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7.
Bertrand Russell: la teoria delle descrizioni definite


[Cfr. W. Lycan, Filosofia del Linguaggio, cap. 2, pp. 13-26; cap. 3, pp. 45-49]



Alessandra, Rasputin, Londra sono tutti nomi propri: nomi propri di persone, di citt.
Sembra naturale dire che utilizziamo questi nomi propri, e tutti gli altri nel linguaggio naturale, per
riferirci proprio a quelle persone, a quelle citt: intuitivamente, sembra che questo sia il lavoro che i
nomi propri devono fare. Allo stesso modo, sembra abbastanza naturale dire che anche descrizioni
definite come Il presidente degli USA e Lo scopritore della forma ellittica dellorbita dei
pianeti ricoprono lo stesso ruolo nel linguaggio: intuitivamente, sembra che esse funzionino come i
nomi propri, e che quindi il lavoro che esse devono fare consista nel consentire il riferimento a
oggetti. Di sicuro, era cos per Frege, che come abbiamo visto include nomi propri e descrizioni
definite nella categoria dei termini singolari: termini, cio, la cui funzione contribuire un oggetto
alla determinazione del valore di verit degli enunciati in cui essi occorrono.
Bertrand Russell (1872-1970) critica Frege proprio relativamente al punto appena esposto:
contrariamente a Frege, Russell ritiene che le descrizioni definite (e anche i nomi propri, via la
loro equivalenza con le descrizioni definite) non siano da considerarsi come termini singolari.
Nel mostrare che descrizioni definite e nomi propri non sono termini singolari, inoltre, Russell si
dimostra critico anche verso una delle nozioni centrali del pensiero di Frege, ovvero la nozione di
Senso: come vedremo, Russell ritiene che tale nozione sia superflua quando si tratta di risolvere i
problemi relativi ai termini singolari di cui Frege si era occupato, e che sia addirittura inutile, e
perci da rifiutare, quando si tratta di risolvere altri due problemi relativi ai termini singolari che
Frege sembra avere se non ignorato, almeno sottovalutato. In sostanza, ci che Russell fa dare
unanalisi del significato delle descrizioni definite (e dei nomi propri) che non richiede la nozione di
Senso. Tale analisi nota come la Teoria delle Descrizioni Definite.


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1. La critica alla nozione di Senso
In generale, Russell daccordo con Frege nellanalizzare il concetto (pre-teorico) di
significato attraverso una nozione che renda conto del contributo vero-condizionale delle varie
espressioni alle espressioni complesse in cui esse occorrono. In generale, cio, Russell accetta la
teoria della Denotazione di Frege: anche per Russell la Denotazione di unespressione ci che
quellespressione contribuisce alla determinazione del valore di verit degli enunciati in cui essa
occorre. Russell diverge per da Frege in alcuni punti importanti, ovvero:
Per Frege la categoria dei termini singolari include nomi propri e descrizioni definite.
Russell invece nega che descrizioni definite e nomi propri siano termini singolari. Frege include
nomi propri e descrizioni definite nella categoria dei termini singolari perch ritiene che il lavoro
che descrizioni definite e nomi propri devono fare sia contribuire un oggetto alla determinazione del
valore di verit degli enunciati in cui essi occorrono. Russell non include nomi propri e descrizioni
definite nella categoria dei termini singolari perch nega che descrizioni definite e nomi propri
denotino oggetti.
Per Frege, tutte le espressioni hanno un Senso (il Senso ci che determina la
Denotazione). Russell, invece, fortemente critico verso la nozione di Senso: nega che tale nozione
abbia una reale utilit teorica.

Vediamo in primis quale sia la posizione di Russell riguardo alla nozione freghiana di
Senso. La prima parte della critica di Russell alla nozione di Senso pu essere ricostruita come
segue. Russell ritiene che tale nozione sia un costrutto teorico la cui funzione, nel sistema freghiano,
quella di risolvere certi problemi. Egli sostiene, per, che tali problemi possono essere risolti (e in
modo migliore) anche senza ricorrere alla nozione di Senso, che quindi risulta essere
semplicemente superflua.
Quali sono i problemi riguardanti i termini singolari (ricordate che su tale categoria di
espressioni che Russell si concentra) che la nozione di Senso doveva risolvere nel sistema di Frege?
Ripassiamoli velocemente:

1. Problema dellinformativit: In che modo enunciati di identit della forma a=b possono
essere sia veri (nel caso in cui lo siano) che informativi?

2. Problema dei contesti indiretti: Perch in contesti indiretti, come quelli creati da verbi di
discorso indiretto (dire, gridare) o di atteggiamento proposizionale (credere,
sperare, dubitare..), non possibile sostituire un termine singolare con un altro co-


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denotante?

3. Problema dei termini singolari vuoti: Come possibile che anche enunciati che
contengono termini singolari vuoti (ovvero, privi di denotazione) siano comprensibili,
quindi in qualche modo dotati di significato?

La Teoria delle descrizioni definite che Russell mette a punto deve servire, nelle intenzioni di
Russell, a risolvere 1, 2, e 3, mostrando inoltre che, poich tale soluzione non passa per la nozione
di Senso, questultima superflua.
La seconda parte della critica di Russell alla nozione di Senso, invece, si articola come
segue. Russell sostiene non solo che la sua teoria in grado di risolvere i problemi 1, 2 e 3 senza
ricorrere al Senso freghiano, ma anche che la nozione di Senso del tutto inutile, e quindi
inaccettabile, quando si tratta di risolvere altri due problemi riguardanti le descrizioni definite e i
nomi propri. Vediamo quali sono questi problemi:

4. Problema della Bivalenza: In che modo il Principio di Bivalenza vale anche per enunciati
che contengono descrizioni definite come Lattuale re di Francia, ovvero descrizioni
definite cui non corrisponde nessun oggetto nella realt?

5. Problema degli esistenziali negativi: In che modo vi possono essere delle genuine
negazioni di esistenza della forma N non esiste (dove N un nome proprio)?

Prima di procedere, qualche commento su 4 e 5.

Problema 4 della Bivalenza. Come ricorderete, il Principio di Bivalenza (PB) pu essere
formulato come segue:
Principio di Bivalenza Per ogni enunciato e dotato di significato, e determinatamente o
vero o falso, e non si danno altre possibilit.
Almeno nelle logiche classiche, e sicuramente per Russell, il PB assunto come vero: si pensa cio
che ogni enunciato del linguaggio naturale abbia esattamente uno dei due valori di verit (vero,
falso), e che non si diano altre possibilit. In particolare, non si d il caso che ci siano enunciati che
non sono n veri n falsi.
Consideriamo allora il seguente enunciato:


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(1) Lattuale re di Francia calvo
Come abbiamo visto, per Frege un enunciato come (1) non n vero n falso: contenendo un
termine singolare privo di Denotazione (Lattuale re di Francia), (1) privo di Denotazione
anchesso. Ma se, come Russell pensava, il PB vero, allora possono succedere solo una o laltra di
due cose: o (1) vero, o (1) falso - o (1) vero, oppure vera la sua negazione. Russell considera
quindi inaccettabile la violazione del PB cui lanalisi freghiana dei termini singolari conduce. Come
vedremo, la soluzione di Russell a tale problema consister nel mostrare come le descrizioni
definite non vadano incluse nella categoria dei termini singolari.

Problema 5 degli esistenziali negativi. Un enunciato esistenziale negativo, abbiamo detto,
un enunciato della forma N non esiste, come ad esempio:
(2) Babbo Natale non esiste
Ora, intuitivamente vorremmo dire che (2) vero: vero che Babbo Natale non esiste. Se stiamo
con Frege, per, dovremmo dire che (2) non n vero n falso: Babbo Natale per Frege un
termine singolare privo di Denotazione (vuoto); per il Principio di Composizionalit delle
Denotazioni, anche (2) privo di Denotazione, cio appunto non n vero n falso. La teoria
freghiana, quindi, non rispetta le nostre intuizioni linguistiche riguardo agli esistenziali negativi.
Notate che se, come Russell pensava, il PB vero, allora possono succedere solo una o
laltra di due cose: o (2) vero, o (2) falso (e noi vorremo dire che (2) vero, dato che queste
sono le nostre intuizioni linguistiche). Anche in questo caso, quindi, lanalisi freghiana dei termini
singolari conduce ad una violazione del PB.

Come abbiamo detto sopra, i problemi 4 e 5 non sono risolti allinterno del sistema
freghiano. Sostenendo che enunciati come (1) e (2) non sono n veri n falsi, Frege costretto ad
ammettere che vi possano essere violazioni del PB, e a dire che enunciati che avvertiamo come veri
(ad esempio, (2)), non sono n veri n falsi. Si potrebbe pensare che una soluzione abbastanza
intuitiva dei problemi 4 e 5, ma anche del problema 3 dei termini singolari vuoti, sia la seguente:
Tentativo meinongiano di soluzione dei problemi 3, 4, 5: A) Postulare lesistenza di
oggetti NON esistenti (Sherlock Holmes, Avalon, Ulisse, lattuale re di Francia..); B)
Assumere che i termini singolari possano denotare sia oggetti esistenti, sia oggetti
non esistenti.


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Questa grosso modo il tipo di soluzione proposta da Alexius Meinong (1853-1920), da cui la
decisione di chiamare il tentativo di soluzione tentativo meinongiano. Meinong sosteneva dunque
che, ad esempio, il nome proprio Ulisse denota un oggetto non esistente, Ulisse (Meinong diceva
che loggetto Ulisse dotato non della propriet dellesistenza, bens di quella della sussitenza).
Vediamo un po pi nello specifico come una teoria di tipo meinongiano si proponga di risolvere 3,
4 e 5:

Problema 3 dei termini singolari vuoti, soluzione meinongiana: A tutti i termini singolari
assicurata una Denotazione: i termini singolari non vuoti denoteranno oggetti esistenti, i termini
singolari vuoti denoteranno oggetti sussistenti. Ma allora, tutti gli enunciati che contengono termini
singolari avranno una Denotazione, inclusi quelli contenenti termini singolari vuoti: ecco perch
avvertiamo anche questi ultimi enunciati come dotati di significato.

Problema 4 della Bivalenza, soluzione meinongiana: Dato che tutti i termini singolari hanno
una Denotazione, tutti gli enunciati che li contengono avranno una Denotazione, inclusi quelli
contenenti termini singolari vuoti, che quindi saranno determinatamente o veri o falsi. Il PB
rispettato.

Problema 5 degli esistenziali negativi, soluzione meinongiana: Quel che si afferma con un
enunciato come (2) che un certo oggetto, Babbo Natale, non esiste realmente: si afferma che un
certo oggetto, solo sussistente, non esiste.

Vediamo ora se tale soluzione di tipo meinongiano sia soddisfacente.

Critica alla soluzione meinongiana del problema 4: Concentriamoci dapprima sul problema
4: stato risolto in modo accettabile? Il fatto che se prendiamo in considerazione enunciati del
tipo Ulisse fece ritorno ad Itaca o Ulisse era calvo, sembra effettivamente di poter dire,
seguendo Omero, che questi enunciati sono determinatamente veri (il primo) o falsi (il secondo). Se
prendiamo in considerazione, per, un enunciato come (1), Lattuale re di Francia calvo, le
nostre intuizioni non sono pi cos chiare: (1) non chiaramente vero, e non chiaramente falso. Il
punto che se abbiamo a che fare con un certo oggetto immaginario come Ulisse (o Sherlock
Holmes, Babbo Natale..) allora sembra sia possibile dire se tale oggetto calvo o no; ma se
abbiamo a che fare con lattuale re di Francia risulta difficile stabilire se tale oggetto immaginario
abbia o non abbia la propriet della calvizie. Quindi, la soluzione meinongiana al problema 4 non


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soddisfacente.

Tale tipo di soluzione, per, non soddisfacente nemmeno per quanto riguarda i problemi 3
e 5. Cominciamo da questultimo:

Critica alla soluzione meinongiana del problema 5: Quando diciamo ad esempio Lattuale
re di Francia non esiste, non sembra che stiamo dicendo di quelloggetto, che esso non esiste
realmente, come vorrebbe Meinong; sembra piuttosto che stiamo dicendo che non c nessun
oggetto che sia il re di Francia.

Critica alla soluzione meinongiana del problema 3: Dire che Babbo Natale o Lattuale re
di Francia denotano oggetti non esistenti equivale a impegnarsi ad una contraddizione: la
contraddizione di ammettere oggetti che sono al tempo stesso esistenti (sussistenti, direbbe
Meinong, ma ci non cambia granch la sostanza delle cose) e non esistenti (Russell
particolarmente severo su questo punto).

Tali obiezioni sono pi che sufficienti, per Russell, a confutare la validit del tentativo
meinongiano di soluzione dei problemi 3, 4 e 5. Come abbiamo visto, inoltre, Russell non approva
nemmeno la soluzione freghiana ai problemi 1-5 (tanto pi che Frege lascia completamente irrisolti
4 e 5). Che fare? La soluzione che Russell offre ai problemi 1-5 consiste nella Teoria delle
Descrizioni Definite. La tesi fondamentale che informa tale teoria che le descrizioni definite non
sono termini singolari, cio il loro valore semantico non un oggetto: esse non contribuiscono un
oggetto alla determinazione del valore di verit degli enunciati in cui occorrono. Nel delineare la
soluzione russelliana, ovvero la Teoria delle Descrizioni Definite, procederemo nei prossimi
paragrafi come segue: (A) delineando i tratti fondamentali della Teoria delle Descrizioni Definite e
(B) specificando come tale Teoria intenda risolvere i problemi 1-5.
2. La teoria delle descrizioni definite (A)
Per comprendere la soluzione di Russell ai problemi 1-5, e quindi la sua Teoria delle
Descrizioni Definite, dobbiamo innanzitutto prendere in considerazione la distinzione che egli
traccia tra forma grammaticale e forma logica di un enunciato.
2.1 Forma grammaticale vs. forma logica
Per come la vede Russell, la forma grammaticale non che la forma superficiale di un


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enunciato. Dare la forma grammaticale di un enunciato descriverlo cos come esso ci dato nel
linguaggio naturale. Dare la forma logica di un enunciato, invece, dare la forma dellenunciato in
modo tale che il valore semantico di ciascun costituente dellenunciato sia reso chiaro, visibile: in
modo, cio, da esplicitare qual il contributo che ciascun costituente d alla determinazione del
valore di verit dellenunciato in cui occorre. Ad esempio, se dovessimo stabilire la forma
grammaticale degli enunciati:
(*) Mario corre
(**) Un uomo corre
(***) Tutti gli uomini corrono
diremmo probabilmente che tutti e tre hanno la stessa forma grammaticale: sono tutti enunciati
della forma soggetto-predicato. Se invece dovessimo stabilire la forma logica di (*), (**), (***),
dovremmo dire che essi hanno forme logiche diverse: infatti, come vedremo meglio in seguito,
Mario, Un uomo e Tutti gli uomini danno ciascuno un contributo diverso al valore di verit
di (*), (**), (***).
Lidea generale, quindi, che non bisogna farsi ingannare dalla struttura superficiale
del linguaggio. Applicata alla descrizioni definite, lidea che non bisogna pensare che le
descrizioni definite siano dei termini singolari solo perch, a livello superficiale (grammaticale), si
comportano come dei termini singolari. Il ragionamento che Russell critica il seguente: dato che i
nomi propri sembrano stare per oggetti, e dato che le descrizioni definite sembrano giocare lo stesso
ruolo dei nomi propri negli enunciati, allora anche il lavoro delle descrizioni definite sar quello di
stare per oggetti. Accettare tale ragionamento equivale, per Russell, a lasciarsi fuorviare dalla
struttura grammaticale del linguaggio.
2.2 Sintagmi denotanti
Per Russell le descrizioni definite non sono, come pu sembrare se ci lasciamo guidare
dalla struttura grammaticale degli enunciati, termini singolari: la loro funzione non quella di
contribuire un oggetto alla determinazione del valore di verit degli enunciati in cui occorrono. Per
Russell, le descrizioni definite sono sintagmi denotanti.
Russell non d una vera e propria definizione del termine sintagma denotante; lo introduce
attraverso esempi. Egli afferma che sono sintagmi denotanti, oltre alle descrizioni definite,
espressioni come un uomo, qualche uomo, qualsiasi gallina, tutti i giocattoli, qualunque
uomo. Questi ultimi esempi sono interessanti: si tratta di espressioni che ricevono tutte un
trattamento particolare nellallora nuovo sistema logico inventato da Frege e sviluppato in modo
semi-indipendente da Russell. Frasi come un uomo, qualche uomo, qualsiasi gallina, tutti i
giocattoli, infatti, sono tutte espressioni che contengono un quantificatore: unespressione, cio,


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che specifica la quantit di un certo insieme (insieme degli uomini, delle galline, dei giocattoli).
Ecco perch i sintagmi denotanti si chiamano anche espressioni quantificate. In italiano,
quantificatori sono ad esempio un/uno/una, qualche, tutti, qualsiasi, nessuno/a ecc.
La caratteristica fondamentale dei sintagmi denotanti quindi che, da un punto di vista
logico, essi vanno analizzati attraverso la nozione di quantificatore. Ora, per Frege, ma anche per
Russell, in un enunciato come
(3) Mario uccise qualcuno
il predicato non pu essere reso, a livello di forma logica, semplicemente con x uccise y (come
ricorderete, per Frege un predicato si ottiene rimuovendo i termini singolari presenti nellenunciato,
e sostituendoli con variabili). Proprio perch qualcuno non un termine singolare, che sta per un
determinato oggetto, ma un quantificatore che specifica la quantit di elementi da prendere in un
certo insieme, (3) andr rappresentato, a livello di forma logica, come
(4) C almeno un individuo y tale che: Mario uccise y
Il quantificatore qualcuno mi dice cio che nellinsieme (implicito) degli uomini c almeno un
individuo che ha la propriet di essere stato ucciso da Mario. Il contributo vero-condizionale del
quantificatore qualcuno non un oggetto (altrimenti potremmo formalizzare il predicato di (3)
con x uccise y), ma la specificazione della quantit di un certo insieme di oggetti, ovvero
qualcosa come C almeno un individuo y tale che .. y.
A volte, Russell rende (4) con (5):
(5) La funzione proposizionale Mario uccise y qualche volta vera
dove per funzione proposizionale Russell intende, in sostanza, il predicato Mario uccise y. In
modo un po pi semplice, comunque, possiamo riscrivere (4) e (5) in questo modo:
(6) C almeno un individuo che Mario uccise
2.3 Il valore semantico delle descrizioni definite
Siamo ora in grado di comprendere meglio ci che Russell afferma quando dice che le
descrizioni definite non sono termini singolari, ma sintagmi denotanti. Se le descrizioni definite
sono sintagmi denotanti esattamente come lo sono espressioni quali una gallina, due lavatrici,
qualche uomo, tutti i koala, allora le descrizioni definite sono espressioni quantificate, che
contengono cio un quantificatore proprio come tutte le altre.
Ma se il quantificatore in espressioni come una gallina, due lavatrici, qualche uomo,


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tutti i koala , rispettivamente, una, due, qualche e tutti, quale sar il quantificatore nelle
descrizioni definite? E presto detto: lunico buon candidato, infatti, larticolo determinativo il
(o, a seconda, lo o la). Per Russell, quindi, descrizioni definite come Lo scopritore della
forma ellittica dellorbita dei pianeti, Il padre di Galileo Galilei, Lattuale re di Francia, sono
sintagmi denotanti introdotti dal quantificatore il (nelle sue varie forme).
Inoltre, se il quantificatore qualcuno (ma anche: qualche) pu essere reso, a livello di
forma logica, con C almeno un oggetto x tale che: x, ovvero se il suo valore semantico pu
essere isolato come segue:
Valore semantico di qualche/qualcuno: C almeno un oggetto x tale che x
il valore semantico di il, ovvero il contributo che il quantificatore il d alla determinazione del
valore di verit degli enunciati in cui esso occorre il seguente:
Valore semantico di il: C uno e un solo oggetto x tale che x
Il quantificatore il aggiunge quindi, rispetto al quantificatore qualche (qualcuno), il requisito
dellunicit: lx tale che deve essere uno e uno solo, cio esattamente uno, non meno, e non di
pi.
Ma se cos, il valore semantico di una descrizione definita come Lattuale re di Francia,
ossia il contributo che la descrizione definita Lattuale re di Francia d alla determinazione del
valore di verit degli enunciati in cui essa occorre, sar qualcosa come
(I) Valore semantico della descrizione definita Lattuale re di Francia: C uno e un
solo oggetto x
tale che x
attualmente re di
Francia
In altri termini, il valore semantico di una descrizione definita il valore semantico di
unespressione quantificata formata dallapplicazione del quantificatore il ad un predicato. Il
valore semantico della descrizione definita Lattuale re di Francia dato allora dal valore
semantico di C uno e un solo oggetto x tale chex pi il valore semantico di x lattuale re di
Francia.
Notate che (I) va corretta come segue:


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(II) Valore semantico della descrizione definita Lattuale re di Francia: C uno e un
solo oggetto x
tale che x
attualmente re di
Francia, e tale
che x .
Infatti, Russell dice che le descrizioni definite non hanno significato se non allinterno di un
enunciato; se lasciassimo (I) cos com, inoltre, staremmo dicendo che il valore semantico della
descrizione definita, in questo caso Lattuale re di Francia, il valore semantico di un enunciato
(C uno e un solo oggetto x tale che x attualmente re di Francia un enunciato), il che
assurdo (Lattuale re di Francia non un enunciato).
Ora siamo in grado di dare la forma logica dellenunciato da cui eravamo partiti, cio
dellenunciato:
(1) Lattuale re di Francia calvo
(1) sar equivalente, a livello di forma logica, a:
(7) C uno e un solo oggetto che attualmente re di Francia, e tale oggetto calvo
o, esplicitando (7), alla congiunzione di tre enunciati:

(8) (i) C almeno un oggetto che attualmente re di Francia
(ii) C al massimo un oggetto che attualmente re di Francia
(iii) Qualsiasi sia loggetto che attualmente re di Francia, tale oggetto calvo

A sua volta, (8) pu essere reso in modo pi preciso. Concentriamoci sulla clausola (ii):
logicamente, essa pu essere precisata tenendo conto della seguente equivalenza:
Affermare che c al massimo un oggetto x con una certa propriet (ad es. essere
attualmente re di Francia) equivale ad affermare che se anche ci fosse un oggetto y
con quella stessa propriet, dovremmo concludere che x y.
Se cos, possiamo riscrivere (8) sostituendo anche C con il pi elegante Esiste, e
utilizzando le variabili corrette - come:

(9) (i) Esiste almeno un oggetto x che attualmente re di Francia
(ii) Se anche ci fosse un oggetto y che attualmente re di Francia, allora quelloggetto
sarebbe x


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(iii) x calvo

(i) nota come la clausola desistenza; (ii) come la clausola di unicit. Come si vede,
lenunciato (1) esplicitato come in (9) non contiene pi alcun termine singolare che corrisponde a
lattuale re di Francia: nessun costituente della forma esplicitata corrisponde, da solo, alla
descrizione definita lattuale re di Francia.
Se (9) la forma logica di (1), infine, siamo anche in grado di determinare il valore di verit
di (1). Dato che (9) una congiunzione di tre enunciati, e dato che una congiunzione vera se e
solo se tutti i suoi congiunti sono veri, falsa altrimenti, avremo che se uno solo dei congiunti (i), (ii)
e (iii) falso, anche (9) falsa. Infatti, cos : falso che esista almeno un oggetto che attualmente
re di Francia, cio falso (i). La conclusione che (9), e quindi (1), falso.
3. Soluzioni ai problemi 1-5 (B)
Vediamo ora come la Teoria russelliana delle Descrizioni Definite si applichi alla
risoluzione dei problemi 1-5. Cominciamo, per comodit, dal problema 3.
3.1 Problema 3 dei termini singolari vuoti
Per Frege, la categoria dei termini singolari vuoti comprende almeno nomi propri e
descrizioni definite. Distinguiamo allora due casi: descrizioni definite vuote e nomi propri vuoti.
Cominciamo dalle descrizioni definite vuote, e consideriamo ancora una volta lenunciato:
(1) Lattuale re di Francia calvo
Il problema era quello di capire come possibile che, pur non avendo Lattuale re di Francia una
Denotazione, e quindi non essendo (1) n vero n falso, riusciamo a comprendere (1), cio lo
consideriamo comunque come dotato di significato.
La soluzione di Frege, basata sulla nozione di Senso, era la seguente: descrizioni come
Lattuale re di Francia sono prive di Denotazione, ma hanno un Senso. La ragione per cui
comprendiamo (1) che, grazie al Principio di Composizionalit applicato al Senso, (1) dotato di
Senso (esprime un pensiero).
La soluzione di Russell consiste invece nel negare, come abbiamo visto, che le descrizioni
definite siano termini singolari, ovvero nel negare che la loro Denotazione sia un oggetto. La loro
Denotazione piuttosto quella di un sintagma denotante introdotto dal quantificatore il: ci che
contribuiscono allenunciato in cui occorrono quindi non un oggetto, ma qualcosa come Esiste
uno e un solo individuo x tale che x. In base a ci, otteniamo per lenunciato (1) una forma


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logica come:

(9) (i) Esiste almeno un oggetto x che attualmente re di Francia
(ii) Se anche ci fosse un oggetto y che attualmente re di Francia, allora quelloggetto
sarebbe x
(iii) x calvo

Quindi, per Russell, comprendiamo enunciati contenenti descrizioni definite che, in termini
freghiani, chiameremmo vuote, semplicemente perch tali descrizioni hanno una Denotazione: se
tutte le parti dellenunciato hanno una Denotazione, per il Principio di Composizionalit anche
lenunciato stesso avr una Denotazione, cio sar dotato di un valore di verit.
Veniamo ora al caso dei nomi propri vuoti. Lanalisi di questo caso ci permette di introdurre
un altro pezzettino del pensiero russelliano. Consideriamo lenunciato:
(10) Apollo era geloso
Finora abbiamo detto soltanto che, per Russell, le descrizioni definite non sono termini singolari.
Russell per nega anche che nomi propri come Apollo (cio, in termini freghiani, nomi propri
vuoti), ma anche come Londra, Galileo Galilei (cio, in termini freghiani, nomi propri non
vuoti), siano termini singolari. Per Russell la (stragrande maggioranza) dei nomi propri non
sono termini singolari, cio non contribuiscono un oggetto alla determinazione del valore di verit
degli enunciati in cui occorrono.
Il fatto che per Russell, e qui abbiamo un punto di contatto con Frege, i nomi propri sono
abbreviazioni di descrizioni definite, o se vogliamo, descrizioni definite mascherate. Il nome
proprio Apollo, ad esempio, non che una comoda abbreviazione di una descrizione definita
come Il dio-sole della mitologia greca.
Ma se cos, allora lenunciato (10) andr analizzato esattamente come si analizza
lenunciato:
(11) Il dio-sole della mitologia greca era geloso
La forma logica di (10), in altre parole, sar la forma logica di (11), ovvero:

(12) (i) Esiste almeno un oggetto x che dio-sole della mitologia greca
(ii) Se anche ci fosse un oggetto y che dio-sole della mitologia greca, allora
quelloggetto sarebbe x


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(iii) x geloso

Se questa la forma logica di (10), se (12) specifica, cio, il valore semantico di (10), allora (10)
falso: falsa, infatti, la clausola (i) non esiste infatti alcun oggetto che sia dio-sole. Anche in
questo caso, allora, il problema 3 risolto: comprendiamo enunciati come (10) perch, via
lequivalenza tra nomi propri e descrizioni definite, i cosiddetti nomi propri vuoti sono in realt
anchessi dotati di valore semantico, hanno, cio, una Denotazione.

Chiudiamo con qualche nota supplementare sui termini singolari in Russell. Se le descrizioni
definite non sono termini singolari, e se, come abbiamo detto sopra, la stragrande maggioranza dei
nomi propri non sono termini singolari, quali espressioni sono termini singolari? Ce ne sono?
Russell finir per sostenere che sono genuini termini singolari solo i dimostrativi questo e
quello, e nemmeno sempre: solo nel caso in cui essi siano usati per riferirsi a dati di senso
immediati. Ad es., questo non sar un termine singolare se usato in riferimento ad un oggetto
come un armadio, o il computer che ho davanti: sar un termine singolare solo se usato per riferirsi
ad un dato percettivo immediato, ad es. la percezione del colore rosso.
Una delle motivazioni che spinge Russell a tracciare tale distinzione tra termini singolari
genuini o, come li chiama lui, nomi logicamente propri, e termini che sono singolari solo in
apparenza, che solo per i nomi logicamente propri il problema della vuotezza non si pone: se
percepisco il colore rosso, perch sto avendo unesperienza sensibile di rosso. I dati provenienti
dallesperienza sensibile (almeno in condizioni normali) sono gli unici oggetti la cui esistenza non
pu essere messa in dubbio. Torneremo comunque sulla questione dei nomi logicamente propri
quando affronteremo la teoria del riferimento diretto di Kripke.
3.2 Problema 1 dellinformativit
Il problema era quello di capire in che modo enunciati di identit della forma a=b possono
essere sia veri (nel caso in cui lo siano) che informativi (un altro modo per formulare lo stesso
problema dire che dobbiamo spiegare in cosa consista la differenza di informativit tra enunciati
di identit della forma a=a e a=b). Ad esempio, in che modo enunciati come
(13) Espero identico a Fosforo
e
(14) La stella della sera identica alla stella del mattino


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sono sia veri (di fatto, sono veri) che informativi? La soluzione di Frege, come ricorderete,
consisteva nel dire che nonostante Espero e Fosforo abbiano la medesima Denotazione, hanno
Sensi diversi: (13) informativo perch ci informa, appunto, del fatto che uno stesso oggetto pu
darsi a noi sotto due diversi modi di presentazione. Stesso ragionamento con La stella della sera e
La stella del mattino.
Vediamo ora la soluzione di Russell. In primo luogo, notiamo che (13) per Russell
equivalente a (14): Espero infatti labbreviazione di La stella della sera, Fosforo di La
stella del mattino. Possiamo quindi concentrarci direttamente su (14).
Per Russell, il problema dellinformativit degli enunciati di identit della forma a=b
evitato alla radice se riconosciamo che, in realt, le descrizioni definite non sono termini singolari.
Infatti, se pensiamo che lo siano, allora pensiamo che il loro lavoro sia quello di contribuire un
oggetto; ma allora, nel momento in cui abbiamo a che fare con a=b ci ritroviamo con il problema
di dover spiegare come sia possibile che tale enunciato, se vero, sia vero a posteriori, ovvero come
sia possibile che esso risulti informativo, a differenza di un enunciato come a=a che invece vero
a priori; siamo quindi costretti a cercare qualcosa di diverso dalla Denotazione freghiana per
giustificare tale differenza: qualcosa, plausibilmente, come la nozione di Senso. Se invece, come
vuole Russell, riconosciamo che le descrizioni definite non sono termini singolari, ma espressioni
quantificate, il problema non sorge nemmeno: di per s gi evidente, infatti, che a e b hanno
Denotazioni diverse. Nel caso di (14), avremo che il contributo vero-condizionale di La stella della
sera diverso dal contributo vero-condizionale di La stella del mattino: il primo qualcosa
come Esiste uno e un solo oggetto che la stella della sera e che, il secondo, invece, Esiste
uno e un solo oggetto che la stella del mattino, e che... In base a ci, la forma logica di (14)
data da:

(15) (i) Esiste esattamente un oggetto che la stella della sera
(ii) Esiste esattamente un oggetto che la stella del mattino
(iii) Qualunque sia loggetto che la stella della sera, quelloggetto la stella del
mattino, e viceversa

Quindi, un enunciato di identit come (14) informativo perch ci dice che vi uno e un solo
oggetto che ha la propriet di essere la stella della sera, e che esso anche quellunico oggetto che
ha la propriet di essere la stella del mattino. Un enunciato di identit come La stella della sera
identica alla stella della sera, invece, vero a priori, e dunque non informativo, perch ci dice
soltanto che vi uno e un solo oggetto che ha la propriet di essere la stella della sera, e che esso


15
quellunico oggetto che ha la propriet di essere la stella della sera: ci dice soltanto, cio, che vi
uno e un solo oggetto che ha la propriet di essere la stella della sera, e che esso identico a se
stesso.

[Notate che, in tal modo, ci che sembrava inizialmente un enunciato di identit tra oggetti risulta
essere invece unequivalenza tra predicati: il predicato x la stella della sera equivalente al
predicato x la stella del mattino. Tali predicati, infatti, hanno diversi valori semantici, ma sono
veri dello stesso oggetto (il pianeta Venere). Ecco perch un enunciato di identit della forma
a=b, se vero, vero a posteriori (cio informativo): esso ci dice che i due predicati che contiene,
pur avendo valori semantici diversi, sono equivalenti, perch veri dello stesso oggetto. Nel caso di
un enunciato di identit della forma a=a, invece, sappiamo gi che due predicati identici hanno lo
stesso valore semantico, e perci sono veri dello stesso oggetto lo sappiamo a priori, senza
bisogno di controllare come stanno le cose nel mondo.]

3.3 Problema 2 dei contesti indiretti
Riprendiamo il caso di Carola, la latinista che incontra, nei testi che studia, riferimenti alla
stella della sera (scoprendo che quella stella che appare la sera in una certa posizione), e
riferimenti alla stella del mattino (imparando che quella stella che appare il mattino in una certa
altra posizione), senza rendersi per conto che le due stelle sono, di fatto, lo stesso corpo celeste.
Consideriamo allora lenunciato:
(16) Carola pensa che la stella della sera appaia la sera
e assumiamo che tale enunciato sia vero. Il problema dei contesti indiretti sorge se vogliamo tenere
assieme le due tesi:
a) Validit del Principio di Sostituibilit (conseguenza logica del Principio di
Composizionalit)
b) Le descrizioni definite sono termini singolari
in base ad a) e b) infatti, dovremmo avere che anche lenunciato:
(17) Carola pensa che la stella del mattino appaia la sera
vero. Ma, nello scenario descritto, (17) intuitivamente falso. Che fare?
La soluzione di Frege consisteva nel lasciare inalterate sia a) che b), ritoccando per la


16
nozione di Denotazione relativamente agli enunciati (e alle loro parti) che compaiono allinterno di
contesti indiretti: per Frege, gli enunciati introdotti da verbi di discorso indiretto/atteggiamento
proposizionale sono enunciati che hanno non la loro Denotazione abituale, ovvero un valore di
verit, ma una Denotazione indiretta: denotano infatti il loro Senso abituale, cio il pensiero che essi
esprimono. In questo modo si spiega perch non possiamo aspettarci di lasciare inalterato il valore
di verit di (16) se sostituiamo la stella della sera con la stella del mattino: allinterno di
contesti indiretti come quelli creati dal verbo pensare, la stella della sera e la stella del
mattino cessano di essere co-denotanti (hanno, infatti, Sensi diversi, e dunque Denotazioni
(indirette) diverse).
Anche in questo caso la soluzione Russelliana consiste nellaffermare che le descrizioni
definite non sono termini singolari, ma espressioni quantificate. Russell blocca cio linsorgere del
problema dei contesti indiretti negando la tesi b). Per Russell, la stella della sera e la stella del
mattino non sono espressioni co-denotanti: non contribuiscono, infatti, un oggetto, ma il valore
semantico di unespressione quantificata, che diverso nei due casi. Illustriamo visivamente,
tramite sottolineatura, il contributo della descrizione definita la stella della sera allenunciato
(16):
(16) Carola pensa che la stella della sera appaia la sera
(16
FL
) Carola pensa che esista esattamente un oggetto che la stella della sera, e che tale
oggetto appaia la sera
dove il pedice FL sta per forma logica; allo stesso modo evidenziamo il contributo di la stella del
mattino allenunciato (17) ottenuto per sostituzione da (16):
(17) Carola pensa che la stella del mattino appaia la sera
(17
FL
) Carola pensa che esista esattamente un oggetto che la stella del mattino, e che tale
oggetto appaia la sera
Come si vede, il contributo che le due descrizioni definite danno, rispettivamente, a (16) e (17), cio
la loro Denotazione (o valore semantico), diverso. Ecco perch non possiamo aspettarci che la
sostituzione di la stella del mattino a la stella della sera in (16) lasci inalterato il valore di verit
di (16). Dato cio che (16
FL
) (17
FL
), (16) pu anche non avere lo stesso valore di verit di (17).

In effetti, la soluzione russelliana al problema dei contesti indiretti leggermente pi
articolata di cos. Per Russell, infatti, enunciati come (16) enunciati cio che creano contesti
indiretti sono ambigui tra due diverse interpretazioni: ambigui, cio, tra due diverse forme


17
logiche. Ad esempio, (16) ambiguo tra:
(16
FL
)
S
Carola pensa che esista esattamente un oggetto che la stella della sera, e che tale
oggetto appaia la sera
e
(16
FL
)
P
Esiste esattamente un oggetto che la stella della sera, e (che) Carola pensa che
tale oggetto appaia la sera
dove il pedice S sta per occorrenza secondaria della descrizione definita: la descrizione
definita trova posto, a livello di forma logica, dopo il verbo di atteggiamento proposizionale, che
quindi avr occorrenza primaria (o ambito ampio, come si dice oggi); e dove il pedice P sta
invece per occorrenza primaria della descrizione definita: a livello di forma logica, la
descrizione definita viene prima del verbo di atteggiamento proposizionale, che quindi ha
occorrenza secondaria (o ambito stretto, nella terminologia corrente).
(16) quindi ambiguo tra due letture o interpretazioni, (16
FL
)
S
e (16
FL
)
P
. E ambiguo, cio,
tra una lettura in cui effettivamente non facciamo che riportare i pensieri di Carola - (16
FL
)
S
- e una
lettura - (16
FL
)
P
- che diamo allenunciato quando questo proferito in un contesto in cui stiamo,
per cos dire, parlando per noi stessi, e quindi ci prendiamo la libert di caratterizzare loggetto
come vogliamo, indipendentemente da come lo caratterizzerebbe Carola. In questultimo caso,
come se dicessimo qualcosa come Sai, quelloggetto, la stella della sera; ecco, di quelloggetto,
Carola pensa che appaia la sera. Si badi che le due letture non sono equivalenti: (16
FL
)
S
e (16
FL
)
P

non sono vere/false nelle stesse situazioni (a tutti gli effetti, come se avessimo non due
interpretazioni dello stesso enunciato, ma due enunciati differenti, ciascuno con la sua forma
logica).
Torniamo ora al problema dei contesti indiretti. Se (16) interpretato come (16
FL
)
S
la
soluzione quella delineata sopra: dato che la stella della sera e la stella del mattino hanno
Denotazioni diverse, il problema della loro sostituibilit nei contesti indiretti bloccato allorigine
(non possiamo aspettarci che il valore di verit di (16) non cambi se sostituiamo luna allaltra le
due descrizioni definite, proprio perch le due descrizioni hanno Denotazioni diverse). Ma anche se
(16) interpretato come (16
FL
)
P
il problema bloccato allorigine. La descrizione definita la stella
della sera, infatti, cade fuori dal contesto indiretto, e di conseguenza possiamo anche aspettarci che
sostituendo la stella della sera con la stella del mattino, si ottenga un enunciato, (17), che ha lo
stesso valore di verit di (16).

Infine, affrontiamo le soluzione russelliane ai problemi 4 e 5 che, come ricorderete, non


18
trovano soluzione in Frege (sono infatti i problemi che spingono Russell a dichiarare inutile, e
quindi inaccettabile, la nozione di Senso).
3.4 Problema 4 della bivalenza
Consideriamo ancora una volta lenunciato:
(1) Lattuale re di Francia calvo
Il problema consiste nel fatto che, per il PB, ogni enunciato deve essere determinatamente vero o
falso; ma, per il Principio di Composizionalit applicato alle Denotazioni (se stiamo con Frege), (1)
non n vero n falso. Per Russell, ammettere che (1) non sia n vero n falso equivale ad
ammettere una violazione del PB cosa che egli considera inaccettabile.
La soluzione di Russell quella di sostenere che la forma logica di (1), labbiamo visto pi
volte, qualcosa come
(7) C esattamente uno e un solo oggetto che attualmente re di Francia, e tale oggetto
calvo
Dato che falso che esista uno e un solo oggetto che gode della propriet di essere attualmente re di
Francia, (7) falsa e, quindi, (1) falso. Il PB con ci rispettato.

N.B. Se (1) falso, allora per il PB dobbiamo avere che la negazione di (1) vera. Ma
vediamo cosa succede se neghiamo (1). Otteniamo:
(18) Lattuale re di Francia non calvo
E per, se (1) era falso perch di fatto non esiste alcun attuale re di Francia, la non esistenza di
questultimo falsifica anche (18). Infatti, a livello di forma logica (18) pu essere reso con
(19) C esattamente uno e un solo oggetto che attualmente re di Francia, e tale oggetto
non calvo
Se non esiste alcun attuale re di Francia, allora in base allanalisi russelliana sembra che dobbiamo
dire che tanto (1) quanto la sua negazione, (18), sono false. E questa unaltra violazione del PB,
inaccettabile come quella da cui eravamo partiti. Che fare?
La soluzione di Russell a tale problema consiste nel sostenere che anche un enunciato come
(18) ambiguo tra due interpretazioni, ovvero tra:
(18
FL
)
P
Esiste uno e un solo oggetto che attualmente re di Francia, e che non calvo


19
e
(18
FL
)
S
Non si d il caso che: esiste uno e un solo oggetto che attualmente re di Francia,
e che calvo
dove il pedice S sta per occorrenza secondaria della descrizione definita: la descrizione
definita trova posto, a livello di forma logica, dopo la negazione, che quindi avr occorrenza
primaria (o ambito ampio, come si dice oggi); e dove il pedice P sta invece per occorrenza
primaria della descrizione definita: a livello di forma logica, la descrizione definita viene prima
della negazione, che quindi ha occorrenza secondaria (o ambito stretto, nella terminologia corrente).
Ora, se leggessimo (18) come in (18
FL
)
P
allora effettivamente avremmo che sia (1) sia la sua
negazione sono false: ma il punto , Russell afferma, che (18
FL
)
P
non la vera negazione di (1). La
vera negazione di (1) quella esplicitata da (18
FL
)
S
(il che abbastanza naturale se si pensa a come
Russell concepisce le descrizioni definite: non come termini singolari, che denotano oggetti cui
attribuisco o nego propriet, ma come espressioni quantificate). Ma (18
FL
)
S
, come desiderato,
vera: il PB salvo anche in questo caso.
3.5 Problema 5 degli esistenziali negativi
Il problema consisteva nel trovare una spiegazione del fatto che, nel linguaggio naturale,
sembriamo fare uso di genuini enunciati esistenziali negativi. In altre parole, abbiamo una forte
intuizione che un enunciato come:
(2) Babbo Natale non esiste
sia vero; ma se seguiamo Frege, dovremmo dire che (2) non n vero n falso.
La soluzione di Russell consiste nel dire che anche (2), esattamente come (18), ambiguo
tra due letture, ovvero tra:
(2
FL
)
P
Esiste esattamente un individuo che Babbo Natale, e tale individuo non esiste
e
(2
FL
)
S
Non si d il caso che: esiste esattamente un individuo che Babbo Natale, e tale
individuo esiste
Infatti, (2) la forma superficiale (grammaticale) della negazione di Babbo Natale esiste,
esattamente come (18) la forma superficiale della negazione di Lattuale re di Francia calvo.
Ora, dice Russell, interpretato come (2
FL
)
P
, (2) sarebbe contraddittorio, e quindi falso:
dovremmo dire che, nel proferire (2), ci che facciamo affermare, dello stesso individuo, che esso


20
esiste e insieme non esiste. Ma non questo ci che vogliamo: ci che vogliamo che siano
rispettate le nostre intuizioni sulla verit di (2). (2) va allora interpretato come (2
FL
)
S
: solo
interpretato in questo modo, infatti, (2) risulta, come desiderato, vero.