Sei sulla pagina 1di 5

LETTERATURA INGLESE II 30/09/2019

Poesia: Dal regno di Enrico VIII fino alla regno di Elisabetta in particolare alla poesia Shakespeariano, durante
l’epoca elisabettiana la letteratura inglese inizialmente attraverso l’imitazione di modelli continentali italiani in
particolar modo ma successivamente con la sperimentazione originale, durante l’epoca elisabettiano la
letteratura inglese comincia ad acquisire una fisionomia proprio e raggiunge delle vette altissime anche in
ambito poetico oltre che in ambito teatrale, è sorprendente come in un arco breve si sia passato da una poesia
derivativa ovvero dall’imitazione di modelli a una poesia autoctona, locale, così importante e di così alto livello,
questo è un po’ vero di tutta la letteratura elisabettiana, è stato un periodo particolare in cui tutta una serie di
fattori dinastici, in quanto Elisabetta era al trono se non fosse stata lei a governare la storia sarebbe andata
diversamente, politici economici etc. hanno determinato il delinearsi di questo periodo che è il più importante
della storia letteraria inglese e uno dei più importanti nella storia letteraria europea e mondiale. Cosa è
accaduto prima della poesia elisabettiana e di Shakespeare?

Se si esclude la produzione di Chaucer, un autore del secondo 300, muore nel 1400, se si esclude questo poeta
originale il resto della poesia inglese del 300-400 era una poesia di derivazione francese e non si caratterizza per
particolare pregio, Chaucer è un autore importante, la cui importanza è esemplificata anche dal percorso
evolutivo della sua carriera, solitamente la carriera di Chaucer divisa dai critici in 3 fasi la prima è la fase
francese in cui Chaucer inizia traducendo dal francese, partendo dalla traduzione del Roman de La Rose, un
poema allegorico, si forma alla scuola dell’allegoria francese, e inizia con il voler cimentarsi con opere originali e
scrive in questo periodo Book of the Duchess, un poema allegorico, nella seconda fase, la fase italiana, Chaucer
che aveva incarichi diplomatici, viaggia in Italia ed entra in contatto con la letteratura Italiana, fu il primo a
tradurre qualche verso della divina commedia e fu il primo grande dantista inglese, scrive delle opere in cui
l’influenza di Boccaccio e di Dante è evidente tra cui opere come The House of Fame e Parliament of Fowles
(basato sulla carrellata di diverse specie di uccelli che rappresentano la stratificazione della società), si tratta di
opere allegoriche, ma Chaucer nelle due prime fasi dimostra di essere sempre un po’a disagio con la pesantezza
dell’allegoria infatti in alcune opere come in The House of Fame c’è un momento dantesco in cui il poeta si
ritrova a volare a cavallo di un uccello che richiama un momento del purgatorio, un momento comico in cui alla
grandezza di Dante Chaucer contrappone un sé stesso molto più terra terra, c’è in Chaucer questo stimolo a
liberarsi dal fardello dell’allegoria e si apre a uno stimolo a un tipo di poesia che ambisce a liberarsi del fardello
dell’allegoria e si apre verso degli orizzonti più moderni, si apre verso un maggiore realismo quello della terza
fase ovvero la fase inglese quella dei Canterbury Tales, sono un’opera incompiuta, aveva pianificato 120
racconti, si basano su una cornice costituita dal pellegrinaggio a Canterbury di un gruppo di pellegrini che si
ritrovano a Saffer , l’oste li sollecita a raccontare dei racconti, il numero dei racconti pervenutici è molto piccolo,
la caratteristica dei Canterbury Tales è il loro realismo in cui descrive i diversi livelli della società, descrive il più
alto in grado fra i pellegrini ( cavaliere) anche da questo punto di vista la scelta dei personaggi e la loro
caratterizzazione i personaggi vengono descritti con dei dettagli, non sono personaggi allegorici ma sono un
monaco che assomiglia ai monaci incontrati da Chaucer quotidianamente nella realtà così come le donne
descritte sono reali, Chaucer con la sua carriera e con questo poema è un grande isolato, tutto quello che viene
attorno a lui è produzione di poesia che non raggiunge i livelli di elaborazione tipici della poesia di Chaucer, gli
autori che gravitano attorno a lui sono autori minori per non parlare degli epicori che ripeteranno i suoi stilemi
Chaucer rimane un isolato dobbiamo aspettare la prima metà del 500 perché in Inghilterra cominci a fiorire una
tradizione poetica locale, anche se questa mutua vistosamente da modelli continentali, infatti nella prima metà
del 500 in Inghilterra entra la tradizione sonettistica, i primi sonetti compaiono in una raccolta Tottel’s
Miscellany (prende il nome dall’editore) pubblicata nel 1557 comprendeva diversi componimenti di due autori
Wyatt e Surrey (inizio della tradizione sonettistica), questa raccolta è la prima antologia poetica inglese, Wyatt e
Surrey composero i loro pezzi nei decenni precedenti e poi arrivati all’altezza del 1557 questi pezzi vennero
raccolti.

Wyatt è riconosciuto come colui che importò la forma del sonetto in Inghilterra, l’unica eccezione è la
traduzione di un sonetto petrarchesco da parte di Chaucer nel suo poema che s’intitola Troise and Criseid
(Troilo e Criseide) in cui c’è la traduzione in inglese di un sonetto petrarchesco però si tratta di un’apparizione
che non lascia traccia mentre Wyatt importa la forma e Surrey contribuirà allo sviluppo della forma in lingua
inglese, Wyatt inizia questa sua importazione della forma del sonetto con la traduzione dei sonetti di Petrarca
dall’italiano all’inglese e fin da subito si accorge della difficoltà, che evidenzia che la lingua italiana in quel
periodo fosse più ricca di quella inglese e fosse molto più semplice per l’italiano trovare rime rispetto a quanto
non si riuscisse a fare in inglese, Wyatt come Chaucer ebbe incarichi diplomatici all’estero, fu in Italia nel 1527,
viaggiò in Italia dove entrò in contatto con la poesia di Petrarca, il sonetto si era sviluppo in Italia nel XII sec.
Wyatt ricorse al sonetto italiano, una forma ostica da tradurre, perché il riferimento ad un modello continentale
era un modo per dare lustro alla poesia inglese, la lingua inglese usciva da cambiamenti linguistici importanti,
sia a livello di lessico sia di pronuncia, per cui la tradizione metrica di Chaucer era praticamente impraticabile ai
tempi Wyatt perché la lingua era cambiata, sceglie il sonetto perché era una forma altamente convenzionale
che stabilisce dei paletti precisi per chi intende usarla e il sonetto obbliga chi lo pratica a sottoporsi ad una
grande disciplina e a dimostrare anche una grande maestria all’interno di 14 versi, il poeta doveva organizzare il
proprio pensiero e la propria argomentazione nei 14 versi secondo dei raggruppamenti e dei bilanciamenti
particolari, il sonetto è una forma che obbliga il poeta ad una disciplina rigida.

Il sonetto petrarchesco prevedeva 14 versi endecasillabi (verso della poesia italiana) divisi in 4 strofe, due
quartine e due terzine che tendevano alla dipartizione in un’ottava e una sestina, la divisione in strofe viene
data dalla rima e la rima mi dice se queste strofe tendono ulteriormente a compattarsi fra loro e a formare delle
unità più grandi (da due quartine ad una ottava e da due terzine a una sestina), di solito nel sonetto
petrarchesca l’ottava aveva uno schema di rime ABBA ABBA, mentre le rime della sestina potevano avere
combinazioni differenti, questa suddivisione formale tra un’ottava e una sestina si riproduceva anche a livello
contenutistico perché solitamente le due parti erano ben distinte e la sestina in termine di argomentazione
poteva opporsi all’ottava in termini di ragionamento oppure si poteva parlare di una parziale rettifica di quanto
detto nell’ottava o la sestina poteva servire come illustrazione di quanto affermato nell’ottavo, ci poteva essere
contrasto ma anche omologia di quello espresso nei primi 8 versi, questo è il sottogenere poetico da cui Wyatt
decide di far partire il rinnovamento della poesia inglese, prima mediante i suoi tentativi di traduzione
dall’italiano poi mediante il suo tentativo di composizione di opere originali compie un’operazione di disciplina
della sua scrittura poetica, incanala la sua poesia in un solco preciso ovvero scrive sonetti, ma importare il
sonetti voleva non solo dire importare questa tipologia di forma ma voleva dire anche importare tutto il sistema
ideologico che stava alla base della lirica d’amore che trovava nel sonetto la forma più consona, Wyatt
importando il sonetto di Petrarca importa anche una certa idea del rapporto d’amore, un’idea stilizzata,
convenzionale, un amore cortese idealizzato che Petrarca riprende dalla tradizione medievale variandolo, in
quel modello il poeta è l’umile servitore della donna, una donna distaccata, insensibile, Petrarca aveva mutuato
questo ideale d’amore dall’idea medievale e cavalleresca di amore cortese e l’aveva traslato installandolo sulla
sua vicenda biografica del suo amore con Laura, la storia della letteratura europea ha assistito all’affermarsi di
tre sistemi o convenzioni di poesia d’amore: 1 Amor cortese arriva dal medioevo delle corti, 2 Amore
Petrarchesco, 3 Amore Romantico, questi 3 ideali d’amore producono un modello letterario e un modello di
comportamento, stabiliscono dei canoni di comportamento per cui il rapporto tra amato e amata deve seguire
dei particolari canoni, ciascuno di questi modelli nel momento in cui si forma prevede: 1 una specifica
situazione a livello sociale, 2 un’ideologia che chiamiamo Weltanschauung (visione del mondo), 3 una certa
forma poetica attraverso cui esprimere questa visione del mondo.
L’amore cortese compare all’improvviso verso la fine dell’undicesimo secolo in lingua d’oca, e fa la sua
comparsa nella poesia trobadorica, dei trovatori, una poesia lirica sofisticata che parla del sentimento d’amore,
un amore studiato da C. S. Lewis il quale sottolinea come questo amore cortese abbia delle precise
caratteristiche e Lewis individua queste caratteristiche: l’amante è asservito al desiderio dell’amata, l’amante è
il servo della dama e si rivolge con l’appellativo di midons (mio signore), l’amore cortese riproduce sul piano
amoroso il rapporto di vassallaggio che c’è tra il signore (donna) e i suoi sottoposti (l’amante), un rapporto
gerarchico non bilanciato, Lewis parla di feudalizzazione dell’amore, è segnato da un rituale amatorio tipico
della corte e concesso solo a chi fa parte della corte, solo chi fa parte della corte può fare propri i codici
dell’amore cortese e l’amore diventa il tratto distintivo che distingue chi è gentile e chi è villano, non appartiene
all’ambiente della corte. Un altro punto interessante è che l’amore cortese è sempre disonorevole perchè
l’amante si rivolge sempre alla donna di un altro, una donna già impegnata, che è la donna del signore, questa
idea dell’amore che nobilita che rende cortesi, che rende parte della corte ha segnato profondamente la
letteratura occidentale, non riscontrabile nella tradizione classica o germanica, il modello dell’amore cortese
nasce nella società della Francia meridionale del 15 secolo che è una società basata sulla corte e nasce in quella
realtà perché è quella la realtà più adatta, questo ideale si basa su diversi concetti come l’umiltà, la cortesia,
l’adulterio (l’amante guarda ad una donna sposata). Ad un certo punto questo modello comincia a diffondersi
fuori dalla sua terra natale, si diffonde da un lato verso il nord della Francia dove si mescola ad altre tradizione
fra cui quella classica e dà origine alla poesia francese del 13 sec? il cui maggiore esponente è Chreten de
Troyes nel mettere mano alla leggenda di Lancillotto, scrive questo romanzo Lancelout descrivendo il tipo di
cavaliere totalmente devoto, ha come sottotitolo Lancillotto o il cavaliere della carretta perché Lancillotto per
amore della donna che ama accetta la vergogna di salire sul carretto dei condannati, accetta per amore un
supplizio infamante un altro esempio celebre è quello di Tristan e Isotta, una delle vicende più famose del
medioevo, da un lato confluisce nella letteratura francese tramandataci dall’altro arriva in Italia e l’ideale
dell’amore cortese viene fatto proprio dai poeti stilnovisti e secondo Lewis tutto ciò finisce nella Divina
commedia di Dante, e Lewis sottolinea come Dante riesce a sintetizzare ciò che fino a quel momento la
tradizione dell’amore cortese non era stata in grado di sintetizzare, un’ideale che si basa sull’adulterio etc. era
un modello non apprezzato dalla chiesa e dalla religione, l’ideale dell’amore cortese confligge con l’ideale
religioso che vuole il matrimonio come sacramento, la fedeltà etc., secondo Luis in Dante i due modelli quello
religioso e quello dell’amore cortese trovano un momento di fusione nella figura di Beatrice, da un lato la
donna canta e verso la quale il poeta ha questo sentimento di asservimento ma Beatrice diventa simbolo della
purificazione della salvezza, Lewis legge la figura di Beatrice un momento in cui Dante riesce a conciliare le due
tradizioni. Nel XIII sec. in Italia abbiamo diversi poeti in lingua volgare che mutuano l’ideale dell’amor cortese e
lo adattano alle proprie esigenze, si tratta di una poesia astratta, stilizzata, una poesia in cui il tema d’amore e
l’oggetto della rappresentazione sono la donna, queste poesie ci parlano di un mondo dominato dalle donne, la
poesia canta una donna che è padrona dei destini degli uomini, c’è un ribaltamento evidente della situazione
reale, e in questa direzione va l’elemento della spersonalizzazione in questa poesia non si analizza mai una
storia d’amore particolare quella storia d’amore lì o gli stati d’animo dell’amante qui siamo agli antipodi rispetto
all’esperienza romantica dell’amore il significato universale che può avere, si intende qui prospettare
l’esperienza dell’amore per il messaggio che può trasmettere a livello universale, è normale che questo
elemento della spersonalizzazione sia favorito dall’esistenza di un rigido codice a cui tutti devono attenersi, i
ruoli, le regole retoriche di questo codice sono già fissate ci si deve attenere alle regole già fissate e dentro
queste il poeta stilnovista cala i suoi contenuti, secondo questa tradizione l’uomo è sempre nella posizione di
chi ama supplicando e la donna invece nella posizione di chi al massimo si lascia amare. In alcuni componimenti
della poesia italiana la cortesia è identificata con le virtù morali e le si attribuisce come origine la natura, quindi
c’è un’idea nuova secondo cui la cortesia/gentilezza non consiste nella nobiltà per ceto ma nella qualità morali.
Il modello cortese così come la tradizione dello stilnovo vengono ripresi da Petrarca, la differenza rispetto ai
modelli della poesia cortese e stilnovista è che Laura la donna cantata da Petrarca pur trovandosi ad un livello di
bellezza e di virtù ideale è però una donna vera e il poeta è perseguitato dalla sua presenza e dagli effetti della
sua bellezza, nella Laura di Petrarca la bellezza fisica e spirituale trovano una sorta di sintesi, per Petrarca
l’amore non è un esercizio spirituale e non è neanche una virtù, l’amore per Petrarca è una passione che resiste
a tutto, che non abbandona mai il poeta, ciò comporta al Petrarca cristiano notevoli problemi, la passione è il
peccato, mentre per gli stilnovisti l’irraggiungibilità dell’amata è il simbolo della natura trascendente dell’amore,
per Petrarca l’amore è desiderio ed è un desiderio che nel caso non può essere mai raggiunto. Nella poesia di
Petrarca permane un elemento stilnovista ovvero la lode dell’amata, però in Petrarca assume delle
caratteristiche particolari, innanzitutto persiste nella poesia di Petrarca la fisicità concreta della donna, la donna
non è mai smaterializzata attraverso la retorica, l’allegoria semmai Petrarca fa uso di un’espediente provenzale
ovvero il Senal, cioè la sostituzione della donna con un segnale linguistico, un altro elemento importante è
l’inserimento nella poesia di Petrarca di una dimensione temporale, mentre nella poesia precedente il tempo è
sospeso si parla di un amore sublimato, qui c’è l’introduzione di una prospettiva temporale preciso ad esempio
il ricordo di Laura filtrato attraverso la memoria che rende il poeta consapevole dell’inesorabile scorrimento del
tempo (tema chiave del canzoniere di Shakespeare), accanto alla dimensione temporale nei componimenti di
Petrarca abbiamo una dimensione spaziale, il momento della visone del ricordo è sempre collocato in uno
spazio ben identificato, gli elementi della natura sono fortemente idealizzati e poi c’è una forte interiorizzazione
degli effetti dell’amata sull’amante ciò implica un continuo spostamento di questo focus dall’oggetto al soggetto
ovvero dall’amata all’amante, per questo il canzoniere non è tanto la storia di Laura ma dell’amante, è la storia
di Petrarca, a volte viene definito come la storia di un’anima, qui c’è una personalizzazione dell’oggetto amante,
la personalità dell’oggetto è esemplare. Si è parlato di uno studio analitico della coscienza dell’io poeta, la
poesia di Petrarca fece scuola in Inghilterra a partire dal secondo quattrocento inizi del 500 con Wyatt che
comincia a tradurre Petrarca e lo impone all’attenzione della letteratura inglese. Petrarca fornisce un modello
sia formale, sia contenutistico.

Wyatt non è un grande versificatore, non era molto bravo con la metrica, la sua è una metrica poco precisa e il
suo uso del verso è abbastanza approssimativo, quando si trova a tradurre Petrarca deve operare delle
modifiche perché si trova in un sistema linguistico diverso e la prima modifica che compie è di accorciare il
verso petrarchesco, gli endecasillabi di Petrarca diventano in Wyatt decasillabi, il verso del sonetto inglese è il
decasillabo.

Metrica può essere quantitativa e qualitativa o accentuativa, la prima tipica della poesia classica e ha come
elemento fondamentale la quantità ovvero la durata delle sillabe, nella metrica greca e latina si distingueva la
lunghezza delle sillabe, per convenzione ad una sillaba lunga ne corrispondevano 2 brevi, nel caso della metrica
quantitativa non importa il numero delle sillabe o la posizione delle sillabe ma importa la quantità ovvero
lunghezza della sillaba ne deriva che i versi possono avere lunghezza variabile, non conta il numero delle sillabe
ma il rispetto dello schema metrico basato sulla successioni di unità dette piedi, i piedi sono composti da sillabe
brevi e lunghe e a secondo della successione assumono nomi diversi. La metrica qualitativa tipica delle lingue
occidentali moderne qui contano gli accenti, i versi hanno una lunghezza costante ad esempio l’endecasillabo ha
sempre 11 sillabe etc., all’interno della successione di sillabe lo schema accentuativo è prefissato, la metrica
accentuativa basa il conto sugli accenti tonici delle parole e/o sul numero delle sillabe.

La metrica inglese usa la terminologia classica della metrica greca e latina, il verso più utilizzato della lirica
inglese è il pentametro/ pentacodia giambico, mi dice che ho 5 piedi (unità minime costituite dalla successione
di sillabe toniche o atone) ha definire il verso inglese non è la lunghezza del verso ma i piedi, ma il valore delle
sillabe è determinato dall’accento ovvero dall’alternanze tra sillabe accentate e atone che determina il ritmo
interno dei versi (To be or not to be that is the question ß pentacodia giambicaà Shall I compare thee to a
summer’s day) la pentacodia giambica è presente sia nel sonetto sia nel teatro.

Blank verse: pentacodia giambica, la differenza fra pentacodia giambica nel sonetto e nel teatro non è una
differenza di metrica ma è una differenza di rima, nei sonetti le pentacodie rimano tra loro, mentre blank vuol
dire vuoto da rima, nel teatro giambico troviamo la pentacodia giambica, ma questa non è rimata, il verso è
quello del blank verseà un verso non rimato