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3.

L'enciclica descrive inoltre i doveri della Chiesa in


rapporto alla rivelazione. Da una parte la Chiesa deve IL VATICANO Il
approfondire la sua consapevolezza « del tesoro di verità di E LA COSTITUZIONE
cui è l'erede e la custode » 1: essa deve dunque conservare capitolo quinto "DEI VERBUM"
fedelmente e difendere il deposito di cui ha ricevuto l'ere-
dità (l Tim. 6,20). Però « né la custodia né la difesa
esauriscono il dovere della Chiesa in rapporto ai beni
che possiede » 2; essa deve anche diffondere il patrimonio
ricevuto. Per conseguenza nel suo insegnamento deve
manifestare la sollecitudine di incontrare il più possibile
l'esperienza e la comprensione del mondo contempora-
raneo »3. Deve adattarsi «alla vita degli uomini di un li mercoledì 14 novembre 1962 il Concilio Vaticano II
determinato tempo, di un determinato luogo, di una deter- incominciò l'esame dello schema De fontibus Revelationis.
minata cultura, di una determinata situazione sociale» 4. L'esame continuò fino al 21 novembre. In questo primo
Fedeltà e adattamento: questi sono i due poli dell'azione schema, composto di cinque capitoli (1. La duplice fonte
della Chiesa in rapporto al Vangelo. Essa deve proporre della rivelazione; 2. Ispirazione, inerranza, genere lette-
agli uomini del nostro tempo il Vangelo di Cristo, dato rario; 3. L'Antico Testamento; 4. Il Nuovo Testamento;
una volta per tutte, ma sempre presente e sempre attuale. 5. La sacra Scrittura nella Chiesa), i passi riguardanti diret-
La Chiesa deve armonizzare in sé questi due atteggiamen- tamente la rivelazione puntavano sul fatto della rivelazione
ti, di cui nessuno è l'esclusivo. E d'altra parte l'adatta- e sulla sua trasmissione, sull'ufficio del Cristo e degli apo-
mento « deve premunirsi contro il pericolo di un relati- stoli nella economia della rivelazione, sulla duplice fonte
vismo che intaccherebbe la sua fedeltà al dogma e alla della rivelazione, sul compito del Magistero in rapporto
morale » 5. La preoccupazione del dialogo '« non deve al deposito' della fede.
tradursi in un'attenuazione, in una diminuzione della, Lo schema fu innanzi tutto l'oggetto di osservazioni gene-
verità» 6, perché «l'irenismo e il sincretismosono, in rali sull'insieme dei capitoli.' Dall'inizio delle discussioni'
fondo, forme di scetticismo riguardo alla forza e al conte- emersero tra i Padri due atteggiamenti: gli uni accettavano
nuto della Parola di Dio che noi vogliamo predicare » 7. sostanzialmente lo schema ma con ritocchi; gli altri lo
Dalla ricerca di questo equilibrio tra la preoccupazione dichiaravano non accettabile e domandavano esplicita-
della fedeltà e la preoccupazione dell'adattamento risulta mente di sostituirlo con un testo più conciso, più pasto-
la posizione armoniosa della Chiesa, tenuta alla fedeltà rale ,e più ecumenico.
al Cristo suo sposo e destinata a camminare nella storia Tra i problemi posti, attirò soprattutto l'attenzione quello'
. per distribuire agli uomini di tutte le generazioni il pane del rapporto Scrittura-Tradizione. Quali' sono questi
del Vangelo e il pane eucaristico. Equilibrio delicato, rapporti e in quali termini conviene esprimerli? La preoc-
che la Chiesa deve continuamente conservare o ritrovare:, cupazione del dialogo ecumenico rendeva il problema
ma che è legato alla condizione di una rivelazione che en- molto delicato. Specialmente per i protestanti, lo schema
tra nella storia per raggiungere gli uomini di tutti i tempi. sulla rivelazione ebbe, fin dall'inizio, un valore di sim-
bolo: essi avrebbero giudicato il concilio in gran parte dal
suo atteggiamento verso tale questione. Dinanzi ai tenten..,
1 Ibid., 614.
2 Ibid., 639. namenti delia ricerca teologica, come pure dinanzi alle
3 Ibid., 640. difficoltà di una esatta formulazione, molti Padri si sono
4 Ibid., 646.
s Ibid., 646.
domandati se era opportuno che il Concilio prendesse
6 Ibid., 647. posizione su questioni tanto controverse.
7 Ibid., 647. 314 315 Avendo il primo schema incontrato, in una grande mag-
gioranza, una resistenza notevole, e per conseguenza
annunciandosi laboriosa, lunga e senza grandi speranze per l'abbondante esposto sulla Tradizione e infine per la
di successo la discussione sui diversi capitoli, il martedi libertà lasciata ai teologi sulle questioni controverse.
20 novembre Giovanni XXIII decise di fado rivedere da Appena terminata la discussione del concilio, la commis-
una commissione speciale prima di continuarne l'esame. sione si rimise al lavoro per tener conto delle osservazioni
Tale commissione, detta mista perché composta di 7 cardi- fatte dai Padri specialmente sui capitoli I e II, i più im-
nali nominati dal Papa, di lO membri della commissione portanti dello schema. Il risultato di tale lavoro venne pre-
per la dottrina e di lO membri del segretariato per l'unità, sentato ai Padri l'ultimo giorno della terza sessione.
fu costituita il 25 novembre 1962. Infine il testo rimaneggiato fu messo ai voti dell'assemblea
Il 20 novembre, giorno in cui il Papa Giovanni XXIII conciliare fin dagli inizi della quarta sessione, nei giorni
decise anche il rinvio dello schema dinanzi a tale commis- 20,21 e 22 settembre 1965. Le correzioni di particolari
sione mista, fu una delle svolte del concilio. Da quel gior- suggerite dai Padri, senza modificare la sostanza del testo,
no il problema del contenuto materiale della Scrittura e l'hanno però notevolmente migliorato nella forma. Votato
della Tradizione rimane un problema «aperto », che' i per capitoli il 29 ottobre 1965 e approvato quasi all'una-
teologi e gli esegeti potranno continuare ad approfondire. nimità, Papa Paolo VI promulgò uffiCialmente la Costi-
Il concilio da parte sua, scegliendo un'altra via, si è stu- tuzione Dei verbum il 18 novembre 1965.
diato di sottolineare piuttosto l'unità organica della Scrit- Non è nostra intenzione esaminare qui tutta la Costitu-
tura e della Tradizione come pure i rapporti intimi che zione, né di fare là storia dei diversi schemi che' hanno
uniscono la Scrittura, la Tradizione e la Chiesa. preceduto il testo definitivo votato dai Padri del concilio,
Nel corso della seconda sessione del Concilio il più com- ma di considerare soltanto i capitoli I e II che riguardano
pleto silenzio accolse lo schema sulla rivelazione. La com- la sua trasmissione, e in modo particolare il capitolo I che
missione mista ultimò i suoi lavori nel marzo 1963 e i descrive la rivelazione stessa. Faremo seguire all'analisi
Padri ne conobbero il risultato e le ricerche nel maggio del- dettagliata dei dieci paragrafi che compongono i capitoli
lo stesso anno. Molti di essi allora auspicarono che il testo I e II della Dei ve bum riflessioni riguardanti l'insieme dei
trattasse in maniera più sviluppata la Tradizione e la stessa due capitoli stessi.
rivelazione. Il 7 marzo 1964 la commissione dottrinale
costituì una sottocommissione per emendare lo schema nel TESTO E COMMENTO
senso desiderato dai Padri. Essa distinse in due capitoli
il primo capitolo (La parola di Dio rivelata), che diventò; 1. Proemio
1. La rivelazione in se stessa; 2. La trasmissione della rive-
lazione. I due nuovi capitoli vennero esaminati in seduta l. In religioso ascolto della parola di Dio e procIamandola con ferma fiducia,
,plenaria dalla commissione dottrinale dal lo al 6 giugno il Sacrosanto Sinodo aderisce alle parole di S. Giovanni: «Annunciamo a
voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunciamo
1964. Il primo capitolo fu accettato senza difficoltà; il ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi abbiate comunione con
secondo con una maggioranza di 17 contro 7, essendo noi e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo» (l Gv.
1,22-3).
l'opposizione motivata dal fatto che il testo evitava di 2. Perciò, seguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano I, intende
dire che nella Tradizione vi sono più verità che nella proporre la genuina dottrina sulla divina rivelazione e la sua trasmissione
Scrittura. affinché, per l'annuncio della salvezza, il mondo ascoltando creda, credendo
speri, sperando ami 1.
Il nuovo schema fu discusso nel corso della terza sessione
del Concilio, dal 30 settembre al 4 ottobre 1964: questa Bé'nché sobrio, questo proemio è molto elevato. Solenne e
volta il delicato equilibrio al quale si era arrivati non fu / religioso insieme, il tono di questo primo paragrafo si spie-
rimesso in questione, né venne turbata la pace. Nell'in- ga ampiamente per il fatto che la Costituzione Dei verbum
sieme il testo piacque ai Padri per il suo equilibrio, per
il suo sapore biblico, per il suo carattere cristo centrico, 316
31 1 Per facilitare l'analisi, abbiamo numerato le frasi di ogni paragrafo.
si presenta logicamente come il primo dei grandi documenti uomini, per mezzo della fede nella sua testimonianza,
del Vaticano II. In realtà questo proemio introduce nel- partecipino alla sua esperienza e, con lui, entrino in co-
l'insieme dell'opera conciliare. Nella Costituzione Dei munione di vita con il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo.
verbum esso espone il tema della Costituzione stessa, tema Epifania di Dio jn Gesù Cristo, mediazione della testimo-
di cui il seguito dei capitoli contiene lo sviluppo e l'ar-- nianza apostolica, partecipazione dell'uomo alla vita
ticolazione. trinitaria, questo testo di san Giovanni descrive tutto il
1. Dei verbum: queste due parole, che saranno ormai movimento della rivelazione: la Vita in Dio, la Vita
indicative per caratterizzare la Costituzione e distinguerla che discende verso l'uomo e, in Gesù Cristo, si manifesta
dagli altri documenti conciliari, ne esprimono, di fatto, a lui allo scopo di operare il suo ritorno alla Vita. Il testo,
tutto il contenuto. Dio, il Dio vivente ha parlato all'uma- per la sua densità e la sua forza di suggestione, è come il
leitmotiv della Costituzione e specialmente del primo
nità. Il termine «parola di Dio» si applica soprattutto
capitolo.
alla rivelazione, cioè a quel primo intervento con il quale
2. La seconda frase indica lo scopo della Costituzione. Il
Dio esce dal suo mistero e si rivolge all'umanità per sve- concilio si propone di esporre la vera dottrina sulla rivela-
larle i segreti della vita divina e comunicarle il suo disegno zione e sulla sua trasmissione. Con questo esso continua,
di salvezza. Questo è il fatto immenso che domina i due e nello stesso tempo sviluppa il lavoro iniziato dai concili
Testamenti e di cui vive la Chiesa. La parola di Dio, rivol- di Trento e Vaticano I. Il riferimento ad Agostino, che
ta una volta per tutte, dura attraverso i secoli, sempre viva chiude il Proemio, sottolinea la preoccupazione pasto-
e attuale, per mezzo della Tradizione e della Scrittura. rale che ispira tutta l'opera del concilio.
L'atteggiamento del concilio nei riguardi della parola di
Dio è la stessa che esso descriverà nel capitolo II come
atteggiamento del Magistero della Chiesa: esso « ascolta» LA RIVELAZIONE
e «proclama» la parola di Dio. Come tutto il popolo
cristiano, di cui condivide la fede, il Magistero innanzi 2. N.atura e oggetto della rivelazione
tutto accoglie con fede e pietà la parola del Signore; ma, 1. Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare Se stesso e manifestare
in virtù della missione profetica che ha ricevuto dal Cristo, il mistero della sua volontà (cfr. Ef. 1,9) mediante il quale gli uomini, per
mezzo di Gesù Cristo Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso
esso è anche l'araldo di questa parola che proclama con al Padre e sono resi parteCipi della divina natura (cfr. Ef. 2, 18; 2 Pt. 1,4).
la fiducia dei profeti e degli apostoli. La parola « fidenter » 2. Con questa rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col. l, 15; l Tim. l, 17)
che qualifica tale proclamazione evoca la 7tIXPP'Y)O"LCX: o atteg- nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es. 33, Il; Gv.
14~15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar. 3, 38) per invitarli e ammetterli alla
giamento di fiducia e di sicurezza della predicazione apo- comunione con Sé.
stolica (Atti 4,29. 31; 9,28; 19,8). Ministro della parola 3. Questa economia della rivelazione avviene con eventi e parole intima-
mente connessi, in modo che le opere compiute da Dio nella storia della sal-
. di Dio, il concilio ricorda con rispetto (obsequitur) l'inizio 'I vezza manifestano e rafforzano la dottrina e la realtà significate dalle parole,
della prima lettera di san Giovanni: «Noi vi annunciamo e le parole dichiarano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto.
la Vita eterna che era presso il Padre e che ci è apparsa; 4. La profonda verità poi, sia di Dio sia della salvezza degli uomini, per
.~
mezzo di questa rivelazione risplende a noi nel Cristo, il quale è insieme· il
ciò che abbiamo veduto e udito ve l'annunciamo affinché mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione.
anche voi siate in comunione con noi. Quanto alla
nostra comunione, essa è con il Padre e con il Figlio suo, 1. La rivelazione qui descritta è la rivelazione nella sua fase
Gesù Cristo» (l Gv. 1,2-3). Questo testo enuncia, in ter- attiva e costitutiva, come pure in tutta l'economia della
mini biblici, l'essenziale della Costituzione. La Vita, che sua realizzazione concreta per le vie della storia e della
era in Dio, presso il Padre, ci è « apparsa ». Dio è uscito Incarnazione. La Costituzione enuncia innanzi tutto il
dal suo mistero e, grazie al segno dell'umanità del Cristo, fatto e l'oggetto della rivelazione. Della rivelazione, come
Giovanni ha potuto vedere e udire il Verbo di vita. Gio- di tutta l'opera della salvezza, bisogna dire che è un effetto
vanni annuncia ciò che ha veduto e udito affinché gli 318 319 del beneplacito di Dio: pIacuit (cf. Efes. 1, 9-10). È grazia.
È libera iniziativa di Dio e non l'effetto di un'imposizione nessuno può vedere senza morire, il Trascendente e il tre
o di una sollecitazione che viene dall'uomo. Opera d'amo- volte Santo, nella «sovrabbondanza della sua carità»
re, essa procede dalla bontà e dalla sapienza di Dio. Il (perché questo Dio è Amore: l Gv. 4,8), esce dal suo
testo riprende le parole del Vaticano I, ma adotta una Mistero. Dio rompe il silenzio: egli si rivolge all'uomo,
formulazione più personalistica. Invece di «placuit eius l'interpella, stabilisce con lui un dialogo di amicizia, come
sapientiae et bonitati » dice: «placuit Dea in sua bonitate fece con Mosè (Es. 33, 11) e con gli apostoli (Gv.15, 14-15).
et sapientia ». In più esso mette in primo piano la bontà Dio «conversa» con gli uomini per invitarli a condivi-
di Dio, poi la sapienza. dere la compagnia delle persone divine e per introdurveli.
A proposito dell' oggetto della rivelazione, il testo segue Il testo di Baruc 3, 38, al quale si riferisce il concilio e che
pure il Vaticano I; ma mentre questo diceva « seipsum ac la liturgia utilizza (per esempio nella sesta profezia della
aeterna voluntatis suae decreta revelare », il Vaticano vecchia ufficiatura d~l sabato santo), significa che la Sa-
II raddoppia il verbo e sostituisce « decreta» con il termine pienza è discesa dal cielo per abitare tra gli uomini incar-
paolina di «sacramentum» (mysterium, nel testo greco), nandosi nella Legge giudaica. Il concilio evoca ora questa
più biblico e più concreto: «seipsum revelare et notum pienezza della rivelazione nella quale la Sapienza perso-
facere sacramentum voluntatis sua e ». Dicendo che l'og- nale di Dio entra, con l'Incarnazione, nell'esistenza umana,
getto della rivelazione è Dio stesso, il testo personalizza la vive con gli uomini, come uno di loro, e conversa con loro.
rivelazione: prima di far conoscere qualche cosa, cioè il Gesù Cristo è la Sapienza di Dio che,è apparsa sulla terra
suo disegno di salvezza, è Dio stesso che si rivela. Il mistero e ha conversato con gli uomini. Il tema, qui semplice-
paolino evoca questo disegno di salvezza, nascosto in Dio mente evocato, sarà ripreso nel paragrafo IV.
da tutta l'eternità e ora svelato, per mezzo del quale Dio Per definire la rivelazione il concilio dunque riprende
stabilisce il Cristo centro della nuova economia e lo costi- l'analogia della parola, onnipresente nell' Antico come nel
tuisce, con la sua morte e la sua risurrezione, l'unico prin- Nuovo Testamento (Ebr. l, l), tradizionale nei documenti
cipio di salvezza, tanto per. i Gentili come per i Giudei, il del Magistero 1 e in tutta la tradizione teologica. Dio ha
Capo di tutti gli esseri, gli angeli e gli uomini. Il Mistero parlato all'umanità; è per mezzo della sua parola che l'In-
è il piano divino totale che in definitiva si riporta al Cristo, visibile si è fatto conoscere e che la sua trascendenza si è
con le sue insondabili ricchezze, i suoi tesori di sapienza fatta vicinanza. La presente economia è una economia
e di scienza. Concretamente il Mistero è il Cristo. Utiliz- di parola e di fede. La visione è al di là della morte. Il
zando la categoria paolina di Mistero, nella pienezza del nostro Dio è il Dio della parola: egli parla ad Abramo, a
suo significato e nelle molteplici risonanze che essa ha Mosè, ai profeti e, per mezzo loro, parla al suo popolo.
nella lettera agli Efesini (cap. l), il concilio dà alI'oggetto Per mezzo del Cristo, Dio parla agli apostoli e parla a noi
della rivelazione la sua espressione più completa, più ricca, perché in lui il Figlio in persona ci parla.
più suggestiva. Questa parola, per mezzo della quale Dio in qualche
L'ultima parte della frase dichiara in che cosa consiste il modo valica la distanza infinita che lo separa dall'uomo
disegno salvifico di Dio sull'umanità. Il disegno di Dio è per venire incontro a lui, non può essere che una parola
che gli uomini, per mezzo del Cristo, accedono al Padre di amicizia: essa procede dall'amore, si sviluppa nell'ami-
(Efes. 2, 18) nello Spirito e diventano partecipi della cizia e compie un'opera d'amore: «ex abundantia cari-
natura divina (2 Piet. l, 4). Il disegno divino, espresso in ~ tatis ... , tamquam amicos ... ut ad societatem secum ... ».
termini di rapporti interpersonali, comprende i tre prin- Se Dio entra in comunicazione con l'uomo sua creatura,
cipali misteri del cristianesimo: la Trinità, l'Incarnazione, non può essere, in definitiva, se non per stabilire con lui
la grazia.
2. Dopo aver affermato il fatto e l'oggetto della rivelazione,
il concilio ne precisa la natura. Per mezzo della rivelazione 1 Per esempio, l'enciclica Qui pluribus (D 1637), il Vaticano I (D 1785).
il giuramento antimodernista (D 2145), l'enciclica Mit brennendcr Sorge
il Dio invisibile e nascosto (Col. 1,15; l Tim. 1,27), che 320 :321 (AAS, 29 [1937] 156), l'enciclica Mortalium animos (AAS [1928] 8).

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dei legami di amicizia e per associarlo alla sua vita intima: Dopo aver affermato l'unione intima, come quella del cor-
per invitarlo a questa vita e introdurvelo per mezzo della po con l'an,ma, delle opere e delle parole nella economia
fede nella sua parola. La rivelazione, che procede dal- rivelatrice, il concilio spiega brevemente che opere e parole
l'amore, persegue un'opera di amore: essa vuole inserire sono in stretta dipendenza e a servizio reciproco. Le opere
l'uomo nella società d'amore che è la Trinità. li testo « compiute da Dio nella storia della salvezza manifestano
riprende cosÌ il tema annunciato nel proemio. e. corroborano la dottrina e le realtà (disegno e azione
3. L'analogia della parola, che serve a rappresentare la salvifica di Dio) significate dalle parole ». Infatti Dio
rivelazione, non dice ancora nulla deHe disposizioni con- manifesta già il suo piano di salvezza nell'atto stesso per
crete adottate da Dio per entrare in rapporto persònale mezzo del quale egli lo realizza. li Dio rivelante è un
con l'uomo. Infatti, come l'uomo può comunicare con un Dio che entra nella storia e vi si rivela operando la sal-
altro in molte maniere - con gesti, azioni, parole, imma- vezza del suo popolo. CosÌ la liberazione dal giogo del-
gini, gesti accompagnati da parole, segni articolati o segni l'Egitto manifesta l'intervento del Dio salvatore e la stessa
grafici -, cosÌ Dio può comunicare in diverse maniere: Salvezza; la guarigione del paralitico manifest~ la potenza
con l'uomo. Appartiene agli studiosi della rivelazione de- liberatrice del Cristo e la stessa liberazione dal peccato
scrivere l'economia praticamente· adottata da Dio per che egli opera nell'anima; la risurrezione esprime il suo
parlare all'umanità. Rivolgendosi all'uomo, essere di dominio sovrano sulla morte e sulla vita. D'altra parte
carne e di spirito, immerso nel tempo, Dio ha comunicato queste stesse opere vengono a corroborare, cioè ad appog-
con l'uomo mediante Je vie della Incarnazione e della giare, confermare, attestare la dottrina e la realtà pro-
storia. È la prima. volta che un documento del Magistero fonda, misteriosa, nascosta nelle opere e significata dalle
descrive cosÌ la rivelazione nel suo esercizio concreto e in parole. Così-rEsodo conferma la promessa fatta da Iahvé
quella fase attiva che la porta all'esistenza. a Mosè di salvare il suo popolo; la guarigione del paralitico
li conciliò afferma innanzi tutto che la rivelazione si attua mostra e dimostra nello stesso tempo la validità della
mediante un'intima unione di gesti e di parole. Per «gesta », parola del Figlio dell'uomo che pretende di rimettere i
parola che ha una risonanza più personalistica di « facta », peccati; la risurrezione del Cristo conferma la verità della
si devono intendere le azioni salvifiche di Dio, cioè tutte sua testimonianza e la realtà della sua missione come
le opere compiute da Dio che compongono la storia della Figlio del Padre venuto a salvare gli uomini dal peccato
salvezza: le une compiute da Dio direttamente, le altre e dalla morte.
attraverso la strumentalità dei profeti; le une dipendenti Però gli avvenimenti restano talvolta opachi; le opere
dalla sua Provvidenza ordinaria, le altre essendo dei veri sono incomprese o minacciate dall'ambiguità o dall'equi-
miracoli, tutte precisamente manifestazioni dell'agire voco; è delle parole l'uffiGio di dissipare tale ambiguità e
divino nella storia della salvezza e che si ordinano secondo di proclamare il significato misterioso e autentico delle
una disposizione sapientissima (una economia) voluta da azioni divine: «Le parole proclamano e spiegano il mi-
Dio. Queste «gesta », ossia opere di Dio, sono per esem- stero contenuto nelle opere ». Se è vero, per esempio,
pio, nell'Antico Testamento: gli avvenimenti dell'Esodo, che i gesti di perdono e di guarigione del Cristo esprimono
l'instaurazione della monarchia, i giudizi di Dio manife- ammirabilmente l'amore che egli è venuto a rivelare, la
stati con la disfatta degli eserCiti, l'esilio, la schiavitù, la sua morte resta un avvenimento suscettibile di interpreta-
restaurazione; nel Nuovo Testamento sono le azioni della zioni diverse: è la parola del Cristo, continuata da quella
vita del Cristo, specialmente i suoi miracoli, la sua morte, degli apostoli, che ci scopre la dimensione inaudita di
la sua risurrezione. Le «parole » sono le parole di Mosè questa morte e propone nello stesso tempo alla nostra fede
e dei profeti che interpretano i gesti di Dio nella storia; 16 stesso avvenimento e la sua portata salvifica. È la parola
sono le parole del Cristo con le quali egli stesso spiega il di Pietro che attesta, il mattino di Pentecoste, che gli apo-
significato delle sue azioni; sono infine le parole degli apo- stoli non sono ubriachi, ma sono sotto l'effetto dello Spirito
stoli, testimoni e interpreti autorizzati della vita del Cristo. 322 323 Santo disceso su di loro (Atti 2, 15-18) e che la risurrezione
"

del Cristo non è soltanto un miracolo, ma anche la intro- nel cap. IV a proposito dell' Antico Testamento I, e nel
nizzazione del Cristo come Messia e Signore (Atti 2,33-36). cap. Va proposito del Nuovo Testamento 2, basta a distin-
Lo stesso avviene per l'Esodo: senza la parola di Mosè, guere la rivelazione cristiana da qualsiasi altra forma di
che nel nome di Dio ha interpretato a Israele quella mi- rivelazione di genere filosofico o gnostico.
grazione come una liberazione preparatoria di un' Alleanza, 4. Per mezzo della rivelazione risplende ai nostri occhi,
l'avvenimento non sarebbe stato cosi ricco di significato nel Cristo, la verità profonda su Dio e sull'uomo. Infatti
nel Cristo ci è rivelato chi è Dio, cioè il Padre che ci ha
da costituire il fondamento della religione di Israele. Gli
creato e ci ama come suoi figli; Figlio e Parola che ci
avvenimenti sono carichi di una intelligibilità religiosa che
chiama e ci invita a una comunione di vita con la Trinità;
le parole hanno l'ufficio di proclamare e di spiegare.
Spirito che vivifica e santifica. Nel Cristo ci è pure rivelata
A proposito dell'unione intima e viva delle opere e delle la verità dell'uomo, cioè un essere chiamato e scelto da
parole, occorre fare due osservazioni: a) tale unione è una Dio, prima della creazione del mondo, per essere figlio
unione di «natura », non sempre di tempi: talvolta c'è adottivo del Padre nel Cristo.
simultaneità del gesto e della parola (per es. nella guari- Il Cristo è insieme il Mediatore e la Pienezza della rivela-
gione del paralitico in cui le parole accompagnano il gesto), zione. Infatti egli è la «Via» scelta da Dio per farci
ma talvolta il fatto precede la parola (per es. la creazione conoscere chi è lui (Padre, Figlio e Spirito) e ciò che siamo
dell'universo, l'instaurazione ·della monarchia giudaica), noi (peccatori chiamati alla vita). Il Cristo è la Via che ci
oppure, al contrario, la parola precede il fatto (per es. rivela la Vita e il cammino della Vita: «lo sono la Via,
l'annuncio del Messia come Servo sofferente: cfr. Is. 48, la Verità e la Vita. Nessuno va al Padre se non per me »
3-8 e Am. 3, 7); b) occorre notare che la proporzione tra (Gv. 14,6). E ancora: «Nessuno conosce il Figlio senon
le opere e le parole può essere molto diversa: talvolta le il Padre, come nessuno conosce il Padre se non il Figlio
parole sono a prima vista prevalenti (per es. nei libri sa- e colui al quale il Figlio avrà voluto rivelarlo » (Mt. Il, 27);
pienziali e nel sermone della montagna), ma talaltra pre- «Nessuno ha mai veduto Dio; il Figlio unico che è nel
valgono i fatti (per es. nei libri storici, negli avvenimenti seno del Padre, questi l'ha fatto conoscere» (Gv. 1, 18).
della passione, della morte e della risurrezione del Cristo). Il Cristo è anche «Pienezza» 3 della rivelazione, cioè
Insistendo sulle opere e sulle parole come elementi costi- il Dio rivelante e il Dio rivelato, l'autore e l'oggetto della
tutivi della rivelazione e sulla loro unione intima, il con- rivelazione, colui che rivela il Mistero e Mistero lui stesso
cilio sottolinea il carattere storico e sacramentale della rive- in persona (Gv. 14,6; 2 Coro 4,4-6; Efes. 1, 3-14; Col.
lazione, séguito di avvenÌinenti spiegati dalla parola dei 1,26-27; 1 Tim. 3, 16). Egli è in Persona la Verità che
profeti, del Cristo e degli apostoli. Il carattere storico della annuncia e predica. Perciò la verità che risplende in lui
rivelazione appare nella stessa azione di Dio che esce dal non fa che sollecitare l'adesione dello spirito: essa domanda
suo mistero e si impegna nella storia, nella successione degli di invadere tutta la nostra vita per trasformarla e trasfor-
avvenimenti o interventi di Dio che si scaglionano secondo marci nel Cristo; tende, per mezzo dell'unione coniI Cristo,
un disegno coerente e sapientissimo che è precisamente alla comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
l'economia della rivelazione e della salvezza, infine nella
interpretazione di tali avvenimenti per mezzo della parola, 3. La preparazione della rivelazione evangelica
\'"
la quale è essa stessa un avvenimento. Il carattere sacra-
1. Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo (cfr. Gv.
mentale della rivelazione appare nella compenetrazione l; 3), offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di Sé
e nel sostegno reciproco delle opere e delle parole. Dio (cfr. Rom. 1, 19-20), e inoltre, volendo aprire la via della soprannaturale
attua l'avvenimento della salvezza e ne sviluppa il signi- salvezza, fin daI principio manifestò Se stesso ai progenitori.
ficato; interviene nella storia e dice il significato del suo
1 Cap. IV, n. 14.
intervento; agisce e commenta la sua azione. Questa 2 Cap. V, n. 17.
struttura generale della rivelazione, nuovamente affermata 324 325 a AAS, 29 [1937] 150.
2. Dopo la loro caduta, con la promessa della redenzione, li risollevò nella ha mai cessato (sine intermissione) di occuparsi (curam
speranza della salvezza (cfr. Gen. 3, 15), ed ebbe assidua cura del genere
umano per dare la vita eterna a tutti coloro i quali cercano la salvezza con
egit) dell'umanità, procurando la vita eterna a tutti co-
la perseveranza nella pratica del bene (cfr. Rom. 2, 6-7). loro che, costanti nel bene, cercano la salvezza (Rom.
3. A suo tempo chiamò Abramo per fare di lui un grande popolo (cfr. Gen. 2, 6-7).
12, 2), che dopo i Patriarchi ammaestrò per mezzo di Mosè e dei Profeti, af-
finché lo riconoscessero come il solo Dio vivo e vero, Padre provvido e giu- 3. L'ultima frase evoca, in un rapido colpo d'occhio, due
sto giudice, e stessero in attesa del Salvatore promesso, preparando in tal millenni di storia, da Abramo a Gesù Cristo: Dio ha chia-
modo lungo i secoli la via all'Evangelo.
mato Abramo, ha istruito e formato il suo popolo Israele
e ha preparato la via al Vangelo.'
l. La prima frase afferma e distingue una duplice manife-
Nel tempo da lui voluto Dio ha chiamato Abramo per
stazione di Dio: una per mezzo della testimonianza del
formarsi una grande nazione (Gen. 12,2). Dopo l'epoca
mondo creato, l'altra per mezzo della rivelazione positiva
patriarcale, Dio ha istruito questo popolo per mezzo di Mo-
diretta ai nostri progenitori. Lo stesso Dio che ha fatto il
sè e dei profeti. Il verbo «erudire» significa nello stesso
cosmo si è anche manifestato nella storia umana.
tempo istruzione e formazione. Dio ha educato il popolo
Il testo descrive in poche parole la prima manifestazione di
ebreo a riconoscerlo come Dio vivo e vero, come un Padre
Dio costituita dalla creazione. È per mezzo del suo Verbo
che ha cura dei suoi figli, come un Giudice giustissimo, e
che Dio ha creato (Gv. 1,3) e conserva ogni cosa, come è
ad aspettare il Sàlvatore promesso. Il concilio afferma così,
per mezzo del ,>uo Verbo che Dio ha parlato alla umanità
il contenuto essenziale della rivelazione vetero-testamen-
(paragrafo IV). L'universo delle creature costituisce una
taria: da una parte la conoscenza dell'unico Dio, cioè il
prima presenza e una prima manifestazione di Dio; una
Dio di verità e di vita, di amore e di giustizia, dall'altra
testimonianza permanente di se stesso alla. umanità,
l'attesa del Salvatore promesso. L'ultima parte della fra-
iscritta da lui nell'universo creato (Rom. l, 19-20). Il con-
se presenta la rivelazione dell' Antico Testamento come
cilio afferma il fatto senza fermarsi a spiegarlo.
una sapiente pedagogia, che è durata dei secoli, durante i
Lo stesso Dio che si· manifesta alla umanità per mezzo del
quali Dio ha formato il suo popolo e ha aperto le vie al
suo Verbo creatore è anche il Dio salvatore che, per aprire
Vangelo.
al genere umano la via della salvezza, si è manifestato ai
nostri progenitori con una rivelazione storica e personale.
Però il concilio non precisa il rapporto che esiste tra queste 4. /I éristo dà alla rivelazione il suo pieno compimento
due manifestazioni di Dio, naturale e soprannaturale. Non
dice se, nell'intenzione divina, una è ordinata all'altra, 1. Dopo avere Iddio, a più riprese e in più modi, parlato per mezzo dei Pro- .
feti, « alla fine, nei nostri giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Ebr.
né se la prima è già tutta penetrata di grazia. Poi inco- l, 1-2).
mincia la descrizione, per sommi capi, delle tappe della 2. Mandò infatti suo Figlio, cioè il Verbo eterno che illumina tutti gli uomi-
ni, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cfr.
rivelazione vetero-testamentaria: promessa ai nostri pro- Gv. l, 1-18).
genitori, vocazione di Abramo, istruzione al popolo eletto 3. Gesù Cristo dunque, Verbo fatto carne, mandato come «uomo tra gli
uomini »,« parla le parole di Dio »(Gv. 3,34) e porta a compimento l'opera
per mezzo di Mosè e dei profeti. della salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Gv 5,36; 17,4).
2. Dopo la caduta dei nostri progenitori, Dio li ha risolle- \. " 4. Perciò Egli, vedendo il quale si vede il Padre (cfr. Gv. 14,9), con il fatto
vati con la speranza di una salvezza che sarebbe venuta stesso della sua presenza e con la manifestazione di Sé, con le parole e con le
'..
opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua
(Gen. 3, 15), cioè con la promessa di un riscatto. Questo risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito Santo, compie e
bagliore di salvezza, ricordato dal Genesi, è il Protoevan- completa la rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè
Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte e risusci-
gelo. Con la promessa, la cui portata salvifica è universale, tarci per la vita eterna.
la storia della salvezza è in cammino, e Dio non lascia 5. L'economia cristiana dunque, in quanto è alleanza nuova e definitiva,
nessuno fuori della salvezza. Benché il popolo di Israele non passerà mai, e non è da aspettarsi nessun'altra rivelazione pubblica prima
della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo (cfr. 1 Tim. 6,
sia stato costituito il depositario della promessa, Dio non 326 327· 14; Tit. 2, 13).
Il paragrafo ritorna sul tema del Cristo Mediatore e La somiglianza tra la Parola e le parole che essa pronuncia
Pienezza della rivelazione, ma questa volta nella prospet- attraverso le vie della carne, sottolinea in modo pregnante
tiva della storia della rivelazione. questa entrata nell'umano del Figlio di Dio che usa con
1. In tale prospettiva storica il testo della lettera agli Ebrei tutta naturalezza i mezzi di espressione della natura
afferma che il Cristo è il vertice della rivelazione. Esso mette umana. Gesù Cristo, dice il concilio, è dunque la Parola
in evidenza la superiorità della rivelazione nuova sull' an- di Dio fatta carne (Verbum caro factum), divenuta uno
tica come pure la relazione esistente tra le due fasi della di noi, cioè uomo, e mandata agli uomini per incontrarli
storia della salvezza. Tra le due economie vi è continuità e prenderli alloro livello (homo ad homines missus). Gesù
e differenza. L'elemento di continuità è Dio e la sua parola~ Cristo è la Parola di Dio che in tutta. verità« pronuncia
essendo la parola del Figlio la continuazione e il compi- le parole di Dio» (verba Dei loquitur: Gv. 3, 34) e «com-
mento della parola di cui sono stati strumenti i profeti. pie l'opera della salvezza che il Padre gli ha affidato»
Vi è continuità ma anche differenza e superamento. Dif- (Gv. 5,36; 17,4). Infatti la rivelazione appartiene al-
ferenza riguardo le epoche, i modi della rivelazione (parola l'opera di salvezza che il Padre ha affidato al Figlio suo.
intermittente e frammentaria dell' Antico Testamento; Nella preghiera sacerdotale Gesù dice al Padre: «lo ho
parola unica e totale del Figlio nel Nuovo Testamento)~ manifestato il tuo Nome agli uomini» (Gv. 17,6). E più
le forme di rivelazione, i destinatari e i mediatori. Insom- avanti: «lo ho rivelato loro il tuo Nome e ancora lo rive-
ma è la persona del Figlio che costituisce l'eccellenza della lerò perché 1'amore con cui tu amasti me sia in essi e io
rivelazione nuova sull'antica. Poiché il Cristo è il Figlio~ in essi» (Gv. 17,26).
in lui la rivelazione raggiunge il suo vertice 1. 4. Essendo dunque il Cristo il Figlio del Padre, la Parola
2. Poi il testo spiega perché il Cristo è il vertice della rive- eterna fatta carne, ne segue che egli è nello stesso tempo
lazione. Dio ci ha mandato il suo Figlio, cioè la Parola il Rivelatore supremo e il supremo Oggetto rivelato. In
eterna: questo Figlio, questa Parola di Dio, già luce degli lui la rivelazione raggiunge il suo compimento (compIen-
uomini nella creazione, Dio lo ha mandato per abitare do) e la sua perfezione (perficit). Il concilio applica al
tra gli uomini e per raccontare i segreti di quella vita Cristo ciò che è stato detto nel secondo paragrafo sulla
divina alla quale ci invita e nella quale ci vuole introdurre. struttura generale della rivelazione 1. Il Cristo ha eserci-
«Nessuno ha mai veduto Dio; il Figlio unico che è nel tato la sua funzione rivelatrice mediante tutte le vie del-
seno del Padre, questi l'ha fatto conoscere» (Gv. l, 18). l'Incarnazione: con tutta la presenza e la manifestazione
CosÌ si realizza e si approfondisce all'infinito il testo di di Se stesso 2, con le sue parole e con le sue opere, con i
Baruc 3, 38 citato prima. Il Cristo è la Sapienza di Dio suoi segni e i suoi miracoli 3, e di tutte le sue opere special-
che abita tra gli uomini e conversa con loro. Figlio diDio, mente con la sua morte e la sua risurrezione, e infine con
Parola eterna del Padre, Luce degli uomini, egli è onto- l'invio dello Spirito di verità. L'espressione «con tutta la
logicamente qualificato per rivelarci Dio e il suo mistero. sua presenza e la manifestazione di Se stesso », che equi-
3. La terza frase contiene l'intuizione centrale di tutto il vale al termine greco di « epifania» (2 Tim. 1, lO), signi-
paragrafo, anzi di tutto il capitolo. Riassume ciò che è fica che la rivelazione per mezzo del Cristo, Verbo incar-
stato detto del Figlio mandato tra gli uomini, insistendo nato, ha utilizzato tutte le risorse dell' espressione umana,
sulla pienezza e sul realismo della Incarnazione nell' eco- il facere e il docere (Atti 1, 1), per manifestarci il Figlio
nomia rivelatrice. Gesù Cristo, Parola sostanziale del Pa-
dre, nella quale Dio dice Se stesso e tutta la creazione (ad
intra e ad extra), è la stessa Parola che mediante le vie 1 L'ordine di enumerazione è quello della manifestazione storica del
Cristo: opere, morte, risurrezione, missione dello Spirito.
dell'Incarnazione ci parla e ci parla da uomo a uomini. 2 Lo schema precedente diceva: tota sua persona. Il concilio ha preferito
l'espressione attuale per evitare difficoltà cristologiche.
S Segni e miracoli non sono puri sinonimi: infatti, se i miracoli sono
1 R. SCHNACKENBURG, «Zum Offenbarungsgedanken in der Bibel », dei segni, vi sono dei segni - per es. i gesti di bontà e di misericordia
Biblische Zeitschrift, 7 (1963) : 2-23. 32& 329 del Cristo verso i peccatori - che non sono miracoli.
di Dio e, in lui, il Padre, perché colui che vede il Cristo sando con gli uomini per liberarci dal peccato e dalla
vede il Padre (Gv. 14,9). Nello stesso senso Ignazio di morte e risuscitarci per la vita eterna.
Antiochia diceva: «Non vi è che un solo Dio, manifesta- 5. L'ultima frase del paragrafo si presenta come una conclu-
to mediante Gesù Cristo Figlio suo, che è la sua Parola sione di tutto ciò che è stato detto del Cristo. Essendo questi
uscita dal silenzio» (Magn. 7,2). E sant'Ireneo: «Per la Parola eterna di Dio, il Figlio unico del Padre mandato
mezzo del Figlio reso visibile e palpabile, appariva il Pa- agli uomini per rivelare loro la vita intima di Dio, l'eco-
dre» (Adv. Haer. IV, 6, 6). L'Incarnazione del Figlio, nomia da lui apportata, cioè l'Alleanza nuova e definitiva
intesa concretamente, è la rivelazione del Figlio e, per non potrebbe essere considerata soltanto transitoria. Que-
mezzo di lui, del Padre. È con le sue azioni, i suoi gesti, sta economia non passerà, cioè non sarà sostituita da
i suoi atteggiamenti, tutto il suo comportamento, come un'altra più perfetta. Nemmeno si deve attendere un'altra
con le sue parole, che il Cristo ha esercitato la sua funzione rivelazione pubblica (questo non esclude le rivelazioni
rivelatrice. La missione dello Spirito appartiene _pure al-
private) prima dell' epifania gloriosa del Cristo, ossia la
l'opera rivelatrice del Cristo che essa conduce al suo ter-
sua manifestazione in gloria e non più soltanto nello stato
mine, perché se lo Spirito non innova, non appòrta nessun.
nuovo oggetto; è lui che introduce in tutta la verità del di servo (l Tim. 6, 14; Tit. 2, 13). Avendoci Dio detto la
Cristo e in tal modo por.ta tutte le cose alloro compimento. sua' Parola unica, e tutt'intC1,ra (per quanto noi possiamo
È lui, lo Spirito, che dà agli apostoli la memoria viva e l'in- comprenderla nella nostra condizione terrestre), che cosa
telligenza dei gesti e delle parole del Cristo (Gv. 14, 26; poteva aggiunge~e di più? E così pure, avendoci dato il
16, 12-13). Di nuovo qui è espressa la dimensione trinita- suo Figlio unico, che cosa poteva darci ancora? Non si
ria della rivelazione. potrebbe neppure pensare. a una nuova rivelazione in
n concilio sottolinea la duplice funzione realizzata dalle avvenire, come una nuova incarnazione del Figlio di Dio.
medesime realtà della vita del Cristo. Parole, azioni, mi- n Nuovo Testamento è perciò nuovo e definitivo. Gesù
racoli, vita, passione, morte e risurrezione del Cristo Cristo è l'ultima parola della rivelazione: in lui tutto. è
appartengono alla stessa economia della rivelazione e, compiuto, e la salvezza e la sua manifestazione.
d'altra parte, essi hanno un valore apologetico. Poiché
il Cristo sta tra gli uomini come Figlio del Padre, vi è nel
suo messaggio, nelle sue opere, nel suo comportamento di 5. La rivelazione e t'accettazione della fede
Verbo incarnato, una irradiazione che è propriamente la
1. A Dio che rivela è dovuta « l'obbedienza della' fede» (Rom. 16, 26; rif.
sua gloria e che lo indica come il Figlio del Padre 1. La Rom. 1,5; 2 Coro 10,5-6) con la quale l'uomo si abbandona a Dio tutto
sublimità della sua dottrina, la sapienza e la santità della intero, liberamente, prestandogli «il pieno ossequio dell'intelletto e della
sua vita, la potenza manifestata con i suoi miracoli e con volontà, acconsentendo volontariamente alla rivelazione data da Lui ».
2. Perché si possa prestare questa fede, è necessaria la grazia di Dio che pre-
la risurrezione, la sovrabbondanza di carità manifestata viene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo il quale muova il
con la sua morte: tutta questa irradiazione dell' essere e del- cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente e dia « a tutti dolcezza
nel consentire e nel credere alla verità ».
l'agire del Cristo costituisce una testimonianza propria- 3. Affinché poi l'intelligenza della rivelazione diventi sempre più profonda,
mente divina (Gv. 5, 36-37; 10,37-38) che conferma la ri- lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi
velazione e ne manifesta la credibilità. Perché questa irra- doni.
diazione attesta che il Cristo sta in realtà in mezzo a noi
come l'Emmanuele, il -Dio-con-noi, operando e conver- 1. Per essere fedele al concetto di rivelazione così elabora-
to, come anche per sottolineare il carattere teologale della
fede, il concilio dichiara innanzi tutto che l'oggetto della
1 I segni della rivelazione non sono esteriori al Cristo. Sono il Cristo fede è Dio stesso in quanto Rivelatore. A Dio che rivela,
stesso nell'irradiazione della sua potenza, santità, sapienza. In questa a Dio che parla si deve credere, si deve obbedire: è l'affer-
irradiazione noi percepiamo la gloria del Figlio del Padre: passiamo
direttamente dal raggio alla sua sorgente. 330· 331 mazione costante della rivelazione medesima (Rom. 16, 26;
1,5; 2 Coro 10,5-6; Efes. l, 13; 1 Coro 15, 11; Mc. 16, l'approfondimento della rivelazione. Perché il dono della
15-16) e dei documenti del Magistero l. fede è un seme destinato a maturare e a crescere indefi-
n concilio descrive questa fede che stabilisce tra Dio e nitamente~ L'approfondimento della fede, che conduce
l'uomo un rapporto vivo, da persona a persona, in una a una superscienza di Dio e del suo mistero, è opera dello
adesione globale che comprende la conoscenza e l'amore: Spirito. Dicendo che lo Spirito, con i suoi doni, conferisce
l'uomo tutto intero, liberamente, si affida a Dio. CosÌ, una intelligenza più profonda della rivelazione, il concilio
per mezzo della rivelazione, Dio viene verso l'uomo, con- sottolinea nuovamente l'azione dello Spirito sull'intelli-
discendente, e gli apre i segreti della sua vita intima allo genza del credente. Nel movimento dell'uomo verso la
scopo di una reciprocità di amore~ E per mezzo della fede fede, è lo Spirito che apre l'intelligenza (mentis oculos
l'uomo si volge verso Dio e si dà a lui nell'amicizia. La fine aperit) a questo mondo tutto nuovo in cui l'introduce il
della frase spiega in che cosa consiste l'affidarsi di tutto Vangelo; nell'interno della fede è ancora lo Spirito che
l'uomo a Dio. Per mezzo della fede l'uomo fa a Dio il sviluppa il potere di penetrazione dell'intelligenza (dono
pieno omaggio della sua intelligenza e della sua volontà d'intelletto) e dispone il fedele a comprendere attraverso
e dà un libero assenso alla rivelazione da lui fatta. n con- le vie dell'amore (dono di sapienza) infondendo in lui un
cilio non si occupa di due concezioni incomplete della fede: accordo affettiv? che lo rende connaturale al Vangelo.
la concezione di una fede-omaggio senza contenuto pratico
e la concezione di una fede-assenso a una dottrina ma sper-
sonalizzata. La fede cristiana è inseparabilmente dono 6. Le verità rivelate
e assenso. 1. Con la divina rivelazione Dio volle manifestare e comunicare Se stesso e
2. La risposta dell'uomo alla rivelazione non è un sem- i decreti eterni della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini, «per
plice risultato dell'attività umana, ma un dono di Dio. renderli cioè partecipi di quei beni divini che trascendono la comprensione
della mente umana ».
Non basta che l'insegnamento del Vangelo risuoni all'orec- 2. Il Sacro Sinodo professa che « Dio, principio e fine di tutte le cose, può
chio; occorre anche un'azione della grazia preveniente e essere conosciuto con certezza con il lume naturale della umana ragione dalle
coadiuvante 2, che muova a credere (ad credendum) e cose create» (cfr. Rom. 1,20); insegna inoltre che va attribuito alla rivela-
zione divina il fatto che « tutto ciò che nelle cose divine non è di per sé im-
che dia di credere effettivamente (in credendo). Questa pervio alla umana ragione possa, anche nel presente stato del genere umano,
azione della grazia viene poi descritta in termini biblici e essere conosciuto da tutti speditamente, con ferma certezza e senza mesco-
lanza di. errore ».
più personalistici: in concreto si tratta dei soccorsi dello
Spirito Santo che hanno per effetto di muovere il cuore l. Dopo aver parlato della fede, il concilio parla delle
dell'uomo e di convertirlo a Dio, di illuminare l'intelli- verità rivelate, cioè da credere: innanzitutto dei misteri,
genza e di orientare le potenze del desiderio. È lo Spirito poi delle verità per le quali la rivelazione è moralmente
che «dà a tutti la soavità dell'adesione e della credenza necessaria nello stato attuale della umanità. n testo ripren-
alla verità» 3. La Scrittura sottolinea a più riprese la de le affermazioni del Vaticano I introducendovi però due
necessità, per credere, di questa azione della grazia che importanti precisazioni. La formulazione attuale sdoppia
apre lo spirito alla luce venuta dall'alto (Mt. 16, 17; 11, il verbo «revelare» del Vaticano I in «manifestare»
25; Atti 16, 14; 2 Coro 4, 6) e attira l'uomo verso il Cristo e «comunicare» per chiarire che la rivelazione è nello
(Gv. 6,44). Questa azione interiore è la testimonianza dello /---- stesso tempo manifestazione e comunicazione di vita,
Spirito (l Gv. 5,6) che agisce internamente perché l'uo- perché la parola di Dio non si limita a notificare la sal-
mo riconosca la verità del Cristo. vezza, essa apporta la salvezza. Inoltre essa precisa che gli
3. È ancora allo Spirito e ai suoi doni che si deve attribuire eterni decreti di cui si tratta riguardano la salvezza del-
l'uomo. Si tratta quindi di quei decreti che hanno per
D 1637, 1789, 2145. oggetto la nostra elevazione all' ordine soprannaturale:
D 793, 1789. l'Incarnazione e la redenzione. n concilio Vaticano I,
D 1791 e 1800. 332. 333 parlando dei decreti di Dio senza altra precisazione, fa-
ceva capire che si trattava di decreti divini riguardanti sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo, quanto
da quegli Apostoli e da uomini della loro cerchia i quali, per ispirazione dello
sia l'ordine naturale che 1'ordine soprannaturale. Dio Spirito Santo, misero in iscritto l'annuncio della salvezza.
non si rivela e non rivela per soddisfare la curiosità del- 4. Gli Apostoli poi, affinché l'Evangelo si conservasse sempre integro e vivo
l'uomo ma per salvarlo, "cioè per strapparlo alla morte nella Chiesa, lasciarono come loro successori i Vescovi, ad essi « affidando
il loro proprio posto di magistero ».
del peccato e farlo partecipe dei beni divini che supera- 5. Questa Sacra Tradizione dunque e la Scrittura Sacra dell'uno e dell'altro
no assolutamente la capacità dell'intendimento umano. Testamento sono come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra
contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo a faccia a fac-
2. Il concilio, che ha parlato dell'oggetto privilegiato della cia come Egli è (cfr. l Gv. 3, 2).
rivelazione, cioè i misteri, prosegue parlando di quelle
verità riguardanti Dio che restano accessibili alla ragione 1. Dopo aver parlato della rivelazione in se stessa, il conci-
umana, e soprattutto della conoscenza di Dio, principio e lio affronta il problema della sua trasmissione. La prima
fine di tutte le cose. Questo Dio, sottolinea il concilio - frase del paragrafo VII esprime l'oggetto di tutto il capi-
con una solennità giustificata dal contesto storico dell'atei- tolo II: la volontà di Dio è che la rivelazione da lui fatta
smo contemporaneo - può essere conosciuto con la luce resti intatta attraverso i secoli e sia· trasmessa a tutte le
della ragione umana che riflette sul mondo, perché il mondo generazioni. Il capitolo tratterà di questa trasmissione del-
creato parla invincibilmente del suo autore. Tuttavia si la rivelazione sotto forma di Tradizione e sotto la forma di
deve attribuire alla rivelazione il fatto che tali verità reli- Scrittura, del loro reciproco rapporto e deI loro rapporto
giose possano « essere conosciute da tutti, senza difficoltà, comune con la Chiesa e· coniI Magistero.
con una ferma certezza, senza mescolanza di errore » 1. 2. Questa volontà divina è' stata manifestata dal Cristo
In questo paragrafo il concilio punta dunque sullo stesso nell'espresso comando fatto ai suoi apostoli di pn!dicare
oggetto della rivelazione (Dio e i suoi decreti), sulla pro- a tutti gli uomini il Vangelo, promesso per mezzo dei pro-
porzione in cui può essere accessibile allo spirito umano feti e da lui attuato e promulgato con la sua stessa bocca
(misteri che superano la portata della nostra mente e verità come la sorgente di ogni verità salvifica e di ogni disciplina
accessibili alla ragione naturale) e sulla sua finalità (sal- dei costumi. Il Vaticanb II riprende qui il testo del concilio
vezza dell'uomo, partecipazione ai beni divini). Questo pri- di Trento, ma con due aggiunte importanti. Il concilio
mo capitolo, incominciato con una dichiarazione di fedeltà insiste nuovamente sul fatto che nel Cristo tutta la rivela..
alla dottrina del Vaticano I, termina con una ripresa zione è finita, che il Cristo ha attuato il Vangelo che era
della dottrina e dei termini usati dallo stesso Vaticano l. stato promesso e che, per conseguenza, il comandd fatto
agli apostoli di predicare il Vangelo si estende alla tota-
lità della rivelazione, all' Antico come al Nuovo Testa-
II. LA TRASMISSIONE DELLA RIVELAZIONE DIVINA mento. Affermazione sottolineata nello stesso paragrafo
VII con·1'espressione: utriusque Testamenti. Il Concilio
7. Gli apostoli e i loro successori araldi del Vangelo nota pure che gli apostoli comunicano non soltanto il
1. Dio, con somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la
Vangelo, ma anche tutti i beni spirituali che hanno ricevuto
salvezza di tutte le genti rimanesse per sempre integro e venisse trasmesso a e sono connessi con il Vangelo (come i carismi, i sacra-
tutte le generazioni. menti, ecc.), perché la rivelazione è nello stesso tempo
2. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta intera la rivela-
zione del Sommo Iddio (cfr. 2 Coro 1,20; 3, 16-4,6), ordinò agli Apostoli manifestazione e comunicazione della salvezza.
che l'Evangelo, prima promesso per mezzo dei Profeti e da Lui adempiuto 3. Questo comando del Cristo agli apostoli di predicare il
e promulgato di persona come fonte di ogni verità salutare e di ogni regola Vangelo è stato osservato con fedeltà. Innanzi tutto con
morale, lo predicassero a tutti comunicando loro i doni divini.
3. Ciò venne fedelmente eseguito, tanto dagli Apostoli, i quali con la predi- la predicazione o testimonianza apostolica, intesa però
cazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero, sia ciò che avevano in modo concreto, cioè includendo non soltanto delle
ricevuto dalle labbra, dalle opere di Cristo e dal loro vivere insieme con Lui,
parole ma anche degli esempi o modi di agire, delle pra-
tiche, delle istituzioni, dei riti, insomma tutto ciò che gli
D 1785, 1786. 334 335 apostoli hanno ricevuto dal Cristo per mezzo della sua con-
versazione e delle sue opere, come pure tutto Ciò che hanno alla Chiesa prepara l'ultimo paragrafo del capitolo,· nel
imparato dallo Spirito Santo per mezzo dei suoi suggeri- quale sarà esaminato il rapporto comune della Tradizione e
menti riguardo le parole e le azioni -del Cristo. La testi- della Scrittura con la Chiesa e con il Magistero.
monianza degli apostoli valica dunque la predicazione
propriamente detta: essa comprende tutto il campo del 8. La sacra Tradizione
culto e dei sacramenti (specialmente il battesimo e l'euca-
ristia) e tutto il campo della condotta morale e del go- 1. Pertanto la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei
libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine
verno morale delle comunità cristiane. Gli apostoli testi- dei tempi.
moniano del mistero del Cristo comunicandolo e prolun- 2. Gli Apostoli perciò, trasmettendo ciò che essi stessi avevano ricevuto, am-
gandolo tra gli uomini secondo il comando del Signore. moniscono i fedeli di attenersi alle tradizioni che avevano appreso sia a voce
che per lettera (cfr. 2 Tess. 2, 15) e di combattere per quella fede che era
In secondo luogo il comando del Cristo è stato fedelmente :stata ad essi trasmessa una volta per sempre (cfr. Giud. 3).
eseguito, con la consegna scritta della Buona Novella della 3. Ciò che fu trasmesso dagli apostoli poi comprende tutto quanto contri-
salvezza, sotto l'ispirazione dello Spirito, sia dagli apostoli buisce alla condotta santa del Popolo di Dio e all'incremento della fede, e
cosi la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e
sia dai loro discepoli. La rivelazione è dunque stata tra- trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è e tutto ciò che essa crede.
smessa in un duplice modo: per mezzo della Tradizione 4. Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con la
assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle
e per mezzo della Scrittura. Il Vaticano II tratta innanzi cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei cre-
tutto della Tradizione, poi della Scrittura (contraria- denti che la meditano in cuor loro (cfr. Lc. 2, 19 e 51), sia con l'esperienza
mente all' ordine adottato dal concilio di Trento), ft:dele data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predi-
cazione di coloro i quali, con la successione episcopale, hanno ricevuto un
alla realtà delle cose: infatti la Tradizione ha preceduto .carisma sicuro di verità. .
la Scrittura. 5. La Chiesa cioè, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza
4. Dopo avere cosÌ parlato della trasmissione della rivela- della verità divina finché in essa vengano a compimento le parole di Dio.
6. Le asserzioni dei Santi Padri attestano la vivificante presenza di questa
zione per mezzo del Cristo e dello Spirito Santo agli apo- Tradizione, le cui ricchezze sono trasfuse nella pratica e nella vita della
stoli (trasmissione verticale) e per mezzo degli apostoli Chiesa che crede e che prega.
7. È la stessa Tradizione che fa conoscere alla Chiesa l'intero canone dei
alla Chiesa (trasmissione orizzontale), il testo dice che Libri Sacri e in essa fa più profondamente comprendere e rende ininterrot-
questa trasmissione orizzontale si perpetua nella Chiesa tamente operanti le stesse Sacre Lettere; cosi Dio, il quale ha parlato in pas-
mediante i successori degli apostoli, cioè i vescovi ai quali - sato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio diletto, e lo Spirito Santo,
per mezzo del quale la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa e per
gli apostoli hanno tràsmesso la loro missione di insegnare mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti in tutta intera la verità e
perché il Vangelo sia conservato intatto e vivo attraverso i iÌl essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza (cfr. Col. 3, 16).
secoli. Il compito dei vescovi è di trasmettere fedelmente
tutto ciò che hanno ricevuto dagli apostoli, sia con la pre- È la prima volta che un documento del Magistero straor-
dicazione (intesa concretamente nel senso spiegato più so- dinario propone un testo cosi elaborato sulla Tradizione:
pra), sia con la Scrittura. natura, oggetto, importanza.
5. L'ultima frase deduce le conclusioni dagli enunciati 1. La predicazione apostolica, espressa in modo speciale
precedenti. Poiché, con il Cristo e il suo Spirito, tutta la nei libri ispirati, doveva perpetuarsi sino alla fine dei
rivelazione ci è stata data, e poiché tale rivelazione ci è tempi.
stata trasmessa dalla Tradizione e dalla Scrittura, ne 2. Pertanto gli apostoli, trasmettendo ciò che essi stessi
segue che la Tradizione e la Scrittura sono come lo specchio hanno ricevuto, esortano j fedeli a conservare fermamente
nel quale la Chiesa, in cammino verso la patria, entra le tradizioni che hanno apprese a viva voce o per iscritto
progressivamente nella economia della visione, attendendo (2 Tess. 2, 15) e a combattere per la fede trasmessa una
la piena luce, a faccia a faccia con il Padre. La fede è volta per tutte (Giud. 3).
pregustamento della visione escatologica l. Questo accennO 3. Dopo aver parlato della Tradizione nel significato attivo
di trasmissione della rivelazione, il concilio parla della
1 S. THo1.lAs, III Sent., d. 23, q. 2, a. l, ad. 4. 336 337 Tradizione nel significato passivo (ciò che è stato trasmes-

22
so). Esso indica l'oggetto della Tradizione e l'estensione di espressione in cui essa vive: scritti dei Padri, liturgia,
di tale oggetto. Ciò che è stato trasmesso dagli apostoli pratica della Chiesa, riflessione teologica. L'opera dei
comprende tutto ciò che contribuisce a ordinare santa- Padri specialmente testimonia di questa Tradizione vivi-
mente la vita del popolo di Dio e ad aumentare la sua fede: ficante le cui ricchezze sono trasfuse nella vita e nella
in altri termini tutto ciò che riguarda la fede e i costumi pratica della Chiesa credente e orante. I Padri sono i
del popolo cristiano. Affermazione che coincide con quella testimoni della Tradizione. Il loro valore dipende non
del concilio di Trento il quale dichiara che il Vangelo, cioè tanto dalla loro vicinanza alla età apostolica quanto dal
la rivelazione, è sorgente di ogni verità salutare e di ogni fatto che essi hanno sistematizzato nei loro scritti la rive-
disciplina dei costumi. In questo modo la Chiesa, nella sua lazione ricevuta, creduta e vissuta nella Chiesa. La Li-
dottrina, con la sua vita e con il suo culto, perpetua e tra- turgia costituisce purè un testimonio privilegiato della
smette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è e tutto Tradizione, di cui raccoglie le ricchezze, in modo che dif-
ciò che essa crede. La Tradizione non è dunque solamente ficilmente si troverebbe una verità di fede che non fosse
verbale ma reale, e per conseguenza si attua, non solo in qualche modo espressa nella Liturgia.
per via di insegnamento, ma anche per mezzo delle isti- 7. L'ultima frase del paragrafo mette in evidenza l'impor-
tuzioni, del culto, dei riti, ecc. Per mezzo della Tradizione tanza della Tradizione in rapporto alla Scrittura. Tale
si perpetua non soltanto la fede della Chiesa ma anche importanza deriva dai fatti seguenti: a) È per mezzo della
tutta la sua vita. Tradizione che noi conosciamo il canone dei libri ispirati
4. Il concilio considera poi la Tradizione sotto il suo aspet- nella sua integrità. Su questo punto il concilio riconosce
to dinamico. Poiché la Tradizione divina, che viene dagli che il contenuto oggettivo della Tradizione è maggiore di
apostoli, è vivente nella Chiesa che non cessa di vivere di quello della Scrittura; b) è pure mediante la Tradizione
essa, si può dire in un certo senso che la Tradizione è in che la Scrittura è compresa più profondamente; c) infine
perpetuo progresso nella Chiesa sotto l'azione dello Spi- è per mezzo della Tradizione che la Scrittura non cessa di
rito che l'assiste; ciò che è in aumento però non è la stessa essere attuale e attualizzata. Per mezzo dellaTradizione,
Tradizione apostolica, ma la visione sempre più profonda conclude il concilio in una prospettiva tutta trinitaria,
che noi acquistiamo delle cose e delle parole trasmesse. I Dio prosegue con la Chiesa, Sposa del suo Figlio, un dia-
fattori di tale progresso sono la contemplazione e lo studio - logo permanente, mentre lo Spirito Santo, per mezzo del
dei fedeli (Lc. 2, 19 e 51), l'esperienza vissuta delle realtà quale la voce del Vangelo risuona nella Chiesa e per essa
spirituali con l'intelligenza saporosa 1 di cui essa è sor- nel mondo intero, conduce i credenti verso la pienezza
gente, infine la predicazione di coloro che, nell'episcopato, della verità e fa dimorare abbondantemente in essi la Pa-
hanno ricevuto il carisma dell'insegnamento. rola del Cristo (Col. 3, 16).
5. CosÌ nel corso dei secoli la Chiesa, sotto il vivo impulso
che riceve dalla Tradizione, non cessa di tendere alla
pienezza della verità divina fino al compimento in essa 9 Rapporto reciproco fra Tradizione e Scrittura
della Parola di Dio. Attiva e passiva insieme, la Chiesa
porta la Tradizione e si trova essa stessa portata e vivifi- l. La Sacra Tradizione dunque e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente
congiunte e comunicanti.
cata dalla Tradizione. 2. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, formano in
6. Ne segue che una verità trasmessa dalla Tradizione non certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine.
3. Infatti la Sacra Scrittura è parola di Dio in quanto scritta per ispirazione
potrebbe essere conosciuta in pienezza, con tutte le sue dello Spirito di Dio.; la parola di Dio, affidata da Cristo e dallo Spirito Santo
ricchezze, mediante un solo documento o un solo testi- agli Apostoli, viene trasmessa integralmente dalla Sacra Tradizione ai loro
monio, ma mediante l'insieme dei testimoni e delle forme successori affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro pre-
dicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano; avviene
cosi che la Chiesa attinge la certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola
Scrittura.
33& 4. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate con pari sentimento di pie~
1 L'intelligenza che nasce dalla pratica della vita sacramentale. 339 e di reverenza.
Il concilio ha deliberatamente omesso il problema, teo- Dio ha rivelate e che pertanto essa propone o può pro-
logicamente non risolto, del contenuto materiale della porre come tali alla fede dei suoi figli, non procede dalla
Tradizione e della Scrittura: vi è nella Tradizione un sola Scrittura, perché la Chiesa non cessa mai di possedere
contenuto oggettivo più esteso che nella Scrittura? Si tutta intera (integre transmittitur) la parola viva ricevuta
può dire che non vi è nulla nella Tradizione che non sia- agli inizi. Perciò, quando su un punto essa esita a pronun-
già in qualche modo contenuto nella Scrittura?l. Prescin- ciarsi, non sembrandole la Scrittura sufficientemente
dendo dalla questione del canone dei libri ispirati, il con- chiara ed esplicita, può trovare nella Tradizione, che
cilio ha ritenuto inopportuna qualsiasi altra determina- conserva, il mezzo per illuminarsi e per pronunciarsi.
zione sull'oggetto quantitativo della Tradizione e della Perciò Scrittura e Tradizione si completano, non nel senso
Scrittura. Ha insistito piuttosto, e con ragione, perché di un apporto quantitativo di ciascuna, quanto per un
la cosa è di importanza primordiale nell'attuale dialogo chiarimento reciproco. Il concilio, dando questa precisazio-
ecumenico, sul rapporto e sul servizio reciproco della Tra- ne,semplice conseguenza di quanto precede, non reintrodu-
dizione e della Scrittura. ce furtivamente la questione delle due sorgenti, ma afferma
l. La prima frase del paragrafo dichiara, come conclusione un fatto universalmente riconosciuto dai teologi e nello
dei paragrafi precedenti, che la Tradizione e la Scrittura stesso tempo una pratica costante della Chiesa.
sono strettamente legate fra loro e in reciproca comu- 4. L'ultima frase conclude con le parole del concilio di
nicazione. Sarebbe dunque sbagliato considerarle due vie Trento. Poiché la Tradizione e la Scrittura trasmettono
parallele e indipendenti, affermare l'esistenza dell'una e e conservano la rivelazione divina sotto le due forme in
negare l'esistenza dell'altra o ignorare i loro reciproci cui essa ha preso corpo e tendono tutt' e due al medesimo
rapporti. Scrittura e Tradizione sono inseparabili e co- fine, cioè alla salvezza della umanità, si devono ricevere e
stituiscono un tutto organico i cui elementi sono interdi- venerare tutt' e due con lo stesso rispetto e con la stessa
pendenti. pietà.
2. Il concilio precisa in che cosa la Tradizione eIa Scrit-
tura sono cosi strettamente unite: a) tutt' e due scaturiscono 10. Rapporto della Tradizione e della Scrittura con la
dallo stesso torrente di acqua viva, cioè dalla rivelazione; Chiesa e con il Magistero
b) tutt'e due, in un certo senso, si fondono in un tutto
poiché l'una e l'altra esprimono il Mistero unico, benché 1. La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro depo-
sito della parola di Dio affidato alla Chiesa, e nell'adesione ad esso tutto il
sotto forma diversa; c) tutt'e due concorrono a uno stesso popolo santo, unito ai suoi Pastori, persevera assiduamente nell'insegna-
fine, cioè la salvezza degli uomini, come viene spiegato mento degli Apostoli e nella comunione fraterna, nella frazione del pane e
nelle orazioni (cfr. Atti 2, 42), in modo che, nel ritenere, praticare e profes-
nel paragrafo seguente. sare la fede trasmessa, concordino i Presuli e i fedeli.
3. La terza frase dà la ragione ultima dello stretto legame 2. L'ufficio poi di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o tra-
che unisce la Tradizione e la Scrittura: l'una e l'altra smessa è affidato al- solo Magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è
esercitata nel nome di Gesù Cristo.
sono parola di Dio. Infatti la Scrittura è la parola di 3. Il quale Magistero però non è superiore alla parola di Dio., ma ad essa
Dio messa in scritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo. serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino
mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente
la Tradizione è la parola di Dio affidata agli apostoli dal custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito
Cristo e dallo Spirito Santo e trasmessa intatta ai loro della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio.
successori perché questi, nella luce dello Spirito, con la 4. È chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magi-
stero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro tal-
loro predicazione conservino fedelmente::, espongano e mente connessi e congiunti da non poter sussistere indipendentemente, e
diffondano la parola ricevuta dagli apostoli. N e segue tutti insieme, secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo,
che la certezza della Chiesa sull'insieme delle cose che contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime.

Questo paragrafo si compone di due capoversi. Il primo


1 Su questo problema vedi l'articolo di J. DupoNT, «Écriture et Tradi- 341 parla del rapporto della Tradizione e della Scrittura con
lion », in Nouuelle Reuue théologique, 85 (1963): 337-356, 449-468. 340
la Chiesa tutt'intera: fedeli e gerarchia. Il secondo tratta stero non è sopra la parola di Dio, ma a serVIZIO della
della Tradizione e della Scrittura con il Magistero della parola di Dio. N egli ambienti estranei alla Chiesa catto-
Chiesa; effettivamente era importante situare esattamente lica si ha talvolta l'impressione che la Chiesa sia un asso-
la Scrittura e la Tradizione in rapporto al Magistero, luto che succede alla Scrittura e vi si sostituisca. Il Ma-
perché i protestanti hanno spesso l'impressione che noi gistero definisce se stesso, più modestamente, servo della
subordiniamo la Scrittura al Magistero e confondiamo il parola di Dio, non insegnando altro se non ciò che gli è
Magistero con la Tradizione. stato trasmesso. La Chiesa non è «domina» ma «ancilla»
1. L'unico deposito della rivelazione, costituito dalla della parola di Dio. Affermazione preziosa nel dialogo
Tradizione e dalla Scrittura, è stato affidato alla Chiesa ecumenico attuale: è la prima volta che un testo conci-
tutt'intera, evidentemente non perché tutta la Chiesa liare si esprime in questo modo.
ne sia l'interprete ufficiale - questo compito appartiene al L'ufficio del Magistero in rapporto al deposito della fede
solo Magistero - ma perché la Chiesa tutt'intera ne viva. viene poi esposto nei particolari. Il Magistero, per l'espres-
Tutto il popolo cristiano, unito ai suoi pastori e fedel- so mandato ricevuto dal Cristo e con l'assistenza dello
mente legato al deposito unico e sacro della parola di Dio, Spirito, ascolta con pietà, conserva santamente, espone
perseveri nell'insegnamento degli apostoli, in unione di fedelmente e attinge dall'unico deposito della fede tutto
spirito e di cuore con essi, nella frazione del pane e nella ciò che propone a credere come divinamente rivelato.
preghiera, perché vi sia unione dei fedeli e dei loro a) il Magistero ascolta con pietà la voce viva del Vangelo,
capi spirituali nell'amore alla fede trasmessa, come che non cessa di trattenere nelle sue orecchie, perché il
anche nel suo esercizio e nella sua professione. Vivendo Magistero, in quanto tale, è credente, e perciò è il primo
così di questa fede trasmessa dagli apostoli, la Chiesa di che ascolta la parola di Dio. Come la Vergine accoglieva
ogni generazione imita la stessa Chiesa' apostolica nel con pietà ogni parola caduta dalla bocca del Cristo, il Ma-
suo attaccamento alla rivelazione. L'affermazione di que- gistero è all'ascolto della parola di Dio. b) Il Magistero
sto capoverso, senza costituire una novità dottrinale, rap- conserva santamente la parola di Dio. L'espressione,
presenta però un progresso sui documenti precedenti, tratta dal Vaticano I \ è tradizionale e ritorna frequente-
specialmente sul concilio Vaticano I e sull'enciclica Hu- mente sotto una forma identica o equivalente, nei docu-
mani Generis che si limitavano alla considerazione dei rap- menti del Magistero 2. Conservare santamente il depo-
porti della Scrittura e della Tradizione con il solo Magi- sito della parola di Dio significa non perderne nulla, nulla
stero della Chiesa. togliervi e nulla aggiungervi. Come non vi è nulla da
2. Il secondo capoverso descrive l'ufficio che spetta esclu- aggiungere alla Scrittura, così non vi è nulla da aggiungere
sivamente al Magistero della Chiesa (ordinario o straor- nemmeno alla Tradizione. Come lo sforzo per scrutare
dinario), cioè quello di interprete autentico del deposito le Scritture non pretende di arricchire il tesoro delle Scrit-
della fede. Il concilio riprende l'insegnamento della Hu- ture, così la Tradizione viva della Chiesa, che si esprime
mani Generis 1 precisando perché questo ufficio appartiene di epoca in epoca sotto forme· diverse, non pretende arric-
al solo Magistero: è al solo Magistero della Chiesa, la cui chire il tesoro della Tradizione ricevuto dagli apostoli.
autorità viene esercitata in nome del Cristo, che è stato Ciò che si perfeziona nel corso dei secoli non è la rivela-
affidato il compito di interpretare con autorità la parola di zione stessa, ma l'intelligenza che noi ne abbiamo, le
Dio, scritta o trasmessa. spiegazioni successive che ne diamo per manifestarne le
3. La frase seguente spiega ancora meglio la posizione del ricchezze inesauribili a per illuminare le generazioni suc-
Magistero nei confronti della rivelazione. A seconda del cessive; infine sono le formulazioni che noi moltiplichiamo
punto di vista, tale posizione è di dipendenza o di tra- per tradurre in termini umani tutto questo sforzo di assimt-
scendenza. Però generalmente bisogna dire che il Magi-
l D 1800.
l D 2314. 342 343 2 D 1781, 1793, 1800, 1836, 2145, 2315.
lazione della parola di Dio. Alla llliSSlOne di «custos» concilio rappresenta la quinta redazione ufficiale. Le
della rivelazione è connessa quella di proteggere la parola resistenze incontrate non ci devono sorprendere. Sul piano
di Dio contro le deviazioni, gli sdrucciolamenti, le eresie. dottrinale la Costituzione De divina Revelatione è infatti,
c) Il Magistero deve anche esporre con fedeltà la parola con la Costituzione De Ecclesia, il documento più impor-
di Dio l. Infatti l'ufficio di salvaguardia e di difesa non tante del concilio per la gravità dei problemi affrontati
esaurisce la missione della Chiesa nei riguardi della parola: come per le conseguenze che avrà nel dialogo ecumenico.
essa deve anche proporla agli uomini di tutti i tempi. È la prima volta che un concilio studia in modo tanto
Questo significa dichiararne il senso autentico, chiarendo e cosciente e metodico le categorie fondamentali e prima-
spiegando ciò che è oscuro. Alla fedele esposizione della . rie del cristianesimo, cioè quelle della Rivelazione, della
parola è connessa tutta la missione di insegnamento della Tradizione e della Ispirazione. Questi concetti, onnipre-
Chiesa, per mezzo del suo Magistero ordinario o straor- senti nel cristianesimo e implicati in tutto il cammino teo-
dinario. d) Infine, dice il concilio, il Magistero attinge a logico, sono anche i più difficili da definire precisamente
questa sorgente d'acqua viva e sempre zampillante della perché sono concetti primari. Sono, in teologia, quello
parola di Dio tutto ciò che propone alla fede dei credenti che sono in filosofia i concetti di conoscenza, di essere e
come divinamente rivelato 2. Non propone nulla che non di agire. Noi viviamo di queste realtà, ma sono le ultime
sia già contenuto nell'unico deposito della fede. Lo sviluppo " a essere l'oggetto di una riflessione critica. Aggiungiamo
dogmatico, che è uno sforzo per proporre e formulare in che le difficoltà del concilio vengono in gran parte dal
modo fedele, più preciso e più ricco la parola di Dio, si fatto che la riflessione teologica su questi punti fondamen-
muove sempre nell'interno dell' oggetto di fede. tali non ha sempre raggiunto il grado della sua piena
4. L'ultima frase del paragrafo conclude ciò che è stato maturazione. Come proporre un insieme dottrinale coe-
detto su Scrittura, Tradizione e Magistero affermando rente su punti in cui la ricerca teologica spesso non è che
che, nel disegno infinitamente sapiente di Dio, Tradizione, in cantiere? Questo stato incompleto della ricerca, come
Scrittura e Magistero sono inseparabili: connessi e asso- pure l'ignoranza in più di un ambiente cattolico dei risul-
ciati tra loro al punto che uno dei tre termini non può, tati raggiunti, spiegano in parte i tentennamenti del con-
di fatto, essere consistente senza l'altro. Queste tre realtà. cilio, le fatiche della redazione e le ansietà dell'insieme.
insieme, ciascuna a modo suo, sotto l'azione di un solo Sul piano ecumenico non si ritenga esagerata l'importanza
e medesimo Spirito, concorrono efficacemente alla salvezza attribuita alla Costituzione. Sotto l'influenza dello Spirito
delle anime. Come Tradizione e Scrittura sono insepara- la Chiesa, senza nulla sacrificare della sua fede, ha trovato
bili, cosÌ Tradizione e Scrittura sono inseparabili dal Magi- un linguaggio comune, accessibile a tutti i cristiani. De-
stero e in servizio reciproco. scrivendo con equilibrio i diversi aspetti della Rivelazione
e della Tradizione, descrivendo la fede come adesione di
tutta la persona a Dio che rivela, proponendo la Tradi-
OSSERVAZIONI DI INSIEME zione e la Scrittura come due completezze intimamente
r connesse tra di loro e collegate con la vita della Chiesa,

La Costituzione del Vaticano II sulla rivelazione ha cono- situando meglio il Magistero in rapporto alla Scrittura
sciuto molte vicissitudini. Una delle prime a essere proposta e alla Tradizione, delineando in modo più marcato l'ispi-
alla discussione dei Padri del concilio è stata una delle razione e la verità della Scrittura e consacrando l'impor-
ultime a essere votata. E prima dell'approvazione ha tanza attribuita al genere letterario mediante l'intelli-
avuto molte resistenze, ha subito molte tempeste, è sfug- genza dei sacri testi, e insistendo sulla unità profonda dei
gita al naufragio. Il testo definitivo votato dai Padri del due Testamenti e sulla loro importanza reciproca, infine
restituendo alla Scrittura il suo vero posto nell'insegna-
mento e nella vita liturgica della Chiesa e nella pietà dei
1 D 1800, 1836, 2307, 2313, 2314.
2 D 2314. 344 345· fedeli, il concilio ha fatto cadere molti malintesi e ha mani-
festato nei testi un accordo spesso già esistente sul piano Dappertutto si avverte la presenza nello stesso tempo con-
della realtà. templativa e apostolica della Sposa di Cristo che non cessa
Per quanto riguarda più precisamente la rivelazione, il di meditare la parola dello Sposo e spezza per i suoi figli
testo della Costituzione è un insieme importante. Noi vo- il pane della parola come il pane eucaristico. Questo ca-
gliamo sottolinearne qualcuno dei meriti: rattere religioso dipende in gran parte dall'uso abbon-
1. La Costituzione contiene le solide basi di un trattato dante dei testi della Scrittura, cosÌ felicemente incorporati
dogmatico sulla rivelazione. Tutti i punti essenziali sono che sembrano il mezzo naturale con cui si esprime il pen-
stati toccati: la natura, l'oggetto e la finalità della rivela- siero della Chiesa. Tali testi sono come il tessuto della Co-
zione, l'economia, il progresso e la pedagogia della rivela- stituzione. Il carattere biblico della Costituzione emerge
zione, la posizione centrale del Cristo come Dio rivelante specialmente nel capitolo primo che contiene, da solo, 32
e Dio rivelato, la risposta della fede, la trasmissione della riferimenti alla Scrittura (nel corpo del capitolo e nelle
rivelazione e le forme di tale trasmissione, i rapporti della note), distribuiti come segue: quattro riferimenti all'An-
Scrittura e della Tradizione con la Chiesa e con il Magiste- tico Testamento, uno alla tradizione sinottica, quattordici
ro. Il testo non trascura nessuno degli aspetti di questa a San Paolo, undici a san Giovanni, uno a san Pietro, uno
complessa realtà; la rivelazione è un'azione divina, un in- alla lettera agli ebrei l. Il complesso di tali testi costitui-
tervento di Dio nella storia e una storia, una comunicazio- sce da sé solo un ricco insieme dottrinale. Infatti è stata
ne interpersonale dell' ordine della parola, un incontro con utilizzata la maggior parte dei testi scritturistici sulla rive-
il Dio vivente che determina l'omaggio di tutta la perso- lazione.
na e l'assenso della mente al messaggio della salvezza. 5. Il testo è concepito e redatto in una prospettiva trini-
Esso mette pure in rilievo la condiscendenza di Dio che, taria. Questo aspetto della Costituzione, che noi abbiamo·
per rivelarsi, sceglie le vie della storia e della carne: ca- sottolineato nel corso dell'analisi, si nota particolarmente
rattere distintivo della rivelazione cristiana. nel proemio, nella prima frase del paragrafo II sulla na-
2. Nonostante qualche difetto nei particolari, la compo- tura della rivelazione, nella quarta frase del paragrafo IV
sizione è solida, il disegno netto e strutturato. I titoli dei sull'economia della rivelazione mediante il Cristo, nel pa-
paragrafi scandiscono l'andamento dell'esposto che è di- ragrafo VIII sulla Tradizione, nel paragrafo IX sui reci-
namico: nel proemio lo scopo della Costituzione (I) poi proci rapporti tra la Scrittura e la Tradizione.
la natura, l'oggetto e l'economia della rivelazione (II), la 6. Questo riferimento abituale alle persone divine nella.
rivelazione nella sua preparazione (III), la rivelazione nel descrizione dell'opera rivelatrice contribuisce a dare al-
suo vertice e nella sua pienezza (IV), la risposta alla rive- l'insieme del testo la risonanza personalistica voluta dai
lazione (V), le verità rivelate da credere (VI), gli apostoli Padri del concilio. I termini di parola, conversazione, dia-
e i loro successori araldi del Vangelo (VII), la Tradizione logo, società, comunicazione, partecipazione, amicizia,
in sé (VIII), il rapporto reciproco fra la Tradizione e la amore che contrassegnano il testo sono, essi soli, un indice
Scrittura (IX), la relazione comune della Scrittura e della evidente di tale intenzione. La rivelazione si presenta come
Tradizione con la Chiesa e con il Magistero (X). una iniziativa del Dio vivente, come la manifestazione del
3. Il testo si propone un esposto sereno della dottrina della suo mistero personale. Dio entra in rapporto da persona a
Chiesa. Non si tratta di lanciare anatemi e neppure di fare persona con l'uomo: l'Io divino interpella l'uomo, gli
della polemica. L'intenzione del concilio è stata soprattut- parla, dialoga con lui, gli svela i misteri della sua vita in-
to di studiare i punti che sono oggetto di un possesso pa-
cifico, lasciando ai teologi la libertà di discutere i problemi
l I riferimenti del primo capitolo alla Scrittura sono i seguenti: Gen. 3,
ancora non risolti. Esempio tipico, in proposito, è quello 15; 12, 2-3; Es. 33, Il; Bar. 3, 38; Mt. Il, 27; Rom. l, 5; l, 19-20;
del contenuto materiale oggettivo della Scrittura e della 2, 6-7; 16,26; 2 COT. 3, 16; 4, 6; lO, 5-6; Efes. 1,9; I, 3-14; 2, 18, Col.
l, 15; l Tim. l, 17; 6, 14; Tit.2, 13; Ebr. l, 1-2; Gv. l, 3; l, 14; l,
Tradizione. 17; l, 1-18; 3, 34; 5, 36; 14,6; 14,9; 15, 14-15; 17, 1-3; Gv. l, 2-3;
4. Il tono della Costituzione è profondamente religioso. 346 347 2, Piet. l, 4.
tima allo scopo di una comunione di pensiero e d'amore
con le persone divine. Con la fede l'uomo risponde a que- di Dio, che ne è l'ancella, conservandola santamente, espo-
sta iniziativa d'amore e si dona interamente. Così de- nendola con fedeltà e proponendola infallibilmente.
scritta, la rivelazione è nello stesso tempo personalizzata La rivelazione descritta dalla Costituzione è veramente
e personalizzante. la rivelazione cristiana, e non qualsiasi rivelazione di ge-
7. Un altro carattere della Costituzione, pure voluto dai nere filosofico o gnostico. Il Cristo ne è l'Autore, l'Ogget-
Padri, è il cristocentrismo. È il Cristo che fa l'unità della to, il Centro, il Vertice, la Pienezza e il Segno. Il Cristo
economia e l'oggetto della rivelazione. L'oggetto della è la chiave di volta di questa prodigiosa cattedrale di cui
rivelazione è Dio stesso che interviene nella storia dell'uomo gli archi sono i due Testamenti. Tutto il Testamento An-
e si manifesta a lui in Gesù Cristo e per mezzo di Gesù tico l'annuncia, lo prepara e lo attende; e tutto il Nuovo
Cristo. Il Mistero, in concreto, è il Cristo, autore e con- lo attua, lo proclama e vi si riferisce. La Scrittura e la Tra-
sumatore della nostra fede, Rivelatore e Mistero rivelato, dizione sono l'espressione attraverso i secoli di questo unico
come anche Segno della rivelazione. Questo carattere cri- Oggetto e di questo unico Mistero di cui la Chiesa vive.
sto centrico già annunciato nel proemio ha uno speciale Se il Cristo ha affidato alla sua Sposa il duplice ministero
risalto nel paragrafo II (homines per Christum; veritas della parola e del sacramento, è perché il Verbo di Dio
in Christo illucescit), nel paragrafo TV (locutus est in Fi- nel Cristo ci è stato dato sotto forma di parola e sotto forma
lio;Iesus Christus in Verbum caro factum), nel paragrafo di sacramento. È per la fede nel Cristo e nel suo Vangelo,
VII (Christus in qua tota revelatio consummatur). A que- ed è per la comunione con il corpo e il sangue di Cristo
sto riguardo è interessante confrontare due frasi simili del
che noi entriamo nella vita del Padre, del Figlio e dello
Vaticano I e del Vaticano II sullo stesso fatto della rive-
Spirito.
lazione. Si osserverà subito il carattere teocentrico del
Vaticano l e il carattere cristo centrico del Vaticano II:
CONCLUSIONI
Vaticano I Vaticano II

È piaciuto alla sua (di Dio) sapienza È piaciuto a Dio nella sua bontà
e bontà per altra via, e questa sopran- Al momento di raccogliere i dati della nostra inchiesta sul
e sapienza rivelare se stesso e far
naturale, di rivelare al genere umano conoscere il mistero della sua vo- concetto di rivelazione, s'impone un rilievo. La Chiesa,
se stesso e gli eterni decreti della sua lontà per mezzo di Gesù Cristo, con gli interventi del suo Magistero, non intende dichia-
volontà. Verbo fatto carne, nel quale gli
uomini, nello Spirito Santo, hanno rare tutto ciò che essa possiede sull'argomento. Una parte
accesso al Padre e sono fatti con- importante del suo sapere, da essa conòsciuto e affermato,
sorti della natura divina.
elaborato e messo in circolazione dai suoi dottori e teologi,
che non cessano di esplorare la Scrittura e la Tradizione,
8. Infine un'ultima nota caratteristica della presente Co- ,non appare nei testi ufficiali. Ogni documento persegue
stituzione è il posto che essa fa alla Chiesa. È nella uno scopo preci~o e delimitato. Questo carattere di circo-
Chiesa che il Vangelo si conserva vivo e intatto (VII); è i stanza degli interventi del Magistero non deve mai mancare
la Chiesa che perpetua e trasmette il tesoro ricevuto dagli
apostoli, per mezzo del suo insegnamento, della sua vita
I nel nostro orizzonte. Ogni documento è nato in un con-
\ testo storico, da cui trae la sua prospettiva, dal quale at-
e del suo culto (VIII); è la Chiesa che tende, con la con-
tinge la sua speciale risonanza. Spesso diretto contro un
templazione, lo studio e la vita, alla pienezza di verità
della parola di Dio (VIII); è con la Chiesa sua Sposa che errore ben caratterizzato, esso comporta, nell' esposto del-
\ la dottrina, un' accentuazione propria che si deve avvertire;
Dio non cessa di intrattenersi nel corso dei secoli, ed è per
suo mezzo che la parola di Dio ri~uona nell'universo (VIII); in nessun modo ha la pretesa di esaurire la dottrina viva

l
è la Chiesa che, con il suo Magistero, interpreta la parola nel cuore della Chiesa. Perciò, per penetrare questa dot-
348
349 trina, anche nei suoi lineamenti essenziali, è necessalio
considerare non un documento solo ma l'insieme dei do- della Verità increata, onnisciente, infallibile é totalmente
cumenti della Chiesa 1. veridica. A questa parola di attestazione risponde, non
l'adesione della scienza ma l'omaggio pieno e l'obbedienza
1. Autore e finalità della rivelazione. La rivelazione è una della fede (D 1637, 1639, 1789, 2145, Vat. II).
azione che impegna la Trinità tutt'intera: il Padre che Il Vaticano II è stato l'unico concilio che ha descritto la
ne ha l'iniziativa; il Verbo che, con la sua Incarnazione, rivelazione nel suo esercizio concreto. Esso afferma che
ne è il Mediatore; lo Spirito, che rende la parola del Cri- la rivelazione si attua mediante l'unione intima dei gesti
sto assimilabile dall'anima, che muove il cuore dell'uomo e delle parole. Le opere manifestano e corroborano la dot-
e lo orienta verso Dio (D 428-429, ES, Vat. II). Dio avreb- trina e il mistero significato dalle parole, mentre le parole
be potuto non rivelarsi e, pur accordando all'uomo i soc- proclamano e chiarificano il mistero contenuto nelle opere.
corsi della sua Provvidenza ordinaria, lasciarlo soltanto Questa struttura generale della economia rivelatrice si
allume della ragione (MA). Avrebbe potuto farsi cono- applica alla rivelazione delle due Alleanze, poiché la ri-
scere soltanto per mezzo della creazione (D 1785), cioè velazione apportata dal Cristo si effettua sia per mezzo
per quella testimonianza permanente di sé che è costi- delle parole sia per mezzo delle opere. In lui l'economia
tuita dall'universo creato (Vat. II). Ma è piaciuto alla sua della rivelazione raggiunge il suo massimo punto di con-
bontà e alla sua sapienza di farsi conoscere anche per mezzo centrazione. La rivelazione per mezzo del Cristo, Verbo
di una rivelazione positiva e soprannaturale (DB 1785, incarnato, utilizza tutte le risorse dell'espressione umana
Vat. II). La rivelazione è dunque una iniziativa gratuita , per manifestare il Padre, per cui il Cristo è l'epifania di
della benevolenza di Dio per l'umanità (D 1636, 1785, Dio per le vie della Incarnazione (Vat. II). La sua vita,
Vat. II, ES), un puro dono del suo Amore, come tutta la le sue opere, le sue parole, le sue azioni, la sua passione,
economia soprannaturale: incarnazione, redenzione, ele- la sua morte, la sua risurrezione, mentre sono mezzi di
zione. Se Dio ha rivelato, è perché ha voluto elevare l'uomo rivelazione, sono anche testimonianza divina la quale con-
a un fine soprannaturale, farci partecipi dei suoi propri ferma che, in Gesù Cristo, Dio è in mezzo a noi per sal-
beni, associarci alla sua vita divina (D 1786, Vat. II). Il varci e risuscitarci (Vat. II). Il Cristo è, in se stesso, Se-
disegno di Dio è che gli uomini, per mezzo del Cristo V erbo gno della rivelazione.
incarnato, accedano al Padre, nello Spirito, e partecipino
alla società delle persone divine (Vat. II, ES). 3. La storia della rivelazione. L'attività rivelatrice di Dio,
incominciata all'alba della umanità, costituisce un lungo
2. Natura della rivelazione. La comunicazione tra il Dio seguito di interventi di cui il Cristo è il termine e il punto
trascendente e la sua creatura, che noi chiamiamo rivela- culminante. Dopo essersi manifestato ai nostri progeni-
zione, è descritta dalla Chiesa negli stessi termini della tori e dopo aver loro riaffermato la promessa di una sal-
Scrittura, come la parola di Qualcuno a qualcuno: Dio vezza, Dio ha parlato ad Abramo e ai patriarchi, poi a
ha parlato all'umanità. Egli si è rivolto all'uomo, è entrato ,Mosè e ai profeti e, per loro mezzo, al popolo che egli ha
in dialogo con lui (Vat. II, ES, D 1636, 1735, MBS, MA). scelto, istruito e formato alla conoscenza del vero Dio (Vat.
È il fatto che domina tutta la storia. La religione delle II, D 428-429, 783). Nel Nuovo Testamento Dio si è ri-
due Alleanze è uscita da questa parola. La rivelazione è volto all'umanità per mezzo del suo stesso Figlio, la sua
una parola del genere della testimonianza, cioè una parola Parola eterna fatta carne per pronunciare le parole di Dio.
di autorità, qualificata dalla infinita sapienza e santità In Gesù Cristo la rivelazione raggiunge il suo termine
e la sua perfezione. Il Cristo è nello stesso tempo il Me-
diatore e la Pienezza della Rivelazione. In lui noi Cono-
lIn queste conclusioni useremo le seguenti sigle. per indicare i docu- sciamo la verità di Dio e dell'uomo, verità che conduce
menti pontifici recenti: Mortalium animos (MA), Mit brennender Sorge(MBS)
Ad Sinarum Gentem (ASG), Humani Generis (HG), Munificentissimus Deus alla vita (D 429, 792 a, 2202, MBS, Vat. II). Essendo
(MD), Ecclesiam Suam (ES), Vaticanum II (Vat. II). 350 351 il Cristo la Parola eterna di Dio, l'economia da lui ap-
portata è definitiva e non si·' deve più attendere nessuna '(D 1836), deposito della fede (D 1836, 1967, 2204, 2313,
nuova rivelazione pubblica prima della epifania gloriosa :2314), deposito rivelato (D 2314), dottrina apostolica (D
della fine dei tempi (Vat. II, D 2021). Il Vangelo che .300), dottrina della fede (D 1800, 2145), dottrina rivelata
il Cristo ha promulgato, gli apostoli, per suo ordine, l'hanno (2314), dottrine rivelate (MA), dottrina sacra (MA), dot-
poi predicato e trasmesso alla Chiesa (D 212, 783, 792 a, trina di fede (D 2325), verità rivelata (D 2310, 2145), ve-
Tità divinamente rivelata (D 2307, 2308, 2311), Vangelo
1785, Vat. II).
promesso, pubblicato e predicato (D 783, Vat. II), Van-
4. L'oggetto della rivelazione. L'oggetto materiale della ri- gelo divinamente rivelato (ASG) , fede affidata agli apostoli
velazione può essere considerato, sia in se stesso - come (D 93), fede data dal Cristo agli apostoli (D 212), verità as-
Dio e il «mistero» della sua volontà, come sono mani- :soluta e immutabile predicata dagli apostoli (D 2147), ri-
festati nel Cristo e dal Cristo (MBS, D 1785, Vat. II)- velazione trasmessa dagli apostoli o deposito della fede
sia in proporzione alla capacità naturale dell'intelligenza (D 1836), deposito della fede affidato alla Chiesa (D 2204,
creata (D 1786, 1795, Vat. II). Pertanto si distinguono Vat. II), deposito divino affidato alla Chiesa (D 1800),
verità accessibili alla ragione umana e misteri nascosti in vera e sana dottrina del Cristo (D 792 a), dottrina di sal-
Dio che non possono essere conosciuti se non per rivela- vezza (D 428, 429). Parola divina, Buona Novella portata
zione positiva (D 1795), perché superano, non soltanto a conoscenza degli uomini, dottrina, messaggio di verità,
l'intelligenza umana (DB 1642, 1645, 1646, 1671, 1795) 1a rivelazione pertanto si distingue da ogni sapere umano:
ma anche tutta l'intelligenza creata (D 1673, 1796). Però è una dottrina di salvezza (D 428-429), che conduce alla
se questi misteri superano la ragione, non la contraddi- vita eterna e alla visione del Padre (D 428-429) e alla
cono (D 1649, 1797). Noi possiamo perfino, per le vie :società con le persone divine (Vat. II): è un messaggio
dell'analogia, ottenerne una certa conoscenza molto utile .contenente promesse che illuminano la nostra speranza
(D 1796); ma anche quando sono rivelati, noi non po- di essere salvati (D 798).
tremo mai penetrarli come le verità che sono oggetto
della nostra conoscenza naturale (D 1795, 1797); fino al 6. Rivelazione, Scrittura e Tradizione. La rivelazione ci viene
giorno della piena visione essi ci resteranno velati (D 1673, per mezzo della Tradizione e della Scrittura, l'una e l'al-
1796). Sono principalmente i misteri che riguardano la tra strettamente unite e in comunicazione reciproca: de-
nostra elevazione alla vita soprannaturale e la nostra co- rivanti tutt' e due da una medesima sorgente divina, espri-
municazione con Dio (D 1671, 1786); sono propriamente menti lo stesso mistero e concorrenti a uno stesso fine, la
i segreti che solo lo Spirito conosce, perché egli scruta le , salvezza dell'umanità. Tutt'e due sono parola di Dio:
profondità di Dio, e che il Figlio, avendo lo Spirito del Pa- l'una è consegnata per iscritto sotto l'ispirazione dello
dre, rivela a chi vuole (D 1644, 1795, MBS). Oltre ai mi- Spirito, l'altra è la parola affidata dal Cristo agli apostoli
steri, sono pure oggetto di rivelazione quelle verità ri- e da essi trasmessa ai loro successori (D 783, Vat; II).
guardanti la religione che, per sé, non sono inaccessibili
alla ragione ma che Dio nella sua bontà ha voluto rive- 7. Rivelazione, Chiesa e Magistero. Il deposito della rivela-
lare per assicurarne a tutti gli uomini una conoscenza zione, costituito dalla Tradizione e dalla Scrittura, è stato
certa, rapida ed esente da ogni errore (D 1786, 1795, totalmente affidato alla Chiesa, cioè al popolo cristiano
Vat. II). unito ai suoi sacerdoti perché ne viva allo scopo di rea-
lizzare una unione di tutti i fedeli nella professione e nel-
5. La rivelazione e i suoi termini. La rivelazione, nella sua for-
l'esercizio della fede trasmessa (Vat. II). Però la missione
ma completa, è chiamata indifferentemente: parola di Dio di interpretare il deposito della fede appartiene al solo
(D 1781, 1792, Vat. II), parola divina (D 48), parola ri- Magistero (Vat. II e D 2314). In modo generale bisogna
velata (D 1793), parola detta da Dio (MBS), parola at- dire che il Magistero non è al di sopra della parola di
testata (D 2145), rivelazione (D 1787, Vat. II), rivela-
353 Dio ma a servizio della parola (Vat. II). In modo più
zione immutabile (MA), rivelazione o deposito della fede 352
28
l
I,
I

.determinato, l'ufficio del Magistero in rapporto alla pa- 8. Caratteri della rivelazione. Questi caratteri, anche se non
rola è molteplice. Innanzi tutto il Magistero ascoltli.' :cQn sono sempre formùlati esplicitamente, non sono pertanto
pietà la parola di Dio (Vat. II). Poi deve ritenere~ cOn- meno reali; nel suo modo di parlare, è chiaro che la Chiesa
servare feddmente e santamente il deposito della verità li suppone, li sottintende:
che gli è stata affidata (D 792 a, 1781, 1800, 1836, 2145, a) La rivelazione è interpersonale:' al contrario della ri-
Vat. II), .conservarlo integro e Ìllviolato,. al sicuro da velazione naturale nella' quale' Dio si manifesta allo spi.,.
ogni contaminazione e da ogni novità (D 93, 159, 167Q, rito come oggetto e si fa piuttosto dedurre come prin-
2204, MD, Vat. II). Deve inoltre esporre con fedeltà, cipio e fine di tutte le. cose, la rivelazione soprannaturale
secon.do il suo Vero. signifìèato, e dichiarare inf~11ibilmen:te è. parola di Dio, dialogo e messaggio (D 1785, ES, Vat. II).
la dottrina'rivel"l-ta (D 1781, 1800, 1836, HG, MD~ Vat. II). Dio stesso per il primo viene a noi, entra in comunica.,.
Deve attingere allà sorgente d'acqua viva della parola zìone personale con l'uomo come un soggetto con,un sog~
di Dio. tutto. ciò che propone alla fede dei credenti come getto, come un io. con un., tu .. La rivelazione, perso.nale
'divinamente rivelato (Vat. .II). Infine· deve denunciare co.me interpellazio.ne, chiede anche una risposta perso-
tutti· gli errori che min<1.cciano la verità rivelata (D 29.2 a, naie: rivelazio.ne e fede sono interperso.nali.
1817, HG). La rivelazione si. è conchiusa COn il Cristo b) La rivelazione è gratuita: libera iniziativa della bene-
e gli apostoli.(D 2021, Vat. II). Come taie, il deposito vo.lenza di Dio che.si china verso. l'uo.mo, iniziativa legata
della verità rivelata, che si trova nella. Tradizione e nella al disegno del suo' amore salvifico (D 1636, ,1785, MA}.
Scrittura (D 783, 1787, Vat.. II), no:o., può ricevere nulla Nata dall'amore, la rivelazione' persegue un'opera ,·di
.che l'aumenti:' «Nessuna invenzione è introdotta e: nulla amo.re(ES, Vat. II). La rivelazio.ne è grazia anche' n'e!
di nuovo è aggiunto . alla somnìa delle verità contenute la 'accettazione" che.: ottiene, perché Dio,che co.muniéa
almeno implicitame:o.te .nel deposito della rivelazione. affi- il dono., dà anche il potere di riceverlo. nella fede (D 180;
data alla Chiesa» (MA). Quello che si perfeziona è l'ac- 798,.1789, 1791, Vat;. II). Il punto culminante di questa
cettazione e l'intelligenza del deposito rivelato (D 1800, iniziativa è la· Incarnazione del Verbo di Dio., del Figlio
MA, HG, Vat. .II). Lo Spirito Santo {<"dirige 'la Chiesa venuto, in persona a rivelarci il Padre e il, disegno miste-
universale verso una conoscenza più perfetta delle verità rioso del suo. amore (D 783, 792 a, 1785, MBS, Vat.· II).
rivelate» (MD); perciò essa può esplicitare' l'implicito, c) La rivelazione ·è. sociale. L'uo.mo. che Dio ha creato
rischiarare .l'oscuro, «mettere in Juce e liberare ciò che non è so.ltanto individuo.; ma è so.cietà. A:o.chela rivela.,
non si trovava che oscuramente e implicitamente "nel de- ?:ione, che abbiamo chiamata interperso.nale, è socia1e~
positodella fede» (D 2314)~ È per mezzo. della predièa'-'. destinata a tutta l'umanità, rivolta agli individui non comè
zione della Chiesa, che ha ricevuto la missione di predi~ a unità isolate, chiuse l'una per l'altra, ma appartenenti
care a tu~te le nazioni (ASG, MA, D 2204), che la rive- a una co.llettività, perché tutti siano co.nsapevo.li della loro.
lazione è resa viva e attuale (Vat. II). Soltanto la Chiesa; comunione nella rivelazione, nell'amore, nella salvezza
nella tradizione viva ricevuta dal Cristo e dagli apostoli, (D 428, 429, 1785, Vat. II). Però è gerarchica: la rivela,;.
assistita dallo Spirito Santo, .sa come interpretare la ve"- zione non è rivolta a tutti immediatamente, ma per mezzo.
rità rivelata. Quando si dice che essa è «custode della di coloro che Dio ha' scelti per essere i suoi testimoni: i
rivelazione» (D 1793), non si tratta di un conservatori- profeti e gli aposto.li (D 428-429, 783, Vat. II).
smo umano, di un semplice rispetto materiale della let- d) La rivelazione è storica: innanzi tutto in questo. senso:
tera. La parola che conserva è la parola viva del Cristo che si attua sotto forma di interventi di Dio nella storia;
e degli apostoli che essa assimila con una incessante me~ interventi co.nnessi tra loro e realizzanti un unico piano.
ditazione e che spiega al popolo cristiano (ES). Tradi- di salvezza. La rivelazio.ne è avvenimento della sto.ria e
zione Scrittura e Magistero sono inseparabili: queste. tre storia.' Essa è storica anche nel senso che conosce un pro-
realtà insieme, ciascuna a suo modo, concorrono efficace- gresso . nella sua durata. Incominciata alle origini del
mente alla salvezza delle anime (Vat. II). 354- 355 mo.ndo, si sviluppa in qualità e in quantità attraverso
tutto l'Antico Testamento e si completa con il Cristo e vita delle persone divine: Padre, Figlio e Spirito (Vat. II).
gli apostoli (D 428-429, 783, 1785, 2021, MBS, Vat. II). La rivelazione è tesa alla visione (D 1786) e cerca di assi-
Prima parziale, graduale e polimorfa, raggiunge nel Cristo curare l'incontro, la comunicazione con il vero Dio: «La
il suo termine e la sua pienezza (D 792 a, MBS, Vat. II). vita eterna è che essi conoscano te, il solo vero Dio, e il
Si presenta come un' economia, cioè come una disposi- tuo inviato, Gesù Cristo}) (Gv. 17, 3). Perciò la rivela-
zione sapientissima concepita e realizzata da Dio nel corso zione è chiamata dottrina di salvezza (D 429), Vangelo
dei secoli. di salvezza (D 783).
e) La rivelazione è incarnata: ricevuta da una intelli-
genza umana, si deve adattare alle condizioni della conce- 9. La fede, risposta alla rivelazione. La fede, che risponde
zione umana. L'oggetto della rivelazione è il disegno di alla rivelazione, è nello stesso tempo dono personale del-
Dio, ma il modo di concezione e di espressione di tale l'uomo tutto intero che liberamente si affida a Dio, pieno
disegno resta umano e limitato; per conseguenza l'uomo omaggio della sua intelligenza e della sua volontà, libero
riceve in modo diverso e multiforme una verità sovrana- assenso alla verità da lui rivelata (Vat. II, D 2145). In
mente una e semplice in Dio. È nella molteplicità delle quanto assenso della mente, la fede consiste nel ritenere
concezioni, delle proposizioni e delle verità partieolari che vero tutto ciò che Dio ha detto, attestato, rivelato e che
noi giungiamo a conoscere il mistero di unità dèl pensiero propone mediante la sua Chiesa (D 2145, MBS). Il cre-
divino (multifarie multisque modis). È mediante la carne dente non dà il suo assenso perché ha l'evidenza intrin-
del Cristo e mediante la carne delle parole che noi rag- seca della verità, ma perché è Dio che parla, autorità
giungiamo la testimonianza di Dio (Vat. II ES). fondata sulla scienza infinita e sulla veracità di Dio (D 1789,
f) La rivelazione è dottrinale e realisti ca : nella sua forma - 2145). Aderendo agli enunciati immediatamente proposti
completa, la rivelazione non è una semplice azione di
dalla Chiesa, il credente aderisce ai misteri, cioè a Dio
Dio che si offre all'amicizia umana, un puro contatto
stesso e alla sua parola. La sua fede risponde alla testi-
dello Spirito in noi; una semplice esperienza di coscienza
monianza increata: omaggio totale, adesione fermissima
senza contenuto e senza un assoluto dottrinale, ma un mes-
saggio promulgato dal Cristo e trasmesso dagli apostoli. che unisce la mente umana alla verità infinita che gli
Per questo la Chiesa parla sempre della rivelazione, nel dà una certezza assoluta, una partecipazione alla luce
significato oggettivo, come di un insegnamento religioso, e alla infallibilità della Verità stessa. Questa risposta del-
di una dottrina, di un deposito CD 428-429, 783,' 792 a, l'uomo non è il semplice risultato di un'attività umana
1787, 1800, 2059, Vat. II). Tuttavia è ovvio che la fede ma un dono di Dio. Per credere è necessaria un'azione
non termina al solo enunciato, ma piuttosto alla realtà, della grazia che previene e aiuta (D 180, 797-798, 1789,
allo stesso mistero. La dottrina, per quanto riguarda i Vat. II), il soccorso dello Spirito Santo che orienta verso
segni, è per il credente un mezzo per affermare la dot- Dio il cuore dell'uomo e illumina l'intelligenza, che dà
trina in quanto realtà significate. Quanto ci viene rive- la soavità della adesione e la credenza nella verità (D 180,
lato, in definitiva, è Dio stesso (Vat. II), i suoi eterni de- 1791, Vat. II). La fede è un dono di Dio. Inoltre è allo
creti (D 1785), i suoi Ìnisteri (D 1795), il suo disegno d Spirito che si deve attribuire l'approfondimento della
salvezza (Vat. II). fede (Vat. II).
g) La rivelazione è salvifica: il suo scopo è la salvezza,
la salvezza di tutti gli uomini (ES, Vat. II). È un ordine 10. Conclusione. Insomma noi possiamo descrivere la ri-
di conoscenza finalizzato attraverso un ordine di vita. velazione, nel senso inteso dal Magistero della Chiesa, come
Non è una sapienza umana, una invenzione filosofica, né l'azione libera e soprannaturale con la quale il Dio d'a-
un prodotto del subcosciente, ma una sapienza divina es- more e di sapienza, per condurre l'uomo al suo fine so-
I: prannaturale che è di partecipare alla vita delle persone
senzialmente ordinata alla salvezza (D 1786, 2074, 2075,
i I 357 divine, dà a conoscere se stesso, nel Cristo e per mezzo
2145). Se Dio ci parla, è per associarci alla sua vita, alla 356
del Cristò, come il disegno di salvezza' che. egli ha conce- I
pito per l'umanità. :Qll:esta azione è chiamata parola e RIFLESSIONE
dialogo di _Dio, testimonianza che domanda l'omaggio
1- TEOLOGICA
della fede. La rivelazione cristiana,: effetto di questa. di-
vina, eterna azione; è. la.parola di:salyezza annunciat~
d<:l.Ì profeti, prom).Ùgata dal Cristo. e predicata dagli apo-:
stoli, trasmessa alla Chiesa per esser.e. conserva~a .fegel:::
mente e proposta infallibilmente agli uomini di tutti i
tempi., Questa parola' ci: è •. comunicata .a:ttr.>:tyer~o.Ja ;:~r~:
dizione e la Scrittura ed è affidata alla Chlesanella sua
duplice form'bcome un deposito che il Magister~ '}:la Il:\. parte quinta
missione di èonsènrare,di difendere, di spiegare e di. pro~
porre. J.a fede; rispo~ta deU\ioìno ;:iJla, pàrola di DIO, è
dono dell'uomo tutto intero e assenso dello s.pmto al nws~
saggio rivelato sottp l';:tzione' dello Spirito, che previen~
è'àiuta. .

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