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Nota introduttiva

Nella quiete della sua casa innaturalmente silenziosa, segre-


gato dietro pesanti arazzi che chiudono fuori il mondo, il cat-
tolico narratore di Rosa Alchemica attende Michael Robartes,
la tentazione, la sfida all'ortodossia.
La stanza isolata, chiusa, piena d'opere d'arte, è epitome
d'un mondo esclusivo e segreto, ed emblema di un'arte che
non vuole contaminarsi con la grossolana materia del reale. La
casa, da cui sono stati eliminati i ritratti di valore più storico
che artistico, vorrebbe collocarsi fuori del tempo, oltre la sto-
ria; come i tre racconti, d'altronde, che, per collocarsi nella
sfera atemporale del soprannaturale, cercano quasi di occulta-
re la loro contemporaneità: solo qualche particolare, come il
treno che porta il narratore di Rosa Alchemica al luogo della
sua iniziazione, o le fotografie dei capolavori preferiti di Owen
Aherne, ci ricordano che siamo alle soglie del xx secolo, nel-
l'epoca della riproducibilità tecnica dell'arte.
Quest'isolarsi, fuori del tempo, in mistiche stanze denun-
cia la matrice simbolista e decadente dei tre racconti ' e appa-
renta il narratore a una folta schiera di sognatori e contempla-
tori, a Mario l'Epicureo e ai giovani degli Imaginary Portraits
di Pater, al Des Esseintes di Huysmans e al Lohengrin di La-

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Lo Yeats giovane si muove negli ambienti del decadentismo estetiz-
zante. A Londra, nel 1891, si associa al Rhymers' Club, tra i cui membri
vi sono Ernest Dowson, Richard Le Gallienne, Aubrey Beardsley, Lionel
Johnson, Arthur Symons. Dal Rhymers' Club provengono molti dei col-
laboratori delle riviste più tipicamente fin de siede, «The Yellow Book»
e «The Savoy» (su quest'ultima furono pubblicati Rosa Alchemica e Le
tavole della Legge). In particolare Yeats si lega d'amicizia a Johnson e a
Symons, il quale gli dedica The Symbolist Movement in Literature
(1899). È Symons che introduce Yeats alla letteratura francese contem-
poranea.
VI RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA VII

forgue; ma soprattutto al conte Axél di Villiers de l'Isle- vano ai loro pazienti di custodire santamente in segreto per
Adam, mago e mistico rosacrociano, spregiatore della realtà meditarvi su quotidianamente; perché, nella complessità delle
(«Quanto a vivere i nostri servi lo faranno per noi») e devoto sue forme e dei suoi colori, è impigliata una parte dell'Essen-
all'ideale al punto di rifiutare la notte d'amore con Sara, per- za Divina». La parola poetica, in particolare, deriva, come la
ché l'esperienza reale sarebbe troppo inferiore a quella deside- musica, dai suoni prodotti dai maghi per gettar incantesimi su
rata e immaginata. Axél, ci dice Yeats nell'autobiografia, era il se stessi e sugli astanti; e perciò il poeta dovrà ricordarsi di
suo Libro Sacro; e come Mallarmé - fattogli conoscere, insie- quest'origine, privilegiando certe sillabe e certe soluzioni rit-
me a Rimbaud, dall'amico Arthur Symons - aveva influenzato miche e metriche, se vorrà raggiungere quell'equilibrio « tra il
le ultime poesie di The Wind among the Reeds e il dramma sonno e la veglia» - cioè tra conscio e inconscio - da cui sca-
poetico The Shadowy Waters, cosi Villiers de l'Isle-Adam - il turisce il simbolo e, attraverso di esso, la rivelazione. Il ritmo,
Villiers adepto della bellezza visionaria, s'intende, il rèveur e poi, ha lo scopo di prolungare l'attimo della contemplazione, e
non il railleur — « aveva plasmato in Rosa Alchemica tutto ciò di favorire l'attimo della creazione, quietando l'anima con la
che non aveva plasmato Pater». sua fascinosa monotonia e tenendola desta con la sua varietà.
La stanza, in alto, è la torre, simbolo tra i più pregnanti del- In questo stato, come di trance, «la mente libera dal dominio
l'opera yeatsiana. Qui essa è, soprattutto, la torre del poeta- della volontà si rivela nei simboli». Anche gli studiatissimi rit-
mago, del poeta-alchimista - il fornello alchimistico si vede mi della prosa dei tre racconti aspirano a quest'effetto: il ben
spesso rappresentato in forma di torre a indicare che la purifi- calcolato uso di certe ripetizioni e cadenze, droga i sensi del
cazione della materia implica un processo ascensionale — che lettore, come l'incenso e la cantilena ritmica di Robartes quel-
attende solitario alla sua ricerca d'una sostanza imperitura, al- li del narratore.
la trasformazione dell'esistenza in essenza, della vita in arte 1 . Poesia e magia: un connubio che non sorprende se si pensa
Solitario, perché, ci cantano i versi di Ego Dominus Tuus, co- che gli inizi di Yeats sono all'insegna del simbolismo; e nella
me possono capire che «la verità fiorisce là dove ha brillato la teoria simbolista, appunto, poesia e magia si incontrano spes-
lampada dello studioso coloro che non hanno solitudine? » so, facendo del poeta un sacerdote, un mago intento a decifra-
Per Yeats, studioso d'alchimia e teosofia, delle religioni re il mistero dell'universo. Già Baudelaire in Correspondances
orientali e delle dottrine esoteriche, fondatore di un'Associa- («La Nature est un tempie où des vivants piliers | Laissent
zione ermetica, discepolo temporaneo della Loggia londinese parfois sortir des confuses paroles; | L'homme y passe à tra-
di Madame Blavatsky e dell'Ordine dell'Alba d'Oro dei caba- vers des forèts de symboles») sembrava aderire al misticismo
listi di MacGregor Mathers, magia e poesia sono nate insieme. occulto, e accettare le dottrine di Swedenborg — altro influsso
Quella che Yeats ritiene la più grande di tutte le forze, il sim- fondamentale per Yeats - trascritte in chiave estetica. Per
bolo, viene usato sia, consciamente, dai maghi, che, meno con- Baudelaire, come per Yeats, il poeta suona sull'immensa ta-
sciamente, dai loro successori, poeti, musicisti e pittori. L'arte stiera delle corrispondenze, e decifra l'universo con la fanta-
simbolica «ha lo scopo di quei talismani simbolici che i maghi sia: «La fantasia è la più scientifica delle facoltà: essa sola
medievali facevano con forme e colori complessi, e che ordina- comprende l'analogia universale, che nelle religioni mistiche
viene definita corrispondenza». Il poeta di Baudelaire che sve-
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È questo un tema ricorrente - si vedano, ad esempio, le poesie su la i geroglifici della realtà è un discendente della Cythna di
Bisanzio - dell'opera yeatsiana. Lo si può trovare già nelle prime poesie; Shelley - romantico ispiratore, cui Yeats ha dedicato un sag-
in The Lover Tells of the Rose in His Heart (1892), ad esempio, la com- gio —, la quale traccia sulla sabbia delle forme elementari, dei
ponente alchimistica è evidente: ciò che è brutto e volgare viene rifiuta- segni che sono un linguaggio più sottile del linguaggio delle
to non soltanto per motivi di gusto, estetici, ma anche perché è impuro e parole; ed è un antenato dell'IUe di Yeats, il quale in Ego Do-
dev'essere rifatto, rifuso, e trasformato in oro. Solo lo Yeats maturo sco-
pre il valore delle « cose rotte e logore », riconoscendo l'origine dei sim- minus Tuus traccia segni magici sulla riva del fiume che lambi-
boli nella «sudicia bottega di rigattiere del cuore». sce la sua torre: siamo, comunque, sempre nella tradizione mi-
Vili RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA IX

stica della signatura rerum, o della Cabala, secondo cui l'uni- sua ortodossia, troppo malioso il richiamo dell'oltremondano.
verso è un enigma cifrato. Ed è un'abile strategia narrativa questo sfruttare, ma con di-
Ma il conforto più. immediato veniva a Yeats da Mallarmé screzione, il brivido della trasgressione alla norma, del pecca-
che parlava della poesia come d'un incantesimo, del linguag- to, della fractura tahularum; questo giocare la religione dell'ar-
gio autentico e creativo come d'una magia evocativa, della ne- te contro la fede, la libertà dell'artista contro ogni morale e
cessità del mistero, del Libro, che è un libro magico, una « spie- legge umana o divina. Abile e scopertamente decadente. Al-
gazione orfica della Terra». trettanto ovviamente decadente è l'uso che vien fatto del cri-
Come Yeats, il narratore di Rosa Alchemica è scrittore, stianesimo: basti pensare al narratore di Rosa Alchemica che
esteta e apprendista mago; ma è spaccato in due: da una par- vorrebbe conciliare l'estasi cristiana e il piacere pagano della
te brama partecipare del mondo divino da cui si sente escluso, bellezza, all'incenso drogato fatto con fiori simili a quelli del
dall'altra teme l'esperienza mistico-magica, sospettandola de- Getzemani, alla danza sull'effigie sbiadita del Cristo, alla goti-
moniaca. Lasciatosi indurre in tentazione da Michael Robar- cheggiante cappella di Aherne, alle umili cappelle della chiusa
tes, e quasi convertitosi alle sue dottrine, rischia durante la dell'Adorazione dei Magi; o a un altro racconto del 1897 — The
danza magica' di farsi succhiare dalle vampiresche divinità Crucifixion of the Outcast, parabola grondante d'umori deca-
anima e vita. Scampato, si rifugia nell'ortodossia, si stringe il denti e molto lodata da Oscar Wilde - in cui l'inospitale abate
rosario al cuore e medita di farsi frate domenicano. Lo schema di un convento di carmelitani fa crocifiggere un menestrello
si ripete puntualmente negli altri due racconti. Nelle Tavole pagano.
della Legge la dottrina di Owen Aherne - altro aspirante all'a- È noto il fascino che la religione, e in special modo il catto-
bito talare - che si rifa a Gioacchino da Fiore vien giudicata co- licesimo con il suo cerimoniale raffinato ed arcano, esercitava
me eretica e pericolosa, se pur affascinante, dal narratore, il sui decadenti; e vengono in mente Pater ragazzo che amava in-
quale rischia nuovamente di essere preda delle potenze oltre- dossare la cotta e predicare alla zia, Baron Corvo che si imma-
mondane, cui sfugge in extremis. Nell'Adorazione dei Magi la ginava papa, Huysmans che dopo il satanismo di Là-bas cede-
verità rivelata dai tre misteriosi vecchi al narratore viene ascol- va alla grazia divina in En Route e nei romanzi seguenti, il
tata avidamente e fedelmente riferita, ma al contempo temuta Wilde penitente di The Ballad of Reading Gaol e De profun-
come menzogna demoniaca, da esorcizzare con la preghiera. dis, Beardsley morente che chiedeva di distruggere i suoi dise-
Il movimento circolare che conduce il narratore dalla ten- gni peccaminosi. Il decadente spesso voleva avere, proprio co-
tazione alla vittoria della fede e poi di nuovo alla tentazione è me Michael Robartes, sia del debosciato che del santo '.
un ironico segnale della sua debolezza: troppo poco salda è la Anche Yeats sfrutta qui il cristianesimo per un gioco di gu-
sto estetizzante, celandosi dietro una pia maschera; ma in real-
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La danza, che agli occhi del narratore di Rosa Alchemica appare de- tà è più con Robartes che con il narratore dei tre racconti, più
moniaca, ha per Yeats valore positivo. Si veda, ad esempio, nella nona con il giullare di The Crucifixion of the Outcast che con il prio-
sezione di Anima Mundi (Per Amica Silentia Lunae, 1917), la danza dei re, più con Oisin che con san Patrizio, più con gli dèi antichi
beati che si muovono ritmicamente intrecciando sempre nuovi disegni, che con il Dio del monoteismo giudaico-cristiano. Il ponte at-
intimamente uniti eppure ancora individualmente distinti. Nella danza
di Rosa Alchemica, per usare una citazione di Eraclito cara a Yeats, « gli traverso cui i mortali comunicano con le divinità, con gli im-
Immortali diventano mortali, e i mortali Immortali; essi vivono gli uni mortai moods, è l'arte simbolica; essa stimola «pittori e poeti
la morte degli altri, e muoiono gli uni la vita degli altri». Allo stesso mo- e musicisti a ricavare i loro soggetti dalle vecchie leggende,
do la rosa sul soffitto e la croce sul pavimento - ovvi simboli rosacrocia- che le leggende sono i berilli magici in cui vediamo la vita, non
ni - simboleggiano l'unione di corpo e anima, vita e morte, materia e spi-
rito, sonno e veglia. Ma la rosa, immagine tipica del primo Yeats, ha una
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gamma molto vasta di significati: cfr. WILLIAM YORK TINDALL, The Sym- Un possibile modello per il personaggio del santo peccatore fu for-
bolism of W. B. Yeats, in JOHN UNTERECKER (a cura di), Yeats: A Collec- se Lionel Johnson, fervente credente e alcolizzato, il quale «cadendo
tion of Criticai Essays, Prentice-Hall, Englewood Cliffs (N.J.) 1963. spesso meditava sulla santità».
X RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XI

com'è, ma come la parte eroica che è in noi, la parte che sem- stianesimo e paganesimo. Secondo Yeats, tutta la storia irlan-
pre desidera sogni ed emozioni più grandi di quelli che il mon- dese ha per sfondo un grande arazzo mitico, e anche il cristia-
do può darci, e ama la bellezza e non odia il dolore, spera se- nesimo è entrato a far parte delle sue figurazioni, sicché è dif-
gretamente che possa diventare». I miti eroici e magici, e ca- ficile dire dove cominci il cristianesimo e dove finisca il druidi-
paci di suscitare quelle intense passioni che sole permettono smo; il Cristo che sbarcò in Irlanda portato da san Patrizio,
di evocare le realtà spirituali, Yeats li trova nella mitologia e poi, era ancora fratello di Dioniso. Ciò spiega perché nell'ope-
nel folclore irlandesi: le divinità rinascenti che nei racconti ra di Yeats la Leda di Leda and the Swan possa quasi confon-
stanno accanto a quelle classiche, come Eros o Afrodite, sono dersi con la Madonna di The Mother of God, e la nuova era an-
celtiche '. Ciò non significa che Yeats non tenti di ricuperare il ticristiana che vedrà la resurrezione degli antichi dèi possa ve-
cristianesimo sul piano mitico e simbolico, proprio come i con- nire annunciata da nuovi Magi e cominciare con un Secondo
tadini irlandesi, che, a suo giudizio, tendono a conciliare cri- Avvento. Yeats, insomma, con un'operazione sincretistica, fa
confluire nella propria mitologia elementi celtici, classici e cri-
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La presenza delle divinità celtiche era più marcata nella prima edi- stiani.
zione dei racconti. Si veda il passo seguente di Rosa Alchemica nell'e- Yeats, comunque, come Robartes e il più timido Aherne, va
dizione del 1897 (The Secret Rose, Lawrence and Bullen): «Tempo ver-
rà anche per questa gente, e sacrificheranno un cefalo ad Artemide, o oltre la religione, che ritiene troppo limitata. Aherne, in The
qualche altro pesce a qualche nuova divinità, a meno che gli dèi della lo- Tahles of the Law, si accorge di non poter peccare perché ha
ro stessa stirpe, il Dagda, con il suo calderone traboccante, Lu, con la sua scoperto la legge del suo essere e l'arbitrarietà della legge divi-
lancia intinta nell'essenza di papavero, affinché non si getti infocata in na. Dio ha fatto la legge arbitraria perché l'uomo possa pecca-
battaglia, Angus con i tre uccelli sulla spalla, Bove e la sua rossa mandria re e pentirsi; ma chi ha scoperto la verità sa che può solo espri-
di porci, e tutti gli eroici figli di Dana, non riedifichino di nuovo i loro
templi di pietra grigia [...]». Scomparsi i riferimenti a questi dèi, è rima- mere se stesso, e che non può peccare; gli è quindi negato il
sto quello ai Sidhe che giocano a hurley, una specie di hockey irlandese. rapporto con Dio, che passa esclusivamente attraverso il pecca-
« I ricchi e i potenti - spiega Yeats - chiamavano gli dèi dell'antica Irlan- to e il pentimento — dottrina, questa, squisitamente decadente
da i Tuatha de Danaan, cioè le Tribù della dea Danu, ma i poveri li chia- per l'affermazione dell'artificialità di ogni morale, costume e
mavano, e talvolta li chiamano ancora adesso, i Sidhe, da Aes Sidhe o
Sluagh Sidhe, il popolo delle Colline Incantate, che cosi vengono di soli- comportamento, e perché privilegia l'esperienza del male e del
to interpretate queste parole. Sidhe in gaelico significa anche vento, e cer- proibito. Nascosto dietro la maschera tesa di Aherne, spaven-
to i Sidhe hanno molto a che fare con il vento. Essi viaggiano nei muli- tato delle conseguenze della propria audacia e convinto di es-
nelli di vento [...]. Quando i contadini vedono le foglie vorticare sulla sere un'anima dannata, il volto di Yeats è sereno, che per lui il
strada si fanno il segno della croce, perché credono che stiano passando i bene è esprimere se stessi, e le forme storiche della morale so-
Sidhe [...]. Se ci si interessa troppo a loro, o li si vede troppo, si perde
ogni interesse per le cose comuni». Nella prima edizione in volume del- no convenzionali, proprio com'erano convenzionali per Blake
YAdorazione dei Magi, stampata privatamente a Londra nel 1897, la pro- - un altro dei suoi maestri e ispiratori - i concetti di bene e di
stituta dice ai Magi « i nomi segreti degli Immortali di molte terre, e dei male. Yeats sottoscrive senza esitare alle dottrine che Aherne
colori, e odori, e armi, e strumenti artigianali che avevano più cari»; ma scopre in Gioacchino da Fiore: chi altri sono i figli dello Spiri-
soprattutto parla loro « degli Immortali d'Irlanda e del loro amore per il
calderone, e la cote, e la spada, e la lancia [...]». to Santo se non gli artisti decadenti che, senza far distinzione
Che Yeats pensasse alla possibilità di ridare vita ai culti celtici è te- tra lecito e illecito, vogliono ridestare a nuova vita la fantasia
stimoniato, tra l'altro, da una lettera di George Russell a Fiona Macleod, e rivelare la sostanza divina che è colore e musica e soavità?
del 1896 (« Il mio amico, Willie Yeats, [...] ha parlato molto di far rina- Qui, nell'allusione all'arte suprema che strappa alla vita ed
scere i misteri druidici [...]»); e da una lettera dello stesso anno di Geor- apre le porte dell'eternità, si presagisce già «l'artificio dell'e-
ge Russel a Yeats: «[...] Gli dèi sono tornati in Erin e si sono insediati ternità» delle poesie dedicate a Bisanzio; e l'affermazione che
sulle montagne sacre e soffiano sul fuoco in tutto il paese. Parecchi li han-
no visti, hanno avuto delle visioni. Risveglieranno dovunque l'istinto il mondo esiste solo per diventare racconto - in cui si sente un
magico, e il cuore universale del popolo tornerà alle vecchie credenze eco del mallarmeano tout, au monde, existe pour aboutir à un
druidiche [...]». livre - fa presagire alcuni versi di Sailing to Byzantium, dove
XII RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XIII

l'anima fuori della natura è destinata ad assumere non più for- e ha perfezionato la teoria della Grande Memoria o Anima
ma naturale ma forma artistica, a trasformarsi in un artificiale Mundi. In questa memoria universale, grande stagno o giardi-
uccello d'oro che, posato su un ramo d'oro, canterà ai signori no, i simboli, come piante acquatiche o alberi che allarghino
e alle dame di Bisanzio di ciò che è passato, o che è, o che sarà. nell'aria i loro rami fragranti, vivono e crescono. In essa, gran
Yeats, dunque, fonda la struttura narrativa dei tre racconti serbatoio d'anime e d'immagini e punto d'incontro tra i vivi
sul contrasto tra la cauta pietà del narratore - e del pentito e i morti, è il seme d'ogni cosa; essa «plasma l'elaborata con-
Aherne - e la demoniaca sicurezza di Robartes, che finge di chiglia del mollusco e il bambino nel ventre, e insegna agli uc-
condannare; mentre in realtà sta dalla parte di quest'ultimo - celli a fare il nido»; da essa mago e artista attingono i loro sim-
e dell'Aherne nella sua fase eretica. La creazione di personag- boli. A questa Grande Memoria, sede dell'inconscio colletti-
gi come l'Aherne eretico, ma soprattutto come Robartes, te- vo, è possibile accedere perché le nostre menti e memorie in-
stimonia della piena adesione di Yeats all'occultismo. dividuali non sono che frammenti di quella grande mente, e
Robartes non compare soltanto nei racconti qui pubblicati, comunicano con essa, e tra di loro, perché i loro confini sono
ma già prima in un gruppo di poesie appartenenti alla raccolta fluidi. Ogni mente individuale può dunque sfruttare questo ri-
The Wind among the Reeds '; e lo ritroveremo ancora in Ego cettacolo di tutta l'evoluzione della Natura e dell'esperienza e
Dominus Tuus: della storia umane. Ma più d'ogni altro è il poeta, o il mago,
o il medium che s'immerge in questo mare abissale (il pensie-
Sulla sabbia grigia presso il fiume poco profondo
Sotto la tua vecchia torre battuta dal vento, dove ancora ro dell'uomo non è che la spuma delle onde che ne lambiscono
Arde una lampada accanto al libro aperto la riva), e ci insegna a leggere nel libro del passato e del futu-
Che lasciò Michael Robartes, cammini al chiar di luna, ro. La Grande Memoria serba il seme dello sviluppo ciclico
E, benché non più nei tuoi anni migliori, ancora insegui, della storia, e ne registra il movimento a spirale, come quello
Ammaliato dall'invincibile illusione, della scala a chiocciola che porta in cima alla torre. Il poeta la
Magiche forme. visita e la interroga, proprio come i Magi dell'ultimo racconto
visitano e interrogano la prostituta parigina delle cui facoltà
Nella torre, sotto il lume, quasi vent'anni dopo, il libro di Ro- medianiche gli Immortali si servono per parlare agli uomini; e
bartes è sempre aperto. Lo Yeats che elabora la teoria dell'io e la lingua che costei parla è quella simbolica dell'Anima Mun-
dell'anti-io o maschera2 — alla maschera si accenna fuggevol- di. Sono dunque il poeta e l'artista gli interpreti della storia e
mente già in Rosa Alchemica, là dove il narratore in trance ve- della realtà. Il mago-poeta, il mago-artista, media all'uomo il
de se stesso come una maschera che diversi dèi si provano sul messaggio del Mago Supremo, vivendo in precario equilibrio
volto - non ha più bisogno di fingere la timidezza dei tre rac- tra sonno e veglia, in bilico tra conscio e inconscio, abbando-
conti, e si dichiara apertamente discepolo di Robartes. nandosi all'inconscio e al sogno per entrare nel regno del sim-
La stanza è diventata definitivamente la torre. Finito il suo bolo e riportarlo alla chiara luce della coscienza. Adempie co-
apprendistato il poeta mago è diventato padrone dei simboli, si al suo compito di vate e di guida, che è stato scelto, come gli
1 eletti di Gioacchino da Fiore, per «rivelare la sostanza nasco-
Si tratta di Michael Robartes Bids His Beloved Be at Peace (1895),
Michael Robartes Remembers Forgotten Beauty (1896), Michael Robar- sta di Dio». Le arti, secondo Yeats, stanno per accollarsi gli
tes Asks Forgiveness Because of His Many Moods (1895). Nei Collected oneri che erano della religione e ci restituiranno, invece delle
Poems il nome di Robartes è stato sostituito dal pronome He (per le pri- cose, la loro essenza: «Stiamo per sostituire nuovamente la di-
me due) e da The Lover (per la terza). In esse Robartes non è ancora un stillazione dell'alchimia alle analisi della chimica». Si arreste-
personaggio, ma una figura astrattamente allegorica: cfr. RICHARD ELL- rà cosi il processo che conduce la civiltà sulla strada dell'astra-
MANN, The Identity of Yeats, Faber, London 1964, p. 301.
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La poesia Ego Dominus Tuus è premessa a Per Amica Silentìa Lu- zione e dello scientismo, e si tornerà sulla strada dell'emozio-
nae (1918) dove viene esposta la teoria della maschera, poi ulteriormente ne universale e concreta. All'arte - che dovrà essere simbolica,
sviluppata e spiegata in A Vision (1925 e 1937). perché solo il simbolo può «esprimere l'essenza invisibile» e
XIV RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XV

« sfuggire alla povertà di un ordinamento troppo cosciente at- emozioni [...]. Un'emozione non può esistere, o diventare per-
tingendo alla ricchezza e alla profondità della natura» — è de- cettibile e attiva in mezzo a noi, finché non abbia trovato un co-
legata questa missione salvifica. lore un suono o una forma, o un insieme di questi elementi, che
La civiltà è a una svolta e il poeta non può esimersi dall'in- la esprimano, e poiché non vi sono due modulazioni o disposi-
tervenire. Anche se è chiuso nella sua torre d'avorio a sognare zioni di questi elementi che evochino la stessa emozione, i poe-
ti e i pittori e i musicisti, e in misura minore poiché i loro effet-
l'eterno, la perfetta fissità dei mosaici bizantini, la sostanza ti sono momentanei, il giorno e la notte e la nuvola e l'ombra,
imperitura dell'arte, non può fare a meno di guardar giù al fanno e disfanno il genere umano in continuazione. E invero
magma di fango e sangue della storia. Pur disgustato dal «co- soltanto ciò che sembra inutile o molto debole è potente, e tut-
siddetto progresso» e dalla contemporanea «volgarità che si è to ciò che sembra utile o forte, eserciti, macchine, stili architet-
armata e moltiplicata» ', il poeta non rinuncia alla realtà, all'e- tonici, forme di governo, speculazioni filosofiche, sarebbe stato
sperienza, alla storia, ma spera anzi di poterle modificare, di un po' diverso se qualche mente molto tempo fa non si fosse ab-
poter «rifare il mondo» perché conosce i simboli, i modelli, le bandonata a qualche emozione, come una donna si abbandona
spirali, gli eterni ritorni, le leggi del divenire; e crede che sia al suo amante, e non avesse plasmato in un tutto armonico suo-
la parola poetica, l'occulto sogno del solitario, a muover segre- ni o colori o forme, o tutti questi elementi insieme, affinché l'e-
tamente il meccanismo spirituale del mondo, a determinare mozione da essi suscitata potesse continuare a vivere in altre
menti. Una piccola lirica evoca un'emozione, e quest'emozione
scienza e amore, morale e guerra: ne raccoglie altre intorno a sé e con esse si fonde andando a for-
mare una grande epica; e infine, diventando sempre più poten-
Ogni suono, ogni colore, ogni forma, sia in virtù delle sue te, e abbisognando di un corpo sempre meno delicato, straripa,
energie precostituite sia in virtù di un lungo processo associati- con tutto quanto ha raccolto, tra i ciechi istinti della vita quoti-
vo, evoca emozioni indefinibili e tuttavia precise, o meglio - diana, dove esercita una forza dentro altre forze, come gli anelli
che cosi preferisco pensare -, evoca e fa scendere in mezzo a noi che si vedono uno dentro l'altro nel ceppo di un vecchio albero.
certe potenze incorporee, i cui passi sui nostri cuori chiamiamo Forse era questo che intendeva Arthur O'Shaughnessy quando
faceva dire ai suoi poeti di aver costruito Ninive con i loro so-
spiri; e io quando sento parlare di una guerra, di una fiammata
1
Yeats sente la civiltà industriale come estranea e nemica, cosa che religiosa, di un nuovo prodotto, o di qualsiasi altra cosa riem-
si spiega benissimo se si pensa che egli prende come punto di riferimento pa l'orecchio del mondo, mi domando se la sua causa non stia
la società irlandese, caratterizzata dalla quasi totale assenza di industrie, nel suono del flauto di un ragazzo tessalo. Ricordo che una volta
di classe imprenditoriale e di ceto medio, dalla scarsa urbanizzazione, e dissi a una veggente di domandare a uno degli dèi che - crede-
dal gran numero di case contadine isolate. Per Yeats contano quasi esclu-
sivamente due mondi: quello rurale - ora vagheggiato arcadicamente, va - stavano intorno a lei nei loro corpi simbolici quali sareb-
ora incarnato dalla vitalità sanguigna di personaggi come Crazy Jane - bero stati gli effetti di un'opera deliziosa ma apparentemente
con le sue credenze nel regno invisibile delle fate e degli spiriti, e degli futile di un amico, e che quella forma rispose: «Popoli saran-
eroi delle antiche leggende; e quello delle grandi casate dei proprietari no distrutti e città schiacciate» '.
terrieri, sede di nobili virtù, ultimo baluardo di una civiltà eroica e corte-
se i cui uomini d'azione erano anche uomini di cultura. Questa mitica Ir-
landa - che nella mitologia yeatsiana si confonde a volte con l'Urbino del
Cortegiano e con il Giappone dei samurai - nutre un'aristocrazia che di- 1
Cito da The Symbolism of Poetry (1900). Per le emozioni o umori
fende la ceremony. È questa una parola chiave per Yeats, e ha connota- (moods) cfr. ELLMANN, The Identity of Yeats cit., pp. 56-61. Questa fidu-
zioni mistico magiche, oltre che un significato sociale: la cerimonia, il ri- cia nel valore attivo dell'arte corrisponde a un'uguale fiducia nella forza
to, è un modo di comunicare, di vivere insieme; è espressione di innocen- occulta che scaturisce dall'inconscio o dal mondo degli spiriti. Si legga
za e bellezza, serenità e pace; spiritualizza il materiale e lo trascende. La questo passo di Magic (1901): «A meno che tutti coloro che hanno de-
crisi della tradizione e delle forme cerimoniali è per Yeats un segno del- scritto fatti del genere [cioè eventi magici o paranormali] non abbiano so-
l'imminente distruzione del mondo. Questo vagheggiamento d'una vita gnato, dovremmo riscrivere la storia, perché ogni uomo, certamente ogni
« eroica e semplice » si intrawede già nelle figure dei Magi, che sono con- uomo dotato di fantasia, trasmette continuamente incantesimi, malie, il-
tadini, ma con un tocco «di un'epoca più cortese». lusioni; e ogni uomo, soprattutto ogni uomo tranquillo e privo di forte
XVI RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XVII

Una poesia apparentemente innocua potrebbe esser la causa Yeats, insomma, esalta il valore attivo e la funzione profe-
della rovina di una città. La bellezza è pericolosa. Per causa di tica della sua arte. Ma che cosa profetizza quest'arte? «I tu-
Elena bruciano le torri di Troia. Questa fascinosa se pur chi- multi che sono forse le fiamme del Giudizio Universale», per
merica concezione dell'efficacia attiva dell'arte si ritrova già dirla con Aherne. Ed essa stessa, come l'arte teorizzata da
nei racconti: si veda in particolare l'ultimo paragrafo della ter- Aherne, è stata mandata nel mondo a seminare desideri illimi-
za sezione di Rosa Alchemica e Le tavole della Legge là dove tati e ad accelerare la fine della vecchia civiltà, ormai agoniz-
Aherne, presentato come uomo duplice per natura — passivo e zante. Il velo del Tempio sta tremando. Yeats riprende da
attivo, monaco e soldato di ventura -, vien detto incline «a Mallarmé l'immagine apocalittica dello squarciarsi del velo del
volgere l'azione in sogno, e il sogno in azione». Qui in Yeats Tempio (Matteo XXVII 51) per applicarla alla fin de siede;
la componente simbolista-decadente cede alla forte matrice ro- ma, a differenza di Mallarmé e dei decadenti, guarda con inten-
mantica, all'influsso dell'idealismo almeno intenzionalmente so desiderio al futuro, e alla palingenesi che seguirà agli even-
attivo di Blake e Shelley, che appunto vorrebbero trasformare ti violenti che distruggeranno la pace e la prosperità illusorie
il sogno in realtà. Yeats, cioè, non s'appaga d'esplorare soltan- di un mondo in crisi, in cui «ai migliori manca ogni convin-
to i mondi della fantasia e del pensiero, non vuol essere sol- zione, mentre i peggiori | sono pieni di appassionata inten-
tanto un supersognatore ripiegato su se stesso e intento a deli- sità».
bare i deliziosi veleni distillati dalla civiltà morente; ma, pur La nuova era, secondo l'annuncio dei Magi del terzo raccon-
rifiutando l'«eresia» dell'arte didattica e difendendo gelosa-
to e della poesia The Magi, vedrà il ritorno degli Immortali
mente la propria torre d'avorio, non ritiene - a differenza de-
cacciati dal cristianesimo, e sarà segnata da una Natività in-
gli amici del Rhymers' Club - di dover separare nettamente ar-
quietante, bestiale. La mitologia usata da Yeats per illustrare
te e vita, e crede nell'impulso creativo che «fa e disfà il gene-
re umano e il mondo », e annuncia una nuova civiltà che sta per il nuovo ciclo storico è, in parte, ancora quella cristiana, ma ca-
nascere. (Sono contraddizioni che non sorprendono in uno povolta: la Vergine è diventata un'antivergine, l'Incarnazione
scrittore il quale teorizza il reale come struttura dialettica di trova riscontro nella violenta sensualità del mito di Leda e il
opposti) '. cigno, il Secondo Avvento non è quello di un Dio d'amore ma
quello d'un informe animale che attraversa lentamente il de-
serto e si avvicina a Betlemme per nascere. Il frutto della nuo-
individualità, soggiace continuamente al loro potere. I nostri pensieri
più elaborati, le nostre decisioni pM complesse, le nostre emozioni più
precise spesso, secondo me, non sono veramente nostre, ma sono all'im- lo con la voce del popolo ». I tre racconti qui pubblicati sono natural-
provviso, scese, per così dire, dal Cielo o salite dall'Inferno. Lo storico mente un esempio.d'arte elitaria; e dopo il successo di The Secret Rose
dovrebbe, perché no?, ricordare angeli e diavoli non meno di re e solda- Yeats scriveva a O'Leary, il 30 maggio 1897: «È ad ogni buon conto un
ti, cospiratori e prosatori. Cosa importa che angeli o diavoli, come invero onesto tentativo nella direzione di un'arte irlandese aristocratica ed eso-
credevano certi vecchi scrittori, assumano in primo luogo una forma or- terica. Questa è stata la mia massima ambizione. Abbiamo una letteratu-
ganica nella fantasia di qualche uomo? Cosa importa che Dio stesso agi- ra per il popolo ma ancora nulla per i pochi ». Però i Magi dell'Adorazio-
sca o sia solamente negli esseri esistenti o negli uomini, come credeva ne, contadini che leggono i classici latini e raccolgono intorno a sé bardi
Blake? Dobbiamo nondimeno ammettere che esseri invisibili, influenze a e menestrelli, rappresentano il desiderio di sanare tale contraddizione.
largo raggio, forme che avrebbero potuto esser trasmesse attraverso l'aria Contraddizione storicamente insanabile. Ma Yeats mitizza, e si crea l'im-
da un eremita del deserto, aleggiano su camere del consiglio, su studi e su magine di un ideale popolo irlandese senza classi e tutto raccolto attorno
campi di battaglia ». al patrimonio delle leggende e degli antichi miti: «La nostra mitologia
1
Contraddittoria è anche la concezione che Yeats ha dell'arte. Da e le nostre leggende sono molto diverse da quelli degli altri paesi europei
una parte vorrebbe un'arte destinata a pochi eletti, come quella auspica- perché sino alla fine del xvn secolo furono conosciute, e forse ciecamen-
ta in Speaking to the Psaltery e in Certain Noble Plays of Japan, dall'al- te credute, sia dai contadini che dai nobili; Omero appartiene ai sedenta-
tra un'arte popolare, come quella dei poeti legati a « The Nation », che ri, mentre ancor oggi le nostre antiche regine, i nostri soldati e amanti
« non erano individualisti, non si isolavano, cercavano di parlare al popo- medievali possono far venire i brividi a un venditore ambulante ».

2
XVIII RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XIX

va Betlemme - immagine emergente dalla Grande Memoria - «Fratello Paul, va' e predica; alzati e predica, Fratello Paul». E
appare come una rough beast, una specie di sfinge dal corpo di poi risero forte, e gli zoccoli degli unicorni calpestarono il suolo
leone e dalla testa d'uomo, lo sguardo vuoto e spietato come il e fu come se il mondo stesse già cadendo a pezzi.
sole. Questa apocalittica bestia è il punto d'arrivo dell'evolu-
zione di un simbolo ': quello dell'unicorno dell'Adorazione dei L'uso dell'immagine dell'unicorno viene cosi chiarito da Gior-
Magi generato dalla Vergine-Prostituta. Il significato dell'uni- gio Melchiori:
corno, piuttosto sibillino nel racconto, viene chiarito dal dram-
ma Where There Is Nothing (1902), poi riscritto e pubblicato [Yeats] voleva rappresentare la nuova forza distruttiva e li-
beratrice in forma animale per sottolineare il fatto che un cam-
con il titolo di The Unicorn front the Stars. Il protagonista, un biamento universale di tale portata poteva essere prodotto sol-
visionario irlandese di nobile famiglia che vuol sovvertire l'or- tanto dall'unione della forza d'urto della Divinità e della mera
dine costituito («Voglio abbattere tutto questo, come lo chia- animalità, del sovrumano e del bestiale allo stesso tempo. Un
mate?, questa cosa, l'edificio del mondo, infilare un palanchino animale irreale tratto dal favoloso bestiario medievale sarebbe
sotto la porta e agganciare le torri con un raffio e sradicare tut- quindi servito al suo scopo: l'unicorno, inoltre, aveva il vantag-
to»), si associa prima a un gruppo di zingari; poi, entrato in gio di essere familiare al suo pubblico, che avrebbe afferrato la
convento, predica una nuova religione, esortando a eliminare qualità soprannaturale e selvaggia del simbolo. L'unicorno ha
le leggi, la società civile, la Chiesa. Come Aherne, non ricono- anche una certa nobiltà e spiritualità, che gli deriva dall'essere
sce alcuna validità alle forme storiche della morale e della leg- tradizionalmente associato all'idea della castità; e per mettere
ge; e, come sembra accada a Robartes, verrà ucciso da una fol- in evidenza l'elemento spirituale Yeats fece parlare il suo eroe
di angeli che cavalcavano unicorni.
la superstiziosa. In Where There Is Nothing, appunto, il pro-
tagonista parla dell'animale mitico che distruggerà il mondo
(« Oh!, è una bestia selvaggia e spaventevolissima, con denti di L'unione di divinità e animalità trova la sua espressione più
ferro e artigli di bronzo che possono sradicare guglie e torri»), compiuta nel mito di Leda. Il cigno che le fa violenza è insie-
associandolo al riso inteso come forza disgregatrice: «La mia me manifestazione della forza bruta dell'istinto animale e del-
bestia selvaggia è il Riso, il più potente dei nemici di Dio». Il la numinosa potenza di Zeus. Il rapporto di Leda con Zeus -
concetto di gioia tragica - chiaramente di derivazione nietz- come quello della regina con l'unicorno in The Player Queen
schiana - verrà poi spesso ripreso da Yeats: basti pensare a - è il punto d'incontro del tempo con l'eternità: in quell'atti-
poesie come Lapis Lazuli e The Gyres. mo «lo stallone dell'Eternità monta la cavalla del tempo ».
La «bestia selvaggia dalle ali di bronzo» ha occhi «duri Come Leda, anche la prostituta dell'Adorazione dei Magi
freddi e azzurri», e corrisponde all'unicorno dell'Adorazione « è stata sottratta al tempo e ha giaciuto sul seno dell'Eterni-
dei Magi, descritto come «freddo duro e virginale». Nel quar- tà»; come Leda ha ricevuto una Annunciazione che segna l'ini-
to atto di Where There Is Nothing, d'altronde, la bestia alata zio di un nuovo ciclo di civiltà.
diventa - i simboli in Yeats sono spesso instabili - proprio un Da un uovo di Leda, secondo una versione del mito, nacque
unicorno. Paul Ruttledge, fattosi monaco, sogna: Elena, causa della distruzione di Troia, rievocata nel sonetto
Leda and the Swan: «Un brivido nei lombi vi genera | Il muro
[...] e vidi molti angeli cavalcare su degli unicorni, angeli bian- infranto, il tetto e la torre incendiati | E Agamennone morto».
chi su unicorni bianchi. Stavano tutt'intorno a me, e gridavano, Anche nei.'Adorazione dei Magi il nome di Leda richiama im-
mediatamente la caduta di Troia. Troia, consumata dal fuoco,
1 è l'emblema della morte d'una vecchia civiltà; e la prostituta
Per un'analisi approfondita di questo e altri simboli yeatsiani si ve-
da GIORGIO MELCHIORI, The Whole Mystery of Art, Routledge and Ke- dell'Adorazione dei Magi è anche un'Elena di Troia, un'incar-
gan Paul, London i960. Per l'origine visuale e le associazioni magiche nazione dell'arte decadente che vorrebbe essere eversiva e in-
dell'immagine dell'unicorno si vedano in particolare le pp. 44-55. cendiaria, minare la civiltà borghese e veder crollare il vecchio
XX RENATO OLIVA NOTAINTRODUTTIVA XXI

mondo '. L'Elena-prostituta2 è certamente nella tradizione del- Il 1925 è anche l'anno della prima edizione di A Vision. Gli
le belles dames sans merci e delle femmes fatales, come l'Ele- insegnamenti di Robartes - comparso precedentemente un'al-
na Ennoia della Tentation de Saint Antoine, o l'Elena dell'o- tra volta in The Doublé Vision of Michael Robartes ( 1919) ' e
monimo dipinto di Gustave Moreau esposto al Salon del 1880, in Michael Robartes and the Dancer, poesia che dà il titolo al-
o la prostituta di The New Helen di Oscar Wilde, o la miste- l'omonima raccolta del 1919, e in cui un ironico Robartes-
riosa Gioconda di Pater, o le Erodiadi, le Salomè, le Cleopatre, Yeats contesta l'educazione impartita alle fanciulle, e valoriz-
o le lussuriose di Swinburne, e via elencando; ma la variazio- za con l'elogio di Giorgione e della pittura veneta cinquecen-
ne sul tema che Yeats ci presenta è una tessera ben collocata tesca corporeità e sensualità: non son più i tempi delle spiri-
nel mosaico del suo sistema: la sua Elena diventa simbolo di tuali madonne, delle vergini preraffaellite, dei visi angelici che
amore e guerra, amore e morte, distruzione e creazione, e del- adornano la casa del narratore di Rosa Alchemica e quella di
la tensione dei contrari da cui scaturisce l'energia che muove il Aherne - sono ormai stati sistematizzati, e costituiscono un'or-
mondo. ganica e complessa dottrina. Ma l'ultima grande arte yeatsiana
Soprattutto neh"'Adorazione dei Magi il sistema yeatsiano è è spesso colorata d'autoironia, necessario correttivo dell'enig-
già visibile in certe sue linee essenziali, grazie alle aggiunte in- matica dogmaticità del sistema: cosi Robartes nelle Storie di
terpolate dall'autore a distanza di quasi trent'anni dalla prima Michael Robartes e dei suoi amici2 è ancora una volta maestro
edizione. Originariamente il racconto era stato scritto per d'arcana sapienza, scopritore di un immaginario libro di Giral-
«The Savoy», dove nell'aprile e nel novembre del 1896 erano dus, lo Speculum Angelorum et Hominum, e depositario delle
stati pubblicati rispettivamente Rosa Alchemica e Le tavole dottrine della tribù araba degli Judwali; ma nella prospettiva
della Legge; ma la rivista di Arthur Symons cessò le pubblica- parodica delle Storie è diventato un finto arabo amico di Law-
zioni prima che anche l'ultimo racconto potesse essere pubbli- rence d'Arabia, una specie d'avventuriero. Le Storie sono in
cato. Comparve insieme alle Tavole della Legge nel 1897 in parte un rifacimento in chiave comica o grottesca - e Yeats ne
edizione privata di no copie stampata da Bullen (Rosa Alche- approfitta per rifare il verso alla «volgarità» di certo realismo
mica andò invece in The Secret Rose, 1897), e poi di nuovo, e di certo fumettismo romanzesco - dei racconti di circa tren-
con lievi ritocchi, nel 1902, 1904, 1908 e 1914. Ma le varian- t'anni prima. Molte situazioni si ripetono. La fuga del narrato-
ti significative, come l'introduzione del simbolo dell'unicorno re di Rosa Alchemica trova riscontro in quella di O'Leary che,
e l'accenno a Leda, sono del 1925 3. dopo aver scagliato le scarpe contro due attori colpevoli di na-
turalismo da «bottegai», scappa scalzo da teatro. Aherne,
mandato da Robartes che ha visto tutto in sogno - «Aherne è
1
Nel'Adorazione dei Magi uno dei vecchi s'addormenta leggendo la un cattolico molto devoto, tutto questo gli sembra pagano o
quinta egloga di Virgilio. La quarta egloga, spesso considerata profetica qualcosa del genere e lo ha in odio, ma deve fare tutto quello
per l'annuncio d'una nascita che segnerà l'inizio di una nuova era, fa spe-
cifico riferimento a Troia: «Alter erit tum Tiphys, et altera quae vehat che gli dice Robartes, ha sempre dovuto farlo, sin da bambi-
Argo | Delectos heroas: erunt etiam altera bella: ] Atque iterum ad Tro-
jam magnus mittetur Achilles». Nella prima edizione in volume de L'a-
dorazione dei Magi c'era una frase che traduceva quasi esattamente que- ti e resi ancor pili aderenti al sistema. Cfr. w. B. YEATS. Memoirs, a cura
sti versi: «Dopo che vi sarete inchinati le cose antiche saranno nuova- di Denis Donoghue, Macmillan, London 1972, pp. 138 e 147.
1
mente, e un'altra Argo porterà altri eroi oltre il mare, e un altro Achille II lettore italiano potrà leggere questa ed altre tra le pili significati-
cingerà d'assedio un'altra Troia-». ve poesie yeatsiane in n>., Quaranta Poesie, a cura di Giorgio Melchior!,
2 Einaudi, Torino 1965; oppure in ID., Poesie, a cura di Roberto Sanesi,
Quello della prostituta è uno dei diversi topoi decadenti che Yeats
rielabora. Sulla prostituta e il decadentismo si veda ARNOLD MAUSER, Sto- Mondadori, Milano 1974.
2
ria sociale dell'arte, Einaudi, Torino 1956, p. 414. Per le belles dames Le storie di Michael Robartes e dei suoi amici: estratto di una docu-
sans merci, MARIO PRAZ, La carne, la morte e il diavolo, Einaudi, Torino mentazione preparata dai suoi allievi sono premesse ad A Vision. Le ci-
1942; e MANCARLO MARMORI, Le vergini funeste, Sugar, Milano 1966. tazioni nel testo sono tratte dalla traduzione italiana di Adriana Motti
3 (ID., Una Visione, Adelphi, Milano 1973).
Nelle intenzioni di Yeats i racconti avrebbero dovuto essere riscrit-
XXII RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XXIII

no» —, aspetta O'Leary all'uscita con scarpe e calze pulite, lo Da quest'episodio lei tirò fuori l'assassinio di Robartes e dei
fa salire in automobile e lo porta a casa del veggente. E si con- suoi amici e descrisse una specie di orgia in onore degli dèi pa-
fronti il drammatico e tenebroso ingresso in scena di Robartes gani, benché mio fratello includesse Cristo nel suo rituale. Mio
- rossi capelli scomposti, occhi fieri e labbra frementi - in Ro- fratello è molto risentito per questo particolare degli dèi paga-
sa Alchemica con quello dello stesso Robartes — magro, bruno, ni, ma secondo Robartes lo è perché vuole dimostrare di essere
ortodosso. Robartes non si lamenta che lei abbia descritto in
muscoloso, perfettamente sbarbato, con lo sguardo vivo e iro- quel modo la sua morte, e sostiene che se Owen non avesse fat-
nico - nelle Storie: to tanto scalpore, nessuno avrebbe pensato che l'Aherne e il Ro-
«Questo è Michael Robartes», disse Alterne, e tirò fuori da bartes di quelle storie fantastiche fossero persone reali. Però (e
un armadio un piatto di sandwiches, i bicchieri e una bottiglia questo lo confermo per cognizione personale) è risentito per lo
di champagne, mise tutto su un tavolinetto e prese le sedie per stile di quei racconti e sostiene che lei ha sostituito il suono al
sé e per Robartes. significato e l'ornamento al pensiero. Quanto accadde subito
prima che lui si separasse dall'Europa non può non spiccare con
Ritroviamo nelle Storie un altro libro sacro e occulto, ma non innaturale chiarezza. Scrissi una volta per fare le mie rimostran-
ze. Dissi che quei racconti lei li aveva scritti con lo stile comu-
più custodito nel prezioso cofanetto bronzeo del Cellini: si ne a quel tempo a molti buoni scrittori di mezza Europa, che
tratta di un vecchio libro con molte pagine strappate, usato per quella prosa equivaleva a ciò che alcuni avevano definito «poe-
puntellare un letto traballante. Dell'idealismo alla Villiers è ri- sia assoluta» e altri «poesia pura»; che, sebbene essa mancasse
masta un'eco dissacrante nel nome di Denise de l'Isle Adam, di speditezza e varietà, le avrebbe acquistate entrambe, come la
modella e professionista dell'amore, che ha letto Axél e lo prosa elisabettiana dopo l'Arcadia, non fosse per la generale ac-
commenta ironicamente: quiescenza al sensazionale e all'attualità; che il romanzesco, ri-
cacciato sull'ultima sua trincea, aveva un certo diritto alla spa-
Ero a letto e leggevo Axél [...]. Voltavo le pagine dell'atto in valderia. Lui rispose che quando la candela è consumata, un uo-
cui gli amanti sono nel sotterraneo del castello. Axel e Sara de- mo onesto non finge che la cera sia fiamma.
cidono di morire, piuttosto che possedersi [...]. Mi stavo doman-
dando perché avessero fatto una cosi assurda [...].
Ma noi, oggi, come giudicheremo questi racconti? Certo, il fil-
Si potrebbe continuare nell'illustrazione di simili parallelismi; tro di un ironico distacco critico, che lo stesso Yeats ci sugge-
ma qui interessa soprattutto, per il suo valore di prospettiva risce di usare, è indispensabile. Ma se ci parranno eccessive le
autocritica, la conclusione delle Storie, in forma d'una lettera lodi di un George Russel - «Ogni cosa in Rosa Alchemica, e
di John Aherne, fratello di Owen, indirizzata a Yeats: parole e pensieri, sono di tale ricchezza da sembrare un'assem-
blea nel tempio della mente di migliaia di raggi pellegrini che
Lei mi domanda se Robartes e mio fratello sono ancora sec- tornano a deporvi le loro molte esperienze. Un libro sostenuto
cati per quella vecchia lite, e in che cosa consiste, esattamente,
la ragione di tale lite. Ecco quanto sono venuto a sapere dopo tutto a quel livello sarebbe una delle cose più grandi della let-
aver interrogato varie persone. Una trentina di anni fa lei ha teratura» - dovremo pur convenire con lui sulla qualità lette-
scritto Rosa Alchemica, Le tavole della Legge e L'adorazione raria di questo wonderful piece of prose; e condividere l'am-
dei Magi prendendo lo spunto da «un piccolo incidente». Ro- mirazione del giovane Joyce per Le tavole della Legge e L'ado-
bartes, allora giovanotto, aveva fondato una società, con l'aiuto razione dei Magi.
riluttante di mio fratello Owen, per lo studio della Kabbala De- I racconti, come si è visto, si nutrono d'umori simbolisti e
nudata e altri libri del genere, aveva inventato non so che ritua-
le e preso in affitto una vecchia rimessa sullo Howth Pier per le decadenti, e sono un tipico prodotto della fin de siede, per
loro riunioni. Tra i grossisti di aringhe o di sgombri si sparse quel loro giocare con estasi cristiane e peccaminose devozioni
una sciocca diceria, e alcune ragazze (di Glasgow, dice mio fra- alla bellezza pagana, con arte e magia, con vaghe penombre e
tello, perché provengono da tutte le parti) ruppero la finestra. fumi d'incenso, cappelle goticheggianti e stanze nascoste da
XXIV RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XXV

arazzi pieni del blu e del bronzo dei pavoni '; e per lo stile sug- Allo stesso modo lo stile dei racconti cerca di evitare gli ec-
gestivo ed evasivo che preferisce i simboli ai personaggi, le al- cessi: la prosa, pur seguendo cadenze lunghe e modulate per
legorie ai fatti, i segreti sussurrati alle cose dette a voce chia- coordinate, pur costruita secondo una sintassi bilanciata e com-
ra. E però quelle linfe estetizzanti Yeats le distilla sapiente- plessa che guarda, attraverso Pater, al Rinascimento e ai clas-
mente, ricavandone una raffinata quintessenza; e le passa attra- sici latini, cerca il nitore e rifugge le sbavature, e si studia di
verso il filtro della serietà pateriana - Pater compone, per dir- non cadere, per quanto possibile in quell'artificioso contesto,
la con il Praz, «la tendenza decadente nelle linee d'un classici- nell'eccessivo gonfiore retorico '. Yeats padroneggia il suo sti-
smo ascetico » —, e del gusto preraffaellita, più schivo e pudico, le con un sicuro senso della misura espressiva e formale che dà
d'una sensualità più esangue e repressa. Cosi quelle ombre ai tre racconti una qualità di prezioso cammeo, di miniatura
scarlatte danzanti e guizzanti come fiamme tra aromatici fumi simbolista; e se lo riconosce congeniale, tanto da rimpiangere,
sono si espressione d'un satanismo decadente, ma corretto e nel passo delle Storie di Michael Rohartes e dei suoi amici ci-
schiarito con la pallida spiritualità preraffaellita. Cosi la stan- tato sopra, che l'avversa congiuntura storico-letteraria gli ab-
za del narratore di Rosa Alchemica può ricordare la casa di Des bia impedito di svilupparsi e perfezionarsi come avrebbe po-
Esseintes, ma quanto è più sobria; e i piaceri che egli prova tuto.
non lo rendono schiavo: specchio di levigato acciaio - è l'idea- Quanto alla profezia, non si sarebbe mai avverata. Il nuovo
le yeatsiano della coldness, del freddo e lucido distacco, rias- millennio di artefici, nobili, e santi non sarebbe mai giunto.
sunto in forma epigrafica negli ultimi tre versi di Under Ben L'apocalisse si, e la violenza e la guerra quasi invocate; ma la
Bulben — egli vuole conoscere le passioni umane senza gustar- violenza e la barbarie nazifasciste, e gli orrori della seconda
ne l'amarezza e senza nausearsene, senza eccessi alla Lionel guerra mondiale, da cui non sarebbe scaturita nessuna rigene-
Johnson o alla Oscar Wilde. Yeats segue l'insegnamento di Pa- razione.
ter che affermava si l'opposizione tra la morale dell'artista e C'è, in A General Introduction for My Work (1937),
quella dell'uomo comune, ma raccomandava una vita tempera- un'immagine lancinante. Yeats, ormai più che settantenne e vi-
ta. Nulla di compiacentemente corrotto, dunque, né voluttà a cino alla morte, polemizza con i giovani poeti inglesi che rifiu-
lungo assaporate, né male e dolore succhiati come assenzio per tano sogno ed emozioni personali, si legano ai partiti politici,
stimolare il senso estetico, né piaceri e supplizi, né ferite come vogliono esprimere fabbrica e metropoli, usano una psicologia
rose rosse, né dérèglement de tous les sens; gemme e profumi complicata e «difendono il loro tipo di metafora dicendo che è
si, ma con parsimonia, qualche tremito d'anime e fremito di quello che viene più naturale all'uomo che va a lavorare in me-
corpi, ma in complesso una gran cautela nel trattare dell'amo- tropolitana». Yeats riconosce loro il diritto «di scegliere l'uo-
re e del sesso: si veda la danza di Rosa Alchemica, cui parteci- mo che usa la metropolitana perché è oggettivamente impor-
pa Eros, ma un Eros dal volto velato, come velato è il significa- tante»; ma lui è sempre legato alle sue visioni oniriche, vuole
to erotico della danza stessa. (Non cosi nell'opera dello Yeats esprimere ciò che le Upanishad chiamano «il Sé antico», e at-
maturo dove l'unione carnale sarà spesso simbolo dell'Unità tende ancora:
dell'Essere).
Io rimango attaccato alla tradizione irlandese e aspetto un
1
Antirinascimento [...]. A Vision mi ha abituato a vedere gli
II pavone ricorre spesso nell'iconografia dell'arte estetizzante. Pro- schemi geometrici secondo cui si muove la storia. Le mie con-
babilmente Yeats pensava alla Camera del Pavone che James McNeill vinzioni hanno radici profonde e non si adeguano alle consue-
Whistler realizzò nel 1876-77 per F. R. Leyland. La sala, smantellata nel
1904, si trova ora a Washington (Freer Gallery of Art). U Armonia in
1
Blu e Oro di Whistler è però solo uno dei possibili esempi dell'ampio Si legga questo significativo giudizio di Yeats su Oscar Wilde, trat-
uso del motivo ornamentale del pavone, derivato dall'arte orientale, mol- to dall''Autobiography: «Egli, come tutti noi, aveva imparato da Pater,
to conosciuta e diffusa in Inghilterra soprattutto a partire dagli anni set- ma in lui la cadenza era diventata troppo elaborata e rigonfia, e lo stile
tanta del secolo scorso. mancava un po' d'esattezza».
XXVI RENATO OLIVA NOTA INTRODUTTIVA XXVII

tudini. Quando mi fermo al crepuscolo sul ponte O'Connell e poco la Bestia infunerà e divamperà il fuoco, ma senza che da
osservo quell'architettura senz'armonia e tutte quelle insegne macerie e ceneri rinasca poi una nuova età dell'oro.
luminose che danno forma fisica all'eterogeneità contempora- «Le mezze luci che si muovono fioche di simbolo in simbo-
nea, un odio indefinito sale su dal buio che ho dentro, e sono si- lo e portano ai confini del mondo» possono condurre fuori
curo che dovunque in Europa vi siano delle menti abbastanza
strada. I simboli possono tradire. Nel 1918 Yeats fece esegui-
forti da guidare le altre sta nascendo lo stesso odio indefinito;
tra quattro o cinque generazioni, o fors'anche prima, quest'odio re a Sturge Moore un exlibris rappresentante un unicorno che
esploderà violentemente, e imporrà, per mezzo di quegli spiriti balza fuori da una torre che, colpita dal fulmine, sta crollan-
fratelli, il suo dominio. Non so che natura avrà quel dominio do. Dalla vecchia civiltà, distrutta in un lampo, scaturisce, vio-
perché oggi siamo sotto quello opposto; tutto quello che posso lenta e gioiosa, la forza che fonderà la nuova. Questa l'inter-
fare per affrettarne l'avvento è odiare con più forza. pretazione da dare all'emblema, almeno secondo Yeats. Ma
forse, involontariamente, l'emblema sta ora a significare ben
Il vecchio poeta al crepuscolo rifiuta la realtà contemporanea, altro: la morte dell'arte, il crollo della torre del mago-artista,
spera nelle strong minds - l'ideologia della mente forte confi- le macerie di cui è disseminata la strada della storia. L'unicor-
na però pericolosamente con quella dell'uomo forte ' - che im- no non ha obbedito ai nomi magici. L'unicorno è in fuga.
porranno il suo Antirinascimento, di cui ha semplicemente ri- E Yeats lo sa. Nella complessa ambiguità della sua arte, so-
tardato l'avvento di qualche generazione; e non sa che di li a prattutto matura - e questo contribuisce a farla grande - c'è
posto tanto per l'ostinata fede millenaristica quanto per la co-
scienza che i simboli non sono strumenti profetici ma forme, e
1
La fiducia nella «distruzione che vivifica», nel «terrore che deve il sistema di A Vision non è la chiave della storia universale ma
sopraggiungere», nella funzione positiva della guerra («Amate la guerra soltanto una «sistemazione stilistica dell'esperienza». «Quelle
per il suo orrore, cosi che la fede possa mutarsi, la civiltà possa rinnovar-
si», scrive un personaggio delle Storie di Michael Robartes) è pericolosa immagini dominatrici in quanto complete | crebbero in puro
e politicamente ambigua. È nota d'altronde l'ambiguità della posizione spirito, ma donde trassero origine? », si domanda Yeats in The
politica di Yeats, la sua vicinanza agli elementi più conservatori del Se- Circus Animals' Desertion, dove i simboli che hanno alimenta-
nato irlandese, e la sua, seppur solo temporanea, simpatia per il fascismo to la sua fantasia sono significativamente paragonati ad anima-
e le Camicie Blu irlandesi. Molti hanno evitato di dare un giudizio preci-
so sulla politica yeatsiana, suggerendo che le sue simpatie per il totalita- li da circo ormai fuggiti. La risposta è che provengono da un
rismo erano frutto di scarsa informazione, fantasie di un idealista. L'an- mucchio di rifiuti o dalla spazzatura di una strada, dalla « sudi-
no della morte di Yeats, Auden (il saggio di Auden, come quelli di Or- cia bottega di rigattiere del cuore». E se anche la Grande Me-
well e O'Brien, sta in W. B. Yeats, a cura di William H. Pritchard, Pen- moria fosse una bottega di rigattiere, con i cui rottami e cian-
guin, Hardmondsworth 1972) gli intenta, senza pronunciarsi, una specie frusaglie l'artista si costruisce un macchinoso giocattolo, un ca-
di processo sulla « Partisan Review », in forma di saggio diviso in due
parti: argomenti della pubblica accusa, e argomenti della difesa. Orwell, stello di carte, un incompleto mazzo di tarocchi, un meraviglio-
nel 1943, si pronuncia in complesso a favore di Yeats. Per Orwell, Yeats so quanto ingannevole palazzo degli specchi? In ogni caso quel
è tendenzialmente fascista, e tuttavia a) vede la vera natura del fascismo bric-à-brac fantastico non avrebbe soltanto valore d'antiquaria-
che è ingiustizia b) distrugge le illusioni del liberalismo e) si inganna per- to, perché con esso Yeats gioca una partita che tutti ci coinvol-
ché non ha capito come sarebbe in realtà una società retta dal totalitari-
smo e dall'autoritarismo. Più recentemente Connor Cruise O'Brien ha ge cercando di creare schemi, modelli, strutture che diano for-
contestato ogni atteggiamento assolutorio, che presupporrebbe un'ecces- ma all'esperienza e senso alla storia.
siva ingenuità e innocenza da parte di Yeats. O'Brien sostiene che Yeats Se, poi, la partita è perduta, essa brilla, almeno, della tra-
condivideva le opinioni del ceto medio protestante cui apparteneva, opi- gica e istruttiva luce del fallimento che illumina il vagare del-
nioni espresse dall'«Irish Times» che nel 1933 aveva salutato Hitler co-
me «vessillifero dell'Europa contro il terrorismo moscovita»; e cita un l'artista nell'elaborato labirinto di simboli e miti che si è co-
passo tratto da On the Boiler per dimostrare errata l'opinione di chi ri- struito nell'illusione di uscire fuori, e di collocarsi al di sopra,
tiene che nulla fosse più alieno alla mentalità di Yeats della violenza fa- della storia.
scista. RENATO OLIVA
Nota bio-bibliografica

William Butler Yeats nacque il 13 giugno 1865 a Dublino, da John


Butler Yeats, pittore, e Susan Pollexfen Yeats. La famiglia si trasferi a
Londra due anni dopo, ma Yeats trascorreva regolarmente lunghi pe-
riodi di vacanza in Irlanda, a Sligo, pressò i nonni materni. Avviato alla
lettura e alla letteratura dal padre, studiò prima a Londra, poi a Dublino.
Nel 1883 optò per gli studi artistici entrando alla School of Art di Du-
blino. Qui conobbe AE (George William Russel) e insieme a lui inco-
minciò a interessarsi di misticismo e occultismo. Nel 1885 fondò la
Dublin Hermetic Society; nel 1887 aderì alla Theosophical Society di
Madame Blavatsky; nel 1890 fu ammesso all'Order of the Golden Dawn.
L'interesse per l'occulto resterà sempre una componente fondamentale
dell'opera yeatsiana, dando luogo non soltanto a scritti specifici - da
Magic a Swedenborg, Mediums, and the Desolate Places, da Per Amica
Silentia Lunae ad A Vision -, ma soprattutto aprendo a Yeats un inesau-
sto serbatoio di immagini e simboli.
Nel 1889 conobbe a Londra, tra gli altri, William Morris e Oscar
Wilde. Nello stesso anno apparve la sua prima raccolta poetica, The
Wanderings of Oisin. Due anni dopo fu tra i fondatori del Rhymers'
Club. In questo periodo Yeats è sensibilissimo all'influsso estetizzante e
decadente: la sua poesia è crepuscolare, piena d'echi, vagamente sugge-
stiva. Frequenta Lionel Johnson ed Ernest Dowson; visita Parigi nel
1894 e nel 1896; conosce la poesia e l'estetica simbolista grazie alla me-
diazione di Arthur Symons, che abita con lui a Londra nel 1896.
Sono stati intanto pubblicati il romanzo John Sherman, The Count-
ess Cathleen and Various Legends and Lyrics - The Countess Cathleen
è un dramma in versi scritto per Maud Gonne, attrice e patriota naziona-
lista irlandese, conosciuta nel 1889 da Yeats, che la amò senza essere
corrisposto -, The Celtic Twilight. È evidente in questi testi lo studio
e il ricupero della tradizione irlandese - miti, leggende, racconti popola-
ri -, anch'essa fonte continua di ispirazione poetica.
Stimolato da amici quali il feniano John O'Leary e Maud Gonne,
Yeats ebbe anche contatti con i gruppi nazionalisti e rivoluzionari; ma la
sua attività fu sempre più culturale che politica. Nel 1902 diventò pre-
sidente dell'Irish National Theatre Society, e nel 1906 direttore del-
l'Abbey Theatre (nello stesso anno furono pubblicati i Poems 1895-
1905). Il dramma di Yeats che ebbe maggior successo, Cathleen ni Hou-
lihan, è di questo periodo, e venne rappresentato all'Àbbey Theatre nel
1902. Yeats continuerà a scrivere teatro fino alla fine dei suoi anni, muo-
vendosi verso un tipo di dramma simbolico e stilizzato, in cui è spesso
visibile l'influsso dei Noh giapponesi.
XXX NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

In campo poetico le raccolte Responsabilities (1914) e The Wild


Swans at Coole (1919) segnano una svolta: la poesia yeatsiana si fa pili
nitida, essenziale, personale. Alla sua maturazione dà un importante con-
tributo Ezra Pound, conosciuto da Yeats nel 1908. Comincia la grande
stagione che darà tra i suoi frutti pili significativi Michael Robartes and
the Dancer (1921), The Tower (1928), The Winding Stair (1933), e i
Last Poems, usciti postumi nel 1939.
Nel 1916 - l'anno dell'insurrezione di Pasqua, celebrata nella poesia
Easter 1916 - Yeats propose nuovamente a Maud Gonne - ora vedova
del maggiore John MacBride, giustiziato dagli inglesi - di sposarlo. La
proposta fu accolta con un rifiuto; Yeats ripetè l'offerta a Iseult, figlia
adottiva di Maud; anche in questo caso la risposta fu negativa, e Yeats,
nel 1917, sposò Geòrgie Hyde-Lees, che scopri subito esser dotata di
facoltà medianiche. Nel 1920 tenne una serie di conferenze negli Stati
Uniti, che aveva già visitato due volte. Nel 1922 fu eletto membro del
Senato irlandese. Nel 1923 gli venne conferito il premio Nobel. Nel 1925
apparve la prima edizione di A Vision. Nonostante la salute cagionevole
- nel 1928 passò un periodo di convalescenza a Rapallo: e in Italia sog-
giornò più volte - continuò a lavorare intensamente. Oltre alla già citata
attività
I
poetica sono da ricordare i testi teatrali (A Full Moon in March,
935> The Herne's Egg, 1939; Purgatory, 1939), un'antologia {Oxford
Book of Modem Verse, 1936), la traduzione delle Upanisad, le prose di
On the Boiler ( 1939).
Mori a Roquebrune, nella Francia meridionale, il 28 gennaio 1939.
R. O.
I.

Son passati più di dieci anni dal giorno in cui vidi,


per l'ultima volta, Michael Robartes, e per la prima
volta i suoi amici e condiscepoli; e fui testimone della
sua e della loro tragica fine, e passai attraverso strane
esperienze che mi hanno cambiato a tal punto che i
miei scritti si sono fatti più oscuri e piacciono di me-
no; e forse sarò costretto a indossare la tonaca e a cer-
car rifugio nell'ordine di San Domenico. Avevd appe-
na pubblicato Rosa Alchemica, un'opericciuola sugli
Alchimisti, alla maniera di Sir Thomas Browne, e ave-
vo ricevuto molte lettere di fedeli delle scienze occul-
te, che mi rimproveravano - cosi la definivano — la mia
timidezza, non riuscendo a credere che una simpatia
tanto palese fosse solo la simpatia dell'artista, che è
fatta per metà di pietà, per tutto ciò che in ogni epoca
ha fatto battere il cuore dell'uomo. Poco dopo aver
iniziato le mie ricerche avevo scoperto che la loro dot-
trina non era solo una chimerica fantasia chimica, ma
una filosofia che applicavano al mondo, agli elementi e
all'uomo stesso; e che il loro tentativo di ricavare l'oro
dai metalli vili non era che parte della trasformazione
universale di tutte le cose in una sostanza divina e im-
peritura; e ciò mi aveva consentito di fare del mio li-
briccino una sognante fantasticheria sulla trasmuta-
zione della vita in arte, e un grido di immenso deside-
rio per un mondo fatto interamente d'essenze.

i
4 ROSA ALCHEMICA ROSA ALCHEMICA 5
Me ne stavo seduto a fantasticare su quanto avevo ogni piacere perché non mi davo a piacere alcuno, ma
scritto, a casa mia, in uno dei vecchi quartieri di Du- mi tenevo in disparte, individuo, indissolubile, spec-
blino; una casa che i miei antenati avevano reso quasi chio di levigato acciaio. Guardavo nel trionfo di tali
celebre grazie alla loro partecipazione alla vita politi- fantasie gli uccelli di Era, scintillanti nella luce del fuo-
ca della città e all'amicizia che li legava alle celebrità co come mosaici bizantini; e il mio pensiero, per cui il
della loro generazione; e mi sentivo insolitamente fe- simbolismo era una necessità, ne faceva i guardiani
lice per aver finalmente realizzato un progetto a lungo messi a custodia delle porte del mio mondo, che impe-
accarezzato, e trasformato le mie stanze in un'espres- divano l'ingresso a tutto ciò che non fosse, come loro,
sione della dottrina da me prediletta. I ritratti, che fiorente di bellezza; e per un attimo pensai, come ave-
avevano piti valore storico che artistico, erano scom- vo già pensato tante altre volte, che fosse possibile
parsi; e arazzi, pieni del blu e del bronzo dei pavoni, spogliare la vita di ogni amarezza all'infuori dell'ama-
ricadevano a coprire le porte, e chiudevano fuori tut- rezza della morte; e allora un pensiero che sempre e
to quanto, nella storia come nell'agire umano, non ogni volta succedeva a quell'altro pensiero mi riempi
avesse il segno della bellezza e della serenità; ed ora, d'un dolore appassionato. Tutte quelle forme: quella
guardando il mio Crivelli e soffermandomi sulla rosa Madonna con la sua meditabonda purezza, quegli spi-
in mano alla Vergine, la cui forma era cosi delicata e rituali volti felici nella luce del mattino, quelle divi-
precisa da sembrar più un pensiero che non un fiore, nità di bronzo colla loro impassibile dignità, quelle
o il mio Piero della Francesca, cosi pieno di spirituale figure selvagge che precipitavano di disperazione in di-
stupore, provavo un'estasi cristiana ma senz'essere sperazione, appartenevano a un mondo divino da cui
schiavo, come il cristiano, di legge e consuetudine. ero escluso; ed ogni esperienza, per profonda che fos-
Soffermandomi sulle antiche divinità bronzee, dèi e se, ogni percezione, per squisita che fosse, m'avrebbe
dee, che avevo acquistato ipotecando la mia casa, pro- recato l'amaro sogno di un'energia infinita che non
vavo tutto il godimento d'un pagano per ogni varietà avrei mai potuto conoscere, e anche nel mio momento
di bellezza, ma senza le paure del pagano, terrorizzato più perfetto sarei stato diviso, e uno dei miei due Io
da un destino insonne e affaccendato in gravosi sacrifi- avrebbe guardato con occhio grave il momento di gioia
ci; e mi bastava accostarmi alla mia libreria, con i suoi dell'altro. Avevo ammucchiato intorno a me l'oro na-
libri tutti rilegati in pelle, ornati da fregi complicati, to nei crogiuoli altrui; ma la realizzazione del sogno
e dai colori accuratamente scelti: Shakespeare rilegato supremo dell'alchimista, la trasmutazione del cuore
nell'arancione della magnificenza mondana, Dante nel stanco in spirito instancabile, era ancora lontana per
rosso cupo della sua ira, Milton nel grigiazzurro della me, come lo era stata, certamente, per lui. Mi misi al
sua compostezza formale; per conoscere delle passioni lavoro col mio acquisto più recente, un insieme di ap-
umane quanto desideravo conoscere senza gustarne parecchiature alchimistiche che, come mi aveva assi-
l'amarezza e senza nausearmene. Mi ero circondato di curato il commerciante di Rue Le Peletier, erano ap-
dèi perché non credevo in alcun dio, e sperimentavo partenute un tempo a Raimondo Lullo, e mentre col-
6 ROSA ALCHEMICA ROSA ALCHEMICA 7
legavo l'alambicco all'athanor e collocavo accanto ad
essi il lavacrum marìs capii la teoria alchimistica, se- II.
condo cui tutti gli esseri, separati dal grande abisso
ove vagano gli spiriti, in gran moltitudine pur essen- Il mio fantasticare venne interrotto da qualcuno
do un unico spirito, sono stanchi; e, nell'orgoglio del che bussava forte alla porta, la qual cosa mi stupì as-
mio sapere iniziatico, mi sentii in comunione con gli sai perché non aspettavo visite, e avevo ingiunto ai
alchimisti, consumati da una sete di distruzione che li miei domestici di far ogni cosa silenziosamente, per
induceva a celare sotto il velame dei simboli del leone non infrangere il sogno di una vita quasi segreta. Ero
e del drago, dell'aquila e del corvo, della rugiada e del alquanto curioso, ed avendo deciso di andare io stesso
nitro, la ricerca di un'essenza che avrebbe dissolto ad aprire, presi un candeliere d'argento dalla mensola
ogni cosa mortale. Mi ripetei la nona chiave di Basilio del caminetto e cominciai a scendere le scale. Sembra-
Valentino, là dove paragona il fuoco del giorno del va che i domestici fossero usciti perché, sebbene il ru-
Giudizio al fuoco dell'alchimista, e il mondo al fornel- more dei colpi sgorgasse attraverso ogni angolo e fes-
lo dell'alchimista, e vorrebbe farci capire che tutto de- sura della casa, nessuno si muoveva nelle stanze di sot-
ve dissolversi prima che la sostanza divina, oro mate- to. Mi ricordai che, essendo le mie esigenze tanto po-
riale o estasi immateriale che sia, si risvegli. Io invero che, la mia partecipazione alla vita tanto scarsa, essi
avevo dissolto il mondo mortale e vivevo in mezzo ad avevan preso l'abitudine di andare e venire a loro co-
essenze immortali, ma non avevo raggiunto nessun'e- modo, lasciandomi spesso solo per ore. Fui sopraffat-
stasi miracolosa. Mentre ero immerso in questi pensie- to all'improvviso dal vuoto e dal silenzio di un mondo
ri, scostai le tende e guardai fuori nel buio, e alla mia da cui avevo scacciato tutto tranne i sogni, e mentre
fantasia turbata tutti quei puntini di luce che riempi- tiravo il catenaccio tremavo. Mi trovai dinanzi Mi-
vano il cielo parvero i fornelli di innumerevoli alchi- chael Robartes, che non vedevo più da anni: i capelli
misti divini, che lavorassero continuamente a trasfor- rossi arruffati, l'occhio fiero, le labbra frementi e sen-
mare il piombo in oro, la stanchezza in estasi, i corpi sitive e gli abiti grossolani lo facevano somigliare, pro-
in anime, la tenebra in Dio; e di fronte alla loro opera prio come quindici anni addietro, un incrocio tra un
perfetta avvertii il peso della mia condizione di morta- debosciato, un santo, e un contadino. Era in Irlanda
le, e invocai a gran voce, come tanti altri sognatori e da poco, disse,e voleva vedermi per una faccenda im-
letterati di questa nostra età hanno invocato, la nasci- portante: in verità, l'unica faccenda importante per
ta di quella raffinata bellezza spirituale che sola po- lui e per me. La sua voce mi rievocava gli anni in cui
trebbe sollevare e rapire anime gravate di tanti sogni. eravamo stati studenti a Parigi, e, ricordando la forza
magnetica con cui mi dominava allora, ebbi un po' di
paura. Ma ero soprattutto seccato per quella visita in-
desiderata e inopportuna, e però gli feci strada prece-
dendolo su per lo scalone, dov'era passato Swif t scher-
8 ROSA ALCHEMICA ROSA ALCHEMICA 9
zando e motteggiando, e Curran raccontando storie e dei fiori che appartengono alla stessa famiglia dei fiori
citando in greco, in giorni piti semplici, prima che la che nel Giardino del Getzemani coprirono con i loro
mente umana, resa più sottile e più complicata dall'ar- pesanti petali purpurei le mani i capelli e i piedi di Cri-
te e dalla letteratura romantiche, cominciasse a freme- sto, e Lo avvolsero nel loro alito pesante, finché non
re sui confini di qualche rivelazione inaspettata. Sentii diede un grido, lamentando la croce e il Suo destino».
che mi tremava la mano, e vidi che la luce della cande- Da un sacchettino di seta vuotò un po' di polvere nel
la vacillava più del dovuto sugli dèi e sulle ninfe di cui turibolo, mise il turibolo sul pavimento e accese la pol-
uno stuccatore italiano del Settecento aveva ornato il vere, da cui si levò un fiotto di fumo azzurrognolo, che
muro, facendoli sembrare esseri primordiali che stes- si allargò sul soffitto e ridiscese in basso, come il fico
sero lentamente prendendo forma nel buio vuoto e in- del Bengala di cui parla Milton. L'incenso mi fece l'ef-
forme. Quando la porta della stanza si fu chiusa, e la fetto consueto, e mi sentii invadere da una leggera son-
tenda coi pavoni ricadde tra noi e il mondo, ebbi, ma nolenza, tanto da sobbalzare quando Robartes disse,
senza capire come, la sensazione che stava per succede- « Sono venuto a farti quella domanda che ti ho già fat-
re qualcosa di inatteso e di singolare. Andai verso il ca- to a Parigi. Preferisti lasciare Parigi piuttosto di ri-
minetto, ed essendomi accorto che un piccolo turibolo spondere».
di bronzo senza catenelle, su cui erano state montate, Aveva volto gli occhi verso di me, e li vedevo scin-
all'esterno, delle porcellane dipinte di Orazio Fonta- tillare alla luce del fuoco, attraverso la nuvola d'incen-
na, e che io avevo riempito d'antichi amuleti, si era ro- so, mentre rispondevo: «Vuoi sapere, cioè, se intendo
vesciato spargendo intorno il suo contenuto, comin- diventare un adepto del tuo Ordine della Rosa Alchi-
ciai a raccogliere gli amuleti e a rimetterli a posto, sia mistica? Mi sono rifiutato a Parigi, quand'ero pieno
per riordinare i miei pensieri sia per l'abituale riveren- di desideri insoddisfatti, e dovrei acconsentire adesso
za con cui ritenevo doveroso trattare degli oggetti da che finalmente ho plasmato la mia vita secondo i miei
tanto tempo collegati a segrete speranze e timori. «Ve- desideri?»
do, - disse Michael Robartes, - che l'incenso ti piace «Da allora sei molto cambiato, - rispose. — Ho let-
ancora, e posso mostrarti un incenso più prezioso di to i tuoi libri, e adesso ti vedo in mezzo a tutte queste
qualsiasi altro tu abbia mai visto», e così dicendo mi immagini, e ti capisco meglio di quanto non ti capisca
prese il turibolo di mano e ammucchiò gli amuleti tra tu stesso, perché sono stato a fianco di tanti e tanti so-
l'athanor e l'alambicco. Mi sedetti, ed egli si sedette gnatori che si sono trovati davanti allo stesso bivio.
accanto al fuoco, e rimase seduto per un po' a guarda- Hai chiuso il mondo fuori della porta e hai radunato
re dentro il fuoco, col turibolo in mano. «Sono venu- gli dèi intorno a te, e, se non ti getterai ai loro piedi,
to per domandarti una cosa, - disse, - e quest'incenso sarai sempre apatico, e di vacillante proposito, perché
impregnerà la stanza, e i nostri pensieri, del suo dolce l'uomo deve dimenticare la propria infelicità tra la
profumo mentre parliamo. Viene dalla Siria, e me lo confusione e il rumore della moltitudine nel mondo e
ha dato un vecchio, il quale mi ha detto che è fatto con nel tempo; oppure cercare di unirsi misticamente alla
IO ROSA ALCHEMICA ROSA ALCHEMICA II

moltitudine che governa il mondo e il tempo». Poi il mondo e non riusci a trovarli; e all'influsso delle in-
mormorò qualcosa che non riuscii a sentire, come se si numerevoli divinità che si sono incarnate in corpi spi-
rivolgesse a qualcuno invisibile ai miei occhi. rituali nella mente dei poeti e dei narratori moderni, e
Per un attimo mi parve che la stanza diventasse all'influsso delle antiche divinità, che dal Rinascimen-
buia, come accadeva in passato quando stava per pro- to in poi hanno riavuto tutto dei loro antichi culti,
dursi in qualche curioso esperimento, e nel buio i pa- tranne il sacrificio d'uccelli e pesci, la fragranza delle
voni sulla porta sembravano ardere d'un colore più in- ghirlande e il fumo dell'incenso. I più credono che sian
tenso e luminescente. Mi sottrassi a quell'illusione che stati gli uomini a fare queste divinità, e che possano di
era, credevo, solo un effetto della memoria e della fo- nuovo disfarle; ma noi che le abbiamo viste passare in
schia prodotta dall'incenso. Non volevo ammettere sferraglianti armature, e in lunghe morbide tuniche, e
che fosse in grado di soggiogare il mio intelletto ormai le abbiamo sentite parlare con voce chiara mentre gia-
maturo, e dissi, «Anche ammettendo che io abbia bi- cevamo, come morti, in trance, sappiamo che sono lo-
sogno di una fede spirituale e di qualche forma di cul- ro a fare e disfare l'umanità, la quale in verità altro
to, perché mai dovrei recarmi ad Eleusi invece che ai non è se non il fremito delle loro labbra».
piedi del Calvario? » Egli si piegò verso di me e co- Si era alzato e aveva preso a camminare avanti e in-
minciò a recitare una specie di cantilena ritmica; e dietro, e nel mio sogno ad occhi aperti era diventato
mentre parlava dovetti nuovamente lottare con l'om- una spola che tesseva un'immensa trama purpurea le
bra, come d'una notte più antica della notte del sole, cui pieghe andavano riempiendo la stanza. Sembrava
che cominciava a velare la luce delle candele e a in- che la stanza fosse diventata inspiegabilmente silen-
ghiottire i minuti riflessi luccicanti sugli angoli delle ziosa, come se al mondo fosse cessata ogni cosa tranne
cornici e sulle divinità di bronzo, e a volgere l'azzurro quel tessere e il crescere di quella tela. «Essi ci hanno
dell'incenso in un violetto carico; mentre non spegne- visitati; essi ci hanno visitati, - riprese la voce, - e c'e-
va lo scintillio e la luminescenza dei pavoni, come se rano tutti: tutti coloro in cui ti sei imbattuto nei libri,
ogni singolo colore fosse uno spirito vivente. Ero ca- tutti coloro che hanno popolato le tue fantasie. Ecco
duto in un profondo sogno ad occhi aperti in cui sen- Lear, il capo ancora bagnato dalla bufera, e ride, per-
tivo la sua voce venire come di lontano. «E tuttavia ché tu ti credevi esistente e lui solo un'ombra, mentre
non c'è nessuno che sia in comunione esclusivamente l'ombra sei tu, e lui un dio immortale; ecco Beatrice,
con un solo dio, - diceva, - e più l'uomo vive nella con le labbra appena schiuse in un sorriso, come se tut-
fantasia, e più affina l'intelletto, più sono gli dèi con te le stelle stessero per spegnersi in un sospiro d'amo-
cui s'incontra e parla, e più soggiace all'influsso di Or- re; ecco la madre del Dio dell'umiltà, di Colui che ha
lando che a Roncisvalle die fiato per l'ultima volta al- ammaliato gli uomini a tal punto che essi hanno cerca-
la tromba dei voleri e dei piaceri del corpo; e di Amle- to di spopolare il loro cuore perché Egli potesse re-
to che li vide corrompersi e svanire, e ruppe in sin- gnarvi da solo: ma la madre Sua ha in mano una rosa
ghiozzi; e di Faust, che li cercò in lungo e in largo per ogni cui petalo è un dio; ed ecco, oh, rapida giunge!,
12 ROSA ALCHEMICA ROSA ALCHEMICA 13

Afrodite in un crepuscolo che cade dalle ali di innume- esultante, «Lo specchio si è rotto in innumerevoli pez-
revoli passeri, e intorno ai suoi piedi stan le colombe zettini»; e poi una moltitudine di pallide mani si pro-
bianche e cinerine». Sempre in preda al sogno lo vidi tese verso di me, e visi dolci e strani si chinarono su di
allungare il braccio sinistro e passarvi sopra la mano me, e voci tra il lamentoso e il carezzevole mi dicevano
destra come se accarezzasse le ali di una colomba. Feci parole che dimenticavo nell'attimo stesso in cui veni-
uno sforzo tremendo, e mi parve quasi di spezzarmi in vano pronunciate. Venivo tratto fuori da quella ma-
due, e dissi con decisione sforzata, «Tu vorresti tra- rea di fiamma, e sentivo liquefarsi i miei ricordi, le mie
volgermi e trascinarmi in un mondo indefinito che mi speranze, i miei pensieri, la mia volontà, ogni cosa
riempie di terrore; invece la grandezza di un uomo sta ch'io ritenevo essere me stesso; poi mi parve di salire
nella capacità di crearsi una mente che rifletta ogni co- passando attraverso innumerevoli congreghe di esseri
sa con l'indifferente precisione di uno specchio». Mi che erano, m'era dato di capire, in un modo più certo
pareva d'essere rientrato in pieno possesso delle mie del pensiero, ciascuno avviluppato nel proprio attimo
facoltà, e continuai, ma più in fretta, «Ti ordino di la- eterno, nel perfetto sollevar d'un braccio, in un cer-
sciarmi immediatamente, perché le tue idee e le tue chio di parole ritmiche, in un sogno a palpebre soc-
fantasie altro non sono se non illusioni che si insinua- chiuse e ad occhi appannati. E poi passai oltre queste
no come vermi nelle civiltà in declino, e nelle menti in forme, che erano tanto belle da aver quasi cessato di
decadenza». Mi era nata dentro una rabbia improvvi- essere, e, dopo aver sofferto strani stati d'animo, ma-
sa e, afferrato l'alambicco dal tavolo, stavo per alzar- linconici, cosi pareva, per esser gravati del peso di
mi e colpirlo, quando mi parve che i pavoni sulla por- molti mondi, entrai in quella Morte che è la Bellezza
ta alle sue spalle crescessero a dismisura, immensi; e stessa, e nella Solitudine che tutte quelle moltitudini
poi l'alambicco mi cadde di mano e fui sommerso da incessantemente desiderano. Mi parve che tutte le co-
una marea di penne verdi e blu e bronzee, e mentre se che avessero mai avuto vita entrassero a stabilirsi
lottavo disperatamente udii in lontananza una voce nel mio cuore, e io nel loro; e non avrei più conosciu-
che diceva, «Il nostro maestro Avicenna ha scritto che to né morte né lacrime, se non fossi improvvisamente
ogni forma di vita procede dalla corruzione». Ormai le precipitato dalla certezza della visione nell'incertezza
penne scintillanti m'avevano coperto completamente, del sogno, e diventato una goccia d'oro fuso che cade-
e capii d'aver lottato per centinaia d'anni, e finalmen- va a velocità smisurata attraverso una notte trapunta-
te fui vinto. Mentre sprofondavo nell'abisso il grigio e ta di stelle, e tutt'intorno a me un gemito malinconico
il blu e il bronzo che sembravano riempire il mondo ed esultante. Caddi e caddi e caddi, e poi il gemito fu
diventarono un mare di fiamme e mi travolsero, e nel solo più il gemito del vento nel camino, e mi svegliai
turbine che mi trascinava udii sul mio capo una voce per ritrovarmi appoggiato al tavolo, la testa tra le ma-
gridare, «Lo specchio si è rotto in due pezzi», e un'al- ni. Vidi l'alambicco che oscillava da una parte all'al-
tra voce rispondere, «Lo specchio si è rotto in quat- tra nel lontano angolo in cui era rotolato, e Michael
tro pezzi», e una voce più lontana gridare con grido Robartes che mi guardava, in attesa. «Verrò con te do-
14 ROSA ALCHEMICA ROSA ALCHEMICA 15

vunque tu voglia, - dissi, - e farò qualsiasi cosa tu mi al pensiero che potrebbe risvegliarsi di nuovo e strap-
chieda, perché sono stato tra cose eterne». «Ho capi- parmi a quella pace che ho da poco ritrovata.
to, - replicò, - che dovevi necessariamente rispondere Quando, nel diffuso grigiore, arrivammo alla gran-
come hai risposto, quando ho udito lo scoppio della de stazione semivuota, mi parve di aver subito un tale
tempesta. Devi venire molto lontano, perché ci è stato cambiamento da non esser più, com'è l'uomo, un atti-
ordinato di costruire il nostro tempio tra la pura mol- mo che rabbrividisce al cospetto dell'eternità, ma l'e-
titudine presso le onde e l'impura moltitudine degli ternità che piange e ride sulla sorte di un attimo; e
uomini». quando fummo partiti e Michael Robartes si fu addor-
mentato, cosa che fece quasi subito, il suo viso dor-
miente, su cui non v'era traccia di ciò che mi aveva
in. sconvolto e mi teneva desto, parve alla mia mente ec-
citata più una maschera che un volto. Mi ossessionava
Mentre attraversavamo in carrozza le strade deserte l'idea che l'uomo dietro quella maschera si fosse sciol-
non pronunciai parola. La mia mente si era stranamen- to come sale nell'acqua, e che le sue risate e i suoi so-
te svuotata delle impressioni e dei pensieri consueti, spiri, le sue preghiere e le sue accuse, fossero l'esecu-
quasi che fosse stata strappata al mondo definito e get- zione di ordini impartiti da esseri superiori o inferio-
tata nuda su un mare sconfinato. A tratti mi sembrava ri all'uomo. «Costui non è affatto Michael Robartes:
che la visione stesse per ricominciare, e ricordavo va- Michael Robartes è morto; morto da dieci, forse da
gamente, in un'estasi di gaudio o di dolore, delitti ed vent'anni», continuavo a ripetermi. Alla fine caddi in
atti eroici, fortune e sfortune; o cominciavo a contem- preda a un sonno febbrile, da cui mi risvegliavo di tan-
plare, col cuore che mi balzava improvvisamente in to in tanto mentre sfrecciavamo attraverso qualche cit-
petto, speranze e terrori, desideri e ambizioni, estranei tadina dai tetti d'ardesia lucidi di pioggia, o lungo
alla mia vita meticolosa e ordinata; e poi mi svegliavo qualche lago tranquillo e scintillante nella fredda luce
tremante al pensiero che un essere grande e imponde- del mattino. Per la troppa preoccupazione non avevo
rabile aveva attraversato come un turbine la mia men- domandato dov'eravamo diretti, né avevo badato ai
te. Ci vollero, invero, giorni prima che questa sensa- biglietti acquistati da Robartes, ma capivo dalla dire-
zione scomparisse del tutto, e anche ora, che ho cerca- zione del sole che stavamo andando verso occidente; e
to rifugio nell'unica fede certa, sono molto tollerante in breve m'accorsi anche, dalla fuga degli alberi che
nei confronti di quelle personalità incoerenti che si ra- sempre più simili a mendicanti stracciati correvano
dunano nei templi e nei ritrovi di certe oscure sette, verso oriente a capo chino, che ci stavamo avvicinan-
poiché anch'io ho sperimentato il dissolversi di ferme do alla costa occidentale. Poi, d'improvviso, vidi alla
abitudini e principi di fronte a una forza che, forse, era mia sinistra, tra le colline basse, il mare, d'un grigio
hysterica passio o pura follia, ma comunque tanto po- monotono rotto da macchie e strisce bianche.
tente nella sua malinconica esultanza da farmi tremare Quando scendemmo dal treno seppi che ci restava
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ancora un tratto di strada da fare, e ci mettemmo in co come quelli che si vedono appesi sotto i carri dei
cammino, stringendoci nel cappotto, perché il vento calderai ambulanti. Vidi che era anche molto devoto,
era forte e tagliente. Michael Robartes taceva, come se perché da un chiodo sull'orlo della botte pendeva un
fosse ansioso di lasciarmi ai miei pensieri; e, mentre rosario, e a quella vista rabbrividii, e non capii perché
camminavamo tra il mare e il fianco roccioso d'un gran rabbrividivo. Gli passammo accanto, ma non facem-
promontorio, mi resi conto con nuova e perfetta luci- mo in tempo a percorrere pochi metri che lo udii gri-
dità del trauma subito da ogni mio modo di pensare e dare in gaelico, «Idolatri, idolatri, andate all'Inferno,
di sentire, sempre che non fosse addirittura intervenu- voi, le vostre streghe e i vostri diavoli; andate all'In-
ta qualche misteriosa modificazione della sostanza del- ferno, cosi le aringhe torneranno in questa baia»; e per
la mia mente, che quelle onde grige, con i loro pennac- qualche attimo lo udii un po' gridare e un po' borbot-
chi di spruzzi e di spume, erano entrate a far parte d'u- tare alle nostre spalle. «Non hai paura, - domandai,
na mia brulicante e fantastica vita interiore; e quando - che questa gente primitiva, questi pescatori, com-
Michael Robartes mi additò una casa squadrata dall'a- piano qualche gesto disperato contro di voi? »
ria antica, al riparo della quale sorgeva un altro edifi- «A me e ai miei, - rispose, - gli uomini non posso-
cio molto piti piccolo e più recente, proprio in fondo no far del male né portare aiuto, poiché ci siamo incor-
a un molo in rovina e quasi deserto, e disse che era il porati con gli spiriti immortali, e la nostra morte sarà
Tempio della Rosa Alchimistica, mi sorpresi a fanta- il coronamento dell'opera suprema. Tempo verrà an-
sticare che il mare, che lo copriva di continuo con una che per questa gente, e sacrificheranno un cefalo ad Ar-
pioggia di spume bianche, lo reclamasse come parte di temide, o qualche altro pesce a qualche nuova divinità,
una vita indefinita e appassionata, che aveva iniziato a a meno che gli dèi della loro stessa stirpe non riedifi-
muover guerra ai nostri giorni meticolosi e ordinati, e chino di nuovo i loro templi di pietra grigia. Il loro re-
stava per piombare il mondo in una notte oscura come gno non è mai tramontato, ma solo è un po' scemato il
quella che segui alla caduta del mondo classico. Una suo potere, perché i Sidhe passano ancora in ogni ven-
parte della mia mente si faceva beffe di questo terro- to, e danzano e giocano a hurley, ma non potranno ri-
re fantastico, ma l'altra, la parte che era ancora semi- costruire i loro templi finché non ci saranno stati mar-
sommersa nella visione, ascoltava il fragore di eserciti tiri e vittorie, e fors'anche quella battaglia, da gran
sconosciuti che si scontravano, e rabbrividiva di fron- tempo vaticinata, nella Valle del Maiale Nero».
te a inimmaginabili fanatismi, minacciosamente im- Tenendoci accosto al muro che correva intorno al
pendenti in quelle onde grige che balzavano sul molo. molo dalla parte del mare per ripararci dal vento e dal
Ci eravamo appena incamminati lungo di esso che turbinare delle spume, che rischiavano di farci perde-
ci imbattemmo in un vecchio, il quale era evidente- re l'equilibrio, ci dirigemmo in silenzio verso la porta
mente un guardiano, poiché se ne stava seduto in un dell'edificio quadrato. Michael Robartes la apri con
barile capovolto, vicino a una breccia del molo che era una chiave segnata dalla ruggine di molti venti salsi, e
stata da poco riparata dai muratori, davanti a un fuo- ini guidò per un corridoio spoglio e su per una scala
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senza guida fino a una stanzetta dalle pareti tappezza- sero più bisogno adesso che salivano in alto sui loro
te di libri. Mi avrebbero portato da mangiare, ma solo carri di fuoco. Di li a poco udii bussare alla porta, ed
frutta, perché dovevo sottopormi a un moderato di- entrò una donna e posò un po' di frutta sul tavolo. Si
giuno prima della cerimonia, spiegò, e insieme al cibo capiva che un tempo era stata bella, ma aveva le guan-
un libro sulla dottrina e sul metodo dell'Ordine, su cui ce scavate da qualcosa che avrei giudicato, se l'avessi
dovevo consumare quanto restava della luce di quella vista altrove, turbamento della carne e sete di piacere,
giornata invernale. Poi mi lasciò, promettendo di tor- mentre si trattava certamente di turbamento della fan-
nare un'ora prima della cerimonia. Cominciai a fruga- tasia e di sete di bellezza. Le feci qualche domanda ri-
re tra gli scaffali, e scoprii una delle più ricche biblio- guardo alla cerimonia, ma, non ottenendo altra rispo-
teche alchimistiche che avessi mai visto. C'erano le sta che uno scotimento del capo, capii che dovevo
opere di Morienus, che nascondeva il suo corpo im- aspettare l'iniziazione in silenzio. Quand'ebbi mangia-
mortale sotto una camicia di crine; di Avicenna che, to ritornò, e, messa sul tavolo una scatola di bronzo ce-
pur essendo un ubriacone, comandava innumerevoli sellato in modo strano, accese le candele, e portò via i
legioni di spiriti; di Alfarabi, che metteva tanti spiriti piatti e gli avanzi. Appena fui solo rivolsi la mia atten-
nel suo liuto che poteva far ridere la gente, o farla zione alla scatola, e vidi che i pavoni di Era allargava-
piangere o cadere in una trance simile alla morte, a pia- no la coda sulle pareti e sul coperchio, su uno sfondo
cimento; di Lullo, che si trasformava in un gallo ros- lavorato a grandi stelle, come ad affermare che i cieli
so; di Flamel, che con sua moglie Pernella riusci a fab- partecipavano del loro splendore. Nella scatola c'era
bricare l'elisir di lunga vita molti secoli fa, e di cui si un libro rilegato in pergamena, e sulla pergamena era
favoleggia che viva ancora in Arabia in mezzo ai dervi- impresso, in oro e in colori delicatissimi, il simbolo
sci; e di molti altri meno noti. C'erano pochissimi testi della Rosa Alchimistica, contro cui erano puntate mol-
di mistica, che non fossero di mistici alchimisti, che i te lance, ma invano, che le punte di quelle più vicine
mistici puri, ne ero certo, essendo per la maggior parte ai petali erano spezzate. Il libro era scritto su pergame-
devoti a un solo dio, erano stati scartati da Robartes, il na, e a belle e chiare lettere, frammischiate con figure
quale riteneva che da ciò derivasse inevitabilmente un simboliche e miniature nello stile dello Splendor Solis.
senso limitato della bellezza; ma notai una collezione Il primo capitolo raccontava come sei studiosi di
completa di facsimili degli scritti profetici di William origine celtica, essendosi dedicati ciascuno per pro-
Blake, scelto probabilmente per le moltitudini che af- prio conto allo studio dell'alchimia, avevano svelato,
follavano le sue visioni ed erano «come i pesci felici rispettivamente, il mistero del Pellicano, il mistero del
nell'onde quando la luna succhia a sé le rugiade». No- Gran Drago, il mistero dell'Aquila, e quello del Sale e
tai anche la presenza di molti poeti e prosatori di ogni del Mercurio. Una serie di circostanze apparentemen-
epoca, ma solo quelli che erano un po' stanchi della vi- te fortuite, ma che erano, secondo il libro, una macchi-
ta, come invero i più grandi lo son stati dovunque, e nazione di potenze soprannaturali, li fece incontrare
che ci gettavano la loro fantasia, come se non ne aves- nel giardino di una locanda del Sud della Francia, e

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mentre discorrevano insieme li colpi l'idea che l'alchi- e i demoni prevarranno, e il cane morirà ben presto; e
mia fosse la distillazione graduale dei contenuti dell'a- Afrodite, che se si crea, con la forza della fantasia, una
nima, fino a che non fossero pronti a spogliarsi della colomba incoronata d'argento e le si ordina di frullare
mortale per rivestirsi dell'immortale. Passò una civet- le ali sopra il nostro capo, il suo soave tubare chiamerà
ta, frusciando tra i pampini sopra il loro capo, e poi a raccolta dolci sogni d'amore immortale ad aleggiare
venne una vecchia, appoggiandosi a un bastone, e, se- a frotte sul nostro sonno mortale; e tutte le divinità
dutasi accanto a loro, riprese l'idea da dove l'avevan avevano parimenti rivelato loro, tra molte ammonizio-
lasciata cadere. Dopo aver spiegato il principio essen- ni e lamenti, che tutte le menti generano ed emanano
ziale dell'alchimia spirituale, e aver ingiunto loro di continuamente esseri del genere, che producono salu-
fondare l'Ordine della Rosa Alchimistica, scomparve te o malanni, felicità o follia. Chi voglia dar forma alle
di tra in mezzo a loro, e quando vollero seguirla non potenze maligne, continuava il libro, deve farle brut-
riuscirono più a vederla. Si costituirono in un Ordine, te, il labbro sporgente ed avido di vita, o romper le
mettendo i loro beni e svolgendo le loro ricerche in co- proporzioni d'un corpo con i gravami della vita; ma le
mune, e, man mano che si perfezionavano nella dottri- potenze divine vogliono apparire solo in belle forme,
na alchimistica, apparizioni andavano e venivano in in forme che escan, se cosi si può dire, tremule dall'esi-
mezzo a loro, e da esse apprendevano misteri sempre stenza per avvilupparsi in un'estasi senza tempo e la-
più meravigliosi. Il libro procedeva quindi ad esporne sciarsi trasportare ad occhi socchiusi in una quiete son-
la parte che era lecito rivelare a un neofita, dilungando- nolenta. Le anime incorporee che scendono a dimorare
si alquanto all'inizio sulla realtà indipendente dei no- in queste forme vengon chiamate umori dagli uomini;
stri pensieri: dottrina, questa, dichiarava, che era la ed ogni grande cambiamento che si verifichi nel mon-
fonte di ogni vera dottrina. Se si immaginano, diceva, do è opera loro; che come il mago o l'artista possono
le sembianze di un essere vivente, un'anima vagante se evocarle a piacimento, cosi esse, a loro volta, possono
ne impossesserà immediatamente, e se ne andrà in gi- evocare e far sorgere dalla mente del mago o dell'arti-
ro a fare il bene o il male, fino al momento della sua sta, o da quella del pazzo o dell'uomo turpe, se sono
morte; e citava molti esempi, forniti, diceva, da molti demoni, qualsiasi forma vogliano, ed esprimersi attra-
dèi. Eros aveva insegnato loro a plasmare delle forme verso la sua voce e i suoi gesti, e riversarsi nel mondo.
in cui un'anima divina poteva dimorare e sussurrare Cosi si compirono tutti i grandi eventi: un umore, una
ciò che voleva nelle menti dormienti; e Ate, delle for- divinità, o un demone, scesi dapprima come un debole
me da cui esseri demoniaci potevano versare la follia, sussurro nelle menti degli uomini ne modificarono poi
o sogni inquieti, nel sangue dormiente; ed Ermes, che i pensieri e le azioni finché capelli che eran biondi di-
se si immagina intensamente un cane accanto al letto ventarono corvini, o capelli che eran corvini diventa-
esso resterà li a far la guardia fino al nostro risveglio, rono biondi, ed imperi mossero i loro confini, come se
e caccerà via tutti i demoni tranne i più potenti, ma se fossero foglie portate dal vento. Il resto del libro con-
lo si immagina debolmente, anche il cane sarà debole, teneva simboli di forme e suoni, e colori, e le loro ri-
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spettive attribuzioni a divinità e demoni, affinché l'ini- ma poi mi gettavano in un angolo ridendo; ma tutto
ziato imparasse a plasmare una forma per ogni divini- ciò svani in un attimo, perché quando mi svegliai ave-
tà e ogni demone, e fosse potente come Avicenna tra vo ancora la mano sulla maniglia. Aprii la porta, e mi
coloro che vivono sotto le radici del riso e del pianto. trovai in un corridoio meraviglioso, dalle pareti coper-
te di mosaici rappresentanti delle divinità; non meno
belli dei mosaici del Battistero di Ravenna, ma d'una
IV. bellezza meno severa: il colore dominante di ciascuna
divinità, un colore simbolico, indubbiamente, corri-
Un paio d'ore dopo il tramonto Michael Robartes spondeva a quello delle lampade, stranamente aroma-
ritornò e mi disse che avrei dovuto imparare i passi di tiche, che pendevano dal soffitto, una davanti a ogni
una danza antichissima, poiché prima che la mia ini- divinità. Passai oltre, chiedendomi con indicibile stu-
ziazione fosse compiuta avrei dovuto unirmi tre volte pore come avessero fatto quegli entusiasti a creare
a una danza magica, perché il ritmo era la ruota dell'E- tutta quella bellezza in un luogo cosi fuori mano, e
ternità, e solo su di essa si poteva spezzare il transeun- quasi persuaso dalla vista di tante ricchezze nascoste a
te e l'accidentale, e liberare lo spirito. Vidi che i passi, credere in un'alchimia materiale; e mentre passavo il
abbastanza semplici, somigliavano a certe antiche dan- turibolo riempiva l'aria di fumi cangianti.
ze greche, e siccome da giovane ero stato un bravo bal- Mi fermai dinanzi a una porta sui cui pannelli di
lerino in grado di eseguire perfettamente molti curio- bronzo erano cesellate delle grandi onde nella cui om-
si passi di danza gaelici, li mandai a memoria in un bat- bra si profilavano vagamente volti spaventevoli. Colo-
ter d'occhio. Poi mi fece indossare e indossò anch'egli ro che stavano di là da essa dovevano aver udito i no-
una lunga tunica di foggia vagamente greca o egiziana, stri passi, perché una voce gridò, «L'opera del Fuoco
ma di un rosso acceso che faceva pensare a una vita Incorruttibile è dunque compiuta? » e Michael Robar-
più appassionata di quella della Grecia o dell'Egitto; tes replicò immediatamente, «L'oro perfetto è uscito
e dopo avermi messo in mano un turibolo di bronzo dall'athanor». La porta si spalancò, e ci trovammo in
senza catenelle, lavorato in forma di rosa, opera di un una grande stanza circolare, tra uomini e donne in abi-
artigiano moderno, mi disse di aprire una porticina di ti scarlatti che danzavano adagio. Sul soffitto c'era un
fronte alla porta da cui ero entrato. Appoggiai la mano mosaico con una rosa immensa; e un altro mosaico cor-
sulla maniglia, ma in quello stesso istante i fumi del- reva tutt'intorno alle pareti con una battaglia tra dèi
l'incenso, aiutati forse dal suo misterioso fascino, mi ed angeli, gli dèi scintillanti come rubini e zaffiri, gli
fecero nuovamente piombare in un sogno, in cui mi pa- angeli uniformemente grigi, poiché, mi sussurrò Mi-
reva di essere una maschera esposta sul banco di un ne- chael Robartes, avevano rinunciato alla loro divinità,
gozietto orientale. Molte persone, la cui natura sovru- e cessato di manifestare l'individualità dei loro cuori
mana era palese per la gran luminosità e fissità dello per amore di un Dio d'umiltà e di dolore. Il tetto era
sguardo, entravano e mi provavano sulla loro faccia, sorretto da pilastri che formavano una specie di chio-
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stro circolare, e ogni pilastro era una colonna di sago- le danzò accanto al bianco piede di un immortale; e ne-
me confuse, divinità del vento, si sarebbe detto, che, gli occhi turbati che fissavano occhi imperturbabili e
turbinando in una danza di veemenza sovrumana, si umbratili vidi lo splendore del desiderio supremo, co-
levavano a suonar flauti e cimbali; e di tra quelle sago- me se avessero finalmente trovato, dopo incalcolabile
me si protendevano mani, mani che reggevano dei tu- peregrinare, il perduto amore della loro giovinezza.
riboli. Mi fu ingiunto di deporre anche il mio turibolo Vedevo a tratti, ma solo per un attimo, una figura fie-
in una di quelle mani e di prendere il mio posto e dan- vole e solitaria dal volto velato che, una fievole fiacco-
zare, e mentre mi allontanavo dalle colonne per volger- la nella mano, guizzava in mezzo ai danzatori, ma come
mi ai danzatori vidi il pavimento, di pietra verde, con un sogno in un sogno, come l'ombra di un'ombra, e ca-
in mezzo un intarsio raffigurante un Cristo sbiadito su pii per mezzo di una facoltà intellettuale che attingeva
una croce sbiadita. Robartes, cui avevo chiesto che co- a una fonte più profonda del pensiero, che si trattava
sa significasse, mi rispose che volevano «turbare la Sua di Eros, e che il suo volto era velato perché dai primor-
unità con la moltitudine dei loro piedi». L'ordito del- di del mondo nessuno, uomo o donna, ha mai saputo
la danza continuava a intrecciarsi, disegnando sul pa- cosa sia l'Amore, né lo ha mai guardato negli occhi,
vimento come dei petali, uguali ai petali della rosa sul perché di tutti gli dèi, Eros è il solo che sia completa-
soffitto, e al suono di strumenti nascosti, che erano for- mente spirituale, e quando vuol entrare in comunione
se d'antico modello, perché non ne avevo mai uditi di con un cuore mortale si nasconde dentro passioni la
simili; e la danza si faceva sempre più appassionata, cui essenza è diversa dalla sua. Sicché, se un uomo ama
finché non mi parve che sotto i nostri piedi si fossero nobilmente, conosce l'Amore attraverso la compassio-
risvegliati tutti i venti del mondo. Dopo un po', sen- ne infinita, la fiducia ineffabile, la comprensione illimi-
tendomi stanco, mi fermai sotto un pilastro a guardare tata; se ignobilmente, attraverso la gelosia violenta,
l'andirivieni di quelle figure guizzanti come fiamme; l'odio repentino, il desiderio inestinguibile; ma l'A-
finché non sprofondai a poco a poco in una specie di more senza veli non potrà mai conoscerlo. Mentre ero
sogno, da cui mi svegliai quando vidi i petali della immerso in questi pensieri, una voce che veniva dalle
grande rosa, che non sembrava più un mosaico, cadere figure scarlatte mi gridò, «Unisciti alla danza! Nessu-
lentamente nell'aria greve d'incenso, e, mentre cade- no può restarne fuori; unisciti alla danza!; unisciti al-
vano, assumere la forma di esseri viventi di straordina- la danza! affinché gli dèi possano farsi un corpo con la
ria bellezza. Ancor vaghi e nebulosi, si misero subito a sostanza dei nostri cuori»; e, prima che potessi rispon-
danzare, e mentre danzavano le loro forme si facevano dere, una misteriosa ondata di passione, che sembrava
più chiare e definite, tanto da consentirmi di distin- l'anima della danza che si muoveva nelle nostre anime,
guere visi greci di grande bellezza e nobili visi egizia- si impadroni di me e fui trascinato, né riluttante né
ni, e di identificare di tanto in tanto qualche divinità consenziente, in mezzo ai danzatori. Danzavo con una
dalla verga che recava in mano o dall'uccello che svo- donna dall'aspetto maestoso, un'immortale che aveva
lazzava sopra il suo capo; e in breve ogni piede morta- gigli neri nei capelli e il suo portamento sognante scm-
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ROSA ALCHEMICA ROSA ALCHEMICA 27
brava carico di una saggezza più profonda della tene- me ne stavo cosi seduto per terra, udii all'improvviso
bra che c'è tra stella e stella, e di un amore simile all'a- un tumultuare di voci furenti d'uomini e donne che si
more che spirò sulle acque; e mentre danzavamo e dan- mescolavano col muggito del mare; e balzando in pie-
zavamo e danzavamo l'incenso ci copriva e ci avvolge- di andai in fretta da Michael Robartes e lo scossi per
va, come a nasconderci dentro il cuore del mondo, e cercar di svegliarlo. Poi lo afferrai per le spalle e cercai
sembrava che i secoli passassero, e nelle pieghe delle di sollevarlo, ma ricadde all'indietro, ed emise un fle-
nostre vesti e nei suoi folti capelli scoppiassero tempe- bile sospiro. Le voci si stavano facendo più forti e fu-
ste che poi si placavano. renti; e si sentiva un rumore di colpi violenti contro la
Improvvisamente mi ricordai che le sue palpebre porta che dava sul molo. Quando udii il rumore del le-
non avevano mai dato un battito, e che neanche un pe- gno che si spaccava, e capii che stava cedendo, corsi
talo dei suoi gigli neri era caduto, e compresi con un verso la porta della stanza. La spalancai e mi trovai in
fremito d'orrore che avevo danzato con una creatura un corridoio dal pavimento d'assi di legno che face-
che era superiore o inferiore alle creature umane, e che vano un gran fracasso sotto i miei piedi, e nel corri-
stava bevendomi l'anima fino in fondo, cosi come un doio trovai un'altra porta che dava in una cucina vuo-
bue prosciuga una pozza d'acqua sul margine della ta; e mentre passavo attraverso quella porta udii due
strada; e caddi, e piombai nella tenebra. schianti uno dopo l'altro, e capii dall'improvviso scal-
piccio e dalle grida che la porta che dava sul molo era
stata abbattuta. Uscii di corsa dalla cucina in un corti-
v. letto, e di li scesi per una scaletta nel fianco del molo
che digradava verso il mare, e poi avanzai lungo il pe-
Mi risvegliai improvvisamente come se mi avesse ri- lo dell'acqua cercando degli appigli con le mani, con
svegliato qualcosa, e vidi che giacevo su di un pavi- quelle grida piene d'ira che mi risuonavano negli orec-
mento dipinto in modo grossolano, e che sul soffitto, chi. Quella parte del molo era stata costruita da poco
piuttosto basso, c'era una rosa dipinta grossolanamen- con dei blocchi di granito, e non era quindi ricoperta
te, e i muri all'intorno erano coperti di affreschi non d'alghe; ma quando arrivai alla parte vecchia dovetti
finiti. I pilastri e i turiboli erano scomparsi; e accanto arrampicarmi fino al piano stradale per non scivolare
a me c'erano una ventina di dormienti avvolti in lun- sulle alghe verdi. Mi voltai a guardare il Tempio della
ghe vesti in disordine, i cui volti girati ali'insù mi pa- Rosa Alchimistica, dove i pescatori e le donne conti-
revano vuote maschere; e su di loro risplendeva un'al- nuavano a gridare, ma un po' più piano, e vidi che in-
ba gelida che penetrava da una finestra oblunga che torno alla porta e sul molo non c'era nessuno; ma men-
prima non avevo notato; e fuori il mare muggiva. Vidi tre guardavo una piccola folla si precipitò fuori della
Michael Robartes che giaceva un po' più in là con ac- porta e si mise a raccogliere grosse pietre da un muc-
canto una ciotola di bronzo lavorato: era rovesciata e chio pronto per la prossima mareggiata che facesse a
sembrava che avesse contenuto dell'incenso. Mentre pezzi il molo, quando sarebbero state posate sotto i
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blocchi di granito. Mentre ero fermo a osservar la fol-


la, un vecchio, in cui mi parve di riconoscere il devoto,
mi indicò col dito, e urlò qualcosa, e la folla sbiancò,
perché tutte le facce si erano voltate verso di me. Mi
misi a correre, e buon per me che quei rematori robu-
sti dalle forti braccia non se la cavavano altrettanto be-
ne nella corsa; eppure mentre correvo udivo appena lo
scalpiccio dei miei inseguitori e le loro grida rabbiose,
perché l'aria sopra il mio capo pareva risuonare di mol-
te voci esultanti e lamentose che dimenticavo nell'atti-
mo stesso in cui le udivo, come si dimentica un sogno.
Anche adesso ci sono momenti in cui mi pare di udi-
re quelle voci esultanti e lamentose, e in cui quel mon-
do indefinito, che è ancora padrone di una parte del
mio cuore e del mio intelletto, sembra sul punto di ri-
durmi totalmente in suo potere; ma io porto il rosario
intorno al collo, e quando le odo, o mi pare di udirle,
me lo stringo al cuore e dico, «Colui il cui nome è Le-
gione è alle nostre porte e trae in inganno il nostro in-
telletto con le sue sottigliezze e adula il nostro cuore
con la bellezza, ma noi confidiamo soltanto in Te»; e
allora la guerra che altrimenti infuria dentro di me si
placa, e ho pace.
I.

« Aherne, - dissi, - posso farti una domanda che vo-


levo farti da anni, e che non ti ho fatto perché siamo di-
ventati quasi due estranei? Perché, all'ultimo momen-
to, decidesti di non indossare l'abito talare? Quando
stavamo insieme non ti piacevano né il vino, né le don-
ne, né i soldi, e tutti i tuoi pensieri erano per la teolo-
gia e il misticismo». Per tutta la cena avevo aspettato
il momento adatto per fargli quella domanda, e final-
mente mi ero azzardato, poiché m'era parso che stesse
sollevando un po' quel velo di riserbo e d'indifferenza
che, da quando era rientrato dal suo ultimo viaggio in
Italia, aveva offuscato la nostra, un tempo intima, ami-
cizia. Anche lui mi aveva appena fatto una domanda su
certe faccende private e quasi sacre, e la franchezza
della mia risposta esigeva, pensavo, altrettanta fran-
chezza da parte sua.
Quando cominciai a parlare stava per portarsi alle
labbra un bicchiere di quel vino che sapeva scegliere
da vero intenditore ma che stimava ben poco; e men-
tre parlavo lo depose sulla tavola, lentamente e con
aria meditabonda, e ve lo lasciò, le lunghe dita delica-
te tinte dalla sua luce rosso cupo. Il ricordo del suo vi-
so e del suo aspetto di allora non è ancora impallidito
ed è inseparabile, nella mia fantasia, da un'altra im-
pressione: l'impressione di un uomo che tenesse una
fiamma nella mano nuda. In quel momento vedevo in
32 LE TAVOLE DELLA LEGGE LE TAVOLE DELLA LEGGE 33
lui il modello supremo della nostra razza, l'uomo che, cappella privata. Passammo in mezzo ai ritratti dei ge-
dopo essersi collocato al di sopra, o esser sprofondato suiti e dei sacerdoti, alcuni dei quali molto famosi, che
al di sotto, del formalismo della mezza cultura e del ra- la sua famiglia aveva dato alla Chiesa; e alle stampe e
zionalismo delle scelte convenzionali, volta le spalle, a alle fotografie dei quadri che lo avevano particolar-
meno che le mie speranze per le sorti del mondo e del- mente colpito; e ai pochi dipinti che il suo modesto
la Chiesa non m'abbiano reso cieco, ai desideri e alle patrimonio, raggranellato a forza di rinunciare quasi
intuizioni realizzabili per abbandonarsi a desideri tan- con avarizia a tutto ciò che la maggior parte degli uo-
to sconfinati che nessun vaso umano li può contenere, mini desidera, gli aveva consentito di acquistare nei
a intuizioni tanto immateriali che il loro fuoco improv- suoi viaggi. C'erano stampe e fotografie di molti capo-
viso e remoto non dirada la spessa oscurità che ci av- lavori di scuole diverse; ma in tutti la bellezza, sia che
volge e tiene prigionieri. La sua natura, che aveva me- si trattasse della bellezza della religione, dell'amore, o
tà del monaco e metà del soldato di ventura, lo spinge- d'una visione fantastica di boschi e montagne, era la
va a volgere l'azione in sogno, e il sogno in azione; e bellezza che si concede soltanto a quei temperamenti
quelli come lui non trovano in questo mondo né ordi- che cercano sempre un'emozione pura, assoluta, e che
ne, né scopo, né soddisfazione. Da studenti, a Parigi, han trovato la loro espressione più continua, se non la
avevamo fatto parte di un gruppetto dedito alla specu- più perfetta, nelle leggende, nelle preghiere e nella mu-
lazione mistica e alchimistica. Aherne, nel complesso, sica dei popoli celtici. La certezza d'un fervore fiero o
aveva una fede più ortodossa di quella di Michael Ro- leggiadro sui volti rapiti degli angeli di Piero della
bartes, ma l'aveva superato nell'odiare la vita, e il suo Francesca, e sui nobili volti delle Sibille di Michelan-
odio fantastico aveva trovato espressione nel curioso gelo; e l'incertezza, come d'anime in bilico tra i piaceri
paradosso - in parte mutuato da qualche monaco fana- dello spirito e i turbamenti della carne, sui volti vacil-
tico, in parte di sua invenzione - secondo cui la bellez- lanti degli affreschi delle chiese senesi, e sui volti, simi-
za e l'arte erano state mandate nel mondo a seminare li a fiamme sottili, immaginati dai moderni simbolisti e
ovunque desideri illimitati che avrebbero distrutto, dai preraffaelliti, mi aveva spesso fatto guardare a quel
come torce gettate in una città in fiamme, prima le na- lungo corridoio, grigio e buio, vuoto e pieno d'echi, co-
zioni, e poi la vita stessa. Allora quest'idea era soltan- me ad un vestibolo dell'eternità. Quasi ogni particola-
to un paradosso, un pennacchio dell'orgoglio della gio- re della cappella, in cui s'entrava per una porticina go-
vinezza; e fu solo dopo il suo ritorno in Irlanda che la tica la cui soglia consunta era stata levigata dai piedi di
sua fede fermentò, insieme a quella del nostro popolo coloro che la frequentavano un tempo in segreto sfi-
la cui vita fantastica stava risvegliandosi. dando i rigori della legge, mi era rimasto impresso nel-
Subito si alzò, dicendo, «Vieni con me, e te ne mo- la mente; perché era proprio in quella cappella che, an-
strerò il perché; tu comunque capirai». E, presa una cor ragazzo, ero stato conquistato da quel medievali-
candela dalla tavola, mi guidò, facendo luce, per una smo che oggi esercita, credo, un'influenza determinan-
lunga galleria lastricata in pietra che portava alla sua te sulla mia vita. L'unica cosa che mi parve nuova era
34 LE TAVOLE DELLA LEGGE LE TAVOLE DELLA LEGGE 35
una sorta di scatola quadrata, in bronzo, che stava sul- tempo. «La copertina è opera dei legatori che lavora-
l'altare davanti alle sei candele spente e al crocifisso vano per Canevafi; mentre Giulio Clovio, un artista
d'ebano, e somigliava a quelle, più preziose, fabbrica- del tardo Rinascimento, la cui opera è morbida e gen-
te anticamente per custodirvi i libri sacri. Aherne mi tile, prese la copia originale e sostituì alla pagina ini-
fece sedere in un vecchio banco di quercia, e, dopo es- ziale di ogni capitolo una pagina sormontata da una
sersi inchinato profondamente davanti al crocifisso, lettera dal disegno molto elaborato e da una miniatu-
prese la scatola bronzea dall'altare e si sedette accan- ra di uno dei grandi che vengono citati ad esempio nel
to a me con il libro sulle ginocchia. capitolo; e ovunque restava un piccolo spazio libero
«Avrai probabilmente scordato, — disse, - Gioac- dalla scrittura mise qualche emblema delicato o intri-
chino da Fiore e la maggior parte di ciò che hai letto cato arabesco». Presi il libro in mano e mi misi a sfo-
su di lui, perché anche per i dotti è poco più d'un no- gliarne le pagine indorate e multicolori, tenendolo il
me. Visse nel xn secolo, fu abate del monastero di Cor- più possibile vicino alla candela per esaminare la tra-
tale, ed è noto soprattutto per una profezia, contenu- ma della carta.
ta in un libro intitolato Expositio in Apocalypsin, se- «Dove hai trovato questo libro straordinario? -
condo cui il Regno del Padre era finito, il Regno del dissi. — C'è poca luce e non riesco a stabilire se sia au-
Figlio era in corso, il Regno dello Spirito di là da ve- tentico o no, ma se lo fosse avresti scoperto una delle
nire. Il Regno dello Spirito avrebbe segnato il trionfo cose più preziose che esistano al mondo».
assoluto dello Spirito, della cosiddetta intelligentia «È sicuramente autentico, — rispose. — Quando l'o-
spiritualis, sulla lettera morta. Aveva molti seguaci tra riginale venne distrutto, ne rimase una sola copia che
i francescani più estremisti, i quali vennero accusati di apparteneva a un liutista fiorentino, il quale la lasciò
possedere un suo libro segreto intitolato Liber indu- in eredità a suo figlio, e cosi, di generazione in genera-
cens in Evangelium aeternum. Più e più volte gruppi zione, fini nelle mani di un altro liutista, padre di Ben-
di visionari vennero accusati di possedere questo libro venuto Cellini, e da quest'ultimo passò a Giulio Clo-
terribile in cui giaceva nascosta la libertà del Rinasci- vio, e da Giulio Clovio a un incisore romano; e poi fu
mento, finché il papa Alessandro IV non riusci a tro- tramandato di generazione in generazione, insieme al-
varlo e a farlo bruciare. Io ho qui il più gran tesoro che la storia delle sue peregrinazioni, finché non ne entrò
il mondo racchiuda. Ho una copia di quel libro; e guar- in possesso la famiglia dell'Aretino, e quindi Giulio
da quali grandi artisti han fatto le vesti in cui è avvol- Aretino, artista ed artigiano specializzato nella lavora-
to. Questa scatola di bronzo è opera di Benvenuto Cel- zione dei metalli, e studioso delle fantasie cabalistiche
imi, che l'ha ornata con dèi e demoni dagli occhi chiu- di Pico della Mirandola. A Roma passammo diverse se-
si, ad indicare che sono assorti nella luce interiore». rate discutendo di filosofia; e alla fine mi conquistai la
Ne sollevò il coperchio ed estrasse un libro rilegato in sua fiducia a tal punto che mi mostrò il libro, il suo più
pelle, con un fregio in filigrana d'argento annerito dal gran tesoro; e, avendo capito che valore aveva per me,

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36 LE TAVOLE DELLA LEGGE LE TAVOLE DELLA LEGGE 37

e sentendosi diventar vecchio e non più in grado di be- gio dei re che tramarono omicidi segreti guadagnando
neficiare dei suoi insegnamenti, me lo vendette a poco cosi ai loro sudditi una pace amore somnoque gravata
prezzo, se si tien conto di quanto sia prezioso». et vestibus versicoloribus, gravata d'amore e di sonno
«Qual è la dottrina? - domandai. - Qualche cavil- e di vesti multicolori; e quello che si chiude con la stel-
losa discettazione medievale intorno alla natura della la pallida contiene le nobili vite dei giovani che amaro-
Trinità, che ormai serve solo a dimostrare che tante co- no le donne d'altri e furono trasformati in memorie, le
se che un tempo facevano tremare il mondo oggi non quali a loro volta infiammarono d'un dolce ardore mol-
ci interessano più? » ti cuori più poveri; e quello con l'emblema della testa
«Non sono mai riuscito a farti capire, - disse sospi- alata è la storia dei predoni che vissero sui mari o nei
rando, - che nella fede non c'è nulla che non sia im- deserti, e paragona le loro vite al sibilo della corda di
portante, ma anche tu dovrai ammettere che questo li- un arco, nervi stridentis instar; e gli ultimi due, di fuo-
bro parla al cuore. Vedi ancora le tavole su cui c'erano co e d'oro, sono dedicati agli scrittori satirici che fece-
i dieci comandamenti, scritti in latino? » Cercai con lo ro falsa testimonianza contro il loro prossimo e tutta-
sguardo le due tavolette di marmo che stavano in fon- via mostrarono un'immagine dell'ira eterna, e a colo-
do alla stanza, di fronte all'altare, e vidi che erano ro che, desiderando più d'ogni altro uomo ricchezze e
scomparse, e che al loro posto c'erano due tavolette donne, diventarono, per mezzo di esse e per esse, pa-
d'avorio, simili a quelle che si mettono sulle scrivanie, droni di imperi sempre più grandi.
ma più grandi. «Esso, - continuò, - ha spazzato via i « Il secondo libro, che si intitola Straminis Deflagra-
comandamenti del Padre, e ha sostituito ai comanda- tici, riferisce le conversazioni che Gioacchino da Fiore
menti del Figlio i comandamenti dello Spirito Santo. ebbe nel suo monastero di Cortale, e poi nel suo mona-
Il primo libro si intitola Fractura Tabularum. Nel pri- stero tra le montagne della Sila, con viaggiatori e pelle-
mo capitolo si nominano i grandi artisti che si fecero grini, intorno alle leggi di molti paesi; come in certe
cose scolpite a immagine e somiglianza di molte cose; nazioni la castità fosse una virtù e il furto cosa di poco
e le adorarono e le servirono; nel secondo i grandi in- conto, e il furto un crimine e la mancanza di castità co-
gegni che nominarono il nome di Dio invano; e quel sa di poco conto in certe altre; e di coloro che s'eran
terzo capitolo, alquanto lungo, in cui sono incastonati gettati su queste leggi ed erano diventati decussa veste
emblemi di volti dall'aria santa e i cui margini sono or- Dei sidera, stelle cadute dalla veste di Dio.
nati di ali, celebra coloro che non santificarono la fe- «Il terzo ed ultimo libro si intitola Lex Secreta, ed
sta e sciuparono gli altri sei giorni, e però vissero gior- espone la vera legge che deve ispirare l'agire, l'unico
ni di bellezza e di piacere. Quei due capitoli parlano di Vangelo Eterno; e termina in una visione che Gioac-
coloro, uomini o donne, che inveirono contro il padre chino ebbe tra i monti della Sila, ove vide i suoi disce-
e la madre, ben ricordando che il loro dio era più anti- poli, seduti in trono nell'azzurro profondo dell'etere,
co del dio dei loro genitori; e quell'altro, che ha per che ridevano forte, di un riso che era come il fruscio
emblema la spada dell'arcangelo Michele, tesse l'elo- delle ali del Tempo: Coelis in coeruleis ridentes sede-
LE TAVOLE DELLA LEGGE LE TAVOLE DELLA LEGGE 39
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bant discipuli mei super thronos: talis erat visus, qua- quelle tavolette d'avorio, come poeti e narratori han-
lis temporis pennati susurrus». no scritto i principi della loro arte nelle prefazioni; e
«So poco di Gioacchino da Fiore, — dissi, — tranne mi circonderò di discepoli, e insegnerò loro a scoprire
che Dante lo mise nel Paradiso accanto ai grandi dot- ciascuno la propria legge studiando la mia legge, e il
tori della Chiesa. Se avesse sostenuto un'eresia tanto Regno dello Spirito Santo si estenderà e si consoli-
singolare, Dante ne avrebbe avuto sentore; e Dante derà».
non la perdonava ai nemici della Chiesa». Passeggiava avanti e indietro, ed io ascoltavo le sue
«Gioacchino da Fiore riconosceva pubblicamente parole piene di fervore e guardavo i suoi gesti agitati
l'autorità della Chiesa; anzi, chiese che tutte le sue non senza una certa preoccupazione. Era sempre stata
opere pubblicate, e quelle da pubblicarsi per sua mia abitudine accettare di buon grado le speculazioni
espressa volontà dopo la sua morte, venissero sottopo- filosofiche più singolari, e le avevo sempre trovate in-
ste alla censura papale. Riteneva che coloro il cui com- nocue come la mia gatta d'angora che socchiude gli oc-
pito è vivere, e non rivelare, fossero dei bambini, e che chi meditabondi e tira fuori le unghie davanti al cami-
il papa fosse il loro padre; ma insegnava segretamente netto acceso. Ma ora avrei voluto difendere l'ortodos-
che certi altri, gli eletti, il cui numero sarebbe andato sia, e addirittura il luogo comune, ma non trovai nien-
vieppiù crescendo, erano stati scelti non per vivere, te di meglio da dire che: «Non è necessario giudicare
ma per rivelare la sostanza nascosta di Dio, che è colo- ciascun uomo secondo la legge, perché abbiamo anche
re e musica e soavità e dolce profumo; e che questi ul- il comandamento dell'amore, datoci da Cristo».
timi hanno un solo padre: lo Spirito Santo. Cosi come Aherne si voltò e disse, guardandomi con occhi scin-
poeti e pittori e musicisti lavorano alle loro opere, co- tillanti: «Jonathan Swift diede un'anima ai gentiluo-
struendole con materiali leciti e illeciti, pur di dar cor- mini di questa città odiando il suo prossimo come se
po a quella bellezza che va oltre la tomba, questi figli stesso».
dello Spirito Santo lavorano ad ogni loro attimo della «Comunque, non vorrai negare che insegnare una
loro vita con gli occhi rivolti a quella sostanza lumino- dottrina cosi pericolosa significa assumersi una tre-
sa su cui il Tempo ha ammonticchiato i rifiuti della menda responsabilità».
creazione; perché il mondo esiste solo per essere rac- «Leonardo da Vinci, — rispose, - ha scritto, con no-
conto porto alle orecchie delle generazioni future; e il bile frase, che la speranza e il desiderio di ritornare ai
terrore e la gioia, il nascere e il morire, l'amore e l'o- proprio stato originario sono come il desiderio di luce
dio, e il frutto dell'Albero, non sono che strumenti di della falena; e l'uomo che attende con inesausto desi-
quell'arte suprema che dovrà strapparci alla vita e far- derio ogni nuovo mese e ogni nuovo anno, convinto
ci entrare, insieme, nell'eternità, come colombi nella che le cose che brama giungono sempre troppo tardi,
colombaia. Tra poco me ne andrò e viaggerò di terra in non s'accorge di bramare la propria distruzione. E
terra per conoscere ogni possibile caso e destino, e dunque come potrebbe non essere pericoloso il sentie-
quando sarò tornato scriverò la mia legge segreta su ro che ci condurrà nel cuore di Dio? Perché mai tu, che
LE TAVOLE DELLA LEGGE LE TAVOLE DELLA LEGGE 41
4o

non sei un materialista dovresti vagheggiare una con- una maschera senza vita dagli occhi appannati il viso,
tinuità e un ordine mondano come coloro che hanno un tempo risoluto e delicato, di Owen Aherne. Attra-
soltanto il mondo? Stimi poco gli scrittori che espri- versai il molo in fretta, ma non avevo fatto pochi me-
mono ciò che comunemente si definisce il giusto solo tri che egli, come se mi avesse visto, mi volse le spalle,
se riescono a razionalizzarlo e a renderlo più facile; e e si infilò precipitosamente in una stradina laterale; lo
dunque perché vuoi negare questa libertà all'arte su- seguii, ma solo per perderlo poi di vista nel dedalo di
prema, all'arte che è il fondamento di ogni arte? Si, da vicoli a nord del fiume. Per qualche giorno chiesi a
questa cappella usciranno santi, amanti, ribelli, e pro- quanti una volta lo conoscevano se l'avessero visto, ma
feti: anime che si circonderanno di pace, come d'un ni- non si era fatto vivo con nessuno; e bussai, ma invano,
do d'erba; e altre sulle quali piangerò. La polvere ca- alla porta della sua vecchia casa; e mi ero quasi convin-
drà per anni e anni su questa scatoletta; e poi la apri- to di essermi sbagliato, quando lo vidi di nuovo in una
rò; e quei tumulti che sono, forse, le fiamme del Giu- stradicciola dalle parti di Four Courts, e lo seguii fin
dizio Universale usciranno da sotto il coperchio». sulla porta di casa sua. Gli misi una mano sul braccio;
Non volli ragionare con lui quella sera, perché era si voltò senz'alcuna sorpresa; ed è invero possibile che
agitatissimo e avevo paura di farlo arrabbiare; e quan- per lui, la cui vita interiore aveva completamente as-
do andai a casa sua qualche giorno dopo, se n'era anda- sorbito l'esteriore, una separazione di anni equivales-
to e la casa era chiusa e vuota. Rimpiansi amaramente se a una separazione di poche ore, dalla mattina al po-
di non aver saputo combattere la sua eresia e di non meriggio. Stava nel vano della porta tenendola semi-
aver indagato sull'autenticità di quello strano libro. chiusa, come se volesse impedirmi di entrare; e forse
Da quando mi sono convertito ho ben fatto penitenza si sarebbe accomiatato senza profferir parola se non
per riparare ad un errore della cui gravità mi resi con- avessi detto : « Owen Aherne, perché non ti fidi di me,
to solo dopo alcuni anni. come ti sei già fidato una volta, e non mi dici che esito
hanno avuto le idee che abbiamo discusso dieci anni fa
in questa casa? Ma forse le hai dimenticate, ormai».
il. «È tuo diritto sapere, - rispose. - Siccome ti ho fat-
to partecipe di quelle idee, è giusto che ti dica anche
Circa dieci anni dopo la nostra conversazione stavo quale gravissimo pericolo racchiudono, o meglio, il
camminando lungo uno dei moli di Dublino, dalla par- male infinito che racchiudono; ma quando avrai sapu-
te più vicina al fiume, soffermandomi di tanto in tanto to dovremo dirci addio, e per sempre, perché io sono
a sfogliare i libri esposti su qualche vecchia bancarel- perduto, e devo stare nascosto! »
la, e pensavo, strana coincidenza, al terribile destino Lo seguii per il corridoio lastricato che avevo già
di Michael Robartes e della sua confraternita, quando percorso dieci anni prima, e vidi che gli angoli erano
vidi un uomo alto e curvo camminare lentamente lun- soffocati dalla polvere e dalle ragnatele; e che i quadri
go l'altro lato del molo. Sobbalzai, riconoscendo in erano grigi di polvere e avvolti in un velo di ragnatele;
42 LE TAVOLE DELLA LEGGE LE TAVOLE DELLA LEGGE 43
e che polvere e ragnatele coprivano il rubino e lo zaf- va, il capo chino, le braccia penzoloni, il corpo inerte.
firo dei santi della vetrata che, cosi offuscata, dava una Non avevo mai visto, nella vita come nell'arte, un'im-
luce fioca. Mi indicò le tavolette d'avorio che manda- magine più eloquente dell'avvilimento. Andai all'alta-
vano un debole lucore nella semioscurità, e vidi che re, e mi ci appoggiai; e lo guardavo senza saper cosa di-
erano ricoperte di caratteri minuti, e mi avvicinai per re; e osservando il suo soprabito nero accuratamente
leggere l'iscrizione. Era in latino, ed esponeva una abbottonato, i capelli corti, e il segno circolare della
complessa casistica, illustrata da molti esempi, ma non tonsura, che testimoniavano delle sue passate ambi-
so se fossero tratti dalla sua vita o da altre vite. Avevo zioni ecclesiastiche, capii che il Cattolicesimo si era im-
appena letto qualche frase quando mi parve che nella padronito di lui nel bel mezzo di quella vertigine che
stanza si stesse diffondendo un esile profumo, e mi chiamava filosofia; e notai i suoi occhi spenti e il suo
voltai per domandare ad Aherne se aveva acceso l'in- colorito terreo, e capii che essa non gli aveva fatto rag-
censo. giungere la meta: e mi sentii invadere dall'angoscia
Mi rispose di no, e mi indicò il turibolo che giaceva della pietà.
su un banco, vuoto e arrugginito; mi parve, mentre «Forse, - aggiunse, - agli angeli, che hanno cuori
parlava, che il profumo svanisse, e mi convinsi che me d'Estasi Divina e corpi d'Intelletto Divino, basta la
l'ero immaginato. sete dell'elemento immortale, nella speranza, nel desi-
«La filosofia del Liber inducens in Evangelium ae- derio, nei sogni; ma noi, che abbiamo cuori che muoio-
ternum ti ha reso molto infelice? », dissi. no ad ogni momento, e corpi che si dissolvono come
«In principio ero felicissimo, - rispose, — perché un fiato, dobbiamo chinare il capo e obbedire». Mi fe-
sentivo un'estasi divina, un fuoco immortale in ogni ci più vicino e dissi, «La preghiera e il pentimento ti
passione, in ogni speranza, in ogni desiderio, in ogni faranno ridiventare un uomo come tutti gli altri».
sogno; e vedevo, nelle ombre sotto le foglie, nel cavo «No, no, - rispose, - io non sono tra coloro per cui
delle acque, negli occhi degli uomini e delle donne, Cristo è morto in croce, e perciò devo starmene nasco-
l'immagine di quel fuoco, come in uno specchio; ed sto. Ho una lebbra che nemmeno l'eternità può cura-
era come se stessi per toccare il Cuore di Dio. Poi tutto re. Ho visto il tutto, e come potrò mai più credere che
cambiò e fui infelicissimo; e nella mia infelicità mi fu una parte sia il tutto? La mia anima è perduta perché
rivelato che l'uomo può giungere a quel Cuore solo ho guardato con gli occhi degli angeli».
mediante quel senso di separazione da esso che chia- Tutto a un tratto vidi - o era immaginazione? - la
miamo peccato, e capii che non potevo peccare, perché stanza piombare nel buio, e figure dalle lunghe tuni-
avevo scoperto la legge del mio essere, e potevo sol- che purpuree, che alzavano fioche torce con braccia dai
tanto esprimere oppure mancar di esprimere il mio es- bagliori d'argento, chinarsi su Owen Aherne; e vidi
sere; e capii che Dio ci ha dato una legge semplice ed — o era immaginazione? — delle gocce, come di resina
arbitraria affinché possiamo peccare e pentirci». ardente, cadere dalle torce, e un greve fumo violaceo,
Si era accasciato su di un banco di legno, ora, e tace- come d'incenso, sgorgare dalle fiamme e avvolgerci in
44 LE TAVOLE DELLA LEGGE LE TAVOLE DELLA LEGGE 45
un attimo. Owen Aherne, più fortunato di me che son fuggi le nostre torce che furon fatte con il legno degli
stato parzialmente iniziato all'Ordine della Rosa Al- alberi sotto i quali pianse Cristo nel Giardino del Get-
chimistica, o forse protetto dalla sua grande religiosi- zemani? Perché fuggi le nostre torce che furon fatte
tà, era di nuovo ricaduto nell'avvilimento e nell'apa- con legno dolce, dopo che esso si fu corrotto e fu scom-
tia, e non vedeva niente di tutto questo; ma a me tre- parso dal mondo ? »
mavano le ginocchia, perché le figure dalle tuniche Fuggii, e soltanto quando la porta di quella casa si
purpuree andavano facendosi sempre più nitide, ed fu rinchiusa alle mie spalle, e i rumori della strada mi
ora sentivo il sibilo della resina delle torce. Sembrava invasero le orecchie, ritornai in me e ripresi un po' co-
che non mi vedessero, perché avevano gli occhi punta- raggio; e da quel giorno non mi sono mai più azzarda-
ti su Owen Aherne; di tanto in tanto le sentivo sospi- to a passare davanti alla casa di Owen Aherne, anche
rare come se fossero addolorate del suo dolore, e poi se credo che sia stato trascinato in qualche remoto pae-
udii parole che non riuscii a capire, ma capivo che era- se dagli spiriti il cui nome è legione, e il cui trono è nel-
no parole di dolore, dolcissime, come se un immortale l'abisso indefinito, e che egli serve e obbedisce e non
stesse parlando a un altro immortale. Poi una di quel- può vedere.
le figure fece ondeggiare la torcia, e tutte le torce on-
deggiarono, e per un attimo fu come se un grande uc-
cello di fuoco avesse agitato il suo piumaggio, e una
voce che sembrava venire da molto in alto gridò, «Egli
ha accusato perfino i suoi angeli di follia, e anch'essi
chinano il capo e obbediscono; ma tu fondi il tuo cuo-
re ai nostri cuori, che son fatti d'Estasi Divina, e il tuo
corpo ai nostri corpi, che son fatti d'Intelletto Divi-
no». A quel grido capii che l'Ordine della Rosa Alchi-
mistica non era di questo mondo, e che continuava ad
andare in cerca, in questo mondo, di qualsiasi anima
potesse far cadere nella sua rete scintillante; e quando
quei visi si volsero verso di me, e vidi quegli occhi
mansueti e quelle palpebre immobili, caddi in preda al
terrore, e pensai che mi avrebbero scagliato addosso le
loro torce_, per bruciare fino in fondo tutto ciò che ave-
vo di più caro, tutto ciò che mi vincolava a un ordine
spirituale e sociale, cosi che la mia anima rimanesse
nuda e tremante in balia dei venti che soffiano dall'al-
dilà, da oltre le stelle; e poi una voce gridò, «Perché
L'adorazione dei Magi
Una sera che ero rimasto alzato a leggere fino a tar-
da ora, poco dopo il mio ultimo incontro con Aherne,
udii bussare piano alla porta; e trovai sulla soglia tre
uomini vecchissimi che impugnavano robusti bastoni,
e che mi dissero d'aver saputo che mi avrebbero trova-
to ancora in piedi, e di avere delle cose importanti da
dirmi. Li condussi nel mio studio, e quando le tende
con i pavoni si furono rinchiuse alle nostre spalle, misi
tre sedie accanto al fuoco, perché vedevo gelati i loro
cappotti di lana grossolana, e gelate le loro barbe lun-
ghe fin quasi alla cintola. Si tolsero il cappotto e si chi-
narono sul fuoco a riscaldarsi le mani, e vidi che i loro
abiti avevan molto della foggia campagnola d'oggi, ma
con un tocco, cosi mi parve, dello stile cittadino d'una
epoca più cortese. Scaldati che si furono - e mi sem-
brò che si scaldassero non tanto perché la notte era
fredda quanto per il piacere del calore per il calore - si
volsero verso di me e, il viso segnato dalle intemperie
nella luce della lampada, mi raccontarono la storia che
sto per raccontare. Parlavano ora l'uno ora l'altro, e si
interrompevano spesso l'un l'altro, come i contadini
quando raccontano una storia e non vogliono tralascia-
re alcun particolare. Quand'ebbero finito mi fecero
prendere appunto di tutto ciò che avevano riferito,
perché avessi le parole esatte, e si alzarono per andar-
sene, e quando domandai loro dove stavano andando,
50 L'ADORAZIONE DEI MAGI L'ADORAZIONE DEI MAGI 51

e cosa stavano facendo, e con che nome dovevo chia- no felici. Passarono gli anni, e un giorno, mentre il
marli, non vollero dirmi niente, tranne che era stato più vecchio dei tre vecchi, che da giovane aveva viag-
loro ordinato di viaggiare continuamente in lungo e in giato e pensava ogni tanto ad altre terre, guardava la
largo per l'Irlanda, e a piedi e di notte, per vivere ac- grigia distesa delle acque, su cui taluni vedono l'incer-
canto alle pietre e agli alberi e nelle ore in cui gli Im- ta sagoma delle Isole dei Giovani - le Isole Felici do-
mortali son desti. ve gli eroi gaelici vivono la vita dei Feaci di Omero -
Ho atteso alcuni anni prima di scrivere per esteso una voce scese dall'aere sulle acque e gli disse che Mi-
questa storia, perché ho sempre paura delle illusioni chael Robartes era morto. Non avevano ancora finito
che vengono da quell'inquietudine del velo del Tem- di portare il lutto per quella perdita che il secondo dei
pio, che secondo Mallarmé è una caratteristica della tre vecchi si addormentò mentre leggeva la Quinta
nostra epoca; e adesso la scrivo solo perché mi sono Egloga di Virgilio agli altri, e una voce strana parlò at-
persuaso che non c'è idea pericolosa la quale non di- traverso le sue labbra, e ordinò loro di partire per Pa-
venti meno pericolosa quando vien messa sulla pagina rigi, dove una donna morente avrebbe dato loro dei
in uno stile schietto e accurato. nomi segreti e con ciò trasformato il mondo a tal pun-
I tre vecchi erano tre fratelli che, fin dall'inizio del- to che un'altra Leda avrebbe aperto le ginocchia al ci-
l'età virile, avevano vissuto in una delle isole occiden- gno, un altro Achille assediato Troia.
tali, e in tutta la loro vita nuU'altro avevano amato che Lasciarono la loro isola, e furono dapprima turbati
quegli scrittori classici e quegli antichi scrittori gaelici da quanto vedevano nel mondo, e giunsero a Parigi, e
i quali descrivevano una vita semplice ed eroica. Not- li il più giovane incontrò in sogno una persona, la qua-
te dopo notte d'inverno, intorno al whiskey fatto in le gli disse che dovevano vagabondare a casaccio fin-
casa di nascosto, novellatori e cantastorie gaelici reci- ché coloro che avevano guidato i loro passi non li aves-
tavano loro antichi poemi; e notte dopo notte d'esta- sero condotti in una strada e a una casa simili alla stra-
te, quando novellatori e cantastorie erano al lavoro nei da e alla casa del sogno. Vagabondarono qua e là per
campi o fuori a pesca, eran soliti leggersi l'un l'altro diversi giorni, finché una mattina capitarono in certi
Virgilio e Omero, poiché non volevano godere in soli- vicoli squallidi e angusti, a sud della Senna, dove don-
tudine, ma godere come gli antichi. Finalmente un uo- ne dal volto pallido e dai capelli in disordine li guarda-
mo, che diceva di chiamarsi Michael Robartes, arrivò vano dalle finestre; e proprio mentre stavano per tor-
su un peschereccio, attratto come San Brendano da nare sui loro passi perché la Sapienza non poteva esser
qualche visione e chiamato da qualche voce; e disse lo- scesa in un quartiere cosi assurdo, arrivarono alla stra-
ro che gli dèi e le cose antiche stavano per tornare; e i da e alla casa del sogno. Il più vecchio dei tre vecchi, il
loro cuori, che non avevano mai tollerato il corpo e la quale ricordava ancora qualcosa delle lingue moderne
pressione del nostro tempo, ma solo di tempi lontani, che sapeva da giovane, andò alla porta e bussò, e quan-
non trovarono niente d'inverosimile in ciò ch'egli di- d'ebbe bussato, il secondo vecchio disse che quella non
ceva loro, ma accettarono tutto con semplicità e furo- era una casa per bene, e non poteva essere la casa che

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52 L'ADORAZIONE DEI MAGI L'ADORAZIONE DEI MAGI
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stavano cercando, e lo esortò a chiedere di qualcuno trato un diavolo in corpo, e se non ce ne andiamo di
che non potesse trovarsi li e ad andarsene. La porta fu qui faremo la stessa fine». Ma prima che riuscissero ad
aperta da una vecchia vestita in modo molto vistoso, alzarsi in piedi, una voce stentorea usci dalle labbra
che disse, «Oh, voi siete i suoi parenti irlandesi. È tut- che avevan cantato come un gallo, e disse come salmo-
to il giorno che vi aspetta». I vecchi si scambiarono diando: «Non sono un diavolo, ma sono Ermes, Pa-
uno sguardo e la seguirono su per le scale, passando store dei morti e messaggero degli dèi, e quello che
davanti a porte da cui facevano capolino donne pallide avete udito è il mio segnale. La donna che giace su quel
e discinte, e in una stanza dove giaceva addormentata, letto ha partorito, e ha dato alla luce un essere che ha
vegliata da un'altra donna, una donna bellissima. l'aspetto di un unicorno ed è, di tutti gli esseri viven-
La vecchia disse, « Si, sono arrivati finalmente; ades- ti, il meno simile all'uomo, poiché è freddo, duro e vir-
so potrà morire in pace», e usci. ginale. Sembrò che nascesse danzando; e lasciò questa
«Siamo stati ingannati dai diavoli, - disse uno dei stanza quasi all'istante, poiché è nella natura dell'uni-
vecchi, — perché gli Immortali non parlerebbero per corno il capire la brevità della vita. Ella non sa che se
bocca d'una donna come questa». n'è andato, perché mentre l'unicorno danzava cadde in
« È vero, - disse un altro, - siamo stati ingannati dai uno stato di stuporosa incoscienza, ma voi chinate il
diavoli, e dobbiamo andarcene in fretta». capo e porgete orecchio in modo da apprendere i nomi
« Si, - disse il terzo, - siamo stati ingannati dai dia- cui esso deve obbedire». Gli altri due vecchi tacquero,
voli, ma inginocchiamoci un momento, perché siamo ma certamente guardarono perplessi quello che aveva
accanto al letto di morte di una che è stata bellissima». parlato, perché la voce riprese: «Qualora gli Immor-
Si inginocchiarono, e la donna che sedeva accanto al tali volessero rovesciare le cose che sono oggi e restau-
letto, sussurrò a capo chino, come se avesse paura, rare le cose che erano ieri, nessuno potrebbe aiutarli
«Nell'istante in cui avete bussato è caduta in preda al- se non qualche reietto messo ai margini dalle cose che
le convulsioni e ha gridato con voce da partoriente ed sono oggi. Inchinatevi, e profondamente, che essi han-
è ripiombata sul letto come in deliquio». Poi osserva- no prescelto questa donna nel cui cuore si son raccol-
rono per un po' quel volto sul cuscino, stupiti della sua te tutte le follie, e nel cui corpo si son risvegliati tutti
espressione, come d'inestinguibile desiderio, e della i desideri; questa donna che è stata sottratta al tempo
squisita finezza, come di porcellana, del vaso in cui e ha giaciuto sul seno dell'Eternità». La voce si spense
aveva bruciato una fiamma cosi maligna. in un sospiro, e subito il vecchio si risvegliò dal sonno
Improvvisamente il secondo vecchio cantò come un e disse, «Una voce ha parlato attraverso la mia bocca,
gallo, finché la stanza non sembrò tremare sotto la for- come quando mi addormentai leggendo Virgilio, op-
za di quel canto. La donna che giaceva sul letto non si pure ho soltanto dormito? » Il più vecchio dei tre dis-
svegliò dal suo sonno di morte, ma la donna che sedeva se, «Una voce ha parlato attraverso la tua bocca. Do-
al suo capezzale si fece il segno della croce e impallidi, v'era la tua anima mentre quella voce parlava? »
mentre il più giovane dei tre vecchi gridava, «Gli è en- «Non so dove fosse la mia anima, ma sognavo d'es-
L'ADORAZIONE DEI MAGI L'ADORAZIONE DEI MAGI 55
54
sere sotto il tetto di un presepio, e guardavo in giù e Allora la donna che giaceva sul letto si mosse come
vedevo un bue e un asino; e vedevo un gallo rosso ap- in sogno, e tese le braccia come ad afferrare l'essere che
pollaiato sulla rastrelliera del fieno; e una donna che l'aveva abbandonata, e mormorò nomi strani eppur
stringeva al seno un bambino; e tre vecchi in cotta di dolcissimi, «Cara amarezza», «O solitudine», «O ter-
maglia inginocchiati a capo chino dinanzi alla donna e rore», dopodiché giacque immobile per un po'. Poi la
al bambino. Mentre guardavo, il gallo ha cantato e un sua voce mutò, ed ella, senza più né paura né gioia ma
uomo dai talloni alati si è alzato in volo con un guizzo come una qualsiasi moribonda, mormorò un nome tan-
e, passandomi accanto, ha gridato, "Vecchi sciocchi, to sommessamente che la donna che sedeva accanto al
un tempo avevate tutta la sapienza delle stelle". Non letto si chinò e avvicinò l'orecchio alla sua bocca. Il
capisco questo mio sogno né che cosa ci indichi di fa- più vecchio dei tre vecchi disse in francese, «Ci dev'es-
re, ma voi che avete udito la voce della sapienza parla- sere ancora un altro nome che non ci ha dato, perché
re attraverso il mio sogno sapete che cosa dobbiamo mentre lo spirito stava uscendo dal suo corpo ha mor-
fare». morato un nome», e la donna disse, «Stava semplice-
Allora il più vecchio dei tre vecchi gli disse che do- mente mormorando il nome di un pittore simbolista
vevano cavar fuori di tasca le pergamene che avevano che le piaceva molto. Soleva frequentare certi riti che
portato con sé e stenderle per terra. Quando le ebbe- chiamava Messe Nere, ed è stato lui a insegnarle ad
ro stese per terra, cavaron fuori di tasca le loro penne, avere delle visioni e a udire delle voci». I vecchi non
fatte con tre piume cadute dalle ali della vecchia aqui- mi dissero altro, e quando penso alle loro parole e ai
la che si crede abbia parlato di sapienza con San Patri- loro silenzi, al loro arrivo e alla loro partenza, son qua-
zio. «Secondo me, - disse il più giovane, mentre posa- si persuaso che se fossi uscito di casa per seguirli non
va i boccettini d'inchiostro accanto ai rotoli di perga- avrei trovato alcuna impronta sulla neve. Forse — ma
mena, - voleva dire che tutti coloro che sono buoni chi potrebbe dirlo? - appartenevano essi stessi al no-
piacciono al mondo, e il mondo se ne impossessa, e per- vero degli Immortali: demoni immortali, venuti a in-
ciò l'eternità si manifesta attraverso coloro che non so- sinuarmi in mente, per uno scopo che non capisco, una
no buoni o che sono stati dimenticati. Forse il Cristia- storia menzognera. Qualunque cosa fossero, ho imboc-
nesimo era buono e piaceva al mondo, e perciò adesso
cato un sentiero che mi condurrà lontano da loro e dal-
sta scomparendo e gli Immortali cominciano a risve-
gliarsi». l'Ordine della Rosa Alchimistica. Non vivo più una vi-
ta raffinata e superba, ma cerco di perdermi tra le pre-
«Ciò che dici è privo di sapienza, - disse il più vec-
ghiere e i dolori della moltitudine. Preferisco pregare
chio, - perché se ci sono molti Immortali, non ci può
essere un solo Immortale». in povere cappelle, dove cappotti di panno ruvido mi
sfiorano mentre mi inginocchio, e quando prego per te-
«Eppure, - disse il più giovane, - sembra che i no-
mi che dobbiamo trascrivere siano i nomi di uno solo, ner lontani i demoni ripeto una preghiera gaelica scrit-
e perciò è probabile che possa prendere molte forme». ta non so quanti secoli fa per aiutare qualche pover'uo-
^6 L'ADORAZIONE DEI MAGI

mo o povera donna che aveva sofferto pene simili alle


mie:
Seacht b-pàidreacha fó seacht
Chuir Muire faoi n-a Mac,
Chuir Brighici faoi n-a brat,
Chuir Dia faoi n-a neart,
Eidir sinn 'san Sluagh Sidhe,
Eidir sinn 'san Sluagh Gaoith.

Sette volte sette pater,


Manda Maria in nome del suo Figliolo,
Manda Brigida in nome del suo mantello,
Manda Dio in nome della Sua forza,
Tra noi e le schiere fatate,
Tra noi e i demoni dell'aria.

57539^
»

p. v Nota introduttiva di Renato Oliva


xxix Nota bio-bibliografica

i Rosa Alchemica
,
29 Le tavole della Legge
47 L'adorazione dei Magi
Centopagine
Pubblicazione mensile, 3 gennaio 1976
Direttore responsabile: Italo Calvino
Registrazione presso il Tribunale di Torino, n. 2336, del 30 aprile 1973
Stampato in Torino per i tipi della Casa editrice Einaudi

C. L. 4529-4
« Son passati più di dieci anni dal giorno in cui vidi, per l'ul t i m ; i <
volta, Michael Robartes, e per la prima volta i suoi amici e con-
discepoli; e fui testimone della sua e della loro tragica fine, e
passai attraverso strane esperienze che mi hanno cambiato a tal
punto che i miei scritti si sono fatti più oscuri e piacciono di
meno; e forse sarò costretto ad indossare la tonaca e a cercar
rifugio nell'ordine di San Domenico».
Cosi comincia la straordinaria avventura d'un giovane esteta
irlandese, Owen Aherne, tentato dal fascino dell'occultismo e
dall'ascendente di uno straordinario personaggio d'illuminalo
e di mago: Michael Robartes. «Mi trovai dinanzi Michael Ro-
bartes, che non vedevo più da anni: i capelli rossi arruffati,
l'occhio fiero, le labbra frementi e sensitive e gli abiti grossola-
ni che lo facev'ano somigliare, proprio come quindici anni ad-
dietro, a un incrocio tra un debosciato, un santo, e un conta-
dino».
Robartes è un personaggio che incontriamo più volte nella poe-
sia di Yeats e nelle sue prose più esoteriche, ma mai come nei
tre racconti di questo volume, - che formano un tutto di grande
coerenza - le visioni di Yeats si trasformano in narrazione di
tanta esattezza compositiva ed efficacia.
Assistiamo nella Rosa Alchemica a un rito in una torre solitaria
in cui rivive l'antichità pagana, celtica e classica. Nelle Tavole
della Legge l'oggetto magico è il libro dell'eresia medievale di
Gioacchino da Fiore che apre la visione insostenibile della to-
talità, ì^àì'Adorazióne dei Magi i Re appaiono nella misera
stanza d'una prostituta parigina.
Tutto quel che la letteratura d'ispirazione esoterica ha solita-
mente di sovrabbondante e congestionato è miracolosamente
lontano da questi racconti, che per il taglio narrativo stretta- |
mente delineato, la qualità preziosa delle evocazioni intellet- 1
tuali e visive, lo slancio appassionato e insieme la sottile ambi-....&
guità e ironia, sono certo tra i capolavori del genere.

Lire 2000
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