaceva al mar rosso. Come ' dunque pu essere, che queste navi viaggiassero verso la T ra ria? Vero , ch ivi medesimo la Scrittura d ic e , che queste navi andar dove vano in T harsit . Ma lintendere sotto il nome di Tharsh la Tracia, se altrove pu farsi, qui certo non possibile. Laonde a me par pro babile assai l opinione del Sanzio, e dopo lui del Calm et, che per
navi di Tarsi o che vanno in Tarai ai debbano intendere quelle

y?-

18

MOTE

n a v i, che avevano ftre luoghi viaggi pel mare, a d th u io i e d d l f barchette, che andavan radendo il lido. ( 3) Dio Mosca , ovvero Signor delia Mosca equivale a l l a v o c e Baatsebub 3 I3 t S t 3 composte da B aal, che Tal Signore , e fa Z e -

b u i, M osca. Questa era la divinit adorata dagli A ccaro n iti , a p pellata co ri, o perch aveva la figura di mosca o d* altro In s e U Tolatile ( giacch la voce Zebub comprende qualunque altro i n s e t t o , che voli) : o affinch discacciasse da lo rle n o s cb , on<Terano f o r s e infestati. Altri per su tal punto la pensano diversamente. V e d i Cairn, diet. f r . Betlzebuh. (4) Per farne serbatoj d*acque per dissetarne tatto 1 * e s e r c it o . Altrimenti 1* acque, futuro del torrente , eh* esser dovevan p io v a n e , presto sarebbero date gi ; e nella loro dimora col avrebbero ia> cotti rata la disavventura medesima. ( 5 ) La Scrittura al lib. i r , dei Re, cap. 4* i mulier queadam de uxoribus propheiarum etc.
(6) Citt distante dodici miglia da Samaria , posta nella trib di Manasse di qu dal Giordauo a* confini di quella d fssacar. (7) Il Testo ha sestiere, o sia sexlarium ; ma la Scrittura dice, che fu una quarta parte di cabo, che equivale a poco pi di focato sestiere. Lo sterco poi di colombe era un musco d ' alberi simile al cece , Forse cos nominato, perch a lui simile o nel co^ lore, o nella figura. 11 sesiario poi o sestiere misura di liquidi contenente la quantit, che risponde a dieci once romane. (8) Cio di Acabbo uccisor di Nabotte. (g) Vedi al paragr. settimo di questo capo. (io) Qui par , che Giuseppe abbia letto Chittim Q i p j in luogo d ' W iittm Q ip j-j. Questa seconda voce equivale ad E le i, e cos ha la Scrittura : e la prima secondo P interpretazione del nostro Autore nel lib. i , cap. 7 , paragr. 1. vale Isole e luoghi, a mare. . ( d ) Lobna citt appartenente alla trib di Giuda , posta nelle parli meridionali ; una delle citi di refugio. (13 ) Qui Giuseppe segue l opinione comune degli E b rei, che era dono questa lettera .scritta da Elia nel luogo ove fu trasferito. Questa sentenza tenuta ancor da' P P . Tirino e Marianna. Altri per* tra* quali il R. David K im cki, e il P . M enocbio, pensano, che fosse messa in iscritto da Elia prima del suo rapimento, tt

b e l i m o "NONO
O r o t i o p e r crede piti tttrMnile, T u t t e e tre sono probabili. ( * ) R e d i GerosaleHHne.

9t.

che il re l leggesse ib sogno.

( i 3 ) Gioaadab figlinolo di Recab, il quale fu padre e istitutore d e l -R eoabiti ,-de quali ved. il cap. 3Svdt Geremia. ( t 4 ) P a rla equorum ha la Scrittura ; ed era una delle dieci porte c h e a llo r a aveva Gerusalemme , posta rimpetto al tempio a messodi; oon eiossiach ne pi bassi leinpi no ne avesse che sette , quan tu n q u e le fossero fatte due gran giunte , ana a ponente , e l altra ft; tram on tan a ; mercecch dalla parte, ove fu latta la giunta a p , n e n te , v* erano due porte una detta d1 Efraim a , e 1 altra vecchia; le q u a li poscia non servirono, che a mettere nella giunta gii delta ch e nen avea che ona porta sola detta = La porta nuova d'Efrauno ^ <osi n ella parte ove fccesi la giunta a tramontana* ,prima v etauo d u e porta chiamate , una d* E m at, l* altra dei gregge, che valsero solo a portare nel nuovo passo di citt il quale non n' ebbe nis* su n a. ( t 5 ) Altrimenti detta fiasan, paese posto in messo alla trib di M anasse, di l dal Giordano. (16) La sostansa del miracolo va d'accordo col vero, che la Scrittura; ma il nostro Autore ne varia le circostante. Vedi del> lib . tv da Be al cap. 3, i num. ao, a i. (17) Vuol dira, che oltre la citt e terre tolse ad Adad, cui la Scrittura chiaasa Benadad, tolse dico il paese attenentesi a quelle citt e terre che furono anUcanente di sua ragione. (18) La Scrittura ha Cedro. I ) Cio permattandolo. (*) Con altro nome dioevasi ancora Asaria. - (**) Figlinolo d* Amati nativo di Get-Q far, quel medesimo che; predic a Nini viti.

ni

(19) Citt posta alla riva settentrionale del fiume Orante , vicino Libano ; e secando il padre Calmai la medesima con Emesa j

forse ancora con quella , che detta dal nostro Autre Amate al lib. 1 , e. 9 , n. 9. . (so) il nostro Antore tsme di non essere Ai* Gentili credute ; eper va coprendo i pi strepitosi prodigj con veli di parole, che dgna non pajomai dt persona dabbene. Pur ai pu dire, che il *0no

fam a cada sopra Ut qualit dal pesce, che 1* inghiottii.

38a

hot*

(ai ) L* opinione piti verisimile intorno a ci pare quella , e t il fa gettalo alle spiagge della Cilicia. Della natura poi del pesce ingojatore di Giona vedi la di*, del P . Calm ai, che va .inuansi a i la . profeti minori. (aa) Vale a dire in riguardo della prosperit del regnare , n o a della qualit de costumi. (33 ) Con altro nome Jamnia. (a)) Di tutte queste circostante aggfuute alla lebbra di Osia n on abbiamo nella Scrittura , die quella del terremoto accaduto di certo a tempi d* Osia , come ce ne fan fede Amos cap. i , v . * * e Zac caria cap. 1 4 , v . 5 . Se fia poi arrenalo nel tempo narrato dal nostro A utore, bench sia probabile, pur non ne abbiamo gonna Bella Scrittura (95 ) Padre , come si congettura , di Sardanapalo perciocch Sor danapaio sembra chiaramente composto da due nomi Sardan , 0 Phui , o P u i , o sia P ai ed equivale a Sardan figliuolo di F ui J come Merodac aggiunto al suo il nome del padre fialadan si chiam ano M erodnc-Baiadan. (36) Figliuolo e successore di 8ardanapalo, re degli Assiri ancora dopo la presa fatta di Niuive da Arbace e Beleso , o sia Baladao , o Nabooassar. Perciocch caduto il regno della Media in mano di A rbace, e quello di Babilonia in man di Beleso t rimase il piccio lissimo regno dell* Assiria propriamente cos nominata ai posteri di Sardanapalo. Questo Teglatfelasar dai profani scrittori chiamato N in o il giovane ; e torn nel suo primo splendore il regno* (37) Vedt la nota ultima del lib. 111. (38) Se veramente sia vissuto in tal tem po, non punto ancora conchiuso tra i sacri interpreti. Parla per del secondo eccidio di Ninive sotto fabopolssar e Astiage avvenuto agli anni del mondo 3378. (39) La Scrittura ha , che furono trasferiti in Cirene. Ma esservi Il leggitore col P. Calmet , che questa Cirene diversa fu da quel** i* altra , che citt e nome d ' una provincia della Libia Penta politana , la qual non era soggetta a Teglatfalasar. Furoa pertanto tra-* speriti in quella provincia, eh* era bagnata dal fiume C ir, compresa Bella superior Media.
(3o) Successore di Teglat'faiasdr t SannacberibhO' . e predecessore immediato di

DEL LIBRO. XTONO

383

( * ) C io fc d a Acaz^ ) ( S i ) N o n de* predeoessori di Ezechia pi -vicini. Perciocch prima A* A c * i v i- furono Joatan , e poi Ozia, ambedue buoni re e timorati9 o n d e in te n d e r di parlare de principi alquanta anteriori C3 a ) 1 sagrifizj gi dui furono, fatti nell apertura solenne del t e m p i o . L e g g i il t p . 39 del. lib. 11 de Pacalip. e ci vedrai il com e il p e r o h d ogni cosa narrata-innanzi. ( 3 3 ]) 11 testo qui certamente corrotto ; poich al cap. 3o , t 9 ^ d e P a r a lip . leggiamo, che le pecore furono diecimila. ( 3 4 ) V e d i la nota i 3 del libro antecedente. Quivi si scorge , che i l te m p io fu cominciato 5g 3 anni dall uscita del popolo dall Egitto. A- q u e s ti si aggiungano gli anpi , ohe dopo tale comraciamento regn S a l o m o n e , e furono 76 ; poich in tutto, secondo Giuseppe, ne regn 8q , e a l Tempio si di principio dopo il quart anno del regno suo. A q u esta somma si accoppino i 240 dalla ribellione degl Israeliti 4 la q u a le avvenne brevissimo tempo dopo la morte di Salomone. Se n e Caccia adunque la somma 593 a4o 908 dunque 908 sono gli anni trascorsi secondo il ooftro Autore dall* na scita del popolo fino alla cattivit d'Israele. Quindi agevole cosa vedere, che non ottoceot anni da G io su ,, ma ottocento sessan-* tolto ovvero ottocento quarantair *e trascorsero a questa cattivit; poich dalla somma anzidetta di 908 detraggansi gli anni 4 della peregrinazione del popolo nel diserto , dopo i quali ne fu . Giosu capitano ; restano 868 ; o ; se quest epoca si vuol didurre dalla morte di Giosu che avvenne dopo o5 anni del ( suo governo, detraggansi Ilota 65 anni e rimangono 843. Ecco adunque l epooa della cattiviti israelitica giusta il nostro Autore.

Cattivit < T Israele.


DaU* uscita del popolo dell Egitto . . . . 908

* > * ....................... ,

[S Jf
a4*

Dalla ribellione d* brade da Aoboamo .

384

(35) Ci avtenne ( awiaa il Calmci ) a tempi di Astfariderne ft*eessore di Sennacheribbo figliuolo e aucoeaaore di Salmanasare. N o a furono per maltrauaii da pestilente m da4leoni ; la m rcestana* poi dell' oracolo noi non l'abbiamo dalla Scrittura. (36) Noo per so'o; perch dapprincipio adorarqpO il Taro D io insieme e i loro numi bugiardi ; bench dopo aleon tempo ab b a iH donarono affitto V idolatria , e seguirono solamente la legge m aoaica.

NOTE

DEL

L IB R O

D E C IM O

(*) Contiene a i 5 anni in circa, se gli anni de*successori di N oftuccodonosor sono quanti dice il nostro Autore. Vedi la noia 38 . (i) Il motivo di questa spedisione lo ha gi detto nel libro ante cedente al cap. i3, num. 8. () Questi uon sono nomi proprj, ma nomi d'uffisj da loro sostenuti nella corte di Sennacheribbo. Infatti Rab-tace vale gran coppiere; ed composto dalla voce p*j Rab , Maestro 9 e p p jy Saee provognente dal verbo |)pt&n isca, dar bere. Cosi Rab-aaris vale prin cipe degli Eunuchi) e Tartan , soprintendente ai trituri. ( 3) Propriamente non egli sottomise Israele, ma il padre eoo Sai manatare. Pur si pu dire, chegli altres si trovasse a quella spedi* ione ; e per anche a lui attribuir poteste il soggiogamento degl* Israeliti. (*) La qual lingna non b troppo dissimile dall ebrea : ma per o* popolo batta poco oltrech la pronuntia sar stata molto diversa. * (4) El non sembra per, che abbia il nostro uloro ragione di oeutare di sbaglio Erodoto ; primo perch Erodoto chiama Senna cheribbo

P a rtita ^ ApttfitMrr* * l

: secondo perofa il

nome d* Arabia tanto si stende , ohe il paese da altri chiamalo degli Assiri, da altri viene detto degli Arabi. (5) Ci a l . dio Axeseem, iV esroc i o i Settanta M esrac. () Cio ai gradi passati. cui l Vulgata a l Ebrea chiamano

(7) 8e poi veramente il sole tornaste indietro > oppure >le i saoi

DEL LIBRO DECIMO

385

raggi prodigiosamente da qualche nuvola opposta ritratti abbiano questo effetto prodotto, non sentenza decisa tra*sacri interpetri. V ed i la dissertazione del P . Calmet premessa a*suoi commentar) sul quarto de' Re. (8) Vedi la nota ia di questo libro. (9) Il testo ha < re d f Caldei ec. perch 1* uno d essi cio pr* bahiimente Assaradone lo incaten, e il suo successore cio, come sembra pi vero, Saosduchi, o sia Nabuccodonosor I, Io liber. Ma per non impacciare il lettore io ho esposto il titolo nella forma che T ede. Chiamansi poi questi principi re de* Caldei, quantunque ori ginariamente re degli A ssiri, perch Assaradone avea presa Babilo n ia , e congiunti i due imperj Assiro e Caldeo. (10) In et di dodici anni. (11) Che chiudevano a ponente la nuova citt cominciatasi allora, la quale nella Scrittura fu da indi chiamata seconda citt . (*) O per dire pi vero Jadon. Ved. il paragr. 6 del cap* 3 del lib . v iti. Qui confuso coll Achia mentovato nel libro medesimo cap. 3 , p. 35 . (13) Al cap. 3 paragr. 3 di questo libro abbiamo dal nostro Au tore , che i Medi distrussero 1* impero assiro, e qui abbiamo , eh fu distrutto da' Medi e da* Babilonesi. Che dir si debba di questo doppio distruggimento, cel suggerisce il Petavio tom. I I , lib. x cap. 3 de destr. Tem p. Eccone le parole. H ic (Giuseppe) lib . X O rig. cap . 3 sub id te tupus , quo in morbum incidit E ze c h ia sA * ~ syriorum imperium a M edis eversum refert. Tum* cap. 6 , ultimo anno losite Nechao regem M gypti cantra Medos et Babylonios , qui Assyrioruni imperium destruxerant, copias morisse scribit, quando et Ioslam interfecit. Quae postrema clades Assyriorum a priore , quarn a solis Medis illatam dixerat , diversa potest videri. Sed unam eamdemque significare nihilominus existimo ex duabus perperam con flatam , et quidem errore duplici. Afant et a solis M edis , Arbace duce 9 longe ante Ezechiam occupata est Assyria , hoc est anno fere quadragesimo , quam regnarci E zechias , et - a Cyaxare M edo cium

auxiliis Babylonicis nonnisi post Iosice mortem et loachimo regnante oliera calamitate est affecta . Sed Iosephus ad Diodori aliorumque respexit historiam , qui Arbaci adjutorem in expugnanda N in o B elesum fuisse Babylonium narrant. Ita magnus anachronismus ab co commissus est . F la v io , tomo I I I .

386

tfOTB

(1 3) Vedi la nota 53 del lib. V iti, cap. io . (14) Rebla, o Reblata nella Scrittura, citt amenissima d e l la S i r i a , la cui postura non decisa. ( i 5; Questi JNabuccodonosor III figliuolo del N a b u c c o d o n o so r II chiamato ancora Nabopolassar. Questo Nabuccodonosor I I I c h e fa detto il G rande, a questi tempi non era ^ancora assoluto m o n a r c a babilonese, ma solamente compagno nel regno del padre s u o * Il quale ve lo aveva levato alquanto prima di questa spedixione. (16) Citt quattr anni innanzi di ragione del re babilonese , m a toltagli da Necao. /)nde Mabopolassar ovvero Nabuccodonosor I I v i mand suo figliuolo a ricuperarla , com egli fece. (*) Nabuccodonosor III il Grande. (17) Il carattere, che di questo re ci lasci la Scrittura a l v . 9 del cap. a4 del lib. v de Re , mi fa credere he non per d irittu ra d 'in d o le, ma per timore e per dappocaggine adoperasse come egue. (18) Egli b amante un p* troppo il nostro Storico del buon nome di questi suoi re. Vedi al lib. iv dei Re cap. a4 H D< *9 *1 lib . n de*Parai, cap. 36 i vers. ia e segg. ,, (19) Vedi la nota i 4 di questo libro. ! '-(a o ) Io gli ho posti qui questi nom i, non come sono nel testo . Ita come si leggono al cap. 39 di Geremia v . 3 . Eccoli per, come no nel lesto, IVergelearos , A rem antos , EmegarQt, N a b o ta rit , JEcharamptaris. 1 quali per, come non difficile a vedere, sono rigioariamente i medesimi, che gli enunciati da Geremia j ma cor rotti da'copisti e stravolli, e spettali in alcun luogo, e in alcun altro riuniti, ma sempre fuori di luogo. Ecce periam o, com'io v i riconosco-le loro vestigie. N ergele , A r o s-A rf Rem ante ScmcgaSe poi il lettore vorrassi prender la Briga di calcolare insieme gli anni, che il nostro Autore concede a ciascun re , compresovi ancor S au le, vedr, che la somma d non 5 i 4 anni, ma 533 . (aa) In vece del mese quinto io porrei il sesto, che b l Elalj perch nei v de'Re cap. a5, v . 8 abbiamo giusta il Corn. a Lap>, che Nabuaardan part da Reblata il d settimo del mese quinto , giunse il di decimo in Gerusalemme. Dalla sua venuta all* incendi? dei tempio pass il tempo necessario allo spogliamene dal Uopio:

DEL LIBRO DECIMO

367

e o sk e g l i s a r p i i conforme con quanto scrive al 1. ? i t . 4 peragr. $ d e l l a G u e r . G iu d . ( a 3 ) C h e l* Ab cominciando dal Nisan primo mese ecclesiastico $ i l q u a l N is a n per lo variar della lana toccava or il nostro febbraj o , o r I' a p r i l e .
(u 4 ) A l v de Re cap. a 5, . 8 abbiamo, che Nabucardan venne a G e r u sa le m m e l anno 19 di Nabucco.

(ji5 > Q u i giusta i passati computi io leggo r) * i i r u bench il mio testo abbia %tXfm9

(2 6 ) A lla nota tredicesima del libro ottavo abbiamo visto , che il te m p io fu eretto agli anni del mondo 3645 secondo Giuseppe: a q u e s ti s i aggiungano i quattrocento settanta anni che stette in piedi j n e v ie n e la somma d anni 4 **5 ' Eccola adunque quest'epoca tu t t a i a disteso.

D istruzione del tempio .


Dalla sua erezione.
Anni 47*

Dall uscita del popolo dall Egitto*


A n n i .................................................106*

Dal Diluvio*
Annj

.................................18S9

Dalla creasione del mondo.


A n n i .................................................4 **5

(37) Se consulterai il catalogo, che ne han tratto dalla Scrittura assai valentuomini f troverai, che questi del nostro Autore da quelli della Scrittura han nome diverso. N credo, che ci ti dar mera* viglia; perch non sarebbero i prim i, che portassero due nomi. (28) Non era propriamente in prigione, ma nell atrio d>ssa come dice le Scrittura cap. 38 di Geremia v . 28 M ansit vero Jeremias in vestibulo carceris usque ad dietn , quo capta est Jerusalem . Indi al cap. 39, V. i 3 e i 4 * M isit ergo Nabuzardan . . . . . . . . mserunt et lulerunt Jeremiam de w ttb u lo carceris ,

388
(99) In ebreo U hanan.

HOTK

( 30) L* eunuco immediato soprantendente alla cara di q u e s t i gio~ Tani sappiamo dalla Scrittura, che aveva nome M a l a s y . C o t e s t o Aliane per era il principe degli Eunuchi, a cui s a p p ia m o lalla medesima Scrittura al cap. 1 di Dan. essere stata cara l a p e rso n a di Daniele, e Daniele avere avuto ricorso a lui. ( 3 1) Se il leggitore brama una vera e succinta notizia, c h i fos sero e di che professione questi Caldei, eccogliela da C ic e r o n e d e V iv iti . lib. 1 , c . 1. Chaldaei non ex artis sed ex genti* v o c a b o lo nom inati diuturna observatione siderum putantur effecisse , u t p r e d ic i posset, quid euique eventurum , et quo quisque fa to n a tu s esset. 1 maghi poi babilonesi diversi da* maghi persiani p r e s s a v a n o d interpretare gli augurj felici. Degl'indovini finalmente nessuno ignora la professione e le propriet. ( 3?) Non di solo ferro parevangli i piedi ; ma parte di c r e ta , come ognuno sa e pu vedere al cap. a , v . 33 di Daniele. (33) Perch la predizione de* quattro inoperj s'era gi a vv erata, laddove quella del sasso, bench pur essa avverata, pure Giuseppe credevala, o la voleva credere ancor profezia. ( 34) Cosi egli avesse fatto mai tempre, come pur si lusinga di averlo fatto. Lo so ben io , e lo stampatore lo sa , quante note di pi io abbia dovuto scrivere, ed egli imprimere. (35) Cio Nabuccodonosor II conosciuto ancor sotto il nome di N abopolassar , che fu padre di quello , di cui finora s* ragionato. (36 ) Cos da Giuseppe appellato anche il re , che fu padre di Giezabele, e che la Scrittura dice Etbaal. (37) Cio Gioacliimo; poich portava ambedue questi nomi. La cagione poi di questa clemenza del Babilonese verso del re di Giuda probabilmente fu 1* amicizia, che strinse con Geconia Eviltnerodac, quando sno padre Nabuccodonosor tornato in cervello dopo la fre nesia, per cui n and a vivere fra le selve, mise in prigione il fi gliuolo Evilm erodac, perch non gli contrastasse il regno per li sett* anni della sua vita selvaggia amministrato da lu i, bench il nostro Storico d ica , che in que* sett* anni nessuno si ardi di salire nel trono di lui; il che per pu salvarsi, in quanto nessuno noa fu dichiarato re vero , ma solo amministratore del regno. (38) La Scrittura non fa parola n di Ni^lisar, o Niriglissor, n di Laborosardoc o Labosordac , o Labosoacasco ; ma dei due seli

DEL LIBRO DECIMO

389

E v i l m e r o d a c e Balda*sare. Laonde bench e qui il nostro Autore e B e r o s o p r e s s o I) nostro Storico al libro primo contro Apione, e Mg u s l e a e p r e s s o Eosebio P rapar. I. i z , cap. 4 e pifc altri gli amm e t t a n o n e l numero dei re babiluesi , pure non mancano eroditi, c b e n e l i -vogliono esclusi. A me certo non fa impressione n P esser t a c i u t i d a l l a Scrittura,* perch oltre i altre ragioni t cbe se ne ad lu c o n o d a Talenti interpreti, forse non dispregievole neppur que-, s t a c h e p er la Scrittura non ne fa m otto, perch non fecero nulla c h e a p p arten esse al popolo col cattiro; Di latto ci che si narra n e l l a S c r ittu r a d EviImerodac e di Baldassare conferma quello ch'io d i c o ^ p erch di loro non narra se non ci che s'aspetta al sue p o p o l o ; u il termine di settant* anni prefisso e certamente immuta b i l e elei la cattivit babilonica alla sua fine ; perch a ci non rjc h i e d e s i cancellar questi re dal numero degl* imperadori babilonesi m a b a sta ordinarne gli anni che regnarono, come la I Usserio , il q n a le a Eviltnerodac concede due anni soli di regno quattro a N ig l i s a r , e nove mesi a Laborosardoc, e in tutto questo segue Beroso c it a t o dal nostro Autore nel lib . x contro Apione. O 9 ) Sono parole caldaiche colla puntazione e ortografia caldaica m a affai assai a ll ebre, e 1* ebreo direbbe M e n i d al v e r b o caldeo ed ebreo - j j f l num erare in ambedue le lingue.' Q u i PAuiore fa usare a Daniele il greco linguaggio. Non impro b a b ile 9 che tra gli studj d allora v eutrasse quello eziandio della lingua greca. b p n dal caldaico S p ft a p p e n d e r e , che viene d a ll'e braico (jpgp Schacal col solo cangiamento proprio de* Caldei dello gp in f . D al verbo caldeo ed ebreo Q^g; che vale din. p id ere . ( 4*) Con lui si trov a questa conquista anche Dario re della M ed ia , da Senofonte chiamalo d a t a r e e fa il secondo di questo
nome.

(40 Cio
Dario.

suo nipote,

perch

figliuolo di Mandane

sorella

di

(fa) In Daniele al cap. 6 v . sol centoventi.

t abbiamo che i Satrapi furono

(f ) Consilium inicrunt omties principes regni t i .................... u t omnis q u i p etierit aliquani peiitionem a quocumque Dea et hom int rnque a d triginta d ie s, n is a t e , r e x , m ittatur in lacum ieonum*
Dan. c .

6 , y. 7 .

390

ITOTK

(44) L * Serittnre di ci non parla. Carne per Ama * e r e ^ e v a a l e tempi del nostro Autore , che questa torre fossa opera d i D a n i e l e . ( 45) Dunque tanto pi inescnsabile , o per meglio dir v o lo n t a r ia

le

. 3 di Dan cornua e x e e ls u unum excelMut altero senta dir altro ; e P ebreo usa il dnele due corna .

loro cecit. (46) La Volgete he al cap. 8 ,

et

( 4?) La Volgata ha duo m ilita trecenti: cos ancora l'e b re o .


(48) Cio ne* Giudei.

N O TE

DEL

L IB R O

U N D E C IM O

(*) Contiene 1 * m e n a to in 334 *nn* i circe. (il Ore vegga il lettore , se mai possibile , che i successori d i Nabuccodonosor regnassero quanto il testo sicuramente corrotto del nostro Autore ci vuol far credere. Altrimenti dalP ultima cattivit qnando furono fatti prigioni in Egitto i G iudei, fino ad ore , non compresovi il tempo che regn Dario il m edo, sarebbero trascorsi non 70 anni, ma cento anni e nove mesi ; il che sarebbe un aperta contraddizione con quello, eh' ora dice , molto pi se si aggiunga col P . Cai met , che non quesio fu il settantesimo anno della catti vit ; poich fu compiuto soltanto al ter** anno del regno di Dario figliuolo d Istaspe , cio 39 anni di poi. (3) Parla Iddio. ( 3) Secondo il parere d una gran parte il medesimo che Zorebabele, bench altri.il credano un principe persiano. ( 4) La Scrittura he lapide impolto : chi sa che in luogo di { i t i non si debba leggere gir? (5) AfTMfin misure persiane contenente due moggia e messo ateniese , (6) Al cap. 3 , v. 64 lib. 1 d Esdra abbiemo, che furono 4a36o. (7) Da Esdra cap. 4 Q* 6 , lib. 1 chiamato Assuero. (8) Questo nome si a mio parere nne corrasione del testo, e si dee leggere Beel-teem 5 ch ere V eggiunto di Renio, significante le

del

l ib r o

d e c im o

091

w t d i g n i t . E per il Beiimo ii Semelia nominati nel capo ante c e d e n t e so n o probabilmente il fUum Beel-teem e il Samfai del l i b . p c a p . 4 v * 8 e 9 d* Esdra che scrissero al successore di C a m b i s e detto da Esdra Artaserse che secondo il Calmet ere S m e r d i m ovvero Oropeste. (9 ) A l tempo cio che fu fatto re. Me le storie che segue di Z o r o b a b e le guardia di Dario e della questioue propostagli e sciolte d a lu i so n o apocrife. Giacch Zorobabele gi da moli* anni prima ch ^ D a r i o fosse creato r e , era partilo di Babilonia e andato e G e ru s a le m m e j n del suo ritorno in Babilonia da1 libri canonici si s a p i n ulla. (1 0 ) D a Suse 5 ove evevano i re persieni trasferite da Babilonia l a lo ro sede. (*) C o s leggo; perch cos ha il zi libro d Esdra ai cap. 5 , v . 4 l giacch il nostro Autore va intrecciando e ordinando insieme i fa tti a questo proposito raccontati tanto dai due libri canonici d 1 E s d r a , quanto dai due altri che non sono tali. (1 1 ) Rispondenti c r e d 'io , ai due nominati dalla Scritture Mar* d o ca i e Saraja. (*) Cio e Zorobabele in quell* editto di Ciro chiemeto Sassabasar ; e ci per quelli , che vogliono sia un personaggio medesimo Sassabasar e Zorobabele. ( ia ) Qui io leggo io luogo d ' del testo giac ch 1* ha sempre chiamato non 9

(*) Cominciando dal Nisan primo mese dell anno ecclesiastico. ( l 3) Da questo trassero il loro cognome i Maccabei della stirpe di M attalia, e detti furono Assamonei secondo la pi probabile sentenza. (*) Queste patenti furono'non di Serse successore di Dario me d* Artaserse Longimano successore di Serse. Ved. 1. Esdr. cap. 7 Celtnet. D ici . V . A rtaxerses. (x4) Vedi di questa misura al lib. 111 cap. i 3 . v. (1 5) La Scritture e questo pesso ha qualche diversit : leggi il
vers. 35 del cap. 8 del lib. 1 d Esdra.

(16) 11 Sechenia del cap. 10 d1 Esdra lib. 1 , v . a . (*) Secondo 1 anno ecclesiastico.
(1;) Deua porte delle acque 0 della velie, noe delle tette porte di Gerusalemme.

3<)1

NOTE

(18) Neeroia fa coppiere secondo P Ebrea e ia Volgata e i S e t t a n t a del re Artaserse , detto Lougimano o per la grandetta del s u o p o tere , come pensano gli Orientali , o per la strana lunghezza d e lle tue braccia, come riferisce Plutarco ed altri. Certo Serse n o n regn oltre i dodici anni. Non veggio pertanto onde sia a vv en u to , c h e fl nostro Autore abbia tanto errato. Egli confonde Serse a n tecesso re col successore Artaserse ; o per dir meglio dona a Serse m o l t i di quegli ann i, che sono d ' Artaserse Longimano. In alcune e d izio n i per si trova Artaserse. (19) Il fitto d Ester piace al P . Calmet di porlo a te m p i di Dario figliuolo d* Istaspe. Ved. la sua preft. al lib. d* E s t e r . (so) Il Mamucan della Scrittura al cap. 1 , v . 14 e 16 d E s te r . (3) A y y t t f f voce persiana, che vai corriere; onde presso r o doto al lib. v ili

i f if in f it t > corso velocissimo d i c a v i ti li ,

coni presso noi quello delle poste ^ della qual voce mi p a r e di riconoscere la radice nella parola ebraica ftlJ N h'tgghtreih dal Verbo

hagar : e suona epistola , tabella } onde 1 Jg g a ro ,

jingaro de* persiani , che vuol dir tabellarius.


( u ) La reggia per avventura era posta fuori di citt. (23) Nella Scrittura al cap. 7 , v . 9 d*Ester viene chiamato H otbona ; cos la Vulgata e I* Ebrea 9 i Settanta per lo chiamano B u gaihan , voce che pi s accosta al 8abucada del nostro Autore. (*) U*anta degli Orientali da loro passata a ' Greci e Romani si era lo stare a tavola non seduti, ma distesi su* letti fitti a tal fine. (? 4) Cio Purim che vai sorte ; e la ragione 1 *adduce la Scrittura al v. a6 del c. 9 d1 Ester. Questa parola secondo il signor Zanolini persiana ; a me per sembra , che abbia molta affinit , e parentela col verbo "jjg P ur , che nel suo Hiphil significa sepa

rare , dividere , ci che proprio delle sorti. Forse in persiano lai


verbo avr nello staio suo primitivo di semplice quel significato che in ebraico ha sol nello staio di derivazione. ( i 5) O sia Jojada 11 Esdr. cap. i a , v . 10. (26) O sia Jonaiau. Ivi. (v j) Al capo u , t . 11. del lib. it d Esdr. Jeddoa . (18) Quello Sannabalat ad alcuni eruditi pare diverso dall* altro, ohe di che fare a Neemia : primo perch quello detto Oronite da E s d ra , cio nativo di Oron od Oronaim nella Moabitide , e queste

DEL LIBRO TODECIMO

3g3>

d e t t o C u t e o nativo d* un paese di l deli* Eufrate j I* ano era ai t e m p i d i Neemia l'altro a quelli di Dario Condomano. Vero che V u n o a 1* altro diede una figlia in isposa a nn fratello d* un gran s a c e r d o t e j ma questo genero di Sanaballat da Esdra non ci viene p a l e s a t o - E chi ci costrigne adunque di dire , che fosse detto M an a s s e P O r a ella cosa impossibile , che un simil fatto succeda due v o l t e P A ltr i per vogliono che sia il medesimo , e che il nostro a u t o r e a b b ia a* tempi di Dario Condomano trasportato ci , oh1 era a v v e n u t o a* tempi di Neemia. (0 9 ) C io gip Sccphi dal verbo pCJtCJJ che vale esser alto #

e m in e n te
(S o ) I l A . Asario ed alcuni altri hanno questo racconto per una

fitToli .

N O TE

DEL

L IB R O

D U O D E C IM O '

4 *) Comprende la storia d* anni 164 incirca. (1) Che vuol dire come ognun s a , Salvatore,

(a) L a versione dei Settanta , massimamente perci che s* aspetta a l Pentateuco, probabile che si facesse a* tempi di Filadelfo. Com e poi si facesse, non narrato da tutti gli autori ad un modo. 11 nostro Autore l ha tolta da certo Aristea scrittore della storia di questa versione 9 ma degno di poca fede. Ecco ci , che se dice il P . Calmet nel suo Dizionario Storico della Scrittura alla voce Se

ptuaginta interprete* . Plerique recentiores Crtici totem hanc histo~ riam fabula accusant : 1. Quod eamdem referente$ inter se non Constant. I l , Quod Arigtmas eius historice omnium vetustissime* auetor pessime personam suam gerat emm Ethnicum se profejsus , ludeeum tamen qua studio qua styio se prodat. H I. D e Ptolem&e Pkiladelpho tanquam sapientissimo et religiosissimo Principe egit. Dei eiusque templi atque Scripturrum obseruantissimo , cius podus eorruptissimis illum moribus est bistorti* diseamus, I V . Demetrium Phalereum inducit tamquam Philadelphi gratta et favore potantem } in tamen Regem infensum fuisse seim us, quod Ptolemmo l*agi patri ipsius auetor fuisset 9 ut a Segni successione Philadelphun% e*eluderei 5 ex quo factum *st $ ut Pise rerum potiUtM Fhiladelphut F la v io 9 tomo 111. a 5*

394

NOTE

Demetrum in exil'mm amandaret ; cwus maerore e t A c s p c r a t i o ne mctus Demetriiu aspidis morsu Jbi ncccm conscivit . . . . . q ttik tu tane omnibus Arutceae bistorta et suspicionis anputur e t s u p p o s i* tionis lu d a i cuiusdam impostoris , qui sub cruentila A risu m c e to rre, fabetiam vtndim verii. Cosi egli. (3) La preposizione Si* a mio parere ai dee porre im m e d ia te do p o
la voce fttr a y i/y n t, sicch reg$a il che viene appresso. (4) Il xtr c * tv fittv s io lo rendo passati ad abitare , p e r c io c c h prima di Tolommeo Sotere io non s o , ch'altro re tra sp o rta sse Giudei in Egitto. ( 5) Questa mensa io la concepisco in tal modo. M i fig a r o an piano di mensa quadralo. 1 quauro lati d essa io li fo te rm in a re in un orlo rialsantesi sopra il piano della mensa. Quest* o rlo d e v e essere triangolar*. Due delle sue facce rivolte al di fuori ; e l*alLrat unita alla mensa , rivolta verso la mensa medesima : ognuno degli singoli di quest* orlo non finisca in punta , ma termini in u n cor doncino. (6) Per fibbia io penso, che debba intendersi quel lavoro a foggia di denti, da cui fermata la gemma nel suo castone. (7) Cio rettilinea , quadrilatera, ed equilatera , ma non rettan gola. Tanto il serpeggiamento, quanto l intrecciatura giravano in torno sopra la mensa, questa dentro al giro di quello. (*) Cio cogli scacchi dell* intrecciatura foggiati a rombo. (8) Cio il naturale, che vien chiamato cristallo di monte. (9 ) Qu> Per maggiore chiareua mi pare che si debba leggere m vreis, non (10) Il lettore s* immagini una striscia di carta pecora larga, se k gli piace, due palmi e pi ancora; lunga poi molte braccia. Egli ved e, che una siffatta striscia non pu essere composta d*un peuo solo : dovevano adunque i pi pesai che componevanla, essere cosi Bene tra se commessi, che non impedisser la pena a corrervi sopra per formare nettamente i caratteri. Questa striscia poi la si figuri ravvolta intorno a se stessa a guisa di rotolo ; ed avr un* idea dei lib ri, di cui si parla. (11) Re della Macedonia: questa vittoria non fu propriamente riportata da Tolommeo Filadeifo , ma da suo padre Tolommeo di Lago. 4 noh egli pef si sar trovalo a questa battaglia 9 ove AnUgono rest morto..

DEL LIBRO DUODECIMO

3g5

| f a ) C i o a l Faro. ( i 3 ) C i o Ire ore dopo il mezio<i'i , o tre ore ansi sera ; dajH p o ic h il g io rn o alla moda de* Greci e Romani , e cos ancera la Botte i G iu d e i dividevano in dodici ore eguali tra se 9 ma prese in s ie m e o r p i lunghe or pi brevi secondo il maggiore o minora s p a z io d i tem po illuminato dal Sole. (*) V e d . l . t u , c. 5 , parag. a della Guerra Giudaica. (t4> 11 sesto re dell*Asia ovver della Siria cominciando da Se le u c o 'N icn ore. ( i5) I l quarto de* Tolommei figliuolo di Tolommeo Evergete. F a p o i ch ia m a to Eupatore , ovver Filopatore , cio amante del padre p e r a n tifra si o per irona ; perch uccise Evergete suo padre. Fu. d e tto a c c o ra Trifone ; perch voluttuoso 5 e Gallo , perch divolo de* sacerd o ti della dea Cibele. (*) V ed i la not. 4 del lib. i j . V ed i la not. ultima del lib. in . (16) Tributo destinato dal pubblico a formar la corona de* trion fato ri , e detto aurum coronarium , oro coronale. Pagavasi ancora al salire del nuovo principe in trono. ( 1 7 ) Presidiando cio le fortezze delle provinole, dov* erano traspo rtati. (18) Cio con Epifane, al quale presentemente Antioco ha data eua figlia in isposa : e pone ora solo i seguenti racconti, perch non ha voluto interrompere la serie de* fatti d* Antioco il grande. (19) Zio cio d* Eleazaro perch fratello di Jaddo avo d* E leazaro. (*) Non la gii nominata figliuola d Antioco il grande, ma un al tra , poich ora si parla della moglie di Tolommeo Evergete. (ao) Vale a dire sarete mallevadori a voi stessi per me e a me per voi. (ai) Abitanti della citt di Scitopoli ovvero Betsan, di cui s* parlalo al lib. v , c. 1 , paragr. 6. detta Scitopoli per uu inva sione , che fecero a* tempi dei re Giosia gli Sciti nella Palestina p come narra Sincello. (*) Cio del r e , e di Cleopatra. (**) Epifane figliuolo di Filopatore* e nipote d*Evergete.. (aa) Terzo di questo nome. A questo per non vuole il P . C ai t, che eia stata scritta cotesta lettera ; ma ad Onia primo fik

3cfi

NOTE

gliuolo di Jaddo ; e le forti ragioni , che ne adduce, tono queste J I . A* tempi d Onia III non si sa , che a Sparta vi fossero re s perciocch fi coetaneo d*Onia I I I , n nome aveva, n grado di re* II . Due Arii regnarono a Sparta. Il primo a* tempi d* Ooia I . oelebre nelle storie 3 il secondo a* tempi d* Onia III mor d otto anni. III. Gionata sommo pontefice de1 Giudei in ma sua lettera agli Spartani 1 . Macheti 12 io parland^ della lettera d* A n o nota , che scritta fu molto prima di questi tempi : e certo d alla morte d Onia III all* impero di Gionata non erano passali, cho dove anni. IV . L 'et la storia ed ogn*altra cosa vanno d* ac cordo , se ammettasi Ario a* tempi d* Onia I. Vedi il P . Calmet Dizionario della Sacra Scrittura V . Lacedcemon. e Arius. (a3) Questa affinit tra le dne nazioni Giudea e Lacedemone non confermata dalla Scrittura. Essa unicamente ci n arra,' eh*era dagli Spartani e Giudei credota. certo quante volte la Scrittura ci narra modo historico errori e opinioni false d* uomini , da lei pero n approvati n confermati ? Tre per sono le congetture a mio parere pi probabili di quant* altre si adducono per cui si vede come quest affinit si doveva credere dagli antichi I. Cadmo facevali fondatore di Sparta. Cadmo uomo fenicio era venuto da paesi abitati da* discendenti d* bramo. Un de* compagni di Cadmo nati dai denti del serpe e rimasi! in vita secondo Apoltodoro lib. ux Bibliot. fu U deo, che facilmente pot confondersi con Judeo. Ecco come ci pare affinit tra i Giudei e gli Spartani. Il Diodoro sici liano narra, che una moltitudine di forestieri invase 1 * Egitto ; che 9 corrotte perci le leggi e i costumi furono astretti a sgombrare il paese. Altri per con Mos s impadronirono della Giudea; ed altri guidali da Danao e Cadmo vennero in Grecia. IH . Gli antichi credettero e singolarmente a* tempi di Tacito che 1 * Giudei fossero oriundi da C reta, 9 Judei si chiamassero, quasi Idei dal monte Ida. In Creta il legislatore sparlano Licurgo dimor assai tempo e Impar le sue leggi, le quali hanno in molte cose affinit colle leggi mosaiche. Quindi poterono facilmente darsi a credere gii Spartani d* avere affinit coi Giudei. Questi sono i pi probabili argomenti su questo punto. Forse a que* tempi ve ne saranno stati de* molti chiari e palesi, eh*or non esistono. Vedi Monf. Huet. Demorutr. Evang. prop. 4 , cap. 4 art. 1 0 ,.e il P. Calmet nella sua Dissert. m anti al lib. x de* Maccab.

DEL LIBRO DUODECIMO

397

Nominilo di sopra, de coi tempi ora segue a narrare la storia dopo la breve intramessa della lettera d* Ario dal nostro Autore riferita a proposito d Onia IH , che avea nominale5 sai quale argomento ritorner a suo tempo.

(a 5) Cos detta dalla citt d Esebon, ohe Plinio 1. tra le citt dell Arabia.

v , c. 11 poM

(26) Leggi il cap. 4 del 11 de1 Maccabei ; e vedrai questo fatto avvenuto in diversa maniera. (27) Secondo di questo nome, e figliuolo d* Onia I I , eh* ebbe a padre Simone il Giusto primo di questo nome. Vedi il picoioJo catalogo de*pontefici nominali in questo libro, che pongo infine per pi chiaressa.

(*) Nell opera della Guerra Giudaica; dove per non parla dell opporsi, che fero i Romani a*progressi d* Antioco nell* Egitto. (28) L* era de Seleucidi, ovvero anno de* Greci ha il suo cominclamento agli anni 3o8 avanti G . G . , 36ga dopo la creazione del mondo. Questa I* epoca, che si segue ne* libri de Maccabei; eoa questo per, che nel primo libro quest*anni cominciansia calcolare da primavera, e nel secondo dall*autnnno giusta il costarne de*Siri, Arabi ec. ' (29) Non egli in persona ci venne, ma ci mand il sopranten-* dente a* tributi. Ved. il primo lib. de Maccab. c . x , n. 3 o . (So) Cagione di questa rabbia d* Antioco contro a Giudei fu # che sparsesi la novella eh* egli era morto, quando stava assediando Alessandria, parve cbe i Giudei ne godessero. ( 3 ) Io leggo con pi eroditi scrittori tr% irw in luogo d U s *

TftBitt*f*r.
( ) Detto dalla Scrittura Materia. (33) Capo della prima tra le ventiquattro famiglie de* sacerdoti costituite da Davidde. Parai 1. x # c. *4 > T * 7* ( 34) Nella scrittura cognominato T a s i, ed Eleasaro Abaroa. (35 ) Cio nel paese de Filistei posto a mare. Ved. 1. x M ac* ehab. e. 3 ; v . 24. ( ) La Vulgata ha Betoron, terra, come dal fatto d armi col seguito e narrato innansi sappiamo, posta sulle montagne ; e poco lungi da Modim patria di Giuda. (37) Con altro nome Enccena , o festvun cUdicatlonis. (38) incerto, se questo Beau si debba dir uomo o citt: altri

398

NOTE

ogliono che la voee Beao sia posta in luogo di Batania, con a ltr o nome Basan, provincia di l dal Giordano in messo alla trib d i Manasse* Timoteo fu generale d 1 Antioco. Tolomaide citt d e lla Fenicia posta sul Mediterraneo , con un ampio porto a m eu o d i , poscia chiam ata'S. GioTanni d Acre. (39) Ovvero Bosra, o Bostra , o B osra, citt della trib i Rnbent e di refagio, per concessa a* Leviti discendenti da G erson. (40) Cosi la Vulgata, come il testo greco hanno Masfa, e non M alia, come ha il mio testo del nostro Autore. ( 41) Conviene dire che questa Bosor diversa sia dalla gi nominata ; perciocch quella a quest ora era gi andata a fuoco e . fiamma. ( 4^) Il mio testo ha fiJ ip tm tv Ma rissa , in cui luogo io ho giudicato dover riportare o-mptptimi Sam aria, che cos il nostro Autore si conforma alla Vulgata e al testo greco $ n tra le duo oci Samaria e Marissa v* quella si gran differenza, che 1* una non sia stala per isbaglio di qualche copista messa in vece d e lF altra. (43) Nel secondo de*Maccabei cap. 9 , . a chiamata Persepoli non perch fosse tale, ma perch forse Elintaide fu un tempo Me tropoli della Persia 5 perciocch Elimaide era posta al fiume Eleo 9 Persepoli lungo l Arasse. (44) Qui par che Giuseppe dica noa cosa opposta alla stessa sua legge ; nella quale erano proibiti e puniti ancor gli atti interni ; ma egli parlando qui con persona pagana, da*suoi principi medesimi trae la confutazione di quanto scrive : perciocch n i Gentili co munemente credevano colpevoli /gli atti interni, n i loro dei erano tanto sottili da volerli puniti. Aggiungasi che dottrina della sua setta, vai - dire- de' Farisei, e ra , che i soli atti esterni erano colpevoli. ( 45 ) Perciocch il re ve lo avrebbe assediato. (4 5) Cio Onia V figliuolo d Onia III e nipote di Giasone e di Menelao ossia Onia IV . Ho detto Menelao sio di Onia V t e per fratello d Ooia III e figliuolo di Simone I I , perch cosi ha il nostro Autore; per altro nel a de Maccabei eap. 4 3 abbiamo, che fu fratello di un certo Simon Beniamiia, che accas Onia 111 al re della Siria di tradimento.

DEL LIBRO DUODECIMO

399

( 4 ?) Discendente bens dalla casa d* Aronne, ma non della linea p o n tifica le . ( 4 ^) Cio Filometore nominato di sopra , che fu primogenito di T o lo m m eo Epifane. ( 49) Questo Demetrio fa appellalo Sotere. Suo padre fu Selenco r e della Siria, ch'era fratello maggiore d Antioco Epifane. Q uesto A n tio c o erano gi da quattordici anni 9 che si trovava ostaggio in R o m a . Or Seleuco per liberamelo sostitugli suo figlio stesso D e* m e trio . Ma mentre Demetrio era in Roma, Seleuco mor ; e il pop o lo crei tosto re Antioco Epifane, perch il liberasse dalla paura c h e avevano del re dell* E gitto, che minacciava guerra alla Siria : o n d e il regno apparteneva propriamente a Demetrio ostaggio in R om a. 5 o ) Leggi il versetto 3 a del cap. 7 del lib. de*M accab. 5 e ved rai se Nicnore fa il vincitore, e non ansi il vinto. ( 5 i) Cos ha il testo greco de1 Maccab. ; la Vulgata la chiama Adarsa , e il nostro Autore le d il nome ancora di Adaco , o A cedosa. ( 5 ) Tanto il testo greco, quanto la Vulgata al cap. 7 , . 40 del lib. 1 de* Maccab. danno a Giuda tremila persone; laonde in luogo di si ponga pur enea scrupolo che qual che copista ha qui errato. (53) Cio della parte del tempio chiamata Santo. La morte per d* Alcimo avvenne dopo quella di Giuda. Quindi Giuda non fa pontefice dopo la morte d* Alcimo ma primo ancora che Alcimo i l fosse liberamente , a* tempi dell* intruso Menelao , due anni anzich questi morisse, e quattr anni prima del tempo che al sacerdozio di Giuda assegna Giuseppe. (54) In luogo del che significa quattro, si vuol surrogare il fir che significa due; poich due anni appunto dur pontefice. Ved.i nel lib. 1 de Maccab. il vers. t del cap. 7 e il ver. 54 del cap. 9. ( 55) Berea vien chiamata nel testo greco e nella Volgata. (56) Qui pure si pongan tremila ; e in fede ne abbiam la Scrit tura cos nel testo greco come nella Vulgata. Iu folti se la genuina; lezion di Giuseppe fosse mille dugento soli avrebbero abbandonato Giuda. E a* dugento paragonati con ottocento rimasti potrebbe Giuseppe dar nome di tu t ?

4oO

ROTE

(57) Qui il lettore aspetta il catalogo de* pontefici ebrei n o m in a ti la questo libro, ed eccomi pronto a tenergli la fede. I . Onia I. figliuolo di Jaddo. Eletto agli anni del mondo 36 8 ? , morto nel 3702. A questo probabilmente scrisse Ario re di S p a r ta . I I . 8 <mone 1. Giusto. Eletto nel 3703, morto nel 3711 , lasciato In et fanciullesca Onia II. III. Eleazaro fratello di Simone il Giusto Eletto nel m orto * 1 3 7 4 4 . Sotto di lui la versione dei Settanta* I V . Manasse sio d'Eleazaro. Eletto nel 3745 , morto nel $ 771. V . Onia II. figliuolo di 8 imone il Giusto. Eletio nel 3771 morto nel 3785. Ai tempi di lui regnava in Egitto Tolommeo Evergete. Giuseppe libera la sua nazione dalle imminenti disgrazie. V I. Simoue II. Eletto nel 3785, morto nel 38o5 . A 'tem p i d i questo in Egitto regnava Tolommeo FUopatore , e in Siria Autioco il Grande: loro guerre, e vittorie scambievoli. V II. Onia 111* figliuolo di Simone 11. Eletto nel 38o5 , deposto ilei 38aQ. Suo figliuolo Onia V . va in Egitto, e v i fabbrica un teiqpio. \ V ili. Ges o Giasone figlinolo di Simone I L Eletto nel 383o , deposto nel 383i* I X . Onia IV . o sia Menelao. Eletto nel 3833 , morto nel 384a* X . Alcimo o sia Giacimo. Eletto nel 384 , morto nel 3844 * X I . Giuda Maccabeo. Secondo Giuseppe eletto nel 3844 * morto
Mi 3847*

NOTE

DEL

L IB R O

D E C IM O T E R Z O

(*) Contiene la storia di 83 anni in circa* (1) Forse il lago Asfaltile; perciocch presso a Tecue non si ri trovano altre acque, che quelle del morto mare. Cosi il P . Calmet. (3) Ossia di Jambri nativi di Madaba, citt posta di la dal Giordano, prima della trib di Ruben, poscia occupata da'Moabiti, finalmente dagli Arabi. ( 3)

La vendetta, che lece Gionata dell'ucciso fratello segu ansi

PE L LIBRO DECIMATEAZO

401

j t f lio d arme eh*or narra Giuseppe. Ved. il lib. i de Macc&b. c a p . 9 , vers. 35 e segg. ( 4 ) lesto greco de'Macca]. ha N adabath e la Volgata ha

JMTadaba \ ( 5 ) La Vulgata ha Bet-bessen e il testo greco Bet-basi.


(6) Veniva da Roma ove per opera d Eraclide Bizanzio nimico im placabile di Demetrio 9 corrotti gli animi di pi senatori ottenne d i poter occupare il regno del padre, e d * essere ia ci dal popolo rom ano ajutato. (*) Non giunta a noi la notizia del dove. (7) Avverta il lettore, che n si parla qui d'alleanza cenchiusa, n realmente si fece. Leggi il cap. lo del lib. 1 de* Maccab. (8) Cio le provincie r t f* r i I tp iu tu d i la dal G iordano . (9) In luogo del pvpfctJ*r io leggo j e me lo insegna il v . 4 < > del cap. 10 del lib. 1 de Maccab. - (10) Ved-. del libro antecedente il cap. i 5 , paragr. a. ( n ) Eccope le parole a cui certamente allude Giuseppe e stanno registrate al cap. 19 , v . 19 e ao d*Isaia. I n die illa erit altare D om ini in m edio terrae jE g jrp ti , et titdus D om ini iu xta ternnum e iu s . E r it in signum et in testim onium Domino exerciluum in terra

JEgypti.
(12) Cognominato Nicnore ovvero Nicatore, figliuolo di De metrio Sotere ucciso in guerra da Alessandro. (*3) Ove dice Giustino lib. 35 , cap. a ., 1 * avea mandato suo padre al cominciar'^fella guerra contro Alessandro perch avesse un ricovero negl'incerti pericoli delle guerre. Vero che Giustino non in Greta lo ammette ma in Gnido; il testo greco per de*Macc. e la Vulgata lo fan partilo di Greta. (1 4) Questo per si crede, che fosse un pretesto di Filometore per rompere con Alessandro e precipitarlo dal tron. Quindi il soc corso portato in Siria non fu per Alessandro, ma fu per goder egli terzo tra i due litiganti Demetrio e Alessandro e usurparne il regne per se. (1 5) Zabdiele chiamato dall* Autore del lib. 1 de Maccab; e*p. 11 v . 17. (16) Perch sua madre fu Baia. (17) Secondo il P . Calmet il medesimo * che Efrem ossia Cfraim.

Flavio

tomo III

4o*
(19) O sia Emalcuele.

NOTE

( i &) Non a* licenziati, ma a quelli, che militavano a t t u a l m c o l e .

(o) Onia Cades. (a) 11 medesimo che Genesaret, e lago di Tiberiade. () Ovvero Matatia. |a3) Ossia C alfi; la Scrittura al ver. 70 del cap. 11 d e l l i b . t de Maccah. dice , che tutti tulli fuggirono salvo Gionata > e i d o a soli Matatia e Giuda. (a4) Vedi la nota a? del libro antecedente. (35) Cosi interpreta Giuseppe le parole del sagro Testo , d i e h a cos* No* cum nutlo honun indigeremus, habente* solato sa n a to * libro* , qui sunt in manibus nostri, maluimus etc. e questa inter pretaaione seguila da parecchi spositori. Il contesto per e i l non trovarsi ne* sagri Libri prova che basti per questa affinit > p a r e a l P . Calm et, che si opponga a tale interpretazione. () Addus detta dalla Scrittura al cap. t . i 3 del li b . t de*Maccabei, ed la medesima probabilmente, che l'A d ia d a n o minata nel cap. antecedente al v . 38 . Apparteneva alla trib di Giada. (37) Detta ancora A dor, o Adora, posla al mezzod della trib di G iuda, e ai confini dell* Idumea. (a8; Di Gerusalemme. (39) Il mio testo ha A rrvpt* ; ma che hanno a fare gli Assiri in questi tem pi, quando sono gi molti secoli, che pi non rammentansi? lo ho sostituito Seleucidi. (30) Il primo re della S iria, morto Alessandro M ., e il capa della famiglia de 8eleucidi. (3 1) Ecco perch dopo averle altre volte letta 1* espugnazione l ' assedio , pur siamo stati di nuovo costretti a vederla in mano dei nimici questa fortesza , e per da* Giudei pi volte assediata. (3a) All avere, cio distrutta la rocca, e al volere spianare la montagna. Che se in vece di si dee leggere 5 Allor si traduca cosi: perch suggeritagli un vantaggioso partito. (33) Fratello di Demetrio Nicnore e figliuolo di Demetrio Solere. Ebbe tre soprannomi, Sidete, 8otere e Pio. Cleopatra poi volse 1 animo ad Antioco , quando sent, ohe il marito Demetrio, aveva Sposata la figlia del re de*Parti 5 presso cui era prigione. ( 34) Leggi lutti e dot i cap x5 e 16 del lib* 1 ds Micoal.

bEL LIBRO DECIMOTERZO

i{o3

vedrai questi folti e i seguenti essere avvenuti con circo stanze al* quanto diverse. Molte altre variet avrai incontrale Ira la sposition de fatti de Maccabei raccontati dal nostro Autore, e quella dell sagra Scrittura Ma ci non ti dia maraviglia. Il canone de*Libri sagri giusta gli Ebrei fu chiuso da Esdra} e i libri scritti dappoi bench inspirati, pu1-e non furono ascritti al catalogo de canonici da tutti gli E b rei, o almeno non furono avuti in quel pregio, che i canonici. Ved. Bus. Stor. E ccl. I. 3 , cap. i o . (35) Eccone il perch dalla Scrittura al cap. 16 > v i3 del 1. x de Maccabei : E t exaltalwn est cor etus ( Ptolemcei ) et polebat oh* linere regionem > et eogitabat dolum adversum Sim onem > et fitios

eius 3 ut tolleret eos. ( 36) O sia D odi o D o g , dove aveva commesso il tradimento
d uccidere 8imone. (37) Cio campajuole siccome ogni settimo d rimanevansi da ogni sorte di fatica. Questo racconto per non troppo creduto dai critici pi giudiziosi. (38) Ci<3 co soldati del presidio ; e per sarebbono insorte dopo scambievoli dissensioni e nimicizie. ancor guerre (39) Vale a dire soldati stranieri. (*) Mentina e Falerina due romane trib. Vedi Nieuport d Ritib. Rom . sect. x , cap. 1 , $ 3 . (40) Questa rinnovatone d alleanza cadde agli anni di Roma 6 af avanti la venuta di G- C . ia 3 secondo il P . Calm ei, nel qual anno secondo la cronologia del Sigonio furono consoli C Sempro*nio , e M . Aquillio. (41) Con altro nome Evergete, fratello di Tolommeo Filometore col quale regn qualche tempo , indi solo , a dispetto di Cleopatra moglie di Filometore, che voleva sul trono suo figlio. Fu uomo bestiale, e crudelissimo. ( 4a) 11 Sotere fratello di Demetrio. ( 43 ) Figliuolo di Tolommeo Fiscone test nominato. (44 ) Il che non fu malagevole, attesa la copia d acque chd buffavano la collina, ov era posta Samaria > collie dal rovescio delle medaglie co li coniate s* inferisce; perciocch vi si vede la dea Astarte in atto di calpestare un fiume. ( 45) Volea Cleopatra dare il regno al minore de* suoi due figliuoli, trascurando il maggiore, eh*era Laturo. I grandi non ottennero

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NOTE DEL LIBRO DECUf'fBRZO

che i diritti della nascita fossero dimenticati in Lalnro 5 p e r ric o nobbero lui re. Ma Cleopatra sommossegli contro tanti t u m u l t i , che lo sforz a ritornarsi in Cipro. ( 46 ) Cio amico de'Greci ( 47 ) O sia Gripo. ( 48 ) Citt rim petto a Tolomaide. (49 ) Cio a dire, tali, che potevano ognuno d* essi p u g n a r con cento nimici. ( 50) Citt ed isola del Mediterraneo allato alla F e n ic ia e rim petto ad Antarado citt in terra ferma. ( 5 1) Se di tale citt brami qualche notizia, vedi il c a p 9 d el lib. 16. ( 5 a) Citt di l dal Giordano; cos la seguente, d o n d e secondo alcuni trassero il loro cognome gli Esseni. (5 3_ ) Citt famosissima di l dal Giordano, che diede il nom e a una piccola provincia. Apparteneva alla trib di Manasse n ella G a lilea superiore di l dal Giordano. Fu citt {evitica e d i rifu g io . ( 54j Quest* era la Seleucia situala nella provincia a u la n itid e presso al lago Semeconite. A questa provincia altres appartiene G am ala, la quale, perch avea la figura del cammello/ fu detta Gamala dall ebraica voce G am al, Cammello. ( 55) ( 56) (57) debole d ogni chi ne Ossia Tabor. Madre d Antioco asiatico ultimo re della Siria. Gran prova in vero d una mente saggia nel governare. P i e pi meschina di questa io non ne saprei rinvenire. C h i & erba fascio presto giugtie a formare un carro di fien o ; ma coglie il solo trifoglio, non ci perviene cos di leggieri.

FINE DELLE NOTE DEL TERZO TOMO.

4<*
I .

INDICE
D E L L E M A T E R IE C O N T E N U T E IN Q U E S T O TO M O ,

L I B R O

N O N O

C ip .

I . G f i o s i r i m sgridato da Jeu. Stabilisce gi* dici e magistrati. Vince gli Ammoniti e i Moa- b ili. Fabbrica n avi, e periscono. Muore Ocozia; accedutogli G iotam , vince i Moabiti. EKa tracportato in cielo...................................... P ag' ' I I . Geste di Elise#, Gioram re di Gerusalemme di venuto signore di tutto il reguo mette a morte i fratelli suoi e gli amici del padre . . n i5 H I. Assalito Gioram dall1 armi degli Arabi , tutta la sua armata va in compasso, e i suoi Agli, salvo un solo per ancora bambino, periscouo ; e con tutto ci durando egli nella sua empiet misera mente finisce di v iv e r e ..................................... h a8 I V . Spedizione di Gioram re degl Israeliti contro dei
Siri. Jeu unto re................................. ..... . n 29v

V . Come Gioram fu morto da Jeu generale della ca valleria, e simile la sua famiglia, e il re di Ge rusalemme Ocozia................................................ 3i V I. Jeu regna sopra gl'israeliti in Samaria , e appresso i suoi per quattro generazioni . . . . . SS V II. Come A talia, disertata presso che tutta la stirpe

F l a v io , tomo I H .

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INDICE di D avidda, regn per sei anni in Gerusalemme e come sommo p o n t e fic e ( o lla lei dal mondo , fece re il figliuol d Ocozia......................... Pag 38 Spedizioni d' \zaele re di Damasco, prima conira gl Israeliti, poi contro i Gerosolimitani. 4a Morte di Gipacaz e d E lis e o ;-il qual predice a l re d Israele Gioas triplice vittoria de* Siri. Pro digio avvenuto al sepolcro il Eliseo Gioas vino* i Siri , e a lui morto succede Geroboamo . . 45 Corte Amasia nella guerra che fece con Gioas re degl Israeliti, fu vinto . . . . * . , 4$ Geroboamo aggiunge al suo, regno la S iria . A v venimenti di Giona profeta. Ozia doma le na zioni circonvicine, e muore lebbroso. Regnano sopra gli Israeliti Z accaria, Sellum Manaem Farea e Face; e sopra Gerusalemme Joatan. ' Sa Rasih re di Damasco viene sopra i Gerosolimitani; 3 con lui il re d Israele Feace, il quale uccisi molti Giudei 9 rimanda liberi quelli che aveva latti p r ig io n i.............................. ..... 6e li re degli Assiri prende Damasco e messone a . morte il re e trasportatine in Media gli abitatori popola eoa altre nazioni quella citt. Osee suc cede a Facee, ed Ezechia ad Acaz . . . n 6a Come Salmanassare * ucciso il re degl Israeliti, trasfer nella Media le dieci trib , e fece pas sare nelle loro terre la nazione de Cutei. . 67 L I B R O D E C I M O

C ap . V ili* IX .

X. X I.

X II.

X III.

X IV .

G ap .

I . Spedizione di Senacheribbo re degli Assiri contro Gerusalemme il re Ezechia assediato. P ag. II. Come l1 esercito assiro fu in una notte distrutto da pestilenza , e il re loro tornalo a casa insidio samente da suoi figliuoli fu aio rio. . . . 9 III. Ezechia guarisce da una grave infermit ; e vis suto quanto gli rimase di tempo in pace muore
. lasciato dopo s successore nel regno Manasse.

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INDICE C
ap*

47

IV . Il re de* Caldei e de* Babilonesi portale l armi ' contro Manasse il fa prigione ; ma dopo lungo tempo rimesso net regno. Gli succedono Amone e poscia Giosia . . . . . . . . 80 V . Del re Giosia. ...................................................... 8a V I. Giosia ferito in battaglia sen muore. pianto da Geremia : gli succede Gioacas ; ma Neaco de gradatolo gli sostituisce Eliacimo . . . . 88 V II. Nabuccodonosor investe la Siria , e costringe Gioacimo a fare con lui amicisia e alleansa . . g V i l i . Nabuccodonosor uccide Gioacimo , perch rivol tosi novellameule agli Egisiani;' in suo luogo fa re il figliuolo di Gioachimo ga IX . Come , cangiato pensiero , Nabuccodonosor 1 pri gione Gioachimo, che gli si era renduto spon taneamente................................................ ...... . 9 9) X . Come il Babilonese pose sul Irono di Gerusalemme Sedecia. . . . . . . . . . 94 X I. presa Gerusalemme, e Nabuccodonosor trasporta il popolo in Babilonia. Geste e profesie di Daniele........................ ...... 10 X II. Come Nabuccodonosor lasci successore nel regno il figliuolo, ' e come questo impero fu distrutto da Ciro re de* Persiani, e quanto in tale inter vallo di tempo accadde a Giudei dimorami presso i B a b ilo n e s i...................................................... la i L I B R O U N D E C I M O

C ap.

I . Ciro re de'P ersiani, rimandali da Babilonia ai loro paesi i Giudei , consente che innaffino il tem pio, e ve gli ajuta ancor con denajo Pag . 33 II Come i regj governatori , frapposto all* opera im pedimento , tolsero i 1 Giudei di poter fabbri care il tempio. . . . ................................. 137 I l i . Cambise figlinolo d Ciro divieta affatto ' a Giudei la fabbrica del t e m p io .................................... i 38 I V . Dario figliuolo d Isiaspe fabbrica il tempio a Giu dei* 1 /.* . . o > 4

SUDICE
Y . Sarte figliuolo di Dario tratta beoiguamente I G i

.dei. Esdra per conoestione del re passa e o a moki Giudei in Gerusalemme. Ci e b e i v i f e c e . ................................................. ...... . V I . Come regnante Artaserse, tutta la nazione d e i Giudei volle asere sterminata per frode d i
A om qo *
9}

i 57

i yo

VII Bagose generale d* Artaserse il minore m a ltr a tta forte i Giudei* ................................................. 193 V i l i . Benefisj filiti a Giudei da AJessandro il M a c e done 99193 L I B R O D U O D E C I M O

I* Tolommeo figliuolo di Lago presa con frode e d in ganno Gerusalemme e la Giudea trasporta m o lti Giudei in E g itto ........................................... P a g I I . Tolommeo Filadelfo fa trasportare in greco lin guaggio le leggi de Giudi ; libera molti prigioni ed appende nel tempio di Dio molle offerte. ao4 III. I re dell* Asia onorano Ja nasione de1 Giudei e li fiui cittadini delle citt fabbricate da loro . . aaS I V . Libertsione dall' imminente calamit avvenuta per epera di Giuseppe figliuolo di Tobia , il quale diviene amico di T o lo m m e o ........................ *33 V . Amicizia e alleanza de Lacedemoni con Onia pon tefice de* Giudei...................................................... V I. Nascono tumulti tra i Giudei pi possenti i quali fanno ricorso ad Antioco.................................... 247 V II . Aaiioco viene ol suo esercito aopra Gerusalemme, occupa la citt* e ruba il tempio. . . . ^49 V i l i . Fatto da Antioco il divieto a* Giudei di seguire le pairie leggi . il solo Mattia pronipote d* Atsajnoneo dispreiza i comandi del re e vince i suoi generali .. . ................................................. a53 IX . Mattia muore e succedegliGiuda tuo figlio . a5? X . Apollonio generale d Antioco entra nella Giudea ; vi rotto e morto. Altrettanto accadde a Se ro ne . . . . . . . . 1 3^9

INDICE
C iP f

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X I . Spedizioni di Lisia e di Gorgia nella Giudea , e loro sconftta. Altre imprese di Giuda . Piago a5g X II. Giuda e Simone escono in campo: quegli contro degli Ammoniti nella Galaadite, e questi contra i Tiri e Tolomaidesi, e ne partono vincitori. 367 X III . Antioco Epifane muore in Babilonia. * . . 271 X IV . Antioco Eupatore , vinti i Betsuriti, assedia Giuda entro il tempio . . * .............................. 27* X V . Antioco dopo lungo tempo d assedio fatta amici sia con Giuda ritirasi onorevolmente dalla Giu dea X V I. Bacchide capitano di Demetrio spedito contro i Giudei, senza nulla conchiudere, torna al suo re. 278 X V II. Nicnore capitano contro di Giuda perisce con tutto I' esercito . . t . . . . . . 281 X V III. Bacchide per la s feconda volta .spedito nella Giudea rimane vincitore . .................................... . 285 X IX . Giuda combattendo muore.................................... 286 L I B R O D E C I M O T E R Z O

C ap.

I. Gionata succede nel luogo di Giuda suo fratello.Pag. 288 II. Gionata sforza Bacchide , fatta prima pace con lu i , a sgombrare il paese ............................... 39{ III. Alessandro figliuolo d* Antioco Epifane muove guerra a Demetrio................................................ ivi IV . Demetrio per suoi ambasciadori lenta di stringere alleanza con Gionata.......................................... 295 V . Alessandro, vinto Demetrio ne1 donativi, e creato Gionata sommo pontefice , sei fa partigiano . 296 V I. Onia stringe amicizia con Tolommeo Filometore, e fabbrica un tempio chiamalo di Onia. . . 3oi VII. Alessandro, morto Demetrio, fa a Giudei grandi o n o r i ........................................................................ 3o5 V III. Demetrio figliuolo di Demetrio, vinto Alessandro, regna in suo luogo , e stringe amicizia con Gio nata........................................................................ 30G IX . grifone d* Apemea , vinto in guerra Demetrio, d

/f t

INDI GB

il'regno ad/Anliooo figliuoItfcT Alessandro' j strigne egli pure alleanza con Gionata, . P a tg . 3 iS __ C ap . X .. Fatto Demetrio prigione da Parti * Trifone r o t u p e la ftde a Gionata, e presola a tradimento, m u o v e 1 armi contro Simone di lu fratello. ' . . n 3 a6 X I. La nazione da* Giudei d il comando a Simone e lo crea pontefice .. . . . . . . . Sa8 X II. Simone fatta alleanza con Antioco il P io , assed ia 334 * Trifone la.Dora . . . , ............ ........... . X |If. Trifone, fa guerra ad Antioco , e : * . il.suo capitano Cendebqo lo caccia d a lla , * Giudea.. 4 .................................... * / * 335 * X IV . Simone .dal suo genero Tolommeo viene ucciso a tatcfla pjer tradimento......................................... n 336 X V . Tolottmea tenta di usurparsi il governo: come Ir cano prese egli a reggere il popolo. . . . 33y X V I. AntiocQ il Pio , mossa guerra ad Ircano. per tre, cento talenti che ne riceve ' fe . lega coi* e$s<* l u i .................................... . . ... . 338 X V II. Spedizione d* Ircano contro la Siria. . . 34 a XVIII. Antioco Ciziceno viene in soccorso de Samaritani, > e vigto si caocia a fuggire . . . . . . . 345 X IX . Aristobolo sucoeduto al padre mette , egli il primo . .. , corona- O che di lui e del.fratllo avvenisse. 35o X X . Spedizioni d Alessandro re de Giudei . . . 355 X X I. Battaglia di Tolomiqco Laturo con Alessandro, e , , ) , vi^tqria. * ........................................................... ..... 3S^.; X XII. Demetrio Eucero attacca Alessandro e lo vince. * > 36$; * * v . X X III. Spedizione-d Anjtioco Dioniso e di Areta suo s u o , ; , . cessore. 363 X X IV . Al morto Alessandro succede nel regno Alessandra . . sua moglie. ..................................................... 373