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La Tarda Antichità

dal 5 al 8 ; l e a di Costa ti o;
il Paleocristiano
1.

“to ia dell A te Medievale


Prof. Viviana Farina
a.a. 2016-2017
Con Alessandro Severo (222-235) è la fine della dinastia. Egli cercò disperatamente di
salva e l u ità dell I pe o. Muo e u iso dalle sue t uppe, pe il p o le a del
mancato pagamento delle stesse. Si tratta della problematica enorme del momento,
e t e i Ge a i da u lato e i Pe sia i dall alt o o ti ua o a p essa e i o fi i
dell i pe o.

L e a della osiddetta
Tarda Antichità
(dal 235 al 280)
vede innanzitutto la successione di ben 11 imperatori, quasi tutti uccisi dalle truppe o
sconfitti in guerra
La o segue za di uesto pe iodo osiddetto dell «A a hia Milita e» la s a sa
possibilità di nuove costruzioni, fatta eccezione degli ammodernamenti dovuti ad
Aureliano (270-275)
L a a hia ilita e
2) La restaurazione del potere imperiale:
Diocleziano e la tetrarchia
L a o di Costa ti o e la as ita
dell a hitettu a istia a
4) Reimpiego e innovazioni
Il sarcofago di Gordiano III, proveniente da Acilia, è un sarcofago
romano frammentario, conservato nel Museo Nazionale Romano
in Palazzo Massimo alle Terme (250 d.C. circa)
Gordiano III è il giovinetto
affiancato dalla
personificazione del Genio
del Senato che con la mano
tende verso di lui.
La moda è quella dei tempi
del giovane Alessandro
Severo (qui in basso)
Ritratto di Alessandro Severo, eletto imperatore a soli 13 anni
Sarcofago Grande Ludovisi’, 250-260 d.C., Roma, Palazzo Altemps
L ulti o g a de sa ofago di e a o a a o s e a di attaglia. Si conserva solo la cassa,
mentre il coperchio, già esposto a Magonza, andò distrutto nel 1945: vi erano raffigurate
scene di barbari sottomessi e un busto femminile contro un parapetasma (tendaggio).
Il personaggio principale al centro della scena è probabilmente Ostiliano, figlio del
imperatore Decio (morto nel 251 d.C.).
Il soggetto i po ta te pe h o l avve to dell i pe ato e Gallie o ai se ato i ve à
impedita la carriera militare, con la conseguente richiesta di sarcofagi con scene di
a ia, allusive al te a dell i o talità.
Ritratto di Gallieno, 260-268,
Roma, Museo Nazionale
Romano
Le restaurazione del potere imperiale
con Diocleziano e la tetrarchia
Ritratto di Diocleziano, 284-305.
Con l'avvento di Diocleziano, originario della
Dalmazia, ebbe fine la crisi del terzo secolo
(Anarchia militare), protrattasi per quasi un
cinquantennio. Per porre fine a questa
instabilità pericolosa per la sopravvivenza
dell'Impero, Diocleziano decise di condividere
la gestione dell'Impero tra più colleghi. A tal
fine, nel 285 scelse come collega in qualità di
co-imperatore, il commilitone Massimiano,
conferendogli il titolo di Augusto e
assegnandogli la metà occidentale
dell'Impero (riservando per sé quella
orientale); nel 293 completò l'architettura
istituzionale associando ai
due Augusti due Cesari (una sorta di vice-
imperatori), nelle persone
di Galerio e Costanzo, dando così vita alla
cosiddetta «Tetrarchia», il «governo dei
quattro»: ciascun Augusto avrebbe governato
su metà dell'Impero coadiuvato dal
proprio Cesare, al quale avrebbe delegato il
governo di metà del proprio territorio e che
gli sarebbe succeduto (come nuovo Augusto)
dopo venti anni di governo, nominando a sua
volta un nuovo Cesare.
I tetrarchi , porfido, Venezia, Basilica di
San Marco
La scultura rappresenta la concordia tra i
due Augusti e i due Cesari, necessaria per
governare
Le terme furono iniziate nel 298 a.C. dall'imperatore Massimiano, nominato Augustus
di Occidente da Diocleziano, ed aperte nel 306
Palazzo/Fortezza di Diocleziano a Spàlato (Dalmàzia : l i pe ato e vi visse dal 5, a oi ui
abdicò, sino al 316, anno della sua morte
Pianta del Palazzo di Diocleziano, 300 d.C. circa
Basilica di Costantino attigua ai Fori, meglio nota come Basilica di Massenzio, perché iniziata da questo imperatore
(306-312 d.C.) e poi finita da Costantino.
Sotto lo schema originale. Rimane solo la navata laterale sinistra con le sue grandiose arcate.
Nell'abside della navata centrale era situata
una colossale statua seduta di Costantino, che
aveva, probabilmente il corpo in bronzo, e la
testa, le mani e i piedi di marmo. Per dare
un'idea delle sue dimensioni, si pensi che la
sola testa (oggi conservata in Campidoglio), è
alta quasi tre metri.
Tempio di
Minerva
Medica, in
realtà un
Ninfeo
costruito
negli Orti
Liciniàni,
sul colle
Esquilino,
oggi area
Roma
Termini,
circa 300-
320
Tempio di Minerva Medica, primi 20 anni del
IV sec.

Su ognuno dei lati del decagono erano


presenti nove nicchie semicircolari, tranne
quello di ingresso che forse era scandito da
colonne
LA o di Costa ti o e la as ita
dell a hitettu a istia a
L'arco fu dedicato dal senato per commemorare la vittoria
di Costantino contro Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio (312) e inaugurato
ufficialmente nel 315 .
L'arco è costruito in opera quadrata di marmo nei piloni, mentre l'attico, che ospita uno
spazio accessibile, è realizzato in muratura e in cementizio rivestita all'esterno di blocchi
marmorei. Sono stati utilizzati indifferentemente marmi bianchi di diverse
qualità, reimpiegati da monumenti più antichi, e sono stati riutilizzati anche buona parte
degli elementi architettonici e delle sculture della sua decorazione

l A o e a a he dotato di u
particolare cromatismo: i Daci,
traianei, erano in marmo
pavonazzetto e i plinti su cui
poggiano in marmo cipollino; le
coppie di tondi risalenti all'epoca
di Adriano, erano un tempo
incorniciati da lastre di porfido
rosso; del porfido verde si trovava
poi el f egio sotto l atti o
Le parti di reimpiego sono state ricavate da altri monumenti romani che celebrano, a
loro volta, precedenti trionfi imperiali di Marco Aurelio, Adriano e Traiano.

I asso ilievi ealizzati apposita e te pe uest a o so o uelli a ast o o izzo tale


he lo att ave sa o a ezza altezza, più o e o a livello dell o hio dell osse vato e, e
narrano sui quattro lati tutte le fasi della guerra: la pa te za di Mila o, l’assedio di
Milano, la battaglia presso Ponte Milvio e il trionfo nel foro romano, t a ui l Oratio e
la Liberalitas, ossia il dis o so di i sedia e to e l ela gizio e di do i e p e i.

Certamente il Medioevo p odu à u a te le ui a atte isti he o so o i te a e te


p ese ti ei asso ilievi di uest a o, a in esso si inizia a notare il passaggio di
testimone tra due diverse concezioni del fare artistico.
La distanza che intercorre tra il linguaggio dei pezzi di spoglio e quello delle sculture di
epoca costantiniana, infatti, è evidente: i pezzi di spoglio, sebbene appartengano a
momenti storici diversi, si rifanno ad una concezione greco- o a a dell’a te, intesa
come mimesi. Unità di tempo, di spazio e di azione sono le loro caratteristiche
fo da e tali, he i pe etto o di a a ia e o u solo sgua do l i te a s e a.
I pezzi di epoca costantiniana sono, invece, popolati da personaggi che prescindono
da questo modo di concepire e strutturare lo spazio.
Iniziando dal Fronte Nord, quello verso il Colosseo, ossia verso la città, il più significativo
simbolicamente, troviamo o t asseg ati oi i u e i he va o dall all 8, bassorilievi
di spoglio o le vi e de dell’i pe ato e Ma o Au elio. A= iscrizione
I tondi (numeri 9, 10, 11, 12) sono asso ilievi di spoglio o le vi e de dell’i pe ato e
Adriano, i fregi sottostanti (numeri 13 e 14) sono, invece di epoca costantiniana: l’
Oratio di Costa ti o a si ist a e la Liberalitas di Costa ti o a dest a.
Sul fronte Est, in alto (num. 1) è stato inserito un bassorilievo di spoglio con la vittoria di
Marco Aurelio sui Daci, il tondo centrale (num. 2) è occupato da un bassorilievo di
spoglio con il Sole e più in basso (num. 3) notiamo un fregio con il Trionfo di Costantino.
“ul f o te No d dell’A o di Costa ti o, t ovia o i fregi raffiguranti la
Liberalitas e l Oratio . Osse via o la Oratio
Oratio, dettaglio
Anche nella Liberalitas, i corpi vengono schiacciati entro due piani paralleli e ridotti a profili
che sembrano sommamente sbozzati contro un fondale del tutto piatto. Le sequenze che si
susseguono sono ritmiche e, soprattutto, paratattiche. Non ’è u ità s e i a a si
ripetono schemi lineari: le figu e u a e solo l i pe ato e ha u a di e sio e aggio e i
virtù della prospettiva gerarchica) si allineano in filari sovrapposti, tanto che ogni variazione
ritmica risalta ai nostri occhi.
Perché a dei o pi li e i ello spazio, olti i azio e o u u i o olpo d o hio, si
preferiscono adesso degli schemi ripetitivi? Alla base di un cambiamento simile sta una
uova i te p etazio e dell’a te, che potremmo definire trascendente. Essa presuppone
un atteggiamento creativo-simbolico nei confronti del soggetto da rappresentare e non
più puramente mimetico (ovvero di imitazione . L a te i izia a dive i e segnica.
Il fregio costantiniano sul lato settentrionale
(Liberalitas).
Liberalitas di Marco
Aurelio (la testa fu
sostituita con quella di
Costantino.
L ope azio e, o u e
agli otto rilievi, come
la sostituzione di altre
quattro teste di
personaggi minori, si
deve al restauro di
Pietro Bracci (1732-
1733), che rifece
anche le teste e le
braccia dei Daci )
Roma, Arco di
Costantino,
Medaglione
o Ad ia o
alla caccia del
leo e
Confrontiamo i due imponenti bassorilievi
della Oratio e Liberalitas con un altro fregio
dell a o di Costantino, raffigurante la
Vittoria di Traiano sui Daci (primo II
secolo). Originariamente si trattava di un
unico fregio che raccontava in successione
quattro episodi distinti. Una volta
smembrato in quattro pezzi, questi sono
stati reimpiegati ell A o; la scena in esame
si trova sotto il fornice centrale. La battaglia
viene rappresentata come se si trattasse di
una fotografia: viene resa l idea della
concitazione accostando corpi ora distesi
ora frontali, in sella e disarcionati,
imploranti e trionfanti. Ogni singolo
personaggio, però, è libero rispetto agli
altri, tanto che se provassimo ad eliminarne
uno qualsiasi, l e uili io della scena
rimarrebbe inalterato. Ciò, come abbiamo
visto, non avveniva nei fregi di epoca
costantiniana; in essi ogni minima
variazione salta agli occhi
immediatamente, perché l’e uili io su cui
si fonda la narrazione è di tipo ritmico.
Sarcofago di Sant Elena, 335 ca., Città del Vaticano, Musei Vaticani, porfido rosso
Era la ad e dell’i pe ato e Costa ti o. E a posto o igi a ia e te el Mausoleo di Ele a a To Pignattara; solo
nel 1154 fu trasferito a S. Giovanni in Laterano, per divenire la tomba di papa Anastasio IV. Dall i o og afia si vede
chiaramente che era stato realizzato come sepolcro di un imperatore (forse per Costantino stesso o per il padre di
Costantino, Costanzo Cloro): si vedono, infatti, cavalieri al galoppo che incombono su barbari prigionieri in piedi o
seduti (al centro sul bordo del coperchio è ritratto un leone dormiente, allusione all'imperatore morto?), ma, per
ragioni ignote, fu poi utilizzato per la sepoltura di Elena
Testa colossale di
Costantino, 313-
324 ca, dalla
Basilica di
Massenzio, Roma,
Musei Capitolini

Possibilmente la
testa sostituì
quella del Colosso
di Massenzio.
Testa colossale bronzea di Costantino, da San
Giovanni in Laterano, 335 circa o dopo il
337, Roma, Musei Capitolini, Palazzo dei
Conservatori

Si trattò, probabilmente, della testa sostituita


al precedente Colosso di Nerone , un tempo
nei pressi del Colosseo.
Sarcofago a fregio continuo con scene bibliche (del tipo «a teste allineate»)
Primi decenni – metà del IV secolo d.C., Musei Vaticani, Museo Pio Cristiano.
FRONTE: Pietro battezza i carcerieri (Atti apocrifi di Pietro); Arresto di Pietro (Atti apocrifi di
Pietro); Miracolo di Cana (Giovanni 2,6-8); orante femminile; Guarigione del cieco (Marco
8,22-26; 10,46-52 e paralleli); Moltiplicazione dei pani e dei pesci (Marco 6,30-44; 8,1-10 e
paralleli); Risurrezione di Lazzaro (Giovanni 11,38-44)
Sarcofago di Concordius, Cristo e gli apostoli (c.385) Arles, Musée de l'Arles et de la
Provence antiques

Concordio fu vescovo di Arles tra il 361 e il 385 circa. Il sarcofago è un altro importante
esempio di crasi tra motivi pagani –registro superiore – e motivi cristiani. Sulla faccia
principale Cristo è seduto, reggente il libro della legge nella mano, tra gli apostoli, tutti
recanti o il rotolo o il volu e. E la figu a del Cristo maestro universale.
Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro, Roma: Gesù tra i santi titolari, affresco, IV
sec. d.c.
Cristo tra gli apostoli, Roma, Catacomba di Domitilla, affresco della
lu etta dell a osolio
Cristo in trono sui quattro fiumi - Sarcofago di Stilicone (retro), Milano,
“a t A ogio
Co side ato u o dei assi i apolavo i dell a te fu e a ia paleo istia a, il
sarcofago deve il suo nome al fatto che in passato, per la sua fattura di
altissima qualità, si pensava fosse stato realizzato per contenere le spoglie
di u o dei p otago isti dell età ta doa ti a: Stilicone, generale in capo
dell i pe ato e Teodosio (375-395) e egge te du a te l i pe o del
giovane Onorio, figlio di Teodosio.
I sarcofago dovette essere collocato già in antico nella Basilica
Martyrum eretta per volere del vescovo Ambrogio fra il 379 e il 386. Oggi
appare inglobata nel grandioso ambone di epoca romanica, di cui funge
come da base.
Il sarcofago è eccezionalmente scolpito su tutti i lati

(Milano è stata capitale dell I pe o o a o d'O ide te dal 286 al 402. Fu


s elta pe uesta fu zio e a seguito della divisio e dell I pe o o a o da
parte di Diocleziano, eletta sede imperiale per l'importanza militare,
politica ed economica che la città possedeva. Le scorrerie barbariche
di Alarico e la crisi dell'Impero comportarono, con Onorio nel 402, il
trasferimento della capitale dell'Impero d'Occidente a Ravenna, città più
facilmente difendibile e meglio collegata a Bisanzio)
Traditio Legis. Ai lati di Cristo si dispongono gli apostoli. Inginocchiati ai piedi del Cristo, sono
Stilicone e la moglie Serena, soprattutto in virtù degli abiti di foggia militare indossati
dall'uomo.
Lo igi e della s e a ell a te i pe iale, ua do l i pe ato e a da u suo fu zio a io i
provincia, gli consegna il rotolo chiuso, ricevuto dal funzionario con le mani coperte da un
velo, atto che sancisce il passaggio del diritto dall i pe ato e al fu zio a io. La diffusione del
tema a partire dalla seconda metà del IV secolo, in particolare a Roma (cfr. Il complesso di
S.Costanza a Roma), sembra porre in evidenza il primato di Pietro – e quindi del Papa suo
successore - all i te o della Chiesa.
Cristo tra gli apostoli, affresco (prima e dopo la pulitura), Roma,
Catacomba di Santa Domitilla, Cubicolo cosiddetto dei Fornai
Costantino intervenne massicciamente nella creazione di un linguaggio visivo
cristiano con almeno tre immagini inedite:
1) Il signum salutis, il segno della croce. A lui la Croce era apparsa in battaglia
contro Massenzio e così si era convertito. Il cosiddetto Chrismon («chi» e
«rho» sovrapposte e incluse in un cerchio) ornò il suo elmo fin dal 315.
Miracoloso ritrovamento della reliquia della Croce di Gesù in Palestina da
parte di sua madre Elena – 325 o 326 -, fomentò il culto del simbolo
2) La glorificazione del martirio
3) La fondazione della basilica cristiana

I pu ti e fu o o, ovvia e te e p esto, i elazio e l u o o


l alt o
Moneta con ritratto di
Costantino, Monaco di
Baviera, Staaliche
Munzsammlung
Roma, Santa Pudenziana, catino absidale con mosaico, tra il 384-399 e il 402-
417
Basilica di san Giovanni in Laterano, Roma, ricostruzione della
pianta secondo Krautheimer
Dopo esse e salito al pote e, l I pe ato e Costantino concesse ai Cristiani la
li e tà di p ofessa e la lo o fede o l Editto di Milano, nel 313 d.C.. Allo
stesso tempo egli divenne il «Pontifex Maximus» , ovvero il Capo della Chiesa
Cristiana e il tredicesimo Apostolo. La chiesa poteva finalmente, dopo tanti
a i di pe se uzio e gode e della li e tà di ulto al pa i dei paga i.
Costantino restituì alle chiese le proprietà che erano state loro confiscate dai
suoi predecessori durante le persecuzioni Egli, inoltre, cercò in tutti i modi di
propagare la nuova fede. Costantino, in questa maniera, divenne una sorta di
apo visi ile della Chiesa pe h i o i iò a o a da e i a ie a di
fede e dottrina anche sui vescovi che erano costretti ad inchinarsi davanti
alle sue decisioni, anche nelle cose spirituali, se non volevano perdere i loro
privilegi. Il bisogno più urgente fu quello di creare una nuova casa per il
Cristianesimo, dove, come nel rito pagano, la messa cristiana si concentrò su
u atto di a atte e si oli o di sa ifi io, e itato da u p ete sull alta e,
cioè la trasformazione del vino e del pane consacrato nel sangue e corpo di
Cristo, che veniva consumato dai fedeli per ottenere la loro salvezza
spirituale.
Poiché questi riti divennero sempre più complessi, fu necessario costruire
degli edifi i pe fa ilita e l i g esso e l us ita delle p o essio i, u alta e dove
i prelati potessero celebrare la messa, uno spazio per la separazione dei
p elati dai fedeli du a te la p o essio e e la o u io e, ed u a ea pe la
separazione, durante il servizio, di quelli che stavano per convertirsi al
cattolicesimo da quelli che si erano convertiti precedentemente.
Tutte queste funzioni e attività spiegano il motivo per cui fu costruita la prima chiesa
o u e tale. I fatti, Costa ti o diede el all A ives ovo di ‘o a il palazzo i pe iale
del Laterano come residenza personale e vi fece costruire a fianco la Basilica di San
Giovanni in Laterano come luogo di manifestazioni religiose.

Prospettiva di San Giovanni in Laterano, la prima basilica Cristiana.


Da notare le cinque navate, caratteristiche delle prime basiliche cristiane costruite
in Europa e nel medio oriente.
Pe ua to “a Giova i i Late a o fosse il odello sta da d delle
basiliche cristiane in Roma, la basilica più importante costruita da
Costantino fu la Basilica di San Pietro, intorno al 333 d.C., ma
probabilmente progettata un decennio precedente.
La storia della Basilica di San Pietro iniziò con il martirio di San Pietro.
Essa fu costruita sulle scarpate della collina del Vaticano, sul sito del Circo
di Caligola e di Nerone, dove Pietro, il primo vescovo di Roma, fu crocifisso
nel 64 d. C. Questo sito, vicino al Circo, segna il luogo dove fu sepolto
Pietro, Principe degli Apostoli, al quale furono consegnate le chiavi del
Paradiso da Cristo.
Lo igi alità della ve hia Basili a di “a Piet o sta el fatto he essa e a
essenzialmente un cimitero coperto, il luogo dove furono sepolti tutti i martiri
cristiani.

L'antica basilica di San Pietro costruita da Costantino nel IV secolo d.C.


prima che fosse distrutta da un incendio nel XVI secolo
Prospettiva e pianta della basilica originaria di San Pietro, la seconda basilica
Cristiana. Da notare anche in questo caso le cinque navate, caratteristiche
delle prime basiliche cristiane costruite in Europa e nel medio oriente.
Nell i e so transetto di San Pietro, i pellegrini potevano radunarsi per
venerare i grandi Apostoli, le cui reliquie giacevano sotto un baldacchino
sistemato sopra quattro colonne tortili/salomoniche di bronzo, davanti
all a side. Di f o te alla asili a vi e a u at io, o u a fo ta a a fo a di
cono di pino. La facciata aveva ricche decorazioni in mosaico, mostrando il
simbolo di Cristo con gli Apostoli. La navata era lunga 91 metri e
terminava in un arco trionfale, con mosaici che mostravano Costantino
he do ava la asili a. Al di là l a side aveva u osai o i ui e a o
raffigurati Cristo con Pietro e Paolo e sulle pareti della navata vi erano
affreschi che mostravano scene dalla Bibbia e ritratti dei Papi.

Nel 330 d.C. Costantino volle spostarsi a Bisanzio e chiamò la vecchia


ittà Costa ti opoli al gio o d oggi Ista ul , pe fa e la apitale
dell I pe o ‘o a o. A Roma, così, si creò un vuoto politico che fu
immediatamente preso dal vescovo, che oltre a svolgere funzioni religiose
cominciò a esercitare anche alcune funzioni politiche, diventando in
questo modo la persona più potente della città .

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