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OPERE

DI

PROCOPIO
DA CESAREA

TOMO SECONDO

MILANO
CO! T IP I DI PAOLO ANDREA MOLINA

tontrada de' Bossi , num. 1 8 3 3

17 5 6

I S T O R I A

DELLE

GUERRE

PERSIANE E VANDALICHE
WUOVA TRADUZ IONE C O V KOTB

DI

G IU S E P P E

ROSSI

M IL A N O coi tipi di P a o lo A n d re a Molina

1833 .

IL TRADUTTORE

Parmi buon consiglio, se pure non sono errato, il premettere a que ste Guerre un brano della Istoria di Agazia, eminente laudatore di Procop io, acciocch il lettore prima di tras correrle possa conoscere i principali fatti in esse contenuti ; eccon le pa role : Procopio comincia la sua Jsto ria narrando la morte dArcadio (il quale fid al persiano re Isdigerte con la soprantendenza dell imperio la tutela del fgliuol suo Teodosio) ed i memorabili casi dei monar chi Vararane e Perozo. Racconta di poi come i( successor loro Cavado perdesse il trono, e quindi salitovi nuovamente riuscisse ad espugnare

vili Amid, presidiata in allora dalle truppe dell imperatore Anastasio, e redenta nel tempo avvenire, spen dendovi tante cure e fatiche, dal vecchio Giustino. Qui annoda le romane guerre contro Cavado e Cosroe in Persia, in Siria, in Arme nia e nella Lazica, le vicende cui soggiacquero il vandalico re Gilim ero, Cartagine e 1 Africa merc delle inique trame de prefetti Bo nifacio e Gizerico, ina dopo molti anni di ribellione tornato il tutto allobbedienza dell imperatore Giu stiniano. Terminati questi argomenti volge il discorso alla distruzione dei Vandali, ai mali ond essi furono apportatori e vittime, alle frequenti battaglie sul libico suolo ed altrove dagli imperiali date loro e a Stoza e a Gontari, ambedue per lo avanti in lega coll imperiq, e di poi , facendosi tiranni, sorgente a quei popoli di grandi calamit e sedizio-

IX

n i , cui non. si ripar che mettendone a morte i capi. Ricorda similmente la civile congiura di Bizanzio contro Giustiniano, e i danni gravissimi derivatine alla repubblic a , le scorrerie degli Unni, i quali varcato il fiume Istro forte maltrattarano le romane terre, e saccheggiati gl Illirj, i Tessali ed altre genti europee navigarono alle opposte rive dellEllesponto per mettere a soqquadro una parte dellAsia. Vi troverai come Berea ed Antiochia sulFOrante, citt della Siria, fossero da Gosroe atterrate, Edessa cinta dassedia, ma salvata alla per fine dal coraggio de suoi concittadini ; le guerre contro gli Etiopi e gli Omeriti, e per quali motivi costoro, gi nostri amici e confederati, si nimicassero con Bizanzio ; una distinta esposizione della moria, che vivendo Giustiniano afflisse luman genere, c degli straordinarj ed af->

fatto nuovi segni che la precedevano o seguivanne il corso, rendendola vie pi spaventosa e mortale ; non poche romane spedizioni presso alle borgate dei Lazj, e sotto il forte di Pietra , all uopo di sfidare Goriane, Mermeroe, e qualche numero di persiane truppe; la morte di Teodorico re dei Goti, e della sua fgliupla Amalassunta, vittima della barbarie di Teodato ; il perch dai Romani si combattesse coi G oti,'e come Vitige, successore di Teodat nel regno, caduto dpo molto versamento di sangue nelle mani de suoi nemici venisse da Belisario condotto in Bizanzio ; di qual guisa in fine Italia e Sicilia, scosso il giogo straniero, ricuperassero l antico decoro, ed il felice successo avuto nelle armi dall eunuco Narsete, capitano dellesercito imperiale, cui dobbiamo il glorioso compimento della guerra con To-

XI

tila, ferito e morto allorch fug giva dopo la perdita d una batta glia ; i Goti dichiararono quindi loro capo T eia, prole di Fredigerne, il quale fu similmente ucciso (lib. i). Con questi materiali adunque lo Storico da Cesarea componeva i suoi libri delle Guerre persiane, vandali che e gotiche, ornandoli bene spesso di eloquenti dicerie fatte dai capi tani sia per tenere gli eserciti in disciplina, sia per emendarne qualche mancamento, ovvero per animarli ad essere valorosi di fronte al nemico, e spargendovi utili non men che pia cevoli notizie sulle varie costumanze de popoli in guerra co Romani, o sulle citt e borgate da costoro trascorse nel difendere i diritti dell imperio, o nel soccorrere i loro confederati. Ed erano fuor di dubbio i suoi omeri acconci a tanto carico avendo egli lungamente coperto 1 uffzio di scriba

XII

presso a Belisario, giovatogli coll opera e col consiglio in molte e gravi imprese, e riportato dalla natura , quanto sia ad ingegno, grandissimi doni, come attestano i suoi contem poranei, ed in ispecie Menandro Pro tettore, il quale giunse a nomarlo Grande splendore di eloquenza - Che se leggendone le Opere apparisse que sta laude soverchia, prima di censu rarne 1 autore uopo rammentarsi che di quetempi la sublime arte del dire ed il gastigatissimo greco idioma avevano di gi molto perduto della originaria dignit e purezza, e chera per ci assai arduo cimento il trarsi dal numero de mediocri, scrittori.

ISTORIA DELLE GUERRE


CONTRO

I PERSIANI

L IB RO P R I MO

CAPO

PRIMO.

Intenzione d eir A utore nello scrivere quest Opera. Utilit della stessa , e fe d e lt osservala nel com pilarla. Com parazione della tattica guerresca a tem pi d i Giustiniano con quella de' secoli p i remoti.

I.

P b o c o p io

eli C esarea h a fedelm ente scritto le guerre

di G iustiniano im perato re c o n tro gli orientali ed occi dentali b a r b a r i , acciocch le geste di l u i , chiarissime
P s o c o p io , to m . I .

GUERRE PERSIANE

ed e c c e lle n ti, p e r m ancan za di storia e di tradizione^ n o n venissero coll e t avvenire poste in obblio. E la m em oria di tali im prese egli b a giudicato utile e dilet tevole asuoi c o n tem po ranei ed a chi verr di poi; c o n ciossiacosach gli esempj tra m a n d a ti dalla istoria pos sono m olto giovare a d uomini vogliosi di g u e r r a , am m a e stra n d o la narra z io n e delle cose p assate ad antive d ere quello che u o p a tte n d e re dalle future. N a la sciar ric o rd a n z a di q u e fatti aveavi altri miglior di l u i , serido egli stato consigliero di B e lisario , del continuo p re se n te al maneggio degli affari, e persuasissim o ogno ra d i e s dicevol sia alla storia la v e r i t , com e all arte o ra to ria la forza del ragionam ento, ed apoeti la favola. N el tessere perci questo lavoro non volle mai tenere ascosa verun azione vituperevole sebbene di p ersona legata seco in amicizia , ma q u a n to a ciascuno di fare avvenne , o di b e n e o di m a l e , candidam ente h a qui ripo sto (i). II. Chi p ren d a poi a b e n con siderare queste guerre vedr di leggieri n on essersi m ai d a to co ta n to e s f eroico valore } n havvene p e r ferm o intra tu tte quelle antiche ric o rd a te a d nostri altra ug u alm ente maravigliosa. C be se taluni leggendo q u e st' O p e ra vogliano tuttavia p arteggiare co secoli t r a s c o r s i, ed ostinati nel cred ere l et presente in capace di stupende im prese chiamino p er ischerno balestrieri le tru pp e n o stre riserband o all'.- an tich e il no m e di pavesai e la gloria di

(i) Bellissime parole! ma come darvi fede richiamandoci alla memoria la sua Istoria segreta?

LIBRO PRIMO

co m b attere a pi ferm o; uom ini p e r verit di tal indole n o n arriv erann o mar a persuadersi ch e il valore di quei te m p i sia giunto sino a uoi ; m a che la sentenzino da giudici poco illuqpinati e giusti chiaro a vedersi, n o n p o n e n d o eglino m ente che i balestrieri di O m e r o , cos n o m a ti n o n senza qualche d is p r e g io , eran o m ancan ti di c a v a llo , di d a r d i , di scu do e di ogni personale di fesa ; che guerreggiavano sem pre appiede, e che la n e cessit inducevali a rip a ra re sotto la ta rg a d e loro com p agn i , o dietro i circostanti rialti, da dove n o n poteva n o p i n voltar delle s p a l le , n incalzare i fuggenti nemici. M eno poi cim entavansi in aperta c a m p a g n a , m a quasi ru b a to ri avresti tu d e tto com battessero. T e n devano eziandio s po co 1 a rc e s sconsigliatam ente m aneggiavanlo tra e n d o n e la c o rd a ver la m a m m e lla , che dallo strale scoccato poteasi a tte n d e re sol lieve fe rita (i). I no stri arcieri p e r lo c o n tra rio escono in cam p o arm ati di corsaletto, e di sliniere di ferro insino alle g in o c c h ia , ed alla destra vedi loro il tu r c a s s o , alla si nistra la spada cinta $ havvi p u r di quelli cui p end e d all om ero e chiaverina e scudo a rip a ra re lo r teste. Sollevano altres 1 a rco a livello della f r o n t e , e tesane la co rd a sino all orecchia d e s tr a , avventano frecce c o n violenza tale che n on v h a scudo o lorica da cui spe r a re salvezza. M a chi n o n d iscorre e con sidera siffatta-

(i) Cos era ai tempi favolosi dOmero. In appresso per gli arcadori cretesi mostrarono il grandissimo conto che far si dovea di quest arma , e guai a Sparta se fossele mancato il suo aiuto nel guerreggiare la Messcnia ( V. Paus., lib. i v , Messenia ).

G UERRE PERSIANE

m ente le cose, lau da i soli no stri a n te n a ti, e p u n to n o n istima le nuove scoperte a perfezionam ento delle arti. D op o di che uo po confessare le geste portentosissim e op e ra te in queste ultime g u e r r e , e n e l riferirle io p re n d e r le mosse ila quelle de R om ani co M e d i , svaria tissime nelle riuscite l o r o , rin tra c c ia n d o n e il filo^al q u a n to p i indietro. CAPO II.

V Imperatore A rca d io , lascia, testando , la tutela del fig liu o l suo Teodosio a l persiano monarca Isdigerte. [Questi V accetta, e con maravigliosa fedelt ne compie i doveri. Vararane , successore d y Isdigerte , mette piede sulle terre imperiali. Anatolio , condottiero delle romane truppe in oriente , p r e s e n ta to g li, ottiene la pace,
V

I. (i) A rcadio im perato re g iu n to , in B izanzio, d a p presso al m o r i r e , e volgendo 1 anim o al figliuol suo T e o d o sio an c o r bam bino, pensava il da farsi p e r meglio provvedere a lui ed alle pubbliche bisogna. Conciossiach dandogli un co m pagno nel co m ando tem ea fregiare della reale dignit un fu turo nem ico del pro prio sang u e , e lasciandolo solo in tr o n o forte paventava n o n molti abusassero della costui tenerissim a et p e r tr a m argli congiure , insidiarne la v i t a , ed impossessarsi del potere suprem o (a). E d i suoi dubbj addivenivano
(1) Queste guerre comprendono un periodo di cento quaran ta due a n n i, ci dal 4 0 7 al 54 9 dell era volgare. (2 ) Troveremo benissimo foqdati i timori di questo monarca se daremci la pena di richiamare alla nostra memoria , tra i

LIBRO PRIM O

tinche m aggiori vedendosi quivi affatto privo di c o n giun ti cui affidarne la tu te la , n p o te n d o sp erare u n si dall avo O n orio ( i ) , se ne lo richiedesse, p e r essere di gi l Italia in g ran d e tra m b u sto (a). Davasi poi n o n mi n o re fastidio dei M edi, antivedend o e h e incoglierebbero ogni occasione di m olestare a tu tta lo r possa i Romani. T ro v nulla di m a n c o , in ta n ta perplessit 6 sebbene di m ediocrissimo i n g e g n o , u n consiglio salutare alla prole e d all im p erio dich iaran do nel testam ento , o p e r d iv in a inspirazione o p e r avviso degli ottim ati s u o i , e re d e T eodosio, e p o n e n d o lo sotto la tutela d Isdigerte r e dei Persiani (3) , cui ra c co m and av a col massimo fermolli esempj riferiti io proposito dalle istorie , 1 occorso al fi gliuolo di Toleineo, su del quale cosi Polibio scrivea : Chi noa si maraviglier come Antioco e Filippo , mentre vivea Tolemeo e non abbisognava del loro aiuto , pronti erano a soccorrerlo , e quando mor, lasciando un fanciulletlo tenero , cui per diritto di natura salvar dovevano il regno , incitatisi reciprocamente , si fecero a dividere il retaggio del fanciullo ; non adducendo neppure, conforme praticano i tiranni, un lieve pretesto per coprire il vituperio , ma di repente surgendo con # tanta impudenza e ferocia che pu applicarsi loro il detto della vita de p e s c i, fra cui vuoisi che nella stessa specie ancora la morte del minore addivenga alimento e vita del maggiore ( lib. x v , trad. del D. Kohen ). (i) Flavio Onorio ascese il trono d occidente nell anno 3g4 dell era volgare , ed imper anni a 8 , mesi i t , e giorni io. (a) A motivo delle gottiche scorrerie; e delle sconfitte ripor tate dalle truppe imperiali, grandi s che poterono i barbari cin gere d assedio Roma. (5) Successore di Yarrano nel regno l* anno dell era Vol gare { oo.

GUERRE PERSIANE

vore l conservazione dell ered it al pupillo ; di tal guisa ordinati gli affari m anc ai vivi (i). II. Isdigerte poi se prim a riscuoteva generale rip u ta zione di virt e di anim o assai p r e s t a n t e , ne apparve allora di gran lunga pi m e rite v o le , im perocch osser vantissimo dell ultim a volont d A rcadio sem pre ebbe pace c o Romani, e guard intatto l im perio al pupillo. Scrisse inltre di subito al senato m anifestandogli che accettava la tu te la , e che in tra p re n d e re b b e guerra con tro chiunque m acchinasse novit a d a n n o di T eodosio. I I I . M a pervenuto questi colla n d a re del tem po alle t virile e m o rto Isdigerte (a), Y a r a r a n e , cui tocc la re gale co ro n a ( 3), in c o n ta n e n te assale con esercito pode roso il te n e r dei Rom ani } fu per breve la sua dim ora in esso, e priva d ogni ostile violenza : come ci acca desse , ora p re n d o a n a rra re . IV . T eodosio all annunzio di tal nuova m an d a lui am basciadore A n a to lio , d u c e delle ro m a n e tru p p e nel loriente, il quale giunto d vicinanza al nem ico scese di sella, e pedone e tu tto sol andava al re. Q u esti vedu tolo iu terrog il corteo chi m ai si fosse colui che p ro cedeva alla sua volta. Rispostogli : il capitano de Ro* m ani - e maravigli ossi di ta n to n o r e , e spron an do indie tr o il cavallo si p o rt con tu tta la reale comitiva a ri ti) Anno dell era volgare 407, dopo un imperio di anni i 3,
mesi 3 , giorni i5 , e gli successe Flavio Teodosio I I , che qui leggiamo col solo nome di Teodosio. (a) Agazia d a costui ao anni di regno , e scrive [che il fi gliuolo , erede del trono, avea nome anch' egli Isdigerte.

(3) Anno dellera volgare 42T-

LIBRO PRIMO

ceverlo u rbaoissim am ente nelle sae t rre \ concessegli q u in d i la pace a condizione c h e n P e rsi n R om an i construissero in avvenire fortezze sopra i propri! con* fini (i). F a tto s i 1 acco rdo i d n e m o narch i go vernarono c o n p iena libert le genti loro. CAPO III.

P ern o guerreggia gli unni Eutaliti. Costumi d i questi po poli. V esercito persiano cade in un imboscala. E u sebio , legato delP imperatore Zenone, f a palese al re, va lendosi < Vun arguto apologo, il sovrastante pericolo. I l condottiero degli E utaliti condona a l nemico la vita , in premio di che vuol essere da lui adorato. Peroso f a mo stra d i consentirvi, ma riferisce , p er consiglio de m aghi, q u e s t atto a l Sole.

I. P e ro z o re dei Persian i (2) d o p o q ualche te m p o v enne a c o n tesa cogli u n n i E u ta liti, d etti p u r Albi ( 3), in grazia dei confiui, e mosse co n g ra n d esercito a com batterli. II. N om ansi gli E utaliti unni avvegnach n della stessa c q n s o r te r ia , n ad essi v ie in i, dim o ran do invece a fro n tiera co Persiani da vento Borea, e presso d u n a
( 1 ) I l fiume Tigri divideva in allora il romano imperio dalla Persia. (a) Ascese il trono 1' anno 458 dell era volgare. (3) Eutaliti, Nefialiti, Eflaliti sono tutti sinonimi della gente stessa, scitica di origine e ' nomata Abdela da Niceforo Callisto. Albi soprannominavansi a motivo della bianchezza di lor carna gione.

GUERRE PERSIANE

c itta d e tta c h iam ata G orgo ( i) ; il perch vengono a fre q uenti risse tra lo ro a fine di sostenere i diritti delle p ro p rie terre. N o n m enano vita e rra n te o pasto rale sic com e gli altri U n n i , m a fissata lor dim ora in u b e rtosa regio ne quivi rim angonsi', n sco rrazzano tam poco mai gli stati imperiali se n on se in com pagnia de Persiani. H a n n o di p i , soli tr a gli U n n i , carnagione bianca e n o n b r u tte form e, n seguono l u nn ica usanza di c o n d u r r e vita ferina. M o narch ico il governo loro e re tto d a savie leggi ; oltre di ch e n on m e n o dei R om an i e di qualsivoglia altro popolo osservano in p atria la giustizia e la santit dei trattati. Quelli infine di essi che h a n n o ^niglior fo rtu n a siedono cotidianam ente alla m ensa in com pagnia sin di venti amici e tal volta d u n nu m e ro m a g g io r e , e dividonvi il d a n a ro ed ogni loro agia tezza , se n o n che m o re n d o n e a l c u n o , la schiera d e gli amici suoi fassi viva in te rra re con lui (a).
() Questa citt non sarebbe forse posta entro i confini del K harasm , e nomata Corgang dai .geografi antichi , ed Urghens dai moderai ? (a) Stobeo riferisce una molto simile costumanza de Tauri! ; ecco le sue parole; I T au rii, scitica gente , seppelliscono in n i sieme co re loro i pi bene affetti amici di lui. Il monarca poi, morto 1 amico, recidesi o una parte, o lorecchio intiero, secondo il merito del trapassato . Plutarco parimente ha qualche cosa dell egual tenore nella Vita di Sertorio , e la dice consuetudine degli Iberi. Cesare narra di aver trovato nelle Gallie che taluni si uccidevano alla morte del capo o signor loro. Erodoto in fine ci che dice Stobeo de Taurii lo attribuisce ai Trausii , quindi che il Coray vorrebbe mutare la voce Taurii di questo scrittore in Trausii o Trausiani ; ma il chiarissimo ellenista Mustoxidi, contro la sentenza del prefato autore francese, amerebbe leggere Caucasiani (V. Erodoto , lib. v , testo e note).

LIBRO PRIMO

I I I . Mossosi a d u n q u e P e rozo co n tro degli E utaliti ebbe a com p a g n o Eusebio am basciadore di Z eno ne (i). I nem ici al com parire dell esercito persiano m e n te n d o tim o re p re n d o n o la f u g a , e con veloce passo aggiungo* n o tal vallea a tto rn ia ta d a scoscesi m onti coperti di al b e ri : appresentavasi n o n d im e n o allo sguardo nel mezzo di essi u n a via m olto larga m a priva d uscita, avente a term ine il giro stesso d e poggi } e d il re lunge dal pa v en tare inganni calcan do suolo nem ico', va oltre. Q u e i p e r degli U n n i i quali avean simulato la fuga erano di n u m e ro ben inferiori a q u a n ti rim anevansi celati sullal pestre giogaia alle terga, dei M e d i , n si manifestavano tu tta v ia , desiderosi di vedere il P ersiano a n c o r p i t r a scorso l e n tr o , d a dove quindi m ancherebbegli ogni via di salvezza. II reale esercito n o n conobbe il p e ri colo che q u a n d o esso fu e v id e n te , e p u r allora nessuno ebbe anim o di ap palesare al c o n d o t tie r o , riveritissimo dalle t r u p p e , la sua tem a ; da nltitno p e r si rivolse all am basciadore Eusebio pregand olo di svelare al re la im m inente s c ia g u r a , e di persu ad erlo che provvedesse alla com un e salute anzi che espo rre c o ta n to popolo a fare s intem pestivam ente pruova di valore. IV . O r quegli presen tatosi al m o n a rc a n o n gli scopr di subito il grave rischio in che era , ma con u n ap o logo diede p rincipio al suo d iscorso: G i te m p o , di-

() Flavio Zenone Isaurico ascese il trono orientale nell an no 474 dell era volgare, fu deposto nell anno seguente da Fla vio Basilio, e quindi riprese la corona del , conservandola per i5 a n n i, allo spirare de quali avyenne la sua morte.

IO

GUERRE PERSIANE

ceva, n o n s o ch e leone sco ntratosi ad u n b e la n te ca si! p r appeso in alto luogo, spiccovvi u n salto p e r gola di sb ran arne le deliziosissime c a r n i; ma fallitogli lo in te n d im e n to suo p recipit e n tro altissima b u c a di forma circolare e di m olto angusta a p e r t u r a , fatta cos a bella p o sta dal p a d ro n e del c a p ro . P e ro z o u d ita la istoriella com inci a tem ere n o n si fosse tro p p oltre spinto a suo d a n n o inseguendo il n e m ic o , ed arrestatosi im m ediatam ente volse 1 anim o a deliberare sulle presenti bisogne. I o tr a tta n to per gli U n ni, che occupavagli dalle spalle le gole dei m onti acci n on avesse pi ritira ta , manifestaronsi, ed i Medi veduto lestrem o pericolo depsero , piangendo lo r triste v en tu ra , ogni sp eranza di salute. V. I n q uesto mezzo il re degli E u taliti (i) m and a rim proverare il condo ttiero nemico della tem erit u sa ta nell incalzare i fuggenti, tra d en do co n grave disdoro s stesso e tu tto il suo p o p o l o , e ad accordargli la vita q u a n d e1 prom ettesse a d orarlo com e signor suo , e sagramentassegli che i Persiani da quinci innanzi pi n o n guerreggerebbero gli U nni. Il vinto, dato orecchio alle pa* role del vincitore, interrog i maghi di sua corte se p o tesse consentirvi, e questi risposero non occorrergli q u a n to al giuram ento consiglio stando in suo pieno arbitrio il com pierlo, q u a n to poi al resto volersi provvedere co n doppiezza. E siccome la persiana legge com anda che si adori u n icam en te il Sole, cos p e r no n trasgredirla egli sen vada in sul m attino al r e degli E u t a li ti, e voltosi
(i) Eftalano era il suo nome.

LIBRO PRIMO

ii

all a stro n a sc e n te eseguisca ladorazione ^"servati di ta l m o do i patrii riti eviter l ignom inia ed il biasim o d es* sersi p ro stra to al nem ico. V I. P e ro zo a d u n q u e fatto il g iu ra m e n to a d o r se c o n d o le am m onizioni dei maghi l U n n o , e lieto di aver salvato s stesso e tu tto 1 esercito di b u o n grado si restitu nel regno.

CAPO

I V.

Seconda spedizione di Perozo. Stratagemma degli Eutaliti. D isfatta dei Persiani. Istoria d 'u n a perla del re. Legge promulgala dai Persiani dopo la rotta. Cavado , ultimo dei figliuoli d i Perozo, Qttiene il regno.

I.

P e ro z o , trasco rso breve tem p o, vuole in o n ta del

suo giuram ento veudicare il ricevuto oltraggio. L a o n d e fatta leva di Persiani e di confederati muove co n tro gli E utaliti, e m eno Cavado ultim o d e figliuoli, rimaso nella reggia in g ra z ia della tnerissim a et s u a , gli altri tu tti
id

Dumero di tr e n ta escono col genitore a - c a m p o . Gli U n ni fatti consapevoli ' d i s grand e apparecch io biasi m avano altam ente la m ala fede p e r s ia n a , e m ordevano il pro p rio re c o m tra d ito re della cosa pubblica. Ma quegli ridendosi delle accuse dom andava loro che mai ced uto avesse ai M e d i , se t e r r a , se a r m i , o altro che de suoi regii tesori ? E quelli : N ulla di ta n to , aff no* stra, m a s bene la o p p o rtu n it , che rispo nd e al tu tto ; dichiaravansi no n d im e n o p ro nti a m arciare co n tro il nemico. Egfi per fe com ando che si rim anessero, non

il

GUERRE PERSIANfe

avendovi tuttava notizia certa della costai p a r t e n z a , e m o lto m eno sapevasi c h e d i gi inoltrasse p e r 1 catali tico suolo. I I . D opo di che aocchiata u n a cam pagn a p e r dve era mestieri procedesse il P e rsiano venendo a co m b at terli, fecela m unire a ll'in to r n o con profondissimo e la r go fosso , lasciandovi soltanto nel mezzo u n passaggio atto a d accogliere dieci cavalli di f r o n t e , e quindi al vano furono sovrapposte c a n n e , ed alle canne terra. A rnm oul eziandio i suoi cavalieri destinati a b a tte re la cam p ag na di strignere giunti a quel sentiero lo r f ile , e di valicarlo a tu tto bell a g i o , cauti e guardinghi dal cadere eglino stessi nelle insidie. Sospeso inoltre alla cima del suo padiglione il suggello apposto da Perozo al giuram ento , stettesi col tranquillo finattantoch il fceppe en tro le pro p rie trincee. Arrivati p er gli esplo ra to ri collavviso che il nem ico era vicinissimo a G orgo, ultim a citt sulle persiane frontiere, e p e r m e ttere piede nellunnico suolo, e mosse colla p a rte m aggiore dell e sercito , ed attelatolo d i c o n tro allo scavam ento m an d piccola m ano d arm ati a spiarne la v e n u ta ,* c o n o r d ine di arretrarsi n o n ap p e n a v e d u to lo , e di attend ere alla piena osservanza d e co m andi avuti ; questi p a rti ro n o e te rm in a to nel miglior m o do luffizio loro si rir condussero alle insegne. I I I . I Persian i all o pposto b e n lunge dal paventare aguati c o rre n d o a spron b a ttu to sopra il m entito sen tiero tutti n a b is s a r o n o , n solo i primi a d incontranlo^ m a eziandio qu an ti venivan loro dappresso. Im percio cch occupati del perseguitare con a rd o r s o m m o fuggenti; e

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fuor d ogni sospetto di s trista so rp re sa n o n badavano allo sprofondam ento di chi p re c e d e v a li, e co loro ca valli p recipitandovi so pra nel d a re m o rte ai gi cad uti com pagni perdev an o a n c h egli la vita. D i questo n u m e ro fu P e rozo stesso (t) c o n tu tta la p ro le , e n arrasi di Ini c h e , tr a b o c c a to v i, dal suo orecchio sinistro di staccasse u n a p e rla di m irabile grand ezza e can d o re e gittassela via, accio cch n o n altri de m ortali ne usasse in sua vece. P e r la a fife di s o rp re n d e n te b e lle z z a , n p rin cipe gloriar si p otea di avere l eguale. A m e p e r n o n sem b ra verisimile c h e nella sua m e n te in s orribile p ertu rb azio n e sorgessero cosiffatti p e n s ie r i, ed incline rei meglio a cred ere che in ta n to scombuglio laceratosi il reale orecchio quella n e uscisse p e r n o n c o m p arire p i agli sguardi um ani. F a t t o sta che il ro m a n o im pe ra to r e vogliosissimo di possederla ne invi p re m u ro sa d o m a n d a agli E u t a l i t i , m a n e p p u r questi d o p o assai diligenti e p e n ose ric e rc h e giunsero a sa p e rn e la fine. Havvi n o n d im e n o chi opina essersi tro v ala da loro, m a in sua vece a ltra averne avuta il successore di P ero zo . Piacenti qui riferire la tradizio ne persiana sul c o n to di l e i , e la istoriella n o n riuscir all in tu tto discara. IV . Si vuole a d u n q u e che la perla giacesse a breve distanza dalla spiaggia del m are Persico e n tro u n pesce, il quale schiudendo alcuu poco il nicchio manifestava nel suo in te rn o stupendissim a cosa n o n p i ad occhio m ortale apparsa^ uom n o n avendo giam mai veduto perla

() Nellanno vigesimo quarto del suo regno, e dellera vol gare 4 8 3 .

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di s maraviglioso c a n d ore e so rp re n d e n te grossezza. U n can e m arino p e r di stra o rd in a ria m o l e , preso d a grandissimo diletto nel r im ir a r la , seguivane d e n o tte il p e s c e , e q uan d o p i reggere n o n poteva agli stimoli noiosissimi della f a m e , iva in tra c c ia di pre d a lungo quelle acque , to rn a n d o subito dopo a bearsi nella vista del suo caro oggetto. U n p e s c a to r e , la tr a dizione p r o s e g u e , osservolli, m a intim orito dal cane seguace mancavagli 1 animo d in tra p re n d e re u n che su lei. Divis tu ttavia an dare con tale riferta al re Pero zo , e questi similmente invaghitosi di p o s s e d e r la , studiossi co n m olte prom esse e lusinghe in d u rre colui a ten d erle in sid ie; il quale n o n p o te n d o resistere a s forte d o m a n d a : Mio r e , d is s e , 1 uom o p u r tro p p o am a le y > ric c b e z z e , m a vie meglio la v i t a , e di lei a n c o r pi la p r o l e , in grazia della quale spoglio affatto di ti m o re b rava ogni cim ento. Io spero in fe mia di vin si cere il cane e di to rn a re innanzi a te con la perla, e 9 riuscitovi m e n e r cerio nell op ulenza il resto della v ita , im p e r o c c h , essendo tu il re d e r e g i, ho fidu eia rip o rta rn e generoso prem io; e d ato p u re che n o n ricevessi guiderdone alcuno, rip uterei sem pre conde gna m ercede 1 aver fatto servigio al signor mio : se poi il mio fato ren d e ra m m i vittim a del m ostro, la tua b o n t sap r sdebitarsi co miei figliuoli della perd ita del genitore. Di tal guisa tra rr dalla m orte stessa v a n ta g g io , n avrai tu m inor gloria di lib e r a lit , m erc che a d o peran d oti a pr loro ti appaleserai il . mio grandissimo benefattore, non avendovi p i sinceri benefzi di quelli re n d u ti alla m em oria d un trapassato,

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cui p i no n lice m ostrarsi ricon oscente . Cos il pe s c a to re , e dipartitosi aggiunse alla dim ora della conchi glia e del cane m arino. S e du to quivi su d u n o s c o g lio , a tte n d e che qufcsto vada a sbram are sua fa m e , e giunto il m o m ento n u o ta a d afferrare la perla ; m a vicino a d a re in te rra co n e s s a , vedutosi d a tergo il m ostro gittata sul l i d o , e n on a p p en a gittatala viene azzan n ato ed ucciso. I suoi c o m p a g n i, sp ettatori d ins la spiaggia, colsero la p e r l a , e di lancio presentaron si al r e col d on o e colla trista relazione di q u a n to e ra oc corso. T a li cose n a rra n o i Persiani, e d io ra tta c c o il filo d e l propostom i arg om ento . - M o rto P e ro z o con. tu tto 1 e s e r c it o , i pochi la Dio m erc cam pati d e l.p e ric e lo inc o n ta n e n te c a d d e ro ane h essi nelle m ani del vincitore. IV . F u di poi tr a P ersian i divolgala u n a legge di n o n assalire pi te rra n e m ic a , avvegnach i costei di fensori fuggissero in piena ro tta . V . L a soldatesca del resto che n o n aveva o ltrepas sato le persiane fro ntiere con P ero zo , dichiar suo re C avado ( 1 ) , il m inore dei figliuoli di lui ed il solo rim aso nella reggia. Gli E utaliti d op o s gloriose vittorie signoreggiarono i Persiani due a n n i , term inati i quali il novello m o n a rc a fidandosi nel p o te r suo pi n o n volle co m p o rta rn e il giogo.
(i) Agazia, morto Perozo , mette sul trono persiano Obala , fratello del defunto , it quale manc ai vivi dopo quattro anni di regno , n fece in guerra memorabili im prese, avendo sortito dalla natura un affatto pacfico naturale. D quindi a costui per successore Cavado (lib. ih, cap. 1 1 ). Altri nomano Valente il re che precedette Cavado.

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CAPO

V.

Cavado con legge proclama la comunanza d i tulle le donne. 1 sudditi, depostolo ed eletto in sua vece Blaso, rinserran lo nella prigione d i Lete. Origine d i questo nome. Tra gico fin e d i A rtace re dell Arm enia.

I . D opo queste vicende C a v a d o , a busando eoo ogni m aniera di violenza dell a u to rit s u a , pubblic un a legge che m etteva a co m u n e tu tte le d o n n e (i). I I . L a qual cosa risc uo tend o l universale a b b o n i m e n to d e s u d d iti , q u e s ti, rib e lla tisi, il p resero e gitta ro n lo in ca rc e re (a) ; d o p o di c h e elessero a re loro

(i) Platone nella sua tanto famigerata Repubblica vorrebbe anch egli la stessa cosa. Diodoro Siculo narra tale costumanza essere stata in pieno vigore presso gli Etiopi: Costoro, dicegli, non menano moglie, ma tengono le donne promiscuamente in com une, e con eguale amore riguardano ed allevano come comuni a tutti i figli che nascono , e dalle nutrici sovente si cambiano i figli ancora infanti, onde le madri non possano riconoscere i loro (T. i, lib. 11, trad. del cav. Compagnoni). Cosi parimenti adoperavano gli Agatirsi (abitatori d una parte della Transilvania e del Bannato di Temesvar) scrivendo Erodoto di essi: Gli Agatirsi sono delicatissimi uomini ed oro portano in copia. Godono delle donne in comune acciocch sieno scambievolmente germani , e tutti essendo famigliari , n in vidia, n inimicizia 1 uno esercita verso 1 altro (lib. h i , io 4 , traduz. del cav. Mustoxidi).

(a) Ci fu negli auai u volgare.

del suo regno, e 484 dell era

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Biase (i), fratello di P ero zo , m a n c a u d o a Cavado prole maschile , n a c c o rd a n d o le persiane leggi di m ettere in tro n o uo m priv.ato, se non se q u a n d o la regale pr* sapia v ada al tu tto estjnta. Biase ricevuta la c o ro n a te n n e consulta cogli ottim ati del regno sopra i destini del prigioniero , e varie furono le costoro o p in io n i, avendo vene molti propensissimi a conservargli la vita. G u sa n a sc a d e (a) per , can arang e di grad o ( voce che suona presso di noi co m a n d a n te delle tru p p e d un a provincia a fro ntiera cogli Eutaliti), p roced nel mezzo del consiglio e m o stra n d o il coltelluzzo a d o p e ra to in P e rsia ai tagliare delle unghie : L a picciol a r m a , d is s e , di p e r s stessa bastevole a tro n c a re in oggi la c o n t e s a ,, m a tem poreggiando v o i , pi che venti mila de migliori guerrieri v e rra n n o m eno all uopo stesso ; e1 davasi con ci a significare che n o n spe g nen d o p ro n ta m e n te la vita di C a v a d o , ne p rov erreb b e ro g rand i molestie. L o rro re n o n d im a n c o inspirato loro dal} im b ra tta re le m ani col regio sangue indusseli a soscriverne la chiusura nel carcere di L e te (3). III. E degli infelici c o n d a n n a ti l e n tro v ha pe n a capitale a pa rla rn e o a profferirne tam po co il solo n o me. D all istoria dell A rm en ia poi abbiam o il p e rc h venisse chiam ato di tal guisa quel l u o g o , e vi leggiamo

(i) Da Agazia fe nomato Zam aspe, e detto secondogenito di Perozo. (a) Altri leggono Gusanastade, e cosi pure caranange. (3) Dell obblio ; gr.
P r o c o p io j to m . I .

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p arim ente u n a singolare circostanza che si usc del pre cetto. IV . In epoche lo n ta n e , riferisce la, stessa, fu v v io stin a ta g u erra pel corso di tre n ta d u e anni tra Persiani ed A rm en i , questi capitanati d a A rsace di schiatta arsacid a ( i ) , e gli altri da P aco ro. E d avvegnach la sua d u ra ta recasse d a n n i sommi a d am en du e le parti, 1 Ar m enia in preferenza v a n d colla peggio ; siffattamente poi i due com p etito ri p e rd u to aveano ogni scambievole assicuranza che fin le am bascerie erano tra loro in te r dette. Datisi per in ta n to i P ersiani a guerreggiare al tra g ente prossim ana agli A r m e n i , questi in p ruova di aver cessalo l an tico sdegn o, e che bram av an o ric u p e r a rn e 1 amicizia , d elib eraro no scorrere il te n e r di que b a r b a r i , ed accintisi allo pera, m a n d a to n e prim a avviso a P a c o r o , tu tti passaronli a fil di sp ad a senza p er d o n a re a d e t o sesso. Il r e persiano sorpreso del-

1 avvenuto sped p re g a n d o A rsace che si portasse da


lui, ed arrivato lo accolse urbanissim am ente, e trattollo
( i ) Cosi il N. A. negli Edifizj (lib . h i ) : Dopo che Alessandro il macedone lev di mezzo il re de Persiani, questi stettero fermi sotto il giogo straniero ; ma i Parti ribellaronsi ai Macedoni, ed avendoli vinti li cacciarono, e stesero la loro dominazione sino al fiume Tigri. 1 Persiani di poi furono soggetti ai Parti per 5oo anni , sino cio al tempo in cui Alessandro figliuolo di Mamnea tenne il romano imperio. Allora uno de re parti costitu suo fratello Arsace re degli Armeni , siccome la storia di questi riferisce. JN credasi gi che gli Arsacidi fossero originarj di Armenia , bens per'; cinque secoli mantennero pacifici la parentela colla famiglia chc regnava in Persia .

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da g erm ano e da r e suo pari. N ulladim eho accusatogli dopo breve tem po P A rm en o com e fom en tato re di nuove g u e r r e , il richiam in P ersia col p retesto di voter seco tr a tta re in to rn o a com uni bisogne ; e quegli tornovvi allistante accom pagnato dasuoi duci pi famosi nelle a r m i , e so p ra ttu tto d a Bassizio, duce a n c h egli e suo consigliere in c a m p o , seudo uom o di grandissima p ru d e n z a e di som m o valore. Il Persian o allora forte rim procci am m end un i di lo r m ala f e d e , e della violazione del giuro n o n s tost proffevlo; ed avvegnach q u e lli protestassero altam ente c o n tro laccusa, volle tu t tavia rinserrarli co n molto disdoro in prigione, e quindi fecesi ad interro g are i maghi sul com e rid u rre a b uo n trm ine la faccenda. E questi dissero n o n volersi c o n d a n n a re p e rc h n o n confessi e n e p p u re convinti; avervi p e r mezzo da costringere A rsace ad incolpare s stes so : al qual u o p o consigliarono di coprire il pavim ento dell aula reg ale p e r m et con te r r a scavata di sul t e n ere persiano, e p e r m et con altra proveniente dallArmenia. C om piutosi il consiglio lo r o , e celebrali su tutta quell area n on so che r i t i , e persuasero al re di cam minarvi in com pagnia dell A rm eno e di rip re n d e rlo infra tta n to siccome violatore degli a c c o r d i , ma dovere an ch eglino essere al tu tto p resenti, e porgere orecchio ai discorsi d entram bi. D isposta ogni cosa P a c o ro ch ia m al suo cospetto Arsace , e passeggiando seco , te stimoni i m a g h i, addim andgli p erch av e sse , r e n d e n dosi s p e r g iu r o , tram ato di avvolgere i lo ro popoli in nuove sciagure. M a 1 A rmeno sinch risp o a d e a di su la te rra p e rsia n a asseverantem ente diraenliva le accuse

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a d du c e u d o invece di essersi mai sem pre conservato ferm o nelle sue promesse. G iunto nullam anco nel mezzo del lu o g o , al p rem ere col piede la terra n a ta le , il suo discorso ad un tra tto prendeva opposte forme, come se inspirato da u n a qualche sop ran natu rale potenza , e v endicar proponeasi a miglior tem po la ricevuta in* giuria , n p u n to m oderava il p a rla r suo nel rispon* d ere di su quella te r r a ; ma valicatala appena eccolo di bel nuovo tu tto sommesso a P a c o r o , ed articolare voci p iene d ono re e r is p e tto ; se n o n che al ricam biar del suolo tornava a p re n d e re il suo prim o linguaggio : e cos fatto parecchie volte disvel gli arcani del cuor suo (r). I maghi adun qu e il dichiararono violatore de* gli accordi e s p e r g iu r o , ed il Persiano allora com and che si scuoiasse B assizio, e che venissene la plle, im b o ttita con p a g l i a , a d u n altissimo albero appesa. N o n essendogli poi lecito di punire colla m orte Arsace in grazia della sua regale p r o s a p i a , il dann alla p ri gione di Lete. E l vivea q u a n d o coll an d a re del tem p o u n A r m e n o , suo intrinseco e del novero di quelli che avevanlo accom pagnato in P e r s i a , valorosam ente p u g n a n d o c o n tro d e b a rb a ri segnalossi cotanto in n anzi agli occhi del r e , q u a n to e ra spediente p erch fossegli attribuita la p a rte maggiore di quella vittoria.

( 1) F u gi osservalo dal chiaro traduttore delle Storie segrete che il nostro Procopio teneva conto della superstiziosa credenza de filtri, degli incantesimi e fattucchierie , ec. e c ., e vie pi ne rimarremo persuasi prosegueudo la lettura di queste persiane e vandaliche guerre.

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L a o n d e P a c o r o am m irato ne il coraggio diedegli am pia facolt di scegliere il m e rita to p re m io ; e questi chiese di servire A rsace u n giorno iutiero secondo-ogni suo desiderio. T a le d o m a n d a re c grave molestia al P e r siano , il quale n o n potea aderirvi senza ro m p e re u n a legge antichissim a com era quella sul carc e re di L e te ; Volendo n o n d im en o te n e r sua parola v a c c o n s e n t, e lA rm eno ilo di fretta alla prigione salut A rsa c e , e tr a pi affettuosi abbracciar! e ie p i ten ere lagrime sulle m iseraude loro sciagure v n u er m eno ad e n tram bi le forze di re p rim ere i tra sp o rti dell anim o e di licom porsi delle persone. Sazio al fine il dolore dello sfogo avuto col pian to , 1 amico lav A rsace, e messagli regale veste fecelo adagiare su di magnifico l e t t o , da dove l infelice re co n tu tto lo splendore, della primitiva g ran d ezza la u ta m e n te b a n c h e tt , po rg en do in ta n to orec chio a mille piacevolissimi racco nti. D u ra to il c o n v ersar delizioso e le squisite im bandigioni sino a m olto in oltrata n o t t e , en tra m b i soddisfatti appieno delle re s lietam ente passate diedersi l ultim o addio. T a lu n i qui aggiungono che Arsace allra p e rd e n d o ogni sp e ran za di p i reggere agli oltraggi della f o r t u n a , do po gustate le dolcezze di quellintertenersi col p i fido tra gli a m ic i , preso dalla m ensa un coltello di sua m ano succidesse (i). L a storia d Armenia conferm a la costui m orte in simigliante g u i s a , e che nell a n te d e tta con -

(i) V ha similmente chi pretende che lo stesso Armeno, per effetto di compassione, abbia posto fine alla vita dli infelice monarca.

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g iun tura i P e rsiani contravvenissero alla patria legge sul carcere di Lete. M a riprend iam o 'le mosse d o n d e siamo pattiti. CAPO V I.

Cavado vestito delle vestimento di sua moglie fo g g e del car cere. Ripara in quello degli E u ta liti, e quivi leva un esercito p e r ricuperare il regno. Priva degli occhi Bia se. D morte a Gusanascade inalzando a ll onore di canarange A dergudunibade, ed a quello di adrastadaraselane Seose.

I. L a moglie poi suppliva a C a v a d o , in tem po della costui prigionia, tutti i bisogni della v i t a , e prendevaue ogni miglior cura. E bellissima co m ella era dest forte passione nell anim o del c u s t o d e , il quale n on pot a m e n o di manifestarsi a lei; e lo sposo avutane contezza iugiunsele di pienam ente sec o n d a rn e le bram e ( i ) ; or quegli n o n avendo pi clie desiderare, e vie meglio ad divenutone a m a n te , le accord senza pu n to d eccezio n e l ingresso e 1 uscita del carcere. Eravi di pi tra P ersiani u n tal S e o s e , rispettabilissimo p e rso n a g g io , che stre tta m e n te legalo in amicizia col prigioniero ag g ra v a s i di continuo presso del carc e re spiando il m o m e n to di sa lv a rlo , ed avevio gi fatlo consapevole coll o pera della moglie di questo suo divisam enlo, p er la cui esecuzione tenevasi p ro n to cogli insellati d e li) Primo cos ad osservare la promulgata legge sulla comu nanza del sesso femminile. V. il cap. 5.

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strieri. Cavado p e rta n to , convenuto u n a n o tte colla d on na di cam biare lor vesti e di lasciarla in sua vece l e n t r o , se ne fugg p e r mezzo le guardie sotto m e n tita femminile sembianza. E p u r q uan d o la dim ane questi videro nella prigione colei rico perta degli abiti maritali p e n sa ro n o tuttavia g u ard are il fug gitivo , e molti giorni stettersi nell e r r o r e , p o ten do in tra tta n to quegli p roced ere in lontan o paese. N o n saprei qui ridire allo scoprirsi della frode la sorte che sovrast alla com plice, e quale gastigo ella ne riportasse, te n e n d o i P e r siani segretissime le cose loro.; e ci basta p e rc h m 1 abbia an ch io d a tacere. II. Cavado tra q uesto mezzo co n Seose al fianco pervenne sconosciuto nel paese degli U n n i Eutaliti, d o ve, sposata la figliuola del r e , fece leva di forte esercito alla testa del quale ricom parve in P ersia, formidabile a suoi nemici p e r m odo che n o n osarono opporgli la m e n o m a resistenza. E n tr a to quindi in u n a provincia sotto gli ordini di G u s a n a s c a d e , voltosi ad alcuni degli amici suoi ne prom ise spensieratam ente il co m an do a chi prim o in quel giorno il salutasse re. M a usci tegli a p p e n a di bo c c a tali parole ebbene p e n t i m e n t o , vietando le persiane leggi che si levi di carica u n a fami glia p e r surrogarvene a ltra non affine con tei. E te m e va a d u n q u e ricevere il saluto da p erson a n on c o n giunta di p a re n ta d o al governatore , e ridursi cos alla trasgressione d utia legge p e r n o n ism entire la fatta p ro messa ; un a o p p o rtu n a occasione pe'r m en tre a ci ripensava appiangli la via di com piere en tram be. A-

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d ergu du n ibade (i), affine di G usanascade e giovane con g ra n d e rinom anza di v a lo r e , fu il prim o a venirgli in nanzi ado randolo re s u o , e dandogli accertata paro la d e suoi fedeli servigi. I I I . Cavado pervenne in processo di tem p o a ricu p e ra re tu tto il r e a m e , e fatto prigioniero Biase il sen tenzi a perd ere la vista alla foggia de malfattori p e r siani , cui versalo olio bollente negli occhi, od estraggonsi gli occhi stessi coll opera di ferrea p u n t a , ordi n a n d o poscia che si custodisse in prigione. Costui te n n e il regn o due soli anni (i). IV. D ata p u r m o rte a G u sanascade n o m in ca n a ra n ge il consanguineo di lui A d erg u d u n ib a d e ; olire di che inalz alla carica di ad rastadara-selane ( m agistratura sop ra tutti gli eserciti e condottieri ) Seose , l unico e d ap p rim a e dappoi che ricevesse ta n ta on o ra n z a tr a P ersiani (3). T o r n a to p e r siffatto m odo al possesso del regn o agevolmente sei g u a r d , e resselo con mollo senno m erc gl impareggiabili talenti s u o i, e la gran dissima esperienza nel maneggio d e pubblici affari (4).
(i) Adergudombade fu scritto da alcuni autori e cosi pure in vece di adrastadara-selane rinverrai presso di loro AdrastudaranSalana. (a) Nulla di ci rinveniamo in Agazia , eccone le parole : Zainaspe contento di avere occupato quattro anni il trono senza rammarico ne discese , e adattandosi prudentcmeule ai bisogni del tempo, antepose la propria sicurezza e la sua quiete ai pericoli ed alle molestie inseparabili dall ambizione di re gii are . (lib. iv, cap. n ) . (3) Anni dell era volgare 488 e seg. (4) Agazia per lo contrario scrisse : Cavado ristabilitosi in

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CAPO

V II.

Cavado chiesto in vano danaro a ll imperatore Anastasio prerde a fa m e vendetta col guerreggiare i Romani. Assedio della citt d Amida. Sua espugnazione tra la notte posteriore ad un giorno festivo coll' assalto d una torre m al guardata da monaci. Orribile strage de gli assediati , cessata colla saggia rimostranza d un prete al vincitore.

I. Del rim anente a n d a n d o egli debitore al re eutalitico di danaro n p o tend olo com p en sare divis averne prestanza dallim p erato re Anastasio, il quale, richiestone, comunic la d o m a n d a a suoi c o n sig lie ri, e questi ri sposero n on convenirsi eh e desse cl proprio erario il m ezzo ai D e m i c i di rafforzare lamicizia l o r o , sendo in vece mestieri di gittar la discordia tra essi : ta n to bast perch fossero guerreggiati i Romani. V e n u to ad un q ue Cavado improvvisam ente so p ra le arm ene te rre e diser tatele a tu tto p o te re , e n tr quindi nella M esopotam ia proced en do fino alla c itt d Amida (1), che cinse d assedio
trono vi sed pi che prima dispotico, altri acni 3o , cosicch in due volte la sua monarchia giunse agli anni 4* ( l i b - IV, cap. il). () Non prima del 4 oo leggiamo nelle istorie un tal nom e, il quale vi comparisce eziandio coll aggiunta di metropoli duna speciale provincia. Questa citt fu di poi munita e ridotta un forte rispettabile dellimperio da Costanzo , il quale diedele pari mente il suo nome , eh ella pochissimo ritenne. In progresso di tempo cbiamossi ognora Ainida , se non che ri si aggiunse la

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nel colmo del verno. E gli abitatori di l e i , avvegnach sorpresi in u n a profondissima pace e sprovveduti di tru p p a e di v ittu a g lia , risolverono te n ta re nond im en o la sorte delle a r m i , preparan do si co n tra la universale espettazione ad u n a ostinata difesa. Aveavi poi tr a la g ente siriaca un Giacom o di ra ra v i r t , il quale tu tto dedito alle sante cose, p e r vie meglio form arne 1 unico oggetto di sua o c c u p a z io n e , erasi da lunga pezza a p p a rta to in u n borghicciuolo su quel degli E n d ile n i, ed u n a lega ap p e n a lo ntano dalla citt d Amida. Ove i co stei c i tta d in i , desiderosi che n o n fosse disturbato nel suo commendevole divisamento , aveangli eretto all in to rn o dellerem o u n a m aniera di palan cato , i cui stec coni messi tra loro a qualche distanza lasciavan suffi ciente spazio d a n o n im pedirne la vista e la favella a chi bram asse col v is ita rlo , ed avevanne parim ente coperto di tetto 1 abitazione affinch si stesse riparato dalle p io g g e , dalle n e v i , e d a ogni altra intem perie :

voce Kara ( Kara-Amid ) in grazia delle sue mura composte di pietre nere; imperlante essendo fondata nel Diarbeck spessissimo detta Diarbeckir. Avvegnach poi avanti il quarto secolo nulla si possa con certezza stabilire di lei , giova tuttavia rammentare che Strabone e Plinio parlano d una citt reale, posta dall uno nella Sofene e dall altro sul T ig ri, nomata da entrambi Carcathiocerta ; laonde parrebbe non al tutto priva di fondapieuto la congettura che in antico fossele data questa denominazione , osservando che una tal desinenza significa luogo munito , e che per essere comune ad altre citt di frontiera indica l esatta posizione d Amida. Ora essa, gi baluardo del greco imperi, residenza, sotto quello turco , d un Beglerbeg.

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quivi egli con maravigliosa pazienza sopportava i disagi del caldo e del f r e d d o , cibandosi di pochi le g u m i, e p assan do talora novero di giorni in perfetto digiuno. S e n d o cos la bisogna parecch i E utaliti nel b a tte re la cam pagna vedutolo , diedersi a trargli d arco , m a lo r mani al te n d e rn e la c o rd a rimaservi com e a tta c c a te , e prive affatto di m oto. Sparsosi nell' esercito il grido di ta n to miracolo e giunto sino all orecchio del re , q u e sti volle esserne sp ettato re, e quasi di s p e r maraviglia u scito preg G iacom o che perdonasse ai b a r b a r i , e l u o m santo con u n a sola parola tornolli al possesso delle mani loro. I n prem io di che il m o n a rc a fecegli prom essa di c on sen tirn e ogni d o m a n d a , e creila vana supposizione di udirsi a chiedere n o n pi ch e d a n a r o , iva follemente rip eten d o che obbligavagli sua fede nel com piere la inchiesta. Quegli p e r lo c o n tra rio n o n im p lor che la salvezza di q u a n ti cam perebbero al suo e rem o , e n ebbe la conferm a p e r via di regale p a te n te 5 laonde molti de c itta d in i, divulgatasi e n tro le m u ra di Amida la g r a z i a , n e approfittarono serband o cos la persona e gli averi. T a li cose proponevam i n a rra re di G iacom o. I I. Cavado iu tan to proseguiva 1 assedio travagliando in p i luoghi le m u ra d Amida cogli arieti, il cui u rto reprim evano gli assediati interponendovi fortissime tra* vi 5 n cess dal b a tte rle che al m ira r vano ogni suo sfo rz o , rim a n e n d o esse d o po replicati atta c c h i quali appresentavansi dap p rin cip io ; ta n ta era la solidit loro. Dimessa perci Iinutil opera a ltra n e sostitu, inalzan do u n cavaliere che dominasse le torri. Gli Amidcni al*

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loi a presero a n c h egli a scavare disotto al nuovo arti fizio t r a e n d o n e , senza d are il m enom o indizio al di f u o r i , grande q u antit di te rra 5 cosicch il nemico li bero da ogni sospetto ascendeva il cavaliere^e d a quivi pertinacem en te molestava la citt. Se n on che al ragnarvisi tal altro giorno tru p p e in copia maggiore del consueto, esso in u n subito p ro fo n d , avvolgendo nelle rovine quasi l intiero novero d e sostenuti guerrieri. 11 Persian o sbigottitosi pel tris to 'a c c id e n te deliber scio gliere lassedio, facendo band ire a suoi la parten za col d venturo. In quella p er gli Amideui vedendo svanito gni loro pericolo diedersi a d oltraggiare il n e m i c o , e sin di aleune m eretrici giunse a tale l orgoglio c h e , alzate lor gonne, m ostraro n o al re q u a n to vuole onest si tenga c e la to ; alla qual cosa i maghi fecero istanza a Cavado di con trad d ire 1 a n d a ta , essendo p e r essi I av venuto Un segno certo che gli assediati appaleserebbero dell egual m o d o tra brev o ra q u a n to aveano di pi reco nd ito l entro. III. D op o qualche giorno di fatto u n Persian o osser vato noti lunge da altra delle torri lingresso d 'u n ippon o m o , che noi direm m o c ap an na di pastori da cavalli, superficialmente chiuso al di f u o r i , venuta la notte da solo tornatovi affrancollo, e giunse p er esso al di l delle m ura ; quindi ai primi albori corse ad inform arne C a vado, il quale con le teu eb re della prossima n o tte fecevi trasp ortare copia di scale, e dietro a queste marciava egli stesso con piccola m ano de suoi. Q ui la fortuna dichiarossi tu tta in prodigioso modo a favor dei P e r s ia u i , im p erocch la to rre contigua allipponom o e ra in quel tem

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po gu a rd a ta d a m o n a c i , uom ini ch e tr a cristiani p r o fessano austerissima vita. O r questi, vuoi p e r {stanchez za derivata loro dalle fatiche della preced en te anniver saria festivit, vuoi p er indulgenza maggiore in grazia d e solenni riti nel cib e nel beveraggio , laseiaronsi di tal - fatta vincere dal sonno che p e r nulla s accorsero delle tram ate insidie. E b bero cos gli avversarj m e z z o , p e n e tra ti lon dopo laltro nelle m u r a , d i,ascendere la t o r r e , e di trucidarvi tu tte le guardie p ro fon dam en te ad d o rm en ta te . 11 re allora fe c e n n o di p o r m ano alle scale , m a, illuminatosi l o riz z o n te , i difensori della to rre vicina m irato il pericolo accorsero a co ntrastargli la vittoria con ostinatissimo com battim ento. Gli Amideni pi forti di n um ero avean gi trafitto molti n e m ic i, e p u r molti avevanne rovesciati allimo della t o r r e , qu an d o Cavado sguainato lacinace intim la scalata alle tru p p e , e di u c cidere chiuuque tentasse evitare il cim ento ; di questa guisa egli addivenne a rm a ta m ano p a d ro n e della citt do po o tta n ta giorni di assedio. IV . L ingresso del vincitore fa segnalato d a orribile m assacro di cittadini ; al giugnere per del con dottiero tal s a c e r d o te , anim osam ente vinti. E quegli q u e , r is p o s e , venerabilissimo p e r let sua , ripetevagli disconvenire- a d un re l esterm inio dei nel bollor di sua collera : perch d u n v o pponeste co ta n to alle mie a rm i? F u

volere divino, replicava laltro, che tu occupassi la citt colla forza del tuo braccio, e n on col nostro volontario a rre n d im e n to . 1 1 P ersiano tranquillatosi alle costui p a role proib di versare nuovo s a n g u e , a c c o rd a n d o bens alle tru p p e a n generale saccheggio e d i p rig io n ie ri,

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m eno alcuni de p i appariscenti individui che dichiar suoi. Posto quindi in Amida u n presidio di mille u o m ini sotto gli ordini del persiano G lone, e lasciativi al cuni pochi abitatori indigentissimi p e r c o n d u rre ai sol dati la necessaria vittuaglia, fe re tro cedere lesercito con tu tti i prigionieri ; aquali n o ndim eno tra sc o rso qu alche te m p o con tra tto di regale clem enza permise il rito rn o alla patria loro. .Ligaperatore Anastasio tra tt an ch egli in appresso con m olta liberalit gli A m id e n i, sollevan doli pel corso di sette anni da ogni antico tr ib u to , e ricolm ando s glindividui come l'in tiera popolazione di sue b e n e fic e n z e ; m erc di che p ot questa o bb liare, m a n o n cos p re s to , tu tte le sofferte sciagure (i). CAPO V ili.

Soverchio numero di condottieri nel romano esercito e poca loro concordia. A ppione questore delle truppe. V er gognosa fu g a d i Areobindo. Disfatta dei capitani Pa trizio/o ed Ipazio. Scorreria di Celere nella regione degli Arzaneni.

I. L im perato re A nastasio all udire A mida cinta d assedio mandovvi sollecitamente u n forte esercito ca p itan ato d a A reobindo (a) prefetto delle tru p p e orientali
(i) Anastasio di poi riconquist Amida, ed ebbe con di alleviare i mali di quella iufelice popolazione (V. il questo libro). (a) Costui , detto altrove prefetto 1 del pretorio di dell'Africa , fu il primo consorte di Proietta figlia di e di Dolcissimo nipote di Giustiniano. ci mezzo cap; 9 di oriente e Vigilanza

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e genero di Olibrio gi im p erato re d occidente ( i), d a Celere prefetto degli ordini in palazzo, o con voce ro m a n a m aestro ; da Patrizio frigio e da Ipazio (2) prole del fratello dell im p e r a to r e , e d ap p rim a entram bi duci del b izantino presidio. E ranvi p arim ente con essi G iu stino salito in tro n o do p o Anastasio , Patriziolo col fi glio suo V italiano ( 3) , il quale n o n guari d op o, a rm a tosi c o n tro l im p e r a t o r e , si fe ti r a n n o , e F a re sm a n a c o l e o , pro d e nella rte militare , e Gogidasclo e M e s s a , am m en du ni goti, di nobile prosapia senza d i s p a r it , n o n seguaci di T eodo rico al suo venire dalla T ra c ia in I ta ( 1 ) Anni dell era volgare 473- Rimasa l Italia senza impera tore per la morte d Antemio , ucciso miseramente dal suocero Recimero, Leone vr mand O librio, il quale non regn che 3 mesj e giorni. Di esso torna a parlare il Nostro nel lib. 1, cap. 5 e 7 delle Guerre vandaliche. (a) Vedremo la sua trista fine al cap'. 3 4 di questo libro. (5) Fu costui scita di nazione , servi nella milizia e quindi comparve tra capitani dellesercito d Anastasio. Ribellossi di poi nellanno 4 9 8 dellera volgare dallimperatore, guerreggiandolo per terra e per mare, ed obbligandolo a comperare la pace con danaro. Pervenuto quindi all imperio Giustino il chiam presso di s , fecelo maestro della milizia e poscia console, accordandogli lo ingerirsi cotanto nelle pubbliche faccende , che papa Ormisda non dubit di scrivergli sopra gravissimi ecclesiastici affari. Quan do per ebbe la chiamata di Giuslino chiese, non fidandosi ve nirgli innanzi per la guerra fatta ad Anastasio, uu salvocondotto, e Giustiniano assicurollo non solo a nome dell imperatore, ma gli giur fede fraterna sulla mensa sacra, cio prendendo insieme 1 Eucaristia com era 1 uso de cristiani in simili circostanze ; da ci provenne che Giustiniano gli fu largo tal volta del nome di fratello.

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Ila ( i ) , e valentissimi nella guerra. Altri uomini illustri d a sezzo era n o alla- testa di quelle tr u p p e , in guisa che di leggieri p o te a dirsi non avere mai p i i R om ani messo in cam po u n esercito maggiore co n tro il ream e di Persia. Se n o n che i m entovati duci n o n marciavan tu tti di c o m p a g n ia , n rendevansi allo stesso p u n t o , m a ciascheduno iva di p e r s colle proprie tru p p e a d affrontare il nemico. II. Appione egizio nobilissimo tr a p a tr iz j , assai de* stro nel governo delle cose pubbliche e consigliero di A n a s ta s io , fu eletto suprem o q u e store di g u erra cou p ie n a facolt di regolare come giudicasse meglio le oc c o rre n ti spese. I I I . A tale esercito i m p e r ta n to , raccoltosi pi tardo che n on era il bisogno e p ro c e d e n te con m olta lentez za, non venne fatto di so rp ren dere i b a rbari nelle terre im p e ria li, essendosene gi c o s t o r o , d op o u n orribile sa c c h e g g io , ritirati c o n tu tta la ricca pred a. N dei tan ti suoi cap itani fuvvi chi si proponesse a n d a re oltre a c o m battere l oste nem ica in A m id a , p retestan do ognuno che voleasi a tte n d e re in prim a I o c c o rre n te al1 uopo , e eh era miglior consiglio in tra tta n to quello di m olestare con iscorrerie il suolo persiano ; cos stabi lito a d u n q u e e pro cedevano di c o n tinu nell a n te d e tto m o d o , n o n riuniti c io , m a I u n a p a rte dell esercito dall altra disgiunta. Cavado inform ato di t u l t o , sendo loro v ic in o , corre p restam ente verso le ro m a n e fion(>) Anno dell era volgare 484 circa, e nell anno 49$ vinte del lutto le truppe di Odoacre, si fece re dItalia.

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tiere ad incon trarli ; e queglino assai lo n ta n i dal sup p o rlo in m arcia coll intiero esercito , cred eansi aver c h e fare a p p e n a con qualche frazione di esso. Areo* b in d o era a tte n d a to in quel degli A rzanenii, (unge due g io rn a te di p ed estre cam m ino (1) da G ostantina (ar), e P a triz io ed Ipazio presso di Sifrim , n o n pi ch e stadj tre n ta c in q u e da A m id a ; Celere proseguiva a n c o r a la sua andata. IV. A reobindo all ud ire che moveagli c o ntro tu tto 1 esercito persiano , a b b a n d o n a ti di gran fretta gli al loggiamenti , ripar colle tru p p e en tro C ostantina , ed a p pena datosi alla fuga l inimico ne so rp re n d e il carnipo , e rinvenutolo vuoto di gente lo m ette a guasto ;
(i) Il cammino pedestre secondo il N. A. era di stadj io5 (Guerre vandaliche, lib. i, cap. i). Lo stadio greco , parlandosi di quello comuae, agguagliava 1 ottava parte del miglio romano, o sia tese parigine g i Vi , quindi le due giornate di cammino Corrispondono a miglia romane 3 6 %. (1) Co^Untina secondo Stefano , Costanza secondo Suida. K citt della Mesopolamia sulle rive dell Eufrate, dal quale ebbe il nome.di Eufratesia. Isidoro Caraceno la dice ; Opus regis A lexa n d ri , appoggiato forse all autorit di P lin io , il quale scrisse (lib. vr, cap. a 6 ): In vicinia E uphratis Nicephorion, quod Ale xa n der ju ssit condi propter loci opportunitatem. Si vuole poida qualche storico che Seleuco, quarto di questo nome nella successione dei re di Siria , dopo averla fortificata la chiamasse Nicephorion in grazia delle sue vittorie contro gli Armeni. Giu stiniano ristaur splendidamente le sue mura, e vintrodusse gran copia d acqua potabile molto difettandone gli abitatori. Ora detta Nesrun. Ptocopio j lom. I. 3

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quin di senza tem poreggiare va in traccia delle a ltre arm i rom ane. M e n tre p e r avanzava c o n tro di esse, i lo ro duci P atrizio ed Ipazio avvenutisi ad o tto c e n to E utaliti, in vanguardia delle s e r c i to , aveanli com battuti ed uccisi ; il pe rc h tronfii del p rospero s u c c e s s o , te n endosi tnen del dovere in guardia , e d al tu tto fuor di notizie del con dottiero e dellesercito nem ico, gi com e v in c ito r i, deposte le a r m i , m iravan di app re sta re lor c i b i , essendoch fattasi I ora pi ta r d a dell o r d in a r io , maggiore sentivanne il bisogno. Quivi presso correva u n ruscello dove altri de soldati b a g n a v a n s i, ed altri p urgavan 1 annona. V. Cavado pervenutagli la sconfitta degli Eutaliti m osse tosto ad in co n trare i v itto rio si, ed in passando vicino a quelle a c q u e , scorgendole torbid e com prese di leggieri e h e ristoravansi l sb a n d a ti; fatto p e rta n to a ccelerare il passo alla cavalleria li sorprese in e r m i, e d occupati della sola viltuaglia. Al che i Romani d e p o sto ogni pensiero di resistenza p r e n d o n , laddove ciascuno spera salvezza m a g g io re , la f o g a ; tfta chi di essi perseguitato dall assalitore vien raggiunto ed u c ciso , e chi asceso un m on te vicino e dalla cima preci p ita n d o alle op po ste radici vi trova m iseram ente la m o rte . Si p re te n d e ch e i soli Patrizio ed Ipazio ca m passero la vita togliendosi prim a d ogni altro al pericolo nel m irare il nemico. V I. Dopo le n a rra te vicende il P e rsia n o , re n d u to con sapevole d u n a scorreria unnica sopra il te n e r suo , r i condusse indietro le tru p p e , e venuto nel se tten trio n e ebbe a sostenervi be n lunga guerra. I n questo m ezzo

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Arrivarono gli altri duci r o m a n i , i quali nulla im presero che degno sia di m em oria, im perciocch send o molti i c o m a n d a n ti e tu tti di c o n tra rio p a re re tra loro, n o n fu possibile ridurli a form are co n c o rd e m e n te - u u piano d i militari operazioni. V II. Celere poi valicato colle tru p p e il fiume N in fio (i), sc orren te nei dinto rn i di M artiropoli (2 ), e tre cento stadj lo n tan o d a A m ida , en tr nelle te rre degli A r z a n e n ii, e messele a ru b a fecesi indietro! CAPO IX .

Am ida assediata dai Romani. G lo n e , comandante di lei cade in aguali p er g t inganni d un villano. I l figlio prendene le vendette ardendo la chiesa d i S. Simeone. G l imperiali riscattano la citt con danaro. Grande onlinenza de Persiani. Tregua di sette anni.

I.

A reobindo in forza d u n ordine im periale calc

la via di Bizanzio ( 3), e gli altri capitani portatisi nel cuor del verno ad assediare A m ida pi volte ce rc a ro n o
(r) Questo fiume dividea le terre imperiali dalle persiane ( cap. a i ) , e bagnava le mura della piccola citt di Arznene , rammentata dall Autore al cap. <5 del lib. 11. (2 ) La citt di Martiropoli nell Armenia detta Sofanene, posta sul fiume Ninfio , e prossima ai nemici, perciocch in quel luogo il Ninfio separa i Rani dai Persiani, possessori ab antico al di l del fiume della provincia Arsanene ( Edifizj, lib. 111 ). (3) Su la derivazione di tal nome leggi Esicbio, Dlie origini di Constantinopoli, o sia, Frammenta della Storia universale.

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di espugnarne le m u r a , e sem pre in d a r n o ; avrebbonla tuttav ia forse avuta p e r fame se accorti si fossero della grandissim a e generale carestia di che pativano i chiusi l e n t r o , c s e , n o n curanti le voci d un qualche p e r siano soccorso e le lam entele de soldati stanchi p e di sagi della stagione e p e r le fatiche dell a s s e d io , n o n avessero stabilito di a b b a n d o n a rla fre tto lo sa m e n te . Q u a n d o invece il presidio avvegnach privo d ogni r i sorsa studiavasi a tu tta possa di o ccultare le angustie sue , facendo anzi sem biante di vivere nell opulenza , o n de in c o n tra re all uo po d u n a capitolazione miglior fortuna. E d in effetto si convenne di poi tra le due parti, cos alm eno divulg la fama , che le trup pe del re ce-, derebbero la c itt ai Rom ani c o n tro il pagam ento di mille libbre d oro ; ed il prezzo fu versato nelle m ani del figlio di G l o n e , rim aso costui vittima d u n tra d i m e n to , com e p re n d o a n arra re . II. S ta n d o i R om ani a cam po vicin della citt, u n del co n tad o , solito entrarvi furtivam ente con p a n e , frutta e c a c c ia g io n e , di che facea g ra n m e rc a to al com an d a n te G l o n e , a nd a Patrizio colla prom essa di d a r glielo prigioniero in u n a con dugento P e r s i a n i , se ne riportasse pa ro la d un gu iderdone c orrisp on dente all im p re sa ; ed il ro m a n o d uce tosto rispose che im peg n a v a g li, q u an to al prem io , sua fede. O r quegli la ceratesi le vesti co rre alla c i t t , e con gli occhi pieni di m enzoguere lagrime e divellendosi la chiom a va a trovare G lone e gli dice : Nel condurti, mio signore, dalla villa copia di cibi veggomi dai ladri (che m enan lo r giorni pe campi v a g a n d o ) , so p ra ffa tto , spogliato

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ed ac e rb a m e n te percosso. E

di tai ladri sono p u r

tro p p o questi vili Rom ani abband on atisi alla r a p i n a , e a d ogni m aniera di ribalderia c o ntro i poveri abi tu to ri della cam pagna, sfogando so pressi quel livore
r > che n o n osano m a n d a r fu ora cim entandosi con sol* y > datesche pari loro. M a ove lo bram i eccoti il mezzo

di porgere aiuto a n o i , e di provvedere a te stesso n ed alla tu a gente : se tu col nuovo giorno uscirai # > ad insidiarli p e dintorni di queste m u r a , animasse rai copiosa pred a , solendo i malvagi a piccole frotte di q u a ttro o cinque individui bazzicare col e d a r molestia a chiunque parasi loro innanzi . G lone p re stando fede alla narrazione interrogollo sul n u m e ro dei Persiani e h egiudicherebbe conveniente a p u n ire l a r dim entosa genia; ed ei replic c iu q u a n ta guerrieri sem brargli olir al bisogno n o n com parendovi mai i ne* m ici in nu m ero maggiore di cinque alla volta ; nullaine uo volendo proced ere con p i c a u te la , sarebbe p r u d en te cosa a d d o pp iarn e il n u m e r o , e n o n avrebbesi al certo d a n n o coll arrivare ai d u g e u t o , perocch il di troppo in simiglianti facceude n on fu mai dannoso. Il g o v e r n a to r e , datagli l o d e , risolve p re n d e r seco dugento c a v a lie ri, ed invita il contadino a servir loro di scorta ; ma quegli rispondeva che avrebbero dell op era sua miglior servigio quan do il facessero p recedere a; scoprire te rre n o , e vedendo i R om ani e to rn erebb e di lancio coll avviso perch si esca ad attaccarli. C o n sentitosi da G lone alla proposta , il fellone co rre ve loce al cam po di Patrizio colla riferta delle ordite tr a

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m e , e questi messi d p u n to all o ra stabilita mille ( i) R om ani e fidatone a due capi scelti tr a le sue guardie il c o m a n d o , intim a loro di subito p a rtire col v illa n o , il quale no n a pp en a ebbeli posti in aguato en tro di paludoso e boschereccio luogo vicin del borgo T ilasamo (2 ), alla distanza di q u a ra n ta stadj da A m id a , si volge in c o n ta n e n te ad avvertire G lone che giunta era la o p p o rtu n it di so rp re n d e re gli s b a n d a ti, e co dugenio P ersiani il m en seco. M a trascorso il te rren o dove eran o le insidie con tale scaltrezza dileguossi da tu tta quella comitiva che n il co m an d an te n la trupp a s accorsero del fuggir suo ; to rn a to da quinci ai R om an i e chiamatili fuor dell aguato m ostr loro il nem ico. G lone m irandoli p ro cedere c o n tro di s forte maravigliossi dell inasp ettato c a s o , e non sapea che si fare nel grave pericolo , impossibile addivenen d o il re troced ere con chi' di gi alle spalle guardava i p a s s i , o 1 avanzare non ferendo gli sguardi suoi che arm i rom ane. A ttel adunque la poca oste p er cim en tarsi cogli a s s a lito ri, ma oppressi d a l costoro nu m ero ebbero tutti a lasciarvi m iseram ente la vita. III. Il figlio di G lone, addoloratissim o p er la perd ita del genitore, arse pieno d ira la chiesa di S. S im e o n e , dove quegli era m orto : unico esem pio di tal fatta, n o n avendo mai n C a v a d o , n G lone , n altri d istru tto cosa alcuna col ferro o col fu oco, sia entro A m ida sia fuori delle costei m ura. E qui to rn erem o a bom ba.
( 1) Due mila (Cousin). (u) O Tialasaine, come si legge presso qualche autore.

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3g

IV . I R om ani a d u nq ue riebbero Amida ( i ) , rim asa due anni soggetta al re persiano , sborsando la prefata somma. V. E ntrativi p e r g ra n d e m e n te arrossirono del poco lo ro coraggio e della incredibile frugalit dei n e m ic i, sendosi dal calcolo della vittuaglia trovata nella c itt e degli individui usciti a rg o m e n ta to , che il presidio avesse cibarie p e r nulla p i di sette g i o r n i , q u a n tu n q u e Glorie ed il figlio suo nel farn la distribuzio n e andassero p e r lungo tem po in guisa c ir c o s p e tti, c h e la misura a c c o rd ata era b e n m inore di q u a n ta ne o cco rre a soddisfare n o n iste n ta ta m e n te i, bisogni della vita. I Romani poi col rinchiusi n o n ebbero d u ra n te l a ss e d io , com e gi scrivea (a), alcun s o c c o rs o , di m a n iera che vidersi costretti a trangugiare n o n consueti c i b i , e sin rid o tti alla crudele necessit di sbram are lo r fame con le um a n e carni. I duci osservando linsie m e di ta n te maravigliose circostanze rim p ro veraron o alle tru pp e la intolleranza loro nei disagi dell a s s e d io , lasciandosi p er essa fuggire la o p p o rtu n it di venire nuovam ente al possesso d Amida e di c o n d u rre prigio niero il figlio di Glone con tanti altri ragguardevolissimi P e r s i a n i , e c o n ta m in a n d o la gloria del nom e ro m a u o con u n a m acchia siccom e qu ella di ricevere a prezzo la citt assediata.

(i) Le sue m ura, tanto maggiori quanto m inori, prossime a diroccare per la vetust, furono quindi fortificate, quasi di nuovo edificandole, dall imperatore Giustiniano (lib. n, degli Edifizj ). (a) Cap. 7 , di questo libro.

4o

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V I. D opo di che i Persiani stanchi del lungo pugnare c o n tro gli U nn i fecero con lopera di Celere e di Aspendio u na tregua di sette anni coll im p eratore (i) , ' e quindi i capitani d ambi i popoli vennero indietro cogli eserciti. Cos ebbe fine questa g u e r r a , dalla quale p as seremo a n a rra re gli avvenimenti delle P o rte Caspie. CAPO X.

Descrizione delle Porle Caspie. Ambazuco le offre a prezzo all imperatore A nastasio, il quale rifiuta d i accettarle. M orto Ambazco Cavado ne usurpa il dominio. A na stasio converte in citt il borgo Dara , e gli d il nome suo. Cinge di mura Teodosiopoli.

I.

Il m o n te T a u r o (a) di Cilicia estendesi in prim a

nella C ap padocia e nellA rm enia p e r quindi trasco rrere i cosiddetti P e r s a m e n i, Albani ed I b e r i , ed ogni altra gente, sia libera o soggetta al tron o persiano, che p o r ta n e il nom e , o ccu p an do vasto te rre n o e s allargando ed elevandosi in affatto straordinario modo. P assate le frontiere dell lb e ria vedi un sentiero angustissimo, che dilungatosi ben cinquanta stadj m ette ad un poggio scosceso , inaccessibile , c dove non s ap presenta allo sguardo u s c ita , fuorich una go la, opera della n a t u r a , n o m ala da tem po assai rem oto P o r ta Caspia ( 3). Al di
(i) Anno dell era volgare 5io. i (a) Su di questo monte V. 1 O rtclio, Thes. Geograph. ; Arriano, Spediz. di Aless., tom. i, lib. v; Curzio, lib. vii, n . (3) Queste porte, dette altrimenti ed a miglior titolo caucasie, vennero nomale Caspie dai Romani, allorch guerreggiando nel'

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l viene allegrato l occhio da u n a

larga

cam pagna,

a dovizia provveduta d acqu a s o r g e n te , pascolo otti m o p e 1 cavalli. Quivi a p pu nto stanziano gli U n n i , p ro cede n d o sino alla Palud e Meotide ( i ) , i quali p e r assa lire le te rre persiane o le n ostre escono della prefata p o rta con eccellente cavalleria , e senza far g ira v o lte , salite o d is c e se , com piuti appena i c in q u a n ta s t a d j, m etton piede nei confini dellIberia. Gh se p re n d o n o altra via h a n n o m olte fatiche a s o s te n e r e , dovendo a b b a n d o n a re i pro prj c a v a lli, perdersi in continui a n d iriv ie n i, e calare stentatam ente al basso da precipizj. Alessandro di Filippo , Consideratane la posizio ne , o rdin che fosservi erette alcune p o rte ed un for te (2 ), i quali passando col volgere dei tem pi d a pos-

1 Armenia sotto Corbulone mandarono a levare la pianta delle vicine contrade. Io origine poi riducevansi ad una strettissima g o la, cui Plinio d 8 miglia di lunghezza ed traversata dal letto del fiume T e rk i, nei monti che dividono 1 Armenia dalla Partia. Quindi per concorsevi larte a renderle pi forti, per impedire alle molte vuoi sarmaliche vuoi unniche genti sparle in queUe pianure l ingresso nell lberia ( V . P I., lib. v i, 1 7 ; Solino , cap. 5o ). Tatar ( o Tarlar ) Topa il presente lor nome in Asia. (1) Temerindn , o sia madre del mare , quasi generatrice di esso versandovi le sue acque, veniva nomata dagli Sciti, secondo la testimonianza di Plinio ( lib. vi, 7 ) e di Erodoto ( iv, 8 6 ), il qaale pretende altres essere ben poco minore in grandezza del Ponto Eussino. Polibio dice che di per & sola gira 8 0 0 0 stadj ( lib. iv , 3 9 ). Ora il suo nome mare d Azof, o delle Zal>icche. (a) Detto Cumania.

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sessore in p o s se ss o re , cap itaron o alla p e r fine sotto il dom inio di Ambazuco ( i ) , u n n o ed amico intimo dei R om ani. II. A rrivato questi alla d e c re p ite z z a , e vedendo assai vicino il m orir suo m an d offerendole ad Anastasio p e r qualche danaro. M a P im p e r a to r e , assuefatto a b e n p o n d e ra re ogni sua a z io n e , co nsiderando malagevol cosa di m antenere un presidio in paese deserto , sterile ed assai lontano , ringrazi P U nno dell amichevole p r o posta senz accettarla. I I I . M o rto b e n p resto A m bazuco di m alattia , C a vado , m a n d a ta u e fuori la p r o l e , usurpossi il dominio di quelle P o rte. IV. C o nchiusa da q u e di Persia la tregua co R om a ni (2), lim p eratore Anastasio fortific il borgo D ara c o n v ertendolo in bellissima citt, e dando a questa il nome suo ( 3). D a lei a Nisibi la distanza di novantotto

( 1) In uno scritto armeno ha nome Hounora-Kert. (2 ) Anni dell era volgare 5io. (3) Cos il N. A. parla nel libro degli Edifizj di tal fortifica zione : Per questo (temendo cio non i Persiani fatta di subito pace cogli Unni venissero a molestarli nell opera loro) i Ro mani affrettandosi fecero le mura , che doveauo essere pe' ne mici inespugnabili , alte appena quanto bastasse; e non aveaa n ben disposte nel debit ordine le pietre , non secondo la giu si arte costrutto il lavoro , e nemmeno i materiali bene uniti colla calce. Laonde parecchie torri non potendo resistere n alle nevi, n ai cocenti calori del sole , pel cattivo modo eoa cui si era fabbricato, in breve tempo sdruscirono . Dara citt della Mesopotamia , al mezzogiorno dell Osroena e pochi stadj lontana dai Nisibi.' Sotto l imperatore Giustino II essa fu

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s t a d j , e n o n havvene oltre a diciotto p e r giugnere ai limiti delle due m onarchie. N vi voleva m eno della g u erra cogli U u n i p e r istogliere i Persiani dall1 im pe dire q u a n to b ram avano la nuova fortificazione. L a o n d e Cavado a pp en a deposte le armi sped am basciadori a querelarsi c o R om ani dell operato da loro in c o n tra d dizione ai t r a t t a t i , afforzando una citt sulla frontie ra (1). M a A nastasio con m in a c c e , con preghiere, e so p ra ttu tto con d an aro p ro c u r calm arne lo s d e g n o , e spegnere in lui gni vendetta. V. L im peratore inoltre ridusse allo stesso splendore di D a ra un altro a rm en o borgo a confine della Persarm c n i a , innalzato sol di nome a citt da T e o d o s io , e chiamatolo Teodosiopoli (?) ; lo cinse di forti m u r a , e lo pose in istato, non men dellaltra, di tenere in freno i P e r s i a n i , essendo entram be opportunissim e allo scor razzare le te rre loro.
presa dal re di Persia Cosroe Atmshirvan, ed ora le sue poche vestigia hanno nome Dara-Kardin. (i) Trattato di pace stipulato tra Yararane , e Teodosio col mezzo dell imperiale ambasciadore Anatolio. \ . cap. a, 4(a) Tale borgo celebre per le molte sorgenti nomavasi in addietro dagli Arabi Ras-A'in, cio testa di fontana ; ora detto Hassan-cala, o Cali-cala, voce che noi tradurremmo il bel castello.

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CAPO

XI.

Giuslino successore d Anastasio. Cavado nomina alF eredil del regno il Jigliuol suo Cosroe. Una legge d i Persia nega il trono ai disformati da qualche personale difetto. Cavado propone a Giustino T adozione di Co sroe. Giudiziosi ragionamenti di Proclo intorno alla proposta del monarca persiano. Vano assembramento di ambasciadori a lt uopo d i appaciare i due Stati , e loro separazione. Odio d i Cosroe contro a Romani. Fu nesta morte d i Seose. Costumanza persiana di non seppellire i cadaveri de trapassati. Rufino accusato alF imperatore da Ipazio.

I. M o rto A u a sta s io , G iustino ascese il tro n o (1) lasciando indietro tutti i p a re n ti di l u i , b ench molti e chiarissimi (a).

(i) Questo imperatore nomato Flavio Anastasio Dicora e fa voreggiatore degli eresiarchi Eutichio e Macedonio vescovo di Costantinopoli, dotniu anni 2 7 , mesi 3 , e giorni 3 ; cio dall anno 49> dell'era volgare al 5 i8 , e mor colpito da una folgore. (a) Anni dell era volgare 5i8. Ecco uno squarcio della bio grafa di questo imperatore, tratto dalla Storia segreta del nostro Procopio : Teneva in Costantinopoli l imperio Leone, quando tre giovinetti nati nell lllirio ed usi a lavorare la terra , e fu rono questi Zimarco, Ditibisto e Giustino, a cui fu patria Be li derina, per togliersi dallestrema povert in cui erano, pensa rono di darsi alla milizia. Vennero essi a Costantinopoli ap piedi, coi saghi sulle spalle, entro i quali nulla fuorch qualche pane per alcun giorno aveano da riporre ; e questo era tutto

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II. Cavado allora d ie d e a tem ere n o n avvenisse al m o rir suo la simil cosa in d a n n o del pro prio sangue ; n poteva ac c o rd a r prelazione ad alcuno de1 figli senza
quello cher recavan da casa. Messi dall imperatore sul ruolo n 'm ilitare, poich erano di egregio aspetto , furono scelti per servire nella guardia del monarca. Venuto poi all imperio Anastasio egli sped contro glIsauri, i quali si erano messi in arm i, un floridissimo esercito, datone il comando a Giovanni Gibbo. Questi fece mettere prigione Giustino, fattosi reo di ca li pitale delitto; e dovea di 11 a due giorni perdere la testa, quan ti do , siccome Giovanni stesso era -solito raccontare , questi ne venne ritenuto per essergli sembrato di vedere in sogno per * Ire notti consecutive uno che per l altezza e l aspetto della persona avea alcun che di pi prestante dell uomo , il quale ;'gli ordin che facesse mettere in libert quello, che il di in nanzi avea fatto carcerare j ch di costui e de suoi parenti, diss esso , io avr bisogno quando fia che salga in ira. E questa fu la cagione per la quale Giustino camp dalla morte . Coll andare del tempo Giustino sali a gran potenza v fatto prefetto de soldati pretoriani dall imperatore Anastasio, morto il quale coll appoggio di quella prefettura ebbe l im perio, quantunque vecchio , senza uu capello e , quello che presso i Romani non erasi dianzi veduto, cosi ignorante di lettere e come dicesi analfabeto, che mentre l imperatore suole scrivere le sole iniziali del suo nome sulle carte , quando comanda quello che dee.farsi, egli n comandare n comprender sapea ci che fosse da comandare o da fare : perci lasciava che Proclo , il quale 1 ufficio esercitava di questore e gli sedeva accanto, facesse tutto siccome piace vagli. Ma perch alcun segno della mano dell imperatore potesse sussistere , il magi strato a cui spettava questo uffizio immagin il seguente ripie go. Fece incidere sopra una tavoletta di legno ben liscia la

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incorrere in grandi co n tra rie t nella scelta. L a legge disponeva la co ro n a a favor del prim ogenito Goase r ina ella n o n attagliava al p a d r e , dichiarandosi in ci avverso alla costum anza del regn o ed all ordin e della n a tu ra . III. Bazes ( i ) , il se c o n d o , aveva p e rd u to ogni d iritto alla successione perch m ancan te d 1 a n o c c h i o , n o n co n sentendo le persiane leggi che governi il regno p er sona mal concia da fisica deformit. Il re poi amava so p ra tutti Cosroe ( 2 ) , n a to di A bevedo sua sorella ; m a ' in vedendo prediligersi dalla nazione B a z e s , valorosis simo g io v a n e , ed assai com m endevole p e r le m olte sue eccellenti p re ro g a tiv e , temeva sedizioni ed a ltre offese c o n tro la famiglia del suo b e n e a m a to , ove questi fosse prescelto al trono. IV. Egli a d u n q ue p e r trarsi da s forte impaccio n o n seppe trovare spediente migliore dell assolvere i Ro m ani d ogni sua pretesa verso di l o r o , solendo queste coll a n d a r del tem po essere fomite a nuove g u e r r e , a

forma di quattro lettere che potessero leggersi latinamente, e quella sovrapposta alla carta che volevasi firmata dall impera tore , a lui davasi in mano la penna inuta del colore, eoa cui glimperadori usavano scrivere, e altri la mano tenendogli, la penna aggirava per le forme di quelle quattro lettere , cio per le singole incisioni della tavoletta e di questa maniera ottenuta dall imperatore la firma se ne andava . ( Cap. 11 > traduz. del cav. Compagnoni ). .( 1 ) Zama (Cous). (1) Altri leggono Cadua , ritenendo che il nome Cosroe foss* comune a tutti i re di Persia.

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p a tto che G iustino adottasse Cosroe. Ravvisando p e r ta n to in cotal suo pensiero l nico mezzo di co n servargli il regno , m an d a Bizanzio am basciadori c o n le tte ra del te n o re seguente : Avvegnach offeso in m olte guise dai Romani, o ra mio volere di p o rr il tu tto in dim enticanza , n on avendovi p i gloriosa vittoria di quella che cede allamicizia p arte dei p ro prj diritti. Chieggoti per in guiderdone, o G iustino, la grazia di prestarti con anim o benevolo a q u a n to strig ner pu noi stessi ed 1 nostri sudditi co legami d uno scambievole a f f e tto , e ricolm are costoro di tutti < preziosi beni della pace^ al qual uopo desidero che tu adotti il mio C osroe in figlio, cui lascio, m ancando ai v iv i, il regn o .

V. Alla le ttu ra di questo foglio l im perato re ed il n ip o te suo G iu s tin ia n o , po rta to dalla fama alla suc cessione dellim perio, colm aronsi di gioia, e si vergava gi l a tto d adozione in conform it alle ro m a n e le g g i, q uan do P roclo (1) mostrossi di c o n tra rio parere. E r a questi un imperiale a s se sso re , insignito della questoria m a g is tra tu ra , e so p ra ttu tto uo m giusto e ben avverso a d ogni m aniera d avarizia , il perch opponevasi n ou m eno alla prom ulgazione di nuove leggi, che al cam bia m en to di quelle in vigore. N on andandogli p e rta n to a

( 1) Figliuolo di Paolo bizanlioo, giureconsulto eccellentissimo, e uomo giusto ed incorrotto. La sua influenza sotto Giuslino nel maneggio degli affari dell imperio veniva confermala da un epi gramma scolpilo appi d una statua a lui eretta in Costanti-

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verso la proposta adozione cosi ne parl: Io n on ebbi m ai a costum e di consentire a novit, p aventando som inam ente pericoli o insidie iu esse , com e p u r tem o nel caso nostro. Im perciocch sem bram i veder noi tutti qui ragunati all' u o po di rinunziare con qualche onesta app arenza la n ostra repubblica a Persiani. I quali non in segreto , n con palpam ento di s o r t a , m a chiaro appalesano l intenzion loro , e con mani festo inganno chiam ando com une vantaggio un pr prio ed inetto desiderio , cercano da sfacciati a noi * togliere la sovranit. quindi mestieri e h entram bi voi poderosissim am ente rigettiate l inchiesta del bar b aro : a te il d i c o , o G iu s tin o , acci non sii 1 ulti mo de rom ani im p e ra to ri; ed a t e , o G iustiniano duce , perch non po ng a tu stesso im pedim ento alla tu a successione al tro no . Havvi p u r tro p p o di tali f u r b e r ie , che a p p resen tate sotto di onesta specie possono p e r avventura abbisognare appo alcuni d esposizione ; quest am basceria per all im perator dei n Romani fin dal suo esordio chiede I adozione di C oy > s r o e , qual egli s ia s i, onde fornirgli un diritto alla successione dell im p e rio : ta n to mio parere doversi argo m en tare dallavanzata dom anda. M a vuole n a tu r a che i figli posseggano 1 eredit p a t e r n a , e le stesse leggi che p er riguardo alle altre costum anze differiscoy > no assai tra loro, e ben anche trovansi di sovente in piena c o n tra d d iz io n e , secondo la indole d e varii po p o l i , co n c o rd a n o tuttavia p e r ogni dove nel ric o n o scere diritto della prole la successione ai beni paterni.

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* C on ferm ata o ra d a voi questa v e r i t , ne a tu tto il rim anente di conseguenza .

procede

V I. Cotal avviso di Proclo rip o rt il voto dell im p e r a to r e e di G iustiniano , i quali diedersi in co n tan en te a d escogitare t r a ?s u n pretesto a fine di ricusare la d o m a n d a al m on arca. Pervengono in tra tta n to uom ini chia rissimi dalla P ersia a p p ortato ri d u na seconda lettera a G iustino, in cui il re pregavalo di mandargli u n ' am ba sceria p er istabilire le condizioni della p a c e , e p er esporgli la forinola che profferirebbe nelladozione. Ma P ro c lo con vie pi grande fermezza d animo com b a tt una seconda volta gli a tte n ta ti d e P e rsia n i, e re seli maggiormente odiosi , disvelando com essi ten des sero alla usurpazione dell imperio. O pinava inoltre che senza p e rd im ento di tem po si trattasse la p a c e , fa c e n d o partire a questo effetto u n am basceria com p osta di ragguardevolissimi personaggi } la quale ove fosse dal re in terrog ata sul con to dell a d o z io n e , ri sponderebbe n o n avervi consuetudine tr a Rom ani di compiere in grazia de b arbari tai cose p e r iscritto , m a bens colle armi. A pprovatosi dal consiglio l av viso , Giustino accom iat i Persiani, p ro m e tte n d o loro c h e tosto verrebbero aggiunti dai suoi } e dell egual te n o re scrisse eziandio la lettera di rim a n d o a C a vado. V II. P a rtiro n o quindi ambasciadori presso quel mo n a rc a u n nipote di Anastasio nom ato Ipazio, di schiatta patrizia e co m a n d a n te delle tru p p e o r ie n ta li, e R u fino prole di Silvano chiarissimo tra patrizj e d un a faP j o c o p io j to m . I .

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miglia assai no ia a C avado , il quale similmente destin all' uopo stesso il persiano Seose , di magistrato a d r a stadara-selane e di grandissima autorit e valore, d a n d o gli a com pagno M ebode, col grado nella reggia di maestro (). T u lli questi am basciadori d am be le g e n t i , convenuti in un luogo di mezzo alle frontiere delle due m o n a r c h ie , studiavansi com po rre le discrepanze e c onchiudere la pace. 11 re in ta n to p ro c e d e tte siuo al T i g r i , l ove misurausi n o n pi che due giornate di cam m ino da N is ib i, col pensiero di visitare Bizanzio d o po soscritli gli accordi. T r a molti discorsi poi da quinci e quindi nel consiglio proferti sopra i rich ia mi d am be le p a r t i , Seose accagion gl imperiali di ritenersi ingiustam ente la L azica (2) usu rpata ai P e r siani, cui di pieno diritto si competea. T a li parole cruc ciarono grand em ente gli ambasciadori di G iustino intol leran ti del sentirsi co n tra sta re il pacifico dom inio di quella provincia; ma n o n ta rd lora che gli offesi ribec( 1) AI 4 del cap. ?3 narrata la sua trista fine per ca lunnia appostagli dal zabergan. (2 ) Al settentrione della Colchide su la riva meridionale del Fasi ed all occaso del Ponto Eussino, avvegnach di poi sotto il basso imperio venisse dato un tal nome a tutta la Colchide. Male si formerebbero ( cosi dice altrove il Nostro) dei Colcbi e dei Lazj, abitatori entrambi delle rive del Fasi, due popoli differenti ; la diversit sola tra essi i cbe gli antichi Colchi ora son detti Lazj : al quale mutamento di nome eziandio molti altri popoli andarono soggetti. Nondimeno egli vero che in un cos grande intervallo di tempo le trasmigrazioui delle genti, e le successioni dei principi furono cagione di> non poche novit in quelle contrade (St. miscel. ). In oggi chiamata Gara.

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arono con vantaggio loffensore, asserendo che farebbesi dal signor loro ladozione di Cosroe, nella guisa per che i Romani sogliono praticarla co barbari. APersiani man* calo 1 animo di trangugiare tanta ingiuria , fu sciolta 1 adunanza ,' e tutti Spatriarono dopo un vano perdi mento di tempo. V ili. Cosroe allora torn indietro vampante di sde gno per 1 avvenuto, e protestando altamente di pren derne vendetta. IX. Mebode quindi calunnia presso Cavado S eo se, dichiarandolo reo d intramessi ostacoli al soscriversi' degli accordi col porre in campo , con tra gli ordini a v u ti, quistioni sul rendimento della L a z ic a , e d averne concordato da solo con Ipazio , il quale noti troppo benivolente di Giustiuo erasi adoperato nel gittare a terra le. proposte di pace e dell adozione. Con tali e simiglianti menzogne fu Seose chiamato in giu dizio da suoi nemici, dove il senato persiano comparve inesorabile, mosso pi presto da odio e da invidia che non da ragioni ; imperciocch a malincuore soffriv gli onori e la molta bont dellaccusato, l quale seb bene del danaro e de presenti nimicissimo, e rigido os servatore del g iu sto , lasciavasi nondimeno adescare dalla vanagloria, difetto assai naturale dei grandi P er siani , ma in lui supposto incomparabilmeute maggiore che in ogni altro. N qui cessavano le accuse, volen dosi eziandio spregiatore delle patrie leggi, adoratore di numi stranieri, e violatore dei persiani riti, avendo fatto interrare il cadavero della moglie, anzich lasciarlo io

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sepolto (i) j e per tai colpe fu sentenziato ili morte. Cavado finse compiangerlo siccome legato seco in ami cizia , non gli fe grazia per , avvegnach gli dovesse ed il regno e la v ita , velando il suo mal talento col frivolo pretesto di rispetto alle leggi (a). In cosiffatta guisa la calunnia condusse a morte S e o s e , ed in lui ebbe principio e fine la dignit d adrastadara-selane, non leggendosi ue'fasti persiani che altri mai pi ripor tasse tanto onore. X. Rufino parimente accus Ipazio all im peratore, il quale toltolo subito di carica , fe comando per isco( ) V edi lantico uso persiano riguardo ai morti. Allo spirare d i qualcuno i pi stretti consanguinei trasporta vanne il cada vere fuori della citt , ed ignudo gittavanlo ai cani ed agli uc celli di rapina perch fosse divorato; n quindi curavansi raccorne le ossa, abbandonandole disperse sopra il terreno. Quanto pi sollecitamente poi erane consumale le carni , tanto estimavasi maggiore la purezza ddl'anim a sua, tenendo p er lo contrario se gno di grandissime colpe da espiare il ritardo posto dalle belve nel dar fine a quel cibo ; laonde sendo il morto poco o nulla tocco da esse piangevasi amaramente come ridotto ad una tri stissima condizione, e da orrendi supplizj cruciato. Addivenendo altres pericolosamente infermo alcuao della truppa era adagiato vivente sull aperta campagna con poco pane , poc acqua ed un bastone accanto, acci avesse mezzo di nutrirsi e di allontanare le fiere sinch rimaneagli uu resto di forza; al cessar della quale per non di rado andava soggetto ad essere lacerato semivivo. Che se tornava in salute era da tulli fuggito siccome profano , n potea riprendere le sue ordinarie funzioni se non se quando fosse stato purificato dai m a g h i, e ridonato al commercio della vita. (i) V. cap. 6, 5 i.

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prire il y e ro , che se ne ponesse alta tortora alcuno dei famigliari: ma non rinvenuta pruova, il tenuto reo nan* d senza pi grave condanna. CAPO X II.

Confini della Iireria. > Cavado vuol costringere qut' popoli ad abbracciare la sua religione. Giustino, chiamato in. loro soccorso manda a Bosporo Probo per assoldare Un ni. Boez inalzato da Cavado alla magistratura di varito. Belisario e Siila, guardie di Giustiniano , .nella, prima giovent loro ottengono il comando d un esercito destinato contro la Persarmenia. Narsete ed Arazio seguono le parti romane. Procopio dato consigliere a Belisario.

I. Cavado sebbene smaniante di scorrere le romane frontiere ne fu tuttavia attenuto da quanto io prender a narrare. Gli asiatici Iberi (i) hanno le Porte C asp ie, e ben vicine, da vento b o r e a , la Lazica da occaso , e la Persia da oriente. Professano la religione cristiana, osservandone i santi dommi con zelo non mi nore di qualsiasi altro popolo. II. Laonde C av ad o , addivenuti da gran tempo sud diti della Persia, voleva costringerli ad abbracciare la sua religione (a ), com andando tra le tante cose al re loro
(i) Questi popoli non furono sommessi ai Medi n a Persiani,

e pochissimo conoscevansi nell occidente prim a che vi penetras


sero le arm i romane sotto il comando di P om p eo , il quale pro cedette sino quasi al m ar Caspio. (a) Dei r i t i , sagrificj, costumi ec. de Persiani , V . Erodoto,

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nomato Girgene di uniformarsi alle costumanze persia ne , ed in ispecie di non pi interrare i trap assati, ma di lasciarli pascolo de1 volatili e de cani. III. Girgene adunque ebbe ricorso all imperatore Giustino pregandolo di non pertnettere eh e rimanesse vittima degli oltraggi persiani. Q u e s ti, datagliene pa rola , mand con danaro Probo , patrizio e nipote dell imperatore Anastasio, a Bosporo (i) per assoldarvi un esercito di Unni in soccorso degli Iberi (a). Giace
la Clio , ovvero il prim o libro delle sue istorie , dalla pag. 80 alla 84 incl. (1) Procopio nella Storia miscellanea scrive: Dopo tutte queste nazioni (gli Utuigurii, i Culurgurii, gli Sciti ed i Tau rici ) giace Bosporo , citt marittima , solo da qualche anno congiunta all imperio. Gli Unni posseggono tutto il paese da Bosporo a C hersone, citt sulla riva del mare , e da lungo tempo ligia ai Romani; a pochissima distanza eranvi due bor ii gate, Cepi e Fanaguri , aneli esse obbedienti all im perio , ma furono a di nostri tolte via dai barbari ( lib. 1, cap. 5 ). Intorno a Chersone aggiugneremo esserle derivato il nome dal suolo ov era fondata, e del quale Erodoto n a rra : Di ci eh poi (oltrepassata la Scizia), quanto tocca lo stesso mare con ia trada montana e prom inente nel Ponto , ed occupata dalla taurica gente fino alla penisola che Aspra (gr. Xtprcs) si chia ma . Questa citt potrebbe essere quella rammentata da C onslanlipo Prfirogenita (De T h. , lib. 11, th. 1?), celebre per l 'e silio e la m orte del pontefice Clemente, e per lesilio dell impe ratore Giustiniano Riuolineto , il quale rilegato quivi da Leon zio , giunse a ricuperare l imperio culi aiuto de Bulgari , od a vendicarsi col suo persecutore , facendogli mozzare la testa ( V . Cedreno, ed il Nostro, Ifb. n i, degli E dif). Filone poi noma ncbcgli Bosporo citt del Ponto, in vicinatila del seno Cimmerio. (?) A nno dell era volgare f a a.

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l antedetta citt marittima a sinistra di coloro che na vigano sul Ponto Eussino, ed alla distaoza di venti gior nate di cammino da C hersone, ultima citt dellim perio , e tra questi limiti estendesi dappertutto il rea me degli Unni. Tale regione apparteneva altre volte agli abitatori di B osporo, ed eraune sovrani, ma colP andare del tempo e cedettero ogni loro dominio all imperatore Giustino. T orn ato Probo senza profitto alcuno dalla sua missione si fa marciar Pietro con qualche numero di truppe nella L az ica, il cui re del suo meglio dava aiuto a Girgene. IV. Cavado similmente allest in pari tempo un forte esercito contro di questo principe, fidandone il co mando al persiano Boez, elevato con molta riputazione alla magistratura di varizo. L 1Ibero allora , vedendosi debolmente protetto e non forte s da attendere l a r rivo del nemico, ripar in quel de Lazj, menando seco tutto il fior di sua g e n te , gli affini, la regina moglie e la p ro le , di cui il primogenito avea nome Peranio. Arrivati su confini della Lazica vi rimasero come in luogo sicuro, molto sperando nella posizion lo r o , e nella malagevolezza de passi, addivenuti in effetto bar riera inespugnabile all armata persiana. Da quivi pro cedettero di poi a Bizanzio insiememente con Pietro richiamato dall im p erato re, il quale udeudo che i Lazj ricusavano difendere le proprie frontiere, vi sped trup pe sotto gli ordini d Ireneo. Oltrepassati lmiti dell Iberia ergonsi nella Lazica due forti ( i ) , la cui difesa
-(} Scanda e Sarapani.

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GOERRE PERSIANE

fu sempre in m ano di que1 miserabilissimi abitatori. Il suolo non produce n grano, n vino, n altro com mestibile , ed a schiena d uomo unicamente puossene ricevere da lontanissimi luoghi ; sicch i Lazj col di moranti sostenevano con pane di miglio. L imperatore levatane poscia la custodia ai terrazzani vi mand una guarnigione , cui dapprincipio veniva portata 1 annona dagli antichi soldati , ma in processo di tempo rifiu tandosi questi al volontario uffizio , i Romani abban donarono le rocche dove tosto subentr guardia per siana. Tali furono a que d le venture dei Lazj. V. Sitta e Belisario (i) pervenuti coll esercito nella Persarmenia devastaronla grandemente , e fecervi uno sterminato numero di prigionieri. Questi due capitani, nella primissima giovent loro erano guardie di Giusti niano, associato quindi all imperio da Giustino. VI. I Romani di poi assalirono per la seconda volta 1 Armenia , dove contra ogni loro aspettativa , rinve nutivi Narsete ed Arazio , dovettero cimentare la sorte delle a r m i, che mostrassi pi presto favorevole al ne mico. Tuttavia trascorso breve tempo questi due P er siani collegatisi cogli imperiali seguirono Belisario in

(i) Aodo dell era volgare Si"]. La patria di questo celebre capitano delle truppe romane era un luogo tra l lltirio e la Tracia chiamala Germania, di cui fanno menzione varj scrittori, e tra gli altri quelli che hanno trattato de vescovi orientali. Quindi che la simiglianza del nome fece cadere in errore qual che a u to re , il quale credette che fosse germano di nazione. V . parimente il Nostro (G uerre V andaliche, lib. , cap. n ) .

L IB R O

PR IM O

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Italia ( 1). U n altro esercito rom ano ^ ca p ita n ato da Li* bell a rio trace , mise piede nel suolo de N isibiti, ma poscia il con d o ttiero , fuggendo non molestato da alcu n o , perd il suo grado in punizione dell appalesata vi gliaccheria. VII. Belisario ebbe allora il comando delle truppe stanziate in D a r a , e fugli spedito P ro co p io , autore della presente istoria , col titolo di consigliere. CAPO X III.

Giustiniano succede a Giustino, e commette a Belisario la fo r tificazione del castello di Mindo. Gl' imperiali loccanvi una rotta da' sopravvenuti Persiani. Belisario duce su premo delle truppe orientali. Esercito romano in ordine di battaglia. Disfide personali.

I. G iustino, sopravvivuto ben poco alle accennate c o s e , lasci morendo ( 2 ) tatto l imperio a suo nipote Giustiniano (3 ), il quale fe tosto comando a Belisario

(1) V . cap. i 5 , 9. (3) Regn anni 9 e giorni 38. (3) A nni dellera volgare 527. Giustiniano fu nativo di Tao resio , citt vicina al forte chiam ato Bederiana , posto oltre i confini degli Epidam ni e presso i Dardani europei. E memore di questa sua patria circondotta con un m uro quadrangolare, e ad ogni angolo vi piant una torre , e cosi fede che potesse chiamarsi quadriturrita (Procopio, lib. iv, degli Edif.). Cosi poi lo stesso descrive il carattere di quest imperatore nella sua Sto* ria segreta : E ra Giustiniano facile si a rapire le sostanze al*

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di fortificare un castello entro il tener di Mindo (i) pres so della persiana frontiera ed a sinistra della via che
trai , che a far sangae ; per lui niente essendo lo sterminare quanta pur fosse moltitudine di uomini di ogni delitto innocenti. Niun pensiero fu mai in lui di conservare le cose sta* bilile: sempre cercava cose nuove; e dir tutto in una parola: era suo genio di appestare ogni buona cosa. Pochi furono gli uomini che potessero o fuggire non intaccatine, o intaccatine guarire da quella tremenda pestilenza, che negli antecedenti libri dicemmo essersi sparsa per quasi tutto l universo m o n d o , in paragone di quelli che ne rimasero vittima. Ma da Giustininno niuno tra tulli i Romani scamp, il quale come malanno apposta piovuto dal cielo, nessuno lasci intatto: ch altri iuiquamenle lev di mezzo; altri, lasciando loro la v ila , gilt in tal povert, che s ebbero a desiderare piuttosto ogni pi crudele supplizio ; tanto sentivansi miseri ad altri non perdou n le sostanze , n la vita. N basl a lui d aver messo sottosopra il romano imperio , ch volse le forze a soggiogare * 1 Africa e 1 Italia , onde trarre coleste provinole nella rovina stessa iu cui messe avea le altre gi soggette (cap. la). Non sar , per quello che io penso , fuor di proposito il presentare i lineamenti della figura di quest uomo. Di statura non fu Giustiniano n allo troppo , n troppo piccolo, non eccedeva la giusta misura. N era egli gracile, ma moderata mente pieno di succo e liscio di faccia , n senz avvenenza , poich anche dopo due giorni di digiuno appariva rubicondo. In quanto alla fisonomia, dovendo con parole esprimerla, dir che rassomigliava assaissimo a Domiziano, figliuolo di V espali siano (cap. i 3). (i) Ebbe a fondatori i discendenti di E z io , figlio di Anlo , andativi in colonia da Trezene ( Paus. , la Corinzia , cap. 3 i ). Alessandro in progresso di tempo vedendo che il possedere que sta citt avrebbegli molto giovato allassedio d i Alicarnasso, cerc

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m ette a Nisibi (i). Questi compiva con istraordinaria diligenza gli ordini avuti e l opera giugneva a buon fin e , quando i Persiani mandarono a lui dicendo che se non venisse deposto il lavoro eglino stessi lo so spenderebbero con de fatti meglio che con parole. Giu stiniano informatone , e visto che Belisario difettava della occorrente truppa da opporre loro ne spedi altra co duci Cnze e Buze fratelli, originar; della T r a c ia , capitani delle compagnie del monte L ib an o , e non codardi nell incontrare battaglia (a). II. Accorsi adunque e Persi e Romani al forte gli uni adoperavano discacciarne gii o p e ra j, mentre che gli altri prendevanne la difesa, ed ostinatissima fu P av visaglia terminata da ultimo con perdita de R o m an i, che retrocedettero lasciando gran numero di morti sul campo. Molti di loro eziandio caduti in ischiavit furono
di prenderla corrompendone dapprima alcuni abitatori, e quindi p e r assalto. Ma luno e laltro colpo riuscirongli vani per allora, mostrati essendosi i Mindesi valorosissimi nel difendere le proprie mura (V. A rria n o , le St. , lib. >). (i) Altre volle ragguardevolissima citt sopra ogni altra della Mesopolamia. Il suo n o m e , Nesbin nel plurale, indica propria mente stazione militare. Leggiamo in Sifilino che Severo le at tribu grandissima dignit , e la confid al governo d un cava liere romano ( lib. l x x v ). Parecchie medaglie inoltre fanno testimonianza che questo im peratore dichiarassela metropoli e colonia. (a) Buze in ispecie era uno dei pi ragguardevoli capitani dell esercito. Egli guerreggi gli A rm e n i, fu coinpagnp di Belilario nelle orientali spedizioni e n ebbe il supremo comando allorch questi fu mandalo in Italia contro i Goti.

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tradotti nella P e rs ia , e condannati ad un carcere per* petuo; e Cuze per sua mala ventura partecip di questo destino. Ritnaso cosi il forte privo di guardia venne agevolmente dal vincitore agguagliato al suolo. 111. Dopo breve tempo Giustiniano diede a Beli sario la capitananza delle truppe orientali, ed imposegli marciare contra i Persiani. Al quale uopo il duce alle stito un esercito poderoso recossi in D a ra , ove ebbe a compagno Ermogene maestro degli uffizj, e gi consi gliere di Vitaliano allorch questi inimicava Anasta sio ( i ) , per ordinare tutto il necessario al viatico delle truppe. L imperatore inoltre destin Rufino ad un am basceria in Persia , commettendogli di rimanere sino a nuovo ordine in Gerapoli (2 ), citt su la riva dellEufrate. O r mentre da ambe le parti bucinavansi parole di pace , giunse improvvisa nuova che i Persiani erano per valicare i proprii confini, fermi nel voler prendere d assalto la citt di Dara. Belisario ed Ermogene a tale annunzio apprestarono lesercito , e fecero scavare ad un trar di sasso dall a b ita to , laddove hai Nisibi di f r o n te , un alto fosso con parecchie uscite , il quale per non conservava di contiuuo legual direzione, ma vo a indicarne la forma. 11 suo mezzo descriveva una

(1) V . cap. 8 , 1, di questo libro. (3) Citt sacra ; delta cos grecamente per antonomasia , de rivatole questo nome dal culto d A tcrgate, divinit siriaca di prim o ordine. Bambyce o Mabog sono le vere sue denominazioni orientali. Essa tuttavia esiste , m a priva affatto del suo antico lustro.

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r e t t a , alle cui estremit sorgevano due perpendicolari, ed io cima a queste erauvi altre rette orizzontali allun gati tesi da ambi i lati ben entro la campagna. L'esercito reale attend nel territorio d Am m odio, non pi che stadj venti lunge da Dara. Pitiaze e B aresm ana, privo d un occhio, avevanne il comando, subordinati per al condottiero P e ro z o , di m agistratura, nomandola alla foggia loro', mirrane ; il quale fe dire a Belisario di approntargli il bagno pel venturo gio rn o , pensando lavarsi entro quelle mura; ed intendeva con ci sfidarlo p e r la dimane alla pugna. IV. I Romani pertanto veduto allo spuntare dell au rora linimico in marcia ordinaronsi come sono per dire. Buze con numerosa cavalleria e Faras erulo con trecento de suoi occuparono la sinistra del fosso ed un vicino colle. Venivano quindi alla destra loro i massageti Sunica ed Augan alla testa di seicento cavalieri, posti all angolo formato dallo scontro de primi col si* nistro lato del fosso, per aiutare senza indugio i prefati d u c i, ove lor truppe fossero perdenti $ l ala diritta avea 1 eguale ordinanza. L estremit poi del fosso in linea retta veniva coperta da molta cavalleria condotta da Giovanni di N ic e ta , da Marcello e da C irillo, cui univansi Germano e Doroteo. E qui parimente all angolo vedevi seicento cavalieri co massageti Simas ed Ascanio , p ro n ti, ove Giovanni indietreggiasse , a piombare sul nemico. Il nerbo in fine della cavalleria non raen che della fanteria teneva il davanti del fosso, e Belisario ed Ermogene facevan mostra di s dopo l avanguardia. Di tal fatta erasi atlelato 1 esercit ro-

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ro a n o , non maggiore di venticinque mila combattenti, e di contro ad una sterminata falange di quaranta mila P ersiani, i quali ammirandone la bella disposizione non sapevano da che banda attaccarlo; rimanevansi quindi gli. uni e gli altri inoperosi. V. Cos andarono sino al meriggio le cose , qnando spiccatasi dal corno sinistro parte della cavalleria per* siana mosse ad assalire Buze e Faras , obbligandoli a piegare alquanto, non cimentandosi per ad incalzarli temendo essere inviluppati. Laoude i fuggenti rioccu* pai ono ben presto il perduto te rr e n o , ma il nemic cred opportuno di ritirarsi per aggiugnere i suoi ; ed i Romani eziandio tornarono al primo lor posto. Nel badalucco giacquero estinti dieci (i) P ersiani, ed il vincitore ne spogli i corpi. VI. O r mentre i due eserciti sotto le armi tenevans in riposo, un giovinetto persiano venne oltre chiedendo se alcuno degli imperiali bramasse tenzonare seco lui da solo a solo; infra tutti per non fuvvi che un servo di Buz, nomato Andrea, cui desse il cuore' di accettar la disfida. Q u e s ti, non soldato n pratico dell arte' guerresca, era stato maestro degli atleti in Bizanzio sua patria, e seguiva le truppe collincarico di accudire ai bagni del padrone. E g li, diceva, fu il solo che senza verun comandamento accettasse il proposto arin go. Ed a compierlo intanto che 1 altro occupavasi del come ferire, ritto sen corre a lui, e lasciatogli un colpo di giavellotto sullo stomaco il getta di a rc io n e } lo at
ti ) Altri testi dicono sette.

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t e r r a , e mozzagli, siccome a vittima , il capo. L eser cito imperiale accolse il vincitore con grida di gioia, ma i Persiani vie pi irritati dal tristo eveuto m etlon fuori un secondo campione de pi ardimentosi, e di ta glia eccedente la comune misura : non per , a simile del suo antecessore, nel primo vigor degli a n n i , e qualche bianco crine facevane testimonianza. Eccolo dunque avvicinarsi all1 esercito ro m a n o , e squassando 10 staffile gastigator del cavallo domandare se tal vi sia pronto a combatter seco. Immobili gli altri tutti e si lenziosi , torna in campo Andrea nulla curante il di vieto avutone da Ermogene. Segnalaronsi entrambi nel1 adoperare coraggiosamente le armi l o r o , i colpi delle quali con grande fracasso andavano ad investire gli' usberghi. Nella zuffa per i destrieri, urlatisi con im pel violentissimo di fronte , caddero a terra seco tra scinando i combattenti. II Persiano volle tosto rizzarsi, ma non consentendovi la voluminosa mole del corpo d 1 1 peso delle armi ( i ) , fu vinto da A n d re a , pi snello
(i) Le arm i tanto offensive quanto difensive usate anticamente dai Persiani erano : 1 acinace , corta spada alla foggia di quelle, secondo Giuseppe Flavio , solite adoperarsi dai sicarii ( Antich. giud., lib. xz; V. inoltre Diodoro, lib. xvn; Esichio; Suida, ec.). La copid e, altra specie di spada che pendeva loro dalla destra (Plut., Vite di Alessandro e di Aristide), ed il cui ferire, a detta i Polibio, provenendo da alto in basso recava danno maggiore di quello fatto dalle comuui spade; cos poi definita da Q. Curzio:

Copides vocant gladios leviter curvalos, falcibus similes , queis ampulabant btlluarum manus ( lib. vili ). La sagari, arma pur
questa foggiata a guisa di spada (V . Senofonte, Anabasi, lib. tv;

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in grazia di sua professione, che a v v e n ta to g li col gi nocchio sopra il colp ed uccise. i trionfo di costui la citt tutta e 1 esercito romano schiamazzarono di giu bilo pi fortemente che pria, e giunto il sole alloccaso i Persiani retrocedettero su quel d Ammodio , e gl im periali vennero di nuovo in Dara.

Esichio, ec. ) ; non pertanto Senofonte ( Cirop. , lib. n ) pone come sinonimi la sagari , la copide e la spada. I soldati persiani difendevano parimente il petto loro con una squamosa lorica ( V. E ro d ., lib. v u e ix; Senof., C iro p ., lib. n ; V irg ., Eneide, lib. x ), ed imbracciavano a mo di scudo il gerra, composto di tessuti vimini, e di forma romboidale; era esso maggiore degli scu di romano e gallico, coprendo tutto il corpo del soldato (Erodoto, lib. v ii ; Strab., lib. xv ; E u st, al lib. xxn dell Odissea; Senof., Cirop., lib. vi e vm ) ; al che per sembra non consentire Dio doro siculo, il quale d la premineuza a quello greco (lib. x v u ); ma uopo osservare che gli scudi greci, prima d Ificrate gran dissimi , furono da costui cambiati con altri assai meno volumi nosi. Avevano eziandio il palt , specie di lancia o dardo ( V. E sichio; Senof, C iro p ., lib. i, v i i e v m ). lu fine sotto i gerri vedevi loro la faretra carica di strali ( E rod., lib. v i i ; Straberne, lib. xv ) ; n facevan senza la frombola ( Strab.* lib. xv ; Senof., Cirop., lib. vii ) , che anzi tanto e' valevano in quest arma da superare gli stessi frombolieri cretesi (S e n o f., A n a b ., lib. h i ). In generale era il capo loro coperto dalla sola tiara ( Erod., lib. vii ; Strab., lib. xv ; Senof., A n ab ., lib. i ), avvegnach al cuni lo riparassero con una maniera di celata ferrea o di ram e ( E r o d ., lib. vii ).

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CAPO

XIV.

Lettere d i Belisario a l mirrane e risposte. Aringhe de ca pitani. Ordinamento delV esercito persiano. Memo randa battaglia. litto ria de' Romani.

I. Al dimane partonsi da Nisibi mille armati in soc corso de P e rs ia n i, e Belisario ed Ermogene mandano a Perozo scrivendo : Non havvi m o rta le , per poco assennato chegli sia, al cui giudizio non sappresem i la pace come il primo di tutti i b e n i , e il violatore di lei come feconda sorgente di mali ai concittadini ed agli stranieri. quindi uffizio dellottimo capitano il venirne a capo quanto pi sollecitamente e possa. Al tuo decretare senza motivo alcuno la guerra le due nazioni erano in ottima a rm o u ia , i loro monar chi nutrivano al tutto pacifici sentim enti, gli amba* sciadori attendevano 1 ora <li entrare in conferenze , e la universale aspettazione presentiva una felice riu scita nel conciliar le querele deuostri regni. T u per y > dissipasti le concepite speranze con improvvise scor-, ribande sulle rom ane te rre ; il percb assai prudente* niente adoprerai ritirandone le truppe, non ponendo ostacolo ai vantaggi eh uopo attendere dallo stahi lirsi gli a c c o rd i,.e non aggravandoli di tutti i mali j> cui forse appianer la via un guerreggiare pi lungo . II. 11 mirrane riscrisse : Di buonissimo grado mi presterei a tutte le vostre b r a m e , ed alla piena esePaoeorio j tam. I. 5

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cuzione di quanto vergaste nel foglio, se questo fos semi capitato da ogni altra banda anzi che da v o i, o R o m an i, i q u a li, spacciatori di belle parole e pronti ognora a confermarle co pi sacrosanti giuri senza poi darvi carico veruno che rispondanvi le opere, nc costringete a tenerci sotto le armi per non addive nire il continuo zimbello di cos neri inganni. Ripo net e dunque ogni vostro pensiero nella guerra essen do noi risoluti di morirvi, o incanutire, combattendo, il crine, sinch non otteniamo giustizia di quanto ne spetta . Belisario replicgli: Male a te si conviene il presnmer cotanto e ^offenderci con vani rimbrotti. E v e r o , a non d u b ita rn e , che tra poco avrem qui 1 ambasciadore Rufino, ed il tem po manifester la sincerit delle nostre parole; ma se noudimanco tu prosegui bramare con tanta ostinazione la guerra, ne vdrai in buona ordinanza pronti a combatterti. E ci y > lusinghiamo avere dalla nostra Id d io , compiacendosi egli dell affetto che portiamo alla pace , ed abbor rendo in te 1 orgoglio nel rigettarla. Oltre di che or dinandoci alla battaglia appiccheremo iu cima delle nostre bandiere ed i giuramenti ed i violati accordi . E d il mirrane : I nostri Dei non ci abbandoneranno tampoco in questo cimento. Sotto i loro auspizj no col venturo giorno vi sfidiamo alla p u g n a , dopo la quale entrerem o vittoriosi in Dara : siaci pertanto quivi apprestato il bagno ed il pranzo . Belisario a d u n q n e , ricevuto il foglio, si dispose a far giornata. 111. Perozo il d appresso al com parir del sole ragun le truppe ed aringolle dicendo : E a noi bea

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conto che non io virt delle esortazioni de capitani, ma p er la brama di non essere tenuti a vile da chic* cbessia, vadano i Persiani ad incontrare con vie pi di coraggio i pericoli. Al vedervi non di meno cogitabondi sul perch gl' im periali, soliti ognora essere i primi ad avventarsi con istrepito e spavento contro il ne mico, nell ultimo conflitto rimasi costantemente di pi fermo abbiano atteso in bell1 ordine che voi li assaliste, credo opportuno di eccitarvi a deporre ogni falsa opinione del valor l o r o , e a non pensare che acquistassero in un attimo ed animo ed espe rienza. Tem ettero eglino per lo contrario s forte il cospetto nostro che non osarono ordinarsi alla bat taglia senza il riparo d un fosso al davanti , n voi* iero partirsi da esso per venirci ad attaccare. E con tu tto ci millantansi d 1 un successo al di l d ogni Ibro speranza , fondandolo sull essere riusciti a sot trarsi dal cimento ed a riparare nella citt; come che abbiavi gran maraviglia nello sfuggire una ro tta col aon avventurarsi alla sorte delle armi: costringeteli per ad impugnare il f e r r o , ed il timore e la poca esperienza gitteralli ben t o s t o , secondo il costume l o r o , nello scompiglio ; tale afif mia la condizion dei nemici. M a voi, o Persiani, non obbliate giammai che avrete devostri diportamenti arbitro il re, e che mostrandovi colla vostra dappocaggine tralignati dai valorosi avi riporterete ignominia non gloria . Il mirrane qui tacendo condusse le truppe in campo. Be lisario ed Erm ogene fatti uscire parimeute i Romani delle m ura tennero loro la seguente allocuzione: A*

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veste p ru o v a , o gu errieri, nell ultimo cimento no n starvi a fronte un invincibile od immortale uetnico ; tutti a voi concedono il primato del valore, a lui 7 > quello d una pi esatta disciplina. Ma potete di leg gieri em end arvi, bastando all uomo la sola ragione per ispogliare i vizj derivanti dall animo suo, quando riesce vana ogni cautela a guarentirlo dagli oltraggi , della fortuna (i). Obbedite duuque ai vostri condoN ( ie r i, e rim arrete per certo vittoriosi ; il nemico non n confida che uel vostro diso rdine, levatelo da questa speranza ed i suoi futuri successi non sovercheranno quelli dell ultima campale giornata. Cosa affatto di spregevole n il n um ero, col quale opina atterrirci ; riduconsi i suoi fanti ad un ammasso di miserabili agricoltori assoldati per iscavare le fo ssa, per disve stire i m o rti, e per attendere ai servigi dell esercito : n mancano sino d armi offensive, e non vedete su loro clie grandi scudi a ripararli dai colpi. Il perch non solamente vostro sar il trionfo diportandovi da pro > d i , uia li metterete eziandio p er sempre nell impos* sibilila di ricalcare le nostre trre . IV. Dopo queste parole i duci veduto il nemico i n 1 piena marcia disposero I ordinanza siccome nel prece dente conflitto ; quello avvicinatosi, e giunto loro dr c o n t r o , ristette. 11 m irrane allora oppose la sola met delle, sue truppe ai R o m a n i, p er valersi del resto a
(i) Ci che prescritto; dal destiti n fuoco N parete di ferro a impedir vale.
(Pindaro).

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combattere di mano iu mano con fresca gente lo stanco avversario; ingiunse di pi alla legione detta immortale di tenersi in quiete sinch non ricevesse il comanda* m ento di avanzare, ed egli per ultimo collocossi in mezzo alla fronte dando a Pitiazo. la capitananza del corno destro , ed a Baresmane quella del sinistro* Schierati siffattamente gli eserciti, Faras accostatosi ai capitani Belisario ed Ermogene , disse lo ro 'r Sino a tanto che io qui mi rimango cogli Eruli sembrami non poter riuscire i miei servigi di molta importanza, quando in vece se -andassi ad occultarmi iu quella r> sce sa, e q u in d i, m ontato il colle, mentre ferve gran- 7i demente la mischia assalissi da tergo il nemico gli apporterei gravi molestie . Piacque a Belisario lo stratag em m a, e quegli corse di subito m audarlo ad effetto. Y. A ranti il meriggio non si scocc balestro da al cuna delle p a r t i , ma trascorso appena , P esercito per siano s accinse all opera. E fu indugiato cotanto pe rocch gl imperiali soliti rifocillarsi del mattino crede vano incontrare m inor resistenza da gente affievolita dal digiuno, prendendo i Persiani cibo alla sera. Il pri mo ferir poi fu di strali ed in copia s grande , c h e , quasi nube , oscuravano 1 aere d intorno , e molti da quinci e quindi aggiuntaronvi la v ita; maggiore per era il trarre de barbari con quel loro alternativo com battere , e con quel surrogare all insaputa del uemico nuovi corpi ai retrocedenti per istanchezza ; >non ne riportarono tuttavia molto p ro fitto , imperciocch spi

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GUERRE PERSIANE

rando vento ad essi contrario la forza dei lor colpi n e risentiva notabile danno. V I. Esaurito il saettarne ed impugnate le lance ini* pervers la mischia. Il corno sinistro de Romani dor grande fatica a reggere contro l urto de Cadusii (i) condotti da Pitiazo, e di gi vincitori in qualche parte. Sunica ed Augan v a c c o rro n o , e Faras anche prima di questi, co suoi trecento Eruli facendo prodigi di va l o r e , e costringendo il nemico, abbandonato il c a m p o , a ritirarsi. V II. i I R o m an i, al mirarli in rotta di subito riord> n a t i , aitarono a compirne la strage. Il corno destro de Persiani non ebbe in quello scontro m eno di tre mila estinti, e gli altri con agevole scampo, non essendo molestati dai vincitori, aggiunsero il centro. T an to si oper in allora. V ili. Il mirrane fece quindi passare la immortale legione ed altra soldatesca nel sinistro corno ; del che avvedutisi Belisario ed Ermogene com andarono ai duci Sunica ed Augan di andare a rafforzare c o 'lo ro sei cento il corno destro ove erano gi' schierati Simas ed Ascanio \ fu attelata inoltre alle spalle loro gran p arte delle truppe di Belisario. Iu questo mezzo i Persiani

(i) Plutarco n arra che il costoro paese tuli aspro e * nebbioso , ed infecondo di biade e di frutta , e nutre di pere e di mele selvatiche e di altre siffatte coccole gli abitantr # s u o i , che bellicosi sono c fermi (Vita d Artoserse). La geo grafica posizione loro fc al nord della M ed ia, ovvero sia al sud-est del m ar Caspio.

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del corno sinistro guidati da Baresmane assalirono gli imperiali di c o u t r o , i quali non reggendo al poteotissi* m o urto diedersi alla fuga. Tosto per que tutti che stavansi inoperosi all angolo del fossato ed alle riscosse marciarono ad attaccare impetuosamente i vincitori, li ru p p e ro , e ne rispinsero il maggior numero a de stra e gli altri a sinistra, dove giaceva estinto il ban deraio di Baresmane , ferito dalla lancia di Sunica. Intraltanto que Persiani che tenevan dietro ai fuggenti, veduto il pericolo , abbandonarono la impresa loro per soccorrere i campagni ; m a ebbero eglino stessi ad af frontare doppio c e rta m e , perocch i v in ti, riunitisi, tornarono ad assalirli. I^a immortale legione e le altre truppe visto il banderaio in terra presero quella via con Baresmane. . IX . I Romani anchegli vennero ad incontrarli, e Su* n i c a , tra lo r o , fer con un colpo di lancia Bare smane , il trabocc di sella ed uccise. P er s tristo' evento i barbari scoraggiati diedersi vergognosamente alla fuga , ed in essa , giunti i Romani a circondarli , forse cinque mila vi lasciarono la vita. I due eserciti poscia abbandonarono affatto lor posizioni, ritirandosi i Persiani sempre molestati dagli omeri. Nella sconfitta il pi della fanteria gitt a terra gli sc u d i, e colta nel massimo disordine fu miseramente accoppata. Se non che Belisario ed Ermogene temendo non il nemico costretto dalla necessit voltasse di nuovo le armi contro gli arditi persecutori, impedirono ai loro un so verchio allontanamento , contentandosi di conservare,

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G U E R R E P E R S IA N E

padroni del cam po, la riportata vittoria (i) Fattisi in* dietro gli eserciti, il barbaro non os pi rischiare una battag lia, e le rade avvisaglie di pochissimo conto succedute tra loro non andarono colla peggio de1 Ro mani. Cos ebbero fine le imprese della Mesopotamia. CAPO XV.

Esercito di Cavado nelP Armenia. I Persiani due volte sconfitti. Paese e costumi de Zani. Bolon e Farangion, castella, cadono in poter dei Romani. Narsete ed Arazio fovoreggiatori delle costoro part.

I. Cavado invi nella regione armena soggetta all imperio nuovo esercito di P ersa rm en i, e di Suniti prossimani agli Alani (a ), cui unironsi tre mila Unni chiamati Sabiri (3), bellicosissimo popolo. Mermeroe (4),
(i) Addo dell era volgare 5 ag. (a) Popoli dim oranti D e l l a regione posta tra il monte Caucaso e le Porte Caspie. Essi erano liberi e soliti a confederarsi col persiano monarca per guerreggiare gl imperiali. (3) In alcuni testi si legge Isadeni. Questi componevano una delle principali unniche o sarniatiche trib sparte lungo le pianure in vicinanza delle Porte Caspie. (4) Uno degli uomini pi illustri, vuoi per consigli, vuoi per v a lo re , vuoi per capitanare gli e& rcili, che abbia avuto la Per sia. Giunto ad avanzatissima et ed infermato ne p ie d i, era tut tavia il suo animo nello acciguersi ad ogni fatica s pronto che tenuto lo avresti di ottima salute e nel fiore degli anni. Veniva allora trasportato in lettiga nel mezzo dell esercito , non poten dosi reggere pi in arcione, e la sua presenza empiva di corag-

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di schiatta persiana e l o r duce, pervenuto su quel di Persarm eni, e tre giornate di cammino lunge da Teodosiopoli, disponeva 1 attacco. 11. Doroteo, uom prudentissimo ed assai versato nel* 1 arte guerresca governava a que d l Armenia , e Sita ta ( 1 ), duce, altre volte delle truppe bizantine, presedeva all esrcito. O r questi , udito P arrivo de nemici nella Persarmenia, spedirono due cavalieri ^astati a indagarne il numero e gli ap p a rec ch i, i quali introdottisi di sop piatto nel campo de' b a r b a ri, ed il tutto con molta di ligenza esplorato, eran gi prt- to rn a r n e , quando sco perti dagli U n n i , tale di essi per nom e Dagaris fu preso e messo ne ferri; P altro p e r , avuto mezzo alla fuga, venne indietro, e fedelmente rifer ogni csa per lui spiata. IH . I condottieri allora commisero alle truppe di'ar?marsi e di m arciare alla volta del nemico, il quale sor preso del repentino assalto abbandon ogni pensiero di re sisten z a, e non attese che a sottrarsi dal pericolo; i Romani pertanto fattone massacro e dato il .sacco alle tende raggiunsero nuovamente i loro quartieri. IV. Lo stesso Mermeroe di poi riunite tutte le sue forze entr nel suolo de Romani accampati presso del lago O tto b e n , lunge stadii cinquanta da S a ta la , citta-

gio le truppe e di terrore il nemico. Ben molte delle sue batta* glie terminarono con splendidissima v ittoria, pruova incontrasta bile di quanto e valesse in campo (V. Agazia , lib. 11). (1) Y . cap. la , 4.

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GUERRE PERSIANE

detta posta in una vallea attorniata da colline (i). AI ohe Sitta con mille uomini si pose in agguato dietro una di e s s e , e lasci Doroteo a guardar la c i t t , pa ventando uscire in campo con soli quindici mila com battenti per guerreggiare 1 esercito persiano forte di trenta mila. Giunto la dimane il nemico a quelle mura, cominciavane l assalto, quando vide i Romani discen dere il colle, e ritti venire ad incontrarlo; e siccome la polvere che ingombrava 1 orizzonte rendevane il nu mero maggiore di quello in realt fosse, egli pens ab bandonare 1 assedio, e ricogliere la sua ordinanza. Ma in questa sorvenuti i R o m an i, e separatisi in due corpi lo attaccano vigorosamente ; esce io pari tem po a soc correrli Doroteo , e tutti con grand animo tenzonando mettonlo in fuga. Non per da passare in silenzio che i Persiani superiori di num ero opponevano mai sempre qualche difesa nella rotta loro, e disputavano l altrui vittoria con ostinazione, il perch or questi ora quelli, essendo tatti cavalieri , prendevan le fogge di vincitori o di vinti. Un trace di nome F io re n z o , duce della ca valleria, fe mirabil cosa nella mischia, imperciocch gittatosi nelle file nemiche ne rovesci il ban d e rese, ma retrocedendo fu egli stesso tagliato a pezzi sul campo ;
(i) Questa citt dell Armenia m inore fu visitata da T raian o allorch mosse guerra agli Armeni ed ai Parti, avendo il re dei primi ricevuto il diadema dal Parto anzi che da lui. Se pure ad un tale pretesto non vogliamo con Dione- Cassio o col suo epitomatore Sifilioo sostituire la molta cupidigia di gloria del ro mano imperatore. Essa collocata da Tolomeo a gradi quaran tadue e un sesto di latitudine.

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a lui nondimanco d uopo ascrivere il merito di aver procaccialo con s ardita azione il trionfo ai Romani. I barbari in effetto presi da grandissimo spavento al non veder pi il vessillo ritiraronsi col massimo disr dine e con grave perdita; e nel d vegnente riparavan tatti alle case loro. I Romani lasciarono d inseguire i fuggenti, tenendosi abbastanza gloriosi per averli sulle proprie terre ricolmi di tanti mali quanti furono quelli da me ric o rd a ti, e ridotti a deporre ogni pensiero sul m editato assedio. V. Gl imperiali a qne d occuparono eziandio nella Persarmenia due castella, Bolon e Farangion , da cui i Persiani scavavano 1 oro tributato al re, ed i Zani, anfichi abitatori di piccola regione compresa ne limiti del rom ano imperio, perdettero la libert loro , delle quali vicende passo ora a contare la istoria. VI. Al valicare dallArmenia nella Persarmenia sorge a diritta il monte T auro dilungantesi nella Iberia e nelle altre vicine contrade (i). Havvi a sinistra non breve sentiero con agevol pen dio , cui sovrastano poggi altissimi e scoscesi, di nuvoli e di nevi perpetuam ente ingom bri; da quivi scaturisce il Fasi e corre a bagnare la Colchide. Tale regione fu di continuo abitata dai Zani (a), popolo barbaro e in d ip en d en te, il quale pos

(i) V. cap. o, tj ed A rria n o , lib. v. (a)' Cos di costoro parl il Mostro nella Istoria misceli-: # I Z ani sono vicini agli A rm e n i, ed alte montagne , profonde .v a lli, vasti d e se rti, to r re n ti, selve e precipizi dividonli dal mare . Vedi parim ente sul conto loro il lib. m degli Edifizj.

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sedendo sterili terre e selvaggi costumi provvedeva alla sua vita col furare su quel de' R o m a n i, avvegnach 1 imperatore dessegli annualmente qualche danaro per istoglierlo dalle rapine; ma curantesi ben poco de suoi giuramenti egli discendeva sino al mare a far preda sul* 1 a ltr u i, pronto ed improviso scorrazzandone il paese, e riparandosi quindi immediataineute neluoghi suoi: di leggieri in vero e toccava delle sconfitte venendo sor* preso nella ca m p ag n a, ma non arrendevasi mai prigio niero , favorito dalla malagevolezza de luoghi. Riusc nou pertanto a S itta ( i) di romperlo dapprim a in batta glia, e poscia conquistarlo co buoni trattam enti; dopo il qual tempo e' ridusse a miglior forma il duro e strano modo di vivere, abbracci i dommi evangelici, ed ar rotatosi tra Romani divideva seco loro i disagi della guerra. T an to proponevami riferire de1 Zani. VII. Oltrepassale le costoro frontiere trovi altra val lea quanto profonda e piena di scoscii, altrettanto ab bondante di popolazione, di uve , e di ogni maniera di fr u tta ; ella pressoch tutta ligia allim perio,. ed il 'resto giace entro i confini della Persarmenia. Quivi erano miniere d oro , ed il re avevane dato il governo ad un nazionale detto Simeoue. V i l i . Questi all accendersi di giorno in giorno vie pi la guerra tra gl imperiali ed i Persiani s avvis frodare il monarca del tributo dovutogli per le minie re. Al che meglio fare propose ai Romani di seguire le (i) Negli Edifuj costui vien chiamato Tzita, e detto maestro della milizia.

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parti loro mettendoli in possesso del castello Farangion, e ritenendosi, per condizione, tutto il metallo derivante da quelle te rre ; di buon grado e v acconsentirono, contentissimi di togliere al re ta n ta dovizia ; u aveavi mezzo di ridurre gli abitatori sotto l antico giogo, in superabili essendo gli ostacoli nella costoro situazione. IX. I fratelli Narsette ed Arazio, dei quali narrava la battaglia data a Belisario ed a Sitta nell Armenia ( 1) , tidironsi parim ente di lor volere colla propria madre ai Romani, e il'duce imperiale, N arsete anch e g li, persarmeno e questore, acoolseli della miglior guisa, ed of fr' loro magnificentissimi doni. Non guari dopo il mi n o r fratello Is a c c o , uditi i vantaggi riportati dai suoi ribellando, tenne segrete pratiche co Romani, e fattone ascendere qualche numero in luogo opportuno , ricev e tte li, aprendo una porticciuola tra le tenebre, nel ca stello Bolon fondato sul territorio di Todosiopoli (a) ; ed egli andossene a dimorare in Bizanzio.

(1) Y. cap. 12, 6.

(?) Quando Teodosio augusto acquist il regno di Arsace


(nellArmenia irta^giore) egli piant un castello Sopra un certo co lle, chiamato Todosiopoli . . . Non mollo dopo 1 im pera tore Anastasio ivi fond una citt- com prendendo entro le mura quel c o lle , su cui Teodosio avea eretto 1 anzidetto ca stello; e quantunque alla citt Anastasio avesse dato il suo nom e, non gli riusc di fare abolire quello di Teodosio primo fondatore : giacche tra gli uomini cosa comune che quanto appartiene all uso riceva bens novit, ma non cosi facilmente perda la prim a deifoininzione w (E d if., lib. 111).

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CAPO

XVI.

Rufino consiglia a Cavado la pace. Risposta del monarea. Ritorno dellambasciador* a Biuuttio.

I, Di tal passo procedevano le rom ane faccende. C a vallo p er , sebbene vinto, non sapeva decidersi a riti rare le sue tru p p e; ma Rufino, andato ambasciadore in Persia , arriogollo di questo tenore : T u o fratello, o r e , col mezzo mio teco si querela giustissimameute * come armati Persiani violassero senza motivo i nostri confini:quando meglio converrebbe a potentissimo, ed a pi cbe potente assenualo monarca il preferire di continuo alla guerra la pace, anzich valersi di questa a suscitare nimicuie dannose ai proprj sudditi ed ai popoli confinanti. Il desiderio adunque e la speranza di togliere ogni discordia tra' due r e g u i, e di ren* dere ad essi la perduta tranquillit qui mi hanno condotto . II. L ambasciadore tacque , ed il Persiano rispose : Lunge mai sempre , o R o m a n i, fu dal mio animo 1 accozzare pretesti di g u e rra , n v chi ignori do* versi rifondere sopra voi la cagione principalissima di tutte queste contese. Nostre sono le Porte Caspie, da n me cacciatine i barbari a comune vantaggio di Persia e di Roma. Imperciocch Anastasio imperatore, e tu pure il s a i , veuendogli offerte, disdegn farne acqui sto a danaro ( i ) , giudicando non profittevole al suo
(i) V. cap. io , a, d i queste Istorie.

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erario la spesa d una guarnigione col permanente. Da quel tm po i v ho sem pre alimentato' num erose tru p p e , non 'paventimelo meno i vostri danni che i m ie i, le ho fornite di tutto, ed ho procurato a voi il tpezzo di godervi in somma p a c e , scevri dalle d i o * t> lestie di quella temeraria g e n te , le vostre terre. Ma voi sconoscentissimi di tante cure mi compensaste col fortificare D ara (i) in violazione degli accordi tra noi stabiliti coll1 opera d Anatolio. D a quell epo ca io mi vidi costretto a straordinarie spese e ad in credibili fatiche pel governo di. due ese rciti, 1 uno a frenare i Massageti (3 ) dal m ettere a ferro e fuoco i f> nostri, e gli imperiali dominj ; l altro a .reprimere le stesse vostre scorrerie. N remoto il tempo che m andammo da voi a richiamare contro siffatte ingiu stizie , e a dinunziarvi essere mente nostra che o di videste con noi le spese occorrenti a vitlovagliare il v presidio delle Porle Caspie, o demoliste le munizioni erette in Dar. Ma voi, non accettando alcuna delle proposte, con nuovi insulti avete confermato vie pi l antica romana fellonia; n vi crediate essere noi n tam poco dimentichi delle fortificazioni di Mindo (3). Sta dunque a voi, o Romaui, lo scegliere fra la pace o la g u e r ra , rendendoci giustizia, o ricusandovi a quanto ella v impone. Vivete per nella certezza di

(1) V. cap. 10, 5 , di queste Istorie.

(1 ) Gli antichi davano un tal nome ai Turchi. V. Teofane


bizantino. .

(3) V. cp. i3> 1.

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G U E R R E P E R SIA N E

non vederci spogliare le arm i che quando o vi arre mo a compagni, nella difesa delle P orte G aspie, o le mora e le torri di D ara agguagleranno il suolo . III. Cavado s diesa all.ambasciadore ; nell accomia tarlo per aceenngli copertam ente che i Romani po trebbero da lui comperare la p a c e ; e Rufino, tornato in Bizanzio non guari prima di Ermogene, fece di tutto riferta a G iustiniano, il quale compieva il quarto, anno del suo imperio col term inare del verno. CAPO X V II.

Scorrera persiana. Sorgente e corso dei fium i Tigri ed Eufrate. Tempio di Diana Tauride , e fug a cC Oreste con la sorella Ifigenia ; infermit di lui. Origine di due citt appellale Cornane ; provenienza di questo nome t e due tempj in una di esse dal culto degli Dei passati ai rili cristiani. Divisione della Persarmenia in Comagene , Eufratesia ed Osroene. Cavado toglie al mirrane Taureo cordone segno di onoranza. Aringa di Alam an-' dar al re. Elogio del Saraceno.

I. Allo spuntare di primavera un esercito di quindici mila cavalieri persiani condotto da Ezareta, rafforzato dal saraceno Alamaudaro con grande caterva de s u o i , fece discorrimento nelle imperiali terre., non valicando per, siccome dapprima, la Mesopotamia , ma la cosid* detta in altri tempi Cotnagene (i) ed ora Eufratesia. E
(i) Plinio (lib. v, cap. 24 ) parlando dell Eufrate dice: A cataractis {Tauri) iterum naviga tur quadraginta mitiia. passiutm

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qui cade in acconcio cho io riferisca la origine della voce M esopotam ia, ed il perch dalle reali truppe ve nisse ora sparagnata. II. Havvi nell Armenia da settentrione e soli quarantadue stadj lange da Teodosiopoli un monte, non gran che erto, con due sorgenti, dalle quali traggon principio a destra lEufrate ed a sinistra il Tigri. L ultimo senza rivolgimenti e senza mescersi con altri fiumi ritto sen corre ad Amida , e bagnatala da settentrione fa dono all Assiria delle sne acque. L Eufrate poi dal nascere suo va per assai declive t e r r e n o , e quindi ne smarr* s c ile tracce; n creder gi che passi oltre p er sotter ranea via ( i ) , ma vedi causa mirabile di questo singoinde Cornacenes caput Samosata. Provincia e citt sono appel late da S trabone soggiorno reale, ed ai tempi di Pompeo vi re gnava Antioco C om ageno, il quale ottenne altres dal rom ano condottiero la Seleucia, e quanto avea scrso e preso della Mesopotamia ( A p p ., G uerra m itr., lib. xi ). E cosi andarono , le fac cende sino ai tempi di Tiberio, che ne fece una provincia rom a na. In progresso per di tempo dagli im peradori Caligola e Claudio fu ridonata ai r e , ma torn ad essere provincia rom ana Sotto Vespasiano (V . Flavio, G uerre G iu d ., lib. v m , cap. 6). (i) Come ha scritto Giustino riferendo la cosa al T igri ; eccone le parole : A cujus monlibus ( Armeniae ) Tigris fluvius modicis primo incrementis nascitur, interjecto deinde aliquanlo spalio sub terras mergitur ; atque ita post quinque et viginti millia passuum grande jam Jlumen in regione So/ihene emergit
(lib.
x l k ).

Egli ha dunque erroneamente supposto che il T igri

fosse im itatore dell Alfeo in G re c ia , del Lieo in A sia, dell E rasino nellA rgolide, del Tiinavo nell agfo di Aquilea ec.

Puocoeio, tom. I.

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lare fenomeno. P e r cinquanta s ta d j, o in quel torno, di lunghezza e venti di larghezza galleggia a Gor d esso u n a m elm a, e v indura s che mentisce allo sguardq ben fermo t e r r e n o , su cui del continuo discorrono uo* m i n i , cavalli, e sin molte carra , certi di aggiugnere con buon viaggio alla divisata meta ; oltre di che germoglianvi abbondanti c a la m i, arsi dai vicini abitatori ogni anno allo spirare di propizio vento affinch non riescano d impaccio ai passeggieri ; e se il periodico a b b r u c ia m e lo discopersevi talora poca e superGciale um idit in alcun p u n t o , la melma tosto rassodandosi torna al luogo la solita apparenza. III. Di l mette foce I Eufrate nell Edessene dove ha tempio Diana T a u r i d e , e da qui narra la fama che Ifigenia, figliuola di Agamennone, al fuggire cou Oreste e Pilade trasportasse l imagine della Dea (i). Giace
(i) Cosi scrive Dione Cassio : Quanto a Comana poi essa h in qul paese che al presente chiamasi Cappadocia ; e si i sempre credulo in fino a questo giorno che ivi sia stalo il si mulacro di Diana Taurica e la schiatta di A gamennone. S ic come poi varie opinioni si spacciano intorno alla maniera con cui le dette cose col pervennero , ed ivi fermaronsi , cos io non ho potuto rinvenirne alcuna certezza , e dir soltanto quello che a me noto. Due sono in Cappadocia le citt che hanno lo stesso nom e d i Comana , che non sono mollo d i stanti fra loro, e che contengono i monum enti delle medesime cose; ed in fatti non solo tutte le altre cose si favoleggia e si vanta che in questa ed iu quella sieno simili ; ma am bedue queste citt hanno uo pu g n ale, il quale credono che sia vera* mente quello d Ifigenia (Dione, tom. 11). Luna di esse citt oggi vien detta A rm in a d , e altra, al fiume Casalmach ed a n tn , carnea te appellata Comana pontica , ha nom e Com.

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pare altro tem pio a lei consacrato nella citt di C o m ana , da non confondersi con questo della T auride, e vo a dichiarare in che modo stia la cosa. IV. Oreste partitosi dalla Tauride con la sorella in ferm , ed invocato sul malor suo 1 oracolo ebbe a ri sposta che risanerebbe sol quando avesse eletto altro tempio a Diana in luogo simigliantissimo a quello della T a u r i d e , e, quivi tagliatasi la c h io m a , dato gli avesse nom e acconcio a tram andare alla posterit la memo ria dell' operato. Il supplichevole adunque trascorrendo le vicine terre giunse nel Ponto, e vedutovi erto e sco sceso monte colle acque dell Iri alle fa ld e , giudicollo essere il sito indicatogli dal vaticinio, il perch di botto fecevi sorgere un tempio ed una citt, nom ando l uno e l altra Com ana (i) in obbedienza ai voleri del nume. Aggravando per , anzi che cedere , il malor suo , egli estim non ancora paga la D e a , e proseguendo a correre il paese rinvenne alla fia fine il luogo in tutto corrispondente a quello della Tauride. Io mi sono dato pi volte a considerarlo con grandissimo stupore , e tanta apparivano! la simiglianza tra l o r o , che non sa peva distormi dall essere col, vedendovi e monte deh 1 egualissima forma del T auro , e fiume , il Saro , m o dello perfetto dell Eufrate. Oreste pertanto edific pur quivi altra bellissima citt e due te m p j, l uno a Diana

(i) Questa era detta Postica p er distinguerla dall altra esi stente nella Cappadocia. Avevano poi entram be u n grande sa cerdozio in onore di Beltona o Diana , il cui pontefice non ce deva in dignit agli stessi cappadoci monarchi.

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e il secondo alla sorella Ifigenia, consacrati di p o i , senz alterarne l edificio, ai riti cristiani. L a citt no masi tuttavia Comana in m onum ento della recisa chio ma d Oreste , il quale appena offerto alla Dea questo tributo risan , divenuto in prim a fureute , secondo la f a m a , col rendersi matricida (t). E qui riprendo il rotto filo dell argomento. V. L Eufrate dall arm ena Tauride e dall Edessena , ingrossatosi colle acque di altri fiu m i, in ispecie del1 Acesine, va a bagnare la Lencosiria, che noi chiamia mo Armenia minore, di cui Melitene (a), citt prestan
ti ) In to rno a questa narrazione V. Paus., lib. vili, cap. 34 . (a) In pi luoghi Strabooe parla solamente della regione Me litene , perocch non prim a di Traiano vi sur se uu forte dello slesso nome. Procopio nel lib. h i degli Edif. scrive : a Nell A r ni menia detta in addietro m inore uon lungi dall Eufrate erano stati messi in istazioue soldati rom ani; e il luogo dicevasi Me li litene , e legione il num ero de soldati ; ivi i R om ani avevano v anticamente eretto un forte quadrato posto in aperta pianura, e fattoue quartiere comodissimo ai soldati ed alle insegne m i litari. Poscia , cosi stabilendo T raiano augusto, quel luogo fu inalzato all onor di citt, e divent la metropoli della nazione; perciocch collandare del tempo cresciuta Melitene in ampiezza e in popolo , n potendo questo conteuersi entro le am iche fortificazioni, divenute io proporzione troppo auguste, si erano costrutte case, come accennai, nella pianura adiacente, ove si aggiunsero e templi e palazzi pe' magistrati e foro , e m ercati p e r la vendita delle cose o cco rren ti, e quartieri distinti , e portici e bagni, e teatri, e quanto pu dare splendore ad una grande citt ; sicchfc Iq parte massima di Melitene consisteva ne sobborghi. Anastasio im peratore avea preso a cingerla d i mura, ma egli mor prim a di d ar fine all opera. Giustiniano

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tissima, la metropoli ; quindi proseguendo per Samo* sata ( i ) , Gerapoli e tutte le vicine contrade sbocca fi nalm ente all A ssiria, dove incorporandosi col Tigri ne p ren de il nome. VI. I nostri avi denominavano Comagene quanto ba'vyi di paese tra Samosata e 1 E u fr a te , per noi ora detto Eufratesia in riguardo al fiume ; la regione poi avente a limite F Eufrate ed il Tigri chiamasi nel suo tutto Mesopotamia ( a ) , divisa per iu varie p a r l i , cia la c o m p , e con ci diede sicurezza agli Armeni e decoro a Melitene . Abbiamo inoltre da Eusebio ( Hist. E ccl., lib. v ) che i soldati di questa legione (Mililes legionit Melitenae) sotto Marco im petrarono da Dio una miracolosa pioggia ai Rom ani e tuoni e fulmini ai nemici. Quindi che alcuni eruditi leggendo in Dione Cassio ( l v ) la medesima legione, eh era pur la duode cim a, soprannom ata fulm inifera, congetturarono datole cosiffatto nome sino dall epoca di quella portentosa vicenda. Non poi da maravigliare che Stefano , fedele seguace degli antichi geografi e soprattutto di Strabone , abbia scritto Melitene urbs Cappadociae , avendo in epoche pi rem ote il suo territorio fatto parte di questa regione. - (i) Citt forte p er n a tu r a , metropoli altre volte della Comagerte, e patria di Luciano. Plinio narra ( lib. n ) eh era in essa un celebre stagno il cui fango , nom ato comunemente malta , tvea la propriet d accendersi coll acqua, e d r ammorzarsi colla te rra; il perch molto se ne valsero gli abitatori a difenderne l m ura assalite da Lucullo , venendone arso il rom ano fante con tutte le sue arm i. Plutarco per nella vita di Lucullo non dice verbo di questo fatto. Intorno a Samosata V . Strabone, lib. xvi. (a) L Eufrate e il T ig r i, dice Diodoro Siculo, sono i pi notabili fiutili di tutta 1 Asia. H anno essi le sorgenti loro nei monti dell Armenia , e sono tra loro distanti per due mila

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scheduna di esse riceve particolare denominazione ; cos* l intervallo che uopo trascorrere prim a di arri* vare alla citt d Amida costituisce secondo alcuni l'Ar menia , Edessa (i) co suoi dintorni 1 Osroene , p re n dendo il nome da Osroe suo re quando strigneva al leanza colla Persia. O r questa , tolte all im peratore Ni sibi e molte altre citt della Mesopotamia, in ogni con giuntura di nuova guerra contro i Romani facea m ar ciare gli eserciti pe recenti acquisti a motivo della bont del suolo e della vicinanza ai nem ici, m entreeh la via di l dall Eufrate b attu ta in avanti era p er la sua aridit quasi deserta. V II. 11 m irrane tornato in Persia e ricondottevi le poche truppe campate dalla sconfitta ebbe severa puni zione dal re, venendogli principalmente interdetto quel lornato d oro e di margarite che cingeva per Io avanti il suo capo, segno di grandissimo onore compartito dal

cinquecento stadj ; m a venuti presso la Media e la Paretacene entrano in Mesopotamia, la quale cos appunto si chiama per ch essi la serrano in mezzo. Quindi vagando per la Babilo nide, vanno poi a sboccare nel m ar Persico; ed essendo fiumi grandi e scorrendo p er molte regioni somministrano conside rabili comodit a chi si applica alla m ercatura ( Bibl. S to r., lib. i l , cap. 3. Traduzione del cv. Compagnoni ). ( ) Calliroe p u r nom ata in grazia d nna bella fontana ( A xf'fln) entro le sue mura. O ra ha cambiato di nome appellan dosi R o h a , o coll articolo degli A ra b i, O rrhoa , p e r abbrevia zione O rh a. Il fiume Scirlo (saltatore) scorre vicino a lei , e re cale molti danni colle sue allagagioni ; i S.rii chiamaulo D a u a r v voce affatto corrispondente nel significato all antedetta.

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m onarca ai sol! benivolenti suoi, ascrivendo le persiane leggi a regai dono e grazia la facolt di poetare anello d o r o , cintura, o collana od altro tale ornam ento (i). Dopo questa disgraziata guerra il re dei S a ra c e n i, Ala* m a n d a ro , sentendo Cavado nella massima costerna* sione e tristezz a, ma dispostissimo tuttavia a perseve rare nelle a r m i , venne a lui con queste parole: V II. Mal si consiglia , o r e , chi troppo fida nella fo rtu n a , e crede suo retaggio la vittoria in campo ; il pensarlo contrasta alla ragione , non meno che al corso delle um ane v ice n d e, e guai all uomo sedotto a prestarvi f e d e , non avendovi dolor pi forte di quello proviamo nel m irar tradite le nostre speranze. Quindi che gli espertissimi duci non affrontano mai direttam ente i pericoli della- g u e r r a , ed eziandio' quando veggonsi da ogni lato superiori ai nemici non j> lanciano di studiare artifizj e stratagemmi a fine di gabbarli, perocch delle sole armi usando non si pu essere mai certi della vittoria. Gessa d u n q u e , o re , d attristarti cotanto pe rovesci tocchi dalle truppe di Perozo , n pi esporti di tal guisa a nuovi rischi. Mai fu la M esopotamia guarnita di s valide fortifica(i) E rano parim ente segni di grandissima distinzione in P er sia , e dal re accordati ai benivolenti suoi e benem eriti della re pubblica , la veste alla foggia de Medi (nomata da alcuni autori SttftQofiKH, e ne posteriori tempi serica, i braccialetti d oro e cosi p ure 1 acinace ed il freno del cavallo (V. Erodoto , lib. iti e v i i ; Senofonte, C iro p ., lib vm , ed Anabasi, lib. 1; Giuseppa F lavio, Anlicb. G iu d ., lib. z e xi ; P lu tarco , V ita di Artaierse; Dione CrisosL , O rai. 9).

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x x x x x x n si x # x x x

zio n i, n le sue citt e castella ricettarono mai s formidabili presidj come al presente, il perch facendoci noi da quivi ad assalire i Romani, esporremmo le cose nostre a manifestissimo d a n n o , quando per lo contrario nella Siria, ed in tutto il suolo prima di giugnere all E u fra te , non trovi una loro fortezza o guarnigione. Ed a vie pi confermarti che tal sia la verit non tacer di aver io m andato replicate volte a riconoscere attentam ente quelle regioni alcuni miei Saraceni, i quali ripatriati dichiararontni che la stessa Antiochia (i), citt per o p u len z a, grandezza e popo* lazione fiorentissima sopra tutte le altre orientali sud dite del rom ano imperio , non racchiudeva n presi* d i o , n truppa , ed il popolo era solo applicato a diIettarsi con fe s te , sollazzi, e con mille scenici ludi. Quindi che potendola noi sorprendere all irnpensata riusciremo con ogni - verisimiglianza a conqui starla p re sta m en te, massime non avendovi dentro esercito nemico^ riportata per collaiuto de Numi la v ittoria, e prima che giungane sentore alle truppe di stanza nella M esopotam ia, retrocederem o nelle no* stre terre. N paventare la m ancanza dell1 acqua , o d altro che necessario alla vita; io stesso partir alla
( ) Fatta costruire da Seleuco Nicatore, il quale diedele que

sto nom e p^r onorare la memoria del suo genitore,Antioco. E b


be parimente il soprannome di E p id a fn e , sendo a lei vicina Dafne grossa borgata con bosco e tempio sacri ad Apollo e D ia n a , per distinguerla dalle altre citt asiatiche aventi la stessa denominazione. Essa attraversata dal fiume O ronte (V. Plinio

v, a i ; G iu s t., x v , 4 ; Strab. , xvi). O ra nom ata Antackia.

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testa dell esercito per inoltrarci laddove meglio* s ap presenter il nostro conto . IX. Cavado non seppe che opporre alle costai paro* le , n potea diffidarne conoscendo assai bene quanto il Saraceno valesse per accortezza e pratica nell'arte gner* r e s c a , e quanta stima sovra ogni altro riscuotesse dai Persiani. Il quale con nna guerra di cinquant anni ri dusse 1 imperio a tristissima condizione , saccheggian done tutte le terre dai confini dell Egitto sin entro la M esopotam ia, dandovi alle fiamme tutti gli edifizj, e tornandone a quando a quando con ben dieci mila pri gionieri , molti dei quali arbitrariam ente condannava a m o r t e , ed al resto offriva gravissimo riscatto. E d in queste sue insidie neppure una sol fiata lasciossi co gliere dal nemico , non avendovi esempio che intra prendesse geste contro di lui senza far precedere dili genti esplorazioni ; di pi era s destro e pronto nell eseguire che uora non videlo mai di ritorno colle mani vuote. Egli bens vero che talora e duci e truppe ro* m a n e , al tardo annunzio di qualche suo p re d a m e n to , cimentaronsi a rintracciarlo colla mira di piombargli com unque addosso per v ia , ma il b a r b a r o , sap u to lo , venne loro incontro , e sopraffattili non preparati e senzordine li pose in fuga, uccidendone frattanto, ed a suo bellagio molti. Riusc eziandio in altro cimento ad imprigionare dpci e truppa : erano i primi Demostrato fratello di Rufino, e Giovanni figlio di Luca, e vollervi tutte le grandissime ricchezze loro a redimerli da quella schiavit. In breve, fu questi il nemico che desse maggior travaglio ai R o m a n i, imperciocch fregiato di

go

GURRE PERSIANE

regale autorit sopra tutti i Saraceni dim oranti in Per* s i a , liberamente penetrava da ogni banda a m anomet tere le nostre t e r r e , n o n essendovi tra comandanti im periali , detti con voce nazionale d u c i , n tra quelli^ saraceni confederati all impero , e filarcbi nomati ( i ) chi valesse ad arrestarne il furore. E sebbene a tal uopo Giustiniano avesse dichiarato A re ta , figliuol di Gabala, governatore di molte saraceniche trib, accor dandogli insieme quanto a re si conviene di onoriti* eenza e p o te r e , non cess Alamandaro tuttavia di ri* po rtar vittoria in ogni s c o n tro , vuoi perch Areta tra disse le imperiali c o s e , o perch soltanto fossegli contraria la fo rtu n a , non essendosi ancora disvelata la verit. Egli certo per che il barbaro ebbe lunghissi ma vita, ed in gran parte di lei fece man bassa di tutto 1 oriente (a).
(i) E ra anche dato questo nom e; secondo S u id a , ai principi della Mesopotamia. (a) Menandro parim ente ia di lui onorevole menzione.

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CAPO

X V III.

Esercito del re persiano capitanato da A iarete . Belisario marcia alla testa delle sue truppe, e va temporeggiando. I Persiani abbandonano il suolo romano la vigilia di Pa squa, solennit presso i cristiani maggiore d agni altra . I Romani impazienti domandano la baitaglia. Aringa di Belisario. A ltra di Azarete. Schieramento deir esercito persiano. Disfatta dei Romani. Onorevole ri tirata di Belisario. Furore di Cavado contro Azarete. Rassegna delle armi persiane.

I. Cavado allegratosi ai consigli del Saraceno lev un esercito di quindici mila g u e rrie ri, e datane la ca pitananza ad Azarete persiano, duce espertissimo nelle cose b ellich e, volle che Alam andaro servisse loro d scorta nel viaggio. Eglino adunque valicato 1 Eufrate presso dell A ssiria, e traversata u n a regione allatto deserta, comparvero improvvisi nella C om agene, primo esempio che le truppe del re entrassero per di qua nelle nostre terre. II. A tale comparsa repentina e di estremo spa vento B elisario, indeciso dap p rin c ip io , risolv farsi incontro al nemico , e presidiati i fo r ti, p er tema non Cavado ponesse piede con altro esercito nella Mesopo tamia senza difesa , parti alla testa di venti mila uomi ni , com putando tra loro per lo meno due mila Isaari (t). Duci della cavalleria erano que dessi che pugnaf i ) E ra il costoro paese adiacente alla P isid ia, e notissimo

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rono sotto D ara contro il m irra n e , dei fanti P ie tr o , guardia di G iu stiniano, e degli Isauri Longino e Stefanacio } accorsevi inoltre Areta co Saraceni suoi: giunti a G alcide, citt ( i ) , e risaputo starsi il nemico ad un intervallo non maggiore di novanta stadj, piantarono il campo. Se non che Azarete ed A lam andaro, attendati vicin di C ab b u la, alla nuova della costoro venuta re* trocedettero, timorosi del perico lo , in cambio d inol trare , appoggiando all Eufrate la sinistra loro. L eser cito rom ano per seguivane le t r a c c e , ed ogni notte ristoravasi laddove in quella antecedente erano state le nemiche t e n d e , cos disponendo il condottiero a bello stadio per non essere costretto ad accettar battaglia col sollecitare 1 andata de s u o i, ben contento che i Persiani ritirassersi senza prendervi egli parte alcuna. T u t t i , capi e so ld a ti, il conlradiavano di nascosto, ma nessuno ardiva m ostrare aperto risentimento. III. I Persiani dopo molti giorni di cammino fecero alto sopra le rive dell' E u fr a te , rimpetto alla citt di Callinico ( a ) , per quindi abbandonare il fium e, ritiran*
p e r le violenze e rapine commesse dasuoi abitatori contro i popoli vicini. Servilio guerreggiolli, sconfisseli, e riportonne il sopran nom e d Isaurico. (i) Kinnefrin in Siriaco , ed ora pochissimo conosciuta n o n rimanendovi che le sue vestigia , dette il vecchio Aleppo. (a) Niceforio era il nome postogli da A lessandro, suo prim o fondatore. Seleuco Callinico poscia ( iv nella successione dei re "di S iria ) fortificato avendo lo stesso luogo, od altro 'ad iacen te, il chiam Callinico (Cron. Aless.). Ammiano Marcellino inoltre descrvendo il viaggio di Giuliano da C arra a Davana com men-

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dsi dalle terre imperiali, e procedere in paese deserto e spoglio di abitatori ; ma B elisario, pernottato nella citt di Sura (i), aggiunseli nel punto medesimo.in che s apprestavano frettqlosamente alla partenza. Ricorreva in quel d la vigilia di P a s q u a , prima di tutte le solen nit cristiane, ed a cui era uopo far precedere un asti nenza totale di cibo com unque e bevanda non solo nell intiero corso della g io rn a ta , m a anche in molta parte della notte. IV . 11 duce rom ano vedendo le sue truppe impazien tissime di com battere le adun , col parere .dello stesso Erm ogene di fresco arrivatovi, p er distorle dal propo sito l o r o , e disse : V. Da qual f u r o re , o valorosi R o m a n i, d a qnali sofferenze indotti volete ora correre intempestiva m ente s pericoloso aringo? Perch voi soli negherete essere la prima di tutte le vittorie il non riportare nocum ento alcuno dai nemici? come a noi di presente vien concesso dalla fortuna e dal timore destatosi in essi pel nostro arrivo. Non sar quindi meglio rim a ner soddisfatti di questo b e n e , e punto non curar chi fugge? Q ue Persiani che ebbri di speranza movevanci contro rimasero gi delusi, e li vedete dare le spalle; n se li costringessimo a far mostra nuovamente dei

dane la fortezza e la situazione con queste parole: Postridie ad


Callinicum (venlum est) , munimentum robustum commercandi

pimitale gratissimum ( lib. xxm , cap. 6 ). (i) In questa citt, ebe sussiste ancora e porta lo stesso no me , avevano i Giudei una scuola emula di quella di Mehardea.

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loro volti otterremmo di pi ancorch vincitori nella lotta, riducendosi il trionfo nostro a discacciare trup pe di per s postesi in piena ritirata. Se per nostra la sconftta, chi ne torr via la taccia di avere n trascurato i proprj vantaggi e ceduto la vittoria al nemico? Aggiugnete inoltre che le imperiali terre an* dranno in bala del vincitore : n Dio presta gi il * > suo braccio potente a favor di coloro che male ac-. 9i corti e caparbi gittaronsi ne pericoli, ma bens a cui 9 > fu necessit rincontrarli. Di pi , riducendo i barbari 9 alla disperazione li stimolereste a divenir coraggiosi, ed affrontandoci e rinverrebbero noi tutti spossati 9i dalle m arce , dall a stin e n z a , ed in aspettativa an 9i cora di qualche parte delle nostre genti . VI. L esercito alle ammonizioni del com andante cangi le segrete querele in altissime grida contro di l u i , accusandolo di pusillanimit e di fellonia nel rintuzzare il valore e la fermezza de suoi guerrieri } n la sola truppa ma ben anche taluni degli stessi duci, per vana ostentazioue di co rag g io , scagliavangli s crudeli rim brotti. V II. Belisario pertanto sbigottito dalla costoro alte rigia e sconsigliatezza mut linguaggio, e dissimulando animarli al com battim ento soggiungeva che sebbene avesse ognora fidato sul coraggio l o r o , trovandoli ades so meglio disposti che mai sentiva nascere in s vie pi grande ardore di venire a giornata. Schier quindi 1 esercito ponendo la fanteria al corno sin istro , dalla banda del fiu m e, Areta co Saraceni al destro , ove il

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terreno declinava a lq u a n to , ed egli colla cavalleria si p ort ad occupare il centro. V i l i . A z a re te , veduta 1 ordinanza rom ana confort li suoi dicendo: Nessuno pu dubitare che voi, sendo P ersiani, anteponiate l onore alla vita; aggiugner e z ia n d io , volendo il contrario Io tentereste indarno. Ohi ha cuore di fuggire il pericolo per m enar vita infame , capace non m eno , propendendovi la vo lo n t, di preferire cosa pi gradita ad altra pi one* sta. Ma l uomo ridotto all inevitabile estremit di morire o nel fervor della pugna con g lo ria , o dopo la sconfitta con ignom in ia, sarebbe al certo dissen ni nato se a questo anzi che a quello piegasse. Stando cos la bisogna mi lusingo vedere nellimminente con flitto voi tutti meno solleciti del rom ano valore, che del regale giudizio cui dar poscia argomento la vo stra condotta . Dopo la breve concione il duce mise in campo le tru ppe ordinando alla sua destra i P e r siani , ed i Saraceni alla sinistra. IX. In un medesimo punto i due eserciti vennero alle m a n i, e si guerreggi ostinatamente da ambe le p a r ti , n m ancarono pur ora valorosi atleti c h e , inol tran d o nel vano di mezzo alle t r u p p e , mostrassero di s opere stupende. L e frecce riuscirono assai micidiali ai b arb ari, meno ai Rom ani, avvegnach quelli non la cedano a chicchessia nel tirar d arco , ed in tale con flitto avventassero copia maggiore di saettarne \ eranne per i colpi in guisa deboli che al percuotere gli e lm i, le corazze o gli scudi avevano gi perduto ogni vigore. M eno frequenti p e r lo contrario saccedevansi gli strali

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deR om ani, ra lanciati con gagliardia maggiore sp etto re c a v a n o , p ercu o ten d o , mortali ferite. Trascorsi n et com battere due terzi del giorno ed incerta ancora es ten d o la vittria, i pi' coraggiosi de Persiani gittaronsi furia sul corno destro n e m ic o , dove i Saraceni agli ordini di Areta subito piegarono con vergogna grandis sima e con qualche sospetto di tradim ento ; n pi vi volle p er m ettere in iscompiglio tu tto l esercito. L e reali truppe allora anim ate dal prospero evento as salgono la cavalleria di Belisario, la quale rifinita dalla stanchezza delle m a r c e , dalle fatiche della battaglia e dall astinenza dov rinunziare ad ogni pi lunga difesa; e mentre gli uni riparavano sulle vicine isole del fiume, gli altri con istraordinarissimc azioni coronavansi di nuovi allori sul cam po, Ascanio tra questi di sua mano accise il fiore della giovent p e rsia n a , n cess dalla strage che fatto a brani dal costoro f e r r o , imprimendo alta .stima del valor suo nell animo stesso de nemici. Mor egli con ottocento de pi illustri g u errieri, e/ pur hiorirono gl Isauri co duci lo r o , lutto che non cimentassersi nella pugna ; gente era q u e s ta , Licaonii il p i , tolta dalle faccende rusticane per ingrossare I esercito , e la nessuna esperienza sua rendevala incapace di ogni bellico movimento; e pur dessa quella che poco stante agognava s forte la battag lia, ed accusava il condot tiero di codardia. X. II duce rom ano sinch vide Ascanio nel cimento prosegu pur egli a c o m b a tte re , ma quello m o r t o , e m orta con lui una parte delle sue truppe e l'altra volta i n fu g a , desistette e and a soccorrere un corpo di

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fa n teria, eli e rutto da Pietro opponeva ancora ostinata difesa ; gintovi smont a piede e delle comando alla sua scoria di fare altrettanto. I Persiani allora pi non curandosi defuggitivi abbandonarono p er opprimere con tutte le truppe loro Belisario , il quale subito volt gli omeri al fiu m e, unico inezia in poter suo ebe guaren ti? alo dall1 essere circondato. Q ui pure si guerreggi -pertinacissimameate, ma con assai dispari armi, doven do uu pugno di fanti reggere all impeto di tutti i cava lieri persiani, ed imperlatilo non valsero questi a rom perne la ordinanza o a metterli in f u g a , perocch ave vano gl imperiali rinserrato al tutto lor file , e tenendo congiunti gli scudi recavan danno maggiore di quello ne riportassero. Il nemico di galoppo mossevi pi fiate contro p e r {sbaragliarli, m a sempre in d a rn o , impen nandosi i cavalli inferociti dallo strepito delle a r m i , rendendo coll ostination loro i cavalieri impotenti di combattere. Term inato il giorno in questo agone venne la notte a separare i due eserciti, de quali il persiano raggiunse le proprie tende , e Belisario col mezzo d un vascello, trovato a sorte presso la riva del fiume, pass nell iso la, dov erano cam pate le altre rom ane truppe dopo la sconfitta. E n tro il d venturo poi esse arriva rono nella cilt di Callinico sopra navilio mercantile invialo col espressamente. Azarete fatto spogliare i m orti, tra quali osserv il num ero de suoi non inferiore a quello de Romani, ricondusse in Persia 1 esercito, ed arrivatovi, quantunque si presentasse alla reggia vitto rioso , fu colpito dallo sdegno di C a v a d o , e vo a rife rirne il motivo.
Ptocopio , lem . I. 7

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X I. Al cominciar d una guerra usanza tra Persiani che tatto lesercito col suo condottiero sfili innanzi al r e seduto in trono , ed ogtai individuo g itti, passando , una freccia in grandi cofani all uopo quivi disposti, i quali fatta la rassegna suggellansi coll impronta reale .per venire nuovamente dis-"illusi al to rn ar delle tr u p p e , dovendo allora ogni soldato coll antedetto metodo ri prenderne u n a; dopo di che gli ufficiali cni spetta con tano le rimanenti per ridirne il numero al m o n a rc a , acci e conosca la quantit degli uomini perduti in guerra : siu qui la consuetudine persiana. Q uando A iarete adunque, ricondotto l esercito iu patria, comparve innanzi al r e , questi domandgli qual nemica citt avesse conquistato, memore tuttavia essendo che il du ce partendosi con Alaniandaro gli prometteva di espu gnare Antiochia : 1 altro rispose che avea non debel lato ciltadi, ma beus vinta una battaglia. Cavado allora ordin che si rivedessero gli stra li, ed ogni guerriero cbinssi a ricogliere il sno ; rimasane per grande copia entro i cofani, ed appalesatosi cos il caro prezzo della v ittoria, lo priv del grado , n pi onorollo di sua confidenza.

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CAPO

XIX.

Lega di Giustiniano con gli Etiopi e gli Omerili contro la Persia. Descrittone del mar Rosso. Terra de pai-, meli clonata a Giustiniano da Abocaralo. Saraceni so prannomati Maddeni ; altri di essi antropofaghi. Etiopi detti Automiti. Due porti. Navigli di particolare co struzione su l mare etiopico e nelle Indie. Blemj e Nobati. Tempio inalzato da Diocletiano presso di Ele fantina File nomandone il luogo. Emp sagrifizii d que barbari Giustiniano lo atterra.

, .

I. Giustiniano dopo la passata sconfitta risolve le garsi con gli Etiopi e gli O m enti (i) contro dePersiaiii. Q ui cade in acconcio che io descriva il suolo abitato da questi popoli, e narri i-vautaggi sperati dall impe ra to re in virt di tale confederazione. II. L a Palestina da oriente ha per limite il m ar Ros so (a). Questo dalle Indie estendesi alte frontiere del ro mano im p erio , ed in una delle sue rive sorge Aita (3)
(l) Nome forse derivato da quello d H im ia r, proprio del so vrano e significante il re rosso. L a costoro citt reale dicevasi Mariaba , o , come si legge nell a ra b o , M areb , voce che in essa lingua dinotavane la preminenza. Gli Arabi ne fanno il soggiorno di Belkis regina di Saba , la quale recossi a visitare Salomone. O ra non ne esistono che le vestigia. Macrobj erano p u r detti anticamente. (a) Nomalo Pontico dagli antichi, e dai moderni geografi seno Persico. (3) Da Slrabone detta castello, e posta su dun luogo appar-

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citt , laddove appanto il mare term inando forma un piccolissimo s tre tto , e chi lo naviga mira alla sua destra da mezzogiorno le montagne egizie, ed alla manca da settentrione un vasto deserto ; n p e rd e , viaggiandovi, l terra di vista, sino a che non approdi all isola Iotaba ( i ) , lontana mille stadj e non meno da Aila. Lisola popolata di alcuni e b r e i, liberissimi ognora prima dell im perator Giustiniano. Inoltrando viemmaggiorm e n t e , l occhio non scuopre pi terra alla d e stra , av vegnach da sinistra si cali ogni notte a dormire sulla rip a, rendendovi i banchi di sabbia la navigazione fra le tenebre molto pericolosa. Hannovi eziandio varj porli, opera della natura non dell uomo, e 1 entrarvi agevol cosa in ogni tempo. III. Valicati i confini della Palestina metti il piede in quel de S a ra c e n i, dimoranti ab antico sopra terra ferace di palmeti, non allignandovi altro albero comun que , e donata da A bocaralo, signor di l e i , a Giusti niano , riportandone in guiderdone la filarchia de pale sti ni S a ra c e n i, dov egli governa , te m u to , i barbari su d d iti, e col valore e con la molta esperienza sua guard e mantiene tuttavia libero il paese dalle nemi che scorrerie; in oggi nondimeno allimperatore il solo titolo resta d un tal dominio, non traendone profitto ai

tato del seno Arabico, longe mille dagento sessanta stadj dal
porto de Gazei (lib. jcvi). (i) Di questisola, a breve intervallo dallA rab ia, fa menzione lo storico Malco nelle sue Cose bizantine. V. Storici mio * , tom. ni;

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'cono. Il mezzo della regione, che a percorrerlo vorrebbonvi dieci giornate di cam m ino , al tutto spopo* lato in causa della grandissima aridit s u a , il perch nulla offre di m em orabile, s eccettui il vano presente fattone da Abocaralo al rom ano im p era to re; e qui term ina quanto divisava narrare in proposito. IV. Subito dopo il palmeto appresentansi i Saraceni chiamati Maddeni ( i ) , sudditi degli O m e n t i , i quali hanno stanza nella regione presso del mare. Oltrepas sati co sto ro , pi altre genti fama riscontrarsi prima di giugnere ai Saraceni detti antropofago seguono poscia gl In d iau i, ma su de mentovati p o p o li, argomento di molte favolose n arrazioni, lasciamo ad ognuno il par* lam e come la pensa. V. Gli E tio p i, nomati ancora Auzomiti dalla princi pale citt loro ( a ) , soggiornano rimpelto agli O m e riti, nell opposta ripa : la distanza tra essi agguaglia ciaqne giorni ed altrettante notti di navigazione, con pro pizio vento, accordando il non avervi scogli di veleggiar liberamente colle tenebre ; a questo mare taluni danno il nome di Rosso. T u tto il resto p o i , di qua partendoci e andando insino alla ripa o alla citt d A ila , viene
(i) Il significato di questo arabico nom e quello d i uomini attaccati alle miniere. (3) Azomiti secondo Stefano bizantino. Vopisco in Aurelianp dice che i cittadini di lei furono condotti 1prigionieri nel trionfo di quell imperatore, e Paolo Diacono (Mitccllae, lib. xvi) scrisse che G iustiniano , correndo 1 anno decunosesto 4 el suo im perio ., debell il monarca loro. Di Azomiti fa aaenztoae parimente A rriano nel periplo, del m are Eritreo.

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appellato golfo Arabico , per ssersi in altri tempi colta voce Arabia indicato quanto h aw i paese da trascorrere prim a di arrivare nel territorio della citt di Gaza ( i ) , soggetta in allora all arabo monarca.
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Gaia citt della Giudea nel fin e t Su quella via che in ver Pelusio mena : Posta in riva del mare , ed ha vicine Immense solitudini di arena. ( Tasso cant. x v n ).

Due furono le citt di questo nom e ed a breve distanza tra loro. L antica , fabbricata dai M accabei, ebbe rinomanza per le imprese di S an so n e, che trasportonne sopra gli omeri le porte alla-som m ili del vicino m o n te , scosse quindi le colonne <M tempio, atterrollo, morendovi egli stesso con un grandissimo nu~ m ero di Filistei. Laltra fu celebre per .essersi valorosamente di fesa contro i Macedoni capitanati da Alessandro , il quale inve stendone le mura venne ferito della spalla da un colpo di cata pulta. 1 suoi cittadini poi ben anche quando videro entro le mura il nemico non cessarono dal guerreggiare, ma concentratisi m o r i r o n o tutti combattendo. Il Macedone condusse in ischiavit i figli e le mogli loro e ripopol la citt colle genti in to rn o , valendosene come d un presidio p er la guerra. lontana Gaza dal mare circa venti stadj , ma la via vi sale arenosa e profonda, ed il mare tutto limaccioso nelle adiacenze. Era citt grande sulle cime d un colle alto, e fortissime mura la circondavano. 1 ultima che si abiti nell ingresso della solitudine per chi viene dalla Fenicia nell Egitto ( A r r . , Spedii, di Alesa. , tom. i, lib. it ). Ecco in fine 1 elogio fatto da Polibio a questa popolazione : A m e sem bra 'giusto insieme e convenevole di rendere ai Gazei n la meritata te&timonianaa. Im perocch quantunque nelle gesta belliche non sietib pi valorosi degli'altri abitanti della Celem siria , molto pertanto li avanzano nel Coltivare te societ e nel

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VI. -Il porto idegli Omeriti donde si fa vela per lE tiopia nom ato B ulica, e quello che mette sul conti nente di essa regione diconlo porto degli Aduliti , gia cendo atv pi che venti stadj lontano da Aduli ( i ) , citt distante dodici giornate da Auzomide. VII. In questo mare e nell indiano vedrai navigli di u n a costruzione affatto p artico lare, non spalmati di pece o^d1 i tra cosiffatta materia , n tam poco fer m ate d a c b io d i le assi loro, ma unicamente da lacci. non pertanto ridicolo il supporre derivatane la pratica dall mcoritrarvisi pietre calamitate e quindi, attraenti il farro; i vascelli imperiali forniti abbondantem ente di questo metallo , ed in corso al piar degli altri per quelle acque smentiscono del tutto il preteso fenomeno ; di remmo piuttosto con verit maggiore che gl Indiani e gli Etiopi m ancano di f e rro , ed il portarvene dalle leggi proibito sotto pena capitale. Ci basti del m ar Rosso e delle vicine spiagge. V III. Partendoci dalla citt degli Auzomiti perverre mo con tren ta giorni di pedestre cammino alle egiziane
serbare la fede , ed al tu tta irresistibile la loro audacia. (lib. x tii, 40). Gaza esiste tu tta v ia , n?a decaduta moltissimo dal suo p ri miero splendore. (1) Nomata dal Cosmqgrafo ( lib. tv , c a p . 6 ) A d u le , e da Pliqio ^ lib. y i) A d u lito n ,c Adulitarum oppidum. Essa dava il nom e al seno del m are su cui giaceva , ed era un celebre em porio di quelle regioni, nel quale trasportavasi il migliore avorio^ delto'perci adulico.

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frontiere del romano imperi, dove orge Elefantina (i). IX. In questo intervallo menan lor Vita parecchie na zioni , ed anche i Blemj ed i N o b a ti, frequentissimi popoli ; i Blemj sonvi al c e n tro , e d i Nobati Ialla riva del Nilo (a) ; n gi un tempo i confini dellimperio erano gli stessi che oggi, ma si proseguiva 8 'camminare sette altre giornate per arrivarvi. L im peratele Diocle ziano visitando que lu o g h i, considerato lo scarso loro profitto in cusa delle pochissime terre coltivabili, estendendosi la scogliera all intorno del Nilo per mango tratto nel s u o lo , ed il molto danaro che richiedeva il m antenimento dei presidj, e di soprappi che i Blemj stanziati nei dintorni della citt d Oasis (3) predavano

() Tolemeo e S trato n e non parlano clie d 'u ' isola di que sto nome. Leggiamo parimente in Plinio (lib. v , cap. 9 ) : Ele-

phants instila intra novissimum catarracten quatuor miUia passuum , et supra Syenen sexdecim millia habitatur , -naviga to ti is Mgyptiacae Jinit. Mela per (lib. 1 , capi 9) fa menzione anche della citt esistente nell isola coll egual nome : Nilus, dice, ttsque ad Elephantidem urbem JEgyptiam atrox adhuc Jervm sque decurrit. Leggiamo in Tacito che Elefantina e Siene costi
tuivano , vivendo T ib e rio , i lim iti del romano im perio, traspor tati di poi al m ar Rosso. ( Annali). (a) Uno dei maggiri fiumi del mond. T di le lettere di Gio. Batt. R a m u sio , e di Girolamo F racasto ro, per tacre d i quanto ne scrissero con diligenza somma i Viaggiatori moderni. (5 ) Chiamata da Strabone Auasis. Il qual nome orientale sem bra derivatole dall aspetto che prende veduta da lu n g e , e tradurrebbe in italiano pelle d i pantera; formando i suoi fab bricati sopr arida e sterile terra una punteggiata superfide non dissimile nell' effetto 1 mantello della prefitta belva, l a essa fu

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quanto mai p a r a m i loro innanzi, 1*imperatore, diceva, indotto d a s f o r t i motivi persuase ai Nobati di ab bandonare la terra natale promettendone loro di mi gliore presso dtel Nilo; i sperava liberare cos d ai gua sti la campagna vicina ad Oasis e indurre qne 1 b ar bari a prendere le difese della regione , come di cosa propria, eontro le scorrerie deBlemj. I Nobati di buon grada accettarono offerta, e vennero a popolare le rive del Nilo a breve spazio dalla citt di Elefantina. Diocleziano accord pure ad entrambi un annuo sus sidio iu danaro acci guardassersi dall apportar danni ai R ottasi; ma eglino, avvegnach n cvano ancera tale regalia , don astengonsi punto dal predare la regione, essendo in realt connaturale a tutta la barbarica sente il rifiutarsi -ad ogni maniera dobbedienza s 4 $ o n che dal timore costretti d 1 una guarnigione pronf sempre a gastigarne le ribalderie. X. Diocleziano edific parimente un castello in altra delle isole del Nilo vicino ad Elefantina, inalzandovi un tempio ed altari comuni ai Romani ed ai barbari, e n commise i sacri riti a sacerdoti d ambe le g e n ti, nella speranza che la .partecipazione delle cose divine do vesse insieme legarli con inviolabile e santa am icizia, d in memoria d i ci pose al luogo il nme di File (i).
rilegato Giovenale (secondo il suo Scoliaste) p e r vere dato del calvo Nerone all im peratore D om iziano, ed ebbe i natali il fa moso grammatico Apione contro cui Flavio scrisse due libri. 'I n torno a questa citt V. parim ente E ro d o to , La T a lia , o sia lib. i n , e le note del suo traduttore Mustoxidi.

(i) La comunanza de tempj fu conosciuta sino dalle et piti

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Questi due popoli adorano 1 pagane divinit, special mente Iside, Osiride e P ria p o , alle quali i Blemj ag giungono sagrifiij di um ane vittime al Sole. XI. I barbari quidi sino a d nostri'furono posses sori del tempio di File , ma Giustiniano cred oppor tuno demolirlo, e Narsete persarmeno, dichiaratosi come scrivemmo (i) fautore delle parti rom ane, fece ecguire mentre reggeva quelle contrade l ordine antedetto, hnremote un mezzo efficacissimo per conciliare gli animi depopoli, e indurli a vivere in buona concordia tra loro ; quindi h cho qnegli lonj, i quali dalPE uropa1migrarono sui lidi della Caria, e queDoriesi che misero la sede loro neluogbi dintorno, (ondaronsi tempj comuni, erigendo i primi in Efeso quello di Diana, e gli altri in T riopia quello d Apollo. E l congregandosi colle mogli e a co figli ne giorni destinati li solennizzavano con sagrifizj , con m ercati, con certami equestri, gin ilici e musici, e con pubblici donativi agli Dei. 'E mentre sedeano a spettacolo, m entre mer li cotantavano, mentre da'vansr altre sigaificazioor d amore, intanto se ci aveano offese fatte ad uua citt, giudici fissi p e r la dieta o decidevano la guerra co b a r b a r i, o trattavano la riunione dei Greci ira loro. Servio Tullio anch egli onde conciliare e con giungere le genti latine, sicch scindendosi o guerreggiandosi tra v loro non fossero al fine spogliate della libert dai barbari intor-

no .

................ consigliava!! che fondassero a Spese comuni in

Rom a un tempio di asilo inviolabile, ove le citt riunite sagrifi cassero ogni anno per s stesse e p er tutti, facendovi concorso nei tempj che destinerebbero '(Dionigi d A lic., lib. i v ; V . inoltre Polibio , lib. i r , 3g ; e Pausania , lib. v i i ) . Diocleziano scse il trono correndo lanno 284 dell era volgare, dom lE gitto nell anno quarto dei kuo im p erio, e mor nell anno 5o 4 dell era suddetta.

(<) Capi

i5., j y

di questo libro.

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p e d o n a n d o n e i sacerdoti e. m andando gl' idoli a Bigancio. Ma torniamo a quello onde siamo digrassi. CAPO XX.

S U tle o , re d EtQpia , muove guerra, agli Omert , ed ucci? sone il re, d il trono al cristiano Esimifeo. Ribellione dei popoli contro il nuovo monarca, suo imprigionamento, e. scelta -di bramo , schiavo </ un cittadino adulita, a succedergli nel regno. Ellisteo indarno prende a guer reggiarlo. Ambasceria di Giustiniano presso gli ' Etopi e gli ' Omenti. Sua trista riuscita.

I. Non compiutasi ancora Ja guerra di P e rsia , Ellis i e o , re.degli E tio p i, cristiano, e di sua/religione ze lantissima., inteso avendo che gli O m e n t i , popolo di co ntro all Etiopia, dallaltra ripa del mane, e pressoch tutto giudeo p ag a n o , avvolto dir vogliamo negli er rori e nelle superstizioni de G r e c i , non rifinavano inai di scorrazzare tra vicini cristiani, allest u n arm ata na vale, ed approdatovi con molte truppe diede loro bat taglia , viriseli, ed uccisone il r e , surroggli Esimifeo, omerita d i schiatta e seguace de spoi riti, imponen dogli non so che annuo tributo a pr degli Etiopi. Se non che i Guiati ed altre masnade avvezze ai ladro necci nel tornare indietro ab bandonam elo, preferendo rimanersi co vinti possessori di fertilissime terre. II. Trascorso per breve tempo que ppoli levatisi contro di Esimifeo e rinchiusolo in Astretto .carcere po sero in trono altro individuo -noteto b ra m o , profes sante p u r egli i donimi c r is tia n ie schiavo di tl R q-

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mano stabilitosi in A duli, citt di E tio p ia, per eserci tarvi la mercatura. III. Ellisteo adunque alla notizia dellavvenuto, mise in punto tre mila guerrieri, ed inviolli sotto gli ordini d un suo affine a gastigare l oltraggio fatto ad Esimifeo. Ma pur essi, allettati dalla ubert dell' omeritico suolo, pi non cnraronsi di rip atriare, e venuti ad u a segreto parlamento con bramo uccisero nella pugna il duce l o r o , e quindi passarono alle truppe nemiche. Il re degli Etiopi allora disdegnando tanta perfidia vi m and un nuovo esercito, il quale toccato avendo una sconfitta fu nella dura necessit di subito ritirarsi. Bast all etiope m onarca il danno sofferto per non guerreg giare pi oltre gli Om eriti, e morendosi poco di poi forn mezzo ad bramo di rassodarsi tranqoillamente nel regno col pagare annuo tributo al successor di lui ; ma tali bisogne accaddero in progresso di tempo. IV. Mei mentre che Ellisteo governava gli Etopi ed Esimifeo gli Omeriti Giustiniano sped loro un amba* sciadore nomalo Giuliano, per averne soccorso, in virt, dei mutui legami di religione, contro i Persiani. Con sigliava inoltre i primi di comperare la seta indiana e venderla poscia ai R om ani, il qnale commercio as sai varrebbe l o r o , quando per lo contrario la gente sua riporterehbene Iconico vantaggio d uscire della ne* cessit d inviar danaro ai proprj nemici. Esortava final m ente gli Omriti a riporre il fuggitivo Carso nella filarohia de Maddeni, ed a. scorrere armalamano la Per sia con esercito di lor nazionali e di Romani. La pro sapia di Car$p. 0 ra stata.in addietro i possesso di quel-

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la m agistratura, ma egli, valentissimo nella guerra, uc ciso avendo alcuno del sangue di Esimifeo pot a stento campar la vita nel deserto. V. 1 due monarchi sebbene aderissero alle brame del1 imperatore non attesero poscia nessuna delle pro messe fattegli ; conctostiaeh era cosa al tutto impossi bile agli Etiopi il negoziare di seta cogli Indiani, aven dovi ognora ne porti loro mercatanti di Persia in aspet tazione delle navi cariche di esso genere per acquistarlo. Sembrava eziandio agli Omeriti gravissimo cimento quello di trascorrere una immensa regione e priva di abitatori per condurre le truppe a combattere Un po polo sopra ogni credere agguerrito. Ed Abramo avve gnach soventi promettesse a Giustiniano d assalire la Persia, una sol fiata, e ben presto retrocedendo, mosse coll esercito a quella volta : di tal fatta gli Etiopi e gli Omeriti portaronsi co Romani. C A P O XXI.
Pace chiesta dai Romani Chiamata di Belisario in Blzanzio, e sua destinaiione a guerreggiare 1 Vandali. Martiro poli assediata dai Persiani. Giustiniano corrompe un loro esploratore per danaro. Testamento e morte di Ca vado. Cosroe successor suo. Martiropoli francata dalF assedio persiano.

I. Ermogene dopo la vittoria de Persiani sulle ripe dell Eufrate and incontanente ambasciadore a Cavado p e r domandargli pace \ ma tutto fu v a n o , essendo a c cora il re grandemente invelenito contro dei Romani.

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II. Belisario in pari tempo ricev ordine di to rnare in Bisanzio, e giuntovi ebbe ta capitananza dellesercito raccolto a combattere i Vandali, riportando Sitta (i) il comando dette truppe contro l Persia, da dove in quello stante le armi re a li, condotte dal canarange, da Aspebedo e d a M erm eroe, mettevan piede nella Mesopotamia. III. Q uesti nelle a r c e loro non incontrato impe dimento a lc u n o , presero tosto ad assediare M artiropo)i (a), essendovisi rinchiusi Buse e Bessa per difender la. T ale c i t t , situata nella regione detta Sofanene , h a da settentrione alla distanza di dugnto quaranta stadj A m ida, e poco lontano dalle sue porte il fiume Ninfio (3), che divide i confini dellimperio e del regno. I terrazzani per avvegnach investiti fortemente dal ne mico , respinsero pieni di coraggio i primi assalti, m a con tutta la bravura loro ben si capiva che non avreb bero fatta lunga resistenza per lo mal essere di quelle m ura impotenti a reggere contro una gagliarda scossa ; oltre di che mancavano l entro e vittuagKe e macchine all uopo. Siila pervenuto colle truppe ad A ttaca (4),
(i) V . cap. l a , 4 ; cap. i 5 , a. (a) Conosciuta in oggi sotto il nome di Miafarekin , distante da Amida non maggior intervallo di quello che un bea cinto camminatore, per usare la frase di Erodolo, possa scorrere _in una giornata. (3) Altri leggono Nimfeo. Basilinfa o Barema nei geografi orientali ; Plinio il descrive sotto il nome di Tigri. (4) forse la nominata Asiaca da Appiano nella G uerra siriaca.

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(erra lontana da Martiropoli cento stadj $ posevi gli ac cam pam enti non osando procedere in n a n z i, ed aveva seco lambasciadore E rm og ene, partitosi altra fiata da Bisanzio {i). Accadde poi in quel mezzo cosa m erite vole di narrazione. IV. Havvi antichissima costumanza tra Romani e tra Persi, di m antenere col pubblic danaro esploratori nel paese nemico, incaricati di osservare quanto vi succede per trasm etterne quindi avviso all duce loro , e la mag g io r parte di essi conservano fedelt ed amore ai propri jConcittadB; altri per Io contrario, disleali, manifestano ui uon dovrebbero le pi arcane cose. O ra uno di questi recatsi d a Giustiniano appalesagli tutte le trame dei b a rb a ri, e v aggiunse che i Massageti (a) erano di*
(i) V. cap. i 3 , 3. (3) Bellissima la descrizione di questo popolo fatta da E ro doto. 1 Massageti, ei dice, hanno vestimento e vivere simile a qdello degli Sciti. Cavalieri pugnano e pedoni, ch e nelluno e nell'altro sono valenti. Arcieri ed astati, costumano di por tare bipenni. Oro e rame usano in ogni cosa: perocch in * qsanto si spetta alle a s te , alla punta delle satte , ed alle bi li peoni non usano se non se rame; ma quanto alla testa si per tiene , ai cingoli, alle fasce delle ascelle, ornano doro. Simil mente'intorno al petto dei cavalli cingono loriche d ram e; ma d oro sono le redini , i m orsi, e le bardature. Ferro ed argento non usano punto; ch di ci non vha il minimo che . nel paese loro; 11 rame poi e l oro v immenso in copia. Di , tali istituti si servono. Ciascuno sposa una donna; ma di que stc usauo in comune, avvegnach ci che dicono i Greci farsi . dalla Scita, non sono gi gli Sciti clie il fanno, bens i Mas sageti. Quando il Massageta sia tocco di desiderio per una

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spostissimi a strigner lega seco loro per dare il guast alle rom ane terre. L 1 imperatore , dopo varie interroga* zioni conosciutane la verit, indusselo per danaro di ri portare agli assediatori di M artiropoli, come gli U nni suddetti, lasciatisi dal partito nemico su b o rn a re, m ar ciavano di gi contr essi. Divulgatasi pel campo la nuova dest negli animi del canarange e -di tutto l eser* cito costernazione s grande che nessuno pi sapea qual consiglio abbracciare. V. Non guari dopo tali vicende Cavado afflitto da grave malattia sped in traccia del persiano M eb o d e, suo confidentissimo, ed interteuutosi dapprim a a r a gionare seco del figliuolo Cosroe e della regale succes sione , disvelgli alla p erfine i suoi grandi timori non i Persiani cangiassero qualche parie di ci che aveva in proposito deliberato. Mebode allora il preg di fidargli il testam en to , assicurandolo che i sudditi non avreb-

donna, appeso il turcasso davanti al carro, con essa si mischia senza altro rispetto. Per essi non proposto nessun limite al l et , ma alloraquando uno divii le vecchio , tutti i prossimi convenendo lo sagri Beano , e con esso altro gregge ; e lessate le carni banchettano. Ci essi stimano beatissimo; e quegli che finisce per malattia noi mangiano, ma il sotterrano, reputando disgrazia che non sia pervenuto al sagrificio. Nulla sem inano, * ma di bestiame vivono e di pesci , e questi in copia grandis* siina provengono loro dal fiume Arasse. Di latte son bevitori. Unico fra gl Iddi onorano il Sole , al quale sagrificano ca valli, e la ragione del sagrificio questa. Al velocissimo degli Iddi tribuiscono il velocissimo de* mortali ( lib. I , trad. di A. Mnsloxidi ).

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bonlo iti cosa veruna disubbidito. E d il re fcegli c r ivere P ultim a sua volont , destinando Cosroe al trono^ dopo di che usc prestam ente di vita ( 1 ). VI. T erm inata la cerimonia della pom pa funebreCoase voleva impossessarsi del re g n o , M ebode per i l contraddisse ramm entandogli non essere a chicchessiaaccordato l'ascendere di per- s alla suprema onoranza,, ma doversi questa com partire dall unanim e consenso, degli ottimati del regno $ e quegli sperando ottener* n e i voti, di leggieri condiscese ad attendere la costoro, sentenza. Ragunatosi p erta n to il consiglio Mebode lsso il testamento; a favore di C o s ro e , e la rim em branza djel virtuoso defunto ebbe tanto potere sn quegli animi ^ che tutti ad una vooe .proclamaronlo signor l o r o , di tal guisa er pervenne a . conseguire la m onarchia per siana. V II. Sitta ed E rm ogene, per tornare alle guerresche faccen d e, presi d a grave tim ore non M artiropoli s ar rendesse , n avendovi altronde mezzo di so cc o rre rla, fecero una deputazione ai com andanti nemici, la quale, giunta.alle costoro tende, s disse: u Voi non v'accorgete, O Persiani, che ributtando la pace invalontar} tradite la causa del re vostro, e gl'interessi comuni ad ambe n le gesti. Gli ambasciadori di Giustiniano per aceo jnodare le nostre querele arriveranno in brevora ; e d
(t) Cavado ristabilitosi in trobo vi sed, pi che prima dispotico altri anni trenta, cosicch in due vlte la sua mo narcha giunse' agli anni quarantuno (Agazia, lib. iv, cap. 11). . L epoca della sua, morte corrisponde .all anno qpinto di, Giu^ spiaao imperatore ed al 532 dell! era volgare.
P eocorio , tom. I.

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intrattanto n o i siamo pi che disposti a d arri staticb y > scelti intra le prime rom ane famiglie p er rimovere
ogni dubbio sulla verit di quanto asseriamo. Ritira* tevi adunque dalle nostre fro n tie re , acci seno le y > conferenze pienamente libere e tranquille . P ro n u n ciate appena queste parole capita dalla Persia tra. messo apportatore della m orte di C avado, della ele zione di Cosroe, e dei torbidi nati in tale frangente. L e nuove udite ed insiem la paura che sorvenissero g li U nni persuasero ai dnci persiani di accettare le offerto condizioni, gl imperiali diedero loro in ostaggio M ar tino e Senecione guardia di S itta : levatosi quindi l as sedio tornarono le truppe nel regno , e dopo la p a r tenza loro incontanente gli U nni comparvero su le im periali terre, dove, pi non trovando i Persiani, Cecero brevissima dimora.

CAPO

XXII.

Ambasciatori di Giustiniano in Persia per conferire sulta pace. Rufino , altro tC essi favorito da Cosroe, divienesospetto ai colleghi. Patti e conchiusione della pace.

I. Rufino, Alessandro e Tom m aso, eletti ambasoiadori con Erm ogene , vennero a Cosroe , in allora sulle riv e del T i g r i , ed al p r e s e n ta r g li innanzi tosto ebbero p e r suo ordine libert gli statichi. Q uindi i Romani presero a dire molte co se , di soverchio cortigianesche e disdi cevoli al carattere di lo r n az io n e, p er mitigarne lo sdegno ed ottenere la pace 5 la ebbero in effetto p e r

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cento dieci anni ( aperanta no m ata , ci. senza ter m i n e ) , a patto che il capitano delle truppe nella Mes'opotamia abbandonata D ar tornasse a d im o ra re , com e dapprim a , in Costantina $ che si sborsassero da Giustiniano cento a u r e i, e che oltre la restituzione di F arangkm e Bolon () rimanessero alla Persia tu tti infort da lei vinti nella Lazica (*) ; il danaro poi era chiesto in premio dell accordare ai Romani la conservazine delle mura di D ara, ed in compenso delle spese fatte col ten er guarnigione alle P orte Caspie. Gli am basciadori n o n rifntaronsi ad alcuna dell proposte fuori quella risguardantte la cessione dei forti, dom andando per essa tem po da rip ortarne l imperiale consenso,' e gitfdicossi op portuno d inviare all uopo Rufino in Bisanzio , ac cordandogli settanta giorni pel viaggio, e di m andare intrattan to gli altri suoi colleghi ad attenderlo in Per *ia^ G iustinjano, letti ed approvati gli articoli del trat tato , Conferm la pace., II. Jfel correre per i settanta giorni hucinossi fai samente in Persia la m orte di Rufino p e r opera dell im p erato re, e m ontatone Cosroe in ira fe comando, che si riprendessero di botto le armi. T u tto nondim eno svan col tornare dell* inviato>al reale cospetto presso a N isib i, dove am endue insieme e n tra ro n o , e dove p u r giunsero di subito nuvi ambasciadori col danaro pattuito. Se non che G iu stiniano , pentitosi in questo
(i) Al cap. i 5 di questo libro si fe narrato come i due castelli fossero per tradimento ceduti alle truppe imperiali. (a) V. cap. i 4 , 4-

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GUERRE PERSIANE

' m entre dell 1 aver ceduto i forti della L az io a, m and scrivendo all ambasceria che si guardasse bene datr l aderirvi; il re pertanto , al costei rifiato crucciatosi pi che mai contro l im p e ra to re , si volse ad a b b o n ire ogni ragionar di pace. "Rufino allora premuroso di sai* vare il danaro implor , gettatoglisi a piedi, la fa co lti di ricondurlo via ed u n breve indugio prima di rinno* vare la guerra. Il r e , fattolo sorgere, accordgli le p re gate c o s e , talch i legati rom ani restituironsi coll oro a D a r a , e le truppe reali tornarono indietro. Ma qui * colleghi movendo qualche dubbio sulla fedelt di R u fino , troppo agevolmente da Cosroe graziato d ogni sua inchiesta, rim andaronlo in Bizanzio. III. Tuttavia dal concepito sospetto n on venne m a o chia alcuna all onore di c o s tu i, avendolo Giustiniano subito rinviato in Persia con Erm ogene, dove trascorso n o n guari tempo ebbe Ja pace il suo com pim ento, ed eccone le condizioni : Renderanno ambe le parti tutti

i fo rti occupati durante la guerra: Non vi sar pi in Dara capitan di soldati : GV Iberi potranno a lor be neplacito uscire di Bizanzio o rimanervi. Alcuni di essi
in effetto continuaronvi lor dimora, passandone altri ad abitare nuove regioni. P er questa pace so tto scritta'n el settimo (i) anno dell imperio di Giustiniano i Rom ani doverono rinunziare ai forti Bolon e Faraugion, e pa gare il dapprim a convenuto danaro; furon poi restituite
(t) Secondo altri codici nel sesto. Chi poi bramasse maggiori notizie sulla compilazione di questi trattati di pace tra limpera tore ed il monarca persiano legga Menandro Protettore.

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loro le castella dei Lazj v e niero Dagaris ( i ) , a cui va sconfitte date agli U n n i, e sue terre : uomo per verit ebbero fine le nimicizie tra CAPO

p er va.di cam bio.il .prigio debitore l imperio di molte del costoro fugamento dalle spertissimo in guerra. Cos Giustiniano e, Cosroe (a). X X III.

Congiura degli ottimati persiani contro al re. Strana. ven tura del fanciulletto Cavado. Adergudunibade i spento per averlo campato da morte.' Mebode al tripode di ferro innanzi t ingresso della reggia persiana.

I. Dopo le cose antedette si ord contro il persiano monarca una congiura il cui tenore prendo qui ad espor re. Cosroe figliuol di Cavado nato con animo gagliar dissimo ed inquieto agognava le n o v it , ponendo ogni studio nel comunicare altrui l'agitazione ed il perturba mento che travagliavangli senza posa il cuore. Q uindi che gli ottimati e savj della nazione venuti a noia del suo g o v erno , deliberarono eleggersi altro re della stirpe di C av ad o , accordando in preferenza il favor loro a Bazes (3) privo d un o cc h io , e per ci in forza
(i) Y. la narrato n e della costui prigionia al a del cap. i 5.

(i) Di questa pace scrisse Procopio' altrove (Su Segr. , 5).


Gran danaro spese ( Giustiniano ) per stabilire la pace eoa Cosroe ; poi ostinatamente seguendo il suo capriccio , senza alcun motivo ruppe il trattato , con ogni genere d intrighi e di sforzi fatta alleanza con Alamandaro e cogli U n n i , che erano socj e confederati eie Persiani . (3) Zames ( Cus. ) , e di esso il N. A. scrisse le cose mede sime nel 3 del cap. 11.

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degli statati nazionali disadatto al regno. Il perch do* po molto consigliarsi a vicenda fu risolato innalzare al tro n o il costui figliuolo, Cavado nom ato dalP avo , di chiarandone il padre tutore, e reggente della monarchia. Eglino poscia, informatone Bazes e sollecitatolo a pre starvi il suo consentim ento, indagavano assidui la op p ortunit di giugnere al divisato scopo. M a C o sro e, risapute le in sidie, fe subito uccidere il re g g en te, la prole maschile di l u i , gli altri fra te lli, e tutti i grandi -avvolti nella congiura, essendovi tra questi Aspebedo suo zio m aterno. II. Di tutti i figliuoli di Bazes rimaneva non pertanto ancora il solo C avado, pargoletto a que d, ed allevato da un canarange p er nome A dergudunibade, al quale non volendo il re fare oltraggio, siccome colui che p er let andava esente da ogni suspicione, contentossi ordinare la morte del fanciullo. Il canarange disvel tal co m a n d o , gravissimo al cuor s u o , alla moglie ed alla n u trice , e q u ella, u d en d o lo , sciogliesi in pianto, ed abbracciandone le ginocchia il prega e supplica di risparm iare l innocente. F u risoluto adunque crescerlo con tutta la possibile seg retezza, e dire a Cosroe che avesse per adempiuto ogni suo v o lere} e tanta cura si pose nel celare la bisogna, che n essu no , all infuori 'del figlio loro Vararne e di un servo , arriv mai a p e n etra re dov1 e si fosse. Trascorsi molti anni il canarange p e r tema non addivenisse palese la costui esisten za, aiutatolo di danaro e d ogni corredo necessario alla v i t a , il fece riparare alla meglio sotto nuovo cielo. IH , S in qui i complici tennero p er modo l arcano

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che n il r, n altri ebbene il menomo sospetto. Leva tosi per Cosroe in appresso con forte esercito a guer reggiare la Colchide e seco m enando Vararne figlio di Adergudunibad, questi appalesogli la frode, e condusse alla sua presenza in testimonio il servo stesso partecipe del fatto; al che il m onarca grandem ente adiratosi con* tro l infedele canarange, n potendolo di leggieri avere in sua m ano , pens abbindolarlo con tale artifizio: sendo egli in procinto di abbandonare la Clchide e rive n ire in P e rs ia , manifestogli con lettera nn suo finto piano di sorprendere per due luoghi differenti le rom a n e terre ; volendosi pertanto dimezzare l esercito a fine di corseggiare ad un tratto al di qua e al di l dell E u fra te , l una delle parti condurrebbe di per s , e conferirebbe a lui, in premio di sua virt, la capitanant a dellaltra , venisse dunque speditam ente per concer tare seco le misure necessarie al buon evento della im presa ; mandogli inoltre delle scorte acci il seguis sero p er via. Quegli contentissimo di tanto o n o r e , e ben lunge col pensiero dalla mala ventura che Io at tendeva , part all istante. Ma cavalcando perduta la forza , in causa dell et sua non pi idonea alle fatiche del viaggio, di tenere in briglia il destriero, cadde, e ri portando grave offesa in una gamba fu costretto a sospen dere il c a m m in o , e ad occuparsi della propria salate. Cosroe allora, fattoglisi incontro, il consigli, dacch la sofferta disgrazia rendevalo inetto al com ando dell esercito, di lasciarsi trasportare in un castello per esservi a suo bellagio curato; e di tal guisa mandavalo a morte, avendo prescritto che lo accompagnassero gli esecutori

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stessi della sentenza. D a l a non molto Cavado figliti di Bazes, o altri ohe simigliantissime avevane le forme, arriv in B izanzio, ed in considerazione dell avo fa magnificamente accolto ed onorato da Giustiniano. IV . Mebode eziandio non guari dopo ebbe m orte dal re-, il quale volendogli parlare di cosa necessaria e di molta conseguenza m and il zabergan to rintrac ciarne. Q u e s ti, nemico suo di vcchia d a t a , trova tolo ad esercitare le truppe dissegK il com ando; l al tro rispose che v andrebbe term inata appena l instaizione. Ma il messe accecato dall odio esageronne le p a ro le , riferendo in vece eh e' non pensava di mo versi sotto pretesto di accudire ad altre faccende. C o sroe , u d ite le , preso da eccessivo sdegno fecegli per a n o de suoi uffiziali intimare di portarsi al trip o d e , e che ci sia vo a darne la spiegazione. H a w i all entrata della reggia persiana nn tripode di ferro su cui vanno a sedere tutti coloro che caddero in disgrazia somma del m o n a rc a , p er attendervi nel generale abbandono la propria c o n d a n n a , vietando le leggi di cercare asilo nei terapj. Mebode vi sed molti giorni in triste e pie tosa cond izio n e, e quindi fu spento per opera di mano inviatagli dal r e , riportando questa mercede i tanti ed illustri servigi suoi (i).

(i) E perch non dire i cattivi uffizj rendut a Seose presso Cavado ? V. cap. 1 1 , 9.

Or se chi becca ribeccato poi 'Guardiani che un altro non ribecchi noi. ( Alam. stauz. beccaf. )

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CAPO

XXIV.

Parlimento di romano imperio in due fazioni. Trambusto di Bizanzio. Fuoco appiccato alla cHl dai facinorosi. * Carattere d i Giovanni cappadoce d i Triboniano. Jjpatio creato imperatore dalia plebe. Aringa del sena tore Origene. Consiglio tenuto nella reggia di Giusti* niano, e risoluzione di non cedere, adottata in virt d? un ragionamento di Teodora augusta. Ribellione vinta dai capitani Belisario e Mundo. Prigionia cT Ipazio e di Pompeo ; lor morte la dim ane, e gittamento dei cadaveri nel mare.

1. Contem poranea delle vicende persiane o ra mento* vate fu una repentina sommossa scoppiata fuor d1 ogni aspettativa in Bizanzio (i), sul conto della qua^e me* s ti eri prem ettere che da gran pezza gli abitatori di tu tte le citt partisconsi in due fazioni, de Veneti e de Prasini ( a ) , voci d arte presso i tin to ri, ed a fa*
(t) Intorno at cominciomento di questa sommossa , nomata de V ittoriati, uopo leggere un passo di Evagrio (S t., lib. iv, cap. 3 i) riferito dal chiaro traduttore della Storia Segreta in forma -di appendice alle note-, V. n. a. (a) Erano assai antiche nell imperio le fazioni dei Veneti e dePrasini; questi distinguevansi vestendo una divisa verde, quelli cerulea. Ne* Collcttane! di Giovanni antiocheno abbiamo l ori gine loro in questi termini: Enonwo fu il primo ad inventare i colori deCirceusi, coi quali volle rappresentare quasi il con trasto della terra e del mare. Questo combattimento fu da Enomao stabilito pel giorno ventiquattresimo di marzo. Se avesse vinto il color verde tutti speravano la fertilit della terra : se il ceruleo , aveasi fede che il mare sarebbe stato

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vorire la propria ciascuno largo di danaro cogli amici, tollera atrocissimi corporali supplizj, e non disdegna tam poco incontrare obbrobriosa morte. Combattonsi le contrarie parti senza punto saperne il p e rc h , e con servano tra loro odio tale p er tu tta la vita da perdere sentimento com unque d onore, di parentela e di ami cizia; purch si vinca, un nulla tenuto il dispiacere a D i o , il violare le leggi, ed il mettere a soqquadro la repubblica. N da questa follia vanno esenti le stesse doune, preste ognora a seguire i mariti ed a p u g n a re , ove o c c o rra , ai loro fian chi, avvegnach riservatissime nel resto a segno di non porre mai piede ne popolari spettacoli. Di tali stranezze tu tto sembrami aver detto nom inandole malattia degli anim i, cui soggiaciono cittadi e popoli senza eccezione.
tranquillo per la navigazione . In appresso per queste fazioni si portarono al numero di quattro , ed erano : i.a la prasina ; a.* la veneta ; 3.* la bianca ; 4-* la rossa o fulva. Oltre di che sotto Domiziano, essendo sei le porte delle carceri donde uscivano i c a r ri, furonne aggiunte due nuove : 1 aurata o gialla , e la purpurea. Un esempio di tal fatta si legge in Dione Cassio, il quale rammentando questi giuochi celebrali in Roma avanti i Saturnali dellanno g 4g sotto limperatore Severo, lasci scritto : Essendo, come gi dicemm o, raccolto un infinito numero di persone, e stando a riguardare la sestuplice gara dei carri (come fatto erasi anche ai tempi di Cleandro) avvenne, ec. (lib. l x x v ). Il Grevio ed il Panvinio riportano un basso rilievo con otlo quadrighe , e lo stesso numero ne contiene parimente qualche rarissima gemma , vogliamo per supporlo un capriccio dell artefice. L imperatore Giustiniano e Teodosia favorivano la fazione veneta, ed al potere di essa avevano abbandonalo la repubblica.

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II . Allorch adunque il pretore della plebe in Bizaiw aio scortava al supplizio parecchi de 1 ribelli fa sor* preso da gente delle costoro fazio ni, e costretto a ce derle i condannati. Andarono poscia sediziosi a rom pere le porte delle prigioni, ed uccisi gli uffiziali della giusti* zia e le guardie , ne ritrassero non solo i complici della riv o lta , m a ancora gli altri rei di qualsiasi delitto. > III. I cittadini spogli tP ogni passione ripararono sul vicin continente al vedere la patria tu tta in fiam m e, come avesservi appiccato fuoco i nemici ; e di esse furo n o ben tosto preda H tempio di S. Sofia ( i ) r il bagno idi Zeussipo, una p arte della reggia, quella intendo che d a l suo vestibulo conduceva all ara di M a r te , il lungo portico per andare al palazzo di Costantino, molti altri nobili a b itu ri, e quantit immensa d oro, e d argento. Giustiniano, P imperatrice sua moglie ed alcuni senatori non partironsi dalla reggia. I sediziosi presero in quel frangente la parola Fin ci p er contrassegno, rim asa quindi alla fazion loro. IV. Di quel tempo Giovanili cappadoce era prefetto del. pretorio (a ), e T riboniano di Pamfilia paredro di G iustiniano, magistrato detto in Roma q u e s to re , e
fi) Questa chiesa fa poco dopo riedificata datP imperatore Giustiniano con tale magnificenza da riempir di maraviglia chiun que prenda a considerarne la minuta descrizione lasciataci dal Nostro nel lib. i , degli Edifzj , a cui precede nella presente edizione della Collana degli Storici Greci ec. il suo prospetto del lato occidentale.

(a) stiniano.

O, oon altri termini, capitan generale del palazzo di Giu

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presso i Latini giureconsulto. Il p rim o , ignorantissimo affatto delle arti liberali e privo d ogni cultura dello spirito , non avea riportato dalle scuole altro pro fitto che quello di malamente scrivere ; la gagliardi^ per del c o r p o , il pi robusto di quanti mai a nostra saputa esistessero, la scaltrezza nel cogliere gli avvan taggi dei te m p i, e l attitudine agli scabrosi maneggi supplivano in lui il difetto della dottrina. Questi pregj tuttavia non bastavano a far dimenticare gli enormissimi suoi vizj ; vimperciocch iniquo e malfacente di na tu ra , senza timore alcuno del Nume o risguardo per gli u o m in i, riputava un vero niente la costoro vita e la rovina della citt. Divenuto in cotal guisa possessore di molte ricch ezze, e nato fatto per ammassarne com un que e profonderle , contamin sua vita d ogni maniera di stravizzi, sendo intemperantissimo in ispecie nel bere e nel mangiare al che poscia con provocato recere soccorreva; tale ^i era perfettamente Giovanni (i). T riboniano al contrario aveva tratto miglior partito da suoi talenti, a veruno secondo nella educazione e nella maestria di qualsivoglia scienza ed a rte , ma s peccava d avarizia che il trovavi ognora apparecchiato a difen dere l utile contro l onesto, ed a promulgare od abolir leggi in ordine alle varie circostanze di coloro che imploravano con danaro il suo patrocinio (2 ). O ra il
(1) A vie meglio conoscere costui si potr leggere 1 Appen dice del car. Compagnoni, impressa di seguit alla traduzione del testo nella Storia Segreta. (2) Quanto poi foss egli eccellente nell arte dell adulazione si argomenter di leggieri dall aver dichiarato un d a Giustinia-

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popolo m entr epa tra s diviso nelle antedette fazio n i , e tutto occupato in quella civil guerra non bad ai mali che da questi due magistrati provenivano alla repubblica, venuto per a congiurare insieme prese a colmarli di vituperi ed a rintracciarli p er vederne la fine. Al che Giustiniano bramoso di m ostrare la popo larit sua levolli di c a r ic a , surrogando alla prefettura d el pretorio il patrizio F o ca , personaggio di ra ra p ru denza ed osservantissimo della giustizia, ed alla que stura Basilide ( i ) , patrizio anch egli, d illustre legnagg i o , e di probit somma. V. Animatasi n on p ertanto la sommossa anzich ve n ir m e n o , Giustiniano sul declinare del quinto giorno prescrisse ad Ipazio ed a P o m p e o , nipoti dell 1 impera tore Anastasio per.m ezzo di so rella, che si partissero dalla corte, sospettandoli forse macchinatri di qualche tram a contro la sua v ita , se pure di t a l 1ordine non debbasi accagionare il destino. Ma entram bi, per tem a di essere inalzati al trono dall am m utinata p le b e , ri sposero allim peratore dicendo m ancar loro il coraggio di abbandonarlo in s triste m om ento; egli per scor gendo in queste parole una conferma de timori conce piti sul conto l o r o , feceli tosto ubbidire. 11 perch usciti di l e ripararono nelle proprie dimore e passaronvi tranquillamente la notte ; divulgatosi quindi col nuovo giorno il grido eh erano stati messi fuor deln o , mentre sedevagli accanto, che temea fortemente di vederselo rapire in cielo per la singolare piet sua. (St. Segr. , cap. 17.) (1) Basso nella Storia Segreta , il quale fu parimente duti volte prefetto del pretorio. '

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la re g g ia , accorse la plebe ia folla prsso di l o r o , e proclam ato Ipazio im peratore voleva condurlo nella pubblica piazza ov V p ren derebb e il possesso del supremo comando ; se non che la prudentissim a e virtnosa con* so rte, nom ata M a ria , tu tta s adoperava a ritenerlo, ed im plorando il soccorso degli amici suoi gridava non volersi di tal m odo aprire la tom ba al marito. Tinse n on di m anco il p o p o lo , ed ei suo aal grado posto il piede sul foro di Costantino fa salutato im p erato re, Tenendogli cinto il c a p o , in m ancanza del reale diade* m a , con u na collana d oro. V I. Fattisi di poi a consiglio tutti i senatri che erano rimasti nelle proprie c a s e , tra le varie opinioni loro prevaleva quella d avviarsi immediatamente a dar lassalto al palazzo di Giustiniano, quand o tal di essi n o m ato Origene parl di tal guija : . Avvegnach il p* tere delle armi atto sia a liberarci dalle imminenti vicende, egli per fuor di dubbio cbe le pi grandi im p rese, e la guerra ed il regno hanno sopra tutte il a p rim a to , non vogliono eseguirsi a fu ria , ma essere condotte a buon fine colta saggezza dei consigli e colla perseveranza nei trav agli, mezzi di cui non possiamo ad u n istante valerci. O r dunque movendo noi ad attaccare il n e m ic o , un sol attim o decider la sorte della repubblica , e giusta 1 esito delle n o stre armi o dovremo ringraziare la fortuna , o seco que* re la rc i, dipendendo ognora da lei tutte le cose vio* lentem ente operate. Q uando invece guidando noi con maggior placidezza le presenti bisogne non pe* nerem o a trovare molte occasioni per francarci da

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* Giustiniano, e chi sa che egli stesso, m ettendo ogni sua felicit nel r itir o , non abbandoni di p er s il re g n o ;
senzach b asta alla p ro n ta caduta d un m onarca l aversi una sol volta m eritato il dispregio de popoli soggetti. Non diffalcamo in fine di re g g ie, ed i pa* lazzi di Placilliana e di Elena racchiudono q u an to tnai pu occorrere ad albergare convenientemente il novello im p era to re, e luoghi da tenere il consiglio, e t da prendere in qusti urgentissimi casi nostri tu tte le necessarie deliberazioni ; s diceva Origene. M a , com e pur troppo avvenir suole nelle tum ultuarie ad u nanze , insistevano gli altri sulla necessit di non ritai> d a r punto la c o s a , ripetendone il felice successo dalla pronta esecuzione. Ipazio adunque, facendosi egli stesso fabbro di sue s ciag u re, impose di andare al circo, sper a n d o , all? opinar d a lc u n i, favorire cos l odiato im peratore. . V II. In questo mezzo deliberavasi eziandio nella c o rte di Giustinian se fosse uopo resistere, o cercar salvezza entro i vascelli; e levatesi pur quivi discrepanti opinioni Teodora augusta (i) surse dicetfdo : Il tem po, a m io
(i) Di costei taciamo di buon grado la nascita, la condizione, ed i costumi, rimettendo il lettore ai cap. i 4 e i 5, o per meglio dire pressoch ad ogni pagina della Storia Segreta. In quanto poi al suo fisico leggiamo essere stata leggiadra di volto e pia ti cente, pallidetta alquanto > con occhi assai vivi, piccola di sta tura , e ne moti della persona vivacissima . Oltre di che il N. A. parlando nel lib. i degli Edifizj di una statua dai Co stantinopolitani eretta a questa im peratrice , si spiega eziandio in pi energico modo: dessa in vero (1* (tatua) l immagine di

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avviso, non consente di esaminare se dicevol sia a donna lringar tra voi, e proporre generosi consigli
ad animi d ati in preda al timore. Giunti per all e* stremo de mali ognuno in obbligo di riparare, p e r quanto si pu , ai comuni bisogni. Io adunque cred o fermamente che apporterem m o figgendo grave dan no alle cose n o s tr e , avvegnach fossimo pi che certi di trovare salvezza. C hi ba ricevuto il bene della vita, lo ebbe a condiain di ren d erlo ; ma chi giunse y > Una volta al trono, mestieri c h e H perda rinunziando alla vita con esso. Dio poi non voglia che io apo* gli giammai questa p o rp o r a , o che apparisca iu pubr blico senaa udirmi salutare imperatrice. Se An, o Ge s a r e , bram i salv arti, a tuo bell agio il p u o i, avenda pronti e danari, e mare, e vascelli ; guardati bene per -di non abbandonare insiem colla reggia la vita: quanto a me approvo grandem ente lantico detto: L imperio un magnifico sepolcro . Le parole di Tpodora ani m arono p e r guisa il coraggio l entro che tutti diedersi s tu d ia re , in easo di a ssa lto , ogni misura di resi stnza ; arroge che il Inumer maggior delle tr u p p e , compresavi l imperiai g u a rd ia , amava ben poco l im p erato re, e non dichiarassi per lui che veduto il felice term ine della ribellione. V i l i . Giustiniano allora pose ogni speranza in BeKsario ed in M u n d o , il primo de quali era tornato di
una eccellente figura, ma lontanissima dal riferire la bellezza dellAugusta, perciocch artifizio untano non pu gli avvenenti traiti di lei n dichiarare con parole , n ia simulacro espri-

uwre .

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fresco dalla Persia con assai grande codazzo e eo a molta copia di astati espertissimi nei percoli della guerra , fedeli e pronti ad ogni sue volere ; l altro si* u tilm ente, eletto eapitano delle truppe nell Illiria ed a que d chiamato in Bizaqzio p er comporre non so quali faccen d e, numerava tra suoi una turba di Eruli. Ipazio intanto pervenuto nell ippodromo ( 1 ) era asceso il t r o n o , da cui limperatore, sed e n d o , mirava le eorse de cavalli e le gare dei lottatori. M undo in questa usci del palazzo per la porta C o c le a , derivatole il nome dalla forma sua, e Belisario procedette verso laltra che ritto conduceva all ip p o d ro m o , dove arrivato ordin alle guardie di aprirla; ma eglino, fermi nel voler celare i sentimenti degli animi loro sinch non vedessero dichia* rata la v itto ria, ricusano di obbedire. Belisario alla ri pulsa torn da Giustiniano per annunziargli che depo(1) Il chiaro traduttore di Polibio (I. Koheo) dice: Vastissi ino era sovente lo spazio di siffatto edifizio , dalle corse de cavalli che vi si facevano cosi denominato. Quello di Delfo era tanto grande che quaranta carri vi potevano disputarsi la vitto ria (Voy. du jeone Anach, tom. n, pag. 3 14)- N i s celebravano in quello soltanto t giuochi equestri, ma vi s esercitava ancora la cavalleria militare, conforme appariste da Senofonte (Agesil., lib. xzv). I Romani li chiamavano circi, e ve ne area nella capitale parecchi , fra i quali il pi cospicuo era il cosiddetto Circo Massimo, edificato da Tarquinio Prisco, e da Giulio Ce sare talmente ampliato , che contener potea. dugenta sessanta mila uomini (Sv., lui. Caes., cap. 3g) : sebbene non slo le gare dei cocchii' col ammiravansi, ma te pugne eziandio delle a fiere e de gladiatori, finch sursero gli anfiteatri pella magni ficenza degli imperatori (lib. Vii).

Pocopio , tom. I.

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Desse ogni speranza venendo tradito dalle guardie stes1 se. L im peratore nondimeno il consigli a tentare la

uscita dalla porta di B ro n zo , ed egli subitamente ac corsovi la p ass , e trav ersan d o, non saprei ridire se con maggiori fatiche o pericoli, cadaveri e rovine d un vecchio fabbricato mezzo consunto dalle fiamme, giun ge da ultimo al circo , e si dispone a sorprendere Ipa* zio dalla porta Veneta situata alla diritta del trono. Fattosi per a considerare le angustie del luogo e la custodia affidatane a truppe della fazione contraria, te meva assai nel valicarlo della propria vita e di lasciar Ginstiniano in bala degli infuriati sediziosi. Con tutto ci scorgendo il popolo affollatissimo e disordinato nell a r e n a , impone alla turba de suoi di sguainare le spade, e muove ad affrontarlo impetuosamente. Riusc il c o lp o , e quella moltitudine al mirare soldati valorosis simi e pieni di bellica gloria aggirarsi tra loro col nudo acciaro e ferire, diedesi con forti grida e nel maggiore scompiglio alla fuga. Pervenne intrattdnto l dappresso M undo (coraggioso ed attivo capitano), e m entre stava macchinando un qualche imprendimento conobbe dal lorribile schiamazzo che glimperiali combattevano di gi nell ippodromo } il perch, giudicando riuscir loro op portuno il suo a iu to , entratovi dalla porta Libilina , piomb anch egli sopra i co sp irato ri, esposti cos ad un doppio macello. IX. Voltosi il popolo dopo molta strage, soverchiando le vittime di quel giorno il numero di trenta mila ( i ) ,
(i) Leggo in altre edizioni- tre mila.

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precipitosamente in fu g a , Boraide e Giusto ( i ) , nipoti di C esare, strapparono Ipazio dal tro n o , non pi aven dovi chi prendessene le difese, e trascinaronlo con Pompeo al cospetto dell im p era to re, il quale ordin che si rinchiudessero entrambi in istretttf carcere. Qui P o m p e o , non assuefatto a sciagure s g ra n d i, caduto in uu lagrimar dirottissimo ed in lamenti ben merite voli di compassione, fu da Ipazio acerbamente sgridato col rammentargli mal convenire il pianto a chi soggiace ad ingiusta m o rte , non essndo eglino rei neppure di un solo pensiero contro il sovrano ; e doversi tu tta la colpa dell avvenuto riversare sul .popolo , che desti nandoli all im p e rio 'd i forza li aveva condotti nell ip-> podromo. Comunque per si fosse la cosa , e, vennero la dimane trucidati dalle truppe, che gittaronne quindi i cadaveri nel m a re ; i loro beni e quelli de sena tori complici della congiura passarono al fisco ; ma in progresso di tempo Giustjoiano rirais^ i figlinoli d Ipazio e di P o m p e o , e gli altri tutti nella primiera di gnit , e mostrossi lor generoso forse pi di quello pra ticasse con molti de* suoi am ici: a questo modo ebbe fine la bizantina sommossa (a).

(i) Primo e secondo figlio del fratello di Giustiniano ; come poi si chiamasse costui e la sua moglie non ha storico che lo abbia mandato alla posterit, la luogo di Boraide alcuni leggono Berode. (a) Anni dell era volgare 534*

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CAPO

XXV.

Giovanni e Triboniano ristabiliti nelle loro magistrature. Calunnie del primo contro V imperatrice. Vendetta di costei coll opera d i Antonina. Giovanni riceve mal suo grado Vordine sacerdotale. Accusato ingiustamente della morte del vescovo Eusebio soggiace a tristissima condizione;

I. Brere fa l intervallo che Giovanni il cappadoce e Triboniano rimasero privi delle onoranze lo ro , essen done poco stante, reintegrati, e l ultimo vissuto molti anni libero da ogni molestia fu spento io fine d a cause naturali : modello d un cuor mite e benigno offuscava colla dolcezza de suoi m o d i, e pi ancora collo splen dore di sue dottrine 1 amor sommo disgraziatamente portato al danaro (i). Giovanni al contrario in odio a tutti per la incessante avidit di arricch ire, accoppiata ad u n indole fiera e m alvagia, si m antenne solo due lu stri nella ricuperata magistratura, compiati i quali port le pene che attendevano le tante sue ribalderie. II. Avvegnach egli sapesse di avere colle sue calun nie grandem ente irritato contro di s limperatrice T eo dora, pure nulla sollecito di placarne il mal animo con segni di rispetto e di um iliazione, e non curandone punto 1 alto grado e 1 amore portatole dal co n so rte , proseguiva ad offenderla con malvagi discorsi al costui
(i) Questo elogio ben poco si accorda coi titoli d uomo ini quo e d insigne furfante datigli nel cap. a i delle St. Segr.

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orecchio. L augusta pertanto , consapevole di t u t t o , bram liberarsi dal tristissimo n em ico , e sol titubava nella scelta de 1 mezzi, giunto essendo il maligno a cat tivarsi in forte guisa il cuore imperiale. ben vero per eh egli al penetrare la risoluzione di Teodora in timor a segno di non potersi pi coricare sopra il suo letto seuza lorribile apprensione che nelle ore notturne venisse qualche barbaro a trucidarlo. Il perch levavasi tratto tratto ad esaminare le aperture della camera, ed era attorniato da un num ero di guardie incomparabil m ente maggiore di quello si convenesse a prefetto del pretorio , n tampoco seinbravagli essere giammai abba stanza sicuro; allo spuntare im pertanto demattutini al bori diLeguavansi queste sue paure, e riprendeva a mal m enare i cittadini e lo stato.' Aveva di continuo ezian dio al suo fianco impostori e stregoni per conoscere i segreti della m a g ia , da loro attendendo giusta le p ro messe fattegli il supremo potere. Assiduo inoltre nella carriera de suoi delitti e con 1 animo avverso ad ogni sentimento di piet andava bens talora alla chiesa e vi passava la n o t t e , ma tu tt altro che gli esercizj de fe deli erano i s u o i, intrattenndovisi a re c ita re , coperto d una gran veste propria d alcuni antichi settarj no mati grecanici, magiche p reg h iere, nella sperauza di conservarsi per esse l imperiale benevolenza, e di riu scire'invulnerabile al ferro dei nemici. III. Belisario in questo mezzo, fatte onorate imprese nell Ita lia , era tornato con la consorte Antonina (i)
(i) Questa grande confidente di Teodora augusta ebbe i na-

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in Bizanzio \ richiamatovi p e r condurre l esercito alfa guerra persiana ; ed avvegnach tntti meritamente il guardassero con istima e rispetto , Giovanni odiavaio per la buona riputazione appunto da lui goduta , e tramavagli continue insidie. Il capitano ad u n q u e , sul quale fondavasi ogni romana sp eran za, marci in P ersia lasciando nella capitale A ntonina, donna fornita di sagacissimo spirito ed assai adatto a trovare spedienti negli ardui in trig h i, che bramosa di possedere l ani mo di Teodora escogit e mise in Opera le costei ven dette contro il Cappadoce. Al qual uopo finse lunga mente am or sommo verso di E ufem ia, onestissima gliuola di l u i , assai tenera 1 d anni e quindi facile a ca d er nelle frodi, e idolatrata, perch unica, dal genitore; ed a procacciarsi fede maggiore comunicavale qualche suo particolare segreto. U n d , tra gli a ltr i,. colta l opportunit di rim aner sola con lei nella camera faceva sembiante di querelarsi della sua gran disdetta in ve*deudo Belisario da Giustiniano malissimo compensato di tntti i servigi renduti all imperio coll averne siffat tam ente dilatati i confini, coll aver condotti prigionieri a Bizanzio due r e ( i ) , collavere inoltre arricchito lim periale tesoro versandovi prodigiosa quantit d oro e d
tali da un cocchiere del circo, fu patrizia di dignit, dama prin cipale in corte , e preposta al vestimento ed all ornato dell im peratrice. Ebbe due m ariti, e col primo di essi gener Fozio e molti altri figli , con Belisario poi la sola Giovannina ; soprav visse al consorte, che solea accompagnare nelle militari spedi zioni , e decrepita usc di vita sotto 1 imperio di Giustino II. (i) Vilige ra dei G o ti, e Gelimero re dei Vandali.

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argento ; n sarebbesi pi taciuta se E ufem ia, eoo* lentissima di tali sfoghi p er l odio che Teodora p or tava al genitor s u o , non interrom pevala. dicendo : E chi in colpa se non voi stessi, o carissima; delle ricordate sciag ure , i quali com andando a tutte . le forze dell imperio , disdegnate valervene ? Rispon deva l altra : Nulla pu l esercito ove non abbia dalla sua gli ottimati di corte ; basterebbe 6 olo che tuo padre s unisse a noi p e r condurre coll aiuto di Dio a buon fine i nostri divisamenti . La. donzella promise allora di cooperarvi con ogni suo mezzo, nel punto medesimo and a favellarne al g e n ito re , il quale pieno di gioia alla p ro p o s ta , opinando avverarsi le profezie dei maghi riguardanti il suo inalzam ento al trono, commisele di procurargli un colloquio la diman con Antonina. Q uesta spiato in simigliante guisa 1 ani m o di Giovanni e ben cauta nel movere il m inor so spetto della ordita tr a m a , rispose : non andare scevra da pericolo s pronta conferenza, potendo il menomo indizio sconvolgere tutti i piani loro. Esser ella del resto in. procinto di aggiugnere il co n so rte , e della citt uscendo passerebbe il primo giorno alla sua vii* la, detta Rufiniana, giacente .me sobborghi, e* q u i, ri cevutolo sotto pretesto di officiosa v isita, ragione rebbero insiem e, ed obbligherebbero entram bi la fe de loro: piacque il tro v a to , ,e si determin l'e p o c a dell abboccamento. L autrice in questo mentre comu nic tutte le sue mene a Teodora , riportandone encoroj ed impulso alla piena loro esecuzione, e quindi al com parire dello stabilito giorno abbandona Bizanzio

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col mentito proposito di viaggiare nelloriente, e va alla sua villa^del sobborgo, dove pronto arriv tra la notte Giovanni. Se non che l imperatore avvertito dalla con sorte delle prave intenzioni di l u i , fece comando al* l eunuco Narsete ed a Marcello prefetto delle guardie palatine di procedere con sufficiente scorta alla Rnfiniana per osservare quanto v accadrebbe, e di uccidere il traditore ov egli tentasse di perturbare la tranquillit dell imperio. Questi pervenuti col ed acquattatisi die* tro u na fratta presso al luogo della conferenza j per avere agio di prestarvi attnto o recchio , udendo Gio vanni audacemente promettere il suo efficacissimo aiuto a Belisario e ad Antonina nella rivolta contro Giusti niano , e confermare eziandio la data fede con esecra* bili giuramenti, balzan d improvviso fuori, e di leggieri avrebbongli impedito la fu g a, se allo strepito non fos sero accorse le guardie sue appostate in vicini sentieri a difenderlo, una delle quali feri ben anche di spada Marcello senza ravvisarlo } cos ebbe quegli ki oppor tunit di camparsela e tornare in Bizanzio. IV . Che se qui giunto avesse egli di subito e con animo franco implorato la bont dell imperatore non s a re b b e , a mio c re d e re , soggiaciuto a gastigo alcu no ; riparatosi per lo contrario in una ch iesa, forn a T eodora largo campo di vie meglio perderlo. S po gliato adunque della sua magistratura fu esiliato in certo borgo di Cizico nomato Artace ( i ) , ove cangiato
( i | Citt che altre volte aanoveravasi tra le pi ragguardevoli dell Asia per grandezza , buon governo e bellezza. Era situata

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il suo nome con quello di Pietro, ricev gli ordini sacvi, ma con deliberato consiglio di astenersi dalle funzioni loro, chiudendo lesercizio di queste il varco alle secolari magistrature per cui nutriva ancora Un resto di speran za ; i suoi beni caddero nel fisco, e solo dall* animo clementissimo di Giustiniano pot riaverne qualche parte. Non ostante per il grande cangiamento di fortuna egli proseguiva a menare vita lautissima, dandogliene oppor tuno mezzo e il danaro accordatogli dalla generosit im periale, e molto pi quello di per s trafugato; il qual contegno , l arroganza sua , e il dispregio in che poneva le meritate sciagure attiravangli lesecrazione de Rom ani, ed .acceleravano le pene maggiori serbategli dalla giustizia divina.
in un isola della Propontide che due ponti congiungevano alla terra ferma. Sovrastavate il monte Dindimo celebre pel tempio erettovi dagli Argonauti alla madre degli D ei, quindi chiamata Dindimene. Sappiamo inoltre da Pausania che i Ciziceni dop di avere forzato colla guerra i Proconnesii a divenir loro con cittadini, tolsero da ProconDeso la statua della madre Din dimene : questa d oro , ed il suo volto , in vece di essere d avorio , fatto di denti di cavalli marini (lib. vm). Mi tridate dopo avere riportato una vittoria sopra le truppe romane aventi a duce Cotta , Cinse questa citt d assedio ; mossosi per dal fiume Sangario Lucullo , ov era a campo , e presolo alle spalle gli fe toccare una gravissima sconfina essendo asceso il numero de Pontici morti a diecimila, e quello dei prigionieri a tredici mila , o se vogliamo prestar fede a Plutarco ( Vita di Lucullo ) trecento mila sommarono gli estinti, i prigioneri, i bagagiioai, e quanti altri erano alle salmerie dell esercita (Y. Ap piano j ; Guer. Mitr. ; Strab. , lib. zi ; Meninone, Ist. d Eraclea Pontica ; Polibio, lib. v).

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V. Aveavi in Gizico un vescovo di nome E usebio, uom per nulla men di Giovanni incomportabile e tristo, ed i cittadini spesso eransi richiamati delle costui ves sazioni., ma il favore di che godea in corte aveva renduto vana ogni lamentanza loro, quindi che alcuni gio vani insidiandone la vita il trafissero in mezzo al foro, e dal volgo si tenne il Cappadoce, palese nemico del morto, complice di tale misfatto. I giudici pertanto inviati dal senato rom ano a formare il processo ordinano che sia incarcerato G iovanni, e svestito e frustato a guisa di la d ro n e , avvegnach potentissimo un tempo tra gli o t timati , prefetto ed anche console ( i ) , massima delle rom ane d ig n it , per avere da lui tu tta la consorteria di quella uccisione; ma nulla pot la sevizia persistendo egli a dichiararsi affatto innocente ed al buio di si grave colpa. Era non di meno scritto negli eterni decreti che dovesse cos pagare il fio dei mali arrecati all imperio; la o n d e , senza punto di riguardo alle proteste s u e , fu con sentenza privato d ogni bene di fortuna e condotto via da col su d una b a r c a , dalla quale , coperto non pi che d ispida tunica e per pochi oboli com pra, era dalle sue guardie costretto a discendere ed elemosi nare ovunque essa approdava. Scorsi in tal condizione parecchi luoghi dell'Egitto arriv ad Antinoopoli (a), e

(1) Fu 1 antipenultimo console dell* imperio costantinopoli tano , ricoprendo in pari tempo la prefettura del pretorio. (2) Essa viene eziandio rammentata da Pausania con queste parole: Sul Nilo gli Egizj hanno una citt del nome d i ' Antif1 noo (Delle cose arcadiche).

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volge ora il terzanno che vi giace im prigionatola mal' grado per di tanta miseria non dispera tuttavia di per* venire un giorno al supremo p o te r e , avendo avuto sin larroganza di chiedere ad alcuni Alessandrini il danaro d i e dovevano al pubblico : tesoro. Ed ecco di qual modo Giovanni scont la pena de mancamenti com messi nel decennio di sua magistratura ; dopo di che riprendo l interrotto argomento. C A P O XXVI.
Sconfitta data ai Vandali da Belisario. Eccessiva gelosia di Cosroe per tale avvenimento. Tirannia stabilitasi in Dura , e dopo quattro giorni distrutta.

I. Belisario avuto il comando nuovamente delle orien tali truppe , ritorn 1 Africa , al suo Comparirvi, sotto il dominio ro m an o ; argomento che riprender a trat* tare con maggior accuratezza nel progresso della mia istoria. II. La nuova di s felice riuscita increbbe assai a Cosroe ed a P ersiani, e indusseli a pentimento della pace accordata all imperio, dandogli con essa il mezzo di allargare i proprj confini. Nondimeno il re m and ambasciadori a Giustiniano per congratularsi dei rip o r tati vantaggi, e gli chiedeva, scherzando, parte del bot tino , atteso che i Romani andavanne debitori a lui in grazia de fatti accordi. L imperatore accomiat l am basceria p re sta m en te, valendosene per inviare al si gnor loro copiosissimi doni.

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GUERRE PERSIANE LIBRO PRIMO

III. Dara intanto fa bersaglio di nuove sciagure per 1 arroganza d un tal fantaccino , detto G iovanni, il quale conspirando con altri pochi soldati alla tirannide occup la citt, e fortificatone il palazzo a guisa di roc ca vi si difese quattro giorni contro le truppe ; ed avrebbe al certo recato grave danno ai R om ani, se questi fossero stati in guerra con la P e rsia , ma aven dovi pace tra loro manc il suo colpo. Nel quarto giorno della rivolta adunque le truppe animate dalle esortazioni del vescovo M anente (i) e di Anastasio, rag guardevolissimo cittadino , deliberarono andare di me riggio e co pugnali sotto le vesti al palazzo, ed arriva tevi uccisero le sentinelle a guardia dell uscio, dopo di che inoltratesi debellarono il tiranno Altri per voglio no che la gloria di quest azione debbano i guerrieri di videre con un cuoco loro seguace, il quale , vedutili nel vestibolo a m ancar di coraggio, salt dentro col suo coltello in m a n o , e trafisse allimprovvista Giovan ni. Aggiungono di pi che questi non gravemente ferito, e d a to s i, ridendo , alla fuga incappasse nella tru p p a , la q u a le , agguantatolo, incendi tosto il palazzo acci altri non avesse pi a valersene p er cosiffatti maneggi. Il reo fu poscia condotto in carcere, dove per tema non qualche suo com plice, sapendolo ancor vivo , tornasse a sconvolgere la pubblica tranquillit, si fece morire j e di tal modo ebbe immediatamente fine tutta la sommossa.
(i) Mammea , M amma, Marnante , secondo altri autori.

ISTORIA DELLE GUERRE


C ONTR O

I PERSIANI

LIBRO SECONDO

CAPO

PRIMO.

Pretesto di Alamandaro per rompere gli accordi co Romani , o sia querele del saraceno contro di Areta in causa un tratto di paese nomalo Strato. Ragioni delle due parti. Strategio e Summo da Giustiniano eletti arbitri della con troversia. Lamentante del Persiano contro VImperatore.

1. C osroe sentendo che Belisario aveva gi comin ciato a ricuperare l Italia non pot rattener 1 animo suo dall escogitare motivi ; se no n onesti almeno tali

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GUERRE PERSIANE

apparentemente, per rompere i fatti accordi (i), e preso ad informarne Alamandaro indusselo a favorire le sue parti. Questo re adunque senza perdere tempo accus Areta, duce romano, di avere oltrepassato i proprj confi ni , e per vendetta , posto atich egli il piede sul tener dellimperio , sfidollo a pugnar s e c o , dichiarandosi per nulla obbligato alle convenzioni, non avendovi apposto il nome suo ; ed era la verit, non solendo mai i Sa raceni soscriversi appi di e sse , come in lega con una delle due grandi potenze. La contesa regione poi, detta S trata, giace al mezzogiorno ed in viciuanza della citt di Paimira (2 ) , ed talmente esposta agli ardori del sole che dei, pascoli in fuori non offre altra risorsa al1 agricoltura. II. Se non che volendola Areta un antichissima pro priet rom ana adducevanea pruova Io stesso di lei nome, significando Strata presso de Latini v ia , e la testimo nianza di tutti quelli pi attempati abitatori. Ma Alam andaro, dichiarata inutil cosa il quistionare sul D om e,

(1) Del valore e dello scaltrimento di costur Procopio ha parlato al cap. 17 del libro 1. (3) Lo storico Giuseppe Flavio attribuisce la fondazione di questa citt a Salomone, ed il nome Tadamora datole, tuttora conservato io quello siriaco Tadinor. Ecco poi quanto ne dice altrove il Nostro: La Fenicia che stendesi al Libano, ha Palinira, citt in addietro fondata in luogo circondato da un deserto, e collocata intanto in sito opportunissimo per tenere d occhio le mosse de Saraceni uostri nemici. E di fatti fu piantata col per vedere le improvvise incursioni di que barbari sulle terre dell imperio romano . (Gli Edifizii, lib. n , cap. 11)

LIBRO SECONDO

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confnlavalo asserendo aver egli riscosso mai sempre i tributi da coloro che vi pascolavano gli armenti. III. Giustinia'no pertanto commise le informazioni sulla controversia a due illustri personaggi, P uno dei quali,era Strategio, patrizio e prefetto del tesoro, ricco di molta prudenza , e di nobilissimi a n te n a ti, e P altro Sunnio, condottiero delle truppe nella P alestio a, e fra tello di quel Giuliano spedito poco avanti ambasciadore agli Etiopi ed Omeriti ( 1 ). E questi divisava che i Ro mani perm aner dovessero nella re g io n e , m a il prim a istantem ente pregava l imperatore di non voler d^ire ai Persiani uu pretesto di nuova guerra, com e desidera vano , trattandosi di sterile campagna , pochissimo e s te s a , e di nesSua profitto ; Giustiniano pi volte pro pose la faccenda in consiglio, e lasciolla gran tempo indecisa. IV. Cosroe intanto andava apertam ente accusando l ' im peratore di violazion della pace , di tram e ordite contro il suo re g n o , e di maneggi tendenti a corrom pere Alamandaro re dei S a ra c e n i, avendovi spedilo Sunnio all oggetto di conferir s e c o , ed offrirgli danaro p e r disporlo a prendere le parli romane ; e mostrava una lettera imperiale a bella posta diretta al S a ra c e n o , ed altra adducevane eziandio m andata agli U nni per animarli a guastare le terre persiane, dicendola ricevuta da individui della nazione venuti al sup trono. Qui ter minavano i rimprocci del re a fine di tornare in guerra coi R o m an i, ed io non posso fei'marmi ad esporre quanta si fosse la verit loro.
(1) V. lib. 1, cap. ao.

>44

GUERRE PERSIANE

C A P O II.
Ambasceria di Pitige re dei Goti a Cosroe. Aringa degli ambasciadori. I l persiano , geloso deir imperiale * pro sperit , ne approva i richiami.

I. Compievano le cose antedette quando Vitige ( i ) re dei G o t i , cui mal riusciva la ro tta guerra, invi due ambasciadori di monarca persiano per esortarlo ad ar marsi contro l im perio; n i suoi messi eran gi n a zionali per tem a non iscompigliassero discoverti la fac cenda , m a liguri sacerdoti lasciatisi adescare dalla pro messa di molto danaro ; il pi ragguardevole d essi procedeva con abito e titolo vescovile, sebbene m an cante della sacra unzione, ed il compagno siccome dia cono seguivalo. Venuti di questa m aniera nella T rcia stringono, prima di valicarne i confini, amicizia con altro individuo opportunissimo all uffizio di turcim anno, p er la m olta sua perizia nelle lingue greca e siria c a , e fat tolo della consorteria giungono in Persia non osservati dai R o m ani, che in grazia della pace guardavano men rigorosamente la frontiera; introdottisi quindi nella reg.gia espongono con questi accenti la m andata loro : II. Siamo al tuo c o sp e tto , o r e , inviali da Vitige

(i) Questo re fatto dotto in Bizanzio, ove con quello deVandali prescntollo supplice ai

quindi prigioniero da Belisario fu con il duce nel giorno del suo trionfo insieme Gelimero, e con altra caterva di schiavi, piedi di Giustiniano.

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dom inator de Goti e degli Italia n i,n o n gi p er oc* cuparti d e nostri particolari interessi, com e il co stume delle altre am bascerie, ma per ragionare di quelli concernenti la stessa tua rep u b b lic a, im per ciocch non la sbaglierebbe di certo chiunque dicesse' e te ed il r e g n o , tuo traditi da G iustiniano, Sendo connaturale a questo principe la inclinazione alle no* v itad i, il desiderio di possedere 1* a ltr u i, il violar senza scrupolo i giurati ac c o rd i, e la smania di sog giogare tutte le monarchie per reggere da solo il mondo. Consapevole per della sua impotenza per attaccare alia scoperta i Persiani, o, questi opponen dosi , qualsivoglia altro p o p o lo , tenta gabbarti con vana apparenza di p a c e , ed accumula a dapni tuoi le forze delle vinte n az io n i, tra coi sin da ora uopo annoverare i Vandali ed i M aurutii : cbe se un instante finge amicizia cogli altri G o ti, s adoperar tem endo arrestarsi p er loro il corso delle sue im prese , e volge i proprii tesori a rovinarli. E poi ve rit incontrastabile che e g li, ove aggiunga il suo sco p o , varrassi di noi e di. tntti i popoli debellati p er abbattere il tuo regno ; n ratterrallo punto il rimorso di violare i convenuti patti e la giurata al leanza. Non voler tu d u n q u e , o r e , concorrere alla nostra non meno che alla persiana schiavit, non essendo ancora in noi spenta ogni lusinga di riuscita} ravvisa negli oltrggi a noi fatti limagne di quelli che ti sovrastano, e persuaditi che i R om ani, spogli affatto di amicizia per t e , appena addivenuti certi di non operare indarno aprirannoti i perfidi loro divi1 *
Ptocono j tam. L

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samenti. Ad evitarne pertanto le triste conseguenze usa di tutti i mezzi sin che n hai il destro, acci non d eb b a li, perduti, inutilmente cercare, sendo ben ma lagevol cosa il m ettere riparo ad una opportunit fug gitaci di m a n o , ed assai prudente consiglio il pro 6 tn tare del tempo ad antivenire il male , ed a tenere in dietro le molestie d un oppressore nemico< . III. Il Persiano rimaso persuasissimo delle ammoni* zioni di Vitige, quasi sprone a corrente destriero, vie pi s accese nella sua bram a di rom perla con Giustiniano, n on consentendogli la gelosia che animavaio contresso di p or m ente alla origine l o r o , da popoli vo dire av versi a Romani ; il perch rinvenutele conformi alle in clinazioni dell animo suo vi prest ferma c red en z a, come appunto fece per riguardo alle ambascerie dei Lazj e degli A rm e n i, futuro argomento della mia isto ria. Ma questi tu tti per sottrarsi dall imperatore adducevano pretesti ta li, che avrebbero potuto di leg gieri m eritar luogo tra gli encomj grandissimi d un principe gen eroso, non m ordendo effettivamente in lui che la voglia di aggrandire e procacciare maggior lu stro al suo im p erio , accuse applicabili eziandio al re persiano Ciro ed al m acedone Alessandro (i). M a , co li) Le qui dette mende lievissime e quasi virt osserva or come vengono rappresentate nella Storia Segreta (cap. ao) Giustiniano fu quegli che di continuo eccit l incendio della guerra , non u avendo mai voluto nelle cose consultare lopportunit del tem po, e tutto anzi intraprendendo fuor di proposito. In seno della pace , e in mezzo alle tregue, con inala arte cercar sempre contro i confinanti pretesti di guerra; a guerra dichiarata im-

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m an que si fosse la: c o s a , egli fuor di dubbio che l o d io , nion potendo strigner lega colia giustizia, m u dasse Cosroe a dare il bando alla pace. CAPO III.

Simeone ucciso dagli Armeni. Amataspe succederli nella prefettura. Quesfi accusalo da Acacio incontra morte per volere di Giustiniano. Sommossa della regione pro dotta dalle crudelt di Acacio, il quale vi perde la vita. Mandata di Sitta a fa r vendetta dei ribelli , e sua fin e pugnando. Nefandissima azione di Buzez , surrogato al defittilo , conira f arsacida Giovanni. I l costui genero Bassace , avuta la prefettura depl Armenia , implora con veemente aringa il favore di Cosroe, I l quale risolvi di guerreggiare i Romani.

I. L assunto incarico mi porta ora alla narrazione d un singolare avvenim ento, che uopo riferire all epoca delle cose autedetle. Quel Sim eone traditor d i Farangion ai Romani, e prem iatone da Giustiniano con alcune borgate dell Armenia ( i ) ? fu insidiosamente uc*

* prudentemente arrestarsi, e per avarizi non provvedere 1 oc corrente che tardi; .invece perdersi dietro a vani rtudj, e scro s t a r e eoa dannata curiosit la natura di D io : intanto per cru deit e tirannide non volere .abbandonare le armi, n debellare il nemic, srdidamente risparmiando quanto a tal uopo, dove * aver .pronto : beo la .sua condotta. Perci regnante ' lui pe >1 universo-mondo scorse a fiumi e a laghi il sangue de Ro% mani, e di tutti i barbari . () V. fcU 1, *ap. t 5 , 7 e seg*

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ciso da parecchi villici aventi alla> testa du figli di Perozo, i quali, consumato il delitto, tifoggironsi tantofftrt in Persia. II. L imperatore avutane contezza diede le borgate e la prefettura dell Armenia ad un nipote di lui, prole del fratello nom ato Amazaspe, il quale in progresso di tem po fu accusato da Acacio , favorito di Giustiniano , siccome reo di tradigione danno dei popoli commessi gli, e di m acchinamenti p er ridurre Teodosiopoli (i) con altre castella sotto i Persiani. E pot si la cajunnia che il sovrano imposena allo stesso accusatore la m o rte , destinandolo insieme all antedetta prefettura. III. Il nuovo magistrato per fe palesi in poc Ora le pessime qualit dell animo s u o , non avendovi esempio di maggior fierezza verso i g o v ern ati, e d cotanta in clinazione a rapire comunque il d a u a r o , essendo egli stalo il primo che aggravasse!! d un annuo tributo di quattro cento aurei (2 ). Gli Armeni a d u n q u e , intolle rantissimi di pi com portarne la tira n n ia , venuti a sommossa tru cid aro ulo , e quindi ricovraronsi entro F ara n g io n , dove a punirli Giustiniano m and S itta , il
(t) Intorno a questa citt agghigoereaio *1 riferito altrove (lib, i> c. i 5) q) le parole di Strabono: Dopo la dalla parte inontqosa ( della Tauride ) giace la citt di Teodosia, che ha & una fertile pianura, ed un porto capace di ben cento navi; a 9 questo fu no tempo il conine .Ira il territorio de Bosforiani , o quello dei, Tanni . . . Lo spazio fra Teodosia e Paptieapea di circa cinquecento stadii (lib. v i i , cap. 5} traduzione di Fr. Ambrosoli). (a) Somma corrispondente a quattrocentomila ducati.

lib r o seco n d o

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quale d im o ra ta in Bizanzio sin dal tempo che furono soscritte le convenzioni di pace tra i popoli di Persia e di Roma (i). IV . Arrivato il duce nell Armenia andava appareochiandosi lentam ente alla g u e r ra , bram oso di trarre a s gli animi e ridurli all antica obbedienza colla dol cezza, e colla promessa cbe otterrebbero dallim perato re labolizione del nuovo trib u to ; m a questi sollecitato dalle calunnie di Adulio figliuolo di A c a c io , e pauroso di quella dolcezza e tardanza acerbam ente rtmproverollo. Sitta allora vedendo la necessit di rom pere ogni in d u g io , pigli le armi senza per intralasciare di amicarsi co suoi buoui ufficj parte d e rib elli, sperandolo mezzo o p p o rtu n o 'a d assoggettare quindi pi agevol m ente gli altri colle truppe. S n o n che gli Aspeziani (3 ) udendo il duce apprestare la guerra contr essi deli berarono di cedere mandandogli ambasceria con pre* ghiera' di accordar loro assicuranza in iscritto che non verrebbero per nulla offesi, o costretti ad abbandonare il tranquillo possesso d e proprj beni s e , rinunziando alla fazione cui appartenevano, volgessersi a favorire le parti romane. E quegli secondando pienamente e di buon grado i loro desidei j vi sped suggellata la chiesta obbligazione, e di l mosse verso il castello degli Enocalachi (3) presso eui erano le armene tende. Avvenne tu tta v ia , n saprei dire per quale sciagura, che gli ap
(1) V. lib. 1 , cap. 33. (a) Apetiens (Cous.). (3) OEoocalabon (Cous.).

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p ortatori della le tte ra , sgarrata la via , non valsero ad aggiugnere il paese ove tendeano ; e c h e , per isconcio m aggiore, una mano .di Romani allo scuro de fatti ac cordi trattolli ostilm en te, massacrando sin donne e fanciulli acquattatisi in certa caverna , ignorando forse qual gente si fossero, o , se p ur v u o i , incollorita non vedendoli in conformit delle promesse loro deporre le armi. Irritati pertanto gli Aspeziani da sofferti oltrag gi allestironsi cogli altri alla guerra^ essendo per la regione mal piana e frastagliata da precipizj T manc loro il mezzo di unire le t r u p p e , e dovettero lasciarle disperse in alcune piccole vallee. Dopo di che una parte de cavalieri armeni s avvenne a Sitta parim ente in ar cione ed alla testa di pochi Romani; qui fermatisi gli uni di contro agli nitri su due colline separate dall inter posta v alle, di botto il Romano spron il destriero alla volta del n em ico , ma vedutolo in fuga arresto ssi, n pens molestarlo dagli omeri. In questo mezzo poi s accese di gravissimo sdegno contro uno de suoi eruli cavalieri, il quale a c c o s ta to g li di carriera inavvertentem ente urtonne la lancia, conficcata nel s u o lo , e ridussela in pezzi; e siccome tratto erasi lelmo dal capo, tal degli A rm e n i, raffigurandolo, iva dicendo a suoi compagni lui essere quell audacissimo , cui bast 1 animo di affrontarli con s piccola mano di armati. U d ito Sitta il favellar di costoro nud la sp a d a , non poten dosi pi difendere coll asta, e fugg per lo mezzo della v alle a , ma incalzato con furore venne dai barbari aggiunto 6 ferito di spada nel c a p o , lieve per in guisa fu la piaga da non riportarne losso nocum cn-

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to ; o r m entre cosi mal coticio proseguiva a c o r r e r e , A rta b a n o , figliuolo dell arsacide Giovanni, fattoglisi vi cino il trafisse a m orte col giavelltto, fine immerite volissimo di' tanto coraggio e di tan ta gloria nelle armi; oltre di che le belle forme del sno corpo disdegnavano Ogni co m p arazio n e, ed il suo ingegno mettevalo a li vello der pi sperimentati capitani (i). Havvi eziandio chi crde la uccisione di lui opera non dArtabano, ma d un fantaccino armeno detto Salomone. Y . Giustiniano avuta di ci notizia commise a Buzez gli affari dell A rm en ia, e questi arrivato presso de ne mici m and loro invitandoli a spedire personaggi illu stri per trattare seco, e prom ettendo che sinterporrebbe m ediatore all uopo di riappattum arli col suo monarca. Molti degli Armeni per sprezzaronne le o fferte, e dichiararonsi ben lontani dal prestar fede alle sue parole; tuttavia G io v an n i, padre di Artabano (a) ed amicis simo di B uzez, credendole veritiere and col suocero Bassace e con altri pochi da lui : ma giunti nel luogo destinato a pernottarvi e a dare principio la dimahe alle conferenze col duce rom ano, e vedendo nemici da ogni lato a s d intorno, Bassace esort vivamente il genero a cam par dalle in sid ie, ma non riuscitovi prese in compagnia dei pochi la fuga, retrocedendo pel gi cal li) Teofane scrive di questo duce : che l imperatore cre supremo comandante dell esercito dell Armenia Sitta , uomo bellicoso e valorosissimo, e gli diede in moglie Comitona, so li rella di Teodora Augusta .
(a) Artabans fra te r ha per errore il volgarizzamento latino dato in luce da Bealo Renano. Basilea,' i5 3 i.

fSa

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calo sentiero. Buzez adunque rinvenutovi il< solo Gio vanni feeelo morire. V. Gli Armeni allora perduta ogni speranza di acco modamento coRamani, n avendo fiducia alcuua di po terli vincere in guerra, si volsero ad im plorare per con siglio di B assace, eletto capo di lor g e n te , la prote zione del re p ersia n o , e quando lambasceria, fu con d o tta nella reggia ariug di tale conformit alla presenza del monarca.. VI* Annoveriamo tra n o i, o r e , molti discendenti di quell Arsace sopra ogni altro de tempi suoi vaio li ro ssim o , e che a f nostra non pu considerarsi stra li niero nella regai prosapia dei Parti, sudditi ab antico del trono persiano. C pur ora a forza m enar la vita in obbrobriosa schiavit, e non di propria scelta, m a costrettivi in apparenza dalle armi rom ane ed in ef letto dal voler tu o , essendo che dei mali presenti Bgn graveremmo con giustizia chiunque porge aiuto ai ne stri oppressori. A fine per di conoscere vie meglio la verit di quanto ascolti, concedi atuoi servi il riandare le cose trascorse per averne agevolmente sott occhio n tu tta la progressione. Arsace, ultimo de parti regi ( 1 ), levatosi di capo la corona conferilla a Teodosio im peratore col patto che i sudditi suoi fossero in perpe tuo liberi da molestie, ed in ispecie da o_gni tributo;

(t) A meglio comprendere le cose or d ette, ed. altre riferire da Procopio nel primo libro di queste G uerre, molto giover > 1 seguente brano della storia di Agazia : Gli Assirii furono i primi dominatori , a nostra saputa , dell Asia tutta , ad e c -

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* > e 3L vero conservammo tali diritti sino a quella de cantata pace tra voi conchiusa, cui senza errore me-

ti ' :

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zone degli Indiani di l del Gange, e da Mino ebbe principio il sovrano potere in ssa: morto costui pass la corna a Semiramide ; quindi alla prosapia loro sino a Blo , figlio di Decerlado e ultimo germe della sebiatta, di quella regina, dopo il quale nn intendente dereali giardini, Belitaran di nom e, pervenne scaltramente ad occupare il tro n o , e i discen denti suoi lo ritennero finch, regnando Sardanapalo, Arbace medo e Beiessi babilonese disfecersi di lui , abbonendone la pusillanimit, e tolsero la monarchia agli Assirii per conferirla ai Medi ; ci accadde mille trecento sei anni dopo il principio del regno di Mino, siccome leggiamo in Ctesia cnidio e io Diodoro siculo. I Medi ottenuto in simigliante guisa il regnp goverparonlo con preprie leggi per anni trecento, compiuti i quali Ciro di Cambise , debellato Astiage, fond la monarchia persiana ; n da maravigliarne ov riflettasi eh egli tratto avea in Persia i natali, e che fortemente disdegnava i Medi in causa della gurra fatta ad Astiage. I re persiani ebbero il comando per anni dugento venti, allo spirare de quali venne rovesciato il trono ed annullata tutta la graridezza loro' da Alessandro di Filippo , che sconfisse Dario, figlio di Arsame , e fece la Persia tributaria della Macedonia. Fu costui oemico s fiero' ed invincibile, che il solo terrore inspirato dall udirne il nome bast a <conservare lungamente la suprema autorit presso de suoi macedoni, successori. Ed il possederebbero, a mio credere, ancora se non fossersi rovinati di per s eolie divistoni e col furore delle civili guerre, mostrando in simigliante modo ai loro avversarii che potevano essere vinti. La sola diffetenza di sette a n n i, olendo -prestar lede a Polistoro , v ha tra le durate dei regni macedonico e niedo. Esso alla fine eadde per opera dei Parti, nazione .sino allora pressoch ignorata , e costretta mai sempre a giacere sotto . il giogo altrui.

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GUERRE PERSIANE

glio competerebbe il nome di peste universale. Dalla tristissima epoca in poi ' G iustiniano, professandoci amicizia di parole ma nimicizia co f a tt i , ha indistin tam ente malmenando e nemici ed amici ricolma tu tta la terra di confusione ; e pur troppo giunto che sia a domare P occidente faratti palesi gli ostili sentimenti dellanimo suo. Ma di grazia non ha egli gi sconvolte e messe a soqquadro tutte le nazioni 1 Non violate le pi sacrosante leggi ? Non sopraccaricatici di mille sin qui inudite gravezze ? Non sottomesso al giogo della sua tirannia i Z a n i, amici n o stri, liberi affatto prima di lui? Non ha sovrapposto un magistrato ro mano al re dei Lazj contro ogni naturai o rd in e , e con oltraggio s grave da non rinvenire parole atte ad esprimerlo? Non ha inviato suoi capitani ai Bosporiti, sudditi degli U n n i , per insignorirsi arbitrariam ente d una citt loro ? Non fatto alleanza cogli E tio p i, il cui nome stesso era per lo innanzi ignoto ai RomaEppnre diede in quel tempo saggio di tanto valore da sottomettersi per lo largo e lungo quel vastissimo regno, astrazion fatta dell Egitto. Arsace si pose alla testa della ribellione, e da lui i discendenti suoi nomaronsi Arsacidi : poco dopo MiIridate inalz i Parti a gloria somma. Conlansi anni dugento settanta da Arsace, primo re lo r o , sino ad Artabano ultimo della dinastia, .il quale visse al tempo del romano imperatore Alessandro di Mammea. Da tal epoca torn il supremo co mando agli antecessori di Cosroe merc dun ArtaSsare, oscu rissimo dapprima ma ardimentoso ed intraprendente , il quale raccolto un qualche numero di congiurati uccise Artabano , e coronatosi il capo fece risorgere il trono persiano colla rovina di quello dei Parli # (Agazia, lib. 11).

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ni (t) ? Non portato i limiti dellimperio i di l delle terre degli O m e riti, del m ar R o sso , e della regione de Palmizj (a) ? E non potrem m o noi qui ram m entare eziandio i mali per lui recati all Africa ed all Italia? Piccolo l orbe intiero a sbram arne lambizione , ma sopr esso , o valicato 1 o c e a n o , vorrebbe j>trovare altro mondo p er dominarlo. A che d u n q u e , o r e , indugii a rom pere questa funestissima pace , da cui non ti dato sperare che l altim o posto tra le vittime sue ? Vuoi tu conoscerne i trattam enti verso de confederati ? riguarda noi stessi ed i Lazj : in preferenza anteponi osservarne i modi cogli stranieri, volgiti ai G o ti, ai V a n d ali, ed ai M anrusii, i quali lutti non avendo mai avuto che divider s e c o , non temon punto la taccia di essergli addivenuti ingiu riosi. N creder gi ogni cosa d e t t a , m a attendine alcuna di maggior rilievo. Quali cabale non adoper egli per separarti da Alamandaro tuo confedrato e sudditi), e per istrigner le g a , senza veruna prece dente dimestichezza, cogli U n ni? Fuvvi giammai pi straordinario e vituperevole cimento? Che maraviglia pertanto se impadronitosi ben presto delloccaso (ras* porter il pensiero alloriente, contro i Persiani dico, unico scopo di sue conquiste in esso. Che se parlia mo della pace, egli lha da gran pezza violata, iinpo nendo limiti ad una confederazione la quale non do veva conoscerne affatto; n dir si debbe mancare agli
(i) V. IH, , c*p. 19, 1. (a) y . lib. 1, cap. 19, 3-

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accordi chi prim o esce in c a m p o , ma chi drando la pace tende co ntr essa in sid ie, cadendo noi in colpa D el. macchinare un delitto anche innanzi di averlo commesso. Q uale poi riuscir debba questa guerra n follia sarebbe il dubitarne, conciossiach lesperienza ammaestra dichiararsi mai sempre la vittoria seguace non de provocatori, ma di chi attiensi ai limiti du n a giusta difesa (i). Havvi inoltre disparit di forze, il ner* bo di quelle rom ane toccando le parti estreme del mon d o , e de loro famigerati capitani l u n o , Sitta, cadde . vittima del nostro f e r r o , e la ltro , B elisario, non vedr pi Giustiniauo, ben contento di compiere sua vita nell Italia, condottiero di quelle truppe ; il per ch non saravvi chi ne contrasti di marciare con piena libert sulle terre loro: ed avendo noi contezza * delle vie e desiderio di accomunare inseparabilmente i proprj interessi co t u o i , pronti siamo a scortare le n armi persiane . C o s ro e , ebbro di gioia per le cose u d ite , rauna gli ottim ati .persiani ed espone loro i consigli ricevuti da Vitige e dall ambasceria , degli A rm eni, bram ando sen tire il parer dognuno sul conto di essi $ e delle varie opinioni quivi esternate prevalse quella di cominciare

(i) ' Non furono gi i Romani, dicea Scipione ad Annibaie, autori n i della guerra di Sicilia, n di quella di Spagna; sibbene manifestamente i Cartaginesi: Io che conosceva benissimo lo stesso A nnibaie, e gli Dei ancora ne furono testimoni , dando la vittoria non a coloro che incominciarono le ingiuste ostilit, ma a quelli che le rispiqsero (Poi., Ufo. xr, 8).

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dopa il verny correndo allora 1 autunno dell* anno decimoterao di G nigttinaim peratre, la guerra (i). I Romftni vivevaao intanto nella miglior buona fe de:, mai; pi sospettando' che il re bramasse; rompere una p&ce contrassegnata col noma dietem a (2 ); sapevano bas U tm to uinoee di lui in usa dei vantaggi da loroitteiiuti nell oriente.
CAPO IV.

Apparizione d una. comvtfi Scorrerie degli Unni. Lettera, d Giustiniano a Cosroe.

I. Apparve in questo m eizo una c o m e ta , nella costel lazine del sag ittario , da principio grande siccome uo m o , e poscia maggiore di essa ; era ne la testa volta al l'o rien te , la coda all occaso, e teneva dietro al sole in Capricorno. V ebbe chi disseta eguale , di forma , alle x ifia s ( 3) , puntuta essendone la e s tre m it , e ad altri sembrava pogom'4 (4); la stia p re se n z a , visibile al di l dei quaranta g io rn i, diede argom ento a mille contrari p resag j, ma i lasciando a tutti libert di parlarne a lor voglia rannodo il filo delle susseguenti vicende.

(1) <?) (5) d uta * (4) spiega

V. lib. 1, cap. aa. Aparaota dette. V. lib. r, eap. aa,; 1. Dl vocabolo greco (/'ptr ( spada ) t avente cio la forma spada. S i f / w anche nome di pejce. Dal grec* vocabolo (barbs), quindi barbata. Altri

capeiluta.

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GDEBRE PERSIANE

li . Dileguatasi la com et un poderosissimo esercito di Unni, valicato lfotro, inoud Europa tu tta commet* tendovi guasti incomparabilmente maggiori a quelli d che eransi contaminati nei tem p i.a d d ietro , pi- che ogni altro luogo prsero: ad infestare da capo a pj I regione tra il golfo del m ar Ionico e Bizanzio^ n paghi ancora espugnarono due munitissimi forti (i) nell Illiri co. e sin l'antica Potidea, ora Cassandropoli (3 ), quindi
(1) Cos anche 1 edizione latina di Basilea ( A. mbxxii ). II Coasin scrive: Ils prirent trenle-tfeux fo rts'. (a) Di questa citt Strabone scfvea: La penisola Pailene (sut cui istmo situata Cassandria, che prima chiamavasi Pondea) fu dapprincipio denominata >Fiegra. L abitaroao i . favolsi gi ganti, schiatta empia ed exlege, i quali Ercole disperse (l. vii). 11 perch venisse nomata Cassandria lo abbiamo da Diodoro si culo, e sono queste le sue parole: a Cassandre adunque (succes sore di Filippo, e vigesiino ssto re della macedonica dinastia, secondo Eusebi) andandogli s bene ogni cosa, sper di otte nere il regno di Macedonia. A qncshv fine prese io moglie . Tessalonica figliuola di Filippo e sorella, per parte di pad re, di Alessandro, con tale affinit introducendosi come parente nella famiglia reale. E sul luogo di Palleoe fond una citta dal suo nome chiamata Cassandria , nella quale trasport gli abi li tanti delle citt della penisola, e tra gli altri quelli di Potidea; misevi anche gli Olinlii che ancora rimanevano , e de quali non era piccolo il numero. Diede poi alla nuova citt molto territorio ed assai buono, ed ogni cura prese per'amplificarla e renderla fiorente, per lo che fra breve tempo essa giunse a splendore, e super io ptenza tutte le citta della Macedonia (lib. x tz , c. 9). Intorno a Potidea. leggiamo nello stesso Diodoro le seguenti cose : Filippo di poi. promise agli Olintii di unire al tener loro Potidea, il cui acquisto da molto tempo essi ar-

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ricchi di schiavi, montatone il num ero a cento venti mila (i), e di danaro tornarono liberi nella terra natale. Collandare similmente degli anni fecero nuove scorrerie dannosissime ai Rom ani, ed in una d i queste nel cotnbattere il Chersoneso, gabbando i terrazzani, saliranno le mura dalla banda del mare nom ata Melana (a ), e fattavi strage degli abitatori condussero seco il rest prigioniero. Altri poi di essi navigando lo stretto che d a Sesto m eua ad Abido (3) saccheggiarono molti luo dentemente desideravano. Lo stesso re nel tratto successivo espugnata avendo Potidea ne trasse fuori il presidio ateniese ed il rimand ben trattato ad Atene; avendo un certo rispetto al popolo ateniese, come qnello che per potenza e dignit andava innanzi a molti. Consegn poi agli Olintii quella citt ( Potidea ) , i cui abitatori furono fatti schiavi, e ne don ai medesimi le campagne e l intiero territorio (lib. x v i, c. 3). Pausania in fine succintamente narra i destini di Potidea ia questo modo : 1 Potideati oppresseli il sovvertimento del pro li prio stato accaduto per Filippo- di Aminta, d anche prima per gli Ateniesi (nellOlimp. l x x x v i i ) . Tempo dopo li rimise in istato Cassandre, ma invece del nome antico fu dato alla citt il nome di Cassandria da quello del restitutore ( 1 E lide, cap. a 3 ; id. cap. 11. V. parimente Tucidide , lib. 1 ). (1) Il Cousin riduce il numero dei prigionieri a soli venti mila. . (2) Ebbe forse un tal nome dal fiume Melana discorrente per quelle terre. V. A rriano, Spedii, di Al^ss., lib. 1. (3) Ora Aveo e Aidos, citt in Asia nello stretto di Gallipoli, rimpetto a Sesto ; celebre per la sventura di L eandro, e per la fabbrica di quel ponte prodigioso che Serse vi fece edificare per congiugnere 1 Europa all Asia. Presentemente Sesto ed Abido > 1 uno dirimpetto all altro nello stretto , sono due munitissimi forti cui vien dato il nome di Dardanelli.

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GUERRE PERSIANE

ghi dell Asia , e quindi rivennero nel Chersomeso p er aggiugnere i loro compagni e ripatriare. Usciti eziandio una terza volta de proprii confini misero a bottino 1 IIliria e la Tessagfia, ma portatisi alle Term opili (i) tro* varonvi insuperabile difesa ; nel rintracciare nondi meno la via di ascendervi pi agevolmente scontransi fuor d ogni speranza in tal sentiero che guidali alla som mit dun sovrastante poggio , e di l scagliatisi cotatro dei Greci espngnaronli t u t t i , de Peloponnesiaci all in fuori. Non guari dopo queste cose i P ersian i, rotti gli a c c o rd i, assalgono le frontiere orientali dell' imperio , ed in qual modo il facessero verr da me >esposto quando avr detto che Belisario sconfitto Vitfge man* dolio prigioniero a Bizanzio. III. L 1 imperatore avvertito che il re persiano ap prontava la guerra invi'gli una lettera , per indurlo a cambiar di pensiero , col mezzo di A nastasio, perso naggio tenuto in grande estimazione di prudenza, e di m orante allora nella cap itale, di ritorno dalla citt di D ara per lui in addietro liberata dalla tirannia (a). La scritta era in questi termini : Il saggio e pio non perde mezzo di troncar subito i motivi d una g erm o g lia le g u e r r a , ove in ispecie com batter debba coutro gli amicissimi suoi; l im pru(1) A d nostri Bocca di lupo, stretta gola del monte Beennina, di soli venticinque piedi, tra la Tessaglia e lA rabia, dove Leonida re degli Spartani con quattromila uomini fece resistenza per tre giorni a Serse condottiero di cinquecentomil e pi sol- dati. (2) V. lib. ?, cap. 2 6 , 3.

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x dente invece e l empio va m editando pretesti di rom pere la concordia. Nulla pi facile d un bellico ap7> prestamento, ed i pessimi de mortali sopravanzano gli
altri in si turpi maneggi ; addiviene per scabrosissima imprsa, il ben condurre un a guerra, ed il terminarla^ n con vantaggiosa pace. T u , o r e , ti chiami offeso x dalle mie lettere, che interpetri in guisa affatto con traria alla mia in ten zio n e, a fine di potermi rim pro verare con qualche om bra di giustizia, quando a me * si compete il forte querelarmi delle ostilit commsse * da Alamandaro in tempo di perfetta amicizia tra noi,. x delle costui rovine sopra il ten er m io , delle citt soggiogate , del rapilo d a n a ro , de sudditi miei ucx cisi o condotti seco prigionieri. E di tali cose anzix ch aggravarne il mio nome adopereresti assai meglio x purgando te stesso , perocch le opere e non i pen sieri debbonci guidare nel far giudizio delle ingiustizie e delle soperchierie O ra con tutto chio siami loffeso. non. cesso di, bram are la pace; tu allopposto desideri x la g u e rra , e per venirne a capo vai rim estando cax villi, dequali non havvene un solo che possa a buon x diritto essermi incolpato. L uomo pago delle cose presenti allontana ogni occasione di querimonie, ma x chi anela scombugli trovatore sagacissimo di falsi x titoli per aprirsi la via delle armi : condotta pi che x ripugnante all onesto procedere d un m o n a rc a , e x sin detestabile negli abiettissimi del volgo. Pensa di v grazia al sangue che verserassi nelle molte battaglie , e su cui ricad ranae la colpa; considera il giuramento
Ptocano , tom. /. i(

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fatto ed il ricevuto d an aro, coutraeado per essi ob* bligazioni tali, che non giugno sofisma alcuno a reu der vane. Immensa la saggezza del Nume ed infini t amen te superiore ad ogni ornano cavillo n. II re omise di rispondere a questa le tte r a , e f rim anere ia Persia Anastasio portatore di lei. CAPO V.

Cosroe , rotta la pace, entra con fo rte esercito In quei delV imperio. Omette Vassedio del castello Circesio della citt di Zenobia. Circondata S u ro , c itt , e presala d inganno , l abbandona al fu ro r delle truppe. Resti tuisce per danaro a Candido, vescovo d i Sergiopoli, i f a t tivi prigionieri.

I. Nell anno decimoterzo delP Imperio di Giustinia no ( i ) , term inato il v e rn o , Cosroe figlio di Cavado as salendo con poderoso esercito i romani confini ru p pe la cosi detta pace aparanta ( a ) , cio senza limiti, e si diresse, lasciata la M esopotam ia, laddove scorrevagli 1 Eufrate a destra. II . Sull opposta ripa del fiume havvi un m unito ca stello nom ato Circesio (3), ultimo di pertinenza rom ana,
(i) Anno 54o dell era volgare. (3 ) Y. lib. 1 , cap. 93, 1 . (3) O Cercusio, o Circesso. Di tale castello scrisse Ammiaoo (lib. xxui, cap. 11 ); Tendens imperator ( Julianus ) Cercusium principio mensis aprilis, ingressus est munimentum tutissimum ,

et fabre politum , cuj'us moenia Abora et Euphrates ambiunt Jlumina, velut spatium insulare fingentes. Diocleziano ha il me
rito d una parte di esse fortificazioni, essendo stata sua mente di renderlo un baluardo dellimperio. Ora ha nome Kerkisu

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fabbricalo sopra angolare terreno a motivo della con* giunzione dell Abora, fiume grandissim o, collE u frate, e renduto forte da lunga triangolare muraglia estendentesi dall uno all altro fiume. 11 reai capitano volgendo suoi pensieri alla Siria ed alla Gilicia omise di valicare 1 Eufrate e di assediare il castello, e speditam ente m o vendo colle truppe lungo il fiume in tre giorni fu alle porte di Zenobia ( i ) , citt cui diede il nome la sna fondatrice, moglie di Odenato re dei Saraceni abitatori della regione, e da gran tempo confederali d e Romani, i quali pel valore appunto del mentovato r e , sterminio dei M e d i, conseguito avevano la signoria orientale j cose tutte avvenute in epoche ben remote. Cosroe ve* dendo la citt immeritevole delle sue c u re , sterile e deserto il territorio, non si volle indugiare per tema .non ne riportassero danno pi rilevanti imprese. F e pruova tuttavia di entrarvi per capitolazione, m a fallitogli il colpo marci in avanti coll esercito. 111. Compiti tre altri giorni di cammino venne alla citt di Sura (a) posta sopra 1 E u fr a te , ed appressato visi il cavallo cominci a nitrire ed a scalpitare il ter* r e n o , presagio c e r to , secondo la inlerpetrazione dei maghi, ch'gli giugnerebbe ad espugnarla (3). O rdinatone
(i) Ora Zelebi. Questa citt , le coi mura da levante sona bagnate dall Eufrate , e che ti si presenta dopo un lungo tratto di deserto sotto alte montagne , riport molti beneficii dall im peratore Giustiniano (V. gli Edif. , lib- li). (a) Surich nell'idioma orientale, e va debitrice a Giustiniano di molle restaurazioni. (3) Che 1 annitrir de cavalli fosse da Persiani tenuto neh*

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pertanto lassalto, il com andante armeno di lei, Arsace, raccolto sulle m ura il presidio combatt valorosissima* mente uccidendo gran num ero di n em ici, ma quindi colpito pur egli da u na freccia caddevi estinto ; ve nu to per il di al suo estremo i Persiani ripararono nel cam po*loro, fermi di rinnovare colla nuova aurora lattacco. Il rom ano presidio al contrario, uscito d ogni speranza colla morte del c a p o , bram di patlovire in viando al campo reale di buonissim ora il proprio ve scovo a dimandare perdono e eoa esso pace. Q u e s ti, avendo seco parecchi ministri apportatori di u ccelli, di pane e v in o , giunto alla presenza di Cosroe gittataglisi ai piedi tutLo lagrimante supplicavaio di avere per iscusato il popolo e di risparmiare una citt in poca sti m a tenuta dai Romani, e sino allora in nessun conto dal r e , e forse destinata all* egual sorte nell avvenire; prmettegli inoltre che i Sureni avrebbongli volentiermente sborsato il riscatto loro e quello della patria. Cosroe adU ratissimo con tal gente perch di tutte le imperiali da lui gi trascorse.era la prim a a non accoglierlo, ad ar marsi, ed a fare grande strage de-prodi suoi, fren pel momento lo sdegno risolvendo prenderne aspra vendetta con miglior agio, nella fiducia che ovunque si fosse di vulgata la fama di sua rigidezza, il terrore derivatone avrebbegli sommesso i popoli senza versamento di san gue. Ricevute adunque con beniguit mendace le ofi n . epoche. ben pi remote un. fausto augurio lo abbiamo da Erodoto, laddove questi narra la salita di Dario in trono (V. 1 T ali, cio il terzo libro delle sue istorie).

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ferte, lev in isperauza 1 oratore che, stabilito c prin cipali cittadini il danaro a condonagione del saccheg gio , confermerebbe tutte le pregate c o s e , e quindi ac comiatatolo diedegli a compagni della v ia , in pegno di. maggiore onoranza, parecchi onorevoli Persiani, ai quali avea dapprim a ingiunto di mostrarsi urbanissimi sec l u i , e di rassicurarlo nelle concepite lusinghe, affinch gli assediali in aspettativa del suo ritorno mirasserne gioioso il volto. Di pi fatto avea loro comando che alr aprirsi della porticciuola da cui entrerebbe il prelato nella citt, lasciassero cadere tra essa ed il limitare u n qualche sasso o legno all uopo d impedirne il chiudimento , e distornassero poscia con artifiziosi discorsi le cure della guardia per serrarla di n u o v o , e tem poreg giassero di tal modo sino a che sorverrebber le t r u p p a quindi schierato im m antinente 1 esercito imposegli di tenere lor dietro avutone appena il segno. Arrivato il ve scovo presso delle m u ra lo straniero corteo gli s inchina di ottimo garbo, facendo sembianza di volerlo abbando nare, ed i cittadini Vedendo gli onori dal nemico renduti b1 prelato ed il costui volto brillante di gio ia, deposto ogni pensiero di g u e r ra , spalancano la porta per rice verlo , e ve l introducono unitam ente ai ministri suoi con molto onore , applauso e lode. E ntrata 1 ambasce ria, i custodi cercan richiudere la p o r t a , ma va senza effetto ogni loro sforzo a motivo dellimpedimento postovi dai Persiani giusta 1 ordine avuto n osarono aprirla ima seconda volta per toglierlo, mirando gi il nemico al di fuori (i). E fu invero pe Sureni pi che trista sor* (6 ) Fu scritto invece uegli Edifizj ( lib. n , cap. g ) : Sur

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presa il presentarsi di Cosroe con tu tta la t r o p p a , i! quale impossessatosi della citt mandolla a fuoco e fiamma, distruggendola da imo a sommo. Questi poscia risped a Giustiniano 1 ambasciadore Anastasio coll in carico di narrargli ove si fosse accomiatato dal condot* tiero persiano. IV. Dato il goasto alla citt e fattine schiavi gli abitatori, Cosroe deliber alleviare il costoro infortunio, n saprei dire se preso da com passione, da avarizia, o da amore p er una d o n n a , il cui nome era E ufem ia, ridotta insiem cogli altri alta servile condizione , ed in appresso divenutagli sposa ; il perch m and offerendo p e r la somma di dugento anrei dodici mila prigionieri a Candido vescovo di Sergiopoii ( i ) , citt del rom ano im p e rio , fabbricata sopra ad uu suolo detto il Campo barbarico ( a ) , a settentrione di S u r a , correndovi tra 1 una e 1 altra centoventisei s ta d j, e cos nom ala da quel Sergio celebratissimo tra cristiani; ed alla risposta del vescovo che mancavagli il d a n a ro , limitossi a chie dere lunica promessa di lui p er m ettere in libert quelli infelici. E Candido si obblig con grandi giura* menti di pagarne il riscatto nell intervallo d un a n n o , aggiugnendo che se violasse la convenzione di buon grado riterrebbesi debitore del doppio, e perderebbe il suo vescovato ; molti per dei prigionieri, in cotal modo

avea mura si deboli, che non poti resistere a Cosroe nemmeno mezz ora , e in uo momento venne in potere de Persiani .
(i) Di lei non rimane pi vestigio alcuno. (a) Nomato Siffin dagli Arabi.

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re d e n ti, non guari dopo m orirono vittime delle lolle rate calamit e fatiche. Quindi 1 esercito persiano con tinu il suo cammino. CAPO VI.

Divisione delle truppe orientali, e duci eletti a comandarle. Buiez inviato a Gerapoli aringane gli abitatori. Ger mano nipoti d i Giustiniano comandante del presidio d i A ntiochia; suoi piani di fortificazione. Mcgas vescovo di Berea dagli Antiocheni spedito oratore a Cosroe. Questi chiede danaro ai Gempolitani.

I. Giustiniano poco inqanzi agli avvenimenti di Sura, diviso tra due condottieri P o rie n te , aveva lasciato ai B elisario, unico duce col d a p p rim a , tutte le truppe quivi di stanza sino all Eufrate ; ed alla testa delle altre, dal fiume alle persiane frontiere, aveva messo Bu* z e z , il quale tra questo mezzo, non essendo per anche giunto Belisario dall Italia , presiedeva ad entrambe. II. O ra il duce rom ano fatto consapevole in Gerapoli , sua residenza , delle sventure di S u r a , nel darne parte a quelli ottimati dicea : Non fuor di pro si posito il com battere apertam ente un nemico quando sienvi forze eguali da opporgli ; ma conoscendosi piti debole, uopo studiare inganni e stratagemmi a fine di non mettersi precipitosamente ad un rischio m a nifesto. Voi ben sapete il g n n num ero delle truppe re ali; queste assediandoci ne ridurranno di leg gieri agli estremi di tutto il necessario alla v ita , ne

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chiuderanno i p a s s i, e varrannos, collo scorter


senza .opposizione i taostri campi , di qnanto a noi per tiene. Oltre a ci se 1 assedio di lunga du rata le mura gi pericolanti cederanno all urto delle macchine , e noi rimarremo esposti a gravissimi sconci. Divise per lo contrario le nostre forze e ad n n a parte affidata la salvezza della citt , potrem o n coll' altra munire i colli a noi dr intorno , costrSgnere > 9 ,il .persiano a re tro ced e re, o d* improvviso attaccarlo, o ssere oggetto di timori continui al suo campo. In tale s ta ta vernigli mno 4 audace ostinazione di com battere queste m ura , e la opportunit di procac ciarsi le vittuaglie dalle terre nostre . Tali parole riscossero luniversale approyazione, ma non risposervi i fatti delloratore, avendo egli preso la fuga comigliori del p resid io , senza che Geropolitano o noni de nemici pervenisse mai a scoprire sotto qual cielo e riparas sero Ma di ci basti. IH . Q uando Giustiniano ebbe avviso che il re con* dottiero malmenava le terre imperiali sped frettolo samente ad arrestarlo Germano ) figlio di suo fratello , con trecento guerrieri e con promessa che in breve terrebbegli dietro un forte esercito. 11 duce arrivato ad Antiochia trovonne le mura in buona condizione ed inaccessibili al persiano, scorrendo al pi di quelle inai* zate sulla pianura il fiume O ro n te , ed essendo le altre costruite su di pro m inenze, e da malagevoli precipizi difese allintorno. Saccorse tuttavia che non andavaesen* te da ogni pericolo d attacco la p arte loro pi elevata;

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dagli abitatri detta Orocassiade ( 1 ), imperciocch un al tissima rupe , di mezzana larghezza ed accendente poca meno del m uro j lavale di soverchio a ridosso. Co m and pertanto di scavarvi un fossato all intorno, o d costruirvi sopra un a torre, prolungando sino a quel punto le mura della citt. Rifiutaronsi per gli architetti di por mano alluna 0 allaltra cosa, adducendo a loro giustifi cazione la ristrettezza del tempo ed il timore non ve nisse appalesato al n e m ic o , di gi alle porte , il pi dbole punto della citt, e con esso il dove converrebbe assaltarla. Germ ano convintone si ritrasse dal suo primo divisamente, e nutriva speranza che d ora in ora gignerebbe da Bizanzio l?esercito $ m a lunga pezza alte* solo indarno cominci a d isp era rn e, ed a paventare non C osroe, sapendolo in A ntiochia, venisse ad im padronirsi d un imperiale nipote. I cittadini eziandio , travagliati dallo stesso triste presentimento, deliberando tra loro inefficace giudicarono ogni mezzo di antivenire s grave disastro fuori quello di rendersi propizio co n danaro il duce nemico. IV. Eglino adunque elessero Megas (3) vescovo di Berea (3), a que d in Antiochia e uomo prudentissimo, ad implorar g ra zia-d a Cosroe. Questi partitosi e tro vato lesercito nelle vicinanze di Gerapoli (4)j s> present i '
(1) D al nome del monte su cui erano edificate. (a) Magnum il traduttore latino Raffaelle Volaterraoo. (3) Nome avuto dai Macedoni, e corrispondente al Chalybon dei S irii, ed all Halep de moderni geografi. Scorrete dappresso il fiume altre volle Cbalus, ed ora Koeie. (4) G allipoli, con manifesto erro re, si legge nella traduzione latina del Volateriaog.

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al re supplicandogli che usasse misericordia con n n popolo incapace di resistere al trono p e rs ia n o , e da cui non aveva mai riportato la menoma offesa; aggiunse quiqdi : Non essere meno disdicevole ad un grande ti m onarca che ad ogni altro 1 inferocire contro popoli bramosi di cedere e sottom ettersi, n avervi combat* 71 tendoli un che di sublime o di conforme alla dignit regale : essersi negato a Giustiniano il tempo di rin* novare gli antichi accordi, e vie pi d apprestare la t g u e r r a , cominciata senza intimazione di sorta . Al p arlar libero del prelato arse di sdegno C o sro e, ed uscito di senno protest che m etterebbe Siria e Cilicia a ferro e fuoco ; impose inoltre all oratore di accom* pagnarlo sotto le m ura di Gerapoli ver cui moveva colle sue truppe. V. Arrivatovi e consideratane la fortezza ed il pre sidio, m and chiedendo col mezzo d un turcim anno * chiamato P aolo, danaro ai cittadini; il messo originario di Roma ed ivi cresciuto insegnava a que d gramma tica in Antiochia. 1 cittad in i, paventando un attacco dalla parte mal sicura della muraglia e desiderosi di salvare lor terre, convennersi di sborsargli quattrom ila nummi dargento. II vescovo di pi colle sue incessanti preghiere a pr di tutto 1 oriente riusc ad averne pa rola , che ove recassegli mille aurei vedrebbe tratto l esercito dalle terre imperiali.

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CAPO

VII.

Cosroe debellata la citt di Berea ne f a esecrando scempio. Megas tornato in Antiochia non pu indurne gli abitatori a d attendere le sue promesse. Va una seconda volta mediatore al persiano duce. Costui finalm ente ced e, e condona la vita ai Berci ed al presidio entro la rocca.

I. Megas nel d medesimo della ottenuta grazia r i ' calc la via di Antiochia, e Cosroe ricevuto il danaro pattovitogli tenne quella di B erea, citt mezzana tra Gerapoli ed Autiochia, e distante un giorno di spedito cammino da entrambe. Il vescovo per menando seco pochissima comitiva percorreva cotidianamente doppia strada che non il duce coll esercito, cosicch dopo la quarta giornata egli fu in Antiochia, e P altro arrivava nei sobborghi di Berea, da dove tosto mand Paolo ai cittadini per danaro, chiedendone a motivo delle malsi cure loro mura due tanti di quello avuto dai Gerapolitani. Gli abitatori disperati della propria difesa acconsentironvi, ma poscia inviandogli soli due mila nummi dargento si dichiararono impotenti a pagare il resto. Rinnovatasi nondimeno dal Persiano la inchiesta, e vinti dal ti more fuggirono colle truppe netta rocca fabbricata so* pra un colle. Nel d vegnente i m essi, speditivi altra fiat per ricevere il d a n a ro , tornati indietro riferirono a Cosroe di avere trovato le porte chiuse e priva affatto di guardia e popolo la citt 5 questi allora ordin che fossero scalate le mora , ed accintisi di botto allopera i

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primi a salirle discesi dall opposta parte spalancarono le p o rte , e vaccolsero 1 esercito : di poi ladiratissimo d u c e , fatto incendiare poco meno che l intiero novero delle case, procedette allassalto della rocca, ed il co stei presidio, venuto alle m an i, coraggiosamente pu gnando uccise molti nem ici, ma tuttavia per la im prudenza degli assediati fu costretto a cedere la vitto ria. Imperciocch i cittadini trasferitisi l entro aven do condotti seco, in vece di ripararvi soli, e cavalli, e m uli, ed altro bestiame altutto disutile , vidersi in pochissimi ora disseccata 1 unica sorgente d acqua in poter loro , e cos tutti esposti all estremo de mali. > II. Arrivato fntcattanto Megas ad Antiochia e narra tivi gli accordi fatti col nem ico, non pot vincere la fortissima ostinazione di -que cittadini nel rifiatarsi al1 adempimento di essi, e Giovanni figliuol di Rufino e Giuliano scriba delle cose segrete , o con voce latina segretario, imperiali ambasciadori venutivi di fresco ^ erano i primi a contradiarlo, protestando in ispecie l ultimo che Giustiniano mai pi accorderebbe danaro ai nemici dell imperio , n riscatterebbe citt di sua pertinenza. Egli adunque, aringati indarno gli Antio cheni , ed accusato per giunta dal costoro vescovo Eufemio qual traditore della cosa pubblica al re , partissen e , come fece non guari dopo Eufemio stesso, il quale temendo il furor persiano ripar tra Cilici, dove pre sto comparve anche Germano alla testa di pochissime tru p p e , avendo lasciato in Antiochia -le rimanenti. 111. Megas restituitosi di fretta in Berea ed uditavi la diffalta dell acqua, torn piangendo al cospetto di

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C osroe, e prostesoglisi ai piedi implorava non pi che la vita degli assediati. Il persiano mosso da piet vinto dalle preghiere promisegli con giuramento che tutti i rinchiusi nel forte a -andrebbero salvi ; e cos avvenne, riparando ciascuno de Berei ov estim di suo maggior profitto, ma pochi guerrieri tennero lor dietro, essendosi gli a ltri, sdegnati coll imperatore in causa dei ritardati stipndj, uniti al nemico per quindi venire con esso nella Persia. C A P O V ili.
Insolenza degli Antiocheni. Assedio della citt. Confusione degli assediati. I Persiani, scalate le mura, sim padroniscono di Antiochia. Vigorosa difesa della gio vent l attro. Discorso del tabergane a Cosroe ; me morabile esempio d i castit.

I. Cosroe fatto consapevole da Megas che gli Antio cheni ostinatamente ricusavano di sborsare il conve nuto danaro, mosse con tutto lesercito ad assediarli ; divulgatasi tal nuovai quanti rimaneanvi ancor den tro, essendone gi molti partiti con il buono e il meglio lo ro , disponevansi ad uscirne allorch Teotiste e Molaze comandanti le truppe del Libano , arrivativi con' sei mila guerrieri, si opposero allinopportuna deter* um azione. Venuto in questa 1 esercito persiano ed at tendatosi presso del fiume Oronte, il re mand Paolo dicendo agli assediati che ricevendone mille nummi d argento (e sarebbesi forse appagato di minor somma)

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retrocederebbe, e quelli spedirongli ambasciadori per istabilire gli accordi ; se non che la dimane il po polo , di natura insolente e beffardo, con mordaci pa role motteggi il Persiano, e poco vollevi ebe non lapidasselo mentrera da costui esortato a riscattarsi col sagrifizio di ben poco danaro. II. Cosroe adunque offeso grandemente dalle costoro villanie deliber prendere la citt d 'a s sa lto , al quale uopo col nuovo giorno fe inoltrare tutte le tru p p e , e collocatane parte nei dintorni del fiume procedette colle migliori l dove il muro appariva pi alto s ma di mi nor fortezza. Laonde i Romani vedendosi costretti a com battere malagevolmente in causa delle angustie del luo go , divisarono collegare insieme ed appendere su per le cortiue lunghissime travi a fine di potervi aumentare il novero dei combattenti. Gli assediatori in questo mentre investirono di tutta possa le mora in ispecie dal monte (i), e vi scoccavan dentro innumerabili strali; n gli assediati cedevan loro nel coraggio, opponendo cit tadini e truppa vigorosa resistenza. Riusciva per van taggiosissimo ai primi il guerreggiare, quasi in pianura, da quel poggio, fortunatamente occupato da principio; che se gli Antiocheni, prevenendoli, si fossero col mo n iti, avrebbero di certo evitato la propria rovina; ma, non pensatovi, forza conchiudere che giunto fosse il momento destinato al cadere della citt in mano de' barbari , i quali animati dalla presenza del condottiero e facendo prodigj di valore non diedero tregua ai Romani.
(i) Orocassiade. V. 4 del capo 6 di questo libro.

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III. Accadde poi l entro che , aumentatosi il nu mero decombattenti ed il disordine tra loro , andarono rotte le corde sostenitrici delle travi e tutto precipit 1 artifizio ; al quale improvviso romore le guardie delle torri, credendo atterrate le mura pigliarono la fuga. Al lora que cittadini c h e , per essersi dapprincipio mo strati di contrario parere, stavansene tuttavia inoperosi nei comune pericolo, accorsero pur essi alla difesa della p a tria , e Molaze e Teotisto montati in arcione galopparono seguiti dai lor cavalieri verso le p o rte , con la mira, e dicevano, di unirsi a Buzez pronto al di fuori con soccorrevole esercito, per quindi rispignere tutti insieme il nemico y ma incontrando lungo il cam mino uom ini, donne e fanciulli, diretti in mucchio alla volta stessa, fecerne grave scempio stiacciandoli coIoro cavalli. IV. I Persiani frattanto portate alle mura le scale salironle senza opposizione , giunti per a merli -arrestaronsi qualche tempo dubbiosi volgendo gli occhi all intorno, e non Osavano discendere nella c itt , pa ventando , a mio cred ere, qualche nemica insidia in certo burrone tra questa ed il monte. E voce eziandio che lo stesso C osroe, veduta la rotta de Romani, proi bisse alle 'truppe di calare ', temendo accrescere di so verchio la disperazione de fuggenti, sicch rinnovando costoro la pugna con insuperabile ardore venissegli.me no il bel punto di soggiogare quell antica citt , c pi celebre di quante mai obbedivano ai Romani nelloriente, non avendovene alcuna che potessele contrastare il pri mato uelle ricchezze, uella grandissima popolazione, ed

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in ogni altra maniera di agiatezza; egli pertanto accord al nemico ogni mezzo di campare la vita. Quindi che il presidio, capitani e truppa con ben pochi cittadini appresso, usc della porta che mena al borgo Dafne (i)j ed i Persiani allora ,. dismontate le m u ra , comparvero nel mezzo di Antiochia. V. E qui molti giovani ardimentosi cimentaronsi al tra fiata col nemico riportando sopr esso dapprincipio qualche apparente vantaggio, cosicch sebbene i pi Cossero inermi e rispingessero a furia di sassi i Persiani, pure andavano cantando il peana (a) e. promulgando l imperator Giustiniano Callinico (3) (essendone questo il soprannome in guerra), come se di gi riportato aves sero una compiuta vittoria. Cosroe frattauto rimanen dosi in una torre fabbricata su del m onte, comandava che venissegli innanzi la romana ambasceria. VI. Uno allora de'suoi magistrati, nomato dalla ca-

(i) V. nota i al cap. 6 , di questo lib ro ; in esco mori G er manico, il quale fu poscia arso e sepolto in Antiochia (V. Tac., A n n ., lib. n ). (a) Inno col quale i Greci onoravano Apollo ( III i r ) dopo' aver riportato cospicue vittorie. (3 ) Da iM i illustre vittoria. Sopraooome glorioso dato ai monarchi dagli eserciti che trionfavano , in grandi battaglie , del nemico. Giustiniano fu salutato di questa guisa altra fiata quando assediata Pietra nella Lazica dalle sue tru p p e, un tal Giovanni armeno alla testa di pochissimi guerrieri entrovvi colla speranza di ridurla novamente sotto il dominio romano ; una terza in fine allorch Artabano uccise nel mezzo dun convito i l ' re Gontari.

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rica zabergaae, supponendola col per trattare di pace, accostaloglisi dicea: P a r a i, o Gosroe, che tu la pensi n ben differentemente dai Romani stessi per riguardo alla salvezza loro. I quali insultaroati eoa mille oK t> traggi innanzi all assedio , n avvi eccesso a ili non 7 > sieno ricorsi dopo la nostra vittoria, come disperando affatto della clemenza tua. Nondimeno tu cerchi di compassionare chi non domanda salvezza, e di per0 donare a chi ben lunge dal meritarti perdono, con* ciossiach gli Antiocheni postisi a schiere negli ag guati, sebbene privi del soccorso delle armi, tagliano per ogni dove a pezzi noi vincitori . Il re intenden*do tali cose mand una mano de suoi valentissimi guer rieri a riconoscere lo stato della citt ; e questi di ri* torno sigaificarongli essere il tatto in pace, e che i Per siani col ' numero loro avevano debellato i cittadini as salitori , e, fattone macello non risparmiando et n sesso. Narrasi inoltre che dne illustri m atrone, dimo ranti fuor delle m o ra , sentendo la citt cadala^ in po tere del nemico, tosto corressero all Oronte e , velatosi il capo , balzassero e n tro , per non esporre'il proprio onore alle contumelie dei Persiani.'

P m co p io

tom. L

la

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CAPO

IX.

Parlamento di Cosroe alP imperiale ambascera. Naturale ' dei fe. Giudizio di Procopio intorno alla Jorttma. Saccheggio ed incendio di Antiochia.

I. Cosroe al presentarsi dei romani ambasciadori sringotli di tal guisa : Non opino affatto contrrio alla verit lantico proverbio ehe Iddio non concede f> mai agli nomini beni pnri, ma s mescolali con mali, r > che sempre il rider nostro abbia a compagno il pianto , le prosperit seco traggansi qualche disgra di z ia , il piacere non vada separato dalla tristezza, mai ne avvenga in fine di godere una felicit perfetta; C os, favellando su le nostre presenti bisogne, egli * vero che ottenuta per l u i , come voi stessi vedete, la vittoria, proviamo sommo contento nel rimirarci pa droni dpo molte fatiche di questa celebratissima 3 Antiochia, io per al guardare la moltitudine degli estinti ed i miei trofei bagnati del sangue loro non so abbandonarmi ad una completa letizia. E di s r > gran male altri non in colpa che i soli malaugurati Antiocheni, i quali inetti a sostenere 1 assedio eby > bero poscia cotanta arroganza di attaccare un eser cito vittorioso, ed entrato a viva forza nelle mura 7 > loro. Per siffatto avvenimento non vha meco illustre Persiano che acceso di sdegno non domandassenii la morte di quanti incontraronvi la schiavit j ma io non ritenendo onorata cosa l inasprire contro i vinti

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commi dai cbe loro si permettesse la fuga ed il cer care .-altrove salvesza. II. Il re per simulatamente e mirando appalesarsi tutt altro di quelle'in realt era cos parlava agli am* basciadori, sapendo benissimo i veri motivi della sya bugiarda clemenza liell accordare agli Antiocheni il tempo, necessari) a> oa ni pare la vita; imperciocch non la cedeva in finezza ad alcuno, ed era valentissimo nqU larte di,escogitare ir)gaani, (U palliarsi, e di accagionare altrui d suoi propri! misfatti \ di p i il vedevi all uopo secondarti -ogni dom anda, sagramentftre la data parola, e quindi, scorso brevissimo tempo,, negare il tutto ed interamente cangiarsi di parere. Avvegnach il suo volto spigasse piet, e le sue labbra ognora abborris^ sero il delitto, pute- non vera indegnissima azione,chV si guardasse dal commettere quando sperava ritrarne qualche vantaggio, ed il potrebbero, confermare i Su reni tutti , da lui sebbene innocenti rovinati a forza d inganni e di simiglianti doppiezze; eccoue esempio ; Debellata la costoro citt un barbaro colla sinistra pia no trascinava tal avvenente e ragguardevole d o n n a , e colla destra un fanciuilino di lei appena spoppato \ ora perch tardava questi a seguirne il passo, e diedegl! tanto del capo in terra cbe fecelo crudelmente morire j abbattutosi il monarca in s grande em piet, narranQ che mostrasse colle parole e col volto non solo im menso cordoglio, ma sin lagrimasse, ed alla presenza di t u tt i , non eccettuato lo stesso imperiale ambasciadore Anastasio, prgasse con sospiri il Nume di punire la sorgente di tanti mali : intendendo aggravare del mi*

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sfatto Giustiniano, tuttoch ripnordessegli lanimo d esterne egli medesimo indirettamente P autore. N que sto suo malizioso ingegno fugli di ostacolo nell occu pare il trono persiano, togliendo la corona a Bazes, c u i, se poh privo d un occhio, per l et competea (i); impossessatosi del regno trionf di leggieri degli avver sari suoi, e addivenne sempre pi molesto all imperiti romano (a). 111. Per le quali cse -mestieri conchiudere che la fortuna, quando vuole ingwkndire alcuno, manda senza impaccio ad effetto suoi piani non riguardando alle qualit personali, n cifrandosi di operare indebita mente, o di soggiacere alle querele ed ai biasimi altrui, solo bastandole che i suoi voleri consegniscano il pieno loro effetto (3) : ora tom o al mio proposito.
(i) V. lib. f , cap. i l . (3) Quanto d animo perverso il dipinge Procopo, altrettanto j i sublime talento nel governo della repubblica persiana e nel1 arte della guerra ci viene rappresentato enfaticamente da Aga zia ; eccone le parole : Morto Cavado nel quint anno del l imperio di Giustiniano, sali in trono Cosroe, autore di bel i lissime geste senza numero . . . Egli diede lustro si grande al . viver suo da ecclissare la gloria di tutti i precedenti re per siani , non eccettuato Ciro figliuol di Cambise, non Dario di Istaspe , non Serse medesimo , al cui nobile ingegno n il mare fu d ostacolo nelle marce de cavalieri, n la sommiti * de monti nel coodurre dall uno all altro luogo il navilio. Lo splendor tuttavia delle sue azioni, e la magnificenza de suoi j> trofei non valsero a salvarlo da una morte funestissima, e pi che indegna della gloriosa rinomanza meritameute acquistata con tante memorabili imprese (lib. v). (3) Annibaie venuto a colloquio tra Zama e Naragara col->

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- IV. Cosroe debellata Antiochia ordin allesercito di fare prigionieri tutti i cittadini di qua e di l fuggenti, e di rapire e saccheggiare ogni lor propriet; calato poi iosiem coll ambasceria dal poggio and al tem pio, detto dagli abitatori ehiesa, dove rinvenne tanta ric chezza d oro , di argento, di gemme e di perle, quantera di per s, non messo in novero il resto, sufficiente a renderlo doviziosissimo ; spogliato in fine il santo luogo di quantit di marmi e di altri stupendi lavori per tradurli in Persia, comand che si appiccasse fuoco alla citt, donando unicamente alle suppliche degli ambesciadori, e vie meglio al costoro danaro, la conserva zione della chiesa ; lasciatavi quindi una piccola guar nigione ad attendere all incendio, ritirossi con tutto 1 esercito nel luogo del primiero suo attendamento (i).
l Africano per indurlo ad un accomodamento, pose fine alla sua orazione dicendo : lo pertanto pronto sono a cotal p artito , dappoich ho sperimentato coi fatti quanto sia mutabile la fortuna, e come una minuta circostanza pender la faccia a favore dell una parte o dell altra , trattandoci da scipiti fan ciulli (Poi., lib. xv ; traduz. del chiarissimo I. G. B. Kohen). () Il Nostro negli Edifcj (lib. n , cap. io) narra come fosse di poi rifabbricata da Giustiniano , dicendo tra le altre cose D onde venuto, che se Antiochia era stata prima splendida e magnifica., pi splendida e pi magnifica fosse di poi .

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C A P O X.
Segni della rovina di Antiochia. Riflessione sopra gli im perscrutabili consgli del Nume. Tempj conservati. Discorso degli ambasciadori imperiali a Cosroe. Que rele del re. Conferenza intorno alla pace , e sua conchiusione.

I. Che tale sinistro poi impacciasse Antiochia lontipotente Iddio avevaio agli abitatori di lei annunziato con alcuni prodigj, essendosi vedute , tra gli a ltri, le militari bandiere da gran tempo conficcate nel suolo volte all occaso girarsi ad un tra tto , senza opera di braccio m ortale, a sol nascente, e quindi riprendere 1 antica lor posizione ( 1). Del che avvedutisi con istupore alcuni soldati, appalesarono il miracolo non ter* minato ancora a molti colleghi, ed insieme a Taturio (2 )
(1) Un simile portento e ben poco lunge da quivi narra Ap piano essere avvenuto a Crasso mentre guerreggiava il re deParti Orode (Guerre coi Parti). Dione Cassio il riferisce anchegli con qualche rilevante differenza. Ma io , direbbe Polibio , a siffatte assersioni degli scrittori di memorie in tutto il corso della mia Opera non posso a meno di contraddire, e d esserne intolle rante; perciocch mi sembrano cose al tutto puerili e non solo aliene da ogni ragione di probabilit , ma eziandio dalla pos ai sibilit remote . . . . Nelle cose pertanto che tendono a con servare la venerazione del volgo verso la Divinit da perdo narsi a certi storici se cotali miracoli e fole inventano, ma il a soverchio non h da compatirsi (lib. x v i, n , traduz. del chiarissimo dotu Kohen ). (2) Il Cousin leggeva Taziano.

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questore dell esrcito, uomo di grande prudeniay ili diede i natali Mopsuestia (i) ; e fuvvi chi precoatz>>^ interpretandolo, che il governo della citt passerebbe dal re occidentale a quello d oriente, n avervi n e t t o um an o , come di fatto accadde, per riparare a. tanta sciagura. . II. O r io credendomi fuor d obbligo, nell esporre lai cose alle genti avvenire, d intrattenermi sl pevqh Id dio abbia talora voluto innalzare uomini e citt per quindi ' permetterne 1 abbassamento e la d b tn ilo n s senzappalesarne il motivo, lascio di qui indagate I sni gindizj nel concedere ad un re scelleratissimo la rovina e lo sterminio di Antiochia, bella fuor di misurai e va* sta citt (a), come ne fanno certa praova le stesse rovine^
' (i) Cosi nomata dal sno fondatore Mopso d Argo ( e noti dal Tessalo come leggiamo in Ammiano Marcellino , Kb. x iv ) , il quale dopo la caduta di Troia venuto eoa Anfiloco Della Cfc licia , fabbric sopra quella spiaggia e Mopsuestia e MeHo . ed altre citt (V . Strab. , lib. x i v e d Euforione po?ta presso la scoliaste di Licofrone ). Cicerone nel primo libro De DWinatione scrisse che : Amphloeut et Mopsus Argvorum reges fu eru n t ;

sed iidem augures: iique urbes in, ora marilima Ciliciae GraeCas condiderunt. Il fiume Pi ramo la bagna l abbellisce.
(a) Non men grande e magnifica ce la rappresenta Strabene con queste parole : Antiochia similmente tetra poli, vo dire composta di quattro p a r ti, ciascuna delle quali ha un muro proprio all intorno, e tutte quindi vengono cinte da altro Co mune. La prima di sse parti pera di Nicatore, il quale trasportovvi gli abitatori da Antigonia , non guari prima edi* cala in quelle vicinanze da Antigono figlio di Filippo ; la sc conda di una moltitudine di cittadini; la terza di Seleuoo Cai-

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dovendo io credere fermamente eh egli opera mai sem pre eoa infallibile provvidenza. III. Estendo la citt in fiamme il presidio rimasovi attese eo a zelo , giusta l1 ordine ricevuto , alla conser vazione del tem pio; il fuoco inoltre sparagn molte fabbriche vicine al cosiddetto C ereteo, in gfcaxia n o a gi di qualche umano provvedimento ma della sitnazion lro, {perocch lontane dalle altre non si poterono da esao aggiugnere. Fu similmente arso dai brbari quanto esisteva fuori delle p o r te , meno le sue m u ra , i palagi che ricettarono lambasceria e la chiesa di 5. Giuliano. IV. Gli ambasciadori tornati quindi nuovamente al cospetto di Cosroe gli diressero queste parle: Se noi* o l e , uon fossimo alla tua presenza mai pi crederemmo che il fgliuol di Cavado bbia assalilo n |e romane terre violando un ancor fresco giuramento, v saldissimo, al creder nostro , ed estremo pegno di fede tra gli uom ini, e rompendo quei trattati d pace in cui ripone ogni sua speranza chiunque noa sa comportare senz affanno i mali della guerra; n di questo procedre uopo altrove rintracciare n la causa, che nell avere l nonio cangiato il tenore * del viver suo con quello dei bruti. Imperciocch se i combattenti non venissero mai ad amichevoli accordi,
linico, e la quarta di Antioco Epifaoe. Questa citt la capitale della Siria, ed i comandanti la regione vhanno la reggi loro. Di poco a lei superiore Seleucia sol T ig r i, ed Alessandria di Egitto . . . . . Y hanno stadj quaranta di Seleucia (P ie re a ) alle foci dell O ra n te , e centoventi da Antiochia (lib. ivi).

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i eterna addiverrebbe la guerra, e ferini i costuii di

tutti coloro che v hanno parte. Rispondiamo inoltre alle tue accuse contro l imperator Giustiniano, ag ri gravandolo di aver mancato il primo ai p a tti, che se gliper nulla vi disobbed a torto or tu ci guerreg* g i , se poi innocente noi credi, forza che pur ti contenti della vendetta sin qui presane, e lasci una volta di fornire nuovi motivi ai nostri lam enti, pale si sandoti cos migliore di Iui^ mercech essere nemali inferiore indica a buon diritto superiorit quando rav gionar si voglia di beneficenza^ quantunque siam certi che Pimprator nostro rispett ognora i fatti accordi. Laonde cessa, te ne preghiamo , da queste ingiurie contro de Romani, disutili a f nostra alle tue genti, ed a te stesso di verun profitto, salvo quello di ma nifestarti colla pi abbominevole di tutte le perfidie n sopercbiatore de tuoi confederati . V. Gli ambasciadori tacquero, e Cosroe prosegu a sostenere che il principio dei mali veniva da Giusti* niano, ed annover eziandio alcuna delle cagioni di essi ; cagioni per verit non tutte immeritevoli di con futazione , ma nella maggior parte ben frivole e da non volersi nullamente attendere. In ispeeie erano per lui forte motivo di guerra le scritte imperiali ad Alamati dar ed agli altri U nni, di cui abbiamo gi tenuto di scorso (i); non di meno si guard dal proferire e dalP asseverare che uom romano avesse violalo i confini della P ersia, o trattatone ostilmente gli abitatori.
(i) V.*i c*p. i di questo libro.

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VI. L ambasceria confut parte delle accuse col di chiarare male interpetrate le imperiali parole, e del restante, assolvendone Giustiniano, vers tutta la colpa sopra taluno dei romani ministri. Il re da ultimo chiese molto danaro a comporre ogni controversia, e non per una sol volta, dicendo che le paci altrimenti compre cessano col finir dell oro pagato al vincitre, ma che volendosi stabili- era uopo farle sorgenti d annuo censo, e cos i Persiani custodirebbero volentieri le Porte Caspie, n moverebbero pi querele contro la citt di D a ra , perocch di tempo in tempo risentirebbonne qualche profitto. E replicatogli dati ambasceria che di tal guisa emirava ad aver tributario limperatre, soggiunse: T uttal contrario, ma bens mlti dei nostri soldati addiverranno servi dei Romani col farsi loro i> difensori : ed' aiche ora non accordale voi annual mente certa quantit d oro agli Unui ed a parecchi Saraceni, senza ritenervi loro tributar), acci guarn din i vostri confini ? . VII. Si convenne adunque, dopo assai dispute tra loro, che i Romani sborserebbero di subito a Cosroe la somma di cinquanta mila aurei ed altrettanti ad ogni anniversario di questi accordi (i), acciocch egli cessasse dal molestare l imperio ; ed a tali condizioni gli amba sciadori , promettendosi ambe le parti vicendevolmente la piena osservanza detraltati nel tempo avvenire, die dero gli ostaggi ().
(i) Il Cousin riduce la prima somma a cinque mila marchi d oro , e l ' annuale a cinquanta. (a) Anno 9 dellimperio di Giustiniano, e 536 dell'era volgare.

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c a p o xi;
Cosroe visra la citt d i Seleucia e Dafne sobborgo.- f*en~ dica la morte un sua guerriero ardendo il tempio-di S. Michele. Prende la via d i Apamea , e g li abitatori, spaventati, hanno ricorso al patrocinio d'uno, reliquia della vera Croce. Tommaso vescovo della citt fattoglisi in contra lo accompagna entro le m ura, e n mal corrispo sto. I l re interviene ai pubblici spettacoli, e si dichiara per la fazione dei prasini , geloso di Giustiniano favoreg giatore di veneti, s . Condanna a morte un soldal reo \di\ stupro -icoUa figliuola d un cittadina.

I. Cosroe tertninati gli accordi venne cogli ambasciadori e coll'esercito a Seleucia (i), marittima citt lunge
(i)' DtSfe t>*8leWii''d cuf fatino menzione'gli storici anti chi , questa denominala Pieria, sede una volta dei re della Sria, fabbricata da Selenco Nicartore sul1more, era la maggiore. Dna feconda <sut:fiume Tigri , q u a s idi contro a Gtsifonte dall op posta riva , fu capitale dell Asiiria dopo la caduta di Babilonia. (Plut. V. di LucuWo )i La terza, delta da Polibio sul ponte (lib. v ) c da Strabdn Castllo (lib. xvi ), si rinveniva nella Mesopothmia presso un ponte sutf Enfrate, ondebbe il notfie di Seleucia Sul ponte,-acctocchi; non fosse eolie altre cofiisa. Riportiamo fi nalmente guanto diee Strabone rispett Mila Seleucia, qui ram mentata di Procopio* Ottima delle parli (della Siria) ia Se ti leucitide, che porta eziandio il nome di tetrapoli dalle sue quat tro pni di tutte le altre (sendone maggiore il numero) illustri citt : Antiochia presso D afne, Seleucia Pieria, Apamea e Laoditea; le quali merce dell* concordia toro chiamavansi an che sorelle.- FondoRe Seleuco Nicatore, e pose ad Antiochia ,

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centrentajstadj da Antiochia, e trovatala spoglia di Ro> mani tanto vi soggiorn quanto opcorreyagli per lavarsi coll acqua del mare e sagrificare al Sole ed agli altri Numi di sua divozione quindi tornando al campo mo str brama di visitare Apamea ( 1 ) non molto distante, e gli ambasciadori tenendolo un pretesto per saccheggiarn'ie abitazioni ed il territorio a mal in corpo aderironvi, e colla promessa che veduta la citt ed avutene mille libbre d argento retrocederebbe senza pi mole starla. Di l venne a Dafne borgata di Antiochia ove attraggono lo sguardo un amenissimo ' bosco pieno di fontane e di molli stupendi lavori (a) ; uscendone per,
la maggiore di esse, il nome del padre, a Seleucja , la pi forte, il proprio, ad Apamea quello, della consorte, ed a Lao dicea il materno. (lib. zvi ). (i) Famieh presso i geografi m oderni, e fu metropoli della seconda Siria. Plinio di lei scrisse: Zeugma sepiuaginta duabus

millibus passuum a Samosatis, transita Euphraiis ngbile. E x adverso , Apamiam Seleucus, idem utriusque conditor , ponte junxerat (lib . v ,c a p . a 4 ) Ed Isidoro Cara ceno al principio degli Statmi : Transeuntibus Euphratem justa Zeugma, urbs est Apamea. Polibio la rammenta nel lib. v delle sue Istorie. Stra
ttone poi colloca un Apamea nell Armenia (lib. xi) , e Tolemeo parla di altre d u e, 1 una mesopotaraica , prima di giugpere a l confluente del Tigri e dell Eufrate , da Plinio chiamata Digba ( lib. v ) , la seconda . nell P artia, ora Chorassan meridionale ( lib: vi ). , ; (a) Leggiamo in Strabone : (Da Antiochia} luoltrapdo stadj ^quaranta D afne, mediocre borgata , con vasto ,ed om broso bosco da acque sorgenti innaffialo , nel- cui mezzo havvi u n tempio dApollo e di Diana, ed un asilo. Quivi gli Antiocheni $d altre, vicine, genli sogliono adunarsi per solenniwaie i giorni, festivi (lib. svi).

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dopo avervi immolato vittime alle Ninfe, vll che si mandasse io fiamme il tempio 'dellarcangelo S. Micbef , e passo a narrarne la cagione.' II. Un cavaliere persiano valcrite ira coftfimititoti per tssi in compagnia di altri suoi coHeghi d un alpestre liiogo vicino a cosiddetto Tret , dov era il tempi tdi S.' M ichele, opera deH* architetto Evafide, e mi randoli acquattato un giovarie antiocheno, Airiico di n o n e t beccaio di professine, lasciati indietro i compagni spronglt contro il cavallo ; ma 1 altro dap prima fggeodo poscia voltatoglisi d improvviso il colp di selce in fronte , ed atterratolo immediatamen^ f gii fu sopra e sgozztlo con quel ferro medesimo di che videlo cinto ; fatto allora bottino di quanto avea l ucciso, armi e danaro, e montatone il destrie ro scomparve, e per sua buona ventura, o perch ben nota gli fosse la via , riusc a sottrarsi dai nemici, ed a pofre in salvo la vita; Pervenuta all orecchio del Persiano la faccenda, questi, crucciatosene, ordin che si appiccasse fuoco al tempio, ed il comando fu tosto eseguito coll estendere l incendio, per vie pi gratificare al r e , anche alle case erettevi d intorno. III. Cosroe di poi abbandonato Dafne avviossi collesercito ad Apamea, citt dov in molta venerazione un pezzo, non minore d un cubito, del legno della S. Cro ce , portatovi occultamente da siriaca mano , ed i cit tadini ponendovi la maggior loto difesa, rinchiusolo en tro un reliquario d legno e ricco d oro e di gemme, lo avecjno affidato alla custodia di tre sacerdoti, i quali annualmente esponevamo in certo stabilito giorno alla

190 GBHHRB PERMANE pubblica adorazione.: :Qra ,(1 ipopoloi udendo prossimo l1avriifo de Persiani, e sapendoli per. nulla disposti., a mantenere la data parola, colpito da gravissimo U -i more bit* ificorsp al vescovo Tommaso , ed il pregava cbe diwbiudfesse . qupl santo Ipgno , unico suo ^conforto pel la imminente morte. 11 pastoie v ad e r, e mentre secondavane, i dcsiderj procpssioualmenlepqrtaodolp all intorno del teinpiq, fu veduta meraviglia ad di I? (P ogni dire, e; credenza , conciossiacosach. v apparve sopra una fiamma, la cui lucentezza fuor di modo ir radiava sin la volta dell edilzio, e seguivalo dovutv que il clero procedeva con esso. Tanto; miracolo emp gli occhi det supplicanti di lagrime ed il cuore duna poiv tentosa confidenza ; terminata la processione e rimesso il sagro deposito nella custodia all istante dileguossi lo splendore. IV. Venuta la notizia cb era per giugnere l esercito il vescovo part di lancio ad incontrarne il.condottie ro ; questi interrogollo se i cittadini deliberato avessero di sostenere uo assedio, e rispostogli negativamente, soggiunse : Perch dunque non m aprono le porte acciocch possa entrare nella citt con sole ppche mie truppe ? Sono io , replicavagli 1 a ltro , qui espres samente per accompagnarti l entro; il re allora, messo a campo lesercito, pigli la via dApamea con dugento de suoi migliori guerrieri, e pervenutovi, dimenticando la promessa fatta agli ambasciadori, volle dal prelato non gi il convenuto, ma dieci ta n ti, e di soprappi ogni suppellettile ricchissima c preziosissima del tesoro, e forse avrebbe eziandio rovinalo la c itt , se la m auo

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dett Onnipotente accorsa non fsse a ratWfbbi-to! lui per ciocch egli non bramava altra gloria che quella di conqaistare citt, e per riuscirvi punto non j>adava n all prmsse,fotte n al divenire spergMfOy rne we.aviemiqo in* dubitata prova dal suo procedere coRtraD ara m violaiionc dno trattato di alleanza, e >contr Callioieo assalita durante una tregua^ ma di queste ;c0 se dovremo; pi .a lungo ragionare in appresso , e quanto spetta alle scia gure di Apamea uopo, il ripeto, ascrivere ad una visi bile protezione divina eh ella campasse d un totale esterminio. Tommaso mirando sei Persiano, dopo sac* echeggiato il tesoro , ardente sete di maggior bottino , mostragli il Reliquario, e levatovi il Legno della Croce: Questo santo Legno , disse , nel quale ripongo ogni mia ricchezza, pregoti o r e , di lasciarmelo, quale oggetto incomparabilmente pregevole al cuor mio, ed abbiti pure le gemme e i oro di che va adorno : i suoi voli furono di leggieri compiuti. V. Segu tali vicende lordine reale di fare nel cifreo i soliti combattimenti, mezzo opportunissimo a procac ciarsi il favor popolare, ed onorolli di sua presenza lo stesso m onarca, il quale rammentandosi di avere un tempo odilo che Ginstiniano proteggeva la fazione dei prasioi, stabil nel cuor suo che ora i vaniti ne uscis sero vittoriosi. Al pigliare adunqueJe mosse i due carri, vedendo quello de prasini lasciare indietro lavversario, insospett di qualche artiGcio, e pieno di.sdegno, gri dando che all imperatore non si conveniva la vittoria , impose al cocclirero di arrestarsi} .ed il veneto, pas sando oltre , ebbe la palma.

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VI.. Venutogli di poi innanzi un cittadino d Aparea per richiamarsi 4 uri guerriero che ingiuriato avea l onore di sua figlia, e condann il reo a morte;} mi) quindi . vinto dalle preghiere del popolo fecegli ap parentemente grazia , ordinandone in effetto con molta segretezza 1 arresto ^ da qui tornato all1 esercito lev il campo e retrocedette. C A P O XII.
Costo, domandato ai Calcidesi danaro , valica F Eafrate.
Re Augaro, di Bdesta , inlrintichitsimo di Augusto ottiM con maraviglioso artifizio la permissione di tornare nel regno. Scrive al figliuolo di Dio implorando salute. I l quale ne accoglie i voti, ed assicuralo inoltre che Edessa trionferebbe ognora degli astalimenti nemici. Giudizio di Procopio sulla verit di queste lettere. I l Persiano isti gato da tale grido assedia la citt , quindi si parte.

I. Cosroe pervenuto a Calcide, ottantaquattro stadj lontana da Berea, e dimenticatosi nuovamente di tutti gli accordi, mandovvi entro Paolo con intimazione ai cittadini , che ove non fossegli spedito d an a ro , e consegnato il governatore coll intiero presidio cinge rebbe lor mura d assedio ; i Calcidesi a tale annun zio , temendo inimicarsi l uno dei due m onarchi, ri sposero non avervi truppe nella citt, occultando quelle in realt ivi stanziate, ed inviarongli dugento aurei con sudore grandissimo raccolti. Di l il Persiano fer mo nel proposito di non ricalcare le sue orme, valicato P Eufrate, diede il guasto alla Mesopotamia: quindi co-

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stru un ponte vicino al cosiddetto Obbane, luogo solo quaranta stadj lontano dal forte Barbalisso ( i ) , e so* pra valicatovi il fiume ordin a tutto l esercito di fare il simile nello spazio di tp<e giorni, dopo i quali si romperebbe ; ed in conformit al comando nel terzo di sebbene rimanesse indietro molta tru p p a , riuscita nel tratto successivo a raggiugnere comunque il d a c e , fu distrutto. U na brama di gloria intanto destgli il pen siero di conquistare Edessa, e la credenza comune tracristiani ch ella fosse inespugnabile vie piaccendevalo ad eseguire ostinatamente il divisate progetto, e qui riporter d onde a lei derivasse la supposta pre rogativa. II. Eravi altre volte in Edessa un toparca ( nome dato ai regoli^di ciaschedun paese) chiamato Augaro (a) e d intelletto e prudenza superiore ad ogni altro del secolo, il quale itosene a Roma per istrignervi lega sep pe coll assennatezza de suoi ragionamenti conciliarsi per guisa la stima e 1 affetto dell imperatore da non poterlo pi indurre ad accordargli la permissione di restituirsi nel regno. CJiiestQ adunque replicatamente ma sempre indarno comm iato, ebbelo in fine merc del seguente artifizio: Essendo valentissimo cacciatore and tal giorno per volere di Augusto a far pruova di sua b rav u ra , e trascorsi que dintorni rivenne carico di molta preda e con essa delle varie terre su cui avevaia
(i) Ora Beles. (?) O Abgaro. Questo nome s pretende essere stato pro prio a tutti i re Osroeni di Edessa.

Piocono j tom. L

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accalappiata. Presentatosi quindi colla cacciagione al] im peratore, seduto com era suo costume nel circo , mstrgliela indicando eziandio i luoghi ov ella dimo rava. Collocate di poi l entro le diverse terre rac colte , e posti in libert gli anim ali, ognuno di essi all. istante corse a quella d onde erasi tratto ; il che mentre Augusto attentamente osservava, e facevasi le maraviglie come la natura senza precetto alcuno scolpito avesse nei loro cuori s grande inclinazioue pel suolo natale, Augaro gittglisi ai piedi esclamando: Or t u , o im peratore, giudica , se pure il vuoi, quali esser * debbano i sentimenti d un tuo servo, ch abban don colla patria terra e moglie, e prole, ed un pic colo regno . Laonde Augusto conviuto dalla evi dente verit gli accord con molto suo dispiacere la grazia di ripatriare, e promisegli che non andrebbe senza effetto ogni sua inchiesta; e quegli pregollo di far costruire in Edessa un circo. I su o i, to rn ato , domandarongli, che mai avesse ottenuto da Roma a pr loro ? e fu la risposta : una tristezza senza p erdita, ed una gioia senza profitto, dando per tal guisa la pi esatta definizione dell implorato favore. IH . Augaro nella sua vecchiezza addivenne gottoso all ultimo segno, addoloratissimo in causa del m ale, ed inetto al moto ; n rimanevagli, consultati indarno i pi famosi medici, altro sollievo che il ripetere di con tinuo i suoi lamenti. In quel tempo Ges figliuolo di D io, preso mortai corpo, visibilmente conversava nella Palestina cogli uom ini, e che si fosse vera prole divina rendeval manifesto colla sua vita santissima e co pi

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inauditi miracoli , facendo sorgere in virt della sua on nipotente parola i morti dalle tom be, ridonando la vista ai ciechi, mondando lebbAsi, raddrizzando zoppi, ed operando maraviglie superiori ad ogni potere della medicina c della natura. Il re informato di tutti questi prodigj dai viandanti di quella regione, e speranzoso-di averne la salute, mandigli una lettera supplicandolo c h e , abbandonati gli sconoscenti giudei, passasse a vivere nel suo regno. IV. Ges risposegli di non poterlo visitare, ma che il sanerebbe ; di p i , come narra una popolare tradizio n e , renderebbene la citt inespugnabile dai barbari. GH istorici di que luoghi ignorarono la seconda parte della promessa, ma gli abitatori contendono pertinace mente cbe vi si leggesse nella scritta, le cui parole fu rono quindi a perpetua rimembranza scolpite nel fregio delle porte di Edessa; questa nondimeno obbed col volger degli anni al Medo, il quale, senza aver ricorso alle armi per farne la conquista, riusc a dominarla in grazia di tal circostanza che merita di essere breve mente qui riferita. Augaro al ricevere i caratteri del Sal vatore fu libero da ogni m ale, e solo dopo una lunga serie d an n i, partendoci dalla miracolosa guarigione , pag il suo tributo, m orendo, alla natura. In allora il primogenito de figli, nefandissimo in tra tutti i mortali, asceso il trono manomise colle pi orribili violenze i proprj sudditi, e poscia timoroso della romana vendetta implor il giogo persiano; trascorso nondimeno assai tempo gli abitatori, discacciatone il presidio, rifuggirono di lor volont al trono romano.

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V. Io poi son di parere che Ges non iscrvesse la prefata lettera , ma che gli Edesseni, posta la citt loro sotto il patrocinio di lifP, tenesserla ognora esente dai travagli dun conquistatore nemico ; ma poco monta checch ne sia, o come altri la pensi. VI. Cosroe dunque in grazia della mentovata trad* zione fu davviso che vandrebbe della sua gloria se non imprendesse a debellare questa citt; ed a tal uopo giunto ad un borgo distante da lei un sol giorno di cammino e nomato Baine ( i) , fece alto a fine di pernottarvi; la dimane partitone coll esercito e marciato avendo, non pratico dei sentieri, lutto il d , videsi colle tene bre nel luogo medesimo donde pigliato avea le mosse nella m attina, ed il simile accaddegli secondo alcuni per ben due volte. Corre parimente grandissima fama che pervenuto da ultimo avanti alla citt fosse* costretto da malattia a desistere dal premeditato assedio, ed a contentarsi d inviarvi Paolo per averne danaro. I citta dini allora, sebbene ostentassero impotente ogni umano sforzo contro quelle m ura, inviarongli dugento aurei per sottrarre dal furore persiano le adiacenti loro cam pagne.
(i) Forse il nomato castello Baluense negli Edifizj (lib. n).

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CAPO

XIII.

Ratificamento della pace inviato da Giustiniano a Cosroe. Carit degli Edesseni verso i prigionieri <f Antiochia fr u strata dall' avaro Buzez. Carreni trattati urbanamente dal Persiano. Origine delle pretensioni del .monarca persiano su di Costantina. Dara assediata d a lt esercito reale , ma non vinta.

I . Cosroe avuto da Giustiniano il ratificamento degli accordi stabiliti dall ambasceria ( i ) , accomiat subito gli ostaggi e si diresse altrove. II. Fece di poi mercato dei prigionieri condotti da Antiochia , a pr de quali mostraronsi gli Edesseni di una carit oltra ogni esempio, tutti indistintamente ac* correndo alla chiesa con offerte in prezzo del riscatto lo ro , molti entro i limiti delle proprie facoltadi, e ta luni operando eziandio , in apparenza almeno , sforzi di esse maggiori; fin le donne pubbliche v apportavano i loro ornam enti, ed i contadini privi di danaro sup plivano con asinelli e con montoni. Ragunossi per simil guisa grande quautit doro, dargento e di altri effetti, ma disgraziatamente nulla di tanto and a benefizio dei prigionieri in causa dello scellerato Buzez, il quale, anelante di trar vantaggio da s copiose ricchezze, s oppose al desiderio commendevolissimo degli abita tori , ed instig il Persiano a tutte rapirle.
( i) Ansi dell'era volgare 5 4 3 , e |6 . deUitnperio di Giusti niano.

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III. I Carreni (i) anch essi mandarono ambasceria a Cosroe offerendogli danaro per redimersi dal saccheg gio , ma egli trovatone il maggior nnmero avvolto nelle superstizioni del paganesimo , ricnsollo, accettando per Io contrario 1 offerta della citt di Costantina avvegna ch vantasse diritti sopra di l e i , e prendo a scriverne la cagione. IV. Il genitore suo, conquistata Amida (a), risolv espugnare Edessa e Costantina; pervenuto adunque vici no alla prima ed accennando colla mano le mura in terrog i maghi se giugnerebbe a superarle? Mai pi, quelli risposero, stata essendo lazione della tna destra * > segno piuttosto di conservamento e salvezza, che non n di rovina e desolazione, Allora il dace prestando fede ai loro detti marci verso Costantina, e fattolesi d a p presso rinvenne terreno opportuno a mettere il suo cam po. Baradote intanto, vescovo di lei, pietosissimo, in molta estimazione per l efficacia delle sue preghiere, e spirante nel volto ogni maniera di v irt, andgli in nanzi con vino, fichi, miele e pane, supplicandolo pre murosamente di non molestare collesercito una citt ab bandonata dai Romani, di nessun co n to , priva di forti ficazioni e di presidio, ed abitata da ben poche misera bili persone. Il re non pago di secondarne la dimanda
(i) La costoro citt Carra , o Charran secondo 1 idioma orientale, h antichissima , e fio creduta da alcuni storici quell da dove part Abramo per andare nella terra di Chanaan. Ella ricett eziandio entro le sue mura Crasso fuggente con tutto leser cito dopo la rotta avuta per opera di Surena , duce de Parti. (a) V. lib. i, cap. 7, di queste Istorie.

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Tolle di pi che avesse in dono tutta la vittuaglia rac

colta pel sostentamento dell esercito durante 1 assedio, e poscia abbandon il suolo romano ; ora questo gene roso tratto inducevalo ad annoverare tra le citt sue la beneficata Costantina. Y. Venuto di l a Dara (i) fece le opportune di sposizioni per 1 assedio , e Martino comandante delle truppe romane quivi di guernigione apparecchiossi alla difesa. Due muri proteggono all'intorno la citt, dei quali altissimo l interno ^ ed il pi bello di quanti sia dato vedrne, elevandosi cento piedi le sue torri e ses santa le cortine ; tra l uno e 1 altro poi evvi l ' inter vallo di cinquanta piedi, e qui pongono in salvo i cit tadini l armento all? uopo di qualche assedio. Cosroe attacc dal lato occidentale quello esterno, e discac ciatine a furia di saettarne i difensori arse una delle porte, ma non v ebbe Persiano cui bastasse 1 animo di penetrarvi. Ordin quindi una mina verso orien te , unico luogo adatto alle scavazioni, non avendovi nel resto dappertutto in giro che scogli. Data pronta mano all' opera in vicinanza della fossa:, giunsero i guastatori a tale profondit da riuscire invisibili al presidio. Oltrepassate cos le fondamenta di quel mu ro , ed inoltratisi eziandio gran pezza sotto il terreno destinato al pascolo degli animali, s accostavan di gi alla seconda cinta per modo che non poteva ormai fallire il colpo di superarla in breve, quando, n dir saprei per quale fatalit che doveva impedirne la con(i), V. lib. i , cap. i o , testo e nota.

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quista, usc del campo loro sul meriggio un uom o, se pure uom tr a , a fine di ricogliere le saette vibrate dai Romani contro de suoi, e fatto principio dal motteg giare il nem ico, fin coll avvertirlo dell insidia e di porvi subito riparo ; il perch gli assediati presto man darono copia di minatori nell antedetto intervallo, e coll opera di essi aventi a capo T eodoro, eccellente architetto , mentre che le truppe nemiche proseguivano il rettilineo scavo, fu approntata altra fossa di traverso, dove precipitarono molti Permiani, giuntandovi i primi la vita, e gli altri salvandosi per indulgenza del presi dio , ntrn disposto a molestarli tra quelle tenebre. La cattiva riuscita di questa impresa tolse al re ogni spe ranza di espugnare la c itt , e indnsselo , ottenute per capitolazione due mila libbre d argento dagli assediati, a retrocedere nelle sue terre. L imperatore intrattanto udita la nuova di quell assedio protest di non voler pi soscrivere gli accordi, e richiamossi altamente che il monarca vi si fosse accinto in contravvenzione della pace. Queste furono le romane vicende nella prima scorreria de Persiani. C A P O XIV.
Citt' fondata da Cosroe e ricolma di privilegi. Ritorno di Belisario dall Italia in Bizanzio, e nuova sua mandala in Persia. Dimora di Vitige in Bizanzio durante la guerra, e morte di uno degli ambasciadori suoi.

I. Cosroe fabbric tal citt nella Siria un giorno di

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camolino lnnge da Ctesifonte (), e diasela Cosroanliochia dal nome suo e da quello dell incendiata Antio chia, de cui prigionieri si valse a popolarla; fecevi co struire un bagno pubblico ed un circo a beneficio dei nuovi abitatori, accord loro in abbondanza cocchieri e musici, tratti seco dalle vinte popolazioni, formili di vittuaglia con istraordinariissima liberalit per l in* tiero corso di sua vita. Ordin alla per fine che si chia masse citt regale, volendone egli solo il com ando, e che gli schiavi rifuggitisi in lei, e da alcuno della citta dinanza riconosciuti suoi affini, andassero liberi, quando anche i loro padroni fossersi ragguardevolissimi perso naggi del regno. Ebbe di questa guisa compimento il
(i) Scrive Straberne : l a quella vicinanza ( di Babilonia ) bavvi una grandissima borgata, Ctesifonte il suo nome, nella quale svernavano i re deParti, non comportando che Seleucia venisse di soverchio aggravata collalbergar continuo della soi tica e militare nazione. Questa borgata ha potere e grandezza eguali ad una citt , bastando a contenere tutta la moltitiidine e tutto 1 apparato de' Parli , ed a somministrar loro ogni bi sogno della vita, a quanto pub bramarsi dalle arti. Quivi i re de Parti solevano dimorare nel verno per la dolcezza del cli ma ; e la state menavan lor vita nel? Ircania, ed ' in Ecbatane , merc dell antica e tuttavia durante sua fama ( lib. xvi ). Entro le sue mura inoltre prese gli alloggiamenti Molone colle sercito quando preposto 'da Antioco di Seleuco Callinico alla satrapia della Media e quindi ribellatosi dal suo benefattore, ven ne impedito da Zeus! , togliendogli le barche su cui valicare il T ig ri, di assediare in allora Seteucia ( P o i., lib. v ). Essa giace rimpetto a quest ultima citt dall opposta riva del fiume ed entrainbs in oggi sono dette al-Modain.

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presagio fatto agli Antiocheni (i) sotto Anastasio impe" ratore. Sur se allora impetuosissimo vento, che scosse la borgata Dafne, e svelse que grandi cipressi intan gibili per divieto sovrano dal ferro. Regnando il suc cessore di lu i, Giustino , soggiacque la citt ad un tremuoto , il quale atterronne le migliori fabbriche , e die de morte , se la narrazione merita fede , a trenta mila de 1 suoi abitatori (a), ma nelle ultime sofferte vicende fu da imo a sommo distrutta; e con ci termina la isto ria di sue sciagure. II. Belisario tra tanto rivenne dall' Italia in Bizan zio , chiamatovi dall imperatore , e col principio della primavera ebbe la capitananza dell esercito contro i Persiani, dove presero egualmente parte molti altri duci portati seco, ed in ispecie Valeriauo, tra essi, fa eletto a condottiero degli Armeni. Martino al primo grido della nemica scorreria era stato m andato. nell orie n te , e perci Cosroe trovollo in Dara come per noi si disse (3). III. 11 solo Vitige poi di tutti i Goti non abbandon Bizanzio, avvegnach ogni altro seguitato avesse Belisario. In questo mezzo lambasciator suo eh erasi arrogato il carattere episcopale (4) mor in P ersia, ed il compagno proseguiva a rimanervi ; ma l interpetre loro nel retro* cedere fu imprigionato da Giovanni e rinchiuso entro Costantina, dove minutamente appales tutti gli ingan() (s) (3 ) (4) V. il cap. io di questo libro. Addo dell era volgare 5 ag , e 2 . di Giustiniano imp. V. cap. 13 , 5 , di questo libro. < V. il cap. a di questo libro.

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ni di quella mandata*, Belisario poi marciava rapida mente per impedire a Cosroe il metter piede sulle ro mane terre. C A P O XV.
Reali distintivi conferiti ab antico a l monarca de L a tj dal romano imperatore. Cattivi trattamenti fa tti a questo popolo da Pietro e Giovanni comandanti delle imperiali truppe. Suoi ambasciadori alla presenza di Cosroe per domandarne il patrocinio. Loro preghiera esaudita.

I. Cosroe sollecitato dai Lazj (i), e vo a dirne il per ch, moveva colle truppe verso la Colchide. Questi an tichi abitatori di lei obbedivano ai Romani senza per es serne tributar) o altrimenti gravati; se non che venendo il capo loro a morte l imperatore conferiva i distintivi reali (2 ) al nuovo monarca , il quale obbligavasi di cu(1) Popoli all oriente estivo del Ponto Eussino , ed aventi a mezzogiorno il Fasi e la Colchide, regione presso del monte Cau caso. Questa gente , dice Agazia, fiera ed orgogliosa di stia grande potenza, del numero dei proprj sudditi, e della gloria derivatale dal nome degli antichi Colchi. Nfe di vero mi ri~ corda tra tutti i popoli non sovrani ma ligj altrui, che siavene alcuno da paragonarle in potenza, in considerazione, in copia d uom ini, in ricchezze , negli agj del suolo, nei mezzi onde n facilmente procacciarsi le necessarie vittuaglie, nellequit delle leggi in fine , e nelle gentili maniere (lib. n i , cap. 3). (2) Tali distintivi erano secondo Procopio (lib. 111, degli Edif.) una clamide di lana, non gi di pecora, ma tratta dal mare, perch tolta da crostacei, volgarmente detti p in n e, sulli quali nasce. Questa veste purpurea aveva ricamata in oro la parte

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stodire colle sue truppe i luoghi forti della regione, e di reprimere le scorrerie degli U n n i, c h e , disceso Caucaso e traversata la Lazica, innondavano quasi tor rente le imperiali terren e poi non riceveva per tale uffizio da Romani truppe o d an aro , n tampoco avea parte co suoi nelle militari imprese loro. Commerciava di pi la nazione c Romani del Ponto , mandandovi pelli e schiavi, e riportandone grano e sale. II. Dopo le veuture di Girgene, re degli Ib e ri, da me narrate nel precedente libro (i), le imperiali truppe cominciarono a dimorare nella regione de Lazj ed a travagliarla fortemente, massime Pietro (a) lor capo, uo mo orgoglioso e violento, originario di Arzanene, cit a i quale si suole stringere e tenere unita ; e a l l a sommit era una fibbia d oro , entro cui era incassata una pietra preziosa , e d a l l a quale peudevano tre giacinti raccomandati a tre catenelle doro anch esse. Una tunica di seta, era vagamente sparsa dappertutto di chiodi d oro , o come volgarmente si dice di piume. 1 calzari alti sino al ginocchio erano di carico rosso colore, ornamento a nessuno permesso fuori che al! imperatore romano .
D e ll a d e lla c la m id e

Agazia poi dice questi distintivi essere stati una corona doro ricca di pietre preziose, una veste con ricamo d oro e discen- ' dente sino ai talloni; calzari di scarlatto; una mitra coperta doro e di gemme. E la clamide, avvegnach non di scarlatto ma duna bianca stoffa, aver tuttavia superato in magnificenza quelle so lite vestirsi, apparendovi ai due lati unaurea fascia, ed avendo un fermaglio d oro ed altri ornamenti ( lib. n i ). (i) V. lib. i , cap. 12. (3) E forse quel desso infame Pietro Barsame, numulario di professione, la d ro , spergiuro, ec. ec. ( V . le Storie Segrete, eap. a 3 ) , il quale non pertanto fu di poi annoverato tra soldati

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tadetta a riva del fiume Nimfio e suddita al reame di Persia (i). Egli, ancor fanciullo, era prigionere dei Romani allorch Giustino, debellata Amida, votse le ar mi sopra le terre di que barbari. Ebbe per la buona sorte di ricevere presso il suo padrone s bella educazione da poter essere prescelto all 1 ufficio di segretario dello tesso im peratore, il quale salito in trono colla morte di Anastasio elevollo i grado di prefetto de Lazj, con taminato poscia dalla sua incontentabile avarizia di enormi crudelt. In processo di tempo Giustiniano mand loro altri c a p i, e tra essi un tal Giovanni so* prannomato Zibo (a ), oscurissimo per schiatta e ve nuto in carica pel solo perspicace oltra ogni dire suo ingegno nell inventare mai sempre nuove sorgenti di tributi. Su lui perci cade principalmente la colpa di aver rovinato gli affari de Romani co L azj, inducen do P imperatore a fabbricare nella costoro terra una citt, chiamata Pietra (3), dove posci and egli stesso
pretoriani, ed ornato per ben due volte delle magistrature rag guardevolissime di prefetto del pretorio e di conte delle largi zioni , come portano varj titoli di Novelle. (1) Castello, presso d Anville , il quale comunicava il suo nome alla regione, ora h detto Erzen. Ab antico lArzanene appellavasi Tospite in grazia della citt di Tospia. (a) O Gibbo. Nel lib. i, cap. 11, della Storia Segreta, e pi ancora nelle note appostevi dal eh. traduttore, vha quanto basta per comprovare pienamente la malvagit di costui. (3) Cosi il Nostro nel lib. n i degli Edifzj : Nella Lazica egli (Giustiniano) avea fabbricato P ietra, citt degna di essere veduta , la quale per somma imprudenza dei Lazj consegnata ai Persiani, capitato col Cosroe con grande esercito, i Romani ,

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a dimorare come in una rocca-, ed a reggere pessima* mente le cose di quel regno, vietando sino ai mprcadanti la introduzione del sale e di altri commestibili nella Coichide, o che ne venisse tratta derrata co munque , volendo egli essere l unico arbitro d ogni m onopolio, il capo di tutte le officine, ed il solo a commerciare nella provincia , non giusta 1 usanza , ma come vie pi attagliavagli. Per la qual cosa i Lazj, non potendolo soffrire a governatore, divisarono socnmettersi a Cosroe ed a 1 Persiani, mandandovi a tal uopo nasco samente ambasceria con ordine espresso di ottenere dal monarca un giuramento che non renderebbeli mai pi all imperio. 111. Giunti gli oratori de Lazj al cospetti di Cosroe proferirono queste parole : Se* v ha esempio che sudditi comunque ribelli ai proprj monarchi per ler > garsi con uomini all intutto nefandi, venissero poscia 3 > da un propizio fato , avvegnach immeritevoli, riposti sotto il primiero dom inio, tale ventura di presente, o r e , speriamo riprodursi tra noi. I Colchi, a riann dare le antiche vicende, furono gi in alleanza coi Persiani, e molti erano gli scambievoli vantaggi di a questa unione , come ne fanno certa fede pi e pi nostre scritte memorie custodite ora ne 1 tuoi regii ar chivj : nel trascorrere per de tem pi, o da voi tra* scurali, o per qualsivoglia altro conto , mancando
superiori nella guerra , parte de Persiani uccisa, parte fatta prigioniera, atterrarono pienamente, perch se i barbari per avventura ritornassero , non potessero pi d essa servirsi a danno dell imperio .

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noi di pi esatte notizie, strinsero lega coll impero. Ma in oggi, o r e , deponiamo altra fiata nelle tue mani e noi e tutta la nostra repubblica, acci ne disponga di pieno tuo volere, supplicandoti unicamente cbe di tal modo consideri il fatto nostro : se di nulla aggravati dai Romani, e perci con manifesta ingratitudine verso di lo ro , noi ricorriamo alla Persia, rigetta pure i nostri prieghi, estimando cbe i Golcbi non saprebbero mai pi esserti fedeli, peroc che dalle giustificazioni d una rotta amicizia potre mo ognora argomentare 1 esito di quella che si pr pone ad altrui; se per lo contrario noi, amici di parole co Romani ed in effetto schiavi e servi lo ro , non siamo punto rei dinfedelt quantunque oppressi dagli empj trattamenti de nostri tiranni, accogli ora per servo chi ti fu am ico, e punisci, operando cose degne di te c della tua giustizia, il dispotismo cruden le ; mercecchi ad essere giusti dobbiamo non solo r > guardarci dal commettere iuiquit, ma forza ancora n prendere all uopo la difesa di coloro che gemono sotto la sferza degli oppressori ; ascolta pertanto la n esposizione dei mali a noi derivati dallabbominevole giogo romano. Prima di tutto e non lasciarono al nostro capo che il nome di r e , spogliandolo del suv > premo comando e riducendolo alla misera condizio n i ne d un servo che trema allo sguardo autorevole del suo padrone; mandarono parimente tra noi un forte esercito, non per difendere il paese dai nemici, sendo ben lunge ognuno, eccetto i Romani, dal molestarlo, a ma per impossessarsi, imprigionato quasi diremmo il p-

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t > polo, delle cose nostre, giudicando questo'il pi age*

voi mezzo di eseguire i rapimenti loro. Aggiogni poi scelleratezza di nuovo conio : dessi costringono i poveri e renitenti Lazj a comperare ogni loro superfluo ed a vendere sulla fede quanto la propria terra di buono d ottimo produce , apprezzandolo secondo H n volere del pi forte \ ed in cotal guisa coi necessarj alimenti rapisconci tutto il d an aro , manomettendo noi ed il nostro sotto 1' onesto nome di mercatura 5 obbediamo in fine, anzi cbe ad un governatore, ad un vile trafficante , il quale fa bottega di ci che ne spetta. Bersagliati adunque da tanti giusti motivi di rivolta ne sembra avere ogni diritto per sottrarci dal giogo imperiale. Non andr inoltre senza grande vanw taggio delle tne genti l alleanza di noi L a z j, imper ciocch unito per siffatto modo alla Persia un anti> diissimo regno, estenderai sommamente il tuo domi nio 5 nulla pi ostando allora che tu signoreggi il mar romano ( 1 ) , per dove, o r e , se nei lidi nostri appronterai un navilio, questo di leggieri ti condurr r > sino alla reggia bizantina, non avendovi impedimento di mezzo. Pensa da ultimo che ad un sd o tuo cenno scorreranno i vicini barbari di anno in anno le im penali frontiere, sendo la Lazica dai monti Caucasri fin qui, come gi il saprai, una fortezza. Presa quin-' di la giustizia di scorta ed animato da tuoi stessi profitti accogli i voti nostri, e tanto pi di buon grado in quanto che il rifiuto loro non apporterebbe
() Intende il Ponto Eussino.

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alla Persia , crediam n o i , vantaggio alcuno } s di* cendo terminarono gli ambasciadori. > IV. Di questorazione il re assai lieto promise ai supplicanti di proteggere i L a z j, ed interrogolli se fessevi mezzo di trapassare con forte esercito la Col* chide, rammentando che molti estimavano malagevole cimento il penetrarvi fin da solo e senza impacci a motivo de continui dirupati e dei foltissimi boschi dai quali veniva ingombro tutto il cammino. Quelli rispondeano avervi pronto rimedio al male, tagliando gli alberi e valendosene a riempire i precipizj, e pel marciar del* le truppe offrivano scorte di lor nazione. Laonde Co sroe. animato da tale consiglio ragun un poderoso eser cito e si dispose alla partenza, aprendo unicamente l animo suo a que Persiani cui soleva confidarc i pro pri segreti. Viet eziandio agli ambasciadori di far pa rola dei concerti presi, ma finger in cambio si dovea eh egli andrebbe nell Iberia orientale per ordinarvi gli affari, avendo l unnica gente assalite le terre del suo regno. C A P O XVI.
Belisario f a leva d i truppe , spedisce esploratori ed appresiti la guerra. Arringati i minori d u c i, delibera secoloro.

I. Belisario intrattanto levate dappertutto nella Mesopotamia genti, pressoch ignude, inermi e paurosis sime del nome persiano , agguerrivate, e mandava ad
. Jxocono t tom. I. 4

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esplorare il paese, volendo quivi combattere il nemico, se il vedesse .tentare qualche nuova scorreria nel suolo romano. Tornati gli esploratori colla riferta che non aveavi a temere sendo 1 animo di Cosroe tutto immerso nella guerra unnica, egli si propose di oltrepassare col* l intiero esercito i proprj confini, incitatovi maggior mente dalludire prossimo Areta in suo aiuto con grande caterva di Saraceni, e daglimperiali spacci che ordinavangli di tosto assalire le terre persiane; avanti per di levare il campo ragun i capitani presso a Dara e sif fattamente arringolli : 11. Emmi da gran pezza noto, o miei commilitoni, il profondo saper vostro nell arte della guerra, il perch non vi ho qui raccolti per esortarvi a far y > cuore contro i nemici, vivendo nella pienissima cer tezza che non v ha mestieri con voi di simiglianti modi a rendervi pi arditi ; ma ora meco vi volli acciocch possiamo insiememente deliberare, innanzi di por mano all opera, sulla scelta infra tutte le cose di quelle migliori e pi utili al nostro imperatore ; giacch di tali faccende ove condotte sieno da sano e maturo consiglio pervenir sogliono pi agevolmente 99 a felice meta. Se non che prima di vestire il carattere 99 di consiglieri dovete spogliarvi dogni tema e rispetto, 99 spesso avvenendo che la nostra mente sopraffatta da 99 quella pi non discerna le cose migliori, ed impedita da questo ceda all altrui opinione, lasciandosi abba99 gliare dalla menzognera apparenza di un bene reale. 9 Che se credete gi fatta qualche risoluzione sulle pre senti bisogna o dall imperatore o da me ritraetevi

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dall errore; imperciocch Giustiniano di troppo lontano per trasmetterci ordini- conformi alle circo*: stanze, ed a me venuto recentemente dall Italia manca gran numero delumi che voglionsi possedere avanti d intraprendere; or dunque voi, non guardando ponto alla mia sentenza, ora dovete liberamente esporre tut to quello che'vi s appresenta vantaggioso a noi stessi e d all imperatore. L unico scopo da noi avuto nel metter piede su queste terre fu da principio quello di guarentire le romane frontiere da nuove scorrerie,' ma vedendo in oggi la condizion n o stra, oltra ogni speranza, volta in meglio, sono io di parere che potremmo estendere le presenti deliberazioni alla con* venienza o disconvenienza di assalire le altrui . Belisario tacque , e Pietro e Buze dichiararonsi per l assalimento del tener persiano, e 1 opinion loro ven* ne ad una voce accolta, facendovi contro i Soli Recitanco e T eottisto, capitani delle guarnigioni del Li* bano ( i) , col dire: Essere anch eglino non meno de colleghi persuasi della proposta, ma non potervi colle proprie truppe cooperare paventando non Alanian dar () approfittasse di tale occasione per guastare la Siria (3) e la F enicia, del che riporterebbero non
(1) Monte nella Siria , il quale ha da levante 1 Arabia de serta, e da ponente il mare siriaco. (2) Y. lib. r, cap. 16. , ( 3) Il vocabolo Sirja ha due significali presso gli antichi geo grafi , volendo ora indicare una molto vasta regione divisa in cinque parti e sono: i.a la Siria propriamente detta; la Siria salutare ; 3 .* la Fenicie; 4- la Fenicia del Libano ; 5.* l Eufra-

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lieve rimprovero dall imperatore , aggravandoli di avere abbandonato quelle provincie commesse alla loro di fesa, e con questa coverta rifutavansi di seguire 1 eser cito. Ma Belisario dimostr com e vivessero nell in ganno, dacch era gi pervenuto il solstizio estivo, tem po consacrato dai Saraceni, pel corso d un bimestre, ad offrir vittime ai N um i, teneudosi ih quel mentre lontani da ogni guerresca im presa; assicurali eziandio che prima dei quaranta giorni e tornerebbero indietro , ed in simigliante modo riusc a persuaderli di non sepa rarsi dagli altri. Dopo di che attese con molta premura ad accumulare la necessaria vittuaglia. C A P O XVII.
Entrata di Cosroe nella Colehide ed ubbidienza prestatagli dal re Gubaze. Assedio della citt di Pietra con grave per dita delle truppe reali. M inata, arrendesi per capitola zione.

I. Cosroe passata l Iberia e giunto sulle frontiere de Colchi pose mano ad atterrare gli alberi, gittandoli nei precipizj, e ad aprirsi una via per quei luoghi sino allora inaccessibili (i). Pervenuto quindi nel mezzo del
te s e , o Eufratasia : ora le sole due prime sue p a r ti, e qui uopo attenersi al secondo. Nei Libri santi del resto tutta la Siria detta Aram , e dagli Arabi Sham , che noi tradurremmo la. sin istra, tale essendone la posizione, guardando il levante , p e r rapporto all Arabia. () Y. cap. i 4, 3, di questo libro.

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paese, famosissimo per le avventare di Medea e Gia sone ( t ) , ebbe a snoi piedi il re Gubaze, giunto col per fargli omaggio della sua corona. II. Avvicinatosi con nuove marce a P ietra, altre vol te oscuro villaggio sulle rive del Ponto Eussino, ed ora, abbellito e fortificato da Giustiniano, pregevole citt della Colchide, e sentendola guardata da romano presidio avente a duc un Giovanni (a) vi sped Aniavedo con soldatesca per assaltarla ; ma Giovanni avvisalo della enuta e dello scopo di quelle truppe comand ai suoi di tenersi armati ed in perfetto silenzio presso delle porte senza uscir fuori o mostrarsi dallalto delle mura. 11 nemico arrivatovi e suppostala deserta, non vedendo guerrieri n ascoltando rumore alcuno, subito vi rizz
(i) Regnava nella Colchide Eeta quando approdovvi Giasone per ottenere il vell d'oro appeso ntro un bosco sacro a Marte, e custodito da un drago che mai dormiva. Il re udita la costui do manda promise di compiacerlo -quando il rivedrebbe vittorioso in due propostegli imprese molto simili alle tante di Ercole. O r mentre Giasone andava seco stesso pensando al come riuscirvi, Medea , figliuola del re, innamoratasi di lui e giunta a riportarne parola di nozze, appalesigli all insaputa del genitore i mezzi per riu scirvi. Mancatogli per allora di fede Eeta , 1 amante stessa di nottetempo condusselo nel bosco, e con veneficio fatto addor mentare il drago s impadron del vello, e montata con Giasone sulla nave salp alfe volta di Iolco' ( V. Apollonio, Biblioteca , lib. i ). Cosi per Appiano : Scorrono gi dal Caucaso molte sorgenti con arene invisibili d oro , e gli abitanti v affondano groppi lanosi , onde le' arene vi s implichino e le raccolgano; e forse tale era il vello doro d Eeta : (Guerra Mitridatica).

(a) V, cap. >4) 3, di questo libro.

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le scale nella speranza di entrarvi con ogni agevolezza. C osroe, informato anch egli di tu tto , invi al duce rinforzi, e l ordine di adoperarsi con istraordinario -coraggio per vincerla ; mandovvi eziandio un ariete a fine di abbattere alcuno degli ingressi, ed in tanto da luogo elevato e stava mirando la impresa. Ma la guai nigione spalancate improvvisamente le porte avventossi contro gli assalitori e miseli in fuga ( 1 ). Il Persiano al lora fece appiccare per la gola Aniavedo in pena del* l essersi lasciato sorprendere da un uomo s ottuso ed inesperto comera il duce romano : si pretende tuttavia da altri che il gastigo non colpisse Aniavedo, ma il so vrastante allariete. Circondate di poi col nuovo giorno quelle m ura, gli assediatori principiarono a tirarvi den tro incessantemente, e gli assediati a difendersi con ogni lor mezzo, dapprima forte molestando il nemico senza riportarne danno, favoriti dalla opportunit di saet tare dallalto al basso ; ma quando fu trafitto il coman dante loro da una freccia nella gola ed ucciso, e caddero nella massima costernazione, ed un fato avverso ren deva la perdita della citt inevitabile: sul far della notte i barbari tatuarono al cam po, e colla dimane s accin sero a formare una mina del tenore seguente.
(1) Marcello valendosi del medesimo stratagemma in Nola contro i Cartaginesi, riusc ad ingannare ^ co rtissim o d u c e loro ed a liberare quelle mura dall assedio: F a questa la prima volta , scrisse Plutarco, iti cui le truppe di Annibale vinte restarono , e respinte fino al campo con grave loro perdita , -ascendendo questa a cinque mila uomini, mentre i Romani non ne perdettero che cinquecento. ( V. li A nnibaie, Irad. del Pompei ).

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II!. Nessuno pu accostarsi alla citt n o i dal lato m arino, Tuoi dal Iato della scogliera, ed avvi un solo adito angustissimo tra due monti, del quale profittarono f suoi fabbricatoridesiderando munirla da questa band a , per innalzare un gran muro da poggio a poggio avente alle sue estremit due to rrid i sasso ben duro e non cedente all ariete. Il nemico pertanto minata una di esse torri, e levatevi dalle fondamenta molte pietre la puntell, e compiuto il lavoro mise a fuoco i sostegni. Consumatosi ben presto il legname, precipit l intiero edilzio, accordando ai suoi difensori; appena il tempo di campare la vita: i cittadini veduto .il portentosis simo effetto di quelfartifizio capitolarono, arrendendosi a patto di non soggiacere a m orte ed alla perdita dei patrimoni loro.. Di tal>guisail Persiano conqu& Pietra e con essa tutti i tesori .lasciativi da Giovanni ; guardossi nondimeno dal metter mano sopra gli averi de* cittadini, scrivendo unicamente nel ruolo delle sue truppe una parte de soldati prigionieri. C A P O XVIII.
Belisario a Nisibi.

Suo parlamento Ua truppe.

Nabade

atta lisce i Romani.


I. Trascorrendo il tempo dall assedi' alla capitola zione di Pietra , Belisario, di nulla consapevole, si par tiva da Dara alla volta di Nisibi ( i ) , e pervenuto ad
(i) Situata tra il monte Magio ed il fiume Tigri. Questa citt

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un luogo bagnato da molte fonti, lontano stadj quarantuno dalla citt, ordin di porre il Campo; vedendo per che molti fjacevansi le maraviglie di quella ferm ata, e non volevano eseguire il com ando, tenne loro il se guente discorso : II. Non potrei, o guerrieri, anche volendolo, ora comunicarvi i miei pensamenti: una sola parola detta nel cam po, lunge dal rimanervi sepolta, fra sensa posa discorrendo finch penetri -le orecchie dei ne mici. Ben veggo molti di voi arrogarsi, dimentichi affetto dell ordine e della disciplina, gli ufficii di condottiero , ed obbligarmi' a fare discoprimenti che tornerebbe meglio tacere : laonde m forza innanzi tutto ammonirvi delta impossibilit di eseguire lodesi voli irtiprese con un esercito , quando in esso molti voglioosi a loro buon grado condurre. Io son poi davdlla quale abbkttto parlalo altrove, fu dai principi macedoni detta Antiochia di Afigdonia ( S tr a b ,, lib. xvi ; T o L , lib. y.)* traendone il nome o dal fiume Migdonio che mette foce nellEufrate , o , secondo a ltr i , da una contrada macedonica , e della stessa guisa vien chiamata da Polibio ( lib. v ). Fu poi celebre per la sua fortezza derivatale in ispecie da un grosso e doppio Mro all intorno; Il romano duce Luculto im pertanto, portate le armi contro Tigrane , dopo lungo e molesto assedio eoaquistolla , avendone fatto scalare le mura in una notte senza luna e tempestosa .( Dione Cassio, lib. MX.Y ) Erssa fu ceduta nell anno dell era volgare 363 a Sapore re di Persia per una condizione del trattato che segui la disfatta dell esercito romano nella spe dizione d i 1Giiiliano. Nesbin, Nassibin, o Naisbin vien ora chia mata dai geografi orientali, e non pi che uu villaggio aperto da ogni banda.

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viso che il Persiano, ora occupato nel guerreggiare altre g enti, non abbia per ci sguernito di truppe il suo paese, .ed in ispecie Nisibi ultima citt de proprj confini, e quindi baluardo a tutto il 'regno. Vivo certissimo al contrario eh ella racchiuda presidio tale da resistere ai nostri assalti, capitanandolo singolar mente Nabade , il quale dopo Cosroe parmi essere il primo traPersiaai e per gloria e per ogni altra maniera y > di sublime riputazione; penso di pi chegli assalir il nostro esercito, e che solo avrem tregua da lui quan do ne sia dato vincerlo in campo. Se noi adunque lo andremo a'com battere presso della citt, azzardere ma un disuguale cim ento, imperciocch ove rima* niamo perdenti verremo luogo tempo incalzati con possentissimo ardore, e se riportiamo la vittoria e di j> leggieri sottrarrassi dalle nostre mani riparando entro n le m ura, inespugnabili come vedete a cagione del presidio loro : facendo in cambio qui giornata ed uscendone superiori ci troveremo nel perseguitarlo ad un ora con esso in Nisibi, che spoglia di truppe agevolmente cadr in nostro poter , o prevenendolo, sar egli costretto a riparare altrove . Alle quali os servazioni molti dei capi aderirono e stettersi con Beli sario negli steccati ; m Pietro cui obbediva una parte dell esercito, procedette con Giovanni, capitano delle truppe della Mesopotamia, ad accamparsi non pi che dieci stadj lunge dalla citt. Belisario di poi schierato 1 esercito in battaglia mand loro avviso di usar cau tela per non essere sorpresi dai Persiani sul meriggio, costumando i barbari mangiare la sera e non all ora

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antedetta, cme portava la consuetudine delle romane truppe. III. Ma la soldatesca di Pietro sprezzando la salutare ammonizione ed oppressa dal meridiano calore, inten sissimo sotto quel cielo, depose le arm i, e non guar dinga affatto dal nemico, iva mangiando, sparta nelle campagne, i fichi. Nabade accortosi della faccenda corre di fretta a sorprenderli ; se non che i Romani fa voriti dall elevazione del campo loro , al vederli uscir delle mura tosto mandarono pregando Relisario di aiu to, ed intrattanto, dat di piglio tumultuariamente alle arm i, procedettero di per s ad incontrarli; il soccorso inoltre di Belisario prima che giuguesse 1 avviso, con getturando l avvenuto dal polverio, erasi posto in mar cia per quella volta. Ma non arriv a tempo da impe dire che le truppe di Pietro cedendo all impeto degli assalitori volgessero le spalle al nemico, il quale osti nato nel combatterle s impadron dello stendardo im periale ed uccise cinquanta Romani ( i ) , e tutti costoro senza dubbio avrebbero incontrato l egual sorte se Be lisario coll esercito presto non compariva a sostenerli. Conciossiach i Persiani meno valorosi dei G oti, che primi, ben serrati e muniti di lunghe picche aveanli af frontati, diedersi alla fuga, e colla perdita di cencinquanta individui nella breve ritirata, corsaro entro le mura; dopo di che tutti gl imperiali tornarono al campo del condottiero (a). I barbari la dim ane, posto qual trofeo
(i) Cinquecento scrive il Cousn. (3) Procopio al cap. 4 della Storia Segreta d i a questa pic cola avvisaglia il nome di sconfitta. Ivi il duce persiano chia mato Nabida.

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su di certa torre il conquistato vessillo /com inciarono bens a schernire ed insultare i nemici, ma non ebbero pi 1 animo di comparir fuori delle porte. C A P O XIX.
Belisario sotto le mura di Sisaurano. Sua arringa ai capitani deiresercito. Spedisce Areta a dare il guasto aliAssiria. Capitolazione dell antedetto castello, e mandata del gover natore col presidio in Bizanzio. Infedelt di Areta. Esercito romano oppresso da feb b ri e da altri malori. Parlamento di Giovanni a Belisario sulla condizione delle truppe. Ritirata di Belisario e d i Cosroe.

I. Belisario per considerata la fortezza di N isibi, derivatale dalla natura del luogo, e venendogli meno ogni speranza d entrarvi, deliber andare innanzi e nuocere con iscorrerie al nemico j fatto pertanto mar ciare una giornata l esercito giunse al castello Sisaura no ( i ) , popolatissimo e difeso da ottocento cavalieri aventi a duce il valoroso Belesmasche (a). Le truppe romane accampatesi ne dintorni assediaronlo, ma ten tato poscia un assalto furono con grave perdita rispinte la merc della insuperabile resistenza del muro e del
(1) nella Persia , cos 1 Autore nel lib. n degli Edifizj., illustre la citt di Sisaurana . . . . Essa lontana da Dara il cammino di due giorni di uomo svelto, e tre miglia lontana Rabbio . Nelle Storie Segrete la chiama piazza d Isauria. (2) Nel prefato libro degli Edifizj, e nella Storia Segreta, cap. .5 , costui nomato Blescane, la quale lezione venne pure adottata dal Gousin.

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barbarico vigore nel difenderlo. Per la qual cosa il duce chiamati a consiglio i capitani manifest loro i suoi pensamenti dicendo : li. L esperienza di molte guerre, o commilitoni, fa s che possiamo congetturare la nostra sorte fu tu ra , e scegliere deliberando il meglio. Sapete pur troppo i gravissimi pericoli dun esercito, che in paese nemico lasciasi da tergo molti e forti luoghi da co raggiose truppe guardati; a tale ora siam noi, i quali > inoltrando rischieremmo vedere alle nostre spalle genti uscite da Sisaurano e da Nisibi per travagliarci im mensamente nelle gole e ne siti adatti agli agguati : potremmo di pi incappare in altri barbari procedenti a sorprenderci di fronte, ed allora come a tutti re* sistere senza molto pericolare ? che se noi avremo contraria la sorte delle armi vana sar ogni nostra speranza di rivedere le patrie terre. Non ci lasciam dunque precipitare da indiscreto coraggio nel citnen to , guardiamoci dall essere ministri di gravissime sciagure all imperio con uoa disordinata brama di vittorie, e viviam certi che una sciocca' audacia mena alla perdizione, quando un temporeggiar prudente 99 sempre apportatore di salute. Parmi quindi opportuno che noi rimaniamo all assedio di questo fo rte , ed 99 Areta co Saraceni vada alle citt dell Assiria, aio* strandosi costoro quanto disadatti alla espugnazione delle m ura, altrettanto prodi nelle scorrerie e nel 9> guastare; dar eziandio loro alcuni de nostri bravi guerrieri : cos e potranno , saccheggiare da capo a 9* fondo quelle contrade se di truppe sguernite, e e av-

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vengans ad un pi forte nemico tornare alla nostra volta e condurre a - salvamento la vita. E pur n o i, quando la Dio merc avremo occupato il castello e deposto ogni timore per riguardo all Assiria, ci faremo con 1 esercito, senza paventare dagli omeri insidie, al di l del Tigri . III. Il consiglio di Belisario fu giudicato saggio e prudente ; laonde egli commise ad Areta di penetrare nell Assiria co Saraceni, ai quali aggiunse mille e dugento astati sotto gli ordini di Traiano e di Giovanni cognominato Faga, entrambi chiari nell arte della guer r a , imponendo loro di obbedire pienamente al prefato duce ; ordin inoltre a costui di mettere a sacco ogni cosa, e di tornare poscia nel campo a riferire se incon trato avesse col esercito alcuno. E quelli valicando il Tigri passarono sulla nemica regione, e trovatala ferti lissima, da gran pezza tranquilla e .senza difesa, riusci rono a predare molte castella riportandone grandi ric chezze (i). IV. Belisario in questo mezzo riseppe dai prigionieri nemici la grandissima carestia entro Sisaurano delle cose necessarie alla vita, non avendovi ricolta di vittuaglia come in Dara e Nisibi, dacch fattosi improvvi samente il Romano ad assediarlo manc il tempo d introdurvene, e se dapprima ve n era qualche p o c o ,

() Il Nostrq venuto forse in oblivione delle cose qui scritte, narra altrove che Areta non esegui il passaggio del T ig ri, ri tornato essendo senza laude al grande accampamento (Storia S egreta, cap. 5 ).

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dessa, collaumentare il numero delle persone accorsevi per fuggirete truppe straniere, venne tosto, come vuol ragione, consumata ; il perch mandovvi Giorgio suo confidente ed uomo di molta prudenza per indagare lanimo degli assediati, e indurli a cedere mediante capitolaziope il castello. Quegli obbed, e con modi piacevolissimi e con ferma sicurezza della salute loro per suaseli ad abbandonare s stessi c le guardate mura alla generosit del vincitore , il quale per siffatta guisa venutone al possesso le smantell, concedendo agli abi tatori, seguaci di Cristo nel maggior numero e di an tica stirpe romana, libert e sicurezza da ogni molestia. Mand poi a Bizanzio il duce Belesmascbe ed il presi dio , che in progresso di tempo videsi combattere a pr dell imperatore nella guerra contro i Goti d Ita lia : a tali vicende soggiacque il castello deSisauranii. V. Areta poi forte paventando non fossegli tolto il bottino dagli imperiali risolv di non raggiugnere il campo lo ro , e per riuscirvi fece sembianza di mandare in esplorazione alcuni de suoi, commettendo occulta mente loro di subito retrocedere coll avviso , che i ne mici in gran numero stavansi raccolti presso del fiume acci uom non osasse valicarlo; per la quale menzogna egli pot consigliare Traiano e Giovanni di non tornare all esercito, e di restituirsi battendo tutl altra via nell imperio ; i d u ci, aderitovi e marciando coll Eufrate alfa destra, pervennero a Teodosiopoli citt presso del fiume Aborra. Se non che Belisario e tutto il cam po non sapendo pi nuove de Saraceni concepironne gravi timori e sospetti.

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VI. O t mentre gl1 imperiali da lunghissimo tempo rimanevansi col fermi ad attenderne la venuta, molti cristiani ammalarono di febbri maligne per essere tutta la parte di Mesopotamia a confine della Persia calda a segno che i Romani (quanti in ispecie numeravansebe di recente arrivati dalla T ra c ia , dove assai intenso il freddo ) impotenti a vivere nel cuor della state sotto quel sole ardentissimo infermavano in copia s grande, che la terza parte del campo dir si potea senza esage razione alle prese colla morte. Ognuno adunque deside rava abbandonare l infelice dimora , e pi che gli altri Recitanco e Teottisto, i quali vedendo il tempo delle immolazioni saraceniche gi trascorso ( 1 ) temevano di lasciare esposta la Siria alle scorrerie di Alamandaro e ad impedirle spesso fortemente chiedevano il com miato loro. Belisario avvertita la universale inclinazione propese la faccenda in consiglio, e Giovanni di Ni cola, levatosi in piedi, gli dirizz queste parole: VII. Devo io qui confessare, eccellentissimo Beli sario, di non aver mai veduto condottiero alcuno di fortuna e di virt pari alla tu a , il quale s grandi cose operasti da salire in altissima riputazione presso non meno deRomani che debarbari, e tal fama con ogni diligenza ti conserverai se valgati 1 animo di ri-. * > condurci sani e salvi entro le terre imperiali, unico scopo delle nostre presenti speranze. Imperciocch volgendo lo sguardo allesercito, scorgeremo noi tutti nella massima oscurit intorno al destino che scort
(<) V. il cap. 16 di questo libro.

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i Saraceni, valentissima truppa, al di l del Tigri (i); / f> Recitanco e Teottisto impazienti del partir lo ro , ad ogni tratto paventando Alamandaro in mezzo alla Fenicia, e le costei terre in preda a stragi e sac cheggi ; cotanto il numero de' malati da sommare gli atti alle armi assai meno cbe non i servi ed i bagaglioni. Sendo pertanto cos le nostre bisogna s il nemico venisse qui o tra via ad attaccarci forse non rimarj> rebbevi uom di noi che narrasse in Dara la riportata sconfitta; non so quindi unitamente immaginarmi; co7 > me potremmo, volendo, guadagnar terrno, e giudico follia somma il pensare, circondati da tanti pericoli, a sorprendere altrui anzich evitarne lo scontro . Commendarono tutti Giovanni di questo suo parlare, e levatisi in tumulto domandavano .il ritorno. Belisario al lora , fatti precedere sopra carra gl infermi, condusse indietro l esercito , e calcati i romani confini riseppe il tradimento d Areta, che tuttavia, in grazia di sua lon tananza , non soggiacque a pronta condanna ; di tal guisa ebbero fine le scorrerie de Romani (a). V ili. Dopo la conquista di Pietra (3), divulgatasi (i) V. cap.

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(3) Ed poi certo che se da principio con tutto 1 esercito Belisario passato avesse il Tigri , egli tutta la provincia degli Assirj avrebbe potuto mettere a sacco e senza impedimento giungere sino a Ctesifonte : cos prima di ritirarsi liberando e gli Antiocheni, e quanti Romani erano prigionieri. Diversamente facendo diede comodo a Cosroe di ritornare in tutta sicurezza net suo regno dalla spedizione che fatta avea nella Colchide (Storia Segreta , cap. 5). (3) V. cap. 17 di questo libro.

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n e ll esercito persiano la nuora della comparsa Beli

sario nel reg n o , della battaglia da lui data presso a Ni sibi, della capitolazione di Sisaurano, e del bottino fatto da Areta nell Assiria (i)., Cosroe presidiata la vnta c itt , ritorn con le truppe e co prigionieri io Per sia , mettendo fine alla seconda spedizione contro de Romani. Belisario parimente ebbe ordine da Giustiniaao di trasferirsi in Bizanzio, dove pass tutto il verno. C A P O XX.
Terza scorreria di Cosroe in quel de' Romani. Sua malva git sacrilega verso, Candido vescovo ' di Sergioppli. rTenla sorprendere questa citt. Vuol condurre Vesercito nella Palestina , e mettere a sacco il tempio Gerosolimita no. Frettoloso ritorno di Belisario in Persia. Lettera di Giusto nipote di Giustiniano a Belisario. Risposta del condottiero

I. AlPpparire di primavera Cosroe figliuol di Cavado assal una terza volta con oste poderosa le imperiali terre aventi lEufrate a sinistra. Valicatene le frontiere, Can dido vescovo di Sergiopoli rimembrandosi trasgressore delle promesse dapprima fattegli nebbe grave temenza, per s e per la citt; non di meno sentendolo vicino con tutto lapparato guerresco , andogli spontaneamente innanzi per ottenerne perdono e supplicarlo che non punisse di sue colpe linnocente Sergiopoli ; e addu <*) V. cap.
19.

P bocopio j tom . L

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-ceva a propria giustificazione la insnperabile difficolt incontrata nel procacciare la pattovita somma, rifiutati* dosi anchegli Giustiniano di esaudire con qualche sovvenimento di danaro i fervorosissimi suoi preghi. II. Il Persiano rigido sempre pi contro di lui ritennelo prigione, e v aggiunse l ordine di fargli ogni vitu perio nella persona , oltre di cbe addoppi il gi con venuto riscatto. Chiestagli poscia dal prelato la facolt di spedire in Sergiopoli per ispogliare il tempio di tutta la preziosa suppellettile v acconsent, dando a compa gni deministri di lui altre sue scorte (t). Arrivati costoro, i Sergiopolilani eseguirono della miglior fede l ordine avuto., e rimandaronli con l affermazione di uon aver
(i) (Procopio, lib* ii degli Edifizj, cap. g) Nella contrada dellEufrate v'ha un tempio dedicato a Sergio, sapto di grande rinomanza, dagli antichi tanto venerato, cbe chiamarono quel luogo Sergiopoli. L aveano cinto d una piccola muraglia, bastante a trattenere i Saraceni di quelle parti nel primo loro im peto, se avessero voluto violarlo , poich non sono fatti i Saraceni per assaltare luoghi murati; e perci quella muraglia contro dessi bastava, quantunque debolissima, e fatta di terra. Quel tempio poi era anche illustre per te molte offerte e per la sacra suppellettile. Le quali cose, prese avendo Giustiniano in considerazione, cinse il luogo di mura fortissime , e lo provvide di acqua, avendone raccolta gran quantit iu oppor tuni serbatoj. Yi fece inalzare ancora case , portici ed altri edifizj, quali sogliono adornare le citt, e vi pose un presidio ad opportuna difesa. E di fatti avendo Cosroe, re dePersiani, bramosissimo di conquistare la citt , posto ad essa l assedio. con grande esercito , per la saldezza delle fortificazioni fu ob bligalo a ritirarsi senza alcun costrutto .

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commesso trafugamento alcuno. Ma Cosroe fingendosi non pago del valore di que sacri arredi vi' mand nuovi ministri coll* ordine apparentemente dinvestigare se il Lempio conservasse tuttavia nn che di prezioso, tendendo in effetto la sua mandata a conoscere se fos* sevi mezzo di sorprendere all iniprovista la citt. 111. Stando per negli eterni decreti che andassero falliti gli insidiosi piani del barbaro , tino de Saraceni, cristiano, di nome Ambro e sotto le insegne di Ala mandaro, accostatosi nelle tenebre alle porte disvel ai cittadini l ordita tra m a , e diede loro il consiglio di non permettere l entrata in esse ad uom de Persiani. Il re vedendo retrocedere gli esploratori senza aver dato compimento a suoi ordini, deliber la roviaa di Sergiopoli mandandovi incontanente sei mila 'guerrieri ad assediarla e a diroccarne le mura. Il presidio tenr uesi da principio valorosamente,, ma qpindi scorag giato dal pericolo e dal poco suo num ero, somman do appena dugento gl idonei alle arm i, risolv di pat teggiare cogli assalitori. Cos era la bisogna quando nel buio della notte rivenne Ambro ad annunziargli che tra due giorni il nemico leverebbe l assedio per la totale mancanza d acqua ; e quello pieno dallegrezza deposa ogni pensiero di arrendimento. Nel secondo giorno di fatto i barbari arsi dalia sete di l movendo tornarono presso del r e , il quale in vendetta dell avvenuto non accord pi al vescovo di tornare alla propria sede. Or parmi avere costui portato la pena dell essere addive* nulo spergiuro ) ma di tali vicende a bastanza si $ detto.

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IV. Entrato Cosroe'nel paese deCommageni detto Eu fratesia (i), n volendo arrestarvisi perraccorne bottino, anche di troppo da lui manomesso nella prima scorre ria (a ), divis invece comparire all improviso tra Sirii, ed ora debellavane le citt, ora imponeva loro gravissi mi tributi, sempre a s stesso conforme nei suoi dipor tamenti. Ed ebbe sino il pensiero di procedere al dritto yersola Palestina (3), informatissimo delia ubert di quel le terre e del molto oro posseduto dagli abitatori, col proposito di saccheggiarne i tem pj, e principalmente la

(i) Scilicet Eaphratesia, leggiamo in Teodoreto, medio aeoo dieta f u i t , quae olim fu it Commagena, ampliati* paullisper f i nibili ( lib. li ). Plinio laconicamente ne stabilisce i limiti con queste parole: Cingilla Commagenem finit, Imma civitas incipit. Cosi poi Strabone parla di lei : La Commagene , piccolissima regione , ba Samosata , citt naturalmente forte e - capitale del regno ; ora addivenuta provincia. Le sue terre sono poche in vero , ma fertili assai (libi xvi). (a) V. cap. 5 e seg. di questo libro. (3 ) La Palestina, detta parimente Giudea, termina da set tentrione colla Siria, da levante e meriggio collArabia Petrea, e da occaso coll egizio continente che giugne sino al mare (T olom ., lib. v , cap. 16). Ammiano Marcellino cos la de scrive : Ultima Syriarum est Palaestina per intervalla maga et protenta , cultis abundans terris et n itidis , et civitates habens quasdam egregias , nullam nullis cedentem , sed sibi vicissim

velut ad perpendiculum aemulas: Caesaream, quam ad hono rem Oclavian principis exaedificavit Herodes, et Eleutheropolim , et Neapolim, bidemque Ascalonem , Gazam et luliam aevo superiore extructas (lib. xiv, cap. 36). Y. Strab., lib. xvij Tacito, lib. v Ilis t. , cap. 6 e 8.

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sacra e preziosa suppellettile del Gerosolimitano:, <n ai Romani, duci c truppe , bast 1 animo di afirontMrlo o di essergli molesti per la via, deliberando invece ripa rare ne luoghi m uniti, e difenderli com e potessero il meglio. V. Se non che Giustiniano avvistato dell spedizione di Cosroe elesse nuovamente Belisario a conddUrtto dell esercito contro i Persiani, e questi parti di subito co1 pubblici cavalli per accelerare P am vo nell Eafralesia. Divulgatasi la sua venuta , G iusto, nipote delP im peratore, e Buze ed altri duci riparati entro Gerapoli' inviarongli una lettera del tenore seguente : VI. Cosroe , ti & noto , marcia contro di noi *11a * testa d un esercito ben pi forte del primo : igno riamo ancora dove tenda, ma di certo da qui boa lunge, e passa oltre non depredando la calcata re gione. Se brami conservare la tua libert per usarne , a pr dell im peratore, di noi stessi e de Gerapo litani non hai miglior partito a scegliere che quello di rinchiuderti entro queste mura . Belisario non dimeno , riprovando il consiglio e la pusillanimit lo ro , avviossi incontaneute ad Europo ( i ) , castello presso dell Eufrate , e raccolto 1 esercito da ogni banda vi pose il campo j dopo di che tal riscrisse ai prfati duci. VII. * Se Cosroe prendesse a guerreggiare uomini

(i) Nominato da Plinio con queste parole : In Syria oppida,

Europum , Tapsacum ( lib. v ).

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* non romani o sadditi dellitnperio, buono e provvido giudicherei it vostro consiglio, sendo folla landare in traccia di percoli allorch possiamo avere sicurezza * sei riposo; ma quando il barbaro vuol partirsi di qui per iseorrazzare altra proviucia dellimperator nostro, e qubsta ottima ed inerm e, reputo migliore avvis il morite valorosamente combattendo, anzi che metterci fuor di guai con vituperio sen%a cimentare la sorte delle afilli, nomandosi ci tradigion e non salvezza. Affrettatevi dunque di veuire in E u ro p o , dove rac*; cogliendo tutto l esercito che Dio ne ha dato avrem mezzo di travagliare il nemico . I duci al ricevere della lettera n ebbero grande letizia e rincoram ene ; quindi, commssa a Giusto la difesa di Gerpoli, gli altri tutti colle truppe entrarono in cammino alla volta del castello.

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C A P O XXI.
A landone ordinalo da Cosroe va a Belisario. Aringa il dace , e questi risponde. Consiglia il re a fa rsi indie tro. Pertrbamento ed irresoluzione di Cosroe. Il quale rivalica lEufrate. 'Elogio di Belisario. Calli nico, citt, sorpresa dal Persiano. Richiamo di Belisario in Biianto e sua mandata in Italia.

I. Cosroe alla notizia che Belisario stava a campo in vicinanza di E u ro p o , ferm di non iscorrer oltre, e di mandare Abandane, altro de regj segretarj ed uotn chiaro di nome e di prudenza, in traccia di lu , ovun que si fosse, per richiamarsi della trascuraggine di Giu stiniano, il quale di soverchio indugiava a spedirgli amba sciadori per ratificare le convenzioni di pace: questa per dir si poteva una mezza finzione, volendo egli prima d tutto indagare i divisamenti del condottiero e cono scere le forze dell1 esercito romano. Belisario avvertitone preparossi a ricevere l inviato come sono per dire : Scelti sei mila guerrieri di forme eccellenti e della mi glior taglia dilungossi in loro compagnia dal campo facen do sembianza di volere attendere alla caccia; invi pari mente alle ripe dell Eufrate Diogene capitano degli astati, e Adulio figliuolo dell armeno Acacio, silenziario (i) di grado, nome di chi presiede alla quiete della
(i) I manipoli delle truppe aventi in Bizanzio la custodia . del palazzo impeciale si chiamavano scuole, e gl-individui loro scolari ; questi erano esenti dalla guerra, sebbene registrati sui

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reggia, ed in allora alla testa d nn corpo di Armeni, e mille cavalieri, in'giugnendo loro' di prendere tutte le guise pi atte ad incutere al nemico gravissimo timore che l si rimanessero per tragettare PEufrate ed as salire i persiani confini. Quando p o i ud vicino Abandane fecesi erigere con alcune grosse tele una ten d a , nomata padiglione dai Rom ani, e vi dimorava seduto
ruoli militari , abitavano i pi la citt , ed avevano il privilegio <i vestire la divisa del corpo ; tale instituzione pertanto sembra non avere avuto altro scopo che la pompa del prncipe , ed il Servire alla maest delle sue funzioni. Distinguevansi poi le scuole io parecchi ordini, ognuno de' quali avea il sao particolar nome, p er esempio i soldati pretoriani, i custodi del palazzo, quelli del corpo, gli escubilori, o vogliam dire le sentinelle ; e di loro chi avea stipendio 3 chi era semplicemente onorario. Ad un pi nobile ordine tuttavia appartenevano i domestici, i' protettori , ed i silenzirii, questi ultimi in ispecie, il cui capo nomavasi 'gran' s i l e D z i a r i d , riscuotevano somma riputazione, e siccome dimoravano nell intimo gabinetto , o sia nella camera di ripose dell impera lo r e , erano anche detti eubjcu]arii, dove custodir dovevano il maggior silenzio, rammentato loro ognora dalla propria denominazione. La stanza inoltre ove dimoravano chiamavasi pure il secndo velo a differenza del primo velo collocato all ingresso delle prime sale, appellate concistori! dal trattenervisi la -moltitudine in aspettativa di essere'presentata. L e voci poi primo e secondo velo corrispondono a prima e seconda f o r t , roercecchfe un velo, o cortina o portiera, chiudeva l in gresso ne palazzi e negli appartamenti. L ordine de silenzirii in fine tenevasi di tanta dignit da essere agguagliato a quello de senatori, de patrizj , e de prefetti, come rileviamo di leggieri anche da queste parole di Doroteo : II senato , i patrizj , i prefetti, i silenzirii, milizie tutte onoratissime .

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come se stato fosse in mezzo a un ; deserto, volendo comparire al tutto privo dogni equipaggio. Senza che erano le sue truppe siffattamente ordinate : cingevano il padiglione a destra ed a sinistra i Traci e gli Illirii; quin di venivano i Goti, secondi a questi gli E ru li, e da ulti mo i Vandali ed i Maurusii. I qiiali tutti occupavano spazioso terreno, conciossiach non' tenevansi fermi ed immobili, ma ivan discorrendo da quinci e da quindi , e passeggiavano impensrati y e mostravano in rimi rando l ambasciadore di curarsene ben poco', e di averlo quasi a vile ^ nessuno avea clamide o altro man tello, ma tutti vestivano brache ed una semplice tanica di lina cinta sui lombi ; e non pi che uno scudiscio' appariva nelle mani loro. D? arm i, chi di essi : aveva la spada, chi la scure e chi la sola faretra ; in fine e si parevano tali c b e , deporto ogni pensiero, adoperas sero unicamente a sollazzarsi colla caccia. II. Abandane presentatosi a Belisario espose : dolersi' Gosroe grandemente che Cesare (detto cosi in Persia l imperator di Roma ) non avessegli spedito- ambascia- dori a ratificare i fatti accordi; il perch'egli fu co stretto di assalirne colle armi le frontiere. Il duce ro mano , appalesandosi nelP aspetto intrepido alla prossi mit del forte campo nemico, serenissimo nella mnte,' e sciolto di lingua , con tutta ilarit sogghignando ri-' spose : Il retto procedere degli uomini beh diffe rente da quello di> C osroe, imperciocch ove sorgaa tra loro dispute, chiunque opina farglisi torto, cerca dapprima col mezzo di legati la 1 va d un risarcimen to , e quindi, non soddisfacendogli, ricorre alle armi.'

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11 tuo re per lo contrario inoltratosi gi coll'esercito su quel di Rom a, vuole con grandissima sfacciatag gin e favellare di pace . Qui tacque, e diedegli com miato. III. Questi rivenuto a Cosroe lo consiglia di ritirare lesercito prontamente, accertandolo che non aveva mai veduto duce pi forte ed acorto, n truppa di egual co raggio, encomiandone soprattutto la robustezza. Mostra gli ancora la disparit somma nellaringo tra lui e Beli sario, da che riuscendo egli vittoriso non ne ripor terebbe altra gloria salvo quella di aver vinto un sud dito di Giustiniano, ma se contraria,avesse ta sorte delle armi farebbe gran vituperio a s stesso ed alla sua pro sapia. I Romani di pi alluopo duna sconfitta avreb bero ogni dove luoghi muniti da ripararvi, quando alle reali truppe , nellegual circostanza, mancherebbe qua lunque asilo, n ritnarrebbevi forse chi di lro tor nasse in Persia a riferirne la nuova. IV. Il monarca indotto e persuaso da queste rimo stranze, desiderava conformarvisi, ma trovavano difficilis sima la esecuzione, sapendo molto bene la impossibilit di retrocedere per quelle terre allintuito devastate nella sua venuta, e paventando non i Romani stessero allerta per fargli opposizione al valicare dell Eufrate. Dopo lungo pensare in fine risolv aprirsi la via per lo mezzo deneraici, e traversare una regione assai ricca d ogni maniera di vittuaglia. E Belisario conoscendo meglio dogni altro che cento mila guerrieri non impedirebbero al re il passaggio del fiume, guadabile in molti punti, che indarno opporrebhesi collo scarso numero delle

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tue (ruppe aflimraenso esercito di lu i, ordin che Dio gene e Adulio abbandonassero 1 Eufrate , e mettessero in angustia il nemico ascondendogli la destinazioti loro. Quanto poi -a s provava tutto il contento di quelle reali determinazioni, che mettevanlo fuor del pericolo di guerreggiale colla pochissima gente u , trepidante al solo proferirsi del nome persiano, contro un esercito di tanta mole (i). V. Cosroe allora condusse tutte le truppe al d i i dell Eufrate , erettovi con prestezza somma un ponte ; n il varcar defumi pu intrattenere giammai gli eser* citi persiani forniti sempre dei necessarii mezzi a com piere di subito questi lavori. E giusto all altra sponda mand a Belisario dichiarandogli che ritiravasi unicamen te per mostrare il suo buon animo ai Rom ani, ed at tendeva i loro ambasciadori, comera giustizia di vederli prontamente comparire. Il duce imperiale, trapassato anch egli l Eufrate, invi a ringraziare il Persiano dell urbanit sua , ad accertarlo che presto riceverebbe
(i) Ben differentemente per fu interpetrato da molti questo procedere del romano duce , come narra il Nostro nella Storia Segreta. Imperciocch dopo aver letto eh egli discacci dalle terre imperiali con laude il nem ico, soggiunge : Pur ne trw*e macchia d* obbrobrio. E fu per questo , che avendo Cdsroe , i> passato l'Eufrate, presa Callinico, citt spopolatissima e sprov veduta d ogni presidio, menandone via infinita moltitudine di Romani , Belisario non cur d inseguirlo, ma si tenne chiuso ne suoi alloggiamenti : sicch inger sospetto o di essersi a bella posta condotto male cos , o di vere secondati i nemici colla sua poltroneria (eap. 7^

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lambascera per conferire sulle condizioni della pace, ed a pregarlo che non guastasse il suolo rom ano, ma riguardasselo, passandovi, qual pertinenza di confe derati suoi. Quegli rispose ne pi gentili m o d i, e pr* niettea secondarlo in tutto, purch fossegli mandalo qualche ragguardevole personaggio in istatico. Beli sario al primo giugnere io Edessa nvigU Giovanni, figliuolo di Basilio, nobile e ricco sopra ogni altro della citt, ma dispiacente assai di questa sua destinazione. VI. Per tale evento il duce ebbe grandissimi encomj dai Rom ani, e parve loro eziandio pi glorioso di quando men prigionieri in Bizanzio Gilimero e Viti ge; e che tale si fosse il giudicheremo-pur noi ove con sideriamo che prima della sua venuta gli imperiali alla custodia di que luoghi, paventando il nome stesso dei nemici, per ogni loro operare non sapevano che tenersi ascosi ne luoghi m uniti, e lasciavano porre a ferro e fuoco da un formidabile esercito le proprie terre ; ma egli, sollecitamente accorsovi da Bizanzio, con debolis sime truppe fiacc 1 orgoglio persiano meltendoglisi di contro a campo , e fe s che il r e , o impaurito della fortuna e del valor di lu i, o da stratagemma gabbalo, rinunziasse allestendere pi oltre le sue rapine e retro cedesse , coprendo la pusillanimit dell animo suo colI addurre a pretesto della improvvisa ritirata una finta brama di pace. VII. Cosroe indi rinvenuta Callinico senza difesa entrovvi armata mano e con piena trasgressione delle pr* messe fatte , introducendovi l esercito da una fortuita apertura nelle muraglie ; conciossiach i Romani demo

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lite appunto allora le antiche e guaste dagli anni eran dietro a costruirle di nuovo. Gli agiati cittadini per al primo romore che le truppe nemiche marciavano da quella via ripararono con tutte le preziose masserizie neluoghi muniti di quedmtorni; ma i poveri ed i moltis simi agricoltori accorsivi da ogni banda furono costretti a seguire , demolita la citt , come prigionieri il Per siano, che dappoi, arrivato lo statico Giovanni, ricon dusse 1 esercito nel suo regno. V ili. Nello svolgersi di queste vicende quelli Ar meni che dalla divozione dell imperio erano ribellati al r fecero volontariamente istanza di tornare sotto gli antichi loro padroni, ed ottenuto un salvo condotto giunsero in Bizanzio con Bassace; ultima delle cose av venute nella terza persiana scorreria. Giustiniano di poi richiam a s Belisario per commettergli nuovamente gli affari dell Italia (i) agitata da serie turbolenze.

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(i) Ammalatosi Gitfttiniano di pestilenza ( gravissima in Bizanzio a que di come vedremo nel capo seguente) e pervenuta all esercito la nuova di sua morte , alcuni de prefetti pretendevano sediziosamente che lesercito proclamasse il nuovo imperatore onde non vedersi costretti a rimanere sempre nei campi. Smentitasi per tal voce Pietro e Giovanni Elluone sostenevano essere autori della congiura Belisario e Buze. Il perch* Teodora avutone seniore ottenne dal consorte che fos sero chiamati in Bizanzio, ove il primo, sebbene non accusato di colpa veruna , fu tolto di carica , surrogatogli nel comando dell orientale esercito Martino (Storia Segreta, cap. 7 ).

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C A P O XXII.
Moria gravissima da Dio mandata alF uman genere ; su* descrizione. Strage da essa fa tta in Bizanzio. . Giu stiniano curantissimo dei suo popolo d a Teodoro la soprantendenza di tutti i provvedimenti nccestarj in quellle angustie.

I. Iddio permise di questi tempi una mora grandis sima cui l uomo non seppe rimediare, avvegnach molti presumendo mostrarne la origine da cagioni fisio logiche , van'e tutte ed incomprensibili, studiassero ab bagliare le umane menti co loro discorsi; ora dove in prima si manifest e di qual guisa apportava la m orte, non perdonando a luogo, sesso ed e t , mio propo sito di qui esporre. Ella ebbe cominciaraento tra gli Egizj presso di Pelusio ( i ) , da dove , sempre con moto progressivo, corse tutta ia terra non rispettando luogo alcuno comunque fuor di mano e solingo, mai per as saliva una seconda volta o la medesima contrada o l individuo stesso. Al comparir suo furono veduti molti fantasmi tremendi sotto umane forme, e quanti riscon(i) Tra la Tannitica e Pelusiaca foce vedi laghi e vastissiine paludi senza intervallo, e qaaentro molte borgate. Lo stesso Pelusio fe attorniato da laghi, nomati eziandio baratri, e da paludi. La citt sporge in fuori D e l mare pi di venti stadii ; di venti stadii parimente fe la circonfernza delle sue m u ra, ed ebbe il nome dal loto, petos ( >*) dai Greci dello > (S tr., lib. xxu). Ora fe chiamala Belbais.

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travanli, tenendosi da loro percossi, venivano tosto so* praffatti dal morbo, cbe da principio invano adoperavano discacciare eoa parole sante ed altre divote azioni; prese quindi le sembianze di spiritati o di mentecatti non davan pia orecchio alla voce degli amici, e ria* serravansi in appartati luoghi; areanvi pur di quelli che dormendo sognavan gli eguali spettri. Dopo di che principiavano repentinamente a -sentir di febbre seb bene i corpi loro non mostrasserne il minor indizio per lo alterarsi del colore e del calore, o vuoi per quella maniera d infiammazione comunissima in cui ntra la febbre^ questa, accompagnata al venire da poca tosse, durava rasino a n o tte , cosicch gl infermi non mandavan pel m edico, n sembravano pericolare in conto alcuno. Entro poi le ventiqualtrore, o nel d vegnente, o non guari dopo usciva fuori un carbone in tale o tal altra parte deloro c o rp i, e chi di essi cadeva in letargo profondissimo, e chi in disperata frenesia, di guisa cbe i primi dimentichi di tutto, nou eccettuato il nutrim ento, partivansi di questa vita ; ma i frenetici mandavano alte grida immaginandosi riportare offese, e voltavan le spalle con subita fuga: n men degli ammalati movevano a commiserazione i loro curatori ed infer m ieri, esposti di continuo a crudeli ed intollerabili strazj, imperciocch sebbene andassero esenti da ogni tema di contrarre il m ale, non avendovi esempio che uomo al servizio degli infetti ammalasse, pur tolle rar dovevano penosissime fatiche ad impedire che nel delirio e non precipitassersi gi dal letto, o corressero ai fiumi per estinguervi lor sete ardentissima. Tale iu

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fine moriva il giorno stesso della comparsa di quel car bone, e tale durava lungamente nelle sue pene. II. Tre mesi (i) bast.il male in Bizanzio, e non molte per verit erano da principio le vittime sn e , ma di poi crebbero per ciascbedun giorno sino a cinque e ben di frequente a dieci mila, nel quale numero aveanvi molti ricchi spenti meglio dalla mancanza di chi mi nistrasse loro g li. opportuni rim edj, non sopravviven done pi alcuno, che noa dalla gagliardia del m ale, e degli estinti gran copia rimaneva insepolta. III. In allora il piissimo Giustiniano fid la cnra della comune salvezza a Teodoro suo referendarie ( cos chiamando i Latini colui che riferisce le suppliche all imperatore e l evento loro ai preganti), e questi, con pubblico danaro sovvenne ai bisogni del volgo. Nella desolata citt poi non vedevi pi artefici al la voro , non fondachi ap erti, non traffico, e molti de suoi abitatori, spaventati dal flagello, ritrassersi dall antico mal fere, e con nuovi costumi rivolsero lor mente a Dio e alla religione ; ma de cambiati in meglio noa pochi, cessata la burrasca, tornarono con dispre gio del Nume agli abbandonati vizj.
() Quattro mesi ha il testo<del Cousin, avvegnach nell ut* timo di essi la forza del male avesse grandemente ceduto.

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C A P O XXIII.
Pireo, divink tantissima appo gli Ardabigaren Cosroe tra dito dagli ambasciadori Orditi* imperiale, d urta scor rena nella Persia. Accampamento dellesercito ^ornano.

. I. Cosroe standosi in quel degli Assirj e calcando la via di tramontana per giugnere ad un castello detto Ardab ig ara(i), deliber attraversare la Persarmenia per avventarsi nuovamente contro il suolo romaoo. /Quivi il gran Pireo, nume veneratissno da Persiani, sull ara del quale per opera de magi arde perpetuo, fuoco ed oiTronsi vittime, sendone gli oracoli molto invocati negli affari gravissimi ; desso in breve la divinit nomata Vesta dagli antichi romani. Ma venutogli intrattanto un messo da Bizanzio a prenunziare limminente aprivo di Constanziano e Sergio (a), imperiali ambasciadori, lano illirico, 1 altro della mesopotamica Edessa, ed ammenduni retori e forniti di molta prudenza, i quali recavansi a lui per trattare la pace, nella costoro aspettativa si rimase tranquillo. II. Se non che ritardatisi nel viaggio per l infer mare di Constanziano ed il pestilenziale morbo inol(i) Ardabigane (Cousin). Agazia d a costui un profondo sapere della lingue , il poisesso in grado eminente della stima di Cosroe ed il primato io fra i turcimanni delle due monarchie.
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P rocopio * tom . I . 16

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tratosi nel regno , Cosroe fe comando a Nabede , io allora comandante della Persarmenia, d inviare Eudolio ( i ) , vescovo de cristiani, a Valeriano prefetto dell Armenia per richiamarsi della tardanza degli amba* sciadori, e per esortare i Romani con ogni stadio alla pace. Il vescovo preso a compagno no sno fratello part, e fattosi alla presenza di Valeriano compi gli or* dini avnti ; assicurollo di pi chegli stesso , avendo Fa nimo propensissimo alle parti romane in grazia d una comune religione', indurrebbe a tutto suo potere il mo n arca, venuti gli ambasciadori in Persia, a non intrapporre ostacoli nella conchiusione dnna pace conforme ai desiderj loro ; cos il vescovo. Ma il fratello ito di nascoso al prefetto manifestavagli : andar colla peggio le reali bisogna : la peste non avere perdonato all'eser cito ed al monarca : il figliuolo ambire la tirannide, e dalla sola complicazione di tali gravissime sciagure causarsi questo chiedere s premurosamente la pace. Valeriano ascoltati entrambi diede commiato al vesco vo con promessa che gli ambasciadori non pi indu gerebbero il venir loro. III. Limperatore avvisato incontanente dal prefetto di tutte le antedette cose, animandosi a nuove speranze gli commise di tosto assalire le terre persiane , non ve dendo chi dei barbari potesse opporvisi; al qual uopo gli altri comandanti dovevan aggiugnere M artino, e proce dere di conserto nella Persamenia. Come queste lettere furono lette dai capitani, si fecero valicare alle troppe
(i) Eodubio (Cousio).

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confini dell Armenia. Ma non guari prima il re p a ventando forte la pestilenza erasi trasportato coll eser cito nell Assiria, libera ancora da s orrendo flagello. IV. Valeriano piant il suo campo vicin di Teodosopoli e ne fe parte a Narsete duce degli Armeni e di alcuni Eruli ; Martino prefetto dell oriente arrivato al castello di Citarizo ( 1 ) , lontano,sole quattro giornate da Teodosiopoli, vi pose gli alloggiamenti con Ildigero (a) e Teotisto da principio, ricettandovi nel tempo avvenire anche Pietro, Adulio ed altri prefetti cui sopra* stava Isacco fratello di Narsete. Filomene (3) e Vero co gli Eruli giunsero su quel deCorzeni (4), e vi si stecca rono a piccolo intervallo da Martino. G iusto, figliuolo
(1) Calamo in Menandro ; b rammentato eziandio da Teofila tte , lib. 1 1 1 , cap. t 5. Negli Edifizj detto castello dell' Astia cene (lib. n i,'c a p . 3). (a) Isdigero (Cousin). (3) Philimuth (Cousin). (4) Da Citarizo verso Teodosiopoli e 1 alta Armenia v ha la provincia Coreane. Questa si estende circa il cammino di tre giornate; n stagno alcano, n alcun fiume, n montagna la separano dalle terre persiane.. Gli abitanti, in tal modo con fusi, o aRomnni ubbidiscono od aPersiani, vivendo scambia li volmente senza sospetto d insidie e senza paura alcuna; fanno parentadi tra loro- e mercato di viveri , e lavorano d accordo ed in comune le terre (gli Edifizj, lib. in, cap. 3). La Cor zena e la Cambisene soprattutto giacciono verso settentrione , e sono per ci nevosissime, appartenendo ai luoghi montani a del Caucaso , all Iberia , ed alla Colchide ( S tr., lib. zi ). Sembra poi al Silandro che la Corzena di Strabone sia la Cotatena di Tolomeo. '

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del fratello di Giustiniano, e Peranio, e Giovanni d Niceto (i), e Domenziolo, e Giovanni Faga ebbero lor tende presso il castello Fison (a ), quasi a frontiera di Martiropoli. Di tal guisa campeggiavano glimperiali duci, la cui oste montava forse trentamila combattenti; n la iinione loro tendeva a formare un solo esercito, ma ad agevplare ai capitani il mezzo di conferire insieme sul come e quando assaltare i nemici. Pietro nondimanco senza dirne verbo a chi che sia mette improvvisamente piede sul persiano confine; Filomene e Vero, risaputolo col nuovo giorno, furongli di botto appresso cogli Eruli, ed a questi tennero dietro Martino e V aleriano, essen do a breve distanza tutti i loro campi. Ma Giusto che occupava 1 ultimo di essi fu pur l ultimo a porsi in cammino colle truppe , e dov stare di per s. Gli altri di poi mossero al diritto verso D ubio, guardinghi af fatto dal guastare o dal commettere ostilit sopra quel le terre.
(i) Nicolao (Cousin). (a) Da Martiropoli verso ponente Fisene ; luogo dellA r nenia Sofanene, lontano da quella citt poco meno del cammina * d una giornata. ( Gli Edif., lib, in ).

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C A P O XXIV.
Descrizione della Dubiana. Vescovo di lei nomalo greca mente cattolico perch unico in quella regione. Nessuna disciplina dell esercito romano. Sua conseguenza , o in altri termini, sconfitta di esso.

I. Egli la Dubiana (i), ragguardevolissima regione per ogni cosa ma pi cbe tutto per la salubrit dellaere e delle acque, di spettanza dePersi; giace otto giornate di cammino lunge da Teodosiopoli, e racchiude bellis' sime campagne ricche di cavalli, e gran numero di borgate assai vicine tra loro, dove nulla manca al beato vivere; barinovi del pari mercantili fondachi abbondanti di prodotti indiani, iberici e di altre persiane provincie, e sin di quelle sotto giurisdizione romana. II. Il vescovo di lei, unico in mezzo a tanto popolo, nomasi grecamente cattolico. Di qua camminando. a man diritta stadj centoventi trovi il'm onte Dubio , alpestro e malagevolissimo da salire, ed in una sua gola il vico detto Anglon, dove Nabede all udire la nemica scorreria ripar di subito con tutto l esercito, molto, sperando nella fortezza del luogo. Sorge il villaggio ap* pi del m o n te, ma la rocca, dello stesso nome, occupa lalto, ed avvegnach di sua natura inespugnabile tnerc^ della scabrosa erta pur volle costui raddoppiarne il
(i) Nomata forse D avana, o Dahana da AmtniaDO Marcellino (lib . z z i t i ) .

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disagio ingombrandovi il sentiero eon pietre e carra ; fecevi inoltre al dinanzi e fossa e trincea, ed entro al cune vecchie casipole mise forte agguato di sua gente ; i guerrieri persiani quivi rinchiusi non oltrepassavano il numero di quattro mila. III. Compieva*! dai barbari questo apparecchio quan* do i Romani avanzarono ad una giornata di cammino da Anglon, e sorpresovi un esploratore nemico interro gante ove si stesse il duce persiano; quegli risponde es sersi di col ritirato con tutto lesercito. Narsete allora, furibondo per la fallita occasione, rimprover i suoi colleghi prefetti della soverchia tardanza , e s fecero eziandio costoro incolpandosi a vicenda ; abbandonato quindi ogni pensiero di pugna , tutti si diedero al pre dare. Inoltravano adunque trascuratissimi nell ordine e nella disciplina ; senza punto di contrasseguo, solito darsi in tali congiunture, non distinti tra loro, ma sol dati e bagaglioni alla riufusa, in poche parole sembrava truppa meglio intenta a caricarsi di bottino che ia marcia contro il nemico. Arrivali cos davanti Anglon e mandativi esploratori, questi tornando annunziano aver gi Nabede messo 1 esercito in ordinanza di battaglia. I capitani avvegnach sbigottiti per la impreveduta faccen da, non osarono tuttavia dar le spalle, giudicando turpez za e vilt il fuggire con tanto esercito ma in. cambio limminente pericolo sugger loro di partirsi in tre corpi, affidando a Pietro il destro corno , a Valeriano il sini stro, ed il centro a Martino. Giunti siffattamente a pi della rocca fecero alto, serbando ognora pochissimordiRe a motivo dellerto e malagevole terreno su cui dove

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vano fare giornata. I Persiani dal canto lo ro , ristretta lordinauza, stavano immobili ad osservare, lesercito ne mico, giusta il comando avuto dal capitano di non es sere in modo alcuno i primi ad' assalire, ma di opporre, provocati, una ostinata resistenza. IV. Primo di tutti adunque Narsete cogli Eruli coi Romani si a innanzi , e fidando nelle sue forze attacca il nemico di contro, mettelo in r o tta , e lo costringe a riparare nella rocca ; ed intanto egli animando ognora i suoi, quantunque ristretti in angustissimo spazio, non cessa d incalzarlo ; ma balzando fuori i barbari dagli agguati avventansi allimprevista contro degli E ru li, ed uccisine molti feriscono dentro all occhio Narsete stes s o , che tolto di l dal fratello Isace poco stante spir, uomo al certo pi che valente ed utile in questa guerra, e colla morte di lui surse grande scompiglio, facil cosa da immaginare, tra Romni. Allora mosse Nabede eoa tutte le truppe $ abbattendo in tanta malagevolezza di terreno molti dogni gente nemica, moltissimi per degli E ru li, primi a cimentarsi e disarmati in campo ; sendo egli sprovisti di celata,, di corsaletto, e dogni altra guisa d arme a riparo de* corpi loro , secondo la nazionale usanza di marciare alla guerra eoi solo scudo e coperti di vile e logoro mantello cinto sui reni ; e fin lo scudo interdetto ai servi prima che abbia dato prova di gran de valore : tanto giova sapersi degli Eruli. Gl imperiali discorati dall impeto de Persiani voltan tutti a gara le spalle, dimentichi della virt e dellonor romano, e que sto procedere fu s vituperoso che il nemico stesso ve dendolo noi ritenne gi effetto di tim ore, ma strata-

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gemma guerrsco, a motivo di c h e , non osando com* battere pochi contro molti in campagna a p e rta , dop averli molestati per que luoghi stretti Ascesi di bel nuo vo indietro. Gli altri non di meno , eii in preferenza i d u c i, immaginando averli sempre alle calcagna, precipitavano vie peggio la foga, noti ristavarisi nep pure un attimo dal correre, incitavano collo scudiscio e con le grida i cavalli, e sin gittavan Innge da s le armadure come inutili arnsi, fermi nel pensiero che im potenti sarebbero a sostenere un secondo cimento. Ogni loro speranza *li salute era riposta nella celerit deca valli , e per dirla in breve fu tanta e s grande la foga del galoppare che di que poveri animali quasi nessuno camp la vita, ma oppressi dalla fatica subitamente cadevan morti. Una tale sconfitta fuor d esempio in quelle guerre, imperocch quanti dessi allenarono cor rendo vennero poscia o trucidati o fatti prigionieri : i Persiani riportaronne similmente ricchissimo bottino di arm i, di cavalli e d ogni maniera di suppellettile. Adulio poi avvicinatosi di troppo nel cavalcare ad una roc ca della Persarroenia fu dal presidio colpito di sasso nella te s ta , ed ivi medesimo cess di vivere. A Giusto in fine riusc di penetrare nella regione de Tarabi (i), e raccoltavi non molta pTeda torn pur egli assai presto indietro.
(i) Dans le pa'is de Taurancse ( Cous. ).

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C A P O XXV.
A rm i di Cosroe per la quarta volta sulle terre im periali, ed assedio di Edessa. E vuol danaro dai cittadini. Pro segue a cingerli strettamente co lf esercito, ed i suoi lavori giungono a sbigottire gli assediali, che mandangli Stefano, medico , oratore di pace. Parlar di costui. Risposta del re. La citt vedesi agli estremi con timore gravis simo de suoi fu tu ri destini.

I. Il Persiano col venturo anno riconduce 1 esercito sulle terre imperiali volendo procedere nella Mesopo tamia a vendicarsi, non per verit dell imperator Gin* stiniano o d altro m ortale, ma dello stesso Nume ado rato dai cristiani. Perciocch egli nella prima scorrera tentato indarno 1 assalto di Edessa (i), mentre riveniva frettolosamente indietro e forte ratlristavasi co magi dell avvenuto, ebbe a dir loro che non cesserebbe Ogni fatica e rischio per mettere il giogo a tutti gli Edesseni e per ridurne la citt pascolo di gregge. O r dunque accostandovi lesercito fece inoltrare senza dan neggiamento una mano dUnni sino alle.mura ver l ip podromo , dove i pastori, sperando I ertissimo luogo di non facile accesso al nemico, eransi riparati cogli armenti ; ma tuttavia i barbari montativi predavan il bestiam e, avvegnach gli altri virilmente adoperas sero a ributtarli. Allo strepito i Persiani corsero in aiuto degli Unni ? e balzato eziandio fuori il presidio e
(i) V. il cap. ia di questo libro.

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gli abitatori a proteggere i suoi, vebbe ostinata zuffa nel cui periodo il rapito armento rivenne di per s ai proprj covili. T racombattenti barbari segnalavasi uno de gli U n n i, il quale pieno di ardimento procedendo tra vagliava pi cbe gli altri tutti i Romani, ma tal con tadino fromboliere colpitolo nel ginocchio destro il pre cipit gi d arcione. Durata la pugna dalla mattina al meriggio, distaccaronsi le fazioni, pensando e questi e quelli averne assai, e 1 oste imperiale si ricondusse entro le m u ra , ed i Persiani piantarono il campo lungi da l sette stadj. II. Allora Cosroe, indotto vuoi da tristi sogni, vuoi dal pensiero che sarebbegli tornato.a disonor gravissi mo il dover togliere una seconda volta quell assedio a mani vte, risolv chiedere agli Edesseni gran somma di danaro in prezzo del suo ritirarsi. Al quale uopo nel venturo giorno mand il turcimanno Paolo vicin delie mura ad annunziare ai cittadini che di buon grado ac coglierebbe una loro deputazione all'oggetto di trat tare seco. E questi inviarongli quattro ragguardvolis simi personaggi, a cui dordine reale il zabergane pro pose aspramente, per intimorirli, di scegliere tra la pace e la guerra ; e rispondendosi dagli ambasciadori p ace, replic valer ella carissimo prezzo. Gli altri pregaronlo di aggradire le offerte cui obbligavansi dopo il saccheg gio degli Antiocheni; ma quegli con riso beffardo rimandolli, aggiugnendo ehe riverrebbero tostoch aves sero meglio provveduto alla conservazione della citt loro ; trascorso per brevissimo tempo Cosroe li richia m , ed annoverati quanti e quali forti avesse gi preso

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ai Romani, termin minacciandoli di trattare gli Edesseni vie peggio ancora se non ricevesse tutto il danaro guardato entro quelle m u ra , ed a quest unico patto promise ritirare l esercito. L ambasceria in cambio si dichiarava prontissima a comperare gli accordi, ma supplicavaio di proferire oneste domande, non avendovi uomo che prima di combattere atto sia a pronosticare veracemente 1 esito della guerra , ed a misurarne tutti i pericoli. Punto il barbaro dallarditissima risposta or din loro di subito partire. III. Correndo I ottavo giorno dell assedio il re co mand che s inalzasse rimpetto alla citt un cavaliere, e 1 opera ebbe subito principio col taglio di moltissimi alberi, che vennero poscia disposti in forma quadrata e coperti di terra e di pietre ; ed a rendere pi spedito il lavoro si trascurava ogni servit di scalpello verso que ste , allogandole siccome portavansi dalle cave. Furonvi eziandio intramesse lunghe travi all uopo di collegare vie meglio 1 opera e darle solidit maggiore nel suo inalzameato. Ora Pietro ,. altro dei duci soprastanti al presidio, il quale con Martino e Peranio difendeva la muraglia rimpetto al cavaliere, spedi una mano di Unni a combattere improvvisamente gli operai, e molta ne fu la strage, narrandosi per sino che tale di essi, noma to Argeo, ebbe lanimo di ucciderne ventisette (i). Am maestrati dall avvenuto i barbari procedettero di poi nel lavoro con tale e tanta cautela che non fuvvi pi mezzo di sorprenderli una seconda volta. Innalzatosi
(i) Diciassette (Cousin).

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il cavaliere a segno degli archi nemici, la guernigione cominci a gittarvi tanta copia di saettarne e di pietre, che gli altri dovettero a propria salvezza formare nel suo davanti una maniera di testuggine sovrapponendo a telai di legno tessuti di pelo caprino , nomati cilicii, ed aventi lunghezza e spessore che impedissero il ferir degli strali o d'altra simigliente arma. 1 cittadini allora, intimoritisi, la 7 mandarono ambasceria al re dandone \ presidenza a Stefano, medico principalissimo di que* tempi e fornito di somme ricchezze in premio dell avere un d risanato Cavado figliuol di Perozo. Questi presentatosi con tutto il corteo al monarca gli dicea : IV. E massima incontrastabile di tutti i popoli che y > a buon re si convenga la clemenza , e che le guerre , gli eccidj, il predare c ittadi, il guastar terre possano forse procacciargli altri nomi speciosi, non gi quello di buono ; n havvi luogo quanto Edessa meritevole a giusto titolo di andar libero da ogni tuo nocumento. In lei io nacqui, il quale nulla presago del futuro at tesi con ogni diligenza alla tua educazione e persua-t dei a Cavado il destinarti successore al trono : facen* 9> domi per 1 artefice del tuo innalzamento addivenni pur quello di tutte le presenti sciagure della mia pa9> tri a:, sendo che l'ignorauza delle cose avvenire procacci molte pene ai mortali. Or dunque se hai rimembranza 99 di tal benefizio cessa daffliggerci con nuove sciagure; 99 rendimi in fine questa m ercede, non kterile a te stesso di beni collo storti il mal uome di possedere inumanissimo cuore 99. V. 11 re nondimanco protest all ambasceria di vo\

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lej1quivi rimanere coll esercito finch non venissergli restituiti dagli Edesseni Pietro e Peranio, i quali, schiavi di suo padre , avevano poscia avuto la baldanza d im pugnare le armi contro di lui; e quando i Romani vi si rifiutassero proponeva P alternativa o di sborsargli cin quanta mila aurei (i) o di aprire lor porte ad alcuni Persiani che investigherebbero e porterebbero via tutto P oro e P a rg e n to , lasciando ai cittadini la libert e la padronanza del resto. S disse il re con orgglio som mo , e pieno di fiducia che porterebbevi di leggieri en tro I armi. Gli ambasciadori, giudicando impossibile di aderire a nessuna delle proposte, malcontenti dell animo e pieui d affanno tornarono alla c i t t , m etten dola con s tristo annunzio nella pi desolante coster nazione. VI. Cresceva intanto a dismisura il battifolle, ed i Ro mani pi non sapendo qual consiglio prendere inviaro no altra fiata al barbaro i loro deputati, ma questi per venuti al campo e dichiaratisi oratori delle gi suppli cate cose non poterono tampoco udire la voce r e a le , e dovettero, h peggio, con molte villanie retrocedere. 11 presidio allora stabil difendersi valorosam ente, ed in nanzi tutto pose mano ad elevare la parte del muro di contro al cavaliere per non essere dal nemico domi nato. Giunto pero al termine della sua opera e s o rti M artioo che andasse a conehiudere la pace comunque e crederebbe opp ortuno; il duce avvicinatosi al campo nemico pales il motivo della sua venuta ad alcuni duci,
() Cioquaute mille marcs dargent (Cousiu).

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i quali tennerlo a bada con lusinghieri discorsi, mentendo brama di pace sinch videro compiuto l inol trato lavoro. N , ad ascoltarli, dar si potea altri pi disposto del re loro alla concordia, ma dun sentimento diametralmente contrario incolpavano Giustiniano, ed a pruova adducevanne che Belisario, di gran lunga mag giore di Martipo in potenza e dignit, era beasi riu scito nell 1 indurre Cosroe a ritirarsi dalle terre roma ne (i) colla promessa d inviargli ambasceria per venire agli accordi, essergli per, di sua confessione, mancate le forze a piegare 1 animo dell imperatore , e con esse mancati i mezzi di adempiere alcuno degli obblighi contratti. C A P O XXVI.
Il'cavaliere minato ed arso dai Romani. Due assalti colla peggio delle truppe reali. Colloquio di pace senta e fJetto. Mura d Edessa combattute indarno ; accordi.

1. Tra questo mezzo il presidio scav entro le mura una fossa, dalla quale un sotterraneo cuniculo metter dovea sino al centro dell inalzato cavaliere, per. indi appiccarvi grandissimo fuoco , e di tal foggia rovinarne tutta la mole } quando il nemico accortosene al rumo re de minatori si pose anch egli ad approfondarne le parti. laterali sperando incogliervi i Romani; questi per avutone sentore desisterono subito dall impresa , ritu
(i) Y. cap. 3i d questo libro.

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rando con nuova terra il vano fatto, e diedersi in vece a formarne altro larghissimo, a foggia di stanza, dalla parte che l edificio pi si avvicinava alle mura ; ac cumularono! quindi secchi tronchi d alberi arsicciati, e tutti a larga mano spalmati con olio di cedro, con solfo e bitum e, avendovene in citt abbondante provvista. In quello stante i duci persiani, il ripeto , conferivano spesso con Martino appalesandosi bramosissimi di pace; dato per fine al lavoro, pervenuto questo a signo reggiare la c itt , accomiataronlo ricusandosi aperta* niente ad ogni convenzione. I Romani allora ardon all ira provi so i predisposti tronchi, ed intanto che le fiamme diffondonsi l sotto, e non cessano di ali mentarle con altro legname per rendere lincendio uni versale , come di fatto ebberne certezza vedendo nella notte il fumo che andava qua e l aprendosi un varco alla superficie di esso. Nondimeno parendo loro imma tura la manifestazione delle tramate insidie, giltanvi prestamente sopra dalle mura vaselli pieni di carboni ardenti ed incendiario saettarne, al cadere dequali subi to accorrevan le scolte notturne ad ammorzarli, persuasi che ci fosse la sorgente del fumo ; crescendo tuttavia il male, e cadendo molti dei loro feriti dagli archi ro mani si chiam ^occorso. Al levar poi del sole giunto il re con gran parte dell esercito e montatovi sopra fu il primo a conoscere non essere onninamente gli avven tati combustibili su quel terreno la vera cagione di quan to appariva, ma occulto fuoco nelle sue viscere, e per estinguerlo fecevi all istante correre tutte le truppe. Ora gli Edesseni rincoratisi cominciarono a villaneg-

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gialle eoo parole in mirando portare chi terra e chi acqua laddove maggiormente svolgevansi que neri tur* b in i, sperando cosi vincere il sottoposto vulcano ; era per un affaticarsi indarno, conciossiach al versarvi .la terra scompariva bens il fum o, come vuol ragione, ma solo per isgorgare con duplicala veemenza da ni^vi spiragli sotto cui vie pi* ingagliardiva la possa delle fiamme. Ove similmente attendevasi qualche buon ef fetto dall a c q u a , producevane questa uno contrario coll' aggiugner forza al solfo ed al bitum e, nou aven dovi mezzo di usarne in tanta copia quanta richiedeva il bisogno per renderla prevalente allincendio : s creb bero io fine que densi vortici coll annottare da essere visibili ai Carreni ed a pi lontani popoli. I Romani al lora , saliti anch egli sopra il cavaliere, attaccarono vi gorosamente il nemico e n ebbero vittoria, sebbene do vessero presto discenderne vedendosi andare a fuoco tuliall intorno. 11. Fallita questa impresa a Persiani, dopo il sesto giorno e volgonsi ben prima dell aurora ad assaltare chetamente una parte del muro, e trovato il presidio in profondissimo sonno acconciaronvi le scale per occu parne la sommit; e sarebbonvi riusciti in buon-punto se tale del contado, vedute le iusidie, non avesse de stato le guardie, al cui sopraggiuguere si venne alle mani con grande tumulto e rumore. I barbari, dichia ratasi la vittoria per gli assediati, si ritrassero nel cam po. abbandonando ogni loro apprestamento a divenir bottino degli Edesseni. Cosroe allora iuvi di mezza uolte molte truppe ad espugnare la porta nomata Ma

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g n a , ed Romani e quanti altri eraavi en tro , con una sortita, li misero nuovamente in Tuga. III. N cessavano ancora i vincitori di molestare il nemico, quando presentatosi il turcimanno Paolo an nunzi loro a nome del monarca 1 arrivo dell amba* sciador Recinerio da Bizanzio ; alla qual nuova si divi sero le due fazioni. di vero il legato antedetto gi da parecchi giorni dimorava nel campo de barbari senza eh e pensassero darne avviso agli Edesseni, vo lendo prima compire il battifolLe, ed attendere lesito d un assalto col suo jtnezzo dato alle m ura; perocch sperimentando propizia la fortuna avrebbero rigettale ogni proposta di pace , e rimanendo perdenti, come accadde, potrebbero di buon grado accogliere i patti offerti dai Romani. Espose inoltre Paolo che una de putazione to$to procedesse al campo reale per istabilire gli accordi, ed ebbene eh ella vi arriverebbe dopo tre giorni, sendo ora il duce Martino alquanto malsauo. IV. C osroe, sembratagli insidiosa la risposta , volle tenersi pronto ad un attacco , al qual uopo ordin che si accumulasse gran numero di mattoni sul cavaliere, e passati due giorni marci egli stesso alle mura per com batterle , circondando in prima la citt col disporre presso a ciascuna porta e duci e truppa. Fecevi simil mente portare scale ed altre macchine, e pose da tergo i Saraceni con piccol numero di Persiani, destinandoli non gi a soccorrere gli assalitori, ma solo a persegui tare i fuggenti superate che fossersi le mura. Con tale ordinanza l esercito reale principi di mattina lassalto non senza vantaggio, essendo ben forte in confronto dei P io c o p io j to m . ' L 13

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Rom ani, molti dei quali inoltre, non Antiveduto lat* tacco, erano per anche affatto alloscuro de casi loro; ma coll inasprir della pugna l intiera citt fu in per* turbazione e tum ulto, e uomini e donne e pargoletti, accorsi ove ferveva la pugna, opponevansi i primi ancor robusti vigorosamente al nem ico, e gli altri tutti fornivan i combattenti di pietre e- di quanto potesseli giovare , venendo sin versate dall* alto sopra gli assali* tori caldaie d olio bollentej i villani stessi nella lotta mostraron di s opere, molte ed egregie. I barbari per lo contrario stanchi di pericolare gittqvan le arm i, e pregavano il re di non ostinarsi maggiormente in quel lassedio. Ma Cosroe pieno di sdegno, minacciando e bravando a tu tti, li riconduceva alle m u ra, e fat tevi accostare le torri , le scale e le macchine , con forte rumore tent vincere la citt. Resistono iinpertanto i Rom ani, e difendendosi in mucchio con ar dore estremo fugano i loro competitori, ed allo stesso r e , mentre volge precipitosamente le spalle, non man cano fischi e provocam eli ad un secondo attacco. Il solo Azarete resisteva tuttavia presso alla porta Soioe in certo luogo nomato Tripurgo ( i ) , ove una Ulano di prodissimi Romani era uscita a contendergli quel terreno ; oltre di che ebbe un violento assalto la parte del muro chiamata Prochism a, ove sembrava la for tuna arridesse alle truppe rea li, quando il vincitore Peranio con forte soccorso di guerrieri e qualche Edes seni spronatovi il cavallo vi combatt sino al tramonto
(i) Diremmo noi : te tre torri.

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elei sole. Terminata colla notte la strage, i Persiaui rag giunsero il campo e vi si tennero di continuo in guar dia ; il presidio poi forn di sassi la sommit delle mura ed apprest ogni altra necessaria difesa per accogliere convenevolmente nel venturo giorno il nemico se vedesselo unaltra fiata inoltrare ; ma uom non comparve. Al posdomane parte dell esercito reale ad esortazione di Cosroe fe impeto contro la porta Barlai, accorsivi per i Romani fu tosto vinta e costretta a retrocedere negli accampamenti. Dopo di che giunse alle mura Paolo turcimanno del re con invito a Martino di passare nel campo nemico per venire ad un amichevole compo sizione; ed arrivatovi lambasciadore, il monarca fat tesi annoverare cinquecento libbre d o r o , sottoscrisse gli accordi, obbligando la sua parola che mai pi avrebbeli violati ; quindi messi a fuoco e fiamme gli steccati del campo e le m acchine, torn con tutto 1 esercito nel regno. C A P O XXVII.
Morie di Giusto e Peranio ; Marcello e Constanziano , lor successori, mandali in ambasceria a Cosroe. Guerra particolare tra Alamandaro ed Areta. Isdigunna muove insidiosamente contro Para , e , mancatogli il colpo , va ambasciadore in Bizaniio.

I. L imperio compianse in tal epoca la morte di due illustri capitani, Giusto nipote dellimperatore , e l ibero Peranio ; il primo fu spento da m orbo, e l al tro da una caduta di sella in cacciando. Giustiniano

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sustitu ad essi Marcello ancor tenero figliuolo del fra tei suo, e Gonstanziano, spedito poco stante con Sergio ambasciadore a Cosroe per trattare la pace. Questi incontrarono il re nell Assiria, laddove ergonsi due grandissime c itt , Seleucia e Ctesifonte, divise non da regione comunque ma dal solo T ig ri, ed opera dei M acedoni, cui obbedirono dopo Alessandro di Filippo i Persiani e le vicine genti (i). Venuti pertanto al suo cospetto fecergli istanza di rendere ai Romani i castelli della Lazipa e di confermare le proposte convenzioni. Ma egli rispose che prima di sottoscrivere una pace stabile tra loro si dovea rimanere d accordo per una tregua , durante la quale fosse lecito alle ambascerie di oltrepassare i proprii confini senzombra di pericolo per venire a parlamento e conversare insieme, unico mez zo di rendere l amicizia loro eterna $ ma questa tregua volersi ottenere dai Romani con danaro e col mandargli di soprappi Tribuno a dimorare qualche tempo seco; professava costui medicina, ed avendolo risanato da grave malattia eragli divenuto accettissimo. Alla riferta delle reali domande Giustiniano sped tosto in Persia Tribuno e venti mila aurei ( a ) , e cos, ricorrendo l anno decimonono del suo im perio, fu sottoscritta una tregua di cinque anni (3). II. Areta dappoi ed Alamandaro, condottieri di Sa raceni , guerreggiarono tra loro senza aiuti dell impe ti) V. nota cap. 3 , $ 4 di questo libro.
(2) Deux milte marcs dargent (Cousin).
(3) Addo dell era volgare 546.

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ratore o del re , ed il secondo nelle sue scorribande incolto un figliuolo del nemico pascolante i proprj de strieri sa'crificollo subito a V e n ere , pruova manifesta cbe il padre b o b aveva mi parteggiato co Persiani. I loro eserciti poscia fecero giornata, ed Areta mise in ro tta l avversario Uccidendogli molta gente, e .poco manc noa conducessegli in ischiavit i due figliuoli 5 cos ebbe termine questa guerra. H I. Gol tratto successivo il re persiano infinse m an dare un ambasceria in Bizanzio all im perato re, e fet tone capo Isdigunne diedegli il corteo di cinquecento eletti guerrieri, com andando loro che pervenuti in D ara prendessero ad albergare in molti separati luoghi per tenersi pronti nel cupo della n o tte, quando tutti ripo savano profondam ente, a m etter fuoco alle case di lor dim ora, acciocch, sendo i Romani occupati nellestin guere gli incendj, e potessero spalancare le porte della citt ad un esercito, che il prefetto di Nisibi aveva avuto 1 incarico di allestire segretamente all uopo. Con tale frode il barbaro sperava uccidere a suo bel agio i Ro mani di presidio in essa e di assoggettarsi la citt. Se non che un suddito im periale, fuggito poco dianzi ia Persia , risapute le insidie manifestolle a Giorgio col prefetto e quel desso, come gi scrivea, che fu consi gliere ai barbari assediati nella rocca de Sisaurani di rendersi al duce imperiale (1). Giorgio dunque venuto ad incontrare l ambasciadore sulle frontiere comuni a due S tati, alla bella prim a esposegli non addirsi tanto
(1) Cap. 19 di questo libro.

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corteggio ad un ambascera, n poter egli ricevere si gran numero di Persiani entro una citt romana, quindi pregavalo di lasciarne la maggior parte in Ammodio. Isdigunne fremea di gravissima i r a , come c h e , amba sciadore a Rom ani, ricevuto avesse ingiuria dal pre fetto , il quale per , nulla curando lo sdegno di lui e molto la salvezza di D a ra , non permisegli di mettervi piede he accompagnato da sole venti persone. IV. Isdigunne, avvegnach andassegli l impresa a vuoto, prosegu nulla manco la via di Bizanzio, me nando seco la moglie e due figliuoli per vie pi illu strare l ambasceria. Presentatoci quindi al trono di Cesare vi depose i reali doni e le scritte in cni era soltanto espressa la brama del monarca di sapere se limperatore stesse bene del corpo. Giustiniano lo ac colse onorandolo siffattamente che non ci ricorda nel1 antichit esempio da compararvi, e fin volle, quando convitavalo, seduto alia sua mensa l interpetre di lui Braduna ( 1 ) ; cortesia fuor d ogni rimembranza, non avendovi chi possa ignorare interdetta sempre ad un turcim anno, sebbene per uffizio non inferiore a qualsisivoglia magistrato, la partecipazione di quellonoranza. Mostroglisi eziandio, accomiatandolo, generosissimo nel ricambiare i presenti avuti, dando opera che i su o i, Comunque frvola e vana fosse stata lambasceria, so li) E Domalo Bradassione dal Cousin, Braducione dal chia rissimo commentatore delle Storie Segrete, il quale aggiugne che la imprudente condotta di Giustiniano frutt a costui la crocifis sione , a tal morte avendolo il r e , sospettosissimo d i tanta di stinzione , condaoDato al tornar in Persia.

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perassero di gran pezza quelli persiani, o se pur vuoi il danaro consumato nel lungo viaggio (i). Tal fine ebbe il tradimento del barbaro contro Dara.
(i) A tale ambascera d il Nostro assai pi rilevante scopo nella Storia miscellanea , ove dice che Isdegunna si port a Bi sanzio per trattare la p a c e , ma solo vennegli fatto dopo molte controversie di conchiudere una tregua per cinque anni ( quella indicata al i di questo capo), ponendo tra le altre condizioni di essa l'obbligo all imperatore di sborsare ai Persiani due mila libbre d oro pel quinquennio, e libbre seicento pe diciolto mesi trascorsi dall una sospension d armi all altra , del quale tempo consumalo in conferenze pretendeva il monarca ritrarne qualche vantaggio. Si domand parimente a Giustiniano la restituzione di Besalo, di schiatta illustre ed in pieno possesso de reali favori, addivenuto in Armenia prigioniero di Valeriabo , e trasportato in Bizanzio ove tuttora dimorava in islrettissimo carcere. Alla quale inchiesta, sebbene accompagnata dall offerta d un generoso riscatto, ader l imperatore mandandoglielo di bando giusta le insinuazioni dIsdegunna, il quale andavagli ripetendo che i buoni uffici di costui sarebbero stati un mezzo efficacissimo per indurre il re a levare le truppe dalla regione de Laz). Quest ambasceria in fine d Isdegunna, qui riportata sotto 1 anno decimonono del1 *imperio di Giustiniano , ha un epoca nella prefata Istoria an teriore di quattro anni (cap. i 5).

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CAPO

XXVIII.

Navlio da costruirsi nel paese de' Lazj , e fro d i tramate dal Persiano contro Gubate. Ricorre questi a lt imperatore ed ottieneotto mila guerrieri aventi a duce il malaccorto Dasisteo. Pietra cinta assedio, Descrizione della Lotica. Sagacit di Gubate. Falli del romano duce.

I. Il re persiano volgendo a nuove imprese il pensiero , ordin che si trasportasse nella Lazica molto le gname acconcio ad opere navali, ed entro s tenendone la vera destinazione fingeva che si dovesse convertire in macchine per dare maggior fortezza alle mura di Pietra. Sclti di poi trecento valorosi guerrieri mandolli con F a b riz io , di cui test scriveva, nella L a z ic a , com m ettendo segretamente al duce la morte di Gubaze ; se non che per volere della fortuna tutto quel materiale col trasmesso fu da un fulmine ridotto in cenere. Arrivato poscia Fabrizio disegnava compiere il reale comando, e dettogli avervi tra Colchi un ragguar* devote personaggio di nome Farsase ( i ) , attaccatissimo giusta la volgare sentenza ai Persiani ed in odio estre mo , nato da privala nimicizia, a Gubaze, cosicch n o a osava tampoco appresentarglisi, mand chiamandolo, ed apertogli il suo segreto richiedevane consiglio per bene cominciare l opera. F u stabilito pertanto di comune intelligenza che il duce a s chiamasse in Pietra Gubare sotto fals om bra di comunicargli alcune reali dispo*
(1) Barzanze (Coun).

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sizioni a favore dei Lazj. Ma questo, dallo stesso Farsase di soppiatto avvertito delle insidie, non si mosse p u n to , cominciando invece ad ordire alla scoperta la ribellione. Fabrizio adunque, disgraziatissimo nella sua m andata, poich ebbe commesso ai Pietresi 1 approvigionamento di quanto -potea occorrere per sostenere un assedio, torn co suoi trecento indietro. II. Gubaze di poi narrate all imperatore le sofferte molestie chiesegli innanzi tutto di perdonare ai Lazj le vicende passate ( i ) , e quindi di volerli proteggere ar mata mano contro le violenze persiane, dispostissimi a scuoterne il giogo, ma essere bisognosi di aiuto. Giu stiniano allegratosi oltre misura della notizia, sped loro il capitano Dasisteo con settecento Romani e mille Za ni (a), i quali pervenuti nella Colchide ed unitisi alle truppe di Gubaze posero 1 assedio a P ie tra , dove tro vata ostinatissima resistenza e copia molta di vittuaglia furono costretti a rimanere lungamente. Cosroe ac ceso d ira per queste novit mandovvi pur egli un forte esercito di fanti e cavalieri sotto il duce Mermeroe, al marciar dequali Dasisteo e Gubaze appigliaronsi di scambievole consenso alla seguente determinazione. III. Il fiume Boas scaturisce presso gli Armeni a stanza nei dintorni di Farangion vicino alle frontiere de Z ani, e molto scorre a man diritta nel paese lo ro , m a sempre con istretto alveo ed opportunissimo al (i) V. cap. i5 e 1 7 di questo libro. (a) 11 Cousin. ed altri autori in vece di Dasisteo di set tecento e di Zani, leggono Dagisteo settemila Tzani.

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guado, sinch le sue acque noa raggiungono, a destra, i confini dell7 Iberia e , di contro , le radici del monte Caucaso, dove traggon Ior vita molte genti nel cui novero sono gli Alani } gli Abasgi ( i) , cristiani ed anti chi federati dell imperio, i Zechi e dopo essi gli Unni, detti parimenti Sabiri. Quivi il Boas, rigonfiatosi colle acque di altri fiumi e cambiato il suo nome primitivo con quello di Fasi, scorre navigabile infino al mare Eus* sino, ove mette foce (a); ed in questo luogo appunto di qua e di l ti si appresenta la regione de L azj, popo latissima a diritta sino alle frontiere dell 1 Iberia e ricca di eittadi, tra le quali ricorder la fortissima Archeopoli, Sebastopoli (3), Rodopoli, e Morosisi, oltre i forti
(i) Abaschi (Cousin). Passata una delle estremit del Ponto e dopo gli Apsilii tutta la regione sino al Caucaso occupata dagli Abasgi. Questa gente in antico era dominata dai L azj, avvegnach obbedisse a due nazionali capi, luno de quali co li mandava la parte occidentale, e l altro lorientale. ( St. Miiic., . cap. 3 ). (a) Ma prima di mescervi le sue acque piglia il nome di Acampsis , che quanto dire senza giravolte ; imperciocch avvicinatosi al Ponto vi precipita con impeto *s forte da im pedi re la navigazione tanto ai vascelti in corso alla volta della Lazica, quanto a quelli che da lei si partono , a meno che i piloti non trascorrano sino al mezzo del mare per trovarvi un passaggio a (St. Mise. , cap. a). {3) Archeopoli , potrebbele convenire la posizione della mo derna R u k i, dimora dei principi del paese. - Sebastopoli, citt, una volta popolatissima sopra ogni altra della Colchide, accor rendo a lei vicine e lontane genti. Sembra in oggi aver cambiato l antico suo nome con quello di Iskuriah, non essendo il secon do che un alterazione del primo , il quale pu significar* citt augusta.

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Pition, Scande , e Sarapana ( 1 ) ; a sinistra poi si trascorre tu tta , speditamente camminando, in un sol gior no , e uom non vi rincontri ; dimorano bens presso a lei i cosiddetti romani Pontici. In ctal parte de serta Giustiniano a d nostri fabbric la citt di Pietra, dove Giovanni cognominato Zibo (2 ), diedesi a fare tal monopolio, e ne siam noi testimon) di vista, che in dusse i Lazj a ribellare dall imperio. Lasciata Pietra e dilungandoti verso Ostro vedrai le romane frontiere, e terre assai popolate, e Rizeo ed Atene (3), e pi ancora sino ai Trapezuntii (4)- Quando per i Lazj scortarono Cosroe (5) a Pietra gli fecero valicare il fiume Boas,
(1) I castelli Pition (o Pitiunte) e Sarapana trovansi rammen tati da Strabone, il quale annovera quest ultimo tra i quattro aditi che mettevano nell lberia (lib. zi). (9) O G ibo, o Tzibo. V. cap. i 5 di questo libro. (3) Rizeo chiamata piccola citt nella Storia. Mise., ove cori fa scritto di Atene : Vicino a Rizeo e tra i Lazj ed i Romani havvi poca regione; i coi abitatori sono liberi, dimo rando molti di essi in una borgata detta A tene, alla quale > venne questo nome non gii perch gli Ateniesi ne fossero i fabbricatori, ma perch vi comandava in antico una illustre matrona chiamata Atenea, e coli vedesi anche in oggi la sua tomba- (cap. a). (4) Intorno a questo popolo . ed alla sua citt V. Strabone, lib. v i i , x i i , xvi. (5) y . cap. 16 di questo libro. (6) All ultima comparsa di Cosroe in queste Guerre ben vi cine anch esse al termiue lo ro , gli darem commiato col riferire il giudizio fattone da Agazia : egli un re cui tributossi lode e ammirazione, al di l dogni suo merito, non p ur dalla Persia, * n i anche da Roma. Si vuole amatore delle belle lettere, ricce

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pingendogti assai pi lungo e scabroso il passaggio de! F a s i, per sottrarre allo sguardo persiano laspetto della regione e delle citt loro. Inaccessibili ne sono i con fini dalle due ripe di questo fiume, avendovi ertissime scogliere con aditi, nomati dai Romaoi gole, impenedi profondi lumi sull antica filosofia, acquistati collo studio delle pi eccellenti Opere greche tradotte nella propria lingua, e sapersi da lui Aristotile meglio che non Demostene da Tucidide. Essere di pi la sua mente ricolma della platonica dottrina , pervenuto a comprendere benissimo il Timeo , dialogo sopra ogni altro oscurissimo di questo filosofo , in grazia delle sue fisiche e geometriche dimostrazioni, ed eziandio quelli che ban nome anch essi di malagevole intelligenza , il Fedone, dico, il Gorgia, il Parmenide. Ma io non so persuadermi essere in lui la perfezione delle scienze ed i talenti accordatigli dal volgo ; e di vero come pu darsi che la bellezza e la grazia delle espres sioni corrispondenti nel greco idioma cotanto alla natura delle cose trovassero frasi di egualissimo valore in una brbara Iin gua? Come supporre che un principe cresciuto nel fasto, cor rotto dall adulazione , ed avvezzo ai costumi d un popolo fe roce, occupato aggigni di continno nella guerra, abbia il mezzo di segnalarsi nelle scienze ? Se per lo contrario ci limiteremo a commendare in lui , tra le cure del regno ed il reggimento di tanti sudditi, qualche gusto per la letteratura e 1 andarne glorioso , il nostro elogio , a mio avviso , rimarrassi entro i confini della verit, e sotto questo rapporto non gli negheremo similmente la preferenza rimpetto agli altri principi. Quando invece l attribuirgli una peregrina erudizione, e l inalzarlo so pra i pi incliti filosofi dell antichit come toccato avesse la pice delle arti e delle scienze , mentrech i peripatetici stessi dicevansi giunti appena a formarne l idea , parmi che sia un lasciarsi allucinare da falsi clamori, ed u andare grandemente errato .

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trabili. In allora per l esercito del re non trovatavi difesa ed avendo a guide gl indigeni stssi pot agevol mente vincere tutte le difficolt def suolo ( 1 ). IV. Ora Gubaze informato della veduta de Persiani ordin a Dasisteo che inviasse parte delle sue truppe a custodire le gole delle montagne oltre al F a s i, conti nuando col resto l assedio infinattantoch non impa droniscasi di quelle mura , ed egli marci con tutti i Golchi all altra estremit de Lazj per difenderne i pas si ; aveva eziandio poco prima stretto lega cogli Alani e co Sabiri, promettendo loro a nome dellimperatore trecento aurei acci guarentissero dalle scorrerie per siane la Colchide, e s devastassero la Iberia che non potessevi pi mettere piede un esercito nemico. Gu baze adunque riferendo a Giustiniano i fatti accordi, pregavalo che spdisse ai Lzj questo danaro per to gliere da impaccio que meschini pericolanti della vita, e richiedevagli eziandio per s stesso due lustri di soldo come annoverato da altrettanti anni trasilenziarj senza averne mai il convenevole stipendio 5 tali erano le sup pliche di costui, e l imperatore accoltele benignamen te , ma sorvenutigli nuovi impegni noi pot subito aecontentare.
(1) Non fuor di proposito 1 ' aggiungere qui alla topografia della regione la pretesa origioe desuoi abitatori secondo la mente di Diodoro Siculo e di altri storici. Si vuole adunque che il re Sesostri raccolto nellEgiUo un forte esercito apportasse nellAsia mettendola tutta a soqquadro , e giunto nella Colchide ( sotto il qual nome comprendevasi anticamente anche la Lazica ) V la sciasse una colonia, d onde ebbero principio i Lazj, delti perci da alcuni scrittori anche Egizj.

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V. Dasisteo poi troppo giovane e per nulla idoneo a siffatta guerra, trascurando la necessaria diligenza in essa, mand cento de suoi alle gole, preferendo evitare alla sua persona col rimanersi inoperoso all assedio tanto pericolo , quantunque la citt racchiudesse ben poca guemigione, composta da principio di soli mille cinquecento individui, i quali per di continuo e per lungo tempo assaliti dai Romani e dai L a z j, e sempre resistendo con un coraggio che non sapremmo riferirne altro maggiore, scemarono grandemente, ridotti in ultimo ad uno scarsissimo nufliero, e perci disperando quasi di s non arrischiavano pi alcuna im presa. I R om ani. per Io contrario aocchiato un luogo angusto e scavatovi il muro giunsero a farlo precipi ta re , ma eranvi per mala ventura tanto dappresso le case che pot il nem ico, rovinato quello, servirsene di riparo \ gli assediatOri tuttavia, in luogo di sgomen tarsi, concepirono maggiore speranza che se altrove ripe tessero la mina di leggieri addiverrebbero padroni della citt, ed il tenevano s certo che il duce loro nel riferire il disgraziato primo evento a Giustiniano, erasi gi per messo di scrivergli intorno allo scompartimento de pren>j dopo la vittoria, ed in tanto promulgavali senza ri guardo , perch tutti sapessero com e, a sua interposi zione, verrebbero guiderdonati i pi valorosi ; ma non di meno il presidio avvegnach ristrettissimo di numero ed assalito da esercito poderoso difendeva^ oltre ogni dire. Quelli adunque, vedendolo ostinatissimo nel resistere^ diedersi a cavare nuove fosse e tanto affondaronle da eccedere le fondamenta stesse delle mura \ la

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qual opera sarebbe a mio avviso bastata -ad ottenere il meditato scopo, ove Dasisteo avessevi fatto appiccare immediatamente il fuoco} egli invece abus del. tempo volendo prima attendere l imperiale risposta : di tal modo passarono le cose nell esercito romano. C A P O XXIX.
Mermeroe va a soccorrere Pietr; .condizione degli assediati. Discaccia Romani dalle gole de'poggi, ed il costoro dune a l venir su o , abbandonalo V assedio , varca insieme coll esercito il Fasi. Sua entrata e sue prime cure in Pie tra. Gubaze difende ognora i passi delle montagne , e da Giustiniano riceve danaro. I l duce persiano provede alla salvezza della citt. Grande sconfitta d' una parte delle site truppe. Giovanni il cappadoce di ritorno in Bizanzio, e spiegazione <f una profezia a suo riguardo.

I. Era agli estremi Pietra quando Mermeroe cou tutto lesercito persiano trapass le frontiere dellIberia, dando la destra al Fasi, e guardandosi di metter piede sulle terre deLazj per evitare ogni ritardo che potesse render vano il suo pronto soccorso a quella citt, dove in tanto, caduta repentinainenle porzione della muraglia m inata, entrarono cinquanta volontarj e scelti giovani romani sotto la condotta dell armeno Giovanni Guze , figliuolo di Tommaso ( che avea per comando impe riale costruito molti forti nella Lazica , e capitanatovi l esercito), acclamando l imperatore Giustiniano Callinico. Riusc tuttavia alla guarnigione di ferire Giovana i , il quale vedendosi nel cimento abbandonato dalle-

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GOERRE PERSIANE

sercito retrocedette co 1 suoi cinquanta nel campo. II co mandante allora del presidio, mirane di grado , temen do perdere la citt raccomand alla truppa vdi stare in diligentissima guardia, e quindi partitosi venne a collo quio con Dasisteo, ed in esso promettevagli, usando parole finte e piene d inganno , la cessione di Pietra ; n vi volle studio maggiore ad impedire che i Romani la conquistassero di forza. II. Presentatosi frattantd Mermeroe alle gqle delle montagne ed assalitivi gl imperiali custodi ne fu vigo rosamente respinto; le sue truppe non di meno ostinatis sime nel volere ad ogni patto sforzarne 11 varco, e di continuo surrogando ai m orti, dei quali .contavanne oltra m ille, nuovi combattenti, vittoriose da ultimo co strinsero il nemico ad una ritirata ed a campar la vita in cima de poggi. Ora Dasisteo al ricevere 1 annunzio di s grave sinistro levatosi immediatamente dall asse dio, e correndo allinsaputa dellesercito al Fasi, primo il varc; avvedutesene per le truppe subito gli furono dietro in mucchio, lasciando tutte le cose loro negli al loggiamenti. Il presidio in quella spalanc le porte e ve nuto di fretta al campo intraprese a saccheggiarlo. Ma i Zani quivi rimasti con fortissime grida e precipitosa mente voltatisi contro de barbari, molti ne uccisero, e gli altri inseguironli con le spade ai reni sino alla citt; di p o i, spogliate eglino stessi le tende rom ane, ritti marciarono a Rizeo, di l ad Atene, poscia in quel jdei Trapezuntii, ed in fine alle case loro.' III. Correva il nono giorno dalla partenza del ro mano duce quando Mermeroe coll esercito arrivato in

LIBRO SECONDO

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Pietra vi rinvenne per ogni ! presidio soli trecentocinquanta individui feriti, e cencinquanta sani e gagliar di , morti essendo gli altri tutti $ ed i costoro cadaveri non si vollero durante lassedio buttar fuori delle mura secondo il persiano costume, pago ognuno di soffrirne con prodigiosa tolleranza linfezione, piuttostoch ac crescere il. coraggio dell avversario esponendo al suo sguardo la grave lor perdita. Il duce nellosservare tai cose ora lagrimava quegli infelici, ora scherniva la repubblica dei Romani , abbiettissima al segno di non aver potuto superare n con arte n per forza al cuna centocinquanta Persiani rinchiusi in una citt sfa sciata di muro. Quindi fece subito riparare con molta diligenza ai danni prodotti dagli scavamenti, e l man canza di calcina e di altro materiale all'uopo fu sup* plita con sacchi pieni di arena, dentro cui sogliono i Persiani portare nella Cojcbide la vittuaglia, i quali ac catastati glicini sugli altri poterono servire- di riparo. Vi lasci inoltre una giiernigione di tre mila uomini de pi valenti, ed annona per breve tempo $ dato or* dine poscia di accudire senza posa ai lavori mosse in dietro colla rimanente oste. Considerando per che sarebbongli venute meno le bisogna dlia vita se avesse ricalcato la gi battuta strad a, voltassi ai monti dove era certo che il suo esercito non avrebbe a sostenere difetto alcuno. Se non che lungo, la via tal fu b elio , personaggio ragguardevole presso de Lazj,, e Dasisteo fecergli agguato, e riuscirono a predare qualche suo cavallo ne pascoli, mettendone in. fuga i custodi.
P tto c Q P io . j to m , i .

18.

37i

GUERRE PERSIANE

IV. Gubaze intendendo la mala sorte deRomani sotto Pietra ed alle gole non si ritrasse punto dalle bocche del Fasi dove riposto avea intieramente le sue speranze, fermissimo nel credere che i Persiani, sebbene riusciti a conservare quella citt ed a vincere il passo della mon tagna , non perverrebbero mai a saccheggiare la Lazica mancando loro navlio da varcare un fiume assai largo e profondo, e rapido in guisa cbe le sne acque scari* catesi in mare e trascorsovi lungo tratto conservano tuttavia la dolcezza lo ro , a tanto che valgonsene i ma* rinari per bevanda. Haunovi inoltre sulla ripa vicin dei Lazj molti fo rti, per impedirne ai nemici la naviga* zio ne e lo afferrare. V. Limperatore Giustiniano poi aiut i Sabiri di da* naro in osservauza della convenzione, e fece doni a Gubaze ed ai L a z j, avendo a questi dapprima spedito un altro grosso esercito, non giuntovi ancora, capita nato da Recitango, uomo trace , di prud^iza somma j e peritissimo nell arte della gnerra , tai cose avvennero siccome ho narrato. VI. Mermeroe dalle m ontagne, ver dove lo abban donai in cammino, forniva con ogni sollecitudine a Pie tra la necessaria vittuaglia, sapendo molto scarseggiarne que suoi tre mila quivi restati di presidio ; ma tale es sendo la regione da sovvenire con difficolt a bisogni dell esercito , forte di trenta mila combattenti, n po ter che ben poco aiutare i lontani, e giudic miglior Consiglio di ritirare dalla Colchide il pi delle truppe, lasciandovene solo quante bastassero ad approvigionare discretamente l antedetta citt $ fecevi pertanto rima

LIBRO SECONDO

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nere cinque mila Persiani sotto Fabrizio e tre altri ca pi , estimando superfluo il guernire da vantaggio un paese dove non apparivano affatto nemici; dopo di cbe andossene a campo nella Persarmenia vicino a Dubio. VII. La-schiera di cinque mila arrivata ai confini della Lazica attendossi alla riva del F a s i, e Gubaze avutane contezza scrisse a Dasisteo di tenere l egual direzione, e di non perdere s opportuno mezzo a scom buiarne ogni divisamento. Il duce in conformit dell avviso marciando con tutte le truppe lungo il fiume, giunse rimpetto ai L azj, dove era un agevole guado non meno- da lui che dal nemico ignorato ; bene per lo sapea Gubaze , il quale ne approfitt per venire ai Romani. Fabrizio intanto avea commesso a mille dei suoi pi valorosi di correre la campagna, e d impedire che altri 8 avvicinasse al campo ; e questi inviarono simiU mente due esploratori pi lunge a scoprire paese, ma en* trambi caduti in poter de7 Romani appalesarono lo stato dellesercito reale, merc di che Dasisteo co Lazj fu ad dosso a que mille e tutti li ebbe, molti uccidendone e facendo gli altri prigionieri, da quali fu candidamente manifestato il numero delle persiane truppe, la lunghezza della via ad aggiugnerle, e come si trovassero le cose loro. I Romani ed i Lazj allora, in numero di quattordici mila combattenti, mosservi contro , risoluti di sorprenderla nel mezzo della notte. I soldati di Fabrizio intanto, per* suasissimi della impossibilit di guazzare il fiume e te nendo che la vanguardia di mille si fosse molto dilun gata senza perigli, stavansi tu tt i , franchi da ogni timo

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GUERRE PERSIANE

re , in profonda quiete'; rimasero perci sopraffatti men tre che gli uni dormivano tranquillamente, gli altri erano tra la veglia ed il sonno , ehi spoglio d abiti e d arm i, e quasi dal prim o all ultimo in situazione da non po tersi difendere ; laonde gran Dumero ne fu passato a 61 di spada, e il resto cadde prigioniero. Si pigli quindi a saccheggiarne il ca m p o , e ban diere, e danaro molto, e quantit d a r m i, di somieri e di cavalli tutto fu bot tino del vincitore , cbe per lungo tratto nell1Iberia pro seg u 'ad opprimere i fuggenti. Ebbevi poscia un nuovo scontro p u r esso dannosissimo alle persiane tr u p p e , le quali di tal guisa vidersi costrette ad abbandonare af fatto le terre de Lazj: Dasisteo e Gubaze rinvenuto di pi abbondantissimo approvvigionamento di farina e di altra vittuaglia , che i barbari dell Iberia trasportavano a P ietra, fecero abbruciare ogni c o sa , e posero forte guernigione di nazionali alla gola della montagna per ch non vi passassero pi commestibili a sollievo di quel la citt il rimanente poi dell esercito retrocedette eoi suo bottino. Ci avveune 1 anno quarto della tregua , ed il vigesimo terzo dell'im perio di Giustiniano (i). V ili. Nellanno precedente, m orta limperatrice Teo dora, Giovanni il Cappadoce fu richiamato a Bizanzio, dove per uon gli venne concesso di tornare agli anti chi suoi uffizj, dovendo vivere lieto del sacerdozio a ma lincorpo ricevuto. Apparizioni continue nulla di meno promettevangli l imperiale corona, essendo artifizio so lito de genii infernali quello di lusingare gli spiriti de
(i) Anni dellera volgare 549.

LIBRO SECONDO

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boli colla speranza dei sommi onori ; i maghi parimen te avevanlo, tra le altre vane profezie, accertato che vestirebbe gli abiti di Augusto ; e si potrebbe di vero dare qualche vantaggiosa interpretazione al detto lo ro , osservando che in Bizanzio eravi un prete di tal nome e conservatore del tesoro nel tempio di S. Sofia, i cui abiti appunto vest Giovanni allorch miserabilissimo di tutto venne obbligato a radersi la chioma ed a ricevere la sacra unzione: cos, a parer mio , ebbe questa pro fezia il suo compimento.

Fine delV Istoria delle Guerre Pertiane.

ISTORIA
DELLE

GUERRE VANDALICHE]

ISTORIA DELLE GUERRE


CONTRO

I VANDALI

LIBRO PRIMO

CAPO

PRIMO

Compartimento, morto Teodosio, delF imperio romano. Di visione della terra in due parti s Asia ed Europa ; fo rte nomato Septem ; larghetta dello stretto di Gadi e delVEllesponto. Estensione di tutto F imperio misurata dalle coste del mediterraneo. E delle sue parti : occidentale ed orientale.

I.

G iu s tin ia n o a

intraprese

, terminato d i guerreggiare c o P ersi, combattere i Vndali ( i ) . Al morir di Teo-

fi) La durata di queste guerre di >5o a n n i, cio dal Sg5 a l 545.

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GUERRE VANDALICHE

dosio, principe sopra tutto giusto, i due figli suoi Ar cadio , primogenito , ed Onorio passarono a reggere quegli la parte orientale , questi la occidentale dell im perio , cos per lo addietro erdilato dalla prole di Constantino, il quale fu il primo a tradurre il romano trono in Bizanzio, citt da lui ornata del proprio nome, e fatta senza comparazione ragguardevolissima. II. L oceano circonda o tutta o in gran parte la terra ( i) , e dividendola in due continenti forma il me diterraneo, che dallo stretto di Gadi (2 ) va'a terminare nella palude Meotide. L uno de continenti, quello a destra navigando ver la palude, ha nome Asia, e sopra la riva presso alla Colonna d Ercole (3) giace la rocca detta Settense dallo appresentare sette colli 5 P altro di
(1) Sino dai tempi di Strabone sapeasi cbe la terra cinta tutto all intorno dalle acque ( Geogr. , lib. 11 ). Ed a tal epoca eziandio l omerica divisione del globo in due parti ( Europa ed Asia ) avea gi ceduto il luogo al partimento in tre ( E uro p a , Asia , Libia o Africa ). (2) Nome derivatogli da un isoletta quivi presso , chiamata eziandio Callise o Cadice. (3) Cos il chiarissimo traduttore (I. G. B. Kohen) di Polibio nel suo Commento al lib. 111. Secondo che riferisce Strabone (lib. 111) non erano d accordo gli antichi intorno al sito e alla natura di queste Colonne. Chi le volle due monti ( Calpe ed * Abita ) 1 uno in Europa , 1 altro in Africa ; chi due isolette che stamiosi di rincontro ; chi doe scogli ; chi due colonne nel tempio d Ercole a Cadice. Polibio , Dicearco , Eratostene e la maggior parte dei Greci le ponevano presso lo stretto , che il Nostro chiama stretto d Ercole ; laddove gli Africani e gli Spagnuoli a Cadice le collocavano .

LIBRO PRIMO,

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contro ha nome Europa, e la larghezza dello stretto che disgiungeli non supera gli ottantaquattro stadj. Le due terre inoltre divise da mare vastissimo sino allEllesponto, si ravvicinano a Sesto ed Abido ( i) , ed una seconda volta a Bizanzio e Galcedone, distanti quivi tra loro non pi che dieci sta d j, sino alle C ianee, in pos sesso tuttavia del nome Ero (2). 111. Ora dall una Colonna all altra andando piaggia piaggia hanuoVi dngento ottantajcinque giorni di spe dito cammino, tralasciato il circuito del golfo Ionico e del Ponto Eussino, ma da Calcedone passando a Bi zanzio , e da Idrante (3) all opposto littorale. L inter-

(1) La distanza loro qui non eccede sette stadj, e perci lo stretto fa nomato da Strabone Eptastadio di Sesto ed Abido (lib. 11). O ra stretto dei Dardanelli. (2) Ovidio narra essere stato questo il nome d una fanciulla bellissima e sacerdotessa di Giove , la quale vedendo 1 amante suo Leandro gittarsi da quelle rupi nel mare , ne segui per d i sperazione 1 esempio. Le Cianee poi (dice Strabone) sono due ji isolette presso alla bocca del Ponto , 1 una delle quali appar ii tiene all Europa , 1 altra all Asta , e sono disgiunte da uno stretto di circa venti stadi! ; e altrettanto sono lontane 1 una dal tempio di Bizanzio , e 1 altra dal tempio de Calcedonj, * eh fe nel punto dove la bocca dell Eussino , pi angusta. Perciocch' procedendo ancora dieci stadii trovasi un capo che riduce a soli cinque stadii lo stretto, poscia il mare si allarga assai pi comincia a formare la Propontide. ( lib. v i i , trad. di F. Ambrosoli). (3) Otranto ai moderni geografi. Strabone le d 1 epiteto di cittadella, e ponela cencinquanta stadj longe da Leuca, quattrocento da Brentesio, ed altrettante dall isola di Saso (lib. vi).

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GUERRE VANDALICHE

vallo poi dal Ponto Eussino alla palude Meotid ben malagevole a dirsi, coriciossiach i barbari abitatori dellIstro e del Danubio negano ai Romani l accesso alle marine loro. Per giugnere da Bizanzio alle bocche dell Istro, nell Europa, duopo consumare venlidue giorni: che se per la via dellAsia da Calcedone tu vuoi inoltrare al F a s i, le cui acque dalla Colchide metton foce nell Eussino, dovrai spenderne quaranta ; il per ch in trecento quarantasette di essi Camminerai le spiagge imperiali traversando il golfo Ionico a Id ru n te , dove la sua larghezza di circa ottocento sta d j, o sia d una navigazione non minore di quattro giornate. Questa' in oggi la circonferenza dell imperio romano. IV. La sua parte occidentale in Asia, da Gadi a Tri poli, calcolala il viaggio di novanta giorni ,, e di settantacinque, dalla Colonna al golfo Ionico, in Europa; la orientale ne ha centoventi da Cirene (i) posta di con fi) Abbiamo da Pausatila la orgine di questa citt , del suo n o m e , e de primi suoi abitatori , che di poi, grandemente multiplicatisi, occuparono buon tratto del libico suolo : I Cirenei, egli d ic e, dedicarono in Delfo sopra un carro B atto, il quale colle navi li men di Tera nella Libia. Cirene ( sua madre ) guida il cocchio, e sopra di esso sono Batto e la ninfe Libie che lo corona i> (Delle cose Fociche, cap. i 5 ; trad. del Nibby). Qual poi ne fosse il suolo cel narra Strabone : Il pi della spiaggia (libica), cosi egli, situata lungo il nostro mare molto fertile, e principalmente la Cirenaica , e i dintorni di Carta gine fino ai Maurusii ed alle colonne drcole (lib. u, trad. d i F. Ambrosoli). Cirene al presente nomasi Curen, ma il paese h tutto deserto ( il deserto di B arca), tranne alcune.parli vicine al mare. Tutlavolta da notarsi che i primi Greci collocarono

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tro al golfo Ionico, sino a Epidamno, ora Dirrachio (i), ed a quantaltro intorno allEussino dipende, come scrive a , dai Romani. Con una giornata si va ,da Atene a M egara, tra loro discoste forse dugentodieci stadj ; di tal modo i romani imperatori signoreggiano i due con tinenti. Delle isole , la Britannia , fuori delle Colonne , obbedisce com debito allimperio occidentale, e cos pure E buso, al di dentro e della circonferenza di sette giornate, con le due vicine dai terrazzani chiamate Maiorica e Minorica (2 ). Delle rim anenti, quale alluno
appunto nella Cirenaica sulle coste bagnate dalla Sirti maggiore i loro giardini Esperidi (G.) () Oggi Durazzo. Al golfo Rizonico, sono parole di Stra bone, seguitano Lisso, Acrolisso , ed Epidamno fondata dai Corciresi , la quale ora si chiama Dirrachio, con nome co mane anche alla penisola sulla quale situata (lib. 11, trad. di F. Ambrosoli ). (a) F ra le isole adiacenti all Iberia, le due Pitiuse e le. due h Gimnesie (le chiamano anche Baleari ) trovansi pressa alla spiaggia che stndesi da Tarragona al Sucrone , e sulla quale fabbricata Sagunto. Ma le Pitiuse sono pi addentro nel mare e pi delle Gimnesie inclinate al settentrione : e 1 una chiamasi Ebuso con una citt dello stesso nome; e la sua pe riferia ' di trecento stadj , luoga quasi altrettanto che larga. L altra detta Ofiusa, deserta e molto minore della prima , alla qnale h vicinissima. Delle Gimnesie poi la maggiore (Majorica) ha due citt Palma e Polenzia ; questa situata all o riente , 1 altra a ponente. L a lunghezza di tutta l isola di quasi seicento stadj ; la larghezza di circa duecento , sebbene Artemidoro la faccia due volte pi lunga e pi larga. La mi Dor delle Gimnesie (Minorica) distante circa, duecento ses santa stadj da Pollenzia : e nella grandezza molto inferiore

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GUERRE VANDALICHE

e quale allaltro degli imperatori va soggetta , secondo che avvicinano i confini degli Stati loro. C A P O II.
Origine dei G oti, dei V andali, dei Visigoti e dei Gepidi. Scorreria degli ultimi e vergognosa fu g a d? Onorio. A la rico d il guasto a Roma. Stravagante affetto d Onorio per una gallina chiamala Roma. Azione di Proba, chia rissima romana. Aitalo creato imperatore da Alarico. Ribellione della Britannia. Dio protegge Onorio. Scorreria dei Goti.

I. Sedendo limperatore Onorio nelloccidente, i bar* bari osarono rompere ne suoi dominj (i) 5 ora chi fossero questi barbari e come il mandassero ad effetto vuol qui narrarsi. Ebbervi e sonvi tuttora diverse specie *di G o ti, avendo maggioranza tra esse i G o ti, cos pro priamente nom ati, i Vandali, i Visigoti ed i G epidi, costituenti in cumulo gli antichi Sauromati e Melancleni, o se pur vuoi Geti. Ma avvegnach tra loro dif ferenti nei nomi convengono assaissimo nel re sto , es sendo tutti bianchi di c o rp o , di crine biondi, grandi e avvenenti della persona ; comuni altres hanno le leggi, l ariana fede, e il gotico linguaggio. Io non mi ri allaltra, ma di bont non l punto al disotto. Perocch tutte e due s o d o fertili e con buoni p o rti, i quali hanno per altro in sui loro ingressi alcuni scogli, sicch a naviganti d uopo di cautela per entrarvi (S tr., lib. in j trad. di E. Amb.) Ebuso ora nomasi Ivica. (i) Correndo l anno 7 del suo imperio , e 401 dell era volgare.

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traggo dal crederli tulli dello stesso ceppo e dallattri buirne la varianza de nomi alla celebrit de loro pi valorosi condottieri. Cosiffatta gente abitava un tempo al di l dell Istro , i Gepidi p e r , distaccatisi da quei luoghi, vennero di poi ad abitare i dintorni di SiDgidone e Sirmio ( 1 ), ed altro suolo contiguo alle due ripe di esso (lum e, dove anche presentemente hanno sede. II. I Visigoti, de rim anenti, al primo uscire delle terre loro strinsero lega con Arcadio, ma trascorsi de gli anni impugnarono le armi, violatori de patti, contro amendue gl im perii, e messa a saccomanno la Traci , capitanati da Alarico inondarono Europa (2 ). Onorio slavasi in Roma tutto beato fra le dolcezze della pace al giugnergli la nuova della costoro venula in Taulanzio (3) con formidabile esercito ; il perch abbandonato di fretta quel cielo ripar a Ravenna, fortissima citt
(1) Citt della Pannonia inferiore, secondo Tolemeo, e spesso ricordala da Antonino e da Plinio (Ist. Nat., lib. u t). Strabone dice : Vicino a Segesta sono anche il forte di Siscia e Sirmio posti sulla strada che conduce iu Italia (lib. vn , trad. di F . A.). Menandro Protettore lasci scritto come ai tempi di T i berio Anicio , il quale imper dall anno 577 dell era volgare sino al 583 , venisse ceduta per capitolazione a Baiano cagano degli Abari. uopo in fine avvertire che male si legge iu Ste fano Sirmio de Peonj (n*iiii>, parte settentrionale della Ma cedonia ) in vece di Sirmio de Pannonj (nv >>/>). (2) Anno i 5 dell imperio d Onorio, e 4 ' 9 dell era volgare. (3) Ai moderai Tallandt, citt della Macedonia presso a Du razzo e Piergo. Rispetto ai Taulanzj V. Strabone (lib. v i i ), To lomeo e Plinio ( St. N at., lib. tu ).

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GUERRE VANDALICHE

sulla riva del mar Ionio (i). Taluni non di meno sup posero che l imperatore medesimo chiamato avesse i barbari a vendicare la ribellione de suoi popoli (a); ma
(i) Due leghe da esso lontana scrive il N. A. nel lib. i delle G uerre contro i Goti. Di lei cosi parla Strabone : F ra le citt poi situate nelle paludi (dell Adriatico) la maggiore Raven-t na, tutta fabbricata di legno e attraversata da correnti dacque, sicch vi si cammina o sopra p o n ti, o sopra barche che scr ii vono a tragittar pei canali. Quando gonfiasi la marea questa citt riceve dentro di s non piccola parte di mare; ed essendo cosi da queste acque e dai fiumi spazzata via tutto quanto vi ha di fangoso , 1 aria per s stessa cattiva ne rimane per cosi dire medicata ; e quel luogo perci tanto salubre, che i principi ordinarono di nutrirvi ed esercitarvi i gladiatori . . . mirabile eziandio la natura della vile in que paesi ; pe li rocch alligna nelle paludi, e cresce celeremenle, e porta ab bondevole frutto, ma si consuma poi in quattro o cinque anni. . . . Rispetto a Ravenna fama che la fondassero i Tessali ; i quali non potendo pi comportare le insolenze dei Tirreni , ricevettero volentieri fra loro alcuni U m bri!, che occupano tuttora quella citt (lib. v). (a) Fozio nell Estratto delle Istorie di Olimpiodoro ( B ibl., Cod. l x x x ) venuto a quest argomento scrive: Aggiugne ( O limpiodoro) che Alarico, prefetto dei G oti, chiamato da Ste li licone onde presidiare 1 lllirio in favore di Onorio ( cui dal it padre Teodosio nella divisione del regno fu assegnata questa provincia ) s per motivo della morte di Stelicone , s perch non avea. avuto quanto gli era stato promesso., assedi Roma e la prese , ed oltre ad una innumerabile preda di danaro ne men prigioniera Placidia , di Onorio sorella che dimorava allora in quella citt ; e dice pure che prima di prender Roma vi destin ad imperatore un certo Aitalo , personaggio illustre che n era allora prefetto .

LIBR PRIMO

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lindole a mp nota del principe non consente che vi pre sti credenza. Quelle masnade non trovando opposizione inferocirono grandemente dappertutto , ed in ispecie nelle citt poste a tramontana dell antedetto golfo, non vedendosene pi vestigia da qualche torre 0 porto all infuori, e massacrarono vecchi, donne e fanciulli, senza commiserazione di et o sesso ; e di vero la co storo merc va anche oggid l Italia cotanto di popo lata. Ma cosa ben pi straordinaria che dopo avere predate immense ricchezze in E u ro p a , rifuggissero, carichi de pubblici e de privati tesori di Rom a, nelle Gallie. Ora esporr con quale ardimento venisse la citt sorpresa. III. Alarico, speso molto tempo n bastatogli l ani mo di soggiogare colla forza Roma, diedesi a combat terla con l inganno, scegliendo all uopo dall esercito non meno di trecento giovani de pi valorosi e chiari
Queste cose furono da lui operate pei motivi dianzi add o tti, e per cagione di S aro , goto pure di nazione, prefetto di poca gente (poich comandava appena duecento o al pi trecento uomini ) , ma per molto valoroso ed invincibile nei combattimenti ; ed avendolo i Romani attirato al loro partito, come ad Alarico contrario, questi giur loro perpetua inimici zia (Traduz. di Sp. Blandi). Stelicone poi era stato eletto da Teodpsio a tutore di Arcadio e di Onorio , avea unito iu matri monio due sue figliuole ( Teruianzia e Maria ) al secondo , ed avea intrapreso felicemente molte guerre a favore de Rimani. Se non che iu fine per opera dellingralo Olimpio mori di spa da , e l uccisor suo Eracliano ebbe in premio di questa sceforaggine la prefettura dell Africa.
P to c o n o j tom. I.
19

ago

GUERRE VANDALICHE

per nascita, ai quali partecip che apparentemente desti* navali a schiavi de pi cospicui patrizj del senato ro mano; eglino per entrati nelle case loro e servitili con sommessione e rispetto, dovevano in tal giorno, che sa prebbero in appresso, tenersi pro n ti, mentre i padroni dopo il pranzo riposavano, ad aprire, morti custodi, la porta Salara. Fece quindi ambasceria alla citt per attestare al senato la sua grande compiacenza miran dolo zelantissimo del proprio m onarca, e per assicurar lo che in avvenire e goderebbe dal canto suo trauquillit perfetta ; ed a maggiormente provargli che era pro fondo ammiratore di tanta virt, inviava a ciascnn mem bro di esso uno schiavo: partirono qnegiovani, e poco stante fa divolgato il comando alla soldatesca di strap pare in varii luoghi gli steccati. I Romani creduli alle costui parole cominciarono ad allegrarsi senza punto misfidarne ; e vie pi allontanavano le menti da ogni sospetto nel vedere i nuovi schiavi attentissimi ai ser vigi lo ro , parte dell esercito, svelte le insegne, levare il cam po, ed avervi ogni sembianza che tra breve il resto ne imiterebbe lesempio: arrivato per Io stabilito giorno , e fattosi da Alarico impugnare le armi alla truppa e procedere all antedetto ingresso , dove ap punto era il suo padiglione durante lassedio, i trecento all ora determinata furono presti a trucidare la guar dia , ad aprire la porta ed a ricevere l esercite entro le mura. I soldati appena giuntivi msero a fuoco alcune ca se , e quella tra esse dello storico Sallustio, rimanen done anche a di nostri le rovine \ ed allorch ebbero

LIBRO PRIMO

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dato il guasto alla citt e morte a parecchi Romani partironsi col bottino {). . IV. Gorre poi il grido che l ' eunuco adetto alla cura degli imperiali volatili fosse il primo a risapere in Ra venna tale saccheggio e che presentatosi ad O norio, esclamasse ; guai a Roma ! e questi traudendo colui an nunziargli sciagure della sua prediletta gallina, nomata pur ella Roma , compassionandola rispondesse : solo un momento eh io davate beccare nella mano ; l altra per accortosi dellequivoco soggiunse : non del polla volea io d ire , ma del saccheggio sofferta da Rema cit t , per opera d Alarico; ed Onorio : temeva sciagura occorsa alla mia bestiuola ; parlare da sciocco ed im pertinente quale di fatto egli era. V. V ha non di meno ehi riferisce in* modo ben di* verso 1 entrata d Alarico in Roma > accagionandone una delle pi illustri matrone di nome Proba, la qna|e forte compassionando i suoi concittadini in causa della fame e d ogni altro disagio inevitabile negli assedj (a) t e non vedendo mezzo di salvare la citt ^ addivenuti i barbari gi padroni del Tevere e del porto (3) , esor tasse i familiari suoi ad aprire una delle porte urbane.
(i) Alarico presa e saccheggiata R om a, fece prigioni molti della caia d Onorio, e tra gli altri Placidia sua sorella, dandola per moglie al figliuolo Ataulfo. Ci avvenne nellanno diciottesimo dell imperio d O norio, e dell era volgare. (q) In (jqast* assedio di Roma giunsero a tale estremit gli abitanti che 1 un 1 altro si divoravano: ( Folio , Eslr. di Oliinp. ). (3) Ostia, dalla $itl ora distante allV oi rea quattordici migli**

agi

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VI. Alarico prima di abbandonare quelle mura pro clam Aitalo ( i ) , uomo di cospicuo legnaggio, impera tore dei Romani, accordandogli il diadema, la porpora, ed ogni altro segno del poter supremo, nella mira dnalzarlo, spogliatone Onorio , al trono d occidente ; dopo di che entrambi si partono coll esercito dirigen dosi coutro Ravenna. Aitalo per non avea omeri da tanta carica, ed era sordo ai buoni _consigli, sino a quelli di Alarico stesso, che dissuadevate dal mandare in Africa prefetti mal provveduti di truppe. VII. La Britannia intrattanlo ribellatasi dall imperio dichiarava suo re tal Constantino di non oscura prosa pia , il quale approntata una forte armata navale salp tosto contro la Gallia e la Spagna. Onorio poi quantun que possessori di qualche navilio attendeva nientedi meno l esito delle vicende africane, perocch se fos sero da col rispinti i prefetti di A ttalo, e vi navighe rebbe a golfo lanciato per conservarsi quella parte del suo imperio, e se non volesse arrdergli la fortuna ri fuggirebbe a Teodosio, da gran pezza succeduto al ge nitore Arcadio nel trono orientale (a ), per seco delibe rare su mali presenti. VIII. Tale pensava nell animo suo il disgraziato im peratore quando maravigliosissimi avvenimenti cangia rono quel ben tristo apparato di cose. E di vero si

() Nomato Prisco Attalo da Sozomeno (lib. ix, cap. 8); era costui greco nativo della Ionia. ' (2) Secondo di questo nom e, il quale dall anno 4>8 dellera volgare imper sino al 45o.

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compiace il Nume essere aiutatore non gi degli astuti 0 degli orgogliosi, ma di c h i, non malvagio , cadde in estremi disastri, come era il caso dell infelice Onorio. Imperciocch ad un tratto fer le sue orecchie la nuova della uccisione dei prefetti mandati da Attalo nell Afric a , ed i suoi occhi la comparsa duna potente ed im provisa armata di mare speditagli iu aiuto da Bizanzio. Alarico da ultimo adiratosi con Attalo per la costui dappocaggiue e privatolo dell im perio, il rinchiuse in carcere ; quindi, morto anch egli di m alattia, il suc cessore Ataulfo (1) conducendo un esercito di Visigoti nella Gallia vi sconfisse il tiranno Constantino, ed uc ciselo con tutta la prole; ma pi non riusc ai Romani di ricuperare la B ritannia, essendo questa passata dall uno all altro tiranno. IX. I Goti valicato l Istro impadronronsi della Pannonia (a), e poscia ottennero dallimperatore di trasfe rire lor dimora nella Tracia (3 ) ; ma soggiornatovi ben
(1) Figliuolo del defilato. (2) Strabone descrve siffattamente la Pannonia detempi suoi: 1 Breuci, gli Andizeti, i Dizioni, i Pirusti, i Mazci, i Disiziati, de quali fu condottiero Batone ; sono tutti popoli pannonj ; e cos anche altre piccole genti e di poca fama : giacch la Pannonia s estende (ino alla Dalmazia, e quasi anche fino agli Ardiei (ora parte della Dalmazia presso il fiume Narrata) ap dando verso il mezzogiorno. Tutta questa parte che dal fondo del mare Adriatico va al golfo Rizonico ed al territorio, degli Ardiei montuosa e si trova fra il mare e le nazioni pan nonie (lib. vii, trad. di F. A.) Ora detta Ungheria. (3 ) Cosi detta da Trace figliuolo di Marte ; ampia provincia d Europa all oriente del mar N ero, ed oggid chiamata Roma nia 0 Rumefa.

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poco presero a corseggiare le terre dell imperio occi dentale , come diffusamente esporremo gemendone la istoria. C A P O 111.
Andata de'Vandali e degli A lani a soggiornare nella Spagna, consentendovi Onorio ten ta conceder loro la prescrittane di trentanni giusta le romane leggi. Morte d i Onorio , ti rannia di Giovanni, suoi costumi, disfatta , imprigionamento ed uccisione. Cattiva educazione di Valentiniano I I I . Elogio di A etio e di Bonifacio. I l primo calunniatore del secondo. Bonifacio trae i Vandali in A frica, quin d i offhe loro danaro perch s i partano ,* ma fa llito il suo intendimento guerreggiali * perde

I. I Vandali a stanza sopra le ripe della palude Meo* tide stimolati dalla fame avventansi contro i Germani, detti oggid F ra n ch i, e varcato il Reno chiamano a lega gli Alani, gente gotica pur questi ; preso quindi a con dottiero Gogidisco (i) metton piede nella Spagna, pri ma delle romane terre presso 1*Oceano. O norio, in formatone, accord al duce di rimanervi a patto ch ei non avesse a molestarne gli antichi abitatori, e rinun ciasse alla legge di prescrizione ia vigore tra Romani, appo cui il possesso continuo per tren tan n i duoa cosa toglie ai veri padroni ogni diritto di ripeterne la pro priet. II. Lacerato a questo modo 1 occidente, Onorio tra*
(t) Godtgisclo si legge in altri testi nel Cousin.

LIBRO PRIMO i95 pass di malattia ; erasi egli associato dapprincipio nel* l imperio Costanzo marito1 della sorella Placidia, il quale , vissuto ben poco e precedendo nel morire l im* peratore stesso, non fece memorabili gesta (i). Ora mentre che l appena spoppato Valentiniano , prole di Onorio , veniva cresciuto alla corte di Teodosio, uno delle imperiali guardie per nome Giovanni, benigni** simo e di grande virt, usurp il tro n o , e vi rimase un lustro facendo continua guerra ai delatori, guardandosi dal togliere ingiustamente altrui la v ita , e mai sedotto dall amore delloro (a); non pot occuparsi tuttavia dei barbari venendo travagliato di continuo dalle armi bizan tine, perciocch Teodosio figliuolo dArcadio mandatogli contro nn potente esercito co duci Aspare e Andaburio d Aspare lo cacci dalla tirannide, e pose il diademSt all ancor fanciullo Valentiniano (3 ) , che avuto il pri
(i) Sopravvenne poscia un* infermiti a Costanzo, come malcontento e pentito di avere assunto l impero ; paich non eragli pi permesso , come prima, di andare e ritornare dove e quando gli piaceva , n di pi inlerteoersi ne suoi consueti giuochi. Ora avendo regnato per sette mesi (come eragli stato a indicato da un sogno con queste parole : 11 sesto anno com piuto , e gii il settimo incomincia) mor di pleuritide, e con lui insieme rimase estinta l ira ed il moto nell occidente, su scitatosi per la dispiacenza della sua promozione al trono (Folio, Estr. di O liinp., trad. di S. Blandi). (a) Suida parimente loda la clemeaza e la moderazione di questo Giovanni. (3 ) Toccava costui il settima anno dell et sua quando io Roma ebbe da E lione, maestro e pattizio, le imperiali ono ranze.

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gioniero Giovanni io sentenzi al taglio della destra, a trascorrere obbrobriosamente su d un asino P ippodro mo , e quindi al supplizio estremo. III. li novello imperatore dato cos principio all oc cidentale reggimento, e per troppa cobdiscendenza della genitrice Placidia uso ad una molle e dilicata v ita , dirizz la mente agli incantesimi ed alla giudizia ria astrologia, e cbe peggio ancora si , a procacciarsi con molla accuratezza ed infamia il godimento delle mogli non su e , quantunque lavvenenza della propria fosse ben lange dal temere confronti. Le quali malvagit il ridussero codardo in guisa che non solo vennegli me no 1 animo di riconquistare il perduto, ma dov far senza 1 Africa stessa, le cui vicende compiranno que sto argomento. IV. Viveano a q u e'd Aezio e Bonifacio ( i ) , romni duci, primi nellarte della guerra, e forniti di molto acu me d ingegno, e di altre non poche ammirabili prero gative , cosicch potea dirsi non avervi un terzo dell egual tempra nell imperio , e tutta la' virt romana es sere nei due concentrata ; se non che discordavano tra loro intorno ai maneggi della repubblica. In questo mezzo Aezio vedendosi per opera di Placidia anteposto Boni-

(l) Bonifacio fu uu illustre personaggio, e pi volte pogn e vinse molte barbare nazioni,.ora con poche ed ora con pi truppe, e talvolta anche a singoiar conflitto; e, per dir breve, egli in ogni modo liber l Africa da molte e varie nazioni barbare. Era inoltre. uomo di giustizia amico e sprezzato dell oro (O lim p., trad. di S. Blandi).

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icio nella prefettur di tutta l Africa, ne prov di spiacere, ma (renava sua lingua giudicando ancora in tempestivo il dichiararsi apertamente; non s tosto per ebbene udito 1 arrivo in su quella terra che si volse a biasimarlo in palese, a riferirne tristi fatti a Placidia , a pingerlo. rubatore de popoli commessigli, e che tal sia, proseguiva, egli stesso ne dar certissima pruova se richiamato non obbedisca : piacque alla don n a il consiglio e propose di valersene. Il calunniatore al lora scrve al suo emulo di tenersi bene in guardia, aven do Placidia gravi sospetti contro di lu i, e mendicando pretesti a ri moverlo; che poi le sue parole, non sieno finzioni meglio il conoscer vedendosi comandato senza legittima cusa di tornare. Quegli ricevuto quasi con temporaneamente un tale avviso e l ordine di retroce dere iti Bizanzio, rispose agli inviati di non volersi n all im peratore, n alla madre sottom ettere, e costei saputane la ostinazione vie meglio riput Aezio fedele ed amantissimo dOnorio, e Bonifacio reo e di mal fer ma fede. V. Il prefetto adunque in s grande travaglio di mente, paventando movere per manco di forze contro Rom a, pens strigner lega co Yandali che stanziavano nella Spagna, come scrivea (i), poco lunge dall Africa, dove a Gogidisco uscito di vita erano succeduti i figliuoli Gontari legittimo e Gizerico bastardo, il quale assai valente nelle armi e col fratello ancor pargoletto oc cupava il supremo potere. Mand pertanto col benaf() i di questo capo.

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fette persone ad amicarseli entrambi col mostrar loro che venendo nell' Africa potrebbon godersela tripar* tita , e confederati insieme aitarsi a vicenda nel respignere chiunque ardisse molestarli. I Vandali, aderito di buonissimo grado alla proposta e valicato lo stretto d rcole (t), occuparono quella regione lasciando che i Visigoti rendessersi quindi padroni della Spagna. In Roma per gli amici del ribello, guardando allavvenuto ed alla costante sua fede al monarca, non poteano ria* versi dallo stupore, e sin taluni di loro viaggiarono ad insinuazione di Placidia stessa in Cartagine per seco lui abboccarsi : e cotn ebbero esaminato il carteggio e scoperto Aezio traditore fannosi nuovamente indietro per disvelare tutta la bisogna allimperiai genitrice, asseren dole Bonifacio reo di colpa non sua. L Angusta allora punta nel vivo sinfinse col perfido, n i lo rimprover delle tante ribaldere contro il figlinolo, mirandolo alla testa dell esercito e duna repubblica travagliatissima a que d \ ma levatene gravi querele co partigiani di Bo nifacio, e loro appalesato il tutto giur voler essere grata a costui, s e riuscissero a distorlo da quel proposito, ci dal permettere che l imperio addivenga per cagion sua propriet dei barbari. A tale riferta il prefetto ebbe rimordimento dell operato con troppa fidanza e precipitazione, e detestando la gi conehiusa lega prese a tentare con molte migliaia di nummi se i Vandali partirebbonsi dall Africa ; rinvenutili per di tutt al-* tro parere, e riportandone di soprappi beffe ed ol
(1) Oggi stretto di Gibilterra.

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tragg ripose la vendetta nelle armi ; se non che avuta eziandio in esse contraria la sorte, ripar ad Ippone regio ( i) , marittima e fortificatissima citt della Numi* dia, dove seguendone le orme accorsero i barbari, co mandati da.Gizerico , ad assediarlo. Da Gizerico dissi, ch Gontari era gi morto, e forse per mano del frate!* lo , quantunque asseriscano quelle genti averlo i Ger mani fatto prigioniero in una battaglia vinta su confini spagnuoli, ed impalato ; di tal guisa ebbi il fatto dai Vandali stessi. Rimasto il condottiero lungo tempo col lesercito avanti Ippone, e non potendolo espugnare o ridurre a p a tti, fu costretto per diffalta grandissima di vittuaglia a sciorre 1 assedio. Arrivato poscia da Bizan* zio e da Roma supplimento di truppe col duce Aspre, Bonifacio ed i Romani dell Africa diedersi cuore e prin cipiaro no a resistere valorosamente ; m a pi di prima C ontrariati dalla fortuna dovettero tutti da sezzo chi qua chi l , abbandonato il cam po, fuggire : Aspare tornossene in Bizanzio d onde proveniva, e Bonifacio direttosi a Roma pot di leggieri scusarsi a Placidia delle sofferte calunnie e riaverne il favore.
(i) Due Ipponi sono rammentati da Strabone 1 uno pros simo ad litic a , e 1 altro a maggiore distanza , verso il Trito. (Hb. xvn).

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C A P O IV.
Un' aquila svolazzante sulla testa di M arciano , tenuta presa gio del suo imperio, liberalo dalla schiavit di Giterico. I l quale traendo buon conto della vittoria s appacia con Valentiniano , e gli d il proprio ^figliuolo in istatico. Morte di Placidia e turpe furbera di Valentiniano. Morte di Aezio. A ttila mette a sacco l Europa, e con quista Aquileia. t - Massimo f a uccidere Valentiniano , e - sposane la consorte Eudossia , che informata del costui tradimento implora da Giterico soccorso.

I. I Vandali tolta lAfrica ai Romani guardarono sotto buona custodia i prigionieri tra cui era Marciano quin di successore di Teodosio, e vo a dirne la istoria: Mentre, che in tal giorno questi disgraziati eransi fatti raccorre da Gizerico entro una vasta corte, bramoso di osservare_dai volti loro se aveavene di stirpe regale per sottrarli .da s triste condizione, e l pel nudo ter* reno d inedia e di fatica oppressi giaceansi assonnati, un aquila dimprovviso volatavi s arre st , librandosi in sulle a li, qualche tempo sopra il capo di Marciano. Il barbaro tra s notato il prodigio , n tenendolo opera del.caso, lo chiama e vuol sapere da lui chi mai e si fosse. E.quegli: il partecipe, rispose, di tutti gli arcani di Aspare, o con voce rom ana, il familiare suo. Gize rico a queste parole ravvolgendo nella mente ed il ma* raviglioso operare dell uccello e la possanza di quel duce in Bizanzio, giudic fuor di proposito il dargli m o rte , n verisimile che l aquila cos onorasse chi

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aveva ad uni filo appesa la vita. II perch vedendo inu tile ogni tentativo di nuocergli se destinato era all im perio , non valendo possa umana contro ai voleri del Nume , si fa giurare da lui una c o s ta le amicizia e che terrebbesi ognora lontano dal guerreggiare i Vandali. Per simigliante guisa Marciano riebbe la propria liber t , e morto poco dopo Teodosio fu imperatore, da ottimo principe governando la repubblica, solo che trascur le africane vicende, come narreremo a suo tempo. II. Gizerico, superato Aspare e Bonifacio, prudente mente chiamandosi alla memoria la volubilit della fortu na, la picciolezza sua rimpetto allimperio, ed i gravi peri coli cui soggiacerebbe se Roma e Bizanzio mandassergli contro un nuovo esercito, meglio estim, in virt di tali considerazioni, il moderarsi che non linorgoglire per la test riportata vittoria; laonde chise ed ebbe pace da Valentinino, obbligandosi ad un annuo tribut e dando gli in istatico il proprio figlio Onorico , il quale per dopo breve assenza, crescendo sempre pi tra loro la buona arm onia, vennegli dall imperatore spontanea mente restituito. In Roma frattanto muoiono Placidia e Valentiniano,. non lasciando costui prole virile, ma due sole femmine avute da Eudossia figliuola di Teo dosio, e qual ne fosse 1 estrem fato esporr qui bre* vemente. Ili, Vivea a que d tra senatori un Massimo, con giunto per parentado al tiranno di egual nome spento dal seniore Teodosio, e di sua sconfitta ra celebrato

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festivo anniversario dai Romani (i). Valentiniano inva ghitosi della costai moglie di grandissima onest e bel* lezza, e disperando averne 1 affetto , studiossi compiere i suoi desiderj con abbominevol arte; imperciocch man* dato ordine a Massimo di tosto presentargli*! nella reg gia , e preso a ginocar seco ai d a d i, con invito di da* n a ro , il vinse , e giusta il pattuito dapprima tra lo ro , in isconto delle poste ebbene l anello, che fe segretamente ed a nome del consorte pervenire alla m atrona, sollecitandola di portarsi appena ricevuto quel segno alla corte per salutarvi l ' imperatrice Endossia. Ella obbedi sce , ed al suo arrivo accolta da persone complici del tradim ento, e condotta a diritto nel gineceo, dove pronto giugne Valentiniano ad incontrarla per eseguire la ordita trama. La meschina tornata quindi alla sua abitazione mesta lagrimava il sofferto oltraggio, e cor* rucciavasi acerbamente al marito supponendolo par tecipe di tanto delitto. Massimo ribollente d ira me dita vendicarsi coll offensore, ma trovando grave osta colo a suoi divisamenti nel duce suprem o, in molta estimazione allora per una segnalatissima vittoria ripor tata sopr Attila condottiero d un poderoso esercito di Massageti e di Sciti contro i Romani, . pens torre a costui in anticipazione ogni lode e merito derivatigli da quelle imprese rendendolo sospetto al m onarca; ed
(i) Addo dell'era volgare 383 e settimo dell'imperio di Teo dosio 1. Fu sconfitto il ti ranno presso Aquile! ; e spogliatola dalle imperiali insegne soggiacque al taglio della testa.

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avevane tutto il destro, certissimo che i Romani erano ben lunge dal riporre in ess ogni loro speranza. IV. Comperatosi adunque 1 affetto degli eunuchi, ai quali, in premio di lor fedelt, aveva l imperatore commesso la custodia del suo corpo, induceli a persua dere Valentiniano che Aezio macchinavagli insidie , e colui di leggieri credutolo, per averne sospette le vir tuose azioni, ordina che di ferro perisca (t); si vuole poi che interrogato un Romno a suoi fianchi sul merito di quella morte venissegli risposto : Se dalla proferita sentenza avrem utile o danno a te spetta il giudicar* n e , o sire : sta per fitto nel mio capo che siili col* n l opera della manca tagliato la destra mano . V. Attila, morto Aezio, non vedendo pi tra romani duci chi potesse competer seco in valore, guasta e ro vina per poco Europa tutta e fa suo tributario limperator d occidente. E narrasi che cinta d assedio Aqui* leia (a), citt marittima, ricca e popolata sopra ogni al*

(i) Anuo dell era volgare 454 > e vigesimo nono dellimpera tore Valentiniano- III. Valentiniano fece uccidere Aezio per semplice pazzia ; il quale poi nel fine dell anno fu misera* * mente ucciso, onde lo imperio era tutto sotto sopra, essendosi perse molte provincie, e tra le altre la Spagna, la Francia, 1 Affrica, la Germania , la Dacia , la Sarmazia , la Misia, la Guascogna, la Pannonia, e altre regioni nobili, onde lo im pero era del tutto in occidente depresso ( Bardi ). (a) Detta parimente Acilia. Aquileia , sono parole di Stra b o n e , che pi d ogni altra vicina all ultimo recesso del golfo, la fondarono i Romani, e fortificaronla contro i barbari abitanti nelle parti superiori. Si naviga alla volta di questa

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tra al di l del golfo Ionico , arrivategli il tegnente fau stissimo angario. Stanco ornai dal luogo ed infruttuoso accerchiar quelle m ura, intim la partenza all esercito per l aurora del vegnente giorno ; ed in effetto ai primi raggi mattutini pronti i barbari cominciavano a retro cedere , quapdo fu in cotal mezzo aocchiata una cico gna portar via per singulo i suoi pulcini da una torre ov erane il nido, i quali non ancor destri al volo adagiavatisi nel tragitto sul dosso materno, e cos lun dopo l altro condurli a salvamento. Attila, di moltissimo in gegno. nell interpetrare gli augurj, considerato il fatto rivoc subito l ordine della partenza, dicendo che 1 uccello non abbandonerebbe indarno sua magione se non antivedesse minacciata di qualche gravissimo disa stro la citt dal Nume; e fu indovino, mirando poco stante cadere di per s la parte del muro che ricettava il n id o , e con ci aprirglisi un varco per mettervi a ferro e fuoco quanto eravi dentro ; tali furono i destini di Aquileia. VI. Massimo di poi estingue Valentiniano, e rimaso que d vedovo invaghisce d Eudossia e vi passa a nozze ; ma avendole confessato, tra piaceri del talamo, che preso oltre misura di lei non seppe rattenersi dal
citt rimontando il fiume Natisone per Io spazio di circa ses santa stadj; e serve demporio a quelle fra la nazioni illiriche che abitano luDgo 1 Istro , le quali vi portano le produzioni marine e il vino che mettono -in botti di legno su c a rri , e i> 1 olio : e i Romani vi conducono schiavi , ' pecore e pelli. Questa citt d Aquileia situata fuor dei confini degli E neli (lib. y, trad. di F . A.)

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vedovarla del marito, la matrona cui gi da gran pezza non iva costai pi allanim o, esacerbossi maggiormente per le udite malvagit, ed agogn vendicare il tradito consorte. Laonde appena dileguate le tenebre mand frettolosamente a Cartagine (i) pregando Gizerico di accorrere a gastigare 1 empio tiranno e dell assassinio di Valentiniano e de cattivi trattamenti cui soggiaceva ella stessa. Aggiugrie di pi cbe ove il perfido riuscisse ad usurpare il supremo potere tutto ne andrebbe in perdizione , e concbiude rammentandogli lobbligo suo di sovvenirla merc dell amicizia e degli accordi che legavanlo all ucciso, e la impossibilit di sperare aiuto

(i) Cartagine situata sopra una pensola della periferia di trecento sessanta stadii, cinta di muro, ed il suo collo, della lunghezza di sessanta stadj, stendesi dall uno all altro mare , dov erano le stalle degli elefanti de Cartaginesi, luogo vastis simo. Nel mezzo della citt fuvvi la rocca nomata Birsa (Dorso), eh una balza assai erta con abitazioni allintornoi, e nella cui sommit ergevasi il tempio di Esculapio , che la moglie d A sdrubale nella presa della citt arse unitamente a sfe stessa. Sotto la rocca sono i porti e Cotone, isoletta rotonda circon data da stretto canale ( Euripo ), e da ambe le sue parti veg li gonsi in giro gli arsenali. Didooe edific questa citt, e vi condusse da Tiro gli a b ita to ri.............Cartagine dopo essere stata lungamente deserta > rimontando la sua rovina quasi al* l epoca di quella di C orinto, fu nell egual tempo ristaurala dal Divo Cesare, il quale vi mand coloni rom ani, chiunque ne avesse fantasia , e qualche soldato. Ed ora cos popolosa che non havvene altra maggiormente in Africa ( Strabou, lib. x v i i ).
P to e o n o a tom. I .
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alcuno da Bizanzio, dove, mancato ai vivi Teodosia r imperava Marciano. C A P O V.


Uccisione di Massimo. Giterico , saccheggiala Roma, invia a Cartagine a moglie e It figliuole di Valentiniano, e con esse una immensit di ricchezze. Atterra le mura delle citt d Africa , e ne divide i colti ai Vandali. Riduce in coorti questo popolo e gli A la n i; mette a ferro e fuocol' Italia , la Sicilia , ed altre genti. I . Gizerico avido foor di misura delle sfondolate rie* chezze che rinverrebbe in Italia, solcane frettoloso con immenso navilio le acque ed entra senza opponituenla a Roma , dove il popolo di botto scagliasi contro a Massimo fuggente, e lapidatolo ne fa il cadavere in brani (i). II. II Vandalo impadronitosi di Eudossia e delle co stei figliuole , Eudocia e Placidia , avute da Valentinia no , dell imperiale tesoro , e d ogni suppellettile pre ziosa nella citt, ripone il tutto sulle navi, e seco tras portalo in Africa; n linsaziabile sua avarizia perdon agli stessi ornamenti dei tem pj, togliendo sacrilega mente da quello di Giove Capitolino siti la met delle tegole di rame dorato ; per volgare tradizione che la nave carica delle statue fosse da tempesta som mersa , mentre le rimanenti pervenivano salve nei porli
() Add dellera volgare 455 . Il suo imperio dar mesi due e giorni veutisei.

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africani. Delle prigioniere quindi marit Eudocia ad Omerico figliuol suo primogenito ; Placidia , consorte in prima del ragguardevolissimo senatore Olibrio, ed Eudossia mandolle a Bizanzio, molto a pr loro suppli cando l imperator Leone succeduto, pe7 maneggi d Aspare, nell imperio a Marciano. III. Dopo queste faccende erivoltosi allAfrica smantellonne di mura tutte le citt da Cartagine infuori , acciocch n i loro abitatori menando bottino dai Ro mani avesservi sicuro asilo , n i Romani, se mandati col, potessero di partirne stanziarvi presidio a molestia deVaudali, provvidenza dichiarata ottima da principio, ma che agevol grandemente, col tempo avvenire, a Be lisario la conquista della regione, trovando egli dapper tutto citt sfasciate di muro e non difese ; laonde appa lesatosi il danno Gizerico ebbene scherno, e fu accusato di stoltezza per ci stesso che in prima tenuto era la migliore delle sue deliberazioni, riformando 1 uomo i propri giudizj ad ogni variar di fortuna (i). Il barbaro di pi ridusse al servaggio tutti gli Africani di natali chiarissimi e di somma opulenza , compartendone le possessioni e le ricche suppellettili tra figliuoli suoi Onorico e Genzone (2), ch di gi eragli morto 1 ultim o, T eodoro, senza prole. Distribu ai Vandali il fertile suolo, denominato anche oggid terra Vandalica, spet tante al resto del popolo, rimanendo i legittimi proprietarj spogli di tu tto , liberi per di trasferirsi ove
(i) V. il cap. ig, a, di questo libro.
(a) Genserico (Cousin).

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riuscisse loro pia accetto. Volle inoltre che le terreaccordate alla sua discendenza ed aVandali andassero franche da tributo , aggravandone per lo contrario' quelle sterilissime rimase agli antiehi padroni, di guisa che i soli travagli della coltivazione rivenivanne al pro prietario; molti parimente furono gli sbandeggiati ed uc cisi per finte reit, nella mira di vie meglio ascondere le vere, o sia le accuse date loro di avere trafugato it danaro. Fu cos 1 Africa il bersaglio d ogni maniera di sventura. IV. Divise eziandio in coorti i Vandali e gli Alani, e cre a reggerle ottanta duci, nomandoli chiliarchi, o vuoi capitani di mille uom ini, perch > 1 suo esercito fosse creduto forte di ottanta mila combattenti, quando in realt queste migliaia non eccedevano il numero di cinquanta ; per vero che si accrebbero di poi coll nata prole e colle federazioni di nuove genti : e qui sia detto che sotto il nome di Vandali militavano al suo soldo gli altri barbari tutti dai Maarusii (t) in fu o ri, i
( ) a Al disopra della Cirenaica , narra Strabone , e delle Sirti stanno i Psilli , i Nasamoni, ed alcune trib dei Getuli ; poscia i Sinti ed i Bizacii sino a C artagin e, la quale ha un gran territorio a cui sono contigue alcune nomadi popolazioni. T ra queste si conoscono massimamente i Massili ed i Massisili ed ultim i di tutti sono i Maurusii ( lib . n , trad. di F. A. ) E d altrove: slv i adunque (nellantedetta regione) ahitano colora che notnansi Maurusii dai Greci , e Mauri dai Romani e dai paesani, gente libica grande e ricca, cbe lo stretto separa dalla Spagna di contro. Che poi la Mauritania sia fertile (eccetto il poco deserto ) , abbondante di fiumi e di' la g h i, terra in cui allignino benissimo molti e grandi alberi, e producitrice dogoi cosa da tutti si consente (lib. x v i i ).

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quali? solo pi tardi furono da lui stipendiati. Dopo la morte di Valentiniano egli continu molti anni al venir di primavera a manomettere lItalia e la Sicilia , atter rando le citt e trasportandone seco prigioni gli abitatori^ guastata quivi ogni cosa prese ad opprimere l Illirico , il Peloponneso, la Grecia e tutte le isole adiacenti, e ricomparve da ultimo nell Italia e nella Sicilia a pre* darvi il poco fuggitogli nelle prime scorrerie. fama che una volta al levarsi del porto di Cartagine chiesto* gli dal piloto contro quai popoli tirar dovevano le navi, e rispondesse ; laddove piaccia al Nume sospingerle : per cotal guisa facea scempio senza ragione alcuna de, miseri cui veniva dalla sorte condotto. C A P O VI.
Poderosa oste raccolta da Leone contro i Vandali; Basilisco, capitano di lei , subornato da Aspare. Antem io, eletto imperatore doccidente. Marcellino conquista la Sarde gna , ed Eraclio Tripoli. Pugna navale. Generosa morte di Giovanni.

I. A tanta arroganza deVandali sdegnatosi altamente l imperatore bizantino deliber guerreggiarli da terra con un esercito forte , giusta il grido comune, di cento mila combattenti, e da mare con immenso navilio con gregato da tutto Poriente ; si profuse inoltre molto danaro ad arredare marinai e soldati, in causa della grande lontananza de barbari contro cui eran diretti, non essendo costati meno di trecento aurei gli appre stamenti di quella spedizione 5 e d , a soqquadrare il

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tu tt a , ne fu dato per mala ventura il comando a Basi lisqo, fratello dellimperatrice Verina, personaggio noa meno avidissimo dell imperio che certo di ottenerlo perseverando nell amicizia d Aspare , il quale sendo zelantissimo sostenitore delle ariane dottrine potea inal zare altrui ma non s stesso al trono. Egli pertanto, mostrandosi gi palesemente avverso a Leone (i) in vendetta di qualche torto ricevutone, e forse allora mosso da tema non costui riuscendo vittorioso nelle armi addivenisse di soverchio potente, sugger con se gretezza a Basilisco di favorire i nemici.. II. Leone aveva 'dapprima inviato Antemio, senatore di nobilissimo legnaggio ed assai dovizioso, a reggere r imperio d occidente col patto di averne aiuto nella guerra vandalica (a). Se non che Gizerico domandato avendo quel diadema a pr di Olibrio suo affine per parte di Placidia figliuola di Valentiniano, al vedersi uscito di speranza incoller e prese a travagliare l im perio dall uno all altro confine. III. Eravi di quel tempo in Dalmazia un Marcelliauo, personaggio assai probo, il quale dopo la uccisione del suo amico Aezio aveva scosso il giogo romano, e provve(1) I l quale avea ottenuto per opera sua l imperio (V . Can dido Isaurio ). (2) Anni dell era volgare 4G6, e 10 dell imperio di Leone. < 1 Leone dichiar Augusto Antemio , e lo mand a difendere lo imperio d Italia , restato , per la m orte di Severo ucciso dai soldati , senza imperadore , il quale non pot mai venire in Italia , se non 1 anno 4 6 8 di Cristo , essendo stato impedito da b a rb a ri, che la depredavano . (Bardi).

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dato in guisa alla conservazione dell usurpato dominio che nessuno pi ardiva contrastargliene. L imperatore adunque volendo trarre profitto anche da lui nellassalire i barbari, il carezz cotanto che indulselo a mover contro la Sardegna per discacciarne gli usurpatori, come di leggieri e prestamente egli fece. Eraclio inoltre ve nuto con armata navale da Bizanzio all africana T ri poli (i) vi sconfisse i Vandali, e lasciate le navi marci
(i) Non meno di cinque Tripoli rinveniamo nelle Opere dei Geografi e sono: i. Tripoli nella Fenicia; a.0 Tripoli dAfrica, alla spiaggia del Mediterraneo ; 3 . Tripoli di Barberia; 4- T ri poli-di Lidia; 5 . Tripoli di Tessaglia. Del primo Diodoro scrivea: in Fenicia celebre la citt di Tripoli, che conveniente alla natura sua ha la denominazione ; perciocch tre citt in essa contengonsi discoste luna dallaltra per l intervallo ditno o stadio. Una chiamasi degli Aradii, una de Sidonii, la terza dei Tirii (lib. xvi). Del secondo , eh pur quello citato qui da Procopio , Solino, scrittore non antichissimo, fu il primo a tras mettercene qualche notizia ; vuoisi per avvertire eh egli si vale di questo nome per indicare una intiera provincia , su cui ergevansi tre citt: A chaei , scriv egli, Tripolin Ungila sua signant de trium urbium numero Oeae, Sabratae, Leplis magnae. Ed Isidoro ripetendo la cosa medesima sostitu di pi tripolilana regione alla voce Tripoli ; della quale sentenza furono eziandio Sesto Rufo , il cosmografo Aetico e Giulio Onorio. N tampoco sembrerebbe fuor di proposito il congetturare che il Nostro pa rimente siasi qui proposto di riferire tal nome a regione, men tovando nel seguito delle presenti Guerre ( lib. ii , cap. a i ) il governatore ( Sergio ) mandatovi da Giustiniano, e negli Edifizj (lib. v i, cap. 3 ) i confini. Non saprebbesi poi con certezza sta bilire quando riportassero quelle terre un tal nom e; e si pare nondimeno che ci avvenisse dopo 1 epoca di Tolomeo, essendo.

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per terra colle truppe verso Cartagine ; cos ebbe prin cipio quella guerra. IV. Tra questo mezzo Basilisco approd con tutto il suo navilio ad una cittadetta soli dugento ottanta stadj lontana da Cartagine, ed Ermea nomata da un tempio ab antico erettovi a questo nume (i). Ora se il duce, in cambio di temporeggiare, fosse di lancio andato contro la metropoli avrebbene per certo espugnate le mura e ridotto i barbari in servit, essendosi Gizerico, alludire la perdita della Sardegna e di Tripoli ed al mirare Ha formidabile armata navale deRomani, lasciato sorpren dere da grave spavento di Leone imperatore, giudican dolo principe invittissimo e di una insuperabile potenza; ma il lento procedere e la pigrizia del romano duce, o se pur vuoi il suo tradimento fe perdere la opportunit di s grande vittoria. Imperciocch il barbaro vedu tane la trascuraggine subitamente arma tutto il Suo popolo e ne riempie le navi maggiori ; fatta quindi ap prontare quantit di barche vuote, destinate pur queste a tener dietro le prime , spedisce al nemico per averne soli cinque giorni di tregua, nel correre dei quali risol verebbe se obbedir debba a Leone e venire agli ac cordi seco ; taluni per vorrebbero che inviasse a mera lui posteriori tutti gli storici che in simigliante guisa la chiamano. Dalla regione in processo di tempo il nome pass , non potendosene determinare il quando , a una delle sue princi pali citt , forse Sabrata o Oea , 1 una delle quali ridotta poscia a borgata, Tripoli vecchia, colle sne rovine accrebbe la potenza dell altra , che principi corseggiando a molestare i cristiani. (1) Mercurio.

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3.3

catare questa dilazione ed a cattivarsi con molto da naro la soldatesca romana: il suo desiderio poi d indu giare la pugna fondava stilla speranza di veder sorgere nel .chiesto intervallo un propizio vento. Basilisco adun que sia per secondare i voti di A spare, sia compro dal barbaro, sia anche per sua intima persuasione di ben fare vi acconsent, rimanendosi tranquillo nel cam po ad attendere 1 occasion favorevole ai nemici. V. Cos i Vandali al soffiare di propizio vento navi garono alla volta degli assalitori, e fattisi loro dap presso metton fuoco alle vuote fuste avvisatamente con dotte , e spingonle contro dei vascelli rom ani, i quali per essere molti di numero soggiacquero a gravissimo danno. Allo sparpagliarsi inoltre delle fiamme tra que sti, tutto fu disordine , grida e sbigottimento, mirando ognuno a campare da quel terribile incendio ; ma i barbari parandosi loro innanzi non cessano di ferire, d imprigionare, e di sommergere nelle onde chiunque ha cuor di resistere, o tenta salvarsi con disperata fuga. Vi. Non mancaronvi tuttavias parecchi esempi del l antico valor romano, e d , a ridirne alcuno, abbia qui onorevole menzione Giovanni vicegerente di Basili sco, il quale vedendo il suo vascello attorniato dai bar bari ne sostiene coraggiosamente l im peto, e ridtto agli estremi, anzich incorrere nelle mani lo ro , get tasi armato in mare. Terminata siffattamente la guer ra Eraclio rip atri , Marcellino ebbe morte da un per fido , e Basilisco rifugg in Bizanzio entro la chiesa del divin Salvatore, o , con altro nome , di S. Sofia, e quindi ai prieghi dell imperatrice Verina ottenne gra-

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z ia , ma non pot di subito ascendere in tro n o , come fortemente desiderava, avendo Leone tolto di mezzo Aspare ed Ardaburio, insospettitosi eh etendessero in sidie alla sua vita (i). C A P O ; VII.
Morie di Anlemio , d i Olibrio t di due leeoni. Laude di Maggiorino ; suo stratagemma ; prodigio arrivatogli ; spe rante di Roma fondate sulla riputazione del costui valore, e svanite colla^ sua pronta morte. I successori N ipote, Gticerio ed Augustolo hanno breve durata. Basilisco usurpa P im perio, e tradito da Arm atio cade nelle mani di Zenone per opera di Acaeio vescovo della chiesa in cui aveva asilo. Sua lagrimevol fine. Convenzione di pace tra Giterico e Zenont. Morte ed ultima volont del primo.

I. Non guari tempo and che Anlemio imperator di Roma fu tolto ai vivi da Recimero suo genero (2), e dopo brevissima durata ebbe pure legual sorte Olibrio (3 ) suc cessore di lui. Nell oriente poi al mancar di Leone fu dal popolo salutato imperadore insiem col padre un
(1) Ardaburio meditando insidie contro l imperatore, pro cur di trarre al suo partito gl lsaurii, ma un certo di nome M artino, famigliare di A rtaburio, manifest la trama a T a r a li sicodisa ; di modo che , aumentandosi ognora pi da amendue le parti i sospetti, limperatore priv di vita Aspare, ed i suoi figli Ardaburio e Patrzio Cesare (Candido Is.) (2) Fu eletto imperatore nell anno 466 dell era volgare, co me si disse, prese la corona imperiale nel 468, e mor nel 472. (3) Regn mesi 3 , e giorni a 3, correndo 1 * anno 472-

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altro Leone (prole di Arianna figliuola del defunto e di Zenone) ancor fanciullo di tenerissima e t , ed il quale similmente trascorsi pochi giorni si pass di questa vita (i). II. Innanzi per a tutti costoro l'occidentale imperio ebbe Maggiorino (a), principe sopra ogni altro della ro mana dinastia fornito di probit e valor^ , il quale fece grande apprestamento di guerra contro i Vandali, e ser bandosi la capitananza di tutto lesercito congregato nella Liguria, non ritraevasi da fatica, n trasandava occasio ne di assicurare buon fine all impresa-, e giunse a tanto il fervor suo che volle coi propri occhi, non fidando nei rapporti , indagare i costumi ed i pensamenti dei Vandali, e se a noi propizi! o avversi fossero gli animi delle genti africane. Egli adunque premuroso di man dare ad effetto il meditato disegno assunse nome e condizione dimperiale ambasciadore presso al barbaro, e per non pericolare di soverchio nella vita, con nocu mento della cosa stessa, ment anche il proprio aspetto convertendo artificiosamente in nero il biondo vaghis simo delle sue. chiome, comparate per esso ai raggi so lari. Arrivato di tal fggia alla corte di Gizerico, questi con molta urbanit lo accoglie siccome rappresentante di amica potenza, e va seco lui, sperando forse intimo rirlo, nelle pi recondite sale della reggia, dove in mira
c i ) Questi due im peratori, nomati Flavio Leone II, e Flavio Zenone Isaurico , ressero 1 oriente i anno e 6 mesi. (?) Altri leggono Maggiorano. Sali in trono correndo 1 an no 457 dell era volgare.

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bil ordine pendevano dalle mura tutte le sue arm i, e copia di preziosi arredi: or mentre qui staransi co* minciarono le prime a crollare urtandosi con molto fragore, non altramente che fatto avrebbero pel moto comunicato loro da scuotimento improviso del luo go. Il re accortosene sospett di tremuoto, ed uscendo chiedea se ad altri fosse avvenuto di sentire 1 egual co* sa; ma rispondendogli tutti del no prese indarno a cer carne la provegnenza. Maggiorino poi allorchebbe ap pagato ogni suo desiderio torn all esercito nella Li guria , e sopra terra il condusse alle Colonne di E r cole per valicarvi lo stretto e quindi marciare a Car tagine : e tanta era la confidenza riposta in lui dalle truppe che ognuno si teneva per fermo di vedere tra poco lAfrica intiera nuovamente sommessa al dominio romano ; ma una grave dissenteria sopraggiuntagli tron c i suoi giorni (i), e con esso fu abbandonato ogni pen siero di proseguire la guerra. HI. Il successore Nepote mori pur egli di malattia gustati appena gli onori del trono (2); Glicerio, dopo co stui, usc di vita sopraffatto dallegual malore (3 ), e lasci limperio ad Augustolo (4 ). Furonvi poscia molti altri oc*
(1) Imper 4 anni e giorni a. Cosi il Bardi : Maggiorano apparecchiandosi contro i Vandali fu astretto da Recinsero ti ranno a rinunziare l impero in luogo di cui fu fatto Flavio Vibio Severo imperatore d occidente . (3) Imper 1 anno, a mesi e 4 giorni. (3) Si vuole dal Bardi che questi ancora venisse scacciato dal trono dopo esservisi mantenuto 1 anno, 3 m esi, ed t giorno. (4) Anni dell era volgare 475. Govern soli 9 mesi , e a i 'giorni.

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cimentali imperatori, che mio proposito di non ricor dare , avendo tutti avuto corti reggimenti, e non segna lati da gegte meritevoli di giugnere alla posterit.. Tanto basti delle cose d occidente. IV. In Bizanzio Basilisco, non sapendo pi vivere nella privata condizione , usurp senza contrasto il dia dema (i), essendosi Zenone con la moglie riparato neHa Isauria ov ebbe i natali (a); ma nel correre dun anno ed otto mesi addivenuto per la, sua avarizia odiosissimo' ai cortigiani ed alle tru p p e, non s tosto comparve nu esercito delloffeso a combatterlo che, stando gi le or dinanze di fronte, gli disert il condottiero Armazio (3 ) con tutta la soldatesca , i quali passati nel campo ne mico dichiararono Cesare il figliuol di Zenone, anch egli nomato Basilisco, ed erede del trono alla mortedei genitore. 11 perfido Basilisco ricevuto in Bizanzio avviso del tradim ento, va subito a riparare nel tempio servitogli altra fiata d asilo (4 ) , Acacio per vescovo della diocesi, abbonandone le scelleraggini, lo fe pren dere e consegnare all imperatore , giudicando indegno dell ecclesiastica immunit un apostata della fede or todossa per seguire gli errori di Eutichio, ed un empio
(i) Anni dell era volgare 4 75. (a) Scrve in proposito Candido Isaurio : Zenone ingannato da Verina che sperava di congiungersi con Patrizio prefetto e regnare, fugge colla moglie e colla madre dalla citt e dallimpero ; ma di Verina i disegni non ebbero effetto ; poich i magistrati nominarono imperatore Basilisco fratello di lei (3) Armato (Cous.) (4) S. Sofia. V. cap. 6, 6, di questo libro.

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eh erasi procacciato l odio universale contaminando tutta la sua vita di gravissime colpe. V. Zenone tornato in trono si mostr dapprincipio grato ad Armazio, ma concependone poscia qualche sospetto gli diede morte (i). Rileg parimente nel rigor del verno Basilisco e la moglie e la prole in Cappadocia con divieto espresso di fornir loro vesti e cibaria, riducendoli barbaramente in poc1 ora a perdere, tra gli scambievoli abbracciari e pianti, la vita (a) ; ' in cotal modo l usurpatore pag il fio di sua tirannia ; ma que ste cose d uopo riferirle ad un epoca posteriore. VI. Gizereo del resto, quantunque gabbato dallam basceria di Maggiorino, teneva'in punto numerose forze per resistere ai Romani ; non si venne per alle armi in grazia d un accordo, senza limiti per la d u rata , fatto con Zenone, e pienamente rispettato non meno da co stui sino alla m orte, che dai successori suoi Anastasio

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li

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(i) Armazio , che colla moglie di Basilisco giaceasi per venne ad un alto grado di potenza , ed il comando gli fu anche affidato di una guerra contro Zenone suscitatasi ; ina poi per opera d Ilio ( un mago di Zenone giusta Suida ) ed in forza di certe condizioni, si volse al suo partito, e seppe tanto insinuarsi nell animo di Zenone, che vide nominato Cesare il suo figliuolo Basilisco; nulla di meno poco tempo dopo fu ta gliato a pezzi, ed il suo figlio , da Cesare che era io prim a , divenne uno dei lettori in Blacherne (Candido Is.) (a) Quindi Basilisco , depresso dai sediziosi si rifuggi nella chiesa insieme con Zenonide sua moglie , e co suoi figli ; ma di l tratto fuori per frode di Armazio , fu relegalo in Cap padocia, e poi ucciso con tutta la sua famiglia (Candido Is.)

LIBRO PRIMO 3 ip e Giustino; regnando tuttavia Giustiniano, erede e ni pote dell ultimo , si riaccese la guerra come esporr a suo tempo (i). Il barbaro poco dopo mancando ai vivi per estrema vecchiezza test il regno al primogenito de figli, ordinando ehe tutta la posterit gli si dovesse in ci conformare : e govern Cartagine , alla testa dei Vandali, anni trentanove.

C A P O VIII.
OnoricQ persecutore dei cristiani ; ed i Maurusii padroni del monte Aurasio. Gondamondo successor d Onorico af fligge aneti egli i seguaci di Cristo. I l fra tello Trasamondo cambia le form e della persecuzione , e sposa A malafrida sorella di Teodorico re de Goti. Gabaone , re dei Maurusii volendo riparare le profanazioni dei Van dali muove lor contro e li sconfigge.

I. O norico, il maggior de fratelli morto Genzone, successe al padre nel regno, ed i Maurusii allora, tran quillissimi per Io innanzi paventando Gizerico , fecero grandi mali ai Vandali riportandone anch egli in buon dato. Il nuovo re fu peggiore di tutti i sugi antenati nelle inumanit verso i cristiani, ad ogni patto e con ogni maniera di supplizii costringendoli ad abbracciare le dottrine d Ario ; a molti di loro faceva strappare la lingua, e di queste vttime coll impedita favella avvene ancora a' miei d in Bizanzio; a tale gastigo nondimeno soggiacevano unicamente coloro, i quali sapevoli di sue
(1) V. il cap. io e seg. di questo libro.

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scelleraggini e lussurie ardito avessero in aperto disap provarle. Egli mor di malattia dopo otto anni di re gno , nel cui periodo i Maurusii impadronironsi del monte Aurasio ( nella Numidia, volto al meriggio , e trenta tr (i) giornate di cammino lontano da Cartagine), dove l erto e malagevol terreno guarentivali da ogni vandalico assalimento (2). II. Da Onorico la corona dei Vandali pass a Gondabondo figliuolo di Genzone suo fratello, sendo egli il pi stretto consanguineo di Gizerico. Esso guerreggi molto gli Africani, e volle oscurar la fama degli antenati suoi col dare maggiori travagli ai veri seguaci di Cri sto j infermatosi di poi si moriva nel dodicesimo anno del suo im perio, lasciando il diadema al fratello Trasamondo, personaggio di bellissime forme , e per accor
(1) Tredici giornate (Cous.) (a) Ecco la bella descrizione di questo mpnte latta dal Nostro nel lib. vi degli Edifizj. E nella Numidia il monte Aurasio, che in tutto il mondo non ha 1 eguale. Sorge questo tutto scosceso a prodigiosa altezza , e voglioavi quasi tre gior nate a farne-il giro. Difficile da salirsi al primo tra tto , n 1 1 altro presenta che precipizj. Alla sommit per ha buon ter reno , campagna p iana, strade facili, grassi p ra ti, orti pieni di belle piante e d' aromi di ogni genere , fontane sgorganti dalle rupi , acque placide , e fiumi riboccanti ; e quello che pi mirabile , biade e frutta in questo monte maggiori che in tutto il rimanente dell Africa. Tale si la natura del monte Aurasio , il quale avendo i Vandali occupato sino dal princi pio di loro' dominazione, dai Mauri poi fu loro tolto ed abi li tato fino a che Giustiniano im peratore, cacciati costoro, lo aggiunse all imperio romano . (Trad. del cay. Compagnoni).

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Sai

tezza e valore primo net fasti di quella discendenza. E guardavasi dal tormentare con pene corporali i eri* sliani, preferendo eccitarli con ricchezze ed onori a ritrarsi dallavita credenza; ed in guisa sprezzava chiun que desse ripulsa-a suoi inviti che nulla curante la condizion loro giungeva sino a fingere di non conoscerli se alcuno di pi volontariamente o per mala sorte fosse caduto in gravi colpe scontavane apostatando ogni pena, ftimaso in appresso vedov e senza prole, mand , bramoso di nuove sponsaiizie, a Teodorico re de1 Goti chiedendogli la sorella vedova da pochissimo tempo (i). Il Goto vacconsent e fecela partire coll onorevol corteo di mille personaggi illustri , e di cin que mila guardie tutte valenti nelle armi ; ed a vie me glio testimoniare il contentamento suo di questo matri monio don alla sorella il promontorio Lilibeo nella Sicilia, rendendo per s fatto modo il cognato superiore in grandezza e potenza a qual ti vuoi capo de Vandali, e procacciandogli .la stretta amicizia dellimperatore Anastasio : ebbe per costui il rammarico di vedere i sudditi bersagliati s acerbamente dai Maurusii chp in vano cercherebbonsi sciagure eguali riandando tutta la serie delle loro vicende. III. I Maurusii di stanza presso a Tripoli erano al lora governati da Gabaone sagacissimo principe ed aisai bellicoso, il quale avendo saputo che i Vandali appareccbiavangli la guerra di tal foggia provvide al*
(i) Amalafrida. P to c o n a j totn. L

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r assalimento loro. Prima di tutto fe comando a soa gente che si guardasse dal commettere delitti, dall usar troppo dilicati cibi ed avere dimestichezze con don ne ; le impose oltracci di formare due Valli, in uno de quali rinserrerebbesi egli coll esercito, e nel secondo chiuderebbe tutto il sesso femminile, con pena di morte a chiunque osasse accostarvisi. Mand in fine alcuni esploratori sulla via di Cartagine ordinando loro che se i Vandali nei marciare coll esercito profanassero le cristiane chiese, e darebbonsi, parliti gli em pj, subito ad operare in affatto contraria guisa, purgandole cio da ogni immondizia \ ed aggiugneva non essere fuor di proposito il far tributo di venerazione al costoro Iddio; imperciocch sendo egli, qual si ritiene, pietoso, armelassi di sdegno contro i suoi, profanatori, e favoregger chi studia onorarlo. Pervenuti adunque gl inviati suoi in quel de nemici, e vedendo 1 esercito marciare alia volta di Tripoli seguironlo sotto umil' abito e forma. I Vandali messo piede nella prima stazione corrono su bito ad albergare co loro cavalli per entro i tem pj, non risparmiando contumelia al Nume ed alla sua ca sa , e prendendo sino a percuotere dalle terga i sacri ministri acciocch alla foggia di vili schiavi occupassersi deservigi loro. Ma al partir delle truppe inconta nente gli altri, fedeli agli ordini di Gabaone, purificavan que luoghi dal letame e da ogni sozzurra, e vi abbru ciavano aromi^ adoranne parimenti i sacerdoti avuti da prima a scherno, e limosinano i mendichi giacenti alle sante porte : cos, tenendosi lungo tutto il cam mino presso delle tru p p e , il male operar loro con ogni

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diligenza e pl'et emendavano. Gabaone poi udendole vicine muove ad incontrarle coll esercito , e fermatosi in opportuno luogo circondalo, meglio cbe di stec c a to , desuoi cammelli, ponendone dodici alla fronte. Colloca quindi nel mezzo del campo insiem col tesoro le donne, i fanciulli ed ogni altra gente imbelle, e filiti imbracciare gli scudi alla truppa schierala ai pi delle belve. A tale ordinanza degli Africani i Vandali non seppero da che parte assalirli, imperciocch mancava no di frombolieri, di arcadori e sin di fanti ebe appic cassero la pugna, non esseado in realt che t?na turba di cavalieri armati il pi di lance e spade, inetti per ci ad offendere comunque da lontano ; i loro ca valli d altronde spaventatisi alla vista de* cammelli ricu savano di farsi innansi : toccarono adunque asere delle narrate disposizioni una grandissima sconfitta, venendo per ogni dove oppressi da un continuo nembo di ne miche frecce. Trasentendo poco dopo ricevuta questa rotta dagli Africani m or, avendo regnato ventisette anni, C A P O IX.
Itterico successore li Trasamando. Im p rig io n a lo p e rd i il regno per congiura tramatagli da Gilimero. Lttere d Giustiniano a astai; risposta. Giustiniano risolve guer reggiare i Vandali.

I. Venne di poi il regno a Ilderico figliuolo di Ono* rico e nipote di Gizerico,. sotto , il cui mite governo

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scomparve ogni distinzione tra Vandali e cristiani ; es* scado egli disadatto alla guerra per la troppa dilieatezrza s u a , e nulla esercitato in essa avea pre'posto all e sercito il nipote Amer (i) ( decantato fortissimo, par ad Achille ) e conferitogli poter sommo nel regno. Du rati te il suo reggimento i Vandali furono sconfitti una seconda volta dagli Africani capitanati da Antila (a), -ed ebbe term ine l alleanza loro coi G o ti, non potendo questi comportare la prigionia di Amalafrida, e lasciare impunito il massacro dei proprii concittadini, caduti in sospetto di sedizione contro lo Stato ; ma re Teodorico non ebbe il mezzo di prenderne le vendette mancando gli una potente fiotta da spedire in Africa. Ilderico al tres era amicissimo di Giustiniano seco legatosi fin da quando costu i, avvegnach non ancora in tro n o , go vernava lim perio, supplendo Giustino suo zio di scarsi talenti e consumato da lunga vecchiezza ; e piaceva ai due amici di avvivar 1 amor loro con ispessi e larghi doni. II. Annoveravasi nef sangue di Gizerico un Gilimero figliuolo di Gelaride e nipote di G enzon e, il q u a le , su periore agli altri nell et dopo Ild e ric o , nutriva spe ranza di succedergli nel re g n o , ed avea grandissimi talenti per le a r m i, profondo ingegno , ed incompara bile furberia nel procacciarsi col d a n a ro , colla forza, o comunque la opportunit di far suo 1 altrui. O r questi sebben vedesse che un giorno di pieno diritto spette(t) Hoamer. (Cous.) (a) Antella. (Cous.)

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retteg li la m onarchia, non seppe comportarne la tar danza, e principi vivente ancora Ilderico a voler as* saporare gli onori ed i trattamenti reali, ad accusarlo presso de Vandali come pigro ed inetto, ad attribuire alla-ostai imperizia la vittoria contro di loro ottenuta dagli Africani, e per cumulo v aggiugneva eh1 e cer casse tradirli a Giustiniano con tutto il ream e, al qual uopo unicamente mirava l ambasceria fatta a Bizanr O , s nere menzogne di leggieri credute procaccia* rotigli la corona. Scoppiata pertanto la ribellione Gilitncro sal in tro n o , e Ilderico, nel settimo anno dilla sua monarchia, ed A m er, ed Evageue (i) furono impri gionati. H I. Allorch Giustiniano, asceso frattanto all impe rio , ebbe notizia dell avvenuto , sped al barbaro am basciadori con una lettera in questi term in i; F a i, o Gilimero, azione empia e indegna del testamento di Gizerico tenendo in carcere il tuo legittimo re, a cui di corto potrai tu per diritto succedere ; cos ope a rando, a prevenirne il tempo, offendi le leggi, e con* ver ti il nome di regno in quello di tirannide. Ac corda all infelice adunque il possesso almeno d una immagine della sovranit fnehei vive, portati come * dicevole a un r e , e come prescrivono gli ordini del* 1 avo tuo rispetto alla successione del trono , acciocw ch il posseduto ora ingiustamente siati poscia di gi* stizia ritornato : persuadendoti di ci meglio provve
(i) Evageo secondo altri testi e cos'pure lesse il traduttore francese Cousin.

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derai a te stesso, e ne avrai l amicizia nostra . Cosi l imperatore scriveva : ma Gilimero fermo oel suo proposito accomiat l ambascera, ed impose che su* bito venissero cavati gli occhi ad Aaoer, e tradotti in pi stretto carcere Ilderico ed Evagene, colorando que* nuovi rigori col pretesto di tramata fuga. IV. Limperatore udito il mal fine delle sue ammo~ nixioni gli sped altri messi con questa lettera : Noi * ci lusingavamo scrivendoti la prima volta cbe di buon grado avresti piegato ai nostri consigli, ma r >giacch ti ostini a regnare in cotal m odo, abbiti in pace cbe che ti mander la fortuna. Spedisci per a Bizanzio Ilderico , Evagene ed il cieco A m er, ov ei troveranno quelle consolazioni cbe aver possono re scacciati dal tro n o , e persone miseramente private degli occhi ; se cel neghi saremo costretti, abbando nata l amicizia e rotti gli accordi osservati con Gize rico e la posterit s u a , a ricorrere alle a rm i, ed a r > punirti come ne avremo il potere . Gilimero riscris: egli : Il re Gilimero prega salute a- Giustiniano impe ti ratore. - Non di forza, n commettendo ingiustizia t, contro alcuno de miei parenti volli ascendere il tro no. Eglino stessi i Vandali tolsero la signoria a Ilde rico perch tramava sciagure alla nostra famiglia ; le * > circostanze quindi e l et mia posermi la corona. Essendo poi debito d un regnante il non impacciarsi nelle cose fuori della sua repubblica, tu al c e rto , o im peratore, ti appalesi non meno curioso che ingi* sto prendendoti briga de fatti altrui. Quanto allo sciogliere gli accordi col portarci la guerra ti annun-

LIBRO PRIMO 3*7 y > ziaroo che c troverai apparecchiali alfa difesa, av* vegnach noi tutti bramiamo conservare la pace gi v rata col predecessor tuo Zenone (i). V. Giustiniano se prima guardava di mal occhio il barbaro, al ricevere di questa lettera giunse a detestar* lo $ e per farne le vendette risolv acconciarsi co Per siani e trasportare la guerra nell Africa (a ) , essendo principe ingegnoso nel crear piani e per nulla pigro nel mandarli ad effetto. Il duce Belisario era venuto a quei d in oriente non chiamatovi a condurre questa guerra, ma perch, soscritta la tregua co1 Persiani come ho di gi esposto, aveva compito il tempo della sua capita naoca. C A P O X.
Guerra contro i Vandali temuta da tutto P esercito. Scon sigliata da Giovanni prefetto del pretorio. Persuasa da un vescovo orientale. I l caso rende a Giustiniano Tripoli e la "Sardegna.

I. Giustiniano godendo pace entro e fuori del suo imperio propose in consiglio la spedizione dAfrica, ma fattone il Volgo partecipe destossi a borbottamento e stizza, rimembrando tutti con ira le disgrazie avvenute al navilio dell imperator Zeoone (3) e fa sconfitta da (i) V. cap. j, 6, di questo libro. (?) V. Guerre Persiane, lib. i , cap. ai. (3) Cosi il mio testo ed il Cousin ; da quanto per si narra 1 cap. 6 di questo libro sembrami doversi leggere Leone.

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Basilisco riportata colla perdita di poco meno cbe l in tiero esercito e col pubblico sagrificio di moltissimo danaro; e vie meglio rafforzava i comuni lamenti il pen siero di quanto richiederebbene tantosto il prefetto del1 aula , detto pretore dai Romani, ed il questore del1 erario , senza lusinga di grazia o d indugio , per gli apprestamenti e le altre bisogne della guerra. E fin gli stessi duci, nessuno eccettuato, cui poteva toccarne il comando tremavano di spavento alla grandzza del pe ricolo, ricorrendo alle menti loro i rischi gravissimi della navigazione , e del dare in terra colla .soldatesca , e delle molte battaglie da incontrare colle ragunate forze d un potente regno. Che p i , la truppa medesi ma , or di ritorno dall ardua e lunga guerra persiana e non giunta per anche a fiatare nelle proprie case o ad avere alcun riposo, al vedersi esposta a nuovi disagi con una guerra marittima, ed al considerare l immi nente suo passagio dall orto all occaso per muovere le armi contro feroci barbari, cadeva nella massima co sternazione. Il resto per del popolo era bramoso, giu sta la umana consuetudine, che si macchinassero senza proprio danno cosi malagevoli imprese. N ebbevi tra quanti disapprovavano quella guerra chi osasse farne cenno all im peratore, fuor di Giovauni prefetto del pretorio , ed a nessuno inferiore di coraggio e talento, il quale venuto a lui tennegli questo discorso: La benignit ed amorevolezza con cbe . reggi i popoli soggetti ci anim a, o imperatore , ad esporti quanto riputiamo utile a te ed alla repubblica, avve gnach il dir nostro non sia per essere conforme a

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tuoi desiderj ; e vie pi coraggiosamente il facciamo scorgendoti sapientissimo nel temperare in guisa la potenza colla giustizia da non lasciarti indurre a cre dere di te amantissimo chiunque ognora plaudente alle tue proposte, n a comportare con fastidio chi osa talvolta discordarti ; ma tenendo mai sempre nel giudicare l animo lontano da ogni passione, ci con forti a nulla temere mostrandoci teco sinceri. Quindi , o Giustiniano, che vengo ad aprirti liberamente il cuor m io, affatto convinto che sebbene avessi tu ora a dolerti del consiglio, non tarderai per a rav visarvi una manifesta pruova di rispettoso affetto, del quale non vorr mai altra testimonianza che la tua : e di vero se non avendo io forza di persuaderti mo verai contro i Vandali, la sola molesta durata della guerra, aff di Dio lunghissima, ti chiarir la r e t t it i dine de miei sentimenti. Che se tu fossi certo di uscirne vincitore, potresti di buon grado chiudere un occhio sopra i disastri inseparabili dallimpresa, la mortalit intendomi delle tru p p e , il rifinimento del pubblico erario , le gravissime fatiche ed i pericoli sommi, bastando una gloriosa meta ad immergere nell obblio tutti i mali sofferti. Ma se il Nume lar bitro della vittoria, e se 1 esperienza del passato ne costrigne a paventare di continuo la sorte delle ar mi, perch anteporrai ad una vita sicura e tranquilla un pelago immenso di rischi e travagli? Vuoi tu guer reggiare Cartagine, ma non pensi che hannovi cenquaranta giornate d un cammino pedestre, o la navi gazione dallun capo allaltro del Mediterraneo avanti

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d arrivarvi ? che vedrai correre quasi un anno prima di saper dell'esercito? e che eziandio trionfatore dei barbari non potrai contare sui dominio dell1 Africa sinch Italia e Sicilia ubbidiranno ad altri padroni ? Ne guardi poi il ciclo da sciagure in qnel ciy > mento, sendo che allora i rotti accordi attirerebbonti il nemico nel cuor dell imperio. Sa 1 uomo saggio antivenire i m ali, e pentesi lo stolto dell operato al provarne le triste conseguenze. Guardati adunque dal mettere il piede in fallo non ponderando lungamente la cosa, e non rinunciare al vantaggio sommo che si procaccia chi attende la opportunit del tempo . II. L imperatore dopo questo parlar di Giovanni parve meno fervente alla guerra; se non che poscia un vescovo orientale venuto in Bizanzio e chiestagli udienza espose : che Iddio col mezzo di notturna visione co mandavagli di presentarsi a lui e rimproverarlo d em piet perch senza motivo alcuno avea posto dall un de Iati la pia risoluzione di liberare i cristiani d Africa dalle mani dei barbari \ che per dandovi opera e concederebbegli il suo potente aiuto nel ricuperarne il do minio. Giustiniano udito il sogno fece, non potendo pi vincersi, approntare sollecitamente 1 esercito, dan done a Belisario la capitananza, e fornillo di vittuaglia e di navi. III. In quegiorni medesimi un tal Pudenzio indigeno africano, ribellatosi dai Vandali presso la citt di Tri poli, mand all imperatore nunziandogli cbe se venisse con prontezza aiutato di truppe soggiogherebbe di leg gieri tutta la regione ; e Giustiniano di botto fe partire

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il duce Tattimul con qualche soldatesca, la quale mae strevolmente condotta dal ribelle pervenne a riconqui stare quelle terre intanto cbe Vandali eranne lontani; e quando il costoro duce Gilimero volea prenderne le vendette fu costretto a rivolgere P animo a pi gravi faccende, conciossiach ano de suoi capitani nomato Goda, della stirpe de G oti, d animo sagace, diligente ielle imprese e tenuto fedele al suo re , stato essendo prescelto a reggere la Sardegna (i) collobbligo dun tri*
(i) Intorno al nome d quest isola scrivea Pausania : La Sardegna per grandezza ed abbondanza non la cede alle isole pi lodate: quale fosse l antico nome, che dai nazionali avea, noi so ; qne Greci per che navigarono per commercio la chiamarono lcnusa orma ) , perch la figura dell ir o la molto simile all impronta del piede umano. La sua iinghezza di mille e cento venti stadj ; di quattrocento set* tata la sua larghezza. Si dice che i primi a passare con navi oli*isola furono Africani, e loro coodottiere fu Sardo di Ma cide di Ercole, al quale si d il soprannome di Egizio e di Acicano. Molto celebre fu il viaggio di Maceride a Delfo. Sado poi port gli Africani in lcnusa , e perci l isola can giil nome nel suo 1 Cartaginesi quando eran forti nek marina , soggiogarono tutti quelli , che nella Sardegna tro w a n si, ad eccezione degli Uiesi e de* Corsi , ai quali per nonessere posti in {schiavit bast la sicurezza de monti. Edibaropo nell isola i Cartaginesi medesimi citt Carnali ( deli parimente Carali o Calari, ora Cagliari ) e Siili . . . Le pati dell isola rivolte a settentrione ed al continente del* l Itali., sono monti di difficile accesso , i quali uniscono le loro fole gli uni agli altri ; che se li passerai navigando, l * sola dporti alle navi, e le cime de monti mandano al mare venti angolari e forti. Nel mezzo di essa sergono monti pi

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buto annuale, e nou sapendosi temperare nella prospe* rit di tanta fortuna, bram addivenirne sovrano, al qual uopo scioltosi da ogni vincolo principi con manifesta ribellione a signoreggiare l isola ; fatto di pi consape vole cbe Giustiniano era per combattere Gilimero nel* V Africa gli scrisse del tenore seguente : Non pet- in gratitudine e perfidia ho mancato di fede al mio r e . ma testimonio del giogo crudele ed inumano da lu> imposto a suoi popoli non posso volonterosamente n obbedirgli, e preferisco fermar lega con un giuste imperatore anzi che essere ministro degli ordini atroci d un tiranno } amicandomi pertanto ora teco tiiraaa*

bassi : 1 aria per di questa parte torbida e malsana, e ne sono causa i sali che vi si condensano , e k> scirocco grae e violento a cui esposta, e 1 altezza de monti all Italia rivJlf, che impedisce di soffiare nella stagione estiva i venti bordi , i quali 1 aria e la terra di questa parte rinfreschino . ........... Ad eccezione d un erba 1 isola pura di veleni , che anno la m orte: 1 erba mortifera simigliante all appio, e cono v che coloro che la mangiano muoiono ridendo. Perci Chero e gli uomini he lo seguirono quel riso , in cui per niua cosa sana si prorompe , riso sardonico lo nomano. Quest eoa na sce specialmente intorno alle fonti , ma non comunia nulla del suo veleno all acqua (Delle cose Fociche, o si;lib. x , cap. 17 , trad. del Nibby ). V. inoltre Strabone, il qua: d al* lisola lo miglia di lunghezza e 98 di larghezza (lib. v); Isidoro, lib. xiv; Plinio, lib. ni, cap. 7; Solino, cap. 10; Dionisi* (Perieg.) ed il suo commentatore Eustazio; Diodoro, lib. iv e v;Suida alle voci - Riso sardonico; Polibio, lib. 1, delle Istorie,ed Orosio, lib. 1. Stefano poi dice che a Sulchi citt nelle Sardegna , creatura de Cartaginesi .

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doti un pfronto aiufo per valermene all occorrenza contro chiunque oser turbare la mia quiete . IV. Giustiniano contentissimo della nuova non indu gi punto a mandargli 1 ambasciatore Eulogio con la risposta , ove commendavane la prudenz^, la giustizia, e 1 ottima volont di confederarsi seco 5 gli promette di pi dci e truppe, acciocch possa non solo conser* varsi quell isola, ma fare benan ch e nuove conquiste senfa timore alcuno de Vandali. Partitosi Eulogio pei* la Sardegna trov, al dare in terra, il ribelle con regali vestimenta e nome , e con guardia d attorno , il quale trascorso leggendo il fogli imperiale disse che molto aggradiva le truppe, ma essere beh fornito di capitani; e dellegual tenore verg eziandio il foglio di rimando a Giustiniano col ritorno dell inviato.
C A P O XI.
Truppe e comandanti spediti da Giustiniano alla conquista deir Africa. Preparativi di Gilimero contro la Sarde gna. Presagio formato da un imperiale comando.

I. Non giugneva per anco in Bizanzio lambasciadore che di gi navigavano alla volta di Sardegna quattrocento guerrieri capitanati da Cirillo e collincarico di fiancheggiare Goda in quella sua impresa. Contempora neamente poi fu provveduto alla spedizione africana raccogliendo all uopo dieci mila fanti e cinque mila ca valieri , facendone parte que barbari, eh eransi da lor posta confederati coll imperio senza per sapere di

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schiavit, avendo sempre valorosamente resistito alle sue armi. Eglino obbedivano a Doroteo condottiero un tempo dell esercito in Armenia ( i ) , a Salmone, aiu tante o con Voce romana domestico di Belisario, ed eunuco per disgrazia avvenutagli nella fanciullezza , a Cipriano, Valeriano , A ltia, Giovanni, Marcello e Ci rillo dapprima ricordato. I cavalli romani capitanavansi, da Rufino ed Aigan aiutanti di Belisario, da Barbato e da Pappo ; ed i fanti da Teodoro soprannomato il Partenio (a), da Terenzio, Zaido (3 ), Marciano e Saraia (4 ), agli ordini per essi tutti d un tal Giovanni di Dirrachio. Salmone avea avuto i natali in D a ra , oriea* tale citt dell imperio ; Aigan nel paese de Massageti delti ora U n n i, ed il resto nella Tracia. Vedevansi pa rimente nell esercito quattrocento Eruli col duce F aras , ed altri secento confederati barbari, massageti il p i , tutti arcieri e guidati da Sinione e Balas valoro sissimi capi. Senza che erano pronte a far vela cinque cento navi (5 ) della portata non minore di tre mila medinni (6), nft maggiore di cinquanta m ila, montate da tre mila nocchieri (7), quasi che tutti egizii^ ionii e cilici,

( 1) V. Guerre Persiane, lib.

, cap. i5.

(2) Cteoate. (Cous.) (3 ) Zaiclo. (Cous.) (4 ) Serapide (Cous.) (5) Cinquanta, scrive con pi verisimigltansa il Cousin. (6) Mine. (Cous.) 11 mediano poi misura d sei moggia, un sestiero e sei once. (7) Venti mila. (Cotu.)

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comandati da Calonico alessandrino. Aveavi da ulti mo novanladue fuste a un ordine di remi, coperte al di sopra per guarentire dalle frecce nmiche i rem atori, chiamate dromoni (i) dalla velocit loro, e montate d a due mila volontarj Bizantini. Archelao di schiatta patri zia , gi prefetto del pretorio in Bizanzio e nella Illiria, si partiva allora questore, o sia abbondanziere dell esercito. Ma di tutte queste forze marittime e terrestri era condottier supremo Belisario, quel desso che iu le vante guerreggiato avea i Persiani, e menava seco gran de corteo di fanti con aste e di cavalieri armati di scu do, uomini esercitatissimi ne pericoli della guerra. Egli salpava con illimitato potere intorno alle occorrenze della spedizione, dovendo reggere s grave incarico uello stes so aulorevol modo che sarebbesi convenuto al solo mo narca : la sua origine uopo rintracciarla in quella parte della Germania che divide la Tracia dall Illiria. Tali furono gli apparecchi di Giustiniano per la guerra africana. II. GiKmero perduto Tripoli e l Sardegna ( a ) , e ben poco sperando riconquistare il primo in causa della grande lontananza e degli aiuti mandati ai ribelli da Bizanzio, port ogni pensiero al ridurre novamente alla sua obbedienza l isola avanti che giugnesservije trup pe romane. Imbarcati pertanto cinque mila Vandali so pra centoventi n avi, e datone il comando a suo fra tello Zazone ve li spedisce ; questi partendo accesi di
(i) Dal greco verbo inusitato 9-ftfta curro. (a) V. cap. io, 4> questo libro.

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sdegno contro G o d a , lietissimi corroane il mare : Gi* stiniano poi deliberato avea che andasser col Valeria*. 110 e Martino collordine di apportare nel Peloponneso e di attendervi la rimanente oste. HI. Se non che montati i due capitani sopra le navi, ricordatosi l'imperatore di qualche dimenticanza nel co-, municar loro i suoi ordini, mand richiamandoli indie tro ; ma ripensando al tempo stesso che non sarebbe di felice augurio qaella ch ia m a ta, sped altri messi a ridirsi del comandamento, i quali di tutta carriera p er venuti alle navi con alta voce imposero ad entrambi di rimanere. Il grido per da taluno fu interpetrato quasi maledizione uscita inconsideratamente della bocca im periale , per cui venisse loro interdetto il ritorno alia patria terra. M a se in allora ebbevi chi propendesse a credere scopo della imprecazione Valeriano e Martino, T avvenuto poscia gli avr mostrato quanto il pensier suo fosse lunge dal vero. Potremmo invece con miglior fondamento congetturare che il presagio riguardasse u a soldato (i) di M artin o, il quale aspirando alla tirannia ribell dall im p era to re, n pi rivide Bizanzio : se d questa fatta per o in differente modo sia uopo spie gare la faccenda, lascio ad altri con piacere la decisio n e , e mi fo a narrare la partenza di Belisario e dell esercito pe lidi africani.
(i) Stotzas nomato da Couaio.

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CAPO

XII.

I l patriarca d i Bizanzio benedice Vesercito. Sogno di Pro copio- Partenza delle n a vi, ed omicidio punito da Be lisario. Silfi parlamento.

I. G iustiniano, correndo P anno settimo del suo im p erio , sul fa rd i primavera (1) com and che la nave ca pitana aggiugnesse il Ijdo vicino al palazzo, dove Epi fanio vescovo della citt benedisse P arm ata secondo la u sa n z a , e pregatole "bene impose a l guerriero test bat tezzato di andare a bordo (a) ; salitivi in pari tem po Belisario e la consorte Antonina si sciolse 1 ancora. Il duce avea seco Procopio autore della presente I s t o r i a , il quale era dapprincipio alquanto in forse e tem ente del p eric o lo , ma rincorato poscia da un sogno in tra prese con grandissimo fervore il viaggio. II. P arvegli, d o rm e n d o , essere in casa Belisario e
(1) Nella stagione del solstizio estivo. (Cous.) (a) Chi si fosse costui lo abbiamo dalla Storia Segreta (c. 1). Era in casa di Belisario u q giovane di nome Teodosio > nate in Tracia di genitori della setta degli Ennomiani. Volendo n Belisario condurlo in Africa gli si fece al sagro fonte padrino; ed insiem colla moglie lo adott per figliccio, secondo che i cristiani sogliono fare a. Costui altrove nomato maggiordomo di Belisario , ed essendo giovane di molto ingegno venne si ia Africa che in Italia prescelto dal duce a trattare gravissimi Sari.

Psocono, tom. L

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cbe tal dei donzelli annunziasse avervi gente con doni all uscio \ il duce allora affacciatosi ad un balcone vide alcuni del volgo col dorso carico di grano (i) e di frut ta ; disceso adunque fe loro deporre le offerte nellan d ro n e , sopra vi si assise, colla sua comitiva gustando di quelle frutta sembrate ad ognuno di sapore gratissi mo ; in compendio tale fu il sogno. III. Le altre navi seguirono la capitana e fecero scala tutte di conserva all1 antica P erinto, a noi Era clea (2), dove spesero cinque giorni ad attendere alcuni
(1) Leggo questo sogno tradotto con qualche discrepanza dal mio testo nel Cousin. (3) Era Periato posta sul mare in una eminenza della pe-< nisola lunga uno stadio. Avea le case ben unite insieme, e w tutte cadenti sotto la vista, perch a cagione del pendio del u colle le une venivano ad essere sopra le a ltre , come se poste fossero su tanti scaglioni succcdentisi, e cos prendeva una certa forma di teatro ( Diodoro Siculo, lib. x v i, trad. del cav. Compagnoni). Essa fu da Filippo il grande strettamente cinta dassedio , e molto travagliata perch .favoriva le parti degti Ate niesi. incerta poi l epoca nella quale cominci a dirsi Eraclea, pretendendo alcuni scrittori che ai tempi di Tolomeo avesse gi un tal nome, e portano a conferma della opinione loro un passo di questo autore ove si legge : Perinthus , sive Heraclea ; ma da altri si risponde ohe le ultime due parole (sive Seraelea) collocate da principio nel margine ad illustrazione, venissero in processo di tempo sconsigliatamente introdotte nel testo. Una se-, conda opinione ed anche fornita di maggiore probabilit quella che ci accadesse dopo l imperio di Severo e de figli suoi, tro vandosi in un nummo Mediceo dato in luce dallo Spanemio la leggenda: Z nStift* B. C,vt>fov Adverttus I I Severi Perinlhiorum Neocoron ; ed in altro di G e ta ,

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cavalli dUe iperiali razze della T ra c ia , presnte di Grastitaso #1 condottiero; di l apportarono ad Abido, e la bonaccia ve li ritenne quattro giornate. In questo intervallo due Massageti uccisero un compagno cbe bef favai i di lor ebbrezza, essendo gente appassionatis sima del vino ; e Belisario condannolli entrambi a mo rire d laccio su d un promontorio di quella regione. Per la quale sentenza tutta la schiera loro, e massime i consanguinei, levarono forte ru m o re, dicendo non es sersi gi sommessi alle romane leggi entrando volonta riamente in lega coll imperio, n in patria andar punita di morte simigliaste colpa ; e mormoravanne altres al cuni Rom ani, che , scellerati eglino stessi, non volevan sentir di gastighi contro de rei. II duce per fatti chia mare a parlamento i Massageti e I esercito intiero cos arringolli : IV. Se a gente inesperta di guerra a a nuove cerne ora io prendessi a ragionare, dovrei con assai lunga diceria esporre quanto addivenga efficace la osser vanza della giustizia al conseguir la vittoria, lasciando agli ignoranti il pensare che tutta la forza di que st arte, e tutti i prosperi o contrarj eventi delle armi

presso lArduino: Perinthiorum Neocoron. chiamata poi Eraelea da Zosimo in Aureliano, scrivendo: Nel tempo della sua dimora presso P erinto, che o r a , mutato il nom e, detto E raclea, gli furono tramate insidie ( lib. 1 , cap. 6 ) j da Vopisco e da Eutropio. Marciano eracleota la dice colonia de1 Samii (Perieg. in fine ; V. inoltre Procopio , lib. iv , degli Edif. ).

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dipendano d t solo valore. Voi per che spesso ro* vesciaste nemici non inferiori di numero e coraggio , e spesso pure foste da loro vinti, andrete persuasi, il cre d o , che mentre gli uomini qui e qua combattono, 1 Ente Supremo regolane di pieno sn volere i desti* y > ni. Quindi fuor d ogni dubbio che la gagliardia del corpo, il continuo esercizio delle armi e tutti gli ap parecchi di guerra ben poco montano rimpetto alla giustizia ed alla riverenza del N um e, e che dall a dempimento di queste cose ridondano prosperit in comparabilmente maggiori. Imponendoci adunque so* prattutto giustizia di vendicar coloro che furono a torto uccisi, io per non mancare a lei, e perch non venga meno ogni disciplina ed in pochissimo pregio abbiansi le nostre vite, ho sentenziato i due omicidi a morte. Che se un barbaro adduce a minorar sua colpa di aver ucciso nellebbrezza, e vie pi saggrava, non essendo lecito a chicchessia, e ben meno ad un sol dato nell esercito, l abusare del vino al punto di togliere ai compagni la vita. Ma se 1 ebbrezza vuol essere per s stessa gastigata eziandio quando va esen* te da omicidio, quanto pi far mestieri punirla ren* dutasi rea di s grande eccesso, in ispecie poi se il sangue versato fu del compagno anzich dello stray > ni ero? Laonde siate voi stessi i giudici della gravezza v e malvagit del commesso delitto, custodite le vostre m ani, e guardatevi dall ingiuriare , conciossiach a non lascer mai impunita , n comporter un ingi* stizia comunque ella s ia , e meno ancora tra miei commilitoni annoverer colui c h e , sebbene tem uta

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* dai nemici e valoroso, non si presenta con mani pure a combatterli, un nulla essendo il coraggio dalla giu stizia disgiunto . Dopo questammonEone tutto le sercito convinto dell equit di essa e preso da tim ore, avendo innanzi agli occhi l eseguita sentenza, pens tosto a moderarsi ed a vivere in buona arm onia, certo di non patire ingiustizie sotto la obbedienza dun tanto duce. C A P O XIII.
.Belisario attenda grandemente a l benessere dell* armata di mare. - M olti soldati vittime d e lt avariti di Giovanni prefetto del pretorio. Avvedimento di Antonina con sorte d i Belisario perch sul mare non si guastasse P acqua potabile.

I. Terminate queste faccende Belisario pose ogni stu* dio acciocch le navi sempre veleggiassero di conserva, ed apportassero tutte in un medesimo luogo, di leggieri occorrendo, ove sieno iu gran numero, che le Une di* scostinsi dalle a ltre , massime quando sorgano contrai-} venti; ed a prevenire tale disordine avvis mezzo op portunissimo il destinarne alcune a tracciare ; siccome guide , la via all intiero lor novero. Fece pertanto alla capitana e a due altre montate dai primi duci tingere col minio le pi alte parti delle vele ed attaccare dei fanali alla cima degli alberi, affinch rendute visibili di giorno e di notte fossero segno a quelle indietro per aou isgarrare dal cam m ino; e volle inoltre che lo scio-

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gliere dellancora venisse annunziato dallo squillar delle trombe. Salutato bido furono le navi da impetuoso vento spinte a Sigeo (r), e quindi tornata la calma liete giunsero a Malea (a ), dbve nella notte , di soverchio ristrette per langustia del luogo, cominciarono ad ortarsi con gravissimo loro pericolo1 ; ma i piloti ed ri ma rinai fecero pruova di grande virt ed arte, perciocch animandosi a vicenda, giusta la usanza, con alte.grida, e profittando scaltramente di alcune pertiche riuscirono a discostarle e ad accrescerne gl intervalli ; che se in quel frangente avesse per mala sorte spirato un vento gagliardo non so come e navi ed equipaggio sarebbonsi potuti salvare. Indi passarono a T e n a ro ,p e r noi Ce nepoli (3 ) , poscia a Motoue (4 ) dove fatto avevano
(i) O ra capo Gianizzeri ; nella T roade alla spiaggia dellA rcipelago. V . Strabone ( lib. xm ).

(?) Promontorio dell* Laeonia presso le Boie : hi capo Matapan. Geli , Itiner. in Morea. (3) Cosi Pausatila : Da Teutrone lontano cento cinquanta stadj il promontorio T en a ro , che s innalza sporgendo in mare; e sonovi le cale Achillea ( ora porto Kallio , o Quaglio) e Psamato. Nel promontorio un ' tempio somigliante a spe looca; in {ccia tra simulacro di Nettuno. Dal promontrio T t naro Cenepoli distante il navigare di na quarantina di stadj ; anticamente era chiamata Tenaro aach essa (L a L a eonia , cap. a5, trad. del cav. Ciampi ). Cenepoli a noi Villanuova.
(4 ) Porto della Messe aia fabbricato da Dotade figlio d Istmio. In to rn o poi all origine di questo Mome leggiamo in Pausania che prima dli* esercito Tannato da G reci a d a n n i'd i T ro ia , u ino alla guerra sotto Ilio Motone ebbe nme Pedalo ; p o i ,

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scala di Cresco le navi colle truppe di Valeriano e Mar tino. Qui Belisario, cessato ad un tratto il vento, diede in terra coll esercito, rassegaollo , e fu largo di onori cogli antedetti capitani. Essendo poi costretto a prolun garvi sua dimora in grazia del tem p o , ebbe a soffrire la perdita di molti soldati presi da m alattia, e fomnii a dire il come. II. Giovanni prefetto del pretorio uom era scellerato iu tu tto , specialmente per nell escogitar cose perni ciosissime alla comune degli uomini ; ed avendone io gi esposte alcune dando principio a questo lavoro, passo ora a narrare come l estrema sua avarizia ad divenisse funesta sorgente di morte nell esercito. co stumanza d1 infornare due volte 'il pane della truppa , acciocch una maggior cottura rendalo pi salubre e me no soggetto a guastarsi, n tale addiviene se non se dopo aver perduto almeno la quarta parte del primitivo suo peso. Costui adunque, macchinando il mezzo di spa-

da quanto De dicono i Motonesi medesimi , mut nome pre solo dalla Motone figliuola di Eneo , ed affermano che a lui figlio di Portaone dopo la presa dilio ritornatosene con Dio mede nel Peloponneso , nascesse di concubina una figlia Mo tone. A parer mio di il nome al paese lo scoglio Motone che fa loro anche il seno ; perch stendendosi sottacqua rende pi stretto il passo' alle navi, ed insieme sta l a mettere osta li colo che dal profondo non si rimescoli il flutto . (Della Messe n ia, cap. 3 5 , trad. del cav. Ciampi ). Strabono : Appresso ( dopo le Strofadi ) viene Metooa ; la quale si dice che fosse da Omero denominata Pedaso : una delle sette citt che Aga li niennone promise ad Achille (lib. v it i, trad. di F. A.).

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ragnare legua e danaro coi panattieri, e di non allegge rirlo cotanto) ordin clie fosse portato crudo crudo nella stufa delle pubbliche terme , e posto dov era. pi intenso il fuoco, lasciandovelo sinch la sua crosta mentisse il colore d una] doppia cottura ; quindi fecelo entro sacchi tradurre sulle navi. Giunta per la flotta a Motone lo si rinvenne convertito per intiero in corrotta e puzzolente farina, di guisa che fu mestieri valersi de medinni e delle moggia per distribuirne alle truppe. Gl individui prtnto alimentati con esso nella state ed in un caldissimo clima agevolmente infermaro no , morendone non meno di quattrocento (i); ed assai maggiore sarebbene stato il numero se la provvidenza del condottiero non v'avesse tosto riparato collinterdire quel cibo, surrogandone altro di perfetta qualit compro nel paese. Di poi ne diede avviso, querelandosi, allim peratore, ma questi, avvegnach molto biasimasse il pre fetto, non imposegli tutta via gastigo di sorta. Cosi and -la ^bisogna. III. P atto vela da Motone approdano a Zacinto (a),
(i) Cinquecento. (Cous.) (3) Zante, o le piccole isole Cureolari dei moderni; isola dei mar Ionio verso la parie occidentale della M orea, fabbricata da Giacinto o Zacinto figlinolo di Dardano. Non sar fuor di pro posito a maggiore illustrazione di questo viaggio marittimo di qui riportare il seguente brano di Strabone : La larghezza del mar di Sicilia da Pachino a Creta si dice che sia di quattro mila e cinquecento stadj , ed altrettanto dal punt predetto fi o a Tenaro di Laconia. Dal promontorio Japigio sin al fondo del golfo Corintio ve n ha me di tremila ; e il tragitto di

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e provvedutisi dell acqua necessaria al tragittare del lAdriatico , navigan di lungo, sinch arrivati dopo se* dici giorni di cammino mai sempre con poco e tardo vento nella Sicilia (1), toccano a un luogo deserto, lad-

chi nayiga da quel medesimo promontorio alla Libia di qual Ir mila stadii. Le isole di quel mare sono Corcira e Sibota in (ccia allE piro; e poi dinanzi al- golfo Corntio Cefallenia, Itaca, Zacinto le Ecbinadi. (lib. 11, tr. di F. Ambrosoli). Ed in altro luogo ( lib. x ) scrive a Giacinto un poco pi di Cefallenia piega verso l occaso ed il Peloponneso. La sua circonferenza supera i cento n sessanta stadj, e sessanta o in quel torno i lunge da Cefalle nia ; il suo terreno selvoso ma fertile ha una citt dello stesso nome degna di ricordanza. Da lei ai libici Esperj si nume rano tremila e trecento stadj a. Plinio in fine rammenta un suo pi antico nome : Inter hanc ( Sante ) et Achaiam cum

oppido magnifica et fertilitate praecipua, Zacynthus, aliquando appellala H yne ( S t n a t., lib. iv).
li (1) Esaa la pi eccellente tra le isole, e tiene facilmente il primato per 1 antichit delle cose degne di essere rammentate. Anticamente chiamossi Trinacra per la sua figura triangolare. Di poi fu detta Sieania dai Sicani che la coltivarono : indi Sicilia dai Siculi, i quali in essa passarono dall Italia in gran numero. 11 circuito suo di quattromila trecento sessanta stad j, poich il lato che corre da Peloro fino a Lilibeo di mille settecento sta d j, quello che da Lilibeo v a Pachino, scorrendo il promontorio della giurisdizione siracusana , cotti prende mille cinquecento stad j, e 1 altro ne comprende mille centosessanta. I Siciliani per una tradizione continua di molti e molti secoli hanno d a i'lo ro maggiori ndito che lisola fu dedicata a Cerere ed a Proserpina. Alcuni poeti hanno favoleggiato che nelle nozze di Plutone con Proserpina Giove doni

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d o v e lo c c h io sc o rg e a b re v e d is ta n z a il m o n te E tn a ( i). U n a s le n ta n a v ig a z io n e c o r r u p p e n e lle navi t u t ta la c q u a m e n o q u e lla d e s tin a ta p e r la m e n sa d i B e lis a rio e d e su o i c o n v i ta t i, e sse n d o la m o g lie d i lu i A n to n in a riu s c ita a c o n s e rv a rla e n tro a n fo re d i v e tro s e p o lte in ca sso n i p ie n i di a r e n a , e c o llo c a te n e ll im a p a r te d e lla n a v e , a c c io c c h il so le m ai g iu g n essc a p e n e tra rv i. alla nuova sposa per anacaliptri ( parafer ) quest isola . . .

Gli scrittori delle antiche narrazioni dicono che la Sicilia una


volta era un Chersoneso , o vogliam dire penisola, e che pai divent un isola (Diodoro S ic., lifau v> o sia Insulare, trad. del cav. Compagnoni). Plinio della medesima opinione. Strabone dopo aver esposto a un di presso nell egual tpodo la figura di quest isola aggiunge : Il tragitto dal Liliheo alla Libia pi breve di tutti di mille e cinquecento stadj. Laonde si dice che un tale d acutissima vista ( Strabone a neh egli nom ato) annunzi dalla sua vedetta ai Cartaginesi assediati in Lilibeo il numero delle barche che uscivano di Cartagine ( lib. vi , trad. di F. Ambrosoli ). Tucidide scrisse che quest isola si estende in circuito a quel tratta che pu fare in otto giorni * una nave da carico ; e in tanta grandezza venti soli stadj di mare sou quelli , i quali le impediscono di congiungersi alla terra ferma. (G uerre del Pelop., lih. v i , trad. del cav. Manzi ). (i) Questo cratere distante da Catania ottanta stadj , e le sue lave corrono a pochi passi da quella citt. Intorno ad esse ed al nome Etna V. Str. , lib. vi.

LIBRO PRIMO

CAPO

XIV.

Procopio va in Siracusa mandatovi da Belisario. Vi compie gli ordini avuti. Larmata di mare apporta in Africa. Archelao sconsiglia il dare in terra. Belisario gli si oppone. E, riportato il voto degli altri duci, f u dismon tare' V esercito. Acqua comparsa nello scafare la fossa del campo * e da Precopio tenuta presagio delfa vittoria.

I. Belisario all approdare nell isola starasi grande* mente dubbioso in pensando il come e da qual parte irebbe a combattere i V andali, e soprattutto ferivanlo in mezzo il cuore i richiami dell esercito, il quale timo rosissimo della guerra di mare chiaro s* appalesava che ben pugnerebbe da forte in te r r a , ma costretto ad un navale cimento darebbe nel maggior numero le spalle con precipitosa fuga al nem ico, protestandosi incapace di tenzonare ad un ora e coll acqua e co barbari. Il perch egli turbatosi manda 1* assessore Procopio a Si* racusa (i) per intendere segretamente ed investigare se abbianvi agguati deVandali, in terra od in acqua, con tro le navi imperiali ; per sapere inoltre ove possa il navilio'giunto in Africa pi agevolmente afferrare, e da qual banda assalirebbonsi con riuscita migliore i nemi(i) Questa citt, edificata da Archia uno degli Eraclidi e cele bratissima non meno pel suo valore nelle guerre che pe natali dati .ad Archimede, giace tra Catania ed il capo Passero. V. Sirab., lib. v i, e Tucidide , G uerre del Peloponneso , lib. vi.

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c i; gli ordina in fine di tenere, venendo indietro, la via di Caucone, a dugento stadj da Siracusa, ove erano per andare tutte le navi. E il messo a colorare Io sco po del suo viaggio dovea spacciarsi incaricato della com pera , su quel de G o ti, della vittuaglia occorrente alla flotta, essendovi a quest uopo un reale accordo tra Giustiniano ed Amalassunta ( madre e tutrice di Atala* rico pervenuto nella sba fanciullezza, mortogli il zio Teodorico , al regno d Italia ) , la quale temendo per la prole si procacci e coltivava con ogni buono uffizio lamicizia dellimperatore, e legatasi con promssi di vendergli la cibaria per alimentare le tru p p e, tenne zelantissima il patto (1). II. Procopio adunque arrivato nella citt fuor d Ogni speranza savvenne ad un suo concittadino ed amico da lunga pezza stabilitomi per accudire al commer cio di mare. O r questi da poi eh ebbe soddisfatto di per s alle interrogazioni del forestiero, volle parimente farlo abboccare col suo donzello tornato soli tre giorni prima da Cartagine, il quale confermgli non volersi paventare in conto alcuno dalle navi agguati de Van dali , essendo tutto il loro apparato guerresco rivlto contro G oda, e avendo lo stesso Gilim ero, non so-

(i) la premio di sua buona fede questa infelice regina fu di poi uccisa da Teodolo ad instigazione di P ietro, espressamente man* dato con tale ordine da Giustiniano in Italia a fine di compiacere a Teodora sua consorte, invidiosissima di lei per essere di nobife stirpe, di reale dignit, di acuto e svelto ingegn, e di singolare bellezza (St. Segr., cap. 18).

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spettoso di nemiche tram e, lasciato Cartagine ed i luo ghi marittimi, per {stabilirsi in Erm ione, citt distante quattro giorni di cammino dal lido, tanto era l animo sno lontano dal paventare ana flotta rom ana, od altro sinistro comunque. Procopid allora pigliato il servo per la mano ed intertenendolo sempre con nuove inchieste savvi ai porto di Aretusa (1), dove attehdevalo la nave, e qui persuasolo di viaggiar seco, d ordine di far vela a diritto verso Caucone. Il padrone in ta n to , osservata di su la spiaggia la faccenda, cominci a richiamarsi dell essergli condotte via il dom estico, ma l amico dal mare ad alta voce risposegli che lo avesse per iscusato , n prendesse in sinistra parte l azione, volen dolo menare al duce e quindi coll esercito in Africa ; trascorso per breve tempo glielo rimanderebbe larga mente compensato. ' Giunti entrambi a Cassone rin vennero lesercito in grandissimo cordoglio per la morte di D oroteo, capitano degli Armeni (a ), che lasci in tutti gran desiderio di s. Belisario veduto il servo ed ascoltatine i discorsi molto allegrassi, e lodando assai Procopio dell operato impose ai trombetti d intimare
(1) Ortigia ( la ci Iti di Siracusa componeva*! di tre p a rti, cio Ortigia , Acrdina e Tica ) congiunta al continente da un p o n te j ed ha una fontana detta A retusa, la quale diviene subito fiume e si getta nel mare. Ma si favoleggia cbe questo fiume sia l Alfeo , il quale cominciando nel Peloponneso , e guidando la sua crrente sotterra a traverso del mare fino al luogo dov la fontana Aretusa , quivi sbocchi di nuovo e vada al mare (S tr., lib. v i , traduz. di F. A.)

(3) V. cap. xi, i, di questo libro.

35o

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la partenza ; e spiegate le; vele toccano di subito le isole Gaulo e Melita (i) poste tra il mare Adriatico ed il Tirreno. Qui surto levante spigneli nel prossimo d a Caputuada, sulla spiaggia africana, distante da Cartagine cinque giornate di spedito cammino. III. Tiratasi 1 armata al lido Belisario fa calare le vele e mettere le navi sulle ancore ; uniti poscia tutti i duci nella capitana a parlamento additqnda la comune opinione sul dar quivi in terra coll' esercito. Arcbelao pertanto dopo che gli altri ebbero aperto gli animi loro cominci a dire: Egli mestieri in prima commendar sommamente la virt di nostro condottiero, il quale, superiore a noi tutti d'ingegno e di sperienza ed impe rando con assoluto potere, ha voluto non di meno qui ragunarci per intendere il parer nstro sullo sbarcare .in questa o in altra parte del lido africano, ayvegoa ch la sua profonda saggezza rendalo tra noi il solo ca pace di stabilire ove e quando sia agevole e convenga farlo. Ma non so abbastanza maravigliarmi vedendo
(i) Golo e Malta. Melite , cos Diodoro , ottocento stadj lontana da Siracusa ed ha porti assai comodi. I suoi abitanti sono ricchi poich esercitano molte arti , e specialmente quella di fabbricar tele estremamente ^torbide e sottili. Bellissime sona le laro case ed ornate magnificamente di gronde e d intonacature. Essa fe colonia de Fenici , i quali estendendo il loro traffico sino all oceano occidentale, ih quest isola per la comodit dei porti e per la situazione in mar profondo trovavano un rifugia opportuuo , . . . . Gaulo anch essa in alto m a re , ed eccellente per comodit di porti , fu dapprima frequentata da Fenici (Bibl. S t., lib. v , traduz. del cav. Compagnoni),

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che nessuno di voi, o d u c i, prenda a mostrare inop portuno Io scendere qui delle navi, e tanto pi stu pirei se ne foste rattenuti dalla persuasione che il consiglio offerto ai pericolanti non giova al consiglie r e , anzi lo ricolma spesso di molto biasimo, volendo luomo di sua natura attribuire a s medesimo la gloria, dei prosperi successi, e riversare tutta la colpa de tristi addosso a coloro che ne furono i promotori 5 ma se cosi avvenne, perch non rammentarvi ezian dio che dobbiamo sprezzare ogni calunnia quando consigliamo e deliberiam per la comune salvezza ! O r dunque voi, o capitani, i quali giudicate spediente di metter qui piede sul nemico terreno, ditemi a qual porto confideremo le navi, o qual citt rinverremo forte e cinta di mura entro cui riparare noi e le cose nostre ? Ignorate forse che questo lido dappertutto in balta de venti, e che vi navigherete nove giornate senza riscontrare un sicuro asilo pe vascelli ? Non havvi di pi citt nell Africa'intiera, ad eccezione di C artagine, cui non siensi gi sfasciate per ordine di Gizerico le m u ra , n i luogo ove dissetare un giu mento. Che poi se, oltre tanti disagi, ne mander il fato qnalcbe sinistro ? ed il non temerne sarebbe dimenticare la condizione demortali ed il corso delle vicende loro. Se dimorando noi in terra sorga una tempesta e disperda tutto questo navilio, o il di strugga gittandolo contro le spiagge , dove camperem noi? di che sostenteremo la nostra vita ? Eh che ri porreste indarno qualche speranza in me soprastante alla viltuaglia, rientrando tosto i pubblici ufficiali nel

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novero della comune degli uomini al mancar loro i mezzi ed i soccorsi necessarj all adempimento delle proprie funzini. Dove in fine, costretti a pugnare, collocheremo la salmeria, o potremo supplire qualun que altro nostro bisogno? Laonde mio consiglio sareb* be di procedere a golfo lanciato verso Cartagine, e fatti sin d ora consapevoli che soli quaranta stadj. innanzi n havvi un porto chiamato S ta g n o , al tutto sguernito a di presidio, e pi che sufficiente a ricettare questo j> navilio, cercherei venirne al possesso per indi mo vere all assalto della capitale. Ed , in fe di D io , per venuti una volta a conquistarla tutta la regione di leggieri correr a prestarci obbedienza, sendo la na tura delle cose umane foggiata in modo che il cader 9 9 della parte principale seco trascini le rimanenti. Pon * derate adunque le mie parole e delle proposte sce9 9 gliete la migliore . Taciutosi Archelao Belisario gli fe contro dicendo: IV. Non sia tra voij o commilitoni, chi opini seder 9 > io qui arbitro delle cose dette, o arringarvi lultimo 9 > perch dobbiate applaudire a miei pensamenti ; volli 9 > soltanto conoscere gli animi vostri prima di manifex starvi il mio, affinch possiamo quindi tutti concorrere 9 ) in quella sentenza che ne apparir la migliore. E pia cemi dapprincipio rammentarvi come l esercito poco 9 i anzi, timorosissimo del mare, dichiaravsi apertamente y > determinato a fuggire sol che venissegli contro un nemico- vascello; il perch addivenuti d o bramosi di 9 > calare in terra appena giunti nell Africa, facevamo voti di trovarvi un agevol discesa : non sarebbe

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adunque volubilit di travolgere os il nostro primo desiderio? Come potremo inoltre richiamarci delle no stre truppe s elle prenderanno la fuga abbattendosi colla flotta nemica , mentre per mare andiamo ritti a Cartagine? imperciocch Vuomo coHappalesarsi inetto ad evitare una colpa si munisce d assai forte ragione per addurla, cadendovi, in suar difesa ; e di questa reit loro noi stessi a lieto fine riusciti non sapremo mo al certo intieramente purgarci. Parmi altres falso il ragionar vostro intorno alla tempesta , e ne ripeto le parole : Al suo nabissar, dicevate , vedremo le nostre navi disperse e condotte, in balia delle onde, lunge dall Africa, o fracassarsi percuotendo in questi lidi. Ma di grazia terremo noi pi grave la perdita delle vuote navi che non resterminio loro unitamente a quello dell esercito e di tutta la salmeria ? Non poi fuor di proposito che vinciamo P inimico sor prendendolo quando meno ci attende, sndo fre quentissimi gli esempi di coloro che lasciatisi co* gliere alPimprovvista toccarono la pi dolorosa scon fitta , quando in vece col dargli ogni opportunit di provvedere alla sua difesa ridurremo noi stessi a pu gnare contro forze eguali. Chi ne assicura inoltre di poter surgere altrove , senza por mano alle arm i, avvantaggio che offertosi ora da s medesimo cer chiaio rigettare, e guai se in quel mezzo addivenuto il mar procelloso uopo ne sia d una doppia difesa, contro i Vandali, dico, e contro la burrasca. Sembra mi dunque spediente il non perdere tempo ad abbauPtocono, tom. I.

aJ

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donare le navi traendoci dietro e cavalli ed ai-mi e bagaglio e quant altro ne potr occorrere ; il muni re di fossa e. vallo il nostro campo a fine cbe noli abbiamo a paventare da un repentino assalto, e dopo tali provvedimenti ci faremo ad incontrare il nemico. N patiremo inopia di vittuaglia portandoci da valorosi, conciossiach vincitori de nostri avversar) entreremo eziandio al possesso di tutte le agiatzze lo ro , me nando ognor seco la vittoria , dove piega, e dovizia ed abbondanza; nelle destre pertanto di voi tutti riposta la comune prosperit e salvezza . V. Riportato da questi deiti universale applauso, il du ce, sciolto il parlamento, comand alle truppe che subito uscissero delle navi, compiendosi allora il terzo mese dopo la partenza loro da Bizanzio ; quindi impose ad esse ed ai nocchieri che cingessero di fossa e vallo il cam po, e tanta fu la sollecitudine nel condurre a termine il lavoro merc de molti o peraj, del costoro timore di qualche nemica sorpresa, e dell assiefua vigi lanza di Belisario, che nel giorno medesimo dellordina mento vidersi le tende circondate dappertutto all in torno di ammendue i ripari. Nello scavarsi poi della fossa avvenne sorprendente cosa, imperciocch sgorg di sotto la terra grande copia d acqua, portento mai pi accaduto nella Bizacene (i), aridissima^in ogni sua parte,

(i) L Africa propriamente detta , signoreggiata in prima dai Cartaginesi e poscia suddita dei Romani, dividevasi in Zeugitana ed in Bizacio o Bizacene. In quella erano le citt di C artagine, litica , Ippone , D iarrito, Massulla , Misua, Clupea, Nespoli j in

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la quale suppl doviziosamente i bisogni delle truppe e degli animali (i). E Procopio allegratosene col duce aggiugnevagli non gi pigliarne diletto per la opportunit ed abbondanza sua, ma perch il te a va presagio avuto dall alto d uu agevolissima vittoria , come fu il c*so. L truppe ripararono la notte nel campo guardandolo con diligenza somma , ed attendendo alle consuete loro faccende. In quanto alle pavi, dimoravano sopra ognuna di esse cinque arcieri incaricati della loro custodia, e altri faccanvi intorno la ronda per guarentirle da qual sivoglia sciagura.
questa Adrumelo , Lepti minore , Rusp'ma , Tena , Macomade ; avendo la circonferenza di dugento cinquanta mila passi, e terre si fertili da rendere ai coltivatori' il centuplo deUe sementi ( V. Plinio , St. JNat ). 11 perch Silvio captava :

........................ seu suiti Byzacia cordi Rum wagis, cenlum Cereri frullcantia culmis.
I popoli pi meridionali della Libia , dice Strabone , si chia maDo Etiopi. Al di sopra di questi si chiamano per la mag gior parte Garamanti, Farusii, e Migriti : e al di sopra anche di questi sono i Getuli. Quelli poi che stawio vicini al mare o sulla costa di quello , verso 1 Egitto fi*o alla Cireneo* > 1* chiamano Marmaridi. Al di s<?pra della Cirenaica e delle Sirti 9 stanno i Prilli, i Nasamoiji, ed alcuqe trib dei Gettili; poscia i Sinti , ed i Bizacii fino a Cartagine u ( Lib. u , tr. di F. Ambrosoli ). (i) Gl indigeni chiamavano Caputuada il luogo dello sbarco, in cui scatur la portentosa -fonte. E Gitutiqiaoo a perpetuare la memoria di questo -favor divino,- edificoyvi una inorata .pitt (8^ E dif., lib. v ).

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C A P O XV.
Belisario arringa f esercito. Entra per accordo in Siletlo * (d iti). Indirina ai Vandali le scritte loro da Giusti niano. Procede in buon ordine colPesercito. Si pro caccia V amore de' popoli colla disciplina rigorosa delle sue truppe. Gilimero commette a suo fratello Ammala la morte d ilderco e degli affini di lui rinchiusi nelle pri gioni cartaginesi.

Col venturo giorno Belisario udito che parecchi guerrieri ivano scorrazzando la campagna e rubando le fru tta , mand tosto a punirli, e quindi raccolto 1 eser cito disse : Eli mai sempre turpe e detestabil cosa, perch alla giustizia contraria, 1 usar violenza ed > 1 pascersi dell altrui ; oggi per di tali colpe addivenir possono funestissime in guisa da vie pi dovercene astenere per gli effetti loro, che non, se fosse lecito il 3 > proferirlo, per amore della giustizia stessa. E sallo Id dio che lunica mia speranza nel condurvi sopra questi lidi era di conciliarmi tantoi naturali sudi abitatori, quanto faceva mestieri perch addivenissero in gra zia nostra disleali e molesti ai V andali, dopo di che non avremmo pi temuto scorrerie, o sofferto di sagio comunque. Voi al contrario s operando quasi li affezionaste gli Africani, e rendeste ooi tutti i costoro nemici, essendo legge, di natura che gli of fesi abboniscano gli autori de tollerati mali. Come dunque anteporre alla vostra salvezza ed alla copia d ogni bene pochissimo danaro , con che potete mai

1.

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sempre aver di tutto a gola dai legittimi padroni? i quali non voglionsi per aoi menomamente offndere se di amicarli ne sta a cuore. Ora dunque merc la indiscrezion vostra saremo guerreggiati dagli Afri* cani e dai Vandali, e che peggio si dallo stesso Num e, il cui soccorso mancher di cntiixuo agl in giusti. Laonde guardatevi bene per 1 avvenire da ogni maniera di furto e dalla seduzione d un si pe li ricoloso guadagno, potendo, unesatta disciplina mol* * tssimo contribuire alla ndstra salvezza, te ribal derie di pochi metterci tutti a ripentaglio duna igno miniosa morte. Non di meno se farete da quinci innanzi * opere conformi alle mie esortazioni placherete il. Nu me, riporterete la benevolenza degli Africani, e trion ferete in breve tempo del barbaro Gilimero : a qui tacque e sciolse ladunanza. II. Eravi lungo il cammino presso al mrte e ad tina sola giornata dal campo la citt <li Siletto (i), gi da gran pezza smantellata di m o ro , avendo in cambio gli, abi tatori munito le proprie case per guarentirle dai saccheg gi de M aurusii, e il duce spedivvi l artiere Buriade () con alcuni pavesai ad annunciar loro; cb e ver rebbe a combatterli; ove per fosse di buon grado ac clto, non mol esterebbeli punto , anzi ite migliorerebbe d assai la condizione , e d i . pi li renderebbe al tutto liberi. Gl inviati giunti a poca distanza da lei: sul ca lar delle tenebre passarono la ntte ascosi in certa
(1) Luogo <T incognita situazione giusta 1 Orteli. (2) Moraide seoondo altri tetti

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vallea, ed all1apparir dell* alba rinvenendo alcune car- rette della campagna dirizzate a quella volta, montante, 6 cos a loro bell agio ed inosservati entranti dentro? Quindi rischiaratosi il giorno adunano con perfetta calma il vescovo ed i principali cittadini per esporre l ambasceria del romano d a c e , questi consegnano di subito le chiavi delle porte affinch siengli pre* semate. 1 IL Mei giorno medesimo il soprastante ai pubblici cavalli della citt fecene al campo rom ano, col rifiig* gito, di suo pieno arbitrio la consegna. Belisario ino!-* tre impossessatosi d'uno dei corrieri africani, cos nomati dal portare al galoppo le regie lettere, non ebbelo a vile, ma regalatolo in cambio generosamente affidogti le scrii* te da Giustiuiano imperatore ai Vandali, perch nelle citt venissero consegnate ai costoro prefetti ; e vi si leggeva! Lanimo nostro ben loblano dal voler la schiavit dei Vandali , o rotti gli accordi stabiliti con GiEerico ; siamo qui soltanto per liberarvi da un s tiranno, il quale spoglio affatto dogni riguardo verso il testamento del suo predecessore ha messo in cate ne il vostro r e , toltigli gi di vita per odio estremo alcuni de parsoti, ed altri, privati degli occhi e della libert, serbali a tormenti pi acerbi che non la morte stessa. Unitevi pertanto a noi e cercate scuo* tre il giogo di s crudele tirannia. Che se attende* rete a vivere pacificamente vi promettiamo in ogni cosa a iu to , impegnandovi sopra ci avanti il Nume la fede nostra n : cos le scritte ; ma il corriere te mendo pubblicarle, e facendone appena e di nascoso

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partecipe qualche suo amico , ingann le grandi spe ranze riposte in esse. IV. Dopo le narrate cose il dace consegn trecento bellicosissimi pavesai a Giovanni di schiatta armena, prefetto delle spese domestiche, valoroso e prudente al sommo, ordinandogli di precedere con essi 1 esercito ad una distanza non maggiore di venti stadj, e sco prendo il nemico di mandargliene tosto avviso affinch epossa disporsi ai combatterlo. Invi parimente uu egual numero di Massageti a battere, discostandosi anche pi dei primi , la via da sinistra, ed egli col nerbo delle troppe rimase indietro nell aspettazione d essere tra poco attaccato da Giiimero che venivagli da tergo pel sentiero dErnaione (1)5 di nulla paventava a destra sendo fiancheggiato dal lido. Fe iiioltre comando che il navilio procedesse continuamente di conserto colle truppe, al qual uopo i nocchieri se spinti da gagliardissimo vento ammainerebbero le vele maggiori per iscemarne la foga, e se in calma perfetta darebbero di mano co raggiosamente ai remi per sollecitare il cammin. Termi nate queste faccende , e messo in ordinanza I esercito calc la via di Cartagine. V. Entralo in Siletto raccomand una seconda volta alle truppe la disciplina, il nou commettere ingiustizie, il tenere a s le m ani, ed il temperarsi da ogn altra azione fuor di proposito e disdicevole ad uomo onesto, e mostrandosi egli stesso facile e grazioso con tutti riusc a cattivarsi quegli Africani. Il soldato poi, addi
(1) Luogo d incognita situazione giusta 1 Ortclio.

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venuto circospettissimo nel suo operare,' saggirava in mezzo ai nemici come se quelle fossero tuttavia le pa* trie terre ; n gli agricoltori al mirarlo fuggivano od ascondevausi, ma pi presto offrivaagli i prodotti delle campagne loro, commerciavan seco, e rendevangli: mille servigi. Le nostre marce giornaliere non soverchiavano gli ottanta stadj , ed erano seguite d a tranquillissime notti o in luoghi abitati, o entro gii. accampamenti. Di tal latta , passate le citt Lepti e Adrumeto ( i ) , giugpemmo a Gressa (a), borgata a trecentocinquanta stadj da Cartagine, e dov era la reggia del Vandato t, n immaginar potrebbesi delizia pi bella, essendo tolto il suo terreno abbondante di acqua, adorno di boschi, ricco d ogni maniera d alberi, e questi di soavissime
(i) Lepti : soprannomata minore da Tolemeo per distinguerla dalla gran Lepti nella Pentapolitana ; male pr^> argomenterebbe! da questo suo epiteto che fosse ben piccola cosa, quando ebbe invece rinomanza di splendida citt. Plinio la chiama libertini oppidum, ed Irzio liberarti civita/em et immunem. Nella Tavola Augustana di pi avea il segno delle maggiori citt, e Cesare vi pose un presidio di sei coorti. Strabone la ricorda con questi termini : Subito dopo ( Abrotono citt ) segue Neapoli, o cori a altro nome Lepti ( lib. xvu ). Dai geografi moderni fe detta NabeL Adrumento : metropoli della Bizaoene; e da Plinio messa come l altra nel numero delle citt libere : Hiv (Bizacii) oppida lbera , Leptis, Adrumelum , Ruspino, Thapsus. Tolemeo e l autore dell antico Itinerario la chiamano Colonia. Strabone dice: Melile, altra isola, distante da Cossura stadii cinque cento; poscia viene Adrume citt, provveduta anche di porto ( lib. xvn ). (a) Luogo d incognita situazione giusta 1 Ortelio.

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fratta in guisa fecondi, cbe sebbne 1 esercito quivi a campo ne prendesse nna satolla,' pure non vi .rimase traccia della sua* ghiottornia. VI. Gilitnero avuto in.Ermione il nostro appressarsi scrive in Cartgibe a suo fratello' Animata che .dia morte a Ilderico ed a tatti i prigioni di regai sangue o comunque parenti del monarca; gli ordina contempora neamente di tenere apparec^jati* i Vandali e quanti eranvi di presidio, acciocch i Romani colti in luogo stretto presso Decimo, borgata della c itt , ed accer chiati da ambi gli eserciti debbano, senza modo allo scampo, com 'entr una rete perire. Ambiata, giusta il comando uccide Ilderico, Evagene e quanti eranvi Afri cani, favoreggiatori delle costoro parti; quindi appresta i Vandali affinch al primo cenno sien pronti a combattere. Gilimero poi veuivaci furtivamente dalle spalle deside roso che non ne avessimo alcun sentore : ma la notte medesima in cui 1 esercito stanzi a Gressa gli esplora* tori suoi azzuftaronsi co? nostri, i quali subito retroce-< dendo ne chiarirono dellavvnuto. Di qui inoltrati per demmo di vista il navilio a cagione degli altissimi scogli allargantisi in grande giro nel m are, e d un promonto* rio (i) con la borgata Ermea dappresso. Laonde Beli(t) Ermeo o di mercurio, la cui parte interna, dai geografi moderni detta Ras-Addar, nomavasi dagli antichi promontorio Bello. ( V. Danville ed H eyne, Opusc. acad., voi. i n , ec. ). Di questo leggiamo in Polibio : Ora il promontorio Bello quello che giace avanti Cartagine e guarda verso settentrione, oltre il quale verao mezzogiorno vietano i Cartaginesi a Romani di andar con navi lunghe, non vedendo sai, a ci che mi sem-

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sario fe avvertito Archelao, Questore dell esercito, di a dngento stadj da; Cartagine gritasse le ancore per ri* manervi in aspettazione d altro suo comando, e noi partimmo da Gcessa nella fiducia di arrivare dopo quattro giorni a Decimo, lontano dalla nastra meta non pi di settanta stadj. C A P O XVI.
Ragionamento di Procopio sulla Provvidenza. Uccisione di Ammat, e rotta delle sue truppe. Onore accordato dai Massageti ad una loro famiglia , che tale eio de suoi membri fosse ognora il primo a disfidare . il, nemico alla pugna.

I. Gilimero in questo giorno mand Gibamondo, fi gliuolo di suo fratello, con due mila Vandali dalla no stra manca, sperando pi di leggieri circondarci se co stui da tal banda, egli da terg o , ed Animata da fronte
bra , cbe conoscesservi luoghi presso alla Bissali (Bizacene) e alla Sirti minore che chiamano emporj per la fertilit del ter reno , ec. . Il quale divieto pe Romani fu uno de patti sti pulati nella prima convenzione tra essi ed i Cartaginesi sotto il consolato di Giunio Bruto e di Marco Orazio (anni di R. 245); eccone le parole : Noi* navighino i Romani n i loro alleati

pi l del promontorio Bello , ove da burrasca o da nemici non vi fossero costretti : ohe se alcuno vi fo sse forzatamente portato non gli sia lecito di comperare o di prendere alcuna cosa fuorch ci che gli occorresse per assettare la nave o per uso di sagrificio. Entro cinque giorni se ne vada chi ha col approdato (tom. n, lib. n i , trad. di G. B. Kohcn ).

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venissero* contro di noi; ed eran.le mosse loro combi nate in modo che tutti ad m tempo riunir si do vessero nel medesimo punto. In questa occasione io ebbi ad ammirare come la divini Sapienza valgasi degli stessi nostri intendimenti a compere i suoi; impercioc ch Iddo antivedendo le cose fofcire pu a voler suo disporle, quando in vece P uomo , bene o male si con sigli , non fa die eseguire gli ordini segreti ed infallibili di Ini, incapace di comprendere sesea del sentiero pro postosi, o ritto vi corra. E di vero se Belisario non avesse ordinato come io diceva le truppe , mandato in nanzi Giovanni con quei pochi, e prescritto ai Massa-1 g eti, nella sinistra dell esercito, d inoltrare , mai pi saremmo riasciti a schermirci dalle vanda'iche insidie.' Ma quantunque saggio in tutto sia stato il procedere del nostro duce, pure se Aramata avesse mglio coltcr P opportunit del tem po, senza prevenirla lla sola quarta parte d una giornata , non sarebbero le Usogne loro andate siffettaniente colla peggio. Costui pw Io contrario giunto a Decimo in sul meriggio, quando o noi e Gilimero ue distavamo an c o ra , fall il colpo ; n della sua eccessiva fretta soltanto dovremo noi agj gravarlo, ma s ancora di aver lasciato in Cartagine la miglior parte dei Vandali e di esserci alla testa di quelle pochissime truppe affrontato imprudentemente con Giovanni. II. Caddero, il confessiamo, nel primo scoutro dodici dei nostri pi valenti guerrieri, soggiacque per ben presto anch* egli all egual sorte Con grave sconcio dei b a rb a ri, cbe perdevano in lui un duce prodissimo ed

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assai utile a questa guerra. Spento il capo furono^ di leggieri messe ia rotta *e truppe, e la costoro fuga scombui pur quelle cte alla spicciolata, in frotte vo dire di venti o trnta individui, traevano da Cartagine al borgo, le quali dal'a perturbazione de fuggenti im maginando il numero de Romani maggiore di quello in. realt e ra , voltarono di lancio le spalle.' Giovanni pro fitt della vittoria per condurre immediatamente le sue truppe alle porte ella capitale, e pel trascorrere questi settanta stadj non meno di due mila nemici, se dobbian o prestar fede alle congetture, furono morti dalle ar mi loro. III. Poco copo arriv pur egli Gibamopdo con due mila guerrieri nel campo del sale , che trovi a stadj quaranta db Decimo, alla tua ;mancina tenendo la via dtCartagfte , ed affatto spoglio di alberi e di abitatori, Non avendovi che sale deposto dalle acque } e quivi ap piccata mischia cogli Unni, tutti perirono come prendo a narrare : T ra Massageti eravi tal capitano di poca truppa , d 1animo per e di corpo eccellente ; il quale apparteneva ad una famiglia ricchissima di onori e premj riportati nelle unniche imprese, e co1 molti privilegi avente pure il diritto che alcuno de' suoi fosse ognora il primo a cominciar la battaglia. Quando pertanto le due schieri stettersi. ordinate di fronte egli spron il cavallo contro de Vandali senza patirne danno , sia che questi sbalordissero per tanto coraggio, sia che paven tassero agguati; ma io avviso piuttosto eh e, novissimi della costoro tattica e sapendoli gente inespugnabile, venissero in quel punto dalla tema del grave pericolo

l i b r o P rim o

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sopraffatti. Il dttct allora tornato asuoi : Qual lauta imbandigione, disse, ne ha preparato Dio questoggi! Alle quali parole avventaronsi tutti contro il nemico, e rottene'le fila, con incontrando resistenza pari al valor loro, diedergli ina totale sconfitta. C A P O XVII.
Belisario nesso a campo F esercito inspiragli coraggio nel combaisre. Terrore dei confederati. Imprudenza e Jtga di Gilimero.

I. Noi al buio tuttavia dellavvenuto procedemmo a Decimo, ed allorch ne stavamo lontani soli trentacinque stadj Belisario pose il campo in opportunissimo luogo, cingendolo di forte vallo a sicurezza dei fanti $ raccolte poscia le troppe tenne loro questo' discorso : Giunti y > presso del nemico, valorosi commilitoni, dobbiamo y > apparecchiarci ai combattimenti ed alle fatiche. Se parati qui dal navilio, privi all intorno di amiche citt o di altro scampo uopo riporre nel proprio coraggio ogni nostra speranza ; cbe se opereremo da forti ne seguir la vittoria, perdendoci al con trario danimo far di noi ignominioso scempio il vandalico ferro. Ne seguir la vittoria diceva, mi* rando soprattutto alla rettitudine delia causa nostra ( ridotti a pugnare con gente iniqua e bestiale per ritorte quanto a noi spetta ) , e all odio e alla male voglienza debarbari verso il tiranno loro, impercioc ch Iddio sempre largo di aiuto a chi non a parte

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GUERRE VANDLICHE

dalla giustizia , ed u guerriero disamorato del suo duce non tratter mai coraggiosamente le armi. Noi * di pi avemmo sempre che fare olio Scita e col Persiano, i Vandali in vece dopo mtsso piede uelPA frica non videro altri nemici cbq ligiudo Numida ; e n chi di voi ignorer essere ogni maniira di disciplina per Io esercizio accresciuta, e dallozo (laccata? Abn biamo del resto un campo ben trincerato ove deposi tare senza tema le salmerie e le armi soverchie, ed ove r > tornando non patiremo difetto di vittuagla, Pregovi adunque tutti che vogliate , rimembrando la. fortezza vostra ed i cari j)egni lasciati in pairia, accingervi con <anuno intrepido ai perigli di questa lotta . II. Dopo l esortazione il due*?, invocato il divino aiuto e fidata sua moglie Antonina ed il caqspp alla fanteria, mosse con tutti t cavalieri, no# persuaso di cimentarsi alla prjma coll intiero esercito, ma volendo piuttosto conoscere , scorrazzando e badaluccando , le forze nemiche per indi valersi degli uni e dell altra. Fatti perci inoltrare i capi delle sehiere confederate, e seguir ali passo passo cogli astieri, co pavesai, e colle altre sue guardie. Pervenuti quelli a Decimo al mirare tuttavia in su la terra i cadaveri degli uccisi, e tra essi i dodici colleglli capitanati da Giovanni; ed Animata stesso oon parecchi Vandali, e alludire dai contadini le passate schermaglie, stltrsi alquanto sopra pensiero ed incerti del partito da prendere. Ma intanto cbe andavano ponen d o incute alle osc loro e volgendo su per quepaggi lo guarda all intorno, videro levarsi da tramontana grau polverio, cui.. tenae beu presto dietro una feritissima

LIBRO PRIMO

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torba di Vandali ; alla quale conaparsa mandano a fretta supplicaodo Belisario di aggiugnerli lendo in po chissima distanza il nemico. Partito il messo e fattosi tra loro consiglio intorno all imminente gravissimo pe* ricolo, gli uni opinavano doveriosi affrontare da soli, vi dissentivan gli altri to estimandosi a bastanza forti. In tale mezzo appressava Gilimero co barbari seguendo la via tra Belisario ed i Massageti che rotto avevano Gibamondo , ma gli spessi olii ond ingombra la pia nura toglievagii per ancora dalla vista la strage de suoi. Avvicinatesi vie pi le due fazioni cominciarono a sca ramucciare insieme , bramando impadronirsi entrambe di un altissimo poggi' e molto idoneo a fare giornata. Primi i Vandali a salirlo rpin gonne i Romani che re trocedono fuggendo sino a tal luogo sette stadj lontano da Decimo, e custodito da Uliare , lancia di Belisario, con ottocento pavesai. Destassi allora ,in tutti la spe ranza di vederli rianimati dal duce j -e condotti novamente alla pugna, ma pur questi in cambio , viali dal timore, indietreggiarono -cogli- altri alla volta del campo. III. Io qui non saprei dar ragione del perch Gili mero concedendo al nemico di raccorre il fiato riaunziasse ad una certa vittori^ se uon cbe dobbiamo tutto riferire * D io , il quale volendoci gastvgare ne toglie il consiglio l intelletto , acci addiveniamo insufficienti ad opportune deliberazioni. Per verit s egli iu quel giorno medesimo posto si fosse ad incalzare il nemico, Belisario a mio avviso non avrebbeglt in modo al cuno potuto resistere, e tutto per noi sarebbe andato col peggio, tanta era la moltitudine dei barbari, e

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GUERRE VANDALICHE

tanto lo spavento degli animi romani ; e forse bastava d i e s avviasse a Cartagine per trucidarvi le truppe di Giovanni, sorprendendole quando piene di sicu rezza mettevano a bottino la campagna: avrebbe di pi salvato la citt e fatto suo in poco d ora l in tiero nostro navilio, togliendoci cos ad un tratto ogni speranza di vittoria e di ritorno alle patrie terre* Di sceso in vece dal poggio con lentezza, e veduto al pri mo calcar della pianura il cadavere del fratello abbandonossi al dolore, e tutto diedesi a rendergli onorevol mente gli estremi ufBzj ; perduta di questa guisa la bel lissima occasione di avvantaggiarci non poti mai pi riaverla. Belisario per lo contrario mostratosi ai fuggi tivi rimiseli tosto in ordinanza, e molto sgridolli di lor codardia ; avute quindi precise notizie della morte di Anim ata, del trionfo di Giovanni e del luogo della pu gna , muove di volo ad incontrare i Vandali, cbe so praffatti all improvviso ed alla rinfusa, cederono alP impeto degli assalitori, molti riportandone morte , e il resto procacciandosi con disperata fuga modo alio scampo. La notte divise i combattenti, ed i barbari lasciata la via di Cartagine e le terre della Bizacene d'onde erano venuti, piegarono verso Buia (i) dal lato della Numidia. Giovanni ed i Massageti furono a De cimo nella se ra , e stanziaronvi, preso ognuno a nar rare le sue avventure, sino alla dimane con noi.
() Buta e Bada secondo altri testi. Luogo d incerta situa zione.

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C A P O XV III.
A rrivo delle navi in Cartagine, ed animo degli abitatori bene affetto ai Romani. Liberazione d i' mercadanti prigio nieri. La truppa de* vascelli piglia (erra. Belisario, entrato nella citt alla testa dell1esercito , ascende il trono d i Gilimero , ascolta i richiami dei saccheggiati da Calonimo , e f i t loro giustitia.

I. Il d appresso , arrivati i fanti ed Antonina con sorte di Belisario, tutti di brigata battemmo la via di Cartagine, e giunti colle tenebre a lei vicino pas sammo non di meno ]a notte innanzi alle s,ue mura at tendati , avvegnach nessun ostacolo s intraponesse al} en tra rv i, corsi essendo prontamente i Cartaginesi ad ctprirpi le porte e ad. accendere lumi e fal per. le con trade , acci ardessonvi sino all alba del nuovo giorno^ \ Vandali quivi rimasi erano supplichevoli ne templi,. Il condottiero per non volle approfittarne per guarentirsi dalle insidie, ed impedire ai suoi di commettere sac cheggi e rapine col favore delle tenebee. In questa me desima notte le n a v i, spirando euro , veleggiarono ^1 prom ontorio, ed i Cartaginesi vedutele appena ritira rono le catene di ferro dalla bQCca del porto Mandra*.cio perch vi afferrassero. IL Ascqndevasi nella reggia un carcere ultimo albero go delle vittime destinate all estremo supplizio dal ti ranno., e rinserrava in allora gran numero di merca tanti , rei di non averlo potuto aiutare di danaro in
ftocopio j tom. /.

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g d e r r e v a n d a l ic h e

questa g u e rra , e condannali a morire nel giorno stesso in cui a Decimo fu spento Ammata. Se non che il car ceriere udita la sconfitta de barbari e vedendo la flotta al di qua del promontorio entr a que miseri, privi dall ' epoca di lor prigionia d ogni consolante novella e tra quelle miserie in aspettativa sempre della morte, e richieseli qual somma e darebbero per tornare in li bert; e tutti ad una voce risposero: non avervi danaro sufficiente a guiderdonare un tanto benefattore. Colui replic bastargli il giuramento di assisterlo com ei po trebbero il meglio nel grave pericolo che audava ad incontrare per essi, e la cosa ebbe effetto. Il guardiano adunque fe loro manifesta la rotta de1 V andali, ed aprendo le finestre volterai mare poseli in istato di ri conoscere le nostre navi ; quindi al momento spalanc il ca rc e re , e i detenuti abbandonarono in sua compa gnia quell esecrando luogo. III. Le truppe che aveano in custodia i vascelli af fatto ignare dell operato dall esrcito in terra , ammai nando le vele spedirono ad Ermea per saperne, bra mose di togliersi da quella molesta incertezza. Cono sciute pertanto le felici avventure de colleghi, giocon dissimi ripresero con prospero vento la navigazion, pervenendo in brev ora a soli cencinquanta stadj da Cartagine. Qui Archelao ed i soldati volevano dare in t e r r a , ma non v acconsentirono i nocchieri dicendo pericolosissimo il lido, e fondalo il timore che sopraggiugnesse tra poco una tempesta, nomata Cipriana (i) (i) Lo storico d la spiegazione di questo nome al 3 del capo seguente.

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dai terrazzani, la q u a le , fermandovisi le n a v i, non ne risparmierebbe neppur u n a , ed era la verit. Laonde raccolte nuovamente le vele e tenuto consiglio, delibe rarono che non si andasse in verun conto a Mandracio senza ordine positivo di Belisario. N meno del lido e della tempesta paventavano langustia del porto in com parazione di cotanto navilio, e non (osservi ancora alla sua bocca tirate le catene. Ripensando in cambio ad un seno , come gi scrivea, detto S tagno, non pi che quaranta stadj lontano da Cartagine , vastissimo e di molto facile entrata, ove tntte le navi a loro bellagio apporterebbero, vi s diressero ed occuparonlo dopo il tramonto. II solo Calonimo con pochi altri fecesi di nascosto tradurre in M andracio, e presa terra diede il sacco a tutti i fondachi de mercatanti forestieri e carta ginesi ivi di stanza. IV. Il giorno seguente Belisario fe dismontare le truppe delle n a v i, e ordinato I esercito come se venir dovesse a giornata col nem ico, marci alla volta di Cartagine non libero da timore d un qualche agguato. E prima di mettervi il piede molto raccomand a cia scheduno la disciplina, mostrando loro i vantaggi per lei conseguiti di gi nell Africa; esortolli di pi ad os servare una irreprensibile condotta soprattutto nella c apitale, i cui abitatori, per lo innanzi ligi dell im perio, non giaceano che a lor malincorpo sotto la po tenza de Vandali , sofferendone ognora cattivissimi trattamenti ; il perch a torto e con vitupero oltraggercbbesi un popolo cui si promette libert e salvezza. Dopo le ammonizioni pass nella citt , non incontran

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GUERRE VANDALICHE

dovi nem ici, e salito nella reggia occupovvi il trono di Gilim ero; e qui appresentaronglisi i mercatanti di quella spiaggia per richiamarsi ad alta voce contro le sue g en ti, che avevanli saccheggiati nell* ultima notte. Il duce allora strnse con giuramento Calonimo, autore del commesso d e litto , a manifestare e rendere la pre da ; costui promiselo, ma quindi spergiuro diedesi alla fuga portando seco tutto il bottino. Non and gnari per che aggiunselo in Bizanzio il gastigo di sua perfdia, perduto avendo il senno in causa d un colpo apo-i pietico, e laceratosi per lo grave malore codenti la lin gua tra mille guai usc di vita ; la fine di lui non di tneno vuoi riferirsi ad un epoca pi lontana. C A P O XIX.
Origine delle voci delfico e p a ia n o adoperale per indicare it cenacolo e- V abitazione de romani imperatori. Belisario salvator di Cartagine. Scioglimento d un eninm a , compimenta d, visione.

I. Arrivata I ora del pranzo Belisario fece apprestare il suo desco laddove Gilimero sedeva a convito co rag* guardevolissimi personaggi de Vandali, il qual luogo in Bizanzio ed altrove tuttora chiamato dai Romani gre* cizzanti d e lfo , in grazia d un tripode collocato in an? tico nell imperiale cenacolo perch i coppieri vi pones sero i vasi entro cui mescevano al re. Al tripode poi venuto il nome dalla citt di D elfo, prima ad intro*

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3;3

darlo nei conviti. Ha similmente origine greca la vo ce palazzo con che indichiamo 1 abitazione dell im peratore , e narro il come. Pallante di greca schiatta costruitosi un elegantissimo abituro chiamolio dal nome suo palazzo ; trascorso di poi lungo tempo , l impera tore Augusto principi a nominare colla voce medesima la propria magnificentissima abitazione. II. Or dunque il duce banchett nel delfico insiern cogli altri capi dell esercito, e le imbandigioni simi gliarono all' intutto quelle di che erasi Gilimero cibato nel d precedente ; sin le persone stesse ministravano e mescevano ai commensali. Sembra pertanto che la fortuna si volesse dar gloria in tale occasione dun as soluto im perio, non lasciandone agli uomini parte al cuna , sopra le terrestre vicende. In questo giorno eziandio ella ringrand Belisario oltre tutti i celebratis simi capitani de tempi remoti \ imperciocch avendo i soldati romani la costumanza di entrare con grande tumulto nelle citt conquistate, fossersi anche non pi di cinquecento, egli riusc tuttavia conducendo un s forte esercito in Cartagine ad impedire ogni maniera d ingiuria e di confusione. Il commercio non fuvvi in terrotto un solo ista n te , ed in quel pubblico muta m ento di governo e di monarca vidersi, giusta il con sueto , i fondachi mai sempre aperti. Accord in se guito la sua protezione ai Vandali supplicanti nei tem p j, e rivolse il pensiero al rifacimento delle m u ra , s diroccate in pi luoghi da essere a chiunque libero il penetrarvi dentro (i) \ per la qual cosa opinavano i () Impadronitisi Gizerico, dice il Nostro negli Edifizj

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G U E R R E V A N D A L IC H E

Cartaginesi stessi che Gilimero non avesse voluto atten* dervi il nem ico, giudicando lavoro di non poca spesa e tempo il risarcirle. III. Avean poi i fanciulli di continuo in bocca no antico proverbio , ed era : Gamma tal fiata discaccer Beta e tal altra verr da Beta discacciato Gamma (>), del quale enimmatico scherzo ora lutti conoscono la giusta interpretazione , conciossiach , dapprima Gize rico spogli dell Africa Bonifacio , e quindi Gilimero e fu da Belisario spogliato; lenimma dunque o prove nisse da oracolo o da altra sorgente ebbe cos un per (lib . vi, cap. 4) e i Vandali dell Africa , formarono un rovi noso pensiero , degno veramente di que barbari eh essi erano.
Riputando costoro che meglio avrebbero assicuralo i loro fatti,

se i luoghi forti fossero spogliali di mura , onde i Romani , ricuperandoli, non trovassero in essi quel vantaggio , che na turalmente ne avrebbero potuto tr a r r e , immantinente le rove sciarono tutte quante; e questa pratica comune di quasi tu tti i b a rb a ri, di pensare prontamente a quanto pu essere perni* cioso ai R om ani, e di gagliardamente eseguirlo. Ma avendo risparmiate le mura di Cartagine e alcune altre , avevano poi per incuria lasciato che col tempo si guastassero. Per Giusti niano Augusto, senza che alcuno gliel suggerisse, anzi m entre tutti paventavano l impresa, e il solo Dio ispirandolo ed aiu tandolo, mandato in Africa con esercito Belisario ruppe Gili mero e la potenza de V andali , e molti di questi uccisi, ebbe prigionieri tutti gli a ltr i, siccome nella Storia delle G uerre io y > narrai ; e col non solo rifece tutte le fortificazioni distrutte , ma ne aggiunse' parecchie di nuove . V. inoltre il cap. 5 , 3 , di questo libro. (i) Ritengo la denominazione delle greche lettere corrispo-! denti alle italiane B. G.

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fetto scioglimento. Colf entrata deRomani in Cartagine avverossi pure un sogno fattosi da molti per lo innanzi, e sino allora pendente incerto ; tale il raccontavano : I Cartaginesi, pi che ad ogni altro Spirito beato, por tano venerazione a S. C ipriano, ed erettogli un bellis simo tempio presso del lid o , innanzi alle mura della c itt , quivi annualmente ragunansi a festeggiarlo, da lui nomando questo lor culto C ipriana, non altrimenti che la tempestosa fortuna da me test mentovata ( i ) , sconvolgendo ella bene spesso que mari nel tempo da gli Africani stabilito ad onorare il Protettor loro. Se non che i Vandali impadronitisi di questo tempio sotto l imperatore Onorio ( a ) , e cacciatine con molto vitu pero i cristiani sacerdoti diederne la custodia a ministri ariani. Al quale oltraggio pubblica credenza che Cipriano apparso in sogno a que divoti, confortasseli a viver di buon animo dacch avrebbe fatto egli stesso a miglior tempo le sue vendette. Divoratasi la visione gli Africani erano sempre attendendone il compimento, ma non giungevano in modo alcuno a pronosticare come ci avverrebbe. Approdate per in Africa le navi rom ane alla vigilia dell onomastico del S a n to , e per venuta in Cartagine la nuova della rotta di Ammata a Decimo , i ministri aria n i, che avevano gi addob bato il tempio con apparati preziosissimi e disposte le altre suppellettili per solennizzarne con grande pom pa la festa , provvidero fuggeudo alla salvezza loro j
(i) V. cap. 18 , 3 . (^) Onorico. (Cous.)

376

guerre

V a n h a l ic h e

tornativi in allora gli antichi sacerdoti, ed illumiiiatold danno principio alte sacre funzioni. Di questo triodo werossi il sogno. C A P O XX.
Saggio consiglio du Vandalo. Crudelt di Gizerico p u n iti
ne suoi discendenti.

I. I mali sofferti ricordarono i Vandali fan proJ Verbio antico: Non vervi, cio, bene comunque grande. Cui luomo non pssa sperare di aggiugnere, n s fer mo e stabile da non potergli sfuggire ; e qui esporr it fcbme e il quando esso ebbe origine. All Uscir di tal gente per soverchia fame dalle ptrie terr vollero pa recchi , non persuasi di teder dietro a Gogidisco, rima nervi , lusingandosi rettamente che avrebbero quivi $ ridotti a minor n uniero, pi comoda vita. Questi di poi temendo non gli emigrati in Africa fossero di l col Volgete degli anni cacciati, o dall amor patrio indotti a tornate tiell antico paese, inviarono ambasciadori a Gi zerico , i quali dovevano a nome de suoi connazionali, seco lui congratularsi delle riportate vittorie, e pregarlo, ad un ora che si spogliasse della sovranit di quel loro suolo, addivenutogli inutile dopo i tanti africani trofei; ed eglino c o s , liberi dalla tema di vedersene contra stato il possesso dagli antichi abitatori, cimenterebbero di buon grado per la sua difesa lor vite. Gizerico ed i Vandali non avendo che obbiettare all inchiesta erano per aderirvi, quando un vecchio tenuto in molta con

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siderazione merc de suoi prudentissimi consigli vi fece contro, dichiarando incette tutte le umane cose, n aver* vene pur una ferma e nou soggetta a sconvolgimento. Gizerico il commend, e mutatosi di parere diede su* bito commiato all ambasceria. Ma i Vandali tutti bef favano s grandi cautele, trattandosi di vicende appa rentemente lontanissime ; dopo gli ultimi eventi per Conobbero il senno e la convenevolezza di quel proce dere , e fu mestieri eh eglino stessi confessassero la ve* rit delludita sentenza. Nulla poi sappiamo de Vandali restati nelle terre loro ; forse e vennero dispersi dalle nazioni vicine, o mescolaronsi con esse. II. I vinti di necessit continuarono a dimorare in A frica, non avendo pi navi su cui restituirsi all ab bandonato suolo; e ben quivi scontar dovevano la pena delle scelleraggini commesse in molti luoghi, ma soprat tutto nell isola di Zacinto contro i Romani. Conciossiach Gizerico tal fia ta , scorrendo il Peloponneso, datosi ad espugnare Tenaro ne fu con grave perdita ributtato indietro ; divampante allora di sdegno si ri* volse contro quellisola, e messavi in terra la soldatesca pass a fl di spada chiunque paravaglisi innanzi, n pago ancora men prigionieri seco , partendone, cin quecento dei pi illustri cittadini, e fattosi poscia nel mez zo dellAdriatico ordin che venissero spenti senza ecce* aione, e gittati nelle onde ; ma 1 epoca di tal eccidio i anteriore a quella di che ora trattiamo.

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GUERRE VANDALICHE

CAPO

XXI.

Taglia d i Gilimero sopra le teste de romani soldati. Va lore di Diogene. Mura d i Cartagine ristaurate da Be lisario.

I. Gilimero, seqdo Belisario padrone dell Africa, tir i costei villani dalla sua , e col danaro e co bei modi persuaseli ad ammazzare tutti i romani soldati a cui s'avvenissero, promettendo un aureo di guiderdone per ogni testa che fossegli presentata. E quelli accopparono molti dell imperiale esercito , non per guerrieri, ma bagaglioni ,e saccardi, tendendo loro insidie mentre che vedevanli sbandati ne' villaggi d intorno a raccorne p re d a , e portandone i capi spiccati dall' imbusto al Vandalo ricevevano la promessa m ercede, tenendo co stui gli uccisi veri soldati e non gi servi di truppa. II. F ra questo mezzo Diogene, lancia a cavallo di Belisario, fe azione meritevole di ricordanza. Egli man dato con ventidue cavalieri pavesai ad esplorare il ne mico arriv in tal villaggio posto a due giornate di cammino dalla capitale \ i terrazzani lo seppero, n cre dendosi ben forti per assalirli di per se , rendonne av vertito Gilim ero, il quale subito vi spedisce trecento scelti cavalieri, perch venissero arrestati e condotti al suo campo vivi. E per sorprendente come riuscisse colui alla testa di soli ventidue pavesai a torsi dimpac cio in virt del seguente artifizio. I Romani raccoltisi in certa casa vi passavan dormendo le ore notturne

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entro una camera nel piano superire, cd in piena sicurzza , credendo il nemico ben lunge ; ma questo arrivato col nuovo d e prima dell aurora nel villag gio , non opin impresa certa il gittare a terra 1 uscio dell abitazion loro per so rp re n d e te li, paventando non venuti alle mani in tanta oscurit esi trucidassero a vicenda, piuttosto che menar colpi contro l assalito, il quale avrebbe cos agio e tempo di campare la vita ; rimestavano per tai cose per ascondere la dotta loro di azzuffarsi co n o s tri, potendo per lo contrario assai bene, muniti di fiaccole, impossessarsi duomini lontani da ogni sospetto e, che peggio si , inermi, anzi n u d i, stesi in terra,'e d in profondissimo sonno avvolti; stabi lito adunque di/circondare unicamente 1 abitazione at tendono col numero maggiore a guardarne le porte. Se non che uno de7 Romani svegliatosi come per fatto rum ore, sente i Vandali a bucinare tra loro ed un mo vere d armi ; n sapendo congetturare che mai ci fosse desta alcuni compagni e piglia a ragionarne insic-< me. In questa il duce stesso accortosi dell agguato ordina a suoi di vestire chetamente le vesti, d ar marsi , di scendere nella corte e d imbrigliare i ca valli; saltati quindi pian piano in sella per non dare il menomo indizio al nem ico, soffermaronsi in bella or dinanza nell androne, e spalancatone di poi luscio all improvviso tutti di gran impeto ne balzano fuori. I Vandali correndo lor sopra con quante forze hanno li combattono, ma sempre indarno; imperciocch i Romani cogli scudi riparavansi dalle frecce, e ributtavano a gara colle aste gli assalitori. Di tal guisa Diogene perduti

38o

GUERRE VANDALICHE

soli due cavalieri si sottrasse al nemico ; e tuttavia non ne usc senza sangue avendo riportato una ferita nella mano sinistra, che glimped larticolazione del dito mi gnolo , e tre nel collo e volto, per le quali non guari dopo venne a morte. III. Belisario p o i, come accennavamo prima d* o r a , rivolto ogni suo pensiero al restauramento delle mura vi spese molto danaro cogli operai; scavatovi inoltre al di fuori un grandissimo fosso ) lo mun di palancato e di fitti cancelli, portando a termine tutto il lavoro in cos breve tempo da farne le meraviglie persino gli abi tatori. Gilimero stesso quando fu condotto prigioniero in Cartagine approv d assai quell opera , e non pot a meno di condannare la sua trascuratezza, ripetendo apertamente da lei tutte le sofferte sciagure. C A P O XXII.
Lettera d i Zatone al fratello Gilimero intercetta dal vincilore. Avvenimento singolare.

I. Il gi da me/ricordato Zazone (i) fratello di Gili mero sgarate coll armata di mare le acque della Sarde gna fece scala in C arali, ed avuta subito la citt uc cise il tiranno Goda e tutti i contrarj al vandalico reggi mento; quindi alludire le navi di Giustiniano apportate nell A frica, senza per conoscerne gli ottenuti van taggi , scrisse in questi termini al fratello : S a p p i, o
(i) Tza zone. (Cous.)

LIBRO PRIMO

3i

re dei Vandali e degli A lani, che il tiranno Goda usc di vita per le mie m an i, e lisola da te un altra fiata dipende ; puoi cos festeggiarne la vittoria. P er j > rispetto ai nemici che baldanzosi misero il piede sulle africane t e r r e , abbi per certo che attendeli non v, miglior sorte di coloro, i quali impugnarono le armi contro i nostri antenati . I messi fuori d ogni so spetto di rincontrare s grandi cambiamenti, ritraggonsi nel porto di C artagine, dove sono imprigionati dalle guardie romane; venuti, di poi alla presenza di Belisario cedongli la scritta, e lo informano compiutamente delle cose avvenute in Sardegna. Trasecolarono per al ve? dere un s repentino variar di fortuna, sebbene fosse loro sparagnata ogni molestia dalla generosit del ro* mano duce, l i. Ad un epoca non molto diversa uopo rap portare altro che di simile : Gilimero poco innanzi che le navi romane giugnessero nell Africa mand in Ispagna Gotteo e Fuscia ambasciadori per indurre Teudi re deVisigoti a strigner lega coi Vandali. Eglino trapassato Gadi e il mare d Ercole (i) vanno al re dimorante in una cittadetta sul lido ; il q u a le , fattili cortesemente suoi ospiti, tra il convito domandolli in prima come andasse la hisogna di Gilimero e de Van dali ( imperciocch, indugiando i legali per via , un ba stimento mercantile salpato da Cartagine il d stesso eh eranvi entrati i R om ani, e da vento propizio spin to in poc ora nella penisola, aveagli dato avvisq di
(i) Stretto di G ibilterra

38a

GUERRE VANDALICHE

tutte le costoro vittorie ; riportandone la proibizione di narrarle altrui se non se quando fossero capitate nuove genti a confermarne la verit ) ? e quelli risposero ! ottimamente. Il monarca vuol quindi sapere lo scopo della mandala taro ; ed essi diconsi col per ma nifestargli la brama dei Vandali di averlo a confederato. Teudi allora esortolli a raggiugnere i lidi africani ove attendevanli grandi avvenimenti. Se non che gli amba sciadori attribuendo cotali parole ai vapori di quegenerosi vini, serbarono , tac e n d o , a miglior tempo la do manda. Nel prossimo giorno adunque venutigli altra fiata innanzi pregaronlo di consentire alla lega , e n1 ebbero l1 egual risposta. 11 perch datisi a temere qualche sini stro nelPAfrica, non per in C artagiue, ver lei spiega rono le vele ; ma non pi dei primi felici all afferrarvi sono presi dalle truppe rom ane, e condotti a Belisario appalesatigli tutte le cose loro : neppur questi del ri manente , per 1 umanit del capitano, soggiacquero a triste conseguenze. Tali cose accaddero nou altrimenti che noi abbiamo scritto. Cirillo p o i, mandato da Giustiniano come diceva nella Sardegna (i), avendo inteso prima d apportarvi la trista fine di G o d a , volse incontanente te prore verso Cartagine dove, spettatore della vittoria de Romaui , arrestossi. F u spedito inoltre Salmone a Giustiniano per annunziargli il felice principio di questa guerra.
(i) y . cap. l i , i di questo libro.

LIBRO PRIMO

383

CAPO

X X III.

I F ondali radunati a parlamento da Gilimero. Belisario manda ai capi de M aurusii i segni delFautoril regale. Risposta di Gilimero a Zazone. Sbigottimento grandis simo de Fondali.

I. Riparatosi Gilimero nel campo di B u i a , distante q u attro giornale da Cartagine e non gran fatto dal num idieo s u o lo , v anim tutti i Vandali e qualche am ico , se p u r ne avea, tra M aurusii, a prendere le sue vendette. II. Pochissimi di loro in r e a l t , ed al tutto liberi e senza c a p i , eransi collegati seco l u i , conciossiach quanti signoreggiavano la M a u rita n ia , la Numidia e la Bizacene tanti si dichiararono con ambasceria spedita a Belisario servi di G iu stin ian o , e pronti a rimanergli sempre del miglior animo uniti. E fino taluni di essi inviarongli da lor posta i figliuoli in ista tic o , e vollero dalle mani sue o tte n e re , secondo l antica le g g e , i distintivi della reale dignit; la qual legge vietava obbedienza a nemici de Romani, e cui dallim peratore n o n siensi conferiti i segni del poter supremo ; vo dire unq scettro d1 argento colla im pugnatura d o r a t a , u n cap pello d argento che solo copriva parte del c a p o , fog giato a guisa di corona e con argentee frange pen denti all in to rn o ; u n a bianca v e ste , una casacca tessalica con fermaglio d o r o , e gli arbili ( specie di schi nieri ) dorati. II duce secondolli p ie n a m e n te , ed oltre

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GUERRE VANDALICHE

alle prefate cose don a ciascheduno molto danaro. Il perch sebbene guardassersi dallo strigner lega cogli im periali , non vollero tampoco seguire le parti de Van dali , ma neutrali e pacifici aspettavano di. vedere i fa voriti dalla fortuna in quella guerra. Cosi furcnua 1? geste de Romani. III. Gilimero perduta Cartagine sped tosto una let tera in Sardegna al fratello Zazone col mezzo d un V andalo, il quale ito alla spiaggia s1 imbatt per ven tura in uu bastimento mercantile che levava 1 a n c o ra , e montatovi sopra giunse nel porto di C a ra ti, dove sceso a terra consegn la scritta del tenore seguente : Non G o d a , ma lo sdegno del Nume ne ha tolto la Sardegna. Qui dopo la partenza tua e di tutti gli al tri valentissimi guerrieri il potere e le ricchezze di - Gizerico andarono ad un tratto col peggio, di guisa che direbbesi averci tu abbandonato non per ritogliete l isola al ribelle, ma per tornare il possesso di ta tta 1 Africa a Giustiniano, potendosi ora dagli avveni menti argomentare quali fossero dapprima i voleri del fato. Assaliti pertanto da Belisario con piccolissimo esercito, e venuto al tutto meno il consueto animo de Vandali ci vedemmo pure totalmente in odio alla fortuna ; merc di che in colpa della poltroneria e vilt dei nostri morironq Ammata e Gibamondo ; ca7> valli inoltre, navi e l1 Africa intiera, non eccettuata Cartagine stessa, caddero in mano de nemici, i quali ora padroni dei figli, delle mogli e d ogni nostro avere godonsi t con tranquillit il premio delle fati a che e del coraggio loro. 4 noi rimane il solo campo

LIBRO i>RIHO

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; di Buia, e J a speranza riposta nel vfilor tuo ; messo i> quindi iti non cale, ogni pensiero di rafforzarci nella signoria di cteit isola e: de? suoi dintorni, dllistaute qui vola con l arm ta di mare r non essendovi st*t tezia m&ggiore .del 'tener conto di piccolissime.cose allorch la somma lot*o giace in grvissimo pericolo. Gos -, da quine in poi combattendo insieme, conico l'assalitore, o ricupereremo il perduto, o tneglio. com porterem o, alla pi trista, uniti le vicende cui piace al Nume serbarci . IV. Pervenuto il foglio a Zazone, e letto da lui ai Vandali abbandonaronsi tutti alla malinconia ed al pianto, in ascoso per e tra s , per non dare agli isolani sentore delle sciagure loro; salgon di poi le navi senza indugiare in apprestamenti, e messo alla vela con tutta I armala arrivano il terzo d alla spiaggia africana laddove i Numidi spartonsi dai Maurusii. Da qui pede stri arrivati al campo di Buia suniscono allesercito con si grave cordoglio da ambe le p a rti, cbe avrebbero de stato piet negli animi stessi de nemici. Imperocch i due fratelli gettatesi al primo scontro le braccia al collo ( quasi presaghi, che fossero insieme allora per ] ultima volta ) ammutolirono , e tra que teneri abbrac ciar! caddero in amarissimo pianto. Coll egual affetto eziandio ognuno de Vandali sotto Gilimero salutava i compagni rivenuti dalla Sardegna, n vi fu moto o voce sinch e non riebbersi un poco da quel pe noso travaglio. Negli uni e negli altri poi il gravissimo cordoglio de mali presenti avea rendulo gli spirili inP r o co pio j to n i, I . a5

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GUERRE VANDALICHE LIB RO PRIM O

capaci d'ogni pensiero ; quindi che non iVandafi d Africa richiedevano i tornati compagni delle rittorie Contro G oda, non questi i rimasi col delle sconfitte avute, pur troppo informatine dal laogo e dalla tristis sima condizione in cui miravauli; cosicch non osa vano tampoco far motto delle proprie mogli e de1 fi gliuoli, tenendone certa la morft o la prigionia presso de Romani : tale passarono questi, avvenimenti.

ISTORIA DELLE GUERRE


CONTRO

I VANDALI

LIBRO SECONDO

CAPQ

PRIMO

Corrispondenza di Gilimero in Cartagine. Aringa di Belisario.

I . G t il im e r o allorch ebbe raccolto tatti i Vandali mosse collesercito alla volta di Cartagine; ed appressatovisi guast un bellissimo acquedotto che fornivaia d acq u a, e pose il campo : ma qualche tempo dopo levollo per retrocedere, non comparendo nemico a ten tare la sorte delle a rm i, e nel furai indietro commie alla soldatesca la custodia delle sole v ie , nulla occu-

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GUERRE VANDALICHE

pandosi de castelletti, cme provvedimento sufficienlissimo a ricuperare la capitale. Viet di pi all eser cito ogni bottino o danno per le campagne , conside randole tuttora sua propriet, mai sempre nella spe* ranza di un prossimo tradimento dal lato s dei Ro mani cbe dei Cartaginesi favoreggiatori della setta aria na. Mand similmente ai capi degli Unni pregandoli di aiuto , e promettendo loro molti e generosi guider doni ove soccorranlo, e questi niente affezionati ai Ro mani sendovi a malincorpo in lega ( trascinati, e di cevano , a Bizanzio un giuramento di Pietro e da lui stesso poco dppo violato ) consentirono occulta mente alla inchiesta , obbligandosi venuti a giornata di voltare le armi nel fervor della mischia contro 1 eser cito imperiale ; se non che Belisario, consapevole gi da gran tempo di siffatte mene per le confessioni dei disertori, non giudic opportuno di attaccare s presto i nemici, e tutto consacrassi a compiere il principiato la voro delle mura. Fece poscia sopra un colle morir di laccio un Cartaginese , nomato L a u ro , convinto di tradigione , al quale esempio se aveanvi altri macchinatori di novit, furono tutti persuasi dal timore a cangiar sentenza. Co doni eziandio e avendoli spesso com mensali indusse i Massageti, pigri e lenti a parer , suo in quella guerra, a dichiarargli candidamente se atten dessero premj da Gilimero, in grazia de quali adope ravano con trascuratezza seco. E quelli risposero nulla -sperare dal .Vandalo, ma cader loro il coraggio paven tando non vinto costui abbiano da vedersi negato il permesso di ripatriare, costretti a durar la vita e morir

LIBRO SECONDO

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rielPAfrica, e sino esclusi dal partecipare alla preda. Ma il duce, confortatili a far buon animo, sagramenl loro che se col soccorso del Nume riuscisse a soggio gare intieramente i Vandali, subito everrebbero riman dati nelle proprie regioni carichi di nemiche*spoglie; e cos da quinci in poi ebbeli pi valorosi ed attivi. Mi rando in seguito ristabilite le mura e pronta ogui cosa per venire alle m an i, ordin cbe i trombettieri sonas sero a raccolta , volendo inanimire di questo modo le truppe : l i. Non s o , o guerrieri, trovar motivo di esorta si zioni prima:di condurvi in campo, stato essendo io medesimo or ora testimonio della vostra prodezza,1 ' merc c u i, vinti i nemici, abbiamo ricuperato e Carx tagine e I Africa tutta ; dopo di che superfluo addi verrebbe con voi ogni incoraggiamento di parole, non parendomi verisimile che truppe una fiata vittoriose perdano all istante la valentia degli animi loro. Tutx tavolta non sar fuor di proposito il rammentarvi cbe x se vi mostrerete que dessi, i quali test combatterox n o , porrete, a fe di D io , termine ad ogni vandalica x speranza , alle vostre fatiche ed alla presente guerra. Questultimo cimento adunque che vi promette riposo x e pace, e vi rinfranca da ogni tema sul conto de iex mici, chiede grandissimo coraggio da voi, essendo tra x le armi il solo valore peso e misura, non gi lainolx titudine de combattenti o la sterminatezza de corpi x loro. A rendervi poi fortissimi nella mischia pi che idoneo mzzo il non perdere mai di vista la vergo gna d una sconfitta; e per verit come rinvenire ob-

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GUERRE VANDALICHE

brobrio ugnale a quello cbe uomini generosi appar scatto di s stessi minori non adoperando secondo it cuor loro? e massime quando i nemici e per la inccr terza degli avvenimenti, e per la memoria de1tolle* rati disastri essere debbano meno audaci di quanto appalesaronsi nelle passate battaglie: imperciocch al n mirare la fortuna contraria inviliscono gli animi abr > bandonati da l e i, e tanto basta ad appianare la via della servit. E mestieri altres aggiugnere che n:olivi x ben pi gravi deprecedenti armatici ora le destre; e il vero, se per ventura la prima giornata campale non fosse riuscita conforme ai nostri voti ne avremmo a tutta somma riportato 1 unico male duna fallita con quista, mentre cbe adesso impugnatilo il ferro per x conservare il nostro; quanto pi lieve calamit n adunque il nn fare nuori acquisti che non il perdere i gi fatti, di tanto maggior importanza de' trascorsi estimar dobbiamo l imminente aringo. Che se 1 a spettazione della vittoria forte stimolo a pugnar da p red ic h i pu mai avvantaggiarci in essa, protetti dal favore del N om e, ed in istato di schierare l esercito intiero ? Laonde se privi di fanti mettemmo in rotta il nemico, vie meglio ne trionferemo o r a , fanti e ca9 9 valli insieme. Non vi lasciate pertanto sfuggire la opx porttmit di terminare la guerra sinch sta in voi il x farlo, n vogliate indugiare, memori cbe la fortuna trascurata una volta prontamente abbandona per x sem pre, cbe disdegna lo stesso Nume ogni neglix genza nel trarre profitto de benefici! suoi. Quanto in x fine non andrebbe errato chi supponesse ora il Va*

LIBRO SECONDO

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* n n

dalo pieno di straordinario coraggio per liberare dalle nostre mani la prole, le d o n n e , e gli altri suoi averi! affievolendo in iscambio la gravezza e lacerbit del dolore assaissimo il corpo, e rendendo le menti incapaci di qualunque ardito pensiero. Queste - mie parole sienyj ognora nell anim o, e disponetevi a me* ritare con valorose azioni quella gloria che attendevi da voi con diritto e la patria ed il nome vostro . CAPO II.

Truppe di Belisario, in marcia. Presagio ed Romani dell vittoria. Aringhe di Gilimero e d i Zazene.

I. Belisario dopo 1 aringa fece in quel d medesimo partire tutta la cavalleria, men cinquecento, e diede all armeno Giovanni i pavesai ed il segno, chiamato dai Romani iandof ingiugnendogli di badaluccare quan do n e avesse la opportunit ; e col nuovo giorno tenne lor dietro menando seco il nerbo de fanti ed i cinque cento cavalieri. I Massageti intanto avevano diliberato in consiglio, per serbare apparentemente lor fede ai Romani ed a Vandali, di non voltar mantello che al riportarsi dai primi qualche vantaggio, frmi nel pro posito di seguire la parte ver cui propenderebbe la vit toria. L oste romana trovati, marciando, i Vandali in Tricamaro (1), iunge cenquaranta stadj da Cartagine , piantovvi il campo dappresso.
(1) Luogo di sconosciuta situaeione giu*t* FOrrdia.

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II. Qui Avanzatasi di mlto la notte apparvero le punte delle romane lance attorniate da fuoco, in guisa che il ferro sembravane candente. Pochi per verit mi rarono il prodigi, e questi furonne assai intimoriti nim sapendo interpetrarlo ; mostratosi per dopo lungo tempo in Italia, fu subito ritenuto presagio della vit toria. III. Nel d vegnente Gilimero comand che si tras portassero i fanciulli, le donne ed ogni altra suppellet tile in mezzo del cam po, e quindi chiamate parla mento le truppe comiuci : Non solo gloria ed impe li rio , o Vandali, oggi concorrono ad armare il nostro braccio, di maniera che vinti siane dato almeno di rimanere sotto i patrii te tti, godendovi le proprie cose ed accomodandoci nel resta alla fortuna ; ma tali angustie ne premono che disperata la vittoria o lasceremo , estinti, il nemico padrone de figli, delle Mogli, d ogni nostro bene , e fin di tutta questa re gione, o incontreremo vivendo cordoglio anche mag li gior, costretti a vedere colle nostre luci medesime il compimento di si inudite sciggure. Se giugneremo * > in cambio a conquidere i ferocissimi Romani potremo lusingarci di condurre pacifica, onorata e ben corno da vita, e di testare alle nostre famiglie una perpetua felicit ; renderemo di pi il vandalico nome illustre ed il perduto trono alla nazione, cui oggi sovrasta danno gravissimo sopra quanti de tempi andati vo lessi qui ricordare, e per istornarlo appunto da lei ora n o i, soli depositarj delle sue speranze, tentiamo n la sorte delle armi. Laonde a conseguire il bramato

LIBRO SECONDO

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scopo ciascun di voi spogli U suo animo d ogni effe* minatezza, ed anteponga nel difendere la persona il mo* j> rir generosamente ad una turpe disfatta, non avendovi pericolo idoneo a sgomentare colui che abborre lin famia. Innanzi tutto per sgomberate le menti di qua* lunque rimembranza dellultimo combattimento, dove andammo col peggio non per vostra infingardaggine ma per malignit della fortuna, mai ferma nelle urna* * ne vicende , anzi inconstantissima ognora. Dir pure a nostra gloria che nel valore superiamo di molto il nemico , e che di numero siamo ben dieci tanti ; ma quello che in ispecie deve renderci maggiori di noi stessi lo splendore degli antenati nostri e la sovra nit da quelli di generazione in generazione perve nutaci, delle quali cose turpe sarebbe il rimaner privi col tralignare dalla virt loro. Tacer inoltre le lamentazioni delle nostre mogli e le lagrime della prole, al cui aspetto quasi disanimato senlomi ve nir meno la parola. Solo e per ultimo vi ricorder che vana ogni nostra lusinga di riabbracciare questi oggetti a noi carissimi se non torniamo co trofei della vittoria. Pugnate adunque, o Vandali, solleci tandovi tante e s gravi cagioni, da forti, e guardatevi dall apporre inonorata macchia alla prosapia ed al nome di Gizerico . Gilimero poscia comand a Zazoue di parlameutare separatamente i Vandali tornati dalla Sardegna; e questi appartatosi alquanto aringolli nel modo qui appresso : Egli certo a non dubitarne, o commilitoni, che * i Vandali tutti debbonsi mostrare prodissimi nella

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ventura lolla per le cose qui ricordale dal re nostro; a Voi per sopra gli altri si converr il non compa rire traiiguati dal vostro primo valore, siccome co loro che trionfando nell ultimo certame sul princi pato della Sardegna lo ritornaste nel vandalico re gno ; ansi v d uopo battagliare con animo assai maggiore sovrastando ora gravissima sciagura a tutta la nostra repubblica, dacch quanto pi grande la caua del combattimento tanto vuoisi far pruova di sublime coraggio dai combattenti. E di vero se il fato avessevi morto pugnando per P isola, prezzo de vostri giorni sarebbe stata la signoria d un sol luogo ; ma con quanto pi ardire non dovete oggi ci mentarli per la somma del regno? essendo che ne cessitati a guerreggiare in causa di lei non v ha pi mezzo di perdere onoratamente la battaglia se noa se perdendo con essa la vita. Operando inoltre da prodi a voi soli ascriverete la vittoria test riportata sili tiranno Goda , impigrendovi al contrario ne ce derete ogni diritto alla fortuna. Havvi ben anche un nuovo motivo perch nel prossimo certame dob biate essere pi ardimentosi degli altri V andali, ed eh eglino vittime gi di avversa sorte rimangousi ti midi e inerti, quando che voi salvi ed esultanti an cora del trionfo nulla sapreste addurre per sottrarvi dallincontrare pi virilmente il pericolo. E qui viene a proposito l aggiugnere che abbandonando il campo vincitori potrete attribuirvi la maggior gloria di que sta giornata ; anzi verrete celebrati da tutti come la pi ferma difesa della nostra g en te, non seni-

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brando verisimile cbe i debellati una volta sien quia* di protetti da migliore fortuna. Pieni' adunque la mente di s nobili pensieri datevi prima di tutto ad implorare P assistenza del N um e, esortate poscia le mogli e la prole meste e lagrimanti a starsi di buon n animo, e fattivi confortatori degli altri Vandali uscite seco loro da valorosi a campo . C A P O IH.
Ordinanze degli eserciti. Disfatta de Vandali. Fuga di Oilimero.

I. Gilimero e Zazone aringato cbe ebbero le truppe conduconle sull ora dei pranzo contro i Romani per niente apparecchiati a riceverli i e tutti solleciti dellapprestare il cibo ; venuti presso le ripe d un fiume (con* tinuo s, ma piccolo in guisa che i terrazzani non ripu tandolo degno di nome speciale chiaraanlo, con quello generico, Rivo) fanuo alto, e mettonsi in battaglia. Il ne mico pur esso nella opposta sponda corre a schierarsi formando il corno sinistro colle truppe di M artino, di Valeriano, Cipriano, Alila, Marcello e de confederati; il destro con quelle di P appo, B arbato, Aigan e colla rimanente cavalleria , ed il centro co' soldati di Giovan ni , co1 pavesai, con l insegna e l lance a cavallo di Belisario, il quale seguiva!! accompagnato da suoi cin quecento cavalieri ; dietro a questi eranvi in battaglia tutti i fanti. L ordinanza degli Unni occupava separato luogo, ed i Massageti, elie dapprincipio pochissimo

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parteciparono alle imprese rom ane, entro s ruminan do le gi narrate cose, ion furono ora attelati in cam po ; cos I esercito imperiale. T ra Vandali i cliiliarchi presiedevano ai c o rn i, ciascheduno alla testa delle sue truppe-, e nel centro vedevi Zazone fratello di Gilimer o , e dopo lui i Maurusii. Lo stesso Gilimero scorren do per ogni dove a cavallo animava ora questi or quelli a combattere da prodi; fece di pi comando alle truppe che non adoperassero uell imminente pugna n aste n arma comunque, dovendosi tutti valere delle sole spade. II. Mentre che i due eserciti indugiano sotto le anni nessuno volendo cominciar la battaglia , Giovanni ordi nato da Belisario travalica il fiume con pochi scelti, e primo si gitta in mezzo ai nemici; Zazone lo arresta, il com batte, e fattogli dar volta lo incalza ; i fuggenti ri parano all1 esercito , ed i Vandali persecutori temono oltrepassare quelle acque. Belisario di nuovo impone a Giovanni di assalire Zazone con maggior copia di pa vesai ; va il1duce ma costretto voltargli una seconda volta le spalle. Non di manco riviene al terzo cimento con ben tutte le lance ed i pavesai del capitano, con la costui insegna e con ischiamazzo e rumore grandis simi. I barbari coraggiosamente resistono qualche tem po con le spade loro , e dura la zuffa ostinata ed in certa sinch non mordono il suolo molti de pi forti e valenti tra essi, ai quali presto tien dietro lo stesso Zazone fratello di Gilimero. Avanza allora ad un tratto 1 intiero esercito romano e spignendosi con ardore, varcato il fiume, a quella parte mettevi in apertissima rotta le tru p p e, che fuggendo trascinan prontamente

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seco il nerbo loro. 1 Massageti al dichiararsi della vit toria , giusta il premeditato disegno , unisconsi ai vin citori per incalzare di compagnia i vinti; fu p er breve la faccenda, conciossiacb i Vandali raggiunte le pr* prie trincee rimaservi tranquilli, ed i Romani eredendo arduo cimento lo sbrancarli di l, spogliati i morti ric chi d o ro , tornarono agli steccati. Somm la costoro perdita in tutta quella giornata men di cinquanta guer rie ri, ed al nemico mancaronne ottocento. . III. Belisario medesimo al calar delle tenebre marci coti tutta la fanteria verso gli steccati de V andali, e Gilimero vedutolo approssimarsi con s grande caterva, montato di nascoso in arcione, senz articolar parola o comando pigli fuggendo col parentado e con pochis simi servi la via della Nomidia. 11 fatto rimase qualche tempo occulto alle truppe gi piene di costernazione e spavento, ma quindi appalesatosi e comparso di con tro il nemico, gli uomini vanno a rumore, strepitano le donne , urlano i fanciulli, e trascinando tutti le sup pellettili ed i preziosi ornamenti seco, abbandonansi a gara e senz onta veruna, per dove hanno il destro , alla fuga. In questo mezzo i Romani penetrati nel cam po vandalico spoglio di gente predanvi il danaro ed ogni altra ricchezza ; seguendo poscia le tracce de fuggitivi sino al nuovo giorno quanti ne rincontrano di et vi rile danno a morte, e menan seco prigionieri i deboli per et 'e sesso. Tanto poi fu il contante ritrovatovi, che, mai non ebbevene copia eguale in li^ogo alcuno, imperciocch i Vandali unitamente ad altri oggetti preziosi, avevano trasportato col il bottina raccolto

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nelle molte scorrerie per lunga serie d anni sulle imperiati terre ; oltre di cbe assai pur ne ritraevano da quella doviziosissima regione senza mandarne al di fuori per sovvenire ai loro bisogni, ricchi d ogni maniera di vittuaglia entro i propri confini; cos quanto e avevano accumulato pel corso di novantacinqae a n n i, loro di mora in Africa, tutto cadde in un sol momento nelle mani del vincitore. Questa giornata campale, il macello de1 fuggitivi ^d il sacco delle trin c ee , avvennero tre mesi dopo lentrata de Roirtani in Cartagine, segnando la met sua dicembre. CAPO
r Belisario sgrida le truppe di soverchio sbandatesi nel preda re. Gilimero incoltalo da Giovanni. Costui morte per la imprudenza d i Uliare. E sepolcro dotato <f an nua rendita. I l re vandalo campa la vita sul monte Papua. Faras lo assedia. I l romano duce ne prende i tesori

IV.

I. Belisario visto al suo tornare tutto lesercito sban dato e privo d ogni disciplina molto crucciossi paven tando non il nemico , raccozzatosi tra la n o tte , sorprendesselo insidiosamente e con grave danno ; ed il vero se costui recato avesse comunque ad effetto la bi sogna nessun Romano sarebbe , a mio avviso , andato esente da pericolo. Imperciocch i soldati, poverissimi di lor condizione, avvenutisi a tante ricchezze su cui porre liberamente le m a n i, ed a s pregiati e ornatis simi corpi non seppero affatto moderare la sua cupi-

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ligia , n reprimere la sete di qnel grande e presente bene, ma abbandonaronsi per modo alla licenza, al disordine ed all* avarizia, cbe mirava ciascuno ad im padronirsi di tu tto , e tutto volea sfcco portare nella citt; n li vedevi procedere in grosse frotte, n va gare pe soli aperti luoghi, ma spartatamente correre ad uno ad uno, appaiati al pi, ovunque traesse}! speranza di bottino, ed esporsi a manifesto rischio di agguati inarpicando su pe diroccati burroni, ed internandosi nelle foreste e spelonche. Nulla pi sopr essi valeva il timore del nemico , o il rispetto dovuto al condottiero, tutto era vano, ed un menomo indizio di spoglie o pre da , ovunque ci fosse, induceali spensieratissimi e furi bondi a pigliar di botto quella via. Delisario osservando il gravissimo disordine oltremodo angustiavasi, e mac chinava entro s come potesse ripararvi prontamente : laonde ai primi albori del nuovo giorno asceso un colle vicin del sentiero e chiamatevi le truppe fe lo ro , non eccettuatine i capi, un grande ribuffo, dop di cbe que sti ultimi, ed !n ispecie i suoi famigliali, mandati all istante i prigioni col bottino a Cartagine, stettergli sem pre dintorno per obbedirne i comandamenti. II. Belisario poscia comand a Giovanni di perse guire d e notte con dugento cavalieri Gilimero, sinch avesselo nelle mani vivente o morto. Commise inoltre a! governatori di Cartagine ehe tutti i Vandali rifuggitisi netempj supplichevoli venissero chiamati fuori sopra la fede, privati delle arra! per togliere loro ogni mezzo di nuocere, e rassicurati di vivere senza tema veruna tra cittadini, attendendo la sua venuta. Diede simil

4oo

GUERRE VANDALICHE

mente parola a quanti e ne rinvenne per la via quieti tranquilli che non avrebbeli punto molestati ; ed .abbat tendosi in altri con armi indosso ne li spogli e feceli condurre sotto custodia nella capitale. Di poi vedendo procedere a maraviglia le cose deliber compiere egli stesso con tutto 1 esercito e prontissimamente lo ster minio denemici. Giovanni tratlapto dopo cinque giorni e cinque notti di cammino erasi accostato al V andalo, ed avrebbelo. col nuovo d assalito se un repentino ac cidente'non vi si fosse intrapposto. III. Aveavi nelle sue truppe . un Uliare lancia a ca vallo di Belisario , personaggio veramente d animo in signe e gagliardissimo della persona, ma in allora, fuor dogni cura , davast pi del consueto , com il caso frequente, ai passatempi ed alle beverie; il perch grave di esse al comparir del sole nel giorno sesto della spe dizione vedendo non so che volatile su dun albero, dato di piglio allarco ed incoccatavi una freccia TgliePavvent, ma il colpo diretto all uccello fer in vece il suo duce siffattamente nel capo, che ridusselo in brevora a morte con sommo cordoglio dellimperator Giu stiniano , di Belisario , di tutto 1 esercito de Romani, e degli stessi Cartaginesi, piangendolo siccome uomo per forza e valore eccellente , di maravigliosa piacevolezza e mansuetudine, e nella bont e giustizia non inferiore -ad alcuno ; tale fu il termine di sua vita. U liare, ve nuto in s , addoloratissimo e supplichevole camp nel tempio d un vicino borgo. Intanto la soldatesca cess dal perseguitare Gilimero e tutta soccorrevole fu in torno al suo capo, dandogli, al terminare delle pieto*

lib ro secondo

4*

jissnie esequie, molto onorifica sepoltura ; m and quindi scrivendo a Belisario 1 avvenuto, e nellaspetta zione di lui stette*! ferma. IV. Come prima il capitano ebbe la triste nuova n 'a n d frettoloso al sepolcro e piansene amaramente il fato, ora compassionando il rinchiusovi, ed ora lagnandosi col proprio destino ch avesselo privo duomo s grande; ne orn quindi la tomba e di molte c o s e , ed ancora d unannua entrata (i): volle in fine che si lasciasse im punito U lia re , al qual uopo la truppa rendeva testimooianza de preghi fatti dal moriente Giovanni acciocch fossegli al tutto p e rd o n a to , essendo quel suo uscir di vita opera del caso e non di premeditato intendimento. V. Ora Gilimero traendo profitto dall indugio evit colla fuga lo scontro de Romani. Se non che Belisario seguendone le peste giunse presso d una munita c i t t , Ipporegio, in vicinanza del mare e soli dieci giorni di cammino lontana da C arta g in e, dove riseppe il nemico sul monte P a p u a , luogo di malagevole accesso pe Ro nfani, essendo negli ultimi confini della Numidia, molto scosceso, di pericolosissima salita in causa delle altissi me pietre che ne ingombrano dappertutto il passo , ed abitato dai barbari Maurusii amici e confederati di Gilimero. Alla sua cima poi eravi M ed e o , c itt , dove appuuto in allora il barbaro dimorava con tutto il suo codazzo.
(i) Acci pi volontieri quelli della chiesa pregassero Dia per r anima sua v' aggiunge lo spoletino Egio.
P k o c o p io , to m . I .
2$

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GUERRE VANDALICHE

VI. Il Romano pertanto giudicando ardua impresa il vincerlo colassi, massime nel colmo del verno, ed op portuna la sua presenza in Cartagine dove al partirne lasciato avea molte cose pendenti ed altre non bene ordinate, confid l assedio del monte a F a ra s, duce di molta esperienza e v irt , inculcandogli di guardare attentamente dalla vallea cbe uom per la cruda stagione non venisgene gi in qualunque m odo, o prtassevi, ascendendolo , vittuaglia alcuna ; ed il comando ebbe pieno compimento. Fece inoltre uscire sotto fede tutti i Vandali supplichevoli nelle chiese dIpporegio, e mandolli scortati nella capitale. VII. Grave sinistro intanto colp la famiglia di Gili mero. Questi avendo, seco uno scriba nomato Bonifacio, originario dellafricana Bizaceue, e fidatissimo sopra ogni altro de rali domestici, miselo in mare con tutte le sue ricchezze, e collordine di attendere nel porto dIpporegio l esito della guerra ; ed in caso di maggiori calamit per loro , veleggiando nella Spagna irebbe alla corte di T eudi, ove pur egli sperava in quella disgrazia un sicuro asilo. Or dunque Bonifacio sino a che ebbe qualche lusinga intorno alle cose de Vandali Rettesi immobile c o l , ma dopo la giornata di Tricamaro e tutte le altre narrate sciagure ne salpava, quando una gagliarda fortuna di mare costrinselo a rientrarvi ; e per quanto e adoperasse, promettendo e supplicando, comarinari, affinch tentassero ogni mezzo di apportare ovunque meno che nellAfrica, non fu loro possibile di esaudirlo in Causa della procella: sommessi adunque ai divini voleri allontanaronsi un poco dal p o rto , e gitta-

LIBRO SECONDO

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rono 1 ancora. Lo icriba allora sentendo Belisario in Cartagine vi sped alcuni de suoi, ammonendoli che pervenuti nella citt rifuggissero in un tempio, e da quivi a suo nom e, senza per dire ove si fosse, di chiarerebbero al Romano eh egli custodiva i tesori di Gilimero e chera pronto a fargliene la consegna quan do riportato avesse la certezza di poter quindi partire libero e con tutti i proprj averi. Belisario lietissimo della nuova e piegando generosamente alle istanze di colui mand subito a pigliarne il possesso, lasciandogli, se condo il patto la facolt di mutar cielo con quante, e non poche, delle cose fidategli e seppe furbesca* mente sottrarre. C A P O V.
La Sardegna , la Corsica, la mauritana Cesarea, il fo rte Setlense, le isole Ebuso, Maiolica e Minorica assoggettale nuo vamente all Imperio Romano. Belisario domanda ai Goti il promontorio Lilibeo. Sua lettera e risposta di essi.

I. Dopo queste faccende Belisario tornalo in Carta gine comand a tutti i Vandali che si disponessero alla partenza, dovendo al venir di primavera essere tradotti in Bizanzio. Cominci di poi a riordinare 1 esercito per togliere ai barbari quanto possedevano ancora di perti nenza rom ana, al qual uopo invi di subito Cirillo con la testa di Zazone e con forte schiera nella Sardegna, rifiutandosi quelli isolani, Umorosi dei Vandali e non

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GUERRE VANDALICHE

tuttavia certi dell accaduto presso Trtcaraaro , di obbedire a Giustiniano. Ed impose al duce di m andare, ac comodate quivi le cose, na parte delle truppe nellan tica C im o, a noi Corsica ( i) , isola por questa, noa

(i) Abbiamo in Plinio: h i ligustico mari est Carsica y quan Graeci Cimon adpellavere , sed Tusco (litori) propiorj a septemtrione in mtridiem projecta : longa passuum centum quinquaginta millia; la ta , majore ex parte, quinquaginta ; circuita ter centum viginti duo millia. Ab est a Vadis Volatefa is sex agirila duo millia p assuu m ................... Extra conspertum , pefagus Africum attingens est Sardinia, minui novem millibus passuum a Corsicae extremis (lib. iv). Intorno per, alle sue dimensioni osserviamo qualche differenza in Strabone , il quale scrive : La lunghezza dell isola, dice il Corografo , di cento sessanta miglia, la larghezza di settanta . . . . ma secondo altri il perimetro di Cirno di circa tre mila e due cento sladii, e quello della Sardegna di quattro mila (lib. v)v Voglionsi pur qui riferire le parole di Diodoro Siculo sul conto di lei : DallEtalia distante per tre cento stadii quella che i Greci dicono Cim a, ed i Romani e gl iodigeui chiamano Corsica. Essa ha un bellissimo porlo di assai facile ingresso, che viene nominalo Siracusio. Sono in essa inoltre due citt Aleria ( Alalia , Erodoto) e Nicea. Aleria fu fabbricata dai Fo~ cesi, i quali per alcun tempo abitarono lisola , e ne furono poi cacciati dai Tirreni. Nicea fu opera degli Etruschi, quando dominavano sul mare, e tenevano soggette le isole adiacenti alla Tuscia ; e mentre comandavano sulle citt della Corsica, ne traevano per tributo raggia, cera e miele, delle quali cose l isola abbonda. Gli schiavi di Corsica per dono singolare di natura sembrano preferibili nelle cose della vita agli altri serv (lutto al contrario di quanto narra Strabone, lib. v). Quest i sola per ogni parte assai ampia quasi dappertutto montuosa.

LIBRO SE C O N D O

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mollo dalla prima lontana e ligia fin qui d b a r b a ri ; Cirillo adunque approdato nella Sardegna, ed esposto su di pubblico luogo il cqpo di Zafcane, riusc onorevole mente a ridurre le due isole tributarie dell imperio co me eranlo dapprima. Sped a un tempo Giovanni con parte dei fanti in Cesarea della Mauritania! ( i ) , citt

coperta di spessi boschi , ed irrigata da fiumi pccoli. I suoi abitanti si cibano di latte , di miele e di carn i, tinte queste t> cose somministrando ad ogni passo il paese. E vivono tra loro con giustizia ed umanit pi di quello che facciano altri bar bari ; perciocch il miele, che trovasi nella cavit degli alberi della montagna, senza controversia alcuna di chi 1 ha tro vate; e le pecore marcate con certi segni, ancor che nessuno le custodisca, restano salve ai loro padroni. In tutte poi lo altre cose della vita questi isolani maravigliosamente osservano, cia senno per sua parte, ed alla opportunit le regole delloperar giusto. Singolarissimo presso loro ci che accede nella na scita defigliuoli. Della donna di parto nessuno pendente il suo puerperio lien cura; ed allincontro il marito di lei in Inogo della puerpera si mette per un determinato numero di giorni in letto , come se fosse ammalato od avesse il corpo suo inale affetto. In quest isola nasce molto bosso e di specie non volgare, il che fa che il miele del paese sia totalmente amaro. I barbari che labitano hanno un idioma strano e non facile a intendersi. La loro popolazione eccede i trenta mila (lib. v, lrad. del cav. Compagnqni). V. inoltre Pausani.i, Delle cose Fociche ; Marciano Capella, lib. vi. Seneca, ad Helviam, cap. 8. Tolomeo ne fa U lunghezza di cento trenta mila passi, e la lar ghezza di settanta mila. ( i ) Su questa marina (Cartaginese) era una citt nominata l o l , la quale avendo riedificata Iuba padre di Tolomeo le mut il nome in Cesarea* che ha un porto un isolelta in

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GUERRE VANDALICHE

popolatissima, lontana da Cartagine trenta giorni di sollecito cammino, e volta a ponente sulla via di Gadi< Fece inoltre partire un secondo Giovanni, sua lancia a cavallo, per lo stretto G aditano, coll incarico di guardare la rocca nomata Settense presso una delle Colonne d Ercole. Il comando poi della spedizine per le isole all entrata dell Oceano , e nomate dagli abita tori Ebaso, Maiolica e Minorica, ebbelo Apolliciario (i), il quale passato giovinetto ancora dallItalia nellAfrica aveva ottenuto da Ilderico e favore e generosissimi do ni ; ed allorch questi fu privo del trono e chiuso in un carcere dal fratello Gilimero (a), il ricoBoscentc donzello venne di suo volere con pochi Africani ad implorargli merc dall imperator Giustiniano. Desti nato in processo di tempo a dividere cogli altri i peri coli della guerra contro i Vandali, mostrossi pi chc tutti prode ognora, ma in ispecie nella giornata di Tricam aro, ed in premio ebbene il comando supremo delle truppe col spedite. Riceverono parimente soc corsi nell epoca stessa Pudenzio e T atim ut, ridotti iu Tripoli bene alle strette dai Maurusii. II. Belisario iu fine mand truppe alla volta della Si
nanzi al porto. Fra Cesarea e ' Trito v* fe un porto grande , che chiamano Sarda ( o piuttosto Salda , distante da Cesarea
dugento ventai) mila passi) (S trab , lib. xvn, trad. del B.). Dopo la morte di Iuba Claudio vi mand una colonia, il perch leggesi in Antonino Caesarea colonia. 11 suo presente nom e fc, secondo DAnville, Vacur. (t) Apollinare secondo altri testi. (?) V. lib. i', cap. 9 di queste Guerre.

LIBRO SECONDO

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cilia per {scacciare da una rocca del promontorio Lilibeo (1) il vandalico presidio; ma le*contradiarono i Go ti, bramosi di non cedere un che dell isola, dichiaran dola stata mai sempre ed in ogni sua parte di loro giu risdizione. Egli -adunque, fattone consapevole , scrivetf in questi termini ai governatori: HI. Col negare, o G o ti, ai serv di Giustiniano il dominio della rocca di Lilibeo, occupata gi da? Vandali, voi commettete un ingiustizia , male prov vedete alle cose vostre, ed appalesate desiderio che' Atalarico a danno de proprj interessi e contra il vo ler suo la rompa coll imperatore, l cui amicizia tiene egli s cara. E che si offenda in cotal modo per voi il diritto delle genti ne convenite voi stessi confes* sando Gilimero non guari prima signor di quella ; n di pi mestieri perch all imperatore vincitr di costui pur si dfbba quanto ora cercate s operando y > contrastargli. Rammentatevi poi che se l amicizia molto si compiace nel palliare le cagioni derichiam i, x*e P* l inimicizia sollecita a punire i menomi falli, a riandare tutte le trascorse faccende, a non . accordar pace a suoi rivali usurpatori, finchriman gale a vendicare alcuna ben anche delle pi lontane 7> offese ; ed avvegnach soggiaccia talora nel cimento, giugne temporeggiando a riprendere il s u o , e ad iti*
(1) A questi luoghi (coste della Libia) sta di contro il pro molitorio Lilibeo della Sicilia, correndovi lintervallo di pies soch mille e cinque cento stadii, tanta essendo la distanza tra esso e Cartagine ( Strab. lib. xvii. )

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GUERRE VANBALGHE

segnare ai vinti il chieder merc delle commesse iti* giurie Abbiano dunque termine le vstre offese , n vogliate nimicarvi l imperatore dacch lo avete favo-* revole ed amico; ma se vi ostinerete a rifiutargli tilt* * tavia la ro cc a , di certo vi guerregger fa breve e per essa e per quanl altro ingiustamente Occupate . I Goti ricevuto il foglio mandanlo alla madre del re ac ciocch ne ponderi il contenuto ; e quindi per costei ordine rispondono^ La tua lettera di fresco Speditaci, s > o ottimo Belisario, apportatrice d un salutare av viso, ma forse ad altri pi che a noi opportuno, i quali nuli? riteniamo dell imperator Giustiniano , e guardici il Nume dall uscire cos fuor di senno; tutta la Sicilia p o i, entro i cui limiti v ha la rocca del promontorio Lilibeo, cosa nostra di pino di ritto acquistato colla guerra. Che se Teodorfco ne diede parte alla sorella (i) maritandola al re de1Van dali, non duopo insistere su questa sovrana dispo s m o n e , in verua tempo da noi riguardata siccome legge. Ne renderai del resto giustizia s ami meglio terminartela contesa da amico anzi che da nemico ) pronti essendo i primi a dicifferare lor quistioni per via di oratori e di ragionamenti, e gli altri >col dar y > di piglio alle armi. Laonde noi abbiamo confidato a Giustiniano stesso la briga d1intendere e di conoscere v > queste cose, perch ne giudichi secondo 1' equit e la ragione ; conformandoci adunque ai tuoi vantag giosi e prudentissimi consigli, ti preghiamo di atten*
(i) Amalafrid*. V. lib. , cap. 8, di quest* Guen'ft

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y > dere.P imperiale sentenza . Tale riscrissero i G o ti, e Belisario, informatone pienamente l imperatore, slet tesi tranquillo, non volando intraprendere nulla senza prima esplorare la mente di lui.
C A P O VL
fittim ero itidurilo assalito da P a ra s'su l mnte Papua. Vita ,dei Vandali discrepante da quella de Maurusii. Lttere di-Faras e di Gilimero,

I. Faras in questo mezzo stanco dei penosissimi di sagi dliassedio, e sperando che i Manrdsii non la ter* rebbero dai V andali, esortato eh ebbe le truppe a cal care sue o rm e , cimentassi con ardir sommo per P e rla del monte: i Maurusii per con forti grida oppongonsi a) temerario salir di costoro su per quelle scoscese ed inaccessibili groppe. Ferve allora la pugna, e il duce romano insiste e pone tutto in opera per isbaragliare il nemico; ma da sezzo perduti cento dieci desuoi vedesi costretto a dar volta ed a riprendere 1 abbandonato cam po; n pi venutogli il ghiribizzo di nuovi assalti mette ogni sua cura nelleseguire diligentemente gli or dini avuti, sperando che la fame indurrebbe gli assediati a deporre le armi. Gilimero p o i, i figliuoli di suo fra tello , e gli altri tulli del reale corteo ebbero a durar col su tali miserie che indarno uom prenderebbe a descrivere. ^ , li. Non v ha gente che io mi sappia da raffrontarsi ai Vandali nella delicatezza, i Maurusii per lo contrario

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GUERRE VANDALICHE

portano il vanto^di miserabilissimi sopra tutti i mortali. Quelli giunti a signoreggiare l Africa Imbandivano di continuo lor mensa lautamente e di quanto mai va ric ca la regione ; vestivano eziandio, alla foggia de Medi, sontuosissima stola di s e ta , e consumavan lor vita nei te a tri, negli ippodromi e in ntezfco ad altri mille sol lazzi, dando tra essi alla caccia la preferenza; ricreava lor vista con saltatori e giullari, 1 udito con suoni e canti e con ogni maniera di ristoro che ad aitimi edu cati mollemente riuscir pu giocondo. Moltissimi di lo ro ben anche- passavano il tempo in ameni giardini or nati di fonti e di alberi, e vi sedevano a deliziosi ban chetti; n era la minor loro occupazione labbandonarsi ai piaceri di Venere. 1 Maurusii in cambio allevati con ogni durezza menan la vita in togurj s angusti ehe ap pena vi trovi aria da respirare, e quivi dimorano il ver no e la state iu bala della neve e del sole e di qualsi voglia altro sconcio , penoso retaggio del viver nostro ; dormono sul nndo suolo, se pure gli agitissimi tra loro non vi distendono in prima qualche pelle. Hanno poi legge di non conformarsi negli abiti alle stagioni, ma vanno sempre coperti di lacera e sucida veste e di ru vida tonica, mancano di pane, di vino e degli altri bi sogni della vita, solo pscendosi di frum ento, o di se gale, o d orzo , e nti gi ridotti in fariua e c o tti, ma cos affatto come ricolgonsi nel campo, e simile pro priamente dei bruti. Gilimero adunque e tutta la sua corte da lunga pezza costretti ad abitare seco lor ed a seguirne le consuetudini, mrrtndo con tanta inopia le avite morbidissime usanze, al'mirarsi affatto privi del

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necessario pensarono cedere, stimando soavissimo il morire , e per. ikulla vitnperevole la condizion servile. Quindi & cbe Faras avutone- sentore mand lettera di questo teaore al monarca. 111. Sono barbaro anch io , idiota ed infelice par ai latore ; non posso adunque fere argomento del mio n scrivere1che quanto, nella carriera mortale assegna* tauri dalla n atu ra, m avvenuto d*apparare coll e sperienza delle umane vicende. Perch m ai, caro G lim ero, ti precipitasti co tuoi in s profondo baratro n ad evitate la prigionia ? Operi , a mio credere, assai fanciullescamente apprezzando questa libert in guisa da ridurti per lei agli estremi di tu tto , mentrech poi, seuz avvedertene, sei ora in effetto il Servo degli infelici Maurnsii. Cosa tu pensi di conservare coi mezzo lo ro , o qual migliore! fortuna t1 attendi per essi ? Ma non vantaggeresti in cambio tua condizione menando vita povera e servile traRdtnani anzich sut P ap u a, ligio di cotesta gente? Come riputerai vitu pero sommo l'obbedire all imperatore de Romani cui serve lo stesso Belisario, uomo s grande ? E pur poi, avvegnach di specchiatissimo lego aggio, non ci gio ii riamo dell egual sorte ? Si va inoltre dicendo ehe Giustiniano vuole accoglierti nel senato, fregiarti del la maggiore onoranza che per lui si possa, dichiaran ti doti patrizio, e donarti vasta ed ottima regione e molto danaro con essa ; e che tale app lui sia per ssere la tua sorte, egli stesso, comparendogli inanzi, te ne dar la fede. So bene che t animo tuo forte r > s da reggerei a tutte le sciagure onde ti pose a ber-

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GUERRE VANDLICHE

saglio l avverso fa to , ma se questo vuole appalesarsi ora men rigido teco , gli rifiaterai disdegnoso il tuo * consentimento ? le quali cose neppur da coloro che mancano al tutto di senno verrebbero con indifferen* * za guardate. Or dunque, se pure vittima di tanti si* nistri non ti venne meno la ragione, spesso il forte * dolore conducendoci ad un perverso consigli, se ti rimane il coraggio, d accomodarti con animo pa cato ai capricci della s o rte , se puoi valerti ancora del tuo intendim ento, se non vivi in fine che per * gemere sotto il peso delle tue disgrazie, approfittati volentieri della facolt di migliorar Ja vita e di sot trarti dai presenti m a li . Gilimero Ietto il foglio lagvimando riscrisse : Di cuore, o F a ra s , ti ringrazio del consiglio, sembrami per ben duro asopportarsi il far servit ad un principe di cui rimembrando le gravi offese ricevute, vorrei piuttosto, se mel desse Id d io , potermi vendicare ; cnciossiach egli, non provocato da me col minor dispiacere od affronto, mossemi guerra per ridurmi non colpevole a tati estremi; n saprei tampoco aver buon animo con quel suo Belisario. Guardinsi p e r , mortali anch e glino, di non soggiacere a mai pi immaginate vi pende. Non mi trattengo da vantaggio teco avendomi le gravi sciagure tolto ogni memoria ; addio, mio caro m F a ra s, mandami a sollievo di mie pene una cetera, un pane ed una spugna . Il duce a queste domande stava alcun poco sopra s , non bastandogli l animo di comprenderne il significato, quando il portator della lettera esposegli che il re desiderava mangiare un pane

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non avendone pi gustato o veduto dallepoca della sua andata sul Papua; eh eragli la spugna necessaria per astergersi un occhio addivenuto mal sano dal lungo e dirotto lagrimare ; che in fine chiedeva la celer per mitigare , valente assai nella musica , 1 acerbit del vi* ver suo con qualche pietosa canzone. Il duce piangendo le umane traversie assecondollo pienam ente, accrebbe per i rigori dellassedio volendone accelerare il termine. C A P O VII.
Compassionevole istoria d i due famelici garzoncelli. L e t tera di Gilimero a Faras. I l Vandalo si arrende , condotto in Cartagine presentasi ridendo a Belifkrio. Giudizio di Procopio sopra questa guerra.

Tre mesi erano di gi scorsi dal cominciare dell a s S e d io , e al verno succedeva la primavera quando re Gilimero diedesi a paventare non i Romani tentas sero con miglior riuscita di prima 1 espugnazione del monte; non invil per (quantunque ai mali dellanimo accoppiassero! ora pur quelli del c o rp o , molestato di continuo nel ventre da forti dolori ) che all appre*entarglisi di orribilissima scena^ Tal donna maurusia avea messo alla foggia di sua gente un piccol pane a cuocere sotto la cenere (i) standole intrattanto seduti ai fianchi due famelici garzoncelli, 1 uno figliuolo di
(i) Qui lo storico passa in qualche modo a contraddire l e sposto al s del precedente capo.

I.

GUERRE VANDALICHE

lei e laltro di Zazone, i quali agognavano il momento di giugnere a divorarlo. Se non cbe 1 ultimo a sopraffa re il compagno carpi la pasta non cotta ancora, e tutta sparsa, di cenere se la pose in bocca; ma il rivale avvedutosi della costui arditezza fugli sopra e d , affer ratolo per la chiom a, a furia di busse il costrinse a dar fuori il gi mezzo inghiottito cibo. Gilimero, pre sente all alterco , ebbelo segno che la fortuna a lui contraria come ne* tempi andati facessegli tuttavia osti nata guerra. Laonde perdutosi d animo scrisse presta mente nella massima disperazione a Faras in questi termini : II. Se mai ebbevi altri, mio ottimo Faras, il quale, dopc/ tollerati con molta constanza i pi forti sinistri della vita mutasse alla per fine le sue prime delibe razioni, io sono quel desso, risoluto in oggi di acco gliere intieramente il tuo consiglio e di non oppormi vie pi alia fortuna o com batterla, v a di seguirla senza indugiare ove mi chiama. Per abbandonarmi adunque nelle vostre mani attendo solo che Belisario, dando sua fede , accordi salvezza a V andali, e pro mettami P adempimento delle buone intenzioni di Giustiniano a mio riguardo, come tu appunto mi seri vevi . Cos la lettera. III. Faras manda subito il foglio e tutto il carteggio dapprima avuto col ,re a Belisario, chiedendogli un pronto riscontro ; e questi bramoso al sommo di con durre Gilimero vivo in Bizanzio , lettene giubilando le condizioni, ordina immantinente a Cipriano duce dei confederati di partire con altre persone alla volta del

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Papua e di sagrameutargli a suo nome e la doman data salvezza e l'adempimento presso limperatore delle cose indicategli da Faras ; il q u a le , giunti costoro, accompagnolli vicino alle radici del monte, dove arri vato il re si fecero gli accordi: scioltasi quindi P adu nanza con piena soddisfazione del Vandalo tutti insiememente calcarono la via di Cartagine.' Belisario abitava in allora un borgo della citt nomalo E ia , e quivi accolse il prigioniero che vennegli innanzi con ridente volto ; maravigliandone i Romani, chi di essi interpetrava quel riso parto di follia cagionata da grave cordoglio, e chi attribuivalo ad una elevatezza straor dinaria di mente, come che egli (di regia prosapia e da principj del viver suo fino agli estremi potentissimo e ricchissimo, di poi fuggiasco tra mille timori, e ridotto pe tanti disagj sul Papua ad assoggettarsi alla schia vit degli imperiali ) riandato ad un tratto il quadro di tutti i beni ed i mali avuti dalla fortuna, volesse col proprio esempio mostrare il niun conto da farsi delle umane vicende riputandole meritevoli di grandis simo riso ; ma delle esposte sentenze giudichi ognuno a suo piacimento. Belisario di poi scrive a Giustiniano il prospero successo della guerra , la prigionia del re in Cartagine, ed il suo desiderio di menarlo seco in Bi zanzio; intrattanto orravolmente custodisce que barbari, ed appresta le navi. IV. Ma siami or lecito di filosofare un istante sulle cose di qua gi ; essendo che 1 uomo debba sempre virilmente comportare le traversie, e sperare siuch il fato avrallo in sua bala; sorte migliorer nella persu-

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GUERRE VANDALICHE

sione che le imprese stesse malagevolissime, ed impos sibili a parer nostro nell eseguimento loro , spesso riduconsi -a buon termine dagli animosi con ben degno universale stupore ; tale fu appunto il caso di questa gu e rra , non sapendomi se abbiavene altra da parago narsi a lei. Ed in fe m ia , come non trasecolare veden do il quarto successore di Gizerico ed un regno fioren tissimo per ricchezze ed esercito, vinti e rovinati in cos breve tempo da cinque -mila stranieri privi di spiaggia e di porlo a cui liberamente afferrare? (N on maggiore, senza contrasto, fu il numero delle truppe condotte da Belisario in Africa , e che vi riportarono S grandi vittorie o in virt di propizia stella, o merc .delPauimo loro ) : torniamo a bomba. C A P O V ili.
Belisario accusalo falsamente al trono di Giustiniano. Pessimo carattere dei Maurusii. Predizione delle donne loro.

I. Terminata la guerra vandalica l invidia, ognor pronta a far mostra di s nelle grandi prosperitadi, tra m insidie all innocentissimo Belisario coll indurre al cuni duci di quell esercito ad accusarlo, innanzi Giu stiniano , come reo di broglio per usurparsi l tirannia. Questi per fe sembianza di non molto badarvi, o perch tenesse a vile i calunniatoti e la calunnia, o perch altro nascoso motivo inducesselo a fingere; solo mandogli Salmone colla proposta o di. accompagnar

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egli stesso in Bizanzio Gilimero ed i V andali, o di ri manersi in frica spedendogli costoro. Ma il condot tiero informato pienamente dei perfidi raggiri -si coti; dusse di fretta a Bizanzio volendo purgarsi da qualun que sospetto e trionfare de suoi nem ici, scopertane ogni trama in questo m odo: Tal gena bramosa di far pervenire 1 accusa in Bizanzio, nel timore di troppo lungo ritardo valendosi all uopo d un solo m esso, il quale potrebbe nella navigazione pericolare, divis in viarne d u e , con lettere entrambi ; e l uno tosto imbarc o s s i m a 1 altro , ignoto essendomi il motivo , ca duto nel porto di Mandracio in maao alle guardie fu costretto ad appalesare il foglio, che venne quindi, sve latosi il tradim ento, recato a Belisario, e questi per mostrare la sua fede intiera, come to scrivea, acceler 1 andata all imperatore ; in simigliante modo procede vano le cartaginesi faccende. II. I Maurusii intanto di stanza, nella Bizacene e nella Numidia , macchinando senza causa ribellione, stabilirono di voltare incontanente, rotti i trattati, le armi contro a Rom ani, disdegnando essere di miglior fede, giusta il patrio costume , de loro antenati. Gente p er verit su cui non pu il timore del N um e, nou il rispetto degli uom ini, non tampoco i giuramenti e gli statichi, sien pur questi figli o fratelli dei loro stessi condottieri. Fingonsi amici in fine sol di coloro che ten mono, vedendoli pi forti. Di qual modo poi eslrignessero lega con Belisario e quindi lo abbandonassero for m a largomento che ora piglio a discorrere.
P tocofio , Ioni. I. jj

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GUERRE VANDALICHE

H i. Al primo grido che doveste apportare io Africa un armata i ManruSii, paventandone qualche grave dir sagio , ebbero ricorso a sette vaticinj di femmine, in terdetto dalla religion loro al sesso virile di presagire le cse future ; queste adunque offerto non so che sa-, crificio proferirono certo oracolo non punto inferiore ftgli antichi : conciossiach interrogate dagli uomini ri

sposero: A l capitare daW acqua un esercito col (Lice imberbe precipiteranno affatto le cose dei Fndali e rie' Maurusii A . tale predizione adtmque ed alla vista del naviglio romano su per quel mare caduti in gravisi simo timre non vollero collegarsi con Gilimero, ma fatta ambasceria a Belisario, come ho d e tto , promi Senrgli pace seco , ed osservaronne gli accordi sino al terminar della guerra. Distrutta per la tirannia dei V andali, mandano presso 1 esercito romano ad espio* rare se tra que duci avessevene alcuno sbarbato secon do il vaticinio 5 e risposto loro negativamente , subito deliberarono , persuasi che non tosse quello il tempo in dicato dalla profezia, di ribellare e rompere la data fede, ma la fama di Belisario rattenevali un po co , disperan do ogni buon successo lui presente. Non s tosto per viderlo in mare colle sue guardie e co prigionieri, che impugnate le armi cominciarono a fare man bassa degli Africani, e riuscivano di leggieri ad ucciderne gli uo mini , a condurre in iscbiavit donne e fanciulli, ed a mettere a ferro e fuoco tutte le costoro frontiere, non potendo i deboli presidj lasciati dall* esercito romano opporsi alle frequenti ed improvvise loro scorrerie. Se non che Belisario, fattone consapevole mentre stavasi

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per alzare l ancora , n volendo porre indugio alla fua gita in Bisanzio, mand nuovamente in terra Salomone con buona scorta di pavesai; e di larice a cavallo, di chiarandolo governatore della regione. Questi ebbe eziandio in' processo di tempo ori altro esercito spedi togli da Giustiniano! sotto la condotta di Teodoio cap-> padoce e del gedero (Ildigero) di Antonina moglie di Belisario. E poich Gizerico ueL principio, del sno regno. aVea distrutto i registri delle gravezze pagate ab antico all imprio dagli Africni y partirono eziandio con ss Trifone e C onstane;(i), aventi l incarico di ristabilire il danaro da versarsi nel ro ni ario tesoro secondo i pos sedimenti di ciasdbeduno ; la qual tassa parva alla po polazione eccessiva e da non potersi tollerarle. C A P O IX.
Trionfo di Belisario in Bxantio. fa s i del tempio di Saiomone da, Giustiniano donati atte chise gerosolimitane. Comando f it to a Gilimero di prostendersi al Cospetto delV imperatore.

I. Belisario arrivato in Bizanzio con Gilimero ed i Vandali ebbevi tntti gli onori soliti decretarsi ne tempi andati ai condottieri dopo nobilissime vittorie e c h e , fatta eccezione di Tito e Traiano e di altri imperatori cui riusc di soggiogare colle armi barbare g e n ti, nes suno pot mai conseguire pel corso d anni secento.
( 1) Eustazio, in altri lesti.

4oo

GUERRE VANDALICHE

Imperciocch egli eoa magnifico apparato di spoglie e di trofei e preceduto dai prigionieri venne trionfando per mezzo Bizanzio , non per alla foggia antica, ma dalla propria casa partitosi a piedi giunse all Ippodro mo, e di qui al luogo dove s'ergeva il trono dell impera tore (t). T ra le spoglie vedevi tutta la suppellettile spet tante in:addietro al re vinto,, aurei tro n i, pompose e gemmate carrette su cui andava a diporlo la consorte di. lu i, vasi doro e cosi pure l intiero apprestamento della reale mensa ; argento ,& miriadi d i \ t a l e n t i ( a ) e d in- fine tutti gli arredi sontuosissimi e prezisissimi del palazzo di Roma, tolti da Gizerico nel mettere a sacco la c itt , come ho a sno tempo narrato (3 ). II. F ra le antedette suppellettili eranvi ancora desacri vasi di molto pregio tolti agli Ebrei , e portati a
(i) Con tre maniere di trionfo guiderdonavansi gli antichi generali tornando vittoriosi in Roma. Se reputati degni del trionfo maggiore, essi entravano nella citt coronati d alloro, so carri tirati da quattro cavalli, e sacrificavano lori. Se del secondo, detto propriamente ovazione, cingevansi la fronte con una corona di m ortine, ed ivano a piede col popolo dietro gridatile per letizia o , o , o , o , dalla quale esclamazione derivarono forse le parole ouare oppure ovare ed ovazione. Dissi fo rse perch Plutarco le vuole provenienti dal sagrificio fattovi d una pecora [ nomata ovis dai Latini) in cambio d un toro. Se del terzo, ogni loro pompa consisteva unicamente nelle insegne trionfali : ci basta per comprendere a quale delle tre specie debba ri ferirsi il trionfo d Belisario. Sull' uso e lordine dei trionfi vedi F. Noferi Pan vini; esulle cagioni loro Agellio (lib. v , cap. 6 ). (a) Numero corrispondente a dieci mila. (3) Lib. i , cap. 5 , Guerre Vandaliche.

LIBRO SECONDO

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Roma da Tito e Vespasiano dopo l espugnatone di Gerusalemme (i). Tal giudeo pertanto ravvisatili disse ad un amico suo e dell im peratore, che mal < ne ver rebbe portandoli nel palazzo di Bizanzio, non conve nendo loro altro lugo che quello dove Salomone re di sua gente dapprincipio aveali posti ; e dalla profa nazione di essi appunto doversi ripetere il depredamento del romano imperio sotto Gizerico, e i e sue presenti vittorie sopra i Vandali. Giustiniano alla riferta delle costui rimostranze ordin immantinente, sopraffatto da grandissimo tim ore, che li avessero in dono i cristiani temp) di Gerusalemme. III. Del resto infra i prigionieri del trionfo traeva a s gli sguardi Gilimero con purpurea veste sugli omeri, ed accompagnato da* suoi consanguinei e dal fiore dei Vandali per la taglia e bellezza de corpi loro. Arrivato il re nell ippodrom o, e veduto limperatore su d alto
( i) Giuseppe Flavio nel descrivere elegantemente il trionfo di Tito e Vespasiano dopo la espugnazione del tempio di Geru salemme dice : Le altre spoglie portavansi alla rinfusa , ma sopra tutte facevano gran comparsa le tolte dal tempio di Ge rusalemme; una mensa d oro, pesante molti talenti, e un cao deliere pur doro ma di fattura variata alquanto da quello che era in uso appo noi ; perocch il suo fusto formavaio una co* lonna congiunta alla base, da cui sportavano in fuora rami sottili foggiati a forchetta a tre rbbj , con sopra alla cima d ognuno maestrevolmente saldatavi una lucerna. Sette erano queste e rappresentavano lonore che al numero settenario si fa dai Giudei. Dopo questo per ultima delle spoglie il Codice si portava delle leggi giudaiche ( Guerr giu d ., lib, v i i , cap. 5 , trad. dellAb. Angiolini)

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GUERRE VANDALICHE

seggio con lotto il popolo All'intorno, non si sciolse in pianto o profer lamentela veruna, tga solo iva ripe tendo il detto registrato nei libri degli Ebrei : Vanit grandissima , e tutto vanit (1). Accostatosi di poi al trono ebbe ordine di svestire labito reale, e di adorare prostrato il signor s n o , come fece Belisario stesso. Po scia Giustiniano e la consorte Teodora splendidamente donarono tutti i figli e nipoti d Ilderico, essendovi tra lo ro , dal lato di Valentiniano im peratore, legami di sangue. Gilimero ebbe ancb egli non ingrati luoghi da abitare con tutta la sua famiglia nella Galazia (2), ma non si pot ascriverlo tra patrizj, ostinatosi di perse verare nelle dottrine d Ario. Poco di poi fa decretato a Belisario il trionfo secon do le costumanze antiche ; imperciocch eletto console venne condotto per le vie, in sedia curule d argento, sopra gli omeri degli schiavi, e nel procedere gittava al popolo, non senza qualche specie di novit, cinture d oro ed altre spoglie vandaliche (3 ). Bizanzio fu spet tatrice di queste cose.
(1) Salomone nell Eccl. (a) V. Slrabone, lib. xn. ( 3) Fu esso in vero un trionfo pi solenne del p rim o , non per secondo le costumanze antiche romane, alle quali sembrami per lo contrario essere stalo pi conforme 1 altro.

LIBRO SECONDO

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CAPO
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X.

Aigan e Rufino sorpresi e morti dai Maurusii. Costoro origine slam a in Africa.

I. Salomone, ricevuto il governo dell'esercito nellAf frica, vedendo in istato di ribellione i Maurusii, e tutta quella repubblica in grandissimo sconvolgimento , non sapea decidersi per U molta perplessit dell animo suo a partito alcuno. Eragli di sppra pi giunto avviso clic i barbari aveaao trucidato nella Risacene e nella Numi dia le poche truppe lasciatevi di goeraigione,. e posto l intiero paese a ferro e fuoco; in ispecie poi riempi rono di grave terrore e lui e Cartagine le funeste morti incontrate col da Aigan massaggia e dal trace Rufi n o , chiarissimi entram bi, e nella casa di Belisario e nellesercito romano altamente onorati ; essendo 1 uno, Aigan , lancia a cavallo, e 1 altro , il valorosissimo Ru fino , semioforo , o con voce romana pennoniere, nelle guardie del supremo duce. O r bene costoro, a que d comandanti de cavalieri nella Bizaceue, osservando i Maurusii intenti per ogni dove alla p red a , al saccheg gio ed al menare schiavi gli Africani, si posero colla soldatesca a guardare alcune gole , ed al: giugnervi dei ribelli col bottino massacravanli e rendevau liberi i prigionieri : Cusina per , Dilasa, Surfute (i) e Medisinissa, condottieri de barbari in quedintorni, avutone
(i) Isditasa, Giufrnte, secondo altri letti.

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G UERRE VANDALICHE

avviso marciaroDvi con tutto l esercito contro. I Ro mani allora scarsi di num ero, in istrettissimo luogo e circondati da tante migliaia di combattenti, non poteronsi difendere in verun co n to , venendo ovunque si volgevano tosto assaliti da tergo. 11 perch Aigan e Ru fino con pochi de loro cercano di riparare fuggendo a furia sopra un vicino colle, e di tenervi indietro co gli archi i persecutori ; questi in effetto ributtati, n osando pi a c c o s ta rv i, metton mano a un forte dar deggiare , e cos dura la pugna sineh i Romani termi nato il saettamento loro di necessit procedon oltre a tenzonar colle spade; ma sebbene facessero scempio dei Maurusii evi giuntarono Aigan estinto dalie ferite onde era coperto il suo corpo, e Rufino, caduto prigioniero; al quale subito Medisinissa, per tema non rivenisse, scappandogli delle mani,- altra fiata a molestarlo, tronc il capo, e di fretta portollo in sua casa alle donne ac ciocch il vedessero, ben degno dammirazione essendo per la grandezza e foltissima capellatura. Ma giunto il mio discorso ad aggirasi in quest argo mento credo prezzo dell opera il narrare la origine dei M aurusii, e di dove partendo venissero dapprincipio a fermare lor dimora nell Africa. : II. Al primo calcar degli Ebrei le terre della Palesti na Mos uomo sapientissimo e lor condottiero manc ai vivi. Successore di lui fu Giosu, figliuolo-di Nave, il quale ve l fece inoltrare , e di s mostrando virt as sai maggiore che non perttene alla natnra umana ebbe i4 paese, dove guerreggiando gli antichi abitatori pot agevolmente , bandito dal grido universale invincibile,

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conquistare molle citt ; da quell poca in poi quanto avvi di terra a .mare da Sidone (1) alle frontiere d Egitto fu. nomato Fenicia e retto da un capo solo, come testimoniano gli scrittori della rimotissima storia di quella regione. Quivi abitavano popoli numerosi, i Gerg e s e i, i Gebusei ed altri riferiti nei libri giudaici, i quali
(1) Dopo Berito v Sidone per forse quattrocento stadj; di mezzo v il fiume Tamira e la selva dsculapio e la citt dei leoni. Dopo Sidone fe Tiro grandissima e antichissima citt dei Fenici, la quale pu stare con lei al paragone e di grandezza e di presenza e di antichit, ed per molte favole'famosa. Ed ancora che i poeti abbiano parlato pi d Sidone, e cbe Omero non abbia pur (atto menzione di T iro , non di a meno le colonie mandate in Africa ed in Ispagoa sin fuori delle Colonne celebrano molto pi Tiro. Onde amendue queste citt e al tempo antico e al moderno sono stale e sono tuttavia gloriose ed illustri; e delluna e dellaltra Si contende quale si debba dire essere la metropoli dei F en ic i................ I Sidonii sono tenuti per uomini che sappiano fare molte a rti, > che le facciano benissimo, siccome mostra il Poeta (Odissea, lib. tv ; llliade, lib. x z m ), oltre che sono anche studiosi s dell Astronomia come dell A ritm e tic a .......................E se aba biamo a credere a Posidonio, l antica opinione degli atomi fu di un uomo di Sidonia chiamato Mosco, il quale fu innanzi la guerra di Troia. All et nostra sono stati famosi filosofi di a Sidone Boelo, in compagnia del quale noi abbiamo' dato opera alla filosofia di Aristotele, e Diodoto suo fratello (Sttab., lib. xvi, tr. del B.) Posidonio racconta che nella Fenicia'essendo a avvenuto un. terremoto fu inghiottita una citt fabbricata al di l di Sidone, e che in Sidone stessa quasi due parti delle mu ra rovinarono, non per a precipizio, sicch non v ebbe grande strage di abitatiti (Str., lib. i, tr. di Fr. A.) V. inol tre Diodoro Sic., lib. xvi.

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tenendo lesercito straniero inespugnabile pensarono di sertare le patrie te rre , e procacciarsi un silo nella vi* cina Egitto, da dove poscia, di soverchio moltiplicati in grazi della prole 6 venendo loro meno gli agi della vita per la ristrettezza del sa alo, furono costretti a penetrare net Africa, occupandone moke citt e quanto faavvi di terra sino alle Colonne d'rcole ( i ) , parlandosi ezian dio sopr essa mezzo fenicio linguaggio. Edificarono al tres nella Numidia la citt di Tinge (a) scegliendo alV uopo nn munilissitno luogo, ed inalzaronvi presso ad una gran fonte due colonne di marmo bianco su cui leggnsi queste parole scolpite in caratteri fenici! : Noi

siamo f uggiti dal cospetto del ladrone Giosu, prole di Nave. Prima di costoro tuttavia altri popoli dimoravano in Africa, nomati figli di quel suolo ; quindi cbe An teo re loro, il quale combatt con Ercole in Clipea (3 ),
(i) Leggiamo in Apollodoro lorigine mitologica di questo nome. Riferendo lo storico le dodici imprese da Euristeo co mandate ad Ercole, venuto alla decim a, che fa di condurgli da Erizia le vacche di Gerione, scrive: Andando adunque Ercole per quelle vacche di Gerion dalla parte d Europa , e molli mostri per via trapassando recossi il Libia: ma (atto cammino per Tartesso, volte lasciar monumento di quel suo viaggio, e piant ai confini di Europa e di Libia dne opposte colonne ( B ib l., lib. n , trad. del Compagnoni ). (a) Rammentata da Strabone ( lib. tu ) ; Tanger ai moderni geografi. Edificarono un forte nella Numidia, ov ora la citt di Tigiso. (Cous.) (3) Intorno a questo racconto cos Apollodoro : Tenea il paese (Libia) Anteo, figliuolo di Nettuno, il quale obbligando i forestieri a combatter seco in aperto cam po, fioiva cdil'occt-

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venne detto prole della terra. Collandar poi degli anni vi pass dalla Fenicia stessa Didone con una colonia , ed il nuovo popolo bene accolto merc sua parentela, vi si ferm , ed ebbe il permesso di fabbricare Cartagi n e , la quale tanto crebbe in potenza e gente, quanto voleavi per guerreggiare i medesimi ospiti s c o i, avve gnach Molto pi antichi possessori di que luoghi, ed obbligarli a ritirarsi bea lnge da loro. Ma dopo che i Rom ani, impareggiabili nelle arm i, estesero le proprie conquiste su quella parte del m ondo, assegnaronue ai Maurusii gli estremi confini, e fecersi tributarii i Car taginesi con tntti i popoli sotto la costoro giorisdizione. Finalmente i Maurusii riportate molte vittorie contro i Vandali signoreggiarono la Mauritania,, che dallo stretto arriva sino alla citt di C esarea, ed altre regioni. Ci basti sulla origine di tal gente.
derli. Ercole obbligato ( da Euristeo ) a lottare con lu i, alza li tolo di terra , a forza di pugni lo ammazz : ch se toccato avesse il suolo, era propriet sua di ritornare robustissimo, 1 per la qual cosa' alcuni lo dissero figliuolo di Tellure ( B ibl., lib. i r , tr. del cav. Coriip. ) V. Parimente Diodoro Siculo (Bibl. S l, lib. v i). Clipea detta Jspis da Polibio, da Ap piane, da Agatemera, e da In io africano. V. inoltre Strab., (lib. v i).

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GUERRE VANDALICHE

C A P O XI.
Lettera di Salomone ai Maurusii, e costoro risposta. Ordi natila <f .menda* gli eserciti. Aringa di Salomone. A ltra dei comandanti barbari. Vittorie de Romani.

I. Salomone udita la sconfitta d1 Aigan e di Rufino, in tanto che appatecchiavasi alla guerra, scrisse del tenore seguente ai capitani de Maurusii : Egli avviene par troppo a taluni d operare audacemente e di essere cos i fabbri della propria rovina, perch affatto privi desempj innanzi agli occhi da cui far congettura a n qual meta la temerit loro possa condurli. Ma a voi, o Maurisii, spettatori cos di corto della fine der vo stri convicini i Vandali e delle sciagure tollerate per essi, come bast l'animo dinsolentire contra il gran ai dissimo nostro imperatore, e di trasandare cotanto la salute vostra, dimenticando pienamente i giurati ac* j> cordi seco lui e la prole datagli in istatico ? Dovr io credervi s dispregiatori del Nume, s tralignanti dalla umana specie che abbiate per nomi vani la fed e, i n legami del sangue , la salvezza, ed ogni altra simi* gliante cosa? Ma se non rispettate il Nume a qual mai de vostri confederati per combattere le armi romane sarete fedeli ? Se indifferenti a perdere la figliuolanza, per chi v1esporrete ai pericoli della guerra? Quando bramiate aduuque la pace, ed increscanvi le ingiustizie or ora commesse rendetecene avviso per lettera, ac* ciocch possiamo con voi amichevolmente accordarci;

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se poi v ostante negliorgogliosi concepiti progetti aspettatevi da noi la guerra, e. di vedere colla mosto stessa degli statichi trasmessici vendicati -i. torti rice9 9 voti dalla violenza e perfidia vstra . I ' Maurusii letto-il foglio risposero: Bdisarto gridandoci a furia di promesse ne persuase a divertire spontanei sadditi d e tt mpertor Giustiniano, e senza farci un che di b n e , .difettando noi allora di vittuaglia, ne preg che ^stessimo stngner seco amicizia e lega. Meglio quindi a voi che. a1 Maurmii ompetesi di pieno di ritto il titolo di misleale, estendo in realt violatori 9 > de pati non i costretti a mancarvi per le sofferte ingiurie, ma quelli.che domandata 1 amicizia altrui * poscia non arrossiscono di tradirla. Offende simile 9i mente il Nume non ohi adopera di rivendicare il 9 > suo , ma chi andando in traccia d illecite conquiste 9 9 pone in campo la guerra. E bei di ragione poi che i Romani, cui viene accordata una sola moglie , s ab* 9 9 biano a coore la prole ; noi per, ai quali dato far 9 9 nozze con cinquanta e pi donne, ignoriamo che sia pericolo di mirare.estinta la propria discendenza . II. A tale risposta Salomone, raunato tutto lesercito e messi prima in. assetto gli affari di Cartagine , prese la via della Bizacene ed inalz le tende non lunge da Mamma, citt (i), ove i quattro duci de Maurusii test nominati stavansi a campo. Quivi ingombrano il suolo monti altissimi ed ai pi loro trovi il castelluccio Ma le (a ), dove appunto i barbari ammanironsi alla pugna
(t) Annoverata dall Ortelio tra quelle d incoguita situazione. (a) Come sopra.

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scbierstyd siffattamente le truppe: formato coi camelli utt circolo a d imitazione di G abaone, di quale ho gi fatto partala (i)^ nel centro di esso riuaerraroao le donne d i fanciulla, solendo questo popolo condiliseco Dell guerresche imprese lafam iglia, e valrsene per la eostruzione delle: capanne e del broccato, pel diligente govero de3cavalli e camelli, e: per consertare nette e lucide le armature di ferro. Tutta la fanteria armata di scudo 3 spad e lancia giaceva ai pi dei ca melli , e schiere .di, cavalieri teneahsi ebete su per-quei poggi: 11 dace romano al contrarlo'naia oppnendo foo Za al- nemico dalla parte delPvta per tema non venisse avviluppata , -tutta ordinlla innanzi alle truppe scine* rate dall altra b a n d a , e perch i suoi non isgomenta** sersi' tornando alla mente loro la disgrazia dAigan e di Rufino , si volse ad arin^arli dicendo : III. Lunge da voi, o prodi clie militaste nelle guerre di Belisario , ogni spavento di questi nem ici, dei quali neppur cinque mila insiem raccolti potero no competerla con cinquecento Rom ani, esempio valevolissimo senza dubbio a confortarvi se mai non foste al tutto scevri dal timore; non vogliate dimen ai ticare tampoco la grandezza degli animi vostri, con* ciossiach se i Vandali trionfarono de M aurusii, voi con tanto minor disagio trionfaste dei Vandali stessi; ben turpe adunque sarebbe che ora i vittoriosi dei vincitori paventassero i vinti e sconfitti. E chi non sa inoltre che la costoro schiatta ha fama di pusilla() Lib. i , cap. 8 di queste Guerre.

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a nune sopra ogni altro popolo nella guerra, venendo ? > ia oatopo la njaggior parte ignudi ) pochi armati di scudo ^pesantissimo quello p u re , 1avocato da ine sperte m an i, ed inetto a ribalzare l1 avventatogli saet tifam e ; prtar ciascheduno seco due soli d a rd i, co li sicch" ove .lanciandoli .falliscano il colpo di ne cessiti volgessi io precipitsa fuga. Se pertanto so sterrete con buopa-guardia il primo impeto loro , di leggieri la vittoria, coroner le vostre fatiche. Senza n cbe nda li superate voi in ben mille doppj nelle ar ini, nella perfezione e robustezza del corpo, ael valore degli animi) e nella militare disciplina? ed a vie mag ri giormente incoraggiarvi non avr possa alcuua la. me* moria degli,or ora consegniti trionfi? Di tali e s grandi vantaggi mancando in fe mia al nemico il vedete ri ir dotto a riporre nel solo numero ogni sua speranza : gl inetti per alla g u erra, sieuo pur eglino ita copia comunque, rimarranno a bell* agio sopraffatti dai * p o c h i, ma pronti a qualsivoglia cim ento, fidando l intrepido guerriero nel proprio valore, ed il co dardo nell altrui; gli eserciti immensi di pi soggiac ciono spesso a gravi danni merc degli stretti e peri colosi terreni. Ridetevi s apche di que1 loro camelli, disadatti a coprire gli ordini de combattenti, e fre quentissima cagione, feriti e ributtati, di terrore e scompiglio a chi ne usa. Un bene p o i, anzi un noy > stro gran bene che i Maurusii insuperbiscano defe lici successi non guari avuti, sendo per verit uti lissima l audacia quando proceda a pi pari col va lo re, ma se piglia a soverchiarlo certa guida a un

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GUERRE v a n d a l i c h e

pericolo manifesto. Imprimete negli animi rostri Je mie parole , e pieni d v nn nobile disprezzo, silenziosi, e fermi nella vstra.ordinanza attendete l imminente pugna . Qui tacqne Salomone.' IV. Allora i dnei maurusii accrtisi che lor truppe allibivano alla bella ordinanza deAomani, principiarono anch essi ad incoraggiarle con esortazioni. dicendo : Che i' nemici forniti sieno di; corpi mortali e vulne rabili dal ferro noi poc' anzi lapparammo, 0 corniiy > litoni, facendo ai pi gagliardi tra loro olle nostre labce mordere il suolo, e ad altri incontrare la pri gionia. Schierati quindi per combatterli nupvaiento andiam par lie ti. alla pugna mirandoci superiori e non poco nel numero ; ma insieme sovvengavi essere di gran pezza maggiore limportanza di questo cimento, dal suo esito dipendendo o il rndere lAfrica intie* ra a noi soggetta, o il servire noi stessi all orgoglio romano. Sovrastando pertanto gravissimo pericolo a tutta la repubblica nostra dobbiamo affclto spogliarci d Ogni codardia, e non paventare in ispecie quelle nemiche armature. Venganci pur contro i fanti loro carichi di armi pesantissime, e noi molto pi leggieri e destri assai probabildiente li sconfiggeremo ; si tenti rompere le nostre file coll urto de cavalli, ma questi inorriditi all aspetto ed agli urli de camelli , e messi in iscompiglio, andranno a rovesciare gli stessi ordini loro : e vivono in grand errore se credonsi invitti, perch negli ultimi tempi espugnarono i Vandali, co* me se tutto il buon successo della guerra non dipen desse dalla bravura del capitano, o,dallavere propizia

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la fortuna; ma qul Belisario cui dovuta ogni gloria y > delle armi bizantine sta ora per volere del Numeassai lunge d noi ; oltre di che noi stessi appianammo la via a que loro trionfi, logorando i Vandali colle nostre frequenti vittorie. Che pi ; nel venturo ci m ento, commilitoni, tutto ne induce a sperare, com portandovi da p ro d i, una compiuta vittoria sopra i nemici . V. I capitani dopo le aringhe diedero il segno della battaglia, che nel principio toru male agli imperiali, essendosi i costoro cavalli, intimoriti all aspetto deca melli, renduti indocili al freno e volti, gittato di sella il cavaliere, in precipitosa foga. .1 barbari spettatori di cotale scompiglio fannosi lor sopra colle aste e con quanto mai hanno per le m ani, riempiendo tutto il nemico esercito di turbamento e confusione in"guUa, ch egli pi non sapea come difendersi o rimaner fermo nell ordiuanta. Salomone alla vista del gravissimo pericolo balzato subito e fatto balzar d arcione su gente comanda loro di formare una testuggine co^pavesi, e di non attendere che a guarentire i propriicorpi dal saettarne nemico: frettoloso quindi sen parte con non meno di cinquecento lance a combattere i camelli, e comanda a suoi che sguainate le spade uccidanne quanti aggiugner ne possono. Costoro adunque riusciti felicemente nella impresa disperdono tutti i Maurusii di quel co rn o , ed uccidendo forse dugento camelli apronsi al cadere di essi u n varco tra le opposte file, e corron di botto nel mezzo, ove giacea l imbelle turba.
Ptocotio , tom. I.
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Gli altri allora, sgomentatissimi per lavvenuto e sem pre colle rouaaue spade ai ren i, tentano di raccozzarsi sopra mi vicino monte , piangendo la morte in quella fazione, dal pi al m eno, di mille combattenti ( i) , e la prigionia di tutte lor donne colla prole ; de camelli quanti sopravvissero alla strage furono condotti nel campo rom ano; Salomone restituitosi a Cartagine col* l esercito carico di preda celebrovvi la riporta viU toria. C A P O XII.
Nuova guerra dei M aurusii Monte Burgaone. Aringa di Salomone-. Grande sconfitta de' barbari

I. I Maurusii di poi fatto buon, aaimo e riordinato le sercito, senza lasciar uom dei loro esente dalla guerra, mettonsi a saccheggiare e distruggere il paese vicino alla Binacene, egualmente crudeli eon ogni et e sesso, li duce romano venutagli all orecchio la costoro audacia, e i danni ohe ivan dappertutto commettendo, si parti oli iutiero esercito, ad incontrarli, e piantate le tende presso Burgaone, dov e ra il campo nemico, vi rimase cinque giorni nell espettativa che discendessero al pia* no per fare battaglia. Ma quelli, succeduto il timore al coraggio, risolverono di starseae. colass, e di non etteatarsi nuovamente in campo. II. Burgaone uo poggio sassoso il pi e malagevo(i) Dieci mila, secondo altri testi.

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le , n senea grandissima fatica Io salinai da oriente, sendone per la china ben meno dirupata da dcaso', vi trovi inoltre due altissimi scogli, e (ibi mcfczo loro un1artifiziosissima selva stretta e profonda. I brbari adunque non paventando insidie da qliell erta cima la sciata aveanla spglia di tru p p a , non meno che il pi del monte, solo tenendosi con tiitto l esercito nelm exz o , per essere in grado con minor falia di fepigncre abbasso i Rom ani, se mai e tentassero ascenderlo : n mancavan di cavalli per valersene a sollecitare lor fuga all popo di sinistri, o ad inseguire , uscendo vittoriosi, il tiemieo. III. Salomone quindi assicurato della estoto delibe razione di non ascendere nel piano ad accettar battaglia, e vedendo il suo esercito nella impossibilit d conti nuare l assedio in que luoghi disei-t, stabil affrontarli su pel monte; accortosi per cbe i RoiAani a motivo del barbarico num ero, di molli doppi eccedente quello di prim a, eransi tutti abbandonati ad una grave tri stezza , chiamolli a s per ridestarne il coraggio, di cendo: Non v duopo, o commilitoni, d altra prova che quella fornitavi da loro steissl per rimanete con vinti dello spavento grandissimo in chi' vivono sul con* to vostro i Maurusii. E nel vero al mirare un oste s poderosa contro noi raccolta, e s pusillanime e dir si fidente dulie proprie forze da non iscendr nella pianura per combatterci, sento venir men ogni ne cessila di proseguire nelle mie esortazioni*, imprcioc che reputo vane le parole a persuadere coloro, ai quali danno cotanta aSsicuranza le proprie gesle e la

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a debolezza nemica. Limiterommi solo a rammentarvi

cbe se vi accingerete a questa fazione in guisa di voi degna , ridurrete all egual sorte de gi sconfitti Van dali i Maurusii . IV. Il capitano dette queste parole ordin a Teodoro di pigliar seco dugento e pi fanti e di salire in ascoso, venute le tenebre , il poggio dalia parte orientale, ove appunto era pi inaccessibile, e giunti alla sommit di attendervi silenziosi il mattino , per farsi quindi, al comparire del sole e preceduti dai loro spiegati ves silli, a dardeggiare il nemico. Inoltratasi adunque la notte il duce monta colla sua scorta per que burroni allinsa puta non meno de barbari cbe dello stesso esercito romano , avendo abbandonato il campo col pretesto duna esplorazione : dallaltra banda Salomone di buo nissimo mattino conduce al pi del monte in ordinanza tutte le sue truppe. I Maurusii a d chiaro mirando quella sommit non pi diserta come per lo inanzi, ma sventolarvi le romane insegne , sopraffatti da mara viglia si ristettero alquanto, e datisi pscia a guerreg giarle ben presto conobbero di avere; agli omeri un altro esercito. Allora trovandosi rinserrati nel mezzo tutti di botto pigliarono a fuggire, non per sulla vetta occupata gi dal nem ico, n verso la pianura essendo pur quivi egli padrone del terreno, ma fatta massa fanti e cavalli e corsi per la folta selva rampicarono su quelle roc c e , donde in causa dello spavento e della confusione profondavano gi gli uni addosso agli altrii, non lascian do segno a sopraggiugnenti di lor triste ventura. Per siffatta guisa quella vallea riempitasi d ogni arma pre

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sent in poc ora un valicar sicuro dal Burgaone ad un vicin monte, ove il resto de- barbari scalpitando i corpi degli uccisi ebbe salvezza dopo la perdita di cin que mila (i) de suoi, quando neppur uno de Romani vi giunt la vita , ma tutti senza riportare offesa dai Maurusii o dal caso , nell intiero lor numero , e sanis simi uscirono con poco disagio vittoriosi da quel cimen to. Colle truppe nemiche scomparvero gli stessi loro condottieri meno Jsdilasa, che si diede al vincitore. F u poi cotanto il numero delle femmine e dei fanciulli ca duti in ischiavit, che gli ultimi nel mercato apprezzavansi non pi de1 montoni : allora eziandio giudicossi compito 1 oracolo della sconfitta loro per opera d un imberbe (a). I Romani tornarono in Cartagine con Jsdilasa e con tutto il bottino ed i sopravviventi Maurusii non isperando pi tranquillit nella Bizacene fecersi unitamente ai duci su quel de Numidi, ove implorarono la protezione di labda capo d una parte de loro che abitavano il monte Aurasio } rimanendo nell abbando nato soggiorno l unico Antala con sua gente , i quali ognor fedeli agli accordi fatti coli imperatore non eb bero a sofferire ombra di male. (i) Cinquanta mila secondo altri testi. (a) Y. cap. 8 , di questo libro.

GUERRE VANDALICHE

CAPO

XIII.

Duello tra Alita e labda. Mante durasio- Fani sforti iti Salamane contro i Maurusii. . Preparativi per una seconda campagna,,

I, Al succedersi tali vicende nella Bizacene labda, ca po de Maurusii dei monte Aurasio, guastava con trenta mila attuali la JtumidU menando seco prigioniera gran turba d Africani. Ed Altia, quivi governatore d 1un castello , bramosissimo di togliergli qualche parte del bottina, scortato da non pi che settanta Unni gli mos se contro per sorprenderlo in certa gola; ma non rinve nuti vestigia umana sq quella campagna aifatto rasa e vastissima, deliber procedere a tal fante; situata in angusta luogo presso la citt di Tinge, prevedendo che la mancanza d acqua pella regione condurrebbevi ne cessariamente il nemico, avvegnach le genti sue fossero di contrario p?re<pe , mai pi immaginandosi di riuscir vittoriosi con tale inegualit di forze. I Maurusii intanto stanchi dal viaggio, oppressi dal caldo, e arsi dalla sete 'corsero alla sorgente, ma trovatala in potere degli Unni, costernati e lassi arrestaransi non sapendo^ pi (pale partito abbracciare. Venuti quindi i due capitaui ad ab boccamento labda in prezzo dell attigner I acqua ne cessaria alle sue truppe offr il terzo del bottino ; ma Altia non pag della esibizione proposegli in vece un sin golare certam e, col patto che abbandonerebbe il luogo chi fosse'perdente. Accettata lofferta i Maurusii desta-

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ronsi a grandi speranze, essendo il duce loto di eleva* tissima taglia e destro alle armi sopra ogni altro guer riero tra essi; vedevano daltronde il competitore e pi piccolo e rtien disposto dlia persona. Montati adunque entrambi in sella, Iabda fu il primo ad avventare lasta, riusc per ad A ltia, faltoglisi inconlro, di agguantarla con la destra e con luniversale ammirazione e spavento del rivale e di tutto il costui esercito. L Unno quindi colla sinistra incoccato 1 arco saett, appena rendts libera l altra .mano, il destriero del M aurusio, il qua-* le ebbene subilo un secondo, e balzatovi sopra diedesi velocemente a fuggire traendo seco le truppe in iscompiglio ; cos Altia conquist i prigionieri con tnlta la p red a ,. e fece grande il suo nome e rputalissimo per 1 Africa intiera. Ma basii di tali vicende. II. Salomone trattenutosi alquanto in Carlagine mar ci di l coll esercit verso il mofite Aurasio contra Iabda per gastigarlo dei saccheggiati castelli in Numi-* dia , quando le sue truppe dimoravano presso alla Bi nacene. Innanzi tutto per davaa fomite a questa guer ra Massona ed Ortea , capi dei Murusit, per cagione di private loro inimicizie , odiandolo il primo siccome reo della uccisione a tradimento del padre suo Mefan i a , sebbene sposalo avessene la figlia ; ed il secondd perch stato era consigliero a Mastina , prefetto della Mauritania, di sfrattarlo con tutti i suoi da quell*antica dimora. Il romano esercito pertanto co Maurusii addi* venutigli confederati fece alto al fiume Abisa, il quale va serpeggiando pel suolo vicino allAurasio: Iabda per non estimando abbastanza sicuro Io accampare di contro al

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nemico, fortificossi laddove meno temeva una sconfitta. Questo m o n te , dieci giornate di cammino lontano da C arta g in e, sopra quanti io ne sappia e s te s o , volen dovi tre d a trascorrerne con veloce passo la circonfe renza , e malagevolissimo e privo di sentieri per ascen derlo ; giunto per alla sua vetta rinvieni deliziosa pia nura-e campi ricchi di frutta il doppio maggiori d ogni altro della medesima specie prodotto nellAfrica. Quivi fi* nalmente giacea un castello senza presidio , non credu tosi ci necessario dagli a b ita to ri, i quali da che tol sero ai Vandali l Aurasio non ebbero pi a sostenere gnerfa a lc u n a , n motivo di paventare molestie. Egli avevano eziandio atterrato dai fondamenti la citt di Tam uga (r), posta dalla banda orientale del poggio e sul cominciar del p ia n o , fattala prima evacuare dagli ab itato ri, acciocch il nemico nelle sue intraprese non vi riparasse per battere il monte. Oltre di che possede vano i Maurusii dal lato occidentale una fertile ed am pia reg io ne, abitata da altri di l o r o , cui signoreggiava O r t e a , uuo di quelli che ribellati dai Vandali se guirono le parti di Salmone e de Romani come prima d ora scrivea ; e rimembrami avere udito da lui mede simo che uom non abitava- la sua regione , ma era al tutto spoglia di colo ni; se non che procedendo oltre tornavano a comparire pochi m o rtali, non per nereg gianti all ordinaria foggia de Maurusii, ma di bianchis sima carnagione e bionda chioma. III. Salomone di p o i , guiderdonati splendidamente i
(i) Tainugade , secondo altri testi.

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Maurusii io lega .se,eo, guid lesercito con b<ma ordi nanza su per lo m onte, divisando incontrare il nemico prima di notte, e dargli, se alla fortuna piacesse, batta glia ; in grazia di che la soldatesca per essere pi spe-> dita nelle marce avea seco portato scarsissima copia d i vittuaglia e di pasciona. Intrapreso adunque un penoso viaggio su per quella diificil erta dopo trascorsi a tutta somma cinquanta stadj posero il campo, e proseguendo il cammino colla stessa misura ne di seguenti, giunsero nel settimo di. essi ad un monte nomato dai Latini Aspi de , forse perch avente qualche somiglianza alla forma di uno scudo ( i) ; quivi giace un castello antico ed un fiume perenne dove appunto dicevasi campeggiare il barbaro ; e per non rinvenutavi arma alcuna vi si trat tennero, e schieraronsi in battaglia come per venire alle thani. Tornato vanamente nei tre giorni consecutivi a fare lo stesso , lesercito cominci a insospettire de suoi colleghi maurusii, i quali fingendo cercare i sentieri pi ac conci ed essere fedeli scorte alle truppe destarono gravi timori che se la intendessero col nem ico, ed aVesservi giornaliere conferenze. Mandati in effetto ad esplorare venivan sempre indietro con bugiarde riferte, acciocch i Romani rettamente informati non si rendessero, pro vedendo in copia maggiore i bisogni della vita, padroni del monte. Era in verit cosiffatto procedere un incita mento a paventare insidie, e cresceva il mal animo con(i) Dal greco i r x is , scudo. Male perci il Cousin traduce: La montagne de lAspic ; vorremmo dire , in nostra lingua, la montagna dell aspide.

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tr essi dal saperli traditori per n a tu ra , in ispecie poi quando in lega coi Romani o con altri popoli osteggia vano i loro connazionali. La probabilit adunque di tali cose e la diiTalta dei cibi indussero il capitano a re trocedere di fretta colle troppe nella pianura ed a sta bilirvi il suo campo. IV. In progresso di ttfnapo Salomone presidiati i forti della Numidia torn a Cartagine, c disposevi tutto l'oc corrente per ripetere finito il verno e senza I' aiuto dei confederali un tentativo contro il monte Aurasio : fere apprestare similmente parecchi vascelli e cre nuovi duci per la Sardegna. Quest' isola opulentissima, di mezzo a Roma e Cartagine, solo d-un terzo minore della Si cilia, n pedone giugnerebbe a trascorrerne la circonfe renza in meno di venti giornate. EUa ha sofferto danni assai gravi dai Maurusii, cui obbedisce tuttavia, i quali furonvi colle proprie famiglie confinati dai Vandali, ma quindi impadronitisi delle montagne vicine a Carali principiarono a molestare con occulti ladronecci le genti limitrofe ; ed arrivati col tratto .successivo al nu mero di tre mila scorsero pi e pi fiate all aperta il paese, mettendo a ferro e fuoco lutto quel littorale , e riportandone il nome di barbari dai prossimani. Con tra tali Maurusii pertanto di stirpe diversa fu dal romano duce aminannito il naviglio nel veruo. Cos procedettero in allora le cose nell Africa.

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CAPO

XIV.

Belisario conquistatore delta Sicilia. Il disco solare mostrasi pel corso cT un antto come ecclissato. Abotlinamento dellfi truppe in Africa.

I. Belisario inviato da Giustiniano a guerreggiare Teodato ed i G o ti, di leggieri sommise al primo corso la Sicilia , come far conoscere la istoria giunta a nar rare le cose d Ita lia , non sembrandomi fuor di propo sito il venir prim a distintamente esponendo le africane vicende, e passar quindi a quelle dei Goti in essa. II. Nella vernata adunque Belisario fe dimora vicin di Siracusa, ed in Cartagine Salmone. T u tto questanno fu eziando segnalato da un grandissimo prodigio, ap parendo il sole privo di raggi a s im ig lia la della l n n a , c quasi il pi dei giorni ccrcaronlo indarno gli umani sguardi ; spoglio pertanto dellordinario cbiaror suo risplendeva oscuro e foseo anzi che no: presagio, al tutto verificatosi, d imminente g u erra, di p e s te , fam e, e d ogni ^llro malore ; correva in quello stante lanno decimo dellim peratore Giustiniano (t). , III? Al comparir di primavera , quando sogliono ap punto i cristiani celebrare la solennit loro detta P a squa , le truppe dell Africa levaronsi a sommossa e vo a dirne la cagione ed il terraine. Dopo la sconfitta de Vandali , da me gi esposta , i romani soldati ini
fi) Anna deir era volgare 55y.

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palrharono le figlie e le consorti dei vinti ; ora molte di queste indussero gli sposi a ripetere la padronanza delle terre di propriet loro prima del matrimonio, non estimando cosa dicevole eh elleno gi mogli de Vandali avesserne il dominio, e quindi maritatesi ai vincitori dovessero, cedendole, ridursi a peggior condizione dei vinti. Laonde quelli siffattamente imbecherati rifratavansi di obbedire a Salomone, il quale voleva che tutto il conquistato paese andasse a profitto del pubblico era rio e dell imperatore , e fossero scompartiti fra l'eser cito , giusta la consuetudine, i soli prigioni ed ogni al tro bottino ; ma il suolo appartenere tutto al monarca , da cui e ricevon i bisogni della vita ed il mezzo di guerreggiare. Su di che vennero fatti molti discorsi ed esecrandi giuramenti nel campo ; e sendo tra breve il giorno della festivit, gli Ariani, mesti perch vietati loro i tem pj, maggiormente insistevano : parve cos ai pi autorevoli de ribelli di consacrare alla morte di Salomone il primo de giorni solenni, detto grande. Si tenne la ordita congiura qualche tempo celata, avve gnach molli vi partecipassero , ed intrattanto crebbe il numero de sediziosi coll unirvisi parecchie latice a ca vallo ed alcuni pavesai del condottiero, nella brama pur. eglino di conservare le terre sino allora godute. Giunta l epoca stabilita il romano duce colla massima tran quillit , nulla di sinistro paventando, fu al tem pio, e furonvi pur coloro che avevaa promesso di ferirlo ; ma questi, abbench animassersi 1 un 1 altro coi segni e mettessero a quando a quando le mani alle spade, non osarono tuttavia cimentarsi all opera , frenati dal

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rispetto dovuto o al sacro luogo, o ai riti cbe ivi compievansi, o Meramente alla gloria e presenza del capitano; seppure non v'intravvenne un che di soprannaturale ad impedirlo. Terminati i divini misterj e restituitosi cia scheduno alla propria abitazione, i sediziosi vengono a forte contesa tra loro, a vicenda rimproverandosi la de bolezza e vilt dell anim o, e da ultimo si rimette di comun voto l impresa al d venturo; se non che pure in questo come nell antecedente concorsi nel tempio invano, passarono uscendone a far combriccola nel foro ed a prorompere in iscambievoli accuse, pusilla nimi e traditori chiamando ognuno i suoi compagni, perch lasciatisi venir meno il coraggio nelloprare las sunto incarico, e vincere dal timore all aspetto del capitano. Divolgata per cos fatto m odo, com era da presumere, la trama, non pochi ,de congiurati, creden dosi mal sicuri in c itt, si diedero a vagare nella cani* pagna, a mettervi a soqquadro terre e castella, ed a trattare ostilmente gli Africani a cui avvenivansi ; quei poi tra essi che non vollero sottrarsi colla fga dal pe ricolo, simulavano, mentendo i pensamenti loro, dinor ridire a tanta barbarie. Ma pi che tutti Salomone tra* secolava , come di avvenimento senza esempio ( i ) , al l udire la . regione in preda agli eccessi de Romani sol dati , ed esortava di continuo i rimasti seco a non tra viare dal proprio dovere, assicurandoli che ne riporte* rebbero la imperiale benevolenza. E da principio fin ti) E ra certamente Salmone poco esperto nelle storie di tutti i popoli se riteneva senza esempio le africane sommosse.

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gevano prestare orecchio Ile sue ammonizioni, ma scorsi appena cinque giorni, alP arriso che! i compagni fuorusciti erano in salvo e confermati nella tirannia, ragunatisi nell ippodromo svillaneggiarono apertamente e lui e gli altri daci ; il perch egli mandarvi Teodoro cappadoce., il quale dovea cercare di ridurli con buone parole ed esortazioni a far senno ; que per al compa rir di costui non curandone affatto i consigli, sedotti in ispecie da un tal suo nemico alla testa di quella sommossa, dichiarano immediatamente di comuue vo* lont lor capitano il ribelle, ed armatisi corron, guidati da esso, con grande tumulto alla dimora di Salomone, ove al primo giuguere uccidono il prefetto delle guar die , Teodoro anch egli, ed uomo fornito d ogni virt oltre la molta sua perizia nell arte guerresca : di l proseguendo quanti rincontrano o- Africani, o Romani, o amici del capitano, o ricchissimi tra cittadini e pronti a comperar la vita col danaro, fanno di tutti orrenda carnificiua. Voltisi quindi al saccheggio pongon sosso* pra le case de privati senza opposizione veruna, ed il solo venir della notte d termine al furor loro. In que sto mezzo Salomone ascondersi nella vastissima chiesa del palazzo , dove tramontato il sole capit Martino a visitarlo; e di l ammendne, quando i ribelli furono im mersi in profondo so n no, pervennero atta cqsa- di Teo doro cappadode, il quale, tenutili contro lor voglia seco a cena, li scort quindi al porto, avendovi col un vascello apprestato da Martino: accompagnavano altres costoro Procopio autore della presente Istoria e cinque degli ufficiali spettanti alla casa del supremo duce. Alzata

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l'ancora e navigato stadj trecento e'pervennero a Mes sila porto de' Cartaginesi ; allora Salomone, vedendosi al Uitto fkior di pericolo, invi Martino a Valeriano e ad altri romani duci nella Numidia, pregandoli che cer cassero ad ogni patto di richiamare parte della soldate* sca da si ostinata congiura alla fede e benevolenza del suo imperatore. Scrisse, parimente a Teodoro di pigliare le redini del governo cartaginese, e di reggerlo come giudicherebbe del caso. Dopo di che navig con Procopio alla volta di Siracusa, vedendo personalmente informare Belisario di tutti gli africani scombugli, ed esortarlo a tornar subito eol per gastigare le infedeli truppe del1' avere a lotto offeso il proprio monarca. C A P O XV.
Cartagine assediata. Ribelli ih fuga. - Aringa di Belisa rio. Altra di Stota. I l duce romano cacciati i bar bari tom * i Sicilia. Stota corrompe te truppe imperiali e mane di fe d e ai costoro duci.

Intanto che Salmone operava tali cose i ribelli mes sa a guasto Cartagine ed usciti a campo in Bulla eleg go a si a duce u bo Stoza, cavaliere astato di Martino (i), arditissimo e quanto altri mai esperto net maneggio de^gli affari, acciocch potesse costui, balzando via tutti i
(i) Quasi l ultimo de soldati, e piccolo cliente del duce Mar tino nomato da Iornandes ( De regnorum ac temporum suc

1.

cessione ).

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governanti ligj dell imperio , dominare 1 Africa iutira. Ed egli alla testa di ottocento (i) armati senza inter porre indugi si ridusse contro la capitale, pi che agevol impresa opinando il mettervi l assedio ; chiam po scia in suo aiuto tutti que Vandali cbe o erano fuggiti sulle navi da Bizanzio, o non vollero dapprincipio se guire le parti di Belisario, o sta vanti celati, ovvero in dispre'gio del niun conto loro ottenuto nveaoo il per messo di rimanere io Africa ; al quale invito forse mille tra pi vicini passarono immediatamente sotto le sue bandiere ; oltre di che schiavi in gran numero vennero pur essi ad offrirgli i loro servigi. Arrivate queste trup pe a breve intervallo da Cartagine il condottiero fece ambasceria amagistrati della citt esortandoli ad aprire le porte se bramassero andar liberi da ogni sciagura. Ma quelli e Teodoro concordemente risposero che ben guarderebbonsi dal fare c i , sendo loro debito il serbar fede all imperatore. Inviarongli eziandio Gioseffo, per sonaggio di chiari natali, domestico di Belisario, segre tario della guardia imperiale e di fresco arrivato a C ar tagine per non so quali faccende. Questi con suppliche voli parole cerca indurlo a non proseguire tuttavia nel la rivolta, ed a cessare da cotanta ostinazione ; ma Stoza uditone appena il discorso troncagli la v ita, e cinge d assedio quelle mura : al terribile esempio i cit tadini sopraffatti dallo spavento volevan sottrarsi da maggiori trarersie spalancando le porte al nemico. Di tal guisa imperversavano gli africaui destini.
(i) Otto mila secondo altri testi.

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II. Belisario fatto partecipe dell avvenuto in Africa navig sull ora vespertina a quella spiaggia, in compa gnia di Salomone, con cento suoi cavalieri astati e conun corpo di pavesai ( i) , quando appunto al nuovo giorno i ribelli credean certa la resa della citt , e da tale speranza imbaldanziti avevan tutta la notte veggbiato. Come per seppero al primo albeggiare la ve* nuta di lui, frettolosamente sciolto lassedio e svelto lo steccato diedersi nella massima confusione ad una tur* pissima fuga. Il duce romano allora, trascelta una schie* ra di soli due mila combattenti ' ed animatala con pa role e vie pi con larghi doni alla benevolenza dellim peratore, muove contro di loro aggiugnendoli presso Membresa (a), citt a trecencinquanta stadj da Carta gine. Qui postisi gli uni e gli altri a cam po, Belisario sul fiume Bagrada.( 3) e linimico su di alto e malagevol luogo, ordinavan la pugna, tenendosi ambedue fuori d una citt mancante di mura. AUassembrarsi poi colla(i) Con mille soldati della sua guardia, scrive Cousio , non dicendo se fanti o cavalli. (a) Membressa , o Membrisia presso altri autori. Citt della Zeugitana mediterranea secondo l Itinerario dAntonino. (3) Bragada. (Cous.) Mi ricorda in proposito di questo fiume un curioso passo che leggesi in Gellio ( lib. v i , cap. 3 ) : Attilium Regulum , egli scrive, castris apud Bagradam Jlumen

posilis, proelium grande atque acre fecisse adversus unum serpentoni illic stabulantem, inusitata* immanitalis ; eumque ballistis atque catapultis diu oppugnatum tandem confecisse, et corium longum pedes centum viginti misisse Romam. Piocopio , tom. 1. 39

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dimane le troppe, i ribelli moltissimi di numero po nevano ogni loro fiducia in esso, ed i nostri beffavanli siccome gente inesperta il pi della gurra (non dandosi luogo negli ammutinamenti a scelta , ma con correndovi ogni ceto di persone ) ; Belisario per bra moso di rinfrancarne maggiormente gli animi diceva, loro: III. Contro ogni nostra speranza e d e sid e rio , commilitoni, piegarono su queste terre le cose a dan no dell imperatore e de Romani, il perch siamo co stretti ad mtraprendere una guerra in cui la stessa n vittoria ne coster molte lagrime, dovendo far ber-* saglio delle armi chi a noi di parentado congiunto e sotto il medesimo cielo cresciuto. Rimembrici per r a conforto di tanto male eh esso non ebbe affatto da noi causa o principio, obbligati a ricorrervi nnica9 t mente per non soggiacere a pi lunghi timori: quando 9 9 al contrario nemmeno i prosperi eventi saranno di ristoro al nemico, imperciocch riterremmo indarno fuor d ogni molestia , sopravvivendo ai marziali peri9 9 -gli, chi reo di violata amicizia ed affinit pigli ad 9 > offendere insidiosamente un suo carissimo; verragli in 9 9 iscambio colla vita protratto il meritato gastigo, ri* 9 9 posto negli incessanti rimorsi della propria coscien9 9 za. Che poi questi contro di noi schierati in campo 9 9 sieno a giusto titolo considerati nemici e barbari, e se pur vuoi meritevoli di nome peggiore, ne fa testi9 9 monianza 1 Africa dai loro saccheggi consunta , e la moltitudine de Romani caduti vittime, per serbare fe-* de al nostro imperatore , de loro tradimenti. Egli

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mestieri adunque che non lasciamo impuniti ribelli cotanto funesti, e che abbonendo s ragionevolmente persone famigliaris&ime per lo innanzi, imponiamo loro pene condegne di s turpi delitti; non essendo gi opera della natura le amicizie o le nimicizie tra noi, ma o la conformit delle azioni e dei costumi legaci amichevolmeote gli uni cogli altri, o la discrepanza loro ne mette in discordia. Parmi cos mostrato appieno d aver noi a combattere truppe nemiche e perfide ; che poi debbansi tenere iu altissimi) dispregio il chiarir provandovi la impossibilit di farsi valorose azioni in guerra da un ammasso di gente insiem raccolta d^lla nequizia e dalla ribalderia. La v irt , per D io , nemica implacabile del vizio sconvolger mai n sempre tutti gli attentati de malvagi, rendendoli tras gressori dell ordine e di qualunque militar disciplina^ Quindi che abbandonati da essa ed incapaci di contenersi com uopo in .campo verranno a] primo urto sconfitti. Assaliamo pertanto intrepidi s vii ne* ujico, volendosi riporre il nerbo ed il felice successo della guerra nell ordine e nella fortezza dell animo , non gi nel soverchio numero de combattenti . Cos favellava il. roncano duce, IV. Stoza parimente esort, di questa foggia i ribelli : 0 soldati e quanti meco rompeste le catene della romana schiavit, non sia ora tra voi chi ritraggasi dal morire per quella libert che virtuosi e prodi nelle armi vi sapeste non guari procacciare , sendo men grave all uomo 1 incanutire oem$li e compiervi la mortale carriera, che non surlo da essi il rica*

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dervi, perciocch i beni intrattanto gustati sembrano vie pi inasprire la susseguente calamit. Di tal ma ri niera in fe mia passando le cose nostre m forza qui rammentare che voi trionfatori de Vandali e deMau* rusii participaste s a tutti i travagli di quelle guerre, n non per al bottino, guiderdone di esse. Pensate inol tre che addivenuti guerrieri menar dovete senza posa la vita tra i pericoli delle a rm i, combattendo o per la gloria dellimperatore , se tornrete a lui, o per voi n stessi ove coraggiosi perseveriate nell acquistata li ft bert; in fra le quali cose or spetta a voi lo scegliere, acciocch possiate tir mostra o di codardia o di va si lore nell imminente zuffa. Non vi dir poi che arma tivi contro i Romani sperereste indarno, soggiogati di nuovo, benignit e giustizia, piacevolezza e compas si sione, attendendovi solo col penosissimi ed insof fribili trattamenti. Meglio quindi il perire, concios siaph morendo comunque in campo vi divolgher la fama da morte onestissima colti. E per verit se ai vincitori felice e soave cosa la vita, qual pi mi si serando stato pevinti del mirarsi incessantemente co li stretti a riporre ogni fiducia nella piet dei nimici. si Non istar in fine a ricordarvi la costoro disparit nella pugna, mercecch l essere di numero a noi cotanto inferiori e soprattutto ardentissimi favoreg giatori pur eglino della nostra causa varr in singo lar modo a scemarne 1 ardire . V. E gi i due eserciti animati dalle esortazioni dei proprj duci movevano per venire alle m ani, quando surse improvviso e gagliardo vento , allora temendo i

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ribelli non iscemasse questo la forza del saettamento loro ed accrescesse quella delle armi nemiche, giraronsi di fiauco, acciocch i Romani obbligati di fare il si* mile fossero per, averlo di contro ; ma Belisario ve dendoli mutar 1 ordinanza comand che si traesse d a rc o , e quelli fuggirono tosto nella Numidia, ove raccozzatisi conobbero mancar loro pochissimi Van dali , perciocch il vincitore conteuto di quella rotta non volle seguirne le tracce ; accord bens alle sue truppe il saccheggio del campo, dov e non rinvennero uom ini, ma danaro in copia e taluna delle donne inci tatrici della guerra. Egli di l tornato in Cartagine eb be Tavviso daltra sommossa delle truppe a stanza nella Sicilia, a reprimere la quale voleavi di necessit la sua presenza. Laoade riordinata, come pot il meglio, l a fricana repubblica, e dato il governo di Cartagine a 11digero e Teodoro , salp nuovamente per l isola. VI. I capitani poi della romana soldatesca nella Nu midia informati della venuta di Stoza e de suoi arrota menti prepararonsi ad una vigorosa resistenza; Marcello e Cirillo comandavano i confederati, Barbato i cavalieri, Terenzio e Serapi la fanteria ; Marcello in fine, sicco me governatore della Num idia, erane il condottier sa premo; il quale inteso il nemico a Gazfili ( i) , o vuoi due soli giorni lontano da Constantina, mosse ad in(i) Detta parimente Gazaufula, e supposta dagli eruditi la Gaur safana di Tolemeo ; nella Tavola Peutiogeriana scritto Gasatipala. Leggiamo poi nel lib : Notitia imperil ec. In Numidia est Augentius Gazaujiilensis, ed in S. Augustino : Salvnnut a Gazaufula (lib . vii contra Donatista!).

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contrarlo, bramoso di far battaglia prima cbe giugnes* sero col nuovi aiuti. V ii. Al suo arrivo .gli eserciti schierati di fronte stavano attendendo il segno della pugna, quando Stoza di per s procedendo ver la nemica ordinanza diressele queste .parole: A torto, o prodi, vi accingete a com battere gente della vostra nazione, con voi ctesciu t a , e che stanca deTmali e delle offese onde voi stessi partecipaste, deliber guerreggiare limperatore in vendetta delle tolerate violenze. Non vi ricorda n forse il nessun guiderdone offerto ai vostri sudori, venendovi sin negate le spoglie nemiche e gli stessi pretnj -dovuti per legge marziale a tutti coloro che da forti portaronsi nelhe battaglie ? Di essi bens altri godono, appropriandosi l intiero frutto della vittoria, e tenendo voi in luogo di schiavi. Cbe se il vostro sdegno , qualunque siane la cagione, ha me per isco p o , trafiggete pure questo* mio corpo standomi a ci apparecchiato, ma vadati libere da cotanta sciagura le mie truppe; ove poi Oh abbiate odio meco, ginta 1 ora ohe voi stssi concorriate a difendere i nostri comuni diritti . Le truppe romane lodato il costui parlare incontanente salutaronlo con molta betiivolena a , ed i loro duci si ritrassero, mirandosi diserti, nella chiesa di Gazofili. Ma Stoza uniti i due eserciti e con dottili a quel santo asilo, persuase ai rifuggiti con promesse di vita a diloggiarne ; questi per uscendone furon tutti ad un suo cenno trucidati.

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C A P O XVI.
Germano amato dalle truppe. Stota ritolve di combattere. Aringa di Germano.

L Giustiniano risaputa la triste condizione degli af fari nell Africa mandowi alla testa di poca soldatesca il .patrizio Germano, figlio d un suo fratello , e con lai Simmaco e Domenico, entrambi dell ordine senatorio , ed il primo questore e capitano de cavalieri , 1 altro condottiero dei fan ti, morto dinfermit Giovanni cni apparteneva quest officio. Pervenirti tolti in Cartagine Germano rassegn incontanente le truppe, e nello svol gere i ruoli de nomi lo ro , conobbe rimanervi in Afri ca , tra la capitale e le altre c itt , non pi ohe la terza parte dell esercito, scudo il resto'disertato al ne mico. Laonde non sembrandogli per anche tempo di cimentarsi in campo, metteva ogni seto talento nel eooseguire la benivolenxa de soldati, ed in ispecie di co loro che avevano presso al ribelle amici o parenti, di cendo pieno di zelo nell amicarseli di essere col an dato per gast^are non Je truppe sedotte, ma gli in giusti e perfidi seduttori. Cos dolci parole trascorse nelle S e nemiche indussero alcuni imperiali a tornare sotto le abbandonate insegne, ov e riportarono dal capitano umanissima accoglienza ed il grado medesimo cbe 5 toza avea loro conferito. Al dtvolgarsi quindi per lutto il paese i buoni trattamenti da essi ricevuti, molti dei . compagni segnivftane di d in d l esempio venendo in

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Cartagine al duce rom ano, il qnale appena videsi non inferiore di combattenti agli avversarli divis cominciare la guerra. II. Stoza anchegli considerando il disertar grandissi mo e giornaliero de suoi, per tema non addivenisse maggiore pens giunta ornai l ora di por mauo alle armi e di tentare un colpo decisivo; prese quindi il par tito d assalire improvvisamente il nemico, nella fiducia che venendogli dappresso non poche delle truppe cartaginesi tornerebbero a lui; e si valse pure di questo non pi che suo desiderio ad incoraggiare 1 esercito, mostrandogli per cagione di ci sicurissima la vittoria. T utti adunque corron a furia la via di Cartagine, e lunge da lei soli trentacinque stadj piantano il campo. Germano similmente animati gli imperiali c messili in ordinanza di battaglia esce della p o rta , ove all udire il ribelle vicino chiamatili a parlamento cos dicea: HI. Egli debito vostro, o commilitoni, il confes* sare tutti ad una voce che non havvi tra voi chi a giusto titolo richiamar si possa dell im peratore, an dando esente da ogni rimprovero la sua condotta a vostro, riguardo; il quale anzi raccoltivi dalle campa si gne di. Bizanzio con vilissima tonaca ed una bisaccia indosso , tali vi rend che potete oggi disporre della sorte de Romani ; con quanto per vituperio e perfi dia, non aggiugnendo cose peggiori e gravissime ol tre ogni credere, ne fosse da voi ricambiato ommetto n volentiermente di qui rammentare. Egli tuttavia, ac ri ciocch ne serbiate di continuo la memoria, accordovvi illimitato e generoso perdono senzai tra merc da voi

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che l onta del passato. Eccitati adunque da s nobili sentimenti vuol giustizia ed onore he riprendiate V antica vostra fede , e cancelliate le vecchie offese y > con al tutto nuovo contegno : e dacch il ravvedi mento mezzo efficacissimo di rendere agli oltragd giatori gli oltraggiati benigni e clem enti, ed un ber > neficio opportuno ba possa di cancellare il nome -d ingrati, voi mostrandovi ora fedeli al vostro mo li narca distruggerete ogni rimembranza de falli com7> messi e del qorne odiosissimo cui soggiacente, danf> dosi alle umane azioni quello cui fanno diritto gli t> ultimi avvenimenti; e sebbene fatto il male vana rie7> sca la brama di tornare indietro , riparandovi non di meno con virtuose gesta si perviene a mettere in 7) eterno obblio la colpa, ed a riacquistare la perduta y > estimazione. Oggi pertanto col dispregiare come ne avete lobbligo questi esecrandi ribelli appaleserete y > non solo un animo forte e pronto a combattere da t> quinci in poi qualsivoglia nemico de Romani, ma t> eziandio che mai, se non se ingannati dai seduttori, operaste altrimenti col tradire l imperator vostro, j> avendo la sempre lodevole ritrattazione del male po7> ter sommo d inorpellarne con idonea scusa la gravez za: e che tal sia la condizion vostra presso Giustinia7 n ciaschedun voglia di per s considerarlo. Io poi, dal quale parimente non aveste mai alcuna ingiuria e 9 bene il sapete , e che portandovi ogni benevolenza 9 ) vho bramato compagni nei pericoli di questa guerra, 9 > i o , lo ripeto, sono a pregarvi che procediate con ani mo sincero incontro al nemico ; il perch se mai ta*

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luno desiderasse unirsi altra fiata a lui nonindugii un


sol momento, dichiarandogli lecito sio d ora il farlo i e di (otto punto armato; n abbiamene obbligo di srta fuori quello di violare in aperto la giustizia e non ocsi culla mente e con frode; e per l appunto ho giudicato opportuno di tenervi questo discorso in campo avanti al nemico e non gi entro C artagine, acciocch se n havvi persona di tal parere non trovi il menomo ostacolo nell abbandonarvisi , e scevro d ogni timore da noi si parta . A questi detti molto si romoreggi nell esercito, e ciascuno volea il primo d ar saggio di fedelt e di amore al suo monarca. CAPO XVII.

Germano arriva Stoza in Numidia. Lo combatte e sconfigge.

I. Passatosi qualche tempo sotto le armi dagli eierc iti, i sediziosi vedendo ire a vuoto tutte le belle pro messe di S to z a , ed essere quindi gabbati dalle costui speranze, sconvolti d improvviso gli ordini mostran le spalle riparando in Numidia, ove lasciato aveano le lo gli ed il bottino. Ma Germano tenuta la medesima, via con tutte le truppe e con moltissime bavaglie , ed ag? giuntili presso dun castello nomato Calabastore (i) dai R om ani, schier gl'imperiali nel seguente modo. Poste di fronte al nemico le carra dietro collocowi la fantefi) Vieillej Echelles (Cous.)

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ria, per guarentirla dai colpi, conferendone a Domenico il comando. Presi di poi seco i migliori c pi fidali ca valieri venati da Bizanzio and alla Sinistra di essa, in viando alla diritta le rimanenti truppe divise ih tre ban de ; l maggior delle quali era capitanata da Giovanni fratello di P a p p o , la seconda d a Teodoro cappbdoce , e la terza da Ildigero. Non vedevi al contrario nell esercito nemico ordine alcuno, tenendosi alla foggia barbarica sbandato ; n troppo da lunge seguivanlo pi migliaia di Maurusii aventi molti condottieri, ed in (specie labda ed Ortea : ma qnesti non erano tutti di buona fede .con Stoza, numerandosene tra loro non po chi di quelli che aveano gi spedito messi al duce ro mano promettendogli, cominciata la fazione , di con giugnersi apertamente seco lui ( guardossi nullamanco Germano dal prestarvi ombra di fede, sapendo benissi mo non trovarsi genia pi misleale di questa) ; merc di che dimoravano vicini s ma separati dall1 esercito ribelle, attendendo lesito della pugna per correre po scia col vincitore a fare scempio dei vinti. Stoza sco perta la insegna del condottier romano fe animo a suoi d investire quel corno , ma gli EruK gnerreggianti seco disapprovarono il comando avtato, addneendo ehe non conoscevano quanto si conveniva le forze di Germano ; attaccherebbero bens comandati l opposto corno, il quale debolissimo per reggere all orto pie gherebbe, mettendo col suo indietreggiare tutto l eser cito in confusione : che d altronde se avesse il nemico riportato qualche Vantaggio, addiverrebbe incontanente la sconfitta loro generale ed irreparabile.

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II. Il duce persnaso da tale ragionamento marci col nerbo delle troppe alla volto di Giovanni, e messolo di subito in rotta corse dietro i fuggitivi prendendo loro tutte le insegne: altre schiere intanto assalita la fanteria constringevanla a rompere lordinanza, quando soprav venutovi il romano condottiero e minacciando col ferro ignudo chiunque sottraevasi dalla pugna riesce ad ar restarli ed a rinnovare la mischia con tale ardore, che obbliga in poc3 ora i barbari a dargli le spalle ; quindi ritto sen va contro di Stoza. T ra questo mezzo sopraggiunti anch essi lldigero e Teodoro ad aiutarlo, crebbe s la confusione e 1 accanimento de combattenti che molti ribelli nel perseguitare i Romani caddero eglino stessi prigionieri, e 1 esercito loro incapace di pi reg gere , venendo sempre vie' peggio malmenato da Ger mano , cominci a piegare. Siccome poi alle due parti era malagevole di riconoscere i propri! nemici avendo entrambe comune il linguaggio, la taglia, e l arma tura , Germano comand a suoi di chiedere ai prigio nieri il contrassegno, ed ignorandolo di trucidarli subi tamente. Nulla di meno fervendo tuttavia la battaglia riusc ad un soldato ribelle di penetrare inosservato nelle file romane e di ferire il cavallo al d u c e , il quale avrebbe eorso al certo gravissimo pericolo se per ventura gli astati non tessersi fatti inanzi a salvarlo ed a fornir gli altro palafreno. Fuggito intanto Stoza con pochi dei suoi, Germano pass di fretta a sorprenderne gli ac campamenti, ma uscitene le guardie ad incontrarlo batteronsi con tanta ostinazione che lo avrebbero costretto a retrocedere, segli antivedendo loprar loro non aves

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se dapprima spedito per differente via nna schiera dar mati ad impossessarsene; questa rinvenutili snza presi* dio ventr, e cos fu decisa la sorte di quella giornata. Arrivatovi quindi tutto il romano esercito abbandonossi al saccheggio senza'timore del nemic, e senza porgere orecchio alle ammonizioni del proprio capita no, il quale, paventando qualche nuova sorpresa, dal li mitare di essi vanamente esortavali con voce altissima alla obbedinza ed alla cautela. I Maurusii allorch vi dero le armi imperiali vincitrici si posero anch eglino a seguire le peste de ribelli ed a raccorre la preda nel campo. Stoza poi forte sperando nel costoro soccorso al mirarsi perdente spron di lancio a quella volta per averne aiuto, ma risaputone il tradimento precipit la sua fuga in compagnia di cento Vandali appena : tor nato quindi a raccozzare molta truppa fece un ultima pruova delle sue armi, e toccata una sconfitta eguale alla prima, se non maggiore, videsi pur ora abbandonato da t u tt i , corsi essendo i rimasi in vita a prestare obbe dienza al duce romano. Scortato adunque da sole pche guardie ritirossi nella regione de Mauritani, e ferma tavi sua dimora impalm la figlia d un comandante loro : in questa guisa ebbe termine 1 ammutinamento de soldati.

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C A P O XVIII.
Congiura di Massnino. Germana la ditsip, e ne condanna a mori* il capo.

I. Aveavi a que giorni tra cavalieri astali di Teodoro cappadoce un Massimino, d indole assai malvagia , il quale imbecherata molta soldatesca erasi fitto ia meale di aspirare alla tirannia ; ora mentre cbe s andava pro cacciando fautori comunic L arcano a gente non poca ed in ispecie ad Asclepiade originario della Palestina , di nobile prosapia, ed intrinseco quanto mai di Teo doro i >questi pertanto e Germano ebberne tosto con-: tezaa. II. 11 duce per giudicando non espediente lo inacerbare con nuovi stimoli lo ultime e non ancor bene rimarginate piaghe, anteponeva ai gastighi il procacciarsi la benivolenza del fellone adescandolo con onori e ca rezze ; pens quindi a fine di guarentirsene obbligarlo con giuramento all' im peratore, e siccme portava la costumanza che uom non fosse accolto ne cavalieri astati se prima non sagramentava sua fede al monarca ed al capitano ,e valendosi di questo provvedimento, fecelo a s chiamare, ed encomiatane dassai la fedelt crebbegli il grado nominandolo sua lancia. Massimino lietissimo di tanta onorificenza, stimandola mezzo ben proprio ad agevolare la felice riuscita delie sue tra m e , compi senza tema il giuro, avvegnach presto addive nisse reo di violata fede col dar opera vie pi ostina

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tamente alla sognata tirannia. In progresso di tempo celebrandosi nella capitale noa so che festa molti dei congiurati' sul ora del convito si riunirono intorno al palazzo, ove il duce aveva commensali i suoi favoriti ed il ribelle con essi. Quando pertanto sedevan tutti al desco giugne all' orecchio di Germano avviso che in gombrava il suo atrio una disordinata frotta di soldate* sca Chiedente dallimperatore lo stipendio in vano atte so da molti anni. Egli allora fe comando a parecchie fi dissime lance di tener gli occhi sopra Massimino senza per dargliaffatto indizio di quel trambusto. Persuasi di poi i riottosi minaccevoli con alle grida a raccogliersi nell ippodromo, furono lungo la via dalle predispste guardie quali incarcerati e quali uccsi ; merc di cbe i lenti nellunirvisi udendo il costoro-sperperamento pon vollero pi sapere di ribellione. Germano egli pure tra lasci di commettere iudaginirigorose in proposito, ri cercando unicamente se Massimino dopo la solenne, protesta avesse tuttavia fomentato la rivolta, e udito che anzi da quell epoca in poi eravisi con maggio^ fervore adoperalo, feeelo per la gola appendere ad uu palo vicino alle mura della citt; e colla morte del tra ditore fa per intiero sventata la ribellione.

GUERRE VANDALICHE

C A P O XIX.
Salomone di ritorno con molti duci in Africa. Spedisci Gontari contro i Maurusii del monte Aurasio, muove quindi egli stesso a vendicarne la disfatta. Prende Ztrbuli castello.

I. Giustiniano, correndo 1 anno terzodecimo del suo imperio , fatti retrocedere dall Africa Germano., Simmaco e Domenico mandovvi a governarla nvamente Salomone con esercito e duci, tra quali Leonzio di Zauna di Faresmane e Giovanni di Sisinnio (i) ven nero eletti a supplire Martino e Valeriano richiamati di gi in Bizanzio. Salomone apportato in Africa, e rin venutovi estinto ogni germe di sedizione ressela con giustizia ed onore, occupandosi tutto nel diligentemente' guardarla e nel disciplinare 1 esercito, facendone par tire alla volta di Belisario in Bizanzio gl individui so spetti , allorch ebbelo ridotto a numero colle cerne portate seco. Band poscia da quelle terre i Vandali, d amendue i sessi, tornati a stabilirvi lor dimora , ri cinse le citt di mura, e vigilantissimo nella osservanza delle leggi fecene gli abitatori col saggio governo suo opulentissimi e d ogni maniera di felicit ricolmi. II. Ordinata di tal modo la repubblica intraprese un1 altra spedizione contra Iabda e i barbari del monte
(i) Leonzio figlio di Satina e nipote di Faresmane e Gio vanni figlio di Sanniolo, secondo altri testi.

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A urasio, mandandovi dapprim a G o n ta ri, sua lancia e valentissimo duce, con parte dellesercrto. Q usti piant il campo al fiume Abiga presso la deserta citt di Bagasi ( i ) , e quivi fece giornata cpl nemico^ ma vinto ri* par entro gli steccati ove pronti corsero i Maurusii ad assediarlo. Mossosi d ip o i Salomone col resto delle trup pe accamp, fortificandosi ottimamente, lunge stadj ses santa da Gontari ; qui udite le costui vicende gli sped soccorsi, ed esortatolo a non perdersi d animo volle ehe tentasse una seconda battaglia. I barbali Usciti del <?ampo vittoriosi, come abbiamo detto , macchinarono tale insidia contro i Romani. Il fiume Abiga dal monte Aurasio scorrendo per la pianura bagnala giusta loccorrenza degli ab itatori, conciossiach le sue acque do po malte giravolte or sopra or sotto la t e r r a , a mo tiv delle colline di cui va essa ingom bra, partisconsi in qualche num ero di rivi; laonde eglino chiuso aven do tutte le cateratte diressero il corso loro al campo de Romani, dove queste giunsero tra poco a formare una larga e profonda palude con gravissimo crepacuore delle troppe l entro rinserrate. Salomone avvertitone, and incontanente ad aiu tarli, se non che i Maurusii al suo arrivo sopraffatti da spavento indietreggiarono alle radici dell A u ra sio , riparando in cotal luogo no* m ato Fabosi (a) ; ma il duce im periale, seguendone le tr a c c e , li raggiunse, guerreggiolli, e fece loro voltar
(i) Bagais in altri testi, (a) Babolis, in altri testi.

PsQcario j tom, L

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le spalle. Da quinci in poi e non crederonsi pi io istato di usare le armi contro di lu i, e tanto meno di riportarne vittoria, ponendo solo ogni speranza in quel poggio che per ia malagevolezza ua avrebbe solleci tato i Romani, persuasi al fine della impossibilit di lun gamente rim anervi, a tosto retrocedere. Molti di loro inoltre passarono a vivere co Mauritani e co popoli dimoranti a meriggio dellAurasio. Iabda per alla testa di due mila (i) guerrieri non volle di l partirsi, ed avendovi su per lo monte un castello fabbricato da tal Zerbuie vi ricover con*tutta la truppa. Allora Salomone, anzi che perdere vanamente il tempo in un assedio, giudic opportuno di ritirare le truppe nella pianura, doviziosissima di bionde messi, vicino alla citt di Taniugada, e rtnasovi finch ebbene guastata tutta la campagna, riprese quindi la via dellantedetto castllo. IH . Intanto che i Romani occupavansi di queste co se Ia b d a , lasciato alla guardia del forte qualche nu mero di fidatissimi suoi Maurusii, ascese con le rima nente oste la vetta dellAurasio, per non trovarsi, avve nendo. la espugnazione di quello, affatto privo di asilo, e munitovi un luogo, detto Tumar (2), alpestro ed attor niato da precipizi vi soggiornava: di fatto poco stante la gueruigione lasciatavi perduti tutti i suoi capi risolv, disperando reggere all assedio, di tentare all insaputa dei nemici con silenzio grandissimo la fuga. I Romani allora, dapprima anch eglino deliberati di volgere al ti) Venli mila, in altri testi.
(0) D incerta posizione, secondo l Ortelio.

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trove e nello stesso giorno partirsene, al non vedere pi sopra le mura alcun nemico rimasero molto atto* niti ed incerti, ma fatto quindi animo nell* avvtcinarvisi per meglio esaminare la faccenda rinvengono spalancata la porticciuola d onde era fuggito il presidio, e coltala opportunit entranvi e mettonlo a sacco; non vollero tuttavia mettersi in traccia de fuggitivi, sendo questi troppo leggiermente 'armati e pratici de* luoghi per nu trire lusinga di poterli aggiugnere. Spogliato adunque il castello e munitolo di truppe vennero novamente in dietro. C A P O XX.
Salomone assedia Tamar. Anima le truppe a combatter0 valorosamente. < S * impossessa del monte coll agilit e colla bravura duri tal Getone soldato. Occupa la rocca di Gemniano. Fa tributaria de" Romani, f antica Mau ritania.

I. L imperiale esercito di poi lasciati indietro tulli i cavalli saccinse a montare quell erta procedendo sino a T u m a r, dov erano rinchiusi come in un carcere i barbari; giuntovi piant il lor campo presso, ma in cattivo 0 dirupato luogo, mancante dogni bisogno della vita, e soprattutto d acqua. Fattavi non breve dimora ; Salomone vedendo la truppa grandemente travagliata dalla sete, costretto il soldato passarsela con un bicchiere dacqua al giorno, tumultuante ed in istato di non pi reggere a tanti disagi, risolv di rompere quel temporeggiamento e di assalire il nemico entro le sue

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ben munite trincee ; se non che volendo rincorare dap prima 1 esercito , aringollo in siffatta guisa : II. Debitori al Nume , o guerrieri, della vittoria n per voi 'riportata alle radici di questo poggio, ardua impresa ed al tutto incredibile a chi non fu testimo nio dell operar n o stro, uopo che ora vi mo striate riconoscentissimi di tanto suo favore col non n tralignare dall antica v irt ; che se perseverando in essa affronterete arditi e coraggiosi il pericolo, v1 garante il felice successo delle vicende trascorse di quanto sarete per conseguire, dipendendo l esito delle umane cose pi che tutto dal saper cogliere le occasioni. Se 1 nomo pertanto usa negligenza nel te ner conto della fortuna, vedendosi da lei abbandonato non ne apponga la colpa che a s stesso. Avete innanzi agli occhi la debolezza del nem ico, ed il castello ovesintana privo dogni sostentamento della vita; quindi mestieri che delle due v appigliate all u n a , o di attendere cio 1 ai-rendimento suo comportando con rassegnazione le penose cure dell assedio, o di penetrare valorosamente in quelle mura per istrap pargli altra nobilissima vittoria. Ma quanto addiverr maggiore il profitto, e scemer il pericolo se ci fare9 mo contr sso ! il quale, in fe mia, quasi consunto 9 9 dalla fame non oser tampoco impugnare le armi per combattervi. Fermi adunque in questo pensiero di9 9 sponetevi ad eseguire con animo volonteroso gli or< 9 9 dini del vostro comandante . III. Il duce finita la conclone diedesi ad investigare la pi facil via per condurre le truppe all assalto, e

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non sapessi risolvere alla scelta avendovi ogni dove scogli e precipizi ; avventuratamente per nella mag giore incertezza sua venne la fortuna a torlo d impac cio. U no di. quefanti, nomato Gezone ed aiutante d un centurione ( i ) , forseck per ischerzo , o daddovero , o per inspirazione divina tutto solo cominci a montare le balze aventi di prospetto T u m a r , e seguivanlo da lunge taluni de compagni mirandone l ardir sommo. In quella tre M aurusii, scolte all entrata del campo lo ro , aocchiatolo e giudicandolo un esploratore corrongli frettolosi in c o n tro , ma costretti per le angustie del luogo a distaccarci I uno dall' a l t r o , chi di essi pri mo capitgli sotto il' tiro aggiuntvvi all istante la v ita; i. colleglli del Romano allora veduto il colpo seguono a grido e a romore le peste degli altri d u e , e tutto 1 esercito imperiale ancb egli , spettatore della scherm a glia , senza attendere dal capitano lindicazine del sen tiero , o dalla tro m b a , secondo la costumanza, il prin cipiar della zuffa, disordinatissimo inerpica lass aiutan dosi a vicenda, e mandando alte grida investe il nemico. N qui t o tacere il valore di Leonzio e di R ufino, i quali segnalaronsi per guisa nella pugna, che indussero i M aurusii, caduti affatto d animo e dimesso ogni altro p en siero , a voltare precipitosamente le spaile in piena rotta , rincontrando in gran numero per quelle gole e prigionia e morte. labd a ferito aneli egli di dardo in una gam ba, pot nondimeno sottrarsi dalla schiavit e riparare presso de Mauritaui. I vincitori guastarono
( i) Pagatore della sua compagnia (Cous.)

4;o

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gli accampamenti nem ici, e di poi Salomoue, tenendo non ispediente lo abbandonare al tutto lAurasio, or din cbe venisse racconciato il forte e munito di pre sidio , acciocch i barbari pi non tentassero di l nuo ve guerre contro i Romani. IV. Su questa montagna poi tra gli alti bnrroni sorge un dirupato scoglio', detto in queluoghi Pietra di G e m i li ia n o , dove gli antichi aveano eretto una torricella perch fosse loro in ogni sinistro d inespugnabile asilo, e quivi appunto Iabda qualche giorno prima traspor tato avea insiem colle donne i suoi tesori, dandone la custodia a un vecchio m aurusio, persuasissimo cbe giammai perverrebbonvi i nemici, e ben meno riusci rebbero ad occuparla. Superatesi non pertanto dai Ro mani tutte le malagevolezze di quel m onte, un costoro soldato asceso lo scoglio procacciava quasi per giuoco di salire la to r r e , eccitando le risa del vecchio e delle donne, come eh e pazzamente desse opera ad impresa di gran lunga maggiore delle sue forze. Tuttavia il prode aggraticciandosi colle mani e co piedi a poco a poco tocconne la sommit, e nudato il ferro recise d un col po la testa al vecchio. Gli altri soldati allora pieni di giubilo e di fiducia soccorrendosi a vicenda montaronla, e fecero bottino delle donne e degrandissimi tesori, che furono in parte da Salomone adoperati a ricingere di mura molte delle citt africane. V. 11 duce inoltre vinti dappertutto, come scrivea , i Maurusii e costrettili a ricoverare presso i Nu midi , fece tributaria dell imperio la provincia di Ze-

L IB R O S E C O N D O ben

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(1) al di l dcllAurasio, nomata Mauritania prima ed avente a metropoli Sitife (a ), quella della seconda, conquistata da Belisario ed unica citt della regione sottoposta a Bisanzio, nomandosi Cesarea. I Romani commercian seco lei per acqua soltanto, dominando i Maurusii Ugii di Mastiga il resto della provincia. Da che poi i barbari dell Aurasio valicarono sotto altro eielo tutti gli Africani obbediscono a Roma godendo sta* bile pace, e retti da Salomone., personaggio di somma prudenza e m odestia, par loro di avere tocco l apice della felicit utnana. C A P O XXI.
Giustiniano manda Ciro a governare P enlopoli, Sergio T ri poli. P er la fo rtu ita uccisione d i parecchi barbari nella casa di Sergio accendesi una trem enda guerra contro i Romani. Salom one cade estinto da nemica mano.

I. Se noti che la prosperit somma de nostri nell Africa dopo l anno quarto ad un cambiar di fortuna del tutto scomparve; ma prima di narrarne la cagione rife riremo che Giustiniano^ correndo P anno dccimosettimo del suo imperio, destin Ciro Sergio figliuoli di Bacco, fratello di Salomone^ a governare Pentapoli (3) il primo, Tripoli 1 altro.
( 1) SaW presso altri aotori. (3 ) Sitiple in altri testi. (3) Plinio d ragione d questo nome ' scrivendo : C irenaica,

tadem Pentapolitana reg io , illustratur urbibus m axime quinque , Berenice , jirsinoe , Ptqlemaide , Apollonia , psa C yrene (lih . v , cap. 5 ). V . similmente Tolcmeo.

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G U E R R E V A N D A LICH E

II. E poich furono entrambi negli ottenuti reggi sdenti i cosiddetti Leticati (i) Mauruyi vennero con forte eser cito presso alla gran Lepti (2), stanza di .Sergio , divolgandosi col per ricevere i consueti doni e raffermarsi confederati di. Roma. Il governatore, dato ascolto al consiglio del. tripolitano Pudenzio ( di. gi ricordato sic come colui che dal principio di queste guerfre vandali che avea stretto lega con< Giustiniano (3) ) fe allog giare le truppe: ne sobborghi , ed accolse in citt settanta .de pi. cospicui du ci, .mostrandosi urbanis simo in tutto seco loro e rendendoli sin partecipi della sua mensa. V ha nondimeno chi fa scopo dei barbari in quella venuta uu insidioso tentativo contro la vita di lui; checch ne sia eglino parlamentando un gior no alla sua presenza e richiamandosi di molte offese riportate dai Rom ani, aggravaronli ben anche di avere saccheggiato le messi e le campagne loro. Dalle quali ac cuse ristucco il governatore alzossi dalla scrauna per ritirarsi, ma uno di essi afferratane la clamide obbligavalo a rimanere tra loro. Principiato cos un altercar vi vissimo gli altri tutti sorgendo il circondano, ma tali de cavalieri di-Sergio sguainata la spada feriscono a morte l audace ritenitore della clamide : all inatteso colpo va tutta la casa in iscompiglio, ed accorse le guardie massacrano quanti eranvi b arb ari, sol uno

( 1) Levali, secondo altri testi. (a) A questa gran Lepti si riferisce il testo di Strabone ri portalo per errore nella nota 1 a pag. 36o.

(3) V. cap. v , 1, di questo libro.

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sottrattosi occultamente dalleccidio, il quale p o ti rag* giugnere i compagni ed infermarli dell avvenuto. Que sti udita la riferta coirono ad armarsi negli alloggia menti, e quindi marciano in ' ordinanza contro i Ro mani. Sergio p e r , avvertitone, parte'con Pudenzio o con tutto lesercito ad incontrarli, ed appiccata la zuffa n esce vincitore uccidendone m olti, saccheggiando lor tende , e prendendo le donne e la prole , se non che Pudenzio temerariamente confidatosi nelle forze sue vi perd la vita ; poscia sili calare delle tenebre retrocedi dette coll esercito vittorioso e carico di bottino nella gran Lepti. Passato nondimeno breve tempo que barbari torna rono con maggire apparecchi a disfidare i Rom ani, alla qual nuova Sergio corre da Salomone, ove rinvenne suo fratello Giro, per indurlo a muvere con tatto 1 eseroito contro il nemico ; i Leucati intanto presa la via della Bizaceoe mettevanne a fah-oe fuoco te adiacenze. Antala poi, queldewo che rimasto fedeleai Romani pro seguiva a regnare nella regione, ora anch egli mal sen tiva di Salomone, aggravandolo 1d aver tcJto il fru mento a quanti de suoi veniva somministrato dallim peratore, e delluccisione del proprio fratello accusatolo falsamente d intentata rivolta , merc di che unitosi agli altri nel guastare le te rre n e stretta lega coi Leucati marciava alla testa delle sue truppe verso Cartagine. Il costei governatore and colleseroito ad incontrrio, ed arrivato a Baste (i), citt lontana sei giorni dalla capifi) Zebaste secondo altri codici, ed annoverata dall Orlclio tra le citt di sconosciuta posizione.

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GUERRE VANbALlCHE

ta le , pose il campo, avendo ceco Ciro e Sergio 'figli del fratello 'Bacco , ed il giovine Salomone sua prole. Con tutto ci forte paventando un assalto de barbari, in grandissimo numero col giunti, sped ai loro capi querelandosi eh eglino confederati de Romani pro cedessero dimprovviso a guerreggiarli ; esortavali adunque a non rompere i tra tta ti, dichiarandosi pronto a rassicurarli coi pi sacrosanti giuri .che, dimenticalo affatto il passato, e sarebbe vivulo in eterna pace con essi. Ma i nemici beffandosi delle sue parole risposergli ebe ben anche in prima aveva egli sagramentato dell egtial tenore, invocando le pi sante cose de'cristiani dette gli Evangeli!, e malgrado ci lor gente era stata di poi, mentre il teneva di buona fede, ridotta a patire da lui gravissime sciagure. Essere pertanto risoluti a spe rimentare con una battaglia il potere de sacri antedetti libri contro i loro spergiuri, acciocch in avvenire,pur eglino, prestandovi credenza , abbiano mezzo certo di conchiudere una dufevol pace. Salomone dopo s pun gente risposta apparecchiossi a far d arme. La dimane pertanto scontratosi in una costoro turba caricn di molto bottino riusc dopo breve certame a sconfiggerla, ma poscia ordinato che si custodisse in tatta la conquistata preda , le truppe accese di sdegno altamente lagnaronsi del divieto di compartir loro quel le spoglie; di leggieri tuttavia e richiam alla disciplina l esercito, dicendo che volea attendere il fine della guerra per guiderdonare con esse ognuno giusta i prprj meriti ed il valore mostralo. Certo per si che inoltratisi-quindi i Maurnsii con tutte le schiere loro ad

L IB R O SECO N D O

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attaccare battaglia, una parte degli imperiali non volendo sentirne abbandon lordinanza, e gli altri mal disposti d anim o, lenti e pigri affrontaronsi co nemici. 11 prch sebbene la vittoria pendesse al principio indecisa, avanzatisi di poi in maggior nnmero i barbari fecero voltar le spalle a molti de nostri. III. Salomone e qnanti erangli dappresso resistettero qualche tem po, alla fine per ancheglino, assaliti con empito fortissimo, diedersi alla fnga riparando al varco d un prossimo rivo; dove gittata a terra il duce dallaf* faticato destriero tutti accorsero ad aiutarlo, ed a ri metterlo in sella avvegnach assai malconcio dalla ca* d u ta , e debole in guisa che appena la sua mano reg ger potea le redini. Ma per colmo di sciagura non s tosto rimontato furongli sopra i nemici, e divenutine padroni l uccisero con molti de romani cavalieri. Di tal modo egli compi la mortale carriera. C A P O XXII.
Sergio comandante supremo deir A frica s i f a odioso ai po poli. Lettera di A ntala a Giustiniano. Salomone f r a tello di Sergio astutamente si libera dalla prigionia dei M aurusii. P er la costui im prudenza Laribo viene a p a tti co l nemico.

I. Morto il d u c e , Sergio figliuolo d un suo fratello ebbe da Giustiniano la prefettura dell Africa , elezione apportatrice di sciagure immense a tutti que popoli., non avendovi tra loro chi sofferir potesse di buon; ani*

i-fi GUERRE VANDALIQHE mo un tale inalzamento, e non biasimasse di continuo la costui amministrazione, vedendolo privo d ogni spe ra n z a in causa della troppa giovinezza s u a , impruden tissimo, -d una superbia senza p a ri, dispregiatore degli stessi colleghi, con nessuno compiacente, scialacquatore delle ricchezze, ed in .un cotidiaoo abqso della propria autorit. Riscuoteva odio dalle truppe mostrandosi tra loro molle ed effeminato, e non meno riscuotevane dal-, P intier africana gente vuoi per gli stessi motivi, vuoi soprattutto per una cupidigia estrema delle ricchezze e delle donne loro. Ma in ispecie abborrivalo Giovanni di Sisinnio, prsonaggio assai forte ed eccellente nel l'arte della guerra, oltre modo corrucciato dlia condzion sua di vivere sommesso a un duce cosi dappoco, e quindi n egli n altri volevano saper di guerra. Tutti i Maurusii parteggiavano con Antala, Stoza era tornato dalla Mauritania , e non trovando nel paese ostacolo per opera delle truppe romane ivano mettendolo impu nemente a ferro e fuoco................. II. Antala poscia mand lettera a Giustiniano impe ratore dicendogli : Protestomi servo del tuo imperio, n sapr mai disdirmi. I Maurusii per lo avanti in lega teco, ristucchi alfine degli insopportabili e crudeli trattamenti di Salomone furono costretti ad armarsi non contro t e , ma contro il nemico loro: io stesso, tra gli a ltri, venni da lui grandemente offeso negan domi non solo quella vittuaglia che Belisario aveami per voler tuo accordata, ma Uccidendomi di pi il fralel lo senza averne mai riportato dispiacere alcuno ; vo lemmo cos far vendetta di colui che ne rec tanti

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affanni. Ora poi se brami avere i Maurusii tuoi fedeli sudditi e perseveranti nel dover loro comanda a que sto Sergio di partire dell'A frica, d altrui il suo grado, n durerai per certo fatica & rinvenire uomini pi sapienti e degni, ai quali commettere il governo della nostra regione^ senza di che non avrebbvi urna* na forza capace di rappattumare insieme Romanj e Maurusii . Giustiniano-Ietto il foglio conobbe si che dalla malevolenza di Sergio traevano origine tutti que* , sinistri, ma noi richiam venerando la memoria del co* stui valentissimo z io , cotanto benemerito della repub blica , e morto non guari prima colle armi in mano a pr deRomani. Cos furono quelle vicende. III. II giovinetto Salomone poi, minor fratello di Ser g io , tenevasi dall esercito morto . col zio , e quindi, giusta l unanime opinione che fosse mancato ai vivi, n il fratello, n altri davasi pi briga di lui. Ma i barbari fattolo prigioniero dimandarongli chi si fosse , ed e infingevasi di schiatta vandalica, servo del supremo d u c e , ed intrinseco dr un tal Pagasio medico di morante in Laribo, citt a breve distanza, il quale di buon grado riscatterebbelo. A tali parole i Maurusii venuti alle mura della citt chiamarono il m edico, e mostratogli il prigione offrongliene l acquisto ; quegli <|el miglior volere vacconsente e stabilitone per la som ma di aurei cinquanta, tosto il riscatto, ne prende possesso. IV. II' redento superata appena la burrasca principi a schernire i Maurusii troppo di leggieri cadati nei lacci d un giovincello, e a dichiararsi figliuolo di Bacco

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fratello di Salomone. Queglino allora punti dallinganno, rattristati e tocchi da vergogna per la dabbenaggine loro nel cedere s goffamente un pegno tanto caro a Sergio ed ai Rom ani, corrono a cingere d assedio La* rih o , anztosi,di punire lo schernitore e di mettere a soqquadro la citt. I costei abitatori adunque sopraf fatti dalla paura dell imminente loro schiavit, per la diffalta ia ispecie col entro dei bisogni della vita, par lamentarono col nemico , promettendogli, partendosi, molto danaro. E questo, ritenute lor mura inespu gnabili , essendosi ognora i barbari mostrati poco esperti negli assalti e nellimpedire lapprovigionamenlo de luoghi assediati, accoglie la proposizione, e rice vuti aurei tre mila desiste dall impresa : dopo di che tulli i Leucati retrocedettero alle proprie case.
C A P O X X III.
Im erio fa tto prigione dai M aurusii costretto a secondarli nel tradire la citt d'A drum eto. La quale torna quin di ai Romani per la scaltrezza d el sacerdote Paolo.. Deplorabile stato d ell' A frica .

I. Iu processo di tempo Antala mise novamente ia piedi uu esercito di M aurusii, e vennegli a compagno Stoza con poche vandaliche truppe. Il perch Giovanni di Sisinnio, assaissimo pregato dagli Africani, si parte ad incontrarli con agguerrita soldatesca, e con la speranza che unirebbeglisi eziandio il trace Imerio, prefetto delle truppe nella Bizacene, sendo a costui gi pervenuto lor*

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dine di porsi in cammino con quanti guerrieri e duci aveanvi c o l , e di battere la via di Menefessa ( 1), terra della prefata regione, ove farebbesi lor generale raunanza. Se non che Giovanni udito poscia il MaOrusio cost a campo, subito ne d avviso ad-Imerio indicando* gli altra meta, valendo non alla spicciolala, ma che tutti ad una procedessero a combatterlo. Ora per mala sorte il portator del foglio sgarr la v ia , ed Imerio di nulla consapevole cadde nelle mani de suoi avversarj. 11 gio vinetto S e re n a n o , figlio dell emeseno Asiatico e co mandante un drappello di cavalieri, fu lunico in quel frangente che alla lesta di soli cinquanta armati azzuf fassi co barbari ed oppose loro qualche resistenza , ma vinto in fine da forze incomparabilmente maggiori cam p eutro mal sicuro castello su d un vicino poggio ; se non che pur quivi molestato da nemici fu nella triste necessit di venire a patti. I Maurusii non uccisero uotn dei prigionieri, ed incarcerato il solo Imerio consegna rono a Stoza gli altri, riportandone promessa di fedelt e di guerreggiare del loro meglio contro i Romani. Minac ciarono quindi il prigione della vita se non si fosse di buona fede prestato a certo inganno , o stratagemma , tendente a renderli padroni della marittima citt di Adrumeto. Ottenutone il consentimento dirigonsi ver la citt , e non molto prima di aggiugnerla spedisconvelo con parecchi dei loro incatenati e col pre cetto di annunziare alle scolte delle porte una se gnalala vittoria de Rom ani, com e meglio Vedrebbero
( 1) Posta dall O rtelio tra luoghi d i sconosciuta posizione.

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nod guari d o p o , essendo per -arrivare Giovanni con grande caterva di mancipii. Gli Adrumetini gabbati ( non volendosi mover dubbio sulle parole d un capita no ) corrono a spalancar loro la p o rta , i quali - valica tone il limitare e sguainate d improvviso le occulte spade tennero aperto l ingresso a tutto l esercito, che seguivali ben da vicino. I Maurusii al primo entrare in citt diederle il guasto, e poscia affidatane la guardia a poca truppa se ne andarono con Dio. A tale sorpresa quanti de Romani poterono campare, cimento non ma lagevole coi barbari, tennero la via di Cartagine, aven dovi Imerio e Severiano di questo numero; molti altres presero volontariamente a seguire le parli di Stza. II. Trascorsi pochi giorni tal sacerdote avente nome Paolo e direttore di non so che spedale, manifest ai pi ragguardevoli cittadini la brama sua di venire in Cartagine, sperando ritornarne ben presto con un eser cito, laonde pregavali che stessero apparecchiati ad aprir gli nel farsi indietro le porte. Commendata la preposta egli si cal dalle mura , e per la via del mare su d una barchetta giunse a Cartagine j dove approdato inform Sergio di quelle vicende, e chiesegli ad un tempo solda tesca per liberare Adrumeto. Invano per supplicatone il duce, non volendo qusti scemare il cartaginese pre sidio, limitossi da ultimo a chiedergli una scorta di ben pochi guerrieri, ed ottenutine forse ottanta, divis con essi rendere la pariglia ai barbari. Prezzolate adunque molte barche ed altro sottil navilio riempielo di gente marinesca e del contado, abbigliata tutta alla militar foggia, e con ssa inoltratosi ad Adrumeto, mand pri-

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ma di afferrarvi annunziando a quelli ottimati la ve nuta di Germano imperiai nipote con poderosissima armata di m are, il perch stessero eglino sull in tesa di schiudergli nella notte alcuna delle porte. Riu sc lo stratagemma, e Paolo entratovi uccisene tutta la guarnigione, e vi riordin il governo di Giustiniano. Divolgatosi quindi sino a Cartagine l arrivo di quel d u c e , i barbari sopraffatti da gravissimo spavento re trocedettero con precipitosa fuga all estremit dell Africa} ma risaputo l inganno pentironsi di aver condo* nato la vita agli Adrumetini, venendone s mal corri* sposti. IV. Accesi pertanto di sdegno fecero enorme scempio degli Africani senza* riguardo a sesso ed et. Questa fu 1 epoca in cui tutta la regione addivenne deserta , e priva della maggior parte de suoi abitatori; conciossiach molti di essi cercarono asilo nelle vicine c itt , nella Sicilia, e nelle isole adiacenti, e gli ottimati riti* raronsi quasi nell intiero lor numero in Bizanzio con Paolo il riconquistatore di Adrumeto. I Maurusii da quinci in poi , non avendovi chi resistesse lo ro , si die dero a predare da imo a sommo il paese, fiancheggiati mai sempre da Stoza addivenuto potentissimo col mez zo dei Romani corsi volontariamente ed in gran copia sotto le sue bandiere, e di quelli che fatti prigionieri aveangli in appresso giurato fedelt. II solo Giovanni era temutissimo dai barbari, ma non voleva impacciarsi di nulla merc de suoi rancori contro a Sergio.
Piacotio t tom. I.

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C A P O XXIV.
Areobindo con nuove truppe in A frica. E gli e Sergio, fo m iti d i egual potere, a l costei reggimento. Giovanni d i Sisinio uccide Stoza Ut una battaglia , e vi rim ane ancK egli spento,

I. L imperatore mand poscia in Africa Areobindo , uomo senatorio e di generosissima famiglia , inesperta per al tutto delle cose di g u erra, Atanasio maestro de cavalieri venuto di fresco dall Italia, e qualche nu mero di armene truppe capitanate da Artabano e Gio vanni, ambo di stirpe arsacida e prole di Giovanni; i quali non guari prima abbandonate le insegne persiane ricoverarono con altri di lor nazione sotto quelle impe riali. Accompagnavano Areobindo la sorella e la mo glie Proietta ( i ) , figliuola di Biglenzia (a) suora di Giu stiniano. II. Il quale tuttavia non lev di carica Sergio, or dinando per Io contrario che s egli come Areobindo fossero ad una governatori, con egual diritto raccogliessero truppe nella regione, ma Sergio guerreg giasse i barbari della Numidia, 1 altro i Maurusii della Bizacene. All apportare adunque del costoro navilio a

() Cosi leggo nel Quadro genealogico di Giustiniano e di Teodora. Alcuni testi hanno Preitta. (a) O se pu r vuoi Bigleniza , come fe scritto nell antedetto Quadro.

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Cartagine il primo conduce immediatamente P esercito contro i Numidi. III. Areobiodo poi risaputo che Antala e Stoza era-* no a campo nei dintorni di Sicavenerea , citt lunge da Cartagine tre giornate di camm ino, vi sped contro Giovanni di Sisiuio coi fiore del suo esercito, e man d scrivendo in pari tempo a Sergio di uniryisi per combattere insiememente i barbari; ma la costui negli* genza nell eseguire tal ordine fe s che l altro ve nisse costretto da un nemico assai pi forte ad accet tare con poca gente la battaglia. Qui torner a dire che uegli animi di Giovanni e di Stoza ribollivano ognora i germi dellantico odio , cosicch al mirarsi tra loro in campo alla testa dei proprii guerrieri P uno sprona ver laltro, bramoso di atterrarlo- Giovanni, il primo a trar d a rc o , fer nel destro inguine S toza, il quale caduto subito in te rra , senza abbandonare lo scudo, non sopravvisse che pochi giorni alla piaga. Stramazzato, quanti erangli dappresso corsero a levarlo di l , ed a procacciargli sotto d un albero pi agiato riposo, mntrech tutto P esercito de Maurusii con im peto gagliardissimo piombando sopra i Romani miseli a bell agio , superiore cotanto di numero , unitamente al duce loro in fuga. E va il grido cbe Giovanni allora si protestasse contento della m orte, cos volendo il fa to , pago di vedere a felice meta la pi ardente sua brama. E di vero il valoroso e gloriosissimo duce nel valicare d un aspro luogo venne dall affaticato destrie ro , messo il piede in fallo, balzato gi d arcione, e stando per rimontarvi fu ad un tratto sorpreso dai nemici

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G U E R R E V AN DA LICH E

e spnto. La nuova raggiunse a Stoza sull ultim ora sua , e uditala esclam : dolcissima cosa m adesso luscire^di vita. Mei Combattimento fu morto eziandio Giovanni, fratello dArtabano , dopo bellissime pruove di valore contro i barbari. A tali annunzj Giustiniano, sommo estimatore della virt di lu i, molto addolor, e quindi riputato superfluo il tenere nell Africa due governatori, commise a Sergio, richiamatolo di l coll esercito , altre faccende nell Italia.

C A P O XXV.
G ontari sollecita i M aurusii a mover guerra ai Romani ; suoi occulti maneggi con Antala. Areobindo seduttore d i Cutiina. Trame di G ontari contro Areobindo.

1. Nel terzo mese dopo la partita di Sergio Gontari aspir di questo modo alla tirannia. Sendo egli condot tiero delle truppe in Numidia ebbe coMaurusii occulte pratiche affine di persuaderli a venire sopra Cartagine ; ed i barbari, levalo di fretta nella Bizacene e nella Nu* midia un esercito, sorprendonne a gara le trre. Ai Nu< midi eran duci Culzina e lab d a , ai Bizaceni A ntala; avevano di pi a compagno Giovanni succeduto nel co mando al mort Stoza. Areobindo avvisato della pode rosissima oste nemica sulle terre imperiali spedisce alla volta di Cartagine molti d u ci, e Gontari, uno di lo ro , avvegnach promettessegli di volersi mostrare zelantis simo nella guerra manc alla data parola ; che anzi a s chiamato un suo prigioniero mauirusio, di professione

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cuoco , persuasegli di andare al campo nemico in sem bianza di fuggitivo, ed entratovi, di esporre ad A l i tala com e, il padron suo, bramasse divider seco l'im perio africano. Fattosi dal servo il comando, colui porto di buon grado orecchio alla proposizione rispose : Non volersi di queste bisogne cousapevoli i servi. Ed il tra ditore risaputone mandgli subito una fidatissima guar dia , per nome U liteo, con preghiera di venire a Car tagine , ov al suo arrivo ucciderebbe Areobindo. Pre sentatosi il messo ad Antala fu pattovto occultamente fra loro che questi avrebbe la Bizacene , una met delle ricchezze del morto, e cinquecento soldati romani, ser bandosi laltro la signoria di Cartagine e della rimanen te Africa ; dopo di che l inviato ricomparve nel suo eampo, sebbene munito di profondo vallo all intorno e di numeroso presidio alle porte. ,I barbari allora pigliata senza indugio la via della capitale vengono ad osteggiare presso Decimo, e nella dimane, procedendo, riscontra tisi all improvviso con un drappello di Rom ani, lo as salgono perdendovi qualche individuo. Ma Gontari pre sto ordin alle sue truppe di rientrare nel campo , e garrille della temerit loro nel mettere imprudentemente a ripenlaglio la somma delle cose africane. II. In pari tempo Areobindo similmente invi messi per trarre dalla sua C utzina, ed - ebbene risposta che venuti gli eserciti a battaglia e con tutti i Maurusii volgerebbesi contro Antala, n v di che maravigliare per, riguardo a gente non solo misleale cogli altri, ma eziandio cogli stessi loro nazionali. Dopo tale assicuranza comuni c a Gontari le ordite insidie, e costui cercando artifizio-

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samente di mandarle a vuoto diedegli per consiglio di non aggiugner fede alle parole del barbaro, quando non abbiane la prole in istatico : a malgrado per del sugge rimento il capitan e Cutzina proseguirono i loro segreti maneggi per tradire A ntala, e Gontari mai sempre al giorno di tutto retidevane informato per Uliteo lamico, il quale, infingendosi al traditore, faceva mostra;digno rare Onninamente che che passava tra lui ed Areobin do , e poneva, ogni studio nel celargli le sue mene con Gontari, di guisa he quantunque nell interno loro nimirissimi e di contrario pensare, mentivano impertanto ttn affatto concorde volont nel condurre 1 esercito contro gli occulti loro partigiani. Cutzina ed Antala dunque avendo gli animi cos disposti menan le truppe lla volta di Cartagine. HI, Gontari pieno la mente della uccisione di Areo bindo, ,n volendo alla scoperta procacciarsi la tirannia, vea divisato morirlo nel fervore d una mischia , cre dendosi in cotal modo franco dall obbrobrio di questo delitto, e di poter dare altrui ad intendere che quasi malincorpo eragli venuta la capitananza del romano esercit nell Africa. Estimandosi adunque nella opportunit di compiere il suo tradimento , invitalo a muo vere contro de barbari in cammino verso Cartagine, ed presentar loro battaglia collaurora del nuovo giorno. Costui per fatti la dimane con lentezza somma i ne cessari apprestamenti, al mirare gi il sole molto inol tralo nella sua carriera prorog un d la pugna. Ma Gontari temendo simulato quell indugio e prodotto da qualche sentore di quanto era per accaderglt, deli-

L IB R O S E C O N D O

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ber senza pi attendere di accingersi, apertamente al* l opera. C A P O XXVI.


Cantari spaventa Areobindo e rendelo dioso alle truppe. ' Questi fuggendo ripara entro unti chiesa. Quegli trattolo di l sopra la fe d e sua incontanente il tradisce.

I. Or bene il ribelle ingiuri tosto di parol Areo* bindo, tacciandolo di codardia, di effeminatezza e di pusillanimit somma nel cimentarsi ad una battaglia, cagione di quella sua lentezza nello schierare lesfcrcito; nulla stargli s a cu o re, aggiugnea , quanto 1 abbando narsi con Atanasio ad una improvvisa fuga, indifferentis simo del resto che la soldatesca muoia tutta consunta dalla fa ni e o trucidata dalle barbariche spade. Promet te in fine, avendone il cotriun suffragio, impossessarsi d entram bi, e tenerli sotto buona guardia ( speranzoso che nel trambusto Areobindo sopraffatto dal timore si volgerebbe in fuga, o non partendosi avrebbe morte dagli stessi Rom ani), e sborsare dei suo ad ogni indi viduo lo stipendio arretratogli dal pubblico tesoro. Le truppe comniendanne altamente i propositi, e bia simando il proprio duce muovono gli animi loro a odiarlo. IL Poco stante arrivato col Areobindo con seco Artabano e grandi scorte di guardie si fa accanita bat taglia e dalle torri e dalla porta ovver G ontari, n cede per lunga pezza alcuna delle parti ; dal campo

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romano parimenti corsi al dace supremo tutti i suoi favoreggiatori (ch non riusc alla maldicenza di se* durre P intiero esercito , ben molli rimasti essendo nel lufficio di fedele soldato ) adoprAnsi con valore sommo a togliere di mzzo i ribelli. Se non che Areobindo mancandogli il cuore alia vista di s orribile strage, pe? essere forse la prima volta che aggravasi in tante di* sgustose vicende^ all insaputa di tutti scomparve. Giace presso del mare entro le mura di Cartagine un tem p io , dove coloro che noi abbiamo per usanza di no mare monaci danno opera al dirin culto, e Salomone fabbricandolo, in epoca da questa non lontana eressevi all intorno un m uro, per valrsene all uopo come di ben munito castello, e qui ebbe asilo il fuggitivo in compagnia della moglie e della sorella: i suoi partigiani similmente ed Artabano, uditane la partenza, procaccia rono dove meglio poterono salvezza. In allora il vitto rioso Gontari cogli altri ribelli va a circondare il pa lazzo ed a mettere forte presidio agli ingressi della citt ed al porto; fa quindi chiamare Atanasio, il quale obbidientissimo al comando venne subito a lu i, e da va lente adulatore dichiarassi pi che soddisfatto di quella mutazione, III. Di poi Gontari manda Reparalo vescovo della citt all asilo di Areobindo per intimargli di comparire alla sua presenza, sotto fede che non gliene avverreb be male veruno ; ove per fosse disobbedito saprebbelo col entro espugnare ed uccidere. Costui alle; parole del vescovo tutto tremante rispose che . darebbe senza indugio esecuzione al comando se il pontefice, confe-,

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rito secondo l usanza il battesimo ad un fanciullo , gli giurasse quindi per quel divino lavacro cbei nandreb be con isperanza certa di salvezza. Fatto di ci pago va prontamente con Reparato alla dimora dell usurpa tore , coperto di veste non propria d un capitano o d altro qualsiasi guerriero ma al tutto servile, e pre s e n ta g li col sacro Vangelo, domandatolo al vescovo prima d entrare nel palazzo, in mano ; vedutolo cadegli prosteso ai p iedi, e vi rimane qualche tempo chiedendo salute , e additando il neofitoper cui ebbene giuramento dal prelato. Gontari compassionatane la condizione ed animatolo a sperare il fa levar suso, e confermagli le avute promesse, aggiuguendo che nel d seguente egli e la donna sua con tutta la suppellettile di lor ragione partirebbero alla volta di Bizanzio. Dato poscia commiato al vescovo ritenne suoi commensali a cena Areobindo e Atanasio, destinapdo, venuti al de sco } il posto di maggiore onoranza al primo ; e poi ch fa giunto al suo tarmine il convito fecelo con durre in un appartata camera a fine di passarvi la not te ; ma durante questa vi s introdusse Ulito con pa recchie guardie, e sordi ai pianti di lu i, alle suppliche di avergli misericordia e di non voi.er essere spergiurilo trucidarono. Atanasio ebbe in dono la vita, andando a motivo della sua lunga vecchiezza libero da o g n i, so spetto.

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CAPO

XXVII.

Gontari abbandonato da Antala. Tradito da Artabano I l quale animalo alV impresa dal nipote Gregorio. Umanit di Gontari con In moglie e la sorella di Areo bindo. Truppe di Artabano . contro i Maurusii.

I. La dituaufe Gontari mand il capo dell ucciso ad A n ta la , ma pi non si diede pensiero alcuno del da naro e de soldati promessigli, la quale' trasgressione dei patti Ir loro non attagliava punto c o s tu i, e meno ancora e reputava onesta azione l aver tolto di vita Areobindo con onta di s venerandi giuram enti, che n lui n a mortale chiunque era lecito di violare. Ponderate adunque seriamente queste ed altrettali cose deliber alla fine seguire le parti di Giustiniano; fattosi per ci in dietro , e risaputo che Marcenzio , prefetto delle truppe della B izacene, riparava a motivo di quei torbidi in cert isola, vi sped pregandolo che venisse a lui, e dandogli sicurezza di fede che nulla avrebbe sof ferto nella persona ; quegli di tutto com piacquelo, e giunto nel campo tennevi lunghi colloqui; n vo pas sar con silenzio che il presidio della citt d Adrumeto sci-bossi mai sempre fedele all' imperatore. L e truppe di Stoza poi allavviso delle narrate vicende in numero di mille e non m e n o , ed avendovi oltre ai Vandali cin quecento Romani ed ottanta U n n i , corsero immediata mente sotto le bandiere di G o n ta r i, e furonvi del m i glior animo accolte.

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II. Artabaro eziandio recatosi in un cogli Armeni a costui giurgli obbedienza, avvegnach pensasse tra s ucciderlo ; e manifestatosi a Gregorio figliuolo d un suo fratello e ad Artasiro sua guardia, il primo animandolo vie pi all impresa rispondevagli in questi termini : III. Ve l- o r a , ottimo A rtabano, in che tu puoi y > non solo aggiugnere, ma superare pi che noi pensi la gloria di Belisario.. Conciossiacb egli, qui man* dato da Giustiniano con poderosissimo esercito e molto dan aro , con grande corteo di consiglieri. e d u c i, con armata di mar: quanta non fuvvene m a i, a nostra udita, per lo innanzi, con immensa turba di cavalli, e con ogni altro apparato di guerra con* venevole ad un imperatore, dur fatica somma a ricon durre lAfrica allobbedienza de Romani; ma di questo cose tutte nulla rimanendo a noi salvo la memoria, * non c permesso di porre le nostre speranze che nel tuo coraggio e volere; e di tanto miglior guisa il vor rai.se ti ricorder chiarissimo sangue arsacida correre nelle lue vene, ed essere ufficio dun cuore generoso il comportarsi in ogni luogo e tempo valorosamente. Ma che molte gi sieno le tue portentose geste a pr della libert ne va dappertutto la fama, in tra cui piacenti rammentare la morte d a ta , ne tuoi verdi anni, ad Acacio, prefetto dellArmenia (1), e quella di S itta , imperiai duce, che ti segnal colanlo presso del re Cosroe (a ), quanto era mestieri a divenirgli
(i) G uerre P ersiane, lib. 11 , cap. 5. (a) Idem.

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compagno nella guerra contro i Romani. Tale in fine la grandezza tua cbe non reggeratti certamente il cuore alla vista del romano impero soggiogato da un ebbro cane. Fa chiaro adunque, o prodissimo Artab a n o , che le tue glorie passate anzi che alla fortuna attribuir si deggiono al solo valore. Io ed Artasiro con tutte le nostre forze ti seconderemo allorch 9 entrerai nell aringo . L esortazione di Gregorio vie meglio infiamm lanimo d Artabano contro il tiranno. .IV. Gontari intanto levata di prigione la moglie e la sorella di Areobindo assegn loro una buona dimqra, e guardandosi dall offenderle come, che sia trattavaie onorevolmente e con riguardo in lutto alla condizion loro, n mai obbligolle a dire o fare un che di mal animo : bens ordin a Proietta moglie dell estinto di scrivere a Giustiniano, eh elle viveansi beatamente presso di lui, e che della morte del consorte non era egli in colpa, ma tutto doversi, contro il voler suo , alla malvagit di Uliteo. Consiglio per fu questo di Pasifilo, il quale originario della Bizacene addivenne capo dei ribelli e feeesi compagno del tiranno, lusin gandolo che ad un felice terminar delle faccende e da rebbe la mano di sposo alla figliuola dell imperatore! con dote ricchissima , com era da supporsi, e conve niente all elevatezza del grado in che ponevanla i suoi natali. .V. In questo mezzo Cutzina, da lungo tempo occulto nemico d Antala, alzatasi la visiera, disert a Gontari dandogli per istatichi la figliuola e la madre. Artabano di p o i, eletto a condottiero dell esercito destinalo a

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guerreggiare i bizaeeni Maurusii, e Giovanni capitana delie truppe in addietro della fazione di Stoza, d Uliteo e di Cutzina, mossero di compagnia fcontra il ne m ico, e rinvenutolo non molto al di l d Adrumeto piantarongli a breve distanza gli steccati a fine di con sumarvi la notte. Alio spuntare del giorno quivi ri masi Giovanni ed Uliteo con parte dell esercito, Arta bano e Cutzina procedettero innanzi con la rimaneute soldatesca ad assalfrlo, ed i Maurusii stipendiarj dei Ropiani ebbero i! destro di volgerlo io fuga. Nulla di manco Artabano ordinato d improvviso ai banderaj di mostrare le spalle ritirossi pur egli, a cagione di che Uliteo ,*puntone al vivo, avrebbelo morto al tornare nei campo. E tuttavia scolpossi adducendo il timor suo non Marcenzio, uscito d Adrumeto per aiutare sua gente, recato avessegli gravi danni ; far quindi mestieri chegli stesso, Gontari, pongasi in marcia con tutto J V sercilo. Dopo di che volea in prima tener la via d Adrumeto dove unirebbesi alle imperiali truppe, ma pen satovi maggiormente ebbe a cambiar consiglio, giudi cando sopra tutte bellissima impresa quella di liberare l imperatore e l Africa da ogni molestia col togliere di vita il tiranno ; e per venirne a capo restituitosi a Car tagine rappresentagli avere il nemico forze superiori alle sue. Gontari allora, interrogatone Pasifilti, stabil di ap prontare l intiero esercito per condurlo di per s in campo, lasciando non pi che un presidio nella citt; ed intrattanto , volendo meglio provvedere a fatti suoi, mandava cotidianamente a morte le persone addivenu tegli sospette: ingiunse inoltre al fido consigliere, eletto

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comandante di Cartagine, che uccidesse lutti i Greci ,> lasciandogli nel resto mpia facolt di fare quanto vo lesse il bisogno. C A P O XXVIII.
Uccisione d i Gontari in un convito. Artabano governatore deir Africa. G iovanni successore di lui; sue fe lic i gesta.

I. Il tiranno stabilita 1 epoca della partenza bram nel d precedente avere suoi commensali i tenuti da luipi sinceri e zelanti am ici, al qual uopo disposte tre mense in acconcio luogo , sed egli nella prim ^, come dicevo! era, con Atanasio ed Artabano, col trace Pie tro, gi lancia di Salomone, e con qnanti. aveavi di sua maggiore intrinsichezza ; nelle altre due vedevi i rag guardevolissimi, per natali, grado e valore, de Vandali. Pasifilo ad un tempo dividea privatamente la sua tavola con Giovanni capo dei ribelli di Stoza, e con molti al tri favoreggiatori di Gontari. Artabano adunque riceven done linvito ebbelo unassai opportuna congiuntura per torre di mezzo il tiranno, ma non fece partecipi del peusier suo che Gregorio, Artasiro e tre cavalieri, ai quali impose di assistere al convito ( portando la con suetudine cbe i capitani seduti al desco avessero dalle spalle cavalieri iu pi cinti di spada ), e di por mano al primo cenno di Artasiro , giunta 1 ora propizia , all im presa. Ordin similmente a Gregorio di ragunare i pi valorosi Armeni colle spade al fianco, vietata essendo altrarme nella citt scortando i duci e pur questa de

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ponendosi nel vestibolo del palazzo oyentrerebbe con essi. \ fb ben guardingo per dallindurli in sospetto di cosa veruna, solo mostrandosi timoroso non Gontari avendo commensale Artabano tramassegli iusidie nella vita. Il perch e terrebbonsi. presso alle guardie del tiranno per ispiarne gli andamenti, ed alluopo frenar le dovevano eziandio inlanto.far sembiante di trastul larsi co proprj scudi, maneggiandoli, percuotendoli a vicenda , e adoperandoli in altro che di simile, ma al primo sentore di tumulto nel cenacolo pronti accorreranvi ad aiutarlo ; e questi ordini furono {U Gregorio diligentemente eseguiti. Artasiro dall altro canto si pose allintorno del sinistro braccio tra il nudo e la veste e nella direzione del polso al cubito alcune addoppiale frecce, in grazia delle quali assalito da spada col por tarlo avanti cos fortificato potesse , .riparando i colpi , serbare la persona dalle ferite: quindi voltosi ad Ar tabano : Io m accinger , dissegli, con prontezza e intrepidamente all opra ? e con quest arme ho spe. ranza di trafiggere Gontari ; tttavolta qual sia per . essere la riuscita del mio cimento noi so presagire. Certo che il Nume se odia la tiraqnide condurrallo , a buon fine ; se poi vuole punirmi di qualche antico fallo avr mezzo a fe mia di rendere vani i nostri sforzi. Che che per succeda, ove tu oggi non vegga , ridotto a morte il tiranno, ratto mi finirai collo stesso .mio ferro, acciocch io non abbia a sofferire danno peggiore, e a farmi , appalesandoti complice del mio reato, involontaria cagione di tua rovina . S detto entr con Gregorio e con altco decavalieri nel ce

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nacolo, e stettesi dalle spalle di A rtabano; i rimaiienti al d fuori presero a compiere gli ordini* avuti. Artasiro adunque all incominciar del banchetto, desi* derando levarsi quanto prima d impaccio, avea porta to la mano sull elsa per imprendere, ma Gregorio'accortosene persuaselo ia lingua armena ad attendere il momento in che il tiranno fosse de cibi e del liquore innebriato. E quegli nel medesimo linguaggio rispo sagli : Perch j o am ico, perch rattemperare l ' atti mo mio s bfcn disposto ? Proseguendosi intanto * piaceri della m ensa, Gontari sopraffatto gi da eb brezza diede per certa sua vanagloria di quelle im bandigioni alle guardie, che tu tte , meno Uliteo e due cavalieri, usciron di l per gustarne, ed insiem cogli altri e all uopo stesso anche Artasiro part. Or questi prima di tornarvi nud il ferro , paventando non qual che ostacolo impedissegli di sguainarlo prontamente, e poselo sotto la vesta : rivenuto quindi l entro an dava a Gontari in sembiante di volergli fidare alcun se greto. Artabano aocchiollo, e forte agitato dallo sdegno contro il tiranno e dalla incertezza della felice riuscita di quella tra m a , squassava il capo e colorava il suo vlto in mille guise, a tal che ognuno avrebbe potuto di leggieri comprendere quanto ravvolgevaglisi nella mente ; cme ben lo conobbe Pietro sedutogli a lato , che per si tacque approvando entro s quella bisogna, la merc della molta sua benevolenza all imperatore. Accostatosi Artasiro a Gontari tale de servi cerc ri buttarlo indietro, e vistogli in quel mezzo aleun po co tignudo acciaro forte grid : A che , bravuomo ,

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cosiffatto arnese ? Alla qual voce il tiranuo di su bito port la mauo, su cui riposava da prima L'orecchia destra, alla sommit del capo, moto quasi diremmo inspiratogli dall alto per manifestare ^all insidiatore il luogo ch edovea trafiggere. Costai pertanto dirizzatovi il colpo fecgli balzare in terra insiem colle dita parte del cervello. Pietro allora nel- trambusto esort con sonora voce Artasiro a non indugiare nel condurre a fine la impuesa : quando poi Gontari cos malconcio fe prva di levarsi in piedi, Artabano , sedutogli a lato , strinse la sua larghissima spada, e conficcgliela sino allelsa nel fianca destro, tal che vennegli di botto meno la vita; Uliteo al punto stesso tir un colpe di spada ad Artasiro , ma costui, schermitolo coll armato braccio, rimerit l assalitore con una pronta morte. O ltre . di che Pietro ed Artabano dato di piglio alle spade, que sti del tiranno e quegli d. Uliteo:, uccidono i cavalieri ivi raccolti v similmente gli Armeni ad un tnto scompi glio introdottisi nel cenacolo taglianvi a pezzi, secondo) gli ordini avuti , i Vandali e gli amici di Gontari. Le troppa infine all bnnunaio della oostui m orte, avendo il pi dr essi militato sotto Areobindo, corsero in. copia a dichiararsi per gli Armeni, e tutte da ultimo ricono sciuto Giustiniano signor loro , acclamarono Caliittico, ovvero sia, con romano termine, vincitore; la qual voce rimbombando nella citt mosse i benevoli di lui a far impeto ad un ora contro i ribelli, ed a spegnerli en tro le proprie case, ove sorprendevano gli uni abbando nati al sonno, gli altri seduti a m ensa, e non pochi
Ptocopio, torti. 1. 3a

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fuori di s per lo spavento; PasiBlo eziandio giuntvvi in quel parapiglia la vita. Giovanni con pochi Vandali ripar dapprima nel tempio , ma arrendutisi ben. presto ad Artabano sotto la fede vennero spediti a Bizanzio. Cosi Giustiniano, volgendo Tanno decimonono del suo im perio, ed il trentesimo sesto giorno della tirannide di Gontari , torn repentinamente al possesso di quella regione (i). II. Somma fu la gloria di Artabano per si nobili geste , ed ebbene da Proietta , donna di Areobindo, molte ricchezze in dono. L imperatore inoltre il guiderdon colla prefettura di tutta lAfrica ; se non cbe beu presto vichiamilo ad istanza di lui medesimo in Bizanzio, e diedegli a successore Giovanni fratello di Pappo. III. 11 nuovo prefetto senza indugio passato in Africa nuli ebbe tanto a cuore quanto il combattere Antala ed. i Maurusii della Bizacene, e secondato nella guerra da prospera fortuna vennegli fatto di ricuperare allim perio le insegne prese dai barbari micidiali di Salomone, e di cacciare tutte quelle genti al di l delle romane frontiere. Quindi per a non molto tempo i Maurusii Leucati (s) unitisi don forte esercito ad Antala vennero dal suolo trpolitano a soccorrere la Bizacene, e Gio vanni mosse a combatterli, ma vinto ripar co suoi a L aribo, lasciando al nemico libero il campo di esten dere le sue rapine sino a Cartagine e di portare ovunque metteva il piede stragi desolazione formisura.
( 1) Atono dell era volgare 545.

(a) Les Lbantins (Cous.)

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Ma non guari dopo il prefetto, rinforzato meglio che pot r esercito e stretta lega co Maurusii capitanati da Cutzina, torn ad affrontare 1 oste nem ica, e parte u uccise, parte ne sospinse nelle ultime terre di quella regione. E cos le genti africane ridotte a picciol nu mero per le disgrazie dHa guerra poterono alla fine , avvegnach ben ta rd i, goder pace. Di questo modo in Africa passarono le gesta de Rom ani, dalle quali or volgomi a narrare le guerre loro contro de Coti.

Fine del Tomo primo delle Guerre.

INDICE
DELLE

MATERIE CONTENUTE IN QUESTO VOLUME.

L IB R O PRIM O.
I S T O M A DELL E CUSMME t O U T t O I PEtSIJM I.

C apo

Intenzione d e ltA u to r e nello scrivere que s t Opera. U tilit della stessa , e f e delt osservata nel com pilarla. Com parazione della tattica guerresca a tempi di G iustiniano ,con quella de' secoli p ik remoti .................................................Pag. i II. V im peratore A rcadio lascia, testando, la tutela del fig liu o l suo Teodosio a l per siano monarca Isdigerte. Questi Fac cetta , e con maravigliosa fedelt ne compie i .doveri. . V ararane , succes sore ( f Isdigerte, m ette piede sulle terre imperiali. A m lo lio , condottiero delle romane truppe in o r itn te , presentatoglisi f ottiene la p a c e ........................... 4 III. Peroto guerreggia . gli unni Eutaliti. Co stumi d i questi popoli. V esercito
I.

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persiano cde in un imboscata. usebio , legato del? imperatore Z enon e, f a palese a l r e , valendosi X un arguto apologo , il sovrastante pericolo. I l condottiero degli E utaliti condona al nemico la vita , in premio d i che vuol essere da lui adorato. Perozo f a mostra d i co n sen tirvi, ma riferisce , p e r consiglio de' maghi , q u est atto al S o i e Pb^|* IV. Seconda spedizione di Perozo. Strata gemma degli E utaiiti. D isfatta dei Persiani. Istoria d una perla del re. Legge prom ulgata dai ' Persiani dopo la rotta. Cavado , ultimo dei fig liu o li d i Perozo , ottiene il regno. V. Cavado con legge proclama " la comunanza d i tutte le donne. I su d d iti, depo sitilo ed eletto in sua vece Biase , rinserranlo nella prigione d i Lete. Ori gine d i questo nome. Tragico fin e d i A rsace r t dell* A rm enia. . . . .

Cam

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VI. Cavado vestito delle vestimenta di sua moglie


fu g g e d el carcere. Ripara in quel degli E u ta liti, e quivi lev* 1un esercito p e r ricuperare il regno. Priva degli occhi B hue. D morte a Gusanascade inalzando a llonore d i canarange A dergudunibade, ed a quello d i udrustadaraselane S e o s e ...................................... 33 V II. Cavado chiesto in vano danaro allimpera tore Anastasio prendo a fa rn e vendetta col guerreggiare i Romani. Assedio della, citt d Am ida. Sua espugna zione , tra la notte posteriore ad un

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C a po

giorno festivo , c o lf assalto d una torre m al guardata da mollaci. O rribile strage degli assediati, cessata colla sag gia rimostranza d un prete al vinci tore ...................................................... Pag. a5 V ili. Soverchio numero di condottieri nel romano esercito e poca loro concordia. A p pione questore delle truppe. V ergo gnosa fu g a d i Areobindo. D isfatta d ei capitani P atritiolo -ed Ipazio. Scorreria d i Celere nella regione degli A rzaneni ................................................. 3o IX. Am ida assediata dai Romani. G lo n e , comandante d i lei cade in aguati per gF inganni d un villano. I l fig lio prendene le vndette ardendo la chiesa d i S. Simeone. G l imperiali riscat tano la citt con danaro. Grande continenza de * Persiani. Tregua di sette a n n i . . . . . . . . . . . 35 X. Descrizione delle Porte Caspie. Ambazuco le offre a "prezzo a ll imperatore A na stasio , il quale rifiuta d i accettarle. M orto Am bazuco, Cavado ne usurpa il " dominio. Anastasio converte in citt il borgo D ara, t gli d il nome suo. Cinge di mura Teodosiopoli . . . 4o XI . -Giustino successore dAnastasio. Cavado nomina a ll eredit del regno il fig liu o l suo Cosroe. Una legge d i Persia nega il trono a i disform ati da qualche personale difetto. Cavado propone a Giustino F adozione di Cosroe. Giu diziosi ragionamenti di Proclo intorno alla proposta del monarca persiano.

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Vano assembramento d i ambasciadori alP uopo d i appariti re i due Stati , e loro separazione. Odio d i Cosroe contro a Romani. Funesta m orte d i Seose. Costumanza persiana d i non seppellire i cadaveri de' trapassati. J Rufino accusalo alV imperatore da Ipaiio . . ........................... ..... . . Pag. XII. C onfini della lb e ria . Cavado vuol co stringere que' popoli ad abbracciare la s-ua religione. G iustino chiamato i/t . loro soccorso manda a Bosporo Probo p er assoldare Unni. B o ei ' inastalo da Cavado alla m agistratura d i vari * *0. Belisario e S itta , guardie di Giu stiniano , nella prim a gjioventk loro ot tengono . il comando d un esercito de stinato contro la Persarmenia. N ar sete ed A ratio seguono le p a rli roma. ne. Procopio dato consigliere a Be lisario . . . . . . . . . . . a X III. Giustiniano succede a Giustino, e commette a Belisario la fortifica*ione del castello d i M indo. GP im periali toccanvi una rotta da' sopravvenuti Persiani. Beli sario duce supremo delle tru p p e orien. tali. Esercito romano in ordine di battaglia. D isfide personali. . , -. XIV. Lettere d i Belisario a l m irrane e risposte. Aringhe de'capitani. Ordinamento delP esercito persiano. M emoranda bat taglia. V ittoria de' Romani. . . XV. Esercito d i Cavado nelP A rm enia. / Persiani due volte sconfitti. Paese e costum i de'Zani. Bolon e Farangion,

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castella, cadono in poter di Romni. N arsete ed A razio favoreggiatori delle costoro. p a tti. . ., > . , . . Pag. Co XVI. Rufino consigli a Cavado la pace. Ri sposta d el m onarca. Ritorno deliam basciadore a Bizanzio . . . . . . XVII. Scorreria persiana. Sorgente -e corso dei fiu m i Tigri ed Eufrate. Tempio d Diana Tauride, e fu g a Oreste con la sorella >Ifigenia ; inferm it d i lui. Origine d i due citt appellate Cornane; provenienza di questo nome, e due tem pj in ulta di -esse -dal culto degli Dei pas sa ti a i riti Cristiani. Divisione della, Persarmenia in Com agene, Eufratesia ed Osrene. Cavado toglie a l mirrane P aureo cordne, segno d i onoranza. A ringa di Alam andaro a l re. Elogio del Saraceno ........................................... X V III. Esercito d e l re persiano capitanato da A zarte. Belisario marcia alla testa delle sue truppe, e va temporeggiando. IP ersia n i, abbandonano il suolo romano la vigilia di P asqua, solennit presso i cristiani maggiore e? ogni altra. I Romani impazienti domandano la bat taglia. Aringa di Belisario. iA ltra d i Azarete. Schieramento deltesercito persiano. D isfatta dei Rom ani Onorevole ritirata d i Belisario. F u rore d i Cavado contro A zatete. Ras segna delle armi persiane. . . . . XlX. Lega di Giustiniano con g li Etiopi e gli O m enti contro la Persia. Descrizione del mar RosSb. Terra de palmeti

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donata a Giustiniano da Abocaralo. Saraceni soprannomali M addeni altri di essi antropofaghi. E tiopi detti Auzom iti. Due porli. Navigli di particolare costruzione su l mare etio pico e nelle Indie. Blem j e Nobali. Tempio inalzato da Diocleziano presso di E lefantina , Fila nomandone il luogo. Em p sagrifizii d i que bar bari. Giustinianii lo atterra . Pag. XX. Ellisteo , re d f Etiopia , muove guerra agli O m eriti, ed uccisone il re d il trono a l cristiano Esimifeo. Ribellione dei popoli contro il nuovo monarca , suo imprigionamento , e scelta d i Abramo , schiavo tC un cittadino adulila , a suc cedergli nel regno. Ellisteo indarno prende a guerreggiarlo. Am basceria d i Giustiniano presso gli E tiopi e gli Omeriti. Sua trista riuscita . . XXL Pace chiesta dai Romani. Chiamata di Belisario in Bizanzio, e sua destinazione a guerreggiare i Fondali. M artiropoli assediata dai Persiani. G iustiniano corrompe un loro esploratore per da naro. Testamento e morte di Cava do. Cosroe successor suo. M arti ropoli fran ca ta dalF assedio persiano XXII. A m basciatori d i G iustiniano in Persia p er conferire sulla pace. Rufino , altro d essi fa vo rito da Cosroe , diviene so spetto ai colleghi. Palli e conchiusione della p a c e ................................ XXIII. Congiura degli ottim ati persiani contro al re. Strana ventura del fa n c iu lla ta

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Cavado. ; Adergudunibade spento p er averlo campalo da morte. M e bode a l tripode di fe rro in n a m i F in gresso della reggia persiana . . Pag. X X IV . Parlimento del romano imperio in due f a zioni. Tram busto d i Sizam io. Fuoco appiccato alla citt da i fa cin o rosi. Carattere d i Giovanni cappadoce e d i Triboniano. Ipazio crealo im peratore dalla plebe. Aringa del senatore Origene. Consiglio tenuto nella reggia d i Giustiniano , e risolu zione di non cedere adottata in virt. <T un ragionamento di Teodora augu sta. Ribellione vinta dai capitani Be lisario e M ando. Prigionia cC Ipazio d i Pompeo ; lor m orte la dimane , e gittamento dei cadaveri nel mare. . X X V . Giovanni e Triboniano ristabiliti nelle loro m agistrature. Calunnie del prim o contro r im peratrice. yen detta di co stei co ll opera d i Antonina. Gio vanni riceve m al suo grado Cordine sa cerdotale . Accusato ingiustamente della morte d el vescovo Eusebio sog giace a tristissim a ondizione . . . X X V I. Sconfitta data ai Vandali da Belisario. Eccessiva gelosia d i Cosroe p er tale avvenimento. Tirannia stabilitasi in , B a ra , e dopo quattro giorni distrutta.

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INDICE LIBRO SECONDO.


IS T O R I A B E L L E GUERRE C O IfT S O IL PERSI J g l .

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1. Pretesto di Alamandaro per rompete gU

II.

111.

IV.

V.

accordi to ' Romani -, o sia querele del saraceno contro di Areta in causa du tratt di. paese nomato Strata. Ra gioni delle due parti. Slrategio e Summo da Giustiniano eletti arbitri della controversia. Lamentarne del Persiano contro f Im peratore. . Pag. t i Ambasceria di Vitige re dei Goti a Cosre. Aringa degli ambasciadori. II.persiano , geloso delV imperiale pro sperit , ne approva i richiami . . 144 Simeone ucciso dagli Armeni. Amaiaspe succedegli nella prefettura. Questi accusato da Acacio incontra morie per volere di Giustiniano. Sommossa della regione prodotta dalle crudelt di Aca zio , il quale vi perde l vita. Man data di Sitta a fa r vendetta dei ribelli, e sua fin e pugnando. Nefandissima azione di B uzez, surrogato al defunto, . contro Farsacida Giovanni. I l costui genero . Bassace , avuta la prefettura delV Armenia , implora con veemente aringa il favore .di Cosroe. I l quale risolve di guerreggiare i Romani. . i 4 7 Apparizione (Cuna cometa. Scorrerie de gli Unni, Lettera di Giustiniano a C osroe ....................................... . . i 57 Cosroe, rotta la pace, entra con fo rte eser cito in quel dellimperio. Omette fns-

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Capo

sedio .del castello Circe3io e della citt di Zenobia. Circondata S a ra , citt, e presala d? inganna , V abbandona a l fu ro r delle truppe, Restituisce per danaro a Candido, vscovo di Sergiopoli, . i fa ttivi prigionieri. .. . . . . Pag. 16 VI. Divisione dlie truppe orientali, e duci eletti a com andarle.---- Buiez invialo a Ce rcapoli aringane gli abitatori. Ger mano nipote di Giustiniano comandante del presidio di Antiochia; suoi pi/ini di fortificazione . . Megas vescovo di Se n a dagli Antiocheni spedilo oratore a Cosroe. Questi chiede danaro ai G t rapolilani . ........................................... 167 VII. Cosroe debellata la citt di Berea ne fa esecrando scempio.* Megas tornato in Antiochia non pu indurne gli abitatori ad attendere le sue promesse. Va una seconda volta mediatore al persiano duce. Costui, finalm ente cede, e con dona la vita i Berci ed -a l presidio entro la rocca 171 V ili. Insolenza degli Antiocheni, -r- Assedio della citt. Confusione degli assediati. . I Persiani, scalate le mura , s impa' droniscono di Antiochia . Vigorosa difesa della giovent la entro. Di scorso del utbrgane a Cosroe ; memo rabile esempio di castit. . . . . 173 IX. Parlamento di Cosroe allimperiale amba sceria. Naturale del re. Giudizio di Procopio intorno alla Jortuna. . Saccheggio ed incendio di Antiochia 17$ X. Segni della rovina di Antiochia. Rijles-

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sione sopra gli imperscrutabili consgli del Nume.- Tempj conservali. Di scorso degli ambasciadori imperiali a Cosroe. - Querele del re. Confe renza intom o.alla pace, e sua conchiusione . . w....................................Pag. 18a Cap XI. Cosroe visita la citt di Seleucia e Dafne sobborgo; Vendica la morte etun suo guerriero ardendo il tempio di S. Mi chele. Prende la via di Apam ea , e gli abitatori, spaventati, hanno ricorso al patrocinio (T una reliquia deila vera Croce. Tommaso vescovo della citt Jttoglisi incontro lo accompagna entro le mura ,. e mal corrisposto. I l re interviene ai pubblici spettacoli, e si dichiara p er la fattone dei prasini, geloso di Giustiniano favoreggiatore dei veneti. Condanna, a morte un soldato reo di stupro colla figliuola c? un cit 187 tadino ....................................... . . XII. Cosroe , domandato ai Calcidesi danaro , valica F Eufrate. Re Angaro di Edessa, intrinsichissimo di Augusto, ottiene con maraviglioso artifizio la permissione di 'tornare nel regno. Scrive al fi~ gliuolo di Dio implorando salute. I l quale ne accoglie i voti , ed assicuralo inoltre che Edessa trionfer ognora de gli astalimenli nemici. Giudizio di Procopio sulla verit di queste lettere. I l Persiano ,istigato da tale grido asse dia la citt, quindi\ si parte . . 193 XIII. Ratificamento della pace invialo da Giusti niano a Cosroe. Carit degli Edes-

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C apo

seni verse i prigionieri <TAntiochia fr u strata dalV avaro Buzez, Carreni trattati urbanamente dal Persiano. Origine delle pretensioni del monarca persiano su di Costantina. Dara as sediata dalC esercito reale , ma non vinta. . . ................................ Pag. 97 XIV. Citt fondata da Cosroe ricolma di privi legi. Ritorno di Belisario dall Italia in Bizanzio , e nuova sua mandata in Persia. Dimora di Vitige in Bizanzio durante la guerra , e morie di uno de gli ambasciadori suoi. . . . . . 300 XV. Reali distintivi conferiti ab antico al mo narca deLazj dal^romano imperatore. Cattivi trattamenti fa tti a questo popolo da Pietro e Giovanni comandanti delle imperiali truppe. Suoi ambasciadori alla presema di Cosroe per domandarne il patrocinio. Loro preghiera esau dita ..................................... ..... * so 3 . XVI. Belisario f a leva di truppe, spedisce esplo
ratori ed appresta , la guerra, A rin gati i minori d u c i, delibera secoloro. 309

XVII- Entrai#, di Cosroe nella Colchide ed ubbi dienza prestatagli dal , re Gubaze.

Assedio della citt di Pielrb con grave perdila delle truppe reali. Minata , arrendesi per capitolazione. . . . 213 XV111. Belisario a Nisibi. Suo parlamento alle U:uppe. -r- NabaUe assalisce i Romani 315
X IX. Belisariq sotto le m ura d i Sisaurano. Sua

aringa ai capitani deir esercito, Spe disce Arela a dare il guasto all Assi ria, Capitolazione dell antedetto ca-

INDICE stello, e mandata del governatore co l presidio in Bizanzio. Infedelt di Areta. Esercito romano oppresso da feb b ri e da altri malori. Parlamento di Giovanni a Belisario sulla condizione delle truppe. Ritirata d i Belisario e di Cosroe. . . . . . . . . Pag. C*ro XX. Terza scorreria di Cosroe in quel de Ro mani. Sua malvagit sacrilega verso Candido vescovo di Sergiopoli. Tenta sorprendere questa citt. Vuol con durre V esercito nella Palestina, e met tere a sacco U tempio Gerosolimitano. Frettoloso ritorno di Belisario in Per sia . Lettera di Giusto nipote d i Giu stiniano a Belisario. - Risposta del condottiero . . . . ; . . . . XXI. Abandane ordinato da Cosroe va a Beli sario. Aringa il duce , e questi ri sponde. Consiglia il re a fa rsi indie tro. Perturbamento ed irresoluzione di Cosroe. I t quale rivalica V Eu fra te. Elogio di Belisario. Callinico , citt , sorpresa dal Persiano. Richiamo d t Belisario in Bizanzio e sua mandala in Italia . . . '. . . . XXII. Mora gravissima da Dio mandata all uman genere; sua descrizione. Strage da essa fa tta in Bizanzio. Giustiniano ' curantissimo del suo popolo d a Teo doro'la soprantendenza di tutti i provttdim enti necessari in quelle angustie XX 11I. Pireo, divinit santssima appo gli Ardabigkreni. Cosroe tradito dagli amba sciadori. Ordine imperiale d una

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scorreria nella Persia. Accampa mento dell esercito romano. . . Pag. a 4 Cip XXIV. Descrittone della Dubiana. Vescovo di lei nomalo grecamente Cattolico perch unico in quella regione. Nessuna di sciplina dell esercito romano. Sua conseguenza o , in altri term ini, scon fitta di esso . ...................................... i XXV. Arm i di Cosroe per la quarta volta sulle terre imperiali, ed assedio di Edessa. * vuol danaro dai cittadini. Prose gue a cingerli strettamente colFesercilo, ed i suoi lavori giungono a sbigottire gli assediali , che mandangli Stefano , medico , oratore di pace. Parlar di costui. Risposta del re. La citt vedesi agli estremi con timore gravissimo de suoi fu tu ri destini. ^ . . . . n XXVI. I l cavaliere minato ed arso dai Romani. Due assalti colla peggio delle truppe reali. Colloquio di pace senza efjetto . Mura d i Edessa combattute indarno ; accordi . . . . . . . . a 54 XXVII. Morte di Giusto e Peranio ; Marcello e Constanziano , loro successori, mandati in ambasceria a Cosroe. Guerra particolare tra Alamandaro ed Areta. Isdigunna muove insidiosamente contro Dara e , mancatogli il colpo , va am basciadore in B iz a n z io ...................... a 5p XXVIII- Navilio da costruirsi nel paese de Lazj , e fro d i tramale dal Persiano contro Gu bate. Ricorre questi alF imperatore ed ottiene'otto mila guerrieri aventi a Ftocofio j tom, l. 33

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INDICE duce il malaccorto Dasisteo. Pietra cinta d'assedio. Descrizione della - Lazica. Saga cita di Gubaze. Falli di romano d u c e ........................... Pag. a6+ XXIX. Mermeroe va a soccorrere Pietra ; condi zione degli assediati. Discaccia i Ro mani dalle gole da poggi, ed il costoro dace al venir suo , abbandonalo P as sedio , varca insieme coll esercito il Fasi. Sua entrala e- sue prime cure in Pietra. Gubaze difnde ognora i passi delle montagne, e da Giustiniano riceve danaro. i l duce persiano prvede alla salvezza delia citt. Grande sconfitta (Pana parte delle sue truppe. Giovanni il eappadoce di ritorno in Bizanzio , e spiegazione cP una profezia a suo riguardo ...................................... ..... 271 LIBRO PRIMO.
*

lir O M J

D E L L E G V E R im

tO W T H O

r X D A L l.

Capo

I. Compartimento, morto Teodosio, delP imperio

romano, ^ D iv isio n e della terra in due parli : Asia c i Europa ; fo rte nomato Septeni; larghetta dello stretto di Gadi e delP Ellesponto. Estensione di tutto limperio misurata dall coste del mediterraneo, * E delle sue parti : occi dentale ed o rie n ta i ...................... II. Origine: dei G oti, dei Vandali., dei Visigoti e dei Gepidi. Scorreria degli ultimi e vergognosa fu g a d Onorio. Alarico d il guasto a Roma. Stravagante af-

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C iro

fe llo dOnorio per una gallina chiamala Roma. Aliane di Proba, chiarissima romana. A itilo creato imperatore da Alarico, Ribellione della Britannia. Dio protegge Onorio. Scorreria dei Gali. . . . . . . . . . . Pag. 28S III. Andata de' Vandali e degli A loni a soggior nare nella Spagna, consentendovi Ono rio senza coaceder loro la prescrizione di treni anni giusta le romane leggi. Morie d i Onorio, tirannia di Giovanni, suoi costumi , disfalla , imprigionamento ed uccisione. Cattiva educazione di Valentiniano I I I . Elogio d ' A eiia e di Bonifacio. I l primo caluknialore del seconda. Bonifacio trae i Vandali in Africa , quindi offre loro danaro perch' si partano; ma fa llito il suo in tendimento guerreggiali e perde . . a g i IV. Un aquila svolazzante sulla testa di Mar ciano , tenuta presagio del suo imperio, liberalo dalla schiavit di Gizerico. I l quale traendo buon conto della vit toria s ap-pacia con Valentiniano, e gli d il proprie figliuolo in istatico. Morte d i Placidia e turpe furberia di Valentiniano. M arte di Aezio. Attila mette a sacca l E uropa , e con quista Aquileia . Massimo f a uccidere Valentiniano , e sposane la consorte Eudossia, che informata del costui tra dimento implora da Gizerico soccorso 3oo V. Uccisione di Massimo. Gizerico, saccheg giata Rom a , invia a Cartagine la mo glie e le figliuole di Valentiniano, e con

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tsse una immensit d i ricottene. A t terra le mura delle citt d"Africa, e ne divide i colti ai Vandali. Riduce in coorti questo popolo e gli Alani; mette a fe rro e fuoco V Ita lia , la Sicilia ed altre g e n t i . ..................................... Pag. 3o6 T I. Poderosa oste raccolta da Leone contro i C j o Vandali; Basilisco, capitano d i le i, su bornato da Aspare. Anlem io , eletto imperatore d' occidente. Marcellino conquista la Sardegna, ed Eraclio Tri poli. Pugna navale. Generosa morte di Giovanni. . . , . . , . 3o j V II, Morte di Antemio , di Olibrio e di due Leoni. Laude di Maggiorino ; suo stratagemma; prodigio arrivatogli; spe rante di Roma fondate sulla riputazione del costui valore , e svanite colla sua pronta morte. I successori Nipote, Glicerio ed Augustolo hanno breve du rata. Basilisco usurpa F imperio , e tradito da Armazio cade nelle mani di Zenone per opera di Acacio , vescovo della chiesa in cui aveva asilo. Sua lagrimevol fine. Convenzione di pace tra Gizerico e Zenone. Morte ed ul tima volont del p r im o ......................* 3 14 V ili. Onorico persecutore dei cristiani; ed i Mau rusii padroni del monte Aurasio. Gondamondo successore d Onorico af fig g e anch? gli i seguaci di Cristo. I l fratello Trasamondo cambia le fo r me della persecuzione, e sposa Amalafrida sorella di Teodorico re deG oti. Gabaone, re dei Maurusii volendo ripa-

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rare le profanaiioni dei Vandali muove lor contro e li sconfigge. . . . Pag. 319 C apo IX. Ilderico successore di Trasamondo. Im prigionato perde ri regno per congiura tramatagli da Gilimero. Lettere di Giustiniano a costui-; risposta. Giu stiniano risolve guerreggiare i Vandali 5iS X. Guerra contro i Vandali temuta da tutto V esercito. Sconsigliata da Giovanni prefetto del pretorio. Persuasa da un vescovo orientale. Il caso rende a Giustiniano Tripoli e la Sardegna XI. Truppe e comandanti spediti da Giustiniano alla conquista delF frica. Prepara tivi di Gilimero contro la Sardegna. Presagio formalo da un imperiale co mando ....................... . 335 XII. I l patriarca di Bizanzio benedice l eser cito. Sogno di Procpio- Partenza delle navi, ed omicidio punito da Beli sario. Suo parlamento . . . . 337 XIII. Belisario attende grandemente di benessere delF armata 'di mare. M olli soldati vittime delFavarizin. di iovanni prefetto del pretorio. Avvedimento di A nto nina Consorte di Belisario perch sul mare non si guastasse Facqua potabile 3{ 1 XIV. Procopio va in Siracusa mandatovi da Be lisario. FI compie gli ordini avuti. Larmata di mare apporta in Africa . Archelao sconsiglia- il dare in terra. Belisario gli si oppone. E , riportato ii voto degli altri d u c i, f * dismontare l esercito. Acqua comparsa nello Pxocono j tom, I. *33

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scavare la fo ssa del vam po, e da Procopio tenuta presagio della vittoria. Pag. 347 (Japo XV. Belisario 'arringa F esercito. Entra per accordo Siletto , (citt). Indirizza ai Vandali le scritte loro da Giusti niano. Procede in buon ordine colVesercito. Si procaccia V amore dei popoli colla disciplina rigorosa delle sue truppe. Gilimero commette a suo fratello Ammala la morte dIlderico e degli affini di lui rinchiusi nelle pri gioni c a r ta g in e s i ................................ 356 XVI. Ragionamento di Procopio sulla Provvi denza . Uccisione di Ammala, e rotta delle sue truppe. Onore accordato dai Massageti ad una loro fam iglia , che tale cio de suoi membri fosse ognora il primo a disfidare il nemico alla p u g n a ........................................... 36a XVII. Belisario messo a campo F esercito inspi ragli corggio nel combattere. Ter rore dei confederati. Imprudenza e fu g a di G ilim e r o ................................. 365 XVIII. Arrivo delle navi in Cartagine, ed animo degli abitatori bene affetto ai Romani. Liberazione de'mercadanti prigionieri. La truppa de vascelli piglia terra. Belisario , entrato nella citt alla testa delF esercito , ascende il trono di Gili mero, ascolta i richiami dei saccheggiali da Calonimo, e f a loro giustizia. . 36g XIX. Origine delle voci delfico e palazzo adope rate per indicare il cenacolo e V abita zione deromani imperatori. Belisario salvator di Cartagine. Scioglimento

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S .y

d' un . enimma , e compimento d una


Capo Visione .................................................... Pag. XX. Saggio consiglio di un Vandalo. Crudelt di Gizerico punita nesuoi discendenti XXI. Taglia di Gilimero sopra le teste deromani soldati. Valore di Diogene. Mitra

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di Cartagine risiaurate da Belisario. *


XXII. Lettera di Zazone al fratello Gilimero inter

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cetta, dal vincitore. Avvenimento sin golare ..................................................... 38o X X lll. / Vandali ragunati a parlamento da Gili mero. Belisario manda ai capi dei Maurusii i segni dellautorit regale. Risposta di Gilimero a Zazone. Sbi gottimento grandissimo de Vandali . 583 LIBRO SECONDO. isrosu D ELLE aaXIRE C O K ThO I VAttDALI.
Capo I- Corrispondenza di Gilimero in Cartagine. Aringa di B e lis a r io ........................... 387 II. Truppe di Belisario in marcia. Presagio

ai Romani della vittoria. Aringhe di Gilimero e di Zazone........................... 3gi HI. Ordinante degli eserciti. Disfatta deVandali. Fuga d i Gilimero . . . ' . 3g5 IV, Belisario sgrida le truppe di soverchio sban datesi nel predare. Gilimero incalzato da Giovanni. Costui morte per la imprudenza di Uliare. E sepolcro dotato d annua rendita. I l re van dalo campa la vita sul monte Papua. Faras lo assedia. I l romano duce ne prende i te so ri ..................................... 3g8

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V. La Sardegna , la Corsica, la matmlana Ce sarea, il fu rie Setiense, le isole Ebuso,

Malarica e Minorica assoggettale nuo vamente all Imperio Romano. Beli sario domanda ai Goti il promontorio Lilibeo. Sua lettera e risposta di e s s i ..................................................... Pag. 4o5 VI. Gilimero indarno assalito da Faras sul monte Papua. Vita dei Vandali di screpante da quella de Maurusii. Lettere d i Faras e di Gilimero' . . 409 Vii-, Compassionevole istoria di due famelici gar zoncelli. Lettera di Gilimero a Faras. I l Vandalo si arrende , e con dotto in Cartagine presentasi ridendo a Belisario. Giudiiio di Procopio sopra questa guerra . . . . . . . . 4 15 V ili. Belisario accusato falsamente al trono di Giustiniano. Pssimo carature dei Maurusii. Predizione delle donne l o r o . ................................................ : 4 * * > IX. Trionfo di Belisario in Bizanzio . Vasi del tempio di Salomone da Giustiniano do nati alle chiese gerosolimitane. Co mando fa tto a Gilimero di prostendersi al cospetto dellimperatore. . . . 4 f9 X. Aigan e Rufino sorpresi e morti dai Mau rusii. Costoro origine e stanza in Africa . . . . . . . . . . . 42S XI. Lettera di Salomone ai Maurusii, e costoro risposta. Ordinanza d amendue gli eserciti. Aringa di Salomone. A l tra dei comandanti barbari. Vittorie
de R o m a n i ........................... . . . XII. Nuova guerra dei Maurusii. Monte Bar4?8

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gaone. A ringa di Salomone. Grande sconfitta de barbari . . . . . Pag. 434 Capo X III. Duello tra A ltia e Iabda. M onte A u ra sio. Fani s fo n i d i Salomone contro i M aurusii. Preparativi p er una se conda campagna 438 XIV. Belisario conquistatore della Sicilia. I l disco solare m ostrasi p el corso ? un anno come ecclissato. A bbottinamento delle truppe in A frica '. . . 443 XV. Cartagine assediata. R ibelli in fu g a . Aringa di Belisario. A ltra di &loia. I l duce romano cacciati i barbari tom a in Sicilia. Stoza corrompe le truppe im periali e m anca d i fe d e ai costoro d u c i ........................................................... 447 XVI. Germano amato dalle truppe. Sto ia ri solve di combattere. A ringa d i Ger mano . ................................................ 455 X VII. Germano arriva Stoza in Num idia. L o combatte e sconfigge . . . . . . 458 XVIII. Congiura d i M assimino. Germano la d issip a , n e condanna a m orte il capo ........................................................... 462 . XIX. Salomone di ritorno con m olti duci in A frica. Spedisce Gontari contro i M aurusii del monte A urasio ; muove quindi egli stesso a vendicarne la di sfatta. Prende Z erbuli castello . 464 XX. Salomone assedia Tumar. A nim a le truppe a combattere valorosamente. S? impossessa d el monte co ir agilit e colla bravura tC un ta l Gezone sol dato. Occupa la ro cca ,d i Geminia-

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INDICE no. F a tributaria de Romani lantica M a u r ita n ia ...................................... Pag. 467 GiUiniana manda Ciro a governare Pen tacoli , e Sergio Tripoli. Per la fo rtu ita uccisione di parecchi barbari nella casa d i Sergio accende si tuta tre menda guerra contro i Romani. Sa lomone cade estinto da nemica mano 47 1 Sergio comandante supremo . delV A frica si f a odioso ai popoli. Lettera di A n - tala a Giustiniano. Salomone fra tello di Sergio astutamente si libera dalla prigionia dei M aurusii. P er la costui im prudenza Laribo viene a palli col n em ico ...................................................... ^ 5 Im erio fa tto prigione dai M aurusii co stretto a secondarli nel tradire la citt d Adrum eto. La quale torna quindi a i Rom ani p er la sca ltreu a d el sacer dote Paolo. Deplorabile stato delF A f r i c a ................................................. 478 Areobindo con nuove truppe in A frica. Egli e Sergio , fo r n iti d i egual potere , a l . costei reggimento. Giovanni di Sisinio uccide Siota in, urna battaglia, e vi rim ane aneli egli sp en to . . . . <81 Gontari sollecita i M aurusii a mover guerra ai Romani ; suoi occulti maneggi con A ntala. Areobindo seduttore di Cu teina. Trame di G ontari contro A reo bindo ..................................................... 484 Gontari spaventa Areobindo e rendelo odioso alle truppe. Questi fuggendo ripara entro una chiesa. Quegli trattolo di

Capo

XXI.

XXII.

X XIII.

XXIV.

XXV.

XXVI.

INDICE l sopra la fid e Sua incontanente il


C apo

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tradisce ................................................ Pag. 487 XXVII. G ontari abbandonato da A ntala. Tra dito da Artabano. I l quale animato alV impresa dal nipote Gregorio. Umanit d i G ontari con la moglie e la sorella d i Areobindo. Truppe d i A r tabano contro i M aurusii . . . . 49 XXVIII. Uccisione d i Gontari in un convito. Artabano governatore delV A frica. Giovanni successore di lui ,* sue fe lic i gesta ..................... ..................................... 494

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DELLE

TVOLI CONTENUTE IN QUESTO VOLUME.

P rcspectus M ediae , A ssyriae , Babyloniae , M esopotam ia e, Arabiae deseriae e t A rm eniae , A uctore De la S u e . ........................................................... Pg. Syria ...................................................................................... * A frica p r o p r ia ...................................................................... Smrdiniae antiquae d e s e rip tio ...........................................

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