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Hegel e il disitto 1. La posizione di Hegel di fronte al disitto @ ambigus, Questa ambiguita deriva da diverse ragioni. La prima di que- ste, com’® stato pi volte osservato, @ terminologica, Nell’o- peta principale, Lineamenti di flosofia del dirito, il termine adititton (Recht) & adoperato per indicare tanto una parte del sistema ~ il diritto astratto, che & poi il diritto propria- mente detto, il diritto, per intenderci, dei giuristi -, quanto il sistema nel suo complesso, comprendente, oltte il dititto insengo siretio, tate le matetie tradzionalmente comprese nella filosofia pratica (ovvero, economia, politica e morale). Quando Hegel dice che «il sistema del dititto & il regno del- Ia libertd realizeata> usa il termine in senso ampio ¢ impro- prio, tanto da comprendetvi, oltre il diritto in senso proprio, la moralita e Peticitd, «Diritto» dungue indica, secondo i contesti, ora una parte ora i tutto, Del resto, Io stesso Hegel ne perfettamente consapevole ¢ lo fa nofare, li dove, do- po aver definito il diritto (in senso ampio) come «Pesisten- za del volere libero» aggiunge: «il quale [diritto] non & da ptendere solo come il ristretto diritto dei giuristi (els das be- schriinkie juristische Recht) ma come tale che comprende tut- te le determinazioni della liberti»’. Dove ’, il novello Teseo, riecheggiando Vinvocszione del Principe, di cai poche pagine innanzi ha assunto le difese contro Pipocrisia moralistica dei derrattori. Mentre i giusnaturalisti avevano fatto derivare lo stato nien- temeno che da un atto giutidico, come il contratto, Hegel lo fa derivare dal fatto di una volontd creatrice, Basti questo commento: «Gli uomini sono cost stupid che, quando il Toro animo si riscalda d’entusiasmo, essi non sanno vedere, ali I8 dei fantasmi ideal del salvataggio disinteressato del- Ja libertA politica e di coscienza, quella verita che sta nella potenza>’. 11 diritto orgonizza e quindi rende stabile la po- tenza: ma? la potenza che fonda il ditittoe lo stato. 7. Sembra dunque che Hegel non abbia voluto affrontare di petto il problema del diritto, se non — come ha fatto nel saggio sul dititto naturale ~ per liberarsene. Semplicemente, ha dovuto fare i conti col dititto privato, quando ha cercato di dare una prima sistemazione ella materia economica, ¢ col diritto pubblico entrando vigorosamente in una battaglia po- Titica, Con Ia conseguenza che, anche a causa della diversa materia cui Puno e Paltro rispettivamente si applicano, ¢ del- Ia loro diversa funzione, diritto privato e diritto pubblico zimangono nettamente separati, tanto da rendere poco cre- dibile Vappartenenza allo stesso geaus. TI momento costitu- tivo del diritto privato & il riconascimento, quello del diritto pubblico Porganizeazione': cié-vuol dite che un fatto mera- mente economico, come il possesso, diventa giuridico quan- do & avyenuto il riconoscimento da’ parte degli altri del mio rapporto esclusivo con Ia cosa; un mero fatto come La forza diventa diritto quando essa attraverso un'organizzazione per- 4 Thi, p.a33 © Thid. p. 795 i orsivo® mic ' Termine Organisation ® frequents nel lessico hegeliano, cl ricoeten- te in ogni contest in cl si pani dello stato in quanta opposto alla soit ‘vile eal dixtto private, 4 STUDI HEGELIANE manente & concentrata e messa al servizio di un popolo, Con- dizione di attuabilita del diitto privato 2 Peguaglianza (se pure formale) delle parti; del dititto pubblico, la disegua- slianza, Il divitto privato regola rapporti tra singoli allo sco- po di rendete possibile Ja teciproca coesistenza; il disitto pubblico regola i rapporti trail tutto e le parti, o delle parti fra loro nell’ambito di un tutto, per rendere possibile Pest stenza e la sopravvivenza della stessa totaliti, Di questa versit Hegel ha piena coscienza. Anzi proprio dalla colloca- zione delf'uno e del? altro in diverse sfere dell'universo dei rapporti sociali, nasce uno dei motivi ricorsenti della pole- mica hegeliana contro i giusnaturalisti: il non aver ricono- sciuto la differenza di piani su cui diritto privato ¢ diritto pubblico si collocano, ha condotto alla confusione dell’ uno con Paltto,e piti precisamente alla riduzione del diritto pub- blico al dititto privato, o alla pretesa di spiegare il diritto pubblico col diritto privato, mentre, se mai, & vero il contra- tio. Nel sopravvento del dititto privato sul dititto pubblico Hegel vede storicamente una causa di disgregazione della totalita, un cammino inverso a quello che gli stati tedeschi dovrebbero petcorrere per risalire a china della fatale deca- denza cui sembrano destinati. Nel saggio sulla costituzione tedesca il motivo fondamentale della dlecadenza della Ger- mania & visto nel fatto che i rapporti tra i principi tedeschi son diventati vie piti rapporti di diritto privato mentre do- vrebbero essere di diritto pubblico, sono cio’ rapporti di cocsistenza reciproca delle parti, mentre dovzebbero esseze rapporti di subordinazione di sutte le parti a un tutto. Sin dalle prime battute: «Il dititto pubblico tedesco 2 [,.J, pro- priamente parlando, un diritto privato» , Che sia diritto pri vato significa che manca «un'organizzazione del tutto». Nell'climinare 1a confusione tra diritto privato e dititto pubblico Hegel non vuole soltanto separare due sfere distin- te di dititto, ma insieme mostrare che il diritto privato deve essere subordinato al dititto pubblico. Un passo fra tanti: «Se si dice che non c’é nulla di pi saczo del dititto privato, hha pit digoita Ja grazia, che pud rinunziare al suo dititto, e il dititto dello stato, il quale ultimo, per poter sussistere, * Seria polite cit, p, 7. > Chr. Tintero cap, v Larganizesione giuridica (bid, pp. 53 98) co HEGEL BIL DIRITTO 47 deve necessatiamente impedire che il disitto privato si svk Iuppi fino alle estreime consegucnze: gia le tasse, che lo stato non pud fare a meno di esigere, sono un togliexe il diritto di proprieta» ‘, Questa continua lezione della storia, che po- ne sotto gli occhi del filosofo le funeste conseguenze del- Pemancipazione del dtito privato dal dtite pubblico, ren de tanto pi biasimevoli quelle teorie che hanno esaltato il iritto privato sino a famne il fondamento dello stato. Negli scrtti di Hegel Ia spregiudicata osservazione della realta sto- rica va di pati passo con la critica delle dottrine che attratte da nobili ma vaghe aspirazioni non tengono conto dei duri amoaestramenti della stozia. Nel saggio sul diritto naturale Ja lezione appresa dalla dissoluzione dell’impero tedesco si trasforma nella critica della dottrina del contzatto sociale, che ha osato introdurre il contratto, questo «rapporto subor- dinato» (e s'intende subordinato al dizitto pubblico), «nel- Vassoluta maesta della totalitA etican’, Sembra che agli occhi di Hegel non vi sia nulla di pid deleterio «nelPuniversale sistema dell’eticitay che il fatto che «il principio ed il siste- ma del diritto civile, che attiene al possesso ed alla proprie- to», di tanto si elevi sopra se stesso da «prendere se stesso [.uTper una totalita in sé incondizionata ed assoluta»’, ‘Appate chiaro sin d’ora che Hegel combatte non tanto il diritto privato in se stesso, di cui riconosce entro i limiti che il diritto pubblico gli assegna la funzione specifica, quanto la concezione privatistica del dititto che egli attribuisce, a torto © a ragione, ai giusnaturdlist Egli sifuta insomma la dottsi- na che eleva il dititto privato a categoria supzema del sistema del diritto e che a causa di cid non riesce a spiegare la realtt dello stato, cio’ la reat di una totalitd che & prima delle sue parti. 8. In questi primi abbozzi il diritto non 8 soltanto smem- brato tra fe altre categorie dello spirito pratico, come Peco- nomia ¢ la politica, ma anche degradato a categoria sccon- daria e parziale di fronte alla categoria unificante delleticith. 1 dl 2 Sail loo dl dito dtp 200 ‘Thi p03. 8 STUDI HEGELIANT Sin dal saygio sul diritto naturale, per tacere degli sctitti giovanili, il punto di partenza delle riflessioni hegeliane sul- la vita pratica non sono pitt gli individui singoli, ciot Pog- getto specifica su cui si sono esercitati sino allota giuristi, economisti, moralisti, ma quell insieme organicamente con- giunto di individui che & il popolo storicamente determinato con la sua religione, Ia sua arte, le sue tecniche, le sue leggi € i suoi costumi, in una paola con il suo e¢bos. Un popolo non & una somma di individui ma una totalita organica carat- tcrizzata da un particolare modo di vivere e di pensare, da un determinato sistema di regole di condotta, cui Hegel appun- to di il nome di eticiti. If popolo & una ¢toralit’ etica». In quanto totalitd ctica non & piti un artefatto, il prodotto arti- ficiale di individui sparsi e separati che si riuniscono in so- cictd per deliberata volont®, ma un fatto naturale, un pro- dotto della storia, o, se si vuole, dello spirito universale di ‘cui gli individui sono gli oscuri e spesso inconsapevoliese- cutori, Liinsufficienza del dititto si tivela proprio di fronte a que- sto radicale mutamento del punto di partenza, Cid che tiene insicme una totolitd etica, cid che fa di un insieme di indi vidui un popolo, non é il sistema giuridico, ma un legame pitt profondo che affonda fe sue radici nello ‘spirito del po- polo», di cui il sistema giuridico & una soltanto delle mani- festazioni, Le categorie di cui si vale il dizitto, con Ja loro astrattezza, con la loro tendenza al formalismo, al livella- mento del diverso, non servono a dar coato della pienezza della complessita della vita di un popolo, che comprende anche la sua religione, Ia sua arte, le sue tecniche, i stoi co- stumi. Un popolo é qualcosa di pid che una societ’ giuridica- mente regolata e organizzata: & un organismo vivente. Ogni popolo ha nella ricchezza delle sue determinazioni una den- sitd stotica in cui il giurista o il filosofo che si vale di cate- gorie giuridiche per comprendere Ia storia non & in grado di penetrare. Chi scambia il diritto per la suprema categoria della filosofia della societa e della storia si arresta alle so- alie di una realta pit profonda che sichiede ben altre sonde, J giusneturalisti, considerando la socict’ dal punto di vista del diritto, non hanno potuto far altro che apptodare alle ue astrazioni dello stato di natura e dello stato civile, sino ad arrivare, di asttazione in astrazione, a quella «vuctezza di ay | | HEGEL B11. DIREYTO 49 ‘uno stato internazionale e della sepubblica universale»', in cui si perduto Tintellettuslismo astratto di Kant. Cost fa- ‘cendo hanno reso impossibile la comprensione del movimen- to storico reale, nel quale non 2 mai esistito né Jo stato di natura, né lo stato civile derivato dal contratto sociale, e non sister’ mai quello stato civile universale in eui si dovreb- bero placare le tempeste della storia. 9. Dal saggio sul diritto naturule in poi la tensione tra disitto ed eticitd diventa uno dei motivi costanti del pensie- 20 di Hegel: nel contrasto il dititto rappresenta sempre il momento dell'astrazione, Peticita quello della concreterza vivente, Su questo contrasto di base ne corrono infiniti altr tra meccanismo e organicismo, tra aggregato di individui e popolo, tra rapporto formale e nesso sostanviale, tra rela- zéone reciproca e solidarict’. Eppure Hegel non ® un roman. tico, Hegel prende posizione contzo le ultime propaggini del giusnaturalismo non per distruggerlo ma pet inverarlo, per tecupetamne Vesigenza pit profonda, che & quella della ra- zionalita dello stato, e dunque, se & ben vero che il carattere costante del giusnaturalismo moderno & la razionalizzazione della vita sociale attraverso lo stato, per condutlo alle estre- me conseguenze. Con la differenza che Ia razionaliti di cut va in cerca Hegel non é il calcolo hobbesiano, ma & le ragio- ne oggettiva che si sivela nelle istituaioni storiche ¢ che come talenon & sopra ma dentro la storia. ‘Questa tensione appare in forma tutta spiegata, se pure non ancora nella forma della sua ultima soluzione, nella Fe- nomenologia dello spirito, in particolare nella sezione Lo spirito che contiene un abbozzo di filosofia della storia (an- che se la Fenomenologia non 8 una filosofia della storia 0 meglio non & soltanto una flosofia della storia): quivi la ca- tegoria del diritto appare per 1a prima volta sotto forma di «stato del disitto» (Recheszustand) come momento di tran- sizione fra lo spitito vero o eticit’ ¢ lo spirito estraniato a se stesso che ha inizio con il cristianesimo e si conclude con Tilluminisia e la rivoluzione francese. Da tener presente che Peticita di cui si parla nella Fenomenologia & ancora Veticit® * Ibid, p. 124 50 STUDI HEGELIANT immediata che ha la sua realtA storica nella famiglia ¢ nella polis, © catatterizza il mondo greco, Non @ ancora eticit& delle opere mature, concepita come Pultimo momento dello spitito oggettivo, che ha la sua figura stozica culiinante nel- ln stato modemno, ‘Tra repubbliche antiche e nascita del cri- stianesimo, lo stato di dititto copre il petiodo storico dell'im- pero romano, che & per Hegel, dai primi agli ultimi scritti, un periodo di decadenza, posto com’? fia la fine del mondo antico ¢ V’inizio del mondo modesno. Stato di dititto perché dalla dissoluzione della comunit antica in cui gl'individui sono uniti col tutto nasce Pindividuo indipendente conttap- posto ad altri individui indipendenti, non pitt membro di una comunitA ma persona astratta che non ha con le altre persone come Ini astratte se non un rapporto puramente for- mule di delimitazione della propria sfera privata rispetto alle sfere private altrui, rapporto in cui consiste Vesseniza stessa del dititto (naturalmente, del dritto privato che & per Hegel, come si & detto, il diritto per eccellenza), Su questa disgre- gazione della sfera publica e cosrispondente atomizzazione della societa prende il sopravvento il «signore del mondo» storicamente [imperatore romano, che governa dispotic mente: egli stesso persona singola, anzi «persona solitaria che si & posta di contro a tutti, onde «le singole persone sono sia Puna verso Valtra sia verso il signore in una relazio- nc soltanto negativay '. Come figura di un'etd di teansizione, il dtitto, in quanto diritto privato, rappresenta un momento niegativo dello sviluppo dello spirito (e della stotia), uno di uci momenti, sempre considerati negativi da Hegel, in cui avviene Ja scissione di un intero, una scissione senza recu- pero, o per Jo meno con un recupero soltanto formale (il di- ritto) ed effimero (il despota). 10, Lesame dell’atteggiamento di Hegel di fronte al di- titto sarebbe incompleto, e finirebbe per essere fuorviante, se non ci si rendesse conto delimpoztanza che nel sistema assume Ja figura della legge. Non et opeta, a cominciate da quella del periodo jenese, in cui il tema della legge non sia ‘tattato con patticolare insistenza, e non appaia, anche a una * Fenomenologie dello spirit cit. TT, pp. 4o © 42. Pe HEGEL # TL DIEITrO su lettura superficiale, come un tema di fondo. Hegel non & a differenza dei seguaci della scuola storica del diritto, un ado- ratore della consuetndine: Ie consuetudini, i costumi, sono una ptima manifestazione dell’ethos di un popolo, una sorta di ceticitA naturale», che trova il suo terreno di formaaione edi sviluppo in quella prima istituzione sociale che ¢ Ia fami- glia, Ma il movimento dell’eticica si compie nello stato in cui soltanto un popolo realizza il suo destino. E lo strumento ccon cui lo stato esprime la propria volonta non @ certo la consuetudine ma la legge. Beninteso, cid che fa di una legi- slazione il diritto del popolo & la capacitA che essa dimostra di esprimerne i costumi, di elevate il costume a dignita di yolonta riconosciuta ¢ cosciente. Ma solo quando il costume & diventato legge, la volonta dello stato si esprime compiu- tamente, Nel saggio sul diritto naturale Hegel auspica per Ja Germania un sistema di legislazione che «esprima total- mente la realta ovvero gli attuali e presenti costumi, affinché non accada, come & spesso il easo, che quello che effettual- mente in un popolo & considcrato giusto, non possa essere riconosciuto nelle sue legai»': il divatio tra lege e costumi 2 il segno della barbaric. Nel Sistema di eticiea Ia legge viene definita ail dititto nella forma della coscienzan’, cio? con una formula che deve servire a contrassegname la diflerenza dalla consuetudine, giaeché la consuetudine potrebbe essere definita come il disitto nella forma dell’incoscienza, Nelle lezioni del 1805-806 al problema della «legge che ha la forza di farsi valeren, cio’ alla legge dello stato, sono consactate aleune pagine, in cui 2 descritto il movimento della legge, dal momento in cui si pone se pure ancora in forma immediata al di sopra dei rapporti tra persone, come espressione della volonta generale, al momento in cui viene fatta valere con- to colui che Ia viola attraverso Pistivurione del potere gi diziatio ¢ lesercizio della coazione dello stato, definito come aQesistenza, la forza del disitto»*. Nel momento in cui la Tegge& fatta valere attraverso la forza dello stato, «2 vivente, vita completa vivente, autocosciente in quanto volonta ge- netale, che & sostanza di ogni realtd, sapere di sé come for- ' Ibid, p.98. 2 Ibid p, 230. » Jenser Reabpitosopbie ct, » B.234 trad. it cit, p. 168. 3 STUDI HEGIELIANT za universale di ogni essete vivente»', onde «l’uomo ha la sua esistenza, il suo essere ¢ il suo pensicro soltanto nella legen’. Contrariamente a quel che ci si pud aspettare da un pensie- 10 che esalta lo spirito del popolo e fa continuamente emer- gere il dirito dall’etbos, la legge, cio’ il dititto nel momento della sua oggettivazione ¢ della sua tazionalizzazione, si pre- senta come il fulero del sistema. B attraverso la legge che il diritto riacquista, sin dai primi seritti, un ruolo primaio nello svolgimento storico. La legge costituisce in un certo senso il tramite col passato, V'elemento del sistema che per- mette al giovane Hegel di non perdere il contatto con la tra- dizione. Una riptova se si vuole, che la battaglia non 2 tanto contto il dititto quanto contro il giusnaturalismo, cioé con- ‘to una certa interprctazione del diritto, come vedremo me- slio alla fine, 11. Con Ie lezioni di Notimberga, pubblicate dopo la morte di Hegel col titolo di Propedeutica filosofica’, i primi incerti ertamenti alla ricerca della sistemazione di una ma- teria sovrabbondante sembrano finiti, Il sistema dello «spi- rito pratico» (che corrisponde a quello che sata di poi lo spirito oggettivo) assume V'aspetto ben noto che avrd nella Filosofia del divitto. La materia 8 chiaramente tripartita ¢ le partizioni sono: diritto, moralitd e stato. Dai primi abbozzi di sistema il divatio 2 notevole. Ma non bisogna dimenticare che c stata di mezzo la Fenomenologia dello spirito, che segna il passaggio dal momento della raccolta ¢ della dlissi- pazione di un pattimonio intellettuale che sembta inesauri- bile a quello del suo ordinamento secondo un grandioso di- segno sistematico, dall'avventutoso viaggio di esplorazione di terre ancora in gran parte incognite allo sfruttamento del- 5 To4aerRealplorpbie i, p- 237 (adit, HTbldp agate ce ese, fae *A dive yeoJelciont di Notinbereacomprendono anche un como element lowe pation el quale peso, et aan selscbes Hegel tats sntanio del dito e din monde sistance a tatesigne et fy Blemt pi complet dai stato ede sia saa eas sperones Soe a no, ei Maaber Sion rer Rela ie Entwicklung seiner Rechts- und Staatspbilosophie, in «Archiv fiir Rechts and Statslilvophie, a, 95758; op. ao es HEGEL BIL DInrrz0 2 Vimmenso tetritorio scoperto. E non bisogna neppure di- menticare che le Iezioni di Norimberga sono rivolte a stu- enti di iceo: il che tra Valero pud spiegare perché Ia mate- ria vi appaia, rispetto agli abboazi precedenti, non soltanto meglio articolata ma anche impoverita. Quel che & pis diffe cile spiegare ¢ come mai il sistema, nel momento stesso in cui si articola in parti nettamente individuate, perda di no- vit’ e venga ad assomigliare maggiormente ai sistemi tradi- zionali: diventa pit plausibile nella misura in cui diventa meno otiginale. Rispetto al sistema kantiano della Metafisica dei costumi, il mutamento fondamentale sta nel fatto che la moralitt, invece di venire dopo il disieto privato e il diritto pubblico, & collocata in mezzo, dopo il dititto privato e pti- ma dello stato. E una modificazione peraltro che basta da sola a rappresentare elemento pité radicalmente innovatare del pensiero hegeliano. In Kant la distinzione tza legalita e moraliti, tra azioni esterne ed interne, tagliava la sfera del diritto (insieme privato e pubblico) dalla sfera della morale. In Hegel il salto qualitativo avviene nel passaggio dalla sfe- ra in cui si svolge la vita privata (e quindi comprensiva tanto del dititto nel suo carattere specifico di dititto privato quan- to della morale) a quella in cui si svolge Ia vita del membro dina societA organizzata, 0 del cittadino, La politica o Veti- ca (nel senso hegeliano di morale oggettiva noi soggettiva, sociale non individuale) & al di Ii del diritto e della morale tradizionalmente intesa, Come si vede subito, 'impoveri! mento 2 avvenuto a scapito dell’economia che eta stata l'cle- mento nuovo e propulsivo dei primi abbozai, Per reintrodur- Io, senza scompaginare il sistema ormai stabilito, e che nella sua semplicitd pud sembrare un fortunato approdo dopo tan- te prove, Hegel escogiterd nella sistemazione definitiva 1a nuova categoria della societ&civile, 12, Pet quel che tiguarda la collocazione del diritto nel sistema di Norimberge, che qui soltanto c'intetessa, vi sono alcune interessanti osservazioni da fare: +r) il dititto non & pit smembrato e disperso tra gli altri momenti della vita pratica, ed & ridiventato, come nei sistemi tradizionali, una parte ben individuata dell’insiemes 2) cid che costicuisce il campo del diritto & esclusivamente il ditto privato o meglio 34 STUDI HEGELTANT il divitto privato (proprieta ¢ contratto) pit quello penale, sul modello della tripartizione romanistica, in res, personae © actiones; 3) la terza parte relativa allo stato si annuncia come un trattatello in nuce non di disitto pubblico (la parola <, Hogel pres che oom 62 STUDI HEGELIANE sono i gradi di svolgimento dell'ides di liberta. La legge & soltanto una di queste: 2 Ia forma giuridica cortispondente alla libert’ quale si attua nella societd civile, In quanto tale, ha il compito di coordinare le varie parti della socicta divisa edi subordinarle al tutto. Per usare un’espressione comune rel Linguaggio politico, ¢ In iberté nello stato, ciot la libertad ‘che ciascuno realizza in quanto cittadino e pet il fatto stesso di essere un cittadino sotioposto alle leggi. Tl richiamo a Rousseau 2 inevitable: solo che quando Rousseau definisce la liberta come «obbedienza alle leggi» precisa che la legge ‘ui ciascuno & tenuto ad obbedire & quella che egli stesso si 2 prescritta’, Per Hegel, invece, la liberti della societa civile consiste nell obbedienza alla legge quale che essa sia, e peril solo fatto che essa 8, in quanto positiva, volonta dello stato. Oltre la liberti nello stato, si debbono distinguere nello svolgimento del sistema hegeliano almeno altre due forme di liberta, une prima ¢ una dopo Ja societa civile, La libert’ che sta prima ® quella cui comrisponde la forma giuridica del dirivto astratto, Si tratta della TibertA esterna dei giusnatu- ralisti sino a Kant, 0 liberta dailo stato, rispetto alla quale il diritto funge da limite ¢ insieme da condizione di esisten- za, perché rende possibile, proprio in quanto limite delle rispettive libertd esterne, la loro coesistenza, Una delle ca- ratteristiche ricortenti di questo dititto, da ‘Thomasius sino aKante oltze, passando attraverso il ius proprietatis di Leib- niz (che in Leibnis &, come in Hegel, solo la prima fase dello sviluppo del diritto), consiste in eid che le sue prescrizioni, rappresentate dal precetto neminem laedere, sono negative, cio sono comandi di non fare, Ebbene, all'inizio della trat” tazione del diritio astratto anche Hegel rende omaggio a que- sta ttadizione osservando che «la necessitd di questo dititto si limita, per la ragione stessa della sua astrazione, al divieto (auf das Negative): non ledere la personalitd e cid che ne detivay’. Nella definizione di legge che si trova quasi iden- tice tanto nell Enciclopedia di Heidelberg quanto in quella i Berlino, Hegel dice chiaramente che fe leggi, prima di do modemno «assegna per Ia prime volts i Joro ditto tute le determina ‘oni dellidea» (p- 352) * tol. ROUSSEAU, Dit contrat socal 18, 2 ED, § 8. subito dapor «ls gibt nur Rechtsverbotex. Ma anche Pbi- losophisebe Propedeatik, § x82. 3 REGEE. BTL DIRITTO 63 cessete «costume in vigore», sono pet il soggetto nella sua immediatezza, rispetto al suo arbitrio e al suo interesse par- ticolare, dei be pi scritto sul diritto parole solenni come queste: «Il di- ritto & qualcosa di sacro in genere, unicamente perché 2 Ves stenza del concetto assoluto, della liberta autocosciente» Anzi, a giudicare da quello che sul diritto, come strumento di repressione e di oppressione della classe dominata da par- te della classe dominante, avrchbe detto il pid famoso dei suoi discepoli, si ha Vimptessione che con quella bella frese Hegel avesse scritto uno di quegli elogi che si leggono negli pital. * Mi rcolfego alla esi pit ampiamente dimostrata nel precedente sagso, Hegel ei gusnatanatismo, in « Rivista di flosoia®, LV, 1855, PD. 379407 Corgi eat aay De 38) *#D,$ 0: «Das Recht ist etwas Heiliges dbethaupt, La costituzione in Hegel 1, Chiungue abbia una certa familiarita con le opere giu- idiche ¢ politiche di Hegel, sa quale importanza vi abbia il concetto di costituzione. Eppuse mi pare che sinora il te- ma non sia stato trattato con Pattenzione che avrebbe meti- tato'. Mi tiferisco in modo pasticolaze: ) alle opete siste- atiche di etica e di diritto ~ il Systera der Sittlichheit, e la parte dedicate alla Geistesphilosopbie nella Jenaer Real phi- losophie, che raccoglie tutta la materia dello stato e financo di quello che sara in seguito lo spitito assoluto sotto il titolo Konstitution, la Rechtspbilosopbie,e la Encyclopiidie ~ nelle quali il tema della costituzione appare nel momento conclu sivo dello svolgimento dello spitito oggettivo; 4) all"Intzo- duzione alle Vorlesungen iiber die Philosophie der Welt- geschichte, pubblicate col titolo Die Vernunft in der Ge- sobichte, in cui Pultimo paragrafo della parte dedicata alla idea della stotia e alla sua realizzazione reca il titolo Die Ver- Jassung; c) alle stesse Vorlesungen, che sono in buona parte ‘una storia costituzionale, cio? una storia in cui una delle pro- spettive attraverso cui @ visto lo svolgimento storico & certa- mente quella del passaggio da un tipo di costituzione ad un altto; d) last but not least, alle opere politiche strettamente intese, di cui le due di gran lunga pid importanti, vale a dite Die Verfassung Deutschlands ¢ Verhandlungen in der Ver- sammlung der Landstinde des Konigreichs Wairttemberg im Jabre 1815 und 1816, sono essenuialmente scritti di po- litica costituzionale. In questa nota intendo fissare le eatatteristiche del con- * Per son da vedere ie osservarion! i nosmazwate, Hegel and der Stoat cit, vol TE, pp, 134 5.