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CAPITOLO I

(a cura degli Ingg. Giovanni Scotti e Rosario Maria Polito)

MAPPE CARATTERISTICHE DI UN COMPRESSORE

1. Introduzione
In un impianto con turbina a gas, com noto dalla teoria delle macchine a fluido,
sullasse della turbina calettato lalternatore che converte lenergia meccanica in
energia elettrica. Se consideriamo un sistema monoalbero con compressore e turbina
calettati sullo stesso asse, quando si verifica una variazione della richiesta di carico la
velocit dellalternatore varia, e di conseguenza varia la velocit della turbina e del
compressore. La variazione della velocit dellasse porta intuitivamente ad una
variazione della portata daria in entrata nel compressore oltre che una variazione di
portata di combustibile nella camera di combustione. Ogni qualvolta si verifica questa
situazione si dice che si ha un funzionamento dellimpianto in regime non stazionario
(ovvero in transitorio). Per ridurre il pi possibile il tempo in cui limpianto lavora in
regime non stazionario risulta quindi necessario il progetto di un sistema di controllo
che mantenga costante la velocit di rotazione allasse della turbina agendo
opportunamente sulle velocit e sulle portate allatto in cui si hanno variazioni della
richiesta di carico.
I problemi da affrontare necessari per una corretta progettazione del sistema di controllo
sono due:
-

valutare tutti i possibili punti di funzionamento della turbina e del compressore in


regime stazionario;

valutare il tempo di risposta della turbina e del compressore alle possibili variazioni
di uno o pi gradi di libert del sistema (ovvero il tempo impiegato dallimpianto e
dai singoli componenti per raggiungere un nuovo punto di lavoro).

2. Riepilogo sugli impianti a gas


Riepiloghiamo alcuni concetti gi visti sugli impianti a gas.
Concentriamoci sullo schema pi semplice, cio quello di un impianto a gas
monoalbero con una sola turbina a gas, un compressore ed un alternatore calettati su
uno stesso asse.
Lo schema di riferimento il seguente:

Andiamo sul piano termodinamico (T,s) e rappresentiamo il ciclo termodinamico


effettuato da tale impianto.

Il compressore aspira aria a P0,T0. Tracciamo, dunque, lisobara a P0 e lisoterma a T0 in


modo tale da individuare il punto iniziale 0. Ovviamente sappiamo che 01 ( circa pari
allo stato 1) e non coincidente 01, perch la pressione in 1 deve essere maggiore di
quella atmosferica (stato 0), in quanto in caso contrario non vi sarebbe immissione
daria nel compressore. Analogamente allo scarico: per mandare via i gas di scarico la
pressione in 4 deve essere minore rispetto alla pressione atmosferica (stato 0). Ci
comporta per delle perdite allimbocco e allo sbocco che possiamo scrivere nel
seguente modo:
Pin = P0-P1
Pout = P4-P0
2

Individuato il punto iniziale 0=1, passiamo alla fase di compressione per individuare lo
stato 2. Nel caso ideale avremmo una compressione 1-2 adiabatica isoentropica.
Considerando il rapporto di compressione pari a:
= P2 / P1
e sapendo che:
T / P (K-1)/K = cost
possiamo scrivere:
T2S / T1 = (P2 / P1)(K-1)/K
da cui :
T2S = T1 (K-1)/K
Nel caso reale avremo invece una compressione adiabatica non rappresentabile sul
piano T-s. Le trasformazioni reali sono per approssimate sufficientemente bene dalle
trasformazioni politropiche, le quali, essendo delle trasformazioni reversibili, possono
essere rappresentate sul piano T-s.
Definendo il rendimento politropico del compressore in questa maniera:
pol,c= Lpol,c / Lr,c = m /(m-1) (k-1)/k = m /(m-1)
il punto 2 viene determinato una volta determinata T2, che pari a:
T2 = T1 (m-1)/m
Dalla relazione di pol,c otteniamo che (m-1)/m = /pol,c e quindi:
T2 = T1/pol,c
La temperatura del punto 2 possiamo anche calcolarla ricorrendo al rendimento
adiabatico ad,c. Infatti sapendo che ad,c pari a:
ad,c = cp (T2S - T1) / cp (T2 - T1)
possiamo ricavare T2:
T2= T1+ (T2S-T1)/ ad,c
Per calcolare dunque lo stato 2, abbiamo bisogno del rapporto di compressione , del
rendimento politropico pol,c oppure del rendimento adiabatico ad,c.

Passiamo allo stato termodinamico 3. Dallo schema incontriamo la camera di


combustione, in cui laria proveniente dal compressore viene opportunamente miscelata
con del combustibile (metano). La miscela viene fatta bruciare ottenendo cos dei gas
caldi ad una temperatura T3. Facendo un bilancio di energia si ottiene:
ma (h3 - h2) = mf Hi b
Fissando dunque il potere calorifico inferiore Hi, la portata daria ma , la portata massica
del combustibile mf ed il rendimento di combustione b possiamo conoscere h3. Inoltre,
tenendo presente che nella camera di combustione, nel passaggio dal punto 2 al punto 3,
abbiamo delle perdite di carico (che indichiamo con Pcc=P2-P3), possiamo affermare
che per individuare lo stato 3 bisogna conoscere le caratteristiche del combustibile e
della camera di combustione, e quindi:
mf, Hi, b, ma, Pcc
Infine realizziamo lespansione nella turbina, passando dallo stato 3 allo stato 4.
Lo stato 4 sar noto una volta note le caratteristiche della turbina, e quindi:
t, pol,t (oppure ad,t).
Considerando il caso ideale di espansione adiabatica isoentropica avremo:
T4S=T3/t
Nel caso reale possiamo calcolare T4 conoscendo il rendimento adiabatico ad,t pari a:
ad,t = cp (T3 - T4) / cp (T3 - T2S)
e quindi:
T4 = T3 + (T4S - T3)/ ad,t
Costruito il ciclo termodinamico, bisogna poi portare in conto un eventuale
raffreddamento delle pale della turbina: infatti i gas che fuoriescono dalla camera di
combustione si accingono ad entrare in turbina ad una temperatura prossima o superiore
ai 1100 K. Ci comporterebbe, in assenza di raffreddamento, il raggiungimento dei
limiti di resistenza del materiale di costruzione delle pale, e quindi la deformazione se
non la rottura delle pale stesse. Per tale motivo necessario prevedere la portata massica
mc ool da spillare al compressore per raffreddare le pale.

3. Il codice di calcolo
Per determinare i gradi di libert complessivi di un impianto con turbina a gas bisogna
conoscere i seguenti parametri (che consentono di determinare il ciclo termodinamico
nonch il lavoro utile sulle pale della turbina LuTG , pari a LT-LC):
1)

Ambiente P0,T0

2)

Caratteristiche del compressore c, pol,c oppure ad,c

3)

Caratteristiche della C.C. e del combustibile mf, Hi, b, ma, Pcc

4)

Caratteristiche della turbina t, pol,t oppure ad,t

5)

Portata massica da spillare per il raffreddamento delle pale mcool

6)

Asse della turbina m

Conoscendo queste caratteristiche possibile ricavare il lavoro utile allasse Lua, la


potenza utile allasse Pua ed il rendimento globale g:
Lua = m LTG

Pua = Lua / t

g = Lua / mf Hi

Assegnati dunque tali parametri possibile creare un codice di calcolo che consenta di
ricavare le prestazioni dellimpianto (in particolare potenza e rendimento) e permetta
addirittura, mediante lutilizzo di un apposito software in cui vi implementata tale
procedura, di simulare il funzionamento del sistema stesso, cos da ottenere delle tabelle
in cui si riportano i dati dellimpianto in corrispondenza del singolo punto di
funzionamento scelto.
Un esempio potrebbe essere quello di ricavare la portata daria che bisogna spillare al
compressore per far s che la pala della turbina superi una certa temperatura limite,
fornendo come dato iniziale la temperatura del gas T3.
5

Il codice di calcolo permette quindi di determinare ogni parametro dellimpianto


fissando un determinato punto di funzionamento, tenendo presente che la semplice
variazione di un dato in ingresso pu portare alla variazione di tutti i dati in uscita.
La limitazione di una procedura di calcolo cos costruita risiede nel fatto che in essa non
implementata la dipendenza tra i parametri di ingresso. Per comprendere meglio
limportanza di quanto stiamo dicendo si faccia riferimento alla fase di regolazione
dellimpianto: solitamente, durante tale fase, la grandezza che si fa variare la portata
massica del combustibile mf .
Variando questa variano anche altri parametri, come ad esempio il rendimento
politropico del compressore e quello della turbina, il rapporto di compressione , la
portata daria aspirata ecc. Il codice di calcolo non riesce per a tener conto del fatto che
la variazione della portata di combustibile porta le singole macchine a cambiare la
propria condizione di funzionamento e, quindi, a cambiare la condizione di
funzionamento di tutto limpianto.
Il software costruito precedentemente vede quindi tutti i dati come variabili
indipendenti.

4. Dipendenza di , pol,c , pol,t e ma da mf


Per notare questa dipendenza facciamo unanalogia tra le caratteristiche delle pompe e
quelle dei compressori. La curva caratteristica di una pompa la seguente:

Tale caratteristica parametrizzata in funzione del numero di giri n. Allaumentare di n


tali curve si spostano verso lalto. Se si fa variare n e successivamente Q ed H in
maniera tale che i rapporti di tali grandezze rimangono costanti, la pompa lavora in due
punti distinti che si dicono simili, in quanto caratterizzati dallo stesso rendimento.
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Associamo a questa caratteristica la curva della potenza P in funzione della portata Q


che, per una pompa centrifuga, ha il seguente andamento:

La relazione che lega P a Q la seguente:


P= g QH / p
Facendo lanalogia tra il compressore e la pompa si pu considerare nella caratteristica
al posto della prevalenza Ht il rapporto di compressione c ed al posto di Q la portata
daria ma .
Sappiamo che il lavoro disponibile sulle palette di una turbina a gas :
LuTG = Lt - Lc
Se varia mf arriviamo al punto 3 con una temperatura pi bassa (che indichiamo in
figura con 31).

Abbiamo dunque unespansione 31- 41 diversa e quindi un lavoro di turbina Lt pi


piccolo, quindi, cambia la potenza della turbina (diventa minore). Siccome turbina e
compressore si trovano sullo stesso asse, in seguito a quanto detto varia anche la
potenza del compressore, che sar ovviamente pi bassa. Ma modificare (diminuire) la
potenza del compressore significa cambiare la portata daria ma ,che tende anchessa a
diminuire, e di conseguenza a modificare anche il rapporto di compressione c
(lequivalente Ht della pompa), che invece tende ad aumentare. In tal caso dunque il

compressore si metter a lavorare in un punto diverso aspirando una ma diversa (pi


piccola). Si nota dunque la dipendenza dei tre parametri , c e ma .
Quindi, il compressore, allatto della variazione della portata di combustibile mf nella
C.C. di un impianto, risponder variando quei tre parametri.
Sono ora chiari i limiti della procedura di calcolo a cui accennavamo precedentemente.
Tali limiti si possono superare mediante limpiego delle mappe dei compressori.
Queste mappe vengono memorizzate nel codice di calcolo memorizzando i diversi
valori di , pol,c e ma per diverse portate di combustibile mf. Cos facendo il software
in grado di individuare il dominio di funzionamento della macchina.

5. Alcune accortenze importanti


Sappiamo gi che gli impianti con TG possono avere delle configurazioni pi
complicate, a pi alberi, con pi turbine e pi compressori (in genere nello schema pi
complicato figurano 2 compressori, uno di alta ed uno di bassa pressione e 3 turbine,
una di alta, una di media e una di bassa pressione).
Uno degli usi del codice di calcolo visto prima quello di analizzare diverse
configurazioni impiantistiche e quindi anche impianti pi complessi. I risultati ottenuti
vengono diagrammati con degli istogrammi, funzioni della potenza, del rendimento
dellimpianto e del rendimento di secondo principio. Osservando tali risultati, da un
impianto con TG base, se si prevede di far uso di un interrefrigerazione e di una
rigenerazione ci si dovrebbe aspettare un lavoro circa del 30% in pi. Ci non vero,
infatti tali istogrammi indicano impianti diversi che hanno le stesse condizioni di
funzionamento e non lo stesso impianto che subisce delle modifiche. Quindi, passando
da un impianto base ad uno con interrefrigerazione + rigenerazione, non detto che si
abbia lincremento di lavoro atteso, perch la nuova configurazione comporta
unalterazione del comportamento dei componenti, che sono interconnessi tra loro (in
particolare variano le portate ed i rapporti di compressione e di espansione, ma durante
il passaggio da una configurazione ad unaltra la procedura di calcolo non sta
prevedendo tali variazioni).
Il risultato ottenuto per un impianto con interrefrigerazione + rigenerazione lo si ottiene
nel momento in cui tutto limpianto viene nuovamente progettato. Se abbiamo a
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disposizione le mappe dei compressori e delle turbine possiamo realizzare n impianti


con tecniche diverse, ma che lavorano nello stesso punto di funzionamento.
Per quanto riguarda un impianto gi esistente necessario prendere in considerazione i
domini di funzionamento del compressore e della turbina per applicare le modifiche
richieste.
Apprestiamoci quindi ad introdurre ed analizzare tali mappe, partendo da quelle dei
compressori.

6. Le mappe dei compressori


Ritorniamo allequazione di Eulero:
L = u1 c1u - u2 c2u = (c12-c22)/2 + (u12-u22)/2 + (w22- w12)/2
Abbiamo due tipologie di compressori:
-

Compressori assiali. Tali compressori presentano il secondo termine nellequazione


di Eulero nullo, e vengono utilizzati quando devono essere smaltite delle grandi
portate daria. A fronte di ci questi compressori presentano bassi rapporti di
compressione (il max di un assiale si aggira intorno a 2-3). Per ovviare a questo
inconveniente vengono realizzati compressori assiali multistadio.

Compressori radiali. Tali compressori presentano il secondo termine diverso da 0 e


da qui il vantaggio dal punto di vista dei rapporti di compressione, che risultano
essere abbastanza alti. Questi vengono utilizzati per smaltire basse portate daria. In
genere tali compressori sono monostadio poich si riesce ad ottenere facilmente
rapporti di compressione che si aggirano intorno a 48. Accoppiare pi stadi per
questo tipo di compressore risulta unoperazione abbastanza complessa.

Prendiamo in considerazione i compressori radiali. Per ricavare le caratteristiche


facciamo delle analogie con le pompe. Consideriamo le caratteristiche delle pompe: in
base alla disposizione delle pale avremo degli andamenti diversi.

In genere si preferisce la soluzione 2>90 e cio con le pale rivolte allindietro, in cui
lenergia conferita al fluido sottoforma di incremento di pressione. Inoltre tale
soluzione comporta una maggiore semplicit ed economicit. Sottratta a tale
caratteristica le perdite di carico si ottiene la curva caratteristica reale.
Per quanto riguarda i compressori lanalogo della prevalenza totale gHt il lavoro
politropico Lpol. Infatti, siccome nella pompa possiamo considerare Lpol e Lad molto
prossimi tra loro perch sono trascurabili gli effetti dellattrito e delle dissipazioni, nel
compressore subentra il controrecupero, che non possiamo trascurare (Lpol=Lis+C). Le
curve caratteristiche sono dunque le seguenti:

Se dalla prima curva (che rappresenta il lavoro reale Lr ) sottraiamo gli attriti otteniamo
il Lpol,c.
Tale diagramma non di pratica utilit in quanto ci che a noi interessa il rapporto di
compressione c. Vediamo dunque come da questandamento possiamo passare
allandamento di c in funzione della portata daria ma.
Innanzitutto per passare dal lavoro politropico Lpol,c al rapporto di compressione c
basta esplicitare la relazione del Lpol,c:
Lpol,c = m/(m-1) R T1 (c (m-1/m) - 1)
Da tale formula possiamo dunque ricavare c, ma bisogna necessariamente conoscere
T1, K e R.
Risolto il problema delle ordinate passiamo alle ascisse. Per passare da Q ad ma bisogna
considerare il legame tra le due. Esse sono legate dalla densit allaspirazione asp
mediante la seguente formula:
ma = Qasp asp = QaspP1/(RT1)
Quindi per passare da Q ad ma dobbiamo conoscere necessariamente P1 (ci siamo
riferiti alla portata massica perch quella volumetrica varia tra lingresso e luscita del
compressore).
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Possiamo a questo punto tracciare le caratteristiche nel piano (c, ma), fissando la
temperatura T1, la pressione P1, K ed R:

Al variare del numero di giri possiamo tracciare una famiglia di curve. In figura sono
riportate anche le curve isorendimento.
Tramite la similitudine possiamo svincolarci dalla dipendenza da P1 e T1 fissando i
parametri di riferimento Trif e Prif. In pratica includiamo P1 e T1 nellespressione:
ma corr = ma (T1/ Trif ) / (P1 Prif)

(1)

rapportandoli rispetto a due parametri di riferimento Trif e Prif. In questo modo entriamo
in tale formula con P1 e T1 e calcoliamo lascissa con la quale dovremo entrare nel
diagramma. La quantit (1) ha le dimensioni sempre di kg/s. Se avessimo usato il
parametro corretto mT/P non avremmo avuto pi sulle ascisse le dimensioni di una
portata massica. Tale quantit (1) prende il nome di parametro ridotto. Analogamente
pu essere fatto per il numero di giri:
ncorr = n (T1/ Trif )
In definitiva:

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7. Conclusioni
Il discorso fatto ci ha permesso di trarre importanti considerazioni sui programmi di
simulazione di funzionamento di impianti con TG.
Abbiamo visto infatti che questi programmi offrono con buona approssimazione i vari
punti di funzionamento quando limpianto funziona a regime, ma sono del tutto
inadeguati a descrivere il punto di funzionamento di un impianto quando esso
soggetto a regolazione o ad eventuali transitori.
Si vedr quindi che per poter prevedere i punti di funzionamento nel caso di
regolazione, saranno necessarie le mappe di funzionamento dei singoli componenti
costituenti limpianto.
Consideriamo la seguente mappa:

Ricordiamo che i compressori assiali sono nella maggior parte dei casi compressori
multistadio (dato che per ogni stadio non si riesce a superare un valore di di circa 23), mentre i compressori radiali sono compressori monostadio (i compressori assiali
hanno per rendimenti maggiori di quelli radiali).
Nelle configurazioni monoalbero, lavorando con elevati (e quindi ad elevato numero
di giri), un eventuale regolazione comporta una drastica diminuzione del rendimento.
Ci visibile dalla caratteristica del compressore: durante la regolazione (ottenuta
variando mf), la portata daria ma non varia visibilmente, dato che la caratteristica
quasi verticale.
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Il fatto che, pur diminuendo mf , la ma non diminuisce, fa s che la T3 comincia a


diminuire (essendo T3 = f(), con = mf / ma ).

Diminuendo la T3, automaticamente diminuisce il rendimento globale dellimpianto


(legato come sappiamo alla temperatura media di adduzione del calore).
Quando lavoriamo, invece, sul tratto della caratteristica quasi orizzontale, un eventuale
regolazione graver in maniera meno pronunciata sul rendimento globale g, potendo
infatti diminuire ma.
Con una configurazione bialbero possiamo far variare il numero di giri del
compressore, facendo diminuire con mf anche ma ( rimane in tal modo pressocch
invariato), limitando cos la diminuzione di .

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CAPITOLO II
(a cura dellIng. Rosario Maria Polito)

MAPPE CARATTERISTICHE DI UNA TURBINA

1. Generalit
Riprendiamo il concetto di solido delle portate. Consideriamo un condotto convergente:

Nellipotesi di bloccare la pressione p0 diagrammiamo la portata m in funzione di pa:

La portata di fluido aumenta fino in corrispondenza di pa 1/2 p0 . Quando siamo in


questa condizione, il numero di Mach unitario. Dopo questo valore di pressione, pur
continuando a diminuire pa , la portata non varia pi (il numero di Mach non sar mai
maggiore di 1 con un condotto totalmente convergente). Ci lo si intuisce dalla
relazione: d/ = (M2 1) dc/c , dove indica la sezione del condotto e c la velocit
del fluido. Se si vuole ulteriormente aumentare la velocit del fluido, bisogna realizzare
un condotto convergente divergente:

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Diagrammando il rapporto di espansione ugelli = p0/pa in funzione della portata massica


m, si ottiene un andamento del tipo:

Questultima rappresenta una prima caratteristica della turbina, ed , per una turbina ad
azione, lunica curva indipendente dal numero di giri. Infatti per una turbina ad azione il
diagramma coincide con quello sopra riportato, mentre per una turbina a reazione si
avr una famiglia di curve al variare della velocit di rotazione, le quali solo
approssimativamente avranno la forma della curva disegnata in figura (ci dovuto al
fatto che nelle turbine a reazione non tutto il salto entalpico viene smaltito nello statore
e quindi, a valle di esso, la pressione continuer a variare).
Vogliamo quindi cercare ununica caratteristica per tutti i tipi di turbine (azione o a
reazione).

2. Mappa caratteristica di una turbina


Cominciamo col scrivere lequazione fondamentale di Eulero:
L = u1 c1 u - u2 c2 u .
I triangoli di velocit del tutto generici saranno:

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Notiamo che i triangoli non hanno la stessa altezza, e che non ci siamo messi nella
condizione di massimo rendimento. Il perch di questa scelta deriva dallanalisi della
figura sottostante:

Dovendo essere la portata massica smaltita dallo statore la stessa di quella smaltita dal
rotore, e cio ms = mr , potremmo avere:
As = Ar
1 = 2
e quindi cx1 = cx2 (cio realizzare i triangoli con la stessa altezza); ma chi assicura che 1
sia effettivamente uguale a 2 ?
Come sappiamo le densit sono strettamente legate alle pressioni, e queste ultime, nel
caso di una macchina generica, sono diverse tra statore e rotore. Le dipendono quindi
se la macchina ad azione o a reazione e, in generale, dal grado di reazione R.
In generale, per piccoli R valida lapprossimazione 1 2 . Nella realt comunque i
triangoli di velocit hanno altezze differenti.
Dopo aver fatto questa precisazione, cerchiamo di ottenere anche per le turbine, cos
come fatto per i compressori, le curve caratteristiche funzioni di un parametro
adimensionale.
Introduciamo a tal proposito il coefficiente di portata :
= c1x / u1
(cx1 proporzionale alla portata).
Anche per il lavoro introduciamo un coefficiente dimensionale:
= L / (u12/2)
detto coefficiente di lavoro (o coefficiente di carico).
Determiniamo il legame esistente tra questi due parametri.
Possiamo scrivere:
L = u1 c1 u - u2 c2 u = u1 c1x cotg 1 - u2 ( u2 w2 ) =
= u1 c1x cotg 1 - u22 - u2 c2x cotg 2
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Cerchiamo di far comparire : moltiplichiamo e dividiamo il primo termine per u1,


moltiplichiamo e dividiamo per u12 il secondo termine e moltiplichiamo e dividiamo per
u12 e c1x il terzo termine:
L = u12 cotg 1 - u12 (u2/u1)2 - (c2x/c1x) u12 (u2/u1) cotg 2
Dividiamo tutto per u12 in modo da far comparire :
= 2 [ cotg 1 - (u2/u1)2 - (c2x/c1x) (u2/u1) cotg 2 ]

= 2 { [ cotg 1 - (c2x/c1x) (u2/u1) cotg 2 ] - (u2/u1)2 }

Abbiamo cos ottenuto lespressione pi generale di . Nel caso semplice di macchina


assiale ( u1 = u2 ) e nellipotesi di 1 2 , cio c1x c2x (valida nellipotesi che il
numero di Mach sia inferiore o uguale a 0,3), si pu scrivere:
= 2 [ ( cotg 1 cotg 2 ) - 1 ]
Fissati 1 e 2 (cio fissata la geometria della macchina), sappiamo come varia in
funzione di (dove 1 langolo di uscita dello statore e 2 langolo di uscita del
rotore).
Dalla relazione trovata possiamo costruire il seguente diagramma:

Volendo fare delle considerazioni su questo grafico, notiamo che:

landamento di tipo lineare;

il diagramma non ha nessuna dipendenza dalle u (ovvero dalla velocit di


rotazione);

questa macchina, per certi valori di , pu addirittura funzionare da


compressore.

Ponendo nellespressione trovata = 0, otteniamo:


0 = 1 / (cotg 1 cotg 2 )
Fissati 1 e 2 (cio la geometria della macchina) risulta quindi fissato 0 .
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Fin quando il numero di Mach non supera il valore di 0,3, il fluido pu essere
considerato incomprimibile e, quindi, considerare anche per una macchina a reazione 1
2 e ritenere valido questo diagramma.
Per M > 0,3 , il diagramma caratteristico dovr essere modificato.
Ottenuti questi risultati, facciamo delle considerazioni sui triangoli di velocit:

La condizione di massimo rendimento la si ottiene per c2 verticale, e cio per w2 u = - u .


Possiamo quindi scrivere:
max

w2 u = - u = cx cotg 2

ottenendo:
* = - 1 / cotg 2
Questo valore * rappresenta il coefficiente di portata che garantisce il massimo
rendimento. Andando a sostituire questo valore di nella relazione che lega a nelle
ipotesi:
cx1 cx2
u1 = u2 (cio macchina assiale)
si ottiene il seguente coefficiente di lavoro:
* = ( * ) = -2 cotg 1 / cotg 2
Diagrammando:

Notiamo quindi che * dipende sia da 1 che da 2 , mentre * dipende solo da 2 ;


fissata la geometria della macchina risultano quindi fissati * e * .
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Ricordiamo a titolo di esempio che negli impianti con turbina Francis la regolazione
veniva effettuata variando langolo di calettamento delle pale statoriche (variando cio
1). La variazione di 1 in diminuzione comportava la riduzione della portata, e ci
risulta ora visibile dalla variazione che assume il diagramma (,) :

Essendo funzione del solo 2 , notiamo che * , al variare di 1 , non varia (bens varia
* ). Teniamo presente inoltre che, per una turbina Francis, la regolazione del
distributore palettato porta alla nascita di urti tra il fluido (che dopo la regolazione ha
cambiato la propria direzione di uscita dallo statore) e le pale rotoriche, avendo tale
turbina un rotore a geometria fissa.
Cerchiamo di capire meglio quanto detto cercando una relazione chiarificatrice:
consideriamo la componente di w1 lungo u, determinabile come: w1 u = c1 u u .
Dai triangoli di velocit possiamo quindi scrivere:
cx cotg 1 = cx cotg 1 - u
da cui:
cotg 1 = cotg 1 - 1/
Ci chiediamo se al variare di 1 possibile rimanere nelle condizioni di massimo
rendimento (cio lavorare sui punti A o C del diagramma precedente). Dalla relazione
trovata si osserva che essendo fissa (in quanto nelle condizioni di massimo
rendimento * , e * rimane fissa), al variare di 1 necessariamente varier anche 1.
Ci vuol dire che il fluido cambier la propria direzione di entrata nel condotto rotorico,
entrando con un valore di 1 1

costr

, dove 1

costr

il valore di 1 di progetto della

macchina. Ci implicher linsorgenza di urti tra fluido e pala rotorica per quelle turbine
che non prevedono una regolazione oltre che di 1 anche di 1 .
E infatti questo il caso di una turbina Francis soggetta a regolazione (avendo essa la
geometria della girante fissa).

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Per le turbine Kaplan invece possibile lavorare nei punti A, B o C, dato che possibile
per queste macchine variare la geometria delle pale della girante.
Ci si pu chiedere cosa succede a quanto detto in assenza dellipotesi cx1 cx2
(mantenendo per sempre lipotesi di macchina assiale).
Prima di procedere alla rimozione di questa ipotesi per conveniente fare delle
considerazioni: possibile esprimere il lavoro come:
L = u (c1 u c2 u) = u cu
Nellipotesi di macchina a geometria fissa, abbiamo ununica curva caratteristica sul
piano (,) :

Nel passare da questa caratteristica adimensionalizzata ad una caratteristica


dimensionalizzata, come pu essere quella relativa al piano (cx,L), abbiamo una
famiglia di curve al variare del numero di giri al minuto della macchina:

Si ha quindi, al variare di u, ununica curva lineare nel piano (,), ed una famiglia di
curve anchesse lineari nel piano (cx,L) .
Le considerazioni che possono essere fatte su questultimo diagramma sono le seguenti:

quando la velocit periferica u bassa, il lavoro essenzialmente fornito dal


termine cu ;

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quando la velocit periferica u elevata, il lavoro significativamente fornito da


questo termine;

al crescere di u, le curve aumentano la loro pendenza.

Tutto ci ancora ottenuto per cx1 cx2 . Vediamo cosa cambia in assenza di
questipotesi. Possiamo scrivere:
ms = mr

1 cx1 As = 2 cx2 Ar

Supponiamo di realizzare As = Ar :
cx2 / cx1 = 1 / 2
Possiamo ritenere cx2 / cx1 1 solo se 1 2 , e cio nellipotesi di fluido
incomprimibile (che si pu ritenere valida per velocit di fluido corrispondenti a numeri
di Mach < 0,3 ). Ricordiamo a questo punto la curva:

dove per valori di m via via crescenti si hanno valori di M sempre maggiori.
Analogamente anche in riferimento alla curva:

Ci significa che, da un punto in poi di questa caratteristica, il rapporto 1 / 2


comincer a diventare maggiore dellunit (perch allaumentare di , aumenta il
numero di Mach). Quando il numero di Mach diventer > 0,3 , 2 comincer ad essere <
1 (perch stiamo realizzando unespansione). Da questo punto in poi non sar pi
valida lipotesi di incomprimibilit del fluido (e cio cx1 cx2 ), pertanto la pendenza
della curva nel diagramma (,) comincer ad aumentare.
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Quanto detto lo si pu vedere anche analiticamente dallespressione:


= 2 [ ( cotg 1 (cx2 / cx1 ) cotg 2 ) - 1 ]
La presenza del termine (cx2 / cx1 ), non pi unitario, fa s che la caratteristica non sia pi
lineare:

La curva comincia ad aumentare la propria pendenza in accordo col fatto che


allaumentare di M, la portata comincia a diventare costante.
Inoltre, nellipotesi di cx1 cx2 , la curva caratteristica non sar pi unica per tutte le u,
ma si avr un insieme di curve come in figura:

Questo fatto lo si spiega tenendo presente il diagramma (cx,L): variando u, varia il


lavoro L e, quindi, ug . Variando ug varia 1 / 2 e, di conseguenza, il rapporto cx2 / cx1,
che non pi unitario.
Allaumentare di u, le curve presentano il punto M = 0,3 per valori di pi bassi, e
quindi aumentano prima la loro pendenza.
In assenza di ipotesi di incomprimibilit, quindi, oltre a perdere la comodit di avere
ununica curva caratteristica, perdiamo anche la linearit del diagramma.
La rimozione dellipotesi di incomprimibilit del fluido porta a definire, per una
macchina a reazione, diversi diagrammi anche sul piano (m,ug).
Prima di affrontare ci per opportuno fare una digressione: in una turbina a reazione,
si avranno condotti convergenti sia nello statore che nel rotore:
22

In funzione della geometria del rotore e per elevati valori di , potremo avere M=1 nello
statore oppure nel rotore.
Distinguiamo quindi questi due casi:
a) Supponiamo di raggiungere Mach unitario nello statore. Come sappiamo si avr
il bloccaggio della portata (logicamente anche la portata nel rotore sar
bloccata). Supponiamo di variare la velocit periferica u. Questa variazione non
porter ad alcuna variazione della portata di bloccaggio perch la c1, come
visibile dal triangolo delle velocit, non sar in alcun modo variata (mentre
invece varier la w1). Ci implica che nella condizione di M=1 e, quindi, in
quella portata di bloccaggio, si permarr pur variando la u.
Tale bloccaggio detto bloccaggio statorico. In questo caso il diagramma
(m,ug) :

b) Supponiamo di raggiungere M=1 nel rotore. Questa soluzione possibile se


abbiamo una macchina con elevato grado di reazione, con ad esempio w2 w''2 .
In questa condizione si ha il bloccaggio della portata del rotore (bloccaggio
rotorico), che impone la stessa portata anche nei condotti statorici, dovendo
essere ms = mr .
23

In questo caso, per, se abbiamo una variazione della u, abbiamo anche una
variazione della w2 (cosa che non accadeva per la c1 nel bloccaggio statorico).
Pertanto si ha un nuovo valore di portata di bloccaggio (corrispondente a questo
nuovo valore di u), proprio perch, variando la u, unaltra la w2 corrispondente
a M=1. Per questo motivo nel caso di bloccaggio rotorico abbiamo il seguente
diagramma:

Il fatto che sia abbia un bloccaggio statorico o un bloccaggio rotorico determinato


dalla geometria della macchina:
1. se c1 >> w2 (ricordiamo che c1 dipende da 1 e w2 da 2 ): si andr in bloccaggio
statorico (ad esempio per w2 w'2);
2. se c1 << w2 : si andr in bloccaggio rotorico (ad esempio per w2 w''2).
Se abbiamo il bloccaggio statorico, automaticamente sar bloccata anche la portata nel
rotore. Analogamente nel caso di bloccaggio rotorico. Lunica differenza che la
portata di bloccaggio, nel bloccaggio rotorico, dipender dalla velocit di rotazione.
Ricordiamo inoltre che dire c1 >> w2 , significa prendere in considerazione una
macchina con piccolo grado di reazione. Viceversa dire c1 << w2 significa considerare
una macchina ad elevato grado di reazione.
Per una turbina ad azione avremo unicamente il diagramma:

24

Come per i compressori, abbiamo un codice di calcolo anche per le turbine.


Si possono, mediante il calcolatore, ricavare per una turbina le curve caratteristiche
(,), (L,cx) e (m,), con e senza effetti di comprimibilit, e quindi le mappe.
In particolare, per una turbina, mantenendo costante 1 e variando 2 , si avr una sola
mappa, mentre al variare di 1 si avranno mappe completamente diverse.

25

CAPITOLO III
(a cura dellIng. Rosario Maria Polito)

DIAGRAMMI DI FUNZIONAMENTO DI UN IMPIANTO


CON TURBINA A GAS

1. Introduzione

Richiamiamo le conclusioni dei paragrafi fin qui studiati.


Per un compressore, le mappe caratteristiche sono del tipo:

mentre per una turbina abbiamo:

26

Ricordiamo che queste mappe sono state ricavate in funzione dei seguenti parametri:
c = f ( Nc, corr , ma, corr )
ad,c = f ( Nc, corr , ma , corr )
t = f ( Nt, corr , mt, corr )
ad,t = f ( Nt, corr , mt, corr )
Vediamo, partendo dalla sola conoscenza delle mappe, quali sono i criteri di
accoppiamento di questi due componenti in un impianto.
I ragionamenti seguono percorsi diversi a seconda che limpianto abbia una
configurazione monoalbero oppure bialbero.

2. Impianto con configurazione monoalbero


Consideriamo un impianto con configurazione monoalbero:

Il ragionamento deve procedere secondo i seguenti punti iniziali:


1) Conosciamo la pressione e la temperatura ambiente: p0, T0;
2) Note le perdite di carico nei condotti di ingresso pin ricaviamo p1 ;
3) La velocit di rotazione dellalternatore (e quindi della turbina e del
compressore) fissata dalla rete conosciamo Ntc ;
4) Supponiamo di fissare una certa portata di combustibile mf ( e fissiamo anche il
tipo di combustibile).
Fissati tali condizioni iniziali, cerchiamo di ricavare il ciclo termodimanico
dellimpianto (e quindi il suo punto di funzionamento) costruendo una procedura di
calcolo.
5) Fissiamo una portata daria di tentativo ma tent (come vedremo ma sar comunque
uno dei dati di uscita della procedura di calcolo);
27

6) Calcoliamo i valori corretti:


ma corr = ma (T1/Trif)/(p1/prif)

7) Dalla mappa del compressore, noti ma

Ntc corr = Ntc /(T1/Trif) ;


corr

e Ntc

corr

, ricaviamo c e ad,c

ricaviamo p2 e T2 . Possiamo quindi tracciare sul piano (T,s) la trasformazione


1-2:

8) Tenendo conto delle perdite di carico pcc nella camera di combustione e della
temperatura Tpala di raffreddamento delle pale, ricaviamo la portata daria di
raffreddamento mcool spillata dal compressore e, di conseguenza, il punto 3 del
diagramma (T,s) (cio p3 e T3):

9) La portata di fluido in turbina : mt = ma mcool + mf . Ricaviamo quindi i


parametri corretti:
mt corr = mt (T3/Trif)/(p3/prif)
10) Conoscendo i parametri corretti mt

corr

Ntc corr = Ntc /(T3/Trif) ;

e Ntc

corr

possiamo entrare sulla mappa

della turbina e ricavare t e ad,t . Di conseguenza conosciamo anche p4 = p3/ t ;


11) La p4 che ci siamo calcolati dove essere confrontata con la p4 che vorremmo
ottenere: p4 = p0 + pex , dove con pex si sono indicate le perdite nei condotti
di uscita.

28

Il calcolo effettuato dipende logicamente dalla ma tent .


Quindi:
a) se p4 p4 , allora significa che la portata daria di tentativo proprio quella che
realizza il ciclo termodinamico voluto.
b) se p4 p4 , allora si pu introdurre nella procedura di calcolo un coefficiente di
errore = (p4 - p4 )/ p4 , che permette di correggere la portata daria di tentativo
con un nuovo valore di portata, ottenuto mediante la formula:
m'a tent = ma tent + f ()
Con questo nuovo valore si torna al punto 6) e si ripete la procedura di calcolo.
Questa iterazione sar fatta fin quando lerrore non sar inferiore ad un valore
soglia fissato al momento dellavvio della procedura.
Il risultato della procedura sar un unico valore di portata ma e quindi un unico ciclo
termodinamico.
Individuato limpianto, riusciamo in questa maniera a ricavare ma , il ciclo
termodinamico e quindi anche il lavoro utile: Lu = Lt Lc . Non detto che per la
procedura fornisca sempre un risultato: infatti possibile il caso in cui le macchine
scelte costituenti limpianto non siano idonee ad essere accoppiate tra di loro per quel
valore di portata daria ma (in pratica il punto di funzionamento di una macchina
potrebbe cadere al di fuori del campo di esistenza delimitato dalla propria mappa).
Se teniamo presente che ma funzione di mf:
ma = f (mf)
possiamo ottenere il seguente diagramma al variare di mf nella procedura di calcolo:

29

Questo diagramma, evincibile dalle mappe dei componenti e dalla procedura di calcolo
(e non dal ciclo termodinamico), permette, al variare di portata di combustibile, di
conoscere tutti i punti di funzionamento dellimpianto, e quindi di conoscere le
variazioni che subisce il ciclo in fase di regolazione dellimpianto.
Dalle considerazioni fatte si possono ottenere anche i seguenti diagrammi:

30

Gli andamenti tratteggiati si riferiscono al caso in cui il combustibile utilizzato


carbone gassificato: questi sono limitati in ragione del fatto che il carbone gassificato ha
un potere calorifico inferiore rispetto al gas naturale, e, quindi, se si vogliono
raggiungere le stesse potenze che si hanno per il gas naturale, bisogna aumentare molto
mf , incorrendo per in problemi di bloccaggio della turbina.
Il carbone gassificato rappresenta una valida alternativa al gas naturale per via dei
numerosi giacimenti in cui esso presente nel mondo, che ne fanno diminuire
sensibilmente il costo unitario.

3. Impianto con configurazione bialbero


Lo schema di un impianto con configurazione bialbero il seguente:

Distinguiamo per questo schema due zone: la prima, chiamata generatore di gas
(G.G.), costituita dal compressore (C), dalla camera di combustione (c.c.) e dalla
turbina di alta pressione (THP); e la seconda costituita dalla sola turbina di bassa
pressione (TLP).
Studiamo per il momento queste due zone separatamente, al fine di porre le basi per
cercare di accoppiarle.
Al punto 3) della procedura di calcolo precedente ritenemmo fissata la velocit di
rotazione Ntc dalla rete. In questa configurazione per il gruppo G.G. pu variare la
propria velocit, che pu essere scelta in maniera arbitraria.
I gradi di libert per questo schema saranno quindi due: ma e Ntc .

31

Il punto 9) si modifica perch riferendosi al lato alta pressione abbiamo: mt hp e Ntc

hp

Dopo il punto 10), possiamo calcolare la potenza della turbina THP (Pt hp) e la potenza
del compressore Pc . Calcolati questi valori, dobbiamo verificare che:
Pt hp = Pc
e cio dobbiamo verificare che la turbina dia la potenza necessaria a muovere il
compressore. Se ci non si verifica, bisogna cambiare la ma tent e ritornare al punto 6) . Il
ciclo verr eseguito fin quando, per quella velocit di rotazione, non si trover la ma che
verifica la condizione di uguaglianza delle potenze.
Al variare della velocit di rotazione, la procedura di calcolo fornir un dominio di
funzionamento dellimpianto bidimensionale, proprio perch abbiamo due gradi di
libert.
In definitiva, quindi, ma = f (mf , Ntc) :

Come vediamo il dominio non si estende in maniera uniforme sul piano (mf , Ntc), ma ci
sono tre zone che lo delimitano. Questo perch limpianto presenta tre limiti di
funzionamento:

stallo del compressore;

bloccaggio del compressore;

bloccaggio della turbina.

32

Laccoppiamento dei componenti pu avvenire per tutti i punti allinterno del dominio
di funzionamento. I punti al di fuori del dominio invece non sono punti di
funzionamento stabili. Sul diagramma si sono riportate anche le isolinee della portata
daria ma: come si vede queste sono quasi orizzontali, e ci lo si intuisce dal fatto che
lavoriamo sul tratto ad andamento quasi verticale della mappa del compressore.
Passiamo ora allo studio della sezione dellimpianto in cui si trova la turbina di bassa
pressione TLP.

La potenza utile dellimpianto non possibile calcolarla immediatamente in quanto non


si conosce quale sia la trasformazione che porta dal punto 4.1 al punto 4 (dipende dal
ad della TLP, e quindi strettamente dal tipo di turbina di bassa pressione).
Tra laltro, sia perch sta diventando sempre pi attuale la tendenza verso una
modularizzazione degli impianti, sia perch la sezione G.G. risulta di difficile
progettazione, esistono, nella maggior parte dei casi, dei modelli di generatore di gas gi
assemblati e disponibili sul mercato, a cui possibile poi accoppiare diverse TLP oppure
semplicemente ugelli convergenti (come avviene nel campo aeronautico, dove si vuole
convertire tutta lenergia in energia cinetica).
Per questo motivo risulta fondamentale il diagramma di funzionamento del generatore
di gas visto precedentemente.

33

Supponiamo per semplicit di raggiungere il punto 4 con una trasformazione


isoentropica (in modo da voler considerare il massimo rendimento e la massima potenza
dallaccoppiamento con la turbina di bassa pressione).
Conoscendo il G.G. , sono noti: p4.1 ,T4.1 e m4.1 . Se alla turbina TLP accoppiamo un
alternatore collegato alla rete, risulta fissata la velocit di rotazione del secondo albero,
che denotiamo con Ntp .
Possiamo calcolarci le quantit corrette:
m4.1 corr = m4.1 (T4.1/Trif)/(p4.1/prif) e Ntp corr = Ntp /(T4.1/Trif)
ed entrare sulla mappa della turbina di bassa pressione per ricavare tp e ad,tp .
A questo punto conosciamo p4 = p4.1 / tp .
Anche in questo caso dobbiamo verificare:
p4 = p4
dove p4 = p0 + pex .
Se le condizioni nelle quali ci siamo messi soddisfano p4 = p4 , allora i valori scelti di ma
ed Ntc sono da ritenere idonei allaccoppiamento, altrimenti bisogna cambiare la portata
m4.1 e ripetere la procedura di calcolo precedente.
Nel momento in cui accoppiamo al G.G. la turbina TLP, perdiamo di conseguenza il
vantaggio di avere due gradi di libert ed il dominio di funzionamento si restringe alla
curva rappresentata in figura:

Il generatore di gas, una volta accoppiato alla turbina di potenza, pu lavorare solo sui
punti di funzionamento rappresentati da questa curva (detta running line). Logicamente
si avranno running line diverse se scegliamo turbine con caratteristiche diverse.
34

Dalle prove effettuate si sono ottenuti questi andamenti (in figura sono riportate anche
le curve isorendimento):

Come vediamo, il margine di regolazione molto ristretto, perch facciamo funzionare


limpianto in prossimit della zona di bloccaggio della turbina (cio ad elevati rapporti
di compressione ed espansione).
La sola cosa che possiamo fare per modificare il dominio di funzionamento
dellimpianto modificare le mappe dei componenti che lo costituiscono.
Se abbiamo la possibilit di variare langolo di calettamento delle pale statoriche del
compressore, riusciamo ad avere piccole diminuzioni del rendimento, ma grosse
variazioni della mappa (a parit di velocit di rotazione):

Cos facendo, abbiamo in pratica aggiunto un altro grado di libert alla mappa
caratteristica del compressore. Se infatti facciamo variare anche il numero di giri N, la
mappa sar rappresentata non pi da un insieme di curve, ma da un insieme di superfici:
35

Lo stesso discorso pu essere esteso ad una turbina TLP per la quale sia prevista la
regolazione dellangolo di calettamento delle pale:

Questo ragionamento invece non pu essere esteso alla turbina THP, in quanto per queste
turbine non prevista la regolazione dellangolo di calettamento delle pale (in quanto
queste ultime sono raffreddate, e quindi necessariamente fisse).
Per vari , mantenendo fisso (cio mantenendo ancora fissa la geometria della TLP),
otteniamo diversi domini di funzionamento e quindi diverse running line (che arretrano
allaumentare di ):

36

Il campo di regolazione aumentato notevolmente proprio perch, variando , si ha un


numero maggiore di punti di funzionamento che pu assumere limpianto (laumento di
un grado di libert della mappa del compressore ha portato allaumento di un grado di
libert per tutto limpianto, estendendo il dominio di funzionamento ad una superficie e
non pi ad una curva).
Facendo variare anche , introduciamo un terzo grado di libert allimpianto e, come
conseguenza, abbiamo tanti domini sovrapposti quanti sono i valori che pu assumere:

Questa sovrapposizione parziale dei domini fa si che un determinato valore di potenza


possa essere raggiunto per diverse terne (mf ,, ). La terna ottimale potr essere scelta a

37

seconda che si voglia ottenere il rendimento massimo, oppure le emissioni minori,


oppure una determinata temperatura di scarico.
Si riporta, per completezza, anche il seguente diagramma, che mostra come, per diverse
potenze richieste, si devono variare gli angoli di calettamento e per avere il massimo
rendimento:

Tutte queste considerazioni fanno parte della strategia di regolazione, o meglio, di


controllo dellimpianto. Per questo motivo parliamo di regolazione controllata.

38

CAPITOLO IV
(a cura dellIng. Rosario Maria Polito)

STUDIO DEGLI IMPIANTI CON TURBINA A GAS


IN CONDIZIONI NON STAZIONARIE

1. Esempio di impianto con TG

Consideriamo un impianto con una microturbina a gas da 50 MW, in grado di produrre


anche energia termica per la cogenerazione:

Le caratteristiche dellimpianto prevedono:

un compressore a basso rapporto di compressione ;

una configurazione monoalbero (quindi ununica running line);

accoppiamento mediante un cambio tra lalbero dellalternatore e quello della


turbina;

valvole di by-pass, regolabili a seconda dellenergia termica da produrre per la


cogenerazione;
39

assenza di raffreddamento delle pale della turbina (essendo questo un impianto


di piccola taglia, le temperature raggiunte dal gas non superano i 900 K).

Inoltre limpianto prevede la possibilit di adottare un alternatore a frequenza variabile


invece di un comune alternatore, al fine di migliore la fase di regolazione della potenza.
Il componente a cui bisogna prestare maggior importanza in questo impianto il
rigeneratore:

In funzione del rapporto ma / mgas varia lefficienza del rigeneratore:

Supponiamo di voler regolare limpianto in funzione di una minore richiesta di potenza


da parte del carico (cio dalla rete). Supponiamo che il nostro punto di funzionamento
prima della regolazione sia A1:

40

Se abbiamo a disposizione un alternatore a numero di giri fisso, allora siamo vincolati a


seguire la running line in figura e a spostarci sul punto di funzionamento A2, a cui
corrisponde un valore del rendimento basso. Se utilizziamo un alternatore a velocit
variabile, invece, ci svincoliamo dalla condizione di Ntc fisso, e introduciamo al nostro
sistema un nuovo grado di libert, che proprio la velocit di rotazione. Cos facendo, il
dominio di funzionamento diventa una superficie piana:

Potendo variare il numero di giri, siamo in grado di far lavorare limpianto al punto di
funzionamento B2, a cui corrisponde un numero di giri minore ed un rendimento quasi
inalterato rispetto al punto A1.
Durante il passaggio da un punto di funzionamento ad un altro, limpianto evolve
secondo un transitorio il cui studio necessita delleliminazione dellipotesi di
stazionariet.
41

2. Sistema di controllo di un impianto con TG


Consideriamo limpianto:

Durante il transitorio, lequazione del bilancio di massa per la camera di combustione


sar:

d m/dt = min mex + mf


Come vediamo, nelle ipotesi di non stazionariet, bisogna tener conto del termine
dm/dt, che rappresenta la variazione di massa accumulata nella c.c. .
Analogamente per il bilancio di energia:
d(m e)/dt = minhin me xhex + mfhf + mfHi + Qwall
avendo indicato con mf Hi il calore prodotto dalla combustione, e con Qwall la potenza
termica che attraversa le pareti per scambio termico con lambiente esterno.
Integrando queste equazioni nel tempo, possiamo conoscere in ogni istante la massa
posseduta dal sistema e la relativa temperatura.
Analogamente possiamo ottenere le equazioni di bilancio di massa e di energia per tutti
i componenti costituenti limpianto.
A tutte queste equazioni va aggiunta lequazione dinamica:
[Ct Cc] Cest = I d/dt
42

dove si indicato con Ct la coppia sviluppata dalla turbina, con Cc la coppia del
compressore (quindi [Ct Cc] la coppia motrice) e con Cest la coppia resistente.
Supponiamo che la rete richieda una potenza inferiore alla potenza che si sta
immettendo la coppia motrice deve diminuire bisogna regolare la portata di
combustibile mf . Alla richiesta di minor potenza si ha Cmotrice > Cest I d/dt > 0 la
tende ad aumentare e, quindi, il sistema di controllo deve essere in grado far
diminuire mf fino a quando: Cmotrice = Cest .
Tutte queste operazioni avvengono in un determinato intervallo di tempo che dipende
strettamente dal momento dinerzia I: se limpianto di piccola taglia, I relativamente
piccolo e di conseguenza il numero di giri aumenta rapidamente, determinando un
incremento notevole della frequenza della tensione immessa in rete. Quindi se
limpianto di piccola taglia, il sistema di controllo deve presentare un tempo di
risposta molto piccolo, per evitare uneccessiva escursione di .
Sul diagramma di progetto dobbiamo poter andare dal punto A1 (potenza nominale) al
punto A2 e viceversa, cio eseguire una manovra full-to-part-load o part-to-full-load:

In questi casi avr rispettivamente un incremento o un decremento di velocit, che deve


essere compensato con una diminuzione o un aumento della mf . Per effettuare questa
operazione, il controllore deve prevedere unopportuna legge di controllo, quale pu
essere la seguente:
mf (t+t) = mf (t) + || (n-n*)/n*
dove con n* si indicata la velocit di progetto e con un opportuno coefficiente di
proporzionalit. In particolare maggiore , pi rapida la risposta del sistema.
43

Possiamo a questo punto diagrammare:

I punti iniziali e finali di questi diagrammi sono noti, in quanto sono determinati dai
punti A1 e A2 di funzionamento stazionario.
Il transitorio totale pu essere visto come somma di due transitori: un transitorio di tipo
dinamico, che si estingue abbastanza rapidamente, ed un transitorio di tipo termico, di
durata maggiore rispetto al primo (dato dal fatto che i meccanismi di scambio termico
presenti nel rigeneratore rallentano la risposta del sistema).
Il coefficiente influenza la rapidit di queste curve (e cio la rapidit di regolazione):
gli intervalli di transitorio visualizzati in figura devono essere i pi brevi possibili.
Realizzare un troppo grande comporta per problemi di oscillazione del sistema.
Ci si pu chiedere quindi quale valore di si debba scegliere. Per rispondere a questa
domanda, osserviamo cosa accade sulla mappa del compressore durante una manovra
part-to-full:

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Se la risposta del controllore troppo lenta, il numero di giri dellalbero pu scendere a


valori tali da comportare lo stallo del compressore e determinare quindi una condizione
di funzionamento instabile per tutto limpianto (dalla condizione di stallo si pu uscire
aprendo le valvole di sfiato anti-pompaggio del compressore).

Nel caso di sistema di controllo troppo rapido, invece, si possono avere oscillazioni di
portata indesiderate tali da far raggiungere anche in questo caso condizioni di
funzionamento instabili.
Inoltre questi problemi sono tanto pi evidenti quanto pi piccolo limpianto.
In conclusione, quindi, bisogna realizzare un coefficiente variabile, a seconda che la
richiesta di carico da parte della rete preveda variazioni brusche o meno della potenza
finora generata.

3. Transitorio di avviamento
Il sistema di controllo dellimpianto, oltre a garantire unadeguata fase di regolazione,
deve anche assicurare una corretta fase di avviamento e di fermata.
Consideriamo a tal proposito il transitorio di avviamento. Sulla mappa del compressore
esso segue landamento delineato in figura:

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Come si pu notare abbiamo suddiviso la manovra di avviamento in due fasi:

fase 1 : sullalbero si caletta un motore di lancio che permette di incrementare il


numero di giri fino a raggiungere i 10000 giri/min (arriviamo a 10000 giri/min e
non al numero di giri corrispondente alla frequenza della rete perch tra lasse
della turbina e quello dellalternatore posizionato un riduttore di velocit).
Nella maggior parte dei casi lalternatore stesso a fungere da motore di lancio,
prelevando energia dalla rete. In questa fase limpianto lavora a limitati rapporti
di compressione c , e non abbiamo ancora lavoro utile (fino al punto A, tutto il
lavoro ottenuto dalla turbina speso per muovere il compressore):
Lu = Lt Lc = 0
Quanto detto si traduce sul piano (T,s) in un ciclo di area limitata:

Logicamente, limpianto ancora non connesso alla rete.

fase 2 : una volta raggiunto il punto 1, limpianto viene connesso alla rete e si
comincia a far aumentare la portata di combustibile mf : il numero di giri non
varia (ci spostiamo sulla mappa del compressore lungo la curva a 10000
giri/min, con incrementi notevoli di c), e cominciamo ad avere lavoro utile
(cio Lt > Lc). La potenza immessa in rete comincia ad aumentare
46

progressivamente da 1 MW a 2 MW, 3MW, e cos via fino alla potenza richiesta


dalla rete, raggiungendo cos il punto B. La fase 2 si traduce sul piano (T,s)
diagrammando un graduale aumento dellarea del ciclo allaumentare di mf:

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