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LE STORIE

DI

DA M E G A L O P O L I
V O L G A R IZZ A T E
SUL TESTO GRECO DELLO SCHWEIGHAUSER E CORREDATE DI NOTE

DAL D O TTO R E I. KOHEN


D TRIESTE

TO M O

TERZO

MILANO
DALLA TIPOGRAFIA De FRATELLI SONZOGNO

i8a5.

DELLE STORIE
D I POLIBIO DA MEGALOPOLI.

LIBRO QUINTO.

I. JLl a s s o in cui Arato il minore era stat pretore finiva, A .d iR 536 gi col sorger delle Pleiadi : che cos (i) computava CXL allor il temjko la nazione Achea. Questi adunque depose la m agistratura, ed (a) Eperato assunse il governo de gli Achei. Gli Etoli ebbero a pretore (2 ) Dorimaco. Circa lo stesso tempo Annibaie, in sul principio della s ta te , intraprendeva gi manifesta guerra contro i Ro mani , e partitosi da Cartagine nuova, e passato il fiume E b ro , incominciava ad eseguir il disegno di an dar in Italia. I Romni spedirono Sempronio in Africa con un esercito, e Pubblio Cornelio in Ispagna. Antioco e T olem eo, poich disperarono di compor le loro dif ferenze intorno alla Celesiria colle ambascerie e cogli abboccam enti, incominciarono a farsi la guerra. Il re F ilippo, che abbisognava di vettovaglie e di danaro per il mantenimento dellesercito, convoc gli Achei a par-

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i.d iR . lamento per mezzo de loro maestrati. Ragunatasi la 536 moltitudine in Egio conformemente alle leggi, reggen do egli che gli Arati (3) tergiversavano, per cagione

delle male arti che Apelle usava contra di loro nellele zione de m aestrati, ed Eperato , era per natura iner te, e da tutti dispregiato : arguita quindi la colpa d Apelle e di Leonzio, risolvette dappigliarsi nuovamente ad Arato. Indusse adunque i maestrati a trasferire il congresso in Sicione, ed accostatosi ad amendue gli A rati, ed accagionando Apelle di tutto 1 accaduto , pregolli a persistere ne 1 sentimenti di prima. A che avendo essi prontam ente acconsentito, il re entr fra gli Achei, e pella cooperazione degli anzidetti, ottenne ogni cosa a seconda desuoi disegni. Imperciocch de cretarono gli Achei di dargli tosto (4) per la prim a le vata cinquanta talen ti, di distribuire all esercito tre mesi di soldo , e d aggiungervi diecimila moggi di fru m ento; e peli avvenire , ogni qual volta egli stesso ve nisse a guerreggiar insieme con loro nel Peloponneso, percepisse ciaschedun mese dagli; Achei diciassette ta lenti. II. F atto questo d ecreto , gli Achei ritornarono alle loro respettive citt. Poich lesercito usc delle stanze, il re consigliatosi cogli amici determin di far la guerra per m are $ persuaso che in tal guisa soltanto egli po trebbe d improvviso affacciarsi a nemici da tutte le parti 5 laddov essi non potrebbonsi soccorrer vicende volmente , come quelli eh erano divisi di paese , e temevan ciascheduno per s stesso l incerta e subitanea com parsa denemici per mare. Imperciocch avea egli

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guerra cogli E to li, co Lacedemoni!, e cogli Elei. Ci A .d iR stabilito, adun le navi degli Achei e le proprie nel 536 Lecheo, e facendo continui sperimenti esercitava i sol dati della falange, e gli assuefaceva a maneggiar i rem i, eseguendo i Macedoni di buon grado ogni suo coman damento. Avvegnach son essi ne' cimenti di terra e nelle battaglie campali provatissimi e valorosissimi, e dove il bisogno lo richieda prontissimi alle marittime im prese, instancabili nel tirar fossi, e piantare stec cati , ed in ogni genere di siffatti lavori, non altrimenti) che gli Eacidi, introdotti da E siodo,
(5) Godati la guerra , a l pari & un banchetto .

Il re adunque e la soldatesca de Macedoni ocCupavans a Corinto negli esercisti ed apparecchi marittimi. Apelle p e rta n to , non potendo soggiogar F ilippo, n sop portare il proprio abbassamento , in .veggendosi diprezzato, congiur con Leonzio e M egalea, eh essi guastassero i disegni del re in tutti gli affari a quali in tervenissero , m entre eh 1 egli, recatosi a Calcide, pro caccerebbe che non gli fosse fornito il bisognevole per le imprese. Costui adunque, poich ebbe concertata co gli anzidetti (6 ) la maliziosa tra m a , and a C alcide, adducendo al xe certi assurdi pretesti, e intrattenutosi col, con tanta costanza attenne il giuramento, ubbi dendo a lui tutti merc dellantica sua autorit, che alla fine fu costretto il re dal bisogno a (impegnar le argentere , che per uso proprio ten ea, affine di sosten tarsi. Raccolti che furon i vascelli, e i Macedoni in strutti nel rem are, il re distribu all esercito il fru-

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.diR . m ento e il soldo, salp, e il giorno susseguente ap*

536 prod a Patra con seimila Macedoni e milledugento mercenarii. III. Nello stesso tempo Dorimaco pretore degli Etoli mand agli Elei Agelao e Scopa con cinquecento (7 ) cerne di Creta. Gli Elei tem endo, non Filippo pren desse ad assediar (8 ) C illene, fecero ragunata di mer cenarii , e tennero apparecchiati i proprii soldati ; afforzaron eziandio Cillene con molta cura. Locoh scor gendo F ilippo, raccolse i mercenarii degli Achei, ed alcuni Cretesi che- seco ave a , e parte della cavalleria Gallica, e con essi uno scelto drappello delle milizie dAc h e a , che tutti sommavano duem ila, e Iasciolli nella citt di D im e, afBneh a lui fossero di sussidio, ed insieme gli prestassero servigio di guardia contro le minacce degli Elei. Egli avendo gi prima scritto ai M essenii, agli E piroti, agli Acarnani e a Scerdilaida di arm ar tutte le loro navi, e di venirgli incontro a (9 ) Cefallenia, salp da P tr secondch avea stabilito, ed afferr a Pronno in Cefallenia. Vggendo la picciola citt di ( 1 0 ) Pronno difficile da assediarsi, e il suo contado ristretto , and innanzi coll arm ata e prese porto nll citt li ( 1 1 ) Paiunte. Scorgendo la campagna di questa abbondante di frumento, d atta a nutrire 1 esercito , sbarc le sue forze ed accampossi presso alla c itt } e tratte le navi a te rra , circondolle di fossa e di steccato Te mand i Macedoni a foraggiare. Egli gir intorno alla citt , esaminando come possibil fosse d 1 accostar alle m ura le opere e le m acchine; con ani mo di ricevere col gli alleati, ed insieme espugnar la

0 eitt. E ra suo intendim ento, in primo luogo di torre J .d iR . agli Etoli, i marinai di cui avean sommo bisogno } per* 536 ciocch valevansi delle navi de Cefalleni, quando faceano le discese nel Peloponneso, e guastavano la spiag gia degli Epiroti e degli camani : secondariamente di preparar a s e agli alleati nn comodo ricettacolo per assaltar le terre de nemici. Imperciocch (i a) giace Ce fallenia presso al golfo di C orinto< e guarda il mare di Sicilia , sovrastando alle parti settentrionali ed occiden tali del Peloponneso, e singolarmente al paese degli E lei, dell E p iro , dellE tolia, e dell A cam ania, che voltate sono a mezzod ed a ponente. IV. Siccome adunque era P isola comoda per racco glier gli alleati , ed opportunamente situata a danno de paesi nemici e a pr degli amici ; affrettossi di ri durla in suo potere. Osservando tutte le parti della c itt , quali dal mare , quali da scoscese rupi circon date , tranne un picciol luogo eh p ia n o , e guarda Z acinto, divis d accostar le opere da quella parte, e di concentrar col tutto l assedio. M entre il re era in queste cose occupato, vennero quindici barche man date da Scerdilaida: (i 3) che pi non n pot spedire, per cagione delle macchinazioni e turbolenze suscitate d a (i4 ) varii signori dell Illiria. Vennero ancora dagli alleati gli ajuti stabiliti cogli E piroti, cogli A carnani, e co Messemi ; sendoch dopo 1 espugnazione della, citt di (i5) F ia le a , i Messenii non adduce vano pi pretesti per esimersi dal prender parte alla guerra. Come fu preparato 1 occorrente per P assedio, e le ( i 6 ) catapulte c le macchine da lanciar pietre dispo-

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diR. ste ne convenevoli luoghi per respinger i difensori, il

536 r e , esortati i Macedoni, accost le macchine alle mura, e merc d esse incominci scavar le mine. E d avendo in breve tem po, per lassiduit de Macedoni nel la vorare , sospesi dugento piedi di m u ro , il re avvicina tosi alle mura confort i cittadini a fare con lui pace. Ma non gli dando essi retta, fece appiccar fuoco ai pun telli, e precipitar tutto il muro sostenuto. Poscia mand lor addosso dapprima 1 armadura leggera sotto gli or dini di L eonzio, divisa per branchi, e comand che facesse impressione per la rottura. Leonzio, memore dell intelligenza con A pelle, tre volte i soldati, che successivamente aveano gi superata la rottura, distolse dal compiere la presa della citt; e corrotti avendo an ticipatamente i principali duci, tergiversando e timido mostrandosi, fu finalmente ributtato dalla citt con grave sconfitta, quantunque ben di leggieri potesse vincer i nemici. Il re, veggendo intimoriti i duci, e la maggior parte de Macedoni feriti, desistette dall assedio, e si consigli, cogli amici intorno a ci che fosse da farsi in appresso. V. Nel medesimo tempo Licurgo faceva una spedi zione nella Messenia, e Dorimaco colla m et degli Etoli invadeva la Tessaglia, persuasi amendue di ritrarre per tal guisa Filippo dall assedio di Paiunte. P er la qual cosa vennero ambasciadori al re dagli Acarnani e da Messenii. Quelli dellAcarnania stimolavan il re chen trasse nel territorio degli Etoli, a fine di richiamai' Dorimaco dalla M acedonia, e guastasse tutta la campagna degli Etoli impunemente. Quelli de Messenii il prega-

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vano di soccorrerli, e lo avvertivano, eh essendo ( 1 7 ) A .diR . i venti boreali nel massimo vigore, possibil era di far 5'i& in un giorno solo il tragitto d a Cefallenia nella Messenia. Donde il Messenio Gorgo concludeva , che con improvviso ed efficace assalto Licurgo poteva esser sor preso. L eonzio, perseverando nel suo proponimento , forte spalleggiava G orgo, preveggendo che Filippo sa rebbe per ( 1 8 ) consumar la state senza p r ; perciocch navigar a Messene era facil cosa, ma ritornare di l , m entre dominano i, venti da settentrione, impossibile. Q uindi era manilesto , che Filippo rinchiso coll eser cito nella M essenia, costretto sarebbe a passarvi livreato della state senza far n u lla, mentre che gli Etoli corse arrebbono tu tta la Tessaglia e 1 E p iro , e spogliate e guastate a mano salva. Di tal fatta adunque erano le rovinose insinuazioni che costoro facevan al re. M a Arato che intervenne p u r al consiglio , sostenea lopi nione contraria, e andava dicendo che conveniva diriz zar le prore alla volta dell? E tolia, e col recar la guer ra ; perciocch essendo Dorimaco fuori in ispedizione cogli Etoli, bellissima era loccasione d assaltar e gua star 1 Etolia. Il r e , d ie parte gi diffidava <i Leon zio , dacch nell assedio avea con malizia o perato, parte dalla consulta intorno a Paiunte avveduto crasi delle sue male a r ti, risolvette d appigliarsi al parere dArato. Quindi scrisse ad Eperato pretore degli Achei, che raunasse gente per soccorrer i Messenii ; ed egli partitosi da Cefallenia giunse il secondo giorno a Leucade collarm ata di notte tempo. Ivi allest tutto il bi sognevole ( 1 9 ) nel canale D ioritto, e trasportate col

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A .diR . le navi) entr nel golfo dAmbrcia, il quale, conforme

536 di sopra dicem m o, dal m ar di Sicilia molto s innoltra per entro a luoghi mediterranei dell Etolia. Compiuto chebbe il cammino, ed afferrato a (ao) Limnea poco innanzi giorno, ordin aso ld ati di pranzare, e di ren dersi pi spediti alla partenza, deponendo molte delle loro bagaglie. Raccolse poi le guide, ed interrogolle, ed investig le particolarit intorno a queluoghi e alle citt aggiacenti. VI. In quella venne Aristofante pretore degli Acamani con tutte le loro forze; perciocch avendo netempi addietro molto sofferto dagli E to li, ardentemente de sideravano di vendicarsi ad ogni modo, e di arrecar ad essi danno. Il - perch , lieti abbracciando l assisten za de Macedoni , presentrnsi in armi , non solo quelli cui la legge impneva di m ilitare, ma ezian dio alcuni depi vecchi. N minor fervore aveano gli Epiroti per simili cagioni, omech peli ampiezza del loro paese, e pella subita comparsa di Filippo tardas sero d accozzar i suoi. Dorimaco colla met degli E to li, secondo che dicem mo, era assente, e 1 altra m et avea:lasciati a casa, stimando che sufficiente fos se questo presidio ne casi improvvisi per le citt e la campagna. Il r e , lasciata una conveniente guardia alle bagaglie, levossi da Limnea verso se ra , e prose guito avendo circa sessanta stadii, accampossi. Poichebbe cenato^ e dato alquanto di riposo all esercito, mosse nuovamente y e camminato avendo di notte senza in terruzione , venne al fiume Acheloo , essendo gi d , fra Conope e . Strato, affrettandosi dassaltar (ai)T erm q di repente ed inatteso.

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V II. Leonzio conosceva che per due motivi Filippo A .d conseguirebbe il suo proponim ento, e vano riuscirebbe 536 ogni sforzo degli Etoli ; l u n o , perch celere ed im provviso sarebbe 1 arrivo de M acedoni, 1 altro per la situazione di Termo, che fortissima comera, gli Etoli la sciata avean al tutto sprovvista e senza difesa, non sospet tando essi giammai, che Filippo fosse perm ettersi a tanto rischio. La qual cosa considerando Leonzio, e tuttavia persistendo nel suo disegno, consigli a Filippo d ac camparsi sulle rive dell Acheloo, e di far riposare 1 esercito dal viaggio notturno, ingegnandosi di dar agli Etoli alcun poco di comodo per venir al soccorso. A rato, veggendo che non avanzava tempo all impre sa, e che Leonzio vi opponeva manifesti ostacoli, scon giurava Filippo di non lasciarsi sfuggir l occasione, e di non indugiare. Persuaso il re da questi d e tti, ed of feso gi dalla condotta di Leonzio, prosegu il cammino. Passato il fiume A cheloo, marci difilato verso Termo, ed in marciando arse e guast la campagna. Oltrepass alla sinistra S trato, A grinio, T estia; alla destra Co n o p e , Lisim achia, Tricorno, (aa) F iteo, e giunse alla citt di M etapa , situata sul lago di T ricorno, e sullo stretto eh dappresso, distante quasi sessanta stadii dal summentovato Termo. Questa, abbandonata dagli E to li, occup e vi mise dentro cinque cento soldati, volendosene servir di stazione peli entrata ed uscita dallo stretto: che montuosa ed aspra tutta quella costa del lag o , e densa di boscaglie, ed ha perci la strada angustissima e difficile. Poscia, collocati i mercenarii nella vanguardia , dopo di questi glIllirii, ed appresso

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A .diR . l arm adura leggera e la falange , marci per lo stretto.

536 Nel retroguardo eran i C retesi, e al fianco destro i Traci e gli spediti, che di conserva camminavano per la campagna; perciocch il sinistro lato della battaglia era assicurato dal lago nell estensione di circa trenta stadii. Y11L Passati gli anzidetti lu o g h i, e giunto al villag gio chiamato P anfia, ed assicurato questo ancora con un presidio, prosegu vrso Term o per una strada non slo assai erta e scabra, ma che eziandio da amendue le parti ha scoscesi precipizii T per modo che in alcuni luoghi il passaggio era molto pericoloso. T u tta la salita (a3) di quasi trenta stadii ; la quale avendo in breve tempo com piuta, perciocch i Macedoni camminavano forte , giunse essendo il giorno molto innoltrato a T er mo , ove stabil gli alloggiamenti, e mand l esercito a guastar i circonvicini villaggi, a correr il piano di T e rm o , e a saccheggiar in Term o stesso le case, che piene e ra n o , non solo di frumento e d ogni maniera di vettovaglie, ma della miglior suppellettile ancorach avessero gli Etoli. Im perciocch, siccome ciaschedun anno facean col fiere e ( 2 4 ) davano splendidissimi spet tacoli , e innoltre in questo luogo eseguivano lelezione de maestrati ; Cos ognuno per il ricevimento degli ospiti, e pesgli apparecchi delle solennit vi deponeva i pi preziosi suoi effetti ; i quali, oltrecch aveano col a valersene, speravano che sicurissimi vi sarebbono stati, giacch nessun nemico si sarebbe arrischiato giammai dinvadere cotesti luoghi, cos forti per na tura , che servivano come di rocca a tutta l Etolia.

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Il p e rc h , goduto avendo quel paese d ilu n g a pace , A. di R. riboccavano d ogni bene, cos le case circa al tempio , 536 come tutti i luoghi dattorno. Quella notte adunque , pieni d ogni sorta di p re d a , ivi albergarono. Il giorno appresso scelsero fra le suppellettili le pi preziose e le pi facili a trasportarsi ; le altre ammucchiarono in nanzi alle tende e bruciarono. Lo stesso fecero delle armi eh eran appese ne portici : quelle di maggior va lore recarono seco, ed alcune scam biarono; le rima nenti raccolsero, e vi appiccaron il fuoco, ed ascen deva queste a meglio di quindici mila. IX. Fin qui fu tutto secondo le leggi della guerra bene e giustamente operato; ma ci che fu fatto dipoi, come io debba narrarlo , non so. Conciossiach , ram mentandosi di quanto fecero gli Etoli a Dio e a Dod o n a , arsero i portici, e guastarono tutti i voti che rimaneano , de quali ne avea d 5 assai preziosi, e con molta diligenza e spesa lavorati. N contentaronsi di distrugger i tetti col fuoco, ma spianaron eziandio le dificio , e rovesciarono le statue j che non eran meno di due mila; molte ancora ne ruppero, tranne quelle che aveano iscrizioni o forme dIddi; che da tali s asten nero. Indi scrissero sulle pareti quel verso eh in bocca di tu tti, principiando gi allora a sorger (a5) il vivace ingegno di ( 2 6 ) Samo figlio di C risogono, il qual era stato allevato col re. II verso questo :
Or vedi ove vol (27 )' di Dio la freccia ?

Ed ebbe il re e gli amici che il circondavano la pi fer ma persuasione d aver renduta agli Etoli la giusta e

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A.di R. dovuta pariglia per le empiet da loro commesse a Dio.

536 Io pertanto sono d avviso contrario ; e se retto sia il mio giudizio, di leggieri arguir ciascheduno non da altri esem pli, che da quelli che offre la stessa famiglia reale. (2 8 ) Antigono, vinto eh 1 ebbe Cleomene, re de Lacedem oni!, in battaglia campale , s impossess di Sparta ancora. E ra egli, padrone di trattar la citt e i cittadini a suo talento : tuttavia tanto fu lungi dal fax* male asoggiogati, che allopposito restitu loro il patrio governo e la lib e rt , e poich confer aLacedemoni i maggiori beneficii, cos in pubblico, come in privato, se ne ritorn a casa. Il perch fu egli giudicato, non .solo a quel tempo un benefattore, ma dopo la morte Ancora un salvatore; n da Lacedemonii soltanto, ma eziandio daGreci tutti consegu onor e gloria immor tale pegli anzidetti fatti. X. Il primo Filippo pure che accrebbe il ream e, e fu lautore dell altezza di questa c a sa , vinti eh ebbe gli Ateniesi nella battaglia di G heronea, non oper tanto colle a rm i, che (2 9 ) colla dolcezza e colla affa bilit delle maniere. Imperciocch in guerra e colle ar mi quelli super soltanto, e ridusse in suo p o tere, che con lui affrontaronsi; ma colla benignit e colla mode razione ebbe in suo arbitrio tutti gli Ateniesi, ed insieme la loro citt.-N a mali fatti aggiugneva egli l ira; ma le sue guerre e persecuzioni avean fin e , come prima gli si parava dinanzi qualche occasione di di m ostrar la sua mansuetudine e bont. (3o) Quindi re stituendo i prigioni senza riscatto, rendendo gli ultimi onori agli Ateniesi uccisi, rimettendo eziandio per

17 mezzo d Antipatro le lor ossa, e vestendo la maggior A. di parte di quelli che ritornavano, sagacemente eon pie- 536 ciolo spendio ottenne grandissimo effetto; perciocch ab battendo colla magnanimit lorgoglio degli Ateniesi, gli eb b e, da nemici eh erano , cooperatori prontissimi in qualsivoglia impresa. Che dir d Alessandro ? Il quale in tanta collera mont contra i T eb an i, che vendette gli abitanti, e Spian la c itt , ma in prendendola non ebbe a vile la piet verso gli D e i, sibbene provvide grandem ente, che neppur con mancanza involontaria si (3 1) violassero i tem pli, e qualunque luogo sacro. E passato in Asia per vendicare la scelleratezza dePersiani verso i G re c i, pun bens gli uomini condegna mente aloro misfatti., ma (32 ) da tutto ci eh era agli Dei intitolato s asten n e, quantunque i Persiani in questa parte singolarmente imperversato avessero nella Grecia. Queste cose dovea Filippo allora di continuo recarsi alla mente , per m ostrarsi successore ed erede non tanto del supremo p o tere, che delle massime e della magnanimit degli uomini anzidetti. Egli per tanto molto affaticossi in tutta la sua vita di farsi conoscer descendente di Filippo e d Alessandro ; ma non punto si cur d imitarli. 'Quindi m entrech stndiavasi di far il contrario di quanto i summentovati avean fatto, procedendo negli anni, ne consegu presso tutti una fama contraria. X I. Delle quali azioni una ne fu la presente. Im perciocch lasciandosi trasportare dall ira alle scelle ratezze commesse dagli E to li, e sanando male con m ale, non credeva egli di far cosa enorme ; ed a Scopa
P o lib io , to m o m . 2

j8 J .d iR . e Dorimaco rimproverava la vita turpe e dogni per536 fidia m acchiata, biasimando 1 empiet loro verso gli Dei in Dodona e in D io, m entitegli facendo lo stesso, non credeva d incorrer nellinfamia medesima presso chi ne avrebbe contezza. Che distrugger e guastar le castella, i p o rti, le c itt , gli uomini, le navi, le frutta ed altre cose simili appartenenti ( ai nem ici, a fine di fiaccar le forze di questi e crescer le proprie, a ci fare costringono le leggi e i diritti della guerra. M a ci che a proprii affari non per arrecar utilit alcu n a, n a nemici pregiudic nella guerra presente, malmenare per (33) soperchianza tem pli, statue, ed ogni sacro arre do, non questo forse effetto di costume e dira furente? Conciossiach non debbano gli uomini onesti far guerra a cattivi con animo di perderli e sterm inarli, ma per ch si correggano ed emendino i loro falli, n m enar la mazza tonda sovra i colpevoli e gl innocenti, ma pi presto salvar e toglier alla distruzione insieme co puri quelli che sembrano Tei. O pera da tiranno colui che facendo del m ale, domina col terrore chi a malincuor ubbidisce, odiato da sudditi e questi odiando ; m a da re si diporta c h i, facendo bene a tu tti, pella bont ed um anit am ato , e comanda a tali che di buon grado regger si lasciano. quanto mancasse al lora Filippo sovrattutto si comprende dal figurarsi, che cosa probabilmente pensato avrebbono gli Etoli, ovegli fatto avesse il contrario di ci che narram m o, non guastando i portici e le statue, ne m altrattando alcuno de voti. Io per me credo che buonissimo ed umanis simo 1 avrebbono stimato , conscii com erano di ci

Ig eh essi avean fatto a Dio e a D odona, e sapendo A. di X b en e, come Filippo era allora padrone di far ci che- 536 volea , e commettendo le maggiori cru d elt, a buon dritto l avrebbe fa tto , quanto era alle loro colpe; m a merc della sua clemenza e magnanimit am meglio di non pagarli di contanti. X II. Dond chiaro, che gli Etoli avrebbono s me desimi incolpati , e Filippo lodato e ammirato , come quegli che con animo regio e generoso usato avrebbe piet verso gli D e i, mentrech contro di loro sfogata avrebbe Ja sua ira. E diffatti il vincer i nemici coll onest e colla giustizia arreca molto maggior vantaggio che non fanno le vittorie colle armi: che a queste cede p er necessit, a quelle per elezione chi superato, e le une correggono con gravi danni, le altre emendano senza offese. E ci che pi m onta, ove decide la forza, la maggior opera de so ldati, ove il contrario ha luogo il vanto tutto de duci. Forse taluno non dar a Filippo tu tta la colpa delle cose allor accadute, per cagione della sua giovinezza, sibbene agli amici che e o a lui conversavano ed operavano, fra i quali era Arato e Demetrio Fario. Ma a chi damendue attribuirsi debba cotal consiglio difficil non dadditare; n a tal uopo necessario dessersi allora trovato presente. Im per ciocch prescindendo anche da tutto il tenor della vita, in cui non si rinviene, che Arato facesse giammai al cuna cosa precipitosamente e senza ponderazione, lad dove in Demetrio riscontrasi tutto il contrario:'abbiam la prova pi indubitata delle massime di ciascheduna in affari consim ili, della q u a le , a suo tem po, faremo convenevole menzioue.

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Id iS .

X III. Filippo (che di qui ci siamo dipartiti) tutto ci 536 che pot esser rapito prese seco, ed usc di T erm o , ritornando pella stessa via eh era venuto. La preda e I arm adura grave mand innanzi, e alla coda pose gli A cam ani e i m ercenarii, affrettandosi di passar le stret te , giacch aspettava che gli Etoli venissero a nojargli il retroguardo , affidati nella fortezza naturale de luo ghi , Io che avvenne immantinente. Imperciocch gli Etoli accorsi, e ragunatisi in numero di quasi tremila sotto Alessandro da T ricone, finattantoch Filippo era sulle alture non si appressarono, e rim asero in certi luoghi nascosti; ma come prim a si mosse il retroguardo invasero Term o e furon addosso agli ultimi. I : quali scom buiatisi, gli Etoli tanto pi fervidamente incalza vano e tagliavano', fidandosi della sicurezza de siti. M a Filippo, provvedendo all avvenire, mand glIllirii ed i pi agili dell armadura leggera sotto un colle ove faceasi la discesa. Costoro balzaron ad un tratto sugli avversarii intenti ad inseguire e gi troppoltre trascor si , ne uccisero cento e tre n ta , e poco meno ne pre sero ; gli altri si diedero a fuga precipitosa per vie sco scese. Dopo questa vittoria quelli eh erano alla coda arsero (34) Panfio, e passate a salvamento le strette nironsi coMacedoni. Filippo, accampatosi presso Meta p a , aspett col il retroguardo. Il giorno appresso, spianata M etap a, prosegu, e prese gli alloggiamenti intorno alla citt chiamata Aera. Il d vegnente, par-, . titosi di l , guast la campagna, e pose il campo presso a C onope, ove rimase il giorno susseguente. L indo mani levossi di bel uuovo , e marci lungo l 1 A cheloo,

finch giunse a Strato. Passato il fiume colloc l esei'- A . diR . cito fuori del tiro , e andava tentando quelli di dentro. 536 XIV. Imperciocch udito avea, che gli Etoli concorsi eran a Strato con tre mila fa n ti, quattrocento cavalli e cinquecento C retesi; ma non- osando nessuno d 1 uscirgji incontro, rimise in cammino la vanguardia, an dando alla volta di Limnea e delle navi. M entre il re troguardo passava dinanzi alla c itt , uscirono dappri ma pochi cavalli degli E to li, e nomarono gli estremi ; poscia venne fuori il corpo de Cretesi, adi cui cavalli unironsi eziandio alcuni E toli, ed appiccatasi una zuffa generale, costretti furono quelli eh eran alla coda di voltarsi e di combattere. Dapprincipio era la pugna eguale; ma venuti glIllirii in soccorso de mercenarii di Filippo, i cavalli e i mercenarii degli Etoli piega rono e fuggiron alla sfilata. I regii inseguirono la mag gior parte di loro sin alle porte e presso alle m u ra , e ne uccisero da cento. Dopo questa fazione quelli della citt stettero c h e ti, e quelli del retroguardo giunsero salvi al campo e alle navi. F ilip p o , accampatosi di buon o r a , sacrific agli Dei in ringraziamento del fe lice successo della spedizione, e convit ad un tempo tutti i duci a mangiare. Imperocch erasi egli acqui stata la lode d aver penetrato in luoghi pericolosi , e tali che nessuno innanzi a lui erasi arrischiato d inva dere con un esercito : ed egli non solo vi entr colle sue forze, ma poi chebbe eseguito tutto ci che aveasi proposto , fece salvo ritorno. P er le quali cose esul tando accignevasi a banchettar i duci. Megalea pertanto e Leonzio erano dolenti della buona fortuna del r e ,

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A .diR . come quelli che incaricati da Apelle a por impedimenti

536 a tutte le sue im prese, noupoterono ci fare. Laonde, essendo lor riuscita ogni cosa contraria, vennero, seb bene abbattuti d anim o, al convito. XV. Entrarono subito il re e gli altri in sospetto, che costoro meno de compagni si rallegrassero "dellac caduto. Innoltratasi la bevera, ed essendo gli spi riti gi dal vino esaltati, obbligati a fare lo stesso, bentosto si sciorinarono ; perciocch sciolto il con vito , agitati da ubbriachezza e furore andaron at torno in traccia d Arato , riscontratolo nel rito rn o , dapprima lo svillaneggiarono, poscia gli gittaron pie tre addosso, ed essendo molti venuti in soccorso d am endue le p a rti, grande schiamazzo e moviment insurse nel campo. Il re udito il rum ore, mand gente ad informarsi del caso e a sedar il tumulto. Arato narr a questi il fatto, e addusse per testimoni quelli cherano pre senti; indi si sottrasse damal trattam enti, recandosi alla sua tenda. Leonzio non si seppe come in mezzo allo stre pito se ne fugg. II re, chiamati a s Megalea e Crinone, poich conobbe ci chera avvenuto, aspramente rabbuffoll;ma essi, non che si umiliassero, aggiunsero con inso lenza, che non desisterebbono daHoro proponimento, fin ch non avessero dato ad Arato il dovuto premio. Irritato il re a cotali detti, incontanente volle che (35) dessero un pegno di venti talenti, e comand di condurli in carcere. XVI. II giorno appresso, fatto venir Arato, il confort, assicurandolo che presa avrebbe tutta la possibile cura dell affare. Leonzio, come riseppe il caso di Megalea , venne con Un drappello di milizia leggera nella tenda

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d e ir e , persuaso, che spaventato P avrebbe per cagione A.dlR. della sua giovinezza, e tostamente indotto a pentirsi. 536 E ntrato con lui m p a ro le , gli dom and, chi ardito avesse di por le mani addosso a Megalea e di cacciarlo in carcere ? Rispondendo il re con fermezza , aver s ci ordinato ; Leonzio sbigottito, e alquanto sospirando, se ne and corrucciato. Il re salp con tutta Pannata, e tragittato il golfo approd in breve tempo a Leucade. Col impose a quelli che incaricati erano della di stribuzione delle p red e, di non procrastinare la faccen d a , ed egli, raccolti gli am ici, fece il processo a Me galea. Accus Arato Leonzio ed i suoi partigiani di tutto ci che commesso avean in a d d ie tro , ed espose la (36) strage da loro fatta in Argo dopo la ritirata d Antigono , e la convenzione con A pelle, non meno che gli ostacoli opposti nell assedio di Paiunte , e cor robor tutto con prove e con testim oni; onde non po tendo Megalea e i suoi compagni nulla opporvi, furon unanimamente da tutti gli amici del re condannati. Crinone rimase in carcere; per la multa di Megalea assunse Leonzio la mallevadora. In siffatti termini era la intelligenza d Apelle e di Leonzio , riuscita ad un esito contrario alle loro prime speranze; perciocch credevano, che spaventato Arato e rimaso Filippo iso la to , farebbno ci che loro sembrerebbe vantaggioso; toa avvenne tu tt altro. XVII. Circa lo stesso tem po, Licurgo snzaver fatta cosa m em orabile, ritorn dalla Mssenia ; poscia mosse di bel nuovo da Sparta ed occup (8 7 ) Tegca. Essen dosi le persone ritirate nella rocca, prse ad assediarla;

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A .diR . ma non potendo per alcun modo' eseguir nulla, si ri*

536 dusse unaltra fiata a Sparta. Gli Elei fecero una scor reria nel territorio di D im e, e tratti in un agguato i cavalli eh erano venuti in soccorso , di leggeri -li mi sero in fuga. Nel quale scontro perirono.non pochi G alli, e de,cittadini furono presi Polimede da Egioj e Agesipoli e Diocle da Dime. Dorimaco nel principio, della sua spedizione cogli Etoli, stimava, conforme dissi di so p ra , che avrebbe impunemente spogliata la Tes saglia , e fatto desistere Filippo dall assedio 'di Paiunte} m a trovati (38) Crisogono e ( 3 9 ) Patreo pronti in Tes saglia a com battere, non os di scendere nel p ian o , m a si tenne alle falde dem onti, e vi rimase. Comebbe la nuova dell entrata de Macedoni nellEtolia, lasciata la Tessaglia, and in tu tta fretta al soccorso della pa tria ^ ma tro v , che i Macedoni erano gi dall Etolia partiti. P er tal guisa costui era in (4o) difetto, e tardi dappertutto airivava.il re salpato da Leucade, e gua stata nel passaggio la campagna de J a n te i, approd con tu tta 1 arm ata a C orinto, e stanziatosi colle navi nel Lecheo, sbarc l esercito e sped corrieri alle citt alleate del Peloponneso , indicando il giorno in cui tu tti doveano trovarsi armati in T egea, ove pem otterebbono. X V III. Com ebbe ci disposto non s intrattenne punto a C orinto, e ordin a Macedoni di levar le ten de. Marci per A rgo, e il secondo giorno venne a Te gea , ove ricevette gli Achei eh eransi raccolti, e pro segu per la m ontagna, ingegnandosi d invader il ter ritorio de Lace'demoni senza chessi se n accorgessero.

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Il quarto d , girati i luoghi deserti, pervenne alle col* A .d iR . line che sono di rincontro alla citt, lasciatosi a destra 536 il (4i) Menelaio giunse perfino ad Amicla. I Lacede moni , veggendo dalla citt l esercito che passava, rimasero attoniti e pieni , di tim o re, maravigliandosi dellaccaduto. Imperciocch stavan essi ancora in aspet tazione pelle nuove giunte loro circa la distruzione di T erm o ,,e le altre gesta di Filippo in E to lia, ed erasi sparso fra loro qualche rum ore, che Licurgo sarebbe mandato in soccorso degli E toli; m a che il pericolo fosse per venir a loro cos presto da tanta distanza, nessuno dessi avrebbe neppure pensato, tanto pi che l et del re era tale da inspirar disprezzo anzi che n. Quindi giugnendo loro siffatto avvenimento alla sprov v ista, erano con ragione spaventati. Conciossiach F i lippo , essendo nelle imprese pi audace ed attivo che noi ammetteva 1 et sua, tutti i suoi nemici riduceva in imbarazzo e ristrettezza. Diffatti, partitosi dal centro dellEtolia, conforme dissi di sopra, e passato di notte il golfo d A m bracia,. afferr a Leucade. Col rimase due giorni, e il terzo salpato di buon.m attino, arriv il d appresso nel Lecheo, dopo aver guastata la spiag gia degli Etoli. P oscia, continuando sempre il cam mino , arriv il settimo giorno sulle alture d e l. Mene laio che sovrastanno a S parta; per modo che quasi nessuno a proprii occhi credeva. I Lacedemoni adun que, impauriti di s inaspettato caso, non sapeano che farsi in quel momento. XIX. Filippo accampossi il primo giorno presso Amicla. E il luogo (4a) chiamato Amicla il pi fertile

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A -diR . d alberi e di frutta m tutta la Laconia, distante da

536 Sparla circa venti stadii. V ha eziandio un tempio dAp o llo , il pi celebre di pressoch tutti i templi della Laconia. E situata dalla parte della citt che guarda il mare. Il giorno appresso, guastando la cam pagna, discese nel cos detto (43) accampamento di P irro , e correndo e ardendo per due giorni i luoghi vicini, pose il campo presso (44) C a m io , donde partitosi marci verso (45) A sine, cui diede parecchi assalti, m a non facendo gran effetto, se ne lev, e continuando il cam mino guast tutta la cam pagna, eh inclinata al mar di Creta sin a (46) Tenaro. Dato poi di volta pass davanti alla stazione navale de Lacedem oni, chiamata (4 7 ) G izio, che ha un porto sicuro , ed da dugento e trenta stadii lungi dalla citt. Lasciato questo a man d e s tra , prese gli alloggiamenti -intorno (48) all Elia , contrada fra tutte quelle della Laconia, (4 9 ) ove partitam ente si riguardi, la pi grande e bella. Di qui spedi i foraggiatori, il luogo stesso tutto guast col fuoco, e vi corruppe i frutti della te r r a , e giunse co guastatori sino ad (5o) Acria e (5 1 ) L eu ca, e a l territorio dei (5 2 ) Boei. XX. I Messenii, ricevuta la lettera di Filippo, in cui gli invitava a dare soldati, non erano punto inferiori di zelo agli altri socii, ma con tutto impegno fecero la spedizione , e m andarono la giovent pi fiorita , due mila fa n ti, e dugento cavalli. Ma essendo pella lun ghezza della strada arrivati a Tegea pi tardi che vi giunse Filippo , dapprincipio eran in forse che cosa avean a fare ; ma temendo, non sembrassero aver ope-

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rato con m alizia, per cagione de passati sospetti eli1 e- A .d ii t ransi contro di loro mossi , andarono nella Laconia 536 per il territorio d A rgo, con animo di congiugnersi con Filippo. Come vennero a (53) Glimpe, picciola terra fra 1 Argia e la Laconia, vi si accamparono senz arte e neglettamente , perciocch non circondaron il compreso di fosso e di steccato , n procuraronsi un luogo opportuno , ma affidati nella benevolenza deter razzani, stanziaronsi di buona fede davanti alle mura. Licurgo , avvisato dell arrivo de M essenii, prese i m ercenarii, e alcuni Lacedem oni!, e si mise in cam m ino , e giunto col in sul far del giorno , assalt il campo arditamente. I Messenii che in ogni cosa eransi mal consigliati, e singolarmente in ci eh eran usciti di Tegea senz aver numero sufficiente di soldati, e senza valersi d uomini esperti j tuttavia nella pugna stessa come furon assaltati fecero il possibile per la lo ro salvezza. Imperciocch non s tosto videro comparir i nem ici, che lasciata ogni c o sa , rifuggironsi in fretta presso, il castello. Quindi Licurgo s impossess bens della (54) maggior parte de cavalli e delle bagaglie 5 ma non prese nessun uomo vivo, ed otto cavalli soli uccise. I Messenii, toccata questa sconfitta, ritornaron a casa per la via d Argo. Licurgo , gonfio del buon successo, venuto a Sparta occupavasi degli apparecchi di guerra, e sedeva a consiglio cogli amici, per non lasciar Filippo ritirarsi dalla Laconia senz averlo ci' m entato in battaglia. Il r e , (55) partitosi dall Elia , prosegu devastando la campagna ; ed il quarto gi'orno giunse nuovamente in Amicla con tutto 1 esercito in torno al mezzod.

28 A. di R. XXI. L icurgo, poich ebbe dati a duci e agli amici 536 gli ordini necessarii circa la futura battaglia, usc della c itt, ed occup i luoghi intorno al Menelaio , avendo in tutto duemila uomini ; e con quelli eh erano rimasi in citt stabil, che badassero, affinch, quando egli alzerebbe il segnale, solleciti sortissero da molti luoghi della citt e schierassero 1 esercito per modo , che ri guardasse 1 E u ro ta, dov meno distante dalla citt. In questi *termini erano le cose di Licurgo e de Lace demoni!. M a , affinch per l ignoranza de luoghi, la narrazione non riesca disordinata e oscura, descriver dobbiamo la loro natura e situazione ; lo che c inge gniamo di fare in tutto il corso della storia, raffron tando sempre e collocando insieme i luoghi ignoti coi conosciuti e ram m entati. Im perciocch, ssendo alla maggior parte di coloro che guerreggiano per m ar e per terra pericolose le ambigue cognizioni de luoghi, e volendo noi che tutti apprendano non solo ci eh accaduto , ma in qual guisa ancor accaduto sia : tener non dobbiamo in poco conto le descrizioni lo cali, in qualsivoglia affare, e molto meno in quelli di guerra. N hacci a rincrescere d usare per segni i (56) cogno mi , quando de p o r ti, de m a ri, delle isole , quando de tem p li, de m o n ti, de contadi; e per ultimo le dif ferenze (5 y) dell ambiente , dappoich coteste cose so no agli uomini le pi famigliari. Che cos soltanto egli possibile di recar a cognizione de leggitori ci eh ig n o to , conforme dicemmo. Siffatta pertanto la na tura de luoghi, di cui ragioniamo. X X II. S p a rta , considerata nella sua figura to ta le ,

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ro to n d a, e giace in p ian u ra, ma contiene in parte di- A .d iK verse irregolarit ed eminenze. A oriente le scorre di- 536 nanzi il fiume E u ro ta , che la maggior parte dell anno per la piena non pu essere guazzato. Le eminenze , su (58) cui il Menelaio, sono di l del fiume, dal lato della citt eh fra levante e m ezzod, asp re , di diffi d i accesso, e assai alte, e dominan affatto lintervallo eh fra la citt e il fiume. P er questo intervallo, non pi grande d imo stadio e mezzo , passa l anzidetto fiume accosto alla radice del m onte, e Filippo dovea necessariamente per esso ritornare ^ avendo a sinistra la citt e i Lacedemonii pronti e schierati, e a destra il fiume e le forze di Licurgo stanziate su colli. Immaginaron ancora i Lacedemonii la seguente astuzia. Ot turato il fiume di sopra, il fecero straripare fra la citt e le alture \ onde allagato essendo il te rre n o , non (59 ) che i cavalli, neppure i fanti vi poteano cammi nare. Il perch nuli altro rimanea che di condur 1 esercito rasente le falde de m onti sotto le colline in lunghe file, che non poteano vicendevolmente soste nersi , e di esporle per tal guisa alle offese denemici. Lo che considerando Filippo , e consigliandosi cogli am ici, giudic la pi necessaria operazione in qul frangente, di scacciare prima Licurgo dalla posizione del Menelaio. Presi adunque i mercenarii e larm adura leggera, ed oltre a questi gl Illirii, pass il fiume , e and alla volta de colli: Licurgo , avvedutosi dell in tenzione di F ilippo, prepar i suoi soldati ed animolli al cim ento, e a quelli della citt diede il segnale. F at to ci , tostamente coloro che ne avean avuto l inca-

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A. di R. rico uscirono colle forze orbane al luogo destinato in-

536 nanzi alle m ura, collocando i cavalli nellala destra. X X III. F ilip p o , avvicinatosi a L icurgo, dapprima gli (6 0 ) mand addosso i m ercenarii; donde avvenne, che in sul principio combattessero con miglior succes so i Lacedem onii, come quelli che non poco eran fa voriti dalla qualit delle armi e de luoghi. Ma poich Filippo mise dietro a combattenti l1 armadura leggera, affinch stesse alle riscosse, ed e g li, fatti girare gl Illir ii, assalt i nemici da fianchi : i mercenarii su o i, in coraggiati dal sussidio degl Illirii e della milizia legge ra , in molti doppii rinfrancaronsi alla p u g n a, e la gente di L icurgo, sbigottita dall assalto dell armadura grave, pieg e and in volta. Caddero di qusti cento, e poco pi ne furono presi: gli altri fhggiron in# c itt , e Licurgo stesso per vie dirupate ritorn nella citt d notte tempo con poca gente. Filippo fece occupar il colle dagl Illirii, e coll arm adura leggera e (6 1 ) cogli scudi brevi si ridusse all esercito. F rattanto A rato , uscito d Amicla colla falange, era gi vicino alla citt. Il re adunque, passato il fium e, rest alle riscosse dell arm adura leggera e degli scudi brevi, e de cavalli a n c o ra , finch la grave arm adura rasente le falde dei colli pass a salvamento le strette. Venuti quelli della citt alle mani col sussidio de cavalli, e fattasi la zuffa universale, gli scudi brevi pugnarono valorosamente : a tale che Filippo ebbe in siffatto incontro pure indu bitata vittoria, ed insegu la cavalleria deLacedemoni sin dentro alle porte ; poscia tragitt impunemente 1 E u ro ta , e (6 2 ) marci alla coda della falange.

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XXIV. Ma essendo gi ora che tutti si raccoglies- A .d se ro , necessitato di col accam parsi, fece gli {alloggia- 536. menti nelluscita delle strette. P er accidente le guide avean (63) circoscritto un sito ta le , quale non trove rebbe chiunque invader volesse il territorio della La conia , lungo la citt stessa. Imperciocch v ha nel principio delle anzidette strette, chi da Tegea o da al tra parte m editerranea savvicina a Sparta , un luogo distante dalla citt al pi due stadii, situato sul fiume, il di cui fianco che guarda la citt e il fiume circon dato da una lunga e al tutto inaccessibile rupe. Sopra questa un picciolo piano atto a cultura, e ridondante d acque , ed insieme opportunamente posto peli en trata e l uscita d un esercito ; p er modo che chi vi pianta il cam po, ed occupa il poggio (6 4 ) sovrastante, da reputarsi alloggiato con sicurezza per rispetto alla citt aggiacente, ed alloggiato in ottimo sito , padrone ^ essendo dell ingresso e del passaggio delle strette. F i lippo, avendo col posto il campo con sicurezza, il giorno appresso mand innanzi la salm era, e schier 1 esercito nel p ian o , che potea esser ben veduto dalla citt. Si ferm alcun poco , indi piegatosi in fianco marci verso Teg^i. Giunto al luogo ove (65) combat terono Antigono e Cleom ene, vi si accam p, e il gior no susseguente, visitati i luoghi, sacrific agli Dei sovra amendue i co lli, di cui luno chiamato Olimpo, lal tro va; poscia prosegu, afforzato avendo il retroguar do. Pervenuto a Tegea, vi vend tutta la p red a, e pas sato per Argo , giunse collesercito a Corinto. Trovatisi col gli ambasciadori de (6 6 ) Rodii e de Chii per trat-

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i . diR . ta r la pace, diede lord udienza; ed infingendosi, e di-

536 cendo eh era pront e adesso e da lungo tempo a far la pace cogli EtoK , congedolli, imponendo loro di parlare cogli Etoli pure circa 1 accomodamento. Egli poi discese al L echeo, ed occupossi del tragitto, spic ciar volendo certi affari di maggior importanza che avea nella (6 7 ) Focide. XXV. F rattanto Leonzio, Megalea e Tolem eo, per suasi di poter ancora spaventar Filippo, e cancellare per tal guisa gli antichi falli, andavano vociferando fra gli scudi brevi e il (6 8 ) corpo scelto che i Macedoni chia mano A g e m a , come essi per tutti esponevansi apericoli, e non era loro renduta giustizia, n riceveano la preda loro dovuta giusta il costume. Con tali detti incitaron i soldati a stringersi in drappelli, a saccheggiare gli alloggiamenti de principali amici del r e , ad abbat tere le porte e rom per il tetto dell albergo reale. Men tre ci accadeva, e la citt tu tta era in tumulto e con. fusione, Filippo risaputa la c o sa , venne in fretta dal L echeo, correndo in c itt , e ragunati i Macedoni in te a tro , parte gli am m on, parte proverbiolli tu tti p e r ci che aveau fatto. Grande era il rumore ed infinito 10 scompiglio, volendo gli uni che s incarcerassero e percuotessero gli autori del misfatto, gli altri che si la sciassero in lib e rt , e a ciascheduno fosse perdonato. 11 re allora dissim ul, quasi che fosse p ag o , ed esor tati tu tti, se ne a n d , sapendo bene chi erano gli au tori del m ovim ento, quantunque s infingsse in quel momento. XXVI. Dopo questo tumulto gli affari della Focide

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che sembravano p ia n i, incontrarono alcuni ostacoli. A. di R. Ma Leonzio rinunzi ad ogni speranza, dappoich niente 536 procedeva secondo i suoi disegni, e ricorse ad Apelle, che con frequenti ambasciate chiam da Calcide, facen dogli a sapere P imbarazzo e il disagio in cui era per la discordia col re. Apelle pertanto, mentre che soggior nava a C alcide, attribuivasi maggior autorit che non gli si conveniva; perciocch spacciava che il Re, ancor giovine, fosse quasi in tutto a lui soggetto, e di nulla p ad ro n e, e il maneggio degli affari e la facolt supre ma a s traeva. Quindi i governatori ed amministratori della Tessaglia a lui facean cap o , e le citt della Gre cia ne d ecreti, negli opori e nereg ali, poco rammentavan il re , ed Apelle.era loro tutto in ogni c o sa . F i lippo di ci informato , da molto tempo se ne adon tava , ed era assai dolente ; come quegli che avea assi duamente Arato al fianco, il quale con tenace- attivit insisteva nel proposito. Tuttavia reprimeva egli il suo risentim ento, e nessuno pot p e n e tra re , dov egli an dava a ferire, e qual fosse la sua intenzione. A pelle, ignaro di quanto lo risguardava , e persuaso che ove si fosse presentato a Filippo , avrebbe tutto a suo ta lento governato, partissi da Calcide per assister Leon zio. Venuto a Corinto , Leonzio Megalea e Tolemeo eh 1 erano duci degli scudi brevi e degli altri pi cospi cui c o rp i, molto adoperaronsi, ed incitarono la sol datesca perch gli si facesse incontro. Esegu egli il suo ingresso con grande pompa ed ostentazione, pella mol titudine deduci e desoldati che andati erano ad incon trarlo, e recossi dal viaggio subito a corte. Ma volendo polibio, tomo n i . 3

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A.diR . secondo 1 antico costume entrare, il rattenne uno degli

536 uscieri giusta 1 ordine ricevuto, dicendo che il re non avea tempo. Attonito Apelle di tal novit , e non sa pendosi buona pezza che cosa fare in emergente co tanto inaspettato, ritirossi turbato : gli altri dileguaronsi tosto da l u i , per modo che alla fine entr solo co suoi ragazzi nell albergo. Imperciocch gli uomini in gene rale per lievi motivi s innalzano e s1 abbassano , massi mamente nelle corti ; non altrimenti che le (6 9 ) pietruzze nell abbaco , le quali a piacere del calcolatore ora valgon un denaro , ora un talento. Cos i cortigiani ad un cenno del re sono felici, e poco stante miseri. M egalea, veggendo che l assistenza d Apelle riusciva contraria alla sua aspettazione , era pieno di timore , e meditava la fuga. Apelle pertanto ammesso era alle conversazioni e ad altri simili o n o ri, ma ne consigli e nelle confabulazioni giornaliere non avea parte. I giorni appresso il re salpato avendo dal Lecheo per dar com pimento agli affari della F o cid e, prese seco A pelle; ma essendogli ttrnata vana l impresa retrocedette da (7 0 ) Eiatea. XX VII. F rattanto Megalea ritirossi in Atene, lasciando Leonzio mallevadore deventi talenti; ma non avendolo i m aestrati Ateniesi ricevuto, and a Tebe. Il re, p artitosi da C irra , afferr col suo Seguito nel porto di Sicione , e salito in citt si scus presso gli A rconti, e and ad alloggiare da A ra to , con cui passava tu tto il suo tem po, e ad Apelle ordin di navigar a C orinto. Avute le nuove di M egalea, mand gli scudi b rev i, clic con duceva Leonzio, nella Trifilia con Taurione, sotto p re-

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testo di certa urgenza, e poich erano p a rtiti, coman- -d. d R d che (7 1 ) s incarcerasse Leonzio per cagione della 536 somma che aveva guarentita. Avendo gli scudi brevi ci risaputo per mezzo d una persona m andata da Leonzio, spedirono ambasciadori al re pregandolo, che , se per qualche altra causa avesse fatto imprigio nare Leonzio, non pronunciasse la sentenza loro as senti : altram ente se ne sarebbono tenuti grandemente offesi e disprezzati. (C otale libert di parlare aveano sempre i Macedoni verso de loro re ). Che se il mo tivo fosse la mallevadora prestata per M egalea, la pagherebbon essi, facendo una colletta. Il r e , irritato dalla gara di costoro, tolse Leonzio di vita pi presto che non avea divisato. X X V III. Gli ambasciadori de Rodii e de Chii ritor narono dall E tolia, avendo fatto una tregua di trenta g iorni, e dicendo che gli Etoli eran pronti a trattar la pace. Destinaron eziandio un giorno, in, cui d im an -darono che Filippo andasse al Rio , prom ettendo che gli Etoli calati sarebbono ad ogni accordo. Filippo, ac cettata la tregua, scrisse agli alleati, significando loro di m andar deputati a P a tra , che deliberassero intorno alla pace cogli Etoli. Egli arriv col per mare dal Le cheo il secondo giorno. In quello furono spedite a lui certe (7 2 ) lettere dalla Focide, che Megalea scritte avea agli E to li, in cui gli esortava a non ismarrirsi e a con tinuar la g u e rra , dappoich le cose di Filippo eran al Verde per mancanza di vettovaglie : oltre a ci contenevan accuse contra il re ed insulti che scoprivan il suo odio. Lette queste lettere, e stimando Apelle prima cau-

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A. diR . sa d ogni male , il fece incontanente circondare da guar-

536 die, ed in fretta lo spedi a Corinto insieme col figlio e col (7 3 ) fanciullo amato. Contro Megalea mand a Tebe A lessandro, ordinandogli che il citasse in giudicio per la guarentigia. Eseguito avendo Alessandro 1 ordine ri cevuto , non aspett Megalea l esito , e si diede la morte. Circa gli stessi giorni mor Apelle col figlio e col Batillo. Cos usciron costoro di v ita , incontrando una fine conveniente alla loro condotta, e sovrattutto alla sfrenata insolenza che usarono verso dArato. XXIX. Gli Etoli (7 4 ) dapprincipio, a dir vero', solle citavano la pace , oppressi com erano dalla guerra, e non andando loro gli affari a seconda; perciocch spe rando daver in Filippo un fanciullo, per la sua et ed inesperienza, il trovaron un uomo consumato , cos nel divisar le imprese , come nel recarle ad effetto, ed essi apparvero uomini dappoco e puerili ne particolari non m en o , che nel maneggio universale della guerra. Ma come riseppero il tumulto che fecero gli scudi brevi, e la m orte di Leonzio e d Apelle , sperando esser in corte grande ed arduo movimento, m andaron in lungo e procrastinarono il giorno destinato al congresso di Rio. Filippo lieto accolse siffatto p retesto , confidando nel prospero successo della g u e rra , e si prefisse di sventare gli accordi} quindi confort gli alleati cherano presenti a non adoperarsi per la pace , ma sibbene p er la g u erra, e levate le ancore navig di bel nuovo a Corinto. I Macedoni conged tutti e per la Tessaglia mandolli a svernare in p a tria, ed egli usc di Cencrea, peli EuripO lungo la costa dell Attica and a

(j5 ) Demetriade. Col fece daMacedoni processare T o- A. di R

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lemeo , che solo rimaneva della societ di Leonzio , e 536 punilo coll estremo supplicio. A que tempi Anni baie invase lItalia , ed accampossi di rincontro alleser cito Romano presso il fiume Po. A ntioco, conquistata la maggior parte della Celesiria , era ritornato alle stan ze. Licurgo re de Lacedemonii era per timore degli Efori fuggito in Etolia ; perciocch gli E fo ri, essendo loro stato falsamente riferito , chegli tramava nuovit, raccolsero di nottetem po la giovent, ed andarono alla sua casa ; ma egli avutone sentore, usc di l insieme co suoi famigli. XXX. Sopraggiunto il v ern o , e ritornato Filippo in Macedonia, siccome Eperato pretore degli Achei era disprezzato dalla milizia civile, e damercenarii al tut to (7 6 ) abbominato , cos nessuno ubbidiva a suoi co*m andam enti, e nulla era preparato per la difesa del paese. Locch considerando P irria, che dagli Etoli era stato mandato agli Elei per capitano, ed avea mille trecent E toli, e i mercenarii degli E le i, oltre a mille fanti de cittadini e dugento cavalli, per modo che in tutto sommavano circa tre mila uomini, guastava non solo sovente la campagna de Dimei e de F a r e i, ma eziandio quella de Patrei. Finalm ente accampatosi sul monte chiamato Panacaico che sovrasta alla citt di Pat r a , arse tutta la campagna che guarda il Rio ed Egio. Le citt adunque m altrattate e da nessuno soccorse 3 difficilmente recavano i tributi, ed i soldati cui prorogavansi e tardavansi gli stipendii, operavano nella stessa conform it, quand erano mandati in soccorso. (7 7 ) Per

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Ardi A cagione di cotal vicenda che amendue rendevano, gli af- '

fari andavano di mal in peggio, e alla fine si sciolse il corpo della milizia straniera. Colpa di tutto ci fu lim becillit del capo. In tale situazione erano le cose degli A chei, quando giunto il tempo Eperato depose il go verno. Gli Achei in sullincominciar della state crearono c x l iii pretore Arato il maggiore. Questo era 1 andamento 53y degli affari in Europa. Noi p ertanto, dappoich per via della divisione de tem pi, e della circoscrizione de fat ti , procacciati ci siamo un luogo opportuno, passiam alle gesta dell Asia, compiute nella medesima Olimpia de che le antecedenti, e poscia ritornerem o alla narra zione di quelle. XXXI. E dapprincipio ci accigneremo ad esporre, (7 8 ) giusta il primo nostro proponimento, la guerra che .per la Celesiria insurse fra Antioco e Tolemeo. Che quan tunque ci sia ben n o to , come a quel tem po, in cui finimmo il racconto delle cose di G recia, era quella guerra {7 9 ) pressooh decisa e giunta al suo term ine } ci non di m eno scelta abbiamo siffatta introduzione e partizione della storia presente. E d affinch il leggitore non s inganni nell esatta notizia de parziali avveni m enti, noi abbiamo stimato di fornirgli abbondevole istruzione, rammentando il principio e il fine dogni fatto accaduto in questa Olimpiade contemporaneamente agli affari della Grecia. N crediamo esservi cosa pi neces saria in questa Olimpiade per la pi facile intelligenza e chiarezza della narrazione, ohe -di (So) non intrecciai* fra loro i fatti, ma di separarli e dividerli pianto pos sibile , finattantoch pervenuti alla prossima Olimpiade,

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incominceremo a descriver per ordine le gesta di eia- A. di E schedun anno. Im perciocch, avendo noi preso a seri" vere, non una storia particolare, ma gli avvenimenti di tutte le n azioni, ed essendoci assunto, a cos dire , il pi grande lavoro di questo genere tra quanti ne ese guirono i nostri m aggiori, conforme in addietro gi esponemmo : egli m estieri, che ci facciamo colla mag gior cura alla distribuzione e allordinamento della ma teria, affinch l opera n o stra , cos nelle p a rti, come nel tutto riesca chiara. Q uindi, riandando brevemente i regni d Antioco e di T olem eo, c ingegneremo di muovere da principii pi indubitati conosciuti intor no alle cose da narrarsi ; locch sovrattutto neces sario. XXXII. Conciossiach gli antichi, in dicendo 1che (8 1 ) il principio la met del tutto, avvertir ci volesse ro, come in ogni affare molto affaticarci dobbiamo a bene incominciarlo. E m entre che sembrano aver .con sagerazione p arlato , a me pajono aver detto m eno, del vero \ potendosi affermare con fiducia, che il prin cipio , non che formi la m et del -tutto , si estende an cor sino alla fine. Che come potr alcuno lodevolmente incominciare , senzabbracciar colla mente tutto il com plesso dell im presa, e senza conpsere d o n d e , ed a qual fin e, ed in grazia di che all opera s aceigne ? E come recapitoler egli convenientemente i fatti , ove non li confronti tutti col principi y e -non sappia ppr qual m o d o , e per quali cagioni giunto sia alle gesta presenti ? Il perch chi legge o scrive u n i storiai uni versale por debbe in ci la maggior industria , Bon

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4.diR . creder che il principio sino alla met soltanto , ma sino
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alla fine si estenda. La qual cosa noi pure c ingegnerem ora di fare. XXXIII. Sebbene io non ignoro come molti al tri storici usano la mia favella, dicendo che seri* vono una storia universale, ed imprendono una mag gior opera che non fecero i loro maggiori. Intor no a q u ali, se si eccettui (8 2 ) E foro, che fu il pri mo e solo ad applicarsi a cotal lavoro, io lascer di parlar maggiormente , o di rammentarne alcu no. Rammenter soltanto, come a nostri giorni vi ebbe taluno, che in (83) tre o quattro paginette de scrisse la guerra de Romani e de C artaginesi, e van tassi daver trattati gli avvenimenti del mondo. Eppure in Ispagna e in Africa, non meno che in Sicilia e in Italia eseguivansi allora moltissime e grandissime gesta; e l guerra d Annibaie fu , se si eccettui, quella per la Sicilia, di gran lunga la pi celebre e di maggior durata fra quante ne sono s ta te , a tale che tutti erano costretti a volgervi lo sguardo per cagione della sua in ten sit, e a temere del suo esito : locch chi tanto ignorante che non sappia ? Tuttavia certi storici, non rappresentando neppure quanto quepittori, che (8 4 ) alla buona figurano sulle pareti i fasti delle nazioni, dicono di aver abbracciate tutte le gesta deGreci e deBarbari. E la ragione di ci si , che l imprender colle parole le opere pi gran d i, , quasi che dissi, cosa a tutti co mune ; ma il recar ad effetto gesta illustri non riesce punto agevole. Quindi quello in arbitrio di ciasche duno cui basti l anim o di vi si m ettere : questo assai

Jr/ijie. T'JZf

r a r o , e a pochi concesso nel corso della vita* A tal di A. di R scorso m indusse la millantera di coloro che ins 1 53 7 perbiscono de proprii componimenti. Ora ritorno al principio del propostomi lavoro. XXXIV; Tolem eo, soprannomato Filopatore, dopo C X X X Il la morte del (85) p a d re , uccise (8 6 ) il fratello Maga e ii 53* i suoi partigiani, ed assunse il dominio dellEgitto. Sti mava egli essersi sciolto da s , e coll uccisione degli anzidetti, da domestici tim ori, e da pericoli di fuori averlo liberato la fortuna colla m orte d Antigono e di S eleuco, essendo Antioco e F ilip p o , successori di quelli, assai giovani e pressoch fanciulli. Affidato adunque per coteste ragioni nel favor dlie circostan ze , tratt le faccende del regno (8 7 ) come se festeg giasse , e (8 8 ) sbadato e di diffidi accesso si mo strava a cortigiani, e agli altri che maneggiavano gli a f fari dell E gitto, e trascurato e neghittoso a quelli cli governavano le province esterne, laddove i re anteriori maggior cura ne aveano che dello stesso Egitto. Imper* cio cch , signoreggiando la Celesiria e C ipro, sovrastia^ vano are di Siria per mare e per terra. E padroni dlta pi illustri citt e luoghi e porti su tutta la spiaggia dalla Panfilia sino all Ellesponto , e del territorio di ( 8 9 ) Lisimachia ancora, eran dappresso a?signori dellA* sia, non meno che alle isole. Stavano poi osservando gli affari della Tracia e della Macedonia, possedendo (9 0 ) le contrade dEno (9 1 ) 'e diM aronea e daltre pi lontane citt. Per tal guisa stendevano lungi le mapi, e riparan dosi in molta distanza da tanti potentati, non temeva n o giammai per l impero dell Egitto : quindi a buon

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A. di R. diritto gran conto faceano delle cose esterne. Ma il re

53a anzidetto, governando tutto trascuratam ente pegli in decenti am ori, e le pazze e continue gozzoviglie, trov meritamente in breve tempo molti che alla vita e al trono di lui insidiavano; fra i quali fu il primo lo Spar tano Cleomene. XXXV. C ostui, mentre che visse Tolemeo Evergete, col quale fece, alleanza e tra tta ti, stette cheto , speran do sempre d ottener per mezzo suo i convenienti 'soc corsi per ricuperar il patrio regno. Ma poich quegli mor , ed il tempo progrediva, (9 2 ) e le circostanze della Grecia chiamavano Cleomene qaasi per nom e, es sendo anche morto A ntigono, gli Achei in g u erra, e i Lacedemoni uniti cogli Etoli nella nimist contro gli Achei ed i Macedoni, secondoch sin dapprincipio Cleomene erasi proposto ed avea impreso d effettuare : tan to maggiormente & egli costretto a sollecitare con ogni prem ura ;la eua partenza dAlessandria. P er la qual cosa tUpprinpipii afefcoccossi col r e , ed invitollo a dargli la provvigione necessaria ad un esercito per andarsene : poscia , e&sencto pocD ascoltato, il preg instantemente di licenziare lui solo coproprii domestici; sendoch le circo&taxree opportuna occasione gli somministravano di riacquistar U patrio soglio. Il re pertanto , non ba dando posto siffatti discorsi, n provvedendo allav venire per le mentovate cagioni, da sbalordito e stolto eh egli e r a , non dava giammai retta a Cleomene. Ma Sosibio, il quale allora con somma autorit presiedeva agli afiferi, chiamati a consiglio i Grandi a lui devoti, presti intrno a ;Cleomene la risoluzione di non licen-

ziarlo con un arm ata e con provvigioni. Imperciocch A. diR.

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disprezzavan essi le cose esterne per la morte d Anti- 53a gono, e vane credean le spese a cotal uopo. Oltre a ci tem evano, n o n , trapassato essendo A ntigono, e non restando alcun altro rivale, Cleomene stesso pre sto senza fatica s assoggettasse la G recia, e grave (g3) e formidabil avversario loro divenisse, come quegli che in chiara luce vedea gli affari lo ro , aveail re per dis perato , e molte parti del regno osservava come in bra ni , ed in lunghi intervalli d istratte , offerenti non po che occasioni a tentar qualche impresa. (g4) E d erano in Samo molte navi, e grande numero di soldati nei dintorni dEfeso. P er le mentovate cagioni adunque non approvarono il consiglio di spedirlo approvvigionato : e dall altro canto congedare un tan t Omo con disprez zo , e farselo manifesto nemico , stimavano non con venir loro punto. Quindi non rimaneva che di tra tte nerlo contra sua voglia : locch nellistante e senza dibattim enti disapprovarono tu tti, non credendo sicuro di lasciar il (9 5 ) leone e gli agnelli nella medesima stali la ; e Sosibio sovra gli altri ne avea sospetto pella se guente causa. XXXVI. Allorquando occupavansi dell uccisione di M aga e di Berenice , temendo non fallisse loro l im presa , precipuamente per 1 audacia di Berenice, co stretti furono ad accarezzar i cortigiani, e d a soscrivere a tutti decompensi, ove le cose riuscissero a se-* conda de loro voti. Allora Sosibio, comprendendo ,cht C leom ene, il quale abbisognava dell ajuto del r e , era fornito di prudenza e di cognizioni veramente prati-

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A . d R. c h e , lallett con grandi speranze e gli partecip il di-

53a segno. Cleomene reggendolo spaventato , e sovrattutto' in timore de soldati stranieri e de m ercenarii, il con fort , promettendogli, che i mercenarii non gli avreibon recato punto di danno , ma sibbene giovamento. Maravigliandosi Sosibio ancor maggiormente della pro messa ; ora non vedi tu ( gli disse ) come gli stranieri sono circa tremila Peloponnesi, e da mille C retesi, i q u a li, ove diam loro un solo c e n n o , pronti sono tutti, a servirei ? C ostoro, se tinisconsi in tuo favore, di chi temi ? Al certo li (9 6 ) soldati di Siria e di Caria ? > Al lora Sosibio, sentendo ci con piacere, doppiamente, incoraggiossi a torre di mezzo Berenice. In appresso, considerando la leggerzza del re , sempre tomavagli alla mente , e sotto agli occhi gli veniva 1 audacia di Cleom ene, e la benevolenza' degli stranieri verso di lui. Q uindi allora singolarmente inculcava costui al re ed a suoi, amici di prevenir Cleomene, e farlo riun chiudere. P er il qual divisamento Sosibio si valse della seguente congiuntura. XXXVII. E ra un Nicagora da M essene, il di cui; padre fu gi ospite del padre d (9 7 ) Archidamo re di Sparta. Questi ne tempi addietro di rado si bazzica vano; ma allorquando Archidamo fuggi da Sparta per timore di Clom ene, e venne nella M essenia, Nicagora non solo il ricevette di buon grado in casa cogli altri suoi domestici, ma ne nacque eziandio in appresso pel frequente conversare un assoluta benevolenza e fami gliarit fra di loro. Il perch, avendo poscia. Cleomene dato speranza che avrebbe, fatto ritornai Archidamo e

si sarebbe con lui riconciliato, Nicagora adoperassi A. di nelle ambasciate e nello stabilire gli accordi sulla pa- 53a rola data. I quali come furono stipulati, Archidamo si restitu a S p arta, affidato nelle transazioni fatte per mezzo di Nicagora. Cleomene pertanto venuto incon tro ad Archidamo, luccise; ma Nicagora e gli altri che erano con lui risparmi. Verso altrui Nicagora simulava desser molto obbligato a Cleomene della sua salvezza; ma fra s dolentissimo era dellaccaduto, sembrando aver egli avuto colpa dellassassinio del re. Cotesto Nicagora adunque era poco tempo fa approdato in A lessandria, conducendo cavalli, e come usc della nave trov Cleo mene e (9 8 ) Panteo, e con essilppita , che passeggia vano sul lembo del porto. Come Cleomene il vide, lo sa lut e abbracci amichevolmente, e gli chiese, a che far era venuto. Rispos egli, a vender cavalli. Assai me glio , disse Cleom ene, avresti fa tto , se 'in luogo di ca valli condotti avessi (9 9 ) ballerini e suonatrici d arpa : che il re presente in queste cose tu tto si occupa. Al lora Nicagora sorrise, e si tacque ; ma dopo alcuni giorni, fattosi pi famigliare di Sosibio per via de ca valli , gli rifer in aggravio di Cleomene il test mento vato discorso , ed osservando che Sosibio 1 ,ascoltava con piacere, gli espose tutta lantica sua animosit con tro-Cleomene. XXXVIII. Come Sosibio conobbe, che costui era di Cleomene nem ico, parte facendogli alcuni doni nell istante , e parte promettendone per 1 avvenire , gli persuase di scriver una lettera contra Cleomene , la quale lascerebbe suggellata, affinch pochi giorni dopo

A. di R. la sua partenza un ragazzo a lui la portasse ; come se

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532 m andata fosse da Nicagora. Eseguito chebbe Nicago ra quanto fu ora d e tta , ed essendo la lettera stata re cata da un ragazzo a Sosibio dopo che Nicagora erasi partito ; quegli and subito dal re col domestico e col la lettera. Disse il ragazzo avere Nicagora lasciata la lettera con ordine di darla a Sosibio. Siccome era scritto in quella le tte ra , che Cleomene, ove non lo spedissero coll apparecchio conveniente e con ogni co sa necessaria, metterebbe a soqquadro il regno ; cosi Sosibio , afferrata subito questa occasione , stimol il re e gli amici suoi a non indugiare, ma a cautelarsi e far incarcerar Cleomene. N guari and che gli fu da ta una casa molto spaziosa, ove dimor custodito $ in ci solo diverso dagli altri incarcerati, che soggiornava in una prigione pi ampia. Locch considerando Cleo* m en e , e avendo infausto presentimento dell avvenire, risolvette di provar tu tto , non tauto colla persuasione di conseguir il suo intento ( che non avea egli proba bilit alcuna che l impresa fosse per riuscirgli), quanto molto maggiormente colla bram a di m orir con o nore, e di non tollerar nulla che indegno fosse del passato suo ardimento. Ricorrevagli eziandio alla m en te, con forme a me sembra , e dinanzi gli si parava ci che accader suole agli uomini di gran cuore :
Non ( i o o ) da vigliacco al certo e senza gloria Io perir, ma qualche fa tto oprando Che i posteri udiranno .

XXXIX. Aspettata dunque la partenza del re per

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C anopo, sparse la voce fra quelli che il.custodivano , A .d iR . come il re era per liberarlo. P er la qual cagione ban- 53a chett i suoi serventi, e mand a custodi carni, coro ne e vino. Poich costoro si godettero queste cose senza sospetto, e s ubbriacarono, usc egli insieme cogli amici eh erano seco, e co suoi servi, intorno al mezzo giorno, non osservato dalle guardie, co pugnali branditi. Andando innanzi riscontrarono nella strada principale Tolemeo , lasciato allor a presidio della cit t. Sbigottiti quelli che P-accompagnavano a tanta au dacia, lui trassero dalla quadriga ed .(io i) amazzarono, e il popolo esortaron alla libert. Ma non badando lo ro , n movendosi nessuno ( che tutti atterriva l ina spettata impresa ) , voltaronsi e corsero alla rocca, per abbattere le porticcyiole, e valersi degl incarcerati per il lor intehto. Ma fallito loro anche questo disegno, perciocch i comandanti della rocca, presentendo P av venire , avean assicurata la p o rta , con animo generoso al tutto e laconico colle proprie mani s uccisero. Cosi Cleomene fisi di vivere : uomo di singolare destrezza ( 1 0 2 ) nelle p ratiche, e di grande ingegno nell1 ammi nistrazione degli affari ; in somma nato fatto p er esser duce e re. XL. Non (io3) molto dopo questo avvenimento ribellossi Teodoto governatore della C elesiria, Etolo di origine , parte per disprezzo del re che menava vita scostumata , parte diffidando de cortigiani ; perciocch non molto tempo addietro prestati avea al re segnalati servigi in molti affari , e segnatamente nella prima irruzione d Antioco nella Celesiria , senza che ne ot-

A. d R. tenesse ringraziamento alcuno ; anzi al contrario essen-

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53a do stato richiamato in Alessandria , per poco non cor se rischio di perder la vita. P er queste cagioni prese di parlar con Antioco , e di consegnargli le citt della Celesiria. Il re accolse lieto l offertogli p artito } onde con breve trattato si esegui la faccenda. Affinch pertanto di questa casa dominante diamo la stessa contezza che dell antecedente , ricondurrem o la storia al tempo in cui Autioco assunse le redini del regno , recapitolando per transunto gli avvenimenti sino al principio della prossima guerra. E ra (io4) Antioco figlio minore di 5 3 1 Seleuco , soprannomato Callinico. M orto il p a d re , e cxxxix succedutogli nel regno pella maggior et il fratello Se1 leuco, trasfer dapprima la sua sede nelle regioni su periori. Ma poich Seleuco , passato il Tauro , fu ucci so a tradimento , conforme abbiam detto di ( i o5) so pra , prese egli il supremo potere e regn j affidando il governo delle province di qua del Tauro ad Acheo , e le parti superiori del regno a M olone, e ad Alessan dro di Molone fratello : ed era Molone satrapa della M edia, e Alessandro della Persia. 532 XLI. 1 quali disprezzando 1 et sua fanciullesca , e :xxxix S p erando che Acheo s associerebbe alla loro impi-esa, 11 ma sovrattutto temendo la crudelt e malvagit d E rm ea, che allora presiedeva a tutti gli affari, divisarono' di ribellarsi e di smuovere dalla fedelt le province di sopra. Erm ea nativo della Caria, era stato preposto al lamministrazione dello Stato da Seleuco fratello dAn tioco , che questa cura alla fede sua commise , allor quando fece la spedizione verso il Tauro. Conseguita

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ch ebbe tanta dignit; ingelos di tutti quelli eherano A .diR . in favore alla corte ; e crudele essendo per n a tu ra , 53a puniva gli uni per delitti dignoranza ch egli recava a mala parte, agli altri intentava accuse ( 1 0 6 ) artefatte e false, m ostrandosi giudice ( 1 0 7 ) invincibile ed acerbo. Ma il suo principale studio e ci che sovra ogni altra cosa gli stava a cu o re , si era di torre di mezzo Epigene , il quale ricondotto avea 1 esercito raccolto da Seleuco. Con questo proponim ento stava egli sempre in osservazione di qualche incontro e pretesto di ca lunniar il suddetto. Ragunatosi il Senato per deliberar intorno alla defezione di Molone, e comandato avendo il re che ciascheduno dicesse il suo parere sul modo di opporsi agli attentati de rib elli, consigli il primo Epigene, che non si dovesse indugiare, m a con ogni sollecitudine stare dietro al presente affare, ed innanzi e sopra ogni cosa avesse il re a recarsi su luoghi, e in persona attender a momenti favorevoli. Che per . tal guisa non'oserebbe punto Molone co suoi partigiani di tentar qualche novit in presenza del re, e dun giu sto esercito al cospetto de popoli : o se tuttavia s arri schiassero di farlo , e perseverassero nel proposito , in contanente sarebbono pigliati dal volgo e consegnati . al re. XL1I. Non avea 1 anzidetto finito di p a rla re , quan do Erm ea m ontato in collera disse : gi da lungo tem po aver eg li, insidiatore e traditore del regno , ingan nati tu tti, ma ora s far chiaro col suo consiglio, come in compagnia di pochi s ingegni di dar la persona del re in mano a nemici. Questa volta p e rta n to , come
fo lu u o

tomo 111.

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A dR. ( 1 0 6 ) dato fuoco alla calunnia, lasci Epigene , mani

532 festando amarezza intempestiva anzich odio, e nellesporre la sua sentenza si cans dalla spedizione contro M olone, paventando il pericolo pella sua inesperienza nelle cose della guerra. Sibbene studiavasi di condur un esercito contra T olem eo, stimando cotal guerra scevra da rischio per la vilt del re mentovato. C o s, spaventati tutti quelli eh eran a consiglio, sped contra Molone un esercito capitanato da Senone e da Teodoto ( 1 0 9 ) E m iolio, ed Antioco stimolava continuam ente a rivolgersi alla ricuperazione della Celesiria : che soltanto, ove il re giovinetto avesse la guerra tutto all intorno , credeva egli che non renderebbe conto delle mancanze p assate, n sarebbe ( n o ) diminuita la sua au to rit , per il bisogno che di lui avrebbe il re nelle pugne e ne pericoli in mezzo a quali si trovereb be. Il perch alla fine fece ad arte una le tte ra , come se da Acheo fosse m andata, e recolla al re. In questa ^ significava A cheo, che Tolemeo lo sollecitava ad im possessarsi del regno , e gli prometteva di provvederlo di navi e di danari a tutte le sue imprese, qualora egli prendesse la benda re a le , ed apertamente si appro priasse il supremo potere , che col fatto gi era nelle sue mani ; quantunque invidiando a s stesso il tito lo , ricusasse la corona datagli dalla fortuna. Il r e , pre stando fede alla le tte ra , pronto e pieno di speranza s accinse alla spedizione della Celesiria. X L III. F ra tta n to , essendo egli a ( i n ) Seleucia sul Ponte, venne il capitano navale Diognito dalla Cappadocia confinante col mar E u sin o , conducendo seco

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Laodice figlia del re Mitridate , che vergine era stata A. di R destinata sposa al re Antioco. M itridate vantavasi di- 53a scendente d uno ( u ) de sette Persiani, che uccisero il M ago, e conservava il dominio dato anticamente da Dario (i 1 3) a suoi maggiori presso il Ponto Eusino. Antioco , ricevuta la vergine con grande comitiva e m agnificenza, compi tosto le nozze splendidamente e con regio apparato. Dopo 1 esecuzione degli sponsali discese in ( 114) Antiochia, e dichiar Laodice regina ; indi occupossi degli apparecchi di guerra. F rattanto -M olone, preparati chebbe ad ogni caso i popoli della sua satrapa , colla speranza del bottino , e col timore che incusse a duci, cui produsse false e minaccevoli lettere del Re; avendo nel fratello Alessandro un pronto cooperatore, ed essendosi eziandio assicurato delle vi cine satrape, per via della benevolenza de capi e di regali ; usci con un grand esercito contro i capitani del re. Senone e T eo d o to , sbigottiti al suo arrivo, ritfraronsi nelle citt. M olone, impadronitosi della cam pagna ( f i 5) Apolloniatide , avea abbondanza di vetto vaglia, ed era gi in addietro formidabile per la grandezza della sua signoria. XLIY. Imperciocch tutti (i 1 6 ) gli arm enti de 1 ca valli regii sono nelle mani de M edi, presso i quali ha eziandio immensa quantit di frumento e di bestiame. Della fortezza naturale e grandezza della contrada non si pu dir abbastanza. Conciossiach giaccia la Media nel centro dellAsia, c superi in ampiezza ed altezza di terreno tutte le altre asiatiche province, ( 1 1 7 ) ove le loro parti si confrontino. Sovrasta a .valorosissime c

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A . diR . grandissime nazioni. Imperciocch le giace davanti vrso

53a oriente il piano d eserto , eh tra la Persia e la (i 1 8 ) Parrasia ; sta eziandio a cavaliere delle cos dette ( 1 1 9 ) -porte Caspie, e le domina^ e tocca i ( 1 2 0 ) monti de T a p iri, non molto distanti dal ( 1 2 1 ) m are d Ircania. Ove inclina a mezzod giunge sino alla Mesopotamia ed all Apolloniatide \ ha al fianco la P ersia, da cui l divide il ( 1 2 2 ) monte Z ag ro , il quale ha una salita di circa cento stadii, contiene molti gioghi, parte distanti, parte se rra ti, tagliato da b u rro n i, e in alcuni siti da valli, abitate da ( 1 23) C ossei, da C orbeni, daCar chi , e d molte altre gene di barbari, che hanno fama d esser eccellenti in guerra. Dal lato d 1 occidente dessa contigua aeos detti ( 1 2 4 ) Atropazii, e non molto lungi dalle nazioni che arrivano al Ponto Eusino. A settentrione circondata dagli (i25) E lim ei, dagli A riaraci, da Caddusii e da M atiani , e sovrasta alle parti del Ponto che attaccansi alla Meotide. La stessa Media da levante a ponente divisa ( 1 2 6 ) da molte m ontagne , fra cui giacciono pianure piene di citt e di villaggi. XLV. Molone adunque signoreggiando questo paese, che avea ogni opportunit per formarne un regno, era gi da molto tempo formidabile , conforme pria d issi, per la possanza del suo dominio $ e allora, sembrando i capitani del Re cedergli i luoghi a p e rti, laddove i suoi soldati eransi grandemente inanimiti per il buon successo de prim i p a ssi, parve egli affatto tremendo e irresistibile a tutti gli abitanti dell Asia. Il perch dap prim a, passato il Tigi-i, saccinse ad assediai' ( 1 2 7 ) Seleu-

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eia } ma impeditogli il tragitto da Zeusi che gli avea A .d iR occupate le b a rc h e , and agli alloggiamenti in Gtesi- 53a fonte ( 1 2 8 ), e prepar allesercito il necessario per isvernare. Il re , sentito il progredir di Molone, e la ritirata de proprii capitani, acconciossi di bel nuovo a marciare contra di lui, desstendo dalla spedizione contra Tolemeo, per non perdere la buona occasione. Ma Ermea, perseve- cxxxn rando nel suo antico proponimento, mand contra Mo-, u* Ione Senita Acheo con assoluto potere ed un esercito, di- ^ cendo dovere coribelli guerreggiar i suoi capitani, e core egli stesso siccome re disegnar le im prese, e venir a deci sivi combattimenti. Costui, avendo per cagione, dell et' il giovinetto nelle mani, and innanzi, e raccolse le forze in ( 1 2 9 ) A pam ea, donde levatosi giunse in Ladicea. D i qui mosse il Re con tutto il suo esercito, e varcato il desrto, entr nella (i3o) valle chiamata M arsia, che giace fra le falde del Libano e dellAntilibano , 'e dagli anzidetti monti ridotta ad angusto spazio il quale dov pi stretto trovasi impacciato da s ta g n i da p ad u li, ne quali tagliasi la ( 1 3 1 ) canna olezzante. XLVI. Domina queste strette da u n lato certo ca stello denominato B roco, dall altro G erra, lasciando una via angusta. M arci molti giorni per quella valle ,> e fatte sue le citt aggiacenti, pervenne a Gerra. M a trovando che lEtolo Teodoto avea gi preoccupati; Broco e G erra, ed afforzate le strette presso al Padula con fossi e steccati } e disposti gli opportuni presidii, dapprincipio s accinse a battere que luoghi, ma sic co-, me per cagione della loro fortezza era pi offeso di; quello che offendeva, e Teodoto era acor incontami-

t.d il. n a to , cos desistette dall impresa. Il p erch, tanta

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533 essendo la difficolt di cotesti s iti, come egli ebbe la nuova, che Senita era disfatto, e Molone signore di tutte le province di sopra, lasci la spedizione presen t e , ed accorse alla difesa delle proprie cose. Im per ciocch Senita, m andato conforme pocanzi dicemmo, capitano con autorit illim itata, e maggior facolt di quella che s aspettava, trattava gli amici con arrogan za, e con soverchia audacia attaccava i nemici. Costui, trasportati gli alloggiamenti in (i3a) Seleucia, e chia m ato a s Diogene governatore della Susiana, e Piziade ( i 33) prefetto del m ar Rosso, usc coll esercito, e fattosi riparo del fiume T ig ri, accampossi di rincontro a nemici. Vennero a lui molti a nuoto dal campo di M olone significandogli, che , ove tragittasse il fiume , tu tta la gente di Molone a lui s accosterebbe, sendoch la moltitudine portava invidia a M olone, e al re ra grandemente affezionata : a quali detti Senita fat tosi tro n fio , prese a passar il T ig ri, c dimostrando di voler fabbricare un ponte sul fiume in certo sito ove sorge un isola, non preparava nulla di ci che a tal uopo era necessario : (il perch Molone disprezzava questa dimostrazione : ) raccoglieva pertanto ed allesti va le n av i, e con grande cura in ci s adoperava. Scelti poscia da lutto l esercito i pi robusti cavalieri e fa n ti, e lasciati a custodia del compreso Zeusi Piz ia d e , progred di notte tempo da ottanta stadii sotto il campo di M olone, e trasportato nelle navi lesercito a salvamento prese m entr era ancor notte gli allog giamenti in un luogo opportuno, circondato nella mag-

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g or parte dal fium e, e nel resto assicurato da stagni A . di e da fanghi. 533 XLVII. Molone, accortosi di ci eh era, spedi la ca valleria per impedir il passaggio di quelli che ( 1 33) sta vano tragittando , e tagliar quelli. eh erano gi pas+ sati. M a come fu dessa vicina alla gente di Senita , non facea mestieri di nemici ; che per l ignoranza dei luoghi da s stessi sommergevansi, cd impantanatisi nefanghi, erano tutti inabili al combattimento, e molti di loro eziandio perivano. S e n ita , persuaso che al suo appressarsi le forze di Molone passerebbono a lui, fat tosi innanzi sulla sponda del fiume ed avvicinatosi, po se il campo allato a nemici. Frattanto M olone, o per usar qualche stratagemma , o perch diffidava de sol* d a ti, e temeva non avvenisse alcuna cosa di quelle che aspettava Senita , lasciate le bagaglie nel campo , par tissi di n o tte , e marci senza posa alla volta della Me dia. S e n ita , supponendo esser fuggito Molone spaven- . tato del suo arriv o , e perch sospettava delle proprie fo rze, primieramente trasloc i suoi alloggiamenti in quelli de nem ici, e vi fece passar i suoi cavalli colle loro salmeric dal campo di Zeusi ; poscia ragun i sol dati ed esortolli a far animo e a sperar bene dell esito della g u e rra , essendo Molone -fuggito ; e insieme ordi n a tutti di procacciarsi il bisognevole e di rinfrescar si , avendo egli divisato dinseguir i nemici in sul m at tino del di vegnente. X LV III. La moltitudine rinfrancatasi, e d ogni mauiera di vettovaglie provvedutasi, sabbandon al' cibo e al v ino, e alla poltroneria conseguenza di siffatti ap-

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!. di R. petiti. Molone , poich s ebbe dilungato alquanto , e 533 cen ato , diede di volta e ritorn, e trovati tutti sdrajati e b riach i, assalt il campo de nemici in sul far del giorno. Senita, e quegli che gli erano dintorno sbigot titi del caso inaspettato, non potendo destare i soldati oppressi dalla crapola , precipitatisi senza riflessione sugli avversarii, perirono. Goloso che giacevano furono la maggior parte trucidati sulla stessa paglia ov erano, coricati $ gli altri gittandosi nel fium e, tentavano di passarlo per giugner al campo sull altra ripa : tuttavia anche di questi per il maggior numero. In somma va ria era per tutto lesercito la confusione ed il tum ulto; perciocch tutti erano attoniti e pieni di tim o re, ed avendo dinanzi agli occhi il campo di rincontro in bre vissima distanza, non awedevansi della forza del fiume e della difficolt di passarlo, pel grande desiderio di salvarsi. nella smania e nellimpeto di cercare scam po , gittavansi nel fiume , e vi facevan entrar eziandio i giumenti colle bagaglie , non altrim enti che se il fiu me con qualche provvidenza li dovesse ajutar es salvi condurre agli alloggiamenti che stavano di rimpetto. Donde avvenne che tragico fosse e strano laspetto del fiume j il quale menava alla rinfusa conuotanti cavalli, gium enti, a rm i, cadaveri , ed ogni maniera di suppel lettili. Molone impadronitosi del campo di S en ita, e passato poscia il fiume im punem ente, perciocch nes suno glielo im pediva, fuggito essendo al suo arrivo Zeusi an co ra, s impossess pure degli altri alloggia menti. Eseguite queste co se, venne coll esercito a Seleu cia, u presa questa pure di primo im peto, essendo

Zeusi fuggito colla sua gente, ed insieme con essi Dio- A. di m edonte prefetto della provincia di Seleucia, prosegu, 533 e senza fatica soggiog le Satrape di sopra. Insignori tosi di Babilonia e del paese presso al m ar Rosso, giunse a Susa. Questa citt ancora prese al primo ar rivo , ma avendo assaltata la rocca niente fece, p e r ciocch 1 ebbe prevenuto il condottiero D iogene, che in quella erasi introdotto. Quindi desistette da questa impresa, e lasciata gente per assediarla, si part subito di l , e ritorn coll esercito a Seleucia sul Tigri. Ivi ristor i suoi con m olta cura, ed aringatili continu le sue operazioni. Occup la (i 35) Parapotamia sino alla citt (i36) d E u ro p o , e la Mesopotamia sino a Dura. A ntioco, come riseppe questi avvenim enti, conforme dissi di so p ra, rinunzi ad ogni speranza sulla Celsir ia , e tutto applicossi a questa guerra. XLIX. Allora il re , ragunato nuovamente il Senato, e ordinato a ciascheduno di dire quali apparecchii sa vessero a fare contra M olone, riprese Epigene la pa rola e disse, che gi da lungo tempo si dovea senza indugio seguitar il suo consiglio, innanzi che i nemici ottenessero tali vittorie: tu ttav ia, aggiunse, dovrebbesi adesso ancora por ogni cura a questo affare. Erm ca un altra fiata con ira inconsiderata e tem eraria inco minci a svillaneggiar il suddetto, lodando insieme s stesso con arroganza , c caricando Epigene d assurde e false accu se, e scongiurando il re di non trascurar cos irragionevolmente , n abbandonar la speranza di ricuperare la Celesiria. Con tali discorsi offese molti, e ad Antioco stesso fu m olesto, il q u a le , pei* quanto

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A.diR. s affaticasse di riconciliarli, a stento cess la contesa.

533 Parve a tutti eli Epigenc partito pi necessario e pi vantaggioso consigliasse ; quindi fu preso di proseguir con vigore la guerra contro Molone. Allora E rm e a , simulando d accordarsi cogli a ltri, e fattosi un altro , disse dover tutti senza mendicar pretesti eseguire quan* to erasi determinato , e con prontezza e diligenza oc* cupavasi degli apparecchii. L. Ragunatesi le forze in A pam ea, e nato essendo qualche ammutinamento nella moltitudine pegli stipendii ancor dovuti, Ermea , trovato il re sbigottito d un movimento in cotal tempo accaduto, promise di pagar a tutti li sa la rii, ove gli cohcedesse eh Epigeoe non fosse in quella spedizione ; perciocch , disse, niente pu a dovere operarsi in questa spedizione, con tanta ira e dissensione insorte nellesercito. Il re ud ci con dispiacere , ed a tutto potere procacciava eh Epigene lavesse ad accom pagnare, peliesperienza ehegli avea nelle cose di guerra; ma circondato e preoccupato dal le male arti d E rm ea, il quale (i3y) sovveniva a suoi bisogni, lo assediava, ed ogni servit gli prestava, non era egli padrone di s'stesso: quindi cedette alle cir* costanze, ed accord quanto colui gli chiedeva. Epige ne adunque ( 1 38) ritirossi, secondoch gli fu coman dato , in A pam ea, ed i membri del consiglio erano del tum ulto sbigottiti.; ma 1 esercito, conseguilo ci che avea dom andato, rivolse la sua affezione a chi era sta to autore del pagamento degli stipendii. Se non che i ( 1 3 9 ) Cirresti am m utinaronsi, ed in numero di quasi seimila si tlsero dall ubbidienza, c per molto tempo

recarono gravi disgusti} ma finalmente sconftti in bat- A. taglia da uno de capitani del re } perirono quasi t u tt i , 53 e quelli che avanzarono si arresero alla discrezione del re. E rm e a , poich tratti ebbe al suo partito gli amici del re col terrore, e lesercito co vantaggi che gli pro cur , levate le tende prosegu in compagnia del re } ad Epigene poi tese un laccio , giovandosi dell opera d Alessi custode della rocca d Apamea. Scrisse una lettera, come se da Molone m andata fosse ad Epigene, e indusse un. ragazzo di lui con grandi promesse a por tarla in casa d Epigene, ed a mescolarla colle sue car te. Ci fa tto , venne subito A lessi, e domand ad Epi gene, se non gli er stata recata certa lettera da partef di Molone } negando egli, lcSsi aspramente chiese che gi lasciasse cercare, d entrato subitam ente, trov la lettera. Del qual pretesto volutosi uccise tosto Epigene. Dopo questo avvenimento il re fu persuaso ehEpigene meritamente fosse perito } i cortigiani ebbeO sospetto di ci eh e r a , ma tacquero per paura. LI. Antioco, giunto all E ufrate, e prese seco, le forie che vi erano, prosegui, e pervenuto in ( r 4 o) Antio chia di Migdonia intorno al solstizio brumale vi rimase^ volendo col passare il rigore dell inverno. Ferm atosi circa quaranta g iorn i, and a ( 1 4 1 ) L ib a, dove tenne consiglio per quale strada andar dovesse contro Molo n e , e com e, e donde procacciar il necessario alle mi lizie (che Molone er ne d intorni di Babilonia). Ad Ermea parve che fosse da marciare lung il Tigri , met tendosi innanzi questo e i fiumi (l4 2) Lieo e Capro'. Zeusi, recandosi alla mente la morte d Epigene , dal-*

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4.diR. V un canto temea d manifestare la sua opinione, dal533 l a ltro , chiaro essendo l errore d E rm ea, a stento s attent di suggerire , che s avesse a passar il T ig ri, esponendo fra le altre difficolt di camminar presso al fium e, come dopo aver viaggiato buona pezza, varcar dovrebbono una strada deserta di sei giorni per giugner al cos detto ((43) canale regio , il quale, ove preoc cupato fosse da nem ici, impossibile sarebbe di passar lo , e manifestamente pericoloso, perciocch far dovrebbesi la ritirata pello stesso deserto, e .singolarmen te perch difetterebbono delle cose necessarie. Che se passassero il T ig ri, chiaro dimostrava egli che i popoli dell Apolloniatide, tratti sarebbon a pentim ento, ed abbraccerebbon il partito del r e , dappoich ora non per elezione, m a per forza e timore facevano le cbm andam enta di Molone ; n esservi dubbio che 1 eser cito abbonderebbe di vettovaglie per la fertilit del . suolo. Ma ci che pi m ontava, asser, che a M olone tagliato sarebbe il ritorno nella M edia, e che trar n o n potrebbe da que luoghi il bisognevole : onde costretto sarebbe a com battere, o , non volendo ci fare, le sue forze ben presto cangerebbono volont, e nel re collocherebbono le loro speranze. L II. Approvata la sentenza di Z eusi, divisero incon tanente 1 esercito in tre p a rti, e in tre luoghi tragittaron il fiume gli uomini e le salmere. Poscia marciaro no alla volta di D u ra , e appena arrivati levaron 1 as sedio di questa citt, eh era stretta da uno de duci d i Molone. Di l fattq cpntinue levate, superarono 1 ot tavo giorno il monte ( 44) Qrico e giunsero in Apollo-

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nia. Molone frattan to , sentito 1 arrivo d e l'r e , e diffidando de popoli della Susiana e della Babilonia , per- 003 ciocch gli avea di recente e allimprovviso conquistati, temendo eziandio non gli fosse tagliata la strada della M edia, avvis di far un ponte sul T ig ri, e di traghet tar le sue fo rz e , ingegnandosi di preoccupar, ove po tesse , la parte montuosa dell A polloniatide, giacch avea gran fiducia nella moltitudine de frombolieri chia m ati (i4^) Cirzii. Recata ad effetto la sua risoluzione, and innanzi a marcie sforzate. E ra Molone vicino agli anzidetti luoghi, ed il re usciva dApollonia con tutto l esercito; p er modo che i drappelli leggeri damendue m andati innanzi incontraronsi sopra certe alture. Que sti dapprincipio affrontaronsi e stuzzicaronsi, ma ap pressatisi i respettivi eserciti, si ristettero. Allora rito r nati a suoi, accamparonsi distanti luno dallaltro qua ranta stadii. Sopraggiunta la notte, Molone riflettendo, quanto pericoloso e difficile sarebbe di far combattere i ribelli co! reali di giorno e a fro n te, s accinse ad at taccar Antioco di notte. Scelse adunque da tutto l esercito i pi robusti e vegeti, e li fece girar per occulti luoghi, con animo di dare 1 assalto da un luogo emi nente ; m a risaputo che cammin facendo dieci soldati ad un tratto erano passati dalla parte d A ntioco, de sistette da questo disegno, e voltatosi presto e fatta la ritirata giunse a suoi alloggiamenti ili sul far del gior n o , ove-riempi tutto l esercito di tumulto e confusio ne. Imperciocch , svegliati con ispavento quelli eh erano rimasi nel campo dall arrivo di coloro che ritor navano , per poco non precipitaronsi fuori de ripari.

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Molone , per quanto p o t , chet il tumulto che vi era nato. L U I. Il 're pronto a dar battaglia, come spunt lal ba usci del campo con tutto 1 esercito. Nell ala destra colloc in prim a fila le lance a cavallo, cui prepose Ardi, uomo sperimentato nelle bisogne di guerra. Dietro a questi applic i Cretesi alleati, poscia i ( 1 46) Galli Tettosagi. Presso a questi pose gli stranieri e mer cenarii venuti dalla G recia, a quali attacc il cor po della falange. L 1 ala sinistra diede a cos delti ( 14 7 ) C om pagni, eh erano cavalieri. Davanti all eser cito mise gli elefanti, che sommavano dieci, in certi in terv alli, cd i battaglioni sussidiarii di fanti e di ca valli distribu nelle a le , con ordine di circondar i ge mici , poich si sarebbon affrontati. Indi aring l eser cito , andando a tto rn o , con poche parole convenienti alla circostanza. L ala sinistra diede a Ermea e a Zeli si ; la destra condusse egli. Ma Molone pen molto a far uscire i su o i, e confusamente schierolli, per cagio ne dello scompiglio in cui erano stati la notte antece dente. Tuttavia distribu i cavalli in amendue le ale, regolandosi dietro lo schieramento degli avversaria I Galli (i4) scudati e tutta 1 armadura grave pose nel mezzo fra i cavalli. I saettatori e from bolieri, e tutta la gente di siffatt arm a attel oltre la cavalleria da amendue i lati. I carri falcati fccc preceder allesercito in giusta distanza. L ala sinistra diede al fratello Neolao , la destra ebb egli. LIV. Succeduto lo scontro degli e s e rc iti, 1 ala de
stra di Molone rimase fedele , e valorosamente pugn

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colla geute di Zeusi ; ma la sinistra , come prima co- A. di nokbe che veniva al cospetto del r e , pass a nemici. 533 Ci fatto avvilironsi li soldati di M olone, e quelli del re presero doppio vigore. Molone accortosi dell avve nuto , e dappertutto gi circondato , figurandosi i tor menti che sarebbe per sofferire, ove fosse preso vivo, si diede la morte : ed egualmente tutti coloro eh ebbe ro parte alla sua impresa, fuggirono ciascheduno a casa sua , e finirono la vita nello stesso modo. Neolao scap pato dalla pugna, e giunto in Persia presso ( 1 49) Ales sandro fratello di Molone , trucid la m adre ed i figli di M olone, e dopo la loro m orte uccise s stesso, avendo indotto Alessandro a fare il medesimo. Il re mise a sacco gli alloggiamenti de nem ici, e comand che fosse impiccato il cadavere di Molone nel luogo pi esposto della Media : locch fu eziandio tostam en te eseguito da chi n ebbe l incarico ; perciocch , re catolo nella (i5o) C allonitide, lo impiccarono sulla sa lita del m onte Zagro. In d i, rimproverato lesercito con molte p a ro le , e datagli in segno di perdono la destra il fece accompagnar nella Media da persone a ci de stinate , e che riordinar doveailo gli affari di quella provincia. Ritornato poi a Seleucia, ristabil le cose delle satrape d intorno , trattando tutti con m odera zione e prudenza. E rm ea, costante nel suo proponi mento , accus di vani delitti gli abitanti di Seleucia, ed impose alla citt una multa di mille ta le n ti, esili il m aestrato degli ( 1 5 1) Adigani , e mutilando , ucci dendo , e martoriando fece perir molli Seleucii. Le quali crudelt a stento il re pot finalmente m itigare,

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i. di R. parte persuadendo E rm ea, parte governando le cose a 533 suo piacere : e la citt repristin, condannandola pei suoi falli alla multa di soli cencinquanta talenti. Poich ebbe ci disposto, lasci Diogene a governato re della M edia, Apollodoro della S usiana, e Ticone . i5a) grancancelliere dell esercito sped per governa tore nella provincia del m ar Rosso. P er tal modo fu castigata la ribellione di Molone , e rimesso l ordine nelle satrape di so p ra, che in conseguenza di quella eransi scomposte. LV. Il r e , altiero della conseguita vittoria, e volen do minacciar ed atterrire quelli che sovrastavano alle sue satrape , e i sovrani de bari)ari confinanti, affin ch nessuno con vettovglie o soldati osasse di soccoi> re r quelli che da lui si ribellassero ; intraprese conixa di loro ima spedizione, e in prim o luogo contr A rtabzane , che reputavasi il pi poderoso e attivo d i que principi, e signoreggiava le cos dette (i53) A tropazie e le nazioni a queste finitime. Frattanto Erm ea , quantunque temesse la spedizione ne paesi di sopra , siccome pericolosa, e bramasse , conforme dapprim a divisato av ea, quella contro Tolemeo : tuttavia ricevu ta la nuova che al re nato era un figliuolo, stim ando che ad Antioco nelle contrade superiori ' derivar p o trebbe da barbari un grave infortunio , o che gli s a rebbe data occasione di torlo di mezzo , vi diede il suo assenso; persuaso che, m orto A ntioco, egli sa re b be tutore del fanciullo e padrone del governo. P re s a cotal risoluzione passarono il monte Z ag ro , ed invase ro il territorio d 1 A rtabazane, che giace presso a lla

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M edia, e n separata da monti che sono nel mezzo. di Sovrasta ad esso quella parte del P o n to , donde di- 533 scende il Fasi , e tocca il m ar Ircano. V ha grande num ero d uomini ro b u sti, e maggiore di cavalli, e vi abbondano le altre cose ancora pegli apparecchii di guerra. Conservavasi questo regno sino dal tempo dei Persiani, ( i 54)-trascurato a giorni d Alessandro. Artabazane , spaventato dell arrivo del re , e singolarmente per cagione dell et s u a , ( che era egli gi molto vec chio ) ; cedette alle circostanze, ed accett le condizio ni che Antioco gli prescrisse. LY I. Poich fu confermata la pace, il medico Apollofane, molto amato dal r e , veggendo eh Ermea non usava con moderazione la sua au to rit , temeva per il r e , ma molto pi era in sospetto e paura della pro pria salvezza. Il perch alla prim a occasione ne fece parola al r e , esortandolo che non si stesse neghittoso, n fosse senza sospezione dell audacia d Ermea , n aspettasse tan to , finch cadesse nella sciagura del fra tello. Non esser lui lontano dal pericolo ; quindi il pre gava badasse, e soccorresse con ogni cura s e gli amici. Antioco gli confess dal suo c a n to , che odiava e temeva E rm ea, e disse che aveva a lui grandi obbli gazioni dellaffetto con cui erasi arrischiato di parlargli di queste cose : onde Apollofane fu molto confortato, osservando che non erasi ingannato circa lopinione ed i sentimenti del re. Antioco pertanto preg Apollofa ne di adoperarsi non solo colle p aro le , ma co fatti ancora per la salute sua e quella degli amici. Rispon dendo 1 altro eh egli era a tutto apparecchiato , d acp o l i b i o , tomo i l i . 5

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A. di R. cordo fra di lo ro , ed adducendo il pretesto che al re 533 sopraggiunte fossero certe vertigini, abolirono per qual che giorno ( i 55) i servigi della cam era, e allontanaro no quelli che gli esercitavano, e gli amici ebbero quin di facolt di conferire col re privatamente quando vole a n o , sotto specie di visitarlo. In questo intervallo, preparate le persone opportune all opera, pronte tutte ad ubbidire peli odio che portavano ad E rm ea, occuparonsi di m andar ad effetto l impresa. E siccome i medici dicevano, dover Antioco in su primi albori fare una passeggiata, m entr era 1 aria fresca ; cosi venne Erm ea al tempo destinato, e con lui quegli ami' ci eh erano conscii dellaffare : gli altri tardarono, per ciocch il re era uscito m olto prim a dell usato. Cos trassero Erm ea fuori degli alloggiamenti in u n luogo solitario , e poscia , andato il re un poco in disparte , come per un occorrenza , il trafissero. T al fine ebbe Erm ea, degno di qualsivoglia supplicio per le sue azio ni. Il re , liberato da molto timore c fastidio , si mi se in cammino per ritornar a casa. T utti gli abitanti delle provincie per cui passava lodavano le sue gesta ed i suoi consigli, ma sovrattutto lo esaltavano p e r la destituzione d Ermea. Nello stesso tempo le d o n n e in Apamea lapidarono la moglie d E rm e a , ed i fanciulli i suoi figli. LV II. A ntioco, giunto a c a sa , e m andate le fo rz e alle stanze, fece chiamar (i56) A cheo, ed accu so llo , (i5y) facendo fede prim ieram ente, ch egli osato a v e a di cignersi il diadem a, e di farsi salutar r e , ed i n s e condo luogo significandogli, come non era a s ig n o to ,

6? eh egli coltivava pratiche con Tolemeo, ed in generale d.di'B. movea pi di quello che gli si conveniva. Imperciocch 533 Acheo , allorquando il re marci contr A rtabazane, stimando che Antioco soccombesse ^ e , quand anche ci non avvenisse, sperando che per cagione della lunga distanza gli riuscirebbe d entrar in Siria avanti il ritorno d e ire , e di conquistar il regno sollecitamen te ; giovandosi dell opera (i58) de C irresti, eh eransi dal re ribellati ; usc con tutto 1 esercito della L id ia , e giunto in Laodicea di F rig ia , si cinse il diadem a, e col arrogossi dapprima il nome di r e , ed os di scri ver alle c itt , instigato a ci principalmente dal fuor uscito (i5g) Siniride. Proseguiva egli senza interruzione ed era gi vicino alla L icaonia, quando 1 esercito amm utinossi, mal pago di marciare contro chi era suo re p er natura. Il perch Acheo , accortosi di questa per turbazione , desistette dall im presa, e volendo persua dere all esercito che non era giammai stata sua inten zione d invadere la Siria, ( 1 6 0 ) torn indietro, guast la P isidia, e procacciata gfan preda a suoi soldati, e conciliatasi la loro benevolenza e fed e , ritorn a casa. L V III. Il re che tutto ci bene conoscea, mandava spesso a chiamar A cheo, minacciandolo , conforme dissi di so p ra, e tutto tutto occupavasi negli apparec chi contra Tolemeo. Laonde raccolto l esercito in Apamea sul principio della primavera, propose agli ami ci di consultare, per qual via dovessero far impressione nella Celesiria. Mlte cose essendosi dette in questo particolare , a intorno all indole de luoghi, e intorno agli apparecchi, e intorno alla cooperazione della for-

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A. di R. za navale : Apollofane , del quale dianzi ancora par533 lam m o, d origine Seleucio , ( 16 1 ) tagli tutte le opi nioni j innanzi a lui pronunziate, e disse , che stolta impresa sarebbe desiderar la Celesiria, e farvi una spe dizione , mentre che si trascurava Seleucia, soggiogata da Tolemeo , citt capitale , e q u a si, a cos dire , il focolare del loro impero : la quale , oltre alla vergogna che reca al regno , essendo presidiata da re d 1 Egitto , grandissime e bellissime opportunit offre a prosperi successi, laddove in man de nemici grandissimo impedimento a tutte ( 1 6 2 ) le sue imprese. Impercioc ch , ovunque diviser d innoltrarsi, di non minore provvedimento e presidio avr mestieri pe propri! luo ghi , temendo di Seleucia , che d apparecchio per as saltar i nemici ; e conquistandola, disse, non solo as sicurerebbe la p a tria , ma pegli altri disegni e propo nimenti ancora di spedizioni , e terrestri e m arittim e, molto vantaggio ne. trarrebbe per la comoda situazione del luogo. Essendo tutti persuasi da questi d e tti, fu stabilito d espugnar prima questa citt : che sino dai tempi di Tolemeo sovrannomato Evergete era Seleucia occupata da una guemigione de re d E g itto , allor quando ( 163) pe casi di B erenice, e l ira che ne con c e p , and con un esercito nemico in S iria , e s im padron della citt mentovata. 535 LIX. Vinto questo p a rtito , ordin Antioco a Diocx l gnete comandante della forza navale di far vela per 1 Seleucia. Egli mosse dApamea collesercito , ed es sendo cinque stadii circa distante dalla c itt , accampossi presso al corso de cavalli. Sped Teodoto Emio-

69 lio con forze sufficienti nella Celesiria, per occupar le A . d iR stre tte , ed insieme per esser di presidio a que luoghi. 535 La posizione pertanto di Seleucia, e la natura de suoi dintorni tale. Giace essa sul mare fra la Cilicia e la F en icia, e le sovrasta un monte altissimo chiamato (i64) C orifeo, il quale a ponente bagnato dalle ulti me onde del mare eh fra Cipro e la Fenicia, e dalle parti d Oriente a cavaliere della campagna d? Antio chia e di Seleucia. A mezzod di quello giace Seleucia, e n separata da un burrone profondo e. inaccessibile. Giugn essa sino al m are per varie tortu o sit, ma pella maggior parte circondata da precipizii e da balze scoscese. Ove guarda il mare le sta di sotto una pia nura , nella quale trovasi il m ercato , ed il sobborgo d eccellenti m ura fornito. Del pari tutto il compreso dlia citt afforzato da grandiose m u ra , ornato magnificamente di tempii e d altri edificii. Un solo ac cesso ha dalla parte del m a re , lavorato a guisa di sca l e , diviso in spessi e continui declivii e (i65) torcia m enti. Non lungi da lei sbocca il fiume O ro n te, il quale incomincia il suo corso ove congiungonsi il Li bano e l A ntilibano, e attraversato il piano dAmico ( 1 6 6 ) va ad A ntiochia, pella quale passa, e poich ha ricevute tutte le immondizie umane peli abbondanza delle sue acque, alla fine in poca distanza da. Seleucia mette foce nell anzidetto mare. LX. Antioco innanzi ogni cosa mand profferendo a principali della citt danari e molte speranze , a fine di riprender Seleucia senza combattimento,' e non po tendo persuadere i c a p i, corruppe alcuni de comau-

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d-diR. danti subalterni. Nequali posta la sua fiducia, appron535 t 1 esercito, come se dalla parte del mare co soldati navali fosse per dar 1 assalto, e dalla parte di terra con quelli del campo. Divise adunque 1 esercito in tre p a r ti, e fatta un esortazione conveniente alle circo stanze, e promessi per mezzo di banditore doni grandi e corone, cos a gregarii, come a duci che valorosa mente combatterebbono ; a Zeusi e A quelli eh erano con lui assegn il sito della porta per cui vassi in An tiochia, ad Ermogene quello eh presso al tempio dei D ioscuridi, ad Ardio e a Diogneto commise 1 attacco della darsena e del sobborgo ; perciocch ebb egli pat tuito con quelli di d e n tro , c h e , ove coDa forza preso avesse il sobborgo, gli sarebbe consegnata la citt. Dato il segnale, tutti ad un tempo e da tutti i lati con terribil impeto andaron allassalto. La maggior audacia pertanto usaron Ardi e Diogneto ; sendoch le altre parti espugnar non si possono , se non se arrampican dosi a modo di quadrupedi e com battendo, ma colle scale non si assalgono punto ; laddove la darsena ed il sobborgo perm ettono ( 1 6 7 ) d accostare, di stabilir e d applicar le .scale impunemente. Il perch, avendo la milizia navale appoggiate le scale alla darsena, e i sol dati d Ardi al sobborgo, e facendo essi prove di som mo valore, n potendo quelli della citt venir in soc corso , stretti essendo da tutti i lati, il sobborgo cadde presto in potere d Ardi. Sforzato il quale, i duci su balterni eh erano c o rro tti, corsero immantinente a Leonzio, che avea il supremo com ando, e chiesero che fossero mandati ambasciatori ad Antioco per trat-

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tare con lui avanti che la citt fosse presa colla forza. -d-diR L eonzio, ignorando che i duci erano guadagnati, e 535 spaventato della loro costernazione , mand tosto per sone ad Antioco per stabilir i *patti sulla sicurezza di tutti gli abitanti. LX I. Il re accett la proposta, e promise sicurt ai liberi, che sommavano circa seimila. Ricevuta pertanto la c itt , non solo risparmi i lib e ri, ma ricondusse ancora i fuorusciti, e restitu loro ( 1 6 8 ) la cittadinanza e gli effetti. Il porto e la rocca assicur con presidii. E ra il re in ci o ccupato, quando venne a lui lettera da Teodoto, nella quale questi il chiamava in tutta fretta a dar di piglio agli affari della Celesiria: ond 1 egli era in grande imbarazzo e pieno di dubbiezza su ci che avea a fa re , e sul modo di governarsi in cotal emergente. ( 1 6 9 ) Teodoto era etolo di nazione, ed avendo prestati molti servigi alla casa de T olem ei, conforme dissi in a d d ie tro , non che avesse conseguito il m eritato premio , fu eziandio in pericolo della v ita , m entre che Antioco facea la spedizione contra Molone. Ei si fu allora, che rinunziato ad ogni speranza nel r e , ed entrato in diffidenza de cortigiani, prese da s Tolemaide , e Tiro per mezzo di P anetolo, e chiam Antioco sollecitamente. Il re , differita ad altro tempo l impresa contr Acheo , e posposto ogni altro afare , levossi coll esercito, prendendo il cammino che dianzi avea fa tto , e varcata la ( 1 7 0 ) valle detta Marsia , accampossi circa le strette di G e rra , presso al lago che giace fra le montagne. U d ito , che Nicolao capitano di Tolemeo era stanziato davanti a T olem aide, ed asse-

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I- di IR. diava T eo d o to , lasci addietro l grave armadura-, e 53 5 ordin a duci di assediar Broco, castello che giace sul lago dov il passaggio, m entitegli copi spediti and innanzi con animo di levar 1 assedio. Ma Nicolao che gi prima risaputo avea 1 arrivo del re , si tolse di l , e mand il cretese Lagra e letolo Dorimene a preoc cupar ( 1 7 1 ) le strette di Berito. 1 quali il re assalt, e ai primo impeto mise in fuga ; poscia accampossi nelle strette. LX II. Col ricevette il resto dell esercito, ed aringatolo , secondoch richiedeva 1 occasione, prosegu con tutte le forze, pieno di fiducia e gonfio d aspetta zione nel buon successo che gli si mostrava. Venutigli incontro Teodoto e Panetolo co loro am ici, gli accok se am orevolm ente, e prese da loro T iro e Tolemaide, e gli apparecchi che vi e ra n o , fra i quali quaranta va scelli, di questi venti coperti in tutto punto arm ati, e di non meno che quattr ordini, gli altri di tre , di d u e , e ( 1 7 2 ) saettie. Queste consegn a Diogneto ca pitan d armata. M a avuta nuova che Tolemeo era an dato a M enfi, che tutte le forze raccoglievansi a Pelus io , che ( 1 7 3 ) chidevnsi le bocche de canali, ed otturavansi i pozzi d acqua potabile : si rimase dell impresa di P elusio, e girando per le citt tentava di far le s u e , quali colla fo rza, quali colla persuasione. Le citt pi deboli, spaventate del suo arrivo, gli si ac costarono ; m a quelle che fidavansi del lor armamento e della forte loro situazione , resistettero, e queste fu costretto ad assediare, ed a perdervi molto tempo. Ma Tolemeo in luogo di porger pronto ajuto a su o i, con-

73 forme si conveniva, li trad manifestamente, non po- A. di A tendo neppure per imbecillit concepir un disegno : 535 tanto fu da lui trascurato ogni apparecchio militare. L X III. Del resto Agatocle e Sosibio che allora pre-< siedevano al governo, fecero in. quel frngente il possi bile , per quanto permettevano le circostanze. Im per ciocch deliberarono di Occuparsi negli apparecchi di g u e rra , e frattanto mandaron ad Antioco ambasciadori per rattener il suo im peto, e tutto fecero per confer m arlo nell opinione eh egli avea di T olem eo; la qual era chegli non avrebbe giammai osato di gueiTegiare, m a per via di colloquii ed amici avrebbe trattato , ed a lui persuaso d uscire della Celesiria. Presa questa isolu* zio n e, Agatocle e Sosibio, a cotal cura destinati, spe dirono diligentemente ambascere ad Antioco ; e ad un tempo invitarono i R odi, i B izantini, i C iziceni, e gli Etoli, a m andar ambascere per negoziare la pace. Le quali arrivate, andando e venendo da amendue i r e , diedero loro grandi comodit a prendersi tempo per preparar la guerra. Con queste i m inistri di Tolemeo che risiedevano a Menfi spesso s intertenevano, e si milmente riceveano quelle che venevano da parte di A ntioco, facendo loro lieta accoglienza. F rattanto chiam aron e raccolsero in Alessandria i mercenarii, cherano d a loro stipendiati nelle citt esterne. M andaron ezian dio gente ad assoldare milizie straniere, e procaccia rono vettovaglie a quelli che gi aveano , e a quelli che erano per arrivare. Cos adoperavansi pure negli altri apparati di g u erra, correndo a tal uopo sovente fuori e dentro d Alessandria, affinch non mancasse alcuna

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. di IL cosa necessaria allimpresa che meditavano. Il prow e535 dimento delle arm i, e la scelta e distribuzione degli uomini affidarono al tessalo Echecrate ed a ( 1 7 4 ) Fossida m eliteo, ed insieme ad Euriloco da Magnesia e al beozio Socrate, cui aggiunsero ( 1 7 5 ) Cnopia Alorite. ( 1 7 6 ) E fu ben ventura che prendessero costoro, i quali militato avendo con ( 1 7 7 ) Demetrio ed Anti gono , conoscevan a un di presso il vero guerreggiare, e tutto ei che fa mestieri alle fazioni campali. Essi adunque, ricevuta la moltitudine , per quanto fu pos sibile , l ammaestrarono nella disciplina militare. LiXIY. Imperciocch primieramente la divisero per nazini e p er e t , e distribuirono a ciascheduno 1 arm adura conveniente, non faoendo conto di quella che gi aveano ; pscia fecero le ordinanze appositamente, secondoch il presente bisogno l richiedeva, scioglien do i c o rp i, ed abolendo le coscrizioni che pria in ra gione degli stipendii si praticavano. In appresso gli eser citavano, rendendo ad essi fam igliali, non solo il co mando, ma eziandio i movimenti proprii alle respettive armadure. Facevano ancor ragunanza in armi ed esor tazioni , nelle quali prestaron il maggior servigio Andromaco da ( 1 7 8 ) Aspendo e 1 argivo Policrate , di recente col passati dalla Grecia , cui l impeto greco, ed i ritrovamenti di questa nazione erano famigliari. Oltre a ei eran essi cospicui per nascita e per ric chezze , e maggiormente Policrate per lantichit della sua casa, e p e r la gloria che suo padre Mnesiade acquistossi nelle lotte. Q u esti, esortando i soldati in privato e in pubblico , "inspirarono ne loro animi coraggio ed alacrit al futuro cimento.

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LXV. Ebbe poi ciascheduno desummentovati una A .d R condotta adattata alla propria abilit. Imperciocch 535 Euriloco da Magnesia conduceva da tremila uom ini, i quali formavan il corpo presso il re chiamato Agema. U beozio Socrate aveva sotto di lui due mila sondi brevi. L acheo F ossida, e Tolemeo figlio diT rasea con Andromaco da A spendo, esercitavan nello stesso luogo la falange ed i mercenarii Greci : e capitanavano la fa lange Androm aco, e Tolem eo, e i m ercenarii Fossida. La ' qual falange. era di venticinquemila u om ini, e i mercenarii sommavano circa ottomila. I cavalieri ap partenenti alla corte erano settecento, che Policrate addestrava, aggiungendovi gli Africani e gl indigeni; e questi egli tutti conduceva, in numero di quasi tremila. I cavalli venuti dalla G recia, e tutti quelli de merce narii , esercitati eccellentemente dal tessalo Echcrate in num ero di duem ila, arrecarono nella battaglia gran dissima utilit. N m inor cura ebbe Cnopia P alorita della gente da lui com andata, eh erano tutti C retesi, ascendenti a tremila uomini c irc a , fra cui mille cerne sotto gli ordini del cnossio Filone. Arm aron eziandio trem ila Africani alla macedonica , de quali era capo Ammonio barceo. L altra massa degli E gizii, compo sta di ventimila falangiti, era soggetta a Sosibio. F u ragunato pure un corpo di Traci e di Galli; dindigeni e deloro figli da quattrom ila; e di quelli che oltre ad essi furono di fresco condotti, da duemila : de quali era capitano il trace Dionisio. Tale fu dunque 1 eser cito procacciato a T olem eo, per rispetto al num ero e alla differenza delle nazioni.

A. di IL

LXYI. Antioco assediava'( 1 8 0 ) Dora, e non potendo 535 effettuar nolla per la fortezza del luogo, ( 1 8 1 ) e pesoc corsi che vi mandava Nicolao , ed appressandosi' gi linverno, acconsent alla proposta degli ambasciadori di Tolemeo di far tregua p e r quattro m esi, e di calar circa tutto il resto ad accordi amichevoli. Ma in ci fa cendo era egli ben lungi dall esser sincero , bramando di non star molto tempo assente da proprii s ta ti, e di m andar le forze a svernar in Seleucia;. perciocch Acheo' manifestamente insidiava al suo regno, ed avea senza dubbio intelligenze coii Tolemeo. Concessa la sospenr sione darme , Antioco rimand gli am basciadori, or* dinando lro di fargli a sapere quanto prima le inten zini di T olem eo, e di raggiugnerlo in Seleucia. La sciati adunque in qtie luoghi convenienti presidii, e affidata a Teodoto l inspezion di tu tto , se ne ritorn, e giunto in Seleucia , mand l esercito alle stanze. Del resto pi, non si curava d esercitar i soldati, persuaso che non vi sarebbe pi bisogno di com battere, posse dendo egli gi alcune parti della Celesiria e della Feni cia, e sperando che le altre gli si sarebbero volontaria mente e per via di trattati arrese : non osando Tole meo punt di ridursi a una battaglia decisiva. Lo stesso sentimento aveano gli am basciadori, per cagione dami chevole accoglienza fatta lro da Sosibio, che risiedeva in M enfi, e perch gli :apparecchi che facevansi in A i lssandria non lasciavansi veder a quelli cherano ( 1 8 2 ) ad Antioco m andati. LXVII. Q uindi allora venuti pure gli am basciadori, disse loro Sosibio chera pronto tutto. Antioco per tanto

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ogn industria in ci poneva, che superasse gli Alessan A .d iR drini , come nelle a rm i, cosi nella giustizia della sua 535 causa, quando con essi abboccavasi. giunti gli am basciadori in Seleucia, e discesi essendo neparticolari intorno alla p a c e , conforme ne erano stati incaricati da Sosibio ; il re nel difender le sue ragioni, diceva, ( i 83) non esser tanto grave il danno e la manifesta in giuria test sofferta da Tolemeo nella occupazione dalcuni luoghi della C elesiria, e meno d ogni altra cosa m etter egli in conto doltraggio la presente spedizione, come quella che tendeva a riconquistare ci che a s apparteneva. La prima occupazione che di que luoghi fece ( i 8 /f) Antigono il Losco, e ia signoria che n ebbe Seleuco, esser i pi veri e legittimi possessi, donde a s e non a Tolemeo derivava il diritto sulla Celesiria. Imperciocch Tolemeo avea fatto guerra ad Antigono, non per s, ma per ajutar Seleuco a procacciarsi il do minio di quel paese. Ma precipuamente insisteva egli sulla concessione fatta in comune da tutti i R e, allor quando , vinto eh ebbero Antigono, per sentenza con corde tutti, ( i 85)Cassandra, Lisimaco, ( i 8 6 ) e Tolemeo aggiudicarono a Seleuco ( 1 8 7 ) tutta quanta la Siria. Quelli eherano col per Tolemeo ingegnavansi dTpro var il contrario ; sendoche esageravano la presente of fesa , e indegno dicevan esser il caso , attribuendo allo spergiuro di Teodoto il tradimento e la spedizione di Antioco. Producevan ancora i conquisti di Tolemeo di L a g o , asserendo che Tolemeo a questa condizione guerreggiato avesse in societ di Seleuco, che a questo procacciato fosse il dominio di tutta l A sia, ed a s

78 A. diK. ne venisse il possesso della Celesiria e della Fenicia. 535 SifFate cose ed i tre simili esponevansi sovente da amendue le parti nelle ambascere e necolloquii, ma nulla , affatto si diffin : che ( 1 8 8 ) per via di comuni amici discutevasi 1 affare, e nessuno v avea di mezzo che rattener potesse e frenar l impeto di chi sembrava of fender l altro. Ma il maggior disturbo recava ad amendue lemergenza d Acheo ; perciocch Tolemeo studiavasi di comprender Acheo nella convenzione, ed Antioco non sofferiva che neppur se ne parlasse, or ribile cosa stim ando, che Tolemeo osasse di protegger ribelli, e di far menzione di siffatta gente. 536 LX V III. Quindi poich ebbero amendue abbastanza cxi ii protratto il tempo colle am bascere, .e gli accordi non recavansi ad alcun term ine, e gi awicinavasi la pri mavera: Antioco raccolse le sue forze con animo din vadere per mare e per te r r a , e di soggiogar ci che rimaneva della Celesiria. Tolemeo diede la direzione di tutto a Nicolao , fece portar le vettovaglie in abbon danza a ( 1 8 9 ) G aza, e' sped le forze terrestri e m arit time. Le quali come furono giunte , Nicolao pieno di fiducia s accinse alla guerra, prontam ente esegueudo tutti i suoi comandi Perigene capitano dell arm ata: che questi avea preposto Tolemeo alle forze di m a re , che consistevano in trenta vascelli coperti ed oltre quattrocento navi da trasporto. E ra Nicolao dorigine Etolo, e in pratica ed audacia militare non cedeva a nessuno di quelli che p er Tolemeo combattevano. Occup egli con una parte dell esercito ( 1 9 0 ) le strette presso a Plata no , e coll altra ov era in p ersona, tenne i dintorni

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della citt di ( 1 9 1 ) Porfireone, affinch il re da questo -d.diR lato non facesse impressione, e ad un tempo vi si stan- 536 zi la forza navale. Antioco, progred sin a ( 1 9 2 ) M arato, ed essendo a lui venuti gli Aradii per trattar alleanza, non solo accett questa , ma compose eziandio le dif ferenze che in addietro fra loro aveano, riconciliando gli Aradii isolani con quelli che abitano il continente. Poscia entrato presso la cos detta ( 1 9 3 ) Faccia di Dio, renne a B erito, occupando Botri nel passaggio , e ardendo T riere e ( 1 9 4) Calamo. Di l mand innanzi Nicarco e T e o d o to , ordinando loro di preoccupar le strette presso al fiume (>9 5 ) Lieo. Egli poi col glosso delleser cito and innanzi, ed accampossipresso al fiume ( 1 9 6 ) Damura , navigando con lui di conserva il capitano . d arm ata Diogneto. Riunitosi ivi con Nicarco e Teo doto e gli spediti che seco aveano, and a riconoscer le strette gi occupate da N icolao, ed esaminata bene la propriet de luoghi, ritorn frattanto agli alloggia menti. Il d vegnente , lasciata col la grave arm adura, e prepostovi N icarco, marci col rim anente dell eser cito per dar compimento alla divisata impresa. LX IX . In quel luogo la falda ( 1 9 7 ) del monte Libano riduce la spiaggia ad imo spazio angusto e b rev e, il quale innoltre tagliato ( 1 9 8 ) da un dorso di malagevol accesso ed aspro, lasciando una strada ristretta e mala gevole lungo il mare. Col erasi allora Nicolao stabilito, ed alcuni luoghi preoccupando con m olta gente, altri af forzando con varie opere, credeva dimpedir facilmente l ingresso ad Antioco. Il re, distribuito lesercito in tre parti , una ne consegn a T eodoto, ordinandogli daz-

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A .d ii t zuffarsi e di sforzare il passo sul fianco del Libano ; 536 l altra diede a Menedemo , con molta istanza impo nendogli di tentar il passaggio per mezzo il dorso; la terza colloc lungo il m are, e gli destin capitano Dio d e , governatore della Parapotamia. Egli colla guardia del corpo tenne il luogo di m ezzo, volendo invigilar a tu tto , e soccorrer chiunque ne avesse bisogno. Ad un tempo Diogneto e Perigene, allestivano ed attelavano i suoi alla pugna navale, tenendosi, per quanto era pos sibile , alla terra, ed ingegnandosi di far comparire un solo aspetto di pugna terrestre e navale. Ad un solo segno e ad un solo comando essendosi dato lassalto, fu la battaglia marittima eguale, perciocch la moltitu dine della gente egli apparecchi simili erano da amendue le parti. P er terra dapprima vinceva Nicolao, come colui eh era ajutato dalla fortezza deluoghi ; ma aven do Teodoto prestamente sforzati quelli che guardavano la m ontagna, e calando poscia con impeto dall7 a lto , i soldati di Nicolao andaron in volta, e tutti a precipi zio fuggirono. Nella fuga ne caddero da duemila, ed al trettanti ne furono presi vivi : i rimanenti ritiraronsi tutti verso Sidone. Perigene che buone speranze avea della pugna navale, veggendo la sconfitta di quelli di te r r a , fece la ritirata a salvamento negli stessi luoghi. LXX. Antioco col suo esercito venne ed accampossi presso Sidone ; ma di tentar la citt non sarrischi, perch v era stata raccolta grande copia di vettovglie, e v avea moltissima gente , cos a b ita n ti, come rifug giti. Levatosi adunque di l coll esercito s incammin alla volta di Filoteria , e al navarco Diogneto ordin

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di ritornar colle navi a Tiro. Giace Filoteria ( 1 9 9 ) sul A. di IL lago , in cui entra il fiume G iordano, e dondesce 536 nuovamente nel piano cos detto di Scitopoli. Impa dronitosi per accordo d amendue le mentovate c itt , animoso accingevasi alle future imprese: che la campa gna a queste citt soggetta potea di leggeri' fornir i viveri a tutto lesercito, e abbondevolmente sommini strar ci che facea d uopo alle operazioni. Assicurate quelle con presidii, pass la m ontagna, e giunse presso ad (aoo) Atabirio, che giace sovra un colle che ha (2 0 1 ) la forma di mammella ed una salita d oltre quindici stadii. Allor Antioco per via dinsidie e di certo strata gemma ebbe la citt. Imperciocch provocati quelli di dentro a un badalucco, e richiamati tosto i suoi cheran andati molto innanzi per appiccar la zuffa, e po scia fatti voltare gli stessi che fuggivano e balzar fuori quelli cherano appiattati, molti nel conflitto ne uccise, e finalmente inseguendoli e riempiendoli di spavento prese di primo impeto questa citt ancora. Circa quel tempo Cera uno de governatori soggetto a Tolemeo pass ad Antioco , il quale trattandolo generosamente fece s, che molti duci degli awersarii vacillarono nella fede. Poco stante adunque venne a lui il Tessalo Ippoloco con quattrocento cavalli dellesercito di Tolemeo. Poichebbe A tarbiopure assicurata, si tolse di l , e in proseguendo ricevette la sommessione di (2 0 2 ) F e lla , Camo e Gefro. LXXI." Tale essendo il buon successo desuoi affari, gli abitanti (ao3) dellArabia contigua, esortatisi vicen devolmente, tutti dunanime consenso a lui si unirono
P o lib io ,

tomo III.

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A. dii t. Con siffatto accrescimento di speranze e di sussidii 536 prosegu, e pervenuto nella (uo4) Galatide, simpadron di (ao5) Abila, e di quelli che andati vi erano a soc correrla, condotti da Nicia, prossimo parente ed affine di (2 0 6 ) Mennea. Restava ancor G adara, riputato il luogo pi forte di quelle contrade ; ma accampatosi di nanzi , ed erettevi delle o p e re , presto vi sparse gran terrore, e prese la citt. Udito poscia che in (2 0 7 ) Rabbatamana citt dell Arabia erano raccolti molti ne mici , i quali guastavano e correvano la campagna de gli Arabi cheransi a lui accostati: lasciata ogni altra co sa, mosse a quella parte e piant il campo sulle al ture, ove giace la citt. Girato poi il colle, e veggendo che da due luoghi soli era accessibile, col rec le forze, ed in que luoghi appunto fabbric le macchine, , dando la cura delle opere parte a Nicarco, parte a Teo doto ; mentre eh egli prestavasi ad am endue, e colla sua diligenza e vigilanza promovea la loro gara. Es sendo Teodoto e Nicarco molto assidui, ed in continua emulazione fra di lo ro , a chi prima rovescerebbe il muro opposto alle loro opere : non istette guari che contra laspettazione caddero amendue le parti del muro. Ci fatto, ripetevan di notte e di giorno gli assalti, e facevan ogni sforzo senza intermissione; ma pella mol titudine della gente concorsa nella citt vani riuscirono i continui tentativi che faceano; finattantoch un pri gioniero mostr loro un andito sotterraneo, per cui gli assediati discendevano a far acqua. Questo ruppero ed otturarono con terriccio e sassi ed altra simile materia. Allora cedettero quelli della citt per mancanza d a-

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equa e si arresero. Insignoritosi adunque di Rabbata- A. diR. n a n a , vi lasci Nicarco con un presidio conveniente , 536 e spediti Ippoloco e Cera ribellatisi da Tolemeo con cinquemila fanti ne luoghi della (2 0 8 ) Samaria e co mandato loro di stanziarvisi, e di proteggere quelli che a lui ubbidivano, si part collesercito alla volta di Tolem aidc, risoluto avendo di col svernare. LX XII. Nella medesima state i (2 0 9 ) Pednelissei as sediati ( 1 0 ) da Selgei e ridotti agli estremi, manda rono per soccorso ad Acheo. Il quale avendoglielo di buon grado accordato, essi coraggiosamente sostennero lassedio, riposandosi sopra gli ajuti promessi. Aclieo elesse Garsieri con seimila fanti e cinquecento cavalli, e spedilli in fretta a soccorrere i Pednelissei. I Selgei, conosciuto larrivo degli ajuti, preoccuparono le strette intorno alla cos detta (2 1 1 ) Scala colla maggior parte del lor esercito, e tennero lingresso di (2 1 2 ) Saporda, distruggendo tutti i passaggi e sentieri. G arsieri, invasa la Miliade, ed accampatosi intorno a Cretopoli, poich savvide, che per esser que siti gi occupati gli riu sciva impossibile di proseguir il cammino, immagin la seguente astuzia. Levato il campo indietreggi, come se rinunziasse allajuto che dovea recare pelianterioxe occupazione de passi. I Selgei facilmente credendo, che Garsieri abbandonato avesse il pensiero dajutare, parte ritiraronsi nel cam po, parte in c itt , imminente essendo il ricolto del frumento. Ma Garsieri voltatosi, giunse a marce sforzate sulle m ontagne, e trovatele deserte, le assicur con presidii, a quali tutti prepose Faillo. Andato poi coll esercito a (2 1 3) Perga, mand

84 A. diR. di l ambascerie agli altri abitanti della Pisidia, e neDa 536 Panfilia, ponendo loro innanzi agli occhi quanto erano minacciati dalla possanza de Selgei, ed invitandoli tutti ad assocciarsi con Acheo 7 e a soccorrer i Pednehssei. LX X III. I Selgei frattanto mandaron un capitano con forze , sperando di spaventare Fallo merc della pra tica che avean de luoghi, e di buttarlo fuori delle for tificazioni; ma non avendo conseguito il lor intento, e perduti molti soldati negli assalti, rinunziaron a questa speranza, evie pi di prima perseverarono nellassedio e nellia costruzione delle opere. Gli Etennei (2 1 4) per tanto, che abitano le montagne della Pisidia sopra Side, spediron a Garsieri ottomila uomini di grave armadura, gli Aspendii la met di questi. I S id iti, e per! rispetto della benevolenza loro verso A ntioco, e maggiormente pellodio che portavano agli Aspendii, non ebbero parte al. soccorso. Garsieri, presi seco gli ajuti e le proprie forze, sappress a Pednelisso, persuaso di levar lasse dio al primo arrivo; ma non essendosene i Selgei sbigot titi, si tir in picciola distanza, e pose il campo.' .Es sendo i Pednelissei oppressi dalla penuria, Garsieri in gegnandosi di far il possibile, appront duemila uomini, e dato uno stajo di frumento a ciascheduno, mandolli di nottetempo a Pednelisso. I Selgei, accortisi della fac cenda , corsero ad impedirglielo ; donde avvenne, che la maggior parte degli uomini che portavan il finimento furon tagliati, e che i Selgei di tutto simpossessa rono. Della qual cosa insuperbitisi, presero ad as sediare non solo la c itt , ma eziandio Garsieri. Impe rocch hanno i Selgei in Interra sempre un non so che

d audace e davventato. Quindi lasciato allora pure il A. diR. necessario presidio dentro allo steccato , cbl resto del- 536 lesercito stanziaronsi dintorno in varii luoghi, e ardita mente assaltaron ad un tempo il campo de nemici. Incalzando il pericolo da tutte le parti, e strappto es* sendo gi lo steccato in alcuni siti, Garsieri che in veggendo laccaduto disperava gi dellesito, mand i ca valli per certo luogo che non era guardato. Questi cre dendo' i Selgei che fossero spaventati, e che temendo dellavvenire si ritirassero, non vi badarono, anzi al tutto li neglessero. Ma essi attorno scorrazzando, e riu sciti alle spalle de nem ici, furon loro addosso, e va lorosamente menarono le mani. Dopo questo avveni mento i fanti di Garsieri presero animo, e quantunque avessero gi piegato, voltaronsi indietro, e rattennero limpressione degli avversarii : onde i Selgei da tutte le parti circondati, andaron finalmente in volta. Nello stesso tempo i Pednelissei, assaltati quelli cherano ri masi negli alloggiamenti, ne li scacciarono. Estesasi la &ga in molti luoghi, caddero non meno di diecimila. Di quelli che rim asero, gli alleati tutti ricoveraron a casa, ed i Selgei per la montagna ritornaron in patria. LXXIV. Garsieri levatosi di l , insegu tosto i fug genti , affrettandosi di passai' le strette, e davvicinarsi alla citt, pria che i nemici che fuggivano si fermassero e facessero qualche deliberazione intorno al sn arrivo. Venn egli adunque coll esercito alle porte della citt. I Selgei, fuori di speranza desser ajutati da socii, per ciocch la sciagura era comune, d abbattuti dalla sof ferta disgrazia , forte temevano per s stessi e per la

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A . diR. patria. Quindi raguuatisi a parlam ento , determinarono

536 di m andar per ambasciadore uno de cittadini nomato Logbasi, il qual era stato lungo tempo famigliare ed ospi te (a i5) di quellAntioco, che mor in Tracia; ed essen dosi a lui data in deposito Laodice, divenuta poi mo glie dAcheo, la educ come figlia, e maravigliosamente fu affezionato alla vergine. Il perch stimando i Selgei esser lui lambasciadore pi acconcio alla circostanza, lo spedirono. C ostui, abboccatosi privatamente con G arsieri, tanto fu colla volont alieno dal soccorrere la p a tria , secondoch convenivasi, che al contrario esort Garsieri, a m andar tosto per Acheo, impegnan dosi di consegnare la citt. Garsieri, accettata pronta mente la speranza offerta, mand a chiam ar Acheo ed a significargli lemergenza. Co Selgei fece tregua, ma trasse ognor in lungo il termine della convenzione, pro ducendo opposizioni e dubbii, perciocch aspettava A cheo, e dar volea comodo a Logbasi pe colloquii e per preparar limpresa. LXXV. Frattanto , m entre che spesso andavan e ve nivano per intertenersi in discorsi, quelli del campo , fattisi pi famigliari, introducevansi in citt per prov vedersi di vettovaglie. La qual cosa a molti fu gi so vente causa di ruina. ( a i 6 ) E sembra a me luomo fra tutti gli animali il pi facile ad esser ingannato, come chq tenuto sia il pi scaltro. Imperciocch quanti alloga giamenti e castella, quante e quali citt a questo modo furono tradite ? Ed essendo ci tanto spesso e cosi ma nifestamente a molti gi accaduto, io non so come nuovi sempre ci troviamo ed inesperti a siffatte tram e. La

8? causa di questo si , che non ci procuriamo la cogni- A . diR zione de singoli disastri, che colpiron i nostri mag- 536 giori ; ma sibbene gran copia di vettovaglie e di danari, e fabbricazioni di mura e da rm i, con molta fatica e spesa procacciamo pe casi inaspettati, e ci ch il pi facile di tu tto , e grandissimi servigi ne presta in tempi di pericolo , tutti negligiamo ; quantunque negli ozii onesti acquistai possiamo con diletto cotesta sperienza per via della storia, ( 2 1 7 ) e delle assidue ricer che sopra le cose. Del resto Acheo venne al tempo de stinato. I Selgei, seco lui abboccatisi, concepirono grandi speranze di sperimentar qualcheffetto dinsigne uma nit. In quello Logbasi, raccolti a poco a poco nella ' propria casa i soldati cheransi introdotti dal cm po, consigli a cittadini di non perder 1 occasione, ma di adoperare, riguardando alla benevolenza dimostrata da Acheo, e di recar a fine il trattato, convocando a par lamento il popolo per deliberare sul presente stato delle cose. F attasi tosto la ragunanza , consultarono ; chia mati eziandio tutti quelli eh erano alle stazioni, con animo di concluder laffare. LXXVI. Logbasi, convenutosi cogli avversar del tem po, appront quelli che avea raccolti in casa, c s co figli prepar e arm alla pugna. Per ci che spetta ai nem ici, Acheo colla met delle forze marci verso la c itt , e Garsieri colle rimanenti progred alla volta del cos detto C csbedio, ch un tempio di Giove op portunam ente situato sovra la citt ; perciocch ha l disposizione dnna rocca. Se ne avvide per avventura un caprajo, e lo rifer alfa ragunanza : onde chi corse

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A . diR. al Cesbedio, chi alle stazioni, e la moltitudine nelliin-

53(i peto dellira alla casa di Logbasi. Scopertasi la pratica, salirono gli uni sul tetto, gli altri ( a i 8 ) sforzarono Pa trio , ed uccisero Logbasi co figli, e in un con essi tutti quelli che ivi erano ; poscia bandirono agli schiavi la lib ert, e dividendo s stessi, andaron a difender i luoghi opportuni. Garsieri adunque, veggendo il Ces bedio gi occupato, desistette dal suo proponimento. Acheo si spinse innanzi sin alle porte; ma i Selgei. sortirono , ed uccisero settecento soldati M isii, e gli altri ributtarono. Dopo questa fazione Acheo e Garsieri ritiraronsi negli alloggiamenti. Ma i Selgei, per timore delle discordie intestine e delle invasioni nem iche, spediron i pi vecchi fra di loro colle insegne di supplicanti, e stipularono la pace alle seguenti condizioni: Darebbono subito quattrocento ta le n ti , e i prigioni Pednelissei. Aggiugnerelbono dopo qualche tempo altri trecento talenti. I Selgei adunque per lempiet di Logbasi ven nero in pericolo di perder la p atria, e col lojo gene roso ardire la salvarono, e non disonorarono la li bert, e ( 2 1 9 ) laffinit che hanno co Lacedemonii. LXXVII. Acheo , poichebbe ridotta in suo potere la Miliade e la maggior parte della Panfilia, lev le ten d e, e giunto a S a rd i, fece continua guerra ad Attalo, minacci Prusia, e a tutti quelli che abitano di qua del Tauro fu formidabile e molesto. M entre che Acheo faceva la spedizione contro i Selgei, Attalo coi Galli (aao) Egosagi girava per le citt dell Eolia, e le contigue a queste, che dapprima eransi per paura ar rese ad Acheo. Delle quali la maggior parte a lui si

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diedero volontarie, e gliene ebbero grado ; poche abbi A . diR. sognarono della forza. Quelle che spontanee passaron in 536 suo dominio, furtfno primieramente (2 2 1 ) Cuma, Smima e Focea; poscia gli" ( 2 2 2 ) Egei ed i Tem niti, spaven tati del repentino Suo arrivo. Vennero pure ambasciadori da (2 2 3) Tei e da Colofoni a consegnar s e le loro citt. Ricevute queste ancora alle stesse condizioni delle p rim e , e presi statichi, ud con benignit singo lare gli ambasciadori de Smimei, avendo questi sovra gli altri m antenuta a lui la fede. Continuando il cam mino , e passato il fiume (3 2 4 ) Caico prosegu verso le abitazioni de M isii, e allontanatosi da queste per venne ai (aa5) Carsei, i quali spavent, non meno che coloro che guardavano (2 2 6 ) Diclimatiche (le fortezze ge melle ) , a tale che Temistocle lasciato da Acheo co mandante di quelle castella, gliele consegn. Partitosi di qui, e guastato (2 2 7 ) il piano d A pia, super il monte chiaimato (2 2 8 ) Pelecante, ed accampossi presso al fiume Megisto. LX X V III. Ivi, (2 2 9 ) ecclissata laluna, iGalli che gi da lungo tempo male sopportavano i patimenti del viaggio, come quelli che faceansi seguir in guerra sui carri dalle mogli e da figli, prendendo allora quel caso per un mi augurio, non vollero pi andar avanti. Il re Attalo che da loro non traeva vantaggio alcuno, vedendoli nel cammino staccarsi dagli altri, ed accamparsi in dis parte , ed al tutto disubbidienti e superbi, cadde in un imbarazzo non comune. Imperciocch tem ea, non, inclinatisi ad A cheo,'con lui lassaltassero, ed insieme dubitava di conseguirne mala fam a, ove circondati li

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A.diR. facesse tutti trucidare, noto essendo, come sulla fede 536 di lui passati erano in Asia. Quindi valutosi dell oc casione m entovata, promise che pr allora gli avreb be rimessi al passo, e darebbe loro un luogo comodo per abitare , ed in appresso li compiacerebbe d ogni cosa possibil ed onesta che fossero per chiedergli. Attalo adunque , ricondotti i Teboragi (a3o) nellEllesponto, e trattati benignamente i Lampsaceni, (a3i) gli Alessandrini, e gl Iliei, perciocch gli aveano serbata la fede, si ridusse coll esercito in (a3a) Pergamo. 537 LXXIX. Antioco e Tolemeo, in sullincominciar della Cxl 111 primavera, pronti avendo gli'apparecchi, occupavansi di decider la spedizione con una battaglia. Tolemeo adun que usc d Alessandria con settantamila fanti, cinque mila cavalli, e settantatre elefanti. Antioco , risaputa la loro p a rte n z a , raccolse le sue forze. E ran queste fra (a33) Dai, Cannami e Cilicii armati alla leggera da cinquemila uomini, la cura e la condotta de quali ebbe il Macedone Bittaco. Sotto 1 Etolo Teodoto che trad Tolemeo erano i-soldati pi scelti del regno, armati alla foggia di Macedonia, diecimila uomini, la maggior parte de quali portava (a34) scudi dargento. La falange som mava ventimila, capitanata da Nicagora e da Teodoto chiamato Emiolio. Oltre a questi vavea duemila (235) Agri ani e Persiani, saettatori e from bolieri, e con essi mille T ra c i, condotti da (236) Menedemo Albandese. V avean ancora M edi, (1 3 7 ) Cissii, Cadusii, e Carmani, in tutto cinquemila, cui era ingiunto d ubbidire al Medo Aspasiano. Arabi ed altri a questi confinanti ascendevan a diecimila e soggetti eran a Zabdibelo. I

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m ercenarii venuti dalla Grecia; conduceva H Tessalo Ip- A . diR. poloco, ed il loro numero saliva a cinquemila. Cretesi 5 3 7 n ebbe mille cinquecento sott Euriloco , e Neocretesi mille sotto Zeli da G ortinio, con cui erano cinquecento lancieri L idii, e mille (238) Cardaci sotto il Gallo Lisi maco. I cavalli montavan in tutto a seimila, quattro mila de quali affidati erano alla condotta d Antipatro, nipote fraterno del re: agli altri era preposto Temisone. Era dunque 1 esercito d Antioco composto di sessan tadue mila fan ti, con seimila cavalli, e cento due elefanti. LXXX. Tolemeo j avviatosi a Pelusio, alloggi dap-t prima in questa citt. Ivi raccolse gli (a3g) a rre tra ti, e poichebbe misurato il frumento allesercito, levossi e prosegu camminando rasente il (a4) Casio e le cos dette Voragini per un terreno privo dacqua. Pervenuto ( 2 4 0 il quinto giorno al luogo destinato, accampossi in distanza di cinquanta stadii da Raffia, che dopo (a42) Rinocolura la prima citt (a43) della Celesiria verso 1 Egitto. Circa lo stesso tempo venne Antioco colle sue forze, e giunto m Gaza (a44) ristor col lesercito, poscia and innanzi a bell agio, e passato davanti a Raffia pose il campo di nottetem po, lungi dagli aVversarii circa dieci stadii. Dapprincipio, trovatisi a cotal distanza, ebbero gli accampamenti l imo di rincontro allaltro. Ma dopo alcuni giorni Antioco, e per prender u n luogo pi opportuno, e per inspirar coraggio alleser cito , si fece cogli alloggiamenti pi vicino a Tolemeo, per modo che gli steccati non erano cinque stadii luno dallaltro distanti. Nel qual tempo nacquero parecchie

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j. diR. avvisaglie fra quelli che uscivano a far acqua e a fo53y raggiare; e scaramucce ancora ebbero luogo nell in tervallo fra i due ca m p i, quando di cavalli, quando di fanti. LXXXI. In quello Teodoto fece un impresa (;42) con Etolica bens, ma non vile audacia. Im perciocch, co noscendo le costumanze ed il genere di vita del Re per aver in addietro molto tempo dimorato alla sua co rte, entr con altri due di buon mattino nel campo de ne mici. Alla faccia non fu egli riconosciuto per cagione dell oscurit, n tampoco indicollo il vestito e il resto (a 4 6 ) dell attillatura , essendo in. quel campo ancora varie fogge (^4y) d abbigliamenti. Scorta avendo nei giorni antecedenti la tenda del Re, come quella eh era vicinissima al luogo dove si fecero le scaramucce, ardita mente vi trasse, -e in passando non fu veduto da alcuno de primi. Lanciatosi nella tenda, in cui il Re soleva dar udienza e pranzare, frug dappertutto, ma non trov il Re; sendoch Tolemeo pigliava riposo fuori della tenda co spicua in cui mangiava e vacava agli affari. Feriti per tanto due di quelli che ivi dorm ivano, (>4 ) e ucciso Andrea medico del R e, salvo si ritir nel suo alloggia mento, levatosi contro di lui un poco di rumore appe na quando si sottrasse dal campo. Cos quanto alla audacia, compi costui il suo disegno, ma per ci che spetta alla previdenza fall, per non aver bene investii gato, ove Tolemeo era solito a prender riposo. LXXXII. I Re, poich cinque giorni rimasero l uno dirimpetto all altro accam pati, risolverono amendue di venire a una decisiva battaglia. Incominci Tolemeo

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a muovere 1 esercito fuori dello steccato, ed immanti- ut. diR nento Antioco gli si fece incontro colle sue forze. Le 5 3 7 falangi, e la scelta milizia armata alla Macedonica, amendue schierarono di fronte. Le, ale Tolemeo colloc in questa guisa. Policrate co cavalli a lui soggetti tenne lala sinistra. F ra questa e la falange erano i Cretesi, ac canto a cavalli, e loro appresso (4 9 ) banda reale , dopo di questi gli scudi brevi con Socrate, contigui agli Africani armati alla Macedonica. Nell ala destra era il Tessalo Echecrate co suoi cavalli, e a mano manca di lui stavano i Galli e i Traci. Dopo venia Fossida coi mercenarii Greci accostati alla falange Egizia. Degli elefanti quaranta erano nell ala sinistra, ove combatter dovea Tolemeo, e trentatre schierati furono innanzi al1 ala destra, e presso a cavalli mercenarii. Antioco col loc i sessanta elefanti, a cui era preposto Filippo (25o) seco lui allevato, l dov gli stesso combatter doveacon Tolemeo. Dietro a questi pose due mila cavalli sotto gli ordini d Antipatro , e due mila ne attel in forma di falce. Presso a cavalli nella medesima fronte mise i Cre tesi, e dopo di questi i mercearii Greci; poscia schier i cinque mila armati alla Macedonica sotto il Macedo ne Bittaco. Nella battaglia sinistra pose precisamente nell ala due mila cavalli condotti da Temisone, e pres so a questi i Cardaci e i lancieri Lidii ; poscia i fanti leggeri sotto Menedemo, che sommavano tre mila; do po questi i Cissii, Medi e C aim ani, e accanto ad essi gli Arabi, e i popoli con essi confinanti attaccati alla fa lange. I rimanenti elefanti mand innanzi all ala destra, preponendo loro uno ch era stato ( a 5 i) paggio reale, ed aveva nome Miisco.

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LXXXIII. Schierati che furono gli eserciti in cotal guisa, passarono amendue i Re co duci e cogli amici in* nanzi alle respettive fro n ti, esortando ciascheduno i suoi. E siccome avean tutti e due le maggiori speranze nelle falangi, cos posero la maggior industria nell aringarle. Ajutaron in ci Tolemeo Andromaco e Sosibio, e la sorella (a52) Arsinoe; Antioco Teodoto eN icarco: che questi avevano in ambi gli eserciti la condotta delle felangi. Era il tenore delle ammonizioni in ciascheduna parte pressoch il medesimo; perciocch (a53) nessuno di loro avea qualche proprio fatto illustre e memorabile da recar in mezzo, come quelli che di recente assunto ebber il dominio. Quindi rammentando la gloria e le gesta de maggiori 7 tentarono d inspirar alle falangi animo ed ardire ; e massimamente porgendo loro lusin ghe peli avvenire, pregavano ed esortavano cos in par ticolare i d u c i, come in comune tutti quelli d i erano per combattere a diportarsi con coraggio e valore, nel presente cimento. Queste e simili cose dicevano scor rendo le file a cavallo, parte essi medesimi, parte per mezzo d interpreti. LXXXIV. Ma poich venne Tolemeo colla sorella alla sinistra di tutta la loro schiera, ed Antioco collo (a54) squadrone de cavalli regii alla destra, dato il segno dell'attacco, affrontaronsi dapprima cogli elefanti. Alcuni di quelli di Tolemeo urtarono gli avversar), e sovressi egregiamente combattevano gli uomini dalle torri, davvicino avventandosi le sarisse (aste Macedoniche) e vi cendevolmente percuotendosi. Ma pi bello ancora era veder le belve pugnar insieme di fronte con violenza e

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corrersi addosso. Che (a55) in tal guisa combattono co- A . di R. testi animali. Avvinghiandosi (a56) ed intrecciando' tra 53 j loro i'denti, spingonsi (a5y) con-tutta la forza, ed osti nati difendon il posto , finattantoch l uno 1 altro non sow erchia, e in l caccia la sua proboscide. Quando questo nel piegare scopre il fianco, il vincitore lo feri sce co denti, siccome fanno i tori colle corna. La mag gior parte degli elefanti di Tolemeo cansava la bat taglia, conform costume degli elefanti Africani, i quali (a58) non tollerano lodore e la voce degli Indiani, (2 5 9 ) ma spaventati ancora, per quanto io c re d o , della loro grandezza e fo rza, fuggon immantinente in veggendoli approssimarsi da lungi. Locch allor pure avvenne. Le belve scombuiate e (a6 o) spinte addosso alle proprie schiere, oppressero la banda reale di Tolemeo e la fecero piegare. Ma Antioco, girata avendo lala sovragli elefanti, assalt Policrate e i cavalli da lui condotti: ed insieme i mercenarii Greci eh1 eran intorno alla falange, dal la. to interno degli elefanti, attaccarono gli scudi brevi di Tolemeo, e li respinsero, essendogi le loro schiere dis ordinate dagli elefanti. Per tal modo tutta 1 ala sini stra di Tolemeo oppressa pieg. LXXXV. Echecrate, che avea 1 ala destra, dapprin cipio osservava P azzuffamento delle ale anzidette ; ma poich vide la colonna- di polvere portarsi verso desuoi, e gli elefanti della sua parte non osar punto d acco starsi agli avversarii, ordin a Fossida, che avea i mer cenarii G reci, d attaccar quelli che gli erano schierati di fronte. Egli uscito di fianco, co cavalli, e.con quelli che attelati erano presso gli elefanti, si pose fuori del-

g6 A.diR. P assalto delle belve, ed i cavalli nemici, quali alle spal5 3 7 l e , quali a 7 fianchi attaccando mise presto in fuga. Lo stesso fece Fossida e tutti quelli che gli erano dintorno; perciocch gittatisi sovra gli Arabi e i Medi, li costrin sero ad andar in volta precipitosamente. Vinse adun que 1 ala destra d Antioco , e la sinistra fu sconfitta ; ed essendo per siffatto modo amendue le falangi nuda te dalle a li, rimasero intatte in mezzo al p ian o , con dubbie speranze sull avvenire. In quello pugnava Anti<tcrvAdtKtafei!detr& con glande vantaggio. Tolem eo, ritiratosi *sotto la falange, si fece d io ra innfenxij e venu to al cospetto dell esercito, atterr gli avversarli, ed ai suoi ntise gran fervore ed alacrit. Quindi Andromaco e Sosibio posero subito la lancia in rst fid ia n o ltra ronsi. I militi scelti di Siria per breve tempo'focercK<&sta; ma quelli che condotti erano da Nicarco tbsto'pie garono e ritiraronsi. ( 1 6 1 ) Antioco, qual inesperto e giovine, credendo che siccome dalla sua parte, cosi dalle altre tutte fosse la vittoria, inseguiva quelli che fuggiva no. Finalmente certo soldato de veterani fermollo e m ostrigli la polvere che dalla falange moveasi verso il suo campo ; ond egli conobbe la faccenda, e tent di correre coll insegna reale al luogo ove i suoi erano schierati ; ma trovando tutti fuggiti, fece la ritirata in Raffia , persuaso che, per quanto era in lui, aveva vinto, e stimando che l infelice esito dell affare procedeva, dall altrui vilt e timidezza. . LXXXVI. Tolemeo, la cui vittoria decisa fii dalla faiiiftge, inseguiti avendo gli avversarii co cavalli e coi mercenarii dell al^ d estra, e molti uccisi, ritirossi, e

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negli alloggiamenti dond era uscito pernott. U giorno A .d i t appresso, levati e seppelliti i proprii m orti, e spogliati 53 j quelli de nemici, si tolse di l, e prosegu verso Raffia. Antioco subito dopo la fuga pens d accamparsi fuori della c itt , raccolti eh ebbe quelli eh erano fuggiti in frotte; ma essendosi il maggior numero ritirato nella citt, fu egli pure costretto d entrarvi. Uscito poscia di buon mattino cogli avanzi dell esercito, si diresse (2 6 3 ) verso Gaza. Col stabil gli alloggiamenti, e mandato avendo per la licenza di levar i m o rti, 1 ottenne e li tumul co dovuti onori. M orirono della gente d Antitco, fanti non molto meno di dieci m ila, cavalli pi di trecento. Vivi furono presi oltre quattro mila. Degli elefanti peri rono tre nell istante, due delle frite. Di quelli di Tole meo furono uccisi da mille cinquecento fa n ti, e circa settecento cavalli; elefanti ne morirono sedici, e gli al tri quasi tutti furono presi. Tal fine ebbe la battaglia fra i due Re per il dominio della Celsiria. Levati che furono i cadaveri , Antioco si ridusse a casa coU eser c ito , e Tolemeo ebbe RafEa e le altre citt al primo arrivo, gareggiando tutte fra di loro a chi prima gli si arrenderebbe e ristabilirebbe il suo dominio. per tanto costume di tutti in siffatte circostanze d accon ciarsi sempre in qualche modo al presente ; ma sovra gli altri la razza d uomini che abita que paesi ha lin dole proclive a cotal genere di compiacenze richieste dal tempo. Ed allora ragion volea che ci accadesse , merc della benevolenza che gli animi guidava verso i re d Alessandria : sendoch i popoli della Celesiria (a63) p o l i b i o , tomo in . 7

98 A. di . venerano, checch ne sia il motivo, sempre p i questa 53y casa. Quindi non oiisero veruna sorta di liete dimo strazioni, (a64) Onorando Tolemeo con corone, con sa crifici!, con altari e con ogni adorazione di questa fatta. LXXXVU. A ntioco, come prima giunse nella citt che ha il suo nome, mand Antipatro figlio di suo fra tello , e Teodoto Emiolio ambasciadori a Tolemeo per la pace , temendo una invasione nemica. Imperciocch diffidava egli della soldatesca per la sconfitta toccata, e paventava non Acheo si prevalesse delloccasione contra di lui. T olem eo, non riflettendo punto a queste cose, m a contento dell ottenuta vittoria, perch inaspettata, e del conquisto non atteso della Celesiria, non era alie no dalla q u iete, anzi oltre il dovere vi era propenso, tratto dall abituale sua leggerezza, e dalle magagne del suo animo. Q u indi, venuto a lui Antipatro cogli altri ambasciadori, minacciolli alcun poco, e bisini Antioco di ci che avea fatto, ma gl! concdette tregua per un anno, e sped con essi Sosibio per istabilire l accordo. Egli poi, soggiornato eh ebbe tre mesi in Siria e in Fe nicia , e riordinate le c itt , lasci Andromaco da As pendo per governatore di tutti gli anzidetti luoghi, e mosse colla sorella e cogli amici alla volta d Alessan dria , psto avendo alla guerra una fine (a65) che nes suno nel regno sarebbesi aspettata, considerando in tut to il resto il tenor della sua> vita. A ntioco, stipulata la tregua con Sosibio, occupossi, secondoch aveasi pro posto dapprim a, dell apparecchio contr Acheo. In questi termini erano gli affari dell Asia. LXXXVIII. (2 6 6 ) I Rodii, a tempi de quali in ad-

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dietro parlammo , presa occasione dal terremoto poco -A diR. anzi presso di loro avvenuto, in cui cadde il gran Co- 53y losso e la maggior parte delle m ura e delle darsene, con tanta prudenza e abilit adoperaron in quella con giuntura, che ne ridond loro vantaggio anzich danno. Tanto differiscono fra gli uomini, cosi nelle private come nelle pubbliche faccende, dalla stupidit e dallinfingar daggine la diligenza e lassennatezza : che quelle volgon in danno eziandio i felici eventi, queste convertono in utilit glinfortunii ancora. I Rodii adunque talmente govemaronsi in quella vicenda, che grande e terribile rappresentando la loro disgrazia, e usando nelle amba scerie gravi e dignitose parole, non meno ne congressi, che nelle conferenze particolari, indussero le citt e singolarmente i re a far loro sontuosi regali, sapendo gliene perfin grado i donatori. Imperciocch (2 6 7 ) Gerone e Gelone diedero loro non solo (2 6 8 ) settantacinque ta lenti dargento, parte subito, parte in brevissimo tempo, e cinque per la spesa dell olio a quelli che eserciterebbonsi (2 6 9 ) nel Ginnasio, ma dedicarono pure nella loro citt caldaje dargento coglimbasamenti, e alcune brocche. Oltre a ci destinarono dieci talenti pe sacri fici!, ed altri dieci (2 7 0 ) a sollievo de cittadini affinch tutti i doni ascendessero a cento talenti. Accordaron eziandio franchigia a quelli che presso di loro appro davano, e diedero loro cinquanta (2 7 1 ) catapulte di tre cubiti. E finalmente dopo esser loro stati cortesi di tante cose , quasi riconoscendosi beneficati, eressero nella (2 7 2 ) Mostra di Rodi due statue rappresentanti il popolo di Rodi coronato dal popolo di Siracusi.

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J.d iR . LXXXIX Promise loro anche (a^3) Tolemeo tre537 cento talenti dargento, ed un milione (2 7 4 ) dardebbi di frumento ; legni da costruzione per sei vascelli da cinque, e dieci da tre ordini, consistenti in travi di pino (2 7 5 ) quadrati di giusta m isura, insieme venti mila braccia ; moneta di bronzo mille tallenti , stoppa tre mila , tele7da vela tremila. Pel ristabilimento (2 7 6 ) del Colosso tremila (2 7 7 ) talenti di bronzo; cento architetti, trecencinquanta operaj, e per il loro salario quattor dici talenti allanno. Oltre a c i , pegli spettacoli e sa crifica dodicimila ardebbi di frumento, e ventimila pel mantenimento di dieci triremi. Di queste cose diede la maggior parte subito, e de danari la terza parte. Del pari Antigono don loro diecimila pezzi di legno della lunghezza dotto a quattro braccia ad (2 7 8 ) uso di pali; assi (2 7 9 ) per tavolati lunghe tre braccia e mezzo cin quemila , tremila talenti di ferro , mille di pece c o tta , di pece cruda mille misure. Innoltre promise cento ta lenti dargento. (2 8 0 ) Criseide sua moglie aggiunse cento mila moggia di frum ento, e tremila talenti di piombo. Seleuco padre d Antioco , oltre la franchigia a quelli che approderebbono nel suo reame, don dieci navi da cinque palchi allestite, dugento mila moggia di grano, legna (2 8 1 ) cinquemila braccia, ragia e crine di cia scheduno mille talenti. XC. Lo stesso a un di presso fecero Prusia e Mitri date , e i signori che allora dominavan in A sia, cio a dire (2 8 2 ) Lisani a, Olimpico, Limneo. Le citt poi che sovvennero i Rodii secondo la loro possa, non facile dannoverare: a tale che ove alcuno consideri il tempo,

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in cui la loro citt incominci a rimettersi, forte si ma- A. di il raviglier, come in cos breve ora crebbero tanto le 5 3 j sostanze private e la pubblica opulenza; ma se riflettasi all opportunit del sito , e alla quantit degli effetti recati col da fuori, non a stupirsene: anzi per poco non sembrer essa prosperar meno di quello che do vrebbe. Le quali cose noi abbiamo dette, primieramente per significar la magnificenza de Rodii neUe pubbliche instituzioni, per cui sono ben degni di lode e dimita zione; in secondo luogo per far conoscere quanto sieno meschini oggid i doni de re , e quanto sia poco ci che le nazioni e le citt da loro ricevono : affinch i re che larghi sono di quattro o cinque talenti, non ere* dano di aver fatto gran cosa, n pretendano di procac ciarsi da Greci la benevolenza e lonore eh ebbero gli antichi re; e le citt recandosi innanzi agli occhi ,la gran dezza de doni passati, non rimeritino sbadatamente i pic cioli e miseri che ora si fanno con sommi e solennissimi ,onori; ma tanto pi s ingegnino di serbar a ciasche duno i convenevoli compensi, (a83) rammentandosi che i Greci di gran lunga superiori sono agli altri uomini. XCI. In sull incominciar della s ta te , mentre che Ageta era pretore degli Etoli, ed avendo Arato assunta la pretura degli Achei : ( che di qui ci partimmo per volgerci alla guerra sociale: ) Licurgo Spartano se ne venne indietro dallEtolia. Imperciocch gli Efori, avendo trovata falsa laccusa, per cui and in bando, manda ron a richiamarlo. Costui adunque ordin coll Etolo Pirria ch era pretore degli Elei, di far una irruzione nella Messenia. Arato ricevuta avea la milizia straniera

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A.diR. degli Achei corrotta, e le citt poco premurose di 53^ contribuir danaro a quest oggetto ; peiciocch l an tecessore di lui Eperato, conforme dissi di sopra, avea la repubblica male e con negligenza amministrata. T utta via esortati gli Achei; e attenuto un decreto a tal uopo, con vigore occupossi degli apparecchi di guerra^ Decre tarono gli Achei le seguenti cose. Avessero ad (2 8 4 ) alimentarsi ottomila mercenarii a piede , e cinquecento a cavallo; scelti A ch ei tremila fa n ti , e trecento caval li , f r a i quali M egalopolitani cogli scudi di bronzo cinque cento f a n t i , e cinquanta c a v a lli , e lo stesso numero d A rgivi. Decretaron ancora di m andar fuori navi a volteggiare , tr intorno ( 2 85) al lido orientale dell Argolide e nel golfo dArgo, tre circa P atra, Dima, e quella marina. XCII. M entre che Arato in ci adoperavasi, e que sti apparecchi allestiva, Licurgo e Pirria indettatisi du scire nello stesso giorno, andarono verso la Messenia. Il pretore degli Achei, conosciuto il loro divisam ente, venne co mercenarii e un drappello della milizia scelta in Megalopoli, a difesa de Messemi. Licurgo venuto fuori ebbe per tradimento (2 8 6 ) Cai ama, castello de Messemi, indi prosegu affrettandosi di raggiungere gli Etoli. Pirria usc dElide con pochissima gente, ed es sendogli impedito lingresso nella Messenia da (2 8 7 ) Ciparissei, se ne ritorn. Il perch L icurgo, non si potendo unire con P irria , n bastando egli all impre sa, dopo aver dato per breve tempo alcuni assalti ad (2 8 8 ) A ndania, si ridusse di bel nuovo a Sparta sena aver fatto nulla. A rato , essendo a nemici fallito il disegno,

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provvedendo, siccome era ragionevole , all avvenire , 4- i R concert con (2 8 9 ) Taurione di preparare cinquanta 53y cavalli e cinquecento fan ti, e co Messenii che spedis sero-un egual numero di cavalli e di fanti; volendo con questa gente guardar il territorio de Messenii, de Megalopolitani, de Tegeati e degli Argivi ; imperocch que sti territorii confinano colla Laconia, e pi degli altri nel Peloponneso esposti sono alle ostilit de Lacede moni!, Colla 'milizia scelta degli Achei e co mercenarii, risolvette di custodir le parti dell Achea che voltate sono allElea e allEtolia. X C III. Combinate queste disposizioni, riconcili i Megalopolitani fra loro per decreto degli Achei. Cpnciossiaeh avendoli di recente ( 2 9 0 J Cleomene privati della patria, e come si dice dalle fondamenta distrutti, difettavan essi di molte cose, e di tutte aveano strettezza; e quantunque danimo non cadessero , erano tuttavia nellimpossibilit di spendere, cos in pubblico, come in privato. Quindi tu ttera pieno Ira loro di contese , gare ed ira; la qual cosa accader suole, e ne pubblici affari, e nella vita privata, quando le facolt vengon meno alle imprese. Dapprima disputarono circa il mu ram ento della c itt , dicendo alcuni che la si dovea ristrignere, e ridur a tale, che prendendo a cignerla di m ura potessero compier il lavoro e difenderla, ove le sopraggiungesse qualche caso ; giacer essa ora distrutta per cagione della sua grandezza, e della scarsit de? suoi abitanti. Oltre a ci voleano che i possidenti la terza parte de loro fondi contribuissero a (2 9 1 ) dota zione de nuovi cittadini che fossero per esser presi.

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A. diR. Altri non tolleravano che si diminuisse la citt) n ap*

537 provavano che si conferisse la terzaparte delle posses sioni. Ma grande svra le altre fu tra essi la contesa circa le leggi scritte da (3 9 2 ) P ritanide, che Antigono avea lor dato a legislatore, ed era uno degli uomini pi illustri del Peripato, e della setta che vi si profes sava. Disputando essi cos, Arato postavi tutta la pos sibile cura , cess la loro discordia. Le condizioni, a cui finirono le loro differenze incisero in una colonna, che rizzarono presso laltare di Vesta nel tempio di (2 9 3 ) Giove Accordatore. XCIV. Dopo questa riconciliazione , Arato levato il campo and al congresso degli A chei, e consegn i mercenarii a Lieo da F a ra , ch era allor vice-pretore del patrio (2 9 4 ) distretto. Gli Elei disgustati di Prria, fecero venire dagli Etoli un altro capitano, Euripida. Questi , aspettato il congresso degli A chei, prese sessanta cavalli e duemila fan ti, e si mise in cam m ino, e varcato il contado di Fara , corse la campagna sino al territorio d E g io , indi fatta molta p re d a , ritirossi verso (2 9 5 ) Leonzio. L ieo, avu tone nuova, venne in fretta al soccorso, e raggiunto il nemico e di botto con lui azzuffatosi, gli uccise quattrocentuomini e dugento ne prese vivi, fra cui eraao alcune persone cospicue, Fissia, Antanore , Clearco , Androloco, Evanoride, Aristogitone, Nicasippo ed Aspasio. Le armi e le bagaglie vennero tutte in suo potere. Intorno a quel tempo il comandante del naviglio Acheo, fatta'u n a spedizione a (2 9 6 ) Molicria ne riport poco -meno di cento schiavi ; poscia torse il cammino e na-

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vig alla volta di (2 9 7 ) Calcea. Usciti gli abitanti per A.diR. difendersi, s impadron di due vascelli lunghi colle 53y ciurme , e presso (2 9 8 ) il Rio dell Etolia prese un na vicello insieme colla gente, che vi era. Cos concorrendo ad un tempo le prede per m ar e per te r r a , e accoz zandosi da queste sufficiente copia di danaro e di vet tovaglie, nacque ne soldati fiducia di conseguire gli stipendi!, e le citt vennero in isperanza di non esser gravate da tributi. XCV. M entre che accadevano le cose anzidette, Scerdilaida reputandosi offeso dal re Filippo, perch questi non gli avea pagato (2 9 9 ) il residuo della somma con lui pattuita, sped quindici barche, tentando di portarsi via con frode il danaro dovutogli. Approdate a Leucade furono da tutti siccome amiche ricevute, pelle sociali pratiche cheran in addietro fra loro corse. Non fecero esse, a dir vero, male alcuno, n il poterono pella man canza del tem po; se non che contra la fede de trat tati assalirono i Corintii Agatino e Cassandro cherano col venuti colle navi di Taurione, ed aveano gi come amici afferrato con quattro vascelli, i quali presero ed insieme co legni mandaron a Scerdilaida. Poscia sal pati da Leucade ed andati verso (3oo) il promontorio di Malea, raccolsero preda e menarono seco i merca tanti. Avvicinandosi gi la stagione del riclto, e tras curando Taurione di presidiare le anzidette citt, Arato colla sua gente scelta prestava sussidio agli Argivi che mietevn il frumento. Euripida pertanto usc cogli Etoli per spogliar la campagna de Tritei ; ma L ieo , e Deinodoco, capitani della cavalleria Achea, risaputa la

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A. diR . partenza degli E t oli dall Elide, raccolti i Dimei, i Pa*

5 i y trei ed i Farei , ed aggiunti a questi i m ercenarii, in vasero lElea, e pervenuti al luogo chiamato (3oi) Fissio , mandaron i pi spediti e i cavalli a fare scorri* b an d e, e la grave armadura nascosero nell anzidetto sito. Essendo gli Elei popolarmente sortiti contra gli scorridori, ed incalzandoli nella ritirata, balzarono fuori li soldati di Lieo ed assaltarono quelli' cheransi troppo innoltrati. Non resistendo gli Elei all impeto , ma fug gendo alla prima comparsa, ne uccisero da dugento, e ottanta circa ne presero vivi, e recaron ih salvo la preda da ogni parte raccolta. Ad un tempo il navarco degli Achei fece frequenti discese sulle spiagge della (3oa) Calidonia e della Naupazia, spogli la cam pagna, e sconfisse due volte i loro .ajuti. Prese ancora Cleonico da Naupatto , il quale, perciocch era pubblico ospite degli A chei, non fu nellistante venduto, e dopo qualche tempo fu messo in libert senza riscatto. XCVI. Circa lo stesso tempo Ageta pretore degli E toli, fatta la massa del popolo, depredava la campa gna degli A cam ani, e corsggiava impunemente tutto lEpiro. Ci fatto ritorn a casa, e licenzi gli Etoli alle loro citt. Gli Acarnani dal loro canto intaser il ter ritorio di Strato, e colti da panico terrore , vergogno samente , ma senza danno se ne ritornarono: n osa rono dinseguirli gli abitanti di Strato, credendo la loro ritirata insidiosa. A (3o3) Fanotea pure fu commesso un (3o4) tradimento a rovescio in questa guisa. Alessan dro, preposto da Filippo alla F o c id e , macchinava un inganno cpntro gli Etoli per via di certo G iasone, il

107 quale a lui soggetto, era comandante di Fanotea. Que- A. dii l. sti mand ad Ageta pretore degli E to li, e s gli accord 5.37 la consegna della rocca de Fanotesi, ed intorno a ci fece giuramento e convenzione. Giunto il giorno desti* n a to , venne Ageta cogli Etoli di nottetempo presso la citt, e nascosi avendo gli altri in certa distanza, col ri mase. Scelti poscia cento de pi abili gli sped verso la rocca. Giasone, che avea Alessandro pronto nella citt con soldati, ricevette i giovani secondo il tratta to, e tutti glintrodusse nella ro cca;m a gittatisi dentro quelli d Alessandro, il drappello scelto degli Etoli fu fatto prigione. A geta, sopraggiunto il giorno, conobbe il fa tto , e ricondusse a casa lesercito, caduto Veggendosi in un laccio non dissimile da quelli chegli sovente tendea. XCVII. Frattanto il re Filippo prese (3o5) Bilazora, eh la citt pi grande della (3 0 6 ) Peonia , ed assai opportuiiamente situata per entrare dalla Dardania nella M acedonia, per modo che merc di questa fazione erasi quasi liberato dal timore desser invaso da Dard an i, i quali difficilmente entrati sarebbono nella Ma cedonia, poich Filippo per via dellanzidetta citt avea in suo potere tutti glingressi. Avendola assicurata, sped in fretta Crisogno con gente dalla Macedonia supe rio re, ed egli, colle forze che prese dalla (30 7 ) Bottiea e dallAnfassitide," venne in (3 0 8 ) Edessa. Aspettati col i Macedoni cherano con Grisogono, levossi con tutto lesercito, e il sesto giorno arriv in (3 0 9 ) Larissa. Con tinu il cammino senza posa tutta la n o tte , ed in sul mattino pervenne a (3 1 0 ) Melitea, la quale citt tent,

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A. di R. accostando le scale alle sue mura. Il repentino e ma537 spettato caso atterr i Melitei a tale, chegli di leggeri sarebbesi della citt impossessato ; ma essendo le scale molto pi brevi del bisogno , gli fall limpresa, XCVIII. Nel qual genere sovrattutto sono da incol parsi i duci. Imperciocch se taluni, non facendo prov vedimento alcuno, n misurando le m ura, i precipizii, ed altri somiglianti siti, per cui s accingono ad entrar in una c itt , inconsideratamente vi si accostano per prenderla; chi di ci non li biasimer? E se avendo, per'quanto in lo ro , fatte coteste misurazioni, la co struzione delle scale, e di siffatte macchine , che con picciola fatica si compongono, ed in grande (3 11 ) danno di s prova, affidano temerariamente a qualsivoglia per sona ; come non saran essi a ragione accusati ? Che in tali affari non possibile di ometter ci che doveasi fare senza pagarne il fio : sibbene alla colpa conseguita immantinente la pena in molti' modi. Nellazione stessa gH uomini pi valorosi esposti sono al pericolo, ma pi i ancora nelle ritirate, quando il nemico incomincia a disprezzarli. Della qual cosa v ha moltissimi esempi!. Imperciocch di quelli che vennero meno in siffatte im prese , trovansi p i , parte m o rti, parte ridotti alle stremo pericolo, che non senza danno liberati. Per ci che spetta all avvenire , egli indubitato , eh essi pro cacciansi diffidenza ed odio. Oltre a ci awertiscono tutti di starsi in guardia : che non solo (3 1 2 ) a chi fu danneggiato, ma eziandio a chi ha contezza dellacca d u to , dassi in certo modo avviso di badare e di guar darsi. Quindi chi presiede agli affari non dee temer-

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riam ente m etter in pratica cotali divisamente La ma- J.ditL. m era pertanto di misurar e fabbricare siffatti oggetti, 53? agevol e sicura, ove con metodo si eseguisca. Ma ora riprender dobbiamo il filo della narrazione , e nel corso della storia a tempo e luogo convenienti cinge gneremo di m ostrare, come schivare si possano nelle imprese cotali errori. XCIX. Filippo , deluso in questo proponim ento, ed accampatosi presso al fiume (3 1 3) Enipeo , fece venir da Larissa e dalle altre citt gli apparecchi d assedio , chgli avea fatti durante linverno. Imperciocch tutto lo scopo della sua spedizione si era despugnar la Tebe cos detta Ftiotide. Giace questa citt non lungi dal m a re , in distanza di circa trecento stadii da Larissa, e signoreggia opportunamente la Magnesia e la Tessa glia 5 e della Magnesia sovrattutto la campagna di Dem etriade, e della Tessaglia quella di (3i4) Farsalo e di Fera. Da lei gli E toli, quando la occupavano, faceano frequenti scorrerie, e gravi danni recavano agli abitanti di Demetriade , di F arsala, e di Larissa : che sovente estendevano le loro corse sino al (3i5) piano denominato Amirico. Laonde F ilippo, non pigliando la cosa a gabbo, ognindustria vi pose per prenderla colla frza. Raccolte adunque cencinquanta catapulte, e venticinque macchine da lanciar p ie tre , and verso Tebe , e diviso 1 esercito in tre p a rti, prese i dintorni della citt. Con una accampossi presso Scopio; collal tra presso il cos detto Eliotropio ; la terza stanzi sul monte che domina la citt. Lo spazio fra gli alloggia menti afforz, comprendendolo con un fosso e doppio

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4 .dR . steccato, ed innoltre assicuroUo con torri di legno,
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collocate ad ogni cento piedi con sufficiente presidio. Poscia ragun tutti gli apparecchi in un luogo, e in* / cominci ad accostar le macchine alla rocca. C. I primi tre giorni non pot condur innanzi le o p e re , perciocch quelli della citt difendevansi valo rosamente e con grande audacia ; ma poich per la frequenza delle scaramucce e la moltitudine delle frecce i difensori pi esposti della citt erano parte uccisi, parte feriti, gli assediati alquanto rallentarono, ed i Macedoni incominciarono a scavar mine. (3 1 6 ) Collas siduit del lavoro, sebbene contrariati dalla natura del luogo, il nono d appena pervennero al muro. Indi trava gliando a vicenda, per modo che non lasciarono n giorno, n n o tte, in tre d minarono dugento piedi di m uro, e li puntellarono ; ma non potendo gli appoggi regger il p e so , e cedendo, cadde il muro innanzi che i M ace doni vi gittassero il fuoco. Nettate poi diligentemente le rovine, apparecchiaronsi allentrata, ed essendo gi per isfbrzare il passaggio, i Tebani sbigottiti arrendettero la citt. Filippo con questa fazione assicurate avendo le cose della Magnesia e della Tessaglia, priv gli E toli di grandi prede, ed insieme giustific presso lesercito luc cisione di (3 1 7 ) Leonzio, il quale in addietro nellassedio di Palea maliziosamente avea operato. Divenuto signore di Tebe vendette gli abitanti che v avea , ed introdot tavi una colonia di Macedoni, la denomin (3 1 8 ) Filippopoli in luogo di Tebe. Compiuta che fu questa im p resa, vennero nuovamente da C hii, da Rodii, dai Bizantini e dal re Tolemeo ambasciadori per tra tta r la

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pace. A quali date avendo risposte simili alle prime, e A.diR. detto che non era alieno dalla pace, impose dandar ad 5 3 j esplorare la volont degli Etoli. Egli pertanto della pace poco si curava, ed insisteva nelle ulteriori operazioni. CI. Il p e rc h , sentito che le barche di Scerdilaida predavano (3 1 9 ) intorno M alea, e trattavano tutti i m ercatanti come nem ici, avendo eziandio contra la fede de trattati presi alcuni legni de suoi stanziati a L eucade, allestite dodici navi coperte ed otto sco perte , e trenta (3ao) fuste pass 1 Euripo, affrettan dosi di raggiugner gl Illirii, tutto intento alle sue im prese , ed alla guerra contro gli E to li, perciocch nulla sapeva di quanto era accaduto in Italia. Che allorquando Filippo assediava Tebe , i Romani scon fitti furono da Annibaie (3a 1 ) nella battaglia dEtruria, e la fama di cotal avvenimento non era per an che giunta a Greci. Filippo, non avendo pi trovate le barche, afferr a Cencrea, e sped i vascelli coperti con ordine di navigar alla volta dEgio e di P atra : le altre navi fece passar peli istmo, e comand a tutte di stanziarsi nel L echeo, ed egli cogli amici recossi in fretta a giuochi Nemei in Argo. Era egli col intento a guardar la lotta del nudo, ed ecco venir un corriere colla nuova che i Romani erano stati rotti in una grande b attag liale che Annibaie era padrone della campagna. Nellistante mostr il re la lettera al solo Demetrio Fario, imponendogli di tacere. Questi si valse delloccasione, ed avvis doversi quanto prima por da banda la guerra contro gli E toli, ed attender agli affari dell Illiria , e al passaggio in Italia. Im perciocch, diceva egli j i

ua J.diR. Greci fanno g ii ora i tuoi comandam enti, in appresto 33y li faranno: gli Achei di buon grado, perch ti sono af fezionati , e gli Etoli spaventati da ci che avvenne loro nella presente guerra. L Italia p o i, disse , e il tragitto col, il principio del conquisto universale, (3 a a) che a nessuno pi che a te si conviene, e questo il tempo opportuno, essendo i Romani tanto abbattuti. GII. Con questi detti accese tosto F ilippo, come quegli, per. quanto io credo, eh 1 era re giovane, avven turoso nelle sue gesta, e in ogni cosa audace ; oltrecch era rampollo d una c a sa , cui pi di qualsivoglia altra solleticava la speranza del dominio universale. Fi lippo .adunque, siccome dissi, allora a Demetrio solo manifest la notizia che gli recava la lettera, poscia ragun gli am ici, e tenne consiglio sulla pace da farsi cogli Etoli. Non essendo neppur A rato contrario alla riconciliazione, perciocch gli sembrava che avvantag giati in guerra erano per fare la pace : il re , senz as pettare gli ambasciadori, che a nome del pubblico trat tassero laffare, mand subito Cleonico da Naupatto agli E to li, il quale tro v , (3a3) dacch era uscito di prigionia^ che aspettava il congresso degli Achei. Egli, ricevute le navi da C o rin to , e le forze di terra, venne con esse ad Egio, e proseguendo vetso Lasione, prese (3*4) Pirgo ne campi del P e n e o , fingendo dinvadere l E le a , per non mostrarsi troppo pronto a finire la guerra. Indi essendo Cleonico due o tre volte andato e rito rn ato , e pregandolo gli Etoli di venir con loro a colloquio, vi acconsenti, ed abbandonato ogni pensiero di guerra , spedi corrieri alle citt alleate , invitandole

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a m andar deputati al consiglio, nel quale si delibere- A. di rebbe in comune intorno alla pace. Indi pass colleser- 5 ^ 7 cito a (3a5) Panorm o, e visi accamp: il qual lugo un porto del Peloponneso, che giace di rincontro a Naupatto. Col aspett i deputati desocii. M entre che ragunarsi doveano gli anzidetti, navig a Zacinto, riordin colla sua autorit gli affari dellisola, e ritorn al consiglio. GUI. Come i deputati furono raccolti , mand agli Etoli Arato e T aurione, ed alcuni altri che con questi erano venuti. I quali presentatisi agli Etoli uniti in con gresso generale a N aupatto, indirizzaron loro uu breve discorso, e veggendo la lor inclinazione alla pace , ritornaron a Filippo per dargliene ragguaglio. Gli E to li, bramosi di finire la guerra, mandaron con essi amba sciadori a F ilippo, chiedendo che venisse a loro col1 esercito , affinch, parlandosi dawicino , la faccenda avesse un convenevole esito. H re eccitato da cotal in/ v ito , navig coll esercito nella cos detta ( 3 2 6 ) valle della N aupazia, eh lungi dlia citt al pi venti, sta dii. ccanipatosi, e circondate le navi e gli alloggia menti di steccato , vi rim ase, aspettando il tempo del colloquio. Gli Etoli vennero popolarmente senz armi', ed essendo- distanti circa due stadii dal campo di Filip po , mandavansi oratori e discorrevano circa le cose presenti. Dapprincipio sped loro il re tutti quelli cherano venuti per parte degli alleati, comandando ad essi di offerir la pace agli E to li, a condizione che amendue ritenessero citj) che. aveano. Gli Etoli. prontamente vi acconsentirono ; del resto v ebbe peparticolari fre. P o l i b i o i forno h i . -8-

n4 J . di g. quenti ambasciate fra loro, delle quali la maggior parte 53^ om etterem o, perciocch non sono degne di menzione: sibbene rammenteremo lammonizione che Agelao da Naupatto nel primo colloquio diresse al re ed agli al leati presenti. CIV, Il (3aji) quale parl in questa sentenza. Non do ver sovrattutto i Greci giammai guerreggiar tra loro, ma ringraziare molto gli D ei, se, tutti avendo una sola volont, ed afferrandosi le (3a8) mani, conforme fanno coloro che tragittano i fiumi, possano respignere gli as salti de(3ag) B arbarie salvar s stessi e le loro citt. T ut tavia , ove ci non fosse al tutto possibile, li pregava d essere per ora concordi, e di star in guardia, preveggendo il podere degli eserciti, e la grandezza della guerra che in (33o) Occidente era insorta. Esser ma nifesto gi adesso a chiunque bench mediocremente versato ne pubblici afiki-i, com e, se i Cartaginesi su pereranno i Romani in guerra , o i Romani i Cartagi nesi, non v ha alcuna probabilit che i vincitori sa r restino adomimi degl Italiani e dei Siciliani, ma che verranno ed estenderanno i loro disegni e le loro forze oltre il convenevole. Quindi esortava tu tti, e massimamente Filippo a guardarsi dal pericolo ; e la guardia, io questo consistere, ove, lasciando di distrugger i G reci, e di renderli facil preda degli assalitori, ne ab bia al contrario cura come di s stesso, e provvegga al bene di tutte le parti della G recia, come 6e fossero sue proprie ed a lui appartenenti. In qu&to modo ado perando avrebbe i Greci verso di s benevoli, e co stanti copperatori in tutte le imprese; e gli stranieri

115 m eno insidierebbono al suo im perio, spaventati dalla A. diR. fede che gli serbano i Greci. Che se avea desiderio di 5 3 7 conquisti mirasse all Occidente , e ponesse mente alle guerre che ferveano in Italia; affinch fattosi prudente osservatore, tentasse a tempo di conseguire la signoria generale. Non esserii tempo corrente sfavorevole a co tali speranze. Le differenze e le guerre coGreci, esortavalo, differisse a maggior ozio, e sovrattutto in ci s affaticasse, che avesse in suo arbitrio di far con essi guerra o pace, quando a liti piacesse. Ma se le nubi che dallOccidente si mostravano egli permetteva che si po sassero ne paesi della G recia, molto da tem ersi, disse, non le tregue e le guerre, e tutto questo giuoco che ora insieme giuochiamo, tanto noi tutti abbatta, che gran merc ne faranno gli Dei lasciandoci la facolt di guerreggiar e di far pace fra di noi a nostro piaci mento, o d esser al tutto arbitri delle nostre contese. CV. Con questo discorso Agelao (33 1 dispose tutti gli alleati alla p a c e , e singolarmente Filippo , al qua le molto acconciamente ragion, preparato come era gi dalle ammonizioni di Demetrio. Laonde accor datisi fra di loro circa i particolari, e ratificata la convenzione , separaronsi recando ciascheduno alla respettiva patria pace in luogo di guerra. T utte queste cose , cio a dire , la battaglia d Romani in E tru ria , quella d Antioco pella Celesiria, e l accomodamento degli Achei e di Filippo cogli E to li, avvennero il terzo anno della centesima quadragesima olimpiade. Questo fu il tempo e questo il consiglio, che gli affari della Grecia , dellItalia dell Africa intrecciarono dap-

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A .diR prima. Imperciocch n Filippo, n im aestrati supremi 53y de Greci a ve ano pi rispetto allo (3 3 a) stato solo ideila Grecia , facendo guerra o pace, ma tutti gi dirizzavano gli sguardi all Italia. E non and g u a ri, che circa gli isolani e gli abitanti dellAsia avvenne lo stesso : sendoeh da' quindinnanzi quelli cui Filippo dispiacea, ed alcuni eh erano in discordia con Attalo non voi* geansi a M ezzod, n a O riente, ma riguardavan allOccaso, e chi a C artaginesi, chi aRomani man dava ambascerie. I Romani egualmente ne spedivan a G re c i, temendo l audacia di F ilippo, e fa cendo provvedimenti, affinch non gli assaltasse in quelle circostanze calamitose. Noi pertanto, poich, secondo la (333) nostra promessa di prim a, abbiamo conforme ne sem bra, chiaramente dim ostrato, quan do , come , e per quali cagioni gli affari della Grecia complicaronsi con quelli dell Italia e dell A frica, e continuammo la narrazione delle cose greche sino ai tempi in cui i Romani superati furono nella battaglia di C an n a, ove ponemmo fine alla sposizione degli affari dItalia, termineremo questo libro ancora, condotto avendolo agli anzidetti tempi. CVI. Gli Achei adunque, come prima cessarono la guerra, eletto a pretore Timosseno, ritom aron aioro costumi e alle loro occupazioni, e le altre citt pure del Peloponneso ristorarono le loro (334) sostanze, coltivarono la cam pagna, repristinarono i patrii sacrifcii e congressi, e tutte le solennit divine eheran in uso presso ciascheduna. Imperciocch quasi in di menticanza eran venute queste cose a pi di loro pella

frequenza delle guerre passate. N so io gieorae i Pe- A . diR . loponnesi (335) nati fatti oltre agli altri uomini per 53 j una vita mansueta e um ana, la godettero meno di tutti n etempi addietro: ma furono sempre conforme dice Euripide :
D i nudi.'(336) carchi * e' m ai d a ll anni, cheti.

L occhm i sembra loro avvenir meritamente; perciocch essendo tutti per natura atti a governare ed amanti di lib e rt , combatton.insieme di continuo, senza esser punto disposti a ceder il primo luogo. Gi A teniesi, francati dal timone de M acedoni, sembravano gi pos seder una soda libert; ma reggendosi coconsigli (33^) dEuriclide e d M icione, non mescolavansi punto ne gli affari degli altri G reci, e seguendo le massime e le inclinazioni deloro c a p i, davansi con effusione a tutti i re , e singolarmente a Tolemeo ; e tolsero a far ogni genere di decreti e di b a n d i, tenendo poco conto del1 onesto ,-pell inconsideratezza deloro superiori. CVII. Tolemeo subito dopo queste gesta ebbe a so stenere la guerra contro gli Egizii. Imperciocch il re test mentovato armati avendo gli Egizii alla guerra contr Antioco, appigliossi ad un utile partito per il pre sente , ma non< gi peli avvenire. Che insuperbiti della vittoria di Raffia, non potevano tollerare d' esser co m andati, ma cercaveuio soltanto un duce ed una (338) persona, (339) stimandosi sufficienti a recarsi ajuto: ed il fecero finalmente , n dopo molto tempo. A ntioco, fatti- grandi apparecchi nell invern , sopraggiunta la

118 .iliR. state, pass il T auro,-e stipulata societ col jre A ttalo, 537 imprese la guerra contrAcheo. Gli Etoli compiacevansi nell istante della pace incontrata cogli A chei, non es sendo la guerra loro andata a seconda, per la qual cosa elessero a pretore Agelao da N aupatto, il quale sembrava aver contribuita la maggior parte a cotesta pace: ma fra poco ne furono dolenti, e biasimaron Agelao, come quegli che avea loro troncata ogni occasione di vantag giarsi colle prede esterne, ed ogni speranza, di {?iova)v sene nellavvenire, perciocch non con alcuni Greci, ma con tutti gli avea pacificati. Egli, sopportando siffatto n> ragionevole biasimo, li tenne a freno: ond essi eran co stretti a durarla contro alla propria natura. CV III. Il re Filippo , recatosi dopo la pace per mare in M acedonia, e trovato Scerdilaida, che sotto pretesto de danari a lui dovuti, pe quali avea eziandio prese a tradimento le navi presso Leucade^ e saccheggiata allora una piccola citt della (34o) Pelagonia, denominata Pisseo, tratte al suo partito le citt della (34 0 Dassaretide, se dotte con promesse quelle della (34) F ebatide, cio A ntipatria, Crisondiona, G ertunta, e corse gran parte della campagna di Macedonia a queste confinante; mosse subito coll esercito, ingegnandosi di ricuperare le citt ribellate. Risolvette poi di far guerra a Scerdilatid% sti mando cosa al tutto necessaria di porre in buon stato gli affari dell Illiria, pelle altre imprese che m editava, singolarmente per il passaggio in Italia. Conciossiach Demetrio tanto infiammasse nel re cotesta speranza, ed il desiderio a cotesta impresa, che Filippo dormendo ne sognava, e tutto era immerso in questi pensieri. E

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facea ci Demetrio, non in grazia di Filippo, (che a lui A. dii t. in queste cose appena la (343)terza porzione assegnava)*, 53? m a pi peli odio che portava ai HoBiaiu> e sovrattutto per amore di $ e delle proprie speranze : che per tal modo solamente credeva egli di ricoverare la Signoria di Fara. Del resto, partitosi Filippo coll1esercito, ricon quist le anzidette citt, ed occup nella Dass&retide (i44) C reonio, e G erunta; intrno al lago (345) Licnidib, Enchelana, Qerace, Satione, Beo ;u c l territorio dei Calieeoi B a n tia ,e d Orgiso iu su quello de Pissantini. Compiuta questa sp?dkione, mand le forze a quartieri. E ra cotesto l inverno, in cui Annibale, guastati avendo i luoghi pi nobili dell Italia, era per i svernar a Gettone nella'Daunia. I Romani crearon allora consoli Caio T e renzio e L udo Emilio. C IX . Filippo, m entre svernava, rifletteva che pelle sue imprese gli facea' mestieri di navi, e di rematori ; non gi per uso di battaglia navale , chfe non ispevava egli esser possibile di com batter in m are coRom ani, ma pi -pel trasporto de soldati, e per tragittar pi presto col ove avea destinato > e per comparir a nemici ina spettatam ente. Quindi supponendo esser a ci pi ac concia la costruzione navale degl Illirii, prese'quas il primo fra i re di Macedqnia a fabbricar cento barche. Allestite che i ebbe, ragun le forze in sul principia della state, ed esercitati alcun poco i Macedoni nei r* m are, salp. Allor appunto Antioco passava il Tanro. Filippo j poich (346) navig peli Euripo e intorno al capo M alea, venne nelle vicinanze di Cefallenia e di Leucade, ove prese terra ed aspett, minutamente in-

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A.diR. form aridbsidell arfnata romana. Sentito eh1eSsa 5 tan538 ziava a Lilibeo, si fece: anim o, ed alz le aneore, pro seguendo alla volta S Apollonia. GX. Avvicinavasi egli gi -alla foce del fiume A oo, d ie cotre 'p reu o alla citt dApollonia, quando invase 1 armata un terror (347) pnico, quale assale. talvlta gli eserciti di terra. Imperciocch alcuhe,barche che navigavamo alla cda, afferrato avendo in unisola, che chiamasi (348) Sasorie e giace press) all ingresso di m ar Ionio,' vennero di nottetem po a Filippo, dicendo} che insieme con essi vean alcuni approdato provenienti dallo (349) stretto , i quali anaunaron loro d aver la sciate a Regio : delle navi romame d acin q u e ordini, che dirigevansi verso Apollonia per unrsi a Scerdilaida. Fi lippo, credendo che gi gli fosse addsso larmata nemica, impaurito lev le ancore , ed ordin ehe si navigasse inditro. F atta la ritirata senz ordine, arriv il secondo giorno Cefatenia, poich ebbe d e notte continua mente navigato.' Ripreso un poco d animo, rimase col, dimdo voce, che il suo ritorno cagionato era da alcune . faccende oh egli avea nel Peloponneso. Ma (35 o), non era si tutto falso il suo terrore. Imperciocch Scerdilaida, udendo come Filippo costruiva molte barche durante l inverno , ed aspettando eh egli giugnesse per mare , mand significando la cosa aRom ani, e richiedendoli d .aQuti. I Romani, spedirono una diecina di navi dellar m ata di Lilibeo, e queste furono vedute presso Reggio. Che se Filippo spaventato non le avesse pazzamente fug gite, avrebb egli allora precipuamente conseguito il suo intento nell llliria; percQCch i Romani erano con tutti

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i pensieri e gli apparedch rivolti ad Annibale ed alla A. di battaglia di C anna, ed egli sarebbsi, second ogni ra- 538 gione, impossessato di que vascelli. Ora turbato per cqp tal nuova ritirossi in M acedonia, senza. danno , a dir vero; ma non senza vergogna. GXI. OS che fece Prnsia a que tempi degno desser mentovato. I Galli che il re Attalo per la fama del loro valore avea fatti venir dall Europa , a fine di va lersene nella guerra contr Acheo, abbandonarono lanzidetto re pe sospetti (35 1 ) in addietro riferiti, deva starono con grande sfrenatezza e violenza le citt del1 Ellesponto, e finalmente s accinsero ad assediar (3 52 ) Ilio. Gli abitanti dAlessandria nella Troade fecero al lora un azione non ignobile. Imperciocch spedirono Tem ista con quattro mila uomini, levarono 1 assedio di Ilio , e cacciaron i Galli fuori di tutta la Troade , non lasciando loro pervenir le vettovaglie, e mandando a vuoto le loro imprese. I Galli, occupata Arisba nel ter ritorio dA bido, tesero poscia insidie e fecero eziandio aperta guerra alle citt di que dintorni. Contro aquali and Prusia con un esercito, e vinti avendoli in batta glia, uccise gli uomini pugnando, e (353) i figli e le donne quasi tutte trucid negli alloggiamenti, e le bagaglie diede in preda ai combattenti. Con questa fazione liber le citt dell Ellesponto da grande timore e pericolo, e lasci a posteri un bell esempio, onde non diano (354) a Barbari d Europa facil entrata in Asia. In tale stato erano gli affari della Grecia e dellAsia. L Italia, dopo la battaglia di Canna, abbracci pressoch tutta il par tito de C artaginesi, conforme fu esposto nel libro an-

122 J . di R. tebedente. Noi (355) pertanto finiamo la narrazione a 538 questi tempi, poich raccontati abbiamo gli avvenimenti dellAsia e de Greci compresi nell Olimpiade centesima quadragesima. Nel libro seguente rianderemo brevemente le cose in questo preparate, e volgeremo il discorso alla Repubblica Rom ana, secondoch dapprincipio promet temmo.

r u m DEL QUINTO LIBRO.

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SOMMARIO
DEL QUINTO LIBRO.

pesato assum e. la pretura presso g li A chei Filippo si accosta nuovam ente a d A rato D ecreto del congresso degli A ch ei ( $ 1.) Filippo risolve d i fa r la guerra p er mare P rontezza de soldati M acedoni A p elle congiura con Leonzio e M egalea Filippo si parte da Corinto c o li arm ata ( $ li . ) G li E lei a fforzane Cillene Filippo va a Cefallenia Palea citt d i Cefallenia Sito d i Cefallenia^ ( H I. ) Filippo presso P aiunte Sospende un tratto- d i muro e ta b b a tte La perfidia d i L eonzio non g li lascia prendere la citt ( j IV . ) G li A carnani invitano F ilippo ad invadere V Etolia I M essenii implo rano t ajuto d i lu i contra Licurgo F ilippo segue il consigli & A rato A pproda a Lim neo ( $ V. ) G li A cam ar a lu i si uniscono E gli va a Term o n e ll Etolia ( V I. ) Leonzio in vano saffatica d i porre ostacoli a l divisam ente d el re Filippo tragitta t A cheloo M etapa citt 'su l lago Tricorno ( J V IL ) Filippo giug n ea Term o Ragguardevole opulenza d i Term o / M acedoni m ettono tu tto a sacco e a fu o c o ( V ili. ) A tte r rano il tempio Epigramma d el poeta Samo t- Filippo s ab bandona troppo a lla vendetta, Antigono f u g i p iii moderato verso g li Spartani ( $ IX . ) E Filippo fig lio d A m inta verso g li A ten iesi E A lessandro verso i Tebani e Persiani - Filippo peggiora col crescere degli anni ( X. ) D iritto d i guerra G iusta m oderazione d el vincitore D ifferenza d i tiranno e re ( $ X I. ) L a p i nobil, vittoria s i, i vincer il nemica

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in giustizia Demetrio F krio cattiv consigliere d i F ilip po ( X II. ) Filippo retrocede da Term o G li E toli nojano il retroguardo , e sona respinti Panfio M etapa A era Conope Strato ( X III. ) Filippo ritorna dall Etolia in Lim nea alle navi Banchetta i suoi generali D olenti intervengon a l convito M egalea e L eoniio ( XIV. ) Leonzio coi suoi assalta A rato M egalea e Orinone sono condotti in car cere ( J XV. ) l i r e difende A rato Filippo ritorna a L eucade I nem ici dt A rato sono condannati in giudicio ( X V I.) Sforzi d i L\curgo contro i M essem i ed i Tegeati E degli E lei contra i D im ei Spedizione infruttuosa d i Dorimaco nella M acedonia Filippo ritorna a Corinto ( 5 XVII. ) S? a f fr e tta < T andar a Sparta Eseguisce tutto con m aravigliosa prestezza \ X V III, ) A m icla presso Lacedem one Fi lippo guasta la Laconia sino a Tenaro ( XIX. ) I . M es sem i convengano troppo tardi a Tegea Pongon il campa a Glimpe N e sona scacciati da Licurgo-^-'Lieurgo aspetta Filippo a Sparta ( X X .) M enelaio presso Lacedemone L a situazione de luoghi debbesi nella storia accuratam ente in dicare ( J XXI. ) Situazione d i Sparta Licurgo i La cedemoni aspettano Filippo Filippo s accinge a discacciar Licurgo d M enelaio e lo eseguisce ($X X II.) G ii Spartani fa n n o una sortita , ma Filippo li respinge in citt ( X X III.) Accam pamento d i F ilippo presso Sparta Filippo ritorna, dalla Laconia in Corft ( X X IV .) Leonzio solleva i soldati ( XXV. ) E chiama A p elle da Calcide Apelle, entra con gran pom pa in Corinto N on ammesso a l co sp etto -d e l re I cortigiani sono sim ili alle pietruzze de calcolatori (J X XV I.) M egalea sen fu g g e Filippo va senza fr a tto nella Focide A Sicione alloggia in casa et A rato Leonzio messo in ceppi E d ucciso p er'o rd in e d i F ilippo ( X XV II. ) r Tregua d i Filippo cogli E toli M e galea m ette su gli E toli S i d la m orte A pelle m uore in carcere ( X X V III. ) N on riescono g li accordi cogli E toli t - Tolemeo punito con pena capitale A vvenim enti

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contem poranei Licurgo ricovera presso g li E toli ( XXIX.) F ilippo sverna in M acedonia V Etolo P in ta guasta F A chea . Eperato pretore infingardo degli A c h e i A rato mag giore, pretore degli A chei \ XXX. ) Guerra cT A ntioco e d i Tolem eo p er la Celesiria M aniera d i narrare le cose delT A sia L a storia d i Polibio universale ( $ X X X I.) I l principio la m et del tutto I l principio pi della m et d el tutto ( XXXII. ) A va n ti Polibio Eforo solo scrisse una storia universale A n n a li descritti sulle pa reti ( X X X III. ) Tolemeo Filopatore re d Egitto I re (C Egitto aveano grande cura degli affari esterni Tole m eo Filopatore neglige ogni cosa ( X X X IV .) Cleomene in A lessandria Tolemeo trascura Cleomene. Sosibio prim o m inistro di' Tolemeo Ha sospetto d i Cleomene ( XXXV. X X X V I.) Nicagora da M essene ospite (T Archidam o re d i S p a rta Cleomene ucciso avea Archidam o a tradim ento Nicagora viene in A lessandria (J X XX V II.) Sosibio tende insidie a Cleomene p e r m ezzo d i Nicagora Cleomene messo in custodia ( X X X V III.) N e scampa S"uccide ( XXXIX.) Teodoto governatore della Siria ribellasi da Tolemeo e passa a d A ntioco A ntioco M agno fig lio di Seleuco CalUnico Succede a l fra te llo Seleuco n el regno di Siria G overnatori tE A ntioco, A cheo, M olone ed A lessandro (J X L .). M olone governatore della M edia s i ribella da Antioco Ermea prim o m inistro <f A n tio c o , invidioso e crudele Epigene condot tiero Persuade a d A ntioco che vada in persona contro M olone { $ X LI. ) Ermea calunnia Epigene Senone e Teodoto Emiolio sono, m andati contro M olone Ermea sti m ola A ntioco alla guerra contro Tolemeo (J X L II.) N ozze t A ntioco con Laodice M itridate re del Ponto M olone spa ven ta i generali t f A ntioco S1 impossessa delV A pollon ia tid e ( X L III. ) D escrizione della M edia Confini d e lla M edia ( X LIV .) Form idabile potenza d i M olone Accam pam ento presso Ctes{fonte Seneta spedito contra M o lo n e Antioco invade la Celesiria V alle M arsia

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Canna -olezzante ( J XLV. ) L e castella d i G erra e Broco difese da Teodoto A ntioco retrocede Spedizione d i Se ne la contra M olone Seneta passa il T ip i ( X LV I. ) M olone tenta invano d im pedirgli il passo M olone fo g g e da l campo Seneta occupa il campo d i M olone (J X L V II.) M olone d i repente ritornato opprime Seneta e f a orrenda strage d el suo esercito M olone prende Seleucia su l T ig ri Susa M olone occupa la Parapotamia e la M esopotamia ( $ X LV III. ) A ntioco delibera sulla guerra contro M olone Ermea svillaneggia Epigene V ince il partito delia spedizione contro M olone ($ X LIX .) P er inganno d Erm ea rim andato Epigene Am m utinam ento de Cirresti P er nuovo inganno d Ermea Epigene ucciso { J L. ) A ntioco sverna in A ntiochia d i M igdonia V iene a Liba Ermea opina d i proseguire lungo il T igri Z eu si consiglia d i passar il Tigri ( LI. ) A ntioco passato il Tigri perviene in. A pol lonia M olone egualmente ritorna n e ll A polloniatide Am endue gli eserciti s incontrano Stratagemma d i M olone andato a vuoto ( L II. ) Pugna A ntioco con M o lone ( $ L U I. ) V ittoria d A ntioco 1 fr a te lli d i M olone t uccidono I l cadavere d i M olone impiccato Ermea incrudelisce contra gli abitanti d i Seleucia A digani ($ L IV .) Spedizione d A ntioco contro A rtabazane A d A ntioco nasce un fig lio Regno' d A rtabazane A ntioco f a pace con A rtabazane ( LY. ) A pollofane medico Esorta A ntioco a to r d i mezzo Ermea I l re vi acconsente Ermea ucciso A ntioco ritorna a casa ( LV I. ) Acheo m edita d assaltare la Siria A ssum e il titolo d i re D esiste dal-, t impresa p e r Fam mutinamento deir esercito ( $ LVH- ) Se leucia capitale della Siria Era ancora nelle m ani degli E gizii ( j L V III. ) A ntioco assedia Seleucia p er m ar e p e r terra Situazione d i Seleucia O ronte fiu m e ( L 1X. ) A ntioco batte Seleucia ( J LX. ) Seleucia sarrende a d A n tioco Teodoto invita A ntioco a passar in Celesiria A n tioco vi si reca ( $ LXI. ) Riceve da Teodoto Tiro e T o-

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lem aide S im padronisce d! altre cia ( J LX 1I. ) / mi n istri d i Tolemeo sintrattengono con ambasciate F rattanto preparanof la~guerra ( $ L X II 1. ) L a m ilizia con grande cura ristabilita in Egitto ( $ LXIV. ) F o rte e generali d i Tolem eo ( $ LXV. ) D ura citt invano battuta da A n Hioco Tregua con Tolemeo Spera A ntioco d i poter con servare la Celesiria ( LXYI. ) Infruttuose ambascerie fr a A ntioco e Tolemeo ( J LX V II. ) L a guerra s incomincia p e r terra e p e r m are N icolao com andante delle fo r z e d i Tolem eo Perigene capitano d e ll arm ata N icolao occupa le strette presso Platano e i dintorni d i Pofireone A ntioco accetta g li A radii p e r alleati Entra nella F enicia N i carco e Teodoto generali A ntioco Diogneto capitano dlF arm ata ( LX V 1I I . ) A ntioco sloggia N icolao dalla sua stazione ($ LX IX .) F iloteria e Scitopoli sono ~consegnate a d A ntioco Presa f A tabirio Cera ed Ippoloco da Tolem eo passan a d A ntioco ( LXX. ) G li A ra b i a lu i f uniscono A ntioco prende A bila nella GaladXtide Rabbatam ana A ntioco F espugna - E va a svernare in Tole m aide ( LXXI. ) Pednelisso citt della P isidia assediata da Selgei A cheo m anda a ju ti a Pednelissei I Selgei occupano tu tti gli acceisi G arsieri generale d? A cheo gF in ganna e passa oltre ($ LX X 11.) G li E tennei e g li A spendii suniscono a G arsieri G arsierif a poco profitto contro Pedne lisso egli stesso assediato da Selgei I Selgei vanno in. volta Pednelisso liberata dalF assedio ( LXX 1II. ) G arsieri assedia i Selgei Logbasi ambasciadore de' Selgei Tradisce la patria ad A cheo ( LXXIV. ) G li uom ini d i leggeri sono ingannati A questo d ife ttO \ rim edia la s to r ia A cheo stesso viene a Selgea Logbasi m edita una fro d e contro la patria ( LXXY. ) L a fro d e i scoperta Logbasi uc ciso I Selgei fa n n o pace con Acheo Sono affini de L acedem onii ( LXXYI. ) A italo piglia F Eolide ad A cheo E la M isia ( $ LXXV 1I. ) Un ecclissi lunare spaventa i G alli nelF esercito d ' A tta fo I G alli Tettosagi invitati da A italo

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erano passati in A sia - A tia lo ritom a a Pergamo (. LX X Y III. ) Tolemeo ed A ntioco si preparano a d ar battaglia. Forze (T A ntioco ( L X X IX .) Tolemeo / alloggia c o lf esercito presso Raffia ~ A ntioco d i rim petto a lai saccampa ( $ LXXX. ) A udacia Etolica d i Teodoto Credendo eT uccidere Tolemeo ammazza il suo medico ( $ LXXXI. ) Schieram ento d i Tole - meo Schieram ento e t Antioco ( J L X X X II.) : I re.aringano i loro soldati ( LXXX 111. ) Battglia di Raffia Pugna degli elefanti G li elefanti d! A frica temono quelli d!India L ala sinistra d i Tolemeo vinta ( LXXX 1V. ) V a la destra vince Combattimento delle fa la n g i L a fa la n g e ( A ntioco messa in fuga. ( LXXXY.) V ittoria d i Tolemeo N u mero d m ancati L e citt della Celesiria garreggiano nelf arrendersi a Tolemeo ( J LXXXV 1. ) A ntioco chiede la pace Tolemeo troppo am ante della q u iete, fe rm a la pace con A ntioco ( LXXX V II.) F ortunata sciagura deR odii D oni d i Gerone e d i Gelone a Rodii ( LXXX V ili.) D oni d i Tolemeo L f Antigono D i Seleuco ( $ LXXXIX. ). I f a ltri principi e citt A m m onizione a Greci che stanno dietro a regali de sovrani e delle nazioni ( jj XC. ) Licurgo richiamato a Sparla d a llesilio . A rato pretore degli A chei ristabilisce la m ilizia ( $ XCI. ) Licurgo invade la M esse n ia L Etolo Pirria non .pu a lu i unirsi Licurgo se n e va senz aver fa tto nulla ( ,XCII. ) D issensione de M egalopolitani circa il ristonamento della citt P ritanide Peripa tetico A rato m ette cP accordo i M egalopolitani (<j X C III.) Ico vicepretore d el distretto d i Fara com batte felicem ente c o lf Etolo Euripida G li A chei sono eziandio p er mare f e lici ( J XC 1V. ) Sperdilaida inim icato con Filippo Tau rione negligente cantra g li E toli G li A ciei vittoriosi nel1 Elide e sulle coste delV. Etolia ( XCV. ) V icendevoli scor rerie degli E toli e degli A ca m an i Sim ulata tradigipne della citt d i Fanota V Etolo A geta ingannato colle sue pro prie arti ( XCVI. ) Filippo prende . B ilazora nella Peo nia La B oltiea L A nfassitide ., Edessa Filippo

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applica scale troppo brevi alle mura d i M elitea ($ X CVII. ) N e lle im prese hassi a d operar con cautela A ltrim enti ne conseguita danno r M etodo d i m isurarAe scale ($ XCV I 11.) G li E toli tengono Tebe nella F tio tid Filippo la b a t te (5 X CIX . ) La espugna E cambia il suo nom e in quello d i F ilippopoli ( C. ) V a contro Scerdilaida Riceve in A rgo la nuova della ' sconfitta de Rom ani D e m etrio Fario persuade a Filippo d i passar in Ita lia (J CI.) F ilippo desidera d i fa r pace cogli E toli S i vale a ci della m ediazione d i Cleonico Pirgo ne cam pi d el Peneo P anorm o po rto d el Peloponneso Filippo riordina le cose k t Z a c in to ( C U .) G li E toli trattano la pace con Filippo e. cogli A chei ( C U I. ) D iceria d Agelao da Nctupatto a Fi lippo e "agli A chei intorno la pace ( ClV . ) fa tta la p a c e 'fr a g li E toli , g li A ch ei e Filippo A vvenim enti con tem poranei D a quest epoca incominciano le cose d O riente a connettersi con quelle d Occidente .Legam e delle narra zio n i ('$ CV. ) Tim ossenp pretore degli A chei Quiete ristabilita n el Peloponneso G li A teniesi vilm ente adulano i Re ( C Y I .) G li Egizii suscitano gurra a Tolemeo A ntioco s accinge alla guerra contr* A cheo G li E toli in to llera n ti "della p a c e Agelao pretore degli E toli ( $ GV 1I. ) Scerdilaida piglia a F ilippo m olte citt -F ilip p o lo attacc p e r terra E riprende le citt prese ( J C V III. ) Filippo a llestisce u ri arm ata d i cento barche Si reca alla costa delt Iiliria ( C1X .) Un terror panico invade ta rm a ta F ilippo ritorna a casa itt tu tta fr e tta ( J C X .J ; / G alli che assediano Ilio sono espulsi dalla Troade E d istru tti' da P rusia Passaggio a l libro ssto ( $ 0 X 1. )

p o l ib o

tomo i n .

i3o

ANNOTAZIONI
AL QUINTO LIBRO

questo libro, siccome nell antecedente , trattatisi gli avveni menti della Grecia avanti eh essi s intrecciassero con quelli dei Romani. Quindi che non se ne trova menzione alcuna in T. Livio , e che le storie di Polibio sono lunica sincera fonte ove attingonsi. Noi ci asterremo da qualsivoglia riflessione intorno alle cose qui narrate , riservandoci di farlo pi opportunamente nel corso del libro. Solo osserveremo che , siccome i Romani , poich ebbero debellata Cartagine, giunsero a tanta possanza, che in vano la Grecia tutta e 1 Asia , sebbene concordi, loro avreb bono resistito : cosi i Greci , se pi provvidi ed uniti che noi furono , mentre Annibaie erti padrone dell Italia , eollegati si fossero co Cartaginesi , e vi avessero considerabili forze spedite , 1 eccidio di Roma e del suo impero sarebbe stato inevitabile. Tanto dipendono i grandi successi dal saper cogliere i favorevoli momenti , e tanto giova la concordia , non solo alla propria divezza, ma eziandio all' accrescimento dello Stalo. (i) Computava a llo r il tempo ec. L anno civile degli Achei incominciava col sorger delle P leiadi, o d ir Togliamo del T o ro , a cui il test mentovato gruppo di stelle occupa il dorso: la qual epoca corrisponde alla seconda met circa del nostro maggio. L o stesso riferisce il nostro nel lib. v, 37 , ove rammenta lelezione d Arato nell anno antecedente. (1) Eperato. V. v , 8 a. - Dorimaco V. i v , 67. (3) Tergiversavano. Questo verbo m sembrato il pi accon-

In

i3 i
ci per render il scaso dell i 9*A a*<, eh > io ^appresso altre fiate occorre, e che fecondo la Mia etimologia lignifica fa r male con. determinato, volont. Qui p ertan to , trattandosi d un infe riore verso il suo faperio re, denota esso pi presto cansare d i f a r il b e n e , disubbidire , m endicar p retesti p er non eseguire i com andam enti a ltru i y locch coincide col tergiversare nostro, e col tergivdrsari de L a tin i, V . la Crusca ed il Forcellini a queste voci.' (4) P er la prim a levata. -Ata ^ v y i che qui usa Polibio pro priamente la partita del' campo da un luogo per essere trasferito in u altro , e non gi , conforme traduce lo Sohweig. exp ed itio , ( spedizione ) che ha un senso molto pi largo , e vate il complesso d i tutte le operazioni che (ormano una impresa mili tare. Quindi non voli male questo passo il Casaub. scrivendo : quo die prim um castra R ex m o veret, e debolissima l obbie zione dello Schw eigh., th Filippo gi da tre mesi erasi levato ' coll esercito dalla Macedonia, ed avea gi abbastanza ajutato gli Achei. Non dalla Macedonia sibbeue da Argo muover dovea F ilippo, dove, secondooh vedemmo nella fine del secondo libro egli avea svernato. (5) Godon la guerra. Questo Verso non trovasi ira le Opere d Esiodo a noi pervenute. (6) L a m aliziosa tram a. 11 lesto di questo luogo, suona cos : O v)*t (tir * h , 7<37ft r v t S i f t t t t t *<*< Kx*rf*wtvr*fiit ttw fit lls ) cio letteralmente: Q uesti adunque siffa tte cose avendo p a ttu ite, e con m aliziosi m odi adoperando. Laonde x *K tT f* *tv in f i f 7<im non fraudulenteragerecum . aliquo (trattar alcuno con frode), siccome asserisce lo Schweighnel vocabolario; che in tal caso avrebbe Apelle ingannati Leon zio e Megalea ( che sono gli anzidetti ) e non Filippo. Ma s e , conforme non pu dubitarsi , , uomo d i m ali co stum i la radice del summentovato verbo , io non credo esser andato lungi dal v e ro , esprimendolo per il s h o effetto , cio a dire per il maligno; ed astuto ritrovam ento, che qua degni tutori del giovane re indirizzarono Ila sua m ina, i

i3a
(7) Cerne d i Creta. N t m f l p t f leggesi in P olibio, che non ignifica gi n u o vi C retesi, dappoich non sussister la distin zione' di Creta vecchia e nuova ; sebbene, conforme giudiziosa mente suppone lo Schweigb., reclute, soldati recentem ente rac co lti in Creta. (8) Cillene. Porto degli E le i, che oggid appellasi Chiarenta. V. Cluv. intrv in unir. Geog. p* 333 , nota i del Bunone. (9) Cefallenia. Cefaloma demoderni. In antichissimi tempi fu chiamata M elena ( Plin. iv , tg , 1 1 ) , e Sam o- vigendo la 'guerra Trojana ( Strab. x , p. 4^7 ) > onde* quando dicesi che Dlisse era signore di Samo, non lisola di questo nome nel m ar Egeo , ma^ Cefallenia si accenna, -* E dessa secondo Tucidide (1 1 , p. 119) 'situata dirimpetto all Acaraania ed all isola di Leucade ; locch debbe intendersi per modo che Leucade le giace -a - Settentrione , e 1 Acaraania ad Oriente. La -sua parte meridio nale voltata. all Achea ed all E lidei ed in questa trovavasi P aiu n te, ove Filippo erasi recato da Patra. (10) P alante. Lo Scoliaste di Tucidide ( 1, p. 20 ) chiama questa citt Pale; ma Polibio nel cap. 5 del presente libro lap pella in accusativo n*.utlx , Paiunta. Qui egli la denomina IS t r i k i r ; citt de' P alei, o P alesi, locch alquanto strano ci sem bra, pi naturale essendo la derivazione di cotal -gentilizio da Palea , o da Pale. ( n ) Pronno. plurale nel testo , l* tit T l f i t t t v : , it n f i t t n , donde feci il singolare Pronno. Pronea ( rifui* ) denomina questa citt Io Scoliaste di Tucidide , e Strabone ( x , p. 455 ) Proneso. Secondo T. Livio ( xx rvm , 28 ) N esiotae addimandavansi i suoi abitanti. (13) Giace Cefallenia. 'M olto pi esatta questa descrizione del sito dell, isola mentovata che non quella di Tucidide, ed appuntino dimostra la sua opportunit pelle discese che dw essa facevansi sul continente vicino. ( i 3) Che p i 'n o n ne pot spedire. Nel-trattato c h e Filippo fermato aveacf^n Scerdilaida , questi' avea promesso di fare la guerra agli Etoli per mare con trenta barche ( 1v , 2 9), ma ora

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n on ne pot mandare; che la met pelle ragioni addotte nel testo. (1 4) tJ uva j- j signori ec-.; Quantunque Scerdilaidai fosse re dell IUiria , egli sembra non p ertan to ch e il sust regno avesse una coitituzione feqdale , e che la sua potest;non tfossef assoluta. I l vocaholo rftasto che qui adopera Polibio, sebbene significa ta!? volta ;soprano di minor conto , ed eziandio re , non msoo qhe l italianb potentato , in questo luogo noto pu aver altro! senso che di: feu d a ta rio , o vogliam dire di rignore che mediante' 1^ retribraone di qualche somma, e lohbligo di servile in , guerr% esercita supremo dominio nel sua {Mese.1 A questa classe appar teneva Demetrio E ark r che. tanto figura nella1storia, di quetempi, (15) F ialea. Y ,,iv f 3 3 l. . r (16) Catapulte. 11 testo, a dir vero y reca ^lA u. ch quanto dire fr e c c e , arm i da getto da ( fitto ) ; ma giusta Esichio sono amendue le voci talvolta sinonim i, prendendosi il continente p d contenuto , e vicevrsa. Qui pertanto sembra che non senza ragione preferisse il nostro p er distinguere luf ficio delle catapulte, ch era di lanciar d a rd i, < 3a quello de j t j I f i f i t k u ( petrobofi ) destinati a buttar pitre. (17) I venti boreali. Polibio li chiama E tesii , i q u ali, do vendosi allora fare la navigazione vers ' Mezzod, non potean essere che settentrionali, siccome quelli con cui di sopra (iv , 44) vedemmo che dal Ponto si passa nfell Ellesponto. (18) Consumar la state. I venti: Etesii , secondo Plinio ( it , 47 ) , insorgono due giorni dopo 1 ingresso del sole nel ' segno del Lione, e durano quaranta giorni : cio a dire sino al prin cipio di settembre , quando la siate pu considerarsi finita. (19) N e l canate D ioritto. Narra Strabene ( x , p. 45 j ) che Leucade fu un giorno penisola dell Acarnani , '.e perci da Omero chiamata spiaggia dell Epiro ; ma che i C orintii, im possessatisi di questa spiaggia , scavando l istmo della penisla ( tT<f vfa>7tr T tt U S fit i y formarono lisola di Leucade. 11 ca nale prodotto dal mentovato taglio ebbe dal fatto il nome di A i f v x l t t . Lo Schweigh. crdette di accennare nella versione la sua origine scrivendo, in fre to n a n u e ffo sso , quem D iory-

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cium voanH y ma io ho stimato meglio! d i non iare alpuna gr giunta al nome prprio di quell acqua, ancorch potrcbbesi ap pellare Canale Scavato , o detto Scavo. Dionigi d Alicarnasso ( 1, p. 4o ) ne fa egualmente menzione. -> Reda pertanto mera viglia come Tucidide ( v , p. a 54 ) parli d? un istmo Leucadio, per cni i Peloponnesi trasportarono le n a v ir i non dirim enti che facessi peli istmo di Corinto ; quando la spedizione de Corinti!, nella quale giusta Strabone ( 1. c. ) venne quello stretto forata , fu molto anteriore alla guerra del Pdoponnetoi Nfe mi persuade punto ci che scrive il Casaub. al luogo citato i: Strabone, eh l istmo non era abbastanza diviso, p arch i vi potessero sempre passare le n a v i, ma che talvolta era necessario di. girar l isola , siccome prati cavasi p rim a , o di trarre le aa v i'p er terrai; c i , dico , non mi persuade , dappoich , se tale difficolt vi fosse sUta , Filippo non avrebbe col allestita 1# sya arm ata., Quindi io su p p o n g o , che dapprincipio quel tragitto fosse molto angusto, ma che in appresso l ayessero allargato. (ao) Lim nea. Questo luogo non trovasi presso i geograff <*ntii c h i, e debb -essere stato un porto ;dell Etolia nel golfo d Ambracia , a poca distanza dall Acheloo. L affinit del st^o nome colla voce *</ ( limne,) che significa lago, e palude, sembra indicare che. qualche cosa di situile fosse nelle sue vicinanze , siccome il L im o so , tempio di Diana fra la Laconia e. la Messeqia, da siffatta circostanza traeva la sua denominazione- ^Stra bene v iu , p. 36 i )> (ai) Term o. In tre modi esprime Potibip jquesto., nom e: nel singolare mascolino e neutro ,, > e nel plurale e oppet. lo ho escluso 1 p lu rale, siccome inusitato neutro, 7< nella nostra favella per nomi di luoghi. Se v avesse col sor genti calde, come selle Terme di Sicilia, e presso alle Termos pile non trovo da nessuno indicato. (aa) F iteo. Secondo lo Schweigh. . questa c itt, che Polibio scrive , diversa da , rammentata nel lib. v , 63 ; giacchi la prima era ad Occidente dell Acheloo , ed in ad dietro avea appartenuto all Acarnania, quando la seconda era

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a d cuor dell Etoiia. *- P er ci che spetta alfe altre citt pii nom inate, d Arginio solo paria D isdoro: le altre nota sono co(*3) D i q u o ti trenta stadii. Se la alita era coai erta come la descrive Polibio, c la n g a trenta stadii, cio pressoch quattro m ig lia, oonvien arguirech Term o situata fosso sulla Tetta d una ben alta m ontagna; locch to p a ia pah Credersi d una citt tanto ragguardevole. P er la qual cosa io dubito d ie incorso sia qualche orrore neU enuhterazione del no stro , p er inawertenzrf de copisti. Un simile sbaglio osservammo nel lib. tv , 78 aver commesso Pausana in additando 1 *altisza del coHe su cui fa fabbricata AUfera Ha T rig lia, recando a trenta stadii i dieci che a quella assegna Polibio. ( 4) Davano tp lm d id titm i spettaooli. GJi E to fi, a detta d* Agatarehider presso Ateneo ( x ti, p. 5 a j ) f superavan Ogni altro popolo nel tosso -e n d viver delitioftamente, ed appunto pa*ci nessuno ' correva ea maggior pronum a alla morte. O ra vedete triste esempio degli effetti cbe prodettftno l ^ssipasne e& it trar dietro senza ritegno apiaceri de sensi ! Una nazione intera, la quale venutile h i eoo i messi di soddisfare a sui capricciosi bisogni, si d ad una vita rapace, e pi della morte teme un avvenire privo ckrtl# volutt per cui una sciagurata abitudine ha contratta. Se non che egli da credersi che le frequenti, anzi perpetue guerre che gli E to lia v e a n a - sostenere contra i popoli bellicosi da cui erano circondati, non lasciassero loro tempo' di dedicarsi agli studi'che nobilitano la mente ed : ingentiliscono i costumi ; onde i poehi momenti io cui cessavano dalle armi da- Van alle gozzoviglie, agli spettacoli ed a tutti i rumorosi diletti ; che consideravano qual compenso atie fatiche ed a' pericoli della loro vita. V .. la nostra prefazioncella alle nte del lib. rv. . (a 5) I l vivace ingegno. Non panni che lo Schweigh. abbi* renchito adeguatamente I* isr</i{<*7 *r del testo per elegdns ing1 nium . 11 vocabolo greto significa propriamente destrezza , cio celerit ed aggiustatezza nell operare, ed applicato all ingegno vale v iva cit , rapidit n el concepire ed criUnciare. E ben fe il

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verno'di > Stato citato d a. Polibio un vivo' lancio di fervida mtasia, anzich ima studiata eleganza. (a6) Santo fig lio d i Crisogono. Meleagro Siro che intonso, a lr l Olimp. 170 fiori sotto Selene. V I , ed intatcci& nna corona d i 46 antichi epigrsim atisti,-. a- ciaschedMto de quali assedi il, nome d un fiore o< d nn albero , mnnanta: questo: poeta nella prefazione IT opera suddeUa, m a,il chiama Samio, qualificandolo ritmo d i laur-dalle nere, fo g lie} do o le. lice arguire ch.egli can tasse eroi e vittorie ( V. Fabric. Bihliot. Gvaec. p. se g .). Nb- paria Plutarco aacora, che lappella -egualmente iStenuo.nol tnattto della diBeiWea . fra: l'adulatore e I arnica ( Opp. T. 11, p. 5 3 :), dicendo cb egli fu vittima della sua franchezza verso Filippo. 7) D i. Dio -la freccia . Nel doppio tatuo d i Dia sta la bril lante arguaia d questo verso, la quale : si k- potuta conservare nell* versione italiana. - S a a b r e * * o u n a paroda de} verso 860 de Supplici d fiw ipide , o jw A d ra tto , ragionando a Teseo di Capaneo fulminato da G iev, dipe; O ' f i t 7 i / t f t t , l i n im i 1

Vadi lo splendido , u vpl la freccia? (a8) Antigono. V , 13. 11, cc. i6g , 70. (ag) Coll m , d o lcetta . Diodoro. ( *vi, p - 55g ) sembra aver avuto innanzi agli occhi Polibio., quando scrisse, che : questo re ac crebbe il suo p o tere, non,tanto col valor delle arm i, che col1 affabilit de discorsi e .coll amorevolezza del trattale* Filippo stesso , prosegue il mentovato- storico, gloriavasi pi della sua. prudenza nUe cose m ilitari, e delle riconciliazioni procurate p er via d amichevoli colloqui!, ch e,npn dell ajuto che gli prestava il valore ; dappoich, diceva e g li, le vittorie che ottengonsi p ei combattimenti sono comuni a .tutti coloro che hanno parte nella spedizione, ma quelle che conseguiva per mezzo daffabili ragio namenti a s solo attribuiva.

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-(&) Q uindi reituht - ee. Dapprincipio ; trtm r'K o d o ro ( t t r , p .5 5 3 ) , tro tti Filippo dopo la vittO riadi' Cheronea con-, insolenza i misei-i prigioni $ m a, avendolo Demade, orator Ate niese che fra questi trovavasi, punto' con un motto pieno dattica grazia, edflgi di'repente l sua condotta, e fece pace cogli A teniesi, restitnndb loro i Soldati cattivi senza riscatto. Okurtino ( n r, r4 ) rtffetisce'le Messe coseche ;leggon*i ' nel nostro, ed aggiugne che Filippo tnanfl' in Atene Suo figlio Alessandro insieme con trtipatfb. - V idi 'anche iln o b tro ix * a8 . ty t) S i violassero! i tem pli ec. tDiodbro ( xvif, p. 568-69 ) in espotieftd nlittrtumente le 1Ctrcoitane delleccidio di Tebe , no ram tfeni* quest atto pietoso d.Alessandro' vrso gli Dei. Pausarla pertanto nel nono libro riferisce che avendo-i Macedoni incom nciatoa- spogliare il tempio de Gabiri ch! era fuori della citt, insurse repentinamente una grave procella , e caddero m olti fui mini che consumarono i sacrleghi ; onde Alessandro proibi tosto al*suoi soldati di offender i luoghi sacri, ( 3 o) Sta da t tto ci ec.' ArrUaao ( de eixped. Alex, v i , pag.; i 4a segg. ) lasci scrtto che Alessandro, impossessatosi dell Per sia , p un lco lla m o rte tu ttic o lo ro che fitrono convinti d avere spogliato qualche tem pio, o violati' i sepolcri. (33)' P er soperchiam o. 11 testo ha ( T t f M u , cio superflua m ente , sem a bisogrio, p er trastullo e prepotenza , conforme soglion operare i vincitori inumani. La' voce' italiana con cui mi son ingegnato di rendere questo concetto, corrisponde cosi ^1l idea d abbondanza e superfluit , come a quella di offesa per tracotante audacia. - Quante 'profnde dottrine di morale e di politica nOn sono contenute in- questo capitolo e nel susseguente ! (34) Panfio. Q villaggio, situato aU ingresso delle strette che conducevan a T e rn o , che . Polibio di sopra ( c. 8 ) denomin Partfia. ( 35) Che dester un pegno.. Esembra che prsso i G reci ( almeno presso i Macedoni ) vigesse la legge che. oggid stabi lita in Inghilterra, di porre in libert un re o , ove qualche suo amico deponesse un som m a, a guarentigia della sua persona ,

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sino all' emanarione della sentenza. Infetti apparisce dal susse guente capitolo | 6 , e pi,chiaro ancora d al cffp. 96 che Megalea non era incarcerato . dappoich fuggi, avendo Leousio per lui gi e s b o rs a ti i ch ie s ti T en ti, talenti. (36) L a strage da loro fa tto in Argo- Antigone poich Cleomene ebbe presa Megalopoli, Ucepzi Macedoni, ed apd alle stanze in Argo ( , 64 )} m uscitene alla primavera een tutte le sue forze atsalt Cleomene e lo confisse ( 65~6 g ) , e poscia ritorn in Argo, dove fu ceJm#to d w o ri ( 7 0 ). P i; li si ridusse iti Macetjopia , e vi ruppe gl lUirii che l aw ano invasa, ed allora pare eh egli lasciasse un presidio in Argo. ,sotto il t r mando di Leonzio Megalea, i quali avranno col, fatto strage della fazione favorevole a Lacedemonii; quantunque n il nostro t n alcun altro storico:, fra quelli che seno a n o i, pervenutirden scriv cotesto avvenimento* {37) Tegea. Questa citt c h e , presa da Cleoniene agli Etoli , fu per opera dAntigono rimessa nel suo prim a state ( 11, 46, 70 ), giaceva nel confine.della Laconia e dellArgolide, ed era quindi soggetta alle sorprese;degli Spartani. (38) Crisogono. Forse padre del Poeta Saino o Sam io, di cui parl Polibio di sopra nel cap. 9. (3 g) Patreo. Questi dal nostro nel libro it > c. a 4 chiamato amico del re< Osserva lo Schweigh. che. Ovidio rammenta un Centauro che coti appellava!, ed argomenta quindi che in Tes saglia , patria de favolosi uominit-cavalli, famigliare fosse cotesta nome. (4.0) Era in difetto. Questa frase Tolgare mi sembrata render esattamente V A testo , essendo secondo Esichio lo stesso che taA/ir t n , dtficere , venir m eno . (ii) I l M enelajo. Monte il chiama Livio ( x x x i t , a& ) , e non improbabile che Polibio ancora ci volesse indicare, preponen dovi larticolo 7* , o forse Tt mascolino ( come s!p vi i> 55 ; T ti Tmif**, i t , 4 8 ) : checch dica lo Schweigh. d una citt che giusta il nostro sulla sua T etta , od alla sua radice esistesse. La T erapne, o Teramne secondo Plinio ( 11, 8 ), ove a detta

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di Pansania ( 111,19) era tra tempio d Menelao , la tmba di Menelao ed <Elena, non ha nulla che fare col monte Menelaio, da cui la divide 1 Eurota , ed il mentovato commentatore v i , per quanto io credo, di gran lunga errato Supponendo siffatto luogo lo stesso che la citt di Menelajo da lui immaginata. (4.2) A m icla. Riferisce Strabono ( v it i, p. 364 ) , che i primi E radidi i quali nella Laconia si *stabilirono, avendo diviso il paese m sei p a rti, riservarono a s i S parta , e diedero il distretto cP A m icla, come il pi eccellente, a quelli che loro tradirono la L aconia, persuadendo agli antichi abitanti d emigrarne. T . Livio ( i i i i v , 28 ) , parlando de dintorni di questa citt , dine : circum jecla urbi frequentis e t am oeni agri loca. (43) Accam pamento d i Pirro. Piirico chiama Pausania ( iti, a i ) questo sito. Pirro figlio dAchille era stato in S parta, dovegli, reduce da T roja, prese in moglie Ermione figlia di Menelao ed Elena. V. Omer. Odiss. v , v. 5 ; Ovid. E p ist Hertnion. ad Orest. ; 'i ( 44) C am io. Citt della L aconia, che non trovo rammen-* tata da alcun autore. Plinio ( rv , 6 , 10 ) pone Cam io nelT Ar-t cadia , aia la scrittura dubbia. Nella Messenia , non lungi da F are, Pausania (tv > 3 i ) addita K i f t i t t , it x n t ( Camio , sacro boico d Apollo ). Ma nella stessa parte della Laconia di cui trattasi qui, Pansania (111, a 4 ) parla dun Apollo Camio K u fttT tt x - i X t l f i t t t t A x AA*. V ebbe pertanto nella Laconia parecchi templi e statue d Apollo Carneo o C a m i o , conforme riferisce lo stesso Pausania ( i n , i 3 , a i , 26 ) Schweighauser. (45) A sine. Citt marittima della Laeonia ricordata da Stra bene ( v i l i , p. 363 ) , e giusta Tucidide ( v , p. >59 ) oppor tunamente situata 'pelle discese dal mare. (46) Tenaro. ' situata presso al promontorio dello stesso no me , eh l estremit del monte Taigeto. Celebri erano i marmi neri che scavavansi nelle sue vicinanze, e dal luogo chinmavansi Tenarii ( Strab. viti , p. 367 ; Plin. x x x v i, 18 ). (47) O izio. -Strabene ( 1-1c. ) pretende che questo porto cosi

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eccellente fosse creato dall arte. La sua distanza -da Sparta k in Polibio Snza dubbio fallata , siccome gi avvertiroob SI- Bertuello ed il Reiske, e pi s avvicina sii vero. StrahOrie ( 1 . c .) ,ilq * a le asaegpa a questo intervallo dugento quaranta stadii. Io ho vjoluto nel volgarizzamento accennar almten un tanto urore , cbe< t u pu certamente cadere in autore- csi esatto-icome .il nostro. (48) Elia. F u gi Elo ckt tieila Laoonia situata - sul ;mare f conforme'scorgesi da Tucidide- ( i t , p. 287) e da O m ero.(lL i B v. 585 ) , e quindi traeva il nome quella piarte dell agra la conico ,' che Polibio'chiama Elia. Atempi di Strabone .pertasix] ( v ili, p. 363 ) non era dessa d ie un villaggi. Secondo [testa geografo fabbricolla E lio figlio di Perseo. > ' (49) Ove partitam erit si riguardi. Cio a dire , non osser vandola nel suo complesso , - ma esaminandola a parte a parte : che in estensione assoluta avralla forse superata qualche altro distretto della Laconia , in a . in . nessuno fu probabilmente tanta copia di naturali bellezze, tanta abbondanza d uomini , tanta ricchezza d coltivazione. I l testo h a, i t <rfkt che letteralmente suona',, come a parte considerata, e forte ni m araviglio, che la penetrazione dello-Schweigh. non giunse a vedervi il fondo , siccome egli stesso confessa. Nel cap. 44 di questo libro ricorre la stessa frase. (5 0) A cria.' F ra questa citt e Gizio, secondo Strabone (Le.), 1 Eurota sbocca nel mare. 1 (5 1) Letica. Questa annovera Polibio di sopra (iv , 3 6 ) fra i luoghi che Licurgo nel principio del suo regno riprese agli Ar-. givi , quantunque la sua distanza dagli altri paesi conquistati in quella spedizione faccia meritamente dubitar al Cellario ( Geogr. antiq. p. 1199 ) che la presente Leuca e quella fossero la stessa citt. il (5 i) Soei. L citt di Boea collocata d Strabone presso al promontorio di Malea , punta orientale del golfo Laconico , sic come il promontorio di Tenaro l'occidentale. I Boiei (Strab. x, p. 45 1 ) erano una popolazione Etolica alla. sorgente dellEveno. (53) Glimpe. Intorno a questo luogo V* v , 36. .

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i (54) D ella m aggior parte de cavalli. Di questi simpossess Licurgo, forse pecchi, a cagione del repentino assalto, i Messenii non ebbero abbastanza tempo d imbrigliare i cavalli e di con durli, seco. Sohweigh. (55 ) P artitosi d a ir Elia. E ra dunque Filippo allora retroce duto da B oea, siccome prima da T en aro, facendo capo ad Elo c h e , situato in fondo del golfo Laconico , era in egual distanza da amendue le mentovate citt. ,. (56) J cognomi. Molto ha questo luogo affaticati i commenta tori ; ma tutto l imbarazzo , secondoch a me pare , nacque :dall aver, riferito nel testo 1 iwut&fitis alla voce che immediatamente la precede, e non a tutti gli altri sostantivi an teriori , che varie situazioni esprimono. Laonde il Casaubono interpctr nom ine a g ri , e 1 Ernesti facendosi da un sostantivo pi indietro lesse t f t n iirtttifttic. m o n ti he hanno il nom e della campagna. Lo Schwegh. , p o nendo una virgola fra ed vorrebbe formare del secondo di questi vocaboli un - sostantivo isolato , quasich oltre alla cognizione de p o rti, de mari ec. , si rendesse ancor' necessaria , per comprendere la descrizione de fatti d a rm i, la notizia de cognomi o sovrannomi che a ciascheduno d essi fosse stato imposto. Ma oltrech non trovasi che in forma 'd aggettivo ( il sostantivo essendo ta ttili fu * ) , molto oscura sa rebbe., la costruzione senza qualche aggiunta, p. e. xa ) I t t f i7Ut (ixv^caif ? ). Q uindi, per mio avviso, cancellisi la virgola pota dallo Schweigh., e riferiscasi laggettivo itrtitifcu t a tutti i nomi che Polibio destina a segni che agevolano il com prendimento delle fazioni militari. ' (57) Del? am biente. Cio a dire delle regioni celesti intorno alle- quali il nostro ragion distesamente nel lib. 111 , c. 36 , il quale consultisi insieme colle, note che scrivemmo a quel luogo. (58) S a cui il M enelaio. Ogni monte di qualche, elevatezza, siccome pare che fosse, questo , fiancheggiato da colline di lui pi b asse, sulle quali sembra quasi posare. Quindi non hassi a

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prendere cotesto Mehelaio per un luogo fabbricalo alla cima della montagna che avea lo stesso nome; che in tal caso assurda sarebbe 1 espressione del no stro , essere siffatto luogo sopra tutte quelle eminenze , 7*r fi*lt$vi t$>' u t 7 MitiXa'ir i ri. Non adunque il presente passo in contraddizione con quanto abbiam asserito nella nota 4 circa la non sussistenza d una citt sulla vetta o alle falde del monte qui rammentato. (5g) N on che i cavalli ec. E sembra che s avesse a dire a rovescio , non che i fa n ti neppur i cavalli ; perciocch il cavallo sporge pi fuori dellacqna, e nuota meglio. Pu tuttavia difendersi la lezione comune, sendoch un fante armato passeggia pi fermo e sicuro nelle onde che non un cavallo. > Reiske. (60) G li mand addosso. Trovo inopportuna l emendazione che il Reiske e lo Schweigh. pretesero di fare al testo, scrvendo iu ia it so li mandarono (i mercenarii), in luogo di 77t i $ n * t , mand loro ( cio a quelli di Licurgo ) addosso ec. ; dappoich il verbo i f t i t m , nel senso in cui qui prendesi, si costruisce sempre col dativo, e 7* per so li , precisam ente q u e lli, sarebbe mero pleonasmo , bastando il d ire , che ordin a mercenarii dattaccare, per far conoscere che linclinibenza era data a quest arm a sola. (61) Scudi brevi. Quantunque i p elta sti pi all armadura leg gera che alla grave appartenessero , sono essi non pertan to, e q u i, e in altri luoghi del nostro autore dalla milizia leggera di stinti. 11 perch oonfesso d aver errato interpetrandoli altrove ( v , 7 5 , 80 , v , 4 ) arm adura leggera. Pi , sem bram i, loro & appropria nel nostro idioma una denominazione presa dalla qualit dello scudo, donde il nome greco traevano. O ra , defi nisce Esichio , ! 7J xTtrtiftTKiM t j g t i l t f , che hanno piccioli scudi, e w M n , itrtrit II ut in scudo che non ha m argine, quindi pi ristretto degli altri. Inoltre dioe .Servio al lib. v i i , v. 733 dell Eneide : cetra , genas scuti brtvioris ; e che cetrati e peltaslae erano la stessa cosa ce. lo fa sapere Li vio ( x x x i, 3 6 ). Tacito ( Vit. Agric. c. 3 6 ) riferisce che i Bri tanni riparavansi brevibus cetris. - A tutto ci riflettendo io mi

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to n arrischiato di nomare questa specie di milzia scudi brevi, non altrim eati che lance, e Corano appellansi altre dalla qualit dell' armadnra onde sono distinte. (6q) M arci alla coda, della fa la n ge. Questa era l' armadura grave che , siccome vedem m o, Filippo mand pelle strette , sussidiandola coll armadura leggera , cogli scudi brevi e colla cavalleria , che continuando il cammino con lui rimasero. (63) Circoscritto. Disputano i commentatori se mftXmfitftitmt o abbiasi a leggere nel testo, lo preferisco il prim o di questi participii ; giacch non ra incarico delle guide di cigner il luogo preso di fossa e di steocato, sibbene d i circo scriver i limiti dentro a quali dove* formarsi 1 accampamento. (64) U poggio sovrastante. Suppone lo Schweigh. che questo fosse il medesimo che dapprincio occup L icurgo, e poscia F i lippo fece prender dagl lllirii. Ma il colle presidiato da Licurgo era avanti di giugner alle strette ( i l passaggio delle quali egli impedir volea a Filippo ) , e libera avea la comunicazione colla citt: laddove nella posizione qui descritta le strette erano gi varcate , ed una rupe grande ed inaccessibile trovavasi fra h citt e gli alloggiamenti. (65) Ove combatterono. V . n , 66. (66) De R odii e de Chi Questi sino dalla guerra Bizantina eransi uniti in societ col re Attalo , antico alleato degli E toli, per intercessione del quale e si pare che trattassero 1 pace qui rammentata. In appresso congiunsero tutti le loro armi contra il re F ilippo, e lo ruppero in una grande battaglia navale , de scritta dal nostro nel lib. xvi. (67) N ella Focide. Questa provincia greca era stata nella guerra cos detta scra soggiogata da Filippo padre dAlessandro Magno , che i Tebani capitali nemici di quella avean chiamato in ajulo. Riacquist essa pertanto la sua libert insieme cogli altri stati della Grecia per opera d Antigono primo , re di Ma cedonia, il quale, assalito ad uu tempo da Galli e dal re P irro, abbisognava de loro soccorsi per ricuperare il patrio regno ( Diod. Sic, xix , p. 714 )* F u gi amica d Antigono secondo ,

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tutore del re F ilippo, che la comprese neUalleanza cntro il r Cleomene, ( Polib. rv , 9 ) e nemica degli E to li, Contra i quali port lagnanze al congresso che tenne Filippo co suoi alleati in Corinto, quando accignevasi alla guerra. Sociale (v, a 5 ). Quindi non impossibile che Filippo sperasse .allora di recare per mezzo di quella naaione qualche colpo fatale agli E toli, sebbene in ap presso gli and a vuoto il disegno (v , 36). Ella pertanto cosa singolare, che Polibio siasi contentato.di dareim cenno cosi poco significante in . un aliare eh egli qualifica d alta importanza. (68) E U . corpo scelto. Gl interpetri latini lascian intatto il vocabolo , agema non escluso lo Schweigh. che necom menti ancora al tu tto . lo .sorpassa. L e s e s i pertanto in Ateneo < (v ,p . i9 4 ) 7 x m X ti fM t m yi/ tm , x - fi ltr t tt /*#> rixrmftm Im t i r t i * ) ) il coti detto agema eh riputato il piti fo rte- corpo d i cavalleria . Curzio pure ( i v , 5 a ) scrive, equites quos agema voeant ; e T . Livio ( x x x v i, 4 ) ala m ille fe rm e equitum agema eam voeant. Tuttavia secondo lo stesso Livi ( x l i i , 5 i ) era agema quanto legione, e fprmavasi depi scelti fra i ce trati, e un *<* i y t f t a (agemp'-a piedi) rammenta eziandio Arriano nel libro v della spedizione dAlessandro. Esich io , oltre a fanti ed a cavalli, vi pone anche gli elefanti , e dagli altri corpi in ci il distingue eh esso precedeva il re. J i y i f i , sono sue parole, 7 wpt < "r 72 fiariXt/t l i y f m . , i x t p i t l u i <> trw ttt xttt . 'Concludiamo adunque che cosi tutto il corpo scelto composto di pedoni, cavalli ed elefanti, come le sue parti di soli fa n ti, o di soli cavalli costituite por tassero questo nome , e.che prossimo all agema in dignit fosse il corpo de cetrati, donde quello traevasi. Quindi non h mara viglia se Leonzio ed i suoi socii di ribellione a questi due co rp i, siccome al fiore dell esercito, si rivolsero per conseguire il loro perfido intento. (6g) L e pietruzze d e lt abbaco. Degni sono d essere, in oc casione di questo detto, citati due testi che riferisce lo Schweigh. Solone ( che Polibio sembra qui. aver avuto presente all imaginazione) dice presso Diogene Laerzio ( 1, p. i 4> ed. Lond. ) I

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potenti presso i tiranni simili sono alle pietruzze che servono pe calcoli. Imperciocch , siccome queste indicano quando pi , quando meno ; cosi quelli ora grandi ed illustri fatti sono da ti ranni , ora da essi disonorati. Plutarco (Apophtegm, p. 174 ) mette in bocca ad Oronte genero del re Artaserse , da questi abbassato e condannato. Non altrimenti che gli ossetti degli aritmetici ora valgono migliaja, ora imita , gli amici del re ora possono tutto , ora pochissimo. - Ma quantp pi si avvera questo fatto dove regna la licenza popolare ! Ce lo dica la rivo luzione di Francia a nostri giorni accaduta, nella quale chi test sedeva in grembo alla fortu n a, e disponeva della vita e delle sostanze de cittadini, dopo breve dominio esalava sul patibolo lanima infame, per ceder ad -altri il suo posto e la sua ventura. (70) Eiatea. Citt principale della Focide sul fiume Cefiso, molto opportunamente situala per impedire le invasioni dalla parte della Tessaglia ( Strab. x , p. 47 , 4a4 ) : per modo che gli A teniesi, come udirono che Filippo d Aminta se n era im possessato , forte sbigottirono , e si tennero per ispacciati. (71) < S incarcerasse. Lo Schweigh., con esempi tratti da Po libio e da Demostene, ingegnasi di provare contro il Casaubono ed il Reiske , che il verbo k w k y t n che occorre nel testo pu significare tra r innanzi a l giudice , senza che sia necessario di supporre che Leonzio sia stato portato in carcere. Ma ove si consideri che i soldati di Leonzio profferronsi di pagare per lui la m u lta, chiaro eh egli noi avea fatto , e che quindi il r e , affinch non fuggisse come Megalea, avr voluto assicurarsi della sua persona. O ltre a ci non avrebbe potuto il r e , dietro una semplice citazione , far eseguire subito nel reo la sentenza capi tale. Che se sra j'iu trovasi talvolta in senso di citare, *-y t t y t , di cui poco appresso si vale Polibio nel narrare 1 am basceria de so ld ati, da E sichio, da Suida e da tutti i Lessi cografi interpetrata : consegna a l m aestrato delle carceri, <fev portazione. Ma forse scrisse il nostro iwmymyi , siccome hanno

poLiBio, tomo ili.

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tutti i -codici: vocabolo che Esichio, Suida e 1 Etimologo espon gono per , cattivit. (7i) Lettere dalla Focide. La scoperta di questo tradimento di Megalea prova che la Focide era in una situazione molto op portuna per ispiar le mene degli Etoli; onde sempre pi rendesi verisimile che la spedizione secreta di Filippo in quella provin cia , della quale parla il nostro ne capitoli a i e 26 , mirasse a qualche progetto contro 1 Etolia. (73) F anciullo amato. P uer delicatus voltano gl interpetri latini 1 i / i / t u c i del testo, che tanto spesso riscontrasi negli scrittori greci. Potrebbe ancora dirsi B atillo, dal giovine di questo nome amato e celebrato da Anacrcont'e, o dal mimo cosi pure appellato, che Mecenate, di cui fu lib erto, am sviscerata mente , secondo che narra 1 antico Scoliaste di Persio. - Del resto non era sempre presso i Greci 1 amore che gli uomini portavano a belli fanciulli di tempera sensuale ; locch scorgesi da varii luoghi di Platone , e singolarmente da dialoghi intitolati ad Alcibiade, ne quali Socrate > diclifkrandosi di questi amatore, pone a scopo del suo affetto il preservare dalla corruzione 1 og getto amato , e l indirizzarlo alla virt. (74) Dapprincipio. Ho aggiunta questa parola al testo sull au torit del R eiske, il quale con ragione rid ette, che altrimenti 1 ttfttt ( come pom a ) con cui incomincia il seguente periodo naie col presente sarebbesi legato. (75) Demetriade. Citt marittima e principale della Magnesia, la qual provincia alcuni ( Polib. v , 99 ; Plin. v , 9 , 16) d i stinguono dalla Tessaglia , altri ( Liv. xxvii , 3a , xxxn , 37 ; Strab. ix, p. 436) vogliono che m questa sia compresa. F u essa, a detta di Strabone , ( 1 . c. ) fabbricala da Demetrio Poliorcete re di Macedonia , il quale vi stabil una eccellente stazione na vale. La sua situazione nel seno Pagaseo , dirimpetto al golfo Meliaco , che domina le Termopile , la rendea di tanta impor tanza , che Filippo la chiamava lino de ceppi della Grecia , (L iv . xx x it, 3 7 ) insieme con Calcide che signoreggia lEuripo, e coll istmo di Corinto ; non contum eliosius, aggiugne lo stesso

storico quam v e n u ti dappoich queste erano U principali s tu che davan mgresso nellEIlade e ael Peloponneso. Vedi il nostro negli avanzi del lib. xvii , u . <76) Abbom inato. Polibio usa qui voce tale de indica non solo disprezzo, ma eziandio odio. Imperciocch 7 * ,,.7 , , C on cui espresso il sentimento che' la soldatesca urbana avea per Eperato , significa propriamente sentir basso d alcuno , tenerlq dappoco, siccome e denotfl ma applicato alla mala disposizione *le mercenani verso lo stesso pretore, partecipa de sensi di a ccusare, e condannare attribuiti al medesimo verbo greco , e che presup pongono delitto o qualit odisvole. Lo Scliweigh. nota nel voca bolario la maggior forza di * 7m y . , i n u , in confronto di * 7t e m i l i ma non discende a nessun particolare analitico, e neglige questa differenza nella traduzione. (77) P er cagione d i coiai vicenda ec. Cio a dire : siccome le citt che nel guasto dato da nemici alle loro campagne sofferivano , senza esser soccorse dal comune dagli Achei , vendica vansi col non pagare i tributi , e siccome i soldati , che per mancanza di danari nell erano noo rieeveano gli stipendii, in contraccambio di ci non facean il loro dorare, cosi gli afiri ect (78) G iusta il prim o nostro proponim ento. V. 1, 3 , m , 2. . ("9) Pressoch decisa, La narrazione degli afiri dlia G re cia s arrest all Qlimp. c u , , a , corrispondente all anno di Roma 536 , e la guerra fra Aatioca e Tolemeo ( incominciata ncllOlinip. cxxxix, 3 , A. d, R. 534 ) fini nell Olimp. c x l 5, A. d. R. 537 , dopo la- battaglia di Raffia. Vedi v , 79 , 87. Schweighauser.

(80) N on intrecciare fr a loro i fa tti. Due .seno i metodi di scriver una stori* universale : 1! uno d i narrare,separatamente t fetti di ciascheduna nazione ; 1 altro di trattare non disgiunte le gesta di varii popoli, accadute in un corso determinato di tempo. L a prima maniera da preferirsi , ove il complesso degli avve nimenti , che ad una nazione appartengono > pu rappresentarsi isolato senza mescolarvi grpn ia tta quelli -di unakra, e tali peana

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peli appunto gli avvenimenti della Grecia e deff Asia descritti dal nostro, innanzich i Romani vi prendessero parte. Il secondo modo migliore , quando le storie di ciascheduna regione sono talmente fra loro complicate, che il dividerle nuocerebbe all in telligenza d esse , siccome accadde , poich i Romani passarono in G recia, e figuraron in tutte le guerre che ivi dapprima, e poscia nell Asia si fecero. (81) I l principio la m et d el tutto. Questa sentenza deriva da Esiodo , il quale nel poema intitolato *py* *< i lavori e le g io rn a te, a versi 4o dice N ***<, * S ' f r a n t e<r ir r iti Z f t m ik tT tt. Sciocchi, non sanno il mezzo Quanto sia pi del tutto. Del resto io non trovo che questa sia una digressione insulsa , siccom'essa sembr al Casaub. ed allo Schweigh.; anzi vi scorgo per entro ( sebbene quasi sotto ruvida scorza ) un ammaestra mento utile in tutte le imprese della vita. Imperciocch chi ad mopera si accinge necessario he da capo a fondo la esamini, e pongasi innanzi agli occhi tutta la concatenazione de meazi ed effetti che posti sono fra i l principio e la fine di quella ; e cosi incominciandola, pu dirsi chegli siasi gi del suo esito assicu rato. Che se ogni scrittore siffatto precetto osservasse , come lo osserv esattamente il nostro, non abbonderebbono cotanto i mostruosi parti dell ingegno in ogni genere di sapere. (83) Eforo. Scrisse questi la storia de Greci e de Barbari dal ritorno degli Eraclidi sino all assedio di P erinlo, che cade nel1 anno vigesimo prim o del regno di Filippo figlio d Aminta , abbracciando lo spazio di ^ 5 o anni in trenta lihri. V. Voss. da histor. grtec. et la t., lib. 1 , c , 7. (83) In tre o quattro paginette. I compendii , cos storici , come scientifici, si scrissero in tutti i tempi a comodo delle per o n e, le quali, contente d qna tintura che appaghi la loro vana

curiosit, schifano -la fatica di penetrar addentro nelle cose , e di procacciarsi solide cognizioni. Opere di cotal fatta sono con ragione biasimatedal n o stro , siccome non punto instruttive. Se non che le moltissime scoperte, che a giorni nostri si sono fatte nelle scienze fisiche e nelle a r ti, non si potendo co distesi trat tati render tanto com uni, quanto 1 utilit loro richiederebbe ; fu creduto necessario di darne succosi transunti negli scritti perio dici che uomini valenti ne varii rami del sapere vanno pubbli cando. Savio divisamente invero, e da bisogni del secolo impe-' riosamente .voluto, ma pur troppo gi perduto di vista da molti dotti a sifltte compilazioni intenti ; sendoch poco scrupolosi nella scelta de collaboratori, ammettono sovente in quelle , non gi ragionevoli compendii delle migliori fra le pi recenti pro duzioni , sibbene infedeli mutilazioni, e parzialissimi giudizii, da presunzione e da invidia dettati. - Mi perdoni il cortese leggi tore se , traendo dietro al costume del mio autore , mi sono al quanto d?l proposito dilungato : che ne lunghi viaggi ricrea tal volta luscire della battuta, quand anche lo si faccia per visitare qualche orrida piaggia. ( 84) M ia buona. UtXtttmt scrisse Polibio , che qui non si gnifica gi civilm ente, pulitam ente, ma con ischiettezza e sim p licita , opposte all accuratezza ed al diligente studio eh esige la composizione della vera storia, conforme ha egregiamente osser vato il Reiske. (85) D el padre. Era questi Tolemeo Evergeta. (86) Il fratello Maga. V. il cap. 36 di questo libro, e xv, a 5 . (87) Come se festeggiasse. Nel testo il qual vocabolo fu parafrasato (fallo Schweigh. quasi continuos ludos agitaret, e dall Ernesti, leviter e i a d ostentationem magis quam accurate. Tolta essendo la metafora dalle pubbliche adunanze , in cui e le rappresentazioni te atra li, e i giuochi della palestra lceansi a puro diletto degli spettatori con pompa e magnificen za : egli chiaro che Polibio volle significare aver Tolemeo ma neggiati i pubblici afiari , come se fosse sempre stato in festa e giolito, sen^a riflettervi molto , od assoggettarsi a fatica.

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(38) Sbadato . Mi b o b attenuto all idea del Casaubi che spiega txi'fritc*, incuriostun (che non ha cura di ulla), trovandosi /<rr/r presso il, nostro s o r a te in senso dattenzione; laddove V interpretazione del Reidee e dell E rn esti, cui nemo possit i x i r t i r a i , cio supervenire , oltrecch ha dello stiracchiato , sal-ebbe una stucchevole ripetizione del / 4*7<u*7* ( difficilm aditn ) che tosto segue. (8g) Lisim achia. Citt fabbricata da Lisimaco , generale d A lessandro Magno in mezzo all istmo che dalla Chersoneso . T ra cica mena nel continente della Tracia. La Sua centrate situazione, fra il mar Egeo ed il continente dell Europa e dell Asia , era riputata cos importante , che avendola i Traci incendiata e di strutta , Antioco Magno la rifabbric e ripopol , destinandola a residenza del suo figlio Seleuco ; locch indusse i Romani a di chiarargli la guerra. V. Liv. x X x t i i , 3 8 , Strab. V n t, p. 33i. (90) L e contrade ec. Non le citt sole , siccome col Casaub. interpreta lo Schweigh. , ma insieme colle citt le respettive campagne ancora : d ie ci denota 1 espressione 7S * 7 A t t t , x. 7. A. , cui si sottintende l r t tt , eh quanto d ire, luoghi appartenenti ad Etto ec. (91) E no-M aronea. Citt marittime sulla costa della Tracia , la prima alla foce dell Ebro , 1 altra a quella dell Ismai o. Le citt ulteriori dovean essere A bdera, Napoli ed Esima , non lungi dal golfo Pierio , quindi opportunissime per osservare la Macedonia. (g2) E le circostanze dlia Grecia. V. v , 35. (g3) Grave fo rm id a b il avversario. Era Cleomene stato col mato di beneficenze dal re Tolem eo, e non dovea supporsi eh egli con tanta ingratitudine avesse a rimunerarlo. Tuttavia non ignorava Sosibio 1 immensa ambizione e l ingegno sommo di quel re profugo , e da quell accorto e praticissimo uomo di stato eh egli era ben sapeva , come all avidit di conquisti cede ogni pi nobile sentimento. (g4) Ed erano in Samo ec. A giudicare dalle estese possessioni de re d Egitto nelle isole e sulle spiagge marittime , conforme

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le riferisce Polibio , le loro forze navali debbon essere stale a que tempi molto .superiori che non quelle degli altri rivali. (g5) I I leone e g li agnelli ec. Cleomene spalleggiato da mer cenari! del Peloponneso , era da que cortigiani timidi e gelosi della propria inflnenza sulla volont del re imbecille, paragonato al leone, mentre che essi consideravano s medesimi come agnelli incapaci di resistere alla forza ed all impeto di tanta fiera. (96) I soldati, d i Siria ec. Disse ci il re di Sparta ironica mente , nota essendo 1 infingardaggine della milizia asiatica ap petto al valore de Greci d Europa. Asseriva Quinzio Flaminio d ie i S iri erano molto migliori schiavi che non soldati, e M. Acilio che sconfisse Filippo diceva che i Siri ed i' Greci d Asia eran una razza duomini leggerissimi, e nati per servire ( Liv. xxxv , 49 ; x x x v i, 17 ). Cicerone nell orazione pr Fiacco, c. 37, recitava atestimoni Asiatici del suo avversario i proverbii che nell Asia medesima correvano in disprezzo delle - varie sue nazioni. A .tanto era giunto il loro avvilimento. (97) A rchidam o. Questi fu gi nominato da Polibio, (v, 35 ) allorquando egli rendette conto degli Eraclidi superstiti in La cedemone dopo la scacciata di Cleomene. Vedi ancora il nostro v ili, 1 , e Plutarco nella vita di Cleomene p. 8 07 ,'d o v citato Filarco , il quale, parzialissimo come fu di Cleomene, pretende che Archidamo fu ucciso contro la volont di questi. (98) P a n t e o e con essi Ippita. Eran costoro i due pi fidi amici di Cleomene, e bene il dimostrarono nella tragica fine di questo r e , siccome leggesi presso Plutarco ( in Cleom. p. 822 e seg. ) dove il secondo nominato I p p o ta , 'h n r ir a t. (99) B allerini e sonatrici eP arpa. K o a/clvr a l r/t/3vKr ha il testo , che i Rom ani , poich insieme colle scienze ed arti della Grecia ebbero adottate ancor le sue lascivie, appellarono egualmente cinaedos et sam bucistrias. 1 Cinedi dicervansi cosi secondo Nonio ir 75 t i f t x l t t xj7 , dal muovere il corpo che facevano nel ballar e giuocare la pantomima. Le sambucistrie trassero il nome dallo strumento di musica appellato sambuca , definito da Yitruvio (v i, 1) uno strum ento triangolare fo rm a to

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d i corde ineguali in lunghezza ed in larghezza , simile adun* que'alla nostra arpa. Ma era la sambuca ancor una macchina da guerra somigliante ad un ponte levatojo , per cui dalle navi e dalle torri di legno.si passava sulle mura del nemico. Yeget. de re milit. rv , c. 71 ; Vitrnv. x , cap. u lt ; Lips. Poliorc. Lib. 1 , dial. 6. (100) N o n da vigliacco. Versi che Omero pone in bocca ad Ettore , allorquando a accigne a pugnar con Achille. Iliad. V. 5 o 4 e segg. (101 ) Am m azzarono. I commentatori vanno strolagando , che cosa abbia qui scritto Polibio. Il che hanno la maggior parte.de libri non voce di buon conio; e quand an che, siccome pretende il Reiske, in dialetto macedonico suonasse rinchiusero, non sarebbe da ingoiarsi 1 assurdit che a cotesti disperati rimanesse il tempo di condur in carcere Tolemeo. Quindi attenendomi alla relazione che d Plutarco di questo fatto ( Cleom. p. 822 ) , io leggo x i* 7t<, e cos la intese il Pe roni , che tradusse interfecere con .pi coraggio e buon senso che non gl interpreti posteriori. (102) N elle pratiche. Non compresero , per quanto a me sembra , il Casaub., e lo Schweigh. che il copi , la forza del lespressione trfis Vctt IfitX/as usata in questo luogo dal nostro: che vitce consuetudo et colloquia fa m ilia ria , conforme essi vol tarono il vocabolo anzidetto, non costituiscono la virt politica che Polibio loda in Cleomene : virt che ad uomo privato an zich a reggitore di popoli s addice. Sibbene volle significar il nostro, che il mentovato re avea unabilit singolare nello strin ger amicizie , e nell introdurre negoziati ; locch parte prin cipale in un capo il quale non solo col valore, ma eziandio col1 accortezza e colla sagacit sappia provedere a casi suoi. In questo senso scrisse Tucidide ( 1 , p. 54 ) 75 iV* i f t t X i i t , disputare p e r V eguaglianza, e vi p. 423 k i y t i t 7i r p t w i v n t i f i / x m r t , tratt con convenienti discorsi : le quali frasi hanno relazione a pratiche fra nazione e nazione destramente condotte, e non a semplici colloqui familiari.

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(to 3) N on m olto dopo ec. Questo periodo , confuso e tronco nel testo , non potea nel volgarizzamento cos lasciarsi. Il verbo rib ella ssi, che regge il sostantivo Teodoto , manca in Polibio , e vi fu giudiziosamente aggiunto da traduttori latini ; dappoich, sarebbe pur stata cosa mostruosa il sospendere 1' azione di Teo doto sino alle remote espressioni : prese di p a rla r con A ntioco. Non sono pertanto d accordo collo Schweigh. che ft il* cf 1cu l t i , dopo questo (cio Cleomene) abbiasi a leggere e non fttc cT < 1v" , dopo d i ci , siccome dietro il codice Augustano tradusse il Casaubono. Di Cleomene, che non era suddito di Tolemeo , non potea dirsi che si fosse da lui ribellato ; sibbene di Teodoto , non solo suddito del mentovato re , ma eziandio al suo servigio. (104) A ntioco. F u questi poscia denominato il Grande , pro babilmente pelle gloriose sue gesta in et molto giovanile contro i potentissimi ribelli Molone ed Acheo. Non fu egli cos felice nelle guerre che imprese fuori della Siria , ed avendo nel prin cipio del suo regno, conforme osserva Polibio ( x i , 34 ) destata di se grande aspettazione , in processo di tempo non vi cor rispose. (105) D i sopra. Vedi n , 70 e v , 48. (106) A rtefa tte. Checch dicasi il R eisk e, x-a/ii7f non sembra qui appartenere al dialetto macedonico , del quale , non so perch , questo commentatore principalmente accusa Polibio. A n zi, secondoch io credo , significante oltremodo cotesto vo cabolo, che denota non essere state soltanto false le acpuse dE r mea , ma con somma arte ed astuzia fabbricate , perch acqui stassero colore di verit. (107) Invincibile. Non era necessario di cangiare 1 fT)nltt (in v itto ) che leggesi ne migliori codici in i r t f t f l n U t ( ine sorabile ) , siccome dietro alcuni altri codici fecero il Xilandro ed il Casaubono. Lo Schweigh. non dissimul nelle note la con venienza della prima lezione, ma nel lesto non ebbe 1 animo di riceverla. (108) D ato fu o co alla calunnia. Cio avendovi applicati degli

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stim oli, come chi mette sotto ad un edificio materia accesa, clie lentamente propaga la struggitrice fiamma. Questo , se non v errato , c il senso di i n S v i f / M t , che lo Schweigh. giustamente deriva da i r t l v Q t * . Dislinguon, a dir vero , 1 Eraesti ( Graec. Lexic. ) ed il Perizonio ( ad lia n . var. hist. ix , 4 <) due mo dificazioni dell accendere , significate da questa voce , passiva 1 u n a , esprimente lentezza e segretezza nel prender fuoco ; l al tra attiva corrispondente allatto dell appiccarlo per introduzione di sostanze ardenti. Siccome pertanto qui prendesi in senso at tivo , cos ho creduto di dovermi appigliare al secondo degli anzidetti significati, non espresso esattamente dal fo m item leviler accendisse degl interpelli latini. (log) Emioio. Singoiar questo cognome che in italiano suona uno e m etto , imposto a costui , dice lo Schweigh. , forse per d i era di statura tanto alta che 'agguagliava la lunghezza d un uomo e mezzo ; siccome Prusia all opposto ( xxxit , 2 ) chia mato iip irvt ip j m etto uomo , per essere stato soverchia mente breve. (n o ) Dim inuita. Leggo k A w $ i i d a *, recidere, menomare , in luogo di ( sarebbe impedita ) da x t t X i m , im pedire , molto pi naturale essendo 1 espressione autorit dim inuita che a. im pedita, ed avendo i copisti sovente, conforme dimostra Enrico Stefano (in Thesauro) scambiato lun verbo coll altro. D ignitate exueretur volta lo Schweigh. , se guendo il Casaub. , locch molto pi che Aon scrisse Polibio , o 1 uno o 1 altro de mentovati verbi si preferisca. Nel testo pertanto conserv egli Av&vrte$*!. ( i n ) Seleucia su l ponte. T re erano le citt denominate Se leucia : la maggiore sul mare denominata Pieria e fabbricata da Seleuco Nicatore, era la residenza de re di Siria ; S. sul Tigri che dopo la caduta di Babilonia divenne la capitale deir Assiria ; e quella eh qui nominata , castello secondo Strabone ( xvi , p. 74g ) della Mesopotamia, dov era un ponte sull E ufrate, dal quale trasse il nome. ( n a) De'sette Persiani ec. Morto il re Cambise , fu il Ira

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fello di lui Smerdi , o M ergi, o Sfendadate, tecondochfe alcuni 10 nomano , ucciso dal Mago Com ete, e messo sul trono Oropasta di Comete fratello che nella faccia e nella persona tutto a Smerdi Somigliava. Scoperto 1 inganno per mezzo d una concu bina del r , che > con lui dormendo , 'il trov senza orecchie , fattegli mozzare da Cnibise : sette fra gli ottimati Persiani , che ne furono avvertiti , fecero congiura , cd entrati nella regia uc cisero il Mago. V. Eflodot. in , 65 seg.; Ctesias Persie. 3 , 4 Just in. 1 ,9 . (113) Dario. Figlio d Istaspe, quello fra i sette che, trucidato 11 M ago, regn in Persia. S e , come vantavasi M itridate, Artab azo , 1 autore della sua casa , ebbe realmente da cotesto Dario il regno del Ponto nou pu accertarsi , e meno provato egli ancora che Artabazo fosse uno de sette uccisori del Mago , dap poich non trovasi il suo nome fra quelli che annovera Erodoto, n tampoco fra quelli che rammentati sono da Ctesia. (1 l i ) A ntiochia. Fu questa pure edificata da Seleuco Nicatore, e cos appellata in onore di suo padre Antioco. Era essa dentro a terra , e divisa dall Oronte che ha le sue sorgenti fra il Li bano e 1 Antilibano. Per distinguerla da altre citt che portano 10 stesso nom e, ebb essa il cognome di Epidafne, da un grosso borgo a lei vicino con una selva , in mezzo alla quale era un tempio sacro ad Apollo e Diana , a cui pellegrinavano gli Antiochesi. V. Pi, v , a i ; Justin. xv , 4 ; Polib. v , 5g ; Strab. xvi , p. 749. (11 5) A polloniatide. Questa provincia era situata , conforme scorgesi dal seguente capitolo, fra la Mesopotamia e la Persia. Il Reiske dice eh essa corrisponde all odierno Nahawend nel Laurestan. A detta di Strabone ( xv , p. 732 ) chiamavasi antica m ente Sitacene, e confinava colla Susiana di Babilonia ; dond manifesto 1 errore del Cluverio , il quale ( Intr. in un. Gcogr. L . v , c. i 4 ) fa due province dell Apolloniatide c della Sitacene. (116) G li arm enti. Circa 1 eccellenza de cavalli medi leggasi 11 nostro x , 2 7 - Erodoto ( v i i , 4o ) loda sovra gli altri cavalli della Media , pella loro grandezza, quelli che dalla vasta pianura

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ove nutrivansi eran chiamati I f i s e i , e narra che il cocchio di Serse, allorquando invase la G rcia, era da destrieri di cotale razza tirato. Strabone ( x i , p. 5 a5 ) scrive pure che i re di Persia servivansi di cavalli Nisei, ed a suoi tem pi, siccome a nostri , chiamavasi erba Medica ( Medicago lupulina de botanici ) quella che accavalli pasto tanto gradito , e di cui la Media ab bondava. (117) Ove le lro p a rti si confrontino. Cio a d ir e , la Media pi grande delle altre province dell A sia, non gi quando nella loro totalit sino com parate; m a, se ogni loro parte se paratamente si consideri, troverassi in lei maggior estensione di terreno utile, che non nelle altre asiatiche regioni. (118) Parnasia. I Parrasi ram m entati da Strabone 5o8 ) sono popoli dell A lbania, la cui situazione nell angolo Pford Ouest del mar Ircano non corrisponde punto a quello della Parrasia qui additata. Ci considerando lo Schw eigh., e riflet tendo eziandio che oscura nazione erano i P arrasi, laddove di una cospicua provincia in questo lugo parla P olibio, suppose che ( Partiene ) abbia a leggersi : nome che da Geo grafi fu talvolta dato alla P a rtia, situata peli appunto, con forme accenna il nostro ad Oriente della Media. Ma se il deserto nel testo rammentato era la Caramania deserta , siccome sembra allo stesso Schw eigh., io dubito non la supposta Parrasia debba convertirsi in A ria , fra la quale e la Persia Tolemeo ( v i , 6 ) pone l anzidetto deserto. Allora questo non precisamente a Le vante , ma al Sud-Est della Media giacerebbe ; e forse , a ci mirando , non scrisse Polibio xa f t fi ir 7hr ttt 7 e wf'oe a t a l t X k f ftifn (aL evante ed alle p artid O riente) che sarebbe goffa ripetizione , ma tfc f t 7 t u x*t 7* w f t t S if iit f fttfn ( a Levante, ed alle parti dell Oriente estivo ). (119) P orte Caspie. Cos chiamavasi un ristrettissimo passag gio lungo otto miglia , lavorato ne monti che dividono la Me dia dalla Partia. Plin. v i, 17 , Solin. c. 5 o. (120) M onti de' Tapiri. Gli stessi per cui conducono le porte

Caspie. Intorno alla nazine di questo nome , V. Strabone z i , p. 5 i 4 e 5 a 3 . (121) M are Ircano. Il mare Caspio trasse questa denomina zione dagl Ircani che abitavano la sua sponda orientale sopra la Partia. (122) M onte Zagro. Strabone ( x i , p. 5 a a ) Zagrio- lo chia ma , e scrve eh esso divide la Media dalla Babilonia ( Assiria ). (ia 3) Cossei Corbeni Carchi. Strabone ( x v i, p. 744 ) mette i Cossei nell Assira ; fa pertanto menzione particolare dei Cossei montani , che dopo il Zagrio abitano sopra la Media ( x t , 522 ). Secondo Tolemeo ( v i , 3 ) sono essi una popolazione della Susiana a confini dell Assiria. - La Corbania ( paese dei Corbeni ) da Strabone ( x v i, p. 745 ) assegnata agli E lim ei, nazione dell Assiria , e probabilmente la medesima che gli Elimei m ontani, da lui nominati presso i Cossei del ZagrO, e qualificati egregii saettatori - I C archi, da nessun altro scrittore rammen ta ti, crede lo Schweigh. che sieno i C arduchi, collocati da To lemeo ( v i , a ) nella parte della Media confinante coll Armenia; ma sono essi troppo lungi dal Zagro. I Carduchi di Strabone ( x v i, p. 646 ) lo sono ancor m eno, come quelli che aveano sede nell Assiria , in vicinanza del Tigri. ' ( ia 4) A tropazii. Con lungo ragionamento prova lo Schweigh. contro il Reiske , che non hassi qui a leggere S atrapie , con forme hanno tutte le edizioni , e che la nazione di - cui parla Polibio in questo luogo abitava V A tropatene, chiamata da Stra bone M edia A tropazia : il qual nome le deriv da certo A tro pato , che la governava pe re di Persia , ed avendola salvata dall invasione de Macedoni vi stabili un proprio regno che du rava ancona atempi di Strabane. Ci non pertanto il mentovato commentatore non alieno dal crederli gli stessi che i Sospiri d Erodoto ( i , jo 4 , n o , v , 37 ). E didatti essendo costoro dal test citato storico posti fra la Colchide e la Media , verso la parte pi montuosa di questa , molto con lui si conforma il n o stro , che limitrofi dice gli Atropazii alle nazioni che toccano

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il Ponto Eusino > ansi a'q u e lla fra 1 mentovate nazioni or* scorre il Fasi ( v , 55 ) , quale si fe peli appunto la Colchidc. (i a5) Elimei. Strabone ( xv , p. ) li colloca a Settentrione della Susiana , e non della Media. - Ariaraci. Sono questi pro babilmente gli A n a ri c i, che Strabone ( x i , p. 5r4 ) , e Tolenieo ( v t , a ) , il quale Am ariaci li chiama , annoverano fra i popoli che abitano la sponda meridionale del mar Caspio. - 1 Cadusii a Levante degli antecedenti. Secondo Plinio ( vi , 8 , | 6 ) imposero i Greci questo nome a G eli, ma Tolemeo (vi, a) ne fa due popoli distinti. - I M atiani confinano secondo Stra bone ( l. c. ) co Cadusii, ed il loro territorio ( Id. x i , p. 5 ig ) d una fertilit singolare. ( ia 6 ) Da m olte montagne. Le principali sono: il Zagro a Occidente, i monti Coroni a O riente, e nelle parti centrali l Oronte ed il lasonio. V. Tolemeo ( v i , a ). ( 1 2 7 ) Seleucia. Secondo Plinio ( v , a i , a5 ) chiamavasi Se leucia de Parti. Y. sopra la nota n i . ( ia 8 ) Ctesifonte. Residenza invernale de re P a rti, conforme insegna Strabene, ma a tempi di Polibio non era tanto cospicua che in appresso, quando i Parti se ne impossessarono. (lag) Apam ea - Laodicea. Queste citt della Siria non sono da confondersi con quelle d eguid nome che Strab. (x i, p. 5?4) assegna alla Media , sebbene, a detta su a, fossero greche. Tole meo rammenta un Apamea nella Mesopotamia ( v , 1 8 ) poco lungi dal confluente del Tigri e dell E ufrate, ed un altra nella Partia ( vi , 5 ). (130) V alle chiamata Mccrsia. Strabone ( x v i, p. 7 5 6 ) inette questo distretta fra Berito (citt della Fenicia, B eruti d oggid ) e D am asco, e narra ohe fu aggiunto al territorio di Berito , poich Agrippa la fece risorgere dalle sue m in e, e vi colloc due legioni romane. - Vebbe eziandio ia quedintortai un fiume denominato Marsia. (131) Canna a le n a n te . La relazione che Teofrasto ( Hist. p lan t ix , 7 ) e Plinio ( xii , 11 ) danno del. sit dove cresce questa pianta s accorda con quanto ne scrive il nostro. Se non

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che negano gli anzidetti naturalisti eh' essa prQvenga fra il Li bano e l Aotilibano , conforme era la volgar opinione ; ibbene fra il Libano ed un altro monte poco ragguardevole, in una picciola valle paludosa , dappoich fra le mentovate catene di monti un campo spaziosissimo, chiamato , a detta di Tefrasto A u l o n e , che propriamente significa vallone, valle larga, e non diverso dalia Marsia del nostro. - I Botanici moderni appellano la stessa canna acorus calam us, e ne distinguono due variet : 1 una asiatica , che nasce spontaneamente nelle .Indie orientali, e singolarmente al Malabar , e nelle isole di Ceylan e d Amboina , 1 altra eh prodotta ne fossi e negli stagni d E u ropa. V. Persoon, Synops. p lan t T. i , p. 38a ; Murray , ap parata medicam. T . v , p. l 5 . Non adunque vera l asser zione del Mattioli ( in Dioscorid. p. 58 ) che a nostri giorni perduta la specie asiatica, quand anche pi non fossero gli stagni della Siria che n erano fecondi. N tampoco vero , conform egli pretende, che dell asiatica si adoperava la canna stessa , mentrech dell europea la radice sola si usa ; efficacissime essendo le radici in amendue. . (i 3 a) Seleucia. L occupazione di questa forte citt era di somma im portanza, come quella che assicurava a chi se ne sa rebbe impossessato il passaggio del T ig ri, che dividea.amendue gli eserciti. Quindi avea Molone pure tentato di rendersene sw gnore , ma fu ributtato da Seneta. (133) P refetto d el m ar rosso. Mar rosso o Eritreo era no me comunissimo , non solo del golfo Arabico , ma del Persico ancora, siccome apparisce da varii altri luoghi di P olibio, di Strabono, di Plinio , d. A rriano, e di Diodoro. Quindi il pre fetto che per il re governava la provincia , la quale a mezzod della Babilonia giace pressa il golfo Persico dalla parte dell A rabia , chiamavasi prefetto del mar rosso o del Eritreo. Schweighauser. ( 134) Stavano tragittando. Leggo i 7'i f , quelli che ancora passavano, siccome propose lo Schweigli. nelle note, quantunque nel testo egli abbia scritto , e tra

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dotto di conformit , eos qu i priores sequerentur assurda le zione , secondoch io credo , cotesti priores non essendo stati per anche nominati , ma riscontrandosi appresso in quelli eh e* rano gi passati, iJJ* cTi/3i/3i|Ka7r. (135) Parapolam ia. Dqe erano le province di questo nome che significa , province vicine a lfiu m e ; 1 una presso 1 Eufrate descritta da Strabone ( xvi , p. j 53 ) , che la disse soggetta a regoli Arabi ; 1 altra sulla sponda del Tigri , della quale parla Plinio ( t i , 27 ) , dandole per luoghi finitimi la Calonitide e Ctesifonte. Della seconda tratta qui Polibio. (136) Europo. Tolemeo ( v i , 2 ) rammenta una Europo nella Media, poco lungi dalle porte Caspie, e Strabone ( x i , p. 5 a 4 ) riferisce d ie fu fabbricata da. Seleuco Nicatore , il quale cos la nom , avendola i Parti chiamata Arsa eia. - D ura giaceva se condo Polibio (c. 5 i ) di l del Tigri per chi veniva dalla Meopotamia. Non era essa dunque in questa provincia , sibbene nella Parapotamia del T ig ri, e ragionevol quindi il sospetto dello Schweigh. che queste regioni sieno state nel testo ( forse per inavvedutezza de copisti ) scambievolmente mutate : nel qual caso 1 *Europo qui mentovata da Polibio, non quella della Media sar stata , ma quella che Plinio ( v , a i ) pone nella S iria, e Tapsaco , ed A hfipoli ancor appella , la stessa Tapsaco che giusta Tolemeo ( v , 19 ) nell Arabia deserta sull E ufrate, al confine occidentale della Mesopotamia. - Del resto sembrano queste occupazioni essere state semplici scorrerie; dappoich veg liam o nel cap. 5 i , Antioco attraversare senza impedimento la Mesopotamia e giugner alla riva del Tigri. (1.17) Sovveniva a suoi bisogni. Ci esprime Polibio con j che lo Schweigh. nelle note spiega variis artibus, astuta rerum adm inistratione. Ma la perfidia artifiziosa dtr m e a gi sufficientemente indicata col vocabolo ( m ali costumi, mali modi doperare), ed tu tto fi/ senzaltra aggiunta non racchiude l idea d astuzia , di prava intenzione. ( 138) B ititv s si. . . . i n Apam ea. Se l esercito era in questa citt raccolto, conforme scorgcsi dal principio di questo capitolo,

dovea Epigene altrove, e non in Apamea ritirarsi. Il Reiske credette di. sciogliere questa . difficolt , leggendo , ( quartieri d inverno ) in luogo d A w i f t u a t , dietro le tracce, del corrotto vocabolo p l io r , che riscontrasi ne codici pi an tichi. Ma se questa spedizione, siccome narra Polibio nel seguente capitolo, ebbe luogo nella stagin invernale , non vi potean es sere quartieri dinverno. Quindi pi ragionevole il credere collo Sdhweigh-, che 1 esercito non in Apamea stessa, ma in qualche distanza dalla medesima iibss accampato, non dovendosi, n qui, n in altri,luoghi, ove parlasi d alloggiamenti, prender a rigore la preposizione in. (139) Cirresti. la Cirrestica quella parte della Siria che ha a settentrione il monte Amano e la Cotnagene, a poneste il territorio d Antiochia, a levante 1 Eufrate , ed il Libano a mez zogiorno. V. Strab. x v i, p. 753. - Cirro la capitale di questa provincia, donde trasse il'n o m e , e Cirresti noi/ soltanto l ap pellativo degli abitanti di questa c itt , conforme dietro Stef. Bi zantino scrive lo Schweigh. , ma vi si comprende una popola zione ben maggiore , siccome lo dimostrano le diciannove citt annoverate in quella da Tolemeo ( v , 14 ) ed il numero di sei mHa combattenti eh essa avea fomiti all esercito d Antioco. (1 40) A ntiochia d i M igdnia , chiamata ancora Nisibi , si tuata fra il monte Masio ed il Tigri nella Mesopotamia. 1 Ma cedoni le imposero ilnome che qui leggesi nel testo (Strab. xvi, p. 747 , Tolem. v , 18 ). F u essa citt molto forte ; a tale , che T igrane, reputatala inespugnabile , non la soccorse essendo asse diata da Lucullo , il quale , a detta di Dione Cassio ( x x x v , p . 3 , 4 ) , poich se n ebbe a grande stento impossessato , vi stabili i quartieri d inverno , non altrimenti che fece Antioco. (14 1) Liba. Questo luogo , che non trovasi in altri autori probabilmente lo stesso che la Deba di Tolemeo ( 1 . c. ) poco lungi da Nisibi sulla ripa occidentale del Tigri. Non comprendo come al Reiske , al Cellario ed allo stesso Schweigh. potesse sfuggire cotesta somiglianza di nom i, ed insieme la necessit che
p o l i b i o , to rn o

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Nisibi; le quali condizioni non trovatisi nella L a m ba na , o L abbana che lo Schweigh. propone. (142) Lieo e Capro , fiumi dell Assiria , che discendono dal monte Nifate ( onde l Assiria e 1 Armenia sono separate ) e sboccano nel Tigri. V . Tolem. v i,, 1 ;. Strab. x v i, p. 737. Nella Frigia altres portavano questi nomi ni due fium i, i quali , calati dal monte Cadmo perdevansi nel Meandro (Strab. x i i , p. 5^8 ) Signore, comera Molone, dell'Apolloniatide, non solo il Tigri, ma gli anzidetti fiumi ancora , ed il Gorgo pure separavano i due eserciti. ( i 43) Canale regio. A Seleucia lEufrate dividesi in due ram i, l-uno de quali va a Babilonia , quindi prosegue lungo spazio ancora e si disperde per le campagne ; l altro sotto Apamea sbocca bel Tigri , ed amendue portano il nome di canale regio (Tolem . v , 1 8 , ao ). Osserva il Reiske che queste acque co n servano tuttora in arabo a un di presso la stessa denominazione, chiamandosi n ahr e l m ale, fiume del re. ( 44) Orico. Peno a conformarmi collo Schweigh. nel credere che questo sla il nome proprio d un monte , dappoich nessun geografo ne fa menzione. Forse scrisse Polibio 7* O ' f n i t t , che sarebbe quanto dire la regione montuosa. La qual cosa t tanto pi probabile, quanto d ie poco appresso troviamo rammentata la parte aspra dell Apolloniatide 7> 7ir A** AAwr i 7<cTf. (145) C irzii. Due popolazioni di questo nome v avea ; 1 una nella Persia , 1 altra nella parte settentrionale della Miedia , sul Zagro e sul Nifate ( Strab. x i , p. 5 a 3 , xv , p. .727 ). Quelli che oggid chiamansi C u r d i, e che conservano la vita errante degli antichi C irzii, e com essi campano di latrocinio, sembrano essere discendenti di coloro che abitavano fra la Media e 1 A r menia , dove hanno ancora la loro sede. V . Pinkerton, Geogr. modera. T. v , p. 3 i. (146) G alli Teltosagi. De popoli G allici, che anticamente passarono in A sia, tre soli sono rammentati : i T ro cm i, i T o -

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Iistoboii, ed i Tettosagi. A Tettosagi che avean presa abitazione intorno al fiume H alys, i re di Siria pagavan trib u to , secondoch narra Livio ( xxxvm , 16 ) ; locch non fecero g ii gratui tamente , ma a condizione che quelli fornissero loro truppe ausir liane. E d Appiano pure ( Hist. Syr. c. 3 a ) e Livio ( x x x v m , 24 ) riferiscono che i mentovati tre popoli furono nell esercito d A ntioco, allorquando egli guerreggi co Romani. Schweigh. (147) Compagni. Cavalieri erano pure i compagni nell esercito d Alessandro Magno ( Diodor, xvm , p. 628 ) , e nella pompa cFAntioco Epifane (Polib. x x x i, 3 ). I l vocabolo greco E7a/jm i , che nel testo ad essi corrisponde , significa propriamente a m ici, ed indica che cotesto corpo era composto di giovani legati in sieme con sentimenti di benevolenza ; onde viemmaggior esser dovea la loro emulazione necombattimenti. Di cotal gente dicesi eh era formata la sacra coorte de T eb an i, che oper tanti pro digi di valore , ed Eteri vuoisi che fossero i trecento Spartani ette con Leonida succumbettero alle Termopile. Non si applichi pertanto un senso men che onesto alla greca espressione , con fondendo questi soldati amici colle Etere o cortigiane ; dappoi ch Ateneo ( xvi , p. 571 ) ne insegna che onestissimo il pri mitivo significato di questa voce , la quale trasferita fu poscia alle donne che fanno mercimonio del loro corpo, per coprire la turpitudine di co tal professione. (148) D i scudi arm ati. nel testo , cio porta to ri d i scudi. I S i f f i , a dir vero , sono secondo Polibio ( 11, 3 o ) cosi i brevi scudi gallici, come i lunghi romani ; e Polieno ( Stratagem. v , Antig. 21 ) , e Diodoro ( x x i i , i 3 ) appellano 3 - v fttp ifo v f i Galli armati , quando Plutarco ( .Em il. Paul, p. 265 ) d lo stesso nome a legionari! romani. Quindi io credo che S-iftts sia la denominazione generica di scud i, e che non significhi precisam ente, siccome vuole lo Schweigh. , lo scudo maggiore e bislungo, quale 1 usavano i Romani. pertanto da sapersi che i Galli conducevano seco in battaglia non solo le mogli ed i fig li, ma eziandio molta gente disarm ata, conforme scorgesi daluoghi di Diodoro e di Polieno test citati. Il perch

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non dee recar maraviglia , se a combattenti di quella nazione , per distinguerli dalla turba inerm e, apposto viene dagli autori il qualificativo portatori d i scudo. Anzi io non dubito punto che , siccome ha gi avvertito il Reiske, Polibio qui pure scrivesse I ttr Svfteipiftvs T x X x lx s , senza separare i Galli dagli armati di scudo coll interposizione della congiunzioue xt , (e) ; e cosi ho Voltato questo luogo. ( i 4g) A lessandro. Era costui , siccome vedemmo di sopra , governatore della Persia. (t 5 o) Callo nitide. K A A ai/ir. Strabone ( xi , p. 529 ) , e Plinio ( v i , 3 i , 2 7 ) C halonkis appellano questa provincia, e la pongono nellAssiria, fra Ctesifonteed il monte Zagro. Quindi, sebbene non precisamente nella Media fosse esposto il cadavere di M olone, il monte su cui lo trasportarono essendo non lungi dal campo di battaglia, e dominando ad un tempo la Media , era cotesto sito il pi opportuno al divisamente d Antioco. ( i 5 i) Adigani. V o ce, per quanto sembr al Reiske, corrotta dal caldeo , D ajanin, giudici, cui prefsso larticolo , come chi dicesse, i giudici. Il Casaubono appunto per cagione di questo articolo volle la mentovata parola araba o ebrea ; dap poich , conforme giustamente osserva lo Schweigh. , i Caldei non lo usavano. Autorizza a siffatta conghiettura 1 affinit d ellidioma siriaco collebraico, e la probabilit che gl indigeni con nome vernacolo abbiano distinto un tribunale urbano. ( i 5 '2) Gran cancelliere ec. Colui che presiede all economia militare , e comanda agli scribi ed a questori, siccome a nostri giorni gli ordinatori , o commessarii generali. (153) A tropazie. V. la nota 124 di questo libro. (154) Trascuralo agiorni d 1A lessandro. Se crediamo a Stra bone ( xi , p. 525 ) , Atropato donde quella parte della Media trasse il nome , la difese valorosamente , e salvolla da Macedoni che 1 aveano invasa , poscia vi stabil un reg n o , e 1 Artabazane qui nominato era suo discendente. (155) I servigi della camera. Quelli che a nostri giorni p re stati vengono da Ciam berlaui, e da cos detti gentiluomini d i

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camera , appostati nel palazzo per essere pronti a tutto ci che occorrer potesse alla persona del re. - Potrebbonsi eziandio in siffatti servigi comprendere le ufficiose comparse ed i complimenti deG randi che vengon a ricevere gli ordini del Sovrano; c cotesti grandi erano distinti dagli amici e confidenti , fra i quali trovavasi Apollofane, non gi Ermea. ( i 56) A cheo. Di costui vedi v , 8 e 46 , v , 4o. ( i 5 ^) Facendo fe d e . Cio dimostrando co fatti le accuse por tate contrAcheo. Male adunque interpret lo Schweigh. Jixptttplupcptirtc , testans (scongiurando), aggiugnendo nel vocabola rio Polibiano che cotesta voce st isolata , quasi per parentesi , e non relativa a delitti d Acheo qui annoverati ; locch non bene si comprende come possa esser - L Ernesti meglio colse nel segno (Graec. Lexic. voi. i , p. 5 a ) dando a Jia/uaplpofitet, oltre il senso di scongiurare, obtestari, quello di far fede, in segnare , d e m o n s t r a r e d o c e r e . ( i 58) Cirresti. Y. il cap. 5 o di questo libro. ( i 5g) Siniride. Essendo in alcuni codici scritto Sieride ( Jn ff i Ss ) suppone lo Schweigh. , n senza verisimiglianza , che questi sia la medesima persona che Garsieri o Garsieride , il quale nel cap. 72 e segg. apparisce generale d Achco. Donde costui fosse stato espulso non si conosce ; tuttavia se lecito di formar una conghiettura sulla desinenza del suo nome , ' non improbabile eh egli fosse egiziano , comune essendo 1 ultima sil laba in ris a nomi di cotesta nazione , siccome vedesi in M ceris, O siris, Ssostris , Bochoris ec. N credasi che atempi de Tolemei aboliti fossero gli appellativi vernacoli ; dappoich in una inscrizione greca apportata , pochi anni sono , dall Egitto , ed appartenente ad una et molto posteriore, cio allimperio dAn tonino Pio io lessi Senchonsisis e S a p a u lis , nomi al certo di conio egiziano , siccome egiziani sono nella modesima i nomi dei mesi Pachn e Famens in cui accennasi avvenuta la nascita e la morte del mentovato soggetto. - Del resto sar forse cotesto Siniride o Garsieride stato giovevole ad Acheo pelle relazioni

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eh egli con Tolemeo coltivava , procacciando di ritornare per co tal guisa nella grazia del suo Sovrano. (160) Torn indietro. Non semplicemente m utato ilinere (can giato il cammino ) , conforme traduce lo Schweigh., significando l ' i r i r r f i ^ M t che usa Polibio , voltatosi per fare un cammino opposto al primo. Infatti era la Licaonia , a cui Acheo fii gi vicino , molto pi presso alla Siria , donde la dividea la sola Cilicia, che non la Pisidia situata a mezzod della Frigia minore. (161) Tagli ec. Il Casanbono volt questo luogo alquanto confusamente : omnium priorum sententias A pollophanes . . . . de numero sententiarum exem it. Con molto maggior propriet e pi convenientemente al significato del vocabolo i r t l t f t t che leggesi nel testo tradusse lo Schweigh. omnes ante ipsum diclas sententias prcecidit. Io ho pure creduto di dover conservare nel volgarizzamento 1 energica espressione di recidere , troncare , ta g lia re, in considerando che non senza eleganza dicesi tagliar le parole in bocca a d alcuno , tagliare il discorso , per far cessare le parole', il discorso; non altrimenti che Apollofane ces sar fece le opinioni degli altri. (i&a) Le sue im prese. Cio quelle d Antioco. (163) P e' casi d i Berenice , figlia di Tolemeo Filadelfo e so rella di T. E vergete , maritata con Antioco Teo. Morto questi, Seleuco suo figlio conceputo con altra moglie ripudiata, gli sue cedette ed uccise Berenice con un *suo figliuolino ; per la quale scelleratezza attirossi la guerra da Tolemeo. Giustino ( x z.ru , 1 ) ehiama costei Beronice , ed in alcuni codici di Polibio dessa appellata Bernicc. Antioco Magno che ricuper Seleucia era figlio di Seleuco uccisore della mentovata regina. V . la nota 106. (164) Corifeo. Dal ceppo de monti che formano l Amano , e che separano la Siria dalla Cilicia, staccasi un ramo chestendesi lungo la campagna di Seleucia e d Antiochia e chiamasi P ieno. ' L estremit occidentale di questo ramo giugne al mare presso il golfo Issico , dov oggid Alessandretta , ed il nostro la deno mina Corifeo , eh quarto dire supremo , principale , forsa

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per denotare la maggior altezza di questo giogo appetto agli altri gioghi del Pierio. (165) Torcim enti. Abbia scrtto Polibio n X m f t n , come hanno la maggior parte de codici, o , conforme leggesi ne codd. Vatic. e Fiorent. , o , secondoch piace allo Schweigh. ; siccome le respettive radici di questi vo caboli , r x a i o t , A iir , significano tutte tortuoso , obbliquo, cosi ho creduto che non disconvenga loro la voce ita liana che ho preferita. Ma 1 che, precede non mi sembrato significare fle x ih u s (g iri, piegature), quale lo tradusse lo Schw eigh., prendendolo quasi per sinonimo di ; che brutto pleonasmo ci sarebbe. Sibbene equivale i f * \ i / t , per quanto io credo, al latino in clinatio, derivato da lynXlim , inclin o , e , trattandosi come qui di terreno, non pu in volgare rendersi pi acconciamente che per declivio , dolce discesa. La scala adunque in questo luogo descrtta era composta di gradini separati fra di loro da declivii , e talmente congegnati, che ne risultava la forma di chiocciola, o di spirale , come quella eh h la pi atta a rendere meno faticosa e quasi insensibile la salita pi erta. (166) Am ice. Nome secondo il Bochart (G eogr. Sacr. p. 1 , lib. t , c. 1) dedotto da am uk o amik, che nella favella de Siri e degli Ebrei significa profondo. Se non che (V . Buxtorf. lex. Heb. et Chald. p. 564 ) amk pQ y in ebraico profondo , e Tlpny > amuk , profonda , voce che pi s avvicina all ipiixti del testo, eh fe pur femminile. (167) D ' a cco sta ti ec. In ,tre momenti si distingue il maneg gio delle scale che adoperarsi peli espugnazione d una fortezza. Nel primo vengon esse recate nella vicinanza delle m ura, locch richiede un terreno praticabile , e ci chiama Polibio w p trftp 1 accostam ento ; nel secondo si determina il luogo in cui le loro estremit inferiori hanno a saldarsi , e questo significato col vocabolo rr&rtf , stabilim ento ; nel terzo appoggiansi le estre mit superiori al muro della citt nemica , la quale operazione esprme la voce vp ir ^ in r , appoggiam ene.

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(168) La cittadinanza e gli effetti. - Leges suas civ itati, et juas cuique privato rum facultates red d id it, tradussero il Casaub. e lo Schweigh. , non riflettendo , eh essendo Seleucia citt della Siria e patrimonio d A ntioco, questi col solo riprenderla, senza alcun atto particolare, le restituiva le sue leggi , le quali dovean pur essere le leggi comuni, con cui tutto il regno era governato, e non proprie , leges suas , quasich fosse stata citt libera. 11 perch io non dubito, che < lt7~n relativo sia a Itili wtQtvyilttc ( fuorusciti ) , e *<>A <7i/* significhi i diritti che godono i citta dini, ridonati a coloro che peli esilio gli avean perduti; siccome gli effetti non a tutti i cittadini furono restitu iti, sibbene agli stessi fuorusciti che n erano stati spogliati. (169) Teodoto. E ra costui diverso da Teodoto E rniario, del quale fetta menzione in parecchi luoghi di questo libro. (170) V a lle d etta M arsia. V. sopra c. 45. (171) L e strette d i B erito. V. la nota i 3o di questo lib ro , ove sull autorit di Strabone feci conoscere che la valle Marsia riusciva dal lato del mare a Berito. All esito adunque di co testa valle pyre che fossero le strette qui mentovate. (173) Saettie. KiA7ir il nome che d Polibio a questo gepere di picciole n a v i, cui corrisponde in latino celoces. Nel senso primitivo denota siffatta voce in amendue le lingue un cavallerizzo che salta da un cavallo all a ltro , (d esu lto r) ovve ramente il cavallo medesimo ( equus desultorius ). Per similitu dine chiamaronsi cosi le navi sottili che hanno un solo remeggio, e corrono con grande velocit , e per tal cagione appellaronsi cosi ancora i legni da corsale. V. Esichio in KtA*r, e Forcellini in Celox. Il vocabolo italiano contiene una viva imagine di grande celerit. (173) Chiudevansi le bocche de canali. Tengo con Suida , col Reiske e coll Ernesii , i quali leggono , chiu dersi , e rigetto 1 m r r t / t a v r , d ischiudersi, che preferisce lo Schweigh. ; perciocch essendo intenzione di Tolemeo d inon dare il terreno per impedir ad Antioco lingresso in E gitto, era ben naturale eh egli facesse otturar le bocche, o dir vogliamo

le uscite de canali ; donde avveniva che 1 acqua in essi conte nuta, crescendo sempre per quella che da tergo affluiva, e pieno trovando il solito alveo , traboccava ed allagava la campagna. La qual cosa come poteva accadere , se aprivano le anzidette bocche? Ma lo Schweigh. credette falsamente che per inondar il piano era necessario di aprir i canali col farvi de ta g li, loccli non volle certamente indicar Polibio , usando vocabolo tale che racchiude l idea di bocca , orifizio. (174) fo ss id a M eliteo. E ra Melitea citt della Ftiotide , di stretto della Tessaglia , e siccome , a detta di Strabone ( ix , p. 433 ) , tutti i F tioti chiamavansi A chei, cosi non da ma ravigliarsi , se altrove ( c. 65 ) Polibio appella il medesimo Fossida Acheo, n i v avea duopo, siccome piacque allo Schweigh., che questo duce dimorasse qualche tempo nell Achea del Pelo ponneso, per acquistare siffatto cognome. (175) Cnopia A lorite. A loro, ovveramente Oloro, oggid Dia* noro, citt della Macedonia mediterranea n d distretto delrori. (V . Tolem. n i , i 3 ). (176) E f u ben ventura ec. N i d u ci, n i soldati della Grecia asiatica mai valsero tanto , che potessero star ' a fronte del valore e della scienza militare eh erano ne Greci d Europa. Quindi i potentati dellAsia, per quanto abbondassero di sudditi, nelle guerre ogni loro fiducia collocavano nelle forze che trae vano dall E u ro p a, e ne capitani che di col venivan al loro soldo. V . la nota 96 di questo libro. (177) D em etrio ed A ntigono. 11 primo fu padre , il secondo patrigno e tutore di Filippo che allora regnava in Macedonia. (178) A spendo. Citt della Panfilia nell Asia minore fabbri cata dagli Argivi ( Strab. xii , p. 570 , xiv . p. 667 ). Notisi che Andromaco , non dalla molle Panfilia , ma dalla Grecia re ta v a il suo impeto ed ingegno. {179) Agem a. V. la nota 68 di questo libro. (180) Dora. Citt marittima della Fenicia , a mezzod del monte Carmelo , erroneamente posta da alcuni nella Galilea. (V . Tolemeo v , i 4 > Joseph, contra Appion. p. 1067 d 1611). D oron la chiama Plinio ( v , 17, 19).

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(181) E pe?soccorsi. Nicolao, poich erasi ritirato dall assedio di T olem aide, dovea essersi avvicinato a D o ra , non molto da lei distante verso mezzogiorno , e quindi trovarsi in situazione opportuna per mandare soccorsi in quella citt ; ma Lagora e Dorimene , che Antioco dopo la ritirata di Nicolao discacciati avea dalle strette di Berito , ( c. 61 ) non probabile che po tessero ridursi in D o ra , conforme suppone lo Schw eigh., dap poich Antioco subito dopo averli sconfitti , aw iavasi alla stessa citt. Laonde io non dubito punto che 7u t in plurale accenni li frequenti e successivi ajuti che il generale di Tolemeo, il quale avea avuto tutto 1 agio di ritirarsi di l di Dora , vi andava mandando , e non sembrami tanto superfluo quanto sembr all anzidetto commentatore il subinde che ' il Casaub. aggiunse all opem fe reb a l. (182) A d A ntioco. Ad Ptolemseum scrisse il Casaub. ; e Sif fatti a prima giunta parrebbe ragionevole che agli ambasciadori mandati ad Antioco non si facessero vedere gli apparecchi di guerra , affinch non ne dessero contezza al loro sovrano. Ma riflette opportunamente il Gronovio ? che neppure gli stessi am basciadori spediti da Tolemeo avean ad esser al fatto di quegli arm am enti, onde, corrotti forse da Antioco , non gli palesassero tutto. E pi a proposito ancora osserva lo Schweigh. , che gli oratori mandati ad Antioco non erano Egiziani, ma Rodii , Bi zantini ec. , conforme apparisce dal cap. 63. (183) N on esser tanto grave il danno ec. Cio quanto Tolemeo spacciava per danno e manifesta ingiuria. Sembrami per tanto che tutta 1 espressione , siccome eli nel testo , ha un certo che di duro e d improprio che volentieri avrei causato nel volgarizzamento, se non avessi temuta la taccia di soverchia licenza. (184) A ntigono il Losco. Cieco dun occhio. Fu egli il prim o re di S iria , e gli succedette Seleuco Nicatore , dal quale fu uc ciso in battaglia. Eran a lui nella divisione dell impero d Ales sandro toccata la Panfilia , la Licia , la Frigia M agna, e poscia eziandio la Persia e la Cilicia. Ma essendo suo figlio D em etrio,

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eh egli avea lasciato nella Celesiria per opporsi a progressi di Tolemeo Lagide , stato da questi rotto , pass egli .stesso il Tauro con un poderoso esercito , ed occup la Siria e la Feni cia , gi tenute da Tolem eo, il quale, tenendosi a lui inferiore di forze, sgomber quelle provincie senza combattimento, avendo pria distrutte le citt principali da s tenute. V. Diod. Sic. xv m , pp. 6 3 8 , 6 4 8 , x ix , pp. 721 , 7 2 9 ; Justin. x v , 4. (185) Cassandro , Lisim aco. De generali d Alessandro il pri mo che dopo la sua morte si fece proclamar re, fu Antigono in Siria. L esempio di costui fu seguito da Tolemeo suo grande ri vale. Appena ebbero di ci contezza Cassandro e Lisim aco, che si cinsero essi pure la reai benda, e quegli divenne signore della Macedonia , questi della Tracia. Frattanto avea Seleuco conqui stata 1 Asia maggiore, ed i re summentovati temendo la potenza e la bravura d A ntigono, che colla sola fama della sua venuta avea vinto Tolemeo , eccitarono quel nuovo felice avventuriere ad associarsi con loro per perder il re di Siria ; locch eziandio accadde. Allora Sdeuco , per concessione degli alleati, aggiunse alle sue possessioni il regno della Siria , e stabili la dinastia dei Seleucidi , che vi domin per ben due secoli e mezzo , finch ne fu spogliata da Romani. V. D iodoro, Giuslino. (186) E Tolemeo. Ben 'mi maraviglio come nessuno degli edi tori e commentatori di Polibio siasi avveduto che qui non potea stare Seleuco , dappoich la concessione era stata fatta a lui dagli altri alleati , eh erano Cassandro , Lisimaco e Tolem eo, ed a lui spettava l accettarla. N v avea fra que re due Seleuci, n dovea esser omesso Tolemeo. (187) T utta quanta la Siria. Non osta a ci lasserzione poca appresso riferita dagli ambasciadori di Tolemeo , aver il Lagide pattuito con Seleuco che a s rimarrebbe il dominio della Cele siria e della Fenicia; potendo sussistere, che , a malgrado di questa condizione segreta , il re d Egitto nel pubblico trattato abbia insieme cogli altri re accordata a Seleuco tutta la Siria. (188) P er via d i com uni am ici. Cio degli ambasciadori dei R o d ii, de B izantini, de Ciziccni e degli Etoli , che per sola

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ufficiosit eransi intromessi fra i due sovrani litiganti, n avean potest d imporre o di minacciar ad alcuno di loro. (189) Gaia. Citt della Giudea secondo Tolemeo ( v , 16 ) ; secondo Plinio ( v , i 4 ) dell Idumea , poco lungi dall Egitto. E ra essa mediterranea , ma avea io t qualche distanza un eccel lente porto. (190) Le strette presso a Platano. Giuseppe (Bell. Jud. 1, 27) rammenta un villaggio ( ) della Fenicia chiamato n \ * l x * n (P ia ta n e ) nella vicinanza di Sidone, e da Tolemeo ( v , 14 ) scorgesi che v avea nella Siria a mezzod di Laodicea sul mare una citt denominata Platano. Qui non dubbio che si trattasse della Piatane Fenicia, giaech Antioco corse senza incontrar ne mici sino a Berito , fra la quale e Sidone dovean esser le men tovate strette. Non quindi improbabile , siccome ha gi osser vato lo Schweigh, che le strette di Berito mentovate -di sopra al cap. 61, siano le medesime che le qui riferite. (191) Potfireone. Stef. Bizantino, secondando forse il nostro , la chiama citt della Fenicia. Procopio la dice villaggio; e dis fatti n di questa , n di Piatane , siccome di luoghi poco rag guardevoli , fanno menzione i geografi pi antichi di Stefano. (ig?) M ara to , collocata da Tolemeo ( 1 . c.) nella Casiotide, provincia della Siria cos detta dal monte Casio che in quella sorge. Plinio ( v , 17 ) la pone di rimpetto all isola, d Arado ; dond da supporsi eh essa col suo territorio formasse il conti nente degli Aradii , o che almeno vi confinasse. (ig 3) Faccia d i Dio. < w flr tt rat. Nome d un promon torio, ove giusta Strabone (x v i, p. 754) finisce il Libano. Plinio 1 ha sorpassato. Presso a questo Tripoli e fra l uno e 1 altro il castello di Trieri. (194) Calamo , fu omessa da Strabone ; non cos da P lin io , il quale ( v , 17 , 2 0 ) B otri , Trieri e Calamo ricorda di con formit col nostro. Tolemeo ( 1. c. ) di Botri sola fa menzione. (ig 5) Lieo. Plinio ( 1 . c. ) mette fra questo fiume e Borito la citt di Leanto , non dimenticata da Strabone , ( x v r, p. " 5 6 ) ma trasandata da Tolem eo, non meno che il fiume Lieo.- Se le

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strette presso al Lieo fossero diverse da quelle di Berito e di Platano fe difficile a dirsi, bench sia improbabile che ad uti solo passaggio angusto siensi assegnati tre luoghi. (i g6) Damura. Lo stesso' fiume che Strabone ( 1. c. ) appella Taruyras , Plinio corrottamente M ago ras. A pi chiara in telligenza di quanto abbiamo fin qui riferito circa lfe differenti notizie che sulla costa della Fenicia ne forniscono i tre pi ce lebri geografi dellantichit che' conosciamo con Polibio confron tati , giover in altrettanti abbozzi rappresentar all occhio gli oggetti da loro espressi. ( 197) D el m onte Libano. Forse dell Antilibano , il quale se condo Strabone ( L c. ) principia alla marina di. Sidone , dove allora marciava Antioco. (198) Tagliato. Vedi bellissima immagine che ci' offre uno scrittore, tacciato dalla pedantera di secchezza di stile, e povero d ornamenti dichiarato. T ra le falde dell Antilibano ed il mare un piano ristretto , ma intersecato da un aspra eminenza , fa cente angolo Colla serie maggiore de monti. Quest ostacolo , che alla marcia dAntioco sattraversa, 'rappresentatosotto la figura d un cinto o cerchio che stringe il corpo a mezza vita , e quasi in due parti il divide : che tal la forza del (d a Jiug vttvft metter il cinto ) con ardita e felice metafora tras portato alla strscia mqntuosa che tronca la continuit del piano summentovato. Transversim interceptus tradusse lo Schweigh. , ed io era tentato di scrivere precinto , se tagliato non mi fosse parato assai pi conveniente a ll liso della nostra favella. (199) S u l lago. Questo il lago di G enesaret o Tiberiade , la di cui met occidentale appartiene alla Giudea , 1 altra , che riesce pi piano di Scitopoli ( chiamato Bet-san dagl indigeni ) forma il confine fra la Giudea e la Decapoli della Siria. V. Tolem. v , i 4 , >6 ; Joseph, antiq. Jud. v , p. i 4 > Plin. v , 16, 18 - F iloteria sembra che fosse nella Giudea, e che traesse il suo nome da P iloter , sorella di Tolemeo l i , che fabbric questa citt , ed un altra ancora cos denominata fece sorger in Arabia. Y. Strab. x v i, p. 769.

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(aoo) Atabiria. Monte di Tabor che Gioseffo (bell. Jud. v , i ) chiama lla b irio , e discordando non poco dal no stro , ma senza dubbio di lui pi instruito, dice eh alto trenta sta d ii, inac cessibile dalla parte di settentrione, ed ha sulla cima1un piano di venti sta d ii, non facendo menzione d alcun castello su quello fabbricato. (aoi) Che ha la fo rm a d i mammella. Cio a dire conica, o , per usar una similitudine a tempi nostri fam igliare, di pane d i zucchero. Lo Schweigh. con determinazione troppo vaga tradusse in rotundo colle : meglio alquanto il C asaub., in colle len iter se attollenle. lo ho voluto conservare la propriet del testo , dove col bell epiteto d i f t t t m i t i n t mirabilmente dipinto lin sensibile decrescimento del monte dalla base ed il suo finire in una vetta non del tutto appuntata, qual si la cima della mam mella , o d ir vogliamo il capezzolo. (101) Fella. Citt della Decap o li, celebrata da Plinio peli' ab bondanza delle sue acque. Camo sembra la stessa che Cantone JlO p situata nella Galaitide ( J lidie. 10 , v. 5 ) - Di G efro non parla nessun autore, ed il Reiske crede di scoprir in questo no me una somiglianza con quello di E brone, alla qual ipotesi con traddice pertanto la distanza di questa citt dalle altre qui ram mentate , trovandosi essa nel centro della Giudea presso a C e roso li m a . Forse la medesima che Tolemeo ( v , 16) chiama Gazaro , siccome Camo la Cosmo dello stesso autore , amendue situate sulla sponda orientale del G iordano, non altrimenti che la D ecapoli, a cui appartenevano Scitopoli e Pella. (ao 3) A rabia. questa 1 Arabia pfitrea , e singolarmente la nazione de R ateni presso i monti che la dividono dall' Arabia feline. ( Tolem. v , 17 ). (ao 4) Gaialide. Gioseffo la chiama G alaadite , e G aladene, cui s approssima il nome ebraico , G hilaad (ao5) A bila. Tolemeo ( v , 14 ) pone A b id a e Gadara fra 1 Antilibano , il monte Ippo ed il lago di Genesaret : situazione precisa che la scrittura ( Deuteron. 111, Josue xm ) assegna alla

l jS
G a la a d ite , dove nel m o n te C h e rm o n fa c ilm e n te s i c h e il N icia , e ra di p a d re ric o n o sc e

1 A n tilib a n o (*) , e n e m o n ti d e l G h ila a d l Ip p o .


(206) M e n n e a . s i n g o la r e , f u d is tin to d a P o lib io co l d ir e u o m o e g u a lm e n te o sc u ro . M e n n eo d i cui tr a tta s i, di M e n n ea , s ig n o re e h eg li p ad re

T o le m e o ,

d e lla C a lc id e n e n e lla S i r i a , ra m m e n ta to d a GiosefTo e d a S t r a b o n e ( x v i , p . 7 5 5 ), m a eg li d u n se co lo e m ezzo p o s te rio r e S c h w e ig h a u s e r. (3 0 7 ) R a b b a ta m a n a . N e lla s c r ittu r a ( D e u te ro n . I. c .) q u e s ta c itt c h ia m a ta R a b b a ta - H a m m o n ita r u m , e fu g i la re sid e n z a d e l g ig a n te sc o O g r e d e B a s s a n iti, le d i c u i p o sse ssio n i in sie m e c o n q u e lle d i S ic h o n r e d i C h e s b o n d iv e n n e r o la L o S c h w e ig h . s u p p o n e ( b e ll. J u d . 111, che fo sse F ila d e lfia G iu d e a P e r e a (**). p o s ta da G io seffo

4 ) n e ll e s tre m it o r ie n ta le d e lla P e r e a ; m a P o

li b i o d ic e e s p re s sa m e n te e h e r a n e ll A ra b ia , e d A r a b i e r a n o g li A m m o n iti , d o n d e tra s s e i l n o m e . (3 0 8 ) S a m a r ia . P r o v in c ia , se c o n d o G io se ffo ( 1. c . ) s itu a ta f r a la G iu d e a e l a G a lile a . L a c a p ita le d e llo ste sso n o m e fu g i r e sid e n z a d e r e d Is ra e lle , f a b b ric a ta d a l r e A m r i s u l m o n te So-r m e r o n . L a d is tru s s e S a lm a n a s s a re r e d A s s ir ia , e , f a tta e m ig r a r d a q u e lle c o n tr a d e tu tta la p o p o la z io n e , (2 0 9 ) P e d n e lis s e i. S tra b o n e vi m a n d a d a b ita r e i fra le c itt C u t e i , n a z io n e p e r s ia n a c h e s ta b ili c o l l id o la tria . a n n o v e r a P e tn e lis s o d e lla P a n f i lia , e l a p o n e n o n lu n g i d a A s p e n d o ,( x i v , p . 6 6 7 ). C o l P lin io p u r e ( v , 2 6 ) la c o llo ca ; m a A r te m id o ro c ita to d a S tra b o n e ( x ii , p . T o le m e o ( v ,

5j o

) la m e tte n e lla P is id ia , la q u a le se c o n d o

5 ) facea p a r te d e lla P a n filia . C ic e ro n e c h e la

(*) Nel laego citato d a l D euteronom io detto che i Sidooii chiamavano Scirion il monte C hermon. O ra sappiamo d a Strabono che 1* A ntilibano estendevasi sino alla c o sta d i S id on e, ed il re Davide ( Psalm. 3 9 ) p a rla d e l L i bano e del Scirion come di m onti gemelli ; quindi non crediamo d* a v er qui p ro p osta nna v ana conghiettara. (* * ) D a ff i p n t f O l t r * c h e usasi singolarm ente parlando d n fidine ; come chi dicesse Giudea O ltre-giordanica. Con q u esta d e n o m in a to n e ic d ic a ra s i la Giudea situ a ta ad Oriento del G io rd ano .

176
e s p u g n a n d a n d o n e lla O ilicia c lie g li e ra to c c a la -" in p r o v i n c i a , la c h ia m a P in d e n is s o , e fam il. x v , V a ttr ib u is c e a C ilic ii lib e r i ( e p . a d . a

4 ) T o le m e o c o m e il n o s tr o l a p p e lla , e P e d n e liss o
la le z io n e

i l su o n o m e p re s s o S te fa n o B iz a n tin o . I l C a sa u b . n e lle n o te S tra b o n e g iu d iz io sa m e n te o p in a ' c h e a b b ia s i a se g u ire

d i P o lib io ) a n te r io r e ag li a ltr i c h e d i q u e s ta c itt d a n n o co n te z z a . ( a i o ) S e lg e i: L a c itt p i c o n s id e ra b ile d e lla P is id ia e r a S e lg a se c o n d o S tra b o n e ( x u , p .

56 g e seg. ) , e fa b b ric a ta d a L a c e

d e m o n i!, lib e r a c o m e P d n e U sS , e m o lto p o p o lo sa .' (211) S c a la . I l m o n te C U m ace ( c h e ta l s u o n a S c a la n e ll id io m a d e g li E lle n i ) s e p a ra la L ic ia e la M ilia d e , e h c o n s id e r a ta o d a p a r te d lia L ic ia , p . 6 7 3 e s e g .) . d a l l a P i s i d i a e .d a lla P a n f ilia ., e d i a ;c h i d a lle p. p a r ti b c c id e n ta li due p a s sa g g i , d lia L ic ia l a ltr o v e n n e c e le b r e 1p e lla m a rc ia <f A le s s a n d ro M a g n o ( P lu ta r c . i n A le x , P e r quel m o n te , ( x iv , d e ll A sia m in r e v ia g g ia v rso o r i e n t e , ofT ronsi sic co m e in s e g n a S tra b o n e

666 ) : P uno

p r o p r i a m e n te co si d e tta n lla P a n f ilia , p e r q u e lle s tr e tte c h e s o n a d ie tr o le c itt d i F a s e l o f r a lo ste sso m o n te e d i l m a r e : d a lla M iliad e n e lla P is id ia p e lle st ss fau ci d e m o n ti, n o n lu n g i d a T e n n e s s o , c itt d e lla P isid ia . O r a G a r s ie r i c h e A c h e o s p e d ito lavea d a lla L i d i a , d o v e v a e n tr a re n e lla P is id ia p e r la M ilia d e : il p e r c h so n o q u i d a in te n d e rs i c o te s te S e lg e i , la c u i p o te n z a in g r a n d e S c h w e ig h a u s e r. (2 J 2) S a p p r d a . S tra b o n e p a r la n d o d e n o m i d i lu o g h i c h e h a n n o u n sig n ific a to sozzo ( i n i , p . 6 1 9 ) p e r d a , p esce d i p e ssim a q u a lit che adduce sa la to p u r e q u e llo d i S a v e n iv a co si d a l P o n to
v ii, c

s tr e tte

che s e m b ra

o c c u p a ro n o esse re

q u e lle c o n tr a d e

s ta ta

( V . E sic h io ; V o ss. E ty m o lo g ic . ; C a sa u b . a d A te n .
e q u a n tu n q u e egli n o n a c c e n n i q u a l lu o g o fosse ta to d a P o lib io , d u n a so la v o cale a lte ra to . (2 1 3) P e rg a . C itt p o c o d is ta n te da P e d n e liss o

. 1 7 ),

a p p e lla to ,

n o n im p o ss ib ile c h e av esse in m e n te il p assag g io q u i r a m m e n n e lla P a n f ilia

m e d ite rra n e a , c e le b re p e r il te m p io d i D ia n a P e rg e a c h e so rg e a n e lla su a v ic in a n z a , e d o v e faceasi c ia s c h e d u n a n n o so le n n e c o n g resso . ( S tra b . x iv , p . 6 6 7 ; T o le in . v ,

5 ; P lin io v , 2 6 ).

( a i 4) E te r n ic i. Q u e s ta n a z io n e A b ita n d o e s s a ,

*77
o b b lia ta d a g e o g ra fi dee pur m o n ta g n e com

e s s e re s ta ta p o te n te , a g iu d ic a re d a g li a ju ti c h e m and& a d A c h e o . se c o n d o la d e sc riz io n e d i P o l i b i o , le c itt s itu a ta su l d e lla P is id ia s o p r a S id e , p r e s a fosse n e lla P isid ia . ( v , m a r e d e lla P a n filia , P is id ia p o n e T o le m e o D i c o s tu i n o n tr o v a s i fu fig lia d e l non di ( vm , a3 ) ,

c o n v ie n c re d e re c h e tu tta la p a r te m o n tu o sa d e lla P a n f ilia E d in fa tti n e lla in T r a c ia . P o lib io

5 ) e P e d n e liss o e S e lg a c h e h a n n o p o siz io n e m o n tu o sa .
e L a o d ic e c h e m a r ita s s i a d A c h e o

(2 1 5 ) A n tio c o c h e m o r a lc u n a n o t i z i a , r e M itrid a te , S c h w e ig h a u s e r.

c o n fo rm e rife ris c e

q u e sto ig n o to A n tio c o , sic c o m e a p p a r ir p o tr e b b e d a q u esto p a s so ( a i 6 ) E s e m b r a a m e . C i c h e fa c a d e re g li u o m in i n e lle r e t i c h e so n o lo r o te se d a ll a ltr u i p e rfid ia , non g i so la m e n te il n e g le tto s tu d io d e lla s to ria , e l ig n o ra n z a d e c a si sim ili a v v e n u ti a lo ro m a g g io r i, sic co m e P o lib io affe rm a , m a g ra n d iss im a p a r te v i h a n n o le s fre n a te p a s s io n i, e s o v r a ttu tto l a m b iz io n e e l a v a riz ia , ig n o te a b r u t i > c h e la ra g io n e o ffu s c a n o , ig n o r C e sa re a l c e rto la m ise ra d i C e sa re , e fin e di e 1 facile a c o n n quel se g u irs i le r a p p re s e n ta n o c i c h e a ltr i n o n p o te r o n o tte n e re . N o n A le s sa n d ro , c o n q u is ta to re c h e f u i l t e r r o r d e n o s tr i te m p i, l a m o r te sc ia g u ra ta tu tta v ia la s c ia ro n s i a m e n d u e d a ll in d o m ita v o g lia d i s ig n o re g g ia re , tr a s c in a r a l v a rc o d o v e i l d e s tin o g li a tte n d e v a . (a 17) E d e l l e a s s id u e r ic e r c h e e c . S ig n ific a n tis sim a e s p re s sio n e q u i u sa P o lib io , c h e la so la g re c a fa v e lla g li p o t s o m m in is tra r e , la q u a le , a p p ic c a n d o l a d e s in e n z a ru m a c e rte a ffe zio n i o q u a lit d e ll a n im a , n e in d ic a il su p re m o g ra d o . la g iu stizia q u asi p e r s o n if ic a ta ; i v Q p t r i w g re z z a e d i l a r i t , q u a le si C o s a lle

1 im p e r tu r b a b il

c o n v ie n e a d u n a se g u a c e d i V e n e r e

c o n q u e s ta n o m e d e n o ta ta ; f t i t i p t r v t n la m e m o ria n e lla s u a ec ce lle n z a , e d e g n a di' q u a lific a re la m a d re d e lle M u s e , c h e p a r ti p u r so n o d e lle s e n s a z io n i, di c u i fa 1 u o m o te s o ro n e lla su a la lo m e m o ria . C o s in q u e sto lu o g o t r t X v r f y / * t t v r n sig n ific a

d e v o le c u rio s it m a d re d o g n i s a p e re , m e rc d e lla q u a le c o n in -

roLuuo , tomo u t.

1a

i^B
defessa diligensa investighiamo la Datura degli oggetti, e le cause degli avvenimenti.
( a l 8) S f o n a r o n o Ua tr io . T t i i t v X n 't i t l ^ i f t t n ) f i m r i f t t t t t t p r o p ria m e n te >f e c e r o f o n a a l l e p o r t e d e l t a t r i o , l e q u a li a p r i v a n o in te r n a m e n te , m entrechfe q u e lle d e lla s tr a d a a p riv a n s i d i f u o r i L a tr io e r a la sa la c h e d a v a in g re ss o a lle s ta n z e in te rn e .

(219) V affinit ec. V. la nota a io .


(1 2 0 ) I G a lli E g o sa g r. C osi le g g e si in tu t ti i l i b r i

a penna e

a s ta m p a , e n o n T e t t o s a g i , sic co m e s c riv e i l C a sa u b . D a l c a p i
to lo se g u e n te v e g g ia m o d i e la se d e d i c o s to ro e ra n o le c o n tr a d e d e ll E lle s p o n to , b iliti i T ro c m i d o v e s e c o n d o L iv io m o lto te m p o a d d ie tro . ( x x x v m , 1 6 ) e ra n s i s ta Q u in d i con ra g io n e l o d e l-

S c h w e ig h . n e g a c h e i G a lli q u i m e n to v a ti fo sse ro i T e tto s a g i , q u a li g iu sta lo s to r ic o ro m a n o a b ita v a n o le re g io n i in te r n e c h e ric u s d i p a g a r lo r o t r i b u t o , te n ta ti asiatici.

1 A sia d i q u a d e l T a u r o , e f u ro n o s c o n fitti d a llo ste sso A t t a l o ,


sic c o m e fa c e v a n o g li a l t r i p o

(2 2 1 ) C u m a , F o c e a , S m i m a . C itt m a r ittim e f r a d i lo r o v i c in e ; le p r im e n e ll E o l i d e , l u ltim a n e lla J o n ia . - D i F o c e a u se ) l a c o lo n ia c h e fa b b ric M a rsig lia . (2 2 2 ) E g e i- T e n tn iti. E g a e T em no c h ia m a S tra b o n e ( X in , p . 6 2 1 ) l e c itt d a c o s to ro a b ita te , a m e n d u e n e ll E o lid e . (2 2S ) T e ii- C o lo fo n ii. E ra n o T o e C o lo fo n io c itt s itu a te su lla c o s ta d e lla J o n ia . L a p r i m a f u p a tr ia d e l s o a v issim o A n a c r e o n te , e d e lla s u b lim e E r i n n a , e m u la tric e d O m e ro . L a ltr a c e le b ra v a s i p e li e c c e lle n te s u a c a v a lle ria , la q u a le d a v a la v itto ria a q u e lla p a r t e p e r c u i c o m b a tte v a ; d o n d e n a c q u e i l p r o v e rb io : C o lo p k o n ittm a d d e r e , p e r f in ir u n a im p re s a , sic c o m e la g u e r ra fin iv a si p e li a g g iu n ta d e c a v a lie ri C o lo fo n ii. ( S tra b . x iv , p .

643 ). (224) Caico. Sono d accordo col Reiske , che non L ie o , (fium e della Frigia e della Caria che sbocca nel M enandro, dal sito che occupava Attalo troppo lontano ) sibbene Caico abbiasi a leggere, il qual fiume divide 1 Eolide dalla M isia, in cui At talo allora entrava. ( 225) C a w e i. S tra b o n o ( x i i r , p . 6 o 3 ) r a m m e n ta n e lla T ro a d e

la

Careso c h e , flo rid a a te m p i d O m e r o , e r a a su o i te m p i d e s e rta ; Caresene re g io n e m o n tu o s? e p ie n a d i v i l l a g g i , e d i l fiu m e Careso c h e 1 a ttra v e rs a . - N o n a d u b ita r s i c h e i a q u e lle p a r ti
esc e d e lla M isia , sic co m e c o m e p o t C iz ic o , m a d re v e n ir e n e lla

a b ita s s e ro i C a rs e i d e l n o s tr o , d a p p o ic h e n tr a r d e e n e lla T r o a d e c h i , c a m m in a n d o v e rs o s e tte n trio n e , fece A ita lo . (3 3 6 ) D id im a tic h e , N o n c o m p r e n d o fa n ta sia a llo S c h w e ig h . c h e le c a s te lla q u i m e n to v a te fo sse ro fa b b r ic a te s u l m o n te D in d im o c h e so v ra s ta a te m p io c h e g li A rg o n a u ti v i d e d ic a ro n o q u in d i c h ia m a ta D in d im e n e ( S tra b . z i , p . a l c e rto a tto a lla d o p p ia d ife sa c h e , c e le b re p e l d e g li D e i , n o i re n d e a d esso a lla

5^5 ). L u n ic a c im a

c h e se c o n d o i l te s t c ita to g e o g ra fo a v e a q u e l- m o n te

a d e tta d e l n o s tr o ,

a v e a . O ltra c c i , e s se n d o s i A n tio c o , e n tr a to a p p e n a n e lla M isia , d a ^ q u e sta a llo n ta n a to , p e r e n tr a r e n e l t e r r ito r io d e C a rs e i c h e ra n e lla F r ig ia m in o r e , n o n p o te v a eg li e s se r g iu n to n e lla v ic in a n z a d i C izic o p re s s o a l m a r e , f r a il q u a le e la F r ig ia e r a il m a g g io r tr a tt o d e lla M isia d a lu i n o n v a rc a to . (2 2 7 ) I I p i a n o d i A p i a . I o so n o te n ta to d i le g g e re A p o l l o n i a , i n c o n s id e ra n d o c h e A p ia n o n d a g e o g ra fi n o m in a ta , n f r a le c itt d e lla F r ig ia , ( z i, p. n f r a q u e lle d e lla M isia , n e lla ma c h e T o le m e o e S tra b o n e rifle tte n d o e ra p r o e di ( v , 1 ) p o n e A p o llo n ia s u l R in d a c o M is ia ,

5y 5 )

s e m b ra c h e la c o llo c h i n e lla F r ig ia ; a d e tta di S tra b o n e

in o ltr e c h e il fiu m e M eg isto p o c o a p p re ss o r a m m e n ta to b a b ilm e n te il M a c e s to c h e P lin io ( v ,

( 1. c . )

4 o , 3 a ) sb o c c a n e l R i n d a c o , e n o n g i i l R in d a c o
R o d io ( tr o p p o il q u a le c o n u n

ste sso , c o n fo rm e d ie tro lo S c o lia ste d A p o llo n io to r it ) so stie n e lo S c h w e ig h . A ita lo p e r ta n to ,

p o s te rio r e a m e n to v a ti g e o g r a f i, n o n c h e a P o lib io , p e r f a r au

1 E o lid e e la M isia , g iu n to e ra a c o n fin i d e lla B itin ia , d o v e g iu sta P lin io ( 1 , c. ) s c o rr e il R in d a c o . Q u i e r a s itu a ta 1 A p o llo n ia , la c u i c a m p a g n a


e s e rc ito v itto rio s o p e r c o r s e a v e a la J o n ia , g u a s t ; p o sc ia v o lta to si a d e s tra se n za p a s s a re il m e n to v a to fiu m e , p e r v e n n e e g li alle s p o n d e d e l M a cesto p e r f in ire il e o n q u is to d e lla M is ia , c h e g li e r a s ta ta r a p ita d a A ch eo .

i8o
(3 2 8 ) P e le c a u te . N o n p a r e c h e q u e s to m o n te fosse i fiu m i R in d a c o tra i p r ra g g u a rd e v o li d ell.A sia m in o r e , d a p p o ic h P o lib io so lo n e p a r la . L a su a situ a z io n e d o v e a e s se re f r a ( V . la n o ta a n te c e d e n te ). e M a cesto .

(339) E c c lis s a ta la la n a . Q u a n d o n e ll u ltim a g u e r ra m a c e d o


n ic a , n a r r a T . L iv io (
x liv

37 ) ,

il tr ib u n o

S u lp ic io G a llo

p r e d is s e l o sc u ra m e n to d e lla lu n a c h e r a p e r se g u ire l a p r o s s im a n o t t e , n o n {sp accian d o si p e r in d o v in o , m a - d im o s tr a n d o d i e c i p e r o rd in e d i n a tu r a a te m p i d e te rm in a ti acc a d e : i G a lli r e p u ta r o n i R o m a n i d i sa p ie n z a d iv in a d a ta ti, e d i M a c e d o n i, p o p o lo g re c o , e d a q u e te m p i d i 'g r a n lu n g a p ili in c iv ilito e m e n o s u p e rstiz io s o d e lla g e n te r o m a n a , to r n a lla su a p r im a lu c e . 1* e b b e r o v e ro p e r tr is te a u g u rio , che non d e lla e n o n fin ir o n o d u r l a r e , f in a tta n to c h 1 a s tro o tte n e b ra to n o n r i T a n to

1 ig n o ra n z a

s o la d isp o n e 1 a n im o a lla s u p e rs tiz io n e , m a c h e m o lto m a g g io r m e n te il fa n n o le s c ia g u re e d il s e n tim e n to p r o p r ia d e b o e lezza. Q u in d i g li ac c ia c c h i d e l c o rp o , e la v ecch ie zza , p e s tra ti , p e r q u a n to a b b ia n d e l r e s to la

1 a v
in

v e rsa f o rtu n a c o n v e rto n o so v e n te g li u o m in i p i lib e r tin i e sc a m e n te illu m in a ta , tim id i p ic c h ia p e tti, e l o n e s t d e lla v i t a , e l a p u re z z a d c o s tu m i s o n o d ifese assai p i efficaci c o n tr o a m e n d u e d i re lig io n e , ch e n o n la c iv ilt p i p e r f e tt a , c o m p iu to d e lle fisich e sc ien ze. (a 3o ) E lle s p o n to . E b b e q u e s ta c o n tr a d a il n o m e d a l m a r e c h e la b a g n a , e c o m p re n d e v a g iu sta T o le m e o il tr a tto c h d a C izic o a lla fo ce d e llo S c a m a n d r o , e se c o n d o P lin io e ra l a sija e s tre m it s e tte n trio n a le C h e rs o n e so c a p a r b ia ( a 3 1) I L a m p s a c e n i e c . Lampsaco era citt dell Ellesponto , dove il Granico mette foce nel m are, fra Pario ed A bido, avea un porto buonissimo e fertile territorio. Serse donolla a Temi stocle fuoruscito per procacciarsene il vino. Chiara al sommo e nobile fra le dtt dell Asia la predica Cicerone ( Y err. 1 , a< ) g li eccessi i n fa tto e d il p o ssesso p i

1 E se p o f r a P a r io e C izic o . M a v av e a e z ia n d io
a ltr im e n ti A tta lo i d e tta G a lli T ra c ic a , ed in q u e sta ric o n d u s s e

u n E lle s p o n to su lla s p o n d a o p p o s ta d E u ro p a ,

i
I l i o f u ro n o n e lla T ro a d e . La p r im a in c o m in c i

e lo d a T u fficio sit e la q u ie te d e su o i a b ita n ti - A le s s a n d r i a e d a fa b b ric a re dove lo A le s s a n d ro M a g n o f r a i p r o m o n tp r ii S ig e o e L e tte o ,

S c a m a n d r o s i s c a ric a n e l m a re , e d o p o la su a m o r te fin tila L i sim a c o , il q u a le v i acco lse g li a b ita n ti d e lle a ltr e v ic in e c itt c h e c a d e v a n in n iin a . L a s e c o n d a , d e n tr o a t e r r a s itu a ta su llo ste sso S c a m a n d ro , d i q u e lla , (a 3 a ) p r e s e il n o m e d a ll in felice c a p ita le d i q u e lle c o n il sito sic c o m e p u p r o v a r s i d a t r a d e , e d i s u o i c itta d in i v a n ta v a n s i ez ia n d io d o c c u p a re s e b b e n e c i n o n sia v e r o , O m e ro . V . S tr a b , x m , p . 5 8 9 e se g . P e r g a m o . D e p ic c o li p rin c ip ii d i q u e s ta c i t t , e d e ll a l sin g o la rm e n te m e r c d e l fa v o re d e R o m a n i , te z z a a c u i s a l i ,

v e d a s i S tra b o n e ( x i t x , p . r e a le . ( a 33)

6 a 3 e se g . ) , se co n d o il q u a le 1 A t

t a l o , d i c u i p a r la q u i P o lib io , f u il p r im o c h e a ssu n se la d ig n it

Dai , Caram anii, Cilicii.

A b ita v a n o q u e sti p o p o li diffe

r e n t i c o n tr a d e m o lto f r a d i lo ro d is ta n ti; p e rc io c c h i D a i e ra n o S c iti d e l m a r C a sp io ( S tra b . x i , p . ,

5i t ) ,

C a ra m a n ii e r a n o

s itu a ti a le v a n te d e lla P e r s ia e d a m ezzo d d e lla P a r tia ( T o le ra .

3 , 5 , 9 ) , e d ' i C ilic ii fo rm a v a n o 1 e s tre m it m e rid io n a le


q u i P o lib io p e l-

d e ll A s ia m in o re s o p r a la S iria . L i c o n g iu n s e e r a n o so g g e tti.

1 eg u a le a r m a d u ra c h e tu tti a v e a n o , e p e r c h a d u n so lo d u c e
( a 3 ) S c u d i a r g e n to . A r g i r a s p i d i s i n o c o s to ro c h ia m a ti n e l te s to . Q u esto g e n e re d a r m a d u ra f u se c o n d o C u rz io e G iu s tin o ( 11 , 27 ) ( v iti, 17) is titu ito d a A le s sa n d ro M ag n o n e lla sp e d i

z io n e d e ll I n d ia , affin ch , e s se n d o i n tu tto s u p e rio r e a n e m ic i , e g li n o n fo sse in q u e l ric c h iss im o p a e s in f e rio r a d essi n e l lu sso d e lle a r m i. M a c o n q u a l fo n d a m e n to l o S c h w e ig h . a sserisca c h e ne fa s a p e re s o lta n to p e llo che g li c o s to ro a p p a rte n e s s e ro a lla r m a d u r a g r a v e , io n o i v e g g o . 11 p a sso d i D io d o ro S ic u lo d a lu i c ita to A rg ira s p id i e ra n o u n c c r p o d i d e lle a r m i e p e l v a lo re d e lla p ia s tr e d a rg e n to le q u a li , m e r o b ro n z o . fan teria - in sig n e g e n te ; nfe p u s p le n d o re i lo r o

c re d e rs i c h e le c o p r iv a n

a d e tta d i C u rz io ,

s c u d i, re n d e ss e ro q u e sti m o lto p i p e s a n ti c h e se fo sse ro s ta ti d i

i8a
( a 35) A g r a n i. I n to r n o a q u e s ta n a z io n e 'T r a c # s c riv e m m o n e lla n o ta a o 8 d i q u e sto lib ro . ( a 36) M e n e d e m o A la b a n d e s e . E r a A la b a n d a illu s tr e c itt d e lla p i s a n ta m e n te M enedem o C a ria . A la b a n d o c h e l a fo n d e r a c o l a d o r a to c e ro n e ( d e n a tu r a D e o r. m , 19 ) . (3 3 7 ) Q u esto vedi c i che

c h e n o n q u a ls iv o g lia d iv in it m a g g io re , s e c o n d o c h rife risc e C i ste sso m e n to v a to d i s o p r a ( c . 6 9 ) se n za i l n o m e d e lla p a tr ia . C ssii. S tra b o n e ( x v , p . 7 3 8 ) s c riv e c h e co si c h ia m a ( p ro v a n s i i S u s i i , o d i r v o g lia m o g li a b ita n ti d e lla S u sia n a , E s c h ilo a p p e lla la m a d r e d i M e m n o n e , P e rs ia . S e c o n d o T o le m e o ( v i , il

v in c ia l a p i o c c id e n ta le d e lla P e rsia ) d a C is sia , n o m e co n c u t d i c u i p a d r e T ito n e d icesi c h e a b b ia f a b b ric a ta la c itt d i S n s a , a n tic a se d e d e r e d i

3 ) e ra l a C issia u n a p a r te d e lla 734 ),

S n s ia n a , n p e r a v v e n tu r a q u e lla d o v e r itro v a v a s i S u sa. ( a 38) C a r d a c i. C a m p a n o c o s to ro , d ic e S tra b o n e ( z v , p . d i ru b e rie , e tr a g g o n il n o m e d a K a r d a c h e p re s s o i P e r s ia n i

h a il sig n ific a to d i v a lo r o s o , e g u e r r e s c o . E sic h io a q u e sta v o c e a sse risc e c h e siffatta d e n o m in a z io n e d e r iv a d a n n a q u a lc h e n a z io n e , o d a a lc u n lu o g o ; m a E u s ta z io ( a d Ilia d . B . v . 3 7 9 ) a ' s o ld o . s o s tie n e d ie tr o E lio D io n isio e T e o p o m p o c h e n o n e ra n o u n a g iu sta r a z z a , m a i n g e n e ra le i B a r b a r i c h e m ilita v a n In fa tti p r e s s o C o r n . N e p o te (D a ta m . 8 ) so n o n o m in a ti C a rd a c i in d is tin ta m e n te tu t t i i c e n to m ila fa n ti B a r b a r i c h e A u to fra d a te a v e a n e l su o e s e r c ito , in o p p o siz io n e a s o ld a ti C a p p a d o c i, F r i g i , L i d i , e d a ltr e a s ia tic h e n a z io n i T . 11, p . i 5 a , i 53 ) o ss e rv a c h e e non K ard m o d e rn o d e n o ta b e llic o so , A rm e n i, P a fla g o n i , I l R e la n d ( D iss. v u i , e z ia n d io n e l P e r s ia n o vi a b b ia c h e sig n ific a s c u re ,

im p o ssib ile c h e

q u a lc h e a n a lo g ia F e b ra ic o K a r d m o m p , m a n n a ja ( V . B u x to rf. L e z ic . p . r i e r i d is c ip lin a ti.

6g 3 ) , e c h e fo rs e s a r sta ta la

ro z z a a rm a la q u a le p o rta v a n o q u e s ti p i a ssassin i c h e n o n g u e r ( a 3 g) A r r e tr a t i . C io a d ir e q u e lli c h e c a m m in a v a n o p i le n ta m e n te , e q u in d i e ra n o rim a si a d d ie tro . I l g re c o d e lla n o s tr a lin g u a n e rifiu ta la v e rs io n e le tte ra le . , c h e d ie tr o e r a n s i t r a s c in a ti h a u n a fo rz a p a r tic o la re , m a 1 u so

i83
( a 4o ) l

Casio e le cos dette Voragini.

La

d e s c riz io n e d i

q u e s ti s iti d e e rip e te rs i d a S tra b o n e ( x v i , p . 7 6 0 ) , il q u a le co s r a g io n a c ir c a i m e n to v a ti l u o g h i i l C a sio u n c o lle ( h i f o t ) a r e n o s o , a g u isa d i p r o m o n to r io , senz a c q u e , o v e g ia c e il c o r p o d i P o m p e o M a g n o , e d il te m p io d i G io v e C a sio . . . Q u in d i la v i a c h e a P e lu s io m e n a , b a s s i p e r n a tu r a e p a lu d o s i . su lla q u a le s o n o . . . esse n d o T o le m e o ( v , le v o r a g in i que* lu o g h i c h e p re s s o A P e lu sio fa il N ilo t r a b o c c a n te ,

5 ) n o ta la c itt

d i C a s s io , e d a le i im p o n e a d u n d is tr e tto il n o m e d i C a s s io tid e , m a d e l c o lle q u i a c c e n n a to n o n f a e g li m o tto , l o il n o m a i se m p lic e m e n te

il C asio ,

a tte n e n d o m i

al

7* K ri

di

P o lib io .

Il

C a s a u b . e lo S c h w e ig h . c o n m a g g io r a r b itr io

1 a p p e lla ro n o Ca-

sium montem ,
(241)

d a n d o p e r t a l g u isa e z ia n d io lu o g o a c o n fo n d e rlo A v a n ti q u e s te p a ro le

c o l m o n te C a sio d e lla S i r i a , n o n p o c o d a l u d is ta n te .

Pervenuto il quinto giorno ec.

le g g e si in tu tti i c o d ic i c i c h e c o n sa v io d iv is a m e n te Io S c h w e ig h . tr a s p o r t d u e p e r io d i a p p re s s o , a p p lic a n d o lo a d A n tio c o , c io :

e giunto in Gaza ec.

D ifl tti e s se n d o G a z a p i s e tte n trio n a le d i

R a f f i a , ra g io n v u o le c h e A n tio c o p r o v e n ie n te d a lla S i r i a , e n o n T o le m e o c h e a r riv a v a d a ll E g itto p a ssa sse p e lla p r im a d i q u e s te c i t t , a ffin e d i r e c a r s i n e lla se c o n d a . S e n o n c h e il s o s p e tto d e l R e ta n d o , d e l P a lm ie ri e d e l W e s s e lin g io c ita ti d a llo S c h w e ig h . , c h e d u e G a z e v i fo sse ro , in m e z z o a lle q u a li e r a s itu a ta R a ffi a , n o n a l tu tto se n z a f o n d a m e n to , o v e s i c o n s i d e r i , c h e se c o n d o T o le m e o ( v , 1 6 .) G a z a a v e a u n p o r to i n s itu a z io n e ta le , c h e d a sso p a s sa v a s i a R affia , la s c ia n d o G a z a a s e tte n trio n e . Q u in d i n o n im p o ss ib ile c h e i l r e cF E g itto g iu n to a R i n o c o l u r a , c o n tin u a n d o a c o s te g g ia r il m a re a b b ia p r o s e g u ito p e r A n tfid o u e e d i l p o r to d i G a z a , e sia si p o sc ia r ip ie g a to v e rs o R a ff ia , q u a n d o A n tio c o v e n n e c o l su o e s e rc ito n e lla G a z a m e d ite r ra n e a . C i n o n p e r ta n to n o n m i s o n o p e rm e s s o d i m u ta r e l o r d in e s ta b ilito d a llo S c h w e ig h . , a c c u ra to , s e m b ra n d o m i im p o n e n te non r e c a r c o n fu sio n e

1 o b b ie z io n e d e l R e ta n d o >
P o lib io , che s c r itto r e p e rc o rs o ta n to avendo le a v r e b b e d is tin te D e l

c h e , se d i d u e G a z e si fo sse t r a t t a t o , per r e s to o sse rv a g iu s ta m e n te lo

S c h w e i g h .,

i84
T o le m e o c o l su o e s e rc ito in s o li c in q u e g io rn i lo sp a z io d a P elu s io a R a ffia , c h e se c o n d o l itin e r a rio d A n to n in o d i 11 4 m i g lia r o m a n e , la m a rc ia d i lu i f u s tra o rd in a ria m e n te sfo rz a ta . M a ra m m e n tia m o c i c h e A n n ib a ie c o m p i i l c a m m in o d i 6 0 0 s ta d ii, e g u a li a i n q u a ttr o g io r n i c o su o i

^5 m ig lia , c h e so n o d a l p a sso

d e l R o d a n o a l c o n flu e n te d i q u e s to co ll I s a r a , p e r lu o g h i s tr e tti e d i m p e d i t i , p e r m o d o c h e fece q u asi 19 m ig lia p e r g io rn o : e n o n c i m a ra v ig lie re m o c h e T o le m e o p e r s iti p ia n i e se n z a o sta c o li , e d o ltr e a c i s p in to d a l b iso g n o d e ll a c q u a , p e n u r ia v a n o , n e fece d a (2 4 2 ) o n d e q u e s ti G assio tid e

23 p e r c ia s c h e d u n d i.
n e lla

Einocolura.

T o le m e o p o n e q u e sta c itt

d e ll E g itto , e la c h ia m a R in o c o r u r a e g u a lm e n te c h e G io seffo .

(243) Della Celesiria. da notarsi che Polibio comprende nella Celesiria tutta la Palestina , la quale Tolemeo ( v , 16 ) distribuisce nella G alilea, Samaria, Giudea d i qua e d i l del

Giordano , ed Idumea. (a44) R is to r c o l T


S o t t f t i h a i l te s to ,

e s e r c ito .

U ftr u r ttn tfiS t

7i

che

m a le re n d e tte r o I l w ftt p re p o s to

g l in te r p r e ti l a t i n i , ad itu fiu /e fiim r

e t r u r s u s i n d e p r o fe c tu s .

n o n sig n ific a se m p lic e m e n te p r e n d e r seco le fo rz e , m a p r e n d e r n e a ltr e i n a g g iu n ta , lo c c h falso c h e A n tio c o facesse , p e r v e n u to c h e f u i n G a z a . E p re sc in d e n d o anche da siffatta c irc o sta n z a , A n tio c o , che ha e ne v e n u to in n o jo sa su p e rflu it s a re b b e s ta to i l d ir e c h e n a n z i. Q u in d i h o ric e v u to X a f i f i a t t ) d i rin fre s c a re , l a ltr o

G a z a , si to ls e d i l n u o v a m e n te co ll e se rc ito p e r p ro s e g u ire in sig n ific a to r is to r a re d a lle fa tic h e d e l v ia g g io , a d o tti il m e n to v a to se n so ,

c h e m o lto m eg lio s a d a tta a q u e sto lu o g o . L o S c h w e ig h ., q u a n tu n q u e n e l d iz io n a rio P o lib ia n o e sc lu d e tu tta v ia il p re s e n te p asso . (2 4 5 ) C o n E lo lic a b e n s e c . G li E to li so n o d a l n o s tr o in v a r ii lu o g h i ( 1 1 ,

3 , 4 , 45 , 49 , v , 6 7 ) d e s c ritti p e r g e n te s u p e rb a ,
c h e n e ssu n m ezzo d i lu c r o re p u ta tu r p e , r a p in a . Q u in d i ed a c h ia r o , d a n im o ,

fe ro c e , a v a r a ,

g u isa d i fie re av v ezza a v iv e re d i

c h e 1 au d a c ia e to lic a m ista e ra s e m p re a q u e lla v ilt

c h esclu d e il v e ro c o ra g g io , e c a d e r n o n p u neUu o m o v a lo ro so .

i85
L a z io n e p e r ta n to d i T e o d o lo a v ea b e n s tu tta d e lt eto lic a , la fe ro c ia e c r u e s e v o g lia m ez ia n d io tu tta la su a a v v e n ta ta g g in e c o n tr o P o rs e n n a , ho co si del e d in c o n s id e ra te z z a > m a , q u a n to a l su o s c o p o , p o te a e s se re p a r a g o n a ta a l g e n e ro so a tte n ta to d u n o S c e v o la o d u n a G iu d itta c o n tr O lo fe rn e . (3 4 6 ) A tt i l la tu r a . v e s tia r io , e sig n ific a H tp tx tx la voce g re c a che e s p r e s s a , d e lla q u a le d ic e lo S c h w e ig h . e h essa p r o p r ia

1 o r n a m e n to d e l c o r p o ( c rp o ris c u ltu m ). L a s u a c o m p o s iz io n e d i s rl p\ e 1 a v v ic in a m o lto , se n o n


m in g a n n o , a l v o c a b o lo ita lia n o d a m e p re sc e lto ; d a p p o ic h u n com e se fosse in to r n o a le g

v e s tito c h e s1 a d a tta in to rn o a l c o rp o , lu i ta g lia to , g ia d ria , in c h e

n o n p u a m e n o d i s o r tir e q u e ll e leg an z a

1 a ttilla tu ra p r o p ria m e n te c o n siste.


C irc a la v o c e i i t f v / t t t / x , c h e h o s f a t d e M a ccab ei di c e r to n a r ra s i , che

(3 47) A b b ig lia m e n ti.

ta m e n te tr a d o tta , v eg g asi la n o ta 2 9 7 a l q u a rto lib ro . (3 48) U c c is o A n d r e a . N el lib .


ih

T o le m e o sc a m p d a lla m o r te p e r o p e ra so s titu a l r e u n a p e rs o n a d e l v o lg o . (a 4 g) L a b a n d a r e a le . C io

D o site o fig lio

d i D rim ilo ( G iu d e o a p o s ta ta to d a l c u lto d e su o i p a d r i ) , il q u a le

1 a g e m a , d i c u i a b b ia m o lu n g a

m e n te ra g io n a to n e lla n o ta 6 8 d i q u e sto lib ro . (a 5 o) S e c o l u i a lle v a to . N o n p re c is a m e n te c o lla c ta n e u s , c o n fo rm e h a n n o g l'in te r p r e ti la tin i, c h fe q u a n to d i r e , n u d r i t o c o llo s te s s o l a t t e ; m a in sie m e c o l r e e d u c a to e d a m m a e s tra to i n tu tto c i c h e a p p a r tie n e a lla g u e rra e d a ll a m m in is tra z io n e c iv ile. C o te s ti g io v a n i, v e n u ti in e t a d u lta , p a r te d e ll e se rc ito , e ra n o i p i c a r i c o n fid e n ti C o si os ( v , 6 , d e l r e , e q u i a p p u n to v eg g iam o u n o d essi c o m a n d a re in q u e lla d o v e A n tio c o r a p e r c o m b a tte re . se rv ia m o C ris o g o n o , c h e c o n F ilip p o e b b e c o m u n e led u c a z io n e , e o n d u r re le fo rz e d i lu i n e lla T e ssa g lia e n e lla F o c id e 9 7 ) , e ta lm e n te a lu i affezio nato , c le m e n tis sim e a z io n i (
v ii

che

g li fu s e m p re a u to r e d i

, 1 a , 1 1 , a 5 ).

(a 5 i) P a g g i r e a li. B x n P w x a n - a tifn n o n so n o p e r m io a v v is o , f i g l i d a m ic i d e l r e , c o n fo rm e s u p p o n e lo S c h w e ig h . , m a fa n c iu lli d i n o b ile d is c e n d e n z a , in c a r ic a ti d e m in u ti se rv ig i in to rn o

i86
a lla p e r s o n a d e l r e , n o n d iv e rs i d a p a g g i c h e s e rv o n o n e lle c o r t i d e g li o d ie rn i s o v r a n i , e ra g g u a rd e v o li m in is te r i M iisco q u i r a m m e n ta to . ( i 5 i ) A r s i n o e . C o s te i, M a c c a b e i, v . d ic e V a u to r e m o tiv o d e l te r z o lib r o d e i che, e n tr a ti n e ll a d o le s c e n z a , d e v a ti, sic c o m e a p ii al vengono accadde

, a n d a n d o a tto r n o e s o rta v a dava

1 e s e r c ito , a tte g g ia ta
la v ig lia c c h e ria d e i che

a c o m p a s sio n e ( e b e n g lie n e fra te llo ) , e c o n la g r im e

e co c a p e g li s p a rs i tu t t i p r e g a v a ,

s s t e s s i , e d i fig li e le m o g li a ju ta s se ro a n im o s a m e n te , p r o m e t te n d o c h e , s e v in c e s s e ro , d a r e b b e a c ia s c h e d u n o d u e m in e d o r o . E ta n ta fo rz a e b b e r o le p r e c i fe m m in ili, e l a g e n e ro sa p ro m e s s a , c h e 1 e s e rc ito d i T o le m e o o tte n n e c o m p iu ta v itto ria . ( 253) N e s s u n o d i l o r o e c . O s s e rv a ro n o g i il R e is k e e lo S c h w e ig h ., c h e q u a n to q u i a s se risc e P o lib io n o n p o te a c a d e r e in A n tio c o , c o m e q u e g li c h e a v e a g i co se ta li c o n s u m a te , c h e a l t r i re c a ti s a re b b e s i a g r a n d e g lo r ia ; d a p p o ic h e b b e so g g io g a to M o lo n e , e r id o tta la S iria i n su o p o te re . (a 54 ) S q u a d r o n e . A n tic a m e n te , m ilit. T . a , p . s c r iv e i l G r a s s i , D iz io n . , s o n a v a s c h i e r a , s q u a d r a , b a tta g lio n e , o r a

s i r is tr in g e a d u n a p a r t e d u n re g g im e n to d i c a v a lle r ia d i c e n to c a v a lli . M a , q u a n tu n q u e se g u e n d o

1 u so m o d e rn o b a s ta to sa
a ffin ch q u a lc h e

r e b b e d i r e n d e r tX n p e r is q u a d ro n e s e m p lic e m e n te , io h o v o lu to a m p lia r e l e s p re s sio n e co ll a g g iu n ta d i c a v a l l i , tr o p p o so ttile c r u s c a n te , in v a n o c e rc a n d o q u s to s ig n ific a to

nel

so lo co d ic e d i lin g u a d a lu i v e n e r a t o , n o n n e d ia carico, d a v e r p o s ta u n a m a n o q u a lu n q u e d i s o ld a ti i n lu o g o d i u n a c o m p a g n ia d i c a v a lie ri. (3 5 5 ) I n t a l g u is a c o m b a tto n o . In te re s s a n te q u e sta d e s c ri-

e io n e d e l m o d o , i n c u i g li e le fa n ti f r a lo r o s azzuffan o , o m e s sa d a g li a l t r i a u to r i e d a P lin io ste sso c h e ta n to d iste s a m e n te p a r la d i q u e sti a n im a li e d e lo r o c o s tu m i n e l lib r o o tta v o d e lla n a tu r a le . A ris to tile ( H is t. a n im . lib . i x , c . i ) d e n ti, s to r ia rife risc e s o lta n to

h e g li e lefan ti c o m b a tto n o in s ie m e f o rte m e n te e s i fe ris c o n o c o i e c ije y vinto a ta le s i a v v ilisc e c h e n o n p u s o p p o r ta r e i a v oce d e l v in c ito re .

187
( 256) A v v in g h ia n d o s i. P ro b a b ilm e n te c o lla p r o b o s c id e , in e n tr e n e lla che i q u a le h a n n o g li ele fa n ti so m m a fo rz a e d a g ilit ,

lo ro p ie d i a n te r io r i n e ll a ttitu d in e s ta z io n a ria , g ro ssi e c o r ti c o m e s o n o , m a le p o ss o n e rg e rs i e d a b b r a c c ia r s i. I n f a tti v e g g ia m o to s to , c h e ia c e a q u e ll e le f a n te , sc id e d e ll a ltr o . ( a 5 ^ ) C o n t u tt a la f o r z a . Q u e s to s e m b ra m i c h e v o le sse e s p r i m e r P o lib io , p re p o n e n d o a f i ( a la r tic o lo il q u a le c a c c ia v a i n fia n c o la p r o b o

7? , q u a si av esse d e tto :

c o n q u e lla e h f o r z a , c o lla f o r z a p e r e c c e lle n z a .

(q58) N o n to lle r a n o F o d o r e e c . Q u e sta o p in io n e r ife r ita d a


P o lib io , m a d a lu i n o n c r e d u ta a p p ie n o , d ic e n d o e g li p o c o a p p re ss o c h e , se c o n d o il su o p a r e r e , fu g g iv a n o g li ele fa n ti d A fric a s p a v e n ta ti d a lla g ra n d e z z a e fo rz a d i q u e lli d A s ia : la q u a l c a g io n e assai p i p r o b a b ile d e lla p r i m a , n o n o ss e rv a n d o s i siffatte a v v e rs io n i f r a g li a ltr i a n im a li. P lin io p u r e ( v i l i , A n o s tr i 9 ) s c riv e In d ic u m (e le p h a n te m ) A f ri p a v e n t, n e c c o n tu e r i a u d e n t; n arri e t M a j o r I n d i c i s m a g n itu d o e s t ec. l I n d ia ( B uffon h is t. n a t. T . 2 8 , p . g io r n i a n c o ra g li di q u e lli d e le le fa n ti d e l S e n e g a i e d e lla G u in e a s o n o n o n c h e q u e lle f ra le b e lv e d i T o le m e o m in o ri che

>54 , e d iu S o n n in i ). S e
c o m b a tte ro n o c o lle e d e ra n o

b e lv e a v v e rs a rie d o v e tte ro a d a ltr a ra z z a a p p a r te n e r e ', e d e T ro g lo d iti , c io d e ll A fric a o rie n ta le T av.

fo rs e in d ia n e esse m e d e s im e , o w e r a m e n te d e p a e s i jdegli E tio p i ( V . T o le m e o A fric .

4 ) , d o ve q u e s ti a n im a li so n o assai p i g r a n d i e f o rti c h e n e ll A f ric a o c c id e n ta le ( BufT. o p . c it, p . i 5 i ) , e d o v e se c o n d o


D io d o ro ( i n , p . 108 ) , T o le m e o E v e rg e te , p a d r e d e l p r e s e n te , li fece c o n o g n i d ilig e n z a c a c c ia re . (aS g) M a s p a v e n ta ti a n c o r a . N o n h o c r e d u ta in u tile la p a r t i c e lla x d o p o AA<c , sic co m e la r e p u ta ro n o g l in te r p e tri la tin i c h e la n e g le sse ro . P o lib io , r ip o r ta ta la non c a u s a m e n o v e ris im ile so g e s c lu d e n d o la se n te n z a

d e lla fu g a d e g li ele fa n ti d A fric a d in a n z i a q u e lli d I n d ia , g iu g n e m o d e s ta m e n te il su o p a r e r e , (2 6 0 )

v o l g a r e , m a u n e n d o la a lla s u a p e r v ia d e lla m e n to v a ta c o p u la . S p in te a d d o s s o . B e lla e n e c e s sa ria c o rre z io n e fece q u i lo nel q u a le p r im a d i lu i leg g ev asi S c h w e ig h . a l t e s to ,

7ef t r f t t

i88

7i i l \ n t n t m & i f i t m i , s p n te e s s e n d o l e s c h ie r e ( a c c u 7 { i ( l e s c h ie re in n a n z i
1 a s s u rd it che

sa tiv o ) c o n tr o d i lo r o , d o n d e a lc u n se n so n o n s i c a v a , e ' s e c o n d o u n a ltr a le z io n e 7cr sr p t t i v i U t

a lo r o ) , d a lla q u a l e , o ltr e a lla d isc o rd a n z a d e l p a ssiv o c o ll a c c u s a tiv o n o ta ta n e lla le z io n e a n te r io re , e m e rg e g li e le fa n ti, s p a u riti e s p in ti in d ie tr o , p re c ip ita v a n s i s u lle s c h ie re c h e sta v a n lo r o d a v a n ti. M a s c riv e n d o , c o n fo rm e fece i l su llo d a to c o m m e n ta to r e , c n o i , a lu i a tte n e n d o c i, tra d u c e m m o : *p tr l t i iv lS t .

7. A. , o g n i d iffico lt a p p ia n a ta .
q u a l in e s p e r to e c . L e rro re cT A n tio c o e la

(2 61) A n t i o c o

c a u sa d e lla su a sc o n fitta f u l a su a s o v e rc h ia in sis te n z a n e l v a n ta g g io e h eg li o tte n n e c o ll a la d e s tra . C h e s e , sic c o m e fece T o le m e o , to s to m o s tra to si fosse a lla fa la n g e : q u e s ta , d a lla p re se n z a d i lu i a n im a ta , a v r e b b e con m a g g io r v a lo r e c o m b a ttu to . lascio ssi Ma T o le m e o , co n sc io d e lla p r o p r ia d a p p o c a g g in e , g u id a re

d a ll e s p e rie n z a e s a g a c it d A n d ro m a c o e d i S o sib io : la d d o v e Q g io v in e r e d i S i r i a , d a l so lo su o im p e to c o n c it a t o , la v itto ria d o v e m e n o i m p o r t a v a , d e c isiv o m o m e n to . (2 6 2 ) V e r s o G a z a . N o n m i so in d u r r e a d a d o tta r c o l P a lm ie ri e c o l R e is k e , o ltre a lla G a z a d i S iria o d i F e n ic ia , eh la p r e s e n t e , u n a ltr a d E g itto f ra R in o c o lu ra e P e l u s i o , s o v r a n n o m a ta P a la e o g a z a ( G a z a v e c c h ia ) . D io d o ro ( x i x , p . 7 * 5 ) pone e s p re s sa m e n te F a n tic a G a z a n e lla S ir ia , e d a le i n o n f c n g i d e b b essere s ta ta l a n u o v a ; d a p p o ic h , c o n fo rm e n a r r a il su c c ita to sto r ic o ( p . 7 1 7 ) , D e m e trio fig lio d i S eleu co , r o tto d a T o le m e o d a v a n ti alla p r im a d e lle m e n to v a te c itt , in r itira n d o s i g iu n se lo ste sso g io r n o d e lla su a sc o n fitta , (a 63) V in e r a n o e c . Io non v e rs o il tr a m o n ta r d e l so le , , v o rre b b e il (a d o ra n o , sic co m e n e lla se c o n d a . V . la n o ta 241 d i q u e sto lib r o . te n te re i, ed p ro c a c c io s si a b b a n d o n i su o i n e l p i

R e is k e , e n o n d is a p p ro v a lo S c h w e ig h - , il r p i r n v t i n

v e n e r a n o ) c h e h a n n o tu tti i l i b r i , c o n v e rte n d o lo i n w p t r x x f t u n ( so n o in c lin a ti) . I m p e rc io c c h , se b b e n e il p r im o d i q u e sti v e r b i s i c o stru isc e c o ll ac c u sa tiv o , n o n m a n c a n o e se m p li fessa lo S c h w e ig h . ste sso ) in ( e d il c o n Ma non c u i re g g e il te rz o caso .

189
p e r q u e s ta ra g io n e g ra m m a tic a le s o lta n to io la sc e re i in ta tto il te s to P o lib ia n o ; s ib b e n e a n c o r a , p e r c h fa c e n d o c o ta l m u ta z io n e , a v re b b e c o n n o jo sa ta u to lo g ia s c ritto il n o s t r o , c h e i p o p o li d e lla C e le siria so n o a n im a ti d i b e n e v o le n z a v e rs o la casa d E g itto , di p e r c h s o n o a d essa in c lin a ti. Q u a n to p i ra g io n e v o le il d i r e , c h e l a p ro p e n sio n e c h e a le i a v e a n o m a n ife sta v a si n e g li a tti v e n e ra z io n e c h e le d im o stra v a n o . (2 64) O n o r a n d o T o le m e o e c . E i si f u a llo r a c h e T o le m e o m a da un v isit G e r u s a le m m e , e p o ic h e b b e sa c rific a to a l v e r o D i o , v o lle a v iv a fo rz a e n tr a r e n e l lu o g o p i s a c ro d e l te m p io , n e l p rin c ip io d e l lib r o te r z o d e M a ccab ei. (a 65) C h e n e s s u n o nel re g n o s a r e b b e s i a s p e tta ta . Ed in r e a lt n o n fu m e rito d i T o le m e o , se co si te rm in q u e sta g u e r r a ; s ib b e n e tu tta la lo d e d e l su o b u o n e sito a ttr ib u ir s i d e b b e n is tr i ed a g e n e ra li d e l r e , c r e a r e e d a d d e s tra r e S o sib io c h e f u , m a n e g g ia to r e , ( c. e un sic c o m e n e lla che con t a n ta p o d e ro s o e s e r c it o , b a tta g lia di e a 'm i a se g retezza se p p e ro sin g o la rm e n te a s tu tis sim o re p e n tin o t e r r o r e c h e Ity in v a s e n e f u i m p e d i t o , sic co m e n a r r a s i

a ltro v e rife ris c e il n o s tro ,

R a ffia c o m a n d la falan g e

65 ) c h e r ip o r t la v itto ria - L a s o re lla d i T o le m e o a n c o r a e b b e l a s u a p a r te i n q u e l felice ris u lta m e n to . ( V . la n o ta a 5 a ) . (1 6 6 ) I R o d ii. A c c e n n a q u e sto te r re m o to G iu s tin o ( x x x , 4 ) ,


e lo d ic e a c c a d u to lo stesso a n n o , in c u i F ilip p o V r e c h ie se la p a c e , e d o tte n n e u n a tre g u a so lta n to . d i M a c e d o n ia , a s sa lito d a tu tta la G r e c ia , e h e i R o m a n i sp a lle g g ia v a n o , M a c i a v v e n n e i

1 a n n o 556
P o lib io

di

R om a ,

c o r ris p o n d e n te a ll o lim p ia d e

45 , 2 ,

q u in d i d ic ia n n o v e a n n i d o p o i f a tti p o c a n z i n a r r a ti , c u i asse g n a

1 o lim p . 140 , 3 , ossia 1 a n n o d . R . 53 j . O ltr e a c i


com e n e llo stesso g io rn o c h e riu s c ( 11 , che il 89 ) nel se

rife risc e G iu s tin o ( l. c . ) , la m e n e e T e r a s i a ,

fu n e s to a R o d o su rs e d a l s e n o d i m a re u n iso la n u o v a fra T e a p p a r te n e n ti a lle C ic la d i. P lin io d i c e , c h e l a ste ssa is o la e m e rse c e n to tr e n t a n n i se c o n d o lu i il m e n to v a to te r re m o to a v r e b b e a v u to c o n d o a n n o d e ll o lim p . clxvii. M a dopo lu o g o

q u a r to a n n o d e ll o lim p . c x x x v e ra n o n a te T e r a e T e r a s ia ; o n d e q u a n to p o c o s i a p p o n e s se ro

a l v e ro G in itin o a P lin io r is u lta

100

da nom i i

de* r e , c h e R o d ii,

a d e tta

d e l n o s tro re g a la ro n o s g e n e ro sa m e n te

tr o v a n d o s i f r a

q u e lli A n tig o n o D o s o n e , c u i l a n n o d . R . R.

e S eleu co C a llin ic o p a d r e d A n tio c o M ag n o , ( C h r o n ic . 1 ) n e l se c o n d o anno

5 3 1 su c cesse F i l i p p o , c h e m ri 1 a . d i

5 a 8 ( P o lib . a , 71 ) . A n d a n c o r e r r a to E u s e b io , i l q u a le
d e ll olim p* c x x x r x , c h e fu il c h e fo rm il s u b -

p r im o d e l re g n o d A n tio c o M a g n o , p o se la m e n to v a ta c a ta s tro fe . I I p e r c h d a r ife r irs i q u e sto ca so a ll e p o c a b ie tto d e lla c o si d e tta P r e p a r a z io n e d i P o lib io , e s e q u i lo tr o v ia m o , c n v ie n d ir e , c o n fo rm e o p in a lo S c h w e ig h . , c h e a llo r a te r m in a ta fosse la ris ta u ra z io n e di d e lle R o d i, m u ra , d e lle d a r s e n e , e d e lle a ltr e p a r ti d e lla c itt q u e ll o r r e n d o te r re m o to . (2 6 7 ) G e r o n e e G e lo n e , n L a lib e r a lit d i G e ro n e fig lio v e rs o i G r e c i lo d a il n o s tr o n e l lib r o v i i , 8 . T . L iv . x x i n , G e lo n e d i G e ro n e c h e ro v e sc ia te f u ro n o i n

m o r in e t d o ltr e c in q u a n t a n n i , a v a n ti il p a d r e ( P o lib . d a q u e ste p a r o le d i P o lib io . S c h w e ig h a u s e r. (2 6 8 ) S e tt a n ta ta le n ti. N el r te s to leg g esi : itt

1. c. 3 o ). C h e g li av esse p a r t e n e l re g n o s i c o n o s c e
Itlt d a r g e n to da r i lm d a rsi

i 7 i f y v f t # I c i X t t t l a y v ftn ir l*

7* r

7*

( s e tta n ta c in q u e

ta le n ti

p e lla sp e sa d e ll o lio a q u e lli c h e s e s e rc ita n o n e l G in n a s io ). M a q u e s ta le z io n e m a n ife sta m e n te c h e p e li o lio so lo e n o rm e , a v e s se ro i m e n tr e c h e n u lla fu v izio sa , R o d ii lo r o non esse n d o p e lle p o s s ib ile cosi fa b b ric h e . ric e v u ta u n a asse g n a to so m m a

Q u in d i il R e is k e so s p e tt c h e d o p o t f i S * ( t i * * i l a fo sse ro a n d a te s m a r r ite a lc u n e p a r o le c h e in d ic a s se ro la d e s tin a z io n e d e s e tta n ta ta le n ti a l r is ta u ra m e n to d e lle m u ra e d e lle d a r s e n e , m a n e n ti cin q u e se rv is se ro p e li o lio . le g g e re *u,'t t r i t i f y . Lo S c h w e ig h . e che i r i di p ro p o n e

7* A. ( 7 5 ta l. d a rg . ) d i p e r s , e p o sc ia i r f c t (fi ( o l t r e a c i ) 7J i t t 7 * A<*< ( 1 o lio p e lla sp e sa e c . ). A m e s e m b ra to p i c o n v e n ie n te d i


tr a s p o r ta r e il so lo c in q u e a lla sp e sa d o lio , se n z a fa re a lc u n a ltr a m u ta z io n e o a g g iu n ta , p o te n d o s i d a s c o m p r e n d e r e c h e la s o m

I9 I
m a m a g g io ra fo rn ita d a O e r o n e d o v e a e s se r im p ie g a ta n e lla sp esa
m a g g i o r e , q u a l e r a la rifa b b ric a z io n e d e g li e d ific ii c a d u ti. (3 6 9 ) N e l G in n a s io . n e lla c o r s a , n e lla lo tta E r a i l G in n a s io p re s s o ed in a lt r i e s e r c iz ii, e i G re c i, e la P a le s t r a p re s s o i R o m a n i i l lu o g o d o v e la g io v e n t a d d e s tra v a si p e r d a r a l lo r o c o r p o ro b i^ te z z a e d a g ilit . O r a , i v a r ii m o v im e n ti d e lle m e m b r a , a ffin ch p i p r o n ti riu sc is se ro a d u n te m p o c o n m a g g io r

f a c ilit s o ttr a r s i p o te s se ro i c o m b a tte n ti d a g li assa lti d e g li a v v e r s a ri! , u n g e v a n s i q u e sti d olio i l tro n c o e le e s tre m it . (2 7 0 ) A lu o g o , c h e s o llie v o d e ' c itta d in i. N o n v a n n o d a c c o rd o g l in te r di P o lib io n e lla sp ie g a z io n e d i q u e s to su o n a n e l te s to t i r p e tr i e d i c o m m e n ta to ri l a u m e n to d e c itta d in i ).

7U t n t X t i t { p e l11 C a sa u b . c r e d e tte c h e si tra tta s s e d a c


e v o lt a d f r e q u e n t a n d a m u r b e n t che si a c q u ista c o l

c r e s c e re c o n q u e lla m o n e ta i l n u m e r o d e g li a b ita n ti, d i c u i m o lti e r a n o p e riti n e l te r re m o to , i n c o lis . M a i c itta d in i n o n s o n o u n a m e r c e

d a n a r o , sic c o m e g li sc h ia v i. I l P e r o tti tra d u s s e a d u s u m c iv iu m , q u a s ic h av esse le tto w i x u v n t . - P i ra g io n e v o l la c o n g h ie ttu ra d e ll E m e s t i , c h e c o ta l a u m e n to in te n d a s i d e lle so sta n z e d e c itta d i n i p i p o v e ri. m e d e s im o , che N on p an n i a b b ia p e r ta n to , c o n fo rm o p in io n e d e l q u a l v o c a b o lo a le g g e rs i i i r t i p t r i e , il

p re s s o T u c id id e ( 1 1 , p . i 3 3 ) sig n ific a m t,

c o n su m a z io n e v o lu ttu o s a

d e lle fa c o lt ; sic c o m e in te r p e tr a c o l lo S c o lia ste :

7i t

7u t

n A u l n i f * a j c f v x x $ t t * t , g o d im e n ti e d i l e t t i , e

n o n a ltr im e n ti u so d e lle co se n e c e s sa rie a lla v ita . (2 7 1 ) C a ta p u lte d i t r e c u b iti. G iu sto L ip s io ( P o lio rc e L lib . 111, d iaL 3 ) a d d u c e n d o q u e s to p a sso d i P o lib io e d u n s im ile d i A p p ia n o so stie n e c o ll a u to r it d i F e s to , n o n a p p a r te n e v a a lle c a ta p u lte , la n c ia ta q u in d i m ezzo b r a c c io c a ta p u lta d i tr e c u b iti , v e n tiq u a ttr o e c . , d e l m e d e s im o . (2 7 2 ) M o s tr a . E r a n e l P ire o , c io p o r to d A te n e , c e r to sito ma che la m is u ra tr ic u b ita le a ll a r m a c h e d a q u e lla e r a

I l c u b ito la d is ta n z a d a ll a p ic e d e lle d ita a l g o m ito , I o p e r ta n to h o c re d u to c h e d ir si p o ssa sic co m e d ic ia m o c a n n o n i d i d o d ic i , d i il p e so d e lla p a lla c h e g itta si fu o ri

in d ic a n d o

iga
d o v e i m e r c a ta n ti esp o n e v a n o le m o s tre d e g li effetti ( M o stra ) V . E sic h io a q u e sta v o c e , al ne e g li a u to r i che vende c ita ti n e lla v a n o , e c h e d a lla cosa ste ssa tr a e v a i l n o m e , c h ia m a n d o s i b . i i y f t a , n o ta S e n o fo n te (E lle n ic . v , i ) n a r r a c h e e sse n d o si g li E g in e ti c o n u n a n n a ta o s tile a v v ia ti D ig m a s a lta ro n o m a rin a i. ( a j 3) T o le m e o . D i c o g n o m e E v e rg e te ^ p a d r e d i c o lu i c h e a l lo r a re g n a v a . (274) A r d e b b i . q u e s ta v o c e n e l S e c o n d o E s ic h io era l A r ta b o ( c h e co si te s to ) u n a m is u ra d e lla M e d ia , c o rris p o n d e n te c o l c o n fu o ri, e P ire o , a lc u n i r a p ir o n o d essi g iu n ti a l e p a r e c c h i m e r c a ta n ti

1 m e d ic a n o a ttic o . D a q u e sto lu o g o sc o rg e si c h e a n c h e in E g itto


v a le v a n s i d e lla ste ssa m is u r a , la q u a le s e m b ra tu tto r a v e n e z ia n i. (2 7 5 ) T r a v i d i p in o q u a d r a t i d i g iu s ta m is u r a . D alla, q u a lit d e l le g n o re sin o s o e re sis te n te a ll u m i d i t , e d a lla ta g lia tu r a d e l m e d e sim o q u i in d ic a te n o n a d u b i t a r s i , e h esso s e r v ir d o v e a p e lla fa b b ric a z io n e d e lle n a v i. Q u in d i n o n e ra n o i tr a v i d i p in o d iv e r s i d a le g n i d i c o s tru z io n e p r im a n o m in a ti, sic co m e a p p a ris c e d a l t e s t o , d o v e q u e s ti a r tic o li so n o s e p a ra ti - L a g iu s ta m is u r a , a tte n e n d o m i a l R e i s k e , non s e rv a rs i s o tto il n o m e d i a r d e b b e , e q u iv a le n te a t r e sta ja e m e z z o

1 h o a p p lic a ta , c o n fo rm e r is u lta
a c u b iti ( **<<* )

d a lla le z io n e c h e in tu tti i lib r i r i s c o n t r a s i ,

e a lle b r a c c ia , m a .a lla lu n g h e z z a d e lle t r a v i , le g g e n d o : r i v i t / r * t I ti ftty ifi t iftfttlftH t r i l l i l e I t fc tK iT ftv f/itc , e non tfiftifu :

x i z i t f . P o tre b b e ez ia n d io d a rs i c h e P o lib io av esse s c ritto tftftilfc a R e is k e , il te sto . (3 76) P e l r is ta b ilim e n to d e l C o lo s so . T u tta v ia non fu esso ris ta b ilito , e d a te m p i d i P lin io ( H is t. n a t x x x .iv , 7 , 18 ) v e d e s si a n c o ra q u e sta p ro d ig io s a m o le ste sa a l su o lo . (3 7 7 ) T a l e n t i d i b r o n z o . I l te sto h a c o n ra g io n e rifle tte il R e is k e ( d i g iu sta g ro ssezza ) , se c o n d o c h so sp e tta ma tr o p p o lo stesso v e r re b b e c o n q u e s ta c o rre z io n e a d a lte r a r s i

7 a > 7 s o la m e n te ;
s ta ta o m e ssa

ma la

c h e d e b b esse re

93
p a r o la * $ ( d i b ro n z o ) ; i l c o lo sso . (3 7 8 ) A d u s o d i p a li. I n u s u m c u n e o ru m tra d u s s e i l C a s a u b ., c o n fo n d e n d o r i p n t / r x t t i c h e h a il n o s tr o e o a a-tpm i r i m i , d im i n u tiv o d i tfp i ( c u n e o ) M a a q u a l u o p o , d im a n d a lo S c h w e ig h ; d ie c im ila c u n e i , o u n m a g g io r n u m e r o a n c o ra , p a r e c c h i s i fac e v a n o ? g h e z z a d e llp tr a v i ? s c o lia ste d A risto fa n e , s e d a u n p ez z o q u a c u n e i d i s e d ic i c u b iti ! C h e se d a a p p o g g ia to a d E s ic h io e g li e ad uno da d a p p o ic h d i q u e sto m e ta llo e r a

u n a t r a v e p i se n e ta g lia v a n o , c s a im p o rta v a a d d ita r e la lu n Q u in d i, d im o s tr a c h e rQ n * t'r * t d e r iv a

p i f ( v e s p a ) , i l c u i v e n tr e p o s te rio r m e n te si r is tr in g e e fin isc e i n u n a p u n ta , im ita n d o la f o rm a d u n p a lo , g lia n z a lo ste sso n o m e a p p o s to . (3 7 9 ) A s s i p e r c r fitiv fn ta v o la ti. I l te s to ha r r p m l i p t t d e riv a to da c h e sig n ific a c o p r ir u n p ia n o c o n ta v o le o q u a ls iv o g lia c u i f u p e r s o m i

a l t r a m a te ria . Q u i tr a tta s i d assi d e s tin a ti a so la i d e lle sta n z e e d a c o p e r te d e lle n a v i c h e c o m p r e n d o n s i so tto H n o m e d i ta v o la ti. (2 8 0 ) C r ise id e . E r a q u e s ta v e d o v a F ilip p o ( V .- E u s e b . C h r o n . 1 ). . s o lla A n tig o n o D o so n e . (2 8 1 ) L e g n a c in q u e m ila b r a c c ia e c . L o S ch w eig h * :ba c o n se rv a ta la d isp o s iz io n e c o n fu sa a r t i c o l i , e tr a d u c e : m a t e r i a l , a lle le g n a , del te s to n e ll a n n o v e r a r e q u e s ti r e s in te e t c r in is d e n a m illia c u 11 poi c o s to ro ch e di D e m e trio e m a d re di D o p o la m o r te d e l m a r ito s p -

b ito r u m e t m illia ta le n ta , l o h o u n ita l e sp re s sio n e d e lla m is u r a e q u e lla d e l p e s o a g li a ltr i o g g e tti. L im n e o , O lim p ic o . s tim a i d i d o v e r sp ie g a re c o n u n i b r e v e g iro d i p a ro le . (2 8 2 ) L is a n ia , C h i fo sse ro P o lib io a p p e lla d i n a s t i , c io s o v ra n i d i m in o r c o n t o , q u a li so n o a n o s tr i g io r n i i D u c h i , G r a n - D u c h i ec. , e d in q u a l p p r te d e l-

1 A sia a v e sse ro d o m in io n o n si h a c o n te z z a a lc u n a . C h e n o n
re g n a s s e ro in c o n tr a d e b a r b a r e s e m b ra in d ic a r e il c a ra tte r e g re c o d e lo r o n o m i. il

(285) R a m m e n ta n d o s i. H o S eguita la c o n g h ie ttu r a d e l Reiske , quale suppose che in n a n z i a d m t w M l r r t t , sic co m e leg g esi in
f o l i b i o , to m o i l i . i

94
tu tti i c o d ic i , fo sse o m esso e z ia n d io il il v o c a b o lo f t i f t u i f t i p t i , to c c h e C a s a u b ., in tro d u c e n d o n e lla d e b b a a v e r s o s p e tta to su a v e rs io n e la p a r o la m e n to r e s . L o S c h w e ig h . c o rre s s e a r b i tr a r ia m e u te rm t t X t / m i , p re te n d e n d o c h e p e r e llissi si p o s s a s o t tin te n d e r e i n te r p r e ta ,

7# 47 f i m M u . N o n g li d isp ia c e p e r ta n to u n a l t r a
q u o deco ro se rv a n d o , ma c h e s e m b ra m i s te n ta ta . la q u a le in d ic a

e m e n d a z io n e p ro p o s ta d a l R e is k e d i c o n v e r tir e V i i . i n , c h e g li I o m i lu sin g o d a v e r a b b r a c c ia ta l o p in io n e p i ra g io n e v o le . (2 8 4 ) A li m e n t a r s i. m e n te , ma dovean N o tisi q u e s ta e s p re s s io n e , aveano a e s se re s ta n z ia ti e c h e i s o ld a ti q u i a n n o v e r a ti n o n q u a ls iv o g lia e v e n to . ( a 85) A I lid o o r ie n ta le d e l t A r g o li d e . Q u e s to tr a t t o d i c o s ta , c h e fia n c h e g g ia le v a r s i t e m p o r a r i a -

m a n te n u ti d a lla le g a p e r

1' E p id a u r ia e la

T re z e n ia ,

fu

per

e c c e lle n z a

c h ia m a ta Av 7 ( A c t e , s p ia g g ia d i m a r e , lid o ) e ta le la d e n o m in a q u i P o lib io - D io d o r o tu tta v ia ( x v m , p . d a g li A r g iv i g li a b i t a n t i , v in ce- a q u e s te c o n tig u e d e f in ita : i

633 ) d is tin g u e

co s d e ll A c te , c o m e d e lle a ltr e p r o P e r c i c h e s p e tta a l se n so d e lla v o c e d O m ero ( IL B . v . tea ) i c i l f J m

A 7* , d e ssa d a llo sc o lia ste x a f ^ a X tv i* t

3g 5 ) c o s i 7'* * , *<> l i n i f i

yliirS x i , i
a lu i le o n d e .

i r r 't , f n m r a t

al

w tp ix X * r $ a i l a x v fta tc ,

s i t o p r e s s o a l m a r e e s a s s o s o , d a l r o m p e r s i c h e f a n n o in t o r n o Q u in d i e b b e r o a l t r i lid i a n c o r a q u e s to n o m e , e F A ttic a p u r e fu p e r c a g io n e d e lla su a estesa c o sta v ic in a a m o n ti a p p e lla ta A c t e ( T z e z e L y c o p h r . p . l a p a r t e m a r ittim a d e ll A c a r n a n ia ( S tr a b . x , p . 4 6 1 ) (2 8 6 ) C a la m o . D i q u e s to lu o g o f o rte d e lla M e ssen ia n o n tro v a s i m e n z io n e p re s s o a lc u n a ltr o a n tic o . S e m b ra p e r ta n to che fo sse p o c o lu n g i d a c o n fin i d e lla L a c o n ia d a p p o ic h im p o s s e s s , a p p e n a u s c ito c o ll e s e rc ito . (2 8 7 ) C ip a r is s e i. E r a C ip a riss a la p r im a c itt m a r ittim a d e lla M e ssen ia c h e in c o n tra v a s i v e n e n d o d a lla T r i f i l ia ; p r o v in c ia , s ic c o m e v e d e m m o , a p p a r te n e n te d i E lid e . L ic u rg o s e n e

88 ; S tr a b . i x , p . 5g i ) e
fu e g u a lm e n te co si c h ia m a ta

i 95
(3 8 8 ) A n d a n ia . H o se g u ita la le z io n e d e llo S c h w e ig h ., il q u a le a w f'e t

7* i

, e s p re s sio n e

m o lto

o sc u ra ,

e e h e fece d a r i

d o tti in is tra n e c o n g h ie ttu r e , s o s titu a r j *

7 A ' / * / * , e s se n d o

A n d a n ia c itt d e lla M e ssen ia r a m m e n ta ta d a P a u s a n ia e d a S t r a b o n e ( y m , p-

36 o ) , e s itu a ta f r a I r a e M essen e su lla s tr a d a


q

c h e c o n d u c e a M e g alo p o li. O m e r o l a c h ia m a

(E c a lia ).

E ta n to l a le z io n e d e l s u llo d a to c o m m e n ta to re p i r a g io n e v o le , q u a n to m eg lio sa c c o rd a c o l w f t r f i tX c t c z r t m r c i f u t t f ( fa c e n d o a t ta c c h i ) c h e p re c e d e . (3 89) T a u r io n e . C o lu i c h e F ilip p o la s c i su o lu o g o te n e n te n e l P e lo p o n n e s o . ( V . v , 6 , 8 7 ).

( 390) P r i v a ti d e l l a p a t r i a . ( V . i r , 55 e v , 2 5 )
(3 9 1 ) A d o ta z io n e . L e g g o c o l R e is k e i * x . \ i p u r i i , s o r t i ti o n e m , d is tr ib u z io n e p e r s o r t e , e n o n i t t n X i p u n t , r ie m p im e n to , s u p p lim e n to . Q u a n d o p re s s o i G r e c i a c c a d e v a in u n a c itt c a m b ia m e n to d i g o v e r n o , i te r r e n i c h e a v e a n a p p a r te n u ti a e itta d in i e sp u lsi p o n e v a n s i in c o m u n e , e la s o r te d e c id e v a d e l o r o n u o v i p a d r o n i, i q u a li to g lie v a n s i s e m p re f ra i p i z e la n ti fa u to ri d el n u o v o o r d in e d i co se. N e llo s te sso m o d o d is tr ib u iv a n s i d a R o m a n i i fo n d i a s o ld a ti e h e r a n o m a n d a ti n e lle c o lo n ie . r a n d o a llo s c d p o d e ll o p e r a z io n e , ris p o n d e r e a c o ta le sc o p o . c io I o n o n h o c re d u to d i denuovi d o v e r e s p rim e r e q u e s ta p a r tic o la r il n e l v o lg a r iz z a m e n to , m a m i a lla c re a z io n e p o s s e s s o r i, h o u sa to q u e l v o c a b o lo c h e p i m i se m b ra to c o r

(393) P r ita n id e . N e lla v ita d A r is to tile s c ritta d a in c e rto a u to re ^


e p u b b lic a ta d a l M e n a g io , P r ita n id e f ra g li u n d ic i su c c e sso ri d e llo S ta g irita p e r o r d in e d e t ( c h e co s io in te r p e tr o il * 7J

7<? c h e c o l le g g e s i) n o m in a to l o tta v o . P lu ta rc o a n c o r a ( S y m p o s. 1 , O p p . T . u , p . 6 1 2 ) r a m m e n ta q u e s to f ilo s o f o , quan tu n q u e eg li n o n d ic a c h e fo sse p e rip a te tic o . C i c h e d i lu i a s se r is c e P o lib io m e tte la co sa f u o ri d i d u b b i o , e d a to r to so stie n e il M e n a g io e h e g li c o n a lc u n i a l t r i d e g li u n d ic i c h e p u r e P e r ip a te tic i. (3 9 3 ) N e l te m p io d i G io v e a c c o r d a to r e . E h a il tr* in q u e lla v ita r is c o n tr a n s i n o n so lo n o n f u ro n o su c c e ss o ri d A r i s t o t i l e , m a n e p

96
la n o i a i 3^ d e l se c o n d o lib ro . E ra

i t o , s u lla q u a l v o c e v e d i

c o te s to te m p io in E g io , d o v e gli- A c h e i te n e a n o il l o r a n n u o c o n g re sso . (2 9 4 ) D is tr e tto . C o n p a r o la p i s ig n ific a n te r e n d e r s i n e l n o s tr o m a im p o s s ib ile a

id io m a c h ia m a P o lib io n e ll A c h e a rvtltXnct

ciaor-Kprlun tr a t t o d i p aese, c h e c o n tr ib u iv a i n c o m u n e ( m / l i x t t ) u o m in i e d a n a r i , sic co m e e g re g ia m e n te e sp re ssio n e . (2 g 5 ) L e o n z io . L u o g o n o n c o n o s c iu to d a n e s s u n a u t o r e , e c h e io s o s p e tto e s se r u n a c o rru z io n e d i L e u t t r o ( A eS* 7^* ) n e l t e r r ito r io d i R ip e f r a E g io e F a r a ( V . S tr a b . v i a , p . 3 8 7 ) , d o v a p e li a p p u n to a c c a d d e ro i f a tti q u i n a r r a ti. (2 96) M o ic r ia . C itt d e ll E t o l i , f r a la q u a le e N a u p a tto il p r o m o n to r io A n t r i o . 1 (2 9 7 ) C a lc e a . S e c o n d o S tra b o n e ( x , p . sp ie g a il R e is k e c o te s ta

45 g ) il m o n te C a lc id e ,

d a A r te m id o ro d e n o m in a to C a lc e a ( X aA fcS ia ) , g ia c e n e llA c a rn a n ia ( p r o p ria m e n te n e ll E to lia ) f ra la fo ce d e ll E v e n o e P le u r o n e . M a stra n is s im a l e s p re s sio n e d i S t r a b o n e , e ta le c h e n o n s i c o m p r e n d e , se c itt fosse c o te s ta C a lc id e o m o n te . P o lib io scio g lie sifitto d u b b io C a lc id e , m a e c i a d d ita l e m e n d a z io n e del g e o g ra fo , il q u a le s e m b ra a v e r s c r i t t o , n o n

7 cgtt i X A x if ( i l m o n te la

7 cgts *i

wiXit x \ m t ( i l m o n te e la c itt

d i C a lc id e ). D u b ito p e r ta n to se v av esse u n a ltr a C a lc id e m e d i te r r a n e a n e ll E to lia s u llE v e n o , c o n fo rm e asserisce lo S c h w e ig h .; d a p p o ic h q u e lla e h e g li c r e d e t a l e , m e n to v a ta d a S tra b o n e n e l lib . x , p .

447 j O m e ro c ita to d a q u e s to g e o g ra fo c h ia m a X A x u T a
, C a lc id e lito r a le . N d iv e rs a d a ll O m e ric a q u e lla d i T u c id id e ( 1 , p . 71 ) c h e a p p a r te n e v a a C o r n t i i , e g ir a n d o c o lle lo r o n a v i il P e lo p o n n e s o . a ltre c itt d i q u e sto n o m e : C a lc id e S tefan o , B iz a n tin o fa , a

cui

n a rra

c h e g li A te n ie si p r e s e r o

D e l re s to v a v e a p a re c c h ie

d E u b e a , C a lc id e d i T r a c i a , C a lc id e d i S icilia. ( 2 9 8 ) I l R io . A ltr im e n ti A n tir rio . d ir v e r o , d i R io u n a c itt d e ll E t o l i a , c h e n o n d iv e r s a d a

M o ic ria ; m a re a lm e n te d esso u n p r o m o n to r io , c h e s p o r g e s e i m a r e p re ss o M o ic ria . S c h w e ig h a u s e r.

*97
(2 9 9 ) I I r e s id u o d e lla s o m m a . A v e a F ilip p o s ta b ilito c o n S c e rd ila id a d i p a g a rg li v e n ti ta le n ti a ll a n n o , a ffin ch e g li m o lesta sse g li E to li p e r m a re . V . v , 2 9 , v ,

3 , 4-

(3 00 ) I l p r o m o n to r io d i M a le a . P u n t a o r ie n ta le d e l g o lfo d e lla L a c o n i a , in to r n o a c u i la n a v ig a z io n e e r a m o lto p e ric o lo sa p e lla c o n tr a r ie t d e v e n ti ( S tra b . v m , p . p l u r a l e , e s u o n a le M alee. ( 3 01) F is s io . L u o g o d i p o c h is sim a c o n s id e ra z io n e e d a n e s su n a l t r o s c ritto r e n o m in a to . ( 3 0 2) C a lid o n ia - N a u p a z ia . p a tto . ( 3 0 3 ) F a n o te a . c o n P a n o p e o , a ltr a lu n g i d a p. P ic c o la c itt d e lla F o c id e s u l fiu m e O rc o m e n o , C e fiso poco ix , ( S tra b . ix , p . 4 0 7 ). L a u to re d e v ia g g i d A n a c a rs i la c o n fo n d e c itt d e lla F o c id e s o p r a O p u n z io , c a p ita le d e L o c r i E p ic n e m id ii ( S tr a b . T e r r ito r io d i C a lid o n e e d i N au -

3^8 ). I l n o m e g re c o in

4>6 ). ( 3 0 4) T r a d im e n to a r o v e s c io . G ia s o n e fin g e n d o d i tr a d ir e A les

s a n d ro tr a d A g e ta ; q u in d i co lse il f r u tto d e ll in g a n n o c h i d o v e a r im a n e r in g a n n a to , e rim a s e tr is to c h i v e d e a si in p u g n o il p r o fitto . C i esp re sse P o lib io e s a tta m e n te c o l v o c a b o lo x A n s r f cTonr, c h e in g e g n a to m i s o n o d i v o lta re c o lla m a g g io r p o s s ib ile p r e c i sio n e . F a ls a e t s im u la ta tr a d itio tra d u s s e lo S c h w e i g h ., m a n o n r e s e , p e r q u a n to s e m b r a m i , tu tta l a fo rz a d e l te s to . I m p e rc io c c h s im u la to b e n s e r a il t r a d i m e n t o , m a c o n v e n iv a e z ia n d io in d ic a re l a q u a lit d e lla s im u la z io n e , c h e l in v e r tir e l o rd in e d e lla tra m a . (30 5) B ila z o r a . < S tef. B iz a n tin o l a c h ia m a B im a z o ( B ftttg o t ) j e si rife risc e a lla te s tim o n ia n z a d E fo ro ; m a L iv io sa c c o rd a c o n P o lib io . R e is k e . ( 3 0 6 ) P e o n ia . C o s a p p e lla v a s i se c o n d o L iv io p i r e m o ti
( x i , 3 ) in te m p i 1 E m a tia ; n o m e c h e a n tic a m e n te e b b e tu tta la M ace

c o n s iste v a a p p u n to n e l-

x liv

, 26 )

d o n ia d a l r e E m a tio n e , c h e d ie d e c o l i p r im i

sa g g i d i v a lo re .

( J u s ti n . v u , 1 , P lin io v , 17 , 1 0 ) . E r a la P e o n ia , g iu sta T o le m e o ( i h , 13 ), s itu a ta n el. c e n tro d e l m e n to v a to r e g n o , e c o n te n e v a P e lla c a p ita le d e l m ed esim o . M a a g iu d ic a r e d a q u a n to n e

198
d ic e i l n o s t r o , P lin io ( L e . ) c o p r iv a essa 1 c o n fin i s e tte n trio n a li v e rs o la D a rd a n ia . (3 0 7 ) B o ttie a . I n S tra b o n e s o lta n to ( v i i , p . m e n z io n e d i q u e sta p r o v in c ia , c h e se c o n d o lu i

33o ) tr o v o f a tta
il fiu m e A ssi o

A s s i o d iv id e a d a ll A m f a s s i t i d e , p e r m o d o e b e e s se n d o q u e s ta a d o rie n te d e l m e n to v a to f i u m e , la B o ttie a g ia c e v a a d o c c id e n te d e l m e d e s im o . (3 0 8) E d e s s a . R ife risc e d e ll O ra c o lo , u n a se d e G iu s tin o ( L e . ) c h e G a ra n o m e n tr e c e r c a v a c o n u n a g r a n d e m o ltitu d in e d i G r e c i , p e r c o m a n d a m e n to n e lla M a c e d o n ia , v e n u to n e ll E m a z ia , o c c u p la c itt d E d e ss a s e g u e n d o u n a g re g g ia d i c a p r e , se n z a

c h e gli a b ita n ti se n e a c c o rg e s se ro p e r c a g io n e d e lla fo lta n e b b ia e d e lla d ir o tta p io g g ia . I n m e m o ria d i q u e s to a v v e n im e n to c h ia m e g li 1 a n z id e tta c itt E g ia d a i i y t s ( E g o s ) g e n itiv o a p p e ll d i c a p ra . M a c e d o n ia E ga , dove S o lin o ( c . i 5 ) n a r r a c h e C a r a n o , g iu n to c o su o i i n d a l P e lo p o n n e s o , f a b b ric u n a c itt e h e g li

a v e a o ss e rv a to e h e ra si c o r ic a ta u n a g re g g ia d i c a p r e , se c o n d o il r e s p o n s o d a to g li d a llO ra c o lo . Q u in d i n o n e r a n o , a d e tta d i q u esto a u to r e , E g a ( o E g e a ) e d E d e ss a la ste ssa c i t t , lo c c h f u e z ia n d io o p in io n e d i T o le m e o ( l . c . ) c h e a m e n d u e d istin g u e . ( 3 0 9 ) L a r is s a . n o m a ta C r e m a s te , M a lia co . ( 3 10) M e lite a . f r a S tra b o n e ( i x , le c itt d e lla T e ss a g lia r a m m e n ta ta da C itt m e d ite r ra n e a o ssia p e n s i le d e lla T e ss a g lia su l fiu m e P e n e o , c h e n o n d e e c o n fo n d e rsi c o lla L a ris s a m a r i t t i m a , s o v r a n n e lla F tio tid e p re s s o a l se n o

4 3 4 ) e d a P lin io ( v , 1 6 , 9 ) . I n te m p i p i lo n

ta n i c h ia tn a v a s i P i r r a , e i su o i a b ita n ti a s s e riv a n o c h e i n p ic c io liss im a d is ta n z a d a lo ro fo sse i l p o c o ra g g u a rd e v o le c a s te llo d 7l a d e , d o n d e g li E lle n i tr a s s e ro i l n o m e . ( 3 n ) D a n n o d i t p r o v a . N o n h o v o lu to n e g lig e re n e lla v e r s io n e la p r o p r ie t d e lla fra s e g re c a (T><e

7> v 7 v t f c *
s p e rim e n ti si

( d a r e p ro v a d i s ) d im o s tr a e ffic a c e , in

re la tiv a a ll o g g e tto ' c h e n e g li o p p o siz io n e a v t i f i t 7 jn e

( p r e n d e r e p r o v a d a lc u n a

c o s a ) c o n c e rn e n te a l

sn -

b ie tto c h e lo s p e rim e n to in slitu is c e . I l c a p e r e e x p e r i m e n t u m dei

*99
la tin i c o r ris p o n d e a lla se c o n d a d i q u e ste fra s i ; essi r e n d e r e ( 3 1>) A la p r im a che qui r i s c o n tr a s i , H o s e g u ita e s p rim o n o p e r e x p e r i m e n t o o o g n a s c u n tu r . chi f u d a n n e g g ia to . la le s io n e p ro p o s ta la d a llo S c h w e ig h . s u ll a u to r it d e p i r ip u ta ti c o d i c i , sic c o m e p i ra g io n e v o le : c io a d ir e w * S t i r i t lu o g o d i w u f t v n t ( c h e scono) da ( 3 i 3) sono p r e s e n ti) , e r v t i n (c h e non co s p o s s o a g l in te r p e tri e che

( c o l o r o c h e s o f f r o n o ) in cono

r v t h / t t ( c o n o s c e r e , s e n t ir e ) p e r m i t r i d a r i t t i f t t

( s o n o in sie m e c o n a lc u n o , c o n v e r s o ) . E n ip e o . Q u e s to f iu m e , s e c o n d o S tra b o n e ( v m , p .

356),

d is c e n d e d a l m o n te O tr i c h e in s ie m e c o l P in d o f o rm a la c a te n a o c c id e n ta le d e lla T e s s a g lia ( P lin . v , i 5 , d a n o , c h e v ie n e era n e ll E l i d e , 8 ) ; e r ic e v e l A p inom e d a F a r s a lo . Q u in d i d e e F ilip p o e s se rsi a c c a m e cadeva n e ll A lfeo , m a a te m p i d i S tra b o n e

p a to p o c o lu n g i d a q u e s ta c itt . U n a ltr o fiu m e d i q u e s to (1 . c . ) av e a g i c a n g ia ta d e n o m in a z io n e .

( 3 i 4.) F a r s a lo . Q u e s to p r o p r ia m e n te il n o m e d e lla c itt r e n d u ta ta n to c e le b re p e lla d is fa tta d i P o m p e o ; c e llin i L e x ic . a d v o c . P h a rg a lia m ) , a c o n c u i te r r ito r io ; o n d e le g g e si n o n g i F a r s a lia , d e n o ta v a s i il su o c o n fo rm e p e r e r r o r e r is c o n tr a s i in a lc u n i te s ti a n tic h i. ( V . F o r in L iv io ( x x x m , 6 ) P h a r s a lia te llu s .

( 3 15 ) P ia n o d e n o m in a to A m ir ic o . F r a le c itt d e lla T e ss a g lia , c u i g li E to li re c a v a n o d a n n o c o lle lo r o s c o r r e r i e , L a ris s a e r a la p i d is ta n te d a T e b e , d o n d e q u e lli u sc iv a n o . I l p e r c h io n o n d u b ito c h e i l p ia n o q u i n o m in a to fosse la g r a n d e p ia n u r a , n e lla q u a le e r a n o L a ris s a F e r a e p a r e c c h ie a ltr e c i t t , e c h e a te m p i d i S tra b o n e ( i x , p .

4 4 3 ) c h ia m a v a s i c a m p o P e la s g ic o : T t v

x a X t u p u t t i , s o n o p a r o le d i q u e l g e o g ra fo , H t X r y i t a ri </<. (3 16 ) C o W a s s id u ita d e l la v o r o . I l te s to n o n h a c h e 7jf d i n n ^ i / ( c o lla f r e q u e n z a , c o n tin u a z io n e ) , e d il R e is k e , c h e io h o se g u ito , a c c o n c ia m e n te p r o p o n e d i a g g iu g n e rv i q u a lc h e co sa d i sim ile. ( 3 17) L e o n z io . V e d i s o p ra c a p p . (3 18) F ilip p o p o li.

75 v i t u ( d e l l a v o r o ) o

4 e 27. 7J r J f i X /n w n t r ^ X i t , l a c itt d i F ilip p o , c h ia m a P o lib io la ste ssa c h e T . L iv io ( x x x i x , a 5 ) d e n o m in a

200
P h ilip p o p o lis , e se n z a d u b b io p a r la q u e sti d e lla T e b e F t i a , d a p p o ic h l a n n o v e ra f r a q u e lle c itt c h e F ilip p o to lse a g li E to li. C o si l a p p e lla p u r e D io d o ro ( l i b x x v i , e c l. 7 ) . I P o e t i , sic c o m e V i r g ilio , O v id io , L u c a n o , P e tr o n io , e q u a lc h e s to r ic o - a n c o r a , sic com e F lo r o , c o n fu se ro q u e s ta c itt c o n F i l i p p i , e h e r a n e lla M a c e d o n ia e s tre m a a c o n fin i d e lla T r a c i a , e d o v e C a ssio e B ru to s c o n fitti f u ro n o d a O tta v ia n o e M . A n to n io . S c r iv o n essi ( V . F o r e e llin i a d v o c . P h il i p p i ) c h e la c a m p i F a r s a lic i , n e q u a li b a tta g lia in c u i c a d d e ro g li u l e non tim i p r o p u g n a to ri d e lla R e p u b b lic a R o m a n a a v v e n n e n e g li ste ssi f u r o tto il g r a n d e P o m p e o , lu n g i d a c u i e ra situ a ta la T e b e d i T e ss a g lia . L a q u a l a s se rz io n e in d u s s e in e r r o r e i l P a l m i e r i, fa c e n d o g li c r e d e r e g e r e P o l i b i o , c o n v e r te n d o il cap. 95. (3 20) F a s te . H '/ t i t X i i i t c h ia m a P o lib io l e p ic c io le n a v i , d e lle q u a li s e rv iv a n s i g ll l l i r i i p e r p r e d a r e . I n c o n fo rm it d i c i d e fin isc e E s ic h io q u e s to v o c a b o lo : f m c f t t <rA<7<> < f/x g t i ^ c r f i x a t , p ic c o lo n a v ig lio c o n d u e o r d i n i d i r e m i , p e r u s o d i p ir a ti. L o r i g in e d i q u e sto n o m e c h e s u o n a : ( v a sc e lli ) d a u n o e m e z z o , co si a d d ita ta d a ll E tim o lo g o : T i f t i c X i t t i c n , w f t Te s r *vj/*A 0 i f t l S i # 7S fttc % e $ v c i, u n a p a r t e e m e z z a - v u o ta s i c o m b a tta ; e tr e d i b a r c h e tte d e r iv a c io d i q u a ttr o non ne hanno. m yo p a ro n es, lo S c a lig e ro d a d i r e m a to ri, p r o b a b ilit c h e F ilip p o p o li a n c o ra d o v e sse c h ia m a rs i F i l i p p i , e c h e m e s tie ri fosse d i c o r re g

4> t\iz r w v

s - i x i t in

( 3 19) I n t o r n o M a le a . C io i l p r o m o n to r io d i M alea. V . s o p r a

d i r e m a t o r i , a ffin c h d a q u e lla p a r t i u n a so la o c c u p a ta il q u al v o c a b o lo

I R o m a n i c h ia m a v a n o q u e s ta sp e cie c o n m o lta / t v i t t t , e s se n d o la fo rm a

d i siffa tti le g n i b i s l u n g a , e s im ile a

q u e lla d e s o rc i ( V . V o s s. E ty m o lo g . a q u e s ta v o c e ) - A llo ste sso s ig n ific a to c o r ris p o n d e i n ita lia n o f u s t a , c h s p ie g a to d a lla C r u s c a : s p e z ie d i n a v ilio d a re m o d a c o r s e g g ia r e . ( 3 a i ) N e lla , ( V . m , c. b a tta g lia d E tr u r ia . P re s s o i l la g o T ra s im e n o .

8 4 ).

( 322) C h e a n e s s u n o p i c h e a t e s i c o n v ie n e . C o m e a q u e

201
g li c h e g lo ria v a si d i d is c e n d e re d a A le s s a n d ro M ag n o . V . so p ra c.

5.
D a c c h e r a u s c ito d i p r ig io n ia . C o s s e m b ra m i c h e d e b le p a r o le d e l te s to i * d e lla p rig io n ia ) , c a p tu s f u e r a t

(323 )

b a n in te r p r e ta r s i te r a lm e n te , fu o ri

7? r
com e

( le t le tra d u s s e lo e r a sta to p r e s o ) ,

e non ( dacch

S c h w e ig h . : e x q u o

q u a s ic h eg li fosse a n c o r p r ig io n e . D i s o p r a ( c. 9 5 ) rife r P o li b io , c h e , essen d o e g li c a d u to n e lle m a n i d i F i l i p p o , a llo rq u a n d o q u e s ti d ie d e il g u a sto a lla c a m p a g n a d i N a u p a t t o , fu p o sc ia m esso i n lib e r t se n z a ris c a tto . C h e se , m e n tre tro v a v a s i i n E g i o , n o n fosse s ta to l i b e r o , c o m e a v r e b b eg li p o tu to a s p e tta re c o l a r b itr io il c o n g re sso d e g li A ch ei ? ( 3 i 4) P ir g o . L iv io ( x x v ii , a su o

3 q ) fa m e n z io n e d u n c a ste llo d i

q u e s to n o m e s itu a to n e lla d is ta n z a d i c in q u e m ila p a s si d a E lid e . C r e d e lo S c h w e ig h . c h e i l P ir g o q u i n o m in a to d iv e rs o fosse d a l L i v i a n o , e v ic in o a c o n fin i d e ll A c h e a e d e ll A r c a d i a ; m a n u lla im p e d isc e c h e F ilip p o in u n a g ro ss a s c o rr e r ia si a p p re ssa sse a lla c a p ita le d e ll E l e a , q u a n tu n q u e su a in te n z io n e n o n fosse d i o c c u p a re q u e s ta p ro v in c ia . - D e l r e s to legge-vasi il p r e s e n te p a sso s tra n a m e n te c o r ro tto n e c o d ic i , e d i l C a sa u b i in g e g n a n d o s i d e m e n d a r lo fece p e g g io , c a n g ia n d o I t l f r ip p ii) i n z r ifiz r n -itis (P irg o n e P er u in e ' e lo

1*7s

i ; i / V o ts ( n e l l e r u in e , c io u n a t o r r e n e lle R e is k e v o lle al P e n e o ), c o n s e rv a re l a n tic a le z i o n e ,

d i L a s io n e ). I l cam pi d in to rn o

S c h w e ig h . p r o p o n e n e lle n o te

a p p i d e l te s to m a n e c o m m e n ta rli se n e

(n e i r itr a tta .

S ic c o m e p e r ta n to 10 p o r to o p i n i o n e , c h e d e llo ste sso P irg o p a r la s s e ro , e L iv io e P o l ib i o , e q u e llo c h e r a m m e n ta to d a llo s to r ic o r o m a n o e r a p o c o lu n g i d a E lid e b a g n a ta d a l P e n e o ; co s h o p r e f e r ita la c o rre z io n e d e llo r iv o c a ta . (3 q 5 ) P a n o r m o e c . V . Ia n o ta 12 4 a l lib r o p rim o . (3 a 6 ) V a l l e d e lla N a u p a ti a . K a lx e t S c h w e ig h ., c o m e c h da lu i stesso

7Ut

eh

q u a n to d i r e : i l u o g h i c o n c a v i d e lla N au p az ia , ta li c h e s a b b a s s a n o d a tu tte le p a r t i , c o m e fa n n o a p p u n to le v a lli. N e llo stesso se n so d a in te n d e r s i la C e le siria K?Aii Z v j <* , d e lla q u a le ta n to

202
p a r la il n o s t r o , situ a ta in . ( I l q u a le p a r l e c . u n p r o fo n d o p ia n o f r a le c a te n e d e l L ib a n o , d e ll A n tilib a n o e d i a ltr e a ltissim e m o n ta g n e . C o n p o c a e sattezza s to ric a G iu s lin o

x x ix , 2 ) fa c h e F ilip p o a ll in c ir c a c o lle ste ssa p a ro le a r in g h i


(3 'i 8) A f f e r r a n d o s i le m a n i. C o si n a r r a D io d o ro ( xvn ,

i M a c e d o n i.

55 )

c h e l e s e rc ito d A le s sa n d ro p a s s il T i g r i , p r e s e n ta n d o u n a s o la m a s s a , d e lo ro c o r p i c o m p o s ta , a ll im p e to d e lle o n d e ; q u a n tu n q u e C u rz io ( v , 3 7 ) asse risc a c h e fec e ro q u e sto tr a g itto a lz a n d o le a r m i s u lla t e s t a , n e lla q u a le d ue a due. (3 29) ix , B a r b a r i, D e n o ta v a e g li i R e is k e . N e lF o c c id e n te . T a l e ra la p o siz io n e d e ll I ta lia e tra d u s s e a d v e r s u s illa s im m e n s a s p e r r i v ir e s R o m a n i , sic c o m e n e l lib r o a t t i t u d i n e , c o n fo rm e o sse rv a i l se a F re in s h e m io , n o n p o te v a n o i s o ld a ti p a s s a r u n i t i , se n o n

5y .

( 35 o)

s p e tto a lla G re c ia .

11 C a sa u b . le s s e , se g u e n d o i C o d ic i m a n o s c rit

t i , l a .l t v i i f i l t r i ,

( il q u a le illa s im m e n s a s n o n n e l te s to ) ; m a il R e is k e g iu d i z io s a m e n te n e fece

1* 11

J i t t n . G iu s tin o a n c o r a fa d ir e a F i l ip p o a b o c~ le a lle

n e llo ste sso d is c o rs o . Y id e r e to n a n te m ac fu lm in a n te m c a s u p r o c e lla m . * ( 33 1) D is p o s e tu tti g li a lle a ti

a l l a p a c e . I n o g n i te m p o c o n tr o

g u e r r e e s te rn e f u ro n o n e g li s ta ti il m ig lio r r im e d io in te s tin e d is c o rd ie , s o v r a ttu tto n e lle r e p u b b li c h e ,

d o v e 1 a m b i p a g in a ,

z io n e d e p o te n ti h a c o n tin u o b iso g n o d i p a sc o lo . O g n i

a co si d i r e , d e lla s to r ia d e R o m a n i , a llo rq u a n d o p o p o la r m e n te s i re g g e a n o , a tte s ta q u e s ta v e r it . M a a lla G r e c ia , d a lle c o n tin u e in te r n e s tr a g i m a lm e n a ta e d e s a u s ta , p o c o g io v a m e n to r e c la s f o r z a ta u n io n e d a l tim o re d u n e s te rn o n e m ic o o p e ra ta . (33 a) ( tifi A l l o s ta lo s o lo . I l te s to h a se m p lic e m e n te cu y k g th m a a v v e rte o p p o r tu n a m e n te lo S c h w e ig h . c h e d e e si s o ttin te n d e r e ( s o l o . ) I n f a tti s a re b b e s ta ta co sa tr o p p o a s s u r d a , c h e i a ffa ri c h e a g ita - , G r e c i fa c e n d o p a c e n o n a v e s s e ro p i b a d a to a llin te re s s e d el p r o p r io p a e s e , m a u n ic a m e n te si fo ssero v o lti a g li v a u s i in I ta lia f r a i R o m a n i ed i C a rta g in e s i.

ao3
(333 ) L a n o s tr a p r o m e s s a e c . V . i , ( 354 )

3 , rv , 28.
leg g esi c h e i S in t , e

L e lo r o s o s ta n z e . N e c o d ic i n o n

(il p e r m e r a c o n g h ie ttu ra c h e il C a sa u b . a g g iu n se f i l t v t ( f a c o lt , so s ta n z e ). L o S c a lig e r o , a tte n e n d o s i a l m a lo S c h w e ig h . a b u o n d ir itto c o n m o lto m a g g io re p r o p r ie t tie n e P e r o t t i , c h e sc ris se r c col C a s a u b ., d a p p o ic h s p u b lic a s c o m p o n e b a t , p re fe r a ll a n z id e tto v o c e t i f t t v t ( l e g g i ) ; x l i t f t t t t e t x x l i p a i ( p o s s e g g o , e r ito r n o in p o ssesso ) d ic e s i d e b e n i e d e lle f o rtu n e c h e n o n P e lo p o n n e s o q u e lle di non avean poche tu tte le c h e , per n a z io n i c h e d e lle l e g g i , e d ltre a c i le c itt d e l a ltr im e n ti p e r d u te le lo r o l e g g i , tr a n n e ( 335) N a t i f a t t i e c . L in c iv ilim e n to

es se re s ta te c o n q u is ta te , m u ta r o n o g o v e rn o . a b ita v a n o q u e s ta p e n is o la , la f e rtilit d e l lo r o te r r e n o , 1 o p p o r tu n it c h e d a v a n o a tra ffic h i le e ste sissim e lo r o c o s te , le in s titu z io n i p o litic h e e re lig io se c h e a v e a n a d o t t a t e , e r a n a l c e r to a ttis sim e a s ta b ilir e la p r o s p e r it d i c ia s c h e d u n a , o v e la c u p id it d i p rim e g g ia re n o n av e sse d i c o n tin u o a r m a te le u n e c o n tr o le a ltre . E fu c o te s ta m a l a u g u ra ta s m a n ia d a p i r e m o ti te m p i la in fe li c it d e lla G r e c i a , la q u a le n o n co si to s to u sc i v itto rio s a d e lla te r r ib ile lo tta c o lla P e r s ia , c h e fu la c e r a ta p e lle d iss e n sio n i d e g li A te n ie s i c o g li S p a r ta n i, p o s c ia a n d s o s s o p r a p e lla g a r a d e L a c e m o ni co T eb an i ; e q u a n tu n q u e d e r e in a p p re s s o g r a n p a r te d i lei p ie g a s se s o tto il g io g o d i M a c e d o n ia , e s i ste sse c h e t a ,

1 a ltr a , e s in g o la rm e n te il P e l o p o n n e s o , n e ll a tto ste sso c h e


s p ir a v a l i b e r t , in fu ria v a c o n tr o s m e d e s im a . C o si n o n a v e n d o essa s a p u to c o n s e rv a re 1 u n io n e c h e 1 e b b e s c a m p a ta s u r a te fo rz e d i S e r s e , a ta n to d i d e b o le z z a d a lle s m i s i r id o s s o , c h e la

c o n c o r d ia in lei o p e r a ta d a l te r r o r e d e lle a r m i o c c id e n ta li in u tile r ip ie g o d iv e n n e a lla s u a sa lv ezza. a tti e ra n o a d m a non p u n to una v ita m a n s u e ta S i .m a ra v ig lia lo S c h w e ig h . ed u m a n a , g ia c c h c i n o n d e l l a sse rz io n e d i P o lib io c h e i P e lo p o n n e s i o ltr e g li a lt r i u o m in i p o te a s i d ir e d e g li S p a r t a n i , b e llic o s i b e n s e d i s e v e ri c o s tu m i, m a n s u e ti. Q u a n d a n c h e p e r ta n to i L a c e d e m o n i n o n fo ss e ro s ta ti c h e la q u in ta p a r t e a p p e n a d i tu tto il P e lo p o n n e s o , e g li n o n p o i v e ro ch e u n a n a z io n e a u s te ra n e l te n o r e d i

204
v ita , e n e ll a r te d e lla g u e r ra e s e r c ita ta , le non p o ssa g u s ta re le d o lcezz e d e lla p a c e . Q u a le f r a n a z io n i m o d e rn e p i s o b r ia d e g li S v i z z e r i , e q u a le p i in d u r a ta a p a tim e n ti d e lla g u e r ra ? e tu tta v ia m e n a n essi u n a v ita tr a n q u illa , n m a i s o n o fra. d i l o r o , o co v ic in i in d i s c o r d ia , p e r c h , c o n te n ti d e l p r o p r io s t a to , n o n c o n o sc o n o il f u r o r d e lle c o n q u iste . ( 336 ) D i m a li c a r c h i. F ra m m e n to r d una tra g e d ia in c e r ta d i E u rip id e . L o S c h w e ig h . le g g e s t c h e g li c re d e m o

d ific a to d a t r { n r f f n % & n , a c c e n d ito r i d i g u e r r a , o s p ir a n ti g u e r r a , se n d o c h e sig n ifia a c c e n d o e s p ir o . M a s e m b ra m i p i r a , to l l e r a n ti di s te n ti,

g io n e v o le l a ltr a le z io n e d i p e tiz io n e , e c h e h a u n a n a lo g ia n e l

p r o p o s t a - d a l B a m e s io e d a l M u s g r a v io , p e r c u i si e v ita u n a r i

7a

Es i chi o.

(33 ^) E u r ic lid e e M ic io n e . < * P a u s n ia ( 11, 9 ) li c h ia m a r e t o r i d e g li A te n ie si g r a ti a l p o p o lo . M o riro n c o s to ro in a p p re ss o a v v e le n a ti p e r c o m a n d a m e n to d i F ilip p o . S c h w e ig h a u s e r. ( 338) E d u n a p e r s o n a . IT f n e l te s to , c io a d ire , se c o n d o la sp ie g a z io n e d e l R e is k e , u n u o m o c h e la s u a a u t o r i t , o se cosi v o g lia s i, la su a o m b r a , o m a s c h e ra p re s ta s s e a g li E g i z i i , s o tto c u i n a s c o n d e n d o s i p o te s se ro fa re c i c h e lo r o p iacesse. L a v e r a cau sa p e r ta n to d e lla rib e llio n e d e s o ld a ti in d ig e n i f u ro n o le lib id in i s fre n a te d i T o le m e o , e l in d e g n a c o n fid e n z a e h e g li a v e a d a ta a d A g a to c le , il q u a le a s u a p o s ta g o v e rn a v a il re g n o i n sie m e c o lla s o re lla c o n c u b in a d e l r e . - L a p e rs o n a a c u i le m ili z ie m a l c o n te n te fec e ro c a p o s i fu T le p o le m o , g io v a n e a u d a c e e p e r v ir t m ilita re sp e c c h ia to . Q u e s ti rid u s s e A le s sa n d ria n e lla m a g g io r r is tr e tte z z a , in te rc lu d e n d o le V e tto v a g lie , e d o p o la m o r te d i S o sib io e d e l r e , se g u ita i n q u e l t r a m b u s t o , assu n se l a m m i n is tr a z io n e d e l re g n o . V . P o lib . x v , a 5 e s e g ., x v i , a i . ( 3 3 9 ) S t im a n d o s i s u ffic ie n ti. P e rs u a s i essen d o c h e d a s s o l i , se n z a ju ti e s te r n i , a v r e b b o n o m ig lio ra ta la p r o p r ia c o n d iz io n e . ( 34 o} P e la g o n ia . P ro v in c ia s e tte n trio n a le d e lla M a c e d o n ia , f r a l E r ig o n e e l A s s io , c h e c h ia m a v a s i a n c o r T r ip o littd e ( S tra b . v i t , p . 3 2 7 ) d a lle t r e c itt c h e la c o m p o n e v a n o , c io A z o r o , P it i o e D o lic h e ( L iv .
xlh

5 3 ). L a c itt d i S to b i c h e d ie d e il n o m e

205
a G io v a n n i S to b e o , e d O ggid a p p e lla s i Stara.ch .in o , ig n o ta a te st c ita ti a u t o r i , m a r a m m e n ta ta d a T o le m e o ( t u , s te rio r m e n te essere s ta ta i ) s e m b ra p o P it s e o fa b b ric a ta d a R o m a n i , e d isfatti P lin io '

( v , y , ) i o ) la c h ia m a o p p id u m c iv iu m R o m a n o r u m . n o n tr o v a s i c h e i n P olib io * (34 1) D a s s a r e tid e . G iu s ta S tra b o n e ( v i i , p . q u e s ta p o p o la z io n e , e h e g li q u a lific a o sc u ra ,

3 i 8 ) a p p a r te n e v a
a ll U l i r ia , e d e r a

s itu a ta f r a i D a r d a n i e g li A rd ic i. S tef. B iz a n t ., c ita n d o il lib . v m d i P o lib io , p o n e e g u a lm e n te i D a s s a rh i ( A n r ;J 7 t ) n e ll Illi r i a ; o n d e io m in d u c o a c r e d e r e c h e d u e fo sse ro le p r o v in c e d q u e s to n o m e , l u n a i l l i r i c a , l a ltr a m a c e d o n ic a . - P lin io ( i h , a 5 , a 3 ) c o llo c a i D a s s a re ti d ie tr o i P a r t e n i , c h e il n o s tr o ste sso ( 11, 11 ) a n n o v e r a f r a i p o p o li d e ll I llir ia . che q u e s ta c itt e r a si N e lla ( 34 a) F e b a tid e . T r a n n e P o lib io n e s su n o c o n o s c e q u e sto n o m e . A n ti p a t r i a . L iv io ( x x x i , 2 7 ) rife ris c e tu a ta in u n p a ssa g g io a n g u s to - C r is o n d io n e , G e r tu n ta . d iffe riv a n o d a lu o g h i q u i ,

v ic in a n z a d A n tip a tr ia e r a n o , a d e tta d i L iv io ( 1. c. ) , C o rru g o e G e r r u n i a , c h e fo rs e n o n d a P o lib io . n o m in a ti

(343 ) L a te r z a p o r z io n e . N o n c o m p r e s e r o q u i b e n e , s e c o n d o c h e a m e p a r e , g l 'i n t e r p r e ti la tin i la m e n te d i P o lib io . S c r iv e n d o , v i x e n im te r tio lo c o a liq u o ta h u j u s r a tio n e m h a b e b a t , v e n g o n essi a sig n ific a re c h e D e m e trio p o n e v a F ilip p o n e l te rz o l u o g o , q u a s ic h d o p o d i s e d a lc u n a l t r o , c h e n o n si sa c h i s i a , eg li te n e s se F ilip p o i n q u a lc h e c o n to . M a fa tto s ta c h e i l 7{ / 7 f t i g t J * c h e q u i lg g esi, u n a p o rz io n e eg u ale a lla te r z a p a r te d e l tu tto ; d o n d c h i a r o , c h e D e m e tr io , d e lle p a r t e , v o le n d o tu tto il r e s to p e r s. (344 ) C r e o n io e G e r u n ta . S tim a lo S c h w e ig h . esse r q u e s te le m e d e s im e c h e f u ro n o d i s o p ra m e n to v a te co n o m i di C ris o n d io n e e G e r tu n ta ; m a P o lib io , i n r ic o rd a n d o le c itt r ic o n q u i c o n q u is te c h eg li s p e r a v a , d i fa re p e r m ezzo d i F i l i p p o , d e s tin a v a a q u e sti a p p e n a la te rz a

s ta te d a F i l i p p o , a c c e n n a c o m p le s siv a m e n te q u e lle f r a c u i e ra n o C ris o n d io n e e G e r tu n ta c o m p r e s e , e p o s c ia n o m in a se p a ra ta m e n te C re o n io e G e r u n ta . O ltr e a c i e ra n o le u n e n e lla le a ltr e n e lla F e b a tid e . D a s s a r e tid e ,

ao6
( 345 ) L a g o L i m i d io . S tra b ern e (
v ii

, p . 3 2 7 ) d ic e , c h e in

to r n o a lla c itt d i L ic a u n te s o n o p a re c c h i la g h i c h e d i p e s c i a b b o n d a n o . T o le m e o ( 111, i 3 ) la p o n e n e D a s s e r e ti; m a D io d o r o n e l lib . x v i s a o c o rd a c o l n o s tr o : se n o n c h e e g li a p p e lla il la g o L ic h n itid e . I l C a sa u b . a l su c c ita to lu o g o d i S t r a b o n e , s in g e g n a d i c o n c ilia re q u e s te d u e o p i n i o n i , fig u ra n d o s i l a c itt d i L ic n u n te , e h egli d ie tr o a S tef. B iz. a p p e lla L io n id o e L i c n i t o , d a u n la g o o p a lu d e c irc o n d a ta . - L e n o tiz ie c h e si h a n n o su lle c itt c h e se g u o n o s o n o v a g h e o n u lle .

1 P is s a n tin i s o n o fo rs e g li a b ita n ti
s e m b ra

d i P isse o n e lla P e la g o n ia , d i s o p r a n o m i n a t a , e O r g is a

e s se re V O r g e ss o r a m m e n ta ta d a L iv io ( x x x i , 2 7 ) , c a s te llo n e l-

1 e s tre m it d e lla M a c e d o n ia , p re s s o C o r r a g o e G e r a n io . ( 346) P o ic h n a v ig e c . L in im ic iz ia d i F ilip p o c o n S c e r d ila id a r e d e ll l l l i r i a , e h eg li a v e a b e n s sc a c c ia lo d a l s u o t e r r i t o r io , m a n o n d e b e l l a t o , i l c o s trin s e a f a r e g li a p p a r e c c h i n a v a li i n T essag K a ( p r o b a b ilm e n te i n D e m e tr ia d e , p o r t o p r in c ip a le d i q u e lla p ro v in c ia ) ed a g ir a r e t u tto il P e lo p o n n e s o p e r r e c a r s i i n A p o llo n ia , c itt m a r ittim a d e ll E p i r o , d o n d e c o n b r e v e tr a g itto s i p a s sa v a i n I d r a n t e ( O tr a n to ). (347) T e r r o r p a n i c o . P a n , ra c c o n ta P o lie n o ( S tra ta g e m . lib . 1 ) e r a g e n e ra le d i B a c c o m o lto sa g a c e e d a c c o rto . A v e n d o le s p ie in u n b o sco n e m ic i Il cra si a n n u n z ia to a B a c c o , c h e tro v a v a s i c o l s u o e se rc ito d a r u p i c i r c o n d a t o , c o m e u n im m e n so n u m e r o d i o ltre q u e l lu o g o a c c a m p a to , P a n te m p o tu tti in sie m e alz a sse ro in se g n g ra n d iss im e s tr id a .

a s u o i , c h e d i n o tte r im b o m b o

d e lle b a lz e e la c o n c a v it d e l b o sc o fe c e ro s , c h e i n e m ic i c r e d e tte r o e s se r 1 o s te m o lto m a g g io re c h e n o n e r a , e d i ta n to t i m o r e li r ie m p i e r o n o , c h e si d ie d e ro a p re c ip ito s a fa v o le g g io s s i, c h e la n in fa E co era n o ttu r n i te r r o r i f u ro n o c h ia m a ti p a n ic i. ( 348) S a s o n e . S e c o n d o S tra b o n e ( v i , p . 281 ) g ia c e q u e s t iso la a m ezza s tr a d a fra fu g a . Q u in d i a m ic a d i P a n , e d i v a n i e

1 E p ir o e B r i n d i s i , il q u a l in te r v a llo c p e l -

l a p p u n to l in g re ss o d e l m a r J o n io p e r c h i v ie n e d a ll A d ria tic o . D i r in c o n tro a d essa la p u n ta d e m o n ti A c ro c e ra u n ii. (3 4 9 ) D a llo s tr e tto , c io d i S ic ilia , I L a tin i p u r e u sa n o s e n i-

2 07
p lic e m e n te f r e t u m p e r f r e t u m S i c u l u m , q u a n d o la situ a z io n e d e i r e s p e ttiv i lu o g h i a b b a s ta n z a in s e g n a di q u a le s tr e tto s i ra g io n i. C o si L iv io ( x x , 2 8 ) , p a r la n d o ' d A n n ib a ie , d ic e : q u i I t a li a n i a b A l p i b m a d f r e t u m m o n u m e n tis in g e n tiu m r e r u m ec rm p le sse t . S c h w c ig h a u s e r. ( 350 ) M a n o n e r a e c . L a p a rtic e lla n e g a tiv a n o n n e l t e s t o , e v i f u d a l C aS aubt m o lto ra g io n e v o lm e n te s u p p o s ta . I m p e rc io c c h n o n e r a fa lso c h e s ta c c a ro n s i d a L ilib e o a lc u n e n a v i r o m a n e , c h ia m a te in a ju to ' d a S c e r d ila id a c o n tr a s o s tie n e sa u b o u o . ( 35 1) I n a d d ie tr o r ife r iti. M ei c a p ito lo 7 8 d i q u e s to lib ro . P o lib io si v a le q u i d e l v o c a b o lo ; 7 te r m in e . ( 352) I l i o . I n to rn o a q u e sta c itt e a d A le s s a n d ria d e lla T r o a d e le g g a si la n o ta F ilip p o . L o S c h w e ig h .

1 in te g r it d e l t e s t o , e r ig e tta il su p p lim e n to d e l C a -

c h e sig n ific a t e s t

non

h a g u a r i , m a c h e n o n d e b b esse re p r e s o c o n tu tto il r ig o r d e l

2 3 1 d i q u e s to lib r o .
seco le m o g li

( 353) E i f i g l i , e l e d o n n e . A b b ia m g i o ss e rv a to a ltr o v e c h e i G a l l i , q u a n d o a n d a v a n i n g u e r ra , c o n d u c e v a n o a r d i r e lo r o in sp ira s se . (354) b a r b a r i <t E u r o p a . I l R e is k e c o n v e r ti a c c o n c ia m e n te 1 a c c u s a tiv o e d i f ig liu o li, a ffin c h la p re s e n z a d e g li o g g e tti p i c a r i m a g g io r

n o n h a a lc u n se n so n e l d a tiv o lo lt . flo tg fi& g o if- lr

7o le f i u f f i i f t v t , c h e leg g esi in tu tti i l i b r i , e c h e 7*7* fi * g f i i ( i v , o n d e / t * w o i r S t t i i t i f i i t r t t q u a n t o f t So 1*1 r v y % g t u

7 . A. , n o n d a r e , a c c o r d a r e a b a r b a r i i l p a s s a g g io . ( 355) N o i p e r ta n to e c . N e lla fin e d e l lib . i n , a v e a d e tto P o


cx l

lib io , c h e a llo rq u a n d o a v r e b b e n a r r a ti i fa tti d e lla G r e c ia a c c a d u ti n e ll O lim p ia d e , e g li p a s sa to s a re b b e a lla sp o siz io n e d e lla R e p u b b lic a r o m a n a . O r a c i a n n u n z ia , c h e g li a v v e n im e n ti d e lla G r e c ia in q u e ll O lim p ia d e c o m p re s i so n o d a lu i r a c c o n ta ti; q u in d i a s p e tta rc i d o v e v a m o e h e g li a tte n e s se la p ro m e s s a d i .fa rc i c o n o sc e re n e l lib r o se sto la fo rm a d e l g o v e rn o ro m a n o , p r e m e tte n d o u n a b r e v e re c a p ito la z io n e d e lle co se n o n a ltr im e n ti c h e n e l p r in c ip io tr a tta le n e l p re s e n te lib r o , d e l q u in to egli d e l q u a r to e

ao8
d ie d e q u a lc h e c e n n o in to r n o a lle c o s e c a n te m p o ra n e a m e n te a c c a d u te in Is p a g n a e d in I ta lia , e tr a tta te d is te s a m e n te n e l lib r o te rz o . L a o n d e io n o n c o m p re n d o p e r c h .d e b b a s o s p e tta rs i c o llo S c h w e ig h ; c h e P o lib io a b b ia lu o g o d i i t s c ritto 7y 7f / 7p,j 8// 3A ( n e l te r z o l i b r o ) in 7* 7y ( i n q u e s to ). L e co se p re a c c e n n a te n e l te rz o q a r to e n e l q u in to ed il capo al s e sto b e n p i r a g io n e

f u ro n o g i i d iffu s a m e n te esp o ste n e l c o m p e n d io d e s tin a to a s ta r e in

v o lm e n te d o v e a r ife r irs i a l lib r o c h e im m e d ia ta m e n te lo p r e c e d e , c h e n o n a d a ltr o p i r e m o to q u a le s i il te rz o .

F1NB DELLE ANNOTAZIONI DEL LIBRO QUINTO.

29

DELLE STORIE
DI POLIBIO DA M EGALOPOLI.

AVANZI DEL LIBRO SESTO.

I. J t eh ci che spetta alle reppubbliche G reche, le quali spesso crebbero, e spesso sperimentarono (i) sov vertimenti, facil la sposizione degli avvenimenti pas sati , e la sentenza sull avvenire. Conciossiach agevol riesca il narrare ci eh' n o to , e predir il futuro non difficile, facendo conghiettura dalle cose gi accadute. Ma intorno a Romani non punto facile, n espor lo stato presente per la (2 ) mista forma del loro governo, n annunziar l avvenire, mercecch ignoransi le parti colari loro instituzioni ne tempi addietro, cos in pub blico , come in privato. Quindi chi chiaramente scorger vuole le cose eccellenti che in quella repubblica sono, di non comune attenzione e disamina ha duopo. Ora la mag gior parte di coloro che voglion magistralmente di siffatto argomento discorrere, dicono esservi tre generi di gover no, dequali il primo chiamano Regno, Aristocrazia laltro,
p o lib io ,

tom o III.

i4

210
il terzo Democrazia. A questi sembrami che meritamente chieder si possa, se ci adducono i mentovati governi come soli, o almeno come i migliori : che in amendue i versi mi sembrano andar errati. Imperciocch il miglior go verno da reputarsi quello che delle propriet di tutti gli anzidetti composto. La qual cosa non per razioci nio solo , ma per esperienza ancor ci n o ta, dacch Licurgo costitu il primo in questa guisa la repubblica de Lacedemoni. Ma non neppur da ammettersi che queste forme sole esistano ; sendoch vedemmo alcuni governi monarchici e tirannici che moltissimo differi scono dal reg n o , eppure sembrano in qualche parte somigliargli : dond , che tutti quelli che regnano soli, per quanto in loro, mentiscono ed usurpano il nome di regno. Vebbe eziandio alcuni governi in cui pochi dominavano, e che parevan avere qualche cosa d eguale alla signoria degli O ttim ati, dalla q u a le , a dir v e ro , sono molto distanti. Lo stesso dicasi del domi nio popolare. II. Che vero sia ci che asseriamo, quindi mani festo, che non ogni monarchia hassi tosto a chiamar re gno , ma soltanto quella che spontaneamente conce duta, e pi col consiglio che non col timor e colla forza si regge. Cos non ogni oligarchia da stimarsi aristo crazia ; sibbene quella in cui per elezione gli uomini pi giusti e prudenti imperano. Egualmente non de mocrazia quella ove tutta la moltitudine padrona di fare ci che vuole e si propone ; ma l dov patrio costume venerar gli D e i, rispettar i genitori, onorar i vecchi, ubbidir alle leggi, presso cotali corpi da ere*

211
dersi che v? abbia dem ocrazia, quando vince ci che piace al maggior numero. Quindi dobbiamo dire avervi sei generi di governi : tre che sono a tutti sulle labbra, e de quali pur ora parlammo, e tre a questi di natura affini} cio a dire , (3) l impero d un solo, la signoria di pochi, e il (4) dominio del volgo. Dapprincipio senza statuti e per solo impulso di natura formasi l impero dun solo. A questo tiene dietro e da lui nasce aggiugnendosi arte ed emendazione, il Regno. Il quale poich degenerato ne mali che sono in lui rad ic a ti, vale a dire nella tirannia $ tolti i R e , nasce 1 Aristocrazia. Questa ancora essendo per sua natura volta in Oligar chia, allorquando lira della moltitudine si vendica del lingiustizia de Grandi, si produce il governo popolare, dalla cui insolenza e scelleratezza emerge a lungo an dare la sovranit del volgo. Che vero sia quanto intorno a queste cose dicemmo puossi apertamente conoscere ponendo mente a naturali principii, a nascimenti e alle mutazioni di ciascheduna desse. Imperciocch colui solo che sa come ognuno di questi governi nasce, pu cono scere ancora laumento e il colm o, e la tramutazione di ciascheduno, e quando, e come ne avverr la fine, e dove riescir. Il qual modo di sposizione stimai il pi conveniente alla repubblica Romana, perciocch sin da principio il suo stabilimento e la sua aumentazione fu secondo natura. III. Pi accuratamente forse le naturali reciproche tramutazioni de governi furono esaminate (5) da Platone e da alcuni altri filosofi; ma cotal disamina essendo va ria e prolissa, pochi v arrivano. Il perch quanto ere-

212
diamo che di quella appartener possa ad una storia di f a tti, e adattarsi alla comune intelligenza, tanto c in gegneremo di toccare sommariamente. Che se alcuna cosa sembrer mancar a questo prospetto universale , ci che diremo in appresso partitam ente dar un suf ficiente compenso per ci che ora lasciato in dubbio. - Quali sono adunque i primordii de governi, e donde diremo che questi dapprincipio nascano ? (6 ) Quando , o per diluvii, o per influenza pestilenziale, o per isterilit de cam pi, o per altre simili cagioni, nasce deperi mento del genere umano , quali avvenimenti esser gi stati abbiam appreso, e ragion vuole che abbian ad es ser ancora : perisce insieme ogni industria ed arte. Ma quando da , quasi che dissi } semi rimasi in processo di tempo ricresciuta la moltitudine degli uomini $ al lora come gli altri animali, cos questi pure, ove raccolgansi (ed ragionevole che quelli della medesima spe cie s accozzino peli imbecillit della loro n a tu ra ), ne cessariamente condotti sono e dominati da chi prevale in robustezza di corpo e audacia d animo ; non altri menti che osserviamo nelle altre schiatte danimali che non govemansi coll opinione. La qual cosa dobbiam credere certissima opera della n a tu ra , veggendo in quelli senza contrasto i pi forti dominare, siccome nei to r i, ne cignali, ne galli e in altri simili. Dapprinci pio adunque egli probabile, che gli uomini pure cotal vita m enassero, raccogliendosi a guisa di b ru ti, e seguendo i pi robusti e possenti, cui la forza il li mite dellimpero} locch pu denominarsi (7 ) M onarchia. Ma quando in cotesti corpi a lungo andare si stabilisce

2l3
una comunit d 1 educazione e una reciproca famiglia rit , (8 ) principia a nascer il Regno, svolgendosi negli uomini 1 idea dell onesto e del giusto, e di ci egual m ente che a questi contrario. IV. Incominciano pertanto e sussistono le cose an zidette nel modo che segue. T utti dalla natura spinti sono al c o ito , donde nascon i figliuoli. (9 ) Ora, quan tunque volte il giovine educato fattosi adulto non ri conoscente verso chi P ha allevato , e noi assiste, ma all opposito s attenta d ingiuriarlo con parole e con fa tti, egli manifesto che ci dispiacere ed offesa re cher a chi per avventura n testim one, e conosce la cura e le pene de genitori nel govrno de figli e nel loro sostentamento. Imperciocch differendo il genere umano in ci dagli altri viventi, eh esso solo ha mente e raziocinio, non al certo verisimile che gli uomini trasandino la mentovata differenza del giusto e dellin giusto, conforme fanno gli animali bruti; sibbene pren deranno cognizione del fatto, e ravvisatolo il disappro veranno, provvedendo all avvenire , e riflettendo che lo stesso a ciascheduno d essi pu accadere. E se giam mai alcuno ne pericoli dall altro soccorso o difeso, ed egli non rimeriti il suo salvatore, anzi singegni di nuocergli, sar un cotale senza dubbio abborrito da chi ne avr contezza, e dell altro avran tutti compassione, temendo non a s stessi un giorno Simil caso avvenga. Donde sorge in ciascheduno qualche idea ( 1 0 ) della forza e teorica del dovere, eh principio e fine della giusti zia. Egualmente ove alcuno ne pericoli combatta per t u t t i , ed incontri e sostenga gli assalti di robustissime

2 14
.fiere, meritamente avr egli dalla moltitudine benevola ed onorifica accoglienza; ma chi fa il contrario conse guir vituperio e sdegno. Dond ragionevole che sin generi ne pi una certa dottrina del turpe e dell one sto , e della differenza che fra loro esiste, e sar luno emulato ed imitato pellutile che arre c a , e 1 altro fug gito. Allorquando adunque chi ha nello stato il maggior potere protegge sempre gli anzidetti ( n ) secondo lopi nione del p opolo, ne acquista egli da sudditi fama di ( 1 2 ) giusto compensator de meriti. N per tim or della fo rz a , ma pi presto per sentim ento, di buon grado a lui s assoggettano, e daccordo gli conservan lim pero; e quandanche sia molto vecchio unanimi il difendono, e a tu tta possa oppongonsi a chi insidia la sua signoria. E d in questa guisa da Monarca insensibilmente diventa R e , quando dalla ferocia e dalla vigoria passa il prin cipato alla ragione. V. Questa presso gli uomini la prima idea dell onesto e del giusto, e di ci eh ad essi contrario; questo il principio e 1 origine del vero regno. Im per ciocch non a quelli solo, ma eziandio a coloro che da essi nascono i sudditi per lungo tempo serban il domi nio , persuasi, che i figli procreati da tali genitori e sotto di loro educati, 'avranno le stesse massime. Che s e , quando che sia , dispiaccion a p o steri, (i3) elegonsi questi m aestrati e R e , non pi secondo le forze del corpo e la veemenza dell anim o, (<4 ) ma in ra gione dell eccellenza del sapere e della riflessione, avendo per via de fatti sperimentato quanto siano gli uni dagli altri diversi. Anticamente coloro che scelti

2l5
erano ed ammessi a cotal dignit invecchiavano nel re gno , afforzando e murando i luoghi opportuni, e con quistando territorio, parte per sicurezza, parte per pro cacciar a sudditi abbondanza delle cose necessarie. E m entre in ci occupavansi erano fuori d ogni accusa ed invidia, perciocch non vestivansi gran fatto diver samente dagli a ltr i, n distinguevansi ne cibi e nelle bevande, ma menavano vita a quella degli altri eguale, conversando al pari colla moltitudine. Ma poich co loro che per nascita e successione assunsero il supremo p o te re , pronti trovaron i mezzi di sicurezza, pronto tutto ci che al vitto fa d uopo ; seguendo disordinate cupidit peli affluenza d ogni cosa , stimarono conve nirsi a principi vestiti diversi da quelli de sudditi, di verse e varie voluttuose vivande e suntuosi apparati, e non doversi loro contraddire nell uso degl illeciti amo rosi piaceri e congiungimenti. Q uindi f u , che per al cuni attentati destandosi invidia e offesa, per altri ac cendendosi odio e ira nemichevole, il regno si convert in tirannide, e nacque il principio del suo scioglimento', e si stabilirono le insidie contro i regnanti ; le quali non da pessim i, ma da pi generosi e magnanimi, ed insieme arditi cittadini sono tram ate; perciocch que sti meno degli altri tollerar possono gli oltraggi dei principi. VI. La moltitudine, quando si procurata de c a p i, unendo con essi i suoi sforzi contro i re pelle anzidette cagioni, toglie al tutto la forma di regno e di monar chia, e d principio ed origine (i5) allAristocrazia. Im perciocch a coloro che disfanno la monarchia il po

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polo come pev riconoscenza tosto concede il potere so vrano , e ad essi affida le sue cose. I quali dapprima contenti di cotal incarico, nulla hanno in maggior pre gio della comune utilit, e con somma cura ed assiduit ogni affare m aneggiano, cos privato, come pubblico. M a quando i figli ricevono da padri per successione cotal facolt, inesperti come sono di mali, ed ignari af fatto dell eguaglianza e libert civile, e sin da fanciulli educati nelle franchigie e nelle dignit de p a d ri, si danno parte allavarizia ed allingiusto amor de danari, prte all ubbriachezza ed alle insaziabili gozzoviglie che ne sono com pagne, parte ad insultar donne ed a rapir fanciulli. Costoro cangian 1 Aristocrazia in ( 1 6 ) , Oligarchia, e tosto risveglian nel volgo sentimenti simili a quelli che abbiam test mentovati. Il perch avviene che ( 1 7 ) volgansi alla stessa disgraziata fine eh ebbero i tiranni. VII. Conciossiach vedendo taluno linvidia e 1 odio che lor portano i cittadini, ed arrischiandosi poscia di attaccarli con qualche detto o fa tto , ha subito tu tta la moltitudine a pronta cooperatrice. Indi chi di loro uc cidono , chi caccian in b a n d o , ma non osano di pre porsi un re, temendo le passate ingiustizie, n ardiscono daffidar a molti i pubblici affari, avendo ancor innanzi agli occhi la scelleratezza degli antecedenti. Restando loro intatta la sola speranza che in s stessi pongono, a que sta appigliansi, ed il reggimento oligarchico convertono in dem ocrazia, ed il provvedimento e la fede dei pub blici negozi essi medesimi saddossano. E finattantoch rimangon alcuni, che sperimentarono ( 1 8 ) l orgoglio e

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la prepotenza, sono essi contenti della presente costi tuzione, di nulla facendo maggior conto che delPegua glianza e della libert. Ma come sopraggiungon i gio vani , e la democrazia consegnata a figli de figli, non tenendo in gran pregio l 1 eguaglianza e la libert p er esser ad esse assuefatte, cercano di sormontare gli altri; nel qual difetto cadono precipuamente coloro che gli altri in ricchezza avanzano. ( 1 9 ) Quando poi gettansi ad ambir o n o ri, s da s e per via della propria virt non vi possono pervenire, dilapidan le loro so stanze , adescando e corrompendo la moltitudine in ogni guisa. Donde avviene, che, poich han renduto il volgo avido e famelico di doni coll imprudente lor am bizione, sciogliesi la democrazia ancora e convertesi in violenza e impero di mani. Imperciocch, avvezza com la moltitudine a consumare 1 altrui, ed a ripor la spe ranza di campare nelle facolt aliene ; ove conseguisca un capo magnanimo ed audace,' esclusa per la sua po vert da pubblici on o ri, si riduce ad un governo ma nesco, ed accozzatosi commette uccisioni, esilii, nuove divisioni di te rre , finch imbestialito torni a trovar un despota e monarca, (2 0 ) Questo il circolo de go verni , questo 1 ordine di n a tu ra , secondo il quale si cangiano e tram utano, ed al medesimo punto gli Stati ritornano. Chi queste cose esattamente conosce, in di scorrendo le future vicende de governi (a 1) andr forse errato ne tem pi, ma di rado s inganner pronun ciando senzira e invidia, (2 2 ) circa il grado dellincre mento , o della decadenza, o la disposizione al tramu tarsi. Quanto alla repubblica Romana, per via di questa

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investigazione potremo principalmente giugner alla co gnizione del suo primitivo stato, del suo accrescimento e del suo colmo, e cos del cangiamento in retrocessione che quindi nascer. Che questa repubblica fra tutte le a ltre , conforme test dissi, siccome ha avuto il suo incominciamento e il suo crescere secondo la n a tu ra , cos avr pure la mutazione in contrario secondo la na tura. Locch scorgerassi per quanto direm in appresso. V ili. O ra con poche parole rammenteremo la le gislazione di Licurgo; essendo cotal discorso non alieno dal nostro proposito. Avea egli compreso come ciasche duna delle anzidette cose avviene per necessit di na tura , e concludeane che ogni forma di governo sem plice e stabilita sopra un solo potere pericolosa, per ciocch ben presto si volta nel vizio che 1 p ro p rio , e che le tien dietro naturalm ente. Conciossiach, sic come del ferro peste congenita la ruggine, e del le gno i tarli e le tignuole; donde avviene che, quandan che scampino dalle offese estern e, periscono per ci eh lor innato : cos ha la natura in ciaschedun go verno piantato un qualche m alore, che sempre 1 ac compagna ; nel regno il modo detto (a3) m onarchico, nellaristocrazia quello della sovranit di pochi, e nella democrazia quello della ferocia e del ( 2 4 ) dominio delle mani, nequali possibilnon che in processo di tempo non degenerino le anzidette form e, siccome abbiam te st riferito. Locch preveggendo Licurgo costitu un go verno, non semplice e duna sola forma, ma riun tutte le virt e propriet de m igliori, affinch nessuna di queste, crescendo oltre il dovere, trabocchi ne vizii af

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fini, e la forza di ciascheduna tratta essendo dallazione delle altre alla parte opposta, non inclini in alcun lato, n troppo vi p e n d a , ma contrappesato e ad equilibrio ridotto, duri cotal governo lungamente, (a5) quasi nave che vince lo sforzo del vento, o della corrente. I re non potevan insuperbire, perch temevan il popolo, cui era data una sufficiente parte nel reggim ento, e il po polo a vicenda non osava di disprezzar i re per paura del sen ato , i membri del quale essendo tutti eletti se condo la loro v irt , doveano sempre accostarsi al pi giusto; per modo che la parte infievolita, perseverando negli antichi costum i, sempre maggiore faceasi e pi poderosa, merc de Senatori che verso di lei si in clinavano e le agghignevano peso. Laonde cos siste m ata avendo la sua repubblica, (2 6 ) conserv a Lace demoni la libert pi lungo tempo , che non la tenne qualsivoglia altro popolo che noi conosciamo. IX. Quegli adunque, preveggendo in certo modo colla ragione, donde, e come ciaschedun cangiamento suol avvenire, guarent lanzidetta repubblica da ogni danno. I Rom ani, sebbene nella costituzione che die dero alla patria conseguirono lo stesso fin e , non per via di raziocinio, ma mediante molte lotte ed agitazio ni , (2 7 ) scegliendo sempre il meglio per mezzo delle cognizioni acquistate nelle proprie vicende, pervennero alla stessa meta di Licurgo, ed al pi bello sistema di governo denostri giorni.

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(2 8 ) Dee pertanto un buon giudice apprezzar gli scrittori non da ci che han omesso, ma dalle cose che dicono, e se in queste sabbatte a qualche menzo gna, sapere, che le omissioni furono fatte per ignoran za ; ma se vero tutto ci eh espongono, concedere, che quelle reticenze ancora da riflessione e non da ignoranza procedono.

Erano du n q u e, conforme dissi in addietro, tre le parti tutte che aveano potere nella repubblica, e merc di queste ogni particolare con equabilit e convenienza ordinavasi ed amministravasi, per modo che nessuno neppur degl indigeni affermar potrebbe con certezza, se la repubblica in generale sia aristocratica, democra tica, o monarchica. E ben a dritto : che ove caffisiamo nella potest de consoli, sembra il reggime al tutto mo narchico e regio; ove in quella del senato, aristocra tico , e se alcuno consideri la potest della moltitu dine , parr esso affatto democratico. Le respettive for me che (3 9 ) un di prevalsero nella repubblica, ed ora pure prevalgono , tranne poche cose, sono le seguenti. X. I Consoli, innanzi duscir colle legioni, essendo in R om a, arbitri sono di tutti i pubblici affari ; per ciocch gli altri maestrali tutti ad essi subordinati so no , e loro ubbidiscono, da tribuni della plebe in fuo ri. (3o) Essi introducono gli ambasciadori nel senato; essi riferiscono nelle deliberazioni urgenti ; essi hanno tutto il maneggio de d e c re ti, e tutte le pubbliche bi

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sogne che compiersi debbono per mezzo del popolo, ad essi appartiene di pigliarne c u ra , non meno che di chiamar a parlam ento, rogar i d e c re ti, ed eseguir ci eh piaciuto alla moltitudine. Negli apparati di guer ra , e generalmente nella condotta delle operazioni cam* p a li, hanno essi un autorit pressoch assoluta : conciossiach loro si competa d imporre a socii quanto lor p a re , di crear tribuni, arrotar soldati, e far scelta de pi opportuni. Oltre a ci padroni sono di punir in campagna chiunque vogliono, ed hanno facolt di spen dere depubblici danari ci che lor p iace, accompa gnandoli il questore, che pronto eseguisce tutto ci che gli ordinano. A ta le , che chi a questa parte ri guarda, meritamente dice che il lor governo schiet tam ente (3i) monarchico e regio. Che se alcune di queste cose, o di quelle che direm o, fossero per can giarsi, o al p resente, o dopo qualche tem po, (3 2 ) ci per niente si riferirebbe all asserzione che ora ne pro nunciamo. ~ XI. H Senato ha primieramente larbitrio dell era rio , passando per le sue mani tutte le entrate e le spese egualmente. Imperciocch non posson i questori far spendio alcuno per qualsivoglia bisogno, senza de creto del Senato, se non se per comando de consoli. E la spesa pi ragguardevole di tutte e pi grande che fanno i censori da cinque in cinque apni nella ristaurazione ed erezione delle pubbliche fabbriche, fassi pure coll autorit del Senato, il quale ne concede il permesso a censori. Del pari tutti i delitti commessi in Italia , che mestieri hanno di pubblica punizione, cio

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a dire, i tradim enti, le .congiure, gli avvelenamenti, gli assassinii, affidate sono alla cura del Senato. Inol tre , ove qualche individuo o citt dItalia bisogno ab b ia d i compor una lite, o sia meritevole di castigo, o gli faccia mestieri di soccorso o di presidio, il Senato a tutto ci provvede. E se necessario di m andar fuori d Italia unambasceria per far pace, o per esortare o eziandio per imporre (33) o per accettar chi si arrende, o per annunziar g u erra, il medesimo fa le occorrenti disposizioni. Similmente venendo a Roma am bascerie, come si convenga riceverle, e dar loro risposta, tutto ci occupazione del Senato. Al popolo non spetta nessuna di queste cose. Quindi , che ove alcuno venga da altri paesi in assenza del console, il governo gli sembri al tutto aristocratico: locch credono per av ventura i pi de G reci, e dere ancora, concludendo essi col Senato la maggior parte de lor affari. X II. In conseguenza di ci chi non ricercher con ragione, qual parte e di qual natura lasciata sia al po polo nel governo; m entre il Senato ha larbitrio di tutte quelle cose che abbiamo partitam ente esposte, e ci che pi monta, il maneggio di tutta lentrata ed u sc ita , ed i consoli hanno assoluto potere negli apparecchi di guerra, e nelle fazioni militari ? Tuttavia rimane una parte al popolo ancora, anzi la pi im portante: che i prcmii e d i castighi sono in mano del popolo soltanto; (34) coquali unicamente ritengonsi i principati, e le repubbliche, e tutta la vita umana. Imperciocch da co loro che, o non conoscono siffatta differenza, o co noscendola male amministrano questa p a rte , nessunim

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presa pu ragionevolmente esser condotta. E come lo sarebb 1 ella ove hannosi in pari onore i buoni d i cat tivi? Giudica dunque il popolo sovente in m ateria di d an a ri, quando una grossa multa da imporsi per qual che delitto, e massimamente quando trattasi di tali che han avuto un cospicuo maestrato ; nelle pene di morte giudica egli solo. (35) Nella qual bisogna prevale presso di loro un costume degno di lode e di menzione: sendo che a quelli che sono a morte sentenziati, poich pronunziata la condanna, d cotesto costumfe la fa colt d andarsene apertamente , condannando s stessi a spontaneo esilio , quand anche delle trib che con fermano l a . sentenza una sola rimanga senz aver vo tato. E sono i banditi salvi in N apoli, P reneste, T i voli (36), ed altre c itt , che hanno questo patto coi Romani. I (3y) maestrati d il popolo a pi benem riti; locch in una repubblica il pi bel premio dello nest. Dipende ancor da lui lapprovazione delle leggi, e ci ch di somma im portanza, delibera egli intorno alla pace ed alla guerra. E circa le alleanze, e le ces sazioni delle ostilit, e le convenzioni, pur egli che tutto conferma e ratifica, o fa il contrario : per modo che potrebbe alcuno dire a buon d ritto , che il popolo ha la maggior parte nella repubblica, e che il governo democratico. X III. P er qual guisa dunque la repubblica romana divisa sia in ciascheduna delle tre form e, abbiam d etto; ma come ciascheduna di queste parti possa, ove vo gliano , (38) operar colle altre in opposizione daccor do , direm ora. Il console , poich , conseguita 1 anzi-

detta facolt, esce in campo colf esercito, sembra es ser l assoluto padrone d eseguir ogni cosa che alla guerra appartiene : ci non pertanto abbisogna egli del Senato e del popolo, e senza questi non pu recar nulla ad effetto. Imperciocch debbono mandarsi alle legioni le vettovaglie, e (3 9 ) senza la risoluzione del Senato, n frum ento, n vestiti, n salari! posson es sere spediti all esercito ; a tale che vane riuscirebbono le imprese de d u c i, ove il Senato si proponesse di ope ra r con m alizia, e di frappor ostacoli. Sta adunque nel S en ato , se i disegni e divisamente de capitani hanno a com piersi, o n: perciocch egli signore di m andar un altro capitano, finito che sia il termine a n n u o , o eli lasciar quello che gi v era. E d ha lo stesso ordineil potere di celebrar pomposamente ed esaltar le gesta de d u c i, non meno che d oscurarli ed abbassarli ; che quelli eh essi chiamano trionfi, p er via de quali ra p presentano con evidenza acittadini le cose operate da capitani, non possono dignitosamente, anzi talvolta n punto n poco eseguirsi, ove il Senato non vi ac consenta, e non accordi per quelli le spese. P er (4 0 ) cessar le ostilit la deliberazione del popolo loro as solutamente necessaria, per quanto sieno lungi dalla p a tria , dappoich esso, conforme dissi di sopra, con cede o nega a trattati la ratificazione. Ma ci che m ag giormente rileva si , che deponendo il supremo m aestra to , debbon a lui render conto delle loro operazio ni , per modo che in nessuna maniera sicuri sono i consoli, che trascurano la benevolenza del Senato, o del popolo.

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XIV. Il Senato dall altro canto , che ha tanto po tere , primieramente costretto a rispettare la moltitu dine ne pubblici affari, ed a tenerne conto. Le pi gravi e maggiori inquisizioni e correzioni de delitti di -Stato , che puniti vengono colla morte , non pu desso eseguire, ove il popolo non approvi la delibera zione da lui fatta. Lo stesso dicasi di ci chc al Senato medesimo appartiene. Imperciocch se (4i) alcuno pro pone una legge che toglie al Senato una parte dellau torit che il costume gli accorda, o lo spoglia di qualche sua prerogativa ed onore, o diminuisce ezian dio le sue sostanze, il popolo padrone di confermar questa legge, o di non accettarla. Ma v ha di pi. Se un solo (4 a) tribuno della plebe si frappone al giudicio, non che il Senato possa condur a fine qualsivoglia di scussione , non pu desso neppur sedere, n in alcun modo ragunarsi. E sono i tribuni della plebe sempre obbligati di far ci che piace al popolo, e sovrattutto di m irar alla sua volont. L aonde, in grazia di quanto dissi, teme il Senato la m oltitudine, e dirizza la mente al popolo. XV. Cos a vicenda il popolo soggetto al Senato, e debbe aver a lui riguardo, in pubblico non m en o , che in privato. Imperciocch molti essendo i lavori, che da censori distribuiti vengono per tutta Italia, nei restauramenti e nelle erezioni de pubblici edifizii, che diffidi sarebbe lannoverarli, e molti nefiumi, nepor ti , negli (43) o r ti, nelle miniere , nelle campagne , in somma in tutto ci che cade sotto la signoria de Ro mani ; ciascheduna delle mentovate cose maneggiata
P o lib io ,

tomo n i.

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dalla plebe, e quasi che d issi, tutti interessati sono nelle compre e negli emolumenti che se ne cavano. Che alcuni prendon i lavori in arrenda da censori, altri fanno con quelli societ j chi (4 4 ) guarentisce pegli ar rendateli , e chi per essi impegna le sue sostanze al pubblico. Le quali cose tutte sono in arbitrio del Sena to , potendo esso prolungar il term ine, alleviare soprag giungendo qualche caso , e annullar affatto la condotta, ove accada cosa, che impossibile renda il soddisfarla. vha molti oggetti, in cui il Senato grande danno, ed all opposito grande vantaggio arreca a chi maneg gia i pubblici proventi: che a lui di tutte queste cose data relazione. Ma ci che pi importa si , che dal suo corpo tolgonsi i giudici pella maggior parte delle (45) controversie pecuniarie, cos pubbliche , come private, ogni qualvolta 1 accusa grave. Il perch tutti sono alla sua fede vincolati, e temendo daver un giorno di lui bisogno, guardami bene dall opporsi e resi stere (46) alle sue deliberazioni. Cos difficilmente con trariano i disegni deconsoli, perciocch nelle spedi zioni militari tu tti, e in generale, e in particolare ca dono sotto la loro autorit. XVI. Tale essendo il potere di ciascheduna parte nel danneggiarsi e soccorrersi reciprocam ente, la loro com binazione acconcia a tutte le circostanze , per modo che non possibile di trovar una repubblica meglio di questa costituita. Imperciocch allorquando un esterno pericolo imminente costrigne tutti a sentir e ad ope rare d accordo, tale e tnta diviene la forza di quel governo, che nessuna cosa necessaria omessa, tutti a

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gara rivolgendo insieme i loro pensieri al nuovo caso , n ritardando essi l esecuzione de d e c re ti, e coope rando ciascheduno in pubblico ed in privato a conse guire l intento. Laonde (4y) invitta diviene la repub blica, e tutto ci che ha risoluto ottiene, per la pro priet della sua forma. Quando poi liberati dapericoli di fuori vivono in prosperit ed abbondanza, frutti delle vittorie, godendo del loro felice sta to , e dandosi buon tem po, e poltrendo volgonsi all insolenza e alla superbia, siccome suol addivenire. Allora sovrattutto puossi vedere, come la repubblica da s stessa tragge i rimedii a suoi mali. Gonciossiach , quando una delle sue parti (4 8 ) gonfiatasi muove brighe, ed oltre al do vere fassi potente; egli chiaro, che, nessuna di per s essendo perfetta, secondoch test abbiam ragionato, e ciascheduna potendo trarre al lato opposto ed impedir i proponimenti dell altra ; egli chiaro, dissi, che nes suna delle parti pu esuberare, n soverchiar le altre. Che tutte rimangono nel proprio stato , quali rattenute nel loro impeto, quale sin dapprincipio temendo latten zione della compagna.

XVII. (4g) Poich han nominati i consoli, creano (5o) i tribuni militari in numero di quattordici, dinfra quelli (51) che sono gi cinque anni sotto le arm i, ed a questi aggiungono dieci altri che vi sono dieci anni. Del resto (5 2 ) vengon i cavalieri obbligati a militare dieci anni (53) e d i fanti sedici,sotto let di quaranta sei anni; da (54)

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quelli in fuori che censiti sono meno di quattrocento dram m e, i quali omettonsi tu tti, e riservansi per uso della marina. Che se il caso urgente, (55) i fanti an cora servir debbono vent anni. U n impiego civile non permesso ad alcuno d assum ere, pria che compiuti abbia dieci anni di milizia. Quando i consoli sono per fare la coscrizione de soldati, destinano al popolo il giorno, in cui hanno a presentarsi tutti i Romani che sono in et atta alle arm i; e ci fassi ogni anno. Ve nuto il giorno , e giunta in. Roma la giovent abile a com battere, e raccoltasi poscia nel Campidoglio , dividonsi i tribuni pi giovani, secondoch dal popolo o daconsoli sono stati creati, in quattro p arti; percioc ch la generale e prima divisione delle loro forze in quattro legioni. I quattro che furono prima creati as segnano alla legione che chiamano prim a ; i tre che se guono alla seconda, i quattro che vengon appresso alla terza; ed i tre ultimi alla quarta. Depi vecchi, i due primi collocano nella prim a, i tre secondi nella seconda legione, i due dopo questi nella terza, ed i tre ultimi nella quarta. XVIII. F atta la distribuzione ed elezione de tribuni per modo , che tutte le legioni abbian un egual num ero di comandanti, luno dallaltro separati seggono se condo le rispettive legioni, traggon a sorte le trib ad una ad u n a , e chiaman a s quella eh loro toccata. Da questa scelgono quattro giovani, eguali a un di presso det e di corporatura. Poich li hanno avvicinati, i primi tribuni fanno la scelta della prima legione, i se condi della seconda, i terzi della terza, e gli ultimi

229 della quarta. Appressati poi altri quattro, fanno cerna, i prim i di quelli della seconda legione , e cos in seguito , e gli ultimi di quelli della prima. Poscia ne accostano altri quattro, ed i primi levano quelli della terza legione, gli ultimi quelli della seconda. E cos facendo sempre di questa ragione la scelta in giro, pigliano per ciasche duna legione uomini del medesimo taglio. Eletto il nu m ero che han divisato (e questo ascende a quattro mila dugento fanti per ciascheduna legione, talvolta a cin que m ila, ove apparisca un maggior pericolo), (56) an ticam ente erano soliti di scerre per ultimo i cavalieri dopo i quattromila dugento fanti ; ora il censore ne fa dapprincipio la elezione secondo il lor estimo ; e ne formano trecento per cadauna legione. XIX. Finita la coscrizione nel modo indicato , raccolgon i tribuni gli eletti delle respebtive legioni, e pre sone da tutti uno ch il pi acconcio, gli danno que sto giuram ento: (5 7 ) Ubbidir a miei superiori, e far i loro comandamenti secondo la mia.possa. Gli (58) altri tutti ad uno ad uno vengon innanzi, e giurano, signi ficando, che faranno lo stesso che il primo. Nel mede simo tempo i consoli avvisano i maestrati delle citt alleate d Italia , che vogliono seco loro militare , addi tando ad essi il num ero, il giorno, e il luogo , in cui hanno a comparir quelli che saranno destinati. Le c itt , fatta la scelta e dato il giuramento nella guisa test ri ferita , spediscon i su o i, aggiugnendovi un comandante d un (5 9 ) cassiere. A Roma i tribuni, dopo il giura m ento, stabilito un giorno ad ogni legione, ed un luogo, nel quale presentar deesi senz arm i, le licenziano. Ve

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nuti nel giorno prefisso, eleggono i pi giovani ed i pi poveri a V e liti , quelli che a questi sapprossimano ad A stati , conforme li chiamano, la pi florida giovent a P rincipi , ed i pi vecchi a Triarii: che tali e tante sono presso i Romani le differenze nenomi, nelle e t , e nelle armadure in ogni legione. Li distribuiscono nel modo seguente. I pi vecchi e cos detti Triarii sono seicento ; i Principi mille dugento, ed altrettanti gli A stati; gli altri ed i pi giovani (6 0 ) lanciatoli. Ove sieno pi di quattromila nella stessa proporzione li di vidono , tranne i T ria rii, che sono sempre eguali. XX. A pi giovani ordinano di portar spada, lance, ed uno scudo leggero, denominato parma. la panna solidamente costruita, e di grandezza sufficiente p e r riparar la persona ; perciocch ha la figura ro to n d a , (6 1 ) e un diametro di tre piedi. Oltre a ci ornano loro il capo d un elmo (6 2 ) senza cresta e cimiero , coperto talvolta di pelle di lupo, o di simil cosa, a difesa ed a di stintivo, affinch palesi rendansi a duci inferiori, Quan do (63) avanti le insegne con valore o altramente com battono. Il dardo de Veliti ha comunemente il legno lungo due cubiti e grosso un dito; la punta lunga un palm o, e tanto sottile ed affilata, che necessariamente dopo la prima lanciata si piega, e non pu esser r i m a n , data da nemici. Che se ci non fosse , diverrebb essa (6 4 ) una freccia reciproca. XXI. A secondi per rispetto all e t , denominati Asta ti, comandano di portar (65) 1 armadura intiera. 1 armadura intiera de Romani primieramente lo scudo, largo due piedi e mezzo (6 6 ) nella superficie convessa,

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e lungo quattro piedi : il maggiore ha un (6 7 ) palmo di pi. congegnato di (6 8 ) due tavole unite con colla bovina: 1 esterna superficie avvolta in tela, e poscia in cuojo di vitello. Nelle parti superiori ed inferiori della circonferenza ha desso (6 9 ) una piastra di ferro , che lo difende da colpi di taglio, e fa s che impu nemente pu poggiarsi a terra. Vi pur adattato un (7 0 ) bellico di fe rro , che Io salva da colpi violenti di p ie tre , di lan c e , e di qualsivoglia altra forte saetta. Collo scudo han la sp ad a, che adagiano alla destra coscia, e chiamano (^ijspagnuola. Ha questa una punta eccellente, e taglio gagliardo da amendue le parti, per ciocch forte e soda la sua lama. Aggiungonsi due ( 7 2 ) spiedi, ed elmi di b ro n zo , e stivali. I spiedi sono parte grossi, parte sottili, ed i pi com patti, quali ro tondi del diametro d un palmo , quali qu ad rati, della stessa misura ad ogni lato. I sottili rassomigliano a me diocri lance (7 3) da cacciar cinghiali, e li portano in sieme colle anzidette. Il legno di tutti questi lungo tre cubiti. A ciascheduno attaccato un dardo di fer ro (7 4 ) uncinato, eguale al manico in lunghezza, la di cui legatura peli1 (7 5 ) uso , assicurano tanto saldamen te, avvinghiandolo (7 6 ) sin alla m et del manico, e strin gendolo con spessi anelli, che nelladoperarlo non pri m a si rilascia 1 annodamento , di quello che rompasi il fe rro , quantunque nel fondo e dov congiunto col manico sia grosso un dito e mezzo ; tale e tanta cura m etton essi a siffatto congiugnimento. Dopo tutto ci fregiano l elmo d un (7 7 ) pennacchio, e di tre piume ritte purpuree o nere, lunghe un cubito ; le quali es-

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'sendo aggiunte alla cima insieme colle altre armi, luomo apparisce il doppio maggior di s stesso, ed il suo aspetto bello e spaventoso agli awersarii. I pi prendon ancora una lamina di bronzo, che ha dodici dita da tutte le p a rti, e la pongono sul p e tto , chiamando la (7 8 ) guardacuore ; e cos compiono larmadura. Quelli che censiti sono oltre diecimila dram m e, in luogo di guardacuori (7 9 ) aggiungono alle altre armi corazze guernite d uncini. La medesima guisa d armadura hanno i Principi ed i T ria rii; se non che in vece di spiedi i Triarii (8 0 ) portano lance. X X II. Da ciascheduno degli anzidetti generi, eccet to che dapi giovani, eleggono a (8j) caposchiere dieci, secondo il merito del valore. Poscia fan una scelta dal tri dieci, e tutti questi appellano caposchiere, dei quali il primo che fu eletto siede nel consiglio. Questi ne eleggon altrettanti che stanno nel retroguardo. Indi in sieme co caposchiere dividon ogni et in dieci p a rti, tranne i lancieri, ed assegnano a ciascheduna parte degli uomini eletti due conduttori e due raccoglitori. (8 2 ) I lancieri, secondo il loro num ero, distribuiscono egualmente fra tutte le parti. E ciascheduna di queste parti chiamano (83) squadra, drappello e insegna; e i conduttori (84) centurioni, e caposchiere. (85) Costoro scelgonsi ne respettivi drappelli d infra tutti i due uo mini pi vegeti e valorosi a bandierai. E due conduttori fanno per ciascheduna squadra : ragionevolmente ; per ciocch incerti essendo (8 6 ) i casi in che pu avvenirsi il conduttore, e non ammettendo i bisogni di guerra pretesto alcuno, non vogliono che il drappello si trovi

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senza duce e capo. Quando adunque presenti sono amendue , il primo eletto conduce la parte destra del drappello, ed il secondo la sinistra. Che se alcuno di loro m anca, quello che rimane conduce tutti. (87) Am an essi che i centurioni sieno non tanto audaci ed avidi di pugna, quanto buoni condottieri ed impertur babili , d alto anim o, non j5er assaltar il nemico in tatto , o per appiccar la zuffa, ma p erch , vinti ezian dio ed oppressi, non cedano , e muojano sul luogo. X X III. In egual modo dividono la cavalleria in dici (88) squadroni, e traggono da ciascheduna tre c a p i, i quali da s assumono tre raccoglitori. Quegli adunque che fu eletto il primo comanda lo squadrone, e lo con duce, e gli altri due fanno 1 ufficio (89) di capodieci , e chiamami (90) tutti Decurioni. Non essendovi il pri m o, il secondo fa le veci di caposquadrone. L arma dura de cavalieri ora simile a quella de Greci. Anti camente non aveano corazze, ma combattevano (91) in farsetto ; donde avveniva che pronti erano e spediti a balzar di cavallo, ed a risalirvi con prestezza; ma nelle mischie a grande pericolo esponevansi, perciocch pugnavan ignudi. Le aste per due ragioni eran loro ino peranti (92) : primieramente , perch facendole sottili e tremule non poteano coglier il punto a cui le dirizza vano , e pria che la parte davanti in qualche cosa si conficcasse, scosse dal movimento stesso decavalli, quasi sempre si spezzavano. Oltre a ci , siccome le faceano senza punta nell estremit inferioie , cos s ne servivano al solo primo colpo, poscia rompevansi e non erano di nessun uso. Gli scudi avean di cuojo bovino,

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simili alle focacce (g3) ombelicate che pongonsi sovra le vittime; e questi no n duravan agli assalti, non avendo solidit ; e scuojati ed imputriditi dalle piogge, se prima erano di malagevol u s o , allora affatto inutili divenivano. Il perch avendo cotali armi fatta mala p ro v a, adottaron presto la struttura delle armi G reche, per cui il primo colpo assestato coll estremit anteriore va a se gno, ed insiem efficace, essendo lasta solidamente co strutta e non trem ula, ed ove voltisi, fermo e gagliar do l uso della punta di sotto. Lo stesso dicasi degli scudi : che negli (94) assalti da lungi e da vicino saldi e sicuri sono nell adoperarsi. Conosciute queste cose, si fecero tosto ad imitarle; perciocch (g 5) i Romani sono fra tutte le nazioni i pi. atti a cangiar costumi e ad emular il meglio. XXIV. I trib u n i, poich han fatta questa divisione, e dati cotesti ordini intorno alle arm i, mandano la gente a casa. Giunto il di in cui han tutti giurato di raccorsi nel luogo destinato daconsoli ( ed assegna pres soch sempre ciascheduno d essi alle sue legioni un luogo separato ; perciocch a ciascheduno vien data una parte degli ajuti con due legioni Romane ; ) i coscritti si presentano tutti imm ancabilm ente, non ammetten dosi altra scusa in quelli che han giurato, se non se (96) contrarii auspicii, ed (97) impossibilit. Raccoltisi gli ajuti ancora insieme co Rom ani, i comandanti degli al leati , (98) proposti da questi, ma costituiti da consoli, e denominati prefetti, in numero di d o d ici, occupansi nell'amministrazione e nel maneggio delle cose che ai medesimi appartengono. Costoro dapprima scelgono ai

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consoli da tutti gli alleati present, i cavalli e fanti pi opportuni al vero uso della guerra, che chiamano Estraordinarii, o vogliam dir Eletti. La moltitudine tutta de socii, per ci che spetta a fanti, il pi delle volte eguale a quella delle legioni Romane ; ma i cavalli sono tre (99) cotanti. ' Da questo prendono pegli estraordi narii, de cavalli quasi la terza parte , de fanti la quin ta : gli altri dividono in due p a rti, e chiamano l una ala d estra, l altra ala sinistra. F atte queste cose ade guatamente , i tribuni ricevon i Romani in un cogli al le a ti, e pongon il campo. Siccome, circa la (100) dispo sizione degli eserciti esiste presso di loro una sola e semplice d o ttrin a , a cui attengonsi in ogni tempo e in ogni luogo ; cos mi sembra convenirsi alla circo stanza il tentare , per quanto pu farsi con p aro le, di recar a cognizione de leggitori il governo delle forze nelle m arce, negli accampamenti (101) e negli schie ramenti. Imperciocch chi tanto straniero alle opere belle ed industri, che applicar non voglia alquanto la mente a queste , le qu ali, come ne sar informato , gli forniranno la scienza duna delle cose pi degne desser rammentate e conosciute ? XXV. L a maniera loro d accamparsi tale. Q uan tunque volte destinato il luogo per il cam po, la parte pi comoda pel prospetto e pel comando occupa la ten da ( 1oa) del capitano. Piantato il vessillo l , ove questa per esser fissata, misurano intorno allo stesso vessillo un luogo quadrato, per modo che tutti i lati ne sieno (io 3) distanti cento piedi, e si formi unaja di quat tro jugeri. In un solo lato di questa figura, eh (io 4) il

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pi opportuno per far acqua e foraggiare, sono le le gioni Romane collocate in questa guisa. Sei essendo i tribuni in ciascheduna legione, conforme abbiam test detto, e due le legioni Romane che ha ogni console, egli chiaro, che dodici tribuni militano con cadauno deconsoli. Le costoro tende mettono tutte in una linea retta, eh parallela al lato (io 5) prescelto del quadrato , e cinquanta piedi da esso distante, perch v abbia luogo pe cavalli , pe1 gium enti, e pelle altre bagaglie de tri buni. Le tende sono voltate dalla parte deretana alla anzidetta figura, e guardano (106) il lato di fuori, che debb essere intso, e sar eziandio sempre da noi chia mato la fronte di tutta la figura. I padiglioni detribuni sono in eguale distanza fra di l ro , ed (107) occupano tanto spazio, che estendonsi per tutta la larghezza delle legioni Romane. XXVI. Misurati altri cento piedi davanti (108) a tutte le tende de trib u n i, dalla linea che term ina questo spa zio in larghezza, e eh parallela alle mentovate tende, incomincian a fare gli alloggiamenti delle legioni, go vernandosi in questo modo. Divisa 1 anzidetta linea in due parti, nella linea tirata dal punto della divisione ad angoli retti collocano i cavalli d amendue le legio ni , gli uni di rincontro agli a ltri, distanti fra di loro cinquanta piedi, e (109) formanti la partizione nell in tervallo di mezzo. Le tende decavalieii e de fanti fatte sono in egual modo : che tutta la figura, cos dell in segna, come dello squadrone quadrata. Guarda essa le vie trasversali, ma a norma di queste la lunghezza sua definita ; perciocch ha cento p ied i, ed il pi delle

2 37 volte ingegnatisi di far la profondit ancora della stessa m isura, fuorch ne socii. Quando usano legioni pi grandi, accrescono in proporzione la lunghezza e la profondit. XXVII. Fattasi (n o ) pervia degli alloggiamenti della cavalleria in ^mezzo alle tende detribuni come una stra da per traverso fra la linea anzidetta ed il luogo da quelli occupato: (che diffatti riesce simile a strade la figura di tutti que passaggi, essendo lungo amendue le parti col locati qua i drappelli, l gli squadroni :) applican a tergo degli anzidetti cavalli i Triarii damendue le legioni, cio ad ogni squadrone una ( n i ) insegna in simile figura; per modo che toccandosi le figure fra di lo ro , ( n i ) guardan i Triarii il lato opposto a quello cui rivolti sono i cavalieri. La larghezza di ciascheduna insegna riducon alla met della sua lunghezza, perch il numero di questi il pi delle volte la ( 113) met del numero delle altre parti. Quindi comech spesso ineguale sia la quan tit degli uom ini, agguagliansi sempre tutte le parti in lunghezza pella differenza della profondit. In distanza daltri cinquanta piedi da amendue i lati attelano dirim petto a Triarii i P rincipi, i quali volti essendo pure ai mentovati intervalli, produconsi nuovamente ( 114) due stra d e , che hanno l incominciamento e lingresso dalla medesima linea, donde 1 hanno i cavalli, cio dallo spazio di cento piedi ch dinanzi a tribuni, e finiscono di rincontro a tribuni al fianco dello steccato, che dap principio stabilimmo esser la fronte di tutta la figura. Dopo i Principi, alle spalle d essi, ( 115) guardando egualmente indietro, mettono gli A stati, per modo che

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le figure che formano si tocchino, (i 16) siccome dieci insegne sono in ciascheduna parte secondo la divisione prim itiva, cos eguali divengono tutte le strade in lun ghezza, e le loro estremit livellansi al fianco dello steccato eh nella fronte : dove eziandio le ultime in segne voltandosi s attendano. XXVIII. Dopo gli Astati lasciano ancor uno spazio di cinquanta p ie d i, e vi stanziano i cavalli degli alleati colla faccia voltata a quelli ; incominciando (117) dalla medesima lin e a , e nella medesima finendo. Il numero degli alleati, conforme dissi di sopra, , per ci che spetta a fa n ti, eguale a quello delle legioni roma ne , meno gli straordinari) (118); quello de cavalli doppio, sottraendosi da questi ancora la terza parte pegli straordinarii. Quindi ne aumentano in proporzione la profondit nel configurare gli alloggiamenti, ed inge gnami di renderli pari in lunghezza alle legioni Ro mane. Compiute le (119) cinque strade tutte che attraversan il campo, (120) mettono nuovamente le insegne de fanti alleati indietro voltate presso i cavalli, cre scendo la larghezza in proporzione, e facendole guar dar lo steccato, ed i Iati di fianco. Le prime tende presso ciascheduna insegna da amendue i lati occupano i Centurioni. mentre che nel modo accennato pian tano gli alloggiamenti, discostano il sesto squadrone cin quanta piedi dal quinto, e lo stesso fanno nelle schiere de fa n ti, a tale che diviene questa un altra strada che passa per mezzo le legioni, attraversa le summentovate strade, ed parallela alle tende de tribuni. La chiamano quintana, perciocch lungo i quinti ordini si estende.

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XXIX. Il luogo che di dietro sta sotto a padiglioni de trib u n i, da amendue le parti del ( la i) circondario del preto rio , serve parte al foro, parte al questore, ed a tutte le cose necessarie all esercito chegli ha seco. In amendue le estremit delle tende de tribuni all in dietro, formando con queste tende come (122) la figura d una forbice, alloggiano i ( ia 3) cavalli scelti degli straordinarii, ed alcuni che militano volontariamente in grazia de consoli. T utti questi accampansi lungo i fian chi dello steccato, e guardano , chi ( 124) gli apparati del questorio, chi dall altra parte il foro. P er tal modo sono essi il pi delle volte presso a consoli allog giati , ma nelle marce ancora ed in altre occorrenze recan i servigi loro al console ed al questore , ed in torno a loro s aggirano. Opposti a questi stanno, volti allo steccato, i fanti che prestan la medesima opera degli anzidetti cavalieri. Dopo questi rimane una strada larga cento piedi, parallela alle tende de trib u n i, la quale dall altra parte del foro e del pretorio e del que storio si estende innanzi a tutte le mentovate parti dello steccato. Nel lato superiore di cotesta strada accampati sono i cavalieri straordinarii degli alleati, e guardan il foro , ed insieme il pretorio ed il questorio. Alla met dell alloggiamento di questi cavalli, e nella dirittura del sito che occupa il pretorio, rimane una strada di cinquanta p ie d i, che conduce al lato .posteriore del cam po, e quanto alla sua direzione posa ad angoli rtti sull anzidetta via larga. Alle spalle di questi cavalli met tono i fanti straordinarii degli alleati, voltati allo stec cato e al ( i 25) lato posteriore di tutto il campo. (126) Il

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vano lasciato da amendue le parti a fianchi laterali dato agli stranieri ed agli alleati che estemporaneamente sopraggiungono. XXX. Per tale disposizione la forma intiera del cam po un quadrato di lati eguali, e le strade che ifi va rie parti s intersecano, e tutta la restante distribu zione il rendono simile ad una citt. Lo steccato di stante dalle tende in ogni banda dugento p ied i, e (127) siffatto vuoto arreca loro molti ed insigni vantaggi. Im perciocch comodo conveniente all entrata ed uscita delle legioni : che tutti (128) dalle respettive strade riescon a questo v uoto, e non si rovesciano e calpestano precipitandosi tutti ad una parte. E d il (129) bestiame che v introducono , e la preda che tolgon anemici col raccogliendo, custodiscono la notte sicuramente. Ma ci che pi monta si , che negli assalti notturni n fuoco n dardi li raggiungono, se non se di rado assai, e quasi senza danno, per la grande distanza, e ( i 3o) per lo spazio ch intorno alle tende. XXXI. Data la quantit de fanti e de cavalli, in amendue le ragioni, o facciano cadauna legione ( 13 1) di quattro , o di cinquemila uomini; e data egualmente la profondit, la lunghezza e la ( i 32) spessezza delle in segne , ed inoltre gl intervalli delle vie pi strette e pi larghe, date finalmente tutte le altre cose : facil a chi attender vuole il comprendere la ( 133) grandezza del luogo, e tutta la circonferenza degli alloggiamenti. Che se cresce talvolta la quantit degli aju ti, che sin dapprincipio m ilitava, o se poscia estemporaneamente vi sopraggiugne : cogli estemporanei riem piono, (134)

oltre agli anzidetti luoghi, quelli che son presso il pre torio, ristrignendo il foro ed il questorio nello spazio ch rigorosamente necessario alluso. ( 135) Ove un maggior numero abbiasi a collocare che non fu quello degli uormini dapprima insieme usciti, aggiungon una strada da amendue le parti delle legioni Romane, lungo i fianchi. Che se le quattro legioni ed amendue i consoli in un solo compreso sono raccolti, non dobbiam altro imma ginarci , se non se due eserciti, che attelati nel modo test detto attaccansi, e voltansi ( i 36) la faccia e toccansi ove alloggiati sono gli straordinarii di ciaschedun o s te , i ( 13;) quali guardar fanno il lato posteriore di tutto il campo. Allor avviene che la figura si rende oblonga, lo spazio il doppio del primo, e la (138) cir conferenza una volta e mezza. Quando adunque amendue i consoli insieme s accam pano, usano sempre co tali alloggiamenti ; ma ove sieno separati, tutto fanno e lla stessa guisa-, se non che pongon il foro, il preto rio ed il questorio in ( i 3g) mezzo alle due legioni. XXXII. Dopo aver piantato il campo, ragunansi i tribuni e danno il giuramento a tu tti, liberi insieme e servi (i4o) che sono nellesercito, facendoli giurare ad uno ad uno. Il (14 1) giuramento : che non trafughe

ranno nulla dal campo ; anzi, ove alcuno fo sse per tro vare qualche cosa , la recher a tribuni. In appresso or dinano le insegne de Principi e degli Astati di ciasche duna legione, destinandone due alla cura del luogo ( 142) eh dinanzi a tribuni : che durante il giorno la mag gior parte de Romani s intertiene in cotesta piazza j quindi con ogni diligenza l annaffiano sempre e fanno polibio , tonto in . 1.6

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pulita. Delle altre diciotto, tre toccali in sorte a eia* scheduli tribuno; perciocch tante ( i 43) sono le inse gne degli Astati e de Principi in ogni legione , giusta la divisione test riferita ; ed i tribuni sono sei. Delle tre insegne ciascheduna fa a vicenda il suo servigio ad ogni tribuno in questa guisa. Poich han occupato il luogo per il cam po, rizzan costoro la tenda, e ( i 44) fanno il pavimento intorno ad e s sa , e se necessario di chiudere con ripari qualche parte delle salmerie per maggior sicurezza, questi ne hanno la eura. Danno eziandio due guardie, e la guardia di quattr uomini, che fanno la sentinella, parte avanti la tenda, parte di dietro presso a 1cavalli. Avendo ciaschedun tribuno tre insegne, ed in ciascheduna essendo oltre centuomini, senza i Triarii (45) ed i lancieri (che questi non ser vono), facile riesce 1 opera, perciocch a ciascheduna insegna tocca il servigio ogni quattro giorni ; i tribuni hanno il necessario pe loro com odi, e ad un tempo 1 o n o re, che acquista loro dignit ed autorit. Le in segne de Triarii sono libere dal servigio de tribuni ; ma ciascheduna d ogni giorno una guardia allo squa drone di cavalleria, che ( i 46) pi vicino alle sue spalle. Questi, oltre ad altre cose, custodiscono sovrattutto i cavalli, affinch impicciati nelle funi non s of fendano e rendansi inutili, n sciolti gettinsi sugli altri cavalli, e faccian confusione e strepito nel campo. Di tutte (147) le insegne una fa ogni giorno a vicenda la veglia presso il capitano, la quale il salva dalle sor prese , ed insieme d ornamento al supremo potere. XXXIII. Nel tirare il fosso e rizzare lo steccalo ,

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due ( i 48) lati addossano asocii,dove alloggiano amendue le loro ale, e due a Romani, una ad ogni legione. Diviso ogni lato per insegne, i centurioni ne pigliano cura partitamente , assistendovi. L approvazione uni versale del lato spetta a due ( i 49 detribuni, e questi hanno ancor la vigilanza sul resto del cam po; percioc ch dividendosi a due a due comandano a vicenda due mesi nello spazio semestrale, e quelli cui tocca la sorte presiedono a tutte le bisogne del campo. Le stesse incumbenze hanno i prefetti presso i socii. I ( i 5o) cava lieri ed i centurioni tutti rassegnansi di buon mattino alle tende detribuni, ed i tribuni a quella del console. Questi ordina sempre ci che fa d uopo a trib u n i, ed i tribuni acavalieri ed acenturioni, e questi asoldati, quando il tempo respettivo lo richiede. La consegnazione del segnale notturno assicurano in questa guisa. In ciascheduna specie di cavalieri e di fa n ti, dalla de cima insegna alloggiata all estremit delle strade, scelgon un ( i 5 i) uomo eh libero dal servigio della guar dia. Costui viene ogni giorno in sul tram ontar del sole alla tenda del trib u n o , e preso il segno, eh una ta voletta inscritta, se ne va. Ritornato alla sua insegna, d egli il ( i 52) legnuzzo ed il segno in presenza di testimonj al conduttore della prossima insegna. Lo stesso fanno tutti di seguito, finch giugne alle prime insegne attendate in vicinanza de tribuni. Questi riportar deb bono la tavoletta a trib u n i, menti1 ancor giorno. Se riportate furono ( i 53) tutte le tavolette date, riconosce egli che il segno stato dato a tu tti, e ch a lui per venuto per via di tutti : ma ove ne manchi alcuno, fa

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egli nell istante ricerca dellaccaduto, sapendo dallin scrizione, da qual parte non venuta la tavoletta, e colui donde deriva 1 impedimento, trovato che s ia , riceve il meritato castigo. XXXIV. Quanto alle guardie notturne in questo modo si governano. Il capitano e la sua tenda custo disce l insegna che col veglia, e i padiglioni de tri buni , e quelli degli squadroni de cavalli, coloro che da ogn insegna, siccome test riferimmo, a ci furono destinati. Similmente ad ogni drappello pongono tutti una guardia della propria gente. Le altre dispone il capitano. Presso al questorio mettonsi il pi delle volte tre guardie , e due presso ciascheduno (i 54) de legati e de consiglieri. Il lato ( 155) esterno riempiono i lan c ieri, che (i 56) il d vegliano presso a tutto lo stec cato ; di tal ufficio essendo essi incaricati : ed agl in gressi dieci de medesimi fanno la sentinella. Il primo di quelli che destinati sono per guardie da ogni stazio ne un raccoglitore di ciascheduna insegna conduce la sera al trib u n o , il quale d a tutti costoro per le respettive guardie ( i 5y) tavolette, che contengono brevi caratteri. Questi pigliatele se ne vanno a posti loro as segnati. La fede della ronda appoggiata a cavalieri; conciossiach il primo ( i 58) capo squadrone d ogni le gione ordinar debba la mattina ad uno de suoi rac coglitori, che (159) a quattro soldati del suo squadrone significhi di far la ronda innanzi al pranzo. Poscia debbe lo stesso annunziar verso sera al conduttore dello squadrone seguente, che a lui spetta la cura della ronda per il d appresso. Questi udito 1 o rdine, te

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nuto di far la medesima cosa il giorno vegnente, e cosi quelli che vengono dopo. I quattro che scelsero i rac coglitori dal primo squadrone, poich sortite hanno le sentinelle, recansi al trib u n o , e pigliano da lui in iscritto, ( i6 0)per quante e quali stazioni debbano gi rare. Indi vegliano i quattro presso alla prima insegna dei T riarii: che il centurione (161) di questa ha linca rico di far suonare la tromba in ciascheduna vigilia. XXXV. Venuto il tempo fa la prima ronda quegli cui toccata in sorte, menando seco alcuni amici per testimonj. Gira egli peluoghi suddetti, non solo intorno allo steccato ed agl ingressi, ma eziandio intorno a tutte le insegne, e gli squadroni. Se trova le guardie della prim a vigilia d este, prende da loro la tavoletta; ma se trova alcuno che dorme , o che ha lasciato il posto , chiama i vicini a testim onj, e vassene. Lo stesso ese guiscono le altre ronde che vengon appresso. La cura di dar il segno delle vigilie colle trom be, conforme te st dissi, affinch 1 odano insieme le ronde e le senti n elle, ogni (162) giorno a vicenda incumbenza dei centurioni della prima insegna de Triarii in ciasche duna legione. In sul fare del giorno ogni ronda riporta il segno al trib u n o , e se rinvengonsi tutti quelli che furono ( i 63) dati, senza carico di nessuno, se ne van no ; ma se alcuno ne reca un minor numero che non quello delle guardie, rintracciano d a l(164) carattere qual guardia ha mancato. Come lhan riconosciuto, chiamasi il centurione, il quale conduce seco coloro e h erano destinati alla guardia, e questi disputano colla ronda. Se il difetto nelle guardie, la ronda to

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sto il rende (165) manifesto ^ invocando la testimo nianza de vicini, conforme suo dovere ; ma ove ci non siasi fatto, cade tutta la colpa sulla ronda. XXXVI. (166) S asside tosto il consiglio de1 tribuni, e fassi al reo il processo ; e se condannato il percuo tono con bastoni. Il castigo del bastone tale. Il tri buno ppende un legno, e con esso tocca appena il condannato. Ci fatto tutti i soldati della legione bat tendolo con legni e con sassi, il pi delle volte l am mazzano nel campo. Ma quand anche alcuno scampas se , non egli per salvo. E come il sarebbe colui, al quale non lecito di ritornar nella propria p atria, e cui neppure i prossimi parenti oserebbono di ricever in casa ? Il perch coloro che cadon una volta in sif fatta sciagura sono spacciati. Lo stesso supplicio patir debbe il raccoglitore ed il conduttore dello squadrone, se non annunziano, quegli alle ro n d e , questi al capo del seguente squadrone in tempo quanto conviene. Es sendo adunque la punizione cos forte ed im placabile, le guardie notturne sono presso di loro tenute con tutta esattezza. Debbono pertanto i soldati ubbidir ai trib u n i, questi a consoli. Ha il tribuno la facolt dimpor (167) multe, di levar pegni, e di far (168) nerbare. I prefetti l hanno sugli alleati. E bastonato chi ruba qualche cosa dal campo ; egualmente chi fa testimo nianze false, e chi nel fior dell et sorpreso abusar del proprio corpo; in oltre colui che tre volte pelle stesse cause stato punito di multa. Questi trascorsi castigano come delitti; ma a vilt e vituperio militar* ascrivono ta (169) seguenti colpe. Ove alcuno per bu

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scar un premio riferisce falsamente a tribuni qualche suo atto di valore; similmente quand uno per (170) paura lasci il posto assegnatogli; del pari ove alcuno getti per timore le armi nel combattimento. Il perch v ha chi nelle stazioni a certa morte soggiace, sopraf fatto da maggior num ero, e non vuole abbandonar l ordinanza, paventando la punizione che gli sovrasta da suoi. Taluno che in combattendo si lasciato ca dere lo scudo, la spada, o qualche altr 1arm a, si (171) lancia temerariamente fra i nemici, colla speranza. o di riacquistar ci che ha p erd u to , o di schivar mo rendo manifesta vergogna , e glinsulti de suoi. XXXVII. Che se molti commettono gli stessi mi sfatti , e insegne intiere piegano e abbandonano il po sto ; non adottano di bastonarli o d ucciderli tutti , ma trovano alla cosa un (172) espediente util insieme e terribile. Imperciocch (173) il tribuno raccoglie la legione, e prodotti in mezzo i disertori, d loro un aspro rabbuffo, e finalmente ne tira a sorte, (174) quando cinque , quando otto , quando v en ti, e gene ralmente ha sempre in mira di prender circa il decimo de delinquenti. Coloro fra questi vigliacchi cui tocca la sorte, fa egli bastonare nellanzidetto modo spieta tam ente ; agli altri fa misurare orzo in luogo di frumen to , e comanda loro dalloggiare fuori del campo e delle fortificazioni. Del re s to , siccome il timore ed il pericolo della sorte sovrasta a tutti egualmente, incerto essendo su chi cadr, e lesempio dignominia col ci barsi d orzo a lutti egualmente appari ien e , (175) cos ottiensi da siffatto costume quanto possibile, e per eccitar terrore , e per raddrizzar i casi fortunosi.

248 XXXVIII. Con bel modo eziandio instigano la gio vent ad esporsi a cimenti. Poich nata qualche fa zione ed alcuni di loro han fatte prove di valore , il capitano chiama a parlamento l esercito, e prodotti quelli che fecero qualche azione segnalata, dapprima pronuncia la lode di ciascheduno, esaltando il suo va lore, e 'q u a n to vha degno di memoria nel corso della sua vita : poscia chi ha ferito un nemico regala egli di u n (176) asta gallica, e chi l ha morto e spogliato, se fante, d una (177) coppa, se cavaliere, duna barda tura : anticamente donavano un asta sola. Le quali cose conseguisce, non (178) chi in battaglia schierata o nella presa d una citt ferisce o spoglia qualche ne mico ; sibbene chi nelle scaramucce, o in altre simili occasioni, ove non v ha necessit alcuna di combat tere a corpo a corpo 7 volontariamente e per elezione si d a cotale cimento. A quelli che nellespugnazione duna citt salgon i primi sulle mura danno (179) una corona d oro. (180) Similmente chi copre collo scudo e salva qualche cittadino o socio, il capitano insignisce di doni. Coloro che furono salvati, ove di buon grado coronar non vogliano il loro salvatore , i trib u n i, giu dicata la causa, costringon a ci fare. Chi ha ottenuta la salvezza onora il benefattore per tutta la vita come padre, ed ogni cosa obbligato a prestargli non altri m enti che a genitore. Cotal incitamento non solo chi ode ed presente accende a gara ed emulazione nei pericoli, ma eziandio quelli che rimangon a casa. Im perciocch coloro che ottengono siffatti doni, oltre alla gloria che ne ritraggon nel cam po, e la fama che tosto

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conseguiscono nella patria, come ritornano asuoi, ne vanno decorati nelle pompe; dappoich a quelli sol tanto lcito di portar cotli fregi, che pel valore ono rati ne furono da capitani. Le spoglie pongono (182) nesiti pi cospicui delle case, affinch sieno monu menti e testimoni della loro virt. - Tanta essendo la lor diligenza e cura circa i premii e le pene nel cam p o , a buon diritto le guerresche loro imprese riescono a felice e gloriosa fine. Di ( 183) stipendio piglian i fanti due (184) oboli il giorno ; i centurioni il doppio , i ca valieri una dramma. (1 85) Misuratisi afanti, di frumento due terzi di staio attico, al pi ; e a cavalieri ( 186) sette staia d orzo al m ese, e due di frumento. I fanti degli alleati hanno porzione eguale a quella deRom ani, ed i cavalieri uno staio e un terzo di frum ento, e cinque d orzo : e (187) dannosi a socii gratuitamente. A Ro m a n i, (188) se abbisognino ancora di grano, di vesti t i , o di qualche a rm a , il questore detrae dagli stipendii il prezzo stabilito. XXXIX. Levano il campo nel modo seguente. Co me (189) la tromba ha dato il primo segno, disfanno le ten d e , ed uniscono tutte le bagaglie ; ma non per messo ad alcuno di torre o di piantar la propria tenda avanti quella de tribuni e del capitano. Al secondo se gno caricano le salmerie su gium enti, e al terzo dbbonsi m etter in cammino i p rim i, e muoversi tutto il campo. Nella vanguardia comunemente collocano gli straor din arii ; a questi tiene dietro lala destra de so cii , cui seguono i giumenti degli anzidetti. A questa squadra viene appresso la prima legione Romana, colle

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sue salmerie a tergo ; poscia la seconda, seguita dai propri! gium enti, e dalle salmerie degl! alleati, che sono alla coda ; perciocch chiude la marcia 1 ala sini stra degli alleati. I cavalli ora vanno alle spalle delle respettive p a r ti, ora camminano a fianchi de giu menti , per contenerli, e procacciar loro salvezza. Quando aspettati un assalto alla coda, lordine resta il medesimo ; se non che gli straordinarii degli alleati dalla vanguardia passano al retroguardo. Alternativamente ogni legione ed ogni ala occupa un giorno la fronte, e segue a vicenda da terg o , affinch tutti ab biano a partecipar egualmente dellopportunit intiera di far acqua e di foraggiare, cangiando sempre fra di loro la posizione della vanguardia. Hanno ancor un altro genere di marcia in tempi di pericolo, quando trovansi in luoghi aperti. Conducono gli Astati, i Prin cipi , ed i Triarii in tre falangi ( r 90) distese, mettendo in nanzi tutti i giumenti delle insegne che precedono, dopo le prime insegne quelli delle seconde, dopo le seconde quelli delle terze , e di questa ragione pongono sempre i giumenti in ordine alterno colle insegne. Disposta per tal modo la m arcia, come sopraggiugne qualche peri colo, ora piegando a (191) sinistra, ora a destra, (192) mandano innanzi le insegne fuori de giumenti dal lato de nemici. Cos in breve tempo e con un solo movi mento ( 1g 3) tutto il corpo di grave armadura si dispone in ischiera, ( ove (ig4), oltre a ci non debbano girare gli Astati), ed i giumenti, e tutta la folla che li segue, ritiratisi dietro quelli che sono schierati, hanno una sta zione convenevole per qsser fuori di pericolo.

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XL. Quando nel cammino savvicinan al luogo dove han a stabilir il cam po, vanno innanzi il tribuno e que centurioni eh eleggonsi ogni volta a questa fac cenda. Q uesti, poich han visitato tutto il luogo nel quale debbon ( i g 5) accam parsi, occupano dapprima col il sito, dove, secondo che abbiano, detto, hassi a piantar la tenda del capitano, ed esaminano in qual pr* spetto e lato dello spazio che circonda il pretorio debban alloggiarsi le legioni. Scelti questi luoghi, misurano il circuito del pretorio ; poscia la linea su cui pongonsi le tende de tribuni ; indi 1 altra a questa parallela , donde principiano gli alloggiamenti delle legioni. Nello stesso modo misurano con linee lo spazio eh dallal tra parte del pretorio, di cui abbiam non ha guari molto partitamente discorso. Eseguito ci in breve tem po , pella facilit della m isurazione, essendo tutti gli intervalli definiti e per uso conosciuti ; conficcano una (196) insegna, ch la prim a, nel luogo ove dee pian tarsi il padiglione del capitano, la seconda nel lato (*97) prescelto, la terza a mezzo della linea su cui at tendatisi i trib u n i, la quarta in quella, (198) lungo la quale vengono mosse le legioni. Queste tende le fanno rosse , quella del capitano bianca. Nellaltra parte del (199) pretorio piantano, quando lance ignude , quando insegne daltri colori. Fatto ci misurano le strade, ed in ogni strada conficcano un asta. Donde avviene, che, come prima awicinansi le legioni nel cammino, e il luogo del campo rendesi chiaramente visibile, ogni cosa fassi nota a tu tti, prendendo essi lindizio dallinsegna del capitano, e da questa argomentando il rimanente.

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Del resto conoscendo ciascheduno bene in quale strada ed in qual sito della strada debba attendarsi; percioc ch ognuno occupa sempre lo stesso luogo del cam po , accade in certo modo lo stesso che avviene, quan do un esercito entra nella citt del suo distretto. Con ciossiach col ancora dalle porte si divaghino, e cia scheduno tosto giunga alla propria casa senza fallare, conoscendo in (aoo) generale e in particolare, in qual sito della citt il suo albergo. Non altrimenti succede negli accampamenti deRomani. XLI. Nella qual cosa mi sembrano i Rom ani, atte nendosi in ci al partito pi facile, andar pella via opposta a quella de Greci. Imperciocch i Greci nel1' accamparsi reputano cosa principale il seguir luoghi forti per n a tu ra , schivando la fatica di tirar fossi, ed insieme credendo non esser eguale la sicurezza procac ciata dall arte a quella che fornisce la fortezza naturale de luoghi. Quindi , che obbligati sono a prendere qualsivoglia forma nello stabilimento del cam po, ac conciandosi a luoghi, ed a mutar ogni volta in diffe renti guise le parti fra loro : onde instabile riesce il sito dell alloggiamento, cos pegl individui, come pegli ordini. Ma i Romani amano meglio di tollerar la fatica di cavar fossi, e gli altri stenti che ne sono insepara bili , in grazia de comodi che ne risultano, ed affinch abbiano sempre il medesimo compreso conosciuto ed unico. - Questi sono i precipui particolari intorno alla (201) teoria della (202) milizia Romana, e sovrattutto intorno agli accampamenti.

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X LII. Quasi tutti gli storici pervenir ci fecero la fama della virt di queste repubbliche : della Spartana, della Cretese, della (203) M antinese, della Cartaginese. Alcuni eziandio han fatto menzione dellAteniese e della Tebana. Io (20 4) quelle om etto, e l Ateniese e l Tebana credo che non abbian bisogno di molte p aro le, perciocch n i loro incrementi furono ragionevoli, n la loro floridezza stabile, n le loro mutazioni m oderate; ma poich per qualche fortunato accidente hanno subita mente brillato, mentre come suol dirsi (2o5) pareva lor toccare il ciel col d ito , sperimentaron un cangiamento in contrario. I Tebani assaitaron i Lacedemoni, (206) fa voriti dalla costoro sciocchezza e dall odio che ad essi portavano gli alleati, e merc del valore dun uomo o due che le anzidette cose comprendevano, acquistaronsi pres so i Greci fama di valore. E che non la costituzione del governo, ma il valore decapi fosse aTebani cagione di vittoria, la fortuna poco stante a tutti fece manifesto. Im perciocch le loro cose crebbono, fiorirono, e si disciol sero apertamente colla vita dEpaminonda e di Pelopicfa. Donde hassi a presum ere, che (207) non il governo, ma gli uomini fossero allora cagione del lustro di Tebe. X L III. Lo stesso debbe intendersi della repubblica dA tene, la quale sovente forse fior, ma ebbe il suo maggior splendore dal valor di Tem istocle, e tosto prov una (208) mutazione in peggio peli incostanza della sua natura. (209) Imperciocch il popolo dAtene ognora simile a un vascello senza p ad ro n e, in cui quando da timore di nem ici, o da minaccia di burra sca i passeggeri spinti sono a concordare ed a badar

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al tim oniere, tutti fanno egregiamente il loro debito; ma quando' ripreso attimo incominciano a dileggiar i c a p i, e a tumultuare fra di loro per differenza d1opi nioni ; a llo ra, mentre che alcuni preferiscono di navi gare , altri stimolano il timoniere ad afferrare , altri lan ciano fuori i cavi, altri li trattengono , e comandano di ritirarsi, brutto spettacolo offrono colla loro dissen sione e contesa a chi da fuori li vede, e a loro com pagni di navigazione ne ridonda pericolo; onde spesso dopo aver solcati grandissimi m a ri, e - scampate fieris sime procelle, romponsi in porto e presso a terra. Lo stesso sovente gi accadde alla repubblica d Atene : che dopo aver talvolta respinti i pi grandi e tremendi pericoli pel valore del popolo e de capi, (aio) negli ozii im perturbati, non so com e, (ai i) senza motivo e fuor di ragione alcuna fiata inciamp. Il perch n di questa n della Tebana non dobbiamo ulteriormente parlare, presso le quali il volgo oltre modo fiero ed acerbo , e allevato nella violenza e nell ira , maneggia tutto secondo le proprie passioni. XLIV. Passando alla repubblica de Cretesi, due cose si meritano la nostr attenzione : che i pi dotti fra gli antichi scrittori , (aia) Eforo , Senofonte , Calli sten e , Platone, primieramente la dicono eguale a quella dei Lacedem oni, poscia lasseriscono degna di laude. Delle quali due cose nessuna sembrami vera: e se ne potr far ragione da ci che segue. In primo luogo tratterem o della loro ineguaglianza. Proprio dicono della repub blica di S p a rta , primieramente che nelle possessioni de fondi nessuno ha pi dell a ltro , ma tutti i cittadini

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aver debbono una porzione eguale delle pubbliche terre. In secondo luogo considerano ( a i 3) lacquisto del da naro , il quale non essendo presso di loro punto in onore , viene ad esser affatto tolta dalla repubblica ogni gara del pi e del meno. Per ultimo hanno i Re fra i Lacedemoni perpetuo dom inio, e i cos detti (a 14) Vecchi sono a vita, per mezzo de quali e co quali si amministrano tutti gli affari della repubblica. XLV. Ma presso i Cretesi tutto contrario a queste instituzioni. Imperciocch le leggi permetton loro di estender il possesso de terreni quanto possono, per cos dire all infinito, ed il danaro fra loro in tanto pregio, che non solo necessario, ma eziandio onestis simo reputano il suo acquisto. E generalmente tanto col indigeno ( a i 5) lamor di turpe guadagno e lava rizia , che i Cretesi soli fra tutti i mortali nessun lucro stimano vituperevole. I maestrati sono presso di loro an n u i, e la costituzione democratica. Laonde noi sovente penammo a com prendere, come oggetti di na tura opposta ci sieno stati annunziati amici e affini fra di loro. Ed oltre ad aver sorpassate differenze cos no tabili , distendonsi soprappi in molte parole, dicendo aver Licurgo solo fra gli uomini veduto ci eh pi importante. Imperciocch due essendo le cose per cui ogni repubblica salva, il valore contro i nem ici, e la concordia de cittadini, Licurgo togliendo l avarizia aver insieme tolta ogni civil discordia e sedizione : dond , che i Lacedemoni, privi di questi m ali, mollo meglio di tutti i Greci si governano e sono, fra s dac cordo. Ci asserendo essi, e veggendo dal confronto

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come i Cretesi peli1 avarizia innata avvolti sono in moi* tissime private e pubbliche discordie, ed uccisioni c guerre cittadine, non ne fanno caso alcuno , ed osano d affermare, che quelle repubbliche sono eguali. E foro, da nomi in fuori, usa le stesse parole nella descrizione d amendue i governi, per modo che ove alcuno non badi a nomi propri!, conoscer non pu in veruna ma niera di qual egli tratti. Le cose pertanto in cui fra di esse differiscono, mi sembrano esser queste ; ma i mo tivi per cui stimiamo, non esser la repubblica di Creta n lodevole n da im itarsi, ora esporremo. XLVI. Secondoche io c re d o , due principi! v ha in ogni governo , pe quali la sua (a 16) essenza e la sua costituzione debbono abbracciarsi o fuggirsi, e questi sono i (a 17) costumi e le leggi. Shanno a preferir quelli che la vita privata degli uomini rendono santa e casta, e la pubblica condotta mansueta e giusta : da fuggirsi i contrarii. Siccome adunque , allorquando veggiam presso alcuni le abitudini e le leggi lodevoli, con fidu cia pronunciamo esser le persone ancora ed il lor go verno di lode degni; cos quand osserviamo gli uomini avari nella vita privata, e le azioni pubbliche ingiuste, dir potremo meritamente , esser le leggi ancora ed i costumi particolari, e tutto il governo cattivo. N possibil di trovar nelle faccende private ingegni pi frau dolenti deC retesi, tranne ben pochi, n pi ingiusti nelle pubbliche imprese. Il perch non credendo noi esser la loro repubblica eguale a quella de Lacedem oni, n d altronde meritarsi laude ed emulazione, la riget tiamo dall anzidetto confronto. Ma neppur la repub

blica di Platone egli, giusto che con quella abbiasi a paragonare, comech alcuni filosofi questa pure cele brassero. Imperciocch , siccome nessun (a 18) artefice scenico o atleta, (219) che non esercita la professione, o non ha il suo corpo addestrato, da noi ammesso alle atletiche tenzoni ; cosi neppur questa repubblica ammetter dobbiamo alla contesa del prim ato, (aao) ove pria fatto non abbia realmente mostra di qualche sua opera. Che se, conforme le cose stanno sino a1nostri giorni, ci che intorno ad essa fu ragionato recassimo a confronto colle repubbliche di S p a rta , di Roma e di C artagine, lo (aai) stesso faremmo che colui il quale ponesse in mezzo qualche statua, e la paragonasse con uomini vivi e spiranti. Che quand an c h e , per ci che spetta all arte, essa meriti ogni laude , la comparazione di cose inanimate colle animate giugner meritamente difettosa ed inconveniente del tutto all osservatore. XLVII. Lasciam adunque cotesto argom ento, e ri torniamo alla repubblica di Sparta. A me sembra Li curgo aver colle sue leggi provveduto egregiamente alla concordia de cittadini, alla sicurezza della Laconia, ed alla conservazione della libert di Sparta per m odo, che divino anzich umano- divisamento sia il suo da reputarsi. Imperciocch leguaglianza nelle possessioni, e la semplicit e comunanza del v itto , render dovean ciascheduno temperante nella privata condotta, e gua rentir la repubblica da sedizioni : e lesercizio nelle fa tiche e nelle opere pericolose formava uomini robusti e coraggiosi. Le quali due cose, cio a dire il valor e la tem peranza, concorrendo in un animo od in una PO L IB IO , tomo ili. 17

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c itt, non ifacile che qualche male interno vi nasca , o che da altri venga soggiogata. Avendo egli adunque cos e p e r ta mezzi costituita la repubblica, stabile si curezza procur a tutta la L aconia, e agli Spartani stessi lasci una libert di lunga durata. Ma (222) al conquisto degli Stati altru i, ed alla supremaza , e in generale alla gara nelle imprese, non mi pare che abbia punto provveduto, n in particolare, n in generale. Restava dunque chegli inducesse i cittadini nella ne cessit o nel proponimento di rendersi, come nella vita privata contenti e semplici, cos ne pubblici costumi moderati e temperanti. Ora avendoli in ci che riguarda alla vita privata ed agli statuti civili formati alieni da ogni ambizione e prudentissim i, verso degli altri Greci lasciolli avidissimi do n o re, di dominio e di ricchezze. X LV III. E chi non sa comessi primi quasi fra i Greci volsero il desiderio alle terre devicini per avarizia, e recarono guerra aMessemi per (aa 3) renderli schiavi? Chi non ha dalle storie appreso, come per caparbiet obbligaronsi con giuramento di non togliersi dall assedio di Messene pria d averla colla forza ridotta in lor po tere? Ci pur a tutti n o to , aver essi per bram a di dominare su Greci sostenuto di far i comandamenti di quelli che vinti aveano in battaglia. Imperciocch i P e r siani che invasero la Grecia vinsero per la libert com battendo ; ma ritornati quelli a casa dopo la fuga, consegnaron loro per tradimento le citt Greche (224) nella pace fatta per mezzo dAntalcida , a fine daver abbon danza di danari per acquistare la signora de Greci. Allora fu scoperto il difetto della loro legislazione. Con-

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ciossiach finattanto che desideravan il domnio suvi cini e su Peloponnesii, traevano daUa Laconia stessa sufficiente copia di gente di vettovaglie, pronte avndo le provvigioni delle cose necessarie , e facendo a casa solleciti (225) -ritorni e tragitti. (226) Ma poich inco* minciarono a spedir armate per m are, ed a guerreggiar con eserciti di trra fuori del Peloponneso; al certo n la moneta di ferro , n 1 annuo baratto de frutti colle altre cose di cui abbisognavano , giusta le leggi di Li* curgo, fu ad essi sufficiente : dappoich pelle loro im prese mestieri aveano di moneta comune , e d apparec chi stranieri. Laonde costretti furono di recarsi alle porte del Re di P e rsia , d imporre tributi alle iso le, e d accattar danari da tutti i Greci ; conoscendo , che se altenevansi alla legislazione di Licurgo, aspirar non po tevano a qualsivoglia eonquisto, non che al dominio de Greci. XLIX. Ma in grazia di che bbiam noi fatta questa digressione? Affinch pefatti stessi fia manifesto, come la legislazione di Licurgo bastasse alla custodia del. pro prio territorio ed alla conservazione della libert. Diffatti a chi approva cotesto scopo di governare conceder dobbiamo;, che non v ha e non stata altra costitu zione d ordine politic preferibili a quelli deLacede moni: Ove pertanto alcuno brami maggiori cose, e stimi esser pi bello e dignitoso comandar a m o lti, aver esteso dominio, ed esser da tutti osservato e ri spettato : hassi in qualche parte a confessare, esser il governo Spartano difettoso, ed il Romano pi eccel lente, e meglio costituito peliaccrescimento della po-

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testa. L qual cosa pe fatti stessi chiara si rende. Im perciocch i Lacedemoni essendosi mossi al (227) con quisto del principato della > G recia, vennero ben tosto in pericolo'di perdere la propria libert : laddove i Ro m an i, avuta la (228) signora d Ita lia , in poco tempo assoggesttaronsi tutta la terra abitata ; avendo non poco contribuito a farli giugner a cap di questa impresa l abbondanza delle provvigioni e la faoilit di procac ciarsele*. > L. L (29) repubblica de1Cartaginesi, p er ci che spetta alle differenze generali, sembrami primitivamente essere stata bene costituita; perciocch 'eran presso di ssa* (a3 o) rgi, ed il (a 3 1) consiglio de vecchi avea autorit aristocratica , ed il popolo era arbitro di queDe cose che a lui appartengono, e: nelPaccordo universale delle sue parti rassomigliava a quella de* Romani e dei Lacedemoni. Ma a tem p i, in cui i Cartaginsi entra rono nella guerra Annibalica, eran essi a peggior con dizione, a migliore i Romani. Im perciocch, siccome v ha secondo la ntura in ogni corpo e governo e (a 3a) -prtica unaum ento, poscia un ap ice, indi un deperi m ento, ed essendo le maggiori forze.intorno all apice; cos differivan allora in ci fra desse quelle repubbliche: che quanto pi tosto la Cartaginese si convalid, e in nanzi alla Romana pervnne al colmo della sua felicit, tanto maggiormente allora Cartagine gi (233) sfioriva, e Roma era peli appunto nel sommo vigre, ed il suo 'governo s assodava. Il perch nelle deliberazioni presso i Cartaginesi ri popolo gi arrogava&i il maggior potere, quando fra i Romani il se^ato l avea intatto. Donde

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avvenne , che consultando plesso gli uni la moltitudine, presso gli altri gli ottim ati, le deliberazioni de Romani circa.i pubblici affari ebbero il vantaggio. Per la qual cosa ancora, avvegnach al.tutto abbassati, bene con sigliandosi alla fine superaron in guerra i Cartaginesi.* LI. Che se discendiamo a particolari, per figura alle bisogne della guerra : per m are, conform ragionevole, i Cartaginesi sono pi esercitati e meglio vi si prepa rano 5 perciocch siffatta pratica loro famigliare ab an tico , (?.34) ed i mari frequentano pi di tutti gli uomini. Ma nelle fazioni di terra i Romani han .molto pi esercizio deCartaginesi ; . sendoch quelli vi pongon ogni studio, ed i Cartaginesi poco si curano della mi lizia a piede , e fanno scarso provvedimento per la ca valleria. Cagione di ci si , che (a 35) usano forze stra niere e m ercenarie, m entre che i Romani valgonsi di indigeni e di cittadini. Laonde per cotal parte ancora questa repubblica pi lodevole di quella : che la Carta ginese colloca sempre la sua speranza di libert nel coraggio de1m ercenarii, e la Romana nel valore de suoi e negli ajuti de socii. Q uindi, ove alcuno dessi tocchi dapprincipio qualche r o tta , i Romani rii&ettonsi del tutto: non cos i Cartaginesi. Coriciossiach quelli com battendo per la patria e pefigli non sanno por termine all ir a , ma durano pugnando con tutta lanima, finch superano i nemici. Ecco perch i R om ani, nelle ; forze navali di gran lunga inferiori a Cartaginesi, perci che spetta allesperienza , siccome dissi di sopra, vincono tuttavia generalmente pel valore degli uomini. C h e , quantunque ne cimenti di mare non poco sia giovevole

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il (a 36) ministero nautico, ci non pertanto il coraggio de soldati navali aggiugne il maggior peso alla vittoria. Avanzano, a dir vero, per natura tutti glitaliani i C ar taginesi e gli A fricani, iu robustezza di c o rp o , e in addaci a danimo ; ma grand eccitamento ancora m etton essi alla giovent in questo particolare mediante i pub blici costumi. Uno solo baster ram m entare, qual prova della diligenza che pone la repubblica nel formarne uom ini, pronti a tollerar tutto per conseguir in patria la fama di bellica virt. . LII. Quando muore presso di loro qualche uomo il lustre , compiuti i funerali, il recano (a 3^) con tutto ci che alla pompa appartiene nel foro a cos detti ro stri, (238) collocandolo talvolta ritto che possa vedersi, di rado coricato. Gli sta intorno tutto il popolo , e se ha lasciato un figlio adulto che per avventura sia pre sente, m onta questi su rostri : altrimenti qualche altro parente di lui discorre intorno alle virt del defunto, ed alle cose da esso operate in vita. Donde avviene, che la moltitudine rammentandosi delle sue gesta, e raffiguran dole, non solo chi fu socio a suoi fatti, ma quelli ancora che non vebbero parte tanto commuovonsi, che il caso appartener sembra non meno al pubblico che a consan guinei. Poscia (239) seppellito il m o rto , e fattegli le esequie . pongono leffigie di lui nel luogo pi cospicuo della casa, e vi m etton 'attorno un tempietto di legno. L (a 4o) effigie una maschera eh egregiamente rap presenta il defunto, e nella configurazione e nel colore. Queste immagini ne giorni di pubblici sacrificii aprono ed ornano con somma diligenza ; e quando muore una

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persona illustre della medesima famiglia, la portano in pompa , e 1 applicano a tale che di grandezza e (a<fi) taglia pare al defunto similissimo. Gl indossan eziandio la toga p retestata, se fu console o pretore, se censore la pu rp u rea, e se ebbe trionfato, o meritato il trionfo, porta una veste tessuta d oro. Vanno in processione sovra c a rri, e li precedono verghe e scuri e tutto ci che suol esser al fianco de m aestrali, secondo la di' gnit che godettero in vita. Giunti a rostri seggono tutti in fila sovra sedie davorio: spettacolo del quale pi bello facil non che vegga un giovine che ama la glo ria ed il bene. (a42) E chi non iscuoter 1 aspetto con temporaneo delle immagini quasi viventi e spiranti duomini saliti in fama per la loro virt? Qual vista ap parir pu di questa pi bella ? L III. Del resto chi pronuncia 1 elogio di colui che per esser seppellito, terminato il discorso, prende a parlar degli a ltri, incominciando dal pi vecchio dei presenti, ed espone le felici gesta e le azioni di cia scheduno. Laonde rinnovandosi ognor la fama degli uomini per virt insigni, immortalasi la gloria di coloro che han operato qualche cosa d egregio, ed il nome di chi ha beneficata la patria noto si rende alla mol titudine ed trasmesso a posteri. Ma il pi importante si , che la giovent eccitata ne viene a tollerar tutto peli interesse comune, a fine di conseguir il buon nome che gli uomini valorosi accompagna. La qual cosa acquista fede da siffatti esempii. Molli Romani spontanebmente (a/{3) discesero a singoiar tenzone per la de cisione di tutta la guerra: non pochi scelsero inevitabil

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m orte; (a44) alcuni in guerra per cagione dell altrui salvezza ; altri in pace per sicurezza della repubblica. Taluni aventi il supremo p o tere , (245) uccisero i proprii figli controgni costume e legge, apprezzando mag giormente lutilit della patria, che non 1 affetto natu rale verso il pi prossimo sangue. Motti di questi fatti narransi presso i Romani ; ma al presente baster ram mentarne Uno solo , per cagion di esempio e di fede. > LIV. Dicesi, che Orazio soprannomato Coclite, com battendo con due nemici sull estremit ulteriore 'del p o n te , situato sul T e b ro , innanzi alla c itt , poich vide farsi avanti molta gente d ie veniva in soccorsa de nemici, temendo non a viva forza entrassero nella citt, voltatosi a quelli di dietro gridasse, che tostam ente si ritirassero e tagliassero il ponte. I quali avendogli ubbidito, finattantoch non tagliarono il ponte , dur , egli, quantunque ricevesse molte ferite, e rattenne la foga de nem ici, attoniti non tanto della sua forza, che della sua fermezza e audacia. Rotto il ponte la fu ria degli avversarli fu frenata ; ma Coclite gittatosi nel fiume armato , (246) mor di sua volont, la salute della patria, e la gloria che a lui ne sarebbe per derivare preferendo alla presente v ita , ed a quella che ancor. gli rimaneva. Tal l impeto e la gara che per le oneste azioni s ingenera ngli animi della giovent col mezzo delle loro abitudini. LV. I costumi e le leggi circa laumento delle fortune migliori sono presso i Romani, che non presso i Carta ginesi. (247) Imperciocch fra questi nulla di ci che spetta al lucro turpe ; laddove fra quelli niente- pi

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vituperevole che lasciarsi corrompere con d o n i, e arric chirsi con mezzi illeciti, e quanto han in pregio 1 ac cumular dovizie onestamente, tanto reputano vergognosa 1 opulenza procacciata con modi vietati. Prova di ci sia che presso i Cartaginesi i maestrati apertamente com perarsi con regali, e presso i Romani (a 48) cotal attentato punito colla morte. Laonde essendo presso amendue i popoli (a 49) premii opposti assegnati alla v irt , ragion vuole che dissimili sieno pur le loro mene per ottenerli. Ma l maggior prerogativa della repub blica Romana sembrami esser lopinione che hanno de gli Dei. E ci appunto che recasi ad onta presso gli altri uom ini, panni che consolidi le cose de Romani: dico lo (a 5o) scrupolo nelle cose divine. Che questa parte presso di loro tanto messa in pompa , ed introdotta nelle azioni private della vita e ne pubblici affari, che nulla pi. Di che molti stupiranno, m a , per quanto io credo , fan essi ci in grazia del volgo. (a 5 1) Che se possibil fosse di compor una repubblica d uomini savii, necessario forse non sarebbe un tal ordine. Ma dappoi ch la moltitudine leggera e piena di voglie illecite, irragionevole nell ira e pronta alla violenza; nulla ri mane per contenerla che terrori occulti e siffatte tragi che illusioni. Quindi hanno gli antichi, per mio avviso, non temerariamente n a caso , introdotte cotali opi nioni circa gli Dei e le pene dell inferno ; sibbene le hanno molto pi temerariamente e senza ragione sbandite i .moderni. L aonde, a tacer delle altre cose, quelli che presso i Greci amministrano i danari pubblici, ove un ta lento solo venga loro affidato, quandanche abbiano dieci

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controllori, e altrettanti sigilli, e due cotanti testimoni, non possono serbar fede. Ma i Romani ne maestrati e nelle ambascerie maneggian molto d a n a ro , e sotto la fede del solo giuramento osservano ci che prescrive il dovere ; e mentre che fra le altre nazioni raro trovar un uomo che s astenga da pubblici effetti, e ne abbia le mani pure presso i Romani di rado incontrasi alcuno che colto sia in siffatto delitto. LVI. O ra che a tutto ci ch esiste sovrasta deperi mento e m utazione, non ha quasi bisogno d esser ri cordato ; perciocch la necessit della natura basta ad acquistarvi fede. Due pertanto essendo i modi in cui ogni genere di governo perisce, 1 (a 5 a) mio esterno, laltro ad essi innato , di quello che viene da fuori instabil la teoria, ma quella devizj intrinseci deter minata. Qual maniera di governo prima nasca, quale poi, e come 1 uno nell altro si m uti, abbi am detto di sopra; onde chi (a 53) connetter pu il principio col fine del presente argom ento, vale gi di per s a pronunciar sullavvenire. E d q u esta, per quanto io c re d o , cosa chiara. Imperciocch quand uno s ta to , dopo aver re spinti molti e grandi p ericoli, perviene ad una potest e signora non contrastata; egli manifesto che addi mesticatosi a lungo andare coll^ prosperit, il vivere vi si rende pi sontuoso, e gli uomini ambiscono pi del dovere le magistrature e le altre imprese. Le quali cose molto innanzi procedendo, incomincer il can giamento in peggio dal desiderio di dom inare, (454) e dalla vergogna della condizione privata. A ci s aggiugner larroganza nel trattare ed il lusso. Prester (a 55)

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il nome al cangiamento il popolo, quando reputerassi offeso dallavarizia dalcuni, e gonfierassi adulato da altri per ambizione. Allora acceso d i r a , e in tutti i suoi consigli da furore guidato, non vorr pi ubbi dire n aver eguali diritti co capi, ma esser egli tutto, e tutto potere. Ci fatto, riprender la citt i bellissimi nomi di libert e di democrazia, ma in realt avr il peg giore di tutti i governi, quello del volgo. Noi pertanto poich espsto abbiamo la formazione e 1 incremento di questa repubblica, il suo apice e lo stato suo pre sente, ed oltre <a ci in che differisca dalle altre, e cosa sia in lei il peggio ed il meglio ; porremo qui fine al nostro discorso intorno alla repubblica Romana. LVII. Tuttavia un fatto solo brevemente rammente A . d i R . remo congiunto cotempi di quella parte della storia, 538 Olim. donde (a 56) deviammo, affinch, non solo colle paro 14o iiii le , m a colle cose an c o ra , prodotto in mezzo, siccome fa un buon artefice , qualche saggio de nostri lavori , rendiamo palese il vigor e la potenza eh ebbe a quei tem pi la repubblica. Annibale poich , superati i Ro mani nella battaglia di C an n a, simpossess degli ot tomila uomini lasciati a guardia degli alloggiamenti ; presili tutti vivi, concesse loro di mandar a suoi, perch li riscattassero, e salvi li facessero. Avendo quelli a tal uopo eletti fra loro dieci de pi illustri, Annibaie fattili giurare che ritornerebbon a lui, spedilli a Roma. U no degli e le tti, (257) uscito appena dello steccato, disse d aver non so che obliato, e tornato indietro, e preso ci che avea lasciato, si rimise in cammino; sti mando mediante il ritorno d aver serbata la fede , e

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sciolto il giuramento. Venuti costoro a Roma pregaron ed esortaron il Senato non invidiassero a7prigioni la salvezza, ma permettessero che, pagando ciascheduno tre (a 58) mine , salvo ritornasse a suoi parenti : che Annibaie gliel avea accordato. Esser loro meritevoli di salvezza, come quelli che non avean combattuto: da v i l i n fatto nulla che indegno fosse di Roma ; ma lasciati alla custodia del cam po, poich erano periti gli altri in battaglia, stretti da iniqua fortuna, caddero nelle mani de nemici. I Romani, quantunque di grandi rotte toccate avessero in pugnando, privati allora di quasi tutti gli alleati, ed aspettando che fra poco lul timo pericolo colpisse la patria ; udite queste p a ro le , non ebbon a vile il decoro, cedendo alle sciagure, n omisero alcuna cosa che aprovvedimenti si convenisse; sibbene, conosciuto il proponimento d? Annibale, come egli per siffatta azione volea procacciarsi abbondanza di danari, e ad un tempo torre agli avversari! lostina zione nel combattere , mostrando che avinti rimaneva tuttavia qualche speranza di salute: tanto eran lungi dal fare ci che loro chiedeasi, che n piet desuoi li movea, n conto alcuno faceano del vantaggio che tratto avrebbon da quella gente. M andaron adunque a vuoto i divisamenti d Annibaie, e le speranze ad essi attaccate, negando a costoro il riscatto; ed aproprii sol dati imposero la legge di vincer o di morire, non restando lo ro , ove superati fossero, alcuna speranza di salvezza. Quindi avendo ci decretato, licenziarono i nove am basciadori che a tenore del giuramento di propria vo lont ritornarono; ma colui che con sofismi dal giura

369 m ento sottrarsi volea, rimandarono legato a nemici; per modo che Annibaie non fu tanto lieto d1 aver vinti i Romani in battaglia, quanto umiliato e sbigottito della costanza e m a g n a n i m i t loro nelle deliberazioni.

Frammenti.
LV III. Io (aSg) m induco a credere, che Roma fab bricata fosse il secondo anno della settima olimpiade. ( Polib. presso Dion. cTAlicam. /. 7 4 )

(260) Palazio dicesi da certo giovinetto Palante, che ivi mori ( lo stesso l. 3 a ).

Presso (261) a1Romani vietato alle donne di ber vino ; beon esse pertanto il cosi detto (262) vino passo. Questo fessi dalluva appassita; ed simile nel gusto al vino dolce d (263) Egostna (26 4) e di Creta : quindi lo usano stimolate dalla sete. Ma donna che bee vino impossibil che lo nasconda. Conciossiach in primo luogo non ha dessa la cantina in suo potere ; poscia debb essa (265) baciar i parenti suoi e quelli del ma rito sino a figli de cugini, e ci ogni giorno, come prima li vede. Quindi incerta essendo chi seco lei par le r , o in chi potr avvenirsi, sta essa in guardia:

sendoch per poco che n abbia assaggiato non vha bi sogno d altra accusa (Ateneo X , p. 44 )

27

Fabbric eziandio ( Anco (266) Marcio ) la citt di Ostia sul Tevere ( Stef. Biz. alla voce Ostia ).

(-267) L u cio , figlio di Demarato da C orinto, and a R om a, affidato in s stesso e nella sua ricchezza, e persuaso , che gli si offrirebbe qualche (a68) occasione, per cui non sarebbe inferior a nessuno nella repubblica ; avendo eziandio una donna abile ad ogni cosa, op portuna ad aiutarlo in qualsivoglia disegno. Venuto a R om a, e conseguita la cittadinanza, tosto acconciossi a rendersi piacevole al re. E in breve tem p o , parte col profonder d a n a ri, parte cOlla destrezza del suo in gegno , e singolarmente Colle arti in cui era allevato , fattosi gradito al Principe, acquist presso di lui grande autorit e fiducia. In processo di tempo venne con Marc elo in tanta famigliarit, che con lui (269) abitava ed amministrava gli affari del regno. Nequali procacciando il bene di tu tti, e aiutando favorendo sempre chi gli chiedea qualche grazia, e facendo ad un tempo delle sue dovizie uso magnanimo secondo il bisogno e a tem po, in molti colloc i suoi benefici), e presso tutti acquistassi benevolenza e fama dalta virt, e consegu finalmente il regno ( Estratti Valesiatii ).

271

T u tte (270) le opere di virt per ben esercitarle conviene e serc ita rv i da fanciulli, ma sovrattutto il va lore ( Estrat. Valesiani).

Che limpossibile accompagnato colla menzogna, non lascia neppur difesa a chi v incappa ( Marg. del Cod.

Urbin ).

Fece cosa degna duomo savio e prudente , chi (271) secondo Erodoto s a , quanto la m et sia pi del in tiero ( Ivi ).

Apparar a non esser menzognero verso gli D e i , fomite della verit che coltivarsi dee fra gli uomini.

W -

Nella maggior parte delle opere umane, chi acquista, ben disposto a conservare; ma chi riceve ci eh preparato, a dissipare ( Ivi ).

Un (272) luogo ancora cos chiama., Rinco, presso

2^ 2

Staralo ;in .E tolia, confrme !dice Polibio nel sesto libro delle Istorie { Ateneo 111 , i 5 , p. g 5 ).

(273) Volcio, citt dE traria. Polibio nel sesto. (S tef. Bizant.

F IN E D E G L I A V A N Z I D E L S E S T O

L IB R O .

273

SOMMARIO
INTORNO LE VARIE FORME DI GOVERNO
I SINGOLARMENTE

D E L L A R E P U B B L IC A R O M A N A .

Ija

r e p u b b lic a R o m a n a d iffic ile

c o n o s c e r s i S o lita d i s u ffic ie n te m e n te e il R egno d un

v is io n e d e lle tr e f o r m e d i g o v e r n o N o n e s a tta ( I. ) D if f e r e n z a f r a

la M o n a r c h ia

V O lig a r c h ia e F A r is to c r a z a L a D e m o c r a z a e F O c lo c r a z a S e i g e n e r i d i g o v e r n o R e c ip r o c o c a n g ia m e n to g e n e r e n e l l a ltr o ( g II . ) P la to n e d e lla r e p u b b lic a P r i m o p r in c ip io d e lle s o c ie t c i v i l i ( g I I I . ) O r ig in e d e l l e n o z i o n i d e l g iu s to e d e lF o n e s to O r ig in e d e l R e g n o ( I V . ) B e n e v o le n z a d e' s u d d iti verso la f a m i g l i a C om e n a sca de R e O r ig in e d e l l a T ir a n n id e ( V . ) F A r is t o c r a z a d e lle

F O lig a r c h ia ( V I . ) L a D e m o c r a z a v io le n z a d e lle m a n i ( V I I . ) d e l l a r e p u b b lic a R o m a n a p u b b lic a R o m a n a m is ta

I J O c lo c r a z a e r iv o lu

G ir o e q u a b ile

z io n i n e g o v e r n i ( V i l i . ) L e g g d i L ic u r g o L a f o r m a s o m ig lia n te a l l a L a c o n ic a R e p a r ti ( IX . ) del S e n a to andar In D ir itti d i g u erra S em bra u n n e lla Il d i tr e

c ia s c h e d u n a P o te r e d e C o n s o li i n c i t t q u a s i re g io ( X . ) P o te r e r e p u b b lic a I r e i d i e s ilio ( X I I . ) m o r te

r e g g im e n to A r is to c r a tic o ( X I . ) P o te r e d e l p o p o lo p o sso n o ha U n o r d in e b is o g n o d e l l a ltr o

i n .s p o n t a n e o

p o lib io ,

tomo ili.

18

274
c o n s o le h a m e s tie r i d e l t a iu to d e l p o p o lo e d e l S e n a to ( X I I I . ) r I l S e n a to s o g g e tto tu tte la p i c o m o d a a l p o p o lo La ( X IV . ) I l p o p o lo tr a e d a al s S e n a to ( X V . ) L a f o r m a d e ll a r e p u b b lic a R o m a n a f r a r e p u b b lic a Rom ana s t e s s a i r im e d ii a s u o i m a li ( X V I . )
Ia s T iT v zio n i
be R o m b i.

m il it a r i

A v a n t i r e l e z i o n e d e s o ld a ti c r e a n t i i tr i b u n i N u m e r o d e g l i a n n i d i s e r v iz io m ilita r e C o s c r iz io n e d e s o l d a t i D is t r i b u z io n e d e ' tr i b u n i ( X V I I . ) I t r ib u n i f a n n o l a s c e l t a N u m e r o d e f a n t i in u n q le g io n e P e c a v a lie r i ( X V I I I . ) : G iu r a m e n to m ilita r e liti ( X X . ) C o s c r iz io n e d e g li a lle a ti Scudo Q u a t rt r o s p e c ie d i f a n t i n e l l a le g io n e ( X I X . ) A rm a d u ra g ra ve S p i e d i E lm o c o lla c r e s ta A s t e d e ' T r ia r ii ( X X I . ) A rm e de' ve Spada C o ra zza

G u a rd a cu o re C e n tu r io n i

B a n d ie r a i c a v a lli poco co

U ffia io d e c e n tu r io n i ( X X I I . ) S q u a d r o n i d i D e c u r io n i A r m e d e c a v a lie r i e r a n a n tic a m e n te

m o d e P o s c ia f u r o n m ig lio r a te a f o g g i a d e G r e c i ( X X I I I . ) J s o l d a t i c o n v e n g o n a r m a ti n e l lu o g o s ig n ific a to d a l c o n s o le A l l e a t i P r e f e t t i d e g li a lle a ti m e n to P r e to r io S tr a o r d in a r ii A l e dei S o d i D is p o s iz io n e d e l l e s e r c ito ( X X I V . ) H e lle le g io n i ( X X V I . ) A ccam pa Tende S ito C he T ende d ei

T e n d e d e tr ib u n i ( X X V . ) S tr a d e d e l c a m p o

T r ia r ii D e ' P r in c ip i D e g li A s t a t i ( X X V 11. ) d e g li a l le a l i n e l c a m p o S tr a d a q u in ta n a ( T e n d e d e g li S tr a o r d in a r ii . Sodi s tr a n ie r i

X X V III. )

F o r o e q u e s to r io . E le t ti d e S tr a o r d in a r ii V o lo n t a r u ( X X IX . ) A s p e t t o d e l c a m p o s im ile a d u n a c i t t a S p a z io f r a

le te n d e

e lo s te c c a to ( X X X . ) S p a z io in tie r o d e l c a m p o

c o s a f a c c i a s i , s e v h a u n m a g g io r n u m e r o d i s o d i C a m p i u n iti c F a m e n d u e i c o n s o li - C a m p i c o n s o la r i s e p a r a ti ( X X X I . ) G iu r a m e n to c a m p a le S e r v ig i d e s o l d a t i e nel cam po G u a r d ie d iu r n e ( X X X I I . ) F o s s o s te c c a to in to r n o a l

2.75
cam po U ffic io d e t r i b u n i n e l c a m p o . I d u c i m in o r i ra.s S e g n o n o ttu r n o ( X X X I I I . ) : la g u a r d ia a llo d V i s te c c a to i l seg n o ro n d a s e g n a n t i am a g g io r i

g ilie n o t t u r n e I v e l i t i f a n n o

T a v o l e t te d e lle g u a r d ie R o n d e L a tr o m b a d e l le v ig ilie ( X X X I V . ) M a n ie r a

d i f r k a

R ic e r c a s e v e r a ( X X X V . ) S u p p lic io m i lita r e , b a s to n a ta __ P e n e d i c u i a r b itr o i l tr ib u n o D e l i t t i m ilita r i F r u t to d e l l a s e v e r a d is c ip lin a ( X X X V I . ) - D e c im a z io n e ( X X X V I I . ) P r e m ii m ilita r i - S a la r io ( X X X V I I I . ) M a r c ia ( X X X I X . ) __ A c c a m p a m e n to c a m m in f a c e n d o ( X L . ) R a g io n e e t a c c a m p a r s i m ig lio r e p r e s s o i R o m a n i c h e p r e s s o i G r e c i ( X L I .) __


C om fuo m to
d e l i* de

x e p v b b l ic b e

acedem oni

db

C a sta g ib e si

CO* QVELLA

db

R o M A lft.

L e r e p u b b lic h e a n tic h e p iti c e le b r a te L a r e p u b b lic a d e T e t a n i n o n h a p e r s n u l la d e c c e lle n te ( X L I I . ) I n A t e n e e in T e b e m o n i, d o m in a si L a re p u b b lic a d e g li A te n i e s i s im ile a d lin a n a v e s e n z a p a d r o n e i l v o lg o ( X L I I I . ) L a r e p a ra g o n a ( a q u e lla La d e iM c e d e In s titu z io n i X L IV . ) p u b b lic a d e C r e te s i m a le

I n s t i t u z i o n i S p a r ta n e

C r e te s i a q u e s te c o n tr a r ie ( X L V . )

r e p u b b lic a d e i di P la

C r e te s i n o n s im ile a lla L a c o n ic a L a f o r m a d e lla r e p u b b lic a C r e te s e n o n p u n t o d a l o d a r s i R e p u b b lic a to n e ( X L V I .) L o d i d e l l a r e p u b b lic a S p a r ta n a ( X L V I I . ) C o m o d i e d in c o m o d i d e lla re p u b b l / c a d i S p a r ta ( X I j V 111- X 1jI~X..)R e p u b b lic a d e C a r ta g in e s i A u m e n t o , a p ic e e d e te r io r a m e n to d e lle r e p u b b lic h e ( L . ) I C a r ta g in e s i s o n o s u p e r io r i n e lle c o s e d i m a r e I R o m a n i g l i a v a n z a n o n e lla r a I s o ld a ti d e C a r ta g in e s i c o m b a tto n o R om ani p e su o i G l I t a l i a n i s o n o S tim o li per a lla p iti f o r t i d e g li A f r i c a n i g i n i d e g li a n t e n a t i per m iliz ia d i t e r is tr a n ie r i , presso ( i i

n a tu r a e d e s e r c iz io v ir t Ro

m a n i ( L I . ) E lo g i d e m o r ti i n n a n z i a r o s tr i L e im a accom pagnano il fu n e r a le L II. ) N e l l o r a z io n e f u n e b r e lo d a tis i a n c o r le g e s ta d e m a g g io r i

a 76
L o c c h e c c ita la g i o v e n tk ad a z io n i g lo r io s e ( L U I - ) : r E M o lo r o O r a z io C o lite ( L I Y . ) A v a r i z ia d e g l i A jr i c a f i i d e r a z io n e d e R o m a n i R e lig io s it s c r u p o lo s a o s s e r v a z io n e de R om ani ( LV. ) : d e g iu r a m e n ti

M u ta la Rom ani dee

r u i n a d e lla r e p b b lic a R o m a n a ( L Y 1. ) ; V ig o r, e c o s ta n z a d e l l a r e p u b b lic a R o m a n a a i t e m p i (F A n n ib a i e n o n v o g lio n o r is c a tta r i p r i g i o n i I l v i n c e r o m o r ir e ( L V I 1. ) s o ld a to -rr- I Rom ano

a77

ANNOTAZIONI
AGLI AVANZI )EL LIBRO SESTO

q u esto lib r

d a credersi ch e

la parte p i . gran d e sia a

n o i p erven u ta. I l trattato d eg li rd in i d ella rep u b b lica R o m a n a , p reced u to d al d isco rso su lle v a rie fo rm e d e g o v e r n i, n o n sem bra a l certo m utilato. S e n o n ch e da fram m en ti d e l lib ro x x i ( cap. 10 ),' ap p arisce ch eziandio de co lleg i d e P ontefici ab b ia ragionato P d iib id n e l m ed esim o gevi da u n lib r o , e d e co stu m i p riv a ti e d o m estici an cora sem b ra e g li av er in quello' fatto parola , s'econdoch sc o r avan zo c o n se rv a to c i da A t e n e o , ( V . il Cap. e da C icero n e ( de rep u b l. v ,

58

del

p resen te lib ro )

d . M aii ) ,

11 q u ale lanci scritto a v e r P o lib io accusate d i n egligen za le isti-t tu zio n i d e R o m a n i n ell ed u cazion e d e f i g li , lo c c h avr e g li v e risim ilm en te trattato d ella o rd in i c iv ili fatto in q esto stesso l i b r o , d esc rv en d o le costu m e n o ch e il con fron to d eg li rep u b b lich e m a n ze d ell ansidetta n azion e. C osi p ro b a b ile c h e in tiero sia i l m iliz ia r o m a n a , n o n di R om a con q u elli d i altre celb ri

delT a n tichit. - L a parte storica p e r t a n to , c h e , con form e d im o stra: la notizia in to r n a a T a rq u in i P risco forn itaci d a g li estratti V a le s ia n i, d eb b essere stato u n co m p en d io d e fatti n e p r im i tem p i d i R o m a accaduti ( quale C ic e r o n e , im ita n d o fo rse il n o stro , la co n seg n n e l lib ro seco n d o d ella rep u b b lica ) ; la p arte

27 8
sto r ic a , d i s s i , da cu i p ro b a b ilm en te i l sesto lib r o in c o m in c ia v a , , se s i eccettu i il su d d etto p iccio lo fra m m en to , d a reputarsi fra g li scritti p erd u ti d i P o lib io . - L o S c h w e ig h . h a, co s in q u esto lib r o co m e in tutti l i seguenti , de q u a li ci rim a n g o n o p i o m e n o estesi a van zi-, p rem esso u n b rev e a cco n cio tito lo a d o g n i m ateria , v a len d o si so v ra ttu tto d i q u eg li ch e g li offeriva il co d . U r b in a te. N o i , p er n o n in terro m p ere la co n tin u azio n e d e c a p it o li, a b b ia m o relegati cotesti accen n am en ti n e risp ettiv i so in m arii. (1) S o v v e r tim e n ti. M tla .p tl f iX tr % i{ c u t tiX m fr i sp e1 esp ression e d e l t e s t o , c h e sig n ifica p ro p ria m en te : f e c e r o

r ie n z a d i to ta le c a n g ia m e n to ; av en d o lo S c h w e ig h . c o n r a g io n e d isa p p ro v a to n e lle n o te 1 a v v erb io i X c c ^ t f S e riferito a x r tf t t X n f t ( co m ech egli l a b b ia ricev u to n e l testo ) , c o n cu i v er reb b e (1) P o lib io a d ire , f e c e r o i n t i e r a , c o m p iu ta s p e r ie n z a d i c a n g ia m e n to : co n cetto ch e h a d ello sto rp io a n zich n o . M is ta f o r m a e c c . T u tta v ia n e p rim i tem p i della rep u b b lica avea il p o p o lo , e quasi' tutto il g o v ern o rid u ceasi p o ca autorit

n e l S e n a to , p er m o d o c h e aristocrazia era quella form a da d irsi p i p resto ch e sign oria m ista. S e n o n c h e sedici an n i d o p o sp u lsio n e d ei r e , nata la ca m p am en to su l m o n te A v e u i i n o , fra i tre elem en ti qui nom in ati. (3) V im p e r o d un s o lo M u l t i t i il ch iam a P o li b i o , m a in ten d e p er q uesto n o m e la tira n n id e, ap p ellan do reg n o ( /Sa A*/* ) la m onarch ia tem perata. ( 4) D o m in io d e l v o l g o , d en o m in a to dal n o stro c io a d ire sign oria della tu r b a , ,

1 e-

separazion e d e l p o p o lo ed il su o a c eq uilibrassi il s o m m o p otere

75

d ella feccia d ella sp ecie d i de nella quale o g n i cosa r e g g im e n to , a d etta

p leb e. A risto tile ( P o lilic o r . v , m ocrazia d all oclocrazia n o n g li oratori ch e aggiran

4)

ram m enta una

d iversa ,

am m in istrata c o suffragi e n on colla legge, e d o v e tutto p o sso n o il p o p o lo . 11 qual sua , n o n n ep p u r d eg n o d e l n o m e d i g o v ern o . (5) D a P la to n e . Q uesti n e l d ialogo in titola to P o litic o ( O p p . T . a , p . a g i e seg. ed. H en r. S tep h . ) d eterm in a l e v a rie form e d e g o v ern i co v o ca b o li : u n o , p o c h i , m o lti. L u n o e d i pochi

279
cred e g l i , d o v ersi p artir in d u e , se co n d o c h l u b b id ien za pre d a ta p e r forza o p e r v o lo n t . N e l p rim o ca sa la m onarch ia et tir a n n id e , e 1 aristocrazia oligarchia : n e l se co n d o la m onarchia regn o , e im a ,

1 aristocrazia

g o v rn o

d ottim ati. V a e g li p ertan to sem p re la mede-* vio len za , o ad op eri esso n e lv o lg o ; m a fosse c h e il

d i gran lu n g a e r r a to ,, stim an d o la dem ocrazia o co m a n d i i l p o p o lo c o n

l im perare c o n m oderazione. C o n m ig lio r Senno an n overa P o lib io fra i g o v ern i degenerati l sign oria in tem p eran te d e l (6) Q uando p er d ilu v ii e c c . P erch necessario tal era p eli' ap p u nto il g o v ern o d A t e n e , patria d i P la to n e. gen ere u m an o , su e o p ere cesse , v o le n o n b en e avanti d u n irsi in societ , p erisse in siem e - c o lle si co m p ren d e. F o r se n o n v o lle P o lib io farsi

p e r q u alch e u n iv ersa le sciagura , e p oscia si rip rod u

dalla p rim a creazion e della n ostra s p e c ie , a v v o lta in assurde fa dalla cred en za della pagana , ed a m m eg lio d i ten er d ietro ai c h e ca d o n o so(to I esperienza , ed p rim o rd ii m edesim a ,

h an n o qualche storica certezza. ( j) M o n a r c h ia . O ltr em o d o v a g o il senso d i q u esto v o ca b o lo p resso gli an tichi. A P o lib io d esso sin on im o di tirannide ; lad d o v e P la to n e ( P o litic.

1.

c. ) ed A risto tile ( P o litico r.

v , i o ) il

p ig lia n o in bu on a parte. I R o m a n i n o n d istin guevano m o n a rch ia da regn o , e d em ocratici esaltati co m eran o , ap p ellavan o tira n n i tutti i p rin cip i c h e (8) so li avean p erp etu o d o m in io su l p o p o lo . V . C icer. d e rep u b . i l , 2 - . P r in c ip ia a n a s c e r i l re g n o . A d u n qu e il g o v e r n o c h e p i c d 'o g n i virt p u b b lica e Confassi alla natura e d a b iso g n i d e ll u o m o la m onarch ia tem perata , m oderatrice d ella giustizia , p rivata c h e ten d e alla co n serv a zio n e della societ. T u tte le altre d eg en era zio n i r e p u b b lich e,

fo rm e d i g o v ern o p ro ced o n o d a ll ab u so della forza e dalla co r ru zi n e de c o s tu m i, e so n o da con sid erarsi co m e dal tip o p rim o rd ia le. E d ifatti p resso ch tutte le co si d o ttim a ti

co m e p o p o la r i, d i cu i a n o i giu n ta la storia ,

in co m in cia ro n o c o ll esser r e g n i, ed i p rim i ch e in questi eb b ero il so m m o p o tere v en era r faceansi p e r s a v ie z z a , p e r on est e p er va lo re. T a li fu ro n o i se i p rim i re d i R o m a , ta li i C ecrop id i in J

280
A te n e , M in osse in C reta , i B a ccliia d i in C o rin to ec. V . g li storie! R o m a n i; Justin. 11, 6 ; D io d . S ic. v , p . (9 ) O r a e c c . L e cu re b en efich e ta n o perfettam en te s u d d it i,

23 ^ ;

E r o d o t. v , g . v erso i f i g l i , ed

d e g en ito ri

i l rispetto e la ri con oscen za d i qu esti v erso d i q u e l l i , ra p p resen le rela zin i c h e so n o tra i so v r a n i e d i lo ro accortezza pone il n o stro V esercizio Q u in d i p ro ced e g li di a g li e c o n m olta

q u este v irt a fon d a m en to d el reg n o . atti d i b en ev o len za ezia n d io ta li, che im iti n o n so n p

c h e p restan si v icen d ev o lm en te

n ella so ciet

c o leg a m i d e l san gu e. A d m o lta natura

a m en d u e i m en to va ti gen eri d i v irt o p p o n e i v izii d in su b ord i n a zio n e e d ingratitudine , e n e fa risultare c o n lezza T idea d e l giu sto e d ell in g iu s to , ch e da co la li esem p li n a sc e n e ll a n im o n o n p er a n c h e co rrotto dalla lussuria e dalla c u p id igia . (10) D a lla f o r z a e te o r ic a d e l d o v e r e . L a forza d e l d o v e r e il su o v a l o r e , cio la sua im portan za nella c iv ile so ciet , Fenduta ch iara p eg li esem p li. L a te o r ic a d e l d o v ere la scien za e d il l a , , accet co m p le sso d e p rin cip ii ch e reg g on o am ato m eg lio tata n ella Y esercizio d i q u ello . 1 .ho

d i co n serv ar la greca esp ressio n e

nostra fa v e lla ,

ch e d i seg u ire lo S c h w e ig h ., H . q uale

n o t ilia trad uce q uesto

v o ca b olo y m olto p i vaga- essen d o l idea q u ale c o n

d i n o tz ia , c h e a q u a lsiv o glia c o g n iz io n e , ezian d io su p erficiale e lim itata p u a p p lica rsi, ch e n o n qnella d i t e o r ic a , la tien e la ragion e ed il fo nd am en to d ella p ratica. (11) S e c o n d o V o p in io n e d e l p o p o lo . I co d ici tutti h a n n o q u i

7 f
siffatta

l u i v e X X t J i a x i f t i t , che

il

C asaub.

in terp etr , , sig n ifi serb a i l

in c o llo q u iis c u m m u ltitu d in e . sp ie g a z io n e , stim

11

R eisk e, cu i n o n a n d a san gu e che

da p rin cip io

casse d e l e c t u s , c o s c r iz io n e d i s o l d a t i , p er m o d o ch e s av esse a su p p orre ch e P o lib io in ten d esse d i d ire : s e i l p r in c ip e sizio n e sau b . , p o se quan to ognuno sia sei g iu s to e r o n e s to n e l t a r r o ta m e n to d e c itta d in i. L a qual e s p o m en o adattata al con testo di q u ella del- C a v ed e. T u tta v ia iir a p p resto il m ed esim o disilo d ell in con gru en za da n o i n otata r p r o qual lezio n e (u seg u ito

R e is k e , accortosi forse ,

, o p in io n i ; ncHa

28
tunque n o n ci sem b ri d a rigettarsi quella d e l C asaubono. Ci a ) G iu s to c o m p e n s a to r d e m e r iti. Q u in d i m o lto

S c h w eig h .-, e n o i p u re la ricev em m o n e l v o lg a rizza m en to , quan giu d iziosa

m en te m ette M ontesquieu ( E sp rit d es lo ix 1 . v , c. 2 ) ran za d e p rem ii aggiu gn e stim o li efficacissim i.

1 onor a

b a se d elle b u on e azion i nella m o n a r c h ia , co m e q u ello c u i .l a Spe (1 3) E le g g o n s i Q u e sti e c c . E g li ta lv olta a v v e n u to , c h e i d i scen d en ti di p rin cip i u m an i e v a lo ro si d o p o v o lg e r d i se co li caddero n ell im becillit , e m en a n d o v ita m o lle e lu ssu riosa tra scuraron o g li affari d ello tiianiera d i S tato , e v i lasciaro n o p rev a lere o g n i d iso rd in i : a t a l e , ch e le p o p o la z io n i, o q u elli c h e su l su p rem o seg g io ch i p e r a l n era p i m eritevole. sic co m e la sem p re co teste m utazioni in I m p e r c io c c h ,

am m in istravan o le p u b b lich e fa c c e n d e , costretti furono ad esclu d erli dal reg n o , e d a co llo ca re tezza d i m en te e p er sob riet d i co stu m i C i n o n p ertan to n o n rid on d a ro n o v a n ta g g io de p o p o li che le fecero.

stab ilit d e regn i n o n ha guarentigia p i so d a ch e la savia co n dotta de regnanti : co s l tranquillit d elle n a zio n i n o n ha sal vagu ard ia p i sicura c h e l im perturbata trasm issione d el so m m o p o te re a leg ittim i su ccessori. 1 perp etu i can giam en ti d i d in aste n e g l im peri rom an i d O ccid en te e d O r ie n te , e le p ertu rb azion i e le' stragi ch e lo r ten n ero d ie t r o , v i sp en sero le u ltim e scin tille d i p atrio am ore , e furono la v era ca g io n e d e l lo ro eccid io . (1 4) M a in r a g io n e e c c . O p p o n e q u i sp irito ( il sapere ) alle forze m o , ed esp rim e , del c o r p o , P o lib io e d il il va lore d e llo pacalo ragiona d ell an i ( da

m e n to ( in c h e co n siste la r iflessio n e ) al su b ito im p e to coteste d u e

qualit c o v o ca b o li y i t t f i n

y i i r t s , o p in io n e nata da c o g n i z i o n e ) , X t y i r f t i c ( r a z io c in io , facolt ra gion ativa ). G l in te rp reti la tin i ren d ettero p e r s a p ie n ti a 'et p r u d e n t i ^ , in d ica n d o g li astratti z io n i e de r a z io c in ii, a n zich le co se m ed esim e. (1 5) A r is to c r a z a . Q uesta form a d i g o v e r n o n o n n a sc e se m p re d a ll ab u so d ell autorit m o n a rch ica . V eb b e , co s n e g li a n tich i te m p i co m e n e m odern i d elle r e p u b b lic h e , le quali sin dal p rin c ip io d ella lo ro in stitu zio n e eran o a risto cra tich e, o dalla d e m o queste d elle id ee co g n i

282
crazia z io n e p assaron al d o m in io d eg li ottim ati. C osi in R o d i , c h e p rev a lse fin a lm en te la fa d a p p rim a eb b e reg g im en to p o p o la r e ,

d e n o b ili ( V . D e m o st. O r a t d e R h o d io r . lib eria te ) ; ed costretta d o p o la A n tip a tr o , m o rte d A lessa n d ro M agno d arren

A te n e m e d e s im a , p ro p u g n a trice ostin atissim a d el p rin cip io d em o* c r a t ic o , d ersi ad ( V. fu da q u esto a form a aristocratica ridotta

D io d . S ic. x v i i , p . 6 3 7 ). N a ltrim en ti V in e g ia , c h e sin d e patrizi!. A ll o p p o sito

p resso a l i 3o o erasi retta a dem ocrazia , v e n n e c o ll elezio n e d e l D o g e P ie tro G ra d en ig o tutta in p o te re n o n m en o ch e fu la rep u b b lica d i G en o v a aristocratica sin o da su o i p r im o r d ii,

O lan d a ; e le p iccio le rep u b b lich e d i R a g u si e n e p a e s i , ch e tutta la lo r o o p u len za

d i L u cca . In generale e g li sem b ra c h e la signora den o b ili ab b ia p i facilm en te allign ato v ia a rricch isco n o , tra g g o n o da traffichi d i m are. Im p ercio cc h e fa n n o si p o ten ti , m a n i le red in i d ello S tato. P e r c o lo ro ch e p e r ta l

d i leg g eri recan si n elle se b b en e la p o

questa ra g io n e il g o v ern o d ella

co m m ercia n te In g h ilterra ten d e a ll A risto c r a z ia , test regia e la p o p o la re v i h a n n o gran parte.

(1 6 ) O lig a r c h ia . S eco n d o A risto tile ( P o litic. i n , 8 ) o lig a r ch ia l d o v e regn an o i ricch i ; p er c io c c h so n o questi presso g n i p o p o lo se m p re in m o lto m in o r n u m ero ch e n o n i p o v eri : la d d o v e n e ll aristocraza n o n p i d o v izio si m a i m ig lio ri sig n o reg g ia n o . Q u in d i co tn p ren d esi co m e loligarchia una d eg en era zio n e dellaristocrazia , ed in d ica corru ttela d i co stu m i , p er cu i v e n a li ren d o n si g li o n o r i, e n e l con ferir le ca rich e p rin cip ali h a ssi p i risp etto alla ricch ezza c h e alla virt ed al m erito. (17) C h e v o lg a n s i e c c . N o n h o Voluto n eg lig er n ella version e il c a n d o la l u ltim o p i d e l testo , m utazion e o d ch e h a una il forza sin golare , fortuna sign ifi riv o lg im en to d i l e g g e s i, quanto c h e fo rm a fin a l

p eriod o d* una lu n ga serie d avv en im en ti. O n d e T iX a t l esito e la

x x l * r r ( t Q % i ch e qui (18) L o r g o g lio e la

c o n clu sio n e d i siffatto period o. p r e p o te n z a . ~ T jy if ? n o n se m p lice p o t e n t i a , n J v t x r n f a t sch ietta d o m in iu m , sic co m e i tra d u ttori la tin i sp ieg a ro n o questi v o ca b o li j ma il p r im o d eriv a to da

a83
v t r i { i % i i t . s o v r a s ta r e , s o v e r c h ia r e , una p oten za c h e v u o le

altrui ab b assam en to, e S v t t T \ ( a , d a s aggrava. Q u in d i io cred o ( de p o c h i ) fatta a lle

, q u e l, d o m in io superflua m en to v a te

c h e sovra i su d d iti giu n ta d i l t d a l C a s a u b ., tratta d eg li (19) p a ssa g g io

ag

ix /y ttt

p a ro le

e adottata d a llo de q u a li

S c h w e ig h . ; d a p p o ich l idea d i in d ica abbastanza c h e si ssi ragion ato n ell a n teced en te

fie r e z z a , e h d a

q u elle in se p a r a b ile ,

o lig a r c h i,

cap itolo , e n e p erio d i an teriori d el presente. Q u a n d o p o i g e l t a n s i e c c . T u tto ci ch e q u i n arrasi d e l della d em o cra zia in oclocrazia e d in tir a n n id e , p u G iu lio Cesare a p resto in licen za la sign ora p a ss

considerarsi c o m e una profeza d i quanto accad d e alla rep u b b lica R o m a n a n e tem p i a P o lib io p o s t e r io r i, d ella fin ch s ridusse la p otest suprem a. N ella stessa guisa i b u o n i o rd in i rep u b b lica F io ren tin a d egen eraron o b e n de r i c c h i , fin c h p o p o la re e d in a m b izio n e

n e lle m a n i d ella M edicea fam iglia. (a o ) Q u e s to i l c ir c o lo e c c . A ltro c i r c o lo , e b e n p i rap id o d e l qui descritto p erco rsero v e r n o n ella riv o lu zion e d i accade ra m m e n ta r e , vando p a sco lo d i a d n o stri le varie fo rm e di go F ra n cia . U n a m onarch ia da p rin cip e

u m an issim o g o v ern a ta , p er v a rie sciagurate c a g i o n i , ch e q u i n o n m u tossi in dem ocraza , la q u a le , n o n tr o o c lo c r a z a , ch e giam m ai d esolasse u n g en erosi sen tim en ti , fu tosto con vertita nella al su o c o l m o , m o d iico ssi in o lig a r c h ia ,

p i orren d a e sanguinaria p aese. Q u e sta , giu n ta ch e fra n o n v ittim a lu ogo ad un

m o lto fu d i leg g eri sp en ta da un d espota , i l quale reg n o tem p erato. tutto q u esto g iro co m p iessi in

d ella p ro p ria sm isurata a m b izio n e ced ette fin a lm en te il

m en o di trent an n i. (21) A n d r J o r s e r r a lo si con su m in o n e te m p i. A d u n qu e n o n isfu gg alla de g o v e r n i, co n fo rm e v ed em m o u t i * r r c i ir r i> i le p a ro le di P o li b i o , perspicacia d i P o lib io la p o ssib ilit c h e in b r e v i sp azii d i tem p o le tra m u ta iio n i n ella nota p reced en te esser accaduto n ell et n ostra. (22) C irc a i l g r a d o l i t < p $ tg * s , ecc. n v

7j f

TTtv f t t l a r r i r i l *4 so n o

c h e lettera lm en te su o n a n o : in q u a l lu o g o d a u m e n to o d i m i n a

84
c ia s c h e d u n a , me p are, fu q u o lo c o s i t

e d o v e s i c a n g ia .

Q u esto passo secondochfe a r u i-

eon p o c a

Esattezza ren d u tu d a g l in terp etri la tin i : s i t im m u ta n d o ; d a p p o ic h rion se

q u a e q u e i l l a r u m , in c r e m e n to n e p r o p i o r a n

t i a e , e t i n q iia m f o r m a m

p i v ic in o alla p ro sp erit o al d ep erim en to sia u n g o v ern o volile qui in d ica r P o lib io , m a sib b en e a qual p u n to dell u n o o d ell a l tro sia p erv en u to , n in q u al forhta abbia a n a scere il ta m en to d e llo s t a t o , v e r lo si d isponga; ( 23) M o n a r c h ic o . A bbiam o' m a n i. gi av v ertito ( n . m a se esso v i sia gi m aturo , tra m ilc d a r ice e 7 ) che

p resso il n o stro m onarch ia e tira n n id e so n o sin o n im i.

(2 4 )

D o m in io

d e lle

7f i t t i i

d en o m in a

P o lib io il m o d o o clo cra tico y d a lle v io len ze d i m an o c h e la sfre nata ciu rm aglia v i co m m ette. (a 5) Q u a s i n a v e e c c . M olto il v o ca b o lo il/w X tt* u tr iu s q u e qui Ila q u sto lu o g o esercitata V in quae du stria d eg l interpetri e d e com m entatori; E n rico Stefan o d e f in is c i usato da P o l i b i o , n ttv ig a tio a c tu e t im p u lsili ; f t a verso rem o ru m lo c c b p a re

c h e sig n ifich i : n a v ig a z io n e e s e g u ita c o l l a z i o n e e d im p u ls o d e i t e m i , o p p o s ti a lla f o r z a d e l v e n to e d e lla fo rica m en te , sicco m e n e l c o r r e n t e , e m eta p resen te p a s s o , u g u a g l ia n z a , p a r i t . tro p p o lu n g d g ir o d i p a r o le

C otesta sp iegazion e adottata d a llo S c h w e ig h . diffatti la p i ra g io n ev o le. S e n o n c h e qilesti c o n scrisse : q u e m a d m o d u m i n n a v ig a n d o s e r v a tu r n a v is , essen d o m o to necessario d i p orre a co n fron to G li la d u m n i-

m iiis v e n to r u m im p e tu s o p p o s ita v i r e m o r u m t e m p e r a t u t ; n o ti co n serv a zio n e d e ll il p aragon e s u l n a v e colla durata d e l g o vern o 1, m a reg g en d o si

equilibrato. -

altri sp ositori tutti d ied ero m ciampsrp a r 1 v is V e n to n im m p e l l i t :

Hetle. I l C asaub. assu rd am ente v o lt , n o n se c iiS a c f i e r i s e n lp e r a m a i in n a v ib u s , q u a s h in c i n d e c h e d u e v en ti con trarii i qOali b atto n o qua l un v a sc ello n o n si con fann o con im a tranquilla egualit d i m o v im en to . - L E r n e sli n o n seco m ed esim o d a cco rd o. N e l accostan d osi alla u t c u m n a v is senten za d el C asaub. e e n tis c o n t r a r il i d izion ario P o lib ia n o , r a p tu r , sp iega e g l i , M / t r X t i * ,

in d iv e r s a s p a r t e s

a85
n e i L e x ic o n m anuale cop ia la d efin izio n e d Jnr. Stefano citan do P o lib io ; ina d u b ita iu am en d u e d ell in tegrit della lezion e.

11

R e isk e su p p o n e c h e t / w t t t a , scritto il n o stro . S eb b en e aut lo

u r to d i v e n ti c o n tr a r ii ab b ia

stesso ,

idea

d i v en ti al tutto t 'l / t r X t i , cum

e s c lu d e n d o ,

p ro p o n g a

an cora

d in terp elrar

q u is a d v e r s u s j l u m e n

a e s tu m

m a r is n i t i t u r ; lo c c h n o n la co rren te m ed esim a

sem b ram i gran fatto alien o dalla m en te dS P o lib io , l o stesso effetto c h e l im p eto d e v en ti superato dalla azione. (26) C o n s e r v d ied e L icu rg o

d e l fiu m e o d e l m are com battuta dalla forza de r em i p rod u cen d o

a L a c e d e m o n i e c c . D u r ' l a co stitu zio n e ch e se c o lo avan ti la p rim a l anno di R om a q lim p ia d e , dal re C leo

a Sparta u n

circa 6 6 0 a n n i, e fu a b o lita e c.

5a 8

m en e 111, le cu i gesta e tragico fine narrate le g g o n si n e l a ., 4-u

5. lib ro 4 , nota

d i queste storie. Y , P eta v . ration. tem p . p . 1 , a , e p. 1 ,

1.

11,

1.

v , c.

4*
an n i d o p o

(27) S c e g lie n d o s e m p r e i l m e g lio . C os n o n m olti ch ia autorit c h e arrogavansi st o rd in e circoscritta co lla a p p r e s s o , c h e p er ev ita re le

la in stitu zio n e d ella r e p u b b lic a , rib ella to si il p o p o lo p ella so v e r g li o t tim a ti, fu la p otest d i qu ode trib un i. A v v e d u tisi in con fu sion i c h e n asceva n o d all op-: assoluta. I q u a li, creazio n e

p o sizio n e d e p oteri era n ecessario Io stab ilire u n c o d ice d i leg g i 1 n om in a ron a ta l u o p o i d ecem v iri c o n facqlt v o le ; m a con tinu an d o stituito il g o v ern o o ltre il b iso g n o consultata la sap ien za de G r e c i , co m p o sero le fam ose d o d ici ta n ell esercizio d elle lo ro la p etulan za d e trib un i c o n s o la r i, ed al-r f u n z io n i, e d isp o tica m en te d ip o r ta n d o s i, fu ro n o a b r o g a t i, e re con solare. F ra tta n to co lle ragunanze d e l p o p o lo im p e d iv a i co m izii

l am m in istrazion e su p rem a d eg li affari s i p ro p o sero trib u n i m ili tari co n p otest co n sola re. C otesto trionfo della p le b e abbass il S en a to creap d o p er il co rso d i quarantasei an n i g li an zid etti tri b u n i tutti dalla classe de p a tr iz ii, e co m e p rim a fu a questa d i g n it elevato un p leb eo , P e r ta l guisa era , d o p o rito rn 1 a n tico o rd in e de co n so li. m o lte v ic e n d e , a tem p i d i P o lib io in-*

trad otto un co d ic e d i b en p on d erate le g g i, con solid ata la dignit

a86
c o n so la r * , e stab ilito l equ ilibrio fra il p o te r e d e l S en a to e q u ello d e l p o p o lo . (?8) D e e p e r t a n to e c c . S eb b en e q uesto p erio d o i o tu tti i c o d ic i con tin u a to co lle c o se a n teced en ti, c i n o n p ertan to n e d e b b e essere d ista cca to , form a n d o esso u n a senten za isolata , c h e se co n d o lo S c h w e ig h . era frse parte d ell in tro d u zio n e a l trattato d ella rep u b b lica R o m a n a . I l p e r c h lo h a l an zid etto autore so tto siffatto tito lo co m p reso ; m a io m ile sem b ra m i l o p in io n e p a ro le h o cred u to d i farne u n a rtico lo del tutto fu ori d i a p a r t e , n o n essen d o chiara co tal co n n essio n e. A ssa i p i v e r is idel R e is k e , che lu o g o sia q u esto p z z o , e forse d a riferirsi a l p rin cip io d el ca p . d o p o le

75

i t i i w x w f i S t t l m t (p er c i c h e

ora la

scia to in d u b b io ) , in n a n zi a lle qu ali avea P o lib io fatta m e n z io n e d i P la to n e e d altri filo so fi c h e trattarono d i p o litica . (ig) U n d i . L o S c h w e i g h ., attrib u en d o a l

7< 7i

d e l testo

il

sign ificato d i lu n e te m p o r is , a ll o r a , in q u e l te m p o d e te r m in a to , stim c h e p er c o ta l te m p o s in ten d esse q u ello c h e segu la bat taglia di C a n n e , la q uale m esse a v eva in fo n d o le c o s e d e R o m ani , e d o n d e questi fra p o c o cos form id ab ili risorsero. Q u in d i co n clu se e g li ch e P o lib io n o n m o lto p rim a av esse fatto m o tto d e llo stato in cu i tro v av a si la rep u b b lica n ella guerra d A n n ib a le . Ma gratuita affatto cotesta a sserzio n e , p ren d en d o si in se n so d i -a o i , a liq u a n d o , in a ltr o te m p o , u n

77<

so v e n te

g io r n o , n

altrim en ti d o v en d o si q uesto v o ca b o lo spiegare n e l p resen te lu o g o . C h e se n ella fin e d e l terzo lib r o , d o p o la sp o sizio n e d ella m e n tovata guerra , i l n o stro a n n u n z i il trattato d ella rep u b b lica R o m a n a , n o n p erci n e trasse egli da q u ella guerra l o cca sio n e, c o n fo rm e p reten d e m e n ti d el lo S c h w e ig h . ; m a , dato un cenno su gli a rg o

4"

e d el

5 ."

lib ro , pass

ad in d icare q u ello d e l 6 . :

d o v d a n o ta rsi, ch e il d isco rso su lla repubblica R o m a n a (vW tg

7i t

Y u p u t l u i w At 7s t * t A y t f ) . sic co m e col

s esp r im e

P o li b i o , ab b raccia n on so lo le in stitu zion i p o litic h e , m a le c iv ili e m ilitari ancora d i quella n azion e , con ten u te in gran parte p erdute. ( 3o ) E s s i in tr o d u c o n o e c c . I n questa p arte d* ufficio q u al s i n e l 6 . l i b r o , ed

287
tn litu d in e v a b b ia c o lla m aest regia difficile a d ir s i C h e 0 0 testa fo sse in cu m b en za d e l pretore u r b a n o , sco rg esi da C iceron e (A c a d e m . n , 4 5 ) , e ch e siffatta co sa in da A p p ia n o ( M itridat. c. 6 ) , e P o lib io a c o n s o l i , sic co m e qui stesso sem b ra accen n arla ( x x i v , 2 ) . C i tuttavia n u lla im p e d isce, ad d ietro sp ettasse espressam en te, in seg n a i l n ostro , a S c h w e g h a u s e r . ( 3 i) M o n a r c h ic o e r e g io . Q u i so n o queste d u e esp ressio n i d i eg u a l v a lo r e , e si riferiscono a l p o tere assoluto d i cu i eran o i n v estiti i c o n s o li, e n o n gi alla giu sta o in giu sta severit d el lo r o proced ere. (3 > ) C i p e r n ie n te e c c . Y a le a d ire : le restrizioni o g li allar ga m en ti c h e fossero p er farsi in ap p resso all autorit de c o n so li, d e l S e n a to , o d e l p o p o l o , n o n sa reb b o n o m a i stocraza e d ella dem ocraza. (33) O p e r a c c e tta r c h i s i a r r e n d e . ( c h e sar p er a ccetta re) ; m a t a l i , c h e n e r i su ltasse una form a p o litica n o n m ista d ella m o n a r c h ia , d ell ari

11 testo

h a so lo giudiziosa

i l G ro n o v io

m en te-p ro p o n e d i so ttin ten d ervi i n s o c i e t , o i n s u d d i t a n z a , e c o n ragion e d isap p rova la v e r s io n i assurda d el C a s a u b ., a d s u s c ip ie n d u m a liq u id . S e n o n c h e era su p e r flu o , co n fo rm e o sserv a l o S c h w e ig h ., c h eg li alterasse il testo sc rv en d o t r f t e X v ^ a / t i t n t } d a p p o ich n -a .^ a X a .fid a ta sign ifica egu alm en te accettar c h e w g t v A^c/3a>a>. (34) C o q u a l i u n ic a m e n te e c c . L a sicurezza d eg li s t a t i, non ip en o ch e d eg l in d iv id u i, n o n p u , se co n d o la sentenza qui enun ciata da P o li b i o , c o n altri m ezzi otten ersi ch e c o p rem ii accor d a ti alle b u o n e a z io n i, e co lle p en e in flitte a d elitti ; in so m m a co lla g iu s tiz ia . Ma quale sar la g iu stizia am m inistrata da una m o ltitu d in e ch e im perar n on sa alle p rop rie p assion i ! N e l ca p . regn an te n e ll equa retrib u zion e d e m eriti e d elle co lp e. (35) N e l l a q u a l b is o g n a e c c . S a v ia d isp o siz io n e fu q u e sta , d a p p o ic h n o n quasi p o ssib ile c h e il p o p o lo , o d a n d o slo g o al p ro p rio cie c o r is e n tim e n to , o su scitato da u o m in i s e d iz io s i, n o n

di questo lib ro avea gi il n o stro co llo ca to i l carattere d un buoi}

288
abbia s p e tt co n d a n n a to ritata. (36 ) E d a ltr e c itt . Q ueste era n eziandio fuori d Italia , sic co m e M arsiglia , d o v e r ico v er M ilo n e , co n d a n n a to p eli u ccisio n e d i C lo d io . A tem p i d egl im peratori fu ro n o d estin ate a lu o g h i d i esilio p arecch ie isolette n e l m a r M editerraneo e n ell E g e o , p i o m e n o d e s e r te , q u a li erano l isola P a n d a ta ria , d o v e A u g u sto re le g la prop ria f ig lia , e S erifo e G iara fra le C iclad i. T alvolta' n in nd avan si i co lp ev o li in rem o te con trad e fra n azioni b a r b a r e , sic co m e O v id io c h e fu cacciato fra i G eti. (37) I m a e s tr a ti d i l p o p o lo . C i sar stato v ero sin o a tem p i in cu i scrisse il n o stro ; m a p o ic h la m b izio n e de G ra n d i t r o v f.tcil esca a su oi d iseg n i n ella corru zio n e d ella p l e b e , i p i in d egn i cittadini elevati fu ro n o so v e n te alle p rin cip a li d ig n it , e s i v id ero C l o d i i , V e r r i, e P is o n i , d i m ille scelleratezze b ru tta ti, regger p r o v in c e , e d o ccu p a r il tr ib u n a to , e lo stesso co n so la to . (38) O p e r a r . . . g esi m e n to s i b i in v ic e m collab orare ) ; lo c c h i n o p p o s iz io n e o d a c c o r d o . N e l testo le g . . . ** n r if^ ii n o n esp rim e esse ( oootraop erarc . . . . e il v e l a u x il i o , v e l im p e d i alla p en a cap itale ch i non

1 avea

m e

d eg l in terp etri la tin i.

L im pedirsi e d

in cep p a rsi d elle parti n o n m o d erereb b e le lo r o a z io n i, m a a n u lla r iu s c ir e b b e , o sa n a causa d i co n fu sio n e e d iso n liq e. L aiu ta p a i n o n tanto coop erazion e d i forze e g u a li, co m e qui d e b b o n o su p p o r si i d iv ersi p o teri a n d co m p o sto la s t a t o , quanto accession e d ' u u q u alch e m o m en to alla p rim itiv a en ergia. (3 9 ) E s e n z a la c h e q u i d ic e r is o lu z io n e d e l S e n a to e c c . P o treb b e c i sem b rar in co n tra d d izio n e c o n quanto r i

1 autore

ferisce n e ca p p . 10 e 11 circa l assoluta facolt c h e avea il c o n so le d i d isp o rre d e danari ; m a fa cile co n cilia r q u este d u e a s i serzio n i. Im p e r c io c c h , d o p o c h il S en ato pella g u e r r a , e d o p o p rin cip io , e g h a u se r. h a decretata la sp esa co n seg n a to al q u e v etto v a g lie e c h e il d an aro sta lo

sto re , il c o n so le fa d e l danaro q u ell u so c h e g li pidee. Ma d a p p o i , q u an do v h b iso g n o d i n u o v e d i n u o v a m o n e ta , l aliar n e ll a rb itrio d e l S en a to . * S c h w e i

28 9
( 4o ) P e r c e s s a r le o s tilit . L o S c h w e ig h ., p ren d en d o a sb ro g lia re q uesto p a s s o , p arm i ch e 1 abbia m a g g io rm en te im b ro glia to . A v e a letto i l C asaub. :

y i ft t t S i f t t v

S tx X iir S x t x x x / x i

* v l 7 t i t t y n x t o i t m , letter a lm en te: i l p a c ific a r d e l p o p o lo : e d lo r o g r a n d e m e n te n e c e s s a r io . C h e co sa lo r o n ecessario ? n o n g i i l p o p o lo , m a sco lin o essen d o S i / x o e , e n eu tro i x y x .a t * i ; o n d e P o li b i o , esp rim er v o le n d o siffatto s e n s o , a v reb b e sc ritto : x x i t i t i ( i q u e s to S ri/tee ) X /x i v ltic x i x y x x l t t di arb itrio i l e in n an zi a ir r t , e ap p ortare

( i l p o p o l o ) e c c . L o S c h w e ig h . cred ette

m a g g io r lu c e a g g iu g n en d o d i su o

S tx -

X ir S x t m a to g lie n d o l in terp u n zion e fra questo v e r b o ed il su s seguente x x , fece s c h e la p ro p ria sua v ersio n e : J a m v e r o questa v e r s io n e , ra g ion ev o le si

q u o n i a m f i n i e n d i b e llu m p o te s ta te m p o p u lu s o b tin e t, h u j u s q u o q u e c o n s e n s u c u m p r im is e s t illis o p u s , c h e d i s s i , n on p i s accord i c o l testo , d o n d e g n ifica ta , sta n d o alla sua le z i o n e , n o n cosa v u o l d ir e : l t y t f t i S i/ttv iie , che in la tin o alcun

si cav a . C o n cio ssia ch S t x X i ts & x i x x \ \ l a i su on ereb b e : p o p u l i a d n e c e s s a r iu m ? N p a recch ie

7<

i v i o le x t x y x x i o i i m

p a c e m f a c i e n d a m p lu r im u m cienza d ella co rrezio n e d a

q u o q u e i llis ? s t

n o n erasi il test m en to v a to co m m en ta to re a v v ed u to d e ll insuffi lu i fatta , su p p o n en d o c h e p arole si fossero sm arrite. I n tanta co n fu sio n e arrisch ier io p u re u n a ipotesi. D u e so n o , a m io p a r e r e , le in co n g ru en ze d e l testo :

1 una
risce ;

q u el g en itiv o

7t v

iifttv

co s

is o la t o , c h e a n u lla si rife

1 a lt r a . 1 a g g ettiv o i x y t t x i o i c h e stassi p u r a p ig io n e. S i f i t v un so sta n tiv o n e u tr o ,

C o m e sa reb b e , s e adattando a r t u

si tro v a sse ezian d io l ap p icco p eli t x y u x l t i , e si p igliasse p er ta l g u i s a , co m e si suol d i r e , d u e c o lo m b i a d una fa v a ? C otesto so sta n tiv o v e r lo m o lto a c c o n c ia m e n te , cred i o , sa reb b e fatto fitv X tv fi* d a llo ( co n sig lio , d elib erazio n e ) , ed n ella m ia S c h w e ig h . ( 4 >) S e a lc u n o e c c . L e p i ard ite p ro p o sizio n i in q u esto p a r tiPO LIB IO , io ini so n o lecito d i rice

t r a d u z io n e , co n serv a n d o 1 i l e in trod otto

tomo HI.

''

Iq

*9
co la re fecero i trib u n i C . L ic in io e L . S estio l a n n o d i R . 3 7 9 . P ro m u lg a ro n essi tre le g g i ten d en ti a g ra v em en te p reg iu d ica re l in teresse n o n m e n o c h e l o n o r e d e P a tr iz ii, a p r d e l p o p o lo . S eb b en e g li a ltri trib u n i im p e d ir o n lo r o d ere i suffragi d e l p o p o lo . ( L iv . v i , d a lla co stitu zio n e a q u esti d i r e c ita r le , e d i c h ie

35 }.
ze lo p e i

(4 2 ) S e u n tr ib u n o e c c . G ra n d e fu a l certo l au torit acco rd a ta a v v o ca ti d e l p o p o l o , c h e lo tu rb o len ta sp in sero lo r o clien ti e la p rop ria in d o le S en a to n elle ca restie ; ten taron o talv o lta a d

eccessi fo rm id ab ili. In cita ro n essi n o n d i rad o la p le b e co n tro il d im p e d ire la co scrizio n e d e lc o n v o c a r i l S e n a t o , ed u n o d i m ani ad d o sso al co n so le p e r l e s e r c ito ; v ieta ro n o p e r cin q u e a n n i d i creare m a g istra li c u r a li; u su rp a ro n a co n so li i l d iritto d i essi o s p erfin o d i far m ettere le

co n d u rlo in carcere , co n fo rm e leg g esi in T . L iv io e D io n ig i d i A lica m a sso . C o n tro tanta in so len za avea i l c o n so le A p p io C la u d io , c h e fu p o scia d e c e m v ir o , im m a g in ato q u esto d i guad agn are c o n g rid a n d o V e t o s i r i m e d io , ch ia m a to uflicit e p ro m esse alcu n i op p o n essero al c o lleg a i n t e r c e s s i o n e , fu so v e n te
11

d e t r ib u n i, p e r c h ad op erato c o n

s e d iz io s o , e

o ttim o su cc esso . ( L iv .

, 44 ;

, 48 )
a p riv a ti , sin g o la rm en te n e g li u ltim i te m p i d ella siffatte d eli

( 43) N e g l i o r ti. Q u an tu n q u e g li o rti p i m a gn ifici d ell a n tica R o m a , sic co m e que fam osissim i d i S allu stio e d i M e c e n a te , a p parten essero rep u b b lica , q u an d o il lu sso avea ren d u te fa m ig lia li

zie ; c i n o n p ertan to n ell et d i cu i sc riv e P o lib io v avea ezia n d io q u alch e o rto p u b b lic o , la cu i co n se rv a zio n e cad eva so tto la vig ila n za d e cen so ri. T a l era la v illa p u b b lica fabbricata n e l ca m p o M a r z io , p er cu ra d e cen so ri G . F u r io P a cilo e M . G e -

g a n io M a c e r in o , d o v e a llo g g ia v a n si g li am basciad ori d e n e m ic i , e fa cessi la coscrizio n e m ilitare e d il cen so : tanto era d essa sp a ziosa. A n z i co n sid era n d o c h e alla v illa se m p re and ava u n ito l o r to , e c h e n elle d o d ici ta v ole la v illa se m p re o rto d en o m in a ta , (P lin .

4 > n.

x ix ,

4): 11

io v en g o n ell o p in io n e c h e a questa v illa

p u b b lica m irasse 21 , x x x m , a 4 ).

p recip u am en te P o lib io ( V . L iv . v , 2 2 , x x x , R e is k e , a ci n o n rifletten d o , e b b e p er so -

2Q 1
Spetta la voce xnw /m t, U volle accordarle grazia, se non se fa cendola significare boschi e caccia. (44 ) Chi guarentisce ecc. Cio a dire entra Mallevadore senza obbligar alcuna propriet: che tal la forza di iy y v ftx t in questo luogo Chi impegna le sostanze, SiSiarn lite tv m tf. Letteralmente danno le sostanze, o dir vogliamo le costituiscono in ipoteca al pubblico, gli danno con esse sicurezza. ( i 5 ) Controversie pecuniarie. Giudiziosamente osserva lo Schw:, che siccome 7t <rvt*XXayfttt! sono contratti, cos xpila 7 Sr rvrxXXttyftal tu hassi ad interpetrare giudici delle liti che na scono per cagione de' contratti : alla quale spiegazione io mi sono conformato. (46 ) A lle sue deliberazioni. Bene lesse lo Scaligero /9ou>i~ ftxm t (consigli, resoluzioni) in luogo di fitv X tiftiltii, dappoi ch fitvXti f t x , essendo sinonimo di fitix n rtj (v o lo n t ), non ammette il plurale. Tuttavia tradusse lo Schweigh. : voluntati il-

lius obsistere. (47) Invitta diviene. Singoiar frase qui usa Polibio, che non senza eleganza ed energia. A' ivir Irriti t t , die eg li, cvftt8/Vu y!yita&'ici . . . 7 Jitli>la lev rrtX th ftx a ; irresistibile Jassi . . . la propriet della repubblica , trasportando 1 attri
buto (invincibilit) dal subbietto (repubblica) a ci che ne forma il carattere (propriet). (48 ) Gonfiatasi. Molta forza m sembrato avere 1 efttJeu i del testo , ed ho tanto meno esitato a trasportarlo nel volgariz zamento , quantoch l indole dell italiana favella non aliena da siffatta metafora. Non so perch gl interpreti latini hanno scritto se efferens , quando molto elegantemente dicesi intumescre per accendersi d ira e di superbia. (4g) Poich han nominati ecc. Eccoci giunti al celebre trattato della milizia R om ana, eh esercit 1 ingegno di tanti eruditi nelle et decorse, ricco essendo di notizie a cosi grave materia spet tanti oltre ogni altra opera di tattica che dall antichit a noi pervenuta lo stesso Vegezio non. eccettuato, il quale gli usi dei suoi tempi confuse con quelli degli anteriori. T re sono le ver-

292
sioui latine che abbiamo di questo insigne lavoro. La prima ese guita , siccome avvertimmo nella seconda prefazione al nostro volgarizzamento ( T . 1, p. ao ) , da Gianni Lascari , non pot non riuscire im perfetta, e perch fu la prima , e perch il tra duttore , uomo greco, meno era nella lingua del Lazio che D ella propria versato. Giusto Lipsio, osservato avendo nella traduzione del Lascari ineguaglianza di stile, ed in varii luoghi poco attac camento al testo , ne fece una nuova. Ma il Casaubono, dopo un amplissima lode tributata alle lettere greche ed alle cognizioni storiche del professore di Lovanio, dice come gravi cause, che egli si riserva d espor altrove ( ed attenne egli la sua promessa in una epistola al Bongarsio ) 1 ebbero indotto a non appagarsi di quella traduzione. Nulla dir della versione dello Schw eigh., il quale , come nelle altre parti dell opera cos in questa non devi gran fatto dal suo predecessore. F ra i commentarii apposi tamente scritti su questo trattato , sono da tenersi nel maggior conto quelli di G. Lipsio, i quali non solo rischiarano mirabil- mente il testo , ma lo suppliscon eziandio , contenendo tutto ci che su tal argomento sparso trovasi nelle classiche opere dell'an tichit. Noi li avemmo continuamente sotto gli occhi mentre che compilammo le note alla stessa materia appartenenti. (5 0) Creano i tribuni. Egli manifesto che avanti il presente capitolo Polibio ragion de com izii, ne quali il popolo nominava i consoli ; il qual popolo creava eziandio parte de trib u n i, secondoch apparisce da quanto dicesi poco appresso. Dapprincipio il minor numero facevasi dal popolo (Liv. v ii, 5 ) ; ina nellanno di Roma 444 sedici tribuni creavansi dal popolo per quattro le gioni (ld. ix , 3 o). Laonde ventiquattro essendo i tribuni che a tempi del nostro eleggevansi pe due eserciti consolari , cio a dire per quattro legioni, ne viene che otto soli eran allora eletti da consoli. Del resto v ebbe in certi incontri qualche variazione in cotesta scelta, conforme riferisce Lipsio (de miL Rom. lib. 11, dialog. 9 ). (5 1) Che sono gi cinque anni ecc. Osserva il L ipsio, come' il nostro divide i tribuni in pi giovani e pi vecchi, e come i

293
primi erano cavalieri, e pi onorevoli, quindi pi numerosi ; plebei gli a ltri, e tutti e due maturi facevansi a questa dignit, allorquando consumata aveano la met del tempo destinato alla loro milizia. Non era pertanto d uopo che Polibio esposte avesse queste particolarit in un testo perduto, conforme stima lo Schweigh. ; dappoich ponendo qualche attenzione alle parole dellautore non difficile di dedurne i corollarii test riferiti. (5 a) D el resto ecc. I commentatori ed interpetri di questa parte delle storie di Polibio aggiraronsi in molte dubbiezze ed ipotesi intorno al presente passo, manifestamente corrotto in tutti i ma noscritti. Non ripeter qui le lezioni proposte dal Casaub. e dal G ronovio, n le pi antiche del Patrizj e del L eopardi, ten denti tutte a far regger un periodo, dond egli impossibile di trar per qualsivoglia verso un senso ragionevole, ove in due non si partisca. Cotesta necessit ebbe gi il Lipsio sentita, e fece la mentovata divisione. Tuttavia lasciando 7 X tttrS t (de gli altri) non sciolse ogni difficolt, quantunque proponesse come variante 7 A i i v ' t i , che lo Schweigh. introdusse bens nella tra duzione, ma non nel testo. (53 ) Ed i fa n ti sedici. Altro gravissimo imbarazzo ha qui pro dotto un insigne guasto propagatosi per tutti i codici, ne quali leggesi Ita t Si a r e r tv (senz accenti ed aspirazioni) Sii V Tfctlttit 7iAir ; la qual locuzione , quanto sia vuota di senso , chi noi vede? Lo Schweigh. amerebbe di seguir il Lipsio , che p e r iJ v pone tite ri (v e n ti), e rigetta l opinione del Casaub., che legge iu x v r /tv t (sedici anni). Ardita troppo, a d ir v ero , cotesta emendazione ; m a, per ci che spetta al numero degli a n n i, io credo che il Casaub. abbia meglio colto nel se gno , pella ragione eh egli adduce al Bongarsio nell epist. 65 ; cio, che dovendo i fanti, conforme tosto dice Polibio, ne casi d urgenza servire vent an n i, ne casi ordinarii pi breve dovea esser il tempo fissato al loro servizio. Quindi ritenendo il nu mero sedici, io conghietturo che il nostro abbia scritto *{r 7 p7 , sei oltre a ci (oltre a dieci stipendii). E che tale fosse precisamente la somma degli anni prescritta pel servigio de fanti,

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l abbiamo da T acito, il quale (AnnaL 1, 17) n a rra , che i sol dati , ammutinatisi dopo la morte dAugusto, chiedevano un ag giunta allo stipendio che riceveano d un denajo il giorno, e r i cusavano d esser obbligati a militare oltre sedici anni. Lungi poi da ogni probabilit la modificazione proposta dal Gronovio , * i t i ( debbon oltre a ci cinque), recando senza fon damento a quindici gli anni della milizia de fanti ; e 1 aggiunta dello Schweigh. tv f!t Tir erg alt in p u t ?* , ttx t n J t 7 k. 7 . A. (dacch pervenuti sono allet militare deb bono ecc. ) del tutto superflua , e quand anche fosse stata con veniente , non si comprende perch a* fan ti, anzich a cavalieri pria nom inati, avesse ad esser fatta. (54 ) Da quelli in fu o ri ecc. Quattrocento dramme equival gono a quatuor millia aeris (quattro mila sesterzi!) de Rom ani; siccome la somma di quindecim millia aeris che riscontrasi in Livio ( x x x ix , 44 ) da Plutarco nel Cat. magg. p. 3 46 espressa per mille cinquecento dramme. Quindi si conosce ( tocche ha il Lipsio ancora osservato ) che nell et di Polibio era cangiata la legge censuaria di Servio Tullio , giusta la quale coloro eherano censiti undici mila assi appartenevan alla sesta classe, che non consideravasi neppur per classe , ed era libera dalla milizia.

Schweighauser. (55 ) I fa n ti ancora. Per sostener lopinione che ventanni era


presso i Romani il servizio ordinario della milizia a p ie d i, lo Schweigh. altera qui il testo contra 1 autorit di tutti i co dici, e scrive iQ i/X tvn *<*< r*p r r f a l ' t v t t i , hi quoque (cio quelli riservati alla marina) pedibus mcrere ecc. N qual conghiettura colloca egli questa lezione appi di pagina, siccome fa sempre in altri simili casi, ma sicuro del fatto suo nel testo medesimo la inserisce. Che s e , non deviando dalla scrittura Volgata , leggasi i<pilxavitit it wai erftcliuttt debent pedites mereri, conforme traduce il Casaub., e noi colla sua scorta volgarizzammo, viene mirabilmente a confermarsi quanto fu di sopra asserito circa il tempo de comuni stipendii m ilitari, minore di vent anni. E non mi muove, che dopo la battaglia di Canne e m arinai, e schiavi,

ed eziandio malfattori armati furono ; dappoich, sebbene in quella estrema sciagura necessario era d'appigliarsi a rimedii tanto estremi , ci non di meno in casi meno disperati sar bastato che i fan ti, che consumati aveano i sedici anni di milizia dalla legge p rescritti, costretti fossero a continuar nelle loro funzioni. La qual classe di soldati,, se non m inganno, erano gli evocati, che peli appunto nelle guerre pi ostinate e pericolose chiamati venivano ( siccome indica il loro nome) a riprender le arm i gi deposte. Se non che ridotti furono in un corpo, e cos denomi nati ( emeriti prima appellavansi) da Cesare O ttaviano, il quale incominci a servirsi de veterani del padre , grandemente ono randoli , nella guerra contr A ntonio, secondoch narra Dione Cassio ( l v , p. 5 6 5 ). Ma anche in tempi anteriori frequente fu l uso di siffatti militi. C os, abolito il decem virato, mossi es sendosi ad un tempo i L atin i, gli Equi ed i Volsci a danno dei R om ani, una . grande quantit d emeriti fu arrotata ( Liv. ih ,, 57 ) ; e nella spedizione contra Perseo fu con decreto del Senato stabilito ? che non si congedasse nessuno che avea meno di cinquant a n n i, onde costretti trovavansi a portar armi m o lti, cui da lungo tempo era decorso il tempo dovuto alla milizia. (Liv. x1.11, 5 3 , 3 4 ; Lipsio 1 , 8 ) . (56 ) Anticamente ecc. lo tengo col Lipsio, che nulla sia da mutarsi nella scrittura de codici, i quali hanno itr) r ttt rirg * xi<r%iXc'nc S ix x trl n \ dopo i quattro mila dugento (fa n ti), e stimo inopportuna la correzione del C asaub., che converte Jixx tn 'tit in S m x trltv t 3 sottintendendo zrw u f, quasich la le gione di quattro mila dugento fanti ( espressa talvolta da Polibio con numero rotondo 4 oo ) avesse dugento cavalieri. Fatto s ta , che giusta L ivio, nessuna legione, neppur quella di 4aoo fanti, avea meno di trecento cavalli; e se il nostro nel lib. n i, 106 rammenta due legioni con inoo fanti e dugento cavalli, convien credere che il testo ia col sbagliato, dappoich nel lib. 1, 16 egli avea detto che trecento eran i cavalli che i Romani aggiugnevano ad ogni legione di quattro mila uomini a piede. (5 7) Ubbidir ecc. Alquanto diversa da qusta la forinola di

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giuramento che leggesi in D ionigi, e quella che riferisce Livio. Secondo il primo giuravano ch seguirebbon ovunque i consoli ( x i , p. 7 ^ 3 ), e che non abbandonerebbono le insegne ( v i , p. 375). Giusta l altro ( n r, 20 ) solennemente promettevano: conventuros se jussu consulis, nec injussu abituros. Ma tutte riescon al medesimo senso, e forse non erano prescritte le parole , che eiaschedun console o tribuno enunciava a suo piacere. (58 ) Gli altri tutti ecc. O sservali Lipsio (1, 6) che non sem pre ad uno ad uno i soldati pronunciavan il giuramento, ma che talvolta il facean per centurie, siccome vedesi in Cesare { de B. civ. 11 ). Qui pure , cred e g li, che non bene si com prenda, se si avanzassero soltanto ad uno, ad uno, e poscia in sieme giurassero, oweram ente se 1 uno dopo 1 altro recitasse la forinola che leggesi nel testo. Ma io porto parere, che, trattan dosi di coscrizione, egli era conveniente che ciascheduno separa tamente fosse citato ed ammesso al giuramento. Sebbene avanti la battaglia di Canne i fanti coscritti raccolti in centurie , ed i cavalieri in decurie giuravano volontariamente, ed appena in quella grave emergenza incominciarono ad esservi costretti da tribuni militari ( Liv. xxn , 38 ). (5 g) Cassiere. 11 testo h a , p tir r tiin t, distributore d i stipeti- dii equivalente al questore delle truppe Romane. Il comandante qui chiamato , capo , nel cap. 24 nomasi latinamente , Fnefectus. (60) Lanciatoti. Non ho tradotto y(ar<p<pi(ovt ( portatori di lance) veliti, siccome han fatto gl interpetri latini, pelle ragioni addotte nella nota io 3 al primo libro, dove Polibio gli appella ypcrq>tpt*%ct (combattenti con lance ). (61) E un diametro di tre piedi. Al Lipsio ( 111, r ) sem brata questa dimensione troppo grande, risultando dalla medesima una perifera di nove piedi , quale non pu aver avuto siffatto scudo , che secondo Livio ( x x v i, 4 ) era minore dell equestre, e parvum tegmen detto da Valerio Massimo ( 11, 3 , 3 ) , e parmula da Frontino ( v , 7 , 29 ). Ma tutto 1 equivoco ilasce dall essersi confusi i velili, creali nella guerra di Capua, co lan-

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d ato ri semplici armati alla leggera. 1 p rim i, perch a piede ed a cavallo com battevano, e speditissimi dovean essere per poter con velocit passare da un genere di pugua all altro, maneggiavan uno scudo breve e leggero ; ma gli altri che Livio in varii luoghi impropriamente appella velites , ed il nostro chiama ypte y p t r Q t f i f t v t , non poteano portar uno scudo mi nore di quello eh qui descritto, dappoich dovea la sua gran dezza bastar alla sicurt della persona ( *) ptiytd-tf fxcvt rfee i<r<p*X11*1 ) ; n ci sarebbesi ottenuto , se non coprivasi con quello testa, petto e v en tre, le quali parti in un uomo di mediocre statura non han meno di tre piedi. Quindi da ri prendersi la correzione del Casaub., che nella sua versione alla met ridusse cotesta misura. (62) Elmo senza eresa e cimiero. Ahm scrisse Polibio , propriamente , cC una semplice coperta di capo. Il Casaub. tradusse, vili capitis tegmine, il Lipsio simplici tegmine capitis , e lo Schweigh. ; nuda galea : ma in nessuna di queste espressioni v ha chiarezza, non essendovi spiegalo in che consi sta la vilt , o la simplicit, o la nudit. Io mi son attenuto al Reiske, che definisce siffatta specie d elmo semplice , crista et

cono carentem. (63 ) A vanti le insegne. Male voltarono il Casaub. e lo Scheveigh. *f* nS u ti vtrit, in prceliis obeundis, e meglio esprime la forza di questo vocabolo il occupantes pugnam del Gronovio,
che io ho seguito, essendo, conforme osserva questo autore, pro prio ufficio delle truppe leggere il combatter avanti gli altri a guisa di feritori. (64 ) Una freccia reciproca. Cio ta le , che lanciata sul ne mico, da questo potrebbe ritorcersi su chi l ha mandata. 11 testo ha Ktitc t fi'tXtt, freccia com une, sottintendi, ad amendue le p a r ti, siccome Appiano ( Hispan. c. 47 ) chiam gli elefanti s iiti ftitv s , nemici comuni, perciocch, voltatisi nel1 esser incalzati, fanno sovente strage de suoi. Avendo in italiano la voce comune qualche cosa d am biguo, ho creduto che meglio sarebbe intesa quella che ho prescelta.

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(65 ) V armadura intiera. la chiama P olibio, la qual espressione mi k sembrata convenirsi meglio all indole della favella italiana che nou quella di justa arma che tolsero da Livio ( x x x v m , S2 ) gl interpetri latini. (66) Nella superficie convessa. Tutti gli scudi erano, a d ir vero, esternamente alquanto convessi, per modo che 1 ombilico, o dir vogliamo il centro, sporgeva un poco in fuori, ed il resto della superfcie insensibilmente retrocedeva sino a lembi ; ma lo scudo di cui parla qui Polibio era fatto a guisa d embrice, e rappresentava la met d un tubo diviso per lungo; quindi la sua dimensione in larghezza era un segmento di circolo, anzi proba bilmente un semicircolo, e la dimensione in lunghezza una linea retta. ( V. Lipsio n i , a ). (67) Un palmo di pik. Cio la misura di quattro d ita , o la quarta parte del piede, che ne ha sedici. Questo era il palmo minore , * a \ a f r m , de Greci: che per il maggiore, r u S x p ttt, intendevasi lo spazio dal dito mignolo al pollice, quando le dita sono distese. (68) Due tavole unite ecc. Secondo il Lipsio ( 1. c. ) non eran queste altrimenti le due met dello scudo insieme unite , ma sibbene due pezzi eguali, l uno dietro all altro attaccato , affine d accrescer la grossezza dell arma ; e le due tavole maggiori componevansi di molte m inori, talvolta v eziando lessevansi di vermene , preferendosi agli altri legni quello di salce pella sua pieghevolezza. (69) Una piastra di ferro. Secondo Plutarco ( T. 1, p. i 5 o ) fu Camillo 1 autore di questo provvedimento nella battaglia che diede a G alli, le cui grandi spade avean un fendente formida bile, siccome riferisce pur il nostro n , 3 o , 33 ; m , 114. Pella stessa cagione died egli a suoi elmi di ferro. (70) Un bellico. K i y % * t ( conca ) il chiama Polibio dalla sua forma spirale finita in p u n ta , simile al guscio degli animali co nosciuti sotto il nome di conchiglie. (71) Spagnuola. Intorno a questa spada vedi la nota 109 da noi apposta al lib. 11.

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(73) Spiedi. Io mi aono determinato a cos appellare quelli che Polibio chiama v o v * f e d i traduttori latini pila , pella circo stanza che poco appresso veggiam assomigliati i pi sottili alle lance da caccia, le quali italianamente diconsi spiedi (V . il vocab. della Crusca a questa voce ). Il Lascari ancora nella sua versione nomolli veruta . e troppo sembrami sottilizzare il Lipsio ( n i , 4- ) non approvando cotesta interpretazione. ( j 3 ) Lance da cacciar cinghiali. Xtfivn'mt ha il testo , che pi correttamente si scriverebbe evfiitlu s da cvfSu/* dimi nutivo di avfinn , eh Esichio definisce xw f o/3A*, dardo da cignali. 11 Casaub. ed il Lipsio lasciaron il vocabolo greco sibunis senza tra d u rlo , ed a mio parere con miglior divisa mente che non fece lo Schw eigh., il quale con venabulum non espresse precisamente 1 arma cui Polibio paragon gli spiedi sottili degli Astati. Secondo Festo illirica 1 origine di questa parola. - Di passaggio noter a questo proposito un grave errore in cui incorse 1 Ernesti. Scrisse egli nel suo voca bolario greco , non so a qual fondamento appoggiato, la voce anzidetta coll * nella seconda sillaba, cn> /9'o, ed avendo tro vato in Esichio t v f i * m vA3*x, l o f c t S y l i i t i , ripostiglio da flauto o da freccia , attribu a quella due sensi : l uno di ve nabulum ; 1 altro di theca e corio proprie suillo , arbitraria mente combinando la 3-iiki) d Esichio con ruf. (74) Uncinato. Volle significar Polibio, che dietro allo spun tone v avea degli u n cin i, affinch facil cosa fosse di strappar fuori la lancia conficcata. Lipsio. (75) P e li uso. I codici tutti hanno x< 7' , che il Casaub. ed il Lipsio rendettero per usionemque ; ma oscu ra , per non dire assurda , essendo la sentenza, cujus nexum usionemque adeo firm ant valide, pens un tratto lo Schweigh., che * 7* l , , (secondo il bisogno) avesse scritto Polibio, ed inser nel testo questa emendazione. Tuttavia riflettendo po scia , come non era necessario che la legatura si praticasse nel nmomento della pugna , ma che potea eseguirsi sin dapprincipio , richiam ne commenti la ^lezione antica. Checch sia della vera

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scrittura di questo luogo, io l'h o tradotto nel senso di w gt Ini X f i / x i , che mi sembrato il pi ragionevole. (76) Sia alla met ecc. Ingegnosa l idea del L ip sio , che dallo spuntone due lamine discendeano , le quali applicavansi al manico di legno, e con cerchi di ferro fortemente saldavansi. Questo era al certo il modo pi sicuro per dare al manico ed alla lama quella fortissima unione che il nostro descrive. (77) Pennacchio. Nel testo w ltf/t r r t , con una co rona di penne , che i traduttori latini in varia guisa espressero. Serto pennaceo , scrisse il Casaub., apice plumeo il L ip sio, e lo Schweigh. con perifrasi, galea crista ornata est. Io non credo d essermi appigliato ad una voce im pro p ria, che la Crusca definisce : arnese di pih penne unite insiem e, che si

porta a l cappello o al cimiero. (78) Guardacuore. Precisa traduzione di K*gJiQvXx( , che us Polibio. Pectorale il chiamano gl interpetri latini ; nome
che talvolta fu apposto alla corazza medesima ( V. Plin. v ii, 56 , V arr. de ling. lat. v ). Il Dufresne rapporta guardacorum fra le voci del medio evo , onde tra per questa ragione, perch osservo che presso gli antichi non v avea certa differenza tra pectorale e lorica, quando le dimensioni del guardacuore qui additate erano ben minori di quelle della corazza, la quale, oltre al p etto , copriva il ventre , la schiena ed i fianchi : io minduco a credere che altramente chiamassero i Romani cotesta difesa, e la dicessero forse cordis custodiam, o custodiam semplicemente. (79) Aggiungono ecc. Viziosa senza dubbio la lezione zrtfi1/S tila i da pi adottata, donde risulterebbe che i militi di cui ragiona qui Polibio, sovra le altre armi si mettessero attorno , sindossassero la corazza, e non comprendo come lo Schweigh. pot contra ogni buon . senso scrivere : (*) super caetera arma loricas . . . . induunt. Io ho seguito il Patrizj e il Lipsio che lessero v ftrr i'S itl* i. (80) Portano lance. Queste erano pi grosse e pi forti degli
(*) P e r qnant super e supra significano ta lrp lta u ltr a , p r u d e r , dovessi in c u t u in terpretazione eYtare ogni equivoco

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spiedi. V. n , 3 3 , ove vantasi l avvedutezza de tribuni, che nella guerra ^Gallica armarono le prime file colle lance de triarii, affinchjmeglio degli spiedi resistessero a gagliardi fendenti delle spade nemiche. (81) Caposchiera. Questo vocabolo, a dir vero, non trovasi, n nella Crusca, n nel dizionario militare del Grassi ; tuttavia mi sono permesso di formarlo, indotto dall analogia daltri vocaboli nella composizione de quali entra la prima parte di questo , e dal non aver trovata espressione pi acconcia per denotare gli ordinum ductores de Rom ani, corrispondenti a 7Jif<x dei G reci, conforme li denomina Polibio. Chiamavansi questi ancora prim ipili, cio primi fra i portatori de pili ( s p ie d i), ma abu sivo era cotal n o m e, perciocch i primi ordini soli erano di quest arma fomiti. V. Dionigi, lib. i x , Veget. iv , 8. (82) I lancieri ecc. Questi adunque non eran uniti in corpi ap positi, e non aveano proprii capi, ma come la milizia pi leggera uscivan essi in tempo di battaglia fuori dellordine cui eran asse gnati, ed appiccavan la zuffa, poscia ritraevansi nelle respettive file. (83) Squadra, drappello e insegna. Cosi ho creduto di do ver tradurre Iti-y/t* , k< <nrt/(tct, *< : espressioni, a dir vero, molto vaghe, e che Polibio adopera promiscuamente. E non lo eran meno presso i Romani le voci ordo , manipulus vexillum. Ordo era propriamente una schiera, o banda di sol dati comandata da un centurione, ma questa schiera, quando era una centuria, quando pi , quando meno di cento uomini conteneva, ed allora confondevasi col manipolo. Il manipulus era secondo V airone (d e L ., L rv ) la pi picciola parte della legione che segue una bandiera, ma qual numero di soldati comprendesse non trovasi presso nessun antore. Ne da credersi eh esso composto fosse di dieci soldati, i quali sotto un padi glione alloggiavano, secondoch vuole Vegezio (11, i 3 ) ; dap poich una mano di gente cosi poco ragguardevole non sar stata preceduta da una bandiera. Lo stesso dicasi del vexillum , il quale secondo Livio ( vm , 8 ) conteneva centottanta uom ini, non_computata la milizia leggera che distrikuivasi fra le coorti ;

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ma denotava altres alcuna fiata l insegna cui seguiva 1 intiera coorte : onde leggesr in Livio ( z x v , i 4 ) vexillnm oohorli Pelignae, ed in Tacito ( Annal. i , 4 >i) vexUlarius comitantis Galbam cohortis. Nel nostro idioma pure non hanno un senso determinato i vocaboli squadra , drappello , Insegna , siccome pu vedersi nella Crusca e nel dizion. milit. del Grassi a queste parole. (84 ) Centurioni. Il centurione, conforme 3 nome stesso lo denota , comandava ad una centuria , o d ir vogliamo a cento uomini ( V egct ii , i 3 ). Tuttavia reggeva talvolta il centurione una compagnia m inore, ed eziandio maggiore della centuria. Cosi . veggiamo presso Livio ( v iti, 8 ) ad ogni ordine di sessanta soldati attribuiti due centurioni ed un bandieraio, e Vegezio ( t i , 8 ) racconta che nella milizia antica il centuno primipili governava quattro centurie. (85) Costoro scelgonsi eco. Se la spira ( r > i* ;a ) che rtianipulus traducono gl interpreti latini, e noi voltammo drappello, conteneva due centurie, siccome afferma Ciucio presso A. Gel ilo ( x v i, 4 )> assegnando alla legione sessanta centurie, e trenta m anipoli, e siccome il nostro accenna nel lib. x i , ? 3 , dicendo che tre spire componevano la coorte ( in ragione di 6oo a 6ooo, la coorte essendo la decima parte della legione ) ; se i due ban dierai appartenenti a ciaschedun drappello, non erano , conforme suppone il L ipsio, contemporaneamente in funzione, ma 1 uno suppliva all altro che fosse stanco od ammalato : egli chiaro che in una legione di seimila uomini non v avea oltre trenta insegne m anipolari, e forse dieci altre spettanti alle coorti. Ma se ciascheduna banda di soli sessant uom ini, secondoch asse risce Livio ( v il i, 8 ) avea un bandieraio , egli ne segue che inolio maggiore dovea esser il numero di quelli in una legione ; la qual cosa non potea a meno di recare grandissima confusione. pertanto da notarsi che nella materia che abbiamo per mani non hassi a negligere la ragione de tempi. La distribuzione d e gli o rd in i, secondoch descritta da Livio ( 1. c. ) , fu fatta , o era in vigore da tempi precedenti, 1 anno 4 >5 di Roma in oc-

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cagione della guerra latina; ma nell et di Gincio, citato da A. Gellio, se fu egli il medesimo che Macrobio ( Satura, lib. i , c. n ) dice aver lasciato il libro de fa s tis , ed essere stato ram mentato da V airo n e, cangiata era ogni cosa. Che se la legge Cincia de donis et m unerbus, promulgata 1 anno d. R. 55 g ebbe lui per autore, 1 et sua coincide quasi con quella di Poli bio. Egli dunque probabile che questi non meno che Cincio abbia considerato il manipolo composto di due centurie. Ma quando scrisse Varrone che fu contemporaneo di Cicerone, cio un secolo circa dopo Polibio , ei si pare che fosse introdotto qualche cangiamento negli ordini della .milizia ; dappoich non trovasi pi che la centuria fosse la met del manipolo, sibbene che il manipolo fosse la minima parte della legione che seguiva una bandiera. N andr , cred io , errato chi supporr che quell insigne tattico di M ario, il quale fior nel tempo interme dio fra il nostro e V arro n e, e parecchie mutazioni fece nell arinadura de Rom ani, siccome narra Plutarco nella sua vita, abbia eziando mutato in alcuna parte lo schieramento dell esercito. (86) I casi in che pu avvenirsi. AJii>v yup tt lc t ( scrive Polibio ) *'< 7 S tr a iim aedi Ito wccSilt 7 < 7 *r t/yt/tim ,

incerto essendo che cosa sia per fa r e per patire il condut tore : espressione singolare che denota lq mancanze , cos volon
tarie come innocenti del condottiero , per cui 1 opera sua rendesi inutile o perniciosa, o al tutto cessi. I l fa re indica le colpe , il patire, le sciagure , p. e. malattie o morte. Non sof ferendo il nostro idioma cotal modo di d ire , io ho abbracciate le mentovate due contingenze col nome di casi. (87) Aman essi ecc. L uffizio de centurioni era propriamente di serbar 1 ordine nelle file , e d impedire lo sbandamento dei soldati nel tempo della pugna. Quindi avrebbon essi operato cuntra lo scopo della loro istituzione , s e , da soverchio fervore spinti, pi avessero badato ad attaccar il neiAico che ad opporre a suoi urti vigorosa resistenza. (88) Squadroni. Questo vocabolo adottato nella milizia dei nostri giorni per esprimer una compagnia di cent uomini a cu-

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, e sembrami render eoo sufficiente esattezza la tarma dei R om ani, e 1/a* d e G reci. Se non che la torma conteneva ai tempi di Varrone ( de L ., L iv ) soli trenta cavalieri, e nelle et posteriori trentadue ( V eget i r , i 4 ) ; ma corrispondeva tuttavia alla centuria de fan ti, siccome il suo comandante al centurione. Eustazio alla voce <>/> ( a torm e) che riscontrasi in Omero ( lliad. l i , 93 ) osserva, che cosi iXetJit come <A scriveasi anticamente per i< , non altrimenti che il loro radicale i i k m , rivolgo. L a qual scrittura e derivazione non sembrano punto irragionevoli, Ove si consideri che coleste divisioni eransi fatte appunto coll intendimento di agevolar i rivolgimenti e le evolu zioni delle p arti, onde componesi l esercito. E mi compiaccio che la stessa affinit tra le espressioni del subbietto e dell azione ha luogo nel nostro idioma, in cui squadronare , dietro gli esempli addotti dal G rassi, denota quello che i Francesi chia mano manoeuvrer, cio a dire , eseguir le varie rivoluzioni, secondo la definizione del test mentovato Lessicografo. (89) Capodieci. Cosi chiama il Segretario fiorentino nel trat tato dell arte della guerra chi comanda a dieci soldati ; onde non ho esitato di trasportare nella nostra favella letteralmente i Stnaiig% tvs di Polibio. (90) Tutti. Cosi il comandante dello squadrone, come il capo dieci. Secondo Varrone ( I . e . ) i tre prim i di ciascheduna die cina chiamavansi decurioni, e tre ve n avea in ogni squadrone ; ma di conduttori o 'cap i non i egli motto. (91) In farsetto. 12' n /tetri t ; vocabolo spiegato da Suida T iaro 7i iiS i Tct m tv a rftit, coperta sotto ( o meglio intorno rif) ) le parli pudende. Dietro questa traccia tradusse il L a scari in subligaculis ( in mutande ) , e nello stesso scaso il Casaub. in campestribus ; ma il Lipsio rigett meritamente que ste versioni, non potendosi persuadere che i Romani fossero an dati ignudi alla pugna , e vi sostitu in veste succinti, che lo Schweigh. con maggiore determinazione modific in sola veste succinti; giudiziosamente riflettendo che la nudit accennata dal nostro era per rispetto alla corazza , c non alla to g a , o sopraT a llo

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veste, cui non disdice l italiana denominazione di farsetto , che la Crusca definisce : vestimento del busto , come giubbone o camiciuola. La stessa espressione occorre nel lib. 11, c. 9 , e fu da me in egual modo volgarizzata. (92) Inoperanti. vA * {**1 et non credo che sia 1* equivalente d inutiles , in che lo convertiroiko i traduttori latini. Coteste lance, per quanto fossero fragili, e sovente si rompessero, feri vano pure talvolta, e non potean dirsi inutili. Quindi io ho stimato di dovermi meglio accostare al senso del vocabolo gre co ; che denota debolezza ed incertezza d azione, anzich total difetto della medesima. (g3 ) Focacce ombelUcate. La composizione delle focacce, o schiacciate che d ir vogliamo, trovasi in Catone, ( de re rustica c. 76 ) , dove chiamate sono lib a , sotto il qual nome ( donde derivossi Ubare, eh quanto sacrificare ) usavansi principal mente ne sacrifici!. Quelle che imbandivansi ne conviti erano comunemente appellate placentae , e ve n avea di moltissime so rte , che trovansi descritte in Ateneo ( x iv , p. 647 , 648 ). L e ombelicate sembra che si adoperassero nesoli sacrificii, dap poich non sono da Ateneo rammentate. Polluce ( n , 170) chia , che nel mezzo ma quelle di cui parla Polibio

hanno un bellico. (94) Negli assalti da lungi e da vicino. IT{r litt vifitX tie **) ( ' lti iw iS'trtit ha il testo , che gl interpetri, latini
avanti il Reiske non intesero. Lo Schw eigh., seguendo questo spositore, volt il presente passo nella guisa che qui leggesi vol garizzato , giustamente osservando che n i un attacco da luogo prossimo, e da insidie, ed eziando unarma che da vicino ferisce, siccome le aste e le spade; laddove iwtfitXu sono corpi che gittansi, e da lungi offendono , cio frecce, palle, sassi. (95) Perciocch i Romani. Negli antichi tem p i, dice Ateneo ( v i , p. 373 ) , i R om ani, se trovavano presso le nazioni sog giogate qualche buona p ratica, la recavano in patria . : . Cosi POLIBIO, tom o III . 20

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appararono da Greci a costruir le macchine e gli strumenti di assedio, e con questi li superarono ; da Cartaginesi 1 arte di guerreggiar per mare , e con questa li vinsero ; da Tirreni la battaglia stabile marciando in falange ; da Sanniti l uso dello scudo ; dagli Spagnuoli quello delle lunghe lance ( Gaesarum ) , ed altre cose da a ltr i, meglio eseguendole . Dov da notarsi che nulla dice Ateneo dell armadura , siccome tace Polibio delle macchine d assedio che i Romani presero da Greci. (96) Contrarli auspicii. A. Gellio ( x v i, 4 ) annovera le se guenti eccezioni alla comparsa de coscritti, tratte dal libro u t di Cincio de re militari : un funerale di fam iglia , le fe rie ven

demmiali , una malattia grave, un auspicio che non puossi prevaricare senza delitto, un sagrificio anniversario che non potrebbe fa rsi se la persona stessa quel giorno non fo sse presente ecc. (97) Impossibilit. A'ih tara, dice lo Schweigh., il nome pro
prio , col quale presso i G reci denotavansi le scuse legittim e, per cui alcuno era assente , o eseguir non potea l incarico da togli. - (98) Proposti da questi ecc. molto ragionevole 1 emenda zione dello Schw eigh., il quale trovato avendo in S uida, dove cita questo luogo, w ff itfiXnfttttt (p ro p o sti) in vece di xm9i r r a ft tt n , ( creati, costituiti ) , e nel cod. Osoniese , in luogo di iw ir tti , giudic , che a quanto contengono gli altri codici sia da aggiugnersi ci eh egli trov negli anzidetti > donde risulta il senso che io ho espresso nel volgarizzamento. (99) Tre cotanti. Nel libro n i , 106 asserisce Polibio che il pi delle volte gli alleati davano il triplice numero de cavalieri che fornivan i R om ani, quantunque dalla stessa sua relazione ri sulti che nella battaglia di Canne 36 oo cavalli diedero gli alleati e a 4 oo i Romani ; locch non costituisce neppur il doppio. Donde hassi a concludere che qui pure parl il nostro di ci che co munemente accadeva. N improbabile che dopo questa p u g n a, il di cui esito infelicissimo il nostro attribuisce allo scarso nu mero de cavalieri (111, 116), i Romani abbian preso di accre-

cerio ne cim enti, ma con maggior aggravio degli alleati, affine di risparmiar i proprii. (100) La disposizione degli eserciti. 1 vocaboli di xuftftfitxi e rxftptfi&XXur , che spesso riscontratisi in P olibio, hanno un doppio significato : quello di schieramento , ordinanza , e < T al loggiamento , quartiere ; questo di schierar e di piantar il cam po. Qui amendue questi sensi uniti sono nell espressione o-igi ltf naftpt/itXtif, ed convenuto valermi nel volgarizzamento d un modo di dire che tutti e due gli abbracciasse. (101) E negli schieramenti. Osserva lo Schweigh. che il luogo dove Polibio tratt di proposito questa materia era dopo il cap. 4 o (a lui 42 ) di questo lib ro ; ma che il compilatore degli estratti ne recise cotesta parte. Tuttavia scorgesi dal lib. ix , cap. 20 che l autore scrisse un opera apposita intorno alla tattica; onde tra p er questa circostanza , e le frequenti occasioni eh egli ebbe di ragionare sullo schieramento de Romani nel corso di queste sto r i e , da credersi che avr qui brevemente su cotal argomento versato. (102) La tenda del capitano. Questa appellavan i Romani pnetorium ; perciocch, dice Festo , dapprincipio i pretori, sic come in appresso i consoli, amministravano le guerre. I Greci ancora chiamavanla e r f x l i l y n t , conforme apparisce da Suida; ina Polibio us la prima volta a maggior chiarezza due vocaboli, ( i Itv ) rrf*lny,v nctit, ed io lho seguito. Del resto a tempi di Vegezio (m , 4 ) piantavasi la tenda del comandante dopo la collocazione delle bandiere ne respettivi hioghi. (10 3) Distanti cento piedi. Adunque ciaschedun lato di questo quadrato , essendo il doppio della distanza dal cen tra all estre m it, avea dugento piedi, e tutto il piano ne avea quarantamila, equivalenti a quattro jugeri g reci, o dir vogliamo p le ttri, dap poich il plettro era cento piedi lungo e cento largo , cio dieci mila piedi in quadrato. A miglior intelligenza di siffatto calcola , giover qui trascrivere la figura che ne d il Lipsio.

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Intorno alle proporzioni del piger e del plettro vedi la nota 171 al terzo libro. - Che tanto spazio occupasse il solo pretorio non dee recar maraviglia, ove riflettasi al numeroso stuolo di ser venti e damici che seguitavan il capitano. (104) I l pi opportuno ecc. Quello che guardava la porta de cumana , o dir vogliamo posteriore , ed insieme la piti distante dal pretorio , la quale appunto pella sua maggior lontananza dai nemici era la pi comoda pe servigi* qui mentovati. (105 ) Prescelto. Cio destinato alluopo di collocarvi le legioni. (106) I l lato d i fuori. Quello dove accampate erano le forze principali, voltato all uscita posteriore del compreso, e che este riore diveniva per rispetto al p reto rio, il quale occupava una posizione interna fra le truppe ordinarie e straordinarie , come meglio si conoscer dall effigie e descrizione di tutto 1 accampa mento che darem in appresso. Lo stesso lato doveasi risguardare qual fronte, avendo le tende tutte voltate al medesimo la faccia. (107) Occupano tanto spazio ecc. Di sei ordini di milizia era composta la legione : di cavalieri R om ani, astati , prncipi, tri*-

3op
r i i , fanti e cavalieri alleali, e di rincontro a ciascheduno di questi era alloggiato un tribuno. (to8) A tutte le tende de' tribuni. Il testo ha qui soltanto * ir i Tat (tutte le te n d e ), ma poscia leggesi AAr 7x f 1m > Xi&g%r n i t t t i r (parallela alle tende de tri buni ). lo ho creduto di conciliare maggior chiarezza al periodo traportando i tribuni alla prima parte del medesimo , senza ri petere questo sostantivo, siccome fecero i traduttori latini. (109) Formanti la partizione. Cio la separazione delle legioni nello spazio eh fra di loro. (ito ) Per via degli alloggiamenti. Ho ricevuta la emendazione del G ronovio, il quale scrisse, y i i t / i i i f f Stk (n o n Si secondo la lezione comune ) 7 i ! Tiriti 1 ra g iju/SAr. . . i t t i ) gi/tns; dappoich non gli alloggiamenti divenivano strada , sibbene venivasi questa a formare merc della posizione degli alloggiamenti. Lo Schweigh. non crede che abbiasi a mutar nulla nel testo, correndo secondo lui benissimo il senso anche senza il ita ; locch vero considerando la gramaticale costruzione, non g ii riguardando alla convenienza della cosa. ( i n ) Insegna. Cio quella quantit di soldati che militavano sotto una insegna, e che i Romani propriamente chiamavano

manipulum. (113) Guardati i Triarii. 11 tes^o qui oscuro e forse cor rotto , mancando al B \ i * l t l S t il sostantivo, in guisa che non si comprende se abbia a riferirsi al r%nftA12t che prossimamente
il precede, donde risulterebbe confusione, appartenendo le figure cosi alle tende de T riarii come a quelle de cavalieri ; ow eramente se debbansi sottintendere i Triarii di sopra nominati. G li interpreti la tin i, variamente voltando questo luogo , si sono stu diati di renderlo pi chiaro. Il Casaub. scrisse: ita ut tangenti-

bus se mutuo pedaturis, eo respiciant Triarii unde equites sunt aversi ( per modo che ecc. l guardino i T ria rii, donde i cava lieri voltano la faccia ). Il Lipsio tradusse : Sic quidem utfig u ra i se mutuo tangant, sed Triarii in alterarti partent aspiciant equitibus obversi ( cosi che le figure si tocchino, ma i Triarii

3io
guardino laltra p a rte , opposti a cavalieri). Lo Schweigh. final mente* in siffatta guisa rende questo passo: Ita ut tangentibus se mutuo fig u ris , quas metatio utrorumque fo rm a t , in aversam ab equitibus partem respiciant Triarii ( che toccandosi vicende volmente le figure, formate dalla disposizione d amendue, (ag giunta del tutto superflua ) i Triarii guardino la: parte cui i cava lieri voltan il dorso). Delle quali sposizioni facil a vedersi che la pi precisa quella del Casaub., ( ed a questa io ho confor mata la mia versione ) esprimendo essa lopposta situazione delle facce nelle respettive tende, locch le altre non indicano U nto esattamente. (113 ) La met del numero. Seicento eran i Triarii in ciasche duna legione, mentre che mille dugento sommavan i principi, ed altrettanti gli astati, siccome rifer di sopra Polibio nel cap. 2 3 . Tuttavia egli sembra da quanto qui leggesi, che tal fiata non vi fosse esattamente cotesta proporzione, sebbene sempre distribuivansi per modo, che la lunghezza degli attendamenti riusciva eguale. ( n 4) Due strade. Una per ciascheduna legione, attraversante tutte le insegne, dallo spazio di cento piedi qui indicato sino all interstizio ch fra gli alloggiamenti e lo steccato, dirimpetto alla strada de tribuni. ( n 5 ) Guardando egualmente indietro. Cio toccandosi col terg o , ed avendo la faccia voltata a parti opposte. (i 16) E siccome dieci ecc. Adunque de principi e degli astati militavano sotto una insegna 120 uomini, de triarii sessanta, e de cavalieri trenta. (117) Dalla medesima linea. Da quella che occupano gli astati, per modo che amendue vengono a formare i confini longitudinali della strada che li separa. (118) Meno gli straordinarii. De fanti prendevan a straordi nari! , conform detto al cap. 2 6 , la quinta parte. Col scrisse p ur il nostro che triplo era il numero de cavalli, quando qui dice eh era doppio; ma nel luogo citato parl della cavalleria tutta u n ita, laddove nel presente discorre della medesima gi scemata del terzo.

3i i
(i tg) Le cinque strade. Queste risultavano dagl intervalli degli alloggiamenti damendue le legioni, in ogn una delle quali v avea una strada Fra i Triarii ed i principi, ed nn altra fra gli astati e la cavalleria de socii. L a quinta era formata dallo spatio f i cavalieri delle due legioni. (120) Indietro voltate. Dorso a dorso co cavalieri. ( ia i) Circondario del pretorio. Secondo lo Schweigh. era questo circondario compreso nello spazio de dugento piedi in lunghezza e larghezza ( 4o,ooo piedi quadrati ) , nel qual era il pretorio. Ma pi probabile 1 opinione del Lipsio che le cose qui descritte si trovassero fuori di questo spazio; dappoich ap pellandosi il pretorio rrfulnyitt, ci che il circondava, 7*5 rr(ln y/t wtf/frcttif, non poteva essere dentro al medesimo. (122) Come la figura dS una forbice. Il Lipsio traduce, quasi mflexam metationem , aggiugne pertanto nelle note che questa flessione non era curva o in forma semilunare, sibbene simile alla piegatura del gomito. Pi precisamente ci spiega lo Schweigh., dicendo che le tende della cavalleria qui mentovate posavano ad angolo retto sopra le tende de tribuni. ( ia 3) I cavalli scelti ecc., ed alcuni che militano volontaria mente ecc. A blecti sono i primi chiamati dal Lipsio con nome, che non solo non us alcun autore per denotare gli scelti della cavalleria, ma che non trovasi neppure nel senso schietto di scelto; ablectus da ablego, significando separato, messo in disparte a qualche uso, anzich levato fuori della massa per cagione della sua eccellenza. I secondi interpretati sono dal medesimo spositore nelle note evocati, non senz anacronismo, essendosi questa deno minazione appena a tempi di Cesare imposta a veterani chiamati dal riposo a militare nuovamente, conforme leggesi in Dione Cassio ( x l v , p. 276 , l v , p. 565 ). (124) Gli apparati del questorio. Di sopra li ha il nostro appel lati le cose necessarie a lt esercito che ha seco il questore, ed erano coteste i danari e le provvigioni che distribuivansi a solda ti; oltrech, siccome raccogliesi da Igino e da Suida, vi si depo

3l2
nevano le prede e gli stalichi, e vi si ricercano gli ambasciatori ed i messi. (i l 5 ) A l lato posteriore. Posciach la fronte del campo chia masi da Polibio il lato verso cui guarda il pretorio, quello che ad esso volta le spalle dovea esser il deretano. (126) I l vano lasciato ecc. Non quello a cui riusciva la fronte ed il tergo del campo, che sgombro esser dovea peli uscita, e l entrata dell esercito ; ma quello che situato era a destra ed a sinistra degli alloggiamenti. (127) E siffatto vuoto ecc. Secondo il Lipsio, oltre avantaggi qui riferiti da Polibio nasceva da questo vuoto 1 opportunit di collocare la milizia leggera ( da lui costantemente , siccome dagli altri interpreti di Polibio chiamata veliti ), a tale che di sopra -e di sotto attendavansi quelli che appartenevano alle legioni, e nefian chi quelli de socii. 11 Patrizj al contrario, considerando il silenzio di Polibio circa gli alloggiamenti de veliti, e com egli ( V. c. 34 ) li distribuisce fra le altre parti dell esercito, giudic che nell ac camparsi occupassero lo stesso sito eh era assegnato agli altri drappelli. Allo stesso parere s accosta lo Schweigh.; ma io non son punto alieno dall adottare 1 ipotesi del Lipsio. Imperciocch, se Polibio tacque del modo d attendarsi usato da v eliti, c i , cred io, deriva dal non aver essi osservato ordine alcuno nel farlo, come quelli che formavan una truppa irregolare, e disse minati erano in due pian i, ciascheduno de quali avea dugento piedi in. larghezza, e circa i 5 oo in lunghezza , di maniera che, quand anche fossero stati numerosi al pari degli altri soldati con-, tenuti nelle legioni, locch non erano mai , lasciavan luogo ba stevole a tutte le occorrenze del campo che il nostro qui descrive. L a lor unione pertanto a corpi regolari della legione succedeva quando schieravansi in battaglia, o uscivano de quartieri, non quando accampavansi. (128) Dalle rispettive strade. Comunemente usciva l esercito al largo pella porta decumana, a cui era volta la fronte del cam p o , ed a questa conducevan appunto le cinque strade, delle quali si ragionato di sopra nel cap. 38. Che se per qualche assalto

3 13
improvviso eia fianchi fosse stato necessario di sboccar pelle porte laterali, cos dette principali; la via quintana, e la strada larga de trib u n i, e lo stesso vacuo della parte anteriore offerivan a tal uopo' il miglior agio. (iag) Ed il bestiame ecc. I commentatori cercano qui il pelo nell uovo. T ir 7i rS i v p n r* w p ttw i d f i f t f i i r u i , ! ra t i* t S i trtXt/t/mi Al(ms scrisse P olibio, le quali parole rigoro samente cos avrebbon a tradursi: le prede de bestiami introdot te , e quelle che fannosi da nemici. Ora al Gronovio ed allo Schweigh. parve cosa strana quel genetivo dell introdotto bestia me , che lascia sottintender il sostantivo di prede affatto super fluo. Ma tutto al pi sar siffatta costruzione una delle negligenze di stile, in.che cadde talvolta il nostro autore; n perci era necessario di distinguere la preda del bestiame da quella che toglievasi a nemici, siccome fecero questi interpreti ; quasich il bestiame ad, altri che a nemici si togliesse. Il Lipsio pi s ap press alla mente di Polibio traducendo : et pecudes adductas aut prcedas ex hostico captas , ed a lui mi son attenuto nel volgarizzamento di questo luogo. ( i 3 o) E per lo spazio ecc. Non ben chiaro, come lo spazio intorno alle tende che in densi gruppi eran u n ite, potesse con tribuir a salvarle dalle armi e dal fuoco contro d esse lanciati : tutt all opposito la grande superficie che presentavano a mag giori offese dovea esporle. Quind io credo, che codesto spazio riparatore non alle tende legionarie si riferisca , le quali erano salve pella loro distanza, sibbene a quelle de lancieri ( veliti ) , che sparse com erano pe grandi vani presso allo steccato, cinte trovavansi da vacui di maggior o minor ampiezza, e per tal cagione pi difficilmente colpivansi. - Lo Schweigh. sospetta che le tende de rispettivi drappelli non erano sul margine della strada, ma in qualche distanza dalla medesima, per modo che avean in certa maniera una circonferenza ( ambitum ). Ma sottile anzich probabile siffatta supposizione ; dappoich non avrebbe cotesta circonferenza diminuita la spessezza de padiglioni , n scemato il pericolo che da tal circostanza loro derivava.

3i4
(i3i) Di quattro ecc. Propriamente d, quattromila dugento avendo Polibio per brevit omesse le centinaia. (i3a) Spessezza , cio la moltitudine de soldati che compon gono la insegna; locch il nostro espresse con r i vf. I l Casaub. riflettendo che la moltitudine delle insegne in nessun caso aumentavasi, lesse di suo arbitrio icu ir x ir tv t ( della lar ghezza), prendendo la profondit f ) per la densit della massa prodotta dal numero de' soldati. Lo Schweigh. ; quantun que nelle note dichiari che wX&tt qui non importa quantit di insegne, traduce .tuttavia questo vocabolo numerus ( vexillorum ). ( r 33) Comprendere. Questo verbo non nel testo , ma giudi ziosamente ve lo suppose lo Schw eigh., proponendo l infinito y iS tx t (conoscere) o rv tt a t (com prendere). (134 ) Oltre agli anzidetti luoghi. Questi erano , per avviso del Lipsio , i vuoti lasciati dietro gli straordinarii, secondoch signi fic espressamente Polibio nella fine del cap. 29. ' ( i 3 5 ) Ove un maggior numero ecc. Qui non trattasi degli estem poranei , ma di corpi pi grossi coscritti posteriormente in ag giunta alle legioni, o ritiratisi dall aperto , o , conforme vuol il Lipsio , d una terza legione arrivata , per cui rendeasi necessa rio di stabilir una nuova divisione con apposita strada. (136 ) Voltansi la faccia. In tal caso adunque due fronti avea il cam po, ovveramente amendue i la ti, anteriore e posteriore, eran egualmente fronte e tergo. (137) I quali guardar fa n n o ecc. Io ho seguita la lezione *'it izrtttvt di tutti i codici, adottata pure dal L ipsio, e senza necessit, anzi con manifesto erro re , mutata dal Casaub. , cui tenne dietro lo Schweigh. Scrivono questi tvs itrottfcti t t ri* stU u /3Aiereirtts X. r. X. che facemmo guardar ecc. Ma ci era superfluo che Polibio ripetesse ; sibbene interessava il sa pere dove , essendo il campo addoppiato , collocassero gli straor dinarii. Ora ci vien detto , che ciaschedun esercito gli aveva a tergo di s , e che occupavano il lato posteriore di tutto il cam p o , cio a dire tutte le parti posteriori del medesimo che, sic come vedemmo, eran d u e , e le stesse che le fronti.

3i5
( i 38 ) E la circonferenza una volta e mezza. Siccome gli eser citi veni van addossati, cos crescevan del doppio i soli lati di fianco , non quelli che costituivano la larghezza del cam po, ed il tutto risultava un quadrato oblongo. ( i 3 $ In mezzo alle due legioni. Varie sono le opinioni degli spositori di Polibio circa questo luogo. Il Casaub. ed il Lipsio ren dettero rrp*Toiei2 i$ per eserciti, ed il secondo confessa di non bene comprender la mente dell autore; perciocch essendo i due eserciti separatamente accam pati, lo spazio fra i medesimi esser dovea fuori de respettivi cam pi, dove non potean al certo esser collocati il fo ro , il pretorio ed il questorio. Secondo lo Schelio, col quale s accorda il Gronovio , e cui debbesi 1 interpetrazione d i legioni che ho collo Schweigh. adottata , negli accampamenti semplici il pretorio era nella, strada che dalla porta pretoria con duce alla decumana a traverso delle due legioni , poco avanti la via quintana. Il Reiske spiega Svi e r ra tim i* duo castra , e crede che abbiansi a trasporre i p t v ( insieme )<e %*p)s (sepa rati ) , per modo che nella prim a parte di questo periodo trattisi degli alloggiamenti separati, e nella ultima de1 medesimi u n iti , nel qual caso solo il pretorio , il foro ed il questorio formavan il centro del campo , nulla mutando nel resto. E a dir v e ro , questa opinione mi sembra la pi lodevole , per quanto non sia approvata dallo Schweigh. Alla pi compiuta intelligenza di quanto ha fin qui esposto Po libio intorno all accampamento de Rom ani, io stimo che riescir giovevoje il riprodurre l effigie che di questo lasci tracciata il L ipsio, e la dichiarazione eh egli vi soggiunse V. la milizia Ro mana di questo insigne interpetre dell antichit, lib. v , p. 149 seguenti.

Parte superiore
In esssa vedes il Pretorio, situato nel mezzo, noti gi dell ac campamento , ma de duci. Di grande importanza era cotesto sito. Primieramente trovavasi non lungi dal nemico., e presso alla porta

3i6
pretoria, che sempre quasi il guardava: affinch il capitano osservas se, se quello alcuna cosa tentasse o movesse, ed ammettesse tosto i messi o gli esploratori. L altra cagion era, acciocch avesse in torno a s tutti i duci, del cui consiglio all uopo si valesse, ed a quali desse gli opportuni comandi ed incarichi. In terzo luogo, perch avesse sotto gli occhi il campo e tutti i soldati, e vedesse se v abbia qualche mancanza o confusione. E siffatta vista fre nava i soldati, i quali sapevano eh erano sempre presenti agli sguardi del loro capitano, e per in ogni cosa con pi rispetto si diportavano. N agli sguardi del capitano soltanto, ma a quelli degli altri duci ancora; perciocch il questore, i legati, i tribuni eran quasi tutti a quella parte rivolti. Finalmente miravasi con ci eziando all onore ed alla dignit, dappoich in mezzo sono sempre le cose che tengonsi in pregio, e quelle cui vuoisi pro cacciare sicurezza. 11 Questorio era al lato, non so se destro o manco. Se affiso il capitano voltato verso il cam po, sar desso il lato sinistro; se le aquile e lo stesso cam po, il destro. Lo stesso dubbio nasce circa la porla destra e sinistra principale. Ma quanto alla cosa, nulla monta quale de due lati cos appellisi. Ritengasi pertanto che il questorio era alla d iritta, al di sopra aucora de legati ; conciossiach il questore fosse magistrato del popolo, i legati soltanto costituiti in dignit. I legali furono da noi a buon dritto collocati presso al pre torio , sebbene Polibio non ne fece motto. Io ho distese le loro tende in larg o , affinch non togliessero affatto la vista del pre torio agli straordinarii ; locch ho eseguito pure nel questorio. Ove alcuno volesse piantarle in lungo, non mi vi opporrei ; se non che il mio modo pi decoroso. L uno de legati ha volta la faccia verso gli straordinarii, l altro verso i tribuni che gli stan no di sotto. Ho interposta una strada fra loro ed il Pretore, ma picei ola, per cui ad esso si recassero , e coloro che abitavano col Pretore uscissero, non essendomi piaciuto d unirli affa Ito insieme ed attaccarli. I tribuni situati sono iu una fila sotto al Pretorio. Dividensi

3 i7
in due parti pella via di m ezzo , che dalle legioni condnce al P retorio, e collocali sono a sei a sei per m odo, che ciaschedun ordine ha in vista la sua legione. Per esempio, i sei tribuni della prima legione a questa sono opposti; i sei della seconda alla se conda. V ha eziandio un ordine tra di lo ro , di maniera che il primo tribuno in dignit era il pi vicino al P reto rio , il secon do veniva appresso, e cosi sino al sesto. Le loro tende erano disgiunte ; o perch nell esser attendati separatamente v avesse qualche dignit: o perch ragion volea, che vi fossero certe strade di mezzo, per cui senza giri si andasse nel foro. Quattro di que ste strade erano praticabili, perdendosi la quinta, perciocch il Pretorio le stava di rincontro. Ci indica Polibio in dicendo, che le tende de? tribuni erano in egual distanza fr a di loro ( c . a 5 ) ; donde segue che v avea strade ed intervalli. Die egli ancora nell assegnar il posto a cavalieri, che incominciavano ad accamparsi dalle tende d i m etto de tribuni ( c. 26) ; adun que le due prime tende de tribuni, cio per rispetto a tutta la linea le m ezzane, aveansi a collocar ad amendue i margini di quella strada, presso a cui accampavansi i cavalieri. Che se que ste cose non fossero in Polibio, lasciato avrei di buon grado tutto lo spazio del Pretorio vacuo e libero. Avrebbe cotal disposizione recata grande utilit per le vettovaglie, non meno che per le aringhe ed i giudizii. Le quali cose ove io consideri, m induco a credere che cosi fosse. Imperciocch il pulpito era in uno de la ti, dal quale come poteva il capitano aringar comodamente i soldati, se gli stavano di rimpetto le tende? E se doveasi giu stiziare con consiglio m ilitare, vedevansi comodamente dalla prossimit e nel vestibolo del Pretorio le sentenze eseguite, qua lora vasto era lo spazio. Adunque ove ci piaccia , rimuovansi da tutte le parti i tribuni dal Pretorio, anzi pongasi fra quelli e questo una strada di venticinque piedi ( i quali risultano dalla strada di cinquanta piedi opposta al Pretorio ) , e cotesta via servir acconciamente al passaggio in amendue i fori : poi segua no i tribuni, ed abitino nel giusto spazio di trecento piedi. Cosi rim arr a ciascheduno la misura di cinquanta piedi, e decorosa

3 18
mente incominceranno da fan ti, cio da T riarii, ed i cavalieri ( i pi onorati fra i cittadini) avranno libera la vista e l accesso al Pretorio. Ci mi aggradirebbe : ma che farem noi delle parole di Polibio circa gl intervalli ? Probabil che abbiansi ad inten dere delle legioni pi piene. Imperciocch essendo queste di cin quemila dugento uom ini, egli manifesto che i Principi e gli Astati dovean occupare maggiore spazio. Comodamente adunque si collocheranno in questa guisa, restrignendo eziandio- gl inter valli. E quand anche la bisogna non sia co s, ci non di meno resteranno inalterate le parole ed i precetti di P olibio, ove la tende detribuni facciansi in largo di soli quaranta piedi, e niente impedisce che le vie intermedie abbiali allora dodici piedi. Ci che spetta all opposizione de cavalieri non dee prendersi con tanto rigore, essendo essi in parte soltanto opposti alle tende de trib u n i, conforme scorgesi dal sito. La seguente tavoletta porr sott occhi 1 altra disposizione del Pretorio e de tribuni da noi proposta.

Pretorio Tribuni Tribuni

I Prefetti de socii, che Polibio (se pur parte del suo trattato, dov egli ne ragion, non & smarrita ) non pone in nessun luo go , sono da noi collocati al fianco de tribuni, dando loro sito e forma eguali, perciocch avean egual ufficio e dignit. Polibio da per tutto li mette al pari: se non che i tribuni erano pi ono rati , in quanto erano cittadini. Egli altres ragionevole che opposti vengano alle loro ale o c o m i, siccome i tribuni alle le gioni. Dividansi adunque, e sieno in ciascheduna parte sei, ac campati come i tribuni; salvoch le strade o gl intervalli sono qui pi piccoli ( conforme osservasi nella tavola ) o forse n u lli, non

3*9
essendo qui passaggi ; dappoich gli Evocati e gli Scelti attaccati erano: alle loro spalle. Che cosa (arassi dunque dello spazio con siderevole di piedi trecensessantatr e mezzo? Conciossiach trenta piedi prendiamo dalla stessa via di cinquanta p ie d i, che separa i socii dalle legioni, e ci facciamo perch Polibio scrive che la tende degli Scelti e degli Evocati incominciano con obbliquo piegamento subito dagli ultimi tribuni. Quindi non debbonsi, per quanto sem bra, separare con si grande intervallo : con alcuno p ertanto, affinch ed essi ed i prefetti distinti sieno da tribuni. Per questa mia misurazione sieno frapposti venti piedi. Se dunque di qui s incomincino le tende de tribuni , puossi diminuire in lunghezza la misura di quelle de tribuni, e dar lo ro , non cin quanta piedi, ma quaranta soli. Cosi saran essi pareggiati, ed il resto di sopra verr aggiunto agli Evocati. I cavalieri evocati sono qui da me collocati prossimamente a prefetti, perciocch in dignit avanzano gli scelti. Tuttavia Poli bio nomina gli scelti prim a, e poco monta se pongansi di sopra o di sotto. I fa n ti evocati. Incerto il loro numero, e sovente maggiore di quello che permette la capacit del luogo. Ma Polibio qui pone soltanto alcuni evocati. Se ve ne sono di p i , hanno a mettersi accanto a prefetti, o agli straordinarii, di sopra nel vacuo ; o viene loro assegnato un nuovo sito nel traverso del foro. Im per ciocch dice Polibio che questo ancora talvolta si riem pie, e che allora il foro si trasporta nel questorio. I cavalieri scelti. Uno squadrone. J fa n ti scelti. Per ora sia una coorte. I cavalieri straordinarii , forman in tutto otto squadroni : da ciascheduna banda quattro. Noi li ponghiamo inferiormente risguardanti il Pretorio ed i fori: (quantunque alcuni in altro modo li collochino ) cosi richiedendo le parole di Polibio. A ci corri sponde il resto della distribuzione, affinch i fanti osservino i cavalli, essendo anche i triarii nelle legioni siffattamente collocali. Le coorti straordinarie. Non so se io debba farne tre o quattro ; ma pognain ora che sieno tre : perch il numero degli uomini

3ao
sia eguala in amendue le p articonverr dividerli. Siei^o adtmqoe qua e l una e mezza ; ma le due mezze guaniino la strada, e cosi in certo modo sieno unite, correndo fra di loro l intervallo di pochi piedi. Se qui pi ne m etti, e meno fra gli scelti, di leggeri per quanto abbiam detto si pareggiano. Ecco tutta la parte superiore, eh la pi imbarazzata, perciocch Polibio l ha con minor precisione descritta. Variano quindi gli altri nelle posizioni e ne numeri : io spero d aver dette cose verisimili, se non vere. O ra da considerarsi, quanto alla prudenza Romana , che in tutta questa parte appena v ebbe un cittadino. L a custodia del Duce supremo e de Duci subalterni affidar vollero a Socii ; per qual altra ragione, se non se affinch prestando in tal guisa fede, obbligassero la fede loro? Ma v ebbe un altra causa pi occulta, la qual era che avean intorno a s e dinanzi agli occhi i princi pali fra i S ocii, e cos impedivano che non si consigliassero se gretamente o cose nuove tentassero. E sebbene costoro cingono da tutte le parti il capitano e 1 hanno in custodia , noi tengono tuttavia per modo, che facendo mestieri non v abbia un presidio di cittadini. Imperciocch sono in amendue le parti gli Evocati, soldati veterani ; sono in sua compagnia alcune centinaia di uo mini; ha egli a fianchi il questore ed i legati colla loro gente; gli stanno dinanzi i tribuni , a quali gli sempre aperta la ritirata, e per questi alle legioni. Altra considerazione hassi a fare , che sono qui i luoghi grandi e vacui, o perch il decoro , o perch utilit il vuole. Il decoro richiede, che col sieno amendue i fori; affinch se avvenga qualche lite od oltraggio, v abbia chi giu dichi o punisca. L utilit addi manda , che vi sia quella grande via quintana , acciocch se fia d uopo schierare l esercito nel cam po, ci, succeda facilmente col e ne due fori. E d ove m ettinsi da parte gli straordinarii, fassi un grande spazio pelle ordi nanze. Segue ora

La parte inferiore. I cavalieri Romani. Q uesti, come i pi d eg n i, sono collocati nel mezzo, ed hanno le uscite liberissime. Qui stanno sicuri, e

321
quantunque in battaglia altramente iena disposti, ricevonsi qui tuttavia fra i fanti, perciocch non prestano nel campo alcun servigio. I Triarii, prossimi a questi di luogo e d onore , unisconsi a loro nella stessa aja ; e perch si risparmi una strad a, e perch osservino i cavalli, onde sciolti o vaganti non mettano confusione nel campo. La qual cosa poco appresso dir lo stesso Polibio. I Principi e gli Astati trovansi egualmente in un aja sola, e veggonsi non solo a drappelli, ma eziandio a coorti bellamente collocati. Imperciocch i T riarii, i Principi, gli A stati, formano con in una linea le respettive coorti. Ma dove sono i Veliti ? Di questi tace P olibio, e dal suo silenzio emersero sentenze discor danti. Vollero alcuni che i Veliti fossero misti a drappelli, le di cui aje credettero abbastanza capaci ; indotti in tal opinione dal1 aver prima riferito Polibio che i Veliti erano egualmente distri buiti fra i drappelli. Qui adunque, dicono, han essi ad alloggiare. Ma i Triarii non possono ricever un numero eguale agli a ltri, occupando essi la met dello spazio che tengono i Principi e gli Astati. A ci rispondono che ciaschedun drappello de Principi e degli Astati ne prendeva il doppio, cio quarantotto , quando i T riarii non ne pigliavano d ie ventiquattro. La proporzioni, a dir v e ro , giusta, ma non s1 accorda colle parole di P o lib io, il quale asserisce esser la divisione stata eguale. O ltrech , se i Veliti fossero stati uniti a' T ria rii, perch Polibio non impone ad ssi piuttosto l osservazione de cavalli, pi acconci essendo a cotal ministero ? e perch colloca egli cos distintamente T riarii, Principi , A stati, n fa motto dell unione di quelli ? ma , ripi gliano , non v ha altro luogo per collocarli. Non vera ; e Po libio stesso pi sotto ce lo insegna, dove parla delle sentinelle. Die egli : (cap. 3 4 ) i'* i t r i t itriQ*nini ti j>{tTQtftA%ti
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( Il lato esterno riempiono i Lancieri (Veliti) che il di vegliano presso a tutto lo steccato ). Secondo Polibio adunque i Veliti fanno di notte la guardia fuori dello steccato; di giorno pfesso allo steepo lib io ,

tomo n i.

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3sa
cato ( di dentro certamente) s attendano e vi dimorano. E mnovemi sovrattutto a ci credere 1 osservazione, che siccome in battaglia, in ischiera, ed altrove i Veliti sono fuori degli ordini, cosi son essi qui p u re , e rimandati a fianchi. L esige eziandio tutta la maniera dell accampamento, nel quale i migliori stanno sempre in mezzo, ed a poco a poco giugnesi agli estremi. Sic come adunque i Veliti sono gl infimi, cos meritamente saran essi collocati nell ordine estrem o, cio accanto allo steccato e nello spazio che circonda le parti pi interne del campo. Ma vi ha di pi. Nota pi sotto Polibio, che i Veliti liberi sono dalle guardie e dalle funzioni diurne : quindi, affinch non sieno del tutto oziosi, rimangan essi presso allo steccato ed osservino, e siccome in battaglia an cora, sieno pi vicini al nemico. E dis fatti che tutto codesto spazio prossimo allo steccato sia senza o con lieve custodia, non si conviene. Quando poi h aw i due corpi di V eliti, 1 imo delle legioni, l altro de socii, partiscansi per m odo, che il primo sia nella parte superiore ed inferiore, 1 altro in amendue i lati. Imperciocch la stessa partizione fa tosto Po libio nel piantamento del campo , guernendo i fianchi co socii, e ponendo le legioni in guisa, che la prima occupi il lato di so p ra, la seconda quello di sotto. Adunque mille dugento Veliti saranno attendati sopra il P reto rio , e altrettanti alla porta decu mana : mille a ciascheduna delle porte principali. Alloggerannosi pertanto con semplice ordine, n prenderanno internamente molto spazio ; dappoich ciaschedun lato grande , di mille piedi ed anche pi. Senzach i Veliti non hanno molte bagaglie ed arm i, quindi basta loro uno spazio meno esteso. M a, dir talu n o, in questo modo i Principi e gli Astati avranno le tende troppo fra di loro distanti Non cos : perciocch, se trenta cavalieri ed al trettanti cavalli occupano uno spazio eguale a quello d un drap pello, perch non loccuperanno centovent uomini ? massimamente che i centurioni, i supplenti, i bandierai ed i militi pi onorati hanno i loro bagaglioni, e salm erie, e giumenti. E credo io che ogni drappello avesse muli alle tende, per portar macine ed altre simili cose, le quali non trovo che portassero i soldati

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stessi. Imagmiamci eziandio che perisse alquanto di luogo nel piantar le ten d e, e negl intervalli fra ciascheduna ; dappoich non parmi che. tutte fossero talmente unite , che impediti rima nessero 1 uscita ed il passaggio : n sarebbe ci stato decoroso. - Vengon appresso. I cavalieri de socii. Tutto il corpo sociale situato all infuo ri , quasi come nella battaglia stessa. N fu imprudenza il divi derli e separare le forze; siccome all opposito i Romani congiunti erano nel mezzo , e forti pel loro numero. I fa n ti desociL A questi Polibio non d nessuna via o inter vallo, ma li colloca per coorti. Le quali coorti, detratti i V eliti, sono scarse, e di soli dugento trentasei uomini ; n bene si scor ge , se fossero confusamente collocate, oppure secondo i loro generi divisi. Poniam pertanto che F ultimo avesse luogo, e che i T riarii, i Principi e gli Astati separatamente alloggiassero; ci a dire per m odo, che fossero tuttavia uniti a lati, siccome gli Astati ed i Principi co terghi. La ragione per cui gli unisco qui a lati si , che ove io ponessi i T riarii presso a cavalli per lungo , sarebbono quelli in un sito incomodissimo e non accon cio all uscita. Vorrei dunque altrim enti, e collocarli in guisa che tutti i centurioni guardassero lo steccato, o i Principii e la Quin tana. Gi pi si confarebbe alla loro dignit ed al lor agio: e vi acconsente Polibio , il qual pone i conduttori degli ordini in ambe le estremit: di ciaschedun drappello. altres da notarsi Che i centurioni : ed i decurioni erano alle respettive teste presso alle strade, e vicini, ad essi i bandierai. - Quando non v avea socii, e tutte le forze eran coscritte in legioni, il luogo de primi occupavan le coorti P retorie, le quali pertanto non esistevan a tempi di P olibio, e poscia vennero in u so , singolarmente sotto' gl Imperatori.

Misure in piedi.
II piede di due specie: il semplice ed il grande. Di amendue ci veleremo: del primo nelle misure di lunghezza e di la r-

J5a4
ghr-zza , deh secondo in amendue. Imperciocch il graqde giusta Varrone ci che volgarmente il piede quadrato e superficiale, Luso di questo nelle aje, e per far conoscere la capacit depiani. I l Pretorio. un quadrato giusto, di dugento piedi per ogni verso. Moltiplicando un lato peli altro ne risulta uno spazio di 4 o , o q q piedi. Il Questorio. Feci eguale alla mt del Pretorio j non senza causa. desso prossimo a questo in dignit ; abbia dunque lq met della sua m isura, e tanto maggiormente, quantoch ha ampii arnesi ed istrumenti. La sua larghezza di 2 0 0 piedi, la lunghezza di 1 0 0 , il piano di 3 0 , 0 0 0 . I legati abbiano la met del questore ; qqindi ciascheduno 5 o pjedf in lungo , e 100 in largo. Per lungo intendesi lo spazia dalla porta pretoria alla decumana ; per largo quello da una principale aU' altra. I tribuni occupino di bel nuovo la met del sito , con cin-> quanta piedi per cadaun lato ed un aja di a 5 oo piedi. I prefetti eguali a trib u n i, polle piccole eccezioni che dissi, 0 che posi nella tavola : quantunque ne numeri in generale mancai forse o avanzi un piede. Gli evocati. Il loro numero incerto, e quiqdi la qipmtit ancora de piedi loro assegnati. Supponghiamo che sieno trenta , cio uno squadrone ronqano. Avranno So piedi in lunghezza, e i2$#in larghezza, ed occuperanno uno spazio quadrato di 10,009 piedi. Avanzano piedi a 38 % , i quali danno un aja di circa 20,000 p iedi, che capirebbe due drappelli di fanti Ro.mani, cio a4o uomini. Gli sc elti, saranno uno squadrone di socii j quindi 4 o cavar? lierL Adunque 1 aja avr circa piedi 13,533 % , c verr formata dai numeri che ho notati, in lungo ia a , in largo 111 %. Di dietro v ha una coorte dello stesso nome di 336 uomini. La quadratura debb essere ?8,poQ piedi. Sarebbon adunque in largo p. a 33 % circa, in lungo 120. Rimangon 19 piedi, che furon negletti nella tavola e calcolati per pieni. I cavalli straordinarii. Quattro squadroni di socii | le aje di vise nel ,niodo mentovato- Lo stesso nelle tre coorti di so p ra ,

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delle quali una e mezza in ciaschedun lato. Resta un vacuo ma nifestamente indicato da Polibio pesocii che potrebbon arrivare. Nella parte inferiore sono i primi i cavalieri. La misura del loro terreno additata da Polibio, unaja di 10,000 piedi. Questo spazio eguale in tutti gli squadroni e drappelli ; n dee repu tarsi troppo grande per trenta cavalieri ; dappoich v avea al trettanti bagaglioni, e forse erano codecurioni stessi alcuni ono revoli compagni o serventi, ed altres giumenti o muli pelle salm ere, peli orzo , pel frumento. Che i cavalieri stessi non aveano some , e neppur i cavalli che montavano. 1 Triarii aveano la met de cavalieri. Le altre cose eran eguali, e la stessa proporzione nelle m isure, eziandio quando aumentavansi le legioni. Le strade sono determinate da Polibio , e tutte hanno cin quanta o cento piedi. Eccettuo i viottoli fra i -tribuni o i pre fetti , e fra le tende medesime, se ve n ebbe. Le porte secondo la mia misurazione hanno cinquanta piedi ; perciocch le carra ed i giumenti abbisognano d un comodo in gresso. Lestensione dello steccato da una parte di 2017 piedi, dall altra un poco maggiore, di Mo5 o; donde risulta un circuito di quasi un miglio e mezzo. In questo spazio agevolmente locar poteano 16,800 fa n ti, e mille ottocento cavalli ; oltre il seguito del pretore, de legati, del questore, d e'trib u ni, e tutta la massa de bagaglioni, de giumenti e delle salmere.

( i 4< > ) Servi. Questi appartenevano aguerrieri di maggior dignit > ed esercitavan nel campo gli ufficii pi vili. (4 1) I l giuramento ec. Secondo Cincio presso A. Gellio ( x v i, 4 ) era questa la formola del medesimo. Essendo in. magistrato i consoli ................ NelF esercito , e nella distanza

di dieci mila passi, non commetterai un fu rto doloso, n solot n con a ltri, oltre il valore d?una moneta dargento per ogni giorno. Salvoch la lancia, F a sta, le legna, il pasto, F otre, il fo lle e la fiaccola , se col alcuna cosa troverai, o torrai,

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che non sar tua, e che valga pit <f una moneta f. argento , la devi recare al C onsole ........... o a l C onsole ........... o a chi questi comanderanno ; o ti profferirai di restituire fr a tre giorni qualunque effetto avrai trovalo, o dolosamente tolto a chi crederai che appartenga, e non sosterrai d aver fa tto bene . (i^a) D el luogo eh innanzi a tribuni. Eran questi i cosi detti Principii ( Principia ) , dove non solo conversavano, ma
agitavansi ancora i giudizi!, ed altri pubblici affari. ( i 43 ) Tante sono. Ci a dire venti : le diciotto qni nomi nate , e le due destinate al servigio de P rincipii, ciascheduna composta d i ilo uom ini, mille dugento essendo cosi gli Astati come i P rincipi ( 44 ) Fanno il pavimento. Il Lipsio suppone che cotesto pa vimento fosse di cespuglio, o di ghiara eziandio , quando stabi livano i quartieri d inverno. Lo Schweigh. in copiando il Casaub. scrisse con inutile pleonasmo pavire et complanare , quando il testo non ha che , (45 ) I Triarii ed i Lancieri. I prim i aveano soli sessant uo mini per insegna, e delle loro funzioni tosto parleraui : gli altri non avean numero determinato, e secondoch leggesi nel cap. 34 facean la guardia presso allo steccato. L espressione p ertan to , che questi non servono, dee prendersi in tal senso, che le men tovate milizie non prestavan alcun servigio a tribuni. (146 ) Ch i pi vicino alle sue spalle. Nella descrizione dellac campamento issi veduto che i Triarii eran alloggiati a tergo de* cavalieri, e seco loro attaccati per m odo, che ad ogni drappello di Triarii corrispondeva uno squadrone di cavalleria. (147) D i tutte le insegne. Cio non esclusi i Triarii. O ra trenta essendo le insegne in ciascheduna legione, ne v ien e, che dopo trenta giorni toccava a ciascheduna il servigio. 11 Lipsio , non so con qual fondamento, crede che i drappelli de socii di videssero cotesto ufficio co legionarii. (148) Due lati ecc. I socii alloggiati a fianchi del. quadrato che racchiudeva il campo, tiravaa il fosso e piantavano lo stec

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cato in qusti lati, e le legioni che occupam i il centro eseguivan i mentovati lavori ne lati superiore ed inferiore. (149) A due de tribuni. 11 Lipsio crede che questi due prendevansi uno da ciascheduna legione ; ma dodici essendo tutti i trib u n i, stando a questa supposizione, il servigio d ogni coppia non due m esi, ma uno durar dovea, attesoch abbracciava, sic come dice P olibio, lo spazio di sei mesi. Il perch io porto pa rere , che ciascheduna legione non uno ma due tribuni fornisse, e ci indica Polibio stesso dicendo, che 1 approvazione universale del lato (non dei lati) spettava a due tribuni; dond chiaro che i due lati che affidavansi alle legioni erano sotto l ispezione di quattro tribuni. (15 0) I cavalieri ed i centurioni. Andavano questi adunque del pari iu dignit; quantunque sia probabile che non tutti i cava lieri , ma i loro decurioni soltanto ( V. cap. a 3 ) si presentassero co centurioni a' tribuni. ( 5 i) Un uomo eh' libero ecc. Da questo luogo apparisce che il giornaliero servigio presso il Pretore noti era prestato dall insegna intiera ; ma che alcuni uomini di quella rimanevano nelle loro tende a custodia del sito. Diversam ente, allorquando toccava la guardia del Pretorio alla decima insegna derespettivi generi di m ilizia, non sarebbesi trovato l uom o, del quale ra giona qui Polibio. ( i 5 a) I l legnuzzo ed il segno. Ci a dire il pezzetto di legno eh era ad un tempo il segnale. Il Lipsio, per evitar forse F equi voco che nascer poteva dalla copula et (*<), quasich altra cosa fosse il legnuzzo, ed altra il segno, volt questo passo : taleolam

istam , sive ligellum. ( i 53 ) Tutte. Quattro erano le tavolette che giravano per cia
scheduna legione; dappoich una consegnavasi da tribuni ad ogni uomo scelto da decimi drappelli degli A stati, de P rincpi, de Triarii e de Cavalieri. Il Centurione pertanto di ciascheduna in sgna la passava a tutti i suoi soldati, e da questi a lui ritornava per essere data al centurione della seguente insegna, il quale rinovava l operazione del suo antecessore, e cosi prosegui vasi sino all insegua pi vicina al tribuno. Q uesti, ritornando a lui tutte

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le quattro tavolette, era coro che il segnale era stato comuni cato a tutti i soldati ; il qual segnale, conforme tosto leggesi, consisteva in una iscrizione fatta ad arbitrio e diversa sopra ogni tavoletta , non altrimenti che nella milizia odierna la p a n ia che 1 uno all altro bisbiglia nell orecchio. (154 ) De legali. Di questi non fa menzione P olibio, n dove tratta della disposizione del campo , n dove ragiona delle funzioni de duci ; forse, per quanto stima- lo Schweigh. ; perch a tempi dell Autore non era per anche costume che ad ogni capitano su premo siaggingnessero legati; forse ancora, continua il medesimo, fu ci colpa di chi fece 1 estratto di questo libro. me sembra pi verisimile la seconda di queste opinioni ; dappoich anti chissima era presso i Romani la instituzione de legati, con forme scorgesi da T. Livio ( h ,. ?o ) , il quale, descrvendo la pugna del console- Latino coatra Tarquinio Superbo, ram menta un legato Erminio , e nella battaglia che i consoli Pa pirio e Carvflio diedero a Sanniti con amendue gli eserciti u n iti, lanno d. R. 4 % , riscontratisi presso il medesimo ( x, 4 ; -quattro legati. - Pei1 ci che spetta a consiglieri, io li credo di versi da legati, e tengo col Gron'ovio che fossero i caposchiera '( ordinum ductores ) , i -quali intervenivano a consigli militari ; ma ne escludo, per ci.che concerne alle guardie, i pi distinti fra i prefetti, che lo stesso autore vi volle comprendere, come quelli che guardati erano da socii cui comandavano. (1 55 ) I l lato esterno. Lo Schelio, il quale contro al Lipsio sostiene che i Veliti alloggiavano nelle tende de legionari! interpetra il -AtpSr< im plent, crebri* scilicel vigiliis et stationibus. M a, per quanto siffatte guardie e stazioni fossero copiose, non bastavan esse per riempier uno spazio tanto considerevole. (1 56 ) Che il d vegliano ecc. Gli stessi Veliti che di giorno stanziavano in tutto P intervallo Fra le tende e lo steccato, di notte faceano la guardia fuori dello steccato Quindi non era da con>venirsi-il de die ( durante il giorno) del Casaub. e del Lipsio in quotidie ( ogni giorno ) , siccome fece Io Schweigh., cui calea

3^
di difendete P opinione contraria a quella del Lipsio per rispetto agli alloggiamenti de Veliti. { i 5 j) Tavolette. Troppo sottile sembrami la distinzione che fa qui il L ipsio , scrivendo che le tavolette rammentate nel cap. an tecedente , le quali Servivano a soldati per farsi distinguere da nem ici, erano tutte eguali ed alquanto larghe; laddove quelle di cui ragionasi nel presente luogo erano di picciolissima mole. Dello stesso parere furono il Casaub. e lo Schweigh. ; onde tutti rife rirono il /3 A i mt non al ^mpainhip , ma sibbene al (vXnptm , e tradussero tesserulas piane exiguas ( Lips. ) , oppido eXiguas ( C asaub.), patvutas e Ugno tessellas (Schweigh.). lo pertanto non com prendo, perch i ZvXtlQia. (legnuzzi) dati alle guardie, avessero ad esser tanto pi piccioli de che contenevano la parola ( che la stessa espressione usa Polibio in amendue iluoghi); n mi so persuadere che la voce w A ari 7 t con cui il nostro denomina ancora le prim e tavolette, indichi Una notabile larghezza delle medesime ; ma credo soltanto che significhi la larghezza maggiore del pezzettino di legno in con fronto della sua lunghezza e profondit. Frivola altres parmi la ragione addotta dallo Schw eigh., che nell accusativo singolare non si usa, come dovrebbessere riferendolo a %mpmxr4f. Quantunque egli sia pi probabile che in plurale abbiasi a leggere, dovendosi esprimere sulla tavoletta pi di un segno , affine d indicar la qualit dell arma ( se A stati, Principi, T riarii ) ed il numero del drappello : dalla quale circo stanza sar derivata la picciolezza di cotesti segni. ( i 58 ) I l primo caposquadrone. Nel cap. a 5 di questo libro avea detto Polibio che per ogni squadrone eleggevansi tre c a p i, de quali il primo avea il comando di tutto lo squadrone. 11 Lipsio l appella tumue pnefectum aut decurionem ; ma con ragione 10 Schweigh. ritenne il prim o di questi n o m i, siccome fece ancor 11 Casaub.; perciocch \p%n erano tutti i tre capi, e chi co mandava a tutto lo squadrone potea bens esser x&p%tc , cio uno de capi di quello, ma non decurione , capo di dieci. ( i 5 g) A quattro soldati. Adunque eran tutti otto, due essendo

33o
le legioni nel campo ; e siccome dieci erano gti squadroni, cosi toccava 1 undecimo giorno ad ogn uno l ufficio della ronda. (160) Per quante e quali. Qui v ha senza dubbio corruzione nel testo ; ma i commentatori, secondoch a me p a re , in affati candosi di sanare la magagna , non videro dov ella stassi. Nel principio di questo periodo riferisce Polibio che i quattro scelti dal primo squadrone traevan a sorte le sentinelle che dovean fare ; ci k a d ire, il tempo in cui toccava a ciascheduna di gi rare ; quindi era superfluo che la stessa cosa ricevessero per iscritto dal tribuno, e se pure il testo ha w irrni , questo vocabolo non pu significare qua de vigilia, siccome l interpetr lo Schweigh. Il perch, o wlrr%t , o minti > siccome ha il Lipsio, o t'n ti , conforme leggesi in alcuni autorevolissimi codici, abbia scritto Polihio , io stimo che il senso di siffatta parola sia la quantit. delle stazioni che dovean esser visitate, e che al tribuno da cui c r u p stabilite, non gi alle guardie destinate pella ronda avean ad esser note. (161) I l centurione di questa. Primo era costui in dignit fra i suoi clleghi, e chiamavasi centuno primipili; e per tal cagione era a lui data l importante incombenza di significare col suono della tromba l incominciameaio delle vigilie, eh erano quattro, di tre ore ciascheduna. (i6 a ) Ogni giorno a vicenda. Non s accordano gl interpetri nel senso del *mSF iftipmt che leggesi in Polibio. U Lascari se guito dallo Schw eigh.,( crede che questa espressione equivalga a quotidie, e che il faticoso, incarico di vegliar le notti peli esat tezza delle ronde spettasse sempre a un centurione, o tutto al pi a due. Ma il Lipsio , giustamente riflettendo che grave troppo riuscir dovea cotal ministero , tradusse per dies,. jcio alterna tamente, un giorno per uno, e suppose che di quattro centurioni eh erano ne primi drappelli delle due legioni, toccasse la veglia ogni quinta notte a ciascheduno, l a egual senso del Lipsio volt le mentovate voci il Casaub., suo quisque die. (>63 ) Che furono dati, vale a dire distribuiti alle guardie del tribuno.

3 3 i - ( i 6 4 ) Dal carattere ecc. Quindi apprendesi, che eiaschedtma guardia avea il suo carattere apposito espresso sulla tavoletta che le veniva consegnata. Del resto leggo col Lipsio m 7*t i t r i i XiAvrai (s i sciolto dal suo dovere, vi ha mancato) e non , ( abbandon, lasci) siccome lessero il Casaub. e lo Schweigh. traducendo con poca convenienza : ex impressa nota de eo excubitorum quaternione , cujus ratio non constai,

inquirunt. ( i 65 ) I l rende manifesto. Leggo collo Scaligero J iX n mrtnl ( fa p alese ), e non t m t ( ) , siccome scrivesi volgarm ente,
donde non risulta senso alcuno. (166) S *asside ecc. Ragionevol correzione fece qui il Reiske al testo, che innanzi a lui cosi leggevasi: mB/rmtr*t f i vap aX f i p * rv t tip f m , r S x.pfnr*i, che il Casaub. tra dusse , statim igitur consilio advocato , Tribunus de ejus caussa cognoscit, ed il Lipsio, Tribunus judicat. Il Reiske mutando rm in r i i fece emerger il senso che collo Schweigh. ho qui espresso , sembrandomi assai pi probabile, che tutti i tribuni si fossero uniti per dar giudizio in un affare che tutto il campo interessava, di quello che un tribuno solo con altri giudici subalterni ne avesse avuto 1 arbitrio. K 9 /n> r{ rati rvHSpltv r S %i\i*p% ( sedendo il consiglio al tribuno ) , cancellata la virgola avanti il r , che propone lo Schw eigh., suona alquanto duro. (167) D impor multe, di levar pegni. Quantunque Polibio non dica per quali mancanze queste pi lievi pene s infligessero, egli da supporsi che con esse si punissero i trascorsi di disubbidienza a superiori in cose non gravi ; dappoich precede all annovera s e n e di siffatte pene 1 avvertimento circa la subordinazione militare. (168) Nerbare. Questa punizione, non capitale siccome la ba stonata, era il virgis ccedere de Romani, che Polibio espresse con p*niySt da p t i m i , sferza, nerbo. Sebbene talvolta dopo la flagellazione percuotevansi i colpevoli colla scure ; ma ci non

33a
eseguivasi se non se per comando del console, o capitano supre mo , conforme con VBrii testi dim ostra il Lipsio. (169) Le seguenti colpe. Queste punivansi colla m o rte, ma essendo propriamente violazioni della disciplina militare nella qua le i Romani eran tanto rigorosi, alla morte aggiugnevasi l igno minia. (170) Per paura . . . per timore. Tanto pi se questi delitti commessi furono per tradimento e perfidia. Ma non badavan i Romani alla causa di queste azioni, sibbene alle loro conseguenze, ed al mal esempio che ne derivava onde in qualsivoglia caso eran essi inesorabili nel punirle, eziandio quando il soldato spinto da forza superiore abbandonato avea il suo posto | sendoch giusta la disciplina Romaba , anzich Cedere, dovea egli morire sd luogo, siccome chiaramente disse di sopra il nostro. Quindi non una restrizione la clausola per paura qui addotta dal n ostro , siccome suppone il L ipsio, ina pi presto un* amplificazione. (171) Si lancia temerariamente. Credo che qui alludasi al figlio di Catone Censore, che nella guerra contro Perseo re di Macedonia, caduto di cavallo, mentre rimetteasi in p ied e, per dette la spada : per riprender la quale egli si spinse fra le punte de nem ici, e ricevute molte ferite riportolla a* su o i, conforme narrano P lutarco, Valerio Massimo , Giustino e Frontino.

Lipsio.
(172) Espediente. Questo vocabolo sembrami avvicinarsi me glio al x t r n ( esito , scioglimento ) del testo , che non) il rationem del Lipsio, ed il remedium dello Schweigh. (173) I l tribuno. Sospetta con ragione lo Schweigh. che P o libio abbia qui scritto i rrpan yts , il capitano , e non %t, il tribuno, cui non potea competere la facolt di rac coglier tutta la legione. Tuttavia, mancando ogni autorit di co dici e di edizioni, non volli cangiar nulla. (174) Quando cinque, quando otto ecc. Opportunamente os serva il L ipsio, non aversi ad intendere che talvolta uccidevasi il quinto, 1 ottavo ecc., ma che secondo il numero de delinquenti i giustiziati erano tanti, o tanti. Del resto nota il medesimo, co-

33.3
me a tempi degl' Im peradori, quando la disciplina militare era meno severa, levavansi a sorte per siffatte punizini il vigesimq, ed eziandio il centesimo. (175) Cos ottiensi ecc. Gl interpetri ed i comentatori hanno qui cercato il pel nell uovo. Le parole di Polibio sono : re Jvrmrtt i* r i iS-trpiS, 1 h | x m r k x i

iflf m rn vmt tvptwrtft&rmt i letteralm ente, prendesi da que sto costume il possibile, e pel terrore,, e pella correzione delle sciagure. Il Casaub. tradusse le ultiine parole, ut acceptum detrimentum resarciretur, la qual idea bens conseguenza d
quanto disse P olibio, iqa non fu da lui espressa. Il Lipsio cre dette superfluo il r v /u r r o ftir tit , e volt semplicemente, ad correctionem. Il Reiske, cui npn piacque affatto questo vocabolo , propose di sostituirvi o 3 tav*(*Ti (erro ri, falli ). Lq Schweigh. inclina al parere del Casaub., e scrive ut minuatur calamitatis modus, lo pertanto stimo che il nostro parlasse in generale dell efficacia di cotal punizione a compensar le sciagifre sofferte con nuovi atti di valore, e non ipirasse par ticolarmente a danni allor r ic e tti. Imperciocch essendo la voce cvftwrfttj da Polibio il pi delle volte usata nel senso di cala mit e sfortunati eventi : la correzione operarsi dovea in tutti i Sinistri accidenti che potessero in appresso polpire gli eserciti che male pugnassero, non in quelli soltanto che aveano data occasione alla terribile pena di cui ragionasi. Sembra aver ci compreso il Lipsio, che parl di correzione universale, senz aggiugnervi altra deterrpinazione; quantunque egli non abbia sufficientemente atteso al vero significato della parola che segi^e a quella nel testo. (176) Asta gallica. Ifo creduto di dover aggiugner all asta la qualificazione del paese che a lei fu patria; dappoich y tiin t che qui leggesi era la lancia de G alli, conforme dimostrammo nella opta 91 del secondo libro. ( ' 77) Coppa. la chiama Polibio, e patera gl interpo l i latini : specie di bicchiere secondo Varrone de l. I. v , cosi chiam ato, eo quod pateat, perciocch aperto , come Io sono peli appunto le nostre coppe o tazze. Se ne servivano

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gli antichi, giusta il test citato autore , ne pubblici conviti per far girare la bevanda , e ne sacrifici! per offerir il vino al Nume. Era dessa talvolta un nobile dono che facevasi a duci' valorosi, ed eziandio a re ; ma allora la materia pure era pre ziosa. Cosi regal Scipione il re Massinissa d una coppa d oro ( lib. x x x , i 5 ) , ed Emilio Paolo don ad Elio Tuberone una tassa d argento dopo 1 esito felice dell ultima guerra Macedoni ca ( Plutarc. nell EmiL p. 370 ). H a gli amici pure eransi di cotesti vasi fra di loro cortesi Quindi Orazio ( Od. v , 8 ) an novera le patere fra i ricchi presenti che facevansi a com pagni, mettendoli perfin a paro de laudati lavori de Parrasii e degli Scopa. N presso i Romani soltanto vigea quest uso, ma presso i Greci ancora, siccome apparisce da Diogene Laerzio ( in T halete ), il quale riferisce aver certo rcade lasciata una patera con ordine di darla al prncipe de sapienti, e da Plauto, che nellAn fitrione ( Act. 1, S e., 1, v. io 5 ) fa dir a Sosia, che il suo S i gnore dopo 1 espugnazione di Tebe consegui in dono una patera d oro. Anche fra i Persiani riscontrasi siffatto costume, narrando Eliano ( var. hist. 1 , 3 a ) aver Artaserse insieme con altri doni impettita una patera d oro ad un ta le , che l ebbe accolto con singoiar cortesia. Riflettendo pertanto al. gran conto in che tenessi cotale suppellettile , e com essa era riservata per onorarne i pi alti personaggi: io non posso, non assentire asospetti del Lipsio, che o (braccialetto) abbia scritto Polibio; dono che faceasi eziandio a gregarii, siccome ne fanno fede T acito , P linio, Festo ed altri. N mi persuade ci che dice in contrario il Gronovio; sendoch dagli esempli eh egli adduce risulta pel1 appunto la rarit di cotal dono, e la dignit de subbietti che n erano fregiati. - Non era tuttavia la Fiala sempre un vaso ad uso di b ere, siccome osserva Ateneo ( x t , p. 5 oo ) , citando al cuni luoghi d O m ero, ma talvolta una semplice caldaja. (178) Chi in battaglia schierata ecc. Questi, se era il primo a vincere, ricevea dal capitano un asta pura , cos chiamata se condo Varrone presso Servio (Aneid. v i, v. 760), perch non avea ferro , ed indicava, a detta di F esto, la pace che merc

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del valor si conseguile. Di questa specie non. seirbra essere stata 1 asta poc anzi dal nostro . rammentata , con cui avanti i suoi tempi usavasi di premiare le prodezze fatte negli spontanei af fronti. A questi doni aggiugne il Lipsio ( 1. v , dial. 17) i ves silli fregiati d uno o di pi co lo ri, talvolta tessuti d oro. (179) Unti corona d oro. Questa era la corona cos detta mu rale , che dal nostro solo apprendesi essere stata d oro. A. Gel ilo , che tutte le corone esattamente descrive ( v , 6) non dice di qual materia fosse, ed il Lipsio ( L e . ) con molti testi dimostra che qualsivoglia egregia fazione con aurea corona si premiava. Anzi fra i molti doni eh ebbe pegl incredibili suoi tratti di va lore quel L. Sicinio celebrato da V airone, Dionigi d Aliqarnasso, A. Gellio, e Plinio, distingue Valerio Massimo ( I I I , 2, 24 ) le otto corone auree dalle tre murali. La pi nobile di tutte era 1 ossidionale contesta di gramigna, e non davasi se non se a chi salvato avea tutto 1 esercito assediato ( Plin. x x i i , 4 ). L ebbe Q. Fabio Massimo nella seconda guerra Punica, per aver scam pata Roma dall' assedio. ( A. GelL, Plin. 11. cc. ) (180) Similmente ecc. A costui davasi la corona civica, fatta di foglie di querce o di leccio. Secondo Massurio Sabino presso A. Gellio non bastava per ottenerla d aver salvato un cittadino , ma era eziandio necessario d aver ad un tempo ucciso il nemico. (181) Coloro che furono salvati ecc. V ha qui nel testo qual che confusione, dipendente, per quanto a me sembra, non dalla mancanza o trasposizione d alcune voci, che i cementatori in vario modo ingegnansi di supplire e d ordinare, ma da una delle solite negligenze di stile che in Polibio riscontransL Ol n %*>&(, scriv eg li, Ttf , i* t /tir txitTtt a -aimnf il S* fin, x f/t a tr t t rvtMyKu^avfi 7 r ir tr rrt(p*ttu 1. Dove ogni oscurit svanirebbe, se dopo -Stira; si leggesse, iti* ft i x i i r t f tratSrm , xfi'ixiTtt s. r . A. , se noi fa nno di buon grado, giudicando ecc. Cosi la intese Lipsio, che tradusse: Tri buni cogunt servatos ( nisi id quidem ultra faciant ) ecc., e cosi ho io volgarizzato questo passo, il di cui vizio sta nell an titesi /tir - 3 t , che mal a proposito us lAutore. - N era caso

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raro , che un soldato per tal guisa dalla morte liberato i malin cuore coronasse il suo salvatore, ed in luogo di padre il tenesse, conforme osserva Cicerone (P ro Cn. Plancia xxx) colle seguenti parole: A t id etiam gregarii miites fa ciunt inviti, ut coronarti

dent civicam , et se ab aliquo servatos esse fa teantu r : non quo turpe s i t , protectum in acie hostium manibui eripi ( nata id uccidere, nisi fo r ti viro et pugnanti com inus, non potest ), sed onus beneficii reform idant, quod permagnum e st , aliena deberi idem qux>d parenti. Tanto proprio agli animi grandi
il beneficar altrui per amore del b en e, per desiderio di glo ria : e tanto natura de vili 1 arrossire de beneficii ricevuti. (183) N e siti pi cospicui. Questi erano gli atrii e le porte slesse delle case dove affiggevansi. Ed in s gran conta tenevansi da Romani coteste spoglie, che una legge rapportata da Plinia ( x x x v, a ) vietava di levarle a coloro che comperavano le case nelle quali erano appese. Cos i rostri delle navi che decaravan il vestibulo della casa di Pom peo, non solo non os di toglier Antonio che di quella casa come partigiano di Cesare s era im possessato , ma vi esistevan essi ancora, per relazione di Capito lino , a tempi de G ordiani, i quali come discendenti d Antonio, n erano padroni. ( 83 ) D i stipendio ecc. Non sempre i soldati Romani erano stipendiali, m a, a detta di L ivio, ( rv , 5 g ) incominciaron ad esserlo dopo la presa d Anxur ( poscia T erragna ) , quando pri ma di quel tempo vi supplivan col proprio. (184) Due oboli. Un obolo era la sesta parte d un d en aro , quindi due oboli la terza. Adunque lo stipendio de centurioni, che ascendeva a quattr oboli per giorno, era pari a due terzi di denaro, ed i cavalieri che ricevean una dram m a, cio poco meno d un denaro, dovean esser in maggior considerazione d ie non i centurioni. Giulio C esare, secondoch riferisce Svetonio ( Caes. cap. 26 ) , crebbe del doppio gli stipendii m ilitari, e Domiziano ( ld . Domit. c. 7 ) vi aggiunse quindici assi, e poscia , siccome hassi da Z onara, altri venticinque denari al mese, per modo che ridusse lo stipendio mensuale del soldato gregaria cen

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to (*) denari. - Qui non posso far a meno di notar un errore dello Schweigh. Il denaro , die egli, a tempi di Polibio , Talea sedici assi, conforme riferisce Plinio (x x x m , 3 , i 3 ) ; adunqu'e due oboli, eherano la terza parte del denaro, corrispondevano rigoro samente a cinque assi e un terzo. Ma dimentica 1 anzidetto com mentatore , che secondo lo stesso Plinio (1. c. ) , il denaro negli Stipendii militari non fu mai considerato superiore a dieci assi; quindi la terza parte del medesimo agguagliava tre assi e un terzo, e Giulio Cesare, aumentati avendo del doppio gli stipend ii, a sei assi e due terzi debbe averli recati, e non a dieci e due te rz i, siccome dat suo calcolo risulterebbe. Che se i soldati su bito dopo la morte d Augusto ammutinarono, e chiesero che il loro stipendio da dieci assi cresciuto fosse a un denaro, ( Y. Tacit. AnnaL i, 17 ) ci dee comprendersi per m odo, che i dieci assi che ricevean sotto Augusto corrispondevan all incirca a sei assi (**) e due terzi ( propriamente a 6 ma picciola la differenza) accordati da Giulio Cesare, sul ragguaglio di 10: 16, e che per conseguente Augusto non avea fatto aumento alcuno , non dicendo Svetonio a questo proposito ( Aug. c. i g ) , se non se: Quidquid autem ubique militum esset., ad certam stipendiorum praemiorumque formularli adstrinxit ; locch significa soltanto , eh egli ridusse tutt i soldati dell impero ad un deter minato stipendio, quando innanzi a lui v avea qualche arbitrio in siffatto particolare.
(*) Q uesta somma ris a lta dal seguente computo : 6 i/4 assi c iv ili, p a ri & io m ilitari, accordati da G . Cesare , form ano al mese 3oo assi m ilitari , o .............................................................................deoari So i 5 assi il giorn o, aggiunti da Domiziano , sono 45o assi al m e se , p a ri a 45 A ltra giunta mensuale fa tta da D o m i z i a n o ......................................................... *5 Somma denari 100 (**) C oti la iotese il D a T a n z a ti, la di cui postilla a questo luogo degna d essere tra s c r itta : II denario , sono sue parole , p e r lit guerre f u alia to da* dieci a ssi * te d ic i, E pu re i soldati toccavano i soliti dieci a ssi p er un de tta n o il gio rn ot ed erano cinque o ttavi d i denario (adunqu e assi 6 i/4 ) a ll' e f fe tto t cio a l com perarne le cose che a proporzione eran salite d i pregio, P O L IB IO 5

tom o III.

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(185 ) M isuranti ecf. Nolla panatica pure yeggiam osservata fra i t a l i ed i cavalieri la slessa proporzione che osservava?! negli stipendii. Il salario del cavaliere tre volte superava quello del fan te, e tre volte maggiore era la misura del frumento , che riccvea il prim o, di quella che percepiva il secoudo, esseudo a/3 : a =5 i ; 3. probabile altres che centi\rioni, siccome ot tenevano lo stipendio doppip de fanti , cos ricevessero, uno st:;j<\ e un teyzo d frumento. (186) Sette staj.a tT a n o . Questo serviva d alimento, a cavalli, ma talvolta davasi in si\a vece d an aro , appellate^ da Fritto hor-t dearium. I cavalieri (legli alleati riceveaq m en o , co&i d orzq corpe di frum entp, perciocch minor era, la loro dignit. (87) E dannosi a sopii gratuitamente. Quindi pu arguirsi , che i socii servissero senza spegdio, o fossero pagati dalla na zione cui appartenevano. (188) Se abbisognino. In questa rubrca h da credersi che si comprendessero le carni e gli altri cibi m ilitari, e. forge trasse da questi lo stipendio in greco il nome di i n t i n t i : che ^ m s-t gnifica cuocere. (189) Come; la tromba. I l testo ha tltti 7 * w f v l t t tiptjtn ( come prima ha (Iato il segno ) : dove manca il sostantivo , e si sottintende la tromba. Il perch difettosa la traduzione degli interpetri latini : simul datum esi primum signum. Ammiano Marcellino ( x x iv , 1 ) chiama questo , itinerarium sojiarp m a nelle eia anteriori dicevasi vas$ conclamare , o semplicemente conclamare { Cja$s., B. c>v. i , 66 , j 5 ) , quasi gridare, perch

si unissero le bagagie. (190) Distese. Cio l'u n a presso laltra (ch e questa la forza
di , quasi tf* j aAAijA*) , per moc^o che venivan a formare una fronte sola , marciando nella direzione delle file , o , come si dice og g i , in colonna , ed avendo ciaschedun upov> la faccia voltata al tergo dell altro. (191) A sinistra. Tl'ig eurml* , propriamente dalla parte dello scudo , che portavasi nella mjinq manca , siccome a destre\

33 q
significalo per m*fk iifw , thil/fl paH* delfa lancia, eh? bran ditasi sulla mano diritta. (193) Mandano innanzi. Pei {rsi una idea precisa di questi rivolgim enti, non sar inutile di tracciar la seguente figura. v

s a s /a s a

JP^spSp

sss I giumenti messi alternamente colle insegne. aaa Le insegne degli Astati , collocati nella parie minacciata dal
nemico.

ppp Le insegne de Principi dietro gli Astati. tu Le insegne de Triarii dietro i Principi. nnn Ordinanza de nemici 'che assaltai 1 esercito di fianco.

34o
T al essendo la posizione de vani c o rp i, di leggeri comprendesi com e, affacciandosi il nem ico, svolger possansi in brevis simo tem po, serrarsi e lasciar dietro a s tutte le bagaglie ; pie gando nel girare, 1 una a d estra, 1 altra a sinistra, affine di non impacciarsi ne contemporanei m ovim enti, e cangiando cosi, nel mettersi un uomo accanto all a ltro , il fianco in fronte. (ig 3) Tutto il corpo di grave armadura ec. La leggera, cio i Lancieri, o Veliti, che nelle marce precedevan lesercito, quan tunque Polibio non ne p a r li, nel caso d una sorpresa, accor reva tosto e ponevasi innanzi alla nuova fronte senza schierarsi, onde nojar e provocar i nemici. (ig 4 ) Ove oltre a cib ec. Comparendo i nemici nel fianco dove- marciavan i T ria rii, doveano necessariamente gli Astati , che i prim i sempre appiccavano la fcuffa , staccarsi dall altro fianco, e collocarsi nella fronte. Che se i Principi ancora avean ad entrare nella mischia , era d uopo che scambiassero il loro sito co T ria rii, girando questi e mettendosi dietro gli altri : locch ragion vuole che cos fosse, quantunque Polibio noi accenni, siccome addit il rivolgimento degli Astati. (ig 5 ) Accamparsi. Mi sono strettamente attenuto al senso del verbo greco che i Romani esprimevano con m elari, castra metari, quasi prefiggere , destinare la meta ed il confine del luogo da occuparsi ; e cotesta voce fu eziandio ap plicata alle campagne , ed a fondi degli edifici!, e metaforica mente anche al tempo e ad altre cose, siccome ne insegna il Lipsio ( 1. v, dial. i2 ). (196) Una insegna. Non gi di quelle che portavansi innanzi ad ogni drappello , ma un panno de colori che tosto dirannosi, per servire di segno all uopo divisato. {197) N el lato prescelto alla collocazione delle legioni, che altrove chiama il nostro fronte del campo, dove aprivasi la porta decumana. (198) Lungo la quale ecc. Cio quella che fiancheggia le le gioni , situala ad angolo retto sulla linea test denominata lato prescelto.

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(ig g ) Del Pretorio. Nel testo semplicemente t r i ( dall altra parte ) ; ma giudiziosamente vi aggiunse il Casaub.. nella versione, in ci seguito dallo Schweigh., Prattorii ; inten dendosi per cotal parte lo spazio dov erano alloggiati gli Scelti a gli Straordinarii. Il Lipsio tradusse , ad latera ( a fianchi) : m ale, significando 3 -Artpw uno de lati diverso daW altro. N c induca in errore 1 articolo plurale rt f imi Stirip*, il qtiale ndica la moltiplicit degli oggetti anzich quella de nomi, non altrimenti che si direbbe in latino : qute ad alterum latus sunti Senzach nulla v avea di particolare a 'la ti del campo che do vesse con appositi segni esser distinto dalle parti centrali. (aoo In generale, in qnal quartiere della citt. - In parti colare , in quale strada, ed in qual punto della medesima.. (201) Teoria. Ho qui conservato il vocabolo greco Btmp/x , che in questo luogo esprime dottrina, complesso di precetti, e non abbastanza spiegato dalla ratio de traduttori latini. (aba) Milizia romana. Il testo h a a-ipi r x trrfxrirtJx ( intor no agli eserciti), che sono le cos appartenenti alla guerra', tll maneggio ed alla condotta delle forze armate. (no 3 ) Della Mantinese. Eliano ( Var. h ist 11, aa ) dice che giustissime erano le leggi de Mantinesi, non meno che quelle de* Locri ( Epizefirii nella Magna G recia, eh ebbero a legislatore Z eleuco), de C retesi, e de Lacedemoni]. Secondo Aristotile e Massimo Tirio era la loro repubblica un Aristocrazia. (ao 4 ) Quelle ometto. Non omette pertanto Polibio , fra le re pubbliche da lui annoverate, se non se la Mantinese; quindi a credersi ehe altre ancora ne abbia nom inate, che poscia noti descrsse, una delle quali fu forse quella de Locri. Il Reiske ha creduto che il t x v t x s si riferisca all Ateniese ed alla T eb an a, e cosi lesse: ty i i r x i r x t ptit t S , ri A n tx t'it G>n&x(1* , xi v trXiv. r i k. r. A. ( Io queste ometto, (cio) 1 Ate niese e la T ebana, le quali ec. ). Ma fatto s ta , che Polibio non le trasand altrim enti, bench poco sopra esse s intertenga. (2o5) Pareva lor ec. A t x i v r r x t a x . f i t u f t i x x t i r x t in rti^i (sembl'avan allora e nell avvenire esser felici); le quali

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parole, essendo preceduta dalla forrtiota r i J i f n y i f i n t * ( eie* che dicesi ) , debbono esser un modo proverbiate , elle io' tni som ingegnato di rendere con un altro simile italiano , riducendolo eziando a verso, a pi esatta imitazione del Greco. (206) Favoriti ec. I Lacedemoni, estendendo pazzamente la loro ambizione fuori della G recia, fecero una grossa spedizione ili Asia contro i P ersiani, e lasciarono la patria sguernita de" mi gliori suoi difensri. Lande frmossi Contro di loro una cospi razione di tutti i G reci, che la lorb prepotenza ave offesi, ed ^Agesilao richiamato col suo esercito, pot a grande sterito per qualche tempo sostener l onore delle armii Spartane. Ma vinti in una battaglia navale dagli Ateniesi e Persiani comandati da Conone, ed assaliti poscia da Tebani sotto gli ordini d' Epaminon d a, provarono gli amari frutti della loro stolida condotta, e del1 odio de Greci. V . Senofonte, Diodore r Cornelio Nepote , Plutarco. (207) Non il governo ma gli uomini. Quindi ebbe a dir Cor n alo Nepote ( Epatnin* nel fine ) , che Tebe avanti Epaminonda e dopo la sua morte ubbid sempre a stranieri ; laddove , J i-

naitantoch' egli govern la repubblica, f u dessa la prima citt della Grecia. Donde poteasi comprendere , come un uomo va lesse pi di tutto' lo Stato. (2o8-} Una nwtaiiowe in peggio. Questa avvenne alloppiando,
debellati i P ersiani, gli Ateniesi ed i Lacedem oni, contendendo pel primato della Grecia , straziarono vicendevolmente pel corso di circa treni a n n i, finch riusc agli Spartani condotti da L i sandro dimpossessarsi d Atene. Sul qual argomento aggirasi quasi tutta la storia di Tucidide. (309) Imperciocch il popolo i t Atene ecc. L andamento de gli altari politici fu gi sovente paragonato al corso d una nave, e sublime sovra le altre 1 allegoria del vascello della repub blica in mezzo alle onde procellose delle guerre civili nell ode d Orazio che incomincia : O navis referrent in mare te novi Fluctus ecc. (C arni. 1. od. i 4 )

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Mei qdal snso chiam Dante l Italia lacerata da fazioni ; Nave senza nocchiero in gran tempesta ( Purgai, v i , v. 77 ). Nobi lissimo altres il quadro che traccia Cicerone ( Pro Sextio, 20 ) della repubblica romana salvata pel generoso sacrificio eh egli fece di s stesso alli sediziosi, nella forma d una nave che, per duto il timone, nuota in allo inare a grado delle tempeste, e da molte armate ostili assalita , non ha altro scampo che nel getto d un uomo sol. Ma imagine pi v ita delle agitazioni d una moltitudine dom inante , nod pd vedersi di quella che i offre Polibio nella presente cmparaziohe. (310) Negli ozii irhperturbdli. Il testo ha it u r i f i n Arti t p ir rtitu is , che lo Schweigh. tradusse, in faciliim o rerum cursu. O ra pxrrAni interpetrata da Esichio rfvtp, , imtr m ln f , delizia * diltto , riposo, ed a siffatti sostantivi che io ho raccolti nel Vocabolo ozio , molto bene s accomoda 1 epiteto kv iftrr* T t , privo di sciagure, imperturbato ; ma fa cilis rerum. cursus indica bens la derivazione di da pArttt Siipeflativo di ( facile ) , non presenta tuttavia 1 id cbnipiuta dell espressione Polibiana. (311) Senza motivo. Ci non pertanto Cicerone, da quel gran de uomo di stato eh* egli e ra , ci addita nell orazione pr Fiacco c. * ) la ragione di questo procedere. Allorquando, die egli, tioiniui imperiii, privi d 1o'giil cognizione sederan in telr ( dove teneansi le ragunanze popolari ) , imprendeva/i essi guerre inu

tili , meitevan al comando della repubblica uomini sediziosi, l cittadini pili benemeriti cacciavn ih bando. Ed a questa
smoderata libert e licenza de congressi popolari attribuisce uni tamente 1 Oratore romano la caduta delle repubbliche G reche, singolarmente dell Ateniese'. ( i 13) Eford. Le principali cose che scrisse questo storico in torno alla repi/bblica de Cretesi leggonsi in Strabone ( i , p. 48 o segg. ). Fiatone ( de tegib. 1 Opp. T. 3 , p. 6 3 1 ) dice eh eguali erano le discipline de Cretesi e de Lacedemoni circa la volutt ed il dolore, circa i pubblici banchetti e gli eserctaii ginnastici, ed asserisce che iholtiss iirio eran Iodati da tutti i Greci. - A

detta d* Aristotele ( Pofit. n , io ) le istituzioni de1Lacedemoni . molto s avvicinavano a quelle de Cretesi, ma nella maggior parte delle cose eran i secondi men culti. - Senofonte non trovo che > lodata avesse la repubblica de Cretesi, n che la riputasse simile a quella de1Lacedemoni ; sibbene nell introduzione al Trattato della repubblica di Sparta riferisc eg li, che Licurgo non imit punto gli altri stati, ma che stabili cose alla maggior parte di questi contrarie. ( a i 3 ) L ' acquisto del danaro. Non solo perch i migliori codici hanno K rm ( acquisto), ed il solo mediceo rlftnnt (esti mazione ) , hassi a preferir il primo vocabolo al secondo, con forme sostiene lo Schw eigh., quantunqu egli abbia adottata nel testo la lezione meno approvata ; ma soprattutto dee ci farsi per il senso pi ragionevole che n e risulta. Conciossiach le gare del pi e del meno aggirinsi pi prossimamente circa l'acquisto delle dovizie, e , dove queste son in pregio , 1 estimazione n la conseguenza pi remota. (21 4 ) Vecchi. Scrive Senofonte (de Lacedsemon. republ. c. io ), che Licurgo ponendo i vecchi ad arbitri della fortezza dell ani mo , fece s , che la vecchiezza fosse tanto pi onorata della ro bustezza de giovani, quanto le gare degli animi sono da tenersi in maggior conto che quelle del corpo. (215 ) V a m o r di turpe guadagno e Tavarizia. Inconseguenza di questa sciagurata passione eran essi reputati falsi e menzogneri; onde ( cretizzare, farla da Cretese) era presso gli altri Greci sinonimo d ingannare, conforme abbiamo da Esichio, e Polibio ( v m , 21 ) , parlando di tale che argomenta vasi di trap polar un furbo, disse eh egli non sapeva come cretizzava con un Cretese. - pertanto da sapersi che i costumi de Cretesi non furono sempre tanto m alvagi, ma che avendo essi in tempi re moti ubbidito ad ottime leggi , imitate da altri p o p o li, degene ra rc i in appresso, siccome osserva Strabone ( x , p. 477 ) 1 e dopo i loro tiran ni, che infestarono i mari della Grecia, si die dero ad ogni sorta di rapina e di latrocinio. Per tal modo con ciliarsi possono le contrarie opinioni che intorno a questa nazione

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ebbero il nostro ed i gravissimi antori da lui citati Reca tuttavia m araviglia, carne Polibio dissimulasse questa differenza , e spac ciasse i Cretesi per scellerati in tutte le et. - Sovrattutto non sono da tacersi i bellissimi loro provvedimenti per addestrare la giovent alla guerra, ne quali furono singolarmente oggetto di emulazione agli Spartani, a tale che Aristotile ( Polit. v ii, a ) non dubit d affermare che in Lacedemone ed in Creta quasi tutta l educazione e tutte le leggi miravan alla guerra. E perfino 1 amore , conforme narra Ateneo ( xm , p. 5 6 1 ) , diressero amendue le nazioni a siffatto scopo, avendo instituito che innanzi alla battaglia a Cupido ed a Marte si sacrificasse, e volgendo la pederastia da piaceri brutali ad esercizii di valore nelle pugne e nelle cacce. ( Strab. x , p. 484 ) ( a i 6) Essenza. T iti Jutiptis , propriamente le facolt , che il Casaub., seguito dallo Schweigh. tradusse form a. Siccome pertanto essenza il principio delle propriet naturali che sono in alcuna cosa, e dond*emana ogni sua attivit, cos ho creduto siffatto vocabolo pi acconcio ad esprimere ci che costituisce la particolar condizione d un governo, e la forza che in esso risiede. (217) I costumi e le leggi. Secondo il ragionamento di Polibio questi due cardini della felicit politica dovrebbono sempre andar -del p a r i, e tuttavia suppone il pi delle volte l uno il difetto dell altro. Dove incorrotti sono i costumi, poco mestieri del riparo delle leggi, perch rari vi sono i delitti ; e dove i primi mancano, le seconde al tutto rendonsi inutili, perciocch la cu pidigia , ajutata da raffinamenti sociali , deluder sa le pi savie instituzioni. Il perch, quantunque le azioni, cos pubbliche come private, seguano sempre la natura de costumi, non altrettanto vero che le leggi abbiano sopra d esse lo stesso im pero, e con ragione esclam quell antico : Quid vana: sine moribus leges proficiunt ! - Posson adunque le leggi de Cretesi essere state ec cellenti , siccome lo erano infatti , e non pertanto gl' individui ed il governo, per la non osservanza di quelle, aver avuta una condotta scellerata.

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(218) Artefici scenici. Nel testo soltanto 7tg/ 7 r j m a, sic come qui trattasi di pubblici spettacoli, cri tiriti pu questo nome riferirsi ; che ad artefici destinati a siffatta rappresentazioni. Cosi erano quelli t che il nostro ( i v i , a i ) e Diodoro ( ir , 5 ) chiamano 7 *r m fi Tot A iiie r ti n ^ i / r ( , i cantanti e balle rini nelle feste di Bacco. (319) Che non eserciti l professione. Siffattamente ho cre duto di tradurre t* f y* fin >t>iftnpiirevt, non attribuiti, non assegnati ( a chi ha l ifripresa de gittocKi scenici o atletici ); ta# essendo la forza del verbo t i f i n t , che molto mi sorprende noft aver compresa il R eisk eiricco m egli stesso confessa. Il Csattb'. 6 lo Schweigh. voltarono , qui in album non fu eriitt recepii ( coloro che non furono inscritti bel rlo ) , e 1 ultimo per di fendere questa interpretazione cita Svetonio ( in Nerorie d i ). Io ho badato pi alla cdsa che alle circostanze che 1 accompa gnano, e mi sono studiato d esprimerla colla frase pi -usitata nel nostre* blgare. (220) Ove pria. c. Adn sdlo cdtesto argomento negativo a posteriori, cio il difetto d esperienza , contrario alla repub blica di Platone , ma a priori ncora, vale a dire per forza di ragionamento, possono dimostrarsi assurde, antisociali, ed ezian dio perniciose a buoni costumi molte leggi di questo filosofo. Sulle quali non ora mio proponimento d intertnermi , e ba ster addurre come saggio il bando dato a p o eti, tsta ter utili al1 incivilimento ne primorldii della Soiel , e la comvtaioe dei matrimoni! , per etti ltre al pudor', parte tanto principale d ogni domestica pubblica v irt , viensi a togliere il dolcissimo affetto e la necessaria autorit di padre e di marito , e si con-1 foudono le propriet distruggendo le successioni. (a a i) Lo stesso faremmo ec. Ogni tfual volta Polibio metter vuole in piena luce qualche importante verit , si serve egli di comparazioni calzantissime , siccome fin qui spesse fiate avemmo occasione d osservare. N on questo 1 ltimo de suoi p re g i, e grandemente aggiugn esso all evidenza delle sanissime riflessioni

di Cui si riccamente sparsa tutta la sua opera. Nessun altro storico, per quanto io Sappia , lo iggUaglia in questa parte. ( s a i) M a al conquisto ec. Lungi dal provveder a queste co se , e sembr anzi che tutto il contrario Licnfgo contemplasse, ben conoscendo , da quell egregio politico eh egli e ra , coin il Valore d una libera nazione nelle discipline militari allevata, non trovando pascolo al di fuori , suscita interne turbolenze. Cos divenne il conquistare un bisogno pella nascente repubblica roiilana , ed il rimedio da lei opposto a tumulti civili le fu ad uh tempo strumento di grandezza. ( 2 ^3 ) Per venderli schiavi. Intorno alle guerre de Lacedemoni co Messenii vedi la nstra annotazione io al libro v e gli autori col citati. Trppo grave pertanto sembra quest accusa di Polibio contra gli Spertahi , i quali dapprincipio per vendicare 1 ingiuria fatta alle loto vergini, poscia per odio inveterato re carono tanta strage a Messenii. (224) Nella pace fa tta ec. Leggasi su qttesta pat quanto al>hiara scritto nella nota undecima al primo libro. ( 435 ) Ritorni e tragitti. Verbale traduzione di iwxtiJtvs *} xttfXKtftiSis , e da preferirsi , secondoch io credo, alle parafrastiche versioni del Casaub. e dello Schweigh. ; il primo dei quali scrisse, et domum ipsi repetere , et res necessaria! advehendas curare. Non pertanto seilza grande probabilit 1 opinioile dello Schweigh.; che significhino i ritorni per te rr a , e tntp**apti cT *< i passaggi per mare ; dappoich in & sempre via terrestre j e *ap*(tiSn fu parecchie volte dal nostro usata nel senso di tragitt d un fiume o del mare. Ma perch non tradurre con maggioi' propriet e fedelt al testo :

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reditus et transvecliones ? (226) M a poich ec. Per quanto Licurgo ( Vedi sopra la nota 242 ) prevedesse che i suoi Spartani estese avrebbono le
lord armi oltre il proprio territorio per soggiogar altre popola zioni del Peloponneso, nel qual caso, siccome asserisce P olibio, bastar loro potean i proprii mezzi : non imagmavasi egli, dover u a di giugner a tanto la loro ambizione ed avidit , che agli

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altri Greci pi remoti recata avrebbono la guerra , con animo di conquistarli ; supponendo fo rse, che le severe discipline eco* nomiche , cui gli avea assoggettati, distolti gli avrebbe da cotali imprese. (227) A l conquisto del principato della Grecia. Ci avvenne allorquando conquistaron Atene , e spinsero le loro mire fuori dell Europa. ( V. la nota 206 ). (228) La signoria d Italia. E ra l Italia a Romani ci che il Peloponneso a Lacedemonii ; colla differenza che questi pegl m stituti del loro governo non avrebbon dovuto militare oltre la mentovata penisola ; laddove i R om ani, avendo le leggi pi lar ghe , agognar poteano al dominio universale. ' (229) La repubblica de Cartaginesi. Aristotile (Polit. 11, n ) pronuncia questa repubblica , e la Cretica , e la Spartana affini fra di lo ro , e di gran lunga pi buone delle altre. T anta egli pertanto nella Cartaginese 1 eccellente costituzione del popolo , per modo che non v insnrse mai sedizione d alcun momento , n vi alz capo un tiranno ; ma da lui biasimato il soverchio rispetto che nell elezione a magistrati aveano pelle ricchezze , quantunque non negligessero la virt. ( 23 0) Regi. Non sono questi da confondersi co Suffeti dei tempi posteriori, di cui ciaschedun anno eleggevansi d u e , sic come a Roma i consoli ( V. la nostra nota 112 al libro te rz o ); sibbene erano i pi antichi creati a vita , non altrimenti che quelli de Lacedemonii, colla differenza soltanto che in Isparta non prendevansi se non se dalle due famiglie degli Eraclidi , quando in Cartagine non si faceva distinzione di famiglie. ( 2 3 1) Consiglio de vecchi. Era questo presso i Cartaginesi diverso dal Senato , conforme apparisce dal lib. x , c. 18 , dove la loro ytplvxrtx manifestamente distinta dal riyxXnTtt. Qui appella Polibio questo consiglio y t p i t r t t i , e Senofonte (d e L acedaem. rep. 10 ) , il denomina y ip u rf , eh Esichio spiega

rirrnpta ytptrtit , corpo de vecchi. (232) Pratica. Lo Schw eigh., cui parve che un fatto qualun*Iue ( quaoque res gesta ) potesse bens aver un incremento ed un

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apice , ma non gi un deperimento , volle cangiar in , dando al secondo di questi vocaboli il significato che gli d Aristotile , appunto dove parla della repubblica de Car taginesi , cio di costituzione , ordine. Ma , se cosi fosse , non gli avrebbe Polibio fitto precedere xA iri/a ( governo ) , che non ha senso diverso da quello delle voci anzidette. Io pertanto credo che abbiasi a lasciar il testo intatto, ed intendo per , non un fatto qualunque , ma un trattato , maneggio , negozio , siccome la Crusca spiega pratica nel a , in cui cade benissimo un rallentamento , e una diminuzione di vigore, al. lorquando s avvicina all esito. ( 233) Sfioriva. Questo verbo, se non v e rra to , rende per fettamente l imagine del ntpn*pt*t che leggesi nel testo , ed molto pi espressivo del senescebat (invecchiava) deglinterpetri latini. ( 234) Ed i mari frequentano ec. Allorquando i Romani non navigavano che ne mari di qua dello stretto delle colonne , i Cartaginesi estendevano le loro corse marittime oltre questo ter mine per lunghissimi tra tti, cos a tramontana come a mezzod. Se crediam a Plinio ( 11, 67 ) , giunta che fu Cartagine si som mo della sua potenza , Annone gir tutta 1 Africa da Cadice sino a confini dell Arabia , e pubblic la descrizione del suo viaggio: e nello stesso tempo fu mandato Imilcone per conoscere le parti esterne dell Europa- Sebbene, innanzi a Cartaginesi, i Fenicii loro autori visitarono le coste dellAfrica battute dal mar Atlantico , e vi fabbricarono alcune citt , secondoch riferisce Strabone ( 1, p. 48 ). (a 35 ) Usano fo rze straniere. Limmenso pericolo che crsero i Cartaginesi dopo la prima guerra p unica, per essersi affidati a cotali milizie , ha Polibio descritto nell ultima parte del primo libro. (a 36) I l ministero nautico. T ?f eeur<*S> %pi(*s scrisse Po libio , che il Casaub., copiato dallo Schweigh., tradusse nautica rei scientia. Ma xpt(u non scienza , sibbene 1 atto pratico ( della navigazione ) ridotto ad arte pel lungo uso ; tocche , se

35o
non m inganno, non saprebbe*! meglio esprimere che con mi-' nistero ( ministerium ) , vocabolo che significa generalmente ,

opera , servigio che prestasi da chi esercita un ufficio. (337) Con tutto ci che alla pompa appartiene. 11 testo ha soltanto/csr rtv >- 5 **rfttv , (col resto dellornam ento},
che lo Schweigh. , accorgendosi d 'av er tradotto troppo asciutta mente , cum reliquo caltu , spiega con amplificazione nelle n o te, facendone risultar il senso che mi son ingegnato d esprimere. (a 38) Collocandolo talvolta ritto. Non perch il cadavere d Augusto, quando celebraronsi i suoi funerali, giacea nascoso in una cassa, e vedeasi la sua imaghie di cera in abito trionfale, conforme riferisce Dione Cassio ( iv i t 34 ) , bassi a credere collo Schweigh. , che sempre fosse rinchiuso il corpo dell estinto. Forse fu quest ijs o introdotto ne tempi posteriori a Polibio , e nelle persone de* Cesari osservato, siccome scorgesi dalla rela zione ohe lasci Appiano ( Bell. civ. 11, *47 ) delle esequie di Giulio Cesare, ed Erodiano ( v , 3 ) di quelle deglim peratori, nell occasione che narr la morte di Settimio Severo. Ma il nostra troppo chiaro si spiega, ed i costumi da lui descritti non vanno- giudicali da ci che nelle medesime circostanze pn^cavasi nelle et susseguenti. ( 33g) Seppellito. La sepoltura presso i Romani eseguivasi pro priamente dopo eh erasi bruciato il Cadavere sul ro g o , e le sue ossa 4 Ue ceneri raccolse eransi deposte in un' urna, e messe iu un*luogo sotterraneo. Qui pertanto S * ri t termine univer sale , e comprende tutte le operazioni che facevansi cpl cadavere avanti di porlo so tterra, e la sotterrazione medesima. Lo stesso senso ha il sepelio de L atin i, che non dee confondersi col condcre, terra coudere, humo mandare , corrispondenti al nostro

sotterrare. (a 4o) V effigie una maschera. Plinio ( xxxv , a ) narra come costumanza de tempi a suoi anteriori : Expressi cera vultus singulis disponebantur armariis, ut essent iniagines qiu? comitarentur gentilitia funera : semperque defuncto aliquo totus aderat fam ilite ejus , qui unquam fu e r a t, populus.

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(a ^ i) Taglia. L idioma nostro pu qui per avventura usar* vocabolo tale , che molto pi della conformano fig u ra dello Schweigh. s avvicina al vifixaxi) del te sto , derivato da srrii > tagliare, e rtp \ , intorno; quasich si considerasse il corpo tagliato con precisi contorni, i quali gli danno determi-; nata -figura. In tanta esattezza d espressione da maravigliarsi , come gl-interpreti abbiali potuto deviare in istranissime conghietture , scrivendo il Casaub. , reliquum edam truncum ad jecit, ed il Reiske applicando aotal voce a non so qual circoncisione di capelli. - Nel lib. v , cap. 8 1 abbiamo riscontrata la stessa parola nel senso d attillatura , e fatta a quel luogo la conve niente annotazione. ' (a 4 ?) E chi non iscuoterP T/V ** ut x*p*rri<ri ? Il verbo x-ap itfititi , nel senso d- eccitare , stim olare , va costrutto col dativo della persona e coll accusativo della cosa ; onde leggesi altrove nel nostro , raparritrai r i i i ppi , metter in alcuno fervore, impeto , Stpr*t, fiducia , e simili. Ma coll' accusativo della persona non pu esso significare lo stesso , per modo eh eliiticament abbiasi a sottintender la cosa, siccome tradusse lo Schweigh- questo passo : quem impetus ad laudem non ca~ piat ? Pi semplicemente yarr allora il mentovato vocabolo quanto animare , commuovere , scuotere. (? 43) Discesero a singoiar tem one. Illustri esempli di tanto coraggio sono i tre Orazii che combatterono co tre Curiazii , Manlio Torquato, e Valerio Corvo che in duello uccisero i Galli insultatori del romano esercito. V. Liv. v i i , io , 26. (244) 4 leuni in guerra ; siccome i due Decii padre e figlio. AUri in pace ; siccome Curzio che and a volontaria m orte, precipitandosi armato nella voragine eh erasi aperta nel Poro , per soddisfare al responso dell oracolo. (V . Val. Mass., v , 6 , 2j Livio , v i i , 6 ). ' (^ 45) Uccisero i proprii figli. Furono questi L. Giunio Bruto ( Liv. 11, 5 ) , e T. Manlio Torquato, il secondo de quali quanto era stato pietoso verso il padre che 1 avea con soverchio rigore educato , tanto , peli amore che portava alla patria , incrudel

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contro il figlio ribelle alla disciplina militare (L iv . v iti, 7 ; Val. Mass. 11, 7 , 6 ) . Credesi che innanzi a questi Postumio Albino facesse eseguir nel proprio figlio per un consimile delitto la Stessa sentenza , ed il credulissimo Valerio Massimo ( 1. c. ) il narra come avvenimento indubitato ; ma T . Livio ( v , 39 ) non ci presta fede, pella giusta ragione che, se questo fatto fosse v ero , non i comandamenti M anliani ( Manliana imperia ) , sib bene i Postumiani sarebbero passati ia proverbio. (246} Mori di sua volont. Lo Schweigh. , dissimulando ona parte della relazione di T. Livio ( 11, 10 ) circa limpresa d O razio Coclite , pretende eh egli siasi espresso ambiguamente su questo particolare, ed abbia scritto soltanto, rem ausum plus James habituram ad postero3 quam Jidei ; quando queste parole precedute sono immediatamente dalle altre, multisque superincidentibus telis incolumis ad suos tranavit ; donde scorgesi senza ambiguit alcuna, come quell eroe , passato a nuoto il T e b ro , giunse sano e salvo presso i suoi. Quindi Seneca ( ep ist 120 ) disse di lu i; non minus sollicitus ut armatus , quam utsalvus e x ire t , retento armorum victricium decore , tam tutus red iit, quam si ponte venisset ; e Floro ( 1 , io ) riferisce ch e, tagliato il ponte nuot attraverso del fiu m e , e non lasci le arm i, la qual ultima cosa, se morto fosse , non avrebbe potuto fare. Ma pi chiara la narrazione che di questo avvenimento ne lasci Dionigi d Alicarnasso ( v , p. 396 ) , secondo il quale , pervenne Coclite alla sponda di l da molte ferite aggravato , e ridotto essendo allestremo pericolo, guari tuttavia. Il perch ha ragione il P alm ieri, che Polibio si trova qui in contraddizione con Livio : checch dica in contrario lo Schweigh. , e non solo con Livio , ina eziandio con Dionigi d Alicarnasso, Seneca e Floro. Se non che potrebbe darsi che * rt irf x iftrtt /cim'AA{i r>> /Si significhi, mor , quanto alla volont, cio a d ire , non rimase per lui che non morisse ; a tanto evidentissimo pericolo si espose. Ma, comechlo Schweigh. traducesse in questo penso , voluntarke morti se destinavit ; io ho preferita la ver sione del C asaub., spontaneam mortem oppetiit, siccome pi

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naturale ; d mi stupisco che Polibio narri 1 affare diversamente dagli altri ; sibbene considerata la sua esimia veracit , la minor lontananza di lui datempi in cui quel fatto accadde, e la somma probabilit che all immensa impresa soccombuto fosse quell ar dito romano , anzich si salvasse : io ni' induco a credere che Coclite realmente morisse, e che ci abbia voluto significare il nostro autore. (247) Imperciocch fr a questi ec. 1 Cartaginesi erano lina nazione di mercatanti, ed al lucro, merc del quale assoldavano milizie straniere, doveano i principii della loro grandezza ; quindi non m araviglia, se con ogni mezzo 1 acquisto di ricchezze favorivano. Ma i Romani ripeteano la loro superiorit dal pro prio valo re, il quale stimarono non potersi conservare senza una vita frugale , e l induramento del corpo a patimenti ed alle pri vazioni : cose incompatibili col furor delle dovizie , e col lusso je colla mollezza che gli tengono dietro inevitabilmente. (248 ) Cotal attentato. Allude qui Polibio alle leggi severissime de ambilu che in varii tempi furono promulgate, e con siffatto rigore osservavansi, che non vi fu verso d ottenerne- giammai una diminuzione. ( V. Cicer. pr Sylla, c. a i , a 3 ). Ed a tanto giunse l orrore che aveano i Romani pella venalit nelle pub bliche faccende, che colla legge Cincia de-donis et muneribus stabilirono 1 anno d. R. 55 g non dover alcuno accettar dono o rimunerazione pelle cause che difendeva. (29) Fremii opposti. Cio a dire , i Cartaginesi premiavano colle ricchezze , e queste conducevano agli onori : i Romani ri compensavano colla fama , e per questa sola giugneasi presso di loro a' supremi magistrati. (a 5 o) Lo scrupolo nelle cose divine. scrisse Polibio , che propriamente suona , timor vano degli D e i , ( V. Esichio alla voce , e col i suoi spositori ; Plutarc. de Superstit. Opp. T . 11, p. 164 ). I Romani ne fecero superstitio ( V. Cicero de nat. Deor. 1, 4 2 ) > e cosi volt questo vocabolo il Casaubono. Tuttavia e si pare che i Romani ed i
P O LIB IO ,

tomo

ih .

5*3

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Greci non sempre vi attribuissero lo stesso enso. 1 prim i , di rigida coscienza com erano, non distinguevano gran fatto la su perstizione dalla religione, e chiamavano perfino religioso? , se condo Nigidi presso A. Gellio ( rv , 9 ) , coloro eh erano so v erchi nel culto de Numi. Gli altri , adoratori meno zelanti della Divinit , non aveano neppur un nome che precisamente a religione corrispondesse, la voce ivrifiu che per esprimerla usavano significando egualmente piet verso D io , e venerazione verso i genitori, i m agistrati, i m aestri, e amore verso la mo glie ed i figli. Laonde non deesi qui prendere n i in mala parte , e lo Schweigh. traducendola anxiam quondam re ligio nis curam , meglio del Casaub. accostassi alla mente del1 Autore , il quale non volle al certo lodare ne Romani una qualit viziosa. (o5 i) Che se passbl fo sse ec. Quanto danno arrechino al1 ordine sociale le astrazioni filosofiche sostituite alla religione , nessuna et forse pi che la nostra ha sperimentato. Ma nellan tica Grecia ancora le sette libertine , e T ateismo pubblicani enta professato , sembrano aver corrotti i costum i, ed introdotta la mala fede, rappresentata dal nostro in questo luogo con una forte pennellata. ( i 5 i) V uno esterno. Cio le conquiste , per via delle quali gK stati meglio ordinati ponno condursi allestrema ruina, quando non hanno che deboli forze da opporre al torrente devastatore che gl invade. Tuttavia egli certo che la corruzione interna molto favorisce i successi delle armi avversarie , siccome la G recia, guasta dal mal costume e rilasciata ne suoi ordini civili, venne di leggeri sotto il giogo de Romani , ed i Ronfani a vi cenda , fiaccati dal lusso , ed a privati piaceri pi che al pub blico bene in ten ti, furono facil preda del valore oltramontano. Dall* altri) canto non mancano esempli di piccioli S ta ti, i quali e colla virt delle a rm i, e colla saviezza de maneggi seppero schernire gli sforzi d eserciti immensi. Prova di ci sia la glo riosa difesa che col seqno e. colla mano fece la repubblica di

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Venezia contro le imponenti frze della lega di Cambrai , che da ogni lato per mar e per terra la stringeano. ( 253 ) Connetter pu il principio col fin e ec. Cio a dire : ehi congiugner sa ci che nella prima parte degli avanzi di questo libro disse il nostro circa l indole de varii governi, coll esito che hanno naturalmente , pu innanzi tratto predire i futuri destini della repubblica romana : che di questa ragiona qui tut tavia Polibio. (a 54 ) E dalla Vergogna della condizione privata. Lo Schweigh. quantunque adottasse nel testo la felicissima emendazione del Reiske xatt T# rjjf ot l* i ctti'fiG ( e la verggna delloscurit della privazione d o n o re ), in luogo d iTtfi che hanno i codici, copi nondimeno 1 inetta versione del Casaub. , ab konoribus per* ambitionem petitis aut negatis , che non. Comprendo come equivalga neppure all iTif.y ( forma , aspetto d inono ranza ). Se non che del pari assurdo hassi a considerare il testo, n tampoco 1 tTSat che riscontr lo Schweigh. in un codice parigino , ed interpetr , Species , sive splendor et illecebne glorile ac celebritatis , vale a sanar questa piaga. Meno mi dispiace il ftrts cTa{/r ( odio della bassezza ) proposto dall Erttesti ; ma pi si avvicina , e alla forma del vocabolo vi ziato , e al buon Senso la cdnghiettura del Reiske : onde io ho ricevuta eziandio ed espressa la sua interpretazione , ignominia

conditionis privata. ( i 55) Prester il nome. Cio , coprirannosi col nome del
popolo coloro che adulano la moltitudine, e la eccitano a tentar cose nuove: quindi fregeranno il nuovo stat delle cose col nome di stato popolare ; ma realmente ' sar cotesto un governo della pi viifeccia della plebe , che fa tutto senza verecondia delle leggi, con parzialit , con ira , con invidia , con cupidigia , e sempre verso quella parte si muove , nella quale i suoi piaggiatori la trascinano ; finch troverassi c h i, spiata 1 occasione , e tolti di mezzo gli em uli, occuper di bel nuovo il regno e la tirannide. Che se volgiamo la mente a Roma , e riflettiamo alle turbolenze che sconvolsero la repubblica a tempi de G racchi,

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di S iila, di Cesare , de triumviri , bene comprenderemo come s avverasse il presagio di Polibio . Schweighauser. ( i 56) Donde deviammo. Avea Polibio interrotta la sposizione della storia rom ana, p er descrivere gli ordini civili e militari di quella repubblica , dopo la narrazione de' fatti accaduti nella Grecia contemporaneamente alla seconda guerra punica, e da lui esposti nel quarto e quinto libro. Gli avvenimenti ro m an i, cui diede luogo nel libro presente, appartengono ad epoche anteriori, e sono probabilmente un compendio della storia di Roma dei primi tem pi, conforme abbiam osservato nella introdzione alle note di questo libro. (257) Uscito appena ec. Cicerone ( de officiis 111 , 3 a ) nar rando questo fatto sull autorit di Polibio , scrive : unum ex' decem , qui paulo postquam egressus erat e castris rediisset, quasi aiqitid esset oblitus , Roma remansisse. Riflettendo al paulo postquam io ho preferito collo Schweigh. il participio presente ix x tp iv lfu itt ( mentrechfe usciva , nell atto d uscire ) al passalo tx*iir*pivipnts ( gi da lungo tempo uscito ) , sic come lesse il Casaub. - T . Livio riferisce questo avvenimento nel lib. x x ii, 58 . (a 58 ) Mine. Moneta attica equivalente a cento dramme. Orti essendo la dramma pressoch pari al denaro romano , tre mine corrispondono a circa trecento denari : somma nella quale s ac corda Livio ( x x i i , 5 i , 57 ) , che la fa ascendere a trecento' mimi quadrigati (denari d argento collimpronta della quadriga)1 , ed aggiugne , che questo era il riscatto chiesto da Annibale per ogni soldato rom ano, domandando egli per ciaschedun socio dirgento depari, e cento per ogni schiavo. (259) Io m induco a credere ec. Circa 1 anno nel quale fa fabbricata Roma erano discordi le opinioni degli antichi. Polibio , se crediam a Dionigi ( 1 , 74 ) fondava la sua opinione in una tavola eh esisteva presso gli (*) Anchisei ; ma Dionigi esaminati avendo i libri censorii, e confrontate le epoche dell espulsione
( t) Er Aacbise eoa citt a po rto dell* E p iro , fabbricati da Anchine padra d E nea, noo lungi da B u tr a to ; ma a* lampi di Dionigi a re a gi p ra to noma

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de* r e , e detta presa di Homa pe* Gatti clte olimpiadi che in quelle correvano , concluse che 1 * origine di cotesta citt riferirsi debbe al primo anno della settima olimpiade. V airo ne, a detta di Plutarco , asserisce che Homa fabbricata fu il terzo anno del-* lolimpiade sesta, e dopo di lui V erro Fiacco ne fasti capitolini un anno pi tardi vuole che ci avvenisse. 11 P. Petavio, che molto sottilmente ragion su questo particolare ( Rationar. temp. P. ii, Lib. ih , c. a ) , preferisce l opinione di Varrone , (n o n rammentando quelle di Polibio e di Dionigi ) come quella eh confermata da moltissime testimonianze degli antichi , e dall os servazione delle ecclissi solari e lunari. (260) Palazio. Cio il colle Palatino , uno de sette, su cui era edificata Roma. - Cos racconta Dionigi ( Antiq. rom. 1 , 3 l , 3 a ) il fatto accennato in questo frammento, a Era , se condo che dicono, Palanzio figlio d Ercole e di Dina figliuola d" Evandro , cui innalzando 1 avo materno un sepolcro sulla collina , nom quel luogo dal giovine Palanzio . (261) Presso i Romani ec. Secondo Dionigi ( n , 25 ) proi bivano le leggi di Romolo alle donne il ber vino, e la stessa pena stabilivano peli ubbriachezza e peli adulterio , siccome scrive pur A. Gellio ( x , 23 ) citando Catone. Plinio ( n v , i 3 ) racconta parecchi casi di matrone romane pu n ite, eziandio colla morte , per aver trasgredito questo divieto. (263) Vino passo. Oltre al passum nomina A. Gellio ( 1. c. ) loream e murrinam fra i vini dolci eh erano permessi alle donne. L a prim a, che dicesi anche lora, il nostro acquerello, intorno alla cui preparazione leggasi Varrone de re rustica , c. 54 . Circa la seconda, che scrivesi ancor Murrhina e Myr~ rhina , non sono d accordo gli autori ( V. Forcellini Lexic. ad Vocein Myrrhinus ) ; sembra pertanto che fosse una specie di passo, o il passo stesso condito con qualche aroma. Certo egli b che Plauto nel Pseudoio, citato da P lin io , 1 annovera fra le cose dolci.
p i o s cu ro , ( m f t m p a t

t i e p t x r f a ) c h ia m an d o si, conforme credono

il G i a m b o ed 3 S ilb u rg io , Calliopi , p o li d a Tolemeo nel litp anzidetto.

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(363) Egostna. Citt della Megaride secondo Stefaoj (a 64 ) E di Creta. Da Plinio (. xiV , 1 1 , 9 ) scorgesi , che fra i vini passi quello di Creta riportava il vanto ; poscia veniva il Cilicio, finalmente quello d Africa e d Italia. Giusta il medesimo autore, le uve donde faceasi erano d una specie particolare, ma p er avviso d alcuni traevasi da qualsivoglia uva seccata al sole , finch perdesse met del suo peso. Se ne formava anche un passo secondario. Il vino santo che si fa in alcune parli d Ita lia , e specialmente in Toscana ritrae molto dal passo degli an tichi. Tedi R e, Elem. d Agricoli. voL I I I , cap. 16. Soleggiato lappella il Redi ( Y. il ditiram bo, p. 18 , v. 3 , e la respettiva nota ). (365) Debb essa bacidr ec. Catone presso Plinio ( xiv , i 3 ) dice che le donne baciar doveano i p a re n ti, affinch questi sa pessero se avean bevuto vino. (366) Anco Marcio. Che questo re di Roma ha fabbricata stia, ce lo dicono tutti gli storici. (367) Lucio figlio di Demarato ec. Che questo frammento con ragione ascrivasi al sesto libro di P olibio, apparisce cosi dalla serie degli stessi frammenti ( dappoich tutti quelli che precedevano ppartenean a prim i cinque lib ri, e noi a bello studio gli /omettemmo , essendo essi gi pubblicati ) , come dalla circostanza che Polibio comprese brevemente nel sesto libro tutta la storia antica del popolo rom ano, incominciando da Re .

ValeSio.
(368) Qualche otcasione. Sta bene d ie m p 4 fft , Conforme stima il Reiske, possano significar dovizie, come quelle che soglion aprir 1 adito , e fornir occasioni alla grandezza ; ma po-* rfciach nel principio di questo stesso periodo leggiamo che De marato , venuto a R o m a, affidavasi nella sua ricchezza, non era necessario di qui ripeterlo , torcendo innoltre il vocabolo greco anzidetto dal suo senso prim itivo, ed alterando il testo col sosti tuire Si* r a t i Q i f ft it a L i v itx t (269) Abitava con lui. Il Yalesio approva 1 emendazione di Emilio Porto a questo luogo nell int erpetrazione di S u id a, che

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rapporta tutto questo articolo ; cio di cangiare trvinttt ( coa bitare in cvr/(<xi< amministrar insieme). Afa seguendo tosto rv%%tipi<*ui che ha lo stesso significato , non so perch abbiasi a ricevere , sotto specie di correzione, cos brutta tautologa. (a 70) Tutte le opere ec. Congettura lo Schweigh. , che tutti o quasi tutti i frammenti rinchiusi in questo capitolo apparten gano alle antichit rom ane, di cui diede Polibio un sunto iq questo libro. Ci , a dir vero , poco apparisce dal loro conte nuto : solo da osservarsi , per rispetto alle sentenze tolte dal margine del codice urbinate, che queste non furono altrimenti aggiunte dal compilatore degli estratti Polibiani in siffatto codice compresi, ma che formano parte del testo; siccome rendesi ma nifesto per quelle che tolte sono daprimi libri che intieri a noi pervennero. P. e. leggesi nel libro secondo, subito dopo > 1 prin cipio del cap. 70 , giusta la qostra versione : Cos suol sempre

la fortuna terminar in modo inaspettato le pih grandi imprese,


ed il cdice urbinate pone questa sentenza nel margine degli estratti del secondo libro. (271) Secondo Erodoto. V . lib. v , 3.2 , e ci che ivi anno tammo. (373) Un luogo ancora. A buon dritto crede lo Schweigh. che questo passo non appartenesse al libro sesto, dove non si vede come Polibio parlato avesse degli Etoli , e sospetta quindi che la citazione d Ateneo sia sbagliata. (373) Volcio. Cos denomiqavasi questa citt latinamente (V olcium ) , quantunque Polibio scriva O A tn ; ( Olcios ). Tolemeo ( 111, 1 ) la colloca fra il porto di Telamone e Yolsinio , e Pli nio ( 11, 8 ) riferisce , che i Romani ne dedussero la colonia di Cossa, picciola citt secondo Strabone (v , p. i i 5 ) sulla marina Etnisca, non lungi da Populonia. - 11 Reiske suppone he que sto frammento appartenga alle guerre de Romani cogli Etruschi.

FIKB DBLLS ANNOTAZIONI AGLI AVANZI DEL, LIBRO SISTO..

361

DELLE STORIE
DI PO LIB IO DA MEGALOPOLI.

AVANZI D EL LIBRO SETTIM O.

I. U o p o la cospirazione fatta contra (i) Geronimo re ^mba. 1 w # s c a r ta / . di Siracusa, tolto di mezzo T rasone, persuasero Zoippo e Andranodoro il r e , di mandar incontanente ambascia- Olimp. dori ad Annibaie. (2) Eletti adunque Policleto da Cir- CXLl> 1 n e , e Filodemo da Argo, spedilli in Italia, imponendo^/. di R. loro che trattassero di societ coCartaginesi, e ad un 53 g tempo mand i fratelli in Alessandria. Annibaie accolti benevolmente Policleto e Filodem o, e date molte lusin ghe al giovinetto Geronim o, rimand in &etta gli am basciadori , e con essi Annibaie Cartaginese, coman dante allora delle trirem i, e i Siracusani Ippocrate ed Epicide suo fratei minore. Questi gi da molto tempo militavano sotto Annibaie, ed avean il domicilio in Car tagine , perciocch P avo loro fuggito era da Siracusa , venuto essendo in sosptto d avere ucciso (3) Agatarco uno de figli dAgatocle. Giunti costoro in Siracusa, ed p o l i b i o , tomo n i. a3*

3<5a
di R. avendo Policleto e Filodemo rinunziato all1ambasceria ? ^9 e parlando il Cartaginese secondo gli ordini ricevuti da Annibaie , fu il re prontissimo ad unirsi in societ coi Cartaginesi. All1 Annibaie che a lui era venuto ingiunse di recarsi con sollecitudine a C artagine, ove gli pro mise che mandati avrebbe suoi oratori per abboccarsi coCartaginesi. II. Frattanto il (4) pretore romano che a Lilibeo era preposto, senttjtp queste cose, mand ambasciadori a Geronimo per rinnovare la convenzione fermata coi suoi maggiori. Geronimo , cui odiosa era quest amba sceria , disse, condolersi co Romani (5 ) cattivelli, rhe a cattivo partito erano stati ridotti daCartaginesi. Stu pefatti gli ambasciadori della costui assurdit, chiesero non pertanto chi gli avea ci detto ? Egli mostr i Caj> taginesi presenti, ed impone loro di convincer questi f ove per avventura mentissero, Ma dicendo essi non es ser costume de Romani di creder a nem ici, ed esor tandolo a non far nulla contra trattati, dappoich ci PCa giusto e utile a lui singolarmente': rispose , che in torno a questo avrebbe deliberato, e poscia fatta cono scere la sua risoluzione. Dpmand p o i, come, andati essendo innanzi alla morte dell avp sjnp al Pachino con cipquanta navi, ritorto avessero cam bino? Avean i Rom ani, poco tempo addietro, udito il trappssamento di G erpne, e temendo non i Siracusani facessero novit per disprezzo dell et del giovine rim aso, fatta una spe dizione navale a quella volta} ma risaputo che G erone yivea , eransi di bel nuovo ridotti a Lilibeo. Quindi co n fessando essi allora che avean fatta U spedizione, e p a

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tiiitho di sussidiare la giovent di lui, e di prestar lopera A. di loro a custodirgli il regno , ma avuta la nuova, che ^3g vivea il suo avo, eransi ritirati j asserendo, dissi, queste cdse, riprese il giovinetto : Lasciate or a m e, o Roma ni j custodir il mio reg n o , poich (6 ) volto ho il mio corso alle speranze de Cartaginesi. I R om ani, cono' sciuto il suo impeto, allora si tacquero , e ritornati ch furono, esposero le cose dette a chi gli avea mandati ; Ina da quiud innanzi 1 Osservarono} e gUardaronsi d lui come da nemico. III. G eronim o, eletti Agatarco, Onesigne ed Ippostne } mandrilli con Annibaie a Cartagine, incarican doli di fermar l convenzione a questi patti : A ves

sero i Cartaginesi soccorrerlo con fo rte di terra 6 (ti m are, e icacciati con operiti' unita i Romani dtlla Si cilia, dividessero l1isola per modo , che il confine della respettive province f sse il (7 ) fium e Intera , il qual divide in due parti quasi eguali tutta la Sicilia. Giunti quelli a Cartagine , ne fcero discorso j e coneltoser l affare, essendo i Cartaginesi prontamente (8 ) calati ad ogni condizione. Frattanto Ippocrate ed il suo com pagno , entrati nella famigliarit del giovinetto, dap principio il trastullavano , narrandogli le marce d An nibale in Ita lia , e le battaglie campali e le pugne di lui. Poscia dicevano a nessun meglio che ad esso ap partenere il governo di tutti li Siciliani } priihirament: perciocch era figlio di (g) Nereide figliuola di' ' Pirro ( 1 0 ) il quale solo per elezione e per benevolenza i Si ciliani tutti approvarono lor capo e te ^ itf Second luogo per cagione della signoria di suo avo Gerne, B

364
I. di JL finalmente tanto arvOtipparon il giovine colle lro fole t r> ^9 eh egli ad altri punto non badava, incostante comera per natura ed ancor maggiormente da costoro (i i) gon fiato. Nel fervor delle pratiche che circa le anzidette cose tenea Agatarco in Cartagine , mand Geronimo altri ambasciadori, dicendo che a s spettava il dominio di tutta la. Sicilia , e chiedendo che i Cartaginesi nell aequisto di quella il soccorressero, promettendo dal suo canto di biutarli nelle fazioni d Italia. I Cartaginesi comprendevano tutta l incostanza ed il furore del gio vinetto; ma stimando esser loro utile per molti capi di non negligere gli affari di'S icilia, gli accordaron ogni cosa , e avendo gi prima apparecchiati vascelli e sol* iati, s accinsero a tragittar forze in Sicilia. TV, I R om ani, udito c i , maadaron a lui di bel nuovo ambasciadori, scongiurandolo di non trasgre dire i te tta ti stabiliti Cosuol maggiori. Per la qual cosa Geronim o, ragunato il consiglio, mise a partito ci che dpvea farsi. Gl indigeni non apersero b o cca, temendo 1 ? mattezza del presidente. Ma ( i a) Aristomaco da Corip to , e, Pamippo da Lacedemone, e il Tessalo Autonoo, opinarono che si perseverasse ne trattati, co Romani. Andranodoro solo disse non doversi lasciar sfuggire 1 ocjasione ; esser la presente so la, per cui possibil era di riconquistar l impero della Sicilia* Avendo questi cosi p a l a t o , il re. interrog Ippocrate, di qual avviso egli eiyi? il qale come rispose f di qtlel)o d Andranodoro , ebbe fine la deliberazione. Per tal guisa fu sentenziata 1 :guerw co Roip^ni. Geronimo p i a n t o non volendo apparir-di )dar (j 3) sinistra risposta agli ambasciadori,,

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cadde in tanta assurdit, che non solo era per dispiacer a Rom ani, ma eziandio per offenderli apertamente. Imperciocch disse che rimarrebbe fido a tra tta ti, se primieramente gli restituissero tutto 1 oro che ricevuto avean da Gerone suo av o , poscia gli rendessero il fru mento e gli altri doni eh ebbero da lui tutto il tempo addietro; in terzo luogo acconsentissero che tutto il paese e le citt di qua del fiume Imera fossero dejSiracusanL Gli ambasciadori e il Consiglio dopo ci separaronsi, e Geronimo d allora in poi (i4) assiduamente attese ai bisogni della g uerra, ragun gente ed arm i, e fece ogni altro necessario apparecchio. 539

I i 1

V. La (i5) citt di L eonzio, per ci che spetta alla sua posizione in generale, volta a tramontana. H nel mezzo una valle p ian a , in cui trovansi gli edificii de m aestrati, e la curia ed il fero stesso. Ad amendue i fianchi della valle ergesi un colle che ha precipizi! continuati, ma 1 piani di cotesti colli sevra i loro cigli pieni sono di case e di templi. Due porte ha la c itt , di cui l una dall estremit meridionale della valle anzidetta conduce a Siracusa, laltra a settentrione mena acampi cos detti Leontini, ed al piano coltivato. Sotto l uno de dirupi che guarda a ponente scorre il fiume che chiamano ( 1 6 ) L isso, lungo il quale stendesi sotto il precipizio stesso una fila di case che stanno in egual distanza dal fiume. T ra le case ed il fiume ( 1 7 ) la strada di cui parlammo.

366
4. di R 5 .<9 VI. lctini storici, che hanno scritto sulla catastrofe di Geronim o, fanno molte parole, e spacciano grandi Estr. Vales. flriracoli, in narrando parte i prodigi che avvennero in nanzi al suo reg n o , e le sciagure deSiracusani, parte esagerando la rudelt defle sue maniere e l empiet delle sne azioni, e per ultimo 1 enormit e l 1 orrore delle cose accadute presso al tempo deDa sua morte ; a tale che n ( 1 8 ) Falaride, n (ig) Apllodoro, n qualsivoglia altro tiranno pare che pi acerbo di lui fosse stato. Eppure essendo (so) fanciullo anora per venuto al regno, e di poi oltre tredici mesi non avendo' (a i ) imperato, pass di questa vita. In (2 2 ) questo inter -1 vallo di tempo possibil che uno o due sieno stati marto riati, e alcuni desuoi amici e degli albi Siracusani uccisi 5 ma che si commettesse ogni pi eccessiva scelleratezzai e stravagante empiet, non probabile. F u egli, a dir vero , d ibdole assai leggera e perfida, ma non da pafago riarsi ad alcuno de mentovati tiranni. A me senif)rano pertanto colora che scrivono le storie particolari, poich lian preso a trattare argomenti di breve giro ecf angusti, poveri come sono di cose, esser costretti a fai* grande ci5 che piccolo, e ad estendersi in moltef parole circa oggetti che non sono neppur degni di men zione. Alcuni eziandio per difetto di criterio cadono in .questo vizio. Quanto pi ragionevolmente siffatti di scorsi , i quali riempiono i libri e fanno soverchiamente ridondar le narrazioni, trasporterebbonsi a Gerone ed a Gelone, omettendo Geronimo ! Cos pi piacevoli tius'cirebbon a leggitori, e pi utili agli studiosi. VII. Conciossiach Gerone primieramente ( 2 3) acqui-

36^
/stasse da s il dominio di Siracusa e degli alleati, non ricevendo pronta dalla fortuna n ricchezza, n gloria, n qualsivoglia altra cosa. E non uccidendo , n cac ciando in esilio , n affliggendo alcuno de cittadini, fu .egli per cagione di s stesso creato pe di Siracusa, locch pi maraviglioso di tu tto } n lo m en o , che egli, non solo cos acquist il regno, ma il conserv eziandio nello stesso modo. Imperciocch (a4) avendo regnato cinquanta quattr aqni, mantenne alla patria la pace , serb a s il supremo potere scevro da insidie , e caus 1 invidia che suol accompagnar tutte le cose elevate. Questi avendo spesso tentato di deporre la signoria , ne fu pubblicamente impedito da cittadini, Liberalissimo comera verso i Greci, e di gloria amaar tissimo , procacci a s grande fam a, n piccola bene volenza a Siracusani presso tutti. E trovandosi in ab bondanza e diletto e moltissima dovizia, visse oltre novant a n n i, conserv tutti i sensi, ed ogni parte del suo corpo sana. (9.5) Locch sembrami segno non me diocre, ma grande assai d una vita temperata.
5'ig

f. di Ji

G elone, vissuto pi di cinquant a n n i, si propose questo bellissimo scopo nplla v ita, di (2 6 ) ubbidir al genitore, e di non tener n ricchezza , n grandezza di regno , n qualsivoglia altra cosa in maggior pregio della benevolenza e della fede verso gli autori della sua esistenza.

368
di i t V ili, (ay) Questa la convenzione che con giuramento 5^9 firmarono il capitano supremo Annibaley Magone, Mir' cale, Barmocale e tutti i senatori Cartaginesi che seco lui erano ^ e tutti i Cartaginesi che seco lui militarono; con Senofane di Cleomaco da A ten e , che il re Filippo di Demetrio mand a noi ambasciadore, per s, e pe1 Ma cedoni , e pegli alleati. (2 8 ) In presenza di G iove, di Giunone y e <t Apollo ; in presenza del (2 9 ) Genio dei Cartaginesi, (3o) d? Ercole e di Jolao; in presenza di M arte , di Tritone, d i Nettuno ; in presenza degli Dei (3i) ausiliatori, e del sole, della luna , della terra} in presenza d e'fiu m i , de'prati, e delle acque; in pre senza di tutti gli Dei che tengono Cartagine ; in pre senza di tutti gli Dei che tengono la Macedonia e il resto della Grecia ; in presenza di tutti gli D ei, che presiedono alla guerra , e assistono a questo giura mento, I l capitano Annibaie disse, e tutti i senatori Cartaginesi che seco lui sono , e tutti i Cartaginesi che seco lui militano : Quando a voi e a noi piace, giu riamo questo trattato amicizia ed onesta benevolenza, come amici, famigliari e fr a t lli , a queste condizioni. ' Protetti sieno dal re Filippo , e da' M acedoni, e da tutti gli altri Greci loro alleati , i signori Cartaginesi e il capitano Annibaie, e quelli che sono seco lu i , ed i (32) vassalli de"1Cartaginesi tutti che hanno le stesse leggi, (33) e gli Uticesi, e quante citt e nazioni ubbidiscon a' Cartaginesi, e 1 lor soldati e socii, e tutte le citt e nazioni, colle quali noi abbiamo amicizia in Italia , e in G allia , e in Liguria y e con pui fossim o per contrarre amicizia ed alleanza in queste contrade.

3 6g

Saranno egualmente il re Filippo e i Macedoni 3 e gli J . di E altri alleati Greci protetti e guarentiti dagli eserciti 53g de Cartaginesi-e dagli Vticesi, e da tutte le citt e na zioni che ubbidiscon a Cartaginesi, e da socii, e dai soldati, e da tutte le nazioni e citt in Italia , in G allia e in Liguria , e da tutti gli altri che fossero per divenire alleati in quste parti cTItalia. Non ci tende remo vicendevolmente insidie , n ci porremo agguati; ma con tutta prontezza e benevolenza senza frode ed insidia (34) sarete voi nemici di quelli che fanno guerra a Cartaginesi, tranne i re e le citt e i (35) popoli, con cui avete trattati ed amicizie : siccome saremo noi nemici di quelli che guerreggiano col re Filippo , tranne i re e le citt e i popoli con cui abbiamo trattati ed amicizie. Sarete eziandio nostri alleati nella guerra che, abbiamo co' Rom ani, finattantoch a noi e a voi da ranno gli Dei un esito felice. Ci soccorrerete, secon doch fa r mestieri, e conforme anderem d'accordo. (36) Che se gli Dei a voi e a noi nella guerra contro i Romani e i loro alleati concederanno un buon esito, e i Romani chiederanno di trattar amicizia ; la tratte remo per modo , che la stessa amicizia facciano con vo i , e pattuiremo , che non sia loro lecito di muover giammai guerra a vo i , che non abbian in loro potere n i (3 7 ) Corciresi, n gli A polloniati , n i Durazzesi , n Faro , n D im alle , n i P artini, n gli Atinta n i , e che restituiscano a Demetrio Fario tutta la sua gente eh nel territorio de Romani. Ove i Romani a voi, o a noi movessero guerra , ci soccorreremo reci procamente , secondo che ad amendue fa r d uopo. V0 L1BI0 , tomo n i. 4

370
A. di A Cos se qualche altro ostilmente ci attaccasse, eccet539 toch i re, le citt, e le nazioni con cui abbiamo trat

tali e amicizie. Che se ne piacer di toglier o aggiugner qualche cosa a questa convenzione, torremo o ag~ giugneremo ci che ad amendue noi piacer. IX. (38) Reggendosi i Messenii a democrazia, ed esigliati essendo gli uomini di maggior conto , mentre che coloro cui i beni di questi eran toccati in sorte signo reggiavano la repubblica, male sopportavano gli antichi cittadini eh erano rimasi d esser messi con quelli in parit di dritti. ( Suida )

Estr. Vales.

(3 9 ) Gorgo da Messene non era inferior a nessuno in ricchezza e in nobilt. Per gloria atletica fu nel fior di sua giovinezza il pi celebre di quanti ambiscon il premio negli esercizii di ginnastica. Imperciocch in dignit d aspetto , e in ogni coltura della p ersona, e in numero eziandio di corone nessuno de suoi con temporanei avanzollo. E quando, rinunziato eh ebbe alla lo tta , applicossi allo Stato ed a trattare gli affari della p a tria , acquistassi in questa parte ancora non minor fama di quella che prima avea : sembrando egli lontanissimo dalla (/}o) rozzezza eh compagna degli atleti, e stimato essendo abilissimo e prudentissimo ne maneggi politici.

Estr. ant.

X. Essendosi, secondo il costume, portate a Filippo

le interiora delle vittime, egli presele in mano ( le fece A. d i) veder a D em etrio), ed (4 i) alquanto verso laltra parte ^9 chinatosi, domand mostrandole ad A rato, che cosa si gnificassero, se sgomberare la ro c c a ,o tenerla? Allora/ Dem etrio, cogliendo il momento, disse : (4) se hai la-, nimo di vate, sgomberarla al pi presto, se di re intento a grandi imprese, serbarla; affinch, lasciandola ora, tu non abbi a cercar altra occasione opportuna. Che p e r questo modo soltanto abbrancando amendue le corna , tu hai' in potere il bue : alludendo colle corna ad (43 ) Itomata ed alla rocca di C o rin to , e col bue al> Peloponneso. Ma Filippo voltatosi ad Arato , gli chiese: E tu la stessa cosa mi consigli ? Questi nicchiava ; ma il re volle (44) chegli dicesse ci che gliene pareva. Onde stato un poco sopra di s , disse; Tienlati,> se puoi farlo senza mancar di fede aMessemi. (45) Ma se: occupando Itomata con un presidio, sei per perderetutte le rocche ed il presidio ancora che ricevesti da Antigono , con cui ti assicuri gli alleati ; ( intendendo la fede:) bada che non sia ora m eglio, facendone uscir i soldati, lasciar col la fed e, e con questa presidiar >r Messenii non men che $i altri 'aHesrti.~ Filippo second il suo desiderio pronto eraa violar i tra tta ti, conformi! fu manifesto per ci che fece appresso ; ma essendo stato poc anzi acerbamente ripreso dal giovane Arato per (46) la strage fatta de M essenii, parlando allora il maggiore con franchezza e dignit, e pregandolo di non isprezzar i suoi d e tti, ebbe rossore, e presa la sua destra: ors, disse, ritorniamo pella stessa strada.

372
A. di R.

XI. Io pertanto arrestar voglio al presente il corso della narrazione, e parlar alcun poco di Filippo, per Estr. ciocch (47) cotesto fa il principio della sua mutazione Vales. e del precipitevole suo peggioramento. Conciossiach sembrami siffatto esempio il pi evidente da proporsi a coloro che , avendo parte nel governo , desiderano di trar un qualche vantaggio dalla storia. Imperciocch siccome pella chiarezza del suo regno, e pelieccellenza della sua n atu ra , furono gl impeti di questo re al bene ed al male cospicui e notissimi a tutti i G reci} cos il furon ancora le conseguenze opposte che ten nero dietro ad amendue gl impeti. O r a , che allor quando egli assunse il reg n o , la Tessaglia e la Mace donia, e in somma tutte le province del suo dom inio, gK erano talmente soggette ed affezionate, quanto a nessuno de re antecedenti, comech giovin ancora ri cevesse la signoria de M acedoni, quindi apprendesi facilmente. Essendo egli di continuo distratto dalla Macedonia pelle guerre cogli Etoli e co Lacedem oni, non che si ribellasse alcuna delle anzidette nazioni, nessuno de Barbari confinanti arrischiossi di toccar la Macedonia. Circa la benevolenza e la devozione verso di lui (48) d Alessandro e di (4g) Crisogono e degli altri amici possibil non di ragionar condegnamente 5 n quanto gli fossero propensi i Peloponnesii, 1 Beozu, gli E p iro ti, gli A cam ani, cui in breve tempo cagione fu di molti beni. In generale se lecito fosse d esagerar un poco , assai propriamente, cred io , potrebbesi dire di F ilippo, eh egli era come 1 amore di tutti i Greci peli animo suo benefico. E quanto valga una condotta

53 q

onesta e la fede 'abbiam in ci un splendidissimo e A. grandissimo esempio, che (5 o) tutti i Cretesi di comune accordo ed entrati nella medesima alleanza, elessero Filippo solo a capo dell isola, e senz armi e pericoli eseguirono co sa, che non troverassi di leggeri esser in addietro accaduta. Ma poich fece tanti mali a Mes senii, tutto a lui mutossi in contrario, e con ragione. Imperciocch voltosi a massime opposte alle anteriori, e aggiugnendovi ognora nuovi attentati, doveano le al trui opinioni pure intorno a lui cangiarsi, ed*egli avvenirsi in esiti contrarii agli antecedenti. Locch eziandio accadde, siccome per ci che in appressa narreremo, renderassi palese a chi prester diligente at tenzione.

X II. A rato, veggendo che Filippo apertamente adossavasi la guerra contro i Rom ani, e che le sue inten zioni verso i socii eran al tutto cangiate, introdotte molte difficolt e dubbiezze, a stento smosse Filippo dal suo disegno. Noi (5 i) pertanto ci che nel quinto libro annunziato abbiam soltanto e adom brato, acqui stando ora la cosa fede dafatti, vogliamo rammemorar agli attenti leggitori di questa storia ; affinch nessuna delle nostre asserzioni rimanga senza prove e contra stata. Imperciocch allorquando , esponendo la guerra E to lic a , (5 a) pervenimmo a quella parte della narra zione , in cui dicemmo che Filippo con soverchia ani mosit distrusse i portici e (53) tutti i voti di Termo ,

3:4
4. d i R. e che la causa di ci riporsi dove a non tanto nel r e ,

53 9

p e r la sua giovinezza, che negli amici che seco lui '.erano : allora, dissi, pronunciammo che la vita d A.rato il difendeva da qualsivoglia im putazione, ma che siffatte massime procedevano da Demetrio Fario. Noi promettemmo di chiarir ci con quanto sarem per espor re in appresso , trasportando a questo tempo la fede jdi quella nuda asserzione ; quando F ilippo, presente essendo Demetrio, conforme .test mostrammo riferendo le cose de M essenii, ed un sol giorno avendo Arato ta rd a to , incominci a commettere le pi glandi em piet. E non altrimenti che gustato una volta sangue umano , l uomo fassi lupo secondo la favola d Arca d ia, narrata (54) da Platone ne libri della repubblica; cos egli, dato principio alle uccisioni e al tradimento de socii, di re convertissi in acerbo tiranno. Prova pi evidente ancora della sentenza damendue , fu. il consiglio intorno alla' rocca (55) di Messene ; a tale -che nessun dubbio resta su ci che fu fatto in Etolia. X III. Le quali cose non essendo controverse, egli facile d argomentarne la differenza della condotta d amendue. Che siccome ora Filippo, persuaso tla A rato, serb a Messenii la fede nell7 affare 'della rocca , e ad tina grande p iag , cme suol dirsi, cio alle uccisioni passate , applic wn picciol rimedio ; cos nella guerra cogli E to li, seguitando D em etrio, fu empio verso gli D e i, distruggendo i voti ad essi consecrati, e pecc verso gli uom ini, trasgredendo le leggi della guerra, e , fall il proprio intendimento dimostrandosi nemico im placabile ed acerbo a suoi avversarii. Lo stesso dicasi

3^5

-delle cose di Greta \ perciocch valutasi in quelle della A. di i direzione d Arato , non che offendesse, non molest ^^9 alcuno di quegli isolani, ed ebbe i Cretesi tutti in suo potere, e tutti i Greci trasse ad am arlo, pella gravit del suo contegno. All opposito attenendosi a Demetrio,, ed essendo causa aMessemi delle test mentovate scia gure, perdette la benevolenza de socii, ed il credito presso gli altri Greci. Di tanto momento a giovani r e , cos peli infelicit, come pel consolidamento del regno, la (56) scelta degli amici eh li accompagnano. Sovra il qual particolare non so come i pi di loro sono cotanto negligenti, e alcun provvedimento non fanno.

XIV. (57) Intorno a Sardi facevansi avvisaglie e comr Estr battimenti continui senza p o sa , e di giorno e di notte ogni maniera d agguati, di (58) contragguati, d as salti inventavan i soldati a danno reciproco. I quali chi descriver volesse partitam ente, lavoro inutile non meno che lunghissimo imprenderebbe. (59) Alla fin e , cor rendo gi il secondo anno dell assedio, Lagora di C re ta , uomo di sufficiente pratica nelle cose della g uerra, osservato avendo, (60) che le pi forti citt il pi delle volte con somma facilit cadon in potere dei nemici per la negligenza degli ab itan ti, quando affi dati nella fortezza naturale o artificiale del luogo, non si guardano e al tutto stannosi oziosi; ed avendo ezian dio conosciuto, come le stesse prese vengano appunto

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i. di R. l dove sono pi afforzate, e sembrano non presentar ^9 agli avversarli speranza alcuna; considerando allora che 1 opinione prevalsa in addietro circa la fortezza di Sardi avea tutti distolto dallimpadronirsene per (61) via di qualche ardita fazione, riducendosi alla sola spe ranza d espugnarla colla fame: tanto maggiormente vi pose 1' an im o , ed ogni luogo investig, bramoso di conseguire una tal occasione. Veggendo adunque che il muro presso alla cos detta Sega ( sito ove la rocca si congiunge colla citt) non era custodito, tutto occupavasi in siffatta speranza ed in questo pensamento. L a negligenza delle guardie da questo segno conobbe. Siccome il luogo era scosceso assai, e vi giaceva sotto un b u rro n e, nel quale gittavansi i morti della c itt , e le (6) carogne de cavalli e de giumenti ; raccoglievasi col sempre una quantit d avvoltoi e d altri uccelli. Essendosi adunque Lagora accorto, che questi animali com erano sazii, riposavansi sempre sulle pi alte rupi e sul muro , ne argu che il muro ivi esser dova senza guardia, e la maggior parte del tempo deserto. Quindi accostatosi di notte tem po, con ogni cura rintracci i siti che davan accesso, e permettevano di collocar le scale ; e trovato avendo che ci potea farsi in certo luogo presso una ru p e , ne fece discorso al re. XV. Questi accolse lieto P offertagli speranza, e confort Lagora a consumare la fazione, il quale pro mise disfar tutto il possibile, e chiese al r e , che co mandasse all7Etolo Teodoto, ed a Dionigi condottiero delle guardie di (63) unirsi a lui, e di prestare s stessi, associando lopera loro all impresa, attesoch sembra-

vagli che amendue avessero a quella (64) 1 abilit e A. I ardir conveniente. Acconsent il re immantinente alla* sua richiesta ; onde accordatisi gli anzidetti, e fattesi intorno ad ogni cosa le opportune comunicazioni., aspettaron una notte , nella quale circa il mattino non isplendesse la luna. O ttenutala, il giorno innanzi alle secuzione elessero a prima sera da tutto l esercito quindici uomini i pi robusti di corpo, e d animo-, i quali dovean accostar le scale, e salir uniti con auda cia concorde. Poscia ne scelsero altri tre n ta , che in qualche distanza avean a star alle riscosse, affinch, giunti che sarebbono dopo superato il muro alla vicina p o rta , di fuori si avventassero, tentando di tagliar i cardini e la (65) sbarra degli u scii, mentrech gli altri di dentro rompessero la leva ed ^66) i lucchetti. Altri due mila furon destinati a seguirli, i quali entrati in citt occupar doveano la (67) piazza che circonda il te a tro , e che opportunamente domina^ cos la ro cca, come la citt. Ma affinch nessun sospetto sorgesse del vero disegno merc della scelta desoldati, diedesi voce che gli Etoli erano per far impressione nella c itt , sbucando da certo bu rro n e, e che gli eletti dovean attentamente vigilare, perch non accadesse ci di cui aveasi indizio. XVI. Essendo tutto p ro n to , come prima s ascose la lu n a , pervenuto Lagora co suoi di soppiatto a di rupi portando le scale, acquattaronsi sotto a certo ci glione che sporgeva in fuori. Sopraggiunto il giorno, e partitesi le guardie da quel luogo, mentre che il re secondo il solito mandava i soldati alle stagioni, e la

37B
t. di R. massa faceva uscire nell ippodromo (68) e schierarsi ; 5^9 dapprincipio nessuno avea sospetto di ci che acca deva. Ma essendo state applicate due scale, per 1 una delle quali sal D ionigi, e per 1 altra Lagora i p rim i, nacque nel campo confusione e movimento. Impercioc ch a quelli della c itt , e alla gente d Acheo eh era nella rocca non veniano veduti quelli che salivano, per cagione del ciglione prominente sul precipizio ; ma quelli, del campo aveano sotto gli occhi 1 audacia di coloro che montavano ed a taulo pericolo si espone vano. Il perch alcuni sbigottiti dell avvenimento ina spettato, altri preveggendo e temendo ci eh era per accadere , attoniti ed insieme giubilanti si stavano. Laonde il re , veggendo il movimento chera per tutto , il campo , e distrar volendo dal proposito 1 attenzione de suoi e decittadini, mosse. 1 esercito, e il condusse verso la porta situata nellaltra parte della citt, chia mata (69) Persiana. Acheo , osservando dalla rocca il movimento denemici diverso dal consueto, stette molto tempo infra d u e , non sapendo che farsi, e non po tendo in verun modo comprendere che cosa succedeva. Alla fine sped gente incontro a quelli che inoltravansi (70) verso la p o rta ; ma facendo la discesa per luoghi stretti e scoscesi, tardo fu 1 ajuto. Aribazo , governa tore della citt, non pensando a male, recossi a quella p o rta , cui vedea Antioco dar 1 assalto, ed alcuni sol dati fece salir sulle m u ra , altri mand fuori della port a , ordinando loro di rattener i nemici che awicinavansi, e d affrontarli. XVII. Frattanto L agora, Teodoto e Dionigi, supe-

379
rate le rupi co suoi vennero alla porta (71) dietro a A . d i I quelle situata. Alcuni d essi combatterono con quelli ^9 che riscontrarono, (72) altri tagliarono le leve. Ad un tempo accorsero di fuori quelli che a ci erano stati disposti, (^ 3) e fecero lo stesso. Apertesi tosto le porte, entraron i due mila ed occuparono la piazza del teatro. Ci fa tto , corsero tutti dalle mura e dalla porta cos detta P ersiana, ove poc anzi era andato Aribazo col soccorso, affrettandosi di (74) ordinare 1 assalto con tro a quelli eh entravano. Mentre ci accadeva, in al lontanandosi costoro fu aperta la porta, ed entrarono alcuni de reg ii, seguitando quelli che ritiravansi. Dai quali come fu presa la p o rta , entraron a ltri, senza interruzione, ed altri tagliarono le porte vicine. La gente dAribazo e tutti quelli della c itt , poich eb bero alcun poco combattuto co nemici en trati, fuggi rono nella rocca. In quello Teodoto e Lagora indugiavan intorno al te a tro , osservando con prudenza e cautela lesito dellaffare. Il resto dellesercito, entrato ad un tempo da tutte le p a rti, prese la citt. Del ri manente chi uccideva quelli a cui s affacciava, chi ardeva le c ase, altri correvan dietro alla preda ed alla rap in a , per modo che tutta la citt and a soqquadro e a ruba. Cos Antioco divenne ( j 5) signore di Sardi.

Frammenti.
XV III. (76) I M assili, nazione A fricana, chiamati sono da Polibio nel settimo libro Massilesi (Stef. Biz.). Gli abitanti d (77) O rico, che trovansi i primi all in-

38o
4. di R. gresso dellA driatico, entrandovi a destra. (Lo stesso);.
539
Polibio dice nel settimo libro , che i Capuani nella Campania per la fecondit della loro terra accumula rono tanta ricchezza, che trascorsero alla mollezza e al lusso', superando la fama divulgatasi intorno a (78) Crotona e Sibari. Non potendo adunque, continua egli, regger alla presente felicit, chiamaron Annibaie; il perch ebbero a sofferir da Romani atrocissimi mali. Ma (79) i Petelinii serbando la fede a Rom ani, giun sero a tanta costanza quando assediati furono da An nibaie , che mangiarono tutte le pelli eh erano nella c itt, e tutte le cortecce degli alberi ed i teneri tralci consumarono, e tollerato avendo lassedio undici mesi, senza che alcuno li soccorresse, coll approvazione dei Romani s arresero (Ateneo lib. X II, c. 6 , p. 5 u 8 ).

FINE DEGLI AVANZI DEL SETTIMO LIBRO.

381
SOMMARIO
DEGLI AVANZI DEL LIBRO SETTIM O.

ArTAfl DI SlUACOSA.

s i mbasct.ua di Geronimo ad Annibaie ( I. ) Geronimo schernisce gli ambasciatori romani ( II. ) Convenzione di Geronimo co Cartaginesi circa la divisione della Sicilia Geronimo nipote di Pirro Con un altra convenzione pat tuisce per s il possesso di tutta la Sicilia ( III. ) Nuova ambasceria de' Romani a Geronimo Assurde pretensioni mosse da Geronimo a Romani Geronimo si prepara alla guerra contro i Romani ( IV. ) Situazione della citt d i Leonzio ( V. ) / vizii di Geronimo furono da alcuni esa gerati ( V I.) Lode di Gerone Lode di Gelone ( V II.) ArrARi di F ilippo ras or M a c edoin Formolo del trattato d i Filippo con Annibaie ( V ili. ) Sedizione de Messenii Gorgo nobile Messenio ( IX. ) Deliberazione di Filippo circa Itomata rocca de Messenii Consiglio di Demetrio Consiglio di Arato Filippo segue il consiglio Arato ( X. ) Filippo incominci contro i Messenii a svelar Iindole sua perversa Avanti questo tempo era da tutti i Greci amato Poscia a tutti venne in odio ( X I.) Arato indusse Filippo a partiti onesti, Demetrio ad iniqui Favola .deir uomo che si converte in lupo ( X II. ) La scelta degli amici p re di grandissima importanza ( X III.)

382
G usmmj

t> Aartoco -co* Acato.

V attedio d i Sardi t i protrae nel fecondo anno Le citt piii fo r ti talvolta p rendon ii con gronda fa cilit Lagora Cretete conosce dagli uccelli qual parte delle mura non era guardata ( XIV. ) Antioco approva il consiglio di L a gora ( XV.) Felice audacia di Lagora Acheo tiene la rocca d i Sardi Stratagemma <f Antioco Aribaio gover natore della citt ( XVI. ) Lagora sale sul muro per luoghi scoscesi Antioco impossessa d i Sardi ( X V II. )
GaEtMA D A
s

XIWJLE.

Ribellione deCampani I PeteUni sono colla fam e espugnati da. Cartaginesi ( X V III.)

383

ANNOTAZIONI
AGLI AVANZI DEL LIBRO SETTIMO

ingresso del terzo libro, donde incomincia propriamente la storia di Polibio, leggesi, che dopo la sposizione della re pubblica de Rom ani, sarebbe stata per digressione trattata la ruina del regno di Gerone. Quindi apparisce esser questo av venimento il meno importante fra quelli che nel presente libro si contengono ; ove al breve dominio del fanciullo Geronimo si rig u ardi, ed alle turbolenze che in Siracusa tennero dietro alla sua uccisione. Di molto maggior influenza negli affari de Ro mani e de' Greci si fu il trattato d Annibaie con Filippo di Macedonia, il di cui supplimento trovasi nel lib. x x h i delle sto rie di Livio. N bassi a reputare di m inor conto la spedizione di Filippo contro i M essenii, come quella che fu il primo passo di questo re alla tirannide; n il felice esito della guerra che sostenne Antioco contro il ribelle Acheo. La descrizione de quali fatti tanto maggiormente d a dolersi che imperfetta sia a noi p ervenuta, quanto che p er non esser intrecciati nella storia rom ana, Livio non ne ragiona punto. ( i) Geronimo. Era questi figlio di quel G elone, che mori innanzi al padre Gerone l i in et d oltre cinquant anni.' ( V. i capp. 7 e 8 di questo lib ro ) A detta di L ivio, ( xxrv, 4 ) lavo, preveggendo le sciagure che sovrastavan al regno da un prin cipe pressoch fanciullo, volea nellultima vecchiezza dare go verno libero a Siracusa; ma ne fu impedito dalle figlie, le

384
quali 1 assicurarono che Geronimo avrebbe soltanto il nome di re , e che in realt i loro m ariti, Zoippo ed A ndranodoro, amministrerebbono gli affari. (2) M etti ecc. osservabile che Geronimo all ambasciata presso Annibaie scelse due stranieri, non si fidando di quelli del paese, i quali aveano tutti in somma venerazione la me moria di G erone, che all amicizia de Romani dovette la sua grandezza e la prosperit del suo regno. (3) Agatarco. Agatocle fuggendo da Siracusa, allorquando il popolo, stanco delle sue sevizie, era contro di lui insorto, non ebbe tempo di pigliar seco i figli, i q u ali, partito il pa dre , trucidati furono da soldati. Ma non si tosto ricuper egli il regno, p er opera d un esercito raccozzato in A frica, d ie fece crudelissimo scempio de suoi nemici, e singolarmente deuccisori de figli. Diodoro Siculo, che ( x x , p. 769 e segg. ) racconta questo fatto , nomina Agatarco 1 autore Hlla sedizione contr Agatocle ; ma tace il nome de figli. ( 4) I l pretore romano. Appio -Claudio Pulcro, secondo Livio ( x x iv , 6 .) , il quale ebbe il consolato l anno di Roma 5 4 1 , e fu ucciso il medesimo anno nelloppugnazione di Capua. ( 5) Cattivelli che a cattivo partito ecc. 7< *} kxh Z c.... sr*AA<rjr ari cfrJ sono le parole deL testo. La coropassione c h e , vestita d iro nia, questo mal consigliato giovine immaginavasi d esprimer a R om ani, non permette di dar a i i m 'i il senso di mali (scellerati) che leggesi nelle interpetrazioni latine; sibbene d infelici, miseri, poverini, cui corrispon de il cattivelli italiano. V. il vocabolario della Crusca a questa voce. - Diversa la risposta che Livio mette in boera a G e ronimo , ed in generale tutta la sua narrazione meno circostanziata di quella che leggesi nel n o stra (6) Volio ho il mio corso ecc. Non ho voluto lasciar p e rire nella versione 1 espressiva metafora usata qui da Polibio n ella frase, e m ir a tix rj'or Tmt iXwiSmt. I traduttori latini la presero dalla navigazione, scrvendo m utata

velificatione.

385
(j) II fium e Intera. Scorre questo fiume ( oggid denominato
Salso ) da settentrione a mezzogiorno per m odo, che la parte della Sicilia, la quale rimane alla sua sponda o rien tale, com prendendo i due promontorii Peloro e Pachino , riesce notabil m ente maggiore dell occidentale , che sporge in mare colla punta di Lilibeo. Siracusa trovavasi nella prima ; quindi chiaro che Geronimo erasi riservata la porzione pi ragguarde vole dell isola. (8) Calati ad ogni condizione. Avanti la prim a guerra pu nica erano i Cartaginesi padroni di tutta la Sicilia , tranne il territorio di Siracusa, il quale non era molto esteso, dappoich a tram ontana confinava co Mamertini ( Messinesi ) , cd a po nente avea per ultimo term ine il contado d Echetla ( Polibio i , 8 , i 5 ). Ma l opportunit d afforzarsi coll alleanza di Ge ronimo fece s , che di buon grado acconsentirouo a ccdcr ai Siracusani la maggior parte della Sicilia, ove riuscito fosse ad amendue di cacciarne i Romani. (9) Nereide. Stando a Giustino ( xxvm , 3 ) avea Pirro la sciata una figlia sola nomata O lim pia, la quale, perduto cheb be il m arito, abbandon il regno a due figli che con esso avea concepiti. Morti questi innanzi alla m ad re, e morta questa an cora , rimase della stirpe di Pirro Nereide vergine , che poscia maritossi a Gelone. Laonde diDlcil a credersi, che Nereide sorella fosse d Olimpia e figlia di P irro , conforme asserisce il nostro. Ma forse pres egli qui la voce Svyxlti( ( figlia ) nel senso pi largo di discendente. (10) I l quale ecc. Pirro re d E piro, sovrano valoroso cd avido di conquiste, era passato con un esercito in Sicilia, i di cui abitanti l avean chiamato per difenderli contro i Cartagi nesi , che li disertavano, ed in tal occasione gli fu per consenso di tutti dato il dominio di quellisola. Ci avvenne intorno al l anno 470 di R om a, settan tan n i circa avanti gli avvenimenti qui narrati. V. Giustino x v n i, 1 ; x x ili, 3. (ix ) Gonfiato. Infelicemente tent l Orsini questo luogo; perciocch, convertito in virgola il punto ch dopo fcileap o li b io f

tomo

111 .

a5

386
( assurdo participio neutro che a nessun sostantivo si riferisce ) impacci la costruzione, la quale forte mi maraviglio come lo Scliwcigh. nelle note desideri che cosi sia riportata nel testo. chi uon vede lo storpio del seguente periodo ? iik 7 ai tpitrit i * i r m t , tra ig li ' tri il bzr i t i / .
IVI ftlTlV(iT$t , t f t l l t .................. S l X ' V f l t T T t f t l t t t l , izrijriftvil

zTt<rjilT<*s. Conciossiach avesse ( G eronim o) la natura inco stante ; e molto maggiormente allora da quelli gonfiato essendo (n e u tro , non si sa che cosa siasi gonfiata), nelfervo r de trat tati mand ambasciadori. Che se ftir m fir S i si muti in cT< ti , analogo al <ftlt r i it che lo prece
d e , siccome propone il Reiske, cessa cou una picciola alterazio ne ogni difficolt. ( 1n) Ma Aristomaco ecc. Dalle opinioni qui enunciate si conosce quanto fosse debole il partito che consigliava il re a rompere co Romani. E quantunque G eronim o, non si fidando gran fatto de proprii paesan i, si servisse molto di stranieri nell amministrazione delle pubbliche faccende, ( V. nota a ) tuttavia i tre consiglieri esterni nel testo nom inati, per quanto animati non fossero da sentimenti degl indigeni, videro 1 as surdit di cotal risoluzione, e francamente vi si opposero. ( i 3 ) Sinistra risposta. 11 testo ha fih n t t i i t S tx th tr tz f/n a-3-eti, non sembrar rispondere sinistramente, al qual avverbio gli interpetri latini diedero il senso di mancanza di destrezza e <f abilit ; anzi il C asaub., introducendo un antitesi arguta , scrisse : Duni id agit, u t in dando legatis responso dexteritate usus videatur; in eam sinisleritatem incidit etc. Ma come l ita liano sinistro, cosi il greco ntafot sta sovente per contrario , cattivo , funesto : onde Esichio, spiegando questa v o ce, ha fra altre espressioni, trom('ot, tSticof , (c a ttiv o , scellerato, ingiusto, aspro ). Ora essendo F idea della destrezza che pretendeva d usare Geronimo, gi compresa nellapparenza eli egli volca d arsi, fio u x iftitts tf-<fo*s(>j ove s attribuisse a fin trxai; lo stesso senso di destrezza, si verrebbe a d ire ,

387
che Geronimo destramente voloa dare a Romani una destra risposta. (14) Assiduamente attese. Ho 'adottata 1 emendazione dello Schw eigh.; che V iify tr di tutti i libri converte in in ig y o v t, dimostrando con testi di Tucidide e di Plutarco che t r a t t o Tot w ixiptot significa eccitare, muovere la guerra; locch non volle al certo qui esprmere Polibio. (15 ) La citt di Leomio. Apparteneva questo frammento alla storia della uccisione di G eronim o, che accadde in Leon zio , conforme sappiamo da Livio ( xxiv, 7 ) Schweigh. Strar bone, a tem pi del quale era insieme col suo territorio deva stata , dice d essa ( v i , p. 373 ) che fu sempre partecipe delle sciagure, e giammai delle prosperit di Siracusa. (16) Lisso. Questo fiume che non riscontrasi in nessun au tore , p er avviso del Cluverio, ( SiciL antiq. p. 1 2 8 ) sbocca nel Teriai, che in picciola distanza da Leonzio scoiTe dallaltra parte. (17) La strada idi cui parlammo. Nella presente descrizione non trovasi che Polibio abbia rammentata questa strada; ma ei sembra che ne facesse motto allorquando esponeva i particolari dell assassinio di G eronimo, che sono fra le sue cose smarrite. A detta di Livio ( L c. ) la ristrettezza di quella, singolarmente dove riusciva al foro, diede a congiurati 1 opportunit d assal tarlo , separato che 1 ebbero con astuzia dalla sua guardia. (18) Falaride. Tiranno dAgrigento in S icilia, notissimo pel suo raffinamento nella crudelt, e specialmente pel bue di bronzo, nel quale iacea lentamente bruciar i condannati. (19) Apollodoro. Nome ignoto fra coloro che si rendettero celebri p er tirannia in Sicilia o in altra regione. Forse bassi a legger Agatocle. (20) Fanciullo ancora. Se crediam a Livio ( x irv , 4 ) , aveva egli quindici a n n i, quando sali sul trono di Siracusa. (21) Imperato. B tariti ( vissuto) hanno tutti i libri. Io ho seguita la ragionevole correzione del Reiske in fi*nxivrs. (22) In questo intervallo ecc. Di cotal opinione non sembra

388
essere stato L iv io , il quale ( x x i y , 5 ) n a rra , che oltre all in solente fasto simile a quello del tiranno Dionigi, ed allasprezza nel trattare , eziandio co pi distinti, ed alle nuove libidini da lui inventate, fu la crudelt sua tanto inum ana, e tanto grande il terrore che con essa eccitava, che alcuni de suoi tutori ( quindici gliene avea lasciati Gerone ) prevennero i sup p lic i da loro temuti 'con volontaria mrte. Se pertanto si con sideri , che autore di siffatta condotta fu A ndranodoro, e che in Geronimo era p i giovami tracotanza e stolida leggerezza che non istudiata tirannia : svanir io credo la disparit delle sentenze, e dando a ciascheduno il su o , avr A ndranodoro, Di re malvagio consiglier peggiore tutto il carieo delle empiet commesse in quel breve reg n o , ed il fanciullo reale otterr qualche scusa dall et e dalla per fida seduzione di chi lo reggeva. (q 3) Acquistasse da s i ecc. Circa > primordii del regno di Gerone veggasi il lib. i , cap. 8 e 9 , ed ivi le nostre annota zioni 21 e 23. (24) Avendo regnato cinquanta quatti*armi. Giova qui tras crivere l annotazione del Y alesio, commentatore e compila tore degli estratti c h e , compresi sotto il nome di virt e vizii , noi abbiamo , imitando lo Schw eigh., distribuiti secondo 1 o r dine de tempi fra i rispettivi libri. Quanti ann i, dice il Valesio, regnasse G ero n e, figlio di G erocle, in disputa fra gli autori. Luciano ( in longsevis T. a , pag. 822, ed. Basii. Henricp etri ) gli attribuisce settant anni di dominio , secondo Deme trio Calatino. Pausania ( Eliac. v i , ia ) scriv e, che Grone sali sul trono 1 anno secondo dell Olimp. cxxvi. Q uindi, es sendo egli morto il primo anno dell Olimp. c x l i , ne viene che il suo regno dur sessant anni. Ma giusta Polibio non re gn egli che 54 a n n i, i quali sorgono dall anno 4 dell Olimp. c x x v i i ; anno in cui, vinti i Mamertini in una grande battaglia, Gerone eh era allora pretore de Siracusani fu pubblicamente salutato r e , conforme riferisce Polibio ( 1, 9 ) ; quantunque DiocL Sic. nella descrizione di quella pugna ( EcL x x i i , i 5 )

chiami Gerone r e , quasich gi il fosse. Il perch io m induco a credere, che alcuni abbian calcolato il regno di Gerone dal principio della sua p retu ra, eh egli consegu 1 anno secondo dell Olimp. exxvi. In Luciano poi credo che sia un erro re, e che vi si debba leggere ifax * i 7a ( sessanta ' in luogo di ( settanta) . ( 5 ) Locch sembrati.'* ecc. Quanto la frugalit della vita e la moderazione degli affetti alla longevit contribuiscano, non solo ove il corpo sortito abbia dalla natura una tempra robusta, ma eziandio quando rec seco dalla nascita qualche acciacco, per parecchi esempli dalla storia Conservatici si rende manife sto. Io nacqui inferm o , scrivea Alvise Comaro allo Speroni ( Opp. T. 5 , p. 329 ) cio con debole complessione, e disor

38s

dinato ; ed avvedutomi, con galanteria cominciai a fuggire li disrdini, sicch acquistai F intera sanit che in me. E
cotesta sanit conserv il valentuomo, merc della sobria vita eh egli m enava, sin* all anno novantottesimo di sua e t , nel quale mori di languor senile. Altro maraviglioso caso di fresca vecchiezza dovuta all astinenza, e tanto pi notabile, quanto-' ch n subbietto uno degli uomini pi insigni che nel secolo xv ristaurarono l ippocratica medicina, ci offre Niccol Leoniceno, intorno al quale riferisce il Giovio ( Elog. p. 43 ) , che avendolo un giorno interrogato, con qual segreto si foss egli conservato s vegeto , nell estrema vecchiezza, poi ch era tuttora ( oltrepassati avendo gi i novant anni ) di ritto della persona e con tutti i sensi sanissimi : Niccol gli rispose, che F innocenza della vita aveagli conservate le fo rze delF animo ; e la temperanza quelle del corpo. E di siffatte massime sembra il nostro autore esser stato non solo fervido raccomandatore, ma esecutore rigoroso ancora ; dappoich , a malgrado delle moltiplici sciagurate vicende che amareggiarono la sua vita, soccombett egli in et ben provetta a morte vio lenta , e fu per tal conto annoverato da Luciano fra gli uomini che a rara longevit pervennero. (26) Di ubbidir al genitore. Ci non d i. meno racconta Livio

3 9
( x x u i, 3o ) che G elone, disprezzata la vecchiezza del p ad re, dopo la strage de' Romani nella battaglia di C anne, abbracci il par tito de* Cartaginesi, ed avrebbe fatte novit in Sicilia, se la morte, tanto opportuna che ne cadde il sospetto sul padre, noi avesse colpito mentrech armava la moltitudine ed invitava i socii. (27) Questa la convenzione. Riferisce Livio ( x x m , 33 e seg. ) che Filippo avea, per fermar questo te tta to , mandato Senofane al campo d'A nnibale, e che nel rito rn o , essendo quegli stato preso da Romani insieme cogli ambasciadori Cartaginesi che an davano al re per far fede della convenzione , fu la scrittura presso di loro trovata. Con poche parole spicciasi lo storico ro mano circa i patti dell alleanza, che il nostro espone distesamente , forse colle stesse espressioni dell originala (28) In presenta ecc. Osserva il Reiske eh* le divinit in vocate a testimoni del trattato spettavano alternatam ente a Greci ed a Cartaginesi, giurando Senofane prima per quelle, poscia Annibaie per queste. Se non che 1 ultima formola : in presenza d i tutti gli Dei che presiedono alla guerra ecc., era comune ad amendue le parti. (29) Del Genio ecc. Nel testo S x l j t u t t , che il Casaub. traduce coram Dea Cartaginensium , pella quale lo Schweigh. dice che questi intendesse A starte, o la Venere celeste. Ma cotal interpetrazione non ha fondamento alcuno, siccome troppo uni versale il coram Numine dello Schweigh. N tampoco s ad dice al significato dell anzidetto vocabolo greco la Fortuna del Reiske, che non identica col G enius, anzi da lui affatto di stinta , conforme leggesi in Macrobio ( Satura. 1, 19, p. 295). Io ho preferita la versione in Genio , riflettendo c h e , cosi gli uo mini come le citt ed i paesi aveano , secondo la credenza de p ag a n i, le loro divinit tutelari che siffattamente denominavansL Quindi scrive Tertulliano ( Apologet c. 3 a ). Nescitis , genios

deemones esse ? ( 30) Df Ercole e di Jolao. Che Ercole adorato fosse da


Cartaginesi , siccome discendenti de T ir ii, abbastanza noto. Ma che Jolao , compagno dErcole , avesse culto presso gli stessi

3q 1
Cartaginesi, non iscrive nessun altro autore ; gibbone sappiamo eh egli 1 ebbe in Sicilia e(l in Sardegna ( Diod. v , 25 , 29 ; Pausali, x , 1 7 ) , quantunque non in quelle parti che ubbidivan a Cartaginesi. Schweighuser. La supposizione dello Scaligero che abbiasi a leggere l t i t v ( Ioau ) , e che questo corrisponda al Iehova degli E b rei, parmi cosa troppo strana ; e perch non trovasi che i Fenicii o i Cartaginesi adorassero alcuna Divinit sotto questo nom e, e p e rc h , ove p u r ci fosse stato , non credibile che invocato avessero dopo Ercole siffatto Nume su premo , e perch la prim aria Divinit de Cartaginesi era gi stata invocata sotto il nome di Kag^tion'at' ( 3 1) Dei ausiliatori. propriamente commili toni , che pugnano nelle nostre file. Expedilionis comites hanno gl interpetri latini ; ma , se non v errato , molto pi confassi alla dignit de Numi l idea dell ajuto che porgono a combat tenti , chc non quella d un accompagnamento. Sebbene non disdirebbesi neppure 1 espressione di Socii delle nostre armi, ove riflettasi alla parte attiva che secondo Omero prendevano gl Iddii nella guerra trojana , a ta le , che non solo ferivano, ma vcnivan eziandio feriti, siccome Marte e Venere il furono da Dio mede. IL E , vv. 3 3 5 , 855. ( 32) Vassalli. 'Y-{<, sottocomandanti , o dir vogliamo comandanti che dipendono da altri su p erio ri, in quanto alle leggi che debbon far eseguire, ed a servigi militari che presta n o , quali erano ne tempi bassi i signori feudatarii. V. Montesq. Espr. d. loix, L. x x x , c. i 5 ). ( 33) E gli Uticesi. Sono questi dagli altri popoli distinti, per ciocch era U tica, a detta di S trabone, ( x v n , p. 832 pros sima a Cartagine in grandezza e in dig n it, per modo c h e , dopo la distruzione di questa, fu pe Romani come la metropoli della Libia , ed il ricettacolo di tutti i loro affari in questa parte del mondo. ( 34) Sarete. In tutti i libri leggesi irifit-* (s a re m o ); onde il Reiske sospett chc qui fosso una lacuna, e che Polibio scritto avesse , i-sfitB-x. znX iit/at , Iftttt fitt 7aiV -agtt Kg%. ( sa-

3(p
remo nem ici, voi di quelli che fanno guerra a Cartag. ). Ma se ci vero fosse, non leggerebbesi nel periodo appresso, i<refii&a, J x*i ifttTs (sarem o ancor n o i) ; sibbene ifttlt St ir tft ( e noi saremo ). Quindi ragionevole la lezione dello Schweigh., che propone t<rtrBt ( sarete). ( 35 ) Popoli. Lodevolmente congettur il Gronovio che a Xift't( p o r ti ) abbiasi qui a sostituire Sifitti (p o p olo). Diflatti non si com prende, perch debbansi i porti separare dalle citt che precedono , e da queste non distinguersi i'p o p o li , i quali sovente a parecchie citt di conto estendevan il loro dominio. ( 36) Che se gli Dei ecc. Guasto era questo luogo in tutti i codici, e molto s affaticarono gl interpetri e commentatori di Polibio per restituirlo. L idea pi ingegnosa ebbe^lo^Schweigh. convertendo il v t i n t U t fi IS t S ta i iftit *< i ftt che non significa n u lla, in a ,eii|,7 t IS t S%t ift'it *.{ 7. A. ( se faranno gli Dei a noi ecc. ) : frase, die egli , della lingua ebraica, con cui la punica avea grande somiglianza , e che tro vasi in Samuele i , i 4 , 6. Ma io ho stimato di dover esprim ere il senso pi probabile dell autore, senza badar gran fatto alle parole eh egli pu aver usatew ( 3 j) I Corciresi ecc. I R om ani, allorquando fecero la prim a spedizione nell llliria 1 anno di Roma 5 a5 ( V. Polib. n , 11 ) , approdarono dapprim a a C orcira, e ricevuta in fede quest iso la , assoggettaronsi Apollonia e Durazzo , e poscia i Partini e gU Atintani. Quindi avvedutamente proposero Annibaie e F i lippo d escluder i Romani in un futuro trattato da mentovati luoghi e paesi, che consideravano come le chiavi della Grecia dalla parte dell Italia. (38 ) Reggendosi i Messenii ecc. Narra Plutarco ( in Arato p. io 5o ) , che tardando Arato maggiore a soccorrere i Mes senii eh erano in sedizione, Filippo il prevenne d un gior no , ed in luogo di conciliare i p artiti commise fra di loro tanto m ale, che irritati viemmaggiormente gli uni contro gli al tri divennero pi facilmente sua preda. (3g) Gorgo da Messene. F u questi senza dubbio nel nu

3 .9: > >


mero de* Magistrati o principali dello sta to , che Filippo concit contro la p leb e, nello stesso tempo che a vicenda irrit la plebe contro di loro. Era pertanto lo stesso Gorgo gi in addietro an dato ambasciadore a F ilip p o , ed avea implorato 1 ajuto di lui pe Messenii contro Licurgo re de Lacedemoni (V . Polib. v , 5 ). Pausania ( v i , i 4 ) ramm enta una statua di Gorgo Messenio fi glio d E ucleto, vincitore al quinquerzio. Schweigh. (4o) Rozzezza. k-y*ilcts ( del combattimento della palestra ) leggevasi in lutti i libri avanti la felicissima correzione del Toupio in in ty m y ittt ( difetto d educazione ) seguita dallo Schweigh. (4 i) E alquanto ecc. Plutarco ( in Arato L e . ) riferisco che Filippo mostr i visceri ad Arato ed a Demetrio F a rio , inchi nandoci a vicenda ( i v i /tifa cttrtxX irn ) verso amendue , cd interrogandoli. La qual cosa pi probabile di quella che qui narra Polibio, strano oltremodo essendo c h e , voltatosi il re ad Arato solo, per fargli veder 1 interiora, Demetrio gli ab bia data la risposta. 11 perch io credo che v abbia una lacuna nel testo , e che dopo le parole tir Tur <<;t (p re sele in m ano) manchino le seguenti, tcTi/mvi 7 bufiti!pia, ( mostrolle a Demetrio ) od altre simili. Io ho espressa nella versione questa mia congettura, chiudendola pertanto fra pa rentesi. ( 4s) Se hai P animo di vate. Costui, gittatosi dietro le spalle il timore de Numi e la coscienza, consigliava a Filippo il par tito pi confacente asuoi ambiziosi disegni. Ma non era men biasimevole il r e , che cimentava gli Dei ad approvare una in giustizia da lui desiderata. ( 43) Itomata. Itome ( l^ iftti ) la chiama Strabone ( v iti, p. 36 1 ) , il quale scrive che la citt di Messene rassomiglia a Co rinto , perciocch sovrasta ad amendue un monte allo e scosce s o , circondato da un muro com une, per modo che serve di roc ca. E qui cita egli il paragone che d entrambi fece Demetrio a Filippo per rispetto al Peloponneso. - Celebre era col il tempio di Giove Itomata descritto da Pausania ; n senza fon

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damento sospetta lo Schweigh. che da cotal epiteto di Giove tragga origine il nome dell anzidetta rocca , siccome leggesi nel nostro ed in Plutarco j laddove ltom e h a n , oltre a Strabone, Pausania e Stefano Bizantino. ( 44) Ch egli dicesse. ' h.vici > i) f n ( ipsum dicere ) la le zione volgare secondo tutti i codici, e lo Schweigh. volle in iv i ( id ipsum ) mutare la prim a di queste v o ci, pretendendo c h e , ove si lasci 1 i v l t i , il X ty m debba preceder e non se guire. Ma stentato oltremodo e poco intelligibile riesce quel dop pio accusativo io l , l Q c c n i/ttif ( lo stesso, ci che gli sem bra ) quindi non ho cangiato nulla. ( 45) Ma se ecc. Stringentissimo argom ento, e che valse ad attizzare, per qualche tempo alm eno, nell animo di Filippo lultima scintilla di virt. ( 46) Per la strage ecc. La plebe de Messenii, messa su da F ilip p o , avea uccisi- circa dugento de n o b ili, secondoch narra Plutarco ( L c. ). Laonde il giovine Arato , amante di Filippo ( secondo il costume de Greci di far servir 1 amore fra indivi dui del medesimo sesso a virtuosi incitamenti ) il riprese gra vem ente , dicendo che per tal azione egli non sembrava a lui pi bello. Filippo non gli rispose, ma data la destra ad Arato maggiore il fece uscir del te atro , e il condusse in Ito m ata, do ve accadde quanto nel presente capitolo narrato.. (47) Cotesto f u il principio. Nel lib. v , c. 77 avea gi Po libio annunziato, che scelto avrebbe un tempo acconcio per esaminare ci che Filippo dun buon principe tram ut in tiran no ; e qui sembra egli d aver attenuta siffatta promessa. (48) Alessandro. Costui fu lasciato da A ntigono, predeces sore di F ilippo, quando m o r, capitano delle guardie ( v , 87 ) , e non forse diverso da quell Alessandro figlio d A cm eto, che nella guerra Cleomenica comandava gli scudi di bronzo. ( v, 66 ). (49) Crisogono. Di questi parla Polibio in parecchi luoghi del lib. v ( cc. 9 , 17 , 97 ) ; donde apparisce eh egli era molto famigliare di Filippo. Nel lib. ix , 23 detto , che Crisogono cd Arato eran i migliori consiglieri che avesse Filippo.

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(5 o) Che tutti i Cretesi ecc. Stando a quanto narra il nostro nel lib. v , 5 5 , avea Filippo soccorso in Creta il partito con trario a C nossii, e rendutolo preponderante : onde non diffi cile che senza guerra egli abbia colla sua autorit ristabilita la concordia in quell isola. A n zi, se crediam a Plutarco ( in Arato p. io 4 g ) , bast un solo colloquio di lui co Cretesi p er ridurli tutti a suoi voleri. (d i) Noi pertanto ecc. Veggasi lib. v , c. la e seg. (5 a) Pervenimmo. Circa il valore della voce im s r iftit che qui usa Polibio, si consulti la nota 4^3 al terzo libro. (53 ) E tutti i voti. Nel testo *-a 7 X tiv a 7S i ittStiftxlai ( ed il rimanente de voti ) ; locch non significa gi che i p o r tici ancora a voti appartenessero ; siccome apparisce dalla ver sione del Casaub. ricevuta dallo Schw eigh., et reliqua donaria ; sibbene sem bram i, che debbasi qui al Aiire attribuir il senso che gli d il Reiske presso Demostene, nell ndice della G re cit di questo autore : cio di tutto. Nello stesso modo hassi ad interpetrare il fttlt 7*3 Xttzrt k ir fi tv che riscontrasi nel prin cipio del cap. 53 del lib. vi. (54 ) Narrate da Platone. Dice questo filosofo ( de repub. 1. ix , Opp. T. n , p. 565 ) , che un capo dello stato si converte in tira n n o , quando egl incomincia a far ci che secondo la fa vola accader suole nel tempio di Giove Liceo in A rcadia, dove chi ha gustato di qualche viscere um ano, mescolato colle visce re d altri anim ali, necessariamente diventa lupo. Tanto in ogni cosa pi difficile il non principiare, che larrestarsi avendo principiato. (55 ) Rocca di Messene , cio a dire Itom ata, di cui ssi par lato nel cap. n di questo libro. ( 56 ) La scelta degli amici. Egli pressoch impossibile, che Sovrani amanti di conquiste, siccom era Filippo, per quanto abbian sortito indole generosa, non incappino finalmente in qual che seduttore che gliela guasti. Il possesso del Peloponneso, ar dentemente bramato da F ilip p o , gli avea renduta necessaria 1 amicizia d Axato, uomo di somma autorit fra gli A chei, ed

3 q6
in tutta quella parte della Grecia. Sia le speranze eh' egli con* cepute avea intorno all llliria ed al dominio del mare Ionio gli mossero pelle mani Dem etrio, il quale essendo strumento assai pi idoneo alla sua avidit che non era 1 altro , ottenne alla perfine sull animo di lui la maggior ascendenza. (5 y) Intorno a Sardi. Che Antioco, sovrannomato il G ran de , fatta la pace con Tolemeo F ilopatore, voltati abbia tutti i suoi consigli alla guerra d A cheo, ed in sul principio della sta te dell anno d. R, 5 3 8 , passato il T au ro , imprendesse cotesta guerra , il disse Polibio nel lib. v , 87 , 107. Le prim e gesta di siffatta guerra, noi crediamo che il nostro esposte le abbia nella parte posteriore del libro sesto , che and smarrita. In questo libro vii narr egli gli avvenimenti della stessa guerra eh eb bero luogo nell anno susseguente ; la di cui parte presente molto notevole, che trattava della presa di S a rd i, capitale dell im pero d Acheo , ci conserv il compilatore de frammenti che de nominammo antichi. Schweighauser. (58) Contragguati. Mi sono permesso di formare questa voce per esprimer 1 iln 'iS fu t del testo, che con altra pi acconcia non si sarebbe potuta rendere. Valganmi per giustificazione i molti term ini militari che colla stessa preposizione si compon gono , conforme pu vedersi nel dizionario milit. del Grassi. (5g) A lla fine. T Ji srtptts non qui propriamente sostan tivo , ma fa le veci d avverbio, e non necessario che si sot tintenda 1AbjSu, t 7 %> i wtXupKi* ( p re s e , ebbe l assedio), siccome credette il Casaub. seguito dallo Schweigh., in scrivendo; huic oppugnationi finem imposuit. N hassi a reputar valevole la scusa, che la lontananza della conclusione, fi SiAA (tan to maggiormente vi pose lanimo) dal nominativo A a y ifx t ( Lagora ) esigeva siffatta costruzione. Chi attentamente legger il presente periodo, siccome fu da noi tradotto, niente parmi vi trover d intralciato e d oscuro, sicch faccia mestieri di spezzarlo, adottando un alterazione nel testo. (60) Che le pi fo r ti citta ccc. La stessa Sardi fu gi presa

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da C iro , appunto nel sito pi forte e mcn custodito, siccome riferiscono Erodoto ( L 84 ) , e Senofonte ( Ciroped. v i i , a ). (61) Per via di qualche ardi(fi fazione, i l t i i l i t tr p i^ a t ( per mezzo di cotale fazione ) scrive Polibio : cio a d ire , con forme spiega il Reiske, per qualche fatto del genere di quelli che sono rammentati nel principio di questo estratta (62) Le carogne. Nel testo <u x ( s , che il Casaub. tradusse interanea , e che realmente significa ventri. Cotesta espressione non^credo che debba intendersi con tutto il rig o re, conforme vorrebbe lo Schweig. nelle n o te , pentendosi della correzione in cadavera fatta nella versione. Forse distinguevansi co questo nome i cadaveri degli anim ali, perciocch, venendo essi d rado sepolti, offrono spesso alla v ista, nell avanzata putredine, la crepatura del ventre. N da altra origine, cred i o , deriva il crepare che in italiano si dice del morir delle bestie, e delle persone- che come bestie si disprezzana (63 ) Di unirsi a lui ecc. Sembrer a taluno soverchio tanto apparato di parole ; ma non senza ragione , p an n i, fu il nostro qui prolissa La semplice unione de condottieri nel testo ram mentati non avrebbe che accresciuto il numero delle persone che diriger doveano l imprsa ; ma l aggiunta che per tal modo faceasi a mezzi d eseguirla era 1 oggetto pi essenziale : onde lattivit di costoro e 1 opera sociale che avean a prestare non erano espressioni da negligersi. , (64) Abilit. Osserva opportunamente lo Schweig. che la voce Sv*apits non significa in questo luogo fo rza corporale , siccome voltolla il Casaub.; sibbene forza d ingegno, come quella che nella presente emergenza principalm ente richiede vasi. (65 ) La sbarra. Z v y a fitt, cio la trave che conficcata colle due estremit .nel muro passa orizzontalmente sovra gli u sci, ed impedisce a que di dentro lapertura della porta. L a qual cosa era qui necessaria, perciocch essendo questa parte delle mura poco custodita, non dovea siffatta porta aprirsi da quelli della citt durante lassedio, per non dar occasione a fughe ed a tradimenti. - Lo Schw'eigh. senza ragione si confonde nel

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ricercar il censo del vocabolo !*>-/1. A me sem bra, che la condizione test descritta della porta di cui trattasi, abbastanza determini il significato che a quello deesi attribuire. (66) I lucchetti. Il ferro traforato che s' introduce in u n a delle im poste, e per cui passa la stanghetta dell? serratura nel* 1 altra imposta saldata, chiamavasi pestulus da L atin i, ed i G reci ft y y x ta t il denominavano, e / 3Aa>> (ghianda) ancora dalla somiglianza della sua forma Qon quella del frutto della querce. Se non che presso gli an tich i, in luogo della no stra serratura a to p p a, era la leva, e per questa passava il fia ta m i , il quale fermavasi colla /3A iit* / , cosi chiamata secondo lo Scoliaste di Tucidide ( u , p. 101 ) irap* Te iy p to n t Tt /31A ri, dall'acchiappare eh essa facea la ghianda, non altrimenti che i nostri lucchetti afferrano i naselli delle odierne serrature. (67) La piazza che circonda il teatro. T 75 $ i 7pu tr i . ftrm scrive Polibio, verbalmente la corona del te atro , cio a dire lo spazio libero ch intorno al medesimo: tr i (pini (e non {T ttp a n f , ch propriamente la corona che si pone sul cap o ) appellato essendo da G reci tutto ci che collocato intorno ad una cosa, massime per ornamento. (68) Ippodromo. Vastissimo era sovente lo spazio di siffatto edilizio, dalle corse de cavalli che vi si faceano cosi denominato. Quello di Delfo era tanto grande che quaranta carri vi si po teano disputare la vittoria. ( Voy. d. jeune Anach. T . a, p. 3 14 ) N si celebravano in quello soltanto i giuochi equestri , ma vi si esercitava ancor la cavalleria m ilitare, conforme apparisce da Senofonte. (AgesiL L xxv) I Romani li chiamavano circi, e ve ne avea nella Capitale parecchi, fra i quali il pi cospicuo era il cos detto circo Massimo, edificato da Tarquinio Prisco e da Giulio Cesare talmente am pliato, che contener potea dugensessanta mila uomini ( Sveton. lui. Caes. c. 39 ) : sebbene non solo le gare de cocchii col am rairavansi, ma le pugne eziandio delle fiere e de gladiatori, finch sursero gli anfiteatri pella magnificenza degl Imperatori.

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(69) Chiamala Persiana. Questa era la porta orientale, es sendo la Persia situata a levante della Lidia. (70) Verso la parta. Cio quella porta che vicina era al luogo, dove Lagora ascendea co suoi compagni ; i q u ali, a dir v ero , Acheo non avea v ed u ti, quantunque comprendesse che i nemici tentavano qualche cosa da quella p a rte , perciocch vedea gli occhi di tutti volti verso di loro dal campo. Schweigh. (71) Dietro a quelle situata. M ale, per mio avviso, tradus sero glinterpetri latini t r i 7 in x iifttttit buA> , ad portarli subjeclam. Non scorgesi dal testo, a che cosa questa porta fosse sottoposta ; sikbene significa talvolta roiti/puits situato a tergo, siccome nel lib. m , c. 74 trptt 7o> t o / k s >o> noi a/ti *, che io amerei d aver tradotto, sino al fium e eh era loro alle spalle, in luogo di fiume soggiacente. Qui volle dir il nostro che Lagora , ed i socii della sua impresa pervennero alla porta chera dietro le r u p i, con tanta maestria da loro superate. (72) A ltri tagliarono le loro leve. La gente spedita da Acheo p er combattere con quelli di Lagora non erano altrimenti usciti polla porta dietro le ru p i, che ragion vuole fosse sempre chiusa, ma probabilmente p er una delle prossime a quella. Donde av venne che i regii, i quali all anzidetta porta avventavansi, do vettero tagliare la sbarra che di fuori la chiudeva, mentrech quelli che scalato avean il muro ed eran entrati in c itt , rom pevano la serratura interna e finivano d aprirla. (73) E fecero lo stesso. Cio tagliarono la leva che di dentro assicurava la porta. (74) D i ordinare f assalto. Hxptyyva ha qui forza di coman dare , siccome fa un duce a suoi soldati, o di comunicare i suoi comandamenti ; nel qual senso, conforme abbiam avvertito nella nota 247 al primo lib ro , trovasi questo verbo spesso presso Senofonte. (75) Signore di Sardi. Yale a dire della citt: che la rocca prcs egli 1 anno seguente ( v in , a 3 ). (76) I Mussili. Intorno a questa nazione vedi la nota 119 al terzo libro. In qual occasione per tanto Polibio rammentati

4
abbia Massili in questo libro, non diiaro. La prim a men zione di Gala e del costui figlio Massioissa, che furono regoli di questa nazione Numidica , occorre presso Livio ( xxxiy, 48 e seg. ) ; ma quella parte della storia Polibiana al tutto p er duta . SchweighaUser. . (77) Orico. Citt della Caonia, eh era provincia dell' Epiro confinante colla Macedonia. Livio ( xxiv, 4 ) n arra, c h e , es sendo essa situata nel piano e senza m u ra, Filippo aveala di prim o impeto occupata, per cagione della sua vicinanza allIta lia ; ma d ie i R om ani, scacciatone il debole presidio chegli vi avea lasciato, tosto se la ripresero. Questo fatto accadde, secondo il calcolo di Pulibio, che vuole fabbricata Roma l anno a del1 Olimpiade xxv ii, l'a n n o di R. 539, sotto il consolato di Q. Fab. Mass. Verrucoso IV , c M. Claud. Marcello I I I , e giusta il computo di Dionigi dAlicarnasso, consenziente cofasti capito lin i, l anno 54 o. Ma che Livio allanno 54 o lo riferisse, quando il nostro lo mette fra le gesta dellanno 5 3 9 1 conforme sostiene lo Schweigh., non mi so persuadere ; anzi mi sommamente probabile che lo storico romano attenuto siasi alla cronologia di V arro n e, di poco a lui an teriore, e reputato il pi dotto tra i suoi concittadini. Questi avendo posta l ' edificazione di Roma nell anno 4 dellOlimp. x x v i; dovrassi, cred io , p er Livio crescer un anno ancora , e stabilire per il surriferito avveni mento l anno 54 1. - Dalla confusione di q u e s t e tre ere nacquero molti intralciamenti nella cronologia della storia rom ana, la quale, a malgrado delle fatiche di tanti dotti che la dilucidarono colla critica e co monumenti antichi , m erita una riforma. (78) Crotone e Sibar. Del lusso smodato de Sibariti ragiona minutamente Ateneo nello stesso libro dond tratto questo fram m ento, e non vha pressoch storico antico che non ne parli. Crotone pur era immersa nella lussuria, allorquando Pitagora stabil col la sua dimora. Ma tanto pot questo filosofo colle aringhe eh egli fece contro la mollezza, cui egli meritamente attribuiva la causa della perdizione di tante c itt , che voltisi tutti ad una vita frugale, e datisi agli esercizi violenti del corpo,

4o i
divennero i pi famosi atleti della G recia, e condotti da quel Milone che vinto avea sette volte a giuochi olim pici, con po che forze soggiogarono e distrassero leffeminata Sibari, V. Justin. x x , 4 ; Strab. v i, p. 267; Diod. Sic. x i i , p. 294. (79) I Petelini. Era Petelia citt de B ruzii, la quale stretta da Cartaginesi e dagli altri Bruzii che il partito di questi avean abbracciato, mand inutilmente per soccorsi al senato di Roma : onde messasi alla pi vigorosa difesa , vi dur parecchi m esi, finch ridotta all eccesso della fame, e non potendo i cittadini pi regger sulle m u ra, si arrese, non senz aver fatta grandis sima strage de nemici. V. Liv. xxiii , 20 , 3o.

FINE DELLE ANNOTAZIONI AGLI AVANZI DEL LIBRO SETTIMO.

p o lib io ,

tomo III.

402

ANNOTAZIONE PARTICOLARE
Alla tavola inserita nel quinto libro a, pag. 4

A m h x m creduto di non far cosa ingrata al leggitore, po nendogli sotto gli occhi l effigie di alcuni regn an ti, che figu rano nelle presenti storie. F ra questi meritali al certo un luogo distinto Antioco III re di Siria cognominato il G rande, e To lemeo 1Y re d Egitto coll appellativo di FOopatore, come quelli che non picciola parte hanno negli avvenimenti di guerra e di pace narrati in varii libri da Polibio, e sonoi protagonisti della guerra Celesiriaca esposta nel quinto libra. La persona di MiIridate I Y , re del Ponto e suocero dAntioco il G rande, non , a d ir v ero , di molta im portanza, non conoscendosi intorno alla sua vita se non se quel poco che ne scrive il nostro nel cap. 43 del libro succitato. Ma una disputa insorta circa una medaglia che porta il suo nom e, interessante mel rese , ed io ho deciso di farla copiare, persuaso che al mentovato re del Ponto abbia ad esser rivendicata, e non altrim enti, conform parere dell Eckhel e del V isconti, attribuita ad un regolo d d lArmenia minore. Sostengono questi insigni Archeologi (E ck h el Ni D. T. in , p. 206 ; Visconti Iconografia greca T. n , p. 333 ) , che la tiara di cui va ornato il mentovato Principe lo esclude dalla serie de re del P o n to , che sono tutti diademati, e costringe a ri porlo fra i Sovrani dell Arm enia, cui siffatta copertura del capo era famigliare. pertanto da riflettersi, che la tiara , altrimenti detta cidaris o citaris ( V. Hesych. in x lia p it, e Voss. EtymoL in c ij^ ris), e precisamente la diritta , qual quella che porta il nostro M itridate, era il distintivo de re di Persia siccome

4o3
leggesi in Seneca (*) (d e beneficiis ib. v , c. 3 i ) ; onde non punto im probabile, che il suocero d A ntioco, il quale secondo l espressione di Polibio ( 1. c. ) vantavasi discendente et uno

desette Persiani che uccisero il Mago p'it a w iyttcc th a t 7S t 1*7* TltptrSi <><r *. 7. A, ) , mettesse una gloria
particolare nel farsi effigiar sulle monete colla tiara diritta dei re di Persia. T ra per questa ragione, e per quelle che addurr dove oc correr in Polibio menzione del Mitridate arm eno, creduto dal Visconti subbietto della medaglia in quistionc, io ho abbrac ciato il parere del Frolich (N o t eleni, numism. Tab. x , fig. 5 ) ( ) che scorge in quella il sembiante di Mitridate IV. La clava che vedesi nel rovescio della medaglia simboleggia, a detta del V isconti, la discendenza del suo Mitridate da Er cole , cui gli ultimi re di Macedonia riferivano la lor origine, e per conseguente i Seleucidi ancora, nella famiglia dequali era passata Stra tonica, figlia di Demetrio Poliorcete, e donde per via di madre nascea quel p rin cip e, figlio d una sorella di Antioco III. Ma con maggiore sem plicit, se non v errato , farassi a quello strumento di morte significar l uccisione del Mago, in premio della quale Artabazo ebbe da Dario il regno del Ponto. In tal caso non $<A/uii7p (Filometore, amico della m adre) conforme propose il Visconti , sibbene (Filopatore, amico del p a d re ), siccome ha sospettato il Frolich, suonerebbe il tronco titolo aggiunto al nome di Mitridate; dap(*) Petit ilio (Demaratus a X-.rxe) u t Sarde* maximam Asiae civitatem ,
c a r r o T e cta s i n l r a r e t , rectam in capite tia ra m g eren s : id soli* d a tu m reg ib u s .

(**) L a moneta fa tta incidere dal Visconti non fc perfettam ente eguale a che riscontrasi nel Frlich. La prim a h a dieiro alla testa una palma manca nella seconda 3 all opposiro in questa vedesi la clava rinchiusa serto d alloro tl quale invano cercasi nell* altra. Nell iscrizione delta

qaella , che in u prima

leggesi 4> I A . . . , in quella della seconda L a tiara del Frlic sembra cinta da uu diadema , d cui svolazzan in dietro i due capi ; non cosi la tiara del Visconti. Noi ci siamo a lle n ati al disegno dell* Archeologo italiano chebbe l'originale da Berlino , mentroch non a b b i t u po tuto scoprircela prov enieJM dell' altro.

44
poich la grandezza della costui casa derivava, non gi dal san gue m aterno, ma da quello del p adre, che per una sarie dan tenati era stato in lui trasfuso dal primo fondatore Persiano. Lo spazio che nella tavola rimanea abbiamo stimato di riem piere col bellissimo medaglione, tratto dall iconografia greca, rappresentante Demetrio primo e sua moglie Laodice; essendo cotesto re di S iria, dopo Antioco I I I , il pi insigne fra i Scleucidi, di cui ragionasi nella Storia che abbiam per m an i, singolarmente peli amicizia che lo stringea con Polibio, acon sigli del quale egli andava debitore della libert e del trono. V. gli avanzi de libri x x x i, xxxn, xxxni.

INDICE
D E L L E COSE CONTENUTE IN QUESTO T E R Z O TOMO

. Pag. 5 olgarizzamento del quinto libro. Sommario del quinto libro. . . . . i a3 i 3o Note al quinto libro................................................. Volgarizzamento degli avanzi del sesto libro . 209 Sommario intorno le varie form e di governo e singolar mente della repubblica romana. . 2^3

Volgarizzamento degli avanzi del settimo libro. Sommario degli avanzi del settimo libro . Note agli avanzi del settimo libro . Nota particolare. . . . . . .
INDICE DELLE TAVOLE

277 36 1 a 38 1 383 a 4 oa

Effigie di Antioco Magno, di Tolemeo Filopatore, di Mitridate I V , re del Ponto , e di Demetrio . Pag. Carta della Media , delV Assiria, della Babilonia , deUa Mesopotamia e delV Arabia deserta Idem d elt Asia minore , della Siria, della Fenicia , della Giudea e (T una parte d e lt Egitto. Idem della Costa della Fenicia , secondo Tolemeo, Po libio , Strabone e Plinio . . . . Forma d elt accampamento de Romani

4i 47 67 172 3 iG

Nota: Le tavole (ad eccezione della prima) erano mancanti nello scan originale.

Emendazioni al tomo terzo.


pag. Un.
6 5 ed Sperato e ra . leggi ed Sp erato era ivi iS a nzidetti, ottenne anzi d etti ottenne ,, Godon 7 ta Godac . . . . ta io A rstofante ,, A riito fan to . costoro iv i i l loro . . . . n 18 a8 ne ,, Leonzio , non si seppe come , aa *9 Leonzio non i seppe come , , (^dugento e ) tre n ta a6 i4 dugento e tre n ta ,, novit 37 9 nuovit . . . . 4o 17 se ti eccettui, quella se si eccettni quella , al oerto de* 44 11 al certo li 49 1 dignit; . . . . 11 dignit 55 a6 Padule . . . . padale 57 17, 18 Allora i l r e , reganato ,i A llora, raganatosi nuovamente il se nuovamente il s e n a to , e nato , ed avendo o rd in a ta il re a ordinato a ciascedano ciascheduno 5g *6 alle milizie ,, alle milizie : 68 a o p in io n i, innanzi opinioni innanzi 76 a4 d* amichevole . ,, dell amichevole 76 So per tanto ,, p ertanto 77 29 questo . . . . questi ,, diffidi 79 a4 malagevol 86 la G a rsieri , a ,, Garsieri a 90 7 i Teboragi gli Egosagi 95 19 di fianco , co cavalli . di fianco co' cavalli toa a 5 prosegui affrettandosi ,, prosegui , affrettandosi u 1 in appresso ed in appresso i 9i 95 tu tte . tu tti 135 8 Palea . . . . Pale (45 a i Ove combatterono . Ove combatterono agem a, >44] t agema . . . . i48 i 5( *63 ivi i 65 194 ao5 11 * * * *

tf WflffTdff

a che non quelle 16 E te ri . . . . 19 E tere . . . Sa Famens . *1 Stanatati a ( I I I , (4) .

a quelle E tiri E tra Fam ent Stanziali n ( n i >5) fra le citt della Pelagooia

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