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Testimonianze cristiane
Adriano Stagnaro rev.01 14 marzo 2011

I documenti pi antichi che si occupano della vita e degli insegnamenti di Ges di Nazareth sono stati scritti dai suoi discepoli. Sull'attendibilit storica di queste testimonianze, la critica razionalista si espressa piuttosto impietosamente, giudicando tutte queste opere come menzognere, per il semplice fatto di essere state redatte da cristiani, ovvero da parte in causa. Se il medesimo criterio fosse stato adottato per valutare l'attendibilit di tutte le opere a carattere storico dell'antichit, oggi noi praticamente non conosceremmo nulla dell'epoca romana, in quanto praticamente tutta la storiografia antica ci stata trasmessa da autori romani, ovvero da parte in causa. Cos da una parte si dubita della veridicit del Vangelo secondo Giovanni, un testimone oculare, e dall'altra nessun dubbio viene mai sollevato sull'attendibilit del De bello gallico, un diario militare scritto da Cesare in persona per celebrare le proprie imprese in Gallia . Ovviamente questo criterio non assolutamente razionale, ma la storicit o meno di un documento antico deve essere valutata sulla base di un'analisi pi approfondita, non solo in base al preconcetto nutrito nei confronti dell'autore. Tra i documenti cristiani che raccontano la vita e gli insegnamenti di Ges ve ne sono alcuni la cui veridicit venne subito respinta dalle prime comunit cristiane, altri che furono accettati come veritieri sin dalla loro redazione e mai pi abbandonati, altri che furono accettati o respinti soltanto al termine di un processo durato secoli. La prima comunit cristiana avvert la necessit di mettere per iscritto gli insegnamenti e le vicende riguardanti Ges molto precocemente, se vero che Luca, probabilmente poco dopo il 70 d.C., nell'introduzione al suo Vangelo, gi osservava: Poich molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, cos ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato (...) (Luca 1,1-3) Tra i "molti" di cui parla Luca ci sono sicuramente Matteo, con il suo Vangelo scritto in lingua semitica e Marco, ma anche altri autori appartenenti alla cerchia apostolica o ai loro immediati discepoli, le cui opere sono andate perdute. Di che tipo di opere letterarie si trattava? Dato che Luca parla esplicitamente di "racconto degli avvenimenti successi tra di noi", egli fa riferimento esplicito a opere tipo i Vangeli oppure gli Atti. Nel loro complesso i documenti prodotti dalle varie comunit cristiane tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo appartengono a diversi generi letterari, tra i quali possiamo distinguere vangeli, atti, lettere, apocalissi, raccolte di detti attribuiti a Ges (logia), scritti ecclesiastici, costituzioni, canoni, commentari eccetera. Gran parte di questo materiale spurio, ovvero riconducibile a comunit cristiane che si distaccarono dalle comunit di discendenza apostolica per dare origine a gruppi eretici. Per giustificare le deviazioni dottrinali scrissero essi stessi dei Vangeli ad hoc o modificarono a piacimento quelli gi esistenti. Ben presto la chiesa cattolica apostolica avvert la necessit di fare chiarezza tra tutti questi documenti circolanti, per stabilire quali potessero essere ritenuti attendibili e quindi utilizzati lecitamente nelle pratiche liturgiche, quali dovessero essere rigettati interamente e quali potessero essere adoperati, ma solo per riflessioni personali. Furono individuati dei requisiti essenziali per

2 distinguere ci che era conforme agli insegnamenti del magistero apostolico da ci che non lo era e fu stabilito il canone, ovvero l'indice dei libri ammessi. Il processo fu molto lungo e, nonostante un primo canone fosse gi ben definito intorno al 180 d.C. con il cosiddetto "canone del Muratori", la definitiva chiusura del canone avvenne solo con la controriforma. Per chi fosse interessato ad approfondimenti sul tema della formazione del canone biblico, rimando al capitolo "Integrit dei Vangeli", in cui tale argomento sviluppato con dovizia di riferimenti. Per ora possiamo puntualizzare due caratteristiche molto importanti dei Vangeli cosiddetti canonici e degli Atti degli apostoli: 1. Tra tutti i documenti appartenenti al medesimo genere letterario, i Vangeli secondo Matteo, Marco, Luca, Giovanni e gli Atti degli apostoli sono i pi antichi pervenutici 2. Nessun canone, neppure tra quelli pi antichi, escluse o mise mai in dubbio l'autorevolezza dei Vangeli secondo Matteo, Marco, Luca, Giovanni e degli Atti degli apostoli I testi accettati dalla Chiesa sulla base dei requisiti stabiliti entrarono a far parte del canone e quindi del Nuovo Testamento. La Chiesa riconosce questi documenti alla base della propria dottrina e ne afferma l'ispirazione divina. I documenti che non assolvevano i requisiti di canonicit furono lasciati fuori dal canone e dal Nuovo Testamento. Alcuni di questi documenti non sono assolutamente in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa apostolica, ma sono stati scartati in quanto non riconosciuti direttamente dipendenti dagli insegnamenti degli apostoli o dei loro immediati discepoli. Abbiamo tra questi scritti opere di catechesi come la Didach o Il pastore di Erma, lettere pastorali, commentari ai Vangeli eccetera. Altri documenti furono scartati per il proprio contenuto, ritenuto incompatibile con gli insegnamenti della Chiesa apostolica. Questi documenti furono definiti "apocrifi". Gli scritti apocrifi annoverano vangeli, atti, apocalissi, lettere fittiziamente attribuite ad apostoli, il cui contenuto risulta profondamente influenzato da correnti filosofiche in aperto contrasto con l'ortodossia delle chiese di tradizione apostolica, quali lo gnosticismo; si tratta di opere generalmente tardive, databili tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo, dipendenti dai Vangeli canonici per quanto riguarda lo spunto principale della narrazione, ma in genere assolutamente inattendibili dal punto di vista storico, ricchi di episodi immaginari, inventati, spesso avulsi dal contesto storico dell'epoca in cui sono ambientati. A onor del vero bisogna ammettere che alcuni di questi Vangeli apocrifi, soprattutto quelli che narrano vicende della vita di Ges o di sua madre Maria non riportate dai canonici, ebbero un certo successo popolare almeno fino al medioevo e godettero di una certa tolleranza da parte delle gerarchie ecclesiastiche. In ogni caso il loro valore storico da considerarsi praticamente inesistente. Si pu dire che per i Vangeli apocrifi valgono ampiamente tutte le considerazioni di non storicit che la critica razionalista ha sollevato nei confronti dei Vangeli canonici. Esaminiamo rapidamente alcuni degli scritti apocrifi ritenuti pi interessanti. Vangelo secondo gli Ebrei: un testo citato da alcuni scrittori antichi, redatto probabilmente in aramaico e circolante gi nel primo secolo d.C. Pare fosse molto affine al Vangelo semitico di Matteo, sempre che non si tratti del medesimo documento, eventualmente rimanipolato in varie maniere, con accorciamenti e aggiunte di incerta provenienza. Una di queste aggiunte narra che Ges fu trasportato fino al monte Tabor sospeso per uno dei suoi capelli da sua madre, che sarebbe stata lo Spirito Santo (San Girolamo e Origene spiegano che in aramaico la parola "spirito" di genere femminile). Vangelo dei Nazarei: fu in uso ad una comunit giudeo-cristiana localizzata attorno a Berea (Aleppo). Non si sa se si trattasse di una recensione particolare del precedente, o di un'opera del tutto diversa.

3 Vangelo degli Ebioniti: composto nel secondo secolo d.C., fu in uso presso questa setta, di cui propugnava usi e costumi (per esempio, il vegetarianesimo). Ne rimangono pochi frammenti in citazioni di Epifanio. Gli Ebioniti lo chiamavano "Vangelo secondo gli Ebrei", ma pare fosse ben diverso dal suo omonimo gi citato, pur essendo probabilmente anche esso una rimanipolazione del Matteo canonico. Vangelo degli Egiziani: composto in Egitto verso la met del secondo secolo d.C., venne in uso ai seguenti gruppi eretici: Encratiti, Valentiniani, Naasseni e Sabelliani. Vi si condannava l'istituzione del matrimonio. Vangelo di Pietro: fu composto in Siria intorno al 130 d.C. o poco dopo. Nel 1887 ne fu ritrovato un esteso frammento relativo alla morte e risurrezione di Ges. chiaramente dipendente dai Vangeli canonici, ma l'autore introduce nella narrazione errori storici grossolani (per esempio fa condurre Ges al patibolo da Erode) e varie fantasticherie fini a se stesse. Protovangelo di Giacomo: composto verso la met del secondo secolo d.C. in ambiente ortodosso, si dilunga molto sui fatti di Maria e dell'infanzia di Ges, inserendo anche episodi non trattati dai canonici ma accettati nel ciclo liturgico ecclesiastico, quali la presentazione di Maria al Tempio. La trama seguita quella dei Vangeli canonici, arricchita da una gran quantit di prodigi il pi delle volte inutili, talvolta indecorosi (per esempio la perpetua verginit di Maria viene messa alla prova in un modo alquanto disdicevole). Questo apocrifo ebbe molto successo nella chiesa antica e produsse due filiazioni in tempi recenti: lo pseudo Vangelo di Matteo (sesto secolo d.C.) e il libro della Nativit di Maria (nono secolo d.C.). Vangelo dello pseudo-Tommaso (= Vangelo dell'infanzia di Tommaso): pervenutoci in due recensioni, racconta di numerosi miracoli insulsi compiuti da Ges in et puerile dai cinque anni in su, chiaro frutto di fantasia. Libro di Tommaso il Contendente o l' Atleta: un Vangelo gnostico scritto in lingua copta nella prima met del terzo secolo dopo Cristo, in cui viene riportata una rivelazione segreta di Ges risorto all'apostolo. Vangelo di Tommaso: da non confondere con i due precedenti, ritenuto il pi importante tra i Vangeli apocrifi, in quanto potrebbe contenere detti di Ges indipendenti dalla tradizione dei Vangeli canonici e addirittura pi antichi di essa. costituito da una raccolta di 114 detti (= logia) attribuiti a Ges con la formula introduttiva "Ges disse". Al di l di questo non presente alcun contenuto narrativo. Il testo completo del Vangelo stato scoperto nel 1948 a Nag Hammadi e pubblicato nel 1959: il papiro, scritto in copto, stato datato al quarto secolo dopo Cristo. Dopo questo rinvenimento ci si accorti che tre papiri scoperti a Oxyrhynchus nel 1897 e nel 1903 (P.Oxy. 1, P.Oxy. 654 e P.Oxy. 655) recavano frammenti della medesima opera, scritti in greco e databili paleograficamente alla fine del secondo secolo d.C. Il Vangelo di Tommaso contiene alcuni logia che sembrano derivare direttamente dai Vangeli canonici, in particolare dai sinottici. D'altro canto il materiale che gli originale risulta profondamente influenzato da contenuti gnostici, ovvero da una dottrina filosofica che si sviluppa tra il secondo e il terzo secolo dopo Cristo. Per questi motivi non possibile accettare come autentico il contenuto di questo Vangelo e lo stesso studioso John P. Meier nel suo libro "Un ebreo marginale" critica fortemente l'utilizzo del vangelo di Tommaso come fonte attendibile per la ricostruzione del Ges storico (cfr. pp. 127-154 dell'edizione italiana del suo libro). Vangelo di Giuda: gi citato nell'opera Adversus Haereses di Ireneo di Lione (e quindi risalente a prima del 140 d.C.), questo Vangelo apocrifo stato ritrovato solo nel nel 1978 da un antiquario egiziano di El Minya e quindi pubblicato, nel 2006, da Rodolphe Kasser (uno dei pi eminenti studiosi di lingua copta del nostro tempo), Marvin Meyer e Gregor Wurst, finanziati dal National Geographic e da dall'Istituto Waitt per le scoperte storiche. La versione ritrovata scritta in copto e risale al terzo-quarto secolo dopo Cristo. Si tratta anche in questo caso di un Vangelo di ispirazione gnostica mirato a restituire dignit alla figura di

4 Giuda Iscariota, il quale non il volontario e cosciente traditore di Ges, ma lo strumento incolpevole preordinato da Dio per fare avvenire la passione, morte e risurrezione del Cristo che permetteranno di rivelarne la divinit. Vangelo di Filippo: scritto nel terzo secolo dopo Cristo. Vangelo di Bartolomeo: risalente al quarto secolo dopo Cristo. Atti di Pilato: raccontano il processo e la resurrezione di Ges; furono scritti poco prima del quarto secolo d.C. Lettere tra Abgar re di Edessa e Ges: citate da Eusebio in Storia Ecclesiastica, I, 13 Dottrina di Addai: di origine siriaca, risalente al quarto secolo dopo Cristo Lettera degli apostoli: fu scritta in greco nel secondo secolo, ma a noi giunta in una recensione copta e una etiopica (quest'ultima incorporata nell'apocrifo "Testamento di nostro Signore Ges Cristo"). Contiene presunti dialoghi di Ges con i suoi discepoli. Un discorso leggermente diverso va fatto per il cosiddetto Papiro di Egerton 2. L'importanza di questo documento deriva dal fatto che esso, per datazione, il pi antico frammento cristiano che si conosca, dopo il papiro di Rylands P52. P. Egerton 2 stato pubblicato per la prima volta da H.I. Bell, T.C. Skeat in "Fragments of an Unknown Gospel", Trustees, London, 1935. Il papiro contiene episodi evangelici che in parte richiamano analoghi episodi di Giovanni o dei sinottici e in parte sono del tutto originali. In particolare vengono riferite una disputa di Ges nel Tempio in seguito a una sua trasgressione della legge sulla purit, la guarigione di un lebbroso, la questione della tassa e un miracolo sul Giordano assente nei vangeli canonici. Il papiro stato datato su base paleografica all'inizio del secondo secolo (al massimo 150 d.C.) da Bell e Skeat. I medesimi studiosi sottolineano che vi sono alcuni argomenti che portano a concludere che il papiro non pu essere stato scritto prima dell'inizio del II secolo, in quanto esso omette regolarmente lo iota ascritto, contiene un elaborato sistema di nomina sacra, utilizza le dieresi sopra le upsilon e qualche volta anche sopra gli iota. Si deve poi considerare che i frammenti del P. Egerton 2 appartengono a un codice, cio sono scritti in recto e verso, un formato editoriale che secondo le nostre attuali conoscenze papirologiche and diffondendosi a partire dalla fine del I secolo d.C. ed essenzialmente con le opere cristiane (G. Bastia: Apocrifi di particolare interesse papirologico - Il papiro di Egerton 2, 2006). Dato che il papiro Egerton 2 una copia, bisogna dedurne che l'originale risalga almeno al 110-130 d.C. Il Vangelo al quale appartengono questi frammenti risulta ancora sconosciuto. Viene riconosciuta una dipendenza dal Vangelo di Giovanni soprattutto per quanto riguarda lo stile, ma non esistono indizi, nei frammenti superstiti, di inquinamento gnostico o eretico nei contenuti. Purtroppo la scarsit dei dati documentali, l'impossibilit di ricostruire il contesto narrativo o di risalire all'autore impediscono di utilizzare questi frammenti di Vangelo sconosciuto per la ricostruzione della figura storica di Ges. comunque interessante notare come la figura di Ges Cristo che emerge da questi brevi spezzoni di et cos antica sia ben pi coerente con quella dei Vangeli canonici di quella ieratica e misterica proposta dai Vangeli gnostici. Per il loro grande interesse, riporto la traduzione dei frammenti del papiro Egerton 2 proposta da G. Bastia in: "Apocrifi di particolare interesse papirologico - Il papiro di Egerton 2", 2006. Frammento 1, verso (una discussione riguardo la trasgressione delle leggi ebraiche sulla purit) Testo ricostruito e tradotto dal greco. Ges disse ai dottori della legge (testo greco: nomikoij): "punite i peccatori e i trasgressori non me [...]" E voltandosi disse ai capi del popolo (testo greco:

5 arcontaj tou laou): "cercate nelle scritture (greco: grafaj), dove pensate di avere la vita: queste testimoniano di me. Non pensate che io sia venuto ad accusarvi davanti al Padre mio. C' gi qualcuno che vi accusa: Mos, nel quale avete sperato." Gli dissero: "Sappiamo che Dio parl a Mos, ma di te non sappiamo nulla, neppure da dove vieni". E Ges rispose loro: "Ora accusata la vostra incredulit in quelli che sono stati lodati da lui. Perch se voi aveste creduto in Mos allora avreste dovuto credere in me, perch di me egli scrisse ai vostri padri." Frammento 1, recto (tentativo di lapidare Ges; la guarigione di un lebbroso) Testo ricostruito e tradotto dal greco. [...] e raccogliendo assieme delle pietre, per lapidarlo. E i capi (testo greco: arcontej) allungarono le loro mani su di lui per afferrarlo e consegnarlo alla folla. Ma non poterono prenderlo perch l'ora del suo arresto non era ancora giunta: il Signore, sfuggendo dalle loro mani, si ritir da loro. Ed ecco un lebbroso venne a lui dicendo: "Maestro Ges (testo greco: didaskale Ihsou) viaggiando con i lebbrosi e sedendo a mensa con loro, io stesso sono diventato un lebbroso; se tu lo vuoi, puoi guarirmi". Il Signore gli disse: "Lo voglio, guarisci!" E subito la lebbra lo lasci. Ges gli disse: "Vai dai sacerdoti e offri quello che Mos ha comandato e non peccare pi." Frammento 2, recto (la questione delle tasse richieste dai sovrani del mondo) Testo ricostruito e tradotto dal greco. Venendo a lui, lo misero alla prova dicendo: "Maestro Ges (testo greco: didaskale Ihsou) sappiamo che sei venuto da Dio perch tu dai testimonianza a tutte le profezie. Dicci, dunque, lecito dare ai sovrani quelle cose che sono richieste dalle loro posizioni? Dobbiamo dargliele o no?" Ma Ges, conoscendo i loro propositi e indignandosi disse loro: "Perch mi chiamate maestro con la vostra bocca e non fate quello che dico? Bene profetizz Isaia di voi, dicendo: questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore lontano da me. E invano mi venerano, insegnando dottrine che sono precetti di uomini." Frammento 2, verso (un miracolo avvenuto in prossimit del fiume Giordano) Testo ricostruito e tradotto dal greco. "[...] chiudere bene [...] stato sottomesso con incertezza [...] il suo peso non pesato?" E quando rimasero perplessi alla strana domanda, Ges, mentre camminava, stando sul bordo del fiume Giordano, stendendo la mano destra, lo riemp con [...] e semin sopra la [...] E [...] acqua [...] E [...] davanti a loro spuntarono frutti [...] gioia [...] P. Egerton 2 frammento 3 e P. Koln 255 = questi frammenti sono estremamente danneggiati (P. Koln 255 anche molto piccolo) e non stato possibile ricostruire un testo dalle lettere superstiti. Abbiamo visto che gli scritti apocrifi, in generale, non possono essere usati per lo studio della figura storica di Ges di Nazareth, in quanto il loro contenuto non storicamente attendibile. Essi sono stati composti all'interno di comunit distaccatesi dalle chiese di discendenza apostolica le quali, cos facendo, hanno rinunciato alla continuit di trasmissione della tradizione orale da parte dei discepoli dei testimoni oculari. In questo modo si consumato il distacco tra queste narrazioni e il loro fondamento storico. Senza la testimonianza tramandata dai testimoni oculari, i gruppi eretici hanno potuto colmare le proprie lacune solo con la fantasia, concedendo spazio eccessivo agli elementi meravigliosi e mettendo in bocca a Ges Cristo gli insegnamenti sviluppati all'interno della propria comunit. Prendiamo ora in considerazione i documenti prodotti in ambiente ortodosso che non sono entrati a far parte del Nuovo Testamento. Si tratta di scritti ecclesiastici, lettere, commentari e opere di

6 catechesi redatte tra il primo ed il secondo secolo dopo Cristo dai cosiddetti padri apostolici, ovvero da giovani discepoli degli apostoli. Spesso questi documenti contengono brevi detti o aforismi attribuiti a Ges che prendono il nome di "Agra-fa" (= i non scritti), in quanto trasmessi al di fuori della Sacra scrittura. I logia sono una categoria particolare di agra-fa, attribuendosi convenzionalmente questo termine alle sole sentenze recuperate dai papiri di provenienza egizia. Se gli agra-fa contenuti in scritti apocrifi di chiara matrice eretica, in particolare gnostica, sono da scartare a priori, non altrettanto pu esser fatto con i detti trasmessi in ambiente cristiano ortodosso, i quali potrebbero effettivamente riprodurre insegnamenti di Ges sfuggiti agli scritti canonici. Un esempio chiaro di agra-fa da considerarsi originale la frase di Ges riferita da Paolo in Atti 20,35, della quale non troviamo traccia nei Vangeli: "In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando cos si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Ges, che disse: Vi pi gioia nel dare che nel ricevere!" La possibilit che alcune brevi sentenze di Ges siano state trascurate dai vangeli canonici, trasmesse attraverso la tradizione orale e quindi fissate per iscritto nei primi secoli del cristianesimo non affatto remota. RICCIOTTI presenta numerosi esempi di agra-fa estratti da scritti cristiani non apocrifi, risalendo addirittura fino al terzo-quarto secolo dopo Cristo (Vita di Ges Cristo, 1941; paragrafo 98): "Cosi troviamo che, nel secolo I, Clemente romano attribuisce a Ges il detto: .... Come farete, cosi sar fatto a voi; come darete, cosi sar dato a voi; come giudicherete, cosi sarete giudicati; come sarete benigni, cosi si sar benigni con voi (I Corinti, 13); nel secolo II, il palestinese Giustino martire gli attribuisce la sentenza: In quali (opere) io vi sorprender, in quelle vi giudicher (Dialog. cum Tryph., 47); nel secolo III, l'alessandrino Origene gli assegna l'aforisma: Chi vicino a me, e' vicino al fuoco; chi e' lungi da me, e' lungi dal regno (in Jer., xx, 3), aforisma che nel secolo successivo si ritrova in Didimo il cieco, egualmente alessandrino; e ancora nel secolo IV il siro Afraate, il Sapiente Persiano , presenta come detta da Ges la seguente ammonizione: Non dubitate, si che affondiate dentro il mondo, a somiglianza di Simone che dubitando cominci ad affondare dentro il mare (Demonstr., I, 17). E le citazioni, che talvolta contengono anche piccole particolarit della biografia di Ges, potrebbero estendersi ad altre epoche e regioni." Che valore attribuire a questi frammenti? lo stesso RICCIOTTI a proporre la risposta pi ragionevole (Ibidem; paragrafo 99): "Un giudizio generale non si potrebbe dare, ed necessario riportarsi a singoli casi. Molto spesso si tratta certamente di citazioni di vangeli canonici fatte, non con quell'aderenza letterale che oggi sarebbe di rigore, bens in maniera larga e oratoria, si da mirare al concetto sostanziale pi che alla parola materiale. Altre volte sembra che la citazione, specialmente se contiene una particolarit biografica, sia tolta da qualche scritto privato di edificazione, o anche da qualche apocrifo perduto. In altri casi potr dipendere da una tradizione soltanto orale, senza per che oggi si possa decidere se quella tradizione risalisse veramente alle origini oppure fosse una pia elaborazione cristiana. In conclusione, pur rimanendo la possibilit astratta che taluni Agrafa siano autorevoli, la rispettiva dimostrazione assai difficile a raggiungersi. Questa generica diffidenza giustificata anche di fronte a taluni brevi tratti particolari, contenuti solo in qualche codice del Nuovo Testamento ma ignoti a tutti gli altri antichi documenti. Ad esempio, il codice D detto di Beza, del secolo VI, al passo di Luca, 6, 4, soggiunge questo tratto: In questo stesso giorno, avendo (Ges) visto un tale che lavorava di sabbato, gli disse: Uomo, se tu sai ci che lai, sei beato; se poi non lo sai, sei maledetto e trasgressore della Legge. Tanto caratteristica l'idea qui espressa, quanto singolare il tratto che l'esprime, ignoto a tutti gli altri codici. Un'altra celebre aggiunta, caratteristica e del tutto solitaria, quella contenuta nel manoscritto W (Freer) e messa appresso a Marco, 16, 14. Anche per

7 questi tratti speciali di solitari codici, in forza delle stesse ragioni accennate sopra, sar ben arduo dimostrare che l'autenticit astrattamente possibile debba considerarsi nei singoli." A questo punto ci restano da esaminare soltanto i documenti entrati a far parte del canone del Nuovo Testamento. Abbiamo quattro Vangeli e un libro di Atti che costituisce la prosecuzione naturale di uno di questi, 14 lettere attribuite a San Paolo, sette lettere "cattoliche" attribuite a Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda ed un'Apocalisse, per un totale di 27 libri. Tralasciando inizialmente Vangeli e Atti, possibile ricostruire una schematica ma sostanzialmente corretta "Vita di Ges" utilizzando esclusivamente riferimenti provenienti dagli altri libri del Nuovo Testamento. Questa operazione importante in quanto conferma la sostanziale concordanza di documenti aventi origine da tradizioni differenti, la quale depone a favore dell'autenticit di quanto riportato. La ricostruzione della vita di Ges in base a documenti canonici extra-evangelici stata effettuata da RICCIOTTI in Vita di Ges, 1941, paragrafo 103. La riporto di seguito, dopo averla epurata dei brani tratti dagli Atti degli apostoli, il cui autore uno dei Evangelisti, Luca: Ges fu, non gi un eone celestiale, bens un uomo (Romani, 5, 15) fatto da donna (Galati, 4, 4), discendente da Abramo (Gal, 3, 16) per la trib di Giuda (Ebrei, 7, 14) e per il casato di David (Rom., 1, 3). Egli aveva dei fratelli (I Corinzi, 9, 5), di cui uno chiamato Giacomo (Gai., 1, 19). Fu povero (I Cor., 8, 9,) mansueto e dimesso (II Cor., 10, 1). Dodici dei suoi discepoli furono chiamati apostoli , ed a questo gruppo appartennero fra altri Cefa, ossia Pietro, e Giovanni (I Cor., 9, 5; 15, 5-7). Una volta apparve ai suoi discepoli gloriosamente trasfigurato (II Pietro, 1, 16-18). Nella notte del tradimento istitui l'Eucaristia (I Cor., 11, 23-25), agonizz pregando (Ebrei, 5, 7), fu oltraggiato (Rom., 15, 3); pati sotto Erode e Ponzio Pilato (I Timoteo, 6, 13). Fu crocifisso (Gai., 3, 1; I Cor., 1, 13. 23; 2, 2) fuori della porta della citt (Ebrei, 13, 12); fu sepolto (I Cor., 15, 4). Risorse dai morti il terzo giorno (I Cor., 15, 4); quindi apparve a molti (I Cor., 15, 5-8) ed ascese al cielo (Rom., 8, 34). Dal momento che le lettere Paoline furono scritte approssimativamente tra il 51 ed il 66 d.C., ne deriva che questa ricostruzione della vita di Ges precedente alla stesura dei Vangeli. I brani di Paolo da cui essa stata rielaborata costituiscono le pi antiche testimonianze storiche messe per iscritto della vita e delle opere di Ges di Nazareth, redatte tra 21 e 36 anni dopo la sua morte in croce. Nell'ambito degli scritti del Nuovo Testamento, i quattro Vangeli e gli Atti degli apostoli sono quelli che meglio si prestano a fornire notizie storiche sulla vita e sugli insegnamenti di Ges, in quanto vennero redatti proprio con questo obiettivo. Al fine di negare l'esistenza storica di Ges di Nazareth, la critica razionalista si scagliata contro attendibilit storica dei racconti evangelici e degli Atti, proponendo varie ipotesi relative all'invenzione della figura del Nazareno. Nei capitoli che seguono, confuteremo le tesi razionaliste, dimostrando in maniera inequivocabile l'attendibilit storica e la veridicit del contenuto dei quattro Vangeli canonici e degli Atti degli apostoli.

Bibliografia AAVV : La Sacra Bibbia della CEI; E.P.I. spa, editio princeps 1971 Bastia G.: Apocrifi di particolare interesse papirologico - Il papiro di Egerton 2, 2006 http://digilander.libero.it/Hard_Rain/apocrifi.htm 14/03/2011, ore 11.21 Bastia G.: Apocrifi di particolare interesse papirologico - Vangelo di Tommaso, 2007 http://digilander.libero.it/Hard_Rain/apocrifi.htm 14/03/2011, ore 11.21 Bastia G.: Apocrifi di particolare interesse papirologico - Vangelo di Giuda, 2006 http://digilander.libero.it/Hard_Rain/apocrifi.htm 14/03/2011, ore 11.21 Meier, John P.: Un ebreo marginale. Ripensare il Ges storico. Vol 1. Le radici del problema e della persona; Brescia, Queriniana 2001 Ricciotti G. : Vita di Ges Cristo; Oscar Saggi, Arnoldo Mondadori editore, 1989 ( Giuseppe Ricciotti 1941)