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LA SINTASSI DELLA FRASE SEMPLICE O PROPOSIZIONE, 13.10.

Morfologia – classifica e descrive le parole della lingua in base alle loro caratteristiche di forma e di
significato (articolo, nome, aggettivo…)

Sintassi (greco syntaxis, unione, ordinamento) – studia gli elementi che compongono una
proposizione o un periodo attraverso le relazioni che intercorrono tra essi

La sintassi della frase semplice o proposizione – analizza i rapporti che intercorrono tra i vari
elementi (soggetto, predicato, complementi, attributi, apposizioni e predicativi)

Enunciato – una frase che fa parte di un reale contesto comunicativo orale e scritto

Frase – un modello che viene utilizzato per descrivere una lingua

Analisi grammaticale – prende in considerazione ciascuna parola di per sé e non in combinazione


con altre

Analisi logica (delle funzioni logico-sintattiche) – prende in considerazione anche insiemi di due o
più parole (sintagmi)

Frase – una sequenza di parole, dotata di significato compiuto, compresa fra due punti di
interpunzione forte e caratterizzata dalla presenza di un verbo di forma compiuta

Verbo – l’elemento intorno a cui si costruisce tutta la frase; si può dire che ad ogni verbo corrisponde
una frase

Frase (dal punto di vista di struttura):

1. frase semplice o proposizione in cui le parole che compongono una frase si organizzano
intorno a un solo verbo.
Martina legge

2. frase complessa o periodo in cui le parole si organizzano intorno a più verbi (ognuna delle
parti che costruisce una frase complessa si chiama proposizione)
Paolo legge e scrive tutto il giorno.
Sono contento perché domani cominciano le vacanze.

Frase semplice (proposizione) nella sua forma di base (frase minima) è costruita da due elementi
fondamentali: soggetto (cioè 'di cui si parla') e predicato (ciò che si dice del soggetto)

Il soggetto e il predicato sono il nucleo della frase intorno al quale si possono aggiungere altri elementi
(espansione).
Paolo scrive.
Mio fratello Paolo scrive.
Mio fratello Paolo scrive una lettera.
Quel bel tipo di mio fratello Paolo scrive una lettera.

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Frase semplice può essere divisa in due parti ben precisi:

 gruppo del soggetto (tutto ciò che è legato ad esso): Quel bel tipo di mio fratello Paolo

 gruppo del predicato (tutto ciò che è legato ad esso): scrive una bella lettera d’amore a Laura.

Le parole o i gruppi di parole che possono espandere la frase minima sono di vario tipo:

complementi – completano il significato degli elementi costitutivi della frase


attributi – aggettivi che si uniscono al nome per indicare una qualità o per determinarlo meglio
apposizione – un nome che si aggiunge ad un altro per precisarlo
i sintagmi – la struttura interna della frase; vari elementi che costituiscono una frase (S, O,
complementi)
sintagma nominale (SN) – costituito da un nome, solo o accompagnato da qualsiasi parola
tranne una preposizione; fanno da soggetto ma possono fare anche da complemento oggetto
perché il CO è l'unico complemento non introdotto da preposizioni
sintagma verbale (SV) – fanno sempre da predicato; formato da un verbo che può essere
costituito da:
o una sola voce verbale, semplice o composta (nel caso del P verbale): amo, ho amato
o una sola voce del verbo essere seguita da una preposizione o da un nome (P
nominale): è stato felice
sintagma preposizionale (SP) – costituito da una preposizione o da un SN: per la strada, di
carta, con molti amici; fanno sempre da complemento indiretto.

IL SOGGETTO E LE SUE CARATTERISTICHE, 22.10.

Il soggetto è l'elemento di cui il predicato dice qualcosa e con esso concorda nel numero, nella persona
e a volte nel genere; l’elemento con cui il predicato concorda morfologicamente.

La parola deriva dal latino subiectum (ciò che sta sotto, ciò che sta alla base); originariamente
significava 'argomento' – è il suo significato attuale più comune, S e O sono intercambiabili in questo
senso; si usa anche nella comunicazione email

Caratteristiche:

Paolo legge. – compie un'azione


Paolo è lodato da Anna. – subisce un’azione
Paolo sta bene. – si trova in una certa condizione
Paolo è sincero. – ha una certa qualità

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La funzione del soggeto è svolta solitamente da un nome o un pronome, ma anche da qualsiasi parola
sostantivata (nominalizzata), cioè usata come nome:

Il bello piace a tutti. (agg.)


(Il) Nuotare fa bene alla salute. (v.)
Il meglio è nemico del bene. (avv.)
Il perché di questo gesto sfugge a tutti. (cong.)
Lo non si apostrofa davanti a consonante. (art.)
‘Tra’ corrisponde in tutto e per tutto a ‘fra’. (prep.)
Un‘oh’ di meraviglia ruppe il silenzio. (interiezione)
Non importa che tu venga. (un'intera proposizione)

Gruppo nominale soggetto/gruppo del soggetto

Il soggetto può essere composto da una sola parola preceduta o meno dall'articolo ma anche da più
parole.
Il cane abbaia.
Il primo figlio della signora Maria si è sposato.

L'insieme delle parole che ruotano intorno al soggetto è un sintagma nominale ma si chiama più
propriamente gruppo nominale soggetto o gruppo del soggetto.

Soggetto partitivo

Il soggetto non è mai preceduto da una preposizione perché come l'elemento essenziale della frase non
dipenda mai da niente ma può essere preceduto dall'articolo partitivo con il significato di un po',
alcuni, alcune e si chiama soggetto partitivo.

Attenzione a non confondere il soggetto partitivo con altri elementi dalla preposiozione 'di':

Delle grida ruppero il silenzio. (alcune grida)


Il rumore delle grida ruppe il silenzio. (delle grida è un complemento che specifica rumore)

Posizione del soggetto

Il soggetto tende a occupare il primo posto nella frase (in genere ritenuto più importante). Di solito
precede il predicato ma può anche andare dopo di esso.

Domani arriverà Paolo.

Nel caso in cui le posizioni si invertano si esprimono sfumature diverse di significato in una frase:

Io resto a casa, tu vai al concerto.


Resto a casa io, vai pure tu al concerto. (l'enfasi)

Frase ellittica del soggetto

Si dice di frase il cui soggetto è sottinteso e ciò succede:

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1. quando è rappresentato da un pronome personale di I o II p.sg. o pl. – si deduce facilmente
dalla desinenza del verbo: Non intendo più aiutarti.

2. quando risulta chiaro da ciò che è scritto prima: Quella mattina Franco si alzò presto. Si lavò,
si vestì…

3. nelle risposte a una frase già fornita del soggetto: Come sta Paolo? Sta meglio, grazie.

Frase con più soggetti o senza soggetto

Nel caso di più soggetti bisogna ricordarsi di coniugare il verbo al plurale.

Il cielo, il sole, il vento, la pioggia influiscono sul nostro umore.

A volte il soggetto manca del tutto e ciò succede nelle frasi che contengono come predicato un verbo
impersonale.

Nevica. Pioverà. Comincia a gradinare.

*I verbi d'appoggio (in base alla funzione) ovo imate među papirima s druge godine

-ausiliari

-servili o modali

-fraseologici o aspettuali

-causativi

Verbi ausiliari

-essere/avere- la loro funzione è esclusivamente grammaticale (non ha nulla a che fare con il
significato di essere/avere)

Hai acquistato troppi vestiti. Hai troppi vestiti.

Aiutano tutti i verbi nella forma dei tempi composti e i verbi transitivi nella formazione del passivo.

Verbi servili

-potere, dovere, volere, sapere

Promessi all'infinito del verbo, gli conferiscono un significato aggiuntivo teso a precisare la modalità
dell'azione. Hanno anche un significato autonomo. Gli altri verbi che possono appartenire a questo
gruppo: osare, pregare(?), desiderare, solere

Verbi fraseologici

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A differenza dei servili che si riferiscono all'atteggiamento del soggetto rispetto all'azione, i
fraseologici si riferiscono direttamente all'azione (all'aspetto temporale). Molto spesso sono seguiti da
preposiozioni.

-Aspetto (iminenza, inizio, svolgimento, durata, conclusione) – sta per, accingersi a, iniziare a,
cominciare a, mettersi a, stare, andare, venire + gerundio, continuare a, persistere a (nel), insistere a
(nel), smettere di, finire di, cessare di...

Verbi causativi

-fare e lasciare

Precisano che l'azione è causata dal soggetto ma non da lui compiuta direttamente.

Tu mi fai lavorare troppo. Mi fai piangere.

VERBI IMPERSONALI, 27.10.

Sono i verbi la cui azione non è attribuibile ad alcun soggetto. Il verbo di forma impersonale è usato
solo alla terza persona singolare (nei modi finiti). Sono i verbi che indicano fenomeni atmosferici
(hanno un soggetto con un significato figurato).

Mi è piovuta addosso una disgrazia.

Il verbo fare seguito da un aggettivo o da un nome:

Fa brutto tempo. Fa caldo.

Verbi usati spesso nella forma impersonale perché il loro soggetto è un'intera frase (soggettiva):
bisognare, sembrare, importare, parere, accadere, capitare, convenire, occorrere, avvenire.

Bisogna studiare di più. Sembra di essere in paradiso.

Le espressioni formate da essere/andare seguite da:

agg. è giusto, è bello


sost. è ora, è tempo
avv. va bene, è meglio

Qualunque verbo può essere usato impersonalmente premettendo la particella 'si' e coniugando il
verbo alla terza persona singolare seguito da un avverbio o da un verbo all'infinito, ma mai da un
complemento oggetto:

In questo ristorante si mangia molto bene. Quest'estate si va tutti al mare.

Per rendere impersonali i verbi riflessivi in cui è già presente la particella 'si', si aggiunge la particella
ci: ci si lava, ci si sveglia, ci si arrabbia.

Valori del 'si':

riflessivo diretto: Si pettina a modo suo. (chi?)


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riflessivo indiretto: Prima di cena si concede un aperitivo. (a chi?sebi)
riflessivo reciproco: Si stimano da sempre.
impersonale: In questo gruppo si lavora poco.
passivante: Durante la serata si distribuiranno i regali. (verranno distribuiti)

VERBI PREDICATIVI E COPULATIVI


(suddivisione in base al significato e in base alla funzione)

Verbi predicativi:

Possiedono un significato autonomo, e, più o meno, compiuto, o possono avere un significato


completo anche da soli (indipendenza dal soggetto)

Lucia scrive.
Piove.

Possono servirsi da diversi argomenti (soggetto e/o complementi) per completare/definire meglio il
proprio significato.

I giornalisti scrivono.
I giornalisti raccolgono le notizie e le scrivono con i propri commenti.

Verbi copulativi:

Sono privi di un significato autonomo. Non avendo un senso compiuto di per sé, si completano
mediante un aggettivo o un nome.

Il verbo copulativo per eccellenza è il verbo essere (+ elementi a cui è stato unito=predicato
nominale).

Essere non è il solo verbo che può fungere da copula: sembrare, parere, apparire, divenire,
diventare:

Questo film pare (un capolavoro). La situazione divenne (difficile).


L'acqua è fredda.-copula; L'acqua diventa fredda.-verbo copulativo

I verbi nascere, crescere, morire, rimanere, restare, risultare, farsi hanno funzione da copula
quando seguiti da un aggettivo o un nome per avere un senso compiuto:

Marco è nato ricco.


Luca si è fatto un gigante.
Quella donna vive sola.

*Ma hanno di per sé un significato completo:

È nato un bambino.
Paola è rimasta a casa.
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I cosiddetti appellativi: chiamare, dire, soprannominare
elettivi: eleggere, nominare, proclamare, dichiarare
effettivi: fare, rendere, creare
quando usati al passivo:

La bimba è stata chiamata Maria.


Gianni è stato soprannominato volpe.
Io sono stato reso saggio dall'esperienza.

La funzione di uno stesso verbo:

copula: Il cielo è sereno.


ausiliare: Le nuvole sono andate via.
predicativa: C'è il sole.

copulativa: La luna appariva velata.


predicativa: Finalmente apparve la luna.

ausiliare: Hai acquistato troppi vestiti.


predicativa: Hai troppi vestiti.

servile: Non so cucinare.


predicativa: Attenzione! Lui sa.

fraseologica: Sta giocando.


predicativa: Sta sempre in casa.

causativa: Ti farà la partita.


predicativa: Farò tutto per bene.

IL PREDICATO, 5.11.

Il predicato è una forma verbale che dà informazioni (predica) circa il soggetto della frase, della quale
costituisce il centro sintattico. Concorda grammaticalmente con il soggetto nella persona, nel numero e
nel genere.

Le tempeste in mare sono pericolose.

Grazie alla sua desinenza morfologica, nei modi finiti, dal predicato è possibile risale al soggetto,
anche se non è espresso.

Trascorremmo estati magnifiche. (noi-sottinteso)

Gruppo del predicato o gruppo del verbo


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Il predicato è sempre costituito da un verbo. A volte il verbo basta da solo a formare il predicato
perché riesce da solo a esprimere ciò che si vuole dire a proposito del soggetto.

Il bambino dorme.

Quando il verbo non è in grado di fornire da solo tutte le informazioni sul soggetto è costituito da più
parole – gruppo del predicato/gruppo del verbo

Sergio assomiglia molto a mio fratello. Lo zio è più stanco di te.

Predicato verbale e predicato nominale

In base alla struttura interna e ai rapporti che intrattiene con altri elementi del gruppo verbale si
distinguono P verbale e P nominale

Predicato verbale è un verbo predicativo che serve a comunicare un significato. Può avere qualsiasi
forma:
attiva: Roberto studia.
passiva: I libri sono stati aperti da Roberto.
riflessiva: Roberto si specchia.
pronominale: Roberto si vergogna.

Un unico predicato può essere composto da più voci verbali:

1. verbo ausiliare + participio passato, nei tempi composti o nelle forme passive:

Ho visto tua sorella.


Siamo stati investiti da un forte vento.

2. verbo servile, fraseologico o causativo + infinito o gerundio:

Devi riflettere a lungo.


Continua a piovere.
Il dolce sta lievitando a puntino.
Tu mi lasci parlare troppo.

Il predicato verbale indica di solito:

un'azione compiuta dal soggetto: Paolo studia.


un'azione subita dal soggetto: Paolo è stato lodato.
uno stato del soggetto: Paolo dorme.

Il verbo essere=predicato verbale con il significato di esistere, stare, risiedere, trovarsi:

Sarò in casa fino alle 8.


Pero ora, Marco è a Parigi.
I tovaglioli sono accanto al piatto.

Predicato nominale
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Indica di solito:

una qualità del soggetto: La crema è fresca.


uno stato del soggetto: La nonna è malata.
evidenzia una caratteristica del soggetto che lo individua o caratterizza: Lo zio è ingegnere. Le
rose sono fiori.
È costituito dal verbo essere seguito da un aggettivo o un nome: parte nominale del predicato (o nome
del predicato).

Il verbo essere serve principalmente a collegare il soggetto con la parte nominale e prende perciò il
nome di copula (legame):

L'acqua (S) era (copula-legame) limpida (parte nominale del predicato).

era limpida-predicato nominale

Ci sono altri verbi (come essere) che non hanno in sé un significato compiuto (o solo in particolari
contesti) ma lo trovano solo nella parte nominale che li segue e che essi collegano al soggetto. Questi
verbi, per la funzione che svolgono, si chiamano copulativi.

Laura sembra stanca.


Mio fratello è diventato medico.

Complemento predicativo

La parte nominale che completa il significato dei verbi copulativi e che forma con essi il predicato
nominale è detta complemento predicativo del soggetto. Oltre che da un nome o un aggettivo possono
essere costituiti da:

sintagma con una preposizione: Parevamo in tanti.


proposizione completiva predicativa: La campagna pareva stendersi a perdita d'occhio.
verbo: Questo non è lavorare.
avverbio + pronome: Stefano non è più lui.

Il predicato sottinteso

La frase priva di predicato e fatta solo di nomi o gruppi nominali si chiama frase nominale. Si ha una
frase nominale:

quando il predicato è ricavabile dal contesto (come nelle risposte):

Vuoi una pera o una mela? Una mela.

nelle frasi volutamente concise (saluti, frasi convenzionali o formali, massime e proverbi):

Buongiorno! Grazie! Tanti auguri! A presto! Silenzio!


Bello, questo quadro.

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Per me, un risotto.

titoli di giornali:

L'Inghilterra alle urne.


Nuovo aumento del prezzo della benzina.

ALTRI ELEMENTI DELLA PROPOSIZIONE, 12.11.

La frase minima può espandersi attraverso altri elementi che in vario modo ne arricchiscono il
significato:

Picasso dipinge.
Picasso dipinge un quadro.
Picasso dipinge un grande quadro.
Il pittore Picasso dipinge un grande quadro in campagna.

Gli elementi che possono espandere la frase minima sono fondamentalmente di tre tipi: attributi,
apposizioni, complementi

ATTRIBUTO

Generalmente è un aggettivo che accompagna un nome per precisarlo attribuendogli una qualità o una
caratteristica.

Le vacanze invernali sono finite.


Tre persone hanno deciso per tutti.

In alcuni casi l'attributo non è solo un elemento accessorio della frase ma costituisce un determinante
necessario del nome a cui si riferisce (perché fondamentale per il significato della frase).

Detesto le persone bugiarde.


Detesto le persone.

Senza 'bugiarde' non ha un senso compiuto, ma completamente diverso di quello della frase con
l'attributo.

Ogni tipo di aggettivo può fare da attributo:

qualificativo: Un ragazzo maturo non lo farebbe.


dimostrativo: Abito in quella casa laggiù.
indefinito: Questa roba vale pochi soldi.
numerale: Marzo è il terzo mese dell'anno.
interrogativo: Che abito indosserai?
esclamativo: Che errore hai fatto!

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Alcuni avverbi e locuzioni avverbiali aggiunti a un nome per precisarne il significato si comportano
come attributi.

La stanza accanto è vuota.

Participi (passati e presenti) con funzione di aggettivi sono attributi.

Hai un'espressione addormentata.

L'attributo può riferirsi a qualsiasi elemento della frase, basta che sia un nome. A seconda della
funzione che il nome cui si accompagna ha nella frase si può essere l'attributo:

del soggetto: La vecchia quercia resiste al vento.


di un complemento (D/Ind): Laura beve una bibita fresca. Paolo studia con un suo
compagno.
della parte nominale del predicato: Mio fratello è un bravo tennista.
dell'apposizione: Gianni, un nostro caro amico, è partito.

Ogni elemento della frase può avere anche più attributi.

Quella pesantissima valigia marrone contiene tutti i miei vecchi quaderni.

APPOSIZIONE

L’apposizione è un nome, solo o accompagnato da un attributo o da complementi, che si unisce a un


altro nome per meglio determinarlo.

Il dottor Rossi abita a Genova.


Il fiume Po nasce al Monviso.

Come l'attributo si può riferire a qualsiasi altro elemento della frase, basta che sia composto da un
nome e quindi al soggetto e a tutti i complementi.

Lo zio (apposizione del soggetto) Giuseppe è partito.


Tornerà con il signor (apposizione del complemento) Bianchi.

L'apposizione semplice (costituita da un nome solo); l'apposizione composta (più elementi):

Giovanni, mio fratello, ha vinto la gara.


(mio – attributo dell'apposizione; fratello – apposizione del soggetto)

Giovanni, il fratello minore di Laura, ha vinto la gara.


(fratello – app.del S; minore – att. dell'app., di Laura – compl. di specificazione).

Talvolta l'apposizione è introdotta dalla preposizione 'da', o da espressioni tipo: come, quale, in
qualità di, in funzione di, in veste di...

Gianni, da bambino, è vissuto a Napoli.


Mia madre, come dirigente d'azienda, ha molte responsabilità.
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Posizione dell'apposizione

Può precedere o seguire il nome cui si riferisce. Di solito lo precede quando è semplice e lo segue
quando è composta:

L'ingegner Rossi lavora molto.


Sergio, nostro cugino di Roma, si è laureato in medicina.

Il nome 'città', diversamente da altri nomi geografici, non si costituisce con l'apposizione ma con un
complemento (indiretto) di denominazione.

La città di Roma sorge su sette colli.

COMPLEMENTI

Elementi della frase che hanno la funzione di completare il significato di base della frase.

La mamma ha preparato un dolce.


La mamma di Paolo ha preparato un dolce.

Complementi essenziali (o nucleari)

Sono indispensabili per dare un significato compiuto alla frase.

Martina ha acquistato molto cibo.

Possono modificare il significato della frase.

Marco sta studiando.


Marco sta studiando una soluzione.
Marco sta studiando presso un'università straniera.

Complementi circostanziali (o espansioni)

Arricchiscono e precisano, ma non sono indispensabili per comprendere con esattezza il senso della
frase.
Martina, questa mattina, ha acquistato molto cibo al supermercato.

Suddivisione a seconda dell'elemento che arricchiscono o completano: complemento diretto,


complemento predicativo, complemento indiretto.

COMPLEMENTO DIRETTO (O COMPLEMENTO OGGETTO)

Precisa l'oggetto dell'azione espressa dal predicato. Segue direttamente un verbo transitivo (senza
preposizione). Utile porsi la domanda chi? che cosa?

*Ma attenzione! È partito Gianni. (Gianni-soggetto).

Funzione del complemento oggetto può essere svolta da:

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nomi: Gli alpinisti amano la montagna.
pronomi: Lui ti aiuterà.
verbo: Odiavo quel sussurare.
congiunzioni e avverbi sostantivati: Dimmi precisamente il come e il quando.

Complemento oggetto partitivo – a volte il complemento oggetto è preceduto da una preposizione


articolata che ha funzione di articolo partitivo.

Ha aperto degli (alcuni) ombrelloni.

COMPLEMENTO PREDICATIVO

Danno un significato compiuto ai verbi copulativi. Possono essere:

predicativi del soggetto: Il lago sembra uno specchio.


predicativi dell'oggetto: Molti giudicano Cristina simpaticissima.

LA SINTASSI DELLA FRASE COMPLESSA O PERIODO, 24.11.

Frase complessa o periodo è un testo costituito dall'unione di due o più proposizioni in un'unica
struttura di senso compiuto e chiusa tra due segni di interpunzione forte (. ? ! ;)

Un periodo è costituito da tante proposizioni quanti sono i predicati che contiene (attenzione ai
predicati costituiti da più verbi: servili + infinito, fraseologici + infinito, gerundio)

La luna risplende nitida. (FS)


La luna risplende nitida e illumina il giardino. (coordinazione)
La luna risplende nitida poiché il cielo è sereno. (subordinazione)

La struttura del periodo:

1. preposizione principale o indipendente


2. preposizioni coordinate
3. proposizioni subordinate

PROPOSIZIONE PRINCIPALE O INDIPENDENTE

È una proposizione pienamente autonoma. Costituisce l'elemento portante della struttura del periodo.
È fornita di un predicato contenente un verbo di forma finita. Siccome spesso regge altre proposizioni
si chiama anche proposizione reggente.
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Prenderò un taxi perché è tardi.
(FP sintatticamente autonoma e ha un significato compiuto)

Carlo annunciò che aveva vinto la discesa libera.


(FP sintatticamente autonoma ma priva di significato compiuto e perciò richiede di essere
completata da una subordinata per avere un senso compiuto.)

Alcune sono pienamente autonome e indipendenti sia per sintassi che per significato. Altre sono
pienamente autonome per sintassi ma non per significati e richiedono di essere completate con una
subordinata.

Quando usata da sola e a seconda delle funzioni espressive (nel parlato e nello scritto) si distinguono
in:

1. proposizioni informative (o enunciative)


2. proposizioni volitive
3. proposizioni desiderative (o ottative)
4. proposizioni interrogative
5. proposizioni esclamative
6. proposizioni dubitative

1. informative o enunciative

Esprimono una semplice constatazione. Possono essere affermative e negative. Hanno come modo
verbale l'indicativo.

Antonio è simpaticissimo.
Non ho comprato il giornale.

2.volitive

Sono usate per esprimere una volontà, cioè un ordine (imperative), un'esortazione o un invito
(esortative), un divieto (proibitive), una concessione (concessive). Il verbo è all'imperativo, al
congiuntivo presente (congiuntivo esortativo), all'infinito presente (con valore di imperativo negativo).

Vieni subito qui!


Stia zitto, Lei!
Non toccare!

3.desiderative (o ottative)

Sono usate per esprimere un desiderio, un augurio, un rimpianto. Spesso caratterizzate dal punto
esclamativo, introdotte da interiezioni (oh, ah), dalla congiunzione 'se', o da locuzione come
(Voglia/volesse il cielo che...). Hanno il verbo al congiuntivo

Oh, se tu fossi qui!


Voglia il cielo che tu torni presto!

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4.interrogative

Sono utilizzate per porre una domanda e contraddistinte dal punto interrogativo e nella lingua orale dal
tono ascendente della voce. Il verbo è per lo più all'indicativo, ma anche al condizionale per formulare
una richiesta in modo cortese.

Dove vai?
Domani si va al mare?
Potrebbe indicarmi la strada per il centro?

5.esclamative

Usate per esprimere stupore, gioia, dolore. Contraddistinte dal punto esclamativo e, nella lingua orale,
da un'intonazione discendente della voce. Il verbo è all'indicativo, al congiuntivo, al condizionale e
all'infinito.

Domani si va al mare!
Fossi matto!
Che brutta vita sarebbe!

6.dubitative

Sono usate per esprimere un dubbio, un’incertezza o una domanda cui è difficile o impossibile
rispondere. Il verbo è per lo più all'infinito presente oppure le dubitative sono costruite con i verbi
servili dovere/potere all'indicativo o al condizionale + infinito.

Che fare? (Non so assolutamente che fare.)


Chi potrà aiutarmi? (Non so chi potrà aiutarmi.)
A chi potrei rivolgermi?

Collegamento delle frasi nel periodo

Tutte le altre proposizioni di un periodo (coordinate e subordinate) non sono autonome e si collegano
alla principale in due modi:

1. per coordinazione o paratassi


2. per subordinazione o ipotassi (ipo=meno)

COORDINAZIONE/PARATASSI

Le frasi hanno tra loro un rapporto di coordinazione o paratassi, cioè sono sintatticamente indipendenti
l'una dall'altra. La coordinazione non altera né la forma né il significato e le pone sul medesimo piano,
stabilendo tra esse un rapporto di assoluta parità. Le proposizioni collegate una all'altra per
coordinazione si chiamano proposizione.

Paolo legge e scrive tutto il giorno. (2.proposizione coordinata alla principale)


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La coordinazione può avvenire tramite:

1. congiunzioni coordinati

Rido e mi diverto.
Al mare nuoto, ma raramente faccio immersioni.

2. pronomi e avverbi correlativi

Questo spingeva, quello tirava.


Ora ridi, ora piangi.

3. assindeto (accostamento/giustaposizione)-quando le frasi sono legate solo dalla punteggiatura


debole (virgola e due punti)

Passeggiò lentamente, respirò l'aria profumata, raccolse i primi fiori

4. polisindeto quando le frasi sono collegate dalla stessa congiunzione ripetuta, con effetto di
enfasi.

Tu esci con i tuoi amici e vai a giocare a calcio e guardi tutte le partite in TV, e io mi occupo
di tutto e aspetto.

Congiunzioni coordinati

1. copulativa: e, né, neppure, anche, ecc.


Michele legge e ascolta la musica fino a notte alta.
2. avversativa: ma, bensì, però, tuttavia, anzi, eppure, ecc.
Cerco in tutti i modi di capirti, ma non ci riesco.
3. disgiuntiva: o, oppure, ovvero, altrimenti, ecc.
Parli seriamente o mi prendi in giro?
4. conclusiva: allora, pertanto, perciò, dunque, quindi, ecc.
So di aver compiuto il mio dovere, perciò mi sento in pace.
5. dichiarativa o esplicativa: infatti, cioè, vale a dire, ecc.
Oggi eri diverso, sembravi cioè più stanco e affannato.

Le coordinate collegate alla principale prendono lo stesso nome della congiunzione coordinante con la
quale sono state collegate:

Vorrei uscire, ma devo ancora finire di studiare. (coordinata avversativa della principale)

SUBORDINAZIONE O IPOTASSI, 1.12.

È un collegamento di proposizioni mediante una congiunzione subordinativa o qualche altro elemento


subordinante. Proposizioni subordinate sono introdotte da congiunzioni o elementi subordinanti.

Analisi logica del periodo:


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1. individuare le funzioni di tutte le proposizioni che lo compongono
2. esaminare le relazioni che ciascuna di esse ha con le altre
3. individuare la proposizione principale e le sue eventuali coordinate
4. individuare le varie proposizioni subordinate

Per ciascuna subordinata si deve precisare:

il grado di subordinazione, stabilendo se dipende dalla principale (prima, seconda, terza solo
se dipende da un'altra subordinata o è coordinata a un atra subordinata)
la funzione specifica che svolge nel periodo (soggettiva, oggettiva, dichiarativa, relativa,
finale...)
la forma, stabilendo se è in forma esplicita o implicita

Forma implicita o esplicita nelle subordinate

Esplicite:

quando sono introdotte da congiunzioni subordinanti, pronomi relativi, pronomi e aggettivi


interrogativi – è un modo finito

Ti assicuro che va tutto bene. Dimmi chi sei.

Implicite:

quando il predicato è costituito da un verbo di modo indefinito. Si collegano direttamente alla reggente
o tramite preposizione + infinito o congiunzioni.

Penso di aver capito.


È arrivata correndo.
Ho perso la gara pur essendo la più forte.

L'uso della forma non condiziona il significato, ma include sullo stile del discorso. Implicite – stile più
rapido, incisivo. Esplicite – stile meno 'agile', ma immediatamente più comprensibile.

Attenzione! Implicite – di norma possono essere trasformate in esplicite. Possono essere usate solo
quando il soggetto della subordinata è uguale a quello della proposizione reggente oppure se il verbo è
al participio o al gerundio e sia espresso il soggetto della subordinata.

Avendo finito di studiare, il ragazzo poté finalmente uscire.


Poiché aveva finito di studiare, il ragazzo poté finalmente uscire. (causale)

*ma NON si può dire: Avendo finito di studiare, la mamma lasciò uscire il ragazzo.

*Esempio di analisi logica (pogledaj u biljeznici!)

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CLASSIFICAZIONE DELLE SUBORDINATE IN BASE ALLA LORO FUNZIONE,
9.12.

Assumono una funzione paragonabile a quella che soggetto, attributo, apposizione, complementi
(complemento oggetto e complementi indiretti) hanno nella frase semplice. Completano e
arricchiscono quanto detto principale.

L'analogia che si stabilisce tra gli elementi nominali (soggetto, ecc.) della frase semplice e le
subordinate ci aiuta a classificarle in base alla loro funzione.

È indispensabile la tua presenza. (soggetto)


È indispensabile che tu sia presente. (proposizione soggettiva)
Sento il tuo turbamento. (complemento oggetto)
Sento che sei turbato. (proposizione oggettiva)
Antonio è un ragazzo pauroso. (attributo)
Antonio è un ragazzo che ha paura di tutto. (proposizione subordinata relativa)
Vuole vedere Londra, 1la capitale dell'Inghilterra. (apposizione)
Vuole vedere Londra che è la capitale dell'Inghilterra. (proposizione subordinata relativa)

Secondo le diverse funzioni che svolgono nel periodo, si distinguono:

1. subordinate complementari dirette (o completive/sostantive)


2. subordinate relative (o attributive/appositive)
3. subordinate complementari indirette (o avverbiali) fine, causa, luogo, tempo, modo

Subordinate complementari dirette – soggettive, oggettive, interrogative indirette

Completano il significato della principale. Dipendono sintatticamente dal predicato della principale.
Hanno una funzione simile al soggetto/complemento oggetto nella frase semplice. Le dichiarative
chiariscono il significato di un sintagma nominale della reggente (non dipende dal predicato!)

Subordinate relative – relative proprie/improprie

Nel periodo svolgono la funzione che nella frase semplice hanno l'attributo o l'apposizione.
Completano il senso della frase determinando un nome della reggente cui sono collegate da un
pronome o avverbio relativo.

Subordinate complementari indirette – finali, causali, temporali, modali..

Nel periodo svolgono la funzione che nella frase semplice hanno gli avverbi e i complementi indiretti.
Arricchiscono con espansioni particolari il significato della proposizione da cui dipendono.

SUBORDINATE SOGGETTIVE, 15.12.


1
di solito l’apposizione ommette l’articolo
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Frasi subordinate complementari dirette che svolgono la funzione di soggetto del predicato della
reggente.

È gradevole | nuotare nell'acqua limpida. Il nuoto nell'acqua limpida è gradevole.


È evidente | che sei triste. La sua tristezza è evidente.

Dipende sempre da:

 verbi usati in forma impersonale: accade, capita, succede, importa, conviene, occorre, pare,
bisogna, risulta, sembra, piace ecc.

Sembra | che tutti siano d'accordo.


Bisogna | che partecipaste anche voi.

 verbi costruiti con il 'si' passivante (si dice, si crede, si pensa, si teme, si spera).

Si dice | che il sindaco si dimetterà.


Si temeva | che fosse già partito.

 locuzioni impersonali costruite dal verbo essere/parere/sembrare alla III p.sg.+


nome/aggettivo/ avverbio sostantivante (è ora, è tempo, è bello, è brutto, è evidente, è giusto, è
necessario, pare certo, sembra opportuno).

Non è giusto | attribuirgli tutta la colpa.


È un’indecenza | che vi comportiate così.

Forma esplicita

Sono introdotte dalla congiunzione che, ma a volte la congiunzione è assente.

Pare | non conta nulla.

Hanno il verbo all’indicativo se il verbo della reggente esprime una certezza e al congiuntivo se
esprime possibilità, dubbio, speranza.

È chiaro | che non hai studiato.


Si dice | che il responsabile sia tu.

Nella frase che inizia con una soggettiva va usato il congiuntivo.

È noto | che è un ottimo studente.


Che sia un ottimo studente, | è noto.

L’uso del congiuntivo è obbligatorio se il verbo è alla forma negativa o interrogativa.

Non è vero | che abbia sbagliato.


È certo | che tutti abbiano firmato?

Si usa il condizionale se quanto espresso dipende da una condizione o se si segnala una posteriorità
rispetto alla reggente.

Si sa | che giocherei volentieri nella squadra di pallavolo. (se l’allenatore volesse)


Parve | che tutto si sarebbe aggiustato.
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Forma implicita

Hanno il verbo all’infinito introdotto o meno dalla preposizione di

È il momento | di decidere.
Bisogna | avvisare tutti.

SUBORDINATE OGGETTIVE, 17.12.

Frasi subordinate complementari dirette che svolgono quasi* sempre la funzione di complemento
oggetto del predicato della reggente.

Desideriamo | la tua presenza.


Desideriamo | che tu sia presente.

*Talvolta le oggettive non sembrano corrispondere esattamente al complemento oggetto – sono rette
da locuzioni verbali intransitive (avere paura, rendersi conto ecc.) e sarebbero piuttosto equivalenti a
complemento di specificazione.

Mi rendo conto di non riuscire a spiegarmi bene.


Mia sorella ha paura di volare.

Sono tuttavia considerate oggettive in quanto le locuzioni possono essere trasformare in verbi
transitivi.

Mia sorella teme il volo.

Dipendono sempre da:

 verbi di tipo enunciativo-dichiarativo: affermare, dire, raccontare, sapere, pensare,


scrivere, telefonare ecc.

Gli zii hanno scritto | che sarebbero venuti per Natale.

 Verbi che indicano percezione: vedere, sentire, udire, capire, accorgersi, dimenticare ecc.

Ricordo | che devi finire subito quel lavoro.


Ho sentito | che stavano litigando.

 Verbi e locuzioni che esprimono opinione, giudizio, sospetto, dubbio o ipotesi: credere,
ritenere, giudicare, supporre, ipotizzare, essere consapevole, essere convinto ecc.

Credo | che lo spettacolo finirà tra poco.


Perché ritieni | che abbia ragione Mario?

 Verbi e locuzioni che esprimono volontà, concessione, speranza, desiderio, ordine, divieto:
volere, desiderare, sperare, vietare, permettere, essere desideroso ecc.

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Temo | che non otterremo alcun risultato.
Gli impediremo | di fare altri danni.

Frasi esplicite

Sono introdotte dalla congiunzione subordinativa che e hanno il verbo all’indicativo se la reggente
annuncia un fatto come reale o certo.

Paolo dice | che gli hai mentito.


Vedo | che non cambi mai.

Hanno il verbo al congiuntivo se la reggente presenta il fatto come un’opinione o un’ipotesi. A volte
sono introdotte anche da come + congiuntivo (registro letterario o elevato).

Paolo crede | che tu gli abbia mentito.


Speriamo | che tu faccia in tempo.
Sai bene | come la ricchezza non dia la felicità.

Hanno il verbo al condizionale se la reggente presenta il fatto come possibile.

Paolo pensa | che saresti capace di mentirgli.


Ti avevo detto | che avrei vinto io!

Frasi implicite

Sono introdotte dalla preposizione di + infinito.

Spero | di rientrare per le sette.

Ci sono casi in cui le oggettive implicite sono rette da verbi dopo i quali non va messa la preposizione
di prima dell’infinito:

 verbi di percezione: vedere, guardare, udire, sentire ecc.

Vedo | correre i ragazzi.

 verbi che indicano volontà/desiderio: volere, desiderare, gradire, favorire, preferire ecc.

Desidero | vederti più spesso.


Preferisco | farlo da sola.

Hanno la forma implicita anche se i soggetti sono diversi:

 verbi di percezione/testimonianza dei sensi: vedere, udire, sentire, ascoltare ecc.

Sento | il professore arrivare.


Vedo | correre i ragazzi.

 verbi fare e lasciare:

Faccio | divertire i ragazzi.


Lascio | uscire tutti.

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 verbi che indicano ordine, proibizione, esortazione:

(Io) Le ho proibito | di fumare in casa.


Gli scrissi | di tornare subito.
Gianni gli ordinò | di rimanere a casa.

*Il complemento oggetto o di termine sono espressi nella reggente – sostantivo o pronome

ATTENZIONE!!

Alcuni verbi che indicano desiderio/volontà (volere, desiderare, preferire ecc.) funzionano
diversamente se reggono:

una costruzione con soggetti diversi – il verbo di volontà è un predicato e regge una
proposizione oggettiva implicita

(Io) Desidero | che nessuno mi disturbi.

Una costruzione in cui il soggetto coincide con quello espresso dal verbo di volontà – il verbo
di volontà è considerato un verbo servile e regge un infinito formando con esso un predicato

Non desidero vedere nessuno.

SUBORDINATE DICHIARATIVE (12.1)

Frasi subordinate complementari dirette che chiariscono o spiegano un elemento della reggente per
completare il senso del periodo – un nome/un pronome dimostrativo/un aggettivo dimostrativo unito a
un sostantivo.

L'elemento della reggente spiegato dalla dichiarativa è un nome (spesso la speranza, il pensiero,
l'impressione, il fatto, ecc.):

Ho l'impressione | che tu menta.


Mi sostiene la speranza | che un giorno ti rivedrò.
Siamo stanchi della tua mania | di conservare sempre tutto.

L'elemento della reggente spiegato dalla dichiarativa è un pronome dimostrativo:

Su questo siamo tutti d'accordo, | che la situazione si è fatta insostenibile.


Tutti concordiamo su questo: | che i risultati della partita sono dubbi.

L'elemento della reggente spiegato dalla dichiarativa è un aggettivo dimostrativo unito a un sostantivo:

Mettiamoci d'accordo su questo punto: | che ognuno mette in ordine almeno la propria
stanza.

Frasi esplicite

Sono introdotte dalla congiunzione subordinata che e hanno il verbo:


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all'indicativo se la reggente presenta il fatto come reale o certo.

Di questo siamo certi: | che siete persone oneste.

al congiuntivo se la reggente presenta il fatto come dubbio o incerto

Il pensiero che Paolo sia lontano mi rattrista.


Di questo un proprio non dubitavo: | che tu sia sincero fino in fondo.
al condizionale se la reggente presenta il fatto come possibile

Ho l'impressione che vi capireste benissimo se solo tu fossi più paziente.

Frasi implicite

L'uso della forma implicita è possibile solo se i soggetti coincidono. Sono inntrodotte dalla
preposizione DI + infinito (a volte la preposizione va omessa).

Questo sperava Claudio, | di essere simpatico ai suoi amici.


Mi rimane questo desiderio: | vederti sposato felice.

Per non sbagliare: come distinguere le subordinate dichiarative dalle oggettive e dalle soggettive? Le
loro costruzioni sono simili, ma diversa è la funzione.

Soggettiva fa le veci di un soggetto mancante/dipende da una reggente con verbo impersonale.


Oggettiva prende il posto di un complemento oggetto. Entrambe dipendono da un verbo e sono
necessarie per completare il significato della reggente.

Dichiarativa: la sua reggente è sintatticamente completa. Dipende dal nome/pronome (non dal verbo)
di una reggente il cui soggetto o complemento oggetto è espresso e viene spiegato proprio dalla
dichiarativa.

Questo mi addolora, | che tu sia bugiardo. (dichiarativa)


Mi addolora | che tu sia bugiardo. (soggetto)
Ti do il permesso| di usare la mia auto. (dichiarativa)
Ti permetto | di usare la mia auto. (oggettiva)

SUBORDINATE INTERROGATIVE INDIRETTE (14.1.)

Pongono una domanda o un dubbio in forma indiretta, cioè in dipendenza di un'altra frase.

Come ti senti? (interrogativa diretta)


Mi domando | come ti senti. (interrogativa indiretta)

Dipendono da verbi, da locuzioni, nomi o aggettivi che esprimono domanda, dubbio o incertezza
quali:
domandare, chiedere, essere incerti, (non) sapere, dire, spiegare, raccontare, dubitare...
domanda, dubbio, incertezza...
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incerto, perplesso...

Sono introdotte da:


pronomi o aggettivi interrogativi (chi, che, che cosa, quale, quanto)
avverbi e congiunzioni interrogative (dove, quando, come, perché, se)

Le esplicite hanno il verbo:

 all'indicativo

Dimmi | se hai fatto colazione.

 al congiuntivo (per sottolineare la componente dubitativa)

Non so | quanto tu capisca di questa situazione.

 al condizionale (soprattutto quando introdotte dalla congiunzione se)

Mi chiedo | se accetterebbe l'incarico.

Le implicite hanno il verbo all'infinito presente. Dipendono per lo più da verbi o da locuzioni di
significato dubitativo:

Nessuno sa | dove andare.


Non so | come fare.
Sono incerto su | quale scegliere.

Nella trasformazione delle interrogative dirette alle interrogative indirette vanno applicate le regole del
passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto.

Vengono suddivise in:

1. semplici (esprimono una sola domanda)


Non so | cosa sia successo.
2. doppie (quando pongono due o più domande)
Non capisco | di che cosa parlino e perché stiano ridendo.
3. disgiuntive (quando esprimono due possibilità poste in alternativa e perciò collegate dalle
congiunzioni o / oppure)
Non sapeva | se ridere o piangere.

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Per non sbagliare: È facile confondere interrogative indirette / soggettive / oggettivi-se introdotte da
verbi dichiarativi e da CHE ma a differenza delle soggettive / oggettive, le interrogative indirette sono
sempre sostituibili con una interrogativa diretta indipendente.

Dimmi che ore sono. 'Che ore sono?'


Ti chiedo che cosa pensi di me. 'Che cosa pensi di me?'
SUBORDINATE RELATIVE

Ricapitoliamo:

 tipologia di subordinate a seconda della funzione:

a. complementari dirette

b. relative

c. complementari indirette

 subordinate: soggettive, oggettive, interrogative indirette, dichiarative, relative proprie,


relative improprie, causali, finali, concessive...

Subordinate relative proprie

Determinano e arricchiscono il significato di un elemento della reggente e svolgono nel periodo una
funzione analoga a quella dell'apposizione e dell'attributo nelle frasi semplici.

Nel parco spiccano i pochi alberi fioriti. (attributo)


Nel parco spiccano i pochi alberi che sono fioriti. (relativa)
Francesca, la mia amica, mi incoraggia sempre. (apposizione + attributo)
Francesca, che è la mia amica, mi incoraggia sempre. (relativa)

Sono introdotte da:


 pronomi relativi e misti (che, il quale, cui, chi, chiunque...)
Presentami il ragazzo | con cui giochi a tennis.
Chi vivrà, | vedrà.
 da avverbi (dove, da dove, ovunque, dovunque...)
La città dove vivo è Bologna.
Paolo si trova bene | ovunque vada.

Hanno il verbo:

 all'indicativo (fatto reale o certo)


Ho conosciuto una persona | che parla bene il russo.
 al congiuntivo (fatto dubbio o incerto)

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Ho bisogno di una persona | che parli bene il russo.
 al condizionale (fatto ipotizzabile)
Ho trovato una ragazza che avrebbe i requisiti per fare l'interprete.
Subordinate relative proprie – implicite

Hanno il verbo:
 al participio presente o passato

Non mi è ancora arrivato il pacco | spedito (che è stato spedito) la scorsa settimana.
Il nostro ospite | giunto (che è giunto) 3 giorni fa è appena ripartito.

 all'infinito preceduto dalle preposizioni DA, A oppure dal pronome relativo usato come
complemento indiretto

Questo è l'abito | da portare (che deve essere portato) in tintoria.


È stato il primo | a essere premiato. (che è stato premiato)
Ecco la stoffa con | cui foderare (con cui intendo foderare) il divano.

Subordinate relative proprie

A seconda dell'informazione che comunicano si possono distinguere in:


restrittive (o determinative o limitative)
appositive (o accessorie o attributive)

Restrittive

Servono a identificare meglio l'elemento della reggente a cui si riferiscono e apportano alla reggente
un'informazione che completa il senso del periodo.

La ragazza che ha vinto la gara è algerina.

La subordinata relativa restrittiva segna una sola fra le tante ragazze (quella vincitrice)

Ha una funzione analoga all'aggettivo restrittivo.

La città che preferisco è Venezia.

La subordinata restrittiva si unisce al nome a cui si riferisce senza virgola (direttamente).

Appositive

Comincia un'informazione accessoria/aggiuntiva e quindi non indispensabile per dare un senso


compiuto al periodo.

Venezia, che sorge tra la terraferma e il mare, è la città italiana che preferisco.

Ha una funzione analoga all'aggettivo descrittivo (la buonissima bibita)


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La bibita, che era buonissima, ci ha proprio rinfrescato.

La subordinata relativa appositiva va isolata tra due virgole (proprio per evidenziare che si tratta di
un'aggiunta non necessaria).

Subordinate relative improprie

Hanno la stessa forma delle relative proprie, ma svolgono una funzione diversamente. Sono
complementari indirette (causali, temporali, finali, consecutive, concessive, condizionali)

AGGETTIVI QUALIFICATIVI

Caratterizzano un nome, generalmente seguono un nome. La loro posizione può variare a seconda di
quello che vogliono esprimere:

prima del nome – non ne modifica sostanzialmente il senso, ma sottolinea la maggiore


soggettività
Ho preso un'importante decisione.
dopo il nome-oggettività
Ho preso una decisione importante.

In altri casi prima del nome assume un valore 'descrittivo' generico (non aiuta a identificare il nome a
cui si riferisce, ma lo descrive o lo valuta con quelle delle qualità soggettive). In questo tipo di
costruzioni il senso della frase può cambiare anche il modo significativo:

l'aggettivo dopo: valore fisico (un libro grande – un libro di grosse dimensioni; un amico
vecchio-di età avanzata)

l'aggettivo prima: senso traslato, figurativo (un grande libro – un libro bello, di grande valore
artistico, un vecchio amico – che conosco da molto tempo), una vecchia idea (non ancora
realizzata ma forse attuale e interessante)

Bello, buono, alto, certo, discreto possono avere la funzione di intensificatori del senso del sostantivo
e allora precedono il nome:

Un bel giorno mi arrivò la notizia del mio licenziamento. (un giorno qualunque, inaspettato)
Meglio un buon libro che guardare la TV. (un libro 'qualunque')
Ho una discreta età. (un'età considerevole)

Gli aggettivi relazionali – aggettivi qualificativi che hanno la caratteristica di derivare da un nome
(passione – passionale, Italia – italiano). Gran parte di questi aggettivi finisce con suffissi: -ale, -ico,
-ista, -istico, -ano, -oso. Spesso possono essere sostituiti dalla forma di + sostantivo. Proprio per la
stretta relazione fra questi aggettivi e il nome devono necessariamente seguire il sostantivo:

In Italia la bevanda nazionale (della nazione) è il vino.


Questo è un fatto storico (della storia), non puoi ignorarlo.
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Le invasioni barbariche hanno accelerato la fine dell'Impero Romano.
Il calore solare (aggettivo relazionale) – paragonabile come il calore del sole
una ragazza solare – aggettivo qualificativo, esprime la qualità

Gli aggettivi relazionali non possono avere il comparativo e il superlativo.

Solo gli aggettivi qualificativi possono essere modificati da avverbi (una ragazza molto solare, non il
calore molto solare; un uomo piuttosto nervoso, non il sistema piuttosto nervoso.)

Gli aggettivi vanno sempre subito dopo il nome.

La Divina Commedia fa parte del bagaglio culturale italiano.


Quest'anno ci sono problemi internazionali gravi.
Questo è un grave problema internazionale. - enfasi (la situazione è molto soggettiva)

Due o più aggettivi: non è possibile la costruzione: nome + aggettivo qualificativo + aggettivo
qualificativo

Luigi è un ragazzo onesto sincero. (non va bene)


Luigi è un ragazzo onesto e sincero.
Luigi è un ragazzo sincero, onesto.
Luigi è un onesto ragazzo sincero.

Due aggettivi qualificativi possono seguire il nome solo se il primo fa parte di una cristallizzazione
linguistica:

Quell'uomo ha un sangue freddo incredibile.


L'esercito è formato da forze regolari preparate.

oppure se il secondo aggettivo ha una funzione restrittiva relativa al nome e al primo aggettivo:

Non trovo più le scarpe nere grandi.


Hai visto un libro pesante giallo, per caso?

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