Sei sulla pagina 1di 2

TIPI DI TESTAMENTO

TESTAMENTUM CALATIS COMITIIS


Si tratta della forma testamentaria più antica. Secondo una autorevole dottrina, il (—) conteneva
sempre e soltanto disposizioni a titolo particolare, mentre l’heredis institutio sarebbe stata
caratteristica del testamentum per aes et libram; è comunque probabile che il (—) coincidesse
spesso nella adozione di un pater familias da parte di un altro pater familias, compiuta alla
presenza dei comizi curiati, che venivano a questo scopo convocati dal pòntifex maximus due volte
all’anno (24 marzo e 24 maggio). Per effetto dell’adozione, l’adottato diveniva erede
dell’adottante. Mentre gli effetti dell’adrogatio si producevano durante la vita dell’adottante, il
(—) era destinato a produrre effetti soltanto dopo la morte dell’adrogàtor. Si dava luogo a questo
tipo di testamento qualora non si avessero discendenti che potevano venir fuori al momento della
morte e che quindi quell’atto impegnasse la sorte di tutto il proprio patrimonio.

TESTAMENTUM PER AES ET LIBRAM


Forma testamentaria creata nel II sec. a. C. dalla giurisprudenza pontificia.
Il (—) si sviluppò allorquando si cominciò ad ammettere che l’atto di nomina dell’erede potesse
non avere le formalità della adrogàtio e delle solennità comiziali: l’atto in questione poteva essere
inserito, invece, all’interno di un negozio avente la struttura della mancipàtio familiæ.
Il familiæ èmptor, persona di fiducia, nel (—), interveniva solo formalmente, non acquistando nulla
e non ingerendosi nella esecuzione delle disposizioni: il testatore, mediante una sua dichiarazione
(nuncupàtio), consegnava semplicemente il testamento al familiæ èmptor. 
La redazione del testamento avveniva in presenza dei cinque testimoni e del lìbripens, ma il più
delle volte il testatore recava le tavolette già preparate in tutta la parte dispositiva: a ciò si
accompagnava un breve processo verbale che attestava le avvenute formalità della mancipatio
familiæ. Le tavolette erano poi sigillate dai sette soggetti intervenuti. 
Per la coscienza sociale era considerato importante l’esecuzione della volontà del testatore: per
tale motivo tra le formalità si diede massimo valore alla nomina dell’hères e ai sigilli delle sette
persone (5 testimoni, libripens e familiæ emptor). 
Quanto alle altre formalità, nel caso in cui vi fosse stato un errore nella pronuncia delle
dichiarazioni rituali (del testatore o del familiæ emptor), il pretore ritenne di intervenire,
attribuendo la bonòrum possèssio secùndum tàbulas a chiunque risultasse nelle tabulæ erede di
un testamento, pur se il testamento fosse nullo per il ius civile a causa di errori commessi nella
pronuncia delle dichiarazioni rituali: peraltro, occorreva sempre che le tabulæ fossero state
sigillate da sette cittadini. 
I filii in potestate, l’adrogatus nonché i nipoti e gli altri discendenti non subentravano al pater ma
espandevano dei loro poteri, già esistenti, sulle res familiares quindi non c’era alcun subingresso
(come accadeva per il legato). Sembra che i romani per lungo tempo abbiano ignorato l’idea di una
successione mortis causa e infatti se avveniva una successione universale, questa era inter vivos.
BONORUM POSSESSIO SECUNDUM TABULAS vel TESTAMENTUM IURE PRAETORIO
FACTUM
Su disposizione del prætor urbanus fu concessa la possessio dei beni del defunto a chi era stato
beneficiato in un testamento civilistico affetto da errore di forma. 
Il pretore, infatti, ritenne che fosse sufficiente l’esibizione delle tabulæ contenenti le disposizioni
testamentarie munite dei sigilli di sette testimoni per concedere la possessio dei bona defuncti. 

TESTAMENTUM IN PROCINTU
Particolare forma testamentaria diffusa in Roma sin dall’età arcaica e compiuta, secondo forme
estremamente semplificate e snelle dai soldati durante le campagne belliche, dopo che erano stati
presi gli auspici per la battaglia davanti ai propri commilitoni che ne avrebbero riferito il contenuto
in caso di morte del testatore. 
Il soldato poteva disporre delle proprie armi e degli oggetti che aveva più cari: per i restanti beni
dato che il (—) non designava un erede, permaneva il diritto a succedere dell’hères suus o
comunque, del soggetto designato come erede secondo le norme della succèssio ab intestàto.

TESTAMENTUM MILITIS
Testamento ammesso a titolo transitorio da Cesare e poi legalizzato dal princeps. Privo di
formalità rigorose, la redazione era consentita oltre che ai militari anche ai civili che, in tempo di
guerra, seguivano l’esercito. Era valido entro un anno dal congedo non ignominioso. Costituiva il
risultato dell’adeguatezza del diritto alle varie esigenze della vita castrense.

TESTAMENTUM TRIPERTITUM
Forma testamentaria tipica del diritto romano postclassico. Quest’epoca fu caratterizzata da una
maggiore accentuazione dei vincoli di sangue e dalla semplificazione delle espressioni tipiche di
ultima volontà. Si affermò la distinzione tra il testamentum civile (derivante dal testamentum per
æs et lìbram), per il quale occorrevano cinque testimoni e il testamentum iure prætorio factum ,
per il quale ne occorrevano sette: per il primo non si ritenne più necessaria la formalità
della mancipàtio familiæ ma si richiese, così come era stabilito dal diritto provinciale, che il
testamento fosse scritto di pugno dal testatore (olografo). 
La legislazione imperiale prese atto di questa prassi e stabilì che il testatore e i testimoni dovessero
sottoscrivere l’atto, indicandone la natura testamentaria laddove in precedenza erano richiesti
solo i sigilli. 
Le Institutiones giustinianee attestano che la figura che si affermò derivava in parte dal diritto
civile, in parte da quello pretorio ed in parte da quello imperiale: il testamentum venne così
definito tripertitum. 

Potrebbero piacerti anche