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n.1 = TRIUMPHUS CUPIDINIS vv.

1-42

TRIONFI, I, IV, FRANCESCO PETRARCA


1. PARAFRASI
Dopo che il mio destino mi spinse sotto il dominio di altri (Amore), e dopo aver tagliato tutti
i nervi della libertà, dove mi trovai un tempo, io che ero più selvatico/libero/indomabile dei
cervi finii rapidamente addomesticato con tutti i miei infelici compagni di schiavitù
(amorosa);
e vidi le loro fatiche e i loro prodotti, per quali difficili sentieri e con quale arte erano
condotti verso la schiera degli amanti.
Mentre rivolgevo gli occhi da ogni parte in modo da vedere se scorgevo qualcuno di chiara
fame, per via degli scritti antichi o moderni, vidi colui (Orfeo) che amò la sola Euridice, che
seguì nell’Inferno e che per lei morì, e ancora invoca il suo nome con la lingua fredda.
Riconobbi Alceo, così chiaro nel suo poetare d’amore, Pindaro, Anacreonte che ha riposto le
sue Muse ad eccezione di quella che gli ispira Amore?.
Vidi Virgilio e mi sembrò che avesse intorno a lui compagni di alto ingegno e versati nella
poesia di intrattenimento, di quelli che il mondo già lesse volentieri:
uno era Ovidio, e l’altro Catullo, un altro ancora Properzio, che di amore cantarono
fervidamente, l’altro era Tibullo.
Una giovane greca (Saffo) andava cantando (d’amore) alla pari degli altri nobili poeti e
aveva un suo stile soave e raro.
Così, guardando qua e là, vidi gente per il verde pendio ragionare/discutere di amore in
lingua volgare: si trattava di Dante e Beatrice, ecco Selvaggia (donna amata da Cino da
Pistoia), ecco Cino da Pistoia, Guittone d’Arezzo, che sembra irato di non essere stato il
primo?;
ecco i due Guidi (Cavalcanti e Guinizzelli), che già furono tenuti in gran pregio.
(c’era) Onesto (degli Onesti da Bologna, contemporaneo degli stilnovisti), e i siciliani che
erano stati i primi, ma qui superati ormai dai rimatori successivi (in fondo alla fila);
Senuccio del Bene e Francesco da Barberino, furono così sensibili come tutti riconobbero, e
poi vi era un gruppo dai comportamenti e dalla parlata strana:
il primo fra tutti Arnaut Daniel, gran maestro (poeta) d’amor che fa ancora onore alla sua
terra con il suo poetare ricercato e bello.

2. ANALISI METRICA
Poema allegorico in terza rima. Come nelle terzine dantesche vi è un andamento ternario
degli endecasillabi, legati da rima incatenata (ABA BCB CDC DED…) per cui i due versi
esterni rimano tra loro e il verso interno con i due esterni della successiva.

3. ANALISI LINGUISTICA, STILISTICA, RETORICA


Anche Petrarca, come Dante, impiega il volgare fiorentino ma il tessuto linguistico della sua
poesia è più omogeneo rispetto a quello dantesco. Dal punto di vista stilistico c’è un’estrema
ricercatezza, con una sintassi latineggiante piuttosto complessa e molte allusioni dotte.
Questo passo tratto dal IV capitolo del I trionfo è caratterizzato dall’enumerazione: vengono
utilizzati verbi di percezione, verbi implicanti un movimento e verba dicendi che
introducono, soprattutto nella seconda parte dello stralcio, uno stile nominale. Frequente
l’uso delle figure retoriche:
-«Fortuna in forza» v. 1: allitterazione.
-«Fortuna», «altrui» v. 1: personificazioni della fortuna e dell’amore.
-«Domesticato» v. 5: metafora dell’animale in prigione.
-«Conservi» v. 6: metafora del servaggio d’amore.
-«Infelici e miseri» v. 6: dittologia.
-«Fatiche lor…lor frutti» v. 7: chiasmo.
-«Greggia» v. 9: metafora.
-«O per antiche o per moderne» v. 12: parallelismo in antitesi.
-«Or quinci or quindi» v. 28: allitterazione.
-«Ecco…ecco…ecco..ecco»vv.31-34:ripetizioneinanaforaedenumerazione.
-«Dante…Beatrice…Selvaggia…Cino da Pistoia» vv. 31-32: chiasmo.
-Frequenti enjambement ed inversioni.

4. COMMENTO
Tale parte del componimento è tratta dal quarto capitolo del TRIONFO DELL’AMORE, dove
avviene l’incontro con i poeti dell’antichità; Tra questi Petrarca riconosce Virgilio, Ovidio e
Catullo, Properzio e Tibullo.
L’incontro con i poeti si fa immediatamente più interessante quando vengono descritti quelli legati
al Dolce Stilnovo e quindi alla poesia d’amore. Si incontrano, infatti, Dante con Beatrice, ma
anche Cino da Pistoia, Arnault Daniel, definito «grant maistre d’amour», ma anche Pierre Arnauld
e Peire D’Alvergne e molti altri.
Petrarca quindi incontra una seria di poeti d’amore provenienti da epoche e stili differenti ma tutti
accomunati dalla trascinante passione d’amore che non risparmia nemmeno il diretto interessato.