Sei sulla pagina 1di 5

Pragmalinguistica e linguistica testuale

1. Che cos’è la pragmalinguistica?


 Branca della linguistica che studia le interazioni possibili con le enunciazioni
verbali.
 La parte della linguistica che osserva la lingua dal punto di vista delle sue modalità
di uso e parte del fatto che la lingua è un mezzo per l’agire umano.
2. Che cos’è la linguistica testuale?
 Studio delle caratteristiche di coesione e coerenza che, di una sequenza di frasi,
fanno un discorso unitario o un testo.
 Qualsiasi studio linguistico che si concentri sul testo in quanto campo primario di
ricerca.
3. Che cos’è il testo?
 L’insieme delle parole che compongono uno scritto o un discorso.
 Un messaggio reale e completo, i cui singoli elementi sono organizzati in maniera
coerente ed assumono un significato compiuto, rivolto ad uno scopo ben preciso.
4. Spiegate la dicotomia testo – discorso!
 Il testo è il prodotto scritto, subordinato al discorso e fa parte di parole, mentre il
discorso è la produzione orale e appartiene a langue.
5. Definite i sette criteri e i tre principi regolativi di de Beaugrande e Dressler!
 Coesione (l’insieme di meccanismi di cui un testo si serve per assicurarsi il
collegamento tra le sue parti al livello superficiale), coerenza (una continuità di
senso all’interno del sapere attivato con le espressioni testuali, assicura il
collegamento tra le parti del testo al livello superficiale), intenzionalità (si riferisce
all’atteggiamento del producente testuale che vuole formare un testo coeso e
coerente, capace di soddisfare le sue intenzioni, di divulgare conoscenze o di
raggiungere il fine specifico di un progetto), accettabilità’ (esprime la volontà del
ricevente di attivare uno scambio comunicativo, riconoscendo nella sequenza di
enunciati che gli sono inviati dal suo interlocutore un testo compiuto, coeso e
coerente, che sia magari utile o rilevante per acquisire conoscenze o per avviare la
cooperazione a un progetto), informativita’ (si riferisce al grado di prevedibilità o
probabilità che determinati elementi o informazioni compaiano nel testo, concerne
la misura in cui gli elementi testuali proposti sono attesi o inattesi, noti o
ignoti/incerti), situazionalita’ (riguarda la rilevanza e l’adeguatezza di un testo
all’interno di una determinata situazione comunicativa – l’insieme delle
circostanze, sia linguistiche sia sociali, nelle quali l’atto linguistico viene prodotto:
contesto extralinguistico, tempo, luogo specifico, ruoli esibiti/attesi dal parlante e
dagli ascoltatori), intertestualità (mette in rapporto il testo con altri testi con cui
esistono connessioni significative).
 Efficienza (la finalità comunicativa deve essere raggiunta in maniera economica,
senza troppi elementi di novità informativa), effettività (relativo alla capacità del
testo di creare una certa impressione, quindi favorire il raggiungimento di un fine),
appropriatezza (data dall’accordo tra il contenuto espresso e i modi in cui vengono
soddisfatte le condizioni della testualità)
6. Elencate e definite i mezzi di coesione fornendo degli esempi!
 Ricorrenza – ripetizione di un elemento, di parole o espressioni (Lei è arrogante e
aggressivo! Non sono né arrogante né aggressivo. Rivendico solo i miei diritti!)
 Ricorrenza parziale – si usa lo stesso materiale linguistico, con qualche modifica
(La separazione è un rimedio alla crisi del matrimonio attraverso la quale i
coniugi cessano di vivere sotto lo stesso tetto. Pur separati, rimangono marito e
moglie. Con l’atto di separarsi, inoltre, vengono meno alcuni dei doveri che
nascono dal matrimonio, primo tra tutti quello della coabitazione.)
 Parallelismo – tecnica nella quale ricorrono le stesse forme con un contenuto un
po’ diverso (Egli ha pirateggiato sui nostri mari, devastato le nostre coste,
incendiato le nostre città -> pass. prossimo + possessivo + complemento)
 Parafrasi – ricorrenza del contenuto con una modifica dell’espressione (Se mio
figlio dice una bugia, me ne accorgo immediatamente. Non può nascondermelo:
riconosco certi suoi atteggiamenti!)
 Anafora – l’uso di una pro-forma dopo l’espressione coreferente (Gli insegnanti
elementari sono in soprannumero; il provveditore cercherà di destinare alcuni
maestri a mansioni d’uffico.)
 Catafora – l’uso di una pro-forma prima dell’espressione coreferente (Silvia lo
aspettava ormai da diversi giorni, quando all’improvviso lui si fece vivo con una
telefonata. La sua voce aveva un tono preoccupato, e Silvia pensò che Giovanni
fosse di nuovo nei guai.)
 Collocazione – gruppi di parole che tendono a presentarsi insieme così da
costituire una combinazione stabile e privilegiata (Ho saputo che fra un mese al
comune sarà bandito un concorso per un posto da geometra.)
 Giunzione – l’uso di espressioni giuntive
o Congiunzione che collega cose dello stesso status
o Disgiunzione che collega cose con status alternativo
o Controgiunzione che collega cose dello stesso status, le quali, però,
figurano come incongruenti o inconciliabili nell’ambito del mondo testuale
o Subordinazione che collega cose per le quali lo status di una dipendente da
quello dell’altra
7. Definite le differenze tra le nozioni di coerenza e di coesione secondo de Beaugrande e
Dressler e le stesse nozioni secondo M.-E. Conte!
 Secondo de Beaugrande e Dressler la coesione assicura il collegamento tra le parti
del testo al livello superficiale e la coerenza concerne la configurazione di concetti
e relazioni tra concetti soggiacenti al testo di superficie. Entrambi hanno lo stesso
livello dell’importanza e il testo non funziona senza una delle due nozioni.
Secondo Conte, la coerenza è quell’aspetto più importante del testo, è la qualità
costitutiva, mentre gli altri aspetti sono regolativi.
8. Che cos’è il referente testuale? Fornite alcuni esempi!
 Ogni entità o evento che entra a far parte del discorso in atto e diventa “oggetto” di
discorso
 Un oggetto concettuale specifico, attuale, che viene evocato nel discorso dal
parlante e al quale possono essere attribuite proprietà, azioni, eventi
9. Spiegate le proprietà del referente testuale e fornite alcuni esempi! (quantificazione,
identificabilità, attivazione, definitezza)
10. Che cos’è l’anafora? Fornite alcuni esempi!
 L'anafora coreferenziale è comunemente definita come la relazione fra due
elementi linguistici in cui l'interpretazione di uno (il termine anaforico, la ripresa
anaforica) richiede in qualche modo l'interpretazione dell'altro (antecedente)
 L’anafora sintattica - A un certo punto il capo è riuscito a imporsi e, dopo avermi
detto che lui presiedeva questo tribunale a nome del popolo, mi ha chiesto…
 L’anafora semantica - Assomiglia a una sogliola colossale distesa sul fondo. Come
mai questo animale prodigioso ha risalito l’Adriatico ed è venuto a rintanarsi
proprio qui?
 L'anafora pragmatica - E se a Roma il giovane multimilionario dal «braccino
corto»i aveva confermato le voci che lo vogliono un novello Paperon dè Paperoni
per non aver lasciato la mancia in un ristorante, a Capri si è smentito, posando
sul tavolo una banconota di 20 euro prima di andare via.
11. Che cos’è la deissi? Fornite alcuni esempi!
 procedimento mediante il quale, utilizzando gli elementi deittici del linguaggio
come i pronomi personali, gli aggettivi dimostrativi, gli avverbi di luogo e di
tempo, si mette in rapporto l’enunciato con la situazione spazio-temporale in cui si
inserisce
 campo indicale - l’insieme delle conoscenze contestuali necessarie per
l’interpretazione dei riferimenti deittici; comprende la conoscenza dell’identità dei
parlanti, delle coordinate temporali e delle coordinate spaziali di svolgimento del
discorso
 origo - un campo indicale ha l’origine, detta “origo”, che è il parlante: le
coordinate spaziali, temporali e personali deittiche sono orientate rispetto a questa
origine -> se l’origo cambia, gli elementi deittici possono non essere più
interpretabili
 deissi di persona -> Grammaticalizzazione dei partecipanti nell’enunciazione.
Espressa generalmente dai pronomi personali di I e II persona (io, tu). Partecipanti
nell’enunciazione in italiano grammaticalizzano la categoria della persona
morfologicamente tramite la flessione della forma verbale (Tu sei la mamma di
Carlo)
 deissi temporale -> rappresentazione del punto di vista dell’enunciatore che assiste
e/o partecipa agli eventi e li descrive rapportando i tempi degli eventi descritti al
tempo dell’enunciazione. Espressa con: avverbi di tempo, morfemi temporali,
indicativi di tempo in generale (Gioco a calcio giovedì)
 deissi spaziale -> Specificazioni delle posizioni relativamente ai punti di
ancoraggio in un evento comunicativo. Tipicamente espressa da avverbi di luogo e
dai dimostrativi (È molto lontano quel posto)
 deissi sociale -> Quell’aspetto delle frasi che riflette, stabilisce (o è determinato
da) certe realtà delle situazioni sociali in cui si svolge l’atto linguistico. Forma di
grammaticalizzazione delle relazioni sociali, ossia gli aspetti della struttura
linguistica che codificano le identità sociali dei partecipanti
 deissi testuale -> Anche chiamata deissi del discorso. Uso di espressioni che
all’interno di un testo o di un discorso si riferiscono a una parte di quel testo o quel
discorso (Qui comincia l'avventura del signor Bonaventura.)
12. Paragonate la deissi con l’anafora! Elencate le similitudini e le
differenze!
13. Che cosa sono gli atti linguistici?
 enunciazione, spec. in quanto, nelle teorie di J.L. Austin, J.R. Searle e nella
pragmatica, costituisce un’azione (per es. constatare, promettere, ordinare,
chiedere, minacciare, ecc.)
14. Elencate e spiegate le massime conversazionali di Grice!
 per la quantità, “Non essere reticente o ridondante”: il contributo alla
conversazione sarà informativo quanto richiesto; non ci si aspetta che un parlante
dia un'informazione sovrabbondante o che dica troppo poco. Piuttosto, egli fornirà
l'informazione necessaria – né più né meno.
 per la qualità, “Sii sincero, e fornisci informazione veritiera secondo quanto sai”: il
parlante non dirà ciò che ritiene falso o ciò di cui non ha prove sufficienti – il
contributo alla conversazione sarà vero.
 per la relazione/pertinenza, “Sii pertinente”: il parlante cercherà di essere
pertinente all'argomento della conversazione.
 per il modo, “Evita l'ambiguità”: il parlante adotterà parole che gli permettano di
non risultare ambiguo o oscuro.
15. Spiegate l’effetto pragmalinguistico del turpiloquio!
16. Spiegate l’effetto pragmalinguistico del linguaggio
politicamente corretto!
17. Definite le principali caratteristiche testuali dei depliant
turistici!
 Spiegazione e parafrasi/adattamento/generalizzazione
 Elementi dialettali
 L’uso dell’inglese
 Traduzioni tra parentesi
 Instabilità di termini
 Omissioni
18. Definite le principali caratteristiche dei testi giornalistici!
 La lingua dovrebbe essere piana e comprensibile; la sintassi è fondata su frasi brevi
e incisive collegate per coordinazione piuttosto che per subordinazione
 La struttura testuale: l'anticipazione del predicato (verbi impersonali, 3a p. sg.,
privi del soggetto), il ritardato ingresso del soggetto (compare dopo alcune righe,
suscita l'interesse del lettore), il tema dell'articolo viene posto in rilievo; coesione
del testo: riferimenti anaforici, cataforici, deittici (clitici, pro-forme), coesione
lessicale; lo specchio dell'italiano medio, la fonte principale dell'italiano
neostandard
 Il lessico: parole comuni (quelle quotidiane, senza preziosismi), termini tecnici
(specialmente da tecnologia informatica e nel campo economico), prestiti (hacker),
suffissi alterativi (partitissima), formazioni nuove in base ai prestiti (internettaro,
hackerare), sigle (OGM), neologismi (googlare), etc.
19. Definite le principali caratteristiche testuali dei sottotitoli!
 Modellata sul parlato spontaneo, quotidiano; riproduce la lingua attuale in tutte le
sue varietà; l’italiano dei telefilm e delle soap operas si presenta realisticamente
modellato sull’italiano parlato, con aperture al dialetto, al linguaggio giovanile e
all’italiano degli immigrati; le interferenze straniere: anglicismi, francesismi; il
turpiloquio non è più un tabù: si va da termini attenuati, come casino o schifo, a
termini più crudi come bastardo, stronza, cazzo.
 Morfosintassi: neostandard
 Lessico: genericismi (roba, fare, cosa, coso), colloquialismi (cavarsela, farcela),
diminutivi, vezzeggiativi, elativi (un sacco di); uso di dialetti (cfr. Capri –
pescatori e cuoche – registri differenziati per i parlanti di diversi livelli)
favoriscono l’identificazione spettatore-personaggi.
 Tratti substandard: te soggettivo; indicativo al posto del congiuntivo
 Colloquialismi morfosintattici: ci attualizzante; che polivalente; avverbi mica,
manco, nomi alterati; espressioni colloquiali; dialettalismi; turpiloquio
20. Definite il concetto di segnali discorsivi e analizzate la loro
funzione testuale!
 Segnali discorsivi (discourse markers, diskursne oznake) - diversi elementi
linguistici che funzionano al livello pragmalinguistico. Segnalano coinvolgimento,
partecipazione e volontà degli interlocutori di collaborare alla costruzione del
discorso assolvendo particolari funzioni discorsive all’interno della conversazione
verbale. Uno dei più importanti mezzi di coerenza discorsiva (dell’interazione
naturale spontanea). Classe funzionale (la loro interpretazione si basa sulle
funzioni che svolgono all’interno di un discorso). La funzione principale dei
segnali discorsivi è collocare un certo enunciato nel contesto linguistico ed
extralinguistico.