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Uninterpretazione analitica della dialettica hegeliana

Francesco Berto
Se io dico: tutti gli animali, queste parole non potranno mai valere come una zoologia; con altrettanta evidenza balza a gli occhi che le parole: divino, assoluto, eterno, ecc. non esprimono ci che quivi contenuto; e tali parole in effetto non esprimono che lintuizione, intesa come limmediato. Ci che pi di tali parole, e sia pure il passaggio a una sola proposizione, contiene un divenir-altro che deve venire ripreso, ossia una mediazione. Hegel, Fenomenologia dello spirito

1. Prospetto In questarticolo1 cerco di illustrare in che senso sia possibile derivare dallidealismo hegeliano una teoria olistica del significato, proficuamente comparabile con alcuni aspetti dellodierna filosofia del linguaggio. Linterpretazione proposta basata su unidea molto semplice: lidea per cui comprendere un concetto (e saperlo applicare a un oggetto, in un enunciato) comprendere i nessi che lo legano ai concetti da cui segue e che seguono da esso nessi che sono espressi da postulati di significato. Come si vedr, la mia lettura largamente indebitata verso gli studi di hegelismo analitico prodotti da Diego Marconi e Robert Brandom2.
1 Ringrazio Diego Marconi, Luigi Vero Tarca, Luigi Perissinotto, Luca Illetterati, Alessandro Pagnini, i quali hanno letto varie versioni di questo lavoro e mi hanno aiutato e consigliato in molti modi. 2 Il principale lavoro del primo sulla questione della dialettica hegeliana D. Marconi, Contradiction and the Language of Hegels Dialectic: a Study of the Science of Logic (tesi di dottorato), Pittsburgh, University Microfilms International, 1980, in parte anticipato nellIntroduzione a Id. (a cura di), La formalizzazione della dialettica. Hegel, Marx e la logica contemporanea, Torino, Rosenberg & Sellier, 1978, e alcuni temi del quale sono ripresi in Id., Logique et dialectique. Sur la justification de certaines argumentations hgliennes, in Revue philosophique de Louvain, 81, 1983. Brandom ha sviluppato linferential semantics cui mi rifaccio anzitutto in R.B. Brandom, Making It Explicit, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1994, e in forma pi succinta in Id., Articulating Reasons, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, trad. it. Articolare le ragioni, Milano, Il Saggiatore, 2002; si confrontato direttamente col pensiero hegeliano in Id., Some Pragmatist Themes in Hegels Idealism: Negotiation and Administration in Hegels Account of the Structure and Content of Conceptual Norms, in European Journal of Philosophy, 2, 1999 e Id., Olismo e idealismo nella Fenomenologia di Hegel, in Hegel contemporaneo. La ricezione americana di Hegel a confronto con la tradizione europea, a cura di L. Ruggiu e I. Testa, Milano, Guerini, 2003, pp. 247-289.
Iride, a. XVII, n. 43, settembre-dicembre 2004

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Lidea che la dialettica hegeliana operi su postulati di significato interamente dovuta a Marconi e anche se, per quanto ne so, passata quasi inosservata fra gli interpreti tradizionali di Hegel, a mio parere fornisce una prospettiva ermeneutica molto promettente. La dialettica muoverebbe dal linguaggio ordinario e dotto, dai sensi in esso depositati, condivisi dai parlanti, e in cui consiste la loro competenza linguistica. Come Hegel ci dice nella Prefazione alla seconda edizione della grande Logica:
Le forme del pensiero sono anzitutto esposte e consegnate nel linguaggio umano. Ai nostri giorni non si pu mai ricordare abbastanza spesso che quello, per cui luomo si distingue dallanimale, il pensiero. In tutto ci che diventa per lui un interno, in generale una rappresentazione, in tutto ci che luomo fa suo, si insinuato il linguaggio; e quello di cui luomo fa linguaggio e chegli estrinseca come linguaggio, contiene, in una forma pi inviluppata e meno pura, oppure allincontro elaborata, una categoria. Tanto naturale alluomo la logica, o, meglio, tanto vero che questa la sua peculiare natura3.

Secondo Marconi, questo il terminus a quo della dialettica: il linguaggio ordinario carico di teoria, e la dialettica esplicita (come vedremo, appunto nella forma dei postulati) proprio i presupposti e nessi teorici sottostanti alla sistemazione sintattica e semantica dei termini concettuali, e che ne governano luso4. Questidea di esplicitazione logica dellimplicito anche di matrice schiettamente brandomiana. In Making It Explicit, Brandom sostiene che la logica dovrebbe avere la funzione espressiva di organo dellautocoscienza semantica5: il compito della logica principalmente quello di aiutarci a dire qualcosa sui contenuti concettuali espressi utilizzando il vocabolario non logico; il vocabolario logico tipicamente, quello elementare dei connettivi e dei quantificatori ha il ruolo di rendere espliciti gli impegni inferenziali impliciti in cui si articola il contenuto dei concetti. Ora, a detta di Brandom (e non solo sua)6 la struttura della spiegazione che ne risulta palesemente hegeliana7. Poco dopo il passo della Logica appena citato, infatti, Hegel avvisa che le determinazioni categoriali della
G.W.F. Hegel, Wissenschaft der Logik, in Gesammelte Werke, Hamburg, Felix Meiner Verlag (in Verbindung mit der Deutschen Forschungsgemeinschaft hrsg. von der Rheinisch-Westflischen Akademie der Wissenschaften), voll. 11 (1978) e 12 (1981), trad. it. Scienza della logica, Bari, Laterza, 19944, p. 10. 4 Cfr. D. Marconi, Contradiction and the Language of Hegels Dialectic, cit., pp. 179180. 5 Cfr. R.B. Brandom, Making It Explicit, cit., p. 384. 6 Cfr. ad es. V. Hsle, Inferenzialismo in Brandom e olismo in Hegel. Una risposta a Richard Rorty e alcune domande per Robert Brandom, in Hegel contemporaneo, cit., pp. 290-317. 7 R.B. Brandom, Articolare le ragioni, cit., p. 29 e p. 31.
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logica sono un che di universalmente noto, anzi di esse facciamo uso in ogni occasione, e [] ci vengono alla bocca in ogni proposizione che pronunciamo. E tuttavia nella cultura, quello che noto [] non gi perci conosciuto8. La logica filosofica la conoscenza di questo noto, o lespressione di questo inespresso, o per usare il lessico hegeliano lesplicitazione dellan sich nellan und fr sich. Se, come Hegel afferma due pagine dopo, la logica naturale fa un uso inconscio delle categorie, la logica speculativa lesplicitazione degli impegni teorici impliciti nel nostro linguaggio ordinario; in esso ha luogo loperare istintivo del pensiero, e depurare pertanto queste categorie, che operano soltanto istintivamente come impulsi il pi alto compito logico9. 2. Il giudizio qualitativo, o dellessere determinato Nellontologia atomistica del Tractatus Qualcosa pu accadere o non accadere e tutto il resto rimanere eguale (1.21), e siccome ci che accade il fatto, che il sussistere di stati di cose (2), Gli stati di cose sono indipendenti luno dallaltro (2.061) e in nessun modo pu concludersi dal sussistere duna qualsiasi situazione al sussistere duna situazione affatto differente da essa (5.135). La conseguenza logico-semantica di ci che gli enunciati elementari, in quanto immagini di stati di cose e connessioni di nomi che stanno per oggetti semplici, sono semanticamente isolati, ossia non ammettono alcun tipo di nesso o mediazione logica: un segno della proposizione elementare che nessuna proposizione pu essere in contraddizione con essa (4.211); da una proposizione elementare non pu inferirsene unaltra (5.134). Vi pu essere un nesso semantico (di contraddizione, conseguenza, presupposizione etc.) fra enunciati soltanto se essi non sono elementari il che per il Tractatus vuol dire che sono funzioni di verit di enunciati elementari. Se due proposizioni si contraddicono, lo mostra la loro struttura; analogamente se luna segue dallaltra. E cos via (4.1211)10. Il Tractatus, com noto, non fornisce esempi di enunciato elementare, n di oggetto semplice e sappiamo che proprio sulla questione degli enunciati elementari il neopositivismo ha giocato il proprio destino. Fra i candidati pi autorevoli al rango protocollare nella tradizione neoposiG.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., pp. 11-12. Cfr. ibidem, pp. 16-17. 10 Cfr. L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, London, Routledge & Kegan Paul, 1922, trad. it. Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, Torino, Einaudi, 1998.
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tivistica vi erano quei tipi di enunciato che Hegel avrebbe chiamato i giudizi dellesserci, o qualitativi, o dellessere determinato11, ossia in cui una qualit sensibile, immediata nel senso hegeliano, attribuita immediatamente a un individuo. Lesempio dellEnciclopedia : La rosa rossa12. Forse suonerebbe meno fuorviante qualcosa come: questa rosa rossa, o semplicemente: questo rosso, accompagnato da un gesto ostensivo. Sembra che un enunciato del genere sia compreso senza particolare bisogno di riflessione o mediazione. Le sue condizioni di verit, potremmo dire, sono tutte qui: nel gesto che esibisce lestensione rossa, nella nostra percezione del rosso. Eppure, Hegel afferma:
una delle idee essenziali della logica ordinaria che giudizi qualitativi come la rosa rossa, o non rossa, possono contener verit. Essi possono essere esatti, vale a dire nella cerchia limitata della percezione, del rappresentare e del pensare finiti: ci dipende dal contenuto, il quale altres un qualcosa di finito, di non vero per s. Ma la verit riposa solo sulla forma, cio sul concetto che si pone, e sulla realt, che gli corrisponde: e siffatta verit, nel giudizio qualitativo, non si trova13.

Cosha di esatto, ma non vero, il giudizio qualitativo-immediato? Una delle acquisizioni essenziali nella transizione dal Tractatus al cosiddetto secondo Wittgenstein la comprensione di come questi candidati esemplari al rango di enunciato elementare non siano logicamente isolati. Wittgenstein si accorge che la semantica di predicati come x rosso ai tempi del Tractatus non gli era affatto chiara come credeva14, e comprende che lidea di costruire proposizioni elementari (per esempio come ha tentato di fare Carnap) si basa su una falsa concezione dellanalisi logica15. Ora, lesempio wittgensteiniano della Grammatica filosofica lo stesso usato da Hegel:
Si pu chiamare elementare la proposizione Qui c una rosa rossa. Ci vuol dire che questa proposizione non contiene nessuna funzione di verit, e non definita da unespressione che contenga una funzione di verit. Dire per che una proposizione elementare solo quando anche la sua analisi logica com-

Cfr. G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., pp. 714 ss. Cfr. G.W.F. Hegel, Enzyklopdie der philosophischen Wissenschaften im Grundrisse (1830), Hamburg, Meiner (Band 33 della Philosophische Bibliothek, siebente, durchgesehene Auflage), 1969, trad. it. Enciclopedia delle scienze filosofiche, Bari, Laterza, 1989, p. 169. 13 Ibidem. 14 Cfr. L. Wittgenstein, Big Typescript, Wien, Springer-Verlag, trad. it. The Big Typescript, Torino, Einaudi, 2000, p. 465. 15 Ibidem, p. 111.
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pleta mostra che non composta di altre proposizioni mediante funzioni di verit presuppone che si abbia unidea di tale analisi16.

Ma una simile analisi semantica non esiste. del massimo rilievo che il motivo per cui questa analisi non esiste sia, nelle parole di Wittgenstein, che da a ora rosso segue a ora non verde, e quindi in questo senso le proposizioni elementari non sono indipendenti luna dallaltra17. Ci che Wittgenstein qui enfatizza un nesso olistico inferenziale fra concetti: anche quei predicati i cui significati sono maggiormente radicati nellesperienza immediata tipicamente, le qualit sensibili , hanno un contenuto che si determina solo nella relazione (la Vermittlung di Hegel) con altri concetti. Per capire il tipo di olismo che qui entra in gioco, potremmo chiederci: cosa vuol dire comprendere un concetto come quello espresso dal predicato x rosso? Come ha rilevato Brandom18, non solo lindigeno quineano di Parola e oggetto, ma anche un pappagallo pu rispondere in modo comportamentisticamente adeguato alla stimolazione sensoriale che gli sottopone del rosso, ad esempio pigiando un bottone, o anzi dicendo: rosso!, tutte e sole le volte che una superficie rossa di una certa estensione entra nel suo campo visivo. Eppure potremmo sostenere, con Hegel, che ci non ha nulla a che fare col concetto, perch si arresta alla cerchia limitata della percezione. Noi non diremmo che il pappagallo comprende davvero enunciati come questa rosa rossa, o che comprende il concetto rosso. Cogliere questo concetto vuol dire sapere che se questa rosa rossa, allora questa rosa non verde: che dalla verit di questa rosa rossa (nel tempo t, etc. etc.) segue la falsit di una quantit daltri enunciati come questa rosa verde, questa rosa gialla, ecc.; e segue la verit di altri enunciati come questa rosa ha colore; che quellenunciato, a sua volta, segue da altri quali questa rosa scarlatta. La comprensione del significato di un termine concettuale esige la comprensione dei nessi olistici che lo legano a molti altri termini concettuali; nessi che, se seguiamo il modello brandomiano, si esplicano nelle relazioni inferenziali, di implicazione-esclusione, fra gli enunciati che contengono tali termini. Come Brandom afferma in Making It Explicit:
Per avere un qualunque concetto, occorre avere molti. Infatti, cogliere un concetto implica la padronanza delle propriet dei nessi inferenziali che lo legano a molti altri concetti: quelli la cui applicabilit segue dallapplicabilit del
16 L. Wittgenstein, Philosophische Grammatik, Oxford, Blackwell, 1969, trad. it. Grammatica filosofica, Firenze, La Nuova Italia, 1990, p. 173. 17 L. Wittgenstein, The Big Typescript, cit., p. 112. 18 Cfr. R.B. Brandom, Making It Explicit, cit., pp. 88 ss., e Id., Articolare le ragioni, cit., pp. 55-56.

574 Francesco Berto concetto in questione [se x rosso, allora x colorato], quelli dalla cui applicabilit lapplicabilit del concetto in questione segue [se x scarlatto, allora x rosso], quelli la cui applicabilit preclude o preclusa da esso [se x rosso, allora x non verde]. Non si pu avere un solo concetto. Questo olismo concettuale contrasta con latomismo che risulterebbe se si identificassero i concetti con disposizioni alla risposta differenziale19.

Brandom fa esplicitamente risalire questolismo, oltre che a Wilfrid Sellars, a Hegel20. A detta di Hegel il rinvio inferenziale si manifesta, ad esempio, nel giudizio che egli chiama della riflessione. La determinazione delle condizioni di verit di questo genere di enunciati secondo Hegel implica un riferimento ai contenuti di altri enunciati, perch le propriet, i concetti qui in gioco, sono dei mediati:
Luniversale in pari tempo non pi una universalit astratta o una propriet singola, ma posto come un universale che si come raccolto in uno mediante la relazione di diversi, ovvero considerato in generale secondo il contenuto di diverse determinazioni, lassommarsi di molteplici propriet ed esistenze. [] Cotesti predicati [] esprimono una essenzialit, che per una determinazione nel rapporto, ovvero una universalit comprensiva21.

Lesempio contenuto nellAggiunta al 174 dellEnciclopedia : questa pianta curativa, e la propriet di essere curativo, naturalmente, non qualcosa che si vede osservando la pianta. Si pu invece dire secondo verit che la pianta curativa, perch ha certe altre propriet specifiche (ad esempio, di aver disinfettato certe ferite su cui stata applicata), il cui possesso legittima linferenza al pi astratto concetto di curativo, ossia media lapplicazione di questo alloggetto. Altri esempi forniti nella grande Logica sono: questa cosa utile, questa cosa nociva; e il classico: luomo mortale22.

R.B. Brandom, Making It Explicit, cit., p. 89 (corsivi miei). Una delle lezioni pi importanti che possiamo ricavare dal capolavoro di Sellars, Empiricism and the Philosophy of Mind (come pure dalla sezione sulla Certezza sensibile o il questo e lopinione della Fenomenologia dello Spirito di Hegel) la lezione inferenzialista che anche tali resoconti non inferenziali devono essere articolati inferenzialmente. Senza questo requisito, non possiamo indicare la differenza tra esseri che proferiscono resoconti non inferenziali e meccanismi automatici come i termostati e le fotocellule, che possiedono anchessi disposizioni affidabili a rispondere differenzialmente a stimoli (R.B. Brandom, Articolare le ragioni, cit., p. 55). 21 G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 729. 22 Cfr. ibidem.
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3. Ascesa semantica, inferenza materiale Secondo Fulda quasi la met degli enunciati teorici della grande Logica sono della forma: der (die, das) t1 ist der (die, das) t2, o der (die, das) t1 ist t223. Qui, t1 e t2 sono termini generali in varia forma: nomi come differenza (Differenz), riflessione (Reflexion), limite (Grenze); talvolta, nella forma di verbi o aggettivi sostantivati, come divenire (Werden), essere (Sein), infinito (Unendliche), immediato (Unmittelbare), etc. Ma quel che conta che si tratta sempre di nomi di concetti: come ha sottolineato Marconi, il t1 (ad es. il fenomeno) un modo abbreviato per dire: il concetto t1 (il concetto fenomeno), o: il concetto chiamato t1 (il concetto chiamato: fenomeno)24. Se Fulda ha ragione, allora la logica di Hegel ci parla continuamente di relazioni fra concetti. Relazioni che, nelle intenzioni hegeliane, dovrebbero produrre la determinazione, o la codeterminazione, degli stessi concetti in gioco. Alcuni esempi dalle prime parti della Logica: La realt [] esserci (Die Realitt [] ist Dasein)25; Lesser per altro [] [] negazione della semplice relazione dellessere a s (Das Sein-frAnderes [] ist [] Negation der einfachen Beziehung des Seins auf sich)26; Lidealit [] [] il processo del divenire (Die Idealitt [] ist [] der Prozess des Werdens)27. Altri esempi dallEnciclopedia: La misura il quanto qualitativo (Das ma ist das qualitative Quantum)28; lessenza lessere che si profondato in s (das Wesen das in sich gegangene Sein ist)29; lesistente cosa (ist das Existierende Ding)30. Mettere a tema questi concetti esprimendone le relazioni ad altri concetti secondo Hegel , per lappunto, il compito della logica filosofica come organo dellautocoscienza semantica. E poich i concetti, che nel linguaggio comune vengono adoperati in modo irriflesso per parlare di oggetti, diventano essi stessi oggetto della trattazione speculativa, abbiamo qui per dirla con Quine una sorta di ascesa semantica. Ci del tutto chiaro in molti passi della grande Logica. Ad esempio, nella trattazione del Qualcosa nel capitolo dellEssere determinato, Hegel afferma che a buon diritto qualcosa ha per la rappresentazione il significato di un reale (Etwas gilt der Vorstellung mit Recht als ein Reelles); ma subito
23 Cfr. H.F. Fulda, Unzulngliche Bemerkungen zur Dialektik, in Hegel-Bilanz, a cura di R. Heede e J. Ritter, Frankfurt a.M., Klostermann, 1973, p. 252. 24 Cfr. D. Marconi, Contradiction and the Language of Hegels Dialectic, cit., pp. 67 ss. 25 G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 109. 26 Ibidem, p. 116. 27 Ibidem, p. 154. 28 G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, cit., p. 120. 29 Ibidem, p. 123. 30 Ibidem, p. 134.

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aggiunge che quella di qualcosa una determinazione ancora molto superficiale (Etwas ist noch eine sehr oberflchliche Bestimmung)31. Nella prima occorrenza di Etwas ci si riferisce a un oggetto che ha una certa importanza per la Vorstellung: la cosa dellesperienza comune, che appunto il reale cui il pensiero rappresentativo si attiene. Nella seconda si passa a parlare del concetto qualcosa. Qui la riflessione speculativa compie unascesa semantica rispetto al pensiero rappresentativo. Il linguaggio comune usa espressioni come qualcosa, etwas, per riferirsi in generale agli oggetti della propria esperienza ordinaria. La logica filosofica assume come oggetto di trattazione il concetto qualcosa, das Etwas, di cui il linguaggio comune fa uso in modo irriflesso. Vediamo ora meglio come lascesa semantica abbia luogo nella teoria hegeliana del giudizio. Come primo caso generico di der t1 ist t2 prendiamo proprio lesempio di giudizio della riflessione proposto da Hegel nella Logica: (1) Luomo mortale. Chi proferisce lenunciato (1) non attribuisce una propriet (quella di essere mortale) a un concetto (il concetto uomo), ossia non fa cadere immediatamente quel concetto sotto uno di ordine superiore come accade, invece, quando si dice (2) Quello di uomo un concetto, che mutato nel corso della storia. Non sono i concetti a essere mortali (pur mutando nel corso della storia), bens gli uomini. Dicendo (1) si starebbe dunque affermando che (3) Tutti gli uomini sono mortali. Ma se in (3) tutti gli uomini appare come termine che funge da soggetto grammaticale, questo tipo di soggetto nellanalisi freghiana degli enunciati quantificati sparisce. Avremo, invece, una quantificazione universale su una funzione enunciativa che ha la forma di un condizionale: (4) x(U(x) M(x)) e, dice Frege in Concetto e oggetto,
si deve osservare che le parole tutti, ognuno, nessuno, stanno davanti a termini denotanti concetti. Negli enunciati particolari e universali, sia affermativi
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G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 110.

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che negativi, esprimiamo relazioni tra concetti e indichiamo con le parole suddette il tipo particolare di questa relazione32.

Se, come afferma Frege, ci che qui esprimiamo sono relazioni fra concetti, allora affermando che tutti gli uomini sono mortali manifestiamo una certa relazione fra il concetto di uomo e quello di mortale. Ebbene, nella trattazione dellultima forma del giudizio della riflessione, ossia appunto il giudizio universale, Hegel concede certamente che la forma grammaticale di tale giudizio abbia a che fare con un insieme di individui (oggi diremmo: gli oggetti del dominio dellinterpretazione). Ma ci che qui implicitamente si esprime una relazione fra concetti:
Luniversalit, qual nel soggetto del giudizio universale, luniversalit esterna della riflessione, la totalit. Tutti son tutti glindividui; lindividuo vi resta invariato. Questa universalit non quindi che una raccolta deglindividui sussistenti per s. [] In cotesto per sta in maniera oscura dinanzi alla mente luniversalit, in s e per s, del concetto; il concetto, quello che spinge violentemente al di l della persistente individualit, cui la rappresentazione sta attaccata, e al di l dellestrinseco della riflessione, sostituisce qui il tutti come totalit []. Il resultato quindi in verit luniversalit oggettiva. Il soggetto [scil. il soggetto grammaticale: tutti gli uomini] si cos spogliato della determinazione di forma [grammaticale] del giudizio della riflessione, determinazione di forma che dal questo [il giudizio singolare] attraverso lalcuno [il giudizio particolare: es. alcuni uomini sono calvi] procedeva alla totalit. Invece di tutti gli uomini si deve ormai dire: luomo33.

Come si vede, ci che qui Hegel ci sta invitando a compiere , per lappunto, una sorta di ascesa semantica intensionale: come c (per ripetere un esempio di Quine) lascesa dal parlare di miglia al parlare del miglio34, cos c lascesa dal parlare di qualcosa al parlare del qualcosa, dal parlare di uomini al parlare delluomo, ecc. A differenza di Quine, tuttavia, in Hegel una tale ascesa implica limpegno ontologico verso una forma di realismo concettuale35: Ci che conviene a tutti glindividui di
G. Frege, ber Begriff und Gegenstand, in Vierteljahrsschrift fr wissenschaftliche Philosophie, 16, 1892, trad. it. Concetto e oggetto, in La struttura logica del linguaggio, a cura di A. Bonomi, Milano, Bompiani, 1973, p. 379, corsivo mio. 33 G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., pp. 733-736; ho corsivato le espressioni delle quali Hegel sembra fare un uso autonimo. 34 Cfr. W.V.O. Quine, Word and Object, Cambridge (Mass.), M.I.T. Press, 1960, trad. it. Parola e oggetto, Milano, Il Saggiatore, 1970, p. 332. 35 Che il linguaggio della dialettica hegeliana si impegni in una tale forma di astrazione o ascesa semantica argomentato in E.M. Barth, Reconstruction of Hegelian and other Idealist Logic in Germany around 1810, in Konzepte der Dialektik, a cura di W. Becker e W.K. Essler, Frankfurt a.M., Klostermann, 1981, pp. 58 ss., e in J.N. Findlay, Dialectics as Metabasis, in Konzepte der Dialektik, cit., p. 132 e p. 140.
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un genere sostiene Hegel conviene per sua natura al genere, sicch il soggetto, p. es. tutti gli uomini, si spoglia della sua determinazione di forma [grammaticale], e bisogna dire invece: luomo36. Quindi, laffermazione (3), sostenendo che a tutti gli individui del genere uomo conviene la propriet di essere mortali, a diventare unaffermazione sul genere, nel senso che afferma una relazione fra il concetto di uomo e quello di mortale. E lascesa, essendo di tipo intensionale, inverte la relazione dinclusione: estensionalmente, dire che tutti gli uomini sono mortali affermare che linsieme degli uomini incluso in, o un sottoinsieme proprio di, quello dei mortali. Ma quando si passa a parlare del concetto uomo, questo a includere in s come sua nota concettuale, o come suo momento semantico, il concetto mortale. Queste relazioni fra concetti sono la materia prima della dialettica hegeliana come semantica olistica. I contenuti concettuali sono determinati solo in quanto intrattengono svariate relazioni con altri contenuti. La conoscenza di queste relazioni costituisce (laspetto inferenziale del) la competenza lessicale dei parlanti, e la dialettica, come abbiamo detto, lesplicitazione di questi nessi olistici fra significati. Questa esplicitazione non molto diversa da uno dei modi pi comuni e diffusi con cui nei moderni manuali di semantica per il linguaggio ordinario si tratta la questione della semantica lessicale: attraverso postulati di significato, che sono appunto enunciati di forma implicativa, o implicativo-negativa. Come ha rilevato Marconi37, la copula ist, negli enunciati tipicamente hegeliani della forma il t1 (il) t2 esprime una relazione riflessiva e transitiva, ma non simmetrica. Naturalmente, la riflessivit della relazione ci che meno interessa, anzi, pi scontenta Hegel, appunto perch non fornisce alcuna determinazione del concetto in gioco: dire che luomo luomo contraddice la promessa del nesso proposizionale: una proposizione promette anche una distinzione tra soggetto e predicato, e quella proposizione non effettua ci che la sua forma richiede38, afferma Hegel. Tuttavia, talvolta noi troviamo negli scritti hegeliani espressioni come Il soggettivo soltanto soggettivo39, o il finito soltanto il finito (das Endliche ist nur das Endliche)40: e questo accade sempre nei contesti in cui Hegel critica il Verstand astraente. Lintelletto , tipicamente, il pensiero che non riesce a procedere oltre il concetto stesso, mettendolo in relazione ad altro. Perci, a detta di Marconi, nel procedimento hegeliano:
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Cfr. G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 737. Cfr. D. Marconi, Contradiction and the Language of Hegels Dialectic, cit., pp. 71 ss. 38 G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, cit., p. 127. 39 Ibidem, pp. 199-200. 40 G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 129.

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Enunciati della forma il t1 il t1 sono usati in effetti per esprimere la nostra (eventualmente temporanea) incapacit di procedere oltre una determinazione concettuale, dove questo procedere oltre la ratio essendi della forma proposizionale. [] Enunciati di questa forma sono dunque veri, ma banali. Nel contesto di un libro scientifico, hanno soltanto un ruolo retorico. Sono l solo per essere oltrepassati da un genuino avanzamento concettuale41.

Che la relazione sia transitiva, poi, emerge dal fatto che molti argomenti hegeliani hanno la forma: se il t1 (il) t2, e il t2 (il) t3, allora il t1 (il) t3 (su questo torner pi avanti, fornendo anche qualche esempio, nellesposizione del passaggio hegeliano dal giudizio al sillogismo). Che infine la relazione espressa dalla copula non sia in generale simmetrica, chiaramente manifestato dal rifiuto hegeliano della convertibilit di soggetto e predicato. Nella trattazione della proposizione speculativa della Fenomenologia, Hegel avvisa che quando si dice leffettuale lUniversale (das Wirkliche ist das Allgemeine), das Allgemeine non soltanto un altro nome per lo stesso concetto designato da das Wirkliche. Invece, luniversale deve esprimere lessenza delleffettuale42, ovvero deve esserne una determinazione interna, una nota concettuale necessaria. E se il predicato esprime almeno, in quanto sono in gioco proposizioni speculative un momento dellessenza del (significato del) soggetto, naturalmente, linverso non vale in generale. Ora, queste sono le propriet formali della relazione di implicazione, intesa nella sua accezione pi generale, la quale appunto un preordine (riflessiva e transitiva, ma non simmetrica). E il condizionale ci che utilizziamo per esplicitare i nessi concettuali implicativi mediante postulati di significato. In prima approssimazione: per un parlante della lingua italiana, una parte della competenza richiesta per comprendere il significato della parola uomo, ossia il concetto uomo, e applicare quindi correttamente il predicato [] un uomo, potrebbe essere limpegno circa un condizionale come quello espresso da (4). Si sa cosa vuol dire che qualcosa un uomo ossia, la parola uomo ha un significato determinato solo se si conoscono i nessi semantici che legano quel contenuto ad altri contenuti concettuali: ad esempio, il nesso col concetto mortale. Ma fin dai tempi di Carnap, i postulati di significato vengono assunti in semantica come asserzioni modali. Ad esempio, una parte dellimplicito nel significato condiviso del termine padre pu venire esplicitata manifestando i nessi inferenziali in cui coinvolta la relazione espressa
D. Marconi, Contradiction and the Language of Hegels Dialectic, cit., p. 79. G.W.F. Hegel, Phnomenologie des Geistes, in Gesammelte Werke, cit., vol. 9 (1980), trad. it. Fenomenologia dello spirito, Firenze, La Nuova Italia, 199311, p. 52.
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dal predicato [] padre di [] (sia P(x, y)) come segue (con M(x), D(x) e G(x, y) a designare rispettivamente le propriet di essere maschio e di essere una donna, e la relazione genitore-figlio): (5) (6) (7)

Necessariamente, chiunque sia padre un maschio, non una donna, genitore di qualcuno. I postulati possono essere intesi come vincoli sui modelli ammissibili, ossia formule del linguaggio intese come vere in ogni interpretazione accettabile del linguaggio stesso. Ci vuol dire che il loro ruolo di escludere alcune interpretazioni: assumere in base alla competenza lessicale condivisa che necessariamente nessuno scapolo sposato, equivale a prendere per buone solo interpretazioni in cui [] scapolo ed [] sposato hanno estensioni disgiunte in tutti i mondi del modello. Accettare (6) vuol dire escludere che in qualche mondo del modello qualcuno sia padre e donna. I nessi impliciti nella comprensione di cosa vogliano dire in italiano parole come scapolo, padre o donna, sono ci che viene esplicitato, usando il vocabolario logico di base (connettivi, quantificatori), in espressioni come (5)-(7). Questo genere di esplicitazione ha a che fare con ci che Brandom chiama inferenza materiale43. Mentre le usuali nozioni di validit, implicazione, conseguenza logica, etc., riguardano tutte le interpretazioni possibili, e in tal senso sono nozioni formali, perch si fondano solo sul vocabolario logico, i postulati esprimono implicazioni, inferenze e conseguenze coinvolgenti il vocabolario non logico, il contenuto dei termini
Per esempio, consideriamo linferenza da Pittsburgh a ovest di Princeton a Princeton a est di Pittsburgh, e quella da Vedo un lampo a Fra poco sentir un tuono. il contenuto dei concetti ovest ed est che fa della prima una buona inferenza, e sono i concetti di lampo e tuono, insieme con i concetti temporali, a rendere appropriata la seconda. Ladesione a queste inferenze costituisce parte della comprensione o padronanza di quei concetti (R.B. Brandom, Articolare le ragioni, cit., p. 60). Daltra parte, che qualcosa del genere abbia luogo in Hegel, ossia che la dialettica giochi su relazioni di determinazione e codeterminazione fra concetti espresse da schemi dinferenza materiale, era gi stato anticipato da Findlay: Vorrei ora porre laccento sulluso, costante in Hegel, del richiamo a delle implicazioni, a dei rapporti interni tra concetti, che non sono i rapporti di implicazione che dominano nella logica formale. Hegel assume costantemente che, mentre possiamo e dobbiamo mutare prospettiva, ogni volta che usiamo ciascun concetto diverso limitatamente ad esso [] tuttavia le nostre nozioni non sono prive di una profonda e necessaria significativit rispetto ad altre nozioni non incluse nel campo visivo delle prime, ed esigono queste altre nozioni per avere un senso, e questa esigenza si rivela nella dialettica (J.N. Findlay, Hegel: a Re-examination, Allen & Unwin, 1958, trad. it. Hegel oggi, Milano, Istituto Librario Internazionale, 1972, pp. 412-413).
43

A A A A A A
x x x

y(P(x, y) M(x)) y(P(x, y) D(x)) y(P(x, y) G(x, y))

Uninterpretazione analitica della dialettica hegeliana 581

descrittivi del linguaggio. E lo fanno ponendo vincoli sullinterpretazione semantica stessa: non si pu dire di comprendere il termine padre nellusuale significato condiviso, se si accetta di applicare il concetto di padre a qualcuno, e al tempo stesso si rifiuta di applicargli anche quello di genitore. Ci proibito dal postulato (7). Su questa base, si pu definire una nozione di conseguenza semantica, intesa come conseguenza logica ristretta ai modelli ammissibili, ossia non esclusi dai postulati. La procedura di determinazione semantica espressa da relazioni necessarie fra concetti vale in generale per i sensi dei termini concettuali. In particolare, vale quindi per le categorie del pensiero, le pure essenzialit di cui si occupa la logica hegeliana. Lautocoscienza semantica prodotta dalla logica speculativa consiste anzitutto nellilluminare il contenuto intensionale dei termini concettuali che esprimono tali categorie generali (termini come esser determinato, qualcosa, essenza, limite, finito, etc.), attraverso il contenuto intensionale di altri termini, ossia esplicitando i nessi olistici fra i sensi in gioco con le espressioni della forma il t1 (il) t2. Queste asserzioni costituiscono determinazioni parziali dei concetti di cui si parla: dire che il t1 (il) t2 dire che lintensione di t2 un costituente necessario dellintensione di t1, ovvero un suo momento semantico, una sua essenziale nota concettuale, sicch il concetto nominato da t1 va pensato (e, eventualmente, ripensato) nei termini del concetto nominato da t2, cui viene essenzialmente riferito. Abbiamo una determinazione parziale del concetto di essenza, quando ci vien detto che essa lessere che si profondato in s. Nel contempo, approfondiamo anche la nostra comprensione del concetto di essere, in quanto opposto a essenza, quando sappiamo che questa la verit dellessere44. Ancora, si suppone che noi si sappia qualcosa di pi intorno al concetto di idealit, quando comprendiamo che, e perch, essa il processo del divenire. Accostiamo la nozione, cos generica e vaga, di cosa (Ding) comprendendo che essa, in prima battuta, non esprime che lesistente in generale45. 4. Negazione dialettica Questo tipo di approccio alla dialettica come teoria semantica pu aiutarci a capire perch Hegel abbia affermato che lessenza del metodo dialettico sta in una certa concezione della negazione: quella secondo cui la negazione, in quanto negazione determinata, ha un contenuto; e anzi, la comprensione della proposizione logica di semplicissima intel44 45

Secondo la nota affermazione di G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 433. G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, cit., p. 134.

582 Francesco Berto

ligenza, secondo cui il negativo insieme anche positivo, tutto ci che serve per capire la dialettica46. Vediamo perch. Gli odierni postulati sono gli eredi delle espressioni come der (die, das) t1 ist der (die, das) t2, o der (die, das) t1 ist t2, in cui la logica di Hegel articola olisticamente i termini concettuali su cui indaga. Ma in particolare, la necessit espressiva su cui insiste la dialettica hegeliana come semantica olistica gioca sulla determinazione delle propriet attraverso relazioni di esclusione modalmente forte; e cio, sul tipo di relazione fra concetti che pu essere espressa da enunciati modali implicativo-negativi: postulati in cui si dice che necessariamente, se qualcosa ha una propriet, non pu averne una certaltra. In questo tipo di relazioni fra i significati di termini concettuali si manifesta lidea hegeliana di negazione determinata, che una nozione dai forti connotati intensionali. La determinazione espressa dalla predicazione, dallattribuzione di propriet a qualcosa. Ma lo davvero, solo se la predicazione eo ipso lesclusione che alcunch abbia una qualche altra propriet (e ci vuol dire non solo che di fatto non ne gode, come un oggetto quadrato ma non rosso potrebbe tuttavia esser rosso; vuol dire che impossibile che ne goda, come un oggetto quadrato non pu eo ipso esser triangolare). La cosa per Hegel cosa determinata, un Dasein o bestimmtes Sein, e non il vuoto Sein che non altro che Nichts, solo in quanto ha propriet. Ma a sua volta, che qualcosa abbia una certa propriet un fatto determinato se e solo se la sua sussistenza esclude la sussistenza di certi altri stati di cose. Ci implica la determinatezza della propriet stessa e questa determinatezza, secondo la prospettiva olistica, possibile solo in quanto la propriet in questione un concetto, che sta in relazioni di esclusione modalmente forte con altri concetti, con altre propriet. Noi affermiamo di qualcosa, di un a, che gode di una certa propriet P; questa lasserzione di alcunch di determinato, e ci dice qualcosa su a, solo se lattribuzione di propriet eo ipso esclusione della possibilit che la cosa goda, simul, sub eodem, di altre propriet a loro volta determinate. Detto in termini di semantica a mondi possibili: un enunciato P(a) determinatamente significante nella misura in cui esso spartisce la totalit dei mondi possibili in due: quelli in cui vero, e quelli in cui falso. Ma questo pu accadere solo se il significato del predicato P(x) a sua volta determinato il che appunto come dire: se e solo se il concetto che esso esprime, la propriet che esso designa, tale che il goderne da parte della cosa preclude alla cosa la possibilit di godere di una certaltra propriet. Questa altra propriet per Hegel ne , appunto, una negazione determinata.
46

Cfr. G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., pp. 36-37.

Uninterpretazione analitica della dialettica hegeliana 583

Hegel concorderebbe dunque col suo critico Carnap nellosservare che lintroduzione ex nihilo nel linguaggio di un predicato [] bebico, o del concetto di bebicit che esso vorrebbe esprimere, di per s produce espressioni che non significano nulla, come Socrate bebico. Ma sosterrebbe che questinsignificanza non dovuta, come credeva Carnap, alla mancanza di una procedura di verificazione o falsificazione empirica, o a questioni di protocolli. Al contrario, Hegel direbbe che si tratta non di un concetto, ma di una vuota rappresentazione, perch una nozione semanticamente isolata, e quindi totalmente indeterminata. Non sta in relazione di implicazione-esclusione con alcun altro concetto, non ha dipendenza di senso con alcunch: non la negazione (determinata) di nulla, e non (determinatamente) negata da nulla. Lenunciato Socrate bebico non determina Socrate in alcun modo, perch non esclude, non nega la possibilit che gli convenga alcuna altra propriet a sua volta determinata, sicch quando viene proferito noi ne sappiamo, su Socrate, tanto quanto prima. Quellenunciato non ha un senso determinato perch non esclude alcuno stato di cose a sua volta determinato. Non sappiamo da che cosa quellenunciato segua, n cosa ne segua, ma soprattutto cosa non possa seguirne. Esso dunque non determina il mondo in alcun modo, perch la sua verit non esclude alcun determinato stato di cose possibile dal mondo attuale. Naturalmente, Socrate bebico in realt esclude qualcosa dal punto di vista astrattamente formale: esclude che Socrate non sia, simul, sub eodem, bebico. Ma quanto il significato di quel predicato [] bebico vuoto, tanto lo la sua complementazione. Non abbiamo una negazione determinata di esso. Invece, un enunciato come Socrate un uomo determina predicativamente Socrate, perch il predicato [] un uomo non designa una nozione semanticamente isolata, bens intrattenente una quantit di nessi olistici con altri concetti, e in particolare ci che stava pi a cuore a Hegel nessi di incompatibilit intensionale, ossia di negazione determinata. Socrate un uomo (sia: U(s)) determina Socrate, perch esclude che Socrate, essendo uomo, possa godere di propriet determinate quali lessere una pietra, o lessere oviparo). Avere la propriet di essere uomo preclude a Socrate la possibilit di godere di altre propriet, e cos lo determina: omnis determinatio est negatio. I postulati di significato in cui si articola olisticamente, attraverso nessi di mediazione logica, o negazione determinata, il contenuto dei concetti, come si detto sono vincoli sui modelli ammissibili allinterpretazione semantica. Ad esempio (con U(x), P(x), C(x), O(x) designanti rispettivamente le propriet di essere un uomo, una pietra, un cane, un oviparo):

584 Francesco Berto

(8) x(U(x) (9) x(U(x) (10) x(U(x)

Non solo, se qualcosa un uomo, allora un mortale; ma anche, necessariamente se qualcosa un uomo, allora non un cane, e non una pietra, e non un oviparo e il possesso di principi come (8)-(10) costituisce una parte della comprensione del concetto uomo come concetto determinato. Cosha allora di speciale la negazione dialettica, come negazione determinata, rispetto alla normale negazione logica? Nei passi della grande Logica dedicati al giudizio negativo Hegel sostiene che lopposto contraddittorio di un concetto non pu restare fermo al vuoto non-A di A, ma deve evolversi nel concetto dellopposto come concetto determinato (il negativo che positivo, appunto). Critica lidea secondo cui nel negativo di un concetto ci si deve attenere soltanto al negativo, e questo devessere preso come la semplice estensione indeterminata dellaltro del concetto positivo47:
Quando ci si ferma al bianco, al rosso etc. come rappresentazioni sensibili, si chiama concetto, al solito, qualcosa che non se non una determinazione della rappresentazione, e allora certamente il non bianco, il non rosso etc. non sono un positivo, come anche il non triangolare un che di affatto indeterminato, poich la determinazione basata in generale sul numero e sul quanto la determinazione essenzialmente indifferente, vuota di concetto. Ma come il non essere stesso, cos anche cotesto contenuto sensibile devessere concepito, e deve perdere quella differenza e quellastratta immediatezza che ha nella cieca ed immobile rappresentazione48.

Se restassimo fermi allopposizione di uomo e non-uomo, ossia se questo fosse lunico nesso concettuale che affetta la nozione di uomo, esso sarebbe un concetto vuoto: esattamente come bebico, che esclude da s solo un non-bebico altrettanto vuoto quanto esso . Ci pu essere spiegato in base al modello olistico qui presentato. Il contraddittorio generico di uomo ottenuto astraendo dai concetti che costituiscono negazioni determinate di quel concetto, e a loro volta lo determinano. Ad esempio: (11) (12) (13)
47 48

G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 723. Ibidem.

A A A

A A A

P(x)) C(x)) O(x)).

x(P(x) U(x)) x(C(x) U(x)) x(O(x) U(x)).

Uninterpretazione analitica della dialettica hegeliana 585

Necessariamente, se qualcosa una pietra, un cane, un oviparo, allora non un uomo. Il possesso di una qualunque di quelle propriet preclude la possibilit di godere della propriet di essere uomo. Il cadere sotto uno dei concetti pietra, cane, oviparo, implica il non poter cadere sotto il concetto uomo. Il generico non-uomo, la negazione astratta del fatto che un x goda della propriet di essere uomo, appunto il minimo incompatibile con U(x), col fatto che un x sia uomo: ci che segue da tutto ci che intensionalmente incompatibile col fatto che x abbia la propriet U. E cio, unastrazione da tutte le relazioni di negazione determinata che un concetto come uomo intrattiene con gli altri concetti determinati a cui opposto, nel senso che implicata da uno qualunque di questi. Ora, Hegel ha consapevolmente teorizzato listanza espressiva secondo cui il contenuto dei termini concettuali devessere determinato esplicitandolo attraverso relazioni olistico-inferenziali di incompatibilit intensionale con altri concetti. Nel capitolo dedicato alla Percezione della Fenomenologia, egli sostiene infatti che un mondo determinato non pu essere articolato in relazioni di mera (gleichgltige) differenza, e deve invece svilupparsi in differenze escludenti (ausschlieende) o, appunto, negazioni determinate. Al termine del capitolo dedicato alla Certezza sensibile nella Fenomenologia dovremmo aver appreso che la cosa non un dato sensibile e immediato ma un gi-mediato. Questo il modo in cui la successiva figura fenomenologica, ossia la coscienza percettiva, assume il proprio oggetto desperienza. Essa incomincia a concepire loggetto come un individuo che gi un universale: ossia, non come un bare particular, ma come un oggetto che cade sotto concetti, che ha propriet. La cosa ci che unifica le molteplici propriet di cui gode:
Il principio delloggetto, luniversale, , nella sua semplicit, un mediato; ci loggetto dovr esprimere in lui come natura sua; cos esso mostrasi come la cosa dalle molte propriet. [] Perci il sensibile esso stesso ancora presente, ma non come dovrebbe essere nella certezza immediata, ossia come il singolo dellopinione, bens come universale, o come ci che si determiner come propriet49.

Ora, sostiene Hegel, la coscienza percettiva tende dapprincipio a concepire le determinatezze che [] sono propriet come indifferenti luna verso laltra, ciascuna per s, libera dalle altre, e quindi la cosa che ne gode come il mezzo dove quelle determinatezze, tutte quante, sono, come una unit semplice in cui esse [le propriet] sono indifferentemente per s:
49

G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, cit., pp. 93-94.

586 Francesco Berto Questo sale un qui semplice ed in pari tempo molteplice; bianco ed anche sapido, ed anche cubico di forma, e anche di un peso determinato ecc. Tutte queste molte propriet sono in un qui semplice [] in questa compenetrazione esse non si affttano; il bianco non afftta n altera il cubico, entrambi non toccano il sapido ecc.; anzi ciascuna, poich un semplice rapportarsi a se stessa, lascia in pace le altre e a loro si rapporta solo mediante un indifferente anche50.

Come Hegel ripete qualche pagina pi avanti, Le cose stesse dunque son determinate in s e per s; esse hanno delle propriet mediante le quali si distinguono dalle altre, e la propriet la propriet propria della cosa o una determinatezza nella cosa stessa51. Ma ora la semantica dialettica esige che a loro volta le propriet siano determinate mediante relazioni di incompatibilit o negazione determinata con altre propriet. La cosa pu quindi essere una cosa determinata, un bestimmtes Sein, in quanto un centro di esclusione di propriet incompatibili con quelle di cui gode: e quindi, questa concezione iniziale della coscienza percettiva, in cui la cosa esprimibile come una mera congiunzione estensionale di enunciati che le attribuiscono le propriet che ha (lindifferente anche), va oltrepassata:
Dato che le molte propriet fossero senzaltro indifferenti e si rapportassero solamente ciascuna a se stessa, non sarebbero propriet determinate; esse infatti lo sono in quanto si distinguono e si rapportano ad altre propriet come opposte. Esse per, secondo questa opposizione, non possono stare insieme nellunit semplice del loro mezzo, la quale loro essenziale quanto la negazione; la distinzione di questunit, in quanto essa non ununit indifferente, anzi ununit che esclude e nega altro, cade dunque oltre questo mezzo semplice. E perci questo non soltanto un anche, unit indifferente, ma altres un Uno, ununit esclusiva52.

5. Vermittlung e sillogismo La cosa determinata predicativamente, ossia quella cosa che essa perch si differenzia da altre cose attraverso le sue propriet e relazioni. Per lo Hegel dellEnciclopedia, tutte le cose sono un giudizio, cio sono individui, che sono in s una universalit o natura interna; o un universale che individualizzato53. Ci vuol dire che le cose non sono degli atomi semantici, dei bare particulars, in quanto sono cose che han50 51

Ibidem, p. 95. Ibidem, p. 100. 52 Ibidem, pp. 95-96. 53 G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, cit., p. 166.

Uninterpretazione analitica della dialettica hegeliana 587

no propriet: sono oggetti (individui) che cadono sotto concetti (universali), oggetti che istanziano propriet (universali che sono individualizzati). Ma a loro volta le propriet, i concetti, sono concetti determinati, ossia sono quei concetti che essi sono, e non altri concetti, perch stanno in certe relazioni inferenziali con altri concetti: quelle relazioni che, come abbiamo visto, sono espresse dagli enunciati implicativi e per Hegel anzitutto dagli enunciati implicativo-negativi che esprimono i rapporti di negazione determinata. Ci vuol dire che i contenuti concettuali che un enunciato esprime possono essere intesi come determinati, soltanto in quanto correlati a una molteplicit di altri contenuti concettuali espressi da altri enunciati. Noi esplicitiamo queste relazioni fra concetti, in quanto consideriamo le inferenze in essi implicite: questa esplicitazione ci che si mostra nelle relazioni fra enunciati in cui si articolano le argomentazioni. Ed ecco lhegeliana necessit che il giudizio si dilati in sillogismo, lidea secondo cui la verit del giudizio il sillogismo54. Ci emerge in particolare nella gi menzionata trattazione dellultima figura del giudizio, il giudizio del concetto. Questa appunto la figura che nelle intenzioni di Hegel deve attuare il passaggio dal giudizio al sillogismo: e lo fa, perch in essa lunilateralit delle forme precedenti superata da un giudizio (quello apodittico), che si rivela contenente una sorta di inferenza interna. Al giudizio assertorio, ad esempio questa casa buona, afferma Hegel, sta di fronte, con pari diritto o torto, lasserzione opposta, quindi esso non pu essere neppure assertorio, se non in quanto una mera asseverazione, ed perci [] solo un giudizio problematico. Ma trova il proprio fondamento in quanto viene sviluppato in giudizio apodittico: questa lindividualit immediata, casa genere, cos e cos fatta , specificazione buona o cattiva55; dove il cos e cos fatta il medio, che fonda il convenire del predicato al soggetto o, se si preferisce, il concetto che media lapplicazione del concetto buono a questa casa, sulla base di una premessa implicita: se una casa ha la propriet di essere cos e cos fatta (ad esempio con certi criteri costruttivi, con limpiego di certi materiali etc. etc.), allora una buona casa; ma questa casa cos e cos fatta; quindi una buona casa56. In un certo senso, qui Hegel si colloca nel solco della tradizione sillogistica e della questione dellinventio medii. Per altro verso, si tratta di
G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 763. Cfr. G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, cit., p. 173. 56 Questo giudizio apodittico, il cui terzo termine mediatore fornisce i fondamenti del giudizio, esplicitando perch la casa buona, essenzialmente un sillogismo. Ci vale a illustrare per noi lidea inferenzialista di Hegel per cui in virt dellappartenenza a schemi di giustificazione inferenziali che un giudizio un giudizio: idea che Hegel esprime con laffermazione che il sillogismo la verit del giudizio (P. Redding, Esplicitare linferenzialismo di Hegel, in Hegel contemporaneo, cit., p. 508).
55 54

588 Francesco Berto

una tesi che ha qualche analogo nella metalogica contemporanea. Ad esempio, il teorema di Craig o di interpolazione per la logica elementare stabilisce che se e limplicazione non banale (ossia non e non ), c sempre nel vocabolario comune ad e una for mula , detta interpolante, tale che e . Intuitivamente, ci vuol dire che in unimplicazione non banale devono sempre contare informazioni su concetti implicati dallantecedente, e implicanti il conseguente57: e questo per lappunto ci che a tema nel nostro modello olistico. Ho accennato in precedenza al fatto che la relazione fra concetti, espressa dagli enunciati hegeliani della forma der (die, das) t1 ist der (die, das) t2 e der (die, das) t1 ist t2, transitiva. interessante notare che la transitivit solitamente sfruttata da Hegel proprio enfatizzando la posizione del medio. La forma in cui Hegel mette argomenti del genere: se il t1 (il) t2, e il t2 (il) t3, allora il t1 (il) t3, di solito : il t1 , come t2, il t3 (ad esempio: [l] indipendenza [della propriet] in pari tempo come questa unit negativa il ristabilito qualcosa della forma di cosa)58. Oppure: il t1, in quanto il t2, il t3 (ad esempio: [La] cosa, in quanto si determinata come il nesso semplicemente quantitativo delle materie libere, lassolutamente mutabile)59. Ma la nozione hegeliana di mediazione (Vermittlung) chiaramente connessa a quella di negazione determinata. Le relazioni che mediano i concetti sono anzitutto i rapporti di codeterminazione olistica attraverso esclusione intensionale, o modalmente forte: il concetto che mediato quello che determinato attraverso un altro concetto, in quanto altro rispetto ad esso, ossia ne la negazione, ma altro dellaltro, ossia ne negazione determinata. Il paradigma della Vermittlung proprio il termine medio del sillogismo. Si capisce allora perch, per Hegel, non solo si deve dire che tutte le cose sono un giudizio, ma anche che ogni cosa un sillogismo (Alles ist ein Schlu)60. E lo schlieen, il passaggio alla conclusione del sillogismo, un ausschlieen, un escludere. La determinazione degli oggetti mediante predicazione, attribuzione di propriet che si manifesta nel giudizio, si lega alla determinazione delle propriet attraverso le relazioni inferenziali fra i giudizi che si manifestano nel sillogismo: e questa determinazione consiste anzitutto nellesclusione intensionale, nelle relazioni di negazione determinata, fra i concetti in cui le propriet consistono. Concludere (determinare) escludere, perch determinatio est negatio.
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Cfr. E. Casari, Introduzione alla logica, Torino, Utet, p. 194 e p. 244. G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., p. 551. 59 Ibidem, p. 553. 60 G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, cit., p. 174.

Uninterpretazione analitica della dialettica hegeliana 589

Infine, la determinazione del significato dei termini concettuali, cos come la loro padronanza, questione di gradi. Come ha affermato Brandom, in questo modello inferenzialista la comprensione di un contenuto proposizionale (lafferrarlo) non viene presentata come laccensione di una luce cartesiana, ossia non una situazione tutto-o-niente61. Ci vale sia per i concetti categoriali che Hegel ha anzitutto in vista, che per i concetti ordinari. Per lesperto di metallurgia il concetto empirico di tellurio assai pi determinato che per il profano: egli, cio, possiede una quantit di postulati di significato che connettono variamente quel concetto ad altri, sicch sa cosa segue dal fatto che una certa porzione di materia qualificabile come del tellurio, e cosa non ne segue: conosce le propriet chimico-fisiche di quel metallo, sa come lo si pu impiegare, etc. Similmente, il filosofo che si occupa a tempo pieno di teorie della verit possiede una quantit di specificazioni del concetto categoriale-filosofico di verit, a ognuna delle quali pu far corrispondere una teoria piuttosto articolata. Sa che, in una certa accezione, vero designa una propriet di enunciati, e in una certa altra una propriet di intere teorie i cui enunciati costituenti hanno certe relazioni di connessit o interdeducibilit interna. In unaltra accezione ancora, vero un modificatore nominale che esprime un certo grado di vicinanza o conformit di un oggetto a un concetto che esso istanzia; e cos via. La nozione di verit molto pi articolata e precisa per lui che non per il parlante comune. Eppure, egli stesso sa che le teorie da lui studiate muovono dalluso dellespressione vero nel parlare ordinario, dove, come direbbe Hegel, il concetto filosofico di verit opera in modo istintivo, presente come un noto [che] non gi perci conosciuto62. Tutto ci potrebbe ricordare qualcosa di vagamente prossimo alla prospettiva putnamiana sulla divisione del lavoro linguistico. In generale, si tratta di una posizione semantica secondo la quale il grado di individuazione del concetto pu variare, in base alle differenti competenze linguistiche in gioco; ossia, in base alla padronanza delle relazioni olisticheinferenziali che connettono quel concetto ad altri; ossia ancora, in base al numero e alla variet di postulati di significato condivisi di cui il parlante consapevole. Hegel avrebbe probabilmente trovato molto interessante lidea che il significato dei termini concettuali, come uomo, tigre, olmo, faggio, sia determinato olisticamente, nelle relazioni semantiche esplicitate dalle nostre teorie condivise. Ma avrebbe aggiunto che la consapevolezza di ci laspetto peculiarmente filosofico della cosa. Che solo questa consapevolezza assegna un posto non casuale alle varie produzioni del Geist. E che lacquisizione di tale consapevolezza lufficio
61 62

R.B. Brandom, Articolare le ragioni, cit., p. 70. G.W.F. Hegel, Scienza della logica, cit., pp. 11-12.

590 Francesco Berto

della logica speculativa, anzi il pi alto compito logico. Come una volta ha detto Nelson Goodman: lo scienziato pratico fa il lavoro, ma il filosofo che tiene i libri63.

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N. Goodman, Problems and Projects, Indianapolis, Bobbs Merrill, 1972, p. 168.