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Pietre che Cantano 2

Altre Riflessioni

[Tentazioni SantAntonio, particolare, tratta dal:


Grande Dizionario Enciclopedico, Capolavori dellArte,
Utet 2005, vol. I,
Matthias Grnewald,
LAltare dIsenheim (1512-1515), p. 45]

Ogni cultura nasce da certe scelte e, nel bene e nel male, si spinge sempre fino al
limite.
(Frase dellimmaginario professor Dupin, tratta da:
Thuiller, La Grande Implosione, Asterios 1997, p. 11).

Il valore delluomo sta nelle poche cose che crea, non nelle molte cose che
accumula.
(Kahll Gibrn)

La verit non democratica.


(Pacini)

Nella seconda lingua, ho trovato che il tuo libro


rimanda a tutti i libri che esistono,
e pi ancora a quelli che saranno scritti.
(Sergio Carduas)

In qualche modo, da qualche parte, tutto sfocia in un libro.


(Lautore)

Quel che non ci uccide, ci rende pi forti.


(F. Nietzsche, detto posto anche in calce a
Conan il Barbaro, film di J. Milius)

Ambrogio: Ho letto della guerra dei santi contro il


Dragone; ho letto della vendetta dei martiri;
ho letto dell ira dellAgnello.
(Ambrogio, in: M. Cacciari, Anni Decisivi,
Edizioni Saletta dallUva 2007, p. 20)

Conosci tutti, e che nessuno ti conosca.


(Basilide, eresiarca, dagli scritti del vescovo
Ireneo di Lione, Smirne 130 Lione 202)

Possono anche avvenire, nellambito di una stessa civilt,


adattamenti diversi a seconda delle epoche:
questi adattamenti
sono il rigoroso sviluppo di ci
che la dottrina conteneva gi in principio
e viene in tal modo
reso esplicito per rispondere
ai bisogni di un determinato momento.
(R. Gunon, Oriente ed Occidente,
Edizioni Studi Tradizionali 1965, p. 169)

Il rito sono, lofferta sono, la libagione di burro sono,


il fuoco sono.
(Bhgavad-Gta, IX, 16)

Dio giorno e notte, inverno ed estate, guerra e pace,


saziet e fame.
(Eraclito, Frammenti, 67)

Lovvio non mai ovvio.


(Stefano Manferlotti, Aforismi miei ed altrui,
Edizioni Dante e Descartes 2006, p. 7)

La stupidit orizzontale, lintelligenza verticale.


Detto altrimenti: i modi di manifestarsi della
prima si somigliano tutti, laddove non
si danno in natura due intelligenze uguali.
(ibid., pp. 8-9)

Il massimo delloriginalit di alcuni


consiste nel cercare il modo
di classificare come banale
loriginalit degli altri.
(Roberto Germano)

A proposito del complottismo. Il mondo pieno di troppa gente che confonde il


vero con il verosimile. Se la cosa
inverosimile, afferma che non vera.
(Lautore)
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Il complottismo un cavallo di Troia.


(Lautore)

Avvertenza

La ricerca inizia in un punto, ma,


come un fiume impetuoso,
non si sa dove
pu andare a sfociare.
(Giorgio Matteucig)

A. Itinerari di lettura di questo libro. Chi volesse applicare partendo dalle chiavi fornite da
Marius Schneider, e rielaborate ed applicate in Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle nostre
chiese (Vozza editore 2007), al quale si rimanda interamente per conoscere le dette basi della
ricerca le corrispondenze di Schneider, troverebbe moltissimo materiale, sebbene spessissimo
molto frammentario. Per quanto le mie ricerche su chiese campane o/e meridionali, continuino, e
si cercher di pubblicarle in qualche sede, in questo libro si voluto da un lato approfondire certe
tematiche sottese alla questione, dallaltro provare ad elaborare un itinerario, un percorso, a sua
volta inserito in un discorso assai pi vasto; dunque, tre livelli di lettura. Il percorso che segue
potremmo cos chiamarlo: dalle Basiliche Desideriane al gotico. Come nel libro precedente, molti
approfondimento possono esser saltati da chi volesse subito venire allapplicazione pratica della
metodologia fornitaci da Marius Schneider. Insomma: si mantiene la possibilit di lettura su
diversi piani cominciata con il precedente scritto, nel quale sono state poste le fondamenta
dellintera questione. Detto in altre parole: questo libro non pu fare a meno del precedente. Il
libro, per, anche valido come portato culturale, dove la questione delle figure zoomorfe
diventa chiave culturale, per quel fenomeno del quale si parlato nel libro precedente:
rimpicciolendo singrandisce. Ma, daltro canto, pu essere anche semplicemente una sorta di
Guida, volutamente mai esaustiva n completa, per quasi leggere taluni edifici sacri per mezzo
delle chiavi fornite da Schneider. Ambedue gli approcci son validi, ma meglio sarebbe riunirli.
Per tutto il resto, si scarica il peso nelle note, tanto a pie pagina. Anche senza leggerle, come per
laltro volume, il messaggio basilare rimane invariante, si direbbe in matematica. Tuttavia,
nelle Note di chiusura vi sono delle precisazioni e qualche sviluppo autonomo, che si dovuto
scaricare in esse. Tali Note di chiusura possono esser lette perfettamente anche dopo che si
terminato di leggere il libro. Il passo al quale fanno riferimento , in effetti, solo un punto di
partenza. Per facilitare il lettore, si tuttavia deciso dindicare dentro parentesi quadre da
quale argomento sostanzialmente prende il suo punto di partenza ogni Nota di chiusura (perci si
dir sempre a partire da).
Come aggiunta introduttiva alla Parte Seconda (sinteticamente, perch il tema potenzialmente
vastissimo, dedicata alle Questioni siciliane di Federico II), si possono dare dei riferimenti su
Federico II a Caserta, questione che rimane sullo sfondo come una sorta di postulato, e che,
allora, bene esplicitare un po di pi dando qualche riferimento, qui di seguito in nota a pie
pagina. Su Federico II di Svevia e Caserta, cfr.: Frances Fleetwood, La Torre dei Falchi. Guida
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storica di Caserta Vecchia, Ente Provinciale Turismo Caserta 1977. La stessa autrice, anni dopo, ha
scritto un romanzo ispirato alle vicende storiche di Caserta Vecchia, cfr.: F. Fleetwood, Flashback.
Romanzo di Casertantica ieri e oggi, Artepresente (allegato al n1) 1982. Unaltra nota
importante va fatta in relazione alla bella chiesa di Santa Maria a Piazza ad Aversa: essa contiene
una delle poche produzioni pittoriche dellepoca di Federico II di Svevia, l Icona vetere contenuta
nella suddetta chiesa di Aversa (cfr.: Danila Jacazzi, L icona vetere di Aversa, in Atti del
Convegno di Studi nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta, 30 novembre 1 dicembre
1995, dal titolo: Cultura artistica, citt e architettura nellet federiciano, Edizioni De Luca). Sulla
Cattedrale di Caserta Vecchia, ricollegata direttamente anche al periodo svevo, cfr.: Caserta e le
sue cattedrali, a cura di Mariaclaudia Izzo, Prefazione di don Battista Marello, Diocesi di Caserta
2005. Belle le foto, la parte dedicata alla Cattedrale di Caserta Vecchia va da pagina 14 a pagina 42.
Quanto al modello di citt di Caserta Vecchia, essa pu esser definita una via di mezzo, ma pi
vicina al primo modello, tra la citt vescovile (cfr.: Giovanni Tabacco, La citt vescovile
nellAlto Medioevo, in: AAVV, Modelli di citt. Strutture e funzioni politiche, Edizioni di comunit
2001, pp. 327 e sgg.) e la citt comunale (cfr.: Renato Bordone, La citt comunale, in ibid., pp.
347 e sgg.). Ma, ripeto, assai pi vicino al primo modello, perch il mercato non si autonomizza
dalla chiesa, e, tuttavia, gi comincia ad avere una sua identit decisamente pi distinta dalla
chiesa stessa. Ecco perch ho parlato di via di mezzo ma pi vicina alla citt vescovile.
I link, al momento della scrittura di gran parte del libro sono funzionanti. La verifica stata fatta
dallinizio del novembre del 2007 alla fine del gennaio 2008, quando si scritto gran parte (ma non
tutto, ci sono aggiunte posteriori, come sempre) di quel che riguarda i temi culturali (e gran parte,
ma non tutto, delle note, a pie pagina e di chiusura). Si anche verificata la non pi esistente
funzionalit dei link riportati nellarticolo I Vlgares (che si riporta nella nota a pie pagina n10).
Occorrer, tuttavia, che il lettore ricontrolli anche tutti quei link al momento funzionanti, sia in
relazione alla data di pubblicazione, che segue quella di scrittura, sia in relazione alla data nella
quale il lettore avr potuto acquistare questo scritto.
La Parte Seconda e le Appendici, sebbene relativamente indipendenti, lo sono meno delle Note di
chiusura. La Parte Seconda, come si detto, dedicata alla figura di Federico II di Svevia, che fu
ospite spesso a Caserta Vecchia: potremmo considerarlo come il vero, grande giacimento
culturale locale, ma disatteso e trascurato, con tipiche campane sciatteria e passivit.
Ad ognuno, poi, sta lo scegliere come vuole leggere tale libro, a quale piano vuole giungere, se lo
vuol leggere come mera Guida o come qualcosa di pi.
L ottica di questo libro sta nello sviluppare visioni da differenti sfaccettature in una dimensione di
non finito, di volutamente non esaustivo ma che apre diverse direzioni di sviluppo, la qual cosa
in una dottrina s fondata, ma non per questo chiusa. Vesta non fa per me, amo Hermes, il dio
degli incroci. Ci non significa per nulla che ci si ritrovi affogati dentro un qualcosa di liquido,
napoletano nella sua inconsistente acquosit, ma, piuttosto, che, partendo da una determinata
base, si d sviluppo a direzioni molteplici, le quali, per, rimandano a quel centro. Si tratta, cos, di
un testo assieme chiaro ed un polabirintico, sfaccettato, per certi aspetti la Borges. Ci
perch il materiale accumulatosi tantissimo, ma quel che ne pu venir fuori molto poco. Daltro
canto, nessuno come Borges ha insegnato che i libri rimandano sempre ad altri libri. La cultura non
si pu rinchiudere, ma va oltre i limiti. Sempre. Sempre che sia vera.
Anche la nutrita Prefazione pu esser saltata da chi voglia giungere subito al punto, leggendosi
direttamente lIntroduzione ed andando alle Localit, senza, cio, attardarsi sulle tantissime
questioni liminali e solo apparentemente laterali che le figure zoomorfe schiudono, sebbene
siano proprio queste ricchezze nascoste linteresse principale dello studioso.
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Rimane, ad ogni modo, ferma lidea che caratterizzava pure il libro precedente: che questo libro si
pu leggere su due piani, e con due itinerari. Nel primo, si legge solo lAvvertenza, si salta tutto
il resto per passare direttamente alle Note introduttive su Desiderio di Montecassino; poi si passa
direttamente alle Localit, senza leggere n la Parte Seconda, n le note a pie pagina, n le Note di
chiusura. Nel secondo itinerario di lettura, si aggiunge la lettura della Parte Seconda e delle note a
pie pagina, molto nutrite, scegliendo, poi, se leggere le Note di chiusura sul momento o
rimandarle a dopo, cosa del tutto fattibile, come si detto. Nessun sentiero in assoluto buono o
cattivo, occorre, per, che si abbiano idee chiare quanto a se stessi e ai propri interessi.
La scelta di proporre due sentieri di lettura nasce dalla comprensione verso il lettore occasionale.
Questo libro, in realt, solo un sunto di ricerche di anni: cera questa possibilit di fare il
punto della situazione, di conseguenza ho pensato di usare loccasione. Pertanto, un libro
inevitabilmente complesso, per cui al lettore occasionale occorre fornire la possibilit di un percorso
meno approfondito. Non solo, ma c un altro fattore che pu render difficile questo scritto: come
i suoi modelli, quei libri che si dice di storia della cultura (Saxl ed altri autori, ma pure lEvola di
Rivolta contro il mondo moderno, altro genere di scritto ma simile nello stile), uno scritto che
accomuna fonti molto diverse. Senza fare guazzabugli, ma seguendo un ben preciso filo, per
chiaro che questo metodo interdisciplinare poco seguito, anche nella letteratura scientifica
contemporanea, dove ci si riempie la bocca di ricerche interdisciplinari, ma poi le si pratica poco
(anche perch non un sentiero agevole). In altre parole: il lettore si trover di fronte ad uno stile
poco usuale, che accomuna fonti molto diverse attorno ad un filo. Tuttavia, sebbene si ruoti
facendo perno, come centro di gravit, sul filo del discorso, ci si allontana spesso da esso in
considerazioni a volte complesse, per poi farvi ritorno, ed anche questo un modo poco usuale,
oggi. Non si tratta di qualcosa di ostico, ma senza dubbio un percorso che pu risultar
disagevole a molti. Ecco una ragion di pi di proprorre un sentiero di lettura pi semplice e due
altri pi complessi.
Per le note, vi era unaltra scelta, rispetto a quella adottata di note molto grosse. Laltra scelta
sarebbe stata quella di crivellare il malcapitato lettore con una gragnola di note a pie pagina non
appena si muovesse, con il risultato di rendere la lettura di questo libro ancor pi difficile di quella
che gi , per la natura dei temi trattati. E vero che un ricco apparato di note un crisma di
scientificit e la necessaria esattezza le richiede, nondimeno il mio scopo era conciliare la
scientificit, lesattezza e la ricchezza di riferimenti con un minimo dagilit: non cera, dunque,
altra scelta se non quella di scaricare il peso, come fanno le cattedrali, soprattutto gotiche, su
taluni, pochi ma veramente grossi piloni. Cos, si pu costruire un edificio molto alto e tuttavia
grosso, consentendo anche al lettore occasionale di poter leggere agevolmente questo libro qualora
seguir il primo itinerario di lettura. Per finire, si sono scelte delle illustrazioni significative, nella
preclara impossibilit di produrre un apparato dimmagini sufficiente, come invece sarebbe stato
giusto (perenni problemi di budget lo impediscono). La scelta significativa, cos come le
immagini della copertina, questa volta, per, a colori. Si , inoltre, creduto interessante accludere
unimmagine di una piccola citt di un regno lontano che, ancora nel 1964, era davvero
medioevale (nel Nepal tibetano); ed anche riportare le misure napoletane basate sul palmo
aragonese (da: F. Patturelli, Caserta e San Leucio, Introduzione di G. Tescione, Edizioni casa del
libro 1986). La misura del palmo aragonese si calcolava, ed importante notarlo, dal meridiano
terrestre, come il metro, che si sarebbe diffuso solo nel secolo XVIII. Altre illustrazioni provengono
dalla ristampa fotolitica del 1949 delledizione degli Anni Trenta del secolo scorso dell
Enciclopedia Italiana, Treccani. Per chi avesse dubbi sul surriscaldamento globale, si riporta, a
titolo dinteresse vario, la foto degli Anni Trenta dei ghiacci sul Kilimangiaro: basti porli a
confronto con quelli che vi sono rimasti oggi! Tra laltro, nel 2007 lo scioglimento dei ghiacci artici
stato ben pi rapido di quanto le previsioni scientifiche si aspettavano, al punto da liberare, per
una parte di tempo, il famoso Passaggio a Nord-Ovest. Questa stessa Avvertenza pu esser letta
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nelle sue parti A e B, la C va letta solo da chi sia interessato pi specificamente ad un discorso pi
vasto. Detto altrimenti: questa stessa Avvertenza segue lo stile generale dellintero scritto, con la
possibilit di esser letto in parte o del tutto.

B. Il percorso di questo studio e la sua tesi di fondo. Il percorso di questo studio parte dalla
ricerca della radice delle figure zoomorfe nellarte animalistica, fermo restando la pietra miliare
posta nel volume precedente: la chiave di volta la cristianizzazione del simbolismo precedente;
stavolta, per, ci si focalizzer in modo particolare, come si detto, sullarte animalistica delle
steppe, centroasiatica come origine, piuttosto che sul simbolismo del mondo classico.
Qualora si voglia percorrere il percorso breve di lettura, il primo itinerario (come detto qui
sopra), le tesi del libro sono presto dette: le figure zoomorfe originano dallarte cosiddetta delle
steppe, esse sono state cristianizzate, seppur provenienti da un mondo differente rispetto a
quello classico, seguendo il modello assimilativo che il Cristianesimo aveva sviluppato
nellepoca della fine dellImpero Romano, pur applicato in un ambito diverso. Fu, detto per inciso,
lultima grande applicazione di tale modello assimilativo nella storia di questa religione, dallora
in poi mostrandosi spesso incapace di farlo ancora ed entrando in una sempre maggior
cristallizzazione, portatrice di scismi e lotte. Il percorso, partendo dalla questione storica, si volge
dal romanico verso il gotico, ma si tenter, a parte le complesse ricerche storiche, la ricerca della
sequenza completa di figure zoomorfe-suoni (cfr.: il libro precedente di chi scrive per le
corrispondenze precise fra suoni e note musicali). E, tuttavia, vitale rilevare che il percorso dal
romanico al gotico non quello di un arricchimento, ma, proprio allopposto, quello di una
semplificazione, il romanico essendo lepoca doro del pieno fiorire delle figure zoomorfe, il
gotico lepoca in cui le figure zoomorfe, che un tempo erano solo controbilanciate da quelle umane,
vengono superano per importanza da quelle antropomorfe.
Il percorso partir dalle basiliche desideriane, nelle quali il futuro stile delle figure zoomorfe in
nuce, per giungere al romanico ed al gotico. Santa Prassede a Roma funge da mediatore. Lo stile
desideriano ancora molto influenzato da quello bizantino: in esso laffresco che vede le figure
animali e non la scultura zoomorfa. Non solo e meramente una differenza di tipo espressivo, il
passaggio da un mezzo espressivo ad un altro, la chiara dichiarazione di una diversa
tradizione di provenienza: le figure dipinte, laffresco ed il mosaico, sono di provenienza dal
mondo bizantino, dunque una rielaborazione cristiana di motivi simbolici animali di provenienza
soprattutto classica ma fortemente influenzata dalla Bibbia; le figure scolpite derivano, invece, dalla
cultura barbarica, le cui lontane ascendenze sono nelle culture delle steppe eurasiatiche. Si pu,
allora, affermare che nei mosaici e nei dipinti desideriane non vi sia nessun influsso barbarico?
Sarebbe azzardato, e per due motivi principali: 1) il primo che, sebbene in forma minore, vi sono
dei motivi provenienti dalle culture germaniche; 2) in secondo luogo, anche nellepoca romanobizantina vi sono influssi germanico-slavi, ma, ed ecco la differenza, essi vengono sempre filtrati
dallarte bizantina, cio cristiano-classica. E un filtro che non li annulla, per lindirizza.
Detto questo, per chi, al contrario, vorr dedicarsi alle numerosissime questioni liminali che tale
argomento delle figure zoomorfe porta con s, il secondo e terzo itinerario, va detto che questo
libro riguarda anche quel che si convenuto chiamare storia della cultura, un argomento
squisitamente interdisciplinare, da troppo tempo troppo poco frequentato. Per questo, vi sono molte
citazioni dalle fonti pi varie, come si conviene ad uno scritto di storia della cultura.
Queste figure davvero racchiudono molti misteri. Ed difficile credere che unumile figura
zoomorfa campeggiante dal portale o su di un capitello di una Cattedrale possa essere un portato
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storica di tale ricchezza, possa racchiudere tanti misteri, schiudere un mondo nuovo e, al tempo
stesso, antichissimo. Daltra parte, la ricerca dellidentit, cui taluno si dedica di questi tempi per
sfuggire allappiattimento ed alluniformizzazione che ha raggiunto il suo acme nellattuale epoca
del globale finale, vana se si riduce in una mera ricerca erudita o nel cucinare cose trite e ritrite,
degli inizi dellepoca moderna, del XVIII secolo, per esempio, dellepoca di prima della
Rivoluzione francese ma che era ancor gi pienamente moderna. Non solo, ma le testimonianze di
questidentit debbono gi esser presenti, sebbene pre-moderne, rigorosamente tali, per poter avere
un suo senso.
E importante notare che nellIntroduzione si pone la base del discorso, ma si ritorner molte volte
sul problema delle origini storiche dello stile animalistico, in una sorta di successive spirali
dapprofondimento. Unultima osservazione: ogni pretesa di esaustivit ricusata dallautore,
ma, invece, sarebbe cosa buona che i lettori cominciassero a studiare questi temi da soli.
Volutamente, talvolta non sono andato oltre certi limiti che mi sono auto-imposto, proprio per
lasciare spazio sia per ulteriori ricerche, sia per i lettori e gli studiosi.
Occorre sempre ri-cor-dare il nocciolo della differenza tra la forma ed il significato: gli uomini
hanno sempre dimenticato che alla forma delle istituzioni si accompagna un significato. Cos, ancor
oggi, per i singoli individui pi importante il valore sociale di quello individuale, senza trovare la
giusta strada da percorrere e limitandosi generalmente verso sforzi di parte che si rinnovano nel
peccato. () Qualsiasi azione pu avere questo potenziale ed essere mossa da interessi di potere
che pongono in secondo piano il benessere collettivo, si tratti della Chiesa, dello Stato o di altra
Istituzione. Niente pi pericoloso e contrario alla vita dellillusione dellideale umano nelle masse
organizzate. Ogni Via autentica porta alla libert della persona: non alla libert dai dogmi, tanto
meno a quella dalle convenzioni; le regole e i divieti esistono, naturalmente, anche per luomo
libero poich essi rappresentano lunica possibile organizzazione della vita sociale. Per la Via che
porta allindividualit legittima perde ogni vincolo per unirsi attraverso il riconoscimento di se
stessi ad un significato interiore. Qui comincia la libert ed caratterizzata da un continuo liberarsi
dai vincoli del pensiero convenzionale. Limpegno, per, non in lotta contro le regole costrittive,
ma per cercare la profondit interiore; ed cos che viene accettata ed acquista significato gettando
un ponte tra la forma ed il pensiero, tra i vincoli e la libert, tra luomo ed il mondo circostante. La
personalit e la libert non si ottengono contrastando o sostenendo i dogmi, alla cui comprensione la
mente non arriva (Werner Lind, Budo. La Via spirituale delle Arti Marziali, Mediterranee 1996, p.
15).

C. Il cosiddetto Perennialismo. Una precisazione riguardo allOpera di Gunon, considerata da


taluni come lantesignana del perennialismo che, secondo questi critici, non sarebbe altro che la
prosecuzione dellorientamento della philosophia perennis nato nel Rinascimento, orientamento
tutto moderno, secondo questi critici, di conseguenza la pretesa di una Tradizione pi antica sarebbe
un assunto del tutto erroneo, non sarebbe nientaltro che unidea moderna. Questa serie di critiche
nasce dallaver ricevuto una sorta di agenda da degli altri, allinterno della quale chiunque non ha
condiviso certi assunti devessere ostracizzato, ma, cos facendo, si costruisce a posteriori
ununit fra degli autori molto, ma molto diversi, fra degli autori le cui differenze non si
sostanziano certo su cose secondarie, ma su temi a volte persino centrali. Insomma, si tratta dautori
che non condividevano lesclusivismo religioso, perch questo il punto vero, postulandosi una
sottesa Unit tra le diverse religioni, ma questa loro non condivisione degli assunti dominanti in
campo religioso non significa che costituiscano una sorta di scuola, n un orientamento coerente
di posizioni. Non cos: chi ha costruito questo termine semplicemente non conosce bene la
letteratura in questione. Vicinanza con la philosophia perennis rinascimentale si pu dire, e molto
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parzialmente, per il solo Schuon, con il quale Gunon ruppe fortemente, pi che con Evola, con il
quale ebbe forti divergenze riguardo alla politicizzazione, al destino del mondo moderno, al
giudizio da dare sulla civilt classica greco-romana, al giudizio sulla Massoneria1[1].

1[1] Su questo tema, in un certo senso avevano ragione ambedue, nel senso che indubbio che la
Massoneria sia stata, in origine, iniziatica davvero, semplicemente vero, anche se, altrettanto giustamente,
Evola ne sottolineava la banalit delle esegesi correnti, moralistiche, sociali e razionalistiche applicate a
var elementi () aventi in s un contenuto effettivamente esoterico (J. Evola, Il Mistero del Graal,
Mediterranee 1972, p. 194). Quindi anche lui, a malincuore, non pot fare a meno di ammettere questo fatto,
pur cautelandosi, nella nota a pie pagina, dove polemizza con Gunon (manco a farlo apposta, tanto per dire
che il perennialismo una cosa inventata di sana pianta). Sostiene che Gunon sbaglia nel ritenere che
lidea che la Massoneria sia una costruzione pseudo-iniziatica sia falsa: questidea, infatti, viene da lui
[Gunon] pi o meno esplicitamente diffidata (ibid., in nota). Secondo Evola, la Massoneria solo pseudoiniziatica, anche se ha appena ammesso che gli elementi di base sono autenticamente iniziatici, la
contraddizione non lo spaventava! La realt che unorganizzazione che ha reali elementi iniziatici pu
deviare: un fatto, sgradevole a dirsi, ma vero. Semplicemente, Evola, poich aveva del mondo iniziatico
unidea non troppo realistica e molto aulica, un po come Gunon laveva dellOriente illusione che, al
contrario, Evola non aveva -, si rifiutava di ammettere, in concreto e non come mero fatto teorico, una
cosa simile, purtroppo accaduta tante volte nella storia. Sia detto per inciso: i due autori non solo sono
diversi, ma talvolta paiono quasi speculari, in altre parole dalle stesse basi uno deduce una cosa, e laltro
lesatto contrario, lopposto e non il semplice diverso. Alla faccia di quelli che, a tavolino e a posteriori
si sono inventati un perennialismo che, in sostanza, solo un nome, una simia philosophi costruita con
intento di polemizzare. Unaltra importante osservazione si che la controiniziazione ha tutto linteresse di
far deviare unautentica via iniziatica e non ci che Evola chiamava, con Gunon, pseudo-iniziazione (ma, di
nuovo, i due usavano lo stesso termine con sensi diversi: siamo alle solite, uno deve conoscere per bene,
davvero, questa letteratura, il non detto e il detto che implica; sono cose che non simprovvisano, ci
vogliono anni per davvero familiarizzarcisi e comprendere il non detto del detto, perch quellautore fa
quella scelta e non quellaltra, e che ci deriva da delle sue altre posizioni nel tale o tal altro punto). Ora, ci
una controprova che nella Massoneria cera davvero qualcosa. E la pseudo-iniziazione? La
controiniziazione non ha nessun interessa a deviare ci che, dal suo punto di vista, non esiste per niente o
gi deviato! Come chiarisce Gunon nel suo Il Regno della Quantit e i Segni dei Tempi, la pseudoiniziazione una sorta di vivaio; in essa la controiniziazione cerca individui da reclutare, non cerca di
deviare ci che gi deviato, il che sarebbe, tra laltro, anche assurdo. Tutto a posto, dunque? Nientaffatto,
nientaffatto. Perch, poi, Evola ha ragione, ma non nel senso che la Massoneria, in se stessa, sia male
dallorigine, ma nel senso che, davvero, delle forze sono intervenute in essa e lhanno deviata. In tal senso, le
osservazioni che fa nel suo scritto appena riportato sono interessanti. Lui le metteva nel capitolo
Sovversione del ghibellinismo, vale a dire che, per Evola, il ghibellinismo faceva bene a liberarsi allo
strapotere della Chiesa cattolica, ma, quando inizi a farlo non pi per i valori neopagani cristianizzati (e
quindi miglioranti, secondo lui, il Cristianesimo), ma per quelli razionalistici, come se avesse iniziato
una grave deviazione. Questo, grosso modo, il quadro che descrive. Questo fatto, per lui, era
unusurpazione (); non si tratta di una continuazione, bens uninversione della precedente tradizione
(ibid., p. 192), tradizione del ghibellinismo. In effetti, questo cambiamento di livello storicamente
accertabile, giudicato variamente, ma cosa reale, storica: da Dante a Federico II di Prussia cera questa
caduta, Federico II di Prussia essendo un noto massone (questo per dare delle coordinate storiche e degli
esempi). Ora, Evola parla di un grado iniziatico massonico, del Rito Scozzese del Supremo Consiglio di
Germania (ibid.), e precisamente il 4 grado, detto del Maestro segreto. Si tratta della storia di Hirm, il
costruttore del Tempio di Gerusalemme, il quale di fronte al re sacrale Salomone dimostra di avere, sulle
masse, un potere cos prodigioso che il re, il quale aveva fama di essere uno dei pi grandi Saggi, scopr
che, di l della sua, vi una maggiore potenza, una potenza che, nel futuro, essa conoscer la propria forza,
eserciter una sovranit pi grande della sua (cio di Salomone). Questa potenza il popolo (das Volk). E si
aggiunge: Noi massoni di rito scozzese vediamo in Hirm la personificazione dellumanit. Ora, il rito,
facendoli Maestri segreti, dovrebbe conferire agli iniziandi massoni la stessa natura di Hirm: dovrebbe
cio farli partecipi di questo misterioso potere di muovere lumanit come popolo, come massa, potere che
scalzerebbe quello stesso del re sacrale simbolico (ibid., pp. 192-193, corsivi miei). Chiaramente, per
fortuna, non che ogni massone riceva effettivamente un tale potere: diventa uneffettiva contro-iniziazione

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Un commentatore ha scritto che gli autori che fanno parte di ci che lui chiama, erroneamente,
famiglia perennialista, sono ben lungi dal costituire una famiglia omogenea (Antoine Faivre,
Esoterismo e tradizione, Elledici 1999, p. 58). Non sono proprio una famiglia: ben diverso. Le
divisioni sono profonde, su temi sostanziali: non si un buon conoscitore di questa letteratura se
non la si conosce (e, molto brevemente, se ne accenner nel corso di tale studio). Sbagliato costruire
un orientamento a partire dalla negazione, s, perch, in effetti, la critica del mondo moderno pi la
non condivisione dellesclusivismo religioso, dunque la ricerca di altro, la percezione
l dove il rito stesso non si riduca ad una vuota cerimonia, ma metta in moto forze sottili (ibid., p. 193,
corsivi miei). Il punto che si tratta di un qualcosa che ben poco ha a che spartire con la Massoneria e la sua
eredit salomonica. Ne deriva, che ci si inserito nella Massoneria non massonico. Ma cos questa
controiniziazione? Il discorso ci porterebbe troppo lontano. Ricordiamo che, sgradevole dirlo, la
controiniziazione deriva dalliniziazione, un po come fra gli angeli ci sono quelli sterminatori. Sul
cammino effettivamente iniziatici, si giunge ad un punto in cui si pu fare una scelta, effettivamente libera
e non con quel po di libert che lascia il nostro essere ingolfati dai legami terreni. Come nella scala
iniziatica di Alamt, gli Assassini ismailiti, allultimo grado si era liberi di scegliere un proprio sistema
filosofico, dinventarsene uno nuovo, di rifiutarli tutti, di seguire o rifiutare tutte od una religione: luomo era
libero davvero. Ma ci implica che occorre rispettare questa libert: non affatto detto che tutti debbano
volgere la volont verso le pi alte vette. C chi sceglie ma consapevolmente la negazione. Nata da
una frattura interna al mondo iniziatico, poi questa corrente nascosta ha teso a deviare i gruppi davvero
iniziatici, per seguire dei suoi scopi difficili a dirsi in un consesso pubblico (per il semplice fatto che trattano
di finalit che per luomo comune non significano niente di niente, che gli apparirebbero semplicemente
fantastiche fantasie). Non parliamo duomini comuni. Per giungere a quel livello un uomo deve aver
superato cose che luomo comune, ed anche quello colto, erudito, nemmeno simmaginano, nemmeno
concepiscono. Parliamo in sostanza di una sorta di x, unincognita. A tutti quelli che credono che
sceglierebbero giustamente, dico: vorrei proprio vedervi! Tutti questi tradizionalisti che non fanno che
proiettare i propri desideri! In realt, non hanno idea di che cosa stiamo parlando. Naturalmente, le due scelte
non sono per nulla equivalenti, per non si deve sottostimare la possibilit di scelta errata, quando se
nabbia davvero la possibilit, senza condizionamenti. Scelte senza condizionamenti luomo non le conosce:
se davvero ne avesse la possibilit, cosa farebbe? Son convinto che le apparenze ingannano, qui come
altrove. Quindi, bando ai giudizi superficiali. Tra laltro, lo stesso Evola, di l dal fatto che sostenesse un
certo quadro, se ci si parlava con meno condizionamento, era il primo ad ammettere, e lo disse sotto
pseudonimo negli scritti raccolti come Gruppo di Ur, che le cose, in effetti, stanno proprio cos. La realt
che c chi sceglie di essere un angelo della distruzione, o un trickster (ingannatore ma iniziatore
insieme, poich sottopone alla prova, come il Satn originario della Bibbia), c chi sceglie la distruzione
(chi scrive non condivide, ma cos ), c chi scelse di aiutare nazisti e bolscevichi, che si son opposti come
ideologie sul teatro del mondo, ma non dietro le quinte: se il tuo scopo la distruzione, che timporta se chi
ha la pistola indossi un vestito rosso o nero? Niente, non te nimporta niente. Lo stesso. Ripeto, le due scelte
non sono equivalenti, ma ci non significa n che non ci siano, n che uno possa, con estrema superficialit,
andar l, del tutto ignorando le difficolt del cammino, e presumere che lui far la scelta giusta. Non cos.
Alle soglie della Via c il Drago, che dice: Entrate per angustam Portam, c il Guardiano, s, quelle
figure zoomorfe che, non a caso, sono sui portali della cattedrali. Esse ci sono anche per ammonirci.
Grossissimo errore laverle tolte dalle chiese. Naturalmente, il cammino iniziatico non ha solo questo lato,
ma sbagliato sottostimare la possibilit di scelta errata, ripeto. Tornando al punto, questa componente
deviata, contenuta nella Massoneria nonostante le sue origini, ma presente davvero, si esalta laddove si
pu esprimersi senza quei lacci, senza dubbio residuali, lacci che costringono a mantenere le
apparenze nella Massoneria ordinaria. Tra questi gruppi para-massonici, vi sono gli Skull&Bones,
dei quali si accenner nella Parte Seconda, come vi sono stati gli Illuminaten von Bayern in altra epoca.
Secondo il professor A. Sutton nel suo studio Americas Secret Establishment -, in realt gli
Skull&Bones derivano dagli Illuminaten, come dimostrato da dei motti, in tedesco, nella sede degli
stessi Skull&Bones. Su taluno di questi temi si ritorner nellAppendice 2, Metapolitica. Lo
sfruttamento, e diciamo pure labuso, di queste tematiche per qualche scopo politico immediato, da pi parti,
ed al quale anche Evola non riuscito a sfuggire, un vero e proprio malinteso profondo, che va
assolutamente rettificato.

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dellinsufficienza della risposta delle religioni contemporanee alla crisi del mondo moderno
(Gunon), le due spinte di base alla radice di queste correnti disomogenee, essendo assunti
negativi, sono insufficienti a costruire una scuola ed anche a costruire un orientamento
sufficientemente coerente. Parlo della coerenza umana, non dellipercoerenza risibile, come qui
ci si tiene lontanissimi dai settari che adorano unopera, cosa semplicemente ridicola. Lo scacco sta
nel non proporre nulla in termini positivi, se non i sogni di Imperialismo pagano la Evola, o
unastratta comprensione fra Islamismo e Cristianesimo, naufragata nella pratica, altro sogno
nutrito da Schuon. Questa negativit, questoppositivit, tipicamente novecentesca, questa s,
per molto meno presente in Gunon ed anche in autori minori, sebbene anche questi ultimi
condividano gli unici due punti comuni, fra le differenze. Tali due assunti, negativi, non sono il
perennialismo, ma: 1) il dissenso sia rispetto allesclusivismo religioso, sia 2) verso il mondo
moderno. Questi autori minori sono stati quelli che si sono dedicati spesso a temi artistici, come
Titus Burckhardt, pi affini a chi scrive, dove i temi artistici sono anche il mezzo di trattare di
altro: anche questo tuttaltro che una novit. Si pu sostenere che si tratta di correnti
minoritarie, ma che ci sono da molto tempo, da quando c la storia della cultura, disciplina
minoritaria, poco frequentata perch costitutivamente interdisciplinare, ma che in realt c da
tempo. A proposito di questo tema, si deve rifiutare, e, chi lo scrive, lo far, lascrivere una sorta di
paginetta dei buoni e dei cattivi, dove i primi sono i pagani ed i secondi i medioevali: ma pure
lopposto falso. Cose del genere sono sbagliate alla radice. La simpatia accettabile, ma se
obnubila il giudizio va rifiutata fermamente. A questultimo criterio chi scrive impronter tutto il
suo scritto.
Il dissenso rispetto allesclusivismo religioso non necessariamente il massonismo:
importante, se non decisivo, precisarlo. Ci sono dei templi, pochissimi, che non sono caratterizzati
da una religione specifica, pochissimi, soprattutto in India, e Gunon era un ammiratore
dellInduismo, del quale, per, non era parte. Per lui valeva lamor fati, devi amare il destino e
dove ti ha posto, quindi anche la/le religione/i cui puoi aver accesso per nascita. Si nasce ind, od
ebrei, difatti. Chi cambiava religione, salvo dei casi giustificabili e non diffusi, era per lui lepitome
dellinstabilit mentale, ma pure il rifiuto del destino che laveva fatto nascere in quel contesto
particolare. Questi pochissimi templi, sono quello di Akbar, limperatore Mogul che amava le
dispute teologiche ma non per far prevalere il proprio punto di vista e si considerava adepto di tutte
le religioni, ed il piccolo tempio di Auroville, comunit utopica voluta da Mirra Alfassa, egiziana
nata a Parigi, la prosecutrice dellopera di Shri Aurobindo. Ci sono, poi, le cosiddette chiese
confuciani, dove si sostiene il Pancasila, i Cinque Principi, fondate dalle comunit cinesi
dIndonesia, per una volta fuori di quello stretto etnicismo che funesta letnia cinese Han. Si
tratta davvero di piccole cose, un niente, del tutto impossibilitate ad influire realmente sul mondo e
modificarlo nel profondo, gocce nel mare, tentativi inconsapevoli della potenza delle forze avverse
nella storia umana, utopismi stimabili ma limitati. Forse ci son solo due posti al mondo (vi era un
santuario ad Elia/San Giorgio/al-Khidr in Israele che, con laria che c da quelle parti, non
attraversa un buon momento) dove un tema del genere si svilupp di l dalle intenzioni di un
maestro illuminato o di un despota illuminato ma non illuminista, quale fu Akbar. Ambedue i
posti sono, non a caso, nello Sri Lanka: il primo il Picco dAdamo (2241 m), una delle vette pi
alte dellisola di Shri Lanka. E un luogo sacro, per limpronta di un piede che si vuol riconoscere in
unintaccatura della roccia, ai seguaci di quattro religioni: per i musulmani, infatti, limpronta del
piede di Adamo, qui venuto a far penitenza dopo il peccato originale; per i cristiani orientali
limpronta di San Tommaso [particolarmente legato ad Edessa, nota mia], lapostolo dellIndia;
per gli induisti quella di Shiva; per i buddisti, infine, quella di Buddha (Geoffrey Parrinder,
Storia Universale delle religioni, Mondadori 1984, p. 133, dove vi anche limmagine della cima
con il santuario). Laltro unico punto mondiale si trova nel nord della stessa isola, Sri Lanka, Nord
induista e non buddhista come il Sud (paradossalmente, i cingalesi del Sud, buddisti, parlano una
lingua indoeuropea, mentre il Nord induista parla taml, una lingua non indoeuropea): a Shri
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Lanka esiste un intenso culto di Kataragama, figlio di Shiva, che attrae numerosi seguaci, anche
appartenenti a religioni diverse (ibid., p. 348). Si tratta non solo dinduisti e buddisti, pure di
cristiani cingalesi e di musulmani, questi ultimi anche non sono solo locali, ma spesso influenzati
dal Sufismo. Si pensa, difatti, che Kataragama non sia altri che al-Khidr, il Verde, simile a San
Giorgio e ad Elia rispettivamente nel Cristianesimo e nel Giudaismo. Di al-Khidr parla il Corano,
Sura XVIII, Al-Kahf, La Caverna, Sura dove si trova il mezzo del Corano, Sura molto
importante, dove si tratta pure dei Sette Dormienti di Efeso, sacri sia ad islamici che cristiani (tra
laltro, il santuario della Madonna, ad Efeso, sacro tanto agli uni quanto aglio altri, e ad Efeso si
svolge un fatto molto importante della predicazione paolina fondante il Cristianesimo, cfr.: Atti
degli Apostoli, tutto il cap. 19). Vi si parla pure del Bicorne (Dhul-Qarnayn), identificato con
Alessandro Magno, che blocca le stirpi di Gog e Magog dietro un alto muro di ferro coperto di
rame (significativo). Tali orde saranno liberate prima del Giorno del Giudizio: Disse: Ecco una
misericordia che proviene dal mio Signore. Quando verr la promessa [il Giorno del Giudizio,
dunque appena prima di esso; nota mia] del mio Signore, sar [la Grande Muraglia, nota mia]
ridotta in polvere; e la promessa del mio Signore veridica. In quel Giorno lasceremo che calino in
ondate gli uni sugli altri. Sar soffiato nel Corno e li riuniremo tutti assieme (Corano, Sura XVIII,
98-99). Il motivo del Corano comune a tante escatologie, da quella cristiana a quella norrena:
Heimdall suona il corno chiamando gli dei alla battaglia (R. I. Page, Miti scandinavi, Oscar
Mondadori 1995, p. 126), finale. Questo stesso autore, come tanti altri, vede nellescatologia
norrena un eco delle visioni della fine, tipiche del Medioevo, con lAnticristo adveniens ed il
fosco quadro del mondo che dipingono queste visioni. Altri autori, basandosi sulla centralit del
corno, vi vedono, giustamente, leco di qualcosa di precedente, di un fondo lontano, adattato
alle varie forme religiose. Questi autori sono pi vicini al vero, pur non coincidendo completamente
con esso. In ogni caso, reputare che lescatologia nordica dovette necessariamente provenire da
echi giudaico-cristiani significa dimenticare che unescatologia indoeuropea, sebbene non
formalizzata come quella delle religioni monoteistiche, esisteva sin da prima. Vi anche, tra laltro,
la teoria secondo la quale fu la cattivit babilonese, che pose lEbraismo in relazione con lo
Zoroastrismo, ad immettere il tema escatologico, in particolare il messianismo, nellEbraismo (il
quale, dopo la fine del Secondo Tempio, sarebbe diventato il Giudaismo, rabbinico). Tornando ad
al-Khidr, nella Sura XVIII egli il maestro paradossale che compie cose incomprensibili a Mos,
simbolo delle religioni e delle loro ortodossie. In tal senso, al-Khidr simbolizza il pur esoterismo,
distaccato da qualsisia appartenenza religiosa, incompreso ed incomprensibile per le ortodossie
religiose: i due, infatti, alla fine si separano, dopo che al-Khidr ha detto per lultima volta a Mos di
non protestare per i suoi gesti apparentemente incomprensibili, che, per, alla fine, prima di
lasciarlo, gli spiegher. Molto indicativo ed altamente profetico questo separarsi finale!
Senza contare che tali cose possono avvenire in una religione come lInduismo o grazie
allinfluenza di questa forma tradizionale, che lascia ampli spazi ai suoi aderenti. Altrove le cose
sarebbero ben diverse! Il grosso dellumanit non ha superato lesclusivismo religioso n
lesclusivismo di forme di ateismo e dideologia politica, e non pu farlo, perch ci di cui si
tratta per il grosso dellumanit troppo elevato, mentre le masse perderebbero pur qualcosa, non
molto, ma qualcosa di effettivo. Vi , dunque, unimpasse di sostanza. Solo qualcosa di oltre la
storia ma superiore a lei, potrebbe modificare davvero le cose, non gli sforzi umani, che pure hanno
il loro valore, ma pi per chi li compie che per linsieme dellumanit com oggi.
Il punto decisivo questo: se i due punti ricordati qui sopra (= 1) il dissenso sia rispetto
allesclusivismo religioso, sia 2) verso il mondo moderno) si fossero realizzati, avremmo un mondo
diverso, quali che fossero le differenze, forti, ricordiamolo, su altri punti tra i vari autori. Si trattava
di modificare due basi di l dalle differenze che il mondo moderno ha avuto nel suo interno,
qualcosa di sostanziale, non i piccoli cambiamenti e le piccole riforme cui ci si dati da un
ventanni a questa parte senza poter modificare nessun equilibrio squilibrato di fondo. Ma chi ti d
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la forza non sei tu, non basta parlare, non basta esercitare la ragione: le idee, di per se stesse, non
hanno forza: esse camminano nelle teste degli uomini e con-vincere questi ultimi richiede il vero
potere, che il potere sulle menti degli uomini. Chi ha in mano lopinione, ha in mano il mondo. E
chi ha seguito i due punti detti qui sopra, senza far parte di alcuna scuola od orientamento, anzi
tutti diversi e persino in forte disaccordo fra loro, chi ha seguito questi due punti in fortissima
minoranza, e lo sa. Ci non significa nascondere gli errori, gravi, laver dimenticato che quella
forza necessaria, un primo errore, il non aver cercato una sorta di terreno comune di l delle
differenze, stato laltro. Ora, c altro che bolle in pentola, il mero ripresentare dati
tradizionali largamente insufficiente ad operare alcun riequilibrio, che potr venire solo da un
Intervento divino, il quale, a sua volta, presuppone altre cose, come la fine della Grande
Prostituta, il sistema attuale, cos resistente, cos resiliente, tuttavia che ormai giunto ad un punto
estremo. La cecit di fronte alle debolezze del sistema sostanziale, non deriva solo dal cosiddetto
progresso, come la pensava Gnther Anders (Gnther Anders, Luomo antiquato, Il Saggiatore
1963, recentemente ripubblicato; cfr.: cap. V, Radici storiche della cecit allApocalisse). E
vero, ha ragione, c senzalcun dubbio questa cecit, ma la credenza superstiziosa nel progresso
si da tempo persa, come previde giustamente negli Anni Venti Gunon (in: Introduzione allo
studio delle dottrine ind), e precisamente nelle modalit che lui prevedeva: come accettare il fatto
che laver mezzi sempre pi raffinati e migliori, il progresso, era, ed , del tutto indipendente da
qualsivoglia miglioramento morale, cosa che tutti sanno. Ma la cecit non per questo passata.
Anders pensava alla bomba nucleare, che rimane un pericolo, ma lemergenza climatica, che ci
accompagna da pi di quindicanni e diventa sempre pi pressante, con denunce, con prove, sulla e
nella vita personale degli individui, sempre pi ricorrenti e chiare: eppure non succede nulla! La
cecit continua. Quindi, c qualcosaltro in pentola, nel calderone, da stregone, ch questo
mondo. Tra le radici storiche della cecit allApocalisse c anche, se non soprattutto, il fatto che
tante, troppe volte si invocata senza che nulla succedesse. Non possiamo dimenticarci tutto ci.
Mali su mali si possono accumulare, senza che se ne veda il termine. Quante generazioni han
pensato dessere le ultime? Ma questo non mai successo. Nessuna stata davvero lultima.
E che c dellaltro in ballo: il termine della storia non pu venire da solo, da se stesso, ma
viene per intervento di altro. Il termine vien segnato dalla fine degli eredi dellImpero Romano,
come si interpretato, dal 200 d.C., il passo di San Paolo (2 Ts 2, 6-7) che parla di un katchon,
un qualcosa che trattiene lAnticristo dal manifestarsi, eventualit senza la quale non pu esservi
alcuna fine dei tempi. Per eredi non si deve intendere una famiglia, bens gli organismi politici
che si son fatti, a torto (illegittimi) o a ragione (legittimi), eredi dellImpero Romano divenuto
cristiano. I legittimi son terminati con Napoleone in Europa Occidentale (erede del Sacro Romano
Impero), con la Rivoluzione Russa in Europa Orientale (erede di Bisanzio). Lillegittimo stato lo
stato dei Soviet che si re-imperializzato, avendo ereditato lestensione quasi completa
dellImpero precedente. Tal estensione, con la fine dei Soviet, si smembrata parzialmente. La Cina
sar laltro stato che ha subito una sorte simile a quella della Russia imperiale, altro stato che non
potr durare cos com ora, ma che ha meno rilevanza simbolica nel quadro che si ereditato dal
passato (ad ogni modo, anchesso com ora non potr durare a lungo). Il problema delle
nazionalit stato la croce di tutti questi Imperi, quello zarista come quello austro-ungarico cui
pose termine Napoleone. E cos per la Cina, e cos stato per lImpero russo dei Soviet.
Ora, sia chiaro: quando ci che trattiene non c pi, e non c da tempo, e non a caso dagli
Anni Novanta del secolo scorso si assistito ad una crescente, profonda trasformazione del quadro
internazionale, quando ci che trattiene non c pi non che, immediatamente, si manifesta
luomo del peccato. Niente cos, nulla semplice. Lerrore di tutte queste attese del passato
sempre stato uno: credere che si tratti di un mero fatto storico. Ma la storia non pu porre termine
a se stessa. E qualcosa di diverso da ci che storico, uneruzione mitica, che pu porre
termine ala storia stessa. Dunque, non si pu dare il quadro escatologico allislamica: un
salvatore armato di spada che in sostanza impone la legislazione islamica al mondo. Non si pu
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dare questo quadro perch sarebbe ancora storia. E, ripetiamolo, la storia non pu porre termine
a se stessa. La storia fatta dagli uomini e da altre forze, inferiori o superiori ad e con loro. Ma
solo un qualcosa che provenga da un altro livello, inferiore o superiore a quello storico pu porre
termine alla storia. Dopo che c stata la fine dellultimo Impero, con quello cinese che n una
coda non importante perch quello accetta il suo posto (problemi nascono quando ne vuol uscire!),
vi stata la fase della piena globalizzazione, la Grande Prostituta. E stata una fase necessaria
ma, secondo il loro punto di vista, preparatoria, e che dovr farsi da parte. Tale sistema ha il suo
ganglio centrale negli Usa, ed quel paese che voglion far cadere, prima con l11 Settembre 2001,
poi con la dis-avventura in Iraq, voluta. Nulla come far infognare le grandi potenze in guerre senza
vie duscita utile per fiaccarle. Fiaccatele, le loro debolezze economiche vengono fuori pi
facilmente. Inizia il declino. Ma queste son questioni troppo grosse per poter dirne di pi se non
cenni. Losservazione fondamentale che gli uomini di solito non sono consapevoli delle forze
avverse che li circondano, non comprendono la vita e la sua fondamentale caratteristica: la parte di
caso che lattraversa, la parte dimprevedibilit che la sostanzia, le combinazioni interne alle sue
stesse possibilit manifestatesi e che generano, una volta manifestate, a loro volta delle nuove
conseguenze (il karma, insomma, in linguaggio buddistico). Giustiniano imperatore aveva
raggiunto il suo scopo di parziale ricostruzione dellImpero Romano anche ad Occidente,
sennonch la peste falcidi la parte orientale dellImpero, con conseguenze anche di tipo economico
che avrebbero reso impossibile mantenere le nuove conquiste. E questo genere di eventi molto
frequente nella storia umana. Per questo i bei progetti di riforma, se basati solo su forze umane,
sono destinati al fallimento. Tra laltro, proprio dopo la peste a Costantinopoli si cominci a passare
dallo stile cristiano tardoantico a quello liturgico vero e proprio: la cristianizzazione dei simboli
divenne molto pi centrale.
Credere che la ragione a poter modificare il mondo dove la ragione, apparentemente, domina, ma
in realt maschera dell altro, significherebbe lessere moderni, condividere quellillusione
fondante che oggi ha portato il mondo al disastro, con la sua incapacit di portare ordine, stabilit.
Tornando a noi, non esiste alcun perennialismo, ma solo una serie di opere che partono da quei
due punti comuni detti qui sopra, per allontanarsene a spruzzo, disperdendosi, per cui unazione
vera dinfluenza generale stata preclusa sin dallinizio. Qui non si tratta di aver beneficiato
personalmente di queste opere, la qual cosa possibile: qui si tratta dellinflusso generale, sulle
correnti mentali del mondo. Questultimo stato reso impossibile dallinesistenza di una corrente
coerente, ma dallessersi sviluppata a spruzzo, dispersivamente, a partire da due soli punti
comuni (troppo poco). Tranne in un campo, dove leffetto di questi due punti stato molto pi
compatto e forte: quello artistico, liconografia. Ed ecco il campo della storia della cultura.
Tutto ci per un motivo, a mio avviso, sostanziale: non essere moderni n, per, rinchiudersi in una
prospettiva confessionale davvero essenziale per poter comprendere le manifestazioni artistiche,
dove i concetti metafisici si applicano, e spesso si applicano passando da civilt in civilt, da una
forma tradizionale in unaltra. In altre parole: in questo campo, larte come storia della cultura, gli
unici due punti comuni detti qui sopra, insufficienti a poter costruire uneffettiva scuola e
nemmeno un orientamento sufficientemente cogente, coerente, comune, questi due punti
effettivamente servono, nella pratica. In caso contrario, ci si vieter semplicemente di
comprendere dei fenomeni artistici ed iconografici esistiti davvero, concretamente, storicamente.
Ed ecco lidea di fondo di questo scritto: fare lopposto, non partire da posizioni generali ed
applicarle allarte, non facciamo il contrario, partiamo dalle manifestazioni artistiche, o almeno ad
esse facciamo riferimento, per poi espanderci? La cosa possibile, visto che questo stato lunico
campo dove si arrivati ad un minimo di terreno comune. E Marius Schneider? Ha fatto parte
della corrente, ma, diversamente dagli altri, in luogo di partire dal generale, al contrario partito dal
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concreto, per poi andare al generale, aristotelicamente. In altre parole: dal basso allalto pi che
viceversa, dal particolare al generale.

Andrea A. Ianniello

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Prefazione. Considerazioni Generali

I [Terra (dal Libro dei Cinque Anelli di Miyamoto Musashi, in giapponese: Chi)]. Questo
scritto rientra nella preparazione di un altro scritto futuro sulla perdita (ed il ritrovamento) del
Centro, sempre che ci si riesca a completarlo, in questi tempi tempestosi. In tal senso, il percorso,
completo di note, per, in grado di schizzare un itinerario mentale, pur senza poter
approfondirlo, contenendo in nuce, come in soluzione, degli elementi che necessariamente
dovranno essere sciolti ed assieme sviluppati di seguito, in un libro futuro. In ogni caso, qualora
questultimo, per delle ragioni generali totalmente non dipendenti da chi scrive, non potesse
esser completato, oppure se, scritto, per un qualche motivo non venisse pubblicato, il presente
scritto conterr, in soluzione, taluni elementi necessari.
I, 1. Questioni generali. Anche facendo riferimento alledizione del 1969-1970, rivista, di
Rivolta contro il mondo moderno di Evola, molti commenti di Evola, a differenza di quelli assai pi
generali di Gunon, sono assai datati, cio riflettono necessariamente un determinato quadro
del mondo, da tempo passato. Inoltre, occorrerebbe fare un po il punto della situazione: nell
inevitabile (iscrittovi geneticamente) fallimento del cosiddetto tradizionalismo, senzalcun
dubbio sono mancati gli uomini, ma pure certe idee vanno necessariamente riviste perch ormai
non pi adeguate. Direi che il difetto stato per il 30% le idee, per il 70% gli uomini. Ed chiaro,
oltre ogni ragionevole dubbio che, sebbene si possa modificare quel 30%, rimane fermo che
anche detta modifica non pu sostituire la qualit umana che o c o non c. Diceva Confucio:
Luomo pu render grande la Via, non la Via a render grande luomo (Confucio, I Dialoghi
(Libro VIII, cap. XV, frase n407), in Opere, a cura di F. Tomassini, Tea 1989, p. 172). Confucio
voleva ricordare che luomo, in definitiva, era pi importante delle idee: una grande idea, mal
servita da un piccolo uomo, viene ad essere disattesa e svilita, mentre persino unidea mediocre, se
ben servita da un grande uomo, viene ad essere applicata e rivalutata.
Ad ogni modo, parlerei, con Stefano Arcella, piuttosto di cultura della Tradizione che di
tradizionalismo, questultimo criticato da Gunon sin dagli Anni Trenta e Quaranta del
secolo scorso!, degenerato, da profondo stimolo culturale, come avrebbe dovuto essere, in sette e
settucole, conventicole; insomma, un ghetto. E dai ghetti occorre uscire. Due cose dovrebbero
essere segnate dappertutto: per gli Italiani, si dovrebbe sempre vedere, scritto a lettere cubitali su
muri e strade: I malvagi comandano per la vilt dei loro sudditi. Ed giusto cos (). Perch la
vittoria di chi combatte non di chi prega (Plotino, Enneadi); per i meridionali, non appena si
traversi il Gargliano, oltre alla frase di qui sopra, ci dovrebbe sempre vedere, su muri e strade,
questaltra frase: Non si combatte la battaglia del giorno prima, orientamento cancrizzante
tipico del Meridione dItalia. Non si affronta mai il problema di ora, ma quello di prima.
Ci sono due orientamenti, nella cultura della tradizione: chi, seguendo Evola, pur rimanendo di
simpatie neopagane, recupera il Cristianesimo come fatto identitario occidentale (qui Evola,
che seguiva Nietzsche nelle critiche, forti, al Cristianesimo, per lo recuper nella sua variante
soprattutto medioevale); chi, al contrario, d a questultima variante medioevale un suo valore
intrinseco, sostanzialmente seguendo Gunon, indipendentemente dalle vicinanze o meno al
neopaganesimo. Vi , per, unaltra spaccatura, pi profonda, quella tra i tradizionalisti, che
reputano che si debba sostanzialmente seguire pedissequamente il passato (una cosa di tipo
antiquario, come afferma chi scrive), e chi, al contrario, si rende perfettamente conto che delle
nuove applicazioni siano per lo meno necessarie come laria per uno che sta affogando.
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Paradossalmente, sono i primi quelli che la gente comune chiama tradizionalisti tout court, di
solito di ambiente di destra, spesso estrema, i quali, cercando limpossibile ritorno ad un passato
per di pi prossimo, passato in realt gi molto lontano dallo spirito tradizionale, di fatto non
possono che approdare al pi chiuso dei conservatorismi. Il problema che costoro si son formati
una visione riduttiva dello spirito tradizionale, non riuscendo ad andare oltre la modernit. Ma, in
realt, c sempre stata, nella stessa modernit, una componente romantica ed antilluminista, che
occorre distinguere con chiarezza dal vero spirito tradizionale, come c stata una componente
religiosa della modernit che fa comprendere come la religione, in se stessa, non unalternativa
alla modernit, e, difatti, non riesce a fornire unalternativa nellattuale fase di crisi finale della
modernit stessa. Ci sono delle parti della religione che sono anti-moderne, ma non la religione in
se stessa. Ed anche questo un errore tipico del tradizionalismo. La modernit, non
dimentichiamocene mai, esplosa, come fenomeno sociale vasto, a partire dal campo religioso;
soltanto dopo si estesa in altri campi. Parlo della Riforma. Ora, segu la Riforma la Controriforma,
londata che oggi si direbbe integralistica e che si diffusa nel mondo. Forse la Controriforma ha
fermato la modernit scatenata dalla Riforma, che, ribadiamolo, fu fatto religioso prima che
politico-sociale? No, non ci riusc, anzi ne fu trascinata credendo di governare il movimento. Allo
stesso modo, nessuna politicizzazione riuscir mai a cambiare le constanti di fondo dei fenomeni
in atto da tempo. Come diceva Gunon: possono solo cercare di tornare ad una fase meno radicale,
meno finale della modernit, il che non per nulla risolutivo.
Occorre, dunque, distinguere con chiarezza tra coloro che sono realmente alternativi e le reazioni
contenute nella modernit stessa, checch dicano di se stesse, reazioni che, per principio, non
possono dare risposte ma invece fanno parte del cerchio affatturato ed insuperabile della
modernit stessa. So bene che il Medioevo era diverso, e che tante illusioni che si sono incrostate
non cerano: ma una tale affermazione pu esser fatta propria in modo sano e non moderno solo
da colui che sia consapevole delle differenze accumulatesi e che sia consapevole che non possibile
semplicemente tornare indietro. Che possa, poi, essere un modello verissimo, ma un altro
discorso: il modello uno stimolo e un indirizzo, ma non lo si pu copiare mai, se lo si deve far
proprio in modo consapevole. Laltra cosa della quale occorre divenire consapevoli che si pu
solo andare avanti e che un determinismo, seppur non assoluto, esiste nella storia, nonostante le
posizioni su questo punto assai moderne dEvola, e che la fine del ciclo della quale parlano, in
modo diverso ma concorde, le varie tradizioni dellumanit sar pure la fine di un mondo, come
diceva Gunon, ma che per colui che tutto vede allinterno di quelle categorie sar ben lungi
dallessere un pranzo di gala, secondo la famosa espressione di Mao Tse-tung [Zedong]. Senza la
consapevolezza di queste cose, il discorso sia di tradizione, sia d identit fatalmente, che lo si
voglia o non, porter con s tutta una serie dillusioni moderne, scacciate dalla porta ma tornate
dalla finestra. Ci perch viviamo, che ci piaccia o non, In una sorta di clima mentale tanto
alterato di quello meteorologico: e con esso dobbiamo fare i conti. Questo clima ci domina,
soprattutto nelle parti subcoscenti della mente: inevitabilmente ne subiamo linflusso, e lunico
modo vero per liberarsene far s che linflusso, da subconscio, diventi conscio, dalla zona
dombra, sia posto in chiara luce. Da questi errori dimpostazione generale dellanalisi si fatto
derivare limpossibile tentativo di una soluzione politica, cui era rimasto legato Evola tranne che
allultimo, si visto, piuttosto che metapolitica. Si sono cos sprecate le ultime occasioni, finch
la crisi del mondo moderno ha iniziato a precipitare, con la conseguenza riduzione degli spazi
che inevitabilmente implica (poich ogni crisi non pu fare altro se non ridurre gli spazi,
comprimere). Non saper resistere alla chimera della politicizzazione sempre un segno sicuro
delle forme interiori.
Chiaro che queste due categorie della cultura della tradizione sono una distinzione del tutto
sommaria, fatta grosso modo; altrettanto chiaro che spesso vi gente oscillante tra le due visioni,
di solito la gran parte. E ben noto come uno stesso individuo pu cambiare posizioni e spesso
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accade, ma, in linea di principio, le due visioni sono diverse, persino irriconciliabili, sebbene molte
farfalleggino di qua e di l. Questa non conciliabilit deriva da delle scelte allorigine non
coincidenti, scelte che si proiettano nel campo dato. Come chi scrive la pensi, abbastanza
chiaro: per quel che mi riguarda, vi ben altro che bolle in pentola che il tentativo, impossibile, di
ritorno al passato, non ci sono nostalgie neopagane da parte mia, ma vi , senza dubbio,
condivisione di una cosmologia, pi che di una metafisica, un po come Costantino che, pur essendo
cristiano, fa costruire Costantinopoli secondo le regole precristiane. Quanto al fatto che il Medioevo
poteva essere lantecedente non certo da copiare, ma cui fare riferimento, su questo vi era
laccordo sia di Evola, sia di Gunon, e dunque questo punto, essendo fra i pochi davvero comuni,
viene accettato. Per il resto: siamo alla fine di un ciclo umano, ben grande: quindi certe cose sono
come rimedi che avevano senso in fasi precedenti.
Ma c ancora di pi, c un punto che, personalmente, critico in tutti questi antiquari
tradizionalisti, di buon livello come di cattivo, per il quale loro limite non possono che approdare ad
accettare le condizioni cos come sono, condizioni che invece dovrebbero sapere che portano alla
crisi totale verso la quale, come un treno impazzito senza pi conduttore, siamo lanciati a folle
velocit. Vorrei esprimere questo punto di base che non va con le parole di Chuang-tzu
[Zhuangzi], quando Confucio va da Lao-tzu a chiedergli consiglio. Confucio sostiene che occorre
rifarsi ai Sei Libri Classici cinesi dellantichit, e Lao-tzu gli rispose: i Sei Libri non sono che le
tracce lasciate dagli antichi sovrani, ma non spiegano il perch di queste tracce. Una traccia
lasciata dalla scarpa, ma la traccia forse la scarpa? (Zhuangzi [Chuang-tzu], (a cura di Liou Kiahway, bella traduzione) Adelphi 1982, p. 134)2[2].

2[2] Si legge nello stesso libro: Chiunque affonda nella profondit degli appetiti e della concupiscenza non
ha che doti superficiali (ibid., p. 58). Qui il nocciolo del problema: chi volesse far tornare alla
Traditio, nel senso grande, nel senso vero, chi volesse restaurarla, fare una Restaurazione, partendo da
se stesso come individuo e non riuscendo ad andare oltre i propri appetiti, magari non cattivi e solo come
affermazione personale senza secondi fini, sarebbe, com poi stato, votato allinsuccesso. Perch solo una
diversa qualit, rispetto al mondo moderno, potrebbe davvero riuscire, e tale qualit latita incredibilmente
oggi, checch ne dicano le parole, che poco costano. La nostra , difatti, let delle religioni senza Dio
(Jean-Marie Guhenno, La fine della democrazia, Garzanti 1994, p. 72). Questultimo libro si noti la data
di pubblicazione stato per certi aspetti preveggente, poich vedeva limpero, prima che tal
espressione si diffondesse!, come unica risposta alla crisi della democrazia, crisi essenziale, perch tocca la
rappresentanza: cosa lega il rappresentante al rappresentato? Nulla, salvo un rapporto simulacrale, per
nulla sacrale, ma infido e scivoloso. Vi si esaminavano le possibilit di successo dellintegralismo islamico,
ed anche qui Guhenno ha visto giusto: Lislamismo politico si rivelato incapace di proporre, come aveva
tentato il comunismo dopo il 1917, una risposta globale alle tensioni che ne avevano favorito la comparsa. E
la sua fortuna e il suo limite. () Questinsuccesso delle ambizioni politiche dellislamismo riporta lIslm
alla sua autentica dimensione religiosa.. il suo scopo di cambiare non le istituzioni ma la coscienza degli
uomini. Il rinnovamento dellIslm si nutre di mille frustrazioni (). I neo-fondamentalismi seguiti
allIslamismo [e non solo in ambito islamico, nota mia] non propongono un nuovo ordine del mondo ma, pi
modestamente, lapprossimarsi di una comunit che mimi [corsivo mio], nei rapporti personali, la societ
giusta che si rinunciato a realizzare su un piano politico. Questo profondo pessimismo spiega come i
militanti neo-fondamentalisti siano a un tempo poco propensi a fare proseliti e molto intolleranti. La loro
ambizione principale non destendere la comunit dei credenti ma di costruire una comunit omogenea,
tanto pi confortevole e rassicurante quanto pi chiusa in se stessa (ibid., pp. 94-95). In tal senso, si tratta di
eredi, ma su di un piano e con modalit molto diversi, delle ideologie razziste del Novecento, non sul
piano dei contenuti, ma come spinta sostanziale: una comunit chiusa in se stessa, confortevole, rassicurante,
impossibile. E una chimera, ma la chimera, si sa, un assassino temibile. A lato di tante considerazioni che
avevano il loro senso allepoca in cui scrisse Guhenno, ci sono molte osservazioni che si sono dimostrate
esattissime: La fine della politica (p. 28), La libanizzazione del mondo (p. 43), cio precisamente lo
stato in cui si trova il mondo, Un impero senza imperatore (p. 53). Siamo ben lontani, sotto tutti gli
aspetti, dalle ambizioni del XVIII secolo e dalla loro espressione (): la democrazia parlamentare. Il sogno

20

Ecco: lorma non il piede che lha tracciata. Occorre riporre in vita ci-che-, non limitarsi a
seguire le orme. Se non c questo, e non c, se non in piccolissima parte, il tradizionalismo
diventa antiquariato, magari anche di qualit, ma non un sapere vivente.
I, 2. Politicizzazione. Infine, last but not least, i ripetuti cedimenti di Evola alla
politicizzazione, per quanto li volle parare da un punto di vista spirituale, non centrano nulla
con il simbolismo, cosa che Gunon non manc di rimproverargli. Bisogna esser molto chiari e
definir esattamente il senso della parola politicizzazione. Come si sa o si dovrebbe sapere -,
sebbene J. Evola fosse stato membro del partito fascista, egli si distacc sempre di pi da tali
posizioni, come da quelle naziste, perch, a suo avviso, assieme sia al democratismo che al
comunismo, si trattava di quella che chiamava demonia delle masse. Nondimeno, rimase
di un potere che fermerebbe il potere, la divisione della potenza in tanti piccoli poli autonomi non creano
lequilibrio ma la paralisi (ibid., p. 38). Limpero senza imperatore la risposta, inevitabile, alla paralisi
delle democrazie. Ma quella imperiale unet violenta, inevitabilmente: La guerra mondiale non succeder
alla pace. Non vi sar pi pace (ibid., p. 116), la qual cosa si equivale a sostenere che si vive in una guerra
permanente, quella precisamente annunciata da Bush. Let imperiale unet di violenza diffusa e
continua. Non vi saranno [ovvero: non vi !] pi un territorio o una frontiera da difendere, ma solo un ordine,
dei metodi di funzionamento da proteggere. E questa sicurezza [la parola magica degli ultimi tempi!,
nota mia] astratta infinitamente pi difficile dassicurare di quella di un mondo in cui la geografia
comandava la storia (ibid.). E un mondo di conformismo quello dellimpero senza imperatore: Il buon
funzionamento della macchina [sociale] non richiede re filosofi n cittadini illuminarti, ma piuttosto ()
elementi intercambiabili (). La variet delle possibili relazioni condanna gli attori del gioco sociale
allomogeneit, alla standardizzazione (ibid., p. 81). Il conformismo moderno () allapparenza pi
tollerante. Lanticonformismo non gli fa pi paura: al contrario, ha una sua utilit per gli impulsi che d alla
macchina sociale. Ma non sa come esistere, per il fatto stesso che non incontra una vera resistenza (ibid., p.
83). Questimpero senza imperatore segna una differenza profonda ed irrimediabile fra limpero attuale
e tutti gli altri imperi che costellano la storia, soprattutto quello romano. La ragione del perdurante successo
di Memorie di Adriano, della Yourcenar, sta precisamente in ci che lei stessa scrisse nei Taccuini, come,
iniziando ad appassionarsi alluomo Adriano, fin per interessarsi al Principe: Lesser vissuta in un mondo
in disfacimento mi aveva fatto capire limportanza del Princeps (Taccuini di appunti in: Margurite
Yourcenar, Memorie di Adriano, Einaudi 2005, p. 286). La Yourcenar fa dire ad Adriano: Pi lo Stato si
sviluppa, serrando luomo nelle sue maglie fredde e rigorose, pi la fiducia umana aspira a collocare al polo
estremo di questinterminabile catena limmagine adorata dun uomo protettore (ibid., p. 139).
Chuang-tzu parla dellAlbero sulla montagna, passo molto bello che va letto in montagna, su di una rupe
spettacolare, con vicino un albero, come chi scrive ha fatto. LAlbero della montagna giunge al termine
ideale della sua vita perch non ha nulla di particolare. Ecco, giungere al termine naturale, questo
longevit, che non va scambiata per voler vivere per sempre, dunque con la vigliaccheria, perch ci sono
situazioni, come ammoniva in illo tempore Aristotele, in cui non merita continuare a vivere. Ci sono varie
categorie di sacralizzazione delluomo. Lultima, la pi bassa ma che altissima da proporre al giorno
doggi e raggiunta da ben pochi : Ad essi [la categorie superiori] successero gli Uomini di Eccelsa Virt
che seguirono le leggi delluniverso ed emularono il sole e la luna, essi scoprirono anche la disposizione
delle stelle; essi poterono prevedere (le azioni di) Yin e Yang ed obbedire ad essi; e poterono distinguere le
quattro stagioni [oggi sempre pi anomale, ed un fatto da sottolineare, perch indica che il nostro problema
possiede una qualit diversa e che occorre rispondere ad esso e non meramente cucinare ci che fu valido, lo
ancora, ma sempre meno a causa dei disordini cosmici che stanno minando il mondo; nota mia]. Essi
seguirono i tempi antichi e cercarono di mantenere la loro armonia con Tao. (Cos facendo) essi accrebbero i
loro anni, riuscendo a vivere una lunga vita (Nei-Ching. Canone di medicina interna dellImperatore giallo,
Mediterranee 1976, p. 126). Occorre sempre cercare di terminare un ciclo, di qualsiasi tipo sia ed a qualsiasi
livello si trovi. Anche nella vita: siamo liberi quando terminiamo un determinato ciclo. Se ci non accade, se
qualcosa perturba larmonia, saremo allora costretti a scaricare pian piano quanto non terminato nella
nuova fase susseguente. La conclusione corretta ed opportuna dun ciclo qualsivoglia, invece, immette
naturalmente alla possibilit di una nuova fase.

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legatissimo alla politicizzazione, che si definisce come necessit e tentativo di trovare


unapplicazione direttamente politica alle proprie idee. Fu unillusione che non lasci mai Evola e
che oscura i suoi meriti come studioso, che pure ci furono. Difatti, se la politica moderna tutta
demonia delle masse, come ci si pu illudere di trovare unapplicazione politica ad idee che
sono di altra natura? Ci vorrebbe un altro mondo. Al contrario, Gunon fu sempre consapevole di
tale differenza, e non solo non cerc lapplicazione politica, ma la rifiut, teorizzando tale rifiuto
(che piaccia o non e in qualsiasi modo si giudichi tale sua teorizzazione). Il simbolismo, infatti, non
politica in nessun senso.
La relazione tra metodo tradizionale e metodo storico la si deve, poi, fare con la precisa
consapevolezza che la storia documentata costituisce un frammento della storia completa
dellumanit: esiste, difatti, una storia segreta, che taluni abusano, ma abusus non tollit usum.
Vi anche una validit del concetto, che il concetto, forte, di esoterismo, da molti abusato e
ridicolizzato, non per questo falso, secondo il quale la storia, tutta la storia, che conosciamo,
come uno spicchio esteriore di qualcosaltro, ben pi profondo, che la trascende. Attenzione, in
tutte le versioni riduttive o semplicemente ridicole dellesoterismo, si perde di vista il nocciolo
dellidea: onnicomprensiva. Si parla, in altri termini, di tutta la storia, intesa completamente.
Ci richiede una completa rivoluzione del punto di vista: non sar, quindi, da spiegarsi che la storia
occupi una zona tutta esteriore, ma si dovr invece necessariamente postulare che lumanit, nel
suo divenire storico, ad essersi via via allontanata dal Centro Supremo, che quel punto che
non interessato dal corso di allontanamento-e-discesa, in altre parole kenotico, proprio della
storia umana. Questet di estremo allontanamento lEt del Ferro degli autori classici, il KaliYuga ind. Il Centro Supremo nascosto durante il Kali-Yuga (R. Gunon, Il Re del Mondo,
Adelphi 1977, titolo del cap. VIII, p. 79), ed bene ribadire che il Kali-Yuga ha in se stesso tutta la
storia umana, della quale ci nota, per di pi, con dati assai attendibili, solo la seconda met del
Kali-Yuga stesso, ed anche questultimo solo dal VI secolo a. C., in termini storici attendibili.
Insomma, la conoscenza storica limitata, la qual cosa non giustifica che non la si debba tenere
in conto, anzi lessenza del metodo additato da Evola, cio una sorta di terza via tra il metodo
puramente simbolico-iconografico e quello storico-scientifico, corretta. Difatti, necessario che vi
sia uninterfaccia tra i due insiemi, interfaccia che funga pure da riconciliazione fra i due
punti di vista reciprocamente opposti ed escludentisi.
Un esempio di metodo unicamente tradizionale, per alla fin fine impotente di fronte
allaggressivit dellintegralismo islamico e alla deriva interna che ha generato, quello di Schuon,
che pure fa tante osservazioni giuste, ma il metodo errato. Potremmo chiamarlo antiquariato
tradizionale, talvolta grande antiquariato, ma che permane tale, del tutto incapace, a causa del suo
rifiuto della storia, rifiuto che lo costituisce, di proiettarsi anche nel futuro immediato, ma del tutto
ripiegato nel passato. Questa visione aulica dellIslm stata contraddetta, e per soprammercato,
dai fatti, nonostante tante giuste osservazioni: Si contrappone la civilt moderna come genere di
pensiero o di cultura alle civilt tradizionali, ma si dimentica che il pensiero moderno ()
soltanto un flusso indeterminato e in un certo senso non definibile in modo positivo, poich non vi
in esso alcun principio () dipendente () dallImmutabile; il pensiero moderno non , in modo
definitivo, una dottrina tra altre, esso ci che richiede una particolare fase del suo svolgimento
(F. Schuon, Comprendere lIslm, SE 1989, p. 30). Vi anche questa giusta precisazione: In
questordine didee () occorre distinguere tra il decadimento, la decadenza, la
degenerescenza e la deviazione: tutta lumanit decaduta in conseguenza della perdita
dellEden e anche, pi particolarmente, per il fatto che coinvolta nell et del ferro [il Kali-Yuga,
nota mia]; talune civilt sono decadenti, come la maggior parte dei mondi tradizionali dellOriente
allepoca dellespansione occidentale; un gran numero di trib barbare sono degenerate secondo il
grado stesso della loro barbarie; la civilt moderna, invece, deviata, e proprio questa deviazione
si combina sempre pi con una reale decadenza, particolarmente evidente nella letteratura e
22

nellarte (ibid., pp. 31-32). Giuste osservazioni, ma si sono risolte nellaccettazione dello stato di
fatto, a causa del rifiuto della storia e della pretesa di rifugiarsi nel passato.
I, 3. Questioni di metodo, 1. Non lillusione di modificare la storia, come una parte importante
dellopera di Evola che, per questo, non seguo e critico -, ma quella di rifiutarla, ed chiaro che il
pensiero a-politico di Gunon, del quale Schuon stato seguace per poi allontanarsene, ha corso
questo rischio, del grande antiquariato tradizionale, che si concretizzato in Schuon, scrittore
anche di un relativo successo, perch piacevole nello scrivere, ma, soprattutto, non turbante come
Gunon. Diciamo che lopera di Schuon come lOpera di Gunon sarebbe stata senza tutta la sua
parte critica, senza La Crisi del mondo moderno e Il Regno della Quantit e i Segni dei Tempi:
unopera sostanzialmente accettabile per molti motivi, ma senza la carica rivoluzionaria che
invece rec con s. Ecco, ci che manca, per motivi speculari, ad Evola e Schuon, ci che mancano
di comprendere, ed di vitale importanza, invece, la portata davvero rivoluzionaria nel senso
etimologico di ritorno che lOpera di Gunon contiene, in certe sue parti, non in altre, ormai
datate. E la prospettiva di Gunon la cosa vitale, fondamentale, cos obliata, in un senso o
nellaltro, quando invece rimane perfettamente valida. Tanto Schuon quanto Evola lhanno persa, in
sensi opposti e divergenti, invece occorrerebbe tornare ad essa, nella sua grandezza, piuttosto che
rimpicciolirla perch Schuon vuole accordarsi con le religioni ed Evola segue il sogno
impossibile del neopaganesimo: ambedue le prospettive si sono rivelate, per molti motivi ed
importanti - trattare dei quali ci porterebbe molto lontano e questa non la sede giusta -, dei vicoli
ciechi. Qui, in questa sede, importa solo precisare questo punto, non approfondirne la causa. Il
concetto di Traditio o grande, o ampio, o non . Questo ambedue gli studiosi, Schuon ed
Evola, hanno fatalmente fallito nel comprendere, hanno vinto tante battaglie ma perso la guerra.
Non si pu tornare alla Tradizione-come-piace-a-me: non ha nessun senso lopporre le forme, che
sia per far vincere le forme semitiche religiose, Islamismo e Cristianesimo, tentando un accordo,
peraltro su basi fallimentari, come ha fatto Schuon, n, al contrario, dare addosso ad esse in nome
del ritorno alla paganitas, peraltro sopravvalutata, come ha fatto Schuon. Una grande idea
richiede una gran disciplina. E grandi scelte, senn perfettamente inutile stare a discutere. Unidea
che mette in questione la ragione stessa dellessere delluomo sulla Terra non una sciocchezza, e
non dobbiamo intristirla in lotte intestine, del tutto ridicole. La Traditio un piede n42 al
quale sia Schuon, sia Evola hanno cercato di mettere una scarpa n39, per cos dire.
Di Evola rimane vivo il metodo, ma non le interpretazioni gi prima scelte che lui proponeva,
quella serie di opposizioni chiuse, strette che usava per interpretare tutto: si persa cos la
caratteristica fondamentale delle Traditio secondo Gunon: l universalit, lamplitudine delle
prospettive. Oggi, al contrario, lepoca della ristrettezza delle prospettive. Ma il metodo di
Gunon spesso troppo ristretto e solo simbolico-iconografico, con la conseguente scarsezza degli
appoggi storici e storiografici. Tra laltro, precisamente lassenza di qualsiasi appoggio storico
rende, di fatto, il metodo puramente simbolico-iconografico assai facilmente bloccabile da parte
delle accademie contemporanee, al contrario il metodo terza via, storico-tradizionale, ha una
capacit di convincimento superiore. Viviamo nel contesto in cui viviamo, per carit molto basso
dal punto di vista integralmente tradizionale, ma in esso viviamo ed oggi pensare di poter fare a
meno del tutto di qualsiasi appoggio storico porta fatalmente allinsuccesso, che piaccia o non.
Caratteristica di Evola, per la quale la politicizzazione gli si confaceva, la centralit del rito.
In ci fu dipendente dallo storico Fustel de Coulanges (1830-1889), secondo il quale gli antichi
non hanno conosciuto la libert dellindividuo (Ernst Cassirer, Storia della filosofia moderna, il
Saggiatore 1968, vol. IV, p. 473), idea peraltro verissima. La libert individuale, nel senso
moderno, effettivamente non poteva esistere in quello antico. Per de Coulanges, il culto del
focolare era fondamentale, come spiega nel suo testo fondamentale, La Citt Antica (La Cit
Antique, in seconda edizione del 1866, si pu scaricare loriginale in francese: http://webu2.upmf23

grenoble.fr/Haiti/Cours/Ak/Varia/fustel_ca.htm). Per de Coulanges la radice della religiosit antica


non era la mitologia di Omero o di Esiodo: Egli non si affida pi semplicemente alla guida del
mito e non vede pi in esso lunica fonte per la nostra conoscenza dellantica fede. Ci che lantica
mitologia dice intorno agli di secondo lui soltanto unimmagine e un riflesso della loro essenza;
non ci fa comprendere questessenza medesima. Se la vogliamo raggiungere, ci dobbiamo mettere
in unaltra direzione di ricerca. () Ci che luomo crede si manifesta in modo pi chiaro e preciso
nella sua azioni che nella sue rappresentazioni. Lo storico quindi () deve considerare in primo
luogo lagire umano se vuole scoprire la vera fase primitiva della religiosit. Gli devessere di guida
non il mito, ma il rito. La religione primitiva non mai una semplice raccolta di dogmi e di articoli
di fede. Essa, in generale, non teoria, ma prassi. Non esige dalluomo determinate opinioni sulla
divinit, ma gli impone determinate norme che si estendono allintera vita e non lasciano il minimo
particolare alla volont individuale (ibid., pp. 474-475). Qui c tutto Evola, per chi ne consoce
lopera: la centralit del rito e dellazione sacra, o sacralizzata. Tra laltro, la radice della lex
romana nei precetti sacralizzanti, per divenuti sempre pi lontani dalla loro origine, a causa di
ci che Gunon chiamava unincontestabile per cos dire diminuzione (non il termine usato da
Gunon ma questo n il senso) dello spirito tradizionale, soprattutto nella parte finale
dellImpero Romano, fatto storico che i neopagani non amano vedere e sul quale amano glissare,
con comportamento tipicamente e costitutivamente moderno. Tra laltro, da questesaltazione della
sacralit primitiva, Evola faceva derivare la condanna del mondo misterico che, invece, faceva
parte dellantico cosmo, e costitutivamente, non ce ne possiamo uscire con degenerazione
sentimentale e cose varie. Ecco un esempio preclaro dei limiti di Evola. questo sia detto senza, per
converso, fare lerrore opposto e considerare il mondo misterico tutto in blocco buono, errore
tipico dei moderni. In medio stat Veritas. Un altro, non meno importante, punto va rilevato: la
ritualit non la Legge religiosa come la concepiscono le religioni di base semitica, Cristianesimo
escluso, ma perch influenzato dalla romanit. Ritus Lex non est. Ritus non Lex est.
Continuava de Coulanges: I miti vanno e vengono (). Ogni generazione li racconta in modo
diverso (). Ma dietro questa realt che muta da unepoca allaltra vi una realt permanente che
in certo qual modo riesce a sottrarsi allazione del tempo. In essa dobbiamo riconoscere il vero
elemento portatore della tradizione religiosa. Le relazioni in cui luomo si viene trovare con gli di,
il culto chegli consacra loro, i nomi sotto i quali li invoca, i doni e i sacrifici che deve loro sono
tutte cose legate a norme inviolabili. Su di esse il singolo non ha alcun potere; ogni intervento e
ogni innovazione in questo campo potrebbero avere soltanto un effetto distruttivo. Tutto il potere
che si trova nella preghiera, nel sacrificio, nellazione sacra, dipende dal compiersi di tutto questo
in una sola e identica maniera. () Anche la parola religione, come il Fustel de Coulanges fa
notare, non significa in et primitive ci che significa per noi, la religione antica non voleva
innalzare luomo allintuizione di un assoluto (ibid., pp. 475-476). La parola chiave azione
sacra, la fissazione di Evola. Cassirer continua citando un lungo brano da La Cit Antique (III,
cap. VIII e cap. IX), dal quale si evince che, per de Coulanges: Questa religione era un insieme
mal legato di piccole credenze, di piccole pratiche, di riti minuziosi. Non era necessario cercarne il
senso (). La parole religione non significava ci che significa per noi: sotto questo nome noi
intendiamo un corpo di dogmi, una dottrina su Dio, un simbolo di fede ().; questo stesso termine,
presso gli antichi, significava riti, cerimonia, atti di culto esteriore. La dottrina era poca cosa; erano
le pratiche ad essere importanti; erano esse ad essere obbligatorie ed imperiose. La religione era un
legame (in ibid., p. 476). Alla parola legame de Coulanges aggiungeva materiale, che
unerronea interpretazione moderna, era un legame sottile, invece. Ma era legame, perch religare la radice del termine religione: lo stesso Gunon, daltro canto, considerava la
concezione di Fustel de Coulanges come base per comprendere la religione degli antichi, sia dei
Greci ma, in particolare, dei Romani antichi: gli di della citt [espressione proprio di Fustel de
Coulanges, nota mia] ebbero () unimportanza preponderante nel culto pubblico, sovrapposto ai
culti familiari [dei quali de Coulanges si era occupato di pi ma che comunque erano la base dei
24

seguenti culti pubblici; nota mia] che con esso sopravvissero sempre, ma forse senza essere
meglio compresi nella loro ragione profonda; e gli di della citt, in conseguenza delle successive
estensioni del loro ambito, diventarono infine gli di dellImpero. E evidente che un culto come
quello degli imperatori, per esempio, non poteva avere che una portata esclusivamente sociale; ed
noto che se il cristianesimo fu perseguitato mentre tanti elementi eterogenei sincorporavano senza
rischi di sorta nella religione romana, perch esso solo comportava, sia praticamente che
teoricamente, un disconoscimento formale degli di dellImpero, essenzialmente sovversivo delle
istituzioni vigenti (R. Gunon, Introduzione allo studio delle dottrine ind, Adelphi 1989, pp. 6869). In questultimo testo fa implicitamente il paragone con la religione cinese imperiale, ed
anche con quella giapponese, osservando che, sebbene Cinesi e Giapponesi siano assai diversi come
carattere, gli ultimi avendo molto dei malesi, nondimeno dal punto di vista religioso sono
praticamente molto simili. Ci sarebbe da dire qualcosa anche sul cosiddetto Shinto di stato, ma ci
porterebbe troppo lontano, come quando parla del fatto che i Gesuiti in Cina avevano compreso
come il Confucianesimo era essenzialmente la sacralizzazione del legame sociale e non una dottrina
di salvezza individuale, che sarebbe il senso cristiano del termine religione, anche se oggi il
Cristianesimo , in effetti, nellOccidente post moderno e post cristiano (nel senso antico del
termine cristiano), il succedaneo della religione come sacralizzazione del legame sociale, ed , in
realt, precisamente a questo chesso tende ormai, riprendendosi i suoi rappresentati cosiddetti
ufficiali che la domanda di una pi forte spiritualit personale ormai si volge sempre pi spesso
altrove, non ritrovando nel Cristianesimo se non il senso didentit collettivo, pur importantissimo
peraltro. Si sorprendono di una cosa del tutto non sorprendente ma logica. E, difatti, al
Confucianesimo i gesuiti del secolo XVIII () si attenevano strettamente parlando, vivendo in
Cina, entravano nella gerarchia ufficiale dei letterati e rendevano agli antenati e ai savi gli onori a
loro dovuti. Nello stesso ordine didee, un altro fatto interessante da notare che in Giappone lo
scintoismo ha in una certa misura lo stesso carattere e funzione del confucianesimo in Cina; pur
avendo anche altri aspetti meno nettamente definiti, esso prima di tutto unistituzione cerimoniale
dello Stato, e i suoi funzionari, i quali non sono preti, rimangono completamente liberi di
scegliersi una propria religione o di non abbracciarne alcuna (ibid., p. 73). Gli officianti dei culti di
stato antichi romani erano funzionari statali che erano deputati a compiere correttamente dei riti,
spesso scelti fra la classe senatoriale, poich si trattava dincarichi prestigiosi. Lo stesso Imperator
era pntifex maximus e capo della gerarchia di culto statale, pubblico in altre parole. Questa carica
sarebbe stata loggetto della discordia tra il papa di Roma, che ne avrebbe ereditato le prerogative, e
lImperatore, che nera il semplice seguito e depositario.
Come centro del culto antico, dal quale si dipana questa religiosit degli antichi, Fustel de
Coulanges crede di poter indicare il culto dei morti. Ogni culto di divinit stato nella sua prima
origine culto dei morti. () Nei tempi antichissimi il singolo non si sente e non si consoce come
singolo, come individuo indipendente e senza legami. Si conosce e si sente solo come un anello in
quellinfrangibile catena che lega la sua esistenza a quella delle passate generazioni (Cassirer,
Storia della filosofia moderna, cit., p. 477). E qui de Coulanges erra di nuovo quando afferma che il
legame non spirituale, con il qual egli riteneva, ottocentescamente, che si dovesse trattare di
contiguit mentale, ma materiale, sola alternativa possibile in una cultura chiusa nella dualit
mente/corpo, insuperabile per essa, tant che quel che scriveva Cassirer, nel voler spiegare de
Coulanges, molto chiaro: Infatti il morto solo in apparenza morto. La sua forza non esaurita;
essa continua ad agire e diventa percepibile per la generazione che vive (). Gli antenati
continuano a vivere nella cerchia della famiglia. Ascoltano da questa i sacrifici da questa
regolarmente celebrati (ibid.). Diremmo noi: c un rapporto sottile, non materiale, ma nemmeno
puramente spirituale, n nel senso, sbagliato, del secolo XIX e, parzialmente, del XX, cio
contiguit mentale, n nel senso esatto: ci-che-supera-il-sottile.

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Lo stesso Cassirer fa notare che un difetto di Fustel de Coulanges era di non aver fatto paralleli e di
essersi limitato alle sole fonti scritte, perch questa serie di osservazioni immediatamente riporta in
mente la religione imperiale cinese, il Confucianesimo di stato come lo si praticato sino agli
inizi del secolo scorso (il XX). In effetti, la classe dei letterati confuciani era chiamata con un
termine con cui si designava lultima classe della nobilt e linsieme dei nobili. I letterati sono quei
membri della nobilt che hanno codificato i principi della vita nobile, li hanno presentati come
regole valevoli per tutti, e che, insomma, hanno assunto per vocazione la missione di diffondere
queste regole e renderle obbligatorie (Marcel Granet, La religione dei Cinesi, Adelphi 1973, p.
102). I rituali delle corti erano atti religiosi, in altre parole riti, che, poi, si trasformeranno, nellAsia
Orientale dinflusso sinico, nella cosiddetta etichetta, il modo giusto di fare le cose, ma
originariamente erano atti religiosi, esattamente simili a quelli dellantica religione romana. Infatti,
tutto aveva un valore rituale: il minimo errore sarebbe stato un errore religioso. Avrebbe reso nulla
o persino nefasta la cerimonia (ibid.). La vita religiosa dominava tutto (ibid., p. 104), ma come
ritualit. Le dinastie si ricollegano ad un colore, cio ad un Elemento-Attivit (gli Elementi, in Cina
cinque, si ricollegano a modalit di esprimersi del mondo, cio attivit, lato sensu intesa).
Cosa c di vero? Non siamo in un quiz televisivo, non siamo in una logica s/no. Vi
unevidente, reale parte di verit in tutto ci, purch non si estremizzi, ed qui il problema di tante
cose che diceva Evola, pur giuste spesso, ma troppo spesso estremizzate. Insomma, se della
centralit del miti si fa l unico punto di vista, ecco che la nostra vista si offusca. Occorre puntare ad
unarmonizzazione delle visioni, e non ad una loro estremizzazione. Lestremizzazione uneredit
del Novecento e non caiuta, soprattutto non aiuta in ragione del vero senso della Traditio, che, al
contrario, nella sua ampiezza di vedute, devessere pi una composizione e sintesi di differenze che
unaffermazione delle stesse. Questo , davvero, ci-che-manca, oggi.
I, 4. Altro nella storia. Vi senzaltro una sorta di agenda nascosta nella storia. Ma, che vi sia
un agenda nascosta non significa, per nulla, che tutto nella storia sia cos, anzi vero lopposto.
Tuttavia, quando si va del macroscopico, quando si toccano delle direttive immutabili, allora
lagenda nascosta fa la sua comparsa. Essa si diffusa su tutte le ideologie, senza distinzione di
differenza, e non solo nel nazismo e nel bolscevismo novecenteschi, fenomeni pi macroscopici, e
per questo pi visibili, ma ben lungi dallesser esclusivi.
In ogni caso, tuttavia, che i dati storici abbiano la loro rilevanza, non significa che non vi
dellaltro oltre alla scena visibile della storia. Di questultima scena visibile della storia
fanno parte anche le religioni a tutti note, devesser chiaro questo punto.
Secondo Gunon: man mano che si procede nel Kali-Yuga, lunione con questo centro, sempre pi
chiuso e nascosto, diviene pi difficile e nello stesso tempo divengono pi rari i centri secondari che
lo rappresentano esteriormente; sicch, quando questo periodo finir, la tradizione dovr essere di
nuovo manifestata nella sua integrit (Gunon, Il Re , cit., , p. 82). E, questultimo, un punto
molto importante, solitamente nientaffatto notato o, se notato, senza che se ne traggano le debite
conseguenze, onni-rivoluzionarie. A qualcosa del genere alludeva Gunon nelle pagine finali del
libro or ora riportato, scrivendo: Vogliamo astenerci da tutto ci che () possa somigliare a una
profezia; teniamo a citare tuttavia () una frase di Joseph de Maistre, che ancor pi vera oggi di
un secolo fa: Bisogna tenerci pronti per un avvenimento immenso nellordine divino, verso il quale
procediamo a una velocit accelerata che deve colpire tutti gli osservatori. Temibili oracoli
annunciano gi che i tempi son giunti (ibid., pp. 111-112). Le frasi riportate da Gunon sono
ancor pi vere oggi che ai suoi tempi, quando fu pubblicato il libro negli Anni Venti del secolo
scorso. Attualmente in Europa ogni legame cosciente col centro per mezzo dorganizzazioni
regolari interrotto, e cos da molti secoli; tale rottura, per, non avvenuta tutta un tratto, ma in
varie fasi successive (ibid., p. 82). Il mantenimento del legame con il Centro era assicurato dagli
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Ordini cavallereschi. Tale mantenimento avveniva per mezzo dei legami con lOriente, e si osserva
che il centro di cui parliamo sempre descritto, almeno per quanto concerne i tempi storici [cio
la seconda met del Kali-Yuga, in generale parlando, e, pi propriamente, a partire dal VI secolo
a. C.; nota mia], come situato dalla parte dellOriente. Tuttavia, dopo la distruzione dellOrdine del
Tempio, il Rosicrucianesimo, o quanto in seguito fu cos denominato, continu a garantire il
medesimo legame, bench in modo pi dissimulato. Il Rinascimento e la Riforma segnarono una
nuova fase critica e, da ultimo, secondo quanto sembra indicare Saint-Yves [dAlveydre], la rottura
completa avrebbe coinciso coi trattati di Westfalia che, nel 1648, posero fine alla guerra dei
TrentAnni. Osserviamo che molti autori hanno sostenuto che, poco dopo la guerra dei TrentAnni,
i veri Rosacroce lasciarono lEuropa per ritirarsi in Asia (ibid., pp. 82-83), non senza lasciare una
sorta di posto di guardia in determinati, pochissimi, luoghi dEuropa.
Lopera di Schuon, in linea generale, una sorta di danza dei sette veli, ma il cui prezzo la testa di
chi legge. Troppo spesso ha ripetuto, e a ragione, che le religioni non sono che miraggi salvifici
(upya in sanscrito), dunque necessariamente gravati di limiti e tanto pi ci si allontana dalle loro
scaturigini, ma poi, per lIslamismo, si dimenticato di ricordarne i limiti. Secondo lui, la
prospettiva cristiana quella dellamore, quella islamica della conoscenza, quando, invece,
quella islamica della legge e della credenza, talvolta, ma in modo assai minoritario, della
conoscenza. Dove ha visto giusto, invece, sul Sufismo che, in realt, ha delle similarit con il
Cristianesimo in quanto via damore, il che, di nuovo, dimostra come la prospettica basata sulla
conoscenza sia rara in ambito islamico, il che collide con le altre sue vedute, quelle dette qui sopra:
Islamismo = conoscenza, Cristianesimo = amore. Queste sue incoerenze ne hanno minato alla
radice laffidabilit, salvo che per i suoi seguaci. E tuttavia, questuomo incoerente, che critic in
maniera assolutamente ingiusta Gunon, al quale doveva tutto in effetti, ansioso di sviluppare la
sua opera, scrisse anche: La maggioranza degli stessi credenti troppo indifferente per sentire
concretamente che Dio non solo sopra di noi, nel Cielo, ma pure dinanzi a noi, alla fine del
mondo o anche semplicemente alla fine della nostra vita; che siamo trascinati attraverso la vita da
una forza ineluttabile e che, al termine del percorso, Dio ci attende; che il mondo un giorno sar
sommerso e inghiottito da unirruzione del miracolo puro, inimmaginabile perch eccedente ogni
esperienza e ogni misura umana. Lempirismo umano non pu dunque esserne testimone, come
unefemera non pu decidere sullalternanza delle stagioni; per una creatura che sia nata a
mezzanotte e la cui vita non duri che un giorno, il sorgere del sole non pu rientrare in alcun modo
nella serie delle sensazioni abituali; la comparsa del disco solare, che nessun fenomeno lasciava
prevedere durante la lunga notte, sembrerebbe un prodigio inaudito e apocalittico. E appunto cos
Dio verr. Non ci sar pi che questa sola venuta, questa sola presenza, e il mondo delle esperienze
ne esploder (F. Schuon, Sguardi sui mondi antichi, Mediterranee 1996, p. 49).
Il suo vero fallimento stato quello di credere che le prospettive esoterica e religiosa potessero
conciliari: la sua danza dei sette veli nasce dalloscillazione, continua ed alla lunga fastidiosa, tra
le due prospettive. Che queste siano, in linea di principio, complementari, non significa che siano la
stessa che, n che, in una stessa opera, e questo accade in tutte le sue opere, si stia l ad oscillare tra
le due prospettive. La sua penna era superiore alluomo che scriveva. Per lui lesoterismo fu una
sorta di droga, debbrezza, e cadde, incapace di sostenerne il peso. Non per niente lunico caso
nella storia e, se la storia continua, cosa per niente certa oggi, non sar lultimo caso del genere.
Schuon tendeva a non dare credito a queste vedute di Gunon sul Re del Mondo, perch, a suo
dire, il Re del Mondo sarebbe stato una sorta di velo fra luomo e Dio, il che, oltre ad essere un
pensiero molto ma molto superficiale, perch i veli ci sono e non sono affatto costituiti dal Re del
Mondo!, non significa niente in relazione al problema esaminato. Se limmaginava come una sorta
di Direttorio Supremo, il che ridicolo. Insomma, sembra che il contrasto, vero e profondo, tra
Schuon e Gunon, a parte problemi dindividualit da parte del solo Schuon!, importante
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sottolinearlo -, fossero relativi ai molti dubbi e al sostanziale discredito del quale Schuon rivestiva
al libro di Gunon Il Re del Mondo ed il suo messaggio. Non sta qui a chi scrive dire chi ha
ragione e chi ha torto: non sta qui il problema. Il problema, piuttosto, vedere quanto esatta sia
lidea che Schuon si faceva dellOpera di Gunon. In linea generale, si pu distinguere tra una
prima fase dellopera di Schuon, nella quale ancora molto vicino a Gunon, ma, a mano a mano
che si rendeva indipendente e che cadeva nellillusione, grossa, di poter tutto risolvere con i suoi
mezzi mentali, si stacc precisamente da Gunon e, con una logica precisa, quando ci si stacca da
Gunon si attacca lidea di centro: una cosa di una precisione matematica. Per esempio, anche
Marco Pallis fece lo stesso.

II [Acqua (Mizu)]. Venendo alla radice del problema dellopera di Evola, il fatto fondamentale
che Evola tende a razionalizzare il simbolismo: per lui la civilt della Madre sempre male,
quella del Padre sempre bene, certi simboli non possono che esser cattivi ed altri buoni, in modo
fisso; il dio devesser sempre vincitore per cui il Cristianesimo dissolvente influsso
semitico, e si potrebbero fare mille riferimenti: come se da un lato ci fosse Apollo e dallaltro, in
comoda separazione, vi fosse Dioniso. Questultimo fatto falso anche andando alle origini greche,
perci la realt che Apollo, sebbene sia un dio solare, tuttavia possiede un volto oscuro
(Apollyon, il distruttore, ricordato, a proposito dellAnticristo!, nell Apocalisse di Giovanni),
mentre Dioniso, sebbene sia un dio lunare, possiede un volto fasto, che benedizione per gli
uomini. Ma, naturalmente, la cosa allo stesso tempo speculare, Apollo avendo un volta fasto e
Dioniso uno nefasto. L incrocio, in realt, la legge del simbolismo, e non lopposizione logica, ed
questo preciso punto che Evola non comprese mai. Evola mantenne la concezione di Nietzsche.
Lo stesso G. Colli, che scrisse in contrappunto con Nietzsche, ammirandolo e criticandolo
laddove vi trovava i cedimenti allindividualismo moderno, guardando criticamente lopera di
Nietzsche, fu costretto a riveder i giudizi dello stesso Nietzsche in relazione al rapporto tra Dioniso
ed Apollo. La scelta della coppia Apollo e Dioniso decisiva, ma la loro contrapposizione
fuorviante. In realt una matrice comune congiunge questi due di nel culto delfico; il riflesso
umano n la mania, che Nietzsche sembrerebbe considerare nel solo Dioniso, e stemperata come
ebbrezza (G. Colli, Dopo Nietzsche, Adelphi 1979, p. 39). Congiungendosi nella mantica e nei
Mysterioi, tuttavia bene sottolineare anche laspetto negativo di Apollo, Sole inverso (come il
Sauron di Tolkien, radice di Surya (Sole) sanscrito, aggettivato in saurya): C un aspetto
fondamentale di Apollo che non traspare dalla dottrina di Nietzsche, quello del dio terribile,
saettante, imprevedibile, lontano, vendicativo, annientatore aspetto che passer nellApollyon
dell Apocalisse di Giovanni; nota mia], selvaggio dominatore e sterminatore dei lupi. ()
Nietzsche non ha visto il Licio dallarco assordante, lasiatico, come non ha visto lIperboreo
estatico, sciamanico, venerato da Pitagora. Laspetto solare, il fulgore della luce, lo splendore
dellarte, un carattere forse posteriore di Apollo [pi probabilmente, si tratta di due volti dello stesso
dio; nota mia], stato messo in primo piano da Nietzsche. In tal modo gli sfuggito () il legame
vitale tra Apollo e Dioniso, e, sotto laspetto della contesa, della sfida, () dellenigma, il
collegamento tra lorigine apollinea e la fioritura del logos, larma suprema della violenza, la freccia
pi mortale scagliata dallarco della vita (ibid., p. 40). Questultima unallusione di Colli al fatto
che in greco arco e vita si dicevano ambedue bos. La violenza dellarco, rilever poi Colli,
differita e lontana, non immediata: Apollo () distrugge totalmente, come dice il suo nome, con
la mobile, aerea natura della freccia e della parola. () Di fronte a lui, Ares rappresenta la violenza
brutale, immediata, fisica. Lintuizione di Ares vibra potente nel pathos che sta alla base dei Sette
contro Tebe; quella di Apollo lo sfondo silenzioso, inavvertito per noi, dei logoi zenoniani. () il
dio pi multiforme Apollo, il signore, velatamente,della Grecia, una figura luminosa e al tempo
stesso la divinit senza nome, il modello della trascolorante visione del mondo conquistata dai
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Greci. Eraclito non lo nomina, ma unaltra volta con un enigma allude allo scioglimento
dellenigma del suo manifestarsi: dellarco il nome vita, lopera la morte. Nella lingua greca
lattributo di Apollo, arco, ha lo stesso suono di vita. La violenza la vita: lannientamento il
risultato. Ma Apollo la violenza che appare come bellezza. E ci cui accenna un altro enigma
dEraclito. Armonia contrastante come dellarco e della lira: sono i due segni di Apollo! () Un
disegno ricurvo, secondo cui in et arcaica si costruivano larco e la lira, congiungendo per
entrambi,in diverse inclinazioni, le corna di un capro animale di Dioniso! ci offre lintuizione
unificante, per cui penetriamo alle spalle del simbolo (). E un altro iniziato a questi misteri,
Empedocle, cos parla di Apollo come divinit suprema, spogliata dogni somiglianza umana:
apparve soltanto un cuore sacro e indicibile, che con veloci pensieri sfrecciando si slancia
attraverso il mondo intero. I dardi dApollo sono i pensieri! (ibid., pp. 44-45). Aveva visto pi
giusto, cogliendo solo parte del simbolismo di Apollo, per, il Nietzsche nella giovinezza.
Criticando i cedimenti di Nietzsche allindividualismo, Colli scriveva: Sembra () che Nietzsche
abbia criticato la realt del soggetto, dellindividuazione, della volont stessa, ma nella fase matura
del suo pensiero non abbia saputo evadere da questa sfera [un po come Evola, il quale, tra laltro, a
volte riecheggia quasi pari pari le critiche di Nietzsche, per esempio sul Cristianesimo; nota mia], e
abbia in definitiva considerato lindividuo come qualcosa dessenziale. Pi consistente era stata la
sua dottrina in giovent, quando il principium individuationis era illustrato da Apollo, mentre
Dioniso significava lannientamento di tale principio (ibid., p. 108). Come si visto, a causa del
lato negativo, relativamente tale, ovvio, di Apollo, questultimo stesso a porre termine
allindividuazione nel suo aspetto di distruttore. Daltro canto, Dioniso ha un suo volto metafisico
e supero che sfugg a Nietzsche: Il simbolo dello specchio, attribuito dalla tradizione orfica a
Dioniso, d al dio un significato metafisico che Nietzsche non riusc a districare. Guardandosi allo
specchio, il dio vede il mondo come propria immagine. Il mondo dunque una visione, la sua
natura soltanto conoscenza. Il rapporto tra Dioniso e il mondo quello tra la vita divina,
indicibile, e il suo riflesso. () Il dio non cera il mondo: il mondo il dio stesso come apparenza.
Quella che noi crediamo vita, il mondo che ci circonda, la forma in cui Dioniso si contempla, si
esprime di fronte a se stesso. Il simbolo orfico ridicolizza lantitesi occidentale tra immanenza e
trascendenza (ibid., p. 195). Apollo, solare, ha per un volto distruttivo. Dioniso, lunare, ha un
volto superno e metafisico, liberatore. Come giustamente Cacciari scrisse, anni fa, nella Nota
introduttiva ad un libro di Wilhelm Fraenger su Bosch: la spiegazione del simbolo appare (),
sotto certi aspetti, interminabile [corsivo di Cacciari]: essa non dar mai capo a una solida sostanza,
a un contenuto univocamente determinato. Gli elementi del simbolo racchiudono polarit in
continua metamorfosi. E il simbolo classicizzato, non pi vivente (), a presentarsi in forma fissa
e luminosa, onnivisibile: da un lato Apollo e, dallaltro, in sicura e tranquillizzante separatezza,
Dioniso (M. Cacciari, Il mutus liber di Hieronymus Bosch. Commento ai saggi di Wilhelm
Fraenger, in: W. Fraenger, Le tentazioni di SantAntonio, Guanda 1981, p. 25). Ed ancora: Qui
non si parla di sogni, ma di realt spirituali e in tal senso Bosch fa uso della sterminata letteratura
antica sul sogno. Linterminabilit del simbolo, cui abbiamo accennato, non significa una libera
produzione dimmagini e sensi, bens, allopposto, la perenne, vivente metamorfosi dun linguaggio
rigorosamente definito nelle sue parole, vivificato da molteplici fonti, ma ognuna delle quali
costituente una tradizione, unentit realissima, incompatibile con eclettiche assonanze, con la quale
impossibile divertirsi, che impossibile dis-vertere. Mai si far abbastanza per sottrarre queste
opere [di Bosch, intende Cacciari, ma il concetto si pu allargare moltissimo; nota mia] al dmone
della Modernit, alle sue consolanti immanenze, ai suoi sogni semplici, troppo semplici (ibid., p.
26, corsivi di Cacciari).

II, 1. Il mitico. Il mondo di prima della storia che si conviene chiamare mitico - ed il
mondo della storia: ecco il problema, che si pone direttamente al centro del metodo tradizionale
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riformato secono le intuizioni di Evola, che pure non le segu sempre n sempre vi fu allaltezza,
ma questo un altro discorso. Allalba della storia, Erodoto volse indietro lo sguardo verso la
notte mitica. La nuova luce con il suo bagliore illuminava anche gli di. Un Cristo storico esiste,
non cos un Giove storico. Noi, al contrario, ci troviamo nel cuore notturno della storia; la
mezzanotte suonata e il nostro sguardo si spinge fin dentro unoscurit nella quale si profilano
cose future. A esso saccompagnano paura e presentimenti cupi (Ernst Jnger, Al Muro del Tempo
[titolo originale: An der Zeitmauer], Adelphi 2000, p. 90). In questa mezzanotte della storia, di
quella storia della quale Erodoto considerato padre, storia come opposta al mondo mitico,
nella quale siamo immersi, le stesse categorie della storia, come guerra e pace, non hanno pi
un senso univoco e definito. Ma non solo queste parole: Che cosa sono libert, nazione,
democrazia? Che cosa sono un crimine, un soldato, una guerra daggressione? A tale riguardo i
punti di vista si sono moltiplicati come le lingue a Babilonia, e non solo perch le parole si sono
fatte porose, ma anche perch si sono fatte ambigue (ibid., p. 91). Cosa sono le cose delle quali
Jnger ci ha chiesto? Simulacri, solo simulacri di cose che furono ed oggi si agitano senza pi
referenti reali: esse non si riferiscono a qualcosa deffettivo ma sempre pi a se stesse. Possono, di
conseguenza, essere intese in modi confliggenti o, perlomeno, molto differenti. In conseguenza
della progressiva scomparsa della storia, tutto ci che accade segnato allora da un carattere
elementare, titanico-tellurico (ibid., p. 93), peraltro sempre criticato da Evola. Le grandi ecatombe
collettive, allora, non hanno pi un senso prevedibile () Di fronte a ci non si pu pi parlare di
sacrifici, n in senso sacrale, come nelle crociate, n in senso eroico, e neppure pratico, come nel
caso della ragion di Stato. Non ci resta altro che ascrivere tali uccisioni [di massa, per guerre o per
la cosiddetta immigrazione di massa, ecatombe quotidiana e silente; nota mia] a forme astratte
che consideriamo incidenti. Non solo esse eguagliano, dal punto di vista meramente numerico, le
perdite delle precedenti guerre, quel che si profila addirittura il pericolo di catastrofi di massa.
Anche di questo siamo responsabili. In ogni caso, mai sulla Terra avvenuta una trasformazione
che non abbia richiesto spargimento di sangue. Non sappiamo se, e in qual senso, vengano compiuti
sacrifici di sicura efficacia. Di un fatto, per, non passiamo dubitare: si esige sangue. Che tutto ci
possa non avere il senso attribuitogli da quanti il sangue lo spargono, non solo verosimile, ma al
tempo stesso lunico pensiero in grado di promettere redenzione, riconciliazione (ibid., pp. 93-94).
Questa la realt, oggi, ma veniamo al punto decisivo: La fine del mondo della storia non va per
interpretata come conseguenza di uninvasione da parte del mito e del suo ritorno (). Unirruzione
del mito potr essere solo parziale, potr avvenire solo durante il giorno [paragonato da Jnger alla
coscienza storica, la notte simboleggiando la coscienza mitica; nota mia]. Effettivamente non
mancano i motivi per temere o aspettarsi questo. In verit qui non entra in gioco la potenza delle
immagini mitiche, bens la volont ad esse congiunta, qui entrano in gioco sommi desideri. Per
spiegare tali desideri occorre risalire alla protesta contro limpoverimento della forza capace di
plasmare la storia (). Come si detto, lelemento mitico rimane vivo, specialmente l dove ci
simbatte in confini temporali: nel caso di nascita e morte, nelle guerre e catastrofi dogni sorta. Le
potenza mitiche nel nostro tempo non ricavano la loro forza da se stesse, quanto piuttosto
dallindebolimento delle forme storiche (). Lelemento mitico vuole penetrare nei punti di frattura
come tra i labbri duna ferita, ma l non pu dispiegarsi nella sua antica forza, in quanto troppo
debole il sostrato (ibid., pp. 94-95). Questo decisivo, come s detto: Che le potenze mitiche
non possano tornare a dominare in modo convincente, su un piano individuale e oggettivo, una
questione di luce. Dopo lalba di Erodoto, la notte nel senso antico non esiste pi. Le antiche
immagini esposte ai raggi della coscienza storica persero aggressivit facendosi pi sensibili.
Possono osare palesarsi solo in proporzione al divenir flebile della coscienza: nel sogno, nel sonno,
nellestasi visionaria e creatrice, o nei sovvertimenti. () Lindebolimento del mitico
irreversibile, avendo lo spirito acquisito, da Erodoto in poi, un nuovo carattere (). E un character
indelebilis, un crisma: nessun misfatto, nessuna coercizione e nessun delitto possono ()
annullarlo. Da lunga data ormai sappiamo che il nostro essere interiore al tempo stesso un tutto e
qualcosa di composto. () Analoga la situazione sul piano etico: alcune cose sono impossibili, se
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non di fatto, almeno da un punto di vista teorico, dacch Cristo, la nuova luce, ha fatto la sua
comparsa. Le chiese possono anche essere state da tempo trasformate in musei, rimesse o
cinematografi, resta in ogni caso una coscienza inestirpabile di ci che, sul piano etico, bello
oppure orribile. Pu darsi che tale orrore al tempo del mito fosse qualcosa di bello come per
esempio lo spettacolo dei sacrifici di sangue offerti sulle piramidi nellantico Messico -, nellattimo
in cui a percepirlo son occhi cristiani esso si trasforma comunque in empiet. Ci non significa che
dai cristiani non ci si possa attendere niente di simile, ma allatto di sangue vengono ora a mancare
l aura, lo splendore mitico, il crisma, lautoconsapevolezza dellantica potenza. Ci stato
sottratto, portato via alluomo, una volta per sempre (ibid., pp. 96-97, corsivi miei). Ecco, questo
il punto. Che per Jnger ci sia un qualcosa di positivo, che una nuova luce sostituisca la notte
mitica insomma, siamo di nuovo allApollo, come concepito da Nietzsche, versus Dioniso! -, che
invece, al contrario di quel che dice, sia lui stesso consapevole del fatto che alluomo sia stato
sottratto qualcosa, non toglie non pu cambiare il punto, e cio che il ritorno alle potenza mitiche
divenuto impossibile, fuorch il caso in cui vi siano sommovimenti tellurici o limiti temporali. Non
solo, ma la fine della storia umana non porta verso un ritorno del mitico. Qui la differenza con
Evola, il quale ha s elaborato un metodo, giustissimo peraltro, di riconciliazione fra tradizionale e
storico, ma che, come individuo, in ci che ha scritto, ha sempre mantenuto lidea di un
sommovimento, che fosse, cio, possibile far andare allindietro la storia. E questo punto,
decisivo, che separ in modo irreversibile Gunon da Evola. E Jnger? Lui era stato simile ad
Evola, ma poi, anche in seguito alle sconfitte della Seconda Guerra Mondiale ed al rovinare
dellorientamento ideologico di destra estrema, come si direbbe oggi, ha cambiato, e proprio su
questo punto, e proprio partendo da idee molto simili, mutatis mutandis, da quelle di Evola. Sta su
questo preciso punto lillusione di Evola, ed importante precisare questa pietra miliare: si pu
far s che il mitico rientri in modo controllato, occorre senzalcun dubbio mantenere sempre attivo
e presente questo stimolo, ma mai con lintento di ritornare a quella dimensione, lepoca storica
venuta e per sempre. Contro la modernit, dobbiamo far sempre ri-circolare quel passato mitico,
porlo in vita, ma sempre senza lillusione di potervi ritornare. Dobbiamo rimanere ricollegati alle
radici, che ci forniscono la linfa vitale, ma senza voler essere quelle radici stesse. La storia
finisce, ma volge oltre di se stessa, non al ritorno del mitico, la qual cosa non toglie che delle
eruzioni di mitico siano sempre possibili, accadano ed accadranno.
Questa pietra miliare sar alla base del terzo libro di questa serie. Non sar ripetuta, per cui cos
come questo libro si basa sulle fondamenta del precedente, il seguente si baser sulle fondamenta
del presente libro.
Naturalmente, c stato un autore, William McNeill, che ha proposto il concetto non pi di storia
versus mito, ma di mitostoria. Tale nozione, sebbene non accettata dagli storici, ha per indotto
taluno di essi a chiedersi se non vi fosse una sorta di transizione impercettibile fra mito e storia
(cfr., Postfazione di Giorgio Galli a Marco Capuzzo Dolcetta, Il Quarto Reich. Le trame occulte del
nazismo dal 1945 ad oggi, Bur 2007; Galli se lo chiede precisamente in relazione alla remitizzazione che il Nazionalsocialismo e, in parte, il bolscevismo avevano operato nella realt
europea e mondiale del XX secolo, il secolo scorso, e al ricorrente rinascere del mito, per
lappunto, nazista). Ora, ci no toglie che il passaggio tra mito e storia sia avvenuto,
irreversibilmente, ma solo che la distinzione si indebolita, come gi osservava Jnger. Direi,
piuttosto, che si contaminata: non tanto limpercettibilit della distinzione il punto, n la
mescolanza che si attua in certi punti o zone grigie, ma la contaminazione la distinzione, decisiva,
tra lepoca post-moderna e quella pienamente moderna. Come ha dimostrato Dolcetta, la contiguit
col mito forte, il suo risorgere in corrispondenza di certe pagine storiche dato sicuro, ma
rimaneva distinto. Oggi non pi cos, il che impedisce al mitico di tornare nelle forme potenti
delle ideologie rivoluzionarie novecentesche, al tempo stesso impedisce allideologia debole residua
di aver davvero il polso della situazione, cos com difficile camminare nel fango. Non siamo pi
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pienamente terra e non siamo mare: siamo palude o fanghiglia. E rispetto a questa situazione di
mitizzazione diffusa, ma debole, che avviene all interno del perdurare dellunica ideologia, la pi
debole, rimasta, che le religioni si trovano a camminare su di un suolo sdrucciolevole, malfido e
infido, a volte. E questo che rende vane parole tutte le belle cose che sogliono dire: qualcosa che
non convince pi risuona forte nel loro discorso, non errano i vari critici, solo che questa parte di
non convincimento non va certo nella direzione dei residui e residuati bellici laicisti! Ed qui
che, immediatamente, lor signori cominciano a perder terreno: la loro forza residuale. Ma,
dunque, allora, dove si va?! Insomma, limpressione che il ritorno del mitico, lato sensu, debba
avvenire come ritorno dellAnticristo, come uneruzione dal Basso che avviene, per, in un
mondo in dissoluzione, dunque che la dimensione religiosa si manifesti nelle sue pi fosche
maniere in un mondo che va decomponendosi, come pensava, giustamente, Gunon. Questa
concezione dellAnticristo molto lontana dalle visioni ecclesiali, che debbono forzatamente
proiettare un quadro passato sul futuro, impedendosi cos di comprendere questultimo. Oppure
debbono, ridicolmente, mantenere una minaccia comunista che loro soltanto potevano essere cos
ingenui da considerare come lultima parola del diavolo. Insomma, per loro tutto devessere
evidente, una minaccia chiara e non subdola: ma dove sarebbe il diabolico allora?! Daltro canto,
la Chiesa cattolica fu divisa in relazione a Hitler, che solo dopo comprese come pericolo. La storia
si ripeter, in tuttaltre condizioni. E lerrore che si ripete, non certo la forma degli eventi!
Dobbiamo tenerci alla lontana il pi possibile da questi semplicismi. Perch lerrore si ripete? Ma
perch corrisponde ad una tendenza lontana, profonda.

II, 2. Un inciso. Un breve inciso sul Cristianesimo. Va pure detto che il Cristianesimo ha
scientemente sacrificato lessenza alla forma, nella sua incapacit di tramontare c lincapacit di
lasciare il seme, perch se il seme non muore non pu nascere nuova vita. Il seme, in realt,
solo un germe. Si alterato, e da tempo, lo spirito originario. I martiri del XX secolo da
parte cristiana sono privi dello spirito dei tempi andati, ma troppo spesso portatori di una
spaurita teologia da sacrestano, avrebbe detto Borges. Unimmagine molto efficace di cosa poteva
essere, in altri tempi, il Cristianesimo, la dona Jnger: Lintera notte a languire nelle segrete del
circo, e le forze ormai allo stremo. Terrore, persecuzioni, arresti, interrogatori, torture, profanazioni
come preludio. Durante la notte le belve avevano squassato le sbarre; la loro agitazione e le loro
urla simprimevano profondamente negli animi. Ancor pi terribile, il vociare della gente che gi
alle prime luci del giorno cominciava a riempire lanfiteatro. Era un vociare allegro, impaziente di
curiosit. Un contendersi i posti. Rivenduglioli vantavano a pieni polmoni le loro bevande. Pi tardi
arrivavano i notabili, i cavalieri e i senatori, infine il Cesare in persona. Coloro che pensavano e
sentivano altrimenti erano in assoluto soprannumero. Poi si sollevavano le grate; il pugno di uomini
veniva spinto nellarena. Il sole abbacinava. E tuttavia era pi debole della luce interiore. Cos
crollano gli imperi, cos il mondo si trasforma (Ernst Jnger, Al Muro , cit., p. 155, corsivo
mio). Qui rivelato un grande piccolo segreto, da Jnger intravisto. Sia detto per inciso, un inciso
nellinciso: oggi il mondo troppo infestato dai rivenduglioli del sacro.

II, 3. Si riprende il tema precedente. Continuava Jnger, che ben sapeva di cosa stava parlando:
A un esame pi approfondito certe coincidenze non possono () sfuggirci. Abbiamo ricollegato
lideale delluomo nordico allet nea [cio del Bronzo, nota mia], definizione mitica di quel
periodo che lo storico chiama et del bronzo. E lepoca in cui il mito divenne realt dominante,
lepoca in cui il mito determinava azione e pensiero delluomo. Questa realt permane incrollabile
nel ricordo, nei canti omerici e nelle saghe [non v alcun dubbio su ci, e chi scrive non lo nega in
alcun modo; nota mia], ma di essa non si d replica sul piano politico (ibid., p. 106, corsivi miei).
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Questo il punto decisivo. Che Evola non intese mai, salvo, forse, alla fine del suo percorso, e
sempre come fatto negativo. Continua Jnger: Non un caso che i modelli delle potenze
sconfitte nella seconda guerra mondiale provenissero dallet del bronzo e dalla prima et del ferro:
luomo nordico, lantico romano, il samurai giapponese. Che non potessero vincere risponde alla
fondamentale legge secondo cui il mito non pu essere riattivato: pu squarciare come uneruzione
vulcanica la volta della storia, ma non pu dar vita ad un clima universale. Questa fondamentale
legge d conto di numerose osservazioni specifiche, ad esempio del fatto che la guerra non possa
pi essere condotta tra popoli e da re, e neppure secondo le regole del duello. Essa perde cos il suo
ethos mitico-eroico, mentre permangono tratti distintivi pi profondi, come la dedizione e il dolore.
Questa legge spiega altres per quali ragioni il detentore eroico del potere abbia cessato di apparire
credibile in quanto guida e in quanto padre. Come gi nel caso di Napoleone, questi deve
presentarsi sotto le spoglie del dux, di colui che libera energie. Suo modello leterno giovinetto del
tempo mitico. Perci non pu invecchiare. La sua legittimazione insufficiente di fronte all
assemblea dei popoli (ibid., pp. 106-107, corsivi e grassetti miei). La gran parte dei dittatori del
Novecento han fallito perch, da dux, da governante temporaneo, hanno cercato di divenire
definitivi, mentre non potevano durare, perch le emersioni del mitico non possono essere altro se
non temporanee, non possono durare. Le eruzioni finiscono. Significativo, a tal proposito, il libro
di Norman Spinrad, Il Signore della Svastica (Tea 1994), titolo chiaramente modellato su Il Signore
degli Anelli di Tolkien, tuttavia si tratta di un libro molto ma molto diverso. E ucronia, cio
simmagina cosa sarebbe successo se la storia fosse andata diversamente. Un esempio classico di
ucronia, la sua base teorica, Il giardino dei sentieri che si biforcano, in J. L. Borges,
Finzioni, Einaudi Nuovi Coralli 1982; vi sarebbero, allora, infinite serie di tempo, in una rete
crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli. Questa trama di tempi che
saccostano, si biforcano, si tagliano o signorano per secoli, comprende tutte le possibilit (ibid.,
pp. 89-90). Il punto debole di questidea cronica duplice: se vero che vi sono nella storia
momenti che sono come sentieri che si biforcano, si dimentica il problema dello scopo, del
fine (telos), per cui, dato quel fine, le scelte non sono pi equivalenti; laltro punto debole lidea
dinfinito, che Gunon avrebbe chiamato indefinito (cfr.: R. Gunon, La Metafisica del numero.
Principi del Calcolo infinitesimale, Arktos Oggero editore 1989, capp. 1 e 2). Si dovrebbe parlare di
moltitudine indefinita (ibid., pp. 19-20) di tempi possibili ma filtrati da un fine, che, quindi,
dallindefinito possibile, far ridurre il numero ad una quantit quandanche grandissima, per
definita. Fatte queste premesse, effettivamente la storia ha visto dei sentieri che si biforcano,
scelte decisive e fondamentali.

II, 4. Lillusione novecentesca. Nel libro di Spinrad, simmagina che Hitler, invece di darsi alla
politica, sarebbe divenuto uno scrittore, di fantascienza. Hitler scrive un libro, Il Signore della
Svastica, per lappunto, l si narra di ci che, per noi, in questo mondo, stato invece storia. La
cosa bella lidentificazione che, immediatamente, si ha con leroe, Feric Jaggar, in unottica
propriamente mitologica, con loggetto sacro dei re dellEt del Fuoco, perch simmagina
che una guerra nucleare abbia segnato una discontinuit irrimediabile, come tanta fantascienza, ed
il Comandante dAcciaio, con su la svastica, una mazza e un ascia insieme. Bene, dal mitologico
sembra che si vada sempre pi nel politico, con la nota finale per la quale impossibile che nel
nostro mondo una cosa come quella di Hitler possa davvero accadere: e noi sappiamo che
davvero accaduta! Lautore sembra dirci: lidentificazione con leroe normale, anche una bella
cosa, come storia, ma non vi unapplicazione politica di una cosa simile, e, se accade, un
disastro. Il che conferma, esattamente, quel che scrive Jnger. Evola non la pensava cos: in una
presentazione di libri cera il ritratto di Evola e di Majakovskij, che sembrerebbero non aver niente
a che fare luno con laltro, ma invece seguono la stessa corrente: credere che il processo di crisi
del mondo moderno si possa cavalcare (cavalcare la tigre, frase favorita di Evola e che
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nesprime lorientamento tantrico, ma la tigre, si sa, non sono cavalli!). La chiamo: lillusione
novecentesca, della quale Gunon completamente libero, non Evola, illusione che si
completamente esaurita, storicamente, ed anche nei cieli, primancora del resto, illusione
nettuniano-plutoniana, ma, nel 2006 (lanno scorso), Plutone stato sloggiato dal suo status di
pianeta per essere un pianetoide. Molti astrologi hanno visto le loro intuizioni confermate, poich
non avevano mai accordato a Plutone un completo status planetario come per gli altri. Plutone era
emerso allattenzione nel 1930, quando era stato scoperto, sebbene fosse sospettato da tempo. Ha
segnato tutto il Novecento, in realt, quellillusione, ma il Novecento stato altres segnato dalla
vittoria delluraniano sistema unico, che poi ha vinto. Sappiamo che il sogno di modifica
dellintera societ, che sottendeva quellillusione, stato fallimentare da tutti i punti di vista, ma
non da quello della grandezza, che invece singolarmente manca nella nostra epoca di piccineria e
miopia congenite, le uniche, per, che possano garantire la piena dissoluzione finale, verso la quale
il mondo va ormai.
Ci che sfugge a tanti, a troppi, che parlano o cianciano ! - dellAnticristo, il punto nodale:
come si visto, vi in questo periodo, come ben comprese tempo fa Jnger, una sorta
dindebolimento del confine tra mitico e storia, non v alcun dubbio al riguardo. Ma non
ancora la mitizzazione. Gi, perch cos lapparizione dellAnticristo sul palcoscenico visibile
della storia, cos se non una nuova emersione dal Basso! del mitico nella storia? E cos, e
questo punto va meditato profondamente, con grande attenzione. Per questo nella storia non c mai
stato altro se non la prefigurazione dellAnticristo, perch lAnticristo pone termine alla storia,
lagente maledetto, eppur necessario, perch la storia umana termini. In tal senso, non pu esserci
nella storia. In tal senso, simile a Hitler, ma non certo nel senso che sar un condottiero, n capo
politico, una sfida ben pi sottile; sar simile, ma nientaffatto uguale, a Hitler nel senso che Hitler
non fu capito per niente: chi lo voleva usare non capiva niente cos come chi lo avversava. La sua
logica, le forze che lo guidavano erano perfettamente incomprese da seguaci e detrattori e nemici.
Questo assolutamente certo. Qualcosa di simile. Perch? Perch Hitler volle rappresentare il
ritorno di una dimensione mitica nella storia, una sua eruzione, distruttiva, ma precisamente
lo stesso motivo per cui lAnticristo sfugge fatalmente a quasi tutti i commentatori, compresivi, e
per primi, quelli ecclesiastici, i pi lontani dal vero, perch quelli che, a torto o a ragione, per questo
o quel motivo, son quelli che hanno introiettato pi profondamente, pi mimeticamente, la logica
storica. Ma se lAnticristo per definizione - simbolo di uneruzione del mitico nella storia, a
cosa serve la mentalit storica (che pur Hitler aveva fortissima, era una materia che amava, ma
sapeva di rappresentare lirruzione del mitico nella storia)? Sfugge loro lessenza.
Non si deve pensare che il solo nazismo ebbe un suo sfondo occulto, lo ebbe anche il comunismo,
ed anche lo ha il liberismo. E sempre bene precisarlo, ed cosa nota sia a Galli che a Dolcetta.
Unultima nota, per tornare alla questione del Quarto Reich. Dietro ad esso, si raccolto un
certo anticomunismo, soprattutto come battaglia culturale, kulturkampf, caratterizzata da un
successo enorme. Per esempio, fino agli anni Cinquanta tutto quel che era americano era
considerato di scarsa importanza culturale in Europa. E questo pregiudizio era largamente
condiviso dalla pi vasta opinione pubblica (Aldo Giannuli, Una strana vittoria: le internazionali
anticomuniste, vol. II, lUnit 2005, p. 114). Scopo delloffensiva culturale era quello di
contrapporre al modello di societ sovietica un modello di societ del mondo libero che era
essenzialmente quello americano (), veicolando questa propaganda non tanto oltre cortina, quanto
verso lEuropa occidentale. Che gli americani cercassero di farsi valere collocando al meglio i
prodotti della propria cultura era cosa del tutto lecita. Quel che appare pi discutibile che
unoperazione del genere passasse anche per i canali del servizio segreto e che sfruttasse
surrettiziamente il terreno come quello della lotta anticomunista per unoperazione di guerra
psicologica che, pi che contro lavversario, era rivolta contro gli alleati (ibid.).

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II, 5. Figure zoomorfe e neopaganesimo. Ecco come le piccole figure zoomorfe ai lati della
cattedrali, provenienti dal passato pi lontano, mitico, dalle steppe dellAsia centrale, rimettono
in moto la storia. Ma in modo positivo, e non regressivo. Solo qualcosa di cos laterale pu
farlo, oggi, quando la storia affonda ed affoga sotto possenti tsunami e sotto il suo stesso peso (il
titano mole ruet sua (in Shri Aurobindo, Il Ciclo Umano, Arka 1985). Perch le cose pi grandi
ed evidenti, poco laterali e molto centrali, hanno fallito e rovinano. E il neopaganesimo? E
inutile sognare, ma davvero qualcuno pensa che si possa tornare alla civilt classica? Qualsiasi
cosa rimanga di quel passato come il Solco o il Maggio, lorma popolare, tellurica,
inferiore, di ci che fu, pensare altrimenti vuol dire votarsi alle fatiche di Sisifo. E questo anche l
unico modo per far s che certe cose perdurino. Noi dobbiamo, questo s, reinterpretarle, da un
punto di vista superiore la cosa quasi doverosa -, ma sempre senza lillusione di un impossibile
ritorno. Solo andando avanti si pu tornare indietro. Voler tornare indietro fa solo andare le cose
avanti, nella direzione del peggio, direzione che, ad ogni modo, esse han preso da tempo.
Il mondo moderno una malattia, ne convengo, ma non siamo in grado di curarla, men che meno
con la sola diffusione didee in parte condivisibili. E nel credere di poterla curare lerrore, storico,
come se il dire, il poter parlare di Tradizione, di per s, costituisse gi di per se stesso la
realizzazione di un cambiamento in realt profondissimo, che dovr riguardare non solo le idee, ma
pure il vissuto degli uomini, ci che essi sono, ed cosa che richiede ben di pi dellumano, per
quanto questultimo possa essere illuminato da qualcosa che vada oltre la sola ragione, e quindi
sia per niente illuminista. Quanto alla critica, se non sfocia in qualcosa di positivo, piaccia o
non, ha le gambe corte. Per la verit, lultimo Evola ha intravisto bene certe tematiche, ma il peso
del forte condizionamento di tutto lo sviluppo precedente del suo pensiero glimped di fare di
questa consapevolezza la pietra miliare del suo pensiero stesso. Le conseguenze le conosciamo: la
ghettizzazione di tematiche ben altrimenti possenti, direi dirompente, almeno potenzialmente, di
tutto lo sviluppo che il mondo ha preso nei due ultimi secoli passati (XIX e XX) soprattutto.
Nella sua abituale difesa delle tradizioni pagane, Evola spiega anche bene il senso dei Ludi del
mondo antico, romano, e le Olimpiadi greche: Nellantichit classica i giochi ludi ebbero, in
parte, una carattere sacro (). Ludorum primum initium procurandis religionibus datum afferma
Livio. Vi sarebbe stato pericolo a negligere i sacra certamina, per cui, se le casse dello Stato sono
vuote, si possono semplificare i giochi, non gi sopprimerli. () I giochi erano talmente legati ai
templi, che gli imperatori cristiani dovettero permettere di conservare quei templi, la cui abolizione
avesse coinvolto quella dei ludi: i quali, in realt, si protrassero come poche altre istituzioni della
Roma antica fino a quando limpero perdur. Unagape, cui i demoni erano invitati invitatione
daemonum chiudeva i ludi, col significato di un rito di partecipazione alla forza mistica ad essi
legata. () Nella tradizione ellenica listituzione dei giochi pi importanti ebbe una stretta
relazione con lidea della lotta delle forze olimpiche () contro le forze naturali ed elementari. I
giochi olimpici si connettevano parimenti allidea del trionfo della stirpe celeste sulla stirpe
titanica (J. Evola, Rivolta contro il mondo moderno, Mediterranee 1969, pp. 165-166). Senza
dubbio, i Ludi gladiatori si ricollegavano alla vittoria sulle forze naturali e sui nemici, equiparati
a forze demoniache. Ma ci sono due importanti differenze tra la forma ellenica e quella romana.
Questultima era decisamente pi sanguinosa, talvolta sanguinaria, prima differenza; seconda
differenza, i Ludi gladiatori erano di origine etrusca, s di quelli che Evola, sbagliando
gravemente, considerava i principali nemici di Roma quando ne furono gli amici-nemici, piuttosto
che meramente nemici, ed i Romani ebbero il merito di romanizzare, accogliendole, molte cose
dellEtruria, tanto buone che non. I Ludi gladiatori erano tra quelli non buoni. Capua, dorigine
osco-etrusco-greca fu la grande diffonditrice dei Ludi gladiatori. Essi nascevano da un usanza
infera, di nuovo a conferma della vicinanza con lAverno. Un tempo si svolgevano dei sacrifici
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umani. Essi sono alla radice dei Ludi gladiatori. Leffusione del sangue era fatta per esorcizzare gli
dei inferi, le forze infere. Lideologia romana era dorigine greca, e dunque sincentrava sulla
vittoria delle forze olimpiche sulle caotiche forze della natura, ideologia che poi si rafforz in epoca
imperiale con quella della diffusione dellimpero stesso, di conseguenza era il barbaro il
demone da sottomettere. Ma ci significava distorcere la ragione dellusanza primigenia,
occultarne la vera ragione iniziale: si ebbero cos degli spargimenti di sangue terribili. Costantino il
Grande ebbe il merito dinterromperli. Qui tocchiamo un punto importante: la sensibilit cristiana
rifiuta unidea come i Ludi gladiatori. Attualmente, con il Cristianesimo residuale che c, si sente
la stessa cosa. Tutto questo storico, non sono valori assoluti. In altra epoca si pensava
diversamente, si sentiva diversamente. E tuttavia, tuttavia, nellenorme, spesso davvero inutile,
spargimento di sangue che caratterizzava quei Ludi, vi un elemento che gli ammiratori unilaterali
dellantichit classica, in particolare romana, come Julius Evola, non amano vedere, ma che si
evidenza nel fatto che i Ludi gladiatori non ebbero mai nella Grecia antica quella popolarit che
sortirono a Roma antica. Vi un elemento di eccesso, vi un elemento di hybris, di tracotanza,
unesibizione di potenza che suscita, come pensavano i Greci, linvidia degli dei. Leccesso non
mai gradito al Divino, in qualunque forma si manifesti, perch leccesso come una dichiarazione
dindipendenza dellumano dal divino, in definitiva una manifestazione di separativit, come
avrebbe detto Gunon. La hybris sempre richiamante un crollo, per mezzo di una necessaria
forma di riequilibrio. Ci accadde anche nel Messico precolombiano: Nezahualcyotl, ()
ritenuto uno dei maggiori filosofi dellantico Messico (), in occasione della consacrazione del
gran tempio [a Tenochtitln, lantica capitale dellimpero azteco, che sorge sotto lattuale Citt del
Messico], aveva ammonito gli Aztechi che il sacrificio di ventimila uomini non sarebbe stato
gradito agli dei, che normalmente ne pretendevano solo venti (Cottie Burland e Werner Forman,
Aztechi. Mito. Storia. Civilt, De Agostini 1978, p. 107). Non bisogna credere che Nezahualcyotl
fosse un sovvertitore, egli era solo una voce critica come quelle che cerano anche nella romanit
antica, critica in base allideologia dominante, dalla quale ci si era allontanati, abusandone, e non
per il cambiamento della stessa: La filosofia di Nezahualcyotl seguiva a grandi linee le idee della
casta militare dominante nel paese, perci egli non da considerare un innovatore ma un
intelligente governante che recepiva le diverse esigenze della societ del suo tempo (ibid.). Ma
questa differenza di giudizio rifletteva pure una differenza tra la classe sacerdotale azteco e quella
guerriera, questultima rendendosi conto che non si doveva andare oltre un certo limite. Purtroppo,
com accaduto in passato in relazione ad altri problemi ed oggi in relazione a quello delle forze
naturali: Ogni cultura nasce da certe scelte e, nel bene e nel male, si spinge sempre fino al
limite (frase dellimmaginario professor Dupin posta in calce a questo libro). La differenza che
le varie civilt del passato distruggevano, in parte, parti limitate del mondo e totalmente se stesse.
Questultima sedicente civilt distrugge in parte se stessa, ma molto di pi il mondo in cui vive,
come un folle marinaio che, per far andare la sua barca pi rapida, bruciasse, nel motore della
caldaia a legna che muove la barca, il legno del suo stesso scafo. In effetti, lo stesso Evola oscill
sempre tra la sua insopprimibile voglia dazione concreta e la lucida comprensione di come
stanno davvero le cose, senza, per, mai davvero riuscire a padroneggiare questa sua interna
dualit, salvo che al termine della vita; in particolare, cfr.: Julius Evola, Ultimi scritti,
Controcorrente 1977 (vi una recente ripubblicazione semplicemente uguale, ma conservo
ledizione originale come rarit bibliografica). Si legge questa giusta affermazione
nellIntroduzione (di Gabriele Marzocco): Del resto, noto come lo stesso Evola provasse fastidio
per certi suoi discepoli (a prescindere dalla constatazione psico-sociologica che i pi pedissequi
sono quasi sempre i pi stupidi) (ibid., p. 6). Insomma, Evola non ha che ben poco a che spartire
con quelli che chiamo gli evolomani, e molte sue affermazioni andrebbero messe in relazione al
clima di unepoca, distinguendole da quelle che trattano di principi pi generali. Nonostante queste
giuste osservazioni, Marzocco sostiene: Sta di fatto, per, che il tono generale di certi scritti di
Evola sembra echeggiare proprio questo fatalismo storicistico, provocando in chi legge un pathos da
crepuscolo degli di (ibid., p. 7). Questo dopo aver detto: Di Evola sul piano personale non si
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pu certo dire che fosse un fatalista (ibid., p. 6). Ci che lui chiama, con termine abusato,
fatalismo, non altro che lucidit. In altri campi, come il suo giudizio nietzscheano sulla
Cristianit, non cambi, sebbene, a differenza di Nietzsche, e questo importante, rivalutasse la
Cristianit medioevale e cos la repertava, in nome dellidentit occidentale. Ad ogni modo, quali
che sono stati i suoi limiti rinfacciatigli con forza da Arturo Reghini -, ci si pu solo compiacere
che Evola, al termine della sua vita, sia stato pi vicino a Gunon, che tanto aveva criticato per
questo cosiddetto fatalismo. Al contrario, Evola criticabile proprio per la sua illusione
novecentesca, che altro non era se non il tentativo di unire due cose che, in termini di principio,
erano come acqua ed olio. Sono noti i problemi, ai quali lo stesso Evola molto brevemente accenna
ne Il cammino del Cinabro, Scheiwiller 1972, problemi che ebbe con i regimi militaristi di destra tra
le due Guerre mondiali, regimi che pure apprezzava, sebbene con molta riserva. Era sua, come di
tanti altri ma non di Gunon questillusione che fosse possibile modificare dallinterno la
modernit in senso tradizionale. Com noto, Gunon pensava solo ad una possibile lite
intellettuale (= spirituale) occidentale la quale, dopo, di conseguenza, avrebbe potuto agire come
una sorta di lievito, lite che, in ogni caso, non si mai costruita. Se non si ha nemmeno
questo, figurarsi una modificazione del clima politico come avrebbe voluto Evola! E stato
tristemente sbagliato invertire le cose, perch poste su scala verticale, non orizzontale. Daltro
canto, vero che, proprio Evola, era ben sensibile al problema della potenza: N il problema
della potenza pu essere trascurato, date le condizioni generali dellepoca ultima (Evola,
Rivolta, cit., p. 438). Giustissimo. Ma si pu giungere a quel punto se e solo se, prima, si
formata unlite, ovvero chi user, in senso tradizionale ma non tradizionalistico, iranianoparodistico, la potenza in questione. Senn, sono solo illusioni. Pensare di fare lopposto, come
tent Evola, cio ricercare la potenza prima e poi pensare ad uneventual lite effettivamente
tradizionale, cio spirituale, fare lopposto di quel che sarebbe stato giusto. Ora, non si riusciti
nemmeno a fondare leffettiva lite, figuriamoci tutto il resto! Si , per troppo tempo, tentato di
mettere il carro davanti ai buoi e, com noto, i buoi tirano ma non spingono. Lo stesso Evola
criticava, poi, lidea di lite come concepita da Gunon: E stato giustamente rilevato che un
lite una vena, una vena preziosa, ma pur sempre una vena (ibid., p. 235). Ci Evola lo diceva in
relazione al fatto, peraltro verissimo, per cui: In questo senso sotterraneo, la Tradizione sempre
esistita, esiste anche oggi e non certo per una qualche contingenza dei destini degli uomini essa
andr perduta. Ma la presenza di una tradizione intesa in tal senso, non ha impedito il tramonto
della civilt occidentale (ibid.). Osservazione giusta, ma diagnosi sbagliata perch fu proprio la
fine delllite intellettuale occidentale ad aver segnato la fine della civilt occidentale, cos com
stato il fallimento di ogni tentativo di ricostruirla che ha segnato le speranze di riforma
dallinterno di detta civilt. Ed vero, pi che vero, che la Tradizione, come fatto nascosto,
perdura, ma vero che l lite una cosa superiore, un insieme consapevole del suo ruolo. E con
una direzione unica, tutte cose manifestamente ben lontane dallessersi realizzate concretamente.
Pur sostenendo questo, Evola ribadiva che era contrario al determinismo, per cui, sebbene
consapevole che: Il fiume della storia segue il letto che esso si scavato (ibid., p. 234), sostiene
pure che: resta indeterminato se, dopo lesaurirsi di un ciclo, potr iniziarsi, con un certo carattere
di continuit rispetto agli antecedenti, una nuova fase ascendente (ibid., p. 235). Questa veduta di
Evola in palese contrasto con quanto da lui scritto e riportato prima, cio che la Tradizione, per
sua natura, indipendente dalle contingenze dei destini degli uomini e, di conseguenza, come
insisteva Gunon, non pu perdersi. Torniamo alla perenne oscillazione tra lucidit e voglia di
agire, tipica di Evola, e queste sue due scelte tornano e ritornano nei suoi scritti; ma sembra che,
alla fine, abbia sciolto questa lunghissima oscillazione nel senso della lucidit, anche se, per cos
dire, arriv al termine a ci che il sentiero iniziatico considera come partenza, cio il distacco da
ogni interesse di parte. Tuttavia, tale distacco non fu mai completo e la tendenza verso la
politicizzazione rimase in lui sino alla fine. Per cos dire, il riconoscimento del vero avvene in lui
per esaurimento dello stimolo allagire, per estenuazione, per pessimismo: guardando ai tempi
attuali la controparte un profondo pessimismo. Quandanche apparissero dei vari capi oggi essi
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non sarebbero riconosciuti, a meno che nascondessero questa loro qualit e non si presentassero
sotto la specie di demagoghi e di agitatori di miti sociali (Evola, Ultimi scritti, cit., pp. 119-120).
La via , al contrario di quel che pensava Evola, proprio quella di cercare di far da ponte tra
unet ed unaltra. Il pessimismo altrettanto inutile dellottimismo, impotenza in ambedue i
casi, quellimpotenza che definirei una delle caratteristiche distintive dei tempi presenti, dove il
singolo si sente isolato e preda di veri e propri moloc, si sente del tutto esautorato ed alla merc di
ogni piccola cosa. va detta con chiarezza una cosa: si tratta della fine di un mondo (Gunon) e
non della fine del mondo. Ma ci non cambia per nulla le cose per chi circoscrive al solo mondo
attuale il suo orizzonte: per lui sar davvero la fine del mondo. Di conseguenza, le grandi masse,
che per natura han difficolt ad andare oltre il quotidiano, non potranno che vedere in tutto cu
qualcosa di terribile. Quindi, occorre sempre vedere a chi si parla. La stragrande maggioranza
degli uomini non pu vedere oltre il momento presente nel mondo che c qui; qualcuno sa
immaginarne un altro, ma solo con la mente; pochissimi si rendono conto, e davvero, dellessere
transeunte di questa forma che il mondo presentemente ha, una forma molto ma molto squilibrata
e che, per questo, non pu durare a lungo.
Che il far da ponte sia necessario, sicuro. La parte di non determinismo, per, esiste sempre,
ed questa: quanto e cosa, esattamente, dovr passare il Vaglio finale, contribuendo cos al
nuovo Ciclo? Difficile dirlo, ma la sensazione si che non sar molto a poter passare, a causa
della possente decadenza che ha investito anche ci che rimane del mondo tradizionale. Ripeto, a
scanso dequivoci sempre possibili (il famoso fatalismo), che la comprensione e la lucidit non si
oppongono per niente allazione in ogni sua forma, si oppongono solo allillusione dellazione.
Perch il discorso dellidentit, se non mera forma di autopromozione, ha un suo senso, per
insufficiente per operare una rettifica di fattori profondi della storia cos come si venuta a
costruire effettivamente, per cui un discorso giusto ma insufficiente. Di qua il pessimismo
dellultimo Evola, che aveva dedicato una vita allidentit occidentale. In tal senso, egli stato
vicino al romanticismo politico, anche di un Carl Schmitt, ben di pi di un Gunon, a s stante
da questo punto di vista. Tuttavia, il romanticismo politico stata una corrente di pensiero
presente sin dallinizio della modernit e non estranea a questultima. Si tratta della critica a
quellilluminismo al quale, sotto forma di neo-illuminismo, ora in fase dascesa dopo che il
cosiddetto ritorno alle religioni si risolto in ci in cui non poteva non risolversi, date le
premesse: lintegralismo, becero ed ottuso. Nessuna di queste vie, per, possiede in se stessa la
chiave di volta della situazione, per questo non sono vie, ma vicoli ciechi. Difatti, per
Gunon lilluminismo solo una fase, peraltro passata, della decadenza del mondo moderno, che
inizia nel mondo della Tradizione: quindi le cose sono assai pi complesse e meno facili di quel che
hanno pensato i tradizionalisti che Evola non condivideva certo completamente, per cui non lo si
pu porre tra di loro del tutto, ma che ne condivideva un aspetto, quello appena ricordato del
romanticismo, lappello allidentit specificamente occidentale. Per cui: la Tradizione non
lOttocento n i suoi regnanti, ma, e qui, al contrario, per tornare ai diversi strati che si ritrovano
nelle sue opere, al contrario Evola vide giusto quando parlava del Medioevo come ultima fase
davvero tradizionale della civilt europea (cfr.: ibid., p. 84)3[3].

3[3] Un esempio di differenza tra Gunon ed Evola che questultimo valutava positivamente Gurdjieff,
mentre Gunon non lo valutava. La realt questa: Gurdjieff era davvero pericoloso. Ma chi vuol venire
a patti con certe forze non significa che dica tutte falsit, sebbene si basi sullillusione che tale venire a
patti possa esserci. Tale venire a patti era voluto consapevolmente da Gurdjieff, e questo un punto da
considerarsi. Evola, nel libro or ora citato, parl anche di Gurdjieff: E di rado che nel nostro tempo e
correndo il pericolo di confondersi con dei mistificatori appaiono dei personaggi che ci diano la sensazione
inquietante di ci a cui si ridotta lesistenza dei pi, in una prospettiva metafisica. Uno di tali personaggi
stato certamente il misterioso monsieur Gurdjieff, cio Georgej Ivanovic Gurdjieff [Georgij Ivanovich
Gurdjiev] (J. Evola, Ultimi scritti, cit., p. 85). Gurdjieff ha influenzato non solo Ouspensky [Uspenkij], pure

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ad esempio larchitetto Frank Lloyd Wright. Quale messaggio annunciava Gurdjieff? Un messaggio
piuttosto sconcertante. Pochi uomini esistono. Pochi uomini hanno un anima immortale. Un certo
numero di persone ne possiede un germe, che pu essere sviluppato. In genere, non si ha un Io per nascita,
bisogna acquistarselo. Quelli che non vi riescono, morendo si dissolvono. Pochissimi sono giunti ad avere
unanima. Luomo comune semplicemente una macchina. Vive addormentato, ipnotizzato. Crede di agire,
di pensare; invece egli agito. Sono impulsi, riflessi, istinti, influenze varie ad agire in lui. Egli non ha un
essere. Le maniere del Gurdjieff non erano delicate (ibid., p. 86). Quali che fossero queste idee, Gurdjieff
sosteneva che occorreva svegliarsi e, per fare questo, si doveva essere sottoposti a terapie-shock. Non
stupisce che lungo questa via fra coloro che hanno seguito il Gurdjieff alcuni siano andati incontro a crisi
gravissime che sconvolsero il loro equilibrio mentale, tanto da prendere la fuga (). Chi ha resistito alla
prova ed ha persistito nel lavoro presso il Gurdjieff o seguendo le sue istruzioni, parla di unincomparabile
sicurezza e di un nuovo senso dellesistenza. Sembra che il Gurdjieff esercitasse su chi lo avvicinava
uninfluenza quasi automaticamente, senza una sua intenzione, influenza in senso creativo o deleterio a
seconda dei casi. Indubbiamente, egli possedeva alcune facolt supernormali (ibid., p. 88). Su queste ultime,
cos commentava Evola: Naturalmente, in casi del genere, un processo di mitizzazione inevitabile e non
facile separare la realt dalle fantasie (ibid., p. 89). Aggiungeva: Di scritto, il Gurdjieff non ha lasciato
quasi nulla, e quel che ha pubblicato di una qualit assai scadente; del resto, quasi sempre coloro che sono
qualcuno non hanno qualit e preparazione da scrittori; essi danno un insegnamento diretto ed esercitano
uninfluenza (ibid.). Sarebbe utile nonch molto istruttivo, riflettere su questo fatto, su questa regola,
regola che, come tutte le regole, ammette senzalcun dubbio eccezioni, e nondimeno rimane la regola: chi
qualcuno nel campo interiore di solito non ha qualificazioni di scrittore. Naturalmente, capita che vi
siano eccezioni, ma in linea generale questo vero. Un libro, per, fa eccezione alla scarsa qualit della
media dei non molti scritti lasciati dal caucasico dorigine greco-armena: Gurdjieff, Incontri con uomini
straordinari, Adelphi 1977. Da questultimo si evincono i suoi legami con gli Yezidi, e dunque certi
sospetti di Gunon non erano campati per aria. La qual cosa non significa che tutto quanto Gurdjieff
disse sia falso, come taluni deducono. Nellinsegnamento che Gurdjieff espose parzialmente ad Ouspensky
[Uspenkij], questultimo riporta queste parole di Gurdjieff: Ora, () un processo equilibrato che si effettua
in un certo modo non pu esser modificato a volont in un momento qualsiasi. Un cambiamento pu
intervenire, una nuova via pu esser presa, soltanto a certi incroci. Nellintervallo tra un incrocio e
laltro nulla pu essere fatto. E se un processo passa per un incrocio senza che nulla accada, senza che
niente sia fatto, gi troppo tardi: il processo continuer a svilupparsi secondo leggi meccaniche; anche se
coloro che prendono parte a questo processo vedono limminenza di una distruzione totale, non saranno in
grado di far niente. Lo ripeto, ci sono cose che non possono esser fatte se non in certi momenti, cio a questi
incroci che, nelle ottave, abbiamo definito gli intervalli mi-fa e si-do. Naturalmente molta gente pensa che
la vita dellumanit non si svolge come dovrebbe, ed essa inventa ogni sorta di teorie destinate a rinnovarla
completamente. Ma non appena vien fuori una teoria, unaltra le si oppone.() La vita, ben inteso, non per
questo cambia il suo corso, ma la gente continua a credere alle proprie teorie, o a quelle che ha adottato e
continua a credere che sia veramente possibile fare qualcosa. () Vediamo cos apparire continuamente
nuove teorie che suscitano teorie opposte ed esse tutte assieme, con i loro conflitti incessanti, costituiscono
senzalcun dubbio una delle forze che mantengono lumanit nella condizione in cui si trova attualmente.
() Il processo devoluzione, di quellevoluzione che possibile per lumanit presa come un tutto,
assolutamente analogo al processo devoluzione possibile per luomo individuale. Esso comincia nello stesso
modo: un certo numero di cellule diventano poco per volta coscienti; esse si raggruppano; questo gruppo
attira a s altre cellule, ne subordina delle altre e fa servire progressivamente lorganismo intero al suo scopo
e non soltanto pi per mangiare, bere e dormire (P. D. Ouspenky, Frammenti di un Insegnamento
sconosciuto, Astrolabio 1976, pp. 340-341). In effetti, llite intellettuale occidentale doveva esser
qualcosa di simile nellambito della civilizzazione occidentale. Alla successiva domanda se vi una forza
cosciente in lotta contro levoluzione, intesa in tal senso, Gurdjieff rispose di s, e Ouspensky nota che era la
prima volta che ammetteva questo. Si pu comprendere, allora, cosa davvero vi era in gioco. Fermo restando
che Gurdjieff non era unacqua pura, il che non significa che non era in possesso di un sapere reale,
sebbene distorto nella sua direzione, nei suoi scopi e fini. Conoscere il male non male, senn non vi
sarebbe il medico. Desiderare il male, invece, sempre un male. Osservava Gurdjieff: La verit non
denaturata sarebbe per loro [gli uomini comuni] un nutrimento non digeribile. Tuttavia, un grano di verit
sussiste talora, sotto una forma inalterata, nei movimenti pseudo-esoterici, nelle religioni di chiesa, nelle

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scuole di occultismo e teosofia. Esso pu conservarsi nei loro scritti, nei loro rituali, nelle loro tradizioni,
nelle loro gerarchie, nei loro dogmi e nelle loro regole (ibid., p. 348).
Un esempio delle posizioni di Gurdjieff si pu fare a proposito di quanto affermava sulla quarta via. Vi
sono tre vie, da molto tempo a questa parte, perch prima, diciamo degli ultimi duemila anni, le cose erano
diverse. Le tre vie sono, cos le chiamava Gurdjieff: la via del fachiro, quella del monaco e quella dello
yogi. Queste tre vie tradizionali sono vie permanenti nei limiti del nostro periodo storico. Due o tre mila
anni fa esistevano altre vie ancora, ma sono scomparse. Quanto a quelle mantenutesi fino ad oggi, esse erano,
a quel tempo, molto meno differenziate (ibid., p. 346). La prima via lavora soprattutto sul corpo fisico, la
seconda su quello emotivo, la terza su quello mentale; esse sono differenti anche nelle modalit. Si tratta
dellinsegnamento ortodosso, come spiegato da Gunon, dei tre yogas: karma-yoga (corpo fisico),
bhakti-yoga (corpo emotivo), jnna yoga (corpo mentale). Fin qui, di diverso si pu affermare che c la
prospettiva ed il punto di vista dal quale le vedeva Gurdjieff, ma non molto altro; ma ecco che c questa
quarta via, che non ha basi ortodosse. Questesempio delle posizioni di Gurdjieff piuttosto chiaro.
Chiamava la quarta via la via delluomo astuto (ibid., p. 59), il che la dice lunga! Nondimeno, quando
affermava che indispensabile comprendere che le vie [le tre ortodosse] sono gli unici metodi che
possono garantire lo sviluppo delle possibilit nascoste delluomo. Ci mostra daltronde come un tale
sviluppo sia raro e difficile. Lo sviluppo di queste possibilit non una legge. La legge per luomo
unesistenza nel cerchio delle influenze meccaniche () Ci spiega le difficolt ed il carattere esclusivo
delle vie. Esse sono ardue e strette (ibid., p. 56). Ma Gurdjieff la sa pi lunga, e pensa che vi siano modi per
aggirare la difficolt, che si trova proprio allinizio: ci che si chiama la rinuncia. Se un uomo non
modifica le sue finalit,se sempre fa ruotare tutto attorno al piccolo s, pu accumulare tutto ci che vuole
ma non funzioner. Questo ancora perfettamente vero, nel deragliamento dellumanit e delle religioni:
sbagliato non sottolinearlo. E altrettanto importante rilevare come lo stesso Rmana Maharishi diceva che ci
son due vie: la jnna, basata sulla Conoscenza del S, e quella bhakti, del donare la propria volont ad
una figura divina: chi non capace dandare sulla prima, che per molto pochi, ha la seconda via, se no
fosse che la degenerescenza delle religioni attuali cos profonda da mettere in questione anche questo, pur
rimanendo che, qualunque cosa facciano le cosiddette autorit religiose, il colloquio fra il devoto e la sua
divinit cosa strettamente privata, dunque si pu sempre fare, nonostante la terribile degenerescenza
religiosa di questultima fase del Kali-Yuga. E il karma-yoga? In cosa consiste questa via? Si agisce in
ogni caso, facendo il proprio dovere, ma non per un imperativo meramente sociale, ma staccandosi dai
frutti dellazione, agire in modo impersonale, agire senzattendersi alcuna ricompensa. Se si guarda con
attenzione, questa via rimane pi aperta, e per un numero potenzialmente maggiore dindividui, sebbene il
punto in questione non vada per nulla sottovalutato, meno facile di quel che si creda.
E interessante quel che affermava Gurdjieff a riguardo della comprensione delle idee, in un libro dove, a
parte le opinioni dellautrice e daltri suoi condiscepoli, si raccolgono delle parole dirette dello stesso
Gurdjieff, non quelle messe nei libri da lui scritti, tutti farraginosi assai, tranne uno (come s detto). Tutta
la nostra vita una cieca reazione allattrazione ed alla repulsione. La visione che si ha del mondo pu
mutare con la pi lieve suggestione. Vi sentite a disagio con una persona che vi ripugna come con una che vi
attrae. Perch mai siamo sempre vittima della reazione chimica provocata da noi da talune persone? ()
Siamo il risultato dalchimie, e conosciamo a malapena una decina dei millecinquecento elementi chimici
fondamentali. () Quando si riceve una nuova idea, si deve fare uno sforzo individuale, al fine di creare, in
tal modo, una certa sostanza, una sorta di deposito di nuovi composti chimici. Le idee sono come il cibo
devono essere mangiate, digerite, devono perfino provocare nausea. Sentire affinit per certe idee inutile,
laffinit puramente chimica, non comprensione. Laffinit come risposta alla legge della fusione dei
simili: niente di nuovo viene a depositarsi (Margaret Anderson, Linconoscibile Gurdjieff. Mago o genio,
maestro o mistico inquietante?, Gremese editore 1989, pp. 42-43). Era senza dubbio un mago ed anche un
mistico inquietante, per, a differenza di tanti altri, sapeva di che parlava. Osservava: In America ed in
Inghilterra il centro emotivo represso. Si vive una vita emotiva furtiva (ibid., p. 47). Che differenza con il
mondo mediterraneo, e con Napoli! Eppure: Il corpo emotivo crea la vitalit interiore di un individuo.
Lanimosit di un cavallo focoso palese in relazione ala nascosta e velata energia vitale di un gatto. La
narice dilatata il momento terminale della vivacit del cavallo, mentre il gatto pu ancora lanciarsi in una
collera pazza. Lo stesso per le persone. Da non confondere sono la vivacit gestuale e lenergia vitale
(ibid.). Ecco, a Napoli c molta vivacit gestuale che tanti, ma, in effetti, c ben poca vitalit, che viene

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II, 6. Che fare?. Ed allora, Che fare (Cto delat , nota frase di Lenin)? Possiamo diluire, o,
anche meglio, far maturare la malattia, cosa che, gi di per s, richiede oggi, di fatto, energie
notevolissime. Occorre prepararsi a quella dissoluzione, occorre costruire quei centri che possano
servire, quali zattere di salvataggio, a passare alla prossima fase. Questo, e va detto, onore al
merito, fu ben visto da Gunon, in certo senso solitario allepoca, perch non condivideva
quellillusione dimpossibile cambiamento sociale, illusione che, oggi, permane viva in certi
settori dellintegralismo islamico. Questi ultimi, accortisi che non possono aver successo, son
divenuti una forza che colpisce di rimessa, reattiva in senso etimologico, in una situazione
generale che trover, necessariamente, un suo sblocco con lintervento di fattori, di natura
differente, non visti n concepibili dai due attori attuali rimasti sulla scena del mondo, il
nettuniano integralismo islamico, e derivati, e degenerati, e luraniano sistema del mercato
unico e del pensiero unico, con il coro corifeo (corifeo il capo di cori e balli) di coribanti
(sacerdoti invasati di Cibele, divinit greco-romana nata dallunione di Gea, la Terra, ed Urano, che
danzavano con rozze giravolte) assatanati e dementi che laccompagna sempre. Il corifeo agiva in
dialogo con lattore (hypokrits) principale.
Gunon rimane un solitario anche oggi, a fronte di un tradizionalismo che non condivideva. La
posta in gioco tuttaltra. Il tradizionalismo la modernit che cerca di recuperare la
Tradizione, senza lo spirito che lanimava. E il falso Ritorno, il pericolo maggiore (secondo
Jnger), il peccato contro lo Spirito del Vangelo, quello che non pu essere perdonato, perch
consiste nel voler dare ci che Dio non vuol dare. La cultura della tradizione il rimettere in
circolo i dati tradizionali qui ed ora, hic et nunc, perch si proiettino nel futuro prossimo, perch
si vada oltre. Le due cose non sono per niente la stessa cosa, ed importante ripeterlo, perch Hic
sunt leones, come dicevano le antiche Mappe, vi qui un nodo decisivo, che qui possibile solo
enunciare, sottolineando che non si lascer eludere, che non accetter pseudo-soluzioni. S, la
decadenza delle civilt una cosa terribile, perch tutti possono proporre vie, ma una sola la
soluzione. Ponendo le varie questioni, Gunon talvolta le espresse anche come domande vere e
proprie che iniziavano tutte con Chi ? (cfr.: R. Gunon, Precisazioni necessarie, Il cavallo alato
edizioni 1988, pp. 141-142), alle quali la risposta pu soltanto essere: Nessuno! Nessuno!
Nessuno. E tal rimasta la risposta, tanti anni dopo. Ed allora, occorre, in luogo di tentare
impossibili restaurazioni, andare oltre. Ma per davvero. Il clima di una data epoca inalterabile.
Oggi, allordine del giorno, vi la dissoluzione, recenti eventi fanno vedere, e toccar con mano,
succhiata da uneruzione perenne, sempre fuggire, la gente scappa pur non avendo qualcosa di
particolare da fare: solo il mare calma, a Napoli. Troppi confondono le due cose, ingannandosi miseramente.
Dovremmo passare la vita intensificando le nostre energie. Questo il significato che si cela dietro le
alchimie. Rinascere (ibid., p. 49), aggiungeva. C una precisa scienza della rinascita, la pi grande del
mondo, le cui tecniche vengono rigorosamente tenute celate. (Vincolate le testimonianze, sigillate la legge
fra i miei discepoli). Questa proibizione era stata imposta alla nostra razza perch linformazione d alla
mente la sola conoscenza, e la conoscenza della mente tende a ridurre la possibilit di acquisire conoscenza
del proprio Essere (ibid.). Sosteneva che la conoscenza intera cera sempre stata, i cui resti sono le piramidi,
Atlantide, Stonehenge, gli antichi templi, e riteneva che le cattedrali erano state costruite, come poi si
sempre pi scoperto, allo scopo di elevare momentaneamente le vibrazioni dei fedeli, e che lo scopo era di
far lievitare la bassa energia delle masse per quanto possibile. Ora, ognuno, anche luomo pi ottuso,
anche limbecille pi matricolato, anche lindividuo pi lontano dalle cose superiori, se va in una chiesa
moderna non sente nulla; se invece va in una chiesa romanica o gotica sente qualcosa, si sente senza dubbio
elevato. Quello.
A questo punto giunti, va osservato quel che segue: cos come, nel processo temporale, vi sono degli
incroci, allo stesso modo, nella strutturazione di una situazione, vi sono dei gangli vitali. Vi sono dei
punti che sono di maggior importanza strutturale di altri. Quel che si suggerisce nel capitoletto successivo,
Che fare?, indica una zona sensibile, quella delle ricerche storiche, come particolarmente centrale, oggi.

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che, in caso di crisi sistemica, che si avvicina sempre di pi (la fase finale della crisi del
mondo moderno, lavrebbe chiamata Gunon), non c davvero nessuno che possa intervenire. Il
tempo ha dissolto i centri di raccolta precedenti, che potranno essere sostituiti da degli altri centri e
non dalla riedizione dei vecchi. Quali che siano. Ma lottica che si ha davanti devessere quella
reale, del nostro mondo. Sono state fatte determinate scelte, questi i risultati. Ora, occorre prenderne
atto ed andare oltre.
E, in pratica, cosa farei nelle condizioni date, senza nessun volo pindarico, se potessi avere dei
mezzi, tanto per rispondere alla solita domanda: lei parla bene, ma cosa farebbe lei che parla, eh?
Fonderei una struttura, dalla forma legale da definirsi, basata sullidea che Gunon sugger in illo
tempore: di studiare la formidabile deviazione mentale che caratterizza lOccidente moderno
[oggi non pi solo lOccidente, ma tre quarti di mondo e pi; nota mia]; per capirla in modo
completo sarebbe perci opportuno situarla nellinsieme di cui fa parte (). Si tratterebbe di un
lavoro immenso, di cui non ancora stata fatta neppure una parte (R. Gunon, Errore dello
spiritismo, Rusconi 1988, p. 391). In realt, qualcosa nel tempo stato fatto, ma insufficiente, oltre
che in ordine sparso e coperto a molti pregiudizi. Pi che altro, ci si concentrati su certi
fenomeni piuttosto che altri, perdendo di vista il quadro generale. Rimane, in ogni caso, valido
che si assiste ad un vero e proprio accaparramento degli studi storici a favore di determinati
interessi di parte, sia politici sia religiosi (ibid.). Lo scopo sarebbe stato, per Gunon, quello di
studiare la genesi della deviazione moderna, con il fine di aiutare a rettificare la mentalit
moderna. La falsificazione della storia semba chiaramente essere stata compiuta seguendo un
pano preordinato (). Su questargomento non vogliamo, almeno per il momento, essere pi
affermativi; in ogni caso si potrebbe trattare soltanto di una volont collettiva, giacch siamo di
fronte a qualcosa che va manifestamente oltre la sfera dazione degli individui singolarmente presi.
Ma pure il parlare di una volont collettiva forse solo una rappresentazione pi o meno difettosa.
Ad ogni buon conto, a meno di non credere nel caso, si obbligati ad ammettere lesistenza di un
qualcosa che equivale ad un programma in qualche modo concertato, il quale non ha evidentemente
bisogno di essere mai stato formulato in alcun documento. () () ammesso che vi sia un piano,
qualunque forma esso assuma, occorrerebbe indagare come ognuno degli elementi che ne fanno
parte possa concorrere alla sua realizzazione e come questa o quella individualit abbia potuto, a tal
fine, servire da strumento consapevole o non. E il caso di ricordare a questo punto quanto abbiamo
dichiarato a proposito delle origini dello spiritismo, ossia che ci impossibile credere che alla
produzione spontanea di movimenti di una certa importanza. In realt le cose sono ancor pi
complesse di quanto stiamo suggerendo: invece di ununica volont occorrerebbe tener conto di pi
volont diverse e delle loro risultanti; si tratta anzi di una dinamica speciale, le cui leggi sarebbero
assai curiose da stabilire. Quel che ne diciamo serve solo a far vedere come la verit sia ben lontana
dallessere generalmente conosciuta e anche solo supposta in questo come in molti altri campi.
Concludendo, quasi tutta la storia sarebbe da ricostruire su basi completamente diverse, ma
disgraziatamente troppi interessi sono in gioco perch coloro che vorranno tentar limpresa non
abbiano da superare temibili resistenze. Questo lavoro non compete a noi (); per quanto ci
riguarda, possiamo soltanto dare al proposito indicazioni ed abbozzare scorsi, e del resto unopera
del genere potrebbe essere soltanto collettiva. Comunque, si tratta di tutto un insieme di ricerche
che a nostro parere sarebbero ben pi interessanti ed utili dellesperimentazione psichica; ci
richiederebbe ovviamente delle predisposizioni di cui non tutti sono in possesso, ma noi pensiamo
che almeno alcuni le abbiano, e costoro potrebbero dirigere con profitto la loro attivit in questa
direzione. Il giorno in cui si potesse ottenere un risultato apprezzabile in tal senso, molte
suggestioni sarebbero rese impossibili per lavvenire; si tratterebbe probabilmente di uno dei mezzi
che potrebbero contribuire a riportare, in unepoca pi o meno lontana, la mentalit occidentale
sulle vie normali dalle quali essa, ormai da molti secoli, si tanto allontanata (ibid., pp. 392-393).
Lo scopo rimarrebbe quello di fare ricerche storiche particolari, ma, visto che la rettifica della
mentalit moderna ormai da tempo fuori portata, il fine sarebbe solo quello daiutare chi la
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pensasse diversamente dal pensiero dominante. Ma non diversamente in modo generico, cosa
che oggi accade sin troppo spesso con risultati senza valore, ci si riferisce a chi la pensasse
diversamente in modo strutturale. Questa sarebbe unidea con sale in zucca, visto soprattutto
che, come dimostra il caso Aril Toff, la storia, per molte diverse ragioni, divenuta una
disciplina sensibile, di faglia e border line, come suol dirsi. Chiaro che, come rilevava
Gunon in illo tempore, si pu trattare solo e soltanto di unopera collettiva, ragion di pi per
attuarla. Purtroppo, non ve ne sono in questo periodo i mezzi ed da dubitarne che ve ne siano mai.
Ad ogni modo, sarebbe un utilissimo mezzo, uno strumento per scardinare tanti equilibri
squilibrati, a favore e vantaggio di chi non sia del pensiero dominante, chiaramente.
Occorre qui ribadire che lo scopo sarebbe, in ambedue i casi, sempre dinfluir su taluni, con, per,
ben diverse possibilit di estensione oltre. Unillusione di Nietzche era sostanzialmente condivisa
da Evola, come le tante altre cose, buone e cattive: Nietzche ha perseguito unazione
macroscopica, e in genere ha posto al vertice pi lagire che il pensare. () E anche ammesso che
lazione sia desiderabile da un filosofo, perch unazione macroscopica? Se macroscopica, sar
indiretta, mentre il filosofo, o per meglio dire il sapiente, non si preoccupa delleffetto mediato.
Inoltre () banale la prospettiva secondo cui lazione acquista valore quando si estende a molti
uomini. Per un pensatore quello che conta () agire su certi uomini (Colli, Dopo , cit., p. 192).
Basta cos con queste considerazioni: se n fatta presentire qui la natura, sebbene il discorso ci
porterebbe troppo lontano. Rimane il fatto che occorre comprendere davvero il senso di queste
cose, senso che va ben oltre il mentale di un individuo, per investirne lintera natura.
Perch questa dissoluzione, potrebbe chieder qualcuno, visto che la percezione dei tempi non
affatto diffusa se non come paura semi-conscia (ed anche questo un chiaro segno dei tempi,
perch ci vorrebbe ben di pi che la paura, sentimento paralizzante)? Quando vi sono troppe
erbacce e non abbastanza querce, quando vi sono pi passerotti che aquile, pi topi che tigri, pi
granito che diamante, viene a crearsi uno squilibrio che comporta un rinnovamento della situazione
mediante il gioco delle forze naturali (Fun-Chang, Usa ci che sei, Edizioni Arista 1989, s.p.). A
quellepoca certe cose le si poteva dire con pi chiarezza. Lo stesso scritto continua dicendo: Nulla
muore. Certe forme di vita scompaiono, sostituite da altre, ma lo spirito vivente che in ognuna di
esse non muore mai. Questo punto ci porterebbe troppo lontano, a voler discuterne. Sta di fatto,
che siamo nello squilibrio detto e che tale squilibrio implica e necessita di una compensazione.
Tuttavia, tuttavia la critica non basta: essa impotente, la decadenza implica che o si hanno
soluzioni o si travolti da essa, per quanto la si critichi o la si sia criticata. E un nodo sostanziale.

III [Fuoco (Hi)]. Tornando a noi, precisamente sulla separazione razionalistica fra Apollo e
Dioniso, uno solare-buono e laltro lunare-cattivo, separazione contraria allo spirito ed
allessenza del simbolismo, sta il difetto dorigine di tutta lopera di Evola. Il solare pi buono che
cattivo ma ha in s pure un lato nefasto, specularmente laltro. Nello yin c una goccia di yang
e viceversa, specularmente: questo pi vicino al simbolismo che solare-buono/lunare-cattivo.
Qui pu essere inserita Napoli, citt apparentemente solare fermo restando che lequazione
solare = buono, lunare = cattivo, purtroppo troppo spesso seguita da Evola, falsa, dal punto di
vista del simbolismo rigoroso -, in realt vulcanica (e il Vulcano simbolizza il risveglio dei
demoni) e lunare, fondata dalla sirena Parthenia, da Virgilio il verginello, ricollegata
allarchetipo della Virgo, paritura, generatrice, feconda, ma priva del principio ordinatore:
come un ramo dai troppi virgulti e che necessiterebbe di una potatura. Ma chi pota il ramo non il
ramo. Manca il senso superiore della romanit, ci avrebbe ammaestrato, e con ragione, proprio
Julius Evola, e questo, si detto con chiarezza, fuori dallaltro pregiudizio che ingolfa lopera di
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Evola: tutto ci che romano buono e quanto extra-romano non lo . Le cose, di nuovo,
rifiutano le netti separazioni dimpianto razionalista-illuminista, dove da un lato c il rassicurante,
solare nel senso degenere, dozzinale, che ha preso il termine, Apollo, dallaltra linquietoinquietante Dioniso. Le cose non sono cos univoche. Non solo la romanit possedeva il suo lato
negativo, ma Napoli , sostanzialmente, una citt dorigine greca, e questo semplicemente
innegabile, molto pi che romana. Il mondo romano, nonostante molti problemi ed un innegabile
diminuzione e fissazione dellorizzonte tradizionale, che Gunon sottoline, giustamente, per
era portatore di un principio dordine che continua, purtroppo, a mancare a ed in quella citt ed la
radice di tutti i suoi problemi. Daltro canto, che lAverno, la Porta degli Inferi, sia cos vicina a
quella citt pure qualcosa significher, sebbene luomo moderno, per il quale tanto la Porta degli
Inferi quanto quella dei Cieli sono accomunate da una stessa indifferenza di fondo, nulla possa
sentire di tutto ci. Ma non che certi influssi spariscano perch non sorgono alla coscienza,
piuttosto si nascondo nel subconscio, che, poi, la loro posizione di maggior forza, giacch
lessere smascherati e portati alla piena luce ci chessi (tali influssi) sommamente temono.

III, 1. Questioni di metodo, 2. Leredit pi preziosa di Evola il metodo tradizionale come terza
via, che fu ci che propose Evola. Non il puro metodo simbolico dire tradizionale e dire
simbolico si apparenta direttamente -, usato da Gunon, non il metodo sostanzialmente storico,
usato dagli eruditi e studiosi moderni, ma un metodo intermedio: interpretazione tradizionale,
fonti storiche. Lo scopo di questo metodo non quello di essere inattaccabile dagli accademici,
come ho sentito dire, ma quello dessere pi convincente. Lobiezione che facevano a Gunon era
sempre: Molto affascinante, ma non convincente. Ci perch Gunon, sebbene nella pars
destruens dellOpera sua, critic molto giustamente il mondo moderno peraltro intravedendone la
finale dissoluzione, altro punto di disaccordo con Evola che, per, alla fine della sua vita sembr
tornare sui suoi passi, dallaltra parte Gunon teorizz quasi il distacco da tutto ci che storico, il
che fu un punto debole, che Evola cap subito. Senza Gunon non c Evola, ma linverso,
nonostante gli ammiratori sfegatati ed eccessivi, non possibile. Evola, dunque, comprese
immediatamente il punto debole del metodo tradizionale (non tradizionalistico-settario), in
altre parole il suo essere puramente simbolico, vale a dire che il suo punto debole era, ed , il rifiuto
della storia. Qui Evola propose la sua terza via tra il metodo storico e quello unicamente
simbolico-iconografico. Si sa bene che i moderni, non appena si parla di simbolismo, storcono il
naso, per anche vero che il metodo tradizionale, degenerato in tradizionalismo settario, coltiva
quasi unallergia verso la storia che lo rende destinato al fallimento per principio, non avendo le
capacit di supportare le sue tesi con almeno qualche dato concreto, dato concreto che, parlando
con un uditorio di non appassionati a questi temi, assolutamente necessario ed irrinunciabile
poter esplicitare. Per tirar le somme su questo problema, il metodo la terza via evoliana,
allinterno della prospettiva, che assolutamente non-politica, dipinta da Gunon, con anche,
del metodo di Gunon, lenfasi sullaspetto simbolico-iconografico, ma, stavolta, per sole ragioni
pratiche, non per una scelta ideologica, in pratica perch aggiungere alliconografia e al
simbolismo altri settori, come lepigrafia, per esempio, renderebbe lopera troppo complessa da
scriversi in tempi pi o meno brevi, quei tempio che il nostro tempo impone. Di qui viene la
scelta detta. Ma, ripeto, andiamo per al di l dellapplicazione del metodo nella terza forma,
interpretazione tradizionale conoscenza storica, sviluppato da Evola, a sole questioni particolari,
come anche chi scrive ha fatto nel libro precedente. Il libro attuale intermedio, e preparatorio.
Purtroppo, Evola, giustamente volendo riformare il metodo tradizionale in senso storicoscientifico, and verso la politicizzazione gi criticata, che lui avrebbe voluto intendere come
unapplicazione, ma che si risolse in un nuovo ghetto: e su questo si ebbe il definitivo
allontanamento da Gunon. Conviene ricordarlo: il simbolismo non ha niente a che fare con la
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politica, soprattutto moderna, in nessun senso, se non per degenerazione, come dire tirato per i
capelli. Conviene sempre ri-cor-dare questa pietra miliare posta da Gunon. Questa disastrosa
politicizzazione ha fatto, per troppo tempo, considerare di un determinato colore politico temi
culturali ben pi generali, e, soprattutto, vasti, che rientrerebbero, a pieno titolo, nella
cosiddetta storia della cultura e della civilt, lato sensu. Su questo, Evola ha compiuto un errore
madornale, che gli si perdona a stento, quali che siano i suoi giusti meriti altrove, soprattutto sul
metodo, pensato per uscire dal ghetto, ma ecco che il settarismo, cacciato dalla porta principale,
rientra dalla finestra, il tutto seguendo lubbia della realizzazione qui ed ora di qualcosa che
necessariamente deve fare il suo decorso e attendere il suo giusto tempo. Qual il senso di criticare,
giustamente, peraltro, lindividualismo che soprattutto ha devastato lItalia e reso questa societ un
poltiglia informe (Rapporto Censis 2007), quando gli si cede su di un punto solo
apparentemente secondario? Bisogna cercar di essere allaltezza di una grande idea e non cercare di
rimpicciolirla per farle seguire delle nostre esigenze, magari del tutto legittime, non discuto il
fatto personale, ma che debbono rimanere sempre ben distinte dallidea in se stessa. Ci per
salvaguardare questultima. Purtroppo, cos non stato. E se ne sono pagate le conseguenze, forse
senzaltro troppo, e tuttavia cera questerrore a monte, errore che non si pu pi tollerare. Ognuno
faccia le sue scelte.
Taluni ammiratori di Evola sogliono lamentarsi della scarsa attenzione che il mondo accademico gli
ha riservato, colpevolmente senzaltro, perch di ogni opera si pu dire che delle parti sono non
condivisibili ma soprattutto del metodo, la cosa pi vivente che ha lasciato, si pu far buon uso.
Pure lo stesso Evola ha avuto le sue grosse responsabilit, quando si intestardito a voler
realizzare, in tempi non maturi, quanto allora come oggi era impossibile (perch le cose cambiano
e la realizzazione spesso solo parziale: oggi siamo nella situazione in cui si pu cominciare a
realizzare parzialmente degli aspetti). Si vot alla politicizzazione, quindi rese il superiore schiavo
dellinferiore, cosa molto errata: i rimproveri di Gunon erano tutti esatti.
Laddove si adora unopera si stanno ponendo i germi della sua rovina. I dati fondamentali debbono
ridiventare semi attivi e non essere mummificati da unadorazione sbagliata, com stato per Evola
per troppo tempo, stretto fra detrattori ed ammiratori sfegatati. Nessuna opera pu divenire feconda
se stretta fra questi due argini troppo ripidi. La politicizzazione non ha senso, n si potuta
opporre alla globalizzazione che altro non , per Gunon, se non una fase di dissoluzione del
mondo moderno stesso. Combattere la battaglia degli Anni Settanta del secolo scorso non ha
nessun senso, n, poi, aiuter a far fronte alla dissoluzione, alla separazione, alla difficolt terribile
nel trovare un centro, diverso necessariamente, rilegato in termini di principio, ma differente
quanto a forma. Il mondo nel quale viviamo un mondo polverizzato. In esso il neocorporativismo e le identit chiuse, talvolta false, sembrano fornire unapparente soluzione. La
decadenza un fenomeno storico molto pi selettivo delle fasi despansione delle civilt. Mai
sottovalutare i nodi, per dirla con Gunon, che lo sviluppo del mondo moderno non ha fatto che
accumulare e che ora, nella parte finale della crisi del mondo moderno, si vanno esprimendo
sempre pi liberamente.
La fase attuale viene dopo quella di una lunga, lunghissima, terribile, asfissiante polverizzazioneframmentazione, che ormai un dato acquisito. In questa nuova fase si sente lesigenza di
ricercare centri aggreganti, certamente nellambito di un recupero dellidentit, ma di unidentit
aperta e non chiusa od isterico-islamizzante.
C un altro punto, importante da rilevare, che riguarda Evola. Fu spesso inferiore a quel metodo
che aveva teorizzato, perch, per aver efficacia, occorre aggiungere, al principio della compresenza
di dati storici ed interpretazioni tradizionali, che qualora si sia in presenza di dati storici (per le
epoche pre-istoriche il discorso diverso) - le interpretazioni tradizionali, non possono e non
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devono giungere a forzare i dati storici. Questo dimportanza decisiva. Ed questo,


precisamente, che rende le interpretazioni tradizionali davvero convincenti, perch svincolate da
una sorta di necessit di dimostrare, da una costrizione che le impone di stravolgere i dati per
adattarli a schemi prestabiliti allo scopo di farveli corrispondere. Allora, e solo allora, quando
avremo aggiunto al metodo terza via di Evola questa clausola di non stravolgimento, allo e solo
allora quello stesso metodo, non pi inserito in una sorta di gabbia di costrizione, pu sviluppare le
sue potenzialit, che son davvero grandi. Il pregiudizio di romanitas e paganitas, troppo spesso
come gli fu, giustamente, rimproverato da Arturo Reghini -, stravolge i dati in Evola, ne vela lo
sguardo, pur acuto, con il risultato di perdere una cosa importante a favore di una cosa minore. S,
vero che la romanitas possiede un principio dordine che difetta allItalico, neapolitanus in
testa ed in primis, assolutamente vero, ma la romanit un Primus inter pares oppure un
dictator? Questa questione non affatto secondaria. Per riassumere: occorre operare dei
cambiamenti qualitativi perch la terza via evoliana esca dal ghetto degli evolomani e divenga
un metodo reale, praticabile, influente. Non potr mai esserlo se c gi uno schema prestabilito che
ingabbia i dati e vela lo sguardo. Il simbolismo, poi, dominato dalla legge dellincrocio, come la
Croce di SantAndrea per capirci, e non come una striscia, da un lato della quale c il pi e
dallaltro il meno. Le cose non funzionano cos.

IV [Aria (Kaze)]. Torniamo allidea di fondo, interessante, valida, di Rivolta contro il mondo
moderno: scorrere, per cos dire, il flusso delle forme tradizionali e dellanti-tradizione nel corso
del tempo, dinamicamente, piuttosto che staticamente. Ma, soprattutto, c unaltra
osservazione che va fatta. Qualcuno ha osservato come nessuno ha raccolto la fiaccola di Evola in
unopra di parallela vastit, sebbene il metodo da lui additato sia stato applicato qua e l in
questioni particolari e ad argomenti specifici. La cosa non pu stupire in alcun modo, perch si pu
esser daccordo o non con le interpretazioni di Evola, ma, semplicemente come studi, i suoi
migliori (La Tradizione Ermetica, Il Mistero del Graal, e qualche altro), presuppongono una vastit
di conoscenze, di letture, non imparicchiate ma lette e digerite, che non solo non da tutti, ma
, necessariamente, di pochi. A ci si aggiungano i tempi perigliosi che si vive, che vanno sempre
tenuti da conto, il fatto che ben pochi si possono permettere di vivere di rendita, il fatto che lo stesso
materiale del quale tener conto (e basti pensare alla sola epigrafia) oggi semplicemente il
doppio di quello dellepoca di Evola (gli Anni Trenta del secolo scorso, poi vi fece delle aggiunte
ma il nocciolo duro quello rimane), e si vedr che non stupisce affatto che le cose siano andate
come sono andate, cio che, dopo Rivolta contro il mondo moderno, nessuno si sia proposto di
riprenderne lidea di fondo. E oggettivamente difficile, stante il metodo che addit lo stesso
barone siciliano (dorigini parzialmente ispaniche, come attesta il nome Evola). Di qui lidea di
ridurre lo spettro, mantenendo, per, lidea di fondo, di base. Quindi, non mera applicazione ad
un campo particolare, ma visione pi generale; scelta, per, del filo conduttore come necessario
restringimento che permette leffettiva scrittura del testo, che, in ogni caso, non sar cosa
semplice. Lepoca degli Anni trenta del secolo scorso vide molte opere, non solo quella di Evola,
trattare del tema della civilt e della sua decadenza: Spengler, Toynbee, lo stesso Saxl, che si
dedic soprattutto alliconografia, ognuno diversissimo, tuttavia centrati attorno a questo tema, che,
si sente, vuol tornare ad essere centrale. Ginzburg, parlando di Fritz Saxl a sua volta ispirato da
Warburg, il quale a sua volta fu influenzato da Nietzsche e da Burckhardt (che, a sua volta, fu tra i
pochi a lasciare una qualche influenza su Nietzsche stesso) -, ne critica certi aspetti del metodo, pur
sempre, com costume di Ginzburg, cercando per la verit di mantenere un giusto equilibrio, come
si vede quando parla di Dumzil e del problema da questultimo sollevato delle relazioni tra
mitologia germanica e Nazismo: La distinzione tra ricerca scientifica e tesi ideologicamente
motivate, tra i dati documentari e la loro interpretazione, non solo possibile ma necessaria. Essa
permette dutilizzare determinate ricerche in una prospettiva diversa da quella in cui furono
46

prodotte. In certi casi, per, quei dati documentari, per quanto viziati da opzioni ideologiche, sono
stati ottenuti anche grazie ad essi. Separare il grano dal loglio possibile soltanto mediante una
critica interna. Se ci si limitassimo, per esempio, a una ripulsa pregiudiziale dordine ideologico
() commetteremmo un grave errore (C. Ginzburg, Miti, emblemi, spie, Einaudi 1986, 2 ed.
2000, p. 233). Per tanto, troppo tempo la storia delliconografia si fatta focalizzandosi sullo
stile, visione tipicamente separativa, perdendo cos di vista il quadro generale. Per la verit,
come lo stesso Ginzburg riconosce, uno studio che ricolleghi le forme dellarte ai temi pi vasti
richiede una cultura notevole, quindi un lavoro piuttosto difficile da parte di chi scrive, che
devessere preparato ad operare connessioni inattese senza quel timore asfittico e stitico che
afferra gli accademici non appena debbano oltrepassare anche solo minimamente i loro interessi di
bottega, in unottica chiaramente neo-corporativa, dove ci si genuflette alle competenze altrui
nella presupposizione che questi altri debbano genuflettersi alle nostre, sulle quali, peraltro, va
posto senza dubbio laccento. Sar sempre unopera di pochi, la qual cosa non significa che la
Storia della cultura una disciplina clandestina ed aleatoria, che viene fuori nei momenti nei
quali si sente la necessit di operare connessioni inattese e di vedere le cose da prospettive assai
pi vaste del solito, opponendosi alla deriva inaridente dello specialismo contemporaneo. Il
programma di Saxl era quello di espandere linteresse di Warburg e dellIstituto che porta il suo
nome, il cui paradigma di studio era: lo studio delle continuit, fratture e sopravvivenze della
tradizione classica (ibid., p. 30), nel Medioevo e nel Rinascimento. Le influenze che si
esercitarono su Warburg, Nietzsche, per laccentuazione dellaspetto dionisiaco dellantichit;
Usener per limpostazione della storia delle religioni in chiave di lotta tra Oriente ed Occidente, tra
Alessandria ed Atene, tra costrizione e libert (ibid., p. 37), ne falsarono molti giudizi, perch oggi,
giustamente, si deve parlare di complementarismo dionisiaco-apollineo e di complementarismo fra
Alessandria ed Atene nella genesi di talune parti piuttosto importanti di ci che si conviene
chiamare, ma gi da tempo non sussiste pi, civilt occidentale, non vuol dire che quel metodo sia
errato. Tuttavia, la critica di Ginzburg a Saxl, che ha perfezionato Warburg, ponendo laccento sulle
complementarit, per certi aspetti, corretta, laddove individua in Saxl la circolarit. Gli esisti
delle analisi di Saxl sono convincenti, pi equilibrato, dice Ginzburg, e per il metodo da lui usato
fallace, quando ritiene di operare le sue giuste conclusioni in base allintervento anche di fonti
scritte e non solo iconografiche, ma presuppone che la deduzione si possa effettuare solo sulle fonti
iconografiche, di qui la circolarit. Essa si risolve da un lato, per lappunto, immettendo, e non
surrettiziamente, ma in modo aperto e chiaro, come faceva Evola, i dati non solo iconografici,
dallaltro, per, mantenendosi legati ai dati iconografici stessi. Fra questa Scilla e questa Cariddi vi
la retta via, peraltro molto stretta. Rimane centrale il far riferimento ai dati iconografici come
preferenziali su quelli stilistici, ai quali, al contrario, la critica dellarte continua a fare quasi
esclusivamente riferimento: A differenza dei dati stilistici, i dati iconografici costituiscono un
elemento di mediazione in equivoco tra un determinato ambiente culturale, religioso, politico e
lopera darte: in equivoco, cio obiettivamente controllabile. Non certamente un caso che ()
Warburg, e ancor pi () Saxl, insistessero su questo tipo dindagini (ibid., p. 66). E il metodo
la Sherlock Holmes, il metodo indiziario, del quale parla lo stesso Ginzburg parla in un capitolo
giustamente famoso del libro del quale qui si or ora riportato qualche passo (sebbene lo stesso
Ginzburg abbia sempre pi abbandonato le sue posizioni dun tempo a riguardo di tale metodo), ma
posto in un insieme molto vasto, che la Storia della cultura. Lo studioso del fenomeno
culturale pone il metodo indiziario, basato sul particolare, a contatto con ottiche filosofiche ben
pi vaste, nel caso di chi scrive lottica della cultura della tradizione. Dio nel particolare
(ibid., p. 35), usava dire Warburg.

V [Vuoto (Ku)]. La questione delle figure zoomorfe, come si detto anche nel precedente scritto,
pu esser chiave per la storia della cultura in se stessa. Ed questa, forse, laspetto pi
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interessante, oltre a quello prettamente storico-artistico, di queste ricerche, il cui carattere di non
finito, giova ripeterlo, voluto, giacch possono anche fungere da stimolo, per chi ne sar
interessato, anche allo scopo di riprendere in mano unidentit culturale troppo spesso
dimenticata o svalutata.
Detto tutto ci, il libro in questione, pur chiaro nelle sue basi culturali di fondo, venuto fuori
molto labirintico. Ma ne scuso con il lettore, ma, ci che vede, un decimo di ci che sarebbe
potuto essere. Per esempio, sulla questione del legame, antico, fra Sciamanesimo ed arte
animalistica, il lettore probabilmente non ha consapevolezza dellincredibile nodo di questioni
che questo solo fatto iconografico-simbolico pu potenzialmente generare. Personalmente,
come autore, sono stato costretto a semplificare moltissimo, e, con tutto ci, ne vien fuori un libro
assai labirintico. Ripeto, me ne scuso, per non potevo scendere al di sotto di un certo livello di
semplificazione, perch allora si sarebbe scesi in quel semplicismo, in quella sminuizione
degli argomenti che Gunon criticava come un errore assolutamente da evitarsi, riguardo allo studio
del simbolismo. Il metodo tradizional-simbolistico, che d uninterpretazione spirituale ai dati
simbolici, e quello storico-scientifico, come giustamente osservava Evola, si possono conciliare,
per quanto permanga la differenza di fondo, per la quale lo studioso ufficiale si contenta di vedere
nel simbolismo un portato storico, laddove lo studioso tradizionale, quandanche abbia fatto
propria la lezione del metodo evoliano che concilia linterpretazione con lattenzione scientifica
alle fonti, vi vedr sempre un fatto spirituale. E importante che il lettore sia consapevole, oltre
che avvertito, di questa differenza. Essa non riguarda per niente le regole scientifiche di scrittura
di un saggio, che sono sostanzialmente accettate dalla cultura della Tradizione nella sua veste non
volgare, non popolare, nel senso deteriore che questo termine ha preso (in tedesco si direbbe:
vlkisch), ma nella sua veste riformata. Va detto, tuttavia, dallaltro lato, che le abituali critiche al
tradizionalismo volgare (vlkisch), peraltro criticato da Gunon gi in illo tempore, mancano il
loro obiettivo. La divergenza, vera, nellinterpretazione. Il lettore devesserne avvertito, poi scelga
come crede. Scopo dellautore non fare il piazzista di determinate idee, ma, piuttosto, di farne
venir fuori le differenza. Quale delle due sar pi conforme alla Legge del Tempo (il Dharma
in sanscrito, il Fa, in cinese) non lo pu certo decidere n lautore, n il lettore, per ambedue
contribuiranno a tale Legge del Tempo. E inevitabile che vi sia la parte storica, di appoggio,
non certo scelta a caso e richiede la ricerca delle fonti. Essa necessaria se si vuole non certo
divulgare ma diffondere le idee, cosa necessaria in un mondo profondamente oscuratosi. E
vero, la grandissima parte degli uomini non eccede il lato biologico ed altrettanto vero che lo
squilibrio massimo fra coloro i quali non eccedono il lato biologico (che Colli avrebbe chiamato
individui finalistici) e quelli che al contrario eccedono, vanno oltre tale livello (nella stessa
terminologia: individui non finalistici). Ma, un tempo lontano non tanto e non solo
quantitativamente, ma, soprattutto, qualitativamente, tra le scuole dei Misteri e il grosso
dellumanit vi era una proporzione pi accettabile, ambedue erano piccoli, ma oggi lo squilibrio
grandissimo: lumanit grandissima e ci che rimane delle scuole molto piccolo. In una tale
situazione, qualsiasi cosa si faccia per la diffusione purch non sia divulgazione, cio
sminuizione, rimpicciolimento di certe idee non pu essere se non benvenuto. Infine, volendo
sintetizzare, semplificando necessariamente, la differenza fra Evola e Gunon, oltre ai due
problemi suddetti della politicizzazione e del metodo, dove nel primo qui si segue Gunon e nel
secondo si segue Evola, si potrebbe dire questo: dietro Gunon c il Medioevo, dietro Evola il
Rinascimento, dunque le tendenze verso il neopaganesimo, poi lammirazione di Nietzsche.

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Prologo

Uscii dunque da me stesso e mi guardai dattorno,


domandandomi dove e come incominciare.
(Jan Amos Comenius)

1 [Terra]. Come si detto, quel che segue il seguito ideale di Pietre che Cantano. Suoni e
sculture nelle nostre chiese (Giuseppe Vozza editore, 2007). Ora, dopo aver pubblicato quello
scritto (finito di scriversi nellautunno-inverno del 2005, ma che, in realt, come vi detto, non se
non lallargamento di un articolo apparso sulla rivista Frammenti nel lontano 1992), venendo
alla necessit di scrivere un seguito a quel volume, mi son trovato di fronte all opposto di quel che
si sarebbe potuto credere. In altre parole: in luogo di esservi pochi posti disponibili, mi son trovato
di fronte a ci che i francesi chiamerebbero embaras de richesse. Troppi posti disponibili. La
qual cosa, mi ha costretto a due scelte: ridurre le localit trattate, da un lato, e, in secondo luogo,
diminuirvi anche lattenzione, che si concentrer solo su taluni aspetti e, talvolta, per delle localit
non meridionali, si limiter necessariamente a dei cenni, cenni che, per, sono dimportanza
vitale in quanto testimoniano della possibilit destendere lindagine anche molto lontano dal punto
dinizio (che la Cattedrale di Caserta Vecchia).
Come gi detto, non ripeter le basi della ricerca, che si trovano nel volume qui sopra riportato,
pubblicato nel 2007. LIntroduzione a questo presente volume sar dedicata a qualche riflessione
pi generale, che tratter dellarte animalistica posta in relazione ai riti stregoneschi, due temi
apparentemente non collegati (come certe tematiche trattate nellultimo libro di Aril Toff, che
tante polemiche, spesso strumentali, ha suscitato. [Nella Nota di chiusura i si prosegue la
discussione partire da Pasque di sangue, di Aril Toff, edizione 2008, rivista ma vi mantiene la
tesi di base. i[i]]

Come si detto nella Prefazione, litinerario : Basiliche Desideriane, Chiese romaniche, Chiese
gotiche. Per le chiese gotiche, si scelto Napoli, forse la citt pi gotica dItalia, paese, lItalia,
che presenta molte testimonianze gotiche, per a Napoli vi il gotico francese per i Francesi. In
altre parole, Napoli la citt dove il gotico si presenta pi puro, sebbene spessissimo ricoperto dal
barocco, spagnolesco, larte dominante, assieme al neoclassico, del centro storico cittadino. Strano
che Napoli sia gotica, nulla lo direbbe, viste le abituali scemenze sulla cosiddette solarit,
insipide, disgustose trite, ritrite banalit.

2 [Acqua]. Indubbiamente, rimane la natura sostanzialmente classica e greca di Napoli, citt


che pu essere attraversata in un viaggio che parte da Iside, per passare per Virgilio (o viceversa,
come invece fa Maurizio Ponticello in Napoli, la citt Velata, Controcorrente 2007). In ambedue i
casi, per, la catena pitagorica ad avere la sua importanza, come osserv Gunon, che, per di
pi e contro gli amanti a senso unico della tradizione classica, vi ricollega il Medioevo, quando
afferma: nondimeno permesso pensare che, da Pitagora a Virgilio e da Virgilio a Dante, la
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catena della tradizione non fu senza dubbio rotta sulla terra dItalia (R. Gunon: Lesoterismo di
Dante, Atanr 2001 (ristampa identica delle precedenti edizioni), p. 17).

3 [Fuoco]. Si giunge, di seguito, sino allepoca moderna e si d, giustamente, peso ed importanza


alla Napoli sotterranea, il lato infero, e fortissimo, di quella citt. Di questo lato di Napoli fanno
parte la Magia Naturalis di Della Porta e le opere del Principe di Sansevero don Raimondo di
Sangro.

4 [Vento]. In realt, verissimo: il gotico si mantenuto a Napoli perch lo stile dominante della
citt tuttaltro, questo s, vero, barocco spagnolesco e neoclassico, insomma la dominazione
spagnola e il Regno borbonico delle Due Sicilie, che hanno segnato, de facto, la citt in modo
indelebile. Poi, il Novecento e le colate criminose di cemento che partono dalla met dellultimo
secolo, senza mai fermarsi, e che hanno alterato definitivamente non solo Napoli, ma tutta la
pianura campana, Campania Infelix. Pertanto, proprio il fatto che la citt, dopo lepoca
medioevale, abbia preso tuttaltra direzione, ha fatto s che il gotico vi rimanesse fotografato, il
che un fatto storico tanto importante quanto poco sottolineato e valutato. Se uno vuol vedere il
vero gotico, deve venire a Napoli, dove nulla lo lascerebbe presagire. E le antichit romane del
Museo Archeologico Nazionale? Eccezionali senza dubbio, per Roma meglio: le vedi in loco.
Anche Pompei meglio. Napoli famosa per queste antichit, ma ce ne sono anche altrove, inserite
in un contesto ben diverso e pi vivo, meno separate dallinsieme, spesso non museificate. Le
cattedrali gotiche, invece, rimangono nella citt vecchia. Sono inserite nel loro contesto, e non
differenza di poco conto.
Ricordiamo una cosa, per: anche il clima atmosferico era diverso, in quei tempi, la qual cosa
spiega come, spesso, questi argomenti gotici trovassero accettazione nel Sud, il quale, non
dimentichiamolo, contava una sua tradizione magistica degenerata che nasceva dalla probabile
unione di correnti provenienti dal mondo classico ed egiziano, il culto dIside, soprattutto, con
elementi dorigine nettamente germanica, longobardi e non goti (cio non proveniente dagli
Ostrogoti che rimasero in Italia). Ma, su questo, rimando allAppendice di Pietre che cantano.
Suoni e sculture nelle nostre chiese (Vozza editore), intitolata: Il Culto longobardo del capro
[tratto da un articolo apparso su Il Giornale di Caserta nel luglio del 2005].

5 [Vuoto]. Per quel che riguarda la base, anche filosofica, dellinteresse per le figure zoomorfe,
come vissute nel Medioevo, un passo, qui di seguito riportato, potrebbe aprire qualche occhio:
Linfluenza del pensiero dello pseudo-Areopagita sulla coscienza estetica del Medioevo, e quindi
anche sulla sua critica darte, risulter chiaro quando si leggano quei passi della sua opera dove il
neoplatonismo si configura non gi come svalutazione delle apparenze naturali, ma come
collaborazione della loro bellezza creata, nella quale si diffonde la bellezza incerata di Dio (R.
Assunto, La critica darte nel pensiero medioevale, il Saggiatore 1961, p. 73).

Assunto parla di allegoria, per poi correggersi ed adoperare il giusto termine: simbolismo. Il gusto
del simbolismo, tipicamente romanico, per il quale la bellezza creata riflesso di quella incerata di
Dio, indurr dunque una maniera di considerare le opere darte non come significatici di altro, ma
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come immedesimanti in s laltro (bellezza divina) e dunque come meritevoli di un apprezzamento


qualitativo che investir non solo le espressioni naturalistiche, ma anche quelle teratologiche
[ovvero: le figure zoomorfe; nota mia] (le quali susciteranno a suo tempo lo sdegno di Bernardo di
Chiaravalle). () Esistere vuol dire partecipare, sia pure in grado infimo, della gerarchia, dunque
della bellezza (ibid., p. 75). Il gusto per i mostri romanici, secondo Assunto, stato promosso da
talune pagine dello Pseudo-Areopagita. In realt, ci che si pu dire che il filtrare del
neoplatonismo nel Medioevo ha favorito la penetrazione del gusto dellarte animalistica, le cui
radici, per, sono assai pi profonde e vanno assai pi lontano in termini temporali. Non c, per,
alcun dubbio che lAreopagita abbia favorito laccoglimento di tale gusto, alieno ad un Bernardo di
Chiaravalle, che, sebbene cristiano anchegli, era tuttavia piuttosto lontano dal neoplatonismo
cristiano, dallunione fra paganesimo e Cristianesimo che caratterizza questarte nel Medioevo,
alla cui radice vi lassimilazione dei simboli pre-cristiani da parte del Cristianesimo4[4].
4[4] A proposito del fatto che, nel Medioevo, diversamente da come spesso si reputa, i residui cosiddetti
pagani siano rimasti a lungo, cfr.: Alain de Benoist, Tradizioni dEuropa, Controcorrente 2006, un libro
davvero molto importante perch raccoglie, quasi come un vademecum, la gran parte del patrimonio
folkloristico europeo, interpretandolo e collazionandolo per temi. Talune di queste tradizioni dEuropa
son perdurate fino alla soglia del mondo contemporaneo, e, come relitti, permangono qui e l. Per esempio,
le tradizioni del maggio, lAlbero di maggio: In quanto festa comunitaria, il 1 maggio lascia ampio
spazio allelemento vegetale, rappresentato principalmente dallAlbero di maggio che () in qualche
modo lequivalente dellalbero di Natale. Lusanza dellAlbero di maggio (o, pi semplicemente, il
Maggio) estremamente antica e affonda le sue radici nel paganesimo. Lalbero il simbolo della vita. E,
in senso proprio, lalbero della vita analogo allalbero del mondo cui gli antichi germani davano il nome
di Yggdrasil. La festa del 1 maggio, che inizia la notte del 30 aprile, comprende il taglio e linstallazione
dellalbero, la decorazione e il ricorso sistematico ai vegetali e al fogliame, poi, nel corso della giornata,
canti, danze, giochi e concorsi, come pure lincoronazione della regina di maggio (ibid., p. 192). Non vi
era solo la regina di maggio (o del Maggio), vi era pure il re del Maggio, che, in antico, veniva
sacrificato per la fecondit del raccolto, tant che nel film The Wicker Man, quello originale del 1973 e
non il remake del 2006, deludente, narra degli abitanti di un isola scozzese, Summerisle (Isola dEstate),
che, a causa del cattivo raccolto del 1972, decidono di ritornare in massa al paganesimo e di sacrificare un
casto, che non comprende la ragione del suo arrivo l, ma che la comprender solo alla fine: un
investigatore della polizia scozzese. Recitato con accento scozzese, con la r italiana o spagnola, e con
lottimo Christopher Lee, attore della vecchia scuola inglese, pur essendo di serie B, come suol dirsi,
non male nel saper rendere latmosfera, soprattutto lattrattiva che il paganesimo esercita sul devoto
cristiano investigatore scozzese, paganesimo difeso dal lord locale, interpretato da C. Lee. Linvestigatore
scozzese un fervente cristiano, ma sente lattrattiva di quelle forze: dove il film raggiunge il suo scopo
precisamente nel saper rendere questattrazione del paganesimo e, tuttavia, il rimanere cristiano da parte
dellinvestigatore. Alcune parti ricordano davvero altri tempi, si sente latmosfera di quelle che dovevano
essere le feste del Maggio, delle quali rimane qualcosa anche in Italia, come per esempio ad Accettura
(provincia di Matera). Oggi si tenta il recupero di queste cose, da qualche parte, ma senza lo spirito:
come se la Terra non parlasse pi agli uomini, richiusi nelle loro gabbie di plastica, signori del
telefonino e sostanzialmente schiavi del sistema tecnico, dove la percezione effettiva della Natura come
Potenza, avrebbe detto Evola, del tutto inesistente. Nulla lo denuncia di pi del remake del 2006, che
completamente incapace di costruire latmosfera giusta per un film del genere, risolvendosi solo in un film
horror, cio in un film di genere, privo di risonanze, che non riesce a raggiungere un klimax in cui
due visioni del mondo si confrontano, seppur in modo indiretto e solamente filmico.
Sulla versione originaria del 1973, vi un articolo su Wikipedia (in inglese, approfondito):
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Wicker_Man. Un interessante articolo, in inglese, intitolato The Wicker
Man: the Return of the Pagan World (1973 edition) si trova al seguente link:
http://www.philipcoppens.com/wickerman.html; tale articolo critica molto, nella sua parte finale, il remake
del 2006. Infine, un articolo che pone a confronto il ricco apparato di riferimento a simboli pagani
delledizione del 1973 e il pi povero e new age e pseudo-neo-druido del remake del 2006, :
http://www.pretanicworld.com/TheWickerMan.html. In ambedue le edizioni, in ogni caso, il Maggio vi

51

Qualche commento sul Medioevo nella nota a pie pagina qui sotto5[5].

centrale. Quanto a C. Lee, attore principale delledizione originale (dove vi recita in perfetto inglese e non
con il forte accento scozzese di tutti gli altri con leccezione della protagonista femminile, unattrice
svedese): Il conte per eccellenza della settima arte, per ironia della sorte, nasce davvero nobile col nome di
Christopher Frank Carandini Lee. Ha origini italiane, intellettuale profondo, appassionato di storia dellarte
e di letteratura, ma soprattutto ha saputo attraversare trasversalmente il cinema. Ha oltre 250 film al suo
attivo, ma nellhorror che ha raggiunto il suo azimut (Luigi Pach, Osservatorio sherlockiano, in
Sherlock Magazine n9, Basil di Baker Street, giugno 2007, p. 99).

5[5] Opere generali sul Medioevo alle quali si pu fare utile riferimento: G. Duby, Il Medioevo, da Ugo
Capeto a Giovanna dArco, Laterza 1993. Anche: J. Le Goff, La civilt dellOccidente Medievale, Einaudi
1999. Molto interessante di questultimo autore, sebbene breve (ma denso), : Il Dio del Medioevo, Laterza
2006. Bello ed illustrato: A. Barbero Chiara Frugoni, Medioevo, Laterza 1999. Per entrare nellatmosfera
di quel periodo, fondamentale la ripubblicata Cronaca di Rodolfo il Glabro, Storia dellAnno Mille,
Europia 1991. Sullaspetto cosiddetto fantastico del Medioevo, che entra molto a proposito con la Cronaca
di Rodolfo il Glabro, cfr.: Jurgis Baltrushaitis, Il Medioevo fantastico, Adelphi 1973. Sugli animali
fantastici ed i mostri, le figure teratomorfiche, si pu dire che durarono fino a Jeronymus Bosch, che
ne fu sia il fuoco finale che una versione tra le pi sulfuree, cfr.: Bosch, ArtBook Electa Il Giornale
2005; e: Anthony Bosman, Bosch, Edizioni Paoline 1969.
Dal punto di vista del clima spirituale, lo studio di J. Le Goff (in realt, una conversazione) consente
qualche puntualizzazione: Innanzitutto una precisazione di ordine semantico: nostro punto di partenza sar
la tarda antichit, espressione che preferisco rispetto a quella di Basso Impero o di Alto Medioevo. Ritengo
() si accordi meglio () al fatto che avvenimenti la cui influenza sar decisiva penso ad esempio al
concilio di Nicea del 325 in cui viene adottato il primo Credo, il Simbolo apostolico faranno sentire i loro
effetti solo poco alla volta: nel campo delle credenze non assistiamo quasi mai a rivoluzioni, ma piuttosto ad
evoluzioni pi o meno profonde e pi o meno rapide. La tarda antichit il periodo in cui il Dio dei cristiani
diventa il Dio dellImpero romano. Divinit orientale, questo Dio riuscito ad imporsi in Occidente. Occorre
immaginare i primi gruppi di cristiani al modo di una setta, che fa delle conquiste e vede aumentare il
numero dei propri seguaci. Nel II e III secolo questi gruppi vengono inoltre favoriti dalla crescente attrattiva
esercitata dalle divinit e dai culti salvifici: a carattere terapeutico, simili culti si prendono cura nello stesso
tempo della malattie del corpo e dellanima e dellesistenza umana. In questepoca inquieta il dio Esculapio
ad esempio acquista una grande importanza negli ambienti militari, mentre gli eserciti romani, che si
spingono sino ai confini della Persia, entrano in contatto con il culto di Mitra. Al contempo, gli imperatori
che tentano di organizzare attorno a talune famiglie, a taluni ambienti, dinastie maggiormente solide, non
riescono pi a trovare nella religione romana il sostegno di cui hanno beneficiato sin dallepoca di Augusto.
Giunge allora, con leditto di Milano (313), la decisione dellimperatore Costantino: non soltanto la nuova
religione verr tollerata, ma egli affider al Dio dei cristiani la propria salvezza e quella dellImpero. ()
Meno di un secolo dopo, nel 392, Teodosio fa del Cristianesimo la religione di Stato. Assistiamo cos, nel
corso del IV secolo, alla trasformazione del Cristianesimo da religione perseguitata in religione di Stato, ed a
quella di un dio rifiutato in un Dio ufficiale.. gli uomini e le donne che vivono nellEuropa occidentale
passano dunque, nel giro di qualche decennio, dal culto di una molteplicit di di ad un Dio unico (J. Le
Goff, Il Dio del Medioevo, Einaudi 2006, pp. 5-6-7-8). Ancora: La resistenza della religione pagana grecoromana stata estremamente ridotta. La troviamo solo tra le lite intellettuali e soprattutto, sembrerebbe, a
Roma, che era insieme il centro della cultura e della politica romana. Ci nonostante, linizio del V secolo ha
conosciuto una reazione pagana legata al nome di Simmaco. Il culto del nuovo Dio ha incontrato resistenza
non tanto negli antichi di pagani quanto nella magia e in ci che il Cristianesimo avrebbe definito
superstizione culto degli alberi, delle sorgenti e che, in sordina, sarebbe pi o meno proseguito per tutto il
Medioevo. Sono gli unici limiti di cui occorre tuttavia tener conto al dominio del Dio cristiano. Si tratta
di credenze, e talvolta di pratiche, rurali, ma non va dimenticato che nel Medioevo il 90% della popolazione
viveva nelle campagne (ibid., pp. 8-9). Questo un punto molto ma molto importante: la sopravivenza,

52

diffusissima, del magismo rurale che origina sia dal mondo classico, sia dalla parte germanica, per tutto il
Medioevo; inoltre, il fatto, difficilmente comprensibile nellepoca presente dove le citt sono spesso i luoghi
dove si accentrano le masse, il fatto che il 90% della popolazione viveva nelle campagne. Pertanto:
rimaneva molto del paganesimo, ma in stato di pi o meno accentuata degenerescenza magistica, pur
perdurando, a lato e diversa da quella popolare, un magismo colto, diverso da quello popolare, che
avrebbe potuto costituire il milieu del futuro neopaganesimo della fine del Medioevo e di parte del
Rinascimento (parte soltanto).
Venendo ad un altro aspetto importante del Medioevo, occorre rilevare che, ben lungi dallessere una fase
dimmobilismo, come un perdurante pregiudizio suole ritenere, il Medioevo vede una gran capacit di
movimento. In Europa, il manente era colui che restava sul posto, che manebat. Tranne il servo legato alla
gleba, tutti si spostavano. () Ancor prima che iniziassero le Crociate, che lavrebbero reso pi frequente, il
viaggio oltremare era sempre stato effettuato da folle dalle quali emergono alcuni nomi, per esempio
santArculfo (VII secolo), Villibaldo (VIII secolo), Bernardo (IX secolo), Saewulf di Worchester (IX
secolo) (J.-P. Roux, Gli esploratori nel Medioevo, Garzanti 1990, p. 19). Con lepoca delle Crociate e la
fase despansione del Basso Medioevo, questa capacit di spostamento crebbe e soprattutto il mercante vi
diviene una figura di riferimento, spesso anche esploratore (allepoca le due cose non erano ben distinte). In
realt, c di pi. Nel Medioevo dopo lanno Mille si avuto linizio del germe della modernit;
sinnescava la rotta verso il processo che avrebbe portato alla Grande Implosione (P. Thuiller: La
Grande Implosione, Asterios (Trieste) 1997). Il termine Implosione preso da Jean Baudrillard e i suoi
studi della fine degli anni 70 (Dimenticare Foucault, pamphlet, e Allombra delle maggioranze silenziose;
anche: J. Baudrillard, Il sogno della merce, Lupetti 2007, riedizione senza modifiche dellopera del 1987:
sebbene centrata sulla pubblicit, in realt si tratta di unutile antologia). Secondo Baudrillard, non avrebbe
potuto esserci un passaggio morbido dal mondo esplosivo a quello implosivo, ma, poich dai mondi
tradizionali a quello dellesplosione si passati con la violenza, molto probabilmente anche dallesplosione
allimplosione il percorso non sarebbe stato n semplice, n tanto meno lineare o indolore. Criticando le
visioni di tanti che vogliono vedere nel Medioevo loscurit, nel Medioevo accadde ci che Thuiller
chiama La Grande Mutazione urbana. Non solo si riformarono le citt, ma esse si autonomizzavano come
non era successo n a Roma n in Grecia, n in Cina. Si rompeva la relazione armonica citt-campagna, e
nasceva il borgo come presenza autonoma: nasceva il borghese. Nasceva pure la politica moderna come
gestione degli interessi, soprattutto mercantili. Si osservi come lOccidente abbia storicamente fatto del
libero commercio e del libero scambio la sua bandiera. Il borghese aveva una concezione economicistica
ed utilitaristica della politica fin dallinizio. Fondamentale unaltra figura che nasce solo con il Medioevo:
lingegnere, le cui esigenze ed i cui scopi sono sostanzialmente pratici. Ben lungi dallessere lepoca di
oscurantismo che si crede, proprio con il Medioevo che nasce il sistema tecnico, un tutto integrato
dinvenzioni o adattamenti dinvenzioni, che fecero esplodere la produzione medioevale sino alla Grande
Peste. Com noto, la Grande Peste fu evento importantissimo dal punto di vista culturale, perch contribu
non poco a spingere lOccidente su di una via allora solo iniziata e che, teoricamente parlando, si sarebbe
anche potuto almeno controbilanciare. La scienza moderna una tecno-scienza sin dallinizio. La scienza
pura appare soltanto con la seconda met dellOttocento, se si eccettuano campi tutto sommato ristretti e
minori come lastronomia o la zoologia. La scienza cosiddetta pura come un cane di paglia quando la
scienza moderna fa qualche applicazione pericolosa (cio, spesso). Se lapplicazione buona, allora la
scienza tutta che ne beneficia, se invece non lo , allora la scienza pura buona e la cattiva la
tecnologia, inevitabilmente asservita ai grandi interessi dei potentati globali. In realt, la scienza
moderna ha come scopo costruire delle applicazioni, la teoria meramente di contorno e per questo spesso
modificata. Alla persona comune si pu raccontare quel che si vuole, perch non ha la cultura necessaria per
comprendere di cosa effettivamente si sta parlando, al massimo possono avere un atteggiamento di
lontananza e scetticismo, o disaffezione. Ma non che capiscano: essi si ritrovano esclusi da una vera
riflessione, da una vera discussione. (...) In concreto si trovano in una situazione di credenti (ibid., p. 307).
Diceva Claude Bernard (scienziato del XIX secolo, ma le cui frasi critiche contro la scienza moderna sono
state pubblicate soltanto alla met del XX secolo...!): Giacch la scienza offre spesso loccasione di dire le
pi grandi baggianate senza che il pubblico se ne accorga. Lunione tra il borghese - mercante e/o
imprenditore - e lingegnere costituisce la costellazione nascente della modernit, dove leconomia sinnerva
in un sistema integrato di relazioni tecnologiche. Questa la modernit. Decisiva in tale situazione di
nuovo la componente culturale: il cedimento della Chiesa di fronte a tale costellazione di valori

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Per quel che riguarda un breve commento introduttivo sulla relazione tra il simbolismo delle
cattedrali e quello massonico, si rimanda di nuovo alla nota qui sotto6[6].

produttivistici. Questo il punto. Quando questo avviene, pian piano la modernit, in realt nata
nellautunno del Medioevo, sarebbe potuta esplodere. Il suo modello esplosivo, ma, non potendo
espandersi per sempre, ad un certo momento, per potersi mantenere, deve implodere. Solo in tal modo pu
ritrovare lo spazio di cui ha necessit vitale ma che, precisamente a causa della sua stessa espansione, viene a
diminuire o a mancare. Ad ogni modo, il contributo della scienza islamica alla genesi della scienza moderna
stato posto in luce da Grant (cfr.: Edward Grant, Le origini medievali della scienza moderna. Il contesto
religioso, istituzionale e intellettuale, Einaudi 2001, p. 137), laddove parla di scienza greco-arabo-latina
per la scienza del Medioevo, senza la quale non vi sarebbe potuto essere la scienza moderna. Ci non toglie
che la scienza moderna sia sorta come una specie di degenerazione, a suo modo espansiva, come segnalava
Colli: Nella storia della scienza moderna non sono segnalati atti eroici. Si confronti Galileo con Bruno, di
fronte al pericolo. Gi Leonardo serviva i principi, con le sue macchine belliche. Lo scienziato stesso
pretende di vivere per la conoscenza. La realt pi modesta, si tratta della ricerca di u cantuccio in cui
sentirsi sicuri (). Ormai tardi per sperare in un rovesciamento delle cose. Agli scienziati moderni non
ancora venuto in mente ci che era ovvio per gli antichi: che bisogna tacere le conoscenza destinate ai pochi,
che le formule e le formulazioni astratte pericolose, capaci di sviluppi fatali, nefaste nelle loro applicazioni,
devono essere valutate in anticipo in tutta la loro portata da chi le ha ritrovate, sottratte alla pubblicit. La
scienza greca non raggiunse un grande sviluppo tecnologico perch non volle raggiungerlo [si potrebbe
aggiungere lo stesso di certi settori della scienza islamica in lingua araba; nota mia]. Tacendo, la scienza fa
paura allo Stato, e n rispettata. Lo Stato pu vivere, combattere, potenziarsi solo con i mezzi offertigli dalla
cultura: esso lo sa perfettamente (G. Colli, Dopo Nietzsche, Adelphi 1979, p. 55). La conoscenza greca
antitecnologica e antiutilitaristica, poich la cultura era fondata sul gioco. Perci i sapienti non divulgarono
la scienza, non la consegnarono allo Stato (ibid., p. 156). Questo carattere di antiutilitarismo parzialmente
si mantiene nella scienza islamica in lingua araba, e, ancor meno, in quella latina, dove limpulso
utilitaristico cresce, per divenire sempre pi dominante dal Rinascimento e dal XVII secolo. Pertanto, la
scienza greco-arabo-latina, perch cos fu, in ambito soprattutto latino ha subito una torsione, un
reindirizzamento a favore dellutile, il che lha resa facilmente usabile dallo stato, che lha piegata ai suoi
fini, e, dopo lo stato, i grandi potentati economici, stati nello stato. A questo punto, chiaro che, additando
il Medioevo come parallelo, Gunon intendeva questo: era il modello giusto, da riadattare e modificare alla
bisogna, per poter riuscire a riutilizzare la civilt moderna fermandola dallinterno. Questo era lo scopo
delllite intellettuale occidentale, dove intellettuale non significa intellettivo, mentale, bens
spirituale. Lidea di Gunon era che un gruppo ristrettissimo duomini - dotati duna sensibilit spirituale
assolutamente fuori del comune (ed questo un punto del quale pochi sono stati e sono consapevoli) avrebbero caricato su loro stessi lintero peso, operando un cambiamento di rotta, che, come prima cosa,
si doveva basare sul Ritorno al Centro Supremo, e, dopo, in una realizzazione discendente (cfr. Gunon:
Iniziazione e Realizzazione spirituale, Edizioni Studi Tradizionali 1967), cambiare la rotta della societ.
Anche questo secondo punto non sarebbe stato certo una bazzecola, perch avrebbe implicato il trovare
sponda per lo meno nella Chiesa cattolica, la qual cosa appare oggi pi che mai chimerica. Quando lo stesso
Gunon si rese conto, e in tempi non sospetti, dellimpossibilit di trovare sponda nella Chiesa cattolica,
ecco che abbandon il progetto e scrisse dellinevitabile processo che doveva portare alla fine dellattuale
ciclo umano, processo per che, a sua volta, doveva necessariamente passare per le Forche Caudine del
Regno dellAnticristo (Regnum Antichristi) succeduto al Regno della Quantit nella cui fase di
dissolvimento (anchessa prevista da Gunon) noi, da tempo, ormai, viviamo e siamo.

6[6] Notiamo, per incominciare, che la distinzione tra Massoneria operativa e Massoneria speculativa ci
sembra dover essere intesa in un senso completamente diverso da quello che le si attribuisce abitualmente.
Quasi sempre, in effetti, simmagina che i Massoni operativi fossero solo dei semplici operai o degli
artigiani, e nulla di pi o daltro, e che il simbolismo dai significati pi o meno profondi sia sopravvenuto
abbastanza tardi, solo in seguito allintroduzione nelle organizzazioni corporative di persone estranee allarte
del costruire. Non per questo il parere del Bdarride, il quale cita un numero relativamente grande
desempi, in particolare nei monumenti religiosi, di figure dallincontestabile carattere simbolico; in special
modo, egli parla delle due colonne della Cattedrale di Wrtzburg, le quali provano egli dice che i

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massoni costruttori del secolo XIV praticavano un simbolismo filosofico, il che esatto, a condizione per
la cosa ovvia dinterpretarlo nel senso di filosofia ermetica, e non nellaccezione corrente, secondo cui
si tratterebbe soltanto della filosofia profana (). Gli esempi si potrebbero moltiplicare indefinitamente; la
pianta stessa delle cattedrali eminentemente simbolica, come gi abbiamo fatto notare in altre occasioni; e
si deve poi aggiungere che, fra i simboli in uso nel Medio Evo, oltre a quelli di cui i Massoni moderni hanno
conservato il ricordo anche se non ne capiscono pi il significato, ce ne sono molti altri di cui non hanno la
minima idea (R. Gunon, A proposito dei costruttori del Medio Evo, in Rivista di Studi Tradizionali
nn. 54-55, cit., pp. 8-9, corsivi e grassetti miei). Il messaggio duplice: da un lato, nelle cattedrali vi del
simbolismo che, di seguito, il Massonismo avrebbe conservato, dallaltro vi del simbolismo che il
Massonismo non avrebbe conservato. Altra osservazione importante: anche dei simboli che la Massoneria ha
conservato, non ne comprende pi il senso. Questo rientra nellinesorabile processo di decadenza che ha
avviluppato, da tempo, la Massoneria, processo di politicizzazione magari in senso inverso a quello
dellIslamismo integralistica o del cosiddetto Opus Dei cattolico, per che ha sortito lo stesso effetto,
lalterazione irrimediabile del senso e delle finalit. Il punto, per, che non tutta la Massoneria, non tutto il
Massonismo (movimento di pensiero ruotante pi o meno attorno alla Massoneria), in origine, era come poi
divenuto, e tale processo di decadenza suona come monito terribile alle decadenze, alle deviazioni che,
sempre possibili, avvengono anche in ambito iniziatico, nonostante gli stolti pregiudizi di certuni. Altra
precisazione importante: qui, in questo libro, ma soprattutto nellIntroduzione che segue, si trattato e si
tratter della parte di simbolismo dorigini non-ermetiche, dunque che non rientrer nel Massonismo,
presente nelle cattedrali. In nota la passo appena riportato di Gunon, questultimo scriveva: Abbiamo
recentemente avuto lopportunit di rilevare, nella Cattedrale di Strasburgo e su altri edifici dellAlsazia, un
numero rilevante di marchi di tagliatori di pietra che risalgono ad epoche diverse, dal secolo XII fino agli
inizi del XVII; molti fra questi marchi sono interessantissimi; in particolare abbiamo ritrovato lo swastika, al
quale Bdarride allude, in una delle torrette del campanile di Strasburgo (ibid., p. 9, nota n. 1). E uno
spunto per eventuali seguenti ricerche, cui aggiungerei altre zone, precisamente in Normandia, come per
esempio lAbbazia di Jumiges, vicino alla citt di Rouen.

55

Note introduttive su Desiderio di


Montecassino

Desiderio da Montecassino promosse la costruzione di molte importanti chiese, che segnarono uno
stile. Chi era Desiderio da Montecassino? Qualche breve nota introduttiva pu esser necessaria.
Come si sa Desiderio svolse la sua opera soprattutto come abate di Montecassino fino al 1085,
anno nel quale fu eletto papa, succedendo a Gregorio VII col nome di Vittore III7[7] (). Sono
tuttavia gli anni settanta dellXI secolo quelli nei quali si dispieg la parte pi importante della sua
attivit, mentre, com noto, le cattedrali di Caserta e di Sessa sono ascrivibili alla prima met del
XII secolo, un periodo diverso (). Occorre dire che tutti gli interventi, che peraltro presentano
talvolta su singoli aspetti pareri anche diversi e contrastanti, concordano invece fortemente su
questo giudizio, che cio con Desiderio che nasce una nuova fase espansiva delledilizia sacra e
un nuovo corso nella storia cassinese. Quatto processo ha inizio nel 1071 con la realizzazione della
grande basilica di Montecassino, prosegue lanno dopo con la dedicazione di SantAngelo in Formis
e continua nei decenni successivi, molto tempo dopo la scomparsa del suo inventore, nel Casertano
e in tutta lItalia meridionale. Ci che ci autorizza a fare riferimento in maniera diretta alla figura
del grande abate, per quanto attiene a questa fase di sviluppo che prima di essere architettonica ed
edilizia religiosa e culturale dato dal fatto che il modello di basilica introdotto da Desiderio ,
viene riproposto con grande fedelt negli edifici sacri in una vasta area, non solo nelle piante e negli
schemi costruttivi, ma anche negli arredi interni e nelle scelte artistiche, ed operante pienamente
nel corso del XII secolo (Introduzione di Felicio Corvese ad: AA.VV, Desiderio di Montecassino
e le Basiliche di Terra di Lavoro, LAperia 1999, pp. 7-8). Tale rivoluzione cultural-artistica, nella
quale le maestranze bizantino-orientali avrebbero avuto un ruolo importante, come gusto, ma
tendenzialmente unificate con il gusto animalistico normanno, inizia nel XI secolo e si compie,
pienamente, nel XII, con Caserta Vecchia e Sessa Aurunca, studiate, dal punto di vista
schneideriano, chiaramente, nel volume precedente.

7[7]
Cfr.:
http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Vittore_III.
E,
in
inglese,
anche:
http://www.catholicity.com/encyclopedia/v/victor_iii,pope_bl.html. Va precisato che, dal punto di vista
teologico, Vittore III un papa importante poich lui ha posto laccento sul giudizio particolare, vale a dire
sul giudizio di ogni anima post mortem, che non coincide con il Giudizio Universale, che avviene dopo la
fine dei tempi. E interessante notare un punto importante: Per tutto lalto Medioevo i racconti sugli spiriti
sono rari. Una concezione ancora profondamente dualistica lascia loro poco spazio, tra le apparizioni di Dio
e, soprattutto, dei santi e degli angeli, e quelle del diavolo e dei demoni. Per lungo tempo i racconti degli
spiriti si librano con difficolt dallagiografia (Jean-Claude Schmitt, Spiriti e fantasmi nella societ
medievale, Laterza 1995, pp. 39-40). In realt stato lasse riformatore, Roma-Cluny, che ha sviluppato le
basi dei successivi racconti di tal genere: Gli opuscoli e le lettere di Pier Damiani (1007-1072) offrono ()
racconti riferiti a proposito di spiriti. Non laustero eremita di Fonte Avellana che si ritrova in questi scritti
ma () il cardinale vescovo di Ostia, il campione della riforma della Chiesa, lammiratore e il difensore
ardente di Cluny. Egli si prodiga senza risparmio per il successo della riforma universale voluta a Roma. A
tutti papa, imperatore, vescovi, abati, semplici monaci scrive per giudicare, condannare o consigliare, e si
serve frequentemente () di racconti dei quali garantisce lautenticit. Dunque, egli parla degli spiriti in una
lettera indirizzata ad un certo monaco (), e in due opuscoli inviati allabate Desiderio di Montecassino
(ibid., p. 88). S, ancora una volta lui, labate Desiderio di Montecassino, che fu, per molti aspetti, quasi il
perno dellepoca.

56

Dal confronto tra le architetture e le diverse stratificazioni, che i numerosi rifacimenti e restauri
hanno determinato (), non solo emerso un quadro pi stimolante ed articolato degli sviluppi e
delle varianti che larte romanica subisce nel tempo nel Casertano, ma hanno acquistato maggior
rilievo sia lampiezza e limportanza dellintervento edilizio complessivo, sia lestensione e la
profondit delloperazione culturale ed artistica (nella realizzazione degli arredi e delle decorazioni
vi la partecipazione di maestranze largamente mediterranee) che la Chiesa riformata [da Gregorio
VII] e i Normanni sviluppano. Tale intensa attivit coincide con il rilancio dellattivit ecclesiale
promossa da Montecassino in quella particolare temperie storica che vede lavvio di una fase
decisiva di rinascita della societ meridionale favorita dal nuovo accordo tra signorie normanne e
Chiesa realizzatasi progressivamente nel Sud dItalia proprio a partire da Terra di Lavoro. Si tratta
di una fase di ripresa complessiva assai importante in Italia, la pi importante in ordine di tempo
dopo la rinascenza carolingia (). LAbate Desiderio, amico e collaboratore del papa Gregorio VII,
avvi con concreti atti una politica di distensione nei confronti dei Normanni che valse, nel giro di
poco tempo, a determinare un rovesciamento delle alleanze e la creazione di una solida intesa della
Chiesa con il nuovo potere politico che si andava affermando nel Mezzogiorno (ibid., p. 8).
Questo un punto decisivo ed il punto di partenza. Desiderio di Montecassino inaugura una fase,
prima culturale, poi anche architettonica, che verr modificata ed arricchita, ma che seguir il suo
modello. Son dette desideriane, in modo particolare, le basiliche di SantAngelo in Formis, San
Pietro ad Montes, San Vincenzo al Volturno, Santa Prassede a Roma, che si trova inclusa nel nostro
elenco iniziale per questo preciso motivo8[8]. Una costruzione meno nota, perch andata in rovina,
che labate Desiderio fece costruire fu quella di Campodimele. Il nome Campodimele deriva
evidentemente da Campus Mellis, ossia campo di miele, perch un tempo nel promontorio ove
8[8] Interessante, su di un tema pi specifico, questarticolo: Pasquale Raimo, La scultura nei territori della
Campania del Nord nellXI secolo: i rapporti con la Montecassino desideriane, in, a cura di Ugo Zannini,
Paesaggio storico archeologico ed arte della Campania settentrionale, Comune di Falciano del Massico
2006, pp. 89-108. Molto belle, anche se piccole, le foto di capitelli della parte finale. Si riporta pure la lastra
dAversa da me studiata, in breve, in Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle nostre chiese, Vozza editore
2007. Comunque, tutto il libro contiene delle cose interessante, anche se assai specifiche, come, di Lidia
Falcone, Un inedito vaso a figure nere nel museo archeologico di Madrid, fra le poche cose davvero etrusche
provenienti da Capua; molto interessante, perch si ricollega allAntinoo dellimperatore romano Adriano, di
Anna Clara Velletrisco, Brevi note ed osservazioni sul Genius theatri di Sessa Aurunca; di Ugo Tannini, Le
presenza benedettine nella diocesi di Calinulum in epoca medioevale; di Silvio Ricciardone, Il sacello
mosaicato dellex-Cattedrale di Carinola. Genesi e sviluppo architettonico: si ricorda che si tratta di uno fra
i non molti ritrovamenti davvero paleo-cristiani nel Sud e fuori Roma; di Valeria Di Fratta, Affreschi
medievali nella chiesa di S. Biagio extra moenia a Castel di Sasso.
Altro tema poco frequentato, ma molto interessante, riguardo a Montecassino quello del canto liturgico
beneventano, del quale non rimane molto, ma sufficientemente per valutarne la parentela con quelli
ambrosiano, romano e gregoriano, fra delle rilevanti differenze, soprattutto riguardo alle melodie, che sono
di solito pi ornate e melismatiche di quelle ambrosiane, e nessun canto dintroito in una qualsiasi delle
liturgie europee si avvicina, in termini di lunghezza o despansione melodica, allingressa pasquale
beneventana Maria vidit angelum (Alejandro Planchart, Le tradizioni del canto liturgico nellEuropa
occidentale, in: Enciclopedia della Musica, vol. I La musica europea dal gregoriano a Bach, Einaudi/ Il
Sole 24 Ore 2006, p. 56). La modalit del canto beneventano lontanissima dal sistema ad otto modi del
canto gregoriano. Vi sono due note finali, sol e la, e tre note per la recita, do, re e mi, ma non esiste un ben
preciso profilo melodico per le musiche che terminano con luna o con laltra delle due note finali () il
senso complessivo del canto beneventano quello di una musica premodale che non stata ancora sottoposta
ad una classificazione sistematica. Nei brani pi lunghi, le formule generatrici della melodia sono spesso
combinate in modo tale da formare tendenzialmente uno schema di ripetizioni melodiche su larga scala.
Lesempio pi notevole forse quello delle smisurate ingressae per la Pasqua (ibid., p. 57).

57

oggi sorge il paese vi era unabbondante produzione di miele (Aldo Lisetti Lidia Scuderi,
Campodimele. Il paese della longevit, Cipes (Latina) 1987, p. 35). Lo specifico riferimento a
detto insetto riaffermato, inoltre, nel nome della contrada Cupara, che nel dialetto locale vuol dire
cupo alveare. (...) Possiamo anche rilevare che il riferimento a speciali condizioni della fauna
dimostrata dai seguenti altri nomi attribuiti a varie localit della zona: Campolevole e Campolevore
(campo della lepre), Sceprano o Scerpi (da serpi) nel comune dItri, e Colle Ursillo, cos come
veniva chiamata la stessa Campodimele nei tempi passati, per la presenza di orsi. Non vi sono
dubbi, quindi, che la toponomastica zoologica ha uninequivocabile spiegazione nella realt
storica di questi territori (ibid.). Siamo nella zona dei Monti Ausoni, che si fondono con gli
Aurunci e appartengono tutti allo stesso corrugamento assieme ai Lepini. Ausoni ed Aurunci hanno
la stessa radice: aos, eos in greco significa Aurora, poi, per il fenomeno della roticizzazione,
divenuto aur, donde aura, cio luminosit emanata.
In ogni caso, al di l e al di sotto dei molteplici rimaneggiamenti, che, soprattutto in fasi tarde, ne
hanno alterato il senso, quel modello rimane intatto. Ed questo che preme sottolineare con forza.
Perch si tratta, in primo ed ultimo luogo, di un modello culturale.
Grazie a tale modello, lo stimolo normanna, che portava larte romanica nordica, nella quale la
componente dellarte animalistica, in realt uneredit del passato germanico e dellarte delle
steppe, pot unirsi sia allinflusso greco-bizantino, sia a quello islamico che sarebbe venuta ad
aggiungervi, in una sintesi assai particolare, se non unica, lo stile cosiddetto siculo-normanno. Se
c un modello di effettiva integrazione, questo lo . Lintegrazione nulla se non una sintesi
fra diversi elementi, che dialogano non solo per misurare le reciproche, e di solito insuperabili,
differenze.
Venendo al significato storico dellAbate di Montecassino Desiderio (Dauferio, poi Desiderio
Epifani, nato a Benevento nel 1026), e non solo al suo aspetto di gran costruttore, rimane
fondamentale uno studio edito in Italia tempo fa, e che ho faticato a ritrovare, finch ci sono
riuscito. Lo studio di H. E. J. Cowdrey ha segnato, senza nessun dubbio, il ritorno dinteresse per la
figura di Desiderio di Montecassino. Studia non solo lopera dellAbate dellet delloro di
Montecassino, ma pure il suo significato, allinterno dellopera di reformatio ecclesiae della quale
Gregorio VII fu il pi noto esponente. Indubbiamente, ecclesia semper reformanda, ma
altrettanto vero che numquam reformata, essendo la sua contraddizione alla radice, sua forza e
sua debolezza, e cos anche la proposta di moralizzazione e di maggior legame con le fonti
evangeliche sostenuta da Gregorio VII ebbe un suo effetto, ma pure vita corta. Come si pone
Desiderio, poi divenuto papa con il nome di Vittore III, papa che non dur molto (1086-1087) ma
che successe immediatamente a Gregorio VII (1073-1085), quel papa che aveva incarnato in se
stesso la reformatio ecclesiae? Questo il tema sullo sfondo dello studio autorevole di Cowdrey.
Il suo messaggio di fondo che, senza Montecassino, la politica di riforma non si sarebbe mai
potuta avere, perch limportante centro monastico, in fase despansione, esercit un influsso di
appoggio decisivo, pur tra le divisioni interne e le distinzioni, anche importanti: labbazia affront
il periodo della riforma senzassumere posizioni estreme e senzassociarsi ad alcuna particolare
ideologia. () Fu fedele alleato del papa nellaffermazioni di modi pi cristiani di vita, soprattutto
tra il clero. La grande ricchezza dellabbazia fu per la sede apostolica unancora di speranza. Nella
lotta del papato gregoriano contro limpero e i mali morali che sfiguravano la chiesa, Montecassino
fece la sua parte e forn il suo aiuto (H. E. J. Cowdrey, LAbate Desiderio e lo splendore di
Montecassino, Jaca Book 1991, pp. 24-25). Tuttavia, Montecassino, sebbene appoggiasse il papa,
non fu mai anti-imperiale, anzi vero lopposto: labbazia, chiarisce Cowdrey, doveva sapersi
porre anche nei confronti dellImpero. In tal modo, in un modo o nellaltro, fungeva da mediatore
tra le due autorit, vicina al papa ma pure allimperatore. Non solo, ma lintegrazione dellelemento
normanno opera sostanzialmente di Montecassino, e particolarmente di Desiderio, che stato un
58

personaggio centrale del Medioevo tutto. Ora, i Normanni furono tra quelli che contribuirono non
poco, con le tendenze culturali delle quali, volenti o nolenti, erano portatori, a cristianizzare le
figure zoomorfe, poi, nel Sud, incontratesi con larte islamica, ed qui la differenza con la
Normandia e lInghilterra, ma i due stili sono assai vicini per le basi comuni. Allepoca di
Desiderio, per, lintegrazione non era ancora completa come lo sar a Caserta Vecchia e Ravello,
anche Salerno, pi rimaneggiata, Sessa Aurunca, paragonabile a Caserta Vecchia e Ravello, queste
ultime due hanno avuto maestranze comuni. Affermerei che chi vuole avere il massimo dello stile
zoomorfo romanico, dascendenza normanna, ma ben mescolato con elementi lombardi, siculoarabi, deve venire a Caserta Vecchia, Ravello, Sessa Aurunca, e, meno, Salerno. Ma questo il
nocciolo duro della versione meridionale dello stile zoomorfo, che uninteressante variante
dello stile normanno, che, tra laltro, si mantenuto fino ad un certo punto nella stessa Normandia,
causa lultima guerra, che ha duramente colpito anche lInghilterra meridionale, altro centro dove
chiaramente fu importato sempre dai Normanni. Lo stile animalistico aveva unorigine ben pi
antica, sia ben chiaro, e su questo si ritorner in seguito nellIntroduzione (ma spunti si troveranno
qua e l), ma la sua forma cristianizzata vede nellepoca normanna una fase centrale. E lambiente
benedettino fu senzalcun dubbio il mediatore dellopera di piena e definitiva cristianizzazione
dello stesso tema, che preesisteva ed era gi parzialmente cristianizzato, ma non si pu non vedere
che le fasi precedenti vedono il passato cosiddetto pagano, dorigine nettamente germanica, ben
pi presente: il modo di concepire quei simboli zoomorfi, il quadro generale nei quali li
sinserisce a convincerci, al di l dogni ragionevole dubbio, che la loro cristianizzazione non era
cos definita come nellepoca normanna, che fu davvero lepoca doro delle figure zoomorfe.
Desiderio di Montecassino fu colui che sempre, consapevolmente, persegu una politica di
collaborazione con i Normanni, pur con tutti i problemi che cerano, e non a caso Gregorio VII,
originario di Sovana, un piccolo gioiello medioevale della bassa Toscana tra laltro nota per una
splendida e rarissima tomba etrusca a tempio mor a Salerno, in territorio normanno. Ma cosa
implica tutto ci per lo stile? Difatti, se notiamo lo stile dellepoca desideriana, per quanto
rimaneggiato, si nota immediatamente la centralit dellinflusso bizantino, reinterpretato da
influssi locali. In esso le figure zoomorfe hanno un loro ruolo, come per tutto il Medioevo sino al
gotico, ma molto di meno che nellepoca dinflusso normanno. Dopo quella fase lo stile delle figure
zoomorfe raggiungeranno il loro pieno stadio maturo e saranno pienamente oltre che
completamente cristianizzate, cosa che, delle fasi precedenti, non si pu dire altrettanto, non certo
perch non cristiane, ma perch lorma del loro passato era ancora forte, diciamo che erano
cristianizzate che fino ad un certo punto. Nellepoca normanna la cristianizzazione dello stile fu
completa, perch si accompagnava ad una visione cosmologica completa. Nel mezzo, c lepoca
desideriana. E, a questo punto, unipotesi proprio campata per aria, come suol dirsi, che fu
proprio nellambiente benedettino dellepoca di Desiderio, e del suo successore, che si oper la
completa cristianizzazione di quel mondo e di quella mentalit? Ricordiamo che Desiderio era nato
a Benevento, un luogo dove la presenza longobarda era sempre stata forte, con tutto ci che
implicava in termini anche di rimanenze di tradizioni pre-cristiane, che da quelle parte sono state
particolarmente conservative, sebbene degenerate a livello magistico, livello al quale senza
nessun dubbio Desiderio non apparteneva per nulla, ma linteresse per quello stile vi era in lui,
nellambiente che aveva vissuto. Insomma, occorre proporre lipotesi che nellepoca di Desiderio vi
era la cultura per poter operare tanto. In quel mondo, in quellatmosfera, let doro di
Montecassino, giunsero gli influssi normanni, e presero forma in un ambiente molto particolare.
Nella seconda met dellundicesimo secolo Montecassino raggiunse una posizione deccezionale
fama e potenza, sia nellordine monastico sia nella chiesa e nella societ. () Montecassino non
apport innovazioni di rilievo alla vita monastica, e il suo livello spirituale non fu mai eccezionale.
Ma quanto seppe compiere in numerosi campi della cultura e del sapere la rese il pi importante
centro di studi del tempo nella cristianit dOccidente (). La sua fama non fu mai limitata
allordine monastico. La sua influenza sulle autorit politiche dellItalia meridionale, in particolare
sui nuovi sovrani normanni, fu notevolissima (ibid., p. 84).
59

Cowdrey si chiede perch, nei suoi Dialoghi sfortunatamente non disponibili in italiano ma che
sarebbe bene lo fossero Desiderio non parli certo male di Gregorio VII ma non certo con
laccordo e lesaltazione riservate a Leone IX (1048-1054, tedesco). Il motivo molto evidente:
sebbene Montecassino fosse assolutamente con il papato nella lotta per la moralizzazione della
Chiesa, non era cos anti-imperiale come Gregorio VII, ma tendeva a porsi, soprattutto sotto
Desiderio, come luogo di mediazione, favorevole alla riforma gregoriana, per ben aperto verso
lImpero e favorevole ad una politica di stretta collaborazione con i Normanni. Difatti,
probabilmente fu la rottura di Gregorio con Roberto il Guiscardo (ibid., p. 164) a far sorgere della
freddezza (p. 165), come dice Cowdrey, tra Desiderio e Gregorio VII. Nonostante questa
freddezza tra Desiderio e il papa dellepoca, quando Roberto il Guiscardo dimostr tutta la sua
forza dopo aver lasciato Benevento, fu scrupoloso nel non arrecare danni alla terra sancti Benedicti
che, scrisse Amato [da Montecassino, cronista dellepoca normanna], egli rispettava coment temple
de Dieu [Amato scrisse in vecchio francese, lingua, nella sua variante di franco-normando, parlata
dai Normanni dellepoca]. Il sovrano normanno intendeva chiaramente mantenere intatta lamicizia
con Montecassino (ibid.).
I conti tornano. Lipotesi non campata per aria, ma si basa sul clima dellepoca e sulla
successione di stili. Lepoca di Vittore III fu anche lepoca dei papa-monaci, che termin quando,
con Callisto II (1119-24) ed Onorio II (1124-30), il papato torn a dei non-monaci. Alla morte di
Onorio, lo scisma anacletano (1130-38) decret la fine dellepoca del papato riformatore, epoca
iniziata nel corso del secolo precedente. Nel 1130 una controversa elezione elev al pontificato
Anacleto II (1130-38), sostenuto da un gran numero di cardinali romani; ma il suo rivale, Innocenzo
II (1130-43), nel 1138 risult alla fine vittorioso, grazie soprattutto al formidabile appoggio di San
Bernardo di Chiaravalle, e al sostegno che gli venne dal nord delle Alpi: pulsus urbe, ab orbe
suscipitur [frase di S. Bernardo di Chiaravalle]. Allepoca di San Bernardo il papato inizi una
nuova fase della sua storia, in cui vecchi segni di riforma furono abbandonati e ne vennero assunti
di nuovi. Lo scisma anacletano non fu infatti un conflitto tra oppositori (anacletani) e sostenitori
(innocenziani) della riforma ecclesiastica, ma tra tradizionalisti ad oltranza e riformatori
lungimiranti. Ed entrambe le parti cercarono di guadagnarsi la fedelt della cristianit dOccidente.
Innocenzo trov appoggio non solo presso Bernardo e lordine Cistercense, ma anche in altri nuovi
ordini come i Certosini e i canonici regolari, e presso labate di Cluny, Pietro il Venerabile.
Anacleto era stato monaco cluniacense, ma di una generazione prima rispetto a quella di Pietro il
Venerabile; fu sostenuto dalla vecchia guardia di Roma che si aggrappava acriticamente ad un
modo di vedere formatosi nelle citt ai tempi di Gregorio VII. Ebbe anche lappoggio di molti
nellItalia meridionale, tra cui quello di Ruggero II di Sicilia. Questo conflitto di stili di riforma e la
vittoria finale dei sostenitori dInnocenzo ci permettono di considerare linizio dello scisma
anacletano del 1130 come la fine del papato riformatore (ibid., pp. 9-10). Indubbiamente, il
partito che aveva pi ragione ma non del tutto ragione fu quello di Bernardo, lungimirante.
Ma, come accade spesso, si gett il bambino con lacqua calda. Per, forse un caso che S.
Bernardo avesse pronunciato quelle parole che si ritrovano in calce al mio precedente Pietre che
cantano. Suoni e sculture nelle nostre chiese (2007)? Si leggeva: Che cosa vengono a fare nei
vostri chiostri, dove i religiosi si dedicano alle sante letture quei mostri grotteschi, quelle
straordinarie bellezze difformi e quelle belle difformit? Che cosa significano qui scimmie
immonde, leoni feroci, bizzarri centauri che sono uomini soltanto a met? Perch quelle tigri
maculate? Perch guerrieri in combattimento? Perch cacciatori che soffiano nei corni? Qui si
vedono una volta parecchi corpi sotto una sola testa, unaltra parecchie teste sotto un sol
corpo. Qui un quadrupede trascina una coda di rettile, l un pesce reca un corpo da
quadrupede. Qui un animale a cavallo (S. Bernardo di Chiaravalle, Apologia ad Guillelmum,
1124). Non credo affatto che sia un caso. Questo passo dimostra che, per lo meno allepoca in cui lo
scriveva, Bernardo non comprendesse quelle espressioni artistiche. Esse gli erano estranee. Ed
allora, vediamo che il cmportamnto di fronte al barbaricum ben diverso, tra la spiritualit
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benedettina prima maniera e quella cistercense. Sta qui la forte differenza tra i due. Con S.
Bernardo, il santo che avrebbe scritto la regola dei Templari, il Medioevo meno barbarico e
pi Medioevo tout court. Si nota un cambamento di clima spirituale, innegabile, che port alla
sintesi templare, ma pure ad allontanrasi dalle origini. N devesser computato fra i casi della
storia che Federico II fosse stato accolto nellordine cistercense, n benedettino, n francescano.
lordine Cistercense si poponeva come mediatore tra la spiritualit dei nuovi ordini, volti verso la
citt degli uomini, francescani e, soprattutto, domenicani, ed i vecchi ordini, quello benedettino.
Anche allinterno dellordine benedettino di Cluny vi erano importanti divisioni, scatenatesi con la
lotta tra Anacleto II ed Innocenzo II. E ancora un caso che fu Pietro il Venerabile a dare il compito
deffettuare la prima traduzione in lingua occidentale del Corano? Non credo, iniziava e si
sviluppava il fenomeno delle traduzioni dallarabo, che tanto avrebbe influenzato la cultura
occidentale. Se a ci si aggiunge che Federico II, che era cistercense, a sua volta era profondamente
influenzato dalla cultura islamica, di nuovo si precisa che il contrasto era tra unEuropa ancora
molto legata con il barbaricum e che si volgeva ad est, ed una che si volgeva verso Sud.
Attenzione: bando agli schematismi interpretativi, perch noi sappiamo che lo stile siculonormanno, di Caserta Vecchia, di Ravello, ecc., nasce dalla fusione dello stile benedettinozoomorfo, le cui radici remote sono nellAsia profonda, con linflusso islamico e le arti nuove
della civilt urbana dellOccidente medioevale, piuttosto che la fusione dellinflusso bizantino con
il barbaricum. Ma, di nuovo, tale contrasto non fu percepito come una lotta tra riformatori e non,
ma, piuttosto, sulla base comune dellidentit medioevale, occorreva decidere se declinare la
riforma in modo aperto o chiuso. In modo aperto, come poi accadde, occorreva chiudere con la
fase riformatrice vera e propria, da considerarsi acquisita ma non da continuare a perseguirsi, e,
su quelle basi date, muoversi verso altri lidi. Non pi papi monaci, ma un monachesimo che
difendeva una sorta di distinzione (non separazione) tra il ruolo dei monaci e quello del clero
secolare, il cui ruolo ne veniva accresciuto. Qualche secolo dopo il ruolo dei laici nella Chiesa
pian piano crescer sempre pi, entrando, se non dalla porta, dalla finestra. E, insomma, una sorta
di movimento che non si poteva fermare.
Anacleto II, antipapa (Pietro Pierleone, Roma, ? - ivi, gennaio 1138), fu, in realt, lunico altro papa
di certa nascita giudea sinora -, oltre, naturalmente (ma raramente ci si fa caso!), San Pietro. Ci
sono dei dubbi e delle speculazioni sia su Sa Zosimo (417-418), che su Evaristo (100-109),
nominato in uno scritto di papa Pio V, ma non per niente certo. Atteniamoci, al contrario, ai dati
certi. Su Anacleto II, cfr.: Mary Stroll, The Jewish pope: ideology and politics in the papal schism
of 1130, E.J. Brill (Leiden, New York), 1987. In italiano: Il papa giudeo: ideologia e politica nello
scisma papale del 1130. Questo libro pu esser letto online sul sito di google:
http://books.google.com/books?hl=it&id=b8fAAAAIAAJ&dq=the+jewish+pope&printsec=frontco
ver&source=web&ots=1g4u1CO3Z9&sig=mz_q28k9Clhn20uH1wpNdVI44ag#PPA123,M1.
Importante il capitolo 11, Aimerico, Diego di Compostela e la Nuova Riforma, perch fu una
lotta interna ai sostenitori della Riforma, ma in due sensi diversi. La cosa, poi, si color di quel
tema, tipicamente medioevale, del Papa giudeo, sul quale vi furono molte storie in yiddisch, tra
quella di Andrea, il ragazzo ebreo che divenne papa ma rimase sempre giudeo. La storia, nella
forma pi nota, quella di Elchanan, e si pu leggere, in inglese, su questo sito:
http://foundation.krissfamily.org/elchanan1.htm;
e,
sul
tema
del
papa
giudeo:
http://foundation.krissfamily.org/jewishpope.htm.
Inoltre, lipotesi che larticolista formula che, in realt, il papa ebreo non fosse Anacleto II, bens
Vittore III, cio labate Desiderio. Nulla di scandaloso, come ipotesi, ma, storicamente parlando, le
date non collimano affatto, per cui solo su Anacleto II v certezza sulla sua nascita giudaica.
Insomma, lautore della pagina web suddetta forza i dati, ed una riprova di quellerrore
metodologico del quale s trattato allinizio del presente studio, nei passi dedicati alle questioni
metodologiche stesse. La cosa interessante, degli articoli del suddetto sito, sono le citazioni dal
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Chronicon Cassinense, oltre ad un altro testo riportato nella Bibliografia, un vecchio libro: Tosti,
Storia della Badia di Montecassino, Napoli 1842.
Si tratta, in ogni modo, di una teoria molto azzardata, Desiderio non era giudeo. Certo, vi era una
profonda differenza nel giudicare il mondo giudaico, rispetto ad una certa opinione che, nel corso
dei secoli, si sarebbe sedimentata sempre pi: questo s. Va pure osservato che il primo scontro, il
preludio a ci che sar la Prima Crociata, avverr sotto papa Desiderio, in altre parole Vittore III.
Di nuovo: Desiderio si mostra come il perno dellepoca sua.
E ancora, di nuovo, ci si pu chiedere se sia un mero caso che la vittoria del partito a favore della
chiusura della fase di riforma ecclesiastica e dapertura duna nuova fase port poi, con un papa dal
nome uguale a quello del vincitore, Innocenzo III, in seguito alle decisione del Concilio Laterano
del 1215, alla formulazione di leggi molto restrittive per gli Ebrei a Roma? E verissimo che non
furono mai applicate se non in modo abbastanza blando, ma segnavano in ogni caso un punto
importante di svolta. C da chiedersi se tutto questinsieme di coincidenze, in senso
etimologico, non corrisponda ad una figurazione, complessa senza dubbio e che sarebbe
assolutamente stupidissimo (ma quanto diffuso, ahim!) dinterpretare in base alle idee del
momento, pur tuttavia si tratterebbe di una figurazione effettivamente presente.
Parlare e ricordare quellimportante stagione di riforma della Chiesa ci fa subito giungere,
stavolta senza appioppare nessuna idea del giorno, a trattare della necessit di una riforma
ecclesiastica oggi. Perch, davvero, ci di cui ci sarebbe oggi di nuovo bisogno, e davvero forte, sia
detto per inciso, di una nuova stagione di riforme ecclesiastica, ma in senso ben diverso sia
dallattuale conservatorismo chiuso che della cosiddetta apertura senza futuro. Sono vicoli ciechi.
Nellarticolo online di Antonio DAlonzo Perch gli dei ritornano, assieme a delle considerazioni
che non posso che non condividere, ce ne sono per altre molto interessanti. Larticolo al seguente
link: http://www.grandetriade.it/percheglidei.htm.
DAlonzo inizia cos: Secondo la celebre previsione di Andr Malraux Il secolo XXI sar
religioso o non sar -. In effetti, lo scrittore francese aveva visto giusto. Continua parlando della
confusa nebulosa di movimenti dellepoca attuale, un fenomeno largamente sopravvalutato.
Cercandone, con altri studiosi, di disegnarne le basi, parla di: primato dellamore universale e
dellesperienza sulla teoria, da una visione ottimistica dellesistenza, dalluso frequente di tecniche
psicosomatiche, dalla ricerca desperienze-limite indirizzate alla realizzazione eudemonistica
individuale. Bene, se questo , e questo , rispetto al sentiero classico ci sono delle differenze
sostanziali che DAlonzo non percepisce. Per esempio, una visione cosiddetta ottimistica
lontana dallesoterismo storico, e cos la gran parte degli elementi succitati, dal primato
dellamore universale, alluso frequente di tecniche psicosomatiche, alla realizzazione
eudemonistica individuale. Per contro, la ricostruzione storica fatta da DAlonzo giustissima,
come quando afferma: la Chiesa Cattolica Romana ha concentrato il discorso evangelico
sullesclusivit dellortoprassi e del confronto con i grandi temi etici del mondo contemporaneo a
discapito di qualunque dimensione mistica e gnostica. La gnosi antica stata cancellata dalla chiesa
cristiana con la spada delle crociate, la mistica stata ostracizzata con lInquisizione () (quella
che comunemente viene oggi definita mistica non ha nulla a che vedere con la grande tradizione
annientata alla fine del 600). Nonostante tutto, fino allinizio del quattrocento il pensiero teologico
era molto vicino alla tradizione esoterica occidentale: la Scuola di Chartres, per esempio ().
Durante il quattrocento si produce una rottura epistemologica, la teologia abbraccia il pensiero
aristotelico e la Scolastica, la cosmologia (intesa come scienza delle cause seconde) diventa
appannaggio degli esoteristi rinascimentali nella Firenze medicea. La teologia perde per sempre
quel patrimonio incommensurabile di simboli, mitologemi ed archetipi. Legandosi al pensiero
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aristotelico, per, destinata a perdere, quando laristotelismo soppiantato dalla nascita della
scienza moderna nel Seicento. Il nuovo paradigma, che si basa sulla sperimentazione e sulla
riproducibilit del fenomeno in laboratorio, nasce Descartes ed il suo Discorso sul Metodo. La
conoscenza cosmologica e lesoterismo, al contrario, si propagano al di fuori della Chiesa Cattolica
Romana, diventando appannaggio di ricercatori che presso le corti rinascimentali danno inizio al
vero e proprio esoterismo occidentale moderno (Cabbala Cristiana, Teosofia, Alchimia,
Paracelsismo, ecc.). Da questo momento la Chiesa Cattolica Romana costretta ad insistere sul
dono della fede e sulla via amoris dellanima, anche perch la mistica speculativa - intellettuale e
poetica - stata ampiamente sconfessata (). La Chiesa Cattolica Romana potrebbe far fronte agli
assunti della scienza moderna, richiamandosi agli archetipi ed al simbolismo: ma dopo essersi
focalizzata sulla Scolastica e sui sillogismi aristotelici, non in grado di riappropriarsi del corpus
delle dottrine esoteriche e cosmologiche, ormai appannaggio di ricercatori eterogenei alle cariche
ecclesiastiche. La Chiesa costretta a rimanere nel solco del pensiero aristotelico si trova di fronte al
pensiero scientifico moderno e non potendo contrastarne gli assunti costretta a ripiegare sulletica
e sul sentimentalismo religioso. La Chiesa Cattolica Romana avrebbe potuto vincere la partita
contro il neopositivismo se non avesse gettato a mare i solidi pilastri teoretici della cosmologia
medievale, se non avesse sconfessato la mistica dellessenza in favore della mistica dellamore
sponsale. Infatti, il pensiero esoterico non si estinto, ma ha ricevuto nuova linfa dagli studi di
psicologia del profondo e dellImmaginario. La Chiesa Cattolica, oggi, paga dazio alle sue scelte
sbagliate: la teologia del Novecento si fonda sulla constatazione della sconfitta di fronte alla
laicizzazione della societ e alla scristianizzazione dellOccidente. Ora la Chiesa Cattolica Romana
costretta a cavalcare la tigre del modernismo: debole di fronte alla scienza moderna, ma al
contempo costretta a perseguire politiche sbagliate come quella contro il controllo delle nascite e
luso dei contraccettivi, in unepoca dove lesplosione demografica del Terzo Mondo rischia di
mettere in crisi lecosistema. Inoltre, essa si trova in difficolt di fronte ai rapidi cambiamenti
sociali, come quelli che attraversano lAmerica Latina. Al contrario, la situazione della Chiesa
Ortodossia Orientale diversa. Essendo la via amoris non per tutti, anzi per pochi, non resta
dunque altro alla Chiesa cattolica che seguire, come levangelismo cristiano protestante e mutatis
mutandis lIslamismo han fatto prima di lei, la via del rigorismo etica, lortoprassia. Ma,
facendo cos, non si tocca in nulla il nocciolo del problema, per cui saremo sempre costretti fra un
supermarket dellanima, come qualcuno lha definito, senza speranza con tutto il suo ottimismo
daccatto, e delle vie religiose sempre pi rigide, proprio per questo incapaci di rispondere alle
pressanti richieste dellepoca, unepoca in cui, come diceva Arthur Koestler, non si deve pi
fronteggiare la fine individuale, ma quella come civilt e come vasti gruppi, unepoca, dunque, dove
mai come ora sarebbe necessaria lAcqua di vita su di una Terra riarsa, ma invece si offre solo
benzina. Familiarizzarsi di nuovo con il simbolismo, con il linguaggio dei simboli, e come presenti
sulle chiese cristiane, offre non solo la possibilit di riabituarsi a ci che si lasciato perdere per
troppo tempo ma pure una possibile risposta concreta. Quei simboli, quelle figure son l, difatti,
dinnanzi a noi. E senza dubbio, lalchimia una chiave, non lunica per (cfr.: Alchimia, a cura di
A. De Pascalis e Massimo Marra, Quaderno di Airesis n1, Mimesis 2007).
Nel ragionamento di DAlonzo c un altro errore: che sia laristotelismo il responsabile del
razionalismo. La cosa solo parzialmente vera. Potremmo dire: una certa interpretazione di
Aristotele. Si vedr che ce nerano altre, molto pi aperte alla mentalit cosiddetta esoterica, lo si
vedr solo en passant quando si tratter di Federico II di Svevia nella Parte Seconda, e
dellinteresse che aveva per Averro (pur non essendo lui un averroista, importante precisarlo).
Come sempre, storicamente le cose sono pi sfumate, assai meno nette di come DAlonzo ha
scritto. Nondimeno, il risultato finale quello stato, ma per lintervento di altre correnti mentali,
Aristotele vi ha avuto un ruolo, ma fino ad un certo punto. In definitiva, un ruolo minore. Tra
laltro, che la filosofia aristotelica sia non necessariamente contraria a quella esoterica, lato sensu
intesa, lo si dimostra leggendo di Ibn Tufayl (primi anni del XII secolo-1185, conobbe Averro, del
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quale fu amico, fu anzi Ibn Tufayl a spingere Averro a scrivere i suoi famosi Commenti ad
Aristotele), LEpistola di Hayy Ibn Yaqzn. I segreti della filosofia orientale, (Rusconi 1983, prima
traduzione in italiano). In tale libro il philosphus autodidactus riscopre lOrdine del mondo,
partendo dal basso, aristotelicamente, per giungendo infine alla mistica sublime, allUno
neoplatonico. Il conflitto con la Legge religiosa presente nellultima parte dell Epistola, e vien
risolto con laccettazione dei ruoli: la Legge per tutti, la filosofia per gli happy few. Insomma,
risolta seguendo, tutto sommato, le idee di Averro.
Altre due importanti osservazioni vanno fatte, per chiarire il tema. 1) Una risposta reale, che fosse
stata fatta sul suo vero piano, alla modernit in ogni caso, per avere una sua effettiva possibilit di
successo, si sarebbe dovuto fare in quel tempo in cui avrebbe potuto cambiare il corso delle cose,
ma quel tempo passato. 2) Laltro punto, molto importante, si che non ha pi molta rilevanza
lappoggio o meno delle istituzioni ecclesiastiche, e neppure leudemonismo individualistico
pseudo-religioso di questepoca, non perch tutto sarebbe cattivo ma perch, al punto cui si
arrivati, la cosa fondamentale non un moralismo ed il discorso etico e neppure il ripiegamento
su di s, ma, piuttosto, sarebbe quello di poter incidere davvero sulle correnti mentali
dellepoca. Ma precisamente questo che difficilissimo. E come se la modernit, al di l delle
diverse letture che se ne possono dare, abbia in qualche modo scatenato delle forze che, lei per
prima, non sa pi gestire, ma ed ecco il punto vero n il ripiegamento su di s pseudo-spirituale,
n le religioni che si rifanno sulla scena sanno! Qui il nodo vero della crisi, nelloggettivit
delle forze scatenate dalla modernit stessa. Siamo come su di un treno senza pi macchinista e con
i freni che sono largamente meno potenti della velocit raggiunta. E le figure zoomorfe? Rientrano
in un altro discorso: quello di acquisire consapevolezza, la qual cosa sempre sar positiva, perch
lunica via che pu concretamente contribuire ad affrontare la crisi, non a risolverla, orai essendo
impossibile senza un aiuto dallAlto.
Il discorso etico del tutto insufficiente a caratterizzare sia la modernit sia la sua fase attuale di
profonda crisi, quella che da qualche decennio si sta vivendo, perch fasi di debolezza etica o
comportamenti etici riprovevoli si sono avuti anche prima della modernit stessa e lumanit in
quanto umanit non si trovava di fronte una crisi cos profonda come quella presente. Di
conseguenza, letica non pu essere la risposta ad un problema la cui sorgente tuttaltra. Si dir:
ma limmoralismo di massa? Non nasce dalla moralit. In altre parole: ci che ha consentito a
detto comportamento di diffondersi non una cosa morale. Di conseguenza, il fondamentalismo
etico non una risposta alle cause di tutto ci. Questa super-compensazione si sviluppo proprio
perch c assenza di risposta: il contrario; naturalmente, la richiesta di uneffettiva risposta c, ma
una tale risposta metterebbe in questione limmagine del mondo. E chiaro che la crisi del
mondo moderno sbocca su tuttaltro.
Tutto ci non una perorazione a favore di un comportamento eticamente scorretto, ovviamente,
ma bene dirlo chiaramente (nellatmosfera che c oggi!). La Chiesa cattolica ci ha abituato, e
non solo essa ovviamente, a fasi di comportamento gravemente scorretto, eppure non vi era la crisi
che sta esperendo da circa due secoli e mezzo, senza riuscirne a venir a capo. E poco importa
lapertura o la chiusura, o il fondamentalismo etico attuale, perch il problema riguarda il
piano dei concetti, delle correnti mentali. N si vede alcun cambiamento di corrente di fondo, la
scelta stessa fra apertura e chiusura non toccando il nocciolo del problema. Ammettiamo che,
per un miracolo incredibile, il comportamento di tutti gli esponenti delle chiese cristiane e di tutte le
religioni divenga irreprensibile dal punto di vista della loro etica. E poniamo anche che, come
dincanto, spariscano tutti gli abituali intrighi attorno alla Tiara. Sparirebbe allo stesso modo il
problema della visione del mondo? Nientaffatto: il punto vero sta qui. Per dirla con Romano
Guardini, che puntualizza come questidea sia stata formulata, per il Cristianesimo, nel Medioevo

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ed un punto molto importante -, Il Logos pi importante dellEthos (come si legge nel settimo
Capitolo del suo lbro sulla Liturgia, cfr.: http://fdlc.org/Liturgy_Resources/Guardini/Chapter7.htm).
Solo dal punto di vista della coscienza individuale, questa cosa cos giudeo-cristiana,
possibile affrontare un nodo che si situa sul piano dei concetti e, soprattutto, del simbolismo. La
conciliazione tra ragione e fede, come propugnata da Vito Mancuso in Lanima e il suo destino,
Cortina editore 2007, che consiste in sostanza nel seguire una via sinizzante (per quanto si tratti
solo di un lato della cultura sinica, quello forse pi evidente), via per la quale lOrdine e la
Giustizia sono parte del Cosmo e non sono calati da un Creatore, il quale, invece, con lAmore,
cristianamente lotta contro il Male davvero presente nel Cosmo come disordine, come ingiustizia,
pur teoricamente stimabile, ha i suoi limiti. E non solo nella comprensione del male stesso, ma, pi
profondamente, nella comprensione del Cosmo stesso. Come si detto, non affatto vero che
ragione e fede siano nemiche di per s, per lo meno facendo riferimento alle fonti medioevali
delle quali, tra laltro, si tratter, brevemente, nella parte dedicata a Federico II (peraltro
questultimo Imperatore vedeva nella Giustizia una virt cardinale e non meramente un problema
di distribuzione della ricchezza: Giustizia Armonia, ovvero fedelt delle cose ai loro archetipi
celesti, qualcosa di ben pi profondo). Il problema, vero, la frattura, sia epistemologica che
scientifica, relativa alla comprensione del Cosmo stesso, come ha giustamente rilevato DAlonzo
avvenuta alla fine del 400. in tal senso, lillusione, gravissima e fondante delle chiese, delle
religioni tutte, di poter continuare ad avere valenza a fronte di una tale frattura, considerata, tutto
sommato, una cosa secondaria. Ecco, chi davvero volesse affrontare il nodo, e tagliarlo come
novello Alessandro Magno in senso tuttaltro che illuministico-razionalistico -, dovrebbe porsi
la domanda-chiave: cos accaduto che ha reso questo problema cos apparentemente secondario?
Questo il punto vero. Ed allora, non basta la conciliazione tra ragione e fede, peraltro
possibilissima, pur tuttavia difficile da operarsi quando si passa dalla dichiarazione di principio alla
concreta costruzione della conciliazione. Ci che occorre di ri-familiarizzarsi con la realt
simbolica, cacciata prima dalla religione, poi dalla filosofia e dalle scienze. Ed stato davvero un
peccato mortale, quel peccato contro lo Spirito ricordato nel Vangelo.
La frattura cosmologica. La frattura , soprattutto, simbolica. La spada non si risalda se non
quando la simmerga nella stessa fiamma che lha generata. Nulla di meno.

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Introduzione. Arte animalistica e


Riti stregoneschi

1. LArte animalistica. Per arte animalistica sintende, in pratica, larte delle steppe, che
proverrebbe, per lo meno secondo talune teorie, dallarte dei nomadi della Siberia occidentale, la
zona degli Sciti, da non confondersi con gli Sciiti, che sono una divisione dellIslamismo, come si
vede talvolta fare: i due non hanno niente a che spartire. Gli Sciti sono una popolazione iranica, che
abitava le steppe della Russia meridionale, soprattutto, ma pure la Siberia occidentale, ed
influenzarono largamente sia gli Slavi che le trib germaniche che permasero, come sia i Goti che i
Longobardi fecero, nelle steppe eurasiatiche, steppe che, partendo dalla Siberia occidentale
meridionale, giungevano sino allUngheria di oggi, lantica Pannonia9[9].

9[9] Occorre avere unidea chiara del modo di combattere in quellepoca e fra quei popoli: La razzia, che
fu tipica dei popoli preistorici, consiste in unincursione rapida e limitata nello spazio, compiuta da una forza
armata in territorio straniero con lo scopo elementare di prelevare bottino e di provocare nel contempo
distruzione di risorse quali, per esempio, le messi ancora sul campo. Dalla razzia, operata da soli uomini a
piedi, si pu distinguere il raid, condotto invece con truppe montate, che sinserisce in uno schema strategico
pi elaborato, ma la distinzione in verit non sempre facile. La depredazione mediante razzia o raid
costituisce, ad ogni modo, anche una forma primitiva di logistica mirante allautosostentamento, mentre la
devastazione sistematica, svolta in una cornice stagionale, viene di solito applicata contro resistenza troppo
ostinate: entrambe sono forme di guerra che rimangono costantemente in uso, attraverso il tempo, sin oltre
let medievale. La civilt nata in Europa dalle grandi migrazioni di popoli era, appunto, basata sulla guerra e
sullaggressione e non esisteva alcuna distinzione precisa fra saccheggio e attivit militare vera e propria. Il
territorio occupato da popoli stranieri, semplicemente delimitato da paludi e foreste, era considerato come
una riserva di caccia e veniva percorso ogni anno da giovani organizzati in bande per spogliare il nemico di
tutto ci che era possibile asportare: tanto ornamenti, armi e bestiame, quanto uomini, donne e bambini che
potevano poi essere riscattati. Al termine dellimpresa ogni capo provvedeva a distribuire il bottino: la guerra
veniva cos a costituire una regolare forma dattivit economica di grande rilievo, sia per i profitti che
procurava che per i danni che infliggeva. Da un punto di vista strettamente economico non quindi del tutto
corretto considerare la guerra come pura produzione negativa poich essa non impiegava lavoro e capitale
solo allo scopo di distruggere la massima quantit e qualit possibile di lavoro o capitale del cosiddetto
nemico, ma si proponeva di sottrarre a questi almeno una parte della sua ricchezza. Le tendenze aggressive
nutrite dalle societ primitive dellEuropa barbarica che sarebbero dannoverare fra le pi potenti forze
despansione dello sviluppo economico europeo, continuarono ad agire in tal senso molto a lungo. Per tutta
let medievale, infatti, il modo di gran lunga pi diffuso di guerreggiare consistette in scorrerie devastatrici
generalmente limitate nel tempo e nello spazio, cos frequenti e cos normali da costituire si calcolato
almeno l80 per cento degli episodi militari attestati dalle fonti (Aldo A. Settia, Rapine, assedi, battaglie. La
guerra nel Medioevo, Laterza Economica 2006, pp. 3-4). Parlando delle Razzie in zone di frontiera e
riportando il caso della Gallia merovingia, Settia parla precisamente delle razzie longobarde (ibid., pp. 1011): questo era il modo di combattere. Le zone di frontiera, ben oltre lepoca delle cosiddette Invasioni
barbariche, rimasero territori soggetti a queste perenni e ricorrenti guerricciole, le si direbbe con i termini
attuali, cio razzie-guerriglie, il che fa comprendere bene la genialit dei grandi comandanti mongoli, sia
Attila che, di pi, Gengis Khan, e turchi, Tamerlano, Bayazid, i quali profondamente innovarono, di fatto
costruendo degli eserciti ben organizzati, in modo embrionale, per Attila, ben pi consapevole per gli altri.
Tra i peggiori e pi avidi, della frontiera spagnola, vi erano gli Almugavari, di fatto montanari catalani ed
aragonesi. Possibilit analoghe a quelle della frontiera spagnola offriva, nella seconda met del XI secolo,
anche lItalia meridionale ancora divisa fra Longobardi e Bizantini, e su di esse costruirono inizialmente la
loro fortuna alcuni famosi capi normanni (ibid., p. 19), come Riccardo Quarel o lo stesso Roberto il

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Gli stessi Celti furono assai influenzati dagli Sciti, fra i cui usi vi era il culto del teschio, che gli
Sciti separavano dal corpo e adoravano, mentre fra i Celti dIrlanda, dove il costume perdur a
lungo, era in uso prendere il cervello, considerato la parte attiva della testa, sul cui simbolismo ci
sarebbe molto da dire, per mescolarlo con della calce appallottolandolo. Quando gli Unni scesero
nelle steppe eurasiatiche, spinsero una parte dei Goti nella Crimea: nacquero cos, i Goti di Crimea,
che perdurano l dal V al VII, soprattutto, ma con delle rimanenze che giunsero sino al XVI secolo.
Sebbene gli Sciti fossero paranti lingue indoeuropee, il loro stile di vita era simile a quello dei
successivi popoli di stirpe mongola: era lo stile di vita che li accomunava, in effetti. Il nome
collettivo di Skythai (Sciti) uninvenzione dei Greci, che incontrarono queste trib per la prima
volta nel VII secolo a. C., in Asia Minore e pi tardi a nord del Mar Nero (Andrei Alekseev, Gli
Sciti: tra Asia ed Europa, in: Oro. Il mistero dei Sarmati e degli Sciti, Electa/Metropolitan
Museum of Arts 2000, p. 84). Luso dellarco come arma importantissima tipico di quello stile di
vita. Il coraggio e il valore militare erano le principali virt allinterno della societ scitica e la
morte in battaglia era il destino pi elevato cui un guerriero potesse aspirare. Secondo le
testimonianze dErodoto (), quando uno Scita uccideva il suo primo uomo celebrava un rito
speciale bevendo il sangue della sua vittima. Le teste dei nemici pi odiati (e dei parenti uccisi nelle
faide [faida: parola dorigine longobarda; nota mia]) erano convertite in coppe per bere: i teschi
venivano segati allaltezza delle sopracciglia, puliti e ricoperti di pelle allesterno e rivestiti doro
allinterno. I guerrieri prelevavano gli scalpi dei loro nemici uccisi e poi li appendevano alle briglie
dei loro cavalli. Una parte del bottino ricavato era assegnata ai guerrieri che portavano al capo le
teste degli avversari trucidati (Liudmila Galatina: Divinit ed Usanze degli Sciti, in ibid., p.
126). Il noto episodio di Alboino, re longobardo, che beve nella coppa-teschio un chiaro indizio
dellusanza scitica, fatta propria dai Longobardi, come da altri popoli germanici, sebbene fra i
Longobardi sia attestata con certezza. Il costume di tagliare le teste dei nemici perdurer ben oltre
gli Sciti: lesercito di Tamerlano era noto per il fatto che tagliava le teste dei nemici e le accumulava
in piramidi. La fratellanza di sangue, inoltre, era un altro tipico costume scitico. Tutte le armi
mortali erano sacre e presenti in varie cerimonia. Ogni anno, in ciascun insediamento scitico, veniva
costruito un altare di forma piramidale fatto di bastoncini e unantica spada di ferro, simbolo del dio
della guerra, Ares, era posta sulla sommit di esso (ibid.). Jordanes, a proposito di Attila, ricorda
Guiscardo: Non a torto, dunque, qualche decenni pi tardi [delle scorrerie del Guiscardo], Anna Comnena
ricordava che Roberto aveva fatto fortuna nella Longobardia meridionale come capo di una banda di briganti
che si procuravano cavalli, armi e ricche prede derubando i viaggiatori (ibid., p. 20). E molto interessante
sottolineare che allora il Sud dItalia, il Sud o Meridione italiano non esisteva: esso , infatti, stato
fondato dai Normanni. Essa era una Marca di frontiera dove perdurava la lotta fra Bizantini e Longobardi.
Dove non cerano i Bizantini, cio le coste, sostanzialmente, si chiamava Langobardia minor. Era la
Longobardia meridionale. Ora, lo stesso Settia narra di un episodio avvenuto allepoca delle Crociate, che
coinvolgeva un longobardo: I crociati il 14 maggio 1097 avevano cinto dassedio Nicea e da settimane
racconta Alberto di Aquisgrana si stavano inutilmente accanendo contro le sue formidabili mura, allorch
si present ai capi dellesercito cristiano un tale di nazione longobardo, maestro ed inventore di grandi arti
ed opere. Vedo egli disse che le macchine da voi allestite si affaticano invano, i vostri cadono sotto le
mura e anche altri corrono grave pericolo: nessuno strumento, infatti, riusciva a intaccare le fortificazioni
della citt fondate dallastuzia degli antichi. Se si vorr dare ascolto ai suoi consigli prosegu il
Longobardo fornire i mezzi e promettere un premio adeguato, egli si dichiarava in grado di abbattere la
torre sottoposta sino allora a inutili sforzi (ibid., p. 100). Il longobardo realizzer il suo scopo, dopo aver
ottenuto i mezzi ed il compenso adeguati. Quel risultato non fu di per s sufficiente a provocare subito la
caduta della citt, ma giov intanto a rinsaldare il morale dellintera spedizione e quindi al conseguimento
del successo finale. Si trattava verosimilmente di un Longobardo venuto dalla Longobardia minor al
seguito di Boemondo dAltavilla, cio dellItalia meridionale dove, come si visto, la frenetica attivit
bellica indotta dalle conquiste normanne aveva dato luogo, per un cinquantennio, a innumerevoli episodi
dattacco e difesa di piazzeforti in un ambiente soggetto a non mai spente suggestioni culturali bizantine
(ibid., p. 101).

67

che questultimo ritrov la spada di Ares: Sebbene gi per temperamento [Attila] presumesse
molto di s, tale attesa gli venne accentuata dalla scoperta della spada di Marte, sempre ritenuta
sacra dai re sciti (Jordanes, Storia dei Goti, Tea (con testo latino a fronte) 1991, cap. XXXV). La
divinit principale era Tabiti (Hestia) [Vesta], dea del focolare. Accanto, nella gerarchia, vi erano
Papaeus (Zeus), lonnipotente signore dei cieli; Api (Gea), dea della terra, che gli Sciti ritenevano
moglie di Papeus-Zeus; Goetosyrus (Apollo); Argimpasa (Afrodite celeste) ed Eracle e Ares (dei
quali Erodoto non fornisce i nomi scitici). Gli Sciti reali adoravano anche Thagimasadas, che, come
Poseidone, era signore dei mari e dei cavalli. Gli di degli Sciti erano rappresentati su molti oggetti
sia in forma antropomorfa sia zoomorfa. Tre dei motivi pi popolari del cosiddetto stile animalistico
scitico erano luccello rapace (il grifone), il cervo e la pantera. Forse essi rappresentavano le diverse
sfere della creazione: i cielo, la terra e il mondo sotterraneo (ibid., pp. 126-127). Il tema del grifone
diverr uno dei temi principali dellarte gotica, cfr:: I Goti, Electa 1994. Sulleffetto di questarte,
Citati ha scritto delle pagine significative sugli Sciti: loro divent il simbolo centrale della
religione e dellarte degli Sciti. Tutto tendeva alloro, si concentrava nelloro e sirradiava dalloro.
Secondo la leggenda raccolta da Erodono, un dio forse la dea Tabiti, la dea riscaldante del fuoco
e del focolare regale lasci cadere dal cielo tre oggetti doro incandescente: un aratro col giogo,
una scure da guerra e una coppa, segni delle tre funzioni sociali. Come nelle favole, i tre figli del
primo uomo cercarono di raccoglierli: i due primi fratelli furono respinti dalla violenza del fuoco;
solo quando giunse i fratello minore, il fuoco si plac, e il giovane pot portare a casa gli oggetti.
Raccogliendo laratro, la coppa e la scure, egli divent il primo re-sacerdote della Scozia: i suoi
eredi custodirono il tesoro sacro, e nel corso dei secoli, loro, venerato e supplicato come un dio,
divent il legame degli Sciti col cielo, al fondazione della societ e la materia privilegiata dellarte.
Esso discendeva dal cielo. Ma stava anche molto lontano, bellestremo Settentrione, dove i Grifoni
alati lo custodivano. Forse stava cos lontano che nessun essere umano, tranne gli sciamani nella
loro trance, poteva raggiungerlo: nellaldil mitico, sulla montagna dove vive il Padre del Cielo (P.
Citati, La Luce della Notte. I grandi Miti nella storia del mondo, Mondadori 1996, pp. 14-15).
Ancora: Non ritroviamo mai, o quasi mai, figure umane: luomo non osa penetrare in questo
mondo severo, come non osa dare il proprio volto agli di. Con le teste e i corpi degli animali reali e
fantastici, gli artigiani sciti compongono un alfabeto simbolico, dove il ferino, il barbarico, il
chimerico, il misterioso tutto ci che inferiore e superiore alluomo sintrecciano in sempre
nuove forme. Ecco, in primo luogo, lanimale in risposo, colle zampe posteriori accosciate. Di
colpo, si anima: le sue membra si distendono e prendono velocit, come quelle dei cervi inseguiti
nella steppa (). La fantasia degli artigiani nomadi ama i gruppi, le combinazioni, le folte e
inestricabili composizioni di massa. Gli animali si assalgono ferocemente. (). Qualche volta non
riusciamo a distinguere () Larte scitica cerca di mescolare tutte le forme ferine in una paurosa
confusione di membra: in una specie di sovra-animale, dove il predatore e la preda, il carnefice e la
vittima, il gesto di aggredire e quello di lasciarsi immolare disegnano una figura unica. Chi guarda
ha limpressione che lartigiano scitico sia sempre dalla parte dei predatori (). La Schiltz
preferisce riconoscervi una grandiosa filosofia della metamorfosi () Nessuna arte animalistica,
nemmeno quella ionica o protoiranica, possiede questa tensione. Non vi sosta o indugio
decorativo. Anche i gioielli () che guarniscono gli spazi vuoti, come per allontanare ogni quiete,
partecipano di questelegantissima furia barbarica, che distrugge e fa rinascere il mondo (ibid., pp.
16-17). Esempi di arte animalistico si ritrovano anche fra i Longobardi, cfr.: I Longobardi, Electa
1990 (nuova edizione 1992), soprattutto il Primo Capitolo, dedicato a La migrazione dei
Longobardi in Italia. Dai ritrovamenti, si evince che: I Longobardi erano molto pi alti della
popolazione dinarico-mediterranea locale, e misuravano in media 1,70-1,80 metri ma anche 1,90
metri, mentre le donne arrivavano a 1,65-1,70 metri. Avevano in genere un colorito chiaro e capelli
biondi. Pertanto nei cimiteri si possono distinguere gli arimanni di razza nordica dai semiliberi o
servi autoctoni di bassa statura. Una certa integrazione tra i gruppi inizi gi in Pannonia [attuale
Ungheria, circa], ma non fu molto significativa a causa della brevit del loro soggiorno. I
Longobardi non si occuparono molto della lavorazione della terra. La maggior parte dei loro
68

villaggi pannonici si trovava al bordo di una zona collinare boscosa: del resto le loro leggi e le fonti
italiche rivelano che vivevano dellallevamento di animali di grandi dimensioni (ibid., pp. 16-17).
Furono loro, a causa dei contatti con popolazioni balcaniche, a portare il bufalo in Italia
meridionale. Inoltre, l, in quelle zone, vennero a contatto con larte animalistica: i reperti presentati
dimostrano che il loro stile era senzaltro analogo a quello dei Goti, solo meno raffinato e meno
numerosi sono i ritrovamenti. Nel libro appena riportato, si parler dinsediamenti longobardi e,
come citt, vi presentata non a caso Benevento. Luso del kurgn, il tumulo funebre per i capi
degli Sciti, testimoniato dal monticello, yoksa, dei Bulgari che migrarono assieme ai
Longobardi.
Su
questo
tema
particolare,
si
veda
questinteressante
link:
http://ziezi.tripod.com/amico/kn1.htm, che riporta un libro del 1942 di Vincenzo DAmico: I
Bulgari stanziati nelle Terre dItalia nellAlto Medioevo, in particolare, sullo yoksa, il Capitolo II:
Rapporti fra popoli germanici, latini e turanici. Longobardi e Bulgari10[10].

10[10]
I Vlgares [apparso su Il Giornale di Caserta, Ottobre del 2006]. NellHistoria
Langobardrum di Paolo Diacono c un interessante passo, in qualche modo ricollegabile alla questione
dellorigine dei bufali in Terra di Lavoro (Nord Campana e Lazio meridionale odierni). Si tratta del passo
che riporta lo stanziamento dei Vlgares, Bulgari, a seguito dei Longobardi, nellItalia Meridionale,
Campania del Nord (che comprendeva una parte del Lazio meridionale di oggi) e Molise in particolare.
Questo problema allorigine di una piccola controversia sul web (in lingua inglese), collegata alla famosa
Rislah (Lettera) di Ibn Fadln, dove si parla dei Normanni del Sud della Russia (Lettera viene citata
nel libro di Crichton Eaters of the Dead e nel film Il Tredicesimo Guerriero), e dei Bulgari. Si sa che
ci sono stati i Bulgari del Volga e i Bulgari dei Balcani. Il primo sito a riportare il passo di Paolo Diacono
http://www.kroraina.com/fadlan/lombardy.html [non pi funzionante]. Si riporta il passo secondo il quale
il Duca di Benevento Grimoaldo chiam gruppi di Bulgari dai Balcani (talvolta confusi con la Pannonia,
attuale, pi o meno, Ungheria). Essi eran comandati dal duca Alzec (Alzeco) e chiesero a Grimoaldo delle
terre in cambio del servizio militare reso al Ducato. Nebbero territori in zone poco popolate degli attuali
territori di Sepino, Boiano, Isernia e nella parte nord dellallora Ducato di Benevento. Prove archeologiche
dimostrano la presenza di tombe miste, come stile, fra quello italo-longobardo ed avaro-bulgaro (Bulgari del
Volga) nelle localit di Vicenne e Morrione, vicino Campochiaro, fra Sepino e Boiano. Il nome stesso di
Boiano deriverebbe, ed ecco una delle cause della controversia, dal termine varo Bayn, comessi
chiamavano il loro khan. Tale termine di Bayn significherebbe possessore di potere, colui che
mantiene il potere, politico, ovviamente. Sempre su questo sito di studio sulla storia, fumosa e spesso
confusa, dei popoli nomadi, di difficile ricostruzione, si trova, pubblicato online, lopera di Otto MchenHelfen: The World of the Huns (Il mondo degli Unni, California University Press 1973). Il capitolo
secondo dellopera tutto dedicato a I Longobardi ed i Vulgares nella Historia Langobardrum (il link
del sito web : http://www.kroraina.com/bulgar/mh_langobrds_vulgares.html [non pi funzionante]). A sua
volta, questarticolo e questa questione hanno provocato una dotta risposta da parte di Emil Hersak, uno
studioso croato, che parla della rottura della Grande Bulgaria e del legame fra i Bulgari ed i Croati.
Occorrerebbe, poi, porre nel quadro la questione unna ed i suoi netti legami con gli Avari ed i Bulgari, come
ricordato da Otto Mchen-Helfen. Questultimo riporta un passo di Paolo Diacono, confermato da Gregorio
di Tours, per il quale Unni ed Avari erano la stessa cosa: il popolo contro il quale combatterono i Longobardi
sul Danubio erano Avari, ovvero Bulgari. Emil Hersak parla della rottura della Grande Bulgaria che
connetteva le steppe della Russia Meridionale e la zona del Volga con i Balcani e la zona del Danubio. Di
qui sarebbe iniziata una specie di diaspora dei popoli bulgari ed vari, che si sarebbero, alla fin fine,
mescolati con gli Unni, o quanto ne sarebbe poi rimasto, migrazione avvenuta prima a settentrione di
Tessalonica, poi sempre pi ad ovest. Hersak ricorda un suo, lontano ormai, viaggio in Molise e sul Matese
di ventanni fa, in cerca dei villaggi croati e albanesi sulle tracce di Paolo Diacono. Un suo amico lo port a
vedere le rovine ricostruite di Sepino. Tempo dopo, scrivendo un articolo, venne a conoscenza di una piccola
nota su di una rivista dellinizi degli anni Settanta, secondo la quale il nome del villaggio di Cantalupo, di
probabile origine bulgara, sarebbe derivato da khan-teleped, o la base del khan (Franco Romagnolo:
Nel Molise vivono ancora: albanesi, bulgari e croati, Na jezik/La nostra lingua, Roma 1970, 5/6, p. 9). Si
sa che i bufali vennero con i Longobardi ma, in realt, in seguito alla loro lunga permanenza in Pannonia,
dove incontrarono i Bulgari/Avari/Unni. Ma rimane da spiegare perch solo in Campania e Molise (storici) si
sia mantenuto il tipo, se venne da nord. Se, al contrario, nasce da un particolare ricollegamento con i Balcani,

69

Seguirono agli Sciti i Sarmati, che avevano tratti antropologici europoidi (Elena Korolkova: I
Sarmati: Signori delle steppe dopo gli Sciti, in ibid., p. 128), ma taluni fra loro presentavano
anche caratteristiche asiatiche (ibid.). Inoltre: I crani di alcuni Sarmati () della regione del
Dnestr (larea nord occidentale del Ponto) sono quasi identici a quelli delle popolazioni nomadiche
del Tagikistan meridionale: una circostanza che potrebbe costituire una prova non solo dei legami
tra i due gruppi, ma anche di un tipo antropologico protoeuropoide (ibid., pp. 128-129). Erano
Sarmati, noti per la loro cavalleria formidabile, gli Alani, che tanto influenzarono lEuropa, e che,
probabilmente, furono tra i mediatori dello stile animalistico, che diffusero. Il dominio sarmatico fu
scosso dai Goti prima, e poi dagli Unni, ma non impossibile che soprattutto ai Goti abbiano
diffuso taluni temi animalistici. I Sarmati sopravvissuti, compreso gli Alani, si unirono agli Unni
e ai Goti che invasero lEuropa, giungendo sino in Spagna. Altri Alani si stabilirono nel Caucaso
settentrionale (). Lorganizzazione militare, il culto del capo e il coraggio in battaglia fecero degli
avvenuto grazie a Grimoaldo, i conti tornano e si spiega perch sono rimasti a sud e non a nord, ben pi
longobardizzato del sud dItalia. E si spiega perch rimasero nel Ducato di Benevento e non in quello di
Spoleto. Quanto detto qui pu essere un ulteriore indizio favorevole a questipotesi. [Qui terminava larticolo
del 2006]
Aggiungendo degli altri link, stavolta funzionanti, allarticolo di qui sopra, che non ha pi i link funzionanti,
interessante, in particolare in relazione alla natura della lingua degli Avari, questo link:
http://www.rmki.kfki.hu/~lukacs/AVARS.htm. Taluni sostengono che la lingua degli Avari fosse di ceppo
turco allo stesso modo di quella unna, sebbene una certezza sulla questione sia lungi dallessere stata
acquisita, per lo meno al momento. Sulla lingua unna, cfr.: http://en.wikipedia.org/wiki/Hunnic_language.
Ancora, The World of the Huns, di Otto Maenchen-Helfen, ha un capitolo dedicato alla lingua degli Unni:
http://www.kroraina.com/huns/mh. Anche il sito in inglese: http://www.turkicworld.org/, Trkic History, ha
pagine sugli Unni, sui Bulgari e sugli Avari, considerati Turchi tout court. Un argomento correlato quello
delle armi, non solo dei Longobardi, ma pure dellepoca della conquista normanna. Sulla conquista
normanna, sempre in relazioni ai temi militari, un link sugli interessanti studi di Giovanni Amatuccio (del
1998) : http://www.deremilitari.org/RESOURCES/ARTICLES/amatuccio1.htm. Lo scudo germanico, in
uso preso i Longobardi, era circolare, mentree quello normanno era lungo (cfr.: Errico Cozzo, Quei
maledetti Normanni. Cavalieri e organizzazione militare nel Mezzogiorno normanno, Prefazione di Franco
Cardini, Guida editore 1989, cap. 1: Liconografia, dove ci sono immagini di pulvini raffiguranti cavalieri
normanni). Interessante sottolineare quel che osservava in nota Fiorangelo Morrone: la presenza di Alani nei
gualdi (wald, fitto bosco) beneventano, cio della Langobardia Minor (cfr.: F. Morrone, S. Bartolomeo
in Galdo. Immunit. Franchigie. Libert. statuti, A. G. M. (Ceppaloni) 1995, nota n6, p. 6). Gli Alani,
assieme ai Rossolani, sono discendenti degli Sciti, Scyth. Alano era lo storico Jordanes, che scrisse la
Storia dei Goti. A loro volta, i discendenti di Alani e Rossolani sono un piccolo popolo del Caucaso, che ha
in buona parte, ma non del tutto, perso le sue straordinarie arcaicit: gli Osseti, i cui eroi sono i Narti, le
cui gesta sono state tradotte in Occidente: Il libro degli Eroi. Leggende sui Narti, a cura di George Dumzil,
Adelphi 1996. Di nuovo, uninfluenza dallOriente balcanico, perch gli Alani si erano spostati nei Balcani e
di l scesero con i Longobardi, particolarmente quelli meridionali, pi pagani di quelli settentrionali, dove
la componente cristiano-ariana vi era pi presente. Ora, guarda caso Ginzburg, nelle pagine che seguiranno
del presente scritto, esponendo le sue idee, fa riferimenti proprio agli Osseti! Non c alcuna mera
coincidenza, ma dei temi che attraversano lintera storia eurasiatica. Prima che leremita Giovanni di
Tufara, sempre dellAlta Val Fortore ma non nellattuale Beneventano, bens nellattuale Molise,
rivivificasse la zona, fu lepoca longobarda a segnare profondamente quelle zone. Tanto forte fu
quellimpronta che le norme dei Longobardi () erano verso la fine del XVI secolo ancora ben radicate
nellanimo e nelle consuetudini della gente della Valfortore (Morrone, S. Bartolomeo ..., cit., p. 8). Tra
laltro, si pu parlare, in particolare per S. Bartolomeo in Galdo, di un influsso proveniente dal mondo
provenzale, franco-celtico, perch il villaggio di Porcaro, sparito, ma che poi sarebbe confluito in S.
Bartolomeo, si chiamava, in realt, Podo Clar (ibid., p. 3), un nome occitano. La qual cosa non autorizza
per niente a dedurre che tali usanze siano state portate dal mondo occitano, bens solo che vi era contiguit,
dovuta ad un lontano retroterra comune celto-germanico, che, in terra beneventano, si un con le
preesistenze pagane.

70

Alani che si diressero ad ovest una componente importante della storia dellAlto Medioevo,
soprattutto nella Francia settentrionale e in Inghilterra (p. 129)11[11].
Larte delle steppe, arte scito-siberiana o stile animalistico, si svilupp su unarea geografica
enorme che dalla Cina allEuropa si estendeva sui pascoli sterminati delle pianure e degli alpeggi, in
una fascia di nomadismo lungo la quale si propagarono e sintrecciarono le forme artistiche. La
questione dellorigine di questarte, allinizio del primo millennio, si pone sostanzialmente in
termini alternativi: se essa sia nata dallarte dei regni del Vicino Oriente per poi espandersi verso
Est, o se sia stato un percorso da Est a Ovest, verso lIrn occidentale e il Caucaso. La Siberia
meridionale, quella della steppa di Minusinsk e delle alte catene dellAltaj, gi da tempo al centro
dellattenzione grazie agli eccezionali ritrovamenti di Pazyryk, dove nel quarto secolo a. C., le
tombe dei ricchi capi nomadi si sono riempite di straordinari oggetti, in particolare di legno, di
cuoio, di lana, di feltro e di pelliccia, ritrovati in ottima stato di conservazione grazie al gelo
(Henri-Paul Francfort, LArte dei Nomadi della Siberia Occidentale, in Atlante dellArte, vol. I,
Utet 2001, p. 163). Ora, se la Siberia occidentale la zona dinizio dell arte animalistico vera e
propria, questi ritrovamenti hanno permesso di comprendere che, oltre ad indubbie influenze, sia
dalla Cina degli Stati Combattenti che dallIrn achemenide, tuttavia, a dispetto di questi prestiti e
di queste influenze, larte di Pazyryk, come tutta larte delle steppe, originale e non pu essere
considerata semplicemente una manifestazione dellarte dei regni del Vicino Oriente (ibid.). La
zona di probabile origine dellarte animalistico , quindi, la Siberia occidentale e meridionale, fra
Pazyryk, lAltaj, Tuva, le attuali citt, come limiti orientali, di Ushkin-Uver e di Arzhan: insomma,
le sorgenti dellOb e la prima parte, meridionale, dello Enisej.
E unarte di arredamento che modella loggetto, corporea, legata alluomo () nella natura e nei
suoi cicli, unarte che procede per smembramenti e riassemblamenti di elementi biologici, cinetici,
morfologici e materiali unici punti fermi le tombe e le montagne. Anche sui petroglifi i suoi
caratteri stilistici sono evidenti (ibid., p. 164). Che una regione come questa non urbanizzata e
priva di agricoltura, alla periferia di potenti imperi abbia potuto essere centro antico di diffusione
artistica apparir meno sorprendente quando si consideri che queste sono le terre dorigine di quegli
11[11] E interessante linfluenza dello stile animalistico fino alla Scandinavia, dove si un ad altre
influenze. Quando queste ultime furono assimilate, si arriv a costruire uno stile prettamente scandinavo,
composto da una combinazione di figure animali [stile animalistico, nota mia] e motivi preesistenti, che si
evolve nel tema degli animali rampanti (La Storia dellArte, Electa/Biblioteca de La Repubblica 2006,
vol. 3, LAlto Medioevo, cap. 8, I Vichinghi. La civilt dei popoli del Nord, p. 341). Nel volume 4 della
stessa opera, intitolato Il Romanico (sempre 2006), alle pagine 688 e 689 ci sono due immagini
dellinterno di SantAngelo in Formis, basilica desideriana; a pagina 698 un particolare della splendida
cupola del Duomo di Casertavecchia; a pagina 699 un particolare del chiostro del Monastero di Santa Sofia,
a Benevento. Alle pagine 632-633 vi il Giudizio Universale di Torcello, Santa Maria Assunta. Nellangolo
destro in basso vi una rarissima immagine dellAnticristo che non sia per ragioni propagandistiche o
satiriche, una delle pochissime assieme al rinascimentale Detti e fatti dellAnticristo di Luca Signorelli
nella Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto. Nellaffresco di Torcello (Venezia), cosa unica,
lAnticristo rappresentato bambino, sulle gambe di Satana, in grembo, nella postura di Ges Bambino in
molte Nativit. Sulla Cappella di San Brizio e gli affreschi, mirabili, di Luca Signorelli, cfr.: Mirabilia. I
luoghi dellApocalisse. Il giudizio Universale di Luca Signorelli, la Cappella di San Brizio nel Duomo di
Orvieto, Officine Comunicazione editore s.d.. Unimmagine dellaffresco di Luca Signorelli, Detti e Fatti
dellAnticristo, si trova al seguente link:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/15/Fra_angelico_luca_signorelli_orvieto.jpg, a sua volta
tratta dallarticolo su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Signorelli. Sul Duomo di Orvieto, cfr.:
BellItalia, Editoriale Giorgio Mondadori, Maggio 2005, numero dedicato al Duomo di Orvieto (tra laltro,
nello stesso numero si parla della Reggia di Caserta e della Biblioteca Marciana di Venezia).

71

Unni, quei Turchi e quei Mongoli le cui imprese da un estremo allaltro dellEurasia ci sono state
narrate dalle cronache cinesi e occidentali, direttamente o indirettamente, fino allalto Medioevo.
Questo fenomeno despansione artistica, a parte le copie e i prestiti, corrisponde allo spostamento di
popoli legati a un certo modo di vita, il nomadismo pastorale a cavallo, e a credenze dimpronta
sciamanica: animali totemici, viaggi spirituali nellaldil, pratica dellestasi (sciamanismo). A
questa credenza nellintercomunicazione dei mondi dobbiamo al scoperta delle vestigia di simboli e
cerimoniali complessi, sepolti nelle tombe o tracciati sulle stele o sulle montagne (ibid., p. 165).
Laltrta osservazione importante da farsi quella relativa alle modificazioni che larte animalistica
conobbe avvicinandosi allEuropa. Il crogiolo fondamentale che diede forma a tale arte si ebbe in
Pannonia, attuale Ungheria, intorno al secolo V (su di esso evidentemente gli Unni ebbero
uninfluenza importante: sulla questione si rimanda alla parte finale della nota n18 a pie pagina;
che i Longobardi si facessero vettori di tale stile si deve anche alla loro importante fase in
Pannonia). A partire dalla fine del secolo V nel mondo nordico questo stile cedette il posto allo
stile I (Patrick Prin, I Regni barbarici dOccidente: gli stili animalistici, in ibid., p. 358). In
questo stile, i motivi animalistici della fase precedente conoscono una stilizzazione ancor pi
spinta: pur rispettando sempre le regole dellanatomia, i corpi degli animali appaiono ora
assolutamente disarticolati, con la testa, e soprattutto le membra, che viene ad essere costituito da
strisce parallele (ibid.). Lo stile II, che lo seguir, stile II [che] aveva avuto origine in Scandinavia
(...) poco dopo la met del VI secolo, e senzaver ricevuto alcuna influenza mediterranea (ibid., pp.
358-359), conobbe gran successo nei regni barbarici dellEuropa centroccidentale (ibid., p. 359).
Rispetto allo stile I, lo stile II si caratterizza per intrecci semplici alle estremit dei quali sono
confinati, separati gli uni dagli altri, per intero o in parte dettagli anatomici animalistici. A questa
fase subentra dallinizio del secolo VII lo stile II classico, ben riconoscibile dallintegrazione dei
dettagli anatomici sugli intrecci (). Verso il 630-640, infine, si sviluppa lo stile II evoluto o
degenerato, esemplificato da intrecci filiformi nei quali i dettagli animalistici, teste e membra,
sono sempre meno identificabili (). Sulla soglia dellepoca carolingia il mondo (in maniera
particolare la Northumbria) e la Scandinavia vedono la nascita dello stile III, che dunque
posteriore allepoca dei regni barbarici. Complesso e raffinato, si caratterizza principalmente per la
rappresentazione stilizzata danimali che, nella maggior parte dei casi, non sono pi intrecciati e
vanno invece a sovrapporsi ad eleganti orditure filiformi (ibid.). Uno dei temi pi interessanti di
questultimo stile, nelle varianti anche visigoto-ispaniche, si lippogrifo, s, quello di Ariosto, a
testimonianza della lunga vita di questi simboli, divenuti, per, mera poesia, ben lontani dalla
cultura che li aveva generati e li comprendeva. In ogni caso, va riportato un verso di Ariosto, fra i
tanti, dedicato allippogrifo: Non finto il destrier, ma naturale,/ chuna giumenta gener dun
grifo:/ simile al padre avea la piuma e lale,/ li piedi anteriori, il capo e il grifo;/ in tutte laltre
membra parea quale/ era la madre, e chiamasi ippogrifo; che nei monti Rifei vengon, ma rari,/
molto di l dagli agghiacciati mari (Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, Rcs Collana La Grande
Letteratura Italiana 2006, p. 137). La cosa straordinaria di questo passaggio che si conserva
lorigine dellippogrifo dal barbaricum: i monti Rifei, che, nel commento a pie pagina del testo
qui sopra or ora riportato, son interpretati cos: qualche critico lidentifica coi monti Iperborei, oggi
Urali; non manca tuttavia chi pensa si tratti di una catena posta agli estremi confini settentrionali del
mondo allora conosciuto (ibid.). Il tema ci prterebbe molto ma molto lontano soprattutto
laccennoa gli Iperborei, i cui monti sarebbero da identificarsi con gli Urali attuali -, e qui vi si pu
solo accennare; ma il punto decisivo che, sotto gli Urali, ci sono quelle steppe russe per le qualu
son passati sia i Goti che gli Unni. Detto altrimenti: nellorigine geografica dellippogrifo si
mantiene una traccia, seppur flebile, delle origini dellippogrifo dallo stile animalistici cosiddetto
delle steppe (nome impreciso, sebbene geograficamente non falso). Jordanes, dopo aver riportato
le vedute di Giuseppe Flavio, che tendva a considerare i Goti degli Sciti tout court, cos dice dei
monti Rifei: Elenandolsi allinterno della Scozia, i montoi Rifei separano lEuropa dallAsia, e
limentano limmenso Don [chiamato Tanais] che si getta nella palude Meotide (Jordanes, Storia

72

, cit., p. 15); la Meotide corrisponde allattuale Mar dAzov. Tutto ci conferma linterpretazione
data dal commentatore di Ariosto.

2. Riti stregoneschi. Soprattutto Ginzburg ha studiato questi fenomeni, da unangolazione molto


diversa da quella di chi scrive, ma con simile scrittura interdisciplinare che rende i suoi testi
molto particolari ed interessanti rispetto alla media. Ora, Ginzburg tratta delle persecuzioni
medioevali e delle origini della stregoneria, che spesse volte veniva ricollegata alla diffusione della
lebbra, a sua volta legata a determinati gruppi che avrebbero diffuso il contagio, prima ogni
gruppo diverso e poi, specificamente, gli Ebrei. Non dimentichiamo, infatti, che il sabba era
detto, seguendo anche l Apocalisse di Giovanni, la sinagoga o la sinagoga di satana. In
particolare, per identificare questi gruppi ritenuti potenziali portatori di malattie, si ricorreva a degli
speciali segni esteriori di riconoscimento: Il concilio lateranense del 1215 aveva prescritto agli
ebrei di portare sulle vesti una rotella, di solito gialla, rossa o verde. Anche i lebbrosi dovevano
indossare abiti speciali: una cappa grigia o (pi raramente) nera, un berretto e un cappuccio
scarlatti, talvolta la bttola (cliquette) di legno. Questi segni di riconoscimento erano stati estesi
anche ai cagot, o lebbrosi bianchi (in Bretagna assimilati agli ebrei) che soltanto la mancanza dei
lobi alle orecchie e il fiato puzzolente distingueva, nella coscienza comune, dai sani: il concilio di
Nogaret (1290) decret che portassero un distintivo rosso sul petto o su una spalla (C. Ginzburg,
Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi 1998, p. 11). Sui cagot (letteralmente in
francese bacchettoni), la loro deformit ed il loro essere una sorta di popolo dalle origini
strane, controverse, cfr.: M. Bizzarri, Rennes le Chateau, dal Vangelo perduto dei Cainiti alle
sette segrete, Mediterranee 2005, p. 166 e sgg ( un libro molto interessante riguardo al tenebroso
affaire di rennes-le-Chateau). Essi avevano il marchio dellinfamia, il segno della palma
doca rossa ben visibile sul petto (ibid., p. 168). Fortemente ostracizzati, il tutto sarebbe da
interpretare come sottoprodotto di unirrazionale xenofobia e paura del diverso. Tuttavia ()
richiamarono lattenzione di Ambrosie Par (1509-1590), padre della chirurgia moderna, medico
personale di Enrico II, che dedic numerosi studi alla razza maledetta. Sembra che a quel tempo
() non avessero ancora perduto alcune delle caratteristiche descritte al tempo dei Carolingi
(ibid., p. 169). Riguardo al piede doca o danatra, Par ne fa risalire lorigine ai saraceni, e
addirittura al Corano, dove vi si allude come ad un simbolo del peccatore (ibid.). Ma unaltra
origine pu esser citata: nel folklore europeo spesso lanatra (o loca) viene ricollegata con la figura
dellAnticristo, che da Antichrist era cambiato in Antechrist/Entenchrist (W. Fraenger, Le
tentazioni , cit., p. 76). Ora, in tedesco anatra si dice ente, fine si dice ende (inglese: end).
Si sosteneva che, nel tempo della fine (Endzeit), sarebbero nati uomini dalla testa danatra
(entkpfige) (ibid.). Ma questi uomini, se togliamo il particolare favoloso della testa, potevano
essere semplicemente quelli segnati dallanatra/oca. In tal caso, gi vi erano stati: i cagot. Detto
altrimenti: si sosteneva che i cagot sarebbero tornati. Data la similarit di certe descrizioni dei
cagot con certe descrizione di umanoidi cosiddetto Ufo, a taluno venuto in mente di
ricollegarli, cosa molto meno campata per aria di quanto si potrebbe credere allinizio.
Il discorso di Ginzburg questo: passare da una persecuzione generale allidentificazione della
figura dellebreo, poi alla costruzione del tema del sabba. Ma da dove vien fuori tale sabba,
concepito come lo concepivano gli inquisitori? Non certo dallEbraismo ortodosso! Ed allora?
Ginzburg dimostra che limmagine che poi sar di streghe e stregoni nel sabba non esisteva
nellAlto Medioevo e nella prima parte del Basso Medioevo. Fu solo nellAutunno del Medioevo
(secondo la bella e fortunata espressione di Huizinga) che si venne a formare limmagine della
strega e dello stregone del sabba, limmagine che ancor oggi si ereditata e vive
nellimmaginario collettivo. Ginzburg ne rintraccia le forme, precise, nel Formicarius del
dominicano tedesco Johannes Nider, che lo scrisse tra il 1435 e il 1437 a Basilea (C. Ginzburg,
73

Storia notturna , cit.,, p. 43). In detto scritto, Nider compara i vizi e le virt degli uomini, con
gusto medioevale, a quelle degli animali, nello specifico alle formiche (donde il titolo). Ma nelle
sue pagine si affaccia anche limmagine ancora sconosciuta di una setta di streghe e stregoni, ben
distinta dalle figure isolate di malefiche o dincantatori ricordati nella letteratura penitenziale od
omiletica medievale. E unimmagine ancora in via delaborazione: Nider ne trascrive gli elementi,
in parte incerti e contraddittori, in ordine sparso (ibid.). In base alle informazioni fornite a Nider (e
che questi riporta) da due giudici che si erano occupati della faccenda, si portati a concludere che
limmagine della nuova stregoneria, praticata ad gruppi di uomini e donne anzich da individui
isolati, emerse sui due versanti delle Alpi occidentali allincirca nello stesso periodo: poco dopo la
met del 300 (ibid., p. 45). Questa la zona dorigine di questa nuova stregoneria (che tanto
nuova non lo affatto, come Ginzburg argomenter poi). E nelle Alpi occidentali che si
mescoleranno il sostrato eretico, quello dei lebbrosi (e dei cagot) con quello ebraico.
Decenni dattivit inquisitoriale nelle Alpi occidentali completarono la convergenza tra eretici e
adepti della setta stregonesco: ladorazione del diavolo in forma danimale, le orge sessuali e gli
infanticidi entrarono durevolmente nello stereotipo del sabba. Ma in questelenco dingredienti
manca qualcosa: le metamorfosi animalesche, il volo verso i raduni notturni. Con questi elementi, il
miscuglio eterogeneo arriv alla temperatura di fusione. Essi scaturivano da uno strato culturale di
gran lunga pi profondo [corsivi miei] e remoto di quelli analizzati fin qui (ibid., p. 55). Questo
sostrato pi profondo e remoto, anzi di gran lunga pi profondo e remoto, quello sciamanica,
al quale fa riferimento larte animalistica, tra laltro (e siamo al punto). Riassumendo: la figura del
sabba nasce da motivazioni tipicamente europee e fuori di quel contesto culturale non ha senso. Ma,
ed ecco il punto, ci che fa s che limpasto, che comunque vi sarebbe stato, raggiungesse la
temperatura di fusione, come dice Ginzburg, ma che chiamerei piuttosto la forza espansiva,
questelemento di origine sciamanica, basato su due punti decisivi dello Sciamanesimo: gli spiritianimali e la tecnica dellestasi come volo. Tutte cose che prima non vi erano in Europa, e
Ginzburg lo dimostra. Tuttavia, lerrore di Ginzburg primo quando individua le zone della
stregoneria influenzata dallo Sciamanesimo, sciamaneggiante, e, del Sud, riporta solo la Sicilia
(alle pagine 73-74 vi la Cartina 3, intitolata: Culti, miti, riti a sfondo sciamanica in Europa, dal
Caucaso alla Scandinavia e le Isole Britanniche). La Sicilia riportata, assieme alla Scozia, alla
Francia alla Renania ed allItalia centro-settentrionale, nel capitolo Viaggi estatici al seguito di
divinit prevalentemente femminili, che Ginzburg, rettamente del resto, ascrive al fondo celtico
dellEuropa. Secondo lui, tali stimoli sarebbero giunti in Sicilia attraverso i Normanni, che,
notoriamente, a parte certe cose, portavano con loro la cultura francese: cosa pi che possibile,
tant che la Tomba di re Art nellEtna e sullo Stretto di Messina vi il fenomeno del miraggio
chiamato, per, significativamente, Fata Morgana. Solo i Normanni avrebbero potuto portare
questi tratti culturali franco-celtici nella Sicilia, insieme ai Pupi che narrano lepopea di Carlo
Magno e dei suoi Paladini, Orlano per prima. Il fondo celtico, ed un punto importante, avrebbe
rivitalizzato un fondo preesistente, dorigine greca, punto molto importante delle osservazioni,
molteplici e ricche, fatte da Ginzburg. Ripeto, ci possibilissimo, ma Ginzburg trascura del tutto
la zona centro-meridionale appenninica, tra cui la famosa strega di Benevento, che nasce dalla
contiguit, sempre di un sostrato sciamanica ma di ascendenza germanico-longobarda (come detto
nellAppendice 2 a Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle nostre chiese, Vozza editore 2007),
unito al perdurare del culto dIside, trasformatasi in Diana-Ecate, come afferma lo stesso Ginzburg,
ma che ha il torto di vedere riduttivamente.
Se del fondo celtico non possibile in alcun modo parlare nellAppennino centro-meridionale,
allora solo la componente longobarda quella che ha potuto riattivare un sostrato stavolta non greco,
ma dellepoca romana. La qual cosa lipotesi fatta nellAppendice 2 qui sopra ricordata, dove il
culto del capro, ricollegato al dio Thor, era indicato come la componente capace di aver
rivitalizzato un fondo comunque preesistente. A questa stessa idea lo stesso Ginzburg pu dare un
appoggio, laddove nota il tema della risurrezione di un animale come un altro elemento del
74

sostrato che sta studiando: nell Edda di Snorri Sturluson (prima met del 200) il prodigio
attribuito al dio germanico Thor, che risuscita alcuni capri (animali a lui sacri) percuotendone le
ossa con larma di cui , secondo la tradizione, provvisto: il martello [Mjlnir]. Il rapporto tra
queste versioni, quella celtica cristianizzata e quella germanica pre-cristiana, non chiaro. La
seconda deriva dalla prima? O il contrario? Oppure entrambe derivano da una versione pi antica?
Ci che induce a propendere per questultima ipotesi la distribuzione geografica di miti e riti
imperniati sulla raccolta delle ossa (per quanto possibile integre) degli animali uccisi, allo scopo
di farli rivivere (Ginzburg, Storia, cit., p. 112). Tra laltro, Thor ricollegabile a Horagalles,
il dio del tuono dello Sciamanesimo lappone: Verso la met del 700 [XVIII secolo] () gli
sciamani lapponi (noaidi) spiegarono ai missionari danesi che bisognava raccogliere e ordinare con
la massima cura possibile le ossa degli animali da sacrificare: in questo modo Horagalles, il dio a
cui il sacrificio era rivolto, li avrebbe risusciti anche pi robusti di prima. In Horagalles () stato
identificato un corrispettivo lappone di Thor, il dio celtico-germanico che, in una famosa pagina
dell Edda, rid vita ad alcuni capri uccisi facendone raccogliere le ossa colpendole con il proprio
martello magico. Ma uno dei capri (continua il racconto dell Edda) zoppica da una zampa: Thor se
ne accorge e rimprovera i contadini presenti, accusandoli di aver spezzato sbadatamente losso della
coscia dellanimale (ibid. p. 228). Il legame con la Lapponia e lo Sciamanesimo l imperante fino
al XVIII secolo netto: Il nucleo folklorico [non quello demonologico, nota mia] del sabba
volo magico e metamorfosi sembra derivare da un remoto sostrato eurasiatico (ibid., pp. 114115). Questa connessione inattesa, per, era gi stata oscuramente intravista da uno dei pi
feroci tra i persecutori di streghe: il giudice Pierre de Lancre (p. 115). Anche i fratelli Grimm
nerano abbastanza consapevoli: si tratta di un qualcosa del quale un tempo si era meglio a
conoscenza, poi per dimenticato. Sarebbe tuttavia sbagliato ridurre il tutto al mondo delle
steppe, perch Ginzburg presenta una foto di scultura lignea proveniente da Changsha (Cina, IVIII sec., a. C.), rappresentante un uomo con corna di cervo. S, vi fu una lunga catena dinflussi
sciamanici in Cina, per lungo tempo, che, tra laltro, ha, come ultimi effetti, sia la presenza di
animali apotropaici sopra i tetti dei templi, sia luso dincurvare i tetti dei templi o dei padiglioni e
dei portali, insomma di qualunque edificio sia sacro lato sensu, tant che questa regola non vale
per le case private. Lincurvare verso lalto gli spigoli dei tetti templari in realt residuo di corna.
In Scandinavia e nel Baltico si usa, invece, incrociare due legni sopra il tetto, come nei templi
scintoisti giapponesi ( un ornamento a forna di X posto sopra il tetto e sopra la porta, di solito).
Delluso di questornamento sopra il tetto (dalla parte che sta sulla porta), vi un residuo in
Olanda, il makelaar, che, in sostanza, una sorta di tridente, con lasse centrale dei tre che
formano appunto il tridente, il dente centrale insomma, pi alto degli altri due. In molti paesi
nordici questo corno centrale era di narvalo, il cosiddetto unicorno (splendido uno conservato
in Danimarca). Nella Frisia Occidentale (quella olandese), il makelaar prende la forma di un
cigno, interessante trasposizione, perch il cigno, rigorosamente bianco, in determinate posizioni,
ricorda un tridente, con il dente centrale, corrispondente alla testa, pi alto dei due laterali,
corrispondenti alle ali del cigno stesso. Questo tipo dornamento stato in uso nel novembre del
1990 nel Daijog, il villaggio primordiale rigorosamente senza metalli, significativo ricostruito nel Parco Reale di Tokyo in occasione degli ultimi riti dintronazione del Sovrano
nipponico (impropriamente chiamato imperatore) avvenuti quellanno stesso (e chiss, con i
tempi che ci sono, se e quando se ne vedranno altri!). Su questi riti, cfr.: Fosco Maraini, LAgape
Celeste. I riti di consacrazione del Sovrano giapponese, Associazione Italiana Studi Giapponesi
Mcs Edizioni 1995. Il modello di questornamento si ritrova in: Roma, Museo Nazionale Etrusco
di Villa Giulia: urna di bronzo a forma di edificio, da Falerii (Roma), VII secolo a.C. (in ibid., p.
58). Ora, vi un modellino, molto simile, di epoca cosiddetta villanoviana (sec. IX a. C.)
ritrovato a Sala Consilina. Insomma, si tratta di un motivo ornamentale davvero di tempi
antichissimi.

75

Il quadro, come si visto, complesso, tuttavia vale il punto decisivo: vi , dunque, un legame
certo fra certi settori della stregoneria, ed anche certe influenze esercitatesi nel mondo ebraico
(soprattutto ashkenazi, quella parte del mondo ebraico che storicamente poteva esser sottoposto a
questo tipo dinfluenze), ed il mondo sciamanico delle steppe.
Quanto al complesso mondo della magia medioevale, non lo si pu qui che presupporre12[12].
Unaltra cosa da sottolineare, il legame delle figure zoomorfe, prima di esser fermate in forma di
pietre che cantano, con le Arti del metallo, e, dunque, con il mondo dellalchimia lato sensu
intesa, ma precisamente, cio come arte della trasmutazione. Sennonch, come spesso accade a
determinate vie tradizionali, per quanto sia del tutto legittima lalchimia, essa pu dare accesso,
come daltro canto il Tantrismo o certe forme di Taoismo (in Cina lalchimia una forma taoista e
in India tantrica), a dei sottoprodotti nel campo vasto e complesso del magismo (sempre lato
sensu inteso). Di qua il suo duplice volta, fasto e nefasto, positivo e negativo, duplice volto che,
daltro canto e senza nessun caso, fa parte del mondo dei metalli stessi, manifestazione e supporto
dello spirito pi elevato ed insieme di un mondo sottile al quale lumanit non adeguata, men
che meno lo il mondo moderno che non ne sa nulla e subisce in pieno limpatto (chiaramente, vi
sono filtri senza i quali le cose sarebbero anche peggio di ora).
12[12] Sul magismo nel Medioevo: cfr. R. Kieckhefer, La magia nel Medioevo, Laterza 1993. Rimane
sempre importante questo studio: Lynn Thorndike, Magia, stregoneria, astrologia e alchimia, cap. XXII
della Storia del Mondo Medievale, Cambridge University Press, vol. VII, LAutunno del Medioevo e la
Nascita del Mondo moderno, Garzanti 1981. Si tratt di unaltra epoca di passaggio, molto affascinante
come atmosfera. E quellautunno del Medioevo entrato comespressione corrente grazie allomonimo
studio di Huizinga (cfr. Johan Huizinga, LAutunno del Medioevo, Sansoni 1978). Huizinga riesce bene a
descrivere, da tanti punti di vista, una sorte di atmosfera comune, un sapore che dovremmo riconoscere,
visto che siamo nellautunno del mondo moderno, con linverno incombente (anche se, per adattarci ai
tempi, pi che inverno, comera nellimmaginario delle epoche passate, dovremmo parlare destate
bruciante: anche questa modificazione di paragone traduce una diversa sensibilit, unavvenuta mutazione
storica irreversibile, che ci separa dal passato). E quellatmosfera di esaurimento, di assenza di
prospettive davvero diverse ci che ci accomuna, come se si fosse costretti, volenti o nolenti, in un circolo
chiuso dal qual impossibile venir fuori, costretti sa racchiudere tutto sempre in vecchie parole, ormai
stantie, vuote di senso e di vero valore.
Un utile strumento iconografico, sul mondo del magismo, : Astrologia, magia, alchimia (Dizionari
dellArte), Electa 2004. Interessante la discussione sul golem, contenuta in: Mario Bacchiega, Silvestro II,
papa mago, Edizioni Bastogi 1981. Sebbene molte posizioni non siano del tutto corrette, come una
distinzione troppo netta fra magia colta e magia popolare, d tuttavia molta importanza al Picatrix (la
forma latina del Ghayat al-Hakm arabo), Picatrix a sua volta molto importante per il libro in tre volumi
Occulta Philosophia di C. Agrippa (mago rinascimentale), C. Daxelmller, Magia. Storia sociale di
unIdea, Rusconi 1997 (cfr.: pp. 248 e sgg., p. 250 e sgg.). Sullimportanza del Picatrix nelliconografia,
cfr.: Fritz Saxl, La Fede negli Astri. Dallantichit al Rinascimento, Boringhieri 1985, libro, il Picatrix,
che attraversa tutto il libro di Saxl, molto importante per lo studio delliconografia nellambito della storia
della civilt. Un riassunto del Picatrix pu esser trovato, in inglese, al link:
http://www.esotericarchives.com/picatrix.htm. Vi anche una traduzione in italiano: Picatrix. Ghayat alhakim, Il fine del saggio (a cura di Paolo A. Rossi), Edizioni Mimesis, 1999. Per quel che riguarda, in
particolare Giordano Bruno, che fu influenzato dal magismo rinascimentale fortemente, ma non solo cfr.
(parzialmente condivisibile, parzialmente non riguardo alle riflessioni sul rapporto fra scienza, lui intende:
moderna (ed il punctum dolens), e magia, comunque unottima esposizione del modo di pensare di un
mago rinascimentale, soprattutto il cap. 1, Il mondo di un mago): Paolo Rossi, Il Tempo dei maghi.
Rinascimento e modernit, Raffaello Cortina editore 2006. Unultima influenza del concetto di Centro
supremo, per quanto offuscata, la si ritrova alle soglie del Rinascimento in Tommaso Campanella, La Citt
del Sole, Feltrinelli 1988.

76

Dopo aver formulato la parte basilare delle sue ipotesi, Ginzburg ad ogni modo non si nasconde le
difficolt derivanti dalla scarsit di notizie databili sicuramente, chiama in causa un qualcosa che
subito laccorto lettore riconoscer: Una via per aggirare lostacolo costituito dalla scarsit di
notizie datate (o databili con sicurezza) su credenze e pratiche sciamaniche ci viene offerta proprio
dalle cose. Pi precisamente, dai prodotti dellarte animalistica o delle steppe corsivi miei]. Con
questo termine vengono indicati convenzionalmente oggetti, spesso ornati da decorazioni zoomorfe,
provenienti da un ambito geografico compreso tra la Cina e la penisola scandinava, allincirca tra il
1000 a. C., e il 1000 d. C.. Amuleti cinesi del periodo Chou [Zhu], ornamenti di bastoni cerimoniali
della Mongolia interna, braccialetti doro provenienti dallAsia centrale o dalla Siberia, spille
iraniche, vasi dargento traco-getici, dischi decorati celtici (phalenae), fibule visigote () e
longobarde presetano al di l delle particolarit che li distinguono una sconcertante aria di
famiglia, sia dal punto di vista stilistico sia da quello iconografico. DallEuropa medievale siamo
risospinti verso la sterminata steppa eurasiatica, traversata da nomadi a cavallo. Vediamo disegnarsi
una vicenda interminabile dintricati scambi culturali: ma a partire da quando, e da dove? La
discussione sullorigine dellarte animalistica tuttora vivacissima ma la funzione di ponte tra Asia
ed Europa svolta, anche in questo caso, dagli Sciti fuori discussione. I loro contatti con larte
medio-orientale, soprattutto iranica, sono evidenti. Pi controversa, ma verosimile, lipotesi chessi
utilizzassero anche temi e schemi figurativi provenienti dalle steppe dellAsia centrale, o forse
addirittura dalle foreste della Siberia settentrionale. Attraverso la mediazione diretta o indiretta
degli Sciti, elementi dellarte delle steppe trasmigrarono probabilmente in quella sarmatica,
scandinava e celtica. Tra questi contatti, quello che un la cultura tracia (o coagulatasi nelle pianure
della Tracia) e la cultura celtica appare particolarmente stretto. E significativo che il luogo
dorigine del celebre calderone di Gundestrup (II-I secolo a. C. [paiolo ritrovato in Danimarca e
attualmente conservato a Copenhagen ma raffigurante divinit dellantica religione celtica; nota
mia]) sia stato cercato, alternativamente, in Tracia e nella Gallia settentrionale. Cacciatori siberiani,
pastori nomadi delle steppe dellAsia centrale, Sciti, Traci, Celti: la catena che avevamo suggerito
per spiegare la diffusione delle credenza sciamaniche dallAsia allEuropa, dalle steppe
allAtlantico, stata proposta (tra non pochi contrasti) per spiegare la diffusione dei temi e delle
forme dellarte animalistica. Si tratta, anche qui, duna ricostruzione, in parte congetturale, che
cerca di giustificare in termini storici una serie di rassomiglianze formali.() Va rilevato per che,
diversamente dalle testimonianze sulle credenze sciamaniche, i prodotti della cosiddetta arte
animalistica sono una fonte diretta, di prima mano, non filtrata da sguardi e schemi culturali esterni
(a parte i nostri, si capisce). Essi confermano che la trasmissione storica che avevamo ipotizzato ,
se non certa, almeno verosimile. Non solo. Pu darsi che il legame tra i due circuiti (quello degli
oggetti e quello delle credenze) fosse ancor pi stretto. Nelle lotte tra animali, veri o immaginari
(orsi, lupi, cervi, grifoni), raffigurate nellarte dei popoli nomadi si proposto infatti di riconoscere
una rappresentazione delle lotte tra le anime, trasformate in animali, degli sciamani eurasiatici (a cui
potremmo affiancare i tltos ungheresi o i kresniki balcanici).con una buona dose di semplificazione
si cercato di ricondurre larte animalistica a unideologia sciamanica (ibid., pp. 194-195).
E molto interessante lipotesi di Ginzburg, stavolta suffragata da qualche prova poich lincontro
storicamente avvenuto effettivamente, secondo la quale per mezzo di Traci, prima, e Geti, poi, la
componente celtica sarebbe venuta in contatto con larte animalistica e il suo sostrato sciamanico, i
Traci a loro volta essendo stati influenzati dagli Sciti, la qual cosa spiegherebbe la differenza tra la
componente celto-germanica e quella puramente germanica in relazione al culto della dea e della
divinit di acqua, sostanzialmente meno centrali nel mondo germanico. E com, storicamente
parlando, che linflusso sciamanico sia comunque fortissimo in ambito scandinavo, anzi di pi che
nellEuropa coeva? Da un lato, ha una colorazione diversa, e non casualmente meno
ricollegabile al sostrato folklorico che si poi espresso, riusato, nel sabba, dallaltro la stessa
mediazione storica, e sempre seguendo gli studi di Ginzburg, vi stata diversa: venuta per
mezzo della componete uralica, Lapponi, Finni, Samoiedi e via dicendo, insomma dalla Siberia
77

nord-occidentale e dalla Russia nord-orientale, gi chiamata terra dei Vanir nelle Saghe nordiche,
o terra dei giganti, dove Thor si recava in caccia dei giganti13[13].

3. Conclusioni. Qui si voluto solo schizzare una questione semplicemente immensa. Chi scrive
ha dovuto fare semplificazioni e fermarsi ad un certo punto, perch difficile che il lettore si renda
conto di come questo tema si possa irradiare in maniera straordinaria e sviluppare quasi
13[13] Vi poi lidea dellorigine polare, nordica, di quel movimento che fu prima asiatico e poi
eurasiatico. Ginzburg fa riferimento a Tilak, il quale sosteneva che la trasmissione della cultura ind aveva
origine nelle steppe dellAsia centrale, a sua volta discendendo dalla zona siberiano-polare: una tesi
formulata al principio del secolo [XX, Ginzburg scrive ancora nella parte finale del secolo scorso; nota mia]
da Bl Gangdhar Tilak [Bl Gangdhar Tilak, The Arctic Home in the Vedas, trad. it. La dimora artica nei
Veda, Ecig 1986]. Oltre a impegnarsi intensamente nella lotta per lindipendenza nazionale indiana ()
Tilak scrisse due libri in cui a) retrodat di due millenni (fino al 4500 a. C.) la data comunemente accettata
per la composizione dei Veda, sulla base di accenni astronomici in essi contenuti; b) sostenne che gli antichi
Arii provenivano da una zona situata in prossimit del Circolo polare artico, dove avevano abitato nel
periodo interglaciale (). Unipotesi analoga era stata formulata, in maniera pi vaga, da J. Rhs (), che
rielaborava laltra, assai pi mirabolante, di W. F. Warren (Paradise Found. The Cradle of the Human Race
at the North Pole, London 1885, pi volte ristampato) secondo cui le regioni polari nella beata et
interglaciale erano state la culla dellintero genere umano. () Gli interventi sulla questione si protrassero
per vari anni, come dimostra il libretto (basato su quello di Tilak) di G. Biedenkapp, Der Nordpol als
Vlkerheimat, Jena 1906. Successivamente le teorie sullorigine boreale degli Indoeuropei fu ripresa in
ambienti nazisti. Di recente stata rilanciata da J. Haudry, Les Indo-Europens, Paris 1981, pp. 119-21 (che
cita Tilak) (). In ogni caso, lidea che lorigine della civilt debba essere localizzata nel Nord, ossia che
Indiani e Greci (in una prima versione, solo i Greci) avessero ereditato il loro patrimonio culturale da un
popolo estremamente civile, che in tempi remotissimi aveva abitato lAsia centrale o settentrionale, assai
antica. Sulle sue formulazioni settecentesche (F. Bailey, C. Dupuis, ecc.) cfr. C. Dionisotti, Preistoria del
pastore errante, in Appunti sui moderni, Bologna 1988, pp. 157-77. Bailey, a sua volta () utilizzava a fini
diversi limponente documentazione raccolta da O. Rudbeck (Atlantica, Uppsala 1679-1702, 4 voll.) per
provare che lAtlantide era localizzata in Svezia, anzi a Uppsala (). Uneco di Rudbeck riaffiora in Rhs
(). Tutta la discussione pu essere considerata una ramificazione di quella sullAtlantide (Ginzburg,
Storia , cit., p. 204, nota n48). A proposito dei legami fra la teoria nordico-polare e quella sulla
dislocazione dellAtlantide, di seguito, nella stessa nota, Ginzburg fa riferimento a P. Vidal-Naquet, del
quale recentemente stato pubblicato il breve studio, unicamente storico e non storico-tradizionale:
Pierre Vidal-Naquet, Atlantide. Breve Storia di un Mito, Einaudi 2006. A p. 68 parla delle differenza tra
Rudbeck e Bailey: per questultimo il popolo originario non era n svedese, n ebraico, e parlava sanscrito.
Per mezzo di Bailey, la storia di Atlantide si riunisce al mito dellEt dellOro. Criticata dagli illuministi,
non per chiss quale ragione particolare ma per il semplice fatto che erano scettici verso tutto quanto
leggenda, questidentificazione per non faceva parte del nucleo pi antico della leggenda dellAtlantide
(che non una leggenda). Secondo Cosmas Indicopleustes (dallXI secolo si ha questo nome sui
manoscritti, ma quelli precedenti sono datati VI secolo e scritti ad Alessandria dEgitto), quella
dellAtlantide era uninvenzione, ma derivata dalla Bibbia (ibid., p. 40). Tuttavia, a partire dal Medioevo
vero e proprio: Le carte medievali localizzano molti paesi mitici o semimitici, dallEden al paese di Gog e
Magog, e dal regno del Prete Gianni al luogo in cui, un giorno, si manifester lAnticristo; accade cos per l
Atlante catalano del 1735 o per la carta del veneziano Fra Mauro nel 1459, a met del secolo delle grande
scoperte, carta commissionata da Alfonso di Portogallo. Ma lAtlantide non sinscrive tra questi luoghi
mitici (ibid., p. 43). Pi semimitico, lAtlantide un luogo semistorico. Ha, quindi, una qualit diversa
da simili luoghi. LAtlantide fu anche identificata, dopo il XV secolo, con le Americhe. Belle le cartine che
Vidal-Naquet presenta. La figura 8 (ibid., p. 58) nel libro la carta dellAtlantide come tratta da Mundus
Subterraneus di Athanasius Kircher (Amsterdam 1664). Esiste sul web lAthanasius Kircher Society, sul
sito: http://www.kirchersociety.org/, il cui interesse si estende al meraviglioso, al singolare, allesoterico,
allossessivo, allarcano.

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indefinitamente. Per esempio, solo la questione della zoppaggine o del fatto che certe figure
hanno solo un calzare, sia nella mitologia greca che ha subito influssi sciamanici, sia nelle forme
assai pi tarde, potrebbe subito portarci alla figura del fabbro ed al tema della metallurgia con
annessi e connessi (alchimia compresa). Ci vorrebbe un Trattato solo per questo. Al contrario, qui,
per le esigenze del presente scritto, dobbiamo fermarci, ma giunti a delle Conclusioni assai
significative. Larte animalistica di provenienza sciamanica, ma stata spiritualizzata e
portata allOrdine dallinflusso cristiano. In altre parole: il suo potenziale dissolvente stato
invece trasformato in potenziale positivo. Segnamoci questo punto come decisivo. E una pietra
miliare del problema delle figure zoomorfe14[14].

14[14] Vi tutta una discussione sulla natura effettiva dello Sciamanesimo, se sia negativo o positivo.
Bene, una tale distinzione non ha gran senso: lo Sciamanesimo ha un ruolo evidentemente positivo, ma
fuor di dubbio che possieda anche un suo lato dissolvente, che il Cristianesimo medioevale seppe
reindirizzare, e che, quando perse questa sua capacit, non casualmente cominciarono a mostrarsi quei
fenomeni di decadenza spirituale cui la societ dellepoca, ormai priva di risposte, rispose in modo isterico,
senza che questo significhi che il problema non vi fosse. In uno scritto ripubblicato recentemente, di quegli
articoli che poi riprendeva per fare dei libri (e tale articolo poi avrebbe fatto parte de Il Regno della Quantit
e i Segni dei Tempi), Gunon scriveva: Se si considera lo sciamanismo propriamente detto, vi si constata
lesistenza duna cosmologia assai sviluppata, e che potrebbe dar luogo ad accostamenti con quelle di altre
tradizioni su numerosi punti, a cominciare dalla divisione in tre mondi che sembra costituirne la base
stessa. Daltra parte, vi si trovano ugualmente riti paragonabili ad alcuni di quelli che appartengono a
tradizioni di livello pi elevato: certuni, per esempio, ricordano in modo sorprendente alcuni riti vedici (R.
Gunon, La Tradizione. Le Tradizioni. Scritti 1910-1938, Mediterranee 2003, p. 202). Ma ci sono indizi
segni di deviazione, come diceva Gunon: Ci sono a tale proposito indizi assai inquietanti; uno di essi il
legame stabilito fra lo sciamano ed un animale, legame riguardante esclusivamente un individuo, e che, di
conseguenza, non affatto assimilabile al legame collettivo che costituisce quel che si chiama a torto o a
ragione il totemismo. () Ma c dellaltro ancora: gli sciamani, tra le influenza psichiche con le quali
hanno a che fare, ne distinguono del tutto naturalmente di due tipi, le une benefiche e le altre malefiche, e,
siccome non c evidentemente nulla da temere dalle prime, delle seconde chessi si occupano (); ()
questo sembra essere il caso pi frequente, perch possibile che lo sciamanismo comprenda delle forme
assai varie e fra le quali ci sarebbero da fare delle differenze a questo riguardo. Daltra parte non si tratta
affatto di un culto reso a tali influenze malefiche, e che sarebbe una sporta di satanismo cosciente, come
si talvolta supposto erroneamente; si tratta solamente dimpedir loro di nuocere, di neutralizzare o di
deviare la loro azione. La stessa osservazione si potrebbe applicare ad altri pretesi adoratori del diavolo che
esistono in diverse regioni [Gunon si riferisce in particolare agli Yezidi, soprattutto dellIraq, meno in Irn,
molto meno ancora in Anatolia orientale, Caucaso, Siria; nota mia] (). Tuttavia, non men vero che il
contatto per cos dire costante con simili forze psichiche inferiori fra i pi pericolosi, in primo luogo per lo
sciamano stesso [libri di Carlos Castaneda docent, nota mia], questo va da s, e anche da un altro punto di
vista il cui interesse assai meno strettamente localizzato. In effetti, pu succedere che alcuni, operando in
modo pi cosciente e con conoscenze pi estese, il che non vuole affatto dire di ordine pi elevato, utilizzino
queste stesse forze per tuttaltri fini, allinsaputa degli sciamani o di quelli che agiscono come loro, e che in
ci non giocano altro ruolo che quello di semplici strumenti per laccumulazione delle forze in questione in
punti determinati. Sappiamo che vi sono cos nel mondo un certo numero di serbatoi dinfluenza tenebrose
la cui ripartizione non ha sicuramente nulla di casuale, e che servono fin troppo bene ai disegni della controiniziazione (ibid., pp. 203-204). Da tutto ci si pu dedurre, anche in considerazione di quel che Gunon
scrisse altrove, che tutte le forme tradizionali nelle quali lelemento sottile, magistico, che pone
laccento sullaver relazioni con le forze psichiche, sono potenzialmente pericolose. Dette forme
necessitano di una spiritualizzazione, che oper il Cristianesimo nascente e del primo Medioevo, come si
pu leggere, ed ecco uno dei sensi possibili e delle applicazioni, nella Prima Parte, Capitolo primo (Alcune
considerazioni introduttive sul Tempio cristiano, le prime parti), di Pietre che cantano. Suoni e sculture
nelle nostre chiese, Vozza editore 2007. Soprattutto dove si nota che loriginario Cristianesimo era
soprattutto una via spirituale, che, quindi, se da un lato dovette prendere molti elementi corporei, anche
relativi alla forma dei templi, o alle norme legali, dal mondo in cui viveva, integr anche taluni elementi
sottili dalle forme con cui ebbe a che fare. Sennonch, per un problema molto importate, molto profondo,

79

discutere del quale ci porterebbe molto lontano, ad un certo punto questa creativit spirituale cess e si
pot solo espandere quel che gi cera prima.
Quanto allo Sciamanesimo specificamente turco-mongolo, lo tesso J.-P. Roux se n occupato: Bench il
fenomeno che ha definito questa parola [Sciamanesimo] si ritrovi integralmente in altre religioni del mondo,
esso ha fatto dellAsia Centrale e Settentrionale la sua terra delezione, quella dove si manifesta pi
completamente () Lo sciamano non soltanto un medicine-man () e non certamente uno stregone nel
senso banale della parola (J.-P. Roux, La religione dei Turchi e dei Mongoli. Gli Archetipi del naturale
negli ultimi sciamani, Ecig 1990, p. 71). Ancora: Lo Sciamanesimo implica una visione impalpabile
delluniverso concepito come diviso in due o tre zone sovrapposte, il cielo e la terra, oppure il cielo, la terra e
il sottosuolo [la dimensione ctonia, nota mia], collegati da un asse cosmico che permette un eventuale
passaggio dalluna allaltra zona: inoltre, esso implica anche lesistenza di una moltitudine di personaggi
invisibili ma zoomorfi [corsivo e grassetto miei], onnipresenti nei due o tre piani cosmici e nelle regioni che
li separano, ai quali si pu dare per comodit il nome di spiriti. Lo Sciamanesimo fondato su una tecnica
arcaica dellestasi che lo sciamano, suo unico specialista, mira a raggiungere attraverso la trance. Qualunque
sia lorigine dei suoi poteri, eredit, dono dellinvisibile o un lungo apprendistato, () lo sciamano non pu
sperare di raggiungere questa trance senza un paziente allenamento compiuto () in solitudine o vicino ad
altri iniziati (ibid., p. 72). La parola-chiave zoomorfe: vi una relazione tra le figure zoomorfe,
cristianizzate nelle Cattedrali romaniche (e non solo) e il mondo che fa riferimento allo Sciamanesimo,
lato sensu inteso. Questo problema della divisione, o duplice, Terra/ctonio o Terra/Cielo, o triplice:
Cielo/Terra/ctonio, molto ma molto interessante. In breve, si pu dire che la divisione nella forma
Cielo/Terra/ctonio rivela una discesa della corrente iperborea su ed in forme preesistenti, quelle
caratterizzate dalla divisione Terra/ctonio, parallela a mondo dei vivi/ mondo dei morti. Questultima
divisione, caratterizza non gi lo Sciamanesimo, bens le varie forme di animiamo, centrate sul culto
degli antenati, molto diffuse in Africa, ma non solo. Per esempio, lantica religione cinese, il suo nocciolo
pi antico, rappresentato dal culto degli antenati, che la riforma di Confucio ricollegher, come culto
esteriore, exoterico, al culto del Cielo della Dinastia Zhou (Orientali: 1121-771 a. C., Occidentali:
770-722; ma pure il periodo di Primavera e Autunno: 722-481 a. C., e degli Stati Combattenti: 453-222,
considerato far parte dei Zhou; siamo nella fase precedente lImpero centralizzato inaugurato dal Primo
Imperatore dei Chin/Qin: 221-207 a. C., data fondamentale quella del 221 avanti Cristo, che segner linizio
dellImpero Cinese vero e proprio e che, fra tanti cambiamenti, riuscir per a durare fino al 1911). Il culto
del Cielo che diverr lasse portante del culto imperiale o di stato del Celeste Impero cinese. Ma pure
in Tibet possibile distinguere con chiarezza i due strati, quello che divide a due e quello che divide i
mondi a tre. Parlando della Demonessa (srin mo, pr.: sin mo) del Tibet, la curatrice, Carla Giannotti,
afferma: I srin sono un gruppo di antiche divinit del Tibet che appartengono ad un substrato di credenze
pre-Bon. Secondo questo complesso di credenze animistiche in senso lato, in gran parte ancora sconosciute
e forse destinate a rimanere tali, i srin costituiscono la personificazione di quelle molteplici calamit,
sciagure e pericoli che il mondo dei Morti, oscuro e potente, arreca al mondo dei Vivi. Prima
dellintroduzione del Bon, luniverso religioso dei tibetani era dominato dagli spiriti degli antenati (mtschun
[pr.: chn]), un mondo animato dalle manifestazioni del Defunto e del Reame dei Morti i quali, gelosi
del potere vitali da essi perduto e desiderosi del suo ripristino, vagavano per la terra minacciosi per il mondo
dei Vivi. Nella visione religiosa pre-Bon, la credenza negli spiriti ancestrali si dispiegava soprattutto nella
concezione di demoni tellurici, come i Demoni o Poteri della Terra (Sai Dre o Sa dog) e ctonia, come i
nostri srin. E in questo mondo duale, il mondo dei Morti e il mondo dei Vivi, dove non esisteva ancora la
terra degli di, che venne ad impiantarsi, molto probabilmente intorno al V sec., e da un paese limitrofo il
Tibet, la religione del Bon (Introduzione a: Cenerentola nel Paese delle Nevi. Fiaba tibetana, Strenna Utet
2003, pp. 21-22). Il Bon una religione non sciamanico, ma nella quale lo Sciamanesimo stato una
componente forte: esso introduce lottica dei tre mondi in luogo dei due precedenti. Da notarsi come questi
spiriti tellurici siano simili ai Manes degli antichi Romani, che dovevano anchessi esser esorcizzati
convenientemente. Pertanto, lo Sciamanesimo ha rettificato una religione che, come molte delle
mediterranee, che si sono mescolate alle tradizioni greco-romane (il paganesimo cosiddetto), vedeva
solo il mondo attuale e quello degli antenati ma non una terra effettivamente spirituale, cio
trascendente il Tempo. Questa significativa differenza, della quale s detto qui sopra, permetter di
sottolineare la differenza tra lanimismo, in tutte le sue forme, e lo Sciamanesimo, differenza che si mostra
anche dal punto di vista operativo (avendo cura di cambiare il termine trance mistica con trance

80

animistica): La trance mistica si distingue da quella sciamanica poich in questultima il posseduto, una
volta superato lo stato di alterazione di coscienza, generalmente in grado di ricordare quanto accaduto.
Inoltre la trance sciamanica normalmente provocata da sostanze allucinogene () che, nelle giuste dosi,
non arrivano a compromettere lindividualit e la percezione del s. Al contrario, nella trance mistica
proprio lindividualit in s che lascia il posto alla divinit che possiede (Giuliana Muci, La Santera
cubana, Besa editore lUnit 1999, p. 70). Per questo, le vie africane, animiste, sono assai pi
pericolose dello Sciamanesimo. Tra laltro, a dimostrazione che lo strato pi antico della religiosit tibetana
addirittura pre-Bon, pre-sciamanico, cio, vi il problema degli Oracoli tibetani, dove tutte le testimonianze,
vecchie e nuove, per quegli oracoli, come lOracolo di Stato, concordano nel dire che il medium
pienamente posseduto. Egli, cio, perde integralmente la sua identit, a differenza di ci che avviane allo
sciamano. A tal proposito, basta far riferimento alle esperienze sciamaniche fermate, seppur spesso in forma
romanzata, nei libri di Carlos Castaneda: il protagonista, Castaneda stesso, sempre mantiene il senso del
s, anche quando assume potenti piante psicotrope (o allucinogene, come dicono altri): una differenza
importantissima.
Sulla perdurante centralit del ruolo dellOracolo di Stato nella politica dellattuale Dalai Lama, cfr.:
Victor & Victoria Trimondi (pseudonimo), The War of the Oracle Gods and the Shugden Affair (La
Guerra degli di dellOracolo e l affaire Shugdn), che si pu leggere o, meglio, scaricare, stampare, al
link: http://www.iivs.de/~iivs01311/SDLE/Part-2-07.htm.
Riguardo le vie sciamaniche, occorre sempre sottolineare quel che ho gi scritto in una nota a pie pagina
della Prima Parte (Lineamenti Introduttivi) di Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle nostre chiese,
Vozza editore 2007: a parte la pericolosit, in realt la gran parte degli spiriti con i quali pu venire in
contatto lo sciamano sono negativi, ostili. Le particolari doti degli sciamani dipendevano dal tipo di spirito
con cui essi erano in contatto e le forze che donavano questi poteri erano poche [corsivo mio]: ad esempio
Mostro-a-Due-Teste, Uccello del Tuono, Lontra e Fuoco erano gli unici spiriti ad ispirare gli sciamani salish,
mentre tra gli Haida gli unici importanti erano il Popolo della Canoa, il Popolo dellOceano, il Popolo della
Foresta e il Popolo del Cielo (Norman Bancroft-Hunt: Popoli dei Totem. Gli Indiani della Costa Americana
Nord-occidentale, de Agostini 1979, p. 76). Ma le citazioni si potrebbero moltiplicare. Per esempio, fra i
Protoindocinesi, che adoravano i geni in modo molto ma molto simile ai jinn dellArabia pre-islamica,
e che costituiscono una sorta di sostrato integrato nel Buddhismo del Piccolo Veicolo (Hinayna) del SudEst asiatico: I geni buoni sono pochissimi (Pierre-Bernard Lafont, Geni, Angeli e Demoni nel Sud-Est
asiatico, in: AA.VV., Geni, Angeli e Demoni, Mediterranee 1994, p. 295). Quelli cattivi sono di pi e molto
pericolosi, ma la gran parte, proprio come i jinn islamici, sono ambivalenti ed ambigui e devono esser
placati senza che questo voglia dire adorarli, ma solo avere verso di loro un culto esorcistico. Daltro
canto, gli stessi Yezid, in realt, non sono adoratori del diavolo, bens propiziatori dello stesso: e, guarda
caso, il diavolo (Ibls, Satana, per lesattezza) che loro propiziano in modo esorcistico non altri se non il
capo dei jinn. I conti tornano. Tra laltro, interessante rilevare quel che scrive (nel 1975) unautrice,
riportando dei miti cosmogonici raccolti da vari ricercatori in unepoca in cui erano relativamente meglio
preservati (cfr.: Giulia Sfameni Gasparro, I Miti cosmogonici degli Yezidi, Numen, vol. 22, Fasc. 1.
(aprile 1975), pp. 24-41, scaricabile, per uso personale: http://links.jstor.org/sici?sici=00295973%28197504%2922%3A1%3C24%3AIMCDY%3E2.0.CO%3B2-8). In tali miti cosmogonici il ruolo
del trickster, proprio di Melek Tas, il dio di questo mondo che necessario propiziare, secondo gli
Yezidi, spesse volte rappresentato dallArcangelo Gabriele, in un dedalo di relazioni ambigue. Questo fatto
pu spiegare tante cose, come, per esempio, che Melek Tas il lato oscuro dellArcangelo Gabriele, che,
in certe tradizioni iraniane, si simboleggi con le due ali dellAngelo: quella bianca, pura e superiore, e quella
rossa, lala imporporata in seguito alla caduta di Adamo che, secondo i miti yezidi, sarebbe stata provocata
proprio da Melek Tas. Ora, se la decadenza ha invaso ogni religione, perch queste forze sembrano avere
una relazione part5icolare con lIslamismo? Vi sarebbe non certo unaffinit spirituale, ma cosmica,
unaffinit come due corde, di materiali e preziosit ben diverse, che per vibrino alla stessa frequenza.
In Cina vi una demonologia molto sviluppata, composta esattamente di geni, buoni, cattivi ed ambigui (la
maggior parte, come sempre). Interessante sottolineare che il genio della ricchezza della tarda Cina
imperiale, Wutong, era considerato una figura demoniaca, da propiziarsi (cfr.: Richard von Glahn, Fountain
of Fortune. Money and Monetary Policy in China, 1000-1700, University of California Press 1996). Non

81

E, poi, un mero caso che, quando il Cristianesimo perse la capacit di integrare questi dati
simbolici provenienti da altre forme tradizionali il fenomeno della stregoneria esplose?

solo in ambito cristiano, ma spesso, invece, in ambito tradizionale tout court, il denaro stato spesso visto
come portatore di una forza irredenta e demoniaca, da propiziarsi, e, in effetti, colui al quale capita
unimprovvisa fortuna, qualora non abbia gi ben chiaro in mente a cosa indirizzarla, spesso fa la sua
sfortuna. C, a tal proposito, una storiella cinese, chiamata Cavallo perduto: Un giorno il cavallo di un
contadino fugg; il vicini esclamarono: Che sfortuna!, ma il contadino rispose: Forse. Poco dopo il cavallo
ritorn, portando con s una cavalla. Che fortuna commentarono i vicini; il contadino replic: Forse. Nel
domare la cavalla, il figlio del contadino si ruppe una gamba: Che sfortuna esclamarono i vicini, ma il
contadino ripet: Forse. Giunse un ufficiale per reclutare soldati da inviare al fronte; il figlio del contadino,
ferito, fu scartato, e i vicini si rallegrarono: Che fortuna!, ma ancora una volta la risposta del contadino fu:
Forse (in: Ma la fortuna esiste?, a cura di M. Polidoro e C. Dagradi (collaborazione di A. Cammelli),
Dossier della rivista Focus del gennaio 2004, p. 74).
Ogni cosa reca con s un genio, non solo per gli antichi Greci e Romani, e non solo nellIslm, ma pure fra
gli Ebrei, e non solo nelle dottrine cabalistiche, bens anche in quelle ortodosse talmudiche: Il Talmud
rivela chiaramente il conflitto sorto fra le dottrine pure e razionali della Bibbia e le credenza () che
pervadevano il mondo in cui gli Ebrei vivevano (Abraham Cohen, Il Talmud, Laterza 2000 (reprint
delledizione originale del 1935), p. 328). Si giunse ad una sorta di compromesso che fece s che talune di
quelle credenze fossero accolte in ambito ebraico. Il numero dei demoni considerato dovunque ()
enorme: Il mondo intero pieno di spiriti maligni e di demoni malefici, diceva un Dottore (ibid., p. 314).
C un angelo, anche caduto, vale dire un essere demoniaco e satanico, preposto ad ogni grande comunit:
la lotta fra comunit anche lotta nei cieli fra diverse divinit, sempre e solo sussidiarie del Dio unico,
per dotate di una determinata autonomia corrispondente ad una determinata zona del mondo o ad un
popolo, oppure ad una localit od un oggetto; a differenza delle concezioni islamiche sui jinn, che sono
residui del paganesimo pre-islamico, fra gli Ebrei il sostrato precedente stato maggiormente integrato, un
po come nel Buddhismo del Sud-Est asiatico o in quello tibetano. Per esempio, Samal in arte Satana,
ovvero lIbls islamico, quello propiziato dagli Yezid, capo degli angeli caduti, era considerato il
rappresentante di Edm (Gershom Scholem, La Cabala, Mediterranee 1982, p. 390), il rosso questo il
significato di Edm-Adm -, vale a dire Esa, il nemico di Giacobbe-Israele, ma pure la terra di Edm, dove
ha sede, tra laltro, la citt rosa ed abbandonata di Petra. Dice ancora Scholem: Esa o Edm simboleggia il
flusso scatenato della vita che () non soggetta ad alcuna legge (ibid., p. 295). I demoni, ovvero i geni
malvagi, o ambigui qualora divenuti o resi malvagi, sono impercettibili ai sensi umani (ibid., p. 322) e
sono in grado di volare attraverso il fuoco e laria. Poich sono composti delementi diversi, sono soggetti
alle leggi della creazione e del disfacimento () come gli esseri umani. Traggono sostanze dallacqua e dal
fuoco, dagli odori e dalle linfe; perci i negromanti bruciavano incensi ai demoni. Nonostante lelemento di
fuoco sottile che essi contengono [particolare confermato dalle tradizioni islamiche riguardo i jinn, nota
mia], sono circondati da un freddo che atterrisce gli esorcisti (). Volando per laria essi possono accostarsi
ai principi [ovvero geni superiori, nota mia] dello Zodiaco che dimorano nellatmosfera, e udire cos le
predizioni del futuro prossimo, ma non di quello remoto. () inoltre () i demoni appartengono al
patrimonio di Samal, che lanima del pianeta Marte ed Esa il suddito tra le nazioni (langelo di Edm
e del Cristianesimo) (ibid.). Interessante che Esa (quindi Edm) sia ricollegati al Cristianesimo ed anche a
Roma, considerata edomita. Tra le predizioni cabalistiche della fine dei tempi vi la caduta del papa,
che nello Zohar chiamato simbolicamente il sacerdote di On (ibid., p. 336). Nella letteratura rabbinica
Esa rappresenta dabitudine i non-ebrei (G. Busi, Simboli del pensiero ebraico, Einaudi 1999, p. 317, nota
n. 897). Nel pensiero ebraico medioevale, le due figure paradigmatiche della negativit (ibid., p. 378) sono
Sammal e il serpente (ibid.). Quando nella letteratura ebraica medioevale, cabalistica soprattutto e,
parzialmente (in certe sue parti), in quella talmudica, parlasi di principi delle gentes, dei Gentili
(Goym), si allude agli spiriti angelici delle nazioni idolatre e, primo tra tutti, il loro arconte, il malvagio
Sammal (ibid., p. 421).

82

PARTE PRIMA

Localit

Tutta la vita di San Bernardo potrebbe sembrare destinata


a dimostrare () che esistono per risolvere i problemi di
ordine intellettuale e anche di ordine pratico, dei mezzi
completamente diversi da quelli che da troppo tempo
si abituati a considerare come i soli efficaci,
indubbiamente perch essi sono i soli alla portata di una
saggezza puramente umana che non neppure
lombra della vera sapienza.
(Ren Gunon, San Bernardo,
il Cinabro editore, 1990)

83

1. San Pietro ad Montes (Basilica Desideriana)

1,1. Lorigine di San Pietro ad Montes. Lorigine del tempio la precedente costruzione
templare della tradizione greco-latina, pagana, dedicata a Juppiter Tifatinus. Lo stesso
decano degli storici locali, Giuseppe Tescione, il quale parla della costruzione della Badia
cassinese di S. Pietro ad Montes su di un vecchio tempio a Giove Tifatino (G. Tescione, Caserta
Medievale e i suoi Conti e Signori, Terza Edizione riveduta, Libreria G. D. C. editrice 1990, p. 31).
Ne parla lantica tradizione locale, troppo spesso disattesa in nome di una scientificit daccatto
ben poco scientifica, in verit, perch un detto che si sostanzi e duri tanto tempo non pu essere
casuale.15[15] In primo luogo la forma del tempio ricorda tantissimo quella degli edifici templari
pagani, senzalcun dubbio di pi che SantAngelo in Formis, che, alla fin fine, pi chiesa
cristiana. Poi, c la cosa che tagli al testa al topo (non al toro!): l ingresso al tempio stesso, la
scalinata, piuttosto ripida, tipica delle entrate templari della religione pre-cristiana, ma che il
Cristianesimo tender a stemperare. Questo un tema di cos grande rilevanza, che potremmo
parlarne per delle ore. Perch questa differenza? E riflesso di una differenza di mentalit, il cui
motivo pi evidente sta in questo: nei templi greco-latini, in effetti, quel che pi contava, il
momento del sacrificio, di specie animali (differenti a seconda sia delle intenzioni di colui che
donava quelle specie, sia in relazione al tipo di deit cui le si offriva), si svolgeva sull ara, che si
trovava fuori dalledificio templare vero e proprio. Al contrario, come ognuno ben sa, il sacrificio
cristiano, di specie vegetali, vale a dire pane e vino (anchessa una differenza sulla quale ci sarebbe
tanto da dire), si svolge all interno delledificio templare stesso, al punto che questultimo ha senso
come copertura del sacrificio e pu benissimo essere una mera casa (come si vede ad Amsterdam
nella Cappella di Nostro Signore del Soffitto, perch l, in un soffitto, si svolgeva il culto cristiano
cattolico che implica il sacrificio delle specie vegetali, in quel momento inviso alle autorit della
citt olandese e bandito). Ben diversa la concezione che si esprimeva negli edifici di culto grecolatini, perch l ledificio non era il luogo del sacrificio, al contrario era dove il simulacro del dio
o della dea risiedeva. Come si sa, si poteva accedere fino ad un certo punto allinterno, perch il
simulacro del dio o della dea veniva tenuto nascosto fuorch la statua. La statuaria, difatti, si
svilupp precisamente allo scopo di rendere a tutti visibile il simulacro, che in effetti doveva
esser tenuto nascosto come la cosa preziosa. Una concezione molto simile oggi la si pu vedere
nello Scintoismo nipponico, dove ledificio templare precisamente il luogo di ricetto dello
shintai, il corpo del dio alla lettera, dove il termine shin, forma nipponica delloriginale
cinese: shen, che, a sua volta, corrisponde alla forma puramente giapponese kami, non
corrisponde precisamente al greco thes e al latino deus, ma molto di pi al latino numen o al
polinesiano mana.
Lo shintai sta nascosto e viene esposto, come segno, in certi giorni ed occasioni. Nella
tradizione greco-latina la tendenza allesposizione crescer di pi, ed ecco le statue (che taluni

15[15] Vi sono quelle dicerie popolari riguardo Vanvitelli, larchitetto della Reggia di Carlo di Borbone a
Caserta, detti popolari che affermano che Vanvitelli sia stato accecato da Carlo di Borbone perch non
facesse un altro edificio di tanta importanza. Bene, il mito dellarchitetto illustre facitore, il quale viene
accecato da un regnante, perch non costruisca mai nulla di simile, sincontra nei climi e nelle tradizioni le
pi diverse. La cosa interessante vederlo riemergere qui e in epoca cos tarda, ma testimonia di un
sostrato archetipo molto antico e potente.

84

animavano, come nella magia ermetica greco-egizia, tema che sarebbe passato al
Medioevo16[16]).

16[16] Se ne parla, fra e altre cose, come i talismani zodiacali e le mansioni lunari, nel libro medioevale
Picatrix. Falsamente attribuito a Maslama al-Majrt e noto col titolo arabo di Ghyat-al-Hakm (Il fine
del saggio), Picatrix si presenta chiaramente come una summa di magia operativa, fondata sulla scienza
delle stelle e intesa a stabilire le tecniche propiziatorie atte a conciliare gli spiriti e a utilizzarne la temibile
potenza. Ma poich spiriti e pianeti sono strettamente associati, anzi identificabili, chi voglia compiere
operazioni magiche con il loro aiuto insegna Picatrix dovr innanzitutto pregare e parlare con i pianeti,
come se fossero demoni [nel senso antico di forza sottile, non necessariamente malvagia, nel qual caso
sar demonio; nota mia]. In un universo pervaso da anime e cospirante in una simpatia universale, la
scientia magica non pu che configurarsi come () arte del discorso e della preghiera (quia verbum in se
habet nigromantie virtutem), nel contesto di una liturgia di cui Picatrix stabilisce ogni particolare: i luoghi
e le ore propizie, latteggiamento e i gesti del supplice, le formule magiche (J. Seznec, La Sopravvivenza
degli antichi Di, Boringhieri 1981, p. 46). Ma la storia stessa delle immagini magiche del Picatrix molto
interessante: La storia delle illustrazioni di Picatrix () dunque la seguente: le immagini tardoantiche
furono ricostruite dapprima in terra orientale a partire da descrizioni letterarie () e, sulla base di queste
descrizioni, furono poi riprese in Occidente in forma sostanzialmente nuova. Nelluso del patrimonio
figurativo antico Oriente ed Occidente risultavano cos particolarmente vicini (F. Saxl, La fede negli Astri,
cit., p. 159). Fermo restando che non fu al-Majrt lautore della forma originaria, in arabo (Ghyat alHakm) del successivo Picatrix, ecco lipotesi che Aby Warburg, in una nota (la n98), sostiene: Sotto il
nome di Picatrix, che indica a un tempo il titolo di unopera e lautore, si cela un personaggio non ancora
identificato appartenente a quella cerchia di dotti che verso la met del tredicesimo secolo si raccolse alla
corte del re Alfonso il Saggio contribuendo alla rinascita delle scienze occulte tardoantiche di tradizione
orientale (ibid., p. 464). In altre parole, stato in ambiente spagnolo che si operata la trasmissione, che
non doveva essere meramente teorica, ma pure operativa e pratica, delle tradizione magistica araboislamica, tradizione che, in realt, aveva fatto proprie tradizioni precedenti e preesistenti. Che il mediatore
fosse della Spagna medioevale, tra laltro epoca e zona fecondissima, confermato dallo stesso Saxl quando
parla del processo di diffusione in Occidente di detta corrente, e suggerisce, fra i vari mediatori, degli scritti,
tra cui Aratea, che fu scritto a Napoli sotto Ferdinando dAragona. Insomma, in ambiente italiano s, ma
molto influenzato da quello spagnolo.
Gli attacchi e le esaltazioni nei confronti dellastrologia (la cui eco arriva fino alla nostra era atomica) che,
con singolare veemenza, si sono avvicendati per tutto il Medioevo fino al Rinascimento, quando la celebre
critica di Pico della Mirandola sembrata, a torto, sancire la fine dellastrologia, hanno sempre riflettuto il
suo carattere ambiguo. Essa, come Giano bifronte, ha avuto una doppia faccia: da un lato legata alla
scienza e, dallaltro, alla religione. In realt essa nata, come hanno dimostrato gli studi di Cumont e di
Festugire (per non citare che i pi noti), come una sopravvivenza di culti astrali, trapiantatisi dallOriente
persiano, caldeo ed egiziano nel paganesimo greco-romano. I pagani del IV secolo non considerano pi i loro
di come geni capricciosi (), ma lastrologia d forma religiosa alla fisica del tempo, stabilisce i principi
con cui spiegare, secondo influenza divine, tutti i fenomeni del cielo e della terra. Dio vien concepito, in
questo periodo, come una forza impersonale senza principio e senza discendenza, di cui invochiamo, con
nomi diversi, le energie diffuse nel mondo, perch ignoriamo il suo vero nome e rivolgendo le nostre
suppliche ai suoi diversi membri, intendiamo onorarlo. Mediante gli di subalterni, questo padre comune di
essi e di tutti i mortali, onorato in mille modi diversi [Massimo di Madaura, neoplatonico]. Esso rivela la
sua eccellenza nel cielo etereo, la sua potenza nei quattro elementi; ma la sua epifania pi pura, pi splendida
avviene negli astri, le cui rivoluzioni determinano tutti gli avvenimenti; e soprattutto si rivela nel Sole, e poi
delle altre stelle, fatte coincidere con le divinit pagane, come Mercurio, Giove, Venere o Saturno, si celebra
il connubio tra astrologia e religione (Graziella Federico Vescovini, Arti e filosofia nel secolo XIV,
Nuovedizioni Enrico Vallecchi 1983, pp. 172-173).
Ma allaltra estremit del mondo, di fronte a questa dimora celeste, si estende il tetro reame degli spiriti
perversi. Avversari irreconciliabili degli di e degli uomini, essi escono dalle regioni infernali per vagare
sulla superficie della terra e diffondere tutti i mali. Il fedele deve lottare di continuo contro le loro imprese

85

con laiuto degli spiriti celesti, e cercare dallontanare il loro sdegno con sacrifici di sangue. Il fedele diventa
mago e mediante procedimenti occulti e terribili assoggetta al suo potere gli spiriti malefici. Questa
demonologia, frutto del dualismo persiano dellantica fede mazdaica, favorisce lo straripamento di tutte le
superstizioni. Lastrologia sconfina nella religione e la religione nella magia; e il carattere che le accomuna
proprio laspetto operativo che ha sia la credenza religiosa da un lato che quella magico-astrologica
dallaltro. Entrambe si fondano su riti, su cerimonie, su atti mediante i quali luomo religioso, il santo, o
semplicemente il mago, cercano dimpossessarsi della forza divina o demoniaca. Il carattere magico-rituale
dellastrologia emerge in tutta la sua forza negli scritti degli astrologi medioevali, alcuni pi noti per le loro
disavventure con la Chiesa ufficiale che per le loro dottrine [ed precisamente questo lato dellastrologia
che Tommaso dAquino condannava, e non la pratica dellastrologia in se stessa, e Dante lo seguiva, Dante
che rivendic la sua appartenenza al segno dei Gemelli nella Divina Commedia; nota mia]. Alcuni di questi
testi sono rimasti per lo pi inediti, depositati in manoscritti o in edizioni rare ed introvabili. Lidea
fondamentale che sta alla base della maggior parte di queste opere, che lastrologia, con il potere di
previsione che dona al sapiente, la scientia quae humanum facit esse divinum. Cos si esprime Francesco
Stabili (Cecco dAscoli) nel prologo del suo commento al De sphaera, di Giovanni Sacrobosco [John
Hollywood] (ibid., p. 174). Tra i testi pi famosi della corrente magistica dellastrologia vi , per
lappunto, il Picatrix. In esso si sviluppa la teoria delle ymagines o delle facies dei decani interpretati come
divinit inferiori con poteri magico-demoniaci. La religione pagano-orientale, fondata sul culto degli astri
con la sua tecnica magico-astrologica, trova unesemplificazione eccellente in questi testi, uniti allaltro libro
astrologico-ermetico, circolante dallinizio del 1200, () che il Liber Mercurii Hermetis Triplicis, in cui,
peraltro, ci sembra di ravvisare laltra faccia dellastrologia, e cio quella scientifico-naturalistica ().
Siamo di fronte, con queste opere, ad una singolare penetrazione di dottrine del paganesimo greco-romano e
delle antiche religioni orientali nel cuore del Medioevo cristiano. Esse rappresentano veramente laltra faccia
del Medioevo (). () In Picatrix si trova la credenza magico-religiosa che luomo possa farsi sia angelo
che demonio, perch luomo medio per eccellenza, un minor mundus, solo che il concetto ermetico di
microcosmo in Picatrix si colora di qualit magiche. Infatti tutto ci che si trova nel mondo maggiore si
trova nel minore. E siccome nel mondo pi grande risiedono i diavoli, necessario che essi si trovino anche
nel minore per effectum, ossia attraverso linfluenza del fuoco o dellelemento irascibile che trasforma
luomo in demonio () laddove al contrario quando voluntas hominis est in debito temperamento, et virtute
ac ratione gubernatur, luomo si fa angelo (Picatrix, III, 4-5). Ma il fondamento della scienza magica
sviluppato da Picatrix riposa sullastrologia () solo che, veramente i cieli, di fronte a cui si mette Picatrix,
albergano tutte le divinit di tutte le mitologie variamente disposte. E lastrologia non che la disciplina che
ci fa conoscere la giurisdizione di ogni spirito nonch della preghiera e dei riti necessari per farlo agire. Di
qui nasce una liturgia complicatissima, intessuta di formule, di atti, di movimenti (). Picatrix veramente
intessuto di formule sacre, di descrizioni di cerimonie e dorazioni. Siamo di fronte ad uno degli esempi pi
significativi di sacralizzazione dellastrologia nel Medioevo (ibid., pp. 181-182). Laltro lato, quello
naturalistico dellastrologia, invece, fu accettato dallAquinate cos come da Dante. Naturalmente,
contrario anchesso alla scienza moderna, donde i problemi con questultima, ma non una pratica
magistica, ed questa differenza il punto decisivo. Al contrario, Picatrix appartiene par excellence
allastrologia come pratica magico-sacrale.
Una querelle medioevale fu quella della relazione tra gli astri e le religioni, che fu strenuamente
condannate dalla Chiesa cattolica e difesa da molti astrologi, su basi,. Per, effettivamente eccessive, perch
una cosa dire che una determinata religione prende la coloritura di un certo astro, ben altra sostenere che
quellastro genera quella determinata religione, cosa semplicemente impossibile. Un cavallo vien fuori da
un cavallo perch sono della stessa specie, non a causa di un determinato astro o combinazione di astri.
Questultima serie di eventi cosmici, per, far di un cavallo quel particolar cavallo, unico, perch nato
sotto quella costellazione. La Chiesa cattolica, volendo evitar che si arrivasse a dire la seconda
proposizione, in certa misura la provoc rifiutando anche la prima. Come ben si sa, la paura genera uno
spazio che inevitabilmente attrarr la cosa verso cui si proietta lattenzione. Questo perch ha ragione
sentimentale. Il timore pi della ragione (Principio di sapienza il timor dIddio), un rendersi conto
delle proprie limitazioni. Dietro il supposto generare che gli astri farebbero delle religioni vi la teoria,
questa s con un suo valore, di Albumasar, come nel Medioevo occidentale si chiamava Ab Mashar, che
sosteneva la teoria delle Magnae Conjuctiones, le Grandi Congiunzioni astrali che provocano
cambiamenti nella mentalit del mondo, e dunque nei governi e nelle religioni. Ma non che provochino

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La forma, dunque, precisamente lentrata, sono segno dellorigine su e da una templarit


preesistente, delledificio, che poi sar desideriano, della chiesa dellAbbazia di san Pietro ad
Montes. Anzi, si potrebbe anche supporre che la maggior vicinanza al passato pre-cristiano sia una
delle caratteristiche che differenziano San Pietro ad Montes da SantAngelo in Formis. Forse da
questo fatto iniziano quei problemi che faranno, nel secolo XX, naufragare la splendida serie
daffreschi di San Pietro ad Montes? E unipotesi, ma non campata per aria. Senza contare che
lorientazione, cos fondamentale, di S. Pietro ad montes particolare: in luogo dellorientazione
solare (est-ovest), caratteristica della maggior parte delle chiese, la cui porta d verso lest, la
zona dove sorge il sole, ledificio templare di S. Pietro ad montes, al contrario, d verso sud, con
orientazione polare (nord-sud), caratteristica della templarit cosiddetta pagana, cio della
religione pre-cristiana. Questo un punto che andrebbe ponderato con attenzione, traendone le
debite conseguenze, se non fosse che le interpretazioni maggioritarie tendono sempre a dare alle
questioni simboliche un carattere accessorio, come se gli uomini di quelle epoche la pensassero
come la maggior parte dei nostri contemporanei, la qual cosa una credenza sommamente
antistorica. Tra laltro, i problemi dorientazione delle cattedrali sono fondamentali17[17].

tali cambiamenti in modo meccanico! Modificano il clima mentale delle epoche, di conseguenza il fatto
che certe cose sembrino sempre pi datate, quindi predisponendo al cambiamento, che, per, sar
effettivamente attuato non certo dagli astri stessi. Secondo Albumasar: Dalla congiunzione di Giove [astro
della religione] con Saturno nata la religione ebraica; da quella di Giove con Marte, la Caldea; da quella di
Giove con il Sole, lEgiziana; da quella di Giove con Venere, la Saracena; da quella di Giove con Mercurio,
la Cristiana (ibid., p. 202). Ovviamente, da tutto ci non si pu dedurre altro se non che una determinata
religione colorata da una determinata Congiunzione, ma questultima non pu affatto provocare una
religione. Certe interpretazioni erano molto ma molto forzate. Rimane la Luna: dalla Gran Congiunzione
di Giove con la Luna cosa verr colorato? La religione dellAnticristo, si pensava in quei tempi, la quale,
anche per il suo legame con loscuro pianeta della Notte, sarebbe durata necessariamente poco.
17[17] Una chiesa non semplicemente un monumento, ma un santuario, un tempio. Il suo fine non
solo quello di riunire dei fedeli, ma di creare per essi un ambiente che permetta alla grazia di manifestarsi
meglio: e raggiunge lo scopo nella misura in cui riesce a trasportare, a canalizzare al suo interno il flusso
delle sensazioni, dei sentimenti, in un sottile gioco dinfluenze verso una meta la comunione con il divino,
(Jean Hani, in calce allarticolo di Antonio Bonifacio, Il mistero delle chiese dellAuvergne, ovvero
lorientamento geobiologico e lenergia cosmica, in: Mystero n84, gennaio/febbraio 2008, anno VIII,
Casa Editrice Mondo Ignoto, p. 17). Larticolo parte dalla constatazione dellorientazione della maggior
parte degli edifici sacrali europei posta in relazione allenergia tellurica [grassetto di Bonifacio] che
potrebbe definirsi come quellenergia particolarmente connessa ai luoghi ed emessa in corrispondenza dei
nodi H (ibid., p. 19). Questi ultimi sono le intersezioni della Rete di Hartmann (o Rete H, costituita e
costruita dai nodi di Hartmann, o nodi H), dal nome dello studioso che li ha scoperti, ovvero, per essere pi
esatti, riscoperti, perch la geografia sacra della quale accenn Gunon in realt si basa su tutto ci. Nella
costituzione di tale Rete H il corso delle vie dacqua, paleso o nascoste, ha un ruolo decisivo e
fondamentale. Si accenna alla memoria dellacqua e si dice: su questargomento si pu consultare
lottimo lavoro del fisico Roberto Germano, ricordando che questi autore di numerose pubblicazioni
scientifiche e membro della International Society for Condensed Matter Nuclear Science (ISCMNS) (ibid.,
p. 18). Bonifacio si riferisce a: R. Germano, Acqua. Lacqua elettromagnetica e le sue mirabolanti
avventure, Bibliopolis 2006. Dello stesso autore ricordo: Fusione fredda. Moderna storia dinquisizione e
dalchimia, Bibliopolis 2003. Anche nel fng-shui, la sitologia (o geomanzia, termine meno corretto)
cinese, importante individuare il percorso di corsi dacqua, specie se nascosti. Tornando a noi, mentre
lenergia telluriche tende ad ascendere, c unaltra forma denergia: unenergia cosmica che tende a
scendere dallalto ed di valore molto pi elevato dellenergia telluriche che contrariamente tende ad
ascendere. Per essere catturata lenergia cosmica abbisognerebbe di specifiche antenne idonee a questa
sorta di messa a terra. La presenza di punte e pinnacoli in molteplici architetture antiche giustificherebbe
appunto la necessit darmonizzare cosmicamente ledificio (ibid., p. 19). Le due forme denergia, parola
indubbiamente abusata che qui susa giusto per farsi capire, in mancanza daltro, presentano punti di

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comunicazione tra il basso e lalto di questi transiti (ibid.). Tali punti vengono definiti con immagine
suggestiva ed efficace come cammini cosmotelluruci; una terza forma denergia, appartenente sempre
allambito delle energie sottili, sarebbe stata individuata da Walter Kunnen, e formerebbe dei reticoli che
questo ricercatore ha battezzato reticoli sacri e che sarebbero influenzati dal sole venendo ad azzerarsi
durante la notte. () Essa pu essere anche usata per riposizionare il proprio habitat rispetto alle fonti nocive
(). Kunnen in realt, come da lui stesso affermato, piuttosto che di scoperta ha inteso sottolinearne il
carattere di riscoperta, dal momento che la fonte principe dellintuizione, che starebbe alla base della sua
teoria e della sua prassi, poi trasformatasi in applicazione pratica, si troverebbe contenuta in un testo latino,
Corpus Agrimensorum Romanorum (e si potrebbe dire: quando mai gli antichi non conoscevano quello
che noi abbiamo imparato a riconoscere solo dopo molto tempo?), testo nel quale, allepoca dellimperatore
Adriano [117-138], furono raccolti tutti i Codices greci e latini sulla materia. In questo testo si sarebbe
parlato per la prima volta di reticoli sacri e della cautele da assumere nel posizionamento di luoghi abitati, o
intorno alla salubrit della sosta di persone o animali in tali spazi. Rispetto ai semplici nodi della rete
Hartmann qui ci si troverebbe di fronte a un sistema dinterferenze pi complesso che occupa il territorio con
un sistema di griglie e sottogriglie in cui lenergia scorrerebbe dal nord al sud e dallovest allest. Inoltre,
diversamente dal reticolo Hartmann, che ha delle caratteristiche sempre nocive, tanto che gli animali
tenderebbero a sfuggire dai punti nodali della griglia [la qual cosa parzialmente, parzialmente simile alla
concezione del fng-shui secondo la quale le vene del Drago della vitalit sottile planetaria contengono
molte forze sottili negative, da esorcizzare; nota mia], questa griglia direttamente e totalmente
influenzata dal sole, tanto che sparirebbe di notte, per riapparire e crescere in corrispondenza della sua levata
e ascesa (ibid., pp. 19-20). Ancora: Le moderne teorie geobiologiche () asseriscono che ogni ambiente
pu trovarsi immerso in un universo energetico ora favorevole, ora ostile: evidente che la prima
preoccupazione dei costruttori non poteva essere altra che di collocare quanto edificavano nel pi favorevole
dei luoghi possibili, oppure nel rendere propizia la localit () adoperandosi affinch le energie negative
fossero convenientemente imbrigliate (il discorso sul tema molto esteso: siamo obbligati a proporre delle
conclusioni semplificate). E evidente che la breve silloge proposta nelle pagine precedenti suppone
unampia circolazione energetica allinterno delledificio di pietra che () viene precisamente ad essere
rappresentata come due oceani simbolici (le acque di sotto e le acque di sopra) e al contempo energetici
(energie celesti e quelle terrestri) che opererebbero in un continuo interscambio (). Lapparato colonnare
della chiesa assumerebbe, nella circostanza, il compito di conduttore privilegiato di questo costante
interscambio (ibid., p. 20). A questo punto, Bonifacio si spinge oltre, semplicemente applicando lidea che
la colonnatura interna di una Cattedrale sinserisca, giustamente, allinterno della costruzione di sistema
dinterscambio. Inoltre, attesa, sia pur in via ipotetica, la possibilit offerta dalla colonna di essere un ottimo
conduttore energetico, si rende opportuno precisare leventuale ruolo rivestito dalla ricca decorazione posta
sui capitelli in relazione allintensa circolazione energetica di cui i medesimi sarebbero investiti.
Largomento a questo punto si fa davvero intrigante dal momento che i capitelli romanici sono un universo
davvero traboccante di figure dogni genere: uomini comuni e santi, personaggi delle Sacre Scritture ed
animali, esseri deformi e grotteschi, piante e fiori in cos gran quantit di specie diverse da far somigliare la
superficie di pietra ad un catalogo botanico, tutto questo in un rigoglio davvero esuberante di soggetti che
rendono difficile una comprensione unificata di un cos vasto apparato dimmagini. In particolare
liconografia dei capitelli (e comunque degli spazi decorati) offre un campionario davvero esaustivo dogni
genere di creature deformi e ripugnanti, o semplicemente bizzarre, che, con la loro presenza, esprimono
lesistenza di un mondo diverso, alternativo a quello comicizzato, senzaltro collaterale alluniverso
ordinario ma comunque compresente con esso (ibid.). Qui lautore non poteva mancare di far riferimento a
Il Medioevo fantastico di Jurgis Baltrushaitis. Ci stiamo rendendo conto del punto, che Bonifacio sfiora ed a
cui passa vicino ma senzavvedersi del punto? Le figure non sono scelte casualmente. Ora, se ritorniamo al
concetto della centralit dellacqua, ed al fatto ricordato in un precedente articolo dello stesso numero della
stessa rivista (La musica dellacqua, di Alessio Di Benedetto) che lacqua emana un suono, e torniamo
allassunto di base del libro precedente e di Marius Schneider, la corrispondenza tra le figure animali e i
suoni, ergo ogni Cattedrale, costruita secondo le norme tradizionali, conditio sine qua non, emana un suono,
non solo come sequenza contenutavi allinterno, come pensava Schneider e come anchio pensavo nel libro
precedente, ma come insieme. Chiaramente, crolli ed alterazioni, modificandone loriginaria struttura di
capitelli sonori ed lacqua che li fa suonare, ovvero risuonare -, ne modificano il suono, il che ha
conseguenze su chi ci va dentro.

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Come gi ricordato, lacqua ed il suo corso che funge da mediatore. Ora, cosa vuol dire in cinese fngshui? Vento-Acqua, letteralmente: la scienza che studia e modifica parzialmente i flussi delle forze sottili
che si manifestano, dal punto di vista corporeo, secondo i flussi del vento e delle acque. Lindividuazione dei
reticoli, da porre in relazione al flusso delle acque, permette di poter parlare di una sorta di corpo occulto
della chiesa mentre,m se si vuole usare unimmagine suggestiva, il corpo di carne, la tunica di pelle
[espressione cabalistica], individuata dai muri perimetrali delledificio, su cui, non a caso quindi,
correrebbero le energie telluriche del luogo, in omologia al corpo occulto del Cristo, inteso come il corpo
del figlio delluomo (). Questa qualificazione del Cristo, secondo un certo ordine di vedute rappresenta un
punto nodale per la comprensione della gnosi cristiana [ortodossa] ma argomento di tale importanza e
profondit che deve necessariamente essere rimandata (ibid., p. 22).
La questione degli agrimensori molto importante, perch da l partita lintuizione di Kunnen. Nonostante
quel che pensava, erroneamente su questo punto, Evola, cio che gli Etruschi fossero solo dei decadenti, al
contrario lessenza do molte prescrizioni rituali augurali, tra cui dar inizio alla forma di una futura erigenda
citt, derivano dai riti etruschi. I libri rituali romani [che derivavano da quelli etruschi direttamente, nota
mia] sono di solito divisi in due categorie: i Libri Tagetici cos chiamati da Tagete, un demone dallspetto
di fanciullo che balz fuori al mattino di sotto laratro dellaugure o lucumone Tarconte, dett le sue leggi e
scomparve la sera e i Libri Vegoienses, che presero nome da una misteriosa ninfa Veglia o Begonia. I Libri
Tagetici riguardavano la lettura dei presagi in genere ed i modi di placare gli dei (Libri fatales), i morti ed il
mondo sotterraneo (Libri acheruntici), e linterpretazione dei visceri sacrificali (Libri haruspicini). I Libri
Vegoienses comprendevano le istruzioni per linterpretazione dei fulmini (Libri fulgurales) e la raccolta di
disposizioni rituali che pi minteressa, i Libri rituales (Joseph Rykwert, Lidea di Citt. Antropologia della
forma urbana nel mondo antico, Einaudi 1981, p. 12). In questi ultimi Libri rituales erano contenuti i riti
augurali per tracciare il perimetro di una nuova citt e le strade del cardo e del decumano. Di tutta questa
letteratura sopravvive ben poco, solo passi qua e l, riportati da vari autori antichi. Sullagrimensura si sa
qualcosa in pi, ma pure questa pratica aveva in origine un significato sacrale. Il sistema era il seguente:
unasta di bronzo (sciotherum) era collocata in verticale al centro di un cerchio, probabilmente su una
tavoletta di marmo. I due punti in cui lestremit dellombra proiettata dallasta toccava la circonferenza
prima e dopo il mezzogiorno venivano segnati e congiunti tra loro: lasse di questa corda, definita dal suo
punto di mezzo e dal centro del cerchio, corrispondeva al cardo, mentre la direzione della corda era quella
del decumanus. Stabiliti gli assi principali, oppure assunta come direzione principale quella di un importante
elemento lineare traversante la zona per esempio unarteria come la via Emilia -, il rilevatore procedeva,
servendosi di uno strumento chiamato groma o gnomon (con questultimo vocabolo indicato talvolta anche
lo sciotherum, il che ha ingenerato qualche confusione [il termine groma letruschizzazione del greco
gnomon, gn iniziale divenendo spesso in etrusco gr iniziale, ma di nuovo ci dimostra il passaggio o la
stessa origine di tale procedimento per lEtruria; nota mia]). Si trattava di uno strumento composto da una
croce metallica (stella) con fili a piombo alle quattro estremit, collocata orizzontalmente a sbalzo su unasta
di legno guarnita di ferro (ferramentum), in modo da sovrastare in verticale una tavoletta con su incisa una
croce (decussis); gli assi di questa si facevano coincidere con il cardo e il decumanus gi definiti dal
rilevatore, e venivano poi riportati sul terreno traguardando i fili a piombo. La stella sulla sommit dello
gnomon rappresentava per lagrimensore ci che il templum era per laugure [il templum era lo spazio
sacro allinterno del quale laugure attendeva e decifrava il signum; nota mia]: l essenza del suo
metodo (ibid., pp. 45-46). La forma pi antica dello spazio augurale che diede forma alla citt di Roma
antica si chiama Roma quadrata: Il significato di questa denominazione era duplice: nella sua accezione
pi ampia essa riguardava la citt a forma di quadrato fondata sul palatino da Romolo secondo il rito
etrusco, mentre accessoriamente indicava un monumento rituale (). Seguendo Dionigi dAlicarnasso, molti
studiosi moderni hanno preso alla lettera laggettivo quadrata e ci ha dato origine a parecchi inconvenienti.
A parte Dionigi, nessunaltra fonte antica riferisce che Romolo abbia descritto con laratro un perimetro
quadrato (ibid., p. 117). Si trattava del ritto augurale etrusco. Di seguito Rykwert riporta Marrone come
fonte affidabile. Recenti ricerche, che partono da un interessante confronto con Paestum hanno condotto ad
una rilevante coincidenza con la delimitazione topografica varroniana di Roma quadrata (Elio De
Magistris, Paestum e Roma quadrata. Ricerche sullo spazio augurale, Guida 2007, p. 206).

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Dal punto di vista della storia dellarte, si sa dellorigine desideriane dello stile attuale, che quindi
rimanda a dopo lAnno Mille, ma ben poco rimasto in termini di documentazione. Non sono da
escludersi, anzi sono certi, legami con il mondo bizantino. Ad ogni modo, queste le basi della
discussione, per i nostri fini solo iconografici, ovviamente. Per una discussione storica pi
approfondita su San Pietro ad Montes, cfr.: Giuseppe Vozza, Guida di Casolla. La pi bella
gemma di Caserta, Vozza Editore 2008.

1,2. Figure zoomorfe, quel che ne rimane. Purtroppo, San Pietro ad Montes ha avuto una sorte
notevolmente disastrosa, come tante cose a Caserta, citt affetta da Napolilatria e che non ha ben
poca considerazione dei suoi costrutti e portati storici, citt che si per troppo tempo voluto senza
storia per consentire ad un manipolo di costruttori ignoranti di devastarne il territorio, citt che non
brilla certo in un Meridione che un buco nero rischiarato dal solo bagliore della sua perenne
caduta, con grande gioia del cupio dissolvi che tanto piace ad un gusto vomitevolmente,
autolesionista, peraltro tipico del Meridione dItalia. In tal modo, ci sillude di poter dire Io non
cero, il disastro non per mia colpa. Ma lhai detto da qualche parte, scritto da qualche parte?
No? C correit, dunque. Chi sta zitto acconsente. Ci vuole Napoli che diffonde i suoi errori, ma ci
vuole pure chi li accetta, quindi c correit di Caserta. Poi, vi si aggiunge un male caratteristico di
Caserta: lallergia per la cultura, intesa non come nozionismo, men che meno come ricerche
accademiche finalizzate a scopi strumentali di avanzamento di carriera (anzi, per loro solo questo
cultura), ma intesa come ricerca, secondo quel bellaforisma di Matteucig posto in calce all
Avvertenza al presente studio: La ricerca inizia in un punto, ma, come un fiume impetuoso,
non si sa dove pu andare a sfociare. E questa dimensione di non finito e dirriproducibile,
caratteristica distintiva dei prodotti artigianali e ancor pi di quelli autenticamente artistici, che li
atterrisce. I prodotti seriali, al contrario, sono sempre tutti uguali, a basso tasso di qualit. La
qualit mette paura a certa gente, molto diffusa da noi. Insomma, Caserta una piana del tutto
chiusa alla cultura, come ricerca, non come divertissement borghese. Produrre vi difficilissimo
perch ogni cosa si deve confrontare con una forte avversa corrente perenne.
Dincuria in incuria, seguita dal peggio, luso del tutto sbagliato, anche per la colpa della Diocesi di
Caserta, il tutto in un diffuso ed incancrenito atteggiamento di bieca ignava sudditanza con Napoli e
di svalutazione oscena delle emergenze storiche locali, che si fatto e si continua a fare di un bene
dallimportanza, invece, notevolissima, essendo Basilica desideriane, per tutto ci, se uno ci va
dentro, non pu che rimanerne delusissimo. E questo soprattutto in relazione alla coeva, e pi
piccola, meno grandiosa (come costruzione), ma molto vicina SantAngelo in Formis, che non ha
perso tutto e quindi che non delude. Questultima, pur con mille e un problema, ha per lo meno
preservato una parte assai rilevante degli affreschi che, invece, a San Pietro ad Montes han fatto una
cattiva fine. pertanto, non sugli affreschi allinterno che ci si concentrer, ma sul poco rimasto.
Tali affreschi, ancora negli anni Sessanta del secolo scorso, potevano in certa misura esser salvati:
la qual cosa mi pare segnare il destino di unintera terra, che degenerata con lAbbazia perduta. Su
di essa, cfr.: Giuseppe Tescione: Note storiche sullAbbazia di S. Pietro ad Montes presso
Caserta, Estratto da Monastica VII, Montecassino 1987. Il luogo permane suggestivo, ma, in
sostanza, il portale e le colonne allinterno sono gli elementi pi importanti rimasti, che vanno
inseriti nel pi vasto discorso che si fatto qui, dalle rimanenze del passato pagano allaffresco
dinflusso bizantino, alle figure zoomorfe che provengono dallarte animalistica barbarica,
dinfluenza steppica e le cui pi lontane origini sono sciamaniche. Di queste si tratter,
succintamente, di seguito. Una nota sullinteressante Torre normanna, posteriore, attigua alla
chiesa, con una colonna inglobata in alto che presenta lintreccio di uomini e donne, diciamo che
un motivo che rimanda al Genesi, e, in basso, una pietra con decorazione ottagonale. Come si sa,
larte animalistica cristiana fior fortemente in epoca romanica, ed i Normanni li possiamo
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considerare tra i suoi massimi sponsor, si direbbe oggi, probabilmente perch vi vedevano la
cristianizzazione duno stile che, ancestralmente, non gli era ignoto. Veniamo a quel che ne
rimane.
Sul portale, a destra, vi una scultura zoomorfa di leone che addenta una preda (la cui
identificazione si lascia alla sagacia dellosservatore), e cos al lato sinistro del portale. Il significato
del guardiano della Porta, la Porta, il Portale, essendo il Santuario stesso, perch separa il
sacer dal profanum. Il leone guardiano mangia il peccato ed ammonisce colui che entra
della sacert del luogo: Terribilis est locus iste. La nota nettamente un fa, perch si tratta qui,
come si detto nel libro precedente, che il leone attivo o in maest come suono ha il fa, il
suono del sole che sorge. I due leoni sono volti verso colui che entra e non verso lesterno. La zona
del portale anche quella dove rimangono i resti pittorici, pregevoli, che sono in miglior stato di
conservazione, linterno, come si detto, molto ma molto deludente. Se uno guarda il portale
noter immediatamente che lingresso davvero molto alto ed improvviso, come un tempio pagano,
ed inoltre ci si conferma dallorientazione, che non sullasse Est-Ovest, ma invece sullasse
Nord-Sud. Diciamo pure che il portale dingresso la parte meglio conservata e pi interessante
delledificio. Come dipinti, allinterno rimangono dei pregevoli frammenti, purtroppo davvero
frammentari! per i capitelli allinterno e per le decorazioni zoomorfe, vi predomina lelemento
vegetale, lacanto soprattutto, il quale, comunque, aveva una valenza marziale, perch spinoso.
Ora, a Marte corrisponde il do, come sa chi ha letto il libro precedente di chi scrive. In posizione
laterale, ma non del capitello duna colonna, invece accanto al muro, in alto, si vede una
decorazione scultorea zoomorfa: si tratta di due grifoni alati che devono da un ciborio, cio sono
figurazioni angeliche che si nutrono del pane celeste, vale a dire delleucaristia. Nondimeno,
parrebbe chessi bevano, piuttosto che mangino, nel qual caso, in luogo delleucaristia, si tratta del
sangue di Cristo. Il suono di queste creature celesti tra il re degli uccelli ed il do dei
messaggeri celesti stessi. Il suono che si estrae, da quel poco che rimane non si pu per nulla
escludere che vi fosse molto altro un tempo -, la sequenza: fa, do/re. E una sequenza perch
sinizia dal Portale, segnato inequivocabilmente dal fa. Tuttavia, come accordo generale, si deve
parlare di: do/re/fa. Se tale accordo vien suonato, si vedr che piacevole alludito. Se qualcuno
avesse in mente di eseguire delle musiche al suo interno, sarebbe suggeribile che possa eseguire
quelle nelle tonalit governate da tali note.

1, 3. Una nota su Staturano. San Pietro ad Montes non si trova troppo lontano dalla localit
detta Staturano, dove sorgeva un tempio, o tempietto, dedicato a Juppiter Stator.
Juppiter aveva un culto sostanzialmente aristocratico, e, tuttavia, insieme contadino, come dimostra
precisamente la figura di Juppiter Stator, festeggiato alle Idi (nella forma arcaica: Eidus) di
Gennaio: EIDUS DI GENNAIO IUPPITER STATOR. Come per tutte le Eidus, viene sacrificato
a Iuppiter un ovino, detto per questo ovis idulis. Secondo la tradizione il Tempio venne dedicato da
Romolo, chiese laiuto del Dio [sic] per fermare i Romani in fuga durante la guerra contro i Sabini:
i guerrieri tornarono allattacco ed ottennero la vittoria. Nella contrapposizione Janus-Iuppiter la
presenza del secondo avrebbe il significato di unazione moderatrice del movimento (guerra)
iniziato dal primo (Paolo Galiano, LArmonia dellAnno. La Sapienza del Tempo nel calendario di
Roma arcaica, Simmetria edizioni, 2007 (per lesattezza si legge: Finito di stampare nel solstizio
destate 2007)). Come si sa, lapertura del tempio di Giano (Janus) voleva dire che la stagione delle
guerre poteva iniziare. Insomma, Juppiter Stator era un dio della terra e della guerra insieme, ma
sortiva un influsso moderatore, per questo riusciva a conciliare la duplice natura, la quale, a sua
volta, era necessariamente dipendente da un influsso celeste, senza il quale lArmonia
oppositrum sarebbe stata impossibile. Se, dunque, vi doveva essere un tempio a Giove, e se
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quello doveva essere alla base di S. Pietro ad Montes, va detto che, dal punto di vista simbolico,
la cosa combacia. Difatti, S. Pietro ha un influsso celeste ed insieme moderatore, e tuttavia non ci si
pu nascondere anche il suo lato militante, seppur moderato e secondario: lApostolo che porta
la spada nelle scene finali dellEvento della vita di Ges, laddove al Getsemani vuol difendere con
la spada il Cristo. Daltro canto, se, invece, come va per la maggiore, questo tempio a Giove
Tifatinus doveva trovarsi nelle campagne dellattuale S. Prisco, non solo bisognerebbe vedere se
lassimilazione cristiana sia congruente i simboli, allepoca, non si mescolavano ma quando
si univano potevano unirsi se e solo se vi fosse una convergenza simbolica preesistente -, ma
bisognerebbe poi sottolineare che si tratta di Giove Tifatino e non Stator, Giove Stator cui fa
riferimento il nome di Staturano. Ed allora? Ed allora: potrebbe esserci un tempio di Giove
Tifatino che coincida con quello di Giove Stator, oppure le due cose potrebbero anche
benissimo non coincidere, per cui il Giove Tifatino non inficerebbe un analogo tempio, per a
Giove Stator che avrebbe conglobato degli aspetti del Giove Tifatino. Come che stiano le cose
(solo degli scavi potrebbero aiutare a risolvere il problema), linsieme degli indizi, sia simbolici
(che i moderni hanno il torto di troppo poco valutare), sia architettonici (la forma di San Pietro ad
Montes, in particolare la facciata, che ricorda fortemente quella di un tempio pagano), ci portano
a concludere che sotto S. Pietro ad Montes vi sia stato il tempio a Giove Stator. Che
questultimo sia da identificarsi completamente con il tempio a Giove Tifatino di cui parlano le
fonti e del quale la maggior parte degli archeologi moderni convinta trovarsi sotto san Prisco
dubbio. Ma non laltro punto. Tutta da vedersi, poi, sarebbe la questione del rapporto tra Giove
Tifatino e Stator, perch ci porterebbe al rapporto fra lantica religione pagana osca,
eventualmente influenzata da elementi etruschi, e la religione romana. Certo si che il ruolo del
Giove etrusco (chiamato Tin o Tinia, donde litaliano tigna), pur avendo degli aspetti senza
dubbio celesti ed anche guerrieri, era molto pi legato alla terra (cfr.: Maurizio Martinelli, Gli
Etruschi. Magia e Religione, Nardini editore 1992 (Collana Convivio diretta da Marco Tarchi e
Claudio Cardini), p. 50 e sgg.). E Giove/Tinia che discende sullEtruria (ibid., p. 52) e vi fa
nascere la propriet privata e la legge che, tra sfera privata e sacrale, tutela il nuovo ordine (ibid.).
Inoltre: la divisione dello spazio in particolare inteso sia come dimensione della realt quotidiana
che come ambito cosmico fu il fulcro ideologico della nuova civilt che si andava formando
(ibid., p. 53). Su Tinia/Tin: La massima divinit del pantheon etrusco, intestataria di ben tre spazi
nella divisione cosmica del templum con attributi diversi [il templum era la divisione sacrale dello
spazio celeste ed attribuzione di suoi sedici settori a divinit; tale divisione si rifletteva anche sulla
terra, ed era il templum che si segnava a partire dal bastone ricurvo detto lituus qualora si fosse
voluto richiedere dei presagi per mezzo di uccelli (avispicium/auspicium/auspicio, che Romolo e
Remo chiesero con il rito etrusco quando fondarono Roma, nome etrusco del resto); tale divisione si
rifletteva anche nellepatoscopia, pratica mantica di osservazione del fegato delle vittime
sacrificali, pratica dorigine babilonese; nota mia], fu Tinia, indicato anche come Tina o Tin. Egli
disponeva, quale attributo, della folgore; in realt ne aveva di ben tre tipi diversi (). Indagandone
le origini si nota come alliconografia grecizzante del dio celeste barbuto, con la folgore ed assiso
sul trono (come lo Zeus ellenico) preesistesse una concezione locale protostorica di stampo ctonio.
Il suo culto fu infatti legato sempre alla terra, e gli altari di Tinia avevano tutti un foro da dove le
offerte potevano raggiungere il suolo (). Il suo attributo, il fulmine, effigiato secondo un
design tipicamente etrusco, che stilizza le manubiae [i tre tipi di fulmine, nota mia] in un
oggetto che somiglia ad un doppio frutto o fiore (ibid., pp. 63-64).
Insomma, si tratta qui della centralit di quel legame terra/guerra, e che fa riferimento, per
indirettamente, ad una radice celeste, che si visto far parte di Juppiter Stator, figura divina
che poteva, dunque, benissimo assimilare le forme di culto locale.
Nellambito delle feste del Calendario Romano arcaico, quella della Fortuna ha unimportanza
particolare perch, invece, tendeva a non fare distinzioni, tra laltro una deit che, in qualche
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modo, sopravvissuta alleclissi della religione romana, nonostante il neopaganesimo. Non si


deve commettere due tipi derrore: da un lato, laspetto di fecondit della terra e di guerra,
moderata dallaltro aspetto, che si realizza nella forma maschile di Juppiter Stator non va confuso
con il ruolo di fecondit rappresentato da una figura femminile, cio Fortuna; laltro errore, poi,
quello di confondere ancora questaspetto con il lato pericoloso della fortuna come caso
cieco, aspetto che poi sar fatto proprio in epoca repubblicana da Iside non rettificata da Se
rapide (come poi avverr in epoca imperiale: tra laltro, Serapide ha delle similarit funzionali
simboliche, non dunque come figura ed attributi, ma sono come simile funzione, con Juppiter
Stator). Tant che a Roma vi erano delle figurazioni molto diverse della stessa dea Fortuna, la
cui parte negativa era la cosiddetta Fortuna Primigenia: Fortuna Primigenia la Fortuna di
Preneste, nemica sacrale di Roma, che assume in questo mese [novembre] il ruolo di protettrice
della componente plebea dello Stato romano (). () Ricordiamo che a Roma erano celebrate le
ricorrenze di molte forme della Da [sic] Fortuna; () divinit ben diverse per i loro significati
rispetto alla Fortuna Primigenia (P. Galiano, LArmonia, cit., p. 88). Era questultima, Fortuna
Primigenia che proteggeva delle forze potenzialmente dissolventi allinterno dello Stato romano,
le plebi, e non a caso Iside repubblicana fu identificata con tale forme di Fortuna e non con le
altre. Si sottolinea, tuttavia, un altro aspetto, molto importante per comprendere la differenza tra
paganesimo e forme tradizionali semitiche: nonostante fosse reputata una forza potenzialmente
dissolvente, intendo la plebe protetta dalla divinit della nemica sacrale di Roma, Preneste,
Roma tese per, con lentezza e gradualit, ad assimilare le plebi stesse, non ad allontanarle,
tagliandole fuori, com la tendenza in altra mentalit. Tuttavia, la stessa mentalit
tendenzialmente, pur con molti errori e fermate, assimilatrice di Roma, aveva in se stessa dei
limiti che cominciarono a divenir evidenti quando la cittadinanza, sotto lImpero, fu allargata a
tutti (tranne gli schiavi). In altre parole: se allontanare, tagliar fuori ha il suo lato negativo,
pur vero che lassimilabilit totale non raggiungibile. Lantica Roma rovin, venendo al fondo
dei problemi, a quelli strutturali, come si direbbe oggi, su questo punto, si ruppe su questo limite,
cozz contro questa roccia.

1,4. Una nota sul mondo bizantino. Il mondo bizantino ritornato Deo gratias! al centro
dellattenzione, per una serie di motivi ben spiegati in una pubblicazione recentemente uscita: Un
fantasma si aggira per lEuropa del XXI secolo, dopo che il Secolo Breve, il XX, ne ha liquidato
sanguinosamente gli ultimi discendenti. E il fantasma di Bisanzio ad aleggiare sulle zone
incandescenti del nostro mondo attuale, sulle aree di conflitto, sulle sue faglie dattrito, dai Balcani
al Caucaso, dallAnatolia alla Mesopotamia. E stato un grande storico francese, Fernand Braudel,
ad insegnarci a guardare la storia, in particolare la storia cosiddetta medievale, individuando come
sua unit centrale il Mediterraneo e chiamando in causa quello che ha denominato il Mediterraneo
Maggiore: la zona spaziodinamica, che rievoca un campo di forze magnetico o elettrico, estesa
fino al Mar Rosso, al Golfo Persico, allOceano Indiano, in cui si irradiata la civilt mediterranea.
Una civilt che, secondo Braudel, si misura da questi irradiamenti, poich il destino della civilt
mediterranea pi facile a leggersi nei suoi margini esterni che non al centro. Non un caso che il
Mediterraneo Maggiore di Braudel coincida con le zone di attrito, di contrapposizione etnica, di
crisi del nascente XXI secolo. Che proprio quelle zone rappresentino oggi il problema maggiore per
la storia presente, di cui, da contemporanei, non possiamo che fare la cronaca (), quella degli
eventi singoli visti dai contemporanei al ritmo della loro breve vita. Una storia, quindi, non delle
onde lunghe, ma delle increspature brevi, di superficie: una storia-racconto soggetta alla nostra
contingente visione e filosofia della storia, se non allideologia e alla propaganda politica. Le cose
cambiano, per, se smettiamo dignorare che queste aree geopolitiche sono abitate dal fantasma
dellImpero romano di Bisanzio, essendo le stesse in cui per undici secoli lImpero bizantino,
nella sua contiguit con lImpero romano, ha composto i conflitti e amalgamato le continue
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migrazioni di popoli, considerate causa della cosiddetta caduta dellImpero romano dOccidente nel
476, in ununica civilt: quella romana dOriente, appunto, ai cui primi secoli dedicato il primo
volume di questa monumentale opera (Presentazione di Silvia Rochey alledizione italiana de: Il
mondo bizantino, Einaudi 2007, vol. I, p. 5). Esatto: civilt romana dOriente, questo il giusto
termine di ci che, dopo e solo in seguito, diverr bizantino. Romana dOriente: occorrerebbe
meditare davvero e profondamente questi termini. Sempre sul mondo bizantino, segnalo questa
recente pubblicazione: Mauro Della Valle, Costantinopoli e il suo Impero. Arte, architettura,
urbanistica nel Millennio bizantino, Jaca Book 2007. Su Bisanzio, tra laltro, c questo link, in
otaliano ( larticolo di Marco Tagheroni, Bisanzio o la civilt cristiana romano-orientale):
http://www.alleanzacattolica.org/idis_dpf/voci/b_bisanzio.htm.

Unaltra osservazione, metodologica: qui, in questo scritto presente, non si fa per nulla
storia da increspature brevi, ma le figure zoomorfe costituiscono la chiave per una
riduzione che allarga e permette di fare storia di onde lunghe. Qui si tratta solo di
storia di largo respiro. E questo preciso punto devessere tenuto ben chiaro in mente
dal lettore.
Sullarea mediterranea, antica stavolta, a sua volta base lontana e profonda di quel Mediterraneo
allargato del quale parl Braudel, un utile strumento di raffronto, sia cronologico che tipologico,
delle varie civilt mediterranee antiche il libro di Leonard Cottrell, Le Fucine della Civilt, il
Saggiatore 1996. Su di un personaggio che sigill lImpero Romano Orientale, Giustiniano, cfr.:
Adele Cilento, Giustiniano, lultimo Cesare, Medioevo Dossier, De Agostini Rizzoli Periodici,
n5 2001. Su Giustiniano, bisogna sottolineare questo punto: limpero aveva assunto una
fisionomia cristiana gi da secoli. Costantino (306-337), il primo imperatore cristiano, Teodosio I
(379-395), Teodosio II (408-450) e altri avevano compiuto passi importanti nel processo di
progressiva cristianizzazione. Tuttavia con Giustino e con Giustiniano limpero cristiano consegu
una nuova connotazione: lorigine e quindi la legittimazione divina del potere suscitavano ora una
nuova pretesa di esclusivit. A partire da quel momento limperatore e limpero si definirono
soltanto sulla base del loro rapporto con Dio. Di tutti gli imperatori romani della tarda antichit
Giustiniano venne rappresentato come il pi cristiano e come il pi coerente nellinterpretazione
del suo mandato divino (Mischa Meier, Giustiniano, il Mulino Paperbacks 2007, pp. 7-8). Questo
punto decisivo, perch vedremo che allorigine dello scontro fra Papato e Impero, del quale
Federico II di Svevia stato un rappresentante: nellIntroduzione ai Digesta fatti compilare da
Giustiniano (linsieme dei pareri e delle perizie legali accumulatisi nel corso dei secoli nellantica
Roma, unopera gigantesca), questultimo user delle espressioni di diretto rapporto con la Divinit,
espressioni che spesso Federico II riechegger quasi fedelmente. Il compito dellimperatore, che
insediato da Dio, consiste nel condurre gli uomini al culto di Dio. Soprattutto per egli deve tentare
() dorientarsi in tutto e per tutto secondo il modello di Dio, ovvero di Cristo. Il potere
dellimperatore cristiano consiste quindi nellimitazione di Dio (mimesis theo, imitatio Dei),
esattamente allo stesso modo in cui il regno terreno imita il regno celeste. Naturalmente questo
progetto restava nella sfera dellideale e non era comunque attuabile alla lettera. Tuttavia serv ai
successivi imperatori cristiani almeno come punto di partenza per la concezione del potere che essi
elaborarono volta per volta (ibid., pp. 8-9). Difatti, limpero non era soltanto cristiano, ma era
anzitutto romano; poggiava quindi su una lunga tradizione dimperatori romani, i quali a loro volta
continuavano pur sempre a considerarsi amministratori dellantica repubblica romana, mai
formalmente abolita. Nella repubblica romana il popolo romano (populus romanus) era considerato
il sovrano supremo: si capisce allora perch anche gli imperatori, il cui potere sin dallinizio
riposava su un fragile sistema di convalide costituito dallesercito, dal popolo e dal senato,
sottolineassero con grande enfasi la loro elezione popolare, persino quando questo non
corrispondeva affatto alla realt. Nella tarda antichit il popolo in Oriente, a partire dal V secolo,
soprattutto quello di Costantinopoli continuava ad essere considerato una colonna portante del
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potere imperiale, ed evidente chesso prendesse molto sul serio il proprio ruolo, come dimostra la
lunga sequela di cruente rivolte nella capitale. Il primo imperatore con cui la situazione mut in
modo radicale e che fin dal principio neg al popolo il suo ruolo di colonna portante rivendicando il
proprio mandato divino fu Giustiniano (ibid., p. 9). Giustiniano fu lautore del famoso Corpus
Iuris (emanato dal 529 al 534, la prima versione non stata conservata, essa fu corretta con le
aggiunte delle ultime Costituzioni emanate da Giustiniano e con unIntroduzione sulle relazioni
legali tra stato e chiesa). Dellopera gigantesca della giurisprudenza, che il prodotto pi
ortogonale e pi ricco del pensiero romano, soltanto una piccola parte giunta fino a noi: e quietata
parte ci quasi sempre pervenuta in tale stato, da consentirci solo una valutazione approssimativa
del contenuto dei singoli scritti e del pensiero dei loro autori. La raccolta pi copiosa nel Digesto
di Giustiniano, risultante () di brani tolti dalle opere dei giuristi e giustapposti in ordine
approssimativamente sistematico. I giuristi non vi sono trattati, per, tutti alla stessa stregua, e
nemmeno secondo il criterio della maggior o minore influenza che ciascuno avesse avuto ai suoi
tempi (): prevalse invece il criterio davvalersi principalmente delle opere dei giuristi pi tardi
(Vincenzo Arangio-Ruiz, Storia del Diritto romano, settima edizione riveduta, Jovene editore 1974,
pp. 295-296). Inoltre: siamo ben lontani dal poter riconoscere nella grande compilazione lesatta
riproduzione dei testi classici: non solo Giustiniano stesso diede alla commissione la facolt di
modificare i passi escerpiti quando fosse opportuno per ladattamento alla mutate condizioni del
diritto, ma troppo spesso li avevano gi profondamente rielaborati le scuole giuridiche postclassiche (ibid., p. 296). In nota si legge che questi rimaneggiamenti di prima di Giustiniano erano
spesso negati nelle interpretazioni storiche precedenti, ma essi non vanno neppure sopravvalutati,
continua Arangio-Ruiz. In definitiva, i rimaneggiamenti dellepoca di Giustiniano sono quelli
fondamentali. A lui, comunque, dobbiamo che il corpo maggiore delle leggi romane sia stato
tramandato, sebbene con tutte le cautele che Arangio-Ruiz qui sopra sottolineava. A Giustiniano si
deve se la decadenza di Roma non port con s tutta la complessa stratificazione delle leggi
romane. [Nelle nota di chiusura si approfondisce il problema della caduta dellImpero Romano a
partire dalle tesi di Peter Heather; per chi vuole approfondire, tratta pure del problema delle origini
dello stile animalistico.ii[ii]]

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2. SantAngelo in Formis (Basilica Desideriana)

2,1. Brevi cenni storici. Qui abbiamo una Basilica desideriane ben pi conservata di San Pietro ad
Montes e che i recenti restauri hanno parzialmente riportato in uno stato valido.
SantAngelo in Formis si trova vicino Capua. Qualche breve nota sulla chiesa capuana necessaria.
Durante le invasioni barbariche le circoscrizioni ecclesiastiche continuarono ad essere operanti
nellopera di cristianizzazione delle resistenze pagane, nella trasmissione e nello sviluppo della
civilt e della lingua latina. Nella fase iniziale della conquista, i Longobardi sconvolsero tale
organizzazione. Labbazia benedettina di Montecassino venne distrutta e, come risulta da alcune
lettere di Gregorio Magno, il clero capuano abbandon le sue chiese per rifugiarsi nel ducato
bizantino di Napoli. Tuttavia, nei secoli immediatamente successivi, i Longobardi si convertirono al
Cristianesimo e trasposero in S. Michele Arcangelo (S. Angelo [donde SantAngelo in Formis, nota
mia]) il culto del dio guerriero Wotan [Odino]. I vescovi san Barbato di Benevento e san Decoroso
di Capua contribuirono alla conversione dei conquistatori ariani. Agli albori dellVIII secolo il
potere ecclesiastico, in cui il carattere evangelico coesiste con quello autoritario, risulta potenziato
dallinserimento di aristocratici longobardi nella sua struttura; nel 703 elementi della casta
beneventana fondano S. Vincenzo alle fonti del Volturno [San Vincenzo al Volturno, appunto] e
nel 720 viene ricostruito il monastero di S. Benedetto a Montecassino (Isabella Di Resta, Le citt
nella storia dItalia. Capua, Laterza 1985, p. 12). Vi , dunque, non cosa di minor importanza,
unorigine comune in tutti questi monumenti.
Una nota interessante dellautrice appena riportata quella sugli Ebrei capuani. Durante il
principato [di Capua, longobardo come quello di Benevento, dal quale poi si scisse; nota mia]
alcuni ebrei ebbero particolari privilegi giungendo a vivere nel sacro palazzo. Iscrizioni sepolcrali
ebraiche si sono rinvenute, nellarea capuana, fin dal tardo Antico; tuttavia notizie pi
circostanziate si hanno solo a partire dal X secolo. Le famiglie pi potenti provenivano non da
Roma ma dalla Puglia. Infatti, nella Diaspora, un gruppo venne deportato ad Oria. Qui, nel IX
secolo, risiedeva il rabbino e levita Amittai. Questi, riconosciuto capo spirituale di molte comunit,
possedeva una cultura enciclopedica ed era depositario inoltre dei misteri relativi alle grandi
strutture architettoniche quali erano le sinagoghe. Tutti i misteri venivano infatti trasmessi
attraverso la casta sacerdotale analogamente a quanto avveniva nel mondo cristiano. Pertanto era
prevedibile che i discendenti di Amittai, operanti a Capua nel X secolo, erigessero una sinagoga di
cui non nota lubicazione storica () Le sorti degli ebrei capuani precipitarono quando il
principato di Salerno, assorbendo temporaneamente (1038-1047) quello di Capua, acquis la
comunit con i suoi beni. () Beniamino di Tutela, visitando Capua nella seconda met del XII
secolo, rileva lesistenza di quattro rabbini e trecento famiglie ebree. Ancor prima di essere
ghettizzato, limponente gruppo risultava autonomamente isolato. Inoltre il capo spirituale e
politico, chiamato significativamente principe, era eletto tra i rabbini e si contrapponeva idealmente
al vescovo capuano. Tale consuetudine si protrasse fino allet moderna (ibid., p. 25).
Sotto lattuale struttura di SantAngelo in Formis, con il campanile det posteriore, vi era il
santuario di Diana Tifatina, collegato con il culto della cerva, rimasto legato, anche nei miti colti,
che non implicano alcun culto, attraverso i quali i dati della civilt passata, greco-romana, son
giunti sino a noi: il culto della cerva si collega a Diana: alla dea fu dedicato (nel I secolo a. C.) il
santuario sul Tifata. Il colle, a quel tempo lussureggiante e ricco di selvaggina, ispir immaginarie
battaglie tra fiere. Del santuario, ampiamente studiato, rimangono testimonianze materiali: le
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fondamenta del tempio italico (su cui sinnalza la chiesa di S. Angelo in Formis); iscrizioni
lapidarie relative alle terme ed ai limiti dellarea sacra; frammenti daffreschi romani raffiguranti
Diana (ibid. p. 3). Ma molto importante quel che afferma subito dopo lautrice, in relazione al
tempio a Giove Tifatino: Il Tifata era originariamente dedicato a Giove. La tradizione vuole che la
chiesa di S. Pietro ad montes, sul versante orientale del colle, insista sul tempio di Giove tifatine. La
consacrazione a Giove non fu casuale: i Campani [allepoca sintendeva quelli della pianura con
Capua nel mezzo, il Samnium era unaltra zona; nota mia] ritenevano che fulmini e saette si
sprigionassero dalla vetta spesso nascosta dalle nuvole (ibid.). Questultima osservazione, oltre a
farci riflettere sulla differenza climatica fra oggi ed allora, ci riporta alla questione se San Pietro
ad montes possa sorgere sul tempio a Giove Tifatino. Come si detto, quandanche non si voglia
condividere questo dato tradizionale locale, rimane il fatto, assolutamente innegabile, che sia la
forma della facciata di San Pietro ad montes che il toponimo di Staturano cos vicino ad esso
alludente, questultimo, a Giove Stator spingono a porre quel tempio piuttosto a S. Pietro che a
S. Prisco. Perch vicino a S. Prisco, casale di Capua anchesso come SantAngelo stesso, ci potr
pur essere Casagiove, per a distanza ben maggiore rispetto a quella esistente tra Staturano
(Juppiter Stator) e S. Pietro ad montes (quasi contigui, al contrario) e questosservazione
solitamente poco si pondera -, ma rimane il fatto simbolico, tuttaltro che secondario, per il quale il
legame simbolico tra S. Pietro e Giove diretto, quello tra Giove e S. Prisco lo molto ma molto
meno. In quellepoca le assimilazioni avvenivano in base alla funzione che i due enti assimilati
rivestivano. Non potendo Giove assimilarsi direttamente a Cristo nellepoca in cui si parla, ecco che
doveva esser assimilato al capo degli Apostoli, al pi importante fra di essi.
Tali assimilazioni, coerenti e consapevoli, erano tanto pi frequenti quanto, e proprio a Capua,
lindole conservativa dei ceti dirigenti e lassiduo legame con Roma perpetuava lindirizzo
classico delle scuole (n documento visivo, per let tetrarchica, il celebre mosaico del coro
sacro, dal tempio di Diana Tifatina, presso SantAngelo in Formis (Storia e Civilt della
Campania, Il Medioevo, a cura di G. Pugliese Caratelli, Electa 1993, p. 158). Tra laltro, a p. 158
del volume appena citato, vi la lastra del duomo dAversa con il combattimento tra il cavaliere ed
il drago, con la quale si concludeva il precedente Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle nostre
chiese, Vozza editore 2007. Anche interessanti foto di capitelli sono, a p. 180, dalla Cattedrale di
Carinola, e, a p. 181, da San Marcello Maggiore a Capua, un capitello che effigia la lotta di Sansone
contro il leone, relativa sempre al rapporto tra le note mi e fa. Il particolare dalla Cattedrale di
Carinola (prima fase costruttiva: 1087-1095) molto ma molto interessante, perch costituisce uno
dei pochissimi portali ed Il Portale il Tempio una legge del simbolismo architettonico
dove si vede effigiato, come animale simbolico, un elefante. Ora, come sappiamo da Marius
Schneider, e riportato nel libro precedente, allelefante corrisponde il do, come allaquila nel
simbolismo propriamente romanico ed occidentale. Un altro esempio di portale con gli elefanti si
trova a Trani (cfr.: Mario DOnofrio, La Cattedrale di Caserta Vecchia, Editalia 1973, p. 124), ai
lati della Finestra sulla facciata. Sempre a Carinola, interessante lEpiscopio, basilica sorta
probabilmente intorno al V-VI secolo, () ricostruita nella seconda met dellXI secolo, sullo
stesso sito (Carinola tra storia e immagini, a cura del Centro Legambiente Nuova Calenum,
Officine Grafiche Farina 1997, p. 109). Pregevoli gli affreschi, parzialmente recuperati, dove
appare predominante lelemento bizantino, se pur variamente mediato da culture ed atteggiamenti
locali (ibid., p. 110); di minor spessore artistico, sono gli affreschi post-duecenteschi ancora
presenti (ibid., p. 111). Occorrerebbe poter visitare questa basilica e vedere cose vi rimane dal
punto di vista, piuttosto speciale, delle figure zoomorfe. Interessante rilevare come lo scritto or
ora citato non riporti alcuna immagine delle figure zoomorfe del portale della Cattedrale di
Carinola, con i suoi straordinari elefanti. Per esempio, anche lorigine di tali figure, gli elefanti,
sarebbe interessantissimo: in essi si vede netto linflusso orientale, islamico per la precisione,
mediato dalla cultura medioevale. A sua volta linflusso islamica mediava qualcosa che
proveniva dallIndia. Ecco, dunque, un avvallo potemte alla tesi di Schneider e del mio
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precedente libro! E si trova nel portale della Cattedrale di Carinola, la cui importanza , senza
dubbio, passata in secondo piano, ad ogni modo non cpomresa appieno, ma un segno di quelle
influenze delle quali si detto.
Il monte Tifata (m. 604, per 104 metri monte e non collina), volgarmente noto come monte di
fate, delle fate (ricordo del suo legame con Diana), era noto anche per le acque: La presenza di
vari corsi dacqua sul Monte Tifata narrata da diversi scrittori latini, tra questi Silio Italico defin
tale monte umbrifero e afferm che da esso sgorgavano numerosi corsi dacqua, sfruttati per
irrigare i campi ed alimentare gli acquedotti. Secondo Velleio Patercolo il luogo era ricco di diverse
sorgenti minerali. Questi in particolare narr che nell83 a. C., sulle alture del monte Tifata, nella
localit di S. Angelo in Formis, Silla sconfisse lesercito democratico comandato dal console Caio
Norbano e per commemorare tale vittoria concesse a Diana i campi circostanti e le sorgenti di acque
famose. In seguito Augusto e Vespasiano confermarono i privilegi accordati da Silla. Molto
probabilmente la parte pi antica della primitiva chiesa fu costruita dai Longobardi verso la fine del
VI secolo, prima dellodierna basilica benedettina. Si trattava di un santuario cristiano edificato nel
medesimo luogo dovera stato abbattuto il tempio di Diana Tifatina. () Secondo Francesco
Granata [in nota si legge: da F. Granata, Storia sacra della chiesa metropolitana di Capua, Napoli
1766, I, p. 199] la chiesa forse fu edificata sul monte Tifata in occasione della dedicazione della
chiesa di S. Michele sul monte Gargano. I Longobardi si erano insediati a Capua intorno al 585
circa e il pi antico documento riportato nel Regesto di SantAngelo on Formis risale al 595, quindi
la chiesa dovette essere fondata in questo periodo. Non si conosce il periodo preciso di quando la
basilica divenne una prepositura cassinese, ma verosimile che sia avvenuto durante la dimora dei
monaci benedettini a Capua (896-953), in seguito alla distruzione di Montecassino operata dai
Saraceni nell833 e al loro breve periodo di permanenza teanese. Leone Ostiense nella sua Cronaca
narrava che Sicone, vescovo di Capua, dispiaciuto duna innovazione che ledeva i diritti della
propria giurisdizione, tolse la chiesa di S. Angelo ai monaci di S. Benedetto di Capua, cui laveva
donata papa Marino II [(942-946)] che scrisse al vescovo Sicone intimandogli di restituire la chiesa
ai monaci di S. Benedetto sotto pena della scomunica. Nonostante ci la chiesa dovette rimanere
nelle mani dei vescovi di Capua perch nel 1065 fu concessa allarcivescovo Ildebrando di Capua a
Riccardo I, principe di Capua, la chiesa di S. Michele que dicebatur antiquitus arcu Dianae et
modo dicitur ad Formam con le soggette chiese di S. Giovanni, S. Salvatore e S. Ilario, ricevendo
in cambio la chiesa di S. Giovanni Landepaldi con tutte le sue pertinenze. Lanno successivo
Riccardo, principe di Capua, concesse al monastero di S. Michele ad arcum Dianae tutti i suoi
diritti in Garzano e don allo stesso monastero, fra le altre cose, la chiesa di S. Angelo. Lo stesso
principe nel 1072 don a Montecassino, retta dallabate Desiderio, il monastero di S. Angelo ad
Formas con tutte sue pertinenze. Desiderio riedific ed ampli la basilica, dotandola di un ciclo di
affreschi che rende ledificio uno degli scrigni pi preziosi della pittura romanica. Labate cassinese
ricordato sia nella bella iscrizione riportata sullarchitrave del portale, ma ricordato anche
nellaffresco dellabside nellatto di offrire il modello della basilica. Il papa Gregorio VII nel 7
dicembre 1078 conferm il possesso della chiesa di S. Angelo in Formis a Montecassino. Nel
Regesto di S. Angelo in Formis riportato che Rainaldo (1149-59), cardinale ed abate di
Montecassino, confermava le donazioni fatte all hospitalis ecclesie S. Angeli in Formis, ad usum
pauperum. Quindi si pu affermare che tra il 1149 e il 1159 vi era in S. Angelo in Formis un
ospedale o un centro di ricovero per i poveri nei pressi della basilica. Nel 1457 il monastero di S.
Angelo fu soppresso e la chiesa fu eretta in Prepositura Concistoriale dal pontefice Martino V
[(1417-1431, primo pontefice romano dopo lo Scisma dOccidente, olandese, ma in territori che
allora erano Germania, dunque, tecnicamente, lultimo pontefice tedesco prima dellattuale
Benedetto XVI, bavarese)] e le sue rendite erano considerevoli pertanto la Prepositura veniva
spesso affidata ad importanti famiglie. Infatti, essa rimase per lungo tempo in casa Carafa (Luigi
Russo Daniela De Rosa, Antichi acquedotti e fontane di Capua, Edizioni Pro Loco 2007, Prima
Parte (di L. Russo), pp. 7-8-9). Come si detto, ricco dacque, e lo testimoniano i resti di cisterne
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ed acquedotti, al titolo di S. Angelo [quello originario, Arcangelo Michele>Odino longobardo,


poich Odino ha la lancia come S. Michele, con aggiunta di Thor, patrono di tuoni, lampi, preposto
al buon tempo ed ai raccolti; nota mia] fu aggiunta la denominazione in formis o ad formas perch
dal punto dove sorgevano le suddette acque furono costruite, con ingenti spese di questo Comune
[cio Capua, si parla della lite fra il Comune di Capua e la famiglia Baja di San Prisco; nota mia] le
forme, ovvero dei canali e alvei di acquedotti, da dove si conducevano nellabitato del Comune di
Capua (ibid., p. 17). Inoltre, dopo aver detto che la gestione dei condotti era stata data in
concessione (si direbbe oggi), si denunciava che i Baja avevano avuto lardimento di
distruggere le additate forme, e canali da questo Comune costrutti, affinch non si fosse
riconosciuto vestigio alcuno (ibid., pp. 17-18). La lite dellinizio del XIX secolo e ricorda
moltissimo, come stile o assenza di stile! certe cose attuali: davvero, troppo spesso e non
solo nello stantio pseudo-dibattitto sul ruolo della Chiesa e sulla laicit il XXI secolo
lanagramma del XIX, piuttosto che il seguito del XX!

2,2. Nota storica sulle figure zoomorfe. Occorre qui mettere un punto fermo: nellarte delle
basiliche desideriane le figure zoomorfe non sono ancora cos presenti come in seguito. E questo
ci permette sia di datare il periodo del loro sviluppo, sia di confermare la loro provenienza: il
periodo doro delle figure zoomorfe , nel Sud, conseguenza dellespansione soprattutto
normanna; nel periodo longobardo esse sono gi presenti, ma non rivestono quella centralit che
avranno in seguito. Lo studio delle Pievi in Toscana conferma la presenza, in epoca longobarda, di
figure zoomorfe, ma tali Pievi sono state spesso modificate nellepoca del romanico pieno, il che
conferma che questultima stata la grande stagione delle figure zoomorfe. La fase normanna,
senza dubbio, ha segnato il Sud dItalia in modo particolare, i Normanni diffondendovi il
romanico matura, con le figure zoomorfe. Di queste ultime, in ambito monastico benedettino non
cistercense, importante sottolinearlo -, so era gi da tempo a conoscenza, ma, opportuno
rimarcarlo, fu il periodo normanno quello del loro massimo fulgore, nel Sud. E questo per tutta una
serie di motivi, che possono andare dalla cristianizzazione molto pi recente fra i Normanni che fra
i Longobardi, alla natura tendenzialmente nomadica di tali gruppi (che non erano affatto, e questo
diversamente dai Longobardi, dei popoli: i Normanni che scesero nel Sud erano dei gruppi).
Vanno altres sottolineate due differenze fra Normanni e Longobardi: questi ultimi erano s un
popolo e vennero cristianizzati molto prima dei Normanni, ma fra di loro vi furono quei residui
pagani che, mescolandosi con le rimanenze delle religioni greco-romano-egizie (culto dIside)
che permanevano nel Sud, portarono al culto delle streghe, mentre fra i Normanni la
cristianizzazione fu completa. Fra essi s rimase il residuo pagano, ma non concettuale, puramente
simbolico, e legato alle figure zoomorfe, che, nellepoca loro, si manifestano pure, e pienamente
cristianizzate. Fra i Longobardi la cosa doveva essere assai pi oscillante, per molti motivi,
loscillazione stessa fra lArianesimo e la Cattolicit (dove con questo termine sintendono tutte le
chiese cattoliche, romane cos come ortodosse, queste ultime greche o slave o latine (Romania)
compresevi), la natura stessa della conversione, che avvenne a fasi, mentre fra i Normanni fu effetto
della decisione, del re o dellAssemblea (Althing, la Cosa Tutta, in inglese All Thing dove
Thing come il tedesco Ding, mentre in nordico significava lAssemblea di tutti i liberi, nobili
e re compresivi ma non solo loro). Fu quindi un passo preciso, analogo a quanto avvenne nei paesi
latini, e non un passaggio a chiazze di leopardo e molto laborioso, come fra i Longobardi,
specialmente quelli meridionali. Fra i Normanni, dunque, il sostrato delle figure zoomorfe, che era
esattamente lo stesso, come origini, di quello dei Longobardi, ebbe una sorte diversa perch fu
trattato in un differente contesto: esso rimase un sostrato de-paganizzato, puramente simbolico,
dunque suscettibile di piena e completa cristianizzazione. Fra i Longobardi, al contrario, il residuo
paganizzante fu ben pi forte, ben pi vitale, meno suscettibile di piena cristianizzazione. Come si
detto pi volte, anche nelle note a pie pagina (alle quali si rimanda chi fosse pi particolarmente
99

interessato alla questione), questo sostrato recava con s delle componenti slavo-balcaniche che
rendevano i Longobardi,m particolarmente meridionali, particolarmente restii ad una completa
cristianizzazione delle figure zoomorfe, dascendenza sciamanica, come s detto.
Altra, e non secondaria, differenza fra I Normanni e i Longobardi fu lapertura normanna agli
influssi di provenienza islamica. qui la principale differenza tra larte che possiamo vedere in
Normandia purtroppo spesse volte ricostruita, poich l la Seconda Guerra Mondiale pass come
un turbine, e ricostruita senza la sensibilit verso questi temi e in Inghilterra e quella dello stile
siculo-normanno. La differenza tra i Normanni del Nord e quelli del Sud, comunque appartenenti
alla stessa famiglia, fu che quelli del Sud integrarono linflusso islamico con quello romaniconordico. Tra laltro, per chi conoscesse lopera di Tolkien (mi riferisco a: Il Signore degli Anelli) i
due regni di Gondor ed Arnor sono un chiaro riferimento alle relazioni fra i Normanni del Sud
(Arnor) e quelli del Nord (Gondor). Tolkien conosceva la storia.
Ora, venendo allepoca dellinflusso bizantino, qui, in luogo dei capitelli, romanici, sono i dipinti
e/o i mosaici ad essere al centro dellattenzione ed a presentare le figure zoomorfe, queste ultime,
per, provenienti da una corrente tradizionale differente da quella dellarte delle steppe, che fu
cristianizzata soprattutto nellepoca romanica e che fu comune a Longobardi, Goti, Normanni,
insomma ai popoli germanici, che ne avevano subito la particolare forza nellepoca soprattutto del
loro stazionamento in Pannonia (Ungheria), a contatto con sarmati ed Unni, a diffondervela. Quanto
agli Scandinavi, fra di loro fu la vicinanza con i popoli ugrici, Lapponi e Finnici ed altri a
diffondere questinflusso: lo Sciamanesimo era, infatti, comune sia ai popoli ugrici che ai
parlanti lingue altaiche (Mongoli, Turchi, ecc.).
Guardando la Basilica di SantAngelo in Formis, allora, scopriremo che le figure zoomorfe sono
scarse allinterno, come a San Pietro ad Montes, piuttosto lesterno molto pi importante, ma
spesso pi tardo, come datazione, per andare in piena epoca normanna. Per gli affreschi allinterno,
si deve parlare dinflusso bizantino. Su di essi ci si soffermer solo incidentalmente, a misura che la
presenza di figure zoomorfe comunque consenta di ricollegare al tema del presente studio, mentre
le cose allesterno saranno oggetto di analisi pi approfondita.
A questo punto, si pu segnare un dato importante: sebbene la cultura della cristianizzazione delle
figure zoomorfe vedesse nellordine benedettino il suo punto di riferimento culturale pi
importante, essa non si affatto espressa immediatamente in ambito scultoreo, anzi allinizio, come
cultura, doveva esser parte di gruppi minoritari allinterno stesso della cultura monastica
benedettina. Lo dimostra precisamente SantAngelo in Formis ed i suoi dipinti, dallo stile
tipicamente bizantino. Si tratta di un ciclo daffreschi che sviluppa un vasto programma narrativo,
incentrato su episodi del Vecchio e Nuovo Testamento che, in sintonia con le tendenze della
riforma gregoriana, sispirano ai modelli paleocristiani delle basiliche apostoliche romane. La
decorazione fu eseguita in ununica fase, da una grande bottega riccamente differenziata ma
unitaria, negli anni Settanta e Ottanta del secolo XI. Perno della decorazione il Cristo dellabside
centrale (Grande Dizionario Enciclopedico, Capolavori dellArte, Utet 2005, vol. II, p. 698).
Questi affreschi sono la pi importante testimonianza della cultura pittorica campana negli ultimi
tre decenni del secolo XI e delle nuove tendenze figurative importate in Italia dai mosaicisti
bizantini chiamati dallabate Desiderio a Montecassino (ibid.).
Le figure zoomorfe cerano gi prima, gi cera la cristianizzazione, ma la forma-come-laconosciamo-noi delle figure zoomorfe stesse, non si era ancora pienamente sviluppata. In altre
parole, la deduzione che simpone che tali figure zoomorfe avevano ancora molto di pagano,
com nellAlto Medioevo, e non erano state ancora pienamente cristianizzate. La tradizione, ben
diversamente dal tradizionalismo rigido ed ottuso dei nostri tempi di parodia del sacro, un
100

organismo vivente, che abbisogna dei suoi tempi e che deve sviluppare i suoi mezzi ed il suo
potenziale. Il prodotto finale, lo stile insomma, era ancora in cottura, non pienamente
maturo.
Si pu ipotizzare questo scenario: larte delle figure zoomorfe era gi presente, portata in Europa
dallAsia dai poli migratori della fine dellImpero romano. Essa fu cristianizzata parzialmente,
seguendo il modello gi usato dal Cristianesimo per assimilare le figure simboliche della religione
greco-romana. Segue la fase di un rinnovato interesse per larte paleocristiana, dovuto alla riforma
gregoriana, ed a un rinnovato e forte influsso dellarte bizantina. Ma la corrente delle figure
zoomorfe persisteva. Essa fu cristianizzata nuovamente, su di un piano diverso, in seguito allepoca
normanna.
In tal senso labate Desiderio si manifesta nuovamente come la figura-perno di quellepoca, perch
lui era vicinissimo alle correnti bizantine, appoggi la riforma gregoriana, seppur con delle riserve e
dei distinguo, infine appoggi sempre la componente normanna, quella che avrebbe rivitalizzato
le figure zoomorfe. Durante lepoca normanna si fece sentire anche linflusso islamico. In tal modo
lo stile delle figure zoomorfe raggiunse la maturit. Ma le sue radici sono molto ma molto
antiche, ed anche molto diverse.

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3. San Vincenzo al Volturno (Basilica Desideriana)

LAbbazia di San Vincenzo al Volturno, con la chiesa desideriane, stata un punto nevralgico di
tutto il Centro-Sud longobardo: per essa, difatti, passava la via che andava allAdriatico, cio
verso Costantinopoli. Insomma, era lasse centrale nella comunicazione Roma-Costantinopoli. E,
difatti, linflusso bizantino vi dominante. Fonte principale per lAbbazia di San Vincenzo al
Volturno, e non solo, il Chronicon Vulturnense, si pu scaricare al link:
http://www.uan.it/Alim/Letteratura.nsf/(volumiID)/5C917B0327658A19C12570C80042928A!open
document, sito dove si pu anche scaricarlo in formato word.
La ricorrente, inefficace, ripetitiva eruzione piroclastica delliconoclastia produsse una fuga di
artisti dal mondo bizantino a quello occidentale. Le figure zoomorfe hanno poco peso negli
splendidi affreschi della Cripta di Epifanio, che son qui citati solo in relazione allaspetto
negativo della tesi sostenuta nel presente studio: lorigine delle figure zoomorfe, seppur fra molti
cambiamenti, dallarte delle steppe. Gli affreschi della cripta, ovvero il sacello, dellabate Epifanio
a San Vincenzo al Volturno () furono eseguiti fra l826 e l843 (Storia e civilt , Il Medioevo,
cit., p. 209). La figura dellAssunta nella cripta, ha unaureola straordinariamente simile a quelle
dellarte buddhista, ed un punto molto interessante da sottolineare. Sulla relazione fra larte
buddistica e quella bizantina, testimoniata dalla Vergine (per esattezza lAssunta che, negli affreschi
della Cripta di Epifanio, ha unaureola che ricorda immediatamente quelle dei dipinti buddhisti
dellAsia Centrale, sulla Via della Seta, sino alle porte della Cina): Esiste dunque nel Buddhismo
una speculazione sulla metafisica della luce che non differisce molto dalle analoghe speculazioni
occidentali sugli stessi argomenti. Queste ultime assumono notevole consistenza a partire da
Dionigi lAreopagita, e si snodano attraverso il mondo bizantino e medioevale fino a unepoca
tarda. In breve, da un fondo ellenistico comune, per effetto duna componente di pensiero
consimile, nascono coincidenze figurative a volte sottili, a volte impressionanti. Cos il Buddha
dipinto di Hadda, con la mano a forchetta (come quelle bizantine e senesi) aperta nel gesto che
rassicura, si affianca ai Buddha dipinti nella cupola e nel vestibolo del Santuario del Gruppo C a
Bmiyn (Afghanistn), avvolti nella mandorla luminosa e policroma [similmente alla figura della
Vergine Maria nella Cripta di Epifanio, nota mia]: tutti riprendono schemi caratteristici del tardo
antico e del bizantino. Analogamente, un dipinto murale di Kizil, presso Kua [se ben si ricorder,
si riportato questo nome, Kua, pure nel precedente Pietre che cantano. Suoni e sculture nelle
nostre chiese (Vozza, 2007); nota mia], databile al VI secolo, riprende lo schema tradizionale del
san Cristoforo col bambino in braccio, anche se si riferisce a una storia diversa, ovviamente
buddhista (Mario Bussagli, La via dellarte tra Oriente e Occidente. Due Millenni di storia, Giunti
Art e Dossier 1986, p. 35). Tra laltro, questultimo scritto di M. Bussagli, un cui passo si appena
riportato, parlando proprio di Bmiyn, a pag. 9, si riporta unimmagine del Colosso di Buddha (III
secolo d. C.), quella pi alta, 53 metri, per lesattezza, e che era la statua pi alta del mondo, prima
che fosse abbattuta nella prima parte del 2001 dai fanatici Talebani, segno dei disastri e della fase
finale della crisi del mondo moderno che, di l a poco, quello stesso anno, l11 Settembre, sarebbe
iniziata. Nonostante quel che si pensa comunemente, in realt il Buddismo rimase pi a lungo di
quanto si creda in Afghanistn: abbiamo ora la prova che sopravviveva ancora nel secolo XIV:
sono stati infatti conservati due soyurgal (editti di tolleranza) del 1422 e 1428 a due conventi (uno
nella regione di Maimana, laltro sulla via che da Maimana porta a Herat passando per Buhara) (J.P. Roux, Tamerlano, Garzanti 2000, p. 195).
Altra osservazione importante: la presenza di Uriel fra i Quattro Arcangeli che daranno inizio alla
fine dei tempi secondo l Apocalisse di Giovanni. S, perch il tema della Cripta insieme quello
di un viatico di Epifanio, che vi raffigurato, e un compendio del mondo divino a lui legato, ma
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pure quello della fine dei tempi. In altre parole, si tratta s dimmagini di santi e di Cristo, ma,
soprattutto, di escatologia, tanto individuale quanto generale. Non dimentichiamoci che fu papa
Vittore III (vale a dire labate Desiderio di Montecassino) a ricollegare il giudizio particolare,
vale a dire sul giudizio di ogni anima post mortem, che non coincide con il Giudizio Universale,
che avviene dopo la fine dei tempi, con questultimo. La presenza di Uriele, raffigurato, molto
rara nelliconografia cristiana, soprattutto dopo il Mille. In una serie daffreschi cos rari come
quelli del sacello dellabate Epifanio a San Vincenzo al Volturno lo si ritrova. Ai tempi di
santAmbrogio larcangelo Uriele era molto venerato, ma col tempo venne dimenticato,
principalmente per il fatto di non essere citato se non in fonti apocrife; per questo fu escluso dagli
angeli accettati dalla Chiesa cattolica in seguito al concilio di Aquisgrana del 789. protagonista del
libro apocrifo di Enoc etiope, presente nel quarto libro di Ezra, dove si narra che fu langelo
inviato da Dio ad annunciare il Giudizio finale, mentre il Vangelo apocrifo di Bartolomeo che
racconta che Uriele fu il quanto angelo ad essere creato. Nonostante sia rimasto vivo il suo ricordo
nellangelologia moderna, soprattutto in relazione allalchimia (che egli avrebbe portato sulla terra),
alla cabala e alla conoscenza degli astri, la sua iconografia non ebbe modo di svilupparsi
particolarmente, proprio perch, essendo larte principalmente legata allambiente ufficiale della
Chiesa, non era apprezzata la sua raffigurazione. E pertanto riconoscibile con certezza nelle storie
del Battista, poich secondo la tradizione fu langelo che lo condusse nel deserto bambino per la sua
istruzione (Voce: Uriele arcangelo, in Angeli e Demoni, Electa LEspresso 2004, prima parte,
p. 140). Una delle poche raffigurazioni nel ciclo escatologico del sacello dellabate Epifanio,
ciclo, si noti bene, dipinto dopo linterdetto di Aquisgrana del 789, il che confermerebbe la presenza
l di maestranze orientali. Unultima osservazione: il sacello dellabate Epifanio che la forma
stessa del sacello ricorda quella di una tenda, cio fa riferimento al Cosmo come tenda di Cosmas
Indicopleustes, il quale, a sua volta, sispir alla tenda di Mos, ma profondamente filtrata da
influssi vari esercitatisi sul mondo bizantino da parte di varie cosmologie, soprattutto dellepoca del
tardo Impero romano. Per chi volesse approfondire di pi questargomento, vi un valido studio
online di Franco Valente: http://www.francovalente.it/?p=231. Questultimo studio anche
corredato da talune belle foto. Si tratta di un estratto dal volume, di F. Valente, S. Vincenzo al
Volturno. Architettura ed Arte, Montecassino 1995.

Appendice al capitolo. I probabili mediatori dello stile animalistico: I Longobardi. Come


si sa, i Longobardi sono assegnati dalla maggior parte degli studiosi al gruppo dei Germani
occidentali (Gian Piero Bognetti, Let longobarda, Giuffr 1967, p. 16), corsivo di Bagnetti, che
aggiunge: sebbene si sia pronti ad ammettere profondi influssi lasciati da successivi contatti con i
Germani orientali [idem Bagnetti], ai quali appartenevano coi Goti anche i Burgundi (ibid.). Come
si sa, i Longobardi eran parte dei Vinnili, dai quali si separarono per lasciare la natia Scandinavia.
Paolo Diacono dice che i Vinnili partiti dalla Scandinavia costituivano soltanto il terzo del popolo,
tirato a sorte, e questo li fa apparire, rispetto a chi restava in Scandinavia, () come faramanni
(ibid.). Ora, faramanno deriva da fara, che a sua volta deriva da faran, fahren, () il
viaggiare, il migrare, lo spostarsi, che presuppone () il distacco dal grosso [di un popolo]. Oltre i
Longobardi, un altro popolo germanico conosce nella propria legge il termine di faramanni: i
Burgundi; e, appunto, nel Lionese, il termine faramans rimarr sinonimo di vagante (ibid., p. 14).
Ora, i Burgundi hanno molta parentela con i Goti, ramo orientale delle lingue germaniche. Si noti,
poi: Lione, parte del cosiddetto triangolo magico, legata ai Burgundi, e Benevento, la citt della
strega, legata ai Longobardi. Tornando al punto, il terzo dei Vinnili (che, come primo ostacolo,
troveranno sul proprio cammino i Vandali) costituiva, nella tradizione, soltanto una banda di
guerrieri (ibid., p. 17). Secondo Bognetti, e ci ha importanza decisiva nel ricostruire la
trasmissione dellarte animalistica dalle steppe orientali ai Goti, ai Germani occidentali, sullElba,
nellattuale Holstein, vi erano i Burgundi. Essi potrebbero, a questo punto, essere stati i mediatori
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fra i Germani propriamente orientali ed i Longobardi. E solo unipotesi, ma non campata per
aria. Inoltre, (() ed avrebbe uneco nei pi tardi residui di certi culti come quello della vipera
che essi serberanno ancora nel sec. VII e nelle loro sedi italiane) sembra che i Vinnili o questa
parte dei Vinnili siano passati da un totemismo primitivo e dal culto delle pure forze naturali, al
culto di Wotan solo in occasione di una loro migrazione e del cominciare di quella nuova vita di
guerrieri spatriati (). Anche questo confermerebbe che i Longobardi, come del resto altri popoli
germanici, siano sorti d questo distinguersi e migrare di un gruppo, da questo sciamare per
avventure che () si traduceva in imprese di guerra (ibid., p. 18). Come si sa, il paganesimo
germanico (detto anche heathenismo dalla radice inglese germanica per pagano: heathen,
linglese avendo allo stesso modo la radice latina, per mezzo del francese, ed pagan), come
testimoniano le pur tarde Saghe norrene, distingueva tra i Vani (Vanir) e gli Asi (Aesir), le
prima divinit del culto delle pure forze naturali, le secondo divinit gerriero-magistiche.
Queste ultime sono le divinit nate nellepoca delle migrazioni e che vedranno il massimo fulgore
nellepoca vichinga, che va dal 793, presa dellAbbazia di Lindisfarne, al tardo XI secolo, con gli
ultimi fuochi. Agli Asi appartengono sia Wotan, Odino (Odhinn), che Thor (Asathrr, Thor
degli Asi), senza dubbio la divinit pi amata dal germano libero, al quale quel popolo rinunci
con molta difficolt: vi fu anche, nella storia dIslanda, unepoca in cui il bianco Cristo conviveva
con il rosso Thor. Gli Asi son divinit ben pi individualizzate degli amorfi Vani, e tuttavia
anche i Vani sindividualizzarono sempre pi in forme precise, come Freyr e Freya (donde
Friday, venerd: s, perch Freya precisamente Venere). Freyr era il capo dei re di Svezia, cio
del ramo della Scandinavia pi vicino al mondo finno-baltico. Daltro canto, anche vero che la
religione balto-slava, ben pi fondata sulla fecondit che sulla guerra, in questo assai pi simile
al nostro paganesimo mediterraneo, presentava una divinit del tuono simile a Thor. Ma non
basta, una divinit del genere la si ritrova pur tra gli Amerindi delle Praterie del Nord America, i
cosiddette Pellirossa: secondo taluno, si tratterebbe di un residuo di unantica koin paleoartica, ed il fatto che anche tra i Lapponi vi sia un simile a Thor, persino nel nome (Hor-Agalles), lo
starebbe a suffragare.
Questi influssi si unirono a quello bizantino, dominate, soprattutto, ma nientaffatto solo, fra i
Longobardi del Sud. Pi in l, Bognetti parla delle croci che si trovano, come ornamento sulle
fibule, spessissimo tra i Longobardi: sembra che le croci siano, rispetto a tutti i popoli i popoli
germanici, una specialit dei Longobardi (ibid., p. 144). A mio avviso, ha del tutto ragione
Bognetti quando sostiene che queste croci non possono essere affatto segno della conversione dei
Longobardi al Cattolicesimo perch cerano gi prima, quando i Longobardi erano ariani.
Aggiunge, poi, che il grosso del popolo era e rimase pagano, larianesimo era favorito dai re che
accoglievano i preti goti. E, nel Sud e a Spoleto, le cose erano ancor pi nette, possiamo dire che la
zona appenninica era il fulcro della resistenza pagana, che, con Grimoaldo, duce di Benevento,
sostitu la dinastia di Teodolinda, bavarese e cattolica. Solo lintervento dei Franchi costrinse
Grimoaldo a venirvi a patti e port al ritorno della dinastia di Teodolinda, e quindi alla definitiva
vittoria del Cattolicesimo tra i Longobardi. Ma Bognetti va oltre, per cui si tratt della
cristianizzazione (ariana per) di un simbolo pre-cristiano, quando osserva: a) dei Longobardi
[non tutti], prima di venire in Italia, chiudevan le loro vesti, sulle spalle, mediante fibule di croce
uncinata [lo swastika, nota mia]; b) dopo venuti in Italia, tranne qualche caso di sopravvivenza
(svastica di Voltago) si sostituisce presso di essi, come spilla ed anche come applicazione al vestito,
la croce cristiana (ibid., p. 149). Tali croci erano distribuite dai re longobardi, le cui effigi, talvolta
quella del Basileus di Bisanzio, era presente su di essi. Per questo, secondo Bognetti, le croci
cristiane, destinate al vestito del Longobardo, () sostituiscono [corsivo mio] il simbolo della
svastica (e in qualche caso () si contaminano [idem] con esso) (ibid.). E cos lo swastika? E
Thorshamarr (inglese: Thors hammer), il Martello di Thor, il Mjlnir. Lorigine dello
svastica orientale, e tutto ci conferma che larte animalistica, in primis, ha fatto: Sciti-Sarmati >
Goti > Longobardi. Poi, vi si inserito il potente influsso normanno e siculo-normanno, ovvero si
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unisce linflusso islamico alla nuova primavera di questo stile, operata dai Normanni stessi. Ed
ecco larte delle figure zoomorfe nella sua fase matura: Caserta Vecchia e Ravello
sommamente, ma pure Sessa Aurunca, Salerno (San Matteo), la facciata della Cattedrale di Teano,
anchessa molto importante. San Matteo, il Duomo di Salerno, stata consacrata dallarchitetto
della riforma ecclesiastica, Gregorio VII, che vi sepolto (come lApostolo Matteo stesso).

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4. Una Nota su Santa Prassede, Roma (Basilica Desideriana)

La Basilica di Santa Prassede fu fondata dal papa Pasquale I, ma fu in essa che si verific
lincoronazione di papa Vittore III, ovvero dellabate Desiderio di Montecassino. La chiesa era stata
costruita da papa Pasquale I (-824), in stile bizantino. In precedenza vi era un titulus Praxedis,
risalente al V secolo (Maurizio Caperna, La Basilica di Santa Prassede. Il significato della vicenda
architettonica, Monaci Benedettini Vallombrosiani 1999, p. 11). La basilica, reinterpretata nel
Cinquecento e con profonde aggiunte nel Settecento, in ogni caso ha mantenuto la sua impronta
paleocristiana e bizantina, e, solo per questo, una caso davvero eccezionale, senza contare quel
vero e proprio capolavoro della cappella laterale dedicata a San Zenone, raro caso di opera
interamente bizantina (IX secolo) a Roma. Le Basiliche paleocristiane di Cimitile meritano di essere
citate, sebbene en passant, come un altro di questi rari casi. La costruzione della basilica
sinserisce nella complessit, sempre attiva, del rapporto fra Roma e la cultura orientale (ibid., p.
30). Il tutto, secondo lautore appena citato, sinserisce in una dichiarazione di centralit che il
Papato fa, nellepoca carolingia, quando, non a caso, di ricostruisce lImpero dOccidente sotto
Carlo Magno.
Limmagine qui riportata la debbo alla cortesia di Vincenzo Crisafulli. Vi si accenna solo perch il
tema tangente al centro del nostro studio. Vi si vedono, infatti, senza dubbio figure zoomorfe,
ma esse provengono dallaccettazione che il Cristianesimo fece della precedente tradizione grecolatina, classica, e non dallaccettazione che il Cristianesimo ha fatto delle figure zoomorfe
provenienti sostanzialmente dalle steppe dellAsia profonda. Questultima assimilazione sarebbe
avvenuta posteriormente alla prima, e che si detto stato lultimo sprazzo creativo in tal senso del
Cristianesimo.
I mosaici son davvero splendidi, in una delle pi belle chiese, a mio avviso, di della cappella di San
Zenone. Soprattutto i simboli di volatili, caratterizzati dal sol, e il ricorrente ritornare dellAgnello
nota do -, peraltro centralissimo nel grandioso mosaico centrale, forniscono delle prime
indicazioni, lasse do/sol. Nondimeno, il simbolo della fenice, corrisponde alla gru nellAsia
Orientale, uccello dimmortalit, caratterizzato dal re. Poich nellidentificazione dei volatili c
anche la possibilit che vi sia questo secondo tipo di volatile (soprattutto nella cappella laterale),
alla fine giungeremmo ad un interessantissima combinazione di: do/sol/re, se si considera la
chiesa tuttintera, quella centrale e la cappella laterale di San Zenone, pregevolissima peraltro. La
particolarit della combinazione la distanza, di un sol tono, tra il do e il re, sebbene questultima
nota la si ottenga dalla cappella di San Zenone. In questultima, tra le altre cose, in una nicchia si
conserva una colonna di circa 63 cm daltezza e che si ritiene sia stata la colonna dove Ges
avrebbe subito la flagellazione. Questa colonna fu portata a Roma da Gerusalemme dal cardinale
Giovanni Colonna.
In effetti, le figure zoomorfe si trovano nella cappella laterale soprattutto (per la foto debbo
ringraziare Vincenzo Crisafulli). Vi sono, poi, moltissime decorazioni che facevano parte della
chiesa ma sono materiale di risulta, come spesso si dice frettolosamente. Questo materiale faceva
parte di quello dellepoca romanica, mentre, come si sa, la chiesa stata profondamente alterata dai
successi interventi, pur mantenendosi, grazie a Dio, i mosaici davvero eccellenti. La cosa davvero
molto importante di queste decorazioni il ricorrente tornare del simbolo geometrico del rombo,
che attiene soprattutto al mondo intermedio, al ruolo di mediazione tra corporeit e
spiritualit. Altro simbolo che ricorre spessissimo il nodo, il nodo senza fine, lintreccio,
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correlato alla Colonna, che ritorna spessissime volte in questa chiesa. La Colonna simbolo
dellAxis mundi, lAsse del mondo, il pilastro centrale, anche nel microcosmo, e le due spirali
intrecciatisi ricordano immediatamente i due serpenti del Caduceo. Non privo di senso che il
Papato abbia cominciato a reclamare la centralit in Occidente anche a partire da questa chiesa. O,
per dir meglio, questa chiesa testimonia e quasi segna di questorientamento. Interessanti, a tal
proposito, le immagini di Roma medioevale chiamate Roma leonina, leonina in tutto, soprattutto
nel lato negativo, come quando si dice: patti leonini, cio delle alleanze, in realt, tutte sbilanciate
a favore di uno. In effetti, si tratta di un tratto negativo che la lupa (welf) del Papato non ha mai
perso, la Curia romana intendo.
Una chiesa vicina come stili quella di San Clemente, sec. XII, ma in realt si costruita su di una
chiesa precedente, a sua volta edificata sopra un precedente Mitreo. Pregevoli, della seconda chiesa,
gli affreschi dellAscensione di Cristo e del ciclo leggendario di SantAlessio, santo dorigine
tipicamente orientale, il cui culto fu diffuso in Roma nel secolo IX da monaci greci. Le fonti
orientali originali sono di origine siriana, formatesi ad Edessa citt la cui importanza apparir
nmella Seconda Parte allepoca del vescovo Rabbul, vescovo di Edessa dal 412 al 435.

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5. Frammenti di localit. SantAntimo (Siena),


Sagra di San Michele (Val di Susa).
Note su Aversa.
Qualche cenno su Gotland
(Svezia)

Qui verranno posti gli studi su localit sparse, sempre studiate in modo frammentario,
ma non frammentato. In altre parole, saranno studiate in modo non esaustivo, tuttavia
facente riferimento ad un unica visione. E importante sottolinearlo.

5, A. SantAntimo, Val dOrcia (Toscana). Le notizie di carattere storico si possono trovare sul
sito della Comunit di SantAntimo, che svolge il rito con tutte le preghiere in latino in canto
gregoriano: http://www.antimo.it/. Un bel sito, con belle immagini, questo:
http://www.colonialvoyage.com/viaggi/santantimo.html,
ed
anche
la
pagina:
http://www.colonialvoyage.com/viaggi/santantimo1.html. In particolare su questi due siti Internet
possibile dare unocchiata ai capitelli, con delle foto sufficientemente grandi da permettere di
osservarli attentamente, distintamente. Da sottolineare che un percorso di deambulazione come
quello di SantAntimo lo si pu ritrovare in poche chiese dItalia, fra le quali la Cattedrale di
Aversa.
Ad ogni modo, per dare una chiave di lettura, si seguir la Guida dellAbbazia di SantAntimo,
significativamente intitolata: Una pietra che canta, guida allAbbazia di SantAntimo, Edizioni
SantAntimo 2004. Va ricordato che nellAbbazia, in una posizione molto interessante al centro di
una valle, vi una scuola di Canto Gregoriano. Non sar inutile qui riportare, prima di venire al
dunque, qualche commento di Marius Schneider sul canto gregoriano. Il canto gregoriano una
forma dorazione, pertanto la sua essenza non si pu cogliere per un tramite puramente musicale ma
soltanto attraverso la pratica stessa dellorazione. Esso occupa un termine medio fra la lettura
pronunciata della preghiera e la pura contemplazione mistica (). () Il canto gregoriano non
racchiude nulla di patetico o di violento, e neanche di blando o dolce. Il sentimento non gli d
origine n corpo, ma anzi ne costituisce soltanto () la conseguenza. Il canto gregoriano un
cammino, un mezzo di trasporto. Il simbolismo pre-cristiano lo avrebbe chiamato un carro, una
nave o un fiume sul quale avrebbero camminato le luminose sillabe sonore (Marius Schneider, Il
significato della musica, Rusconi 1981, p. 183, corsivi di Schneider). Aggiungeva: Colui che canti
queste melodie non sta seguendo il movimento facile duna melodia adattata ad un calco
tradizionale, ma intraprende unascensione verso terre lontane, e perci necessario sottomettersi
senza riserve ai precetti della guida. Le sue formule non son orecchiabili come le strutture
simmetriche della canzoni popolari, perch le sue evoluzioni, invece di limitarsi a mettere in moto
le pi elementari leggi dellequilibrio, mirano a superare ogni cadenza troppo schematica. Tuttavia
sarebbe errato pensare che movimenti musicali del canto gregoriano contraddicano le leggi della
gravitazione musicale; al contrario, le rispettano. Ma i loro archi melodici tolgono a tali leggi il loro
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peso e tutto ci che in esse potrebbe esserci di rudimentale o greve; il ritmo delle loro evoluzioni si
estende in una forma analoga a quella di un arco, che permette daumentare la distanza fra le
colonne sotto il tetto di un tempio. In certa misura e su di un altro piano si osserv lo stesso
fenomeno ai primi del XIX secolo, quando Ludwig van Beethoven abbandon il dinamismo ()
stereotipato della simmetria musicale della sua epoca. Come sempre capita nella storia, nessun
professionista o esperto della materia capiva alcunch di quella nuove e superiore concezione delle
stesse leggi fondamentali, perch il maestro di Bonn () chiese ai suoi ascoltatori () di seguire
con somma attenzione le difficili scorciatoie melodiche fino alle loro inaudite vette, invece di
considerare la musica come un comodo paesaggio di dorati luoghi comuni (ibid., pp. 184-185). E
continuava: Una volta compenetrati delle formule melodiche di questo canto [gregoriano], ci s
impone il suo ritmo e subito mutiamo atteggiamento, essendo stati trasportati in una zona superiore
alla nostra personale e limitata fantasia. Data lunione specificamene gregoriana della lettera e della
musica, la nostra attenzione si rifugia subito in parole che dianzi parevano di scarsa importanza e
trascorre su altre che sembravano occupare il primo posto. Cos forte il rilievo che la linea
melodica conferisce alla lettera, che il canto a volte sembra abbia funzione di unesegesi mistica
(ibid., p. 185). La forza espressiva del canto gregoriano non si afferma col parossismo, ma con la
sobriet, la sincerit, la cortesia e la castit delle sue formule. Una volta compreso quanto s detto,
chiaro che una melodia gregoriana si pu mettere a fuoco soltanto quando la si esamini ogni volta
nel luogo specifico che la liturgia le assegna (ibid., p. 186). Di conseguenza, il problema della
lingua della liturgia diviene fondamentale, poich la cosa evidente si che solo in latino
labbinamento sillaba/musica funziona pienamente. Ma torniamo allAbbazia di SantAntimo.
Va detto che lAbbazia si trova a 318 metri s.l.m., nella spettacolare Val dOrcia, non lontano da
Montalcino (precisamente vicino a Castelnuovo dellAbate), vicino al Monte Amiata. Questultimo
fu zona sacra agli Etruschi, ma pure per la setta dei Giurisdavidici, del cosiddetto profeta
dellAmiata, David Lazzaretti. Il Monte Amiata ha sempre avuto un contenuto religioso potente.
Sul Monte Labbro, di fronte, pi basso, allAmiata, dal lato di Arcidosso, vi sono i resti del
santuario dei Giurisdavidici, che attirarono lattenzione di molti allepoca (XIX scolo), anche di
Antonio Gramsci e Guy de Maupassant. Lazzaretti era di Arcidosso, dal lato grossetano
dellAmiata, cittadino nelle cui vicinanze si insediato un centro di cultura tibetana (che, qui
trovando rifugio, dagli anni Ottanta del secolo scorso vi ha costruito un piccolo tempio, detto di
Merigar, sotto il Monte Labbro); tutto ci sempre a dimostrazione della particolar natura di quelle
zone. Infatti, era precisamente il Monte Labbro (1.193 m) ad esser sacro in antichit agli Etruschi.
Scendendo gi dallAmiata verso la bassa Toscana, vi Pitigliano, un paese che sembra uscito da
un presepe, detto la Gerusalemme toscana, con la sua sinagoga e le usanze, per esempio nei dolci,
dorigine ebraica conservate sinora. SullAmiata c limportantissimo monastero di Abbadia San
Salvatore, con la cripta di origine longobarda, e che meriterebbe una visita dal punto di vista delle
figure zoomorfe. Questo monastero deve la sua importanza alla discesa di Carlo Magno come
pure al fatto che segn la definitiva conversione dei Longobardi al Cattolicesimo. Insomma, di
nuovo limportanza specificamente religiosa dellAmiata si mostra somma. La Val dOrcia, infine,
si caratterizza pure per quelle formazioni note come crete o calanchi. LAbbazia di
SantAntimo si trova sulla Via Francigena, e questo un punto molto importante da sottolineare. A
parte le zone pi moderne, quel che si vede oggi non altro che un effetto finale di unopra di
ampliamento ed abbellimento, iniziata intorno al 1100, e voluta dai monaci benedettini che, qui,
risiedevano fin dallVIII secolo (Una pietra che canta, guida allAbbazia di SantAntimo, Edizioni
SantAntimo 2004, p. 8), anche se il 118 che segna linizio dellapogeo di santAntimo (ibid., p.
25). Siamo, in ogni caso, perfettamente in linea con il resto delle datazioni dello stile delle figure
zoomorfe, s, perch questAbbazia una vera e propria sinfonia riguardo alle figure zoomorfe,
qualcuna delle quali proveniente da una villa romana della zona, come la Cornucopia (che si vede
in ibid., p. 9). La splendida facciata dellXI secolo presenta un netto influsso francese che
ritroveremo in altre parti della chiesa (ibid., p. 20). Il portale presenta i due leoni Guardiani della
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Porta, ma pur altre zone della chiesa presentano figure interessanti, anche il toro. Siamo al cuore
del rapporto mi/fa, toro/leone, che si visto nel libro precedente riferito alla Cattedrale di Caserta
Vecchia. Questo permane simile, ma qui ci si vuol focalizzare sullinterno, sui capitelli dellinterno
dellAbbazia, lasciando al lettore basandosi sul libro precedente di scoprire le sonorit
incapsulate nella pietra sullesterno. Veniamo allinterno, come s detto. La chiesa
canonicamente orientata verso lEst, lentrata, dunque, sta verso lOvest. E interessante sottolineare
quel che dice la Guida, parlando di energia tellurica in relazione alla posizione dellaltare a
SantAntimo. Nellantichit, come nel Medioevo, non si costruivano templi, chiese e castelli senza
che la loro posizione fosse in relazione con lambiente, il sole e tutto il cosmo. Luomo cercava di
captare le forze del cosmo per trasmettere a certi luoghi unenergia particolare. Si parla di energia
tellurica. Questa moltiplicata dalla presenza dellacqua che ne intensifica le vibrazioni. I sapienti
costruttori di cattedrali come Chartres o Santiago di Compostela avevano una particolare
conoscenza dellinfluenza dellenergia e lhanno tradotta in proporzioni e misure architettoniche. A
SantAntimo, laltare viene costruito allincrocio di tre correnti dacqua sotterranee a -10 m, -19 m
di profondit. Questa posizione provoca un aumento denergia lungo un percorso ben preciso.
Partiamo con 6500 unit Bovis alla piccola porta di sinistra, poi attorno allaltare siamo arrivati a
24000 unit Bovis e tocchiamo il massimo sotto il capitello di Daniele nella fosse dei leoni con
35000 unit Bovis. Esattamente il percorso dei pellegrini [della Via Francigena]. Un cammino di
salvezza. Il signor Bovis, ricercatore francese del XIX secolo e creatore della cosiddetta 2scala
Bovis, intu questa stretta correlazione: per tutti gli organismi esiste un livello vibratoria
dequilibrio che corrisponde allo stato di salute, 6500 unit Bovis; quando si entra in contatto con
un campo energetico incoerente e di livello inferiore al nostro, noi perdiamo energia; quando invece
siamo in contatto con un campo energetico di un livello vibratorio pi coerente del nostro,
riceviamo energia ed eleviamo il nostro livello vibratorio (ibid., nel box a p. 24). Questo pu
spiegare molte cose, per esempio il livello incoerente dellenergia nei posti vicino o non troppo
lontani dalle Porta degli inferi, ma il discorso ci potrebbe portare molto, troppo lontano. Per quel
che riguarda lacqua che sta sotto la Cattedrale, per successivi approfondimenti, si rimanda alla nota
a pie pagina n17.
La relazione dello scorrere delle acque con la musica doveva esser ben presente allepoca
medioevale, tant che: Sul muro a destra della porta della sagrestia si scoperto recentemente un
rigo musicale di gregoriano! E il resto di un affresco. Il pigmento della sinopia [fase dellaffresco
nella quale si disegna un abbozzo di ci che sar, usando della terra rossa, in origine proveniente da
Sinope, citt fondata dai Greci nel 630 a. C., sul Mar Nero, nel Ponto, attuale Turchia, attuale
Sinop; nota mia] passato oltre lintonaco macchiando il muro. Rimane visibile ai nostri occhi un
pezzo lungo pi di tre metri ed alto uno. Oltre alle note, ben visibili, si distinguono anche le lettere
mino, quasi sicuramente la fine della parola Domino, scritta sotto il rigo musicale. Le lettere
sono precedute da una riga ondulante che indica il jubilus: linsieme delle note cantate su ununica
sillaba (o). Lapertura della porta della sagrestia nel secolo XV ha interrotto la prima parte del rigo
musicale. Quale melodia nasconde? (ibid., box a p. 35).
Venendo ai capitelli, la Guida dice: La scultura in SantAntimo, pur riprendendo motivi consueti al
mondo romanico (fogliame: influsso del bacino del mediterraneo; forme geometriche: influsso
irlandese; figure di animali o mitologiche: influsso dellest dellEuropa) si pone ad un livello di
altissima qualit, non solo in rapporto al senese, ma a tutta la Toscana; ci conferma la grande
capacit dei maestri impegnati nellimponente opera. I raffinati motivi fitomorfici e geometrici,
precisi nel disegno e netti nellintaglio, denunciano una matrice che va ricercata in Alvernia
(Linguadoca). Per altri capitelli ubicati nel deambulatorio presentano un carattere lombardo. E
dunque possibile che a SantAntimo abbiano lavorato due maestranze, una francese e laltra
lombarda (Pavia) (ibid., p. 37). Seguono due pagine interamente dedicate al pi bel capitello della
costruzione: quello di Daniele nella fossa dei leoni, insieme ai suoi compagni. E davvero la
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raffigurazione scultorea, fermata nella pietra, dei passi biblici (soprattutto Daniele, 6, 25: si osserva
che, come il Nuovo Testamento ha accolto solo un libro apocalittico, l Apocalisse di Giovanni,
allo stesso modo nel Vecchio Testamento vi un solo libro apocalittico, il libro di Daniele).
Attorno a tale capitello zoomorfo si articola tutto il percorso di deambulazione interna alla chiesa,
percorso che inizia a destra dellentrata (ad ovest), muovendosi, quindi, con orientazione solare, per
il sud e lest dellaltare, il luogo di maggior energia, per tornare da nord nuovamente verso lentrata
stessa (che si trova, ricordiamolo, ad ovest). Si chiede la Guida: I capitelli della navata centrale
sono stati collocati a caso in cima alle 24 colonne e pilastri oppure c un ordine ben preciso
corrispondente al cammino spirituale dell homo viator? Si visto che il capitello di Daniele nella
fosse dei leoni, figura di Cristo risorto, collocato proprio nel punto pi energetico della chiesa.
Come mai di fronte a questo capitello ce n uno con degli animali e un uomo, mentre tutti gli altri
fino al presbiterio rappresentano solo motivi vegetali? E perch a sinistra dellaltare c un capitello
sul quale scolpita la figura di centauro e di fronte uno con unaquila? E se questordine
nascondesse un significato noi sconosciuto? Un itinerario spirituale, un mondo di suoni e di note?
(ibid., p. 43). Ovviamente, occorre rispondere s ad ognuna di queste domande. Beh, qui siamo il
pi vicini possibile ad una sequenza completa! Purtroppo, non sempre facilissimo identificare la
figura zoomorfa sul capitello in esame, per chi: chi scrive pu sbagliarsi. Detto altrimenti: quanto
qui scritto unipotesi, suscettibile di modifiche, sia da parte di chi scrive che da parte di ogni altro
studioso che fosse davvero interessato al tema.
Per cominciare a sgrossare il discorso, come prima cosa veniamo ai capitelli con figure vegetali,
che sono molti nel percorso di deambulazione allinterno della chiesa abbaziale di SantAntimo.
Come si detto nel libro precedente, secondo M. Schneider i capitelli zoomorfi corrispondenti a
suoni e dunque a musiche, avevano come scopo di guarire, la guarigione, il curare. Si trattava di una
griglia di corrispondenze, originanti da quelle astrali, che, in effetti, a lungo rimasta come
unorma non pi compresa, una sopravvivenza (che poi il significato etimologico si
superstizione), nella cosiddetta medicina popolare. Studiandola, ecco quel che Schneider
affermava di essa e delluso delle piante: Gli elementi della medicina popolare raccolti finora
consentono dintravedere lesistenza di un gran numero di strati culturali diversi; ma, alla base,
sembrano essere determinati dal sistema di corrispondenze mistiche. In questi paragrafi ci
limiteremo a segnalare alcuni esempi di cure per mezzo di medicine animali, perch con ogni
probabilit tali cure formano lo strato pi antico. Luso medicinale delle piante sembra essere
determinato posteriormente da certe somiglianze dei loro contorni lineari, del loro colore od odore
con certe parti caratteristiche degli animali. La determinazione della posizione mistica dogni pianta
necessiterebbe inoltre dellesposizione di un canone di forme molto pi esteso, che speriamo di
poter presentare in uno studio molto specializzato (M. Schneider, Gli animali simbolici e la loro
origine musicale nella mitologia e nella scultura antiche, Rusconi 1986, pp. 333-334). Secondo
Schneider, dunque, il simbolismo pi antico sarebbe quello degli animali e solo dopo sarebbe
venuto quello delle piante, sviluppato in corrispondenza con quello precedente degli animali. Non
sarebbe, per, a questo punto impossibile determinare il tipo di nota facendo questo passaggio:
pianta>astro. Di conseguenza: astro>nota musicale. Ora, la gran parte delle decorazioni vegetali sui
capitelli costituita da foglie dacanto. Il simbolismo della foglia dacanto molto usato nelle
decorazioni antiche e medievali, deriva essenzialmente dagli aculei di questa pianta. () Come
tutte le spine anche il simbolo della terra non coltivata, della verginit, che rappresenta unaltra
specie di trionfo. Chi adorno di questa foglia ha prevalso contro la maledizione biblica: Il suolo
produrr per te spine e cardi (Genesi, 3, 18): la prova cio si trasformata in gloria (Jean
Chevalier Alain Gheerbrant, Dizionario dei Simboli, vol. I, Bur Rizzoli 1986, p. 4). Veniamo alla
spina: La spina evoca lidea di ostacolo, di difficolt, di difesa esterna e di conseguenza un
avvicinamento ostile e spiacevole. La spina la difesa naturale della pianta che richiama la funzione
delle corna nellanimale. Si nota che in topologia il nome di spina dato alle pietre innalzate che
comportano un simbolismo assiale e solare. Gunon ha notato a questo proposito che la corona di
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spine del Cristo (spine di acacia, si detto), pu esser collegata alla corona di raggi, in quanto le
spine sidentificano, per un rovesciamento del simbolo, con i raggi luminosi che emanano dal corpo
del Redentore. Di fatto il Cristo incoronato di spine talvolta rappresentato in forma raggiante. In
Cina le frecce, spine volanti, erano armi che servivano ad espellere delle influenze perniciose,
strumenti desorcismo dello spazio centrale (ibid., vol. II, pp. 419-420). Ora, se la spina
lequivalente vegetale delle corna, occorre ricordare che: Il corno fin dalle origini significa
eminenza, elevazione. Il suo simbolismo quello della potenza, esteso di solito anche agli
animali che ne sono dotati (ibid., vol. I, p. 320). Ora, tutto ci ricorda Marte, e, in parte, il Sole,
cio il do ed il fa. Ma, nella sua variante vegetale, sembra molto pi affine a Marte, cio al
do. Poniamo, dunque, la foglie dacanto dei capitelli equivalente al do, con i suoi significati di
difesa dal male e di prevalere del bene sulle forze maledette ma dopo una battaglia, un confronto.
A questo punto giunti, seguiamo il percorso dei capitelli allinterno di SantAntimo. La
deambulazione avviene partendo dalla destra, altare, sinistra, che, dal punto di vista
dellorientazione, : ovest, sud, est, nord. E lorientazione solare (Gunon), cio quella che segue
il movimento apparente del sole nel cielo. Come si detto, vale: foglie dacanto = do.
Il primo capitello (da destra, dallingresso): acanto, dunque do. Secondo capitello: Daniele nella
fossa dei leoni: valore fa, essendo simbolo della solare, leonina resurrezione. Dal terzo
allottavo capitello: acanto, do. Finora la sequenza, dunque, sarebbe: do fa do do do do
do - do. Nono capitello: aquila, di nuovo do. Decimo capitello: due belve, sembrano leoni o
lupi, con le zampe inferiori che si toccano, perch sono in forma detta rampante. Ora la nota del
lupo mi b, pensata per risolvere la dissonanza tra si e fa che costituiva, secondo la
musicologia medioevale, il rapporto diaboli e che si pu disinnescare con il fa # o il si b.
sennonch, ponendo questultimo, spesso si costretti a porre anche il mi b. Ad ogni modo, tale
identificazione delle due belve rampanti con il lupo dubbia, se fossero leoni vi sarebbe il fa. Ma
continuiamo. Dallundicesimo al quindicesimo, di nuovo foglie acuminate, dunque do. Per cui, a
questo punto, si avrebbe la sequenza: do fa do do do do do do do - mi b [o fa] do
do do do - do. Il sedicesimo capitello presenta una testa di cavallo (o centauro). C una bella
differenza se sia centauro o cavallo. Alla zona critica si-fa, acqua-fuoco, appartengono gli esseri
con natura duale, come il centauro e la capra (M: Schneider, Gli animali simbolici e , cit., p. 67).
Nel qual caso, che tale capitello fronteggi quello dellaquila vuol dire che il do funge da
mediatore della dualit irredenta, propria della Creazione, tra il si lunare ed il fa solare. Se
fosse solo un cavallo, allora sarebbe sol #, la nota il cui inserimento fa passare dai modi
maggiori, attivi ed ascendenti, a quelli minori, calmi e discendenti. In ogni caso, funge da perno
di cambiamento. Avremmo questa sequenza: do fa do do do do do do do - mi b [o
fa] do do do do do -si/fa [o sol #]. Il diciassettesimo capitello sembra mostrare una testa
dariete, di nuovo do. Dal diciottesimo al ventiduesimo di nuovo acanto, dunque do. Di
conseguenza: do fa do do do do do do do - mi b [o fa] do do do do do si/fa [o sol #] do do do do - do (si noti il ritorno di cinque do nuovamente). Infine, il
ventitreesimo mostra una sorta di lupo, nuovamente, che sarebbe mi b di nuovo. Per finire, il
ventiquattresimo ritorna allacanto, dunque al do iniziale. Per finire, la sequenza (tutta da
verificarsi) sarebbe: do fa do do do do do do do - mi b [o fa] do do do do
do - si/fa [o sol #] do do do do do - mi b - do. E molto interessante: si pare con
lascendente combinazione do/fa, e si chiude con quella discendente, per modificata dal
bemolle, che laddolcisce, do/mi b. Dopo la combinazione iniziale, ascendente, divina, che fa
esplicito riferimento a Cristo (do/fa) ed alla sua natura solare, seguono sei do, poi vi la
combinazione do/mi b. Il mi b attesta una fase di passaggio ed uninversione. Seguono
cinque do intorno allaltare. Poi, la combinazione duale del si/fa (oppure il passaggio verso il
modo minore: sol #). Infine, di nuovo i cinque do, per terminare con il do/mi b. Questa
sarebbe la sequenza completa, non priva di una certa logica coerenza. Occorrerebbe vedere se
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corrisponde, con la possibile variante che lo stesso Schneider considerava, ad uneffettiva partitura.
Lo stesso Schneider dimostr che la partitura dellInno gregoriano che si trovava scritta nella
pietra dei capitelli romanici di San Cugat e Ripoll in Catalogna era stata modificata in un punto.
Quindi, si pu considerare che una o due note non siano precisamente quelle della partitura del
canto gregoriano senza alterare linsieme. Per se le note non in linea fossero pi di due, bene
lesser prudenti. Va considerato, poi, che al posto del do ci potrebbe essere il do # e cos per il
fa che sarebbe fa #, nel qual caso il sol # verrebbe proprio a proposito.
C da considerare unultima cosa. Fermo restando che litinerario delle note incastonate nella
pietra sicuramente aveva una valenza spirituale, potrebbe anche darsi che si trattasse di accordi di
due note, come lascia intendere il passo della Guida su SantAntimo che si precedentemente
citato, passo che ricollega ogni capitello a quello che lo fronteggia sullaltro lato della chiesa. Nel
qual caso, avremmo questa serie di accordi a due note: si entra con il do/fa, poi il do/do; segue
il do/mi b, poi di nuovo il do/do. seguirebbe il do/sol # (che allora sarebbe do #/sol #)
oppure il si/fa/do, che potrebbe essere armonizzato con un bemolle: si b/fa/do, infine il do/mi
b finale. Considero questa possibilit molto complessa e difficile, ed opterei per una pi semplice
successione: do/fa, do/mi b, do/do, do #/sol # do/do do/mi b, anchessa largamente
ipotetica. Ci che, invece a parte questioni di sequenze complete non affatto ipotetico che
questa struttura si gioca sul rapporto do/fa e do/mi b, eventualmente bilanciata da una relazione
do/sol # o do/si b/fa, sempre in unatmosfera dove, come si visto, il do la nota dominante.
La Parola divina e la Resurrezione sono al centro, con per il mi, che simboleggia il sacrificio,
abbassato verso il re, che rappresenta langelo, il saggio. Il diesis ed il bemolle tendono a
simboleggiare la relazione con il modo intermedio, il mondo sottile che permette linterazione tra
i due mondi, altrimenti senza contatto, dello Spirito e del corpo.
5, B. Sacra di San Michele, (Val di Susa, Piemonte). Storicamente, in breve, le fasi iniziali della
nascita della sacra di San Michele sono incerte, come in tanti edifici di quelle epoche. Lo storico pi
antico fu un monaco Benedettino, Guglielmo, che, intorno alla fine del XI secolo, scrisse il
Chronicon Coenobii Sancti Michaelis de Clusa. In questo scritto la data di fondazione della Sacra
indicata nel 966, ma lo stesso monaco, in un altro passo della sua opera, afferma che la costruzione
inizi sotto il pontificato di papa Silvestro II (999- 1003). Tale ambiguit permane nelle opinioni
degli studiosi odierni ma va detto che lorigine vera e propria della costruzione si pu datare, tutto
sommato, tra la fine del X secolo e linizio dellXI secolo. Nei decenni successivi la struttura
dellabbazia, affidata guarda caso - ai Benedettini. Nel XI secolo fu infatti costruito ledificio
della foresteria, staccato dal monastero, e in grado di accogliere i numerosi pellegrini che
transitavano per lattigua Via Francigena. Nuovo impulso fu dato alla Sacra dallabate Adverto di
Lezat. Probabilmente larchitetto Guglielmo da Volpiano realizz il progetto della chiesa posta
sopra le tre preesistenti. Il periodo interessato da questo sviluppo compreso tra il 1015 e il 1035. Il
Monastero Nuovo, oggi in rovina, venne edificato sul lato nord e aveva tutte le strutture necessarie
alla vita di molte decine di monaci: celle, biblioteca, cucine, refettorio, officine. Questa parte del
complesso si trova nel posto in cui probabilmente sorgeva il castrum di epoca romana. Di questa
costruzione rimangono ora dei ruderi affacciati sulla Val di Susa. Labate Ermengardo resse il
monastero dal 1099 al 1131. Fece realizzare lopera pi notevole: il notevole basamento che,
partendo dalla base del picco del monte, raggiunse la vetta e costitu il livello di partenza per la
costruzione della nuova chiesa. Questo basamento alto ben ventisei metri. La nuova chiesa, che in
pratica quella rimasta oggi, stata eretta su strutture possenti e sovrasta le pi antiche costruzioni.
La sua costruzione dur a lungo e fu pi volte interrotta. E per questo che, nelle navate, si osserva
il sovrapporsi di ben tre tipi di architettura: stile romanico con caratteristiche normanne, di nuovo
una nostra conoscenza, stile fra romanico e gotico, stile gotico francese. Dal protiro, piccolo portico
a cuspide, si accede allo Scalone. Qui si trova la Porta dello zodiaco, con gli stipiti decorati da
rilievi dei segni zodiacali, fatto questo di rilevante importanza. Occorre rilevare un elemento molto
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particolare: siamo di fronte ad una chiesa in cui gli elementi costitutivi fondamentali sono
rovesciati. In tutte le chiese la facciata sempre localizzata frontalmente rispetto alle absidi poste
dietro laltare maggiore e contiene il portale di ingresso. Al contrario, la facciata della Sacra si trova
nel piano posto sotto il pavimento che costituisce la volta dello Scalone dei Morti. La curiosit
veramente unica che la facciata sotto laltar maggiore, ed sovrastata dalle absidi con la Loggia
detta dei Viretti. La Sacra di San Michele godeva del privilegio di abbazia nullius (lesenzione
dalla giurisdizione di un vescovo) da molti secoli quando fu soppressa nel 1803 durante il periodo
napoleonico.
Altre
notizie
sulla
Sacra
sono
su
Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Sacra_di_San_Michele. Di nuovo, qui abbiamo la ricorrenza di due
elementi che vengono a conferma delle analisi eseguite su tali emergenze delle sculture zoomorfe:
ambiente benedettino, influsso normanno. Ma ora veniamo a trattare delle figure sui capitelli,
visibili su: (fonte online) http://www.medioevo.org/artemedievale/Pages/Piemonte/Sacra.html,
Seguiamo il susseguirsi dei capitelli. Allentrata si vede il classico acanto, ma con una pigna al
centro: il senso chiaro, se la spina la prova, la pigna il successo, la fecondit della terra
selvaggia, o, per dir meglio, la ricchezza che si racchiude nella terra vergine (e qui
lapplicazione del simbolismo alchemico chiarisce molte cose: la materia prima in cui si ritrova
la pigna, tra laltro anche simbolo dimmortalit). Il suono un do. Segue il capitello che
effigia lofferta di Caino ed Abele, poi luccisione di Abele da parte di Caino. Lidea di fondo
molto chiara: il sacrificio, vale a dire il mi. Segue il capitello con il volto apotropaico dal quale
spuntano tralci. Si tratta di un mostro di provenienza nettamente pagana, sempre in funzione
apotropaica. E luomo dei boschi, il selvaggio: ci si collega allidea del cacciatore, legato al
suono la. E come dire che la caccia e le lotte terrene debbono star fuori dal luogo sacro,
sebbene queste stesse forze possono essere recuperate come guardiani del luogo sacro stesso.
Stesso discorso si pu fare per il capitello che simboleggia lira (con tre figure, fonte online qui
sopra citata), ira che va lasciata fuori del luogo sacro. Segue il capitello con la scena di Sansone che
distrugge il tempio degli adoratori di Dagon, il dio dei Filistei. Sansone solare, in un ruolo
attivo, dunque ha nota fa. Sul lato del Portale che d verso lo scalone vi sono le figure zodiacali
(che danno il nome al Portale stesso). I segni zodiacali sono in questordine: Acquario, Pesci,
Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine e Bilancia e Scorpione assieme (interessante, perch
un tempo era Vergine-Scorpione, poi la Bilancia, da costellazione polare, divenuta zodiacale
ovvero solare, come testimonia Gunon), Sagittario, Capricorno. E importantissimo che sinizi
dallAcquario, perch nel simbolismo zodiacale, come ricostruito da Schneider, sulla scorta di
molte fonti, il segno dellAcquario quello della svolta: questo il significato della sua posizione
nel corso dellanno (cio del ciclo annuale, ovvero solare). Parlando del viaggio spirituale dello
sciamano caucasico, dice: Indubbiamente, le dieci tappe del viaggio dello sciamano concordano
con le dieci risonanze mistiche della dottrina brahmanica (Schneider, Gli animali simbolici e ,
cit., p. 204). Queste risonanze mistiche rappresentano il cammino mistico verso Brahma (ibid.,
p. 189). Ed aggiunge: Un uguale fenomeno caratterizza anche la tradizione sciamanica. Il viaggio
dello sciamano al cielo comincia con la salita al figlio Ulgaen, chiamato Qogus con la pelliccia
azzurra. Poi giunge ad un lago, dove si trovano un salice (albero di vita) con tracce dincendio ed
una montagna enorme con una gola cos alta che neppure lo sciamano la pu oltrepassare. Deve
aggirarla ed attraversare un terribile deserto pieno di sabbia bianca ed azzurra. Chi abbia un cavallo
cattivo o un beveraggio di qualit inferiore muore nel deserto. Oltre questo deserto la strada fa una
svolta che conduce alla dimora di Solton Qan. Allora bisogna fare un altro giro intorno per
arrivare alla casa di Cajym Qam con la pelliccia verde. La strada finisce davanti alla porta dello
spirito supremo (ibid.). E interessante sottolineare quel che si legge nella tabella di
corrispondenze della stessa pagina citata: al mi b corrisponde, secondo le dieci risonanze
mistiche brahmaniche, limmortale velato (ibid.) ed il corno. Allaccordo discordante per natura
si/fa corrisponde il sapere mistico e la corda. Questaccordo si pu sostituir con il si b, punto
importante in relazione a quanto detto a proposito di santAntimo. Il punto di svolta corrisponde
al segno dellAcquario, perch non era distinto dal capricorno nei tempi pi antichi, e dunque ad
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esso corrisponde il solstizio dinverno. Lo sciamano, nel suo viaggio celeste, comincia lo
svoltare per il deserto, che deve corrispondere ai due solstizi [secondo questa dottrina, si passa dal
solstizio destate a quello dinverno]. A partire dal mi bemolle lo sciamano torna ad incamminarsi
verso Dio (ibid., p. 204). Il mi b corrisponde allAriete, ma la svolta avvenuta durante il
Capricorno-Acquario, caratterizzati dalle note rispettivamente do # e fa #. A d essi si apparente
il segno del Sagittario, con il sol # (che si visto essere il segno del cavallo, importantissimo
nello Sciamanesimo centro-asiatico e non solo). Cos commenta Schneider: Il giro che lo sciamano
deve fare dopo la quinta tappa di fronte al Cancro [solstizio destate] per tornare a cominciare dal
mi (= mi bemolle) divide le dieci tappe [del viaggio mistico] in due parti che concordano
esattamente con le due serie delle risonanze mistiche. Questo giro, segnato dai due solstizi, sembra
indicare un fenomeno molto noto nella vita ascetica. Il primo impulso focoso (risonanze 1-5) verso
Dio si ferma e spegne subito; luomo cade in uno stato di desolazione (deserto) e torna ad
incamminarsi per la seconda volta verso Dio (risonanze 6-10), ma ora con uno spirito diverso. In
questa teoria si manifesta anche la radice profonda della vita mistica nella vita cosmica. Il Cancro
obbliga lo sciamano a fermarsi nel suo viaggio precipitoso e troppo ardimentoso verso Dio, e
unicamente dopo aver oltrepassato il fuoco purificatore (la svolta) luomo mistico pu tornare ad
incamminarsi verso Dio (ibid.). Ma continuiamo il discorso sui capitelli della Sacra di San
Michele. Seguono due capitelli con serpenti ed una donna, interpretati come lussuria, il che non
sufficiente. Ad ogni modo, la nota di nuovo la. Segue il capitello con quattro aquile, do. Poi,
un leone fa -, una sirena, essere semi-acquatico: si/la. Vi unevidente opposizione tra i due
capitelli, dovuta al rapporto si/fa, naturalmente dissonante. Ma, sul capitello della sirena, ci sono
due grifoni, sol, messaggeri celesti, che si cibano di una testa umana, come a dire che chi cede
alle lusinghe delle forze sottili infere, ctonie o sottomarine la sirena, come Partenope
sar punito dalle forze angeliche divenute, per chi ha errato, terribili. Naturalmente, il mondo
pagano aveva delle forze infere, sotterranee, una diversa immagine, non che fossero buone,
ma dovevano essere propiziate ed esorcizzate piuttosto che allontanate. Il messaggio del
capitello , infatti, che queste forze qui non possono entrare. I tralci sulle lesene laterali dellentrata
sono di uccelli, sol. Infine, allestremit dellarchivolto vi una testa di monaco, con evidente
funzione apotropaica. Del resto, rimasto nelle superstizioni popolari, che il monaco porta
fortuna, scaccia il male anche il solo vederlo al mattino, presagio di buon giorno. Vediamo la
sequenza che si estrae, incompleta per: do mi - la fa. Segue la serie zodiacale, che, in quanto
Zodiaco nel percorso sacro delle risonanze mistiche ha un suono, in quanto legato ad animali ne
ha un altro, ricollegato ma non identico. Veniamo alla sequenza dei suoni zodiacali come collegati
alle figure animali: mi si do mi re la fa re mi do sol (#) mi. Segue lultima
serie: la do fa si/la sol. Sono ventidue note, o ventuno (se si/la li consideriamo separati).
5, C. Note su Aversa. Molto interessante la chiesa di Santa Maria a Piazza, del XII-XIII secolo,
di ricostruzione depoca normanna, ma con influenze sia gotiche che arabe, in un ambiente
cosmopolita. Nella sacrestia sono stati ritrovati dei simboli che han fatto taluno pensare a legami
con la chiesetta di Rennes-le-Chateau, paesetto dei Pirenei centro del tenebroso affaire, cfr.:
http://www.edicolaweb.net/arca002a.htm, sito dove si riporta larticolo di Stelio Calabresi: Misteri
paralleli: da Aversa a Rennes-le-Chteau. Interessante lipotesi di Calabrese, che pone in
relazione questi simboli con quelli della Steganographia dellabate Trithemuius (1462-1516). Un
sito molto interessante, dove si parla della presenza del percorso di deambulazione tra il coro e il
perimetro dellabside, questo: http://web.tiscalinet.it/arte_aversa/E-Rubrica/3-Cattedrale.htm. Vi
si riporta larticolo di Aldo Cecere sul tema, articolo apparso su consuetudini aversane n4 del
1988, pp. 5-35. Vi sono dei cenni utili riguardo a Santa Maria a Piazza. Si attribuisce a Pietro
Cavallino, pictor romanus, un dipinto allinterno di Santa Maria a Piazza. Il percorso di
deambulazione di Aversa, in Italia, sar emulato, in forma ridotta e incompleta, nella chiesa
abbaziale della SS. Trinit di Venosa e nella Cattedrale di Aderenza, in Basilicata; un caso isolato
rimane quello toscano della chiesa di SantAntimo, presso Siena (Aldo Cecere, Guida di Aversa in
115

quattro itinerari e due parti, consuetudini aversane edizioni 1997, p. 50). La Cattedrale di
Aversa, ad ogni modo, stata pesantemente rimaneggiata, Santa Maria a Piazza, invece, pur avendo
avuto rimaneggiamenti, ha conservato molto meglio limpianto originale, sebbene i restauri, degli
50 del secolo scorso, non siano mai stati completati. Molto importante, ad Aversa, la chiesa ed il
convento di San Lorenzo (originario del IX secolo, ma modificato, con lo stile delle figure
zoomorfe, nellXI-XII secc.). In effetti, sul portale di detta chiesa si ritrovano delle figure
zoomorfe, splendido il bue (nota mi), posto su di una colonna con le immancabili foglie dacanto,
con il loro senso simbolico. Probabilmente, vi fu netto influsso da San Vincenzo al Volturno.
Difatti, questo convento accolse anche i benedettini del distrutto Monastero di San Vicenzo al
Volturno [corsivo di Cecere] (ibid., p. 100). Possiamo cos farci unidea di come sarebbe potuto
essere limpianto antico di S. Vincenzo al Volturno. Venendo a Santa Maria a Piazza, questa chiesa,
sebbene sia ritenuta la pi antica della citt, compare nei documenti ufficiali solamente nella met
del XII secolo. () La chiesa, comunque, sorse nellXI secolo, () con uno schema molto
semplice: una piccola navata che terminava in un abside semicircolare. Anche il campanile [corsivo
di Cecere], che non fu mai ultimato, della stessa epoca; inoltre, ancora del medesimo periodo,
sono tracce del pulpito in cornu epistolae (una colonnina col capitello addossato al pilastro),
lantica Sagrestia [idem, come sopra] e un vano con simboli barbarici (ibid., p. 80). Simboli
zoomorfi si trovano sempre nella sagrestia, e, poich si trovano nella sagrestia, i simboli barbarici
appartengono allepoca pi antica della chiesa. Ora: Dopo gli incendi del 1135, che danneggiarono
molti monumenti di Aversa, si rese necessario ristrutturare e ingrandire la chiesetta; vennero
aggiunte le due navate laterali e le campate antistanti quella centrale. Il presbiterio, pur allargandosi,
conserver uno stretto passaggio esterno con la torre ovest del nuovo castello [idem]. La cupola, col
tiburio ottagonale, () fu costruita nel XIV secolo (ibid., p. 83). Nellodierna sagrestia [idem] vi
sono tracce di affreschi medievali (), mentre, sulla volta dellattiguo ripostiglio, si notano antichi
simboli barbarici [idem] a rilievo (ibid., p. 84). Ad ogni modo, sono gli affreschi, sebbene in
larghe parti mancanti, che sono la parte pi importante della chiesa. Il restauro effettuatovi non ha
certo inteso mantenerne certi aspetti: si vede, infatti, che molte pietre sono nuove, per cui la cosa
deludente, come spesso accade in Italia e soprattutto nel Sud. Sul portale gotico, cos come su di
un altro portale gotico, laterale (dove per assai pi indistinto), si vede un bellissimo agnello con
la Croce, suono do, che dunque il suono residuo della chiesa, ripetuto due volte.
Il percorso di deambulazione dietro la Cattedrale di Aversa, pesantemente barocca, davvero molto
bello, vi sono due pezzi molto importanti: le due facce barbute, teste apotropaiche di nuovo, ma non
si possono escludere reminescenze prettamente nordiche di qualche figura di divinit nordica (da
individuarsi meglio); la Lastra del cavaliere, San Giorgio, che combatte il Drago. Lho studiata nel
libro precedente, cui rimando, ma finalmente lho vista e debbo dire che si tratta di un pezzo
straordinario, pi grande di quanto reputassi.
Una nota interessante va fatta riguardo al Castello fatto costruire da Ruggero II dAltavilla, re
normanno, ma fu ricostruito da Federico II, e non si pu affatto escludere che il nuovo impianto
non possa essere servito per i castelli di Puglia e di Sicilia, tutti costruiti successivamente a quello di
Aversa (ibid., p. 88). Quel che qui interessante sottolineare la struttura simbolica del castello
di Aversa, che fu elaborato col modulo della sezione aurea, cio con la divisione del segmento [il
diametro della fortezza] in media ed estrema ragione, che si ripete sia sui lati della base che sulle
torri angolari (ibid., p. 87). Il modello, che poi sar di Castel del Monte, qui trova il suo prototipo:
stesso modello si applica sui lati della base, sia sulle torri laterali: importante questo punto.
Inoltre, vi un legame diretto tra il castello e le ombre del sole ai solstizi e agli equinozi,
considerando la torre del castello gnomone di un orologio solare; da ci si evince che al solstizio
dinverno (21 dicembre), lombra copre interamente il cortile del castello e, conoscendo che
Ruggiero nasce il 22 dicembre del 1095, non si pu non considerarne lattinenza, quella cio di
valutare lombra totale del cortile come prefigurazione del dominio (del re) sul vasto regno
116

dellItalia meridionale (ibid., box a pp. 84-85). Fu infatti partendo da qui, Aversa, che i
Normanni giunsero alla definitiva conquista dellItalia meridionale, cosa che fu pi di una
conquista. In realt, fu solo per mezzo dei Normanni che nacque lespressione Italia
meridionale intesa come un insieme, prima essendovi ex-bizantini o bizantini, longobardi fra loro
in lotta, presenze islamiche, ambizioni molteplici e configgenti di Bisanzio, del papato e
dellImpero occidentale, un notevole pasticcio, tuttaltro che facente parte di un gruppo non dico
omogeneo, ma, per lo meno, correlato. Prima dei Normanni lessere meridionale italiano era
sostanzialmente un fatto geografico, privo di qualsiasi valenza politica unitaria. La cosa davvero
interessante da sottolineare che la costruzione del Sud fatta dai Normanni quella rimasta nel
corso dei secoli, con poche modifiche.

5, D. Qualche cenno di storia di Gotland (Isola di Gotland, Baltico, Svezia). Il periodo compreso
fra il 1170 e il 1240 fu particolarmente violento per le comunit delle isole del baltico. Sebbene la
Scandinavia fosse diventata cristiana, una grossa parte della regione del Baltico meridionale ed
orientale rimase pagana. Le incursioni dei pirati () resero molto vulnerabili le popolazioni delle
isole di Gotland, Oland e Bornholm, e quelle del litorale orientale della Scandinavia. Trovandosi su
rotte commerciali sempre pi battute dallHansa, infatti, quelle aree erano considerate come una
fonte inesauribile di ricchezze (Peter Harrison, Fortezze di Dio. Castelli, monasteri, templi:
quando le religioni si preparano alla guerra, Oscar Mondatori 2006, p. 141). Ci fu dunque
unepoca nella quale il Baltico era tra i mari pi importanti al mondo, e lo rimarr per lungo tempo.
La Lega anseatica (Hansa) era lunione delle compagnie commerciali delle citt costiere della
Germania settentrionale (ibid., p. 142). Lisola del Baltico nella quale la Lega lasci maggiori
tracce Gotland, attuale Svezia, ma che in effetti, anche per lingua, a s rispetto alla Svezia, della
quale fa parte solo dal XVII secolo. Per un breve periodo stata sede dei Cavalieri Teutonici, poi
stata anche danese, ma, in effetti, stata indipendente. Vanta il miglior clima della Svezia, molto
asciutto, tant che i due terzi delle orchidee della Svezia vi crescono e che la vite (uva bianca da
vno) cresce bene nella parte meridionale. Gotland [lett.: Buona Terra], che si trova a circa 90
chilometri dalla costa svedese, la pi grande delle isole del Baltico. Presto divent un obiettivo
conteso dai pirati pagani, dai commercianti di schiavi e dalla Lega anseatica, che fond Visby [la
capitale dellisola] in uninsenatura naturale della costa occidentale dellisola. Visby divent uno
dei maggiori porti commerciali del Baltico e fu cinta da mura nella seconda met del XIII secolo. Vi
si trovava lunica fortificazione significativa sullisola, costruita per proteggere i mercanti e le loro
merci, pi che per la sicurezza della popolazione locale, che alcuni decenni prima era stata
abbandonata a se stessa, e aveva utilizzato le chiese come luoghi di rifugio. Sparse su tutta lisola ci
sono pi di novanta chiese, uneredit del Medioevo; undici di esse conservano ancora tracce
evidenti di fortificazione (ibid., p. 143). Difatti, lisola, dopo i tumultuosi ma ricchi tempi
medioevali, anche in seguito alla crisi dellHansa ed al diminuire dimportanza del Baltico, si
ritrov in una forte crisi, durata molto a lungo, lunica uscita dalla quel non poteva essere che il
farsi annettere dalla vicina Svezia, ma in realt, storicamente, non Svezia. Ma questo ha fatto s
che, come sottovuoto, siano rimaste queste novanta chiese. Se si fa il rapporta fra numero di
chiese e superficie territoriale, questisola ha la pi alta concentrazione di chiese per km quadrato di
tutti i paesi nordici. Se, poi, si vuole avere unidea di come doveva pi o meno essere Danzica
prima delle distruzioni, si deve andare a Visby, piccola citt che tra laltro ha conservato le mura.
Lo stile quello nordico, anseatico. Non sembra che si sia mai studiato queste chiese in relazione
allo stile animalistico, ma le figure zoomorfe in queste chiese costituiscono un insieme assai
ricco. In particolare le chiese di Vamlingbo (o Vamlingby) e di ja sono interessanti, ambedue
situate nellestrema penisola meridionale dellisola, la parte pi calda. La prima chiesa origina nel
XII secolo e si caratterizza per un fonte battesimale che si attribuisce ad un artista anonima detto
Byzantios a causa delle origini del suo stile. La seconda, ja, ha un interessante portale e la torre
117

che sono del XIV secolo e sono attribuiti ad un altro artista anonimo, chiamato Egypticus, per le
risonanze del suo stile, il che la dice lunga sulla ricchezza dellisola, che poteva permettersi una
variante internazionale dello stile anseatico della Germania settentrionale, cui, tutto sommato,
lisola vicinissima artisticamente. Se si vuol conoscere un po di quel che doveva essere lo stile
della Germania medioevale, Gotland in grado di darne unidea, per quanto vaga.
Le figure zoomorfe delle quali qui si tratter non si trovano sui capitelli, ma sulle fonti battesimali,
la qual cosa una particolarit interessante. Venendo ad ja, molto interessante limmagine di un
leone che azzanna un asino, simbolo di eresia e stupidit, ma pure, secondo Gunon, di Seth, il
satana dellAntico Egitto. Lui narrava, nelle lettere personali, che lasino rosso era rimasto
come una sorta di spettro pericoloso notturno nelle superstizioni (ovvero, sopravvivenze)
dellantico Egitto al Cairo, dove si era trasferito. Dal punto di vista delle note, si nota un netto
rapporto fa/mi, dove il fa, solare, sovrasta e vince le forze delle tenebre, che accettano il
sacrificio (mi). Veniamo a Vamlingby. Ci sono inoltre sculture zoomorfe del Drago e delluccello
canterino (rispettivamente: re e la), della Sfinge (sol, come la gru, anchessa simbolo
dimmortalit) e del centauro (essere duplice, si/fa), che ha vicino a s luomo. Interessantissimo
che una scultura zoomorfa avvicini la Sfinge allAlbero della Vita: la figurazione pi chiara
dimmortalit che si possa dare. Vi il pavone (re). Interessante limmagine che unisce al leone il
cervo, ambedue solari, ma il cervo, nel simbolismo cristiano, ha pi ruolo negativo che positivo.
Le immagini in questione e le informazioni le debbo alla cortesia di David Brenner, e sono tratte da:
Erland Lagerlf, Gotland and Bysans, dins Frlag AB (Visby) 1999, pp. 110 (Sfinge ed Albero
della Vita), 111 (leone e cervo). Il libro in questione si focalizza sui rapporti fra Gotland e Bisanzio,
che furono piuttosto stretti. E, di nuovo, torniamo ai nostri argomenti18[18].

18[18] Anche lisola danese di Bornholm possiede delle emergenze architettoniche di gran valore, sulla
quali cfr.: John K. Young, I Luoghi Sacri dei Cavalieri del Tempio, Universale Newton 2006. Sullisola di
Bornholm, oltre a monumenti megalitici, non troppo diffusi in Scandinavia, per lo meno non come in altre
zone del Nord Europa centro-occidentale, si possono trovare una quindicina di chiese medievali; quattro di
esse mostrano la caratteristica struttura cilindrica (mura arrotondate) delle chiese templari, e sono unite a
sculture di roccia che rappresentano la croce templare (). Le chiese furono costruite alla fine del XII
secolo. Circa nello stesso periodo (1171), papa Alessandro III proclam la crociata, da tempo attesa, contro i
pagani predatori della vicina Estonia. Sembra che contingenti di Cavalieri Templari fossero stati chiamati in
Danimarca e a Bornholm per prestare la loro potenza militare alla crociata (ibid., p. 131). Le chiese rotonde
di Bornholm, effettivamente una rarit, son dette Rundkirke. Bornholm unisola sotto la Svezia
meridionale, la Scania per lesattezza, e si trova in pieno Mar Baltico, cosa che le dona un clima pi mite.
Pur essendo danese, come gran parte della Scandinavia in tempi medioevali, lultima parte della
Scandinavia vera e propria che rimasta alla Danimarca, questultima nazione, a parte le isole, dove si trova
la capitale, in effetti costituita soprattutto dalla penisola dello Jutland (Jyllan in danese), che
pienamente continente europeo come la penisola italiana lo . Anche la composizione geologica molto
differente: mentre lo Jutland composto soprattutto di terreni giovani e sedimentari, lisola di Bornholm
roccia, cio lultimo pezzo dellantico scudo geologico scandinavo. Insomma, una terra vecchia, mentre il
resto della Danimarca piuttosto giovane, come gran parte dellItalia, del resto. Tra laltro, sotto la
superficie Young parla pure dellinflusso del Mitraismo nella determinazione dei luoghi sacri cristiani, che,
spesso, furono costruiti sopra precedenti luoghi sacri del culto di Mitra. Tant che, in un articolo in cui si
esagera molto, sebbene si dica, e giustamente, che certi papi, come Giulio II Della Rovere (che non aveva
nulla di religioso se non il nome (Tony Bushby, La storia criminale del Papato (Parte Terza), Nexus n70
(ottobre-novembre 2007), p. 45) sono stati accantonati dagli storici in quanto motivo dimbarazzo (ibid.),
in tale articolo si esamina il Liber pontificalis, ormai fonte dubbia pure per studiosi cattolici. Per i primi sei
secoli si sa davvero poco, di storico, sottolinea Bushby (ibid., p. 50), il quale formula questipotesi: In
breve, per molti secoli non vi furono papi cristiani; erano i padri ritraici di Roma e il capo dei padri
[mitraici], una sorta di papa che risiedeva sempre in quella citt, veniva chiamato Pater Patrum (Catholic
Encyclopedia, [Bushby riporta ledizione Pecci] X, pp. 402-404). Alcuni prendevano persino il nome
zoroastriano; una valido esempio Papa Hormisdas [Ormisda] (514-523) (ibid.). Sarebbe il corrispettivo,

118

grecizzato e poi latinizzato, di Ahura Mazdah. Senzarrivare a tanto, fuor di dubbio che vi sia stata una
forte influenza orientale anche alla nascita del Papato, che, per, poi avrebbe preso tuttaltra via, sempre pi
politica, tesa cio a trasformarsi in uno stato. Questinfluenza spiegherebbe delle componenti simboliche,
non spiegate sin ora con chiarezza, per esempio, per lappunto, la mitria. Lo stesso Gunon la pensava cos,
ma poneva piuttosto laccento sullinflusso del culto di Giano, con il simbolo delle claves che vi si
ricollegava. La genealogia iniziale dei papi oscura, fuor di dubbio. Una genealogia pi certa quella dei
papi di Alessandria dEgitto. Sul culto di Mitra e la sua interpretazione astronomica, cfr.: David Ulansey, I
Misteri di Mitra. Cosmologia e salvazione nel mondo antico, Mediterranee 2001. Questo libro tratto
dallipotesi formulata da Ulansey in The Mithraic Misteries, Scientific American, dicembre 1989
(pubblicato col titolo de: I misteri di Mitra su Le Scienze, edizione italiana di Scientific American,
n258, febbraio 1990). Un valido sunto online di questultimo scritto (quello per Scientific American, ma
rivisto), : The Mithraic Misteries, e si trova al link: http://www.well.com/user/davidu/sciam.html. Inoltre,
larticolo online che presenta un sunto non dellarticolo, ma del libro di Ulansey (tradotto in italiano), The
Cosmic Misteries of Mithras, e si trova al seguente link: http://www.well.com/user/davidu/mithras.html.
David Ulansey ha dimostrato che anche nel mitraismo mediterraneo, cos amato dai centurioni romani, il
dio Mitra molto di pi di un semplice macellatore di tori: nato da una roccia cosmica a forma di uovo, egli
controlla la sfera celeste e lo zodiaco in movimento (Charles Allen, Alla ricerca di Shangri-La. Sulle tracce
della leggendaria valle tibetana delleterna giovinezza, della felicit terrena e dellantica saggezza, Newton
Compton editori 2000, p. 141). Mitra () larbitro tra dio e luomo, detentore della verit e degli obblighi
contrattuali (ibid.). Mitra, nel corso dei secoli, acquister delle caratteristiche del suo fratellastro iraniano
Varuna, signore della magia e della luce. Viene dotato di una clava o di una saetta, il vajra sanscrito, e
diventa un dio della guerra, sol invictus (ibid.).

119

6. Note su San Guglielmo al Goleto

San Guglielmo al Goleto si trova sotto SantAngelo dei Lombardi e non lontano da Sturno e
Frigento. Il suo restauro stato terminato da poco, ed stato iniziato nella seconda met degli anni
Settanta del secolo scorso. Foto dello stato dellabbazia in quellepoca si possono vedere sulla
rivista Civilt della Campania, anno III, n4, gennaio-marzo 1976, Assessorato per il Turismo
Regione Campania, nellarticolo di Valerio Gramignazzi-Serrone: S. Gugliemo al Goleto: un
viaggio fuori del tempo. In questarticolo si fornisce lorigine etimologica del nome: Goleto dal
dialettale goglito perch vi cresceva quel giunco silvestre (lulva latina) chiamato in volgare uglito
o goglia (ibid., p. 70).
Lalta Irpinia una zona che ha conosciuto il suo picco di massima importanza storica nellepoca
romanica, ma, purtroppo, ben poco vi rimasto, sia per la natura molto sismica del territorio, sia la
colata barocca, sia lincuria e la recente ignoranza degli amministratori, han fatto s che ben poco
rimasto, tranne lAbbazia di San Guglielmo al Goleto, che si pu con certezza considerare
lemergenza medioevale pi importante della zona, e fra le pi rilevanti dellintero Meridione
italiano. Questo permette di far riflettere un poco su di un punto: se la natura tellurica e solare
assieme, la prima pi forte dellaltra, tende a render Napoli una citt bisognosa dordine come un
assetato nel deserto lo dacqua, in Irpinia vi in ogni caso la natura tellurica e, tuttavia, i fenomeni
degenerativi, assolutamente presenti come su quasi tutta la superficie della Terra oggi, vi sono
meno forti che nel Napoletano, allora questi stessi influssi possono anche non esser negativi,
qualcuno potrebbe dire. La prima risposta che si tratta dinflussi pericolosi ma non intrattabili in
senso assoluto. La seconda risposta una domanda: lIrpinia tellurica s, ma non altrettanto
solare. Insomma, lo squilibrio nasce dove sinterseca il fuoco ctonio ed infero, responsabile dei
vulcani e dei terremoti, con una luce solare calda ed il primo influsso pi forte. Ci accade nelle
Antille, nei Carabi, per fare un esempio. Se, poi, quel luogo presenta lacqua, il mare, quel che ne
vien fuori una fanghiglia priva di consistenza, e calda, quindi difficile che si rassodi. E linsieme
delle combinazioni che fa il problema, non un solo fattore, che potr pur essere negativo, ma
insufficiente a formare il nodo in questione.
Tra laltro, appena sopra Sturno c Frigento. In una valle della zona di Frigento, nellOttocento,
chiamata le Moffette, si potevano osservare delle emersioni di sostanze di origine catramosa o
petroliosa lato sensu, con miasmi ed il forte odore di solfuro (cfr. Edward Lear, Diario di
viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli, Editori Riuniti 1992, p. 168). In realt, Moffette una
corruzione di mefite, donde mefitico, cio caratterizzato da miasmi sulfurei e di odore cattivo,
parola che si ritrova anche in inglese e francese, insomma: si tratta di un termine che si diffuso da
qui nella gran parte delle lingue europee. Mefite o Mefiti (lat. Mephitis), a Roma e in alcune citt
dellItalia, la divinit femminile che presiede alle emanazioni solforose cos abbondanti in vari
luoghi della penisola. Si sosteneva che quelle emanazioni provocassero pestilenze ed altre epidemie,
e perci Mefite considerata talvolta come la dea della peste. Aveva un tempio a Roma,
sullEsquilino (lUniversale, Antichit Classica vol. II, Garzanti e Periodici Mondatori 2005, p.
862).
Sullantica divinit locale di Mefite, vi larticolo su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Mefite.
Il tempio pi celebre di questa divinit, il cui nome di origine osca, si trovava in Irpinia, nella
Valle dAnsanto, nei dintorni dellattuale Mirabella Eclano, dove sorgeva il suo tempio
nellantichit pi famoso.
120

Il suo nome significherebbe: Colei che fuma nel mezzo, o Colei che sinebria:
http://xoomer.alice.it/davmonac/sanniti/mefite.html. Questo tempio fu distrutto e la localit
cristianizzata (dedicata alla martire antica Santa Felicita) durante il VI secolo, si dice per opera di
San Felice di Nola, un martire antichissimo del I secolo d. C., e molto venerato nello splendido
complesso paleocristiano di Cimatile. In realt, dato che le date non coincidono, si usa parlare di
San Marciano: Marciano di Frigento, che sarebbe vissuto nel VI secolo (Amalia Galdi, Santi,
territori, poteri e uomini nella Campania medievale, Laveglia editore 2004, p. 99), condizionale
dobbligo, perch nemmeno di questo, che sarebbe stato vescovo (ibid.), si ha certezza. Il tutto
rientra nellagiografia studiata dallautrice appena riportata, che si dedica soprattutto allo studio
dellimpatto, anche politico, che ebbe il culto dei santi nella Campania medioevale. Un altro santo,
che sar traslato a chiazzo prima di arrivare a SantAgata dei Goti, San Menna, eremita vissuto e
morto sul monte Taburno nel VI secolo (ibid., p. 229), perch questo santo eremita ha costituito un
modello della vita eremitica secondo la tradizione cassinese (ibid., p. 21), ed stato trattato dallo
scriptorium di Montecassino, anche in epoca posteriore a Desiderio, sotto labate Oderisio I,
successore di Desiderio, in particolare da Leone Ostiense (Marsica, 1046Ostia, 115-17?).
Ledizione dei Dialogi di Desiderio di Montecassino che lautrice cita sono tratti dalledizione del
1878 dei Monumenta Germaniae Historia, sezione Scriptores rerum Langobardicarum et
Italicarum saec. VI-XI, pubblicata a Hannover. E interessante, in tutta questa storia, sia la presenza
di eremiti dorigine spagnola, che in qualche modo influenzati da uno stile orientale, cristianoorientale, di eremitismo, quasi anacoretico, il tutto inserendosi in ci che lautrice chiama
leremitismo irregolare campano (ibid., p. 66). Per il primo, il caso di Bernerio da Eboli, un
personaggio che sarebbe vissuto nel X secolo e sulla cui reale esistenza i Bollandisti espressero pi
di una perplessit. Tuttavia il nome del santo rimanda effettivamente ad unorigine straniera,
giacch per esempio attestato in area gallo-romana, dove ricorrono, oltre Bernerius, anche
Bernierus, Bernierius, Bernerus e similari. In ogni caso Bernerio non lunico pellegrino spagnolo
attestao in Italia, giacch in anni non lontani vissero in Italia altri personaggi illustri per sanit
provenienti ugualmente dalla Spagna, Fortunato e Guinizo, che condussero vita danacoreti non
lontano dallAbbazia di Montecassino, secondo la testimonianza di Desiderio di Montecassino [nei
Dialoghi] e, pi tardi, di Pietro diacono [Roma, 1110 - Montecassino, 1159] (ibid., p. 73).
Testimonianza dellaltro stile un santo eremita di nome Martino (ibid., p. 247), vissuto sul
monte Massico, nellattuale provincia di Caserta (ibid.), e del quale parla Gregorio Magno (),
che nei Dialogi dichiara di aver sentito parlare di lui da uomini religiosissimi e dallo stesso papa
Pelagio, unico caso, stato osservato [da Ugo Zannini], in cui Gregorio cita come testimone un
papa. Lassenza di specifici riferimenti biografici parzialmente compensata proprio dal
riferimento a Pelagio (II), papa tra il 579 e il 590, anni in cui si colloca, dunque, lesistenza storica
delleremita, che menava vita solitaria in una grotta sul monte Massico ed al quale Benedetto da
Norcia [ivi, 480? Montecassino, 547?] avrebbe inviato un discepolo per invitarlo a non legarsi con
catena ferri, bens con catena Christi (ibid., pp. 247-248). Ora, ci significa che S. Martino del
Massico si legava con delle catene di ferro per rendere pi dura la sua prova. San Simeone lo
Stilita (il Vecchio, santo per cattolici ed ortodossi, 390?-459), eremita ed anacoreta siriano, prima di
salire sullo stylos, la colonna, era uso legarsi con delle catene di ferro, in esercizi che han fatto
parlare taluno di evidente legame con i sadhu ind, cosa peraltro possibilissima, anche se non
dobbiamo pensare a contatti culturali, quanto piuttosto a modelli culturali. La cosa
interessantissima che c un dipinto del VI secolo, conservato al Louvre, di S. Simeone lo stilita
che lo dipinge sulla sua colonna, ma con un grosso serpente che vi si attorciglia intorno (sulla qual
cosa vi sarebbe molto da dire), e che si pu vedere su Wikipedia:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5b/Simeon_Stylite_Louvre.jpg. Gli osservatori
esterni identificavano il cristianesimo siriaco soprattutto con gli aspetti pi bizzarri e radicali del
suo monachesimo. A differenza dei monaci egiziani che, infatti, li disapprovavano per questo gli
asceti siri erano portati ad ogni sorta deccessi (cfr. Cassiano, Conferenze, 21, 11). Questi atleti di
Cristo si sottponevano a forti privazioni, magari chiudendosi in oscure celle o coprendosi di pensati
121

catene. Con simili pratiche imitavano i martiri delle persecuzioni, o pi semplicemente i disgraziati
che avevano la ventura dincappare nella giustizia imperiale. La xenitia, estraniamento, dei
monaci siri consentiva loro dacquistare uno sguardo distaccato e disinteressato nei confronti del
mondo. Il personaggio pi celebre di questo movimento Simeone lo Stilita (). Nel 428, non
ancora quarantenne, lasceta viveva ormai da dieci anni sulla sommit di unalta colonna, presso il
villaggio di Telanissos. Sopportando le sofferenze dovute al sole ed alla scomoda posizione eretta,
Simeone pregava e predicava alla fola sin dallalba (Giusto Traina, 428 dopo Cristo. Storia di un
anno, Laterza 2007, p. 22). Questinteressante libro esamina le vicende dellanno 428 ponendo in
relazione gli eventi e le personalit rilevanti con ottica sincronica. Il famoso sacco di Roma da
parte di Alarico del 410 era stato sostanzialmente superato, Roma era meno aeterna, come di ce
Traina, ma rimaneva un pilastro fondamentale, ridotta per certi aspetti, ma per altri ancora grande.
Anche questo scritto, seppur diverso per molti aspetti dalle tesi di Heather (delle quali si parla nella
Nota di chiusura ii, si concentra sulla centralit della conquista vandala del Nord Africa. E vero che
nel capitolo VII (Prove tecniche di Medioevo) si sostiene che il Medioevo era gi in nuce, ma,
in effetti, nel 428 si era ancora nel tardoantico, perch, nonostante la molti problemi, dellimpero
persisteva una ben definita dimensione politica, destinata a potarsi per molte generazioni. In ogni
caso, malgrado () evidenti dissonanze, tutte le voci che abbiamo incontrato, imperiali o straniere,
continuavano a considerare limpero romano come un saldo punto di riferimento. Gli avvenimenti
successivi capovolsero questa prospettiva ed accelerarono le tendenze centrifughe nel Mediterraneo:
ma nel 428 Roma, se pur meno aeterna, era ancora unentit reale, e non era stata ancora ridotta ad
un semplice concetto (ibid., pp. 207-208). In effetti, potremmo sostenere che il Medioevo inizia ai
primi del IV secolo nelle Isole Britanniche, mentre il resto del mondo antico ancora nel cosiddetto
tardoantico, et di passaggio. Londa, poi, giunge sul continente europeo: nel 428 lattuale
Francia gi entrata in esso, ma non lItalia. In Oriente il tardoantico perdurer fino allepoca di
Giustiniano, che segna il passaggio dallImpero Romano orientale a quello propriamente bizantino.
Si accusa Giustiniano di aver troppo preteso dalle forze dellImpero dOriente nel suo progetto di
restaurazione. Buona parte della ricerca gli muove questaccusa, basandosi sul fatto che poco dopo
la morte di Giustiniano ampie porzioni dei territori conquistati andarono rapidamente perdute. In
effetti, la maggior parte dei successi che questimperatore consegu in politica estera, per quanto
inizialmente impressionanti, alla fine si rivelarono di natura effimera. Ma davvero ci era dovuto al
fatto che Giustiniano aveva sottovalutato la situazione generale? Si ricordi che il () progetto di
restaurazione si svilupp solo () sotto leffetto degli inaspettati successi militari riportati sul
confine danubiano e in Africa. La conquista del regno dei Vandali [di nuovo centrali, come la zona
danubiana; nota mia] non doveva () condurre a progetti pi ampi, visto che () era avvenuta
senza problemi? Inoltre, quando si valuta la politica estera di Giustiniano, non impossibile
ignorare le gravi catastrofi che colpirono limpero (). Per esempio non si poteva prevedere che
unepidemia di peste quale fu quella degli anni 541/42 avrebbe addirittura spopolato ampie regioni
dellimpero distruggendo importanti risorse, e tale sciagura non pu essere certo imputata a
Giustiniano (M. Meier, Giustiniano, cit., p. 112).
In ogni caso, quando si parla di queste cose, occorre sempre pensare che siamo in unepoca in cui
non solo lambiente ed il paesaggio erano diversissimi rispetto ad oggi, ma pure il Cristianesimo era
ben diverso da quello che oggi chiamiamo cos, lo era sia nei modi despressione che nella
mentalit di fondo.
LAbbazia di S. Guglielmo al Goleto stata fondata da Guglielmo di Vercelli, nato in quel luogo
intorno al 1085. Pellegrino verso la Terra Santa, conobbe lIrpinia, dove fu eremita e, allo stesso
tempo, fondatore dei monasteri e missionario tra quelle popolazioni. Nel 1114 fond la comunit
maschile di Montevergine e nel 1133, al Goleto, dopo aver vissuto nella cavit di un grosso albero,
inizi la costruzione del monastero femminile. Al Goleto pass gli ultimi anni della sua vita, anche
se, di tanto in tanto, se ne allontan per altre fondazioni. Mor il 24 giugno del 1142. Nel 1942 Pio
122

XII lo proclam patrono principale dellIrpinia. Ci che fondamentale notare che le storie
agiografiche sostengono che San Guglielmo di Vercelli visse con un lupo, hirpos in osco, donde
Irpinia, lykos in greco, donde Lucania, insomma un animale totemico molto diffuso nella zona,
e ben comune tra i Longobardi, che hanno diffuso il nome proprio Lupo che altro non s non la
traduzione in italiano del nome proprio germanico Wolf. Tra laltro, guelfo litalianizzazione
di Welf, che la lupa. La radice wulf la forma germanica della radice latina vulp-, con la
classica trasformazione germanica delle sorde in spirate (per esempio: p>f). Gli animali designati
son diversi, la radice unica. Roma designata dalla lupa, femminile. Vi un legame antico.
LAbbazia del Goleto sar unAbbazia femminile dal 1135 al 1515, che poi il periodo che pi
cinteressa, anzi la prima parte dello stesso. Le parti posteriori cinteressano poco, ma invece
occorre focalizzarsi sulle parti che sono decisamente medioevali, ed anche romane, ma che
presentano molte inserzioni del cosiddetto materiale di risulta, che troppo spesso i moderni
attribuiscono ad un gusto solo estetico in unepoca in cui non esisteva lestetica, la decorazione
fine a se stessa, come poi avverr sia nel Rinascimento che nel barocco, in questi due ultimi periodi,
tuttavia, conservando qualcosa dei significati passati, una perdita di significato generale delle
decorazioni avverr molo pi tardi (, tra laltro, il nostro presente). Son quattro gli elementi
decisivi delle decorazioni simboliche: il Portale dellAbbazia stessa (XII), distinto dal portale della
Corte, che, comunque, presenta la decorazione di unanfora dorigine presumibilmente romana; il
Portale della chiesa inferiore (o cappella funeraria), del 1200 circa; sia il Portale che linterno
(meno, ma comunque interessante) che le decorazioni esterne laterali della chiesa superiore, la
cappella dedicata a San Luca, finita nel 1255; infine, la Torre Fabronia, che fa parte del monumento
funerario, inglobato, di Marcus Paccio Marcello, capo guarda caso delle Legioni di Roma in
Scythia, Scizia! S, precisamente la regione da dove tutto iniziato (sempre per quanto
storicamente accertabile, chiaro). La Torre Fabronia, sebbene sia dorigine romana, tuttavia ingloba
figure zoomorfe importanti, sulle quali si ritorner, sebbene sia la decorazione della cappella di San
Luca lelemento di maggior interesse del Goleto. Su Marco Paccio Marcello vi uno studio
dellinizio del secolo scorso online: http://www.romanarmy.com/cms/content/view/33/114/1/7/.
Lo studio dedicato alla Legio III Scythica (s, gli Sciti dello stile animalistico!), e, nella
pagina il cui link qui sopra riportato, si legge: M. Paccius C. f. Gal. Marcellus, primipilaris. Il
centurione primipilaris era, in sostanza, il capo di tutti i centurioni. Come si legge sul sito:
http://www.legioxvii.it/centurione_primipilaris.html, Il Primus Pilus lunico tra tutti i gradi
interni alla legione che possa ritenersi da ufficiale secondo il significato moderno, ed era a capo
della Prima Centuria della Prima. Il Primus Pilus era normalmente lufficiale anziano che
conquistava il suo ambitissimo status grazie ai meriti sul campo. Tuttavia, come per ogni cosa
allinterno dellEsercito Romano, in taluni periodi la carica poteva essere concessa dautorit,
ovvero senza meriti, ma come carriera politica prima ancora che militare. Non si conoscono gli
esatti ruoli del Primus Pilus ne i suoi poteri allinterno alla Legione. Per la maggioranza degli
studiosi il Primus Pilus era lultimo tra gli ufficiali (Legati, Prefetti e Tribuni), e il suo ruolo
diventava effettivo solamente in battaglia comandando la prima Centuria. Va tuttavia ricordato il
ruolo che la prima coorte aveva in seno alla legione rappresentando la coorte fidata del comandante
e quindi una sorta di guardia speciale. Il sito Internet uno di quelli che si dedicano ad un tema
oggi molto in voga, la ricostruzione storica. Come si visto, il ruolo di primipilaris non chiaro
cosa implicasse, sebbene sia chiaro che sia il capo dei centurioni.
Lo stile della cappella superiore si pone tra il romanico ed il gotico, pertanto viene a fagiolo con il
nostro discorso. Ci perch linterno della cappella San Luca svevo, caratterizzato, come pure in
parte lesterno, della giustapposizione dei due colori del bianco calcareo della pietra locale con il
rosa intenso della pietra proveniente da una zona non lontana da Nusco. E un motivo che
chiaramente ricorda Castel del Monte, la costruzione federiciana, ed colmo di senso simbolico.
123

Difatti, una cosa lalternanza del motivo bianco/nero, spiegata da Gunon come relazione tra
cosmico e sovra-cosmico, tra Krishna (nero) ed Arjuna (bianco) nella Bhagavad-Gita, il
bianco/nero del Beaucant, il vessillo dei Templari, e via dicendo, altra cosa lalternanza
bianco/rosso. Questultima combinazione molto pi vola verso il cosmico e si definisce
anche, tra gli altri sensi che un simbolo inevitabilmente, necessariamente possiede, come
alternanza e complementariet fra il rosso imperiale ed il bianco sacerdotale. Che, poi, nello
stile, tale cappella ricordi Castel del Monte un altro fatto assai rimarchevole.
Il Portale il Tempio. Basta il portale. Questa una legge dellarchitettura simbolica. Se, per un
qualche caso, tutto un edificio templare cadesse in pezzi ed il solo portale rimanesse, sarebbe
sempre spazio sacro. Se, al contrario, tutto rimanesse ma il portale crollasse, non lo sarebbe pi.
Modificare il portale, sia detto per inciso, significa modificare il senso simbolico di un edificio che
funga da tempio. Mantenere un Portale, nellalterazione del resto di un edificio templare, significa
coionservare almeno una parte del suo senso originario. Per esempio, Santa Maria in Colleromano a
Penne, sul lato orientale del Gran Sasso, fuori dal Parco e vicino ad una Riserva naturale Lago di
Penne: questa chiesa stata, come tantissime cose in Italia, modificata nel corso dellepoca
moderna, ma conserva il Portale, con le figure zoomorfe che fungono da guardiani, le conserva
perch anche in epoca moderna uneco rimaneva, non pi compreso come senso originale, del
significato del guardiano della Porta. Il Portale il Tempio. Sempre. Ed un Portale necessita di
un guardiano che rimarchi la differenza tra spazio sacro e spazio profano. Sempre. Solo negli
ultimi tempi si tende a perdere anche questultimo significato.

Da: http://www.goleto.it/visita.htm Legenda: 8. Chiostro femminile; 7. Chiesa del Vaccaio; 6.


Cappella di San Luca; 5. Cortile; 4. Portico convento femminile; 3. Chiesa del Vaccaio; 2. I Casali;
1. Dallingresso.
124

Il portale dellAbbazia caratterizzato da due leoni, che in realt son quattro, perch a quelli
stilofori si aggiungono due leoni rampanti laterali, il che rafforza il suono fa. Segue la salita,
con la scala, alla chiesa superiore, molto bella con le sue pietre bianche e di un rosa carico e non
troppo chiaro, molto bello, di tipo gotico e che ricorda Castel del Monte, non troppo lontano, per la
verit. Bene, sul bordo della scala, sulla ringhiera, vi un serpentone. Il lungo serpente ha in bocca
un frutto, la mela, e funge da monito, ma pure dincoraggiamento: intrate per angustam portam.
Il che, posto in relazione al non troppo lontano Castel del Monte, d da pensare. Entrando nella
gotica chiesa superiore, alla base di una colonna, vi sono quattro piccoli leoncini. La particolarit
che essi son divisi in due gruppi: due azzannano la colonna e gli altri due si rivolgono, fauci aperte,
verso lesterno della colonna. Il suono un netto fa, mentre il sono del serpentone in tal caso :
re. Sulla Torre Fabronia vi uno splendido toro (mi), con, di fronte, due agnelli (do) che si
congiungono con la testa (doppio do, uno su di unottava e laltro sullaltra). La prevalenza del
do con il mi, sacrificio, esprime chiaramente il senso: il sacrificio divino, volto alla salvezza.
Notiamo che la Torre sta allinterno, per cui, finora, si ha la successione: fa fa/re do/do mi.
Tornando alla chiesa superiore, ma questa volte riguardo alle decorazioni esterne appena sotto il
tetto, sorta di metope, si vede chiaramente una testa apotropaica, stavolta femminile, con una testa
di lupo. La testa solare (fa), ma di donna (la, nota di Venere), dunque: fa/la. Il lupo mi
b, di conseguenza si ha: fa/la mi b. La sequenza finale sarebbe, allora: fa fa/re do/do mi
- fa/la mi b. E interessante sottolineare, nuovamente, che potrebbero esser tre sequenze di
accordi: fa/re; poi: do/mi; infine, fa/la/mi b. Per le immagini, debbo ringraziare M. Sisto.
6,1. Breve nota sui castelli federiciani. Laccenno ai legami dello stile di Castel del Monte con
quella della chiesa superiore dellAbbazia del Boleto, spinge a dare qualche breve cenno sui castelli
federiciani, dei quali si detto brevemente in relazione ad Aversa (castello normanno ma ricostruito
da Federico II). E interessante rilevare come anche lantico castello di Lucera, in Puglia, oggi
diruto, aveva un tempo un cortile interno a forma di un ottagono, anticipando cos lo schema di
Castel del Monte (Carl A. Willemsen, I Castelli di Federico II nellItalia meridionale, Societ
editrice napoletana 1979, p. 38). In altre parole: anche a Lucera vi era una struttura analoga a
quelle di Castel Ursino, di Capua e di Castel del Monte. () La sorte accomuna con il castellopalazzo di Lucera il castello-ponte di Capua, anche se questo possiamo ancora soltanto immaginarlo
attraverso un disegno di ricostruzione (), fatto sulla base dei pochi schizzi e descrizioni
precedenti la sua distruzione e delle poche sculture conservate ancor oggi nel Museo () Campano.
Solo una vivace fantasia permetterebbe una ricostruzione credibile del suo aspetto originario (ibid.,
pp. 41-42). Ad ogni modo, a pag. 42 si vede una ricostruzione sufficiente (che si riporta). Laltra
figura davvero importante da riportare il tentativo di ricostruzione della facciata, sparita, che si
vede a pag. 44. Tutte le figure convergevano verso il centro, cio verso la statua dellimperatore in
trono. Solo poche di esse [le sculture ornanti la facciata] sono sopravvissute alla barbara distruzione
delluomo, di cui fu vittima la meravigliosa opera federiciana nel corso dei secoli. Si conservano
oggi nel Museo Provinciale di Capua, e fra esse ritroviamo anche il busto della statua
dellimperatore (). Nel 1799, infatti, i soldati delle truppe rivoluzionarie francesi, che avevano
conquistato la citt, ne troncarono il capo e lo gettarono nel Volturno; ma fortunatamente
sopravvisse un suo calco, modellato poco tempo prima. () Poich il testo delle iscrizioni, che
originariamente si svolgevano lungo le cornici delle nicchie, ci stato tramandato (), possiamo
avere unidea, anche se approssimativa, di ci che questa composizione volesse significare.
Attraverso le iscrizioni, infatti, si annunziava, in nome di colui che troneggiava su di loro, a chi si
accingeva ad entrare, attraverso questo portale, nel regno di Sicilia, ci che ognuno doveva
ricordare, quello che da lui si doveva sperare, ma anche tutto ci che avrebbe atteso chiunque
avesse osato turbare o violare il suo ordinamento e la sua pace, ambedue fondate sulla giustizia di
cui Federico si sentiva servo e signore nello stesso tempo. In nessun altro luogo il ricordo del
mondo romano antico, sempre presente nella concezione politica di Federico, stato cos
precisamente incarnato come in questa facciata; solo qui la sua idea della renovatio imperii dallo
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spirito augusteo stata espressa in unopera darte (ibid., p. 45). Per questo motivo, in un mondo
quasi privo di Giustizia, virt cardinale, non dimentichiamolo, e considerata tale anche da Dante,
si riporta la ricostruzione della facciata del Castello-ponte di Capua. Ma dopo nemmeno ventanni
dalla morte di Federico, un segretario di Carlo dAngi, il cappellano Andrea dUngheria, dette una
ben diversa interpretazione allimmagine dellimperatore. Nella sua corrispondenza di guerra,
infatti, durante la vittoriosa spedizione del suo signore, egli annota: Qui fu posata la sua immagine
scolpita per un ricordo perpetuo e immortale (ibid.). Willemsen afferma che anche altri castelli,
oltre Castel del Monte, sarebbero stati assai suggestivi, ed aggiunge: In effetti stato solo il
destino a relegare il castello di Capua, Castel Maniace e il Palatium di Lucera al ruolo di
cenerentole dellarchitettura federiciana. Mentre abbiamo avuto una certa sicurezza nel precisare
le date e le fasi della costruzione del castello captano, per Castel del Monte non abbiamo nulla su
cui basarci (). Esiste un unico documento in proposito, che, per, ha suscitato tante contraddizioni
per la sua interpretazione da non esserci di alcun aiuto. Il 28 gennaio del 1240, limperatore impart
da Gubbio, al giustiziere di Capitanata, lordine diniziare il pavimento nel castello di Santa Maria
(). Ma se () non pu essere interpretato come enunciazione del proposito di voler iniziare l un
castello, dal mandato si pu appena comprendere che questo doveva esser eseguito dalle
fondamenta e non che la costruzione fosse gi avviata (ibid., pp. 47-48). A proposito della struttura
completamente ottagonale di tutto il castello, assai inconsueta, in nota Willemsen parla dellipotesi
secondo la quale il caravanserraglio di Khan-i-Khurra presso Dehbid in Irn fu portato
comesempio dincidenza dellinflusso orientale sullarchitettura federiciana ed in particolare su
Castel del Monte. Nonostante nel frattempo non si possa pi negare che esso fu creato al massimo
alla fine del XVI secolo (ibid., p. 61). Ora, se un legame diretto improponibile a causa della
datazine non corrispondente, ci non significa che non vi fossero influssi orientali, ma significa
soltanto che Federico II fece riferimento ad un modello comune, pur senza conoscere
necessariamente una realizzazione pratica dello stesso. Ci possibile, perch il periodo cui fa
riferimento il documento quello del decennio successivo alla Sesta Crociata che fu guidata
dalimperatore svevo. Pertanto, nel frattempo, sarebbe stato del tutto possibile per Federico II venire
a conoscenza di un modello orientale, ed applicarlo.
Dal punto di vista del simbolismo, le figure riportate da Willemsen sono assai interessanti. Si
ricorrono, sia sui portali sia nei capitelli, le figure dellaquila, nota do come ormai dovrebbe
aver imparato laccorto lettore -, che ritrovano sparse lungo tutte le costruzioni federiciane (per
esempio laquila sul Portale dingresso a Castel Ursino a Catania), e le teste apotropaiche, anche
femminili (per esempio le teste sui capitelli dellatrio del castello di Bari, le teste su Castel
Lagopesole).
Appendice al Capitolo. Il lupo la forza guerriera quando rettamente sottomessa a quella
spirituale, conseguentemente positiva. Il lupo , difatti, lanimale simbolico per eccellenza dei
popoli nomadi, pur essendo presente anche nel mondo classico, per esempio gli uomini-lupo
legati al culto dApollo sul monte Soratte, Apollo Sorano. Notare come sulla cima di tale monte
(691 m) si ritrovi un romitorio, dedicato a San Silvestro, costruito sul precedente tempio ad Apollo
Sorano (culto dalle influenze ctonie, indicativo). Anche il Monastero di Montecassino fu costruito
sulla cime del monte su di un precedente tempio dedicato ad Apollo. Ancor oggi, nellultima
domenica di maggio, limmagine della Madonna viene portata in processione, mentre la piccola
montagna in posizione strategica viene cosparsa di tanti fuochi accesi sui pendii. E interessante
il legame sia con le feste del maggio, sia con i famosi fuochi che si accendevano in determinate
feste popolari.
Fra i Germani antichi lo stesso il lupo era un animale buono, donde il nome Wolf (da cui litaliano
Lupo), con tutti i suoi composti: Wolfgang, Wolfram, eccetera, ed anche Wolfsburg, la Citt del
Lupo. I Mongoli sono figli del Lupo Azzurro e i Turchi del Lupo Grigio, senza contare che, per i
Tibetani, lazzurro non esiste ma solo il blu, e si dice azzurro quel che di un grigio luminoso e
brillante. Sia detto per inciso, il popolo tibetano non ha mai brillato per ligiene. Vicino a Lhasa,
126

che attirava lattenzione con il suo palazzo del Potala dal tetto dorato, vi era Shol, un minuscolo
villaggio i cui costumi poco igienici avevano sempre provocato negli europei al pari del villaggio
di Ophari il massimo disgusto (Christopher Hale, La Crociata di Himmler. La spedizione nazista
in Tibet nel 1938, Garzanti 2006, p. 317). Allorch allinizio del 1939 i tedeschi visitarono la citt,
scrutati da miriadi di occhi curiosi, la prima cosa che notarono furono la sporcizia, i mendicanti e i
cani (). Da Shol, i tedeschi attraversarono lo Yuto Sampa, o Ponte turchese, con le sue masse di
mendicanti, e quindi una terra deserta punteggiata da cumuli descrementi (ibid., p. 318). Mi fermo
qui solo per carit. Tutto ci stato raso al suolo nel 1959 e sostituito da unarida piazza
circondata da negozi di sviluppo e stampa fotografica e decorata con un caccia Mig a grandezza
naturale. Da l sirraggiavano le strade commerciali, pieni di quei negozi di chincaglierie dorate
tanto amati nella nuova Cina. Dopo linvasione militare e il genocidio della Rivoluzione culturale,
la Cina nuovamente ornata allassalto del Tibet, questa volta con il suo originalissimo sistema di
materialismo capitalista (ibid.). Il luogo pi sozzo del Tibet era Phari: Phari sembrava il centro di
raccolta di tutte le schifezze depositate sul tetto del mondo. E difficile sapere se Phari fosse
davvero invasa da escrementi o se fossero tutte invenzioni. Da parte sua, Schfer [capo della
spedizione] aveva scoperto che la storia secondo cui i tibetani non si lavavano mai era una volgare
menzogna, ma sebbene ammettesse che io stesso amo lodore dello sterco di yak pi di ogni altra
cosa, Phari super la sua capacit di sopportazione. Via via che la spedizione avanzava, yak e muli
iniziarono a calpestare un profondo strato di escrementi secchi sia umani sia animali, che emetteva
zaffate pestilenziali e soffocanti. Schfer e compagni dovettero coprirsi il naso col fazzoletto (ibid.,
pp. 267-268). Di nuovo, mi fermo qui. Fermo restando che per vale, nella questione, il detto: Tra
lui e lei sceglier non saprei, quando si parla del Tibet lo si confonde con lAgarthi, che unaltra
cosa, e ben diversa. Ernst Schfer era entrato in un mondo astruso e sconcertante. I tibetani
lamentano spesso il fatto che gli occidentali hanno trasformato il Tibet in una Disneyland spirituale.
Donald Lopez, uno studioso americano di Buddhismo, ha definito i tibetani prigionieri di ShangriLa, con ovvio riferimento al famoso libro di James Hilton pubblicato nel 1933 e subito trasformato
in film di grande successo (ibid., p. 291). Sarebbe per errato darne tutta la colpa agli Occidentali:
anche i Tibetani hanno molto depistato. Soprattutto, si sono diffuse affermazioni storiche false. Si
dice spesso che la societ tibetana fosse rimasta a un livello feudale e che recarsi a Lhasa fosse
come fare un viaggio a ritroso nel tempo. Unimmagine rafforzata dalle infinite cerimonie e rituali
dellanno tibetano, avidamente fotografate e descritte dai visitatori occidentali (ibid., p. 293). Ora,
sebbene dal punto di vista economico fosse davvero una civilt feudale, vi era una rilevante
differenza con il Medioevo occidentale. Esisteva tuttavia una fondamentale differenza tra questo
Tibet e lEuropa depoca medievale. Sebbene la chiesa cattolica detenesse un potere immenso, il
papa non era un capo di stato. Il Vaticano aveva potere, ma non era la residenza di un sovrano. I
Dalai Lama erano al contempo papi e sovrani [ma non il capo della Setta riformata dei Berretti
Gialli, Gelug-pa, che il Panchen Lama, spesse volte rivale del Dalai Lama]. I tibetani usavano
una frase, chsi nyitrel, che significa fusione di religione e politica. Come dei gemelli siamesi, stato
e chiesa occupavano lo stesso corpo, quello del Dalai Lama. Egli era al contempo un capo di stato e
lincarnazione di un dio. () Nella fede buddhista tibetana, il Dalai Lama era lincarnazione terrena
del Bodhisattva Avalokitshvara e regnava per eredit divina, non genetica. () La reincarnazione
era il motore dello stato, e assicurava che il potere venisse dispensato solo dalla chiesa e che nessun
governante terreno potesse trasmetterlo ai suoi discendenti. Schfer riteneva che il potere del Tibet
degli antichi guerrieri fosse stato svigorito dal Buddhismo, ma allorch era giunse per la prima volta
in Tibet il Buddhismo era diventato la religione di governanti intenti a costruire un impero. Furono
le macchinazioni dei gruppi di pressione monastici oltre cinquecento anni dopo il declino
dellimpero tibetano a rendere il Tibet incomparabile e incomparabilmente debole (ibid., p. 294). I
Tibetani allepoca dellImpero mongolo negoziarono un accordo che tenne lesercito mongolo
fuori dal Tibet ma che lo rese, come afferma Fosco Maraini, il vicer di un protettorato mongolo.
Nel 1260 i Mongoli conquistarono la Cina e i nuovi imperatori manci [1644-1911] ereditarono
questo rapporto speciale (). La Cina divenne ora un patrono e il Tibet un cliente. ()
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Significava che una grande potenza laica garantiva la sicurezza di un governante religioso. Era un
legame esclusivo e, per gli europei, incomprensibile che avrebbe, molti secoli pi tardi,
decretato la distruzione del Tibet. Religione e potere erano ora inestricabilmente legati, ed enormi
monasteri simili a fortezze dominarono le lotte per il potere. () Lungi dal corrompere lantico
spirito guerriero del Tibet, i monasteri viceversa lo incarnavano (). Dai loro siti-fortezza gli abati
e i monaci guerrieri al seguito combattevano tra loro, con i piccoli aristocratici o con i decadenti
relitti della stirpe reale. Proprio come avveniva dentro i grandi monasteri dellEuropa medievale, i
capi di qualsiasi setta erano diventati venali e dispotici e molti monaci erano anche corrotti. Nei
monasteri pi piccoli e nelle aree pi remote del Tibet iniziarono a levarsi richieste di riforma. Il
Martin Lutero del Buddhismo tibetano si chiamava Lobsang Drakpa. Era nato nel 1357 in un luogo
chiamato Tsongkha, che significa () terra delle cipolle, e tutti lo avrebbero chiamato
Tsongkhapa, luomo della terra delle cipolle. Lobsang Drakpa non inchiod un proclama alla
porta di un tempio N predicava roboanti sermoni, molto pi discretamente fond una nuova setta
con un gruppo di discepoli. La chiamarono Gelug-pa, e poich adottarono un copricapo giallo
divennero noti come cappelli gialli. Lobsang Drakpa predicava disciplina, austerit, astinenza e
celibato, tutte cose abbandonate dalle sette dal cappello rosso come i Sakya. () Non fu prima del
XVI secolo che unirripetibile combinazione di circostanze port allascesa della piccola ed oscura
setta di Tsongkhapa, e fu ancora una volta un principe mongolo che apr la strada al potere (ibid.,
pp. 295-296). Fu Altan Khan (1507-1582) discendente di Kublai Khan e capo dei Mongoli
dOccidente, il quale, tra i prigionieri di guerra, cattur dei monaci tibetani dei Berretti Gialli, i
quali si mostrarono tanto persuasivi da convertire sia lui sia il nipote alla fede buddhista (ibid., p.
296). Fu lui ad intronizzare il futuro Dalai Lama, nascendo, per, quel dualismo tra il Dalai Lama
ed il Panchen Lama, senza dimenticare che la conversione dei Mongoli fu cosa tarda, come s visto
(XVI secolo). Tsongkhapa, senza dubbio una delle grandi menti del Tibet ed uno dei suoi studiosi
maggiori, era ammiratore della scuola Kadampa, cio quella fondata nella seconda
evangelizzazione buddhista del Tibet grazie ad Atisha (982-1054), un maestro indiano. Insomma,
era per un ritorno alle fonti indiane del Buddhismo, cosa pi che necessaria e stimabile senza
dubbio. Sennonch, la scuola dei Berretti Gialli, giallo come il colore del Buddha dunque un
chiaro segno di riforma come ritorno allantico, in forma nuova, ovviamente -, nata per rettificare
il Buddhismo tibetano decaduto, cadde per pian piano negli stessi problemi. E questa la storia del
Tibet. Ora, molte voci allinterno del Buddhismo tibetano sono per un nuovo ritorno alla scuola
Kadampa, cio per una netta separazione tra chiesa e stato. Lo stesso attuale Dalai Lama, il
quattordicesimo, ha detto che non sa se ve ne saranno altri di Dalai Lama. Cetto si che si tratta di
una funzione che ha dato luogo a molti problemi nella storia, travagliata, del Tibet. Il tetto del
mondo non stato mai molto saldo sui pilastri del mondo. Soprattutto, mai confondere quei pilastri
con il tetto!
La Cina di oggi giustamente teme che si estendano le proteste a ben altrimenti aggressive
minoranze: quelle islamiche, di stirpe turca. I dirigenti cinesi attuali non sono comunisti: La
mia idea che in Cina non ci sia affatto il comunismo, di questo esiste solo il nome, come nel caso
della dottrina del buddhismo Chan [cinese per Zen, nota mia], che di buddhismo ha solo il nome.
Chan in fondo non che una parola o visibile da qualche parte? In Cina poi il comunismo si
ridotto ad essere la fase iniziale del socialismo. Pi di cos non pu retrocedere, altrimenti ne
andrebbe della faccia del partito al potere. Gli italiani capiscono cosa significa perdere la faccia
(Acheng, Diario veneziano, Theoria 1994, pp. 32-33). E paradossale solo apparentemente che il
maoismo, sostanzialmente sostituito in Cina dal nazionalismo, si stia espandendo in Nepal. In
realt, quello cinese attuale non che uno stato sviluppista ed autoritario, passato dal
comunismo ad un forte nazionalismo basato sulletnicismo clasico cinese, stato i cui dirigenti
hanno commesso lo stesso errore della Dinastia Ming, da chi scrive studiata insufficientemente ma
bastevolmente: sviluppare le zone costiere a detrimento di quelle interne (cfr.: Enrico Fortunia,
Matteo Ricci e la Cina della Dinastia Ming, acquistabile online su:
http://www.lulu.com/content/543887). Poi, da quelle interne, sorse il problema che fece cadere
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quella dinastia: storia antica, cos come lo stesso errore. Quanto alla crisi economica: Usa e Cina
sono come due condannati nella stessa cella, si detestano, ma son legati dalla stessa catena. Se
cade uno, cade pure laltro. Gli errori dei dirigenti cinesi non possono coprire quelli degli
occidentali n possono essere una scusa per questi ultimi. N cancella i grossi e gravi errori degli
occidentali a proposito del Tibet, perch, come testimoniava della situazione di prima della
rioccupazione cinese una nota esploratrice nonch seguace del Buddhismo tibetano: Secondo
alcuni, il Dalai Lama comprenderebbe () tutte le lingue del mondo. Altri affermano perennemente
che egli il papa dei buddhisti. Altri ancora lo considerano un mago che opera correntemente
miracoli fantastici (). Tutto ci pura fantasia. Il Dalai Lama soprattutto e innanzi tutto un
sovrano temporale: il monarca-autocrate del Tibet (Alexandra David-Neel, Le iniziazioni nel
Buddhismo tibetano, Ubaldini 1982, p. 97). In realt, il Dalai Lama una sorta di grande erudito.
La verit ci costringe a spogliare il Potala e il suo sovrano che vi regna [il Dalai Lama: la DavidNeel scrive della situazione prima degli anni Cinquanta del secolo scorso] dellaureola fantastica
che alcuni hanno tessuto gratuitamente intorno ad essi. Ma, passando ad un altro estremo, non si
deve neanche concludere che il Dalai Lama e gi eruditi che lo circondano siano privi di una dottrina
segreta (ibid., pp. 102-103), ma ci non perch sia un Dalai Lama, ed il punto. Tant che taluni
hanno seguito degli insegnamenti segreti ed altri non lhanno fatto, pur essendo tutti lo stesso
istituzionalmente dei Dalai Lama, la cui carica, dunque, non ha nulla di segreto n di misterioso.
Shangri-la altrove. C stato anche un Dalai Lama noto come un libertino ed un libidinoso
notevole (ibid., p. 106). Sembra, per, che sia stato in realt un seguace del Tantrismo e delle sue
pratiche sessuali, talune delle quali aberranti, poich taluni dei suoi seguaci credono di praticare
() una specie di vampirismo sottile, accaparrando la forza psichica di donne caratterizzate da
particolari segni e da loro considerate come fate incarnate (ibid. p. 107). Si tratta di cose sulle quali
Crowley ha lungamente parlato e praticato e che Julius Evola vide con sin troppo buon occhio,
nondimeno si tratta di lati che di solito sono sottaciuti a proposito dei Dalai Lama, per quanto
lattuale cos come il suo predecessore siano sostanzialmente dei grandi eruditi, alieni da tali
pratiche senza dubbio. Al contrario, la David-Neel ne ha trattato varie volte, ed anche in termini
negativi, per esempio parla di un tibetano nato da un monaco indiano che non riusc a praticare
correttamente questi riti, giungendo cos semplicemente a far nascere un figlio. A questultimo vien
detto: Tu sei figlio di un uomo dellIndia. Tuo padre era uno di quei Bharavis dai costumi
dissoluti, che praticano una magia demoniaca per allontanare indefinitivamente il momento della
vecchiaia, riparare il logoramento del loro corpo e raggiungere limmortalit (A. David-Neel,
Magia damore e magia nera, Libritalia 1997, p. 117). Lo stesso protagonista, insieme con uno
studioso ind di yoga, incontrer, nel corso delle loro avventure, un monastero di una setta
eterodossa di Bn, monastero dove si pratica una magia nera non sessuale, non tantrica
che ha lo scopo di far continuare la vita dei suoi adepti a scapito di chi trova rifugio nel detto
monastero. Tra laltro, non vero che il monachesimo tibetano si equivale alle dottrine segrete,
vero lopposto: capitava che le due cose potessero coincidere nella stessa individualit, come si
detto, ma rimanevano ben distinte. La Chiesa lamaista formava i suoi membri attivi in una sorta di
Seminario, i monasteri erano soprattutto luoghi di studio, pieni di gente, dogni genere, veri seguaci
cos come di tanti che stavano l per interesse individuale, pi o meno valido. La stessa disciplina
monastica non sempre si seguiva: Come in Europa in situazioni analoghe, lincontinenza dei
monaci era cosa comune, non meno delle satire al riguardo (Rolf A. Stein, La Civilt tibetana,
Einaudi 1986, p. 124). Insomma, il Tibet aveva conservato caratteri medioevali, cos nel bene
come nel male. Se c una Shangri-la, e chi scrive non ha motivo di dubitarne, di certo non
coincide con il Tibet, come invece di solito mal intendono gli occidentali, aiutati, con una certa
malafede, da taluni tibetani stessi che hanno interesse a mostrarsi pi di ci che sono. Lunica cosa
che se ne pu dire, che, poich i tibetani, geograficamente, sono stati pi vicini alla sede di
Shangri-la/Shambhala, ne sono stati pi direttamente influenzati: ma le due cose non
coincidono per nulla! Esattamente come scrisse Thomas S. Eliot a proposito delle Crociate e di chi
ascolt la predicazione di Pietro lEremita: alcuni erano buoni, / molti erano malvagi,/ e molti non
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erano niente./ Come tutti gli uomini in qualsiasi luogo (da: T. S. Eliot, I cori della Rocca, Coro
VIII, in: Crociate (Atlanti Universali), Giunti 1999, p. 84). Tale consapevolezza, questa ternariet
degli uomini, una caratteristica dello spirito tradizionale in ogni tempo storico,
significativamente assente fra i tradizionalisti, che del passato amano dare una visione
edulcorata ed irreale, e sono solo laltra met del nuovismo ridicolo e superficiale. Eliot parl
anche dellintegra fede di pochi e della fede parziale di molti (ibid.): questa differenza cera,
pari pari, anche in Tibet.
Occorre, dunque, conoscere questa terra, dal punto di vista storico. Difatti, malgrado le condizioni
disolamento, numerose vie daccesso hanno, sin dallantichit, tenuto il Tibet esposto ad ogni
vento. Solo sulle nostre antiche carte esso si presenta come una macchia bianca; solo nei nostri
manuali di storia esso appare come un paese rimasto escluso dalla storia del mondo (R. A. Stein,
La Civilt tibetana, cit., p. 19). Altro errore si quello di confondere i tibetani con i turco-mongoli.
Questi ultimi, sia come usanze, sia come religione i Mongoli saranno in realt molto influenzati
dai tibetani. E tuttavia, gli antichi tibetani non erano corrispondenti ad allevatori di cavalli su spazi
sterminati. Si dovrebbe pensare, piuttosto, ad alpeggi ai margini di fitte foreste, ad uomini che
frequentano entrambi gli ambienti. Non che il grande allevamento, tipico dei pastori del nord [turcomongoli], non sia divenuto ben presto parte integrante della civilt tibetana (ibid., p. 12).
Nondimeno, rimane una differenza dorigine, che si tramandata nei lunghi racconti folkloristici
sullinimicizia tra cavalli e yak (ibid.). Come si sa, il cavallo lanimale tipico dei pastori turcomongoli, i nomadi classici, mentre lo yak lanimale caratteristico del contadino-allevatore
tibetano. La geografia simbolica tibetana usa uno schema simbolico di rappresentazione dello
spazio, come tutte le umanit tradizionali; vediamo pi da vicino questo schema di riferimento
simbolico. Lo schema deriva da unantica tradizione buddhista, che fu ripresa e ridiffusa da autori
musulmani nel IX e X secolo. In esso il Tibet appare circondato, e minacciato, dalla Cina ad est,
dallIndia a sud, dallIrn (Tazig) e Bisanzio (Phrom, Khrom) o Rum dAnatolia ad ovest, e a nord
dai Turchi (Drugu) e dagli Uiguri (Hor), o da un certo Gesar di Phrom (Kaisar di Roma, qui
trasposto [incredibile che il nome di Roma sia giunto sin laggi!; va precisato che deriva da Rum,
i Romei, cio si riferisce ai bizantini; nota mia]). Si trattava, cio, ad est del paese delle arti
divinatorie e dellaritmetica, a sud del paese della religione, ad ovest di quello delle ricchezze, dei
gioielli e del commercio, e a nord di quello dei cavalli, delle armi e della guerra (ibid., p. 21).
Interessante rilevare come ogni zona del mondo sia caratterizzata qualitativamente. Ed al nord
spettino il cavallo e la guerra, cio i popoli turco-mongoli, che stanno a nord del Tibet. Si trattava di
un quadrato di relazioni simboliche che costituiva il mondo. I Tibetani, () al pari dei Cinesi, si
consideravano al centro di un quadrato formato dai paesi stranieri, allombelico della terra, come
usano dire. Tuttavia, al contrario dei Cinesi, hanno () mantenuto uno stupefacente senso dumilt,
che deriva loro dalladozione di concezioni buddhiste. Non hanno mai cessato di considerarsi essi
stessi dei barbari, abitanti le regioni settentrionali del mondo. Questatteggiamento ha causato la
trasposizione dei toponimi indiani [portati nel Tibet dallinflusso buddhista, nota mia] dal nord
dellIndia al nord del Tibet: () parlano cos del paese oscuro del Tibet barbaro; si qualificano,
allo stesso modo degli Hor barbari, dmoni carnivori dal volto rosso (). Situati comerano
nella parte settentrionale del mondo, i Tibetani confondevano a volte lo stato di barbari loro proprio
con quello che doveva regnare a nord del loro stesso paese, nelloriente dei cavalli e della violenza:
una sorta di Gog e Magog (Hor e Phrom, Turchi e Tatari). In tal modo, il loro paese si colloca
allinterno di una curiosa sovrapposizione di zone o gradi di barbarie. () Questo Paese delle
Nevi, il Tibet, era indomito, pericoloso e turbolento. Come dice un stra: il paese di Phrom Gesar
del nord, il Tibet terra dei mangiatori di carne ai confini, terra dove gli uomini mangiano carne
umana. Gli Indiani, al contrario, avevano posto a nord dellIndia; fra le nevi dellHimalaya, la sede
degli di e di una specie di superuomini detentori delle scienze, e soprattutto delle scienze magiche,
i Vidydhara (rig-dzin). E da questa concezione che sembrano derivare la tradizione degli
occultisti e lidea, cos diffusa in Europa, del Tibet come dimora di saggi immortali, detentori dei
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segreti supremi. I Tibetani, dal canto loro, hanno di conseguenza trasferito tutto questo complesso
geografico e religioso a nord del loro stesso paese, a Khotn o in generale nel Turkestn (ibid., p.
22). Secondo le tradizioni tibetane, l sarebbe Shambhala, paese mitico al quale conducono itinerari
che allinizio sono reali e poi imaginales. Shangri-la sia una dpendance tibetana, nellovest
del Tibet, sia un nome modernizzato della stessa idea fondamentale, resa pi realistica. Di
conseguenza: anche per i tibetani loro non sono Shangri-la. Questo termine fu inventato da James
Hilton nel suo omonimo romanzo, dal quale fu tratto il film Orizzonti Perduti, di Frank Capra,
1937, ma la realt cui Hilton sispirava era di molto pi antica del termine stesso. Hilton poneva
Shangri-la nellestremo occidente del Tibet, nello Shang Shung, la patria dorigine della religione
Bn, in questo periodo assai buddhista, ma, in realt, dorigine iranica; su tale tema, cfr.: Charles
Allen, Alla ricerca di Shangri-La , cit. (nella nota a pie pagina n19). Ad ogni modo, che vi sia
una tradizione, in India, che afferma che uomini dallet molto venerabile, di unet cos vetusta
che gli Occidentali non potrebbero credervi, e che si afferma che tali uomini vivano nelle caverne
dellHimalaya, che vi sia una tale tradizione certo. Lo testimonia, nei suoi viaggi tra le due
Guerre Mondiali, quando lIndia tutto sommato era ancora integra, in decadenza per relativamente
integra, Brunton. Nel suo: Paul Brunton, India Segreta, edizioni Il Punto dIncontro 1997, narra di
aver incontrato pi duna volta tali tradizioni di vita di una lunghezza attualmente considerata
sovrumana, insieme a quella tradizione che afferma che talune forme di yoga deriverebbero
dallaltipiano himalayano. In un caso gli viene riferito questo in relazione a forme chiaramente
tantriche. Sennonch, qui la cosa interessante, perch il Tantrismo, inizialmente nato in India, poi
si unisce al Buddhismo per formare il Lamaismo; di conseguenza, ritorna in India. La storia pi
volte ha mostrato tali fenomeni, incomprensibili soltanto apparentemente: Questa sorprendente
leggenda della longevit gi balzata fuori almeno due volte. Brama, lo yogi del fiume Adyar, mi
disse una volta che il suo maestro in Nepal aveva pi di quattrocento anni, mentre un santuomo che
incontrai nellIndia occidentale disse che vi uno yogi, che vive in una grotta di montagna quasi
inaccessibile sullHimalaya, il qual talmente vecchio (mille anni la cifra che mi venne data) che
le sue palpebre pendono pesantemente per la vecchiaia! Avevo scartato entrambe queste asserzioni,
poich apparivano troppo fantastiche, ma adesso sono costretto a prenderle nuovamente in
considerazione, dal momento che questuomo accenna dinanzi a me di esser sulle tracce dellelisir
di lunga vita. Il maestro tibetano inizi il giovane Vishudhnanda ai principi ed alla pratica dello
yoga del controllo del corpo. Sotto tale rigoroso allenamento, il discepolo svilupp poteri
paranormali del corpo e della mente. Fu inoltre iniziato ad una strana scienza che egli chiama
scienza solare (ibid., p. 222).
Unosservazione di Stein ci riconduce al nostro argomento di base, dal quale solo apparentemente ci
si allontanati. Stein parla degli Hor, la popolazione dorigine mongola la cui lingua, per, a parte
talune parole, non affatto il mongolo. La provenienza etnica e la lingua parlata da una
popolazione non sidentificano necessariamente con linsieme degli elementi culturali che ha
conservato. Gli Hor occupano, oggi, alcune regioni nellest (Derge, Kandze) e nel centro del Tibet
(Nub-Hor), che si caratterizzano per la diffusione di due tratti a prima vista poco tibetani: si tratta
di gruppi di menhir e di tombe, formati da pietre disposte in cerchio (); e doggetti di metallo
(coltelli, staffe, fermagli, ecc.) in stile animale, uno stile adottato a Derge e nellAmdo, e affine a
quello dei bronzi dellOrdos e dellarte scitica delle steppe (R. A. Stein, Storia , cit., pp. 1415). Ci dobbiamo fermare qui, ma c un altro fronte interessante che attiene a questo mondo: si
tratta della contrapposizione tra ossa e carne, riscontrata in India, Tibet, Cina, Mongolia e
Siberia (). Si supposto che tra questi paesi dovessero esistere in passato forti legami culturali
(). Pu darsi che essi si estendessero molto pi in l verso occidente, visto che anche tra gli Osseti
[Caucaso] si distinguono parentele dello stesso osso (ju staeg) e parentele dello stesso sangue (ju
tug) (). Si pu anche ricordare che una pratica come la scapulomanzia, che attribuisce alle ossa un
preciso significato culturale, particolarmente diffusa nellAsia centrale (C. Ginzburg, Una storia
notturna , cit., pp. 207-271).
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Ad ogni modo, finch ci sar il complesso di Shangri-la non si riuscir davvero a vedere il Tibet
per ci che . Il Tibet non per niente Shangri-la! Poi, c la questione tibetana, che ha la sua
importanza, ma, se sar sempre velata da qualcosa che ha, in realt, pur esistendo, ha tuttaltra
natura, non sar mai vista per ci che davvero . Il discorso che va fatto un altro: come detto
sopra, il Tibet era medioevale. Ancora nel 1964 vi era un regno medioevale, il Mustang,
nellattuale Nepal. Fu visitato per la prima volta da un occidentale nel 1964, non cento n mille anni
fa (cfr.: Michel Peissel, Cera un regno ancora sconosciuto, in: Sulle Vie di mondi sconosciuti,
Selezione del Readers Digest 1975). Peissel riuscito a fornire la prima documentazione
conosciuta in Occidente su questo principato (), dove si perpetuano le pi antiche tradizioni del
Lamaismo tibetano, stranamente simili a quelle osservate, nel secolo scorso [XIX], da Padre Huc
nel Tibet. In effetti, anche Peissel cercava Shangri-la, un paradiso perduto (). Un luogo dove il
tempo rimane sospeso (ibid., p. 89), ma trova il Medioevo, nel bene come nel male: Mi sentivo
come se fossi stato improvvisamente trasportato in pieno Medio Evo (ibid., p. 95). Nel corso del
tempo, qualcosa cambiato grazie alla parziale apertura del piccolo regno, che rimane
interessantissimo dal punto di vista antropologico (cfr.: Pietro Verni, LUltimo Tibet. Un viaggio
nel Mustang, Tea 1998). Diciamo questo: oggi sembra Medioevo. Non tanto tempo fa, nel 1964,
uno spazio di tempo contenuto in una vita umana, era Medioevo, che va apprezzato per ci che era,
non per la proiezione dei nostri desiderata n dei nostri pregiudizi.

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7. SantEligio, Napoli

Il contesto tutto. Napoli piena di perle nel fango: bisogna andarsele a cercare. La citt pi
gotica dItalia, cos, ma quanti se ne rendono conto, quanti se ne importano, davvero? Senza
contare qualche importante emergenza di paleocristiano, che pure c, pi il classico greco-romano,
ce ne sarebbe stato per vivere di rendita sul turismo, ma un turismo di qualit, non il solito
plebeismo partenopeo. Ed invece? Mondezza, che ha bollato la citt come un marchio indelebile,
e che deriva solo parzialmente dalle responsabilit di Tizio e Caio: la mondezza nelle menti e
soprattutto della classe digerente, il colore, davvero, si equivale dappertutto al colore del fango, per
di pi pieno di mondezza ed inquinato, venefico. Che brutta fine per unex-capitale! Le colpe di
tutto ci sono delle sue classi digerenti. Ma va detto che, al di l del singolo fatto e del singolo
evento, la totale perdita dellidentit il motore vero, dietro le quinte, della caduta verticale di
questa citt, di questa regione, di questo Mezzogiorno bollito e sfatto. Il resto conseguenza,
magari concausa, ma non causa sostanziale: questo devesser chiaro come luce mattutina. Il
plebeismo, veramente osceno nel senso antico, che significa di cattivo auspicio
conseguenza e concausa, ma non causa iniziale. Un altro punto, importante, ma sempre tra le
conseguenze, il rapporto molto diverso che, storicamente, Napoli e Roma hanno intessuto con le
rispettive campagne. Pochi sanno che ci sono due Campania, la Campania interna, la pianura
dellattuale Campania, e la Campania esterna o romana, la prima caratterizzata soprattutto
dallorticoltura e la seconda dalla pastorizia, ovviamente non solo essa, con la coltivazione di
particolari ortaggi, per esempio il carciofo. Il vantaggio della vicinanza alla citt rendeva i prodotti
caseari fatti vicino Roma facilmente trasportabili nella citt e dunque uneconomia del genere
poteva reggere le grosse famiglie di possidenti che se ne arricchivano. Roma e la Campania
esterna, pertanto, ha sempre avuto, storicamente, un rapporto dinterpenetrazione, seppur
conflittuale, contrasto che si accresciuto con gli ultimi tempi ma che non mai diventata aperta
separazione. Tale rapporto dinterpenetrazione, al contrario, Napoli non lha mai avuto,
storicamente. Questa citt era ed separata dalle campagne, che non le sono meramente
subordinate, come per Roma, ma comunque considerate: le campagne le sono meramente
sottoposte, sottoposte per nutrire un regime sostanzialmente parassitario, non solo per le grosse
famiglie, ma pure per parti rilevanti del popolino, i cosiddetti lazzaroni. Sta qui la causa storica
del problema napoletano, irrisolvibile con gli attuali strumenti amministrativi, e che necessita
costitutivamente di un pugno duro e forte.
Ma torniamo al nostro valutare, per la dovuta importanza, nonostante il contesto avverso, due vere
perle nel fango della citt di Napoli, quella storica, conviene ripeterlo. SantEligio (assieme alla
chiesa di San Lorenzo), un luogo da me spesso frequentato. Era il 1270 quando Carlo I [dAngi]
concesse a tre personaggi della sua corte, che lo avevano seguito dalla Francia, un terreno al di fuori
delle mura della citt, nei pressi del mercato, nel campo detto morocino (Aurelio De Rose, Le
Chiese gotiche di Napoli, Tascabili Newton 1995, p. 59; in copertina vi una vecchia stampa di M.
Zampella che rappresenta larco dellorologio precisaemnte di S. Eligio). Originariamente vi era
solo un ospizio, portato avanti per cattivarsi le simpatie del popolo del mnmercato, che era a favore
dgeli Svevi, e poi fu eretta una chiesa. Lo stile della chiesa, seppur pesantemente influenzato dal
barocco, soprattutto riguardo alla facciata, decisamente gotico. Vi sono aggiunte cinquecentesche
solo da un lato e larco dellorologio, immancabilmente decorato da teste, del 1416. Si ha pure la
data dinizio dei lavori dellimportante chiesa: lanno 1270, e precisamente il 12 luglio, cos come
indicato in un dipoloma che era conservato nella chiesa (ibid., p. 60). La chiesa molto verticale:
La limitata ampiezza e la particolare presenza di un soffitto a capriate nella navata e nel transetto,
133

dovuta a difficolt incontrate nella realizzazione per crolli e terremoti, e alle volte costolonate in
quelle laterali, sviluppa un verticismo unico nelle costruzioni religiose della citt realizzate in
questo periodo (ibid.). Lo stesso De Rose definisce la chiesa spoglia (ibiod., p. 61), ma questo,
debbo dire, le conferisce un fascino unico, soprattutto rispetto al pesante barocchismo che di solito
imprera nella citt di Napoli.
Potremmo chiamare questa chiesa la chiesa delle teste apotropaiche e del cane. Davvero ci sono
molte teste apotropaiche. E un mero caso che la chiesa di san Giovanni a Mare, con a capa e
Napule, la testa o capo di Napoli, sia l vicino a due passi? Un tempo la testa aveva un ruolo
importantissimo.
Le teste apotropaiche ci sono anche a Benevento, nella Cattedrale, il cui ricchissimo portale non mi
stato possibile di esaminare a causa dei perduranti lavori di restauro, che in Italia si sa quando
iniziano ma non si sa quando finiscono. Ad ogni modo, sopra al bel campanile della Cattedrale vi
una bellissima testa apotropaica, con unespressione beffarda, proprio intenta a svolgere la sua
effettiva funzione apotropaica.
Questaccenno alla testa ci porta a trattare del suo simbolismo. La testa rappresenta in generale
lardore del principio attivo. Essa comprende lautorit del governare, dellordinare, dellistruire.
Rappresenta anche lo spirito nel suo manifestarsi, in relazione al corpo che una manifestazione
della materia. Per la sua forma a sfera, la testa umana paragonabile, secondo Platone, alluniverso.
Essa un microcosmo. Tutti questi significati convergono verso il simbolismo delluno e della
perfezione, del sole e della divinit. Nel mondo celtico, la testa oggetto di pratiche e di credenze
diverse, ma nellinsieme omogenee. La principale guerriera: i Galli tagliavano la testa dei nemici
vinti e la portavano trionfalmente attaccata al collo dei loro cavalli. () Il motivo della testa
tagliata frequente nella numismatica gallica e gallo-romana. Gli Irlandesi agivano nello stesso
modo (). La testa rappresentava anche la forza ed il valore guerriero dellavversario, che si
aggiungevano a quelli del vincitore () La testa del re gallese (), riportata dai suoi compagni
dallIrlanda dove erano stati vinti, sotterrata a Gwynryn (Collina bianca) a Londra. La Gran
Bretagna non subir alcuna invasione finch essa non sar scoperta (). E quando i Romani,
scavando le fondamenta di un tempio di Giove, rinvennero nella terra un cranio di dimensioni
eccezionali, lo interpretarono come un segno della futura grandezza di Roma, che avrebbe dovuto
divenire la testa del mondo (J. Chevalier A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli, cit., vol. II, pp.
468-469). Il passo, riguardo lantica Rom, tratto da Dionigi dAliarnasso, Antiquitates Romanae,
III, 69; IV, 59-60. In effetti, quella testa non significava necessariamente il dominio di Roma, ma
uninterpretazione di un augure etrusco consent di: Piegare il destino, flectere fata ((cfr.: M.
Martinelli, Gli Etruschi , cit., p. 89). Non bisogna per nulla equivocare: Quello che per a noi
sembra larrogarsi il diritto a manovrare il volere degli di e del fato e quindi un atto blasfemo che
anche i Greci antichi avrebbero forse bollato col nome di hybris era invece per questo popolo [gli
Etruschi] schiacciato dal divino lunica strada () in cui laruspice () poteva interagire col divino
in una posizione pur limitatamente autonome. Certo il contatto tra sacro ed umano era un momento
difficile e pericoloso, () ma laruspice-mago aveva dalla sua parte il fatto di muoversi nel modo
iustus, quello che gli di stessi avevano indicato dando la disciplina agli uomini (ibid., p. 91).
Laruspice-mago aveva infatti la capacit dindividuare, nel disegno generale del destino, quegli
spazi dove ancora non erano stati fissati i particolari, dove cera dunque ancora spazio di manovra a
favore delluomo. () il sacerdote-indovino era l avvocato-difensore degli uomini ed il mago che
aveva la capacit non di mutare la decisione del fato, ma quanto meno di trovarne linterpretazione
possibile pi fausta che fosse consentito (ibid., p. 89).
La testa di Napoli , dunque, dove si concentra la forza vitale della citt, un po come il famoso
anello dei romanzi di Tolkien. Ecco perch quella testa la si dovrebbe sollevare un po, come fu
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suggerito da uno studioso di feng-shui a Deng Xiaoping: alzare la bandiera, simbolo della Cina, a
Tiananmen, il luogo centrale della Cina stessa, cosicch questo simboleggiasse una nuova
elevazione. Considerare queste cose simboliche come sciocche proprio degli sciocchi. C un
linguaggio dei simboli che parla oltre la m ragione. Altro luogo fondante di Napoli Castel
dellOvo, sorto in et normanna sullisolotto di Magride, dove approd la sirena Partenope. Sulla
sua cima occorrerebbe innalzare la bandiera della citt, o anche di altro che si vuol elevare
l19[19].

19[19] Un libro assai interessante sul questo doppio volto di Napoli, cosa verissima, peraltro, il libro di
Sigfrido E. F. Hbel, Misteri Partenopei. Dei e antichi culti nella citt del sole e della sirena, Stamperia del
Valentino 2004. Ecco, la citt del sole e della sirena, il doppio volto di Napoli, apparentemente solare, in
realt infero, la sirena che ha due met, quella umana e quella di pesce, un essere fra due dimensioni, quella
di terra e quella dacqua. Si parte dalla Sirena Partenope, poi si viaggia per Apollo e i Dioscuri, per poi
venire ai veri di classici della Neapolis antica: il dio Toro, lAra di Esculapio e le orge di Dioniso, Ercole
e la Y di Forcella, Pan, Silvano e Priapo, i culti di Demetra e Persefone, di Venere-Lucifer (Stella del
Mattino), di Artemide e di Atena. Infine, si tratta brevemente dei culti egizi, in altre parole Iside, ma non
solo, dai quali invece parte laltra pubblicazione il cui titolo qui sopra stato riportato. Si passa, poi, alle
sopravvivenze popolari: la Bella Mbriana, il Monaciello, le Janare, interessante il capitolo su
Pietre e sotterranei (ibid., pp. 173-184). Lultima parte del libro dedicata interamente a Virgilio Mago
(ibid., pp. 185-249), che, partendo dal Mondo sotterraneo, concetto che torna e ritorna riguardo a Napoli, e
chi ne vede solo il lato cosiddetto solare, qualunque cosa si voglia intendere con questo termine
assolutamente abusato, si vede che non vede, per terminare trattando uno dei tre magneti della citt, il
luogo, a mio avviso, pi bello ed insieme storicamente rilevante: Castel dellOvo. Si tratta del famoso Uovo
incantato che sarebbe nascosto l. Si parla di Virgilio e la tradizione iniziatica, tema importante. I resti
delle ossa - e le ossa sono dove si concentra il soffio secondo varie tradizioni, da quella ebraica a quella
cinese, al culto dei santi martiri e delle reliquie in forma dossa tipico del Cristianesimo - di Virgilio furono
trasferite a Castel dellOvo: possiamo certamente pensare che, spostando i resti del poeta-mago dal suo
sepolcro, si sia voluto neutralizzare il luogo, ma possiamo anche ipotizzare che () si sia voluto
focalizzare lattenzione su Castel dellOvo, indicandolo come il vero, o il nuovo centro della tradizione
virgiliana. Questipotesi trova una sua conferma nellistituzione, in Castel dellOvo, dellOrdine cavalleresco
del Nodo. Nel giorno di Pentecoste del 1352, quando Giovanna I e Luigi di Taranto furono incoronati nella
Chiesa di Pina Corona, poi detta dellIncoronata, re Luigi aveva annunciato di voler istituire, in
ringraziamento al Signore, una mobilissima distinzione cavalleresca, la cui sede sarebbe stata, appunto,
Castel dellOvo (). Il primo Capitolo dellOrdine del Nodo, chiamato anche dello Spirito Santo o del Retto
Desiderio, fu tenuto a Castel dellOvo nel giorno di Pentecoste dellanno seguente (ibid., pp. 236-237). Il
primo Capitolo fu presenziato da ben trecento cavalieri, numero che poi si sarebbe ridotto a sessanta. Le
riunioni erano sempre il giorno di Pentecoste. Impegnatisi a liberare il Santo Sepolcro, oltre ad altri voti, essi
furon detti Militia Sancta, come quella dei Templari. Il segno distintivo dellOrdine era un Nodo di seta e
doro ornato di perle e pietre preziose, col motto SE DIEU PLAIST che i Cavalieri portavano sul braccio
sinistro o sul petto. Inoltre, sullabito da cerimonia, recavano, allaltezza del cuore, un Sole raggiante, in
onore dello Spirito Santo. Quando un Cavaliere del Nodo compiva un atto di valore, si era distinto o era stato
ferito in battaglia, il suo Nodo era sciolto dal Re nel corso di una solenne cerimonia. Il Nodo rimaneva quindi
sciolto, finch il Cavaliere non si fosse recato in Terra Santa e non avesse deposto il suo laccio sul Santo
Sepolcro. Al ritorno del Cavaliere, il Nodo veniva nuovamente legato e ora recava il suo nome e, al centro, il
motto A PLEU A DIEU. Negli Statuti [del 1354, conservati; nota mia] si allude esplicitamente a Virgilio e
alla sua magia (). Appare chiaro () il collegamento fra liniziativa cavalleresca dellOrdine del Nodo e la
tradizione della magia virgiliana (). Il Castello dellUovo incantato appare, quindi, come il nuovo centro di
questa misteriosa tradizione, in cui, non a caso, sarebbero state trasferite, dal sepolcro di Piedigrotta, le ossa
del Poeta Mago. Ma anche possibile stabilire dei collegamenti fra lOrdine del Nodo e la tradizione
simbolica ed esoterica della Tavola Rotonda e della ricerca del Graal: come i Cavalieri di Art, anche quelli
del Nodo solevano riunirsi ogni anno nel giorno di Pentecoste, e come loro, durante lanno, dovevano errare
in cerca di avventure, per poi riferire le loro azioni nella riunione dellanno successivo. Inoltre, la
prescrizione di partecipare alla Crociata e di recarsi al Santo Sepolcro di Gerusalemme, oltre ad evocare il
ricordo dei Cavalieri del Tempio [i Templari, sospesi allinizio del XIV secolo, e che i Cavalieri del Nodo

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Napoli ha una vibrazione negativa, o tumultuosa o, al contrario, stagnante. Se si va in Napoli si


vedr che tutti corrono come pazzi in certe zone, altre zone sono stagnanti. Ad ogni modo, c da
chiedersi davvero il perch di tale fiume perennemente in piena: la ragione sta nel livello
vibratorio generale della citt. Il livello vibratorio (si confronti quanto detto a proposito di
SantAntimo) disarmonico, diventa meglio vicino al mare, per cui Napoli vista dal mare o vicino
ad esso appare molto meglio di quanto effettivamente poi . Ci perch il mare ridona energia e
tende a riequilibrare i flussi energetici napoletani, strutturalmente disarmonici. Non a caso la testa
di Napoli a San Giovanni a Mare, non a caso, poi, SantEligio vi vicino, la chiesa delle teste
apotropaiche. Vicino il mercato e il porto vecchio. Il mare davvero a due passi di distanza. Si
potrebbe dire che Napoli ha questi tre punti nevralgici che andrebbero migliorati: San Giovanni a
Mare, con la testa di Napoli, Castel dellOvo, il punto pi antico, il probabile approdo dei
colonizzatori greci antichi, SantEligio.
Questo per la testa. Ma qui ritratta di un uso particolare della testa stessa: quello apotropaico.
Significa che la testa caccia il male. Tutto quanto apotropaico usa il male contro il male. In tal
caso, la testa una forma di vitalit ma staccata dal resto, e potrebbe avere una valenza negativa.
Sennonch, posta come un guardiano contro il male, diviene immediatamente positiva. Ancora
a Caserta vecchia, ma soprattutto a Castel Morrone, si vede luso, non pi compreso, di tali teste. La
vitalit della testa va contro la vitalit negativa che proviene dallesterno.
La testa vale come sole, che rotola, ruota (svastica), ad ogni modo: suono fa. Ma
SantEligio anche la chiesa del cane, che si vede effigiato ai due lati del portale, sopra due figure
femminili. Il pi antico animale domestico delluomo rappresenta simbolicamente innanzitutto la
fedelt e la vigilanza. Non di rado viene considerato guardiano dellaldil (). I cani sono
considerati in grado di vedere gli spiriti e quindi di salvaguardare dai pericoli invisibili. Pi
raramente ci si esprime in modo negativo, come nel caso del cane di Hell Garm che, nella mitologia
dei Germani settentrionali, alla fine del mondo (Ragnark) uccide il dio Tyr e contemporaneamente
viene da lui ucciso; lantica Grecia vedeva la dea delloscurit, Ecate, accompagnata da cani da
battaglia. I cani neri erano considerati anche accompagnatori demoniaci di streghe o maghi (per
esempio da Faust o da Agrippa di Nettesheim, 1486-1535). () Nellantichit si citavano
ladulazione e la spudoratezza dei cani, ma si sottolineava il loro attaccamento alla casa e le loro
doti come guardiano de gregge. Eusculapio (lat. Aesculupalius) ed Ermes (lat. Mercurius) erano
accompagnati da cani, come pi tardi i santi Uberto, Eustachio e Rocco (Simboli, in:
lUniversale (le garzantine), periodici Mondatori 2005, p. 87).
Nel caso di SantEligio, il cane il guardiano, precisamente del gregge (cristiano), ma pure contro
ci che viene dallesterno. I due cani stanno al posto dei leoni stilofori dei portali romanici, il che d
al ruolo del guardiano una particolare colorazione. In effetti: Il cane lanimale che suole
accompagnare le anime dei morti verso laltro mondo. () Il cane () deve aiutare lanima umana
nel suo passaggio allaltro mondo (Schneider, Gli animali simbolici , cit., p. 87). Se la nota dei
leoni, attivi, il fa solare, quale sar la nota del cane, animale lunare? La sua nota non una
sola, ma un asse: si/fa/do. Soprattutto il si/fa vi particolare, cui aggiungerei senzaltro il
la della testa apotropaica femminile, dunque un particolare, e dissonante, a causa della dissonanza
naturale tra il si ed il fa, si/fa - la. Una tale dissonanza si adatta magnificamente a Napoli.
Sennonch, non si pu accettarla cos com, ma si deve modificare o il si o il fa. Poich la
chiesa piena di teste apotropaiche, maschili fa e femminili la o fa/la, non si pu modificare
volevano rinnovare, almeno parzialmente; nota mia] e della loro missione in Terra Santa, non pu non far
pensare al Graal, al misterioso calice in cui, secondo la leggenda, fu raccolto il sangue di Cristo (ibid., pp.
238-239-240).

136

una nota cos ripetuta per tutta la costruzione. Purtroppo, linterno spoglio di figure zoomorfe, che
un tempo, tuttavia, dovevano esserci, cosicch questa rimane unipotesi, non campata per aria,
molto plausibile, ma senza una definitiva conferma da qualcosa che vi sia dentro alla chiesa, bella
ma spoglia per le note vicende. Di conseguenza, se non si pu modificare il fa, si deve modificare
il si, che diverr: si b. cos abbiamo la sequenza molto particolare, molto interessante, di: si
b/fa la.
La presenza dei cani, assieme alla ripetizione, davvero notevole, delle teste apotropaiche, fa s che
tutta la chiesa di SantEligio sia apotropaica per la citt di Napoli, assieme a Castel dellOvo e
alla testa di Napoli che si trova oggi allentrata di San Giovanni a Mare. Interessante sottolineare
come i tre luoghi talismanici della citt si trovino tutti pi o meno vicino al mare, a testimonianza
della fondazione avvenuta da parte di coloni greci provenienti dal mare.
Laccenno, fatto qualche riga su, allUnico Anello di Tolkien andrebbe approfondito. E stato
giustamente osservato: Le opere di Tolkien danno un senso di profondit perch () lautore si
rifatto ad antichissimi temi mitologici (Ruth S. Noel, La mitologia di Tolkien. I miti antichi nel
mondo fantastico della Terra-di-Mezzo, Rusconi 1984, p. 9). Per permettere linterazione tra la
mitologia, un medium dalle forme molto nette e la moderna letteratura, dove il successo nasce
dallinventiva e dalla variabilit individuali, Tolkien necessitava di un mediatore: ed ecco la sua
invenzione, gli Hobbit, che vivono in base a una serie dideali molto umani, in contrasto con le vite
sublimi dei Maghi, degli Elfi e dei Dunedain. Gli Hobbit hanno il fascino universale delle cose
piccole. () Il punto di vista degli Hobbit conserva un tono umile, umano, familiare, in una storia
che sarebbe altrimenti pomposa, () seria e inavvicinabile (ibid., p. 65). Ora, il Nemico, Sauron
radice saur da Surya, in sanscrito Sole un sole inverso, malefico, notturno, infernale,
legato ai vulcani della dimensione ctonia, tanto per tornare al fatto che equiparare solare =
buono , quanto meno, superficiale. Secondo lautrice citata: Fra tutti i personaggi della
mitologia, quello cui Sauron pi rassomiglia Odino. Questi () era una divinit solare () Non
v dubbio che lanalogia fra Sauron e Odino voluta da Tolkien. Quando menziona Odino nel suo
saggio Sulle fiabe Tolkien lo chiama il Negromante, come Sauron, e allude a lui come il Signore
del Massacro, titolo parallelo a quello di Signore degli Anelli (ibid., p. 145). Il Signore degli
Anelli il re, nelle Saghe norrene, perch dona ai suoi campioni gli anelli, emblema di potere. Ora,
Sauron concentra parte del suo potere malvagio in un anello, lUnico Anello, il pi potente (ce ne
sono altri che sono positivi). E un tema molto diffuso. Il risvolto che Tolkien d alla formula
rivelatore. Lemblema malvagio, l anima dello stregone, , allinizio della storia, gi in mano
alleroe, ignoto, ma potente. Leroe va alla ricerca del luogo dove distruggere lemblema, luogo
che, ironicamente, si trova allinterno della roccaforte dello stregone. Il messaggio chiaro: non
occorre andare alla ricerca del Male, per trovarlo; la lotta consiste nel negare il Male stesso, il che
pu farsi solo quando il Male sia stato pienamente riconosciuto (ibid., p. 149).
Alla base di questo tema c la credenza in unanima separabile dal corpo vivente. Era diffusa
credenza, e tale rimane presso popoli tribali, che lanima o forza vitale potesse lasciare il corpo
vivete e venir racchiusa in un oggetto esterno (al modo in cui Sauron racchiuse gran parte del suo
potere nellAnello). Alcuni popoli tribali, in tempo di pericolo, nascondono emblemi delle loro
anime in luoghi sicuri, ritenendo che, fintanto che le loro anime sono protette, i loro corpi
resteranno illesi. Consimile pratica quella di portare amuleti che si ritiene contengano la propria
anima. Nei racconti popolari, il tema dellanima esterna si esplica in genere cos: un Re o uno
stregone ha la propria anima racchiusa in uno speciale oggetto che segreto oppure nascosto in un
luogo che non pu essere raggiunto con mezzi normali. Un eroe apprende questo segreto e viene
aiutato, spesso da un animale, ad ubicare loggetto. Trovatolo, lo distrugge e, con esso, provoca la
morte del possessore di quellanima. La storia dellUnico Anello segue questo schema di fondo.
() La mitologia classica contiene esempi di anime esterne. In un mito greco, la vita e il trono di
137

Niso, Re di Megera, dipendono da una ciocca di capelli doro () che gli cresce al centro del capo.
() In un altro mito greco, il destino delleroe Meleagro legato a quello di un tizzone che sua
madre aveva trafugato dal focolare allepoca della sua nascita (). () Nella fiaba russa
immortalata da Stravinskij nel balletto Luccello di fuoco, lanima dello stregone Koscej ()
nascosta in un uovo. () Quando luovo viene rotto, lo stregone e i suoi demoni periscono e una
principessa, da lui tenuta prigioniera, viene liberata. La storia delleroe tartaro Kk Chan [Khan]
descrive gli effetti di unanima separabile restituita al corpo in tempo di bisogno. Per met la forza
di Kk Chan risiede in un anello doro che () ha dato ad una fanciulla perch glielo conservi.
Quando leroe si batte con un avversario che non riesce ad uccidere, la fanciulla gli lascia cadere
lanello in bocca, dandogli cos il potere di sopraffare lavversario (ibid., pp. 147-148).
Ora, si ribadisce che qui si tratta dellanima vitale, come direbbe Aristotele, quella che concentra
parte della vitalit di un individuo o di un luogo, e corrisponde molto allamuleto che si porta con
s, solo con ben altra potenza. Non si tratta, dunque, dellanima mentale, non vi sono concentrati
pensieri o sentimenti, ma invece la vita, dunque la fortuna, essendo che, nelle concezioni
tradizionali di vari popoli, si tende ad equiparare la fortuna con una sovrabbondanza di vitalit.
Peraltro, la cosa anche di osservazione comune, purch ci si pensi un po su con attenzione. Bene,
vi un oggetto in cui si concentra tale fortuna di un luogo, di un popolo, che per Napoli la
testa di Napoli allinterno del triangolo del quale s detto, per la Cina Tiananmen e la bandiera
cinese al suo interno, per altri posti altre cose, altri luoghi. Per Costantinopoli erano la Colonna
Serpentina dellIppodromo, che rimane, parzialmente, lobelisco di Tuthmosis III, che rimane del
tutto, infine la Colonna di Giustiniano, della quale rimane solo la Colonna e non pi la statua che vi
era sopra. E interessante notare due cose: 1) che due degli oggetti vitali di Costantinopoli sono
rimasti, uno parzialmente, la Colonna Serpentina, e laltro del tutto, lobelisco: allo stesso modo, la
citt si parzialmente conservata; 2) Costantino, sebbene fosse orientato verso il Cristianesimo
anche se si battezz, con rito ariano, solo al termine della vita, ma non c dubbio che fosse
favorevole al Cristianesimo -, quando fond Costantinopoli, segu il rituale antico, con tutte le
conseguenze. Fond davvero la Nuova Roma. Fondare citt il segno dei grandi. Ora, sebbene il
rituale romano antico fosse importante, in effetti basta pure che una determinata citt od un luogo si
focalizzano su di un oggetto perch questo si carichi di senso, come la testa di Napoli e la
chiesa di SantEligio, la chiesa delle teste apotropaiche.
Unimmagine della Colonna di Giustiniano, detta erroneamente di Costantino, ma in effetti fatta
erigere da Giustiniano I, come doveva essere un tempo, si trova su Wikipedia:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/07/Gurlitt_Justinian_column.jpg. Su Wikipedia
c anche un breve, ma piuttosto interessante, articolo dedicato alla Colonna di Giustiniano:
http://it.wikipedia.org/wiki/Colonna_di_Giustiniano_I. Molto bella , poi, la ricostruzione
virtuale della Colonna, sul sito: http://www.byzantium1200.com/justinia.html.
La Colonna rappresentava il genius loci della citt come la testa di Napoli. Dopo la conquista
islamica la statua venne asportata e, intorno al 1515, fu distrutta pure la Colonna stessa. Essa era
simbolo della citt cristiana. Come Napoli, anche Costantinopoli aveva tre oggetti, tre zone, due
rimasti ed uno non. La forma della statua di Giustiniano ricordava quella del dio Helios, il Sole, ma
cristianizzato, perch aveva in mano il globo terraqueo con sopra la Croce. La forma della statua
nota grazie ad un disegno del pittore italiano Ciriaco de Pizzicolli di Ancona, che lo fece intorno al
1430.
Un uso tardo, per ancora presente, delle teste apotropaiche si ritrova nella Certosa di S. Lorenzo
a Padula, oltre che nel paese vecchio. Anche a Castel Morrone, come si detto, si verifica tale uso
popolare, non pi compreso nelle sue origini. La Certosa di San Lorenzo a Padula, pesantemente
modificata in epoca barocca e settecentesca, per di origini medioevali, voluta dai Sanseverino,
138

famiglia che ha segnato quella terra. Di ceppo normanno trapiantatisi in Italia con Roberto il
Guiscardo, i Sanseverino avevano raggiunto in breve tempo posizioni di grande prestigio
(AA.VV., Padula. Prima e durante la Certosa: i luoghi, i monumenti e le vicende della sua storia,
edizioni Associazione Amici del Cassaro 1998, p. 14). Tra laltro, cassaro probabilmente
proviene dalla parola araba Qasr, cio () la rocca (ibid., p. 28), a testimonianza della presenza
saracena nel Vallo di Diana. Tra laltro, lantico Vallo Bracle potrebbe derivare da: la
benedizione dAllh (in arabo: braka Allh) (ibid.). Tra laltro, la zona si poneva, un tempo,
precisamente sul confine fra i territori bizantini e quelli longobardi. Un importante luogo della zona
la Chiesa rupestre di San Michele alle Grottelle, che era usata come luogo di culto del dio pagano
Attis signore delle forze sotterranee, delle acque, dei terremoti: ci spiegherebbe anche la natura
del sito. A parziale conforto di questipotesi, unepigrafe a lui dedicata si trova nella Certosa di S.
Lorenzo murata nella base del gigantesco torchio nelle cantine (). Le notizie scarseggiano anche
per ci che riguarda il passaggio dal rito pagano a quello cristiano. () Fu probabilmente
Costantino il Grande ad importare il culto dellArcangelo Michele che sostitu quello di Attis
(ibid., pp. 65-66). Ma chiaro che tale culto fu ben accolto e sviluppato dai Longobardi, che se ne
sono sempre fregiati. Quindi, tale ipotesi assai parziale. Ad ogni modo, il vivere lungo il confine
tra i riti orientale ed occidentale ha fatto s che, ancor oggi, S. Michele sia festeggiato a Padula nella
terza domenica di giugno, secondo il rito orientale, e non a settembre, secondo il rito occidentale.
Indubbiamente, luso cos tardo delle teste apotropaiche non era, per la gran parte, consapevole, ma
soltanto un uso comunemente accettato, anche se fra qualcuno era un uso ancora consapevole. Nella
Sala delle Campane della Certosa di S. Lorenzo vi una pietra tombale con sopra lo scudo, cos
composto: nella met superiore un cane (con la lingua di fuori), ai lati della met inferiore due teste
apotropaiche. Luso delle teste apotropaiche noto da tempi molto antichi, sono le antefisse.
Proprio a Sala Consilina, vicino a Padula, nel 1956, a Macchia dellAspide, localit dal nome
significativamente longobardo, furono trovate molte antefisse, cio teste apotropaiche, con figure
interpretate come menadi e sileni. Di nuovo, geni della natura, facenti parte del corteo di Pan, il
dio della natura, che ha un volto positivo ed uno estremamente negativo (donde il panico). Si
trattava, per mezzo di dette teste apotropaiche, di opporre il simile al simile, cosicch questo volto
negativo potesse poi esser esorcizzato. Esorcizzare vuol dire: scacciare i sorci, alla lettera e,
in francese, stregone si dice sorcier, donde linglese sorcer e sorceress, sempre con
accezioni di mago pericoloso: significativo questo legame. Ad ogni modo, luso sia delle machere
con teste apotropaiche, su le chiavi di volta dei portoni, per esempio, sia del cane come guida e
difesa nel cammino dellaldil, come si vede, si protratto a lungoi nel tempo, ben oltre il Medioe
Evo, sebbene solo nel Medioevo un numero maggiore ne avesse pieba consapevolezza. Spesse
volrte diveniva un uso, del quale si sapeva, vagamente, che scacciava il male, ma non perch ,
n perch dovesse avere certe forme piuttosto che altre.
Una breve menzione va fatta di un nativo di Sala Consilina: Joe Petrosino. Fra tanti campani
denominazione troppo generica che hanno dato i loro nomi a membri di organizzazioni criminali,
ecco un famoso tutore della legge, un cane da guardia della legalit. E giusto sottolinearlo.
Altra osservazione: il nome Sala di chiara origine longobarda, Consilina si riferisca alla citt
romana (e non solo) che si trovava nel Vallo di Diana (il cui nome si riferisce allantica dea romana
della caccia e dei boschi). Esiste una Sala, frazione di Caserta, cos come una piccola citt in
Svezia, omonima, citt natale, tra laltro, di Jean Agueli, quel pittore che introdusse Gunon
allIslamismo della corrente akbariana di Ibn Arab, cio ben prima della sua cosiddetta
conversione. Sopra Sala, in Svezia c Uppsala (il nome significa up, sopra, Sala), sede della
prestigiosa Universit, ma pure lultima citt a cedere al Cristianesimo. Ad Uppsala si svolgevano,
ancora allinizio del X secolo, sacrifici pagani. Non raro rintracciare nelle opere che si
riferiscono ai Vichinghi o allEpoca Vichinga [IX-XI secc.], riferimenti in cui si accenna a templi,
santuari o cerimonie religiose. In particolare, c rimasta una descrizione di Adam da Brema di uno
139

dei pi celebri santuari delle genti del Nord, redatta intorno al 1070, che riporta quanto accadeva a
Uppsala in Svezia, uno dei centri maggiori del paganesimo e di fiera resistenza al Cristianesimo che
ormai dilagava in tutta la Scandinavia. Dice, dunque, Adam da Brema: Questi popoli hanno un
celebre santuario detto di Uppsala, non molto lontano da Sigtuna e da Birka [la nota citt
commerciale]. In questo tempio, completamente rivestito doro, ci sono tre statue che la gente
adora: Thor, che il dio pi potente, ha il suo trono nel centro della sala, ed ai lati di lui ci sono i
simulacri di Odino e di Freyr. I campi dazione di queste divinit sono i seguenti: Thor ()
sovrintende allatmosfera, tuono, lampo, tempesta, pioggia, tempo buono e vigila sui raccolti. Il
secondo, Odino, il dio della guerra che trasmette agli uomini il coraggio di combattere contro i
nemici. Il terzo, Freyr, quello che d allumanit pace e piacere dei sensi, e perci dalla sua statua
si protende un grosso fallo. Odino rappresentato armato, come Marte. Thor, invece, che tiene uno
scettro in mano, assomiglia a Zeus. Avviene anche, talora, che taluni uomini siano elevati al rango
di divinit e vengano dotati dimmortalit come riconoscimento per qualche importante impresa da
loro compiuta. () Al servizio degli di ci sono alcuni sacerdoti che offrono i sacrifici del popolo.
Se c pericolo di carestie i depidemie, sacrificano alla statua di Thor; se c pericolo di guerra, a
Odino; se, invece, si deve celebrare un matrimonio, ecco che interviene Freyr. A Uppsala ha luogo
ogni nove anni una festa che interessa tutta la gente della Svezia: obbligatorio parteciparvi e vi
devono mandare offerte popoli e sovrani. Chi si gi fatto cristiano, esentato, ma deve pagare una
multa, cosa che ci sembra crudele. Il sacrificio, in questo caso, consiste nel tagliare la gola a nove
maschi dogni creatura il cui sangue dovrebbe placare gli di. I corpi degli sventurati vengono
appesi ad alberi che crescono presso il tempio () cani a cavalli pendono accanto ad esseri umani e
c qualcuno, un cristiano, che ha visto ben 72 corpi appesi (Roberto Bosi, I miti dei Vichinghi.
Storia e tradizioni degli uomini del Nord, Convivio 1993, pp. 102-103-104).
Adam di Brema scrisse sulla Chiesa di Brema e sulle sue vicissitudini per levangelizzazione del
Nord Europa e della Scandinavia. Da quanto scritto in illo tempore da un cronista medioevale si
evince che la classificazione che riportano gli studiosi moderni non era quella diffusa nel mezzo dei
popoli scandinavi. Questo perch gli studiosi moderni si rifanno sostanzialmente alle Saghe
norrene, scritte da degli aristocratici, dove Odino considerato superiore a Thor, cosa che, invece,
nella pratica era diversa: lopposto. Difatti, i Germani tutti ameranno sempre Thor ed a lui
rinunceranno con difficolt, al dio dalla barba rossa, il rosso Thor che si oppone al bianco
Cristo, ed il cui simbolo , guarda caso, il Martello, il Thorshamarr (inglese di oggi: Thors
hammer) che, in realt, era uno svastica in origine. Odino, al contrario, rimase sempre il dio degli
aristocratici e dei capi. La societ del Nord antico era divisa in aristocratici, che esercitavano il
dominio, il popolo libero (il libero si dice karl in lingua germanica), il popolo minuto che
lavorava per gli altri, ma non era schiavo, e gli schiavi veri e propri. Il dio del karl era Thor, il dio
degli aristocratici era Odino. Ed il sacerdozio? Non vi era, diversamente dai Celti, un sacerdozio
separato, ma i sacerdoti, alluso romano, si sceglievano tra gli aristocratici che, dunque, costituivano
una sorta di patriziato. Per il popolo tutto vi era Freyr, il dio dellabbondanza e della fecondit.
Va rilevato che Thor e Odino (Wotan) appartenevano agli Asi (Aesir), mentre Freyr era parte
dei Vani (Vanir), il che dimostra come i Vani, propri dei popoli balto-slavi precedenti
allondata germanica, fossero stati sostanzialmente accolti, seppur in forma minore, nel pantheon
norreno. Gli Svedesi erano particolarmente devoti a Freyr (che la forma maschile della radice
dellattuale parola tedesca frau, che vale donna, ma in realt significa signora, e Freyr vale
signore). Questa particolare vicinanza dimostra la maggior affinit degli Svedesi con i BaltoSlavi.

140

PARTE SECONDA

Questioni DuoSiciliane

Il nostro (discorso) si dirige innanzitutto con fermezza a tutti coloro,


che intendono rinunciare a seguire le loro proprie volont,
e desiderano, con purezza di spirito,
militare per il sommo e vero Re.
(Prologo alla Regola dei Poveri Commilitoni di Cristo del
Tempio di Salomone, Concilio di Troyes 1128;
in Fabio Giovanni Giannini, La Regola del Tempio,
Edizioni New Style 1999, p. 22)

Da qualche tempo si diffonde la notizia che un nuovo genere di


Cavalleria apparso nel mondo.
(San Bernardo, Elogio della Nuova Cavalleria
Ai Cavalieri del Tempio, in ibid., p. 67)20[20]

20[20] E interessante, sul Templarismo, questo libro: Louis Charbonneau-Lassay, Simboli Templari. Il
Sacro Cuore del Torrione di Chinon attribuito ai Cavalieri del Tempio, il Cerchio editore vol. 1, 1992. Sui
Templari, cfr.: Fabio Giovanni Giannini (con la collaborazione di Maurizio Giannini), Templari. I cavalieri
del silenzio, Medioevo Dossier, n2 2002, De Agostini Rizzoli Periodici. Anche: Templari (Speciale
Magazine), Trentini srl, Gennaio 2006. Ancora, molto interessante: Fabio Giovanni Giannini, Templari. La
luce e lombra del Tempio, Iniziative Editoriali New Style I edizione 1997, scritto molto importante perch

141

Il Tempio di Gerusalemme, nel quale hanno comune dimora, una


costruzione senza dubbio pi modesta dellantico e di gran lunga
pi famoso tempio di Salomone, ma non gli inferiore in gloria.
riporta da un lato la Regula latina dettata da San Bernardo di Chiaravalle nel 1128, inoltre tutti i documenti
dei Concili relativi ai Templari. Ed infine (ibid., p. 153) si parla della Signoria di Nocera Paganorum, in
Campania, dalla quale sarebbe venuto Hugo de Paganis, alla francese Hugues de Payns o de Peyns, il
fondatore dei Templari stessi. Giannini sostiene, infatti, che il primo templare fosse di Nocera, nella
Campania di oggi, in realt signoria di origine longobarda, ma resa importante dai Normanni.
Molto importante, sul periodo normanno, il Catalogus Baronum, catalogo dei baroni del Regno
normanno di Sicilia dal 1150 al 1168. e stato pubblicato: Catalogus Baronum, a cura di Evelyn Jamison,
Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 1972. Importante, per il necessario commento che un tale testo
richiede, Catalogus Baronum. Commentario, a cura di Errico Cuozzo, Istituto Storico Italiano per il Medio
Evo, 1984. Il Catalogo dei Baroni era un elenco di feudatari col nome di baroni si fu soliti designare in
questo periodo lintera classe feudale compilato sotto la dominazione normanna. Esso constava di tre
distinti e separati documenti: il primo (e di gran lunga il pi importante) costituiva il registro della grande
forza difensiva ed offensiva arruolata dai re normanni nelle province continentali del ducato dApulia e del
principato di Capua in vista di una non meglio specificata e precisata grande spedizione; il secondo
conteneva lelenco di circa 1175 dei milites di Arce, Sora e Equino con i loro feudi e le loro propriet
feudali; il terzo era un documento svevo databile al 1239-1240, in cui erano riportati i nomi dei feudatari sia
laici che ecclesiastici del giustizierato di Capitanata, con i loro feudi e il servizio cui essi erano tenuti.
Sullepoca e sullo scopo della compilazione della prima parte del catalogo si a lungo discusso tra gli
studiosi. Pertanto le ipotesi a riguardo sono varie e naturalmente, come varie sono le congetture, cos diverso
luso che si fa delle notizie trasmesse dal prezioso documento. Oggi si ritiene che lo scopo principale del
quaderno normanno fosse quello di fornire un notamento dei Baroni con la precisa indicazione della misura
in cui essi volevano accrescere il loro normale obbligo militare per sopperire ai bisogni duna grande
spedizione. Il Catalogo venne trascritto per ordine del re Roberto dAngi nel Registro angioino n. 242, dal
foglio 13 al figlio 63. Oggi purtroppo il registro non esiste pi, bruciato nellimmane rogo in cui il 30
settembre 1943, nella Villa Montesano presso S. Paolo Belsito, and praticamente distrutta la parte pi
preziosa degli Archivi napoletani. Il Catalogo fu pubblicato per la prima volta nel 1653, a Napoli, da Carlo
Borrelli (F. Morrone, S. Bartolomeo , cit., nota 1, pp. 3-4).
Sul
Catalogus
Baronum,
vi

anche
questarticolo,
http://it.wikipedia.org/wiki/Catalogus_baronum.
Su
Internet,
riporto
http://cronologia.leonardo.it/umanita/slavi/cap109a.htm;
vi

anche
la
http://cronologia.leonardo.it/umanita/slavi/cap109b.htm.

su

Wikipedia:
due
link:
seconda
parte:

Sullepoca
normanna
e
sullo
stile
siculo
normanno,
su
Wikipedia:
in
inglese,
http://en.wikipedia.org/wiki/Italo-Norman;
in
dialetto
siciliano:
http://scn.wikipedia.org/wiki/S%C3%ACculu-nurmannu;
in
siciliano
pure:
http://scn.wikipedia.org/wiki/Sicilia_%28%C3%A8bbica_nurmanna%29. Su Rainulfo Drengot, importante
normanno di Aversa, in italiano: http://it.wikipedia.org/wiki/Rainulfo_Drengot. Il Breve Chronicum
Northmannicum,
importante
documento,
in
italiano
si
trova
qui:
http://www.storiaonline.org/normanni/breve.htm. Infine, immagini di guerrieri normanni, o legati ad essi,
nellXI
secolo,
in
Italia
meridionale:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/scn/4/49/Anlgonorman11_12th.jpg.

142

Mentre lo splendore di quello consisteva in cose corruttibili doro


e dargento (1 Pet., 1, 18), () lornamento che fa gradita la sua
bellezza la devota religiosit ed il loro disciplinatissimo genere
di vita. () Tuttavia laspetto di questo Tempio anchesso
ornato, ma di armi, non di gemme. Ed invece delle antiche corone
doro, le pareti sono ricoperte di scudi appesi tuttintorno; e invece
dei candelieri, degli incensieri e dei vasi, la dimora provvista
dogni parte di freni, di selle, di lance.
(San Bernardo, in ibid., p. 75)21[21]

21[21] Altra edizione del De Laude Nov Militi: San Bernardo, LElogio della Nuova Cavalleria. Ai
Cavalieri del Tempio, il Cerchio 1988. In relazione alla distruzione dei Templari, distruzione che i recenti
ritrovamenti dellArchivio Vaticano dimostrano non voluta dal papa dellepoca, che, in certa misura, fu
costretto a far buon viso a cattivo gioco: In epigrafe a uno dei suoi libri pi toccanti, Il giuramento di
Kolvillg, lo scrittore ebreo () Elia Diesel ha posto queste parole prese dal Talmd: Se i popoli e le
nazioni avessero saputo quanto male si facevano distruggendo il Tempio di Gerusalemme, avrebbero pianto
pi dei figli dIsraele. Mentre stavo ancora meditando le risonanze lontane di queste righe mi sono imbattuto
() in unaltra epigrafe tratta dallo storico Ignaz von Dllinger: Se mi chiedessero dindicare il dies
nefastus della storia del mondo, mi verrebbe alla mente soltanto il 13 ottobre 1307 (il giorno, cio,
dellarresto in massa dei Templari francesi per ordine di Filippo il Bello). Qualche pagina pi avanti, nello
stesso libro, viene ricordata una leggenda che ha come teatro il circo di Gavarnie nei Pirenei, dove, in una
cappella, riposano sei cavalieri del Tempio. Il 18 marzo dogni anno, si vede comparire un cavaliere del
Tempio in tenuta da combattimento, con la lancia in resta e il famoso mantello bianco crociato di rosso al
posto del sudario funebre. A lenti passi si dirige verso il centro della cappella, e qui manda un richiamo
lacerante la cui eco si ripercuote in tutto lanfiteatro montuoso: Chi difender il Santo Tempio? Chi liberer
il sepolcro di Cristo?. A questo richiamo i sei Templari sepolti si rianimano e si levano per rispondere tre
volte: Nessuno! Nessuno! Nessuno! Il Tempio distrutto!. Il lamento dei saggi talmudisti e il funebre
clamore che risuona in un anfiteatro dei Pirenei si fanno eco, individuando una stessa catastrofe al centro
della storia universale: la distruzione del Tempio, dello stesso Tempio. Ma nel corso dei secoli ricorre anche
unaltra immagine, trionfale, che oppone a questafflizione la tenacia di una sfida permanente, ed
limmagine della ricostruzione del Tempio, lavvento del Nuovo Tempio che assume le dimensione di una
restaurazione cosmica. Due immagini, distruzione e ricostruzione, inseparabili: una stessa fonte le alimenta,
raffigurando una visione del mondo che dominata, nelle due dimensioni, orizzontale e verticale,
dallImmagine del Tempio, Imago Templi, e che accomuna il destino della citt come tempio e della
comunit come tempio nella persona dei cavalieri templari (H. Corbin, LImmagine del Tempio, Boringhieri
1983, pp. 151-152, corsivi miei). Ed ecco, allora, spiegata la centralit dellidea della Ricostruzione del
Tempio nellepopea allinverso dellAnticristo che ricostruir il Tempio di Gerusalemme: si tratta di
parodiare lidea tradizionale della restaurazione cosmica che il Novum Templum inaugura. Questultimo
pienamente spirituale, il Terzo Tempio (Das Dritte Tempel come Das Dritte Reich) invece
pienamente materiale realizzazione di un sogno, ma deviato dal suo vero senso ed originario, che era quello,
tutto spirituale, di un ritorno alla Presenza Divina in un luogo, sulla Terra, ci detto sia del Tempio di
Gerusalemme, sia dellOrdine Templare che, a causa del numero dei suoi aderenti e della molteplicit delle
sua attivit secondarie, a causa anche, e forse soprattutto, dei mutamenti sopravvenuti nel secolo (P.
Ponsoye, LIslm e il Graal, SE 1989, p. 95, in nota), comunque necessitava di una riforma e di un
adeguamento (ibid.). Anche a causa degli enormi privilegi dei quali fu oggetto. E tuttavia, Ponsoye nota

143

bene come il gran secolo della Cristianit cominciasse a declinare con la loro scomparsa: per misurare il
ruolo che esso [LOrdine Templare] svolse e il vuoto lasciato dalla sua assenza, sufficiente constatare il
declino dei due poteri [Papato ed Impero] che accompagn e segu la sua distruzione, e la decadenza
irrimediabile che conobbe dallora il mondo cristiano. Gli avvenimenti dal 1307 al 1314 hanno la scandalosa
risonanza propria del sacrilegio. Clemente V non singann, non osando condannare questOrdine che
lultimo Gran Maestro aveva, a prezzo della vita, dichiarato santo e puro, ma limitandosi ad abolirlo per
viam provisionis et ordinationis apostolicae, senzassumersi il rischi di rimettersi al Concilio. Liniquit
testimonia qui, per la sua stessa profondit, in favore del Mistero di Giustizia, che essa ha potuto attingere
solo con un crimine, e perch lOccidente aveva cessato desserne degno (ibid., p. 93). Vi qui un punto
decisivo, e che ci porta alla sede visibile del Divino nellumano che scopo dellAvversario prima di
togliere, poi, alla fine, di parodizzare: Una delle caratteristiche che pi colpisce sulle virt della Santa
Milizia, cos come nella disponibilit spirituale del Medio Evo, la situazione privilegiata, inviolabile e
sovrana, che i papi, i principi e i popoli hanno spontaneamente convenuto dassicurarle allinterno
dellordine cristiano. Per quanto sensibile fosse allora la comunit cristiana ai segni e alle influenze sacre, un
tale accordo non pot realizzarsi e mantenersi per quasi due secoli contro diritti e interessi civili e religiosi
tanto diversi quanto potenti, se non per il fatto che l evidenza aveva qui una forza cogente: il Tempio non ha
solamente preteso di essere, ma realmente stato, agli occhi di tutti, la milizia privata di Dio (ibid., p. 87,
corsivi miei). E, difatti, Bernardo di Chiaravalle non diceva che i Cavalieri del Tempio erano militia
ecclesi, bens militia Dei, e non erano certo parole di circostanza, ma pienamente pesate su di una
bocca come la sua. La Chiesa pu avere tante milizie ma Dio, in ambito cristiano, Dio nebbe una sola, ed
una sola ne avr mai (in quellambito, beninteso). Per questo tutti i tentativi di ricostruzione dellOrdine
templare sono miseramente falliti e bene sarebbe solo la commemorazione, pi spirituale senzaltro. Non
scherziamo: avete voi la possibilit di essere militia Dei? Non lavete? Allora lasciate stare! Poich a voi
manca esattamente l unica cosa necessaria ed irrinunciabile.
Unaltra osservazione: corruptio optimi pessima: difatti lidea delle SS hitleriane era quella di un Ordine
che fosse sovrano ed indipendente, stato nello stato, come i Templari. Ma, ora, le finalit erano state non solo
cambiate, ma semplicemente invertite, a favore del neopaganesimo. Il modello pot giungere a Hitler
tramite lOrdine Teutonico, al quale Federico II di Svevia confer il privilegio di essere Stato autonomo
dallImpero, un Ordine che sispirava ai Templari, ma che aveva un ruolo pi ridotto, non ponendosi come
centro oltre Papato ed Impero, ma direttamente a favore dellImpero, seppur mediando con il Papato.
Tant che quando il Gran Maestro teutonico Ermanno di Salza (Hermann von Salz) non fu pi al comando
dellOrdine, i rapporti tra Federico II di Svevia e il Papato si guastarono irrimediabilmente. Pi che essere
oltre, si poneva come mediazione tra Papato ed Impero. Inoltre, lOrdine Teutonico (la cui bandiera,
bianca con una croce nera, riecheggiava quella templare, bianca con una croce rossa), come dice il nome, si
rivolgeva soprattutto a cavalieri dorigine tedesca e la sua crociata non era soprattutto per liberare il Santo
Sepolcro di Gerusalemme, ma si rivolgeva ad Est, verso i paesi balto-slavi che non erano ancora cristiani.
Nasceva il drang nach Osten, impeto verso Est, che, anchesso, Hitler riecheggi, ma con diversissime
finalit: dalla cristianizzazione alla de-cristianizzazione. SullOrdine teutonico, cfr.: Henryk
Samsonowicz, I Cavalieri Teutonici, Giunti, Quaderno di Storia e Dossier 1987.

144

E nostra intenzione mostrare le cose che sono, come sono.


Federico II di Svevia, De Arte venandi cum avibus

Lo Presto Giovanni, mobilissimo signore indiano, mandoe


ricca e nobile ambasceria al nobile e potente imperadore
Federigo, a colui che veramente fue specchio del mondo
in parlare e in costumi, e am molto delicato parlare,
e istudi in dare savi responsi.
(Novellino, II, da: G. Cattaneo, Federico II di Svevia.
Specchio del mondo, Tascabili Newton 1995, p. 6)

1, a. Federico II di Svevia. Le biografie su Federico II di Svevia del Sacro Romano Impero


(1194-1250) le possiamo dividere in tre gruppi: esaltative, sminuenti, medie. Comesempio
della prima, vi : Ernst Kantorwicz, Federico II imperatore, Garzanti 1981 (recentemente
ripubblicato). E una biografia epica del grande imperatore svevo, quindi molto ben fatta e ben
leggibile, ma col difetto, di non poco conto, di voler troppo modernizzare Federico II e di voler
vedervi un uomo moderno che non cera. Comesempio della seconda tendenza: David Abulafia,
Federico II. Un imperatore medievale, Einaudi 1990. Abulafia tende a ridurre Federico II alla sua
epoca, come il titolo dice benissimo. Da un lato, bene lopporsi da una modernizzazione di
Federico II che non ha vere basi, ma sbagliato, al contrario, voler troppo sminuirne la figura.
Egli fu s, davvero e pienamente, uomo del Medioevo, in pieno, ma fu anche di pi che uomo del
Medioevo, e non possiamo dimenticarcene. Egli fu oltre il Medioevo, ma pienamente radicato nella
realt medioevale, che avrebbe mirato a superare in una direzione che il mondo moderno non
avrebbe preso. Infine, comesempio della terza corrente, che tende a mediare, in questo venendo
molto pi vicino al vero: Eberhard Horst, Federico II di Svevia. Lunico genio fra i sovrani
tedeschi, Rizzoli 1981. Oltre a porsi in una via mediana nel giudicare loperato, a volte
contraddittorio, del grande svevo, Horst, come recita il sottotitolo (Lunico genio fra i sovrani
tedeschi) da una grande importanza, diversamente sia da Kantorowicz, che insiste sullo scontro
con la chiesa, sia da Abulafia, che tende a fare di Federico II un imperatore solo medioevale, che si
trovato in conflitto con la chiesa solo per i suoi interessi sostanzialmente dinastici, d una grande
importanza agli interessi molteplici che Federico II coltivava. A sua volta, interessante questa
piccola biografia di Federico II: Federica Faitelli, Federico II. LImperatore e il Mito, Dossier
Giunti 2000. Il primo capitolo, dal titolo Stupor mundi, inizia cos: Federico II fa parte di
quellesiguo numero di personaggi storici che ancor oggi, nonostante i quasi duemila studi a lui
dedicati, sfuggono a ogni catalogazione. Uomo di sottile fascino e di grande cultura, come lo
descrivono i contemporanei, enigma per gli storici moderni: fu veramente un grande imperatore, o
piuttosto una figura costretta dagli eventi a rivedere costantemente le proprie posizioni, alla ricerca
di quellequilibrio che invero non gli riusc mai di raggiungere? Gli ampi interessi culturali, la
tolleranza religiosa, la sfida allautorit papale gli hanno guadagnato una reputazione eccezionale.
Probabilmente, era realmente un uomo in anticipo sui tempi: le sue considerazioni sulle
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contraddizioni in cui si dibatteva il papato del XIII secolo le stesse additate dallordine
francescano appaiono di una modernit sconcertante, anche se a pagare le conseguenze di un
pensiero troppo ardito fu solo lui, Federico II. Erede di un impero a vocazione universale, sar di
fatto lultimo degli imperatori tedeschi a coltivare il sogno delluniversalismo politico, proprio
mentre finiva per essere lartefice del primo stato moderno nel Regno di Sicilia. () La sua
poliedrica personalit ispir forse eccessive passioni fra gli oppositori lombardi e il papato,
alimentate anche dalle voci messe in giro ad arte dai suoi oppositori: in realt, Federico si vedeva
nei panni di principe della pace, difensore della giustizia e convinto assertore del primato della
legge, pur considerata emanazione della propria autorit. Le sue ambizioni e le sue realizzazioni
hanno contribuito ad ammantare di mito la figura di Federico II, il cui nome, ancora nel
Cinquecento, evocava aspettative di una nuova era dellumanit (ibid., pp. 3-4).
F. Fastelli ha detto giusto: Federico II sfugge ad ogni catalogazione. Bisognerebbe riflettere con
attenzione su questo punto, perch da qui nascono tutti i problemi. Talvolta davvero arduo dire se
siamo di fronte al principe seguace delluniversalismo imperiale oppure alluomo costretto dagli
eventi del suo tempo a rivedere costantemente le sue posizioni. Davvero arduo. Ma egli fu ambedue
le cose: questo il punto-chiave. Per questo Federico II rientra fra le poche personalit storiche a
sfuggire ad ogni catalogazione. E chi si volesse fermare allammirazione senza giudicare o avere
unopinione meglio articolata non sarebbe del parere pi giusto, ma, forse, del parere pi saggio.
Chi fu davvero mai questuomo, infine?! Una tale domanda, semplicissima peraltro, ancor
oggi priva di risposta definitiva e, temo, sia destinata cos a rimanere a lungo.
Unosservazione possiamo, invece, farla, ed quella relativa ai nemici di Federico II: i lombardi ed
il papato, sono, ancor oggi, e lo sono stati per lungo tempo, tra le forze pi dissolventi dellItalia.
Comunque la si pensi, non che siano cattivi (non questo il punto), rimane fermo e saldo come
una roccia il fatto che lo sviluppo in questo senso, con la predominanza di questi fattori storici,
piaccia o non, lo si voglia riconoscere o meno, ha, di fatto, sacrificato il Sud, che avrebbe avuto
tutto linteresse a continuare a far parte dellImpero. Avrebbe avuto tutto linteresse a che le cose
fossero andate ben diversamente. Le cose sono andate come sono andate, la storia fa vincitori e
vinti, purtroppo i Meridionali italiani hanno acquisito definitivamente il tarlo del perdente, lo
sono per vocazione ormai, non sanno come vincere e, se vincessero, rovinerebbero tutto perch non
saprebbero gestirlo; chiusi come sono nel piccolissimo particolare che ne costruisce la disvisione, hanno perso per troppo tempo e a ripetizione, ma non si pu di certo sostenere che i
vincitori di quella battaglia abbiano condotto, di caduta in caduta, le cose del mondo ad un buon
punto. Dei Meridionali dItalia si pu dire, come quel letterato: Linsuccesso mi ha dato alla testa,
eh s, vi ha dato proprio alla testa! Ci non rende i vincitori buoni, come non li rende cattivi.
Qual che sia la nostra condizione dobbiamo assumercene la responsabilit, per gestirla. Le vittorie
che danno alla testa sono quasi cos deleterie quanto le sconfitte che danno alla testa. Queste ultime
sono anche peggio, perch annullano lanima di un popolo. E cos il Meridione di oggi, soffre di
una mancanza dessere (Cocteau), in un senso didentit completamente sfilacciato e che
riemerge solo nelle cose le pi ridicole. Spesse volte, per, le sconfitte possono essere vittorie, se si
sa cambiare il punto di vista. Il difficilissimo sta precisamente qui, su ed in questultimo punto.
Voglio qui ricordare un film, in cassetta (Vhs), dedicato a Federico II, con la regia di Pasquale
Squitieri: Stupor Mundi, con Claudia Cardinale e Lorenzo Crespi, liberamente tratto da Ager
Sanguinis di Aurelio Pes (Editrice Novecento), Giunti, allegato a Storia e Dossier n155, 1998.
Sugli Svevi, come famiglia, cfr.: Eucardo Momigliano, Gli Svevi, DallOglio 1987. In questultimo
libro, molto interessante sia il capitolo su Pier Delle Vigne, giurista capuano (ibid., p. 325 e sgg.),
il comportamento verso il quale costituisce una prova del lato duro di Federico II, che pur lo
apprezz tantissimo, sia i passi (p. 335 e sgg.) sullImperatore mai morto, che riposa, come
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Federico I Barbarossa, nel Kyffhuser, () aspettando lora in cui i corvi abbiano finito di volare
intorno alla cime del monte e in cui il pero nano comincer a fiorire nella valle, per svegliarsi
quando la patria tedesca fosse in pericolo; ricomparir alla testa dei suoi crociati e ridar alla sua
giovane e fedele Germania, dalle bionde chiome, la pace, la forza e lunit. Cos canta la ballata
tedesca (ibid., p. 335). In nota, Momigliano scrive: La leggenda delle sopravvivenza si riferisce
soltanto a Federico II, quindi errata linterpretazione che attribuisce la ballata come ispirata da
Federico Barbarossa.
Sulla situazione giuridica delle comunit islamiche in Italia meridionale, interessante questa
recensione di unopera dedicata a tale tema, recensione a firma di Agostino Cilardo, scaricabile al
sito: http://www.uib.no/jais/v003ht/03-114-126Cilardo1.htm.

1, b. Federico II, la legge. Quanto allimportanza e alla centralit della legge in Federico II,
fermo restando che lui ne rimaneva il fulcro e lemanatore, esso ricorda, mutatis mutandis, i
legisti o legalisti cinesi, che contribuirono a fondare lImpero Cinese (quello di Chin [Qin]) nel
221 a.C. Nel Han-Fei Tzu, il Classico di Han Fei, Han Negazione, un filosofo della scuola
legista, la scuola che contribu a giustificare la presa del potere da parte del Primo Imperatore di
Chin (o Qin) e la fondazione dellImpero Cinese nel 221 a.C.. Han Fei cerc di mitigare il
contenuto iniziale della scuola legista, volto alla giustificazione del dispotismo dellImperatore, che
sarebbe stato di seguito assai moderato dalla vittoria del Confucianesimo e la confucianizzazione
dellImpero legista. Han Fei tent di moderare tali idee centralizzatrici ricorrendo a Shen Tao, che
un filosofo considerato a cavallo fra legisti e taoisti. Shen Tao, o Shen-tzu, maestro Shen, ricorreva
alla nozione di Shih (o shi), che significa s potere, ma pure circostanze, il potere che nasce
dalla natura delle cose, insomma, e che non si lascia forzare dai desideri di un comandante, di un
capo, fossanche un Imperatore. Nel capitolo XVII dello Han-Fei tzu, si legge: Shen-tzu disse:
Un drago volante cavalca le nubi e un serpente fluttuante viaggia sulla nebbia. Ma quando le nubi
si disperdono e la nebbia si alza, drago e serpente non sono diversi da un grillo o da una formica...
(citato nellIntroduzione di Duyvendak a: Il Libro del Signore di Shang, Adelphi 1989, p. 110).
Ecco, il drago che diventa grillo! Tutto ci per dire che il potere nasce dalla natura delle cose, non
dai desideri del singolo. Va detto che la scuola legista sosteneva che si dovessero punire
duramente i delitti piccoli, su quelli grandi Lasciamo perdere!
La camorra-gomorra un pesce che vive nel fango puzzolente, ed ora pure venefico, di Napoli:
occorrerebbe solidificare, rassodare, seccare in un parola, quel fango, ed anche quella malefica
anguilla, quella serpe dacqua rimarr senza lelemento che la nutre, che la sostiene. Occorre porre
condizioni di vita meno estreme, meno libanizzanti, pi ordinate, e sar molto pi facile isolare la
camorra-gomorra. La classe digerente campana non ha mai voluto farlo, ben spalleggiata dallo stato
italiano, che ha i suoi gravissimi demeriti e le sue oscene colpe. Perch la classe digerente locale
non ha mai voluto farlo? Perch, se avesse fatto cos, avrebbe intaccato il clientelismo che la sua
base, clientelismo in parte, ovviamente, controllato dalla camorra-gomorra, che altro non se non
una mafia, cio unorganizzazione criminale che pu svilupparsi se e solo se si mescola con la
politica. In uno stato forte queste degenerazione sarebbe stata semplicemente impossibile, perch
quelle fesserie che si leggono sui libri di politica e di legge, cio che lo stato tale perch non
accetta di spartire la sovranit con nessun altro su di un territorio, unaffermazione falsa in questo
territorio, ed in Sicilia e Calabria, dove lo stato spartisce, di fatto, intere porzioni di territorio, dove
c una sorta di doppia sovranit. LItalia, ed il Sud in particolare, pi particolarmente ancora
queste tre regioni, sono a rischio di anomia, parola coniata da Durckheim. Il termine
successivamente divenuto generico e riguarda ogni disadattamento, () ogni perdita del senso del

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limite, ogni difficiot di considvisione di valori sociali diffusi (Antonio Sacc, Dizionario di
Sociologia, Economici Newton 1996, p. 9).
E, tuttavia, importante sottolineare che la dignit dellImperatore, Figlio del Cielo, cinese nasce
in seguito alla fine parziale, peraltro del feudalesimo in Cina, la qual cosa, a sua volta, deriva da
fatto che solo lui comanda (in via di principio) le spedizioni che sole sono delle vere guerre,
essendo dirette contro i Barbari (Marcel Granet, La civilt cinese antica, Einaudi 1968, p. 322). Le
lotte contro i barbari esterni alla civilt cinese dellepoca non erano soggette alla regole di
cavalleria che vi erano tra i Regni feudali, almeno negli scontri fra nobili. Da questo suo ruolo di
condottiero deriv il suo ruolo religioso, che poi fu avallato dal Confucianesimo di stato cinese,
attivo, sebbene in stato di forte decadenza, sino allinizio del XX secolo. Il regno del Primo
Imperatore era caratterizzato dal colore nero, secondo le corrispondenze della tradizione cinese
correlato allAcqua, lelemento del potere come massa, come capacit di muovere masse umane,
eserciti (esagramma n7 dell I-Ching [Yijing]), di concentrare gocce dacqua fino a generare
possenti onde. LAcqua, come elemento-attivit, ha corrispondenza con il Nord, e il Guerriero
Oscuro, la tartaruga, come quella che si ritrovata a Karakorum, la capitale dellImpero Mongolo,
sperduta nelle steppe dellAsia Centrale. Tra laltro, la dinastia del Primo Imperatore, Chin [Qin],
donde Cina, era considerata dagli altri regni feudali come semi-barbara, chiusa comera
nellangolo nord-ovest della Cina, da dove, secoli e secoli dopo, sarebbero calati i Mongoli.
AllAcqua ed al Nord si fa corrispondere lemozione della paura, dunque il governo di leggi
spietate, draconiane, che atterriscono sudditi. Nero e paura, leggi penali, nero e paura, e Napoli
nera e la paura lunica cosa che pu impedire al plebeismo (fa sorridere quando Nietzsche
esaltava il Mediterraneo e il Meridione cos come quando esaltava la Francia, per contro,
come gi sottolineava Colli, le sue invettive su ci che tedesco, che per lui faceva rima con
filisteo, sono ancora graffianti, e danno da pensare in relazione allattuale papa), generato dal
dominio dellottusa e miope borghesia compradora che la digerisce da tanto tempo, di continuare
a generare i guasti che genera. Il Capo un cacciatore, ma che se ne va a caccia a suon di musica,
danzando, battendo il tamburo e brandendo, come una bandiera, delle code di animali. Cattura delle
bestie, ne mangia la carne, ne indossa la pelle, rivestendosi della loro natura e assimilando il loro
genio. () Ma egli non li pu conquistare che nelle marche deserte di confine, terreno delle cacce e
delle guerre [era un mondo diverso, non come oggi con tante citt e tanti uomini, ma speculare:
cera la Terra Nondum Cognita, che si chiamava nel Medioevo Iscurit; nota mia]. L vivono i
Barbari, che sono la selvaggina del Capo. Fra i Cinesi, infatti, un tempo la guerra era proibita. Essa
appariva impossibile, perch tutti i Cinesi erano congiunti () o fratelli (ibid., pp. 188-189).
Questultimo fatto spiega molte cose del comportamento dei cinesi, come tendano a fare gruppo
facilmente, come tendano a scacciare tutti gli altri. Fatto significativo, i primi codici sembra
venissero promulgati durante le cacce, vale a dire nelle marche di confine, dove vivevano i Barbari.
Il diritto penale, quando supera la semplice giustizia familiare o la procedura di vendetta, appare
come un diritto militare, un diritto di guerra. I codici furono incisi sopra caldaie il cui metallo era
stato raccolto nelle gole delle montagne (). Similmente il tesoro pubblico fu, in origine, un tesoro
di guerra (ibid., p. 190). Gettare uno nel mondo della barbarie come ucciderlo, poich i Barbari
posseggono la natura delle bestie e non degli uomini. Due esseri umani, due Cinesi, se sono parenti,
possiedono unidentit di genio [lessere sottile, lo spirito della casata, non i geni della genetica!,
nota mia]: i loro geni sono complementari se sono alleati. Coi Barbari, invece, nessuna parentela
possibile, come pure nessuna rivalit regolata (ibid., p. 191). Con loro le punizioni sono durissime,
spietate. Con lo sviluppo della civilt, il diritto penale fa lingresso nella civilt cinese stessa: esso,
per, devessere amministrato dallImperatore, come Figlio del Cielo, poich, teoricamente,
super partes. In ogni caso, il senso di ci che aristocratico in quella cultura e in quel tempo,
erano fortissimi. Tornando a di Federico II, il suo stato rassomigliava molto a questi principi,
mutatis mutandis, chiaramente in unepoca del tutto diversa, in una cultura del tutto diversa, non
cerano geni fra le montagne, il mondo non era pi cos pieno di forze sottili, la misteriosa
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Iscurit non vera n la tenebra del Grande Nord. E tuttavia, tuttavia si sa quanto il dominio
della legge stesse a cuore allo Svevo imperatore.
Al Nero si ricollega il pianeta Mercurio, secondo le corrispondenze cinesi, sebbene la qualit del
dominio del Primo Imperatore sia, indiscutibilmente, marziale, ed una delle pi evidentemente
tali. La dinastia Han (206 a. C.-220 d. C.), che successe alla breve ma intesa Chin [Qin], quella che
fond lImpero Cinese, iniziarono il culto del Sovrano Nero, che simboleggia lessenza
elementale del Primo Imperatore: Gli Han completarono la serie, conformemente alla teoria dei
cinque Elementi, istituendo il culto del Sovrano Nero (M. Granet, La religione dei Cinesi, cit., p.
125). Gli Han han dato nome alla lingua cinese ed alletnia di quelli che chiamiamo Cinesi, e che
non sono tutti gli abitanti della nazione che chiamiamo Cina, lerede dellantico Impero Cinese,
questultimo s fondato dal Primo Imperatore. I Cinesi sono la stirpe degli Han: una dinastia ha
fatto la terra, laltra il popolo, questo rende molto bene la differenza tra le due, cos come la
complementarit, per cui il culto del Sovrano Nera era un implicito omaggio al precedente regime.
Il male del Sud non lo stato forte, ma lo stato perennemente debole, e questo non pu essere solo
colpa dello stato italiano ma pure di quello che cera prima, quello borbonico. Le cose non possono
cambiare perch si vive nellepoca dellindebolimento degli stati dovuta alla globalizzazione: la
tendenza mondiale si unisce a quella locale, rendendo questultima troppo forte. Ci vorrebbe un
clima diverso ed il problema del Sud si risolverebbe. Il dramma del Sud stato lessere una nazione
a met, lo stato borbonico non ha avuto il tempo per migliorarsi e unintera fase dello sviluppo
statale nel Sud asfittica e parziale, la borghesia locale non essendo mai riuscita ad andare oltre la
fase compradora, tipica di molti paesi in via di sviluppo. Come sempre, sono i fattori generali
ad essere pi importanti di quelli locali: se i primi cambiassero, anche localmente le cose
cambierebbero. Quindi, purtroppo, la causa profonda del fatto che il Sud e Napoli, in particolare,
quella latrina che diventata nasce s da tendenze locali, profonde, ma tremendamente rafforzata
da tendenze generali, che hanno generato il punto di caduta, cio il punto dove lequilibrio si
alterato. Molte posizioni dEvola, sia detto per inciso, non sono corrette dal punto di vista della
dottrina, e non le accetto, per, umanamente parlando, comprensibile in quanto meridionale: con
il suo sogno dellImpero pagano, per reagiva alla piaga che impesta il Sud, la mancanza di
stato, dove la gente teme il gomorrista ma non lo stato: reagiva ad un certo familismo
meridionale, nemico di una causa pi vasta e pronto, al contrario, a ripiegarsi su se stesso. Noi
dobbiamo sempre puntare ad unarmonizzazione, esaltare la solarit oltre il limite dellArmonia
deleterio, comprensibile umanamente, ma non accettabile in termini dottrinali. Chi comprende, poi,
perch Evola fosse in certa misura indotto ad esaltare, estremizzando, la solarit, comprende il
Sud, dove, nonostante le parole e i si dice, proprio questa cosa manca e vi predomina la
dimensione ctonia, il fuoco infero, terra vulcanica e tellurica. La solarit principio dordine
superiore, questo lAbc della Tradizione, non il principio della crescita, ma, invece, impone
un limite alla crescita. Troppo sole distrugge, il sole moderato, invece, fa bene alla vita, che si basa,
per, sul principio lunare, della crescita. Qui si parla del sole-calore, non del sole-luce (cfr.: R.
Gunon, Simboli della scienza sacra, Adelphi 1975, cap. 69), il sole-calore necessario alla vita,
ma in quantit moderata.
Il ritmo di successione delle eclissi lunari , per esempio, molto lunatico, saltellante, irregolare.
Il ritmo di successione delle eclissi solari molto ma molto pi regolare: questo illustra benissimo
al differenza qualitativa tra gli influssi rispettivi dei due astri. Ora, da noi basta vedere come la
gente guida. Ecco che vanno velocissimo, poi, improvvisamente, stoppano e vanno a passo di
lumaca, poi scattano e cos via, si fermano improvvisamente, girano senza mettere unindicazione, e
cos via: gente lunatica, altro che solare! Qui il grande errore, credere che il principio solare sia
effusivo, far rumore o cose del genere, quando un principio dordine che pone limiti alla capacit
daccrescimento della vita, in altre parole di riproduzione, in teoria capacit indefinitamente
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ripetentesi. Lordine viene sempre dallalto, recita, di nuovo, lAbc della Tradizione; lordine si
costruisce dal basso, sostiene la modernit: ecco posti a confronto, nella maniera la pi semplice, le
due tesi. Proprio Napoli sta l a dimostrare la mancanza di un principio dordine. Allora, per, come
si spiega che spesso questo fenomeno non accade in altre parti, altrettanto se non pi moderne di
Napoli? Si spiega cos, nei termini tradizionali: in quei posti la tendenza allordine cera gi prima
della modernit, questultima tende a consumare tale tendenza, ma non pu cancellarle del tutto; a
Napoli, per vari motivi e per diverse contingenze storiche, tale tendenza abortita o stata sempre
scarsamente presente, o meno presente del necessario. Molto semplice. Non sto affermando che
questo debba convincere: mio scopo , piuttosto, dimostrare come, in una determinata mentalit, si
possono spiegare tante cose che in unaltra non trovano spiegazioni convincenti, fermo restando le
contingenze storiche, che contano! Perch se Napoli avesse avuto dei piccoli cambiamenti nella sua
storia, non avrebbe dove sta. E questo pure devesser valutato, per cercare davere una visione non
dico completa, per sufficiente, del problema.
Lessi, tempo addietro, di quel napoletano che, andato in Afghanistn, con metodo duro, riusc, caso
rarissimo, a mettere ordine in quella terra martoriata. Costui conosceva la sua terra. I vari signori
della guerra locali se ne disputavano i servigi.

1, c. Di alcune date fatali del mondo Il Primo Imperatore cinese non era solare, bens
marziale, nato sotto Marte, ci che ci vorrebbe a Napoli e nel Sud, dove c un cancro sociale.
Quando ci vuole il chirurgo, ci vuole il chirurgo. Ci non significa che il chirurgo debba intervenire
sempre, anzi: lopposto! Il chirurgo deve intervenire raramente, non c il minimo dubbio. Ma ci
sono dei casi nei quali, o interviene, o la fine. Purtroppo, non accadr: localmente non ci sono, nel
modo pi assoluto, le energie, dovrebbero intervenire da fuori, ma, purtroppo, la tendenza generale
mondiale non verso uno stato forte, ma verso lindebolimento degli stati, a favore della
costruzione di strutture sopranazionali tanto occhiute quanto impotenti a generare ordine, ma che
saranno sempre pi potenti per distruggere ogni dissenso, la tendenza, da dopo l11 Settembre 2001,
sempre in crescita: il controllo sociale cresce ma contro le opinioni non favorevoli al consenso,
non contro la criminalit che, anzi, come dimostra il caso del Sud dItalia, una macchina per il
consenso. In effetti, si dovrebbe distruggere lItalia per distruggere le macchine del consenso della
criminalit organizzata, il cui braccio armato nel Sud ma la cui potenza investitrice, economica
ormai altrove, la qual cosa pur significativa.
Solo il crollo generale, non pi molto lontano ormai, viste le tendenze generali del mondo, potr
fermare la crescita del tumore maligno che impesta queste zone. Solo il cambiamento generale, non
pi lontano, ma sempre pi vicino, potr fermare queste forze, al prezzo della vita del malato. La
via che il mondo ha preso definitiva, i nodi si dovranno scaricare, soprattutto dallinizio del
prossimo decennio, ma la seminagione di quegli eventi, iniziata da tempo, avviene soprattutto in
questi anni, 2007-2008. Secondo le Predizioni del Re del Mondo del quale parl Gunon e
raccolte da Ossendowski, lequilibrio/squilibrio attorno a tre poteri, nato dalla fine della Seconda
Guerra Mondiale, pu durare sino al 2011, data non certo lontana. Ma le scelte di questanno e
dellanno scorso determineranno quel momento, il 2010-2011. Ossendowski riporta, tra le altre cose
notevoli come lannuncio delle Guerre Mondiali e delle crisi che ne sarebbero seguite, nel cap.
XLIX, intitolato: La Profezia del Re del Mondo nel 1890, che la data di rilascio della profezia
stessa e che devessere tenuta bene a mente per linterpretazione: Nel cinquantesimo anno solo tre
grandi regni ci saranno, che vivranno felici settantun anni. Poi vi saranno diciotto anni di guerra e
distruzione. Infine i popoli di Agarthi [il Centro del Mondo del quale tratt Gunon ne Il Re del
Mondo ma pure, qua e l, in altri suoi testi; Agarthi (o: Agartha) significa inviolabile,
irraggiungibile; nota mia] saliranno dalle caverne sotterranee alla superficie della terra
150

(Ferdinando Ossendowski, Bestie, uomini e dei, Fratelli Melita Editori 1988, p. 339). Ora, 1890 +
50 = 1940, lepoca delle Seconda Guerra Mondiale, dalla quale vennero fuori tre nazioni, quelle che
hanno costituito lOnu: America, Russia ed Inghilterra, attorniate da uno stuolo di crescenti medie
potenze in ascesa, relativa e fino ad un certo punto, come Cina, India e, meno, Brasile, e di medie
potenze che sono state bloccate, come lIraq di prima della Prima Guerra del Golfo (1990-1991). Le
grandi potenze, soprattutto lInghilterra, prima, poi la Russia, che si riciclata in qualche modo
nel suo ruolo di grande potenza, e gli Usa, i pi forti ma le cui recenti disavventure stanno
fortemente indebolendo, complice una crisi economica cui hanno molto contribuito essi stessi che,
per, nasce dallAsia Orientale, dalla Cina e dal Giappone, che non possono illudersi di continuare,
senza un termine, a produrre senza consumare, perch il sistema che c oggi non funziona cos.
Ora, 1940 + 71 = 2011, ed ecco la data, simbolica di un processo che termina, e che gi ora
mostra le sue crescenti debolezze. E la fine della Grande Prostituta di Babilonia dell Apocalisse
di Giovanni, sistema di consumazione della Terra che ha il suo centro negli Usa ma che non si
equivale puramente e semplicemente alla nazione degli Usa, importante precisarlo. E una sorta
dinstallazione estranea che ha preso possesso di quella nazione, con il consenso, ma non
originaria di quella nazione stessa n originata da essa. C anche la predizione di Nostradamus, per
la quale la fine del mondo vale a dire la fine di un mondo, ma per troppi le due cose tendono
a coincidere -, che suggerisce che lanno, fatidico, potrebbe essere quello in cui la Pasqua cadr il
25 di aprile, giorno in cui si festeggia San Marco, il Venerd Santo sar il 23, giorno della festa di
San Giorgio e il Corpus Domini verr di giugno. Una Pasqua che cade al 25 daprile sar quella del
2038 (Giuseppe Cosco, Profeti e profezie. Alle soglie del 2000, Edizioni Sarva 1992, p. 52). Ora,
solo nel 1886 e nel 1943 vi stata una Pasqua che coincideva con il 25 aprile. Sennonch, la Pasqua
del 2011 arriva quasi a quella data: 24 aprile, ed comunque il pi avanti possibile dal 1943, anno
di Guerra Mondiale. Non sar la stessa cosa, ma chiaro che sar un anno memorabile, come a
dire: si arriver quasi alla fine, poi le cose riprenderanno il loro corso, con tutta una serie di
azioni e reazioni, finch la situazione maturer. E chiaro che il prossimo decennio sar cruciale,
ancor pi di questo presente.
La data del 2011 molto vicina a quella del 2012 che si evince dal Calendario, computo lungo,
dei Maya e che pare sia presente anche nelle Centurie di Nostradamus. Questultimo, era del segno
del Sagittario (lui ci avrebbe tenuto a questa precisazione!), essendo nato il 14 dicembre 1503, a
Saint-Rmy-de-Provence (Claudio Corvino, LUltima Profezia, in: Medioevo. Un passato da
Riscoprire, anno 12 n1 (132), numero che contiene anche un interessante articolo sulla citt-stato
medioevale dOrvieto (definito significativamente: Un sasso fra le nuvole), ed un Dossier sulla
conquista di Granada, gennaio 2008, De Agostini periodici, p. 26). Nostradamus studi medicina a
Montpellier e conobbe il veronese Giulio Cesare Scaligero. Dopo che la prima moglie ed i figli
morirono per una non ben precisata epidemia, Nostradamus prese a vagare, per lItalia (anche). Di l
a poco, avrebbe iniziato, dopo questa fase di ritiro, a scrivere le sue famose Centurie. E noto il
problema di fondo di questo testo, la sua polisemicit, per cui ci sono quartine polivalenti, dai
molteplici significati, croce degli esegeti, che rendono molto difficile lattribuzione di un senso
univoco e certo alle quartine stesse. Questo anche il motivo per cui molti detrattori di
Nostradamus lo hanno considerato un profeta del giorno dopo, le cui profezie appaiono
indecifrabili prima che levento si sia verificato. Ma questa una caratteristica di molte
affermazioni del linguaggio umano, compreso quelle del signor de Lapalisse. Inoltre, nellambito
della letteratura profetica, il tempo sembra essere basato su proporzioni misteriose e sempre
particolarmente difficili da decifrare (ibid., p. 27). Ammesso, ed tutto da verificarsi, che anche
nelle Centurie vi sia la data 2012, questultima data viene dal Calendario Maya, che, in realt,
possedevano tre computi. Il primo fondato sullanno solare di 365 giorni (anzi, secondo gli
astronomi maya 365,2420 giorni), diviso in diciotto periodi di venti giorni, ai quali si aggiungevano
cinque giorni vuoti (uayeh presso i Maya, nemontemi presso gli Aztechi), considerati nefasti.
Ognuno di questi mesi era sotto la protezione di una o pi divinit e implicava rituali spesso anche
151

complessi. Il secondo calendario (tzolkn in maya, tonalpohuualli in azteco) era rituale e divinatorio,
aveva 260 giorni ed era ottenuto combinando tredici cifre (da 1 a 13) e venti segni, sempre nello
stesso ordine. () Il calendario, oltre che rituale, guidava anche la divinazione, perch ogni cifra e
ogni segno interpretati dal tonalpohuualli aveva un senso particolare. () La stessa data non si
ritrovava nei due calendari che dopo 18.980 giorni, cio 52 anni, il secolo indigeno
mesoamericano. A Citt del Messico, la cerimonia del Fuoco Nuovo marcava, alla fine di ogni
periodo di 52 anni, laggancio degli anni. Fu celebrata lultima volta nel 1507. il terzo calendario
era quello venusiano, da Venere, pianeta che ancor oggi rivesta molta importanza tra quelle
popolazioni. Osservando la rivoluzione apparente di Venere, i Mesoamericani avevano constatato
che i suoi cinque anni, contati secondo il calendario divinatorio [il secondo di quelli detti prima],
corrispondo ad otto di quelli solari. I due calcoli, quello venusiano e quello solare, coincidevano
dopo 65 anni del primo calendario, equivalenti a 104 del secondo, dunque dopo due secoli. In
particolare i Maya utilizzavano anche un Conto Lungo, un ciclo di circa 5126 anni. Secondo la
loro mitologia, ognuno di questi periodi corrisponderebbe ad unera della Terra: la prima inizi con
la creazione del mondo, abitato da vegetali e animali che per, non avendo luso della parola, non
veneravano gli dei, e cos furono distrutti. Anche gli esseri umani della seconda e terza era non
veneravano gli dei, ricevendo lo stesso trattamento. Nella quarta era, quella in cui viviamo, luomo
ha avuto il sopravvento sul resto della creazione: questepoca, secondo il calendario maya, sarebbe
iniziata il 13 agosto del 3114 a. C. Secondo i calcoli di questo lungo conteggio, allora, la nostra
epoca dovr terminare nel 2012, precisamente il 21 dicembre (ibid., pp. 30-31). Difatti, 5126
3114 = 2012. In realt, una data solo indicativa: per ceri aspetti, il 2008 pi importante, non
per chiss quali eventi, ma per le decisioni, o lassenza di decisioni, che vi avverr. Lo stesso
Corvino, poi, riporta una tradizione che si pu legge anche sullarticolo su Wikipedia al link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Quetzalcoatl. Vi si dice, testualmente: Secondo una profezia il ritorno
di Quetzalcoatl Signore della Luce avverr nel 2009, dopo il ritorno del Signore delle Tenebre nel
2008, il fratello Tezcatlipoca nella forma di Huitzilopochtli, dio della guerra, da interpretare come
lavvento di una Terza Guerra Mondiale, secondo taluni. Il problema non , invece, questo o
quellevento, ma una fase trasformativi, leggi distruttiva, da interpretare tantricamente, starei
per dire, se non fosse che linsegnamento tantrico troppo spesso stato malissimamente inteso
come una sorta di avallo alle forze disgreganti, quando dovrebbe proprio essere lopposto, cio l
unica, vera risposta allo strapotere delle forze disgreganti, che le vecchie forme non sono in grado di
sostenere (cosa, peraltro, evidentissima nei nostri tempi). Ma linsegnamento tantrico stato
gravemente malinteso, ed Evola ha dato senza nessun dubbio una bella man in tal direzione. Le
molte critiche che questidea del 2012 ha subito vanno sempre rettamente intese: si tratterebbe,
nelle intenzioni dei creatori del Computo Maya, non gi di una data precisa in cui avviene chiss
che, quanto piuttosto di una data che segna una definitiva rottura di un equilibrio sempre pi
precario, dun equilibrio che, nel corso della modernit, stato sempre pi scosso, senza per mai
trovare un momento di katastroph in senso greco, quando si ha linversione di tendenza. Tale
momento dinversione sarebbe, secondo il Computo lungo dei Maya, corrispondente al 2012,
dicembre 2012, per cui sarebbe lanno successivo quello dellinizio delleffettivo processo, sulla cui
durata non sono dati tempi precisi, anche se, ognuno lo pu comprendere, non potr durare
tantissimo. Spesse volte si citano a sproposito, tra laltro, le ultime parole de Il Regno della
Quantit e i Segni dei Tempi di Gunon, laddove questultimo sostiene che la fine del mondo non
altro n pu esser altro se non la fine di un mondo. Ma bisogna vedere qual la nostra ottica,
se cio siamo compressi allinterno di questo mondo e dei suoi limiti o non. E poich la gran parte
dellumanit vi rinchiusa, la cosa non dovrebbe poi avere quel senso falsamente rassicurante
che taluni gli attribuiscono, pur, senzalcun dubbio, non avendo quel senso catastrofico che degli
altri, invece, attribuiscono allidea di fine del mondo. E qualcosa dintermedio. A questo
punto, e sarebbe la cosa davvero importante, occorrerebbe avere unidea precisa di ci che legato
ai limiti di questo un mondo che termina e di cosa, invece, non vi legato. Perch il punto vero
sta precisamente qui.
152

Tornando allarticolo sulla rivista precedentemente citata, lo stesso autore (Corvino), chiarendo la
differenza tra il computo lungo maya ed il nostro, afferma: Per chiarire meglio il senso delle
profezie di Aztechi e Maya, bisogna osservare innanzitutto le differenza che passano tra il nostro
computo ed il loro. Se io dico gioved 17 gennaio, indico la collocazione di un girono allinterno
di tre cicli: settimanale, mensile, annuale. Se per aggiungo 2008, introduco un ciclo lineare, non
ripetitivo, che va allincirca dalla nascita di Ges a un limite infinito. Per i Mesoamericani, invece,
limportante il ciclo, non la linearit: i giorni si succedono allinterno del mese, dellanno p del
fascio di anni, ma questi si ripetono esattamente luno dopo laltro, anzich essere disposti, come
per noi, lungo una cronologia lineare. Vi sono differenze allinterno di ogni sequenza, ma questa
sempre identica allaltra e nessuna appartiene a un tempo assoluto: ecco perch risulta cos difficile
tradurre le cronologie mesoamericane nelle nostre ed anche perch il tempo e il calendario sono
rappresentati da una ruota (ibid., p. 31). Per questo, Corvino afferma: Il futuro? Un dja-vu (p.
32), e chiama i Maya: Profeti del giorno dopo (p. 33), ma in senso tutto diverso da quello dei
detrattori di Nostradamus. Infatti, se il tempo ciclico, in modo sempre diverso fatti simili
ritornano. Si avvicina alla concezione tradizionale senza toccarla, per, perch comunque pensa che
i presagi sono stato elaborati dopo che i fatti erano accaduti (ibid., p. 33). Questa concezione
tradizionale Gunon la chiamava: Le determinazioni qualitative del tempo (cap. V, de: Il Regno
della Quantit e i Segni dei Tempi). Ne diceva: forse ci si potr render conto che molte cose
considerate oggi come favolose non lo erano affatto per gli antichi, e che queste stesse cose
possono sempre non esserlo per coloro che hanno conservato, con il deposito di certe conoscenze
tradizionali, quelle nozioni che permettono di ricostruire la figura di un mondo perduto, come pure
di prevedere, almeno nelle grandi linee, quella dun mondo futuro, poich, proprio in virt delle
leggi cicliche che governano la manifestazione, il passato e lavvenire si corrispondono
analogicamente, per cui, checch ne pensi il volgo, previsioni del genere non hanno in realt il
minimo carattere divinatorio, ma riposano interamente su quelle che abbiamo chiamato
determinazioni qualitative del tempo (R. Gunon, Il Regno della Quantit e i Segni dei Tempi,
Adelphi 1982, p. 48). Un esempio di questa ricorrenza, nella differenza, cio le cose non si
ripetono uguali, ma simili, quanto afferma Flavio Barbiero in relazione allAtlantide, caduta
nel diluvio biblico, quello originario, e non le sue ripetizioni minori, ed assai pi tarde, in
Mesopotamia o nel Mediterraneo (il diluvio di Deucalione e Pirra ricordatoci dalle fonti
classiche). Si tratt dun evento che colp lintera Terra, dovuto allimprovviso spostamento
dellangolo di rotazione dellAsse terrestre sullimmaginario piano delleclittica, dovuto alla caduta
di un bolide di sufficiente potenza. Bene, per Barbiero ci gi successo, la stella che fa
cadere la Grande Prostituta (F. Barbiero, Una civilt sotto ghiaccio. Alle soglie della scoperta del
secolo, Editrice Nord 1974, pp. 33-34). Nella seconda edizione, Una civilt sotto ghiaccio. Alle
soglie della pi importante scoperta archeologica di tutti i tempi, stesso editore, 2000, sono le pp.
109-110: in questa seconda edizione la parte iniziale, scientifica, molto arricchita, ma la parte
finale, invece, viene tolta: era la parte dedicata a tratteggiare taluni aspetti della civilt atlantidea
(ho avuto al fortuna di ritrovare ledizione originale del 1974, quindi ho lette quelle parti espunte
nel 2000). Nella Nota finale, Barbiero ripercorre le sue sfortunate due spedizioni alla ricerca di
prove documentarie, archeologiche, anche alle Shetland australi, ma sia linclemenza del clima, sia,
soprattutto, lostilit delle varie autorit e, soprattutto, italiane che mai smentiscono la loro
imbecillit congenita ed assolutamente inguaribile: forse hanno potere politico, ma nessuna
autorevolezza -, gli impedirono di sviluppare il suo potenziale di ricerca archeologica. Lautore
rimane convinto della sua ipotesi secondo cui lAtlantide sarebbe nellAntartide, davvero
convincente per sommi capi, ma dice anche: Certo, la cosa mi amareggiava (in ibid., seconda
edizione 2000, p. 258). Dice, infatti, che, dopo quei primi insuccessi, si era rifiutato di passare per
il matto che va cercare lAtlantide in Antartide () Non me la sentivo di affrontare il rogo soltanto
per difendere il diritto alla conoscenza di chi ripagava i miei sforzi con lindifferenza ed il
disprezzo (ibid., p. 257). Per aggiunge: Il trascorrere degli anni mi ha portato maggior saggezza.
Illusioni ed amarezze si sono stemperate in una pi consapevole e matura visione della realt. ()
153

Ho ripreso il mio libro e lho riscritto (). Non milludo che scuota gli specialisti, n ()
minteressa. Un giorno qualcuno affonder il piccone nella neve sulla sommit dellisola Berkner
[Antartide Occidentale] e scoprir i resti del tempio di Poseidone. Ne sono certo. Sar fra venti o
cento anni, ma accadr. Sar qualcuno che avr letto questo libro; avr cercato le stesse prove,
raggiunto le stese convinzioni. E, pi fortunato di me, avr trovato la via giusta per arrivare sul
monte pi sacro della Storia (ibid., p. 258). Il punto di forza della teoria di Barbiero come lui
spiega le glaciazioni, come spiega il fatto incontrovertibile che siano avvenuto
rapidissimamente, che dei mammut siano stati ritrovati con ancora le erbe da poco mangiate nello
stomaco, come se si fossero ghiacciati in tempi rapidissimi: altro che i milioni di anni, poi
divenuti centinaia ed oggi degli anni, che gli ottusi scienziati moderni hanno sempre preteso
quanto ai cambiamenti climatici detti catastrofici, e che oggi, sotto la pressione della forza delle
cose, stanno rivedendo per il semplice fatto che anche lattuale cambiamento climatico li sta
mettendo sotto scacco: avviene, infatti, con un ritmo cos rapido chessi mai si sarebbero aspettati.
Ma perch questillusione? Secondo Gunon, ci nasce dalla proiezione delle condizioni assai
particolari della fine di questo ciclo umano su altre epoche, con il risultato di falsare inevitabilmente
tutto, piaccia o non. Per questo motivo, pu capitare che quanto detto in certe leggende forse ()
non devessere preso solo in un senso simbolico (Gunon, Il Regno , cit., p. 128). Dopo aver
detto che, a suo avviso, il diluvio biblico non sarebbe stato altro se non la narrazione mitica della
caduta di Atlantide, e che, nellambito degli studi storici, prima del VI secolo vi una barriera, e
diverse barriere la precedono e che, nello studio storico - o storico-mitico, si direbbe oggi si pu
giungere sino alla caduta dellAtlantide (nel qual caso sarebbe daccordo con Barbiero, che si
tratterebbe dellultima e pi grande scoperta storica quella del ritrovamento delle ultime vestigia
che si possono ritrovare, quelle sulla cima dellisola Berkner), dopo aver detto tutto questo afferma
che tale limitazione dello sguardo, tale sbagliata proiezione dei moderni si applica esattamente
anche alla geografia. Parlandone, Gunon giunge alla seguente alternativa: o una volta si vedevano
cose che oggi non si vedono pi, perch si sono avuti cambiamenti considerevoli nellambiente
terrestre o nelle facolt umane, o piuttosto contemporaneamente in entrambi, tali cambiamenti
essendo tanto pi rapidi quanto pi ci si avvicina alla nostra epoca; oppure quella che viene
chiamata la geografia aveva anticamente un significato diverso da quello odierno. In realt, i due
termini di questalternativa non si escludono affatto (ibid., p. 131-132). Cos: esiste realmente una
geografia sacra o tradizionale che i moderni ignorano completamente cos come tutte le altre
conoscenze dello stesso genere: c un simbolismo geografico come c un simbolismo storico, ed
il valore simbolico che d alle cose il loro significato profondo (). E per questo che vi sono
luoghi pi particolarmente adatti a servire da supporto allazione delle influenze spirituali, ed
su ci che si sempre basata la fondazione di certi centri tradizionali principali o secondari, di cui
gli oracoli dellantichit d i luoghi di pellegrinaggio forniscono gli esempi esteriormente pi
appariscenti [ma pure la semplice fondazione di una chiesa, spessissimo su luoghi di religioni
precedenti, cosa che non ha nulla di casuale, e ci vale anche per dei semplici altari; nota mia];
per contro vi sono altri luoghi che sono non meno particolarmente favorevoli al manifestarsi d
influenze di carattere del tutto opposto, appartenenti alle pi basse regioni dellambito sottile. Ma
cosa pu importare ad un occidentale moderno che, per esempio, ci sia una porta dei Cieli in un
certo luogo, od una bocca degli Inferi in un certo altro, dal momento che lo spessore della sua
costituzione psicofisiologica tale che assolutamente in nessuno dei due egli pu provare
qualcosa di speciale? (ibid., p. 132). Che sia cos vicino a Napoli lAverno, le Bocche
deglInferi del mondo classico non pu non avere che delle definite conseguenze sui suoi abitanti,
ovviamente non nel senso, banalissimo, che sono tutti cattivi, emerita sciocchezza, ma che le
forze pi basse del mondo sottile, i demoni dalla faccia di cane degli Egizi antichi, vi sono pi
forti che altrove, che le forze discensive, volte verso unenorme attivit inutile, senza n capo n
coda, una vitalit eccessiva e maligna perch priva di una testa, di un principio dordine, unidra
senza testa, de-testata e detestabile. Questo vuol dire. Ma non che non vedendo questo, che un
fatto decisivo, coltivando il mito fasullo e moderno della Napoli solare, volto apparente, non
154

quello profondo e vero della citt, cio rifiutandosi di riconoscere il problema, si possa farci
alcunch. Nei termini delle correnti sottili delle quali s detto nella nota n17 a pie pagina, si
pu dire che in questa zona le correnti telluriche sono troppo forti, le correnti verso il Basso non
vengono adeguatamente controbilanciate da quelle celesti. Come sappiamo da quella nota, sono le
acque, il loro corso, palese o ancor pi occulto, a fungere da mediatrici tra le due correnti di forze
sottili, impropriamente chiamate energie in base allabuso che di questultimo termine (lenergia)
si fa correntemente oggi: limportante, per, capire di cosa si tratta. Pertanto, modificando il corso
delle acque, attingendo a fonti, sconvolgendo lassetto del territorio si fa ben di pi che far qualcosa
di assolutamente anti-estetico, anche cos ma non solo cos. Quel che si fa sovvertire il flusso
delle correnti di mediazione. In conseguenza di tutto ci si ha un proliferare delle correnti
telluriche, discensive, gi forti di per s nel territorio in esame. Il che spiega bene la vera e propria
caduta che tale territorio ha subito negli ultimi decenni, anche a partire dal terremoto del 1980,
appunto: terremoto, forza tellurica, liberazione di forze telluriche, e solo un moderno pu pensare
che tali forze siano solo e soltanto corporee. Esse scuotono la psicofisiologia degli abitanti dei
territori. Non certo questa lunica zona dove si verifichino fenomeni del genere, anzi, ma, come
altre zone, condivide questo: che, solare o non, molto tellurica, fenomeni di terremoti,
maremoti, vulcani e fenomeni attinenti al vulcanesimo vi sono forti. Nella qual cosa gli antichi
vedevano un segno ben chiaro. Ovviamente, se gli antichi erano consapevoli di tali cose, che
pensavano di fare? Il loro punto di vista era diverso: non si trattava di tagliare, ma di convivere
con tali forze, esorcizzandole, un po com rimasto in Indonesia in questi tempi, cfr. Andrew
Marshall, Nel Regno del fuoco. Vivere allombra dei vulcani indonesiani (in: National
Geographic gennaio 2008, cit., p. 21 e sgg., lo stesso numero dove si parla della mostra Roma e
i barbari a Venezia, Palazzo Grassi). In Indonesia la lotta fra residui pagani e la coppia,
significativamente unita, dellintegralismo islamico e della modernizzazione, forte, la posta in
gioco la relazione con il vulcanesimo, molto forte da quelle parti (ecco un altro posto dove la
solarit apparente). Non si propone certo di fare dei riti vud, ma certo che una maggior
consapevolezza aiuterebbe lesorcizzazione. Non solo, ma, con delle tendenze discensive cos
forti, il Sud ha necessit vitale di uno stato forte, alla quale si oppone frontalmente la democrazia
come dittatura della maggioranza (cfr. Alexis de Toqueville, La democrazia in America,
Universale Cappelli 1957). In questultimo scritto, assai preveggente (si consideri che fu scritto
nel 1835!), Toqueville parla del futuro della democrazia come dittatura della maggioranza, dove
sostiene che lumanit non avrebbe mai conosciuto una forma doppressione cos estesa e, al tempo
stesso, cos morbida, suadente. Ma il nostro presente! Essa rammollir gli uomini e i costumi,
sosteneva Toqueville, ed stato cos: questo pubblico moderno, perennemente ridotto alla stato
perennemente infantile! Il tutto si traduce in un tempo perennemente fermo e, direi, stagnante:
lestasi del movimento perenne porta alla stasi, cos come una ruota, quando prenda a girare troppo
vorticosamente, sembra ferma. Il nostro il tempo del cambiamento impossibile. Chiaro che certe
zone sono pi sacrificate di altre su questo venefico altare.

1, d. Stato forte. Lo stato forte, che venga portato avanti dalle stesse forze che, con il
neoliberismo, hanno distrutto lo stato: dunque, non certo il loro ulteriore rafforzamento che qui si
chiama stato forte, che semplicemente il contrario. Naturalmente, tornando al discorso dello
stato forte e della sua necessit del Sud Italia, tutto questo discorso, come quello sullImpero, se
non ha niente a che spartire con lImperialismo globale americano come si detto, debolissimo
sotto lapparenza di forza e che c per precipitare la crisi del mondo moderno -, ha ben poco a
che spartire anche con la chiesa di oggi, che sembra voler tornare al XIX secolo, spacciato come
ritorno alla tradizione, un po com gi successo nei paesi protestanti e in quelli islamici.
Riguardo a tutto ci ricordo sempre le parole di Gunon, che in futuro, rispetto alla sua epoca, si
sarebbe tentato un falso ritorno alla Tradizione attraverso, in realt, il tentativo di ritorno ad una
155

fase passata della modernit stessa. Secondo lui, il ritorno alla Tradizione, se privo di un vitale,
vero legame con il Centro, non avrebbe potuto essere se non questo, che, per lui, era qualcosa di
peggio di un fallimento. Vi vedeva quasi qualcosa di sacrilego e blasfemo, come il rifiuto verso
lAltissimo, di affrontare il nodo, magari per fallire, per affrontando il punto e non svicolare
verso altre zone, cosa che considerava nella migliore delle ipotesi illusoria. Nella peggiore?
Lasciamo perdere!
Per stato forte non si deve intendere la statolatria novecentesca che, nella fine del secolo, si
rovesciata nella statomisia del neo-liberismo e della globalizzazione, due forze autrici di veri e
propri crimini verso lumanit. Jacob Burckhardt notava giustamente che: La tirannide dei singoli
pu essere terribile nei suoi effetti, ma non assolutamente antispirituale e quindi immorale in
senso assoluto. Solo quando compaiono sulla scena grandi potenze collettive () ogni rifugio della
vita spirituale e morale rischia di essere distrutto (E. Cassirer, Storia delle filosofia moderna, cit.,
p. 418). Ora, nellOccidente fortemente condizionato dal pensiero unico (Ignacio Ramonet), la
sensibilit verso questo genere di antispiritualit si rivolge solo e soltanto al cosiddetto
comunismo, davvero uno spaventapasseri per i gonzi: secondo loro, poich ci sono le elezioni,
ogni dittatura della maggioranza, cio dellignoranza come diceva Gunon (Lopinione della
maggioranza non pu essere altro che lespressione dellincompetenza, diceva), non sarebbe
possibile, n sarebbe dunque possibile lantispiritualit, cio il rischio di distruzione per la vita
spirituale latissimo sensu, quando, al contrario, tutto ci dimostra che questo rischio esiste ed forte.
Giacch, una cultura dove lunico fine diventa il vendere prodotti, fatalmente, lo si voglia o non,
perde di vista le sue finalit, che non possono mai essere vendere, la cultura avendo senso a
partire dallinutile ( lutilit dellinutile, come avrebbe detto Chuang-tzu).
La concezione tradizionale dello stato quello di cercare il miglior ordine possibile, o il meno
peggiore, in vista di andare oltre, dei valori spirituali, lo stato essendo solo un mezzo. Ed
chiarissimo che, se stai sempre nella lotta per la sopravvivenza, per i valori superiori e spirituali
ci sar sempre troppo poco spazio, lo sappiamo benissimo noi nella fase attuale dinizio di
precipitazione della crisi del mondo moderno, quando gli spazi vanno sempre restringendosi
grazie alla precipitazione.

1, e. Il Primo Imperatore cinese. Talune idee, solo talune!, per, della corrente legista o
legalistica cinese, derivavano dal Taoismo (cfr.: Laozi. Genesi del Daodejing, a cura di A.
Andreini, Saggio introduttivo di M. Scarpai, Einaudi 2004 [Daodejing solo unaltra
traslitterazione di Tao-Te-Ching]). Di Shen Tao [o: Shen Dao] si dice nel Chuang-tzu [o:
Zhuangzi], cap. XXXIII (dedicato alle altre scuole filosofiche), che, sebbene abbia voluto vedere
nel Tao la sola in distinzione fra bene e male, ne ha avuto una visione limitativa, nondimeno ha
colto qualcosa del Principio.
SullEsercito posto intorno alla Tomba di Qin Shihuangdi [Chin Shih Huang-ti] come guardiani
(magici): LEsercito di Terracotta. I Guerrieri dellantica Cina, Mondadori 2007 (pubblicato
assieme a tutti i periodici Mondadori). SullImpero del Primo Imperatore Cinese della Dinastia
Chin [Qin] (Qin Shihuangdi, 221-210 a. C., re di Chin e non ancora Imperatore, dal 247), sulle sue
imponenti ed importanti realizzazioni ma pure sul suo duro governo legalistico, cfr., ibid., pp. 87101. Nei testi e nelle cronache antiche, per quanto spesso fossero dettagliati nella descrizione delle
maggiori imprese artistiche del tempo, non si trova traccia dellesistenza di questo Esercito e
unopera di tale importanza non pu essere certo stata omessa involontariamente; da ci si dedotto
che, probabilmente, queste straordinarie sculture [scoperte a partire del 1974, non a caso correlate
alla fase di ascesa della Cina, iniziata nel 1978; nota mia] furono realizzate in gran segreto, perch
156

segreta doveva rimanere la collocazione della tomba imperiale. Si tratta di figure a grandezza
naturale, o anche leggermente superiore al vero, eseguite intorno al 220 a. C., in terracotta, con le
gambe massicce e il corpo cavo ricoperto da uno spesso strato dargilla. () Lo stile variegato
() I volti sono improntati ad un evidente naturalismo () Il significato e la funzione di questa
colossale opera sono controversi: secondo lipotesi pi semplice si tratterebbe della raffigurazione
di una vera e propria guardia imperiale che faceva parte del corredo funerario dellimperatore in
funzione di surrogato, sostituendo cos il sacrificio di vite umane divenuto ormai impensabile per
motivi sia etici che economici. LEsercito di terracotta avrebbe avuto dunque simbolicamente la
stessa funzione di quello reale: accompagnare e difendere limperatore anche nellaltra vita. Una
seconda lettura invece basata sullorientamento verso est dei volti dei guerrieri, che potrebbe
alludere ad una spedizione diretta a conquistare il paradiso orientale, tesi che ben si accorderebbe
con gli interessi dellimperatore per il taoismo e con la sua brama dimmortalit. Bisogna tuttavia
rilevare che, in realt, le fosse circondano il tumulo su tutti i lati e viene quindi meno la prova
fondamentale dellorientamento delle figure verso est. A oggi stato recuperato soltanto un quarto
delle statue componenti lEsercito di terracotta, alcune frantumate, ma altre miracolosamente
intatte (Grande Dizionario Enciclopedico, Capolavori dellArte, cit., vol. I, pp. 316-317).
Sul Primo Imperatore cinese, si veda il film: Hero, di Zhang Yimou (2002 in Cina, 2004 in
Occidente). Gli italiani dovrebbero vedersi questo film, al di l di qualsiasi giudizio sulla regia, la
recitazione, il copione e quantaltro, solo per capire che cos una grande nazione, forse cattiva,
talvolta terribile per certi aspetti, per grande: lItalia, invece, sar sempre piccola, nel senso cinese,
dove grande buono e piccolo meschino, i piccoli interessi, il meschino particolarismo
(come diceva Guicciardini, che ben conosceva lItalia). E i politicanti italici sono di questa risma,
lespressione, non tutti, di questa mentalit costitutivamente precaria e ripiegata su di s, in una
parola: debole. Dovrebbero meditarlo profondamente, ripeto al di l di tutto, e giusto per capire
senza nessun giudizio. Aprano le orecchie i soliti italici per i quali tutto una partita plebea, tutto
prender parte a favore di uno o dellaltro, in unofferta gi data, gi fornita, che dispensi dalla
scelta e dal cercare di essere responsabile di se stessi (cosa aristocratica, non in senso
sociologico, sia ben chiaro). La mentalit plebea questo: che non puoi chiedere ad un suo
memro il cui nome legione di autlimitarsi per unidea, ci deve sempre stare un poliziotto
vicino. Ma in Cina lo stesso, si dir. Vero, ma i membri della classe che dirige non hanno alcuna
intenzione Qui non interessa prendere parte a favore delluno o dellaltro, qui conta cercare di
capire, di essere testimoni. Le scelte vengono solo dopo. Una scelta consapevole necessita della
consapevolezza. Senn condizionamento. Sia detto per inciso: la vera differenza tra la Cina ed il
Giappone questa spinta cinese verso ci ch grande, questa tendenza ad accumulare masse,
come masse dacqua, che, come insegnavano tanto i legisti che il famoso stratega Sun-tzu [Sunzi],
poi si debbono scatenare, la qual cosa possiede dei tratti per cos dire di tipo evocativo, nel senso
magistico del termine, un magismo distaccato dalle fonti spirituale, per ci stesso pericoloso, e
tuttavia non basta la condanna, occorrerebbe la conoscenza. Con tutta la decadenza che li ha
colpiti, per colpa pure loro senza dubbio, bisogna tener presente che ancor oggi i dirigenti cinesi si
costruiscono sempre una strategia prima di ogni cosa, pratica comune. Nella spietata lotta per la
vita che governa il mondo, un popolo, se non vuol essere schiacciato dai suoi simili, deve possedere
un coraggio ed un temperamento da predatore. Senza queste doti non attecchiscono n saggezza n
cultura. Un popolo fiacco e privo di spina dorsale conduce unesistenza meschina ed incerta, per
sopravvivere (...) a cercare di assecondare i potenti per non scatenarne le reazioni repressive
(Jiang Rong, Il Totem del Lupo, Mondadori 2006, pp. 184-185). Gli italiani...: Lascia perdere
disse infatti questultimo. Lhai visto anche tu che non serve a niente. Levoluzione un processo
lungo e difficile, ma irreversibile. Un cane non pu tornare ad avere la stessa ferocia del lupo. Se lo
si spinge a comportare da lupo, diventa un animale debole, pigro e stupido (ibid., p. 186).

157

Ad ogni modo, come disse lo storico cinese Sima Qian [Si-ma Chien] il fulcro della scuola
logistica fu che pose la figura imperiale al di sopra di tutto, e questo non pu essere inficiato
nemmeno da cento scuole, aggiungeva. Di questimperatore disse Borges: Lessi, giorni addietro,
che luomo ordin ledificazione della quasi infinita muraglia cinese fu quel Primo Imperatore, Shih
Huang Ti, che dispose anche che venissero dati alle fiamme tutti i libri scritti prima di lui. Il fatto
che le due vaste imprese le cinque o seicento leghe opposte ai barbari, la rigorosa abolizione della
storia, cio del passato [il Primo Imperatore non fece distruggere ogni libro, ma soprattutto le
Cronache storiche delle varie dinastie feudali a lui precedenti, labolizione della storia passata era il
suo vero scopo; nota mia] procedessero da una persona e fossero in certo modo i suoi attributi,
inesplicabilmente mi soddisfece e, al tempo stesso, minquiet (Jorge Lus Borges, Altre
Inquisizioni (1952), in: Borges, Tutte le Opere, Mondatori I Meridiani 1984, edizione del 2005 con i
Periodici Mondadori, vol. I, p. 907).
In realt, storicamente parlando, il Primo Imperatore si limit a mettere assieme i terrapieni con
torrette che costituivano la Muraglia Cinese e che ogni regno precedente aveva fatto un po
disordinatamente, seguendo le sue particolari esigenze. Pertanto, davvero stato lui lideatore del
Grande Progetto, della strategia (termine che si scrive con i caratteri Grande Progetto), ma
non stato lui a costruirla interamente. Tra laltro, nella forma attuale, la Grande Muraglia opera
della dinastia Ming (1368-1644), lultima dinastia nazionale (quella di Matteo Ricci, 1552-1610 a
Pechino, dov ancora sepolto, caso rarissimo). La dinastia Ming la fece ricostruire in pietra,
allepoca di Gengis Khan non cera (cfr.: Arthur Waldron, La Grande Muraglia. Dalla storia al
mito, Einaudi 1993), vi erano resti di terrapieni, chiaramente inutili. La Grande Muraglia ha sempre
avuto un ruolo simbolico molto forte in Cina, quando Deng Xiaoping (1904-1997) volle inaugurare
il nuovo corso, la prima cosa che fece fu far iniziare a restaurare la Grande Muraglia, trascurata
durante la Rivoluzione culturale (1966-1969, ma con conseguenze fino al 1976, quando mor Mao
Zedong). Ma i suoi sforzi si sono esauriti di nuovo, solo le parti pi turistiche oggi sono in buono
stato, lEnorme Serpente di pietra perde pezzi, continua a decomporsi. Ogni buon governante
cinese deve far ricostruire, aggiustare, restaurare o quantaltro, la Grande Muraglia, dalla qual cosa
si vede che gradito al Cielo. Questa specie di dovere nazionale rimane i Cina, nonostante
tutto, nonostante la tumultuosa e distruttiva modernizzazione. Parlando di costruzione, notiamo
come tetti allins, corna, animali apotropaici, e torniamo al nostro tema
Sembra, al di l delle contingenze storiche cinesi, che restaurare la Grande Muraglia sia una sorta
di dovere proprio della figura imperiale archetipa. Anche Alessandro Magno oppose una
Muraglia contro i demoni, le stirpi di Gog e Magog, secondo sia il Corano che varie
leggende medioevali, tanto cristiane che islamiche.

1, f. Federico II, una recente biografia. Anche in unultima biografia di Federico II si accenna alla
duplice natura, tuttora irrisolta, di Federico II: Grande personaggio, Federico non ha avuto la
fortuna di avere per le sue imprese un testimone e un biografo affettivo ma credibile ed efficace
coma sar Joinville per Luigi IX [il Santo] di Francia: per limperatore si va da un estremo allaltro,
dalle accuse ingiuriose e molteplici ma in fondo generiche di tiranno () ai pettegolezzi e infine
agli elogi amici e cortigiani (). La stessa tendenza ritorna in alcune biografie moderne che
tendono a dare di Federico un ritratto unitario a tutto tondo improntato a unidea di coerenza
estrema, irrealistica e acronica (Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri, Federico II. Ragione e
Fortuna, Laterza Economica 2006, p. 196). Di seguito, Fumagalli Beonio Brocchieri fa lesempio
sia del suo legame con i giudei, sia con i saraceni, islamici nordafricani, due legami che non
implicavano per niente laccettazione completa di tali gruppi: Quando limperatore si rivolge con
attenzione e stima ai dotti ebrei che vivevano a corte un piccolo gruppo che si distingueva con
158

evidenza nella folla dei correligionari non fa qualcosa di contraddittorio alla sua line apolitica
dato il suo interesse innegabile per la scienza. Un interesse primario e sicuramente non decorativo.
Federico uomo, come altri ve ne furono in quei secoli bene ricordarlo -, che apprezza la lite
dei sapienti al di fuori della loro appartenenza a gruppi. In questo senso limperatore e altri uomini
del suo tempo erano immuni () da quei sentimenti che oggi definiamo razzisti: un gruppo di
uomini poteva essere per motivi generali o contingenti considerato nemico o comunque pericoloso,
ma lappartenenza al gruppo per nascita o per fede non intaccava il rispetto per la cultura e la
sapienza di alcuni fra loro. La cultura era un ben prezioso e coma tale quasi sempre riconosciuto
(): impensabile disprezzarlo e sciocco farne a meno (ibid., pp. 196-197). Quale differenza con
oggi! Tra laltro, il razzismo, nella pienezza del significato, fatto solamente moderno: bene
ricordarlo. Quanto al rapporto con i musulmani, il contrasto fra due atteggiamenti di Federico
anche pi vistoso. Vediamo Federico interessato, rispettoso e cortese nel confronto dei sapienti
musulmani che ospita a corte o manda a cercare e interrogare al di l dei mari come quel maestro
sufi, il dotto Ibn Sabn al-Haqq che da parte sua lo tratta invece con una certa arrogante
disinvoltura [secondo un malcostume diffusissimo nel mondo islamico, un mondo incapace di
vedersi come una cosa tra le altre, la pi importante, ma in sostanza un Primus inter Pares, ma
che invece sa vedersi quasi soltanto come dictator: non sorprende, dunque, quella certa aria di
sufficienza che sembra, purtroppo, ineliminabile dallIslamismo e che non certo una
caratteristica che gli possa far avere molte simpatie fuori dal suo contesto; nota mia]. Allo stesso
modo Federico apprezza () labilit e la lealt della sua cavalleria saracena che lo segue anche in
Terrasanta. Ma nota la sua durezza politica contro i saraceni che abitavano nellisola da tempo,
prima dei normanni, ed avevano reso cos difficile e precaria la sua vita di sovrano bambino (ibid.,
p. 197).
Ad ogni modo, si deve sempre vedere la vicenda di Federico II nellambito della lotta fra Papato e
Impero che in quellepoca stava raggiungendo un suo culmine, in effetti, una lotta fra due
universalismi (sul quale scontro, cfr. Claudio Fiocchi, Intorno a Federico: Uomini e Idee, in
ibid.). Chiave di volta dello scontro era questa distinzione lessicale: Quella del papa era
unauctoritas, unautorit, qualcosa di pi della potestas, del potere del principe (). Luso di
queste due parole risulta fondamentale: allepoca della repubblica romana, infatti, la potestas era
spettata ai magistrati, lauctoritas era appartenuta invece al senato (). Usare i due termini in
questa contesa () aveva la conseguenza daffermare, accanto alla separazione delle due sfere di
competenza, un latente ma innegabile primato, per quanto etico e ontologico, del papato sulla carica
imperiale (ibid., p. 232).
Questa lotta al vertice della Cristianit cos commentata da Gunon: ancora nel Medioevo il
potere supremo () era diviso fra il Papato e lImpero. Tale separazione pu esser considerata
come il segno di unorganizzazione incompleta al vertice, se cos possiamo esprimerci, poich non
vi appare il principio comune (); dunque il verro potere supremo doveva trovarsi altrove [secondo
Gunon era lOrdine del Tempio ad essere il mediatore del Centro comune; nota mia]. In Oriente,
al contrario, il mantenimento di una separazione al vertice stesso della gerarchia abbastanza
eccezionale, e solo in certe concezioni buddiste si pu incontrare qualcosa del genere (Gunon, Il
Re , cit., p. 22). Come si sa, pi o meno Gunon teneva per il Papato, e, pi o meno Evola,
da buon meridionale (poich noi viviamo in un conteso di particolare inconsistenza politica, in cui
ci vuole la sferza e la mano forte, se uno vive qui forse pu giustificare di pi certe prese di
posizione, anche sbagliate, ma che necessitano di qualche attenuante), per lImpero. Tanto per
cambiare, i due erano speculari, forse il fatto che appartenevano a due segni opposti e
complementari, Scorpione, Gunon, e Toro, Evola, non sar stato del tutto estraneo, pur non
essendone affatto la causa, alla ripetuta, e ricorrente, specularit fra di loro. Ma il problema
storiografico-simbolico rimane sul piatto. Fu lo stesso Gunon a notarlo scrivendone in una nota a
pie pagina (in: Autorit spirituale e Potere temporale, Rusconi 1972), dove poneva il problema di
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cosa rendesse possibile, alla religione romana, di concedere alla figura imperiale il titolo,
sacerdotale, di pntifex mximus. Gunon si limita a porre il problema senza risolverlo, ed anche
qui questo problema ci porterebbe troppo lontano, ma va sottolineato che n il papa, n limperatore
portavano illegittimamente il titolo suddetto. Esso era legittimo nel papa come legato a certi aspetti
della religione romana, e allimperatore come capo della detta religione, che per aveva ereditato il
titolo da una precedente figura, certamente sacerdotale e non regale. Vi era circolarit al vertice
nel Medioevo occidentale, fatto che ha contribuito non poco alla sua fine.
Uno degli argomenti che veniva usato per giustificare la preminenza del papa sullimperatore, era
largomento simbolico, dove al Sole veniva fatto corrispondere il papa e alla Luna limperatore. E
appena il caso di far notare come Evola, com suo costume, non reinterpreta il simbolismo stesso,
bens ne cambia le corrispondenze: il papa, poich cristiano, quindi appartenente ad una religione
lunare, devozionale, corrisponde alla Luna, specularmene per limperatore. Veniamo, invece, a
come Dante reinterpret questinsidioso argomento. Come prima cosa, Dante contestava
lapplicazione di detto simbolismo senza delle precisazioni importanti (Libro III, cap. IV della
Monarchia dantesca), ma, detti tutto ci, non escludeva di venire al punto della questione, il cui
centro era il passaggio, dal fatto che la Luna riceva la sua luminosit dal Sole, al fatto che il potere
temporale imperiale, parliamo solo di questo, ch Dante ha prima chiarito che si parla di potere
imperiale derivi la sua autorit dal quello spirituale, vale a dire religioso, nelle condizioni
medioevali del mondo vuol dire questo (prima le cose non erano cos distinte, va ricordato).
Dico dunque che, sebbene la luna possieda in abbondanza solo la luce che le d il sole, non ne
consegue che essa abbia, di per s, la sua causa nel sole. Per questo bisogna sapere che essere
virt e operazione sono nella luna tre cose diverse. Per quanto concerne essere e virt la luna
non dipende dal sole in alcun modo, e altrettanto deve dirsi in senso proprio per ci che riguarda l
operazione, poich il suo movimento deriva dal proprio motore e linflusso dai propri raggi:
dotata infatti duna certa luminosit, come si nota dalle eclissi. Tuttavia, per poter esternare meglio
le sue qualit, essa riceve qualche cosa dal sole, cio luce in abbondanza; dopo di che in grado
doperare pi virtuosamente. Di conseguenza affermo che il potere temporale [imperiale, giova
ripeterlo; nota mia] non deriva il suo essere, n la sua virt, cio la sua autorit, , n, in senso
proprio, il suo operare, dal potere spirituale [nelle condizione date allepoca, il papa; nota mia];
anche se opportunamente influenzato da questultimo, perch possa pi virtuosamente agire
mediante la luce della grazia, che [Dio] in cielo e la benedizione del Sommo Pontefice sulla terra
diffondono su di esso (Dante, Monarchia, Bur 1988, pp. 325-327). La soluzione di Dante, tra
laltro, si mostra consapevole del significato antico e romano delle cose, che concilia con quello
cristiano (sembra essere il suo intento nel libro in questione). Loggetto della contesa era, infatti, se
lautorit del Monarca dipenda immediatamente da Dio o da un altro (ibid., p. 371), vale a dire
dal papa, e Dante ha dimostrato che il Monarca, cio l Imperator, deriva la sua autorit
direttamente da Dio, come sosteneva Giustiniano, tra laltro. Con questimportante precisazione, per
cui dico che voleva conciliare leredit romana con la verit cristiana: Peraltro, la verit emersa
dallultimo problema [quello decisivo che s appena detto] non devessere accolta alla lettera, nel
senso che il Principe romano non sia soggetto in qualche modo al romano Pontefice, dal momento
che la felicit mortale [scopo dell Imperium] in certo senso ordinata alla felicit immortale.
Cesare dunque dimostri nei confronti di Pietro quella riverenza che il primogenito deve al padre:
cosicch, illuminato dalla grazia della luce paterna, possa irradiare pi vivida virt sul mondo, cui
stato preposto solo da Colui che signore di tutte le cose spirituali e temporali (ibid.). Pertanto,
rimane comunque una gerarchizzazione, come quella fra padre e figlio primogenito, ma tutte due
fan capo ad un Centro comune, superiore ad entrambi. Questa sembra essere la tesi dantesca,
riecheggiata da Gunon, che, per, svaluta il potere temporale, che non potere temporale
moderno, ma l Imperium romano, e quindi non tenere ben distinte le due cose non una
sottolineatura secondaria. Venne poi Evola e si limit ad invertire le cose, per lui l Imperium
originario e la Chiesa, il Papato lunare, cosa che, sotto la sua penna, voleva dire secondario e
160

subordinato per natura. Le cose, lo si visto, partendo dalle fonti cui facevano riferimento
entrambi, sono differenti. Una corretta versione quella contenuta in: Angelo Terenzoni, LIdeale
Teocratico dantesco, Alkaest 1979, dove, partendo da Gunon e senza giungere ad Evola, si
analizza ed espone la Monarchia dantesca, con le posizioni di Gunon ma, diversamente da
questultimo, che tendeva a svalutare sia l Imperium che, conseguentemente, la romanit da
Dante, obiettivamente, rivalutata e al massimo grado, pienamente rivalutando il potere
temporale. Occorre sempre ricordare che non si parla, mai, in questi scritti, di potere temporale
moderno, di repubbliche o democrazia, ma di quello antico, e monarchico, dove, per
monarchia, sintende qualcosa come teocrazia, in realt, e non certo tirannia: non si tratta di
hominis novi che simpongono merc ilfavore popolare. E lideale dell Imperium medioevale,
ereditato nel Medioevo da quello classico greco-romano, e cristianizzato. E lideale di
Giustiniano, per ancor pi cristianizzato.

2. Una nota su Castel del Monte. Tale costruzione probabilmente progettata dallo stesso Federico
II, sulla quale ci sarebbe molto da dire, ma si andrebbe troppo lontano. A titolo aneddotico
interessante riportare quel che ne dice un viaggiatore ottocentesco, Edward Lear, che vi giunse
dopo quasi cinque ore, in groppa ad un cavallo dallandatura lenta (E. Lear, Diario , cit., p.
186). Lo stesso Lear ne fece un disegno (che si riporta qui a lato): Io mi limitai a fare dei disegni
circa la posizione di questo castello straordinario e avevo a mala pena finito di tracciarne due, con
estrema cura, quando il mio guardiano [in italiano nel testo originale] mi sugger che sarebbe stato
meglio ripartire perch sintravedevano le prime ombre della sera. Durante le cinque ore di
cammino, in cui rifeci il noioso percorso delle pietrose Murge, confesso di aver pensato che
qualsiasi cosa meno interessante di Castel del Monte, avrebbe a mala pena ricompensato le mie
fatiche di quella giornata (ibid., p. 187). La guida di Lear gli narr una storia popolare, che
spiegava perch il castello, pur costruito, non finito. Sarebbe stato un funzionario di Federico II che,
invidioso dellarchitetto, avrebbe detto a Federico II che il castello non era finito, per colpa
dellarchitetto stesso. Lintrigo ha successo e Federico II fa giustiziare larchitetto come incapace
(bellissima cosa, si dovrebbe far giustiziare la stragrande maggioranza degli amministratori italiani
di oggi e di ieri). Sennonch, diversamente dal politicoide italico, Federico II va invece a
controllare, scoprendo che il castello stato costruito e che doveva esser solo completato. Si pu
immaginare quale fu lindignazione dellimperatore vedendo la costruzione cos splendida, ma
condannata a rimanere incompleta a causa della falsit del suo messaggero e, inoltre, macchiata dal
sangue del suo suddito e da quello della sua famiglia innocente! Fremente di rabbia, trascin il
traditore per i capelli fino ad una delle torri pi alte [che non fanno parte di Castel del Monte che ha
struttura ottogonale] e, con le sue stese mani, lo gett nel vuoto: un sacrificio alla memoria
dellarchitetto e della sua famiglia (ibid., p. 190).
Come si sa, Caste del Monte stato lungamente trascurato, per cui ha perso molti marmi e
decorazioni, talune di chiara origine islamica, che vi erano inclusi un tempo. Nondimeno, a parte le
considerazioni sul tipo di pietra calcare locale bianca e rosata, che si visto usata pure al Goleto -,
la struttura simbolica originaria, con la ripetizione dellottagono. Rimane inalterata la struttura di
base, cos come rimane il portale, nonostante sia un palazzo in cui le decorazioni si concentrano
pur non essendo solo l, chiaramente sul portale stesso. Se da un lato Castel del Monte stato
considerato semplicemente un edificio per svolgere funzioni di stato e per gli svaghi della corte, il
ripetersi del numero otto nelle varie parti della costruzione ha fatto supporre che vi si nascondesse
un significato magico [simbolico, sarebbe pi esatto: vi una sempre possibile applicazione magica
del simbolismo, ma non ogni simbolismo magico; nota mia]. Molte sono le costruzioni
religiose di forma ottagonale; simbolicamente, infatti, il quadrato rimanda alla terra, il cerchio al
cielo e la figura intermedia, lottagono, rappresenta luomo [cfr. Ren Gunon, La Grande Triade,
161

Adelphi 1980]. Larchitettura medievale progettata per trasmettere messaggi simbolici e Castel
del Monte sembra ergersi sulla base dei principi dellastronomia, della cabala e forse persino della
tradizione costruttiva dei Templari. Ledificio, inoltre, privo degli elementi difensivi che
caratterizzano una fortezza militare e per questo si ipotizzato che, essendo collocato in un luogo
isolato e tranquillo, fosse destinato ad incontri di cultura (Grande Dizionario Enciclopedico,
Capolavori dellArte, cit., vol. I, p. 213).

2, a. Il Codice Arquer. E, tuttavia, importante sottolineare il ruolo simbolico di Castel del


Monte. Il suo simbolismo inserito in un quadro ben pi vasto in uno scritto ritrovato da
Sigismondo Panvini nellArchivio di Palermo. Panvini ha collaborato anche con lAntimafia della
Regione Sicilia ma, dal 1995, si ritirato a vita privata in campagna, e si dedica a studi storici,
dando particolare attenzione al lato occulto della storia stessa. Durante i suoi frequenti passaggi in
Archivio, a Palermo, scopre un libretto del suo antenato, Onofrio Panvini, erudito noto come
fondatore della Biblioteca di Verona, un cui parente si era trasferito in Sicilia, di qui il cognome
Panvini, certamente non usuale in Sicilia. Fa fare una perizia calligrafica da cui risulta lattendibilit
del libretto, in cui Onofrio, priore agostiniano, raccoglie le confidenza di Sigismondo Arquer,
importante cartografo sardo, precisamente di Cagliari, arso dallInquisizione nel 1571. Il colloquio
fra i due avvenne a Toledo, nel 1567. Arquer non si fida degli scritti, che possono essere alterati, e
sceglie di parlare personalmente con padre Onofrio, a lui noto come scrupoloso e preciso erudito,
dicendogli di dar memoria, senzalterazioni di sorta, a quanto lui avrebbe detto. Tutte le
affermazioni di Arquer riportate dal suo antenato sono poi verificate, da Sigismondo Panvini con
laiuto della moglie Ada, per mezzo di colloqui con vari esperti del campo che via via verr
interessato dalle affermazioni di Arquer, allo scopo di verificare se sia pi o meno attendibile il
quadro che ne vien fuori, o invece non siano che cose campate per aria. In un caso, Panvini
(Sigismondo) si recher personalmente a verificare. Nella parte finale si stilano le Conclusioni,
almeno parziali. Lo scritto, pertanto, si costruisce nel riportare il libretto del suo antenato, con dei
capitoli dove si riportano le conversazioni e le ricerche personali dellautore stesso. Oggetto
principale delle affermazioni di Arquer la trama ciclica della storia, la cui origine egli fa risalire
al moto di precessione degli equinozi, che dura 25.920 anni solari (che per si modificano
leggermente per tutta una serie di piccoli movimenti della Terra (influenzata a sua volta dalla Luna),
piccole quantit che, per, si accumulano nel corso dei secoli, per cui gli anni del lontano passato
erano leggermente diversi da quelli attuali). Questo numero ben noto, da Alessandria dEgitto ed i
suoi studiosi legati alla Biblioteca; la particolarit del geografo cagliaritano che ne trae tutta una
serie di sottomultipli. Ci di cui parla Arquer un piano malvagio che, conoscendo bene questi
sottomultipli, permette a chi ne ha le chiavi ed i mezzi, dinfluenzare il corso della storia. Di
questo tratta Arquer, il quale, inoltre, fa molti riferimenti alla Kabbalah. Secondo lui, il tempo
ciclico: Noi veniamo da un passato evolutissimo e andiamo verso la barbarie, trascinati
dallillusione di muoverci dalla barbarie verso il progresso. Seguitemi con attenzione
comprenderete come mai gli avvenimenti verificatisi nel corso dei millenni fino ai nostri giorni
siano stati perfettamente e cronologicamente pronosticati. Pochi eletti sono arrivati alla
comprensione di questa verit. Non fatevi ingannare da coloro che contestano o irridono ci chio vi
rivelo, padre. Taluni ritengono la verit come unopinione, ma non coloro che possiedono il vero
amore e la vera saggezza. Solo i veri saggi hanno scoperto le stesse verit e per questo parlano lo
stesso linguaggio (Sigismondo Panvini, Il Tempo della Fine. Codice Arquer, Edizioni il Punto
dIncontro 2006, pp. 34-35). In sostanza, Arquer parla della conoscenza nascosta che, per mezzo
di riti, di parole, di proporzioni architettoniche, in grado di plasmare la mente delle masse,
linfluenza nella storia ottenendosi giammai per mezzo di operazioni dirette, che pure ci sono ma
molto meno di quel che i complottasti postulano, ma per mezzo delle diffusione didee, di
suggestioni psichiche, di correnti mentali che, dopo, il ricettore di tali influssi contribuir
162

concretamente a formare, a dar forma effettiva. Parlando con un esperto delle possibilit
dinfluenzare per mezzo delle architetture, lesperto accenna a S. Panvini del reticolo di
Hartmann, del quale reticolo di Hartmann si detto, brevemente, nella nota a pie pagina n17 in
questo libro. Larchitetto gli dice: () Il dottor Peyre, nel 1937, indic lesistenza sulla Terra
dun campo elettromagnetico a forma di rete. Il dottor Ernst Hartmann dellUniversit di Heidelberg
riprese e svilupp la teoria ipotizzando una rete globale come risultato dinnumerevoli griglie che
si sovrappongono e sincrociano. Questa rete venne chiamata reticolo di Hartmann, i cui punti
dincrocio e dincontro son detti nodi di Hartmann. In questi punti si registra un aumento
denergia che ha una relazione con tutti gli esseri viventi, piante, uomini ed animali. Corsi dacqua
sotterranei, giunti e faglie, se coincidenti con i nodi di Hartmann, rendono ancor pi potente
lenergia magnetica in quel punto, tanto da influenzare con una variegata sintomatologia di disturbi
fisici il nostro organismo. Losservazione del comportamento degli animali e dei vegetali fornisce
alcuni indizi. Il cane ha unistintiva avversione per le zone perturbate; mentre il gatto ama le
vibrazioni delle zone geomagnetiche e sceglie i luoghi a pi forte sollecitazione; le api producono
una quantit tripla di miele se lalveare su di un nodo di Hartmann e cio ad alta concentrazione
geomagnetica; lo stesso dicasi per le formiche che cercano le zone di pi intensa irradiazione per
costruirvi le loro dimore. Anche le piante si mostrano molto sensibili alle zone geopatogene, nelle
quali hanno difficolt dattecchimento e di crescita, perch subiscono pi facilmente le malattie.
Una zona negativa resa particolarmente evidente dalle siepi che, nella parte interessata, perdono
vigore ed ingialliscono. () Le zone geopatogene possono essere individuate grazi a speciali
apparecchiature quali il galvanometro, che riesce a rilevare correnti elettriche anche debolissime, ed
il geomagnetometro, che invece registra il magnetismo che ha origine dalla Terra. Questi concetti
fanno parte dellantica tradizione cinese del Fengshui (ibid., pp. 128-129). Queste conoscenze,
per, erano e sono - molto pi ampie nei custodi del piano. Questultima nasce dalla sottrazione
di determinate conoscenze, secondo Arquer, che vengono avocate a s da parte dei detti membri,
sempre pochi. Per esempio, la costruzione stessa del Tempio gerosolimitano stata fatta in
ottemperanza a tali conoscenze, che hanno una loro importantissima parte relativa al tempo, che
insegna quando poter agire. Arquer, vedendo solo parte dellinsieme, e pur sostenendo nelle
ultima volont riportate da Onofrio Panvini che: Lo stesso disegno del piano malvagio
coincide, nei suoi risultati finali, con il piano di Dio. Alla fine i due opposti arrivano allunit dove
lUno tutto e parte del tutto (ibid., p. 272) -, ritiene che il piano, che chiama ezechielico, nasce
dal tentativo, sempre pi ricco di successo, di sostituire il tempo, per sua natura ciclico, con quello
lineare: I custodi della conoscenza sanno calcolare i tempi e le modalit di reazione della societ a
particolari tipi di circostanze e situazioni; per questo introducono fatti, a volte in apparente
contrapposizione tra loro, per imprimere andamenti e ritmi mutevoli alla storia. E questo il segreto
del tempo: saper calcolare le sequenza cosmiche e, in relazione a queste ultime, indirizzare con
precisione e simmetria i mutamenti sociali (ibid., p. 162). Chiama quelli che hanno questo potere
dinfluenza i seguaci del piano ezechielico perch inizia quando comincia la storia (scritta): nel
VI secolo a. C., la prima barriera della storia, come la chiamava Gunon (muovendosi dalla fine
della storia, oggi, verso linizio della stessa). Il VI secolo avanti Cristo precisamente lepoca del
profeta Ezechiele, ma pure di Buddha, di Lao-tzu, di Confucio, di Zarathustra (soprattutto
questultimo, secondo Arquer, ma questo pu esser dimostrato, avrebbe influenzato sostanzialmente
lEbraismo e, di conseguenza, il Cristianesimo). Scopo del piano originario era quello di governare,
influenzare il Messianismo (sembrerebbe, tra le righe, che di Cristo Arquer se ne faccia
unimmagine un po come Il maestro e Margherita, di Bulgakov (Newton economica 1990); non si
arriva, per, alla teoria di Ges come mito, ma di certo vi ci si avvicina). A seguito dellEbraismo
e dellideale messianico nacque il passato ed il futuro, con il Cristianesimo e la sua
affermazione nacque il presente. Il messianismo si manifest nel presente, cio. Prima della
vittoria segnata dalla svolta costantiniana e poi, ancor pi, con le leggi di Teodosio I (Cauca 1
gennaio 347-395), in effetti, grazie a Paolo di Tarso, il quale, secondo Arquer, comprese bene
() le contraddizioni insanabili tra paganesimo ed impero. Per il popolo, che continuava ad
163

adorare gli dei, i concetto di tempo era circolare, lideologia dellimpero era invece fondata sulla
percezione della linearit. Lo sguardo dei pagani era diretto alla totalit del mondo, di cui lumanit
non costituiva che una piccola parte; per il pagano la natura era divina e gli di forze della natura; la
concezione che limpero, invece, tentava dinculcare era che Dio e limperatore fossero un tuttuno,
il che portava al culto dellimperatore al di sopra e in contrasto con la sacralit della natura.
Lantitesi non di poco conto. Ladorazione dellimperatore si contrappone alladesione alle forze
naturali (ibid., p. 172). Dietro questo contrasto vi la divisione tra tempo circolare e tempo
lineare. San Paolo propose una sorta di via mediana con laccentuazione, secondo Arquer, del
presente. La similarit di orientamento temporale spiega lappoggio finale che gli imperatori
romani han dato al Cristianesimo ed alla sua affermazioni, inoltre spiega come la Chiesa cristiana
abbia vitale necessit di una figura imperiale, in mancanza della quale fatalmente degenera. Ma
questa svolta costantiniana era di l da venire rispetto allepoca di San Paolo, ed essa sarebbe
stata effetto dellazione di forze storiche nascoste, dietro le quali, secondo Arquer, vi sarebbe
sempre stato quel nucleo gerosolimitano che, pi lontanamente, faceva riferimento al piano
ezechielico. E una teoria molto azzardata, storicamente parlando, nondimeno molto pi
convincente delle fesserie la Dan Brown, secondo il quale Costantino sceglie il Canone a Nicea!
Davvero scemenze, inesattezze, mentre che delle forze nascoste possano aver indirizzato Costantino
il Grande (27 febbraio 274-337) non affatto da escludersi a priori, anzi ve ne sono indizi pur
mancando la prova definitiva. E comunque unidea, pi o meno accettabile. Che, poi, questo
nucleo che influenza sia formato da famiglie che facevano riferimento alla nobilt sadducea
templare gerosolimitana cosa indimostrabile, pur non potendosi affatto escludere questo genere
dinfluenza. Ma lerrore grosso di Arquer, errore comune a molti che sinteressano di tali temi,
prendere una parte per il Tutto: la visione di Arquer molto riduttiva. Qualche aspetto in pi sul
detto piano, visto da tuttaltra e differente angolazione, la si pu leggere in un mio scritto, sotto
pseudonimo, intitolato Su Maitreya e sul New-Age: http://www.lulu.com/content/552840.
Che, poi, ci possano essere delle influenze di tal fatta, storicamente parlando, plausibile, ma che
siano a capo del piano che Arquer denota come ezechielico, di governo ed indirizzo delle
societ in base al tempo lineare, , appunto, prender la parte per il Tutto (dove per Tutto devesi
leggere: il piano). Tornando a noi, perch ci doveva essere un altro passaggio e lopera di Paolo
di Tarso era largamente insufficiente alla bisogna (cio sostituire il paganesimo usando la figura
imperiale)? Per Arquer, la cosa singolare che la teologia di Paolo non instaura affatto un potere
teocratico di diritto divino, ma al contrario sottomette lautorit a un criterio: il bene, che si suppone
corrisponda alla volont di Dio. Si tratta di un concetto dirompente, che sar in grado di scardinare
non solo lImpero romano e il paganesimo ma tutte le forme dautorit, presenti e future, la cui
prassi collide con questo presupposto. A poco a poco Giudaismo e Cristianesimo prenderanno vie
diverse: il primo colto, fortemente esoterico e chiuso i un ambito di razza, laltro rivolto non
allecumene, ma ad una parte di esso, il mondo romano. La frattura avverr con labbandono, da
parte degli Ebrei-cristiani, della Tor e dellosservanza dei precetti, con il riconoscimento di Ges
come Messia (ibid., pp. 172-173). San Paolo stato lartefice di questa rottura, ma la fede cristiana
doveva perdere il suo potenziale assolutamente rivoluzionario, e rivoluzionario nientaffatto, come
penserebbero i moderni, solo sociale, materiale, bens potenziale di rivoluzione spirituale. Questo
il punto decisivo. Ecco perch, storicamente, sarebbe stato necessario che un passo ulteriore
avvenisse per la piena normalizzazione del Cristianesimo, il suo inserimento nellottica di un
tempo lineare.
Il Tempio di Gerusalemme rimase sempre, secondo Arquer, il nocciolo di famiglie ad esso legate,
famiglie che influenzeranno, soprattutto indirettamente, lo svolgersi della storia, mescolandosi
prima con i Romani, poi con le famiglie germaniche, soprattutto i Franchi Sali, quelli di Carlo
Magno, poi anche con altre famiglie germaniche, per quanto anche l sorsero delle divisioni
allinterno di dette famiglie, le quali, attraverso mille cambiamenti e mescolanze, hanno esercitato
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la loro influenza sino ad oggi: questo, in breve, quel che sostiene Arquer. Dice Arquer: Una
religione nuova pu porsi accanto a una preesistente, ma impossibile che la scacci completamente
per parte sua, a meno che non intervengano il potere coercitivo delle armi e della legge. Senza la
legislazione imperiale, da Costantino fino a Teodosio, la religione greco-romana vivrebbe ancor
oggi [per la felicit di Julius Evola, nota mia]. Gli interventi imperiali soppressero ogni possibilit
del libero pensiero a ricondursi alla tradizione antica o di porsi in evoluzione ragionata rispetto ad
essa [cosa che stava succedendo, il neoplatonismo non altro che questo ed significativo che fu
Giustiniano (11 maggio 484-565) a far chiudere lultima scuola neoplatonica ad Atene nel 529; nota
mia]. Solo in virt della violenza legale pot decretarsi la fine del paganesimo, non per il suo
superamento da parte duna cultura superiore [e, di nuovo, Evola senza riserve approverebbe queste
parole; nota mia]. () Con limperatore Costantino, lo scenario politico intorno al Cristianesimo
mut radicalmente: si pass da setta perseguitata a religione preminente dellImpero, professata e
sostenuta dai pi, in qualunque classe sociale. Questa la spiegazione di quel misto di necessit e
causalit che costituisce il substrato della storia stessa. I fatti ripropongono in maniera identica ci
che si era verificato secoli addietro nellImpero persiano, con il trionfo della religione ispirata da
Zoroastro. Nei vessilli imperiali, durante la battaglia del 29 ottobre dellanno 312 [lottobre di Mille
anni dopo lOrdine templare avrebbe cessato desistere, nelle sue parti regolari!; nota mia]
assicur a Costantino il comando supremo dellImpero romano, limperatore fece imprimere il
monogramma di Cristo XP, di cui lo stesso Costantino e i suoi figli ne fregiarono il proprio elmo,
lo scudo, la corazza e la spada. () Alla custodia del labaro [il vessillo imperiale con il XP, nota
mia] furono investiti cinquanta cavalieri. La Cavalleria Aurata Costantiniana (aurata in virt del
collare doro finissimo che portavano i pi alti dignitari) divenne in seguito lOrdine Costantiniano
di San Giorgio (ibid., pp. 178-179).
Vi era una profonda necessit storica, senza dubbio mista con tanta casualit ed questa la
storia, su questo Arquer ha senza dubbio ragione -, negli atti di Costantino, qualunque cosa si pensi
di lui. Ed vero che, senza di lui e, soprattutto, ancor pi, del successore Teodosio, la religione
greco-romana sarebbe rimasta, ma come? In che stato? Si dimenticano sempre di porre la domandachiave. Il trionfo della religione cristiana si sarebbe potuto evitare con un cavallo di Troia, un
qualcosa che facesse delle cose simili, simile spiritualmente. Fui esattamente ci che tent
limperatore Giuliano lApostata. Ma il suo tentativo fall, questo il punto. Torniamo ad Arquer.
Questi continua parlando dellIslamismo e del suo problema di fondo, quando Panvini gli chiede,
pur sottolineando come lIslamismo avesse ereditato una parte della cultura classica la distruzione
della Biblioteca di Alessandria (la Biblioteca madre, cio il Museo, distrutta dagli islamici nel
642, e non il Serapeo, la Biblioteca figlia, distrutto da fanatici cristiani sobillati dal patriarca
Teodosio), come osservava Flavio Barbiero: Proviamo ad immaginare cosa succederebbe oggi in
una situazione del genere: sicuramente sorgerebbe un florido mercato nero e migliaia di libri
prenderebbero la via delle biblioteche private. Lo stesso devessere accaduta ad Alessandria (F.
Barbiero, Una civilt , cit., p. 157) -, lIslamismo non riuscito, salvo i primi secoli, a edificare
un organismo politico forte, coerente. Arquer sottolinea come, a differenza delle altre religioni, che
erano pensate per delle zone specifiche del mondo, il Corano invece ha per suoi destinatari tutti gli
uomini della Terra e per tutti i tempi successivi alla sua rivelazione. Pertanto il Corano un codice
di vita definitivo, che mette fuori corso ogni pratica religiosa diversa dallIslm. Il suo limite
territoriale il mondo. La sua missione travolgere gli infedeli. Tale concezione fa s che lIslm,
pertanto, non conosca limiti geografici ma solo la distinzione tra Dar al-Islm (luoghi dellIslm) e
Dar al-harb (luoghi estranei allIslm); questo lo consegna alla storia come una forza capace di
divellere tutto ci che si contrappone alla realizzazione del suo presupposto logico essenziale.
LIslamismo rappresenta, su questimpostazione, una micidiale arma di distruzione, soprattutto per
la particolare concezione del tempo connessa alla sua teologia. Vedete, padre Onofrio, vi un punto
nel tempo in cui il passato non esiste perch il tempo non trascorso e il futuro neppure, visto che
non immaginabile senza il