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Antonio DAL MUTO RIFLESSIONI SULLE LETTERE DI SAN PAOLO, APOSTOLO DEI GENTILI

Lettera ai Romani

QUINTO VOLUME

Prefazione
Le mie riflessioni sulle lettere di San Paolo non sono altro che riflessioni private, condivisibili o meno, ma, questo si, condivise con tutti i lettori che accedono a SCRIBD e solo con quelli, poich impensabile che le stesse possano essere diffuse con altri mezzi. Esse non sono oro colato, al massimo, in chi sente come me la necessit di rileggersi San Paolo, considerato il vero e unico fondatore delle basi cristiane della teologia della salvezza, possono stimolare in chi legge ulteriori e proprie riflessioni, che potrebbero assurgere a considerazioni tali che sarebbe un peccato che rimanessero nel comodino. Rileggere o leggere per la prima volta le lettere di San Paolo, ritengo, sia cosa necessaria per non distaccarci dalla via della salvezza a causa di impegni mentali troppo pressanti e per uscire dai luoghi comuni, ma anche come mezzo utile a confrontare le proposte esistenziali che provengono dalle parti pi disparate e che hanno la presunzione di offrire felicit. Questo esercizio di riflessione rappresenta, per me, quell'attimo di silenzio necessario affinch sia mantenuta vigile e sveglia la mente oltre che il cuore alle cose di Cristo, cose che sono alla base della nostra esistenza. Certo, questo discorso vale per chi ha fede e per chi non ha la fede? Noi, cristiani dovremmo essere un invito, con il nostro comportamento, a tenere in considerazione il problema dell'avere o meno la fede, ma senza l'aiuto dello Spirito, il ragionamento, anche se fatto con le migliori intenzioni, non aiuta chi non ha la fede, a scoprire Cristo. dalmuto_antonio@tin.it parrocchiano. Uno tra i tanti

Su San Paolo

Cosa dire di Saulo o San Paolo che gi non si sappia? Originario di Tarso, antica citt dell'attuale Turchia, nacque tra il 5 e il 10 a.C. e mor a Roma attorno al 64-67 d.C. sotto Nerone. Cittadino di Roma, Ebreo osservante, educato alla dottrina ebraica, secondo i Farisei, da Gamaliele, sacerdote, si trov coinvolto nella persecuzione, esercitata e promossa dalla classe sacerdotale giudaica, contro le prime comunit cristiane. Andando a Damasco per questo scopo venne investito da una luce fortissima, dalla quale ud le famose parole: Saulo, Saulo, perch mi perseguiti? ; ne usc trasformato nella mente e nello spirito!! Era l'anno 36 dell'era cristiana, quando inizi la sua predicazione che si concluse con la sua morte a Roma. Due parole sulla sua morte. Roma ospitava da tempo una nutrita comunit di ebrei, osservanti della legge mosaica, integrata nella societ di allora che, sembra, non abbia mai dato motivo di preoccupazione in riferimento all'ordine pubblico. Sotto l'Imperatore Claudio ( dal 41 al 54 d.C. ) i seguaci della religione mosaica cominciarono a scontrarsi con gli ebrei convertiti al cristianesimo, causando problemi di ordine pubblico, ... a causa di un certo Chresto... come ci riferisce Tacito, fino a che, Claudio, decise di cacciare da Roma tutti i giudei i quali, molto probabilmente, crebbero nel risentimento contro i

cristiani, ritenendoli responsabili dei loro guai. Il 18 luglio del 64, Roma si trov a combattere contro il grandioso incendio che la distrusse quasi del tutto; Nerone volle i responsabili e i Prefetti del Pretorio, Tigellino e Nimfidio, si dettero da fare per trovarli, anche se gli storici, contrari a Nerone, scriveranno che lo stesso incendio venne appiccato dallo stesso imperatore ( gli incendi in quell'epoca erano frequenti a causa delle caratteristiche delle abitazioni: soppalchi di legno e vicinanza delle stesse. Bologna stessa fu distrutta da un incendio poco prima che Nerone salisse al trono imperiale). A questo tragico evento per la citt di Roma si lega, a mio parere, la lettera di Clemente Romano, quarto papa, che parlando di San Pietro, scrivendo ai Corinzi vent'anni dopo la sua morte, rifer che l'apostolo venne mandato a morte ...per invidia e per gelosia.... Gelosia e invidia da parte di chi? La risposta non pu che trovarsi tra le comunit degli ebrei osservanti della legge mosaica, arrabbiati con i giudei cristiani e perch traditori della legge dei padri e perch motivo della loro cacciata da Roma. E' quindi verosimile pensare che sia Pietro che Paolo ( tra l'altro, quest'ultimo, fu ritenuto innocente dal Prefetto Afranio Burro, sostituito poi da Tigellino, dall'accusa di turbare l'ordine pubblico mossagli dai sacerdoti di Gerusalemme; venne liberato, per poi rientrare a Roma nell'anno 66) vennero denunciati dagli ebrei romani probabilmente come ispiratori e quindi responsabili dell'incendio, procurando loro la condanna a morte, liberandosi, al contempo, di due apostoli

responsabili di molte conversioni tra i giudei e per i miracoli che fecero. Ecco la gelosia e l'invidia quindi. Nerone non fece alcuna persecuzione contro i cristiani, (anche perch in quel tempo di loro si conosceva poco o nulla, e poi perch non sopportava il sangue: viet i giochi gladiatori, favorendo solo le corse dei cavalli e i giochi di esercizio fisico, di atletica, non finalizzati alla guerra e per questo inviso alla classe senatoriale aristocratica e antiellenista che arriv ad eliminare Nerone come fece con Caligola Vedi Storia di Anzio a Fumetti. Dalle Origini a Nerone dello stesso autore, pubblicata da Arduino Sacco Editore ) cosicch, i cristiani, probabilmente, finirono per essere arrestati, oltre che per le denunce, le delazioni da parte della comunit ebrea, anche perch quelli che vennero catturati e che confessarono di aver alimentato i focolai di incendio: molti tra loro, infatti, erano convinti che la fine del mondo, la venuta di Cristo, fosse imminente. E confessarono loro stessi questa colpa, pagando con la loro vita secondo la legge romana. Tacito sulle cause dell'incendio espresse forti dubbi sul ruolo di Nerone. Paolo fu decapitato e non crocifisso come gli altri, perch era cittadino romano; venne decapitato al II miglio della via Ostiense e li sepolto. Ancora alla fine del II secolo il prete romano Caio, dice ai suoi avversari che in grado di mostrare sia al Vaticano che sulla via Ostiense i trofei ( i sepolcri) di coloro che avevano fondato la Chiesa di Roma

Possibile identikit di Paolo di Tarso realizzato da un nucleo della polizia scientifica tedesca nel febbraio 2008 sulla base delle descrizioni contenute nelle pi antiche fonti storiche, con la commissione e consulenza dello studioso Michael Hesemann . Non sono stati esaminati i reperti ossei a lui attribuiti contenuti nel sepolcro presente nella Basilica romana di San Paolo fuori le mura Continuiamo cos le nostre riflessioni che, sperando nell'aiuto dello Spirito Santo, possano essere utili a chi le fa.

La lettera ai Romani fu scritta nel 58 durante l'ultima tappa a Corinto, tappa del secondo viaggio intrapreso da Paolo. Riprende tematiche emerse nella Lettera ai Galati, infatti fu scritta subito dopo, ma con accenti meno accorati.

La lettera destinata ai cristiani della comunit romana, comunit gi consolidata, costituita da giudei cristianizzati e non, visti i fatti su accennati sotto Claudio, non molto ben vista dai giudei osservanti della Legge mosaica. Egli, Paolo, esprime il desiderio di poter andare a Roma per portate la sua testimonianza, il suo Vangelo; la lettera, quindi vuole essere una sua presentazione a coloro che, sicuramente, avevano sentito parlare di lui. E la comunit di Roma doveva essere nota nel mondo cristiano di allora, perch cos, nel capitolo 1, scrive Paolo: ... della vostra fede ne parla il mondo intero... ( 1, 8 ) e continua cos: ...chiedendo sempre nelle preghiere che, in qualche modo, un giorno, per volont di Dio, io abbia l'opportunit di venire da voi. Desidero infatti ardentemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, perch ne siate fortificati, o meglio, per essere in mezzo a voi confortato mediante la fede che abbiamo in comune... ( 1, 10-12 ). Si evince che i doni dello Spirito sono trasmissibili da chi li possiede per mezzo di un atto di volont e sono fondamentali per irrobustire la fede. Almeno in quei tempi di forte spinta pagana e idolatrica, oltre che di immoralit nei comportamenti comuni. Paolo, che pi volte cerc di andare a Roma, confessa di esserne stato impedito e, evidenzia, di sentirsi in debito verso tutti, pagani, greci, barbari ecc. poich questa la sua missione: proclamare il Vangelo di Cristo tra i Gentili. Senza escludere alcuno. Paolo continua condannando tutti coloro che, nonostante avessero potuto riconoscere Dio dalle sue opere compiute nella creazione, si sono pervertiti divenendo campioni di idolatria e immoralit: ...hanno scambiato la Gloria del Dio incorruttibile con una immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, quadrupedi, rettili... ( 1, 23 ) E non solo:

...Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il loro rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi... ( 1, 23-27 ) E tutti costoro sono quegli uomini che ...soffocano la verit nell'ingiustizia. ( 1, 18 ). Queste affermazioni sono una denuncia nei confronti di coloro che, perseguendo con ogni mezzo l'ingiustizia a scapito della verit, facendo danno agli uomini, si sono corrotti a tal punto da sguazzarci nell'immoralit. E contaminano l'ambiente in cui vivono. In poche parole, come dir San Giacomo nella sua lettera, da una fonte non pu uscire acqua dolce e salata contemporaneamente. Chi corrotto anche immorale! Il capitolo 2 ha un paio di punti interessanti. Paolo dopo aver esordito sulla ipocrisia degli immorali che, non contenti, si mettono a giudicare gli altri, evidenzia un aspetto interessante scrivendo: ...tutti quelli che hanno peccato senza la Legge, senza la Legge periranno; quelli che invece hanno peccato sotto la Legge, con la Legge saranno giudicati... ( 2, 12 ) e grazie a queste parole, comunque vadano le cose, noi saremo giudicati secondo il metro di misura che ci siamo dati: un ateo verr giudicato comunque, ma secondo la sua visione del mondo e sar, probabilmente, l'onest intellettuale a giudicarlo. Nessuno scamper dal giudizio!! Anche i non credenti. Infatti sar la loro coscienza che testimonier la coerenza del vissuto e peser nel formare l'elemento accusatorio o assolutorio. Infatti Paolo scrive: ...Certo la circoncisione utile alla Legge, ma se trasgredisci la Legge con la tua circoncisione sei un non circonciso. Se dunque chi non circonciso osserva le prescrizioni della Legge, la sua in circoncisione non sar

considerata come circoncisione? ( 2, 25-26 ). Risulta, cos, chiaro il concetto che sar la coerenza comportamentale ad essere ritenuta come una sorta di circoncisione, elemento di aderenza al proprio punto di vista esistenziale; fondamento essenziale per un giudizio positivo. Ovviamente non si tratta di coerenza nel fare il male, ma coerenza nel fare il bene, il bene comune anche se guidati da una visione agnostica o atea. Certo, la salvezza di chi vede in Cristo il senso ultimo dell'esistenza di uomo, ma evidentemente, come gi ricordato nelle precedenti riflessioni, in paradiso esistono molti luoghi, molti posti che saranno abitati dai retti di cuore e di coscienza. Per questo Paolo scrive: ...Giudeo infatti, non chi appare tale all'esterno, e la circoncisione non quella visibile nella carne, ma Giudeo colui che lo interiormente e la circoncisione quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; la sua lode non viene dagli uomini, ma da Dio. ( 2, 28-29 ) E quando Paolo parla di Giudei ne parla perch sa che i cristiani di Roma sono per lo pi giudei convertiti.

L'analisi di Paolo segue la traccia legata alla figura del Giudeo e alla circoncisione, ma la riflessione finalizzata a far comprendere una sola cosa: la Legge di Mos cosa sorpassata. Finita. E i Giudei cristiani di Roma debbono essere consapevoli di questo per avere una visione chiara del Vangelo e del ruolo che Cristo ha avuto nel piano della salvezza. Scrive infatti: ... Quale dunque la superiorit del Giudeo? O quale l'utilit della circoncisione? ( 3, 1 ) ed entra poi nel merito della discussione, sottolineando: ...Grande sotto ogni aspetto. Anzitutto poich a loro sono state affidate le rivelazioni di Dio. Che dunque? Se alcuni non hanno creduto, la loro incredulit pu forse annullare la fedelt di Dio? ( 3, 2-3 ) Paolo sottolinea che Dio rimane fedele in eterno; sono gli uomini che sono infedeli e il popolo giudeo ha spesso mostrato le sue infedelt, per cui: ...Che dunque? Dobbiamo ritenerci superiori? Niente affatto! Abbiamo dimostrato precedentemente che Giudei e Greci, tutti, sono sotto il dominio del peccato, come sta scritto... ( 3, 9-10 ) e Paolo continua citando alcuni salmi che descrivono come la menzogna, il peccato e la violenza abitino normalmente tra gli uomini e quindi, conclusione importante: ...Infatti in virt delle opere della legge nessun uomo sar giustificato davanti a Lui, perch per mezzo della Legge si ha solo la conoscenza del peccato ( 3, 20 ). E qui il messaggio che Paolo vuol fare comprendere ai Giudei cristiani di Roma: la legge permette di individuare ci che contrario alla legge stessa, ossia, per esempio, uno ladro, solo perch la legge dice di non rubare; si ha, grazie alla legge, la conoscenza del mal'agire e della sua gravit. Ma questo non concede la vera giustificazione davanti a Dio, poich essa proviene solo dalla fede in Dio tramite Cristo, che invita a diventare uomini nuovi consapevoli della nostra natura di figli di Dio. La giustificazione in Dio tramite Cristo coinvolge anche lo

spirito oltre che la mente, mentre la giustificazione che proviene dalla Legge non salva, poich chi va contro la Legge e ne paga le conseguenze ed eviter in futuro di incappare nei suoi rigori solo per la paura e per non scontare un'altra pena. Ben altra cosa il pentimento in funzione della fede. ...Ora invece, indipendentemente dalla legge, si manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai Profeti; giustizia di Dio per mezzo della fede in Ges Cristo, per tutti quelli che credono: E non c' distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virt della redenzione realizzata da Ges Cristo. ( 3, 21-24 ) E questo il fatto pi importante: la giustificazione, sotto Cristo e grazie al suo sacrificio, vale per tutti gli uomini, Giudei, Greci e Barbari, poich tutti hanno peccato. Il lungo cammino della salvezza iniziato con Mos, ora, ha superato, in qualit e in contenuti, il popolo scelto da Dio, Israele, il Giudeo, per abbracciare tutto il genere umano; per questo che la Legge di Mos non ha pi il valore di prima. Ora vale solo il Vangelo di salvezza di Cristo portato avanti da Paolo. Ecco che il Giudeo deve ripensare al suo vanto, al suo appartenere al popolo scelto da Dio, appartenenza contrassegnata dalla circoncisione, perch ora vale ...la legge della fede... ( 3, 27 ). ...Forse Dio Dio soltanto dei Giudei? Non lo anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! Poich non c' che un solo Dio. Il quale giustificher per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. ( 3, 29-30 ) Questo che afferma Paolo non vuole dire che la Legge sia senza valore grazie alla fede. Anzi. Prendendo l'esempio di Abramo, ricorda che egli ebbe fede in

Dio e ci gli fu accreditato come giustizia, ossia che Abramo fu uomo retto, prima che egli fosse circonciso. E questo aspetto, sottolinea Paolo importante poich, avendo, Dio, promesso ad Abramo che, grazie alla sua fede, sarebbe diventato ...padre di molti popoli... ( 4, 17 ) e quindi padre anche dei non circoncisi e quindi dei pagani, dei greci e dei Barbari, Dio non si contraddice: in quella promessa era gi presente il tempo in cui egli, Dio, fattosi uomo, avrebbe riscattato tutta l'umanit completando, cos, il cammino della salvezza. Abramo quando ricevette il segno della circoncisione, lo ricevette solo grazie alla sua fede, premessa della circoncisione dei cuori in Cristo per la fede in lui. Possiamo affermare, paradossalmente, che il cammino di salvezza, da Cristo in poi, si fatto laico, perch uscito dalla gabbia delle norme comportamentali della Legge, dai riti religiosi e dalle tradizioni legate al popolo e alla sua osservanza, diventando, Cristo, salvezza per tutti gli uomini: Giudei, Greci, Barbari, atei, agnostici, scettici, increduli, eretici... Abramo, quindi, progenitore di molti popoli. ...egli ebbe fede sperando contro ogni speranza, e cos divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Cos sar la tua discendenza... ( 4, 18 ) Paolo continua nel ricordare come la fede di Abramo si esercit in vari modi come quando ebbe fede sulla promessa di avere un figlio da Sara, l'anziana moglie e sulla sua possibilit di generare nonostante avesse circa cent'anni di et. Approfitto del discorso su Abramo per far conoscere come l'et dei patriarchi, l'et di Abramo, sia oggetto di analisi da parte di molti scrittori che stanno interpretando i fatti narrati in questo periodo biblico, come fatti in cui razze aliene ( Anunnaky ) fossero coloro che ingannando gli uomini di allora, fecero

credere di essere degli dei. Nel libro Il Dio alieno della Bibbia di Mauro Biglino, noto conoscitore della lingua ebraica. si asserisce che, in virt delle traduzioni fatte dallo stesso autore, gli alieni alias Elohim avessero sottomesso il territorio in cui si svolgono gli eventi biblici e se lo fossero spartito tra loro, e tra costoro ce n'era uno che si chiamava Yahweh, un alieno che contendeva il controllo sulla sua porzione di territorio, difendendola dalle mire degli altri alieni. Questo libro sar oggetto, in un prossimo futuro, delle mie riflessioni, per mettere i contropesi a molte asserzioni fatte dall'autore che. Mi sembrato nel leggerlo, ricco di asserzioni slegate dal contesto. Comunque ricorrente, in una certa letteratura, la teoria che gli alieni abbiano creato l'uomo e che dio era un alieno di nome Yahweh. Bah!

Battesimo di San Paolo da parte di Anania Dipinto di Pietro da Cortona - 1631

Torniamo a Paolo. La salvezza cos a portata di tutti: per mezzo di Cristo abbiamo la possibilit di accedere alle grazie, a quell'eredit promessa da Dio per i suoi figli, per tutti noi quindi; non importa se la tribolazione ci rende il quotidiano pi difficile da sopportare, poich sappiamo che: ...la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virt provata e la virt provata la speranza. La speranza poi non delude, perch l'amore di Dio stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci stato dato. ( 5, 3-5 ). In queste parole, si rivela il senso del dolore, il ruolo del dolore che ognuno di noi destinato a provare, chi in misura minore chi in misura maggiore, ma che con esso, grazie allo Spirito Santo, acquista un ruolo e un significato ben preciso: indirizzarci verso la piena coscienza della nostra natura divina che sovrasta la realt del corpo e della sua inevitabile debolezza. Se siamo stati riconciliati con Dio grazie al sacrificio di Cristo, molto pi lo saremo mediante la sua resurrezione, poich essa svela, ha svelato, la nostra vera natura con tutto quello che ne consegue, come l'eredit promessa ai figli di Dio. Il frangente di vita terrena appare nella sua interezza e dimensionalit: il trampolino di lancio verso la ri-conquista di quello che fu perduto con Adamo ed Eva, ossia la piena armonia con il creatore e con il creato; la piena assonanza tra la natura spirituale e il suo corpo che , come detto in altre occasione ( lettera ai Tessalonicesi, ai Corinti) l'aspetto esterno della natura spirituale.

Paolo, scrivendo che: ...a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, cos anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perch tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c'era il peccato nel mondo e, anche se il peccato pu essere imputato quando manca la legge, la morte regn da Adamo fino a Mos... (5, 12-14 ) vuole sottolineare che se il peccato ha interessato tutta l'umanit, tanto pi l'amore di Dio valica i principi della Legge e il concetto di popolo prescelto. Infatti: ...se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto pi la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Ges Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini... ( 5, 15 ) I Giudei cristiani di Roma, ora sanno che il vangelo non va attuato come se fosse solo per un popolo prescelto come era ed per coloro che ancora vi sono rimasti -come era sotto la Legge mosaica: il vangelo per tutti! Non c' pi l'orgoglio di appartenere al popolo di Dio, poich tutta l'umanit popolo di Dio e tutta questa umanit ha la salvezza in s: occorre solo aprire la psich, la funzione mentale, al messaggio di Cristo. Per questa ragione il cattolicesimo non andrebbe considerato una religione, come la mosaica o la mussulmana, esso la Rivelazione sulla vera natura dell'uomo in rapporto con Dio, il suo creatore, il quale verr, dovr, essere adorato non pi in templi, luoghi o recinti sacri, ma come disse Ges alla Samaritana: ...credimi donna, giunto il momento in cui n su questo monte, n in Gerusalemme adorerete il Padre... Ma giunto il momento, ed questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verit; perch il Padre cerca tali adoratori. Dio Spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verit... ( Gv, 4 21-24 ) L'uomo adorer il Padre nel suo spirito, nel proprio intimo, esercitando la verit.

E il concetto di esercitare la verit che rappresenta il punto fondamentale del messaggio; questo non significa, a mio parere, che occorre conoscere tutto, ma che occorre testimoniare l'onest intellettuale in ogni occasione, in unione con i fratelli di fede, cominciando con l' allentare, vagliare, le necessit del corpo, alimentate da desideri paganeggianti, poich occorre lasciare agire la grazia trasformatrice, che alimenta la coscienza e la consapevolezza. Il capitolo 7 continua con una disamina che conduce ad una sostanziale verit: io, in Cristo, sono libero dalla legge mosaica per essere legato alla legge dello Spirito, ma non posso negare che la legge del peccato ancora abita in me. Questo l'uomo vecchio, l'uomo delle passioni e dei desideri contrari alla legge dello Spirito. Ma al contempo, la legge del peccato non ha potere assoluto, poich grazie alla fede e al sacrificio di Cristo io, ora, sono nelle condizioni di vincere sul peccato, perch ... la legge dello Spirito che d vita in Ges Cristo ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte... ( 8, 2 ). Questa la condizione principale che si esplica semplicemente con: ...quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito.( 8, 5 ) Questo il bivio in cui ognuno di noi si trover ogni giorno e ogni giorno dovr celebrare il suo natale, la sua pasqua o pensare solo al capodanno... Siamo quindi figli di Dio, allorch siamo guidati dallo Spirito e allora godremo dell'eredit pensata per i figli di Dio. Questa scelta, o di Cristo o del mondo, non solo un fatto personale, privato, ma un destino collettivo che supera la stessa umanit, tant' che. ...La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti sottomessa alla

caducit non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa -e nutre la speranza di essere pure lei liberata dalla schiavit della corruzione, per entrare nella libert della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non sola, ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente, aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. ( 8, 19-23 ). Passo importante questo. Paolo sembra dirci che l'equilibrio, l'ordine o il disordine o lo sconquasso della creazione, della terra in cui viviamo sottomessa alla legge dello Spirito: tutta la creazione legata, collegata, allo sviluppo spirituale dell'uomo. Terremoti, sciagure, cambiamenti climatici, sembrerebbe farci capire Paolo, dipendono dal nostro atteggiamento spirituale. Corruzione, immoralit, equivarrebbe a dire distruzione ambientale e disordine nelle leggi fisiche. La creazione come corpo di tutta l'umanit. La materia sottile si lega quindi allo Spirito che pervade l'universo e accusa le ripercussioni che nascono dalle nostre scelte. Non possiamo dubitare di questo, anche se non ne abbiamo diretto sentore, poich lo Spirito di Dio pervade tutta la creazione, l'universo. Ma la speranza ci fa dire che la creazione ... attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio... quindi, il progetto di salvezza sta andando avanti nonostante tutto e si manifester; si compier secondo il progetto divino. A rafforzare ulteriormente la certezza che la salvezza dovr compiersi, secondo le promesse, in Cristo, ci viene incontro il anche il lavoro di Fernand Crombette, cattolico francese che, traducendo direttamente dall'ebraico la Genesi, non tenendo conto quindi della Vulgata di San Girolamo, nel volume secondo della sua opera La Rivelazione della Rilevazione cos leggiamo a pagina 16, a proposito del passo che si riferisce alla donna che

schiaccer la testa del serpente, responsabile dell'inganno fatto ad Eva e ad Adamo : ...Un Dio schiaccer il ribelle sotto il legno della caduta. Io annuncio alle generazioni future che, al posto di colei che ha perso la purezza, serbo una donna superiormente pura che dar la vita, in un tempo lontano, a un rampollo supremamente brillante che la moltitudine delle bocche dei seguaci chiamer: Ges, la grande Sapienza celeste, il Verbo potente, e che governer senza fine i santi che, usciti vincitori dai dolori, si riposeranno eternamente".
Non possiamo non meravigliarci che in questa traduzione della Genesi venga esplicitamente citato Ges (Djeschouophehak = Ges celeste sapienza grande ) e quindi comprendere come il progetto di salvezza fosse gi imperniato sulla figura del salvatore Ges Cristo sin dai tempi dei patriarchi!!

E questa una risposta anche ai catastrofisti che periodicamente auspicano o annunciano la fine del mondo che, secondo loro equivarrebbe a dire il fallimento di Dio e del suo progetto e quindi, si deduce, che le forze avverse a Dio sono un Dio superiore e pi potente. Via pare possibile questa condizione? Ovviamente la domanda rivolta all'uomo di fede; chi non ha la fede trover la domanda sicuramente banale e di certo non star qui a leggere queste riflessioni. Il Capitolo 9 continua enfatizzando i primati che ha Israele, ma nonostante questo la salvezza, che volont precisa di Dio, si ribadisce, deriva dalla fede e non pi dalla Legge: ...Che diremo dunque? Che i pagani non ricercavano la giustizia, hanno raggiunto la giustizia: la giustizia per che deriva dalla fede... ( 9, 30 ) E' interessante notare come spiega, Paolo, l'atteggiamento di

Dio nei riguardi della misericordia: ...Dio quindi usa la misericordia con chi vuole e indurisce ( il cuore, Ndr ) chi vuole... ( 9, 18 ), sembra di poter comprendere che Dio agisce commisurando la salvezza sulla sua magnanimit, entrando in contraddizione del concetto che Cristo morto per tutti gli uomini e che tutti gli uomini hanno, per mezzo della fede, la porta aperta alla salvezza. Ma in Dio non c' contraddizione, piuttosto l'uomo che irrigidendosi chiude, indurisce, il suo cuore allontanandosi da Dio. E' l'uomo che si allontana da Dio e non viceversa. Occasionalmente Paolo sottolinea come egli parli alla maniera umana, ossia usa espressioni di uso comune per far comprendere le dinamiche del messaggio e il concetto su riportato appartiene a questo atteggiamento, comune, talaltro, alla letteratura veterotestamentaria, come in Es 33, 19 ...User misericordia con chi vorr e avr piet di chi vorr averla.... Ma sono spiegazioni che Paolo ritiene opportuno sottolineare, poich egli sa che sta scrivendo ad una comunit di Giudei perfettamente conoscitori del Pentateuco e della Legge mosaica, anche se, ora, convertiti a Cristo, sono ancora sotto l'influsso delle vecchie abitudini religiose. Infatti Paolo scrive. Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera sale a Dio per la loro salvezza. Rendo infatti loro testimonianza che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza... ( 10, 1-2 ) E si riferisce agli israeliti rimasti ancorati alla legge, quindi ...non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termina della giustizia Cristo, perch sia data la giustizia a chiunque crede. ( 10, 3-4 ) Gi, credere... Paolo ci tiene a precisare che il credere, quello vero, non legato alla parola detta, o alla conoscenza della parola, ma legata al cuore, alla conversione del cuore: ...poich se confesserai con la

parola che Ges il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha resuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la confessione di fede per avere la salvezza. ( 10, 9-10 ) Torniamo alla condizione di sempre: occorre aprire la Psich o Funzione mentale, per far arrivare al Pneuma o intelletto-cuoresentimento l'azione dello Spirito. Le emozioni infatti sono generate dallo spirito che passando attraverso la biochimica della mente-cervello, coinvolgono tutto l'essere. Le emozioni non sono generate dal cervello, ma transitano attraverso esso modulando una serie di sostanze biochimiche che appaiono e scompaiono per la durata dell'emozione stessa. Ed il Pneuma, lo spirito, la nostra parte pi interna a noi, che chiede giustizia, poich Dio si adora in spirito e verit. Come ci ricorda Paolo. E qui si innesta il malinteso che caratterizza i Testimoni di Geova. Dice Paolo. ...Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato. ( 10, 13 ) e su questo i TdG affermano che sufficiente invocare il nome, GEOVA, per essere salvati. Leggiamo cosa scritto in Es 3, 13-15 : Mos disse a Dio. Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro. Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponder loro? Dirai agli Israeliti. Io-Sono mi ha mandato a voi Dio aggiunse a Mos: Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo il mio nome per sempre; questo il titolo con cui sar ricordato di generazione in generazione. E' quindi la stessa Bibbia che ci dice che il nome di Dio in realt un titolo al pari di un nobile che si presenta dicendo: Io sono il Conte

Eduardo dei Camerilini di Montefiascone, di Campobasso alto e di Fiascone di sotto. E quel titolo invoc Elia in 2Re 36 All'ora in cui si offriva l'offerta, il profeta Elia si avvicin e disse: SIGNORE, Dio d'Abraamo, d'Isacco e d'Israele, fa' che oggi si conosca che tu sei Dio in Israele... Senza contare poi che la parola Geova errata, come tutti gli studiosi asseriscono - anche gli stessi TdG lo asseriscono, paradossalmente, nell'opuscolo Il nome divino che durer per sempre edizione del 1987; a pagina 7 infatti leggiamo: A dir la verit nessuno sa con certezza come si pronunciasse il nome di Dio. - ma che l'inizio del titolo Io-Sono, pronunciato correttamente, sarebbe Yahweh. Quindi il nome di Dio un titolo che sar ricordato per sempre, un titolo che trova giustificazione nei significati legati alla salvezza.

Tornando alla nostra riflessione, non si pu invocare Dio senza credere in lui o non si pu credere in Dio senza aver prima sentito parlare di lui: e nessuno potr parlare di Dio se non un inviato di Dio. Qui, Paolo, ricorda le frasi tratte da Is 52,7: Come sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene ma, cosa importante. ...La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo. ( 10, 17 ), importante e fondamentale: l'inviato, il sacerdote credibile se parla per bocca dello Spirito Santo; il suo parlare, anche se il predicatore, l'annunziatore, non se ne avvede, sar inevitabilmente commisurato, destinato, alla platea che ascolta, poich lo Spirito parla solo per educare e perfezionare, come ricorda Paolo ai Tessalonicesi ( 5, 23 ). Ma, nonostante tutto, la sofferenza di Paolo rimane legata all'incomprensione che gli Israeliti, detentori dei doni di Dio, non hanno capito Cristo: ...Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non vedere e orecchi per non sentire, fino al giorno d'oggi. ( 10, 7 ) ricordando Is 29, 10. Certo che la salvezza ha una sua logica conseguenziale: se la distruzione del Tempio di Gerusalemme, attuato dalle truppe romane di Tito, fu la testimonianza concreta della fermata al capolinea della legge Mosaica, anche vero che la radice, che alimenter i nuovo rami innestati ( i gentili o pagani ) al posto di quelli originali e tagliati, perch non hanno voluto accogliere il Messia ( gli israeliti ), rimarr per sempre appartenete alla casa d'Israele e quindi, al pagano convertito Paolo dir: ...non menar tanto vanto contro i rami! Se ti vuoi proprio vantare, sappi che non sei tu che porti la radice, ma la radice che porta te... ( 11, 17-18), in realt noi tutti saremo, per la fede e non per la Legge, figli di quella moltitudine promessa ad

Abramo e ad Isacco, figli d'Israele. E la nostra radice, la radice di Jesse, Cristo a cui dobbiamo guardare e decidere di operare il cambiamento, sapendo che saremo innestati nella consapevolezza di essere utili gli uni agli altri, secondo la volont dello Spirito. Come in un corpo dove ogni parte ha la sua funzione mossa dal capo, Cristo. Paolo prosegue facendo capire ai Romano-Giudei convertiti che tutti gli atteggiamenti di una volta, propri dell'uomo vecchio, vanno abbandonati, operando il bene e non temendo alcuna autorit, poich la notte dello spirito inoltrata e il giorno della rinascita vicino. Paolo, avvicinandosi alla conclusione, esorta i destinatari a sopportare tutto per amore di Cristo, raccomandando di stare attenti a non scandalizzare i fratelli, probabilmente quelli fedeli alla legge, quindi di non mangiare carne se questo suscita scandalo poich: ...noi che siamo forti abbiamo il dovere di sopportare l'infermit dei deboli... ( 15, 1 ) e i deboli chi sono se non coloro che ancora non hanno la fede o vivono di pregiudizi. Il cristiano , in virt della fede in Cristo, un uomo liberato dai condizionamenti delle norme di ordine giuridico-religiose, dall'ipocrisia di fingere, dal perbenismo, poich il suo atteggiamento , dovrebbe essere, improntato alla schiettezza derivante da una esatta percezione del come saper vivere tra gli uomini e tra le istituzioni. Paolo si avvia al termine e sottolinea che: ...non oserei infatti parlare di ci che Cristo non avesse operato per mezzo mio per condurre i pagani all'obbedienza, con parole ed opere... ( 15, 18 ) ribadendo ancora una volta che il suo operato non frutto suo, di una sua conversione, ma delle opere che Cristo ha compiuto in lui. E' giunto il momento dei saluti e delle raccomandazioni: Febe,

Prisca, Aquila, Epneto, Maria, Andronico, Giunia, ( questi ultimi parenti di Paolo)Ampliato, Urbano, Stachi, Apelle, Aristbula, Erodiaone, Narcso, Trifena, Trifsa, Perside, Rufo, Asncrito, Flegonte, Erme, Ptroba, Erma, Fillogo, Giulia, Nreo, Olimpas, Timoteo, Giasone, Sospatro, Terzo, Gaio, Erasto, Quarto... la lettera, nel capitolo 16, ci restituisce nomi senza volto, quei volti appartenuti a coloro che servirono il Signore e furono accomunati a Paolo dalle tribolazioni; nomi che fanno pensare agli entusiasmi che animarono le prime comunit cristiane. E non si stanca Paolo di raccomandare la fedelt alla dottrina appresa: ...Mi raccomando poi, fratelli, di ben guardarvi da coloro che provocano divisioni e ostacoli contro la dottrina che avete appreso: tenetevi lontano da loro... ( 16, 17 ) La lettera termina con la professione della conferma della fede che condensa un significato importante su cui occorre riflettere: A colui che ha il potere di confermarvi secondo il vangelo che io annunzio e il messaggio di Ges Cristo, secondo la RIVELAZIONE DEL MISTERO TACIUTO PER SECOLI ETERNI, ma RIVELATO ORA e annunziato mediante le scritture profetiche, per ordine dell'eterno Dio, a tutte le genti perch obbediscano alla fede, a Dio che solo sapiente, per mezzo di Ges Cristo, la gloria nei secoli. Amen ( 16,25-27) Il significato, l'aspetto pi importante, sta nelle parole che abbiamo scritto in maiuscolo: la Legge, ricevuta e osservata da Mos in poi, legava l'Israelita a Dio mediante il rito della circoncisione e attraverso l'osservazione e l'ubbidienza alla stessa e alle promesse annunciate dai profeti, ma non rivelava la realt vera dell'uomo quale figlio di Dio, fatto a Sua immagine e

somiglianza; non se ne aveva sentore. Cristo ha RIVELATO la realt vera di questa figliolanza che si ottiene mediante la fede in lui e che non i profeti, ma Paolo, avendola sperimentata su e in se stesso, ne d testimonianza, facendo assumere alle sue parole la veemente consistenza di chi HA VISTO direttamente la gloria di Dio. Ecco, il mistero taciuto per secoli: SIAMO ESSERI SPIRITUALI RIVESTITI DI UN CORPO(energia condensata modulata e strutturata adeguatamente ), RECUPERATO ALL'ARMONIA ORIGINALE e ATTO A PERMETTERE DI AGIRE SUI E NEI DIVERSI PIANI DELL'UNIVERSO.