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Tesina: descrizione formale di un argomento e dei suoi usi, indicarne la distribuzione nei sillabi, in

relazione ai vari livelli


Università per Stranieri di Perugia

Corso di Strutture, usi e varietà dell’italiano per l’insegnamento a stranieri


Prof.ssa Patrizia Manili

I pronomi personali nel sillabo di italiano L2/LS


Dalle presentazioni alle scelte pragmatiche

Gaia D’Elia
Matricola: LM03000555
1. Introduzione

2. Descrizione del sistema dei pronomi personali.

Secondo una definizione tradizionale, ripresa anche da Patota (2006) e Serianni (1988), i pronomi
sono quelle parole che possono sostituire un nome o un altro pronome – conservandone genere e
numero – o addirittura un’intera proposizione. Per dare una definizione più tecnica, Salvi e Vanelli
(2004) parlano di “espressioni referenziali (…) il cui referente viene individuato o mediante il rinvio
anaforico (o cataforico) ad un’altra espressione referenziale presente nel contesto linguistico, o
mediante il rinvio a un’entità del contesto extralinguistico”.

es

Tra i vari tipi di pronomi, quelli più immediati e direttamente legati al verbo sono quelli personali.

I pronomi personali possono costituire dei sintagmi a sé, e riescono a sostituire i SN (in
corrispondenza distribuzionale e funzionale) ma anche i SP, i SA e le F (la cui corrispondenza si
ferma sul piano della funzione, non della distribuzione). Sono però dei sintagmi particolari: non hanno
una struttura interna e la loro testa non è modificabile.

Es

I pronomi personali vengono suddivisi in due serie: pronomi liberi e pronomi clitici, i quali si
distinguono tra loro per morfologia, distribuzione sintattica e valore semantico-pragmatico.

I pronomi liberi hanno un accento proprio, per questo sono detti tonici; quelli clitici sono composti
da una sola sillaba e sono atoni. In virtù della morfologia, varia anche la distribuzione: infatti i
pronomi liberi possono avere le stesse posizioni sintattiche dei SN non pronominali (comprese
eventuali dislocazioni), mentre i clitici si appoggiano al verbo di riferimento, dunque hanno una
posizione fissa sempre adiacente ad esso (possono esserne separati solo da un altro clitico).

es

Ma la differenza tra le due serie non è solo formale: riguarda anche il carico informativo che l’uso
dell’uno o dell’altro tipo comporta. I pronomi personali liberi, infatti, indicano un referente inatteso,
che nell’economia dell’enunciato costituisce il rema, l’informazione nuova. Al contrario, i clitici
indicano sempre un elemento già presente nel contesto linguistico o un’entità immediatamente
individuabile nel contesto extralinguistico.

es

In certi casi, laddove normalmente sarebbe adeguato l’uso dei clitici, questi possono essere sostituiti
dai pronomi liberi, per scelte comunicative di focalizzazione, contrasto o contrapposizione, oppure
quando il pronome è coordinato ad un altro SN.

es

Nel caso in cui il pronome abbia funzione di soggetto, l’alternanza appena analizzata non riguarda
più pronome libero e clitico, ma pronome libero e nullo. Infatti, in assenza di focus comunicativi
particolari, se il soggetto di una frase è lo stesso della frase che lo precede, tale coreferenzialità viene
sottintesa o, per meglio dire, espressa da un pronome nullo (Ø) per il principio della continuità
tematica: il pronome viene omesso perché il soggetto è quello atteso. Laddove contrariamente venga
usato un pronome libero come soggetto della seconda frase, questo viene percepito come rinvio
anaforico a una parte del rema della prima frase, e dunque costituirà un nuovo tema, inatteso.
Vediamo perciò come la scelta corretta del pronome sia importantissima in questi contesti, dato che
essa sola determina il senso comunicativo dell’intera frase.

es

Il meccanismo linguistico appena analizzato non sottende i casi in cui il tema della seconda frase
faccia riferimento ad un rema della prima frase espresso tramite un pronome clitico, che ha, per
l’appunto, la funzione di annunciare un referente: il nuovo tema sarà dunque atteso e non sarà
necessario sottolinearlo con un pronome libero, seppure quest’opzione non sia considerata
agrammaticale.

Es

2.1. I pronomi liberi.

I pronomi personali liberi, come abbiamo visto, hanno la funzione di veri e propri SN: possono
dunque costituire il complemento di una P ed essere modificati da proposizioni relative, SN, SA o
avverbi focalizzatori.
Le informazioni espresse dai pronomi liberi in base alla morfologia sono numerose: caso (nominativo
o obliquo), persona, numero e genere (solo per le terze persone).

Ecco uno schema riportante le varie forme (in blu le forme al caso obliquo, laddove differiscano da
quelle al nominativo):

Persona Singolare Plurale


1 io - me noi
2 tu - te voi

lui - lei
loro
3 [egli - ella (solo al nom.)
[essi – esse]
esso – essa]

Le forme esso/-a/-i/-e e lui/lei/loro non possono essere usate come oggetto diretto. Es

Le forme lui/lei/loro possono riferirsi sia ad umani che ad animali (o comunque ad esseri animati non
umani), mentre esso/-a/-i/-e generalmente si riferiscono ad entità non animate e concetti astratti,
anche se nella lingua scritta possono anche riferirsi a persone (tranne esso).

Es

In caso di coordinazione dei pronomi liberi con altri pronomi o con altri SN, la disposizione dei
pronomi è libera. Quando il pronome tu si trova come secondo elemento di coordinazione, assume la
forma te del caso obliquo.

Es

2.1.a. I pronomi ‘deboli’ egli /ella /esso /essa /essi /esse

La serie di pronomi egli /ella /esso /essa /essi /esse è usata raramente, essenzialmente nella lingua
scritta di ambito letterario o scientifico.

Inserire sobrero

Questi pronomi sono particolari perché hanno delle caratteristiche ibride per quanto riguarda l’uso e
la posizione sintattica.
Come i clitici, anche questi pronomi ‘deboli’ non possono essere usati in isolamento, né in posizione
postverbale, non possono costituire il secondo membro di una coordinazione e non possono essere
usati se si vuole mettere in rilievo il pronome (per esprimere enfasi, contrasto, contrapposizione o
focalizzazione).

Es

Come i pronomi liberi, quelli ‘deboli’ possono trovarsi in posizione distaccata dal verbo e permettono
l’epentesi di altri elementi. Inoltre, essendo bisillabici, sono anche tonici.

Es.

2.1.b. Pronome dimostrativo in funzione di pronome personale

I dimostrativi questo e quello possono essere usati per sostituire il pronome libero di 3ª persona,
specialmente se legato a referenti non umani e inanimati, ma anche per SN che indicano esseri umani.

es

Se l’uso del pronome dimostrativo rinvia ad un nome proprio, è probabile che nell’intenzione del
parlante ci sia una connotazione negativa, quasi dispregiativa.

es

Altri pronomi dimostrativi che possono essere usati in funzione del pronome personale di 3ª persona
sono questi e quegli, costui, costei, costoro e colui, colei, coloro (gli ultimi tre seguiti generalmente
da una relativa limitativa).

2.1.c. Allocutivi di cortesia

Il pronome allocutivo di cortesia al singolare più diffuso nell’italiano neostandard è lei, anche se in
alcune regioni d’Italia è ancora molto diffuso l’uso del voi per influenza del dialetto. Quando il
pronome è in funzione di soggetto, l’accordo di aggettivi e participi rispetterà il genere
dell’interlocutore; al contrario, quando il pronome ha funzione di oggetto diretto, i participi saranno
in accordo grammaticale con il pronome, quindi al femminile.

Es
Nell’italiano standard gli allocutivi di cortesia sono ella al singolare (con accordo di aggettivi e
participi sempre al femminile) e loro al plurale. L’uso di questi allocutivi nell’italiano comune
odierno viene sentito come antiquato e si adatta solo a contesti molto formali.

2.1. I pronomi clitici.

Come abbiamo già visto, i clitici sono quei pronomi atoni che, non potendo essere usati in isolamento,
si trovano sempre in posizione adiacente al verbo. Nel caso di due verbi coordinati il clitico dovrà
essere ripetuto accanto ad ognuno di essi, a meno che i verbi non siano fortemente affini per semantica
e forma. Inoltre non può essere ripetuto quando ad essere coordinati sono due participi di un tempo
composto.

Es

Il clitico può trovarsi in posizione di proclisi (cioè prima del verbo) o di enclisi (dopo il verbo). La
proclisi si verifica generalmente con i verbi di modo finito, l’enclisi con quelli di modo indefinito e
con l’imperativo alla 2ª p.sing. e 1ª e 2ª plu. Il pronome può essere sia clitico che enclitico con la 2ª
p.sing. e la 1ª e 2ª p.plu. dell’imperativo negativo.

Es

La morfologia dei pronomi clitici presenta quattro casi: accusativo e dativo (che si distinguono tra
loro solo per la 3ª persona sing. e plu.), dativo e partitivo genitivo (che sono invariabili).

Caso Singolare Plurale

1 2 3 1 2 3

A mi ti lo/la ci vi li/le

D mi ti gli/le ci vi gli (loro)

L ci (vi)

P-G ne

Tutte queste forme possono essere soggette ad elisione, che nel caso di ci è frequente all’orale e
obbligatoria quando il pronome è usato come presentativo.
Il pronome loro è considerato un pronome ‘debole’, perché – proprio come la serie di egli etc. – ha
delle caratteristiche che lo pongono a metà tra i pronomi liberi e i clitici: è formalmente uguale al
pronome libero corrispondente (ma non regge preposizioni); è un bisillabo, dunque è dotato di accento
proprio e perciò può trovarsi in posizione distaccata dal verbo; può essere posto dopo l’ausiliare di
un tempo composto (anche se quest’uso è raro); non può essere usato come clitico di ripresa nelle
dislocazioni a sinistra (si dovrà usare gli).

I clitici accusativi hanno la funzione di oggetto diretto: possono perciò sostituire dei SN o delle
proposizioni argomentali (completive oggettive o interrogative indirette). Essi possono inoltre
riferirsi ad un complemento predicativo del soggetto.

Es.

I pronomi clitici dativi sostituiscono generalmente i SP di tipo [a SN] che abbiano funzione di oggetto
indiretto o che siano complementi di preposizione improprie (riferite però solo a SN animati) o che
dipendano da SA in funzione predicativa.

Il pronome locativo

Partitivo-Genitivi

2.2. I pronomi riflessivi

2.3. L’ordine dei clitici

3. I pronomi nel sillabo di Italiano per stranieri

3.1. Lui o egli?

3.2 Gli o le? Gli o loro?

merita un approfondimento particolare, che verrà sviluppato successivamente, nel paragrafo ??.

→Patota
→variazione dell’uso dei pronomi nell’italiano neostandard e parlato

Quale italiano insegnare? (opposizione standard-neostandard e input da offrire)

Grammatica sì-grammatica no? (come integrare l’input teorico con la pratica, procedendo per
bisogni comunicativi, non dal più facile al più difficile)

Fonti bibliografiche:

- M. Lo Duca, Sillabo di italiano L2 (pp. 130-136 “Cap. Il sillabo per temi – Forme,
strutture, significati → Pronomi e aggettivi pronominali (o determinativi)” e vedere pp.23-
86)
- Consiglio d’Europa, QCERL (capp. 3 I Livelli comuni di riferimento e 5 Le competenze di
chi apprende e usa la lingua)
- Diadori-Palermo-Troncarelli, Manuale di didattica dell’italiano L2 (cap. 8, spec. 8.3.1)
- A. Sobrero, Introduzione all’italiano contemporaneo (Le strutture), in particolare: da R.
Simone Stabilità e instabilità… cap 5; da M. Berretta Morfologia cap. 3; da P. Benincà
Sintassi cap.2; da A.Sobrero Pragmatica capp. 3 e 4.
- Patota, Grammatica di riferimento dell’italiano contemporaneo (cap 7, p.186)
- Salvi Vanelli