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S.

AGOSTINO DIPPONA appunti

LA CENTRALITA DELLIO
Lopera pi nota di SantAgostino Confessiones (in 13 libri), scritta intorno al 400, unanimemente ritenuta tra i
massimi capolavori della letteratura cristiana. In essa, Sant'Agostino, rivolgendosi a Dio, narra la sua vita e in
particolare la storia della sua conversione al Cristianesimo. Si tratta di unopera complessa, in cui la narrazione si
intreccia con la preghiera e con la riflessione filosofica e teologica. Ma soprattutto unautobiografia, in cui lautore
parla sinceramente della propria esistenza, giudicandola severamente con latteggiamento del peccatore pentito.
Il fatto che un filosofo scriva unautobiografia costituisce una novit nella storia del pensiero: nessun filosofo antico
aveva narrato la propria vita e aveva scandagliato la propria anima con tanta profondit. Per questa capacit di scavo
interiore le Confessioni sono considerate unopera di grande modernit, che prelude alla narrativa introspettiva del
Novecento, alla psicologia e alla psicanalisi.
Ma da che cosa nasce questa novit? I filosofi antichi non riflettevano e non scrivevano sulle proprie vicende
biografiche (se non incidentalmente e occasionalmente) perch per loro lesistenza individuale aveva scarso valore; essi
erano interessati a ci che universale e permanente, non al singolo individuo, particolare e transitorio. Invece il singolo
individuo diventa interessante e acquista un valore infinito per gli autori cristiani, perch per il Cristianesimo ogni
individuo creato da Dio e, soprattutto, oggetto dellamore di Dio, quindi nella vita di ogni individuo si manifesta
lazione del Dio eterno.
Infatti la vita di Agostino contrassegnata da una ricerca inquieta, tormentata, della verit e della felicit, ricerca che lo
ha condotto, passando attraverso errori (intellettuali) e colpe (morali), fino alla scoperta di Ges Cristo - Dio. Nella
conversione al Cristianesimo Agostino trova finalmente la verit e la pace. Egli capisce per che linquietudine, la sete
inesausta di verit e felicit, suscitata nel cuore umano da Dio stesso, che vuole farsi cercare: luomo alla ricerca di
Dio perch Dio alla ricerca delluomo!
Linteresse fondamentale e il problema prioritario di Agostino luomo, non per luomo in astratto, in generale, ma
lio, lindividuo, la persona; Agostino ad un tempo il soggetto e loggetto della sua filosofia, che acquista quindi un
carattere esistenziale e personale sconosciuto alla filosofia greca.
Io non comprendo tutto quello che sono , Io ero diventato un problema a me stesso (Confessioni)
Lio il problema per Agostino perch in una condizione di crisi e di dispersione, di inquietudine e di ricerca; il
problema dellio quindi rimanda a Dio come termine e fine di questa ricerca:
Tu, o Dio, ci hai fatti per te e il nostro cuore inquieto finch non trovi riposo in te (Confessioni).
Io desidero conoscere Dio e lanima. Nientaltro, assolutamente (Soliloqui). Per Agostino quindi la ricerca della
verit dellio e la ricerca di Dio coincidono.
FEDE E RAGIONE
Per Agostino fede e ragione sono complementari, rimandano luna allaltra, e anche se la fede in definitiva ha il primato,
la posizione di Agostino non affatto quella di un fideismo irrazionale (tipo credo quia absurdum).
Infatti secondo Agostino la fede illumina il cammino che deve essere percorso dalla ragione, la fede introduce alla
verit, che poi deve essere indagata, chiarita e spiegata con la ragione. Daltra parte la ragione spiegando e vagliando
criticamente la verit rivelata dalla fede rafforza e giustifica la fede stessa.
Questo il significato della nota formula: Crede ut intelligas, intellige ut credas (credi per capire, capisci per
credere). C una ragionevolezza della fede, che consiste nel credere a Ges Cristo (fidarsi di Lui) e ai suoi testimoni
con buoni motivi. Il problema di fondo, per Agostino, la conoscenza della verit, che trascende luomo, e a cui
luomo tende sia con la fede sia con la ragione .
LA CONOSCENZA DELLA VERITA
Il processo di conoscenza della verit chiarisce meglio sia il rapporto tra lIo e Dio sia il rapporto fede-ragione.
Agostino parte dalla critica del dubbio scettico:
gli scettici dicono che nessuna verit certa e che bisogna dubitare di tutto, di qualsiasi affermazione. Agostino
risponde:
Si fallor, sum (Contro gli Accademici) = se minganno, esisto, cio posso ingannarmi, posso sbagliare
nellaffermare qualsiasi cosa, ma certamente per sbagliare, per ingannarmi, per dubitare devo esistere: quindi nel dubbio
insita la certezza dellesistere;
Chiunque comprende di essere in dubbio vede una cosa sicura della quale certo, pertanto chiunque dubita se la
verit esista, ha in s qualcosa di vero di cui non pu dubitare: ora il vero non tale se non in forza della verit
(La vera religione), quindi il dubbio presuppone, per sua stessa natura, un rapporto delluomo con la verit.
Ma come e dove ricercare la verit? la risposta di Agostino sintetizzata nella celebre frase Non uscire fuori di te,
ritorna in te stesso, la verit abita nellinterno delluomo, e se troverai mutevole la tua natura, trascendi anche te
stesso. Ma ricorda, quando trascendi te stesso, che tu trascendi la tua anima che ragiona. Tendi pertanto l dove

saccende il lume stesso della ragione. A che cosa perviene infatti ogni buon ragionatore se non alla verit?
Poich la verit non giunge affatto a se stessa col ragionamento, ma essa ci cui tendono coloro che ragionano.
Riconosci che tu non sei ci che essa , appunto perch non cerca se stessa; ma tu sei giunto ad essa cercandola,
non di luogo in luogo, ma con laffetto della mente... (La vera religione). Vediamo passaggio per passaggio il
significato di questa frase: Agostino segue litinerario platonico: la mutevole percezione dei sensi non basta a spiegare il
fenomeno della conoscenza, infatti noi conosciamo la realt perch abbiamo in noi dei criteri con cui giudicarla. Questi
criteri contengono un plus rispetto agli oggetti corporei, infatti gli oggetti corporei sono mutevoli e imperfetti mentre i
criteri con cui lanima giudica sono immutabili e perfetti. E ci risulta nella maniera pi evidente quando giudichiamo
gli oggetti sensibili per mezzo di concetti matematici o geometrici, oppure estetici, oppure morali: infatti i concetti
matematici e geometrici, quelli estetici e quelli morali hanno un carattere necessario e immutabile, gli oggetti a cui li
applichiamo sono contingenti e mutevoli (ecco perch la verit abita nellinterno delluomo).
Sorge allora il problema : da dove derivano allanima questi criteri? li produce essa stessa? No, perch anche lanima
mutevole. Perci bisogna riconoscere che allinterno dellanima, ma al di sopra di essa , vi un criterio immutabile che
si chiama Verit (Agostino dice infatti: se troverai mutevole la tua natura trascendi anche te stesso. Tendi pertanto
l dove tende il lume stesso della ragione. A che cosa perviene infatti ogni buon ragionatore se non alla verit?).
Lanima giudica con la verit che trova in se stessa, ma non coincide con la verit e non la produce, anzi dipende da essa
(e infatti la verit si pone come oggetto immutabile della ricerca della ragione).
La verit poi costituita, in accordo con Platone, dalle Idee che sono i parametri secondo cui sono state fatte le cose.
Tuttavia Agostino si discosta da Platone su due punti: 1) Le Idee non sono autosussistenti, ma sono i pensieri di Dio (il
Logos, il Verbo di Dio) secondo cui Dio ha creato ogni cosa. 2) Secondo Platone lanima conosce le Idee per
reminiscenza (conserva un ricordo delle Idee viste nelliperuranio prima di incarnarsi). Per Agostino luomo conosce le
Idee per illuminazione divina.
Infatti Dio, che lEssere, con la creazione ci rende partecipi dellessere, e Dio, in quanto Verit, con lilluminazione
ci rende partecipi della verit (e delle idee) permettendoci cos di conoscere le cose.
I NOTA BENE: la verit che riceviamo direttamente da Dio (secondo la dottrina dellilluminazione) non la
conoscenza della realt ma il criterio che permette la conoscenza (lintelligenza) della realt, cos come la luce non la
vista delle cose ma permette la vista delle cose.
II NOTA BENE: la teoria della conoscenza di Agostino, pur differenziandosi da quella di Platone nel modo che
abbiamo evidenziato, presenta comunque il problema di far consistere la conoscenza in unesperienza interiore e di
attribuire alla realt materiale, corporea, un ruolo marginale; in questo caso linfluenza di Platone ha impedito a
S.Agostino di riconoscere pienamente il valore positivo della realt materiale e dellesperienza empirica, nonostante la
dottrina biblica della creazione.
LA TRINITA
Il De Trinitate costituisce lopera teologica pi importante di Agostino; in essa Agostino riflette sul mistero dellunit
e trinit di Dio (mistero rivelato e dogma fondamentale del cristianesimo), ma anche sulla costituzione della mente
umana, offrendo un esempio di quel rapporto di complementariet tra fede e ragione precedentemente esposto.
Secondo la fede cristiana Dio ununica sostanza divina ( quindi confermato il monoteismo ebraico) in tre persone:
Padre, Figlio e Spirito Santo, definite filosoficamente, ma a partire da nomi biblici, Essere, Verit, Amore). La ragione
non pu comprendere pienamente questo mistero, per pu avvicinarsi ad esso attraverso unanalogia con la realt
creata e in particolare con lanima umana. Infatti tutta la creazione porta in s limpronta, le tracce del suo creatore, e
ci vale in particolare per luomo che stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. Infatti in tutta la realt
Agostino evidenzia strutture triadiche che rimandano appunto alla Trinit creatrice. Ma soprattutto la mente umana
immagine della Trinit, perch anchessa una e triplice, in quanto nella sua unit sono congiunte tre facolt: la
memoria (su cui si fonda lidentit dellanima, cio il suo essere, nel fluire del tempo), lintelligenza, con cui lanima
conosce, la volont con cui lanima ama.
Esiste pertanto una corrispondenza fra le facolt delanima e le persone della Trinit divina, la quale, conosciuta per
fede, orienta lanalisi della mente, e lanalisi della mente permette di penetrare nel mistero dellunit e trinit divina.
LA CREAZIONE
Agostino volendo chiarire il senso della dottrina biblica secondo cui Dio ha creato tutte le cose dal nulla, distingue la
creazione dal nulla da:
A) la generazione, in cui si produce qualcosa dalla propria sostanza, e il generato uguale (della stessa sostanza) del
generante; B) la fabbricazione, in cui si produce qualcosa utilizzando sostanze preesistenti.
Luomo pu generare e pu fabbricare, non pu invece creare dal nulla. Dio invece ha creato le cose facendole sorgere
dal nulla, donando loro tutto lessere. Questa spiegazione dellorigine della realt era del tutto estranea al pensiero
greco, e anche Platone, che nel Timeo aveva spiegato lesistenza del mondo facendo riferimento a una divinit creatrice
(il Demiurgo), aveva detto che il Demiurgo plasma una materia preesistente secondo il modello delle Idee preesistenti
(quindi si tratta di fabbricazione, non di creazione ex nihilo).

Anche secondo Agostino la creazione avviene secondo dei modelli ideali, che per non sussistono al di fuori di Dio, ma
sono i pensieri stessi di Dio.
La creazione un dono gratuito e libero di Dio, dovuto alla sua bont e alla sua potenza, e poich tutto deriva da Dio
(anche la materia) tutto buono.
La teoria creazionista incontra due problemi: quello del tempo (quando avvenuta la creazione?) e quello del male (se
tutto deriva da Dio, supremo bene, come si spiega il male?)
IL TEMPO

Quando avvenuta la creazione? Cosa faceva Dio prima di creare il mondo? questi interrogativi presuppongono una
concezione del tempo come dimensione assoluta, che contiene anche Dio, e che quindi sfugge alla creazione. Agostino
risponde che il tempo creato insieme alluniverso, una dimensione della realt creata e quindi deriva anchesso da
Dio. Dio poi esiste al di fuori del tempo, leternit di Dio non va intesa come unestensione infinita del tempo ma
piuttosto come un eterno presente (quindi linterrogativo cosa faceva Dio prima della creazione? non ha senso).
Agostino dimostra la natura creata del tempo attraverso due argomentazioni:
A) il tempo connesso al movimento, non possiamo percepire il tempo in s, ma solo attraverso il movimento, quindi il
tempo esiste solo insieme alle cose che si muovono.
B) il tempo costituito da passato, presente e futuro, e tuttavia il passato non c pi, il futuro non c ancora e il
presente soltanto listante inafferrabile in cui il futuro scorre nel passato: dunque il tempo non ha alcuna consistenza
propria. Eppure il tempo esiste, ma esiste nella mente delluomo: esiste nella memoria (= presenza del passato), esiste
nellattesa (= presenza del futuro), esiste nellintuizione (= presenza del presente). Anche in questo caso il tempo si
rivela dimensione della realt creata.
IL MALE
Si Deus, unde malum?. Se esiste un unico Dio (che il bene supremo) da dove deriva il male?. Questo problema
aveva travagliato Agostino sin dalla giovinezza e lo aveva spinto ad aderire al manicheismo, il quale affermava
lesistenza di due principi divini , il Bene e il Male, in lotta fra di loro nel mondo e anche nellanima delluomo.
Successivamente Agostino aveva abbandonato il manicheismo e aveva criticato questa teoria dei principi divini
contrapposti: se il Dio-Bene pu essere danneggiato o distrutto dal Male, allora non Dio, perch non assoluto e
incorruttibile, e prima o poi il Male prender il sopravvento e rimarr lunico Dio; se invece il Dio-Bene non pu essere
danneggiato e distrutto dal Male, allora non c nessuna vera lotta.
La risposta convincente al problema del male Agostino la trov nella filosofia neoplatonica: il male non una sostanza,
non essere, ma mancanza di essere.
A partire da questo principio Agostino esamina le manifestazioni del male distinguendo tre aspetti:
A) ontologico: sul piano ontologico non esiste il male ma solo diversi gradi di essere. Secondo una prospettiva parziale
(pertanto falsa) potrebbe essere considerato un male il limite, potrebbe per esempio essere considerata male
linferiorit di una creatura rispetto ad unaltra oppure la finitudine di tutta la creazione di fronte a Dio; ma considerato
nel suo insieme, tutto ha un senso e una funzione positiva, tutto (anche ci che limitato e inferiore) concorre a formare
unarmonia e quindi bene.
B) morale: il male morale, cio la colpa, il peccato non consiste nel desiderare o amare il male, ma nel desiderare e
amare un bene inferiore pi del bene supremo (per esempio lavidit un peccato non perch la ricchezza sia un male in
s ma perch lavido antepone il valore della ricchezza ad altri valori superiori).
Il male morale non commesso da una forza cattiva che agisce nelluomo (questa era la teoria dei Manichei), ma
dipende dalla libert delluomo che pu scegliere fra diversi beni.
C) fisico: il male fisico (cio la sofferenza e la morte) la conseguenza del peccato originale, ma nella storia della
salvezza anche questo ha un significato positivo, perch aiuta luomo a riconoscere il male morale e ad emendarlo.
LA LIBERTA E LA GRAZIA
Gli antichi greci avevano fatto coincidere la moralit con la sapienza affermando che chi conosce il bene fa il bene e che
il comportamento malvagio deriva da ignoranza del bene (intellettualismo morale); Agostino invece, sulla scia della
cultura latina (che aveva messo in risalto il ruolo della volont) e dellinsegnamento di San Paolo ( video meliora
deteriora sequor), nota che la ragione pu conoscere il bene e la volont pu respingerlo, perch ragione e volont
sono facolt distinte. La volont dispone del libero arbitrio, cio della capacit di scegliere fra possibilit diverse, ma la
vera libert adesione a Dio, alla sua volont, perch solo questa adesione il bene per luomo, cio la piena
realizzazione umana, la felicit. Questa adesione a Dio deve essere volontaria, non obbligata, e quindi il libero arbitrio
la condizione della vera libert.
Il peccato originale per ha corrotto la volont umana, per cui la volont non pi capace di aderire pienamente e
continuativamente al bene (Agostino ha dedicato profonde analisi alla scissione e alla debolezza della volont che vuole
e non vuole, che vorrebbe volere).

Per questo la volont bisognosa della grazia divina: luomo, senza laiuto della grazia divina, non capace di vivere
rettamente. La grazia non abolisce la libert delluomo, al contrario essa rende veramente libera la volont, poich le
restituisce la capacit di aderire al bene che ha scelto.
In questa prospettiva lamore, cio la tensione della volont al bene, diventa pi importante della sapienza: Ama, et fac
quod vis.
(la necessit della grazia affermata da Agostino in opposizione alleresia del monaco Pelagio, il quale sosteneva che
tutti gli uomini sono naturalmente liberi e capaci di scegliere il proprio destino e conseguire la virt cui aspirano; nelle
opere dedicate alla polemica con Pelagio SantAgostino afferma la necessit della grazia a tal punto da svalutare il ruolo
della libert e dellimpegno umano: ci ha permesso a Martin Lutero di trovare in questi testi di Agostino una
giustificazione e unanticipazione della sua dottrina sulla salvezza per la fede e non per le opere)
LA CITTA DI DIO E LA RIFLESSIONE SULLA STORIA
Il De Civitate Dei (in 22 libri) fu scritto da Agostino in occasione del sacco di Roma del 410 e in risposta alle accuse
dei pagani contro i cristiani, imputati di aver attirato su di Roma lira degli Dei. Ma lopera supera il motivo
occasionale e sviluppa una grande riflessione sulla storia. Agostino afferma che, come la volont del singolo scissa fra
opposte aspirazioni, cos pure lumanit nel suo insieme scissa fra lamore di Dio e lamore di s e nella storia
edifica due citt contrapposte, la citt di Dio e la citt terrena. Una la societ dei giusti, dei santi, laltra la societ
degli empi. Tuttavia sulla terra queste due citt sono sempre intrecciate e mescolate e non si identificano mai con un
particolare momento della storia o con qualche istituzione storica (per esempio Chiesa e Stato), perch esse dipendono
soltanto da ci che ogni singolo uomo decide di essere: I cittadini della citt terrena sono dominati da una stolta
cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della citt celeste si offrono luno allaltro in
servizio con spirito di carit.... La vera storia quella realizzata dalla citt celeste, anche se sulla terra essa appare
nascosta o sconfitta. Solo alla fine dei tempi si render manifesta la citt di Dio e in essa trover compimento tutta la
storia umana, perch la citt di Dio costituir la realizzazione dell aspirazione alla giustizia e alla pace presente anche,
sia pure in modo distorto, nella citt terrena.
Il De civitate Dei importante anche perch getta le basi della successiva filosofia della storia. Presso i Greci non
esisteva ancora una filosofia della storia in senso stretto, perch la loro conoscenza filosofica era rivolta alla forma
permanente, a ci che permane sempre identico, quindi svalutavano il divenire e concepivano la storia come uno
svolgimento circolare in cui ritornano sempre le stesse forme.
Il cristianesimo invece rifiuta la teoria atea degli inutili cicli, affermando che ognuno di noi vive e muore una sola
volta: alla visione ciclica si sostituisce quella lineare imperniata sulla creazione e sul peccato originale come inizio della
storia, sullincarnazione di Cristo come evento centrale e redentivo, sul Giudizio finale come fine e compimento della
storia.
In secondo luogo, il cristianesimo, insistendo sullorigine comune che unisce tutti gli uomini, perviene allidea di
ununica storia universale comprendente tutte le genti.
In terzo luogo, il cristianesimo si rapporta alla storia non come a una serie di eventi senza senso ma come a una totalit
dotata di significato e di scopo. Per Agostino il principio unificatore degli eventi dato dalla nozione di Provvidenza
(lagire di Dio nella storia) che conferisce alla storia il significato di storia della salvezza che si conclude e si compie
nellESCATON (=il Giudizio finale e lavvento del Regno di Dio).
Si noti che buona parte della successiva filosofia della storia (soprattutto ottocentesca) ha secolarizzato lo schema
escatologico ebraico-cristiano, concependo la salvezza o il compimento finale della storia in termini immanentistici
anzich trascendenti: cosicch le filosofie e le ideologie moderne hanno interpretato la storia come un processo in cui si
realizza progressivamente un certo valore laico, come la scienza, la giustizia, la libert, la razionalit ecc.

SANTAGOSTINO, La TERZA NAVIGAZIONE


Da unintervista a Giovanni Reale: Platone il filosofo laico pi venduto al mondo, al pari di Agostino.
Una piccola casa editrice, qualche anno fa, fece una statistica, secondo la quale su Agostino si pubblica
in Occidente un libro al giorno. Anni dopo il presidente della casa editrice Citt Nuova mi disse che il libro
religioso pi venduto dopo la Bibbia erano le Confessioni. Io sono sempre stato un grande amante
dellopera, ma nonostante labbia letta e studiata per sessantanni, la capisco solo adesso, perch un
libro talmente ricco e straordinario che richiede una serie di conoscenze che in passato non tutti avevano.
Nel secondo trattato, commentario a Giovanni, egli introduce un concetto che io definisco Terza
navigazione. Bisogna tenere presente che Agostino ha fatto due conversioni: la prima al platonismo, che
gli ha insegnato lesistenza di un essere che non quello fisico, mentre prima concepiva Dio come un
corpo infinito; la seconda invece quella religiosa. Agostino ha inoltre spiegato molto bene la differenza
tra i platonici e i credenti. I primi sono riusciti a vedere al di l del mare, la patria, e a descriverla in

maniera esatta; per, non sono stati in grado di darci lo strumento per attraversare il mare della vita.
Platone, in un bellissimo passo del Fedone, afferma che la filosofia come una zattera, se la si governa
bene tiene a galla, altrimenti fa affondare. Se per venisse una rivelazione, dice, avremmo una nave
bella, comoda e sicura. Ebbene, Platone si sbagliava: la nave venuta, ma tuttaltro che comoda,
quella che Agostino individua nella croce. La croce aiuta ad attraversare il mare della vita anche se non si
riusciti a vedere, come i filosofi, al di l del mare. Essa salva chiunque, ma richiede umilt, ed perci
invisa ai filosofi, che per propria natura spesso peccano di superbia, quella che i Greci definivano .
Agostino scrive che bisogna attraversare questo mare sul lignum crucis, con la guida di Cristo. una
rivelazione di grandissima importanza perch prima della venuta di Cristo bisognava andare a Dio, ma il
percorso era difficile e pochissimi arrivavano. Cos, Dio, vedendo queste difficolt, ha mandato suo figlio,
che con la croce insegna a risanare tutti i propri mali e con questo ad attraversare il mare della vita.
Agostino fa parte delle filosofia tardo antica-cristiana, non medievale, come spesso si crede. Unaltra cosa
che mi piace di Agostino la sua fede forte, quasi rocciosa, che quando si legge pare di bere
acqua purissima e dissetante. La confessione il rivelare a Dio tutti i propri peccati, ma ha senso soltanto
perch Dio stesso che ci ha guarito da quelli. In quella guarigione Agostino gode ed elogia il Signore.
Egli dice di scrivere quel libro affinch tutti i suoi fratelli conoscano il male che ha compiuto in vita e come
guarito, in modo che anchessi possano guarire o ritenersi fortunati per non aver mai commesso il male.
Dal libro decimo in poi Agostino non parla pi di peccati ma di tentazioni, perch, come dice la Bibbia,
tutta la vita delluomo una continua tentazione. In questo colloquio uomo-Dio troviamo la rivoluzione pi
grande: nasce il concetto di persona, che non esisteva nellantichit. La persona quella che instaura un
rapporto dellIo con il Tu. Questo rapporto con il tu pu avere due valenze. Il rapporto con il tu minuscolo,
ovvero con laltro, e con il Tu maiuscolo. Il vero rapporto con laltro lo si pu instaurare e rendere saldo
soltanto se si arriva triangolarmente al vertice, allaltro Tu.

Dal Commento al Vangelo secondo Giovanni, di santAgostino.


In principio era il Verbo. E' sempre lo stesso, sempre allo stesso modo; cos come da sempre, e non pu
mutare: semplicemente . Questo suo nome lo rivel al suo servo Mos: Io sono colui che sono. Colui che ,
mi ha mandato (Es 3, 14). Chi dunque potr capire ci, vedendo come tutte le cose mortali siano mutevoli;
vedendo che tutto muta, non solo le propriet dei corpi: che nascono, crescono, declinano e muoiono; ma
anche le anime stesse, turbate e divise da sentimenti contrastanti; vedendo che gli uomini possono ricevere la
sapienza, se si accostano alla sua luce e al suo calore, e che possono perderla, se per cattiva volont si
allontanano da essa? Osservando, dunque, che tutte queste cose sono mutevoli, che cos' l'essere, se non ci
che trascende tutte le cose contingenti? Ma chi potrebbe concepirlo? O chi, quand'anche impegnasse a fondo
le risorse della sua mente e riuscisse a concepire, come pu, l'Essere stesso, potr pervenire a ci che in
qualche modo con la sua mente avr raggiunto? E' come se uno vedesse da lontano la patria, e ci fosse di
mezzo il mare: egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi. Cos di noi, che vogliamo giungere a
quella stabilit dove ci che , perch esso solo sempre cos com'. E anche se gi scorgiamo la meta da
raggiungere, tuttavia c' di mezzo il mare di questo secolo. Ed gi qualcosa conoscere la meta, poich molti
neppure riescono a vedere dove debbono andare. Ora, affinch avessimo anche il mezzo per andare, venuto
di l colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare.
Nessuno, infatti, pu attraversare il mare di questo secolo, se non portato dalla croce di Cristo. Anche se
uno ha gli occhi malati, pu attaccarsi al legno della croce. E chi non riesce a vedere da lontano la meta del
suo cammino, non abbandoni la croce, e la croce lo porter.
Vi sono stati, per la verit, filosofi di questo mondo che si impegnarono a cercare il Creatore attraverso le
creature. Che il Creatore si possa trovare attraverso le sue creature, ce lo dice esplicitamente l'Apostolo: Fin
dalla creazione del mondo le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l'intelletto nelle
opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinit, onde sono inescusabili. E continua: Perch
avendo conosciuto Dio... Non dice: perch non hanno conosciuto Dio, ma al contrario: Perch avendo
conosciuto Dio, non lo glorificarono n lo ringraziarono come Dio, ma vaneggiarono nei loro ragionamenti
e il loro cuore insipiente si ottenebr. In che modo si ottenebr il loro cuore? Lo dice
chiaramente: Affermando di essere sapienti, diventarono stolti (Rm 1, 20-22). Avevano visto dove bisognava
andare, ma, ingrati verso colui che aveva loro concesso questa visione, attribuirono a se stessi ci che
avevano visto; diventati superbi, si smarrirono, e si rivolsero agli idoli, ai simulacri, ai culti demoniaci,
giungendo ad adorare la creatura e a disprezzare il Creatore. Giunsero a questo dopo che gi erano caduti in

basso. Fu l'orgoglio a farli cadere, quell'orgoglio che li aveva portati a ritenersi sapienti. Coloro di cui
l'Apostolo dice che conobbero Dio, videro ci che dice Giovanni, che cio per mezzo del Verbo di Dio tutto
stato fatto. Infatti, anche nei libri dei filosofi si trovano cose analoghe, perfino che Dio ha un unico Figlio per
mezzo del quale furono fatte tutte le cose. Essi riuscirono a vedere ci che , ma videro da lontano. Non
vollero aggrapparsi all'umilt di Cristo, cio a quella nave che poteva condurli sicuri al porto intravisto. La
croce apparve ai loro occhi spregevole. Devi attraversare il mare e disprezzi la nave? Superba sapienza! Irridi
al Cristo crocifisso, ed lui che hai visto da lontano: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio. Ma
perch stato crocifisso? Perch ti era necessario il legno della sua umilt. Infatti ti eri gonfiato di superbia,
ed eri stato cacciato lontano dalla patria; la via era stata interrotta dai flutti di questo secolo, e non c' altro
modo di compiere la traversata e raggiungere la patria che nel lasciarti portare dal legno. Ingrato! Irridi a
colui che venuto per riportarti di l. Egli stesso si fatto via, una via attraverso il mare. E' per questo che ha
voluto camminare sul mare (cf. Mt 14, 25), per mostrarti che la via attraverso il mare. Ma tu, che non puoi
camminare sul mare come lui, lasciati trasportare da questo vascello, lasciati portare dal legno: credi nel
Crocifisso e potrai arrivare. E' per te che si fatto crocifiggere, per insegnarti l'umilt; e anche perch, se
fosse venuto come Dio, non sarebbe stato riconosciuto. Se fosse venuto come Dio, infatti, non sarebbe
venuto per quelli che erano incapaci di vedere Dio. Come Dio, non si pu dire che venuto n che se n'
andato, perch, come Dio, egli presente ovunque, e non pu essere contenuto in alcun luogo. Come
venuto, invece? Nella sua visibile umanit.

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