Sei sulla pagina 1di 16

GLI DEI ROMANI

Sezioni: Religione

« Giove Capitolino e tu Marte Gradivo, fondatore e sostegno del nome romano e tu, Vesta, custode
del fuoco eterno, e voi, divinità tutte che avete innalzato questa mole dell'impero romano ai più alti
fastigi del mondo, vi scongiuro e vi invoco, a nome di questo popolo: guardate, salvate e proteggete
questo stato di prosperità, questa pace, questo principe... »
(Velleio Patercolo, Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo, II, CXXXI)

I PRIMORDI

Anzitutto occorre distinguere il concetto di religiosità antica da quella più moderna e attuale. I Greci
e i Romani non pensavano di doversi conquistare un paradiso nell'aldilà, le pratiche religiose
servivano solo a evitare eventi spiacevoli nel quotidiano attraverso i riti. Gli Dei non chiedevano
amore e timore, ma solo offerte e riti o sacrifici di animali. Le leggi da rispettare equivalevano
grosso modo a quelle civili, per cui ci si rivolgeva agli Dei per questioni sociali o personali da
risolvere. A quelle sociali provvedeva lo stato, per una guerra da vincere, un'invasione da evitare,
un pericolo da sventare. Quelle personali erano un do ut des, ti do una cosa e tu me ne dai un'altra,
per cui un rito per una protezione, e a volte si chiedeva una grazia promettendo qualcosa alla
divinità. Ma il voto si scioglieva solo se la divinità aveva compiuto il prodigio.
Anche nell'antichità si verificavano prodigi e miracoli, anzi erano più frequenti di oggi. Se si
chiedeva una guarigione si offriva poi l'exvoto, oppure se la divinità aveva assistito per una vittoria
in guerra o per un affare andato bene, o per qualsiasi cosa richiesta, il devoto scioglieva il voto
promesso.
Non c'era altro dovere nei confronti delle divinità se non rituali e sacrifici a scadenze determinate e
non troppo impegnative. A Roma erano mal visti i bigotti, alle divinità si doveva tanto e non più. E
gli Dei non chiedevano nulla di più. Lo stesso Orazio si fa beffe dell'esagerazione religiosa, che non
fa parte del vero uomo pio.

Peraltro esistevano gli oracoli, le predizioni e la magia, quest'ultima piuttosto contrastata nelle sue
forme più estese, mentre era tolleratissima nelle forme popolari. Scrive Sabbatucci: "Sono le
culture che non riconoscono un' unica e inconfutabile fonte di sapere e potere non riconoscendo
l’unico Dio dei monoteismi, il quale non può lasciare fuori controllo il vasto campo della
elaborazione di saperi autonomi. Da ciò il rifiuto, nelle culture monoteistiche della divinazione, ma
anche delle pratiche magiche." L'intolleranza religiosa nasce col monoteismo e la monoidea, cioè:
"Solo il mio Dio esiste e solo ciò che penso io è vero."

La Grande Madre Mediterranea

Come in tutte le civiltà mediterranee il paleolitico e il neolitico furono dominate dal culto della
Grande Madre Terra.

Ne fanno riscontro numerose Dee, a cominciare dalla Dea Dia, da cui prese il termine Dio, volto al
maschile. Fu un'antichissima divinità romana protettrice della fecondità della terra, venerata in
particolare dal collegio degli Arvalescol nome di Bona Dea. Le cerimonie si svolgevano nel tempio
della Dea sito al quinto miglio della Via Campana. Come tutti i culti della Grande Madre avavano
un aspetto misterico, segreto, riservato ai soli iniziati e uno pubblico.

Ovunque poi regnò la Mater Matuta, detta in alcune zone Mamma Mammosa, o Mammona,
termine che dalla Chiesa Cristiana fu trasferito al demonio, interpretando le parole del Cristo: "Non
puoi servire due padroni" tra Dio e il diavolo chiamato appunto Mammona, il termine popolare per
indicare la Mater Matuta. Nel museo campano ve ne sono conservate numerosissime statue
accumulate nei vari secoli.

Altra divinità primigenia fu Giunone, da Iuno Sospes Mater Regina, Giunone Salvatrice Madre
Regina, divinità proveniente da Lanuvio. Il culto venne importato a Roma nel 338 a.C. quando
venne concessa la cittadinanza ai Lanuvini. Il tempio a Giunone sospita nel Forum Olitorium venne
costruito nel 194 a.C.

Il Grande Padre Mediterraneo

Con l'avvento del patriarcato subentrò una triade tutta maschile: Giove, Marte e Quirino. A
Iupiter Feretrius, protettore dei giuramenti, fu intitolato il santuario più antico della città, secondo
Tito Livio fatto erigere da Romolo sul colle Capitolino. Sul Capidoglio Giulio Cesare fece poi
erigere lo stupendo tempio di Giove Capitolino Ottimo Maximo, i cui resti fanno intuire la
grandiosità dell'edificio.
Altre divinità maschili arcaiche furono: Liber, Fauno, Giano, Saturno, Silvano, Robigus, Consus,
Nettuno, Fons, e Vulcano.

 Libero, Dio assimilato a Dioniso, cui si dedicava la festa Liberalia per l'assunzione della
toga virile. Un tempo associato a Libera, Dea della natura.
 Fauno, un po' come l'ellenico Pan, Dio della natura, con corna e zoccoletti di capra,
soppiantato in seguito con satiri e ninfe, e suonava lo zufolo nelle campagne. Non
disdegnava mettere paura a contadini e pastori, ma senza cattiveria. Dalla chiesa cattolica
l'immagine fu trasposta al demonio.
 Giano era il Dio bifronte e pure quadrifronte. Se ne conserva a Roma un Arco famoso
dedicato a Giano quadrifronte. Dio del primo e dell'ultimo dell'anno, dell'inizio e della fine,
dei punti cardinali e quindi dell'ordine in generale. In realtà rubò gli attributi della Dea
Madre Cardea, di cui era lo sposo.
 Saturno, padre di Giove, aveva il vezzo di dovorarsi i figli, ma Rea sua moglie lo ingannò
dandogli in pasto delle pietre coperte di fasce. Era Dio del tempo e della morte, raffigurato
come un vecchio dai capelli lunghi munito di falce. Trasposto dalla Chiesa cattolica su S.
Rocco che in antiche icone è nudo con capelli bianchi che ricoprono interamente il suo
corpo.
 Silvano era barbuto e munito di un grande bastone di cipresso, Dio dei boschi e delle
foreste. Aveva anch'egli la moglie Silvana, la Dea delle selve.
 Robigus dio della ruggine del grano, una malattia del frumento provocata da un fungo. Lo si
propiziava affinchè il grano non maturasse troppo presto favorendo la malattia. Sua moglie
era Robiga cui erano dedicati i Robigalia, festa per la protezione del grano.
 Consus, protettore dei granai e dei silos, aveva un altare coperto di terra o sotterrato, e gli
erano sacri cavalli e muli, proteggeva anche le corse dei cavalli. Spesso era rappresentato
con un chicco di grano.
 Fons, Dio dei pozzi e delle sorgenti.
Le divinità femminili non scomparvero perchè la popolazione era ancora abituata a rivolgersi a
divinità femminili di protezione e clemenza, ma diventarono divinità di secondo piano.
Così Giunone, da madre di Giove (ce n'è testimonianza in uno specchio etrusco dove allatta Giove
bambino) diventa sua moglie a lui asservita.
Anticamente era Dea di ogni inizio, madre di Giano, Dio della vegetazione che ogni anno sorgeva e
moriva, per cui rappresentava anche il primo e l'ultimo dell'anno ed era "bifronte" per questo.
All'inizio dell'anno infatti Giunone velata veniva festeggiata accanto a Giano suo figlio. Non a caso
il nome di Giunone era Iuno, da Ianua (la porta).

Altre Dee persisterono come:

 Bellona, antica Dea della guerra per cui si apriva il tempio a lei dedicato in tempo di guerra,
e un suo sacerdote scagliava la lancia che si conficcava in terra davanti al tempio che veniva
poi chiuso a pace avvenuta. Usanza che fu poi trasferita a Marte. Da lei il termine bellum, la
guerra e anche il termine italiano bello, perchè la Dea era bellissima.
 Cerere fu in parte assimilata a Demetra, e come lei aveva una figlia di nome Proserpina
che andò sposa al Dio Ade-Plutone. Era una Dea dei sacri misteri e il suo culto era
preromano, seguito da Umbri e Olsci.
 Il culto di Tellus, la Grande Madre della natura, fu in seguito associato a Cerere, in altre
località adorata come la Mater Matuta, una madre in trono con uno o più pargoli, trasferita
dalla chiesa sulla Madonna.
 Flora, antica Dea italica della primavera e dei fiori, trasferita dalla chiesa su Santa Flora.
 Anche Vesta era l'antica Dea Madre portatrice del fuoco, che nel mito ellenico lascia il suo
seggio olimpico a Hermes, anche questo per l'avvento del patriarcato.
 Anna Perenna, nelle Indie era adorata come Annia Purna, quindi divinità di origine
orientale, il cui culto si svolgeva sulla via Flaminia in un bosco poco lontano da Roma.
Secondo Macrobius era la Dea dell'anno nuovo, che fino al 153 a.C. iniziava in marzo.
L'avvento del patriarcato sposterà l'inizio al solstizio d'inverno, tanto che settembre ottobre
novembre e dicembre, anzichè essere il 7° 8° 9° 10° mese diventarono il 9° 10° 11° e 12°
mese dell'anno pur conservando l'antico nome.
 Ops o Opi era la Dea sabina il cui culto fu introdotto a Roma da Tito Tazio, il re sabino che
regnò su Roma con Romolo. Dea del grano mietuto e ripisto nei silos. Ma soprattutto Dea
dell'abbondanza, che aveva in mano una cornucopia da cui uscivano i frutti della terra,
quindi una Grande Madre, il nome "opera" deriva da lei.
 Pales, Dea delle greggi e degli armenti, per alcuni un Dio ma Tito Livio riporta: "Durante
questa guerra, Pale, la dea dei pastori, richiese un tempio in suo onore quale prezzo della
vittoria.» Dunque un'antica Dea, da cui si dice discendessero i Penati.
 Diana Nemorense, ovvero la Diana di Nemi, che aveva un ricco santuario in riva al lago, e
di cui rimane una copia della statua, sulla via sacra che porta alla riva del lago, una Diana
dalla veste corta e un seno scoperto, armata di arco e frecce, portatrice di una cornucopia
vuota. Servio Tullio fece costruire il Tempio della Mater Matuta ed il Tempio della Dea
Fortuna, nel Foro Boario, nonchè il tempio di Diana sulle rive del lago di Nemi e il suo
santuario nel vicino bosco di Ariccia. La cornucopia vuota indicava la luna nera, cioè il
culto ctonio della Dea, con i Sacri Misteri di vita e morte.

DODICI DEI

Dodici furono gli Dei principali di Roma:


Apollo, Cerere, Diana, Giove, Giunone, Marte, Mercurio, Minerva, Nettuno, Venere, Vesta e
Vulcano.

 Apollo fu importato dalla religione greca senza alcun corrispondente romano. Era Dio della
musica, della poesia, della guarigione e della profezia. Fratello di Diana, simboli di sole e
luna. Spesso raffigurato con la cetra per cui era appellato il citeredo. In parte corrispondente
all'etrusco Apulo e al greco Febo, ma fu anche assimilato ad Elios, il Dio sole.
 Cerere Dea delle messi, con una corona di spighe sul capo, una fiaccola in una mano e un
canestro di grano e di frutta nell'altra.
 Diana con un diadema a semiluna sulle chiome, Dea infatti della luna, ma pure della caccia,
con l'inseparabile cane cirneco, nonchè il cervo e la faretra sulle spalle. Assimilata alla greca
Artemide.
 Giove, re degli Dei e dell'Olimpo, Dio dei tuoni e dei fulmini, barbuto, marito di Giunone.
Ha come attributo il fulmine. Corrispondente all'etrusco Tinia e al greco Iuppiter.
 Giunone, antica Dea italica, antica Giovia tra i Marsi, e Iuno, moglie e medre di Iano. Per
gli Etruschi Uni. Per i Romani ebbe come figlio Marte ma senza concorso di Giove. Come
attributi lo scettro, il cuculo e il pavone.
 Marte Dio della guerra, amante di Venere, nella Roma arcaica, Dio del tuono, della pioggia,
della natura e della fertilità. Fu il protettore dei soldati, e in qualità di padre di Romolo e
Remo fu sentito come padre di tutti i Romani, quindi molto più sentito di Ares, il Dio greco
della battaglia a cui fu assimilato. Armato di spada, con scudo ed elmo. Gli era sacro il
picchio.
 Mercurio, messaggero degli Dei, Dio dei commercianti, degli avvocati e dei ladri. Ebbe
come amante Venere da cui ebbe il figlio Eros, munito di ali ai piedi e del petaso, cappello a
punta a larghe falde. Anche psicopompo, cioè accompagnatore delle anime dei morti. Il suo
attributo era il caduceo: due serpenti attorcigliati intorno a un bastone. Trasferito dalla
chiesa su San Mercurio.
 Minerva, o Mnerva per gli Etruschi e Athena per i Greci, Dea vergine della guerra, ma
anche degli artigiani, e della guarigione (Minerva medica) attributi: la medusa sul petto, la
lancia elmo e scudo, nonchè civetta e gufo. nacque da un mal di testa di Giove, per cui
Vulcano gli spaccò la testa facendo uscire la Dea già armata.
 Nettuno, fratello di Zeus, antico Dio latino del mare, dei cavalli e delle corse, assimilabile al
greco Poseidone, ma come moglie ebbe Salacia, la Dea salmastra del mare agitato. Gli era
sacro il delfino e come attributo il tridente.
 Venere, antica Grande Madre e pertanto lussuriosa e bella, nata dal mare nuda ma presto
vestita e ingioiellata. Sposò Vulcano che tradì con Marte, Mercurio e Anchise con cui
generò Enea, progenitore di Giulio Cesare. Attributi: la colomba,il passero, la lepre, la
collana, lo specchio.
 Vesta antica Dea del fuoco assimilabile a Estia greca, le sue sacerdotesse erano le vestali
che custodivano il fuoco e i cimeli sacri, Nel tempio l'area più sacra, interdetta a chiunque
tranne le Vestali, era il Penus Vestae, un sancta sanctorum dove erano conservati oggetti
risalenti alla fondazione di Roma, tra cui il Palladio, il simulacro arcaico di Pallade Atena e
che Enea aveva portato da Troia. Il Palladio era il simulacro ligneo della dea Atena, che
Zeus donò a Ilo, il fondatore di Troia, facendolo cadere dal cielo davanti a lui. Era
conservato in un grande tempio appositamente costruito, perché vegliasse sulla città. Per i
Troiani era il simbolo del favore degli dei: “fin quando esso fosse rimasto al suo posto i
Greci non sarebbero riusciti ad espugnare Troia”. Per questo motivo Ulisse e Diomede
riuscirono con l’ astuzia a rapirlo. Dopo la distruzione di Troia, Diomede consegnò il
Palladio ad Enea, che lo portò in Italia e lo tramandò alle generazioni della sua stirpe fino a
Roma. Qui fu conservato nel tempio di Vesta e venerato anche dai Romani come simbolo
della protezione degli Dei. Quando Teodosio nel 391 fece chiudere il tempio l'ultima
sacerdotessa distrusse il Palladio perchè non cadesse in mani profane.
 Vulcano, Dio del fuoco e della forgia, è lui a costruire i fulmini per Giove, ma pure a
forgiare armature per gli eroi. Figlio di Giove e Giunone era brutto e zoppo, ciononostante
sposò Venere che però lo tradì con Marte. Sorpresili insieme li catturò in una rete d'oro
chiedendo vendetta agli altri Dei, ma questi si limitarono a ridere, tanto sembrava assurdo
che la bellissima Venere potesse essere fedele a un Dio tanto brutto.

Oltre a queste dodici divinità i Romani ne avevano tante altre, autoctone e importate.
Praticamente avevano un Dio per ogni cosa:
 Abeona Dea protettrice delle partenze,
 Adeona protettrice del ritorno,
 Abundanzia che garantiva abbondanza del raccolto,
 Acca Larentia Dea Lupa della sessualità
 Aera Cura, Dea degli inferi trasformatrice,
 Aeternitas Dea dell'eterno ritorno della natura,
 Aio Locutio, Dio che avverte dei pericoli,
 Alemonia Dea che nutre il piccolo nel ventre materno,
 Angerona Dea che allontana angosce e preoccupazioni,
 Angizia Dea delle erbe medicinali,
 Anna Perenna Dea dell'anno nuovo.
 Annona per il buon raccolto ma pure per accantonare le scorte per la prossima semina.
 Antevorta Dea del futuro e delle nascite.
 Apollo Dio del sole, della musica, della poesia e profezia, che occorre però tenersi buono
affinchè scongiuri le peste.
 Apru per aprire le corolle dei fiori e proteggere i giardini.
 Aradia protettrice delle streghe e loro regina, invocata per filtri e malefici.
 Attis Dio della vegetazione annuale.
 Aurora che portava l'alba e la dolcezza.
 Averna Dea del passaggio della morte.
 Bacco per il vino e l'ebbrezza. Trasferito dalla chiesa su San Bacco.
 Barbatus Dio che faceva crescere la barba.
 Bellona Dea della guerra, che combatteva in prima fila con i romani.
 Bona Dea per le buone messi.
 Bubona, Dea protettrice dei buoi.
 Caco Dio del fuoco, che però proteggeva dagli incendi.
 Caelestis:: protettrice delle nascite
 Caelus, dio dei cieli.
 Candelifera, Dea della luce e delle candele.
 Cardea per i cardini delle porte, Ovidio racconta fosse la sposa di Giano bifronte e
custodisse i cardini, cioè ogni inizio e fine, preposta anche ai punti cardinali.
 Carna, assiste le viscere dei bambini e il cuore e il fegato degli adulti, nonchè curatrice.
 Carmenta per passato e futuro, quindi anche per l'oracolo.
 Catillus protettore delle macine.
 Cerere per la crescita del grano. Regnava con la figlia Persefone.
 Chorus, Dio dei canti e dei cantori.
 Cibele, Dea della terra e dell'agricoltura.
 Cinxia Dea dei matrimoni, anche Dea della luna.
 Clementia Dea che ispira la clemenza nei giudizi o sui vinti.
 Cloacina Dea protettrice delle cloache e degli scarichi dei bagni. Fu dapprima uno degli
appellativi di Venere, protettrice delle acque urbane e degli acquedotti.
 Cocles Dea che aiuta a vedere i ciechi e chi non vede alcune cose, anche in senso morale.
 Concordia portatrice di pace e di armonia nella comunità.
 Consus Dio dei silos e della mietitura. Proteggeva il grano dai topi.
 Copia Dea della ricchezza e abbondanza, di messi e di denaro.
 Cuba Dea che faceva addormentare i bimbi alla sera.
 Cunina Dea che cullava il bimbo facendolo addormentare o calmare.
 Cupido per innamorasi e innamorare.
 Dea Dia, della natura e dei campi.
 Diana per la caccia e la benedizione dei campi, ma anche Dea luna.
 Dioscuri Dei del soccorso e della medicina.
 Domiducus Dio che accompagna la sposa a casa.
 Dria Dea della pudicizia.
 Duellona Dea delle sfide e delle battaglie, invocata anche per le battaglie politiche.
 Ebe per le libagioni e l'arcobaleno che segna la fine dei temporali. Anche invocata per
mantenere la giovinezza.
 Ecate, Dea della luna dell'oltretomba e della magia, patrona delle streghe e dei sortilegi.
 Edusa Dea che dava appetito ai bimbi.
 Epona per i cavalli e i muli.
 Esculapio per la medicina.
 Ercole il semi-Dio delle 12 fatiche.
 Erumna Dea che salva dall'incertezza e dall'inquietudine.
 Fabulinus Dio che favoriva la prima parola ai bambini.
 Falacer Dio difensore del bestiame da bestie feroci e malattie.
 Fama Dea degli onori, della fama e delle dicerie, ovvero delle diffamazione.
 Fauna Dea degli animali femmine e del biflauto.
 Fauno Dio degli animali maschi e del flauto.
 Febris per scongiurare la febbre.
 Felicitas, Dea del successo e della ricchezza.
 Ferentina Dea delle acque pescose-
 Feronia per le bestie feroci.
 Fides Dea della fedeltà allo stato,
 Flora per portare la primavera.
 Fons per mantenere pure a abbondanti le acque dei pozzi.
 Fornax, protettrice dei forni.
 Fortuna per la buona fortuna e per conoscere il futuro.
 Fulgora Dea che ripara dai fulmini.
 Furrina Dea delle acque correnti.
 Giano custodiva la porta di casa, il primo e l'ultimo dell'anno.
 Giove per i temporali e i fulmini.
 Giove Dolicheno protettore dei soldati.
 Giunone Curitis, Dea della guerra.
 Giunone Lucina portava i neonati alla luce.
 Giunone Pronuba perchè le donne trovassero marito.
 Giunone Opigena che assisteva le partorienti,
 Giunone Cinxia che modellava il cinto da sposa,
 Giunone Iterduca che accompagnava la sposa nella nuova casa.
 Giunone Caprotina che assicurava la fecondità, delle donne delle bestie e dei campi.
 Giunone Moneta che protegge la Zecca e la prosperità dei Romani.
 Giunone Sospita la salvatrice degli uomini, e dei soldati.
 Giustizia Dea della giustizia e dei processi.
 Giuturna, proteggeva le fonti e le fontane.
 Honos Dea dell'onore e della moralità.
 Igea che curava i malati.
 Imporcitor Dio della terza aratura.
 Insitor Dio degli innesti.
 Intercidona Dea che sovrintende al taglio del cordone ombellicale
 Irene, Dea della pace.
 Iside Dea dell'illuminazione, della maternità e del mare come protettrice dei naviganti.
 Iuventas Dea degli adolescenti.
 Lari per i campi e la casa.
 Laverna protettrice dei ladri.
 Liber Dio della fecondità dei campi.
 Libera Dei della fertilità, per campi e animali.
 Libitina Dea dei cadaveri e dei funerali.
 Lua, Dea della velocità, per soldati e atleti.
 Luna, Dea della notte, della caccia e della morte.
 Luperco Dio che allontana i lupi.
 Maia annunciatrice e portatrice della primavera.
 Mala Fortuna se seguita scongiura la mala sorte.
 Mani Dei degli inferi
 Mania Dea della morte.
 Marte che protegge i giovani maschi e i soldati.
 Mater Matuta madre delle messi della vita e della morte,
 Mefite per i bagni in acque sulfuree.
 Mena protettrice del mestruo femminile,
 Mens Dea della mente e della coscienza,
 Mercurio per i buoni affari e per gli oratori,
 Messor Dio della mietitura,
 Minerva per la guerra condotta con intelligenza,
 Minerva medica per la cura delle malattie,
 Mitra, Dio del sole e dei soldati romani,
 Morfeo che procurava il sonno,
 Murcia Dea della bellezza velata,
 Muse, Dee di tutte le arti
 Mutinus Dio della fertilità delle donne,
 Nenia protettrice dei canti funebri,
 Nettuno Dio del mare e delle corse dei cavalli,
 Noctis Dea della notte,
 Nona, protettrice delle donne gravide
 Nemesi, dea della giustizia e della vendetta
 Nerio, che ispira la ferocia in battaglia,
 Occator Dio protettore del contadino che spiana la terra con l'erpice,
 Opi Dea della maturazione del grano,
 Orbona Dea degli orfani.
 Pales per la prosperità dei pascoli e la protezione dei pastori,
 Partula Dea che faceva partorire presto le donne,
 Pax Dea della pace,
 Palaemon protettore del ritorno in porto delle navi,
 Paventia Dea che evitava o curava dagli spaventi,
 Persefone Dea degli inferi per il buon trapasso,
 Pietas Dea del rispetto dello stato, della famiglia e degli Dei,
 Pomona per i frutti autunnali,
 Populonia Dea delle nascite,
 Poros Dio dell'ingegno che produce abbondanza,
 Portuno protettore dei porti,
 Postvorta Dea che protegge i naonati in posizione cefalica,
 Potina Dea che proteggeva la bevuta del bimbo perchè non si strozzasse,
 Plutone Dio degli inferi e delle ricchezze,
 Priapo Dio della sessualità virile,
 Prorsa Dea che si prende cura della posizione del neonato durante il travaglio,
 Rederator Dio protettore della seconda aratura,
 Robiga Dea delle selve,
 Robigus Dio protettore dalla ruggine del grano,
 Roma, la Dea protettrice dell'Urbe e dell'Impero,
 Romolo e Quirino, Dio del popolo Romano e delle Curie,
 Rumina, che protegge il latte materno,
 Sabazio Dio della fertilità,
 Salacia Dea del mare,
 Salus per la salute,
 Sanco Dio dei giuramenti,
 Saturno per la semina,
 Securitas Dea che dava la sicurezza,
 Sentia, Dea che aiutava a pensare,
 Silvano Dio dei boschi,
 Silvia, Silviana Dea delle selve
 Somnus Dio del sonno e dei sogni,
 Soranus Dio della morte e del termine,
 Spes la Dea che ridava la speranza,
 Statulino Dio che curava la posizione eretta dei bimbi,
 Sterculo Dio della concimazione dei campi,
 Stimula che infondeva passioni alle donne,
 Strenua che porta doni ai bambini,
 Subruncinator Dio della sarchiatura,
 Summanus Dio dei tuoni notturni.
 Tacita Dea dei segreti e del silenzio.
 Tana Dea della magia e della trasformazione.
 Tellumo Dio della crescita delle piante.
 Tellus Dea della terra e della natura.
 Tempesta per sedare le tempeste, soprattutto in mare.
 Termine per i confini.
 Tiberino Dio del Tevere.
 Urano, Dio del cielo.
 Vacuna Dea del riposo dopo il lavoro,
 Vaticano Dio che apre la bocca al neonato consentendogli il primo vagito.
 Veiove protettore dei boschi sacri.
 Venere per l'amore e la sessualità.
 Venilia Dea delle profondità marine.
 Vercvactor Dio della prima aratura.
 Verminus Dio che allontanava dal bestiame la malattia dei vermi.
 Veritas Dea della verità e la lealtà,
 Vertumno per la maturazione dei frutti.
 Vesta, Dea del focolare.
 Vica Pota Dea della conquista e della vittoria.
 Victoria, Dea della vittoria in guerra.
 Viduus Dio che separa l'anima dal corpo dopo la morte.
 Virbio Dio della caccia.
 Virginia Dea della politica.
 Viriplaca Dea che placa la rabbia degli uomini.
 Virtus Dea del coraggio in battaglia.
 Volturno Dio del vento.
 Volupia Dea del piacere sessuale, nochè delle prostitute.
 Vulcano per i fabbri.

C'era anche un Dio che aveva parlato un'unica volta, ammonendo di notte i Romani di ricostruire
mura e porte o Roma sarebbe stat conquistata. Dopo l'invasione dei Galli i Romani ripensarono alla
voce notturna e gli innalzarono un tempio. Il Dio si chiamò Aio Locutio.

Corrispondenze tra Dei romani e Dei greci:


 Ade - Plutone: Dio degli inferi
 Afrodite - Venere: Dea della bellezza
 Febo - Apollo: Dio del sole
 Ares - Marte: Dio della guerra
 Artemide - Diana: Dea della caccia
 Asclepio - Esculapio: Dio della medicina
 Atena - Minerva: Dea della guerra e dell'intelligenza
 Borea - Aquilone: Dio del vento del nord
 Crono - Saturno: Dio del tempo
 Demetra - Cerere: Dea della terra e della fertilità
 Dike - Giustizia: Dea della giustizia
 Dioniso - Bacco: Dio del vino
 Efesto - Vulcano: Dio del fuoco e della metallurgia
 Eos - Aurora: Dea dell'aurora
 Era - Giunone: Regina degli Dei
 Eracle - Ercole: Eroe delle dodici fatiche
 Erinni - Furie: Dee dell'ordine morale e della vendetta
 Eris - Discordia: Dea della discordia
 Ermes - Mercurio: Dio dei mercanti e dei ladri, messaggero degli Dei
 Eros - Cupido: Dio dell'amore
 Estia - Vesta: Dea del focolare domestico
 Ilizia - Lucina: Dea delle partorienti
 Ipno - Somnus: Dio del sonno
 Leto - Latona: Dea della tecnologia e dei fabbri
 Moire Parche: Dee del destino
 Nike - Vittoria: Dea della vittoria
 Persefone - Proserpina: Dea della terra feconda
 Poseidone - Nettuno: Dio del mare
 Rea - Opi: La dea madre
 Tanatos - Orco: La morte
 Tiche - Fortuna: Dea della fortuna e del caso
 Zefiro - Favonio: Il vento di ponente
 Zeus - Giove: Re di tutti gli dei

I SACERDOTI

Riferisce la tradizione che fu Numa Pompilio ad istituire i sacerdozi stabilendo riti e cerimonie
annuali. Infatti il nuovo calendario, della fine del VI secolo a.C. divideva l'anno in giorni fasti e
nefasti stabilendo feste e cerimonie. A capo della gerarchia religiosa c'era il Rex Sacrorum, cui
erano affidate le funzioni religiose compiute un tempo dai re.

Sotto di lui i:
 Flamini, 3 maggiori e 12 minori, addetti ciascuno al culto di una specifica divinità.
 Pontefici, erano 16 con a capo il Pontefice Massimo, addetti a presidiare il culto religioso.
 Auguri, anche questi 16, interpreti degli auspici per ottenere il consenso degli Dei ed
evitarne le ire. Erano di derivazione etrusca. Si basavano sul volo degli uccelli, tracciando
linee nell'aria con un bastone ricurvo (il Lituo), delimitando una porzione di cielo, per
interpretare l'eventuale passaggio di uccelli. Oppure si basavano su la lettura del fegato di un
animale sacrificato, o su eventi straordinari, i prodigi, come calamità naturali, animali a due
teste, epidemie, eclissi ecc.per interpretare l'umore degli Dei.
 Vestali, 6 sacerdotesse consacrate alla dea Vesta, con una Gran Sacerdotessa, le uniche che
avessero l'obbligo della castità pena la morte. Tenevano perennemente acceso il fuoco della
Dea che seppur declassata era la prima divinità cui si faceva il rito annuale.
 Decemviri o Quimdecemviri sacris faciundis, addetti alla divinazione ed alla
interpretazione dei Libri Sibillini, antichi libri risalenti a un'epoca matriarcale, quelli che
vennero consultati per sconfiggere Cartagine e che portarono a Roma il simulacro della
Grande Dea Cibele.
 Epuloni, addetti ai banchetti sacri.
 I Sodalizi invece erano confraternite religiose, e a Roma ce n'erano quattro:
 I Fratelli Arvali, erano 12 dodici, addetti al culto della Dea Dia, con riti segreti e misterici.
Nel mese di maggio compivano l'antica cerimonia di purificazione dei campi, gli Arvalia.
 I Luperci, addetti ai Lupercalia, divisi in Quintiali e Fabiani. riti di purificazione in nome
del Dio Luperco, protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi. Per Dionisio
di Alicarnasso i Lupercalia si rifacevano all'allattamento di Romolo e Remo da parte di una
lupa e venivano celebrati nella grotta chiamata appunto Lupercale, sul colle romano del
Palatino dove avvenne il fatto. Che un Dio lupo protegga le pecore è poco credibile, mentre
la Lupa era un'antica divinità romana cui si dedicava la prostituzione sacra, tanto è vero che
le prostitute a Rola venivani chiamate "lupe" e il postribolo "lupanare". Per questo i Romani
si definirono "figli della lupa".
 I Salii, sacerdoti di Marte, divisi in due gruppi da dodici detti Collini e Palatini. Gli antichi
Sabini lo adoravano sotto l'effigie di una lancia chiamata "Quiris" da cui il nome del dio
Quirino, da cui Romolo Quirito. Il culto era dunque in realtà più antico, sia sabino che
celtico.
 I Feziali, una sorta di 20 ambasciatori di guerra col nemico. Il Bellum Iustum, la giusta
guerra, doveva essere dichiarata secondo un rito in cui il Pater Patratus pronunciava una
formula mentre scagliava il giavellotto in territorio nemico. Ma il rito era scomodo e
pericoloso per cui si adibì terreno presso il Teatro di Marcello, su cui fu eretta una colonna,
Columna Bellica, che rappresentava il territorio nemico, in cui svolgere il rito.

I TEMPLI

Lo spazio sacro per i Romani fu all'inizio un bosco sacro, un'ara, un luogo consacrato, orientato
secondo i punti cardinali, a seconda del carattere del Dio si sceglieva l'orientamento. A Roma, nel II
sec. a.c. si poteva tagliare legna da un bosco sacro solo sacrificando un maiale. Nel De re rustica
Catone cita la preghiera di espiazione che deve fare il taglialegna alla divinità del bosco perchè non
lo punicsa per la sua necessità.

L'altare o ara era la struttura sacra dedicata alle


cerimonie religiose, alle offerte ed ai sacrifici, un tempo erette nei boschi o presso le sorgenti, poi in
città negli incroci o nei templi.

Le edicole sorgevano come oggi quelle cattoliche, agli incroci di strade, e c'erano poi i sacelli,
santuari in dimensioni ridotte. Le edicole erano piazzate in punti strategici, anche agli angoli delle
strade, coi loro lumini che servivano anche di riferimento ai viandanti notturni.

Il tempio romano fu all'inizio molto simile all'etrusco, poi si rifece all'arte greca ma senza notevoli
varianti. Il tempio romano era soprelevato e accessibile da una lunga scalinata, con una parte interna
accessibile solo ai sacerdoti, e una esterna per il pubblico che presenziava.

OGGETTISTICA NEI SACRIFICI

 Situla - In bronzo o in argento serviva in ambito religioso, come contenitore di acqua


lustrale, o vaso per libagioni, o per raccogliere il sangue delle vittime durante isacrifici o nei
riti bacchici.
 Rhyton - Vaso per bere in argento o oro, a forma di corno di animale, ricurvo e a punta.
Spesso la parte superiore del vaso é a testa di satiro o di animale, con un foro sul fondo per
fare uscire il liquido; a volte usato per le libagioni. Spesso riferito al culto dionisiaco.
 Patera - Vaso da libagione in terracotta, bronzo o argento, con vasca poco profonda e
ampia, a volte ombelicata, a pareti convesse, e manico tubolare sotto l’orlo, uniti da una
placca con due appendici a “chele di granchio” che seguono la curvatura delle pareti per
quasi tutta l'altezza. Alcune patere hanno un emblema al centro del fondo. Rappresentata
spesso in scene di sacrificio o figure di offerenti e di defunti. Le patere ombelicate hanno
una protuberanza sporgente al centro, una rientranza del fondo stesso, che serviva a
facilitarne la presa col dito.
 Aspersorio - Un legno o un bastoncino di bronzo o argento alla cui estremità era attaccato
un ciuffo di crine, Serviva per aspergere e benedire gli animali o le are.

GLI ANIMALI NEI SACRIFICI

Solitamente venivano sacrificati buoi, pecore, maiali, capre, ma anche altri animali, a seconda della
natura del dio e delle circostanze del sacrificio. Gli animali destinati al sacrificio non dovevano
avere difetti fisici, e una volta prescelti venivano separati dal resto del gregge. Il giorno del
sacrificio la vittima veniva lavata e adornata con ghirlande vegetali, e successivamente “immolata”
cioè cosparsa di un miscuglio di farro e sale, la mola salsa, preparata dalle vestali. Alcuni
inservienti provvedevano a condurre l’animale sul luogo del sacrificio, dove attendevano il
sacrificante, un magistrato o il capo famiglia, i vittimari, incaricati di uccidere la vittima, gli
aruspici, che esaminavano le viscere della vittima a scopo divinatorio, una lunga serie di attendenti
e il pubblico. Dopo le preghiere di rito la vittima veniva abbattuta. Il sangue colato veniva raccolto
e cosparso sull’altare, e l’animale squartato per estrarne le viscere. Le viscere, tagliate a pezzi e
cosparse di olio e sale venivano offerte alla divinità, mentre tutto il resto veniva consumato dagli
astanti.

IL SACRIFICIO UMANO - LA DEVOTIO

La Devotio era un voto di immolazione di sè che un ufficale romano faceva prima di una battaglia
di esito pericoloso, per assicurare ai suoi la vittoria.
Pronunciato il suo voto l'ufficiale si gettava nella mischia per farsi colpire e uccidere, dando enorme
incoraggiamento ai romani, in quanto convinti che quel sacrificio umano costringesse gli Dei a dar
loro la vittoria.

Il primo caso di devotio presente nell'annalistica romana è quello riportato da Livio durante la
narrazione della guerra contro i Latini del 340 a.c. Provenne dalla gens Decia, di origine sabina, per
la quale il rito della devotio, era una istituzione sacra e gentilizia.
L'esercito romano stava subendo pesanti perdite ad opera del nemico e Publio Decio Mure, al
comando delle proprie legioni, decise di sacrificare la propria vita compiendo la Devotio:

"Il pontefice gli ordinò di indossare la toga pretesta, di coprirsi il capo e, toccandosi il mento con
una mano fatta uscire da sotto la toga, di pronunciare le seguenti parole, ritto, con i piedi su un
giavellotto:
- Giano, Giove, padre Marte, Quirino, Bellona, Lari,
Dei Novensili, Dei Indigeti,
Dei cui siamo affidati noi e i nostri nemici,
Dei Mani, vi invoco, vi imploro e chiedo umilmente la grazia:
concedete benigni ai Romani la vittoria e la forza necessaria
e gettate paura, terrore e morte tra i nemici del popolo romano e dei Quiriti.
Come ho dichiarato e nel senso che ho dato alle mie parole,
così io agli Dei Mani e alla Terra,
per la repubblica del popolo romano dei Quiriti,
per l'esercito, per le legioni e per le truppe ausiliarie
del popolo romano dei Quiriti,
offro in voto le legioni e le truppe ausiliarie del nemico
insieme con me stesso" -

Cintasi poi la toga con il cinto gabino, saltò a cavallo con le armi in pugno e si gettò in mezzo ai
nemici, apparendo a entrambi gli eserciti con un aspetto ben più maestoso di quello umano, come
fosse stato inviato dal cielo per placare ogni ira degli Dei. -
Un altro Publio Decio Mure, figlio del precedente, eseguì il rito della devotio nel 279 a.c. durante la
guerra contro Pirro.
Macrobio (Saturnali) - la Devotio contro Cartagine

Nel 147 a.c., la sera che precedette l'attacco finale, Scipione Emiliano radunò il suo esercito e
pronunciò la sacrale devotio, invocando le potenze infernali a punire i nemici di Roma.

«Disperdeteli per sempre, seminate terrore e angoscia nella città di Cartagine e nel suo esercito
che ora chiamo con il suo vero nome. Coloro che portano le armi e lanciano le loro frecce contro
le nostre legioni e il nostro esercito, fateli scomparire e portate via la luce da questo esercito, da
questi nemici, dagli uomini delle città, dai campi e da tutti gli abitanti di queste regioni.»

Dunque un comandante romano, in situazioni di estrema gravità, poteva prima o durante la battaglia
decidere di votare la sua vita e l'esercito nemico agli Dèi Mani e alla Terra. Indossata la toga
praetexta, di cui un lembo doveva coprire il capo, saliva su una cavalcatura impugnando un'arma da
lancio e, tenendosi il mento con una mano, pronunciava la formula rituale della deuotio. Dopo
averla pronunciata, indossata la toga col cinctus Gabinus (cioè annodata in vita), si gettava tra le file
nemiche trovando la morte.

Il comandante poteva anche scegliere al posto suo un milite tra i cittadini arruolati nella legione. Se
l'uomo moriva, la scelta era ben fatta; se non moriva, si sotterrava una statua alta 7 piedi (circa due
m.) e si faceva un sacrificio espiatorio. Era vietato ai magistrati romani passare sopra il luogo di
sepoltura di questa statua. Se era il comandante a votarsi e a non morire, non avrebbe più compiere
alcuna cerimonia religiosa privata o pubblica senza contaminazione. Se il nemico si impadronisca
dell'arma sulla quale il comandante aveva pronunciato la formula della devotio, occorreva compiere
un suouetaurilia (sacrificio di un porco, una pecora e un toro) espiatorio a Marte.