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INTRODUZIONE

1. Premessa
Polifonia, enunciazione e punto di vista: La parola agli altri
il titolo che abbiamo scelto per la nostra tesi. Con la selezione
di questo titolo vogliamo mettere in evidenza almeno due aspetti
basilari del nostro approccio: in primo luogo, sebbene il
fenomeno della polifonia sia abitualmente correlato ai problemi
delle eterogeneit discorsive (cfr. AA.VV., 1996), delle voci
degli altri che il locutore non prende in carico, e quindi ai
diversi gradi con cui il testo riproduce queste presenze,
tuttavia non riducibile ad essi. In effetti, esistono una
molteplicit
direttamente

di

discorsi

alle

che,

anche

caratteristiche

se

proprie

non
delle

rispondendo
forme

del

discorso riportato e della citazione nei quali si riproduce un atto


denunciazione allinterno di un altro atto denunciazione 1,
tuttavia mostrano una struttura di natura polifonica. Discorsi
che proponiamo di chiamare normalizzati, che cio non
1 O come viene definita da Compagnon (1979: 55 e sgg.): Lacte de
citation est une nonciation singulire: une nonciation de rptition
ou la rptition dune nonciation (une nonciation rptante), une rnonciation ou une dnonciation. Infatti, secondo Compagnon, la
citazione istaura una relazione tra due sistemi semiotici ciascuno di
loro composto da un testo e da un soggetto: S1 (A1, T1) e S2 (A2, T2). T1
il testo in cui lenunciato citato compare per la prima volta o da dove
preso, mentre T2 il testo entro il quale lenunciato viene ripreso, i
due autori A1 e A2 sono i soggetti dellenunciazione di t (lenunciato) in
T1 e T2. In questo senso, il rapporto interdiscorsivo o intertestuale (T 1
T2) soltanto una modalit particolare della corrispondenza tra i
sistemi. E importante menzionare che linterpretazione di
Compagnon suppone, in effetti, che data lautonomia relativa dei due
sistemi semiotici si stabilisca un principio di non-ridondanza tra loro,
un principio dinconvertibilit che suppone che anche se gli enunciati
(citato e citante) possono essere identici tuttavia rimane
unirriducibile differenza tra i due sistemi riguardante la loro
enunciazione.

manifestano particolarit morfosintattiche e lessicali proprie


delle forme del discorso riportato (i.e. le virgolette citazionali, il
condizionale e altre espressioni proprie dello scarico di
responsabilit, elementi espressivi quali le esclamazioni, i
vocativi, le esitazioni ecc.), ma che denunciano nonostante una
configurazione enunciativa stratificata e complessa.2
La teoria della polifonia linguistica di Oswald Ducrot
propone alcuni esempi del tipo di enunciati normalizzati che
possono ricevere una lettura polifonica. Ad esempio si considera
polifonica la struttura enunciativa soggiacente a tutti gli
enunciati della forma non-p, vale a dire enunciati negativi del
tipo

Maria

non

intelligente.

In

effetti,

secondo

linterpretazione di Ducrot (1980: 49-56),3 questi enunciati


supportano la manifestazione di due atti illocutivi diversi: A 1 e
A2. A1 unasserzione positiva virtuale riguardante lintelligenza
di Maria parafrasabile come Maria intelligente mentre A 2 il
rifiuto esplicito di A1. Quindi, dal punto di vista della pragmatica
linguistica

A1

A2

sono

lespressione

di

unattitudine

antagonista interna al senso dellenunciato. Generalmente


lenunciatore dellatto illocutivo A2 viene assimilato al locutore
dellenunciato negativo4, mentre lenunciatore dellaffermazione
A1

rimane

necessariamente

distinto

da

esso,

potendo

identificarsi con lallocutario o con una terza persona. Il locutore


responsabile

dellenunciato

Maria

non

intelligente

metterebbe allora in scena due enunciatori, uno che sostiene


che

Maria

intelligente

un

altro

che

rifiuta

questa

2 E importante precisare che la decisione di lasciare fuori dalle


attuali considerazioni in materia di polifonia lo studio del discorso
riportato (dora in poi DR) scaturisce dalla necessit di costituzione e
di delimitazione del nostro oggetto di studio ed in questo senso una
decisione puramente metodologica.
3 Questa descrizione sar in parte rettificata in Ducrot (1984: 215222).
4 E importante precisare che il modello ducrotiano opera una
distinzione tra le figure del enunciatore/ destinatario da una parte e
del locutore/allocutariodallaltra. Per una analisi della diversit tra
queste nozioni, si veda il cap. 3.

affermazione e al quale il locutore finalmente si assimila. Se si


ammette questa spiegazione possibile analizzare tutti gli
enunciati negativi come una sorta di dialogo cristallizzato
rappresentato dal confronto tra queste figure enunciative.
Altre

evidenze

di

questo

fenomeno

sono

costituite

dallironia, dal discorso dautorit, dalle presupposizioni e


dallapparizione di alcuni morfemi che esigono per essere
interpretati di una lettura in termini di polifonia.5
Il fenomeno che ci proponiamo di considerare quindi di
tuttaltra portata: non consiste nel riconoscere la presenza della
parola di L1 (sotto la forma della citazione o riporto) in un
discorso di un altro locutore L, ma piuttosto nel rendere conto
che allinterno di un discorso attribuito a un unico soggetto (che
provvisoriamente chiameremo soggetto dellenunciazione), alla
maniera di una pice de thtre si mettono in scena uno o pi
personaggi che sono sostanzialmente diversi dal soggetto
parlante.

Alcune

di

queste

figure

compaiono

come

rappresentanti dei punti di vistadentro il testo/enunciato.


In secondo luogo, metaforicamente la parola agli altri
rinvia anche allespressione convenzionale con la quale si
introduce un oratore o si lascia parlare qualcuno (lascio la
parola a, adesso la parola a ). Questo gioco linguistico ci
permette di scoprire un altro aspetto della questione: la
possibilit inscritta nella lingua, e quindi nellenunciato e nelle
procedure di messa in discorso della significazione, di far
parlare qualcuno che non possiede letteralmente la parola e
quindi

non

rappresentato

esplicitamente

nel

discorso

attraverso delle marche enunciative, ma che lespressione di


una voce virtuale. Ne sono un esempio gli enunciatori della
teoria della polifonia linguistica di Oswald Ducrot (1984) o gli
5 Ad esempio, per una descrizione del connettore mais cfr.
Bruxelles et alii (1976: 47-62), per dailleurs si veda Bourcier et alii
(1980: 193-232) e le modifiche apportate da Ducrot (1980: 233-236).
Per illustrare lopposizione tra puisque e car si veda anche Ducrot
(1980: 47-49) .

osservatori della teoria degli attanti cognitivi di Jacques


Fontanille (1989), le due teorie delle quali ci occuperemo.
E nostro interesse quindi analizzare in profondit il
fenomeno del punto di vista a partire dalla configurazione che
ne costruiscono queste due teorie. Configurazione che noi
consideriamo abbastanza simile in molti aspetti e i cui punti di
contatto proveremo a mettere in luce.
Le ipotesi che orientano il nostro lavoro nel ristretto ambito
di questi due filoni e che tenteremo di dimostrare possono
essere riassunte in quattro punti.
In

primo

luogo,

riteniamo

che

abbia

una

qualche

importanza il fatto che questi due approcci, sebbene circoscritti


a domini diversi,6 si siano interessati nel corso del tempo allo
studio delle stesse questioni generali, che provvisoriamente
chiameremo le questioni della prospettiva enunciativa (intese
come la non concomitanza tra il dire e il mostrare). Infatti, se si
considerano le diverse origini e destinazioni (cfr. Manetti,
1998:

9)

dei

particolarmente

due

approcci

significativa.

questa
Uno

dei

attenzione
risultati

sembra

di

queste

teorizzazioni la distinzione tra una serie di figure (osservatore,


enunciatore,

locutore,

ecc.,

sulle

quali

torneremo)

che

permettono di rendere conto, da una parte, dei diversi rapporti


esistenti tra i soggetti enunciativi e la circolazione del sapere
dentro i testi e, dallaltra, dei diversi soggetti dellenunciato tra i
quali si trovano i responsabili dei punti di vista iscritti in esso, e
che sono tra loro omologabili.
In

secondo

luogo,

siamo

convinti

che

la

possibile

integrazione tra le tipologie semiotiche e linguistiche utilizzate 7


6 Non vogliamo certamente dimenticare le differenze esistenti tra
queste due linee teoriche: e la vocazione testuale della semiotica
generativa, e il carattere inter-frastico della linguistica ducrotiana. Ma
questo non preclude, secondo noi, la possibilit di trovare dei punti di
parziale tangenza che costruiscano possibili linee di convergenza tra
luno e laltro filone.
7 Come tra laltro propone lo stesso Fontanille (1989: 33 n.2) e sul
quale ritorneremo.

per descrivere il fenomeno della prospettiva enunciativa non sia


di

certo

una

circostanza

fortuita.

La

possibilit

di

tale

integrazione si deve in grande misura, secondo noi, al fatto che


questi due modelli, che, come abbiamo detto, rispondono ad
approcci diversi, ad un momento determinato del loro sviluppo
i primi anni 80 assumono una posizione teorica affine rispetto
al ruolo del punto di vista e in particolare rispetto alla sua
configurazione allinterno di un testo/enunciato.
In

effetti,

questi

due

modelli

hanno

contribuito

sottolineare per vie diverse che ci riserviamo di discutere pi


estesamente il fatto che le questioni del punto di vista
costituiscono

una

delle

specificit

dellatto

enunciativo8.

Precisamente, sia che si consideri lenunciazione come latto


presupposto dallenunciato e della quale solo lenunciato pu
darci lillusione attraverso lenunciazione enunciata, sia che la
si consideri levento storico che consiste nellapparizione
dellenunciato e della quale lenunciato ci offre limmagine, in
tutti

due

casi

linteresse

delle

riflessioni

risiede

nellattenzione nei confronti dello scarto, dello slittamento, dello


scambio tra diverse posizioni enunciative vuote, luoghi
variabili, che le operazioni della messa in discorso, da una parte,
e

il

senso

dellenunciato,

dallaltra,

provvederanno

ri-

costruire. Limportanza della categoria del punto di vista nella


sua relazione coi processi di costituzione della significazione
stata gi evidenziata da Eco nella presentazione del volume di
Carte semiotiche dedicato a questo argomento:
[] non c da un lato il fenomeno della semiosi e dallaltro
un punto di vista dal quale gli oggetti semiotici (ormai
definiti)

vengono

messi

fuoco:

il

punto

di

vista,

8 In altre parole, la questione del punto di vista non riducibile ad


una semplice configurazione tipologica, al contrario un fenomeno
che riguarda la costruzione delle ipotesi esterne in questi due
modelli, e cio opera come un filtro teorico per quanto riguarda
lanalisi dei fenomeni pertinenti.

dellenunciatore e del destinatario, viene a far parte dello


stesso processo per cui la semiosi si definisce, e la
significazione si instaura (Eco, 1988: 9).

In terzo luogo, le assunzioni alle quali porta lutilizzo della


categoria di punto di vista presuppongono come passo previo
una rielaborazione di alcuni postulati teorici di base. Nel caso
della

teoria

limportanza

dellosservatore
che

la

semiotica

si

tratter

generativa

di

ripensare

assegna

alla

dimensione cognitiva dei testi e alle operazioni della messa in


discorso, a partire dalla costruzione di un modello narrativo
dellenunciazione, mentre nel caso della polifonia linguistica si
tratter invece dellabbandono di alcuni dei classici principi
enunciativi9

in

favore

del

riconoscimento

di

unalterit

costitutiva dei discorsi e soprattutto degli enunciati. In realt, la


questione delle basi teoriche della polifonia linguistica pi
complessa, dal momento che questo modello fa capo a dottrine
abbastanza eterogenee a seconda delle diverse fasi della sua
evoluzione:

la

teoria

degli

atti

linguistici,

il

dialogismo

bachtiniano, la teoria dellenunciazione di mile Benveniste, la


semantica argomentativa ecc., per citare solo alcuni degli
apporti che saranno trattati pi avanti.
Inoltre la riformulazione dei principi che ne conformano i
modelli teorici produce il conseguente distacco tra lapproccio
di Ducrot e quello di Fontanille rispetto alla questione del punto
di vista. Se da una parte si osserva lo spostamento del centro
dattenzione della semantica linguistica verso questioni pi
attinenti alle capacit argomentative della lingua e quindi allo
studio del valore argomentativo degli enunciati e delle parole,
dallaltra lapproccio semiotico accoglier la questione del punto
di vista tra le nuove riflessioni intorno ai fenomeni dellestesia e
della percezione. Si pu dire che se nella prospettiva della
9 Ci riferiamo ai lavori linguistici di mile Benveniste, raccolti in
Benveniste (1966) e (1974)

linguistica ducrotiana i problemi della polifonia e del punto di


vista

costituiscono il punto di arrivo delle riflessioni sorte

intorno agli anni 70 in materia di eterogeneit enunciative,


nella

prospettiva

semiotica

invece

questa

nozione,

che

costituisce originariamente il punto di partenza di una serie di


considerazioni intorno al fare cognitivo dei soggetti, continua a
manifestare la sua fecondit teorica e la sua flessibilit
concettuale allinterno dei recenti sviluppi della semiotica con
base fenomenologica.
Infine il quarto aspetto da considerare. Da ci che abbiamo
detto finora risulta evidente quanto le manifestazioni discorsive
del punto di vista che saranno comunque il nostro filo
conduttore siano inseparabili da unaltra questione, senza
confondersi per con essa: quella della voce enunciativa. Quindi
il nostro studio tenter di analizzare anche i diversi rapporti
esistenti tra punto di vista e voce.
La convinzione che presiede a questo lavoro, forse la pi
generale delle nostre ipotesi, che la nozione di punto di vista
costituisca un importante punto dintersezione tra i due
paradigmi, quello semiotico e quello semantico-pragmatico, e
che questo contatto, anche se parziale e limitato nel tempo, sia
comunque ricco di indicazioni che meritano di essere messe in
luce. Possibilit di contatto che in stretto rapporto con la
direzione verso la quale si indirizzano le ricerche in materia di
polifonia linguistica e le sue successive modificazioni.
Questo crocevia stato gi individuato da J.Cl. Coquet
(1983) nel suo tentativo di affrontare la descrizione dei
presupposti teorici attraverso i quali si pu rendere operativa la
nozione di enunciazione in semiotica.
Col proposito di mettere a punto una definizione di
enunciazione e in seguito di sottolineare la necessit di operare
una distinzione tra soggetto dellenunciazione e soggetto
parlante, Coquet infatti afferma:
7

Lun des mrites de la rflexion smiotique a t justement


de montrer au cours des annes que nous navions jamais
affaire dans lanalyse du language des nonciations (
des saisies de loral), mais des nonciations nonces.
Autrement

dit,

non

seulement

lnonc

prime

sur

lnonciation [], mais il est notre unique object dexamen.


Dans cette perspective, lnonciation et son sujet deviennent
des effets de sens dont on cherchera les indices dans
lnonc. Cest sur ce chemin que sest engag, nous
semble-t-il,

O.

Ducrot,

encore

que

ses

formulations

demeurent notre avis ambigus []. (Coquet, 1983: 9-10).

Una parte importante del nostro lavoro di ricerca quindi


dedicata non solo allo studio delle affinit tra i due approcci, ma
anche allanalisi delle ambiguit alle quali fa riferimento
Coquet.

Ambiguit

emendamenti

del

concettuali,
modello

dovute

ai

successivi

ducrotiano,

variazioni

terminologiche ecc., che denunciano un notevole sforzo teorico


di ridefinizione dei principi costitutivi della teoria.
Sulle possibili coincidenze tra il paradigma semiotico e
quello pragmatico lanalyse reste faire esorta Coquet. Ci si
consenta di stare a questo gioco: pur potendo restare meri
ascoltatori occasionali di questo enunciato, abbiamo deciso
invece di assimilarci anche coi destinatari della richiesta.
Questo studio ne il risultato.

2. Piano dellopera
Nel primo capitolo abbiamo proceduto ad una ricostruzione
critica della nozione di punto di vista dalle sue origini in ambito
pittorico alla posteriore utilizzazione in ambito letterario e
narratologico. I principali punti di riferimento sono stati da una
8

parte, Henry James e le sue teorizzazioni riguardanti il ruolo


dello scrittore in rapporto alla configurazione delluniverso
diegetico e dei suoi personaggi, e dallaltra, alcuni studiosi della
letteratura quali Booth, Todorov, Pouillon e lo stesso Genette
che fa unanalisi molto approfondita della questione del modo e
della voce nei testi narrativi. In effetti, allo studioso francese
sono imputabili la ormai classica distinzione tra chi vede e chi
parla nel racconto e la classificazione dei diversi modi della
visione in termini di focalizzazioni e di alterazioni del punto di
vista. Lultima parte del capitolo dedicata da un lato, allanalisi
di un racconto breve di Borges La forma della spada, nel quale
si mette alla prova la classica dicotomia genettiana, e dallaltro
alla nota revisione della teoria genettiana delle focalizzazioni
intrapresa da Mieke Bal.
Il

secondo

capitolo

dedicato

alla

questione

delle

eterogeneit enunciative. Questa problematica sorta in ambito


linguistico rispecchia una presa di posizione riguardante i
fenomeni enunciativi di due posizioni teoriche fondamentali: in
primo luogo, il riconoscimento di uneterogeneit costitutiva dei
soggetti e dei discorsi che riguarda la determinazione a monte
di una serie di ipotesi riguardanti la frammentazione della
coscienza, la presenza degli altri nella propria parola ecc. e
che derivano sia dalla psicanalisi sia dagli studi bachtiniani
trasposti

in

ambito

linguistico;

in

secondo

luogo,

il

riconoscimento di uneterogeneit mostrata nei discorsi che


rivela a valle alcuni meccanismi e strategie che permettono
linscrizione

dellaltro

nel

proprio

discorso.

Leterogeneit

emerge chiaramente sottoponendo il testo ad un'analisi per


mezzo degli strumenti dellanalisi discorsiva che rende conto
delle molteplici forme attraverso le quali si manifestano
fenomeni polifonici di vario tipo quali la citazione, il discorso
riportato ecc.

Questa scissione del fenomeno polifonico in due grandi


ambiti dinteresse ci ha permesso di evidenziare che la posizione
della linguistica enunciativa che fa capo al modello polifonico
ducrotiano si inscrive nel primo filone delle ricerche. In effetti,
Polifonia

enunciativa,

la

seconda

parte

del

capitolo,

indirizzata a rendere conto pi in profondit di alcuni aspetti


teorici del modello riguardanti le nozioni di enunciazione e
polifonia. Abbiamo dedicato unattenzione particolare ai diversi
modi attraverso i quali la linguistica ducrotiana, mediante
successive

ridefinizioni,

circoscrive

definisce

il

proprio

dominio di studio in materia di polifonia e in rapporto ad altri


fenomeni polifonici (ad esempio le forme del riporto). Una volta
circoscritto lambito della polifonia enunciativa abbiamo dunque
proceduto a rendere conto della costruzione del suo modello
teorico,

delle

ipotesi

dei

principi

fondamentali

che

costituiscono il suo impianto teorico e metodologico. Cos


abbiamo individuato un insieme di nozioni che rappresentano i
pilastri sui quali si costruisce il suo apparato formale: le nozioni
di frase e di enunciato coi rispettivi valori semantici, il
significato e il senso. In effetti, la polifonia enunciativa vede
negli enunciati e nel loro senso il suo principale oggetto di
studio. Le frasi vengono considerate come entit virtuali
appartenenti alla lingua il cui significato costituito da una
serie di istruzioni per interpretare il senso degli enunciati.
Parallelamente il senso degli enunciati inteso come i commenti
che vengono fatti alla loro enunciazione, o anche come
unimmagine della loro enunciazione. Levento enunciativo
(lenunciazione

propriamente

detta)

presupposto

dallesistenza degli enunciati: in questo senso, loggetto di


studio della teoria ducrotiana sono gli enunciati (che si
costituiscono cos negli unici osservabili della teoria) e dal loro
essere significanti, vale a dire dotati senso e passibili di
interpretazione. E solo a partire dal senso degli enunciati che
10

possibile dire qualcosa sullenunciazione; in effetti, per la teoria


ducrotiana, il senso degli enunciati consiste in unimmagine
della loro enunciazione, immagine che pu essere ricreata a
partire di una serie di tracce e di marche enunciative.
Questi e altri aspetti ci hanno permesso di identificare i tre
modi in cui si manifesta la costitutivit del fenomeno polifonico
entro

la

teoria

rispettivamente

ducrotiana,

polifonia

che

costitutiva

abbiamo
(che

chiamato

rende

conto

delleterogeneit costitutiva), polifonia enunciativa (che rende


conto del principio secondo il quale la struttura polifonica di
natura polifonica) e ipotesi polifonica che rende conto, a livello
metateorico, del fatto che lappello al concetto di polifonia
riguarda la costruzione delle ipotesi esterne al modello.
Il terzo capitolo dedicato allo studio del secondo degli
aspetti sopra citati, vale a dire, allanalisi della struttura
polifonica degli enunciati. La ricostruzione critica del modello
ducrotiano ci ha permesso dindividuare i principali punti e i
successivi emendamenti della teoria fino allultima versione del
modello polifonico che riconosce allinterno degli enunciati una
struttura enunciativa stratificata e complessa in cui si lasciano
sentire una molteplicit di voci diverse da quella del soggetto
che produce lenunciato. Voci le cui fonti sono figure discorsive
o esseri di carta i cui ruoli sono definiti esclusivamente in
funzione di, e allinterno degli, enunciati nei quali compaiono.
In questo senso, lultima versione della teoria polifonica
ducrotiana si presenta come un modello di carattere strutturale
che accomuna da una parte alcuni risultati degli studi di
Benveniste in ambito enunciativo e dallaltra alcuni dei principi
(i pi antropologici) del dialogismo del Circolo di Bachtin, e
che

propende

per

lo

studio

unificato

della

componente

semantica e di quella pragmatica entro ununica descrizione


linguistica chiamata pragmatica integrata.
Tuttavia, il punto fondamentale di questa concezione
enunciativa del senso che coincide con la svolta polifonica del
modello che limmagine dellenunciazione trasmessa dal senso
degli enunciati consiste in una struttura enunciativa a varie
voci.

In

effetti,

se

prima

la

questione

delleterogeneit
11

enunciativa veniva studiata fondamentalmente in rapporto alle


forme del discorso riportato e alla citazione, la novit della
proposta ducrotiana consiste nel riconoscere la presenza di
questa

struttura

enunciativa

polifonica

complessa

anche

allinterno di una grande quantit di enunciati normalizzati


quali

gli

enunciati

negativi,

gli

enunciati

ironici,

le

presupposizioni ecc. Si tratta in definitiva di analizzare (e


relativizzare) il principio dellunicit del soggetto parlante che
suppone che dietro un enunciato ci sarebbe uno e solo un
soggetto che parla a cui sarebbero imputabili la responsabilit
dellenunciato, le marche deittiche e le attitudini espresse in
esso.
In pratica, la polifonia linguistica propende per una sorta di
frattura enunciativa che permette di distinguere tre figure
fondamentali: un soggetto empirico (extradiscorsivo e che
rappresenta il soggetto reale della comunicazione del quale la
linguistica non si occupa), un locutore (un essere discorsivo
che responsabile dellenunciato e anche referente dei deittici)
ed un enunciatore, che nellultima versione della teoria diventa
il

responsabile

virtuale

dei

punti

di

vista

espressi

nellenunciato, vale a dire le attitudini e opinioni che in esso si


manifestano.
Il processo enunciativo, secondo Ducrot, consisterebbe
dunque nella messa in scena da parte del soggetto che enuncia
di una serie di figure discorsive, di esseri di carta che
riflettono diverse posizioni e che possono essere in accordo o in
disaccordo tra loro. Si tratta dunque della costruzione di una
serie di simulacri la cui origine secondo noi si rif al concetto
bachtiniano di mascherata. Parallelamente e nella misura in cui
queste figure discorsive possono ricoprire pi ruoli, si avvia la
possibilit di postulare un sincretismo tra di esse: il locutore
pu essere lenunciatore delle opinioni contenute nel suo
discorso, ma possibile anche che il punto di vista sostenuto
12

dallenunciatore

sidentifichi

invece

con

lopinione

dellallocutario ecc.
Infine le ultime teorizzazioni linguistiche in materia di punti
di

vista

si

collegano

con

le

riflessioni

sorte

in

ambito

narratologico intorno alle questioni della voce e del modo


narrativo. In particolar modo, la distinzione genettiana tra chi
vede e chi parla pu essere messa in correlazione con le diverse
categorie ducrotiane. In questa maniera possibile stabilire
unanalogia

funzionale

empirico/locutore/enunciatore
autore/narratore/foyer

di

tra
e

percezione

soggetto
le

riconosciute

categorie
a

livello

testuale.
La manifesta tendenza del modello ducrotiano di prendere
delle categorie che operano ad un livello testuale per ricondurle
al seno dellenunciato ci che avvia la possibilit di esplorare
eventuali coincidenze tra le teorizzazioni linguistiche e altri
modelli di riflessione, come quello semiotico strutturale.

Per

fare ci si reso necessario provvedere ad una ricostruzione


teorica di alcuni aspetti fondamentali della teoria greimasiana
riguardanti il ruolo della dimensione cognitiva dei testi, la
narrativizzazione dellenunciazione, e gli ultimi sviluppi in
materia di percezione e praxis enunciativa.
Il quarto capitolo dunque indirizzato alla ricostruzione dei
punti salienti dello sviluppo della riflessione sulla dimensione
cognitiva dei testi in quanto saperi enunciati ma anche
enunciativi: la costruzione dellosservatore e dellinformatore
come delegati dellistanza enunciativa, il loro ruolo e i regimi
della loro interazione allinterno dei testi. In questo contesto
sinscrive la nostra analisi del breve racconto di Cortzar Lucas
e il polipo il cui scopo di evidenziare il modo in cui si d la
costruzione testuale dei regimi intersoggettivi dinterazione e
quindi il valore che assume la costruzione dei punti di vista.
Infine, questo capitolo tiene in considerazione anche i nuovi
sviluppi semiotici riguardanti i rapporti tra punto di vista e
percezione che si inscrivono nellambito delle nuove riflessioni
su base fenomenologica, cos come le differenze esistenti tra
lapproccio semiotico e quello narratologico intorno a questa
problematica.
13

Il risultato di questa ricostruzione mette in evidenza la


possibilit di stabilire unanalogia funzionale tra la categoria
dellenunciatore ducrotiano (responsabile dei punti di vista) e
dellosservatore. Questa e altre corrispondenze costituiscono gli
argomenti fondamentali del quinto capitolo.
In effetti, unaltra corrispondenza che il nostro studio
mette in luce quella esistente tra la figura dellattante
pragmatico di verbalizzazione (locutore o narratore) e il
locutore ducrotiano. Infine, i diversi dbrayage (spaziotemporali, tematici ecc) attraverso i quali possibile avviare il
processo di figurativizzazione dellattante pragmatico allinterno
dei testi (coi ruoli di relatore, testimone, testimone partecipante
ecc) ci ha permesso di mettere in risalto anche le affinit
esistenti tra alcune di queste figure inscritte a diversi livelli del
percorso generativo con la figura del locutore-in-quanto-esseredel-mondo descritta dal modello ducrotiano. Le conclusioni
ricavate in questo ambito di riflessioni ci hanno consentito di
rilevare lesistenza di altri punti di convergenza tra i due
modelli questa volta riguardanti alcuni aspetti vincolati al loro
impianto teorico e metodologico. Una parte importante
dellultima parte del nostro lavoro stata indirizzata a
dimostrare lesistenza di una simile attitudine semiotica e
semantica (nel senso definito da Benveniste) tra i due approcci,
in stretto rapporto con le questioni del punto di vista, della
polifonia e dellenunciazione. Per rendere conto di questi
aspetti, abbiamo ricreato una sorta di dialogo tra le diverse
posizioni che tendono a porre l'accento sia sulle convergenze sia
sulle divergenze tra i due filoni. In funzione ai risultati ricavati
dalla nostra ricostruzione critica delle diverse fasi del loro
sviluppo abbiamo proceduto a puntualizzare i loro principali
punti di convergenza, riformulando e a volte anche
minimizzando alcuni dei presupposti che, secondo alcuni
studiosi, determinano le loro divergenze.
I due paradigmi quello semiotico e quello pragmaticolinguistico nel loro complesso rimangono incommensurabili.
Tuttavia, il merito del nostro studio consiste forse nellaver
messo in evidenza che la possibilit di trovare dei punti di
parziale tangenza riguardanti lidentit funzionale di un insieme
di figure enunciative fondata su alcune interessanti linee di
convergenza teorica tra luno e laltro filone.

14

CAPITOLO PRIMO
LA NOZIONE DI PUNTO DI VISTA
Quand est-ce quon crira au point de vue
dun blague suprieure, cest--dire comme
le bon Dieu les voit den haut?
Gustave Flaubert

1. Introduzione
Item perspectiva una parola latina che significa guardare
attraverso. in questo senso che Drer cerca di circoscrivere
il concetto di prospettiva. Nella storia della pittura in cui il
concetto si originato in quanto principio dorganizzazione
fondamentale della rappresentazione, il punto di vista coincide
con

il

punto

di

convergenza

geometrica

delle

linee

perpendicolari al piano del quadro, il punto di fuga che marca


simbolicamente la solidariet tra lo sguardo dellautore e quello
dello spettatore. Panofsky (1924-1925) adotta questa definizione
per descrivere la prospettiva in pittura non come un mero
elemento esterno dellopera darte, ma come un elemento che
esprime lessenza stessa dellarte. Per Panofsky in effetti
lantichit classica costruisce una rappresentazione dello spazio
che si chiama prospettiva fondata su delle leggi stilistiche e
matematiche

essenzialmente

diverse

da

quelle

del

Rinascimento. La discrepanza nella nozione di prospettiva in


15

questi due momenti della storia della cultura sono segnati


tuttavia dalle differenze attribuite alle configurazioni generali
dello spazio. Questautore chiama intuizione prospettica dello
spazio la trasformazione del dipinto in una finestra attraverso
la quale sembra di contemplare lo spazio, vale a dire quando la
superficie materiale pittorica su cui compaiono le figure
negata come tale e trasformata in un mero piano figurativo sul
quale e attraverso cui si proietta uno spazio unitario che
contiene le diverse figure. Ma possibile un arte figurativa che
non disponga gi di una qualsiasi forma di prospettiva, per
quanto lontana essa possa essere da ci che attualmente
sintende con questa nozione? possibile dunque parlare delle
(varie) prospettive che si succedono nella storia dellarte? Per
Panofsky, che assimila la nozione di prospettiva non soltanto alla
sua moderna definizione geometrica (la messa in relazione tra
un punto di fuga, un punto di vista e la distanza
dosservazione), ma soprattutto alla manifestazione di una
forma

simbolica

che

rende

conto

dei

diversi

modi

di

significare lo spazio, la risposta evidentemente affermativa.


Cos intesa, la prospettiva antica sarebbe lespressione di una
determinata

intuizione

che

riguarda

sostanzialmente

una

concezione dello spazio come non sistematico, discontinuo,


laminato, un semplice aggregato di figure, e che differisce
sostanzialmente da quella moderna.
Molto vicino alle posizioni di Panofsky, Damisch (1987)
sostiene

lidea

della

prospettiva

come

un

paradigma

dispositivo regolatore le cui funzioni riguardano non soltanto la


costruzione

delle

relazioni

geometriche,

ma

anche

la

costruzione di una rete dindizi che costituiscono lequivalente


del sistema dellenunciazione linguistica e che corrispondono
allelemento simbolico che si troverebbe allorigine della loro
espressione. Nella misura in cui la prospettiva costruisce un
punto che pu intendersi come unistanza analoga a quella del
16

soggetto nella lingua, o a quella della persona in relazione


ad un ora e un qui, Damisch, lettore di Benveniste, sottolinea
lanalogia esistente tra la costruzione della soggettivit per
mezzo

della

lingua

la

costruzione

del

soggetto

della

prospettiva.
Infatti, uno degli effetti della moderna prospettiva implica
la ri-costruzione di un punto di vista, vincolato con laltezza
dellocchio di un soggetto osservatore che viene definito come il
soggetto della prospettiva, e la cui posizione dosservazione
a sua volta proiettata nel quadro10.
Le grandi perplessit che la costruzione in prospettiva
hanno suscitato risiedono, secondo Damisch, precisamente in
questidea della proiezione dell "io": io sono l per proiezione in
quel punto segnato nel dipinto, o meglio, io ho l il mio luogo
geometrico,

indipendentemente

della

distanza

in

cui

mi

posiziono per osservare il quadro.


In questo senso, la perspectiva artificialis ha provvisto la
pittura di un dispositivo formale: la distribuzione che organizza i
punti di vista, di fuga e la distanza da una parte, e la
sistematizzazione di uno spazio deittico (il qui, in opposizione al
l della rappresentazione) dallaltra. La possibilit di entrare nel
quadro come in una scena segnata dalla facolt di passare da
una posizione allaltra mettono in evidenza, davanti al soggetto
che contempla (lio), lesistenza di un altro: laltro segnato dalla
posizione dellio nel dipinto che fino a questo momento veniva
escluso dallarte contemplativa.
Linteresse sempre crescente per diversi usi e le modalit
che riveste la costruzione del punto di vista si manifesta ad
esempio

in

questa

nota

incisione

di

Abraham

Bosse,

prospettori, di 1648:
10 In questo senso, interessante ricordare che secondo Panofsky la
scoperta del punto di fuga storicamente anteriore allinvenzione del
punto di vista, vale a dire allinscrizione entro lenunciato della
posizione dosservazione.

17

I prospettori si muovono senza impedimenti sul terreno,


portando ciascuno dei tre la sua propria piramide visuale i cui
fili sono annodati allaltezza dellocchio. In effetti, se per questo
artista lassunzione di un punto di vista determina, in un certo
senso, una nuova forma di libert associata alla visione, che
implica lintroduzione di un fattore individuale e soggettivo,
tuttavia per molti altri la costruzione di un punto di vista
costituiva invece un fattore dintollerabile sottomissione ad un
ordine matematico predeterminato. Come ad esempio si vede
nella celebre incisione di Drer del 1538:

18

In questimmagine vediamo il pittore costretto a disegnare i


contorni della modella attraverso uno schermo reticolato
trasparente, con la testa rigida e lo sguardo fisso nellorifizio
dellapparecchio di misurazione: ci che viene illustrato nella
scena sono, in effetti, i mezzi meccanici di cui lartista si doveva
servire

se voleva

ottenere la

costruzione legittima

della

composizione.
Come

affermazione

del

principio

di

realt

come

potenziamento della sfera individuale, i diversi momenti della


storia della pittura dal Rinascimento ai nostri giorni possono
essere connessi quasi direttamente alle modificazioni subite da
questa notion-valise. Come afferma Jacques Aumont:
Lhistoire de la peinture du XV e au XXe sicle est celle de la
rgulation, puis de la mobilisation du point de vue: de son
institution son excentrement dans le baroque, son
dilution
chez
le
paysagistes
du
XIX e
et
dans
limpressionisme, sa multiplication et sa perte dans le
cubisme analytique. (Aumont, 1983: 5)

Nello stesso tempo, la letteratura scopre questi effetti di


rappresentazione e li fa propri. La metafora del punto di vista
nei

discorsi

verbali

applicata

alle

diverse

modalit

di

regolazione dellinformazione e del sapere allinterno di un testo


19

appare dunque come un fenomeno particolarmente complesso.


Cos, il punto di vista come fenomeno di natura soggettivante,
con il quale n il narratore n i personaggi propongono una
visione conclusiva del mondo diegetico, si trasforma in una delle
strategie testuali pi diffuse del romanzo moderno, una vera
categoria estetica11:
[] on ne pouvait comprendre les arts nouveaux quen
considrant linterprtation subjective du rel comme une
vritable catgorie esthtique. Au mme titre che un Monet,
Les Faux Monnayeurs ou un roman de V. Woolf revlaient
limportance du regard du romancier sur son ouvrage. Le
roman apparaissait comme un systme de signes dont
lorganisation et le sens dpendaient des rapports
complexes et ncessaires unissant une oeuvre et une
conscience. Loriginalit dun roman relevait en premier lieu
dune optique narrative particulire: le point de vue du
romancier devenait manifestement le plan fondamental [].
(Zeraffa, 1969: 27)

2. Il punto di vista in letteratura


Limportanza della nozione di punto di vista in letteratura si
manifesta in unepoca nella quale gli scrittori (e in primo luogo
Henry James) partono dal principio che la realt pu essere
percepita solo da una certa prospettiva, e che quindi risulta
impossibile dare nel romanzo una visione totalmente obiettiva di
un universo dato. La rivoluzione estetica degli anni 20 consiste
pertanto nel considerare lobiettivit (quella di Balzac o Tolstoj,
ad esempio) come un effetto di senso risultato di uno sguardo
esterno che si posiziona fuori dalluniverso romanzesco: questa
situazione di esteriorit esprime gi in se stessa un punto di
vista.
11 Queste riflessioni possono essere messe in relazione con le
proposte di Volpe (1988: 66) per la costruzione di una storia
diacronica del punto di vista che renda conto dellevoluzione del punto
di vista a partire dello studio dellinterazione evolutiva tra funzioni e
forme. In effetti, secondo lautore, nella sua evoluzione storica, il
PDV modifica la sua funzione allinterno di ciascuna opera
contribuendo cos a determinare la funzione letteraria dellopera
stessa.

20

Alcuni studiosi della letteratura (cfr. Zeraffa, 1969, Miller,


1972 e Segre, 1984) concordano nellaffermare che Henry
James lo scrittore che pi ha contribuito, attraverso le sue opere
letterarie e soprattutto le sue intuizioni teoriche (gli ormai
celebri prologhi ai suoi romanzi), a fondere definitivamente la
concezione di punto di vista con lart du roman del secolo XX.
Infatti, a lui imputabile la nozione di reflector o reflectors, vale
a dire la drammatizzazione di una coscienza, la costruzione di
un centro soggettivo che colora tutti gli eventi e le azioni del
racconto.
Proprio nei prologhi (cfr. la raccolta di Miller, 1972) si
evidenziano le questioni pi significative della riflessione
jamesiana che sono alla base della sua praxis letteraria: la
necessit di una coscienza al centro dellopera narrativa, il
succedersi di queste coscienze, la nozione di reflectors, le
limitazioni imposte allo scrittore dalla scelta di una coscienza
particolare (ad esempio infantile) ecc.
In questo insieme di riflessioni importante sottolineare un
aspetto che risulta pertinente per lattuale analisi e che ci
permette di cogliere la specificit della nozione di punto di vista
entro la teoria jamesiana. Si tratta del riconoscimento, da parte
dellautore, della necessit di una (o pi duna) coscienza
come specchio del mondo diegetico, vincolato ad unaltra
questione: lassegnazione dei limiti entro i quali verosimilmente
si gioca il sapere e il sentire di questi centri soggettivi.
Ad esempio, nel prologo a The Princess Casamassima
(1908), si rende manifesto linteresse jamesiano intorno alla
drammatizzazione di una coscienza:
At the same time, I confess I never see the leading interest
of any human hazard but in a consciousness (on the part of
the moved and moving creature) subject to fine
intensification and wide enlargement. [] The great
chroniclers have clearly always been aware of this; they
have at least always either place a mind of some sort in

21

the sense of a reflecting and colouring medium in


possession of the general adventure. (Miller, 1972: 239)

Nonostante ci James mette in guardia anche dal pericolo


di riempire troppo questa coscienza (per evitare che sembri fare
troppo, sentire eccessivamente o interpretare troppo per essere
verosimile), che rischia cos di non serbare le necessarie affinit
con la propria condizione di personaggio:
If persons either tragically or comically embrioled with life
allow us the comic or tragic value of their embriolment in
proportion as their struggle is a mesured and directed one,
it is strangely true, none the less, that beyond a certain
point they are spoiled for us by carring of a due light. They
may carry too much of it for our credence, for our
compassion, for our derision. They may be shown as
knowing too much and feeling too much not certainly for
their remaining remarkable, but for their remaining
natural and typical []. (Ibid : 236)

Sapere di pi di quanto suppone la loro situazione


narrativa,

in

interpretative,

effetti,
too

fa

diventare

divinely,

too

personaggi
priggishly

too

clever,

equiparabili quindi ai all-knowing immortals, whose annals are


dreadfull dull so long as flurried mortals are not (Ibid: 237).
Lottica del romanzo jamesiano, di natura soggettiva,
permette allautore di svelare i legami che uniscono una
coscienza individuale alla totalit nella quale immersa. Infatti,
come afferma Zeraffa (1969), la nozione di punto di vista in
James non deve intendersi come un mero vedere dei
personaggi. Al contrario, James riconosce e distingue due
funzioni che coinvolgono la soggettivit dei suoi personaggi: una
coscienza-registro e una coscienza riflessiva. Se la prima
(consciousness) permette ai personaggi di rispecchiare la
realt che vedono, attraverso la seconda (awareness)12 i
personaggi invece sono portati a riflettere su se stessi in quanto
partecipanti ad un imbroglio dove si trama e si gioca il loro
12 Inteso come una presa di coscienza.
22

destino. La visione che i personaggi focalizzano su se stessi se


da una parte dipende dai loro desideri, dallaltra anche
subordinata allo sguardo che su di loro proiettano gli altri
personaggi.
Cos, i personaggi jamesiani sono attori che registrano tutti
gli aspetti di una data situazione, entro la quale per sono
costretti a giocare; dunque attraverso linscrizione del punto di
vista in una coscienza, James assegna due funzioni ai suoi
personaggi: la funzione di narratori e quella di agenti. In quanto
agente, ci che un personaggio pensa e sente coincide con la
storia e il modo in cui agisce, quindi il suo sentimento
inseparabile della la sua azione. In questo senso, la differenza
tra lagire (doing) e il sentire (feeling) per James una
distinzione illusoria. In effetti, Zeraffa riconosce in James un
realismo

soggettivo

fondamentalmente

relativista:

tra

il

carattere e il suo ambiente si stabilisce un sistema di scambi


e interferenze che correggono sistematicamente la coscienza
interiore:
Alors que les destins de Julien Sorel et dEmma Bovary
taient dtermins par le conflit dun Moi intrieur et dun
Je social, chez James le Moi et le Je sadaptent lun a lautre,
mais aussi se dveloppent, senrichissent mutuellment.
(Zeraffa, 1969: 61)

Se da una parte la coscienza individuale pu cogliere uno


spazio sociale, tuttavia questo spazio serve necessariamente a
modellarla: lottica di James si fonda dunque sullimpossibile
isolamento del soggetto.
La visione obliqua che caratterizza i testi jamesiani
coincide quindi con la visione diretta di un personaggio che
ricade sullaltro e sul mondo. Lo schermo soggettivo trasforma
per questa visione in un filtro che, se da una parte trasmette al
lettore dei messaggi che, focalizzati nella coscienza di un
testimone, esprimono e significano la vita di un insieme,
23

dallaltra restituisce allo stesso personaggio unimmagine di se


stesso.
La metafora del punto di vista in Henry James urta dunque
contro una questione fondamentale delle opere narrative che
riguarda la posizione dello scrittore rispetto alla materia
narrata, posizione che, nel racconto moderno, esprime la
tendenza a cogliere questa materia attraverso lottica dei
personaggi. Come sostiene Segre (1984: 86), James insomma
ha preso coscienza di un principio generale della narrazione, e
ne ha fornito applicazioni personali [].
In effetti, Segre (1988) distingue due significati nelluso
comune della parola punto di vista: da una parte, il punto di
vista ha un significato ottico, connesso con la definizione
delle leggi prospettiche (cfr. quanto esposto in 1.) e dallaltra
riceve anche un significato metaforico relativo alle opinioni, le
convinzioni su una determinata questione, vale a dire, un
significato assiologico. Nella misura in cui per Henry James il
posizionamento da un determinato punto di vista presuppone
che lo scrittore deve limitare le sue possibilit assumendo le
restrizioni proprie della visione costruita a partire da uno dei
suoi personaggi, Segre identifica la concezione jamesiana con
la prima accezione ottica, mentre al polo opposto, identifica
nella teoria bachtiniana lambito di sviluppo della concezione
assiologica del punto di vista. Anche se lo studioso avverte
sulla possibilit di coesistenza delle due accezioni, tuttavia
sottolinea anche la rarit di applicazioni pure del punto di
vista ottico, alla James, e la loro avventurosa individuazione,
mentre per quanto riguarda il punto di vista assiologicolinguistico, individuabile in modo sicuro con lanalisi dello
stile.

24

3. Punto di vista e narratologia


Prospettiva, focalizzazione, visione, focus of narration sono
solo alcune delle denominazioni che la teoria della letteratura
ha proposto come analoghi del punto di vista nel tentativo di
rendere conto dei molteplici e variabili rapporti tra gli eventi, i
personaggi, i luoghi e lo sguardo che su di essi offre listanza
narrativa.
Sfortunatamente, in questo caso la profusione dei vocaboli
occulta in realt un problema pi ampio: levidente confusione
che palesano la maggior parte dei tentativi danalisi del
fenomeno tra le questioni specifiche del punto di vista e quelle
pi attinenti al soggetto narrante (cfr. Genette, 1972: 203 e
anche lultimo paragrafo della voce Vision dans la fiction in
Ducrot e Todorov, 1972).
Dalla prima esposizione autonoma dovuta a P. Lubbock
(1921), alle successive osservazioni, tra le altre, di F. K. Stanzel
(1955), Friedman (1955), Kayser (1958) fino al noto saggio di
Wayne Booth (1961) unanalisi il cui studio approfondito
oltrepasserebbe purtroppo lintento del nostro lavoro si
osserva unassimilazione tra le due nozioni. Il caso pi evidente
forse il testo di Booth consacrato al punto di vista nel quale si
assiste, in realt, ad una classificazione delle variet delle voci
narrative.
Booth (1961: trad. fr. 87) definisce il punto di vista come
un truc technique, un moyen, pour parvenir des fins plus
ambitieuses. Tecnica che se da una parte serve allautore per
sviluppare la sua intenzione narrativa, dallaltra utile anche
per agire sul lettore; il valore e le caratteristiche di questo
mezzo sono quindi in stretto rapporto con le nozioni pi generali
di senso e di effetto che esso destinato a provocare.
Riconoscendo che la terminologia in uso si rivela inappropriata
per rendere conto delle multiples voix de lauteur lobiettivo di
25

Booth sar di proporre una nuova pi ricca, classificazione delle


variet delle voci presenti nel testo.
In principio lo studioso distingue tra i narratori che
partecipano alla rappresentazione finzionale dai narratori che
rimangono fuori della rappresentazione.13 Il narratore non
rappresentato colui che filtra la storia senza per rivelarsi
come

persona.

narratori

rappresentati

invece

sono

personaggi (protagonisti o testimoni) che narrano la storia nella


quale sono coinvolti.
Mentre i primi sono sempre diversi da una terza categoria,
quella di autore implicito, i secondi invece possono non esserlo.
Infatti, Booth considera che limmagine implicita dellautore
finzionale (inteso come un secondo io dellautore e quindi
differente dalla persona reale del creatore), i cui tratti sono
deducibili dalla condotta narrativa, sempre presente nei
racconti. Tuttavia nella misura in cui la narrazione non rende
conto esplicitamente della sua presenza, egli pu confondersi
col narratore non rappresentato. Lesempio citato da Booth il
romanzo The Killers dove si rappresenta un solo narratore che
coincide con lautore implicito costruito da Hemingway nel
corso del suo racconto.14
Tra i narratori rappresentati si riscontrano da una parte i
puri osservatori (cos lio in Tom Jones) e dallaltra i
narratori-agenti che hanno uninfluenza notevole nel corso
degli avvenimenti. Unulteriore distinzione delle figure proposta
da Booth si sovrappone alla precedente e riguarda il grado di
distanza che mantengono tra loro narratore, autore implicito e
personaggio. Lo studioso propone una classificazione che
13 Questa prima classificazione corrisponde alla distinzione fatta da
Genette tra narratori omodiegetici ed eterodiegetici. Cfr. infra.
14 Vi sono poi, anche se non chiaramente classificati da Booth, i
narratori camuffati, coloro cio che non sono mai designati
esplicitamente come narratori: i pi importanti sono le coscienze
focali in terza persona, assimilabili ai reflectors di James, attraverso i
quali lautore filtra il proprio racconto.

26

riguarda anche la questione della distanza dalla verit 15, vale


a dire il grado daffidamento assegnato ai narratori. Alle
precedenti tipologie si affianca dunque questaltra, che rende
conto dei casi in cui il narratore appare come degno (o indegno)
di fiducia, vale a dire quando agisce in accordo (o disaccordo)
rispetto alle norme dellopera e di conseguenza rispetto alle
norme implicite fissate dallautore.
Infine, unaltra dicotomia presente nel saggio di Booth
riguarda il grado di libert o di soggezione dei narratori nei
confronti di altri eventuali narratori che possono essere con essi
solidali o in disaccordo.
A questo punto, la classificazione diventa molto eterogenea:
il maggior problema di questa tipologia (oltre al fatto, gi
segnalato

da

Genette,

di

confondere

voce

modo)

sicuramente la non uniformit dei criteri di classificazione che


sar resa evidente dallo stesso Genette a proposito di altri
autori16.
Di conseguenza, e nel caso di cui ci occupiamo,
importante rendere operativa la distinzione gi ampiamente
descritta da Genette (1972: 183-267) tra mode e voix che
passiamo ora a considerare.

3.1. Il modo narrativo


In Genette (1972) il modo viene descritto come una
categoria che ricopre gli aspetti vincolati alla regolazione del
sapere

narrativo,

produttrice

del

mentre

discorso

la

voce

narrativo,

vale

definisce
a

dire

listanza
listanza

15 Questa espressione ripresa da Segre (1984: 91).


16 Infatti, Genette (1972: 205), in relazione alla classificazione a
quattro termini proposta da Bertil Romberg, commenta ironicamente:
Borges introduirait sans doute ici une cinquime classe, typiquement
chinoise, celle des rcits crits avec un pinceau trs fine. Critica che,
secondo noi, sadatta anche alla tipologia di Booth.

27

enunciativa. In effetti, si pu raccontare pi o meno ci che si


racconta o si pu raccontare secondo questo o quel punto di
vista, tuttavia luso della prima persona, vale a dire lidentit
tra il narratore e il protagonista, non implica necessariamente
una

focalizzazione

del

racconto

sulleroe.

Come

afferma

Genette:
La rpresentation, ou plus exactement linformation
narrative a ses degres; le rcit peut fournir au lecteur plus
ou moins dtails, et de faon plus ou moins directe, et
sembler ainsi (pour rprendre une mtaphore spatiale
courante et commode, condition de ne pas la prendre la
lettre) se tenir plus ou moins grande distance de ce quil
raconte; il peut aussi choisir de rgler linformation quil
livre, non plus par cet sorte de filtrage uniforme, mais selon
les capacits de connaissance de telle ou telle partie
prenante de lhistoire (personnage ou groupe de
personnages), dont il adoptera ou feindra dadopter ce que
lon nomme couramment la vision ou le point de vue,
semblant alors prendre lgard de lhistoire (pour
continuer la mtaphore spatiale) telle ou telle perspective.
(Ibid: 183-184)

Lautore distingue la distanza e la prospettiva come i


due

modi

di

regolazione

dellinformazione

narrativa,

assimilando la questione del punto di vista al problema della


prospettiva.
Genette parte della distinzione tra chi narra (problema
che riguarda listanza narrativa) e chi vede (il personaggio il
cui punto di vista orienta la prospettiva narrativa). Per illustrare
questa differenza propone una tabella a quattro entrate che
riprende da Brooks e Warren (1943):

28

VNEMENTS

VNEMENTS

ANALYSS DE

OBSERVS DE

LINTRIEUR

LEXTRIEUR

Narrateur prsent (1) Le hros raconte son (2) Un tmoin


comme

histoire

raconte lhistoire du
hros

personnage dans
laction

Narrateur absent (4)Lauteur analyste ou


comme
personnage de

(3) Lauteur raconte

omniscient raconte

lhistoire de

lhistoire

lextrieur

laction

Secondo Genette, solo la frontiera verticale tra interno ed


esterno concerne la delimitazione del punto di vista, mentre
quella orizzontale riguarda la voce e quindi lidentit del
narratore (protagonista o testimone da una parte, o autore
dallaltra).
Genette propone una tipologia delle posizioni focali a tre
termini, che riprende parzialmente da Pouillon (1946) e da
Todorov (1967).

3.1.1. I modi di comprensione dei personaggi: la


visione

29

Linteresse della classificazione di Pouillon (1946) risiede,


secondo noi, nel fatto che la tipologia dei punti di vista (o
visioni come vengono chiamate dallo studioso) non derivata
dallo

stretto

studio

narratologico

ma

dalla

messa

in

corrispondenza tra psicologia e romanzo. Infatti, secondo


lautore la dimensione psicologica del romanzo consiste nel fatto
che lautore vuole rendere comprensibile al lettore la realt dei
suoi personaggi.
La dimensione psicologica del romanzo si definisce in
funzione dellinsieme dei problemi di cui deve rendere conto.
Lautore del romanzo si trova di fronte al problema della
pluralit dei personaggi che presenta e quindi anche alla scelta
di un punto di vista o una prospettiva secondo la quale ordinare
e percorrere questa pluralit. La questione della visione dei
personaggi si assimila quindi alla loro esistenza nel romanzo.
Secondo Pouillon, una delle caratteristiche del romanzo che i
personaggi possono esistere in maniere diverse, nella misura in
cui sono visti in modi diversi. Per illustrare questa caratteristica
Pouillon oppone il vedere teatrale al vedere letterario:
mentre in unopera teatrale gli attori sono visti in scena di un
unico modo, nel romanzo i personaggi possono essere visti da
fuori, da dentro, direttamente o tramite mediazione a
seconda

dellimmagine

che

di

essi

costruiscono

gli

altri

personaggi.
Parallelamente, secondo Pouillon, lautore di un romanzo
tenta di dare al lettore la stessa comprensione dei personaggi
che ha lui stesso. Mentre nella vita reale le persone esistono
indipendentemente da noi e quindi dobbiamo capirle a partire
dalla loro effettiva esistenza davanti a noi, talvolta addirittura
malgrado noi stessi, il personaggio romanzesco esiste nella
misura in cui stato previamente pensato (o capito) da un
autore, comprensione iniziale che il lettore dovr tentare di
ricostruire.
30

Il problema della comprensione romanzesca duplice: se


da una parte risponde alla domanda qual la posizione
dellautore rispetto ai suoi personaggi?, dallaltra deve anche
rendere conto dei limiti di tale comprensione. In questo senso,
Pouillon assume la prospettiva classica, che distingue un
dentro e un fuori della realt psicologica. Il dentro
corrisponde alla collocazione allinterno della realt psichica
stessa, mentre il fuori corrisponde invece alle sue molteplici
manifestazioni oggettivate.
Parallelamente, la comprensione interna implica anche
altre due dimensioni: se lautore coincide con la dimensione
psicologica del personaggio, si parler di visione con mentre
se lautore si separa da questa realt interna che si impegna
quindi ad analizzare si parler invece di visione da dietro.

3.1.1.1. Visione con


La visione con si attua con lelezione da parte di un autore
di un unico personaggio che sar al centro del racconto. La sua
descrizione,

fatta

dallinterno,

generata

dallo

stesso

personaggio. Perci la caratteristica pi importante di questo


modo di comprensione risiede nel fatto che non possibile
allontanarsi

da

questa

coscienza

centrale:

la

dimensione

psicologica del personaggio contiene in s tutti gli eventi,


personaggi e azioni del romanzo.
In effetti, la centralit del personaggio non meramente
dovuta al fatto che egli occupa il centro della scena, ma
soprattutto al fatto che a partire dalla sua coscienza che si
percepiscono gli altri personaggi.
In questo senso, la visione con il personaggio non significa
la manifestazione di una coscienza riflessiva esterna, ma al

31

contrario provare con lui la stessa coscienza irriflessiva (non


distanziata) di se stesso.

3.1.1.2. Visione da dietro


Invece di collocarsi allinterno del personaggio, lautore pu
scegliere di separarsi da esso, non per osservarlo da fuori ma
per riflettere sulla sua vita psichica in modo obiettivo e diretto.
Questo

modo

di

comprensione

anche

un

forma

della

conoscenza che presuppone la scissione tra soggetto e oggetto o


tra colui che conosce e colui che oggetto di conoscenza. In
questo senso, la distinzione tra la visione con e la visione da
dietro rappresenta la differenza tra una pura coscienza e la
coscienza riflessiva.
Nei romanzi in cui il modo di comprensione dei personaggi
si basa su una visione da dietro, il centro non occupato dal
personaggio ma dallautore, nella misura in cui, come un
demiurgo o uno spettatore privilegiato, egli stesso colui che
guida il personaggio. Infatti, da dietro significa che lautore
scisso dal personaggio e che questa scissione gli consente una
comprensione immediata dei fattori pi intimi che motivano il
personaggio.

3.1.1.3. Visione da fuori


La visione da fuori del personaggio riguarderebbe la sua
condotta materialmente osservabile, oltre che il suo aspetto
fisico e lambiente in cui vive. La visione da fuori viene proposta
dallautore come una manifestazione, una rivelazione, della
dimensione interiore del personaggio. La comprensione dei
personaggi deriva da un lavoro induttivo attraverso il quale
possibile riconoscerne la psicologia a partire di ci che essi
32

dimostrano esteriormente. Tuttavia la caratteristica di questo


modo risiede nel fatto che il romanziere si astiene dal mostrare
esplicitamente linteriorit dei personaggi.
Il problema per Pouillon allora di riconoscere questo
modo di comprensione come una vera categoria indipendente
dalle altre due oppure assumere, al contrario, che si tratta di un
aspetto in stretto rapporto con esse. Infatti, se lo scopo della
descrizione esterna dei personaggi di suggerire la loro realt
psichica interna, questultima sembrerebbe condizionare la
visione. La visione da fuori presuppone in effetti la visione
interna nella misura in cui la presenza del significato (la
dimensione psicologica del personaggio) ci che condiziona il
segno come tale (il personaggio come lo vede lautore e,
insieme a lui, il lettore). Il che porta alla fine lo studioso ad
includere questo modo nella visione da dietro, in quanto
aspetto di essa.
In questo senso, le riflessioni che portano Pouillon a
cancellare la tricotomia in favore di una dicotomia che renda
conto solo di una visione interna ai personaggi (inscritta nella
loro coscienza o dietro di essi) sono condizionate, secondo noi,
dalla natura stessa dalle sue considerazioni teoriche riguardanti
i legami che si pretendono stabilire tra psicologia e racconto. E
evidente quindi, da questo punto di vista, che la dimensione
psicologica pu essere colta solo dallinterno, come anche
evidente che linterno condiziona lesterno.
Tuttavia, possibile unaltra spiegazione che permetta di
conservare questa tripartizione, interpretazione verso la quale,
secondo noi, tende Genette. Si tratta di variare la prospettiva,
assumendo la possibilit di una dinamica della visione in cui il
valore delle diverse ottiche, e quindi il loro significato, non
derivi in modo esclusivo dalle caratteristiche psicologiche
intrinseche ad ogni visione, ma piuttosto dal processo in cui
sono inserite. Dal punto di vista letterario, ad esempio, questa
33

dinamica

rende

conto

della

possibilit

dellalternanza,

opposizione o successione dei punti di vista: colti a volte con i


personaggi, a volte da dietro e a volte da fuori. In tal modo il
significato della visione non viene pi segnato esclusivamente
dai rapporti che intrattiene con la realt psichica, ma viene
messo in correlazione con gli altri modi di vedere e soprattutto
con gli altri elementi narrativi.
Una classificazione a tre termini molto simile ma derivata
da un diverso approccio teorico al racconto proposta, a sua
volta, da Todorov.

3.1.2. Il racconto come processo denunciazione


Todorov
allanalisi

(1967)
del

individua

racconto:

tre

dimensioni

lorganizzazione

pertinenti

delluniverso

rappresentato (le azioni e i loro agenti), la figuralit del


racconto (i parallelismi, le antitesi, le ripetizioni, le alternanze
che in esso compaiono) e infine la manifestazione del processo
denunciazione (le visioni e i registri della parola). E questa
terza dimensione che riguarda la nozione di visione ci che ora
ci interessa esaminare.
Quando legge unopera finzionale, il lettore non ha una
percezione diretta degli avvenimenti del racconto: percepisce
gli eventi ma attraverso la percezione di un altro soggetto, colui
che racconta.
Todorov (1967: 79 e sgg.) denomina visioni i diversi tipi di
percezioni riconoscibili nel racconto, sostenendo inoltre che
esse riflettono la relazione tra un egli (soggetto dellenunciato)
ed un io (soggetto dellenunciazione), tra un personaggio e il
34

narratore. Per rendere conto dei diversi tipi di visioni interne al


racconto, Todorov si serve della classificazione di Pouillon, nella
quale introduce per alcune variazioni. Todorov riconosce tre
tipi di visioni:
1. Narratore > Personaggio (la visione da dietro di
Pouillon). Il narratore sa pi di quanto sa il suo personaggio.
Questo determina la superiorit del narratore che conosce tutti
gli eventi, le azioni e le situazioni del racconto, vede dentro la
mente, la coscienza, i sentimenti dei suoi personaggi, che quindi
non hanno segreti per lui. E la forma tipica del racconto
classico.
2. Narratore = Personaggio (la visione con). Il narratore
sa tanto quanto sa il personaggio. In questo caso il narratore
non pu fornire spiegazioni degli eventi in cui sono coinvolti o
dei sentimenti che provano i suoi personaggi prima che essi
stessi li scoprano. Infatti questa visione, che si pu manifestare
alla prima o alla terza persona, va sempre di pari passo con la
visione limitata di uno o pi personaggi che si alternano.
3. Narratore < Personaggio. (visione da fuori di Pouillon).
In questo caso il narratore sa meno di quanto sa ciascuno dei
suoi personaggi. Il narratore pu descrivere soltanto ci che si
vede, e si percepisce dallesterno e quindi non ha accesso alla
coscienza dei personaggi. Secondo Todorov questultima non
una forma molto frequente del racconto e la sua apparizione
sistematica si d soprattutto nei romanzi moderni.
3.1.3. La focalizzazione
Genette (1972) riprende la classificazione a tre termini
proposta da Pouillon e da Todorov ma suggerisce di chiamare
focalizzazioni gli aspetti riguardanti la prospettiva narrativa.
Con

questa

denominazione

Genette,

in

pratica,

tenta

di

eliminare il carattere eminentemente visivo che deriva dalle


35

nozioni di punto di vista, visione e campo. Cos distingue


tre tipi di focalizzazione:
1. il racconto non focalizzato o a focalizzazione zero che
corrisponde al narratore onnisciente della letteratura classica
e quindi alla visione da dietro di Pouillon e alla formula
Narratore > Personaggio di Todorov;
2. il racconto a focalizzazione interna, sia essa fissa,
variabile o multipla, risponde alla visione di uno o pi soggetti
del racconto; il foyer di prospettiva si colloca allora allinterno
della coscienza di uno dei personaggi (nel cinema si avrebbe il
caso della soggettiva in cui la macchina da presa si sostituisce
agli sguardi del personaggio) che corrisponde alla visione con
di Pouillon e quindi al secondo tipo di Todorov;
3. il racconto a focalizzazione esterna che non permette al
fruitore del testo di conoscere i pensieri n le motivazioni dei
personaggi. Questo tipo di focalizzazione tipica dei gialli di
Dashiel Hammett nei quali il protagonista agisce davanti il
lettore senza che egli abbia la possibilit di analizzarne pensieri
e

sentimenti.

Tuttavia,

Genette

mette

in

guardia

dallimpossibilit di ridurre questo tipo narrativo ad un unica


manifestazione letteraria: infatti, una delle caratteristiche del
romanzo davventura sta proprio il fatto che lautore, col
proposito di conservare il mistero, non svela in partenza tutto
ci che egli sa, e quindi le prime pagine del romanzo sono
spesso lavorate attraverso la focalizzazione esterna. Questa
ignoranza iniziale diventa dunque un topos letterario.
Un esempio di questo tipo di procedimento letterario
linizio de Lducation

sentimentale di Flaubert, anche se in

questo caso il mistero immediatamente chiarito. Nel quarto


e quinto paragrafo del romanzo si legge:
Un jeune homme de dix-huit ans, longs cheveux et qui
tenait un album sous son bras, restait auprs du gouvernail,
immobile. travers le brouillard, il contemplait des

36

clochers, des difices dont il ne savait pas les noms; puis il


embrassa, dans un dernier coup doeil, lle Saint-Louis, la
Cit, Notre-Dame; et bientt, Paris disparaissant, il poussa
un grand soupir.
M. Frdric Moreau, nouvellement reu bachelier, sen
retournait Nogent-sur-Seine, o il devait languir pendant
deux mois, avant daller faire son droit. Sa mre, avec la
somme indispensable, lavait envoy au Havre voir un oncle,
dont elle esprait, pour lui, lhritage; il en tait revenu la
veille seulement; et il se ddommageait de ne pouvoir
sjourner dans la capitale, en regagnant sa province par la
route la plus longue. (Il sottolineato nostro).

Secondo

Genette

(1972:

208

n.1.)

il

narratore,

per

introdurre il personaggio fa finta di non conoscerlo, costruendo


quindi una descrizione esteriore del soggetto: i capelli, gli
oggetti che porta con s, la posizione che occupa, ci che vede.
Tuttavia, una volta introdotto tramite questa focalizzazione
esterna, il racconto fornisce altri dettagli, interni questa volta,
del personaggio che ci permettono di scoprire quanto il
narratore sappia realmente. Un aspetto che palesa questampia
conoscenza del narratore il riferimento al sentimento del
giovane Moreau che, dovendo languire (languir) nel suo paese
per due mesi e a modo di intimo risarcimento (ddommager)
per non poter restare nella capitale, sceglie di ritornare alla sua
provincia per la via pi lunga.
Oltre a sostenere che la focalizzazione un fenomeno
generalmente localizzato su segmenti narrativi determinati,
Genette sottolinea che la distinzione tra i diversi punti di vista
non cos netta come la tipologia sembrerebbe evidenziare.
Una focalizzazione esterna in rapporto ad un personaggio
talvolta deriva da una focalizzazione interna su un altro
personaggio. Parallelamente la distinzione tra focalizzazione
variabile e focalizzazione zero, a volte, difficile da stabilire con
precisione. Infine, Genette riconosce la piena realizzazione della
focalizzazione interna nel caso dei racconti costruiti attraverso
monologhi interiori dei personaggi, che fa s che le peculiarit

37

dei personaggi vengano inferite dalla loro coscienza messa in


primo piano, che funziona cos da focus narrativo.

3.1.4. Le alterazioni
Esiste tuttavia una grande variet di racconti nei quali si
riscontrano

delle

alterazioni

della

prospettiva

narrativa,

ovvero variazioni del punto di vista (cfr. Genette, 1972: 211 e


sgg.)

che

implicano,

dellonniscienza

del

ad

esempio,

narratore,

una

una

restrizione

moltiplicazione

dei

personaggi focali ecc. Infatti, il cambiamento di focalizzazione,


soprattutto se isolato allinterno di un contesto coerente, pu
essere visto come una trasgressione al modo dominante che
regge il testo. Infatti, queste alterazioni, se da una parte
servono a modulare la coerenza dellinsieme, dallaltra non
comportano reali cambiamenti dei codici sottostanti sui quali si
ritagliano e a partire dei quali si definiscono.
Genette identifica due tipi di alterazioni: il primo tipo, la
paralipsi, consiste nel dare meno informazioni di quanto sia
necessario. Di norma questo tipo comporta, ad esempio, nella
focalizzazione entro la coscienza di un soggetto, lomissione di
una sua determinata azione o pensiero che certamente egli non
pu ignorare, ma che lautore decide di dissimulare. Un altro
esempio lutilizzazione del topos dellincipit intrigante di cui
si accennato precedentemente a proposito del testo di
Flaubert.
Il secondo tipo di variazione, che Genette denomina
paralepsi, lalterazione inversa e quindi presuppone di fornire
al lettore un eccesso dinformazione in rapporto al modo globale
del testo. Questo tipo contraddistinto, ad esempio, dal
passaggio dalla focalizzazione esterna al modo di focalizzazione
interna nella coscienza di un personaggio.
38

I primi paragrafi dellducation sentimentale sopra citati ci


offrono un esempio della realizzazione di questi due movimenti:
nel quarto paragrafo17 viene utilizzata la paralipsi (meccanismo
che, come abbiamo detto, permette di nascondere inizialmente
al lettore il nome del protagonista); tuttavia, nel paragrafo
successivo si verifica il passaggio dalla focalizzazione esterna ad
una focalizzazione interna, e quindi ad una forma di paralepsi
(caratterizzata, come abbiamo detto, dalla descrizione dei
sentimenti del protagonista riguardanti il ritorno obbligato alla
sua provincia).

3.2. La voce narrativa


La categoria della voce ricopre tutti gli aspetti legati al
soggetto che racconta una storia, ma anche a tutti gli altri
soggetti che partecipano, anche passivamente, a questa attivit
narrativa. Si tratta di rendere conto dellistanza narrativa a
partire dalle tracce che essa dissemina allinterno del discorso
che produce e in relazione al racconto. Tra tutti gli elementi che
configurano la situazione narrativa (tempo del racconto, livello
narrativo ecc.) e che rispondono alla domanda chi parla? ci
soffermeremo sulla categoria della persona.

3.2.1. La persona
Considerando inadeguata la distinzione tra romanzi alla
prima e alla terza persona18, Genette (1972: 251 e sgg.)
17 E importante menzionare la lettura che di questi primi paragrafi fa
Ducrot in termini di polifonia enunciativa. Questo autore riconosce gi
nel terzo paragrafo una forma di focalizzazione interna che nella sua
teoria consisterebbe nellassimilazione del punto di vista alla
coscienza del protagonista (lenunciatore), che sarebbe quindi diverso
dal narratore (locutore). Per unanalisi di queste variazioni cfr. infra
cap. 3.
18 Tuttavia ci sono alcuni autori che tendono a mantenere questa

39

propone di riconoscere invece due attitudini narrative generali


tra le quali il romanziere pu scegliere per costruire la sua
opera: la prima consiste nel far raccontare la storia da un
soggetto partecipante, vale a dire da uno dei suoi personaggi, e
laltra nel farla raccontare da un soggetto non partecipante alla
storia, vale a dire da un narratore che non presente nella
storia che racconta.
Queste due attitudini servono a caratterizzare dunque due
tipi di racconti, che Genette chiama eterodiegetico quando il
narratore assente dalla storia che racconta (ad esempio
Omero nellIlliade), oppure omodiegetico quando il narratore
invece presente come personaggio (ad esempio Gil Blas).
Tuttavia,

Genette

osserva

che

mentre

lassenza

del

narratore dal mondo diegetico un valore assoluto, la sua


presenza allinterno del racconto pu invece manifestarsi a
diversi gradi. Mentre in Gil Blas, il narratore (Gil Blas) anche
il protagonista della storia, in Wunthering Heights, Lockwood
gioca un ruolo secondario, di mero osservatore o testimone della
storia. Per rendere conto di questa differenza lo studioso
propone di denominare autodiegetico il livello pi forte della
presenza del narratore, vale a dire il caso in cui il narratore
anche il protagonista della storia che racconta.
Lidentit tra le diverse figure del racconto viene trattata
pi dettagliatamente in un altro testo che Genette consacra allo
studio della distinzione tra racconti finzionali e racconti fattuali.
In Genette (1991: 65 e sgg.) viene ripresa la questione della
voce narrativa, questa volta per orientandola alla delucidazione
degli indici di finzionalit che permettono di determinare il
carattere pi o meno fattuale dei racconti.
Riprendendo dunque le relazioni sempre difficili tra le
diverse figure del racconto Autore (A), Narratore (N) e
Personaggio (P) , Genette esplora le possibilit offerte da
dicotomia, ad esempio Glowinski (1977: 229-245).

40

questo schema triangolare per rendere conto dei due tipi di


racconto. Se da una parte la dissociazione tra il personaggio e il
narratore (P N) definisce il regime eterodiegetico mentre la
loro identit (P = N) determina il regime omodiegetico,
dallaltra, per quanto riguarda invece la relazione tra lautore e
il personaggio, la loro dissociazione (A P) determina il regime
dellallobiografia e la loro identit (A = P) determina quello
dellautobiografia19. Infine, poich la relazione tra autore e
narratore , secondo Genette, ci che determina il carattere
fittizio o meno del racconto, lidentit rigorosa tra queste figure
(A = P) caratterizzerebbe il racconto fattuale: lautore assume la
piena responsabilit delle asserzioni interne al racconto e perci
non lascia nessuna autonomia al suo narratore; la forma (A N)
definirebbe al contrario i racconti letterari intesi come un tipo di
narrazione in cui lautore non assume la responsabilit della
veracit delle asserzioni in esso contenute.
Per rendere conto di queste relazioni, Genette (ibid.: 83)
propone cinque schemi a tre termini che permettono di mettere
in correlazione il carattere della storia raccontata con le diverse
figure del racconto:
A
=
N

=
=

AUTOBIOGRAFIA

A
=
N

RACCONTO STORICO

19 Questidentit caratteristica dellautobiografia era stata gi


identificata da Todorov (1978: tr. it. pp. 43-61).

41

FINZIONE OMODIEGETICA

AUTOBIOGRAFIA ETERODIEGETICA

Questi

FINZIONE ETERODIEGETICA

schemi

permettono

di

evidenziare

la

qualit

finzionale o fattuale dei racconti in funzione allidentit o


discordanza tra le figure narrative. In questo senso, mentre le
tre ultime forme dello schema (A N) servono ad identificare i
racconti finzionali, le due prime forme dello schema (A = N)
contraddistinguono in effetti i racconti fattuali.
Tuttavia,

si

rende

necessario

distinguere

la

forma

dellautobiografia (intesa come un racconto fattuale) da un altro


tipo di narrazione, questa volta per di carattere finzionale che
sembrerebbe rispondere alla stessa equazione: A = N = P. Si
tratta del caso dellautofinzione, in cui un narratore identificato
con lautore (attraverso un insieme dindizi quali lidentit
onomastica, i dati biografici ecc.) produce un racconto di
finzione omodiegetica (ad esempio, Borges che compare in molti
dei suoi racconti sia in qualit di testimone sia in qualit di
protagonista; cfr. 4). Secondo Genette, sotto lapparente
somiglianza tra lautobiografia e lautofinzione si nasconde
tuttavia una differenza fondamentale: ci che segna lidentit
narrativa tra lautore e il narratore non la loro identit
onomastica

biografica,

ma

soprattutto

ladesione

seria
42

dellautore ad un racconto del quale assume pienamente la


veridicit. In questo senso lo schema pertinente allautofinzione,
se da una parte deve marcare la differenza tra il narratore e
lautore, dallaltra,. e in modo indipendente, identifica queste
due figure col personaggio narrativo. La rappresentazione
sarebbe quindi:
A

=
=

AUTOFINZIONE

Se da una parte Genette mette in risalto il carattere


contraddittorio

dello

schema

che

propone,

dallaltra

nonostante ci, sostiene che questa contraddizione sia utile per


rendere conto in modo chiaro dellambiguit inerente a questo
tipo di racconto.
Inoltre, questo schema mette anche in evidenza la diversa
natura dellidentit sui tre lati del triangolo. Infatti, secondo
Genette, mentre tra A e P lidentit di carattere giuridico e
riguarda la responsabilit dellautore in relazione alle azioni del
personaggio, tra N e P si tratta invece di unidentit di natura
linguistica

tra

soggetto

dellenunciazione

soggetto

dellenunciato, rappresentata dalle marche della prima persona


io; infine lidentit tra A e N simboleggia lassunzione seria da
parte dellautore delle asserzioni narrative.

4. Modo e voce in La forma della spada di J. L.


Borges.
La distinzione tra voce e punto di vista non sempre facile
da individuare. In effetti, ci che lanalisi testuale rivela che
molti racconti configurano le loro situazioni narrative ai limiti
43

degli intricati rapporti tra lidentit narrativa e la focalizzazione.


Come sottolinea Reyes:
Quando i personaggi servono da punti di mira [] il
narratore narra ci che il personaggio percepisce o crede,
ma ci troviamo spesso col problema di distinguere un modo
di parlare da un modo di vedere: problema generale
dellassegnazione
dei
discorsi,
delloscillazione
tra
lattribuzione e lappropriazione. In effetti, citando un punto
di vista il narratore pu citare, simultaneamente, un
linguaggio. La confusione tra voce e prospettiva, che
denuncia Genette, inscritta nel fenomeno stesso
dellespressione narrativa. Chi parla? Pu separarsi chi
parla (il narratore) da chi vede, percepisce, opina,
attraverso la sua voce? (Reyes, 1984: 115. Trad. nostra)

Questo il caso di La forma della spada di Borges (1942)


la cui analisi proponiamo come un esempio paradigmatico della
costruzione testuale del modo e della persona e nel quale si
mette alla prova la netta distinzione genettiana.
La forma della spada forma parte di una raccolta di 17
racconti pubblicati nel 1944 in Finzioni.20 Questo racconto
scritto

nel

1942

narra

dellincontro

tra

due

personaggi:

Borges e un inglese (poi si sapr che in realt irlandese)


proprietario di alcuni territori a Tacuaremb (regione orientale
dellUruguay). Da questincontro scaturisce una seconda storia,
questa volta raccontata dallirlandese, in cui si scopre lorigine
della cicatrice a forma di mezzaluna che egli ha sul volto.21
Il racconto si apre con la descrizione della cicatrice fatta
dal narratore omodiegetico Borges:

20 La narrativa borgiana ha appassionato i critici delle pi diverse


nazionalit quindi rendere conto in questa sede dellampia bibliografia
critica della sua opera eccederebbe i limiti del nostro lavoro. Ci
accontentiamo quindi di ricordare alcuni studi critici che in Italia si
sono occupati dellopera dello scrittore argentino: Caprettini (1992),
Paoli (1977; 1992), Ruta (1988).
21 La traduzione italiana del testo completo appare in Appendice, in
questa sede si citer dalledizione spagnola del 1966.

44

Le cruzaba la cara una cicatriz rencorosa: un arco


ceniciento y casi perfecto que de un lado ajaba la sien y
del otro el pmulo. Su nombre verdadero no importa;
todos en Tacueremb le decan el Ingls de La
Colorada. (ibid: 123)
Il primo ritratto dellaltro personaggio ci fornito dunque
attraverso

unimmagine

esterna

che

rende

conto

della

peculiarit che lo contraddistingue: la cicatrice. Il personaggio


viene presentato come linglese di La Colorada, vale a dire con
lappellativo

imposto

dalla

gente

del

paese.

Di

questo

personaggio si narrano alcune vicende che riguardano il modo


in cui egli acquisisce i territori di cui il proprietario e altre
informazioni la cui verit il narratore non prende per a suo
carico ma che delega alla voce di altri, persone sconosciute:
[] he odo que el Ingls recuri a un imprevisible
argumento: le confi la historia secreta de la cicatriz.
[] No falt quin dijera que en el Brasil haba sido
contrabandista [] Dicen que era severo[] Dicen
tambin que era bebedor[]. (p. 123. Sottolineato
nostro)
Le prime informazioni sullinglese, dallappellativo fino ad
altre circostanze del suo passato, ci arrivano dunque attraverso
i commenti che il narratore sente, voci assimilabili alle
dicerie del paese che osserva con un certo sospetto larrivo del
forestiero, dellaltro. Cos, alcuni dicono che linglese
molto severo coi suoi dipendenti, dicono che forse in Brasile
aveva fatto il contrabbandiere, dicono anche che un grande
bevitore e quindi che due volte allanno si rinchiude nelle sue
stanze per due o tre giorni solo per bere. Il narratore dunque si
colloca fin dallinizio da una prospettiva esterna al personaggio,
45

assumendo anche una posizione focale che forse assimilabile


alla posizione dei paesani le cui voci danno consistenza a uno
sfondo di dicerie. Tuttavia, possibile interpretare la scelta di
questa prospettiva come una scelta deliberata attraverso la
quale il narratore si rifiuta di dare alcune informazioni al
lettore:

nel

testo

tale

decisione

viene

suggerita

dallaffermazione del narratore secondo la quale il vero nome


dellinglese non importante, mentre tutto il racconto gira
proprio intorno al nome (o meglio, allidentit di questo
personaggio e, come verr svelato alla fine, allo scambio
didentit). In questo senso, lomissione del nome si rivela un
occultamento fondamentale che il narratore deliberatamente
condivide col personaggio. Come sar precisato di seguito, si
pu pensare questa prima focalizzazione dallesterno come una
forma

di

sospensione

consolidamento

di

un

il

cui

legame

significato
solidale

riguarda
tra

il

il

primo

narratore/testimone ed il secondo narratore/personaggio. In


effetti, Borges narratore sa tutto, conosce ogni singolo
particolare della storia. Tuttavia sceglie, come parte della sua
strategia, dintrodurre la voce di questo secondo personaggio a
cui delega la responsabilit di portare avanti il racconto.
La struttura del testo quindi si presenta al lettore come un
racconto incassato in un altro racconto, sviluppato a due livelli
narrativi diversi: il narratore extradiegetico Borges (primo
livello) fa raccontare la storia della cicatrice da un narratore
intradiegetico (secondo livello), diventandone a sua volta
lascoltatore.

4.1. Lautofi nzione


Una delle caratteristiche pi interessanti di questa prima
narrazione data dal suo carattere autofinzionale, vale a dire
46

una narrazione di carattere finzionale ma la cui identit tra


autore e personaggio, da una parte, e tra narratore e
personaggio dallaltra, viene tuttavia mantenuta (cfr. sopra). In
effetti, se riprendiamo lo schema che caratterizza lautofinzione
al testo:
A Borges

Borges

IO

Borges

Osserviamo che se da una parte tra lautore Borges e il


personaggio Borges sussiste ci che Genette ha denominato
identit giuridica e anche onomastica, dallaltra, per, il
carattere finzionale del racconto impedisce di riconoscere la
stessa identit tra autore e narratore, anche se il narratore della
prima storia a sua volta un personaggio (vale a dire il soggetto
a cui si riferiscono le marche della prima persona) e quindi
sussiste unidentit linguistica tra di essi. Questautofinzione
assume nel testo il valore di un ricordo di una vicenda vissuta in
prima

persona

che

riguarda

un

passato

non

meglio

determinato in cui hanno luogo unincontro e la rivelazione di


un segreto (che in un secondo momento acquisisce la forma di
una confessione). Coerentemente con la prospettiva incentrata
sul narratore logicamente implicata dal racconto di primo
livello, la prima manifestazione del ricordo costituita da una
descrizione

dallesterno

caratteristiche

fisiche

dellinglese
linguistiche:

che

riguarda

questo

alcune

tematizza

il

vedere del narratore grazie ad un faccia a faccia con il


personaggio e che allo stesso tempo anticipa la narrazione
dellincontro tra i due:

47

Recuerdo los ojos glaciares, la enrgica flacura, el


bigote

gris.[];

es

verdad

que

su

espaol

era

rudimental, abrasilerado []. (p.123)


Dopo le prime impressioni del narratore riguardanti il
misterioso personaggio, il lettore sa che il narratore ha avuto un
contatto diretto con linglese e che quindi il seguito la
narrazione delle cause che hanno portato a questincontro: lo
straripamento del fiume, la necessit di passare la notte a casa
dellinglese, lintenzione del narratore di compiacere il losco
padrone di casa. In questo secondo segmento della narrazione,
il primo dialogo tra i personaggi reso in stile indiretto, di modo
che attraverso la voce di Borges che si apprende che
linglese in realt un irlandese di Dungarvan. Tuttavia, il
passaggio di livello narrativo gi prefigurato dallapparizione
nellorizzonte

testuale,

per

la

prima

volta,

della

voce

dellirlandese che rispondendo alla domanda concreta del suo


interlocutore sullorigine della cicatrice, replica:
Le contar la historia de mi herida bajo una condicin:
la de no mitigar ningn oprobio, ninguna circunstancia
de infamia.
Asent. Esta es la historia que cont[].(p.124)
Questasserzione con cui il narratore cede la parola allaltro
e che consente laccesso dellirlandese al racconto, pu essere
interpretata dal punto di vista narrativo (cfr. Genette, 1991: 4163)

come

personaggio

una
si

dichiarazione
avvia

dellatto

compiere.

In

narrativo
questo

che

senso,

il

tale

dichiarazione che prelude allatto narrativo se da una parte


installa nel testo il cambiamento di soggetto enunciativo,
dallaltra presuppone anche il consolidamento di un patto tra i
due soggetti. In effetti, la dichiarazione attraverso la quale il
secondo narratore prende la parola e, quindi ci che rende
48

possibile la storia della cicatrice, riguarda non soltanto ci che


si dice, ma soprattutto il modo in cui lo si dice, e cio il valore
che il personaggio in qualit di narratore vuole imporre al suo
racconto.

La

condizione

imposta

dallirlandese

per

la

trasformazione narrativa (da personaggio, e quindi soggetto


raccontato, a narratore, e quindi soggetto che racconta) di
rispettare la modalit, il tenore che pretende di dare alla sua
narrazione: la storia della cicatrice si presenta come la storia di
uninfamia che il primo narratore accetta di ascoltare, e con lui i
lettori. Ci che segue (la storia raccontata dallirlandese,
narratore di secondo livello) citato tra virgolette.
In relazione alluso delle virgolette22, inteso come un effetto
di trasparenza proprio delle citazioni dirette, che introducono
nel discorso di un enunciatore E1 quello di un enunciatore
secondo E2 e quindi suppongono una presa di distanza
consistente tra il discorso citante e il discorso citato, bisogna
segnalare per che in questo caso leffetto di verosimiglianza
viene mitigato da due fattori: il primo, come abbiamo detto,
riguarda il carattere rievocato degli eventi: si tratta infatti di
un ricordo di Borges, primo narratore, la cui memoria
simpone come un filtro di lettura che non permette laccesso
ad una visione diretta degli eventi; il secondo fattore riguarda
invece la trascrizione stessa delle parole dellaltro. In effetti, il
paragrafo che introduce il secondo racconto avverte:
sta es la historia que cont, alternando el ingls con
el espaol y an con el portugus.(p.124)
Di queste variazioni espressive e titubanze linguistiche non
c traccia nel testo riportato. La parola dellirlandese, il suo
dire viene quindi tradotto e normalizzato in funzione del
22 Purtroppo nella traduzione italiana di Franco Lucentini (1995) che
abbiamo trascritto in Appendice si omette di riportare le virgolette
citazionali che inquadrano il racconto di secondo livello.

49

discorso che gli fa da cornice, vale a dire il discorso del primo


narratore. Qual allora il senso delle virgolette? Cosa rimane
del discorso citato?
La risposta a queste domande rivela il motivo fondamentale
che ci ha portato a portare questo testo come esempio
paradigmatico della costruzione della voce e del modo narrativo.
Secondo noi la funzione delle virgolette nel testo deve cercarsi
nel loro valore liminare, sorta di soglia che determina il
passaggio tra i due livelli del discorso citante e di quello citato.
In questo caso, per, limportanza di questa demarcazione
riguarda soprattutto (ci che ci interessa dimostrare) uno spazio
(tipografico) di passaggio e di trasformazione ad un punto di
vista altro, di natura simulacrale. In altre parole, ci che il
narratore extradiegetico decide di riprodurre tra virgolette , da
un lato, il racconto dellaltro, i fatti e gli eventi, ma dallaltro,
anche il modo in cui questi eventi vengono raccontati.
Ci che si sceglie di rappresentare dunque con un certo
grado di verosimiglianza sono soprattutto le decisioni narrative
effettuate dal secondo narratore. Infatti, come metteremo in
luce pi avanti, tutto il racconto verte intorno agli indizi e
soprattutto agli occultamenti compiuti da questo soggetto
narrante, che il primo narratore provvede a trascrivere tra
virgolette.
Cos, vediamo stabilirsi un secondo rapporto solidale tra i
due narratori: lomissione o paralipsi iniziale, attraverso la quale
il primo narratore fa finta che il suo sapere riguardante il
personaggio sia limitato ed esterno, seguita dalla scelta di
aprire un sipario allinterno del proprio racconto, attraverso il
quale possibile vedere attraverso gli occhi del protagonista:
messa in scena che contribuir a preservare fino alla fine
lambiguit del secondo soggetto che enuncia.

50

4.2. Il racconto metadiegetico


La storia della cicatrice il racconto di un traditore il cui
soggetto

narrativo

in

realt

abbastanza

semplice:

unirlandese, che lotta per lindipendenza dellIrlanda, si prende


cura di un nuovo compagno ferito, per poi scoprire che luomo
che aveva protetto lo tradisce, denunciandolo ai nemici in
cambio della sua incolumit personale.
In funzione della dichiarata trasformazione dellirlandese in
narratore, sappiamo che questo secondo racconto a carico di
questo personaggio, che in prima persona narra la sua storia
passata: un rivoluzionario che, insieme ad altri cospiratori,
lotta per la liberazione dellIrlanda intorno al 1922. Il rapporto
che lega questo racconto intradiegetico al racconto diegetico
sembra essere quindi di natura esplicativa, a carico di un
narratore strettamente autodiegetico (N = P dove P riveste
anche il ruolo di protagonista). In effetti, si tratta della
rivelazione di un segreto, che cosa ha provocato la cicatrice, che
viene assunto per da una narrazione interna al racconto.
Allinizio, lirlandese afferma:
[] yo era uno de los muchos que conspiraban por la
independencia de Irlanda. De mis compaeros, algunos
sobreviven []; otro, el que ms vala, muri en el
patio de un cuartel, en el alba, fusilado por hombres
llenos de sueo. []
Irlanda no slo era para nosotros el porvenir utpico y
el intolerable presente; era una amarga y cariosa
mitologa, era las torres circulares y las cinagas rojas,
era el repudio de Parnell y las enormes epopeyas que
cantan el robo de toros que en otra encarnacin fueron
hroes y en otras peces y montaas(pp.124-125)

51

In questo primo brano, narrato dal punto di vista del sapere


attuale

del

narratore,

si

costruisce

quindi

una

sorta

di

riflessione sul passato, sulla natura appassionata e utopica degli


ideali dei rivoluzionari che collega le aspirazioni di questi
cospiratori

nazionalisti

universale.

Tuttavia,

con

unepopea

lesaltazione

di

di

questi

carattere
valori

pi

eroici

contrasta con limmediata apparizione del traditore descritto


come segue:
En un amanecer que no olvidar, nos lleg un afiliado
de Munster: un tal John Vincent Moon.
Tena escasamente veinte aos: Era flaco y fofo a la
vez; daba la incmoda impresin de ser invertebrado.
Haba cursado con fervor y vanidad casi todas las
pginas

de

no

qu

manual

comunista;

el

materialismo dialctico le serva para cegar cualquier


discusin. Las razones que puede tener un hombre
para abominar a otro o para quererlo son infinitas:
Moon reducia la historia universal a un sordido
conflicto econmico. (p.125)
Questa prima descrizione dellinfame mette in risalto alcuni
aspetti che contrastano in modo evidente con gli attributi che
poco prima il narratore attribuisce a se stesso e ai suoi
compagni e che meritano di essere messi in luce. Da una parte,
la natura romantica che caratterizza il ricordo delle avventure
nazionaliste e libertarie, viene opposta al carattere del nuovo
arrivato. Il primo riferimento riguarda laspetto di Moon, simile
ad un invertebrato (che sottolinea la sua natura viscida). Di
seguito si accenna anche alla sua vanit intellettuale che
insieme al dogmatismo ad oltranza e al tono apodittico delle sue
asserzioni contribuiscono a determinare il primo scontro col
protagonista. Questopposizione si estender a tutto il racconto.
Le pagine che seguono, lungo le quali sintrecciano e saldano in
52

modo definitivo i destini dei due personaggi, sono caratterizzate


infatti dal contrasto continuo tra luno e laltro: la codardia di
Moon e il coraggio e lintegrit dellirlandese, la perfidia di uno
e la lealt dellaltro.
La storia verr raccontata da ununica voce, lirlandese,
mentre la localizzazione del foyer di percezione inscritto nella
coscienza del narratore osciller tra una restrizione modale
stabilita a priori, che deriva dalla natura autodiegetica del
racconto e che Genette (1983: 52) denomina pre-focalizzazione,
e la focalizzazione sul narratore in quanto tale, vale a dire il
sapere delleroe al momento della narrazione, completata da
altre informazioni (extradiegetiche) posteriori al racconto: a
mano a mano che si sviluppa la narrazione, si incontrano alcune
affermazioni che collimano col sapere (massimale) del narratore
e che corrispondono in grande misura ai commenti attraverso
cui lo stesso narratore (ora) valuta la sua esperienza passata.
Questa trasgressione della prospettiva, segnata testualmente
dallalternanza dei tempi verbali: tra il passato della storia e il
presente dellatto narrativo.
De mis compaeros, algunos sobreviven dedicados a
tereas pacficas; otros, paradjicamente, se baten en
los mares o en el desierto, abjo los colores ingleses ;
otro, el que ms vala, muri en el patio de un cuartel,
en el alba, fusilado por hombres llenos de sueo (p.
124).
ramos republicanos, catlicos; ramos, lo sospecho,
romnticos. (p:125)
Las razoners que puede tener un hombre para
abominar a otro son infinitas [] (p. 125).
Entramos (creo recordar) por los fondos. (p. 126)
Lo que hace un hombre es como si lo hicieran todos los
hombres.[] (p. 127).
53

De las agonas y las luces de la guerra no dir nada: mi


propsito es referir la historia de esta cicatriz que me
afrenta (p. 127).
Lo rememoro con algn libro de estrategia en la
mano(p. 127).
Tuttavia, il foyer di percezione localizzato nel narratoreprotagonista, impone dei limiti precisi al suo sapere, ad esempio
riguardo limpossibilit del disvelamento dei pensieri, delle
ragioni occulte e dei motivi che portano Moon al tradimento. In
effetti, la norma della visione con presuppone che non sia mai
possibile laccesso alla coscienza o ai pensieri degli altri
personaggi coinvolti nella storia (il traditore in questo caso) se
non in modo indiretto (attraverso la coscienza del focalizzatore)
e dallesterno. Il racconto intra e autodiegetico narra dunque ci
che questo personaggio percepisce dei fatti e delle situazioni in
cui coinvolto. In questo senso, le riflessioni ed interpretazioni
riguardanti la natura dellaltro e le sue vere intenzioni si
circoscrivono, nel testo, allinterpretazione che il narratore fa di
un insieme dindizi esterni (parole ed atti) e che vengo
presentati come elementi significanti del carattere occulto del
traditore23.
Dopo un incontro a fuoco coi soldati, Moon viene ferito
superficialmente, lirlandese si prende cura di lui, lo porta in
salvo e laccudisce per nove giorni. Tuttavia al decimo giorno,
tornando prima del previsto, lirlandese scopre linfamia che il
suo compagno sta tramando contro di lui:
23 In questo senso, possibile ricollegare tale prospettiva con la
modalit A vede B agire studiata da Granville Hatcher (1944).
Secondo lautrice questo dispositivo narrativo non soltanto dice che A
vede, ma fornisce anche delle informazioni sullattivit di B: in most
cases, it is the latter information which is more important for
narrative purposes [.] For practical purposes it is possible to accept
A voit B agir as, in general, a narrative device which serves tu
announce Bs activity only that this is presented indirectly as seen
by another (ibid : 354).

54

Yo haba salido cuando el amanecer estaba en el cielo;


antes del medioda volv. Moon, en la biblioteca,
hablaba con alguien; el tono de la voz me hizo
comprender que hablaba por telfono. Despus o mi
nombre; despus que yo regresara a las siete, despus
la

indicacin

atravesara

de

que

me

arrestaran

cuando

yo

el jardn. Mi razonable amigo estaba

razonablemente

vendindome.

Le

exigir

unas

garantas de seguridad personal.(p.128)


Come il resto della storia, anche questo brano centrato
sulla percezione del narratore-protagonista che, in quanto unico
focalizzatore, vede limitato il suo sapere al mero ascolto
parziale (solo della voce in praesentia) di una conversazione
telefonica in cui si produce la delazione.
La storia precipita verso la fine ma ci che poco prima
sembrava la rivelazione di un segreto diventa una confessione.
Lirlandese rincorre il delatore lungo gli scuri corridoi della villa
dove si erano rifugiati:
Moon conocia la casa muy bien, harto mejor que yo.
Una o dos veces lo perd. Lo acorral antes de que los
soldados me detuvieran. De una de las panoplias del
general arranqu un alfanje; con esa media luna de
acero le rubriqu la cara, para siempre, una media luna
de sangre. (p.128)
Alla fine si comincia ad intuire che il narratore (attraverso
la cui voce abbiamo seguito la narrazione e la cui principale
peculiarit proprio la ferita sul volto) non leroe ma linfame.
Moon, il traditore, con la voce e quindi dalla prospettiva
delleroe colui che in effetti ha raccontato la storia. Il soggetto
55

dellenunciato (legli della narrazione) si trasforma dunque in


soggetto dellenunciazione. Questo disvelamento dellidentit
coincide con la chiusura delle virgolette citazionali e col ritorno
definitivo al primo livello diegetico.
La narrazione finisce col seguente dialogo tra Moon e
Borges:
-Usted no me cree? balbuce- No ve que llevo escrita
en la cara la marca de mi infamia? Le he narrado la
historia de este modo para que usted la oyera hasta el
fin. Yo he denunciado al hombre que me ampar, yo soy
Vincent Moon. Ahora desprcieme. (p.129)
A proposito di questo ultimo dialogo che chiude il testo
importante notare che, una volta svelate le ragioni della
cicatrice, Moon offre al suo interlocutore unaltra spiegazione,
questa volta, per, inerente alle proprie scelte compiute in
qualit di narratore. Infatti, oltre la finalit esplicativa (rendere
conto dellorigine della cicatrice), il secondo atto di narrazione
nel suo complesso ricopre unaltra funzione che rimane celata:
la situazione narrativa ricreata dal secondo narratore, il suo
travestimento (duplice: egli ha simulato una voce ma anche la
prospettiva dellaltro) una strategia per catturare lattenzione
di Borges ascoltatore (e quindi dei lettori) fino alla fine.
Strategia che cerca di protrarre il pi possibile leffetto
ineluttabile che la confessione del tradimento pu provocare in
chi ascolta, vale a dire il disprezzo. Ahora desprcieme con
questa richiesta di Moon si chiude il racconto nel presente
dellatto di narrazione, che per si apre a un ventaglio di
possibilit perlocutive.

56

4.3. La lettura retrospettiva: la costruzione della


focalizzazione
La scoperta della vera identit del narratore fa apparire,
attraverso una lettura retrospettiva, il carattere singolare della
costruzione della voce e soprattutto della prospettiva che risale
al mascheramento della propria identit narrativa da parte del
soggetto che enuncia il racconto della cicatrice. In effetti, fino
ad un certo punto, la focalizzazione sulla coscienza del
narratore-protagonista rende plausibile linterpretazione degli
eventi del racconto metadiegetico e quindi le omissioni vengono
interpretate come le conseguenze naturali derivanti della scelta
di un centro di prospettiva correlato ad essa (la visione con di
Pouillon, la focalizzazione interna di Genette); tale prospettiva
implica che leroe non sia mai descritto o designato dallesterno
(infatti, lunica descrizione dellirlandese fatta da Borges,
primo narratore), che i suoi pensieri non siano mai analizzati
obiettivamente e, parallelamente, che la visione degli altri
personaggi si costruisca a partire dallimmagine indiretta dellio
focalizzatore.

Tuttavia,

la

frattura

operata

livello

dellenunciazione narrativa comporta una messa in abisso che


rimette

in

causa

meccanismi

stessi

della

costruzione

dellinformazione narrativa. La sua natura simulacrale e fittizia.


Dal punto di vista dellenunciazione narrativa ci che
sembrava un racconto autobiografico (A=N=P) di secondo
livello, vale a dire prodotto da un narratore intradiegetico che
racconta la sua storia, in realt una situazione liminare, mista
o ambigua che coinvolge narratore e personaggio, al limite tra
finzione omo- ed eterodiegetica. Tuttavia, la simulazione o
dissimulazione in La forma della spada non riguarda soltanto
la configurazione della persona che enuncia, ma anche della
prospettiva dalla quale si racconta.

57

In effetti, la questione della prospettiva narrativa (ora


sappiamo) posta sul principio dellapplicazione sistematica
della procedura paraliptica, che comporta uninformazione
essenziale, e cio la vera identit del narratore: lomissione
fondamentale sulla quale costruito il racconto che Moon il
narratore o meglio, che il narratore il traditore e non leroe.
Cos, tutte le informazioni riguardanti il traditore che nel
racconto vengono presentate sempre in modo indiretto ed
esterno

costituiscono

esempi

di

questoccultamento

fondamentale.
Questa si verifica ad esempio a proposito delle letture di
Moon, quando il narratore suggerisce:
Haba cursado con fervor y vanidad casi todas las
pginas de no s qu manual comunista;[] (p.125)
Allo stesso modo, la percezione della paura del traditore
comunicata al narratore attraverso indizi esterni:
[] cuando volv, encontr a Moon tendido en el sof,
con los ojos cerrados. Conjetur que tena fiebre;
invoc un doloroso espasmo en el hombro.
Entonces comprend que su cobarda era irreparable.
Le rogu torpemente que se cuidara y me desped.
(p.127)
In tutti questi casi, evidente che Moon non pu non
conoscere le sue letture comuniste, cos come non ha bisogno di
ricollegare una serie dindizi esterni per accedere alla sua
stessa coscienza, alla sua paura, alla sua infamia.
Daltronde, se da una parte possibile avvicinare questa
narrazione a La morte di Roger Ackroyd, in cui attraverso
unormai celebre paralipsi si d la focalizzazione sulleroe ma
58

allo stesso tempo si omette linformazione essenziale che


comporta questa focalizzazione, vale a dire che lio narrante
lassassino, dallaltra per ci che secondo noi differenzia i due
testi non riguarda tanto e solo la determinazione dellidentit,
ma soprattutto lo scambio didentit: il travestimento. In La
forma della spada non soltanto somette uninformazione, ma
soprattutto si mascherano una voce ed una posizione focale.
Posizione che viene installata nella coscienza immaginaria di un
uomo gi morto, fatto prigioniero e fucilato molti anni prima.
Se il trucco in Roger Ackroyd consiste nel consegnare la
narrazione allassassino come un mezzo per accentuare e
assicurare la focalizzazione e quindi la costruzione paraliptica,
in La forma della spada linganno doppio: loccultamento
rinforzato dal travestimento. In questo testo in cui non pi
possibile scindere discorso e percezione, voce e modo sono due
facce della stessa medaglia: due dispositivi che accuratamente
collegati permettono la costruzione del (falso) narratore.
Ricollegandoci ad unaffermazione fatta in precedenza
siamo adesso in grado di precisare maggiormente il carattere
solidale attribuito al rapporto tra i due narratori in questo gioco
di simulazioni e dissimulazioni: se, come abbiamo detto, una
caratteristica del narratore (di qualsiasi narratore, fatta forse
eccezione dei casi di monologo interiore diretto) quella di avere
una conoscenza completa e totale dei fatti che racconta,
evidente che la messa in scena di un altro narratore (travestito),
con la conseguente omissione di informazioni fondamentali da
parte del primo narratore, comporta in ultima istanza una chiara
decisione di collocarsi dal lato dellaltro, rispettando al
massimo e contro i propri lettori, i limiti che egli stesso impone
al

suo

racconto.

Decisione

che

viene

inoltre

marcata

testualmente dalluso delle virgolette che, come abbiamo detto,


incorniciano il secondo racconto e quindi contraddistinguono le
scelte narrative del secondo narratore. Il traditore travestito da
59

eroe che narra da una prospettiva impossibile alla quale pu


avere accesso solo mediante un atto dimmaginazione. Varcando
i livelli narrativi, questo atto raffigura lultimo dei legami
solidali: questa volta tra Borges (autore extradiegetico) e Moon
(autore intradiegetico). Infatti, ci che li accomuna il ruolo di
artefici di una finzione, e dunque di una situazione narrativa la
cui costruzione giocata precisamente attraverso la messa in
evidenza della stretta corrispondenza tra chi parla e chi
percepisce nel racconto.
Sia che si tratti della voce narrativa come un mezzo per
accentuare

la

focalizzazione,

sia

che

la

scelta

di

una

determinata identit narrativa condizioni la posizione focale,


sono entrambe questioni sulle quali il testo non si pronuncia.
Ci che la struttura del testo denuncia insomma la natura
artificiale

della

costruzione

della

voce

del

modo,

la

tematizzazione dellenunciazione attraverso un meccanismo


che consiste nel denudare e mettere in mostra i dispositivi stessi
che condizionano la sua configurazione allinterno del testo. 24
Configurazione costruita in virt della deliberata messa in
scena di una voce con una determinata identit e alla quale si
fa corrispondere, e in funzione della quale si costruisce, anche
un determinato punto di vista. Se in ultima istanza le decisioni
narrative devono mantenere un certo grado di coerenza con i
principi narrativi (norme o codici) che reggono il testo, Borges
porta al limite le possibilit dellartificio narrativo 25, svelando
inoltre la sua stessa natura simulacrale.
24 Per Krysinski (1987) la tematizzazione dellenunciazione uno
degli aspetti caratteristici di lnonciation narrante che concretizza
un modo di narrazione in cui il narratore tende costantemente a
mettere in evidenza il rapporto che lo lega al racconto sottolineando il
carattere ipotetico, fantastico, ironico, inverosimile o indecidibile del
suo atto narrativo.
25 A questo proposito utile ricordare che questo racconto si colloca,
insieme ad altri nove, nella serie intitolata Artifizi, uno dei due libri
che con Il giardino dei sentieri che si biforcano compongono la
raccolta Finzioni.

60

5. La revisione di Mieke Bal


Mieke Bal (1977) che ha sviluppato uno dei lavori di
revisione pi noti della tipologia genettiana, assume per una
posizione parzialmente differente quella espressa dal teorico
francese. Lautrice, mettendo in risalto lessenziale originalit
della

proposta

separazione26

tra

di
le

Genette

riguardante

questioni

della

voce

la
e

necessaria
quelle

della

prospettiva, individua per nello sviluppo teorico dello studioso


alcuni problemi e incertezze che influiscono sulla coerenza
interna e sulla pertinenza del modello. In questo senso, il lavoro
critico di Bal si propone come una rettifica parziale relativa ad
alcuni aspetti della descrizione genettiana delle categorie del
modo e della voce.
In linee generali, le principali critiche di Bal alla teoria
genettiana sono incentrate fondamentalmente su due punti: il
primo punto riguarda la funzione focale, vale a dire la
distinzione tra soggetto e oggetto, che consiste nella necessit
di rendere operativa la differenziazione tra il soggetto che
percepisce, e loggetto percepito. Il secondo punto riguarda
invece la costruzione di una sorta di struttura gerarchica (una
serie

di

istanze)

interna

al

racconto

che

permetta

di

determinare il raggio dazione entro cui operano le diverse


figure della narrazione.

5.1. Soggetto e oggetto della visione

26 Infatti, come sostiene Bal, Genette non il primo studioso a


distinguere le due categorie (in questo aspetto stato preceduto da
Henry James) ma sicuramente il primo a esplicitare la necessit di
dividerle.

61

Un

primo

distinzione

problema

genettiana

tra

individuato
i

due

da

tipi

Bal

di

riguarda

racconto:

la

non

focalizzato e racconto a focalizzazione interna da una parte, e


racconto focalizzazione esterna dallaltra. In effetti, secondo
lautrice, la differenza tra il primo e il secondo si basa
sullidentificazione

del

soggetto

partire

dal

quale

si

percepisce, e dunque opera una classificazione rispetto a chi


vede, e rende conto della classica distinzione tra un narratore
che sa tutto e un altro il cui sapere ristretto a quello del
personaggio. Tuttavia, la distinzione tra il secondo e il terzo tipo
fa capo ad un principio del tutto diverso: la focalizzazione
esterna non riguarda pi una restrizione di campo, ma un
rovesciamento della funzione focale. Infatti, mentre nel primo e
nel secondo tipo di focalizzazione laccento posto sul
personaggio focalizzato e quindi su ci che egli vede, nel terzo
tipo invece il personaggio non vede ma visto (ricordiamo che
si tratta del caso in cui il personaggio descritto nel suo agire,
attraverso manifestazioni esteriori il suo modo di vestire, i
gesti, le espressioni, la rappresentazione fisica ed ambientale
ma non si ha mai accesso ai suoi pensieri o alla sua coscienza).
In questo senso, la differenza tra secondo e terzo tipo non
riguarda pi le istanze vedenti ma gli oggetti della visione,
cosa che comporta la necessit di distinguere tra soggetto e
oggetto della visione.

5.2. La struttura gerarchica delle istanze narrative


Mieke Bal sottolinea il fatto che ci che tradizionalmente
viene denominato personaggio entro il racconto definito
soprattutto in funzione al suo ruolo nellazione, la sua identit,
la sua storia, il suo carattere e i suoi rapporti con gli altri
personaggi.

Tuttavia,

il

lettore

prende

contatto

con

il
62

personaggio-attore attraverso la mediazione di una molteplicit


di istanze diverse: ad esempio, il lettore vede il personaggio
attraverso unistanza che a sua volta vede e fa vedere, che Bal
chiama

il

focalizzatore.

Parallelamente,

impossibile

determinare chi vede senza tenere conto della narrazione,


quindi bisogna anche sapere chi parla, conoscere listanza
narrante. Queste considerazioni portano Bal a distinguere sei
entit narrative gerarchicamente organizzate che operano a tre
livelli testuali:

AUTORE
testo narrativo
1. Narratore
racconto
2. Focalizzatore
storia
3. Attore
Azione

Discorso
Diretto

4. Attore
5. Spettatore implicito
63

6. Lettore esplicito o implicito

LETTORE
Dentro il ristretto ambito del modo e della voce, gli
elementi che ci interessa considerare in questa sede, Bal
distingue quattro istanze diverse:
il soggetto della narrazione: il narratore
loggetto della narrazione: il racconto
il soggetto della focalizzazione: il focalizzatore
loggetto della focalizzazione: il focalizzato.
Senza affrontare in modo approfondito la questione del
narratore tuttavia importante sottolineare che, secondo Bal,
tanto

il

narratore

invisibile

(eterodiegetico)

quanto

il

narratore omodiegetico sono entrambi presenti dentro il testo


narrativo (anche se in modi diversi) in qualit di soggetti della
narrazione o soggetti dellatto narrativo. In questo senso, i due
tipi di narratori vengono accomunati dal fatto di essere gli unici
responsabili

delloggetto-

racconto.

Se

il

soggetto

della

narrazione risponde alla domanda chi parla? ha dunque un


senso trovare risposta alla domanda cosa dice?, risposta che
coincide con loggetto della narrazione, il racconto. In questo
senso il racconto composto dalle parole della narrazione
assimilabile allenunciato (inteso come il prodotto dellatto
narrativo) che si colloca ad un livello gerarchicamente inferiore
a quello dove si installa invece latto di enunciazione imputato ai
soggetti.

64

5.3. Il focalizzatore come istanza del racconto


La focalizzazione si colloca ad un secondo livello dello
schema, entro il racconto, ed quindi subordinata al soggetto
della narrazione, responsabile della parola. Riprendendo le
definizioni dizionariali, Bal (1977: 119) assegna alla nozione di
focalizzazione due valori diversi: la focalizzazione intesa come
ensemble dobjets, spectacle sur lequel la vue sarrte da una
parte, che prende in considerazione questa nozione in quanto
oggetto della percezione, e la focalizzazione come opinion
particulire dallaltra, che tende piuttosto a riportare in primo
piano il soggetto della visione, vale a dire chi guarda e
considera o chi presenta i personaggi, gli eventi ecc.
Questa dissimmetria permette a Bal di distinguere tra il
soggetto della percezione, vale a dire il focalizzatore, e loggetto
della visione, il focalizzato. Secondo lautrice quando una storia
raccontata dal punto di vista di un personaggio secondo una
focalizzazione interna, il soggetto della visione il focalizzatorepersonaggio, mentre quando la storia viene raccontata da un
punto di vista ristretto secondo una focalizzazione esterna,
invece narrata a partire da un soggetto della percezione
(focalizzatore che pu o meno coincidere col narratore) che
seleziona a sua volta un oggetto-personaggio. Cos i personaggi
possono essere tanto focalizzatori quanto focalizzati, e queste
due funzioni focali possono inoltre alternarsi in un unico
personaggio:

il

caso

delle

variazioni

di

prospettiva

(dallinterna allesterna o viceversa) in cui, ad esempio, un


personaggio che in un primo momento focalizza lazione, si
trasforma,

in

un

secondo

momento,

in

oggetto

della

focalizzazione di un altro soggetto.


Senza entrare nel dibattito che questa revisione ha
sollecitato27, lasciando quindi da parte lanalisi del grado di
27 Per lenergica risposta che questo articolo ha suscitato, cfr. Genette
65

pertinenza dellinterpretazione di Bal della teoria genettiana,


importante evidenziare tuttavia un aspetto essenziale di questa
teorizzazione che, come noto, la rende distante dalla proposta
genettiana:

da

una

parte

il

tentativo

di

costituire

la

focalizzazione come una istanza distinta del racconto e quindi


non associata direttamente alle figure narrative, e dallaltra la
costituzione di una struttura gerarchica delle istanze che
implica che tout changement de niveau constitue une figure
(ibid: 126). In effetti, per quanto diversa dalla narratologia
genettiana, la novit della proposta di Mieke Bal, secondo noi,
consiste nel mostrare che la netta separazione tra le nozioni di
focalizzazione e narrazione non contrasta con la possibilit di
riconoscere una simmetria stutturale tra le due configurazioni,
che riguarda la loro organizzazione nel racconto.
Infine, lultimo aspetto da segnalare riguarda linteresse
che la proposta di Bal ricopre per le attuali riflessioni sul punto
di vista. In effetti, possibile trovare alcuni punti di tangenza
tra il tentativo di Bal di configurare unistanza relativamente
autonoma

della

visione,

gerarchicamente

organizzata

operante entro il racconto, e la teoria dellosservatore


sviluppata nellambito della semiotica generativa. In effetti,
tanto il focalizzatore quanto losservatore sono istanze narrative
distinte che tuttavia possono essere investite di pi ruoli
narrativi. Contemporaneamente, le due istanze sono entit
subordinate ad un soggetto pragmatico: il narratore. Da ultimo,
i passaggi di livello narrativo, che Bal considera fondamentali
sia per lidentificazione del soggetto narrativo sia per la
determinazione del focalizzatore, sono assimilabili, nella teoria
dellosservatore, ai diversi dbrayages (attanziali, spaziali,
temporali ecc) che a livello cognitivo permettono di proiettare,e
quindi figurativizzare, la categoria dellosservatore entro il
discorso. A partire di queste congruenze

si pu pensare la

(1983: 48 e sgg.).

66

figura del focalizzatore della teoria di Bal come unistanza molto


simile allosservatore della teoria semiotica28.

CAPITOLO SECONDO
ETEROGENEITA DISCORSIVE
Le discours rencontre le discours
dautrui sur tous les chemins qui
mnent vers son objet
M. Bachtin

1. Introduzione
La primitiva concezione di comunicazione presupponeva
che i soggetti fossero ingaggiati in un processo comunicativo
allinterno di uno schema di scambio di messaggi alternativo e
complementare: il locutore come un soggetto comunicante
attivo e lascoltatore come un soggetto ricettore passivo29.
A partire dai lavori della Scuola di Palo Alto sappiamo tanto
che i soggetti comunicano in modo continuo e simultaneo
attraverso il linguaggio corporeo e gestuale tramite segni non
discreti, graduali e continui, quanto che le attivit di produzione
ed interpretazione dei messaggi riguardano entrambi i poli della
28 Su questo punto vedere Cap. IV, . 5.3.
29 Ci riferiamo al classico schema della comunicazione di Roman
Jakobson. Cfr. Jakobson (1963: 214). Anche se alcune delle
riformulazioni come quella proposta da Kerbrat-Orecchioni (1980)
tendono allinclusione di alcuni aspetti cognitivi e paraverbali come la
gestualit e la direzionalit dello sguardo, essi lasciano comunque
inalterati i presupposti di base del modello originale come la linearit
tra i due poli, i ruoli dei soggetti che comunicano ecc.

67

comunicazione, indipendentemente dai ruoli occasionali dei


soggetti (locutore vs. ascoltatore).
Allo stesso modo, fino a poco tempo fa, tutti i concetti legati
allatto di enunciazione, ad esempio le nozioni di soggetto
parlante, ascoltatore, destinatario, locutore, ecc. sembravano
far

parte

delle

evidenze

delle

scienze

del

linguaggio:

legittimandosi cos lidea secondo la quale chi parla e si enuncia


come io in un enunciato il soggetto che prende in carico
lenunciato in questione; quello stesso soggetto che anche la
fonte delle selezioni enunciative e come tale organizza la
situazione di enunciazione; e infine, lo stesso che si costituisce
come unico garante della verit del suo enunciato.
Tuttavia la linguistica dellenunciazione e i successivi
tentativi

di

disegnare

una

teoria

polifonica

delle

fonti

enunciative hanno portato ad una rivisitazione di questi dati


elementari in favore della considerazione di una eterogeneit
allopera

sotto

lapparente

omogeneit

enunciativa

dei

discorsi30.
Il nostro lavoro si propone quindi come una continuazione
delle riflessioni sorte in questi ultimi anni ed guidato dalla
convinzione che sotto lapparente semplicit della posizione del
soggetto parlante di un discorso si nasconda invece una grande
complessit

distanze

enunciative,

di

altri

soggetti

che

enunciano alternativamente, che sono enunciati o che coenunciano.


In

questo

enunciativa31,

polifonia
essere

campo,

organizzati

che
gli

provvisoriamente
studi

chiameremo

sullargomento

metodologicamente

intorno

possono
a

due

orientamenti: quello che analizza leterogeneit costitutiva dei


discorsi

quello

di

carattere

linguistico

che

si

occupa

30 Sulleterogeneit delle istanze enunciative si veda Vion (1994).


31 Per il momento utilizziamo questo termine in senso generico. Per
maggiori precisazioni sulla nozione si veda il paragrafo 2.2 del
presente capitolo.

68

delleterogeneit mostrata nei discorsi.32 Mentre la prima


dimensione presuppone una presa di posizione teorica a
monte, che rivela la costruzione dipotesi interne ed esterne e
la selezione dei dati pertinenti, la seconda si occupa dei discorsi
manifestati e quindi si propone come una ricostruzione a valle
dellorganizzazione dei fenomeni polifonici.

1.1. Eterogeneit costitutiva


Questa dimensione riguarda gli studi intorno alla natura del
soggetto e dei discorsi: leterogeneit interiore del soggetto, la
frammentazione della coscienza, lassimilazione della coscienza
a forme discorsive, il soggetto come prodotto di determinazioni
esterne ecc.; ed in grande misura si fonda da una parte sui
contributi della psicanalisi e dallaltra sulla trasposizione in
ambito linguistico e discorsivo dei postulati che Michail Bachtin
costruisce nel campo della teoria letteraria. Allo studioso
appunto sono imputabili le prime teorizzazioni riguardanti gli
stili del discorso riportato, le forme della citazione ecc.
Senza entrare per il momento nel merito dellesame delle
influenze del dialogismo bachtiniano nellambito della polifonia
enunciativa (rimandiamo alle considerazioni del capitolo 3), in
questa sede ci contentiamo di menzionare alcune delle idee
ricorrenti del pensiero antropologico bachtiniano, la cui
validit

diversi

teorici

della

polifonia

ammettono

senza

controversia.
Je ne deviens conscient de moi, je ne deviens moi-mme
quen me rvlant pour autrui, travers autrui et laide
dautrui. Les actes les plus importants, constitutifs de la
conscience de soi, se dterminent par le rapport une autre
conscience ( un tu ) [] Je ne puis me passer dautrui,
je ne puis devenir moi- mme sans altrui [].(Bachtin, 1979
citato da Todorov, 1981: 148).

32 Queste due nozioni e le presenti considerazioni si rifanno a AuthierRevuz (1982).

69

Uno

dei

principi

pi

saldi

dellevoluzione

teorica

bachtiniana stabilisce limpossibilit di concepire la coscienza


individuale fuori dai rapporti che la legano agli altri: lidea
dellalterit costitutiva. Simmetricamente, i discorsi propri e la
loro interrelazione con i discorsi degli altri configurano il
principio dialogico che in ambito estetico determina anche i
parametri della creazione artistica.
Per citare solo alcuni esempi, lo stesso pensiero si pu
riscontrare nelle affermazioni di J. Authier-Revuz:
En rupture avec le Moi, fondement de la subjectivit
classique conue comme un intrieur face lextriorit du
monde, le fondement du sujet est ici dplac, dlog dans
un lieu multiple, fondamentalement htronome, o
lextriorit est lintrieur du sujet . L o se rejoignent
ces conceptions du discours, de lideologie, de linconscient,
que les thories de lnonciation ne peuvent pas sans risque
pour la linguistique luder, cest dans laffirmation que,
constitutivement, dans le sujet, dans son discours, il y a de
lAutre
[].
(Authier-Revuz,
1984 :102.
Corsivo
nelloriginale).

La stessa idea si riscontra anche nella teoria enunciativa di


Oswald Ducrot, la cui analisi costituisce uno dei pilastri del
nostro attuale lavoro. Infatti, in Ducrot (1980) si esplicita
succintamente la posizione teorica che la semantica linguistica
assume rispetto alla natura del soggetto, con un esplicito
riferimento alla concezione bachtiniana da cui la polifonia
linguistica prende le mosse:
[] cest en vertu dun principe gnral la plus gnrale
peut-tre de mes hypothses externes qui dpasse le
cadre linguistique au sens troit, mais me parat
commander tout le discours et le distinguer du
raisonnement logique: la pense dautrui est costitutive de
la mienne et il est impossible de les sparer radicalement.
(Ducrot, 1980: 45).

A partire da questa eterogeneit costitutiva del soggetto la


teoria pone

laccento sulla messa in scena nel senso degli

enunciati di una molteplicit di voci e punti di vista altri,


diversi e a volte opposti da quelli sostenuti dal locutore e che lo
stesso locutore fa comparire nel suo enunciato.
70

Infine unaltra posizione che fa capo ai principi dialogici,


ma in maniera pi radicale, sostenuta da Francis Jacques.
Questo

autore

vede

nellenunciatore

non

gi

il

centro

dellenunciazione, vale a dire il soggetto che da solo mobilita


lapparato formale della lingua, ma piuttosto un soggetto che
organizza il discorso in funzione di un partner (il destinatario)
che si trova in qualche maniera gi integrato entro il suo
discorso. In questo caso il processo enunciativo definito come
un processo di messa in comune e di negoziazione dei
significati. Lenunciatore quindi non mai completamente
responsabile

del

suo

enunciato,

ma

deve

coordinare

costantemente la sua azione e quella del suo partner. Il soggetto


non attore ma co-attore allinterno di un processo dialogico ed
interlocutorio primitivo che alla base del processo enunciativo:
Les interlocuteurs sapproprient conjointement lappareil de
la langue pour noncer leur position corrlative de colocuteur, et employer la langue signifier un rapport
commun au monde ; cela conduit transformer le concept
dnonciation de faon beaucoup plus profonde quil ny
parat [].( Jacques, 1983: 47. Corsivo nelloriginale).

La struttura dialogica che alla base dellenunciazione


conferisce quindi un carattere relazionale e interazionale
allatto enunciativo, e regge anche la semantica profonda degli
enunciati che ne fanno parte:
La situation enonciative est essentiellement colloquiale. Et
qui dit colloque dit parler avec e non pas simplement
parler [.].(Ibid: 51).

Tuttavia, la proposta di Jacques va oltre rispetto ad altre


rappresentazioni

dialogiche

(i.e.

la

polifonia

linguistica

precedentemente menzionata) che lautore considera meno


forti, e parallelamente prende apertamente le distanze rispetto
alla classica concezione bachtiniana. Infatti, mentre la bivocalit
bachtiniana rinvia a due a due voci, secondo Jacques la voce
dellenunciatore

nexiste

qu

ltat

de

combinaison.

Parallelamente la voce propria e la voce dellaltro sono due


71

componenti che sinferiscono esclusivamente a partire della loro


combinazione qui est seule donn.

1.2. Eterogeneit mostrata


Se il comune denominatore tra tutti gli approcci precedenti
la decisione teorica di assumere una diversit intrinseca alla
natura dei soggetti e degli atti di comunicazione ai quali
partecipano, dentro questaltra dimensione si raggruppano
invece le considerazioni teoriche sorte in relazione alle evidenze
raccolte attraverso lanalisi discorsiva e linguistica, e che
verranno trattate quindi in termini di strategie della messa in
parole e della messa in discorso delle istanze enunciative, o di
sintassi enunciativa.
Infatti, si tratta di rendere conto dei diversi mezzi utilizzati
per delimitare o circoscrivere, dentro il proprio discorso, la
parola dellaltro, vale a dire delle marche esplicite tramite le
quali lenunciatore prende le distanze dal suo dire, rinviando a
sua volta ad altri discorsi attraverso, per esempio, le forme della
citazione, o il discorso riportato. Bench non sia il nostro
proposito in questa sede procedere a una descrizione dettagliata
dellinsieme delle forme delleterogeneit mostrata vorremo
semplicemente indicare schematicamente alcune di queste
figure.
Restringiamo lelenco delle forme che a livello linguistico o
discorsivo inscrivono la presenza dellaltro al repertorio indicato
in Authier-Revuz (1982: 92-98) testo al quale rimandiamo per
ulteriori chiarimenti :
1) le forme del discorso diretto e indiretto
2) la connotazione autonimica (autonymique)33
33 Si inscrivono in questa forma tutte le espressioni che vengo usate
ma anche mostrate dal locutore. La figura del locutore quindi

72

3) il discorso indiretto libero e lironia


4) il palindromo, lacrostico e altri giochi linguistici.
Ci

che

appare

alquanto

discutibile

in

questa

classificazione che, come abbiamo detto, raccoglie i diversi


mezzi linguistici tramite i quali possibile introdurre la parola
dellaltro nel proprio discorso, forse linclusione dentro la
classificazione

delleterogeneit

enunciativa

del

discorso

indiretto (dora in poi DI). Infatti, secondo lautrice sia il


discorso diretto sia quello indiretto designano dentro la frase
due atti di enunciazione.34 La differenza tra i due modi di
riportare risiede nel fatto che il locutore del DI si offre come
traduttore e quindi utilizzando le sue proprie parole il
renvoie un autre comme source du sens des propos quil
rapporte. (Authier-Revuz, 1982: 92).

1.3. Larticolazione tra i due piani


Eterogeneit costitutiva ed eterogeneit mostrata non sono
tuttavia

inconciliabili.

Infatti,

una

possibile

articolazione

delleterogeneit costitutiva (intesa come leterogeneit della


parole ma anche come la scissione del soggetto, secondo le
due

linee,

quella

delleterogeneit

bachtiniana

mostrata

che

quella

dipende

psicanalitica)
dalla

descrizione

appare sdoppiata: se da una parte lutente delle espressioni


dallaltra anche losservatore delle parole che utilizza, il che
conferisce ai segmenti uno statuto altro rispetto al resto del discorso.
Authier-Revuz ne menziona come esempi la citazione di parole che
non corrispondono alla lingua o alla variet di linguaggio utilizzata; le
figure del dubbio, della riserva (X, metaforicamente parlando,
parlando in senso stretto X), della rettifica (X, o meglio Y); tutte le
forme di rinvio ad un altro discorso gi tenuto, la citazione, lallusione
(come disse X, per riprendere le parole di X) ecc.
34 A questo proposito si veda, alla fine del paragrafo 2.3 di questo
capitolo, la descrizione fatta da B. Mortara Garavelli anchessa in
termini di centri discorsivi o anche, nella stessa sezione, la
caratterizzazione di Ducrot in termini di doppia enunciazione
entrambe contrapposte alle affermazioni di Authier-Revuz.

73

linguistica stata gi abbozzata da Authier-Revuz. In pratica,


non si tratta di considerare leterogeneit mostrata come uno
specchio delleterogeneit costitutiva dei discorsi e nemmeno
indipendente da quella, ma il rapporto tra i due piani deve
essere inteso come una negoziazione imposta al soggetto
parlante:
Ainsi, les marques explicites dhtrognit rspondent
la menace que reprsente pour le dsir de matrise du sujet
parlant, le fait quil ne peut chapper lemprise dune
parole, qui, fondamentalement, est htrogne. A travers
elles, le sujet svertue, en dsignant lautre, localis,
conforter le statut de lun. Cest en ce sens que
lhtrognit montre peut tre considre comme un
mode de dngation, dans le discours, de lhtrognit
constitutive qui, elle, relve de lautre dans lun. (AuthierRevuz, 1982 : 145. Sottolineato nelloriginale)

In effetti, un altro tentativo di articolazione tra i piani


delleterogeneit costitutiva e delleterogeneit mostrata molto
legato alle proposte di Authier-Revuz realizzato dalla polifonia
linguistica di Oswald Ducrot che provvederemo a mettere in
luce.

POLIFONIA ENUNCIATIVA

2. Introduzione
In

concomitanza

con

due

approcci

al

fenomeno

delleterogeneit discorsiva emerge anche unaltra questione: i


diversi usi che del termine polifonia fanno sia la teoria letteraria
sia alcune correnti di scienze del linguaggio.
Che cosa intendiamo quando parliamo di polifonia o
pluralit di voci ? La risposta condizionata dal punto di vista
della teoria che assumiamo. Infatti, siamo davanti ad una delle
tante nozioni ombrello che condivide con altre denominazioni

74

lattributo di essere chiamata in causa per descrivere una


molteplicit di manifestazioni di diverso tenore.
Non tutti i fenomeni polifonici lo sono per gli stessi motivi
n hanno le stesse particolarit, quindi nel caso di cui ci stiamo
occupando, bisogna rendere conto dei contrasti tra almeno due
tipi di manifestazioni polifoniche: i fenomeni che rivelano una
polifonia costitutiva che nel nostro caso fa capo alla cosiddetta
polifonia enunciativa con gli attributi e nei limiti stabiliti dalla
teoria ducrotiana, e altri fenomeni che rendono conto invece di
una

polifonia

mostrata,

associata

quindi

alla

nozione

di

eterogeneit precedentemente descritta e che quindi prendono


maggiormente in considerazione le manifestazioni discorsive e
linguistiche dellintertestualit, della citazione ecc.
Contro la tendenza pi o meno manifesta di accomunare (e
a volte anche confondere) i due tipi di fenomeni che palesano
alcune delle descrizioni sulle fonti enunciative, la distinzione
verso la quale propendiamo ha secondo noi due vantaggi
essenziali: non solo dal punto di vista metodologico ci permette
di isolare il nostro ambito di studio, ma fornisce anche degli
indizi utili per la messa in luce delle specificit proprie alle due
manifestazioni.
La

proposta

ducrotiana

di

una

teoria

polifonica

dellenunciazione ancora in pieno sviluppo si presenta sia


come una continuazione, sia come una riformulazione di certi
principi che fondarono la teoria dellenunciazione classica,
quella sviluppatasi intorno ai pionieristici lavori di Emile
Benveniste agli inizi degli anni 70. La particolarit degli studi di
Ducrot in ambito linguistico, come abbiamo avuto occasione di
segnalare

precedentemente,

consiste

nellincludere

entro

levento enunciativo, ma soprattutto, entro il suo prodotto


(lenunciato), i principi dellalterit costitutiva propria del
dialogismo bachtiniano: la possibilit che un enunciato lasci

75

sentire una molteplicit di voci a partire dalla messa in


scena di diversi punti di vista.
Infatti, dai primi lavori di Oswald Ducrot, quelli della fine
degli anni 60, si osserva un crescente interesse da parte dello
studioso per i problemi riguardanti lenunciazione linguistica.
La teoria polifonica dellenunciazione viene organicamente
esposta in alcuni testi fondamentali: Enunciazione (1978),
nonciation, (1980a), Analyse de textes et linguistique de
lnonciation, in Les mots du discours

(1980), Analyse

pragmatiques (1980b), Argumentativit et polyphonie, una


sezione dellultimo capitolo di Largumentation dans la langue,
opera collettiva scritta insieme a J. C. Anscombre (1983) 35, e
infine Esquisse dune thorie polyphonique de lnonciation
raccolto in Le dire e le dit (1984) e riscritto a partire dai due
articoli La notion du sujet parlant (1982) e Polyphonie
(1984a).
A partire da questultima pubblicazione, linteresse dello
studioso si sposta verso altre questioni pi attinenti alla
semantica argomentativa (cfr. Ducrot, 1987 e 1989) e la
questione della polifonia verr ripresa solo in modo occasionale.
Tuttavia, questo vuoto teorico sar riempito dai lavori di suoi
allievi e da altri studiosi36 che hanno visto nella teoria della
polifonia un modello autonomo altamente produttivo.
La nozione di polifonia enunciativa presuppone che lautore
di un enunciato metta in scena, nello stesso enunciato, un certo
numero

di

personaggi,

di

figure

discorsive.

Il

senso

dellenunciato scaturisce dal confronto tra questi differenti


personaggi e quindi il risultato delle diverse voci che

35 Curiosamente questo capitolo finale titolato Perspectives verr


eliminato dalla traduzione allo spagnolo corretta ed ampliata apparsa
nel 1994.
36 Cfr. ad esempio Tordesillas Colado(1998); Garca Negroni e
Tordesillas Colado(2001); Donaire(2000); Bguelin (2002); Flottum e
Norn (2002); Nolke (2002); Raccah (2002).

76

compaiono in esso. Ducrot distingue tre figure enunciative: il


soggetto empirico, il locutore e lenunciatore.
Per arrivare tuttavia a questa distinzione cos come si
presenta nellultimo dei suoi scritti (Ducrot, 1984 e 1984b) la
teoria compir delle mosse molto significative.
In primo luogo, labbandono parziale di alcuni degli assunti
pi legati agli atti linguistici che compaiono nei primi lavori, a
favore di una concezione pi discorsiva delle figure enunciative
inscritte nel senso dellenunciato. Questo passo sar marcato
dalle successive riformulazioni della figura del locutore e
dallintroduzione nellenunciato della figura dellenunciatore
responsabile prima degli atti illocutivi e poi dei punti di vista
che si esprimono nellenunciato. Per quanto riguarda invece il
soggetto empirico, lautore effettivo (chi oralmente o per scritto
produce lenunciato) sar una figura esterna allenunciato e la
cui

determinazione

non

costituir

quindi

un

problema

linguistico.

2.1. Il concetto di enunciazione: non si pu parlare


senza parlare della propria parola
Una prima mossa per giungere ad individuare la specificit
della nozione di polifonia consiste nel precisare la definizione di
enunciazione a partire dalla quale si costruiscono le riflessioni
successive.
Jappellerai nonciation lvnement, le fait que constitue
lapparition dun nonc [] souvent on entend par l le
processus psychologique (voire physiologique) qui est
lorigine de lnonc, le travail dont celui-ci est le produit
[] Le concept dnonciation dont je vais me servir na rien
de psychologique, il nimplique mme pas lhypothse que
lnonc est produit par un sujet parlant. [] ce dont jai
besoin, cest que lon compte parmi les faits historiques le
surgissement dnoncs en differents points du temps et de
lespace. Lnonciation, cest ce surgissement. (Ducrot,
1980: 33-34).

77

Innanzitutto si parla di evento storico e non di atto


(designazione che apertamente respinta da Ducrot). Questa
distinzione terminologica sottintende una presa di posizione
riguardante

il

soggetto

parlante

la

soggettivit

nel

linguaggio. Infatti, la definizione ducrotiana non presuppone a


priori

lesistenza

di

un

soggetto

produttore

dellevento

enunciativo. Secondo Ducrot, ci non significa ammettere che


gli enunciati appaiono spontaneamente, senza che allorigine
ci sia un soggetto parlante o scrivente che cerchi di comunicare
qualcosa a qualcuno. La decisione di lasciar fuori della
definizione denunciazione qualsiasi riferimento al soggetto
produttore deve intendersi invece come una scelta teorica che
permette di costruire una definizione di senso e quindi
denunciazione di carattere nettamente linguistico e strutturale:
vale a dire senza nessun riferimento ai soggetti empirici o
individui del mondo con le loro particolarit psicofisiche.
In questo senso interessante osservare una prima
differenza rispetto alle affermazioni di mile Benveniste (da cui
comunque prende le mosse). Allidea dellappropriazione della
lingua da parte di un soggetto che si designa come io, e quindi
del processo enunciativo eseguito attraverso il linguaggio come
luogo privilegiato della manifestazione della soggettivit 37,
Ducrot oppone lidea secondo la quale lapparizione dei soggetti
enunciativi

dentro

lenunciato

dipende

in

realt

dalla

costruzione che ne fa il senso degli enunciati come immagine


della loro enunciazione, costruzione che in un certo senso di
natura simulacrale.
A questo proposito, importante ricordare che secondo
Ducrot il rapporto tra lenunciazione e lenunciato non un
rapporto di tipo temporale e cio lenunciazione non vista
37 In Benveniste la nozione stessa di soggetto resta ambigua. Come
afferma Normand (1985: 14): []sujet plein ou sujet cliv? La
rfrence Benveniste comportera toujours une interprtation lie
ce choix thorique. Cfr. anche Manetti (1998: 14-15)

78

come anteriore allenunciato, ma costitutiva di esso. In


effetti, fin dai suoi primi scritti sulla questione Ducrot distingue
lenunciazione dallattivit linguistica che la produce, vale a
dire, la serie di processi intellettuali e movimenti fisici, fonatori,
psicologici, cognitivi ecc. che hanno portato alla realizzazione
materiale dellenunciato.
Il fatto che la descrizione dellenunciazione sia dipendente
della

caratterizzazione

che

si

fa

dellenunciato,

che

parallelamente lenunciazione sia intesa come contemporanea


allenunciato (e inscritta in esso), o che sia vista anche come
lesistenza stessa dellenunciato implicherebbe secondo noi
che tra questi due elementi sia possibile ricreare un rapporto di
tipo costitutivo: ogni enunciato hic et nunc si definisce in
funzione

alla

sua

enunciazione

(che

in

questo

caso

presupposta dallapparizione stessa dellenunciato). Infatti se da


una

parte

levento

enunciativo

inscritto

nellenunciato,

dallaltra lunico accesso possibile al fenomeno enunciativo


limmagine che ne trasmette il senso.
Daltronde, anche se la descrizione dellenunciazione
configura il senso degli enunciati, il suo luogo nellenunciato
, come afferma Ducrot (1980b: 39), un luogo vuoto, vale a
dire un luogo che previsto nel sistema della lingua e che non
viene mai nominato o affermato ma piuttosto mostrato.
Di conseguenza, ci che la definizione sembra indicare
che il linguista non ha a che fare con enunciazioni, vale a dire
eventi talvolta chiamati atti, o situazioni di discorso, ma
con enunciati il cui senso descrive, rappresenta, mostra,
gioca la loro enunciazione.
Ducrot(1984b:

71)

senso/enunciato/enunciazione

illustra
attraverso

il
il

rapporto

tra

disegno

che

riproduciamo di seguito:

79

ENUNCIAZIONE

ENUNCIATO

SENSO

Figura 1
Lenunciato una parte dellenunciazione mentre il senso,
essendo una parte dellenunciato, lo anche dellenunciazione.
Una parte dellenunciazione si riferisce allora allenunciazione
nella sua totalit.38 Questo disegno illustra anche la natura
costitutiva del rapporto tra enunciazione ed enunciato ed in
questo senso che deve essere intesa, secondo noi, la ormai
celebre affermazione ducrotiana il detto cristallizza il dire.

2.2 Polifonia enunciativa: la


attraversata dai discorsi altrui

propria

parola

Risulta evidente da quanto detto finora che limmagine che


lenunciato presenta della sua enunciazione quella di una
struttura enunciativa polifonica. Infatti, in essa si distinguono un
locutore, inteso come il responsabile dellenunciato, (da non
confondere col soggetto parlante) che si rivolge ad un
allocutario (anchesso diverso dellascoltatore occasionale).
38 Questo fenomeno apparentemente paradossale tuttavia si verifica
frequentemente. Ducrot lo paragona al rapporto esistente tra un libro
e il suo titolo: Madame Bovary certamente una parte del libro (il suo
titolo) ma che riferisce al libro per intero.

80

Tutti gli enunciati hanno un soggetto empirico: non


esistono enunciati senza qualcuno che li produca oralmente o
per scritto. Tuttavia se il locutore viene inteso come una figura
interna al senso di essi, si apre la possibilit dellesistenza di
enunciati che descrivano la loro enunciazione senza per riferire
ad un determinato locutore responsabile di essa. Questo il
caso, ad esempio di enunciati in cui non compaiono marche
esplicite della prima persona, dei cosiddetti enunciati storici,
o nel caso dei proverbi, delle massime39 o di frasi del tipo La
terra rotonda o Lacqua bolle a 100 C in cui limmagine
dellenunciazione che il senso degli enunciati costruisce quella
della compresenza di due enunciati (certo empiricamente
prodotti da qualcuno, verbalmente o per iscritto) nei quali per
non si pu riscontrare un soggetto responsabile (un locutore).
Anche se Ducrot riconosce la parziale coincidenza tra la sua
posizione e la distinzione fatta da Benveniste tra enunciazione
discorsiva ed enunciazione storica40, tuttavia mentre Benveniste
vede come responsabile dei testi storici un soggetto universale
sopraindividuale e indeterminato, che pu collimare con la
verit o il pensiero umano, Ducrot che pi interessato a
rimanere in un ambito strettamente linguistico suggerisce che
dal punto di vista linguistico per rendere conto di questo
fenomeno le considerazioni sono meno complesse, e quindi si
limita ad osservare che esistono testi la cui responsabilit non
viene attribuita a nessun soggetto, senza per questo attribuire la
responsabilit ad una coscienza universale (cfr. Ducrot, 1984b:
124-125).
39 Cfr. ad esempio lo studio di Biason (1988) riguardante le
caratteristiche enunciative di alcune massime di La Rochefoucauld.
40 Benveniste (1959/1966: cap. XI) ha individuato due sistemi
temporali diversi entro i quali si organizzano i diversi tempi verbali: il
discorso o enunciazione discorsiva che rende conto
dellorganizzazione dei fatti in riferimento allatto denunciazione, e in
cui sono presenti i deittici, e i pronomi di prima e seconda persona
ecc., e la storia o enunciazione storica nella quale i fatti sono
individuati senza fare riferimento al presente dellatto enunciativo.

81

In

Ducrot

(1980)

oltre

alle

figure

del

locutore

dellallocutario si distinguono anche le figure dellenunciatore e


del destinatario che sono, rispettivamente, il responsabile degli
atti illocutivi (e successivamente dei punti di vista) e il soggetto
a cui questo atto rivolto.41
Con la nozione di polifonia Ducrot difende lidea secondo la
quale lautore di un enunciato mette in scena un certo numero
di personaggi fittizi, di figure discorsive dal cui confronto nasce
il valore semantico degli enunciati, che cos il risultato delle
diverse voci coinvolte. I meccanismi che la lingua mette a
disposizione dei parlanti per far parlare un altro entro il
discorso un fenomeno che oltrepassa quindi lambito del
discorso riferito.
La polifonia enunciativa come viene presentata da Ducrot si
propone innanzitutto come una lettura critica dellunicit del
soggetto denunciazione che consiste nel rompere con il
principio dellunicit del soggetto parlante che presuppone che
dietro ogni enunciato ci sarebbe una e solo una persona che
parla.42:

un enunciato un soggetto

Secondo Ducrot, sostenere lesistenza di un unico soggetto


che sarebbe lautore dellenunciato e anche il responsabile di
ci che in esso si dice, porta ad assegnare al soggetto in
questione le seguenti propriet:
41 Tali considerazioni hanno in questa sede un carattere
necessariamente ridotto; per uno sviluppo critico di questi concetti si
veda il cap. 3.
42 Questidea contraria ad esempio alla tesi sostenuta da Banfield
(1973: 34) secondo cui If [the speaker] is present, only his point-ofview can be expressed in each E [n.d.a. sentence], althought others
may be reported or described.

82

in primo luogo, sarebbe lincaricato di tutta lazione

psico-fisiologica necessaria alla produzione dellenunciato:


lavoro fonatorio, attivit articolatoria ed intellettuale ecc.;

in secondo luogo, sarebbe anche lorigine, lautore degli

atti illocutori compiuti nella produzione dellenunciato.


Questo soggetto sar chi da un ordine, chi domanda, chi
afferma ecc. Anche nel caso di un enunciato che manifesta
pi di un atto illocutivo, essi sarebbero imputabili ad un
unico autore;

infine,

unaltra

propriet

che

viene

abitualmente

assegnata al soggetto dellenunciazione di essere il


referente delle marche della prima persona.
Tuttavia, per Ducrot, esistono innumerevoli esempi che
dimostrano che queste tre propriet non necessariamente si
ritrovano in un unico soggetto, anzi in molti casi lassegnazione
di queste propriet a pi di un soggetto fissata sintatticamente
negli enunciati. Il caso pi eclatante quello del discorso diretto
in cui si riportano le parole di un altro, caso in cui il
responsabile dellattivit linguistica nettamente distinto dal
soggetto di cui si citano le parole.
Una delle conseguenze di questa decisione teorica di
operare una distinzione tra questo tipo di fenomeno polifonico
reperibile nella maggior parte degli enunciati che abbiamo
chiamato normalizzati la negazione, gli enunciati performativi,
lironia, la presupposizione e gli enunciati che contengono
espressioni come puisque, peut-tre ecc. nei quali le parole
degli altri si integrano in un discorso sulle cose e unaltra
circostanza: le forme del discorso riportato il cui obbiettivo di
realizzare un discorso sulle parole di un altro.

2.3. Polifonia e discorso riportato

83

La

linguistica

tradizionale

che

sostiene

lunicit

del

soggetto parlante di regola anche daccordo nellaffermare che


il pronome di prima persona (io) si riferisce a questo soggetto.
Tuttavia questa rappresentazione risulta inapplicabile nei casi
del riporto diretto (dora in poi DD):
(Giovanni): Maria mi ha detto: Voglio andare al mare.
Nel DD infatti lio del discorso riferito non ha lo stesso
referente del discorso che gli fa da cornice e dunque non
designa lo stesso soggetto parlante che ha prodotto la totalit
dellenunciato. Nellesempio, lio di Voglio andare al mare
non designa Giovanni che pronuncia lenunciato globale, ma
Maria che lautrice dellenunciato che Giovanni riproduce.
La spiegazione usualmente proposta per rendere conto di
questa asimmetria, fa appello alla nozione logica di menzione
e consiste nellassumere che i discorsi riportati in DD sarebbero
paragonabili ad altri enunciati della forma:
Cane ha quattro lettere
La terra si muove una frase.
La parola cane nellesempio non utilizzata per far
riferimento ad alcun oggetto della realt, ma il suo riferimento
metalinguistico. In certo senso, i due enunciati citano la lingua
stessa,

unistanza

del

sistema

linguistico.

Il

concetto

di

menzione quindi consiste nellassumere che ci che tra


virgolette in realt non usato per fare riferimento ad una
realt extra-linguistica, per designare un oggetto (in questo
caso un certo cane della realt), ma usato per fare
menzione:
lenunciato
Similmente,

il

suo locutore

nella

sua

Voglio

se ne

materialit
andare

al

serve

come
mare

per

significare

entit

linguistica.

secondo

questa
84

interpretazione designerebbe soltanto una frase del linguaggio e


il senso generale dellenunciato sarebbe che Giovanni ha detto
(menzionato) le parole utilizzate da un altro locutore.
Innanzitutto bisogna segnalare che, bench la posizione
della polifonia enunciativa riguardante i fenomeni del discorso
riportato (DR) sia stata rettificata pi volte e quindi a seconda
del momento teorico in cui ci si posiziona le soluzioni proposte
variano in modo sostanziale, Ducrot respinge linterpretazione
del fenomeno in termini di menzione metalinguistica.43
Come risultato di una lettura complessiva dei testi che
trattano la questione rileviamo che le successive modifiche
dipendono dalla strettissima correlazione tra questo fenomeno
e unaltra questione che configura il cuore della teoria della
polifonia

ducrotiana

cio

la

struttura

assegnata

allenunciazione e la descrizione delle figure enunciative che ne


fanno parte.
Infatti in Ducrot (1978) gli sporadici riferimenti al DD sono
usati fondamentalmente come prove del funzionamento della
distinzione tra le figure del soggetto parlante (empirico) e del
locutore (discorsivo) e quindi rappresentano un chiaro esempio
delle possibilit che ci offre la lingua di rappresentare un
soggetto come portavoce di un altro.
In

un

enunciato

in

DD

come

quello

considerato

precedentemente il soggetto parlante (L nella nomenclatura


utilizzata in questo articolo) Giovanni, ma Giovanni non pu
avere il ruolo di locutore (L) responsabile dellasserzione tra
virgolette. Laffermazione di Maria e non di Giovanni quindi
43 Su questa linea siscrive anche Reyes (1984) tuttavia il suo rifiuto
dinterpretare il discorso riportato in termini di menzione si fonda su
principi teorici ben diversi. Infatti, Reyes studia la citazione entro il
racconto letterario come un fenomeno di pi amplia portata che viene
definito come il contatto tra due eventi linguistici entro un testo e
quindi il processo di rappresentazione che fa un enunciato da un
altro. Secondo Reyes, il fenomeno citazionale ingloba dunque tutti i
modi di riferimento ai discorsi altrui: lintertestualit, la polifonia, le
voci narrative e le questioni della prospettiva.

85

se qualcuno vuole obiettare contro questa affermazione deve


prendersela con Maria e non con Giovanni. (cfr. Ducrot, 1978:
517).
E importante precisare per che non essendo ancora
arrivato, in questo saggio, a circoscrivere il fenomeno della
polifonia enunciativa, la problematica dei legami tra polifonia e
discorso riferito semplicemente assente della trattazione.
Questa questione prender maggior rilievo in Ducrot
(1980a):
Supposons en effet quun locuteur A veuille renseigner son
allocutaire sur les paroles prononces par B. A dira, au style
direct: B a dit: le chmage a diminu, ou, au style indirect
li: B a dit que le chmage avait diminu. Ni dans un cas,
ni dans lautre B ne joue, lintrieur du discours de A, le
rle dnonciateur. La seule affirmation faite a pour thme
les paroles antrieures de B; de cette affirmation A est
lnonciateur: il sen prsente comme le responsable autant
que sil saggisait dune affirmation sur les gots ou le
chaussettes de B.( Ducrot, 1980a: 658. Il sottolineato
nostro)

Una chiave di lettura possibile di questo brano pu essere


cercata secondo noi nella distinzione operata tra i discorsi sulla
realt e i discorsi sulle parole. Infatti, lincorporazione della
nozione di tema del discorso

44

sembra essere utilizzata un po

come spartiacque che permette di scindere da una parte i


fenomeni di DR e dallaltra gli altri discorsi che per Ducrot sono
intrinsecamente polifonici (i.e. i discorsi dautorit). Questa
differenziazione

viene

evidenziata

dallesempio

che

riproduciamo di seguito:
La politica del governo comincia a dare i suoi frutti:
secondo

B,

la

disoccupazione

sarebbe

diminuita.

(Ducrot, 1980a: 658. La traduzione nostra).

44 Anche se ripresa in Ducrot (1980b), questa nozione sar comunque


abbandonata nei testi successivi.

86

nel quale A, che ricopre le figure di locutore dellenunciato


globale, ma anche denunciatore dellaffermazione contenuta
nella prima parte di esso, semplicemente non vuole farsi carico
di

una

parte

del

suo

discorso

(laffermazione

che

la

disoccupazione diminuita) e quindi fa comparire un altro


enunciatore B. Secondo Ducrot si tratta non pi di un discorso
che ha come tema le parole di B, ma di un discorso che ha
come tema la realt, la situazione economica.
Secondo il linguista, questo caso sarebbe in effetti uno
degli esempi paradigmatici della compresenza di diverse voci
dentro un unico enunciato (la voce di un enunciatore che rimane
distinta alla voce del locutore) e quindi permette di rendere
conto della polifonia enunciativa verso la quale propende il
modello.
Daltronde una lettura complessiva dei lavori ducrotiani dei
primi anni Ottanta ci porta a riflettere sul fatto che essi rendono
conto di sollecitazioni pi o meno manifeste e interne alla teoria
e che danno vita a, e quindi circoscrivono, una concezione
polifonica dellenunciazione che allepoca veniva intesa come
sostanzialmente diversa e a volte inconciliabile con alcuni
meccanismi di riporto, poich si riteneva necessario delimitare
nettamente il campo dapplicazione con lo scopo di conservare
metodologicamente distinti i due fenomeni.
Precisamente
appositamente

per

in

un

Les

altro
Mots

saggio
du

del

Discours45

1980
si

scritto
presenta

esplicitamente lidea di una polifonia linguistica allopera sotto i


discorsi come contrapposta al discorso riportato:
Il ne suffit pas, en effet, pour que lon puisse parler de
polyphonie, quil soit question, dans le discours attribu
un locuteur L, dun discours dune autre persone L, car la
prsence de la parole de L dans celle de L peut relever du
simple discours rapport, et cela exclut, selon moi, la
polyphonie. (Ducrot, 1980: 44. Il sottolineato nostro).

45 Ci riferiamo a Analyse des textes et linguistique de lnonciation.


87

Innanzitutto bisogna segnalare che nella nomenclatura


utilizzata in questo articolo tanto L come L sono i soggetti ai
quali il senso dellenunciato attribuisce la responsabilit di
quanto detto in esso e sono quindi i referenti del pronome io e
delle altre marche della prima persona (pronomi possessivi,
desinenza verbale ecc.), non in quanto esseri empirici (i parlanti
reali) ma in quanto esseri discorsivi o esseri di parole. A essi
si oppone la figura dellenunciatore intesa in questo saggio
come lagente degli atti illocutivi compiuti tramite lo stesso
enunciato: asserzione, promessa ecc.
Tralasciando le

variazioni

terminologiche si mantiene

tuttora lidea che lenunciazione dei discorsi riportati si presenti


come il compimento di un atto di asserzione su L (o meglio,
sulle parole di L che sono mostrate) il cui unico responsabile
(vale a dire lenunciatore) sidentifica col locutore L che il
responsabile della totalit dellenunciato. Si parler invece
dinterpretazione polifonica esclusivamente nei casi in cui
lenunciatore sia una figura distinta dal locutore.
Lacte illocutionaire dassertion au moyen duquel on
caractrise lnonciation est attribu un personnage
diffrent du locuteur L [] [Il est question de] prsenter
lnonciation come une assertion de L, nonciateur, de
mettre en scne, pour ainsi dire, une pice de thtre o L
[] joue le rle dnonciateur (Ibid : 45).

Le differenze tra i due criteri per trattare la questione sono


evidenti: in Ducrot (1980a) il fenomeno del discorso riportato
veniva liquidato attraverso un tentativo di ci che proponiamo di
chiamare omogeneizzazione enunciativa tra le due forme (DD
e DI) del discorso riportato 46 che permetteva di rendere conto
46 In effetti, seguendo Ducrot (1980a) non ci sarebbero differenze
enunciative rilevanti tra un enunciato reso in DD e un altro reso in DI.
Daltronde, interessante confrontare queste affermazioni con la
classificazione di Authier-Revuz riguardante le forme delleterogeneit
nei discorsi (cfr. supra 1.2). Infatti, partendo dagli stessi presupposti
i due linguisti arrivano a due conclusioni diverse: se da una parte
entrambi gli autori assumono che le forme di DD e DI sono
equiparabili dal punto di vista enunciativo e quindi sono passibili di
ricevere una unica descrizione, dallaltra mentre per Ducrot per il

88

dellopposizione

tra

questi

ultimi

ed

altri

enunciati

intrinsecamente polifonici; in Ducrot (1980) si palesa invece la


vera ragione metodologica e teorica che porta allesclusione
delle forme di riporto dalla sfera dei fenomeni polifonici: anche
se da una parte si riconosce lesistenza di due locutori nei DD
(in effetti si parla di L e L), uno dei quali sidentifica con il
soggetto parlante mentre laltro ne rimane necessariamente
distinto, dallaltra, a partire dallintroduzione della categoria di
enunciatore, si tende a descrivere la vera natura polifonica
degli enunciati esclusivamente in funzione della distinzione tra
le figure di locutore ed enunciatore.
In altre parole, se da una parte si riconosce la diversit di
voci compresenti nelle forme del discorso riportato, dallaltra
lo statuto di polifonico sar comunque circoscritto ai casi in
cui possibile osservare una non concomitanza tra le voci del
locutore e dellenunciatore: cio nei casi in cui il responsabile
dellenunciato (a colui al quale si riferiscono le marche della
prima persona e gli altri deittici) non sia a sua volta anche il
responsabile delle asserzioni, promesse, ordini ecc. in esso
contenute.
Infatti per Ducrot n il DD n tantomeno il DI sono
polifonici nella misura in cui gli eventuali atti illocutivi
manifestati in essi non sono giocati47 ma raccontati con
diversi gradi di verosimiglianza.
Anche se in alcuni casi secondo Ducrot pu avvenire che le
due interpretazioni, la lettura polifonica e la lettura in termini di
discorso riportato, siano entrambe possibili (cfr. Ducrot, 1980:
46), la necessit di una lettura polifonica si impone qualora si
tratti dei discorsi dautorit e di altri enunciati in cui compaiono
alcune espressioni e termini specifici.
momento n il DD n il DI rientrano entro lambito dei fenomeni
polifonici, per Authier-Revuz invece sia il DD sia il DI sono uno dei
molteplici mezzi che rendono conto delleterogeneit nei discorsi.
47 Vale a dire, non producono effetti giuridici, non creano diritti e
doveri negli interlocutori.

89

In questa tendenza si inscrive anche Ducrot (1980b),


lultimo

degli

articoli

pubblicati

in

quel

periodo.

Infatti,

riprendendo per linee generali quanto affermato in precedenza


in questo articolo si trova un abbozzo di caratterizzazione del DI
(libero o legato):
[le discours indirect] ne comporte pas contrariement au
style direct de divergence entre le locuteur et le sujet
parlant. Ce dernier ny est pas porte-parole, il ne prtend
pas faire entendre une nonciation dont il ne serait pas
lauteur. De sorte que le pronom je qui renvoie toujours au
locuteur renvoie aussi, dans ce cas, au sujet parlant. Mais
cela nimplique pas que le sujet parlant soit nonciateur des
actes illocutionaires dont il est question dans son discours.
(Ducrot, 1980b: 45 n.1 ).

Questo brano rinforza lidea secondo la quale bisogna


operare una distinzione tra alcuni discorsi (i DR) nei quali si
possono stabilire rapporti di non coincidenza tra soggetto
parlante e locutore e altri dove i rapporti di non corrispondenza
coinvolgono le figure di locutore ed enunciatore.
In

virt

di

questa

caratterizzazione

si

attivano

due

possibilit: una consiste nellassumere che gli atti illocutivi


contenuti nei DD (o nei discorsi riportati in generale) siano
soltanto presentati, mostrati ma non compiuti attraverso
lenunciato, e in questo caso non ci sarebbe nessun enunciatore.
Laltra
presuppone

possibilit,
che

gli

atti

caratteristicamente
illocutivi

vengano

polifonica,
effettivamente

compiuti tramite lenunciato, ma che siano attribuiti ad un


enunciatore diverso dal locutore del discorso originale. In
questo caso la figura dellenunciatore opera lintrieur mme
du

discours

second:

elle

est

donne

comme

assertante,

ordonnante etc., travers un discours dont elle nest pas


lauteur. (Ibid: 45).
Parallelamente, la separazione tra enunciatore e locutore
ha delle importanti conseguenze per la descrizione dello stile
indiretto libero (SIL), e Ducrot ne d prove nellanalisi di un

90

brano di Madame Bovary (cfr. ibid: 57-60),

che raffigura una

conversazione tra Emma e Leon che riproduciamo di seguito:


Il se mit vanter la vertu, le devoir et les immolations
silencieuses, ayant lui-mme un incroyable besoin de
dvouement quil ne pouvait assouvir.

La seconda parte dellenunciato in corsivo nelloriginale


reso in SIL, poich non si tratta secondo Ducrot di una
rappresentazione del carattere di Leon attribuita da Flaubert al
personaggio ma di una caratterizzazione che Leon fa di se
stesso durante la conversazione. Senza entrare nellanalisi
specifica del passo, importante invece segnalare che secondo
Ducrot questo sarebbe un chiaro esempio della polifonia
allopera sotto i discorsi. Secondo questa analisi, Flaubert
sidentifica soltanto col locutore responsabile dellenunciato
senza

essere

tuttavia

lenunciatore

dellaffermazione

che

comporta, che invece attribuita al personaggio di Leon.


Questa descrizione guidata dalla convinzione che la
descrizione dello SIL sia una manifestazione di un fenomeno pi
generale: limpossibilit di separare un

predicato della sua

enunciazione.
Infine, nellultimo degli articoli che Ducrot consacra al tema
della polifonia (cfr. Ducrot, 1984) si assiste ad una importante
correzione delle posizioni precedenti. Infatti, lassestamento
delle figure dellenunciazione e linserimento nella teoria della
nozione di punto di vista, portano a considerare anche le forme
del DD come assimilabili alle forme della polifonia.
Il DD viene allora considerato come una delle tante
manifestazioni di un caso ancora pi generale, il fenomeno della
doppia

enunciazione.

nellapparizione

dentro

La

doppia

enunciazione

consiste

lorizzonte

dellenunciato

di

due

enunciazioni che sono prese in carico da due locutori.


Sono casi di doppia enunciazione anche leco
imitativa (tipica del parlato), la litote testuale, i
dialoghi contenuti nei monologhi, le riprese ecc. Ad
esempio nel seguente dialogo:
91

A: Sono stanca
B: Sono stanca. La solita scusa.
il primo enunciato presenta da una parte un soggetto parlante
(A) e dallaltra anche un locutore L che afferma di essere stanco
(che identificato con A). Il secondo segmento del dialogo
presenta invece un secondo locutore L assimilato al soggetto
parlante (B) che a sua volta fa sentire la voce di un terzo
locutore L che assimilato al soggetto parlante A. Infatti, ci
che il locutore del secondo enunciato fa da una parte
echeggiare lenunciazione di A (facendo apparire dentro il suo
enunciato un locutore che rispecchia verosimilmente le parole di
A e che quindi pu essere assimilato al primo locutore) e
dallaltra

dare

una

qualificazione

di

questenunciazione

contenuta nel suo discorso affermando che deve intendersi


come una scusa.
Questa
locutore

eco
B

imitativa

conferiscono

laffermazione

successiva

allenunciato

un

del

carattere

eminentemente polemico-litigioso nei confronti di A nella misura


in cui viene criticata non soltanto la veridicit del suo discorso
ma soprattutto il suo dire insincero.
E evidente che per realizzare lanalogia tra le forme del DD
e le altre manifestazioni di doppia enunciazione in prima istanza
bisogna assumere il discorso diretto non come un fenomeno
isolato. Infatti, gli esempi di eco secondo Ducrot sono
equiparabili al DD nella misura in cui in entrambi i casi si ha a
che fare con un unico enunciato che cerca di mettere in scena e
di far parlare un altro.
Daltronde Ducrot sottolinea che il DD non implica una
conformit materiale tra parole originali e parole riportate, e
quindi la differenza tra DD e DI non risiede nel fatto che il primo
farebbe conoscere la forma e il contenuto mentre il secondo
92

solo il contenuto. Secondo Ducrot la differenzia tra le due


forme del DR sta piuttosto nel fatto che il primo sceglie di fare
ascoltare

le

parole

di

un

altro

per

rendere

conto

verosimilmente del contenuto, mentre nel secondo esisterebbe


un unico locutore che si limita a

prende in carico le parole

altrui.
Innanzitutto importante precisare che questa nuova
descrizione, che favorisce il trattamento comune di alcuni
fenomeni di diversa natura in una prima forma di polifonia, la
doppia enunciazione, si distingue in Ducrot (1984) da unaltra
forma di polifonia pi frequente correlata alla categoria
dellenunciatore che consiste nellespressione di un punto di
vista.
Infine, ricapitolando levoluzione della polifonia linguistica
rispetto alle forme del riporto e rendendo conto delle successive
esposizioni della questione, quanto detto finora potrebbe essere
riassunto come segue:

FORME DI RIPORTO

POLIFONIA

Ducrot (1978)
SP L DD

------------------

Ducrot (1980a)
SP = L DD e DI

SP L (Discorso dautorit)

Ducrot (1980)
SP L DD
1L

DI

L E (Discorso dautorit,
puisque ecc.)

Ducrot (1980b)
SP L DD
1L

L E SIL

DI

93

Ducrot (1984)
1L

DI

L L DD ( doppia
enunciazione)
L E (pdv) SIL

SP: Soggetto parlante

DD: Discorso diretto

L/L: Locutore

DI: Discorso indiretto

E: Enunciatore

SIL: Stile indiretto libero


Pdv: Punto di vista.

Una prima considerazione riguarda la tendenza generale


del

modello

ducrotiano

ad

operare

una

progressiva

incorporazione di alcuni fenomeni del riporto in quello che viene


considerato fin dallinizio il campo della polifonia. Il primo passo
consiste

nellinclusione

in

questo

ambito

dello

SIL

successivamente anche del DD. Uninterpretazione possibile di


questo ordine di eventi deve cercarsi, secondo noi, nellinteresse
crescente di trovare dei fenomeni che permettano di rendere
conto delle forme di inscrizione del dire nel detto. Il SIL in
questo senso ne costituisce un caso paradigmatico, nella misura
in cui il locutore (nel caso visto in precedenza, Flaubert) ne se
contente pas non plus de transcrire leurs mots [] Il se place en
un lieu intermdiaire, o lon ne distingue plus entre ce qui est
rellement, ce qui est pens par les personnages mis en scne,
et ce quils disent (Ducrot, 1980b: 56).
In altri termini, nella misura in cui la figura del locutore (L)
si consolida progressivamente come figura di mediazione tra il
soggetto empirico che rimane esterno e lenunciatore, inteso
come il responsabile del punti di vista e quindi secondo noi
come una figura che opera ad un livello pi profondo
dellenunciato, allora si apre la possibilit di includere il DD
dentro il caso pi generale della doppia enunciazione e quindi di
cogliere anche il carattere polifonico di questa forma di riporto.
94

Da tutto ci si deduce che il trattamento del discorso


riportato, e

particolarmente del DD, rende conto della

costituzione e modificazione delle ipotesi interne alla teoria;


essendo anchesso dipendente dai principi del modello
correlativo allevoluzione della concezione polifonica del senso,
intesa come un fenomeno costitutivo della lingua.
Per

capire

allora

il

ruolo

che

viene

definitivamente

assegnato al discorso riportato bisogna mettere in evidenza che


anche se la teoria ducrotiana arriva finalmente a riconoscere il
carattere polifonico del DD inteso come doppia enunciazione
tuttavia si sente portata a mantenere i fenomeni polifonici
separati: come abbiamo avuto loccasione di segnalare, nel suo
ultimo articolo sullargomento Ducrot parler di una prima
forma di polifonia e di una seconda forma di polifonia che,
anche se non pi contrapposte, rimangono ad ogni modo ben
distinte. In pratica, solo la seconda forma di polifonia sar
ritenuta loggetto di studio della pragmatica linguistica.48
3. La costruzione del modello teorico
La concezione generale dellattivit di ricerca intorno ai
fenomeni del linguaggio presuppone la costruzione di un
modello

esplicativo

delle

manifestazioni

osservate.

Per

48 In questo senso importante menzionare il lavoro realizzato da


Mortara Garavelli (1985: 51 sgg.) in materia di descrizione e
caratterizzazione delle forme del riporto dal momento che
ricollegandosi ad alcune indicazioni ducrotiane, propone di analizzare
le forme del DR come un fatto di enunciazione. Infatti secondo questa
autrice, il tratto costitutivo del DR consiste nel far s che
unenunciazione diventi loggetto di unaltra enunciazione; esiste una
gerarchizzazione dei due atti: dellatto che viene riportato e di quello
che riporta. Per supportare questa affermazione Mortara Garavelli fa
appello alla nozione di centro discorsivo che regge uno o pi
quadri di riferimento corrispondenti a diversi atti di enunciazione.
In questo senso, mentre il DI correlato ad un unico atto di
enunciazione a carico di un solo locutore L e quindi ha un unico
centro discorsivo, il DD viene caratterizzato come la manifestazione di
almeno due centri discorsivi associati ai locutori L e L e che
vengono riconosciuti attraverso lidentificazione dei referenti delle
marche della prima persona ( io) che compaiono negli enunciati.

95

affrontare quindi la questione della polifonia nella prospettiva


dellenunciazione linguistica necessario, come passo previo,
circoscrivere lambito di applicazione e specificare i fenomeni ai
quali si far riferimento esplicitando inoltre a che tipo dipotesi
rispondono.
In accordo con Ducrot (1980) la costruzione di un modello
teorico prevede lorganizzazione della ricerca secondo due
tappe successive: la prima di carattere empirico, consiste
nellisolamento e osservazione di un fenomeno F, mentre la
seconda, di carattere teorico, consiste nella spiegazione di F
attraverso lindividuazione di un meccanismo M che lo produce.
Per arrivare a questa spiegazione per necessario costruire
una simulazione che consiste nel produrre un meccanismo M
che sia in grado di riprodurre un fenomeno F che si giudica
analogo a F; quindi si suppone che M, simulando la produzione
di F, avr un certo numero di propriet comuni con M.
Graficamente49:

(ipotesi esterne)
Fatti osservati

Meccanismo

F descrizione di F

M Meccanismo costruito dal

quale
da scoprire
produttore di F

si deduce F
(ipotesi interne)

Parallelamente, questa metodologia coinvolge anche la


costruzione di due tipi di ipotesi: interne ed esterne. Le ipotesi
49 Riproduciamo con qualche modifica il disegno di Ducrot (1980: 20)
96

interne hanno attinenza con il modello M che si costruisce: si


tratta di principi e di regole di deduzione che devono rendere
conto

di

F;

quelle

esterne

riguardano

invece

la

caratterizzazione dei fatti, in questo caso F.


Se concentriamo lattenzione sulle successive formulazioni
alle quali portano le diverse tappe della costruzione della teoria
enunciativa ducrotiana si pu osservare che esse rispondono in
maggior o minor misura ad una riformulazione di alcune delle
ipotesi che determinano la costruzione della simulazione.
Parte

di

questa

costruzione

presuppone

appunto

listituzione di due distinzioni fondamentali: la distinzione tra


frase/enunciato e la distinzione tra significato/senso e la loro
successiva caratterizzazione.

3.1. Frase/Enunciato
La differenziazione tra le nozioni di frase ed enunciato
gi presente in Ducrot (1978) viene ripresa in Ducrot (1980),
(1984) e (1984b), testi in cui i concetti assumono un carattere
pi funzionale.
Innanzitutto in Ducrot (1978) si distinguono due livelli della
realizzazione linguistica: uno elementare ed un altro complesso
nei quali operano due tipi di entit: entit astratte ed entit
concrete; lentit linguistica astratta il materiale linguistico
utilizzato dal locutore che Ducrot identifica con la nozione di
type,

mentre

le

entit

concrete

sono

le

sue

molteplici

realizzazioni che vengono identificate alloccasione con i token


della filosofia analitica. A livello elementare, lentit astratta la
frase, mentre la cosa realizzata lenunciato. Ad un livello
complesso invece si distinguono rispettivamente il testo, inteso
come linsieme delle frasi, e il discorso, definito come la
realizzazione di una serie di enunciati, secondo la tabella che
riproduciamo di seguito (cfr. Ducrot, 1978: 496):
97

Livello elementare Livello complesso

Entit astratta (type)

Frase

Testo

Realizzazione (token):
senso
1:
cosa

Enunciato

Discorso

realizzata
senso 2: evento
Enunciazione
senso

3:

processo

di

Attivit linguistica

produzione
Dire che lenunciato un token suppone in primo luogo che
questo non pu ripetersi: si colloca in un preciso momento del
tempo e dello spazio. Ad esempio se si ripete:
Giovanni venuto, Giovanni venuto.
Abbiamo due enunciati diversi, due segmenti del discorso
che appaiono in due momenti successivi. E parallelamente
queste due occorrenze corrispondono ad ununica frase della
lingua del tipo:
[Giovanni e venuto]
98

Daltronde, questi due enunciati, secondo Ducrot, dicono


cose che la frase non pu dire; la differenza tra il valore
semantico della frase e il valore semantico degli enunciati non
tuttavia di carattere quantitativo: non deve cio essere intesa
come il risultato di unequazione del tipo:
senso della frase + contesto = senso dellenunciato
in cui lenunciato contiene tutto quello che dice la frase pi
qualche

accenno,

qualche

particolarit

apportata

dalla

situazione di enunciazione. Al contrario, la differenza invocata


di natura qualitativa: la frase unastrazione il cui scopo di
fornire una serie di istruzioni per comprendere, a partire da una
determinata
riferimento

situazione
o

quali

di

sono

enunciazione,
le

variabili

cosa

intenzionali

fanno
degli

interlocutori, ma soprattutto per costruire il valore informativo


dellenunciato. Infatti, la definizione del valore semantico della
frase in termini istruzionali presuppone che in realt essa non
racchiuda in s nessun valore informativo che verrebbe
trasmesso alle sue manifestazioni: al contrario la posizione di
Ducrot che solo gli enunciati, vale a dire, le occorrenze hic et
nunc di una frase, possono avere tale valore.
Per

quanto

riguarda

lenunciato

inquadrato

spazio-

temporalmente, esso , come abbiamo detto, lentit osservabile


della quale si pu predicare la verit o la falsit, e che possiede
inoltre propriet referenziali. Infatti, lassegnazione di un valore
semantico agli enunciati spetta allattivit di comunicazione
nella quale sono coinvolti.
Precisamente solo lenunciato in un contesto adeguato ci
pu fornire indicazioni rispetto al referente di Giovanni e al
luogo dove questo personaggio arrivato.

99

Per dare maggiore rilievo a questa distinzione Ducrot


(1978: 500) denomina significato la rappresentazione semantica
della frase e senso quella dellenunciato e caratterizza il senso
degli enunciati e dei discorsi come costituito, in buona parte,
da commenti sulla loro enunciazione. (Ibid: 507).
Innanzitutto importante precisare che questa prima
caratterizzazione che tende verso lassimilazione dei concetti di
frase/enunciato alle nozioni della filosofia del linguaggio di
type/token50 sar successivamente abbandonata in virt del
riconoscimento della sostanziale differenza tra questi concetti 51.
Le nozioni di type e token presuppongono in pratica un ritorno
alla dottrina rappresentazionale del linguaggio, che Ducrot
rifiuta esplicitamente, secondo la quale il significato delle
espressioni di una lingua sarebbe unentit (una cosa o stato di
cose) intrinsecamente rappresentata o che in qualche misura
propria del loro significato.52
Se intendiamo la frase come un type dobbiamo anche
assumere che dietro un unico materiale linguistico astratto
identico nei suoi vari usi sussista un minimum di significato (di
contenuto proposizionale) impoverito e schematico, ma tuttavia
ricorrente attraverso le sue manifestazioni (token). Tuttavia
come Ducrot provveder a mettere in luce di seguito esistono
casi in cui due enunciati morfologicamente identici possono
realizzare due frasi diverse e questa evidenza in se stessa porta
a riconsiderare la validit dellanalogia.
Lesempio che permette di rendere conto di questo fatto il
seguente (cfr. Ducrot,1984: 177-178):

50 Anche se la distinzione tra tipo e occorrenza molto antica, a


Charles Sanders Peirce che si deve la versione moderna di tale
distinzione.
51 Si veda Ducrot (1982).
52 Per una critica della concezione rappresentativa del significato e
della nozione di trasparenza associata ad essa si veda Rcanati
(1979).

100

A dice a B: Di grazie a C
B dice a C: Volevo esprimere la mia riconoscenza.
A dice a B: Bene, hai fatto quello che ti ho detto.
Supponiamo adesso un altro dialogo dove le due prime
righe sono uguali ma la terza diversa. In questo caso A dice a
B:
No, ti ho detto di dire grazie.
In pratica nel primo dialogo dire grazie risponde allatto
di ringraziare mentre nel secondo dialogo ci che si chiede
di dire la parola grazie. Allora i due enunciati Di grazie a C
morfologicamente identici non sono lespressione di una ma di
due frasi diverse. Mentre il primo enunciato la manifestazione
di una frase della lingua costituita da una locuzione [dire grazie]
che

significa

ringraziare

che

pu

racchiudere

una

molteplicit di formule linguistiche messe a disposizione del


parlante per esprimere riconoscenza (grazie mille, le sono
grato, molto

gentile ecc.), il secondo enunciato

la

manifestazione di unaltra frase della lingua che comporta


invece il predicato [dire grazie] che equivale a pronunziare la
parola grazie.
Infatti, nei testi successivi, oltre allassenza di riferimenti a
type e token, si approfondiscono le riflessioni di articoli
precedenti riguardanti, ad esempio, il rifiuto di identificare il
significato delle frasi con ci che abitualmente viene chiamato
senso letterale, e inoltre si esamina pi ampiamente il legame
tra

significato

senso.

Per

quanto

riguarda

invece

la

differenziazione tra frase ed enunciato essa assume diverse


connotazioni che meritano di essere messe in evidenza.
Innanzitutto, si rafforza lidea che la separazione tra lentit
osservabile (lenunciato) e lentit astratta (la frase) non una
101

semplice

differenza

empirica

dove

lenunciato

sarebbe

dellordine della percezione e la frase dellordine intellettuale,


ma che si tratta invece di una distinzione che ha uno statuto
metodologico e cio si inscrive nellambito delle ipotesi che
conformano il modello.53
In Ducrot (1984) e Ducrot (1984b) ad esempio si aggiunge
alla precedente descrizione lindicazione riguardante i limiti
dellenunciato, che in pratica viene definito come un segmento
del discorso che corrisponde ad una elezione autonoma del
soggetto parlante54. Vale a dire che una successione di parole
considerata un enunciato solo se risponde a due condizioni: la
coesione e lindipendenza.
Dire che un enunciato soddisfa la condizione di coesione
significa che nessuna delle sue parti scelta in s stessa,
indipendentemente dallenunciato globale. Tornando allesempio
precedente, dire:
Giovanni venuto.
soddisfa la condizione di coesione nella misura in cui
nessuna delle sue parti (Giovanni, ad esempio), indipendente
dalla scelta dellenunciato in cui inquadrata.
Simmetricamente, un segmento soddisfa la condizione
dindipendenza se la scelta di uno dei suoi componenti che ne fa
il soggetto parlante autonoma dal resto. Infatti, mentre
lespressione Giovanni soggetta allenunciato inglobante
Giovanni e venuto, lo stesso enunciato Giovanni venuto
in s autonomo rispetto ad eventuali enunciati o discorsi che lo
seguono.

53 Cfr. Ducrot (1982: 67), (1984: 174) e (1984b: 59-60)


54 Questa caratterizzazione dei limiti dellenunciato era gi presente
ma in maniera molto schematica in Ducrot (1980a).

102

3.2. Signifi cato/senso


Come abbiamo avuto occasione di dire, in Ducrot (1980) e
in Ducrot (1980a) si propone che il valore semantico delle frasi
(il loro significato) sia uno strumento teorico che permette di
spiegare e cio prevedere o anche calcolare il senso degli
enunciati.
Di conseguenza, la relazione tra significato e senso viene
descritta in termini di correlazione tra valori semantici: il
significato della frase quindi in stretto rapporto col senso
dellenunciato che la manifesta; il significato contiene una serie
distruzioni per interpretare il senso degli enunciati.
Parallelamente, attraverso lo studio dei connettori, Ducrot
(1980: 15-17)55 offre un esempio pratico del tipo di istruzioni che
il significato di una frase pu veicolare. Infatti, la caratteristica
dei connettori come ma, daltronde ecc. di collegare due
entit semantiche:
P ma Q
Queste

entit

si

associano

entro

lenunciato

alle

proposizioni grammaticali, vale a dire, ai segmenti materiali del


testo X e Y. Ad esempio in
Giovanni venuto ma Maria non lo vuole vedere.
X

connettore
P

Y
Q

le entit semantiche P e Q si associano direttamente con le due


proposizioni grammaticali: quella che precede il connettore e
quella che lo segue. Ma se la compariamo ora con:

55 Gli esempi sono stati parzialmente modificati da noi


103

Giovanni venuto. La sua macchina l. Ma Maria non lo


vuole vedere.
X

connettore

Z
Q

osserviamo che i segmenti ai quali vengono associate le


entit semantiche non si trovano nellesempio esattamente nella
posizione di antecedente e conseguente rispetto al connettore.
Per questo motivo, secondo Ducrot, una frase della lingua
contiene soltanto X e Y potendo anche manifestare la struttura
del tipo: X connettore Y, ma la frase non pu indicare n la
natura delle entit semantiche coinvolte n determinare i
segmenti ai quali queste unit vengono associate. Una frase
della lingua semplicemente d indicazioni a colui che la
interpreta riguardanti lesistenza di due entit semantiche P e Q
legate pi o meno direttamente ai segmenti grammaticali X e Y
e che possono avere tra di loro un tipo di rapporto che
condizionato dal connettore in questione.
Il significato non quindi il senso letterale ma
unipotesi interna alla teoria che suppone una decisione teorica
a monte: considerare lenunciato come la realizzazione di una
frase della lingua essa stessa dotata di significazione.
Gli osservabili della teoria sono quindi gli enunciati e la
descrizione degli osservabili presuppone lattribuzione di un
senso agli enunciati. In altre parole, i fatti della realt dei quali
il modello deve rendere conto sono lesistenza di enunciati (vale
a dire occorrenze, hic et nunc di una frase) e ne rende conto
attraverso una spiegazione che ha come risultato lattribuzione
di un senso alle realizzazioni. Con lesplicita intenzione di non
cedere a psicologismi e di evitare il ricorso alle intenzioni del
parlanti (che cosa ha voluto dire L con ci?), si assume che
linterpretazione

riguarda

ci

che

appare

in

maniera

manifesta e pubblica nel senso degli enunciati, vale a dire


104

ci che viene presentato dal locutore: il suo dire dichiarato.


Questa scelta di rendere conto solo del dire dichiarato
costituisce anchessa una ipotesi esterna del modello che
condiziona la lettura dei fatti.
Il senso degli enunciati dunque definito come:
Une description, une reprsentation quil apporte de son
nonciation, une image de lvnement historique constitu
par lapparition de lnonc. [] Quand je dis quun nonc
vhicule une image de son nonciation image que je
considre comme son sens , je ne veux pas dire dailleurs
quil affirme, quil asserte quelque chose propos de cette
nonciation. [] il faudrait dire plutt quil la joue, ou
encore comme dit la philosophie analytique [], quil le
montre. (Ducrot, 1984: 34).

3.3. La polifonia: tre aspetti della costitutivit


A questo punto vale la pena di chiedersi quale sia il ruolo
che viene assegnato allenunciazione e soprattutto alla polifonia
nel modello. Se, come abbiamo detto, le ipotesi interne
riguardano la costruzione del meccanismo M che simula il
meccanismo della realt M e che permette di rendere conto dei
fatti F allora risulta evidente che il concetto di enunciazione
definito dalla teoria (ricordiamolo, levento storico che consiste
nellapparizione di un enunciato) legato allattribuzione di un
senso agli enunciati: vale a dire alla spiegazione del loro essere
significanti.
Infatti,

Ducrot

(1984:69)

distingue

due

aspetti

del

fenomeno enunciativo: da una parte le condizioni particolari,


ogni volta rinnovate, dellenunciazione hic et nunc, che si
manifesta attraverso gli enunciati e dallaltra il fatto generale
dellenunciazione, identico nonostante la diversit degli eventi
effettivamente realizzati, che si fonda su uno schema generale
di confronto tra i ruoli del locutore, dellallocutario e le altre
eventuali figure enunciative. Se ritorniamo alla figura 1
vediamo, che precisamente questa distinzione ci che fa s che

105

lenunciato (e il suo senso) sia considerato solo una parte del


fenomeno enunciativo generale.
Tuttavia lo scenario teorico si fa pi complesso. Da quanto
detto finora si evidenzia che la nozione di enunciazione (che
permette

di

spiegare

cosa

fa

riferimento

limmagine

trasmessa attraverso il senso degli enunciati) costruita per


rendere conto del senso degli enunciati, essendo per il senso
degli enunciati una ipotesi esterna; da ci consegue che la
concezione enunciativa del senso che il fondamento della
teoria, sia complessivamente una ipotesi esterna ma anche un
principio di spiegazione che tende a renderne conto.
E proprio Ducrot che per primo fa riferimento alla
circolarit teorica che si manifesta dentro il modello che tenta
di fondare. Circolarit che fa s che i principi attraverso i quali si
determinano i dati rilevanti per losservazione non siano
indipendenti dalle scelte teoriche che motivano la spiegazione di
ci che si osserva. Infatti il linguista, che avverte anche
limpossibilit di una via di uscita, costretto ad ammettere che
[]le seul objectif raisonnable, pour une recherche
incapable de fonder ses observations indpendamment de
ses explications, est de mettre en vidence les relations
existant entre les unes et les autres. (Ducrot,1980:30.
Corsivo nelloriginale).

Daltronde, da questa prima considerazione, ne deriva


unaltra che riguarda ora la natura polifonica dellimmagine
dellenunciazione trasmessa dal senso degli enunciati. Infatti,
limmagine che d lenunciato della sua enunciazione che esso
si presenta come prodotto da un locutore, rivolto ad un
allocutario ecc.
Questa

situazione

paradossale

ci

offre

tuttavia

unimportante chiave di lettura per capire la vera natura del


fenomeno polifonico come viene inteso dalla teoria: vale a dire
come fenomeno che rivela almeno tre aspetti in stretto rapporto

106

tra

loro

che

designeremo

rispettivamente:

polifonia

costitutiva, polifonia enunciativa e ipotesi polifonica.


In

primo

luogo

come

abbiamo

cercato

di

mostrare

precedentemente, lidea di polifonia coglie i postulati delle


eterogeneit costitutive nel discorso rappresentato da laltro
che attraversa costitutivamente luno col significato che gli
attribuisce il Circolo di Bachtin e che Ducrot traspone allambito
linguistico.

Questo

aspetto

rappresentato

da

ci

che

chiamiamo polifonia costitutiva.


A questa concezione si congiunge in secondo luogo la
nozione di polifonia come costitutiva non gi della coscienza dei
soggetti e quindi dei loro discorsi, ma del senso di tutti gli
enunciati, e quindi riconoscibile attraverso lanalisi linguistica
delle espressioni (dei mots du discours). In questo senso, il
carattere

polifonico

non

rivela

soltanto

un

fenomeno

di

eterogeneit costitutiva dei soggetti, ma un fatto di parole


iscritto per nella lingua e dunque costitutivo di essa. E ci che
chiamiamo polifonia enunciativa di cui lanalisi linguistica
deve rendere conto.
Infine, c un altro aspetto ancora molto vincolato agli altri,
ma di natura metateorica, anchesso inerente alla costitutivit
del fenomeno polifonico. Ci che abbiamo proposto di chiamare
ipotesi polifonica riguarda in effetti la decisione metodologica
di considerare la polifonia come un principio dinterpretazione,
di descrizione degli enunciati, vale a dire come una ipotesi
esterna della teoria e in questo senso costitutiva di essa. Si
tratta quindi di considerare la polifonia come un principio che
regola la selezione dei fatti e che non pu rimettersi in
questione senza importanti conseguenze per la struttura stessa
del modello concettuale. Principio che, come abbiamo cercato di
dimostrare, determinante al momento di operare linclusione o
lesclusione di certi fenomeni quali le forme del discorso
riportato dallambito dapplicazione del modello.
107

CAPITOLO TERZO
LA STRUTTURA ENUNCIATIVA
Il fatto religioso sarebbe forse
spiegabile
se

la

lingua

stessa

non

consentisse che la parola di


qualcuno (L) fosse la pura e
semplice realizzazione della
parola di un altro (L)?
Oswald Ducrot

1. La pragmatica integrata
Il concetto di polifonia e quello di punto di vista si
associano recentemente in linguistica a partire dal tentativo di
Oswald Ducrot di sviluppare una pragmatica integrata alla
semantica in una prospettiva che presupponga una concezione
enunciativa del senso linguistico (cfr. quanto esposto nel
secondo capitolo).
Innanzitutto, Ducrot difende lidea dellimpossibilit della
costruzione di una linguistica della langue che non tenga conto
della linguistica della parole. Idea che viene diffusa attraverso
una serie di slogan come linscrizione del dire nel detto o
lintroduzione dellenunciazione nellenunciato.
108

Tuttavia

lintegrazione

strutturale

della

descrizione

pragmatica nella componente semantica esige, come passo


previo, una revisione della dicotomia saussuriana di langue e
parole e una rilettura del ruolo assegnato alla pragmatica
allinterno della descrizione linguistica.
Per quanto riguarda questo secondo aspetto, importante
precisare che Ducrot distingue due modi dintendere la nozione
di pragmatica (Ducrot e Schaeffer, 1995): da una parte la
pragmatica1 intesa come lo studio della situazione di discorso,
vale a dire tutto ci che allinterno di un enunciato soggetto al
contesto nel quale viene usato e che permette di determinare,
ad esempio, i referenti dei deittici, di identificare gli atti di
parola

realizzati

attraverso

lenunciato,

di

sciogliere

le

ambiguit sintattiche di certi enunciati ecc., e dallaltra, la


pragmatica2 che sinteressa non gi delleffetto della situazione
sulla parole ma delleffetto della parole sulla situazione di
discorso e che riguarda fondamentalmente i rapporti tra il
linguaggio e le azioni compiute attraverso di esso. In effetti, la
maggior parte degli enunciati, se da un lato offre delle
informazioni sul mondo, dallaltro pretende di stabilire tra i
partecipanti del discorso un tipo particolare di rapporto
diverso a seconda dellatto di parola che viene realizzato che
serve a costituire una determinata immagine del locutore
attraverso il linguaggio, mentre, parallelamente, attribuisce al
destinatario una determinata immagine di s insieme ad una
concreta attitudine rispetto allenunciato.
La soluzione che la teoria ducrotiana offre dunque alla
questione della necessit o meno dincludere la componente
pragmatica entro la descrizione linguistica e degli eventuali
rapporti tra componente pragmatica e componente semantica
favorisce lo studio unificato delle due componenti entro
ununica

descrizione

semantica

che

farebbe

parte

della

descrizione linguistica.
109

La pragmatica integrata56, come viene chiamata dal suo


autore, una parte della teoria semantica che cerca dintegrare
entro il codice linguistico (la langue di Saussure) alcuni aspetti
dellevento enunciativo. Come afferma Ducrot:
Il est donc impossibile de dire, come lexigerait, sous sa
deuxime forme, la thse no-positiviste, que la
pragmatique travaille sur les rsultats de la smantique. En
fait, elle doit travailler directement sur la structure
syntaxique de lnonc. En reprenant une expression de A.
Culioli, elle doit tre intgre, et non pas surajoute, la
description smantique. (Anscombre e Ducrot, 1976/1983:
20).

Per riprendere allora la prima questione riguardante la


revisione dello strutturalismo saussuriano, Ducrot (1978b/1984)
propone un percorso inverso a quello suggerito dalliniziatore
dello strutturalismo linguistico.
Infatti, secondo Ducrot, lopposizione tra langue e parole in
Saussure ha due valenze diverse: la prima valenza di carattere
metodologica e corrisponde alla distinzione tra il dominio
dosservazione

della

linguistica

loggetto

costruito

per

renderne conto. In questo senso Saussure chiama losservabile


parole e la costruzione teorica langue. Ma parallelamente il
linguista ginevrino usa questa coppia di espressioni per unaltra
distinzione che per interna allosservabile. La seconda
56Lespressione pragmatica integrata appare gi in Anscombre e
Ducrot (1976: 8). Successivamente, in Ducrot e Parret (1995: 90), si
user anche lespressione pragmatica linguistica per designare
quella parte della pragmatica generale che studia gli atti che si
presentano entro il senso degli enunciati come compiuti attraverso
lenunciazione, vale a dire come la descrizione dellenunciazione che
fa il senso degli enunciati, e che si differenzia da unaltra dimensione,
la pragmatica langagire che si occupa soprattutto dello studio
dellazione umana eseguita attraverso il linguaggio, cio i diversi modi
per influire sugli altri. Cos, porre una domanda come Hai visto
Maria? in una particolare situazione comunicativa pu avere lo scopo
di sconvolgere, mettere in imbarazzo, offendere, commuovere
linterlocutore, ma questo effetto che si cerca tramite la parola non
costitutivo della domanda stessa e quindi non farebbe parte della
pragmatica linguistica come viene intesa da Ducrot, ma della
pragmatica langagire.

110

valenza

dellopposizione

sostiene

Ducrot,

di

carattere

materiale e riguarda il noto paragone tra uno spartito (la


langue) e la sua esecuzione (la parole): mentre la langue
costituita da certi rapporti tra gli elementi del linguaggio
reperibili

tramite

lintrospezione

tramite

uno

studio

distribuzionale, i fatti di parole sono gli eventi storici che


riflettono

diversi

atti

di

comunicazione

effettivamente

compiuti.
Pertanto quando la teoria ducrotiana afferma che loggetto
teorico langue non pu essere costruito senza fare allusione
allattivit

di

parole

in

realt

utilizza

le

due

accezioni

dellopposizione saussuriana: in pratica, luso che Ducrot fa del


termine

langue

nella

sua

accezione

di

oggetto

teorico

corrisponderebbe alla distinzione metodologica saussuriana,


mentre invece il riferimento alla parole nella sua accezione di
evento storico renderebbe conto della distinzione materiale.
Questo spostamento possibile, secondo Ducrot, poich le
due opposizioni sono in stretto rapporto:
Lopposition mthodologique produit lopposition matrielle
en se projectant lintrieur de lun de ses termes, la
parole, et en y oprant un clivage entre deux catgories de
phnomnes.
(Ducrot,
1978b/1984:
68.
Corsivo
nelloriginale).

La teoria ducrotiana mantiene dunque la distinzione


metodologica tra losservabile e loggetto teorico che ne rende
conto

(che

corrisponde

alla

distinzione

precedentemente

descritta tra enunciato e frase), ma difende lidea secondo la


quale elemento costitutivo di questo oggetto teorico (la frase e il
suo significato) sia contenere delle indicazioni riguardanti latto
di parlare, lenunciazione:
Notre thse est que la langue (comme object thorique) doit
contenir une rfrence ce qui est, pour Saussure, la
parole. Ce qui revient dire, en fin de compte, que la

111

distinction mthodologique doit tre projete sur le donn


selon une trac diffrent de celui propos par Saussure.
(ibid : 69)

In pratica, la pragmatica integrata considera che tanto gli


enunciati

quanto

una

importante

quantit

di

forme

grammaticali, di parole del lessico, di espressioni ecc. hanno


come caratteristica costante il fatto che il loro senso allude alla
loro enunciazione. Il principio fondamentale della pragmatica
integrata quindi che lenunciazione inscritta nella lingua.
Tuttavia, secondo Ducrot questa inclusione della parole
dentro la langue non contraddice il proposito di considerare la
pragmatica

linguistica

come

una

componente

di

natura

strutturale.
Riassumendo i principi dello strutturalismo, infatti, si
rilevano due caratteristiche fondamentali: nello studio di
qualsiasi dominio, la ricerca strutturalista definisce gli oggetti
che ne fanno parte, gli uni in rapporto agli altri, ignorando
volutamente sia le descrizioni di natura essenzialista sia tutte
le caratteristiche che definiscono gli oggetti in relazione ad altri
domini esterni. Da questo principio dimmanenza si ricava anche
lidea che le relazioni (o meglio, le opposizioni) che si
stabiliscono tra gli elementi di un determinato dominio sono
costitutive,

vale

dire

gli

elementi

si

definiscono

costitutivamente in rapporto alle relazioni che intrattengono con


il resto delle entit dello stesso dominio.
La versione dello strutturalismo verso la quale Ducrot
propende (1978b/1984: 77-81), denominata dal suo autore
strutturalismo del discorso ideale, ed esprime il modello
strutturalista considerando come dato empirico non la frase
(che nellarticolo viene denominata enunciato) che unentit
astratta,

ma

lenunciato

(per

il

momento

definito

atto

individuale denunciazione) dal quale la frase, elemento della


lingua, deve rendere conto. Come afferma lo studioso
112

si elle [n.d.a. questa concezione] est structurale, cest dans


la mesure o elle pose que le domaine de lnonciation
exige, un certain niveau au moins, une description
autonome (arbitraire, au sens de Saussure), qui rlve en
lui une intelligibilit interne. (Ibid: 77).

Uno degli esempi paradigmatici che secondo Ducrot


illustrano la possibilit di uno studio strutturale dellevento
enunciativo rappresentato dallanalisi degli atti illocutivi che
mettono

in

evidenza

il

doppio

carattere

costitutivo

autoreferenziale del fenomeno enunciativo:


laspect illocutoire de lactivit de parole lui confre une
ncessaire rfrence elle-mme et permet dj de lui
reconnatre le primat indispensable son tude
structurale. (1978b/1984: 78).

Nelle sue origini, in effetti, la pragmatica integrata


guidata dai lavori della scuola analitica inglese sugli atti di
parola. Infatti, come suggerisce Veron (1973: 262) a partire
della nozione austiniana di atti illocutivi Ducrot tenta di
costituire una teoria esplicita capace di rendere conto del fatto
che esistono certe regole di carattere istituzionale (e quindi
sociale) inscritte nella struttura stessa della lingua. Tuttavia,
segnala lautore, non si tratterebbe di una dichiarazione di
principi alla maniera saussuriana, ma piuttosto di mostrare
attraverso

lanalisi

linguistica

concreta

che

delle

ipotesi

specifiche sulla natura e funzione di queste regole sono


fondamentali per la descrizione semantica delle frasi. Infatti,
come segnala Veron, la teoria ducrotiana mette il contesto al
centro della riflessione semantica. Tuttavia, questa nozione di
contesto non di certo una nozione imprecisa dove si ripone
tutto ci che non si vuole o non si pu spiegare. Al contrario, in
Ducrot si tratta di un contesto normativo, istituzionale, la cui
natura pu essere identificata.

113

Tornando invece alla caratterizzazione del discorso ideale,


con questa espressione si vuole mettere in rilievo la distinzione
tra gli effetti reali di un atto di parola e luniverso ideale che
questo atto fonda.
In pratica, presentare unenunciazione come una promessa,
significa,

secondo

Ducrot,

presentare

se

stesso

come

subordinato a compierla; ma ci non significa che il soggetto sia


di fatto obbligato a farlo nella realt. In altre parole, lunico
potere inerente allatto illocutivo quello di generare un mondo
ideale e dettar legge per questo mondo. Infatti, Ducrot avverte
della necessit di distinguere le persone del discorso reale dai
personaggi del discorso ideale:
Beaucoup de difficults de la smantique linguistique
tiennent ce quon distingue mal les destinataires
prsonnages de la comdie illocutionaire et le rcepteur
rel du message. (1978b/1984: 81)

Per rendere conto dei fatti enunciativi nella prospettiva


della pragmatica integrata si deve quindi descrivere la struttura
polifonica che essa manifesta.

2. Soggetto empirico vs. locutore


In Ducrot (1978) viene proposta una prima descrizione
delle figure enunciative, individuando in pratica il soggetto
empirico e il locutore da una parte, e lascoltatore e il
destinatario dallaltra.
Eimportante segnalare che dal punto di vista teorico non si
arrivati ancora allo sviluppo di una concezione polifonica
dellenunciazione e quindi la distinzione tra le figure enunciative
viene operata soprattutto tenendo conto della nozione di atti
illocutivi. Questo primo periodo della riflessione ducrotiana sulla
114

struttura dellenunciazione segnato, quindi, dallimportanza


attribuita alla nozione di forza illocutiva della filosofia del
linguaggio ordinario la cui attribuzione allatto denunciazione
costituisce, secondo Ducrot, il senso stesso di ci che detto e
che

permette

di

rendere

conto

dellinscrizione

dellatto

denunciazione dentro lenunciato.


Riprendendo la descrizione di atto illocutivo di Austin
(1962) Ducrot ne evidenzia due propriet: se da una parte esso
parte integrante del senso dellenunciato al quale d luogo,
dallaltra lenunciazione di questo enunciato designata come la
fonte dellatto stesso. Queste due propriet congiunte rendono
conto secondo Ducrot del fatto che il senso di un enunciato che
contiene

un

atto

illocutivo

comporta

anche

una

caratterizzazione della sua enunciazione.


Infatti,

secondo

Ducrot,

impossibile

descrivere

ad

esempio il senso dellenunciato Vieni! senza evidenziare che


servito ad un soggetto per ordinare ad un altro soggetto di
venire (ci che verifica la prima propriet). Tuttavia, latto
dordinare non consiste soltanto nel far sapere ad un altro che
ha lobbligo di venire, ma di fondare questobbligo nella parola e
per effetto dellatto denunciazione.
In pratica, in Ducrot (1978) si distinguono nella struttura
dellenunciazione due figure: L e L. L lindividuo agente
dellattivit linguistica rappresentato dal pronome di prima
persona degli enunciati non performativi, mentre L definito
come il soggetto dellenunciazione in quanto tale e quindi
rappresenta la prima persona negli enunciati performativi.
I due esempi proposti da Ducrot (1978: 517) sono
rispettivamente
1) Ieri ero a Milano.
2) Prometto di essere a Milano domani.

115

In 1) la persona alla quale si riferisce il pronome di prima


persona certamente quella che parla, designa un soggetto del
mondo ma senza rimandare per alla sua natura di parlante; per
questo sidentifica con L, che nella realt empirica produce
lenunciato: la sua presente parola solo una delle sue
molteplici attivit, e indubbiamente non lattivit svolta
durante il soggiorno a Milano (ibid: 517). Mentre in 2), come
effetto della presenza di un enunciato performativo, il referente
del pronome personale L: il locutore in quanto tale a
realizzare latto di promessa attraverso lenunciazione stessa.
Simmetricamente si distinguono dentro questa struttura le
figure dellascoltatore (o recettore) D e del destinatario D.
Mentre lascoltatore viene considerato come la persona di
fronte alla quale si parla e quindi un soggetto la cui identit
determinata ogni volta dal contesto extra-linguistico o dalla
situazione del discorso, e come tale, considerato esterno al
senso dellenunciato; il destinatario, invece, una figura
costante e intrinseca allenunciazione che interviene quando il
senso dellenunciato comporta una rappresentazione del fatto
enunciativo. (ibid: 519).
In altre parole, quando lenunciato ha un valore illocutivo e
il locutore in quanto tale ordina a qualcuno, o interroga
qualcuno, queste azioni creano (o secondo Ducrot, si presentano
come creatrici) degli obblighi costitutivi dellatto illocutivo.
Questi obblighi o diritti riguardano la figura del destinatario di
questa parola che avr allora lobbligo di fare o non fare o di
rispondere. O come nellesempio 2) si tratter di dare al
destinatario di essa il diritto di richiedere ladempimento della
promessa.
Per rendere pi esplicita la distinzione, Ducrot (ibid: 520)
raggruppa le quattro figure nel seguente esempio:
Ti

prom

riaccompagner.
116

etto
D

he

Infatti, mentre D e L in quanto tali appartengono al senso


degli enunciati poich definiscono il carattere illocutivo di esso
(L promette a D di fare X), D e L sono i due soggetti delle
azioni descritte attraverso lenunciato (L riaccompagner D).
Questo porta a considerare, in effetti, che lio (prometto e
riaccompagner) e il tu (il primo e il secondo ti)
superficiali dellenunciato in realt celano figure di diversa
natura e quindi non sono necessariamente riconducibili a due
soli soggetti: i due poli della comunicazione.
Questa prima distinzione riproduce a livello enunciativo
lopposizione che la teoria austiniana opera tra enunciati
constatativi

ed

enunciati

performativi

sulla

quale

ci

soffermeremo di seguito.

2.1.Gli atti illocutivi e gli enunciati performativi.


Senza entrare nel merito della questione che richiederebbe
unaccurata

descrizione

delle

successive

modifiche

della

concezione austiniana degli atti di parola e del successivo


dibattito

intorno

alla

nozione

di

atto

illocutivo

che

oltrepasserebbe i limiti del nostro attuale lavoro, vorremmo


soltanto mettere in risalto alcuni aspetti della questione
attinenti al modo in cui la teoria austiniana viene recepita ed
utilizzata da Ducrot per inquadrare la problematica enunciativa.
In questo senso, le brevi osservazioni che seguono si
fondano in grande misura sullesegesi critica svolta in Rcanati
1979, 1981 e 2002, testi ai quali rimandiamo per ulteriori
delucidazioni.

117

Come ormai noto la prima versione della teoria


austiniana

propendeva

per

la

distinzione

tra

due

tipi

denunciati: gli enunciati che servono a descrivere la realt


(chiamati constatativi) dagli enunciati che la trasformano
(chiamati performativi o realizzativi). Gli enunciati performativi
si distinguono da quelli constatativi per due aspetti: in primo
luogo, sono atti, vale a dire la loro enunciazione equivale alla
realizzazione di unazione

che va oltre il semplice atto fisico

demettere lenunciato, e in secondo luogo, il loro compimento


nellenunciazione ha leffetto di fondare o trasformare la realt.
Gli enunciati constatativi invece si limitano a descrivere una
realt o uno stato di cose e possono ricevere anche una
descrizione in termini di valori di verit. Questa differenza
palesa quindi lopposizione tra
3) La terra rotonda.
4) Vieni!
Mentre 3) descrive uno stato di cose e quindi il suo valore
di verit cambia in funzione della situazione descritta, 4) non
descrive la realt e quindi non n vero n falso, ma costituisce
una realt nuova, istituita dallordine stesso.
Parallelamente,

Austin

ha

dimostrato

un

particolare

interesse per lo studio di un sottoinsieme dei performativi,


chiamati performativi espliciti, enunciati performativi la cui
performativit, vale a dire il fatto che essi siano una
promessa,

un

ordine,

una

domanda

ecc.

indicato

nellenunciato stesso attraverso un verbo performativo. Ad


esempio Ti ordino di venire, Ti prometto di venire, Ti
avverto che verr ecc.
Lesistenza dei performativi espliciti funziona per Austin
come una sorta di test per individuare la natura di alcuni
enunciati

intuitivamente ambigui. Cos, lenunciato

Verr
118

domani, anche se in certi contesti pu apparire come una mera


constatazione di un evento futuro, nella misura in cui ammette
di essere parafrasato mediante luso di un verbo performativo
(Ti prometto che verr domani o Ti avverto che verr
domani ad esempio), si deve al fatto che si tratta, in realt, di
un enunciato performativo primario in cui cio non compaiono
le marche performative.
Tuttavia, questo test che originariamente era destinato a
rendere sistematica la distinzione tra constatativi e performativi
conduce Austin a rimettere in causa i fondamenti stessi di tale
distinzione. In effetti, sembrato evidente che tutti gli enunciati
classificati a priori come constatativi si lasciassero parafrasare
attraverso dei performativi espliciti (cos lesempio 3) si pu
trasformare in Affermo che la terra rotonda ecc.) e quindi a
questo punto sembrerebbe che tutti gli enunciati, compresi
quelli constatativi siano perci performativi.
Queste considerazioni portano Austin ad abbandonare la
distinzione

constatativi/performativi

in

virt

di

unattenta

valutazione della performativit come un fenomeno di pi


ampia portata che coinvolge non soltanto gli enunciati che
manifestano un verbo performativo esplicito (ti prometto, ti
ordino, ti avverto ecc.), ma tutti gli enunciati anche quelli in
apparenza pi descrittivi. Questa generalizzazione del modello
austiniano implica in effetti che un enunciato come 1) sia
parafrasabile in certi contesti come 1) o 1)
1) [affermo che] Ieri ero a Milano.
1) [ti avverto che] Ieri ero a Milano.
In

pratica

la

concezione

di

una

performativit

generalizzata a tutti gli enunciati porta ad assumere che la


differenza

tra

essi

non

debba

essere

posta

nei

termini

descrittivo/non descrittivo. Partendo invece dallosservazione


119

che, come altre attivit umane, lattivit linguistica pu essere


considerata come unazione tendente a produrre cambiamenti
nella realt si arriva a considerare che tutti gli enunciati hanno
una dimensione locutiva, perlocutiva e soprattutto illocutiva,
vale a dire sono atti che date certe condizioni (che Austin
chiama condizioni di felicit) si compiono sempre attraverso la
sua enunciazione. Si assume allora che la differenza tra di essi
non pu pi essere posta in termini descrittivo/non descrittivo
ma essa interna al modo di manifestazione (esplicito o
primario) di questi atti.
Infatti dalla distinzione tra constativi/realizzativi si passa
alla distinzione tra performativi espliciti e performativi primari.
In questi termini, la differenza tra 1) e 3) da una parte e 2) e 4)
dallaltra, si spiega ora con il fatto che se 1) e 3) sono enunciati
performativi primari, vale a dire due atti che hanno la forza
illocutiva

di

unaffermazione

quindi

possono

essere

parafrasati attraverso un verbo performativo come affermo


che, 2) e 4) invece sono enunciati performativi espliciti, vale a
dire sono introdotti da un verbo performativo e quindi latto che
designano indicato nellenunciato stesso.
Fatto questo abbozzo della teoria austiniana, ci che rimane
tuttavia da considerare luso che Ducrot fa di questa prima
distinzione tra constatativi/performativi e parallelamente della
caratterizzazione che costruisce della nozione dillocutivo, che
permette di rendere conto delle figure enunciative. Uso che in
stretto rapporto con le critiche e le modifiche che lo stesso
Ducrot tenta di operare sulla teoria austiniana degli atti
linguistici col proposito di costruire delle descrizioni che
risultino pi funzionali allanalisi linguistica e che siano anche in
grado di risolvere alcune questioni legate al modello strutturale,
come ad esempio il rapporto tra riferimento linguistico e realt
(cfr. Ducrot, 1977).

120

2.2. Atti illocutivi e sui-rfrence


Un primo punto da notare la caratterizzazione degli atti
illocutivi che fa Ducrot (1977) secondo la quale essi manifestano
alcune specificit:

In primo luogo un atto illocutivo coinvolge una

trasformazione di carattere giuridico, vale a dire


implica la creazione di diritti e doveri per i partecipanti
allatto. Queste trasformazioni giuridiche non sono
per n marginali n aggiuntive rispetto allatto, ma al
contrario sono costitutive dellatto stesso e quindi lo
definiscono come tale.

In secondo luogo, per quanto riguarda lagente e il

paziente delle trasformazioni operate, Ducrot segnala


che negli atti illocutivi lagente essenzialmente un
locutore (L) mentre il paziente il destinatario (D,
colui che avr lobbligo di rispondere nel caso di una
domanda o il diritto di chiedere ladempimento di una
promessa ecc.).

In terzo luogo, ammesso che gli attori dellatto

illocutivo siano i personaggi dellenunciazione bisogna


evidenziare per che si tratta dei personaggi in quanto
tali vale a dire personaggi la cui identit viene
determinata dalla natura stessa dellatto linguistico. In
questo senso, non si tratta daffermare che ad esempio
una domanda abbia un locutore ed un destinatario, ma
che ci che le conferisce un carattere illocutivo la
sua

precisa

allusione

quel

locutore

e a

quel

destinatario (ibid: 126).

Infine, riprendendo la categoria di autoreferenza

evidenziata gi da Emile Benveniste (1966: cap. XXI e


XXII) nel suo studio dei performativi Ducrot considera
questo aspetto autoreferenziale come caratteristica
121

determinante degli atti illocutivi.57 Infatti, secondo


lautore, unenunciazione non pu servire a compiere
un atto illocutivo senza fare riferimento a se stessa,
senza essere quindi sui-rfrentielle, cos gli obblighi
imposti dalle trasformazioni giuridiche sono creati in
virt della propria parola. Come afferma Ducrot, non
si tratta di rendere esplicito un obbligo preesistente,
ma di crearne uno nel momento in cui si parla, proprio
in virt della parola. (Ducrot, 1977:126).
Ducrot spiega questa differenza notando che mentre
possibile realizzare laccertamento di un dovere attraverso un
enunciato constatativo come
Tu hai il dovere di andare a Parigi, ma preferirei che non ci
andassi.
se si sostituisce la prima parte dellenunciato con un
imperativo, secondo Ducrot, lenunciato diventa contraddittorio:
Vai! Ma preferirei che non ci andassi.
Ducrot spiega lassurdit del secondo enunciato affermando
che il constatativo, sebbene esprima un obbligo, pu non
introdurre un atto illocutivo dordine. Allora
[] affinch unenunciazione possa essere descritta come
ordine, necessario che si riferisca a se stessa, e si presenti
come una fonte di un obbligo. (Ducrot, 1977: 127)

Infatti,
rfrence

limportanza
porta

Ducrot

assegnata
a

al

concetto

riconsiderare

la

di

sui-

prima

delle

caratteristiche attribuite agli atti illocutivi (il loro carattere


57 Per una critica della posizione di Ducrot riguardante la natura suirfrentiel dellillocutivo si veda, ad esempio, Berrendonner (1981:
107-110).

122

giuridico). Ci lo conduce a puntualizzare che le trasformazioni


giuridiche

imposte

agli

attori

dellenunciazione

vengono

presentate dalla struttura linguistica come fonti dobbligo, ma


ci non significa che siano effettivi per quanto riguarda la
realt. Spiega Ducrot
questo perch le modificazioni giuridiche costitutive
dellatto sono apparse legate al riferimento che
lenunciazione fa alla propria esistenza; oppure [] al fatto
che esse coinvolgono i personaggi dellenunciazione in
quanto tali. Quando si parlava di obblighi imposti o assunti,
si descriveva soltanto una specie di autoritratto del discorso
(autoritratto che rimane comunque un tratto distintivo
dellatto illocutivo). Tutto ci che si pu affermare che la
domanda, per esempio, si presenta come qualcosa che
obbliga il destinatario a rispondere; ma questa restrizione
non impedisce di dire che la domanda non sarebbe
domanda se non contenesse questa immagine. (Ibid: 127)

Una

delle

conseguenze

caratterizzazione

proposta

pi

consiste,

significative
secondo

Ducrot,

della
nel

sottrarre importanza al problema delle condizioni di felicit


che

certi

enunciati

effettivamente

un

devono

determinato

soddisfare
atto

(la

per

realizzare

gerarchia

degli

interlocutori, i loro rapporti interpersonali, e altre questioni che


riguardano il contesto enunciativo extra-linguistico). In effetti,
secondo il linguista, latto illocutivo non opera una reale
trasformazione

della

situazione

giuridica

dei

personaggi

coinvolti, ma pretende di farlo: Pur mantenendo il carattere


costitutivo delle trasformazioni giuridiche va precisato nello
stesso tempo chesse hanno lo statuto dellintenzionalit, o della
pretesa. (Ibid: 127)
Lobiettivo

che

accompagna

le

riflessioni

ducrotiane

implica, infatti, la costruzione di una nozione di illocutivo che


discostandosi da quella di Austin sinserisce nellambito di una
linguistica di carattere strutturale, e quindi, tende ad una
descrizione autonoma e immanente dellillocutivo. Descrizione
che si rende possibile solamente mediante lintroduzione della
123

categoria di sui-rfrence che permette di descrivere latto


illocutivo, non gi in rapporto alla realt, ma in rapporto alle
presunzioni che latto denunciazione fonda:
Dal momento che il sistema di diritti e di doveri che
costituisce lillocutivo rimane allinterno del mondo
immaginario aperto dallenunciazione, esso pu essere
preso in considerazione in una descrizione puramente
interna allattivit linguistica.(Ibid: 128)

2.3. Enunciati performativi e autoreferenza.


Per quanto riguarda invece gli enunciati performativi, la cui
scoperta storicamente anteriore agli atti illocutivi i quali,
come abbiamo gi accennato, appaiono come rettifica e
generalizzazione dei primi, Ducrot ne evidenzia due propriet
fondamentali: la prima propriet dei performativi (espliciti) il
loro valore dazione netto, esplicito e non-ambiguo. Cos
mentre, come suggerisce Ducrot, un enunciato performativo
(primario) come Vieni! pu servire ad atti diversi (consigliare,
comandare, autorizzare ecc.), Ti ordino di venire utilizzabile
soltanto per il comando. La seconda propriet dei performativi
(espliciti) evidentemente la sui-rfrence:
Essa appare in modo particolarmente chiaro nella misura in
cui la loro enunciazione, intesa come un commento su se
stessa, automaticamente vera, e ha il privilegio [] di
confermarsi ipso facto. Esiste infatti una coincidenza [] tra
latto che essa dichiara di compiere e quello che compie:
dicendo Ti ordino, io ordino effettivamente e quindi non
posso non dire la verit. (Ibid: 129. Corsivo nelloriginale)

Giunti a questo punto, la critica pi importante che Ducrot


rivolge

al

modello

austiniano

puntualmente

che

la

generalizzazione che conduce allidea di una performativit


estesa a tutti gli enunciati porta a dimenticare un aspetto

124

fondamentale degli enunciati performativi: il loro carattere


autoreferenziale:
Limportanza di questi risultati [nda. la performativit
generalizzata a tutti gli enunciati] non deve per
nascondere il prezzo che per essi si pagato. Avvicinando,
in base al loro comune valore dazione, gli enunciati
performativi e non performativi, si effettivamente portati a
minimizzare la prima caratteristica del performativo, la suirfrence. Infatti, questultima si manifesta, nelle
enunciazioni performative, sotto forma di autoconferma,
propriet che non appartiene agli altri modi di realizzazione
dellillocutivo []. (Ibid.: 130)

In

effetti,

performativit
allimportanza

la

reticenza

ducrotiana

generalizzata
che

il

linguista

si

deve

assegna

ad

assumere

una

fondamentalmente
alla

natura

sui-

rfrentielle degli enunciati performativi.


Infatti,

Ducrot

riconosce

un

tipo

di

autoriferimento

caratteristico di ogni atto illocutivo e che si ritrova anche


nellimperativo e che consiste nel fatto che
[] lunico valore di questa enunciazione sta nel significare
senza per questo affermarlo che fonte di un nuovo
obbligo per il destinatario. Autoallusione che non ha niente
a che vedere con la struttura sintattica dellenunciato
utilizzato, con il fatto che si tratta di un indicativo presente
che comporta prima e seconda persona. (Ibid: 132)

Questa definizione abbozza una differenza, gi presente in


Ducrot (1972), rispetto alla nozione di sui-rfrence proposta
a sua volta da Emile Benveniste (cfr. Benveniste, 1963/1966:
273 e sgg.) e dalla quale lo studioso prender una certa
distanza58.

58 Per una critica globale del modello ducrotiano che tra altre
questioni si riferisce anche alla lettura che fa Ducrot dei performativi
in Benveniste, si veda Henry (1977: 78 e sgg.).

125

Se da una parte Benveniste59 riconosce le propriet


autoreferenziali degli enunciati come Io prometto o Io giuro,
tuttavia,

assume

che

lesistenza

di

enunciati

con

valore

performativo sono una manifestazione di un fenomeno di pi


ampia portata che egli descrive come la presenza della
soggettivit nel linguaggio.
Lnonciation sidentifie avec lacte mme. Mais cette
condition nest pas donne dans le sens du verbe; cest la
subjectivit du discours qui la rend possibile. On verra la
diffrence en remplaant je jure par il jure. Alors que je jure
est un engagement, il jure nest quune description, au
mme plan que il court, il fume. On voit ici, dans des
conditions propres ces expressions que le mme verbe,
suivant quil est assum par un sujet o quil est mis hors
de la personne, prend une valeur diffrente. (Benveniste,
1958/1966: 265).

Per Benveniste, se il performativo ha anche la propriet di


essere autoreferenziale, ci si deve al fatto che, se da una parte
si riferisce ad una realt che esso stesso costituisce, dallaltra
nomina (dnomme) allo stesso tempo latto realizzato. Questo
fatto conduce dunque Benveniste a collegare il fenomeno
dellautoreferenza

ad

una

precisa

forma

linguistica

degli

enunciati in cui si manifesta:


io + verbo dichiarativo + presente

59 importante precisare che la scoperta di Benveniste degli


enunciati performativi indipendente e storicamente anteriore alla
sistematizzazione dello stesso fenomeno da parte di Austin e dei
filosofi del linguaggio di Oxford (cfr. Benveniste, 1958/1966). Anche se
Benveniste nel suo articolo di 1958 non utilizza il termine
performativo, che sar unacquisizione posteriore e derivata dalla
lettura dei testi austiniani, tuttavia arriva a riconoscere il
funzionamento particolare di certi tipi di verbi di parola in
costruzioni come io giuro, io prometto, io garantisco nei quali la loro
enunciazione determina latto stesso che si compie enunciandoli. Per
luso della nozione di performativo e una critica alla filosofia analitica
si veda anche Benveniste (1963/1966). Per unanalisi critica della
nozione di soggettivit in Austin e Benveniste si veda anche Caussat
(1985).

126

Supporre che la forma linguistica dei performativi risponda


a

questo

schema

porta,

per,

allesclusione

del

modo

imperativo, dellinterrogazione ecc. dallambito degli atti di


parola.
In effetti, oltre la forma linguistica, il rifiuto dincludere, ad
esempio, gli enunciati imperativi nei performativi giustificato,
secondo Benveniste, anche da altri tre motivi: in primo luogo, il
fatto che gli imperativi rispondono ad una modalit specifica
(quella che serve al comando) che non denotativa (non
tendono a comunicare un contenuto); in secondo luogo, tenendo
conto che limperativo non assume n una marca temporale n
un riferimento personale, non possibile considerarlo un tempo
verbale e, infine, che al non riferire allatto di parola realizzato
non ha quindi la caratteristica dellautoreferenza inerente ai
performativi.60
Ducrot

daccordo

con

Benveniste

nel

considerare

laspetto autoreferenziale come una caratteristica degli atti di


parola,

ma

contrariamente

Benveniste,

per

Ducrot

lapparizione dei morfemi personali o, pi genericamente dei


deittici, in un enunciato mostra soltanto che esso utilizza
lenunciazione per parlare del mondo e non che fa riferimento
ad essa, e perci rifiuta lidea dassimilare gli atti di parola ad
una

determinata

forma

linguistica

(io

presente).

Parallelamente, secondo Ducrot

60 Senza andare oltre queste considerazioni importante per


sottolineare che la scelta di questi criteri formali consentono a
Benveniste
di
difendere
la
produttivit
della
distinzione
performativi/costativi (cfr. Benveniste, 1963/1966: 276), a patto per
di restringere gli atti di parola ai cosiddetti performativi espliciti,
escludendo dalla categoria tutti gli altri enunciati che vengono
considerati da Austin performativi primari. Fatta eccezione per
lenunciato La sance est ouverte che Benveniste considera
performativo e le cui particolarit vengono analizzate in Rcanati
(1979).

127

il fenomeno dellautoriferimento (assunto nel senso forte


di unenunciazione che tratta di se stessa) ci sembra
talmente eccezionale da richiedere esso stesso una
spiegazione. Ma se ci si serve di tale fenomeno per rendere
conto della performativit, si rinuncia definitivamente a
spiegarlo. (Ducrot, 1972: tr. it. 83)

La proposta ducrotiana, dunque, consiste nellassumere


come fatto primario che alcuni enunciati sono socialmente
destinati al compimento di alcune azioni e, a partire da questo
fatto, si spiega che li si interpreti come autoreferenziali quando
comportano

determinati

morfemi

soggettivi.

Secondo

questinterpretazione la formula Ti prometto considerata


istituzionalmente come uneffettiva promessa, come un atto che
impone al locutore un obbligo e istaura dalla parte del
destinatario il diritto di richiederne ladempimento; perci se ne
deduce il carattere autoreferenziale: essendo alla prima persona
del presente, questo enunciato significa, infatti, che il locutore
compie

nel

momento

in

cui

parla

latto

di

promettere

soddisfacendo cos alla definizione di performativo. Per Ducrot,


lesistenza dei performativi indice di un fenomeno pi
generale: quello degli atti linguistici, vale a dire una classe
dazioni che hanno in comune la propriet di compiersi in modo
istituzionalizzato e convenzionale mediante luso della parola.
Se riassumiamo la discussione precedente osserviamo che
la posizione di Ducrot riguardante i performativi, in queste sue
prime

riflessioni,

assume

un

carattere

fondamentale

per

linterpretazione della sua concezione enunciativa del senso: da


una parte, si discosta dalla posizione assunta da Benveniste in
quanto

questultimo

associa

direttamente

la

natura

autoreferenziale di tali enunciati allapparizione o meno di certi


morfemi

personali,

mentre

per

Ducrot,

linterpretazione

autoreferenziale non deriva dai deittici, ma, come abbiamo


detto, una conseguenza della natura convenzionale degli atti
associati ai performativi. Dallaltra parte, Ducrot critica anche la
128

concezione austiniana perch non comprende alcun tipo di


autoreferenzialit tra i tratti costitutivi degli illocutivi, il che
comporta come conseguenza che la descrizione austiniana
dellillocutivo suppone che le trasformazioni giuridiche associate
agli atti linguistici operino delle reali modificazioni nel quadro
della situazione sociale dei partecipanti. Ci che, secondo
Ducrot, non consente lo studio strutturale ed autonomo di questi
fenomeni.
Su questo sfondo di ridefinizioni sinstalla dunque la prima
concezione enunciativa ducrotiana: le figure che rappresentano
listanza enunciativa sono quelle la cui immagine pu essere
costruita esclusivamente a partire dal senso degli enunciati
(inteso come linsieme dei commenti fatti allenunciazione
stessa), figure che coincidono con gli agenti degli atti illocutivi
manifestati negli enunciati, e cio con L e D in quanto tali e
distinti da L e D, e cio lagente e il paziente degli atti locutivi e
perlocutivi ad essi associati.
Infine, senza entrare nel cuore della questione importante
per sottolineare che con lo scopo di preservare la tesi secondo
cui

esistono

convenzioni

pragmatiche

che

associano

performativi espliciti agli atti illocutivi, e nel tentativo di


rendere conto dellinscrizione del dire nel detto, Ducrot sostiene
lipotesi secondo la quale possibile costruire una derivazione
delocutiva dei verbi performativi facendoli derivare da una
locuzione o una formula che originariamente era destinata a
compiere latto linguistico. Questa proposta evidentemente
ispirata

alle

riflessioni

benvenistiane

sulle

espressioni

delocutive (cfr. Benveniste, 1958b/1966: 277-285) che rende


conto

delle

possibilit

diacroniche

di

inscrizione

dellenunciazione nel lessico.61


61In breve, la spiegazione proposta da Ducrot per rendere conto dei
verbi performativi utilizzando la nozione di derivazione delocutiva
suppone, in effetti, che promettere significhi fare latto che si compie
dicendo io prometto e quindi se enunciando io prometto, dico che
prometto perch una convenzione linguistica dellitaliano associa il

129

3. La mascherata
Tutti gli studi pubblicati successivamente da Ducrot tra il
1980 e il 1982 si possono leggere come le fasi successive di
unevoluzione teorica che indirizzata a definire con precisione
in cosa consiste limmagine dellenunciazione inscritta nel senso
degli enunciati. Questo porta ancora in primo piano la questione
della struttura enunciativa.
Infatti a partire di Ducrot (1980), testo in cui compare per
la prima volta lattributo di polifonico per denominare una
struttura enunciativa complessa, che la polifonia linguistica
ducrotiana pu essere definita come tale. Anche perch questo
il primo testo in cui si fa esplicito riferimento al dialogismo
bachtiniano come modello generale a partire dal quale
possibile costruire nellambito linguistico una spiegazione delle
diversit

che

compongono

la

struttura

degli

enunciati.62

Purtroppo Ducrot non ha mai esposto in modo sistematico i


rapporti che la sua concezione polifonica intrattiene col
multiforme modello bachtiniano. Di fatto, le minime osservazioni
che esplicitano tale influenza si limitano a rievocare delle
affermazioni generiche del teorico russo che, nellambito della
teoria ducrotiana hanno il valore di ipotesi esterne di natura
antropologica e che rendono conto delleterogeneit costitutiva
dei discorsi (cfr. Ducrot, 1980 e anche sopra cap.2, 1.1.).
verbo promettere allatto di promettere e questa convenzione
presuppone o deriva da unaltra convenzione pragmatica in virt della
quale dire io prometto promettere. Si veda ad esempio Ducrot,
(1972, 1975, 1980b) e anche Anscombre (1979 e 1985), ; per una
critica di questa estensione della nozione benvenistiana che fa
derivare i verbi performativi dalle locuzioni che servono a compierli, si
veda Rcanati, (1981: 111-138 e 2002: 269-281).
62 Anche se come, tenteremo di dimostrare, ci sono molti elementi
che ci permettono daffermare che, anche se non viene nominata,
lidea di una polifonia enunciativa gi presente implicitamente in un
testo anteriore.

130

E importante per segnalare un aspetto delle teorizzazioni


bachtiniane che Ducrot puntualizza e il cui valore sar
analizzato pi avanti: la nozione di mascarade.
Pour Bakhtine, il y a toute une catgorie de textes, et
notamment de textes littraires, pour lesquels il faut
reconnatre que plusieurs voix parlent simultanment, sans
que lune dentre elles soit mme ncessairement
prpondrante: il sagit de ce quil appelle par opposition
la littrature classique ou dogmatique la littrature
populaire, ou encore carnevalesque, et quil qualifie
quelquefois de mascarade en entendant par l que lauteur
y prend une srie de masques diffrents. (Ducrot, 1982: 65.
Il sottolineato nostro)

Tuttavia mentre una nozione come quella di polifonia viene


usata da Bachtin per caratterizzare grandi porzioni del discorso
e quindi opera ad un livello testuale 63, la proposta ducrotiana,
come abbiamo pi volte segnalato, consiste nel riconoscere una
mascherata soprattutto allinterno e nei limiti degli enunciati.
Di conseguenza, anche se si pu dire che la proposta ducrotiana
fonda alcuni dei suoi principi sulla necessit di rendere conto
dellintersoggettivit

costitutiva

dei

discorsi

quindi

presuppone alcuni dei postulati di Bachtin, tuttavia dato il suo


impianto strutturale come modello di descrizione linguistica non
recupera altre considerazioni di natura sociologica ed ideologica
che invece contraddistinguono il pensiero bachtiniano.

3.1. La fi gura dellenunciatore: subordinazione e


sincretismo.
Anche se le considerazioni precedenti possono far pensare
ad un cambiamento dindirizzo nella ricerca ducrotiana in realt
la teoria propende verso unintegrazione dei principi generali
delleterogeneit

costitutiva

dellintersoggettivit

con

le

63 Per individuare la dimensione testuale che assume la nozione di


polifonia in Bachtin si veda ad esempio il noto studio sulla poetica di
Dostoievski in Bachtin (1963: cap. I e sgg.)

131

conclusioni a cui si era arrivati in precedenza riguardanti la


rilevanza

assegnata

agli

atti

linguistici

nella

descrizione

enunciativa del senso. In effetti, questo secondo periodo della


riflessione ducrotiana se da una parte segnato da questa
svolta bachtiniana nondimeno segnato dallimportanza
crescente che viene data al fenomeno dellillocutivo e che
comporta lintroduzione della categoria dellenunciatore con
delle peculiarit che saranno trattate nel prosieguo di questo
studio.
Per analizzare quindi la continuit delle riflessioni in questo
periodo intellettualmente fecondo indispensabile procedere ad
una ricostruzione cronologica che ci permetta di cogliere gli
aspetti significativi dellevoluzione del modello. Infatti, come
stato gi segnalato sia dallo stesso Ducrot sia da altri autori
(Ducrot e Schaeffer, 1995), le variazioni terminologiche che
osserviamo nei testi non sono affatto da considerare un banale
fenomeno di classificazione, bens rispondono a motivi di natura
teorica che presuppongono revisioni e correzioni fondamentali
del modello.
Il primo testo da considerare un articolo redatto nel 1980
per la voce nonciation dellEnciclopaedia Universalis. Anche
se in questo scritto si riprende la struttura enunciativa
precedentemente descritta e quindi la distinzione viene posta
tra due figure (il soggetto che parla e il soggetto responsabile di
ci che si dice nellenunciato), si osservano tuttavia alcune
differenze importanti rispetto ai primi studi sullargomento.
In

questo

articolo

il

termine

locutore

(L)

usato

esclusivamente per denominare la persona qui parle, [] celle


que produit effectivement lnonc. (Ducrot, 1980a: 657). E
daltro

canto,

sintroduce

la

nozione

di

enunciatore,

in

opposizione alla prima, definito come la persona alla quale il

132

locutore

attribue

la

responsabilit

de

ce

qui

est

dit

nellenunciato64.
Fin qui lopposizione tra locutore/enunciatore sembrerebbe
analoga allopposizione, descritta in precedenza, tra L/L
(ricordiamolo,

era

definito

come

lagente

dellattivit

linguistica e quindi locutiva e perlocutiva, mentre L definito


come lagente dellattivit illocutiva). In realt, non si tratta solo
di una variazione terminologica: questa nuova opposizione cela
uno slittamento concettuale che ricopre tre nuovi aspetti.
In

primo

luogo

vediamo

scomparire,

almeno

dalla

definizione, lidea secondo la quale esisterebbe un soggetto


associato agli atti di parola e quindi responsabile dellattivit
illocutiva.
In secondo luogo, se si riconsiderano le definizioni date nel
paragrafo

precedente

si

pu

notare

che

la

figura

dellenunciatore appare, in certo senso, dipendente da quella


del locutore. Infatti il locutore la figura che, secondo Ducrot,
pu far comparire un enunciatore (in opposizione o in accordo)
nel suo enunciato. Questo rapporto tra le figure risponde
allidea che chi parla pu eventualmente far parlare un altro
allinterno del proprio discorso.
In terzo luogo, si manifesta per la prima volta la possibilit
di un sincretismo tra le diverse figure enunciative reso possibile
dallassimilazione tra di esse: tra locutore ed enunciatore, tra
enunciatore ed allocutario, tra locutore e destinatario ecc. Per
rendere pi chiaro il concetto dassimilazione tra le figure,
Ducrot presenta lesempio della negazione che riprendiamo:
Non francese ma belga.

64 Infatti, anche se nella definizione di enunciatore non viene detto


esplicitamente che egli sidentifica anche col agente degli atti
illocutivi come in precedenza, tuttavia questo rapporto reso evidente
attraverso gli esempi presentati da Ducrot (cfr. ibid: 658).

133

Secondo il nostro autore, questo enunciato manifesta una


sorta di dialogo cristallizzato in cui un primo enunciatore
diverso

dal

locutore

il

responsabile

dellaffermazione

virtuale secondo la quale qualcuno francese mentre un


secondo enunciatore che questa volta assimilato al locutore lo
contraddice e lo corregge e quindi il responsabile della
negazione esplicitata dallenunciato.
Ecco allora la differenza: se in precedenza Ducrot (1978)
sosteneva lidea di unopposizione tra le figure in virt della
natura illocutiva o meno degli enunciati in cui comparivano e
che derivava dalla distinzione tra due personaggi un locutore
degli enunciati descrittivi diverso e irriducibile rispetto al
locutore in quanto tale che appariva negli enunciati performativi
, ora egli afferma invece una compresenza e una stratificazione
e parallelamente unassimilazione tra le due figure.
Questo uno degli elementi che ci permette daffermare
che la caratterizzazione della struttura enunciativa fatta da
Ducrot rivela che lidea di una polifonia enunciativa gi
presente in maniera implicita in questo testo.
Daltronde, come in precedenza, viene riconosciuta la
figura degli allocutari come les personnes qui le locuteur
dclare sadresser. Si tratta dunque di un ruolo che il locutore
conferisce ad un soggetto tramite il suo discorso e che si
differenzia a sua volta dellascoltatore (che sidentifica con il o i
soggetti che eventualmente possono essere presenti nella
situazione di discorso). Per marcare ancora di pi questa
differenza, Ducrot indica che il ruolo dallocutario denotato nel
discorso attraverso lutilizzo della forma pronominale della
seconda persona (tu) e il vocativo. Dallaltra parte, se come
abbiamo detto Ducrot definisce lenunciatore come chi ha la
responsabilit di ci che si dice nellenunciato, identifica anche
il destinatario con il soggetto a cui si rivolge lenunciatore.

134

Un altro esempio di sincretismo dove si d lassimilazione


tra le figure dellallocutario e dellenunciatore e tra il locutore e
il destinatario, si palesa nel discorso infantile quando i bambini
rappresentano i discorsi dei genitori 65. Cos, in una situazione
in cui fa cadere lacqua di un bicchiere a terra, un bambino di
due anni ammonisce: No, mamma, no, non butta. In questo
caso il bambino il locutore dellenunciato, mentre la mamma
lallocutario (come manifesta anche il vocativo). Ma nello stesso
tempo, poich si tratta di una rappresentazione della parola
delladulto (il bambino riproduce le parole di sua madre quando
in altre situazioni lo rimprovera: Non buttare lacqua per
terra), la madre lallocutario del discorso del bambino e
contemporaneamente lenunciatrice di questo enunciato, vale a
dire il soggetto che ha la responsabilit di ci che si dice in
esso, mentre il bambino, locutore dellenunciato, ricopre anche
il ruolo di destinatario.
Questo e altri aspetti saranno tuttavia rielaborati in Ducrot
(1980) il secondo dei testi che lo studioso pubblica nel 1980
sullo stesso argomento che passiamo a considerare.

4. Lenunciatore: personaggio illocutivo. 6 6


Il

saggio

Analyse

de

textes

et

linguistique

de

lnonciation, redatto per Les mots du discours, sicuramente


uno dei pi noti studi di Ducrot sulla polifonia enunciativa. Oltre
65 Ducrot presenta come esempio un particolare tipo dinterrogazione
che si d nel discorso infantile attraverso la quale il bambino fa come
se il genitore stesso lo interrogasse sui suoi progressi. Secondo
Ducrot questa rappresentazione ha la funzione di far notare ai
genitori la realizzazione di unazione giudicata come buona e quindi di
richiedere la loro approvazione. Nel caso considerato, invece, la
rappresentazione del discorso adulto ha la funzione, secondo noi, di
far notare ai genitori che si conoscono le regole (anche se non
sempre si in grado di compierle) e quindi si cerca di mitigare il
conseguente rimprovero.
66 Il termine personaggi illocutivi applicato alla coppia
enunciatore/destinatario usato in Ducrot (1980b: 31).

135

a considerazioni di natura teorica e metodologica riguardanti la


costruzione del modello teorico delle quali si gi parlato (cfr.
cap. II . 3) si d lavvio a ci che abbiamo chiamato la svolta
bachtiniana della teoria ducrotiana. Svolta che se da una parte
presuppone un tentativo dapertura verso questioni di natura
extralinguistica e che permettono di fondare un legame, e
quindi una pertinenza, tra ricerca linguistica e dialogismo,
dallaltra per comporta anche una restrizione imposta al
proprio oggetto di studio: in effetti, solo alcuni fenomeni
verranno considerati polifonici67. Restrizione che provoca una
scissione nel campo stesso della polifonia tra ci che abbiamo
chiamato la polifonia linguistica, cos come viene intesa dallo
studioso, da altri fenomeni polifonici (cfr. cap. II 2.3.). Ci
comporta come conseguenza unanalisi pi approfondita del
ruolo delle figure che fanno parte della struttura enunciativa
che andiamo ora a considerare.
La prima questione da segnalare che in Ducrot (1980) si
recupera lillocutivo inteso come uno degli aspetti fondamentali
della rappresentazione che lenunciato fa dellenunciazione:
[] dire quun nonc est un ordre, une interrogation, une
affirmation, une promesse, une menace, etc., cest dire quil
attribue divers effets son nonciation, quil la prsente
notamment comme cratrice de droit et de devoir []. Le
mme analyse vaut, quoique dune faon moins apparente,
pour les actes assertifs. Si lon voit dans un nonc un acte
dassertion, on doit, entre autres choses, admettre quil
prte son nonciation la vertu dobliger linterlocuteur
croire vrai le fait annonc. (Ducrot, 1980a: 37)

Il passo successivo sar dunque quello di individuare le


figure

alle

responsabilit

quali
degli

il

senso
atti

dellenunciato

illocutivi.

attribuisce

Lenunciatore

il

la
suo

67 In questo senso, importante sottolineare che se da una parte


Ducrot si sente portato ad accettare le basi dei postulati bachtiniani,
tuttavia esclude esplicitamente dalle sue teorizzazioni molti fenomeni
del discorso riportato e la citazione, che invece lo studioso russo
considera di natura dialogica.

136

corrispettivo, il destinatario, appaiono in questo caso come due


personaggi distinti, sia dal locutore e dallallocutario (figure
dellenunciazione) da una parte, sia dal soggetto empirico
autore dellenunciato dallaltra:
Jappellerai nonciateur et destinataire, respectivement, la
personne qui est attribu la responsabilit dun acte
illocutionaire et celle qui cet acte est cens sadresser.
(Ibid: 38)

Daltronde,

limmagine

dellenunciazione

trasmessa

dallenunciato suppone anche che esso si presenti come


prodotto da un locutore, designato dalle diverse marche della
prima persona, che pu non coincidere con lessere empirico,
autore fisicamente del discorso.68 Parallelamente riconosce
anche un allocutario, il soggetto a cui si rivolge il locutore,
designato dalle marche della seconda persona e dal vocativo,
che non bisogna confondere con lascoltatore che come si gi
detto una figura esterna al senso.
Per illustrare questa caratterizzazione Ducrot presenta un
esempio che palesa la possibilit di una differenziazione tra
allocutario e destinatario:
La tranquillit pubblica sar mantenuta a qualsiasi prezzo.
La frase viene pronunciata da un funzionario del governo in
riferimento a una situazione di disordini sociali. Con questo
enunciato il funzionario realizza almeno due atti di parola
distinti

ma

inseparabili:

da

una

parte

manifesta

un

compromesso e dallaltra pronuncia anche una minaccia. Per


rendere conto di questa dualit bisogna assumere che il
68 Anche se evidente che locutore e soggetto empirico coincidono
quasi sempre nei discorsi orali, secondo Ducrot questa eventuale
coincidenza non rilevante per la semantica linguistica come egli la
concepisce: in effetti, ci che conta come abbiamo detto che
lenunciato si presenti come prodotto da un soggetto e non la persona
che nella realt lo produce.

137

funzionario (che ricopre il ruolo di locutore ma anche di


enunciatore degli atti illocutivi) se da una parte prende per
allocutario linsieme dei cittadini senza distinzioni, dallaltra si
rappresenta due categorie di destinatari distinti. Da una parte, i
bravi cittadini alla ricerca di pace e tranquillit che sono i
destinatari ai quali si rivolge la promessa di mantenere lordine
pubblico e dallaltra gli agitatori, nei confronti dei quali
realizza la minaccia di repressione.
Di conseguenza, evidente che si riprendono in questo
scritto i due aspetti ai quali si accennato precedentemente,
vale a dire lidea della compresenza stratificata delle figure
(illocutive ed enunciative) da una parte e lidea delleventuale
sincretismo tra di esse dallaltra. In questo senso importante
precisare

che

Ducrot

circoscrive

la

nozione

di

polifonia

esclusivamente al caso in cui si d una discordanza tra chi si


presenta come responsabile dellenunciato e chi si presenta
come responsabile degli atti illocutivi in esso contenuto, vale a
dire tra le figure del locutore e dellenunciatore.
Questa

discordanza

che

impone

dunque

una

lettura

polifonica si manifesta fondamentalmente nei casi dei discorsi


dautorit (Secondo X), ma anche quando si utilizzano alcuni
morfemi come Pare che, a quel che dice X o il condizionale
in enunciati del tipo: il governo ridurrebbe le tasse, o Pietro e
Maria si sarebbero lasciati .
E importante sottolineare per che la novit della proposta
ducrotiana consiste precisamente nel suo tentativo dinscrizione
della polifonia nella lingua:
[] la notion de polyphonie sert autant pour tablir la
signification de la frase que pour dcrire le sens des
noncs. (Ducrot, 1980: 46)

Questa inscrizione porta Ducrot a riconoscere che la


descrizione semantica di determinati morfemi o espressioni
138

esige una lettura polifonica. Ci porta lautore al riconoscimento


di un carattere polifonico che permette anche di distinguere
congiunzioni come puisque (giacch, siccome) da car (perch) e
di rendere conto dellopposizione tra di esse. In effetti, queste
due congiunzioni servono ad uno stesso proposito: quello di
introdurre un enunciato E2 che giustifica lenunciazione di un
altro enunciato E1, come dimostra il seguente esempio:
Sortons
E1

Piusque/car

il fait beau
E2

E anche lesempio in italiano:


Adesso posso
andarmene
E1

Siccome

69

giacch/perch

stato

sistemato.
E2

tutto

sistemato,
E2
La loro differenza

tutto

statoadesso

posso

andarmene.
E1

da un punto di vista semantico-

pragmatico riguarda tuttavia lo statuto enunciativo di E2


rispetto a E1. Infatti, nel caso di car (perch), secondo lautore,
lenunciatore responsabile dellasserzione di E2 deve essere
identificato col locutore, vale a dire il locutore si presenta come
la fonte dellasserzione, colui che garantisce la sua veridicit,
mentre nel caso di puisque (giacch/siccome) il locutore
(personaggio enunciativo) non facendosi carico dellasserzione
fa esprimere un enunciatore (personaggio illocutivo) dal quale si
69 Questo esempio differisce dallequivalente in francese per il fatto
che mentre in francese puisque e car occupano la stessa posizione
sintattica (E1 puisque/car E2), in italiano perch/giacch si colloca tra
la proposizione causale e la principale, mentre siccome si colloca
abitualmente allinizio della proposizione causale quando questa
precede la principale.

139

dichiara diverso e che pu eventualmente identificarsi con


lallocutario.

4.1. La costruzione discorsiva delle fi gure enunciative:


il simulacro come mascherata.
Per concludere, un altro aspetto che messo in rilievo in
questo

testo

limportanza

assegnata

alla

costruzione

discorsiva delle figure enunciative di locutore e allocutario (che


coincide in alcuni aspetti con la questione della costruzione dei
simulacri della teoria greimasiana).70 Infatti, secondo Ducrot, il
contributo fondamentale della polifonia linguistica allanalisi
testuale risiede proprio nel fatto che essa permette di rendere
conto

del

fatto

che

parlare

implica

la

costruzione

di

unimmagine di chi parla e del suo interlocutore, immagine che


pu essere accettata o rifiutata, ma la cui configurazione resa
possibile attraverso le possibilit inscritte nella lingua di fare
esprimere diverse voci e che si identificano poi a livello
discorsivo.
In questo senso, secondo noi lidea di simulacro alla quale
arriva lo studioso attraverso la polifonia riconducibile alla
svolta bachtiniana dei suoi postulati, che in Ducrot assume il
carattere di una mascherata che opera a livello della frase e
quindi dellenunciato.
Mascherata che, riassumendo rapidamente quanto esposto
in precedenza, rivela le seguenti caratteristiche in Ducrot:

la compresenza di diversi personaggi in un unico

enunciato;

lesistenza di due strati di figure a livelli diversi

dellenunciato: personaggi illocutivi

70 Questa coincidenza stata gi accennata in Manetti (1998: 73)


140

(enunciatore/destinatario) e personaggi enunciativi


(locutore/allocutario);

un rapporto di subordinazione tra le figure: enunciatore

e destinatario sono dipendenti dalla costruzione che ne fa il


locutore. Parallelamente, il locutore si rivolge anche ad un
allocutario cos come lenunciatore pu scegliere il suo
destinatario;

il sincretismo tra le figure: ciascuno dei personaggi pu

ricoprire pi di un ruolo: lallocutario alloccasione pu


essere sia enunciatore sia destinatario, il locutore pu
essere destinatario o enunciatore ecc.;

il legame tra le figure principali (locutore/enunciatore)

fondato

su

due

movimenti:

il

movimento

che

porta

allopposizione tra le due figure e il movimento inverso che


porta ad una assimilazione tra di esse.

5. Sdoppiamento della fi gura del locutore: L e .


Tutto lo sforzo teorico di cui abbiamo parlato ha, secondo
noi, leffetto di spostare il baricentro della teoria polifonica
dellenunciazione verso una concezione pi ampia dei fenomeni
del

linguaggio.

Infatti,

nella

misura

in

cui

le

allusioni

allenunciazione si manifestano sia nella lingua sia nel discorso


si rende possibile lasciare il dominio strettamente linguistico ed
abbordare lo studio di altri fenomeni pi attinenti allanalisi del
discorso. A partire dallincorporazione della nozione di punto di
vista, in Ducrot (1984) si apre dunque un percorso che porta
verso questioni pi legate alla testualit e alla messa in
discorso.

141

Queste ed altre evidenze portano Ducrot a ridefinire


nuovamente il locutore:
[] un tre qui, dans le sens mme de lnonc, est
prsent comme son responsable, cest--dire comme
quelquun qui lon doit imputer la responsabilit de cet
nonc. Cest a lui que rfrent le pronom je et les autres
marques de la premire personne. (Ducrot, 1984: 193)

Un aspetto da notare in questa definizione, gi presente


negli scritti anteriori, lidea del locutore come un essere del
discorso la cui identit viene quindi determinata dal senso
dellenunciato.

Ci

comporta

la

possibilit

di

una

non-

concomitanza tra il locutore e lautore empirico dellenunciato71.


Una volta che soggetto discorsivo e soggetto empirico
vengono distinti, Ducrot propone di differenziare, allinterno
della categoria di locutore, tra il locutore in quanto tale (L
nella simbologia utilizzata) dal locutore in quanto essere del
mondo (). La differenza tra le due figure risiede secondo
Ducrot nel fatto che se
L est le responsable de lnonciation, considr uniquement
en tant quil a cette proprit, est une personne
complte, qui possde, entre autres proprits, celle
dtre lorigine de lnonc ce qui nempche pas que L et
soient des tres de discours, constitus dans le sens de
lnonc, et dont le statut mthodologique est donc tout
fait diffrent de celui du sujet parlant [...]. (Ibid: 200).

Questa

distinzione

permette

ad

esempio

un

nuovo

approccio all analisi delle interiezioni. Infatti le interiezioni


come Hlas! o Chic! presentano la loro enunciazione come
strappata direttamente dal sentimento che esse esprimono. Il
71 Questa distinzione tra essere empirico e locutore presenta delle
interessanti analogie con la distinzione proposta a sua volta da
Cappello (1988) tra un soggetto enunciatore finzionale (che sarebbe il
responsabile delle asserzioni contenute nei testi letterari) distinto dal
soggetto enunciatore originario dellopera letteraria. Lo studioso
infatti afferma: La responsabilit dellenunciazione cos come
luniverso rappresentato non sono pi direttamente riconducibili
allistanza originaria, ma solo a quella finzionale. La rappresentazione
prodotta quindi globalmente situata rispetto a questa istanza, al suo
universo e ai suoi parametri spaziotemporali.(Capello, 1988: 73)

142

che fa supporre che il sentimento sia presentato non soltanto


per mezzo di, ma anche attraverso, lenunciazione alla quale
danno origine. Secondo Ducrot dicendo Hlas! o Chic! si colora
la propria parola di tristezza o gioia, quindi se la parola fa
conoscere questi sentimenti nella misura in cui essa stessa
triste o gioiosa. A differenza di quanto succede invece se si
afferma sono triste oppure sono contento, casi in cui il
sentimento appare esteriore allenunciazione e come un oggetto
di essa. Per rendere conto di questa distinzione Ducrot propone
di considerare che lessere a cui attribuito il sentimento nelle
interiezioni sia L (il locutore in quanto tale, dal punto di vista
del suo impegno enunciativo) mentre negli enunciati dichiarativi
il soggetto del mondo che tra le altre propriet ha quella
di esprimere la sua gioia o tristezza.
Inoltre la distinzione L- mette in rilievo un altro aspetto: il
referente del pronome in prima persona. Infatti, se prima il
referente

di

je

le

altre

marche

della

prima

persona

sidentificavano con il locutore, a partire della differenziazione


stabilita allinterno di questa categoria deriva secondo Ducrot
che
[] dune faon gnrale, ltre que dsigne le pronom je
est toujours , mme si lidentit de ce nest accessible
qu travers son apparition comme L. (Ducrot, 1984: 200)

5.1. Il locutore come responsabile degli atti illocutivi


Uno degli aspetti pi importanti in cui questa nuova
formulazione

differisce

lidentificazione

dai

dellagente

lavori

degli

atti

anteriori
illocutivi:

riguarda
la

nuova

posizione difesa da Ducrot vede non gi nellenunciatore bens


nel

locutore

la

figura

responsabile

degli

atti

illocutivi

manifestati attraverso un enunciato. Infatti le modificazioni


introdotte alla struttura enunciativa (con lo sdoppiamento della
143

figura del locutore da una parte, e il nuovo ruolo che viene


assegnato alla figura dellenunciatore dallaltra; cfr. infra)
contribuiscono a dare una nuova interpretazione degli atti
linguistici in generale, e dei performativi in particolare. In
questo ultimo studio che Ducrot destina al tema della polifonia,
si nota dunque uno sforzo per distanziare la concezione
polifonica dellenunciazione dalla teoria degli atti di parola,
almeno

per

quanto

riguarda

la

descrizione

delle

figure

dellenunciazione.72 Come si gi detto, lenunciatore non sar


pi definito come lagente degli atti illocutivi ma come il
soggetto che ha la responsabilit, e dunque che lorigine, dei
punti di vista attraverso i quali si presentano gli eventi.
Per

descrivere

quindi

le

figure

coinvolte

negli

atti

linguistici, Ducrot riprende lipotesi delocutiva, secondo la quale


gli enunciati performativi sono formule convenzionali che
ricevono il loro valore dazione da una derivazione delocutiva,
vale a dire un tipo particolare devoluzione semantica 73 dei verbi
performativi che ne fanno parte.
Lanalisi della formula je souhaite alla luce della nuova
derivazione porta Ducrot a individuare nel verbo souhaiter

il

significato dsirer; in origine quindi je souhaite servirebbe


ad esprimere unasserzione dordine psicologico (io desidero)
in un contesto dove loggetto del desiderio sarebbe il successo
dellinterlocutore. Di conseguenza, il pronome je rinvia a : non
in qualit di L che si prova il desiderio, ma in qualit di
essere del mondo.
72 Uno dei motivi fondamentali di questo distanziamento, come
suggerisce Garca Negroni (1995: 55 n.1), corrisponde al fatto che la
caratterizzazione degli enunciatori come agenti degli atti illocutivi
allait lencontre du projet de dsinformativiser la smantique. En
effet, en faisant des nonciateurs les responsables des actes
illocutionnaires, on rintroduisait linformatif au niveau smantique le
plus profond, lacte de langage contenant un composant objectif de
nature informative, i.e. le contenu propositionnel, auquel on applique
une force illocutionnaire [].
73 Di carattere diacronico.

144

Daltronde, lacte de souhait che in un secondo momento


dellevoluzione delocutiva si realizza soltanto attraverso la
parola, appartiene a L: allora secondo questa interpretazione L
realizza lacte de souhait asserendo che desidera.
L appartient au commentaire de lnonciation fait
globalement par le sens, appartient la description du
monde faite par les assertions intrieures ce sens. Ce qui
est caractristique des performatifs dits explicites, cest
que des assertions sur y sont utilises pour montrer les
modalits selon lesquelles lnonciation est prise en charge
par L. (Ibid: 203)

6. Lenunciatore: voce virtuale dellenunciato


Oltre alle figure del locutore (L o ) e del soggetto
empirico, la teoria d grande rilievo entro la struttura polifonica
dellenunciazione alla figura dellenunciatore. Figura che per
quanto gi presente quasi dalle origini delle teorizzazioni
tuttavia riceve in questa versione del modello una descrizione
completamente diversa dalle precedenti. Il punto nodale e
quindi la novit di questultima versione del modello consiste
nellassegnare al locutore (come fosse lautore di unopera
drammatica) lincarico di mettere in scena il personaggio
dellenunciatore,

definendone

anche

il

punto

di

vista

latteggiamento.
Le locuteur, responsable de lnonc, donne existence, au
moyen de celui-ci, des nonciateurs dont il organise les
points de vue et les attitudes. Et sa position propre peut se
manifester soit parce quil sassimile tel ou tel des
nonciateurs,
en
le
prenant
pour
reprsentant
(lnonciateur est alors actualis) soit simplement parce

145

quil a choisi de les faire apparatre et que leur apparition


reste significative, mme sil ne sassimile pas eux
(lexistence discursive qui leur est ainsi donne, le fait que
quelquun prend une certaine position, donne du poids
cette position, mme pour celui qui ne la prend pas son
compte []. (Ducrot, 1984: 205)

In effetti, secondo Ducrot, molti enunciati coinvolgono la


rappresentazione di una molteplicit di punti di vista, e quindi
egli reintroduce la figura dellenunciatore per rendere conto
delle origini dei diversi punti di vista.
Gli

enunciatori

secondo

Ducrot,

sono

esseri

che

si

esprimono attraverso lenunciazione, ma in modo virtuale, vale a


dire non sono responsabili delle parole dellenunciato e quindi
non parlano nel senso materiale del termine, ma esprimono il
loro punto di vista, la loro attitudine ecc.74
Un esempio proposto da Ducrot, estratto dalla prima scena
del primo atto di Britannicus, riferisce un discorso dAgrippina
(madre di Nerone) che ironizza sulle ingenue affermazioni della
sua

confidente,

Albina,

la

quale

attribuisce

Nerone

atteggiamenti virtuosi:
Et ce mme Nron, que la vertu conduit,
Fait enlever Junie au milieu de la nuit ! 75

Secondo Ducrot, la relativa que la vertu conduit tende ad


esprimere non il punto di vista del locutore, Agrippina, ma il

74 E importante menzionare che i successivi sviluppi della teoria


nellambito dellargomentazione linguistica (cfr. ad esempio, Ducrot e
Anscombre, 1986) portano lo studioso a circoscrivere luso di questa
categoria ai soli casi in cui si evidenziano punti di vista
argomentativi, vale a dire, attitudini interne iscritte negli
incatenamenti discorsivi che presentano la forma argomentoconclusione.
75 [E proprio Nerone, guidato dalla virt, fa levare Junia nel mezzo
della notte] Trad. nostra.

146

punto di vista dellallocutario, Albina, che viene presentato


come assurdo. Leffetto di questo gioco di mascheramenti, in cui
il locutore costruisce unimmagine dellallocutario interna al suo
discorso assegnandoli, inoltre, una posizione paradossale, fonda
quindi il carattere ironico dellenunciato.
Questa descrizione permette inoltre di mettere in nuova
luce, e quindi danalizzare polifonicamente, un fenomeno di pi
ampia portata: lironia.76 Essa considerata dalla polifonia
linguistica come un effetto paradossale prodotto attraverso la
dissociazione della posizione del locutore rispetto al punto di
vista

dellenunciatore

che

egli

stesso

fa

comparire

nellenunciato. Secondo Ducrot, il modo ironico presuppone che


il locutore L presenti lenunciazione come lespressione di un
punto di vista di un enunciatore E, che il locutore non soltanto
non prende a suo carico, ma che egli ritiene inammissibile o
sciocco. Per distinguere lironia da un altro fenomeno che riceve
una simile descrizione (la negazione), Ducrot aggiunge un
aspetto essenziale alla sua descrizione: nel caso dellironia, a
differenza di quanto succede con la negazione, il locutore L non
mette in scena un altro enunciatore E responsabile del punto di
vista

ragionevole.

Cos

mentre

la

struttura

dellironia

manifesta un solo movimento dopposizione tra le due figure L e


E:

1 L opposizione

pdv assurdo

lo schema della negazione rende conto di tre figure:


76 Lironia certamente un fenomeno molto complesso la cui
esposizione oltrepasserebbe i limiti del nostro lavoro. Per
unapproccio alla questione si veda ad esempio Sperber e Wilson
(1978: 399-412), per una dettagliata analisi linguistica Berrendonner
(1981: cap.V), Basire (1985: 129-150), sulle relazioni tra polifonia ed
ironia si veda anche Maingueneau (1991: 121-122 e 2000: 152-155).

147

1L

assimilazione

E1

pdv

negativo
opposizione

E2

pdv

positivo

Bisogna
negazione

segnalare

che

questa

sostanzialmente

caratterizzazione

diversa

dalla

della

descrizione

presentata precedentemente in Ducrot (1980). La differenza


risiede nel fatto che, mentre in Ducrot (1980) lenunciatore
aveva il ruolo di responsabile degli atti illocutivi e quindi
dellatto di asserzione (virtuale) e dellatto di negazione
(manifestato), in questo nuovo approccio invece, in virt
dellidentificazione dellenunciatore col responsabile dei punti di
vista

presenti

nellenunciato,

egli

non

pu

pi

essere

considerato un personaggio illocutivo al quale vengono


attribuiti degli atti. Infatti, come sottolinea lautore:
[] Je ne peux plus attribuer aux nonciateurs un acte
illocutoire comme laffirmation les nonciateurs ntant
lis aucune parole. Il me faut donc comprendre A 1 et A2,
non pas comme des actes, mais comme des points de vue
opposs. [] Je maintiens donc que la plupart des noncs
ngatifs [] font apparatre leur nonciation comme le choc
de deux attitudes antagonistes, lune, positive, impute un
nonciateur E1, lautre, qui est un refus de la premire,
impute E2. (Ducrot, 1984: 215)

Da quanto detto finora si evidenzia che questa nuova


configurazione mette in risalto il carattere stratificato e
gerarchico della struttura enunciativa. In effetti, possibile
organizzare le figure intorno ad un percorso che porta
dallesterno

dellenunciato

allinterno

del

senso,

dalla

manifestazione alla virtualit:


148

FIGURA

LIVELLO

RUOLO

Soggetto empirico Esternoextradiscorsivo D origine


SE
Locutore L

.
Interno allenunciato.

in quanto tale

allenunciato.
Colui al quale viene
imputata la
responsabilit

Locutore

Immagine del soggetto

dellenunciato.
Appartiene alla

in quanto essere

empirico.

descrizione del

del mondo

Interno alle asserzioni

mondo che fanno le

dellenunciato.

asserzioni interiori

Enunciatore

Interno allimmagine

al senso.
Responsabile dei

dellenunciazione che ne punti di vista.


costruisce il locutore.
Il soggetto empirico si troverebbe ad un livello pi

superficiale ed esterno allenunciato; il locutore (nelle due


versioni L e ), come soggetto del discorso e anche referente
delle marche pronominali e agente degli atti di parola, si colloca
al livello dellenunciato; infine, ad un livello pi profondo o
astratto, agirebbe lenunciatore come responsabile delle
attitudini e delle posizioni espresse attraverso lenunciazione.

149

Questa configurazione particolarmente interessante per


varie ragioni.
Il primo aspetto riguarda lidea abbastanza controversa77
della sottomissione della figura dellenunciatore ad una
decisione del locutore, idea gi presente in Ducrot (1980) e che
suppone lassegnazione di una maggior importanza al ruolo del
locutore stesso. Lo stesso si pu dire della figura di la cui
identificazione possibile solo attraverso il locutore in quanto
tale, poich possibile riconoscere (soggetto delle asserzioni
sul mondo interne al senso degli enunciati) solo attraverso i
commenti

dellenunciazione

che

globalmente

fa

il

senso,

commenti ai quali appartiene L.


Il secondo punto da segnalare che questa configurazione
introduce levenienza che le posizioni che appaiono in un
enunciato (quelle attribuite agli enunciatori) possano essere
discordanti

rispetto

alla

posizione

presa

dal

locutore

responsabile dello stesso enunciato. Dunque per la prima volta


si contempla esplicitamente la possibilit dello scarto, dello
slittamento

tra

posizioni

saperi

diversi

e,

possiamo

aggiungere, interni al senso di un enunciato. In questo senso,


sidentificano due modi diversi (diretto e indiretto) attraverso i
quali il locutore pu svelare la sua propria posizione al momento
di mettere in scena gli enunciatori: il modo diretto si d
attraverso lassimilazione con il personaggio che esso introduce
( il caso di Molire quando parla dietro i suoi personaggi);
ma Ducrot individua anche un modo indiretto, attraverso cui il
locutore evidenzia la propria posizione, che consiste nella scelta
stessa di far comparire tale o talaltro personaggio/enunciatore.
Secondo Ducrot, le critiche mosse ad esempio contro Molire a
proposito di Don Giovanni non riguardavano lassimilazione tra
la posizione dellautore e il personaggio principale (dato che
lautore stesso aveva messo in evidenza laspetto inaccettabile
77 Cfr. ad esempio Donaire (2000) e anche Tordesillas Colado (1998).
150

del personaggio), ma si riferivano soprattutto al fatto di mettere


in scena come difensore della fede e della religione un
personaggio grottesco come Sganarelle: ci che si rimproverava
a Molire riguardava quindi la scelta di mettere in scena quel
personaggio con quelle caratteristiche.
Mentre negli scritti precedenti le figure enunciative sono
determinate in funzione del loro ruolo in rapporto allenunciato
(esterno/interno),

al

tipo

di

enunciato

(performativo/non

performativo) e al tipo dazione compiuta attraverso di esso, e


seppure

gi

in

Ducrot

(1980)

sono

contenute

alcune

affermazioni che fanno pensare ad un tentativo dintegrazione


tra una concezione polifonica pi linguistica e unaltra pi
testuale, tuttavia, quel modello enunciativo, nel suo complesso,
rimane molto vincolato alle categorie linguistiche.
Infatti,

nei

negazione)

casi

mentre

esposti
in

(ad

Ducrot

esempio
(1980)

lanalisi
il

della

movimento

didentificazione oppure dopposizione riferito alle figure e


quindi si parla maggiormente didentificazione di figure (il
locutore sidentifica con lenunciatore, lenunciatore sidentifica
con

lallocutario

ecc.),

in

Ducrot

(1984)

movimenti

didentificazione o di opposizione riguardano non le figure, ma


piuttosto i punti di vista o le posizioni che esse ricoprono. Si
parler dunque di coincidenza o non-coincidenza tra attitudini o
punti di vista.
In questo senso, in Ducrot (1984) si compie secondo noi un
sottile passaggio che porta da una parte a rinforzare la
distinzione tra i ruoli delle figure, mentre dallaltra ad attivare
la possibilit di realizzare unomologazione non gi tra le
categorie, bens tra aspetti pi vincolati con la dimensione
cognitiva che queste figure manifestano.
Infine, questa nuova configurazione rende anche possibile
stabilire una gerarchia interna alla categoria degli enunciatori e
quindi una relazione di subordinazione degli uni rispetto agli
151

altri. Possibilit che nasce come conseguenza delle difficolt


sollevate

dallanalisi

linguistica

di

un

tipo

particolare

denunciato: lenunciato ironico negativo.

6.1. Gerarchia degli enunciatori. Il caso degli enunciati


ironici negativi
Se si riprendono i due schemi presentati sopra (p. 116)
vediamo che sembrano in apparenza incompatibili. Come si
gi accennato, mentre un enunciato ironico rispecchia un
movimento di opposizione tra due termini (il locutore e
lenunciatore),

gli

enunciati

negativi

rappresentano

due

movimenti: uno di opposizione e un altro dassimilazione tra tre


figure (un locutore e due enunciatori). Il problema si presenta
dunque quando si tratta di rendere conto di un tipo di enunciato
ironico-negativo la cui rappresentazione coinvolgerebbe le due
strutture contemporaneamente. Vediamo un esempio.
Data la seguente situazione: un soggetto Z afferma di
essere in grado di finire il suo articolo in tempo, mentre un
soggetto N assicura che impossibile. Avendo finito larticolo
nel

tempo

previsto

lo

presenta

commentando

ironicamente:
Vedi, non ho finito larticolo in tempo.
Secondo

Ducrot,

per

rendere

conto

di

questo

tipo

denunciati bisogna situare entro due livelli differenti gli


enunciatori che compaiono in esso.
Cos, ad un primo livello si colloca lenunciatore E0,
enunciatore assurdo associato allallocutario (a N in questo
caso);

lassurdit

attribuita

E0

quindi

allallocutario

consisterebbe nella messa in scena, ora ad un secondo livello, di


due enunciatori E1 ed E2 protagonisti di un enunciato negativo
152

completo. E1 nota la buona riuscita del lavoro, mentre E 2 al


quale E0, e dunque N, vengono assimilati ricusa questa
affermazione. In questa prospettiva, il ridicolo attribuito a N non
sta nel negare levidenza, ma nellimmaginare un dialogo in cui
lenunciatore E2 abbia il ruolo di negare levidenza presentata
dallenunciatore
dellenunciato

ragionevole
sarebbe

E1.

allora

La

struttura

rappresentata

enunciativa

dal

seguente

schema:
Livello I: ironia

opposizione E O (= All.=N) pdv

assurdo

Livello II: negazione

E1

Pdv1 affermare

E2 (=All.=N)
Pdv2 Rifiutare Pdv1

la buona riuscita
Secondo questa interpretazione ci che si rimprovera
dunque a N in quanto E0, di mettere in scena e giocare le due
attitudini antagoniste, affermazione e rifiuto, per prendere in
definitiva il punto di vista che alloccorrenza riconosciuto dal
locutore come inammissibile.
Questa interpretazione, che suppone unorganizzazione
gerarchica senza limiti degli enunciatori dentro un enunciato
e quindi una subordinazione tra di essi ( E 0 colui che presenta
E1 ed E2 che sono dunque ad esso subordinati), se da una parte
potrebbe

compromettere

la

validit

dellopposizione

tra

locutore/enunciatore, dallaltra permette tuttavia di risolvere il


problema di dover postulare alla base del senso dei contenuti
che rappresenterebbero la realt. Infatti secondo Ducrot,
lincremento delle figure mostra che i contenuti possono
essere considerati come i punti di vista degli enunciatori di
grado gerarchico inferiore.
153

Il passo teorico successivo che porta verso una concezione


pi discorsiva delle figure sar lomologazione tra la categoria
linguistica dellenunciatore e la categoria testuale di centro di
prospettiva proposto da Genette di cui si gi parlato
precedentemente (cfr. cap. I).

7. I punti di vista dentro lenunciato


Per rendere conto della categoria dellenunciatore alla
quale si associa la nozione di punto di vista, Ducrot opera un
movimento

teorico

molto

simile

quello

compiuto

in

precedenza, in virt dellintroduzione della nozione bachtiniana


di polifonia, che consiste nel prendere una categoria operante
ad un livello macro o testuale per ricondurla allinterno
della

sua

analisi

semantico-pragmatica

degli

enunciati.

Analogamente, la nozione di enunciatore viene messa in


parallelo ad unaltra categoria che opera a livello testuale e
che lanalisi narratologica descrive come centro di prospettiva
o soggetto di coscienza, vale a dire la personne du point de
vue de laquelle les vnements sont presents (Ducrot, 1984:
208).
Questo passaggio attuato a partire della messa in
corrispondenza delle categorie di locutore ed enunciatore del
linguaggio
personaggio

ordinario

quelle

delle

opere

di

autore/commediografo

teatrali.

In

effetti,

la

validit

dellanalogia: [] lnonciateur est au locuteur ce que le


personnage

est

presuppone

un

considerare

il

lauteur

approccio
linguaggio

(Ibid:

205),

semiologico
teatrale

secondo
che

come

Ducrot,

consiste
un

modo

nel
di

comunicazione particolare. Da questo punto di vista, le due


coppie hanno la stessa funzione semiologica e sono quindi
omologabili: il commediografo in quanto responsabile dei testi e
154

i diversi personaggi in quanto responsabili dei punti di vista


presenti in esso.
La possibilit esplorata da Ducrot di mettere in parallelo le
sue categorie con alcune categorie testuali prende ancora pi
rilievo nel caso dei testi narrativi attraverso lomologazione
delle categorie del locutore/enunciatore con le istanze narrative
di narratore/centro di prospettiva come vengono definite da
Genette nella teoria del racconto (cfr. cap. I). La seguente
tabella rende conto delle corrispondenze riscontrate:

DUCROT (Enunciato)

GENETTE (Racconto)

Soggetto parlante
Locutore
78
Enunciatore

Autore
Narratore
Centro
di

prospettiva

(foyer de percezione)
Il corrispettivo del locutore viene identificato da Ducrot
nella figura del narratore del racconto che si distingue a sua
volta dalle figure dell autore/soggetto empirico entrambi
produttori effettivi dellenunciato/racconto:
Lexistence empirique, prdicat ncessaire de lauteur, peut
tre refuse au narrateur. Dans la mesure o ce dernier est
un tre fictif, intrieur loeuvre, son rle se rapproche de
celui que jai attribu au locuteur qui pour moi, est un tre
de discours, appartenant au sens de lnonc, et relevant de
cette description que lnonc donne de son nonciation.
(Ibid: 208)

Analogamente, la stessa differenza che esiste al livello


dellenunciato riguardante il responsabile del discorso (locutore)
e il responsabile del punto di vista (enunciatore) si riscontra
anche a livello narrativo. Cos, mentre il narratore colui che
parla e quindi il responsabile del racconto, i punti di vista
78 Questa corrispondenza sar riformulata in 7.2.
155

manifestati nei racconti possono essere attribuiti a soggetti di


coscienza estranei al narratore e perci assimilabili agli
enunciatori della polifonia linguistica79.

7.1. Il rapporto tra lenunciatore e la posizione focale

Per illustrare il rapporto tra il ruolo dellenunciatore e il


centro di prospettiva, Ducrot propone come esempio la sua
analisi dei primi paragrafi de Lducation sentimentale di
Gustave Flaubert, che riproduciamo di seguito:
Le 15 septembre 1840, vers six heures du matin, la Ville-deMontereau, prs de partir, fumait gros tourbillons devant
le quai Saint-Bernard.
Des gens arrivaient hors dhaleine; des barriques, des
cbles, des corbeilles de linge gnaient la circulation; les
matelots ne rpondaient personne; on se heurtait; les
colis montaient entre les deux tambours, et le tapage
sabsorbait dans le bruissement de la vapeur, qui,
schappant par des plaques de tle, enveloppait tout dune
nue blanchtre, tandis que la cloche, lavant, tintait sans
discontinuer.
Enfin le navire partit; et les deux berges, peuples de
magasins, de chantiers et dusines, filrent comme deux
larges rubans que lon droule.
Un jeune homme de dix-huit ans, longs cheveux et qui
tenait un album sous son bras, restait auprs du gouvernail,
immobile. travers le brouillard, il contemplait des
clochers, des difices dont il ne savait pas les noms; puis il
embrassa, dans un dernier coup doeil, lle Saint-Louis, la
Cit, Notre-Dame; et bientt, Paris disparaissant, il poussa
un grand soupir.
M. Frdric Moreau, nouvellement reu bachelier, sen
retournait Nogent-sur-Seine, o il devait languir pendant
deux mois, avant daller faire son droit. Sa mre, avec la

79 E importante menzionare che alcuni recenti studi (cfr. Manetti,


2003) che esplorano i rapporti tra modalit e soggetti enunciativi
hanno provveduto a mettere in evidenza anche la correlazione tra la
figura dellenunciatore della polifonia enunciativa con la categoria del
soggetto modale di Charles Bally, mettendo in luce inoltre i punti di
contatto tra queste due concezioni. In effetti, Ducrot (1989) il primo
in riconoscere la novit e limportanza degli studi di Bally per la sua
propria costruzione della teoria linguistica dellenunciazione anche se
come afferma lautore [] sur certains points, Bally nest pas all
assez loin dans la direction o il sest engag. (ibid: 165)

156

somme indispensable, lavait envoy au Havre voir un oncle,


dont elle esprait, pour lui, lhritage; il en tait revenu la
veille seulement; et il se ddommageait de ne pouvoir
sjourner dans la capitale, en regagnant sa province par la
route la plus longue. (Flaubert, 1965, pp.19-20)

I primi paragrafi del testo di Flaubert descrivono la


partenza della nave che riporta Frderic Moreau alla sua
provincia, un momento segnato dallanimazione, dal tumulto, dai
rumori e dalla confusione generale che precedono la partenza. Il
terzo paragrafo contiene lenunciato che Ducrot (1984: 209-210)
analizza:
Enfin le navire partit; et les deux berges, peuples de
magasins, de chantiers et dusines, filrent comme deux
larges rubans que lon droule.

Secondo il nostro autore possibile individuare in questo


paragrafo due indizi che evidenziano, in effetti, un personaggio
che non il narratore (vale a dire il soggetto responsabile
dellenunciato).

Il

primo

elemento

da

considerare

lespressione enfin che, secondo Ducrot, non ha in questo testo


un valore conclusivo (di uno sviluppo cronologico), ma ne riceve
uno esclamativo: linteriezione di qualcuno che vede finire una
lunga attesa, un sospiro strappato alla situazione nella quale il
soggetto coinvolto. Questo soggetto evidentemente diverso
dal narratore che al contrario non ha motivo per spazientirsi. Il
secondo indice di una soggettivit diversa da quella del
narratore la metafora che chiude lenunciato, les deux
berges droule: in effetti, per vedere le rive srotolarsi
bisogna osservarle da un punto di vista particolare e cio dal
ponte della nave. Da questo luogo, infatti, si possono vedere
entrambe le rive e, successivamente, cogliere anche, con un
colpo docchio, lisola Saint-Louis, Notre-Dame, la Cit ecc.
Proseguendo,

attraverso

una

lettura

retroattiva

possibile identificare questo personaggio/enunciatore dal cui


157

punto di vista viene osservata la Senna, con il giovane Frdric


Moreau che immobile contempla il paesaggio, come mette in
evidenza il paragrafo che segue.
E interessante, in effetti, ricollegare queste precisazioni
con quanto esposto in precedenza a proposito delle alterazioni
del punto di vista che Genette rileva nello stesso testo
flaubertiano (cfr. cap. I 3.1.3. e 3.1.4.).
Genette riconosce nel quarto paragrafo del testo una
focalizzazione esterna tramite la quale il narratore gioca a far
finta di non conoscere il protagonista del suo racconto.
Un jeune homme de dix-huit ans, longs cheveux et qui
tenait un album sous son bras, restait auprs du gouvernail,
immobile. travers le brouillard, il contemplait des
clochers, des difices dont il ne savait pas les noms; puis il
embrassa, dans un dernier coup doeil, lle Saint-Louis, la
Cit, Notre-Dame; et bientt, Paris disparaissant, il poussa
un grand soupir.

Tuttavia, in accordo con Ducrot, il paragrafo precedente


rivela linclusione di un altro punto di vista entro il discorso (che
Ducrot attribuisce al protagonista), diverso dalla voce del
narratore.

Questo

classificazione

punto

di

genettiana,

vista,

per

renderebbe

riprendere
conto

di

la
una

focalizzazione interna nei limiti della coscienza del personaggio:


in effetti, il personaggio stesso che manifesta la sua
impazienza, ed attraverso i suoi occhi che guardiamo la Senna.
Il

passaggio

tra

questi

due

paragrafi

segnato

allora

dallalternanza tra una focalizzazione interna (segnalata da


Ducrot a proposito di enfin) e una focalizzazione esterna
(evidenziata a sua volta da Genette).
Il quinto paragrafo per palesa unaltra variazione della
prospettiva:
M. Frdric Moreau, nouvellement reu bachelier, sen
retournait Nogent-sur-Seine, o il devait languir pendant
deux mois, avant daller faire son droit. Sa mre, avec la
somme indispensable, lavait envoy au Havre voir un oncle,

158

dont elle esprait, pour lui, lhritage; il en tait revenu la


veille seulement; et il se ddommageait de ne pouvoir
sjourner dans la capitale, en regagnant sa province par la
route la plus longue.(Sottolineato nostro)

In questo caso, la focalizzazione savvicina allonniscienza


(o focalizzazione zero): il narratore che vede il personaggio
dallinterno e dallesterno e pu dunque raccontare il suo stato
danimo, permettendo di scoprire inoltre alcune informazioni del
passato e del futuro del personaggio.
A questo punto importante precisare ancora di pi quanto
abbiamo segnalato precedentemente a proposito del sapere del
narratore in questultimo frammento. Infatti, se da una parte,
evidente che chi parla in questo paragrafo il narratore (e
quindi racconta in terza persona), tuttavia non risulta cos
evidente che la prospettiva globale dalla quale si racconta sia,
come abbiamo detto, la prospettiva onnisciente del narratore.
Infatti, secondo noi esistono due modi dintendere questo
paragrafo.

Una

interpretazione

possibile

consisterebbe

nellassumere che, per riprendere i termini di Ducrot, il locutore


coincide con lenunciatore del punto di vista e quindi la
prospettiva dalla quale si percepisce quella del narratore
(onnisciente) che, introducendosi nei pensieri del protagonista,
offre una rappresentazione del suo stato danimo. In questo
senso, il languire o la ricerca di risarcimento del protagonista
vengono intesi come i termini che usa il narratore per valutarne
lo stato di coscienza.
Unaltra possibilit consiste invece nellassumere che, se da
una parte il narratore che parla, in alcuni segmenti il
responsabile del punto di vista rimane per Frdric Moreau, e
quindi tutto il paragrafo costruito a partire da unalternanza
tra focalizzazione zero (chi vede il narratore) e focalizzazione
interna (chi vede il personaggio). Secondo questa lettura, il
personaggio/enunciatore che percepisce il ritorno alla provincia
come inevitabile, come un evento certamente non desiderato
159

(ci spiegherebbe la sua previsione di dover languire l per due


mesi) e intempestivo (ci spiegherebbe anche il risarcimento
morale che consiste nel tornare per la via pi lunga) il
protagonista;

il

narratore

quindi,

in

quanto

locutore

dellenunciato, metterebbe in scena, in questi due frammenti, un


altro soggetto dalla cui prospettiva, dal cui punto di vista, si
assegna al ritorno un valore assolutamente negativo. Daltronde,
alcune precisazioni che fa lo stesso Ducrot a proposito
dellanalisi di un brano di Madame Bovary (cfr. Ducrot, 1980b:
18) sembrano confermare questa interpretazione. Come segnala
lautore:
Cest en effet une rgle constante que les verbes falloir et
devoir, losquils servent indiquer le caractre obligatoire
ou invitable dun vnement A, ne peuvent semployer sans
quon prsuppose [] que A contraire certains dsirs [] de
personnes dont il est question dans lnonc.

Se applichiamo queste considerazioni al nostro esempio,


esse ci permettono di comprendere che colui che sente che
devait languire pendant deux mois, colui che sente come
inevitabile il ritorno e quindi vede delusi i suoi desideri , in
effetti, il giovane Moreau e non il narratore.
La differenza tra questa configurazione e laltra segnalata
da Ducrot a proposito dellapparizione di enfin allinizio del
terzo paragrafo, risiede secondo noi, nel fatto che mentre nel
primo caso che risponde alla focalizzazione interna genettiana il
locutore/narratore presenta un enunciatore al cui punto di vista
rimane diverso e identificabile, nel secondo esempio invece i
punti di vista del narratore e dellenunciatore/personaggio per
effetto della trasvocalizzazione tendono a confondersi.
Parallelamente, il fatto di assumere che il

foyer di

percezione in questultimo esempio si sposta alternativamente


dal narratore al personaggio, permette di spiegare anche
lellissi temporale esplicita che a livello narrativo viene operata
160

tra il secondo e il terzo capitolo. Infatti si passa dalla


descrizione del tragitto in nave, segnato tra laltro da alcune
nuove conoscenze che saranno fondamentali per lo sviluppo
successivo del romanzo (le pi importanti sono certamente
Monsieur e Mme. Arnoux), allincontro con la madre e col suo
amico la sera dellarrivo a casa e infine al ritorno a Parigi due
mesi dopo. Nulla si dice, in effetti, dei due mesi che Moreau
trascorre a casa, il lettore non sa in che modo egli langue
poich

questo

periodo

rimane

escluso

dal

testo.

Senza

informazioni che permettano di valutare gli eventi e le azioni


nello

spazio

di

questi

due

mesi,

possibile

imputare

questespressione esclusivamente alla mera percezione del


personaggio che il narratore fa propria.80

7.2. Le focalizzazioni come confi gurazioni enunciative


Nel paragrafo precedente abbiamo messo in evidenza come
le diverse posizioni focali nel testo di Flaubert vengono costruite
dalla compresenza di pi soggetti che percepiscono. A questo
punto interessante combinare queste osservazioni con quelle
fatte a proposito della configurazione enunciativa proposta da
Ducrot per approfondire il discorso sulla possibilit di costruire
diverse

configurazioni

enunciative

che

permettano

di

sistematizzare la descrizione di queste posizioni focali


Siamo convinti che la messa in relazione delle posizioni
focali e delle configurazioni enunciative possa dare alcune
risposte interessanti. Le affinit riscontrate tra le tipologie delle
posizioni focali e la configurazione enunciativa del modello
ducrotiano innescano la possibilit di stabilire (come si gi
fatto per le figure) unaltra analogia funzionale questa volta
80 Questa ellissi marcata allinizio del terzo capitolo: Deux mois
plus tard, Frdric, dbarqu un matin rue Coq-Hron, songea
immdiatement faire sa grande visite (ibid: 36).

161

per tendente a descrivere e spiegare la tipologia delle


focalizzazioni nei termini delle categorie e delle strutture
enunciative proposte dalla teoria ducrotiana a livello locale.
Se come afferma Genette (1972: 208) le formule delle
focalizzazioni siscrivono soprattutto su segmenti narrativi
molto brevi (insieme denunciati) la descrizione linguistica
presenta il vantaggio di offrire una spiegazione del fenomeno
sia a livello inter - frastico sia a livello intra-frastico. In questo
senso, stato Ducrot (2001) che recentemente ha accennato ad
una pi profonda analogia tra lorganizzazione polifonica
testuale e quella degli enunciati. Cos in questultimo studio,
riconoscendo la forte analogia funzionale tra le diverse figure
(dellenunciato e del testo) Ducrot propone anche di rendere
conto

di

questa

corrispondenza

polifonica

mediante

la

distinzione di due tipi di locutori (luno operante a livello


testuale e laltro a livello dellenunciato) e due tipi denunciatori
secondo la seguente classificazione:
r-locutori ed r-enunciatori

(dove r sta per racconto)

che si corrispondono con


e-locutori ed e-enunciatori

(dove

sta

per

enunciato)
Per illustrare questa distinzione Ducrot riprende lesempio
(presentato in nel paragrafo 6.) riguardante il rapporto tra
Molire (autore dellopera teatrale) e il suo personaggio Don
Giovanni. In effetti, secondo questa classificazione Don Giovanni
riveste due ruoli: se consideriamo gli enunciati particolari che
egli produce allora Don Giovanni il e-locutore di questi
enunciati, tuttavia considerando lopera di teatro nel suo

162

complesso Molire il locutore ( il r-locutore) mentre Don


Giovanni riceve il ruolo di r-enunciatore.81
E importante tuttavia segnalare che la proposta ducrotiana
di

fondare

unanalogia

funzionale

tra

e-locutore

ed

e-

enunciatore e i soggetti che parlano e che vedono nel racconto


urta una questione fondamentale che riguarda lo statuto delle
figure coinvolte: in effetti, se come abbiamo pi volte segnalato,
lenunciatore per la teoria ducrotiana un essere virtuale che si
colloca

ad

un

livello

pi

astratto

dellenunciato

gerarchicamente subordinato al locutore, Genette respinge con


veemenza la possibilit di considerare il personaggio che vede
come unistanza narrativa autonoma. Una delle critiche pi forti
che Genette (1983) rivolge a Mieke Bal (cfr. cap I, 5 ) riguarda
precisamente lidea dellesistenza di un soggetto focalizzatore (e
quindi di un soggetto focalizzato) come unistanza autonoma e
intermedia posizionata a livello del racconto e tra il narratore e
il personaggio.
Se consideriamo allora lo statuto delle figure, lultima
versione della struttura dellenunciazione ducrotiana sembra, in
effetti, pi affine alla proposta di Mieke Bal in due aspetti:

la

costruzione

della

figura

del

focalizzatore

come

unistanza autonoma del racconto equiparabile, a livello


dellenunciato, allenunciatore della teoria ducrotiana;

81 Se la corrispondenza tra determinate figure testuali e quelle


dellenunciato ci sembra una proposta interessante, tuttavia, in
questesempio particolare lidentificazione del personaggio di Don
Giovanni col r-enunciatore sembra sollevare alcune difficolt. In
effetti, questidentificazione in certo senso banalizza la nozione stessa
di enunciatore intanto personaggio virtuale dellenunciato, e dunque
un personaggio che non parla (mentre invece Don Giovanni parla)
che esclusivamente la fonte dei punti di vista. Daltronde, nella
misura in cui la teoria riconosce lesistenza di un unico locutore la
questione rimane aperta.

163

la configurazione di una struttura gerarchica delle

istanze narrative analoga alla gerarchizzazione delle figure


interne allenunciato.
Se si vuole preservare dunque questanalogia funzionale e con
essa la possibilit di descrizione dei diversi tipi di focalizzazione
della teoria del racconto a partire delle loro configurazioni
enunciative locali bisogna dunque riformulare la teoria del
racconto a partire dalle modificazioni suggerite da Mieke Bal
rendendo operativa la nozione di focalizzatore

come istanza

autonoma della visione o della percezione iscritta in una


struttura gerarchica le cui estremit sono rispettivamente
lautore e il lettore.

CAPITOLO QUARTO
LA DIMENSIONE COGNITIVA DEI TESTI
La marquise habitait un appartement
spar, o le marquis nentrait pas sans
se faire annoncer. Nous commettrons
cette incongruit dont les auteurs de
tous les temps ne se sont pas fait faute,
et, sans rien dire au petit laquais qui
serait all prvenir la camriste, nous
pntrons dans la chambre coucher,

164

srs

de

ne

dranger

personne.

Lcrivain que fait un roman porte


naturellement au doigt lanneau de
Gygs, lequel rend invisibile.
Thophile
Gauthier

1. Introduzione
Linteresse che la semiotica generativa greimasiana ha
dimostrato verso i problemi legati alla dimensione cognitiva dei
testi in quanto componente autonoma ed essenziale della
narrativit certamente tardiva rispetto allanalisi della
dimensione pragmatica82. In effetti, come sottolinea Bertrand
(1984), allinizio del suo sviluppo la semiotica testuale, e nella
misura in cui stato scelto come oggetto di riflessione un tipo di
racconto
particolare,
largamente
transculturale
e
strutturalmente semplice come il racconto popolare, orale e
mitico, si limitata allo studio della concatenazione delle azioni
somatiche dei personaggi, allistituzione delle tipologie degli
attanti o alla descrizione della circolazione dei valori allinterno
dei testi. Questo fare semiotico presupponeva che un punto di
vista unico e totalizzante, manifesto o implicito regolasse il testo
narrativo: il narratore. Tuttavia, in funzione dellanalisi di
discorsi complessi come i testi letterari e ancora di pi i testi
non figurativi stato presto evidente che la sola dimensione
pragmatica non poteva di costituire lunico principio
organizzatore del livello narrativo del discorso.
Infatti, lo stesso Greimas che, a partire dallanalisi
condotta su un racconto di Maupassant, nelle osservazioni finali
del suo saggio, riconosce la presenza di questa nuova
dimensione, promuovendone inoltre una ricerca approfondita:
Indubbiamente, si a poco a poco imposto un fatto nuovo:
lesistenza della dimensione cognitiva della narrativit, che

82 Questevoluzione interpretata ad esempio da Sandra Cavicchioli


(1997: 16-19) come uno spostamento che riguarda le modalit di
costruzione del proprio oggetto semiotico e la successiva
determinazione di nuovi livelli pertinenti alla descrizione. Lattenzione
posta sulla dimensione cognitiva dei testi, le strategie enunciative e la
componente figurativa della loro manifestazione determina, secondo
lautrice, il passaggio dalla fase del Racconto a quella del Testo che
rende conto di uno sviluppo interno della teoria semiotica.

165

arriva a sdoppiare linsieme del racconto, e che ci ha


costretti, non senza esitazioni e interpretazioni parziali, ad
affermare lautonomia, opponendola e correlandola per
quanto possibile alla dimensione pragmatica, fatta di
descrizioni di attori e di comportamenti somatici collegati in
una serie di eventi. [] il passaggio dai testi orali ai testi
scritti impone il riconoscimento di una dimensione cognitiva
in grado di gestire i propri programmi, proprie acquisizioni
di competenze e relative performanze, o in altre parole, di
elaborare i propri piani figurativi. [] Il riconoscimento di
questa nuova dimensione, della quale per il momento non
chiara la configurazione dinsieme, unapertura verso
nuovi campi di ricerca. [...] (Greimas, 1976: tr.it. 247-248.
Corsivo nelloriginale).

Se da una parte la descrizione degli attori e delle loro


azioni dipende da un certo sapere sugli eventi, di una certa
competenza che i soggetti devono previamente acquisire per
compiere le loro azioni, anche vero che un elemento
dominante dei testi letterari moderni lapparizione di una non
concomitanza tra i saperi messi in gioco dai diversi soggetti
enunciativi. Come suggerisce Bertrand:
Sil est clair, en effet, que la description des acteurs et de
leurs actions rsulte dun certain savoir sur les vnements,
il suffit que le savoir de tel acteur (de lnonc ou de
lnonciation) ne coincide pas avec celui de tel autre pour
que se mettent en branle, paralllement aux parcours
pragmatiques portant sur le faire, des parcours cognitifs,
portant

sur

structurer,

le
au

savoir,
mme

dont

titre,

le

dveloppement

lensemble

dun

peut

rcit:

la

disjonction davec le savoir suffit riger ce savoir en valeur


pour le sujet, et dtermine alors son programme. La
dimension cognitive constitue de ce point de vue une

166

dimension autonome, qui sarticule elle aussi en processus


narratif. (Bertrand, 1984: 18. Sottolineato nelloriginale).

Una simile riflessione sviluppata da Jacques Fontanille,


uno dei teorici che nel quadro dellapproccio semiotico si pi
interessato allo studio di questa dimensione a partire dalla
costruzione di una tipologia dei punti di vista che rende conto
dei diversi regimi di costruzione e circolazione del sapere entro
il discorso e la cui teoria dellosservatore costituir il centro
delle attuali considerazioni.
Aujourdhui, la question du savoir ne se pose, dans le
discours, qu partir du moment o on observe un dcalage
entre le savoir de lnonciataire et celui de lnonciateur,
ou, autrement dit, entre le savoir effectivement nonc, mis
disposition de lnonciataire, et celui quon peut en
principe supposer appartenir au sujet dnonciation.
(Fontanille, 1987: 9)

La dimensione cognitiva dei testi appare dunque come una


dimensione autonoma diversa dalle altre due: pragmatica e
timica, e passibile darticolarsi in un processo narrativo.
Lautonomia che viene assegnata alla costruzione del sapere
permetter anche di sviluppare unepistemologia semiotica,
intesa come una teoria della conoscenza che interessa tutti i
discorsi.
importante sottolineare che uno degli aspetti in cui pi si
manifesta

limpegno

teorico

di

circoscrivere

con

sempre

maggior precisione le questioni della dimensione cognitiva del


testo messo in evidenza, ad esempio, dalle successive
ridefinizioni che riceve la nozione di punto di vista. Se
compariamo, ad esempio, la prima versione del Dizionario di
Greimas e Courts in cui si legge:
Si designa generalmente con lespressione punto di vista
un insieme di procedimenti utilizzati dallenunciatore per
fare variare la messa a fuoco, cio diversificare la lettura
che lenunciatario far del racconto preso nel suo insieme o

167

di certe sue parti. Questa nozione intuitiva e troppo


complessa: sforzi teorici successivi hanno tentato di trarne
certe articolazioni definibili, come la messa in prospettiva e
la focalizzazione; una miglior conoscenza della dimensione
cognitiva dei discorsi narrativi ci ha pure condotto a
prevedere linstallazione allinterno del discorso del
soggetto cognitivo detto osservatore. (Greimas e Courts,
1979: tr.it. alla voce Punto di vista).

con alcuni frammenti della versione modificata ed ampliata che


compare nel secondo volume del Dizionario83:
1. Si denominer punto di vista qualsiasi configurazione
discorsiva nella quale si mette in gioco una competenza
dosservazione
diversa
da
quella
del
soggetto
dellenunciazione presupposto. Appartengono a questa
configurazione losservatore e linformatore, le modalit
delle loro competenze cognitive, le loro manifestazioni
figurative e specialmente linterazione tra le variazioni dei
loro ruoli attoriali e le variazioni delle loro deissi spaziotemporali.
2. Con relazione al fare semiotico, il punto di vista appare
come una delle procedure di discorsivizzazione e anche di
testualizzazione [] di conseguenza, non pu trattarsi di
una tecnica [], ma della manifestazione pi o meno
ostensibile di un procedimento inevitabile della messa in
discorso. []
3. Ogni punto di vista implica nellenunciatore istanza di
produzione una determinata organizzazione del sapere. A
partire dallembrayage o dbrayage delle due istanze
menzionate (losservatore e linformatore), e della loro
unificazione o della loro pluralizzazione, i punti di vista
possono
essere
denominati
esclusivi,
inclusivi,
reclusivi o integratori []
4. Ogni punto di vista impone allenunciatario, istanza di
ricezione, uninterpretazione dellenunciato. Nella misura in
cui enunciatario ed enunciatore sono soltanto due ruoli
tematici e attoriali dello stesso attante: il soggetto
dellenunciazione [] la competenza dosservazione [] si
trasforma in una competenza per lenunciatario. In altre
parole, costruire un punto di vista significa anche costruire
un enunciatario enunciato. [] (Greimas e Courts, 1986,
alla voce Point de vue, tr. it. nostra)

Osserviamo che mentre la prima definizione del punto di vista si


limita ad evidenziare le incertezze e le perplessit proprie della
fase iniziale della ricerca, la seconda definizione denota invece
83 La riformulazione della voce Point de vue redatta
principalmente da Fontanille; tuttavia qualche leggera correzione a
carico di Franoise Bastide compare alla fine dellarticolo.

168

una riflessione teorica pi profonda: in effetti, questa seconda


versione riassume gli aspetti fondamentali delle nuove
acquisizioni teoriche84 nel tentativo di sistematizzare la
dimensione cognitiva dei testi. In effetti, ci che in principio era
visto come una semplice procedura che consentiva di cambiare
la focalizzazione, in seguito visto invece come una procedura
inevitabile della messa in discorso e quindi come un
meccanismo complesso che inscrive nella dimensione cognitiva
dei testi strutture attanziali, strutture modali, programmi
narrativi, valori ecc.
2. I saperi divisi e condivisi
Alla questione della pertinenza e quindi limportanza che
la teoria semiotica assegna alla dimensione cognitiva che, come
abbiamo detto, si evidenzia quando il sapere manifestato
entro i testi mal partag, diviso, deformato, o ritenuto tale,
si aggiunge unaltra questione che riguarda la distinzione tra
due tipi di saperi. Da una parte si trova il sapere enunciativo,
vale a dire linsieme dei saperi dei protagonisti dellenunciato
che hanno a che fare soprattutto con gli scambi verbali dei
personaggi e intorno cui essi si definiscono. In effetti, i
personaggi

costruiscono

propri

programmi

intorno

allacquisizione o alla perdita di questo valore; esso serve anche


a caratterizzare il loro ruolo tematico e figurativo: cos, le figure
dello scienziato, del dotto, dellignorante ecc. si definiscono in
funzione alla congiunzione o disgiunzione con loggetto
sapere. E dallaltra si trova il sapere enunciazionale che appare
implicato direttamente nei rapporti tra enunciatore/enunciatario
o narratore/narratario, presente quindi nelle operazioni di
messa in discorso come fare cognitivo pi relazionato ai
problemi dellenunciazione.

84 Il crescente interesse di Fontanille per lanalisi della questione del


sapere nei discorsi messo in evidenza da quasi un decennio di
ricerche dedicate a questargomento, sviluppato in una serie di
pubblicazioni tra le quali segnaliamo ad esempio, Fontanille 1980
(ed.), 1980, 1987, 1988, 1989.

169

La proposta di Fontanille (1987) alla quale dedichiamo


questo capitolo si presenta come un tentativo di risoluzione di
tale distinzione. Come afferma lautore:

Quil sagisse donc de ses manifestations noncives ou ses


manifestations nonciatives, le savoir est dfini comme
objet, voire, au niveau abstrait, comme une valeur, mis
en circulation entre protagonistes de lnonc ou de
lnonciation. A ce titre, il entre dans des parcours de sujets
cognitifs

varis

nonciataire)

(informateur,
et

constitue

observateur,
par

nonciateur,

consquent

une

des

dimensions smiotiques de lnonc ou de lnonciation.


(Fontanille, 1987: 20).

Al principio e col proposito di rendere omogenea la


descrizione

del

sapere,

lo

studioso

costruisce

ununica

configurazione che permette di rendere conto dei fare cognitivi


sia dellordine dellenunciato sia dellordine dellenunciazione,
mettendo deliberatamente tra parentesi la questione del ruolo
dellenunciazione.
Cos, Fontanille riconosce nel sapere come oggetto di
valore, tanto dellenunciato quanto dellenunciazione, due modi
desistenza fondamentali: come operatore modale (saper fare
o saper essere) e come oggetto di senso, vale a dire come
contenuto semantico, proponendo il seguente esempio per
illustrarne la differenzia (Fontanille, ibid: 30):
Io so correre.(saper-fare)
Io so che(sapere
sul
corro.

competenza modale
competenza semantica

fare)

Come le altre modalit, il sapere specifica un predicato di


base ed integra la competenza modale (o esistenza modale, nel
caso

del

saper

essere)

che

determina

la

performance

narrativa del soggetto. Il sapere in quanto contenuto di sapere


170

(vale a dire, quando ha per oggetto un fare o essere) riguarda


invece la competenza semantica del soggetto.85
Secondo lautore, lopposizione tra i due modi desistenza,
pu per essere interpretata anche come una distinzione
classematica tra due ordini diversi: i saperi semiotici (saper:fare
o saper:essere) da una parte e i saperi metasemiotici (saper-fare
e saper-essere) dallaltra. Mentre il sapere semiotico si definisce
come un sapere allo stesso livello del suo oggetto; il sapere
metasemiotico si definisce come un sapere di livello diverso
(inferiore o superiore) rispetto al suo oggetto.
In effetti, come suggerisce Fontanille, saper-fare significa
non soltanto sapere ci che si fa ma anche saper come fare:
il saper-fare implica allora una conoscenza ideale o ottimale
delle strutture semio-narrative. Si tratta di un sapere che porta
sulle condizioni desercizio migliore del fare e che permette
quindi unottimizzazione del fare. Ad esempio, sia un livello n,
e un programma da realizzare ad esempio spostarsi: il sapere
come fare significa costruire una capacit ad un livello n + 1
che permetter di organizzare le tappe dello spostamento, i
programmi duso e di acquisizione di mezzi per muoversi ecc.
Inversamente, il sapere perch si fa costituisce un altro tipo di
sapere metasemiotico operante per ad un livello n 1 che
implica

una

finalizzazione

del

fare

che

nellesempio

precedente presuppone lanalisi del programma da compiere


per arrivare ad un programma di base che interessa valori pi
profondi. Cos, spostarsi pu rivelare altrettanti programmi di
base come andare al lavoro, darsi alla fuga, intraprendere
un viaggio ecc.

85 Questa differenza sar rappresentata graficamente attraverso il


trattino (-) per identificare loggetto sapere come operatore modale e
i due punti (:) per loggetto sapere come oggetto di senso. Cos, i due
grandi modi desistenza si sdoppiano in quattro figure: saper-fare e
saper-essere, da una parte e saper:fare e saper:essere dallaltra.

171

3. Iper-saperi
Se i saperi metasemiotici sono definiti come saperi di livello
superiore o inferiore agli enunciati del fare o dellessere che
modalizzano, possibile dunque distinguere la variet di saperi
allinterno dei discorsi in funzione della natura del programma
di base entro cui si incontrano lessere o il fare modalizzati. In
questo modo possibile stabilire una tripartizione dei saperi
metasemiotici tenendo conto delle tre dimensioni fondamentali
della topica narrativa: pragmatica, timica e cognitiva.
In questo senso, possibile differenziare il sapere come
fare a seconda che il valore del programma di base sinscriva
ad esempio entro la dimensione pragmatica o quella cognitiva:
cos,

nellesempio

dello

spostamento,

sulla

dimensione

pragmatica, il saper come fare determina una successione di


programmi duso tendenti alla congiunzione del soggetto con
loggetto di valore destinazione, che pu determinare ad
esempio il saper-fare dellesploratore, del turista, ma anche
del conducente di un mezzo di trasporto ecc., mentre nel caso
del sapere come fare che modalizza un programma base di
natura cognitiva si tratter invece della congiunzione con un
altro oggetto di valore che a sua volta un sapere e che pu
manifestarsi alloccasione come il sapere come fare del
ricercatore, dello scienziato, del detective ecc.
Fontanille, in effetti, riserva il termine iper-sapere per
caratterizzare i saperi metasemiotici (saper-essere o saper-fare)
nei quali il fare o lessere dipendono da un programma di natura
cognitiva: cos gli iper-saperi vengono definiti come operatori
modali di livello n+1 o n-1 che modalizzano enunciati nei
quali loggetto di valore anchesso un sapere sia a livello
dellenunciato sia a livello dellenunciazione.
Tuttavia, se i passaggi da un tipo di sapere allaltro sono
assicurati dalle operazioni di dbrayage ed embrayage, risulta
172

evidente che il sapere messo in gioco a livello dellenunciazione


non lo stesso che si manifesta a livello dellenunciato. La
questione delliper-sapere reintroduce allora il problema della
non concomitanza tra i saperi enunciati ed enunciativi e con
esso anche leffetto del punto di vista che viene inteso come
leconomia degli iper-saperi enunciativi: il sapere-fare dei
personaggi del racconto sostanzialmente diverso dal saperefare

(massimale)

che

determina

la

competenza

cognitiva

dellenunciatore, diversit che riguarda sia il contenuto


trasmesso, sia la quantit dinformazioni in circolazione e
soprattutto la loro distribuzione entro il testo enunciato. Come
afferma lo studioso:
En ce qui concerne [les hyper-savoirs] de lnonciation, on
en trouve un exemple dans les comptences cognitives
requises pour les oprations discursives fondamentales
(embrayage et dbrayage): chacune prsuppose un savoirfaire de lnonciateur sur la faon dont il rgle, et choisit de
rgler, lchange dinformation dans lnonc, les obstacles
ou les facilits quil accorde la circulation du savoir, etc.
Cest cet ensemble complexe de savoir-faire qui aboutit aux
effets de points de vue, et cest pourquoi la question des
points de vue dans le discours peut tre traite comme
lconomie des hyper-savoirs nonciatifs. (Fontanille, 1987:
49-50).

Secondo Fontanille, se da una parte liper-sapere un


sapere di livello inferiore o superiore rispetto ad un altro sapere
di base, dallaltra, e prendendo in considerazione il soggetto del
fare, liper-sapere definito come la competenza cognitiva di
questo

soggetto: competenza

che

implica

la

capacit

di

cambiare di livello di significazione sia per ottimizzare sia per


finalizzare la ricerca cognitiva di livello n. Questa capacit di
percorrere in modo ascendente o discendente i livelli di
173

significazione attraverso una selezione delle unit pertinenti


entro linsieme delle virtualit contenute in un universo di
significazione si ritrova appunto nella figura dellenunciatore.
Di conseguenza, i punti di vista in quanto effetti di senso
sono descritti da Fontanille, da una parte, e a partire dalle due
operazioni della messa in discorso (dbrayage ed embrayage)
che iscrivono nel testo i due soggetti cognitivi, losservatore e
linformatore, istallando anche lesercizio dei loro iper-saperi,
ma dallaltra, anche prendendo in considerazione le tensioni
figurative, le interazioni spaziali, temporali ed attoriali tra
queste figure.

4. Il sapere dentro il discorso enunciato


Il dbrayage cognitivo loperazione fondamentale della
messa in discorso che determina il dcalage tra il sapere
massimale dellenunciatore e il sapere particolare di uno o vari
soggetti cognitivi testuali. Questo dbrayage presuppone una
proiezione fuori dallistanza enunciativa, una scissione delle
categorie dello spazio, del tempo e della persona che, se da una
parte d vita al discorso enunciato, dallaltra rappresenta anche
la condizione di possibilit per listanza enunciativa. Tuttavia,
per produrre un dcalage cognitivo non basta scindere o
proiettare

fuori

dallistanza

dellenunciazione

le

suddette

categorie, bisogna anche che queste categorie vengano inscritte


nellenunciato come frammenti cognitivi parziali e disgiunti,
come una costellazione di particelle di spazi, tempi e attori
molteplici colti da uno o pi soggetti cognitivi diversi, la cui
eventuale riunificazione opera di un soggetto cognitivo
collocato ad un livello superiore.

174

Seguendo Fontanille, la formula canonica del dbrayage


cognitivo la cui caratteristica di essere una proiezione
pluralizzante quindi:

IO

(n) Egli

(tratti e aspetti attoriali)

QUI

(n) Altrove

(sotto-spazi

cognitivi

aspetti

spaziali)
ORA

(n) Non ora (periodi e aspetti temporali).


Tuttavia,

le

operazioni

della

messa

in

discorso

non

coinvolgono la pluralizzazione del solo oggetto cognitivo, ma


anche quella del soggetto cognitivo in altrettanti dispositivi o
competenze dosservazione. Infatti, secondo il nostro autore, la
messa in discorso del sapere si fonda su quattro operazioni
fondamentali: due operazioni pluralizzanti che determinano la
scissione

dellistanza

dellenunciazione

(il

dbrayage

dei

soggetti e degli oggetti), e due operazioni omogeneizzanti che


ripristinano la situazione di enunciazione (lembrayage degli
oggetti e dei soggetti).

4.1. Osservatore e informatore: confi gurazione dei


punti di vista
La configurazione del sapere entro il discorso evidenzia
tuttavia un aspetto essenziale relativo al fatto che loggettosapere viene inteso come un attante sincretico che ricopre in un
unico attore due ruoli diversi: unattante-oggetto stricto sensu,
da una parte, vale a dire, un sapere messo in circolazione, ma
anche un attante-soggetto responsabile dellemissione di questo
sapere dallaltra, vale a dire colui che oppone resistenza o
175

collabora

con

la

ricerca

cognitiva

lorganizzazione

dellinformazione in possesso del soggetto cognitivo. Come


sottolinea il nostro autore [] dans sa relation avec le sujet
cognitif, le monde est la fois objet e sujet [] (Fontanille,
1987: 74). In effetti, con questa distinzione si cerca di
sottolineare il fatto che gli oggetti non sono meri operatori
passivi, al contrario la ricerca cognitiva del soggetto, intesa
come un insieme di saperi da scoprire, pu essere facilitata od
ostacolata dagli stessi oggetti che in quanto attanti soggetti
sono dotati di una competenza manipolatrice.86
Questo

sincretismo

attanziale

permette

quindi

di

distinguere due soggetti cognitivi diversi:


On appellera observateur exclusivement un sujet cognitif
rcepteur dot de lhyper-savoir minimum (il sait quil y a
qualque chose savoir), et informateur un sujet cognitif
metteur dot de lhyper-savoir minimum (il sait quil y a
quelque chose faire savoir); ces deux hyper-savoirs
minimaux, qui servent actualiser la valeur cognitive pour
les sujets, sont ncessaires soit la mise en train dune
qute du savoir, soit celle dune collaboration ou dune
rsistance,

cest--dire,

en

somme,

ncessaires

linteraction entre observateur et informateur. (Fontanille,


1987: 74)

Questa

distinzione

permette

inoltre

dinterpretare

movimenti di pluralizzazione e di omogeneizzazione delle


istanze cognitive come operazioni che ora coinvolgono due
attanti in interazione: il dbrayage/embrayage dellosservatore
(a partire dai soggetti dellenunciazione) da una parte e il
86 Lo studio di Agosti (1988) sui Promessi Sposi, e di Cavicchioli
(1988) su To the Lighthouse di Virginia Wolf evidenziano la centralit
che la categoria del punto di vista da una parte e la distinzione tra le
diverse istanze cognitive dallaltra, assumono per alcune analisi
testuali.

176

dbrayage/embrayage dellinformatore (a partire dai soggetti


dellenunciato) dallaltra.
In questo modo, se il punto di vista risponde alleconomia
degli

iper-saperi

intersoggettiva
reciproca

enunciativi,
dunque

la

sua

comporta

(unoperazione

configurazione

una

determinazione

sullosservatore

una

sullinformatore) messa in discorso.

4.2. La tipologia dei punti di vista


Quando non esistono alterazioni o variazioni nella capacit
dosservazione

si

considera

che

il

soggetto

cognitivo

(losservatore) unificato; in caso contrario, si parler di


osservatori plurali. Per quanto riguarda invece linformatore,
esso pu essere costituito da vari soggetti od oggetti del mondo
esterno o interno, tanto concreti quanto astratti. Linformatore
costituito insomma da qualsiasi cosa verso la quale il soggetto
orienta la sua attenzione. In questo senso lungo un racconto
possono coesistere tanti osservatori diversi quanto informatori
diversi. Come nel caso dellosservatore, linformatore unificato
quando i saperi appaiono omogenei ed integrati; se invece i
saperi rimangono eterogenei o disgregati allora linformatore
plurale (o pluralizzato).
Fontanille (1987) identifica quattro tipi di punti di vista
generati a partire dalla combinazione delle due opposizioni: una
di contrariet tra le figure osservatore/informatore e unaltra
che colloca sullasse della contraddizione le due operazioni della
messa in discorso embrayage/dbrayage. In effetti,
lembrayage

tende

verso

lunificazione

di

mentre

osservatori

informatori, il dbrayage tende verso la loro pluralizzazione. Lo


schema il seguente:
177

Pdv.INTEGRATEUR
Embrayage
nonciatif
(de
lobservateur)
/JE/

Embrayage
noncif
(de
linformateur)
/IL/

Pdv.RECLUSIF

Pdv.INCLUSIF
/ILS/
Dbrayage
noncif
(de
linformateur)

/ON/
Dbrayage
nonciatif
(de
lobservateur)

Pdv. EXCLUSIF

Il punto di vista esclusivo (determinato dalla duplice


pluralit dellinformatore e losservatore) rende conto della non
conservazione di oggetti e di soggetti cognitivi, vale a dire la
non conservazione della competenza dosservazione da una
parte,

la

non

conservazione

del

sapere

dallaltra.

La

molteplicit degli osservatori e dei saperi caratteristica del


punto di vista esclusivo pu essere quindi rappresentata come:
178

[Osservatore1 sa che Informatore1,.Osservatoren sa che


Informatoren]
Un esempio di questo tipo esclusivo rappresentato dalla
particolare metafisica di Tln, nel racconto Tln, Uqbar, Orbis
Tertius di Borges, estratto da Ficciones (1956). In effetti, in
questo immaginario paese gli oggetti si moltiplicano a partire
della dimenticanza o della distrazione dei soggetti, mentre gli
abitanti percepiscono il mondo esterno come una successione di
frammenti, di atti indipendenti ed eterogenei,
El mundo para ellos no es un concurso de objetos en el
espacio;

es

una

serie

heterognea

de

actos

independientes. Es sucesivo, temporal, no espacial


(op.cit. p.20)
La percepcin de una humareda en el horizonte y
despus del campo incendiado y despus del cigarro a
medio apagar que produjo la quemazn es considerada
un ejemplo de asociacin de ideas. (p.22).87
Lo stesso succede anche per il mondo interno, quello
iscritto nella coscienza dei propri soggetti osservatori:
Explicar (o juzgar) un hecho es unirlo a otro; esa
vinculacin, en Tln, es un estado posterior del sujeto,
que no puede afectar o iluminar el estado anterior.
Todo estado mental es irreductible: el mero hecho de
nombrarlo []importa un falseo88.(p.22)
87 Il mondo per coloro non un concorso di oggetti nello spazio;
una serie eterogenea di atti indipendenti; successivo, temporale,
non spaziale (tr.it. p.14)
La percezione di una fumata allorizzonte, e poi della campagna
incendiata, e poi della sigaretta mal spenta che provoc lincendio,
considerata un esempio di associazione didee (tr.it. p.15)
88 Spiegare (o giudicare) un fatto, unirlo a un altro fatto; ma
questunione, su Tln, corrisponde a uno stato posteriore del
soggetto, e non sapplica allo stato anteriore, dunque non lillumina.
Ogni stato mentale irriducibile: il solo fatto di nominarlo []
comporta una falsificazione. (tr. it. p.15-16)

179

Perfino la semplice operazione matematica di contare


presa a carico di vari soggetti cognitivi modifica le quantit e le
trasforma:
El hecho de que varios individuos que cuentan una
misma cantidad logran un resultado igual, es para los
psiclogos un ejemplo de asociacin de ideas o de buen
ejercicio de la memoria89.(p. 26)
Infine, alla moltiplicazione degli oggetti si aggiunge per la
moltiplicazioni degli osservatori, in effetti come postula la
geometria di Tln:
[] el hombre que se desplaza modifica las formas que
lo circundan.90 (p. 26).
Il punto di vista reclusivo (determinato dalla pluralit
dellinformatore

dallunicit

dellosservatore)

testimonia

invece della labilit del sapere, vale a dire la variazione degli


oggetti per un osservatore unico, e implica per un osservatore
costante la pluralizzazione degli informatori, vale a dire, dei
saperi che rimangono diversi e incompatibili. La formula :
Osservatore sa che [Informatore1.Informatoren]
Cos nel romanzo Morirs lejos (1967) dello scrittore
messicano Jos Emilio Pacheco, assistiamo allosservazione che
un personaggio fa di un altro sulla cui identit elabora
costantemente le pi diverse ipotesi. Citiamo un frammento del
primo capitolo:

89 Il fatto che vari individui, i quali calcolino una stessa quantit,


giungano a risultati eguali, per gli psicologi un esempio di
associazione di idee o di buon esercizio della memoria. (tr.it. p.19-20)
90 []luomo che si sposta modifica le forme che lo circondano. (tr.it.
p.19)

180

Con los dedos anular e ndice entreabre la persiana


metlica: en el parque [], el mismo hombre de ayer
est sentado en la misma banca leyendo la misma
seccin[] [a] Es un obrero calificado a quien la
automatizacin despoj de su trabajo. [b] Es un
delincuente sexual que con paciencia y maestra espera
hacerse un elemento contidiano del parque antes de
escoger su vctima [] [c] Es por lo contrario un padre,
un padre que ha perdido a su hijo [] O bien [f] Es una
alucinacin: no hay nadie en el parque.
In

questo

dellinformatore

passaggio
in

sosserva

uninsieme

91

(p.9)

la

dimmagini

pluralizzazione
eterogenee

contraddittorie. In effetti, un oggetto in apparenza unico: un


uomo seduto su una panca nel parco si demoltiplica e informa
ad un unico osservatore una serie di saperi irriducibili.
Il punto di vista inclusivo descrive la pluralit degli
osservatori e quindi la non conservazione della competenza
dosservazione davanti ad un unico informatore. In altre parole,
definisce la variazione dei punti di vista sullo stesso oggetto.
Anche se gli osservatori cambiano, le osservazioni presentano
tuttavia alcuni aspetti compatibili che alla fine restituiscono
unimmagine unica dellinformatore:
[Osservatore1Osservatoren] sanno che Informatore.

91 Con lanulare e lindice socchiude la persiana metallica: nel parco


[..] lo stesso uomo di ieri, seduto sulla stessa panca, sta leggendo la
stessa
sezione
[][a]
E
un
operaio
qualificato
a
chi
lautomatizzazione ha tolto il lavoro. [b] E un delinquente sessuale
che con pazienza ed abilit cerca di diventare un elemento quotidiano
del parco prima di scegliere la sua vittima [][c] Al contrario, un
padre, un padre che ha perso il figlio [] Oppure [f] E
unallucinazione: non c nessuno al parco. (Trad. nostra)

181

Per illustrare questo tipo di prospettiva abbiamo scelto


alcuni passaggi di Pedro Paramo (1983) di unaltro scrittore
messicano, Juan Rulfo. A mano a mano che Juan Preciado
savvicina al paese di Comala, le sue percezioni contrastano con
le

stesse immagini raccontate da sua madre (in corsivo

nelloriginale):
En la reverberacin del sol, la llanura pareca una
laguna transparente, deshecha de vapores por donde
se transluca un horizonte gris. Y ms all, una lnea de
montaas. Todava ms all, la ms remota lejana.
(p.8).
Hay all [] la vista muy hermosa de una llanura
verde, algo amarilla por el maz maduro. (p.8)
Llanuras verdes. Ver subir y bajar el horizonte con el
viento que mueve las espigas, el rizar de la tarde con
una lluvia de triples rizos. El color de la tierra, el olor
de la alfalfa y el pan. Un pueblo que huele a miel
derramada(p.19)
Ese era el tiempo de la cancula, cuando el aire de
agosto sopla caliente, envenenado por el olor a podrido
de las saponarias.(p.7).92
Lo stesso spazio viene colto da due osservatori diversi: uno
Juan Preciado, laltro, la mamma (gi morta). La variazione del
soggetto cognitivo, che inoltre marcata testualmente dalluso
del corsivo, rende conto quindi di due tempi dosservazione (il
passato e il presente) e quindi due competenze che si
92 Con la riverberazione del sole, la pianura sembrava una lacuna
trasparente, disfatta dai vapori attraverso cui traluceva un orizzonte
grigio. Pi in l, una linea di montagne. Ancora pi in l, la pi remota
lontananza.
C l [] la vista molto bella di una pianura verde, un po gialla per il
granturco maturo.
Pianure verdi. Veder salire e scendere lorizzonte col vento che muove
le spighe, lincrespare del pomeriggio con una pioggia di tripli riccioli.
Il colore della terra, laroma della cedrangola e il pane. Un paese che
ha laroma della miele scolata
Quello era il tempo della canicola, quando laria dagosto soffia calda,
avvelenata dallodore putrido delle saponarie. (Trad. nostra).

182

succedono.

Questa

successione

non

implica

per

una

pluralizzazione dellinformatore che rimane unificato nella


continuit della storia.
Il punto di vista integratore rappresenta invece un processo
cognitivo molto semplice che rende conto della competenza di
un unico soggetto cognitivo davanti ad un unico sapere:
Osservatore sa che Informatore.
Questapproccio alla questione dei punti di vista tenta di
evidenziare che leconomia del sapere comporta lapparizione di
unintersoggettivit allinterno dei testi-enunciati. Come rileva
Fontanille :
Si lactant observateur tait dj connu, et admis par la
plupart des auteurs, sous ce nom ou sous un autre, il nen
tait pas de mme de lactant informateur; ne serait-ce que
dans

le

champ

de

la

smiotique

discursive,

on

ne

reconnaissait comme informateur quun acteur charg de


transmettre linformation un relais cognitive en somme. Si
cette tude pouvait tre une contribution une nouvelle
pistmologie, cest bien, semble-t-il, en mettant en lumire
la

transformation

des

objets

de

savoir

en

sujets

informateurs, dots de comptence, de parcours et de


stratgies. (Fontanille, 1987: 206-207).

Intersoggettivit che mette in relazione sotto forma di punti


di vista non gi le capacit cognitive di un soggetto attivo in
rapporto ad un oggetto passivo, ma il sapere metasemiotico di
due soggetti in gara: liper-sapere di un osservatore che si
scontra con le resistenze, le opposizioni imposte dalloggetto di
sapere trasformato a sua volta in soggetto informatore.

183

4.2.1. Lucas e il polipo


Per

chiarire

meglio

la

natura

intersoggettiva

della

costruzione e circolazione dei saperi entro i testi proponiamo di


seguito una breve analisi di un racconto dello scrittore
argentino Julio Cortzar Lucas, sus intrapolaciones dal libro
Un tal Lucas (1979) la cui particolarit risiede nel fatto che la
narrazione

si

tematizzazione

articola
della

precisamente
percezione

partire

del

della

significare

antropomorfico del mondo. Questo racconto si presta bene per


comprendere il funzionamento del rapporto tra informatore e
osservatore e, contemporaneamente, pu darci utili indicazioni
per quanto riguarda la dinamica della rappresentazione del
sapere, sia esso enunciativo o enunciazionale. Inoltre il testo di
Cortzar propone unantinomia che riguarda non tanto il sapere
enunciato, ma piuttosto la sfasatura tra meta-saperi enunciativi
e meta-saperi enunciazionali.
Lucas, le sue interpolazioni93
In un film, documentario e iugoslavo, si vede il modo in
cui listinto del polipo femmina entra in gioco per
proteggere con tutti i mezzi le sue uova e tra altre
misure di difesa organizza il proprio camuffamento
stipando alghe e dissimulandosi tra esse con lo scopo
di non essere attaccata dalle murene nel corso dei due
mesi dellincubazione.
Come

tutto

il

mondo,

Lucas

contempla

antropomorficamente le immagini: il polipo decide di


proteggersi, cerca le alghe, le sistema allingresso del
suo rifugio, si nasconde. Ma tutto questo (che in un
primo

tentativo

di

spiegazione

ugualmente

93 La traduzione nostra.
184

antropomorfico stato chiamato istinto in assenza di


un termine migliore) si verifica fuori da ogni coscienza,
da ogni conoscenza seppur rudimentale. Se Lucas, da
parte sua, fa lo sforzo di assistervi come da fuori, cosa
ne

rimane?

Un

meccanismo,

tanto

estraneo

alle

possibilit della sua empatia quanto il moto dei pistoni


degli emboli o lo scivolare di un liquido lungo un piano
inclinato.
Molto scoraggiato, Lucas si dice che a questo punto
lunica cosa che calza una specie dinterpolazione:
anche questo, il pensiero formulato in questo preciso
momento, un meccanismo che la sua coscienza crede
di

capire

controllare,

anche

questo

un

antropomorfismo applicato ingenuamente alluomo.


Non siamo nulla pensa Lucas, di s e del polipo.
Il primo paragrafo appare come il risultato di un dbrayage
di tipo enunciativo che installa entro il discorso un narratore in
terza persona che descrive ci che un osservatore vede: una
successione dimmagini di un documentario sulla vita dei polipi.
La prima descrizione riguarda una serie di azioni somatiche di
questo invertebrato, che ne mette in evidenza listinto di
conservazione inteso come legge naturale:dal punto di vista
attanziale, quindi, si assiste alla costruzione della relazione tra
un Destinatario (il polipo), modalizzato secondo un non poter
non fare (istinto) + un dover fare (ubbidire alla la legge di
natura), e un Destinante (la natura), modalizzato secondo un
voler far fare. Il polipo inoltre caratterizzato da un sincretismo
attanziale: diventa infatti oggetto di sapere per un soggetto
cognitivo che, installato nel testo, contempla ed interpreta.
Di seguito, attraverso un dbrayage cognitivo attoriale
questo soggetto viene figurativizzato nel testo: Lucas colui
che, in quanto osservatore, contempla il documentario e quindi
185

a partire da un fare inscritto sulla dimensione cognitiva del


racconto si congiunge con loggetto di sapere il cui contenuto
pu essere definito come informazioni sul polipo femmina.
Tuttavia la congiunzione con loggetto di sapere se da un lato
presuppone

da

parte

del

soggetto

lacquisizione

di

una

competenza semantica (un sapere relativo alloggetto) e quindi


lacquisizione di conoscenza su di esso, dallaltro implica anche
una competenza modale, un saper fare che in questo caso si
traduce in un saper osservare e un saper interpretare ci che
vede.
Nella misura in cui linformazione riorganizzata da Lucas
attraverso lesercizio di un fare cognitivo che modalizza a sua
volta un altro programma cognitivo di base, si tratta allora di
uniper-sapere. Iper-sapere che si manifesta sia come una
capacit dosservazione (saper osservare), vale a dire essere in
grado di percepire un succedersi di azioni somatiche (i
movimenti del polipo), sia come una competenza interpretativa
(saper interpretare) attraverso la quale Lucas organizza, dota di
senso tali azioni, riunificando cos i movimenti dellanimale in un
insieme

di

tratti

pertinenti

(cercare

le

alghe,

collocarle

allingresso del rifugio, nascondersi): in effetti, Lucas interpreta


ci che vede come una concatenazione di programmi di base di
natura pragmatica che vengono per modalizzati a loro volta da
un sapere metasemiotico di natura ottimizzante e finalizzante.
In effetti, la natura antropomorfica della lettura di Lucas
osservatore risiede precisamente nellattribuzione al polipo di
una competenza cognitiva meta-semiotica attraverso la quale
viene riconosciuta allanimale la capacit di organizzare le sue
azioni somatiche in funzione di un fare cognitivo di livello
superiore (un saper come fare: costruire il suo rifugio,
raccogliere le alghe ecc.) e uno di livello inferiore (un saper
perch

fare:

nascondersi,

proteggersi,

lottare

per

la

sopravvivenza insomma). E questa lettura antropomorfica ci


186

che permette di operare la trasformazione delloggetto di sapere


in un soggetto cognitivo, un informatore che coopera nella
ricerca cognitiva del soggetto osservatore.
In questo senso, ci che il testo tematizza la capacit di
trasformare loggetto di conoscenza in soggetto informatore
attraverso la riorganizzazione e lintegrazione di una serie di
saperi parziali e di brandelli di azioni: loggetto osservato si
trasforma in un attante soggetto attraverso il fare cognitivo
esercitato dallosservatore. In altre parole, Lucas-osservatore d
senso, risemantizza loggetto di sapere, lo modifica, cosa che
rende possibile il rapporto empatico, intersoggettivo tra i due
attanti.
Parallelamente, liper-sapere dellosservatore (e quindi il
suo saper-interpretare) viene modalizzato come un sapere
metasemiotico necessario a ogni osservazione (come tutti
anche Lucas trasforma loggetto in soggetto informatore). In
effetti, se il soggetto a trasformare qualsiasi grandezza in un
potenziale oggetto di conoscenza, quando Lucas esplora la
possibilit

di

rinunciare

al

suo

fare

interpretativo

antropomorfico, si rende conto che il valore del suo oggetto di


conoscenza

cambia,

trasformandosi

allora

in

un

valore

meramente descrittivo, un meccanismo estraneo a qualsiasi


rapporto dempatia.
A questo punto interessante ricollegare quanto detto alle
conclusioni finali di Le savoir partag dove si legge:
[] pour un sujet humain qui veut signifier le monde, le dit
monde ne se manifeste jamais autant sa vrit que lorsquil
adopte les caractristiques dun sujet anthropomorphe.
(Fontanille, 1987: 208-209)

In effetti, il fare cognitivo di Lucas (losservazione e la


spiegazione), come quello della maggior parte degli individui,
187

consiste precisamente nellattribuzione di una significazione al


mondo circostante (le azioni del polipo, in questo caso) che
implica la trasformazione di questo mondo in un attantesoggetto le cui azioni sono poste in relazione tra loro
dallosservatore che modalizza con un sapere di livello superiore
una serie di programmi di base.
Il polipo , per Lucas osservatore, un soggetto che si
resiste, lotta e si difende; tuttavia, bisogna segnalare che se il
brano finale di Le savoir partag sembra sostenere lipotesi
interpretativa di Lucas osservatore, ci nonostante il racconto
nel

suo

complesso

non

sembra

assecondare

questinterpretazione.
Il testo alla fine ricusa linterpretazione antropomorfica di
Lucas a partire della non concomitanza tra il sapere del
personaggio e il sapere del soggetto dellenunciazione (sapere
massimale che simpone dunque nellinterpretazione del testo),
secondo cui la lettura antropomorfica di Lucas non possibile
poich lagire dellinvertebrato:
[] si verifica fuori da ogni coscienza, da ogni
conoscenza seppur rudimentale.
Cos, il testo oppone due interpretazioni del mondo: una
lettura antropomorfica assunta dal personaggio osservatore e
unaltra che possiamo chiamare lettura cosificata, a carico del
soggetto dellenunciazione e in cui si traduce una visione del
mondo entro la quale gli oggetti sono percepiti come operatori
passivi, indifferenti alla ricerca cognitiva del soggetto. Alla fine,
questopposizione

viene

risolta

attraverso

una

sovradeterminazione veridittiva del fare cognitivo dellordine


dellenunciato

dellordine

dellenunciazione.

Il

saper

interpretare del personaggio, e con esso anche lassunzione di


un determinato sapere sul mondo (il credere-vero del soggetto),
viene allora modalizzato in funzione della sua adeguazione col
sapere dellenunciatore sul modo della verit. In definitiva,
188

lopposizione

tra

due

saperi

diversi

si

manifesta

come

lincompatibilit tra due verit assunte da due soggetti cognitivi.


Due punti di vista esclusivi, assunti da due istanze diverse:
lenunciatore e il personaggio osservatore. In questo senso,
laffermazione del sapere dellenunciatore che sinscrive sul
modo della verit porta alla negazione del sapere enunciato e
comporta linscrizione del fare cognitivo dellosservatore sul
modo dellillusione (Lucas crede ci che lenunciatore sa non
essere).
Se la lettura antropomorfica illusoria, rimane solo quella
attestata dallistanza enunciativa (linterpretazione cosificata del
mondo), in questo senso, il punto di vista esclusivo si risolve in
un punto di vista totalizzatore preso in carico dallistanza
enunciativa, questa variazione comporta per per il soggetto
dellenunciato una determinazione assiologica eminentemente
disforica:
Molto scoraggiato, Lucas si dice
.
Se assumiamo seguendo Geninasca (1997: tr. it. 61) che la
verit sempre uninterpretazione, proposta da un soggetto,
della sua relazione con il mondo in uno spazio e in un tempo
determinati, una volta ricusata la lettura antropomorfica, e con
essa anche il carattere intersoggettivo del vincolo tra
losservatore e linformatore, tra soggetto cognitivo e mondo, in
funzione alla percezione di una discordanza tra le valorizzazioni
timiche o predicative, viene anche impugnata la loro stessa
esistenza semiotica. Negato il vincolo intersoggettivo, vengono
negati anche la possibilit del trasferimento dei valori e la
possibilit dempatia che questo vincolo presuppone, cosa che
introduce il dubbio e il malessere interiore. Delle due
strategie descritte da Geninasca (1997) tra le quali il soggetto
pu scegliere di fronte ad una situazione di conflitto:
a) prendere partito nel conflitto e scegliere tra
continuare a credere ci che si sa ormai non essere
pi vero o rinunciare alle proprie certezze (entrambi
atti dolorosi e pericolosi per lintegrit della propria
identit)
189

b) accettare linsicurezza e il dolore, linquietudine


cognitiva e langoscia esistenziale per rendersi
conto di un nuovo e diverso ordine che regge il
mondo circostante.
evidentemente Lucas sceglie la seconda e quindi, sacrificando le
proprie certezze, rinuncia contemporaneamente alla pretesa di
unidentit. Questa scelta determina dunque la crisi esistenziale
che chiude il racconto.
Ricollegandoci ora alle considerazioni sulla costituzione
dellidentit dei soggetti discorsivi (cfr. Coquet, 1989, I)
osserviamo che se ogni predicazione (giudizi ed apprezzamenti
sulle cose) presuppone anche unaffermazione desistenza, vale
a

dire

ogni

asserzione

sul

mondo

comporta

anche

unaffermazione dellidentit del soggetto, una doppia presa in


carico dallego (il soggetto responsabile di ci che dice, ma
anche di se stesso in quanto soggetto che enuncia), la negazione
della predicazione presuppone in questo caso linscrizione
dellidentit del soggetto entro una deissi negativa che si
sostanzia nella successione di tre predicati modali v-ps
volere,

non

potere

non

sapere)

che

(non

implica

la

manifestazione di unidentit negativa. Quando Lucas enuncia,


lo fa per negare la propria identit (Io non sono io). La
conseguenza del rifiuto delle certezze il pensiero finale di
Lucas che implica dunque una perdita del senso dellessere del
soggetto e del mondo:
Non siamo nulla pensa Lucas di se e del polipo.

190

LA TEORIA DELLOSSERVATORE

5. Introduzione
Se le prime teorizzazioni sul punto di vista tendono
allinscrizione di questo meccanismo allinterno dellenunciato
che viene cos considerato un risultato delle operazioni della
messa in discorso del sapere, tuttavia le successive riflessioni
(cfr. Fontanille, 1989) si concentrano anche sullanalisi della
costruzione del punto di vista come una delle specificit
dellatto enunciativo, vale a dire come una componente della
dimensione

cognitiva

dallenunciato;
componente

da

un

determina

dellatto
punto
la

enunciativo

di

vista

relazione

tra

presupposto

comunicativo
i

due

tale

soggetti

dellenunciazione, lenunciatore e lenunciatario, in rapporto


alloggetto enunciato.
Certamente, non si tratta di analizzare la comunicazione
come una trasmissione di sapere, che supporrebbe un
contenuto informativo (loggetto) che circola tra due istanze:
lemittente e il ricevente. Se si tiene conto invece, come fa la
semiotica

generativa,

significazione

dallenunciatario,

che

assunto
e

il

percorso

tanto

parallelamente

generativo

dallenunciatore
che

la

lettura

della
quanto
della

significazione di un testo tanto una costruzione di queste


significazioni quanto la stessa scrittura, si tratta di rendere
conto allora del gioco di sostituzioni tra luoghi che non si
trovano da una parte e dallaltra ma nello stesso posto in
rapporto alla significazione.
191

[] lenjeu du faire nonciatif apparat bien comme la


construction et loccupation de ces places, et la signification
dans son ensemble, au moment de la mise en discours, obit
leur actualisation comme point de vue. (Fontanille,
1989: 14)

In pratica, la scelta di un punto di vista da parte


dellenunciatore implica, secondo Fontanille, la costruzione di
un simulacro dentro lenunciato, una sintassi dellosservatore,
che rende conto della sua stessa posizione di enunciazione e che
lenunciatario dovr adottare per ricostituire la significazione.
In questo senso, la teoria dellosservatore di Jacques
Fontanille

si

dimensione

presenta

cognitiva

come
che

un

modello

propone

lo

semiotico

studio

del

della
sapere

enunciato nei discorsi a partire dalla sovradeterminazione


imposta dai saperi enunciativi gerarchicamente superiori. La
teoria dellosservatore costruisce una struttura attanziale della
dimensione cognitiva dellenunciazione attraverso i diversi
simulacri

costitutivi

dellenunciazione

enunciata.

Se

la

descrizione della dimensione cognitiva dellenunciazione si


realizza a partire dalla presenza simulata dellenunciazione che
si ritrova nellenunciato, allora le riflessioni portanti su tale
dimensione pongono nuovamente in primo piano la questione
della

trasposizione

del

modello

narrativo

al

processo

enunciativo.

5.1. La narrativizzazione dellenunciazione


Lanalisi del fenomeno del punto di vista come un simulacro
che riflette lo scambio tra le diverse posizioni enunciative
determinata, in primo luogo, dal trasferimento dei modelli
semio-narrativi

dal

piano

del

discorso-enunciato

al

piano

dellenunciazione.
192

Una delle ragioni che portano allestensione della topica


narrativa

allambito

dellenunciazione

pu

essere

cercata,

secondo Fontanille (1989), nel progressivo riconoscimento, da


parte dellanalisi semiotica, che gran parte delloriginalit del
funzionamento sintattico delle tre dimensioni progressivamente
riconosciute (pragmatica, cognitiva e timica) era dovuta non
solo allesistenza di tre grandi classi semantiche di oggetti, di
soggetti e di azioni, ma soprattutto al fatto che lesistenza
autonoma di ciascuna dimensione appariva come il risultato di
alcuni scarti tra il fare enunciativo e il fare narrativo.
Come segnalano Hammad (1983), Landowski (1983) e
Bertrand

(1984),

questo

movimento

denominato

narrativizzazione dellenunciazione94 implica una trasposizione


dei modelli attanziali, modali, dei percorsi narrativi ecc.,
dallambito

testuale

verso

lambito

inglobante

dellatto

enunciativo e quindi della comunicazione. Tale trasposizione


presuppone innanzitutto che lenunciatore, costruito come
attante soggetto, sia definito in funzione di una competenza
modale e di una performanza indirizzata verso la ricerca di un
oggetto di valore che a sua volta determina lesistenza di un
anti-soggetto. In questo senso, e secondo Bertrand (1984: 33), la
comunicazione verr dunque definita a partire dal principio di
polemicit e quindi lattenzione sar incentrata pi che sulla
trasmissione dellinformazione, sulle modalit della presa in
carico della componente informativa e dellorientamento delle
intenzioni manifestate dai programmi dazione ed interazione.
In effetti, se si considera lenunciato come un oggetto
semiotico, lenunciazione appare come un fare trasformatore
che messo in discorso implica unanalisi a tre dimensioni:
pragmatica, cognitiva e timica.
Ma

questo

passaggio

ad

un

livello

di

maggior

generalizzazione delle strutture narrative accertato? Qual la


94 Lespressione di Claude Calame (1982).
193

sua utilit allinterno del modello semiotico? Le riflessioni di


Landowski su questo punto sono un esempio dellinteresse con
cui la comunit semiotica ha accolto la proposta:
Du moment en effet o lnonciation est conue, disionsnous, comme un acte, cest--dire comme un faire parmi
dautres (comparable, par exemple, au faire somatique du
hros install dans la trame du conte populaire ou de la
fable), tout faire nonciatif devient par dfinition
justiciable, dans cette perspective, dune grammaire
gnrale du faire (ou dune thorie de laction) qui, entre
autre choses, implique elle-mme la mise en place et la mise
en brande de certains dispositifs actantiels. De cet point de
vue, on sera donc autoris mettre en parallle tout ce qui,
vis--vis de lacte en tant que tel, quel que soit le niveau,
noncif ou nonciatif, de son effectuation, entretient les
mmes types de rapports structurels [] (Landowski, 1983:
78).

In effetti, lassunzione da parte della teoria greimasiana


della possibilit di costruire una descrizione dellenunciazione e
delle operazioni enunciative come una struttura immanente e
globale implica, come primo passo, il riconoscimento della
pertinenza del fenomeno enunciativo per lanalisi semiotica in
quanto enunciazione enunciata , vale a dire nella misura in cui
essa

pu

essere

colta

attraverso

le

marche

inscritte

nellenunciato.
Come

sottolinea

Hammad

(1983)

la

descrizione

dellenunciazione implica larticolazione di due elementi:

un discorso enunciato (lenunciato enunciato) isolato nel

testo- oggetto e quindi sottoposto ad unanalisi descrittiva;

un

insieme

di

marche

enunciative

come

vengono

manifestate nel testo-oggetto (lenunciazione enunciata),


considerate come un sistema.
Se si considera dunque il processo enunciativo come una
totalit strutturabile, secondo lautore

194

[] ce proces nonciatif peut tre pos comme un microunivers smantique complet dot de sens et susceptible ds
lors dtre soumis lanalyse smiotique dans toute sa
generalit, cest--dire, que cette dernire pourra se
dvelopper aux trois niveaux du parcours gnratif []
(Hammad, 1983: 38).

Se da una parte, lautore mette in evidenza che la relazione


gerarchica tra i due processi determina due totalit opponibili la
cui descrizione coinvolge tutte le tappe del percorso generativo,
dallaltra, citando Benveniste (1966 e 1974), Hammad pone una
differenza di statuto logico di natura metalinguistica tra gli
elementi dellenunciazione e le altre componenti dellenunciato.
In altre parole, se da una parte possibile analizzare
lenunciazione
applicate

enunciata

allenunciato

attraverso

le

enunciato,

stesse

tuttavia

procedure

non

si

deve

dimenticare che lenunciazione enunciata viene intesa come un


metalinguaggio operatore portante sullenunciato enunciato
(sistema reperito).
Sottoporre lenunciazione enunciata alle stesse procedure
analitiche

utilizzate

per

lanalisi

dellenunciato

enunciato

implica, innanzitutto, lindividuazione dei programmi narrativi


dellenunciazione, vale a dire le strategie enunciative, le
performanze,

le

trasformazioni

dei

rapporti

giuridici

tra

lenunciatore e lenunciatario, la configurazione di un modello


attanziale dellenunciazione ecc. Una delle conseguenze pi
importanti

di

questa

riformulazione

possibilit

di

costruzione

semiotica

riguarda
di

una

dunque
teoria

la

della

comunicazione che sia in grado di definire una struttura


immanente del processo comunicativo e che sia in grado di
allestire le basi per unanalisi strutturale. Per la semiotica ci
implica

anche

la

revisione

dei

tradizionali

concetti

di

rappresentazione e riferimento. Da questo punto di vista,


lanalisi

semiotica

rappresentazione

tende

entro

verso
discorsi

una

definizione

innanzitutto

come

della
una
195

struttura

dinamica

di

soggetti

in

comunicazione

che

sovradetermina sia le relazioni soggetto-oggetto, sia le relazioni


tra i diversi oggetti.

5.2.
Le
fi gure
dellosservatore

dellenunciazione:

il

ruolo

Dal momento in cui listanza dellenunciazione intesa


come unistanza attanziale specifica possibile riconoscere
nella significazione enunciata (in quanto oggetto di valore) due
relazioni attanziali:

una trasmissione di valori tra Destinante e Destinatario

una relazione tra Soggetto e Oggetto.

In effetti, ci che abitualmente si denomina soggetto


dellenunciazione in realt una figura scissa: il soggetto
dellenunciazione se da una parte entra in sincretismo col
Destinante creando cos il ruolo dEnunciatore, dallaltra entra
in sincretismo anche col Destinatario generando il ruolo di
Enunciatario.

Daltronde,

come

segnala

Fontanille

(1989),

questa relazione intersoggettiva non simmetrica: mentre


lenunciatore costituisce il proprio sapere in un oggetto di
valore

da

costruire

allenunciatario

egli

e
si

manipolare,
attribuisce

il

quindi

ruolo

di

rispetto

destinante

manipolatore, dal punto di vista dellenunciatario invece il


sapere, inteso come un oggetto di valore da ricostruire o
riconoscere, comporta lassunzione del ruolo di destinante
giudice in relazione col fare dellenunciatore.
In

sintesi,

enunciatore

ed

enunciatario

assumono

rispettivamente i ruoli di soggetto, destinante manipolatore


luno e di soggetto, destinante giudicatore e destinatario laltro.
Fontanille (1989) rappresenta i rapporti tra le diverse figure
enunciative nello schema che riproduciamo di seguito:
196

DESTINANTE
-Mandante

-Giudice

-Manipolatore

DESTINATARIO

SOGGETTO DELLENUNCIAZIONE
ENUNCIATO
Una conseguenza importante che si evince da questo
schema attanziale che non pi possibile trattare i due ruoli
enunciativi

(enunciatore/enunciatario)

come

semplici

ruoli

attanziali. In effetti, come sottolinea Fontanille, nella misura in


cui ciascuno dei due ricopre simultaneamente due ruoli quello
di soggetto da una parte e destinante o destinatario dallaltra
bisogna attribuire loro uno statuto intermedio che renda conto
di questo sincretismo. In questo senso, lautore propone di
chiamare
riconosciuti

arci-attanti
due

manipolazione

le

sintagmi

vs.

il

due

figure

caratteristici

riconoscimento)

enunciative.
dei
e

Cos,

destinanti
due

(la

sintagmi

caratteristici dei soggetti (la costruzione vs. la ricostruzione):


Si le deux archi-actants sont distincts, les syntagmes de
manipulation et de reconnaissance dune part, et ceux de
construction et de reconstruction, dautre part, sont
dissymtriques: la signification reconstruite et reconnue ne
coincide pas avec celle propos et construite. Dans ce cas,
le processus nonciatif lui-mme est lenjeu dune structure
polmique; [] En revanche, si les deux archi-actants sont
identifis, les doubles syntagmes sont symtriques et, dans
ce cas, on pourra dire que lnonciateur prfigure et inscrit
pour lnonciataire une position dnonciation (la place).
(Fontanille, 1989: 15-16).

Tornando alla dimensione cognitiva dellenunciazione e


ricollegando queste considerazioni con quanto detto a proposito
197

del punto di vista, Fontanille osserva che la scelta di un punto di


vista in pratica uno dei mezzi pi sicuri a disposizione
dellenunciatore

per

imporre

allenunciatario

una

lettura

univoca dellenunciato. In effetti, la selezione di un punto di


vista da parte dellenunciatore implica la costruzione di un
simulacro

nellenunciato

che

riflette

la

sua

posizione

denunciazione, posizione che lenunciatario dovr adottare per


ricostruire la significazione.
Queste

considerazioni

teoriche

portano

dunque

alla

distinzione di tre figure enunciative diverse:


1) il soggetto dellenunciazione inteso come listanza
presupposta dallesistenza dellenunciato, ma della quale non si
pu dire niente che non appaia gi come qualcosa di pi o meno
metafisico o metapsicologico;
2) lenunciatore, che definito come un arci-attante ed il
luogo di sincretismo di diversi ruoli attanziali (soggetto e
destinante manipolatore) mentre, dallaltro lato, lenunciatario
anchesso un arci-attante che riunisce i ruoli di soggetto,
destinante giudice e destinatario;
3)

soggetti

enunciativi

concepiti

come

istanze

intermedie fra enunciazione ed enunciato, simulacri discorsivi


attraverso i quali listanza di enunciazione d lillusione della
sua presenza nel discorso enunciato. Sono dunque il prodotto
delle

operazioni

di

dbrayage

cognitivo.

Nel

caso

della

costruzione di punti di vista questa istanza sar rappresentata


dallosservatore.
In questo senso, losservatore sar un soggetto enunciativo
cognitivo attraverso il quale possibile rendere conto dello
scarto tra il sapere massimo dellenunciatore e i saperi
particolari che circolano nel testo. Da questa prospettiva,
losservatore
attraverso

il

definito
quale

da

Fontanille

lenunciatore

come

manipola,

il

simulacro

per

mezzo

dellenunciato, la competenza dosservazione dellenunciatario.


198

Losservatore dunque pu essere inscritto nellenunciato


attraverso diversi tipi di dbrayage operanti a diversi livelli.
Cos, possibile distinguere:

un dbrayage attanziale che proietta delle istanze

narrative indipendenti dallistanza dellenunciazione e che,


operante sulla dimensione cognitiva, installa un soggetto
cognitivo dotato di una competenza cognitiva esplicita e
diversa da quella massimale dellenunciatore;

un dbrayage spazio-temporale che proietta le categoria

del tempo e dello spazio fuori dallistanza enunciativa a


partire dalla deissi dellenunciazione;

un dbrayage attoriale che proietta la categoria di

persona in molteplici identit figurative attraverso le quali


compaiono gli attori dellenunciato;

un dbrayage tematico che proietta le dimensioni

pragmatiche

timiche

entro

lenunciato

che

in

correlazione con gli altri dbrayage permette linstallazione


di un osservatore tematizzato, che a sua volta pu
inscriversi entro altri programmi narrativi sulla dimensione
pragmatica o timica.
Una volta definiti i diversi tipi di dbrayage, e per rendere
operativa la classificazione dei tipi di osservatori, Fontanille
propone di costruirne una considerando i diversi dbrayage
dellosservatore a seconda dei livelli del percorso generativo sul
quale si d la proiezione, e quindi riconosce, progressivamente,
I)

una

tappa

attanziale,

II)

una

tappa

tematica,

per

combinazione con le altre dimensioni, e III) una tappa figurativa,


in principio spazio-temporale e poi attoriale. Cos differenzia
TIPI DI OSSERVATORI
FOCALIZZATORE (Foc.)
SPETTATORE (Spett.)
ASSISTENTE (Ass.)
ASSISTENTE PARTECIPANTE

TIPI DI DBRAYAGE
ATTANZIALE
SPAZIO TEMPORALE
ATTORIALE
COMPLETO (attanziale,
199

(Ass.-Part.)

spazio-temporale, attoriale e
tematico)

Il Focalizzatore (Foc) losservatore prodotto da un mero


dbrayage attanziale e quindi rimane astratto, puro filtro
cognitivo di lettura senza rappresentazione attoriale; lo si potr
riconoscere da ci che fa cio a partire dalle selezioni e dalle
focalizzazioni/occultazioni utilizzate nellenunciato. Ad esempio
si veda 2) rispetto di 1):
1) La guerra inevitabile.
2) In genere si ritiene che la guerra sia inevitabile.
o anche:
2) Pare che la guerra sia inevitabile.
Nel primo caso, si tratta dellaffermazione di un sapere
direttamente espresso dallenunciatore, mentre in 2) e 2),
grazie al un dbrayage attanziale, lenunciatore delega questo
sapere ad un soggetto cognitivo esplicito, un focalizzatore con
una competenza distinta da quella dellenunciatore.
Nel caso in cui il focalizzatore riceva una manifestazione
figurativa come prodotto di un dbrayage spazio-temporale sar
chiamato Spettatore (Spett.). Sarebbe il caso di un inviato che,
parlando in collegamento dagli Stati Uniti affermasse ad
esempio:
3) Ora in America pare che la guerra sia inevitabile.
Se il ruolo di focalizzatore assunto da un personaggio
dellenunciato, e quindi esito di un dbrayage attoriale, ma che
200

non gioca nessun ruolo a livello pragmatico o timico si


designer Assistente come in 4):
4) Bush ritiene che la guerra sia inevitabile.
Infine, se losservatore il risultato di un dbrayage
completo

(attanziale,

spazio-temporale,

attoriale

anche

tematico) allora si parler di un Assistente Partecipante:


5) Ritenendo che la guerra sia inevitabile, Bush ha
provveduto ad inviare delle truppe in Medio Oriente.
5.3. Losservatore e le teorie narratologiche
Per completare le precedenti considerazioni riguardanti
lapproccio semiotico relativo ai punti di vista e al ruolo
ricoperto da osservatore e informatore ricoprono nella loro
reciproca definizione, necessario riprendere la questione
dellosservatore e delle sue correlazioni con le precisazioni
appartenenti allambito della narratologia.
Uno dei primi aspetti evidenziato dalla lettura critica di
Fontanille (1989) relativa alle diverse teorie narratologiche,
riguarda lunanimit con la quale esse escludono la categoria
dellosservatore dalle loro considerazioni teoriche. Questa
situazione stata gi segnalata a proposito della teoria del
racconto di Genette (cfr. cap. I, 3.1.3. e sgg.), il quale ricusa
esplicitamente

qualsiasi

considerazione

riguardante

la

dimensione cognitiva dei testi. Esclusione che, se da una parte,


come stato gi indicato, si palesa nella scelta stessa di una
terminologia pertinente allanalisi (luso di un termine astratto
come

quello

specificamente
campo),

di

focalizzazione

visivi

dallaltra

come
si

punto

manifesta

scapito
di

vista,

anche

di

altri

pi

visione
al

momento
201

dellidentificazione delle istanze narrative: in effetti, le sole


istanze autonome del racconto riconosciute da Genette sono il
narratore e gli attori, mentre i foyer di percezione vengono
intesi come meri dispositivi discorsivi attribuiti a queste due
istanze95.
In questo senso, mentre i diversi tentativi narratologici
tendono a ridurre la questione dei punti di vista a una tipologia
di mezzi tecnici, di configurazioni che riguardano soltanto la
forma dellespressione e quindi che hanno a che fare con una
poetica dei testi narrativi, secondo Fontanille lapproccio
semiotico propende verso una soluzione diversa.
Soluzione che innanzitutto consiste nellidentificazione del
foyer di percezione come unistanza autonoma ed intermedia e
nellinstallazione
(losservatore)

discorsiva

indipendente

di

un

attante

dallenunciatore

cognitivo
dai

diversi

soggetti coinvolti nellenunciato.


Su questa stessa linea, ma concentrandosi maggiormente
su una revisione della teoria genettiana e sulla costruzione di
una tipologia delle figure del racconto, si collocano le riflessioni
pi prettamente narratologiche di Mieke Bal. Come si
precedentemente accennato (cfr. cap. I . 5.3.), molto vicino alle
posizioni di Fontanille e alla sua teoria dellosservatore, Bal
(1977) difende lidea dellesistenza autonoma di unistanza
dosservazione (focalizzatore entro la sua tipologia) costituita
dallinterrelazione e dalla compresenza dei due poli della
relazione soggetto/oggetto, cosa che permette didentificare
nella figura del focalizzatore di Bal un precursore della figura
dellosservatore come delegato dellistanza dellenunciazione.

95 E importante ricordare che un punto cardine del dibattito tra


Genette e Bal (cfr. Cap. I, . 5) riguarda precisamente la questione del
riconoscimento o meno del focalizzatore come figura autonoma del
racconto e la conseguente costituzione di unistanza indipendente
della visione, intermediaria tra listanza narrativa e listanza
attoriale.

202

Su questo punto per bisogna segnalare che la principale


critica rivolta a Bal da parte dei sostenitori della teoria
dellosservatore riguarda il fatto le sue considerazioni teoriche,
per quanto interessanti, non sfociano per in una vera
metodologia capace di costruire una sintassi delle focalizzazioni
e delle operazioni della messa in discorso attraverso cui
vengono

installati

gli

attanti

cognitivi

nellenunciato.

Soffermandosi sulla mera descrizione delle figure narrative,


lapproccio di Bal si trasforma, per Fontanille (1989: 43), in
lettre morte.
Parallelamente,

lidentificazione

dellosservatore

come

istanza autonoma implica anche una revisione degli attributi


assegnati
lapproccio
categorie

questo

soggetto

delegato.

semiotico

mette

in evidenza

che

tradizionalmente

la

Su

questo

punto

che molte

narratologia

delle

attribuisce

allistanza narrativa sono pi in rapporto con la dimensione


cognitiva dei racconti. Cos, il centro di percezione, la durata
(che mette in relazione la quantit di discorso al decorso degli
eventi raccontati), la frequenza (che riguarda il trattamento
aspettuale degli eventi) insieme ad alcune variazioni temporali e
ai fenomeni di prospezione o retrospezione sono, secondo
Fontanille, tutte manifestazioni della competenza cognitiva e
modale associata alla figura dellosservatore.
Lallargamento dellambito dinfluenza della dimensione
cognitiva ad altri dispositivi testuali conduce allo svuotamento
dellistanza narrativa: il narratore, privato delle sue funzioni
abituali, assume nella teoria semiotica un mero ruolo di
verbalizzatore, vale a dire, un percorso figurativo specifico
legato alla materia verbale dellespressione.
La

considerazioni

differenza

che

due

precedenti
approcci

evidenziano
manifestano

dunque
rispetto

la
alla

concezione dei punti di vista: anzich mezzi espressivi (come


sembrano essere intesi dalla narratologia), per la teoria
203

semiotica essi costituiscono dei percorsi significanti, delle forme


del contenuto, attraverso le quali i discorsi prdterminent la
participation de lnonciataire linterprtation, et prparent en
somme ses identifications (Fontanille, 1989: 43).
5.4. Osservatori e narratori
La costituzione dellistanza dosservazione e dellistanza
della verbalizzazione come due strutture che assumono ruoli
diversi

entro

il

percorso

generativo

della

significazione

comporta quindi la distinzione tra queste due figure enunciative:


se

sulla

principale

dimensione

losservatore,

dellenunciazione,
realizzazione

cognitiva

lattante

materiale

dellenunciazione,

sulla

dimensione

principale,

dellenunciato,

lattante

pragmatica

responsabile
sar

della

denominato

performatore. Il performatore riceve successivamente una


rappresentazione figurativa legata alla materia dellespressione
con cui esso opera: verbale, pittorica, filmica ecc. In questo
modo,

il

performatore

una

volta

installato

come

attore

nellenunciato sar rispettivamente narratore o locutore (se la


materia verbale), pittore (se visuale planare), realizzatore (se
multiplanare) ecc.
Tuttavia nella misura in cui il narratore pu attualizzare,
sulla dimensione pragmatica del racconto, le acquisizioni
cognitive dellosservatore possibile costruire una tipologia che
permetta di rendere conto della corrispondenza tra le diverse
figure pragmatiche e cognitive installate a diversi livelli del
percorso generativo (cfr. Fontanille, 1989):

204

OSSERVATORI

PERFORMATO
RI

Operatori della messa in discorso

Attori

dotati

di

un
ruolo verbale

FOCALIZZATORI

NARRATORI

+ attore virtuale
messa

in

comune

degli

spazi

dellenunciato e
dellenunciazione

dbrayage spazio-

temporale

SPETTATORE

RELATORE

+ attore attualizzato ed identificato

ASSISTENTE

TESTIMONE

+ attore che gioca un ruolo negli eventi

ASSISTENTE PARTECIPANTE

TESTIMONE
PARTECIPANTE

attore-soggetto

protagonista

dellazione

205

ASSISTENTE

TESTIMONE

PROTAGONISTA

PROTAGONIST
A

A partire da questo modello possibile individuare una


serie di definizioni che identificano e circoscrivono i ruoli dei
diversi soggetti cognitivi in funzione allattribuzione di un ruolo
di verbalizzazione, e quindi alla loro inscrizione come attanti
pragmatici dellenunciazione:
1) un focalizzatore dotato di un ruolo verbale un
narratore,
2) uno spettatore dotato di un ruolo verbale sar un
relatore,
3) un assistente dotato di un ruolo verbale sar un
testimone e infine
4) un assistente partecipante dotato di un ruolo verbale
sar chiamato testimone- partecipante.

5.5. Prospettiva vs. punto di vista


Se in precedenza abbiamo trattato i concetti di prospettiva
e punto di vista come sinonimi, a questo punto per vale la pena
chiedersi se effettivamente le due nozioni siano omologabili e
ricoprano dunque lo stesso spettro di definizioni. In realt
facendo un rapido confronto tra le diverse caratterizzazioni
analizzate nei capitoli precedenti, osserviamo che la maggior
parte

delle

teorie

narratologiche

tendono

ad

utilizzare

indistintamente le metafore spaziali della prospettiva e del


punto di vista (a volte come nozioni equivalenti. altre volte in
relazione di iper-/iponimia) per rendere conto di un unico
fenomeno: la regolazione dellinformazione narrativa. Ora,

206

nellambito semiotico le cose vanno diversamente: lapproccio


semiotico portato a distinguere tra i due concetti.
Se da una parte la distinzione tra i due concetti posta fin
dallinizio, dallaltra ci che viene modificato nel corso degli
sviluppi successivi e delle nuove acquisizioni teoriche, la
natura di questa distinzione: in effetti, se allinizio prospettiva e
punto di vista vengono considerati come due procedure diverse,
in seguito tende a considerare la prospettiva come un caso
particolare del punto di vista.
Cos,

gi

nel

Dizionario

Greimas

Courts

(1979)

segnalano queste divergenze, nei seguenti termini:


1. A differenza del punto di vista, che ha bisogno della
mediazione di un osservatore, la prospettiva gioca sul
rapporto

enunciante/enunciatario

si

riferisce

alle

procedure di testualizzazione;
2. Fondata sulla struttura polemica del discorso narrativo, la
messa in prospettiva consiste, per lenunciante, nella scelta
che egli portato a fare, allinterno della organizzazione
sintagmatica, tra i programmi narrativi tenendo conto delle
costrizioni della linearizzazione delle strutture narrative. Ad
esempio, il racconto di una rapina pu mettere in exergo il
programma narrativo del ladro o del derubato: nello stesso
senso,

il

racconto

proppiano

privilegia

il

programma

delleroe a spese di quello del traditore;


3. Mentre loccultamento ha leffetto di eliminare totalmente
dalla manifestazione il programma narrativo del soggetto in
favore di quello dellantisoggetto (o inversamente), la
prospettiva
privilegiando

conserva

dellenunciatario

in

due

programmi

rapporto

opposti,

allistanza

pur

ricettiva

uno dei programmi, che viene allora

largamente esplicitato, a spese dellaltro che manifestato


solo in modo frammentario. (Greimas e Courts, 1979: tr. it.
alla voce Prospettiva).

207

Queste prime considerazioni fanno emergere i tre punti


fondamentali in cui si risolve il segno della diversit:

la prospettiva intesa come una procedura non mediata

da un osservatore compromette direttamente i soggetti


enunciatore ed enunciatario;

la prospettiva intesa come una messa in prospettiva

opera

al

livello

della

testualizzazione

attraverso

le

restrizioni imposte alla linearizzazione delle strutture


narrative da parte dellenunciatore. In altre parole, per
lenunciatore si tratta di organizzare linearmente una
successione di eventi narrativi privilegiando eventualmente
non soltanto un programma narrativo a detrimento di un
altro, ma anche la scelta di una determinata contiguit
temporale, spaziale, tematica degli eventi raccontati;

dal

punto

prospettiva

di

vista

operata

dellenunciatario,

la

messa

dallenunciatore

implica

in
una

coercizione che determina il suo fare interpretativo.


Ci che la definizione suggerisce che ogni programma
narrativo, ogni organizzazione tematica, o spaziale, pu essere
messa in prospettiva. In questo senso, se il punto di vista
coinvolge la sola dimensione cognitiva, la messa in prospettiva
opera invece al livello dellorganizzazione sintagmatica su
qualsiasi

grandezza.

In

questo

senso,

la

differenza

tra

prospettiva e focalizzazione posta da Zinna (1988) in questi


termini:
La

prospettiva,

differenza

della

focalizzazione,

non

riguarda il problema del chi guarda o del chi parla, ma su


quale programma narrativo si pone il racconto, e quali
occultazioni specifiche provoca sul programma contrario
dellanti-soggetto. (Zinna, 1988: 112. Corsivo nelloriginale).

208

Tuttavia

partire

competenza

cognitiva

propendono

verso

uno

dallo
e

delle
studio

studio

approfondito

successive
unificato

della

revisioni

della

che

dimensione

enunciativa ed enunciata dei testi, lopposizione tra prospettiva


e punto di vista viene riformulata da Fontanille, per il secondo
volume del Dizionario, a partire da una differenziazione ora
posta allinterno della sola dimensione cognitiva:
1. E possibile considerare, ad esempio, che la prospettiva
richiede la mediazione di un osservatore quanto il punto di
vista, ma a condizione di definire losservatore come un
attante e non come un attore. Un punto di vista sar
chiamato prospettivo quando le marche del fare cognitivo
focalizzato siano parzialmente o totalmente implicitate (ad
esempio, attraverso la trasformazione di un assistente in
uno spettatore o in un focalizzatore astratto) o quando la
pluralit dei punti di vista possibili sia virtualizzata e
ridotta, grazie ad unidentificazione delle competenze
dosservazione, quando cio lenunciatario non ha altra
possibilit per interpretare lenunciato che adottare il punto
di vista che gli viene imposto. []
2. Lorganizzazione sintagmatica dei programmi non la
sola ad assoggettarsi alle costrizioni della linearizzazione.
Le relazioni e i termini del quadrato semiotico, le prove
dello schema narrativo, le configurazioni passionali sono
anchessi messi in prospettiva poich non possono essere
testualizzati se non attraverso la scelta di un punto di vista.
Si dir quindi pi generalmente che la messa in
prospettiva opera su qualsiasi contenuto attualizzato, nella
misura in cui esso si trova a rigore determinato da un altro
(la congiunzione condizionata dalla disgiunzione, un
termine dal suo contrario, leroe condizionato dal
traditore e viceversa);
3. [] Perci sembra pi produttivo definire la prospettiva
come un caso particolare del punto di vista ottenuto a
partire di un embrayage cognitivo parziale, che come una
procedura a parte e limitata alla linearizzazione (verbale)
delle strutture narrative. (Greimas e Courts, 1986 alla voce
Perspective, trad. nostra).

I punti salienti di questa nuova proposta possono essere


elencati come segue:

nella messa in prospettiva si riconosce ora la presenza di

un attante osservatore che pu eventualmente identificarsi


209

sia con un focalizzatore (reduce quindi da un dbrayage


attanziale)

o con uno spettatore (che implica anche un

dbrayage spazio-temporale); ci comporta che la messa in


prospettiva

sia

ora

collegata

al

fare

cognitivo

dellenunciatore;

la messa in prospettiva implica una virtualizzazione della

molteplicit dei punti di vista possibili che, dal punto di


vista

del

fare

interpretativo

dellenunciatario,

avvia

lidentificazione96 col fare cognitivo dellenunciatore;

nella misura in cui ogni grandezza determinata dai

rapporti di opposizione o contrariet rispetto ad unaltra


grandezza operante sullo stesso livello, la

messa in

prospettiva, intesa come un caso particolare del punto di


vista, pu operare su qualsiasi grandezza (valori modali,
programmi
semiotico

narrativi,
ecc.)

soggetti,
qualunque

termini
livello

del

quadrato

del

percorso

generativo della significazione.


Lelemento centrale di questa nuova caratterizzazione
riguarda secondo noi la generalizzazione della

messa in

prospettiva in quanto procedura operante non soltanto al livello


della messa in testo ma anche a livelli pi profondi della
significazione. Parallelamente, questa mossa teorica presuppone
anche lattribuzione di un maggior grado dastrazione al
soggetto cognitivo responsabile della messa in prospettiva.
Se la prospettiva un caso del punto di vista si rende per
necessario costruire una descrizione della prospettiva che,
allinterno della dimensione cognitiva, renda conto di questa
categoria in modo uniforme e sistematico per tutte le materie
dellespressione (pittoriche, filmiche, verbali ecc). In questo
senso, Fontanille (1989) afferma:
96 Vale a dire, la messa in corrispondenza tra luniverso del discorso
col proprio universo di valori (cfr. Greimas e Courts, 1979, la voce
Identit).

210

Que se soit dans un tableau ou dans un rcit verbal, la mise


en perspective suppose un sujet quelle efface, et dont elle
donne lire indirectement le faire cognitif un
nonciataire. (Fontanille, ibid: 68).

Lo studioso propone di considerare la prospettiva come


unoperazione

che,

livello

profondo

sul

sistema

dellepistemologia dei discorsi, tende a negare la molteplicit


del soggetti informatori fissando lo sguardo su un unico punto e
negando anche la diversit degli aspetti del mondo osservato,
vale a dire, la molteplicit degli informatori. Questa doppia
negazione, si traduce nella doppia procedura dembrayage
sullosservatore e sullinformatore.

Realismo integrale
(punto di vista integratore)

Embraya

Embraya

ge

ge

dellosservato

dellinformato

re

re

Realismo

Prospettiva

Realismo

soggettivo
(punto

oggettivo
di

(punto di

vista

vista

reclusivo)

inclusivo)
Dbraya

Dbraya

ge

ge

dellinformato

dellosservato

re

re
Irrealismo
(punto di vista esclusivo)
211

Tuttavia, come

segnala

Fontanille,

le due

operazioni

dembrayage restano comunque parziali: in effetti, se dal lato


dellinformatore ci che la prospettiva rende omogeneo solo
un aspetto delle cose, dal lato dellosservatore la competenza
dosservazione

rimane

diversa

dal

sapere

massimale

dellenunciatore che sceglie il punto di vista. Cos, nella


prospettiva pittorica, ad esempio, le coordinate spazio-temporali
(altezza,

distanza,

lateralit,

presente)

presuppongono

linstallazione entro la dimensione planare di uno spettatore


reduce di un dbrayage attanziale e contemporaneamente
spazio-temporale.
La prospettiva viene dunque definita dallambito semiotico
come una posizione intermedia che blocca lembrayage prima
del

suo

completamento

totale,

vale

dire,

prima

dellunificazione definitiva dellosservatore e dellinformatore,


sui due assi del sistema dellepistemologia dei discorsi.
Questa configurazione permette di rendere conto di una
particolarit gi messa in luce da Panofsky (1924-1925) e in
seguito anche da Damisch (1987) con altri argomenti: la
prospettiva

non

costituisce

epistemologica univoca.

in

se

stessa

una

posizione

In effetti, se da una parte si pu

considerare la storia della prospettiva come un trionfo del reale


e delloggettivit (come viene raffigurato da Drer ad esempio),
come una stabilizzazione e sistematizzazione del mondo esterno,
dallaltra per anche vista come il trionfo del desiderio di
potere che annulla ogni distanza, e quindi come unespansione
libera dellio (come in I prospettori di Bosse). Ciascuna delle
interpretazioni, secondo Fontanille, si fonda su un grado diverso
dembrayage sullosservatore e sullinformatore che approssima
quindi la prospettiva sia ad un realismo soggettivo sia ad un
realismo oggettivo.

212

6. Punto di vista e percezione


Negli anni 80 il punto di vista era uno dei miei argomenti
preferiti, quello sul quale scrivevo volentieri. In quegli anni
la percezione era considerata una cosa superficiale, di cui
era meglio non parlare se si voleva sembrare seri. Io stesso
ero convinto che leffetto punto di vista non avesse nulla da
guadagnare da una lettura in termini di percezione. Questa
posizione deve essere ora rivalutata alla luce dei recenti
sviluppi della semiotica. (Fontanille,1994a : 37. Trad.
nostra)

Con questi termini, Fontanille reintroduce la questione del


punto di vista questa volta associata per alla riflessione
semiotica sulla percezione e lestesia. In effetti, ci che prima
era conveniente evitare non di certo una conseguenza
ineluttabile della concezione percettiva e cognitiva del punto di
vista. Anzi, linteresse che attualmente dimostra la semiotica
verso la questione della percezione, significa il riconoscimento
della base fenomenologica sulla quale riposa la significazione.
Denota anche la possibilit di dare una nuova risposta alla
domanda riguardante il modo di significare del punto di vista:
cosa fa sorgere la significazione e come pu installarsi e
circolare il valore a partire di una percezione selettiva e
particolarizzante di un universo di discorso?
Se accettiamo, seguendo Greimas (1966), che la percezione
il luogo non linguistico nel quale sapprende la significazione,
dobbiamo allora considerare la fase percettiva non soltanto una
prima soglia di contatto tra luomo e il mondo, ma anche una
prima forma assegnata ai fenomeni che sono oggetto della
percezione. In effetti, se attraverso i sensi che si pre-figura il
mondo,

questa

mediazione

sensoriale

del

soggetto

della

percezione lascia quindi la sua impronta nella costituzione del


significato. importante segnalare per che questo soggetto
della percezione per la semiotica sempre un essere di
linguaggio, sociale e culturale. La percezione quindi non viene
intesa come un attributo dello spirito umano ma come un
213

insieme di parametri variabili, dinflessioni culturali che si


specificano allinterno delle praxis discorsive.
In questo senso, il percorso che seguono oggi le ricerche
semiotiche diverso dai primi modelli detti strutturalisti, in
effetti, se da una parte le strutture sono diventate dinamiche e
i

sistemi

si

auto-organizzano,

dallaltra

le

forme

ora

siscrivono in topologie.
Nellopera

di

Greimas97

queste

nuove

preoccupazioni

corrispondono alla svolta estetica della fine degli anni Ottanta


in virt della ridefinizione dellintenzionalit in termini di
trasformazione

narrativa

partire

della

coppia

mancanza/liquidazione della mancanza che permette dampliare


lorizzonte di ricerca.
Tuttavia, come sottolineano diversi autori (Pezzini (a cura)
1991 e Pezzini, 1998, Marsciani e Pezzini, 1996, Fabbri, 1991 e
1998, Fabbri e Marrone, 2001, lo stesso Fontanille, 1994b),
linteresse crescente verso i fenomeni continui e gli spazi
tensivi che coinvolgono la base fenomenologica della semiotica
non significa tuttavia un vero cambiamento di paradigma, o un
ritorno ad una semiotica soggettiva: la base fenomenologica
non tenta di trasformare la semiotica, ma si pone lobiettivo di
portare la semiotica nel seno della vita stessa. In effetti ci che
la semiotica greimasiana tenta di spiegare il modo in cui le
precondizioni della significazione si collocano gi nello sviluppo
percettivo. Fontanille riassume le nuove acquisizioni in questi
termini:
Aujourdhui, on nuancerait doc le propos [de la smiotique],
et on dirait que, certes, seules les discontinuits sont
intelligibles, mais elles ne le sont compltement que si on
prend en compte les processus qui y conduisent. Cela
signifie alors que ces processus sont pertinents, tout
autant que les oppositions discrtes qui en rsultent
(Fontanille, 1998: 11).

97 Ad esempio in Greimas (1987) e Greimas e Fontanille (1991).


214

Queste nuove preoccupazioni spostano perci il centro


dinteresse della semiotica greimasiana verso due nuovi ambiti:

dalle strutture verso le operazioni e gli atti

dalla opposizioni discrete verso le differenze tensive e

graduali.
Come
passaggio

sottolinea
guida

Fontanille

linteresse

(1998),

semiotico

mentre
verso

una

il

primo
sintassi

generale delle operazioni discorsive che portano a considerare


luniverso della significazione come una praxis, il secondo
invece lindirizza verso una semantica delle tensioni e dei gradi.
In questo nuovo ambito di riflessione sinscrive dunque la
nozione di punto di vista reintrodotta da Fontanille (1994a),
(1998) e (1999) che ora passiamo a considerare.

6.1. Il punto di vista: interazione tra soggetto ed


oggetto
La nozione di punto di vista ha la particolarit di
appartenere non soltanto al linguaggio formale ma anche alla
lingua naturale dove riceve delle accezioni molto vicine alle
definizioni assegnate dalle diverse teorie. Col proposito quindi
di provvedere ad una definizione semiotica del punto di vista
che sia in grado dare coerenza allinsieme delle diverse
definizioni presenti in discorsi molto eterogenei quali quello
narrativo, filmico, pittorico ecc., Fontanille (1994a e 1999)
procede alla costruzione di una configurazione semiotica di
questa nozione intesa come un insieme di attanti e di propriet,
una struttura sintattica e semantica, soggiacente allinsieme
delle definizioni che questa nozione riceve nei diversi ambiti di
studio.
Partendo quindi dalle definizioni dizionariali Fontanille
identifica le seguenti accezioni:
215

1) luogo in cui si colloca un soggetto per vedere il meglio


possibile un oggetto
2) maniera particolare in cui una questione pu essere
considerata
3) opinione particolare
4) luogo in cui si colloca un oggetto per essere ben visto:
insieme di oggetti, spettacolo sul quale lo sguardo si sofferma
5) grado di longitudine che necessita una lente per cogliere
limmagine con nitidezza.
Secondo lautore, mentre la prima definizione indica le
coordinate spaziali della visione del soggetto, la seconda rende
conto piuttosto della modalizzazione dellenunciato, vale a dire
di una selezione ed unorientazione attribuite ad un soggetto. La
terza, invece, indica un giudizio assegnato da un soggetto che
tende a relativizzare la sua posizione soggettiva, mentre la
quarta

segnala

le

coordinate

spaziali

questa

volta

per

delloggetto. Lultima definizione rende conto di unoperazione


tecnica: in rapporto alla chiarezza e alla profondit della messa
a fuoco, il punto di vista viene definito come il punto di massimo
rendimento, come il prodotto ottimale di una regolazione della
captazione percettiva.
Questa

revisione

permette

dunque

di

evidenziare

le

seguenti propriet della configurazione del punto di vista:

uno degli elementi che fin dallinizio delle teorizzazioni

stato considerato centrale nella definizione del punto di


vista , in effetti, il riconoscimento che esso non riguarda
soltanto la posizione di un soggetto, ma anche quella di un
oggetto: dunque il prodotto di uninterazione in cui la
coppia soggetto/oggetto partecipa attivamente;

la prima operazione dellatto di percezione produce un

distacco

tra

dellorientamento

un

effetto-soggetto

percettivo)

un

(come

fonte

effetto-oggetto
216

(obiettivo della percezione). Latto di percezione dunque


fonda tanto luno quanto laltro, mentre la distanza iniziale
tra i due d origine alla ricerca inestinguibile ed imperfetta
del soggetto che tende sempre verso la captazione pi
adeguata di un oggetto sempre incompleto;

la percezione deittizza uno spazio (concreto o astratto,

esteriore o interiore). Si tratti di un atto esterocettivo


(percezione del mondo esterno, un vedere) o interocettivo
(percezione del mondo interno, un considerare), latto
percettivo modalizzato come un poter vedere o poter
sapere proietta entro il discorso delle coordinate spaziotemporali che si palesano in principio negli elementi
enunciativi (deittici) inscritti in esso;

il modo in cui si apprende un oggetto, la sua captazione,

sempre

imperfetto;

questimperfezione

genera

una

tensione verso la totalit, una ricerca costante della totalit


che rimane per inaccessibile al soggetto. In effetti, dire
che il soggetto capta loggetto il meglio possibile significa
assegnare unintenzionalit allorientamento percettivo e
parallelamente assumere che la captazione delloggetto non
pu essere in nessun caso totale;

limperfezione della captazione pu generare due tipi di

strategie da parte del soggetto: da una parte il soggetto


pu percorrere loggetto osservato, girargli intorno per
coglierne i vari aspetti e riunirli poi in una sequenza di
punti di vista successivi e cumulativi; dallaltra parte,
attraverso unoperazione sineddochica, il soggetto, al
contrario, pu cogliere uno o vari aspetti prototipici a
partire

dai

quali

riorganizzare

loggetto.

Entrambi

movimenti implicano per la frammentazione delloggetto e


la percezione delle parti soltanto;

217

se loggetto della percezione si presenta come un

composto, tuttavia questa struttura mereologica costringe


ed orienta la posizione del soggetto;

latto percettivo quindi condizionato da una parte

dallincompletezza delloggetto e dallaltra dalla restrizione


della competenza che viene imposta al soggetto. Latto
percettivo

il

risultato

dunque

di

uninterazione

conflittuale tra soggetto e oggetto: lorientamento del


soggetto che percepisce e la tensione costante verso la
riunificazione delle parti ostacolata dalle resistenze
imposte dalloggetto percepito;

infine,

in

vista

di

un

orientamento

percettivo

eminentemente incompleto ed imperfetto si colloca anche


unoperazione di regolazione percettiva destinata rendere
ottima la captazione.
Dalla prospettiva del discorso in atto, del divenire della
significazione, il punto di vista considerato una modalit della
costruzione del senso:
[] nous baignons dans un monde dj signifiant, nous en
sommes nous-mmes partie prenante, et les perceptions
que nous en avons ont elles aussi una forme smiotique.
Mais, chaque fois que nous prenons position dans ce
monde, chaque fois que nous le soumettons un point de
vue, nous rejouons lacte partir duquel toute signification
prend forme. (Fontanille, 1998: 36)

Per rendere conto di questo processo bisogna quindi


ritornare ai due atti elementari costitutivi del campo posizionale
in rapporto ai due attanti, la vise (la mira) e la presa (saisie)
definiti: la vise come loperazione che equivale per il soggetto a
prendere la mira, a selezionare gli oggetti che occupano il
campo di percezione e sui quali concentrare lattenzione e la
saisie o presa, che equivale al modo in cui loggetto di
218

percezione viene colto dal soggetto. Entro questapproccio,


scegliere un punto di vista significa quindi istallare due attanti
definiti come pure posizioni relative, gli attanti posizionali: la
fonte (source) del punto di vista e il suo bersaglio (cible).
Percepire una cosa inizialmente percepire pi o meno
intensamente la sua presenza, vale a dire percepire un oggetto
che se da una parte occupa una determinata posizione in
rapporto alla nostra propria posizione, dallaltra ci impressiona
con una certa intensit. Tra la fonte e il bersaglio sinstalla la
mira, che rende conto dellintensit, della tensione verso il
mondo, e che consiste in selezionare, escludere, lasciar
sfuggire una parte di ci verso cui si tende. Tuttavia, malgrado
lincompletezza, possibile postulare la possibilit di una presa
globale. In questo senso il punto di vista riposa su questo
dcalage tra la vise e la saisie; in altre parole, la prima
propriet del punto di vista che tra la fonte e il bersaglio
appare un ostacolo: la presa dunque imperfetta.
Tuttavia il punto di vista anche il mezzo attraverso cui si
cerca dottimizzare questa presa imperfetta, di adattare la presa
a ci che la mira. Questa, secondo Fontanille (1998), la
seconda propriet del punto di vista: la mira esige pi di quanto
la presa ne possa offrire e quindi la presa tende a ritrovare ci
che reclama la mira. In questo senso, lottimizzazione intesa
come una sorta di regolazione tra la saisie e la vise latto
costitutivo del punto di vista, che consiste nel rendere
congruenti le loro pretese. In parole dellautore:
Il sagirait alors de rgler la relation entre la source et la
cible, grce une adaptation rciproque de lintensit de la
vise et de ltendue de la saisie.[] cela revient faire
coincider lhorizon du champ avec lactant de contrle; ce
dernier nest plus peru comme un obstacle qui empche la
saisie daboutir; il est tout simplement pris en compte
comme limite du champ positionnel. [] On pourrait
rsumer ce dveloppement en disant que le point de vue
exploite lorientation discoursive pour faire face

219

limperfection costitutive de toute perception [](1998:


126-127).

Questa in effetti la terza propriet del punto di vista:


trasformare un ostacolo in un orizzonte di campo, che significa
complessivamente

assumere

il

carattere

limitato

della

percezione. Lemergenza del senso dunque caratterizzata da


questimperfezione costitutiva.
Fontanille (1999) propone una schematizzazione delle
categorie coinvolte nel processo di costruzione del punto di vista
in cui si distinguono:

1) una struttura posizionale:


fonte

(vise)

bersaglio

2) una struttura intenzionale:


vise (attuale)

saisie (virtuale)98

3) una struttura modale ed attanziale che risulta della


tensione precedente
fonte (regolazione modale)

bersaglio

4) la regolazione porta su una struttura tensiva


intensit

estensione99

In definitiva, le precedenti considerazioni dimostrano che il


nuovo interesse con cui la semiotica affronta lo studio dei punti
di vista determinato fondamentalmente dallanalisi delle
diverse strategie di regolazione dellimperfezione costitutiva,

98 Dove U indica la tensione disgiuntiva: limperfezione.


99 Dove indica la correlazione.
220

vale a dire, delle strategie che permettono di ottimizzare la


vise e la saisie che essi mettono in gioco.

6.2. Tipologia dei punti di vista


La

tipologia

considerazione

dei

quattro

punti
tipi

di
di

vista

prende

strategie

in

dunque

rapporto

in
alla

correlazione tra lintensit (che concerne tutte le manifestazioni


dellacutezza percettiva o concettuale) e lestensione (che
concerne tutte le manifestazioni di numero, misura e di
localizzazione spazio-temporale):
Intensit
forte
Estensione forte Strategia
Estensione

Intensit debole
Strategia cumulativa

inglobante
Strategia elettivaStrategia

debole

particolarizzante

Le quattro strategie cos ottenute possono essere definite,


secondo Fontanille (1999: 50) come la forme sensible de la
construction de points de vue dans le discours. In effetti, la
strategia inglobante d luogo ad esempio ai punti di vista
chiamati onniscienti, che presuppongono una certa distanza
dalla quale si procede alla riunificazione dellinsieme. Dal punto
di vista cognitivo si tratta di unattitudine che tende verso il
controllo e la comprensione della totalit che viene a sua volta
inscritta come un valore.
La strategia cumulativa consiste invece nel disporre gli
aspetti di una questione o di un oggetto in una serie da
percorrere linearmente o girando intorno e che troverebbe il
suo corrispettivo cinematografico nella carrellata (in avanti o

221

in dietro)100. Questa strategia fa appello allesaustivit propria


dei romanzi che moltiplicano i punti di vista, che cambiano
continuamente i personaggi osservatori o che li fanno alternare
in ogni scena.
Mentre

la

strategia

cumulativa

propende

verso

la

sommatoria delle parti delloggetto ed in questo senso


additiva, la strategia elettiva si concentra su un prototipo
rappresentativo, un aspetto, una particolarit della questione o
degli oggetti. In questo senso, la maggior parte dei romanzi
picareschi sono strettamente legati a questa strategia, nella
misura in cui si d una selezione e quindi un occultamento
condizionati da una scelta i cui valori fondamentali sono la
rappresentativit e lesemplarit degli oggetti.
Infine,

la

strategia

particolarizzante

fondata

sullisolamento dei dettagli. Emarginata dalla possibilit di


controllo della totalit, la strategia particolarizzante si impernia
dunque sulla specificit delle parti isolate, il dettaglio dei
particolari

che,

tornando

al

linguaggio

cinematografico,

troverebbe la sua realizzazione nei piani dettaglio o nei piani


ravvicinati.
Tuttavia, nulla impedisce di tracciare un percorso tra le
diverse categorie: in effetti, non appena la visione di un
determinato dettaglio in un film viene trasformato in un
emblema che rappresenta loggetto e sul quale quindi
possibile concentrare lintensit della vise, allora questo punto
di vista particolarizzante si trasforma in elettivo. Allo stesso
modo, se questo dettaglio prima isolato e poi ricondotto ad
una serie di altri particolari che rendono possibile ricomporre
loggetto attraverso la sommatoria delle parti, si tratta allora di
una trasformazione cumulativa.

100 Senza per che questo processo di successione si risolva in una


fase riunificatrice come quella propria della panoramica o il piano
totale.

222

Fontanille (1999: 53) ammette la possibilit di inscrivere le


strategie come categorie in un quadrato semiotico: le strategie
inglobante ed elettiva si dispongono come i contrari, la strategia
particolarizzante, nella misura in cui sospende ogni possibilit
di totalizzazione, contraddice la categoria inglobante, mentre la
strategia cumulativa sospende o contraddice la categoria
elettiva.
Strategia inglobante

Strategia elettiva

Strategia

Strategia

cumulativa

particolarizzante

Tuttavia, oltre il quadrato semiotico, Fontanille avverte


della possibilit di costruire anche una presentazione a partire
dalle due dimensioni continue dellintensit e dellestensione
organizzate

in

due

assi

graduati.

Dal

punto

di

vista

metodologico ci presuppone che la scelta tra i diversi tipi di


presentazione (tabella, quadrato semiotico o schema graduale)
riguardi soprattutto gli obiettivi che si vogliono raggiungere
attraverso la descrizione. In effetti, mentre la tabella permette
di evidenziare la combinatoria e la tipologia, il quadrato
semiotico mette in luce le relazioni logico-semantiche ed il
percorso tra le posizioni discontinue, e infine lo schema
graduale permette di visualizzare le posizioni intermedie o
miste.
Il

contatto

fondamentale;

coi

discorsi

tuttavia,

il

concreti

confronto

coi

in

questo

testi

non

senso
deve

circoscriversi alla mera applicazione della tipologia n alla


semplice conferma del suo funzionamento, ma al contrario
riguarda lidentificazione della strategia dominante, delle sue

223

forme, delle sue alterazioni e della sintassi che essa impone al


discorso.

CAPITOLO QUINTO
LENUNCIATORE E LOSSERVATORE A
CONFRONTO
[]lart du chercheur consiste
souvent

mieux
formuler
danciennes questions, ou en
susciter de nouvelles.
Jacques Fontanille

1. Introduzione
Alcuni teorici tra cui Coquet (1983), Chabrol (1973) e
(1987) e lo stesso Fontanille (1989) ai quali ci riferiremo di
seguito, hanno gi messo in evidenza che contrariamente a
quanto pu sembrare, possibile assumere lesistenza di molti
punti di contatto nel trattamento che la riflessione semiotica e la
polifonia linguistica fanno del fenomeno enunciativo. In effetti,
come abbiamo gi segnalato nel primo capitolo, Coquet (1983)
forse uno dei primi teorici che mette in evidenza lanalogia
esistente tra i due approcci in relazione ad alcune delle
decisioni teoriche che fondano le loro ricerche: ad esempio, la
scelta di lasciar fuori dalle considerazioni ogni situazione
224

denunciazione

(intesa

come

des

saisies

de

loral)

per

incentrare le indagini sulle enunciazioni enunciate, vale a dire, i


simulacri costruiti allinterno degli enunciati (costituiti cos nel
solo oggetto di studio pertinente) e delle marche nellenunciato
del soggetto e dellenunciazione che vengono intesi dunque
come degli effetti di senso.
Parallelamente, Fontanille (1989) mette in risalto delle
interessanti analogie tra le riflessioni ducrotiane riguardanti la
struttura enunciativa e alcune delle considerazioni sviluppate in
ambito semiotico: cos, ad esempio la distinzione ducrotiana tra
locutore ed enunciatore pu essere messa in corrispondenza,
secondo lautore, con la distinzione che la teoria semiotica opera
tra le figure pragmatiche e cognitive dellenunciazione, mentre
la distinzione tra L (locutore-in-quanto-tale) e (locutore-in
quanto-essere-del mondo) sembra essere lespressione di un
movimento

di

proiezione

fuori

dallistanza

enunciazionale

(attraverso i diversi dbrayage) di unattante pragmatico di


verbalizzazione (L, nella nomenclatura di Ducrot) e la sua
iscrizione allinterno dellenunciato con diversi ruoli attoriali,
tematici e figurativi (). Lo stesso succede con la figura
dellattante osservatore (attante cognitivo) che pu essere
correlata con la figura dellenunciatore proposta a sua volta da
Ducrot in ambito linguistico, o pi in generale, con la
concezione

linguistica

dei

punti

di

vista

che

presenta

interessanti punti di contatto con la relativa concezione


semiotica.
Tuttavia,

poich

le

due

teorie

hanno

ricevuto

varie

riformulazioni nel loro sviluppo importante circoscrivere il


confronto delle figure ad alcuni momenti precisi della loro
evoluzione. Questi momenti si corrispondono rispettivamente
con

le

ultime

riformulazioni

del

modello

ducrotiano

(e

soprattutto in Ducrot, 1984) da una parte e con lestensione


della descrizione della dimensione cognitiva dallenunciato
225

allenunciazione dallaltra. Questo fatto ci ha portato a fare una


ricostruzione critica delle diverse tappe delle loro riflessioni
incentrando la nostra ricerca fondamentalmente nella questione
del punto di vista, e mettendo tra parentesi altre questioni
metodologiche e teoriche.
Nel caso di Ducrot, questa ricostruzione ci ha portato a
ricollegare questa nozione con altri domini di ricerca quali la
narratologia in cui la stessa categoria riceve una forza
esplicativa e un valore descrittivo importanti. In questo caso,
abbiamo cercato di mostrare il modo in cui la nozione di
enunciatore e di punto di vista linguistico si connette e quindi
riprende

parzialmente

alcune

caratteristiche

della

focalizzazione narrativa di Genette. In particolare la distinzione


tra chi parla e chi vede che fondamentale per le due teorie.
Nel caso della teoria dellosservatore, abbiamo cercato di
stabilire un confronto critico con le posizioni iscritte nellambito
narratologico, cercando inoltre di rispecchiare le differenze e
similitudini che lapproccio semiotico attribuisce alla definizione
di questa nozione. Il nostro proposito stato in tutti i casi di
ricostruire una sorta di dialogo tra le diverse teorie. Dialogo che
non implica certamente un accordo, un abbattimento delle
differenze o la costruzione di ununica configurazione, ma che,
al contrario, significa il tentativo di costruzione di un campo di
riflessioni, di (inter)definizioni, che sia in grado di recuperare,
attraverso lanalisi delle loro filiazioni, la specificit di questa
nozione e i loro punti di contatto che rispecchiano secondo noi
un va e vieni concettuale tra le tre discipline: la linguistica, la
narratologia e la semiotica.
Per prima cosa, abbiamo proceduto a scindere il fenomeno
della polifonia costitutiva da altri fenomeni che rendono conto di
uneterogeneit discorsiva quali
discorso

riportato.

Questa

ad esempio le forme del

scissione

ci

ha

permesso

di

riconoscere le particolarit della proposta ducrotiana in ambito


226

linguistico, e di circoscrivere la sua posizione rispetto ad altri


fenomeni

che

manifestano

uneterogeneit

nei

discorsi.

Permettendo inoltre di mettere in evidenza sia la natura


strutturale, sia laspirazione ad una descrizione immanente dei
fenomeni che manifestano le teorizzazioni in ambito linguistico.
Col proposito di rendere conto dellevoluzione teorica del
modello ducrotiano, il passo successivo stato la ricostruzione
della

linguistica

dellenunciazione

ed

in

particolare

delle

successive modifiche apportate alla struttura enunciativa, dai


suoi inizi alle ultime pubblicazioni sullargomento. Questa
periodizzazione ci ha permesso di rilevare che la successiva
ridefinizione dei ruoli enunciativi rispondeva pi o meno
esplicitamente ad una profonda riflessione sui principi e le
ipotesi che fondano il modello linguistico: cos, limportanza che
inizialmente si assegna agli atti di parola nella definizione dei
ruoli enunciativi, cede ad una classificazione che rende conto
del carattere autonomo di questo fenomeno rispetto alla realt
della comunicazione

(le ridefinizioni dei performativi e pi in

generale degli atti illocutivi ne sono un esempio).


Successivamente,

abbiamo

segnalato

anche

lincorporazione entro la teoria di alcuni principi che dipendono


da

una

dimensione

testuale

per

ricondurli

nel

seno

dellenunciato: cos, il dialogismo bachtiniano che costituisce


uno sfondo teorico generale che permette la costruzione della
nozione di polifonia linguistica intesa come una mascherata che
rappresenta le diverse posizioni enunciative iscritte allinterno
dellenunciato. Ci nonostante, questa ripresa rimane parziale,
in effetti, se da una parte Ducrot assume che la parola degli
altri costitutiva della propria parola tuttavia, si sente portato
ad operare una distinzione tra diversi tipi di configurazioni
polifoniche e quindi a scindere la propria concezione della
polifonia linguistica da altre configurazioni che il teorico russo

227

distingue nel racconto: i diversi tipi di citazioni, le forme del


riporto ecc.
Se il tentativo della teoria ducrotiana quello discrivere
lenunciazione nella lingua, ci che presuppone la cancellazione
della classica dicotomia saussuriana tra lingua e parola, tutto lo
sforzo teorico sembra indirizzato a fondare una struttura
enunciativa di natura gerarchica sviluppata a diversi livelli
dastrazione. Daccordo con lultima versione della teoria
(Ducrot, 1984), abbiamo distinto la figura del soggetto empirico
(figura esterna allenunciato), dal locutore (figura dellenunciato
responsabile delle parole)

e infine lenunciatore, mettendo in

luce, da una parte la sottomissione dellenunciatore alle


decisioni del locutore e dallaltra, la possibilit di stabilire una
gerarchia interna tra gli stessi enunciatori (come nel caso degli
enunciati ironici negativi).
Infine, abbiamo anche evidenziato che lultima delle tappe
della

costruzione

della

polifonia

linguistica

consiste

nel

collegare una di queste figure enunciative (la pi virtuale,


lenunciatore) con la rappresentazione dei punti di vista, che
vengono intesi come le differenti attitudini o giudizi che si
esprimono nellenunciato e la cui definizione implica, in termini
semiotici, il riconoscimento di unistanza diversa dal locutore,
che se non parla, nonostante esprime dei saperi

di natura

cognitiva. In effetti, gran parte del nostro intento indirizzato a


sottolineare le analogie esistenti tra la figura dellenunciatore e
losservatore della semiotica strutturale, intesi entrambi come
due istanze virtuali diverse dallistanza di verbalizzazione, che
con maggior o minor grado dautonomia rispetto al soggetto che
parla, iscrivono entro lenunciato/testo un simulacro enunciativo
che riguarda la posizione di uno o di vari soggetti enunciativi, la
cui

identit

dovr

essere

ricostituita

dallallocutario

per

interpretare il senso di ci che viene detto.

228

Per quanto riguarda invece la teoria dellosservatore, se da


una parte

abbiamo messo in evidenza il trattamento che la

semiotica generativa propone del sapere iscritto nei testi (in


quanto sapere enunciato) dallaltra, lo sviluppo dello studio
dellenunciazione a partire dagli stessi modelli narrativi coi
quali sanalizza lenunciato e quindi come unenunciazione
enunciata, ci ha anche permesso di rendere conto del sapere
iscritto a livello enunciazionale. In effetti, il crescente interesse
con cui la semiotica ha accolto la questione dei punti di vista,
inteso come leconomia dei saperi (e gli iper-saperi) nei testi,
riguarda

fondamentalmente

limportanza

assegnata

alle

categorie aspettuali che, se da una parte permettono di rendere


conto delle azioni narrative viste da uno o vari soggetti osservatori, dallaltra, implica anche lassunzione di una non
concomitanza tra saperi enunciati e saperi enunciativi. Per la
semiotica, ogni dbrayage enunciativo implica un determinato
punto di vista, vale a dire,

un dbrayage cognitivo. In altre

parole, enunciare implica sempre enunciare da un determinato


punto di vista: proiettare fuori dallistanza dellenunciazione non
soltanto unattante pragmatico di verbalizzazione (un narratore
o un locutore) ma anche e soprattutto unattante cognitivo,
definito come un osservatore che ha dei percorsi specifici che
lenunciatario a sua volta dovr riconoscere ed interpretare.
Se ci sono osservatori devono esserci anche cose da
osservare, delle fonti dinformazioni, di conseguenza insieme
alla figura dellosservatore viene anche riconosciuta la figura
dellinformatore come unistanza che implica il riconoscimento
delloggetto (da conoscere o percepire) come un soggetto dotato
dei percorsi specifici e quindi un soggetto manipolatore, in
questo senso, la semiotica riconosce nel mondo in quanto
oggetto di conoscenza la competenza di reagire, opporsi o
facilitare la ricerca cognitiva dellosservatore.

229

Infine, il giro estesico ed estetico della semiotica della fine


degli anni 80 col conseguente riconoscimento della sua base
fenomenologica, ha contribuito ad iscrivere tutte le questioni
riguardanti il punto di vista nellambito delle riflessioni legate
alla percezione, vale a dire, liscrizione nello spazio di un corpo
che percepisce. Se in effetti si riconosce la comunicazione
sensoriale e percettiva come un modo di conoscenza parallelo al
sapere cognitivo, il punto di vista attualmente viene analizzato
come una strategia graduale che mette in relazione le diverse
regolazioni tra lintensit della percezione del soggetto e il suo
confronto con lestensione delloggetto percepito.
Una volta ricostruiti i due campi di riflessione, lo scopo
delle

attuali

considerazioni

quindi

di

analizzare

pi

dettagliatamente le affinit tra i due approcci in rapporto alla


costruzione delle categorie dellenunciatore, dellosservatore e
dei punti di vista.

2. Il caso delle argomentazioni dautorit


Uno spazio cospicuo per le nostre attuali riflessioni
costituito dai discorsi dautorit, vale a dire, dei discorsi che
rivelano la presenza di uneterogeneit enunciativa relativa alle
fonti del sapere trasmesso. La retorica tradizionale riconosce
nellargomentazione dautorit una figura che consiste nel
presentare un argomento il cui responsabile un soggetto
autorizzato in materia col proposito di produrre un maggior
effetto persuasivo del discorso. In effetti, se la maggior parte
degli

enunciati

affermativi

sappoggiano

sulle

evidenze

presentate dal locutore che si costituisce dunque in unico


garante delle sue parole, tuttavia, lo stesso locutore pu
scegliere di precisare la sua fonte del sapere, che pu pervenire
da osservazioni indirette, da congetture fatte a partire da certi
230

indizi, dalla parola daltri ecc. In questi ultimi casi, il locutore


diluisce la sua responsabilit rispetto al sapere comunicato:
levidenza non pi assunta dal locutore, ma si presenta come
garantita da unautorit pi o meno specificata. In effetti,
marcatori come Pare che X, Sembra che X, A quel che dice
X, o Secondo X ecc. hanno la particolarit di costruire una
sorta di scenario enunciativo in cui il locutore prende le distanze
del suo dire, attribuendo la responsabilit di ci che viene detto
ad altri soggetti (pi o meno riconoscibili), che egli stesso fonda
come garanti ultimi della verit dellenunciato. In questo senso,
il ricorso ai discorsi dautorit pu essere motivato da una
molteplicit di fattori: come abbiamo detto, lintenzione di
prendere le distanze e quindi una titubanza da parte del
locutore di fare proprie le affermazioni pu rivelare

una

necessit di conferma autorevole di ci che viene affermato.


In questo senso, il nostro interesse verso i discorsi
dautorit non riguarda le possibili motivazioni interne o esterne
(di natura psicosociologica) che portano allutilizzo di queste
forme, che supporrebbe unanalisi situazionale o contestuale
dell uso delle espressioni, ma riguarda piuttosto lanalisi delle
costrizioni

che

alcune

di

queste

forme

impongono

allinterpretazione del senso degli enunciati in cui compaiono, o


in altre parole, la distinzione tra le diverse figure enunciative
messe

in

gioco

che

lenunciatario

dovr

ricomporre

per

ricostruire la significazione.
Come primo approccio alla questione, e contrariamente a
quanto pu sembrare, ci che provvederemo a mettere in luce
che la descrizione di Fontanille delle figure cognitive e dei
diversi

soggetti

enunciativi

tra

cui

anche

la

categoria

dellosservatore (cfr. cap. IV 5.2.) non si distaccata troppo


dalla configurazione polifonica costruita a sua volta da Ducrot
(1981) per rendere conto delle argomentazioni dautorit, anzi

231

possibile postulare unanalogia funzionale tra le figure di cui si


servono i due studiosi per rendere conto del fenomeno.
In questo senso, ci che entrambe le teorie sembrano
dimostrare sono i diversi gradi della presa in carico e quindi
della maggior o minore distanza assunta dal responsabile
dellenunciato rispetto al suo dire che, in termini semiotici,
riflette

diversi

gradi

della

manipolazione

cognitiva

dellenunciatore in relazione al sapere trasmesso nellenunciato.


Questa distanza soggetta alla messa in scena ad un livello
virtuale di un osservatore/enunciatore esprimente un punto di
vista (attitudine o sapere) diverso da quello manifestato a sua
volta dallenunciatore/locutore.
Tuttavia, importante segnalare che se nella teoria
dellosservatore queste categorie e quindi il loro funzionamento
hanno un carattere globale e indipendente da ogni materia
dellespressione, entro il modello linguistico il fenomeno rilevato
limitato allapparizione di certe espressioni e usi linguistici (il
parat que,

peut-tre, luso del condizionale ecc.) con un

chiaro scopo argomentativo.


Nello

studio

argomentazioni,

di

Ducrot

quelle

si

costruite

distinguono
intorno

ad

due

tipi

di

unautorit

polifonica e quelle pi legate ad un ragionamento dautorit.


Lautorit polifonica iscritta nella lingua, vale a dire, nelle
istruzioni semantiche delle espressioni, mentre il ragionamento
dautorit si costruisce facendo ricorso alla rappresentazione di
un essere discorsivo nel discorso. Per illustrare questa
distinzione, riproduciamo gli esempi proposti da Norn (2000a:
33) cui studio incentrato precisamente nella descrizione
dellargomentazione dautorit in alcuni dialoghi di Madame
Bovary di Flaubert.
In questo brano Emma ha appena ricevuto la lettera nella
quale Rodolphe annuncia la sua intenzione di non partire pi
con lei:
232

[Charles] Nous ne sommes pas prs, ce quil parat, de voir M.


Rodolphe.
[Emma] Qui te la dit? Fit-elle-en tressaillant.
[Charles] Qui me la dit? Rpliqua-t-il un peut surpris de ce ton
brusque; cest Girard, que jai rencontr tout lheure la
porte du Caf Franais, Il est parti en voyage, ou il doit partir.
(p. 239. Corsivo nelloriginale. Sottolineato nostro)

Nel

primo

caso

si

tratta

di

unautorit

polifonica.

Lespressione il parat que nelle sue istruzioni semantiche


determina che un altro soggetto, vale a dire, unaltro essere
discorsivo indeterminato si fa garante della proposizione, nous
ne sommes pas prs de voir M. Rodolphe. Il locutore e lessere
discorsivo sono dunque distinti, il locutore non assume la
responsabilit del punto di vista ma esprime soltanto il suo
accordo con esso. In termini di Ducrot si tratta per il locutore di
mostrare la fonte del punto di vista espresso nellenunciato.
Il secondo caso, manifesta invece un

ragionamento

dautorit. La risposta di Charles che cest Girard, ellissi di


Cest Girard qui me la dit. In questo caso il locutore afferma101
che un altro essere discorsivo (Girard) a sua volta il
responsabile dellasserzione.
Largomentazione

attraverso

unautorit

polifonica

si

costituisce secondo Ducrot in due tappe:


a) il locutore L mostra un enunciatore X che asserisce una
certa proposizione P. Introduce nel suo discorso una voce (ma
in vista alle posteriori modificazioni della teoria linguistica forse
meglio parlare di punto di vista) responsabile dellasserzione
di P;
101 Non la nostra intenzione entrare nellambito delle considerazioni
riguardanti luso che la teoria ducrotiana fa dei concetti di
mostrazione e affermazione per distinguere i due tipi dautorit. Posta
la differenza tra i due tipi dargomentazioni, in questa sede ci
interessa considerare esclusivamente la configurazione enunciativa
costruita per renderne conto.

233

b) il locutore L fonda su questa prima proposizione P una


seconda

proposizione

identificandosi

sua

volta

con

lenunciatore Y che asserisce Q.


Schematicamente:
-

punto di partenza: asserzione di P da parte di X

punto darrivo: asserzione di Q da parte di Y

Y si identifica con L mentre X non lo fa.

Alla luce di queste osservazioni, riconsideriamo gli esempi


dati in precedenza (cfr. cap. IV 5.2.) ai quali ora aggiungiamo
una concatenazione argomentativa:
Pare ( il parat que) che la guerra sia inevitabile (E1). Si
riunito il Consiglio di Sicurezza dellONU (E2).
La spiegazione di Ducrot in termini di polifonia linguistica
distingue

dunque

un

unico

locutore

responsabile

della

concatenazione argomentativa ma due enunciatori e1 ed e2


responsabili dei punti di vista contenuti negli enunciati E1 ed
E2. Allora daccordo col movimento argomentativo descritto in
precedenza, nel primo enunciato il locutore mostra il punto di
vista di e1 senza per assumerlo come proprio, tuttavia se da
una parte non disposto a presentarsi come garante della verit
riguardante linevitabilit della guerra, concorda con essa. Nel
secondo enunciato, invece, la sua posizione indissociabile, e
quindi sidentifica con, quella adottata da e2 del quale rispecchia
il punto di vista riguardante la riunione dellONU. In altre
parole, questo movimento pu essere descritto come un
richiamo ad unautorit indeterminata, autorit alla quale viene
assegnato

un

determinato

punto

di

vista

che

simpone

nellenunciato E1 e che permette lo scarico di responsabilit del


soggetto102.
102 Questi risultati si collegano con lanalisi linguistica di Nlke
234

Riconsiderando questi due enunciati dal punto di vista


semiotico osserviamo che daccordo con Fontanille, il primo
enunciato E1 risponde allattualizzazione enunciativa di un
attante cognitivo, un osservatore che in questo caso definito
come un

focalizzatore risultante da un mero dbrayage

attanziale, a partire dal quale lenunciatore delega il suo sapere


ad un soggetto enunciativo implicito, una figura astratta, puro
filtro cognitivo di lettura che manifesta per una competenza
distinta

da

quella

dellenunciatore.

In

effetti,

la

teoria

differenzia questa situazione da unaltra che riguarda invece


liscrizione nellenunciato del soggetto cognitivo attraverso altri
dbrayage spazio-temporali e attoriali che lo proiettano fuori
dallistanza enunciativa. Come nel seguente esempio:
Bush ritiene che la guerra sia inevitabile.
O anche:
Secondo Bush la guerra inevitabile.
In effetti, in questo caso il ruolo di focalizzazione assunto
da un personaggio dellenunciato si tratta dunque di una
focalizzazione costruita a partire da un assistente cognitivo. E
interessante notare che questo secondo esempio presenta anche
delle interessanti analogie col caso del ragionamento dautorit
che abbiamo descritto in precedenza. In effetti, come lo studio
linguistico di Norn (2000a), provvede a mettere in evidenza
possibile stabilire una simmetria tra gli esseri discorsivi presenti
nel discorso che si fanno garanti della verit enunciata e il tipo
dautorit invocata. In pratica, le conclusioni alle quali arriva

(1994a) che prendendo in considerazione i marcatori evidenziali il


parat que e il semble que presenta una serie di prove linguistiche
tendenti a dimostrare che mentre nel caso di il semble que il
locutore si presenta in un certo senso come il responsabile del pdv
manifestato nellenunciato, in il parat que il locutore non condivide
e quindi si disoccia del pdv manifestano nellenunciato.

235

lautrice evidenziano un rapporto solidale tra gli enunciati in


terza persona (Bush, nellesempio) e i ragionamenti dautorit.
In questo senso, ci che la polifonia linguistica identifica
come ragionamenti dautorit in cui lautorevolezza data dalla
presenza di un essere discorsivo identificato con la fonte
dautorit e che si fa garante della verit che coincide con la
terza persona inscritta nellenunciato pu essere correlata con
lidentificazione in ambito semiotico di un attore sincretico tra
cui ruoli ha quello di essere unassistente ( o assistentepartecipante) cognitivo.
A questo punto sembra evidente che lenunciatore e1 che
esprime lautorit polifonica ha delle caratteristiche comuni con
la figura dell osservatore-focalizzatore, infatti in entrambi casi
si tratta dellespressione di un punto di vista assunto da
unistanza virtuale, diversa dal locutore, una figura che si fa
garante di unattitudine o giudizio espresso nellenunciato. A
differenzia di quanto succede nei ragionamenti dautorit che
iscrivono entro lenunciato una figura responsabile del punto di
vista: figura che linguisticamente manifesta una terza persona
in relazione col locutore e lallocutario dellenunciato, e la cui
presenza riconosciuta anche dalla semiotica come un attore
sincretico derivante da una serie di dbrayage enunciativi.
Tuttavia

importante

segnalare

che

mentre

le

teorizzazioni semiotiche riguardanti la non concomitanza di


posizioni tra il diversi soggetti enunciativi e lenunciatore, (arciattante ricordiamolo, che ricopre i ruoli di soggetto e di
destinante

manipolatore)

siscrivono

entro

la

dimensione

cognitiva dellenunciazione, le analisi di Ducrot tendono invece


a mostrare che la differenza tra lenunciatore e il locutore che
denuncia il carattere polifonico dei discorsi, concerne piuttosto
la relazione tra due ordini diversi: ci che la semiotica distingue
come la dimensione cognitiva (che entro la teoria ducrotiana
rappresentata dallenunciatore e le sue attitudini) e la
236

dimensione pragmatica dellenunciazione (rappresentata dal


locutore e dalle sue parole)103.

3. Lanalogia tra le categorie enunciative


In questo campo di convergenze, siscrivono le riflessioni di
Fontanille (1989) che tendono a mettere in risalto la possibilit
di stabilire unanalogia tra le figure enunciative identificate
dalla teoria dellosservatore e le figure proposte a sua volta da
Ducrot nellambito della polifonia linguistica. In una lunga
citazione al primo capitolo del suo studio sullosservatore, in
effetti, si legge:
On nest pas trop loign ici, malgr les apparences, des
thses de Ducrot en matire dnonciation et de polyphonie.
Cet auteur distingue en effet le locuteur et lnonciateur; le
premier, en partie identifi avec la voix dfinie par
Genette, est le responsable de lnonciation [], celui
qui est imputable lapparition de lnonc; il sagit donc de
lactant pragmatique de lnonciation; en revanche, le
second, dit nonciateur, serait seulement la personne
dont le point de vue sexprime dans lnonc; il est bien
prcis [] que, pour ce qui concerne les nonciateurs,
lnonciation est vue comme exprimant leur point de vue,
leur position, leur attitude, mais non pas, au sens matriel
du

terme,

leurs

paroles:

cest

lactant

cognitif

de

lnonciation.
Par ailleurs, Ducrot oppose le locuteur en tant que tel et le
locuteur-tre du monde [], ce dernier pouvant avoir
toutes sortes dautres proprits que celles, propres de
locuteur. Ce qui signifie pour nous quil faut distinguer le

103 In effetti, lo stesso Fontanille (1989) assimila la posizione del


locutore ducrotiano con lattante pragmatico dellenunciazione, vale a
dire, con unattante performatore che nei testi verbali assume un
ruolo di verbalizzazione.

237

locuteur-actant (dit en tant que tel) et le locuteur acteur


(dit tre du monde), qui peut recouvrir plusieurs rles et
identits actantielles diffrents. (Fontanille, 1989: 33. C.vo
nelloriginale).

Queste considerazioni ci hanno permesso di mettere in


correlazione le diverse categorie,
discorsivi

identificati

da

Norn

aggiungendo gli
(2000a)

cui

una

esseri
delle

manifestazioni , come abbiamo visto, la terza persona nei


ragionamenti

dautorit,

possiamo

riassumere

dunque

le

analogie evidenziate da Fontanille nella seguente tabella:

TEORIA

POLIFONIA

DELLOSSERVATORE

LINGUISTICA

Soggetto dellenunciazione

Soggetto parlante

Enunciatore (Arci-attante)

-------

Attante pragmatico

Locutore in quanto tale

dellenunciazione
Osservatore (Attante cognitivo)

Enunciatore

Focalizzatore

Enunciatore

Spettatore
Assistente

Esseri discorsivi

Assistente-partecipante
Attore pragmatico

Locutore in quanto essere

dellenunciazione

del mondo

Il soggetto dellenunciazione come viene definito dalla


semiotica

un

dallapparizione

presupposto

stessa

del

dellenunciato

processo
del

enunciativo,

quale

per

la
238

semiotica non si occupa. Questa definizione permette di stabilire


unanalogia col soggetto empirico della teoria ducrotiana, che
rimane fuori da ogni considerazione linguistica.
Per quanto riguarda invece la distinzione fatta da entrambe
le teorie tra listanza narrante (la voce) e listanza esprimente
un punto di vista (la visione, il modo), questa distinzione
permette in effetti di riconoscere lanalogia esistente tra il
locutore e lattante pragmatico dellenunciazione che se in
termini generali ed in corrispondenza con le varie semiotiche
viene denominato performatore, tuttavia

assimilabile al

locutore dei discorsi verbali o al narratore dei testi narrativi. In


entrambi i casi si tratta di esseri di carta il cui riferimento
eminentemente discorsivo.
In questo senso importante menzionare che la polifonia
linguistica

(forse

pi

fedele

allapproccio

narratologico

genettiano) tende a dare una grande rilievo alla figura del


locutore, responsabile assoluto della presenza dei punti di vista
entro lenunciato. In effetti se la comparsa degli enunciatori nel
discorso subordinata alle scelte compiute dal locutore, questo
fatto

rivela

una

sovradeterminazione

della

dimensione

pragmatica sulla dimensione cognitiva dellenunciazione, o in


altre parole, il privilegio della voce sul punto di vista.
Lapproccio semiotico, il cui scopo di rendere conto del
processo

enunciativo

in

tutti

sistemi

significanti

tanto

linguistici come non-linguistici opta invece per privilegiare


lassunzione del punto di vista sulla voce. In effetti, listanza
della voce riguarda soltanto una delle tante possibili materie
dellespressione. Per questa ragione la semiotica

postula

listanza di verbalizzazione come derivata dallistanza cognitiva,


in altre parole, le figure cognitive dellenunciazione vengono
iscritte nella dimensione pragmatica dellenunciazione narrativa
esclusivamente a partire dalla loro congiunzione con un ruolo

239

verbale (cfr. lo schema del cap. IV, 5.4. sul rapporto tra figure
cognitive e narrative).
In relazione alle figure dellosservatore/focalizzatore messi
in corrispondenza con lenunciatore della teoria ducrotiana,
bisogna per dire che mentre per la semiotica queste figure
rendono conto di una serie di questioni concernenti sia lambito
della percezione sia lambito del sapere,104 per la polifonia
linguistica pi interessata invece alla costruzione di una teoria
generale dellargomentazione nella lingua e il cui ambito
quindi

ristretto

alla

materia

linguistica,

prende

in

considerazione esclusivamente i punti di vista di natura


predicativa, vale a dire, i giudizi o attitudini che possono
servire a manifestare un confronto argomentativo.
Infine, il rapporto tra il locutore in quanto essere del
mondo che pu avere una serie di altre propriet oltre a quelle
specifiche viene messo in correlazione da Fontanille col
locutore-attore, vale a dire con un soggetto pragmatico
iscritto nellenunciato attraverso una serie di dbrayages e in
sincretismo con altri attanti. Questa distinzione permette di
rendere conto, delle differenza tra il locutore il cui unico ruolo
precisamente di essere il responsabile della messa in parole
(come ad esempio il narratore del racconto) ed un qualsiasi
attore

pragmatico

iscritto

nellenunciato,

molteplici propriet ha anche un

che

tra

le

sue

ruolo verbale. Secondo il

grado di dbrayage (spazio-temporale, tematico ecc) questo


personaggio pu essere ad esempio un relatore, un testimone,
un testimone protagonista ecc.
Per completare questa analisi del funzionamento delle due
categorie e del ruolo assegnato al punto di vista, dunque
104Seguendo la descrizione di Aumont (1983) rivelano dunque di tre
ordini diversi: rappresentativo (il trattamento dello spazio, la
percezione), narrativo (la rappresentazione dello sguardo del
narratore sui fatti raccontati) e predicativo( riguardante un giudizio
o unattitudine mentale, intellettuale, morale, ecc del narratore sugli
eventi raccontati).

240

necessario dire ancora qualcosa su alcune questioni teoriche,


questioni che abbiamo in parte lasciato in sospeso.

4. Modo semiotico e modo semantico


In Benveniste (1966a) e (1969) si riconoscono due modi
attraverso il cui il linguaggio significa: il modo semiotico e il
modo semantico.
Il modo semiotico designa il modo di significare proprio del
segno

linguistico

come

unit

minimale

che

deve

essere

riconosciuta , vale a dire, limitata, identificata e definita in


funzione ad un sottoinsieme di altre unit diverse.
[] tout ce qui relve du smiotique a pour critre
ncessaire et suffisant quon puisse lidentifier au sein et
dans lusage de la langue. Chaque signe entre dans un
rseau de relations et doppositions avec dautres signes qui
le dfinissent, qui le dlimitent lintrieur de la langue.
Qui dit semiotique, dit intra-linguistique. (Benveniste,
1966a/1974: 222-223).

Cos, il modo semiotico rimane immanente alla lingua, non


va oltre i rapporti differenziali tra i segni disinteressandosi
dunque dalla relazione del segno con la realt extra-linguistica:
con le cose e col mondo.
Il modo semantico invece, riguarda il modo di significare
proprio del discorso attraverso latto enunciativo che compie un
soggetto e riguarda la lingua in quanto produttrice di messaggi.
In questo caso, il senso sapprende come globalit, si realizza
attraverso i segni, ma non il risultato della loro sommatoria. Il
modo semantico prende in carico i referenti, luniverso del
discorso e lambito dellenunciazione. Se il modo semiotico
deve essere riconosciuto, quello semantico deve invece essere
compreso. Parallelamente, se lunit del modo semiotico il
segno, lunit del modo semantico la parola (mot ) come

241

lelemento risultante della activit du locuteur qui met en


action la langue (Benveniste, 1966a/1974: 225).
Questa differenziazione tra semiotico e semantico che
rivela un cambiamento di prospettiva nel modo di concepire i
fenomeni

linguistici

distinguere

tra

una

utilizzata
semiotica

da

Chabrol

(1987)

dellenunciazione

ed

per
una

semantica enunciativa e per suggerire che precisamente lo


sviluppo di una stessa attitudine semiotica (nel senso di
Benveniste) ci che rende possibile avvicinare delle ricerche in
apparenza cos diverse come quelle linguistiche e semiotiche.
Per Chabrol, in effetti, Greimas et Ducrot se rejoignent ici
malgr les apparences.
Lo studioso, parte dallipotesi che, sia che si tratti di segni
linguistici o non linguistici (iconici, visuali, gestuali ecc), sia che
si passi dal segno ai suoi componenti minimali (tratti o figure) o
anche ad uninsieme significativo (enunciato, sema) semplice o
complesso (un testo), la validit del modo di significare
semiotico

rimane

invariato:

si

tratter

in

tutti

casi

di

riconoscere il significato dato, didentificare le unit semiolinguistiche, di differenziare livelli danalisi e di delimitare i tipi
di relazioni tra le unit, tutte operazioni che permettono la
scomposizione e ricomposizione degli insiemi significativi.

4.1. Laspetto simulacrale


Per Chabrol, il modo semiotico coinvolge anche alcuni
aspetti

dellenunciazione.

Tuttavia

questa

semiotica

enunciativa non deve essere confusa con il modo semantico


come viene inteso da Benveniste. Secondo Chabrol, a livello
semiotico,

lenunciazione

simpone

allanalista

attraverso

marche o segni formali espliciti (forme verbali, avverbiali,


modali ecc), nellenunciato, cos:
242

En les rpertoriant, lanalyste enregistre aussi les effets


que leur emploi rend possibles: renvois au sujet parlant (ou
son destinataire), lici et au maintenant du procs de
parole, indications de ses attitudes affiches par rapport
son dit, supports dactes de questionnement, deffectuation
dordre ou dindexation rfrentielle, etc.

(Chabrol, 1987:

228).

In effetti, si tratta di rendere conto degli effetti di


rappresentazione come un simulacro di un processo di parola
che solo pu essere invocato o presupposto. Da questo punto di
vista, il modo semiotico ( in quanto modo che rappresenta gli
elementi immanenti della lingua) impone delle restrizioni
importanti a livello enunciativo: lanalista non pu postulare
nulla che non possa essere ricavato dalle marche enunciative
iscritte entro lenunciato. Di conseguenza, a livello dellanalisi
semiotico non si ha bisogno di ammettere ad esempio dei
soggetti parlanti empirici, in comunicazione o interazione
reale e nemmeno di attribuire ad essi dei tratti o facolt
psicologiche o sociali. Si tratta dunque di rendere conto dei
simulacri

(dellenunciazione-enunciata

come

nella

teoria

greimasiana o dellimmagine dellenunciazione manifestata dal


senso degli enunciati come nella teoria ducrotiana) che nei due
casi permettono di ricostruire il processo enunciativo.
Analizziamo di seguito le principali caratteristiche che
contribuiscono secondo Chabrol a fondare una corrispondenza
tra le attitudini semiotiche delle due teorie.

4.2. Lo svuotamento del soggetto e il dire


dichiarato.

243

Le riflessioni che portano, nei due approcci, a considerare


lenunciazione attraverso le marche iscritte negli enunciati/testi,
implicano in effetti un cambiamento dello statuto dei soggetti
enunciativi coinvolti nel processo. In effetti, oltre allesclusione
degli esseri empirici, unaltra convergenza tra i due approcci
riguarda la nozione stessa di soggetto (semiotico o enunciativo)
come puro attante sintattico. Lidentit di questo soggetto viene
cos definita, in un caso, in rapporto ad un oggetto e quindi da
ci che fa o non fa, vale a dire, la sua presentificazione
riguarda lo sviluppo canonico di un programma di modo
competente (Landowski, 1983), e nellaltro, come essere
discorsivo o essere di parole la cui identit solo pu essere
determinata o ricostruita a partire dal senso dellenunciato.
Pour eux [ n.d.a. Greimas et Ducrot], lnonciation est
dabord un vnement, une actualisation auxquels lnonc
se rfre, explicitement ou non, et qui nexigent comme
support quun sujet vide, un actant sintaxique ou une
costruction logico-smantique. (Chabrol, 1987: 229)

Oltre al rifiuto comune di prendere in considerazione la


situazione sociale e psicologica dei soggetti una seconda
convergenza riguarda anche la messa tra parentesi di ogni
referenza a dei saperi, credenze, aspettative, intenzioni e
rappresentazioni

dei

soggetti

coinvolti,

che

non

siano

esplicitamente dichiarate o manifestate nei discorsi:


Si les termes dacte et dintention, ou de stratgie et de
contrat de vridiction [] sont souvent employes par eux,
[n.d.a. Greimas et Ducrot] cest, [] pour dnommer de
faon image des procs prsupposs et reconstruits
partir du seul dire dclar du locuteur, en y adjoignant, il
est vrai, limplicite strictement prsuppos par son nonc.
(Chabrol, 1987: 229).

244

Ricordiamo ad esempio che mentre Ducrot nel suo tentativo


di cancellare ogni rinvio al contesto e alla situazione di discorso
si sente portato a criticare luso della nozione di condizioni di
felicit nella definizione degli atti linguistici eliminando anche
ogni riferimento alle intenzioni dei parlanti, allo stesso modo,
e pi radicalmente la semiotica greimasiana rifiuta la nozione
psicologica

dintenzione

nella

misura

in

cui

lappello

allintenzionalit se da una parte significa il ritorno ad una


definizione sostanziale del soggetto, in quanto soggetto pieno,
dallaltra implica anche unimportante riduzione del suo ambito
di studio al solo caso della comunicazione intersoggettiva
giocata sul rapporto cosciente e orientato tra un emittente
dotato di una volont di comunicare qualcosa ad un ricettore.
Questa

decisione

di

lasciar

fuori

dalle

considerazioni

lintenzionalit ( intesa come volont di comunicare) del


soggetto
semiotica

produttore,
la

(cfr.

possibilit

Courts,
dello

1991)

studio

di

innesca
una

per

la

serie

di

manifestazioni portatori di significazione per un qualsiasi


osservatore ma i cui effetti di senso non possono essere
correlati ad una volont esplicita.
Quanto detto precedentemente si collega con alcune delle
riflessioni

di

Parret

(1983)

riguardanti

la

possibilit

domologazione globale tra i paradigmi semiotico strutturale e


pragmatico. Lo studioso in effetti riconosce unevoluzione nel
modello semiotico che porta al recupero della soggettivit-neldiscorso

intesa

come

una

doppia

determinazione:

le

trasformazioni modali e la localizzazione deittica. Tuttavia,


secondo

lautore,

pragmatico

della

uno

dei

passi

semiotica

per

realizzare

strutturale

il

giro

presuppone

il

riconoscimento di una soggettivit encatalizzata, vale a dire,


una soggettivit in absentia, ellittica, che si deve ricostruire a
partire dagli elementi espliciti coi quali intrattiene dei rapporti
245

di presupposizione. Una delle categorie fondamentali di questo


giro pragmatico in effetti la nozione di sincretismo.

4.3. Intersoggettivit e sincretismo


Lo sviluppo della dimensione cognitiva dei testi, lo studio
della dimensione del sapere e del credere, hanno permesso di
riconoscere uno spazio intersoggettivo nella comunicazione. In
effetti, ogni trasmissione di un sapere presuppone come passo
previo listituzione di una sorta dequilibrio, un accordo tra i due
soggetti

della

comunicazione.

In

termini

semiotici,

questaccordo implica un contratto di veridizione (alla base di


ogni scambio comunicativo) che, se da una parte determina
liscrizione

di

un

nellenunciatario,
riorganizzazione

credere-vero

dallaltra
del

fare

induce

nellenunciatore
alla

persuasivo

regolazione

dellenunciatore

in

rapporto al fare interpretativo dellenunciatario.

In questo

senso, anche se molto diverso dal dialogismo bachtiniano


ripreso da Ducrot come costitutivo di ogni enunciato, tuttavia, la
semiotica greimasiana sembra riconoscere un aspetto dialogico
inerente ad ogni comunicazione. E importante per segnalare
che in questo caso non si tratta dei processi effettivi daccordo o
polemica tra interlocutori reali ma tra figure sintattiche, tra
soggetti vuoti che possono ricevere pi di una manifestazione
figurativa. In effetti, entrambe teorie riconoscono (pi o meno
esplicitamente) un sincretismo tra le diverse figure enunciative
(o narrative).
Alla

base

della

nozione

di

sincretismo

si

trova

il

riconoscimento del principio di non concomitanza posizionale


tra

le

diverse

figure.

Nel

caso

della

linguistica

questassimilazione riguarda soltanto i soggetti enunciativi


(locutore,

allocutario,

enunciatore

ecc)

che

al

livello
246

dellenunciato possono assumere pi di un ruolo: come abbiamo


visto, tanto il locutore quanto lallocutario possono coincidere
con uno o pi enunciatori,

lallocutario pu coincidere col

destinatario ecc. Nel caso della semiotica greimasiana il


sincretismo riguarda tanto soggetti quanto oggetti narrativi,
cos, ad esempio, un paesaggio che per un soggetto osservatore
si costituisce in un oggetto (da percepire o da vedere) si
costituisce anche come un informatore (soggetto manipolatore)
che pu imporre delle barriere alla ricostruzione percettiva del
soggetto.

4.4. Il modo semantico


Se come abbiamo visto possibile stabilire alcune analogie
tra le attitudini semiotiche imputate ai due approcci, ci resta
tuttavia da considerare leventuale correlazione tra le loro
attitudini

semantiche,

riguardante

vale

fenomeni

dappropriazione

della

dire,

discorsivi

lingua

la

loro

posizione

come

processi

dunque

come

luogo

didentificazione del soggetto sociale. Dal punto di vista della


semantica del linguaggio, in effetti, ci che deve essere
ricostituito e spiegato il modo in cui i diversi soggetti sociali
attribuiscono significazioni semantiche e pragmatiche agli
enunciati, il modo in cui costruiscono le significazioni attraverso
la

combinazione

delementi

molto

eterogenei:

discorsivi,

interazionali e situazionali. In effetti, se linterpretazione di un


enunciato

implica. da una parte, una competenza semio-

linguistica, semantica e sintattica che include la capacit di


riconoscere le marche enunciative pertinenti che permettono di
ricostruire

le

posizioni

dellenunciatore

ed

enunciatario,

dallaltra, come afferma Chabrol, implica anche


[] une competence psycho-socio-smiotique qui doit
permettre de calculer au moins une valeur actionelle de cet

247

nonc interlocutif, partir de la mise en rapport de ces


marques nonciatives consideres come traces dans
lnonc, et des lments pertinents de la scne
interactionelle (donc extra-linguistique). (1987: 239).

Hanno

dunque

le

due

teorie

una

simile

attitudine

semantica? Secondo Chabrol, la risposta affermativa. In


effetti, daccordo con lo studioso, la semiotica generativa e la
linguistica ducrotiana insistono precisamente sulla necessit di
ricorrere allo spazio testuale (scritto o orale) per articolare un
qualunque

sottinsieme

testuale

si

tratti

di

una

serie

denunciati o di un unico enunciato completo-. Spazio che, dalla


prospettiva della semiotica strutturale, in grado di risolvere la
maggior parte dei problemi evocati dalla semantica del discorso.
In entrambi i casi lanalisi di ogni frammento discorsivo o
testuale riferito ad un altro insieme testuale inglobante che
conforma dunque il suo contesto. In questo senso, limportanza
che le due teorie assegnano al contesto riguarda soprattutto la
decisione metodologica di considerare come unico stato di
cose il sistema testuale o discorsivo in cui siscrivono i
sottoinsiemi presi in considerazione.
Come

sarticola

allora

questa

scelta

di

prendere

in

considerazione un contesto testuale con lo sviluppo di una


semantica del discorso (nel senso di Benveniste)? La risposta, in
questo caso, riguarda il modo in cui si costruisce il sistema
inglobante

di

riferimento.

Chabrol

parte

dallidea

che

ledificazione degli insiemi globali di riferimento dipendono in


grande misura da una serie di decisioni in parte extra
semiotiche effettuate dallanalista. Queste decisioni extra
semiotiche

fondamentali

sulle

quali

si

fonda

la

ricerca

semiotica riguardano la delimitazione o la chiusura del corpus


o complesso testuale preso come oggetto di studio. Tuttavia se
da una parte possibile far variare la significazione di un
sottoinsieme testuale in funzione delle modificazioni operate
nellinsieme inglobante impostogli come contesto di riferimento
248

e dallaltra anche possibile costruire, per ogni frammento


testuale, una pluralit di sistemi inglobanti, la semiotica deve
riconoscere allora che
[] le rcours la notion de contexte textuel ou discursif
nest quun cas particulier et simplifi de procdure
smantique et non smiotique, au sens de Benveniste,
autrement dit un lment aussi psycho-socio-smiotique que
la situation de discours. (Chabrol, 1987: 244. Sottolineato
nostro).

Di conseguenza, lattribuzione di un senso ai discorsi


costringe il semiotico-analista (come qualsiasi altro soggetto
interpretante) a darsi uninsieme testuale latente di riferimento
(che

lautore

chiama

intertestualit

di

riconoscimento)

equiparabile a ci che nella situazione di discorso sono ces


savoirs supposs communs et les intentions et croyances
postules

par

les

diffrents

partenaires

dun

change

interlocutoire. Nella misura in cui tanto i linguisti quanto i


semiotici si donano questintertestualit di riconoscimento
(equiparabile come abbiamo detto alla situazione di discorso)
possibile allora riconoscere in essi una stessa attitudine
semantica.

5. Le divergenze: enunciazione pragmatica vs.


simulacro
Se alcuni studiosi tendono a evidenziare le convergenze
concettuali tra il modello linguistico ducrotiano e la semiotica
generativa, altri invece, tendono a sottolinearne le divergenze.
In questo paragrafo abbiamo riunito le riflessioni che sorte in
ambito

semiotico

consideriamo

pi

rappresentative

della

questione e che saranno discusse di seguito. Tra gli studiosi che


si sono occupati dei rapporti tra pragmatica e semiotica
strutturale, ad esempio Violi (2002) identifica alcune differenze
249

fondamentali tra i due approcci che riguardano la loro


caratterizzazione delle dinamiche enunciative che lautrice
denomina: pragmatica e simulacrale. Secondo Violi, in effetti,
lopposizione tra enunciazione pragmatica e simulacrale implica
due aspetti fondamentali: da una parte, la compresenza o meno
degli attori della comunicazione: che riguarda la distribuzione
dei testi orali o scritti in funzione allasse presenza/assenza dei
partecipanti

enunciativi,

dallaltra,

la

questione

della

temporalit che riguarda le forme della testualizzazione. La


dimensione temporale della testualizzazione determina un
posizionamento in diretta o in differito dei partecipanti, degli
osservatori e anche dellanalista in relazione allo scambio
comunicativo. In questo senso e diversamente a quanto succede
in pragmatica, nella misura in cui la teoria greimasiana stata
pensata per la scrittura, questa vocazione testuale si manifesta
secondo lautrice nella definizione stessa di enunciazione:
Lnonciation en effet se ralise partir dun premier
dbrayage fondationnel qui spare irrmediablement
lnonciation de lacte de parole (cest dire de la situation
de coprsence des acteurs comunicatifs) en la projectant
dans un systme de simulacres.( Violi, 2002: 360)

Lautrice identifica dunque come elemento centrale che


segna la distanza tra i due approcci il fatto che, se nel caso della
semiotica, lenunciazione enunciata si sviluppa

a partire da

questo primo dbrayage distanziatore. Al contrario nel caso


dellenunciazione pragmatica e nella misura in cui essa si
riferisce ad una situazione di compresenza, di faccia a faccia,
si tratta di unenunciazione incarnata o embodied .
Dun ct nous avons la thorie des simulacres, de lautre
une
temporalit
et
une
densit
sensorielle
et
phnomnologiqie qui participe lnonciation subjective,
non rduisible un apparat simulacral. (Violi, 2002: 360).

250

Da questo punto di vista, la divergenza si presenta allora


come una differenza che riguarda la plurimodalit enunciativa
propria della pragmatica, che lenunciazione enunciata scritta
non possiede.
Dal nostro punto di vista, e seguendo le teorizzazioni di
alcuni

autori

importante

evidenziare,

in

primo

luogo,

lesistenza di varie pragmatiche. In effetti, alcuni autori hanno


provveduto a mettere in evidenza le differenze sostanziali tra i
diversi approcci pragmatici sia in rapporto alla

delimitazione

del proprio oggetto di studio: cos ad esempio Veron, (1983)


distingue

la

pragmatica

americana

questioni

paralinguistiche,

gestuali

pi
e

interessata

prossemiche

alle
dalla

pragmatica europea pi legata alla materia verbale; ma anche in


funzione ai tipi di contesti che si considerano pertinenti per la
descrizione e spiegazione del discorso. Cos Parret (1983)
riconosce

ad

esempio

cinque

tipi

di

contesti

coi

suoi

corrispondenti tipi di pragmatica: contesto testuale (o cotestuale), esistenziale, situazionale, azionale e psicologico. In
questo senso, sebbene vero che le differenze segnalate
dallautrice savverano per la maggior parte degli approcci
pragmatici anche vero che levoluzione della pragmatica
ducrotiana, come abbiamo cercato di mettere in luce nei capitoli
precedenti,

tende a minimizzare alcune delle differenze

riscontrate.
Avvertiamo, in effetti una sorta di slittamento teorico che
porta

ad

identificare

lenunciazione

pragmatica105

con

la

situazione comunicativa faccia a faccia che rivela dunque di


una polimodalit che assente, secondo lautrice, dei testi
scritti di cui si occupa la semiotica. Su questo punto, crediamo
105 Eimportante segnalare che larticolo di Violi oggetto delle
presenti considerazioni apparso in unopera collettiva in omaggio a
Oswald Ducrot. In funzione a questo contesto di riferimento possiamo
assumere che lenunciazione pragmatica accennata dallautrice e le
argomentazioni correlate si riferiscono alla pragmatica linguistica
ducrotiana.

251

aver mostrato che, tutto lo sviluppo teorico della polifonia


linguistica tende precisamente verso un allontanamento dalle
concezioni pi legate alla situazione comunicativa, in termini
di condizioni di felicit, intenzioni dei parlanti ecc. verso una
linguistica che sia in grado di rendere conto dei fenomeni
discorsivi in modo strutturale. In questo senso, anche se la
polifonia ducrotiana si d come oggetto di studio gli enunciati,
vale a dire, le manifestazioni hic et nunc delle frasi della lingua,
tuttavia si sente portata a fare astrazione da una serie
delementi che compongono la situazione enunciativa e che
rendono conto della plurimodalit che manifesta ogni situazione
enunciativa: cos, ad esempio in un primo momento il modello
enunciativo ducrotiano ancora associato agli atti linguistici
lascia fuori dalle sue considerazioni la dimensione locutiva
(lattivit psicofisiologica necessaria alla costruzione di un
enunciato verbale o scritto, che comprende anche linsieme
delle operazioni intellettuali inerenti alluso del linguaggio ecc)
e perlocutiva (che riguarda gli effetti che sintende provocare
negli allocutari). In effetti, importante segnalare che secondo
Ducrot

ci

che

contraddistingue

la

sua

concezione

precisamente la natura integrata, vale a dire, una teoria in cui la


componente pragmatica viene integrata alla semantica. Tutto
ci impone la costituzione di un modello strutturale del discorso
ideale, vale a dire, un modello che facendo astrazione degli
effetti reali assume invece che lunico potere inerente agli
illocutivi quello di generare un mondo ideale e dettare leggi
per questo mondo.
In un secondo momento, nella misura in cui la teoria
focalizza i suoi studi sulla componente argomentativa delle
parole e delle espressioni (intesa come una componente
autonoma

dunque

non

derivata

da

una

componente

referenziale o informativa primitiva) questo modello sallontana


anche delle considerazioni riguardanti il contesto azionale
252

(inerente

agli

atti

linguistici)

cui

principi

teorici

presuppongono lesistenza di una proposizione, un senso


letterale sul quale verrebbe poi applicata una determinata
forza illocutiva.
Un'altra divergenza segnalata dallautrice riguarda il
carattere differito dei discorsi analizzati dalla semiotica che
implica lassenza dei partecipanti della comunicazione. Su
questo

punto

modo

desempio

riproduciamo

alcuni

frammenti della definizione denunciazione data da Ducrot in cui


si risalta precisamente il carattere presupposto dellenunciato
rispetto allatto enunciativo.
Jappellerai nonciation lvnement, le fait que constitue
lapparition dun nonc [] souvent on entend par l le
processus psychologique (voire physiologique) qui est
lorigine de lnonc, le travail dont celui-ci est le produit
[] Le concept dnonciation dont je vais me servir na rien
de psychologique, il nimplique mme pas lhypothse que
lnonc est produit par un sujet parlant. [] ce dont jai
besoin, cest que lon compte parmi les faits historiques le
surgissement dnoncs en different points du temps et de
lespace. Lnonciation, cest ce surgissement. (Ducrot,
1980: 33-34. Sottolineato nostro).

Se

lenunciazione

un

evento

storico

previsto

dallesistenza degli enunciati che sono gli unici osservabili


della teoria ducrotiana, allora evidente che la pragmatica
linguistica solo pu ricostruire lenunciazione attraverso lanalisi
degli enunciati in quanto prodotti o risultanti di un atto che
rimane

presupposto,

facendo

dunque

astrazione

della

situazione di comunicazione che alla loro genesi. Questa


decisione metodologica tra laltro esplicitata da Ducrot in
questi termini:
Il ne sagit plus de ce que lon fait en parlant, mais de ce
que la parole, daprs lnonc lui-mme est cense de
faire. (Ducrot, 1984: 174).

253

Perfino gli atti di parola sono valutati dalla pragmatica


linguistica in termini di effetti enunciativi come sembra
evidenziare questo brano:
Le point important mes yeux cest que [n.d.a. dans un
nonc interrogatif] cette incitation agir ou cette
obligation de rpondre sont donnes comme des effets de
lnonciation. [] Lobjet de la pragmatique smantique (ou
linguistique) est ainsi de rendre compte de ce que, selon
lnonc, est fait par la parole. Pour cela, il faut dcrire
systmatiquement les images de lnonciation qui son
vhicules travers lnonc (Ducrot, 1984: 174. Corsivo
nelloriginale. Sottolineato nostro)

In effetti se da una parte lanalisi ducrotiana incentrata sugli


analisi degli enunciati e non delle situazioni di comunicazione,
dallaltra il riferimento allenunciazione si d soltanto attraverso
limmagine veicolata dal senso degli enunciati. E questa
immagine dellenunciazione trasmessa dal senso degli enunciati
un simulacro?

E possibile analizzare la struttura enunciativa

della pragmatica linguistica come un simulacro enunciativo?


Su questo aspetto siamo convinti che anche se la
questione

del

simulacro

non

stata

mai

teorizzata, n

esplicitata dalla teoria ducrotiana, tuttavia possibile assumere


che nellultima versione della polifonia ducrotiana prende forza
lidea di un simulacro, idea che Ducrot riprende per da
Bachtin, e che si associa alla nozione di mascherata.
Per

quanto

lenunciazione

riguarda

enunciata,

invece

la

limmagine

distinzione

tra

dellenunciazione

trasmessa dal senso degli enunciati, certamente la pragmatica


linguistica non postula nessun meccanismo di proiezione ( o
dbrayage fondazionale) che porta fuori dall ego hic et nunc le
categorie iscritte nellenunciato, ciononostante nella misura in
cui si individuano varie posizioni enunciative distinte possibile
pensare se non ad una proiezione almeno ad una frattura
enunciativa rispetto alla situazione denunciazione. Questa
254

frattura rappresentata dalla distinzione fondamentale tra il


soggetto empirico e locutore che implica anche che il locutore
riceva la referenza delle marche deittiche della prima persona:
in effetti l io dellenunciato si riferisce sempre al locutore,
vale a dire, allessere discorsivo e non il produttore reale
dellenunciato. Cos come in semiotica, io rappresenta in molti
casi il movimento dembrayage allistanza denunciazione che
rimane per sempre parziale e irraggiungibile.
Infine, un altro aspetto da segnalare precisamente la
natura orale dei discorsi analizzati (scambi faccia a faccia,
dialoghi, ecc) che secondo lautrice caratterizzano gli studi
pragmatici. In questo senso, per quanto riguarda la pragmatica
linguistica precisamente a partire della doppia distinzione tra
enunciazione ed enunciato ed esseri empirici ed esseri
discorsivi che possibile intraprendere lo studio sistematico di
altri tipi di discorsi ed in particolare i discorsi scritti o anche
narrativi. Lo studio degli enunciati da una parte e dei soggetti
discorsivi dallaltra, questi sono i due cardini sui quali si
fondano secondo noi le ultime ricerche della pragmatica
linguistica

5.1. I limiti imposti alla ricerca


In questo paragrafo abbiamo riunito unaltra serie di
differenze riguardanti i confini che la pragmatica linguistica
impone al modello e alle metodologie stabilite per analizzare i
discorsi.
Cos,

Bertrand

(1984)

riprendendo

Bouacha

(1981)

considera che una differenza fondamentale tra i due approcci


concerne i limiti imposti al proprio oggetto di studio. In effetti,
oltre alcune manifestazioni di Ducrot riguardanti limportanza
che la polifonia linguistica riveste per lanalisi discorsivo, la
255

maggior

parte

delle

analisi

concrete

sono

incentrate

fondamentalmente nella dimensione frastica o inter-frastica. Per


questo motivo, secondo Bertrand questa concezione della
significazione rimane molto lontana da una teoria generale del
discorso. Coincidente con questa posizione, Veron (1983)
segnala importanti differenze tra lapproccio pragmatico e un
altro filone della ricerca: la sociosemiotica. Lautore in effetti
sottolinea anche il carattere ristretto delle ricerche nel campo
della pragmatica degli atti di linguaggio106 che essendo
esclusivamente focalizzate sulla materia verbale, escludono dal
suo interesse le questioni enunciative specifiche di altri ambiti
semiotici (filmico, pittorico ecc)107.
Oltre i limiti imposti al proprio oggetto di studio (per
quanto riguarda la sua estensione e la materia dellespressione),
Veron ne marca altre due differenze che allontanano la
posizione

pragmatica

dallapproccio

sociosemiotico

che

riassumiamo in due punti.


Il primo punto riguarda il modo di costruzione del corpus:
la pragmatica, secondo Veron, ha due criteri per costruire i suoi
esempi, a) a partire da enunciati o insiemi denunciati inventati
dallanalista. Questi esempi vengono poi valutati in funzione a
certi parametri di normalit dal quale si deduce il loro
carattere

deviante

bizzarro

rispetto

ai

parametri

predeterminati e, b) un altro criterio consiste nellisolare dei


frammenti

concreti

che

vengono

per

privati

da

ogni

considerazione esterna riguardante i loro contesti discorsivi.


Su questo punto bisogna per dire che ci che Veron
evidenzia come una divergenza rende conto invece della
restrizione imposta alla ricerca pragmatica che certamente
allontana questo studio dallapproccio sociosemiotico il cui
106 Ducrot uno degli autori che Veron identifica con questa
posizione.
107 Nella misura in cui i due approcci condividono almeno la materia
verbale dellespressione questo aspetto dovrebbe essere considerato
pi come una limitazione che come una differenza in senso stretto.

256

scopo di rendre compte des conditions de production (ou de


reconaissance) de ces discours [] au sein di une societ
donne, [] considerando che i discorsi sociali hanno uno
statuto di oggetti sociali che surdtermine les autres niveaux
de sens. (ibid: 101-102). Tuttavia precisamente questo
principio dastrazione (Hnault, 1979) della ricerca ducrotiana
ci che, come abbiamo visto precedentemente, alcuni autori
evidenziano come un punto di correlazione tra il filone della
semiotica greimasiana e la riflessione semantico-pragmatica.
La seconda differenza riguarda il riconoscimento che fa la
pragmatica di una significazione letterale: Per Veron, in effetti,
parlare di atti di parola implica assumere lesistenza di un
primo atto locutorio o proposizionale, un senso letterale, al
quale vengono poi aggiunti altri sensi addizionali (illocutivi e
perlocutivi) discorsivi, ideologici ecc.
Tuttavia, come abbiamo tentato di evidenziare, uno dei
motivi fondamentali che portano a Ducrot, nei suoi ultimi testi, a
distaccarsi dalle riflessioni della filosofia analitica riguardanti gli
atti di parola e che provoca di conseguenza la ridefinizione dei
ruoli enunciativi, appunto lesplicito interesse
ogni

allusione

alla

componente

ad eliminare

informativa

alla

significazione letterale degli enunciati. In effetti, tutto lo


sviluppo concettuale ducrotiano globalmente si presenta come
levoluzione che partendo da un descrittivismo radicale
(secondo cui la descrizione linguistica di un enunciato non ha
nessun rapporto con la sua utilizzazione argomentativa) porta
verso un argomentativismo radicale108 (che postula lesistenza
nella lingua, e quindi a livello della significazione delle parole e
degli enunciati di una componente argomentativa che non pu
essere dedotta dalla componente informativa e che riguarda
una serie distruzioni semantiche per interpretare gli enunciati).
108 Le diverse tappe della teoria ducrotiana riguardanti i rapporti tra
informativit ed argomentativit sono riassunti in Ducrot e Anscombre
(1986)

257

Se, come abbiamo cercato di mostrare,

alcune delle

divergenze evidenziate (lappello al senso letterale ad esempio)


possono essere

minimizzate, tuttavia le altre differenze

sembrano essere irriducibili. In effetti, risulta difficile non


riconoscere che in definitiva la linguistica ducrotiana lavora
esclusivamente sulla materia verbale prendendo come oggetto
di studio lenunciato (o uninsieme denunciati) e parallelamente
che

il concetto denunciazione enunciata di cui si serve la

semiotica comunque irriducibile alla frattura enunciativa


evidenziata a sua volta dalla teoria ducrotiana.
Tuttavia, se come abbiamo accennato in precedenza, lo
spostamento del centro dinteresse verso nuovi campi di
riflessione

come

fenomeni

argomentativi

fanno

che

lattenzione che la linguistica ducrotiana concede alla questione


enunciativa decada progressivamente e sebbene vero che
Ducrot non ha mai esplorato la questione polifonica fuori dai
limiti dellenunciato anche vero che alcune delle nuove
ricerche fondate sul modello polifonico ducrotiano cercano
attualmente di costruire una teoria polifonica in grado di
varcare i confini dellenunciato.

Parallelamente, negli ultimi

anni si manifestato un crescente interesse da parte della


semiotica per questioni riguardanti la praxis enunciativa, che
presuppone lo spostamento del centro dattenzione verso i
discorsi in atto, discorsi viventi e la significazione in divenire. Si
questi tentativi ci riferiremo di seguito.

6. La ScanPoLine
La

ScanPoLine

(teoria

scandinava

della

polifonia

linguistica) un approccio che riunisce un gruppo di linguisti,


filologi e teorici della letteratura che propende verso lo sviluppo
dello studio approfondito dei fenomeni polifonici. Ispirati in
258

Mikail Bachtin e Oswald Ducrot i polifonisti scandinavi portano


avanti un progetto di ricerca che si propone lo studio della
polifonia da un punto di vista letterario e linguistico. In questo
senso la ScanPoLine viene definita come una teoria semantica,
discorsiva, strutturale ed istruzionale. I principali esponenti di
questapproccio tra cui Henning Nlke, Kjersti Flttum, Coco
Norn, Michel Olsen109 si riuniscono attualmente intorno alla
rivista Polyphonie, linguistique et littraire cui primo numero
apparso nel 2000 e che nei suoi iniziali cinque numeri espone in
modo programmatico le ricerche condotte dagli studiosi e gli
obbiettivi preposti.
La ScanPoLine parte da una concezione strutturalista
dellorganizzazione del discorso . In questo senso, seguendo
Ducrot, questa teoria distingue tra enunciato (un frammento
testuale dotato di senso autonomo) e frase (lunit della langue
che sostiene lenunciato), e parallelamente, differenzia senso (la
descrizione

linguistica

dellenunciato)

di

significazione

(la

descrizione semantica della frase). Loggetto di studio della


ScanPoLine dunque inizialmente la significazione intesa come
una serie distruzioni che permettono di costruire il senso degli
enunciati.
Partendo dal riconoscimento della polifonia come un
fenomeno che fa parte sia del senso degli enunciati, sia della
significazione delle frasi (nella misura in cui la significazione ne
fornisce le istruzioni), la ScanPoLine distingue la configurazione
polifonica (che appare a livello dellenunciato) dalla struttura
polifonica (che un fenomeno della langue). Come afferma
Nlke (2001a):
Nous dirons quun lment du sens est marqu dans la
signification si celle-ci comporte des instructions relatives
la cration de cet lment. Dans ce cas, nous dirons aussi

109 Per quanto riguarda i lavori di questi ricercatori, oltre a quelli


specificamente citati nel corpo del nostro studio si possono consultare
anche Nlke, 2001b; Nlke e Adam (a cura di), 1999, Norn, 2000b. .

259

que llment en question lasse des traces (linguistiques)


dans la signification. (Nlke, 2001a: 43. Corsivo
nelloriginale)

Tuttavia, la particolarit di questo approccio dove si fonda


anche la differenza fondamentale con la riflessione ducrotiana
risiede nel fatto che il suo progetto di ricerca comporta la
proiezione dei risultati ricavati dallanalisi polifonica locale
anche ad un livello testuale. Anche se la maggior parte delle
dichiarazioni

rimangono

ad

un

livello

esclusivamente

programmatico, una delle principali ambizioni della ScanPoLine


consiste nella costruzione di una polifonia testuale che partendo
dal

modulo

strettamente

linguistico

sulla

base

delle

configurazioni polifoniche locali sia in grado di varcare i limiti


dellenunciato per raggiungere unanalisi testuale e anche
letteraria.
Su questo punto, ci sono due tesi forti che orientano le
ricerche: la prima sostiene che ogni enunciato veicola almeno
un punto di vista e la seconda postula lesistenza di una
continuit tra le due polifonie: la configurazione polifonica degli
enunciati e quella testuale (cfr. Flttum, 2000 e Flttum e
Norn,

2002)

dintegrazione

La

questione

allinterno

di

si

pone

dunque

un

testo

delle

nel

diverse

modo
voci

riconosciute dallanalisi linguistica allinterno degli enunciati, di


modo che si possa ottenere una descrizione del testo attraverso
la composizione dellanalisi dei diversi enunciati.
Lobiettivo imposto alla ricerca impone per una profonda
ridefinizione della configurazione polifonica come viene intesa
dalla teoria ducrotiana che sia in grado di provvedere ad una
chiara distinzione e ad una gerarchizzazione delle diverse figure
enunciative.

6.1. La confi gurazione polifonica

260

La configurazione polifonica come abbiamo detto, un


elemento semantico del senso dellenunciato che consiste nella
descrizione dellimmagine della sua enunciazione. Perci, la
configurazione polifonica racchiude delle immagini delle istanze
enunciative e fondamentalmente del locutore dellenunciato che
lelemento costitutivo della configurazione. La configurazione
costruita dal locutore si compone dunque di 4 elementi (Nlke,
2001a e 2002): il locutore stesso responsabile dellenunciazione
e 3 tipi dentit che egli costruisce: i punti di vista (points de
vue), gli esseri discorsivi (tres discursifs) e i legami enunciativi
(liens nonciatifs).
a) I punti di vista (pdv) sono entit semantiche la cui fonte
un essere astratto chiamato enunciatore. Gli enunciatori sono
delle variabili che vengono saturate dagli esseri discorsivi che si
presentano dunque come le fonti dei pdv. La ScanPoLine
distingue 3 tipi di pdv:
I pdv semplici che sono indipendenti da altri pdv e
costituiscono gli elementi nucleari della costruzione polifonica. I
pdv semplici sono composti da un contenuto semantico e da un
giudizio portante sul contenuto. Il contenuto pu essere di tipo
proposizionale, argomentativo ecc. Ad esempio in
Questo muro bianco
Si manifesta un punto di vista semplice composto da un
pdv1 questo muro bianco che porta su un contenuto
semantico e da un pdv2 vero che che veicola il suo giudizio
(questa differenziazione riflette in parte la classica distinzione
tra modus e dictum).
I pdv complessi che sono di due tipi:
I pdv gerarchici che si compongono da punti di vista
semplici o complessi secondo una struttura gerarchica. Come in:

261

Questo muro non bianco


Che comporta un pdv1 questo muro bianco e un pdv2
gerarchicamente superiore parafrasabile come ingiustificato
pdv1 che renderebbe conto della negazione.
E i pdv relazionali che legano i pdv semplici o complessi tra
se. Ad esempio in
Pietro ricco ma avaro
Dove il pdv3 relazionale pdv1 un argomento in favore di
pdv2 collega il pdv1 Pietro ricco con un pdv2 che
alloccasione pu essere ha tutto ci che vuole .
b) Gli esseri discorsivi (e-d) sono delle entit semantiche
costruite dal locutore, immagini dei diversi personaggi presenti
nel discorso. In questo senso anche se il locutore non un
essere discorsivo pu costruire un e-d come immagine di se
stesso: se il locutore costruisce unimmagine di se stesso in
quanto responsabile dellenunciato, il e-d risultante si chiamer
locutore

dellenunciato;

mentre

se

il

locutore

costruisce

unimmagine generale di se stesso, l e-d risultante sar il


locutore testuale. Le due immagini del locutore si corrispondono
rispettivamente al locutore-in-quanto-tale e al locutore inquanto-essere-del-mondo della terminologia ducrotiana.
Oltre alle sue proprie immagini, il locutore costruisce
anche le immagini dellaltra istanza enunciativa centrale,
lallocutario: si tratter dunque di differenziare limmagine
dellallocutario dellenunciato e dellallocutario testuale.
Infine c) i legami enunciativi che collegano gli esseri
discorsivi ai punti di vista. La natura dei legami di precisare la
posizione dei diversi e-d in relazione ai diversi pdv presenti nella
configurazione.

Cos

si

distinguono

tipi

di

legami
262

fondamentali: i legami di responsabilit (che comportano


lassimilazione o laccordo tra e-d- e pdv) e i legami di non
responsabilit (che implicano il disaccordo tra e-d- e pdv).
Una volta identificati i componenti, la ScanPoLine propone
in effetti unanalisi testuale che si sviluppa in tre fasi successive
(cfr. Flttum, 2000): nella prima fase, si procede allo studio di
ogni frase in modo isolato, lo scopo dellanalisi in questa prima
tappa di reperire i diversi punti di vista e i legami che il
locutore intrattiene con essi. Si tratta di determinare dunque la
struttura polifonica della frase che fornisce delle istruzioni
relative alle possibili interpretazioni dellenunciato. In una
seconda fase, che d avvio allanalisi propriamente testuale, si
riuniscono i risultati della prima analisi per rendere conto della
rete di relazioni che si stabiliscono attraverso i limiti della frase
e del suo enunciato tra i diversi esseri discorsivi e i punti di
vista individuati. Si tratta dunque di rendere conto della
configurazione polifonica degli enunciati (o insiemi denunciati).
Infine

la

terza

nellidentificare

tappa,
i

non

diversi

ancora

esseri

sviluppata,

discorsivi,

consiste

collegandoli

successivamente a le diverse figure narrative: personaggi,


narratori, ecc. manifestate dal senso globale del testo.
Anche se la possibilit dellintegrazione tra il livello
polifonico locale e quello testuale si trova ancora in fase di
progettazione, il merito delle riflessioni della ScanPoLine risiede
secondo noi nel aver messo in evidenza la centralit della
polifonia e i punti di vista nellanalisi discorsivo.

6.2. La polifonia ducrotiana e la ScanPoLine: analogie e


diff erenze
Innanzitutto bisogna segnalare che la principale analogia
tra i due approcci, oltre questioni pi legate alla metodologia
263

della ricerca, consiste precisamente nel custodire la distinzione


primordiale di Ducrot tra locutore ed enunciatore, differenza
che in definitiva la raison dtre della polifonia linguistica.
Tuttavia, la ScanPoLine ha provveduto ad introdurre e
definire la nozione di essere discorsivo, gi usata da Ducrot ma
in modo informale, che ha permesso di rendere chiaro il doppio
ruolo del locutore: in quanto responsabile della messa in
scena da una parte e in quanto immagine discorsiva capace di
collegarsi ai punti di vista dallaltra.

In questo senso, se la

concezione della polifonia che soggiace alla ScanPoLine


fondamentalmente la stessa che ha sostenuto la polifonia
linguistica ducrotiana, tuttavia ci solo alcune differenze nel
nuovo approccio:
In primo luogo la rappresentazione dei punti di vista in
termini di una componente proposizionale e di un giudizio
portante

si

di

inammissibile,

essa,
poich

risulta
questa

per

Ducrot

una

spiegazione

descrizione

contribuisce

reintrodurre la questione della referenzialit (propria della


componente proposizionale) che Ducrot vorrebbe eliminare
dalla componente linguistica.
In secondo luogo, i legami enunciativi non sono stati mai
analizzati in modo sistematico da Ducrot, anche se questautore
si riferito in pi casi alle diverse attitudini che pu mostrare
il locutore rispetto ai punti di vista.
Infine, lintroduzione della nozione di esseri discorsivi
sicuramente la differenza essenziale tra i due modelli che
rispecchia in definitiva la distanza tra le due teorizzazioni: in
effetti, per una teoria che vuole varcare i confini dellenunciato
favorendo

unanalisi

polifonico

testuale

cruciale

lidentificazione degli esseri discorsivi a cui si attribuiscono i


punti di vista. Qui ha questo punto di vista ? diviene allora la
domanda centrale.

264

Come abbiamo visto, i nuovi approcci polifonici che si


propongono

un

superamento

dei

limiti

dellenunciato

permettono dintravedere anche una possibilit di valicare le


divergenze tra i due modelli riguardanti i limiti assegnati ai loro
oggetti di studio.
Ci che ci proponiamo ora di considerare riguarda le nuove
riflessioni sorte in ambito semiotico che si orientano allo studio
del discorso in atto, ci che implica un tentativo destensione
della

teoria

semiotica

verso

questioni

pi

vincolate

alla

pragmatica.

6.3. La praxis enunciativa


Gli ultimi sviluppi della semiotica, come abbiamo gi
messo in evidenza (cfr. cap. IV 6), concentrandosi nello studio
dei discorsi in atto comportano delle importanti revisioni del
modello greimasiano. In effetti, nella misura in cui il discorso
viene definito come un enunciazione in atto o come
[] une instance danalyse o la production, cest-a-dire
lnonciation, ne saurait tre dissocie de son produit,
lnonc. (Fontanille, 1998: 81)

lunit danalisi della semiotica diventa il discorso, ci che


permette

di

cogliere

non

soltanto

prodotti

dellattivit

semiotica ( i segni) ma soprattutto gli atti semiotici. In effetti, il


discorso visto come un insieme significante entro il quale la
significazione non si riduce alla mera somma o combinazione
delle significazioni parziali, al contrario la forma sintattica dei
suoi componenti determinata dallorientamento predicativo
dellenunciazione che prende in carico queste forme.
In questo senso, riconsiderare lenunciazione da una
prospettiva dinamica significa quindi considerare lenunciazione
come una praxis, che in grado di generare i modi di presenza
265

degli enunciati nel discorso. Nella praxis enunciativa, il discorso


in atto e le virtualit del sistema sono in interazione: in effetti, il
discorso ha la capacit sia attualizzare le virtualit della lingua,
sia di recuperare delle forme prefissate, sia di inventare delle
nuove forme.
Lenunciazione in quanto praxis, viene allora definita come
una doppia predicazione metadiscorsiva: una predicazione
esistenziale e una predicazione dassunzione. La predicazione
esistenziale consiste nellasserzione dellenunciato, vale a dire,
latto attraverso il quale sidentifica la presenza di questo
enunciato entro il campo del discorso. La presentificazione
dellenunciato entro il discorso (c qualcosa che appare)
significa inoltre lattribuzione ad esso di un modo desistenza.
La

predicazione

dassunzione

significa

che

lenunciazione

assume lasserzione: lenunciato dunque presente per colui


che enuncia, lenunciato si presentifica in rapporto ad esso,
modificando anche la sua posizione.
In questo senso se lasserzione concerne lesistenza e
lapparizione degli enunciati, lassunzione autoreferenziale:
per prendere la responsabilit dellenunciato, per appropriarsi
della presenza che emerge nel discorso, listanza del discorso
deve rapportare questa presenza a se stessa, alla sua posizione
di riferimento. Bisogna segnalare per che questistanza vista
come un tre de langage indipendente dallessere del mondo
singolare col quale pu coincidere provvisoriamente.
Limportanza di queste conclusioni risiede secondo noi nel
fatto che a partire delladozione di una prospettiva che consiste
in assumere un discorso in atto, la semiotica in grado di
provvedere ad una descrizione della componente enunciativa
che tende ad un superamento dialettico delle due posizioni
dominanti: la linguistica dellenunciazione il cui interesse lo
sviluppo dellapparato formale dellenunciazione
forma

dellenunciazione

enunciata

delle

sotto la
istanze
266

dellenunciazione da una parte, e le diverse correnti derivate


dalla filosofia anglo-sassone che tendono invece a legare il
fenomeno enunciativo alla comunicazione e a circoscriverlo ad
una

componente

pragmatica

sovrapposta

alle

componenti

linguistiche e semantiche dallaltra.


E precisamente questo spostamento ci che determina un
punto di contatto fondamentale tra la posizione semiotica e la
polifonia linguistica Contatto che Fontanille evidenzia in questi
termini:
La manire la plus simple de rsoudre cette difficult [n.d.a.
le dpassement dialectique des positions] nous semble []
dadopter demble la point de vue de la semiosis en
acte [] La position de O. Ducrot qui consiste replacer
largumentation
dans
la
langue,
au
sens
dune
pragmatique integre , va aussi dans le mme sens, bien
quelle accorde plus dimportance la polyphonie et
largumentation qu lacte dnonciation proprement dit.
(Fontanille, 1998 :258)

7. A modo di conclusione
Giunti a questo punto, ci siamo accorti quanto sia difficile
fornire una conclusione che risulti per lo meno esauriente. In
effetti, se il nostro scopo iniziale stato quello di individuare dei
punti di contatto tra la polifonia linguistica ducrotiana e la
semiotica greimasiana, crediamo aver mostrato che plausibile
assumere unanalogia nel trattamento della questione delle fonti
dei

punti

di

vista,

vale

dire,

delle

figure

dell

osservatore/enunciatore.
Inoltre, abbiamo cercato di evidenziare attraverso la
ricostruzione critica dei due modelli, che lidentificazione di
questanalogia non pretendeva di cancellare in nessun modo la
267

questione delle diverse origini e destinazioni dei due approcci,


ma soltanto di mettere in risalto che la possibilit di costruire
uninterdefinizione concettuale apriva uno spazio comune di
riflessione sui fenomeni enunciativi.
Da questa diversit di obiettivi deriva come abbiamo
segnalato, che se per la semiotica la nozione di punti di vista
ricopre tre aspetti che seguendo Aumont (1983) abbiamo
chiamato

rappresentativo, narrativo e

predicativo,

per

la

polifonia linguistica il problema dei punti di vista e quindi della


loro definizione riguarda soltanto lidentificazione dellaspetto
predicativo di essi.
Come abbiamo detto nellintroduzione, sia che si tratti
dellenunciazione enunciata o dellimmagine dellenunciazione
trasmessa dal senso degli enunciati, che a partire dalle ultime
teorizzazioni, ed a partire dal riconoscimento della praxis
enunciativa non sembrano essere cos lontane come potrebbe
apparire, la questione dei punti di vista porta in primo piano il
problema dei diversi modi i cui si da la parola agli altri,
attraverso la quale si esprimono soggetti virtuali, senza voce,
senza corpo fisico ma la cui densit testuale rende conto di
unidentit (a volte transitoria e cangiante) che pu tuttavia
essere analizzata. Ancora di pi, abbiamo anche messo in
evidenza quanto sia importante la determinazione del punto di
vista nella configurazione stessa della struttura enunciativa:
enunciare oralmente o per scritto (crediamo di aver dimostrato
che non nella distinzione tra discorsi orali e scritti il luogo in
cui si pone la differenza tra i due approcci) implica sempre
enunciare da un determinato punto di vista, mettere in scena un
altro, dargli la parola, costruire un simulacro non soltanto di chi
parla, di colui a cui si parla ma anche ( e soprattutto) di chi
vede, colui da cui punto di vista si dice ci che viene detto . In
effetti, i due modelli, hanno provveduto a mettere in luce per
diverse vie il fatto che la nozione di punto di vista e le figure a
268

esso

correlate

diventa

rilevante

nel

momento

in

cui

si

evidenziano posizioni, attitudini o saperi diversi da quelli


dellistanza enunciativa, dove c un confronto o una distanza
(come nel caso delle argomentazioni dautorit), anche se i due
termini

dellopposizione

sono

tuttora

diversi:

la

non

concomitanza tra chi parla (dimensione pragmatica) e chi vede


(dimensione cognitiva) da una parte, e la non concomitanza tra
due posizioni (enunciatore/osservatore) iscritte nella stessa
dimensione cognitiva dallaltra.
Crediamo di aver messo in evidenza la possibilit di
considerare limmagine dellenunciazione iscritta nel senso degli
enunciati come una forma di simulacro, derivante non gi da
una proiezione o dbrayage fondazionale bens da una frattura
enunciativa

che

determina

la

prima

differenziazione

fondamentale tra i soggetti empirici della comunicazione reale


e i soggetti enunciativi che compaiono negli enunciati. Abbiamo
anche messo in luce che la seconda grande distinzione operata
dalla polifonia linguistica che riguarda le figure del locutore e
dellenunciatore, poteva essere messa in correlazione con la
figura dellattante verbale e dellosservatore della semiotica
greimasiana.
Tutti questi fattori ci hanno permesso, seguendo Chabrol,
di rendere conto di alcune analogie che riguardano lattitudine
semiotica sottostante ai due modelli. Parallelamente, gli ultimi
sviluppi

del

modello

semiotico,

che

comportano

uno

spostamento dellattenzione verso la dimensione discorsiva e la


praxis

enunciativa,

sembrano

evidenziare

alcuni

punti

di

contatto che coinvolgono anche lattitudine semantica dei due


modelli.
A nostro avviso proprio grazie al riconoscimento del
fenomeno enunciativo come inseparabile dalla questione dei
punti di vista che si avvia la possibilit di trovare delle
interessanti analogie tra i due modelli. In effetti, il fatto di aver
269

incentrato la nostra analisi esclusivamente su un aspetto del


fenomeno enunciativo, i punti di vista

in corrispondenza con

uninsieme di figure enunciative ci ha permesso di mettere in


evidenza altri punti di contatto pi profondi tra i due modelli.
Abbiamo cercato di realizzare una lettura uniforme e coerente
dei risultati provenienti dalle due discipline col proposito di
risolvere alcune ambiguit teoriche.
Se per analogie intendiamo una somiglianza pi o meno
lontana tra entit la cui differenza essenziale implicitamente
ammessa, il paragone tra le due discipline non pu essere
condotto oltre il riconoscimento di questi aspetti. In questo
senso, la semiotica e la polifonia linguistica in quanto due
paradigmi globali rimangono incommensurabili.
Ci pare significativo, in ultimo, il fatto che sia stato
possibile trovare una continuit nella discontinuit. In definitiva
se come afferma Greimas ([1988] 2001: 324) si tratta di
riuscire a trovare delle corrispondenze tra diversi campi di
riflessione,

anche

se

magari

la

terminologia

non

avr

corrispondenze termine a termine, allora forse il merito del


nostro lavoro stato non soltanto quello di ricreare un dialogo
tra i due approcci su alcune questioni predefinite ma anche
quello di avviare lo studio della permeabilit tra i due
paradigmi.

270

APPENDICE
LA FORMA DELLA SPADA

a E.H.M.
Gli traversava il volto una cicatrice amara: un arco cinereo e
quasi perfetto che lo sfregiava da una tempia fino all'altro
zigomo. li suo vero nome non importa; tutti a Tacuaremb lo
chiamavano l'Inglese della Colorada. Il padrone di quei campi,
Cardoso, non avrebbe voluto venderli; dicono che l'Inglese
ricorse a un argomento impreveduto: gli raccont la storia
segreta della cicatrice. L 'Inglese veniva dalla frontiera, da Rio
Grande do Sul; alcuni assicuravano che in Brasile era stato
contrabbandiere. I campi della Colorada erano pantanosi; le
acque, amare; l'Inglese, per rimediare a queste deficienze,
lavor al pari dei suoi peoni. Dicono che fosse severo fino alla
crudelt, ma scrupolosamente giusto. Dicono anche che
s'ubriacasse; un paio di volte all'anno si chiudeva in camera e
ne emergeva dopo due o tre giorni come da una battaglia o da
una vertigine, pallido, tremante, sgomento, e non meno
autoritario di prima. Ricordo i suoi occhi glaciali, la sua
energica magrezza, i suoi baffi grigi. Non frequentava nessuno;
vero che il suo spagnolo era rudimentale, misto di brasiliano.

271

A parte qualche lettera commerciale e qualche catalogo, non


riceveva corrispondenza.
L 'ultima volta che visitai i distretti del nord, una piena del
torrente Caraguat mi costrinse a pernottare alla Colorada.
Dopo pochi minuti, credetti di notare che la mia presenza era
importuna; cercai d'ingraziarmi l'Inglese; m'appigliai alla meno
perspicace delle passioni: il patriottismo. Dissi che quando un
paese animato da uno spirito come quello che anima
l'Inghilterra, questo paese invincibile. Il mio interlocutore
assent, ma aggiunse, con un sorriso, che non era inglese. Era
irlandese, di Dungarvan. Detto questo sarrest, come se avesse
rivelato un segreto.
Dopo cena, uscimmo a guardare il cielo. Questo s'era
chiarito, ma dietro le montagne del sud era fenduto e rigato da
lampi, ordiva un' altra tempesta. Sulla veranda smantellata, il
peone che aveva servito la cena ci port una bottiglia di rum.
Bevemmo a lungo, in silenzio.
Non so che ora fosse quando m'accorsi d'essere ubriaco;
non so che ispirazione o che esaltazione o che tedio mi
spingesse a chiedergli della cicatrice. Il volto dell'Inglese
s'alter; per qualche secondo pensai che stesse per buttarmi
fuori. Alla fine mi disse con la sua voce abituale:
-Le racconter la storia della mia ferita a una condizione:
quella di non attenuare alcun obbrobrio, alcuna circostanza
infamante.
Assentii. Ecco la storia che mi narr, alternando l'inglese
con lo spagnolo e anche col portoghese:
Nel 1922, in una delle cittadine del Connaught, io ero uno
dei molti che cospiravano per l'indipendenza dell'Irlanda. Dei
miei compagni sopravvissuti, alcuni si sono volti a lavori
pacifici; altri, paradossalmente, si battono nei mari o nel deserto
sotto i colori inglesi. Uno, il pi valoroso, mor nel cortile d'una
caserma, fucilato all'alba da uomini pieni di sonno; altri (non i
272

pi sfortunati) caddero nelle anonime e quasi segrete battaglie


della guerra civile. Eravamo repubblicani, cattolici; eravamo
sospetto- romantici. LIrlanda, per noi, non era solo l'utopico
avvenire e lintollerabile presente; era un'amara e affettuosa
mitologia, era le torri circolari e le rosse paludi, era il ripudio di
Parnell e le immense epopee che cantano di tori rubati, tori che
in unaltra incarnazione furono eroi e in altre pesci e
montagne Una sera che non dimenticher, giunse tra noi un
affiliato di Munster: un certo John Vincent Moon.
Aveva appena vent' anni. Era magro e molle a un tempo;
dava la spiacevole impressione d'essere invertebrato. Aveva
scorso con fervore e con vanit quasi tutte le pagine di non so
quale manuale comunista; il materialismo dialettico gli serviva
per tagliar corto a qualsiasi discussione. Le ragioni che pu
avere un uomo per abominare un altro, o per amarlo, sono
infinite: Moon riduceva la storia universale ad un sordido
conflitto economico. Affermava che la rivoluzione destinata a
trionfare. Gli dissi che a un gentleman non possono interessare
che le cause perdute Era gi notte; continuammo a dissentire
in corridoio, per le scale, poi nelloscurit delle strade. I giudizi
emessi da Moon mimpressionarono meno del suo inappellabile
tono apodittico. Il nuovo compagno non discuteva: asseriva. E
asseriva con sprezzo e con una certa collera.
Eravamo giunti alle ultime case, quando una brusca
sparatoria ci assord. (Poco prima avevamo costeggiato il lungo
muro cieco d'una fabbrica o d'una caserma) Voltammo per una
strada di terra battuta; un sodato, enorme nel riverbero, sorse
da una baracca incendiata. Ci grid di fermarci. Io affrettai il
passo; il mio compagno non mi segu. Mi volsi: John Vincent
Moon stava immobile, affascinato e come eternato dal terrore.
Allora tornai indietro, atterrai con un colpo il soldato, scossi
Vincent Moon, lo insultai e gli ordinai di seguirmi. Dovetti
sostenerlo col braccio; la paura lo paralizzava. Fuggimmo, nella
273

notte forata dagli incendi. Una scarica di fucileria ci raggiunse;


una pallottola sfior la spalla destra di Moon; questi, mentre
fuggivamo tra i pini, ruppe in un debole singhiozzo.
In quell'autunno del 1922 io m'ero rifugiato nella villa del
generale Berkeley. Questi (che non avevo mai visto) ricopriva
allora non so quale carica amministrativa nel Bengala; la casa
aveva meno d'un secolo, ma era scalcinata e oscura e
abbondava di perplessi corridoi e vane anticamere. Il primo
piano era tutto occupato dal museo e dall'enorme biblioteca:
libri incompatibili, antinomici, che in qualche modo sono la
storia del secolo XIX; scimitarre di Nishapur, nei cui archi di
cerchio sembrava durare il vento e la violenza delle battaglie.
Entrammo (mi sembra di ricordare) da un sotterraneo. Moon,
con le labbra arse e tremanti, mormor che i casi di quella notte
erano stati interessanti; lo medicai, gli portai una tazza di t;
accertai che la sua ferita era superficiale. D'un tratto
perplesso, balbett:
-Ma lei s' notevolmente arrischiato.
Gli dissi di non preoccuparsi. (L' abitudine della guerra
civile m'aveva spinto ad agire come agii; inoltre, la cattura dun
solo affiliato poteva compromettere la nostra causa) .
Il giorno dopo, Moon aveva recuperato il suo equilibrio.
Accett una sigaretta e mi sottopose a un severo interrogatorio
su le risorse economiche del nostro partito rivoluzionario. Le
sue domande erano molto lucide; gli dissi (ed era vero) che la
situazione era grave. Improvvise scariche di fucileria scossero il
sud. Dissi a Moon che i compagni ci aspettavano. Avevo lasciato
il soprabito e la rivoltella in camera mia; quando tornai, trovai
Moon steso sul sof, con gli occhi chiusi. Pensava di avere la
febbre; disse che una contrazione dolorosa gli immobilizzava la
spalla.
274

Compresi allora che la sua codardia era irreparabile. Gli


consigliai vagamente di riguardarsi e me ne andai. Quelluomo
impaurito mi faceva vergogna, come se il vigliacco fossi stato io,
e non Vincent Moon. Ci che fa un uomo, come se lo facessero
tutti

gli

uomini.

Per

questo

non

ingiusto

che

una

disobbedienza in un giardino contamini il genere umano; per


questo non ingiusto che la crocifissione di un solo giudeo basti
per salvarlo. Forse Schopenhauer ha ragione; io sono gli altri,
ogni uomo tutti gli uomini, Shakespeare in qualche modo il
miserabile John Vincent Moon.
Nove giorni passammo nellenorme cada del generale.
Delle agonie e luci della guerra non dir nulla: il mio proposito
di raccontare la storia di questa cicatrice che mi sfregia. Quei
nove giorni, nella mia memoria, fanno un giorno, salvo il
penultimo, quando i nostri irruppero in una caserma e potemmo
fare esatta vendetta dei sedici compagni mitragliati a Elphin. Io
scivolavo via di casa nel primo confuso chiarore dellalba.
Tornavo al cader della notte. Il mio compagno mi aspettava al
primo piano: la ferita non gli permetteva di scendere al
pianterreno. Lo ricordo con un libro di strategia tra le mani: F.D.
Maude o Clausewitz. Larma che preferisco lartiglieria, - mi
confess una notte. Sinformava dei nostri piani; gli piaceva
censurarli e riformarli. Anche soleva deplorare la nostra
deplorevole base economica: profetizzava, dogmatico e scuro
in

volto,

la

fine

rovinosa.

-C'est

une

affaire

flambe,

-mormorava. Per mostrare che gli era indifferente d'essere un


codardo

fisico,

esagerava

la

propria

superbia

mentale.

Passarono cos, bene o male, nove giorni.


Il decimo, la citt cadde definitivamente in potere dei
Black and Tans. Alti cavalieri silenziosi pattugliavano le strade;
v'erano ceneri e fumo nel vento; a un angolo di strada vidi un
cadavere; meno tenace, nel mio ricordo, d'un manichino sul
quale i soldati interminabilmente s'esercitavano al tiro, in mezzo
275

alla piazza.Io ero uscito all'alba, come al solito; ma tornai


prima

di

mezzogiorno.

Moon,

in

biblioteca,

parlava

con

qualcuno; dal tono della voce compresi che parlava al telefono.


Poi udii il mio nome; poi, che sarei tornato alle sette; poi, che
avrebbero dovuto arrestarmi mentre traversavo il giardino. Il
mio ragionevole amico stava ragionevolmente vendendomi. Lo
udii esigere delle garanzie di sicurezza personale.
Qui la mia storia si confonde e si perde. So che inseguii il
delatore per neri corridori d'incubo e alte scale di vertigine.
Moon conosceva la casa molto bene, molto meglio di me. Una o
due volte lo persi. Lo bloccai prima che i soldati mi fossero
sopra. Da una delle panoplie del generale strappai una
mezzaluna d'acciaio; con essa gl'impressi sul volto, per sempre,
una mezzaluna di sangue. Borges: a lei che uno sconosciuto,
ho fatto questa confessione. Il suo disprezzo non mi dorr
troppo.
Qui il narratore s'interruppe. Notai che gli tremavano le
mani.
-E Moon? -chiesi.
-Riscosse i denari di Giuda e fugg in Brasile. Quella sera,
sulla piazza, vide fucilare un manichino da soldati ubriachi.
Attesi invano la continuazione della storia. Alla fine gli
disse di continuare.
Allora un gemito lattravers; allora mi mostr con debole
dolcezza la curva cicatrice biancastra.
-Lei non mi crede? balbett. Non vede che porto
impresso sul volto il marchio della mia infamia? Le ho narrato la
storia in questo modo perch lei lascoltasse fino alla fine . Io
ho denunciato luomo che maveva protetto: io sono Vincent
Moon. Ora mi disprezzi.
[1942].

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INDICE

INTRODUZIONE..........................................................................6
1. Premessa..................................................................................6
2. Piano dellopera.....................................................................11
292

CAPITOLO PRIMO......................................................................17
LA NOZIONE DI PUNTO DI VISTA............................................17
1. Introduzione...........................................................................17
2. Il punto di vista in letteratura................................................21
3. Punto di vista e narratologia..................................................24
3.1. Il modo narrativo.................................................................26
3.1.1. I modi di comprensione dei personaggi: la visione..........28
3.1.1.1. Visione con.................................................................29
3.1.1.2. Visione da dietro........................................................30
3.1.1.3. Visione da fuori..........................................................30
3.1.2. Il racconto come processo denunciazione......................32
3.1.3. La focalizzazione..............................................................33
3.1.4. Le alterazioni....................................................................34
3.2. La voce narrativa................................................................35
3.2.1. La persona........................................................................36
4. Modo e voce in La forma della spada di J. L. Borges..........39
4.1. Lautofinzione......................................................................41
4.2. Il racconto metadiegetico...................................................44
4.3. La lettura retrospettiva: la costruzione della focalizzazione
....................................................................................................49
5. La revisione di Mieke Bal.......................................................52
5.1. Soggetto e oggetto della visione.........................................52
5.2. La struttura gerarchica delle istanze narrative..................53
5.3. Il focalizzatore come istanza del racconto..........................55

CAPITOLO SECONDO.............................................................57
ETEROGENEITA DISCORSIVE..............................................57
1. Introduzione...........................................................................57
1.1. Eterogeneit costitutiva......................................................58
1.2. Eterogeneit mostrata........................................................61
1.3. Larticolazione tra i due piani..............................................62
POLIFONIA ENUNCIATIVA.......................................................63
2. Introduzione...........................................................................63
2.1. Il concetto di enunciazione: non si pu parlare senza
parlare della propria parola.......................................................65
2.2 Polifonia enunciativa: la propria parola attraversata dai
discorsi altrui.............................................................................67
2.3. Polifonia e discorso riportato..............................................70
3. La costruzione del modello teorico........................................80
3.1. Frase/Enunciato..................................................................81
3.2. Significato/senso.................................................................85
3.3. La polifonia: tre aspetti della costitutivit..........................87
CAPITOLO TERZO......................................................................90
LA STRUTTURA ENUNCIATIVA................................................90
1. La pragmatica integrata.........................................................90
2. Soggetto empirico vs. locutore..............................................94
293

2.1.Gli atti illocutivi e gli enunciati performativi.......................97


2.2. Atti illocutivi e sui-rfrence...............................................99
2.3. Enunciati performativi e autoreferenza............................102
3. La mascherata......................................................................107
3.1. La figura dellenunciatore: subordinazione e sincretismo.
..................................................................................................108
4. Lenunciatore: personaggio illocutivo...............................111
4.1. La costruzione discorsiva delle figure enunciative: il
simulacro come mascherata.....................................................114
5. Sdoppiamento della figura del locutore: L e .....................115
5.1. Il locutore come responsabile degli atti illocutivi.............117
6. Lenunciatore: voce virtuale dellenunciato......................118
6.1. Gerarchia degli enunciatori. Il caso degli enunciati ironici
negativi.....................................................................................124
7. I punti di vista dentro lenunciato........................................125
7.1. Il rapporto tra lenunciatore e la posizione focale............127
7.2. Le focalizzazioni come configurazioni enunciative...........131
CAPITOLO QUARTO.................................................................134
LA DIMENSIONE COGNITIVA DEI TESTI...............................134
1. Introduzione.........................................................................134
2. I saperi divisi e condivisi......................................................138
3. Iper-saperi............................................................................140
4. Il sapere dentro il discorso enunciato..................................142
4.1. Osservatore e informatore: configurazione dei punti di vista
..................................................................................................143
4.2. La tipologia dei punti di vista............................................144
4.2.1. Lucas e il polipo.............................................................149
LA TEORIA DELLOSSERVATORE............................................155
5. Introduzione.........................................................................155
5.1. La narrativizzazione dellenunciazione.............................156
5.2. Le figure dellenunciazione: il ruolo dellosservatore.......158
5.3. Losservatore e le teorie narratologiche............................163
5.4. Osservatori e narratori......................................................165
5.5. Prospettiva vs. punto di vista............................................167
6. Punto di vista e percezione..................................................172
6.1. Il punto di vista: interazione tra soggetto ed oggetto.......174
6.2. Tipologia dei punti di vista................................................178
CAPITOLO QUINTO.................................................................181
LENUNCIATORE E LOSSERVATORE A CONFRONTO...........181
1. Introduzione.........................................................................181
2. Il caso delle argomentazioni dautorit................................185
3. Lanalogia tra le categorie enunciative................................190
4. Modo semiotico e modo semantico......................................193
4.1. Laspetto simulacrale.........................................................194
4.2. Lo svuotamento del soggetto e il dire dichiarato.......195
4.3. Intersoggettivit e sincretismo.........................................197
4.4. Il modo semantico.............................................................198
294

5. Le divergenze: enunciazione pragmatica vs. simulacro......200


5.1. I limiti imposti alla ricerca................................................204
6. La ScanPoLine......................................................................207
6.1. La configurazione polifonica.............................................208
6.2. La polifonia ducrotiana e la ScanPoLine: analogie e
differenze.................................................................................211
6.3. La praxis enunciativa........................................................212
7. A modo di conclusione.........................................................214
APPENDICE.............................................................................217
BIBLIOGRAFIA.........................................................................221
INDICE.....................................................................................233

295