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La fonetica ​descrive e classifica i suoni di tutte le lingue del mondo.


La fonologia ​studia i fonemi ossia i suoni che in una lingua specifica hanno un valore
distintivo e funzionale.

I fonemi​ sono rappresentati nella lingua scritta per mezzo di grafemi. L'insieme dei grafemi
costituisce l'alfabeto. Non c'è una perfetta congruenza tra fonemi e grafemi.

Nell'alfabeto italiano distinguiamo​ vocali consonanti e semivocali e semiconsonanti.


Le vocali ​si hanno se l'aria fuoriesce senza incontrare alcun ostacolo al tuo passaggio
Le consonanti​ si hanno se il Canale orale è chiuso in un certo punto e secondo determinate
modalità.
Le semivocali e semiconsonanti​ si hanno quando l'ostacolo incontra la fuoriuscita d'aria è
maggiore di quello che incontrano per le vocali è minore di quello che incontrano per le
consonanti.
Nell'alfabeto italiano indiano sette vocali 21 consonanti e due semiconsonanti.
Poiché la ​e​ e la​ o ​almeno che non sono accentate hanno sempre un suono chiuso,l’italiano
possiede 7 vocali toniche e solo 5 vocali atone.
Si hanno delle semiconsonanti quando la​ i ​e la​ u ​dittongano con un'altra vocale.
Sia un​ digramma​ quando due lettere formano un unico suono si ha invece un ​trigramma
quando tre lettere formano un unico suono.
Due vocali vicine formano un​ dittongo ​se la loro unione da luogo ad un'unica sillaba uno
iato ​quando invece rimangono separate nella pronuncia. La​ i ​e la ​u​ in unione con altre
vocali possono formare un trittongo.
L'elisione​ consiste nella caduta della vocale finale non accentata dì una parola in pronta la
vocale iniziale di un'altra parola nella scrittura l'elisione è segnalata dall'apostrofo.
Il troncamento​ consiste la caduta della vocale finale della sillaba finale di una parola. Si
possono avere due tipi di troncamento quindi​ vocale​ e ​sillabico.
La sillaba accentata ha un suono di tipo ​intensivo​ ovvero con maggiore energia. La sillaba
che porta l'accento è detta​ tonica.​ Mentre quelle senza accento sono ​atone. ​Le sillabe
tronche​ sono quelle con l'accento sull'ultima sillaba. Quelle ​piane​ sulla penultima quelle
sdrucciole​ sulla terzultima quelle​ bisdrucciola​ sulla quartultima e quelle ​trisdrucciole​ sulla
quintultima. ​L'accento grave​ si mette sulla ​e​ e sulla​ o ​aperte e sulle altre vocali accentate.
L'accento acuto​ si mette sulle​ e​ sulle ​o​ chiuse.
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Per quanto riguarda l'articolo possiamo fare iniziare suddivisione tra articolo ​determinativo
e​ indeterminativo.
L'articolo determinativo ​specifica che il nome seguente è definito e di solito già noto che
ascolta.
L'articolo indeterminativo​ si usa per introdurre nel discorso qualcuno o qualcosa di nuovo
di cui non si è parlato in precedenza o per nominare qualcuno qualcosa in modo generico.
Ad essi poi va aggiunto​ l’articolo partitivo ​che indica una parte di un qualcosa.
Le preposizioni articolate​ sono formate dalle preposizioni semplici più gli articoli
determinativi e possono avere anche valore di articoli partitivi.

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I nomi sono le parole che servono a indicare tutto ciò che esiste nella realtà in base al
significato e si possono essere divisi in tre gruppi:
Nomi propri​ di persone di persone o di luoghi
Nomi comuni​ di essere umani di animali e di cose. I nomi comuni a loro volta possono
essere suddivisi in ​numerabili, non numerabili e nomi collettivi.
Il genere può essere maschile o femminile, per individuarli possiamo aiutarci attraverso ​la
desinenza e il significato.​ Abbiamo nomi con doppia forma sia al singolare che al plurale,
nomi difettivi ovvero che si usano solo al singolare o solo plurale.

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L'aggettivo​ modifica il significato del nome a cui si riferisce aggiungendo una qualità o una
determinazione. Gli aggettivi si dividono iin ​qualificativi e determinativi.
Gli aggettivi qualificativi ​si aggiungono nome per specificarne una qualità.
Gli aggettivi determinativi ​si aggiungono a un nome per specificarlo meglio e possono
avere valore di pronome. Si dividono in​ possessivi, dimostrativi, indefiniti,
interrogativi,esclamativi, numerabili.
Abbiamo aggettivi con quattro desinenze, con tre desinenze e anche con due desinenze.
Inoltre ci sono gli aggettivi invariabili. L'aggettivo qualificativo concorda in genere e numero
al nome a cui si riferisce anche se con alcuni casi particolari.
Gli aggettivi di relazione ​sono un sottogruppo degli aggettivi qualificativi, e si derivano dai
nomi e indica una relazione con il nome di base. Non possono essere collocati prima del
nome o non sono graduabili.​ Il Grado comparativo​ sia quando si stabilisce un confronto tra
due o più termini, esso può essere di​ maggioranza di minoranza e di uguaglianza.
Il grado superlativo ​indica che la qualità espressa dall’aggettivo è posseduta al grado
massimo o in misura molto elevata. Esso può essere ​assoluto è relativo. ​Esistono poi i
comparativi e superlativi sintetici formati da una parola ad esempio buonissimo

5​ .

Aggettivi pronominali​ sono così chiamati perché, a differenza degli aggettivi qualificativi,
possono avere anche valore di pronome. Non possono essere graduati attraverso
comparativi o superlativi e sono una classe chiusa ovvero non utilizzabili per la formazione
di nuovi aggettivi.
Gli aggettivi possessivi​ che indicano possesso, amicizia o vicinanza, possono essere
preceduti dall'articolo ma non in tutti i casi, possono avere un valore sostantivale (ricordati
che comprendono anche​ proprio e altrui​).
Per quanto riguarda ​aggettivi e pronomi dimostrativi​ in due fondamentali sono​ questo​ e
quello​ e indicano la posizione nello spazio e nel tempo di qualcuno o qualcosa in relazione
a chi parla.I Dimostrativi non possono essere preceduti da articolo, per quanto riguarda il
dimostrativo​ quello ​si presenta forme diverse a seconda delle iniziali del nome che segue e
si comporta allo stesso modo dell'articolo determinativo. Nell'italiano letterario e nel parlato
toscano esiste un terzo dimostrativo (​codesto​), che indica qualcosa lontano da chi parla è
vicino a chi ascolta. Esistono altri dimostrativi ovvero ​medesimo, stesso e tale. ​Ci sono poi
dimostrativi impiegati solo como pronomi (questi,costui ecc.). Attenzione a non confonderli
con i plurali.
Abbiamo poi gli ​aggettivi e pronomi indefinit​i la cui caratteristica è quella di verificare in
maniera generica una quantità o qualità del nome cui si riferiscono. Ci sono indefiniti usati
solo come aggettivi (ogni, qualche ecc.) e indefiniti usati solo come pronomi (alcunchè, altri
qualcuno ecc.)
I pronomi e aggettivi interrogativi ed esclamativi​ servono a porre una domanda diretta o
indiretta sulla qualità,la quantità o l'identità del nome a cui si riferiscono.(Che, quale, quanto,
chi).
I numerali ​dal punto di vista della classificazione grammaticale costituiscono una categoria
eterogenea , comprendenti aggettivi, pronomi, e sostantivi. Indicano una determinazione
numerica precisa e si distinguono in:
Cardinali​ - indicano la quantità numerica di persone animali o cose.
Ordinali​ - indicano l'ordine o la successione in una serie numerica. A differenza dei
cardinali, sono tutti variabili nel genere e nel numero, e quindi si accordano al sostantivo
come gli aggettivi qualificativi a quattro desinenze. I primi 10 hanno una forma particolare, i
successivi si formano aggiungendo il suffisso esimo al numero cardinale che generalmente
perde la vocale finale. Vi sono poi altri numerali come ​i moltiplicativi, frazionari,
distributivi e collettivi.
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I pronomi personali​ indicano i partecipanti allo scambio comunicativo, chi parla in prima
persona, chi ascolta in seconda persona, qualcuno o qualcosa di cui si parla in terza
persona.
La forma dei pronomi personali è diversa a seconda della funzione che svolgono, possono
essere:
Pronomi personali soggetto​ sono sempre tonici (io,tu, egli ecc.)
Pronomi personali complemento​ possono essere sia tonici che atoni (mi, ti,ci, ecc.) (sè=
pronome riflessivo.)
I pronomi allocutivi ​si usano quando ci si rivolge direttamente, a voce o per iscritto, a
qualcuno. Si usa il ​tu​ in una forma confidenziale, Il ​lei​ si usano una forma di cortesia, ci
sono poi alcune forme meno usuali come il​ voi​ che si usava qualche decennio fa, ed​ ella​ si
riferisce a una persona ed è la forma di massimo rispetto.
I pronomi relativi​ hanno una duplice funzione, sostituiscono un nome e servono a mettere
in relazione tra loro due proposizioni, la reggente e la relativa.(​Che, cui, il quale​)
usi: ​soggetto​- che,il quale
​oggetto​- che, il quale
….
I pronomi doppi chi e quanto​ racchiudono in sé le funzioni di due pronomi.

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Il verbo ​svolge la funzione di predicato , fornisce cioè informazioni sul soggetto sperando
che cosa fa o com’è. Inoltre il verbo attraverso la valenza determina la struttura complessiva
della frase. Il verbo può variare secondo i parametri della​ forma,​ ​del modo​, ​del tempo​,
della persona​, e ​del numero​.
I verbi si distinguono in:
Predicativi​ e cioè hanno un significato compiuto e possono essere usati anche da soli.
Copulativi​ e servono a collegare il soggetto ha un nome o un aggettivo.
-La forma​ può essere​ attiva​ o ​passiva, riflessiva ​se ricade sul soggetto e ​pronominale ​se
il verbo è accompagnato dalla particella pronominale.
- Il Modo​ può essere ​finito​ ( indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo) o​ indefinito​ (
infinito, participio, gerundio)
-la persona ​( prima, seconda e terza)
-il numero ​( singolare o plurale)
I​ verbi transitivi ​possono avere un complemento oggetto, anche se non sempre, mentre i
verbi intransitivi non possono avere il complemento oggetto. I verbi intransitivi possono
talvolta essere usati come verbi transitivi nel caso in cui ci sia il cosiddetto ​complemento
oggetto interno​, rappresentato da un sostantivo avente la stessa radice del verbo o legato
ad esso attraverso un forte rapporto di significato.
​La Forma
attiva​ il soggetto può svolgere due ruoli, più comunemente svolge ruolo di agente o di
strumento.
Passiva​ l'agente o strumento non sono in posizione di soggetto ma di complemento.
Riflessiva​ soggetto e complemento oggetto coincidono e l'oggetto è espresso dalla
particella pronominale
Pronominale ​dal punto di vista formale è identico alla forma riflessiva. Ha significato attivo.
Ma a differenza di quanto accade con i verbi riflessivi in questo caso il pronome non svolge
alcun ruolo sintattico mentre nella forma riflessiva il pronome può essere per esempio
complemento oggetto.

Modi e tempo del verbo


In italiano il verbo si può coniugare in​ quattro modi finiti e in tre modi indefiniti.
l’indicativo ​dispone di otto tempi ( presente, passato prossimo, imperfetto, trapassato
prossimo, passato remoto, trapassato remoto, futuro semplice, futuro anteriore). ​Il
congiuntivo ​dispone di quattro tempi ( presente, passato, imperfetto, trapassato). ​Il
condizionale, l'infinito, il gerundio, e il participio​ di due (presente è passato).
L'imperativo​ di uno (presente). ​I modi finiti​ servono a specificare come viene considerata
dal parlante l'azione espressa dal verbo o in alternativa sono determinati da ragioni
sintattiche, per esempio la proposizione temporale richiede il verbo all'indicativo.​ I modi
indefiniti ​di per sè non hanno nessun valore modale, ma assumono quello del
corrispondente modo finito.
Si chiamano​ tempi semplici ​quelli formati da una sola voce verbale, mentre ​tempi
composti​ quelli formati dal verbo ausiliare e dal participio passato.

Presente indicativo​ io lavo


Passato prossimo indicativo​ io ho lavato
Imperfetto indicativo​ io lavavo
Trapassato prossimo indicativo​ io avevo lavato
Passato remoto indicativo​ io lavai
Trapassato remoto indicativo​ io ebbi lavato
Futuro semplice indicativo​ io laverò
Futuro anteriore indicativo ​io avrò lavato

Presente congiuntivo​ che io lavi


Passato congiuntivo​ e io abbia lavato
Imperfetto congiuntivo​ e io lavassi
Trapassato congiuntivo​ che io avessi lavato

Condizionale presente​ io laverei


Condizionale passato​ io avrei lavato

Imperativo presente​ lava!


Infinito presente​ lavare
Infinito passato​ avere lavato

Gerundio presente​ lavando


gerundio passato​ avendo lavato

Participio presente ​lavante


Participio passato ​lavato

L'aspetto del verbo​ è un'informazione fornita dal verbo che consente di specificare se
l'azione da essere espressa e momentanea o durativa, se si è conclusa o si sta ancora
svolgendo ecc.
A differenza delle altre lingue non abbiamo desinenze verbali che consentono di determinare
il valore aspettuale del verbo, tuttavia possiamo ricevere informazioni sul tempo di azione in
più modi, ​attraverso il significato intrinseco, attraverso il tempo​ (perfettivo e
imperfettivo)​, attraverso perifrasi verbali, attraverso l'aggiunta di un suffisso a un
verbo.
Ogni verbo è caratterizzato è una parte costante che la è ​radice ​e da un elemento variabile
ovvero​ la desinenza. ​Per quanto riguarda la desinenza un genere troviamo una​ vocale
tematica ​che specifica la coniugazione, ​una marca personale​ che consente di individuare
la persona del verbo e ​una marca temporale​ presente solo in alcuni tempi.con le dovute
eccezioni.
In italiano si hanno ​tre coniugazioni verbali​, la prima coniugazione comprende i verbi che
all'infinito terminano in ​are​, la seconda quelli che terminano in e
​ re​, la terza quelli che escono
in​ ire.​ I verbi ausiliari​ essere e avere​ hanno una coniugazione propria.

Si usa l'ausiliare​ avere​ con i ​verbi transitivi attivi​ e con i ​verbi intransitivi inergativi.
Si usa l'ausiliare essere​ con i verbi intransitivi inaccusativi ​quindi​ ​con parecchi
intransitivi pronominali​ e con​ i verbi riflessivi, pronominali, e impersonali.

La coniugazione passiva​ si ottiene con le voci dell'ausiliare essere seguito dal participio
passato del verbo da coniugare.
Nella coniugazione riflessiva e pronominale ​le voci verbali sono accompagnate dalle
particelle pronominali mi ti si ci vi.

I verbi impersonali ​non hanno un soggetto determinato e si usano soltanto nei modi
indefiniti e nella terza persona singolare dei tempi di modo finito.

I verbi modali​ come dovere, potere, e volere alcuni altri, possono essere usati
autonomamente o con solo precisare il significato di un altro verbo all'infinito.

I verbi fraseologici o aspettuali​ sono i verbi come stare, cominciare, iniziare, continuare,
seguitare, finire, smettere che, usate davanti un altro verbo all'infinito o al gerundio virgola
definiscono una particolare modalità di svolgimento dell'azione ad esempio ​progressività,
imminenza, inizio, proseguimento, e fine dell'azione.
I verbi difettivi​ sono quei verbi che mancano di alcune voci del paradigma ( addirsi,
aggradare, calere, consumere, fervere, ostare, prudere, solere, tangere, urgere, vertere,
vigere.)

I verbi sovrabbondanti​ sono alcuni verbi che possono appartenere a due coniugazioni, ad
esempio adempiere e adempire, compiere e compire ecc

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L'avverbio ​serve a modificare le si sentono meglio il significato di altri componenti del
discorso. Gli avverbi sono variabili e possono essere classificati in base alla loro formazione
o in base al loro significato. L’avverbio può accompagnare, modificando, ​un verbo, un
aggettivo, un nome, un altro avverbio, un sintagma, una frase.
Secondo il tipo di formazione gli avverbi si distinguono in : ​semplici, composti, derivati,
locuzioni avverbiali.
Secondo il loro significato si distinguono in : ​avverbi di modo, il luogo, il tempo, il
giudizio, di quantità, interrogativi.
Esistono due suffissi per la formazione degli avverbi derivati ​mente e oni.
-Gli avverbi di modo​ indicano​ ​il modo in cui si svolge l'azione espressa dal verbo, parlava
lentamente, il caldo è diminuito sensibilmente, ti sei comportato male.
-Gli avverbi di luogo​ perché ci sono la posizione di qualcosa o qualcuno rispetto a chi parla
o che ascolta, indicando il luogo in cui si svolge un'azione o danno una generica indicazione
di luogo.
-Gli avverbi di tempo​ servono a determinare il tempo di svolgimento di un'azione.
-Gli avverbi di giudizio​ servono per affermare, negare o esprimere un parere sulla
probabilità di un evento.
-Gli avverbi di quantità​ indicano in modo non precisato una quantità.
-Gli avverbi interrogativi​ servono a introdurre una domanda.
-I verbi frasali​ sono così chiamati perché si usano per modificare il significato di un'intera
frase.
La posizione dell'avverbio a seconda dei casi può essere vista avere libertà di movimento. Il
significato di alcuni avverbi molto con il mutare della loro collocazione nella frase.
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Le preposizioni ​sono parole invariabili che servono a mettere in relazione due elementi
della frase. Le proposizioni svolgono funzioni distinte nella frase semplice e in quella
complessa. ​Nella frase semplice​, servono a determinare la funzione logica dell'elemento
che precedono. ​Nella frase complessa​, introducono varie proposizioni subordinate implicite
e hanno una funzione analoga a quella delle congiunzioni.

Le preposizioni proprie​ hanno unicamente funzione di preposizione e sono tutte composte


da una sola sillaba (di a da in con su per tra fra). Esse unendosi articolo determinativo,
danno luogo alle preposizioni articolate.
Le preposizioni improprie​ ( davanti, dietro, sopra, sotto, lungo, durante ecc.). Sono così
chiamate perché possono svolgere altre funzioni oltre a quella di preposizione.
Ad esse vanno aggiunte le ​locuzioni improprie ​( per mezzo di, in base a, a causa dei,
ecc.), espressioni fisse formate da parole che valgono una preposizione.

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Le congiunzioni​ servono a collegare tra loro parole sintagmi o proposizioni, specificando
che tipo di legame si stabilisce tra due elementi. Le congiunzioni sono invariabili e possono
essere classificate ​in base alla forma o alla funzione sintattica.

Rispetto alla forma​ si distinguono due tipi di congiunzioni:


Semplice​, se sono formati da una sola parola: e, o, ma, come, che, ecc.
Composte​ se sono formate da due o più parole unite insieme: oppure, neanche, sebbene,
ecc.

Rispetto alla funzione sintattica​ si distinguono due tipi di congiunzioni:

-Coordinative ​si uniscono proposizioni o parti di proposizioni mettendole sullo stesso piano
e si distinguono in​ copulative​ che indicano un semplice rapporto tra gli elementi congiunti,
disgiuntive ​segnalano separazione termini collegati ed esclusione o alternativa tra essi,
avversative​ che indicano una contrapposizione, ​dichiarative o esplicative ​che introducono
una dichiarazione una spiegazione,​ correlative​ stabiliscono una corrispondenza, una
relazione tra due o più elementi.

-subordinative ​collegano due proposizioni, una delle quali è sintatticamente subordinata


all'altra, specificando il tipo di rapporto logico esistente tra la proposizione reggente e la
subordinata. Si suddividono in​ dichiarative, interrogative indirette, causali, finali,
consecutive, concessive, condizionali, comparative, temporali, modali, avversative,
esclusive, eccettuative, limitative.
Anche le preposizioni, come le congiunzioni, possono introdurre proposizioni dipendenti.
Tuttavia introducono subordinate con il verbo di modo infinito, mentre le congiunzioni
introducono subordinate con il verbo di modo finito. Hanno funzione di coordinamento tra
proposizioni anche i pronomi relativi e i pronomi e gli aggettivi interrogativi, quando
introducono un interrogativa indiretta.

Le congiunzioni testuali​ sono così chiamate perché collegano tra loro porzione di testo più
ampie della singola frase e talvolta fungono da segnali di apertura parziale o totale di un
testo. Hanno sviluppato il valore di congiunzione testuale elementi di natura diversa
congiunzioni coordinative​ come​ e ​e ​ma​, ​congiunzioni subordinative ​come ​perché,
benché ,​ ​locuzioni congiuntive ​come ​d'altra parte, più che altro, tutto sommato​,
avverbi ​come​ allora, altrimenti, così, ora​, ​verbi​ che hanno perso quasi del tutto il loro
significato originario​ guarda, vedi, senti, ascolto.

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L'interiezione​ è una parte invariabile del discorso, usato per esprimere un'emozione o per
formulare un ordine, un saluto, un richiamo. A differenza delle altre parti del discorso virgola
un'interazione non ha legami sintattici con le parole della precedono e la seguono.
Distinguiamo tra interiezioni quelle ​proprie, improprie e locuzioni interiettive.
Le interiezioni proprie​ sono così dette perché hanno soltanto questa funzione
(ah,ahi,eh…)
Le interiezioni improprie​ sono così dette perché in origine hanno altre funzioni sono
secondariamente usate con il valore di interiezioni (basta! giusto!..)
Le locuzioni interiettive​ sono così dette perché formate da gruppi di parole o da vere e
proprie proposizioni (Dio mio! ora basta!... )

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La comunicazione verbale attraverso i testi, tesoro unità di lunghezza variabile,
caratterizzate dall'Unità e dalla completezza. Tra le parole ei testi esistono varietà
intermedie:
I sintagmi ​sono unità intermedie tra la parola la frase e sono costituiti da parole o gruppi di
parole che svolgono la medesima funzione. Marco (sintagma nominale) ha regalato un libro
a sua sorella (sintagma verbale).
Le frasi semplici ​sono sequenze di parole ben formate e dotate di senso comprese tra due
pause forti. Dal punto di vista della struttura interna una frase semplice composta solo da
sintagmi cioè non contiene altre frasi. Sono inoltre dette​ frasi indipendenti​ poiché non
dipendono da altre né dal punto di vista sintattico né dal punto di vista del significato.
Le frasi complesse ​sono invece più frasi collegate tra loro. Le frasi subordinate non sono
indipendenti nè dal punto di vista sintattico nè da quello del significato. Lo stesso si può dire
in molti casi per le frasi coordinate e per quelle principali. Per questo motivo e per evitare
ambiguità nella terminologia, in questa grammatica chiameremo proposizioni le frasi siano
esse principali, coordinate o subordinate, che compongono una frase complessa. In testi di
maggiore estensione, unità superiori alla frase alla frase complessa sono i paragrafi, i
capitoli, le sezioni ecc.
La frase semplice ​può essere analizzata da diversi punti di vista:

Analisi logica- grammaticale​. Se analizziamo la frase dal punto di vista grammaticale,


individuiamo due componenti fondamentali: ​un soggetto​ c'è l'elemento che determina
l'accordo col verbo, e ​il predicato​ composto sempre dal verbo e spesso anche da altre
parole dipendenti sintatticamente dal verbo è che insieme ad esso formano il cosiddetto
gruppo del predicato.

Analisi del contenuto formativo.​ È un'analisi che tiene conto del contenuto informativo
dell'enunciato. I due componenti fondamentali sono il​ tema ​(ciò di cui si parla) e il​ rema​ (ciò
che si dice al proposito del tema).

Analisi della struttura delle conoscenze​. Si analizzano dal punto di vista delle
conoscenze condivise tra emittente e ricevente le frasi, ciò avviene in base al principio
secondo il quale a quello che è già​ noto​ della frase si aggiunge qualcosa di​ nuovo.

Generalmente il soggetto coincide con il tema e con il noto mentre il predicato coincide con il
rema e il nuovo.

La frase semplice può essere analizzata anche in un ulteriore modo ovvero prendendo come
punto di riferimento il parco e la sua capacità di legarsi i componenti della frase. Questo
metodo richiede il riempimento di alcuni tasselli per dare luogo a frasi ben formate. Questi
castelli rispecchiano un ​argomento: ​esistono pertanto verbi a ​zero argomenti​ che hanno
senso compiuto da soli,​ verbi a un argomento​, e sono completati dalla presenza del
soggetto, ​verbi a 2 argomenti​, e possono essere transitivi o intransitivi, ​verbi a tre
argomenti​, che richiedono un soggetto un oggetto diretto e un oggetto indiretto. Il verbo e
suoi argomenti costituiscono l'ossatura fondamentale della frase (​nucleo​). Al nucleo poi si
possono aggiungere altri elementi chiamati ​elementi circostanziali.

Il soggetto
Dal punto di vista grammaticale il soggetto è l'elemento della frase che si accorda
morfologicamente col verbo. L'accordo riguarda il numero, e in alcuni casi anche il genere.
Dal punto di vista del significato il soggetto può assumere diversi ruoli. I principali sono
agente, paziente, esperiente, strumento.
Il predicato
Il predicato è l'elemento che indica l'azione sono stato riferito al soggetto e può essere
verbale o nominale.
Il predicato verbale​ è costituito da un verbo predicativo punto quando il predicato verbale
non ha significato compiuto deve essere completato da più argomenti, eh sì insieme al verbo
formano ​il gruppo del predicato.
Il predicato nominale ​è costituito dal verbo essere più un aggettivo o un nome. La voce del
verbo essere si chiama​ copula ​cioè legame, perché lega il soggetto alla parte nominale.
L'aggettivo o il nome unito al verbo essere si chiamano ​parte nominale del predicato​.
Eventuali espansioni della parte nominale fanno parte del ​gruppo del predicato.

I complementi
I complementi sono determinazioni di varia natura che si aggiungono soggetto e al predicato
verbale per completare il significato della frase. Si distinguono i ​complementi diretti e
indiretti.

Diretti
Sono così chiamati perché si leggono il verbo direttamente, cioè senza l'ausilio di una
preposizione. Sono diretti il complemento oggetto e i complementi predicativi del soggetto e
dell'oggetto.
Complemento oggetto.​ Se ha solo con i verbi transitivi attivi e finisci direttamente al verbo,
senza preposizione.
Complemento predicativo del soggetto.​ È un nome o un aggettivo che si riferisce al
soggetto e completa il significato del verbo. È generalmente introdotto dai ​verbi copulativi​ e
dai verbi passivi (appellativi, elettivi, estimativi, effettivi)
Complemento predicativo dell'oggetto. ​È un aggettivo o un sostantivo che completa il
significato del verbo e si riferisce grammaticalmente al complemento oggetto. Le stesse
categoria di verbi che al passivo vengono il complemento predicativo del soggetto, nella
forma attiva reggono il complemento predicativo dell'oggetto.

Indiretti
I complementi indiretti sono così chiamati perché si legano albergo indirettamente, cioè per
mezzo di una proposizione. Eccone alcuni:
Complemento di termine ​invia destinatario dell'azione espressa dal verbo, ​complemento
d'agente e di causa efficiente​ indicano l'essere animato o inanimato da cui è compiuta
l'azione espressa da un verbo passivo,​ complemento di specificazione ​specifica il
significato del termine a cui si riferisce, ​complemento partitivo​ specifica il tutto di cui
l'elemento introduttivo rappresenta una parte, ​complemento di mezzo​ indica il mezzo per il
quale si è svolta l'azione espressa dal verbo, ​complemento di modo​ indica la maniera in
cui si svolge l’azione, c​omplemento di causa​ indica il motivo per cui si compie l'azione,
complemento di compagnia e unione​ indicano l'essere animato o inanimato con cui ci si
trova in una determinata situazione, ​complementi di luogo​ ovvero stato a luogo -moto a
luogo- moto da luogo e moto per luogo, ​complementi di tempo ​servono a precisare la
collocazione temporale dell'azione indicata dal verbo e si distinguono in tempo determinato o
tempo continuato.
​ un
L'attributo​ è un aggettivo che serve a determinare meglio un nome,​ l’apposizione è
nome che serve a determinare meglio un altro nome.

Le frasi semplici sono autonome dal punto di vista sintattico belle frasi che le precedono e
seguono e sono perciò dette indipendenti. E se si possono classificare sulla base del
l'intento comunicativo del parlante. Da questo punto di vista possiamo individuare cinque tipi
fondamentali: ​dichiarative​ esprimono un'asserzione,​ interrogative​ che esprimono una
domanda,​ esclamative​ esprimono meraviglia o sorpresa, ​imperative​ che esprimono un
ordine o un comando, ​desiderative​ esprimono un desiderio.

Scissione e Dislocamento
Nel parlato si fa ricorso molto spesso alla frase segmentata. Si tratta di particolari
costruzioni, così chiamate perché sono il risultato di una trasformazione che suddivide
l’informazione di un'unica frase in due segmenti. Dal punto di vista comunicativo, queste
strutture servono a concentrare l'attenzione dell'ascoltatore su un particolare elemento,
isolandolo ed evitandolo dal resto della frase. Le due forme più diffuse di frase segmentata
sono ​la frase scissa e la dislocazione a destra oa sinistra.

La frase scissa​ deriva dalla divisione in 2 di un’unica frase di partenza, il soggetto o il


complemento oggetto o un altro complemento indiretto sono estratti dalla loro posizione
naturale e, accompagnati dal verbo essere funzione di copula, formano una proposizione a
sè, mentre il resto della frase della frase, introdotto dal ​che​, costituisce una seconda
proposizione.

La dislocazione a sinistra​ consiste nell’anticipazione del complemento oggetto o di un altro


complemento indiretto nella parte iniziale della frase.

La dislocazione a destra​ è speculare a quella sinistra e consiste nello spostamento nella


parte destra della frase del complemento oggetto o di un altro complemento indiretto.
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Una frase complessa​, come già visto, è composta da più proposizioni collegate tra loro.
Le proposizioni possono essere collegate da rapporti di​ coordinazione​ o ​subordinazione.

Coordinazione
Si ha quando le proposizioni sono collegate in modo da rimanere concettualmente sullo
stesso piano. Secondo il tipo di rapporto che lega le proposizioni, si distinguono diversi tipi di
coordinazione.
La coordinazione copulativa​ consiste nella semplice aggiunta di una proposizione a
un'altra. Le congiunzioni copulative di uso più comune sono​ e ​con valore positivo e ​né​ con
valore negativo.
La coordinativa avversativa​ segnala un contratto tra le circostanze espresse nelle due
proposizioni per esempio con la congiunzione ​ma.
La coordinazione disgiuntiva​ segnala un'alternativa tra due elementi con congiunzioni
come per esempio​ o, oppure.
La coordinazione conclusiva​ segnala che il secondo elemento è la conseguenza logica
del primo e le congiunzioni più comuni sono ​pertanto, dunque, quindi ecc.
La coordinazione dichiarativa o esplicativa​ segnale del secondo elemento conferma,
giustifica o chiarisce il primo con le congiunzioni come​ infatti è cioè.
La coordinazione non relativa si ottiene per mezzo delle coppie di congiunzioni sia... sia,
e...e, e si richiamano a vicenda in un rapporto di reciproca dipendenza.
Si può avere anche la coordinazione per ​asindeto​ ovvero con il semplice spostamento delle
proposizioni, senza alcun tipo di congiunzione.

Subordinazione
Le proposizioni subordinate​ dipendono da altre proposizioni. Si distinguono in​ implicite
ed ​esplicite. ​Quelle ​implicite ​hanno il verbo di modo​ indefinito, ​quelle​ esplicite ​di modo
finito. ​Se estendiamo alla​ frase complessa ​la distinzione tra argomenti del verbo ed
elementi circostanziali utilizzata per spiegare la struttura della frase semplice,​ ​possiamo
suddividere le subordinate in ​proposizioni argomentali e proposizioni non argomentali​.
A parte vanno considerate le​ proposizioni relative​ che costituiscono l'espansione di un
antecedente nominale.

Argomentali
Le proposizioni argomentali​ espandono uno degli argomenti della frase principale. A
seconda della funzione che svolgono nel periodo si distinguono in ​oggettive, soggettive,
dichiarative, interrogative indirette.

Oggettive​ svolgono la funzione di complemento oggetto della principale. ​Le proposizioni


oggettive esplicite​ sono introdotte generalmente da ​che​ e hanno il verbo di modo
indicativo, congiuntivo o condizionale. ​Le proposizioni oggettive implicite​ sono introdotte
generalmente dalla preposizione ​di h​ anno il verbo all'infinito.
Nella frase semplice oltre al soggetto e al complemento oggetto, possono essere argomenti
del verbo anche alcuni complementi indiretti. Analogamente, nella complessa , oltre alle
soggettive e oggettive, si hanno le proposizioni oggettive oblique, introdotte perlopiù dei
verbi intransitivi pronominali, ma anche da alcuni verbi non pronominali virgola hanno
comunemente forma implicita di cui distinguiamo due costruzioni, una con ​di + infinito​ e
un'altra con ​a +infinito.

Dichiarative ​nella funzione sono molto simili alle oggettive ma differiscono da esse perché
sono espansioni non del verbo, ma di un elemento nominale della principale, di solito
funzione del complemento oggetto.

Soggettive ​svolgono la funzione di soggetto della reggente.

Interrogative indirette ​esprime una domanda o un dubbio in forma indiretta. A differenza


delle interrogative dirette, che sono frasi indipendenti, sintatticamente dipendono da una
proposizione reggente.

Le proposizioni relative
A differenza delle altre subordinate​ le proposizioni relative​ non si riferiscono ad una
proposizione reggente, ma generalmente ad un elemento nominale antecedente.
Dal punto di vista del significato, si distinguono due tipi di relative:
La relativa determinativa​ serve a limitare oa precisare il senso dell'antecedente.
La relativa appositiva ​fornisce invece un'aggiunta non indispensabile alla compiutezza
dell'antecedente.

Proposizioni non argomentali


Le proposizioni non argomentali​ ​si aggiungono alla proposizione principale per
specificare, determinare, ma in connessione altri argomenti rispetto a quello in essa
espresso e svolgono diverse funzioni.

Causali ​indicano la causa di di quanto è detto nella reggente.

Finali ​indicano con quale fine viene compiuta o verso quale obiettivo tende l'azione
espressa nella reggente.

Consecutive ​esprimono la conseguenza di quanto detto nella reggente.

Concessive​ indicano un rapporto di causalità non rispettato.

Condizionale​ esprimono le condizioni necessarie per l'avverarsi di quanto affermato nella


reggente. La proposizione condizionale e la reggente, strettamente unite tra loro, formano il
periodo ipotetico​. La proposizione condizionale viene chiamata ​protasi​, la proposizione
reggente viene anche chiamata​ apodosi​.

Temporali ​esprimono una relazione di tempo tra la subordinata e la reggente, si distinguono


in tre categorie di rapporti temporali: ​contemporaneità posteriorità e anteriorità.

Modali​ indicano il modo in cui si svolge un'azione.


Comparative​ stabiliscono un paragone con la reggente si distinguono in tre tipi, proposizioni
comparative di ​maggioranza di minoranza e di uguaglianza.

Avversative ​indicano una situazione in contrasto con quella espressa dalla principale.

Esclusive​ esprimono il mancato verificarsi di una circostanza in relazione a ciò che è detto
nella reggente.

Eccettuative​ esprime una circostanza che condizione o potrebbe interferire con quanto
affermato nella reggente.

Limitative ​esprimono una limitazione rispetto a ciò che viene affermato nella principale.

Il tempo della principale stabilisce la cronologia assoluta di un evento. Il tempo della


subordinata definisce invece la durata della cronologia relativa di un evento rispetto a un
altro, esprime cioè la relazione tra l’evento espresso nella subordinata e quello espresso
nella reggente. Il tempo della proposizione subordinata dipende quindi da due fattori, il
tempo della reggente e la relazione temporale​ che intercorre tra le proposizioni.

Una frase può essere interrotta da una sequenza di parole più o meno lunga chiamata
inciso​. Gli incisi possono essere quindi delle proposizioni subordinate chiamate ​incidentali
o parentetiche.​ Distinguiamo tra ​incidentali primarie ​in cui l'elemento introduttivo della
frase non è espresso, e​ incidentali secondarie​ in cui l'elemento introduttivo compare.

La frase nominale ​è una frase priva del predicato verbale. Il processo di trasformazione di
una frase verbale in caso nominale e chiama ​nominalizzazione.

Per riferire le parole o il pensiero di qualcuno possiamo ricorrere al​ discorso diretto ​così
detto perché riporta direttamente le parole pronunciate, con ​il discorso indiretto ​le
medesime parole vengono invece riferite per mezzo di una proposizione subordinata
dipendente da verbi con ​dire, riferire, esclamare.

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Il lessico di una lingua si arricchisce continuamente grazie al prestito di termini stranieri, ma
anche mediante meccanismi di formazione delle parole, che consentono di creare parole
nuove a partire da parole già esistenti. ​Le parole semplici​ non derivano da nessun'altra
parola della lingua di cui fanno parte,​ le parole derivate​ sono formate da una base
mediante l'aggiunta di un prefisso o di un suffisso ( le parole alterate ne costituiscono una
sottoclasse ),​ le parole composte​ sono formate dall'unione di due o più parole.

La suffissazione ​consente la formazione sia di parole che appartengono alla stessa classe
morfologica della parola base, sia di parole che appartengono a una classe diversa: da un
nome si può ottenere un altro nome, un aggettivo o un verbo, è un aggettivo si può tenere
un nome un verbo, un verbo si può tenere un nome o un aggettivo.
L'alterazione​ è un tipo particolare di derivazione che non cambia nella sostanza il significato
della parola base, ma ne modifica alcuni aspetti particolari. Sono soggetti ad alterazione
nomi, aggettivi e verbi.

A differenza della suffissazione,​ la prefissazione​ non comporta il mutamento di categoria,


dopo l'inserimento del prefisso il nome rimane nome, l'aggettivo rimane aggettivo, il verbo
rimane verbo. La base su cui si aggiunge un prefisso può essere una parola semplice
oppure una parola già prefissata.

Un caso particolare di derivazione, e consente di ottenere verbi a partire da nomi e aggettivi,


è rappresentato dai ​verbi parasintetici​, nei quali si ha l’aggiunta simultanea alla base di un
prefisso e della desinenza verbale.

La composizione​ consiste nell'unire due o più parole in modo da formare una parola nuova.

Un tipo particolare di composti è rappresentato dalle ​unità lessicali superiori​, si tratta di


parole che si scrivono staccate, ma sono strettamente legate fra loro nell'uso. Per esempio
ferro da stiro.