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Antonio DAL MUTO RIFLESSIONI SULLE LETTERE DI SAN PAOLO, APOSTOLO DEI GENTILI

Seconda Lettera ai Corinzi

Terzo Volume

Prefazione

Le mie riflessioni sulle lettere di San Paolo non sono altro che riflessioni private, condivisibili o meno, ma condivise con tutti i lettori che accedono a SCRIBD: non sono oro colato, al massimo, in chi sente come me la necessit di rileggersi San Paolo, considerato il vero e unico fondatore delle basi cristiane della teologia della salvezza, possono stimolare ulteriori e proprie riflessioni, che potrebbero assurgere a considerazioni tali che sarebbe un peccato che rimanessero nel comodino. Rileggere o leggere per la prima volta le lettere di San Paolo cosa necessaria per non distaccarci dalla via della salvezza a causa di impegni mentali troppo pressanti e per uscire dai luoghi comuni che, l'abitudine a pensare in un certo modo usuale facilita: rappresenta, questo esercizio di riflessione. quell'attimo di silenzio necessario affinch sia mantenuta vigile e sveglia la mente oltre che il cuore nelle cose di Cristo. Nelle nostre cose.

dalmuto_antonio@tin.it

parrocchiano. Uno tra i tanti

Su San Paolo

Cosa dire di Saulo o San Paolo che gi non si sappia? Originario di Tarso, antica citt dell'attuale Turchia, nacque tra il 5 e il 10 a.C. e mor a Roma attorno al 64-67 d.C. sotto Nerone. Cittadino di Roma, Ebreo osservante, educato alla dottrina ebraica, secondo i Farisei, da Gamaliele, sacerdote, si trov coinvolto nella persecuzione, esercitata e promossa dalla classe sacerdotale giudaica, contro le prime comunit cristiane. Andando a Damasco per questo, scopo venne investito da una luce fortissima dalla quale ud le famose parole: Saulo, Saulo, perch mi perseguiti? ; ne usc trasformato nella mente e nello spirito!! Era l'anno 36 dell'era cristiana, quando inizi la sua predicazione che si concluse con la sua morte a Roma. Due parole sulla sua morte. Roma ospitava da tempo una nutrita comunit di ebrei, osservanti della legge mosaica, integrata nella societ di allora che, sembra, non abbia mai dato motivo di preoccupazione in riferimento all'ordine pubblico. Sotto l'Imperatore Claudio ( dal 41 al 54 d.C. ) i seguaci della religione mosaica cominciarono a scontrarsi con gli ebrei convertiti al cristianesimo, causando problemi di ordine pubblico, ... a causa di un certo Chresto... come ci riferisce Tacito, fino a che,

Claudio, decise di cacciare da Roma tutti i giudei che, molto probabilmente, crebbero nel risentimento contro i cristiani, ritenendoli responsabili dei loro guai. Il 18 luglio del 64, Roma si trov a combattere contro il grandioso incendio che la distrusse quasi del tutto; Nerone volle i responsabili e il Prefetto del Pretorio, Tigellino, si dette da fare per trovarli, anche se gli storici, contrari a Nerone, scriveranno che lo stesso incendio venne appiccato dallo stesso imperatore ( gli incendi in quell'epoca erano frequenti a causa delle caratteristiche delle abitazioni: soppalchi di legno e vicinanza delle stesse. Bologna stessa fu distrutta da un incendio poco prima che Nerone salisse al trono imperiale). A questo tragico evento per la citt di Roma si lega, a mio parere, la lettera di Clemente Romano, quarto papa, che parlando di San Pietro, scrivendo ai Corinzi vent'anni dopo la sua morte, rifer che l'apostolo venne mandato a morte ...per invidia e per gelosia.... Gelosia e invidia da parte di chi? La risposta non pu che trovarsi tra le comunit degli ebrei osservanti della legge mosaica, arrabbiati con i giudei cristiani e perch traditori della legge dei padri e perch motivo della loro cacciata da Roma. E' quindi verosimile pensare che sia Pietro che Paolo ( tra l'altro, quest'ultimo, fu ritenuto innocente dal Prefetto Afranio Burro, sostituito poi da Tigellino, dall'accusa di turbare l'ordine pubblico mossagli dai sacerdoti di Gerusalemme) vennero denunciati dagli ebrei romani probabilmente come ispiratori e quindi responsabili dell'incendio, procurando

loro la condanna a morte, liberandosi, al contempo, di due apostoli responsabili di molte conversioni tra i giudei e per i miracoli che fecero. Ecco la gelosia e l'invidia quindi. Nerone non fece alcuna persecuzione contro i cristiani, (anche perch in quel tempo di loro si conosceva poco o nulla, e poi perch non sopportava il sangue: viet i giochi gladiatori, favorendo solo le corse dei cavalli e i giochi di esercizio fisico, di atletica, non finalizzati alla guerra e per questo inviso alla classe senatoriale aristocratica e antiellenista che arriv ad eliminare Nerone come fece con Caligola Vedi Storia di Anzio a Fumetti. Dalle Origini a Nerone dello stesso autore, pubblicata da Arduino Sacco Editore ) cosicch, i cristiani, probabilmente, finirono per essere arrestati, oltre che per le denunce, le delazioni da parte della comunit ebrea, anche perch quelli che vennero catturati confessarono di aver alimentato i focolai di incendio: molti tra loro, infatti, erano convinti che la fine del mondo, la venuta di Cristo, fosse imminente. E confessarono loro stessi questa colpa, pagando con la loro vita secondo la legge romana. Tacito sulle cause dell'incendio espresse forti dubbi sul ruolo di Nerone. Paolo fu decapitato e non crocifisso come gli altri, perch era cittadino romano.

Possibile identikit di Paolo di Tarso realizzato da un nucleo della polizia scientifica tedesca nel febbraio 2008 sulla base delle descrizioni contenute nelle pi antiche fonti storiche, con la commissione e consulenza dello studioso Michael Hesemann . Non sono stati esaminati i reperti ossei a lui attribuiti contenuti nel sepolcro presente nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura

Seconda lettera ai Corinzi


M'accingo a continuare le mie riflessioni e mi rendo conto come sia indispensabile, per la fede, tornare, di tanto in tanto, alle parole di Paolo. Sono la base teologica della nostra fede cristiano-cattolica e sono la difesa contro le devianze che giornalmente e instancabilmente, nuove dottrine, nuove proposte, nuovi punti di vista ci investono dei loro contenuti e ci disorientano. Riflettere sulle verit paoline, coerenti con il vangelo e in piena sintonia con gli altri contenuti biblici, sono la nostra arma di difesa. Anche se dobbiamo tener conto di una cosa altrettanto fondamentale: maggiore il nostro impegno a comprendere, pi insidiose o meglio dire, pi articolate, si fanno le proposte devianti. Spesso, mi sovvengono le parole che sono contenute nel libro di Siracide: Figlio, se ti presenti per servire il Signore preparati alla tentazione. (2, 1 ). Per questo occorre, a mio parere riflettere senza pretendere di cercare le cose difficili con pensieri complicati e arzigogolati, poich la sapienza umana e pallida cosa rispetto alla Sapienza divina, la quale pu essere solo rivelata e non scoperta per ragionamento. San Tommaso stesso, dottore della Chiesa, riferendosi ai suoi lavori di Teologia, ebbe a dire a coloro che lo spronavano, due anni prima della sua morte, di tornare a scrivere: le cose che mi son state rivelate rendono le cose che ho scritto ben poca cosa. Infatti dopo le visioni smise di insegnare e di scrivere. Riflettere sulle sacre scritture vuole essenzialmente dire: difendersi dalle devianze! Ma sono altres consapevole che questo vale solo per coloro che hanno la fede e che tramite essa hanno sviluppato una chiave di lettura sulla propria avventura esistenziale.

La Seconda lettera venne scritta attorno agli anni 54-57, mentre Corinto aveva avuto la visita di altri apostoli e evangelizzatori che non avevano una gran stima di Paolo, l'ultimo degli apostoli, colui che perseguit i cristiani. E Paolo mette in guardia i Corinzi da costoro, che potrebbero predicare un Cristo di verso da quello predicato da lui stesso. Nel primo capitolo, Paolo glorifica Dio in mezzo alle tribolazioni avute nel frattempo e giustifica che se non and a Corinto fu per non pesare, per non far pesare la sua presenza, poich: ...noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece collaboratori della vostra gioia, perch nella fede voi siete gi saldi. ( 1, 23-24 ). Il capitolo 2 una riflessione su argomenti che hanno rattristato Paolo e sembra che l'apostolo, riguardo alla questione che sta trattando, abbia gi scritto una lettera che non ci arrivata, scrive infatti: ...perci vi ho scritto in quei termini che voi sapete... ( 2, 3 ). La corrispondenza con i Corinzi fu molto pi ricca di quello che abbiamo ora. Paolo continua citando la causa di tale tristezza; egli parla di: ...per quel tale per gi sufficiente il castigo che gli stato versato... ( 2, 6 ) e invita la comunit a trattarlo con carit. Chiss cosa avr combinato quel tale. Il discorso che poi affronta, rapportandolo alla possibilit di comprendere il disegno di salvezza di Dio mediante Cristo, Paolo col capitolo 3, un esporre il senso vero, in termini di Sapienza svelata, della luce che Dio impresse sul volto di Mos, il quale dovette coprirsi con un velo per evitare che gli ebrei di allora rimanessero accecati, da una luce che in fin dei conti era effimera, una pallida anticipazione della luce di Cristo. E quel velo la chiave di lettura del passo: il velo simbolo

dell'attesa che venga svelata la realt di Cristo, vera luce. Paolo appare il solo apostolo in grado di dare giusta lettura ai libri veterotestamentari, alla luce di Cristo. Ma lo stesso Vangelo, quello predicato da Paolo, rimane a volte velato come il volto di Mos: ...se il nostro vangelo rimane velato, lo per coloro che si perdono, ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perch non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo... ( 4, 3-4 ). Questo passo pone il problema della fede: se uno non ha fede non capir mai il vangelo la cui luce non aprir il suo intelletto. La conversione avviene attraverso la fede che permette alla psich, alla funzione mentale, di aprirsi alla luce dell'azione dello Spirito. Paolo prosegue, indicando che la potenza dello Spirito si manifesta nei suoi servitori quanto pi debole la carne e laddove sofferenza. ...Per noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perch appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi... ( 4, 7 ). Appare anche vero che la debolezza della carne, la realt del corpo umano, oggi conosciuto a fondo da tutti i punti di vista, in grado di manifestare la potenza di Dio. Questo perch siamo fatti a Sua immagina e somiglianza: il corpo, il vaso di creta che ospita la straordinaria potenza divina. E questo potenza Paolo la sperimenta quotidianamente su se stesso e in stesso e quello che dice quello che prova, che sperimenta. Ed invita i Corinzi a fissare lo sguardo sulle cose invisibili, perch eterne. Il corpo diventa la ragione della lontananza da Dio; il corpo la ...nostra abitazione sulla terra... ( 5, 1 ). In Paolo, il corpo acquista la sua definitiva funzione: lo strumento del Pneuma e della psich, quello che saremo noi dopo la dipartita, per agire sul piano terrestre. Il corpo non siamo noi, ma il nostro rivestimento terreno, la

causa della lontananza da Dio, perch impedisce la sua visione tanto da desiderare di distaccarcene: ...siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finch abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore... ( 5, 6 ) e questo appare vero come vero che noi non siamo il corpo, come pensano i non credenti. Questo concetto sposta l'attenzione sulla nostra realt, che essendo commisurata con questo mondo, chiamiamo impropriamente spirituale. Diciamo che, noi siamo esseri concreti in un mondo sensoriale che ostruisce, impedisce la comprensione dell'unit creativa. Potremmo azzardare dicendo che il mondo sensoriale, per necessit offusca la visione totale della creazione: infatti noi non potremmo vedere contemporaneamente le cose visibili ai sensi e le cose invisibili agli stessi. E' la natura fisiologica del copro a dettare questa legge fisica, la quale, nella prospettiva storica, ha condizionato la mente e lo spirito; condizione naturale che ha finito per dettare dottrine filosofiche, le pi disparate, sulla struttura dell'universo. In questa condizioni di viventi terrestri, solo la potenza di Dio, il Suo Spirito, pu rivelarci la realt preannunciata dal Vangelo, la nuova visione della cosmogonia evangelica. Nonostante tutto, noi, ma non saremo mai privi di corpo. Lasciato per via naturale ( la morte, che S. Francesco chiamava come sora nostra morte corporale ) il mondo sensoriale, verremo poi rivestiti con un altro corpo, che avr coerenza, sar coerente con il nostro sviluppo spirituale, per questo motivo Paolo scrive: ... tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finch era nel corpo, sia in bene che in male. ( 5, 10 ) e poich, poco prima scrive: ... riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani d'uomo, nei cieli... ( 5, 1 ), vale a dire il corpo, appare chiaro che questo il destino nostro:

abiteremo in molti posti, evoluti spiritualmente o involuti, con un corpo coerente con il nostro sviluppo spirituale. Il paradiso appare quindi un insieme di luoghi, posti, abitati da esseri, da noi, che hanno ricevuto un corpo abile ad agire in quel luogo. Questo, sia nel bene che nel male. La qualit delle nostre azioni sar testimonianza della qualit del nostro futuro. Ho citato luoghi, posti, riferendomi ai posti di cui che Ges fece cenno quando disse Nella casa del Padre mio vi sono molti posti... ( Gv 14,2) . In attesa di tutto questo, a consolazione ...e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore... ( 5, 8 ) vale a dire che Paolo e chi, come lui, abile a tale cosa, preferisce rifugiarsi nel Signore mediante la preghiera e la conseguenza estasi che equivale ad una lontananza dal corpo. Paolo continua sottolineando che chi in Cristo ormai uomo nuovo grazie al ministero della riconciliazione operata mediante la conversione. E tutto si gioca entro questa fase: riconciliarsi a Dio, per la sua grazia trasmessa mediante la morte e resurrezione di Cristo, significa rinascere a vita nuova, anche se abitiamo ancora in un vaso di creta. E in forza di questa convinzione viva, vissuta sulla sua carne e nella sua carne che Paolo esorta i Corinzi a rimanere fedeli al suo vangelo di riconciliazione esortandoli con: ...non lasciatevi legare al gioco estraneo agli infedeli... ( 6, 14 ) il gioco dell'iniquit e quello che era proprio all'uomo vecchio. E questa esortazione in funzione delle antiche promesse, parole profetizzate sin dai tempi di Isaia, ma non comprese dal popolo ebraico e dalla classe sacerdotale, quando venne il momento del compimento di dette parole.

SECONDA LETTERA AI CORINZI PAPIRO P46

Il Capitolo 8 e a seguire introduce la necessit dell'aiuto anche economico, reciproco, e Paolo esorta i Corinzi ad aiutare chi nella difficolt. E ricorda che assieme a Tito, stato inviato un altro fratello, designato da tutte le comunit cristiane a raccogliere il frutto della colletta per gestirla nei confronti dei bisognosi e Paolo ci tiene a ricordare che lo zelo nello svolgere questo compito pari all'evangelizzazione, servizio sacro com'

sacro il servizio di raccolta fondi per i bisognosi.

Con il capitolo 11 Paolo mette in guardia i Corinzi a non accogliere chiunque dica che venuto ad evangelizzare: ...se infatti il primo venuto vi predica un Ges diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. Ora io ritengo di non essere inferiori a questi superapostoli... ( 11, 4-5 ) Esisteva gi una corrente di pensiero che poteva contrastare quella di Paolo! Nello specifico, le parole ... vi predica un Ges diverso... sono ancora attuali; pensiamo ai Testimoni di Geova: predicano un Ges che non Dio fatto carne ( vedi GV1) ma che addirittura l'arcangelo Michele!!! In fatto di predicazione, Paolo e costretto ha sottolineare che non si sente inferiore, ma solo come predicazione. Sulla qualit del vangelo proclamato diversamente da quello che lui presenta, Paolo, si esprimer poi nella lettera ai Galati, come vedremo. Il capitolo una serie di rimproveri che Paolo rivolge ai Corinzi, chiedendo loro se quando venne tra loro venne per sfruttarli, per vivere alle loro spalle e per vantarsi di se stesso, mentre nei confronti di coloro, i superapostoli, che arrivano e con vanto presentano il loro vangelo, cos si esprime : ...Lo faccio invece, e lo far ancora, per troncare ogni pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano. Questi sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. Ci non fa meraviglia, perch anche satana si maschera da angelo di luce... ( 11, 12-14 ).

Cosicch Paolo ci tiene a sottolineare, poich geloso della sua comunit, geloso di una gelosia divina, che anche lui, come i superapostoli vanitosi ebreo; come loro della stirpe di Abramo; come loro israelita, ma si considera molto pi di loro, perch molto pi di loro sta soffrendo per la causa del Signore, anche per aver ricevuto, sottolinea, dai Giudei i trentanove colpi, ossia la punizione che inviterebbe il colpevole a non macchiarsi pi del reato ascrittogli, in questo caso, per Paolo, si tratta del reato proselitismo ad un credo non riconosciuto, probabilmente. Quindi anche Paolo deve, costretto a vantarsi, ma di un vanto che esalta la sua debolezza nella carne. Debole come un ladro costretto a fuggire da una finestra a Damasco, perch ricercato. Ma la sua differenza, sostanziale rispetto agli altri predicatori, per cui potrebbe vantarsi di questo, e non vorrebbe farlo se non costretto come questa volta, sta nella specificit della sua chiamata: ...Pur tuttavia verr alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo ( lui stesso N.d.r.) in Cristo che, quattordici anni fa se con il corpo o fuori dal corpo non lo so, lo sa Dio fu rapito al terzo cielo... fu rapito in paradiso e ud parole indicibili che non lecito ad alcuno pronunziare. Di lui io non mi vanter. Di me stesso invece non mi vanter fuorch delle mie debolezze... ( 12, 2-5 ) Motivi di vanto Paolo ne avrebbe a iosa per quello che ha visto e udito in paradiso, ma non lo far se non vantarsi delle proprie debolezze, perch nella debolezza che la potenza di Dio ama esaltarsi. Per quanto riguarda il sottolineare se la visione fu nel corpo o fuori dal corpo, viene detto solo per far capire che durante la visione, nella salita al terzo cielo, egli perse la coscienza del corpo e se lo dice, probabilmente lo dice perch

durante le visioni che i cristiani avevano per azione dello Spirito Santo, qualcuno pose la questione, altrimenti non avrebbe alcun senso sottolineare la cosa. Inoltre, se egli, dicendo che sal al terzo cielo, il luogo del paradiso, allora possiamo, dobbiamo, presumere la presenza di un primo e di un secondo cielo, luoghi di grande evoluzione spirituale che fa convergere il pensiero, la riflessione, a quanto detto a proposito del fatto che ...nella casa del Padre mio vi sono molti posti... E se Paolo sottolinea spesso che non ama vantarsi delle sue capacit, della sua speciale chiamata, anche perch la tentazione di farlo la sente forte, infatti, per non cadere nella vanagloria: ...mi stata messa una spina nella carne, un inviati di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perch io non vada in superbia... ( 12, 7 ). L'inviato di satana la sua spina: Dio conosce il fondo del cuore di ognuno di noi e certe disgrazie, certi avvenimenti, se visti nella maniera giusta assumono l'aspetto di lezioni per crescere spiritualmente. Gli esami non finiscono mai!!!.

SAN PAOLO SCRIVE LE SUE LETTERE Opera di Valentin de Boulogne -XVI secolo

Le parole del capitolo 13 suonano per i Corinzi come un ultimatum: se ci sono questioni ora di risolverle davanti a due o tre testimoni e se ancora si mostreranno diffidenti, nonostante che questa sar la terza volta che Paolo si recher a Corinto, chiedendo ulteriori prove che Cristo lo ha mandato - e qui contano, hanno influenzato, probabilmente le parole sentite dai superapostoli vanagloriosi - Paolo, avverte, che non perdoner pi. Li invita ad esaminare se stessi se sono nella fede, ne hanno ormai la capacit. La lettera si conclude con l'invito di Paolo a tendere verso la perfezione. Certo che a quei tempi occorrevano molte prove e molti sforzi, oltre che la fondamentale opera dello Spirito, per uscire da una millenaria abitudine pagana che ormai aveva segnato la psich e il soma fino in fondo, condizionandone il pneuma. Maran Tha!!

Conversione di San Paolo da Caravaggio

Questa Prima versione non fu accettata dalla committenza perch non ritenuta consona ai canoni espressivi in voga in quel tempo: l'angelo era troppo umanizzato per poter essere accettato come portatore di luce. Allora Caravaggio fu costretto a farne un'altra, quella che conosciamo come la pi famosa.