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La canzone Donna me prega rappresenta il manifesto filosofico-letterario di Guido Cavalcanti. Il contenuto del componimento poetico non di facile decodificazione.

. Donna me prega una canzone dottrinale, portavoce della teoria aristotelica-averroista, nella quale il poeta espone in versi e in rime un sistema filosofico. Donna me prega composta da cinque stanze, ognuna di quattordici versi, e di un congedo di cinque versi, tutti endecasillabi. La natura di trattato sullamore venne subito riconosciuta alla canzone, fin dai primissimi commentatori, dando a Cavalcanti fama di filosofo 1. Mediante una terminologia tecnica, la concezione dellamore dellautore resa nota enfatizzando gli effetti sconvolgenti e drammatici che questa passione comporta. Lideologia amorosa di Cavalcanti in netto contrasto con quella che Dante esprime nella Vita Nova. Per Guido il binomio amore/ragione assolutamente fallace, lamore non ha nulla di salvifico, unesperienza drammatica che non porta conoscenza alcuna e si pu vivere soltanto mediante i sensi.

Donna me prega, - percheo voglio dire dun accidente che sovente fero ed s altero ch chiamato amore: s chi lo nega possa l ver sentire! Ed a presente conoscente chero, perchio no spero chom di basso core a tal ragione porti canoscenza: che senza natural dimostramento non ho talento di voler provare l dove posa, e chi lo fa creare e qual sia sua virtute e sua potenza, lessenza poi e ciascun suo movimento, e l piacimento che l fa dire amare, e somo per veder lo po mostrare.

Nella prima stanza si espongono le otto propriet dellamore, a ciascuna delle quali sar dedicata mezza stanza delle quattro successive, seguendo lesposizione schematica ed elencatoria del tema, tipica dei trattati medievali. La prima definizione che Cavalcanti offre per amore accidente (vr. 2), termine filosofico, ripreso dalla filosofia aristotelica, che indica una entit non esistente di per s, una qualit accidentale di un soggetto-sostanza 2. La presenza o lassenza dellamore non comporterebbe a particolari cambiamenti nella sostanza delluomo. sovente fero / ed s altero ch chiamato amore (vv. 2-3), gli aggettivi sinonimi fero (dal latino ferus, feroce, crudele) e altero sono stati spiegati con laccoglimento, da parte di Cavalcanti, delletimologia che fa derivare amore da morte (a-mor ). Fin dallinizio, il poeta vuole evidenziare il valore distruttivo dellamore, in grado di oscurare la ragione umana e portare quindi alla morte chi ne prigioniero. Cavalcanti dichiara di pretendere soltanto un lettore competente, esperto in

materia damore ( << conoscente chero >> vr. 5), dato che la sua dimostrazione si baser sui principi della filosofia naturale che devono venire applicati per districare i problemi posti dalla natura stessa di amore. Un possibile lettore dal << basso core >> quindi escluso. La nobilt, per Guido, si manifesta attraverso la virtus intelectiva 3. << natural dimostramento >> (vr. 8): indica una prova ricavata dalla filosofia naturale4.

In quella parte dove sta memora prende suo stato, - s formato, come diaffan da lume, - duna scuritate la qual da Marte vne, e fa demora; elli creato ed ha sensato, - nome, dalma costume e di cor volontate. Vn da veduta forma che sintende, che prende nel possibile intelletto, come in subietto, - loco e dimoranza. In quella parte mai non ha possanza perch da qualitate non descende: resplende in s perpetual effetto; non ha diletto ma consideranza; s che non pote largir simiglianza.

La parte dellanima dove sta la memoria, secondo la teoria aristotelica, nellanima sensitiva, e l si forma e si stabilisce amore, formato da una oscurit che viene da Marte. Marte il dio della guerra, e lamore rappresentato da Cavalcanti proprio come una guerra. Inoltre, secondo lastrologia medievale, Marte un pianeta ostile e chi si trova sotto la sua influenza colpito da un oscuramento intellettuale. In Guido lamore viene designato come una forza oscura, che produce incapacit nelluso della ragione 5. Lamore nasce dalla vista della bellezza ( Vn da veduta forma che sintende, vr. 21), che viene percepita e si insedia nellintelletto possibile, vero soggetto della conoscenza. Lintelletto possibile una sostanza separata dal singolo individuo e comune a tutta lumanit. Tutti gli uomini, con la mediazione dellanima sensitiva, entrano in contatto con questo intelletto universale: le nostre percezioni sensibili arrivano allintelletto e si trasformano in conoscenza. Lamore passione e si lega allanima sensitiva mentre la contemplazione astratta dellintelletto possibile esperienza distinta e separata dallamore. Amore prende luogo nellintelletto possibile, ma non ha potere (<< possanza >>, vr.24), non pu essere pensato poich tende a perdere limmediata connessione con la sfera sensibile. E unesperienza vissuta soltanto mediante i sensi, non conduce ad alcuna conoscenza, quindi non in grado di appagare. Guido qui in forte polemica con il Dante della Vita Nova; lintelletto non pu astrarre un qualcosa percepito dai sensi, lamore non unesperienza salvifica che pu essere vissuta attraverso la ragione, non coincide assolutamente con la ragione. Per Guido amore non

dicibile, appartenendo allunica sfera dei sensi. E compito della ragione quello di salvare il soggetto amante, distogliendolo dalla tempesta dei sensi. Luomo non ha capacit di operare con lintelletto, quando ama.

Non vertute, - ma da quella vne Ch perfezione (ch si pone tale), non razionale, - ma che sente, dico; for di salute giudicar mantene, ch la ntenzione per ragione vale: discerne male in cui vizio amico. Di sua potenza segue spesso morte, se forte la vert fosse impedita, la quale aita la contraria via: non perch opposta naturale sia; ma quanto che da buon perfetto tort per sorte, - non po dire om chaggia vita, ch stabilita non ha segnoria. A simil po valer quandom loblia.

Amore non una facolt umana ma deriva dalla virt dellanima sensitiva. Lamore non permette un giudizio equilibrato sulla persona amata, in quanto non consente di ben utilizzare la ratio. Dallamore spesso deriva la morte ( Di sua potenza segue spesso morte , vr.35), intesa in senso metaforico, come distruzione della vitalit e della razionalit. Amore, distogliendo dal pensiero, rende morto il soggetto amante, dal punto di vista intellettivo. Secondo la dottrina averroistica, la conoscenza non comporta n dolore n piacere: essa la contemplazione del vero. Linnamorato, sospeso tra i dolore e il piacere sensuale, non pu mai pervenire a essa. Lanima sensitiva, sconvolta dalla passione damore determinata dal continuo ricordo della donna, non pu elevarsi alla conoscenza. Il non poter vivere senza sensi, rende amore consono alla natura delluomo, ma annebbia la vita dellintelletto attraverso il turbine del desiderio. Lamore non innaturale ma allontana dal bene perfetto, dalla signoria stabile di s. Il fenomeno amoroso non tuttavia continuo, lassenza del raziocinio non quindi definitiva.

Lessere quando lo voler tanto choltra misura di natura torna, poi non sadorna di riposo mai. Move, cangiando color, riso in pianto,

e la figura con paura storna; poco soggiorna; - ancor di lui vedrai chen gente di valor lo pi si trova. La nova qualit move sospiri, e vol chom miri n non formato loco, destandosira la qual manda foco (imaginar non pote om che nol prova), n mova gi per cha lui si tiri, e non si giri per trovarvi gioco: n certamente gran saver n poco.

Lessenza dellamore si manifesta attraverso un eccesso di desiderio, che proibisce allanima ogni sorta di riposo 6. Listinto da cui deriva la passione amorosa un bisogno naturale, e come tale merita di venire soddisfatto, ma la passione amorosa in se stessa nasce solo quando lo voler tanto / choltra misura di natura torna7 (vv. 43-44). La mancanza di giudizio, causata dalla presenza dellamore non tuttavia destinata a perdurare in eterno. Amore infatti << poco soggiorna8 >> ( vr.48). Con lo scomparire dellamore, verranno a mancare anche i turbamenti della passione che frenano lintelletto, e luomo potr quindi ritrovare il suo equilibrio.

De simil tragge complessione sguardo che fa parere lo piacere certo: non p coverto star, quand s giunto. Non gi selvagge le bielt son dardo, ch tal volere per temere sperto: consiegue merto spirito ch punto. E non si p conoscer per lo viso: compriso bianco in tale obietto cade; e, chi ben aude, - forma non si vede: dunquelli meno, che da lei precede. For di colore, dessere diviso, assiso n mezzo scuro, luce rade. For dogne fraude dico, degno in fede,

che solo di costui nasce mercede.

Amore genera uno sguardo che fa apparire sicuro il godimento della bellezza e non pu restare nascosto, una volta raggiunto questo stato. Cavalcanti evidenzia il fatto che non tutte lo donne siano in grado di generare amore, e che vi una sorta di dimensione selettiva anche nelloggetto dellamore, ( Non gi selvagge le bielt son dardo, vr. 60). Il discordo del poeta non riguarda lamore rustico (suscitato da pastorelle o contadine), la << bielt >> un qualcosa che va aldil della semplice bellezza fisica, comprende anche la fondamentale nozione di nobilt danimo. Lamore, in s bianco, luminoso perch generato dal soggetto universale contemplante, viene avvinto dallanima sensitiva e perde ogni luminosit. Privo di colore, distaccato dalla sostanza, essendo un accidente, amore esclude ogni tipo di luce, anche quella della conoscenza (a causa dellinfluenza di Marte) assiso n mezzo scuro, luce rade , vr.68. La contrapposizione luce/oscurit unulteriore prova degli effetti negativi dellamore. Interessante la chiusa paradossale del poeta, come ha ben fatto notare Maria Corti: << vv. 69-70: si alla stupenda chiusa paradossale. For dogni fraude e degno in fede sono espressioni anche giuridiche, che segnalano una testimonianza attendibile; parafrasando: io vi dico, da sicuro testimone, che questo accidente da me descrittovi quello che d le gioie dellamore, quella famosa mercede di cui parlano tutti i poeti della tradizione lirica romanza. Un finale giocato anche sulla sorpresa, dopo tanta seriet scientifica sbandierata in ogni verso>> 9.

Tu puoi sicuramente gir, canzone, l ve ti piace, chio tho s adornata chassai laudata sar tua ragione da le persone channo intendimento: di star con laltre tu non hai talento.

Nel Congedo, Cavalcanti enuncia la scelta elitaria di coloro che leggeranno la Canzone: da le persone channo intendimento, vr. 74, tema che era gi stato espresso con il canoscente del vr. 5, il << chi ben aude >> del vr. 65. Soltanto poche persone sono in grado di comprendere largomentazione filosofica del testo, sviluppata attraverso la tecnica tipica delle trattatistiche. La poesia << adornata >> (vr. 72) in quanto portatrice di un finissimo risultato di resa stilistica. Lautore non conclude la sua Canzone con il topos del saluto, bens con lavverbio << sicuramente >> (vr. 71), che rivela lautoconsapevolezza di Cavalcanti di aver composto un testo nel suo genere unico e eccezionale.

A.N.

1.

E particolarmente interessante notare, come i primi commentatori di Donna me prega fossero medici.

2.

Cfr. Dante, Vita Nova, XXV, I : Amore non per s s come sustanzia, ma uno accidente in sustanzia.
3.

Per << basso core >> non si intende la mancanza di gentilezza nellindole di un uomo, come in Andrea Cappellano, bens lincapacit di procedere per via filosofica.
4.

Le riflessioni inerenti al campo amoroso non ricorrono ad analogie naturali o ad immagini, come nella canzone dottrinale di G. Guinizzelli, Al cor gentile rempaira sempre amore , bens seguono la via del ragionamento, tipica delle speculazioni filosofiche.
5.

In Guinizzelli la luce veniva metaforicamente associata alla conoscenza. Cfr. A. Cappellano, che definisce lamore << ex immoderata cogitazione >>

6. / 7. 8. 9.

Cfr. il contrario << amor che sempre soggiorna >> in Dante, Paradiso, XXXI, I 2.

Maria Corti, Guido Cavalcanti e una diagnosi dellamore, in Scritti su Cavalcanti e Dante. La felicit mentale, Percorsi dellinvenzione e altri saggi, pp. 39-40, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2003.

Bibliografia

M. CORTI, Guido Cavalcanti e una diagnosi dellamore, in Scritti su Cavalcanti e Dante. La felicit mentale, Percorsi dellinvenzione e altri saggi, Torino, Giulio Einaudi Editore 2003 G. FAVATI, Inchiesta sul Dolce stil nuovo, Firenze, Le Monnier 1975 E. FENZI, La canzone damore di Guido Cavalcanti e i suoi antichi commenti, Genova, Il Melangolo 1999 G. CAVALCANTI, Rime, a cura di Marcello Ciccuto, Milano 1978