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David Donnini

Il matrimonio di Ges
SOMMARIO: Introduzione 1 Gerusalemme 5 Il mar morto e il deserto di Giuda 19 Betlemme 26 Un gesto devozionale 30 Al Ayzariyah (Betania) 34 Lingresso trionfale in Gerusalemme 36 Il processo a Ges 39 Il Cristo re dei giudei 47 Ges e gli esseno-zeloti 52 Lazzaro di Betania 57 Le tre Marie 60 Il matrimonio di Cristo 65 Quale Ges? 69

Introduzione Fra molti dubbi, che sempre accompagnano i tentativi di chiarire la personalit storica di Cristo, una certezza pu essere riconosciuta: nellarco dei secoli stato profuso un impegno tenace per cancellare la memoria storica delluomo Ges, per seppellire ogni traccia autentica della sua famiglia dorigine, forse anche del suo matrimonio e della sua discendenza. possibile che la censura nei confronti di questi ultimi aspetti sia stata applicata con particolare durezza, perch del tutto incompatibili con la nuova dottrina che andava diffondendosi nel bacino mediterraneo.

abbastanza verosimile che limmagine primitiva del messia oggi noto a tutti i cristiani sia stata creata da San Paolo, verso la met del primo secolo. Nei due secoli successivi sarebbe stata arricchita da una moltitudine di teologi, pi volte in contrasto fra loro, oggi comunemente chiamati padri della chiesa. Quindi la figura di Cristo sarebbe stata definitivamente ridisegnata, allinizio del quarto secolo, in occasione del concilio di Nicea, energicamente voluto da Costantino. In quella circostanza Ges venne per cos dire omologato ai tanti di morenti e risuscitanti che erano gi conosciuti e celebrati nei pi svariati angoli dellimpero e oltre: incarnazioni divine che nascevano da una madre vergine e che, spesso, erano oggetto del culto teofagico1. Linteresse principale di Costantino non era la celebrazione del cristianesimo nella sua sostanza originale. Piuttosto il contrario: egli voleva che limmagine sovversiva dellebreo nemico di Roma, giustiziato da Pilato come aspirante alla carica di rex ioudaeorum, fosse irrevocabilmente trasformata in quella di un santo profeta del tutto apolitico, anzi, in quella del filius patris che aveva invitato a dare a Cesare quel ch di Cesare2. Luomo vero, il giudeo che aveva predicato solo alle pecore smarrite della casa di Israele3, e che fu crocifisso per sovversione davanti ai pellegrini che affollavano Gerusalemme alla vigilia di psach, doveva essere completamente dimenticato. Ma soprattutto dovevano essere dimenticati i suoi veri seguaci: quelli che sostenevano lidea di una dinastia di sangue risalente, attraverso Ges, fino al grande re Davide, lantico creatore del regno delle dodici trib di Israele. Il sangue reale dei messia davidici4 era la minaccia temuta ed odiata dal clero della chiesa di Roma. La dottrina, il dogma, la lotta alle eresie, ma anche le congiure omicide e le guerre sante erano gli strumenti per combatterla. Lespressione santo graal, a cui la fantasia ha attribuito le pi svariate accezioni e forme, deriva dalla lingua provenzale antica, nella quale sang raal vuol dire sangue reale. Abitualmente stata associata allimmagine di una coppa, nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe addirittura raccolto il sangue di Cristo che cadeva dalla croce. Ma laccostamento ha un carattere del tutto metaforico: la coppa, come il vaso, o la terra, un simbolo ricorrente del ventre femminile, che in questo caso si riferisce alla discendenza di Cristo e, attraverso di lui, alla stirpe del sangue regale di Davide. In pratica il santo graal non che la linea dinastica originatasi nel 3000 a.C. dal re Davide e da suo figlio Salomone, il primo aveva edificato Gerusalemme come capitale del regno delle dodici trib di Israele e il secondo vi aveva innalzato un colossale tempio. Allinterno delle narrazioni evangeliche

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Il rito con cui il fedele si cibava del sangue e della carne del dio. Allora disse loro: Rendete dunque a Cesare quello che di Cesare e a Dio quello che di Dio Mt, XXII, 21. 3 Non andate fra i pagani e non entrate nelle citt dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele Mt X, 5-6. 4 Sangue reale = Sang Raal, in provenzale antico) = San Graal (Santo Graal, Holy Grail)

Ges sovente qualificato come figlio di Davide a conferma della sua dignit regale. Lo stesso Luca fa dichiarare allangelo Gabriele durante lannunciazione a Maria:

il Signore Dio gli dar il trono di Davide suo padre e regner per sempre sulla casa di Giacobbe5.

Nel medio evo il sang raal avrebbe rappresentato lambizione al riscatto dalla terribile sconfitta che i romani avevano inflitto al regno di Israele distruggendolo due volte. Una prima volta nel 70 d.C., quando limperatore Tito, dopo un lungo assedio alla citt di Gerusalemme, laveva messa a ferro e fuoco, prelevando il tesoro del tempio e facendone sfoggio per le vie di Roma al suo ritorno, come trofeo di guerra. Una seconda volta nel 135 d.C., quando un certo Simone figlio della stella aveva tentato di risollevare le sorti di Israele, ma fu completamente sopraffatto. In quelloccasione i romani rasero al suolo Gerusalemme, per poi ricostruirla come centro degiudaizzato, affibbiandole un nome latino: Aelia Capitolina. Il destino bimillenario degli ebrei fu quello della diaspora. Sparsi ovunque nel mondo. In difficolt per mantenere la loro identit etnica e religiosa, ma anche semplicemente per sopravvivere. Frequentemente fatti oggetto di unautentica persecuzione antisemita, che nella chiesa di Roma trovava il rappresentante per eccellenza. Il potere della chiesa cristiana, dopo Costantino, e soprattutto dopo la caduta dellimpero romano, era cresciuto a dismisura, trasformandosi in unegemonia assoluta che riguardava, oltre agli aspetti religiosi, quelli politici, economici, giudiziari, etici e culturali. Agli occhi degli ebrei Roma continuava, in un modo o nellaltro, a rappresentare il fulcro dellantisemitismo. Prima lo era stata con gli imperatori pagani. Allinizio del medio evo lo era coi papi e il clero cristiano. Una brama segreta di vendetta aveva trovato forma nellidea che la dinastia davidica, anticamente umiliata da Roma, avrebbe rovesciato il destino della citt eterna, facendola propria e dominando, non solo sui territori che furono dellimpero, ma sul mondo intero. La convinzione (giusta o sbagliata che fosse) che il sedicente messia giustiziato da Pilato intorno allanno 30 d.C. avesse lasciato una discendenza era ben viva e presente in ambienti esterni alla chiesa romana. Fu soprattutto in Francia, ma anche in Inghilterra, che questidea venne conservata. A noi non interessa quanto autentica e credibile fosse lidentificazione della presunta linea dinastica. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che a fianco della leggenda di Ges figlio di dio, costruita dai teologi cristiani, pu essersi sviluppata una leggenda parallela, con altrettanti intrecci di storia e invenzione, costruita da coloro che erano interessati a contrastare il potere
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Lc I, 32-33.

dellistituzione ecclesiastica e a sostituirlo col loro. Anzi, pensiamo che luna e laltra rappresentazione siano distorsioni ad hoc della verit storica, secondo prospettive e interessi diversi. Lideale messianico si era evoluto come ricerca ossessiva delle persone appartenenti alla linea dinastica di sangue reale davidico e gesuitico, o pi verosimilmente presunte tali, nonch come tentativo di promuovere il loro ingresso nelle famiglie reali europee. Sia chiaro che non intendo difendere in modo partigiano questo ipotetico complotto contro la chiesa romana, ma che sono interessato ad esso nella misura in cui pu contribuire ad offrire elementi di chiarificazione sulla personalit storica di Cristo. Nientaltro. E neppure intendo aderire allidea che esista tuttora, o sia mai esistito, un ipotetico Priorato di Sion, di cui sarebbero stati gran maestri personaggi come Leonardo da Vinci, Isaac Newton

Gerusalemme Circa tremila anni fa, sopra un colle verdeggiante che svettava coi suoi ottocento metri daltezza in mezzo a paesaggi desertici, sorgeva un villaggio cananeo. Era fortificato, terrazzato, circondato da antiche mura, e aveva il raro pregio di possedere una sorgente dacqua: Ghicon. Un posizione felice, perch le piogge non mancavano e il clima era mite in tutte le stagioni. Fu qui che Davide, unto re dal profeta Samuele, individu il luogo giusto per la capitale del suo regno. Il paese fu sottratto alla popolazione originaria e ribattezzato con un nome che sarebbe stato famoso per le epoche a venire: Gerusalemme, citt della pace. Il paradosso fin troppo stridente, da allora quel luogo sempre stato un inferno di sanguinosi conflitti. Davide, della trib di Giuda, nato a Betlemme, era riuscito a prendere il posto del suocero Shaul, primo re di Israele, il quale aveva potere sulla trib di Beniamino a cui apparteneva, su quella di Galaad e su quella di Efraim. In un primo tempo Davide era stato eletto re solo della trib di Giuda ma, dopo la morte di Shaul, era riuscito ad unificare Giuda e Israele, creando cos un regno che comprendeva dodici trib. Si trattava di genti diverse per lingue, abitudini e tradizioni religiose. Raccoglierle sotto un unico nome, ebrei, e credere che fossero un popolo compatto con origini comuni, unoperazione forzata che non rispecchia la realt. Le vicende storiche ci mostrano un regno che, in due millenni, ha saputo restare unito per meno di un secolo, continuamente turbato da conflitti interni e dominazioni straniere. Al tempo di Davide, per favorire lunione delle trib e la stabilit del regno, erano necessari elementi di coesione che il sovrano cerc di creare: una capitale gloriosa, una religione comune e, soprattutto, un tempio che fosse il luogo daggregazione per tutti i sudditi. Gerusalemme fu scelta in buona posizione strategica e politica. Quindi furono composte leggende a sfondo epico e religioso, attraverso le quali il popolo potesse superare le divergenze tribali, acquisire lidentit collettiva, maturare lorgoglio del proprio essere. Davide costru il palazzo reale ma il tempio, per lui, rimase un sogno che si sarebbe avverato solo grazie al figlio Salomone. Lo sforzo di tenere unito il regno fu il punto di partenza delle tradizioni, prima orali e poi scritte, che oggi possiamo trovare nella bibbia: la discendenza dal padre comune Abramo, la schiavit in terra dEgitto, la liberazione da parte di Mos, la conquista della terra promessa dopo un lungo peregrinare nel deserto. In esse realt e leggenda si mescolano misteriosamente e noi non dobbiamo sempre tenere presente la motivazione che sottintese la composizione e la trasmissione di queste tradizioni. Il valore storico di questa presentazione dellorigine comune delle dodici trib e della loro appartenenza ad unetnia coerente molto debole. Diciamo piuttosto che essa testimonia, non la

realt, ma le difficolt incontrate da chi aveva raccolto sotto un unico regno stirpi e progenie diverse. Lelemento pi forte che contribu a determinare laggregazione del popolo fu la conversione allidea monoteista che Mos, un personaggio autorevole di origini egiziane, aveva mutuato a suo tempo dalla religione solare del faraone Akhenaton (Amenofi IV). Questo modello teologico era stato quindi applicato al popolo dei sudditi di Davide, convincendoli che dio stesso li avesse scelti come figli prediletti, destinatari di una missione spirituale nei confronti del genere umano. In tal modo le loro vicissitudini, guerre, sconfitte, vittorie e conquiste apparivano come momenti del grande melodramma religioso di un popolo dai destini guidati dal cielo. Gerusalemme, nei suoi tre millenni di storia, si sviluppata portandosi dietro una grande eredit culturale, ed aggiungendone progressivamente, sino a diventare quella che oggi: il punto di incontro e di scontro fra popoli e religioni, dove la minaccia delle armi costituisce un aspetto quotidiano della vita sociale. Oggi, visitandola con lo sguardo attento e con la mente libera, questa citt unesperienza sconvolgente, per la molteplicit delle tradizioni che coesistono in essa. In nessun altro luogo del pianeta possibile, nellarco di pochi passi, trasferirsi da un universo allaltro e valicare confini che separano civilt antiche e abissalmente lontane. Molti stranieri raggiungono Gerusalemme dopo un viaggio in autobus da Tel Aviv, che dovrebbe durare meno di unora. In realt, seguendo le buone abitudini di tutte le metropoli moderne, le strade di accesso, sin dalla pi lontana periferia, sono intasate dal traffico e lingresso in citt richiede lunghe attese in coda. Tutto questo, nonch ledilizia moderna, i negozi, i turisti, fanno di Gerusalemme, nei pressi della stazione dei bus, una normale citt occidentale, il cui aspetto reso singolare solo dalla presenza di alcuni ebrei ortodossi, nel loro caratteristico costume hassidico, col cappotto e il cappello neri, con la folta barba scura o rossiccia e, talvolta, coi riccioli lunghi che scendono dalle tempie fin sulle spalle. Sin qui limpatto quasi normale. Se non che, avvicinandosi alla Porta di Damasco una straordinaria esperienza attende il turista. La Porta di Damasco il varco settentrionale che consente di attraversare le mura antiche e di penetrare nella citt vecchia dalla parte del quartiere arabo. Vi si accede da un grande piazzale, una larga scalinata scende verso il ponte che attraversa un fossato, quindi si infila direttamente nella Porta. In alto, seduto su un davanzale di pietra, un militare israeliano, col mitra in mano, controlla pazientemente la confusione sottostante. Il nome da mille e una notte non poteva essere pi appropriato per questo passaggio6.

La descrizione riguarda unesperienza di viaggio effettuata nel 1997. Da allora le drammatiche vicende politiche possono avere cambiato molto gli scenari della citt.

Gi sul pontile di accesso unindescrivibile, brulicante folla, praticamente di soli arabi, maschi e femmine, nei loro costumi orientali, si agita, si accalca ed urla da tutte le parti. Ovunque bancarelle improvvisate, sacchi di melanzane, zucchine, peperoni, scatole piene di pulcini pigolanti. Alcune donne riescono a destreggiarsi tenendo in bilico sulla testa grandi cesti, in mezzo a questo caos senza ritegno. Le voci si mescolano alle musiche: suoni che sembrano provenire dal passato remoto, fatti di arabeschi melodici e di ritmi che invitano alla danza del ventre. Armonie che nessun occidentale potrebbe imitare. Al di l della porta, sui lati della strada, si affacciano botteghe piene delle merci pi varie, mentre nel mezzo alcuni trafficanti stendono a terra i loro cenci e mostrano le mercanzie. Da una parte giunge lodore, forte come una droga, di spezie profumate, che dalle narici raggiunge direttamente il cervello. Gli occhi sono abbagliati dai mille colori delle merci e degli abiti: fucsia, rosso, verde, giallo. Le orecchie sono saturate dai rumori che si diffondono intorno. Dunque la porta di Damasco uno dei punti di contatto fra i mondi paralleli che coesistono a Gerusalemme, forse il pi spettacolare, ma non n lunico n il pi significativo. In realt, visitando la citt nei particolari, ci si accorge che composta non solo da mondi paralleli, ma da universi negli universi, come una sorta di bambola russa, complicata quanto basta per non essere comprensibile da alcuno. Allinterno della citt vecchia, per esempio, si possono distinguere tre realt principali: il settore islamico, quello ebraico e quello cristiano. Ma ben presto il settore cristiano rivela le sue divisioni: si distinguono un settore cristiano nel quadrante nord-ovest della cittadella e un settore armeno in quello sud-ovest. I seguaci del rito armeno, a loro volta, si dividono in due categorie: quelli cattolici, uniti alla chiesa di Roma, e quelli non cattolici, indipendenti. Nel quadrante nordoccidentale, riconosciamo presenze cattoliche ed ortodosse, le quali convivono e si spartiscono precise aree di competenza; come nella chiesa del Santo Sepolcro, dove la tradizione vuole che si siano svolti gli eventi conclusivi della passione di Cristo: la crocifissione, la sepoltura, la resurrezione. Naturalmente anche nellarea ebraica e in quella musulmana esistono le suddivisioni, che non sempre il turista in grado di cogliere. incredibile come a Gerusalemme si possano veder passare, sullo stesso marciapiede e nellarco di pochi minuti, un rabbino col turbante hassidico, un frate con la toga di tela bruna, un pastore evangelista con labito grigio, un pope col cilindro nero, un religioso musulmano, un sacerdote armeno, un cristiano copto con la barbetta riccioluta che biancheggia sulla carnagione scura Ognuno con la sua fiera sicurezza stampata sul viso.

Una delle prime visite che il turista straniero compie in questa citt senzaltro larea del cosiddetto muro del pianto. Per raggiungerlo bisogna entrare nella citt vecchia, sul lato sud, attraverso la Porta dei Magrebini o Dung Gate, oppure, da nord, percorrendo un labirinto di stradine nel quartiere arabo. In entrambi i casi si arriva ad un check point israeliano, simile a quello degli aeroporti. Si passa attraverso un detector magnetico, i militari israeliani invitano i turisti ad aprire le borse e a mostrarne il contenuto, verificando che nessuno introduca ordigni esplosivi o armi. Al tempo dei romani, in modo del tutto analogo, i soldati imperiali controllavano la folla per evitare gli attentati dei sicari, i quali colpivano improvvisamente coi loro pugnali nascosti sotto le tuniche, uccidendo i romani o gli ebrei considerati collaborazionisti e, spesso, riuscendo a dileguarsi senza lasciare traccia. Allinterno del grande piazzale antistante il muro c sempre molta gente, in parte turisti ma principalmente ebrei. Alcuni di questi indossano semplicemente il kippa, il tipico copricapo, altri indossano cappello, giacca e pantaloni neri, camicia bianca e tzitzit, le frange rituali che scendono lungo i fianchi. In questa zona ci sono anche molti ebrei ortodossi che indossano il costume hassidico: un cappotto nero lungo e stretto, pantaloni neri che arrivano a met polpaccio, calzettoni e scarpe nere, una camicia bianca, un cappello particolare che sta ritto sulla sommit del capo, perch di misura stretta, i riccioli intonsi scendono dalle tempie fino alle spalle. Durante lo Shabbat il cappello sostituito da uno speciale turbante di pelliccia nera. Qualche volta i fedeli indossano scialli di tela bianca con righe scure e frange. Naturalmente mi riferisco agli uomini, perch il ruolo delle donne meno importante, esse devono semplicemente indossare abiti modesti, che coprano i gomiti e le ginocchia, le donne sposate devono coprirsi la testa col velo. Al centro del muro c una transenna che separa il lato degli uomini, a sinistra, dal lato delle donne, a destra. Dinanzi al muro i fedeli recitano i versetti delle scritture, compiendo rapide oscillazioni in avanti e indietro col busto, come per inchinarsi devotamente alle vecchie pietre; alcuni inseriscono bigliettini di carta arrotolata nelle fessure della roccia, contenenti preghiere. Qualche volta si formano gruppi di persone che si abbracciano o si tengono per mano e cantano, quasi ballando al ritmo delle loro cantilene. Alcuni vecchi, con le lunghe barbe bianche, siedono concentrati nella lettura dei testi sacri. Anche i turisti non ebrei possono avvicinarsi al muro, ciascuno nellarea del proprio sesso, purch i maschi indossino un kippa che viene fornito allingresso dellarea transennata e le donne si coprano bene le spalle, anche questa volta con uno scialle nero che fornito allingresso. Il muro guarda verso ovest-sud-ovest, per cui totalmente in ombra nelle ore del mattino, mentre nel pomeriggio prende il sole e, specialmente in estate, accumula grande calore. Subito oltre il muro

si trova larea sacra ai musulmani e i due mondi, lontani e conflittuali, convivono a soli pochi centimetri di distanza. A separarli ci pensano quelle vecchie pietre, delle quali le pi basse, facilmente riconoscibili perch pi grandi e consunte, sono esattamente quelle che Erode il Grande, nel 20 a.C., fece mettere nel corso dei lavori di ricostruzione del tempio. Si tratta del secondo tempio, perch il primo era stato edificato dal re Salomone, che era riuscito a realizzare il grande sogno del padre Davide. Salomone aveva utilizzato tutte le risorse del paese, forza lavoro e ricchezza, al punto che la sua intollerabile pressione fiscale aveva prodotto la scissione del paese in due regni, quello di Israele a nord, con capitale Samaria, e quello di Giuda a sud, con capitale Gerusalemme. La separazione avvenne allincirca nel 933 a.C., meno di un secolo dopo che Davide aveva unificato il paese. I samaritani crearono un tempio alternativo sul monte Garizim, anche se li attendeva, dopo poco pi di cento anni, il triste destino della sanguinaria dominazione assira. Il tempio di Salomone dur circa 350 anni, perch nel 587 a. C. il re babilonese Nabucodonosor espugn Gerusalemme, mise a ferro e fuoco la citt, distrusse il tempio e trasse in esilio buona parte della popolazione. una realt storica che molti conoscono attraverso la rappresentazione melodrammatica del Nabucco, la famosa opera di Verdi. Dopo la dominazione babilonese fu la volta di quella persiana, a partire dal 539. Fu Ciro a sconfiggere i babilonesi, a permettere il rientro degli ebrei in Palestina e a inglobare la loro terra nellimpero persiano. Quando Alessandro il macedone sconfisse i persiani nel 333 a.C. la dominazione divent ellenistica, con alterne vicende sotto la dinastia dei Tolomei e poi dei Seleucidi. I romani, infine, subentrarono nel dominio della Palestina quando, nel 63 a.C., Pompeo entr in Gerusalemme. Allo scopo di governare meglio il paese i romani scelsero inizialmente un re intermediario nella persona di Erode, detto il Grande. In realt non si trattava di un ebreo, ma di un idumeo, il quale fece il possibile, anche se inutilmente, per legittimare la sua posizione di fronte agli ebrei ed accattivarsene la simpatia. Spos Mariamme per questo motivo, poich era asmonea, ovverosia di nobile sangue ebreo, e, sempre per la stessa ragione, decise di costruire un tempio in Gerusalemme, a replica di quello che Salomone aveva fatto erigere nove secoli prima. Gli ebrei chiamano il tempio di Erode secondo tempio. I lavori cominciarono nel 20 a.C. e terminarono nel 64 d.C., solo sei anni prima che Tito, allora figlio dellimperatore Vespasiano, lo distruggesse completamente! Di quella costruzione rimangono in piedi alcune grosse pietre del muro occidentale, ed proprio di fronte a quelle che oggi gli ebrei vengono a rendere omaggio alla memoria del loro antico luogo

santo. quello il tempio in cui Ges avrebbe rovesciato i tavoli dei cambiavalute e avrebbe arringato i sacerdoti coi suoi fatidici Guai a voi!7. Perch i romani, i quali avevano lasciato che Erode desse inizio ai lavori e che ne consentirono il proseguimento anche dopo la morte di Erode, fino al completamento del tempio stesso, lo distrussero del tutto nel 70 d.C.? Per rispondere a questa domanda bisogna parlare delle numerose ribellioni susseguitesi durante tutto il periodo della dominazione imperiale, sfociando in una sanguinosa guerra che segn la disfatta completa di Israele. Fin dai lontani tempi della dominazione assira, profeti come Isaia avevano annunciato la venuta di un nuovo messia, lUnto del Signore, che avrebbe liberato il paese dai suoi dominatori pagani e che avrebbe ricostruito il regno di YHWH. I cristiani usano lespressione regno di dio, o regno dei cieli, ma la intendono con un significato diverso da quello che ha nella mentalit e nella spiritualit degli ebrei. Se il regno di dio non una cosa di questo mondo per i cristiani, ma una condizione spirituale, per gli ebrei si tratta di uno stato da realizzare contemporaneamente nello spirito e nella societ, lebraismo, diversamente dal cristianesimo un rigido pragmatismo teocratico; in questa concezione la liberazione spirituale non pu essere intesa distintamente dalla liberazione politica. Il messia deve giungere per punire gli empi, cacciare i nemici, ricostruire lunit del paese, ristabilire il culto. Questa una precisa volont del Signore, chiaramente espressa nelle scritture e inequivocabile nel suo significato. Al tempo della dominazione romana esistevano componenti della popolazione ebraica, potremmo chiamarle partiti, che non riconoscevano lautorit regale della famiglia erodiana, n quella religiosa dei sacerdoti del tempio, i sadducei, accusando gli uni e gli altri di connubio opportunistico ed empio con linvasore pagano, e che attendevano con ansia lavvento del messia o, piuttosto, che si sentivano coinvolti nel realizzare materialmente lavvento del messia. Questo fatto importantissimo, anzi essenziale, per capire le dinamiche storiche legate alle origini del cristianesimo. Alcune delle parti dissidenti di cui stiamo parlando erano organizzate in sette, fra cui dobbiamo nominare gli esseni, gli zeloti, i sicari, i nazorei o nazareni, gli stessi giudeo-cristiani... Quante e quali fossero queste sette non sar mai ben chiaro, n riusciremo a capire se le denominazioni che abbiamo appena citato si riferiscano a movimenti distinti, a movimenti collegati, allo stesso movimento, o che altro. Immaginiamo per esempio la grande difficolt a cui andrebbe incontro colui che volesse redigere una storia dei movimenti marxisti dalla met del diciannovesimo secolo fino al duemila. Anche soltanto quelli italiani hanno costituito una selva inestricabile e continuano a farlo.
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Mt XXIII, 13-segg.

Il fatto che i movimenti messianici dellepoca del secondo tempio hanno dato tanto di quel filo da torcere ai romani che, nella seconda met del primo secolo, la situazione degenerata in guerra aperta fra gli ebrei e i romani; conclusasi con lassedio di Gerusalemme, la sua espugnazione, la distruzione della citt e del tempio da parte di Tito (70 d.C.), il massacro di migliaia di ebrei, la riduzione in schiavit di altrettanti, lesilio e la diaspora per altri ancora. Ecco perch gli ebrei, oggi, piangono dinanzi al muro. Se allepoca del secondo tempio esisteva una parte della societ giudaica che contestava il governo del paese e la classe sacerdotale, al punto da creare una comunit nella comunit, non dobbiamo credere che qualcosa del genere non accada anche oggi. Possiamo rendercene conto facilmente visitando il quartiere Meah Shearim, dove un grande cartello cos si rivolge al turista in procinto di entrare:

Gentile visitatore, sei decisamente il benvenuto a Meah Shearim ma, per favore, non scandalizzare i nostri abitanti passeggiando per le nostre strade con un abbigliamento indecoroso. La nostra Torah richiede che la donna ebrea sia vestita con abiti decenti. Le maniche che coprono i gomiti (gonne-pantaloni vietate), i calzini, le donne sposate che portano i capelli coperti, ecc., sono sempre state le virt delle donne ebree attraverso le epoche. Per gentilezza, non offendere i nostri abitanti e evita un disagio non indispensabile per te stesso. Noi ti preghiamo di non infrangere il nostro sistema di vita e il santo codice della legge. Ti invitiamo a usare la discrezione non passando dalle nostre strade vestito secondo una moda indesiderata, agli uomini richiesto di non entrare senza un copricapo La commissione per il controllo della decenza. Meah Shearim e vicinato. Gerusalemme, la citt santa (affisso allingresso di Meah Shearim).

Il cartello non si riferisce ad una zona consacrata, ma ad un normale quartiere abitativo, fra strade di pubblico accesso, in cui risiedono i componenti di una comunit di stretta osservanza ebraica che definiscono se stessi hassidim. Lebreo hassidico indossa vestiti neri, un cappotto stretto e lungo, un cappello di foggia caratteristica, si lascia la barba incolta e ha lunghi riccioli che scendono dalle tempie. Cammina velocemente, con gli occhi fissi in avanti o rivolti in basso; evita di incontrare lo sguardo altrui e non risponde al saluto dello straniero, anche se si tratta di un sorridente shalom. La comunit si formata nel 1875, quando un gruppo di ebrei ortodossi usc dalla citt vecchia sotto la guida del rabbino Auerbach. I hassidici abitano a Gerusalemme da pi di un secolo e continuano ad indossare gli stessi abiti che gli ebrei ortodossi usavano nellEuropa centro-orientale

del 700. Molte donne portano non solo un copricapo, ma indossano una parrucca, che non ha altro scopo se non quello di nascondere i veri capelli! Allingresso nel quartiere la prima superficiale impressione del turista che, per buona educazione, ha fatto tutti i suoi sforzi per rispettare le richieste di decenza cos chiaramente espresse, quella di essere circondati da un ambiente paradossalmente indecente: le strade sono sporche, con rifiuti e rottami sparsi ovunque, gli edifici hanno un aspetto fatiscente, gli infissi sono arrugginiti. Le case sono tutte uguali, e tutte ugualmente squallide. Il clima di grave austerity. I hassidici del quartiere Meah Shearim, come duemila anni fa gli esseni di Khirbet Qumran, associano il proprio isolamento alla dissidenza politica e religiosa nei confronti del paese, dei suoi comuni abitanti e delle sue autorit. Non riconoscono lattuale stato di Israele, obiettano al servizio militare e, addirittura, rifiutano luso della lingua ebraica perch, dicono, una lingua sacra non adatta alle cose profane, e parlano Yiddish, lidioma misto delle antiche comunit ebraiche europee. Anche a Khirbet Qumran erano utilizzati elementi culturali diversificanti: il calendario solare in alternativa a quello ufficiale lunare, pratiche cultuali come il saluto mattutino al sole, il rito battesimale, nonch il rito eucaristico prima del pasto comunitario, etc... Persino la moderna xenofobia hassidica un tratto comune con gli antichi esseni, i quali, negli scritti che hanno affidato alle giare nelle grotte di Qumran, hanno dichiarato esplicitamente che lumanit composta dai figli della luce, che hanno accettato la giusta interpretazione della torah cercando di metterla in atto, e dai figli delle tenebre, cio tutti gli altri, pagani ed ebrei non rigorosamente osservanti, tutti in attesa del loro inevitabile destino. Anche i hassidici sono in attesa del messia che dovr venire, proprio come gli esseni che, allepoca del secondo tempio, erano convinti che la venuta del messia fosse imminente, che la gente dovesse prepararsi, partecipando attivamente alle operazioni politiche e militari necessarie per il rovesciamento dei poteri corrotti e la ricostruzione del regno di Israele. La dissidenza ebraica, allepoca del secondo tempio, era espressa oltre che dagli esseni anche dagli zeloti, ovverosia da coloro che erano caratterizzati da un particolare zelo per il loro dio e che combattevano in suo nome per la liberazione e la purificazione di Israele. Per la verit non affatto chiaro in quale misura i due movimenti fossero distinti e, personalmente, sono convinto che, almeno a partire da un certo punto, lo siano stati molto meno di quanto non si creda di solito. Il termine zelota era espresso con le parole qannai, o barjona, in aramaico, zelotes o lestes in greco, latro, sicarius e persino galilaeus in latino. Un personaggio famoso, di cui parla spesso Giuseppe Flavio, che stato il fondatore di una particolare ala del movimento zelota, un certo Yehuda, molto noto come Giuda il Galileo, veniva da Gamala, una cittadina fortificata che sorgeva su un colle strapiombante, a breve distanza (8 km) da Beth Zayda sulla costa nord orientale del lago di

Tiberiade. Suo padre si chiamava Ezechia, non era solo un sostenitore della lotta antiromana ma un rabbino che sosteneva uninterpretazione molto rigorosa delle profezie messianiche, che si comportava come se fossero giunti i tempi imminenti della loro realizzazione. Egli vantava per s un diritto particolare di leadership della lotta Yahwista, un autentico diritto dinastico: forse era convinto che il sangue regale di Davide scorresse nelle vene della sua famiglia. Ezechia, che Giuseppe Flavio sempre molto severo nei confronti dellestremismo Yahwista, definisce sprezzantemente archilestes (capo brigante), aveva guidato numerose scorribande nel territorio della Galilea, dove si trovavano alcuni dei pi importanti insediamenti delle forze romane. Nel frattempo lErode in carriera, non ancora re della Palestina, per farsi notare dai romani compiva le imprese opposte: combatteva duramente i patrioti religiosi e, nel 44 a.C., durante uno dei soliti disordini, ebbe occasione di uccidere lo stesso Ezechia. Da allora, nel cuore della discendenza di Ezechia, un odio profondo e irriducibile per i regnanti Erodiani and a sommarsi agli ideali della lotta Yahwista, trasformando la causa in una questione familiare, unautentica rivalit dinastica. E leredit di questi sentimenti fu raccolta da Giuda, figlio di Ezechia, che si fece rappresentante di una concezione esasperata della lotta antiromana e dellosservanza rigorosa della torah. Egli, oltre a fondare un movimento organizzato di lotta armata (certamente il pi acceso), invitava gli ebrei alla disobbedienza religiosa nei confronti dei dominatori. La sua attenzione, in particolare, era rivolta alla questione del tributo: sosteneva che pagare la tassa ai romani fosse non solo ingiusto, ma che costituisse un atto sacrilego contro YHWH, poich implicava il riconoscimento di una autorit, quella imperiale, che spettava solo a dio; tanto pi che, a partire da Augusto (27 a.C.), limperatore romano aveva espresso la tendenza a divinizzare la propria figura. Secondo Giuda erano empi gli ebrei che consentivano al pagamento delle tasse; figuriamoci i cosiddetti pubblicani, funzionari ebrei incaricati della riscossione dei tributi. Al tempo della morte di Erode il grande, nel 4 a.C., Giuda guid una grande sommossa, i suoi zeloti partirono da Gamla e raggiunsero la regione della Galilea, dove assalirono gli arsenali regi a Sepphoris (a poca distanza dallattuale Nazareth); per i rivoltosi era importantissimo impadronirsi delle armi e rifornire gli arsenali zeloti. Alcuni anni pi tardi, nel 6 d.C., i romani deponevano il tetrarca della Giudea, Erode Archelao (figlio di Erode il grande) e decidevano di ridurre quella regione a provincia imperiale, sotto la diretta supervisione di un praefectus; il primo della lunga serie, a cui sarebbe appartenuto anche Ponzio Pilato, fu Coponio. In questo periodo i romani decisero di effettuare un censimento della regione, a scopi fiscali, il loro fine era quello di obbligare tutti i giudei a versare la tassa dovuta. Il censimento fu supervisionato dal governatore della Siria, Publio Sulpicio Quirinio. Siamo nel 7 d.C. A questo punto la pazienza di Giuda e dei suoi seguaci

fu portata oltre i limiti: non solo la Giudea era diventata una provincia imperiale di Roma, ma i dominatori si apprestavano a esercitare una stretta politica fiscale. Ne scatur una violenta ribellione, nota come la rivolta del censimento, nella quale migliaia di zeloti persero la vita e furono crocifissi. Lo stesso Giuda il galileo perse la vita. Ma la storia della esaltata famiglia di Gamla, ardente di ideali rivoluzionari e di ambizioni messianiche non era che al suo inizio. Allincirca l dove, in epoca erodiana, sorgeva il tempio ebraico, oggi sorge unarea circondata da mura, detta spianata del tempio o Haram esh-Sheriff. langolo pi musulmano di Gerusalemme, dal momento che accoglie il terzo luogo santo dellIslam. Si tratta di una vasta area nella quale sorgono due importanti moschee, la pi appariscente, Qubbet es-Sakhra o Cupola della Roccia, interamente ricoperta doro, e la pi importante, El-Aqsa. Difficilmente gli ebrei entrano in questa zona, trattandosi dellarea che, in passato, apparteneva al secondo tempio e che oggi occupata dai musulmani, perch considerata una zona profanata e altamente impura. Nellimmaginario degli ebrei pi ortodossi celata la convinzione che qui, un giorno, sorger il terzo tempio. Non credo che una cosa simile sarebbe possibile senza che lintero mondo islamico si ribelli con violenza. Appena varcata la soglia della spianata ci che colpisce il visitatore, che ha dovuto attraversare il solito labirinto angusto della vecchia citt, la solarit dellambiente. Sotto un cielo abitualmente limpido e luminoso si apre un grande spazio aperto, con aree verdi qua e l, al centro del quale domina la Cupola della Roccia, un edificio ottagonale dalle mura ricoperte di mosaici azzurri e sovrastato da una imponente cupola doro. C poi laltra moschea, che a suo tempo fu dimora dei re crociati e dei cavalieri templari, nonch una serie di altre costruzioni minori: la Cupola della Catena, la Cupola dellAscensione, la fontana di Qait Bey. C anche un museo dellarte islamica. Allangolo nord-ovest della spianata corrisponde una chiesa francescana detta convento della flagellazione; il luogo dove si trovava la Torre Antonia, fatta costruire da Erode nel 35 a.C. e distrutta da Tito un secolo dopo. Nellepoca erodiana la Torre Antonia serviva per tenere sotto controllo la gente che affollava il tempio ebraico e si suppone che fosse la sede del presidio romano, anche se una minoranza di studiosi sostiene, invece, che questo fosse localizzato nei pressi della Porta di Giaffa, ottocento metri pi a occidente. Dovunque si trovasse il presidio romano, certamente il luogo a cui si riferisce la narrazione evangelica, parlando del processo che Ges sub di fronte a Ponzio Pilato. anche il luogo che, per comprensibili ragioni, durante i tentativi di rivolta messianica stato considerato il primo obiettivo da colpire. Lo storico Giuseppe Flavio, nella sua Guerra Giudaica, ci racconta pesanti episodi nel rapporto fra giudei e romani:

...Pilato provoc un altro tumulto impiegando il tesoro sacro, che si chiamava korbons, per un acquedotto che faceva arrivare lacqua da una distanza di cento stadi. La folla ribolliva di sdegno, e una volta che Pilato si trovava a Gerusalemme ne circond il tribunale con grandi schiamazzi. Quello, che gi sapeva della loro intenzione di tumultuare, aveva sparpagliato tra la folla i soldati, armati e vestiti in abiti civili, con lordine di non usare le spade, ma di picchiare con bastoni i dimostranti, e ad un certo punto diede il segnale. I giudei furono percossi, e molti morirono per i colpi ricevuti, molti calpestati da loro stessi nel fuggi fuggi...8.

...essendosi la folla raccolta a Gerusalemme per la festa degli Azzimi, ed essendosi schierata la coorte romana sopra al portico del tempio - giacch usavano vigilare in armi in occasione delle feste, per evitare che la folla, raccolta insieme, desse inizio a qualche sommossa - uno dei soldati, sollevatatsi la veste ed inchinatosi con mossa indecente, mostr ai giudei il suo deretano accompagando il gesto con acconcio rumore. La cosa fece imbestialire la folla che con grandi schiamazzi esigeva da Cumano la punizione del soldato, mentre i giovani con la testa pi calda e gli elementi per loro natura pi ribelli del popolo si gettarono allo sbaraglio e, afferrate delle pietre, le scagliavano contro i soldati. Cumano, temendo di essere assalito dal popolo intero, fece affluire dei rinforzi. Quando questi arrivarono sotto i portici, i giudei furono presi da un panico irresistibile e, volte le spalle, cercavano di fuggire dal tempio verso la citt. Ma la stretta della folla che si accalcava nei presi delle uscite fu tale, che pi di trentamila persone morirono calpestandosi e schiacciandosi fra loro...9.

Mentre si cammina nel quartiere arabo, in direzione ovest, magari accompagnati dal canto del muezzin che invita alla preghiera, quasi improvvisamente ci si trova davanti al luogo pi sacro per tutto il mondo cristiano: la chiesa del santo sepolcro. Gi in zona musulmana si pu avvertire la presenza cristiana, infatti fra quelle caratteristiche vie si snoda il percorso della via crucis, che parte dalla zona della torre antonia e arriva al santo sepolcro. Qui i residenti sono abituati a veder passare le comitive dei pellegrini, che percorrono la via dolorosa, spesso recando una croce sulla spalla. I pellegrini, guidati dal sacerdote, camminano cantando e si fermano ad ogni stazione, ove recitano una preghiera. Quindi giungono al luogo in cui si sarebbero svolti i fatti fondamentali che sono alla base della fede cristiana: la crocifissione, la morte, la deposizione e, pochi metri pi in l, la sepoltura e la resurrezione di Ges Cristo. Chi pensa di trovare un monte scoperto, come doveva
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Giuseppe Flavio, La guerra Giudaica, II, 9.

essere lambiente reale della crocifissione, o una cripta in un orto, come doveva essere quello della sepoltura, non pu che restare deluso: in mezzo alla fittissima citt vecchia sorge una chiesa altrettanto fitta e labirintica. Tutto il culto cristiano della passione si svolge al chiuso, fra edifici e costruzioni posteriori, talvolta anche relativamente recenti, che nessuno spazio hanno lasciato allimmaginazione del luogo descritto dal vangelo; tutto allinterno di una sola chiesa. La molteplicit delle confessioni cristiane si palesa in tutta la sua variet soltanto qui dove giungono, esclusi i protestanti e oltre ai cattolici romani, gli ortodossi della chiesa greca, di quella russa, e delle numerose altre di rito bizantino, i seguaci del rito antiocheno, di quello caldeo, di quello armeno, di quello copto... (per citare solo una parte delle tante suddivisioni della fede cristiana). Per giungere al luogo presunto della crocifissione necessario salire una breve ma ripida rampa di scale; qui, in una ambientazione di esemplare gusto ortodosso, un crocifisso mostra il Ges sofferente, sulla croce su cui appesa la ben nota iscrizione: Rex Iudaeorum, O Basileus ton Ioudaion, W-Melek ha-Yehudm che, nelle tre lingue latina, greca ed ebraica, significa Il Re dei Giudei. La scritta e la stessa crocifissione fanno riflettere, perch se dobbiamo dedurre chi fosse colui che faceva chiamare se stesso Cristo, dalle evidenze della crocifissione romana e dellinsegna che era stata posta come motivo della medesima, possiamo trarre una sola conclusione. Si sarebbe trattato di uno dei numerosi interpreti delle profezie messianiche sulla ricostruzione del Regno di Israele. Il quale vantava una dignit regale. Aveva invitato il popolo a seguirlo in questo progetto di rinnovamento politico e religioso. Metteva seriamente in pericolo la sicurezza del paese col suo movimento. Aveva sollevato discussioni sulla questione del tributo, esattamente come Giuda il galileo10. Che era stato arrestato, processato, condannato e giustiziato dai romani con una tipica esecuzione riservata ai ribelli. Esattamente come tutti gli altri che avevano fatto la stessa cosa: dagli zeloti di Giuda il Galileo, al profeta egiziano, di cui parla Giuseppe Flavio, a Giacomo e Simone figli di Giuda, a Teuda, a Menahem, a Eleazar ben Jair, a Simon bar Kokhba. Nella parte ovest della citt, negli ultimi 60 anni, sono cresciuti i quartieri israeliani, che fanno di Gerusalemme una citt perfettamente moderna, con grattacieli, lussuosi hotel, centri commerciali. A meno che non sia iniziato lo Shabbat, Gerusalemme molto viva e presenta il disturbo tipico di tutte le grandi citt: gli ingorghi del traffico. Tanto pi che molti automobilisti non sono molto pratici di guida, sono arrivati di recente dallex Unione Sovietica, e non hanno mai tenuto un volante fra le mani prima di trovarsi in Israele.
Giuseppe Flavio, La Guerra Giudaica, II, 12. Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re (Lc XXIII, 2)
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Nella centrale Ben Yehuda street, che per un tratto interdetta alla circolazione automobilistica, sono presenti i fast food delle catene americane, ma anche caratteristici negozi di cibo ebraico, dove si possono prendere panini ripieni di verdure piccanti e carne dagnello arrostita. Tranne il venerd, la via, nelle ore della sera e fino a tarda notte, affollata di gente e specialmente di giovent. Il sabato sera possibile assistere al prodigio della fine dello Shabbat quando, ad unora precisa che possibile conoscere attraverso i giornali, la radio e la TV, nelle strade spopolate comincia a spuntare la gente, si aprono le botteghe e riprende la vita di sempre, con entusiasmo accentuato dal termine del clima di austerity. Ovunque ci sono fucili mitragliatori a tracolla di giovani, maschi e femmine, in divisa e in borghese. I militari in licenza sono obbligati a portare il mitra con s, anche quando vestono in borghese, inoltre molti giovani appartengono ad una milizia che pattuglia continuamente le vie. Israele un paese che vive cos, sapendo che in ogni istante pu essere colpito, e sempre pronto ad intervenire. In mezzo a questi gendarmi tutto si svolge nella maniera pi normale. Ci sono turisti e israeliani, alcuni cantano accompagnandosi con la chitarra, qualcuno batte ritmi africani sui tamburelli, una coppia di distinte signore esegue al violino duetti di Mozart, un mendicante chiede lelemosina attirando lattenzione con un malinconico mandolino russo amplificato da un piccolo congegno elettrico. Ai tavolini che occupano i lati della strada siedono persone che consumano in allegria la loro cena. Spesso si notano bacheche dove gli israeliani affiggono bigliettini di annunci, in ebraico, in inglese o, in una buona percentuale, in russo: kvartira v arendu (appartamento in affitto). Molti russi sono arrivati negli ultimi anni, e continuano ad arrivare, dopo lo smantellamento dellUnione Sovietica. Ci sono quartieri di Gerusalemme quasi completamente russi, e cittadine, come la meridionale Beer Sheva, dove la lingua principale parlata per le strade il russo e dove i negozianti espongono le loro insegne in due lingue: ebraico e russo. my govorim po-russki (parliamo in russo) sta scritto sulla porta di molti barbieri, bar, negozi di generi alimentari. Molti di questi immigrati arrivano senza un soldo e senza avere la pi pallida idea di dove andranno a vivere e che lavoro faranno. Ma il governo offre loro di andare negli insediamenti ed essi sono costretti ad accettare, perch non hanno alternative. Per alcuni aspetti sono fortunati, perch il villaggio moderno e le case sono graziose, con tutti i comforts; ma la loro condizione assomiglia a quella degli internati, perch gli insediamenti sono rigorosamente circondati da torrette di avvistamento e da un doppio filo spinato, oltre il quale lislam preme tuttintorno, con la carica silenziosa, ma esplicita, del suo odio. In vicinanza di Ben Yehuda street sorge il vecchio mercato centrale, Mahaneh Yehuda, che inizi ad essere creato fin dal lontano 1887. un mercato di strada, ma stato coperto e pavimentato, i lati delle vie sono occupati da chioschi e barrocci. In questo luogo c unatmosfera estremamente

vivace: anche qui, come nel mercatino arabo, odori, suoni e colori coinvolgono tutti i sensi. Spezie, frutti esotici e non, pesci, fra cui quello di San Pietro, dal lago di Tiberiade, polli, bigiotteria, giocattoli; ci sono anche le botteghe degli arrotini e dei ciabattini; molti si sbracciano urlando per richiamare lattenzione della folla, mentre i barbuti ed austeri hassidim sbirciano e frugano nella mercanzia. Solo linizio dello Shabbat, verso il tramonto del venerd, interrompe improvvisamente il brulichio e lascia che il silenzio cada fra quelle vie strette. In questo luogo, pochi minuti dopo le 13.00 di mercoled 30 luglio 1997, mentre mi trovavo a Gerusalemme, si avvicinata una macchina lussuosa da cui sono scesi due uomini ben vestiti, in giacca e cravatta nera, ognuno dei quali portava unelegante borsa scura in mano. I due hanno camminato con calma mescolandosi nella folla e andando a piazzarsi ai due estremi di una delle vie affollate. Un ultimo sguardo reciproco, poi uno dei due esploso con indescrivibile fragore facendo saltare in aria la gente tuttintorno. Mentre brandelli umani volavano dappertutto e fiumi di sangue si mescolavano col tritume degli ortaggi, le persone ancora in grado di reggersi in piedi venivano colte da un panico incontrollabile, le urla perforavano laria come spade, un fumo acre e irrespirabile li respingeva. Qualcuno, sgomento, cercava i suoi amici o parenti in quella confusione. I componenti della security, colti di sorpresa non hanno avuto il tempo di reagire, avrebbero voluto sparpagliare la gente, per evitare ulteriori concentrazioni di folla, ma il caos li aveva completamente travolti e tutti quelli che potevano correvano allimpazzata verso laltra uscita. Qualcuno cadeva ed era calpestato dal fuggi fuggi generale. Laltro uomo in nero attendeva, con la sua borsa in mano e coi nervi irrigiditi da unassurda volont di morte. Quando la ressa impazzita gli era intorno anchegli saltato in aria. Venti secondi dopo la prima esplosione, una seconda ha risuonato nel cuore del mercato, altri corpi sono stati improvvisamente lacerati, unaltra nube di fumo ha trasformato la via in un autentico inferno. Pianto, grida, lamenti, terrore, dolore. Quindici cadaveri giacevano fra le macerie insieme a pi di cento feriti. Purtroppo i palestinesi che ricorrono alle azioni disperate del terrorismo sono uomini di passione, non uomini di ragione. Non conoscono a fondo la storia, e se la conoscessero saprebbero che ogni eccesso produce leffetto contrario. In conseguenza di quel gesto i territori occupati sono stati chiusi, la politica interna si irrigidita, i pendolari sono rimasti a casa senza lavoro, i risarcimenti fiscali ai palestinesi sono stati sospesi, i loro conti nelle banche congelati, i soldati israeliani hanno intensificato gli arresti e le repressioni, spesso si lasciano andare allinsofferenza e maltrattano, tirano calci, torturano, uccidono indiscriminatamente I protagonisti dellintifada dovrebbero imparare dal destino antico dei loro stessi nemici, gli ebrei, le cui sette zelotiche, accecate dal fanatismo, hanno causato la disfatta completa della nazione, la

distruzione di Gerusalemme e del tempio, la diaspora, lostilit diffusa nei confronti dei giudei e la nascita di una religione che avrebbe favorito lunghi secoli di penoso antisemitismo. Come ci testimonia ancora Giuseppe Flavio, gli zeloti erano soliti compiere imprese terroristiche a danno dei romani e degli ebrei collaborazionisti:

...in Gerusalemme nacque una nuova forma di banditismo, quella dei cosiddetti sicari, che commettevano assassinii in pieno giorno e nel bel mezzo della citt. Era specialmente in occasione delle feste che essi si mescolavano alla folla, nascondendo nella veste piccoli pugnali, e con questi colpivano i loro avversari; poi, quando questi cadevano, gli assassini si univano a quelli che esprimevano il loro orrore e lo facevano cos bene da essere creduti... si studiavano da lontano le mosse degli avversari e non ci si fidava nemmeno degli amici che si avvicinavano, ma pur fra tanti sospetti e cautele la gente continuava a morire, tanto era la sveltezza degli assassini e la loro abilit nel non farsi scoprire...11

...minacciando di morte chi si sottometteva al dominio dei romani e promettevano che avrebbero fatto fuori con la violenza chi volontariamente si piegava alla schiavit. Distribuitisi in squadre per il paese, saccheggiavano le case dei signori, che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi, si che tutta la Giudea fu piena delle loro gesta efferate...12.

Il mar morto e il deserto di Giuda Oltre ad offrire una grande variet di etnie e di culture, Israele possiede un autentico catalogo di paesaggi e di climi. Lasciando Gerusalemme in direzione est e procedendo sulla strada per Gerico, si passa il posto di blocco di Al-Ayzaryiah e, dopo essersi lasciati alle spalle il villaggio palestinese, si scende ininterrottamente per una trentina di chilometri fino ai dintorni di Gerico e alle sponde del mar morto. In meno di mezzora si copre un dislivello di milleduecento metri, passando dagli ottocento sul livello del mare, responsabili del clima mite e gradevole della capitale, ai quattrocento sotto, responsabili di un clima sahariano. Per il turista lesperienza sorprendente. Le carte geografiche sono piatte e, per quanto si sforzino di essere realistiche, non possono aiutare pi di tanto a comprendere la violenza di certi impatti. Infatti, durante il tragitto, il paesaggio alberato e dolce dei dintorni della citt si trasforma
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Giuseppe Flavio, La Guerra Giudaica, II, 13, 254-260.

rapidamente. In un primo momento si incontrano villaggi palestinesi e insediamenti ebraici. In questi ultimi le casette moderne e ben curate sembrano indicare un benessere che pesantemente smentito dalla protezione militare: una realt bunker fatta di fili spinati, torrette e sentinelle armate. Dopo alcuni minuti tutto questo scompare e ci si trova circondati da colline giallastre, levigate, brulle, che fanno venire in mente i passi incerti dei primi astronauti sulla luna. A colmare la sorpresa per la rapidit del cambiamento contribuiscono i numerosi accampamenti beduini. Si stenta a credere che qualcuno abbia potuto scegliere di vivere in questo ambiente, dove non visibile un corso dacqua, n un po di verde, n, tanto meno, un albero a cui chiedere riparo dal sole. I beduini hanno costruito villaggi di baracche, con pali di legno, teloni, lamiere, cartoni pressati. Alcune donne siedono in terra, allombra di misere tettoie. Viene in mente che questi popoli hanno qualcosa in comune con gli esquimesi perch, con loro, condividono condizioni estreme con le quali hanno familiarizzato. 50 gradi sopra zero per gli uni, 50 sotto per gli altri. I primi hanno bisogno di prendere in un solo giorno tutto il sole che prende un europeo in un anno; i secondi hanno bisogno di bruciare in pochi minuti le calorie che in Europa si bruciano in una settimana. Si possono osservare animali che circolano nellaccampamento o nei dintorni, in quei pascoli impossibili. Capre innanzitutto, ma anche asini, cavalli, dromedari. Dopo una prima impressione che il campo sia sudicio, ci si accorge che la sporcizia non esiste in quellambiente. Ce n molta di pi a Gerusalemme o nei villaggi palestinesi. La polvere asciutta del terreno che stata arrostita dal sole e trasportata dal vento non sporcizia. Anzi, la stessa Bibbia la riconosce come il materiale pi nobile, al punto da essere stata scelta per creare lumanit. Non ho avuto il coraggio di fotografare i beduini. Avrei dovuto accostare lauto al bordo della strada, scendere, inquadrare, trattarli come attrazioni del circo. Ho preferito rispettarli e fotografarli semplicemente con la memoria. La loro dignit, per la frugalit con cui vivono dove noi riusciremmo a cavarcela solo con un fuoristrada e un buon rifornimento dacqua e di viveri, tale che essi mi sono apparsi come padroni naturali di quella terra, molto pi degli stessi palestinesi e degli israeliani. Continuando a scendere il paesaggio diventa ancora pi desertico. I pochi fili derba gialla si diradano fino a scomparire. Giunge un momento in cui si apre una vista emozionante: la piana di Gerico e del Giordano distesa in tutta la sua meraviglia con laspetto di un paesaggio extraterrestre. Una luce abbagliante irradia nellatmosfera che vibra di calore. In lontananza, nelle opacit del deserto, si distingue il profilo dei monti della Giordania. Mentre il mar morto, col suo colore azzurro, se ne sta maestosamente tranquillo, come un re nella sala del trono.
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Idem, 264-265.

Siamo arrivati nel deserto di Giuda, quello in cui la narrazione dei vangeli sinottici ambienta i quaranta giorni di digiuno del Cristo. Qui Giovanni Battista, la cui immagine si avvicina a quella di un asceta esseno, era solito predicare alla gente, sulle rive del fiume Giordano, invitando alla conversione perch, secondo lui, era imminente la venuta del regno. Coerentemente con la visione messianica degli ebrei, Giovanni si riferiva alla tanto attesa ristrutturazione del regno di YHWH, come risultato di una violenta ribellione messianica. Il profeta reclutava nuovi adepti alla causa col tipico rito qumraniano di iniziazione: il battesimo,

Vedendo per molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio pu far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Gi la scure posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco...13.

Ben sappiamo che la setta essena era nemica dei sadducei e dei farisei, in quanto contestava ai primi una grave corruzione, dovuta al connubio opportunistico con linvasore romano, e ai secondi il fatto di avere assunto una posizione di comodo nei confronti della causa messianica. Giovanni, fedele alle concezioni espresse dal rotolo della guerra, pronunciava minacce apocalittiche, parlava di unira imminente e di alberi non buoni che sarebbero stati tagliati e gettati nel fuoco. Egli, inoltre, annunciava la venuta di qualcuno che ha in mano il ventilabro, pulir la sua aia e raccoglier il suo grano nel granaio, ma brucer la pula con un fuoco inestinguibile14;

anche questa volta i toni sono decisamente sinistri, non possiamo riconoscere il clima di misericordia che la tradizione attribuisce al messaggio cristiano, al contrario, si prevede una spietata pulizia da effettuare nel nuovo regno (il granaio), che eliminer chi non sar degno di entrarvi (la pula). Questo personaggio annunciato, che in base a quanto detto sopra ha tutte le caratteristiche di un messia, viene battezzato da Giovanni stesso, ovverosia si sottopone al rito ufficiale di ammissione nella setta. Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni15.

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Mt III, 7-10 Mt III, 12. 15 Mc I, 12-13.

Dobbiamo immaginare unascesi solitaria? O il fatto di fermarsi nel deserto appena dopo essere stato ammesso nella confraternita e di rimanervi a lungo implica la permanenza di Ges nel ritiro qumraniano, che sorgeva proprio in quei paraggi? Un tardo pomeriggio, nella regione del deserto di Giuda, ho provato a deviare dalla strada che unisce Gerusalemme col mar morto e ho preso una via che si insinua in piena wilderness (zona selvaggia), lontano da qualsiasi centro abitato. La carreggiata non era neanche segnata sulla mappa. Il paesaggio era di una bellezza indescrivibile, anche se il suo aspetto incuteva un certo timore; che sarebbe successo se la macchina avesse deciso di guastarsi? Non credo che sia piacevole, e nemmeno molto sano, per un cittadino poco avvezzo a questi climi, fare alcuni chilometri a piedi sotto lincudine del sole, dove non esiste alcuna traccia di riparo ombroso. Intorno era tutto un susseguirsi di dossi rotondegianti, lavorati dal vento e dalle scarse piogge, i colori principali erano il grigio e il giallo sotto il blu del cielo, i fili derba rarissimi, e irrimediabilmente secchi. Camminando su quel suolo si capisce che non si tratta di terra, e nemmeno di roccia. fango secco, molto duro ma facilmente riducibile in polvere. Trattandosi di unora non lontana dal tramonto, la luce radente esaltava le forme del paesaggio e lo rendeva ancor pi affascinante. Ho cercato di proseguire ma, ad un certo punto, ho incontrato un cartello che intimava lalt. Subito dopo la curva un doppio recinto di filo spinato delimitava una postazione militare israeliana, con tanto di mezzi corazzati. Ho immediatamente fatto dietro front e sono tornato sui miei passi. Lincontro costituiva quanto di meno rassicurante si potesse immaginare in quel momento. Una deliziosa perla nel quadro desertico il piccolo centro di Nabi Musa. Molti turisti se la lasciano sfuggire per la posizione seminascosta nel panorama visibile da chi percorre la strada da Gerusalemme a Gerico. Infatti c un solo punto in cui, rintanata fra i colli spogli, appare una visione fantastica che sembra un fondale da presepe, di quelli che si comprano in cartoleria e si attaccano al muro, nel quale sono illustrate alcune palme, edifici in stile arabo con le cupole bianche, e tante stelle che brillano nel cielo blu. Si tratta di una moschea in cui la tradizione islamica individua la tomba di Mos, il profeta che i musulmani amano non meno degli ebrei. La ragione della mia discesa allarea del mar morto non aveva carattere semplicemente turistico, lo scopo principale era quello di visitare Khirbet Qumran, Ain Feksha, En Gedi e Masada. Sono tutti luoghi che, in un modo o nellaltro, hanno qualcosa a che fare con la vita di Ges. Il primo divenne improvvisamente famoso negli anni 40 del secolo scorso, quando casualmente vi furono trovate delle grotte contenenti importanti reperti archeologici. Si trattava di giare di terracotta in cui erano chiusi antichi rotoli di carta pecora, pieni di iscrizioni in ebraico antico. Lavventura dei documenti costitu un autentico giallo internazionale16, nel quale il vaticano ebbe un ruolo fondamentale, se
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Vedi Baigent-Leigh, Il Mistero del Mar Morto, Marco Tropea Editore.

non altro per aver tenuto sotto sequestro i manoscritti per un periodo interminabile, fra le proteste della comunit accademica internazionale. Il timore era probabilmente quello che potessero contenere elementi critici nei confronti della dottrina storica del cristianesimo. Gli autori dei documenti sembrano essere quegli esseni di cui, fino a quel momento, si conosceva lesistenza attraverso gli scritti di Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino. In base alle loro testimonianze si pensava che si trattasse di una setta religiosa ebraica, una comunit ascetica dedita quasi esclusivamente alla preghiera e alla vita monastica. In realt i manoscritti di Qumran rappresentano una produzione durata un paio di secoli, dal 168 a.C, quando nacque la comunit essena, al 68 d.C., quando fu distrutta dai romani. Pu esserci stata unultima eventualit dopo unaltra settantina danni, nel 135, durante la rivolta di Simon bar Kokhba. Le opinioni degli studiosi riguardo alla comunit che occupava il sito di Khirbet Qumran sono molto varie e persino discordanti. Lindirizzo cristiano cattolico esclude ogni importante relazione con la chiesa primitiva, forte di evidenti divergenze fra le concezioni espresse nei documenti del mar morto e il messaggio dei vangeli canonici. Ma molto curioso che, accanto a queste distanze, ci siano anche straordinari collegamenti occasionali (linguaggi, terminologie, pratiche e insegnamenti) che non si potrebbero spiegare senza ammettere una connessione e che generano contraddizioni alquanto enigmatiche. In ogni caso, losservanza rigorosa delle regole di purit ebraiche mal si concilia con lelasticit dottrinale del Ges evangelico, che infrange i divieti del sabato e siede a tavola con gli impuri e coi gentili. Per non parlare poi del fatto che il cristianesimo, ad un certo punto, si configurato come religione extragiudaica. Mai gli esseni avrebbero potuto pensare una scissione dalla loro religione madre o allidea che Ges fosse unincarnazione divina. Dallaltro lato esistono molti studiosi, di cui uno dei pi decisi sembra essere il professor Robert Eisenman della University of California, che vedono un legame fortissimo, praticamente unidentit, fra il movimento giudeo cristiano immediatamente successivo alla crocifissione di Ges e la comunit qumraniana (si parla quindi del periodo centrale del I secolo d.C.). Il capo della setta sarebbe stato Giacomo, fratello di Cristo, e la sua causa avrebbe avuto un carattere decisamente messianico. Personalmente credo che, nei due secoli di occupazione dellinsediamento di Khirbet Qumran, le caratteristiche della setta siano andate evolvendo e non possiamo immaginare che il termine esseni indichi una realt immobile e sempre uguale a se stessa. Tanto pi che un tremendo terremoto, che ha colpito la zona nel 31 a.C. distruggendo buona parte degli edifici e causando un temporaneo spopolamento, costituisce un fattore oggettivo di discontinuit. Nel periodo in cui la giudea fu governata da procuratori romani (dal 7 al 70 d.C.), la comunit assunse un carattere spiccatamente zelotico e, dopo lesecuzione di Cristo, gli esseni potrebbero essere stati proprio quei

nazareni (nozrim in ebraico), o ebioniti (ebionim = poveri), che rappresentavano la setta ebraica autrice dei perduti vangeli giudeo cristiani (vangelo degli ebrei, dei nazareni, degli ebioniti), in grave disaccordo col fariseo Shaul di Tarso (San Paolo)17. certo che il rotolo della guerra, tra i documenti qumraniani, ha un carattere non solo inequivocabilmente messianico, ma costituisce un manifesto della lotta zelotica che talvolta echeggia le note minacciose della cosiddetta apocalisse di Giovanni. In esso si auspica che i Kittim (i romani) siano sconfitti da un esercito benedetto da YHWH, e con essi siano distrutti tutti i giudei indegni che si sono compromessi con gli invasori. Come si concilierebbe la letteratura cristiana col pensiero esseno? Come possono essere superati gli inequivocabili contrasti di principio che, se non spiegati, rendono insufficienti i punti di contatto e separano irrimediabilmente il Ges evangelico dalla comunit qumraniana? La risposta non cos difficile come sembra, anche se richiede una comprensione approfondita della dinamica che ha portato alla nascita della fede cristiana come spiritualit extragiudaica e, soprattutto, necessita di una condizione culturale scevra da pregiudizi di qualunque natura. Lelemento decisivo consiste nel dare la giusta importanza al conflitto originario che ha visto i giudeo cristiani da una parte e San Paolo coi suoi discepoli dallaltra. Questo il nodo della matassa da sciogliere, perch il punto di partenza dellimmagine di Ges discordante con la figura messianica che, con tutta probabilit, ha rappresentato nella realt storica. San Paolo, viaggiando attraverso il mediterraneo, principalmente per motivi professionali e secondariamente per motivi di proselitismo, ha interloquito con un mondo lontano dalla realt palestinese e dai settarismi che fiorivano intorno a Gerusalemme. Qui egli ha potuto ridipingere la figura del salvatore usando immagini e idee che avrebbe potuto essere accolte, per il semplice fatto che appartenevano gi alla cultura religiosa dei popoli mediterranei. Sappiamo bene quanto si siano opposti alla predicazione di San Paolo personaggi come Pietro e Giacomo. La comprensione di questo conflitto, che vede da una parte il fondamentalismo esseno zelota, e dallaltra il libero sincretismo paolino, fortemente ostacolata da opere come gli atti degli apostoli, che furono composte col preciso scopo di ricucire artificiosamente uno strappo che non si mai saldato, facendo credere che Paolo rappresentasse il vero Ges e che gli apostoli ebrei fossero culturalmente limitati nel non comprendere il respiro universalistico del messaggio del loro maestro. Ammettendo che questa sia la dinamica storica del cristianesimo primitivo, allora non solo si giustifica la divergenza fra il messia qumraniano e il Ges evangelico, ma si chiariscono tanti altri

Di questi vangeli perduti abbiamo solo alcune citazioni denigratorie effettuate dai padri della chiesa (Ireneo, Eusebio, Epifanio, Gerolamo, Origene, Teodoreto), i quali ci forniscono, loro malgrado, preziose informazioni.

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aspetti del mistero evangelico. E le sabbie assolate della sponda nord occidentale del mar morto tornano ad essere la culla primitiva del cristianesimo.

Betlemme A breve distanza da Gerusalemme, non pi di dieci chilometri in direzione sud, si trova una delle mete pi care ai pellegrini cristiani: Betlemme. Si tratta di una citt di dimensioni tuttaltro che modeste, sede di ununiversit, in pieno territorio palestinese occupato. Del resto il suo carattere musulmano inconfondibile. Per raggiungerla bisogna attraversare un posto di blocco a sud di Gerusalemme, uno dei pi rigorosi, dove i militari israeliani eseguono accurati controlli. Da qui, procedendo ancora pi a sud, si va verso Hebron, una delle zone politicamente pi calde. Anche Betlemme considerata dagli israeliani come un luogo sospetto, probabile nascondiglio di attivisti palestinesi. La citt molto vecchia, il suo nome, Beth Lehem, significa casa del pane, generalmente associato col termine Efrata, ma potrebbe trattarsi delladattamento di un nome pi antico, Beth Lahamu, che si riferisce ad una divinit babilonese adorata dai cananei. Di Betlemme si parla gi nel libro della Genesi a proposito della sepoltura di Rachele, ed anche nei libri di Rut e di Samuele. La sua principale caratteristica storica, oltre al fatto di essere la sede presunta della nascita di Ges, quella di avere dato i natali, circa tremila anni fa, al famoso Davide, figlio di Isai (Jesse), che fu unto re da Samuele e cre un regno comprendente tutte e dodici le trib, con capitale Gerusalemme. Questo fatto ha lasciato sulla citt unimportante eredit perch, da quando hanno cominciato a svilupparsi le prime profezie messianiche sul ritorno di un re liberatore, Betlemme sempre stata considerata la citt in cui avrebbe dovuto nascere il messia atteso.

E tu, Betlemme di Efrata cos piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscir colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichit, dai giorni pi remoti18,

cos recita un passo di Michea. Questa profezia stata ripresa anche dal redattore della nativit che apre il Vangelo di Matteo con queste parole:

Ges nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov' il re dei Giudei che nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. All'udire queste parole, il re Erode rest turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme
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Mi V, 1.

di Giudea, perch cos scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il pi piccolo capoluogo di Giuda: da te uscir infatti un capo che pascer il mio popolo, Israele.19

I pellegrini si recano dunque alla basilica della nativit, allinterno della quale si aprono due porte bronzee, risalenti al tempo dei crociati, che consentono di scendere nella grotta della Nnativit, attualmente gestita dai cristiani ortodossi di rito greco. Qui possibile ammirare una lastra di marmo nella quale una stella dargento a quattordici punte indica il luogo esatto in cui sarebbe nato Ges. Consultando vecchie redazioni dei testi evangelici, si comprende che il testo moderno stato spesso censurato, specialmente nelle parti da cui si potrebbe dedurre che Giuseppe e Maria hanno avuto pi di un figlio. Infatti, se nel testo lucano moderno stata lasciata lespressione diede alla luce il suo figlio primogenito20,

in quello di Matteo compare la frase ...la quale, senza che egli la conoscesse, partor un figlio, che egli chiam Ges...21

che la riduzione di quanto appariva invece nei testi antichi:

...et non cognoscebat eam donec peperit filium suum primogenitum: et vocavit eius Iesum...,

che si traduce:

...e non la conobbe (ovverosia: non ebbe con lei rapporto carnale) finch ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito: e lo chiam Ges....

Innanzitutto noteremo la scomparsa della parola primogenito, molto fastidiosa perch turba lidea che Ges sia lunico figlio. Inoltre dobbiamo convenire che dallespressione senza che egli la

19 20

Mt II, 1-6. Lc II, 7. 21 Mt I, 25.

conoscesse a non la conobbe finch... c un totale ribaltamento del concetto. Il fatto si commenta da solo. Che Ges sia nato a Betlemme solo una simpatica leggenda, riconosciuta come tale anche dagli esegeti cristiani, introdotta dai redattori dei vangeli i quali erano legati alla necessit di accreditare una dignit messianica alla persona Ges. Del resto, la lettura delle uniche due nativit presenti nel nuovo testamento, cio nei vangeli secondo Matteo e Luca, rivela una tale serie di incongruenze e di contraddizioni da rendere palese lintento apologetico degli autori, ai quali non interessava raccontare fatti storici bens, attraverso requisiti di nascita e adempimenti di profezie, attribuire a Ges determinate qualit teologiche. Matteo, per esempio, ha insistito molto sulla personalit regale del personaggio, labbiamo visto con la citazione di cui sopra, in cui si dice chiaramente che Ges avrebbe dovuto essere il re dei giudei. Proprio per questo motivo Erode si sarebbe preoccupato che qualcuno potesse spodestare lui e la sua famiglia dal trono di Israele a avrebbe cercato di far eliminare il bambino. La presunta persecuzione del re bambino a cui compete una missione di salvezza, che riprende un clich molto in voga nelle religioni pi vecchie del cristianesimo, e il massacro dei bambini di Betlemme non hanno alcun riscontro storico, tuttal pi possono essere considerati come riflessi della crudelt con cui era solito regnare Erode il Grande. Anche la presunta fuga in Egitto della famiglia perseguitata ha un carattere leggendario che, ancora una volta, corrisponde a vecchie mitologie. Del resto la nativit di Luca, sorprendentemente, non fa cenno ad alcuna persecuzione n fuga in Egitto. Secondo il racconto lucano tutto si svolge nella pi perfetta tranquillit e il bimbo non solo non viene nascosto, ma viene portato al tempio per la circoncisione pubblica, dove qualcuno lo avrebbe riconosciuto subito come latteso messia, senza che questo comportasse lesposizione al pericolo di essere trovato da Erode. Questo fatto non costituisce lunica differenza fra le due nativit: unaltra riguarda il luogo di residenza della famiglia. Infatti, secondo Matteo, Giuseppe e Maria abitavano a Betlemme prima della fuga in Egitto. Pertanto la famiglia si sarebbe trasferita a Nazareth, per la prima volta nella vita, solo al ritorno dallesilio egiziano. Ges, sempre secondo Matteo, fu visitato dai magi nella sua casa di Betlemme, non in una stalla. Luca invece ha dichiarato che i due genitori abitavano a Nazareth fin da prima che il bambino fosse concepito nel ventre della madre e, per farlo nascere a Betlemme, ha escogitato un espediente che non pu reggere il confronto critico con lanalisi storica. Egli ha scritto che i genitori, essendo originari di Betlemme, dovettero col recarsi per essere registrati in occasione del censimento della Palestina che fu effettuato dai romani sotto la supervisione di Publio Sulpicio Quirinio. una circostanza tristemente famosa. Le cronache storiche ne parlano dettagliatamente informandoci che

essa fu la causa di una sanguinosa rivolta antiromana, nel corso della quale fu ucciso anche il capo zelota Giuda il galileo. Con questa affermazione del vangelo lucano un colossale abisso di inconciliabilit si apre nei confronti della nativit di Matteo che, evidentemente, Luca non conosceva. Innanzitutto il censimento suddetto si svolto nel 7 d.C., undici anni dopo la morte di Erode il Grande, sotto il cui regno, se dobbiamo credere a Matteo, avrebbe dovuto nascere Ges ed essere perseguitato. Ecco perch Luca non fa cenno alla persecuzione da parte di Erode il grande. Come avrebbe potuto, avendo ambientato la nascita di Ges in un periodo in cui non solo non cera pi il sovrano, ma addirittura era gi stato deposto anche suo figlio Archelao e sostituito con un praefectus romano? inaccettabile lidea che i romani si aspettassero dagli ebrei che questi si presentassero spontaneamente per la registrazione. Addirittura, come nel caso di Giuseppe e Maria, facendo un viaggio di 150 chilometri per raggiungere i villaggi di origine della famiglia. Infatti i vangeli ci parlano dei pubblicani, tanto disprezzati da Ges, ovverosia degli ebrei buoni conoscitori della loro terra e dei loro simili, a cui i romani si affidavano per trovare i capifamiglia l dove abitavano, per censirli e far loro pagare le tasse. E, a rendere ancor pi inverosimile il racconto lucano, c la circostanza descritta per la nascita del bambino: se i genitori avessero dovuto recarsi a Betlemme in quanto citt di origine, per quale motivo non avrebbero trovato fratelli, n parenti, n amici di alcun genere, che potessero evitare alla giovane donna di partorire fra le bestie di un serraglio? Il racconto lucano non solo non dimostra che Betlemme fosse la citt di Maria e Giuseppe, al contrario, fa capire che quel luogo era loro totalmente estraneo. Lultima differenza fra i due racconti, di cui vogliamo parlare adesso, quella che riguarda le genealogie. I due autori, infatti, pressati dalla necessit di attribuire a Ges ben autorevoli requisiti, si sono sentiti in dovere, ciascuno per conto proprio, di redigere gli alberi genealogici del bambino. Matteo si concentrato su una personalit regale e ha creato una lista in cui, fra Abramo e Ges, sono contenuti tre volte quattordici nomi, per un totale di quarantadue, fra i quali compaiono tutti i re dei giudei. Luca, invece, concentratosi su una personalit sacerdotale, ha creato una lista in cui, fra Abramo e Ges, sono contenuti quattro volte quattordici nomi, per un totale di cinquantasei, fra i quali compaiono importanti sacerdoti. In particolare, nel tratto che va da Davide a Ges, i nomi sono completamente diversi rispetto a quelli elencati da Matteo. Lunica conclusione che possiamo trarre che la redazione delle nativit stata caratterizzata dalla necessit apologetica di rappresentare una figura dotata di caratteristiche messianiche, che riprende modelli leggendari appartenenti ad altri popoli e molto pi vecchi della letteratura cristiana.

Un gesto devozionale Accadde una sera che Ges fu invitato nella casa di un fariseo di nome Simone, in occasione di un banchetto al quale erano presenti numerose persone. Lepisodio riportato nel Vangelo secondo Luca, alla fine del settimo capitolo22. Non sappiamo n dove, n quando si sarebbe svolto il fatto. Sappiamo solo che Ges accett e si sedette a tavola, fra gli altri commensali. Improvvisamente, nel corso del convivio, irruppe sulla scena una donna definita semplicemente una peccatrice di quella citt23.

Era intervenuta di proposito perch aveva saputo che il maestro si trovava in quella casa, ed era accorsa portando con s un vasetto di olio profumato24.

A voler essere precisi le versioni greche e latine del testo lucano non riportano lespressione un vasetto di olio profumato, che lascia immaginare un oggetto di modesto valore, ma specificano: " ", "attulit alabastrum unguenti"25.

Lignota signora aveva con s un prezioso vaso dalabastro pieno di unguento. Sembra che i traduttori abbiano preferito svilire limmagine di quelloggetto.

[Lc VII, 36] Uno dei farisei lo invit a mangiare da lui. Egli entr nella casa del fariseo e si mise a tavola. [37]Ed ecco una donna, una peccatrice di quella citt, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; [38]e fermatasi dietro si rannicchi piangendo ai piedi di lui e cominci a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. [39]A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pens tra s. Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna colei che lo tocca: una peccatrice. [40]Ges allora gli disse: Simone, ho una cosa da dirti. Ed egli: Maestro, d pure. [41]Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. [42]Non avendo essi da restituire, condon il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amer di pi?. [43]Simone rispose: Suppongo quello a cui ha condonato di pi. Gli disse Ges: Hai giudicato bene. [44]E volgendosi verso la donna, disse a Simone: Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. [45]Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. [46]Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. [47]Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poich ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco. [48]Poi disse a lei: Ti sono perdonati i tuoi peccati. [49]Allora i commensali cominciarono a dire tra s: Chi quest'uomo che perdona anche i peccati?. [50]Ma egli disse alla donna: La tua fede ti ha salvata; v in pace!. 23 Lc VII, 37. 24 idem 25 Novum Testamentum Graece et Latine, a cura di E. Nestle, Stuttgart, 1957.

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singolare che costei sia entrata nella casa del fariseo durante un banchetto cui partecipavano molti invitati, pur essendo nota come una peccatrice di quel villaggio. Dobbiamo forse intenderla come una prostituta? Tanto pi che il padrone di casa domand se Ges fosse al corrente di chi e che specie di donna colei che lo tocca26.

Una frase decisamente severa. Ma ella, del tutto incontrastata, si era chinata ai piedi del maestro, li aveva unti con lolio profumato e poi, piangendo, si era messa ad asciugarli coi suoi stessi capelli. Un gesto di semplice devozione? Ambientato in una situazione che, comunque, ci lascia abbastanza perplessi. Non fossaltro perch la donna poco stimata era stata accolta nella casa del fariseo Simone e si era presa grandi libert nei confronti di un onorevole convitato. Inoltre, era possibile che una vile popolana possedesse un oggetto cos prezioso? Ma ecco che i presenti, dopo averla lasciata fare sino a quel momento, espressero alcune osservazioni. A cominciare dal fariseo Simone, il quale mise in dubbio lautorit dello stesso Ges, deplorando che si lasciasse toccare da una femmina comunemente disprezzata. Ges non manc di rispondere prontamente assumendo le difese della donna. Questa, secondo linterpretazione cattolica, deve essere identificata come Maria Maddalena. Anche perch un attimo dopo lo stesso evangelista Luca cita Maria Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni27.

Stando ai vangeli secondo Marco e Matteo, Ges, pochi giorni prima della fatidica psach, sarebbe stato invitato ad un banchetto nella casa di un certo Simone, questa volta definito lebbroso e non fariseo. I due racconti sono praticamente identici28, utilizzano quasi le stesse parole29. Anche qui, nel corso del convito, apparve improvvisamente una donna che recava un
Lc VII, 39. Lc VIII, 2. 28 [Mc XIV, 3] Ges si trovava a Betnia nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e vers l'unguento sul suo capo. [4]Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: Perch tutto questo spreco di olio profumato? [5]Si poteva benissimo vendere quest'olio a pi di trecento denari e darli ai poveri!. Ed erano infuriati contro di lei. [6]Allora Ges disse: Lasciatela stare; perch le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; [7]i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. [8]Essa ha fatto ci ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. [9]In verit vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sar annunziato il vangelo, si racconter pure in suo ricordo ci che ella ha fatto. [10]Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si rec dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Ges. [11]Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo. 29 [Mt XXVI, 6] Mentre Ges si trovava a Betnia, in casa di Simone il lebbroso, [7]gli si avvicin una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo vers sul capo mentre stava a mensa. [8]I discepoli vedendo ci si sdegnarono e dissero: Perch questo spreco? [9]Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai
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vasetto di alabastro di olio profumato di nardo genuino di gran valore30.

Sembra che le donne ebree possedessero comunemente oggetti pregiati di questo genere. Ella glielo vers sul capo mentre stava a mensa31 (con riferimento a Ges).

Il gesto assomiglia molto a quello che abbiamo visto nel racconto lucano, anche se in quel caso sembra essersi svolto molto prima della psach in cui Ges fu condannato. Inoltre dal racconto lucano la donna pu essere identificata nella persona di Maria Maddalena, mentre Marco e Matteo la lasciano del tutto anonima. La conclusione, in ogni caso, sempre la stessa: i presenti si sdegnarono per il gesto della donna e Ges ne prese incondizionatamente le difese. credibile che lepisodio sia doppio, praticamente con lo stesso sviluppo dei fatti, sempre nella casa di un certo Simone? Perch i traduttori del vangelo di Luca hanno censurato lalabastro, quasi a voler differenziare questo brano da quello dei vangeli di Marco e di Matteo? Un contributo essenziale al chiarimento della questione ci offerto dal vangelo secondo Giovanni32. Anche qui infatti si parla di un banchetto cui era stato invitato Ges, nel corso del quale sopraggiunse una donna che

presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Ges e li asciug coi suoi capelli33.

poveri!. [10]Ma Ges, accortosene, disse loro: Perch infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me. [11]I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. [12]Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. [13]In verit vi dico: dovunque sar predicato questo vangelo, nel mondo intero, sar detto anche ci che essa ha fatto, in ricordo di lei. [14]Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, and dai sommi sacerdoti [15]e disse: Quanto mi volete dare perch io ve lo consegni?. E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. [16]Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. 30 Mc XIV, 3. 31 Mt XXVI, 7. 32 [Gv XII ,1] Sei giorni prima della Pasqua, Ges and a Betnia, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. [2]E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. [3]Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Ges e li asciug con i suoi capelli, e tutta la casa si riemp del profumo dell'unguento. [4]Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: [5]Perch quest'olio profumato non si venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?. [6]Questo egli disse non perch gl'importasse dei poveri, ma perch era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. [7]Ges allora disse: Lasciala fare, perch lo conservi per il giorno della mia sepoltura. [8]I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me. [9]Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Ges si trovava l, e accorse non solo per Ges, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. [10]I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, [11]perch molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Ges. 33 Gv XII, 3.

La scena contiene caratteri che collegano il racconto lucano a quello degli altri due evangelisti sinottici. Come nella versione di Marco e Matteo, si tratta di olio di nardo, molto prezioso. Come nella versione di Luca, il profumo sarebbe stato versato sui piedi e asciugato coi capelli della donna. La convinzione che, in tutti i casi, si stia parlando dello stesso episodio, si fa piuttosto plausibile. Anche perch la conclusione non cambia nemmeno nella versione giovannea: i presenti si indignarono, criticarono Ges e la donna, il maestro ne prese energicamente le difese. Che difficolt ci pu essere ad ammettere che Luca ha semplicemente anticipato il fatto nella narrazione evangelica? La risposta a questa domanda ci giunge nel momento in cui, leggendo attentamente la versione giovannea, notiamo che essa contiene unidentificazione precisa del tempo, del luogo e dei personaggi. Il tempo sei giorni prima della psach alla cui vigilia Ges fu condannato. In particolare il banchetto si sarebbe svolto nel giorno precedente il suo ingresso messianico in Gerusalemme, quando la gente lo accolse come il liberatore messianico figlio di Davide. Mancava pochissimo alla sua crocifissione. Il luogo il villaggio di Betania, a poco pi di mezzora di cammino dalla citt santa. I personaggi del convivio sono Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti34, nonch le sorelle di lui, Marta e Maria. Proprio questultima sarebbe stata la protagonista del gesto. Normalmente la tradizione cristiana solita chiamarla Maria di Betania. La difficolt consiste nel fatto che le donne col vasetto dalabastro sarebbero state, secondo la tradizione cristiana, Maria Maddalena nel racconto lucano e Maria di Betania nel racconto degli altri tre evangelisti. Ammettere lidentit degli episodi significherebbe ammettere lidentit delle due Marie. Significherebbe scoprire che Maria Maddalena, o Maria di Magdala come a volte definita, la donna che era accorsa al sepolcro ed aveva visto per prima il maestro risorto, altri non era che la sorella di Lazzaro e di Marta, abitante nel villaggio di Betania35. Dopo questi confronti e queste considerazioni ci rendiamo conto che troppo sbrigativo ammettere che per due volte si sia compiuto lepisodio dellunzione, con modalit identiche ma con protagoniste diverse, e che in entrambe le circostanze (se di due circostanze si tratta) il significato sia stato semplicemente quello di un gesto devozionale. Comprendiamo quanto sia necessario approfondire limportanza del villaggio di Betania nella vita di Cristo, e della famiglia che lo accoglieva nella sua casa come fosse stato un parente.

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Gv XII, 1. La liturgia latina (diversamente da quella greca) identifica questa Maria Maddalena con Maria di Betania, sorella di Marta e Lazzaro, e con la peccatrice anonima di cui parla Luca (Lc VII, 36-50) festeggiandola il 22 luglio Dalla voce Maria Maddalena, Santa Grande Dizionario Enciclopedico UTET, a cura di Fedele.

Al Ayzariyah (Betania) Salendo a est di Gerusalemme, per le ripide vie del monte degli ulivi, in breve tempo si giunge alla sommit, dalla quale si pu ammirare una stupenda veduta sulla citt. La spianata del tempio, la moschea doro, le cupole del santo sepolcro e, oltre, i grattacieli della Gerusalemme moderna. Tutto si stende sotto lo sguardo in un panorama di grande respiro. Al giorno doggi ci vuole poco per accorgersi che questa zona palestinese. Iniziando a percorrere le strade che dalla cima del monte scendono verso oriente, si nota la prevalenza di popolazione musulmana, anche se i fianchi della collina sono costellati di conventi e chiese cattoliche. Percorrevo a piedi questo cammino nellestate del 1997 in cerca del villaggio di Al Ayzariyah (casa di Lazzaro), che il Vangelo chiama Betania (casa di Anania), un luogo importante nella vita e negli spostamenti di Ges. Sembra infatti che egli ci abitasse nei periodi di visita alla capitale; probabilmente presso la famiglia di Lazzaro, luomo che avrebbe ricevuto da Ges una iniziazione superiore. Qui il maestro avrebbe seccato un fico colpevole di non avergli dato niente da mangiare36. Qui si sarebbe svolto lepisodio della cena con la deprecata unzione. In realt il villaggio di Betania una chiave di lettura fondamentale della vicenda di Cristo, tanto che a suo riguardo gli evangelisti hanno svolto severe operazioni di censura. Per esempio i redattori sinottici hanno eliminato Lazzaro dalla narrazione con tutta la sua famiglia, e hanno ridotto limportanza del villaggio, facendolo apparire come una localit occasionale senza particolare rilievo nella vita di Ges. Non si commetta lerrore di sottovalutare questi fatti ma, al contrario, ci si renda conto delle loro importanti implicazioni. Erano le prime ore del pomeriggio mentre scendevo sul versante est del colle. Il canto del muezzin si spargeva in quel cielo bruciato e il sole picchiava con tutta la forza dellestate palestinese. Non credetti ai miei occhi nel vedere improvvisamente un cartello, scritto in modo rudimentale, che indicava: Lazarus tomb. Ero arrivato a Betania. In realt mi trovavo in un tipico villaggio palestinese: case bianche, quadrate, disadorne e sparpagliate senza un piano urbanistico; rifiuti disseminati tuttintorno; campi di erba gialla; auto sgangherate posteggiate alla rinfusa; qualche cane randagio che vagava per le vie. A ridosso della tomba di Lazzaro, lungo una strada in discesa, cera una piccola ma graziosa moschea. Mi sono affacciato sul presunto loculo e ho riconosciuto il trabocchetto per i turisti: una cavit posticcia scendeva nel sottosuolo, una ripida scala si inerpicava in questo budello illuminato da qualche misera lampadina. Accanto si trovava un negozietto di souvenirs. Il padrone mi aveva gi individuato e domandava insistentemente: - Italiano? Italiano? -.
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Mc XI, 12-14.

Se veramente volevo vedere Betania, il villaggio di cui si parla nel vangelo, non mi restava che chiudere gli occhi e lasciare che fosse limmaginazione a cancellare le automobili e le strade asfaltate, sostituendole con abitazioni antiche, allombra dei fichi, degli ulivi e delle viti, immerse nel silenzio del pomeriggio estivo, fra i belati delle capre e lodore delle stalle. La Betania di oggi, tranne lubicazione, non ha niente della Betania di Ges. In seguito ho ripreso il cammino del ritorno senza risalire la sommit del monte, bens seguendo il percorso pi breve, dove probabilmente passava Ges, quando di mattina lasciava il villaggio in cui aveva trascorso la notte e raggiungeva Gerusalemme. Qui, lungo la fiancata meridionale del monte degli ulivi, c un punto in cui lo sguardo si apre nuovamente a ovest, sulla citt santa, e il muro orientale del tempio di nuovo visibile. Quando gli ebrei ortodossi del tempo presente osservano questo panorama, forse sono portati a voltarsi dallaltra parte, per risparmiarsi lennesima pena di constatare che l, dove sorgeva il tempio di Salomone e, mille anni dopo, il secondo tempio edificato da Erode, oggi domina la cupola doro della moschea della roccia. Si tratta, ai loro occhi, di una pesante profanazione: un dio e un culto estranei hanno stabilito la loro dimora nel cuore di Israele. Qualcosa di simile deve avere provato duemila anni fa luomo che alcuni giudei consideravano latteso messia, mentre muoveva i suoi passi su quella via e gli appariva la visione del tempio, in tutta la maestosa bellezza del paesaggio, invaso dai soldati romani, nonch da sacerdoti conniventi con gli occupatori che facevano da padroni nella casa del Signore. Eppure, alla vigilia di quella fatidica psach, i pellegrini del popolo erano accorsi a decine di migliaia dai pi lontani angoli del paese, accampati intorno a quel tempio profanato, in procinto di lasciarsi raggirare da ministri indegni, i sadducei, che si spacciavano per maestri della sapienza di Israele mentre stringevano accordi col nemico. Quanto rancore nellanimo del rabbi Ges! Non era quella la sapienza a cui il popolo doveva attingere, non era quello lalbero di cui doveva mangiare i frutti. Si trattava di una pianta arida, di una casta sacerdotale senza giusta autorit. Allora gli venne in mente il Rotolo della guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre37, che ben conosceva, e del castigo che avrebbe rimosso gli empi dal seme di Israele. Decise che nessuno in eterno avrebbe mai pi mangiato dei frutti di quellalbero. E fu cos che sulla via di Betania il fico fu giudicato sterile38.

Uno dei celebri manoscritti del Mar Morto rinvenuto a Khirbet Qumran e attribuito alla setta essena. [Mc XI, 12-14] La mattina seguente, mentre uscivano da Betnia, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicin per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trov altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: Nessuno possa mai pi mangiare i tuoi frutti. E i discepoli l'udirono.
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Lingresso trionfale in Gerusalemme Per inquadrare storicamente il senso delle cose che abbiamo detto finora indispensabile collegare la cena di Betania con lingresso messianico in Gerusalemme. Questultimo episodio ricordato dai cristiani di oggi con la festa detta domenica delle palme, che si celebra esattamente una settimana prima di Pasqua. In genere non se ne chiarisce adeguatamente il significato, immaginandolo solo come unespressione di giubilo popolare nei confronti del maestro Ges. Leggendolo attentamente scopriamo che la folla non si limitava ad accogliere la figura amata di un profeta, ma esultava per lavvento del tanto atteso messia che avrebbe dovuto risollevare le sorti del paese, cacciando i nemici e facendosi re in Gerusalemme:

Il giorno seguente [successivo al banchetto di Betania, n.d.a.], la gran folla che era venuta per la festa, udito che Ges veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e usc incontro a lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re dIsraele! Ges, trovato un asinello, vi mont sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro dasina (Gv XII, 12-15),

Ora questo avvenne perch si adempisse ci che era stato annunziato dal profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su unasina (Mt XXI, 4),

Osanna al figlio di Davide (Mt XXI, 9),

Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide (Mc XI, 10),

Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore (Lc XIX, 38),

A conferma di tale interpretazione notiamo che levangelista Matteo ha collegato esplicitamente lepisodio ad una profezia di stampo messianico. Limmagine del re che torna nella sua citt, umilmente seduto in groppa ad unasina, ricavata dal profeta Zaccaria39. Il fatto che gli ebrei avevano subito per secoli diverse dominazioni straniere. Il grande regno delle dodici trib unificate, creato da Davide, al quale Salomone aveva dato un tempio, si era presto scisso in due (regno di Giuda a sud e regno di Israele a nord) e poi era stato conquistato dagli assiri,
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[Zc IX,9] Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina.

dai babilonesi, dai persiani, dai greci ed infine dai romani. Nel corso di questi secoli era maturata la speranza che un emulo del famoso re Davide, suo discendente diretto, avrebbe sconfitto gli stranieri e ripreso il trono di Israele, per dare agli ebrei un regno libero e felice. La parola che indica tale personalit messia, per la semplice ragione che il termine ebraico mashiah (o laramaico meshiha), che significa letteralmente unto, rappresenta colui che attraverso una cerimonia ufficiale di unzione viene eletto re di Israele. A suo tempo il pastorello Davide, che era riuscito a strappare il potere dalle mani di Shaul mille anni prima di Cristo, fu cosparso di olio profumato per mano del profeta Samuele e, con questa cerimonia ufficiale, investito re sul trono di Gerusalemme:

Riempi il corno d'olio e va! Io ti mando da Isai, il betlemita, perch mi sono scelto un re tra i suoi figli40;

Il Signore disse: - Ors, ungilo perch lui! - Samuele prese dunque il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli. E lo spirito del Signore, da quel punto in avanti, si pos sopra Davide41 In greco messia, o unto, si dice , o , espresso in latino con christus, anche chrestus e, in italiano, con cristo. Ora, poich in conseguenza dellunzione di Betania si scaten un putiferio, con espressioni vivaci di collera e di dissenso da parte degli invitati alla cena, possiamo intuire che lunzione voleva avere il significato che le proprio, ovverosia una dichiarazione pubblica della personalit messianica delluomo che il giorno dopo sarebbe entrato trionfalmente in Gerusalemme, acclamato dal popolo come il re, figlio di Davide. Evidentemente le proteste dei convitati erano dovute al fatto che alcuni non approvavano il piano messianico di Ges e dei suoi seguaci. Esattamente come era gi successo quando Ges si era dichiarato messia nella sinagoga della sua citt, destinatario in prima persona delle profezie bibliche, ed aveva rischiato di essere giustiziato da una folla infuriata42. Lidea che il brano fosse un semplice omaggio, offerto dallentusiasmo di una devota, inizia a tramontare, sostituita dalla scoperta che i testi evangelici nascondono molte sfumature di significato, deliberatamente velate, quando non degli autentici tentativi di mascherare la verit. Una di queste verit oscure quella che Ges non era semplicemente un maestro spirituale, che richiamava gli uomini ad ascoltare la voce del Signore e a seguire la legge dellamore. I vangeli
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I Sam XVI, 1. I Sam XVI, 12-13. 42 Lc IV, 16-30

come li leggiamo oggi, come documenti filtrati attraverso la dottrina del concilio di Nicea, nello sforzo di negare il ruolo messianico di Cristo finiscono paradossalmente per confermarlo.

Il processo a Ges Consideriamo lepisodio relativo allarresto di Ges, e al processo che sarebbe stato condotto contro di lui dalle autorit ebraiche. Lanalisi dei testi evangelici mette in mostra importanti differenze fra il gruppo sinottico (vangeli secondo Marco, Matteo e Luca) e il quarto scritto (vangelo secondo Giovanni). Innanzitutto possiamo notare che i tre vangeli sinottici concordano sullesistenza di un processo giudaico, ed anche sulle accuse, i testimoni e la sentenza finale: una condanna a morte per il reato di blasfemia, dal momento che Ges si sarebbe dichiarato in pubblico figlio di dio. Relativamente a questa presentazione dei fatti sorgono immediate alcune obiezioni. Per esempio, un autore tedesco, il dr. Weddig Fricke43, ha pubblicato un lavoro in cui si mostra limpossibilit, secondo lantica legge giudaica, di condurre unazione legale nei termini descritti dai vangeli sinottici. Queste sono alcune delle sue principali considerazioni: le azioni legali non potevano essere condotte..

1- in unabitazione privata, ma solo nellarea del tempio chiamata beth din, la sede del grande sinedrio, a maggior ragione per i reati capitali, 2- di notte, 3- durante la vigilia di una festivit, 4- inoltre, la sentenza non poteva essere pronunciata sulla base di confessioni estorte, 5- e le sentenze di morte dovevano essere pronunciate quando erano passate almeno 24 ore dal dibattito.

In aggiunta consideriamo il fatto che essersi dichiarato figlio di dio probabilmente non era un crimine di blasfemia, n poteva costituire un reato passibile di pena capitale. Infatti l'espressione "figlio di dio" era comune e poteva essere usata per indicare qualunque persona umana: tutti gli ebrei, secondo la torah, erano figli di dio. Tuttal pi poteva indicare una persona molto devota, o qualcuno che era stato iniziato ad una condizione di santit e aveva preso voti religiosi, come i cosiddetti "nazirei". Nella lingua ebraica erano comuni espressioni come "figlio della verit", "figlio della luce", "figlio delle tenebre", ecc...
Questi e molti altri fattori fanno pensare che gli evangelisti sinottici, nel descrivere un presunto processo davanti alle autorit ebraiche, abbiano creato una versione che rispettava determinati presupposti dottrinari, ideologici e, perch no, politici, che a loro stavano a cuore.

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W. Fricke, Il caso Ges, Rusconi, Milano, 1989.

Molto diversa dalla presentazione sinottica appare la versione offerta dal quarto vangelo: la prima infatti sostiene che al momento dell'arresto era intervenuta una folla di persone non ben identificate, mandate dalle guardie del sommo sacerdote, e non parlano di colui che aveva tentato una resistenza armata. Al contrario il quarto vangelo dice che si trattava di una "cohors" in latino, speiran in greco, agli ordini di un "tribunus" in latino, chiliarcos in greco, ovverosia di un corpo militare romano di 600 uomini44, e dice chiaramente che ci fu un tentativo di resistenza, del quale fu protagonista anche Pietro, che aveva una spada pronta, con la quale recise di netto l'orecchio di una delle guardie. Da ci possiamo dedurre che l'intervento era stato voluto da Ponzio Pilato, altrimenti la coorte romana non si sarebbe mossa, in piena notte, solo per catturare un predicatore ebreo inviso allortodossia del tempio. Si trattava di unoperazione militare intesa alla repressione di una sommossa, ed proprio questo il fatto che, al momento della redazione sinottica doveva essere opportunamente censurato. I vangeli sinottici dicono che Ges sarebbe stato immediatamente portato, notte tempo, nella casa del sommo sacerdote Caifa, mentre il quarto vangelo sostiene che Ges sarebbe stato portato in casa di Anna, suocero di Caifa. I vangeli sinottici dicono che Ges, in casa di Caifa, sarebbe stato sottoposto ad un processo ma, chiuso nel suo mutismo, non avrebbe aperto bocca n risposto ad alcuna domanda, eccezion fatta per una secca affermazione nel momento in cui gli venne chiesto se era il "figlio di dio", a questo punto il processo sarebbe giunto rapidamente alla conclusione con lemissione di una sentenza capitale. Invece, stando alla versione offerta dal quarto vangelo, non ci sarebbe stato alcun processo di fronte agli ebrei, Ges avrebbe parlato, rispondendo alle domande informali che gli venivano rivolte e avrebbe preso parte ad una discussione ma, naturalmente, poich non si trattava di un procedimento giudiziario formalmente valido, non sarebbe stata pronunciata alcuna sentenza. La situazione descritta appare come il prologo alla successiva consegna nelle mani del prefetto Ponzio Pilato, la qual cosa confermerebbe che tutta l'operazione non era stata concepita e voluta dagli ebrei, ma dai romani, in eventuale accordo con i sacerdoti. Che cosa abbiamo evidenziato per ora? Due cose principali: la prima il fatto che i Vangeli sinottici sembrano intenzionati a far apparire l'azione contro Ges come il frutto di una volont degli ebrei. Ci nondimeno, avendo rappresentato un processo e una condanna del tutto irregolari, ed avendo operato censure che mancano nel quarto vangelo, insinuano il sospetto che la loro versione modifichi deliberatamente la sostanza degli eventi perch deve attribuirne la responsabilit ai giudei, mentre i romani devono risultare scagionati. La lettura del quarto vangelo offre, al contrario, ragionevoli elementi per pensare che l'azione contro Ges fosse voluta e realizzata
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Gv XVIII, 12.

sostanzialmente dai romani, lasciando intuire, con molta verosimiglianza storica, che il ruolo degli ebrei non si sia spinto oltre la connivenza opportunistica delle autorit del tempio. Basta riflettere sul modo in cui abitualmente venivano trattati i bestemmiatori: venivano forse catturati dai soldati romani? Erano consegnati al prefetto Pilato perch li sottoponesse ad una procedura romana? Venivano frustati dai romani e poi crocifissi? Niente di tutto questo. I bestemmiatori, riconosciuti come tali dopo un regolare procedimento davanti alle autorit ebraiche, venivano lapidati e ai romani di queste beghe non importava niente. Gli stessi scritti del nuovo testamento parlano di lapidazioni nel corso delle quali i romani non sono stati chiamati in causa. Non si pu rigirare la frittata quando e come si vuole.In pratica i sinottici hanno raddoppiato il procedimento giudiziario parlando di un primo processo di fronte agli ebrei, e di un secondo processo di fronte al prefetto romano. Dunque confrontiamo la versione secondo Matteo del processo che si sarebbe svolto nella casa di Caifa, con la versione secondo Marco del processo che sarebbe stato condotto da Pilato nel pretorio:

Processo giudaico (Mt XXVI, 62-64)

Processo romano (Mc XIV, 4-5, 2)

Allora il sommo sacerdote gli disse: Non rispondi nulla? Ma Ges taceva Allora il sommo sacerdote gli disse: Sei tu il Cristo? Gli rispose Ges: Tu lhai detto

Pilato lo interrog di nuovo: Non rispondi nulla? Ma Ges non rispose Allora Pilato prese ad interrogarlo: Sei tu il re dei Giudei? Ed egli rispose: Tu lo dici

Sembrano la copia luno dellaltro. In palese contrasto col racconto del quarto evangelista secondo cui, come abbiamo gi detto, di fronte al sommo sacerdote non ci sarebbe stato alcun processo. Insomma, la fonte sinottica mostra l'esigenza di spostare la responsabilit della condanna di Ges, ed per questo che antepone al procedimento di fronte a Pilato un analogo fittizio svoltosi in casa del sommo sacerdote. Evidentemente la responsabilit romana avrebbe avuto implicazioni di carattere politico che non potevano essere tollerate dagli autori sinottici. Perch i romani avrebbero dovuto temere cos tanto Ges? Si trattava di un pericoloso capo ribelle?Prendiamo ancora in considerazione il motivo che, nella versione sinottica, avrebbe portato Ges ad una condanna a morte: il fatto di essersi dichiarato "figlio di dio". Si tratta, in realt, di un pretesto funzionale al trasferimento della responsabilit. Anche qui possiamo individuare una pesante operazione di censura. Infatti, se ci domandiamo come suonava lespressione figlio di dio nell'idioma aramaico che era parlato in Palestina a quel tempo, dobbiamo per prima cosa osservare che presso gli ebrei il nome di dio era tab, e lo tuttora. Nessuno pu pronunciare la parola YHWH pertanto, ogni qual

volta fosse necessario rivolgersi o riferirsi a dio, erano usati termini sostitutivi come adonai, eloah, altissimo, signore, padre, ecc... Proprio quest'ultimo termine (che in ebraico si dice abb), era quello usato da Ges e comunemente riportato nei testi evangelici. Basta osservare questa frase dal vangelo secondo Marco: "e diceva: - Abb, Padre, tutto possibile a te"45

Esempi del genere sono numerosi. Dunque, lespressione "figlio di dio" era, in realt, "figlio del padre", che nella liturgia latina si conservata come "filius patris" mentre in aramaico resa dalle parole bar (figlio), e abba, (padre): bar abba, anche in forma compatta: barabba. In pratica, ci che noi conosciamo come "Ges, figlio di dio", diventa in aramaico Jeshu barabba. Ovviamente questa parola ci ricorda il nome del prigioniero che sarebbe stato liberato al posto di Ges, cio Barabba. In realt, questo fortunato personaggio non si chiamava Barabba, ma "era detto" o "soprannominato" (legomenos) Barabba. Abbiamo modo di conoscere il suo vero nome? Si, perch alcuni antichi manoscritti del Vangelo di Matteo, risalenti al quarto secolo, riportano lespressione Iesous Barabbas; l'autore del testo non avrebbe fatto altro che trascrivere in caratteri greci l'espressione aramaica Jeshu barabba, che sta per Ges figlio di Dio46.Perch nelle traduzioni effettuate dal quarto secolo in poi si preferito lasciare anonimo Barabba, anzi, si lasciato credere che questo fosse il suo vero nome, piuttosto che un titolo? Che cosa si nasconde dietro al racconto che presenta, nel corso del processo svoltosi di fronte a Ponzio Pilato, due personaggi di cui uno sarebbe stato Ges figlio di dio (cio Jeshu barabba), condannato e giustiziato, e l'altro Ges Barabba (cio Ges figlio di dio), scarcerato? Perch i cristiani non sanno che barabba l'equivalente aramaico dell'italiano figlio di dio? Perch la chiesa sembra costretta a trasmettere le sue verit nascondendo la verit? La questione comincia a riempirsi di clamorosi enigmi. Anche se, fra le tante cose che non riusciamo a capire, ce n' una che, invece, appare molto chiara: la narrazione evangelica della passione di Cristo densa di censure e di stratagemmi letterari finalizzati a distorcere alcuni importanti aspetti storici relativi ai modi e ai motivi per cui Ges sarebbe stato arrestato, processato, condannato e giustiziato. Altri sospetti sull'attendibilit dei racconti evangelici riguardano il fatto che la tradizione spiega la consegna di Ges a Pilato da parte degli ebrei con la scusa che questi non potessero eseguire le sentenze di morte. Ma le evidenze mostrano questi fatti:

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Mc XIV 36

1 - Erode ha eseguito innumerevoli sentenze a carico di ebrei; 2 - la famosa adultera del brano "chi senza peccato scagli la prima pietra"47 stava per essere lapidata dagli ebrei e si potuta salvare solo grazie all'intervento di Ges; 3 - San Paolo ha eseguito la condanna per lapidazione del primo martire cristiano, Santo Stefano (o comunque vi ha assistito); 4 - Giovanni il battista stato giustiziato dagli ebrei; 5 - all'indomani della morte di Ges i sinedriti minacciarono gli apostoli di condanna a morte; 6 - l'apostolo Giacomo stato lapidato a Gerusalemme dagli ebrei; 7 - lo stesso Ges, a quanto dice il quarto vangelo, era stato minacciato pi volte di essere lapidato dagli ebrei48.

Insomma le testimonianze evangeliche delle esecuzioni compiute dagli ebrei sono numerose; si tratterebbe di bugie se poi si sostiene che gli ebrei non avessero la facolt di giustiziare Ges e per questo avrebbero dovuto consegnarlo nelle mani del boia romano. Le incongruenze testimoniano la necessit degli evangelisti di dimostrare che, sebbene Ges sia stato giustiziato dai romani con una tipica esecuzione romana, la crocifissione, e con un ben preciso capo daccusa, la sedizione, i romani rimangono comunque innocenti della sua morte mentre i colpevoli sarebbero gli ebrei, suoi unici veri nemici. Limmagine di Ponzio Pilato che supplica il popolo di liberare Ges, mentre la gente si ostina a gridare - Crocifiggilo! Crocifiggilo! -, quanto mai inammissibile, e ben lo sanno quelli che conoscono il carattere e il comportamento politico del praefectus Iudaeae. Quanti cristiani hanno studiato attentamente il periodo storico in questione? Hanno chiarito se esisteva la consuetudine di liberare un prigioniero in occasione della festa ebraica49? Hanno letto gli scritti degli storici ebrei Filone Alessandrino e Giuseppe Flavio, contemporanei di Ges? Hanno notato che costoro non parlano di un simile uso, e dipingono Pilato come uno spietato amministratore che non si mai sottomesso alla volont popolare dei giudei ma, al contrario, ha governato con cinismo e polso di ferro. Nel caso di Ges, invece, Pilato insiste per liberare il giovane profeta ma, di fronte alla risolutezza del popolo inferocito, si dichiara sconfitto e annuncia candidamente:

Novum Testamentum Graece et Latine, a cura di Augustinus Merk, Ist. Biblico Pontificio, 1933, pag. 101. Gv VIII, 7 48 Gv X, 31-33; Gv XI, 8. 49 Eventualmente lamnistia non poteva certo essere applicata in occasione di una festa ebraica su un condannato a morte per il reato di sedizione. Lamnistia era applicata in occasione delle feste romane e nei confronti dei colpevoli di reati minori.
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Io me ne lavo le mani, non io, ma voi siete responsabili di questo sangue innocente!50.

A questo punto, in bocca agli ebrei posta una frase alquanto significativa: Il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli!51,

offrendo cos una giustificazione ideologica alla diaspora, alle persecuzioni da parte dei cristiani, alla santa inquisizione, al marchio infamante "perfidi giudei", ai duemila anni di antisemitismo della chiesa romana. E dopo aver letto ci, si continua a credere che i vangeli sinottici sarebbero stati scritti, cos come li possediamo oggi, da umili ebrei, testimoni oculari dei fatti. Chi ha scritto i vangeli che la chiesa definisce canonici aveva un preciso obiettivo, screditare la razza giudea e riempirla di infamia per avere voluto la morte del "figlio di dio". Questa redazione grida con forza la sua appartenenza ad un contesto cristiano che si era gi staccato dal giudaismo e si rivolge a lettori che fanno parte del mondo gentile greco e romano. I suoi legami col giudeo cristianesimo di ambiente palestinese si sono gi assottigliati e consistono nel fatto di prelevare frammenti della figura di Ges, per assemblarli con estrema libert, secondo una concezione teologica che pu esistere solo dopo avere modificato la realt storica. Eppure, se c' qualcuno a cui spetta l'infamia di aver voluto la morte di Ges, ne siamo certi, non agli ebrei ma ai romani, che a quel tempo avevano annesso la Palestina al loro impero e avevano sottomesso i suoi abitanti quali sudditi del potere imperiale. E che erano molto attenti a reprimere ogni movimento di liberazione nazional-religiosa, specialmente in un paese cos difficile da soggiogare. Un paese in cui, da secoli, le profezie parlavano di un messia-re, figlio di Davide, il quale avrebbe dovuto ripetere le gesta dell'antico sovrano che aveva creato il regno unito delle dodici trib di Israele. Un paese in cui i movimenti messianici (gli esseno-zeloti) si erano risvegliati come mai prima di allora. Cos' dunque che i redattori evangelici avrebbero voluto nascondere con la loro manipolazione storica? In questo, l'abbiamo capito, si nasconde la verit che cerchiamo. Essa consiste nel fatto che luomo giustiziato da Pilato non ha mai inteso fondare una religione extragiudaica, non ha annullato l'antico patto di YHWH col suo popolo, non ha predicato ai non circoncisi. Egli nato, cresciuto, vissuto, ha operato ed morto come ebreo, del tutto intenzionato a rimanere tale. Cristo stato preso di mira dai romani, processato e giustiziato, perch i movimenti messianici del tempo avevano individuato in lui il destinatario delle profezie messianiche: il santo del signore, il figlio di
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Mt XXVII, 24

Davide, l'unto di YHWH che avrebbe restituito la casa di Israele ai suoi figli, togliendola agli usurpatori pagani, alla odiata stirpe dei monarchi erodiani e alla corrotta casta sacerdotale dei sadducei. Un uomo cos non poteva che finire i suoi giorni sul patibolo romano. Dapprima schernito con un drappo rosso addosso e una corona di spine sul capo, a simulare la presunta dignit regale, poi inchiodato sulla croce, con la scritta trilingue che cos recitava: Wa Melek ha Yehudim Basileus ton Ioudaion - Rex Iudaeorum, il cui significato evidente: il re dei Giudei52, condannato perch colpevole contro l'autorit imperiale, avendo tentato di ristabilire la dinastia di Davide sul trono di Israele.
Poco dopo l'esecuzione dell'aspirante Messia, un certo Shaul, nativo di Tarso in Anatolia, ebreo della diaspora, avvezzo alla convivenza pacifica coi greci e coi romani e motivato pi al compromesso che non allo scontro frontale, intu che era a dir poco pericolosa l'interpretazione tradizionale e radicale delle profezie messianiche, secondo cui un conflitto diretto contro la potenza imperiale avrebbe dovuto risolversi trionfalmente, non ostante la disparit di forze, grazie all'appoggio sovrannaturale. Shaul, che noi chiamiamo San Paolo, sapeva bene che i romani si sarebbero spazientiti e avrebbero adottato una soluzione risolutiva contro lostinazione ribelle di questa provincia orientale. Lo pensavano anche i Sadducei i quali, ricchi e pieni d'autorit e di prestigio, preferivano mantenersi su posizioni conniventi coi dominatori stranieri,. Aveva ragione Paolo a temere la catastrofe come conseguenza del fondamentalismo messianista, infatti questa si avver puntualmente nellanno 70 del primo secolo, quando i romani massacrarono decine di migliaia di ebrei, distrussero Gerusalemme, saccheggiarono il tempio e deportarono i sopravvissuti come schiavi.

Condividendo l'opinione dei conservatori giudei il fariseo Shaul, in un primo tempo, fu un accanito persecutore dei messianisti (cio dei chrestianoi = cristiani); ma, in un secondo tempo, comprese che questa strada non avrebbe frenato i fanatismi nazional-religiosi. Anche le vicende del nostro tempo mostrano dolorosamente che la repressione non pu avere ragione di queste forme di integralismo, le quali si rivelano al di l di ogni controllo. Cos Shaul matur il convincimento che non era utile opporre le armi o la forza contro il fondamentalismo esseno zelotico, bens che occorreva combattere le idee con altre idee. Infatti il fanatismo etnico-religioso soddisfa un'esigenza interiore radicata nel senso dellidentit collettiva e nellorgoglio popolare, e l'unica cosa che possa competere con ci un'altra immagine interiore, un'altra idea capace di soddisfare lesigenza di identit e di autostima che non siano semplicemente quelle tribali e di appartenenza al gruppo. Paolo giunse alla persuasione che l'unico modo per combattere la pericolosit della speranza messianica di Israele era quella di creare una speranza di salvezza ancora pi elevata: l'idea di una salvezza spirituale universale, operata da un salvatore che non dovesse riscattare la casa di Israele dalla sottomissione ai romani, ma tutto il genere umano, specialmente i poveri, gli umili, gli
51 52

Mt XXVII, 25 Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. Mc XV, 25-27.

oppressi, i deboli, i malati, i sofferenti, dalla sottomissione al male. Di esperienze spirituali e religiose cresciute su questa tematica il mondo precristiano era gi abbondantemente dotato. E fu cos che Shaul reinvent di sana pianta, sulle spoglie del vecchio messia, reale ma politicamente fallito, e sui modelli dei salvatori spirituali orientali, come il soter dei greci, il saoshyant dei persiani e il buddha degli indiani, la figura di un nuovo messia, immaginario ma vincente: nostro signor Ges Cristo, il risorto. stata una composizione teologica geniale. Punto di convergenza sincretistica di numerose componenti religiose: egiziane, ebraiche, elleniche, persiane e indiane. Destinata a diventare la guida spirituale dello sviluppo della civilt occidentale. Anche se Shaul non pensava che ci potesse verificarsi in una misura cos vasta. In pratica, possiamo dire che non fu lui a convertirsi sulla via di Damasco, ma fu il giudeo cristianesimo legato alle antiche profezie messianiche che trov una nuova dimensione capace di proiettarlo non solo verso il futuro di Israele, ma verso il futuro dell'umanit intera. Compiuta questa revisione ideologica e teologica, che evidentemente trov molta pi rispondenza popolare che non la fede originale dell'aspirante messia di Israele e dei suoi seguaci, la casa di Israele e gli ebrei tradizionalisti (attaccati al loro ideale nazional-religioso) furono visti in ambiente gentile come una zavorra che impediva lo sviluppo del neocristianesimo paolino. Non solo, ma l'immagine dell'aspirante messia storico e del suo sacrificio patriottico erano un ostacolo all'immagine del messia universale, apolitico, puramente spirituale, che prometteva una salvezza nel regno dei cieli, non nei regni della terra.

Il Cristo re dei giudei In cima alla croce su cui Ges fin di respirare, soffocato dal dolore ma ancor pi dalla posizione che impediva i movimenti del torace, era stata affissa uninsegna con la ragione della condanna:

Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: Questi Ges, il re dei Giudei53.

In pratica, il procuratore (praefectus) Ponzio Pilato aveva riconosciuto nelluomo arrestato il grave reato di sedizione e di essersi attribuito illegittimamente lautorit regale. Ai suoi occhi Ges era semplicemente un capo di quei latrones, o sicarii, (in greco lestes o zelotes) che tanto filo da torcere davano ai romani nel governare questo angolo ribelle dellimpero. Anzi, era proprio laspirante al trono di Israele che, rivendicando unautentica discendenza davidica, reclamava il diritto di regnare al posto degli usurpatori della famiglia erodiana. I cristiani di oggi sono educati a credere nella figura demessianizzata di Ges. Lo vedono come unincarnazione divina, generata nel ventre di una vergine, che muore e risuscita proponendo ai fedeli il rito teofagico della carne e del sangue eucaristici. Ma si tratta di un modello completamente degiudaizzato, coerente con innumerevoli tradizioni in voga nellimpero e persino con alcuni cosiddetti culti misterici, ellenistici e orientali. Di sapore spiccatamente sacrilego in ambiente ebraico e, ancor pi, nel contesto del pensiero messianico. Nessun credente facilmente disposto ad ammettere che questa immagine il risultato di una lunga e complessa operazione teologica, culminata allinizio del quarto secolo col concilio di Nicea. Tutto ci non ostante le tracce rimaste nei racconti evangelici che, se sapute leggere e interpretare, testimoniano la natura messianica del ruolo di Ges. Innumerevoli volte, come gi abbiamo detto, Ges definito figlio di Davide, a sottolineare la sua appartenenza alla linea dinastica regale. Nel racconto della nativit di Matteo lo stesso Erode teme che la nascita del fanciullo designato possa mettere in pericolo la sua posizione sul trono. La nascita betlemita, raffigurata tanto da Matteo che da Luca, costituisce un requisito di autentificazione della dignit regale: Davide era nato a Betlemme dieci secoli prima, al compimento del millennio il nuovo messia liberatore doveva aver visto la luce in quello stesso piccolo villaggio della Giudea.

53

Mt XXVII, 37.

Ovviamente si tratta di pura leggenda. Ges non nato n a Betlemme, n a Nazareth54. Si legga ora questo brano di Luca:

entr, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alz a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trov il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libert gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotol il volume, lo consegn all'inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominci a dire: - Oggi si adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi - ... All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della citt e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro citt era situata, per gettarlo gi dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne and55. Il brano di Isaia56 cui si fa riferimento una profezia messianica, nella quale si parla di unzione e di liberazione degli oppressi. Ges ha avuto il coraggio di proclamarsi destinatario della profezia suscitando, anche questa volta, la collera dei presenti. Le ragioni di tale sdegno avevano un duplice carattere. Alcuni potevano considerare la pretesa un atto blasfemo, ma la ragione principale risiede nel fatto che il popolo degli ebrei comuni aveva un terrore folle della repressione romana e, soprattutto, delle rappresaglie che gli occupanti mettevano in atto contro i villaggi nei quali si era svolta qualche attivit sediziosa, o si sospettava che si nascondessero gli zeloti, con la protezione dei cittadini. Questo episodio totalmente assente negli altri Vangeli, come altri importanti dettagli presenti solo nello scritto lucano. Uno di questi costituito dalle accuse che i giudei contestarono a Ges, nel momento in cui lo consegnarono a Ponzio Pilato:

Vedi le mie precedenti pubblicazioni: Cristo, una vicenda storica da riscoprire e Ges e i manoscritti del mar morto. 55 Lc IV, 16-30. 56 [Is LXI, 1-4] Lo spirito del Signore Dio su di me perch il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libert degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l'anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell'abito da lutto, canto di lode invece di un cuore mesto. Essi si chiameranno querce di giustizia, piantagione del Signore per manifestare la sua gloria. Ricostruiranno le vecchie rovine, rialzeranno gli antichi ruderi, restaureranno le citt desolate, devastate da pi generazioni.

54

Tutta l'assemblea si alz, lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re. Pilato lo interrog: Sei tu il re dei Giudei?. Ed egli rispose: Tu lo dici. Pilato disse ai sommi quest'uomo. Ma sacerdoti e alla folla: Non trovo nessuna colpa in

essi insistevano: Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la

Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui57.

Se confrontiamo i due brani troviamo alcuni importanti elementi di concordanza. In entrambi, infatti, Ges appare caratterizzato da una spiccata personalit messianica. Nel primo egli stesso che se la attribuisce, scatenando lira dei presenti; nel secondo sono i giudei che gliela attribuiscono, usandola come accusa di fronte al prefetto romano. In particolare notiamo che i termini dellaccusa creano un forte parallelismo fra Ges e il rivoluzionario zelota Giuda di Gamala. Costui, catturato e giustiziato dai romani nel 6/7 d.C., era detto Giuda il galileo, sebbene non fosse affatto galileo, ma golanita, perch le sue prime famose azioni sovversive furono compiute a Sefforis, in Galilea, dove aveva fatto saccheggiare gli arsenali regi per armare i suoi seguaci. Da allora il movimento zelota assunse lappellativo galilei che, tra laltro, indicava anche il movimento dei seguaci di Ges. Fra i temi fondamentali dellazione di Giuda troviamo: lopposizione al pagamento del tributo ai romani, nel quale egli individuava un atto offensivo nei confronti di YHWH, unico e vero Signore di Israele; lambizione regale; il tentativo di sollevare il popolo contro gli invasori. Lostilit che alcuni giudei mostrarono nel momento in cui, durante la cena di Betania, fu compiuto il rito dellunzione messianica nei confronti di Ges, non dovuta al fatto che essi non desiderassero la liberazione di Israele dal giogo straniero, ma al fatto che il tentativo di effettuare una rivolta nel corso della psach appariva ai loro occhi come unimpresa rischiosa, anzi disperata, che avrebbe potuto provocare un inutile massacro di ebrei. Per non parlare poi di coloro che, conniventi coi romani, avevano trovato una comoda posizione nello stato di fatto e godevano di privilegi che non solo avrebbero perduto, se la rivolta avesse avuto successo, ma che sarebbero stati giustiziati dai ribelli come traditori. Basti osservare alcune frasi presenti nel vangelo di Giovanni:

Se lo lasciamo fare cos, tutti crederanno in lui e verranno i romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione58,

Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che perisca un uomo solo per il popolo e non perisca la nazione intera59.
57

Lc XXIII, 1-7

La convinzione dei cristiani di oggi che Ges abbia fondato una nuova religione extragiudaica implica di conseguenza che egli non potesse essere un esponente della speranza messianica, legata allideale strettamente ebraico del regno davidico che avrebbe dovuto essere restaurato. Al contrario, i cristiani moderni considerano il loro caposcuola come un ebreo che si proietta in modo inconsueto verso il mondo gentile, si distacca dallidea che il creatore sia il signore esclusivo della casa di Israele e predica un amore senza confini verso tutto il genere umano, al di l delle distinzioni nazionali e razziali. Ma questo , in realt, il cristianesimo dei secoli successivi, specialmente quello posteriore al concilio di Nicea, di cui il primo embrione fu fornito da San Paolo. Il Cristo storico fu non solo ebreo di nascita e di educazione, ma lo fu rigorosamente nel comportamento e nella fede, come rappresentante di una delle concezioni pi esclusiviste, integraliste e xenofobe dellebraismo del suo tempo: il messianismo davidico. Non c spazio per limmagine di un Ges aperto al mondo extragiudaico dopo avere letto alcune frasi del vangelo. Per esempio, immediatamente dopo avere scelto i suoi dodici apostoli, egli cos li arringa:

Non andate fra i pagani e non entrate nelle citt dei samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele60,

facendo capire che la loro missione era ristretta alluniverso giudaico. Identico significato possiamo dedurre da questaltro episodio

Ges si diresse verso le parti di Tiro e Sidone [Fenicia]. Ed ecco una donna cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: - Piet di me Signore, figlio di Davide. Mia figlia crudelmente tormentata da un demonio - Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorandolo: - Esaudiscila, vedi come ci grida dietro Ma egli rispose: non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele -61.

Da notare che, alle ulteriori insistenze della donna, egli rispose paragonando gli ebrei ai suoi figli e gli stranieri ai cani, e questo non rappresenta certo un esempio di amore universale: Non bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini62.
58 59

Gv XI, 48 Gv XI, 50 60 Mt X, 5-6 61 Mt XV, 21-24 62 Mt XV, 26; Mc VII, 27

Lopposizione fra un ideale ristretto al mondo giudaico e una concezione aperta al mondo gentile si determin dopo la morte di Ges, essendo il primo rappresentato dal comportamento e dalla fede dei discepoli che lo avevano seguito quando era ancora vivo, la seconda dal desiderio di mitigare gli ardori rivoluzionari e di trasformare lanelito alla salvezza da una questione politica e religiosa strettamente ebraica ad una visione etica e spirituale pi universale. Gli Atti degli Apostoli testimoniano, cercando goffamente di mitigarlo, il grave contrasto fra uomini come Giacomo e Simone, da una parte, e Shaul-Paolo, dallaltra. In particolare sulla questione della circoncisione, in quanto i primi non accettavano che nella comunit dei fedeli potesse essere ammesso un non circonciso, mentre Shaul-Paolo mostrava una totale disponibilit verso i non ebrei.

Ges e gli esseno-zeloti Nel periodo in cui Cristo visse e si fece presente nella vita pubblica, la comunit monastica di Qumran ebbe sviluppi decisivi. Sappiamo che la cittadella localizzata in pieno deserto di Giuda, poco a sud di Gerico, in prossimit della riva nord occidentale del Mar Morto, era stata gravemente danneggiata da un terremoto nel 31 a.C., il quale aveva provocato un certo sbandamento nella setta essena. Poco sappiamo dei qumraniani nel periodo del regno di Erode il grande, mentre per quanto riguarda lintervallo di tempo che va dalla morte di Erode (4 a.C.) alloccupazione romana del sito (68 d.C.), abbiamo elementi che ci consentono di riconoscere la crescente connotazione zelotica della confraternita. In quel periodo i monaci di Qumran maturarono la convinzione che il tempo delle profezie messianiche era giunto e che lo scontro finale coi romani era prossimo ad accadere. Essi proclamavano lavvento del regno di dio, come un fatto imminente, con un significato diverso da quello che familiare ai cristiani di oggi. Il regno di dio degli esseno-zeloti era la nuova Israele liberata dagli oppressori stranieri e governata da un re di sangue davidico, unto da YHWH per mano di un degno sacerdote. Tutti i documenti qumraniani (i celebri manoscritti del mar morto) sono carichi di questa tensione, ma uno in particolare, il rotolo della guerra, descrive con cura maniacale le modalit dello scontro fra i puri di Israele, da una parte, e i kittim (romani), dallaltra, insieme agli israeliti impuri. Sono straordinari alcuni parallelismi fra la letteratura del nuovo testamento e quella qumraniana, al punto da mostrare come le concezioni del cristianesimo primitivo, specialmente di quello cosiddetto giudeo-cristiano, non potevano non avere legami profondi con le idee degli autori dei manoscritti del mar morto63. Lanalisi delle identit degli apostoli di Ges offre numerosi indizi di appartenenza al movimento zelota, almeno per alcuni di loro, e mostra persino lesistenza di un intento censorio, che ha caratterizzato la redazione evangelica, diretto a nascondere tali personalit mediante il ricorso a omonimie, accorgimenti verbali, omissioni, cambiamenti di nomi, sdoppiamento di personaggi e cattive traduzioni64. Cos, ad esempio, si pu comprendere che Simon Pietro e Simone zelota, presentati in certi elenchi degli apostoli come due individui distinti, sono in realt la medesima persona. Si pu scoprire, esaminando alcune varianti dei testi in lingua greca, che l'appellativo zelotes poteva accompagnare nomi come Tommaso, o Taddeo. Si vede come alcuni evangelisti hanno
63 64

mascherato

il

compromettente

termine

ebraico

quana

(zelota),

riducendolo

Vedi il libro da me precedentemente pubblicato: Ges e i manoscritti del mar morto, Coniglio Editore, Roma, 2006. Vedi il libro da me precedentemente pubblicato: Cristo una vicenda storica da ricostruire, RM ed., Roma, 1994.

opportunisticamente ad un semplice attributo geografico: cananeo. La stessa cosa per lattributo barjona riferito a Simon Pietro, un altro termine ebraico che indicava gli zeloti, che stato trasformato in figlio di Giona. Ma c di pi: alcuni di questi personaggi probabilmente sdoppiati, Simon Pietro e Simone zelota, Giacomo di Zebedeo e Giacomo dAlfeo, Giuda Tommaso e Giuda Taddeo, sono i fratelli carnali di Ges, a dimostrazione del fatto che listituto fittizio dei dodici apostoli era nella realt un gruppo familiare che si attribuiva lappartenenza alla linea dinastica davidica. Insomma, lanalisi dei testi denuncia in modo macroscopico che la redazione evangelica stata caratterizzata da un inequivocabile impegno censorio, realizzato su due piani strettamente legati: lintento di spoliticizzazione, per dissociare Ges dalla causa messianica degli ebrei, e la contraffazione dei suoi rapporti di parentela, per allontanarlo sia dalla famiglia dorigine che da quella acquisita per matrimonio65. Lo studioso americano Robert Eisenman, della California State University, arriva a sostenere che Giacomo il fratello di Ges fosse il maestro di giustizia di cui parlano i documenti qumraniani, che, dopo la crocifissione di Cristo, avesse preso le redini della chiesa primitiva di Gerusalemme, che questa fosse da identificarsi con la comunit essena, e che il suo antagonista diretto fosse ShaulPaolo, definito luomo di menzogna66. Adesso siamo pronti a capire quale operazione si nasconde dietro la descrizione dellunzione di Betania come un semplice occasionale gesto di devozione. Lintento censorio appare pi evidente nei vangeli sinottici che, non solo snaturano il significato dellepisodio, ma cancellano le identit dei personaggi e la collocazione del fatto. Rileggendolo alla luce di quanto abbiamo osservato ci appare motivato non solo lo sdegno dei presenti, ma il fatto che a seguito di tale reazione il discepolo Giuda Iscariota si sia allontanato improvvisamente e sia corso a patteggiare la consegna di Ges. Nel modo in cui i fatti sono presentati, sembra che Giuda abbia deciso di tradire il suo maestro per lo spreco del profumo e dei soldi che si sarebbero ricavati dalla vendita. Questo concatenamento degli eventi, nella loro gravit, appare semplicemente ridicolo. Ma se restituiamo allepisodio il suo senso, ovverosia quello che Ges, preparandosi allimminente ingresso trionfale nella citt santa e a impadronirsi del trono di Davide, sia stato oggetto di un cerimoniale di unzione messianica, il gesto di Giuda trova un contesto nel quale il significato diventa chiaro e plausibile. Il discepolo si sarebbe spaventato di fronte alla grande resistenza che numerosi strati della popolazione giudea opponevano al progetto messianico, avrebbe prefigurato il fallimento dellimpresa e le tragiche conseguenze per i ribelli, e avrebbe cercato di tutelarsi passando dallaltra parte con un tradimento dellultima ora.
65

La prima legata probabilmente a quella di Giuda di Gamala (il galileo), la seconda quella di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria, residenti nel villaggio di Betania. 66 R.H.Eisenman, James the brother of Jesus, Penguin Books, 1997.

Ci non ostante i sediziosi messianisti portarono avanti il loro progetto e, al momento stabilito, si radunarono in armi sul monte degli ulivi, presso il giardino del getsemani. Al giorno doggi, uscendo da Gerusalemme vecchia attraverso la porta orientale, si pu scendere nella valle del cedron e risalire dallaltra parte, sul monte degli ulivi. cosa di pochi minuti. Dopodich ci si trova nel pieno dei pellegrinaggi cristiani: qui c la tomba della vergine, la chiesa delle nazioni, la grotta dellarresto, il presunto giardino del getsemani. Quando sono arrivato personalmente in questo luogo ho sentito il desiderio di fermarmi e di sostare alcuni minuti in contemplazione. Naturalmente non so se quello sia il punto esatto in cui sorgeva lantico frantoio (questo il significato del termine getsemani), a cui fa riferimento la narrazione evangelica quando parla dellassemblea notturna dei discepoli di Ges e del suo arresto; in ogni caso, se anche non lo fosse, non pu essere che una questione di pochi passi pi in l, il versante del monte proprio questo. Anche qui, allingresso del cortile, un check point israeliano sottopone i visitatori ad una modesta perquisizione. Ma il fatto non mi ha disturbato, al contrario, mi ha aiutato a calarmi ancor pi nella realt dei tempi degli zeloti, quando le forze romane erano sempre vigilanti sui movimenti del popolo. Il giardino bello, anche perch a differenza di altri luoghi, dove la vanagloria umana ha voluto lasciare pesanti tracce, lunico intervento stato quello di tagliare lerba e creare qualche vialetto di ghiaia. Per il resto la solennit degli ulivi singolare: sono talmente possenti e grandi da svelare unet plurimillenaria e da lasciare limpressione che si tratti proprio di quelli sotto i quali il figlio di Davide e i suoi seguaci si erano riuniti nella fatidica notte. In quel momento ho chiuso gli occhi e ho cominciato a vedere: innanzi a me sembravano scorrere i fotogrammi di una delle pi influenti pagine della storia umana. Allora correva una data vicina al primo plenilunio successivo allequinozio di primavera. Aprile, con tutta probabilit. Poich le notti gerosolimitane sono ventilate e molto fresche anche in estate (siamo a circa 800 metri di altezza), in primavera sono piuttosto fredde. Alcuni uomini dal passo clandestino, sussurrando poche laconiche frasi, avevano raggiunto il frantoio sul fianco occidentale del monte, avvolto e nascosto nellombra di grandi ulivi. Portavano armi con s; spade, delle quali evitavano attentamente il luccichio prodotto dai raggi della luna piena, la quale ogni tanto faceva capolino fra le piccole nubi che il vento da ovest solito trasportare sulla citt. Il brillare delle lame avrebbe potuto facilmente tradirli. Li abbracciava il silenzio e la solitudine, nonch langoscia di chi va al suo appuntamento con un destino pericoloso e sconosciuto. A meno di duecento metri da loro, al di l del cedron, sulla fiancata del colle sotto le mura del tempio, si stendeva il campo dei pellegrini venuti a decine di migliaia, da lontano, per celebrare la

pasqua nella citt santa. Centinaia e centinaia di tende che riparavano dal freddo le famiglie addormentate su miseri giacigli di paglia. Forse qualche belato di capra, il pianto di qualche neonato, labbaiare di un cane, il fruscio di un gatto che zampettava nelle frasche. La torre antonia, ancora pi in lontananza, si stagliava contro il cielo. Era quello il loro principale obiettivo. Il piano prevedeva pi cose contemporaneamente: la sommossa messianica non poteva avere successo con le semplici forze di un manipolo seppur coraggioso, erano esigue le braccia e le armi, in confronto a quelle dei soldati romani e delle guardie del tempio. Ma la circostanza custodiva una potenzialit enorme: per quanti fossero, i soldati non avrebbero mai potuto tenere testa, specialmente nella confusione della notte, ad una folla di centinaia di migliaia di ebrei, sparsi dappertutto, improvvisamente riforniti di armi, esaltati al grido del messia che era giunto, finalmente, mandato dal padre YHWH in persona per liberare il popolo dei suoi figli. Cos si configurava il progetto dei ribelli. In un angolo appartato del giardino Ges pregava e sudava freddo, lo attendevano la corona di Davide o i chiodi dei romani. Bisognava che alcuni assalissero gli arsenali e ne sfondassero le protezioni affinch la folla potesse rifornirsi di armi. Bisognava far scoppiare alcuni incendi contemporanei per disorientare i romani sulla localizzazione dei focolai di rivolta ed anche per suggestionare il popolo sullestensione della ribellione. Bisognava accendere la scintilla nella moltitudine dei pellegrini, obbligandoli a partecipare, convincendoli che a seguito di una sommossa gi in atto i romani stavano giungendo in forze per massacrarli tutti. Se la paura e limpeto della folla fossero stati scatenati nel modo giusto, e nei tempi giusti, i romani sarebbero stati travolti in breve tempo. Qualcuno di loro, in preda al pi implacabile terrore, sarebbe fuggito verso la campagna. I giudei lo avrebbero raggiunto, agguantato e sgozzato come una capra al sacrificio. Questo era lincubo che disturbava i sogni di qualche centurione, durante le notti trascorse in una terra straniera e nemica, a duemila miglia da casa. Era una partita da giocare nel giro di pochi minuti. Bisognava mostrare la bravura e il tempismo di chi sa sfruttare le dinamiche psicologiche della folla, nonch del panico e dellesaltazione collettiva. Anche i romani lo sapevano. Ed erano strategicamente preparati ad affrontare proprio questa evenienza. Avevano conquistato tutto il mondo conosciuto dalle colonne dErcole allEuropa orientale, dal mare del nord alle dune del sahara. Ed erano esperti di nazioni ribelli e di sommosse popolari: i romani avevano gi disposto che qualcuno li avvertisse prontamente, per poter gettare lacqua sul fienile prima che qualcuno vi gettasse la scintilla. Laspirante messia aveva sbagliato, qualche giorno prima, a inscenare una grande manifestazione, entrando in Gerusalemme come il re di Sion della profezia di Zaccaria, salutato dalla folla in un tripudio di osanna al figlio di Davide. I romani avevano intuito lincombenza di una rivolta.

Fu grazie alla soffiata del traditore che non scoppi alcuna ribelione, che i fuochi non illuminarono la notte di Gerusalemme, che i pellegrini non furono svegliati di soprassalto, che centinaia di loro poterono scampare da sicura morte e risvegliarsi, la mattina dopo, fra i galli che cantavano sotto le mura del tempio, mentre Ges era gi incatenato nelle segrete della torre antonia.

Lazzaro di Betania I racconti evangelici mostrano chiaramente che Betania era il domicilio di Ges, quando costui veniva a Gerusalemme. Ogni sera tornava a Betania e la mattina dopo ripercorreva quel cammino, della durata di poco pi di mezzora, che serviva per raggiungere la citt santa. Il quarto vangelo ci offre valide ragioni per credere che egli risiedesse nella casa di Lazzaro e delle sorelle Marta e Maria. I vangeli sinottici, al contrario, eliminando sistematicamente queste persone, cos importanti nella vita di Ges, svelano il loro impegno censorio e ci fanno capire quanto fosse importante descrivere un Cristo lontano da quello reale. Non c nessunaltra spiegazione plausibile allassenza della famiglia di Betania nei vangeli secondo Marco e secondo Matteo, o al tentativo di Luca di ridurre le due sorelle al ruolo di fugaci comparse prive di qualunque rilievo significativo. La constatazione dellesistenza di un intento censorio lelemento fondamentale da cui scaturisce la nostra comprensione delle esigenze redazionali che hanno ispirato la penna degli evangelisti, o meglio, dei revisori gentili che hanno prodotto i testi che oggi costituiscono il canone neotestamentario. Unimportante manomissione, forse la pi considerevole, stata effettuata sulla persona di Lazzaro. Come abbiamo gi visto, da parte dei sinottici essa consiste nella sua eliminazione. Anche se ulteriori approfondimenti porterebbero a verificare che si tratta della rimozione del nome e non del personaggio in assoluto, il quale compare con ruoli similari ma con unidentit totalmente contraffatta. Devo chiedere scusa a quanti hanno letto i miei precedenti lavori se ora sono costretto a riproporre alcuni ragionamenti, le considerazioni che seguono hanno una tale importanza da rendere irrinunciabile la pena della ripetizione in questo libro. Anche il quarto vangelo, sebbene in pi occasioni nomini senza timore Lazzaro e i suoi rapporti di parentela, ha uno strano atteggiamento macchinoso per quanto riguarda la sua identit. In pratica, nel quarto vangelo Lazzaro compare, agli occhi di chi non approfondisce certi dettagli, come due persone distinte. Per la verit il metodo dello sdoppiamento una procedura ordinaria nella redazione evangelica, numerosi sono i personaggi moltiplicati, come i genitori di Cristo, gli apostoli fratelli, ecc Tuttavia il caso di Lazzaro ha senzaltro qualcosa di particolare. Per comprendere le ragioni di questa manipolazione dobbiamo partire dallosservazione che il quarto vangelo fu introdotto nel canone ecclesiastico in un secondo tempo e che ci avvenne con un certo travaglio. Vi furono numerose opposizioni a questa introduzione e, se oggi lo troviamo comunemente nelle letture domenicali della messa cattolica, solo perch a suo tempo furono effettuate severe operazioni di correzione, taglio e aggiunta.

Osservando il testo nel suo complesso ci si rende conto che formato da due parti di dieci capitoli ciascuna. Nella prima parte Giovanni Battista nominato diciotto volte, un protagonista fondamentale dello scritto e, sebbene il testo lo glorifichi a cominciare dal celebre inno iniziale al logos, limpegno prevalente quello di mostrare la sua subordinazione a Ges. Questa prima parte termina con una formula letteraria tipica delle conclusioni, nella quale si soliti affermare che la testimonianza su quanto stato detto vera67. Da qui in poi Giovanni Battista scompare dal vangelo, senza dire che stato arrestato e giustiziato da Erode. Nella seconda parte compare un personaggio che non mai esistito nella prima, si tratta, appunto, di Lazzaro, il quale nominato come tale una dozzina di volte. I suoi ruoli sono essenziali: il beneficiario della resurrezione (lunica nel quarto vangelo), uno dei commensali al banchetto dellunzione, i sommi sacerdoti decidono di uccidere anche lui oltre a Ges. In realt Lazzaro appare anche senza essere chiamato esplicitamente per nome. Infatti, sempre e soltanto in questa seconda parte, si parla di un certo discepolo che Ges amava68. Al termine del ventesimo capitolo troviamo la formula conclusiva69, a dimostrazione del fatto che una redazione primitiva del quarto vangelo doveva finire a questo punto, se non che oggi possiamo leggere anche un ventunesimo capitolo. Gli studiosi, cattolici e non, sono unanimi nel riconoscere che questa unaggiunta posteriore, tant vero che alla sua chiusura troviamo ancora la solita formula70 nella quale, tra laltro, viene detto che il discepolo prediletto lautore del vangelo. La tradizione, com ben noto, riconosce lautore del quarto vangelo, e quindi il discepolo che Ges amava, nella persona dellapostolo Giovanni, fratello di Giacomo e figlio di Zebedeo. In verit non c alcun elemento, deducibile dal testo, che possa portare ad una simile conclusione. Mentre sussistono elementi chiari e decisivi per riconoscere il discepolo prediletto nella persona di Lazzaro. A rinforzare questa deduzione, come se ce ne fosse bisogno, troviamo un ennesimo atteggiamento censorio, questa volta non da parte dei redattori, ma dei traduttori. In molte versioni del quarto vangelo allinizio dellepisodio della resurrezione di Lazzaro troviamo queste parole: Le sorelle mandarono dunque a dirgli: Signore, ecco, il tuo amico malato71.

Basta prendere un testo latino, o greco, per osservare che la frase originale suonava cos: Domine, ecce quem amas infirmatur, o ", ", e rendersi conto che, in entrambi i casi, la traduzione Signore, ecco, colui che ami malato.
67 68

Gv X, 41-42; Gv XX, 30-31; Gv XXI, 24-25. Gv XIII, 23; XIX, 26; XX, 2-8; XXI, 7; XXI, 20. 69 Gv XX, 30-31. 70 Gv XXI, 24-25. 71 Gv XI, 3.

Altrove leggiamo: Ges amava molto Marta, sua sorella e Lazzaro72,

e ancora: Dissero allora i Giudei: Vedi come lo amava! [a proposito di Lazzaro; n.d.a.]73

Da nessunaltra parte, nemmeno nei vangeli sinottici, si trovano dichiarazioni cos esplicite dellamore di Ges nei confronti di qualche persona specifica. E se, nella missiva che venne recapitata a Ges per annunciargli che Lazzaro era infermo, fu sufficiente dire colui che ami malato, senza pronunciare il nome, beh allora il vangelo stesso a confessarci che quel discepolo che Ges amava era Lazzaro. Il fratello di Maria Maddalena.

72 73

Gv XI, 5. Gv XI, 36.

Le tre Marie Ancora il quarto vangelo scopre le carte su questioni fondamentali che denunciano limpegno censorio dei sinottici. Mi riferisco alle fasi conclusive della passione in cui, dopo il processo, la condanna e gli scherni dei soldati, il Cristo viene crocifisso al cospetto di alcuni suoi conoscenti e parenti. A questo punto, mettendo a confronto le narrazioni evangeliche, si osserva uno straordinario balletto di incoerenze nei personaggi e nei fatti. Questo lo schema relativo alle persone presenti durante lagonia di Ges sulla croce:

Sinottici
MARCO
Osservavano da lontano senza avere alcun rapporto diretto con Ges Maria di Magdala Maria madre di Ges Maria madre di Giacomo e di Giuseppe Maria di Cleofa, sorella di sua madre Salom, madre dei figli di Zebedeo Anonime che lo avevano seguito dalla Galilea Il discepolo amato (Lazzaro) Si Si Si

IV
LUCA
Osservavano da lontano senza avere alcun rapporto diretto con Ges

MATTEO
Osservavano da lontano senza avere alcun rapporto diretto con Ges Si Si

GIOVANNI
Si trovavano sotto la croce e dialogarono con Ges

Si Si Si

Si Si Si

Innanzitutto possiamo notare che, secondo i sinottici, c una grande assente: la madre di Ges. Inoltre importante il fatto che queste persone si sarebbero trovate in disparte, ad assistere senza alcuna possibilit di interloquire con Ges. Abbiamo un terzetto di donne secondo Marco e Matteo (Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salom), mentre secondo Luca si sarebbe trattato di individualit anonime che lo avevano seguito dalla Galilea. La sceneggiatura cambia drasticamente nel quarto vangelo, le identit sono diverse: presente la madre di Ges, insieme a Maria Maddalena e Maria di Cleofa, sorella di sua madre. A sorpresa presente il discepolo amato: Lazzaro. La divergenza consiste nel fatto che secondo questa versione i personaggi interloquirono col condannato, quindi si trovavano sotto la croce, quanto bastava per potergli parlare. E Ges colse loccasione per affidare la madre alle cure del discepolo prediletto, e da quel momento il discepolo la prese nella sua casa74. Un fatto questo che, insieme ad altri elementi, ci consentir di trarre le dovute conclusioni. In seguito le donne furono presenti alla sepoltura. Vediamo come si articola questa volta lo schema: Sinottici
74

IV

Gv XIX, 27.

MARCO
Osservavano stando davanti al sepolcro

MATTEO
Osservavano stando davanti al sepolcro

LUCA
Osservavano stando davanti al sepolcro, poi si recarono a prendere gli unguenti ma attesero per il riposo del sabato

GIOVANNI
Le donne non sono nominate, forse sottintesa la loro presenza

Maria di Magdala Maria madre di Giacomo e di Giuseppe Anonime che lo avevano seguito dalla Galilea Giuseppe di Arimatea

Si Si Si, chiede il permesso a Pilato, quindi prende il corpo di Ges e lo depone in una tomba

Si Si Si, chiede il permesso a Pilato, quindi prende il corpo di Ges e lo depone in una sua tomba privata Si Si, chiede il permesso a Pilato, quindi prende il corpo di Ges e lo depone in una tomba Si, chiede il permesso a Pilato, prende il corpo di Ges lo depone in una tomba, lo avvolge in bende e unguenti, agendo insieme a Nicodemo Si, vedi sopra

Nicodemo

Lunica differenza significativa tra la narrazione sinottica e quella del quarto vangelo riguarda lunzione con oli profumati. Nel primo caso, sarebbero state le donne ad occuparsene, procurandosi gli unguenti, ma avrebbero rimandato loperazione, per rispettare il sabato. Nellaltro caso lunzione sarebbe stata effettuata subito, da Giuseppe dArimatea e Nicodemo, due sinedriti che mostravano un certo accordo nei confronti di Ges e della sua cerchia. La terza circostanza la visita al sepolcro vuoto. Eseguiamo il confronto:

Sinottici
MARCO
Comprano gli aromi per lunzione della salma, poi trovano un giovane che le avverte: Ges non qui, risorto. Ges appare solo a Maria Maddalena. Maria di Magdala Maria madre di Giacomo e di Giuseppe Salom, madre dei figli di Zebedeo Giovanna moglie di Chusa Pietro Il discepolo amato (Lazzaro) Si Si Si

IV
LUCA
Portano gli aromi per lunzione della salma, poi trovano due uomini che le avvertono: Ges non qui, risorto.

MATTEO
Trovano un angelo che le avverte: Ges non qui, risorto. Ges appare alle donne.

GIOVANNI
Maria Madd. va al sepolcro per prima, poi chiama Pietro e Lazzaro, poi le appaiono due angeli. Ges appare solo a Maria Madd. Si

Si Si

Si Si Si

Si Si

Ancora una volta le differenze fra i sinottici e il quarto vangelo sono importanti. Secondo questultima versione soltanto Maria di Magdala si rec al sepolcro dopo il sabato, prima ancora dellalba. Qui ella scopr che la pietra era stata ribaltata e che il sepolcro era aperto, corse dunque a chiamare Simone e Lazzaro i quali giunsero e constatarono la mancanza della salma. Nel frattempo, mentre Maria di Magdala si trovava allesterno del sepolcro incontr i due angeli che le chiesero perch piangeva e, subito dopo, le apparve Ges (a lei solamente). Quali conclusioni possiamo trarre da questi confronti?

1 la persona presente in tutti i casi, sola o in compagnia, era Maria di Magdala, lei figura come il personaggio dominante in queste scene della passione e della resurrezione; 2 la madre di Ges risulta quasi sempre assente, tranne durante lagonia nel racconto del quarto vangelo; si evidenzia dunque la sua possibile contraffazione da parte dei sinottici con Maria, madre di Giacomo e Giuseppe, in effetti, essendo costoro due fratelli di Ges, verosimile che si tratti proprio della madre di Ges; 3 delle operazioni di sepoltura si incaricarono due autorevoli personaggi, due sinedriti di nome Giuseppe dArimatea e Nicodemo; 4 come sempre, il personaggio di Lazzaro eliminato dai sinottici, al punto che questi non parlano dellaffidamento di Maria, madre di Ges, a Lazzaro che se la prese in casa; 5 in ben due casi la prima apparizione di Ges riguarda solo Maria di Magdala;

In seguito a queste considerazioni, osserveremo un breve passo da un testo apocrifo, uno dei pi antichi, noto come vangelo di Pietro. Secondo questa versione, durante lagonia e la morte di Ges, le donne del famoso terzetto non avevano potuto piangere e battersi il petto in pubblico per timore degli ebrei, che bruciavano dira75.

Per, dopo che ormai il maestro era stato sepolto, quando si avvicinava lalba del giorno successivo al sabato, Maria Maddalena pens che non ci sarebbe stata alcuna folla di ebrei in prossimit del sepolcro e decise di recarvisi insieme alle amiche. Lelemento di grande significato dato da questa frase:

non avendo fatto alla tomba del Signore quanto solevano fare le donne per i morti da loro amati76 (con riferimento a Maria di Magdala).
75

Vangelo di Pietro XII, 50

Il testo non addebita questa inosservanza a tutte le donne che facevano parte del seguito di Ges, o in particolare a sua madre ma, in modo inequivocabile, riconosce che il compito spettava proprio e soltanto a Maria di Magdala! Chi era dunque Maria di Magdala, per avere personalmente questo dovere? Abbiamo gi visto che si tratta di una controfigura di Maria di Betania, sorella di Lazzaro, ora per limportanza di questa donna comincia a svelarsi in tutto il suo spessore. Si pu supporre che tutte le discepole donne amassero il maestro, e ancor pi la madre, ma a Maria di Magdala che appartiene lincombenza funebre perch, forse, ella lo amava non come lo amavano le altre, bens come moglie. Cio come colei che doveva prendersi cura della salma del marito, secondo la consuetudine e la legge. Riconsideriamo la scena dellagonia, secondo il quarto vangelo, e la richiesta che Ges espresse al discepolo prediletto (Lazzaro):

Stavano presso la croce di Ges sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clofa e Maria di Mgdala. Ges allora, vedendo la madre e l accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco il tuo figlio!. Poi disse al discepolo: Ecco la tua madre!. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa77.

A differenza dei sinottici, che lasciano assente Maria madre di Ges, la donna cera insieme ad una presunta sorella di nome Maria (di Cleofa), e a Maria Maddalena (le tre Marie). Accanto a costoro cera Lazzaro. abbastanza inconsueto trovare due sorelle omonime, e la cosa potrebbe costituire unaltra contraffazione di identit, che acquista maggior verosimiglianza se osserviamo la seguente affermazione dal vangelo gnostico di Filippo:

Erano tre che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che detta sua consorte. Infatti era Maria sua sorella, sua madre, e la sua consorte78.

Secondo questo testo, il terzetto delle Marie che andavano sempre con il Signore sarebbe stato costituito da tre donne omonime strettamente imparentate con Ges: sua madre, sua sorella e sua moglie. Se osserviamo che, nelle narrazioni sinottiche, al posto della madre di Ges sarebbe stata presente una certa Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe, nomi che corrispondono a due fratelli di
76 77

Idem Gv XIX, 25-27.

Ges, possiamo ipotizzare che costei fosse, in realt, proprio la madre di Ges la quale, pertanto, non risulterebbe assente nella scena sinottica dellagonia, ma solo controfigurata. A questo punto dobbiamo aggiungere che Maria di Cleofa, presente nella narrazione del quarto vangelo, invece che sorella della madre di Ges, avrebbe potuto essere Maria sorella di Ges e, in tal caso, il quarto vangelo sarebbe perfettamente daccordo col vangelo di Filippo nel definire le identit delle tre Marie. A chi si riferisce il nome Cleofa? Cleofa e Alfeo sono due sinonimi, praticamente lanagramma luno dellaltro, nei vangeli sinottici lo troviamo nella seconda forma, quando nominato lapostolo Giacomo di Alfeo, o il minore, o il giusto, che in letteratura spesso riferito come fratello di Ges. Se Cleofa e Alfeo fossero la stessa persona, si tratterebbe del padre di Giacomo, ma anche di Maria (sorella di Ges) e di Ges. Il rebus sembrerebbe perfettamente risolto. In pratica sotto la croce, al momento dellagonia, ci sarebbe stata unautentica riunione familiare: la madre di Ges, la sorella, la moglie, e il cognato. Il morente, in questa tragica circostanza, avrebbe raccomandato al cognato Lazzaro di prendersi cura della madre, e costui avrebbe acconsentito accogliendola nella sua casa.

78

Vangelo di Filippo, 32 (I vangeli apocrifi, a cura di M. Craveri, Einaudi, Torino 1969)

Il matrimonio di Cristo Lunica testimonianza scritta di un eventuale rapporto matrimoniale fra Ges e Maria di Magdala appartiene ad uno dei vangeli cosiddetti gnostici, che la chiesa antica aveva fatto sparire dalla faccia della terra e che il caso ha fatto riapparire nel ventesimo secolo, in Egitto, in una giara sepolta nella torba della localit di Naj Hammadi. Evidentemente i cristiani copti, sottoposti a pressioni da parte della chiesa romana, che aveva ormai stabilito per legge il contenuto del canone neotestamentario, nascosero alcuni testi affinch non potessero essere rintracciati ed eliminati. Fra questi si trova il cosiddetto vangelo di Filippo, del quale abbiamo gi visto il verso 32, in cui Maria Maddalena definita sua consorte. In esso possiamo leggere ancora:

La Sofia, che chiamata sterile, la madre degli angeli. La consorte di Cristo Maria Maddalena. Il signore amava Maria pi di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla bocca. Gli altri discepoli allora gli dissero: Perch ami lei pi di tutti noi? Il Salvatore rispose e disse loro: Perch non amo voi tutti come lei? 79.

Personalmente non ritengo che il significato da attribuire alla parola consorte sia necessariamente quello di moglie. Cos come lespressione baciare sulla bocca pu essere metaforica. Una delle immagini presenti nei vangeli gnostici quella della camera nuziale, pertanto il concetto di consorte potrebbe appartenere a questo simbolismo e significare ben altro che moglie nel senso giuridico. Devo per riconoscere che questi due versi del vangelo di Filippo, insieme a tanti altri elementi di cui abbiamo discusso, ed altri di cui parleremo, contribuiscono a formare i tasselli di un puzzle che inizia ad assumere una fisionomia abbastanza distinta. Cominciamo a vedere le due possibili famiglie di Ges: quella di origine, composta dai suoi genitori, dai fratelli e dalle sorelle, da cui sarebbe stato tratto listituto fittizio dei dodici apostoli (almeno per quanto riguarda alcune delle identit rappresentate), e la famiglia acquisita per matrimonio, quella della moglie Maria di Magdala/Betania, e dei cognati Marta e Lazzaro. Il quarto vangelo, fra i suoi tanti brani esclusivi, comprende la descrizione di un matrimonio avvenuto a Cana, in Galilea80. Per quanto mi riguarda, devo dire che nelle narrazioni evangeliche, o
79 80

Vangelo di Filippo, 55 (I vangeli apocrifi, op. cit.) Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c'era la madre di Ges. Fu invitato alle nozze anche Ges con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Ges gli disse: Non hanno pi vino. E Ges rispose: Che ho da fare con te, o donna? Non ancora giunta la mia ora. La madre dice ai servi: Fate quello che vi dir. Vi erano l sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Ges disse loro: Riempite d'acqua le giare; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: Ora attingete e portatene al maestro di tavola. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, il

nella loro interpretazione corrente, ho visto usare tante volte i termini geografici in modo ingannevole. Ad esempio cananaios come cananeo, per nascondere zelota; galilaeus come abitante della galilea, per nascondere appartenente alla setta zelota di Giuda di Gamala; nazoraios come nazaretano, per nascondere il titolo nozri (ebr.), nazorai (aram.); iskariot come uomo di Kerioth, al posto del pi probabile sicario. A questo punto, poich sia cananaios che galilaeus, sono sinonimi di zelota non posso non avere qualche sospetto (ma niente pi) che anche in questo caso sia in corso unopera di ripulitura. Resta il fatto che Cana esisteva veramente in Galilea, e che l avrebbe potuto benissimo svolgersi un matrimonio a cui Ges era invitato. Il racconto, come lo leggiamo oggi, strutturato per sembrare un prodigio con cui Ges avrebbe iniziato a manifestare pubblicamente i suoi poteri sovrannaturali. Tuttavia, lanalisi critica delle narrazioni evangeliche mostra che le descrizioni dei miracoli contengono a dir poco un certo simbolismo, laddove una definizione pi adeguata sarebbe persino quella di ermetismo esoterico. Il miracolo del fico seccato , in realt, una maledizione lanciata alle autorit sacerdotali di Gerusalemme. La restituzione della vista ai ciechi il conferimento di una particolare sapienza (visione spirituale) a chi non ce lha. Il camminare sicuramente sulle acque la fermezza nella fede. La resurrezione (se uno non rinasce dallalto81) lacquisizione della consapevolezza che sorpassa i confini del vivere materiale ordinario e consente laccesso ad una condizione di vita eterna. Del resto nei vangeli giudeo cristiani il concetto della resurrezione fisica era esplicitamente contestato:

Coloro che dicono che il Signore prima morto, poi risorto, si sbagliano, perch egli prima resuscitato e poi morto. Se uno non consegue prima la resurrezione non morir, perch, come vero che Dio vive, egli sar gi morto82;

Mentre siamo in questo mondo necessario per noi acquistare la resurrezione, cosicch, quando ci spogliamo della carne, possiamo essere trovati nella Quiete83;

Coloro che dicono che prima si muore e poi si risorge, si sbagliano. Se non si riceve prima la resurrezione, mentre si vivi, quando si muore non si ricever nulla84.

maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l'acqua), chiam lo sposo e gli disse: Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono. Dopo questo fatto, discese a Cafrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono col solo pochi giorni. (Gv II, 1-12) 81 Gv III, 3. 82 Vangelo di Filippo, 21; I Vangeli Apocrifi (a cura di M.Craveri), Einaudi, Torino, 1969, pag.514. 83 Ivi, 63; op. cit., p. 523. 84 Ivi, 90; op. cit., p. 530.

Dunque ammissibile che anche lepisodio delle nozze di Cana richieda uno sforzo interpretativo. In effetti molti autori, cristiani e non, hanno scritto a questo proposito, talvolta esibendo complicate chiavi di lettura o brillanti voli di fantasia. Personalmente non saprei mai esaurire la discussione sul tema della trasmutazione dellacqua in vino, n tantomeno limitarmi a credere che Ges abbia voluto aprire il suo ministero pubblico con un giochetto di prestigio dinanzi ad una folla un po ubriaca:

Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po brilli, quello meno buono85.

In questa sede voglio solo far notare la posizione di Ges e della madre, che avrebbe dovuto essere quella di ospiti occasionali. Ella dava ordini ai servi della casa: La madre dice ai servi: Fate quello che vi dir86,

ed anche Ges ordinava:

E Ges disse loro: Riempite d'acqua le giare; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: Ora attingete e portatene al maestro di tavola. Ed essi gliene portarono87.

Chi era Ges, in quel contesto, per potersi comportare cos? E chi era lo sposo a cui il maestro di tavola parl complimentandosi dellapprovvigionamento di vino? Non strano che non si nomini alcuno dei presenti, o il padrone di casa, o gli sposi? Lo sposo poteva essere Ges stesso. Sebbene queste osservazioni non abbiano alcun carattere probatorio. Ma allora, da cosa possiamo ricavare unindicazione precisa della condizione maritale di Ges? Fra le diverse risposte la principale : dal fatto che egli, pi volte nel corso delle narrazioni evangeliche, sia esplicitamente definito rabb88. Questo termine spesso tradotto con maestro, ma la parola non adatta per esprimere adeguatamente il vero significato ebraico. Il rabb una figura solo vagamente somigliante al sacerdote cristiano, rappresenta un personaggio dotato di autorit religiosa che pu coprire incarichi proibiti ad altri. Su un fatto la legge giudaica era ed precisa e
Gv II, 10. Gv II, 5. 87 Gv II, 7-8. 88 Mc X, 51; Mc XIV, 45; Mt XXVI, 25; Mt XXVI, 49; Gv I, 38; Gv I, 49; Gv III, 2; Gv III, 26; Gv IV, 31; Gv VI, 25; Gv XIX, 2; XI, 8; Gv XX, 16.
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categorica: un uomo non sposato non pu fregiarsi di questo titolo. Su questo aspetto la concezione ebraica opposta a quella cristiana. In questultimo contesto, infatti, si richiede che il sacerdote ordinato osservi il voto di castit e sia assolutamente celibe, mentre per gli ebrei non avere moglie, ed anche non avere figli, costituisce un segno di imperfezione che pregiudica limmagine delluomo e gli preclude laccesso alle cariche religiose. Questa senzaltro una ragione forte che induce a domandarci come potesse Ges essere riconosciuto pubblicamente rabb e, nello stesso tempo, trovarsi nella condizione di celibato. Perch i vangeli non specificano chiaramente che Ges era celibe? Gli apostoli erano ammogliati. Il silenzio sulla condizione di Ges equivale ad ambiguit e appare come un espediente per non dire quello che non si deve sapere. Tanto pi che i quattro vangeli canonici sono stati redatti ad uso e consumo di un pubblico gentile, poco esperto di questioni ebraiche e che, pertanto, non avrebbe rimuginato sulle implicazioni del titolo rabb. Altre indicazioni sullo stato matrimoniale di Cristo le ricaviamo dallesistenza di tradizioni, quelle relative al Santo Graal, che implicano come presupposto il fatto che Ges avesse lasciato una discendenza di sangue reale davidico (Sang Raal, in provenzale antico) il cui destino fosse quello di riprendere la corona, questa volta non solo su Gerusalemme e Israele, ma sul sacro romano impero. Alcune tradizioni sostengono che Maria Maddalena, resa incinta dal marito, sarebbe fuggita dalla Palestina e si sarebbe rifugiata nella Francia meridionale, e che da lei sarebbe derivata non solo una ramificazione del cristianesimo non inquadrata nella chiesa romana e non riconosciuta dal papa, ma una discendenza che sarebbe confluita nella dinastia merovingia. Ora, dopo tanti secoli, distillare la verit dalla leggenda come trovare il famoso ago nel pagliaio. Basti pensare al lungo periodo delle crociate, un fenomeno che ha coinvolto tutte le principali case regnanti dEuropa, ai cavalieri della tavola rotonda, ai templari, alle infinite lotte per il potere, al conflitto fra impero e papato, alla particolare crociata contro gli albigesi, condotta nella Francia meridionale e non in terra santa, per capire quante cose possono essere state inventate e successivamente smentite, in un groviglio inestricabile di questioni fra cui possiamo includere anche quella del telo sindonico. Noi oggi non abbiamo una documentazione storicamente valida, per dire che Ges era sposato o non lo era. E dubito che ce lavremo mai. Ma non abbiamo nemmeno una documentazione storicamente valida per laffermazione che Ges non fosse sposato. Perch la certezza che la chiesa romana abbia lavorato nei secoli per costruire un Ges della fede assai distinto da quello della storia del tutto indiscutibile. forse lunico aspetto della questione su cui possiamo porre un marchio di sereno convincimento.

Quale Ges? Alla domanda: Ges era sposato con Maria Maddalena? posso rispondere semplicemente affermando che difficile sciogliere un dilemma basato, a sua volta, su problemi insoluti. Innanzitutto sarebbe necessario rinunciare ad una domanda che viene posta spesso, ma inadeguatamente: Ges esistito oppure no?. Infatti la questione pi opportuna, che pochi si pongono, e troppo poco spesso, completamente diversa. Ovverosia: il Nostro Signor Ges Cristo, che costituisce il nucleo del nuovo testamento, si riferisce storicamente ad una persona soltanto o a due persone? Si faccia bene attenzione, se i Cristi fossero stati due il quesito sullo stato matrimoniale si potrebbe risolvere in questo senso: era ammogliato il re, o aspirante tale, il messia davidico che avrebbe dovuto guidare la rivolta zelotica e indossare la corona sul trono di Gerusalemme; non lo era il Jeoshua ha nozr (ebr.), o Jeshu nazorai (aram.), forse iniziato esseno, in legittima condizione di celibato, che avrebbe costituito una figura sacerdotale messianica (messia di Aronne) secondo le regole della comunit qumraniana. Se fra i tanti quadri ipotetici, che necessario raffigurare per analizzare la questione delle origini cristiane, non si inserisce anche questo con limportanza che merita, non solo i teologi del vasto arcipelago cristiano continueranno a navigare nelloceano delle fantasie, ma rischiano di farlo anche gli storici laici. Purtroppo molti lettori non accettano che una questione storica (soprattutto questa) possa essere discussa attraverso la presentazione di ipotesi anche contrastanti fra loro, valutate contemporaneamente, ognuna col suo peso. In genere si gradiscono soluzioni nette, inequivocabili, chiare, semplici, capaci di chiudere la questione e di pacificare lanimo. Ma su questo tema, a prescindere dalla fede, proprio impossibile. Il problema dei due Cristi, o meglio, dei due Messia (anche se lespressione ha esattamente lo stesso significato), si pone in diverse circostanze a partire dalla letteratura evangelica, canonica e apocrifa, e si ripropone con i celebri manoscritti del mar morto, i papiri della setta essena che risiedeva a Khirbet Qumran, sulle rive nord occidentali del mar morto. Cominciamo con alcune osservazioni riguardanti i racconti della nativit. Nella letteratura canonica abbiamo due sole fonti: Matteo e Luca. Il primo d unimpronta spiccatamente regale al suo Ges. Non possiamo dimenticare che Erode il Grande in persona, venuto a conoscenza della nascita di Ges dai magi89, si sarebbe preoccupato a tal punto della minaccia che il fanciullo, una volta cresciuto, avrebbe potuto costituire per la sovranit della dinastia erodiana, da organizzare una strage dei bambini di Betlemme, al fine di eliminare il pericolo. Ed per questa ragione che Giuseppe, Maria e Ges avrebbero dovuto affrontare un viaggio improvviso, lungo e rischioso, fino
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Dov il neonato re dei Giudei? Poich abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo Mt II, 2.

al lontano Egitto, per sfuggire alle ire del monarca. Si tenga presente un fatto spesso lasciato sotto omertoso silenzio: la famiglia, secondo il racconto di Matteo, avrebbe abitato a Betlemme, in una casa: la casa di residenza. E non avrebbe avuto nulla a che fare con Nazareth prima della partenza per lEgitto. Siamo molto lontani dal quadro abituale del presepe con la capannuccia e i pastori. Anche la genealogia che Matteo offre per presentare gli illustri antenati del bambinello costituita dalla serie di tutti i re che hanno occupato il trono di Gerusalemme o che avrebbero dovuto occuparlo, per ragioni dinastiche, se la Palestina non fosse stata soggetta alle dominazioni straniere. Dopo Davide, infatti, compare il nome di Salomone e quindi altri ventisei nominativi, compreso Ges90. Nella nativit di Luca le cose sono molto diverse. Lo scenario storico sembra posticipato di almeno undici anni rispetto a quello di Matteo. In questultimo caso, infatti, vivo Erode il Grande, la cui morte avvenne nel 4 a.C. Nel racconto lucano si parla del censimento della Palestina, di cui fu supervisore il governatore di Siria Publio Sulpicio Quirino. Un fatto che risale al 7 d.C. e che coincide con la terribile rivolta guidata da Giuda il galileo. Il Ges lucano figlio di una coppia di genitori che, fin da prima della nascita del bambino, abitavano a Nazareth e che si sarebbero dovuti spostare a Betlemme a causa del censimento. La genealogia offerta da Luca completamente diversa da quella di Matteo, nel tratto da Davide in poi. Inizia con Natan, al posto di Salomone, e prosegue con una quarantina di nomi (contro i ventisei di Matteo) di personalit sacerdotali91. Le beatitudini92 e il discorso della montagna93, presenti nei vangeli di Matteo e di Luca, mostrano una personalit sacerdotale piuttosto che una regale. Infine, sullo scenario dellultima cena, tutti e tre gli evangelisti sinottici (ma soltanto loro), presentano Ges nellatto di spartire il pane e benedire il vino, ancora indicando una personalit sacerdotale:

Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poich vi dico: non la manger pi, finch essa non si compia nel regno di Dio. E preso un calice, rese grazie e disse: Prendetelo e distribuitelo tra voi, poich vi dico: da questo momento non berr pi del frutto della vite, finch non venga il regno di Dio. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezz e lo diede loro dicendo: Questo il mio corpo che dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: Questo calice la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi (Lc XXII, 14-20).
90 91

Mt I, 1-17 Lc III, 23-38 92 Mt V, 3-12; Lc VI, 20-26.

Il quarto vangelo, a differenza dei sinottici, non conosce alcuna istituzione delleucarestia. In pratica i sinottici, attribuiscono a Ges la presentazione del pane e del vino come sua carne e suo sangue offerti in sacrificio. Ora, il compimento di un noto e antico rito sacrificale pagano, consistente nel cibarsi della carne e del sangue del dio, in aperto e stridente contrasto con le regole ebraiche della purit, sarebbe stata assolutamente improponibile ad una assemblea pasquale di giudei, per il suo significato spiccatamente sacrilego. Per questo siamo seriamente motivati a supporre che tale immagine sia il frutto di una revisione effettuata da autori non giudei, in ambiente non giudaico e per un pubblico gentile. Se togliamo alla cena questo aspetto, il gesto di Ges si ridimensiona completamente assumendo i caratteri di un tipico rito esseno, abituale nella comunit di Khirbet Qumran, officiato dal sacerdote capo. Si leggano i seguenti passi dai manoscritti del mar morto:

In ogni luogo in cui saranno dieci uomini del consiglio della comunit, tra di essi non mancher un sacerdote: si siederanno davanti a lui, ognuno secondo il proprio grado, e cos (nello stesso ordine) sar domandato il loro consiglio in ogni cosa. E allorch disporranno la tavola per mangiare o il vino dolce per bere, il sacerdote stender per primo la sua mano per benedire in principio il pane e il vino dolce. Per bere, il sacerdote stender per primo la sua mano per benedire in principio il pane e il vino dolce94

E quando si raduneranno alla mensa comune oppure a bere il vino dolce, allorch la mensa comune sar pronta e il vino dolce da bere sar versato, nessuno stenda la sua mano sulla primizia del pane e del vino prima del sacerdote, giacch egli benedir la primizia del pane e del vino dolce e stender per primo la sua mano sul pane. Dopo, il Messia di Israele stender le sue mani sul pane e poi benediranno tutti quelli dell'assemblea della comunit,
Mt V, VI; Lc VI, 27-49 Regola della Comunit, VI, 3-5. In questo passo del manoscritto troviamo descritta la modalit caratteristica con cui veniva aperto il pasto comunitario, ovverosia con la cerimonia della benedizione del pane e del vino, da parte del sacerdote capo, e successiva distribuzione ai commensali. In essa riconosciamo la scenografia dell'ultima cena di Ges. Ora, una delle tante contraddizioni presenti nel Nuovo Testamento riguarda proprio il racconto dell'ultima cena di Ges, che differisce sostanzialmente fra i testi sinottici e quello giovanneo. In pratica, mentre i tre resoconti sinottici (Marco, Matteo e Luca) sono caratterizzati dallistituzione del sacramento dell'eucarestia, il quarto Vangelo non d segni di conoscere tale gesto, compiuto in quella circostanza. Un fatto importante riguardante questo Vangelo, che abbiamo gi esaminato, la datazione dell'ultima cena che, a differenza dei sinottici, risulta coerente non col calendario ufficiale, lunare, degli ebrei del tempo, ma con quello alternativo, solare, degli esseni di Qumran. Queste due differenze (la datazione solare e l'assenza della istituzione dell'eucarestia) ci danno molti buoni motivi per pensare che gli evangelisti della tradizione sinottica, fedeli alla teologia riformistica della scuola paolina, fossero interessati a purgare il racconto da ogni possibile relazione con la tradizione esseno-zelota e ad introdurvi piuttosto le idee antiessene elaborate e propagate da Paolo di Tarso. Ges non ha fatto altro che svolgere il ruolo prioritario previsto dalla Regola della Comunit durante un pasto comunitario, di cui vedremo testimonianza anche nella cosiddetta Regola dell'Assemblea. Egli si comportato come un sacerdote capo, che ringrazia il Signore, spezza il pane e lo distribuisce ai fedeli.
94 93

ognuno secondo la sua dignit. In conformit di questo statuto essi si comporteranno in ogni refezione, allorch converranno insieme almeno dieci uomini95

Una curiosa indicazione della duplicit messianica la troviamo in alcuni vangeli apocrifi, nei quali il destinatario della persecuzione comandata da Erode il Grande contro i bambini di Betlemme sembra essere Giovanni Battista e non Ges; oltre al fatto che il Battista e Ges sarebbero stati destinati a regnare insieme su Israele:

"[Erode] cercava Giovanni, e mand dei ministri da Zaccaria, dicendo: - Dove hai nascosto tuo figlio? -. Rispose loro: Io sono un pubblico ufficiale di Dio e dimoro costantemente nel tempio del Signore, non so dove sia mio figlio -. I ministri se ne ritornarono per riferire tutto ci a Erode. Adiratosi, Erode disse loro: - E' suo figlio colui che regner su Israele! -"96;

"I ministri, ritornati dal colloquio con Zaccaria, riferirono a Erode. Erode dunque, adirato, disse a coloro che gli avevano riferito questo: Zaccaria si beffa di noi perch suo figlio sta per regnare in Israele con il Cristo"97;

"Ma quando i servi del re ritornarono e gli riferirono la risposta di Zaccaria, il re furibondo disse ai suoi: Zaccaria si beffa di noi perch spera che suo figlio regni con il Cristo in Israele"98.

Forse Ges e Giovanni hanno rappresentato, almeno in un certo momento della loro storia, le due figure su cui era concentrata laspettativa dei messianisti esseno-zeloti? Queste citazioni apocrife ci offrono dei segni curiosi, ma niente pi. La duplicit della figura messianica, secondo le concezioni degli Yahwisti, indicata in modo inequivocabile dai Manoscritti del Mar Morto, come nei due passi che riportiamo di seguito:

Non usciranno da alcun consiglio della legge per camminare nella ostinazione del loro cuore, saranno invece retti in base alle prime disposizioni nelle quali incominciarono ad essere formati gli uomini della comunit, fino alla venuta del profeta e dei Messia di Aronne e di Israele 99
95 96

Regola dellAssemblea II, 17-22. Protovangelo di Giacomo XXIII, 1-2 97 Codice Arundel 404, 99. 98 Codice Hereford 039, 99. 99 Regola della Comunit

Questa la regola di abitazione per gli accampamenti per tutto il tempo determinato dell'empiet: coloro che in queste norme non perseveranno non giungeranno ad abitare sulla terra nell'avvento del Messia di Aronne e di Israele, alla fine dei giorni.100

possibile che la revisione iniziata presumibilmente da San Paolo, finalizzata alla spoliticizzazione del pensiero messianico Yahwista e alla sua sostituzione con unideale che non creasse problemi di compatibilit con la supremazia romana, abbia operato la fusione dei due personaggi in ununica figura messianica sulla quale ricadeva un compito esclusivamente spirituale. Anche durante lo svolgimento del processo nella versione lucana abbiamo testimonianza di una strana duplicit di aspetti. Il vangelo di Luca lunico nel quale non si parla dellepisodio della flagellazione, in cui Ges addobbato come un re fantoccio e schernito dai soldati, ma anche lunico in cui si parla di una presentazione di Ges a Erode:

Udito ci, Pilato domand se era galileo e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mand da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Vedendo Ges, Erode si rallegr molto, perch da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrog con molte domande, ma Ges non gli rispose nulla. C'erano l anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insult e lo schern, poi lo rivest di una splendida veste e lo rimand a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.101

Il carattere di questo Ges assai pi sacerdotale che regale e questo episodio, taciuto da tutti gli altri, aggiunge ulteriori indizi a favore dellipotesi che i Messia cui fa riferimento la narrazione evangelica fossero veramente due. C unultima importante considerazione che possiamo fare sulla duplicit della figura messianica, a proposito di quel brano noto come miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci:

"c' qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci allora Ges prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribu a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci"102.
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Documento di Damasco XIII, 20-22 Lc XXIII, 6-12. 102 Gv VI, 9-11.

Altrove abbiamo gi chiarito che molti brani evangelici comunemente definiti miracoli sono, in realt, degli scenari simbolici che possono essere compresi solo possedendo una chiave di lettura. Anche in questo caso dobbiamo rinunciare allidea che Ges abbia sfamato centinaia di persone ricorrendo ad un prodigio. I cinque pani, infatti, non rappresentano un nutrimento corporale, come del resto abbiamo visto spesso nel corso delle narrazioni evangeliche:

"- in verit vi dico: non Mos vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi d il pane dal cielo, quello vero... Allora gli dissero: - Signore dacci sempre questo pane -. Ges rispose: Io sono il pane della vita: chi viene a me non avr pi fame e chi crede a me non avr pi sete -"103.

"...i vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo il pane che discende dal cielo, perch chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivr in eterno..."104.
Le espressioni mangiare il pane o bere lacqua105 sono usate spesso come sinonimi del nutrimento spirituale che conduce alla conoscenza. I cinque pani si riferiscono ai cinque libri della Torah (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) che devono essere del tutto sufficienti a nutrire la fame spirituale del popolo di Israele (rappresentato come un ragazzo incapace di nutrirsi). In questo episodio Ges affianca ai pani i cosiddetti pesci. Ora, facile ricordare che il pesce era un simbolo molto comune nel cristianesimo primitivo, esso rappresentava il messia. Esiste anche un curioso gioco di parole nella lingua greca: , che significa appunto "pesce", una parola composta da lettere che nell'ordine dato sono le iniziali di (Ges Cristo, figlio di dio, salvatore). Ecco dunque il Cristo=Pesce. Ma i pesci proposti sono due, coerentemente con la duplice aspettativa messianica dei qumraniani, che distinguevano il messia sacerdotale da quello regale. In pratica lepisodio rappresenta Ges che propone al popolo di Israele di sfamarsi attraverso i cinque libri sacri della Torah e lavvento dei due salvatori che avrebbero dovuto ricostruire il regno di Davide.

Gv VI, 32-35. Gv VI, 49-51. 105 Rispose Ges: Chiunque beve di quest'acqua avr di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli dar, non avr mai pi sete, anzi, l'acqua che io gli dar diventer in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna (Gv IV, 13-14).
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