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Libro: Antropologia Teologica

Autore: Luis Fernando Ladaria


Capitolo II: L’uomo chiamato all’amicizia con Dio e peccatore Pagine: 203-306.

Dio ha voluto l'uomo per sé fin dal primo momento che l'ha creato, e l'uomo ha rifiutato questa
comunione.
il problema della grazia e del peccato nel quale l'uomo e stato coinvolto fin dal principio.
primato della grazia prima e l'ultima parola di Dio e senza la quale non possiamo comprendere che il
peccato stesso.
Dio che da all'uomo tre doni:
1. i «naturali»: corrispondono alla natura dell'uomo in quanto tale.
2. beni soprannaturali: l'amicizia con Dio e la grazia, che chiama alla divinizzazione e alla visione
beatifica. Sono cui beni ai quali la natura umana non ha alcun diritto.
3. doni preternaturali: da una parte non sono esigiti della natura in quanto tale e d’altra parte la
perfezionano nella sua stessa linea, senza che per sé stessi presuppongano la comunione intima con
il creatore.
I primi padri non hanno perduto i doni “naturali”, la bontà della creatura di Dio permane.
Gn 2,8= l’espressione di una elevazione dell’uomo ad uno stato superiore a quello che gli
appesterebbe per la sua origine terrena.
L’uomo deve vivere in relazione di libera obbedienza a Dio. e distruggersi sé stesso nel momento in
cui vuole ribellarsi ad essere come Dio. non si tratta del fatto che l’uomo nel paradiso sia perfetto, o
che la sua vita sia un semplice godimento dei beni ricevuti senza onerosità di alcun tipo.
Nel racconto biblico si vuole porre in rilievo soprattutto la possibilità che Dio ha offerto
all’uomo di conseguire la pienezza nell’obbedienza e nel servizio. La radice della perdizione sta
nell’abbandono di questa attitudine.
L’autore Jahvista vogliono esprimere uno stato di vita nell’amicizia con Dio e l’armonia con le
creature.
Nel N.T si vuole far vedere come senza la grazia di Cristo non è possibile l’armonia interiore.

Lo stato originale: secondo la tradizione e il Magistero


il paradiso esclude il peccato ed è luogo di intimità con Dio.
① Adamo prima la caduta possedeva solo i beni naturali. Alcuni pensano che dal primo istante si
trovò nella grazia. Alcuni che era necessaria una preparazione per possederla. Questo sono gli
autori come: Pietro Lombardo, Bonaventura, Alberto Magno.
Santo Tomasso: il quale afferma che l’uomo fu creato sin dal primo momento con i beni naturali e
la grazi, perché la sottomissione del corpo all’anima e delle forze interiori alla ragione di cui godeva
Adamo era già frutto della grazia, poiché diversamente questa armonia si sarebbe mantenuta dopo la
caduta.
Solo la grazia e l’amicizia con Dio possono garantire l’armonia interna dell’essere umano.
Secondo il Concilio di Trento:
I. Canone: lo stato dell’uomo prima del peccato viene definito come di santità e giustizia, e anche
di innocenza. La trasgressione porta la perdita di questi elementi ma anche la morte. Per cui
rimane chiare che l’uomo possedeva la capacità di non morire.
Il concilio di Trento nel suo preambolo che già ci mette in considerazione su chi fa la sua opposizione:
1. Lutero
2. Cattolici= Erasmo chi diceva come Pelagio che il peccato occorreva per la trasmissione a
imitazione.
II. Canone: Si afferma come lo fa il concilio di Orange che Adamo intero nel suo corpo e nella
sua anima, è cambiato in peggio.
Gli effetti del peccato d’Adamo si tramettono alla sua discendenza, questi sono la perdita della santità
e della giustizia originali. Il peccato e la morte dell’anima. il Concilio toma come riferimento Rm
5,12.
III. Contiene un elemento più importante: la assoluta necessità di Cristo per la salvezza, e in
concreto per la remissione del peccato originale che, secondo il canone due si tramette a tutti
gli uomini. La remissione di Cristo si applica a adulti i bambini, mediante il sacramento del
battessimo.
Tre affermazioni sul peccato originale: 1) è uno nella sua origene. 2) si trasmette per
propagazione e non per imitazione 3) è in ognuno come proprio.
La situazione del peccato è, di conseguenza, qualcosa di previo alla decisione e alla volontà
del uomo. At 4,12; Gv 1,29; Gal 3,27.
IV. Si tratta principalmente de fondamento e la giustificazione della prassi ecclesiale del
battessimo per i bambini. Rm 15,12= in virtù di questo principio i bambini che non hanno
potuto peccare personalmente, sono battezzati per la remissione dei peccati «affinché in loro
si lavi per la rigenerazione ciò che hanno contratto per la generazione» Gv 5,3.
Trento conferma la condizione peccatrice di tutti gli uomini, prima di qualsiasi decisione
personale, e, di conseguenza, la necessità che riguarda a tutti, incluso i bambini, di Cristo
salvatore e redentore. Pagina 276. Finito primo paragrafo.
V. E il che più si oppone alla dottrina dei riformatori, di Lutero in concreto.
La grazia dello stato originale:
l’uomo è stato chiamato sin dall’inizio alla comunione con Dio. la prima parola di Dio sull’uomo è
l’offerta del suo amore e della sua grazia.
La priorità della grazia di Dio, manifestata già dal primo istante, si mantiene nel corso di tutta la storia
della salvezza. Questa grazia richiede e suscita la libera risposta umana.
Si è discuso che la grazia sia dada por Cristo: chiarimento= non sappiamo dell’esistenza da nessuna
grazia che non sia mediata da Cristo, che non derive della sua incarnazione, morte e risurrezione. In
Cristo si realizza il disegno da Dio sin dalla creazione del mondo. Solo in Cristo appaiono la pienezza
dell’uomo e i disegni di Dio su di noi. Sant’Ireneo dice che Gesù «portò tutta la novità»; la grazia
“originale” non può essere altro che un’anticipazione della sua pienezza. argomento della «Felix
culpa».
“I COSIDDETTI DONI PRETERNATURALI”
Possibilità di non morire e la integrità per assenza della concupiscenza.
L’immortalità: la morte appare come il massimo limite dell’uomo. per comprendere la nozione biblica
dell’immortalità dobbiamo tenere presente che la Scrittura ha un senso diverso a quello
semplicemente biologico. La morte el il segno dell’esclusione della comunità dell’alleanza, della
separazione del popolo eletto. Sono espressione dell’assenza dell’amicizia e relazione con Dio.
 Paolo parla in vari occasioni della morte come di un addormentarsi, metafora che mai viene
applicata alla separazione di Dio o morte eterna.
 Per gli scritti Giovannei la vita è Cristo e noi viviamo in quanto ci uniamo a lui; al contrario, la
morte è l’isolamento da Gesù.
Né nel N.T né in alcuno dei primitivi strati delle tradizioni di vita e morte vengono ridotte
all’aspetto biologico; la prima ha un marcato senso Cristologico e la seconda si pone in relazione
con la separazione da Dio e da Cristo.
«L’integrità o assenza di concupiscenza» la concupiscenza è per Paolo, la manifestazione della
forza del peccato che domina l’uomo ed esercita il suo potere su di lui. In questo senso la
concupiscenza è qual cosa con cui l’uomo, incluso il battezzato, deve fare i conti durante tutta la sua
vita.
K. Rahner= il punto di partenza che ha la concupiscenza non è solo il desiderio del male, ma piuttosto
ogni atto appetitivo, indeliberato, che precede la libera decisione dell’uomo. il peccato proprio o altrui
riduce la capacità di scelta del bene, sminuisce la nostra libertà come possibilità di sequela della
chiamata di Dio.
Alcuni aspetti della nozione Biblica del peccato
la nozione di peccato si riferisce essenzialmente alla relazione dell’uomo con Dio, alla sua situazione
che deriva della rottura dell’amicizia con lui, dell’infedeltà alla legge dell’Alleanza.
Il peccatore e colui che non ascolta la voce di Dio, colui che agisce contro l’alleanza e contro la pace
che ad essa consegue. Il peccato è così, nello stesso tempo che rottura con Dio, rottura con la comunità
e distruzione con l’armonia che in essa regna.
Il peccato è l’infedeltà dell’uomo il quale è stato disobbediente al comando divino e ha rifiutato
l’amicizia offertagli da Dio. questo si prende come punto di riferimento dell’umanità intera come
riferimento personale.
L’uso del verbo peccare nella lettera ai Romani sembra accreditare questa interpretazione, pare
riferirsi ai peccati concreti che gli uomini compiono. La forza del peccato manifesta nella morte, ha
come conseguenze le decisioni personali peccaminose di tutti gli uomini. Paolo non si sofferma sulla
descrizione del peccato d’Adamo. Gli è sufficiente sottolineare il suo influsso negativo universale,
che spiega l’universalità del peccato. a partire da Cristo si chiarifica la funzione e il significato di
Adamo. Non si può parlare dal peccato come si Cristo non esistesse.
prima di sant’Agostino d’Ippona
Adamo ci ha lasciato una eredità, la forza del peccato che ci domina; come conseguenza di essa tutti
commettiamo i peccati personali.
 Come Paolo Ireneo contempla la dottrina del peccato in funzione di quella della redenzione, e per
tanto Adamo come contrapposto a Cristo: per la disobbedienza di un uomo entro… […] perché
per Irineo è di fondamentale importanza l’unità del “plasma” = (por el contrario, para Ireneo, los
àngeles jamàs seràn, como el hombre, en unidad de espìritu con el Padre. La “asimilaciòn” a Dios
afecta solo al humano plasma; y no va implìcita en todo el acto libre creatural. Para Ireneo los
àangeles no son hechos como el hombre “a Imagen y semejanza de Dios” son espirìtus enviados
para ministerio a causa de los que heredaràn la salud. San Irineo toma como punto de
referencia para hablar de plasma Gènesis 2,7; 1, 26-27. La imagen y semejanza de Dios es el
cuerpo el plasma, las manos de Dios formaron la carne humana, esta semejanza, recièn serà
manifestada con la encarnaciòn del Hijo. Por el cuerpo del Hijo entenderemos lo que significa ser
imagen y semejanza. El plasma es lo que distingue al hombre del resto de la creaciòn, ya que es
lo ùunico en la creaciòn que formado directamente por las mismas manos de Dios. “Monografia-
sobre-la-Antropologia-de-San-Ireneo”).
Per Ireneo esiste una situazione universale di peccato, dalla quale nessuno è libero. Noi abbiamo
l’estesa carne lo esteso plasma di Adamo; esiste per tanto una solidarietà di tutti in lui, basse della
solidarietà nel peccato, ma che al tempo stesso è la condizione che fa possibile che lo stesso Cristo ci
salvi. Poiché in lui obbedisce a Dio lo stesso plasma che peccò. La dottrina del peccato originale
resulta incomprensibile senza la redenzione di Cristo.
 Per Gregorio di Nissa: nel peccato di Adamo vede il peccato di tutti gli uomini perché colpisce
l’umanità come un tutto.
 L’Ambrosiaster (Ambrogio) vede anche la differenza tra Adamo e Cristo, il peccato e la grazia:
il peccato regna per un tempo, “ad tempus”, mentre la grazia per l’eternità, “in Aeternum”.
Agostino e la controversia pelagiana
Secondo Pelagio: è preoccupato di salvaguardare la bontà della creazione e della natura, la libertà
umana, la capacità del bene che l’uomo ha. Pelagio prende in considerazione i peccati personali, che
riguardano la grande maggioranza degli uomini. Quelli che nascono dei genitori battezzati non
devono avere il peccato originale, se l’anima è creata direttamente da Dio, sola la carne, che proviene
dei genitori può meritare la pena non l’anima; se quest’ultima contrae il peccato resulta che Dio, che
perdona i peccati propri, imputa quelli altrui.
RIFLESSIONE SISTEMATICA: IL PECCATO ORIGINALE ROTTURA
DELL’AMICIZIA ORIGINALE CON DIO E CONSEGUENTE PRIVAZIONE DELLA
GRAZIA PER GLI UOMINI

Si tratta di integrare la teologia del peccato originale nell’insieme della rivelazione cristiana, mostrare
la sua coerenza con essa, e in particolare far vedere come questa dottrina non vada contra
l’universalità salvifica universale di Dio e l’universalità della redenzione di Cristo.
Un’altra spiegazione è come il peccato di Adamo sia presente in ognuno di noi come proprio.
La relazione che il dogma del peccato originale ha con il mistero di Cristo e con la chiamata all’unità
degli uomini.
a) L’unità di tutti gli uomini in Cristo: uno dei problemi che presentava la teologia del peccato
originale fino a poco tempo fa, è che questa dottrina si supponeva “anteriore” alla Cristologia e
alla soteriologia.
Il motivo che l’incarnazione è la redenzione del peccato originale, quindi il peccato diventa il motivo
dell’Economia della Salvezza. GESÙ NON è ALLORA LA MISURA DELL’UOMO.
Solo da Gesù Adamo riceve il suo senso. Se tutto sta creato in Cristo e verso Cristo, è difficile pensare
a qualche dimensione dell’amore di Dio e della sua grazia che non sia mediato da lui, anche prima
dell’Incarnazione. La grazia concessa al primo uomo, è sin dal primo istante, grazia di Cristo.
Possiamo comprendere che è il peccato: non è solamente la trasgressione di una legge del creatore
e anzitutto la risposta negativa dell’amore di Dio che vuole donarci il suo Figlio e ci chiama alla
figliazione in Lui e con Lui.
Senza Cristo gli uomini non possiamo realizzare la nostra vocazione divina, perché in lui si
fonda il disegno iniziale del Padre su di noi, senza di lui neppure possiamo superare la
condizione di peccato in cui l’umanità si è posta.
Nella figura di Gesù non possiamo superare questi due aspetti di capo e redentore.
b) La mediazione unica di Cristo e la cooperazione degli uomini alla salvezza
La solidarietà degli uomini richiede la cooperazione di tutti. Il corpo di Cristo si costituisce nella
diversità dei doni che ognuno riceve per il bene comune.
LG 62: Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio
di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio
è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì
suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte. La Chiesa non dubita di riconoscere
questa funzione subordinata a Maria, non cessa di farne l'esperienza e di raccomandarla al cuore dei fedeli, perché,
sostenuti da questa materna protezione, aderiscano più intimamente al Mediatore e Salvatore.
Per questa ragione gli uomini essendo immagine di Cristo, devono cooperare in diverso modo per
il bene degli altri.

c) Il peccato originale “originato”


1. Il punto di partenza: l’esperienza della divisione esterna e interna nell’uomo.
2. Il peccato “originale” come privazione della comunicazione e della grazia. A partire di
Adamo comincia la storia del peccato. il peccato personale può essere considerato come
l’inserimento, liberamente ratificato, in questa corrente di peccato che lui ha iniziato.
Si può intendere il peccato originale originato a partire di questa privazione della grazia voluta
da Dio come conseguenza della rottura della comunicazione d’amore e di beni che di fatto si
è prodotta nella storia.
Lo stato di privazione dell’amicizia con Dio e della comunione con Lui, sia esso frutto
della propria azione peccaminosa, che della mancanza della mediazione di grazia, riceve
della Scrittura e della Tradizione della Chiesa il nome di peccato. è la situazione
contraria all’amicizia con Dio e alla pace della sua presenza.
Avere conto della spiegazione della solidarietà con Cristo per la salvezza degli uomini.
È il peccato originale originato, cioè la nostra situazione attuale, questa ancora oggi già come
nella Scrittura, esige inevitabilmente la riflessione sull’origini, sulla causa della realtà
presente. Il peccato originale originato ci rimanda necessariamente al peccato originale
“originato”.
3. Il peccato originale nei bambini: il caso dei Bambini non deve costituire l’asse dello studio
del peccato originale
È nel peccato personale dove si manifesta la mancanza nel grado maiore della mediazione
positiva di grazia, la solidarietà NEGATIVA IN ADAMO.
Se tutte gli uomini sono peccatori, se la forza de peccato riguarda a tutti, anche i bambini lo
sono, anch’essi sono vittime di questo potere del male.
In quanto membro della comunità peccatrice è peccatore e bisognoso di redenzione, sebbene
non abbia peccato personalmente. Per questo l’importanza del Battesimo.
Con l’inserimento sacramentale nell’ambito di Cristo e della Chiesa il bambino riceve la
mediazione di grazia e di presenza di Dio che l’ambito nel mondo gli aveva negato. Così si
cancella per la RIGENERAZIONE ciò che si è contratto per la GENERAZIONE.
Secondo Sant’Agostino i bambini morti senza il battesimo vanno all’inferno.
Nel Medioevo: la penna del peccato originale è la penna di danno. Non possono vedere il
volto di Dio. “limbus inferni”.
Secondo Tommaso, se il bambino è privato della visione di Dio, ma si è morto non ha potuto
lavorare per guadagnarla. Per lui il dono di Cristo supera il peccato di Adamo. Inoltre l’anima
del bambino in questa condizione, anche se non è unita a Dio per la gloria, lo è per i beni
naturali.
Il destino dell’uomo esistente si gioca sempre e solo nel piano “soprannaturale” non in quello
di una ipotetica natura pura.
chi non raggiunge la comunione con Dio in Cristo rimane radicalmente frustrato,
senza che possa venire in suo aiuto una “felicità naturale” suppletiva.
Il modo in cui il bambino nasce, segnato certamente dal peccato, non solo è stato creato in
Cristo, ma da Lui è stato anche riconciliato.

d) L’origine del peccato e la sua universalità. Il peccato originale “originante”


1. Il peccato originale spiegato in chiave evolutiva: il male, il dolore fisico, l’orrore morale, si
introducono nel mondo in virtù del essere partecipato.
2. Il peccato nel mondo: nella teologia moderna è posta la questione se la “eredità” del peccato e la
privazione di grazia che caratterizza l’esistenza di ogni essere umano che viene in questo mondo
sia determinata soltanto da un peccato iniziale o a causa del peccato commesso di tutti gli uomini.
La teologia cattolica propende per questa seconda possibilità.
3. Peccato di Adamo e “peccato del mondo” dobbiamo pensare che ogni peccato in maior e minor
misura interrompe la mediazione di grazia. Priva gli altri del dono di Dio che è per tutti, del
contributo irrepetibile di ognuno alla pienezza del corpo. Non siamo solo vittime del peccato degli
altri, anche gli altri sono vittime del peccato nostro. in questo senso il peccato di Adamo si ha
costituito a tutti peccatori. TEMA DELLA LEZIONE GIORNO 07-12-2017.
e) Le conseguenze del peccato originale dopo il battesimo
Nel battesimo l’uomo viene pienamente rinnovato e scompare da lui tutto ciò che è motivo di
peccato. affermazione chiara del C. Trento.
f) La mediazione per il bene
La situazione di disgrazia in cui l’uomo si trova non è mai l’unica determinante della sua relazione
con Dio. c’è anche la mediazione della grazia di Cristo; l’amore di Dio non abbandona mai l’uomo
in questa vita. La mediazione della grazia si realizza e si rende visibile nella Chiesa e nei
sacramenti, soprattutto in quello del battesimo.
Pero insieme a questo aspetto negativo c’è sempre l’inizio nuovo dell’amore di Dio nella forma
del perdono che ci rivela fini in fondo il cuore misericordioso del Padre.