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University of Toronto

littp://www.archive.org/details/ilcrepuscolodeifOf)api

.,>'ir*--

:4)Jibeiaii^^

IL

CREPUSCOLO DEI FILOSOFI

DELLO STESSO AUTORE:


La
Teoria Psicologica della Premsio7ie
(Fi-

renze, 1902).

Les Ides

d'

un Psychologue Italien : E,
Italy (Chicago, 1902).

Reglia. (Paris, 1902).

Philosophy

ili

Les Extrmes de l'AcHvil Thorique (Genve, 1904).

Sentire

se7iza

Agire
1905).

Agire senza Sen-

tire (Bologna,

Di prossima pubblicazione

// Tragico Quotidiano. (Favole e Colloqui). // Pragmatismo.


Dall'

Uomo

a Dio.

GIOVANNI PAPINI
(GIAN falco)

is5*-o.i

m -n]9sm
(Kant, Hegel, Schopenhauer, Comte,

Spencer, Nietzsche)

MILANO
societ editrice lombarda
(A.

De Mohr,

Antongini e C.)

IQO6

Stabilimento Tipografico della Biblioteca di cultura liberale

NECESSARIO

LEGGERE

QUESTA PREFAZIONE

Questo non e un libro di buonafede. di passione e perci d'ingiustizia


tradditorio, insolente

un libro
libro

un

7ieguale, parziale, scazza scrupoli, violento, con-

come tutti

i libri

di quelli

che
loro

amano

e odiano e non si vergognano ne dei

amori ne dei

loro odi.

Posso permettermi questo cinismo 7ttellettuale in quaiito credo che il mio libro sia ci
che molti altri,

non sono
fare ne

cio

pi sapienti e pi garbati, un'opera di vita. Io ton ho voluto

una

storia della filosofia

una
libro

serie di saggi su filosofi

moderna ne moderni. Il mio

lettori di ci che

non ha rijitenzione ne di informare i miei hanno pensato precisamente i filosofi di cui parlo ne di fare dei co7nm.entari dotti o delle interpretazioni rigorose delle
loro filosofie.

Questo libro
zi,

un

pezzo, o un'insieme

di pezdei

di un' azito biografia intellettuale.

tmo

prodotti della mia liberazione da molte cose di

cui ho sofferto

il tentativo,

in ispecial ?nodo,

vili

E NECESSARIO LEGGERE

di liberarmi dalla filosofia e dai filosofi. , anche, il testamento di un' epoca della 7Ha attivit

dedicata soprattutto alla pole^nica e all'assalto.


; come come un seguito di repulsio7ii e di avversio?ii che si manifestano a proposito di dati uomini, presi come tipi di cose e d'idee repugnanti e nemiche. Avr Ufi valore, dtmque, a seconda di quello che far

Ha un

valore, cio, soprattutto personale

una

serie di confessioni indirette,

in seguito: se far qualcosa di cos iviportafite che

valga la pe7ia di venir demolito, sar un docusti toltimi a?ini

mento prezioso della mia vita spirituale di quese invece non arriver a compiere quello che medito sar uno sfogo che interesser soltanto qualche compagno di cam-

mino

qualche dilettante di anime.

un

libro,

insomma,

il

cui valore sar se-

gnato dal futuro.


* *

Al

di fuori di questo significato puramente

individtMle
bito C071 la

che

mi

piaciuto afi^ermare su-

pi chiara franchezza

questo libro
e,

pilo averne

un

altf'o,

pi gerterale,

forse, piii

rappresentativo di certe correnti co?itempora-

QUESTA PREFA210NE
nee. ,

IX

come sar facile accorgersene 7i fine, un processo della filosofia, uno sforzo per dimostrare tutta la vanit, la vacuit, V iiutilit e
la ridicolaggine della filosofia.

Ho

voluto,

in-

somma, fare una liquiciazione generale di questo equivoco aborto dello spirito uma7io,

di que-

sto mostro di sesso dubbio che

non vuol esser ne


di
iittte e

scienza ne arte,
le cose

ed

e U7i misc?4,glio

due

senza arrivare ad essere uno strumento


e

di azione
il

di conquista. Preso in questo

se?iso

mio

libro potrebbe essere il progncm?na di una

generazione di buona volont: P assassinio di un


essere inutile

per preparare nuove forme di attivit mentali pi degne di animali che si chia7nano pomposamente i re della creazione. Ma per fare questo processo ho preso la parte

piit viva e recente della filosofia, quella che corre

anche oggi nelle scuole e nei giornali e che va dalla fine del XVIII secolo ai primi del XX.

E invece
niere,

di fare il processo alla filosofia in geas-

presa in astratto, l'ho voluta giudicare,


aggredire e giitstiziare
7i

salire,

persona dei
se-

suoi maggiori rappresentanti dell'ultimo


colo,

presi cofue itomini vivi

e concreti e deteril petto e

minati.
li

E li ho presi a u7io
7iel

a uno per

ho sbattuti

muro con

tutta la furia di cui

E NECESSARIO LEGGERE

S0710 stato capace,

senza riguardi

senza piet.

Ho

cercato di guardar bene itegli occhi ciascuno,


il

di scoprire la sua anima nascosta,


caro e ho messo
alla

suo io pi
tre
o

tortura

quelle

quattro idee che ciascu?to di loro ha inventate o ha rese celebri e dopo averle mahnenate ho cercato di gettarle via cone inutili carogne.

me

Davanti ognuno di loro mi son sentito cottn nemico insaziabile, come un distruttore

necessario e

mi e parso

che sbarazzata la strada

dai loro enormi cadaveri e dalle loro fredde ombre avrei camminato ?neglio,

A questo modo venuto fuori un


massacro,
mattatoio.

libro eh' U7t

un

macello,

Mi son

^m pubblico mostrato pieno di 7ma volont


una
strage,
i

di ticcidere, di annientare, di sbranare, di ac-

coppare tale da far torcere tutti


obiettiva.

musi dei

le-

gittimi mariti della storia seria, diligente e

So
tri,

be?iissijno,

senza che

me

lo ripeta?io

gli

al-

che tutta questa foga ha nociuto alla solidit

del libro. Sarebbe stata necessaria


preparazioie ,

ima maggiore

cautela,

una maggiore tma mag-

giore freddezza. Il libro, forse, sarebbe riuscito

pi

efficace.

Ma avrebbe perduto certo quell'odore


un

di polvere e di giovinezza, qttell'andatura

QUESTA PREFAZIONE
po' Spavalda e

XI

un

po' donquijotesca che io

amo

tanto C071 grande mio danno. Cos com' venuto fuori, attraverso di 'pigrizia meditabonda interrotta

tre

anni solo da

qualche serata di lavoro furente, mi se^nbra no7i del tutto indegno di quello che voglio fare
far in seguito. Per qtiesto ini son deciso a farlo stampare e son certo che ad onta dei die

sdegnasi silenzi dei filosofi altolocati e delle smorfie degli studiosi seri, ci sar qualche sconosciuto giovine amico che trover in queste affrettate pagine delle gioie e dei sentieri.
Firenze, 21 settembre 1905.

INDICE

I.
.

necessario leggere questa Prefazione


,

pax.

vii
I

Kant

IL.
III
.

-Hegel

45

Schopenhaner IV Cornte V Spencer VI Nietzsche VII. Licenzio Filosofia


.

95
131

183

223
263

la

I.

EMANUELE KANT

Kant
il

un

filosofo celebre: anzi addirittura


filosofi

pi celebre dei
la

che

fama poteva dargli

moderni. Tutto quello 1' ha avuto: dai di-

scepoli testardi ai glossatori intorbidanti, dai

monumenti
io

sulle piazze alle riviste speciali.

Ma

non sono egualmente sicuro eh' egli sia un grande filosofo, e, perfino, ch'egli sia sempre filosofo. Badate che la sua fama stessa . sospetta
:

chi potr dire quanto v'ha contribuito

la reclame tedesca e

l' ignoranza latina ? Leggete, ad esempio, l'apologia stupefacente del Cohen che attribuisce a Kant perfino il me-

rito della vittoria di

Sedan, e pensate, anche, che qualche maligno ha detto che i Francesi leggono Kant unicamente per darsi l'aria
di

gente profonda.... E la sua gloria sospetta da un altro lato eh' inverosimilmente mi:

tica.

Kant non

pi

il

pacifico professore di

Konigsberg, fedele suddito di S. M. il Re di Prussia, ma diventato un simbolo, un per-

KANT

sonaggio di leggenda.
/a Filosofia.

Non

pi

un
:

filosofo,

passato nel linguaggio

co-

mune, sceso quasi al proverbio nei romanzi borghesi chi studia filosofia non pu parlar che di Kant. Diciamolo pure diventato un patriarca, un pontefice, un semidio. Se ne parla molto perch pochi lo conoscono un tempio su una montagna, che tutti veggono e nessuno visita. Quando la fama a questo punto non pi sicura pi un'eco che ripete che un amore che sa. Nel caso di Kant le nebbie del linguaggio e l'asprezza delle cime hanno aiutato l'opera. Per giudicarlo, per vederlo in faccia, bisogna varcare le brume, ascendere la montagna e in una pagettare in disparte i panegirici rola bisogna scoprirlo.
:
:

I.

L'

UOMO.

prime, non simpatico.


tipico

Confessiamolo liberamente: l'uomo, cos alle E impossibile che un


tedesco cos
a un latino.

prussiano cos perfetto, che un

come Kant possa piacere

KANT

Per quanto i contrari si attirino ci son troppe montagne fra loro. So bene che corre voce che r homo logis, il filosofo severo, deve essere
obiettivo, spogliarsi di ogni simpatia e antipatia, dimenticare la propria persona e la pro-

una curiosa esperienza So che molti l'han detto e che molti han tentato. Ma guardate ben addentro nelle loro cose e vedrete che non ci son riusciti. La personalit, i sentimenti, la
se fosse possibile.

pria stirpe. Sarebbe

razza son

l,

nascosti, impliciti,

ma

presenti.

Val meglio confessarli apertamente che nasconderli con promesse di amputazioni immaginarie. Il filosofo oltre che filosofo

uomo, e

l'uomo non si fa mettere alla porta con quella compiacenza che immaginava il buon Taine. Perci io, latino, concesso liberamente che

non amo e che non posso amare Kant. E da altra jjarte bisogna che parli di lui, uomo, per la stessa ragione che me lo rende antipatico, cio che la filosofia non qualcosa d'indipendente dall'uomo tutto intero, ma precisamente l'espressione razionale di ci che l'uomo, come vivente completo, ha di pi profondo.
Cos necessariamente, anche per
il

nstro

KANT

professore di Konigsberg,

Kant

sar forse un

grande

filosofo,

ma

certamente

un borghese

onesto e ordinato. Tutta la sua filosofia sta qui,


in questi tre aggettivi eh' io vi

ditare. Ricordatevi eh' egli

prego di meun critico e un

moralista, cio

nell'azione
cio

un onesto nella conoscenza e un regolatore e uno scolastico,

un uomo d'ordine nella materia e nella forma della sua dottrina. Come per onest intellettuale egli rovescia le prove teologiche
dell'esistenza d' Iddio e della libert, cos per

onest sociale egli ristabilisce la credenza


suo temperamento
apparenti.
fin

al-

l'uno e all'altra. Cosi egli conseguente nel

nelle sue contraddizioni

Egli un borghese, ho detto, cio un uomo mediocre. N il padre sellaio, n la madre pietista, n la piccola citt prussiana possono avergli dato il senso delle grandi cose. Al difuori della morale cristiana e della meccanica di

Newton

egli

non vide

altro

scampo. La

sua vita rneschina, ristretta, povera, la vita di un professore zelante che fa trenta ore di
lezione
l'anno.
la

settimana
filosofia

riceve

1490

talleri

Fuori della

un perfetto

filisteo

che

KANT

beve della birra con dei mercanti ridendo delle storie del giorno, e calcola quante oncie deve mangiare e quanti minuti deve passeggiare. Neppure il suo corpo era bello piccolo e meschino, di aspetto nn po' scimmiesco, non era fatto per la seduzione dei
la sera
:

cuori

per le pose

pittoresche. Tutto gli

manc per farne un uomo


fino le

interessante: per-

persecuzioni dei potenti e le avventure


si

coniugali. Dalle prime

liber col silenzio,

dalle seconde col celibato. Cos la sua leggen-

da biografica raccomandata

alla storiella dei

borghesi che rimettevan l'orologio sulle sue passeggiate e a quella del bottone dello scolaro.

Quest'uomo che parla di tutto ha delle lacune straordinarie e che sono altrettante prove del
d'estetica e

suo spirito di piccolo borghese. Parla d'arte e non conosce Shakespeare, non ha

mai
di

visitato

una galleria

di quadri e preferisce

a ogni altra la musica militare.

Fa

dei corsi

geografia e non mai uscito


;

fuori di

Ko-

nigsberg pi di dieci miglia tiene in gran il sentimento e non vuol aver relazioni per molti anni colle sue sorelle povere. Ma in compenso egli rigidamente morale e
conto

pedantescamente ordinato: nella sua coscienza

KANT

non c'era un rimorso e nella sua casa non c'era una cosa fuori di posto. Al di fuori delle sue manie di moralit e di regolarit io non saprei trovare in lui di forte che l'orgoglio. Volentieri si paragonava da s a Copernico, aspettando che gli ammiratori lo dicessero nuovo Cristo e nuovo Socrate, e malvolentieri leggeva i libri degli altri e ascoltava le obiezioni ai suoi. Ed anche questo orgoglio spiega un
carattere della sua
dottrina, cio
all'

quella traeh' stata

sposizione dal

divino

umano
all'

notata dal Fonsegrive. Dare

uomo

quel

che l'uomo ha dato a Dio un bel gesto e Kant r ha fatto. Sarei quasi per dire eh' la
cosa pi bella della sua vita e della
II.

filosofia.

Il sistema.
Cos' dunque e che vale questa famosa
filo-

sofia kantiana, che ha servito agli storici per dividere in due periodi il pensiero moderno ?

Essa quella che poteva e doveva farla lo strumento che abbiamo visto in iscorcio. Kant un borghese, cio uomo piccolo, mediocre, prudente, poco amante di avventure e

KANT
priori sappiamo dunque eh' egli non ci dar una di quelle belle metafisiche, una di quelle fantasiose e grandiose cosmologie che fecero la gloria dei presocratici e dei cartesiani. un uomo che ha qualcosa da
d'estetica.

salvare e da limitare
e
la

salvare la vita dal male


scetticismo, separare
il

scienza

dallo

mondo
l'

pratico dal conoscitivo, la ragione dal-

esperienza.

Far dunque necessariamente un'etica e una gnoseologia, e se questa precede l'altra nell'ordine cronologico dei libri siate pur sicuri che la prima la precede, consciamente o no, nell'animo suo. Tutti vivono la vita pratica,
solo pochi quella speculativa e Kant era troppo filantropo per non pensare subito all' interesse

pi vasto.
L'esposizione naturale dunque, e non la storica, della dottrina

kantiana comincia con la


a scuola dai

morale.

Kant

onesto, stato

pietisti e

legge Rousseau. Ci basta per canel-

pire che la sua morale sar cristiana, perch

Kant

un uomo onesto del secolo XVIII


cristiano
;

r occidente perch il pietismo ricondusse alla considerazione della vita intima il formalismo prote-

individuale

interna

stante e sentimentale perch


di

il

sentimento

moda
Kant

il

sentimentalismo la malattia

della seconda

met del

settecento.
il

infatti parafrasa

consiglio

di

Cri-

sto

Non

fare agli altri ci che

non vorresti
che
1'

fatto a te

stesso

e stabilisce

uomo

porta in s allo stato di sentimento profondo


la legge morale, quella

che egli esprime col

troppo famoso imperativo categorico. Ma il dovere non basta, ci vuole il potere. Io posso avere, come dice Kant, la buona volont, la
giite

Wzlle,
?

ma

a che

mi serve
il
1'

se

non posso

seguirla
libert. diritto

Ci vuole dunque

potere, cio la

D' altra parte


alla
felicit,
si

uomo del dovere ha eh' il sommo bene, e


faccia,

questo, per quanto

non

consegui-

bile nella nostra vita, cos breve.

Bisogna dunque che l'anima

sia

immortale

e per conseguenza che esista un Essere supremo, dispensatore di beni e di mali, per cui
si giunga al sommo bene. Tutta questa armeria metafisica necessaria per una morale del dovere. Se fosse un' altra, ad es., quella dell'interesse, se ne potrebbe fare a meno, anzi se ne dovrebbe fare a meno, ma Kant vuol stabilire la sua sulla roccia ferma e dura della

KANT
legge morale, indipendente da tutte tivit dei motivi umani.
le

rela-

Ma
ch

questa pretensione gli costa cara. Percodesti


reale,

appoggi presuppongono un un mondo assoluto, e d'altra parte vorrebbero essere dimostrati. Ed ecco
tutti

mondo
Kant
una

trascinato per forza verso

il

trabocchetto

della gnoseologia. Kant, ricordiamolo ancora


volta,

uomo

d'ordine, onesto e inoltre

scienziato e newtoniano.

La sua gnoseologia
Dovr essere una
Critica

dovr dunque salvar


salvare
il

la scienza e d'altra parte

mondo

metafsico.

cosa ben regolata e compiuta con una certa

larghezza intellettuale.

La

della Ra-

gion Pura tutto questo,

fino all'ultimo.

Kant

salva la scienza,

cio

il

mondo

del

fenomeno, del determinismo, ma col suo noumeno salva pure il mondo dell'assoluto, della libert, dove Iddio e l'anima potranno dormire i loro sonni tranc^uilli e mettersi sempre a disposizione dei bisogni morali. E come da borghese prudente egli ha salvata la scienza e la metafisica, cos da conciliatore accorto egli riesce a salvare insieme il sensismo degli empiristi e 1' innatismo dei razionalisti colla sua teoria della forma e della
relativo, del

10

KANT

materia del conoscere.

Ma

non

basta. Egli

uomo

d'ordine ed eccolo ad enumerare tutte

le sue distinzioni tra concetti, idee, intelletto,

ragione, ecc., ecc., e a costruire la sua tavola


di categorie colla simmetria di

meticoloso e

colla minuziosit di

un architetto un cancel-

liere diligente.

Ma
dare

visto* che tutte le


d' Iddio,

esaminando la conoscenza egli s' av" prove razionali che si possono


dell'

immortalit, della libert

non reggono perch se non e' conoscenza che di fenomeni l'assoluto inafferrabile, imprendibile, inconoscibile. Quello che e' in Kant di galantuomo filosoico lo confessa,

ma

il Kant borghese, cristiano e prussiano che ha bisogno della morale perch la so-

ciet

vada avanti non pu fare a meno dei


scienza

vecchi factotum spiritualisti. Se la

fenomenale,
qual',

da persona esigente e sofstica non li pu riconoscere e li manda in

esilio dal suo regno,

Kant

si

ricorda che ac

canto a quello della ragione

un altro repu dimostrare ma si deve crederci. Lo stesso per r immortalit dell' anima e per la libert. Cos Ragion Pratica e Ragion Pura concore'

gno

quello della fede. Dio non

si

KANT

11

rono alla stessa opera e giungono a conclusioni parallele. Kant ha compiuto quel che doveva compiere. La morale minacciata dal relativismo empirista, la scienza minacciata dallo scetticismo, la metafsica minacciata dalla scienza

aveva bisogno

di

un salvatore. Kant

che aveva bisogno di tutte queste cose alla volta stato il sovrano taumaturgo che ha operato il miracolo ed ha salvato tutto o quasi
tutto senza distrugger niente
Il

o quasi niente. suo bisogno d'ordine morale ha soccorso

la morale e per forza la metafsica e il suo bisogno d' ordine razionale ha salvato la scienza e per conseguenza l' ha limitata e

analizzata.

Questo

nel suo processo spontaneo e nelle

sue sorgenti personali, lo schema del pensiero


kantiano, simmetrico e geometrico.

Due

for-

me

d' attivit
:

la pratica e

fenomenico e il fonti di conoscenza i sensi e la ragione. Il monumento par regolare e soprattutto par solido. Ma noi ne abbiamo fatto la pianta senza saggiarne le fondamenta. Questo sisteil
:

mondi

Due noumenico. Due


la

teorica.

ma

concilia troppe

cose e fa troppe

distin-

zioni perch possa esser resistente.

troppo

12

KANT
esser
forte

comodo per
castelli

ricordiamoci che

sono la negazione del confort. E chiaro che nel sistema tre sono le idee basali, i pilastri che reggono tutto 1' impe:

rativo categorico, Ya priori, e


il

il

fenomeno e

noumeno. Abbattuti questi l'edificio crolla prima brezza, e del gran castello kantiano, rifugio supremo del bene e del vero, non rimangono che dei frammenti di mura e delle torri mozzate. Allora, se Spencer ha ragione, quel giorno, chiss, perfino Kant diverr poetico Per oggi un re troppo
e si sfascia alla
!

potente che occorre cacciar dal trono.

III.

La morale
Kant come uomo
di filosofia
civile e

come insegnante

una morale. Come cristiano e come studioso di meccanica egli aveva bisogno che questa morale fosse all' incirca d'accordo col Vangelo e che avesse nello stesso tempo tutti i caratteri rassicuranti della
aveva bisogno
di

scienza, cio l'autonomia, la razionalit e l'universalit. Il venerabile

guardaroba

filosofico,

KANT

13

pieno di vesti fuori d'uso, di costumi compromettenti e di toghe troppo arcaiche, non gli
offriva nulla di simile e

Kant

fu costretto a

fabbricarsi la sua morale, colle sue

mani

e col

suo pensiero. La prima cosa eh' egli dovette rigettare fu

ogni sorta di morale edonista. Se ammettiamo

che

le azioni si

compiono
1'

in vista

del pia-

altruismo non ha pi non pi n immorale la solida, una base


cere e dell' interesse,

perativa n universale. Infatti chi non prova piacere a far del bene agli altri non obbligato a farlo e siccome tutti seguono il loro interesse naturalmente e questi interessi sono

personali e transitori inutile comandare ed


impossibile generalizzare.

Allora Kant inventa

la

sua buona volont,

der gicte Wille. Cio.la volont non buona riguardo ai fini particolari ma buona in s in quanto segue un principio interno e razionale. Questo principio, non considerando i fini
particolari degli uomini,

non pi un un ordine, un imperativo categorico, e

non pi ipotetico, consiglio o una regola, ma


sic-

come deriva
io

dalla ragione universale. Cos

non debbo fare ci che a me, oggi, in que-

14

KANT

Sto istante,

mi conviene, ma debbo

fare ci
la

sempre debbon fare secondo legge. Tolto ogni motivo interessato, tolta
che
tutti e

la

considerazione degli scopi, stabilita la razionalit e universalit


la

della legge,

ecco resa

morale tanto autonoma e tanto scientifica che si pu desiderare. Ed ecco l' imperativo categorico al quale tutto converge Agisci in tal modo che la massima della tua volont possa sempre valere nello stesso tempo come principio d' una legislazione universale. La formula celebre, chiara e ben sonante ma non egualmente profonda. Kant ha voluto fare della morale scientifica e ha fatto della morale sentimentale, e nel momento in
:

cui vuol

comandare appunto

allora che obi

bedisce. Contraddizione e illusione sono


vizi nascosti

due

ma

fatali della

sua dottrina.

Questa dottrina evidentemente altruistica, perch pone il dovere di compiere ci che


posson compiere, e per conseguenza di non fare agli altri ci che fatto dagli altri potrebbe nuocere a noi. L'imperativo di Kant un consiglio di Cristo pasgli altri tutti

sato attraverso alla

mente

di

un newtoniano

tedesco.

KANT

15

Ora questa morale che vuol sgorgare

dalla

ragione, che vuol essere al disopra dell'interesse ha proprio per sostrato qualcosa che la

ragione

non pu dare,

ma

che viene invece

fornito dal sentimento e dall' utilit. L'altrui un fatto sentimentale e non razionale, un motivo utilitario e non disinteressato. Noi facciamo il bene agli altri non perch la
ci possa dimostrare la necessit di farlo perch l'abitudine, la paura, la piet ci portano a farlo. Oppure noi facciamo il bene non perch una legge astratta ce lo imponga ma perch proviamo piacere a farlo e perch speriamo di ricevere in cambio altro bene, in

smo

ragione

ma

condizioni inverse. L'altruismo dunque un

sentimento spontaneo o un calcolo interessato e non un postulato della ragione e un principio universale.

Kant ha

in s stesso, per infinite ragioni,

questo istinto sentimentale e calcolatore dell'altruismo e tenta dargli una


scientifica,

consacrazione

motivo stesso che lo spinge a razionalizzare qualcosa di non razionale. Egli cos affezionato all'altruismo che fa della ragione per sentimento. Ma la scienza la scorza, la formula il
il
:

ma

16

KANT
il

contenuto, la cosa viva


affermare.

fenomeno
solo

affet-

tivo e vitale ch'egli porta in se e che vuole

non

questo

il

contenuto

sentimentale della morale kantiana. L'altrui-

smo
ria.

intimamente legato coli' idea egualita-

Si deve far bene agli


i

altri
i

perch

tutti

hanno
diritti.

nostri stessi bisogni e

nostri stessi
scientifica
il

Anche

la

preoccupazione

di

Kant

esigeva, per ottenere l'universale,

postulato dell'eguaglianza degli uomini L'im-

perativo per essere razionale deve

adattarsi

che significa che pu adattarsi a tutti, cio che gli uomini sono eguali. Ora questo principio la ragione non lo d n pu
a
tutti,
il

darlo, anzi essa forzata a dire

il

contrario.

Osservando
innumerevoli
e

gli

uomini essa ne scopre le profonde diversit date dal

temperamento, dall'et, dalla razza, dal luogo, dal tempo, dalla cultura. Essa costretta a riconoscere che gli uomini sono simili in quello che hanno di pi basso, di pi comune,
di

meno

personale,

cio

nelle

funzioni ani-

mali.

anche se ne fanno dei


si

Ma

in quelle son simili in

quanto
ci vil-

concetti, cio

in

quanto

stacca dal reale.


il

Ad

esempio tanto un

lano che

Petrarca sono simili nel fatto di

17

avere un
tali

bisogno
al

sessuale,

ma

soltanto

son

rispetto

fatto

genesiaco

elementare

Se scendiamo al reale vediamo che, il villano non cerca che l'accoppiamento con una villana mentre messer Francesco va
in generale.
in cerca

di

g^entildonne

oltre

che accop-

piarsi scrive dei soletti e delle canzoni.

Ogni
l'e-

uomo

dunque qualcosa

di diverso, di nuovo,

d'ineffabile, di

assolutamente personale, e

guaglianza
mentale.

umana non

che

una illusione
senti-

intellettualista generata

da un bisogno

Perch ci che la ragione non d n pu il sentimento lo d il sentimento che spinge a semplificare le cose per vederle con minor fatica e che ha bisogno di sentir dei fratelli per paura della solitudine. Rousseau, l'uomo del sentimento, ha dato a Kant, l'uomo
dare,
;

della ragione a.pparente,


glianza, e cosi la

il

postulato dell'egua-

morale che voleva essere la voce astratta della Vermiift si trova ad essere la seconda volta la serva del Geftihl. E non ancora 1' ultima il sentimento entra ancora da un'altra porta, da quella della libert. Kant sa benissimo che nel mondo dei fenomeni il determinismo assoluto, che non si pu far
;

18

KANT

della scienza senza credere alla necessit.


d'altra parte egli

Ma

ha bisogno per fondare solida.mente la sua morale che la volont sia autonoma, sia un fine assoluto, cio sia libera. Nel mondo kantiano la libert esiste ma cacciata nel noumeno e non facile accordare i due mondi sul terreno dell'azione pratica. Infatti Kant non ci riesce e colla sua
trovata dell'anima

come

carattere intelligibile,

cio al di fuori del

tempo, cio noumeno, non


quale

fa che precipitarsi nella contraddizione e aprir


la via a quel subiettivismo fichtiano del

poi non vuol sapere. Invece di fare una conciliazione, osserva


1'

il

Ruyssen, egli non fa che

impossibilit. La giustificazione, mostrarne dunque, della libert dell'io non pu esser


razionale.
Il

Essa

infatti sentimentale.

bisogno della responsabilit,


il

la necessit

vitale di stabilire l'autonomia,

senso interno,

che

mostra soprattutto col rimorso, sono le ragioni sentimentali per cui, a dispetto della
si

logica e della chiarezza,

Kant introduce

biz-

zarramente la libert trascendentale nel determinismo naturale e costante. Cos questa morale kantiana che aveva l'aria di librarsi al di sopra di tutte le contin-

KANT

19

genze del sentimento per attingere i picchi immutabili della ragione tutta impregnata, materiata e riempita di fatti sentimentali. Per

colmo

di contraddizione perfino lo stesso de-

siderio di

farne

una cosa razionale

d'ori-

gine affettiva.

Non per
ch'egli

nulla

Kant
e

apparizione al secolo del-

V Au/kldncng e legge gli enciclopedisti. An-

ha

il

culto

il

fanatismo
colti,

della ra-

gione. In quel

tempo

la

ragione la divinit
e

pi adorata

negli

ambienti

Vamore

e la confidenza in essa

non hanno

limiti. C'

non solo
dirittura

il

la

sentimento della ragione ma adpassione della ragione. Anche

fisica e della

Kant, appassionato per la bella sicurezza della matematica, ha seguito la cor-

amore ha vomorale una scienza. Ma questo movimento affettivo 1' ha portato all' ultima illusione, a quella che i principii astratti posrente
e per istinto, per
luto fare della

comune

sono avere influenza sulle azioni degli uomini,


al pregiudizio intellettualista
i

secondo

il

quale

mondo. Pregiudizio setteKant nonch reagire ha obbedito pi degli altri. Egli ha dimenticato che se la vita di un sedentario filosofo pu
saggi guidano
il

centesco al quale

il

20

KANT

avere un' apparenza di regolarit e di razionalit, gli uomini non agiscono e non possono agire che in forza del sentimento. Gli istinti
profondi della
vita

non

si

lasciano

menare

da dieci formule, ma piuttosto son capaci di crearne cento per giustificarsi. Un imperativo razionale riguarda alla condotta umana un

non senso:

superfluo o ingenuo. d'accordo col sentimento e

O l'imperativo
comanda

di fare ci

che gli uomini fanno na-

turalmente e allora perfettamente inutile oppure, come nel caso di Kant, contrario
agli
istinti

umani, e

ordina di non curarsi

degli interessi e dei piaceri personali e allora

pu esser detto, ripetuto, ma non seguito n agito. Kant dunque fallito completamente nell'affare che gli premeva di pi. Voleva fare una morale scientifica e ne ha fatta una sentimentale; voleva farla universale e non s' accorto che 1' ineguaglianza umana la rende
sterile, illusorio,

insegnato, commentato

inconcepibile
fatta schiava

voleva farla indipendente e l'ha la voleva dominatrice ed ha finito col renderla ingenua. Si direbbe quasi che la morale porti sfortuna a
;

dell' istinto

tutti,

anche

ai moralisti.

Kant per non

sol

KANT
tanto un moralista
anzi,

21

ma

anche un gnoseologo,

per alcuni, sopratutto un gnoseologo. Vediamo dunque se gli si posson render gli onori
delle armi attraverso
ai

laberinti

ideologici

della Critica della

Ragion pura.
IV.

\J A PRIORI.
in gnoseologia Kant comincia col disdegnoso nessuna delle teorie in presenza verso la met del sec. XVIII sulla natura della conoscenza serve abbastanza ai

Anche
il

fare

suoi scopi.

l'empirismo inglese n

il

car-

tesianismo
torto,

franco-germanico lo contentano. Tutte e due queste correnti hanno il grave

secondo
e

lui,

di condurre

allo

scettici,

smo
i

non

e'

cosa

che spaventi di pi un
il

prudente
Egli ha

filisteo

che

sentirsi

mancare

sotto

piedi la terra ferma della certezza.


s

tiluomo scozzese che

una certa stima per quel buon gensi chiama David Hume,

perch
desto

suoi libri, confessa egli stesso, l'hanno

sonno dogmatico, ma appena combatter contro di lui. La morale sta troppo a cuore al cittadino di
svegliato
si

dal

affretta a

22

KANT
per essa bisogna che la scienza il mondo sia vero, che la coPerci
egli si ripro-

Konigsberg
sia certa,

che

noscenza sia possibile.

pone il problema che da Campanella e da Locke era divenuto il rompicapo favorito dei filosofi cio Com' che si conosce ? Che valore ha il nostro conoscere ? Kant, dopo aver
:

pensato, meditato, ietto, classificato e scritto

per circa venti anni, pubblic per la fiera di Lipsia del 1781 un libro impresso a Riga da Giov. Fed. Hartknoch, che portava il titolo

un po'

sibillino di Critica della

Ragion pura,
giuoco di

e che risolveva
prestigio
il

con un

elegante

tormentato problema.

Che cosa

aveva immaginato di bello il nostro filosofo ? Qualcosa di molto semplice e di molto comodo una conciliazione e un rovesciamento. Hume diceva tutte le conoscenze vengon dai sensi. Cartesio invece aveva sostenuto la vera conoscenza data dalla ragione. E tutti pensavano da tanti secoli La mente deve adattarsi alle cose. Arriva Kant, cambia scena e annunzia la gran novella la conoscenza vien data insieme
: : : :

dai sensi e dalla ragione e son le


si

cose che

adattano al pensiero.

KANT
Tutto ci era molto
bro,
utile,

23

originalit che piacque e sedusse,

ed aveva un aria di quando il li-

dopo qualche anno, fu capito. Ma disgrazia vuole che non tutto ci ch' comodo e nuovo sia egualmente concepibile e coerente e tale
il caso deir priori Kantiano. ragionamento di Kant, quando sia liberato da tutti gli inutili pruneti della sua terminologia, molto semplice. I sensi soli non posson dar conoscenza perch non ci danno la necessit e l'universalit che pure le scienze fisiche e matema,tiche posseggono e d'altra parte neppure i concetti della ragione ci possono insegnar nulla poich non sono che forme vuote, prive di significato. Perci per ottenere la conoscenza reale necessaria la cooperazione di ambedue gli elementi. C' dunque una materia della conoscenza che vien fornita dai sensi e una forina che vien fornita dalla ragione. U priori, che nello spirito

precisamente
Il

in potenza, fornisce ai dati caotici dell'espe-

rienza

suoi modelli, e per

mezzo dei

giu-

dizi e delle categorie

rende possibile

la scienza.

Dunque
nella

la realt ch' costretta a modellarsi e

mente

non questa che deve abbassarsi

fino all'altra.

24

KANT

U priori

salva tatto

scaccia

il

fantasma

dello scetticismo, mette d'accordo della brava

gente e d la soddisfazione di sentirsi collaboratori del Creatore.

Salva tutto a condizione d'esser compreso,

almeno per coloro che non si appagano dei Jlatus vocis. Cerchiamo dmique d' intendere cosa pu essere questo a priori. Si esclude
subito che sia qualcosa di

simile

alle

idee

innate dei cartesiani: infatti queste sono sostanziali e quello

formale.

Bisogna pure

escludere che sia lo spirito in generale, per-

ch lo spirito non concepibile che come complesso di idee e queste, per esser formate, hanno bisogno della cooperazione del dato
esterno.

Non

ci

rimane dunque

che

ad am-

mettere che si tratti di una occulta potenzialit soggettiva che appare ed opera proprio
nel preciso
i

istante in cui

sensi forniscono

materiali della conoscenza.

E
e
la

badate che questa non una definizione

non

neppure

sicura.

Poich Kant ha avuta

prudenza, o piuttosto la necessit, di affer-

mare Va priori senza provarlo. Egli descrive com' che Va priori concorre alla conoscenza ma non s' mai occupato di rivelarci di propo-

KANT
sito

25

come

se ne dimostra la presenza. Il farlo


il

sarebbe, confessiamolo, parecchio difficile e

nostro filosofo s' risparmiato


se

il

disturbo.

Ma

Kant
la

fosse ancora vivo e verde e facesse

ancora
di

sua passeggiata quotidiana nei viali


io vorrei

Knigsberg

prendermi
il

il
:

gusto

di fargli

qualche

domanda

insidiosa

Voi

affermate, gli direi con tutto

rispetto di cui

son capace, che la conoscenza deriva da due fattori, la materia eia forma, i sensi e Va priori.

Ma

voi riconoscete che questi due elementi sono indissolubili, che tutti e due concorrono necessariamente e nello stesso tempo a darci
il

fenomeno. Ora per quale divina rivelazione

o per quale misterioso procedimento voi,

Ema-

nuele
potuto

Kant,

uomo
?

di

carne e d'ossa, avete


isolato

scoprire e

concepire

questi elementi
semplicit, le
sensibile
:

Prendiamo, forme a priori

per

uno di maggiore

dell' intuizione

il

tempo

e lo spazio. Queste forme,

a quanto sostenete, sono necessarie e costanti,


e noi

non possiamo avere esperienza che

in

loro e per loro. Esse

sono cio inseparabili nel nostro spirito in ogni fatto di conoscenza. Come va allora che voi, Kant, le abbiate potute

concepire

separate

staccate

Come

26"

KANT
potuto
parlare
se

avete
uiiita^

come forma

tempo e di spazio questa forma legata, fusa,


di

sempre e in ogni luogo, alla materia ? Come mai se lo spazio e il tempo sono delle muraglie sempre presenti e invarcabili voi
trovato
il

avete
sero

modo

di

uscirne e di

rac-

contarci quello che avverrebbe se non ci fos-

perpetua ? Se Va priori una prigione con quale magica chiave ne siete uscito ? Se la conoscenza una sintesi continua e non che sintesi come avete potuto disciorglierla? Se non avete che dei fenomeni, cio dei prodotti, come avete potuto isolare i produttori? Se la vostra teoria vera inconcepibile
e
s'

concepibile falsa. Se

noi possiamo

pensare Va priori per conto suo significa che


la

conoscenza non sempre sintetica come voi

si pu pensare senza la madiciamo che 1' a priori adatta e modifica le cose esterne significa che noi conosciamo le cose come sono avanti di esser modificate, altrimenti non potremmo dire che vengon cambiate, e allora conosciamo senza a priori. O noi non ne possiamo fare a meno e

affermate e che

teria, e se

allora
s

non possiamo

dire se le cose

vengono

o no adattate da

lui,

perch affermiam-o im-

KANT

27

plicitamente di non conoscerle, o noi le co-

nosciamo e allora Va priori non pi necessario e universale e prende tutte le apparenze di una formazione a posteriori. Infatti r a priori kantiano non esclude r ipotesi di una origine empirica. Kant, venuto avanti 1' evoluzione, non ha voluto fare della psicogenesi e neppure della psicologia. Egli ha preso la mente del tedesco adulto e pensante eh' stato a scuola di Wolff e crede alla ragione e cerca di scoprire il meccanismo di quel fatto che si chiama conoscenza. Egli non si chiede: cos' questo a priori? come viene ? ma lo d come fatto d' esperienza, del quale egli si occupa di determinare l'opera senza dimostrarne l'esistenza. Se l'avesse fatto egli si sarebbe trovato in un curioso imbarazzo. gli avrei Com', caro professore Kant,

chiesto

qualche sera all'ombra dei

tigli

di

Knigsberg

che noi conosciamo Va priori f


una conoscenza anon avrebbe senso n
fatta,

Non

certo a priori perch

prioristica deir priori

per voi n per me.


dietro
il

Ma

poich voi avete

vostro illustre compatriotta Goffredo

Leibniz, la sua scoperta, bisogna che l'abbiate

ottenuta per mezzo di quella bassa esperienza.

28

KANT

interna o esterna, psicologica o scientifica, alla

quale nel vostro sdegno anti-empirista avete

negato

titoli di
1'

nobilt della scienza, cio la

possiamo conseguenza che slam giunti a conoscere ci che d 1' universale e il necessario per mezzo di ci che non n universale n necessario E il buon Kant, se fosse stato uomo di spirito m'avrebbe risposto: Caro e diligente discepolo, non andate per carit a rintracciare la genealogia di un concetto cos conecessit e
universalit. Cos noi

dedurne

la piacevole

modo come

questo.

Re

di Prussia trova

Quando Sua Maest il un bel granatiere, dalle


non pendocumenti della sua gese

spalle quadrate e dalle braccia forti, che gli

sar utile nelle sue guerre gloriose,


sate che gli chieda
i

nerazione e che lo cacci dal suo esercito


figlio spurio invece che legittimo.

U -priori non

dimostrabile,

non
1'

con-

cepibile, tutto ci che volete,

ma

trovatemi,
aria di

di grazia, qualcosa che abbia tanto

essere una spiegazione e che serva cos bene


a finger di superare
il

pericoloso scetticismo

dei sensisti

come

il

vuoto dogmatismo dei

razionalisti.

KANT

29

infatti

r a priori, in Kant, piuttosto


di fede

un articolo

che una teoria critica, e il devoto kantiano dovrebbe aggiungerlo alle cose che bisogna credere senza poterle dimostrare.

Una dimostrazione dell'a: priori implicherebbe tre contraddizioni e tre inconcepibilit.


La prima
fetti

l'ho gi

accennata

come

si

possono
ef-

ottenere gli elementi primitivi e dire gli


reciproci

quando non abbiamo n pos-

siamo avere che composti inscindibili ? L'altra, non meno grave, si riconnette alla questione del noumeno. Se il tempo e lo spazio, ad esempio, sono forme del me, del soggetto, si afferma che non esistono nel non-me,
nell'oggetto.

Ma

questo oggetto dichiarato


filo-

inconoscibile, e inaccessibile dallo stesso


sofo, in

modo che

egli dichiara possibile, in

pratica, ci
ria,

che afferma
stata

impossibile in teoin rilievo

cio dare delle determinazioni dell'asso-

luto.

La

terza

messa
il

da

Stuart Mill, in una

sua

risposta al Mansel,
figliastro

nipote

di

Kant

attraverso

Ha-

pu determinare nella conoscenza qual' la parte eh' dovuta al soggetto e quella dovuta alle cose, lo
si

milton. Affermare

che

30

KANT
attributi apparten-

Stesso che dire che certi

gono
che
tiani

al

primo e

certi altri alle seconde, cio


i

la loretesa fusione sintetica di cui

kan-

avevan menato vanto non sarebbe che

una giusta posizione meccanica, inferiore perfino alla combinazione chimica, dove assurdo chiedere la parte di un acido e di un alcali nella formazione di un sale neutro (i).

Ed

curioso notare

come

tutte queste

in-

signi inconseguenze e incoerenze della dottrina

deVa priori derivino da un solo ed unico equivoco primordiale. Egli ha imposto Ya priori perch lo credeva indispensabile e lo credeva tale perch non

aveva saputo analizzare abbastanza profondamente le condizioni del pensiero scientifico. Egli ha creduto cio che la scienza avesse bisogno della necessit e dell' universalit e che l'esperienza non potesse dare n 1' una n l'altra. Doppio equivoco che gli ha fatto invocare l'aiuto di un alleato pericoloso e che r ha condotto alla disfatta piuttosto che
(i)

Stuart Mill.

An

Examination of Sir W. HamilGreen,


etc

ton, Philosophy.
(4'*

London, Longmans,

1872,

ediz.)

pp. 33-34.

KANT
alla vittoria.

31

U priori
il

che doveva essere un

salvatore stato

suo traditore.
era uno spirito sottile. Io

Si dice che

Kant

direi piuttosto ch'egli fosse


sificatore,
il

uno

spirito clas-

che par lo stesso. Ma creare una terminologia abbondante e complicata non significa vedere a fondo le cose. E infatti egli comincia la sua critica con una analisi insufficiente

e superficiale dei caratteri del pen-

siero scientifico.
L'esperienza, afferma
egli
(i),
e'

insegna

che

le

cose sono in questa o quella maniera


ci

ma non

dice che possano essere altrimenti.

In primo luogo,
cessaria, e

dunque, ogni proposizione che non possa esser concepita che come ne-

un giudizio a priori. Se

inoltre

questa proposizione non derivata ed ha di

per s stessa un valore necessario allora assolutamente a priori. In secondo luogo l'esperienza non d
soltanto, per
ralit
i

suoi giudizi

come

essen-

zialmente e strettamente universali. Essi hanno

mezzo
e

dell' induzione,
il

supposta

comparativa,
s'

una geneche signi-

fica soltanto

che finora non

trovata ecce-

(i)

Kritik der Reinen

Vernunft. Introduzione.

II, 6.

32

KANT

zione a questa o quella legge di natura. Cos

un giudizio concepito con rigorosa universalit,

cio in

modo che nessuna

eccezione sia

possibile

non deriva

dall'esperienza,

ma

as-

solutamente valido

a p-ior L' universalit

empirica non dunque che un'estensione arbitraria di valore che conclude da un valore
dato nella maggioranza dei
casi, a

un valore
in
;

per

tutti

casi,
:

come, ad esempio,
i

questa
al con-

proposizione
trario, nel

tutti

corpi son pesanti

caso in cui una stretta universalit

appartiene essenzialmente a un giudizio allora


questa universalit indica una fonte particolare di questo giudizio, cio la facolt di co-

noscere a priori. La necessit e


lit assoluta

1'

universa-

son dunque
uniti

caratteri certi di

una conoscenza a
sono strettamente
dizi
cita,

priori, e

questi caratteri

fra loro.

E come
giu-

esempio della reale

esistenza di questi

assolutamente necessari e universali Kant

com' naturale, i principii matematici. Qual', dunque, riguardo alla necessit, l'attitudine del suo pensiero ? Questa e non altra io posso pensare il diverso e l'opposto di un fatto d'esperienza, mentre non posso farlo di un principio matematico. Prendiamo dunque un
:

KANT
caso particolare
plice
:

33

il

sole. Il

sole,

come sema

dato

sensoriale, anteriore

ogni de-

finizione e complicazione scientifica, e

un

di-

sco luminoso che ha un certo colore, produce

una data temperatura e compie certi movimenti. Si pu immaginare l'opposto e il diverso ? Certamente noi possiamo pensare un disco pi grande o pi piccolo, oun pentagono in luogo di un disco, di un colore verde in luogo di giallo, con degli effetti frigorifici piuttosto che calorifici. Tutto ci perfettamente pensabile e immaginabile. Soltanto, mio caro Kant, bisogna riflettere che tutte queste nuove immagini sono le trasformazioni del dato primitivo, non sono il cambiamento in opposto o diverso del fatto sperimentale che dopo chiameremo e definiremo sole. Il disco luminoso e ardente che noi avevamo non viene n cambiato n distrutto soltanto acquista un compagno. Tutta la no: :

stra operazione

consistita
al

nell'aggiungere

nel nostro mondo mentale


diato un'altro

fenomeno imme-

fenomeno non immediato, ma immaginato e costruito evocando antichi fenomeni immediati. Cio non si pu dire che il fenomeno si possa pensare opposto e diverso

"

34

KANT

ma che se ne

possono pensare insieme altri o"^posti e diversi, rimanendo il primo immobile,


indistruttibile, incancellabile, cio

ncessarw.

gli altri opposti e diversi,


si

metamorfosi, derivano,
dati reali,

aggiunte e non guardi bene, da altri

pure necessari e incangiabili. Quando io penso il pentagono verde e freddo io non dimostro la indeterminatezza del primo ma

aggiungo a quell'insieme di presentazioni un


altro insieme di rappresentazioni.
fatto ch'io posso

Ma

per

il

non

si

immaginare un corpo diverso pu dedurre che il primo possa sparire

per dar luogo al secondo o che il secondo poteva benissimo mostrarsi invece del primo. Il primo , e ormai nessuno pu togliergli il
fatto della

sua esistenza,

caratteri del
:

suo

tutte le s che non sia stato immaginazioni che gli si porranno accanto non potranno togliergli il suo carattere di

aspetto e far

accaduto, di fatto, cio di necessario.

Ma

co-

m' dunque, pu chiedere un kantiano, che


io

non posso pensare

il

contrario di un prin-

pio matematico? Ch'io non posso pensare, per

esempio, che una retta sia


pi di tre
lati

il

pi lungo cam-

mino fra due punti o che un triangolo abbia


o

meno

di tre angoli

35

Certamente,

ma

com', che ci accade?

Per

la ragione molto semplice che le matematiche poggiano su definizioni, cio su convenzioni di linguaggio, e che per definizione si chiama appunto retta quella linea eh' il pi breve

due punti e triangolo quella fiDate certe definizioni un ente geometrico cessa d'esser retto o triangolo quando si affermi il contrario di ci che tali parole appunto significano. E un'assurdit di vocabolario e non di pensiero.
fra

cammino

gura che ha

tre angoli e tre lati.

Ma

se voi
d'

togliete

le

definizioni niente

vi

immaginare una linea che non sia impedir il pi breve cammino, e una. figura che abbia
quattro angoli e quattro
lati,

soltanto allora

per indicare questi nuovi enti dovremo mutar le parole e chiameremo curva la prima e quadrata la seconda e dovremo concludere che
la tanto vantata necessit

matematica

data

dalla convenzione e non daVa priori.

Perch se voi trasportate la definizione campo della pura esperienza e definite chiaramente il sole come un disco luminoso e caldo non potrete dire di poter immaginare qualcosa di diverso dal sole perch il sole sole in quanto possiede appunto quei
nel

36

KANT

dati caratteri e

mutando

caratteri sar tutto


il

ci che volete

ma non

sar pi

sole.

Se per necessario intendiamo dunque ci pu avvenire altrimenti ogni dato dell'esperienza ha il carattere di necessit per il fatto solo eh' accaduto e che noi possiamo
che non
immag'inare
il

contrario solo

come pura opera

di fantasia appoggiata su ricordi reali, fantasia

che non pu distruggere il dato presente e immediato ne provare la sua possibilit in luogo di questo ultimo. Se per necessario intendiamo invece ci di cui non si pu affermare il contrario senza assurdit

abbiamo

visto che tale


atti-

necessit non deriva da una


vit a friori

misteriosa

ma

dai bisogni sociali della co-

municazione

scientifica

che hanno
se

fissato

il

vocabolario e le definizioni in
poter affermare di un

modo da non
non
ci eh'

nome

contenuto in esso per convenzione.

La conoscenza umana
s stessa in

dunque necessaria

quanto esperienza, ed di per necessaria per convenzione in quanto elaborazione dello spirito. Passiamo all'altra questione la scienza d
:

l'assoluta

universalit?

Non

pare.

noi

in-

tendiamo l'universalit dei

fatti

d'esperienza.

KANT
cio
fatti

37

un principio che

si

affermi per tutti


allora

osservati o sperimentati e

non

universale assoluto e deriva dall' esperienza,

oppure intendiamo l'universalit dei


stenti

fatti esi-

ma non

tutti

sperimentati e allora ve-

diamo che
sciuti

la scienza,

con un giudizio di anail

logia e similarit, estende ai fatti non cono-

ma

supposti simili

principio trovato

e s'accontenta cos di

presuntiva.

Ma

il

una semplice universalit giudizio di analogia non

Va priori, anzi pu esprimere un A che sar


universali che

ricavato dall'esperienza e si
cos:
b e
s'
e,

b, e,

e d, se
d.

sar anche

avremo Le leggi

incontrano nelle scienze son


sono, e qui forse l'origine

dunque

di

una universalit supposta quanto

a contenuto

ma

dell'equivoco di Kant, di una assoluta universalit

riguardo alla forma in cui sono espresse

e ci,

come abbiamo

visto per la necessit, in

forza delle definizioni.

Quando noi diciamo


finizione del corpo
il il

Tutti

corpi sono
dein

pesanti noi abbiamo gi incluso nella


carattere del peso,

modo che un
sto carattere

ente

quale non avesse

que-

chiamarsi corpo.

non potrebbe necessariamente E Kant non potrebbe nep-

38

KANT
invocare
in

pure
litici

difesa la sua famosa


sintetici e giudizi

di-

stinzione dei giudizi

ana-

perch

sintetici
e'

son

tali

solo provvialtri

soriamente
renza.

dagli

uni

agli

un

continuo passaggio che distrugge ogni


Cos
:

diffe-

in tutti e due casi Kant ha visto ha negato ci che esisteva, ha scoperto quel che non c'era, ha dato alVa priori quel eh' del linguaggio. Egli non poteva

male

cominciare in
tica.

modo meno
mettere

critico

la.

sua Crile

Volendo

in

chiaro

cose
finito

ha cominciato col non vederle e ha

coir imbrogliarle. Desideroso di liberarsi da


tante tradizioni, di superare tante vedute, di ema.nciparsi
la pi

da

tanti
il

legami

s'

trascinato

dietro allegramente

pi antico pleonasmo,

vecchia contraddizione, la pi ridicola

superstizione che abbia


filosofia. Il

mai
il

fatto strage
s,
il

in

ultima e pi clamorosa sconfitta del pensiero kantiano che ci resti


1'

mondo meno rappresenta


a vedere.

vero,

cosa in

nou-

KANT

39

V.
Il

noumeno.
visto

Noi abbiamo
sia

gi

cosa

il

noumeno
ove

per Kant

l'albergo
i

misterioso
della

ha

fatto
sica.
utili

nascondere

fuggiaschi

metafi-

Poich questi potevano ancora essere occorreva che avessero un domicilio qualunque nella citt del pensiero e che questo domicilio fosse

sicuro contro

ogni indi-

screzione razionalista, -^Kant allora prende in


prestito
il

mondo

della

reale realt, dell'as-

solutamente assoluto, chiede un nome al vecchio Piatone e dietro 1' immobile paravento
del

fenomeno pone
e

1'

inaccessibile,

1'

incom-

prensibile

compiacente

noumeno.

Ma

il

colpo
perta.

non

riuscito e l'astuzia stata sco-

per scoprirla non stata necessaria


:

soverchia finezza
dell'aria che

il

noumeno

come l'azzurro

scompare quando ci si avvicina. va per definirlo, per analizzarlo, per afferrarlo sparisce com.e un demonio di leggenda, lasciando un suono invece di fumo. Il dilemma ben chiaro o noi parliamo

Quando

si

di

noumeno

e allora tutto l'opposto

da quel

40

KANT

che si dice ed accessibile, conoscibile e determinabile o il noumeno veramente nou-

meno
se

e allora

ne pu

non si capisce cosa assolutamente parlare^

sia,

e non neppure

per affermarlo.

Ma
l dei

di questo

noumeno

il

Kant

ci

parla in

pi luoghi, e ci dice che esiste e che al di

fenomeni, ed causa

di questi e po-

trebbe esser conosciuto da un'intelletto superiore.

Ma

se esiste gli

ria di realt

categorie

si

si pu applicare la categomentre egli stesso afferma che le possono applicare solo ai fenomeni

ma

ma

se

Kant

sa dov'
lui

significa eh' egli

penetrato fino a

per intercessione sopran-

naturale poich afferma eh' inaccessibile


se ce lo rappresenta

lo

come causa

egli

conosce come attivit formatrice, e fa scavalcare al principio di causalit quel campo della conoscenza fenomenica da cui tratto e in

pu applicare se lo suppone come contenuto di pensiero, per quanto superiore, egli lo pensa come suscetcui solo si applica e si
tibile di entrare in relazione,

poich ogni co-

noscenza relazione, e

gli fa

perdere

il

pi

caro requisito dell'assoluto, cio l'indipendenza.

KANT

41

Cio Kant conosce magnificamente quello che

chiama inconoscibile, entra a sua voglia nell'impenetrabile, ed ha libero accesso nell'inaccessibile. Ma il sublime prestigiatore non fa che compiere un suicidio dal momento che il noumeno un oggetto del pensiero e in vari modi e da vari lati non pi noumeno e
:

bisogna sbattezzarlo o cacciarlo. O entra a far parte dei fenomeni e questo sarebbe il colmo della contraddizione, o vien mandato fuori e allora una parola inutile, una comparsa che non comparisce mai. O il noumeno prende sul serio la sua parte e si tiene veramente nascosto a ogni sguardo umano e allora una di quelle parole superflue che

hanno corso in filosofia, alle quali nulla corrisponde e nulla pu corrispondere, e per le quali occorre non una confutazione^ che sarebbe contraddittoria, ma una affermazione
d'inconcepibilit
farci

o il noumeno consente a vedere per quanto da lontano e la sua


il

veste e

suo alloggio e

il

suo ufficio e allora


e

le

dimissioni da

noumeno

non

che

un

concetto della realt, pi vago, pi inutile e pi confuso di tanti altri.

vale

il

dire che per

Kant

il

noumeno

42

KANT

un puro concetto limite, che determina fin dove pu giungere la sensibilit ed ha cos un valore solo negativo. Un limite presuppone un di qua e un d l l'infinito per definizione non ha limite. Ora se il di qua esiste ed il fenomeno^ il di l esiste ed il noumeno. Il Kant ne afferma dunque impli
:

citamente Y esistenza, cio la conoscibilit, e basta questo per mantenere il dilemma e metterlo in contraddizione.

quando

si

ostinasse

a dire ch' un concetto puramente


gli si

negativo

pu rispondere che il negativo non ha nessun valore quando si riferisce ad affermazioni universali e che perci rientra nella numerosa compagnia delle espressioni che non hanno senso. Quando mi si dice non-rosso io posso intendere un' altro colore,
il
il

verde, l'azzurro o

violetto,

ma quando

a un idealista, che crede

che tutto sia pensiero, si dice non-psiche egli risponde tranquillamente di non capir nulla.

Ora Kant ammette che noi conosciamo


tanto

sol-

fenomeni e nient' altro che fenomeni, perci quando egli parla di 7ion-/enomemo, di noumeno, nessuno lo comprende o pu comprenderlo.
Il

Kantismo

riesce dunque, nelle

KANT
sue vedute

43

pi fondamentali, a un semplice

apparato verbale, che fa credere a un pensiero profondo come lo spauracchio di cenci fa crepasseri a un villano minacciante. i Se Amleto tornasse al mondo e riandasse a quella universit di Wittenberg ove bevve

dere

troppa birra e troppa

filosofia,

potrebbe ripe:

tere ancora la sua ironica conclusione

Wordsl

Words l Words
L' albergo

che il pietoso e morale Kant aveva preparato a Dio, allo Spirito immortale,
alla Libert e

ad

altri nobili

personaggi

s'

come un castello incantato. Lo strattagemma che doveva salvare la scienza e la


dissolto
metafisica, che

doveva

far

pirismo e dallo scetticismo,


grimaldello
dizioni e di confusioni.

scampare dall'ems' dimostrato un

inadatto, suscitatore di contrad-

non

gli

resta

neppure

la consolazione

della morale, di quella morale alla quale aveva

appuntato
le sue

tutti

suoi desideri e rivolte tutte


la

cure.

Anche

come abbiamo mento e in una


aiuto dai
edificio

visto, s' risolta in

rovina, e

Ragion Pratica , un fallinon pu attendere


s

suoi

sostegni

caduti. Il massiccio

Konigsbergiano, eretto con

lungo

44
Studio,

KANT

dunque crollato al primo avvicinarsi. Kant ha fatto un sistema da piccolo borghese e il filisteismo ha ucciso la grande filosofia. Egli ha regolato, ha ordinato, ha classificato, ha voluto circondarsi di palizzate, ha voluto separare i compagni nemici ed ha concluso col fare della filosofia niente pi di una
guida.

Ma

tanta e sistematica prudenza


;

non

gli

bastata a salvarsi

trascinato dalle necessit


dalle vecchie parole su-

morali, imbarazzato
perstiti,
s'

deviato da problemi immaginari, egli

sperduto in quella vana selva del contrad-

ditorio e dell' inconcepibile

ove tanti

filosofi

hanno trovata
guida che
nito di
s'

una un confusionario smarrita, formetodo che s' ingannato con gravit


la

morte

Kant

stato

e s' suicidato per vivere.

Sulla sua

tomba perduta

tra le nebbie prus-

siane un ironico epigrafista potrebbe scrivere:


uccise coloro che

Qui dorme un architetto senza fortuna, che doveva difendere.

IL

HEGEL

Hanno paragonato Hegel

a Cristo, ad Ales-

sandro, a Dante, a Napoleone ed egli apparve

veramente nella sua vita un messia, un poeta, un conquistatore. Per non pochi anni egli stato creduto un Dio, stato circondato di discepoli intenti, ha vista sottomessa ai suoi piedi la Germania spirituale. Ma nessuno ha pensato a paragonarlo piuttosto al mago Merlino, col quale egli ha pure tante e cos profonde affinit. Non vi pare che la sua potrebbe chiamarsi una filosofia da negromante o una dottrina da incantatore ?

Ad

ogni pagina egli fa dei prodigi di


gli

lo-

gica e dei miracoli di pensiero e per compiere

non mule magiche


l'illusione
listici.

mancano neppure
circoli e
i

le for-

triangoli caba-

La sua

dialettica rassomiglia perfetta-

mente a

un' alchimia e la

ricerca

dell'

Idea

48

HEGEL
ricorda in qualche

assoluta

momento

quella

della pietra flosofa,le.

Parlando

male, scrivendo peggio, non

fa-

cendosi capire e dicendo di non esser capito,


egli riuscito a
di essere
il

compiere

lo strano portento

re del pensiero del suo

tempo

del suo paese


fedeli.

ed a serbarsi
alla

fino

ad ora dei

Se intorno dopo

met del secolo scorso

parve morto, oggi par che accenni a uscir dal


sepolcro, e
lo strido dei sarcasm^i scho-

penhaueriani che pareva l'avesser cacciato dai


vivi, si

odono riecheggiare

timidi salmi dei

discepoli dell'ultima ora. Anch'egli,

come

quel

Bonaparte che ammir


tare
i

tanto, vuol forse ten?

suoi cento giorni

I.

L'uomo.
Hegel non
mini
:

un uomo

ma

piuttosto due uo-

come

nel petto di Goethe in lui alber-

gano due anime. C un Hegel borghese e un un professore filisteo e un filoHegel poeta

sofo romantico.
dell'unit,

Non

come Kant,

l'

uomo

Yhomo

sinpiex,

ma

invece l'uomo

HEGEL

49

dell'antitesi, della contraddizione, 7iomo du-

plex. In

Kant

e'

era un borghese e nient'altro

che un borghese, in Hegel e' un borghese ma e' anche un ronT^ntico. Tutta la sua vita una battaglia o una conciliazione tra il suo io di buon pa.dre di famiglia e il suo io di ro-

mantico immaginoso. Questa duplicit era nella razza da cui usciva: Hegel, nato a Stoccarda, un Tedesco del Sud, uno Svevo e i tedeschi ci rappresentano gli
svevi
e

come nature
parte
li

semplici, timide,

pesanti

d' altra

profonde e atte

alla poesia

contrappongono ai tedeschi del nord, che sono uomini pi disinvolti, pi aced


all'arte e

corti e pi avidi,
gli

fatti

per

la
il

diplomazia e
pensiero. He-

affari piuttosto
il

che per

gel, ci assicura

suo biografo
il

Haym,
inabile

im-

personava
nello stesso

assai

bene

tipo svevo

ed era
al-

tempo

lento, timido,

la vita pratica

ed Inclinato d'altra parte alla grande vita del pensiero e dell' immaginazione.

L'Hegel borghese non era davvero n grande n simpatico ma contribu all'hegelianismo quanto il suo compagno di corpo. Gli amici della giovinezza ce lo rappresentano come

50

HEGEL
po' ghiotto,

un buon diavolo, un

un po' senpoco precoce, lento, tardo e inoffensivo come un ruminante, pigro, ingenuo e non troppo inclinato alla
suale, bevitore di birra, scolaro
filosofia.

Aveva

fin

d'

allora

delle

abitudini

senili

a venti anni prendeva tabacco e pen-

sava

alla

morale.
lo
si

Va

nella Svizzera
e
sulle

le

Alpi non
l'Oberland

colpiscono,

cime

del-

occupa pi della fabbricazione e delle montail direttore gne. Pi tardi fa di un ginnasio, r insegnante, il maestro che sar tutta la vita, ed severo e scrupoloso nella disciplina. Buon sposo e buon padre scrive., quand' fuori di casa, tutti i giorni alla moglie e manda lettere minuziose, notarili, dove segna tutto ci che ha fatto e tutto ci che ha visto. Non eloquente e scrive in modo orribile tanto che per molti anni ha pochi uditori e pochi lettori. Opportunista sempre fa prima l'adulatore di Napoleone e poi fa l'apologia della Prussia vittoriosa dell'Impero; da giovine, nel 1805, espone ai suoi scolari un franco panteismo
dei formaggi che dei laghi

ma

a Berlino cerca in tutti

modi

di nascon-

derlo o d'attenuarlo per non crearsi degli imbarazzi colla religione ufficiale e col governo

HEGEL

51

riconosciuto. Alla fine della sua carriera, verso


1830, era diventato addirittura un' autorit burocratica, una istituzione prussiana ai suoi
il
:

presentavano omaggi e gli coniarono una medapoesie i discepoli glia gli ammiratori facevano feste ove i principi della sua dottrina venivano esposti come
natalizi gli studenti gli
;
;

cose di fede, e finalmente,


Prussia. Nulla gli

nel 183

1,

l'anno

stesso della sua morte, fu decorato dal

Re

di

screto della

mancava per farne un diconsigliere aulico o un sicuro ministro Corona. Egli doveva avere, in s, nesia dive-

cessariamente, qualcosa del capo-ufficio e del

rond de cuir : impossibile ch'egli

nuto cos gradito al mondo ufficiale soltanto colle sue idee favorevoli alla monarchia despotica.

Non per

nulla era figlio di un impiediretta

gato

del fisco e aveva

una gazzetta

ufficiosa.

Egli raccoglieva
chivista di
:

la sua cultura

come

l'ari

un ministero mette insieme

do-

cumenti a forza di ritagli, di estratti, di schede che accomodava in bell'ordine alfabetico fin da giovinetto.

Era borghese perfino nell'amore per l'abbondanza delle cose nei suoi libri mette di tutto,
;

52

HEGEL

parla di tutto, spiega tutto,


della cultura che mostri
i

come un parvenu
tempo

suoi tesori.

Le sue ammirazioni son

quelle del suo

e si converti a Rossini e a Scribe perch vide

che eran di moda a Vienna e a Parigi. Ci che lo salva l'Hegel secondo, l'Hegel del romanticismo e del pensiero il quale, verso trent'anni, quando sta per formare il suo sistema, entra in comunione pi profonda col mondo spirituale germanico. La morte del padre (1799) dal quale eredit 3154 gulden, g-li aveva data un po' di indipendenza e nel gennaio del 1801 Hegel si
stabilisce a Jena, ch'era allora
il

centro inteli

lettuale della

Germania, dov'erano

romantici

della

prima generazione, Tieck, Novalis, Schle-

gel e dove ritrov l'amicissimo Schelling.

Fu l

che scrisse il suo parallelo tra Fichte e Schelling, la sua memoria sull'orbita dei pianeti, che cominci le sue lezioni come docente pri_
vato, che inizi con Schelling
tico di Filosofa e dette
il

Giornale Cri-

addosso con violenza a Kant, a Krug, a Reinhold, a Jacob, a Solger, ad Hamann, a Grres. E in questo tempo^ che va dal 1801 al 1806, ch'egli forma le sue prime idee personali, che ela,bora il suo si-

HEGEL

53

Stema, che l'espone all'universo, che descrive


la
rito.

sua scoperta nella Fejiomenologia dello SpiOra egli fa tutto questo in una citt ro-

mantica, in un'atmosfera romantica, tra amici


romantici, avendo per m-assimo amico filosofico

un uomo come Schelling,


stupirsi

eh'

per lo

meno

altrettanto poeta che pensatore, e

non c' da che abbia rispecchiato il suo tempo. L'orgoglio di se stesso e dell' umanit a cui apparteneva; l'ammirazione per i grandi in-

dividui, per gli eroi volontari, per Richelieu, per Napoleone anima del mondo , per l'energico Federico di Wurtenberg, il suo en-

tusiasmo tolto alla Grecia primitiva coll'aiuto


di Hlderlin,
il

suo spirito paradossale,


il

il

suo
suoi

umore
tore,
il

critico e battagliero,

suo istinto negai


1'

suo cosmopolitismo intellettuale,


il

viaggi,

suo interesse per

arte

son

tanti

caratteri

che gli danno un' aria di famiglia

coi romantici di
fatti a

Germania

e di fuori.

in-

Francoforte, fin dal

1797, insieme con

Hlderlin e Sinclair, egli prendeva delle attitudini alla Chateaubriand, faceva dei versi
melanconici e desolati, e pi tardi
che and a trovarlo,
lo
il

Cousin
triste

trov colla fronte pie-

na

di nubi, avaro di parole,

immobile e

54

HEGEL
o un Fausto di un dram-

come un Manfredo

ma

filosofico e

romantico.

Ora da un romantico foderato di borghese non poteva uscire che una filosofa contraddittoria, agitata, preoccupata e la grande preoccupazione di un impiegato che si senta trascinato nel romanticismo quella di vo-

lersene liberare. Infatti Hegel

avanti tutto,

un La sua

roinantco che vuol uscire dal roma?iHcmo.


filosofia
il

prodotto di questo tenta-

tivo e di questo sforzo. Il suo sistema

una

fuga fatta colle cavalcature del nemico.


IL.

L'ANTIROMANTICISMO DI UN ROMANTICO
Io so tutto quello che c' di artificiale, di

vago, d'impreciso, di relativo nella parola Ro-

appunto per questo l'adopro. Quando si tratti di grandi fenomeni, di movimenti vasti non c' niente di pi preciso di una parola indeterminata. Usandone una ben defimanticismo.
nita si esclude tutta la complessit e la variet

Ma

della cosa. Tutti

grandi movimenti sono con;

fusi, contradittori, indefiniti

volerli determisfigurarli.

nare lo stesso che mozzarli e

HEGEL

55

Romanticismo, nella sua amplissima zona dopo tutto qualcosa di cui sentiamo l'unit pi che non ben reale, di possiamo dimostrarla. E un insieme di stati d'anima che son vicini per quanto diano oridi significato, esprime

gine a opere e formule diverse.

Quella che un hegeliano chiamerebbe l'idea del Romanticismo l'adorazione dell'io.


L' io

che

si

vuol

liberare

letterariamente
limiti

produce
stotile,
i

la battaglia

contro la poetica d'Arii

precetti

di Boileau,

delle
in-

rettoriche, le classificazioni dei

generi e

voca con Novalis


nita

la poesia

indefinita e infi-

l'io

che

si

vuol liberare dai modelli

antichi ricorre a quelli

dioevo

meno

sfruttati del

me-

l'io

che vuol liberarsi dalla realt


si

volgare e immediata
berarsi

rifugia nella legg-enda,

nella favola, nel passato

1'

io

che vuol
patrie

li-

dai
alle

confini
fonti

delle

piccole
all'

si

volge
rata
tutto,

lontane,

estetiche

stra-

niere e apre la strada alla letteratura compa-

io

che vuol abbracciare


1'

tutto
il

in

il

cielo e e
il

inferno,

il

pianto e

riso,
il

le

feste

sangue, produce
il

l'accozzo,

miscuglio dei generi, cio


tico,

dra,mma roman-

e finalmente l'io che vuol affermare

56

HEGEL
il

s Stesso, farsi

centro del mondo, la meta


si

delle ammirazioni,
si canta, si

descrive,

si

notomizza,

espone, produce cio quel

sommo

romantica eh' il lirismo. E poich l'io trova ostacoli da ogni parte, nemici per' ogni dove, e le guardie del corpo
dell'arte

della tradizione lo combattono, la realt pic-

cola e angusta lo circonda e lo preme, e il genio non abbastanza potente per dar vita duratura al gran sogno cos il romantico

melanconico, pessimista, Ren ed Obermann, Byron e Novalis. L'essenza del ro-

manticismo dunque il culto r individualismo la liberazione


;

dell' io, cio deli' io, cio


1'

lo spirito di ribellione

il

contrasto fra

io

e le cose cio la contraddizione continua e dolorosa.

culativa ed

Traduciamo tutto questo in lingua speavremo il soggettivismo, il culto


il

degli eroi e dell' umanit, lo spirito di movi-

mento

e di rinnovamento,

senso del contrad-

dittorio

permanente e necessario.

tuttoci

appare, pi o

meno

velato, nell'hegelianismo.

Orgoglioso, individualista,

grandi Hegel fa della sua

filosofia

ammiratore dei un soggetti-

vismo pi profondo di quello di Fichte, mettendo non l'io astratto, ma ci che e' di pi

HEGEL
interno, di pi profondo, cio l'idea,
il

57

pennou-

siero in atto,

come radice

del mondo.

Il

meno
ling

kantiano, l'assoluto indefinito delloSchelnostri,

non erano umani, non erano

eran

dei concetti misteriosi senza un


e trova la sua espressione pi

contatto in-

timo coll'anima nostra. L' idea invece umana grande nella

umanit, nel pensiero umano.

Dell'uomo egli fa una manifestazione divina, fa un Dio o un creatore di Dei. Dell'umanit egli fa
del suo sistema
;

il

centro e

il

tabernacolo
il

di s stesso fa

punto pi

alto del pensiero assoluto.


dell'

Facendo l'epopea
Anch'egli

idea egli

canta

stesso.

partito dalla logica, dal pensiero, e dopo, con


Schelling-,

andato alla natura, per ritornare


creare
lo

poi in s,
finire
coli'

per

spirito

assoluto e

apoteosi

dell'

idealismo assoluto,

cio del suo pensiero,

cio di s stesso. In-

vece di esaltare
cavallo

suoi amori egli ha esaltato

la sua metafisica.

erano

Per Byron una donna o un le cose pi degne di canto,


le

per

Hegel sono
le

scoperte dialettiche e le
soggettivi,

idee universali:

ambedue

ambedue

cantano
Il

proprie conquiste.

rom.anticismo rivoluzione ed Hegel

58

HEGEL

Stato ribelle a suo tempo, da giovine. Ma non lo pi dopo il borghese entra in iscena. Hegel tormentato dal bisogno della verit, della certezza, della stabilit si vede circon: ;

dato dal dubbio, dall'errore,

dall' incertezza.

insieme un romantico pessimista che si addolora non de' mali del mondo ma d quelli del pensiero ed un precettore maturo e prudente che vuole uscire dalla confusione e dalla guerra, che desidera una filosofia definitiva, assoluta, che contenga tutto, spieghi tutto, e sia certa e completa. Ma per far questo, per far diventare la filosofia assoluta e universale non c'era che da metterci dentro anche 1' errore, e da trasfor-

mare

il

mondo
1'

in

qualcosa di sicuro .e di

prossimo. Cos
della verit

errore diviene un

momento

o un elemento della verit.


il

Ma
col

per conciliare
colo
:

vero e

il

falso c'
la

un

osta-

la contraddizione.

Hegel

salta

divenire, un cavallo incantato che conosce


altri ostacoli.

ben

D'altra parte

Hegel

si

ricorda del

buon razionalismo wolfiano e sa che la ragione essendo uno strumento nostro, essendo cosa interna, chiara e rigorosa, quello che ci vuole

per poter manipolare comodamente l'universo.

HEGEL

59

Non
siero,

c'
il

che da trasformare

1'

Essere in Pene

reale in

razionale e viceversa, met-

tere la ragione a fondo di tutto


far del

potremo

mondo ogni

nostra voglia.

Per uscire dal turbino romantico bisognava far qualcosa di definitivo, cio che non trascurasse niente e fosse maneggevole. Ora il divenire ci fa entrare perfin l'errore e la razionalit

mondo rende come non mai.


del
Il

le

cose agevoli e chiare

curioso che in questo tentativo di fug-

gire dal romanticismo per trovare la dottrina

ferma, dogmatica, apodittica, definitiva, Hegel

ha usato dei mezzi romantici


romantico.
Il

e s'

mostrato

Romanticismo che
il

sostituisce alle

calme
del

tragedie classiche

tumultuoso

dramma
zcnd

tempo

di Elisabetta e dello

SHirm

Drang,

che ride delle immobili pose accademiche e popola le sue tele di uomini che s'agitano,
di cavalli che corrono, la dottrina del movimento contrapposta alla tradizione della calma ellenica. Enhvickelzmg hegeliano, questo m.oto eterno che anima le cose e le sospinge

dall'

Idea alla natura, dalla natura allo spirito,


oggettivo allo
spirito assoluto

dallo spirito

60

HEGEL

dunque, piuttosto che un'idea,

un

istinto ro-

mantico.

romantica la conciliazione dei contradditori, romantica per quel sentimento di

Ed

contrasto

che ho
1'

gi
e
il

notato

tra
il

mondo,

tra

uomo

fato, tra

l' io ed genio e

il

le

leggi, e romantica ancor pi esteriormente perch corrisponde a quel miscuglio di generi letterari, a quella mistura di tragedia e di farsa, di lirica e d' epopea, che forma una

delle caratteristiche del

dramma

romantico.

Come

l'azione, la vita, ch' triste e gaia, epica

e lirica,

davano

1'

unit drammatica alle tirate

dell'eroe ed ai lazzi del buffone di corte, alle

confidenze dell'amorosa e al tumulto dell'armi,


cosi
il

moto

dialettico,

il

divenire concili nel

sistema di Hegel tutte le antinomie del pen-

una superiore unit metafisica. Infatti Hegel ha avuto un solo successore egualmente grande e famoso il consacratore del dramma romantico, Victor Hugo. Anche Hegel, come
siero in
:

il il

poeta francese, ha. fatto la

lirica,

l'epica e

dramma, ma

1'

ha

fatte della filosofia.

La

sua marcia trionfale dell' Idea ha dell'enorme,


del grandioso,
niano, mentre

ha
i

dell'

omerico e del miltoap-

suoi imbrogli dialettici

HEGEL

61

paiono dei qui pr quo, degli intrighi da commedia dell'arte, e la lirica appare in ultimo, neir esaltazione della sua opera, della sua
scoperta, del suo pensiero.

Cos

caratteri romantici appaiono, si

mo-

da ogni parte. Lo scoprirli strano, diviene un giuoco. I suoi libri non sono forse
si

affollano

delle grandi avventure metafisiche, dei

poemi

dove l'Assoluto, r eroe invisibile, appare e scompare, viene ucciso e risorge, come un cavaliere fatato o un mago oltrepossente ? La sua filosofia non ha forse degli aspetti medioevali, non prevalentemente logica come la scolastica, unitaria
cavallereschi
dello
spirito,

come

il

cattolicismo, assolutista
libri

come

il

feuda-

lismo? I suoi

non rassomigliano piuttosto

a delle cattedrali gotiche, profonde, buie, alte, complicate, piuttosto che a templi pagani, semplici e aperti al sole
?

La sua
stotelica

rivolta contro la vecchia logica ari-

immobile

ristretta parallela

quella dei romantici contro la rettorica pseudo-

pure immobile e ristretta. Come combatterono contro le famose unit drammatiche, cos Hegel contro le caaristotelica,
i

romantici

tegorie

fisse,

come

quelli fecero

il

dramma

62

HEGEL

romantico e al di l di Racine risalirono a Shakespeare e a Calderon, cos Hegel fece il

dramma
e di

dell'assoluto, e al di l di Aristotile

Kant risal a Eraclito e a Platone. In lui abbiamo l'uso dei simboli, cos caro ai romantici, abbiamo il gusto dell' infinito,
mescolanza di tutte le civilt, di tutte le filosofie, r abbondanza delle apparenze, 1' uso delle immagini. Poich Hegel per (guanto gridi contro Schelling per aver introdotto nella filosofia il frasario poetico, qualche volta poeta e fa uso di immagini. Arriva anzi all' esagerazione enfatica come quando per indicare l'arrivo sula

premo
cio
la

dello spirito foggia questa frase quasi


:

secentista

Entrambi
calvario
e
ci

ricordi fusi insieme,

storia

concezionale,
dello

formano
spirito

il

ri-

cordo

il

assoluto,

la realt,

verit

certezza del

suo trono,
soli-

senza del quale


tario
;

sarebbe l'inanimato

solo

dalla

coppa

di

questo

regno
1'

egli

spumeggia nella sua

infinit.

Ma

he-

gelianismo ch' romantico in tanti


che,

lati

an-

uno sforzo per togliersi dal romanticismo. L' Hegel un pessimista del pensiero nei primi tempi ma vuol
visto,

come abbiamo

HEGEL
arrivare all'ottimismo universale.

63

Hegel

fa

il

rivoluzionario e

il

ribelle

ma

per stabilire una

dottrina che

sar chiusa,

dogmatica, ferma

come
re
in
all'

la scolastica

medioevale, Hegel parte dal

subbiettivismo, celebra l'uomo,

ma per arrivaumanit e da quella all' Idea che serra s tante cose da perdere sempre pi il ricor;

do delle sue origini interne e personali Hegel mette dappertutto la contraddizione ma per giungere alla conciliazione definitiva fa un sistema di movimento ma di un moto che fi;

nisce per ritornare a s stesso, chiudersi

in
;

un cerchio, e riposarsi nell' identit ultima pone il progresso e la liberazione come leitmoH'V e arriva alla dottrina pi strettamente
conservatrice e assolutista che
stato.
s'

abbia dello

romantico, stato romantico e non se ne

pu liberare del tutto, ma fa servire il romanticismo stesso come strumento di. fuga. Vorrebbe far s che il romanticismo si suicidasse, si facesse il proprio carnefice. un incantatore che vorrebbe cacciare il demonio col demonio. Ma non ci riesce la sua idea del progresso,
:

della liberazione, servir ai rivoluzionari del

64

HEGEL

48, arriver fino all'

anarchismo logico dello


il

Stirner

la sua estetica servir di testo evan;

gelico ai romantici posteriori

suo sistema
in di-

conciliativo e unitario accontenter gli animi

per qualche anno


sparte

ma

dopo sar gettato


inservibile.

come un arnese

apparve troppo borghese, ai conservatori sedentari sembr troppo agitatore. Il suo romanticismo non lo salv dalle preoccupazioni ordinatrici e dalle paure scettiche, e d'altra parte il suo filisteismo non gli imped di essere un poeta dei concetti e un avventuriero d' immaginazione. Per avere voluto abbracciar tutti fu scacciato da ognuno. Aggiungiamo ancora una cosa e la pi grave per aver voluto spiegare ogni cosa, non spieg nulla. Non solo non riusc a liberare ma non riesci neppure a illuminare. quello che ci rimane a vedere.
ribelli autentici
:

Ai

III.

Il

capolavoro dell' Inconcepibile.


la

Kant aveva insegnata


Nelle
vsue

sofia e l'aveva sconsigliata dalle

modestia alla filograndi gesta.

piccole

mani era diventata niente

HEGFX

65

pi di una descrizione di processi conoscitivi


e di

una imposizione

di precetti etici

una
infles-

gnoseologia prudente e
sibile.

una

morale

di

Hegel, dopo Fichte e Schelling, la riporta nuovo ai grandi orizzonti, le ispira gli anancora sulle cime

tichi desideri, la fa salire

e sulle nubi.

Egli
tale,

capisce che la filosofia se vuol essere

dev' essere assoluta, cio definitiva e uni-

versale. Se non assoluta significa che dipende da qualche altra cosa, che qualcosa le sfugge, che non sa far suo tutto il reale, non

sa racchiudere nelle sue formule tutto


sabile.
fisica e

il

pen-

La filosofia dev'essere dunque una metauna metafsica monistica. Bisogna che

non

lasci dei misteri altrimenti dichiara la sua

impotenza e la sua incompletezza, ed necessario che sia unitaria altrimenti sfugge alla
sintesi della coscienza e col pluralismo lascia
il

regno suo proprio

eh' l'universale.

La
pi

Hegel quella che soddisfa completamente queste esigenze. Essa


filosofia di

assoluta, universalista e monistica punto di essere inintelligibile.


Infatti
il

fino

al

carattere pi saliente del sistema

66

HEGEL

l'uso continuo, immoderato, imprudente dell'inconcepibile.

Sembra che Hegel sia nauseato


si

dalla chiarezza e

ubriachi di assurdo. In certi

momenti

suoi libri

sembrano dei documenti


;

di folla del

degli aggroviglialinguaggio menti e accavallamenti di parole oscure e sonanti che stanno insieme perch il filosofo ce l'ha costrette. Il James ha ottenuto delle pagine simili sotto l'effetto d'inalazioni di un gas. Con tutto ci io non ho nessuna voglia di calunniare l'Hegel. Egli ha fatto anzi con zelo il suo mestiere. La filosofia, se guardate bene, non , in tanto che filosofia, che una serie di problemi inconcepibili a cui si danno delle soluzioni egualmente inconcepibili. Il noumeno, ad esempio, di cui non si sa nulla e non si pu dir nulla e che perci appunto spiega tutto, un prodotto essenzialmente filosofico.

Insomma

1'

assurdo,

il

non pensabile,

il

non

comprensibile sono gli elementi necessari di

ogni costruzione speculativa. In questo senso

Hegel
Egli
ci

il

filosofo pi filosofo eh' io conosca.

ha dato il capolavoro dell'inconcepibile. Cominciate dall'eroina del sistema, dall'Ida, dalla Ragione in atto che fa, , diviene e assorbe tutto. Nessuno sa cosa sia, nessuno

HEGEL

67

permettetemi

il

bisticcio

ha idea dell'Idea.
ch'essa la legge

Quando Hegel mi avverte


r assoluto che

e l'essenza del mondo, quando m'assicura che


diviene,

quando mi rappre-

senta le sue passeggiate attraverso l'universo


io resto

ammirato, colpito, stordito


nulla.

ma

finisco

col

non capir

Ha

troppi connotati per

esser riconosciuta

finisce

per ci col non


1'

averne nessuno.

Idea e naturalmente m' impedisce di comprendere tutto il resto. Finch mi parlate


Infatti
il

quello che

capisco che

tutto,

che,

di ragione, cio di

una forma

di attivit ch'

propria di certi esseri chiamati uomini e che


si

distingue da certe altre loro attivit e da


si

certe cose a cui

applica, io

comprendo quasi
far che delle
ri-

completamente e non posso


serve
sulla sua

estensione e sul suo valore.


di un' idea,

Se mi parlate

ad esempio della

idea di legge o dell'idea sociale, io posso arrivare, a capire con


ci che
l,

mi volete
/'

dire.

una certa approssimazione, Ma quando mi buttate


Perch se deve

sul viso,

Idea, l'Idea unica, universale, assenz'altro per vinto.

soluta, io

mi d

l'Idea hegeliana

veramente

tale essa

essere assoluta, cio assolutamente unica e uni-

68

HEGEL
assoluta.

camente
il

Al

di fuori di lei

non

ci

dev'esser nulla, assolutamente nulla, neppure

pensiero che la pensa. Ora voi sapete che

conoscenza distinzione, relazione, comparazione e che non si conosce ci che non distinto e separato. Noi non conosciamo che
per contrapposizione.

Ora se l'Idea tutto, se tutto Idea dove mai dovr ricorrere per ricavare un termine di confronto, di divisione, cio, insomma, per intendere cos' l'Idea ? Se l'essere diverso da
qualche altra cosa la condizione necessaria per l'intelligibilit come potr intendere l'Idea la quale non pu essere da nulla diversa poi-

ch essa tutto e tutto lei ? Io distinguevo l'idea per mezzo di quello che non era idea,
colla natura,

supponevo
e

che

loro

caratteri

fossero opposti

Trovavo, per esempio^ nella natura la variet e la mobilit mentre nella ragione notavo la tendenza alirriducibili.
l'

unitario e

all'

uniforme.

Ma

Hegpl mi

af-

ferma che
eh' io

m' inganno, che quei caratteri attribuisco alla natura son dell' Idea,
io

cio che l'Idea natura e pensiero nello stesso

tempo, che
siero e
il

la

natura ha
i

caratteri del pen-

pensiero ha

caratteri della natura,

HEGEL

69

cio ndistinzione completa, caos primordiale,


inintelligibilit definitiva,

Hegel qui la vittima del suo grande sogno di assoluto. L'assoluto il solo, l'unico,

il

libero.

Bisogna

perci^

finirla col duali-

smo

cartesiano che c'impone una sostanza pen-

sante e una sostanza estesa. Bisogna unificare,


fondere, identificare, arrivare all'assoluto con

un segno d'eguaglianza. Ed Hegel fa il magico segno, impugna la sua bacchetta^ e pronunzia la formula famosa l'Essere il Pen:

Pensiero l'Essere, Allora l'inconcepibilit si complica. Si creano dei sinonimi


siero,
il

di termini inintelligibili.

Non

pi l'Idea as-

a quanto pare, anche il pensiero umano, poich si dice che le categorie non sono solo modi
nostri di pensare le cose

soluta soltanto eh' identica al tutto, ma,

ma

di essere delle cose stesse.

Ma

sono anche modi se il Pensiero


dell' uni-

vien fatto l'eguale dell'Essere, cio


versale e dell' assoluto, chiaro
tratta pi del pensiero che io

che non si e voi conosciamo,

ma

di

un

altro astratto universale, del quale,


l'

come per

Idea, noi

non riusciamo a comcaso ancor pi curioso.

prender nulla. Per l'Essere,

poi,

il

70

HEGEL

Hegel nella sua logica ammette che l'Essere un astratto. Ora, per quel che sappiamo, un
astratto
l'astrae, cio quello

presuppone delle cose e qualcuno che che si chiama pensiero. Ora per, secondo Hegel, il pensiero una formazione posteriore, un prodotto che si ha
soltanto nella terza sfera del
tura, e

mondo

della na-

che anzi, nelle forme in cui lo conosciamo, non appare che nella prima del mondo
dello spirito.

In una parola il pensiero una delle ultime manifestazioni del divenire. Ma come va allora che l'Essere quello che precede il divenire, il quale poi forma il pensiero, il quale
a sua volta
il

creatore dell'Essere

Non

vi

pare che
tale
(il

pensiero)
?

sarebbe lo stesso che dire che un il padre del proprio nonno

(essere)

Ma
e'

questi

non sono che

piccoli incidenti

del pi e del meglio.

Torniamo
e dell'Essere.

alla celebre identit del Pensiero

Cominciamo

dall'osservare che,

affermare l'identit di due cose riconoscere

un pleonasmo, poich se sono una medesima ed unica cosa, un solo nome dovrebbe bastare e invece di fare una formula non ci sarebbe

HEGEL

71

che da fare una scelta.


tanto

strano per che per

tempo

si

siano imposte- e conservate due

parole per indicare un unico oggetto. Bisogna


o

che

quei due nomi abbiano indicato due


diverse o due
lati diversi

concezioni

di

una

stessa concezione.

Ma

n questo n quello accontraria alla sua

comoda Hegel. La prima ipotesi sarebbe

ipotetica identit, e la seconda

non pu am-

metterla perch la natura una ragione che


si fa

e la ragione una natura che si conosce, non pu esserci dunque chi guardi al di e

fuori della natura e della ragione, dell'essere

e del pensiero*
Il

dualismo non molto intelligibile, d'ac-

cordo,

vare
il

1' unico mezzo per arrimassimo di universalit, conservando minimo di comprensibilit. Quando i caral

ma insomma

tesiani parlavano di

cose, estese, inanimate,


spirituali,
attivi,

passive e di esseri
tori essi

ordina-

due pi grandi generalit possibili e si facevano relativamente capire. Spinoza e Schelling che vollero riportare i due generalissimi a un unico assoluto indefinito non fecero in fin dei conti che obbefacevano
le

dire all'istinto dell'unificazione completa,

ma

72

HEGKL
si

siccome

riferirono a qualcosa che

non era

determinabile, non scossero gran che le necessit del dualismo cosmologico. Hegel, per,

non
due

si

accontenta di considerare

le

cose

come

lati visibili di

un ignoto,

ma
i

vuole sta-

bilire fra di essi addirittura un'equazione so-

stanziale. Cio
versali, cio

rende ambedue

termini uniarriva all'e-

incomprensibili, e

guaglianza di due inconcepibili, ossia di due


gruppetti di
nuto.

suoni

di

segni senza conte

La sua

identicazione

un

annienta-

mento.

Hegel invece aveva creduto di aver fatto un buon affare e di aver finita per sempre la gran questione tra empiristi e razionalisti. Dal momento che la ragione non solo quella che dispone le cose ma anche la disposizione
naturale delle cose, dal
ci ch'

momento che

tutto

reale

razionale e

tutto ci eh'

razionale reale, non c' pi bisogno di an-

dare a ricercare se
le

le

cose hanno dato

allo

spirito le categorie o se lo spirito

ha imposte

categorie alle cose.

Ma

in tutto codest'af-

fare c' annidato, o

mi

sbaglio,

un bel parail

logisma.

Hegel ammette che

la

natura precede

HEGEL
pensiero, per lo

73

meno
si

il

pensiero umano, cio

l'unico che conosciamo, che

usiamo e che

inle

tendiamo. Ora o

ammette con Kant che


ragione

categorie sian date da un'attivit a priori dello


spirito e allora se la

anche nelle

Va priori e cio Ya priori non pi Va priori. Oppure il pensiero non ha nessuna forma a priori e allora non ha le categorie e conviene che se le
cose,

anche

in queste c'

formi.

Ma

allora poich

il

pensiero postecose chi

riore alle

cose e deve conoscer le

potr distruggere la credenza che il pensiero formi s stesso sulle cose ? Se il pensiero ha gi la ragione nel momento in cui comincia a conoscere significa che ha Va priori e che
la natura

non potrebbe conoscere senza questo, cio che non razionale se invece non l'ha,
;

cio se l'acquista conoscendo, significa che le

cose stesse lo danno al pensiero, che


di essere delle

il

modo

cose quello che

si

chiama

modo
Il

di pensare le cose.
si forma le idee di ragione chiama ordinato ci che ac-

pensiero cio
e

sulla natura

cade abitualmente, cio trae dal reale il razionale. Ora evidente che ritornando alla
natura
il

pensiero

ci

ritrovi

ci

che

n'

ha

74

HEGEL

tratto, e

poich

la

sua

razionalit

s' fatta

che la natura razionale. Voi avete chiamato ragionevole ci ch' naturale, e per forza chiamerete naturale ci
ch' ragionevole.

sulla natura trovi

non mi spiega n la ragione n la natura non mi dice perch le cose sono a quel modo n perch noi le pensiamo in quel modo. Per sfuggire al dualismo siamo caduti nel buio perfetto. Ma Hegel rassomiglia a un felino e sembra che veda meglio nelle tenebre. Cos egli non si contenta di aver messo 1' inconcepibile a principio del mondo, e di aver stabilita l'eguaguanza di due inconcepibili, ma per mezzo di un altro inconcepibile mette in moto la suprema inconcepibilit. Poich volendo unire e accentrare tutto nel
l'

Insomma

identit

suo sistema verrebbero a trovarsi insieme le


pi pazze contraddizioni,
le

pi enigmatiche

antinomie, Hegel deve pensare a mettere or-

dine in

tutto, a

menare d'accordo l'immensa


cose, di

moltitudine
strette

di

pensieri, di sillogi-

smi, di storie, di uomini


nella

ch'egli

vuol tener
tutto

sua

mano. Perch

fosse

unito bisognava superare la contraddizione e

HEGEL

75

per superarla non


cio
il

c' altro

mezzo che

il

tempo,
ci

divenire.

Ed

ecco Hegel, l'uomo delle origini, che

fa assistere sulle

sommit pi

rarefatte della
si

logica alla nascita del divenire. In verit


tratta di

una ben strana nascita. Egli , ci avverte il filosofo, il primo reale, il grande concreto, la prima e l'ultima parola di questa marcia fantastica eh' 1' idealismo assoluto.

Ma
caso,

suoi

genitori sono, strano e niira-

bile

un

astratto

pibile

assoluto. Tutti

vuoto e un inconcesanno qual' la prima

mossa della
il

dialettica hegeliana.

U essere,

cio
si

concetto pi semplice e pi universale,


al non-essere, eh'

oppone

a lui identico pure

essendo opposto, e da questa opposizione, da questo movimento nasce il divenire. Infatti r essere in s, l'essere indeterminato, che non n questo n quello, io stesso che il nulla, che il non-essere, cio antinomico e
uguale. Ci che pu conciliare questi gemelli

nemici non pu essere che una cosa che sia e non sia nello stesso tempo e siccome ci che
diviene nello stesso tempo qualcosa e non

ancora quello che deve essere, cos il divenire r unica idea che faccia al caso nostro.

76

HEGKL
Cos comincia
il

famoso
tesi

triplice

moto

diari-

lettico,

che va dalla

all'antitesi
si

per

conciliarle colla sintesi e che


tutto
il

perpetua in

sistema, con la regolarit e la pron-

tezza di un esercizio militare.

il

Comincia ma comincia male. L'essere primo logico, cio un astratto, il supremo


che svanisce e finisce

astratto, tanto astratto

coir apparir nulla.

Ora come capite voi che da questa astrazione


per eccellenza possa scaturire l'azione concreta

per eccellenza, cio il divenire ? Il contrario genera il contrario, afferma Hegel. Ma qui non siamo di fronte a due opposti, ma a due identici, cio all'essere e al non esche sono, secondo lui, la stessa, stessissima cosa. Se sono eguali, e tutti e due sono astratti, e quello che li concilia, che li unisce, cio il divenire, identico insieme all' uno e alsere,
l'altro,

come mai
la

si

sviluppa cos meraviglio?

samente

concretezza

Non

si

parla

che

d'identici e

ad

opposti. Chi ci

vengon fuori degli spiegher mai questo miracolo ?


og^ni istante

La spiegazione
il

sta in questo: che in fondo

divenire non deriva

da

nulla,

il

primo

HEGEL

77

veramente primo.

I suoi

precursori sono de-

gli impensabili, cio l'essere

che

non

si

sa

cosa sia e non che


ci che in

nome qualche modo


il

generale di tutto
particolare, e
il

che si potr dire, che si potr scrivere, affermare ma che non si pu pensare per quanti sforzi si facciano, perch
non-essere,
il

nulla,

il

pensarlo significherebbe dargli un'esistenza.

reali, pensabili,

anche se questo essere e non essere fossero non si vede come ne potrebbe scaturire il divenire e come questo potrebbe
essere l'uno e l'altro nel

tempo

stesso.

Chi stato colui che ha messo in relazione l'essere e il non essere, che li ha spinti 1' uno
verso l'altro
lano
gli
?

Donde proviene
e
?

quella inquie-

tudine dell'Essere primordiale di cui ci parhegeliani

che

causa di questo moto

sarebbe stata la Forse dalla noia del

povero Essere costretto a starsene solo col poco piacevole e poco visibile Non-Essere? O non ci sarebbe piuttosto da vedere la mano di Giorgio Guglielnio Federico Hegel che li accoppi unicamente per far nascere il suo prediletto ? E in che senso si pu affermare che il divenire sia realmente essere e non
essere nel

momento

stesso

78

HEGEL

Se ricorriamo al significato comune di divenire noi vediamo che si tratta di una cosa che e ne diviene un' altra, cio cambia la forma, la scorza, l' apparenza del suo essere. Se io prendo un pezzo di ferro e mi metto
a batterlo,
io sento

che diviene caldo, cio

era allora

quello che era, ma ed e anche dopo. Ha acquistato un carattere che non aveva prima, cio il suo modo di essere s' modificato, ma non ha

non

pi precisamente

mai cessato di far parte dell'essere. In tutto questo io non riesco a vedere neppure un
istante
c'
il

fantasma leg'gendario del

nulla.

Ma

un

altro

modo
s'

d'intendere

il

divenire che

potrebbe far pi
il

al caso degli hegeliani. C'

caso che

intenda che tra la cosa com' e


sar non ci sia vera continuit,
il passaggio e passaggio e non mai lo stato

la

cosa

come

ma

ci sia
il

quasi un salto, un intervallo vuoto.

Ora
di

divenire, poich indica


il

nient' altro che

riposo,

salto,

non potrebbe essere che questo questo intervallo che separa i due stati,
il

cio sarebbe l'incomprensibile,


sibile, in

vuoto, l'inviil

una parola

nient' altro che

sedicente

non-essere.

allora

non riesco pi a vedere,

nel divenire, neppur l'ombra dell'essere.

HEGEL

79

Insomma o il divenire non esce dall'essere, o completamente non essere o non pi divenire o non nulla affatto. L' imbroglio diventa tragico. Gli che il divenire, anche lui, come tutti i suoi compagni che si agitano nel mondo puramente verbale di Hegel, un inconcepibile
;

che ha un ufficio inconcepibile. Non si capisce cosa sia n si capisce cosa faccia. Nella Logica hegeliana egli ha la parte pi comica che si
tici.

possa immaginare: di conciliatore degli idenQuando vedrete due fratelli che si abbracciano e
si

baciano e vanno d'amore e d'accordo,


l'altro, e tutti e

perch l'uno
date
l,

due sono uno, an-

cercate di metterli insieme, cercate di


di

stabilire l'accordo,

ricondurre la pace, di

far la parte di conciliatore amichevole.

Quando
dietro

farete tutto questo la gente vi rider

e sarete

il

buffone pi idiota della terra,

ma
il

non importa, perch non farete che imitare

signor Werde?i, creazione speciale di Giorgio

Hegel, filosofo particolare di S. M. il Re di Prussia. Vi credereste in qualche bizzarro regno aristofanesco e invece ci troviamo in una Logica stampata nella profonda Germania
nell'anno di grazia 1812.

80

HEGEL

azzardatevi

a chiedere

il

passaporto di

questo non mai stanco pellegrino ideologico,

che corre dappertutto, si mostra in ogni luogo fa tutte le parti ed il vero factotum del si-

stema

Cercate, se vi riesce, di afferrare un connotato,

un solo

tratto
!

che ce lo possa fare

afferrare all'occasione

Non per

nulla un Proteo dai mille volti

e dalle mille attitudini.

Se concepite

il

dive-

nire nella sua significazione pi volgare

non

avete altro che la ripetizione di questo vecchio proverbio Tutto nasce, vive e muore. Tutto ci che nasce deve morire, tutto ci che muore pu rinascere . Voi riconoscerete che
:

bisogno di tutta la Fenomenologia -^qt affermare questo luogo comune della saggezza empirica. Ma per quanto accada spesse volte ai filosofi di darsi gran pena per esporre oscuramente le verit che corrono per tutte le strade, cerchiamo di crdere, per la buona rinomanza di Hegel, che il suo Eniwickelung sia qualcosa di pi profondo. Addentriamoci a riconoscerlo. Sviluppare significa cambiare, trasformare, significa che qualcosa diviene ci che non era, che qual-

non

c'era

HEGEL
cosa
si

81

aggiunge,

si

toglie o si modifica.

Ma

com' che noi giungiamo a riconoscere lo sviluppo ? Semplicemente confrontando due stati diversi, in tempi diversi, di una cosa di cui supponiamo una certa persistenza fondamentale. Per quanti tentativi si possan fare noi non possiamo che descrivere degli stati diversi
e successivi, cio sepa^rati nel
qualit. Quello

tempo

e nella

che possiamo affermare che nel momento a, l'oggetto A, possiede il carattere j, e che invece nel momento cC lo stesso oggetto A non presenta pi il carattere y,

ma

invece quello

z.

Cio noi non possiamo che affermare la differenza di due stati, separati da intervalli di tempo, per quanto piccoli, e di cui non possiamo immaginare la continuit. Dividete
in quanti periodi volete
di
il

percorso temporale
voi avrete

una trasformazione
i

sempre

degli intervalli, delle interruzioni, dei vuoti.

Moltiplicate

periodi e gli intervalli diminui-

ranno di lunghezza ed aumenteranno di numero: se li centuplicate saranno cento volte pi piccoli, ma saranno cento volte pi numerosi. Il mistero resta ed anzi s' accresce perch altrettanto impossibile colmare un

82

HEGEL

piccolo
luppo,

che un grande passaggio.


consiste nell' aumentare
il

Tutto

il

lavoro della scienza, ispirato alle idee di svigli stadi


in-

termedi,

che non fa che aumentare

le dif-

Colt di varcarli.

Ora, nel
reali,

momento

in cui

cogliamo

gli stati

ogni aspetto vien considerato staticamente, come immobile, identico a s, e perci il mettere accanto due stati diversi non ci

d nessuna idea di movimento fra loro. Quello che a noi importerebbe sarebbe appunto r intervallo, il fatto del divenire, il periodo inafferrabile. Ma non 1' abbiamo n possiamo averlo. La parola divenire non che un simbolo inintelligibile messo a riempire un impensabile. L' affermare una diversit nel tempo non ci spiega ci che in questo tempo avviene, perch suddividendo fino all'infinito si devono ottenere sempre momenti irriducibilmente diversi, per quanto minimamente diversi, altrimenti non si sarebbe giunti alla massima diversit. Tutto ci costringe a concludere che il fluire, lo scorrere, il divenire continuo sono
al di fuori del pensiero.

La ragione non pu che

trattare

di di-

HEGEL
stinti

83

sperimentabile

che cambia senza interrompersi ma indicibile. O noi ci accontentiamo del sentimento interno, di quello che d il James chiama il niid-stream e che
:

ci

veramente
tinuo
e

il

senso dell' omogeneo, del conpsicologia vissuta

e allora si fa della

oppure vonon della dialettica razionale gliamo esprimere in termini di ragione una veduta del mondo e non possiamo sfuggire
alle esigenze necessarie del

pensiero discordive:

prima fra nire pu essere psichico


sivo,

tutte la distinzione. Il

ma non

razionale
d' altro.

o bisogna tacere o bisogna parlar

Ma

Hegel, ed sua grande lode,

non

s'

rassegnato a tacere ed anzi ha tentato di dire


ci che nessuno

aveva

detto, di far possibile

r impossibile, di mezzi razionali, di superare perfino quella i eh' apparsa sempre la legge necessaria del
pensiero, cio
il

trascendere la ragione con

principio di contraddizione.
alla enor-

Se non ha vinto bisogna pensare


mit
dell'

impresa.

Non

solo

Hegel doveva vincere

gli ostasi

coli naturali,

ma anche quelli ch'egli stesso creava colla propria inesperienza analitica.


contraddizione, eh' egli ha

Il

principio di

ere-

84

HEGEL

duto superare, gli si rivolta contro e gli sfugge perch non 1' ha esaminato a fondo. Dominato dal bel sogno di capovolgere, di
sbaragliare la vecchia logica non s' dato pensiero di appropriarsela e di

approfondirla e

problema Dov' che il principio di contraddizione ha valore ? Guardiamoci d' attorno, prendiamo direttamente il reale nella sua forma meno ordinata, nelle sue presentazioni, e dovremo riconoscere

non

s'

posto

il

che nei
possibile

fatti

d'

esperienza, in quelli che

si

chiamano

di solito cose, anteriori per quanto

ad ogni elaborazione intellettuale, neppure il pi lontano sospetto di contraddizione. Io non vedo una cosa stessa, nello stesso tempo, verde e rossa, diritta o inclinata, scabrosa o liscia. Tutti i cambiamenti

non

c'

si

verificano nel

tempo

e allora la

contradi

dizione non cordi e


le

pi nelle

cose

ma

tra

ri-

cose

presenti.

La contraddizione

non appare che

col pensiero, colla descrizione

e sopratutto colla interpretazione delle cose.

Un uomo
sostiene

dice che

precede da

un

altro

che procede da C; lo stesso

uomo

dice oggi che

causa di

e fra

un anno

che

prodotto

da C.

HEGEL

85

Ecco

tutto ci che si

chiama contraddizione.

La

quale, avvertiamolo bene, solo fra indi-

vidui diversi nello stesso

menti diversi di

momento o tra mouno stesso individuo. La vera

contraddizione, che consiste nell'affermare e

negare nello stesso tempo una cosa, rara ed


inconsciente.

Un
i

degli agnostici

esempio classico quello quali non fanno che afferche affermano


in-

mare

la conoscibilit di ci

conoscibile.

Ammesso

questo resterebbe fuori

dal dominio della contraddizione nientemeno che tutto il mondo delle cose, tutto il mondo
dell'esperienza non discorsiva, tutto ci che

Hegel chiama Natura. Il male sarebbe perci


filosofo

limitato se

il

nostro

ammettesse che la natura al di fuori della ragione, cio da quella che sola pu contraddirsi, ma voi sapete che per Hegel tutto ci che reale razionale e che non per nulla egli ha messo il principio dell'attivit razionale, cio
l'

l'

Idea, a

sostrato

del-

Universo.

Cio, se la Natura razionale, anch' essa dovrebbe esser contraddittoria, il che non appare o se la natura al di fuori della ragione allora il principio del superamento della con-

86

HEGEL

traddizione limitato e non pi universale

come Hegel
stesso.

sostiene.

all'esperienza, nel secondo caso

Nel primo caso d torto d torto a s

La

salvezza starebbe nell'identit tra

ragione e natura ma questa, a sua volta, ha bisogno di esser dimostrata e noi ci siamo accorti che non solo non provabile ma non
neppur pensabile.

Ma

Hegel, simile a un eroe di qualche an-

tica epopea,
si atterrisce.

non

arretra,

non

si

spaventa, non

Pi coraggioso di

Don

Quijote de

la

Mancha
Cos,

egli capace di edificare


il

da s dei

mulini per darsi

gusto di farsi gettare in terra.

dopo aver voluta trovare la contraddizione nella natura, ove a priori impossibile concepirla, e dopo aver confusa opposizione e differenza con contraddizione per trionfare di pi numerosi nemici, egli non sa uscire dal gorgo ove s' gettato per sua volont.

Ha

sfidato la contraddizione, anzi l'ha

provocata,

ma non
le vie

l'ha superata.

Quali sono
i

per tentare di conciliare


superiore
?

contraddittori, per fare che la contraddizione


risolva in

si

una

sintesi

Sono, a

quanto mi pare, tre

sole, delle quali

per due

non conciliano

e la terza

non

possibile.

HEGEL

87

si

cerca di far la conciliazione nel tempo,

cio considerando

uno dei termini come un

momento
viene
il

dell' altro,

come qualcosa che

di-

suo contrario e allora bisogna prola continuit del divenire e

vare e concepire

resta da conciliare
renze, che son pure

l'opposizione delle appa-

qualcosa di reale.

si

crede di conciliare due termini riportandoli a un termine superiore e pi generale che am-

bedue li comprenda, e allora sic^ino forzati ad ammettere che quei due termini che si suppongono inconciliabili hanno almeno un carattere comune perch ogni idea generale fatta dall'astrazione di un lato comune a tutti i componenti la classe da cui tolta, in modo che se i due contraddittori sono ad essa riferibili contengono un carattere identico e non sono
pi contraddittori, senza contare che in questo caso
la

conciliazione
le

rimane puramente
interessano soprat-

verbale

perch

cose

e'

tutto in quel che differiscono.

Ci sarebbe anche un terzo modo, e sarebbe


l'unico,

per ottenere la vera conciliazione,

ma

ha il tortodi apparire radicalmente impossibile. Sarebbe cio il ritrovare un termine il quale contenesse realmente tanto i caratteri essen-

88
ziali dell'uno

HEGEL

quanto quelli dell'altro, ma un termine non si vede come potrebbe essere poich ogni definizione include appunto la condizione di non contenere caratteri opposti, altal

trimenti

il

significato delle parole

non sarebbe

pi determinate, e non avrebbe pi un qualsiasi uso pratico e si produrrebbe una confusione del

linguaggio

infinitamente

superiore a quella

che oggi
tura

si

cerca di eliminare.

Come

in na-

non
sia

si iru

trovare una cosa che sia vi-

sibile e invisibile nello stesso

tempo, un fiore un animale profumato e nauseabondo, che che sia mammifero e oviparo, cos non ci pu esser nel linguaggio, eh' appunto fatto per fermare gli aspetti pi costanti e concordi attraverso le mutazioni delle cose, che ha cio l'ufficio di fissare e di definire, una parola sola che includa due soli caratteri opposti. Accade che individui diversi diano un significato diverso, ma non mai che uno stesso individuo, in uno stesso momento, intenda una cosa che abbia in s una decisa contraddizione. Tanto vero che lo stesso Hegel, quando ha tentato di cercar questi termini, non l'ha trovati ed ha dovuto ricorrere a una parola concorde
con uno solo dei termini in contraddizione,

HEGEL

89

attribuendole, con delle frasi senza senso, anche i caratteri dell'altro. Cos gli accaduto, per citare un caso famoso, coli' antinomia di
finito e d'infinito.

Ottenuto

il

divenire egli s'accorge che


si
si

l'es-

sere che diviene

determina e
continua

si definisce.

Ma

l'essere finito

all'infinito

ed

ecco una nuova contraddizione che bisogna far


cessare per non dare scandalo alla ragione.
qual'
il

termine fortunato che riunisce in s la realt del finito e la maest dell'infinito ? Nientemeno che V indivduo, cio un concetto che pare l'essenza stessa della finitezza, della completezza, perch non si individuali che in quanto ci si contrappone ad altre individualit. Ed Hegel, in fin dei conti, lo confessa, ma curioso vedere attraverso a quale funambolismo verbale ci arrivi.
i.

L'individuo l'unit del finito e dell'in-

Considerando questi due termini come si dimenticherebbe che l'infinito, escluso dal finito, sarebbe limitato da lui e finito lui stesso. Se l'infinito cominciasse dove finisce il finito e se il finito cominciasse dove finisce 1' infinito, in modo che l'infinito fosse al di l del finito, e il fifinito.

escludentesi l'un coll'altro

90

HEGEL
dall'infinito,

nito di qua
infinito

non

ci

sarebbe pi

perch

l'infinito limitato

dal finito non

pi infinito. L'infinito l'essenza del finito,


e
il

finito la

manifestazione dell'infinito,

l'insi
li-

finito esistente. L'infinito si

determina,

mita,

si

distingue, s'impone dei limiti, in


il

una
che

parola diviene
si

finito,

per

il

fatto stesso

l'esistenza.

Non

si

esiste

che sotto certe


che come
1'

condizioni, in

un certo modo

e in certi limiti.
es-

Esistere definirsi.

Non

si esiste

sere finito. L'essere infinito, l'individuo,

ato-

mo

l'

infinito

esistente in

un certo modo,
divenuta quan-

r infinito
tit (i).

definito, la qualit

Non

ci

pibilit di cui
finito eh'

soffermiamo sulle continue inconceson piene queste frasi, sull'inconsiderato

come
che
si

concepbile, sul

finito eh' al di fuori dell' infinito e

potrebbe

limitarlo, suU' infinito

limita

da

s,
al-

cio che
tri

si

rende

finito

per sua volont e

simili

scherzi,
:

ma
si

affermazione
essere finito.

non

contentiamoci di una pu esistere che come

(i)

Riassunto in
1897, p. 490.

Weber,

Hist. de la philos Europ.

*Paris,

HEGEL
Cio, se
t'

91

r individuo esiste,

finito e nien-

altro che finito, e quello che si


s'

chiama

in-

finito,

al di fuori dell' esistenza, al

di

fuori del pensiero, e se

non

esiste

dovrebbe parlare e scrivere e trare, in nessun modo, in nessuna ne o conciliazione.


Cosi

non se ne non pu enunificazio-

Hegel distrugge Hegel


la

dopo aver

onnipotenza finisce collo scoprire la sua impotenza. Il Dio ritorna omiciattolo, e dopo aver promessa dall' alto dell'aereo trono la conquista dell'assoluto non sa neppur gettare un ponticello fra due parole. Egli ci aveva promesso, in quella Fe7iosua

voluto mostrare

perta

non il suo viaggio di scopromessa di scoperta, di donarci finalmente il pane della sapienza divina, del quale, dopo il medioevo, s' era perso 11 gusto e il ricordo. Invece ci ha dato delle
metiologi, che fu

ma

la sua

parole e nient' altro che parole


lanti,

parole briltanti giuo-

saltellanti,

crepitanti

come

chi

d' artificio.

quando noi siamo voluti andare pi in abbiamo voluto scendere sotto le parole non abbiamo trovato che il vuoto, la tenebra, il cielo che torna buio e deserto dopo che i
l,

92

HEGEL

fuochi sono spenti.

Hegel

stato

un

piro-

tecnico superiore, un maestro del fuoco incom-

degno di andar per le corti e pei castelli, mostrando le sue luminose meraviglie. Ma non stato altro neppure un po' bufparabile,
:

foncello,

come Schopenhauer, per tenere

al-

legri

lettori.
i

Da buon

giocoliere egli

ha

eseguito

suoi incantamenti colla gravit di

un grande di Spagna e colla pesantezza dogmatica di un professore di metafisica.

fra

stato,

insomma, un ciarlatano di buona


lo stato, forse,
il

societ.
il

Ma
non

senza saperlo

mag'o e

ciarlatano, per quanto la di-

mago. per ingannare tranquillamente il prossimo forse era il primo a creder di capire le sue imponenti fraseologie. Perci non lo direi neppur
versit
sia grande, io sto

per

il

Non aveva

abbastanza

lo spirito libero
:

sofista, come tanti l'hanno chiamato. I sofisti dimostravano le verit pi opposte ma sapendo che tutte e due eran vere o piuttosto che nessuna delle due era vera, e facevano questo coscientemente, per giuoco, per fini pratici e

sociali.

Hegel invece non vuol sapere

di

verit

opposte, dimostra che tutte sono identiche e

HEGEL

93

che

si

conciliano a ogni momento, e parla e


sul
serio, colla

scrive

fede di portare agli


vera,

uomini

la parola

supremamente

unica

e definitiva.

Perci non gli resta neppur la consolazione


d'aver gabbato gli uomini, e per quanto co-

noscesse Machiavelli non ha compresa quella

sua frase famosa che afferma che per quanti

inganni
in
tutti

si

facciano

si

trova sempre

qualstato,

cuno pronto ad
i

essere

ingannato.

un ciarlatano coscienzioso, un Dulcamara che ha creduto alla virt dei suoi specifici, un truffatore onesto. Ma stato, di pi, un grande artista. Il suo sistecasi,

ma
cio.

bello di audacia, di grandiosit, di slan-

Non
s'

una casetta paurosa nascosta sotto


torre

le

mura,

ma una

gagliarda
i

d' aspetto,

che
pi

alza avidamente verso


il

cieli,

verso

alti cieli, forse oltre

cielo.

bellezza, di

Torre superba e mirabile di una assurda una estatica dell' impossibile. E fatta con nulla, soltanto di parole e di parole, e sembra che sfidi le tempeste e aspetti r eternit. Hegel, il gran mago di Svevia, ha compiuto il miracolo che nessun Merlino aveva

94

HEGEL

tentato,

ha

fatta reale la

grande aspirazione

romantica. Novalis sognava una poesia che

non dicesse nulla Hegel, senz' altro, ha fatto una filosofa che non contiene nulla e non dice nulla.
:

tutta

III.

SCHOPENHAUER

Fichte, Schelling
tre condottieri

ed Hegel erano
della

stati

superbi

giovinezza ro-

mantica e speculativa della Germania

condeliri

dottieri audaci, giovani, avventurosi, poetici,

pieni di fede, di forza e di entusiasmo. I loro

sistemi

erano

stati

un succedersi

di

dialettici, di

baccanali metafisici, di feste dio-

nisiache dello spirito.


i

Eran

riusciti a

condurre

corpulenti tedeschi sulle alture pi impervie

del pensiero, avevan

messo delle

ali ai loro

corpi pieni di birra, avevano schiuso ai loro


grigi occhi le fantastiche terre

promesse della

conoscenza
in

assoluta.

Erano

stati dei giovini

mezzo

ai giovini.

Ma

verso la met del secolo lo spettacolo

muta: Hegel
e la scuola si

portato via dal colera (183 1)


divide,
si

spezza, limitandosi
dal-

da una parte a delle pure ripetizioni e

98

SCHOPENHAUER

l'altra

giungendo

al

zione ideologica (Stirner)

parossismo della distruSchelling torna a


;

promettendo una nuova e definitiva filosofia e invece tenta una inabile fusione di panteismo e di cristianesimo (1841); finalmente le rivoluzioni del 1848-49, in cui ebbe gran parte la sinistra hegeliana, abortirono. Dopo questi rovesci la Germania mette giudizio e pensa ai casi suoi, la baldanza della
Berlino
giovinezza fa posto
allo

scetticismo dell'et
fin

matura^ essa

si

accorge che in
sorbito

dei

conti

uno schop
sul

di

birra

tranquillamente

sotto la protezione delle autorit e

malignando prossimo preferibile alle bevande troppo


della

inebrianti

speculazione romantica.

La

prudenza rientra in onore, la storia succede alla creazione, il pessimismo subentra all'ottimismo. La Germania disillusa, scettica, melanconica, brontolona, stanca, invecchiata ha
bisogno
di

una

filosofia senile, triste, rasse-

gnata, prudente.

Questa filosofia l'aveva preparata fin dal 18 19 un uomo che aspett la gloria trent' anni, e quest'uomo, che non fu mai giovine, che fu triste prima della sua patria, si chiamava Arturo Schopenhauer.

SCHOPENHAUER

99

I.

Certamente,

il

22 febbraio 1788, la signora

Giovanna Enrichetta Schopenhauer (nata Trosiener) dette alla luce, nella sua casa al n. 17

della

Heilgen-Gcist Strasse di Danzica, un

fanciullo.
rise

Ma

codesto fanciullo che pianse e

fanciulli ed ebbe le sue ini genue meraviglie dinanzi al mondo e giuoco e grid e folleggi nei campi materni sulle rive del triste mar del Nord, non fu mai giovine. Dalla puerizia pass alla vecchiezza
tutti

come

senza conoscere
lit.

caldi furori della giovinezza,


viri-

senza conoscere la serena sicurezza della

Fin da piccino egli fu sottoposto dagli uomini e dalle vicende a un corso accelerato di vecchiezza, a una cultura intensiva di senilit.
Egli fu vecchio di
giovine di corpo.
spirito

innanzi

d'essere

Tutto contribu a dargli in pochi anni quella conoscenza immediata delle cose, quella esperienza delle falsit e malvagit
e

ing-anni e

noie della vita che gli uomini

ordinari

non

acquistano che verso


t'anni.

le

soglie dei cinquan-

Egli fu esperto degli umani vizi e del

100

SCHOPENHAUER
di
quell' Ulisse al quale
l'

valore prima assai


egli rassomigli

un poco per

amore del
della pa-

vagabondaggio
rola.

e per la scaltrezza

dre,

Cominciate dalla famiglia pensate al pamercante di antica famiglia olandese,


:

nevrastenico, irascibile,
ostinato,
il

volontario,

superbo,

qualo lo forz a far del commer-

cio e lo lasci tragicamente, con

un

suicidio,

in

mano

della madre, bas bleu romanzatrice

e dissipatrice, ottimista e

amante dei propri


affari,

comodi, poco premurosa degli


e,

del figlio
del ma-

dicono, della fedelt alla

memoria

rito.

Pensate a questo ragazzo che prima vien


in.

tenuto in campagna,
portato a viaggiare, a

solitudine, poi vien


:

vedere il mondo Francia dove contempla le traccie della


ribile rivoluzione, in Inghilterra

in

ter-

ove l'opprime

la bigotteria ecclesiastica della boarding-house

ove fu per qualche tempo rinchiuso in Germania, in Svizzera a vedere le vecchie cattedrali e le Alpi poi finalmente ricondotto ad Amburgo, costretto, contro sua voglia, a entrare in una casa di commercio, e sottoposto subito dopo a un bagno straordinario di coltura di tutte le logie germaniche, non esclusa
;

SCHOPENHAUER

la

101

danza e

la chitarra, in

mezzo

alle contrariet
a.ffari,

della

madre

e alle avversit degli

non
ad

vi meravigliate se questo ragazzo si trov

avere intorno ai vent' anni le idee e le tendenze del vecchio. Immaginate questa infanzia
citt
solitaria,

in

padre fantastico che ha troppa volont e lega, perfino dopo la tragica morte,
la volont

questo

una campagna lungi dalla

del

figlio

questa madre tutta

romanzi e delle sue ciarle con queGoethe e che non vuole il figlio con s
lieta dei suoi

sto contatto precoce colle meraviglie della natura, colle barbarie della civilt, colle astuzie

e le avidit del

commercio, colle pedanterie

e le ipocrisie ecclesiastiche,

questa

educa-

zione realistica, diretta, lungi dagli idealismi


delle scuole

questa cultura

affrettata, af-

fannosa, universale, enciclopedica, affastellata,

questa

solitudine

amara

di

una giovinezza
vedrete sgorvolont

contrariata

attristata e voi

gare naturalmente, da questa eccezionale fanciullezza, la filosofia del

Mondo come

rappresentazione. Aggiungete a tutto que-

sto che il suo primo maestro di filosofia fu uno scettico famoso, lo Schulze, cio un pes-

simista della

conoscenza

suoi libri ore-

102

SCHOPENHAUER
*

furono presto quei moralisti disillusi che sono La Rochefoncauld e Chamfort, cio i pessimisti della morale ch'egli ebbe per
feriti

dio ilosofico Kant,


fsica e

il

pessimista della meta-

che visse in persona fra l'immoralit

italiana, l'eccentricit inglese e l'ironia fran-

cese e la sua figura spirituale sar completa.

Avremo

dinanzi la sua figura leggendaria di


"^o

vecchio gentiluomo anglofilo, un

ancien

re-

gime, con un aria di

medico materialista un

po' maligno e libertino, disilluso e misantropo che per non si dimentica d'essere stato fanciullo ed certe volte ingenuo e amante delle leggende come un bimbo canuto. Ma certo i suoi caratteri fondamentali son quelli del vecchio dal suo amore della tranquillit, della calma che lo fa esser solitario e conservatore fino alla reazione alla sua paura dei ladri, delle malattie e della morte che gli fa prendere mille precauzioni meticolose e
:

ridicole

dal suo
pieno

scetticismo cinico, ironico,


di

sarcastico,
al

Immour

e di

malignit

suo misantropismo ipocondriaco ed ai suoi

di cattivo umore che lo rendevano permaloso e imbronciato anche coi migliori amici dalla sua irascibilit che lo facevano

accessi

SCHOPENHAUER

103

intollerante delle obiezioni alla sua tendenza

brontolona e lamentatrice
si

dalle

sue dispo-

sizioni piuttosto contemplative che attive che

tradussero nel suo poco entusiasmo per le

guerre nazionali, per la vita famigliare, per l'apostolato alla sua avarizia e alla sua diffi-

denza che
dal suo

lo fecero

guastare colla famiglia


la classicit,

amore per
alla

per

1'

erudi-

zione per tutto quello


e

insomma
e

ch' passato

memoria,

sua praticit antidealistica

che vuol

fatti

reali

non formule vaghe,


in s tutti
i

Schopenhauer riunisce
della senilit

caratteri

intelligente.
1'

La sua

filosofia

espressione diretta e
scettico e pratico.

fe-

dele di questo suo temperamento di vecchio


tranquillo e prudente,
tranquillit
si

La

tradusse

nel

principio della

rinunzia, g'iacch

coloro che non


il

hanno po-

tenza di fare

lodano

non fare

la

pru-

denza

si

tradusse

nella

ostilit alle

grandi

metafisiche

razionaliste e nel principio della

rassegnazione
e degli

il

suo scetticismo di burbero

diffidente e ironico nel

uomini

la sua inclinazione
il

pessimismo delle cose


contem-

plativa nella riabilitazione della vita ascetica


il

suo amore per

passato nella sua abbon-

104

SCHOPENHAUER

danza d' imprestiti, di furti e di citazioni che rendono il suo libro maggiore piuttosto un mosaico di dottrine che una creazione di getto
Cos
tutti
si
i

lineamenti
filosofia di

della

sua

fisonomia
del

morale
sistema.

ritrovano

nello

specchio

suo

Schopenhauer non n un platonismo pessimismo dunque n un rinnovato, n un volontarismo essa la filo:

La

sofia della vecchiaia sfiduciata,

pigra e bron-

capolavoro del senilismo. Cosi quando i tedeschi venuti dopo il '48 furono stanchi delle fughe hegeliane e delle
tolona,
il

scappate rivoluzionarie, essi

s'

immersero nel
e co-

Mondo
desto

co7Jie,

Volo7it e Rappresentazione

magico non solo gener i paralipomeni degli Hartmann, dei Bahnsen e dei Mainlnder ma nutr anche i due tormentati eroi dell' ultima cultura germanica
libro
:

Wagner

e Nietzsche. Il libro della vecchiaia

fedele a s stesso, condusse al suo

rinnega-

nuova giovinezza col romanticismo musicale e col romanticismo filosofico. Il vecchio cauto e prudente ebbe per nipoti due liberatori e due rivoluzionari. Esaminiamo pi da vicino ci che produsse
alla
il

mento condusse

miracolo.

SCHOPENHAUER

105

II.

Tutti sanno che la filosofa di Schopenhauer

invece di essere un home personale e isolato

rassomiglia piuttosto a una galleria di antil

che conoscenze. Ci si ritrovano pi qua e pi tutti i filosofi che hanno fatto sentire pi alta la loro voce nei tempi. Il suo panteismo ci ricorda gli Eleati, Scoto
Eriugena, Bruno, Spinoza, Goethe, Schelling,
il

suo immanentismo l'odiato Hegel


1'

sua teoria delle idee il divino sue variazioni suU' amore e l'odio

la Platone
le

antico

Empedocle il suo fisiologismo Cabanis e Lamarck le sue idee sulla simpatia Adamo Smith il suo fatalismo della volont Hobbes

la

sua analisi della materia Priestley

il

suo idealismo le Upanishads,

Hume

Berkeley Chamfort

il
il

suo pessimismo Helvetius e suo istinto di rinunzia la prele

dicazione di

Gautama Buddho e di Ges. ognuno sa come egli debba a Kant


teoria della conoscenza
;

conclusioni dell'estetica trascendentale,


in fondo la sua

cio
la

sua critica della psicologia razionale e della

106

SCHOPENHAUER
la

teologia speculativa

teoria

del primato
di pessi-

della volont e anche alcuni

germi

mismo.
Perfino
1'

idea

della

volont fondamento
sua
dalle

del mondo,

quella eh' egli chiamava la


la

grande scoperta,
si

Tebe

cento porte
affermata

ritrova pi o

meno chiaramente

in

Clemente d'Alessandria,

in Sant'Agostino,

in

Bhme,

in Berkeley, in Fichte, in Schel-

ling e perfino in

Mane de
filosofia

Stel

tuttavia
la

la

schopenhaueriana,
originali e vive e
la

malgrado
filosofie,

sua aria di collezione di vecchie

una delle pi
abbia

feconde

che

prodotte

Germania

Nella personalit bizzarra e amara del mercante olandese di Danzica si son dati con-

vegno
gli

gli spiriti

degli

ironisti

francesi, de-

idealisti

greci,

degli

asceti

indiani, dei

dialettici

tedeschi,

e nonostante n' uscito

fuori qualcosa di nuovo, di caratteristico, di

non-simile, di non-comune.

Rappresentazione si ritrovano quegli indirizzi che proprio in questi giorni hanno il sopravvento
nel
e

Mondo come Volont

nella filosofia

1'

antintellettualismo,

il

volon-

tarismo e

la fascinazione del

pensiero orien-

schopenhaue;r

107

tale.
il

Egli stato dei primi a reagire contro formalismo razionalista degli hegeliani, e
ristabilire
i

diritti

della

vivente

realt

contro le grandi parole


vole

del regno delle nu-

stato quello che


al

tivamente
tro

pensiero moderno

ha imposto definiil primato di

quello eh' sentimento, istinto, volont con-

ed che pi eloquentemente ha mostrato la saggezza e la grandezza dell'ascel'

idea pura e la ragione ragionante

stato colui

religioni

tismo rinunziante e purificante delle grandi asiatiche. E da lui Wagner s' ispirato per i suoi drammi di passione fatale e di redenzione, e da lui Nietzsche ha r idea di volont di vivere, esaltandola

tolto

invece di negarla.

Attorno a lui si ricollegano dunque le fila maggiori della mentalit contemporanea e da lui partono le idee trionfatrici egli che molto ha preso, molto ha donato.
: :

Ma

questa sua fecondit e l'importanza sto-

rica della sua dottrina


la sua filosofia,

non bastano a salvare


ci si accosti

quando

a conside-

rarla di per s,

come concezione

definitiva del

mondo

e della vita. Si vede

allora eh' egli


falciatore, e

stato pi

un seminatore che un

108

SCHOPENHAUER
le sue idee sono state feconde soprattutto quanto sono state negate. Egli stato, per

che
in

dirla

in breve,

maestro,

ma

un buon discepolo e un buon un mediocre filosofo.


accinge a parlare
in disparte,

Quando
filosofia si

ci si

della sua

pu lasciare

con tran-

quilla coscienza, tutto ci che in lui si rife-

N il suo idealismo di origine kantiana n il suo ideismo di origine platonica n il suo realismo e porisce alla erkeTtntniss-theorie.

sitivismo di origine inglese hanno dei tratti

abbastanza originali per dargli un posto che onorevole nell'esercito degli gnoseolog
europei.
di

La sua tendenza negatrice


al

in fatto

conoscenza rispetto

primato

dell' intel-

letto

ha

la

sua forma positiva e affermativa

nella teoria del primato della volont e perci


il

suo antirazionalismo non che una facle dottrine

ciata del suo volontarismo.

veramente maitresses della quelle che hanno reso pi popolare il suo nome e quelle eh' egli ha fatto pi popolari la sua veduta metafisica sulla
Perci
sua
filosofia restano
:

volont regina
dute
le quali
si

dell'

universo e la sua veduta

etica sul m.ale re delle cose

umane. Due

ve-

riducono a una soia quando

SCHOPENHAUER
a volont, insoddisfatta di s stessa,
e
si

109

nega,

negandosi uccide

insieme

il

male e s

stessa.

Volontarismo e pessimismo son dunque veramente non solo le dottrine pi note ma anche
le

pi importanti del solitario gentlemaJt


singolare possa

nato a Danzica e dojniciliato a Francoforte. In non credo, per quanto


apparire la mia non-fede, che lo Schopenhauer

abbia scelto spontaneamente la Volont

come

stoffa del mondo. Giacch egli, uomo poco volontario e poco sentimentale, e figlio d'altra parte di un padre il quale lo aveva tormentato e oppresso colla sua troppa volont non aveva nessuna ragione psicologica pro-

fonda per scegliere precisamente il Wille come centro del suo sistema. La ragione della
scelta fu, io credo, nella
losia.

sua orgogliosa ge-

Egli

si

era accorto che ormai fallite le

vecchie metafisiche naturaliste a base di prin-

non meno vecchie metafisiche non era possibile metter su una metafisica intelligente che non fosse psichica e interiore, che non traesse cio la spiegazione del mondo esterno dall'uomo interno, che non ricercasse
cipi fisici e le

scolastiche a base di concetti e di parole

110

SCHOPENHAUER

la

chiave delle cose nello spirito. Ma l'anima dell'uomo non presenta una variet cos grande
il

come

concettuale.

mondo fisico o come il vocabolario Non ci sono, in fondo, che due


:

aspetti fondamentali della vita psichica

da
dalil

una parte quella che conosce e ragiona,


l'

altra

parte

quello che
e
il

sente
1'

e che

fa,

rappresentativo
la

motivo,
nella

Intelletto

Volont, intendendo

volont anche
il

ci che la precede e l'accompagna, cio

sen-

timento e

l'istinto.

Ora moltissimi

metafisici

innanzi Schopenhauer avevan preso

come pi
cio

adattabile alle costruzioni speculative appunto


il

primo degli elementi dello

spirito,

l'intelligenza e l'ultimo di loro, Giorgio Hegel,

fortunato contemporaneo di Schopenauer, aveva fatto buon affari spacciando un immanentismo miracoloso in cui l'Idea, cio il razionale per eccellenza, era fatta identica alla Realt. Ora lo Schopenhauer il quale per orgoglio voleva fare una metafisica originale, per gelosia non voleva fare del razionalismo, e pur tuttavia doveva fare una metafisica che avesse le sue radici nell' interno, non aveva a sua disposizione che l'altro elemento della
il

vita spirituale, l'elemento sentimentale e fat-

SCHOPENHAUER
tivo.

HI
d'altro,

Schopenhauer, in

mancanza

pos ne fece il Wzlle signore delle cose e degli uomini. Cos fu che Arturo Schopenhauer adott e propag il volontarismo e non ci sarebbe niente di male se la volont servisse a comprendere qualche cosa. Ma non solo essa non
lo prese, lo fece suo, lo gir, lo rigir, lo

sull'altare e

serve a far capire le altre cose

ma non

ca-

pace neppure di esser capita essa stessa. Le ragioni son due eh' essa inconcepibile e indeterminata e eh' essa si trova in un misterioso e inconciliabile imbroglio coll'intel:

ligenza.
Infatti lo

Schopenhauer

ci

presenta la vos

lont

come

quella famosa cosa in

che

il

Kant aveva rinunciato a cercare,


stesso tempo, perseguitato dal
e dal suo positivismo, protesta

ma

nello

suo kantismo
eh' egli

non ma-

vuol uscire dai fenomeni e che della volont


noi non conosciamo che
gli
effetti e le

nifestazioni. Comincia, dunque, l'oscurit, poi-

ch se la volont non che un insieme di manifestazioni essa un fenomeno e non


la cosa in se,

ma

rio la cosa in s

se invece dev'esser sul sebisogna scavalcare il mondo

112

SCHOPENHAUER

fenomenico e disobbedire nello stesso tempo Kant e il suo discepolo Schopenhauer. Giacch non basta quell'identit tra soggetto e oggetto che lo Schopenhauer afFerm.a esistere
nel nostro spirito e che
lui,

servirebbe, secondo

a sorpassare .il kantismo senza negarlo, perch noi non conosciamo dentro di noi direttamente soltanto la volont ma anche l'intelletto il quale avrebbe allora lo stesso diritto ad aver l'impiego di noumeno. Inoltre quando noi conosciamo, stabiliamo un rapporto, cio non otteniamo l' identit, perch la volont viene espressa, cio conosciuta,
sotto

forma di sensazioni e di concetti e non forma di atti di volont. Perci la volont, s' noumeno, lo stesso che sia mistero pieno e completo s' fenomeno non ha diritto a esser ritenuta e creduta spiegasotto

zione e causa di tutti gli altri fenomeni.

Ma
di
lei

quando pure

il

suo passaporto non fosse

perfettamente in regola potremmo usare verso

una qualche indulgenza se veramente Sesamo, apriti del mondo. Invece essa non apre n chiude nulla essa , come
fosse
il
:

tutti gli universali delle

metafisiche m.oniste
significato.

e panteiste,

una parola priva di

SCHOPENHAUER

113

Poich

la

parola volont quando significa

qualcosa e

viene usata nel linguaggio

co-

mune

e nel
e'

linguaggio

psicologico, designa

quel che

di personale, di attivo, di mobile

cambiare agire opporsi agli uomini e alle cose agire combattere e cercare. Ma se
tutte le cose

nello spirito

umano. Volere

agire e agire

vengono da un colpo

di bacchetta

schopenhauerianei

tramutate tutte

quante in
i

manifestazioni della volont, se tutti

feno-

tutti movimenti vengono ad essere forme della volont, se la volont, in una parola, il tutto, dove mai se ne vanno i ca-

meni,

ratteri di personalit, di diversit, di opposi-

zione che costituiscono


volere
?

il

senso della

parola

La

personalit implica la pluralit e


il

la volont

tutto,

1'

unico

la

diversit

presuppone il cambiamento ma la volont essendo la realt universale non ammette il cambiamento giacch ammetterebbe qualcosa che non lei l'opposizione, la battaglia ri-

chiede qualcosa di diverso a cui opporsi, qualcosa di nemico da combattere e invece la volont,

essendo
il

il

tutto,

non

si

pu concepire
es-

qualcosa alla quale essa possa opporsi ed

sendo

fondo unico delle cose tutte

le

cose

114

SCHOPENHAUER

sono sorelle e non esistono nemici. Cio tutte le nozioni che formano il significato specifico della parola volont nel linguaggio degli uomini scompaiono appena
universale,
la

volont vien fatta

appena viene elevata all'impero


re
il

Le accade sopprimere tutti i suoi rivali, dovesse suicidarsi. Schopenhauer ha fatto quello che gli ebrei fecero verso il
supremo
e solitario dell' universo.

come a un

quale, per

loro

Dio

la

glorificazione stata

ottenuta

mediante l'assassinio. Per dare un senso alla volont non c' che un mezzo specificarla. Dire, cio, cos' che il mondo vuole, cos' che 1' uomo vuole. Se volere in s non ha senso, volere qualche cosa pu aver senso. Infatti Schopenhauer non parla sempre del
:

Wtlle, tout court,

ma

spesse volte afferma

il

Wille

ZZI

Leben, la volont di vivere.

Ma

que-

sta soltanto,

per sua disavventura, una deillusoria, contraddit-

terminazione apparente,
toria.

Giacch per volere bisogna pure che qualcosa voglia, cio che qualcosa viva ed esista. Per volere bisogna esistere, bisogna cio possedere di gi quello che si vuole, il che assurdo. Infatti il volere qualcosa in-

SCHOPENHAUER

115

dica una mancanza, un bisogno, indica cio

che noi non abbiamo ci che vorremmo avere e qui siamo nel caso opposto. Il mondo schopenhaueriano rassomiglia un poco a un uomo il quale desiderasse di muoversi nel momento medesimo in cui cammina. L'unica
volont
si

concepibile quella di ci che non


il

ha e siccome
volere

mondo

esiste esso

non po-

che la non-esistenza, cio il proprio annientamento, la propria fine. Ma a quest'idea di suicidio cosmico lo Schopenhauer non giunto, n voleva giungere. Lo Schopenhauer intendeva forse, colla sua
trebbe
volont
di

vivere, la volont di

continuare

pu avere un senso a vivere, ma nel mondo fenomenale ove noi possiamo


questo, se

proiettare nel

tempo

le

nostre previsioni e le

nostre speranze, non ha un senso nel

mondo

noum.enale in cui abita la volont

schopen-

haueriana, libera dai lacci dello spazio e del

tempo. Presa dunque da sola


crescere
figli
il

la

volont va ad ac-

drappelletto

degli inintelligibili,

della fantasia e della fraseologia dei me-

Finch essa fa dei monologhi non si pu intendere ci che dice. Essa pu riuscire
tafisici.

116

SCHOPENHAUER
soltanto

comprensibile

sta o unita a qualche altra

quando viene oppocosa, quando in-

vece che dei monologhi fa dei duetti. E Schopenhauer, il nemico giurato di ogni razionalismo, dov acconciarsi come tutti i filosofi a chiamare nella compagnia del suo sistemaquell'altro elemento dello spirito ch'egli avrebbe
voluto, in certi

momenti, licenziare e degraIl

dare

r intelligenza.

mondo

della conoe

scenza, sotto la forma di rappresentazioni


d'idee, venuto ad aggiungersi al

mondo

della
le

volont.

Il

volere

si
i

obiettiva

e produce
le

Idee che informano


tazioni.

fenomeni,

rappresen-

Tra

paciere e

i due mondi Platone come intermediario.

messo come

Ma

se questa

soluzione trinitaria del pros'

blema metafisico

imponeva

allo

Schopenil

hauer, troppo imbarazzato a spiegare

mondo

colla sola volont, essa fu anche la causa per


cui la

leggenda metafisica, chiamata


e

il

Mondo

come volont
di

rappresentazione divenuta pi

intricata dell' Orla^ido Furioso e pi bizzarra

una

fiaba del Gozzi.

Diamo

subito

un'occhiata alla genealogia.


ci

L' intelligenza,

dice lo Schopenhauer col

suo caro Cabanis, una funzione del cervello,

SCHOPENHAUER
il

117

cervello una parte del corpo, il corpo un' obiettivazione della volont. Ma noi conosciamo la volont per mezzo dell'intelligenza noi illuminiamo e guidiamo la volont per mezzo dell' intelligenza e finalmente noi distruggiamo e

volont

per

mezzo
creata
col

dell'intelligenza.

r intelligenza
alla volont e

soppiantiamo la Cio dalla volont per suo


e sovrastare

servigio, finisce
l'

comandare

intelligenza,

mistero eroicomico completo la serva diventa padrona, e la figlia uccide la madre, uccidendo s stessa e succedendole Se Ponson du Terrail avesse fatta della metafisica sarebbe stata certamente di questo genere.
col sostituirla. Il
:

della volont, finisce col negare la volont, cio col negare s stessa e nello stesso tempo massimo

come

manifestazione

tutte le cose

dramma

ragioni dell'imbroglio stanno facile in quel dissidio continuo tra la volont e l'intelligenza, tra il

Le

accorgersene

sentimento

e r Idea, tra ci eh' personale e si muove e SI cambia da un lato e ci ch- universale eh' e immobile e immutabile dall'altro.
Egli'

afferma un

momento

la

volont,

ci

che fa

118

SCHOPENHAUER
e

agire

cambia

e
i

afferma, contro le astradiritti dell'esperienza, cio

zioni unificatrici,
dell' intuizione,

ma

un momento

dopo

sacri-

fica l'individuo alla specie,


trici le

invoca a media-

Idee platoniche e vien attratto come


tutti
i

pressoch

filosofi

dal gorgo del pantei-

smo

e dell'immanentismo monistico.

Anche

in
il

lui si

ritrova quel contrasto fra l'Unico e


d'

Diverso, eh' la parola


e della conoscenza del

ordine del

mondo
Scho-

mondo.

Ma

lo

penhauer jnvece di accettare e


di additare questo contrasto

di scoprire e

volle, senza sa-

perlo, conciliarlo e
di

il

suo tentativo generoso


l'esigenze

modus vivendi

tra

del vecchio

idealismo
fin,

e quelle

del

nuovo volontarismo
con vm'intrigo
biz-

come abbiamo

visto,

zarro e incredibile, con una catastrofe in cui e


la

volont inconcepibile e

l'

intelligenza so-

verchiatrice finiscono col morire.


del
un

La

filosofia

Mondo come

volont e

raj)presentazione
finisce

matrimonio mal combinato che


lo

con un'ecatombe. Non v'ha dubbio che

Schopenhauer, dinanzi ai suoi fantocci, provasse maggiore tenerezza per la volont e ad essa infatti cerca
di fare la parte pi alta e migliore.

Ma

l'in-

SCHOPENHAUER

119

tervento dell' intelligenza viene sempre a guastare la privilegiata e a mettere in dubbio

sovrana assoluta. Perch il filosofo non pu negare che l'intelligenza non abbia effetto sulla volont. Egli sa bene che
i

suoi

ttoli

di

in certi casi la ragione riesce a guidare e a

raffrenare la volont e nel sistema stesso dello

Schopenhauer
liberarsi

l'intelligenza

ha

l'ufficio di ser-

vire la volont per conoscere s stesso e per

Ma quando una cosa ad un'altra che questa costretta a crearsela perch altrimenti non potrebbe compiere certe sue faccende, ed costretta a invocarla guida e liberatrice, non si pu parlare, mi sembra, d'inferiorit e di subordinazione. Una cosa necessaria, per il solo fatto della sua necessit, non pu essere
da s
stessa.

cos utile e necessaria

a nessun'altra inferiore.

l'intelligenza

era necessaria e allora la volont ha fatto

stupidaggine
assoluta, di

mettendola
si

al

mondo

non una
era

necessaria e allora non

pu parlare,

in via

primato della volont. Per conchiudere quando sola la volont impensabile e quando in compagnia e non pi dominatrice despotica va a finire in mezzo alle pi strane avventure. In ambe:

120

SCHOPENHAUER

due i casi il volontarismo di Schopenhauer non una rivelazione del mondo, ma un'oscuramento o un arruffamento del mondo. Per questo, forse, vista la mala riuscita della volont, egli pens di negarla. Ed eccomi arrivato cos, attraverso la mia cattiva opinione sulla volont di Schopenhauer alla cattiva opinione di Schopenhauer sull' universo.
III.

La
vita
:

vita volont

lo sforzo dolore

la volont sforzo dunque dolore la


il

Alles Leben ist Leiden.

Lo

sforzo pro-

dotto dal bisogno e produce la soddisfazione

ma

la soddisfazione
si

breve e

bisogni

ri-

nascono, e cos
della

perpetua
la

all'infinito la ca-

tena dei mali. Cos deduce Schopenhauer dalla


filosofia

volont,

sua

filosofia

del

dolore.

Schopenhauer dunque un pessimista tutti sanno ed anzi l' unica cosa che tutti sanno di lui. Ma io non posso n voglio fare una critica del pessimismo, perch nessuno che pensi pu fare sul serio la critica di una atti:

lo

tudine sentim.entale.

SCHOPENHAUER

'

J2l

Io lascio dunque che gli ottimisti tipo Lubbock o MetchinofiF oppongano agli sconsolati
filosofemi

schopenhaueriani

le

loro

canzoni

in laude delle gioie ottimisti sono

della vita. Pessimisti e

egualmente necessari ed egual-

mente giustificabili. C della gente che dice no alla vita e della gente che dice di s, afferma Nietzsche e' della gente eh' nata la prima volta e della gente eh' nata la seconda volta, soggiunge il James ed natudi

rale, desiderabile
i

che tanto gli affermativi che

negativi,

nati

una volta e

nati

due volte

abbiano

le loro rispettive filosofie.

La scena

tanto pi gaia in quanto che accade una sin-

golare inversione di parti

pessimisti

come

Schopenhauer, provano un vero gusto e un vero il quadro della loro miserabile vita, e gli ottimisti provano un serio dolore e una sincera, preoccupazione dinanzi a quei mali di cui debbono riconoscere la realt e che non riescono a mandar via. Sicch i pessimisti negano praticamente
piacere a mostrare agli umani

pessimismo colla gioia di calunniare e gli ottimisti negano pratica mente il loro ottimismo col dolore di non riuscire a perfezionare il mondo. Piccoli comil

loro

il

mondo

122

SCHOPENHAUER
i

pensi coi quali

fatti

ristabiliscono l'equili-

brio delle parole.

Ma

poich ho qui innanzi


il

me un

pes-

simista, e

pi grande dei pessimisti, non

posso nascondere che si potrebbe dir male del mondo pi prudentemente e pi audacemente nello stesso tempo. Non ci sarebbe bisogno, per esempio, di identificare troppo
afil

frettatamente

il

dolore colla vita, perch se

dolore, come insegnano certi psicologi, fosse sempre sinonimo di diminuzione di vita a
quest'ora, se
il

dolore fosse tutta la vita o la


vita, la vita

massima parte della

sarebbe gi

estinta o in via d'estinzione.

E neppure troppo
illusorie,
i

prudente di parlare di gioie

perch
gli altri

r illusione pur essa una realt, e


piaceri illusori son piaceri reali
e forse, anzi, gii unici reali.

cos detti

come

D'aJtra parte il pessimismo dello Schopenhauer un po' troppo prudente. Non ha il coraggio di essere completo, intero, definitivo,
irrimediabile. I.o

Schopenhauer cerca
arrivato

di im-

paurire gli uomini con tutto lo spettacolo del

dolore del
dolce,

mondo ma
carezzevole,

a un certo
farsi

punto esso comincia a sorridere, a


pi

pi

pi

promettente.

SCHOPENHAUER
trova che vi sono tre rimedi, uno sopra
tro,
l'arte,

123

i'al:

per lenire e per sopprimere il dolore la piet e finalmente e specialmente la

pura contemplazione. L' arte, specialmente la musica, pu dare alcune consolazioni passeggere elevandoci al di fuori del nostro personalismo fino alla contemplazione delle idee l'ascetismo, colla sua pratica della piet per gli altri e della rinunzia per s, ci avvicina allo stato di santit in cui la negazione del voler vivere quasi completa e finalmente la pura conoscenza, la rivelazione della va-

nit e dell'inutilit del

mondo,
ci

qual' conte-

nuta nelle Upanishads o nel


lont e Rappresentazione,
definitiva, la serenit

Mondo come
d
la

Vo-

salvezza
il

suprema del saggio


un nulla dinanzi

quale contempla
taccato

le,

cose a cui non pi

ata,l-

come

se fossero

l'annientamento della cieca volont. Lasciando da parte la m,edicina estetica,


la

quale deriva da una teoria molto dubbia

sull'Arte
d' arte

come quella che intende le opere come rivelazioni dell' idea o del ge-

nerale invece che espressioni dell'intuizione o del particolare, non inutile vedere qual
sia
il

valore dei due modi di redenzione che

124

SCHOPENHAUER
il

rendono incompleto e non radicai^

pessi-

mismo schopenhaueriano. Quando lo Schopenhauer


libro del

parla, nel quarto


si

Mondo, della rinunzia,


all'

richiama
cristiana

volentieri

ideale della
la

santit

ed egli afferma che fettamente d'accordo

sua filosofia per-

coi

nesimo

essa

dogmi

del cristia-

era gi dentro ad esso, vi era

contenuta in sostanza (IV, 70). Ma per quanto la sua governante narri d'aver visto tra i suoi libri una Vita dei santi certo che
egli

non ebbe

un' idea

ben chiara

di ci che

fosse verameut la rinunzia cristiana.

L'ascetismo cristiano ha due caratteri essenziali


:

crede a una vita futura e superiore, e


di

ricerca

proposito

il

dolore.
si

L'ascetismo
dica ispirato

schopenhaueriano, per quanto


S. Francesco e

da quello cristiano e si avanzi circondato da da Tommaso di Kempis, da Meister Eckehart e da M.me Guyon, tutto
diverso

tanto diverso che gli opposto.

Schopenhauer non s' ricordato o ha creduto bene di non ricordarsi che l'ascetismo non per gli uom.ini d'intensa fede che un mezzo. Essi rinunziano cio ai beni di questo mondo, non perch li ritengano privi in s di ogni

SCHOPENHAUER
valore,

125

ma

perch l'abbandonarli una delle

condizioni richieste per ottenerne altri di valore pi alto e pi duraturo

anzi supremo ed

eterno. I santi sono cio dei mercanti di felicit che cedono volentieri i beni transitori e meschini di questa terra per acquistare in cambio
quelli eterni e divini del cielo.

La

loro rinunzia

dunque un acquisto, ed

essi son costretti a


i

stimare, contrariamente a Schopenhauer,

pia-

ceri terreni giacch se fossero convinti che questi non valgono assolutamente nulla non avreb. bero nessun merito presso Dio abbandonandoli. Lo stesso accade per i dolori. E bens vero che il santo sopporta con lieto animo i mali e che i mali sono per lui, che riguarda le

cose dal
dei beni,

punto di vista della salute eterna, ma non per questo non li sente

come
il

dolori e

non

li

ricerca

c%me

dolori.

Se

dolore non fosse pi dolore


le

cosa varrebmartirii, le

bero come penitenze e mortificazioni e sacrifizi

macerazioni, le malattie,
?

miserie dei servi d'Iddio


Il
il

santo ricerca

il

dolore in quanto dolore


,

suo ascetismo non

come

quello di Scho-

penhauer, una fuga dal dolore verso il dolore.

ma una

corsa

126

SCHOPENHAUER
santo superiore agli uomini comuni per-

Il

ch non s lamenta, non si ribella, non in quanto non soffre. Se non patisse veramente

non avrebbe meriti sufficienti dinanzi a quel Dio che ha riscattato l'uomo col fiele, colla tortura, colle piaghe e col sangue. Mentre Schopenhauer vuol fuggire il dolore per mezzo
della piet, per
meritorio
il

santo l'esercizio della piet

La

perfetta letizia , di cui

perch spesso doloroso. parlava messer


lo

Santo Francesco a Frate Leone sulla via di


Perugia,

non

schivare

dolori,

come

vorrebbe il saggio pessimista, ma ma per r amor di Christo sostenere pene, ingiurie,


obbrobri, disagi

esser

martoriato in vita

per esser beato dopo morte.

Ma
il

s' difficile

comprendere un ascetismo

quale non sa accompagnato dalle idee del-

l' immortalit e della giustizia divina, cos pur arduo capire una rinunzia la quale lasci intatta la contemplazione pura e pi arduo

ancora concepire la possibilit di questa contemplazione pura.

Una

rinunzia che fosse

dovrebbe cominciare
noscenza, ch' la

veramente perfetta abbandonare la cofonte maggiore di superbia


coli'

SCHOPENHAUER

127

umana che

sia dato pensare, e che appunto per questo la prima che viene disprezzata e abbandonata dai mistici, pensosi della pu-

rificazione e dell'elevazione della loro anima.

Ma

Schopenhauer era troppo poco cristiano


era

e troppo poco pessimista per fare la grande

rinunzia ed

troppo orgoglioso e troppo


intellettuale

amoroso della sua potenza


l'

per
del-

sacrificare la parte migliore e

maggiore

anima sua. Per, ondeggiante tra il suo pragmatismo incosciente e le sue aspirazioni
srpassamento delia vita transitoria ed non si accorse che quella sua contemplazione pura non n immaginabile n possibile. La conoscenza ed egli stesso stato fra i primi a sentirlo e a dirlo ha origini utilitarie, vitali, pragmatistiche, impregnata, cio, di volont di vivere, anzi uno degli
di

egoistica, egli

strumenti pi adoperati della volont di


vere.

vi-

Essa non pu spogliarsi da queste preoccupazioni ed infiltrazioni e convenzioni pratiche che disfacendo s stessa. E ammesso anche che si potesse ottenere, attraverso una serie di sublimazioni speculative, questa pura contemplazione, essa dovrebbe

128

SCHOPENHAUER

pur sempre esser fatta dall'uomo e nell'uomo non e' solo il contemplativo ma anche l'attivo,

non solo il teorico ma il pratico. Se l'uomo vuol contemplare bisogna che viva e per vivere ha bisogno di altre cose che non siano la contemplazione pura e deve per rituffarsi in quel samsara delle apparenze dal quale il pietoso Schopenhauer vorrebbe liberarlo per sempre.

Per avere questa contemplazione


lore,

isolata e

disinteressata, senza entusiasmo e senza

do-

senza contatti pratici e senza

fini

per-

vorrebbe l'uomo puro, e l'uomo puro per ora non esiste e non si muove che nelle
sonali, ci

carte dei

filosofi.

il pessimismo di Schopenhauer un pessimismo per burla, un pessimismo per ridere, il quale si spaventa di-

Perci non soltanto

nanzi alla

prospettiva della perpetua e ine-

luttabile infelicit,
offre agli infelici
inefficaci o

ma anche i balsami ch'egli sono balsami per burla, o

immaginari. N il volontarismo ne il pessimismo dell'arguto vecchio di Danzica son dunque da prender sul serio. N la sua metafisica n la sua etica valgono pi di quello che valessero

SCHOPENHAUER

129

quelle di quei professori di filosofia sui quali

ha rovesciato tante eruttazioni di humour irriverente. Quanto importante per le correnti che mossero da lai, quanto piacevole
per tutte
sta acuto,
le

osservazioni particolari di anali-

di

moralista

accorto

e di genti-

luomo
del
vita.

dotto, tanto vuoto


e superficiale

mondo

come costruttore come giudice della

barone Roberto di Hornstein che ha frequentato parecchio tempo Schopenhauer narra ch'egli amava Mozart e ammirava Beethoven ma che andava addirittura pazzo per Rossini. Quando s' sentito Rossini esclamava egli
Il

alzando

gli

occhi
.

al

cielo
io

tutto

il

resto

sembra pesante!

Ora

credo che

il

capo-

lavoro di Schopenhauer,

come

quello del suo

idolo musicale, sia un'opera buffa. Egli, che

amava

tanto le allegorie, avrebbe potuto benisil

sinio ritrovare

suo sistema sotto le gaie


dalla
scaltra

st)o-

glie del Barbiere di Swiglia, Anch'egli,

come

Don
cio

Ba.rtolo, aiutato

ragione,

Don

Basilio, a,vrebbe voluto

impalmare

Rosina, la volont libera e fresca. Ma quel giocoso Mefistofele eh' Figaro riesce a sottrarla al filosofo, al

vecchio

invalido e got-

130

SCHOPENHAUER

toso, e la
al soldato,

d in braccio

al

Conte d'Almaviva,

all'uomo d'azione. In altre parole

pu teorizzare ma solo vigrande insegnamento della filosofia di Schopenhauer. Su questo tema egli ha ricamato la sua leggiadra opera buffa, legla volont

non

si

vere. Questo

il

gera, graziosa, saltellante, briosa, ricca di ro-

manze,
resta,

di

cavatine e di
il

cabalette,

ma

che

malgrado

un'opera buffa

apparato dottorale, la grande opera buffa della


suo

filosofia tedesca.

IV.

COMTE

Quando

Francesi, dopo essersi adunati nel

1789 per fare una costituzione si che invece erano in via di disfare

accorsero

e una civilt furono presi da una certa inquietudine. Dall' aula dell'

un regime
rivolu-

Assemblea

la

leone. Un re decapitato, un delfino martoriato un'aristocrazia decimata, spogliata, dispersa un clero proscritto e fuggiasco l'
;

V imperioso Bonaparte, l'incerto Luigi XVIII e di nuovo pei cento giorni, il reduce e furioso Napo-

zione era scesa in piazza a conquistar la Bastiglia e ai realista Mirabeau eran via via succeduti il regicida Danton, il terrorista Robespierre, il cinico Direttorio,

Europa

corsa, conquistata e perduta re improvvisati; un

re spodestati e

peratore e finito

avventuriero diventato imprigioniero in un' isola; vit-

torie e fughe, restaurazioni e abdicazioni, apo-

134

COMTE

teosi e invasioni,

aveva

visto e subito e

scomparse e ritorni tutto goduto la Francia nel


:

giro di pochi

anni, dal 1789 al 181


i

5.

sui

primi dell'ottocento

Francesi cominciarono
tu-

a sentirsi stanchi di questo avvicendarsi

multuoso e turbinoso di sorti. Dopo aver accolto con gioia 1' accentratole arrivista, Bonaparte, essi accolsero con rassegnazione il ritorno della dinastia secolare, Luigi XVIII. Ma la Restaurazione non poteva essere, ne
fu intera. Il concordato napoleonico e la carta

capetingia non potevano essere che delle conciliazioni fra


il

passato lontano, V Ancien Reil

givie del Prete e del Re, e


il

futuro scalpitante,

Nouveau Regione della Scienza e del Popolo. Il secolo XVIII, razionalista e/rondeur, aveva vinto Rousseau era arrivato al governo con Massimiliano Robespierre. Le antiche gerarchie e le antiche fedi erano state crudamente e
:

brutalmente colpite. L'obbedienza alla Scienza, la devozione al Popolo si erano contrapposte


all'

ossequio per

la

Re. Due civilt si e ogni forma di conciliazione era destinata a

Chiesa e al servizio del trovavano faccia a faccia

non piacere
Perci

e a

non durare.
anni
del

dai

primi

secolo

XIX

COMTE
fino al

135

1848,

una delle maggiori preoccupa-

zioni dell' lite pensante di Francia fu quella


di trovare

quale chiudesse per


naria, e

un regime stabile e definitivo il sempre 1' et rivoluzioil

impedisse

ripetersi di ogni con-

vulsione e di ogni tumulto, di ogni tirannia

demagoghi. maggiori spiriti della Francia cercarono questo regime di ricostituzione e di riorganizzazione; tutti cercarono con ansia mal nadi arrivista cesariano o di arrivisti
i

Tutti

scosta

il

centro,

il

fuoco attorno al quale opeFrancia, stanca,

rare questa nuova cristallizzazione delle forze


sociali.

E
:

tutti ofFersero alla


i

scossa, pia,gata, confusa,

loro segreti di salil

vazione
stant
stre e
il

il

lirico

Chateaubriand
;

suo

cri-

stianesimo un po' letterario


suo liberalismo
il

Benjamin Con;

all'

inglese

De

Maiil
il

De Bonald

loro cattolicismo unitario,

gerarchico, medioevale, col

Papa,
;

il

Soldato, ITnquisitore,
e colla

il

Carnefice
suoi

Re, Cousin

suo spiritualismo amoreggiante col panteismo

Chiesa
suU'

Fournier
;

Falansteri
la sua ari-

fondati

amore

Saint

Simon

stocrazia industriale alleata della scienza.


tutti questi

Fra
e

concorrenti alla

ricostruzione

alla salvezza della

Francia e dell'umanit, uno

136

COMTE

solo ebbe

una fortuna e
il

un'efficacia che sor-

passarono

teiniDO suo e
si
1'

sorpassarono

le sue

intenzioni: egli
e volle salvare
sofia.

chiamava Augusto Comte, umanit fondando una filo-

I.

fu presentato a Saint

Quando, nell'agosto del i8 17, Augusto Comte Simon, che doveva deci-

dere della direzione di tutta la sua vita, egli era gi preparato a quella che il filosofo disse
e credette la sua missione.

Augusto Comte era nato a Montpellier nei


1798 da un ca,ssiere dello Stato e da una madre religiosissima. Egli usciva cio dall'ambiente conservatore della provincia francese

da una famiglia di burocratici, monarchici Il suo primo direttore spirituale il fu un professore di matematica, Encontre il Pointellettuale primo centro vita suo di
e

e cattolici

litecnico di Parigi.

Le

scienze

esatte,

studiate in una

scuola

organizzata un po' militarmente, fecero grande

impressione su lui e di l nacque il suo amore per tutto ci oh' unitario, organico, armonico,

COMTE
ordinato, solidale.

137

Uscendo dal Politecnico


:

il

suo spirito era di gi formato


ristinto ma,tematico e

l'istinto conser;

vatore e religioso datogli dalle sue origini


disciplinatore

datogli

dalla sua cultura bastano per capire l'anima


e l'opera sua. Nelle sue lettere
vii

adolescenza
e as-

a Valat appare di gi
solutista del futuro

1'

ombra austera

Gran Prete dell'Umanit.

Per quanto
di

fin

da ragazzo, sotto l'influenza

delle scienze esatte, egli abbandonasse la fede

sua madre, pure rest sempre un' anima


lui

essenzialmente religiosa. C'era in

un fondo

mistico che non mor mai, ed anzi pervase,

verso

la

met

della sua vita, tutta

1'

anima sua
lui,

di sentimentale autoritario.

C era in

tutto

insieme, del profeta che ha ricevuto una missione da un Dio ignoto, e dell'asceta organizzatore di ordini religiosi.

Sottoposto a una cultura di geometria, di


astronomia, di meccanica e di chimica,
feta
s'
il

pro-

fatto salvatore dell'Umanit, l'asceta

ha voluto organizzare la scienza e organizzare gli uomini per il trionfo della nuova fede.
Tutto
il

suo misticismo

si
il

rivolto

all'

ado-

ra.zione dell'

uomo

tutto

suo dogmatismo

organizzatore alla glorificazione della scienza.

138

COMTE
stato, coni' egli stesso diceva,
l'

E
e

Aristotele

nuova religione o piutil com' io direi, tosto, San Tommaso e l'Ignazio di Loyola del nuovo cattolicismo scienil

San

Pa.olo delia

tifico.

L' unica definizione che nella

sua brevit
:

possa costringerlo tutto dunque questa


-messia che

Un

ha studiato viatematiche. Un messia, un annunziatore di verit e un apportatore di salute, e un matematico, cio un adocio

ratore della scienza e della sua bella e sicura


unit.

Un

inessia, per,

che non rassomiglia


si

compiace messia comandante e militante, un messia eh' nello stesso tempo un Pontefice massimo e che ricorda insieme Mos il legislatore e Maometto il pratico. Se voi sostituite all'amore di Dio 1' amore
soltanto di predicare e di amare,

n a Cristo n a Buddho, che non

ma un

degli

uomini, al

dogma

teologico

il

dogma
il

positivo,

alia fede nella

rivelazione la fede

neir induzione, voi otterrete Comte e


positivismo.
identico
parole,
i

suo

Lo

spirito

sacerdotale
le

non cambiano che


i

rimane forme e le
si

simboli e

riti.

Comte non

era un pazzo quando

faceva

COMTE

139

chiamare Papa dell'Umanit

egli

era assai
Il

pi papa del suo contemporaneo Pio IX.


cattolicit

suo amore dell' unit, dell' universalit, della


,

della gerarchia
il

la sua

intolil

leranza,
SLio

il

suo orgoglio,
dell'altrui

suo misticismo,

bisogno

obbedienza e sottomis-

sione ne facevano un'anima veramente e gran-

demente medievale, un'anima sorella di quelle superbe anime di pontefici romani che furono
Innocenzo III e Gregorio VII. Io credo, diceva egli stesso, che noi positivisti siamo i veri ed unici continuatori dei grandi dottori del Medio Evo.

Tutto

il

resto

scompare dinanzi a questo suo


rivoluzionari e bona-

carattere pontificale e profetico. Ch'egli abbia


avuti degli
partisti

entusiasmi

mentre era al Poliamate le donne fino al punto di sposare una prostituta e di creare un culto per una donna amata solo in ispirito ch'egli abbia dato delle lezioni di matematica e d'astronomia ch'egli sia stato, preso da mana, rinchiuso in una casa di salute che abbia mendicato in tutta Europa per vivere, sono
giovanissimo,
ch'egli abbia

tecnico

fatti

che possono illuminare alcune delle sue

anime secondarie, alcune delle condizioni del

l'io

COMTE
suo,

tempo

ma
il

che non

contrastaPxO oppure

confermano
fra
gli
il

suo carattere centrale, la sua


1822,
gli forn

voca,zione di messia matematico. Saint Simon,

1818 e

il

delle idee e

dette coscienza

della sua

farina mentis.

Ma

egli s'era gi mosso,

da

s,

per la sua

via.

Le sua nascosta anima


e la sua
tario

di provinciale cattolico

anima palese di politecnico umaniavevano gi visto il gran fine l'Umanit e il gran mezzo la Scienza e sotto il fiato fecondatore di Sa.int wSimon mJsero insiem.e al mondo, fra il' 1822 e il 1824, la fi:

losofia positivista e la religione

dell'umanit.

II.

Augusto Comte era adunque pi disposto


dei suoi contemporanei a dare una soluzione del problema organico che occup le menti
francesi per tutta la prima

met

dell'ottocento.

Pi adatto certo del romantico visconte di Chateaubriand, dell' elegante eclettico Cousin, del
bizzarro Saint Simon, del poetico Fourier
tutt'al

pi maggiormente vicino a
ai quali

De

Maistre

Bonald

per

il

rigido tradizionali-

smo

cattolico

imped una vera fortuna.

COMTE

14i

Come
Il

tutti costoro Augusto Comte accett postulato iniziale la Francia, e in


:

generale

che s' affermato paganamente colla Rinascenza, religiosamente


medievale, tondato neir unit degli spiriti nella Chiesa e neir unit dei corpi sotto il Re o l'Impeil secolo XIII cominciato il disfacimento della grande civilt cattolica dapprima lento, poi pi rapido finch divenuto furioso colla Rivoluzione deirSg, la quale ha tagliato la testa al Re e ha portato i cavalli dei volontari repubblicani nelle chiese

tutta l'Europa, disorganizzata. tico, realista e razionalista,

Lo

spirito cri-

colla Riforma e filosoficamente coli' Enciclopedismo ha rovinato l'antico regime

ratore.

Dopo

di Cristo.

Simon) bisogna che succeda


ganico.

Bisogna dunque ricostruire al periodo critico (e questa gi l' idea favorita di Saint
:

il

periodo

or-

Qui sorgono
nizzare
?

le

discussioni.

Come

riorcra^

Ci sono, dice o pensa all' incirca Comte. due o ritorno all'antico regime cattolico o consolidamento del nuovo
vie principali
:

regime

razio-

nalista

o restaurazione o instaurazione.

Due

142

COMTE

correnti si incontrano da una parte son queili che credono alla possibilit di una resurrezione
:

della civilt cristiana e cattolica e

Chateaubriand
dall'altra quelli

al

Lamennais

della

vanno da prima ma-

niera passando per

De Maistre e Bonald, e che vogliono fondare la nuova civilt democratica e razionale sulle rovine
Saint

vanno dal filosofo Cousin all'uSimon. Augusto Comte, per quanto ammirasse moltissimo e il cattolicidell'antica e

topista

smo
nais,

e gli apologisti del cattolicismo e

leg-

gesse

De

Maistre

fosse amico di

Lamen-

pure pens che un ritorno della civilt medioevale era impossibile. Egli vide che le antiche autorit che avevano creato la magnifica unit della vita sociale, dalla Reggiafortezza al Monastero -scuola, dalla Cattedrale gugliata per sete di altezza alla Somma ove son contenute le verit eterne sul cielo e
sulla terra, erano sparite o indebolite, abbat-

tute addirittura o scosse e degenerate.

Ma

il

bisogno di unit e il bisogno di fede esisteva sempre. Bisognava dunque trovare, perch
l'umanit tornasse alla vita perfetta del dodi-

cesimo secolo, una nuova autorit, una nuova fede. Era necessario offrire a,gli uomini qual-

COMTE

143

che nuovo principio innanzi


nasse
in

al

quale tutti
li

s'in-

chinassero, qualche nuova casta che

gover-

pace.

Ora

tutto questo

si

doveva

trovare nel grande periodo rivoluzionario che

aveva avuto il suo epilog'o in Napoleone. Comte odiava i rivoluzionari in generale,


odiava
i

protestanti e gli

enciclopedisti, di-

sprezzava egualmente Lutero e Voltaire,


gativa ed emancipatrice. Egli
tutto quel

ma

riconosceva la grandezza della loro opera nevide

che da

moto

di

liberazione dello spirito

umano

era possibile trarre uno stato di nuovo


riposo, volle

ordine e di nuovo equilibrio e volle trarre dal

movimento
catore
e
il

il

essere

il

soldifi-

conservatore

della tempesta

della rivoluzione.

Egli non fu perci, come alcuni credono oggi o voglion far credere, l'oppositore categorico dell'opera rivoluzionaria che lo precedette,

ma
la

fu e

il

sistematore

dei

resultati

della

critica

della

rivoluzione,

colui

che

trasform

negazione in affermazione, l'arma per la battaglia in giogo per la pace, l'ascia del distruttore in pastorale di gran prete. La nuova missione, dice adunque il Comte, riprendendo la tesi implicita di tutti i filosofi

144

COMTE
iio-

del settecento, quella di migliorare gli


inini.

Bisogna dedicarsi non pi

al servizio

un Dio nascosto e invisibile al quale non crediamo pi, ma al servizio di quest'Umanit visibile e tangibile che cerca sulla terra e non nel cielo il suo paradiso. Bisogna farsi
di
i

devoti della collettivit

Vivre poter auiruz


apostolo,

ecco r impresa di Augusto Comte,

martire e pontefice della nuova Divinit.

Ma come
agli

faremo,

si

chiede

egli, a

dare
sia,n

uomini

quel!' unit spirituale, quella con-

cordia di principii eh' necessaria perch


quilla

fatte istituzioni capaci di fare stabile e tran-

principi! dinanzi ai quali


il

Dov' quell' insieme di non sia possibile n dubbio n l'eresia ? E Augusto Comte il
una
societ
?
il

politecnico,

professore

di

maternatica, lo
ri-

studioso di

Broussais e di Montesquieu,

sponde

questa unit non pu esser data che


si-

dalla scienza positiva, la quale uguale e

cura per

tutti gli

uomini, dinanzi alla quale

non ci sono n scettici n dissidenti, che prova ci che afferma, che serve al benessere,
ch' insieme sicura, definitiva e benefica.
tre
i

Mensi

teologi

si

accapigliano
ai

filosofi

arrovellano

attorno

loro misteri

secolari

COMTE
tutti gli

145

uomini si inchinano concordi dinanzi teorema di Euclide o ad ui:a formula soltanto la scienza pu dunque di chimica sostituirsi con fortuna alla Chiesa. Ma perch la scienza possa compiere veramente questa sua funzione organizzatrice e unificatrice bisog-na che abbia due qualit che sia veram.ente positiva e che sia veramente completa. Ma oggi, continua il Comte, essa non n tutta positiva n tutta costituita, perci prima di tra.rre dalla scienza le
a
uii

norme per chiama la


la scienza

la vita sociale, cio quella ch'egli

bisogna purgare da tutto quello che resta in essa


Politica Positiva,

di teologico e di metafisico e costituire posi-

tivamente quelle scienze che ancora mancano per r intera conoscenza dell' universo. Biso-

gna
.

costituire,

insomma, la filosofia positiva. questo punto compaiono alcune concecentrali

zioni
stati,

del

Comte

la

legge dei

tre

la sostituzione del relativo all'assoluto,

la gerarchia delle scienze e la creazione della

sociologia.

Lo
tizio,

spirito

umano, dice

il

filosofo di
:

Montfit-

pellier, passato

in cui si

per tre stadi sono spiegati

teologico o

fenomeni con

146

COMTE
metafisico

r intervento di personalit divine

o astratto, in cui
cacciati

si

son sostituiti dei concetti


s'

agii Dei, e finalmente positivo, in cui si son

Dei e

concetti,

rinunziato

alla

ricerca delle cause prime ed ultime delle cose,


e ci
si

limita a registrare le uniformit


(leggi) in vista

dei

fenomeni

della

previsione e

perci dell' azione.

Ora non

tutte le scienze

si

sono liberate

dagli Dei e dalle entit e perci l'opera del

positivismo dev'esser quella di rinunziare definitivamente alla ricerca dell'Assoluto, cio


di quello eh' causa di

per

s,

causa prima,
alla

e di

rivolgersi
relativo,
i i

esclusivamente

ricerca

del

cio delle relazioni


fatti

fisse e co-

stanti che

hanno

fra loro,

senza pen-

provengano. Ma non basta ancora non solo tutte le scienze non sono interamente positive ma ci sono alcune classi di fenomeni che ancora non hanno una scienza vera e propria. Ora,
fatti
:

sare donde

scrive

il

Comte verso

il

1824, se la biologia

con i lavori di Gali, di Bichat, di Broussais comincia a costituirsi come scienza positiva, ci sono i fenomeni sociali, i fatti degli uomini in societ, che non sono ancora ridotti a leggi.

COMTE
Aristotile e Montesquieu

147

hanno tentato
Perci

di fare

qualcosa

ma una

vera e propria scienza della


esiste.

societ ancora

non
la

Comte

de-

cide di fondare

Sociologia e di comple-

tare cos la serie delle scienze, le quali par-

tendo dai fenomeni pi semplici e universali (Matematica) vanno cos ai fenomeni pi complessi e speciali (Sociologia).
sitiva, a

La Scienza

po-

questo punto, fondata.

Ma

il

Comte

appena a met cammino.


ecco
il

Dietro lo

scienziato

;p'*xerdote.

Non

basta costituire la dottrina, bisogna applicarla,


imporla, bisogna farne vita e pratica.

E Comte

crea la Politica Positiva, fondata

suir istituzione di una casta d' intellettuali, di


sapienti, che vegli al

per tenere uniti

gli

bene dell'umanit. Ma uomini ci vogliono dei

dogmi, dei simboli, delle cerimonie. L'uomo non si tiene soltanto colla ragione ma soprattutto col
filosofia

sentimento e perci bisogna che la


positiva
si

trasformi in religione poscrive

sitiva.

Ed

ecco

Comte che
la
si

il

catechismo podell'

sitivista

e crea

Religione

Umanit
In-

della quale

proclama Gran Sacerdote.

vece di leggere Condorcet o Newton

legge

148

COMTE

V Imitazione di Cristo, Dante e Sant' Ignazio,

un tempio in casa sua, con un ove ha gran parte la sua amante morta, Clotilde de Vaux^ e crea il culto del Grand'Essere (l'Umanit) nato dai Gran Feticcio (la Terra) il quale fa parte del Gran Mezzo (lo Spazio). L'adorazione della Vergine si trasforma per opera del mistico amante in quella di Clotilde di Vaux, della donna eh' la forma
stabilisce

culto minuzioso

pi perfetta de' Grand'Essere, e la credenza


nella vita futura in una specie di culto

dei

morti
son

che

vivono

eternamente

nella fama,

registrati in quel calendario positivista,

ove

consacrati

nuovi santi della Scienza e

dell'Umanit.
si chiude cosi gran piano di Comte piano unico e organico per quanto dicano quelli che parlano di due Comte, uno scientifico e obiettivo e uno religioso e subiettivo. Se i due Comte esistono essi si completano e 1' antico discepolo di Saint Simon pu vantarsi di aver offerto all' Umanit dei nostri tempi il progetto pi completo di redenzione e ricostituzione. La sua filosofia stata insieme il riassunto
il

Colla Religione dell'Umanit

COMTE
di tre secoli di pensiero
scientifico, e
il

119

pro-

gramma

di

un secolo
le

la sua religione uma,

nitaria e intellettualista

per quanto non


culto, la reli-

abbia serbato

forme del suo

gione pi fiorente dei nostri giorni, la

cre-

denza implicita e generale di tutte le nuove utopie e di tutto le nuove scuole sociali. La soluzione comtiana del problema posto dalla rivoluzione stata dunque quella maggiormente rappresentativa dell'ottocento. M. Tozt^ /e A fonde ha. a.dora.to la Scienza e l'Umanit come Augusto Comte. Fare il processo a Comte dunque un magnifico pretesto per fare
il

processo all'ottocento e a Af. Toiit


ITI.

le

Mo?ide.

Ecco dunque,
a)

distillata in
:

un credo,
la

la

mar-

che del pensiero comtiano

bisogna amare e servire

divina uma-

nit

h)

X umanit ha bisogno di concordia o


:

questa concordia pu darla soltanto la scienza


e)

la scienza per,

non

ancora n tutta

costituita

n tutta

purg-a,ta,
;

bisogha, cio, com-

pierla e purificarla

150

d) dall'amore

dell'umanit

soccorso dal-

l'unit della scienza si

pu trarre una nuova

religione e un nuovo culto.


Si possono distillare ancora queste proposizioni (tesi
?

dogmi

?)

e ottenere quattro pa-

role

Umanitarismo, Unitarismo, Positivismo, e Misticismo. L'affetto per l'umanit del prin:

cipio diventa il culto dell'umanit della fine, l'amore per l'unit conduce all'amore della
scienza. Il punto di partenza anche
di arrivo
:

il

punto
la

in m.ezzo sta la preparazione e la

ricerca dello strumento che deve

operare

congiunzione.

L'ordine perfetto,
bile
:

la

concordia mira-

si

sente

bene

che

siamo

in
:

terra di

Francia. Vien la voglia di gridare


scartes e la

Viva De-

Dea Ragione

Ma
smo
zioni

l'ordine, la concordia, e l'unit e tutte

le altre

preziose virt sorelle

del

razionali-

se giovano a disegnare le belle facciate

con mirabile maest ed armonia di propor-

non

ci

assicurano della
il

saldezza

delle

fabbriche.

Come

saggio Polonio trova,va del


di Amleto cos accade molto ordine nell'imbecilCon tutto il rispetto dovuto

metodo nella

folla

spesso di tro"^are
lit di certi filosofi.

COMTE
al

151

fondatore del positivismo mi pare che sia

po' questo il caso di Augusto Comte. Mi pare ch'egli abbia messo insieme in bell'ordine una processione di sciocchezze. La prima e la maggiore, poich domina e

un

informa,
la

come vedemmo,
rifinivano

tutto

il

sistema,
del
se-

sciocchezza

umanitaria. I

filosofi

colo

XVIII non
il

mai dal parlare


huniain
il
:

per
il

maggiore bonheur

dit gerire

Comte crea

addirittura la formula,

imperativo categorico:

nuovo Vivre pour autrui

L'individuo non quasi pi nulla e la societ


quasi tutto^ la vita sociale finisce nella coo-

perazione, e l'unico scopo del potere centrale


quello
di

comanda,re e di aiutare

tutti,

quello di pensare per tutti gli uomini e an-

che a loro dispetto. L'uomo non uomo se non in quanto partecipa della collettivit.

Ma

plica delle
strabili,

questo panteismo sociale non solo impremesse indimostrate e indimo-

ma

finisce

che dice essere sua meta suprema


degli uomini.
Infatti qug,ndo
il

anche coll'opporsi a quello il bene


:

Comte predica

il

suo nuovo
li-

imperativo egli non pensa a quella forma


bera, personale e spontanea di

amore per

gli

152

COMTE
h?.

uomini che
sione
nella

a.vuto la

carit

cristiana.

sna pi bella espresNon pi il

credente umile e amoroso, il quale, nel piccolo cerchio dolla sua vita, spezza il suo pane
e il suo mantGllo, divide il desco e il letto, con quelli che sono ancor pi miseri di lui. La massima comtiana non pi che il riflesso

ultimo, impallidito e intellettualizzato del sen-

timento fraterno dei


di

cristiani.

Quand'egli parla

bene dell'umanit egli accenna a una parte


(il

dell'umanit
cerca
di

potere spirituale)' la quale, in


gli uo-

base alla scienza, cio a certe eggl generali,


migiicrare e di beneficare
mini. Cio mentre l'amore evangelico individuale e sentimxcntale, quello positivista
collettivo e razionale.

due altruismi straordinaria. Mentre si posson desiderare quei bench non possedendoli e lodare .sentimenti benevoli e amorevoli che servono
differenza, cio, tra questi

La

a tener insieme la societ, la cui esistenza


utile,

infine, a tutti

com.ponenti, e mentre

non
ch,

possibile criticare

un sentimento,
sentimento,

poi-

per

il

fatto

di

esser

esso

sfugge alle ferite della ragion ragionante, non per da lodare e da non toccare una dot-

COMTE

153

trina la quale va contro al suo fine stesso e

pretende, nello stesso tempo, di essere la pi


aita espressione della verit sociologica.

Riduciamo,

infatti,

la teoria

umanitaria
:

ai

suoi termini reali e troveremo questo

certi

uomini preferiscono quella forma particolare e superiore di egoismo che consiste nell'agire per altri uomini o per tutti gli uomini. In linguaggio comtiano il potere spirituale conduce al bene l'umanit . Ora questa teoria suppone due premesse e genera due conseguenze. Le due premesse sono eh' possibile conoscere i reali bisogni altrui e che tutti gli uomini hanno all' incirca gli stessi bisogni. Le due conseguenze sono che gli uomini sapendo che l'umanit ha il dovere di pensare a loro perderanno o indeboliranno lo stimolo maggiore dell'attivit umana, quello della propria responsabilit dinanzi
alla
vita,

che

quelli che vivranno per gli altri tanto

mag-

giormente agiranno per i loro simili tanto meno agiranno per se stessi. Non necessario grande acume per scorgere che le due premesse son false e le conseguenze pericolose. Son false e d'una falsit profonda prodotta da una perfetta ignoranza

154

psicologica, le due premesse perch

bisogni

umani son
positivisti

simJli soltanto finch restano ele-

mentari, finch restano, per parlare


stessi,

come

cominciano a essere dissimili e di una sempre progrediente diversit vie pi che l'uomo si avanza nel regno dell'umanit. Il positivismo, il quale vuol appunto aiutare il progresso dell'umanit, dovrebbe essere lui stesso un fattore di variet, un creatore cio di bisogni sempre
pi individuali e personali.
personali e individuali
i

minali,

ma

Ma

tanto pi sono

desideri e le neces-

maggiore la difha di penetrarli e conoscerli negli altri. Le anime sono difficilmente comunicabili anche quando son primitive e semplici quando poi diventano, com' naturale
sit degli spiriti e tanto
ficolt

che

si

pensare in un'umanit progredita e sviluppata, complesse e profonde, chiaro che la difficolt divien quasi impossibilit.

E infatti quello

che avviene anche oggi per


sonali e pi

gli stati pi per-

singolari
i

malgrado
raffinati,

tutti

anime, i quali, mezzi di comunicazione pi


delle
invisibili e sepolti in noi
altrui,

rimangono

e soltanto rivelano

in

qualche

guiz-

zante intuizione, la loro esistenza.

Ma

il

Comte,

COMTE
tanto amico
psicologia,
e

155

dell'unit quanto nemico della non sapeva n capiva tutto questo, comincia col volere imporre a tutti certi

doni, e col credere che gli estranei possano,

meglio di noi stessi, sapere quello che ci conviene e ci manca. E le conseguenze di queste falsit sono, ho detto, pericolose. Infatti, pensate quando gli uomini sapranno che e' sopra di loro
:

un' autorit previdente e provvidente, la quale

pensa a guidarli, a nutrirli, a soccorrerli dove andr mai quello spirito di responsabilit personale, quel senso della necessit di combattere da s, per s, nella vita e nel mondo, che ha prodotto le pi grandi societ

della

terra

Quando un uomo povero,


sapr ch'egli

ignodi

rante, ozioso

non ha colpa

questo suo stato miserabile,


dell'

ma

che la colpa,

umanit che non


tutti

l'ha arricchito, cosa

accadr di

quei vili che son nella vita,


il

come

negli eserciti, e che aspettano

prim.o
?

oblio del capitano per

darsi alla fuga

Tra-

mobile degli atti dall' individuo interessato personalmente a una collettivit interessata teoricamente significa strappare le radici pi fonde dell'operosit degli uomini,
sportare
il

158

COMTE

sbarrare la sorgente delle pi grandi azioni


e dei pi ostinati propositi.
sul

Ogni uomo, fidando


ideale

vicino

fidando

sulla

umanit,
questa

giacerebbe inerte, aspettando l'opera altrui e


tutto
il

mondo

diverrebbe,

quando

sorta di umanitarismo giungesse al colmo, un

ozioso convento. Ma non basta. sono degli uomini e dovrebbero esche agiscono per gli altri, questi ser tutti uomini, non a-vendo a loro disposizione che
silenzioso e

Se

ci

una certa somma di energia, quanto pi ne spenderanno per la cultura degli altri tanto mxcno ne spenderanno per la propria, quanto
pi vivranno per gli
altri tanto

meno vivranno

s. Ma tutta la vita dell' umanit non si non pu ridurre a un sistema di relazioni pu esser soltanto un dare e un avere. Le relazioni presuppongono dei termini fra i quali si stabiliscono, altrimenti non si concepiscono. Come pensare un filo sospeso che non sia attaccato a due punti ? Ora i termini e -rii quali avvengono i rapporti di donare cevere nei quali consiste, secondo Comte, tutta la vita sociale, sono appunto gli individui. Ma il valore dei rapporti dipende dal valore dei termini, cio una societ sar tanto mi-

per

COMTE

157

gliore quanto migliori^aranno gli uomini che


la

compongono, e se ci sono fra questi deuomini i quali vivendo per altrui non vivono abbastanza per se, cio non coltivano
gli

interamente tutte le potenze e le possibilit delle loro anime, naturale che le relazioni di cui essi sono un termine saranno inferiori a quello che sarebbero se vivessero ni pi

per
se

s.

Cio l'umanitarismo, come


la
la

il

serpe

delle antiche cosmogonie, finisce col divorare

Esso vuol fare uomini e giunge a togliere


stesso.

felicit degli

giore
coloro

dell' attivit

umana

ragione m.agad impoverire

che dovrebbero far ricchi gli altri. L' umanitarismo comtiano, mala traduzione dell'amore cristiano, non sa far di meglio che
opporsi a ci che desidera.
il

11

suo castigo
:

rovescio di quello del Mefistofele goethiano


il

esso condannato a fare


il

male volendo fare bene. Fortunatamente gli uomini son pi


filosofi,

saggi dei
tinuano
'a

sia

pure

positivisti, e con-

fare

loro interessi personali pur

parlando e scrivendo e cianciando di societ e d' umanit.

Ma Comte, sospinto dal suo sotterraneo fondo cristiano, dal suo orgoglio di uomo che

158

COMTE
la

crede di aver trovata.


porla,

verit e vuole

im-

poco altruisticamente, agli uomini che


ideali diversi dai suoi,

hanno

suggestionato

dal suo misticismo latente che gli fa sdegnare

r individuo,
sofa e

muove da un sentimento malacostruire la sua


filo-

mente razionalizzato per


posizione
le

fondare la sua religione.

vizi della

iniziale si ritrovano nei passi che

succedono.
Il

secondo momento del credo comtiano

vi ricorderete di unit
di

l'aifermazione del biso-

gno

principii

per

il

bene della
leggi

umana, perch vengono dai costumi


societ

le istituzioni e le

costumi

derivano

dai principii fondamentali

accordo da

tutti

ammessi di com.une membri di una collettivit.


studi delle scienze esatte

Ma

il

Comte, nella sua voglia di unit,


lui

nata in

dagli

non ha pensato se questa invocata unit sociale possibile e, quando fosse possibile, s' veramente utile. Intanto, s'egli fosse veramente l'uomo storico lodato dai suoi discepoli, l'avrebbe dovuto insospettire il fatto che una
e dalle velleit teocratiche e dominatrici,
tale unit di
s'

principii

generatrice di unit
in tutta
la

sociale

non

mai data

storia

COMTE

159

degli uomini. So bene che l'ideale del Comte,

l'esemplare storico ch'egli poneva di continuo dinanzi agli occhi delle vittime dell' anarchia
occidentale era la societ cattolica del pieno

medioevo. Ma il Comte sapeva, voglio credere, abbastanza di storia per avvedersi che anche in codesto felice tempo del Papa signore
delle coscienze e della fede
sale

non mancarono n
n

le divisioni,

piena e univern le liti,


le polemiche XIII che per

n
il

le guerre,

le fazioni,

e l'eresie. Quello stesso secolo

Comte

raffigurava l'apogeo di codesta et


fu,

felice

non

a questo

riguardo, pi

tran-

quillo degli altri.

Ed

naturale che

non

ci sia stata

mai una

organata attorno ad un nucleo di principi unitari e comuni. Perch il sommo a cui pu arrivare la concordia teorica tra gli uomini nel determinare quali
societ solidamente

siano

fini,
e'

quali le

cose

desiderabili, cio

quello che

di pi generale e indeterminato,

ma

le discordie e le dissensioni
si

sorgono e
si tratti

si

affollano e
stabilire e
i
,

moltiplicano appena

di

specificare quali hanno da essere mezzi da raggiungere quei tali fini e quando si tratti di lottare Der ottenere una cosa de-

160

COMTE
piuttosto che

siderabile

un

altra

o per otte-

nerla meglio e pi presto che un altro. Tutti


gli

uomini possono esser d'accordo nel

desi-

derare di giungere a una cima,

ma

ci

non

ostante ciascuno sceglie una via diversa^ cia-

scuno cerca

d'

impedire che

gli altri

giungano

prima

di lui.

dato pnre che possa esistere una molti-

tudine che

avesse alcuni principi


senso in cui

teorici in

comune questa moltitudine


la societ unitaria nel

non formerebbe
l'

intende

e la vuole
istituzioni

il

Corate, perch se vero che le


le-

sono molto spesso l'espressione

gislativa e iinperativa di certi costumi

non

vero che
teorici,

costumi sian prodotti dai principi


vero precisamente
il

ma
i

contrario.

costumi sono quasi sempre le manifestazioni d' istinti e sentimenti originari

Giacch

degli uomini, indipendenti da qualsiasi assioma filosofico e da qualsiasi postulato scientifico, mentre il pi delle volte i principi generali a cui allude
il

Comte sono

la teorizzazione

di usi e di scelte e di gusti antichi e diffusi.

La

teoria

non ha forse
i

joiuttosto

1'

uficio di

giustificare e regolare

costumi, piuttosto che

di produrli? Tant' vero

che quando

c' dis-

COMTE

IGl

sidio tra ci che afferma la teoria e ci che


si

usa fare in pratica


all'

gli

gione, coir azione,

uso,

uomini danno raanche se ricono-

scano la validit teorica dei principio.

E fosse pure superata codesta difficolt non sarebbe allontanato il danno grandissimo che
deriverebbe dal reale stabilirsi della perfetta
unit comtiana in un insieme di uomini. Per

mantenere quest'unit ogni ricerca del


ogni
sorgere
del
diverso,

vario,

ogni nascita del

nuovo, ogni possibilit di nuovi adattamenti e


di nuovi orientamenLi sarebbe osteggiata, contrariata, proibita, distrutta. I capi del potere

spirituale

dovrebbero

imiDcdire ogni

esame
ogni

critico delle dottrine stabilite, soffocare

scoperta

imbarazzante, chiudere

ogni nuova
rivolta.

strada, reprimere con ogni


Il

mezzo ogni

regno dell'unit assoluta sarebbe

il

regno

della calma, del riposo, dell'immobilit, della

morte.
,

Infatti

il

Comte, malgrado
il

la

sua fraseolo-

gia progressista, voleva

progresso solo in

quanto era rappresentato da lui, cio solo in quanto era un cambiamento rispetto al passato ma si arrestava l dove giungeva il suo pensiero. Progresso s, ma sopratutto or-

162

COMTE

dine nel

progresso e conservazione nel pro-

gresso. Bisognava fare un passo e questo passo

Ma dopo il suo rigorosamente interdetto farne altri. Tant' vero che il Comte credeva e voleva ultimo termine delle scienze ci ch'egli ne conosceva, cio lo stato delle scienze al tempo suo, e supponeva
quello di Comte.
che, tranne certe piccole aggiunte o mutazioni,
tutto sarebbe restato lo stesso.
tutti

quelli

Comte, come che ereditano dalle rivoluzioni,

era un
vatore,

terribilissimo e ostinatissimo conser-

dopo di lui, gli vanno cambiandosi e allargandosi cos il pensiero, anche quello sociale, si va particolarizzando. Era
la storia, avanti e

ma

ha dato

torto e

come

le scienze

destino del

battezzatore del

]X)Stivismo so-

stenere alcune fra le

meno

positive dottrine

possano inventare. Perch se positivo deve significare veramente, come dicono, ci che consta, non c'
si

che

niente di pi radicalmente antipositivo della


ricerca della unit a tutti
sperienza, tutti
ci offre
i

costi
ci

giorni,

non

quando l'emostra e non

che

il

diverso.

Comte, cresciuto fra le matematiche, era disposto a credere che 1' unit semplificail

Ma

COMTE
trice fosse
il

163

segno e

il

non

si

accorgeva che

le

simbolo della verit matematiche possono

essere a quel
trici

modo

semplificatrici e unifica-

appunto perch son un linguaggio di cond'

venzioni e

invenzioni logiche, fabbricate da-

gli uomini, e lontane

da ci ch' esperienza, imtutti


i

mediata.
nalisti,

Ma

per Comte, come per

razio-

da Platone a Leonardo e da Leonardo e Descartes, le matematiche rappresentano il sommo bene della conoscenza, 1' ideale supremo del sapere e perci scriveva che tutti mai problemi erano in fondo dei problemi tematici (I, 150; III, 414), che la matematica la vera logica universale (I, 130) e che perci anche le nozioni di qualit posson risolversi in nozioni di quantit
!

C' bens un luogo del Coiirs de philosophie


positive
(I,

43)
il

ove egli protesta in anticipa-

zione contro
tempi, contro
t parziali a

monismo
la

radicale

dei nostri
le

riduzione di

tutte

uni-

una sola unit universale ma semplicemente perch egli ritiene che les moyens de 1' esprit humain sont trop faibles et r univers trop compliqu pour que une telle
Cio
la

perfection scientifique soit jamais notre porte.

voglia non mancherebbe

se la

104

COMTE

nostra mente fosse pi potente noi

potremmo
!

avere la fortuna e

la gloria di

raggiungere

la perfezione dell' unit perfetta

Ma

il

Coxnte

s'

ingannava profondamente

quando sperava che le unit parziali delle classi fenomeniche e 1' unit e la concordia delle menti umane potessero ottenersi merc la scienza. E vero che il Comte non sperava questo prodigio dalla scienza com'era, in buona parte, ai tempi suoi, cio pervasa ancora dalle
finzioni teologiche e dalle

entit metafisiche

non costituita interamente in modo da corrispondere a tutta la serie ascendente dei fenomeni. Perch la scienza, cio, potesse aspirare aU'uificio di grande paciera al quale la destinava dovevano esser comil Comte
e ancora

piute tre grandi operazioni


a) cacciare

dalla

scienza

e dalla filosofia

non se non 1' insieme immagini antropomorfiche e poca teologica


(che
;

delle scienze) le
feticiste
dell'e-

b) restringere la scienza

alla constatazione

delle leggi senza occuparsi delle cause

ed ultime e di
metafisici
e)
;

tutti gii altri inutili

prime problemi

costituire positivamente

1'

ultima scienza

COMTE

165

che manca alla


umanit.

serie, cio la sociologia,


il

onde

trarne delle leggi sicure per


l'

governo delil

piti e

passato ormai quasi un secolo dacch


alla scienza questi tre

Comte assegnava
i

com-

compiti sono ancora da fare. La scienza

non solo non pu n sa liberarsi dal carattere maggiore dell'epoca teologica, cio dall' animismo, ma scopre ogni giorno nuove traccie e nuove invasioni della mentalit antropomorfica anche nelle regioni scientifiche che s' immaginavavano, per la loro astrattezza, pi immuni.
Sissignori, anche le scienze che
ritare
il

sembrano mepremio della virt positiva, che sem-

brano essersi tenute lontane dalla lebbra della


teologa selvaggia e dall'impuro contatto della
metafisica barbara, sono ancora macchiate, pi

dopo che s' finito di stampare grande Cotirs de philo Sophie posiiive, di colpe teologiche e metafisiche. L'epoca del trionfi? positivo ancora un pietoso sogno dell'avvenire, un'aspettativa che non m.ostra nessuna
di sessant'anni
il

seria intenzione di verificarsi.

E come
siche,

sarebbe altrimenti ? Le scienze fianche durante e dopo il grande risve-

166

COMTE

XVII secolo, sono state coltivate da da credenti e perfino da esegeti visionari e molte delle teorie che contengono hanno avuto origini teologiche. Il Mach, nella sua Meccanica, ci mostra il Napier, l'inventore dei logaritmi, ed autore nello stesso tempo di
giio del
teologi,

bizzarre speculazioni sull'Apocalissi

il

Pascal

geometra, asceta e apologista del cristianesimo Otto di Guericke, inventore della macchina pneumatica, ed autore di un tentativo
;

di accordo tra

il

miracolo
;

di

Giosu e

il

si-

stema di Copernico

il

teneva quasi pi ai suoi lisse che alia legge della gravitazione; Leibniz teologo e matematico Eulero che mescolava
;

Newton il quale commenti dell' Apocag-ran

senza pensarci, nelle sue famose Letres une princesse d' Allemagne le pi importanti questioni scientifiche

colle pi curiose questioni


il

teologiche. Maupertuis,
il

primo che enunci


sforzo voleva dimo-

principio del
colla
il

minimo

strarlo

plero,

saggezza del Creatore, e Kegrandissimo Keplero, credeva alla


!

stregoneria

La scienza moderna,

cio, stata

creata da mistici e da teologi.

naturale perci che la loro struttura men-

tale aijpaia nelle scienze

apparentemente pi

COMTE
positive, e infatti
il

167

Mach dimostra che


della quantit di

le

idee dell' invariabilit


teria,
tit di

ma-

della costanza della

somma

delle quan-

moto, e dell'indistrutLibilit del lavoro


energia hanno origine da concezioni
il

dell'

teologiche, tanto che Descartes, che fu

pri-

mo

ad accennarle,

le riconnette coi caratteri

della divinit.

Tutto ci contraddice storicamente quell'opposizione


netta che
il

Comte

stabilisce

tra

pensiero

teologico e pensiero

positivo.

Ma

senza ricorrere alla storia delle scienze basta


stringerle un poco tra le

morse
i

dell' analisi

per vederne

trasudare fuori

temuti

veleni

dell'animismo. Infatti la caratteristica del pensiero teologico consiste nell'immaginare per-

sonalit con sentimenti e desideri simili agli

umani per spiegare le vicende della natura. Ora avviene che codesto carattere, eh' pi
specialmente proprio del pensiero primitivo, dove Tylor stato tra i primi a metterlo in vista, si ritrova nelle nostre scienze pi moderne, e non gi nelle loro parti accessorie e caduche, ma proprio nell'asse centrale che le sostiene e le anima. Il Tylor stesso, per quanto
si

occupasse solo dei

selvag'gi

nelle sue

ri-

6S

COMTE

cerche sulla cultura primitiva, ha notato come sia animistico il nostro concetto di forza, cio
di qualcosa

che agisce, che fa, che cambia, come

se fosse

conosciuto che nell'idea

una volont umana, e il Ma,ch ha rinewtoniana dell' atil

trazione c' ancora qualcosa del cercare

proprio luogo
tare nel

questo ancora nulla.


consiste nel proietdello spirito,

L'animismo, ho detto,

mondo
La

le qualit

ma

quali sono le qualit pi fondamentali dello


spirito
rito,
?

finalit e la coordinazione

lo spi-

cio,

teleologo e sintetico

agire co-

scientemente
fine

significa

agire in vista di un

organizzare

ordinare

dati

della

realt.

Ora

chi

non vede quanto


?

la nostra
Il
il

scienza sia ordinatrice e finalistica

grande

gesto dello spirito positivo,

dice

Comte

di sostituire alla ricerca delle cause, cio delle

potenze produttrici,
stituzione

la ricerca delle leggi cio

delle uniformit di successioni,

ma

codesta so-

non

che

un

salto

dalla teologia

nella teologia.

La

legge, infatti, implica la co-

stanza di certe successioni, implica cio la regolarit del


l'ordine
pia,no

mondo.

1'

ordine dell' universo e


m.olto

dell'

universo
il

vicino a un

dell' universo,

quale suppone a sua

COMTE
volta una

169

mente superiore che ha disegnato

codesto piano.

La legge, insomma, ci avvicina terribilmente a Dio. Per lo meno essa tende a diventare, nel mondo delle cose, ima divinit essa stessa. S' immagina la legge non come
la descrizione abbreviata di certi
stanti,

rapporti co-

ma come
Il

qualcosa che

fa,

che

d.irige,

che regge.

Comte

stesso scrive

corrente-

soumis des lois e perfino dei filosofi si sono accorti che la legge dell'Evoluzione ormai diventata una
ipostasi, un' entit in

mente che i fenomeni sono

forza della quale sono


certi

avvenuti
menti.

certi

cambiamenti e

adatta-

appunto nella biologia che il finalismo scientifico ed animista si mostra


per
1'

Ed

pi sfacciatamente, senza occuparci della sociologia ove ha dato origine a quella figliazione

bastarda della Provvidenza divina eh' l'idea


di Progresso.

Tutto
tutto
lit
il

il

darwinismo teleologo

fino all'ossa,

vitalismo fondato sulle idee di finae quasi tutte le sociologie nascondono

delle intenzioni pi o
fino le scienze fisiche

meno

personali, e per-

non son tanto costruite

170

COMTE
delia
realt

in vista

quanto per

la finalit

antropocentrica dei nostri comodi quotidiani.

E
duce

accanto all'istinto pragmatista, che congli scienziati

verso
1'

ristretti

orizzonti

della terra,

vive
le

trascina

verso

che li brume delle imprecise paistinto

metafisico

role e verso le

immaginazioni dei miti


fisiche, infatti,

logici.

son popolate da una folla d' invenzioni ingegnose, di piccoli gnomi intelligenti, di mostri immaginari, clie

Le. scienze

gii scienziati

la

hanno fabbricato per completare natura. Lo Stallo, in un magnifico libro dei

stinato a criticare

mitici tomi,

rivela

le

pure invenzioni delle teorie sui gas dello Stefan Sir John Herschell afferma che le teorie di Marxwell sulle molecole hanno il ca;

rattere essenziale dei prodotti manifatturati

Haeckel, Broca e Deiage hanno inventato di tutto punto degli animali che non hanno mai visto e che non sono mai esistiti, e il Mach
arriva a dire che la grandiosa concezione fisica

meccanica degli enciclopedisti, che ebbe


gia meccanica in opposizione
e
alle

il

suo

eroe maggiore in Lagrange, una mitolo-

mitologie

animiste delie antiche religioni e che tutte

due racchiudono delie semplificazioni abu-

COMTE
siie

171

immaginarie

d'

una conoscenza

unila-

terale.

elettroni, agii ioni, e


il

Pensate agii atomi, pensate alle cellule, agli non troverete strano che Del Pezzo dica che noi abbiamo un nuovo
bello e

Olimpo meno
tico.

meno
1'

allegro dell' anetere,


i

Abbiamo
i

inventato

fluidi, gii

atomi,

movimenti vibratori

e vorticosi e ce
:

serviamo per ispiegar la natura Giuliano il Sofista propone addirittura la creazione di una mitologia delle scienze. E si potrebbe parlare, anche, di uno spiritismo delle scienze, giacch lo Stallo ha osservato che una delle abitudini mentali cone

muni

fra

gli

scienziati

sia

quella di voler
sottilizzan-

spiegare

un

fatto frazionandolo,

dolo, cio in fondo spirituaiizzandolo.

Quando

hanno

ridotto, cio

un corpo solido a un corpo

gazoso credono che sia meno imbarazzante, avendone fatto qualcosa di meno tangibile,
di pi extra-sensibile.

La

slessa illusione al

fondo della teoria della variabilit delle specie animali giacch si crede di aver spiegato
le

diversit fra le specie

quando

le

varialenta-

zioni si sono sminuzzate e distribuite

mente nel tempo.

172

COMTE

La scienza dunque, convinta di dare albergo


a ricordi teologici, a invenzioni metafisiche, a concezioni mitologiche, animistiche, spiritiche,
di

d torto alle Augusto Comte.


smentisce,

illusioni e alle

speranze
speranze

E
La

purtroppo,

fra

le

anche

quella, pi possente di tutte, eh' essa

sia sorgente di unit.

scienza,

fatta,
d'

com' abbiamo
altro

visto, di

convenzioni e
riabile spirito

invenzioni, mutabile e va-

come qualunque
umano. La sua
delle

prodotto dello
simpatie

storia ci rivela insieme

la successione

mode

e delle

scientifiche e le continue rivoluzioni

ducono senza tregua divisioni


quegli scienziati che
custodi
delle
il

che propolemiche tra


calmi

fondatore del positii

vismo immaginava candidamente come

verit unificatrici e definitive.

Dinanzi a un teorema d'Euclide, esclamava il Comte, tutti son d'accordo, ma pochi anni dopo sorgevano Lobaceski, Riemann, Cantor

nuove geometrie, che hanno per punto di partenza la supposta non


e Beltrami a costruire

verit di certi teoremi euclidei

dunque, non solo non ci d la realt nel senso in cui l' intendono i positiviscienza

La

COMTE
sti

173

d neppure l'unit sognata e invocata da Comte. Del resto, tornando al suo sistema, facile accorgersi ehe non solo la scienza rimasta sempre, nei suoi stessi fondamenti, teologica e metafisica, ma che perfino il sistema comtiano animato da concezioni teologiche e metafisiche perfino Corate smentisce Comte, Non solo la sua filosofia invasa da idee
ci
:

ma non

finalistiche e dall' idea dell'ordine del

mondo,

ma

essa non pu sfuggire neppure

alla sde-

gnata causa prima. Che il Comte sia impregnato d'idee finalistiche l'ammette perfino il Levy Bruhl nonostante ch'egli cerchi continuamente di trovare le concordanze del sistema comtiano, ma lo mostrano senza veli le sue frasi sulle idee di convergenza d' insieme e
di progresso nella biologia, e perfino nella chimica.

nella sociologia

Quanto

al

suo animismo ordinatore


sulle

il

fatto

d' insistere

leggi, successioni costanti,

e cio rivelatrici di
lo

una regolarit del mondo,

mostra ampiamente. Egli insisteva molto sulle leggi perch voleva che la loro ricerca fosse sostituita a quella inutile e vana delle cause finali e delle cause prime. Quanto

174

COMTE

alle

prime sappiamo che non ha saputo farne


e lo stesso
le

meno
?

mi pare che
,

gli sia ac-

caduto per

seconde. Cos' infatti una causa

prima
causa

Una

causa che non

come

altre, nello stesso

tempo un
la

che basta a s deve ammettere che


quali

stessa.

una Ora il Corate scienza non contiene


effetto

cio

tutte le

solo rapporti, cio leggi,

ma

anche dei fatti

in se tra

ch non

ci

sarebbero

avvengono i rapporti, giacle famose successioni

costanti se

non ci fossero delle cose che si succedono fra loro regolarmente. L' insieme
di queste cose, cio la totalit dell'esperienza,

o ha una causa che noi non conosciamo,

come

credono gii agnostici ai quali pare, da certe frasi, che appartenga anche il Comte, o non ha nessuna causa, I fatti cio o sono fenomeni nel senso kantiano o sono fenomeni e noumeni insieme. Nel primo caso la loro causa, essendo la causa del tutto, non pu avere, per definizione, un antecedente e corrisponde perci al nel secondo caso i senso di causa prima

fatti

stessi,

non avendo, presi


vera

tutti

nel loro

complesso, nessuna causa formano, nella loro


totalit,

la

causa prima, e la

filosofia

COMTF

75

che ha l'obbligo, anche per


bracciare
tutti
i

il

Comte, di ab-

fenomeni, costretta cos

implicitamente ad ammettere la causa prima. Mettete ora insieme la teleologia biologica

Comte, che ha poi la sua pi ingenua espressione nella teoria del progresso, adattamento enciclopedista della Provvidenza
e sociale di
cristiana, e
1'

impossibilit logica di sfuggire

realmente alla causa prima e vi accorgerete che il Comte uno degli esem.pi migliori del
teologo nalgr
lu.

non era molto lontano dalle ambizioni di Comte, visto che egli ha finito col farsi fondatore di una nuova
religione.

Certo r essere un teologo

Ma

la sua aspirazione
:

costante fu

quella di governare gli uomini


eh' egli
politica.

ricordiamoci

andato alla scienza per trovare una

Un' altra delle sue immaginazioni fu dunque la creazione della sociologia, la quale, dopo tanto tempo che ha ricevuto da lui un nome, ancora da creare. I sociologi oggi son considerati dai pi come autori di una letteratura noiosa e di pessimo genere per
quanto
migliaia
viste.

ce
di

ne

siano a

centinaia e scrivano
ri-

libri

e riempiano diecine di

Ma

la sociologia

non pu diventare mai

176

COMTE
i

una scienza

fatti sociali

plessit cos

grande,

sono di una comsono cosi intrecciati e


fatti

mescolati fra loro e cosi uniti e fusi coi


psicologici e biologici che

non da sperare

di trarne fuori ci che forma per il Comte r essenziale di una scienza, cio delle leggi. I fatti storici non si ripetono, essi sono per

eccellenza

fatti

individuali e parlare di leggi

storiche, accoppiare cio la varia concretezza

coir astratta generalit, lo stesso che parlare, come nota argutamente il Croce, di monismo pluralistico o di quantit qualitativa.

Tant' vero che le cosiddette


storiche o leggi spirituali, ossia
quali
si
;

leggi so-

ciologiche appaiono o empiriche osservazioni


giudizi nei
attivit

traducono

concetti

delie

spirituali

quando non sono addirittura vuote


generalit

indeterminate
evoluzione.

come

la

legge

dell'

anche quando
si
1'

si

trovassero delle leggi


li

sociologiche

tratterebbe di applicarle e

sparirebbe
scienza.

unificazione tranquillatrice della

ad esempio, che la teoria del Mosca e Pareto secondo la qaale tutte le societ sono rette da una minoranza o casta dominante (classe politica o lite) sia

Ammettia,mo,

COMTE

177

una vera e propria legge sociologica.


servirebbe nella pratica
?

che
gli

Anche

se tutti

uomini s'inchinassero reverenti dinanzi a questa verit non cesserebbero per i conflitti tra le varie classi o tra i vari individui per
appartenere alla
cio,
cavSta

dominatrice. Gli uomini,

sarebbero unificati nella ragion pura

ma

continuerebbero a bisticciarsi e accapigliarsi


nella ragion pratica.

Del resto
zazione

quando
idee,

il

Comte

voluto

pas-

sare dalla enunciazione delle idee alla realizdelle


si

dimostrato di una

irrimediabile

ingenuit.

La sua marotte

fa,

vorita per ci che riguarda la vita sociale

come

tutti

sanno,

il

dominio di una casta

in-

tellettuale.

Questo ideale, ispirato dal ricordo

del sacerdozio cattolico, e che fu caro,

dopo

il

Comte, a Renan
lontananza dalla

e anche a Nietzsche, rivela

nel teorico del positivismo una


realt.

grandissima
degli
i

Soltanto
tra
i

in-

genui
gni

idealisti,

vissuti

libri e

so-

solitari, potevano vagheggiare una si mile dominazione. Infatti gli intellettuali son

sempre pi
torto.

scartati dalla classe dirigente.

la classe dirigente,

Infatti

gli

almeno in questo, non ha uomini di riflessione son

178

COMTE

troppo amletici

per

riuscire

nell'

azione

troppo spesso

il

loro apriorismo
li

razionalista

e la loro dialettica simbolica

portano a dar

di cozzo contro certi fatti elementari, contro

certe leggi delle cose che son familiari agli

uomini
tivi.

incolti, analfabeti,

ma

intuitivi

ed

at

Ora poi che


la parte

l'analisi delle scienze

facendo

vedere

che in ese hanno

la

conven-

zione e r invenzione, ha scemato un poco la

venerazione superstiziosa per


della scienza
bile
ziati
,

la scienza,

una

aristocrazia di sapienti alla Comte, di preti

non solo sarebbe impratica-

ma

impensabile.

Almeno che

gli scien-

non seguano i fantastici consigli di Renan e non tengano occulti i loro potenti segreti onde spaventare e padroneggiare la turba degli uomini Ma il Comte non si cur neppure di pensare alla possibilit pratica di una tale aristocrazia.
egli la cre

Tranquillamente
destie ritrosette,

col sacerdozio

positivista e se ne fece, senza ipocrisia di


il

mo-

supremo

pontefice. Giac-

meglio la posizione dei suoi scienziati padroni,, persuaso negli ultimi anni della immensa importanza del sentimento, pens bene di creare un vero e prch per
consolidar

COMTE
prio culto.

179

povero Comte, ingenuo fino nell'imitazione di quel grande capolavoro di finezza e di^ profondit eh' la Chiesa cattolica, non pens che le due condizioni necessarie di una religione sono l'affermazione dell'esistenza di qualcosa di misteriosamente suil

Ma

periore all'uomo e la manifestazione concreta


e storica di questo potere superiore e misterioso.
Il cristiano,

per esempio, per riferirci alla


il

religione

che
che

Comte ha
sente
trascende,

pi o
la

meno

co-

scientemente
qualcosa

imitato,
lo

presenza di

eh'

insieme in

lui e fuori di lui,

e colla quale egli

pu

ar-

rivare a confondersi.

il

cristiano crede che


si

codesta

esistenza superiore

manifestata

sulla terra in
fatto storico,

una forma concreta, come un avvenuto in tempi e in luoghi


cio coli' apparizione di Cristo,

determinati,

E crede anche che questa manifestazione sia stata provata da segni di potenza, cio dai miracoli e dai prodigi compiuti da Cristo e dai suoi didel figlio stesso d'Iddio, in Palestina.

scepoli e dai suoi santi.

Tutto questo, com' chiaro, manca alla religione positivista di Comte. L'umanit eh'

180

COMTE
di

il

Dio

codesta

gelida

religione,

non
;

qualcosa di superiore o di
l'esser la
noi.

misterioso

un

concetto astratto e la sua realt consiste nel-

somma

di

tanti

individui simili a

codesta divinit, essendo ^n'idea, non

qualcosa di vivente, di concrero, di attivo,

di

amante e presente com'

Ges per

cri-

buoni ideologi da tavolino, non davano ne potevano dare nessuna idea di potere straordinario, nessun
stiani.

Comte

suoi amici,

senso di una presenza oltreterrestre ed amica,

nessuna

sicurezza di una

rivelazione
religiosi

sovru-

mana ed

eterna. Gli uomini

hanno

bisogno di una mano divina che li tenga, di una luce che li abbarbagli o di una nebbia
che
Il
li

avvolga e

il

Comte non pu

loro of-

frire niente di

simile.

suo

misticismo da matematico innamoattirare le folle e

rato

non poteva

neppure

le

sono pi affascinate dalle cappelle occultiste e teosofiche e la sua chiesa, per quanto abbia un tempio a Parigi e alcune
classi colte, le quali

propaggini in Inghilterra e
Sud, non
Il
si

nell'

America

del

pu chiamare davvero n
stato

mili-

tante n trionfante.

Comte

dunque un profeta

fallito

COMTE
e

181

un pontefice abbandonato. E questo sarebbe poco male se fosse stato un gran filosofo. Ma noi abbiamo visto che le sue stesse concezioni dell' umanit e della scienza, cio quelle che hanno pi agito sulla cultura europea, sono delle sciocchezze circondate da illusioni e da inesattezze ed espresse in una prosa eterna e indigesta. Egli stato, come ho detto fin dal principio, un messia, ma non ha portato al mondo la Buona Novella. Il suo vangelo
diventato soltanto il vangelo della piccola borghesia semicolta e semiumanitaria. Predi-

cato in Francia,

suoi migliori discepoli

si ri-

trovano nei romanzi di un grande francese,


in

sapesse, cuchet.

Gustavo Flaubert. Sono, per chi non lo i signori Homais, Bouvard e Pe-

HERBERT SPENCER

Dichiaro, per conto mio, di deplorare sin-

ceramente

la fretta colla quale

il

signor Prisuoi

chard, intraprenditore inglese di ferrovie, pre-

sent alla commissione parlamentare

piani della linea Northampton- Worcester.

Lo

deploro prima di tutto per


il

il

signor Prichard
si

quale, per la negata autorizzazione,

lasci

sfuggire un ottimo affare,


prattutto, perch
il

ma

lo deploro, so-

signor Herbert Spencer,

impiegato
dovette,

ai

per

la

comandi del signor Prichard, mala riuscita di codesto afdefinitivamente dalla sua ono-

fare, ritirarsi

revole carriera d'ingegnere ferroviario.

codesta epoca, intorno al 1848, Herbert

Spencer aveva gi raggiunto, in due volte, un brillante stato di servizio. Nel 1837 egli era entrato nella stimabile compagnia ferroviaria di Carlo Fox e nello stesso anno eg-li
era destinato
alla

misurazione

delle subco-

struzioni della via di Chalkfarm, nel maggio

186

SPENCER

1838, a

Wembly,

era stato verificatore dei conti

degli accollatari, e nel settembre dello stesso

anno era stato promosso disegnatore a WorceGloucester-Birmingham. Ma lo attendevano pi alti destini. Il marzo 1840 lo aveva visto segretario dell'ingegnere capo Moorsom, a Powick, e in codesta qualit aveva costruito un ponte a Bromsgrove e aveva proster, sulla linea

vato delle locomotive americane.


1841 egli usc dalla

Il

26 aprile
e la noia

compagnia Fox

della disoccupazione lo spinse forse a scrivere,


o?i the ^roper sphere of Go'vei'nment. L' ingegnere licenziato diveniva filosofo. Ma il traviamento non era stato duraturo. Nel 1844, dietro invito dell' ingegnere Hughes, rientr in una societ ferroviaria e lo stesso anno lavor alacremente sul tronco Stourbridge-Wolverhampton. Nel 1845 va a Londra per gli affari della Com-

nel 1842 le sue Letters

pagnia,

ma

nell'agosto dell'cmno stesso

si

gua-

sta coi suoi superiori

ed entra

al servizio di

Prichard.
in crisi e
ziato.

Ma

questi,

come ho

detto, per aver


si

presentato dei progetti troppo affrettati

trova

Spencer viene definitivamente licenPi tardi, nel 1859, lo Spencer cerc di

rendersi utile all'Inghilterra in

modo

pi con-

SPENCER

187

forme

alle sue attitudini.

Cerc un impiego alla

Compagnia

delle Indie, chiese

un posto

di

ri-

cevitore del registro,

domand

di esser nomi-

nato direttore di una prigione,

ma non

riusc

ad ottenere

il

pi piccolo cantuccio retribuito

e l'anno dopo, nel 1860, lo Spencer,

ormai perle

duto per sempre per le ferrovie e


nistrazioni, pubblicava
il

ammi-

prospetto del corso

della Synthetic Philosophy. L'ingegnere senza

lavoro

si

vendicava

del

mondo minacciando

un sistema.
tre maniere.

Egli avrebbe potuto, forse, consolarsi in alAvrebbe potuto emigrare negli

Stati Uniti, avrebbe potuto cercare

un

ufficio

in qualche officina, sarebbe potuto tornare a di matematica come nella sua prima giovinezza, avrebbe potuto, nella peggiore ipotesi, sposare una moglie ricca. Invece, trascinato non so da quali inopportuni

dar lezioni

suggerimenti, egli volle esser


essere

filosofo, volle

il pronipote di Aristotele e il figlio di Comte, largire anche lui agli uomini la sintesi

del

mondo
la

visibile e invisibile.

minaccia fu seguita, a poco a poco, dall'esecuzione. Ma Spencer, diventando filosofo,

non poteva strappare dal suo

spirito que-

188

SPENCER

gli istinti primordiali

che avevano diretto

la

sua attivit adolescente alia matematica e alla


fisica.

Poteva acquistare qualche stigmata del


filosofico,

morbo
nale,

qualche stortura professiofilosofia

ma

non poteva perdere quelle che aveva


spnceriana
si

ed per questo che la

presenta a noi, innegabilmente,

come

l'opera

paziente e faticosa di un m,eccanico disoccupato.


lo so bene avr la tentazione Qualcuno a questo punto di non leggere pi innanzi. Ma io sono obbligato a mantenere la frase, e anche la parola. Giacch fin qui sono stato molto gentile collo Spencer chiamandolo ingegnere. In realt Spencer non aveva nessun diritto a esser chiamato con questo titolo, cos elegante ed ironico insieme. Egli non aveva fatto studi regolari di nessun genere e la sua cultura matematica e fisica era molto inferiore a quella di un nostro ingegnere. Ma in quei tempi di grandi costruzioni ferroviarie anche un buon agrimensore poteva rendere degli eccellenti servigi ed aver diritto al titolo di ingegnere, e Spencer
stesso^ nella sua

Autobiography,

lo riconosce.

Ma parlandoci schietti
di

egli non era niente pi un bravo meccanico. Si debbono a lui, anzi, .alcune piccole invenzioni meccaniche, che non

SPENCER

189

hanno avuto fortuna, fra le altre un velocimetro e una sedia speciale per malati. Ma non per questo eh' io insisto sulla qualit di meccanico di Herbert Spencer. Io non ho del resto nessuna seria ragione per non
chiamarlo ingegnere disoccupato. Quello che a me importa sono i caratteri mentali che

presuppongono codeste
che
si

professiofii, caratteri

sono poi

infiltrati

nella sua filosofia.

Le idee che
praticit.

risveglia un

buon meccanico
e

sono, infatti, soprattutto due: semplicismo

meccanico cerca sempre di ottenere i massimi eifetti coi minimi mezzi; ama gli ordigni semplici e le formule chiare e la sua attivit tutta rivolta non a speculazioni o a dispute ma a ricercare i modi per fare a meno di un ingranaggio, per diminuire
;

Un buon

gli attriti,

per costringere
di

le forze naturali a

dare
lit

il

massimo

meccaniche Spencer fin dai primi anni.

rendimento. Queste quaappaiono ben chiare nello


Intel lettua.li

Le sue simpatie
infatti

per

le scienze esatte nella

maggiori sono conoscenza

e per il non intervento nella vita. Fornito di poca memoria, non adatto allo studio delle
lettere, della storia e delle lingue,

privo del

190

SPENCER

senso della tradizione e della diversit, esso


fu portato fin da ragazzo alla
alla fisica e fino alla

matematica e morte serb di codesti

studi la tendenza alla semplificazione, alla ge-

neralizzazione,

all'

unit.

La sua tendenza

ritrovare una causa semplice e unica per tutti


i

fatti

comune,

del resto, con quasi tutti

filosofi

e soprattutto la sua inclinazione a

tener conto soltanto della quantit, cio piuttosto del

numero

delle variazioni che del loro


si-

carattere di varia,zione, lo condussero alla

stemazione evoluzionista, nella quale


plicismo monista
e
il

il

sem-

quantitativo

dei

nostri

tempi ha trovato
nifesto.

suo pi elefantesco

ma-

Ma
fuori

se

nella sintesi
il

del conoscibile viene

soprattutto

semplicista, nella metafi-

morale appare piuttosto il praman. Fra le ragioni dell' inconoscibile, ad esempio, e' anche quella di toglier di mezzo le dispute teologiche o scientifico-religiose, che fanno perder tanto tempo agli inglesi, e, apparentemente, con tanto poco frutto. La famiglia dello Spencer era una specie
sica e nella
ctical

di

museo

religioso

c'erano, tra vivi e morti,


ussiti, dei

degli ugonotti,

degli

metodisti e

SPENCER
degli anglicani.
chero, sua
e
Il

191

padre

di

Herbert era quaczio anglicano

madre metodista, uno

un altro zio seguace della setta ascetica di Cambridge. Egli aveva dovuto assistere a funzioni religiose diverse, a dispute teologiche in
tutte le musiche, e perci dovette pensare che

sarebbe stata una bella impresa far


si

si

che non

perdesse tanto tempo in discussioni di cosi

che si riferiscono a cose che posson provare e che non servono a niente per gli interessi terreni. Egli non poteva negare d'un tra,tto, in un paese come l'Indesto genere,

non

ghilterra,

il

mondo

del divino, ma, da

uomo

pratico, cerc di far s che

ma
cos

che

tutti

almeno di metterlo in disparte, non se ne potesse pi parlare, fossero d'accordo almeno nello
esiste. Il

affermare che
ticismo.

suo agnosticismo fu

una delle manifestazioni del suo praquesto, forse,


si

Ma

rileva

ancora meglio

nelle sue idee sociali.

ramente, si In altre parole, assenza


in economia, cartismo e
litica,

Le sue idee sociali, veriducono a una l' individualismo.


:

d'

intervento dell'au-

torit sociale negli affari

umani: cio liberismo semianarchismo in po-

avversione alle leggi contro natura cio

192

SPENCER

umana. Lo Spencer, redattore capo del liberista Econom^, segretario di una sezione della lega cartista, antisocialista deciso, ha conservato tutta la vita il suo odio per le leggi che vengono
agli attriti fra le cose e la volont

dalla collettivit, cio per tutte le limitazioni


dell' attivit individuale, la quale,

essendo depi adatta

terminata
tre,

dall' interesse proprio,

a trar partito delle cose. Egli credeva, inol-

che

le leggi naturali

fossero inimitabili

e, in fondo,

gran sospetto le leggi umane, le quali vorrebbero modificare la natura. Noai voleva, da esj)erto meccanico, che succedessero elisioni di forze
ottime
;

e perci

aveva

in

o attriti tra le leggi naturali e le leggi sociali,


tra le cose del

mondo

e la volont dell'

uomo.

Vedremo dopo quanto


sia pi

questo individualismo apparente che reale e come questa concezione troppo ottimista della natura si ac-

compagni con un'idea troppo pessimista della potenza umana, ma intanto innegabile l'intenzione
antilegislativa

antistatale

della

mente spenceriana,
in altre questioni,

ispirata, in

questa

come

da preoccupazioni i3ratiche

di

una

praticit,

aggiungiamo per,

di vista

corta.

SPENCER

193

Tali eran dunque i fondi spirituali che l'ex-ingegnere Spencer apportava alla filosofia. L' Inghilterra e l'America, paesi dove i
e i pratici fanno buona fortuna, resero fruttifera la sua filosofia d liegcanico disoccupato e fino agli ultimi anni egli prefer

mecjpanici

disegnare dei piani di volumi e degli schemi


di teorie piuttosto che tracciati di linee ferroviarie. Egli visse ^os una' vita calma e tranquilla, un po' rattristata dalle malattie

nervose e dall'assenza dell'elemento femmi-

un po' rallegrata dalle conversazioni, dai viaggi e dagli sports. Per lunghissimi anni questo onesto celibe non fu preoccupato che da tre cose dallo stato della sua salute,
nino,
:

dalla

pesca

dalla filosofia

sintetica.

La

sua salute resist fino a ottantadue anni, e la sua pesca non fu disgraziata, soprattutto in
Iscozia,

dove trov

in

grande abbondanza

le

trote di acqua corrente. Quanto alla filosofia la sua soddisfazione non fu minore e forse credette, come tanti altri produttori e venditori di sistemi, di aver
scritto l'ultimo ca-

pitolo della

storia della filosofia.

Io cerchef, ora, di persuadere me stesso e gli altri quanto poco ultima e quanto poco
13

194

SPENCER
fosse la

filosofia

sua voluminosa e preten-

ziosa sintesi.

IL
Il

pi alto dovere dell'ottimo meccanico


s

quello di far
delle

che tutte

le parti e particelle

sue macchine vadano d'accordo. Egli

deve badare che tutti *i pezzi combacino insieme esattamente che gli ingranaggi siano che i movimenti siano armonici e perfetti regolari. necessario ch'egli ottenga la mas; ;

sima coordinazi(me
degli elementi.

tra gli elementi e

Non

faccia
!

il

i moti meccanico colui

che non sa conciliare Non accuser lo Spencer di essersi sottratto a questo sacro dovere. Anche quando s'
fatto filosofo

ha serbato
la

intatto

il

suo amore
concilia-

delle armonie. Tutta

sua vita teorica una


:

storia di arbitrati e di transazioni

zioni tra la scienza e la religione, fra l'ester-

no e r interno, tra 1' idealismo e il realismo o tra Locke e Kant, tra la morale e la vita, tra Bentham e Humboldt, tra l' individuo
e la societ.

Sembrava che avesse orrore

dell'antitesi, del

SPENCER
contrasto, della discordia.

195

Quando due cose o

levavano di fronte e sembravano irriducibili, appariva lo Spencer colla sua larga faccia di 7naifre d'hotel, si sedeva come arbitro e cercava premurosamente un filo, una

due teorie

si

un ponte, una parola, una formula per riunire gli opposti. Qualche volta il filo si rompeva, il ponte cedeva, la parola era
passerella,

equivoca, la formula insignificante,


cer

ma

Spenl'e-

non

si

accorgeva

di nulla e

continuava

nella sua opera di accordatore con tutta roica tranquillit degli sciocchi.
Il

suo metodo consisteva di solito nel met-

tere framezzo ai due termini delle antitesi

un

tertium quid bifronte che mostrasse sulle due


faccio un indulgente sorriso di approvazione.

Tali furono, ad esempio, l'inconoscibile fra la

scienza e la religione e l'eredit


fra l'empirismo e
il

dell'io

priori

criticismo.

L'inconoscibile

si

voltava a destra e diceva


:

ai credenti in aria confidenziale

Amici

miei,

avete ragione,

e'

questo

mistero in me
agli
scienziati
:

un

mistero nel
si

mondo

voltava a sinistra

e diceva

Cari ragazzi,

non
l'ai

avete torto neppur voialtri quando

dite che

non

si

pu conoscere che fenomeni e che

196

SPENCER

di l

un impenetrabile mistero

di cui

non

giova occuparsi.
e

La stessa politica seguiva l'eredit tra Kant Locke sussurrando al primo: Va prz'orz esici

ste,

sono delle categorie che portiamo in

noi

stessi
:

nascendo
lo

morm.orando
i

al se-

condo

queste categorie sono innate per noi

ma

per non

furono per

nostri antichissi-

mi progenitori che
cellente

le trassero dall'esperienza.

Questo metodo, pare a me, pu essere ecquando si tratti di portare la pace

agli spiriti stanchi di secolari litigi e pronti

perci a rinunciare a ogni analisi pur di riposare so


il

capo sopra
di

ma

il guanciale del compromesuna dabbenaggine insulsa di fron-

te a chi vuol

vedere in faccia le questioni senza paure e senza stanchezze. Infatti esso consiste neir immaginare qualcosa che non esiste o non si capisce e nel metterla in mezzo, colle

due mani distese, per legare due tesi contradad uno stesso circuito di verit. Ma ciS che non esiste o non significa nulla non pu essere un laccio potente i fantasmi non posditorie
:

sono unire colle loro mani di ombra


di carne e d'ossa.

corpi

Ho

gi fatto, a proposito

di

Kant,

la

cri-

SPENCER
tica dell'inconoscibile e

197

non voglio
e
1'

ripeterla.
dif-

Si potrebbe, sottilizzando, trovare qualche


ferenza tra
il

noumeno

inconoscibile
cos

ma

le differenze

non son tante n


il

grandi da

fondo comune e la comune e 1' affermazione di un mondo di cui si dichiara conoscere l' esistenza e le manifestazioni ma che si pretende

sommergere

fondamentale

antitesi,

assolutamente e indefinibilmente inconoscibile. Le cose, dice Spencer, sono manifestazioni


dell'inconoscibile incondizionato.

Ma

la cono-

scenza di una cosa equivale precisamente a

sapere le sue qualit^ cio

suoi effetti,

il

suo

Conoscere una cosa significa prevedere ci che essa far. Ora se il conoscibile l' insieme delle
di

modo

agire e di comportarsi.

manifestazioni dell'inconoscibile, se l'insieme


dei suoi effetti, dei suoi prodotti, ne viene di conseguenza o che noi conosciamo l' inconoscibile o che non conosciamo neppure il conoscibile.
scibile o
scibile.

O
il

l'inconoscibile fa parte del cono-

conoscibile fa parte dell' incono-

non son fatte certo per dabben uomini i quali vedevano nell'agnosticismo il solo mezzo per imQueste
deduzioni
consolare quei

198

SPENCER

pedire ogni colluttazione tra la religione e la


scienza.

Anche

molti di costoro

si

sono av-

visti che codesta conciliazione si riduceva in fondo a una esortazione al silenzio. Lo Spencer proibiva ai teologi ed ai metafisici di parlare

di certe questioni e con

un
il

traslato molto co-

mune chiamava pace

silenzio,

giacch

impossibile ogni disputa su cose di cui si conviene di non parlar mai. In codesto modo il

mutismo diventa

la

massima

virt filosofica.

Ma

se anche l'inconoscibile fosse qualcosa

di possibile e di concepibile lo

Spencer non

potrebbe vantarsi di aver messo l'accordo tra la scienza e la religione. La ragione sem-

Spencer non sapeva cosa fosse la Per lui essa non era altro che una teoria del mondo, una cosmogonia, una filosofia: leaving out the accompanying moral code, which is in ali cases a supplementary
plicissima
religione.
:

growth, a religious creed


In
egli
tutta
la religione

is

definable as an
{ i
)

a priori theory of the Universe.

ebraica e cristiana
i

non vede dunque che


il

primi versetti del


rivelazione,

Genesi. Tutto

resto

morale,

(l) F7-st Principles,

14.

SPENCER

199

non esiste o non che amore, sentimento un supplemento, una quantt negligeable. Questa concezione cos angustamente intellettualista dimostra come il vecchio meccanico evoluzionista
gioso,
di

non

sia

mai

stato reli-

come non abbia mai provato quel senso

una presenza superiore, invisibile


coli'

ma

certa;

quel sentimento di accordo


sicurezza
raviglioso,

universo e di
quella

indicibile

quella certezza del me;

dello

straordinario

fede

nella realt di un

mondo
;

pi grande e vero

del

mondo

attuale

quell'

eccitamento a una
,

vita pi pura, pi seria, pi in alto stile

che costituisce lo spirito religioso. Le religioni sono dei moduli di vita grande e felice delle officine di forza morale delle arma; ;

ture dogmatiche, ma variabili, di un particolare


tipo di vita. Possono contenere anche

delle

metafisiche

ma

le

metafisiche sono tra quelle

cose che le rendono diverse fra loro, non sono


il

nucleo,

il

fuoco,

il

centro che d loro la vita


diversi nomi, con diverse

e l'efficacia. Sotto

cosmogonie, con riti e dogmi diversi ci possono essere delle anime religiose equivalenti. Tutto pu essere vissuto religiosamente anche la vita della carne. La sensualit bC'
:

20U

SPENCER

stiale di

Rabelais ha dei
al

riflessi mistici

per-

ch spinta

massimo

della sua possibilit

e la sensualit morale di Tolstoi, di colui che Merejkowski chiama il santificatore della carne, giunta fino al misticismo dell'amore. Ogni passione, ogni idea, ogni credenza pu giungere allo stadio religioso. La religione non qualcosa a parte accanto alle altre cose un grado dello spirito umano, una temperatura la sfera pi alta alla quale tutto pu fondere del fuoco di Dante e di Pascal. Ogni religione dunque il rivestimento formale di una pi grande e degna vita. Le cosmogonie ch'esse implicano (quando pure ne contengano, perch di alcune, come il Buddhismo, si pu dire che ne mancano e il Cristianesimo ha tolta la sua al Giudaismo) non sono che espressioni transitorie di un insieme
;

di sensazioni e di sentimenti

che sono di tutte


riconoscere una

e di tutti

tempi.
significa

Essere religiosi

potenza superiore alla quale vogliamo riunirci, e non significa aver delle idee astratte sulla costituzione dell' universo. Per conciliare la scienza e la

religione
tra

dunque mostrare

l'

identit

bisognerebbe i sentimenti

SPBNER
di

201

il

tri

pace e di forza che formano la viva carne vivo sangue della religione e quegli alsentimenti che movono e reggono lo scienconciliazione di Spencer
, tutt'al

ziato.

La

pi, tra

siccome la metafisica una scienza in formazione e la scienza implica una metafisica l'accordo non difficile e in realt non accorda nulla.
la metafisica e la scienza

ma

questa conciliazione tanto pi sospetta

in qucinto stata fatta ricorrendo ai


astratti. L'accordo,

massimi

afferma SiDencer, star nella

verit pi astratta dell' una e dell' altra {First

che la conciliazione per mezzo dei concetti generalissimi di una pericolosa facilit. Basta allargare il senso di una parola fino a fa,rci rientrare anche il suo
Principles,
7) e si sa

contrario e l'accordo, per chi non ci bada,


fatto.

Lo Spencer ha preso

la

parola mistero

ha fatto entrare tanto la credenza degli uomini religiosi in un mondo spirituale come r insieme dei termini inconcepibili della metafisica scientifica. Ma non s' accorto che per il credente il mondo divino non nel' vero senso un mistero ma eh' , anzi, la vera
e ci

realt di cui certo pi che di quella mate-

202

SPENCER

non ha visto che le idee ultime Tempo, ecc.) sono inconcepibili e misteriose quando si cerchino delle definizioni dogmatiche ma sono chiarissime quando sono interpretate pragmatisticamente, cio come nomi di certe classi di fatti avveriale

della scienza (Forza,

nuti o previsti. Il concetto di materia misterioso

quando

si

vuol

darne
si

una

defini-

zione

essenziale

quando

vuol riportare a

rissimo quando

qualche altro concetto pi vasto, ma chiasi chiami materia tutto ci che io prevedo opporr resistenza a certi miei

movimenti.

Lo Spencer, insomma, non ha


nulla, e
il

conciliato

suo inconoscibile, prodotto dall'in-

genuo bisogno animistico di supporre qualcosa di fisso e di permanente sotto il fluire


dei fenomeni, e di cui essi sarebbero gli
fetti e
i

ef-

non vale niente pi del suo maggior fratello, il noumeno. Il Kant aveva la scusa di saper bene ci che voleva salvare, cio la morale, ma lo Spencer ha l'aggravante di non avere idea di ci che voleva 'conciliare, cio della religione. Il borghese e il meccanico non hanno vinto la partita ma il primo meritava la sconfitta meno del seprodotti,

SPENCER

203

condo. Spencer, che non ha mai voluto leg-

gere

la Critica della Ragion Pura, poteva imparar qualcosa perfino da Kant


!

III.

Ma

lasciamo stare,
e
1'

una buona

volta, e

il

Noumeno

Inconoscibile.

La

gloria di Her-

bert Spencer non sta certo nell' aver dato un

nome nuovo
ai

a un fantasma ormai famigliare

pensatori in imbarazzo. Per quanto egli sia

stato l'inventore del realismo trasfigurato

il

primo importatore dell'oscura nozione

di

eredit nella teoria della conoscenza la sua

ambizione maggiore non era certo quella di


portare nuove luci nelle tenebre antiche delle
questioni prime.

Egli

voleva essere piuttosto


il

1'

uomo

del

concreto,

filosofo della natura, lo scopritore

della gran legge delle cose.


fu creduto.

E
1'

tale egli fu o

Una
egli

volta
si

messo a posto
che
sue

Inconoscibile
il
:

non

occup

del conoscibile e

resultato

delle

ricerche tutti lo sanno

r Evoluzione. L'idea d'evoluzione esisteva avanti Spencer

204

SPENCER
l'acqua di catrame esisteva innanzi a Ber-

come

keley.

Ma il

merito

dell'

uno

e dell' altro fu di

rendere universale e popolare quello eh' era fino allora nascosto e poco noto. Nei presocratici si

trovano gi delle intuizioni evoluabbastanza esplicite e ci

zioniste

dimostra
lo

come
rito
rali

l'evoluzione
il

non

sia,

come credeva

Spencer,

portato delia maturit

dello spi-

umano,

ma

piuttosto una delle pi natusi

concezioni che gli uomini


del

fa,nno

del-

l'attivit

mondo.

Ma

codeste intuizioni

non erano mai state applicate di proposito a domini particolari, non erano state consacrate
in qualche enunciato abbastanza oscuro e ab-

bastanza complesso da sembrare importante.

un tempo in cui si cominciava a fare la prima cosa e fece per conto suo la seconda. La prima idea non l'ebbe probabilmente n dai naturalisti greci n da quelli francesi pi vicini a lui, ma dall'economia politica. Da questa impar che

Lo Spencer

filosof in

quello che caratterizza


sto era vero

il

progresso

la

di-

visione del lavoro. Si prov a vedere se que-

anche in biologia e

le teorie

em-

briologiche del
e
lo

Von Baer
L'

io

incoraggiarono
la

persuasero.

economia e

biologa

SPENCER

205

erano abbastanza diverse fra loro per indurre lo Spencer a proseguire le sue estensioni e le sue generalizzazioni e nei Princtples of

Psychology (1855) tent dispiegare con l'idea


di sviluppo e di differenziazione la vita dello
spirito.

L' esser venuto a queste idee prima del gran libro del Darwin (1859) ^^ sempre per lui un gran titolo di gloria e si pu insinuare facilmente che il successo di quello che fu

detto darwinismo non gli fece troppo piacere.

C'era infatti una bella diversit tra la tenacia modesta del Darwin il quale, come un Dio,

aspettava tranquillamente

resultati di espe-

rienze che dovevano durare lunghi anni e la temeraria agilit colla quale lo Spencer si get-

tava addosso a un piccolo fatto per trarne un


filo

da cucire tutto

il

mondo.
si

Lo Spencer, dunque, non

pu chiamare
il

che ironicamente lo scienziato dell'evoluzione

ma

si

pu chiamarlo sinceramente

filosofo

dell'evoluzione. Questa fortunata parola deve


ai suoi sforzi di

aver detronizzato le revo-

lutions del secolo

XVIII,
il

1'

Enimiickelung dei

metafisici tedeschi e

Progresso degli ideo-

logici e idealisti della

prima met del secolo

206

SPENCER

XIX

deve a

lui di esser

apparsa lo specidifficili,

fico infallibile delle

questioni

la mi-

catrame per tutti i malanni racolosa acqua della mente. Spencer ebbe la potenza di farne
di
il

modulo obbligato di tutte le ricerche stoil motivo permanente di tutte le teorie il moi de la fin di tutte le fedi naturalistiche
riche
; ;

e di tutte le filosofie.

Cos'

mai dunque questa legge luminosa


il

e meravigliosa
tutta
la

cui fascino dura ancora in

cultura

della

razza

bianca

Tutti

sanno, grazie ai manualetti dei neofiti, quale


sia la

chia concezione.

forma che Spencer ha dato a questa vecPer lui tutto l'universo si

spiega col passaggio dall'omogeneo all'etero-

geneo (evoluzione) e col ritorno dell'eterogeneo all'omogeneo (dissoluzione). L'evoluzione un' integrazione di materia riporto anch' io il celebre enunciato accompagnata da una dissipazione di movimento durante la quale la materia passa da una omogeneit indefinita, incoerente, a una eterogeneit definita, coerente e durante la quale il movimento contenuto subisce una trasformazione paral-

lela

La
:

dissoluzione, naturalmente,

il

con-

trario

assorbimento di

moto

e dissipazione

SPENCER
di materia che

207

conduce

dall'

eterogeneit alla
evoluzione.

omogeneit, (i) Teniamoci, per un momento,

all'

Essa significa, dunque, passaggio dall'omogeneo air eterogeneo, dall' indefinito al definito, dalla confusione all'ordine. Omogeneo non significa altro che identico,

eguale a s stesso,

senza diversit ed eterogeneo ci eh' separato,

differente,
in

vario.

Noi possiamo dunque


meglio ancora, univereterogeneo e chia-

tradurre

linguaggio logico l'omogeneo e


o,

chiamarlo generale
sale e far lo

stesso

coli'

marlo particolare. sola, unica, indefi, dunque, una cosa nita, e ci sono delle cose molteplici, diverse, definite. La legge spenceriana ci dice che

questa
plici,
l'

cosa sola diventa queste cose molte-

cio

che

il

mondo

il

passaggio dal-

universale al particolare, dall' unico al di-

verso.

Quando una cosa eguale diviene pi


il

(i)

Ecco

testo

preciso: Evolution
dissipation

is

an

integration
;

of

raatter

and concomitant
raatter passes

of motion

during

which the
mogeneity

from an indefinite,

incoherent ho;

to a definite, coherent heterogeneity

and during
transforma-

whicli the retained motion undergoes a parallel


tion.
{Fz'rsi Principles,

eh.

XVII,

145).

208

SPENCER

cose

abbiamo l'evoluzione quando pi cose diverse si fondono in una cosa sola abbiamo la dissoluzione. Il mondo, cio, va
diverse
;

dall'

unico al diverso e dal diverso all'unico.

? Vuol dire che ci sono delle cose eguali e delle cose diseguali,

tutto ci cesa vuol dire

e che le cose diseguali divengono eguali e le

cose eguali divengono diseguali.

Questa

la

grande, la profonda, la mera!

vigliosa scoperta di Herbert Spencer

La formula che ho
grosse parole
d'

riportata,

malgrado

le

sue

integrazione e dissipazione,
in-

non contraddice per nulla a questa umile

terpretazione. Concentrare, integrare significa

formare molte combinazioni cio complicare, diversificare spender moto significa agire, cio cambiare, diversificare. Vale a dire che integrazione di materia e dissipazione di moto non significano altro che produzione di differenze come la dissipazione di materia (cio sparizione degli aggregati diversi) e l'assorbi-

mento del moto (cio la quiete) significano avviamento all'unicit. Sia parlando il linguaggio logico sia il linguaggio fisico non si pu
trovar altro sotto la celebre formula.

Questa rivelazione, sinceramente, troppo

SPENCER
piccola cosa.

209

Che

ci

fossero cose eguali e cose

diverse e che le prime divenissero diverse e


le seconde eguali si sapeva cos bene da tutti che i filosofi non si erano quasi mai curati di dirlo. Ma ci sarebbe stato qualcosa da fare di

nuovo

spiegare

come avviene questo passagall'eterogeneo e dall' ete-

gio dall'omogeneo

rogeneo all'omogeneo. Ma questo, n Spencer n altri 1' ha fatto ed e impossibile farlo. Si pu dire che una tal cosa che sembrava omogenea diviene, separata od avvicinata da altre cose, un insieme di cose diverse si pu descrivere come una collezione di cose diverse si fonda, per l' influenza di qualche altra cosa, in una cosa unica e identica ma impossibile stabilire una legge di tutti questi passaggi e mutamenti la quale sia uni;

versale, cio valida

per

tutti

casi,

nello

stesso
scire,

tempo abbastanza specifica per non riucome quella di Spencer, un semplice

truism.
Il

sorgere del nuovo, del diverso, apparir

sterioso.

sempre come qualcosa di prodigioso e di miNoi non vediamo che contatti e distac-

chi di cose, e a questi avvicinamenti- e a queste separazioni

vediamo succedere dei cambia14

210

SPENCER

menti.

Di

questi cambiamenti non ci possiamo

rendere, metafsicamente parlando,

ragione,

perch sono i fatti ultimi, sui quali bisogna costruire senza domandare stupidamente cosa ci sia al di l, e ogni tentativo di rivelare il
segreto di queste trasformazioni o un salto
dell' immaginario e dell' inconceoppure si riduce, come nel caso di Spencer, all' ingenua affermazione che succedono queste trasformazioni. Questo fa s che la teoria evoluzionista non molto pi scientifica, se ben si guarda, di quella creazionista. La causa un antecedente

nel

mondo

pibile

simile a quelli di altri effetti simili e niente

un certo stato di un ogresta sempre buio. L' ipotesi creazionista salta in una sola volta quest'abisso. Immagina un grande antecedente: Dio, che ha un grande susseguente: il mondo. L' ipotesi evoluzionista invece pi lenta ed ipocrita, e immagina un' infinit di
di pi. L'abisso tra

getto e quello che gli succede

gradi, di successioni, di antecedenti e di effetti

per

spiegare

il

sorgere

delle cose.

Il

miracolo, Benvogliamo
a cui non
le teorie
:

chiamare cos quello


ci

e'

risposta, esiste in tutte e due


la

ma

creazione

il

miracolo

SPENCER
tutto

211

ad un

tratto,

con una messa in scena

pi grandiosa e pi poetica,
ci d damente, di

zione

il

mentre l'evolumiracolo a poco a poco, timiil

soppiatto,

miracolo

in

pil-

lole.

La difficolt che Spencer avrebbe dovuto superare era molto pi grave di quella che si presenta a colui che vuol spiegare la produzione di eterogenei nuovi quando
esistono
altri. Infatti lo

gi ne
risalire,

Spencer deve
tutto
1'

logicamente,

al

primitivo ed universale omo-

geneo dal quale deve uscire


esercito di eterogenei che

enorme
nostro

compone

il

universo. Spiegare

come

pu essere un tour de force di alta ma non possibile per chi crede che non basta mettere insieme un certo numero di parole colle iniziali maiuscole per
lui

neo che

si

sia

differenziato

omogequando non esisteva


quest' unico

scuola hegeliana

contentare tutti

cervelli.

omogeneo in principio e allora non si capisce come una parte di questo omogeneo sia cambiato, dal momento che non
tutto era

poteva essere influenzato che da parti idenoppure e' era qualcosa di etetiche ad esso rogeneo fin dal principio e allora non vero
;

212

SPENCER
tutti gli

che

eterogenei provengano dall'omol'origine di questo

geneo

e resta da spiegare

eterogeneo primitivo. L' instabilit dell'omogeneo


cos

di

cui

para

spesso
si

Spencer non
fin

si

comprende che

quando
bile

ammettano

dal principio delle

manifestazioni
;

diverse della forza inconosci-

cio si
1'

comprende come dall'omogeneo


si

venga
:

eterogeneo soltanto quando

creda

che qualcosa d'eterogeneo esisteva anche prima the several parts of any homogeneous aggregation are necessarily exposed to different forces that differ either i kind or amount and being exposed to different forces they are of necessity dififerently modified
[Fzrst Principles, 149).

Cominciando

coll'af-

fermare l'esistenza di quella diversit di cui


si

vuol

spiegare l'origine facile arrivare


la

allo scopo.

Qual' dunque

ragione

della

fortuna

della teoria spenceriana, visto quanto sia basso


il

suo valore speculativo


:

facile

indo-

una ragione religiosa. Gli uomini hanno bisogno di certe concezioni teologiche e quelli che lasciano le antiche si gettano con
vinarlo

SPENCER
tanta maggiore avidit sulle

213

nuove. L'evolu-

zione pu servire, in qualche modo,


cos cara agli

come

so-

stituto d'Iddio e tanto bastato per renderla

uomini
il

colti e semicolti

che non

avevano pi
antico noiTie.

coraggio di chiamarlo col suo

Abbiamo
la

come, divenuta quasi un' ente personale,

visto come 1' Evoluzione appaia legge misteriosa che governa tutte le cose,
fac-

cia le funzioni di causa universale di tutto ci che accade e come lo Spencer le abbia dato fra i suoi uffici anche quello di portare l'ordine e la coerenza nel mondo confuso e incoerente.

Essa dunque la creatrice e l'ordinatrice qualcosa di prossimo al Notes dei presocratici o al saggio Logos degli alessandrini. Ce n'era gi abbastanza per prendere il posto d'Iddio, ma lo Spencer v' aggiunse anche 1' ultimo dono e la riavvicin alla Provvidenza cristiana, dandole per missione di portare la perfezione e la felicit nel mondo. Esaminando i vari caratteri dell'Evoluzione, scrive egli, noi troviamo a warrant for the belief that Evolution can end only in the greatest perfection and the most complete happiness.

214

SPENCER
ritorno al para!

{First Principles, 176). Il

diso terrestre, l'avvento del regno d' Iddio

Questo profumo teologico, non sospettato


dai naturalisti irreligiosi e la comodit didattica

dello

schema evoluzionista son

le sole

cause che hanno fatto di un trusin espresso

male una delle

fedi pi vivaci e operanti del

tempo

dei nostri padri.

V.

Herbert Spencer fu chiamato molte volte r Aristotele dei tempi moderni. In lui non e' era soltanto, infatti, un meccanico e un metafisico ma anche un biologo, uno psicologo, un sociologo, un politico, un moralista e tutte codeste sue incarnazioni ebbero gloria e fortuna.

Io

mi permetto per

di

non occuparmi

af-

fatto della

sua biologia e della sua psicolo-

gia. So benissimo che i Principles of Biology sono uno dei pi suggestivi e dei meglio costrutti fra i suoi libri e che in essi dette or-

dine e

corpo per

la

prima volta a

teorie e

ipotesi che si trovavano sparse e

monche
e'

nella
di

scienza di quei tempi. Ma,- quello che

Sl'HNCER

215

nuovo

in quel libro la parte speculativa, eh'

passata,
didattici

e l'organamento, che

ha dei meriti
il

ma

che non pu sostituire da solo

valore
I

filosofico.

suoi Prnciples of Psychology

hanno un
della evodi fuori

interesse storico

come documento

luzione delle idee evoluzioniste,


dell'

ma al

idea centrale del passaggio dal semplice

messa come armatura di tutta non c' nessuna veduta particolare che sia rimasta vittoriosa fino ad ora. Lo Spencer, vero, teneva molto *a quella
al

complesso

la vita spirituale

sua idea
l'

dell' intelligenza

come prodotto
all'esterno;

del-

adattamento
si

dell'interno

ma

quando
inner

detto che la conformity of the

to

the outer

order

intelligence

consists, (i)
si

is that in which non siamo molto

innanzi giacch

tratta di sapere in che cosa

questa conformity consista e in che modo ne possiamo giudicare noi, che non conosciamo altro che 1' inner. Questa conformit vuol dire copia, vuol dire previsione esatta, vuol dire possibilit di azione? Chi ne sa nulla? Anche

(i) Prnciples gate,

of Psychology. London, Williams and Norediz.,

1S70

2.

voi. I, pag.

410.

216

SPENCER

la sua

famosa
"priori

tesi dell' origine

sperimentale

deir

abbastanza enigmatica.
si

La

co-

forma a poco a poco con l'adattamento dello spirito alle cose. Questo adattamento produce certe abitudini che
noscenza, egli afferma,
si

trasmettono

coli'

eredit e finiscono col ren-

dere a priori delle categorie che nei


individui furono empiriche.

primi

La spiegazione

ingegnosa ma non persuasiva perch fa pensare a due questioni difficilmente solubili: prima di tutto in che modo misterioso 1' oggetto, supposto eterogeneo al soggetto, dia la prima volta queste forme della conoscenza; e in secondo luogo come sia possibile la trasmissione ereditaria delle esperienze accumulate, quando l'eredit resta uno dei fatti pi oscuri anche quando si tratta soltanto di eredit anatomica e fisiologica. Queste teorie, che hanno avuta la loro mezz'ora di gloria e di adorazione, non sono abbastanza importanti da meritare che ci si fermi a sezionarle come invece bisognerebbe fare, anche per riguardo all' influenza pratica che hanno avuta, delle sue vedute sociali e morali. Non intendo parlare naturalmente della sua sociologia organicista, imbastita troppo in fretta

SPENCER
dietro
le

217

lusinghe di esteriori analogie,

ma

di queir insieme di opinioni sui

rapporti tra
quello

uomo

e la societ che costituiscono

che s' chiamato l'individualismo spenceriano. Queste opinioni sono ancora abbastanza popolari e non e' bisogno di riferirle tutti co:

noscono

le

sue teorie

sulla funzione sociale

dell'egoismo, sui mali dello stato e sulla con-

venienza che c' a far coincidere la morale colle esigenze delle leggi della natura. Ma

non
o

tutti si

sono accorti come queste opinioni

teorie

sono, se

non

il

contrario,

almeno

qualcosa di ben diverso

dall' individualismo.

Gi

la

mente

di

Spencer non poteva essere


di
i

orientata sinceramente verso laver autonomia


dell' individuo, cio

quello ch' diverso e


filosofi egli

personale.

Come

tutti

mosso

da istinti monistici, e l'evoluzione gli serve per dimostrare 1' identit primitiva di tutte le cose,, e per provare come cresce, col procedere di essa, la dipendenza fra tutte le cose (i).

(i)

From

the lowest living forms


is

upwards, the degree


in

of development
veral

raarked by the
a

degree

which the
.

se-

parts

constitute

cooperative assemblage

{First

Principles, eh.

XIV,

115).

218

SPENCER
lo stato, vero,

Egli ha combattuto

ma

'

ha

combattuto sopratutto in quanto funziona male

non in quanto una limitazione di libert anche quando funziona bene, anzi pi grande ancora quando funziona bene. Egli ha combattuto lo stato ma non ha combattuto n la societ in genere n i vari gruppi umani, n tutte le altre forme di schiavit collettiva, conscia ed inconscia, di cui tutti siamo pi o

meno

vittime.
giustificato
1'

Ha

egoismo

ma

in
poi,

quanto
coordi-

serve di stimolo nata dalla societ


altri

all'

azione che

e rivolta a beneficio degli


altruistici,

per mezzo dei sentimenti ego

contribuisce al benessere

massimo del mas-

simo numero.
Il

suo individualismo era cos imperfetto e


ci

rudimentale ch'egli non comprese che non

sono per

gli individualisti veri, di fatti e

non

di parole, che

due sole strade

quella della

rivolta completa, cio l'anarchia, e quella del

dominio di pochi, cio 1' imperialismo. Egli combatt ambedue queste concezioni della vita umana e non volle riconoscerle come figlie egualmente legittime dei suoi timidi postulati libertari.

SPENCER

219

Chi non pu
bero, cio
il

sperare di essere
si

il

solo

li-

solo forte,
il

fa rivoltoso

chi
il

pu sperare
esitanti,

di essere

solo forte, cio

solo

libero, si fa cesare. Quelli

che restano in mezzo,


il

combattuti tra

Vangelo e
i
i

la lotta

come Spencer, non sono dividualisti. Sono, come egli fu,


per
la vita,
ciliatrice.

veri in-

pedanti

Amieti della semintelligente borghesia con-

Ma non fu questa Herbert Spencer.


Ce
che

n' un'altra e

la sola vilt teorica

di

pi grave.

nell'idea che

impregna

tutta la sua

Essa risiede morale e


:

si pu formulare con questo imperativo Fate che le vostre azioni sian quelle che la natura permette. Vogliate ci che voglion le cose . Qual' il senso di questa morale ? Il

consiglio di non impacciarsi dei fatti della natura, di


altri

obbedire alle sue leggi, di non avere


si

desideri se non quelli ch'essa stessa

spontaneamente di soddisfare. Codesta morale la morale del non intervento, la morale delle braccia incrociate^ delle

occupa

mani
dell'

alla cintola, del passivismo rassegnato, impotenza a modificare il mondo e tutte

le sue leggi.

L'uomo

buono,

il

mondo

ot-

220

SPENCER
questi sciocchi pa-

timo, la natura saggia

radossi di Rousseau echeggiano ancora una


volta in codesta morale da contemplativi e da
vigliacchi.

Anche
forma

lo stesso individualismo, cio

il

ri-

spetto di tutti gli

uomini,

non

forse

una

di questa non-volont di modificare ci

che esiste, questa renitenza a contrapporre r uomo al mondo, lo spirito alle cose co-

me una
trice
?

potenza attiva, modificatrice e crea-

Ma
sche

lo

imitatori

fra

Spencer e

tutti

suoi precursori

questi ultimi Federico Nietztra le leggi

hanno dimenticato che

della natura e' anche quella che spinge l'uomo a cambiare ci che lo circonda, ad

adattare le cose

invece di esserne adattato.

La nuova
la

biologia (Quinton)
dei

dimostra come
sia
il

caratteristica

vertebrati

loro

sforzo per non far modificare


zioni interne dai

le loro condi-

mutamenti

dell' esterno, e la

nuova

filosofia,

tore inascoltato (Novalis),

annunciata da qualche sognasi prepara a render

pratica e reale la missione superba dell'Uomo

Dio, padrone e creatore delle cose.

Lo Soencer,

col suo evoluzionismo livella-

SPENCER
tore, col

221

suo universalismo sordamente ostile

alla personalit, coi suoi gusti

per gii accordi

e per l'ordine, colla sua morale d'inerti e di

impotenti uno di quei nemici che la nuova


filosofia

deve con pi spietata energia schiac-

ciare e soffocare.

VI

FEDERICO NIETZSCHE

Con quante
raventi, con

drappegg'iature, con quanti pa-

quante trine

graziose Federico

Nietzsche ha cercato di nascondere il suo triCon quale involontaria malizia ste segreto
!

ha dato per sfondo

al

suo pensiero un grande

scenario di proporzioni eroiche, con valli pro-

fondissime e montagne altissime, con caverne


oscure e animali araldici
!

quale diabolico
di rug-

accompagnamento
giti di leoni, di

in

tempo accelerato
!

gemiti di venti, di rombi di

vulcani e di risate convulse

Ma
grado
gli

tutto ci
le

non ha servito a nulla. Malimmagini e le allegorie, malgrado


orizzonti scenografici e
il
i

ampi

crescendi
e pic-

delle sinfonie

secreto di Nietzsche stato

scoperto. In una parola

cola parola

sta

in

una sola

il

secreto di Nietzsche, nella

parola debolezza!
.

Perch sorridete

Forse perch

Nietzsche

Perch vi meravigliate ? ha fatto l'apoteosi


15

22(5

NIETZSCHE
inni alla

della potenza ed ha inalzato degli

forza

Ma

precisamente
oh' egli fu

son sicuro

un

per questo eh' io debole in tutta la


parola.

malinconica estensione

della

mente, per, non soltanto per questo,

ma

Veraper

molte altre ragioni che dir immediatamente. Io mi vergognerei di sbrigarmi della filosofia del
il

Nietzsche con qualche periodetto tra


il

tecnico e

pietoso sull'abuso dei narcotici,

rammollimento ereditario e sulla paralisi progressiva, come hanno fatto volentieri molti uomini seri, medici o no. Ma impossibile non tener conto che dal 1870 fino alla morte
sul
la salute del Nietzsche stata

molto cattiva.
1'

Egli stato

sempre

oscillante tra

eccita-

mento

e l'accasciamento, tra le convalescenze

e le ricadute, tormentato

gie, di debolezza, di febbre

degli

effetti,

da crisi di nevralche hanno avuto riconosciuti da lui medesimo, so-

pra la sua attivit intellettuale. Fanciullo era cagionevole e delicato uomo, dopo la malattia presa nelle ambulanze di Metz, stato
;

sempre pi o meno infermo. Ora tiitto questo spiega moltissime


uomini non amano

faccie

e moltissime attitudini del suo pensiero. Gli


la debolezza e la malattia
;

NIETZSCHR
quelli poi

227

che

le

posseggono son portati a

odiarle violentemente. I forti non fanno delle


teorie per esaltare la forza

vono
tanto

l'elogio della

salute
i

sani

lieti

non scrinon prediriso. Sol-

cano sulle virt della danza e del


i

deboli, e dei deboli ambiziosi, anelano

alla pi alta

potenza per

il

dolore di non avere


e attuale

soltanto

neppure una piccola potenza reale


i

malati, e dei malati che

hanno

continuamente degli alti e dei bassi, delle convalescenze e delle ricadute, comprendono la grande importanza del corpo e della salute del corpo soltanto i malinconici fuggiaschi del pessimismo sentono il bisogno di consi-

gliare a s e agli altri la gioia. Soltanto


boli,
i

deter-

malati,

tristi,

hanno

la paura,

il

rore e quasi l'ossessione della fiacchezza, della


infermit, dell'abbattimento, di tutto ci, in-

somma, che ricorda troppo il loro stato medesimo. I forti, i sani non provano nessun ribrezzo a entrare negli ospedali, a visitare le

anatomiche o i campi di battaglia, ma coloro che si sentono minacciati o minati da qualche morbo tremano e s' impressionano anche solo leggendo un trattato di patologia.
sale

L'origine della glorificazione del corpo, della

228

NIETZSCHE

riabilitazione della carne e del loro corollario,

cio l'odio della

malattia e della debolezza,


io credo, nella

che sono
schiana,

punti salienti della filosofia nietz-

si

deve dunque cercare,

stessa debolezza e morbosit del filosofo.


Il

gesto eroico del Nietzsche stato quello


suo tentativo di rinnegarla colla
di superarla

di voler reagire alla sua debolezza e alla sua

morbosit,

il

teoria, o forse

a forza di fede
il

nei loro contrari. Giacch


siero del Nietzsche sia

mi pare che

pen-

un caso classico di applicazione involontaria del Wili to Believe : sentendosi fiacco e infermo il Nietzsche ha voluto credere all' energia ed esaltare la sanit colla

segreta
1'

speranza di
e
1'

acquistare o

riacquistare

una

altra.

Non celebriamo
di posse?

noi piuttosto ci

che desideriamo

dere invece di ci che possediamo

Ma

la reazione nietzschiana alla debolezza

rimasta

puramente verbale

e perci questa

rimane, per quanto abbia tentato di superarla,


l'antecedente
sche,
tuale,

massimo

della sua filosofia. Nietz-

come
ha

tanti altri della

sua razza spiri-

fatto la teoria della


all'

non

teoria,

ha

fatto gii appelli

azione nell' inazione, ha


la rettorica della realt

fatto la letteratura e

NIETZSCHE

229

e del fatto.

Ha

mostra,to ancora una volta la

sua debolezza non riuscendo a fare veramente


e concretamente, nel

mondo,

nell'azione, quelle

cose che teoricamente credeva superiori. Quanto

diversa la sua vita di professore di greco e di

poeta vagabondo da quella eh' egli sognava

per
Il

il

suo superuomo bellicoso e dominatore

suo sogno di una nuova civilt rimasto

impigliato nelle parole, e invece di un creatore di nuove forme di esistenza egli stato un disperato e solitario cercatore di cono-

scenza

Egli non ha saputo, dunque,

egli,

1'

ammiquei
ri-

ratore di Cesare e di Bonaparte, impadronirsi

praticamente di ci che

e e allora,

come

cristiani e queg'li utopisti ai quali

non ha

sparmiato l'odio e le invettive, si rifugiato anche lui in ci che non e ancora, nell' avvenire. Il presente e il passato sulla terra ci per 7ne insopportaah, amici miei

bile

e io non potrei vivere se

non

fossi

un

veggente di ci che deve venire (VI, 205) cosi parla Zarathustra, colui che dice di essere un ponte per l'avvenire (eine Bruche zur Zukufift). Egli ha voluto insegnare agli uomini il senso della terra ma non ha sa-

230

NIETZSCHE

piito

imparare

il

senso del presente

Egli
si

stato preoccupato,

come

tutti quelli

che

trovano al disagio nell'attuale,


passare avanti, di

dall'

idea di
i<

sormontare , di superare , di oltrepassare di andare al di l , al di sopra (iiber). Egli ha presentato i


suoi libri

come

preludi dell'avvenire e s'


lettori e dei discepoli

compiaciuto dei

che gli

sarebbero venuti dopo trecent' anni. Egli ha


consolato la sua impotenza presente coi voli
poetici verso gli avveniri pi lontani, ed

ha

nascosto la sua incapacit di fare col lampeg-

giamento delle profezie. E avesse almeno proclamata sempre, nella sua filosofia, la necessit di fare e di cambiare! Invece anche nelle -teorie pi astratte, dove egli avrebbe potuto compensare la sua
inattitudine allo sforzo con qualche bella vo-

lont di trasformatore, l'ombra della sua de-

bolezza

si

stende sopra

le

metafore energiche
solo
si

dei suoi frammenti.

Non

conosce

in-

capace di cambiare immediatamente ci che esiste concretamente e si rifugia nel futuro,

ma

afferma
.

1'

incapacit generale di cambiare

ci che

teoria dominante , come vedremo meglio dopo, quella di accettare la

La sua

NIETZSCHE

231

natura. Quel eh' naturale buono, gli istinti

son sacri,
bili.

bisogni del corpo

sono intangipezzo di

L'

uomo deve

ridiventare un

non deve cercare di migliorare s stesso. Tutto quello che c' da fare oggi di distruggere tutto ci che gli uomini hanno
natura e
creato per
modificarsi (morali,

leggi ecc.) e

di lasciar libera la natura.

Come
senso
d'

liberarsi dal sospetto che questo ri-

Juto di modificare

non provenga da un oscuro hnpotenza di modificare, cio da una radicale persuasione di debolezza dinanzi alle
?

cose, agli istinti e alle passioni

Tanto pi che questa impotenza del Nietzsche si manifesta non solo nel fondo del suo pensiero ma anche nel modo col quale lo
esprime.

La sua
che

volubilit
gli

(segno di
la

facile

stanchezza)

fece preferire
;

forma

frammentaria e aforistica

la

sua incapacit a

scegliere fra tutto quello che

veva che

gli fece pubblicare


;

pensava e scriuna quantit di

pensieri inutili o ripetuti

la sua riluttanza a

sintetizzare, costruire, a organizzare che


ai suoi libri l'aria di mercati orientali

bri di cenci vecchi e

di

d ingomdrappi preziosi am-

mucchiati e mescolati senza ordine, sono dei

232

NIETZSCHE

buoni argomenti per supporre una mancanza di 7nperium mentale, riflesso della fiacchezza
generale del
filosofo.

prova pi inaspettata di questa fiacchezza consiste, secondo me, nella sua incapacit ad essere veramente ed autenticamente originale. Le forme pi alte e pi difficili di originalit sono certamente queste due trovare nuove interpretazioni e soluzioni di problemi antichi, e porre nuovi problemi, aprire strade assolutamente sconosciute. Il Nietzsche invece ha scelto le forme di originalit pi comode e pi agevoli: il rovesciamento delle
la
:

Ma

dottrine esistenti e

l'abbigliamento brillante-

e ricercato di pensieri antichi.

Di fronte
ai moralisti

ai cristiani
il

che cercano
corpo
il

la vita

dello spirito ha lodato

di fronte
il

che cercano
ai

bene ha lodato

male gano n a

di fronte

pessimisti

che rinne-

ha lodato la vita. Egli ha detto quelli che dicevano si, e si a quelli


la vita

che dicevano no.

stato un' eco a rovescio,

quando stato un'eco vera e propria, non ha voluto rimandare collo stesso
un'eco.

ma

tono

le

antiche voci di Callide o di Eraclito

o quelle, pi recenti di Stirner o di

Guyau

NIETZSCHE

233

servendosi della sua cultura di umanista e di

poeta le ha fiorettate e gorgheggiate armoudite


i primi che le hanno hanno creduto che si trattasse veramente di voci nuove uscite dal deserto in-

niosamente, tanto che

vece che voci di ritorno, rese pi sonore dalle


grotte di Zarathustra.

Egli che prediligeva, a parole,


difficili,

le

imprese

ha dunque seguito
faticose

le vie fili facili

meno

della

originalit e

non ha

saputo n dare una nuova risposta alle vecchie

domande n
la

lare agli

domanda. La sua
fondo

filosofia stata

uomini una nuova da capo a


proiezione della

confessione

la

debolezza della sua

vita.

II.

Il

pensiero di Federico Nietzsche

ci offre

lo spettacolo singolare di

una quasi completa

unit di dottrina attraverso tutte le fioriture

una immaginazione, di una rettorica, di un'arguzia perpetuamente instancabili nel preparare nuovi costumi. Dalla Geburt der Tradi

gdie (187
als

1)

e anzi ancor prima,


{iS'])

.zl\'

Homer

Weitkmp/er

fino al

Wille zur

234

NIETZSCHE

Macht

(i888y, che avrebbe dovuto essere il gran testamento dottrinale, Nietzsche vis-

suto sotto l'ossessione di tre o quattro idee,


ch'egli

ha

ripetute, dimostrate,

commentate,

amplificate, miniate e niellate senza riuscire

mai a cambiarle o ad accrescerle. In certi libri le ha espresse pi timidain certi mente e in altri pi liricamente periodi le ha volute affermare colla fredda sottigliezza del dialettico, in certi altri le ha

volute imporre colla sferza fischiante del satirico

le

ha sussurrate colla
ragioiatori del

glaciale irodix-hute7ne

nia

dei

cinici

siede, e le

ha gridate e cantate con tutta l'emozione immaginosa di uno di quei rapsodi


coronati d'oro di cui

parla Platone.

Tolti

modi d'espressione
stati

cambiamenti

teorici sono
tutt'al pi,

ben pochi

si

sono limitati,

svolgimenti

d'idee

appena accennate

in

principio o ad attenuazioni d'idee un po' troppo

frettolosamente proclamate e applicate.

bile,

Per queste ragioni io non credo impossicome molti han creduto, dare un' idea d' insieme, fedele e insieme sistematica, della filosofia del Nietzsche, la quale, quando si lascino in disparte le ingegnose e talvolta

NIETZSCHE

235

oziose digressioni,

si

pu esporre molto sem:

plicemente e brevemente cos


I cristiani e
i

pessimisti hanno
-

torto,

la

vita

ha ragione. Non

vero che

la vita sia

cattiva e che bisogni

fuggirla e rinnegarla.

Soltanto, per renderla degna di essere vissuta, bisogna accettarla completamente, com'; non bisogna cercare di limitarla, di costringerla,
di migliorarla.

Bisogna dire
vita.
({aelle

di s alla vita,

ma

a tutta

la

Non bisogna
che
si

rigettare

chiamano le cattive passioni o gli istinti pericolosi. Anzi l'istinto il vero sapiente. L'istinto non falniente,

neppure

lisce mai.

Tutto ci che facciamo per istinto

Gute ist listinkt (Vili, 93). L' uomo, qualunque cosa faccia, non pecca mai. L'importante di non reprimere le no buono. Alles
stre

corpo, eh'

tendenze primordiali, e di rispettare il il nostro vero signore, invece di

occuparci del miglioramento dell'anima o della


fantastica vita dello spirito. Il corpo sacro

e ogni morale dev'essere


alle sue esigenze
(i)

rinnegata

dinanzi

(i).

I veri

saggi non sono

Hinter deinen Gedanken und Gefuhlen, mein Bruder,


maciitiger Gebieter,
ein unbekaunter Weiser Leib wohnt er, dein Leib
ist

steht

ein

der heisst Selbst. In deinem er (VI, 47).

236

NIETZSCHE

moralisti m?. sono gli iiomini primitivi, gli


dell' istinto,
i i

uomini
vaggi,

fanciulli,

satiri,
?

sel-

barbari e anche,

perch no anl'ini

che coloro che cercano d'insorgere contro

greggiamento progressivo,
do.bbiamo
boccante,
ricercare,

delinquenti.

Noi
tra-

esaltare e realizzare la

vita piena, completa, ricca,


tropicale,

esuberante,

ascendente e dobbiamo perci perseguitare, esiliare, sopprimere tutto quello che tende a impoverire, ad abbassare
a limitare, a imprigionare la vita. Noi dob-

biamo perci
rapina,
all'

dir di

anche alla guerra, alla


all'

asservimento,
dir di

aggressione, a

tutto quello che si dice cattivo o pericoloso, e

dobbiamo invece
a
tutti
i

no a tutte

le

moa

rali,

costumi, a tutte

le regole,

tutti gli imperativi.

E
ma

non solo dobbiamo accettare

tutta la vita

anche tutto il mondo, tutte le cose, tutta la natura. Noi dobbiamo amare le cose come sono, effmere, passeggere, mutevoli e fug'g-evoli, diverse fra

loro

nello

spazio,

diverse
tutto'

fra loro nel

tempo

e debbiammo odiare
il

ci che vuole impoverire

mondo, come

fa

la filosofia coi suoi concetti astratti, tutto ci

che vuole incatenare

il

mondo, come

fa la

NIETZSCHE

237

morale della natura, tende a disprezzare il mondo presente e vivente affermando ch'esso non
si

logica che

l'aria di

tutto ci

che

il

mondo

vero,

il il

dietro di esso
bilit, della

mondo reale ma mondo dell'unit,

eh' esiste

della sta-

pi vera verit, della pi reale

realt.

Dunque, per serrare ancora di pi le formule, accettazione di ci che esiste e soppressione di ci che impedisce
la

libera

espan-

sione di ci che esiste.

Ma la liberazione dell'uomo e del mondo, dell'uomo dalla morale, del mondo dalla filosofia,

sitorio,

non potr essere che un momento tranun ponte di passaggio, una posizione

iniziale. E necessario creare la nuova legge, incidere le nuove tavole dei valori , pre-

parare l'avvento della nuova vita pi libera, pi ricca e pi alta. Questo sar il compito
della

nuova

razza, dell'attesa

stirpe

dei
di

su-

peruomini, che realizzer una specie

mi-

stico ideale del fiore dell'umanit redenta.

neppure basta accettare

il

mondo com'

non basta accettarlo una sola volta,

ma

ne-

cessario accettarlo e desiderarlo con gioia e per centinaia e per migliaia di volte, per una

238

NIETZSCHE

infinit di volte,

sempre uguale

all'infinito,

come

insegna la terribile dottrina dello

Eterno

Ritorno.

Amore

della vita e odio del pessimismo e


:

della morale

amore

della

diversit
:

e odio

dell' intellettualismo e della filosofia

ecco la

prima parte del sistema. Aspettazione e preparazione della razza superiore


e
,

aspettazione
del

desiderio
:

della
Ja

ripetizione

perpetua

mondo
mai

ecco

seconda.

Nietzsche non
toilette

uscito di

qua.

Presentata cos senza la

poetica che
filosofia

ha nelle opere del Nietzsche questa

dimostra subito la sua parentela con quella filosofia ch'ebbe il suo massimo favore tra il
'70 e
il

'90,

nel

tempo

stesso in cui quelle opere

furono pensate e pubblicate. Io credo per conto


mio, che la pi espressiva definizione che
si

possa dare
questa
:

della

filosofia

del

Nietzsche sia

tina

trasfigurazione

ditirambica del

naturalismo evoluzionista.!! Nietzsche ha dtto,


in bella poesia tedesca, ci

in cattiva o

ma
Il

che altri diceva mediocre prosa francese o inglese, non ha detto molto di pi.
positivismo era sorto

come reazione

al

vaporoso pessimismo romantico e contro

alle

NIETZSCHE
fantasie idealiste

239

della

metafisica,

aveva

ri-

preso

materialismo del secolo XVIII. aveva cominciato la riabilitazione della carne conil
l'

tro lo spirito, del corpo contro

Idea, e aveva

dato un' importanza sempre maggiore a quelle

che

si

chiamavano prima
i

le

basse funzioni

fisiologiche o

vili

bisogni

animali

Il

Nietzsche colla sua apoteosi del corpo e coi suoi continui ricalami alla fisiologia per spie-

gare

fatti

pi

alti

raffinati

dello spirito,

segui codesta strada e risalendo al cinico Diderot incontr forse sul


della vita di natura,

cammino

1'

apostolo

Rousseau, eh' egli maltratta volentieri di quando in quando, ma


J. J.
1'

del quale riprese, volere o no,

idea fonda-

mentale del ritorno

alla natura e della critica

alla civilt ipocrita e

opprimente.
il

E
tre

nel positivismo
il

Nietzsche trovava,

ol-

fisiologismo, anche un'altra dottrina che

gli serv di sostrato alla sua accettazione della


vita,

determinismo. Essa lo incoraggi a non vagheggiare un cambiamento delle cose


cio
il

umane
che
il
il

e gli dette la giustificazione naturale

del bene e del

male.

Il

Taine

aveva detto

vizio e la virt sono

secrezioni

come

vetriolo e lo zucchero

ma

aveva

fatto ca-

240

NIETZSCHE
la

pire di preferire

virt

e lo

zucchero al

va pi l e qualunque rifiutare ci sia da trova che non cosa che venga naturalmente e necessariamente.
vizio e al vetriolo. Il Nietzsche

Non meno

evidenti sono gli influssi evolu-

zionisti nella filosofia nietzschiana.

La

teoria
:

dell'evoluzione sugger al Nietzsche due idee


la possibilit della

formazione di una nuova


e la glorifica-

specie di essere, di tanto superiore all'uomo

quanto l'uomo alla scimmia

zione del mezzo, dello strumento (Wille zur

Macht) cio

la

rispetto al fatto, idea

preferenza data al poter fare che si trova espressa

nettamente nelle analisi psicologiche dei primi


etici evoluzionisti d' Inghilterra.

La sua

sim-

patia per

sentimenti guerreschi deriva dalla


;

biologia darwiniana
gli
istinti

la

sua accettazione dedella

primordiali

natura

umana

corrisponde
cose dello
il

all'obbedienza

alle

leggi delle

Spencer. Ambedue, lo Spencer e vogliono che l'uomo chini


ci

Nietzsche, aspettano dei mutamenti nel fu-

turo,

ma ambedue
a

la testa dinanzi
esiste.

che necessariamente

Mancherebbe, nella dottrina nietzschiana.

NIETZSCHE

241

per argomentarne
Infatti

l'affinit

con quella del po-

sitivismo contemporaneo,
il

il

monismo.
contrasto in
filosofi tedeschi,

Nietzsche,

facendo

ci con la

maggior parte dei

era amico del particolare e del diverso e aveva un discreto disprezzo per le ipotesi
universaliste

dei
si

metafisici tradizionali.

Ma

vede che in lui il monismo ma non manca. Anzi ci sono, nel pensiero nietzschiano, due manifestazioni monistiche la Vita e 1' Eterno
cercando bene si nascosto e
raffinato,
:

Ritorno.

Nel Nietzsche la Vita (o i suoi equivalenti r Istinto e la Volont) fa le parti che nello Schopenhauer erano della Volont senz'altro. Essa tutto e spiega tutto la sua esaltazione lo scopo del mondo. Essa ha dato origine
:

all'arte, alla scienza, alla filosofia.

Tutte

le

cose

sono in servigio della


criterio

vita, tutte le

cose sono

manifestazioni particolari della vita. Essa


il

ci che le

supremo. Oi che a lei serve buono, nuoce cattivo (Vili, 218).

non

basta. Il

mondo

composto

di cose

diverse, fuggevoli,

mutevoli,

ma

queste cose

diverse

si

ripetono

identiche

infinite volte,

queste cose fuggevoli fuggono identicamente

242

NIETZSCHE

infinite volte. L' unit

nello spazio
unico,

ma

nel

ma

lo stesso

mondo non pi tempo. Il mondo non mondo si ripete infinitadel

mente sempre identico a s stesso. Il monismo, cacciato da una parte dagli istinti empirici e fenomenisti del Nietzsche, rientra da
un' altra parte sotto le apparenze dell'Eterno

Ritorno.

Non manca
di regola,
nista.

nulla,

dunque, per fare del Nietz-

sche un buon positivista accompagnato,

come
vuole,

da un evoluzionista e da un moNietzsche
,

La

filosofia del

se

si

una traduzione e una continuazione di quella 1' ingegnere inglese e 1' elledello Spencer
:

nista tedesco sono assai pi prossimi di quello

che ciascuno di loro potesse immaginarsi. Questa vicinanza gi per me di cattivo

genere e per quante ricche manciate di immagini mi getti dinanzi il Nietzsche non son la bella poesia non basta per salrassicurato vare la cattiva filosofia. Pu essere un attenuante ma non tale da ottenere la grazia ed io non mi sgomento minimamente a prepa:

rare la sentenza contro l'eterno convalescente

che ha

scritto, fra tanti

libri,

anche un Gt-

zen-D?nmerung.

NIETZSCHE

243

III.

Ma

pure, ripensandoci meglio, perch sen?

tenziare

Una

filosofia

come

quella del Nietz-

sche non criticabile e condannabile come

uno dei

tanti palazzi razionali che

formano

le

citt filosofiche di

Germania e

d'altrove.

Siamo
mezzo

difaccia a un'affermazione di gusti personali,


fatta

per

fini

igienici o medicinali, per

di litanie liriche o di

vagabondaggi

aforistici.

Le preferenze

dal filosofo sono inattaccabili:

nessuno potr insultare il Nietzsche perch ha provato maggior piacere a immaginarsi Giulio Cesare che un asceta del deserto, o perch ha sentito il bisogno di una nuova specie di animali superiori, liberi da ogni pastoia etica e desiderosi di pi alti destini.

L' unica cosa criticabile col quale

dunque il 7nodo ha voluto esprimere questi gusti e

questi ideali. I

due

il

poetico e

modi del Nietzsche sono stati il dialettico. L' esame del


ed
io

primo spetta
volentieri

ai critici delle lettere

credo

con
il

loro che

Also

sprach Zara-

thustra sia

pi bel

poema

in lingua tedesca

che sia stato scritto dopo il Faitst. Se egli si fosse, cio, limitato a cantare e proclamare i

244

NIETZSCHE

suoi amori e le sue ire in belle strofe ardenti

e mordenti

come

quelle che

ci

commuovono

e ci esaltano leggendo certe sue pagine, sa-

rebbe inattaccabile da ogni lato e potremmo mettere come epigrafe alla sua opera quei versi che si trovano nel suo magnifico Lied
der Schwermuth
:

.... Nur Narr! Nur Dichter! Nur Buntes redend, Aus Narren-Larven bunt lierausclireiend,

Herumsteigend auf lgneriselien Wort-Briicken,

Auf bunten Regenbogea, Zwischen falschen Himmeln

Und

falschen Erden,

Herumschweifend, herumscliwebend,

Nur Narr! Nur

Dichter!

(VI, 434).

non ha voluto essere soltanto poeta come nei primi tempi scrisse Wir Phlologen egli ha parlato spesso in nome di Wir Philosophen. Evidentemente ha voluto esser considerato sopratutto come filosofo un filosofo che ha poco rispetto della filosofia e pochissimo dei filosofi un filosofo che non stima
:

Ma egli

la logica e

odia la morale,
tutto,

ma

pur nonostante,
filosofo.

ad onta

di

filosofo.

E come

NIETZSCHE

245

cio in quanto

uomo che
il

vuol esprimersi in

una certa maniera, da tutte le parti.

Nietzsche criticabile
si

Le

sole critiche, cio, che


al Nietzsche,

possano fare
si

decentemente
glia fare
la

quando non

vo-

parte di pinzochere offese o di


ragione,

vestali della

sono delle critiche di

metodo.
Io finger, dunque, di

non occuparmi

se le

cose che

il

Nietzsche

vuol

dimostrare sono
cercher
se
i

preferibili o

no ad

altre,

ma

mezzi coi quali vuol arrivare a certi scopi e dimostrare le sue affermazioni, sono adatti
alla loro funzione.

La

differenza fra questo genere di critiche

e quello

che
si

si

rivolge a

combattere
il

la so-

stanza delle cose dette piuttosto che


col quale

modo

dicono, non poi, francamente

parlando,

cos

grande
il

come

a qualcuno po-

trebbe parere.

Quando
delle idee

si

critica

metodo bisogna
si

ser-

virsi per forza dei resultati del

metodo, cio
critica

espresse,

come quando

una macchina bisogna


che produce.

riferirsi agli

oggetti
si

d' altra parte,

quando
si

cri-

ticano sul serio le teorie, non

fa altro che

246

NIETZSCHE

dimostrare o che son contradditorie fra


o che sono contraddette da
altri fatti,

loro,

o che

derivano da analisi insufficienti, cio si tenta di far vedere che ci sono in loro delle colpe
logiche e delle deficienze di osservazione.

Tutte

le critiche

che non rientrano in quealtro che contrapposizioni

sta classe

non sono

pure e semplici di gusti a gusti, di valutazioni a valutazioni, d' interessi a interessi.

Le critiche di metodo son dunque le sole veramente critche perch pongono il giudice in una posizione, almeno apparentemente, imparziale, in quella, cio, di un uomo il quale dovendo giudicare una compagnia di tiratori non si occupasse del colore o della distanza
dei bersagli

ma

soltanto dell'approssimazione

colla quale certuni

vengon

colpiti.

Preso da questa parte il Nietzsche non mi sfugge pi, giacch dal punto di vista del metodo, la sua opera una delle pi deplorevoli che sian nate negli
Il

ultimi

tempi.

Nietzsche stato certamente, dopo lo Schoil

penhauer,

pi anglo-francese dei

filosofi te-

deschi, cio

uno dei meno sformati

dall'idro-

pisia concettuale dei suoi colleghi concittadini.

Ma

per quanto abituato dai francesi all'amore

NIETZSCHE

247

delle cose

fini

e sottili e dagli inglesi

all' a-

more

delle cose concrete e limpide, egli


soffiar via dalla

non

riesci a

sua mente tutta la


nell'

nuvolaglia teutonica.
Il

primo segno ne abbiamo

indetermila Vita,

natezza in cui lascia proprio quelle cose che

sono

gli assi della sua filosofia,

come

r Istinto, la Potenza.

Quando parla

della

Vita non sa far altro

che accodarci degli aggettivi simpatici come piena , ricca , traboccante , totale , prodiga , tropicale , ascendente , i quali farebbero credere ch'egli volesse ^uUa la vita, in tutte le sue forme. Si tratterebbe ci di un ideale quantitativo,

secondo

il

quale, cio, sarebbe


il

buono

tutto ci

che accresce
d'oro *o

capitale della vita, senza oc-

cuparsi se l'accrescimento consiste in monete


in azioni a basso

prezzo.

Ma

conti-

nuando a leggere ci si accorge che il Nietzsche non accetta indifferentemente qualunque forma
che odia anzi certe cose che appartengono pure, per definizione, alla vita, quale l'amore per i prossimi, il desiderio di
della vita,

ma

dare delle leggi agii altri, ecc. Ci sono dunque delle esclusioni

pare che

248

NIETZSCHE

non

tutta la vita sia

veramente

vita,

pare che

esista

zioni vitali.

una gerarchia tra le varie manifestaMa una gerarchia suppone un cri-

terio col quale decidere quali sono legittime

no e questo criterio non pu esser fornito dall'idea di quantit e di abbondanza perch questa consiste appunto nell'accettare tutte le variet e le attitudini possibili, e non pu esser dato neppure dall'idea di ascensione perch questa subordinata evidentemente a un fine ultimo, che in questo caso
e quali

non

si

sa quale possa essere.


si

La

stessa in decisione

trova rispetto

al-

che pure rappresenta, nella dottrina nietzschiana, qualcosa di simile al Dio ignoto. L'Istinto, che rassomiglia un poco a una coml'istinto,

binazione della Volont schopenhaueriana

col-

r Inconscio di Hartmann, che possiede per la suprema saggezza e la peril Nietzsche


fetta bont,

non

si

sa precisamente cosa sia

come

sia possibile

obbedirgli

sempre. Ci

sono

infatti, in
si

opposti che

uno stesso uomo, degli istinti combattono e tra i quali bisogna

per forza scegliere.


sorgere

Non

anzi questa incom-

patibilit e diversit di istinti


il

che ha fatto bisogno di una serie di corti d'ap-

"

NIETZSCHE

249

pello,

altro

modo

chiamate religione, morale, legge o in fossero stati sem? Se gli istinti

pre d'accordo fra loro e fossero stati sempre saggi non ci sarebbe stata certamente tutta
quella
fioritura

di

mezzi
il

per correggere o

estirpare certuni di essi che al Nietzsche di-

spiace cos tanto.

Nietzsche non ha pen:

sato anche a un'altra cosa

che quelli che

si

chiamano

istinti sono,

certe volte, delle soli-

dificazioni di antiche

abitudini
Il

prodotte da
degli istinti

giudizi e da riflessioni.

mondo

in parte lo stadio cristallino della ragione,


e
il

Nietzsche,

cos

nemico della logica


il

della scienza, ha corso


gli istinti,
stallizzati.

rischio,

elogiando
cri-

di

lodare

dei

ragionamenti

Neppure l'idea di Potenza appare molto felicemente nella dottrina nietzschiana. Volont
di

Potenza

a quanto pare, volont di cam-

biare,

ma non
come

basta poter cambiare: bisogna

sapere

e che cosa cambiare^ e in quale


i

direzione operare

cambiamenti.

Il

Nietzsche,

non ha mai dato una risposta chiara a questi problemi, o meglio Tunica che ha dato
stata che la volont di potenza tutto ci che

serve per l'accrescimento della vita,

il

che

re-

250

NIETZSCEiE

idea di potenza, perch l'uomo non ha bisogno soltanto di acquistare e di possedere ma anche di sopprimere e di
Stringe moltissimo
1'

gettar via.

Questa indeterminatezza, tutta

propria

di

quella fraseologia superficiale che passa presso


i

tedeschi e presso gli ammiratori dei tedequestioni particolari.

schi per profondit, si ritrova anche nell'esame

delle

La mente
si

affati-

cata del Nietzsche non aveva la forza di analizzare

bene una questione e

contentava

di esporre e di sostenere la

che gli piacesse. Cos egli corto dell'enorme controsenso che e' nel suo rimpianto delle et istintive e barbare ante-

prima risposta non s' mai ac-

ad ogni morale. Se regnavano tutto doveva andar per il meglio e non si capisce da quale pa,rte la prima legge o la prima moriori

ad ogni legame

in esse gli istinti

soli

rale sia venuta fuori a deturpare quell'et del-

l'oro

della

saggezza

istintiva.

Dagli

istinti

non possono esser venute, sembra, le catene degli istinti e neppure dai deboli perch un regime di quel genere non tollera i deboli e
se questi fossero giunti a imporsi significhe-

rebbe che

forti

sarebbero

stati infiacchiti e

NIETZSCHE
intorpiditi senza capir

251

come

e perch. L'ori-

prime limitazioni rimane dunque inesplicata, come rimane misteriosa la potenza che i deboli, gli schiavi avrebbero dimostrata, secondo il Nietzsche, imponendo ai potenti, ai signori la loro morale. Imporre ai forti i valori dei deboli, non forse una delle prove pi meravigliose di potenza ? E questa prova l' ha il Nietzsche, il Cristianesimo, secondo data. Come chiamarlo, dopo questo, la dotgine delle
trina degli impotenti
?

La
si

superficialit della

mente del Nietzsche

mostra anche nel grande stupore e nella grande fede ch'egli ebbe per l'idea dell'Eterno Ritorno. Questa ipotesi non solo non era nuova

risale ai Pitagorici

ma

anche, un'as-

surdit per chiunque non la prenda solo

come
accor-

un mito

rivolto a

scopi morali.

Anche

dati alcuni principi indimostrabili

nit del tempo)

non

(come l' infinecessario prevedere il ri-

presentarsi di una disposizione identica degli

elementi del mondo, prima di tutto perch


possibile

formare una serie

infinita

di

com-

binazioni con un
inoltre

numero

finito di

elementi e
indefinita

perch, data la possibilit

di spostamenti nello spazio, sono possibili in-

252

NIETZSCHE

finite posizioni

diverse riguardo alla distanza o

alla localizzazione nello spazio,


si tratti di sistemi simili di

anche quando
si

elementi.

La stessa frettolosit
critiche che
il

di

esame
torto,

trova nelle

Nietzsche fa al Cristianesimo,

ch'egli considera, e

ben a

come

la dot-

trina dei malati e degi inetti.

Leggendo il Vangelo ci mente che il Cristianesimo

s'

accorge

facil-

almeno

nella

persona del suo fondatore, un tentativo magnifico per sopprimere quei deboli e quei malati che movevano la rabbia e lo schifo dell'anticristiano Nietzsche. Cristo venuto al

mondo non

solo per dare la pace dell'anima


il

o per annunziare

Regno

dei Cieli

ma

anche

in qualit di apjDortatore di salute e di forza

come

colui

che

riconosce la naturalit del


la

male e del peccato, e fugge


dottori e
i'

scienza dei

ipocrisia dei devoti.

Quando libera 1' indemoniato {S. Marco, I, 23 seg.) quando moltiplica i pani {ibid, VI,
34 seg.) quando cangia l'acqua
Giova7ini, II)
in*

vino

{^Saii

quando promette

agli affaticati

ed agli oppressi di ristorarli {S. MafJeo, XI, 28) e ordina agli apostoli di cacciare i mali [ihid. X, 8) e, appena resuscitato, chiede da

NIETZSCHE

253

mangiare (S. Luca, XXIV, 40) e soprattutto quando ci mostra, col suo esempio, come il dolore e la morte sono cos terribili da salvare un mondo intero, vale a dire che la gioia
e la vita sono dei beni se
il

privarsene con-

che si pu mostra di curare anche le cose del corpo e di apprezzare anche la vita terrena. Quando aiFerraa che Iddio fa levare il sole tanto sui buoni che sui cattivi {S. Matteo, V, 45) quando si scaglia contro i moralisti che voglion troppo giudicare [^bid. VII, I, seg), quando vuole che tutti, buoni e cattivi, siano invitati al banchetto (S. Matteo, XXII, io), quando perdona all' adultera {S. Giovanni, Vili) egli riconosce implicitamente
siderato
il

come

maggior dono

fare a Dio,

egli

la naturalit degli

istinti

cosiddetti

cattivi.

Quando paragona
del
cielo

suoi discepoli agli uccelli

ed

ai gigli del

campo

{S.

Matteo,

VI, 25, seg.) e loda i fanciulli (ibid. XI, 25; XVIII, 3 XIX, 14) egli mostra di compren;

dere la superiorit degli esseri naturali e primitivi sopra le regole e le preoccupazioni


dei pedanti e dei farisei.

Personalmente Cristo non si fa scrupolo di mostrare dei sentimenti considerati come non

254

NIETZSCHE

cristiani.

Esso annunzia
{S.
i

eh'

venuto a metter

guerra e non pace


5".

Matteo, X, 34) morde


farisei [ibid.

e ingiuria ferocemente
13
;

XXIII,

Luca, IX, 41 XI, 39, seg.) minaccia vendette {S. Licca, X, 12) ordina che vengano
;

uccisi coloro che


27)

non

lo vollero

{ibid.

XIX,
di

consiglia ai discepoli di provvedersi

spade {ibid. XXII, 36). Egli ci annunzia per fino che il regno dei cieli lo rapiscono i violenti {S. Matteo, XI, 12). Cosa poteva desiderare di pi
il

Nietzsche
il

Ma

il

suo

odio per

Cristianesimo deri-

vava in parte da una specie di rivalit o di paura che si pu sorprendere in certi suoi penEgli lo combatteva per una specie di sieri.
rancore contro questo tentativo di sostituire dei nuovi vincitori agli antichi. Per una strana
e anacronistica solidariet
il

Nietzsche teneva

per

forti

a tipo pagano ed io

mi

arrischio

ad insinuare che le critiche da lui mosse al


Cristianesimo abbiano un motivo simile a quello
eh' egli

attribuisce

al

Cristianesimo

stesso,

cio la paura.
Il

Nietzsche, invece, era nel fondo un' anima

cristiana e non ingiustamente stato chiamato da qualcuno un prete decadente.


assai

NIETZSCHE
L' ideale del

255

superuomo corrisponde un poco


Cristo
alla

quello

del

1'

accettazione

del

male corrisponde
del dolore

cristiana accettazione
inferiori alla

il

sacrifizio degli

futura

vita superiore al sacrifizio della vita

attuale per la beatitudine della vita futura. I

superuomini somigliano, oltre che ai guardiani della repubblica platonica, anche ai monaci soldati, ai Templari o ai cavalieri di Malta, e il Nietzsche arrivato a scrivere che chi vuol impiegare il suo denaro da spirito libero deve fondare istituti sul tipo dei conventi. Egli apprezzava tanto gli antichi valori morali e cristiani (verit, amore, ecc.), che voleva appartenessero soltanto a un' aristocrazia privilegiata Ci sono perfino delle somiglianze di forma tra le sue opere e la Buona Novella. UAlso sprach Zarathustra non forse una parabola in quattro libri, un quinto Evangelo ove non manca n la cena, n l' asino, n la valle terribile, n
!

la

predicazione apocalittica

Se il Nietzsche avesse riflettuto di pi non avrebbe dunque calunniato cos ostinatamente il Cristianesimo e non lo avrebbe accusato cos leggermente di aver rovinata la civilt e di

256

NIETZSCHE

aver resi malati gli uomini, perch o

il

Cristiail

nesimo non

stato capito

ne seguito, come
(i)

Nietzsche stesso riconosce certe volte,


allora stupido accusarlo di
effetti

che non

ha potuto produrre, o il Cristianesimo stato veramente una delle forze efficaci del mondo e allora il Nietzsche avrebbe dovuto spiegare come mai ha dato origine a una nuova aristocrazia

spesso violenta e aggressiva,

come

il

clero, e

come mai
mentisce

si sia

conservata cos alta

la vitalit dei popoli cristiani.

mentisce

la

storia o

Federico

Nietzsche:

non
la

vedo nessun compromesso possibile. Alla stessa leggerezza si deve attribuire


sua apologia dell'errore e del falso
alla
vita.

come

utili

Una

proposizione vera solo

in

prevedere qualcosa, cio in quanto ci utile per agire o per non agire, vale a dire che se vi sono delle teorie che sono utili esse sono anche vere, per quanto qualcuno le possa dir false. Quando s' introduce il concetto di pratica la distinzione tra vero e fal3o cambia di aspetto e falso diventa ci che non
quanto
ci fa

(i) ....

im Grunde gab

es

nur Einer

Christen, lid der

starb

am Kreuz

(Vili, 265).

NIETZSCHE

257

ha senso o ci che d delle aspettative che non si verificano, cio qualcosa eh' assolutamente inservibile. Del resto parlando di errore e di falso il Nietzsche ha dimostrato una strana assenza di senso storico, dichiarando contrarie alla vita certe regole o certe credenze che in altri tempi e in altre condizioni sono state adatte e favorevoli alla vita

son divenute nemiche della vita solson restate sempre le stesse perch tanto mentre cambiata la corrente vitale a cui
e che

facevano da parapetto.

Ma

in questo e in altri casi

il

Nietzsche ha

dato prova di una ristrettezza inquietante, che

contraddice la

sua fama

di

spirito aquileo,

Gi il problema per usare una frase a lui cara, umano, troppo umano giacch si ferma a considerare quasi esclusivamente rapporti tra gii uomini e la potenza sui gli uomini, mentre il problema del potere
spaziante nei pi grandi
cieli.

centrale del Nietzsche

molto

pi

largo

comprende quello del


l'

potere dell'uomo

sulle cose, che, risolto, po-

trebbe diminuire di molto


altri.

importanza degli
di questa an-

Un'altra prova, e pi grave,

258

NIETZSCHE

la d impiegando procedimento critico, caro ai materialisti e a tutti quelli che si compiacciono di ridurre l'alto al basso, che con-

gustia mentale,

il

Nietzsche

assai spesso quel

siste nel cercare di


il

gettare
ritenute

il

discredito
superiori

disprezzo su

cose

mo-

strando
date

come esse derivino da cose come spregevoli e inferiori. La

riguarscienza,

per esempio, una creazione


litario (i)

dell' istinto uti-

-la religione una forma di esaula buona rimento e di malattia nervosa (2)

coscienza un effetto della buona digestione


e cos via. Codesto

(3)

procedimento

come

si

vede facilmente, di assai piccolo valore, giacch


il

solo fatto che una cosa ha

come

ante-

cedente una cosa vile non basta a dimostra,re la sua vilt e bassezza. La buona spica del grano

non sorge

forse dal fetente


le origini

concime?

prettamente animali di certe attivit elevate dall'uomo non dimostrato ch'esse non abbiano acquistato una
vita e

Anche ammesse

una ragione per conto loro e


XV,

si

siano

(i)

passim.

(2)

Vili, 287 segg.

^3) Vili, 98.

NIETZSCHE

259

rese indipendenti, coi tempo, dalle loro progenitrici. D'altra parte ^e


il

cor|)o, se la vo-

lont di potenza, o chi altri sia,


la

hanno creato

conoscenza significa che non potevano farne

meno

e che la scienza era necessaria a certi

non avrebbero raggiunti. Ma giusto chiamare sprezzantemente schiava una cosa indispensabile ? E uno strumento non pu divenire col tempo pi prezioso di colui che 1' ha fabbricato ? Come si vede la superficialit del Nietzsche lo porta a delle contraddizioni di una ingenuit vergognosa. E non voglio insistere sul
loro fini

che

altrimenti

fatto che tutto

il

sistema incardinato sopra

una contraddizione fondamentale, quella stessa


trova nel Marx e nello Spencer, cio tendenza a voler accettare la natura, lo statu quo, senza benefizio d'inventario, accettando il male, il dolore, il malvagio, e la tendenza che lo porta invece a voler cambiare le cose, a voler modificare 1' uomo, a voler sopprimere in lui certi sentimenti, a volerne

che

si

tra la

eccitare altri, a voler creare, infine, una spe-

una razza inedita, un nuovo tipo Questa antitesi tra 1' accettazione e il cambiamento, tra l'adorazione
cie nuova,

di vita e di civilt.

260

NIETZSCHE

di ci che e l'aspirazione a ci che


ste, in
il

non

esi-

certo

modo

il

verme secreto
il

di tutto

pensiero del Nietzsche,

quale rxon seppe

scegliere tra l'istinto e la scelta.

La sua

de-

permise le grandi decisioni come non gli aveva permesso le analisi profonde. Ambedue le cose gli erano rese troppo
difficili

bolezza non gli

dalla sua

irrimediabile fiacchezza e

dal suo perpetuo sfinimento. Tutto quello che


gli rest di

energia lo spese per gridare in


il

belle e forti parole

suo desiderio di salute

e di forza trasformato in teoria redentrice e

per suonare e risuonare alcuni arguti motivi con un suo posticcio flauto di antico saggio.
Egli fu un incantevole novellatore di miti, un
gaio
trovatore
di canzoni a

ballo

un

deli-

zioso causeur di
anticristiane.
il

malignit
le

antiscientifiche e

Ma

tutta la sua passione, e tutto

suo lirismo e tutte

sue agudezas non ba-

starono a far di lui un ottimo filosofo. Io non


so quanto
i

suoi valori possano o


agli
altri

debbano

es-

sere preferibili

ma

so certamente

metodi coi quali ha voluto incidere filosoficamente le nuove tavole della legge son cattivi. Non voglio dire se la sua causa sia o no
che
i

la mia,

ma

certo posso dire eh' egli stato.

NIETZSCHE

261

iu tutti

casi,

un mediocre avvocato della sua

causa.

stato egli

un ascenditore febbrile

di

monche

tagne, slegato e sfasciato prima di

tutti,

ha intuonato i canti di festa dinanzi alle aurore che non hanno ancora illuminato la faccia di nessun uomo, oppure fu una specie di barbaro nato fuori di tempo, smarrito nella modernit, malato e turbato dalla civilt, che della cultura pi raffinata per s' impadron rinnegarla, che glorific con parole g' istinti non potendo pi viverli ? Questo non so n voglio dire. Io ascolto i suoi canti e i suoi gorgheggi melodiosi con lo stesso rapimento col quale il viandante
notturno ascolta
rio,
il

ma

quando l'usignolo
il

canto dell'usignolo solitasi cambia in corvo


il

sapiente e vuol insegnarmi l'unico,


il

buono,
ri-

vero cammino

mio

riso

sveglia tutti gli echi e le

mal ombre della

rattenuto

notte.

Le

citaz.

delle opere di Nietzsche


's

si

riferiscono

all'

ultima

ristampa delle Nietzsclie

Wcrke

(Leipzig, E. G.

Neumann,

1903 segg.).

VII

LICENZIO LA FILOSOFIA

Questo capitolo,

eh''

e in certo

modo

la con-

clusione generale e V epilogo giudieatorio di tutte le critiche e condanne C07ite7itite negli


altri,

racchiude e implica,
tre

f>er

quanto breve,
pe7i-

non piccola parte di


siero

anni del mio

{igo2-igo^.

Esso V zltima

sintesi di

pensieri in parte gi espressi da ine e da altri


e in

parte nuovi e rappresenta, oltre che una

critica del passato,

un

terribile

programma

per l' avvenire. Questa sintesi non potr esser compresa penamente senza ricorrere ai miei
scritti a?iteriori dove moltissime delle idee qtti

appena sono svolte con maggiore ampiezza. Sic certi punti il mio pensiero e cambiato ma i grandi Jili del tessuto son
accennate
se?npre quelli: la necessit di allargare i mezzi
d'azione, la
vaiiit delV universale,
spirito,

V utilizzail

zione dello

la

necessit

di rifare

Hiondo invece di limitarsi a contemplarlo.


Certe idee, come V importaiza della previsione e V aspettativa

dciV Uomo- Dio,

sono in
i8

ttie

266

LICENZIO LA FILOSOFIA

a7iche pi antiche delle altre e ad esse tengo sempre pi forternente. Spero che questo sar il mio ultiJio prograiimia e che, liberato per

senpre dalla filosofia, potr mostrare qualcosa di pi che delle promesse.

Gli strumenti del potere

umano.

Il denominatore comune al quale si possono ricondurre tutte le innumerevoli forme

della vita

umana

questo

la ricerca
:

di stru-

menti per
potere.

agire, in altre parole

la ricerca del

Per azione intendo qualunque cambiamefito


in cui

l'uomo entri come causa volontaria cio

ogni cambiamento preceduto da nostre cre-

denze e da nostri desideri.


intendo soltanto
1'

Per azioni non


il

accrescere e

conquistare

anche il rigettare e il sopprimere e non solo il cambiare ma anche la reazione ai cambiamenti, la quale costituisce una classe particolare di cambiamenti. Tutto quello che l'uomo ha prodotto, inven-

ma

LICENZIO

r,A

FILOSOFIA

267

tato,

creato

si

degli

strumenti

pu considerare come l'insieme immaginati per aumentare


le

questo suo potere di modificare


stesso.

cose e s

Senza fermarsi
questa
sca
ricerca
ecc.)

forme pi semplici di (attivit economica, guerre facile vedere come quelle che
alle
le

sono state credute

manifestazioni pi ideali

e disinteressate della sua vita,

come

l'arte, la

religione, la scienza e la filosofia,


lo stesso carattere strumentale.

posseggano

Uarte

un tentativo
;

di

modificare la no-

stra visione delle cose

di offrirci dei surro-

gati, delle scelte, degli estratti, delle trasfor-

mazioni del mondo

di educarci a scoprire e

comprendere
tura
;

certi lati
il

meno
;

visibili della na-

di arricchire

nostro spirito di senti-

menti e desideri nuovi di far salire a una temperatura maggiore quelli che gi possediamo e infine, in epoche di civilt molto
raffinata, di

trasformare la natura stessa forzandola ad assumere aspetti simili ad essa.

La
d'

religione stata

generata dal bisogno

immaginare un mondo pi perfetto dell'attuale nel quale, mediante certe credenze e certi atti, si pu ottenere di vivere e dal bisogno di

268

LICENZIO LA FILOSOFIA

esser sicuri dell' aiuto di una potenza superiore

accordandosi colla quale


questo
t. I

mondo

stesso, a

metodi coi

si pu giungere, in una maggiore feliciquali si pu ottenere e coni

servare queste credenze sono tra


dei loro

pi efficaci

trasformatori dell'anima degli uomini e perci


atti. La fede, qualunque ne sia la formulazione dogmatica e simbolica esterna, un eccitante e tonificante tale da mantenere, gli spiriti in una sfera di maggiore intensit e di

maggiore grandiosit.

La

scienza pure la creazione di

un mondo

fittizio,

diverso da quello estetico e da quello

religioso,
I concetti,

ma
le

diverso anche da quello reale.


leggi e le
teorie
scientifiche,

per quanto costruite con ipotesi arbitrarie sussidiate

da

fatti scelti e

deformati, sono tutte

dirette a darci

delle

previsioni sicure, cio

delle credenze capaci di farci agire in un certo

modo
tivo

piuttosto

che in un certo

altro.

Ogni

propo'sizione scientijlca
ipotetico.

dunque un imperaEssa ci suggerisce quello che dovremo fare o non fare date certe condizioni e certi fini. Inoltre la scienza, per mezzo delle
sue applicazioni pratiche (soprattutto le

mac

LICENZIO LA FILOSOFIA

^69

chine, che

si

potrebbero dire teorie di ferro

come

le

teorie sono delle

macchine

di parole)

contribuisce,

per

quanto

indirettamente,

modificare certe classi di cose.

Anch'essa uomo. il Essa pure costruisce un mondo immaginario, un mondo composto d' Idee, di Spirito, di Monadi, di Volont, di cui vuol trovare la legge unica, la formula universale che aprir tutti i misteri. Essa non soddisfatta dei
filosofia
la stessa finalit.

La

ha

cerca di

dare

mondo

in

balia dell'

mondi

particolari
dell'

dello scienziato.

Il

mondo

particolare

uomo comune

e dell' artista

non la contenta. Essa ricerca, sotto il mondo mutevole dei fenomeni, il mondo stabile delle idee, delle cose in s, dei noumeni. Essa crede
che giunta a questo mondo e scoperta la sua legge l'uomo avr in mano il mezzo pi sicuro per conoscere l'universo, cio per cambiarlo,
giacch sapere potere. Essa
molti secoli, di
si

sforza,

da
e

passare

in questo

mondo

di scoprire questa legge e ogni filosofo crede

quando ha inventato una nuova nomenclatura o quando ha fatto una nuova dicotomia delle cose. Essa lo sforzo
di esservi riuscito

270

LICENZIO LA FILOSOFIA

massimo dell'uomo conoscitivo per cercare


l'asse

pi

centrale

delle cose, per afferrare

r impugnatura dell'universo.

due mondi.

La formula generale di questi strumenti che l'uomo s' fatti per accrescere il suo pola creazione d mondi immatere questa
:

ginari capaci di servire per cambiare


reale.

il

mondo

religioso, il Il mondo estetico, il mondo mondo scientifico, il mondo filosofico non sono
infatti delle

copie delle realt


lo spirito

ma

sono delle
i

creazioni di cui la realt ha


riali

fornito

matesuoi
Tri-

ma
le

che

umano ha
suoi

modificati,
i

aggruppati,
fini,

scelti,

deformati secondo
i

sue passioni,
il

interessi. Il

stano e Isotta, stanza

Paradiso, gli Atomi, la So


creazioni

sono

delle

appartenenti a

quei mondi creati dagli


sti al

mondo

reale

uomini e sovrappoper trasformarlo, aumendi

tarlo o interpretarlo.

Tra questi due ordini

mondi

mondi
scien-

ideali dell'artista, del credente,

dello

LICENZIO LA FILOSOFIA

271

ziato e del filosofo e

mondi
ciascun

reali

che

for-

mano
sit.

l'esperienza di

non sempre opposizione, certo


Ci
tonici per

sono alcuni uomini, fare onore al pi


.

uomo, c', se grande diverche dir plafamoso cos


,

entusiasmati dei mondi ideali che ritengono


ch'essi abbiano

generato

il

mondo

reale.
i

Vi

sono altri invece, gli uomini positim,


dichiarano che
zioni
i

quali

mondi
al

ideali

sono costru-

posteriori

mondo
qualcosa

reale e
di
il

che sono
reale

rispetto a questo,

falso e d' in-

completo. Per

primi, cio,
dei

mondo
ideali,

una cattiva
i

copia

mondi

per

gli altri

mondi

ideali sono degli estratti in-

gannatori
reale.

ottenuti

impoverendo
hanno

il

mondo
I

Gli uni e

gli

altri

torto.

mondi

ideali sono stati costruiti sul

mondo

reale

ma

sono superiori a questo in quanto servono ad aumentarlo e a padroneggiarlo. Mentre i positivisti, cio, sostengono che bisogna cercare di rendere il mondo ideale pi simile che
sia possibile a quello reale (verismo in arte,

obiettivismo in scienza, negazione del mondo dei miti e delle credenze religiose) io affermo

che tutti i nostri sforzi debbono

tendere ad

212

LICENZIO LA FILOSOFIA

avvicinare sempre pi
ideali.

il

mondo

reale ai

mondi

Noi abbiamo creati questi mondi perch eravamo insoddisfatti di quelli reali. Essi sono
cio pi adatti a noi, essi realizzano pi po-

tentemente

i nostri desideri. Noi dobbiamo dunque servirci di loro come d' ideali limiti, guardando i quali dobbiamo cercare di trasformare la realt. La nostra grande impresa dev'esser dunque

la ricerca di questa
vali, tra
il

tiva e

il

equazione tra i mondi rimondo dato dall'esperienza primimondo costruito dall'immaginazione

e dalia riflessione.

Gli strumenti

non servono abbastanza.

sura aiutano

Fino a che punto e in quale differente miquest' impresa i vari strumenti che ho enumerati ? UArle certo uno strumento potente di

modificazione del
Infatti le

mondo

e di noi stessi

ma
ri-

viepi essa diviene eficace e pi riesce inutile.

opere d'arte sono saggi di

facimento e d'interpetrazione del

mondo

che

LICENZIO LA FILOSOFIA

273

servono ad allargare la immaginazione e la comprensione di coloro che non sono artisti, e, in certi casi, giungono a modificare non solo
la

nostra

visione

del

mondo ma

il

mondo

stesso,

ma quando

esse abbian dato a un mag-

gior

numero

di uomini l'abitudine di contemil

plare esteticamente

mondo senza

bisogno,

cio, d'intermediari di quadri, di statue o di

poesie e quando, d'altra parte,


pi
simile a loro
la

abbiano resa
si

natura,

comprende

bene che le ragioni del loro successo vengono a mancare. Quando gli uomini, educati dall'arte anteriore, avranno certe visioni e certe emozioni senza leggere Shakespeare o ascoltare Beethoven, l'arte sar individualizzata, ogni uomo sar un' artista, non ci sar pi bisogno, cio, di comunicare agli altri con forme esterne le proprie immaginazioni perch ognuno produrr da s quelle pi adatte
ai suoi bisogni e ai suoi ideali.

religioni. Esse contriad allargare il nostro campo d' iimnaginazione e sono, perci, un aiuto potentissimo per cambiare e arricchire il mondo reale del quale nessuno contento, ma la loro funzione non pu essere indefinita.

Cos accadr

delle

buiscono,

come

l'arte,

274

LICENZIO LA FILOSOFIA

Lo
stra
clie

Studio storico delle religioni che

ci

mo-

come

tutti

miti e

forme transitorie e
emozioni
la

dogmi non sono varie di una comune


i

vita religiosa sotterranea e che perci

si

pos-

sono ottenere qualunque sia

ed

effetti

religiosi

credenza

che

serva da cola

perchio ha gi molto squassato


ligione.

compagine

della vecchia concezione chiesastica della re-

La

religione,

cosa individuale.

come l'arte, diventa Ogni fede pu servire di

modulo da riempirsi con una grande vita. Le pratiche religiose, studiate psicologicamente^ danno origine a un'arte delle credenze,
a una pistica, la quale
certi intermediari
fin
si

pu fare a meno di
sacerdoti)
ritenuti

(culto,

qui indispensabili. Inoltre quanto pi l'uomo

avvicina a queir ideale

divino di potenza
s'

e di saggezza eh' egli stesso

creato tanto

pi

bisogno dell' adorazione. L'uomo ha creato Dio e ha creduto che Dio


diminuisce
il
;

l'avesse creato

ora s' accorto eh' egli stesso

pu diventare simile al suo ideale e perci il suo entusiasmo si trasporta a poco a poco
sopra di s e l'opere proprie.

La Scienza

un'arricchimento

di

immagi-

nazione assai minore che non

l'arte e la re-

LICENZIO LA FILOSOFIA

275

ligione

ma

rappresenta, in compenso, una mag-

giore possibilit di modificazione delle cose.

Anche

non uno strumento del tutto soddisfacente. Essa ha bisogno di prendere sempre pi coscienza della sua funzione pratica e di riformare i suoi metodi eliminando tutte le questioni inutili {Pragmatismo). Inoltre essa ha lo svantaggio di non riuscire ad allargare il campo delle cose modificabili e di compiere lentamente e faticosamente i cambiamenti per mezzo d" ingomla scienza, per,

branti

complicati
:

intermediari

materiali.

Essa deve dunque


i)

da sfruttare e da il campo di aumentare dominare per potere


cercare altre forze
modificabilit;
2)

utilizzare

maggiormente una forza che

ciascuno ha in noi, V anima, la quale pu compiere cambiamenti impossibili con altri mezzi
e

compiere cambiamenti abituali con maggiore

rapidit e senza intermediari materiali (feno-

meni medianici).
Soltanto facendo ci essa potr soddisfare

pi di ogni altra cosa quel bisogno

che ha

l'uomo di esser Dio.

276

LICENZIO LA FILOSOFIA

La

filosofia

non serve a

nulla.

La condizione
di tutte.

della filosofia la pi grave

Non

star

qui a dimostrare

come

tutte le pretese alla realt, all'universalit e


all'obiettivit del filosofo siano smentite dall'analisi delle filosofie.

Anche
i

la

filosofia

opera

di

uomini colle loro passioni,


i

le loro
il

preferenze,

loro

fini,

I-oro

interessi,

loro

lingTiaggio insufficiente e contraddittorio.


filosofia

La

una reazione vitale che assume forme razionali. Ma questo non pregiudicherebbe il suo valore pratico, se ne avesse. Anche la filosofia mossa dallo stesso fine degli altri strumenti, cio quello di aumentare il

potere dell'uomo.

Ma
logica

la filosofia, intesa

non come riunione


psicologia,
tent?,tivo
la

di scienze particolari quali la

la

morale,

ma come

di

una sistemazione universale del mondo, non riuscita al suo scopo. Essa rappresenta, in un certo modo, lo -stadio assurdo della scienza. Essa proviene dalla scienza per forza d'inerzia,
Il filosofo

per progressivo allargamento di concetti. ha visto come lo scienziato, formu-

LICENZIO LA FILOSOFIA

277

land delle leggi


zioni pi o
ci

ottenute

con generalizza-

meno esteso e immaginando per un mondo irreale, giungesse a risultati pra-

tici.

ha creduto perci che continuando collo

stesso

metodo

e portandolo al

suo

massimo

esso avrebbe continuato a dare dei risultati.

Ma

il

filosofo s'

ingannato
il

passando dal ge-

nerale all'universale
qualsiasi
significato
;

concetto ha perduto perci qualsiasi por-

creando un'altro mondo pi fittizio ancora ha creduto che esso potesse servire a qualcosa ma questo mondo dell'eterno dell'unico, dell'immortale si visto ch'era
tata pratica

tanto perfetto che coincideva coU'inesistente.


Il

filosofo

vedendo come

le leggi particolari

dello scienziato fossero eficaci

ha creduto che scoprendo l'unica legge l'uomo sarebbe diventato onnipotente ma non s' accorto che quest'unica legge, appunto perch unica, non dice nulla e perci non serve a nulla. Egli credeva
di oltrepassare lo scienziato

esagerandolo e

invece di ottenere tutto ha perduto tutto.

Cosa pu divenire la
T.a filosofia, per,

filosofia.

rire del tutto.

pu fare a meno di moEssa pu rimanere come g-

278

LICENZIO LA FILOSOFIA

nere letterario. Le metafisiche, colle loro

lar-

ghe

visioni e le loro suggestioni immaginose,

potranno prendere

degnamente

il

posto dei

poemi

epici.

Inoltre, visto che la filosofia

dere la sua bramosia


diventare
la teoria

d' universalit,

non pu peressa pu

pi generale possibile, cio

la teoria dell' azzo?ie.

Se

l'agire, cio

il

cambiare,

il

verbo pi

astratto al quale si

pu ridurre

tutta la vita,

una teoria dell'agire sar la teoria pi astratta possibile. Essa dir cos' l'azione e quali sono i modi nei quali avviene l'azione e quali sono
le

varie categorie di azioni e insegner


i

come
comindi-

adeguare

mezzi

ai fini e

studier
fini.

la

patibilit o incompatibilit dei

Essa

di azione

cher allo scienziato quali sono i vari modi non ancora possibili o esperimenciascuno
i

tati e consiglier a

di

studiare
le

stesso, le sue forze,


bilit.

suoi

fini,

sue possi-

Questa teoria dell'azione, o Pragmatica, sar r ultimo prodotto del mondo teorico perch rispetto ad essa tutti gli altri si presentano come mezzi. Essa studia l'azione in generale
e
gli altri

sono

dei

mezzi particolari

per

LICENZIO LA FILOSOFIA

279

azioni particolari.

Anche una

delle teorie pi

generali, la Logica,
rispetto alla
al

non sar che un mezzo

Pragmatica, giacch essa serve conoscere e il conoscere serve all' agire.

Verso

rUomo

Dio.

Ma gli uomini coscienti dei propri destini non s' indugeranno in quest' ultima teoria. Essi sanno che son destinati, secondo la promessa
satanica, a divenire simili a Dei. Essi

non vospet-

gliono restare

dinanzi al

mondo come

non si consolano abbastanza coi mondi immaginari offerti a loro dall' arte o dalla religione. Vogliono che il mondo reale divenga simile alle loro immaginazioni e subisca le loro volont. Essi saranno cos obbligati a trovare ancora altre immaginazioni, sempre pi strane e grandiose, e a trasformare

tatori e contemplatori, essi

sempre pi il mondo. Le cose debbono divenire veramente dei

1' universo dell'uomo deve divenire la docile creta colla quale l'Uomo-Dio dar forma ai suoi fantasmi.

giuocattoli

La forza che dovremmo usare per operare questo capovolgimento della storia del mondo

280

LICENZIO LA FILOSOFIA

lo spirito pronto. Non resta che da scoprire

come

esso opera gi in casi straordinari

e farne uno strumento obbediente ai nostri desideri e alla nostra fantasia e

dominatore delle

cose.

L' arte e la religione ci daranno gli ideali,

V anima ci daranno la potenza per Fin qui abbiamo fatto ci che non valeva la pena d'essere sognato e abbiamo sognato ci che non era possibile fare. Quando l'uomo sar diventato veramente signore del mondo ia volont si trasformer immediatamente in atto, il sogno si far fulmineamente
la scienza e
farli reali.

realt.

Questi

propositi sono

molto superbi,

ma

quanto pi eroici e pi pratici di quelli della


fredda e universale metafisica Per mio conto io licenzio definitivamente questa inutile serva,
!

con
rili

tutti

suoi vuoti unici e tutte le sue ste-

leggi.
altri

Io vado, per
della

cammini,

alla conquista

mia

divinit.

Firenze,

24.

IX. 1905.

INDICE ALFABETICO

accettazione del mondo, 237 adattamento, 215 Agostino (S.), 106


alessandrini, 213

Alessandro, 47
altruismo, 14, 15, 16, 144

Amleto,

43, 150

anarchia, 159

animismo

scientifico, 167-68

antitesi, 194 sgg.

a priori, 23, 73, 196, 216 Aristotele, 62, 138, 147, 187, 214 arte, 123, 267, 272 ascetismo, 107, 125

anfhlrung, 19 azione, 266

Bahnsen, 104
'Barbiere di Siviglia, 129

Beethoven, 129 Beltrami, 172 Bentham, 194

284

indice alfabetico

Berkeley, 105, 106 BicHAT, 146 biologia, 214, 220

BHME, 106
BOILEAU, 55

BoNALD

(de), 135,

140

Broca, 170
Broussais, i44> 146

Bruno, 105 Buddha, 105, 138 Buddismo, 200 Byron, 156, 157 Cabanis, 105, 116 Calderon, 62
Calltcle, 232

cambiamento, 209, 259 Campanella, 22 Cantor, 172


casta intellettuale, 177

causa, 174

Cesare, 229, 243

Chamfort, 102, 105 Chateaubriand, 53, 135, 140 Clemente Alessandrino, 106 Condorcet, 147
conoscenza, 127

Constant

(B.), 135 contemplazione, 128

Copernico,

contraddizione, 74, 84 6, 166


CousiN, 53, 135, 140
^

INDICE ALFABETICO

creazionismo, 210
cristiani,

52
8, 14, 47,

cristianesimo, 251-256

Cristo,

6,

105, 126, 138, 179

Dante,

47, 148

Danton, 133 Darwin, 205 darwinismo, 169 Delage, 170

Del Pezzo,

171
135, 140, 142

De Maistre,

Descartes, 22, 150, 163, 167 determinismo, 9


Diderot, 239
Dio,
9,

IO

dissoluzione, 206
divenire, 75 diversit, 82, 12, 207, 209, 238
dolore, 120

dualismo, 71 HlcKHART, 124 egoismo, 218


eleati,

105
d').

Elisabetta (epoca
lites (teoria delle),

59

176

Empedocle, 105 Entwickelung, 59, Eraclito, 62, 233


errore (apologia

80, 205

dell'),

256-257

essere 75, 76 essere e pensiero, 69

286

INDICE ALFABETICO

eterno ritorno (dottrina

dell'),

242, 251 sgg.

Euclide, 145, 172 Eulero, 166


evoluzione, 203 sgg., 240
fatalismo, 105 Faust, 54, 243

Federico

pi

Wurttemberg, 53
dello spirito, 80, 91

Fenomenologia

Fichte, 56, 65, 97, 106 Figaro, 129


Filosofia, 3, 65, 269, 276 sgg.

fisiologismo, 239

Flaubert, 181
fonsegrive, 6
formalismo, 107 forti e deboli, 226-27

FouRiER, 135, 140

Francesco
francesi,
i,

(S.),

124, 126

246

GrALL, 14 geometre non euclidee, 172 Giosu, 166

Giovanni (S.), 252, 253 giudaismo, 200 Giuliano il Sofista, 171 Goethe, 48, 105 Grres, 52 Gozzi Carlo, 116 Grecia antica, 53 Gregorio vii, 139

Guyau, 233

INDICE ALFABETICO

287

GUYON (Mne)j 124 Haeckel, 170 Hamann, 52


Hamilton, 29

Hartknoch, 22 Hartmann, 104, 248 Haym, 49


Helvetius, 105 Herschell, 170 HOBBES, 105

HLDERLIN, 53 HoRNSTEiN (Barone

di),

129

Hugo

(Victor), 60

Humboldt, 194 Hume, 21, 22, 105


httmour, 102
Ideali limiti, 272
idea, 66 sgg.
idee, 118

Ignazio

di

Lo vola

(S.),

138,

i/

Imitazione di Cristo, 148

immanentismo, 105
imperativo categorico,
inconcepibile, 66
inconoscibile, 195, 197
14,

20

individualismo, 191 sgg. 218


individuo, 89
inglesi, 247 Innocenzo hi, 139

intelligenza, 119
io,

55

288

INDICE ALFABETICO

istinto, 235, 248, 249, 250.

Jacobi, 52 James (William), 66, 83, 121 KIempis, (Tommaso da), 126 Keplero, 166

Krug, 52 Jjagrange, 171 Lamarck, 105


Lamennais, 142
legge, 168-69,

dei tre stati, 145 sgg.

Leibniz, 27, 166

Leonardo da Vinci, 163 Leone (fra), 126


Levy-Bruhl, 173
liberazione, 237
libert, 18

Lobacefski, 172 Locke, 22, 194


logica, 237

logos, 213

LUBBOCK, 121

Luca

(S.),

253, 254

Luigi xvi, 133 Luigi xviii, 134

Lutero, 143

M!ach,

166, 167, 168, 170 Macchiavelli, 93 Mainlander, 104 Malta (cavalieri di) 255 Manfredo, 54 Mansel, 29

INDICE ALFABETICO

289

Marco
Marx,

(S.),

252, 253

59 materia, 202 matematiche, 34-35, 163

12,

Matteo

(S.),

252, 253, 254

Maupertuis, 166

Maxwell, 170
medianici
(fatti),

275

Metchnikoff, 121 Merejkowski, 200 Merlino (mago), 47, 93


messia, 138

metodo

(critiche di), 245-246

mind

sfremn, 83

Mirabeau, 133
misticismo, 150 mitologia scientifica, 170-71

mondi immaginari, 270 monismo, 241,242


Montesquieu, 144, 147 morale, 7, 13, 219 Mosca, 176 Mos, 138

Mozart, 129
ri^APOLEONE, 47, 50, 53, 133, 143, 229 Napier, 166
natura, 85 naturalismo evoluzionista, 238
necessit, 119

Newton, 4, 147, 167 Noumeno, 39 sgg.

290

INDICE ALFABETICO

NOVALIS, 52, 55, 56, 94, 220

Nus, 213

Qbermann, 56 omogeneo (instabilit


Orlando Furioso, 116
ottimisti, 121

dell'),

212

panteismo, 105

Paolo

(S.),

138 176

Pareto,

(V.)

particolare, 241

Pascal, 166, 200


pensiero, 73

pessimismo, 121 sgg. Petrarca, 16 Pio IX, 139


pistica,

274
02, 105, 116, 163,

pitagorici, 251

Platone,

255

politica, 147

Polonio, 150

PONSON DU TeRRAIL, II7


potenza, 249-50, 257, 266 pragmatica, 278
127, 275 Priestley, 105 progresso, 161, 205 (^uijote (Don), 86

pragmatismo,

QuiNTON (Ren), 220


i-ABELAIS, 200

Racine, 62
ragione, 19, 72, 82, 119

indice alfabetico

2^1

Reinhold, 52
religione, 179, 198 sgg. 258, 267, 273 religione dell' Umanit, 147

Renan, 177
Ren, 50 RiEMANN, 172 Riforma, 141 Rinascenza, 141
rinunzia, 126-127 Rivoluzione, 141

Robespierre, 133

ROCHEFOUCAULD
Rossini, 52

(La), I02

Romanticismo, 54 sgg.

Rousseau (J. J.), io, 17, RUYSSEN (Th.), 18 Saint Simon, 135, 136, Samsara, 128
santi 124-126

220,

239

140, 141, 142, 148

scetticismo, 7

Schelling, 52, 53, 57, 62, 65, 71, 97, 98, 105, 146 Schlegel, 52

SCHULZE, lOI
Scienza, 145, 165 sgg., 258, 268, 274 Scoto Eriugena, 105 ScRiBE, 52

sensismo, 9

Shakespeare,
simpatia, 105 Sinclair, 53

5,

62

Smith (Adamo), 105

292

INDICE ALFABETICO

sociologia, 147, 175

sgg.

Socrate, 6 SoLGER, 52

Stael

(Mrae de), 106

Stallo, 170, 171 SXEFAN, 170 Stirner, 64, 98, 223


strumentalismo, 267

Stuart Mill, 29, 30 Sturm und Drang, 59 Taine, 239


teleologia, 169, 175

Templari, 255
teologiche (ragioni), 212

Tieck, 52 Tolstoj, 200

Tommaso
Tristano

(S.),
e

138

Isotta, 281

Tylor, 167
Ulisse, 100

umanit, 144 umanitarismo, 150, 151 unit, 58, 161, 162


unitarismo, 150
universalit, 36-38

universali,

112
220, 266, 279

Uomo-Dio,

Upanishads, 105, 123


'^/alat, 137

Vangelo,

12,

252

Vaux

(Clotilde de), 148

INDICE ALFABETICO

293

vecchio (tipo
vita, 235, 241,

del), 102-3

247-48 volont, 13, 107, 108,

no, 113 sgg.

Voltaire, 143 VoN Baer, 204

"Wagner, Weber, 90
iverden, 79

104, 107

Will

io qelieve,

228

WoLKF, 27

NOTA BIBLIOGRAFICA
.\vrei

potuto facilmente mettere qui in tondo una


ai

larga bibliografia ohe ho raccolto intorno


cui

filosofi di

ho parlato, indicando
i

l'edizioni, le

traduzioni,

riassunti,

saggi, ecc. ecc.

Ma ho pensato che questa non un'opera d' inlbrmazione ma di battaglia e che perci inutile aggravarla di tanto inutile e facile lusso.

Per

quelli

per che s'interessassero


nell'

alle idee

espresse

troppo concisamente

ultimo capitolo e non aves-

sero gi la collezione del Leonardo (1903-1905) d qui titoli e le date di alcuni miei articoli nei quali po'

tranno trovare svolgimenti e schiarimenti

La morie
Morte
e

della Filosofia, (in

Leonardo, novenFilosofia
(Ibid.

bre 1903).
Resurrezione
(Ibid.

della

di-

cembre 1903). Marta e Maria,

(Nota per il II Ginevra del settembre 1905, pubblicata poi nei Contptes Rendits, Genve, Kiindig,
l'activit th"'orique.

Les

marzo

1904).

extrmes de

Gong. Intern.
1905,

di Filos. di

Cosa vogliamo ? Risposta a E. Morselli, nardo, novembre 1904. Athena e Faust, (lem. febbraio 1905).
.

PP//

473-481).
(in

Leo-

Pragmatismo messo

in ordine.

Avvertimenti

agli Psicologi (Ibid. aprile 1905).

Finito di stampare in Firenze


nella Tipografia della Biblioteca di cultura liberale
il

IO Novembre igoy

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LEONARDO:

O ^^^ co S

Gabriele d' Annunzio, William James,

F <
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r.
',

Benedetto Croce, G. Vailati,


(?.

M.

Caldera.

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^

Palante,

G.

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G. Prezzolini, Vita Intima

Firenze, Spinelli, 1903 (fuori

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G. Prezzouni, Del Linguaggio come causa d' errore


Spinelli, 1904

G. Papini, // Crepuscolo dei Filoso/i


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Lombarda, 1906

G. Prezzolini, // Centivio barda, 1906


G. Papini e G. Prezzolini,
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