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La Meditazione della Rosacroce

Postato il 10 marzo 2014 di Giorgio Tarditi Spagnoli


Sandro Parise – Rosacroce
Dall’Esaltazione della Santa Croce alla Meditazione della Rosa+Croce

Chi ha posto le Rose sulla Croce?


Chi ha unito l’Amore alla Conoscenza?

Quando meditiamo sul passaggio dalla nera Croce della sofferenza e della morte,
alla viva Rosa+Croce della Resurrezione;

Quando in noi stessi sbocciano le sette rose rosse che prima erano timidi boccioli
spuntati sul nero legno mineralizzato;

Quando i sette metalli vengono sublimati l’uno nell’altro, di sacrificio in sacrificio,


e tutti insieme nell’Oro dei Filosofi;

Allora e solo allora, l’Amore si unirà in matrimonio alla Conoscenza e così dentro
come fuori.

… Da un sentimento nuovo è penetrato quando l’immagine s’erge innanzi agli


occhi: vede la croce avvolta dalle rose. Chi ha posto quelle rose sulla croce?

– da “I Misteri” di Goethe

Centrale al lavoro meditativo antroposofico è la Meditazione della Rosacroce data


da Steiner stesso nelle sua La scienza Occulta nelle sue linee generali (1910). I
Rosacroce, la cui attività esoterica risale già al XIII secolo, impiegavano simboli
non esistenti di per sé nella Natura, bensì composti, così che il pensare
materialistico non potesse avvicinarsi. Le rose di fatto non si trovano
necessariamente associate ad una croce fatta di legno bruciato, e dunque sebbene
i singoli elementi possano essere acquisiti per mezzo dei sensi ordinari, non è
possibile per quanto riguarda la loro composizione, dal quale sorge il significato
spirituale. Così lo sforzo di immaginare un simbolo del tutto sovrasensibile
permetteva di slegare le forze di pensiero dal supporto fisico del cervello per
permettere di giungere al pensare libero dai sensi.

Rudolf Steiner scelse di inserire ne La Scienza Occulta il simbolo della Rosacroce


di sette rose poiché egli stesso fu iniziato in una Cerchia Rosicruciana. La
Blavatsky scrisse l’Iside Svelata per l’ispirazione di Christian Rosenkreutz il quale
la aiutò a fondare la Società Teosofica a New York nel 1875, ovvero 90 anni dopo
il suo ritorno dall’Oriente dal quale si era ritirato nella sua incarnazione quale
Conte di St. Germaine nel 1785. Successivamente, la Blavatsky finì sotto il
controllo di esoteristi orientali decaduti i quali inserirono un potente impulso
anticristiano nella sua monumentale La Dottrina Segreta. Intorno al 1900 la
Cerchia Rosicruciana affidò a Rudolf Steiner il compito di cristianizzare la
Teosofia fondata da Helena Petrovna Blavatsky per mezzo dell’impulso
Rosacroce, riconducendo così la Società Teosofica in seno all’esoterismo
occidentale a cui originariamente apparteneva. Questa fu la sua missione che
culminò con la fondazione del Servizio di Misraim o Mystica Aeterna, ovvero la
Seconda e Terza Classe di quella che diventerà nel 1913 la Società Antroposofica.

Possiamo qui citare nella sua interezza la meditazione originariamente data da


Steiner:

Citerò ora un solo esempio della concentrazione interiore in una


rappresentazione simbolica. Anzitutto occorre che tale rappresentazione venga
costruita nell’anima, e ciò può farsi nel seguente modo. Rappresentiamoci una
pianta radicata nel suolo, che caccia fuori una foglia dopo l’altra e si sviluppa
finalmente nel fiore. Immaginiamoci ora un uomo a lato di quella pianta, e
suscitiamo nell’anima nostra il pensiero che l’uomo ha capacità e facoltà più
perfette di quelle della pianta; occorre riflettere come egli possa recarsi qua o là a
seconda dei suoi sentimenti e della sua volontà, mentre la pianta è vincolata al
suolo. Ma ci si dica ora anche questo: «Sì, certamente, l’uomo è più perfetto della
pianta; ma scopro in lui delle qualità che mancano nella pianta, e per tale ragione
essa mi appare, sotto un determinato punto di vista, più perfetta dell’uomo.
L’uomo è pieno di desideri e di passioni alle quali uniforma la sua condotta. Posso
affermare veramente, che i suoi desideri e le sue passioni lo trascinano a molte
aberrazioni. La pianta invece segue le pure leggi della crescita di foglia in foglia,
essa schiude senza passione i suoi fiori ai puri raggi del Sole».

Posso dire a me stesso: l’uomo gode di una certa perfezione rispetto alla pianta,
ma per acquistarsi questa perfezione ha dovuto permettere che oltre alle forze
pure che vedo nella pianta, gli istinti, i desideri e le passioni penetrassero nel suo
essere. Io mi rappresento ora che il verde succo scorre attraverso la pianta ed è
l’espressione delle leggi pure e prive di passione della crescita; mi rappresento
poi, come il sangue rosso scorra attraverso le arterie dell’uomo, e in esso vedo
l’espressione degli istinti, dei desideri e delle passioni.

Queste idee devono divenir viventi nella mia anima. Mi rappresento, inoltre, come
l’uomo sia capace di evoluzione; come egli possa purificare i suoi istinti e le sue
passioni per mezzo delle facoltà superiori della sua anima. Penso come in tal
modo gli elementi inferiori di questi istinti e di queste passioni rimangano
annientati e quelle qualità purificate rinascano sopra un gradino superiore. Il
sangue potrà quindi rappresentare l’espressione degli istinti e delle passioni
purificate. Allora con lo sguardo spirituale considero la rosa e dico a me stesso:
«Nel succo rosso della rosa vedo il colore del verde succo della pianta trasformato
in rosso; e la rosa rossa segue, come la foglia verde, le leggi pure, scevre di
passioni, della crescita. Il rosso della rosa può ormai diventare per me il simbolo
di un sangue, in cui si esprimono gli istinti e le passioni purificate, che hanno
eliminato i loro elementi inferiori, e nella loro purezza uguagliano ormai le forze
che sono attive nella rosa rossa». Devo ora elaborare tali pensieri, non soltanto
nella mia mente, ma farli vivere nel miei sentimenti. Può invadermi un sentimento
di beatitudine, quando mi rappresento la purezza e la mancanza di passione della
pianta crescente; posso creare in me il sentimento che determinate perfezioni
superiori debbano essere acquistate al prezzo di brame e passioni. Questa idea
può trasformare la beatitudine che prima sentiva in un sentimento più serio,
mentre può destarsi allora in me un senso di felicità liberatrice, se mi abbandono
all’idea del sangue rosso che, come il succo rosso della rosa, può diventare il
veicolo delle pure esperienze interiori. È importante non restare impassibili di
fronte ai pensieri, che servono alla costruzione di una rappresentazione
simbolica. Dopo essersi dati a questi pensieri e sentimenti, occorre trasformarli
nella seguente rappresentazione simbolica.

Ci si rappresenta una croce nera. Questa deve essere il simbolo degli elementi
distrutti, inferiori, degli istinti e delle passioni, e là dove le braccia della croce si
incrociano, bisogna raffigurarsi sette rose raggianti, ordinate a forma di circolo.
Queste rose saranno il simbolo del sangue che esprime le passioni e gli istinti
purificati. Ora, è una rappresentazione simbolica di questo genere che deve essere
evocata nell’anima, nel modo già descritto per la rappresentazione di un ricordo.
Tali rappresentazioni hanno forza risvegliatrice, se interiormente ci si immerge
in esse. Mentre ci si concentra, bisogna cercare di escludere ogni altra
rappresentazione. Soltanto il simbolo appunto caratterizzato deve dimorare
spiritualmente nell’anima, con la maggiore vivacità possibile.

Perché l’influenza di un tale simbolo dipende dal fatto di essere stato costruito nel
modo descritto, prima di servire alla concentrazione interiore. Se si evoca quel
simbolo nella nostra anima, senza aver eseguito tale lavoro di costruzione, esso
rimarrà freddo e molto meno efficace, come se gli mancasse la forza vivificatrice
animica che gli proviene dalla preparazione. Durante la concentrazione, però, non
bisogna richiamare nell’anima i pensieri che hanno servito a preparare il simbolo,
deve aleggiare spiritualmente nell’anima unicamente l’immagine vivente del
simbolo, e all’unisono con essa deve vibrare nell’anima il sentimento, che è
risultato dai pensieri preparatori. Così il simbolo diventa un segno accompagnato
da una esperienza del sentimento; l’effetto viene appunto esercitato dal
soffermarsi dell’anima in questa esperienza.

Quanto più a lungo vi si può trattenere senza essere disturbata da altre


rappresentazioni, e tanto più risulterà efficace l’intero processo. Nondimeno è
bene, perché il sentimento non si affievolisca, che, oltre al tempo effettivamente
dedicato alla concentrazione, vengano spesso rievocati i pensieri e i sentimenti
che hanno servito nel modo appunto descritto a costruire tale immagine. E quanto
più pazienza si applica in tale ricapitolazione, tanto più l’immagine risulta efficace
per l’anima. Un simbolo come quello descritto non rappresenta nessuna cosa o
essere esteriore, nessun prodotto della natura; per questa ragione appunto esso
possiede la forza di destare determinate facoltà interiori.

Propedeutico alla Meditazione Immaginativa Antroposofica vi è lo stato di


Concentrazione, la quale si raggiunge per mezzo dei 6 Esercizi Fondamentali.

La meditazione della Rosa+Croce è stata pubblicata ne La Scienza Occulta, dunque


è stata da subito disponibile per il proprio sviluppo occulto nell’ambito dell’Opera
Omnia dunque resa disponibile a tutti coloro che vogliano interessarsene, gli
Uomini di Buona Volontà. Dunque, non temete: chi non è pronto ad accoglierla
non sarà in grado nemmeno di vederla.

Steiner diede alcuni versi mantrici sulla Rosacroce entro la Sezione Esoterica
italiana al suo Giovanni Colazza:

Nel segno della Croce


Circondata di Rose
Vediamo, sentendolo,
Il risveglio dello Spirito del Mondo
Dalle profondità dell’Anima.
Si staccano dalle profondità dell’Anima
Le forze nascoste del Mistero.
Forze che agivano nel Principio,
Forze che devono agire alla Fine,
Forze nelle quali
Noi pensando siamo,
Nelle quali
Noi amando viviamo,
Nelle quali
La devozione respiriamo.

– Rudolf Steiner

La Meditazione della Rosacroce permette la purificazione del corpo astrale,


rappresentato dai boccioli delle sette rose, che vanno a fiorire divenendo sette
rose rosse. La fragranza della rosa rappresenta il continuo sacrificio che la rosa
compie in dono delle potenze spirituali superiori. Il colore rosso ricorda il sangue
dell’uomo, pur essendo casti esseri viventi, privi della brama luciferica che
pervade il corpo astrale da dopo l’ingresso delle forze luciferiche nell’evoluzione
terrestre con la Cacciata dal Paradiso nell’Era Lemurica. L’uomo stesso, se non
fosse caduto nella tentazione luciferica non sarebbe divenuto visibile nel suo
corpo fisico, ma la sua corporeità sarebbe arrivata al massimo alla consistenza del
profumo della rosa.

Il fantoma è il corpo fisico archetipale creato per mezzo del sacrificio dei Troni
sull’Antico Saturno. Per capire cosa sia, bisogna distinguere tra ciò che è fisico e
ciò che è sostanza elementare: la sostanza elementare è tenebra. Questa da dopo
la Cacciata dal Paradiso è come se “riempisse” la struttura fisica composta di solo
calore. Il fantoma è un corpo fisico non elementare. Il profumo della rosa è
appunto, l’elemento sulforico, di calore che promana dalla pianta. È in questo
elemento del calore che intesse il pensare libero dai sensi. Così, durante le vette
della Meditazione saremo come fiori che offrono in sacrificio il proprio essenziale
profumo al mondo spirituale.

Qui potete leggere un articolo sul Maestro di Saggezza Christian


Rosenkreutz

In questo articolo potere approfondire la Via di Iniziazione Rosicruciana

Al fine di rendere sempre più vivido questo potente simbolo della Tradizione dei
Misteri Occidentali, ecco a voi un aiuto, l”Immaginazione della Rosa+Croce:

Immaginazione della Rosa+Croce

Immaginiamo una croce di legno che, sorgendo dal basso, si issa verso i cieli,
arrestandosi d’improvviso quando orami svetta sulla tenebrosa roccia, il Monte
del Cranio, lì rimane quale monito dell’impotenza della materia, che muore e
finisce come tutto ciò che è nato: essa ora brucia con dolore, divorata dalle
fiamme. Il legno è ora nero carbone, un minerale.

È nell’oscurità del carbone che punti di luce, una fiamma nascosta, risorge in
sette centri: lo scintillio aumenta e schiude ed irradia secondo cinque triangoli
intrecciati. Rossi di calore. Dapprima pentagonali, man mano si dischiudono
intrecciandosi: ecco che dal pentagono inverso nasce il pentalfa eretto della
quintessenza.

Sono rose rosse sulla croce nera, che quando arrivano a traboccare della loro
stessa accalorata luce trasudano una lacrima di rugiada rossa: questa è sangue
che stilla, è una lacrima di sacrificio per il mondo.
Ma quando queste sette gocce raggiungono la terra, lo stesso minerale dalla
quale la croce si è issata in tutto principio, un grido di gioia riempie la materia, e
l’eco passa da roccia a roccia e l’attraversa, la rende sempre più fine. La roccia
diviene luce intessuta di coscienza. Il grido è la gioia degli spiriti elementali che
riconoscono il volto del Risorto.

È il Verbo fatto carne che trasmuta gli atomi della terra in forze eteriche. Sofia-
Maria coi piedi sulla mezzaluna, schiaccia il capo del Serpente, il suo sangue è
luce che si libra nel mondo plasmante dell’eterico.

Quando la materia si dirada, vediamo attraverso un nuovo chiarore: è


l’intelligenza di Michele la cui luce rischiara tutto ciò che prima era luce
condensata nel serpente, oscurità. Poi finalmente là, dove la materia ha lasciato
spazio allo spirito, scorgiamo l’amorevole sguardo del Figlio dell’Uomo e noi
stessi nei suoi occhi.
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