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Il contesto secondo di STALNAKER

Secondo lui un contesto è una situazione che include un parlante e degli


interlocutori (tutti con le proprie credenze e intenzioni). Parlante ed interlocutori
condividono il terreno comune ( Common Ground ), che è costituito dall’insieme delle
preposizioni presupposte da tutti i partecipanti ( cioè dallo stato della credenza condiviso
dai partecipanti alla conversazione).
Preposizione – qualcosa che rappresenta il mondo come fatto in un certo modo.
Preposizione presupposta – se un parlante è disposto ad agire come se credesse
che: a)la preposizione è vera; b) anche i suoi interlocutori credono che sia vera.
Common Ground determina un’insieme dei mondi in cui tutte le preposizioni
presupposte sono vere.
Asserzioni – E’ un atto linguistico. Un atto di asserzione è l’espressione di una
preposizione. Gli atti di asserzione vengono fatti con lo scopo di modificare il contesto, e in
particolare gli stati di credenza dei partecipanti. Il parlante che asserisce una preposizione
propone ai suoi intelocutori di accettarla come vera e incorporarla nel Common Ground .
Se l’asserzione viene accettata dagli interlocutori la preposizione fa passare da uno stato
di informazione di partenza ad uno di arrivo. Il contenuto proposizionale dell’asserzione
viene intersecato con l’insieme – contesto.
Referente del discorso – identifica la quantità massima di informazioni che gli
interlocutori condividono riguardo a un certo individuo. E’ importante distinguere ciò che fa
già parte del contesto da ciò che viene aggiunto.
C’è un correlato linguistico che gestisce i Referenti del Discorso:
1) un indefinito ( il DP un gatto ) introduce un nuovo Referenti del Discorso, mentre
2) una descrizione definita ( il DP il gatto ) deve corrispondere a un Referenti del Discorso
già familiare nel contesto.

Informazione contenuta si può suddividere in 2 categorie:


1) l’informazione nuova che il parlante NON ritiene nota all’ascoltatore.
2) l’ informazione data cioè quella che il parlante ritiene nota all’ ascoltatore:
a) perchè è fisicamente presente nel contesto
b) perchè è già menzionata nel discorso

Segnalare l’informazione
 E’ l’intonazione a segnalare quale parte dell’informazione è nuova e quale è data
 I parlanti ordinano l’ informazione data prima di quella nuova.
 Debbe essere fatta la distinzione tra il tema (Topic ) e il rema ( Comment ) di una
frase
o il tema - di cui si parla
o il rema – che viene detto su di esso
o Con modo in cui l’ informazione che parlante e ascoltatore si scambiano viene
presentata ,“confezionata” – information packing ( distinguendo la presentazione
dell’ informazione dal suo contenuto ) e l’elaborazione di una nozione più articolata.
Struttura dell’informazione
E’ un fenomeno relativo dell’ informazione che risponde ai bisogni comunicativi immediati
degli interlocutori.
La comunicazione è intesa come cambiamento continuo del Common Ground.
Common Ground di inizio – di cui sono responsabili le presuppozioni
Common Ground finale – di cui sono responsabili le asserzioni
HEIM
Il Common Ground sia determinato non solo dalle presuppozioni ma anche dai Referenti
del Discorso, cioè entità che vengono introdotte nel Common Ground.
1) Possono essere introdotte esplicitamente ( Un indefinito )
2) Attraverso un accomodamento delle presuppozioni

LAMBRECHT
Struttura dell’ informazione

Si focalizza sull’interazione tra le frasi e i loro contesti.


Perchè ci siano più tipi di frasi con uno stesso contenuto ma con una forma diversa?
Per il problema delle ALLOFRASI ( *fa parte della informazione)
La diversa forma delle frasi rifletta una diversità nella struttura dell’ informazione. Lo studio
della struttura dell’ informazione appartiene al dominio della grammatica delle frasi:
riguarda l’organizzazione delle frasi all’interno di un discorso.

La struttura dell’ informazione è per Lambrecht un componente della grammatica in cui le


preposizioni sono appaiate a strutture lessico-grammaticali conformemente agli stati
mentali degli interlocutori che usano e interpretano queste strutture come unità d’
informazione in determinati contesti del discorso.

Le cattegorie principali della Struttura dell’ informazione:


1) presupposizioni e asserzioni – la strutturazione delle preposizioni in porzioni che il
parlante assume che l’ interlocutore conosce già o no.

2) identificabilità e attivazione – le assunzioni del parlante circa lo status delle


rappresentazioni dei Referenti del Discorso nella mente dell’ interlocutore al momento in
cui l’enunciato è prodotto.

3) Topic e Focus – la valutazione, da parte del parlante, della relativa predicibilità o non
predicibilità delle relazioni fra le preposizioni ed i loro elementi in determinate situazioni di
discorso.

Lambrecht si interessa alla forma delle frasi e non alla loro struttura.
Forma – ‘competizione’ tra il componente pragmatico e quello lessico-sintattico. La
sintassi non è l’unico livello formale in cui la struttura informativa è codificata.
Non tutti sono dell’idea che sia necessario un componente specifico che struttura la forma
delle frasi in funzione delle categorie della struttura dell’ informazione.

Un accomodamento richiede UNA RINEGOZIAZIONE - domande di chiarimento e


asserzioni
Che siano stati introdotti esplicitamente o di un accomodamento o di una rinegoziazione
del Common Ground d’inizio ---I referenti possono essere ripresi da pronomi o da sintagmi
nominali definiti.
Dimensione informativa del Common Ground
La dimensione costituita dagli interessi comunicativi e dagli scopi dei partecipanti.
Le domande non aggiungono informazioni fattuali, ma manifestano un bisogno
d’informazione, che dovrebbe essere soddisfatto nel successivo intervento dell’
interlocutore.
La gestione del Common Ground - la gestione di come si deve sviluppare il contenuto del
Common Ground.
UNIVERSO DEL DISCORSO

Il modo esterno al testo


Include i partecipanti (un parlante ed uno o più ascoltatori) e il setting (il luogo, il tempo e le
circostanze in cui ha luogo l’evento linguistico).
Gli elementi al testo non hanno bisogno di essere stabiliti dai partecipanti attraverso
rappresentazioni nel discorso, in virtù del fatto di essere presentati nel setting del discorso.
ESPRESSIONI DEITTICHE – Le espressini che distinguono elementi esterni al testo.
Permettono ad un parlante di designare direttamente elementi del mondo esterno al
discorso ‘indicandole’. Espressioni deittiche sono quelle che denotano il parlante e
l’ascoltatore (pronomi di prima e seconda persona), il momento in cui avviene il discorso e
punti del tempo misurati in riferimento ad esso (adesso, domani, ieri ), il luogo in cui aviene
il discorso e i luoghi, ed in generale tutte le espressioni con il riferimento ad aspetti del
mondo esterno al discorso.

Il mondo interno al testo


Include le espressioni linguistiche (parole, sintagmi, frasi ) e il loro significato.
Devono essere disegnati nel modo indiretto, attraverso rappresentazioni che il parlante
deve preparare per l’ascoltatore.
La forma dell’espressione che denota entità che siano state o meno già stabilite e da
quanto recentemente ciò sia stato fatto.
Possiamo introdurre una stessa entità in modi diversi:
 con un sintagma nominale definito (una ragazza) o indefinito (la ragazza)
 con un nome proprio ( Anna )
 con un pronome ( lei )
Queste scelte sono determinate dallo status della rappresentazione di questo referente nel
mondo interno del testo.
Focus, topic, informazione ecc. sono categorie del mondo interno al testo.

Il Principio di Cooperazione e le massime conversazionali (Grice 1975;78)


Grice ha fisato regole fondamentali di comunicazione. Con la sua opera ha datto un
enorme contributto.
La conversazione per Grice è un’attività linguistica razionale e cooperativa, governata dal
“principio di cooperazione”. In base di questa regola i partecipanti si sentono obbligati a
dare un loro contributo affinchè la conversazione in cui sono immersi funziona bene. Il
“principio di cooperazione” di Grice : “ Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto
è richiesto, nel momento in cui avviene, dagli scopi o dall’orientamento del discorso in cui
siete impegnati.

Il principio si articola in quatro gruppi di masime (che si richiamano direttamente alle


categorie kantiane:
1. Massima della QUALITÀ – riferimento alla sincerità. Dire la verità, quello che sai e
senza questo la conversazione perderebbe la sua funzione primaria.
Cercate di fornire un contributo vero, in particolare:
 Non dite cose che credete false
 Non dite cose per le quali non avete prove adeguate
2. Massima della QUANTITÀ – fornire l’informazione necessaria. Bisogna parlare tenendo
ben presente il contesto.
 Fornire un contributo che soddisfi la richiesta di informazioni in un modo adeguato
agli scopi del discorso.
 Non fornite un contributo più informativo del necessario.
3. Massima della RELAZIONE (pertinenza) – Il discorso deve seguire una logica ben
precisa
 Fornite contenuti pertinenti
4. Massima del MODO – esprimiti in modo chiaro, breve, ordinato
 Evitare oscurità di espressioni
 Evitare le ambiguità
 Siate brevi
 Procedete in modo ordinato

Queste norme non sono sempre seguite alla lettera da chi parla ma sono punti di
orientamento.
A: Dov’è Carlo?
B: C’è una macchina gialla fuori.
Letterale di B non rappresenta un contributo alla conversazione e viola la massima della
quantità e della relazione.
La regina Vittoria era di ferro. (massima della qualità; aveva alcune qualità di ferro.)

Quando intelocutore non rispetta le massime per qualche motivo significa che ha
voluto sottointendere qualcosa che non poteva dire direttamente e cosi ha dato origine ad
una impicatura conversazionale. Implicare si riferisce a ciò che non viene direttamente
detto.
Implicatura convenzionale – far capire qualcosa senza dirlo, basandosi sulle
convenzioni.
Implicatura conversazionale – far capire qualcosa senza dirlo, basandosi sul contesto e
le regole della conversazione.

I Referenti del Discorso


Un Referente del Discorso è identificabile se fa parte del Common Ground (perchè è già
stato introdotto dal parlante o inserito tramite accomodamento dell’interlocutore, oppure è
presente in virtù di conoscenze generali condivise dagli interlocutori.
Un Referente del Discorso identificabile può essere attivo o non attivo nella mente
dell’interlocutore.
I Referente del Discorso possono essere costituiti da entità o preposizioni.
Una preposizione può acquistare lo status di Referente del Discorso quando entra a far
parte delle presuppozioni del Common Ground.
I Referente del Discorso sono espressi come argomenti (non come predicati).
L’agrammaticalità mostra che per diventare referente del discoro, una proposizione deve
essere ‘nominalizzata’. Questo può avvenire in vari modi:
 attraverso un pronome (pro E’ stato uno sbaglio )
 attraverso una nominalizzazione ( Il nosto essere andati al cinema ieri..)
 togliendo la proposizione stessa della morfologia di tempo/ persona ( Andare al
cinema ieri è stato uno sbaglio )

Sintagmi nominali definiti e indefiniti


Un parlante fa l’asserzione che assume non essere già rappresentata nella mente
dell’interlocutori. Deve creare una rappresentazione di quella entità attraverso una
descrizione linguistica. La creazione di questa nuova rappresentazione si può paragonare
alla creazione di un nuovo file nel Common Ground, al quale potranno essere aggiunte
informazioni nel corso della conversazione.

In molte lingue, come l’italiano, la categoria formale della definitezza segnala se il


referente di un sintagma è ritenuto dal parlante identificabile per l’interlocutore
(già presente nel Common Ground ). Questa categoria è espressa da un articolo o da altri
tipi di determinanti ( possesivi, dimostrativi )
Sintagma nominale
INDEFINITO – viene usato per introdurre un referente non identificabile. Introduce un
nuovo referente del discorso, su cui possono essere aggiunte altre informazioni.
La lettura specifica o non specifica del sintagma nominale ( uno studente ) può essere
‘forzata’ dalla modalità del predicato contenuto nella relatività restrittiva che lo modifica –
nella lettura specifica o non specifica. (..che mi aiuti a spostare il proiettore. )
Un altra lettura che un sintagma nominale indefinito può avere è quella generica –
l’ambiguità di lettura.

DEFINITO – Usato per riprendere un referente identificabile – deve corrispondere ad un


referente già presente ( familiare ).
La condizione di unicità: ci deve essere un solo membro nell’insieme identificato dalla
descrizione definita.
Nomi propri e pronomi presuppongono, come le descrizioni definite, che il lore referente
sia ‘identificabile’, già presente nel Common Ground.
 sia perchè già introdotto dal parlante
 sia per accomodamento da parte dell’interlocutore
 sia perchè fa parte delle conoscenze generali

La referenza pronominale
Bühler definisce i pronomi, parole indicali, cioè parole il cui denotato cambia a seconda del
contesto.
Io sto partendo per le vacanze.
Nella frase il soggetto è un pronome di prima persona e abbiamo visto che i pronomi di
prima e di seconda persona, sono ‘indicali puri’ – definiti da Kaplan. La loro interpretazione
avviene direttamente in riferimento ad alcune coordinate del contesto-
Interpretazione deittica.
Un pronome di prima persona corrisponde al PARLANTE.
Un pronome di seconda persona corrisponde all’ASCOLTATORE.

Pronomi deittici e anaforici


PRONOMI DEITTICI – sono i pronomi di prima e seconda persona.
I pronomi di terza persona possono riferirsi sia a qualcuno presente nel momento e nel
luogo dell’enunciazione ma non attivamente coinvolto nel discorso.
PRONOMI ‘ANAFORICI’ – i pronomi di terza persona, riflessivi.
Riprendere un referente precedentemente introdotto.
Un interpretazione anaforica è quando il pronome individua come referente la stessa entità
individuata nel discorso da un termine precedente.

Carlo chiamò Letizia a gran voce


ma lei non gli rispose.
gli – interpretato deitticamente
lei – interpretato anaforicamente
Carlo – presente nel luogo e nel momento del enunciazione
Letizia – ripreso il RD precedentemente introdotto
Quando il pronome individua come referente la stessa entità individuata nel discorso
da un termine precedente.

Condizioni strutturali sul legamento dei pronomi


Un pronome condivide i tratti di genere e numero con il suo antecedente.
Carla ha detto a Paola che Maria lo detesta.
IL PRONOME - può co-riferire con uun elemento molto vicino come con un elemento molto
lontano. (la..)
I RIFLESSIVI - può co-riferire solo se il nome precede il riflessivo. (si, se stessa..)
ANAFORE – elementi pronominali come i riflessivi e ‘pronomi’ (lui, lei, gli, lo, le, la ).
Le anafore, che comprendono elementi come reciproci ( l’uno, l’altro ) oltre ai riflessivi,
sono elementi privi di referenza propria.
Questa classe di elementi pronominali deve sempre avere un elemento con cui co-riferire
e questo elemento li deve precedere ed essere vicino.
*il termine ‘anafora’ è usato in 2 sensi diversi. Indica una particolare sottoclasse di pronomi
e indic particolare relazione interpretativa che lega un pronome al suo antecedente, detto
relazione anaforica.

Legamento
E’ il caso in cui un elemento è interpretato in coreferenza con un altro elemento.
Un elemento può essere legato nel caso in cui l’elemento che lo lega anche lo c-comandi
e abbia lo stesso indice.
La relazione c-comando può essere espressa:
Un nodo A c-comanda un nodo B se e solo se:
a) A non domina B e B non domina A
b) Il primo nodo ramificante che domina A domina anche B
La dominanza può essere definita come in:
Un nodo A domina un nodo B se è possibile tracciare una linea continua verso il basso da
A a B.

Teoria del legamento


A. Un anafora deve essere legata nel suo dominio locale.
B. Un pronome deve essere libero nel suo dominio locale.
C. Un’espressione referenziale è sempre libera
Dominio locale – frase semplice che lo contiene.
La differenza interpretativa fra pronome e anafore: nel dominio locale (cioè nela frase
semplice che lo contiene ), un’anafora deve essere legata, mentre un pronome deve
essere libero.
La differenza tra pronimi e espressioni referenziali quando un pronome, non essendo
dotato di referenza propria, è libero nel suo dominio locale, ma non al di fuoro.
Il referente di un pronome può essere fornito deitticamente o anaforicamente, cioè
daun’espressione referenziale presente nel mondo interno al testo ma al di fuori del suo
dominio locale.

Pronomi personali in italiano

PRONOMI PERSONALI TONICI = FORTI


SOGGETTO OGGETTO DIRETTO OGGETTO INDIRETTO
io me P + me
tu te P + te
(egli/ella) lui/lei lui/lei P + lui/lei
noi noi P + noi
voi voi P + voi
(essi/esse) loro loro P + loro

1) occupa la posizione argomentale


2) possono essere coordinati (integrazione tra elementi)
3) possono essere focalizati (precisati)
4) si riferiscono ad entità animate
PRONOMI PERSONALI CLITICI = ATONI
SOGGETTO OGGETTO DIRETTO OGGETTO INDIRETTO
-------- mi mi
-------- ti ti
-------- lo/la gli/le
-------- ci ci
-------- vi vi
-------- li/le gli/loro

1) NON occupa la posizione argomentale


2) NON possono essere coordinati
3) NON possono essere focalizzati
4) possono riferirsi sia ad entità animata sia ad quella inanimata.

*In posizione soggetto l’italiano non ha clitici, ma ha il pronome nullo pro (che alterna coni
pronomi tonici ).

DP lessicali, pronomi e attivazione dei Referenti del Discorso


NELLA MEMORIA A BREVE TERMINE – Un referente attivo è ‘illuminato’ in quel
particolare momento del discorso.
Un referente accessibile (o semi –attivo ) è presente nella consapevolezza periferica di un
partecipante al discorso.
NELLA MEMORIA A LUNGO TERMINE- è presente un referente inattivo.

Più è attivo un referente, meno prominente è il costituente che lo riprende


1) Un sintagma nominale lessicale è più prominente di un pronome
2) Un pronome accentato è più prominente di un pronome non accentato

Differenza tra LA SERIE TONICA e LA SERIE CLITICA /pro


Nel clitico è usato nel caso in cui il pronome si riferisce ad un referente la cui occoreza è
‘attesa’ dai partecipanti alla situazione comunicativa.
Meno prominenti e saranno utilizzati per riprendere un Referente del Discorso più attivo.

TOPIC E FOCUS nella struttura della frase

Sono le categorie fondamentali della Struttura dell’Informazione.


Lambrecht le definisce ‘categorie relazionali’, nel senso che mettono in evidenza la
relazione le proposizioni e loro elementi. Hanno a che fare con la valutazione, da parte del
parlante, della relativa predicibilità o non predicibilità di queste relazioni, in determinate
situazioni discorsive.

TOPIC – il topic è ciò di qui si parla. Deve essere stabilito con riferimento al discorso.
Il giornale l’ho appena finito di legere.
Il giornale – non è il soggetto, ma l’oggetto.

E’ importante che la nozione di Topic sia tenuta distinta da quella di soggetto. Significa che
ci sono Topic che non sono soggetti, e soggetti che non sono Topic.
(Il soggetto di una frase corrisponde a ciò di cui si parla): il Topic, deve essere stabilito con
riferimento al discorso.
FOCUS – corrisponde alla parte assertiva (affermativa) del discorso.
Codifica una relazione di non presupposizione e di non predicibilità.
E’ il giornale che ho appena finito di leggere (, non la rivista di cucina).

Veicola l’informazione non presupposta.


PA seconda del contesto, il Focus può corrispondere:
 al’intera frase
 ad un singolo elemento
 al un verbo (VP)
Una parte non-informativa, corrispondente alla presupposizione.
Una parte informativa, corrispondente all’asserzione (elemento nuovo).

L’identificabilità o non identificabilità di un referente del discorso non ha a che fare con la
relazione tra un elemento e la frase che lo contiene, ma puittosto con la relazione tra un
elemento linguistico e le conoscenze dei partecipanti del discorso.

ESEMPI FOCUS/TOPIC

I bambini sono andati a scuola.


topic comment

Topic - per stabilirlo dobbiamo sapere se la proposizione espressa da questa frase e da


costituirsi, pragmaticamente, come una proposizione che rigvarda i bambini, cioè se i
referenti del sintagma nominale ‘’i bambini’’ sono ‘oggetto del corrente interesse degli
interlocutori’.
Comment – A) che cosa hanno fatto poi i bambini?
può esse costituita come informazione rilevante su questo oggetto?
1) comment specifica ciò che si dice a proposito del topic
2) dobbimo conoscere il contesto lo stato mentale degli interlocutori rispetto al referente in
oggetto

DISLOCAZIONE A SINISTRA

Rizzi - in una lingua come l’italiano, se dislochiamo a sinistra un oggetto topocalizzato,


dobbiamo usare un clitico di ripresa. Clitico di ripresa è incompatibile con un Topic.
Il tuo libro lo ho letto. Lo – clitico

In una frase possiamo avere più di un topic e possiamo combinare puù topic con un focus.
I topic possono procedere o seguire il focus.
NON è possibile focalizzare più di un elemento in una frase.

Un elemento INTERROGATIVO è compatibile con un topic ma non con un focus


1) A Gianni, che cosa gli hai detto?
2) A Gianni che cosa hai detto (, non a Piero) ?
elem.interr. che cosa

I QUALIFICATORI non possono essere topicalizzati a sinistra, ma possono essere


focalizzati.
1. Tutto ho fatto.
2. *Tutto, lo ho fatto.

Possiamo segnalare chiaramente se un determinato costituente è un Topic (o un Focus)


spostandolo nella periferia sinistra della frase.
LA STRUTTURA DEL COMPLEMENTATORE
Il complementatore è all’interfaccia tra il contenuto proposizionale della frase
(espresso da IP) e la struttura superordinata (può essere un’altra frase in qui il CP si
incassa, oppure se il CP è una frase principale può essere discorso).
il CP contiene due tipi di informazione: una che guarda all’eterno e altra all’interno.
Per quanto riguarda l’interfaccia con la struttura superordinata, i complementatori
esprimono il fatto che una frase sia una domanda, una frase dichiarativa, esclamativa,
comparativa etc..
Si chiama la FORZA DELL’ENUNCIATO questo tipo di informazione.
E’ noto come la scelta del complementatore da indicazioni sul tipo di struttura
incassata (se richiede una frase in modo finito o infinitivo).
Complementatore ( C ) – contiene una specificazione di tempo che rifletta quella della
frase incassata, specificando la sua finitezza o non-finitezza.

Le forme FINITE e NON-FINITE


FINITE - fa vedere le differenze di modo e di tempo, contengono un soggetto esplicito che
si accorda col verbo nella persona.
NON-FINITE – non hanno queste caratteristiche

Forza e Finitezza – in italiano che e di lessicalizzino queste due teste funzionali.

Il complementatore CHE procede e non può seguire il topic dislocato a sinistra.


(Credo CHE, il tuo libro, loro lo apprezzerebbero molto). il tuo libro – topic
Il complementatore DI segue ma non può procedere il topic dislocato a sinistra.
(Credo, il tuo libro, DI apprezzarlo molto). il tuo libro – topic
Forza Topic Finitezza

LA STRUTTURA DEL COMPLEMENTATORE


Include delle teste di Topic e Focus posizionate tra quella relativa alla forza e quella
relativa alla finitezza, nel cui specificatore si possono spostare gli elementi topicalizzati e
focalizzati, dove ricevono un’interpretazione di Topic e Focus.
Il complementatore di questa testa riceve l’interpretazione di commenti o di
presupposizione.
XP= Topic
YP= comment
ZP= Focus
WP= Presupposizione

IL MOVIMENTO
Proprietà argomentali e criteriali.
Un elemento linguistico riceve queste due proprietà spostandole dalla posizione
argomentale alla posizione criteriale.
Il meccanismo attraverso il quale un’esspresione linguistica assume queste dualità
interpretative.
Il verbo si sposta nella Flessione e poi nel Complementatore.
Il soggetto si sposta nello specificatore del Sintagma della Flessione, e l’oggetto
interrogativo i sposta nella posizione di specificatore di una testa nel campo del
Complementatore.
Elemento si sposta in posizione di specificatore della testa funzionale.
Il giornale, l’ho appena finito di leggere. Il giornale – oggetto diretto
Top˚ : L’elemento nel mio specificatore va interpretato come topic, quello nel mio
complemento come comment.
il tuo libro ho letto (, non il tuo articolo). Il tuo libro – oggetto diretto
Foc˚ : L’elemento nel mio specificatore va interpretato come Focus, quello nel mio
complemento come presupposizone.

FOCUS CONTRASTIVO E FOCUS DI NUOVA INFORMAZIONE


Due posizioni focali nella struttura della frase:
1) nel’area del CP (complementatore)
2) nella periferia del VP, interna alla frase

FOCUS CONTRASTIVO (focus identificativo )


Esprime un’operazione quantificazionale, identificando sottoinsieme completo
dell’insieme per il quale il costituente che determina e completa il significato del verbo può
potenzialmente valere.
Appare nella periferia sinistra della frase.
Spostando un costituente nella posizione focale nel CP.

FOCUS DI NUOVA INFORMAZIONE (focus informativo)


Introduce informazione non pressuposta.
Non appare nella periferia sinistra della frase.
Spostando un costituente nella posizione focale nella periferia del VP.

FNI in italiano L2
La strategia di focalizzazione attiva nella lingua L1 degli apprendenti viene trsferita in
italiano anche ad un livello avanzato.

TRASFERIMENTO DI STRATEGIA PER LA FOCALIZZAZIONE DALLA L1 ALLA L2


Ipotesi dell’interfaccia:
Sostiene che la disslocazione tra proprietà grammaticali (il parametro del pro ) che
risultano aquisite, e proprietà d’interfaccia (uso del soggetto post-verbale per il Fni) che
non sono acquisite, con conseguente transfer dalla L1.
Vanno interpretati come:
Le proprietà d’inerfaccia sono più complesse perchè richiedono l’integrazione di
componenti diversi della grammatica.

FOCUS DI NUOVA INFORMAZIONE SUL SOGGETTO


 Con soggetto postverbale VS
Ha parlato Gianni. Gianni- post-verbale
 Frase scissa (ridotta) – fr, giapp, norv.
 Con oggetto preverbale SV – inglese, tedesco

FOCUS DI NUOVA INFORMAZIONE SUL OGGETTO


Lingue a soggetto nullo – il oggetto e l’oggetto possono essere spostati nella posizione
focale dedicata al Fni nella periferia VP.
Lingue a NON soggetto nullo – spostando il soggetto lessicale nella posizione per il Fni
anziché nella posizione soggetto della frase violi il principio di proiezione esteso (= deve
avere il soggetto espresso ).
Le frasi scisse permettono di spostare il soggetto lessicale nella posizione di Fni.
Contiene un riflesso es.himself – una posizione focale interna al DP.

TIPI DI TOPIC
Nella frase ci può essere più di un topic.
Possono apparire in un ordine qualsiasi
Topic familiare, contrastivo e shifting.
[...] Questo comunque io ai ragazzi non l’ho detto. [...]
questo – shifting topic (marca uno spostamento nella conversazione per indirizzare
l’attenzione dell’ascoltatore su quel preciso punto. Nella frase è possibile un solo Shifting
Topic che corrisponde al soggetto della predicazione – ciò che si afferma o si nega.
Io – Topic Contrastivo ( il soggetto topicalizzato IO – l’insegnante vuole sottolineare che lui
non dirà niente agli studenti)
Ai ragazzi – topic Familiare ( è un costituente dato o accessibile realizzato senza accento
e in forma pronominale. É stato menzionato all’inizio del testo e ripetuto diverse volte)

I Topic possono apparire in un ordine qualsiasi senza che l’interpretazione della frase
si modifichi e questo fa pensareche le posizioni di Topic non siano specializzate per i
diversi tipi.
La periferia sinistra della frase contiene inoltre ( forza ) che specifica la forza illocutiva
dell’enunciato = un correlato all’universo del discorso.
La relazione tra sintassi e discorso – il movimento di un costituente verso una
proiezione dotata di un determinato tratto ne permetta l’interpretazione corrispondente a
quel tratto.

DIFFERENZA INTERPRETATIVA TRA pro E I PRONOMI ESPLICITI


Pro - è interpretato in coreferenza con/ utilizzato per riprendere un antecedente dotato del
tratto (+ aboutness ).
E’ interpretato in coreferenza con il Topic o con il soggetto della frase.
Un determinato costituente interpet.come un Topic – in italiano possiamo spostarlo
nella periferia utilizzando un pronome clitico di ripresa.
Le- questo sopra
Io- spostamento del soggetto in una posizione nella periferia del VP, dove riceve
l’interpret.di Fni.
Le chiavi della macchina le ho prese io.

Rapposto tra una frase e il contesto in cui viene prodotta e interpretata – la grammatica
mentale specifica in maniera precisa e governata da regole in che modo una frase si può
modificare in relazione al contesto.