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PEDAGOGIA DELL’INFANZIA

LA METODOLOGIA PEDAGOGICA DEI GENITORI


1-UNA METODOLOGIA PER RICONOSCERE I SAPERI DELLA GENITORIALITA’
Perchè
Metodologia= “strada lungo la quale ci si può avviare”. Metodologia Pedagogia dei Genitori dà
continuità e ricorsività ad atteggiamenti, situazioni, azioni culturali che non possono essere
episodiche. Viene data forma e contenuto al patto educativo tra la famiglia e le altre agenzie
educative e comporta un cambiamento culturale. La Metodologia diventa strumento di formazione
per tutti gli ambiti professionali che si occupano di crescita e di rapporti umani.
Pedagogia= scienza che pone le persone nelle condizioni migliori per esprimere le loro potenzialità
e capacità. La pedagogia è rivolta verso il positivo, si occupa di sviluppo. Il fine è dare strumenti
per la crescita del singolo e della collettività. La pedagogia valorizza la diversità, non ha modelli
rigidi e come riferimento ha la costruzione della persona.
Riproporre l’azione formativa dei genitori significa ritrovare le radici della costruzione dell’uomo.
Riproporre il valore civile dell’educazione della famiglia, prima comunità formativa, saldarlo alle
istituzioni sociali, vuol dire ridare senso all’impegno civile, legandolo alla quotidianità, alla
concretezza. La funzione di crescita viene quindi, affidata alla comunità di appartenenza che deve
assumere questa responsabilità.
La Metodologia Pedagogia dei Genitori si pone come mediazione tra il sapere della famiglia e la
società. È nata per dare fiducia ai genitori nelle loro competenze e conoscenze, per
consapevolizzare gli esperti dell’esistenza di queste risorse, per creare azioni e strumenti, per
sfruttarle a livello micro e macro sociale. La Metodologia Pedagogia dei Genitori propone l’utilizzo
sociale del sapere dell’esperienza dei genitori come conoscenza e formazione.

Conoscenze e competenze dei genitori


Alla base della Metodologia vi sono il riconoscimento e la valorizzazione delle conoscenze e delle
competenze dei genitori. Cultura: è ciò che attribuisce significato all’esistenza umana, la sostanza
della sua relazione col mondo. Questo modo simbolico è condiviso dalla comunità, viene
conservato, elaborato e tramandato alle generazioni successive. La trasmissione primaria viene
effettuata dalla famiglia, e il compito dei genitori si realizza tramite la mediazione, che consiste
nella trasformazione dei messaggi e delle emozioni provenienti dal figlio e nella elaborazione e
restituzione, in modo da metterlo in grado di affrontare il mondo che lo circonda e la crescita.
Conoscenze: le conoscenze del genitore derivano dalla sua funzione, dal suo essere fattore di
crescita umana e morale, dalla sua genitorialità. Sapere dell’educazione e dell’esperienza: i genitori
si trovano a dover agire nalla complessità, il loro sapere deriva dal far fronte a situazioni cui devono
dare risposte in una logica contestuale. Sapere genetico evolutivo: è la conoscenza dei genitori sui
figli, all’origine dello sviluppo della persona, nei momenti iniziali e delicati della nascita e
formazione. Sapere della continuità e affetto: i genitori vivono col figlio nella stessa dimensione
temporale e spaziale. Ciò attribuisce loro una conoscenza speciale, che permette una conoscenza
che all’esterno ha il carattere dell’automatismo.
La Metodologia sottolinea le Pedagogie genitoriali della responsabilità, dell’identità, della speranza,
della fiducia e della crescita. Responsabilità: base dell’educazione genitoriale, in cui la famiglia
assume l’impegno dell’educazione e ne risponde al mondo. Il senso di respondabilità continua e
consapevole mutuato dalla famiglia è funzionale ai compiti delle altre principali agenzie educative.
Identità: il figlio ha la necessità di sentirsi unico al mondo, condizione fondamentale per accettarsi.
Speranza: è crescita e superamento delle difficoltà, investimento e tensione verso un’evoluzione che
non può non avvenire con esiti felici. La speranza dei genitori si misura sul figlio, sulle sue capacità
, sulla necessità di andare oltre, di superare le difficoltà. Fiducia: ha una dimensione quotidiana,
basata sulle capacità del singolo. La fiducia del genitore fa nascere e sostiene le potenzialità del
figlio. I genitori lo conoscono meglio di qualsiasi altra persona e il loro sostegno e la loro
approvazione hanno un peso incomparabile. Crescita: l’intervento dei genitori possiede una
continuità che altre situazioni educative non hanno. Il loro intervento ha importanza significativa
perché, accanto alla necessaria flessibilità, devono contemporaneamente proporre dei margini
stabili, necessari ad uno sviluppo sicuro, indirizzato verso valori costanti.
Il sapere dei genitori è quotidiano, concreto e situato, non collegato alle formule ma alla vita,
complementare al sapere formalizzato dagli esperti. I genitori, infatti, conoscono l’unicità e la
specificità del figlio, la sua storia, la sua globalità. Occorre creare una cultura del riconoscimento
delle reciproche competenze, base per il patto educativo tra esperti e genitori. I genitori sono esperti
a pieno titolo per i loro figli e le scelte che li riguardano.
Le competenze e le conoscenze dei genitori si costituiscono in una somma di saperi, comportamenti
e atteggiamenti, che viene definita genitorialità. Ha valenza pedagogico-sociale: riguarda tutto ciò
che deriva dall’esercizio della pratica quotidiana e dai compiti derivanti dall’educazione e dalla cura
nel senso più ampio del termine, che favoriscono lo sviluppo,la crescita e la progresiva autonomia
del bambino, assicurandogli contemporaneamente protezione e sicurezza. Essa propone
l’evoluzione della persona, elevandolo verso la sua emancipazione. Pone demarcazione tra l’adulto
e il minore, sottolineando le differenze nell’esercizio della relazione, la responsabilità del primo e i
doveri del secondo. È una categoria dell’uomo, non può essere esercitata isolatamente. Ha doppia
valenza, privata e pubblica, razionale ed emozionale. La genitorialità è un’attività pedagogica a
carattere sociale che promuove il bambino nella cultura e nella società di riferimento.
La professionalità ha carattere relazionale, cioè utilizza socialmente saperi specifici. Ha dimensione
storica e sociale e dipende dalla cultura. La professione nel suo esercizio è servizio fatto agli altri,
comporta valori in azione che dalla sfera personale si estendono al sociale, sono funzionali alla
crescita individuale e a quella collettiva.
La specificità dell’azione genitoriale riguarda la peculiarità di quel figlio, è un agire situato, legato
all’unicità della persona di cui si occupano. Assumere il sapere dei genitori come parte integrante
della professionalità degli esperti determina un arricchimento e un approfondimento della loro
azione e la possbilità di stabilire un patto educativo, base per un furevole rapporto di fiducia
(atteggiamento di reciprocità culturale, permette di riconoscere e accettare i saperi degli altri ed
esige che vengano rispettati i propri). Sia la professionalità degli esperti che quella dei genitori è un
superamento di momenti di crisi, grazie ad una mediazione. Ognuno, professionista o genitore, sa,
sa fare e può fare qualcosa di diverso e complementare (mobilitazione congiunta delle risorse di
ciascuno).
I genitori con figli disabili, quotidianamente si relazionano con gli esperti e rivendicano l’identità e
la positività dei figli. Affrontano difficoltà che fortificano la loro genitorialità. Il superamento di
ostacoli li mette in grado di essere alleati di tutti i professionisti che intraprendono con impegno il
loro compito. Sono consapevoli di raggiungere la meta solo se sostenuti dalla solidarietà e dalla
collaborazione di tutti.

2-RACCOGLIERE,PUBBLICARE E DIFFONDERE LE NARRAZIONI DEGLI


ITINERARI EDUCATIVI DEI GENITORI
Le azioni della Metodologia
Le Azioni sono la base per l’attuazione dei principi metodologici, il fondamento della Metodologia.
Gli Strumenti sono l’applicazione in termini operativi dei prodotti ottenuti tramite le azioni.
➢ Narrazione: modo con cui si esprimono le competenze e le conoscenze educative della
famiglia , indica come raccoglierle, pubblicarle, diffonderle.
➢ Itinerari educativi dei genitori: formazione dei professionisti che si occupano della crescita
dell’uomo.
➢ Validare scientificamente le ipotesi di partenza, collegarle alle coorenti attuali di pensiero,
diffonderle nell’ambito degli studiosi, dei professionisti e a livello sociale.

Le narrazioni degli itinerari educativi della famiglia


Con la narrazione si attenua il dislivello tra chi studia e chi viene studiato, con un processo di mutua
crescita, fondato sulla reciprocità. Il sapere dei genitori, il loro modo di pensare e di agire, derivano
dalla loro pratica formativa quotidiana e vengono comunicati tramite la narrazione, mezzo
espressivo proprio dell’educazione. Essa ha la funzione di evidenziare l’attività umana, permette di
sottolineare il valore evolutivo della crescita, determinata dall’incontro con le persone e la cultura di
cui sono veicolo. La narrazione fornisce gli strumenti per capire come la famiglia si organizza per
educare i figli e non li propone in termini astratti.
I genitori diventano autori della narrazione dell’itinerario formativo da loro proposto. La narrazione
inserisce la storia dell’individuo nella storia della famiglia, identificando l’intenzionalità dei
genitori e i processi che ne hanno permesso la realizzazione. Essa non esprime solo le scelte
razionali dei genitori, ma come queste decisioni sono legate alle emozioni derivanti dall’affetto per
il figlio→ racconto di un’educazione, che evidenzia la costruzione dell’individuo, propone il senso
della possibilità. Offre un punto di vista che è uno dei tanti dai quali può essere considerata l’azione
formativa.
Caratteristiche delle narrazioni:
a) permette di individuare i dati biologici di una vita e collegarli a quelli culturali.
b) Il racconto dei genitori propone l’ambito culturale in cui il figlio si è formato.
c) I genitori hanno una visione complessa del figlio, collegando la concretezza fisica alla sua
personalità. Espongono il contesto in cui biologia e cultura del figlio hanno preso forma e
hanno dato vita alla persona concreta.
d) I genitori possiedono la conoscenza dei fattori personali, l’identità e la storia dei figli, che
permette di mettere al centro della classificazione l’unicità e la specificità della persona.
e) Il racconto dei genitori ha un valore unico, dichiarazione autentica non mediata da
interpretazioni, che esprime l’ambito dal quale è nato il figlio. Propone il progetto di vita
elaborato per il figlio considerandolo nelle sue determinanti fisiche e comportamentali.
f) Le narrazioni dei genitori appartengono alla pedagogia popolare di Bruner, come l’insieme
reale delle credenze e delle ipotesi operate all’interno di una cultura riguardo a ciò che rende
possibile e soddisfacente per gli individui il vivere insieme.

La cultura della famiglia


Base della cultura familiare è la memoria, che si esprime nella trasmissione dei valori e in un sapere
storico che individua le vidende che hanno formato la famiglia e i singoli componenti. Caratteristica
della cultura della famiglia è l’inadeguatezza, che assume valore positivo (essere adeguati vuol dire
avere ricette pronte, negando la specificità dei genitori). Anche l’uso del tempo e dello spazio è
importante. La famiglia come “comunità di vita” consegna al figlio un patrimonio culturale, fatto di
leggi non scritte secondo cui si impara a dare priorità e valore alle situazioni e alle persone. Il patto
educativo nasce dall’incontro con questa cultura, dal suo riconoscimento da parte dei professionisti.
Ogni famiglia ha una cultura che espone narrando gli itinerari educativi coi figli. La cultura è
l’insieme di conoscenze acquisite ritenute fondamentali per vivere, trasmesse da una generazione
all’altra→ insieme di saperi che rendono l’individuo una persona. Sono gli strumenti funzionali alla
vita, costumi, credenze, valori, atteggiamenti…, posseduti da tutta l’umanità. È situata nello spazio
e nel tempo e viene elaborata a livello singolo e collettivo. La famiglia ha un ruolo centrale nella
trasmissione e acquisizione della cultura.
La cultura della famiglia è fondante: riguarda la relazione con gli altri e con se stessi, l’uso degli
oggetti, la relazione con le istituzioni, fino a comprendere ideali e credenze, civili e religiose. Essa è
informale perché agisce potentemente nella prima formazione dell’uomo. Si situa come interfaccia
con le altre agenzie educative. Le modalità e gli esiti dell’incontro tra queste culture determineranno
in modo significativo il percorso dei piccoli.
La famiglia deve diventare consapevole di possedere una cultura, che deve essere riconosciuta dalle
istituzioni politiche e sociali. L’elemento culturale più importante trasmesso dalla famiglia è il
principio di identità e autostima dei figli, non insito nella persona ma trasmesso. Alla base della
cultura vi è la cura di sé e degli altri, azioni che diventano modi di essere, strumenti di crescita e che
caratterizzano lo spazio umano in cui tale crescita avviene. La cultura della famiglia deve essere
riconosciuta per essere accolta dalle menti dei singoli e in ambito sociale distinta, identificata,
conosciuta, accettata, ritenuta vera.
Raccogliere
Sono importanti i modi con cui ottenere le narrazioni degli itinerari educativi dei genitori. Se vi è
disimmetria e senso di superiorità da parte di chi raccoglie le testimonianza la soggettività non può
esprimersi. Se il dialogo viene indirizzato verso problemi e difficoltà, verranno restituiti problemi e
difficoltà. La Metodologia è pedagogia volta alla ricerca di risorse e capacità, appellandosi
all’orgoglio e alla gioia di essere genitori. Gruppo di narrazione: modello di co-ricerca, in cui il
rapporto si imposta su un modello di cooperazione in cui ognuno viene messo nelle condizioni di
esprimere la narrazione con i propri strumenti culturali e capacità espressive.
Alla base di Pedagogia dei Genitori vi è il metodo storico culturale di Vygotskij. Ogni persona è
unica e speciale, e questa specificità si traduce in quello che racconta e in come racconta.
Partecipare ad un gruppo di narrazione è accogliere la persona così com’è, senza rinunciare a sé.
Prima vi è l’accoglienza, lo spazio e poi il confronto,ma la cosa più importante è il rispetto che non
vuol dire passività.
La caratteristica di base è l’umiltà, strumento fondamentale per la paritarietà della comunicazione,
che deriva dalla capacità di mettersi in discussione. Rispetto= lasciare ai genitori la conduzione
della narrazione, chiarire fin dall’inizio che essi esporranno solo quello vogliono che gli altri
sappiano.
La narrazione emerge all’interno di una relazione fondata sull’etica del riconoscimento e della
dignità reciproca. Filologia nei confronti delle narrazioni dei genitori: porli nelle migliori condizioni
per esprimere la loro cultura, e registrarla nel modo più corretto e completo possibile. Per
raccogliere queste testimonianze occorre esattezza e attenzione, cura. Le narrazioni dei genitori
sono intense ma fragili perché difficilmente la loro importanza viene riconosciuta.

Pubblicare
La Metodologia chiede ai genitori di esprimere il percorso dell’educazione da loro impartita
attraverso il linguaggio e la narrazione. Propone di rendere palese il processo dell’educazione
familiare tramite la pubblicazione di questi itinerari formativi.
Modi con cui i genitori comunicano la loro esperienza:
1. oralità, ognuno ha uno spazio e un uditorio e dà forma pubblica all’itinerario educativo
condotto col figlio. Ognuno può intervenire, così l’itinerario educativo diventa comunicabile
e riproducibile. Si fa esperienza degli altri e si crea un patrimonio culturale. Inoltre, bisogna
fare in modo che i genitori non si sentano isolati, riconoscano il comune impegno, formino
una rete costruita attraverso le testimonianza diventate patrimonio pubblico. Tale operazione
attribuisce dignità alle famiglie.
2. Scrittura, strumento di formalizzazione del sapere.
I genitori, dopo l’esposizione orale, infatti, devono mettere per iscritto gli itinerari educativi
compiuti assieme ai figli. La scrittura permette di fissare e rendere comunicabile nel tempo e nello
spazio l’impegno educativo. Permette di rendere evidente l’azione educativa, visibile, conoscibile
ad una cerchia sempre più allargata, costituire una rete di persone accomunate dalla condivisione di
quello che viene proposto. Inoltre, significa permettere al pubblico degli esperti e dei professionisti
di prendere in considerazione il pensiero dei genitori, mettendo le basi per il patto educativo. La
scrittura presuppone consapevolezza di sé e della propria azione, e significa attribuire significato
alla propria vita, dare compiutezza alla dignità umana. È un’azione a forte valenza formativa, ed è
un messaggio per i figli. Rivela l’intenzionalità dei genitori, il percorso progettato e realizzato con il
quale i figli sono diventati persone. La narrazione è lo strumento migliore, più diretto, contiene
l’impegno e l’amore di un genitore che un figlio non potrà mai dimenticare. Essa è anche un
messaggio che il genitore scrive a sé stesso, in cui ha la possibilità di chiarirsi e rivelarsi.

Diffondere
Tramite la diffusione delle narrazioni che contengono un messaggio educativo reale ed efficace si
crea coscienza individuale e pubblica. L’attività viene condotta a livello micro e macrosociale. La
costruzione di una nuova sensibilità educativa avviene tramite la coscientizzazione dei genitori e
formazione degli esperti che si occupano di rapporti umani. Grazie alla formazione ottenuta tramite
le narrazioni dei genitori, gli esperti portano nelle loro attività professionali una nuova
consapevolezza che si esprime nella richiesta e valorizzazione delle competenze e delle conoscenze
educative della famiglia. La prima diffusione della Metodologia avviene per comunicazione diretta,
coinvolgimento e convinzione personale e interpersonale, oppure tramite la formazione degli
esperti.
Lo strumento di diffusione è la rete elettronica Internet, con la creazione di siti che presentino i
principi essenziali di Pedagogia dei Genitori. Lo strumento principale per la diffuzione della
metodologia è l’edizione di testi che contengono le narrazioni dei genitori. Gli esperti di rapporti
umani hanno bisogno di queste pubblicazioni su cui riflettere, per rendersi conto della possibilità di
stringere alleanze coi genitori e il testo scritto permette di riflettere sulle frasi scritte dai genitori. La
loro comunicazione non è mai standardizzata, anonima, mantiene lo stile della relazione in cui si
trasmettono sentimenti ed emozioni. Ha un tono di persuasione in cui si cerca di trasmettere l’amore
per il figlio e la sua specificità. Inoltre, sono significativi i titoli delle narrazioniperchè comunicano
lo specifico del sapere genitoriale.
Raccogliere, pubblicare e diffondere le narrazioni degli itinerari educativi che i genitori compiono
con i loro figli è operazione volta alla ricerca di capacità, alla scoperta delle potenzialità. Ogni
itinerario educativo è prezioso. La lettura attenta e meditata degli itinerari educativi permette di
porre rimedio alla limitatezza dell’azione individuale, aiuta a sfuggire agli orizzonti ristretti e
virtuali sempre uguali, cui ci ha costretto la modernità. Le narrazioni degli itinerari offrono una
collezione di qualità e soluzioni proposte da altri genitori. Esse vengono utilizzate come testi di
riflessione all’interno delle formazioni pomosse dalla Metodologia. Sono testi formativi perché
esprimono sentimenti e valori funzionali alla professionalità degli esperti. Una lettura attenta
permette di individuare risorse là dove pregiudizi e luoghi comuni sottolineano manchevolezze e
problemi.

CAP.3- FORMARE I PROFESSIONISTI TRAMITE LA NARRAZIONE DEI GENITORI


Formazione e cambiamento culturale
La Metodologia parla di rapporti umani volendo sottolineare la soggettività e la relazione. In
quest’ambito rientrano tutti coloro che della relazione con l’uomo fanno la loro professione. La loro
mediazione permette la crescita dell’individuo a livello personale e sociale.
Informarsi: acquisire conoscenze, notizie oggettive, tecniche dall’esterno e farle proprie.
Formazione: sttenzione alla soggettività di chi apprende e rispetto per la sua storia. È un processo di
relazione al cui interno vi è la crescita del formatore e del formando in un rapporto di scambio e
reciprocità. La metodologia pedagogia dei genitori pone al centro della propria impostazione il
valore della formazione, l’importanza che ha per tutti coloro che si occupano di rapporti umani.
Essa propone come momento formativo la narrazione, che non è solo strumento per comunicare
informazioni, ma diventa efficace momento di formazione. I racconti delle situazioni concrete
infatti, hanno il potere di trasformare chi ascolta con la necessaria partecipazione. La cultura
divemta la vera natura del mondo umano, la forma autentica dell’esistenza dell’uomo. Uno dei modi
per esprimerla è la narrazione, che è anche modalità per mediare, comunicare in modo trasformativo
l’esperienza umana. Proporre oralmente o per iscritto la propria vita è assunzione di responsabilità e
mezzo di cambiamento e crescita.

Gli aspetti della formazione


La famiglia propone ai professionisti gli itinerari educativi compiuti coi figli all’interno di un
quadro epistemologicamente corretto. All’interno della narrazione genitoriale non viene indicato un
percorso standard, generico, quanto un’educazione concretamente attuata e vissuta. La narrazione
fatta dai genitori si distingue dall’opera letteraria per la sua specificità e partecipazione diretta, per il
punto di vista che rimane lo stesso. L’innovazione della Metodologia consiste nel porre al centro
della formazione degli esperti i genitori. Il linguaggio è lo strumento per trasformare la realtà da
qualcosa di dato, di passato, di informe, a una forma che si sviluppa. Chi si mette in gioco narrando
la propria esistenza, rimette in gioco le altre persone. Chi ascolta si mette in discussione, è nelle
condizioni di operare una trasformazione di sé, un cambiamento, perché le forme di vita narrate dai
genitori sono poste al suo servizio.
I genitori non vanno lasciati soli e la loro esposizione non va affidata al buon volere e alla
disponibilità di chi ascolta. Il loro sapere va identificato e formalizzato.

Formazione come impegno sociale


Tutti i genitori possono assumere il ruolo di formatori e ogni genitore è interlocutore valido. Ogni
genitore è esperto dei propri figli e l’oggettività e l’efficacia della sua esposizione deriva da
un’adesione diretta e un vissuto specifico. La partecipazione emotiva alla narrazione sottolinea
l’autenticità dell’intervento.
Essere genitori: partecipare in prima persona a una crescita, essere protagonisti di una dialettica
evolutiva che conduce ad una serie di traformazioni. Il loro compito è essere guida responsabile del
figlio: le loro scelte incidono profondamente nella crescita delle future generazioni. Nel delicato
percorso di crescita le loro decisioni incidono a livello sociale, non riguardano loro stessi ma i figli
e tutti coloro che incontreranno.
Gli itinerari educativi narrati dai genitori permettono di attribuire una storia al figlio, di inserirlo in
una situazione evolutiva, attribuiscono anche dimensione storica all’esposizione genitoriale. Il
genitore tramite la narrazione specifica il proprio intervento. Parlando del figlio, parla anche di sé
stesso, riconosce come la storia più generale abbia influito nelle sue scelte e rivede
prospetticamente l’educazione ricevuta.

Crecsere nella formazione


La narrazione in ambito formativo permette interventi di grande efficacia. I genitori propongono
loro stessi e le vicende di cui sono protagonisti. Il genitore si sente accettato e legittimato,
autorizzato a proporre la propria esperienza come strumento formativo degli esperti. Egli pone la
propria azione al servizio degli altri, narra la propria esperienza individuale, è esponente di una
struttura sociale, la famiglia, di cui viene riconosciuta la dignità. Inoltre, il genitore espone solo
quello che desidera che gli altri sappiano.
La narrazione è funzionale all’istituzione del patto educativo tra i genitori e i professionisti che si
occupano di rapporti umani. L’esposizione appartiene alla vita reale, situabile nello spazio e nel
tempo. Chi narra parla di situazioni specifiche, che coinvolgono chi ascolta, inducono a una
partecipazione emotiva. Gli episodi narrati dai genitori hanno spessore emotivo, cioè riguardano lo
sviluppo e la crescita, uno dei momenti più importanti e significativi per l’uomo e la sua vita.

I risultati della formazione: attenzione, rappresentazione, familiarità, affiliazione


Attenzione: il genitore viene posto in posizione di formatore e tutto è focalizzato sulla sua figura.
Ciò che cattura con maggior forza la concentrazione su di lui è il contenuto della sua esposizione.
l’attenzione è un risultato complesso che presuppone rigore, difficile da realizzare. I genitori danno
un senso alle loro storie e le organizzano. L’attenzione è quindi, riconoscimento implicito delle loro
abilità argomentative. Le impressioni ricevute dall’ascolto delle narrazioni si traformano
nell’attività dei professionisti in una pratica di maggior attenzione di fronte alle persone di cui si
occupano. Rappresentazione: la formazione prodotta dai genitori tramite la narrazione permette agli
esperti di ampliare il loro campo cognitivo con nuove alleanze e capacità. La rappresentazione è la
capacità di raffigurare dentro di noi le persone, presentarle a noi stessi, acquistarne un’immagine
più completa possibile. La capacità di rappresentazione si ottiene tramite la presentazione del figlio
con gli occhi dei genitori, uno degli strumenti della metodologia. Tramite il racconto si impara a
identificare le sfaccettature di una personalità prodotte dalla sua storia. Non è necessaria una
preparazione per permettere ai genitori la rappresentazione del figlio. Inoltre, la formazione degli
esperti secondo i principi di Pedagogia dei Genitori fornisce una miglior rappresentazione dei
soggetti che incontrano in ambito professionale. Apprendono dai genitori gli strumenti funzionali ad
una maggior personalizzazione. Familiarità: i genitori presentano in prima persona i percorsi
educativi compiuti con i figli, aprendo le porte del loro vissuto e ponendo le basi per una reciprocità
di rapporti. Si compone un itinerario formativo a spirale, con una crescita comune determinata dal
reciproco rispetto. La narrazione dei genitori è il fulcro del percorso, cioè un dono che procede dal
donatore a colui che lo riceve, che lo fa proprio senza impoverire chi lo propone. Viene proposto un
itinerario diventato parte della loro esistenza e della loro formazione. Dopo l’esposizione
dell’itinerario educativo dei genitori tutti sono diversi, cambiati, si è attuata una formazione.
Affiliazione: situazione che si crea spesso nelle professioni che si rifanno ai rapporti umani. È la
relazione che dura nel tempo e non si esaurisce nell’atto dovuto. Sono figure la cui relazione è
improntata alla genitorialità. Risultati di familiarità e affiliazione si realizzano anche tra colleghi.
Inoltre, nella formazione promossa dalla Metodologia la paritarietà dei rapporti si costruisce sulla
relazione determinata dalla comunicazione della narrazione dove potenzialmente tutti possiedono
un pezzetto della propria e altrui vita. L’affiliazione è uno dei risultati formativi della narrazione e la
genitorialità è un paradigma per le professionalità sanitarie.

Genitorialità formativa
I genitori presentano il loro itinerario educativo, tramite un racconto soggettivo, informale, espresso
in linguaggio quotidiano. L’effetto è di spiazzamento, di dissonanza cognitiva, perché i tecnici si
trovano di fronte ad una concatenazione di eventi specifici espressi in termini colloquiali, ma
permette loro di percepirli nella loro realtà. La narrazione dei genitori ha il valore di creare un
linguaggio comune per costruire una base su cui edificare un patto educativo/terapeutico.
La nascita di un figlio è una svolta nella vita dei genitori, che da quel momento cambiano modo di
pensare. La narrazione dei genitori, che sia un’esposizione diretta o scritta, permette di verificare i
valori concreti in azione, di valutarne l’applicazione e le conseguenze, di oggettivizzare il percorso
genitoriale con risultati di maggior rispetto e considerazione per l’azione familiare.

CAP.4- LA METODOLOGIA PEDAGOGIA DEI GENITORI E LE SFIDE


DELL’EDUCAZIONE
Nuovi orizzonti per la famiglia
Gli strumenti che permettono al bambino di crescere sono funzionali allo sviluppo comunitario.
La famiglia è l’organizzazione maggiormente interessata a sviluppare l’insieme delle reti e delle
norme di reciprocità e fiducia, va messa in grado di riflettere su sé stessa e proporre in modo
coerente indicazioni sulle politiche che la riguardano.

Punti di riferimento
La velocità del sistema attuale di comunicazione produce il predominio della reazione diretta e
immediata, il prevalere delle emozioni. La famiglia è ambito dei sentimenti e delle emozioni, centro
nel quale nascono, si sviluppano, e si guidano. Inoltre, essa permette di organizzarle, sperimentarle
e analizzarle. La narrazione è legata al sapere delle emozioni, le esplicita, ne va alla radice, ne
esplora l’evoluzione, le chiarisce in un processo di analisi che ne individua la razionalità. Le
emozioni diventano quindi motivo di crescita collettiva in chi narra e in chi ascolta.
L’educazione ha bisogno di stabilità, durata e continuità, non di sfiducia e sospetto. La genitorialità
non viene riconosciuta nelle sue caratteristiche di positività, non viene valorizzata e a livello sociale
si crea proprio una cultura di sfiducia e del sospetto.
Vi è una forte pressione sociale sulla famiglia. Infatti, l’obiettivo sembra essere quello
dell’omologazione e del prevalere sugli altri. La tendenza a considerae il figlio un essere unico,
funzionale alla crescita identitaria, viene strumentalizzata e dirottata verso il narcisismo
dell’esteriorità. Anche le abilità e il sapere diventano merce. Riattribuire dignità alla famiglia le
permette di appropriarsi della propria identità e funzione sociale, riprendendo in pugno le proprie
esigenze. La famiglia riassume la propria dignità di agenzia formativa che ha in sé, negli altri
partners educativi e nella società le ragioni del proprio agire e identifica nella crescita sana e
autentica del figlio il motivo della propria esistenza. La famiglia deve quindi, proclamare la sua
cultura, alleandosi con la scuola e con l’ente locale, che promuove l’educazione familiare
all’interno della società come capitale sociale e cittadinanza attiva.

Attivare reti educative


La perdita di identità dovuta all’attuale situazione sociale propone compiti sempre più pesanti per
l’educazione familiare. Infatti, la famiglia è sempre più isolata nella sua funzione formativa,
mancano punti di riferimento collettivi che diano senso e sostegno all’azione dei genitori. Devono
impostare un’educazione senza condivisione e la soluzione sembra essere affidata alla casualità o ai
manuali teorici. La crisi della famiglia patriarcale e della comunità di villaggio lascia soli e isolati i
genitori, ma crea nuove condizioni in cui è possibile elaborare, in modo flessibile, scelte diverse per
problemi diversi. Nei Gruppi di narrazione viene offerto alle famiglie uno spazio in cui fare il punto
del loro percorso genitoriale, narrando gli itinerari educativi compiuti coi figli. I racconti dei
percorsi educativi formano quindi, un bacino di esperienza cui ciascuno può attingere, arricchendosi
delle scelte altrui.
La genitorialità è legata alla situazione sociale.la precarizzazione mina l’educazione familiare
perché abbassa il livello di consapevolezza personale, toglie attenzione all’attività formativa
dirottandola verso la ricerca di risorse materiali, toglie energie e tempo alla formazione proposta dai
genitori. Uno degli scopi della metodologia è valorizzare le competenze e le conoscenze della
famiglia, attribuendo senso sociale ai loro interventi, creando reti di genitorialità diffusa. La
partecipazione ai Gruppi di narrazione richiama la necessità di prendere tempo per riflettere sulla
propria genitorialità e costruire insieme agli altri genitori itinerari educativi dotati di senso. Gli
incontri sono continui, pubblici e avvengono in scuole o associazioni e permettono di creare un
tessuto sociale al cui interno si elaborano micro politiche familiari.
L’adulto non è più autore delle proprie scelte e della propria vita, perde l’autorevolezza necessaria
per essere guida per gli altri. Il modello umano odierno porta ad occuparsi di cose e non di persone,
a non proporre limiti o confini a sé e agli altri. All’infantilizzazione degli adulti corrisponde la
progressiva adultizzazione dei minori. La società identifica nei bambini futuri consumatori, e
l’adulto di riferimento diventa bersaglio di continue richieste. Inoltre, anche la digitalizzazione
cambia la relazione tra adulto e bambino.

La famiglia nell’epoca della comunicazione


Il comunicare diventa orizzontale, pura sovrapposizione di esperienze mediatiche, senza
rielaborazione culturale. La famiglia, in alleanza con la scuola serve per regolamentare l’accesso
all’informazione in una comune responsabilità educativa.
È necessaria più di prima la mediazione dell’adulto, la sua presenza affettiva. La famiglia deve
assumere consapevolezza della sua fondamentale importanza e insostituibilità educativa→ presa di
coscienza: riassumere la dignità delle proprie competenze e conoscenze sul figlio e il legame
profondo creato dalla genitorialità. Slow education: educazione dolce che si contrappone alla fast
education della tecnologia dei computer e di Internet→ necessità di valorizzare l’ambito genitoriale
in grado di coniugare innovazione e tradizione sulla specificità del filio e attribuirgli quel senso di
sicurezza che deriva dal sentirsi amato e riconosciuto.
In questi ultimi decenni si è sviluppato a dismisura un ambiente virtuale sempre più pervasivo
all’interno del quale crescono i figli. È una realtà costruita altrove che non tiene conto delle
esigenze delle persone e della formazione dell’uomo. È un nuovo territorio che la famiglia si trova a
governare senza che nessuno l’abbia preparata. Esiste e non può essere esorcizzata. La soluzione è
all’interno della famiglia, nelle sue risorse di cui deve prendere coscienza. Infatti, le relazioni
familiari hanno l’evidenza e la concretezza della fisicità degli incontri, della contiguità spazio
temporale, della specificità dei rapporti, della consapevolezza che in quell’ambito abbiamo le radici
e si gioca parte della nostra formazione. Ogni giorno, tramite i genitori l’individuo riceve il
riconoscimento della sua identità in modo diretto e tangibile. Se la famiglia è consapevole delle sue
potenzialità, la realtà virtuale può essere affrontata. Le istituzioni non devono lasciare soli i genitori
in questo loro compito.
Etica della quotidianità
la mancanza di responsabilità civile, la rinuncia ad una funzione formativa dei media è una delle
tante cause della diffusione di un senso di sfiducia nell’educazione ai valori. Le parole devono
riacquistare il loro vero valore, essere adeguate all’oggettività rispecchiandola il più fedelmente
possibile. L’autorevolezza dell’educazione non si ottiene con la forza o la tradizione, ma nella
coerenza. I fatti devono adeguarsi alle parole.

Motivi di speranza
E’ in corso una trasformazione della famiglia, dovuta anche alla crisi economica, che forse segna un
superamento del modello individualista e consumista. La famiglia si rivela risorsa sicura e stabile, e
le convivenze, anche se forzate, portano a nuove solidarietà.

Famiglia e sviluppo sociale


Diventare genitori è una scelta di vita che trasforma le persone→ attenzione con cui il figlio è
seguito nei vari stadi di crescita e nei rapporti tra famiglia e scuola e sanità. Inoltre, le necessità del
lavoro convincono i genitori ad affidare ai nidi i figli ancora piccoli. La presa di coscienza dei
genitori porta alla necessità di rapporti paritari con medici e insegnanti, a scelte condivise in luogo
di un consenso e di un’adesione spesso solo formali.
La genitorialità nelle nuove famiglie è aumentata in qualità, perché i genitori sono più efficaci, con
relazioni paritarie, decisioni condivise e sostegno reciproco. Si creano forme di collaborazione
intergenerazionale che permettono di ammortizzare l’impatto con una realtà sociale difficile da
affrontare che offre spazi di analisi, di ripensamento e di sperimentazione. La famiglia ha la
funzione sociale di equilibrio tra cambiamento e continuità nel tempo. Essa è il contesto di
negoziazione tra mobilità e stabilità, tra identità e integrazione in modi che permettono la continua
ristrutturazione della società.
l’attività della famiglia è la mediazione, funzionale alla formazione della persona. Attualmente la
socializzazione del bimbo con i coetanei non è più autonoma, ma si realizza tramite la mediazione
dei genitori.
Una famiglia è soggetto attivo in continua trasformazione, con il ristrutturarsi e pluralizzarsi delle
relazioni.

Resistere alle derive epocali


La famiglia fatica a seguire materialmente il figlio nell’arco della giornata e deve appoggiarsi alla
scuola o alla prossimità dei nonni. Le conseguenze sono la denatalità e il mutamento dei modelli di
formazione delle famiglie nella direzione di convivenze prematrimoniali o unioni libere, aumenta il
numero dei figli nati fuori dal matrimonio e crescono separazioni e divorzi→ nuove famiglie
(single, famiglie monogenitoriali, famiglie ricostituite o unioni di fatto).
Vi è la creazione di un modello di bimbo sempre più uguale nell’esteriorità all’adulto, nella moda e
nei comportamenti, senza averne esperienza e maturità. Coloro che credono che i bimbi dovrebbero
essere trattati come piccoli adulti alterano la concezione dell’infanzia e potenzialmente negano
l’educazione.
Patologizzazione della normalità: promossa da chi induce bisogni per piazzare merci. l’effetto è
attribuire sempre maggiori spazi del comportamento alle patologie, creando una cultura del sospetto
e della medicalizzazione.

Nuove solidarietà
La caratteristica principale della famiglia è la relazionalità, che si trasforma in solidarietà intra ed
interfamiliare per superare eventuali difficoltà. La caratteristica della nuova relazionalità familiare è
di essere rilevante come fonte di risorse umane e di venir riconosciuta come luogo di affetti
all’interno del quale si rimane o si ritorna.
I grandi flussi migratori, che mettono a contatto culture diverse, sono un’occasione per scuola e
famiglia che permettono di arricchire e rinnovare strumenti e metodi educativi e di riconoscere
attraverso il confronto con gli altri i propri modi di allevare i figli. Sono quindi necessarie occasioni
di confronto interculturali e interetniche che permettano uno scambio e una ricerca condivisa. I
gruppi di narrazione costituiscono possibilità di trasmettere valori culturali nella specificità della
narrazione dell’esperienza.
I bimbi, in particolare se prematuri o deprivati, tendono a una crescita migliore dal punto di vista
cognitivo, emotivo e fisico se crescono in ambito di educazione allargata, in famiglie che hanno una
vasta relazionalità.

CAP.5- GRUPPO DI NARRAZIONE


Esso è lo strumento della Metodologia pedagogia dei genitori, con l’obiettivo di coscientizzare i
genitori, valorizzare e raccogliere le narrazioni degli itinerari educativi compiuti coi figli.
Partecipano i genitori e tutti coloro che sono interessati alla Metodologia, portando la propria
esperienza di come educano o di come sono stati educati. Ogni partecipante narra solo quello che
vuole che gli altri sappiano, partendo dalla propria esperienza senza schemi prefissati. Si narrano
situazioni vissute e sperimentate. Il Gruppo di narrazione si attua a livello territoriale e non vi sono
conduttori o esperti, ma alcuni partecipanti si assumono la responsabilità del buon funzionamento.
Il Gruppo di narrazione permette ai partecipanti di acquisire consapevolezza delle proprie
competenze educative. Le narrazioni hanno valore sociale.

Una crescita collettiva


Il Gruppo di narrazione si fonda sulla quotidianità e sulla positività: non si parte dai problemi, ma
dall’orgoglio e della gioia di essere genitori. La base comune è la crescita dei figli. La narrazione
delle scelte e delle esperienze ha valore educativo per chi le ha compiute e per gli altri. Esso è
aperto alla partecipazione di tutti e funzionale all’uso sociale della narrazione. Il Gruppo si inserisce
in una dimensione sociale che ha lo scopo di creare un tessuto solidale e consapevole, stimolando i
professionisti a stipulare alleanze paritarie con le famiglie.

Gruppo di narrazione, attività a carattere pedagogico


Dinamica della narrazione: ogni genitore all’inizio presenta oralmente o per iscritto il proprio figlio,
nelle riunioni seguenti racconta anche le scelte fatte in base agli argomenti individuati
collettivamente. La narrazione permette di esprimere consapevolmente il proprio percorso umano,
in cui ognuno narra quanto conosce. Tutti ascoltano con interesse, senza interrompere né
interpretare, con rispetto. Vi è reciprocità, che garantisce un rapporto paritario.
Il Gruppo di narrazione determina un ambito dove il racconto degli itinerari educativi compiuti coi
figli crea una situazione di fiducia in cui dissipare timori e condividere progetti.

Le dinamiche del Gruppo di narrazione


I partecipanti siedono in circolo, segno della pari dignità di ciascuno e l’atmosfera è serena. Ognuno
parla a turno e ha diritto a tutto lo spazio che ritiene opportuno. Si inizia da una persona e poi si
continua, seguendo la disposizione dei posti. Ognuno si sente protagonista, e anche gli esperti
presenti partecipano sullo stesso piano e alle stesse dinamiche degli altri presenti.
Si testimonia iniziando dalla propria vita e dalla dimensione pedagogica dell’ottimismo. l’obiettivo
è rimettere in campo attraverso le narrazioni pedagogie fondanti l’educazione come quella della
fiducia e della speranza.
La logica della condivisione e dell’empatia caratterizza il Gruppo di narrazione. Le narrazioni
dterminano maggiore attenzione e inducono un senso di affiliazione e familiarità in chi ascolta e in
chi narra. Ognuno offre una parte di sé, della propria storia, si esponde agli altri dando loro fiducia.
È un’azione che propone la reciprocità. Al centro del Gruppo di narrazione vi sono i figli.
Dopo la presentazione dei figli, le riunioni continuano con argomenti scelti collettivamente, sui
quali ognuno interviene rispettando le regole e le modalità previste. Periodicamente uno spazio è
dedicato alla verifica e alla riflessione sull’andamento del gruppo. I temi scelti permettono a
ciascuno di narrare la propria esperienza in termini costruttivi.
Gruppo di narrazione come impegno civile
La famiglia è l’unità di base, dotata di conoscenze e competenze al pari delle altre agenzie
educative, con cui può stipulare un patto educativo. Diffondere educazione tramite le narrazioni dei
genitori permette di stringere legami fondati su responsabilità comuni.
Gruppi di Narrazione sono strumento di alleanza educativa tra scuola e famiglia; sono occasione di
collegamento, in cui i docenti partecipano come genitori o come figli e non sono più i soli
responsabili di una situazione educativa. Grazie alle narrazioni dei percorsi di crescita e alla
presentazione dei figli si crea una situazione di necessario collegamento. Le presentazioni sono
strumento di delega educativa al gruppo, ed è un modo per ovviare alla solitudine delle famiglie. Le
riunioni continuano su temi decisi insieme, ogni genitore narra le proprie scelte contribuendo ad
arricchire le soluzioni educative degli altri→ rete intergenitoriale. Queste riunioni hanno un forte
impatto educativo ed emotivo.
I Gruppi di narrazione nascono dall’esperienza delle famiglie con figli in situazione di handicap. In
questi gruppi si completa il processo di integrazione di cui non possono essere attori solo compagni
ed insegnanti, ma i genitori sono una componente ineludibile. Inoltre, nasce una maggior
motivazione a stare assieme, a proseguire un viaggio educativo che non finirà e avrà sempre
bisogno del sostegno di tutti.

CAP.6-CON I NOSTRI OCCHI


Strumento della Metodologia Pedagogia dei Genitori è la presentazione del figlio scritta dalla
famiglia. Lo scopo è la condivisione della conoscenza del figlio e dei compagni di classe, in modo
da costruire genitorialità diffusa. I genitori espongono il figlio cn il linguaggio della quotidianità.
“con i nostri occhi” è utile per la continuità del passaggio da un ordine di scuola all’altro. La
presentazione fornisce ai docenti, ai compagni, alle altre famiglie e agli esperti i mezzi per
interagire con la bimba o il bimbo in difficoltà.

Integrare nella normalità


La famiglia è da sempre in prima linea per la realizzazione dell’integrazione scolastica e sociale dei
figli.
L’integrazione è fatta anche di atti formali che ne scandiscono la realizzazione. Inoltre, le lotte e la
consapevolezza dovrebbero consolidare nelle leggi il rispetto per la persona e i suoi diritti.
La persona con disabilità spesso viene definita per ciò che non è o non ha. Ma l’insegnante
interviene sugli elementi positivi, non edifica sulle negatività. Sottolineare gli aspetti efficienti di
una persona permette di recuperare anche là dove vi sono problemi. La legge quadro per l’handicap
ribadisce l’importanza dei genitori nel percorso dell’integrazione.

Gli occhi dei genitori


La Metodologia Pedagogia dei Genitori propone di affiancare alla diagnosi la presentazione del
figlio. A queste si affianca la relazione osservativa della scuola.
L’Italia è avvantaggiata poiché la sua legislazione, unica nel mondo, prevede l’obbligo
dell’adempimento scolastico per tutti, qualsiasi sia la tipologia e la gravità dell’handicap. La
validità della Metodologia Pedagogia dei Genitori è stata riconosciuta dalla Comunità europea, ed è
stato elaborato un modello di presentazione dei figli diversabili chiamato “con i nostri occhi”.

CAP.7-ORIENTAMENTO COME EDUCAZIONE ALLA SCELTA


L’orientamento è attività necessaria e delicata in un periodo in cui le certezze vengono meno;
riguarda la struttura scolastica e tutto il curriculum; è educazione permanente, che si prolunga
durante il corso della vita. È azione in grado di potenziare la singola persona e la classe, rafforzando
capacità e autostima. L’orientamento si inserisce in un vasto quadro dove vivono le aspirazioni
dell’allievo, i suoi rapporti dentro e fuori la scuola, la chiarezza che ha degli indirizzi di studio e del
mondo del lavoro e le condizioni e aspirazioni della famiglia. Il nuovo modello di orientamento è
funzionale al rafforzamento della personalità del singolo che impara a conoscere le proprie capacità
e diventa in grado di promuoverle. Esso si collega alla formazione della personalità ed è affidato
alle persone più legate alla crescita del soggetto.

Genitorialità ed educazione alla scelta


L’orientamento fatto dai genitori come educazione alla scelta permette di chiarire i rapporti
intergenerazionali, viene riscoperto il valore formativo dell’esperienza e il rapporto con le
generazioni.
I genitori intervengono, raccontando la loro esperienza e le scelte che hanno compiuto. Gli allievi
ascoltano il percorso dei genitori nella scuola e nel lavoro. Emergono situazioni vissute, in cui
l’umanità dell’adulto è messa al servizio della crescita dei giovani. I ragazzi si sentono valorizzati
perché si dà loro fiducia nel progettare un futuro possibile.

Per un orientamento ‘sistemico’


Il passaggio da un ordine di scuola all’altro è spesso vissuto in modo problematico dalle famiglie e
la loro ansia può coinvolgere i figli.
I giovani vivono in un periodo in cui sembra che la classe lavoratrice non esista più. Le narrazioni
dei genitori onorano il lavoro, raccontando anche sofferenze e frustrazioni ma questo deve entrare
nella formazione dei giovani.

Orientamento e disabilità ha
L’orientamento per i disabili viene spesso considerato un’attività a parte, da delegare a esperti. Esso
deve essere condotto sulle stesse linee di quello dei compagni, tenendo conto delle loro difficoltà,
ma non incentrandolo su queste, poiché si rischia di fondare sui problemi, non sulle potenzialità e i
problemi.

CAP.8-LA LEGALITA’ INIZIA IN FAMIGLIA, CONTINUA NELLA SCUOLA, SI


ESTENDE NELLA SOCIETA’
Questo è uno strumento appartenente alla Metodologia Pedagogia dei Genitori, ha lo scopo di ridare
dignità all’azione educativa della famiglia, costruire reti di genitorialità collettiva, riproporre
autorevolezza ai genitori basata sulla presa di coscienza delle loro capacità, tramite la narrazione
degli itinerari educativi compiuti coi figli. Promuove la formazione delle giovani generazioni
tramite la co-educazione che coinvolge scuola, famiglia ed enti locali.

Educazione e regole oggi


Le regole della convivenza civile acquistano senso se la comunità è in grado di esprimere uno
sfondo formativo, sostenuto da una rete educativa. Alla base vi è l’educazione familiare di cui
occorre riconoscere la dignità. La Metodologia diffonde e valorizza il sapere della famiglia, tramite
azioni concrete, in collegamento con le altre agenzie educative: scuola, famiglia ed ente locale. Le
competenze e le abilità della famiglia si esprimono in percorsi educativi che comunicano la
pedagogia della speranza, della fiducia, dell’identità, della responsabilità e della crescita, valori in
atto che possono essere trasmessi.
La scuola diventa luogo in cui l’educazione dei genitori si incontra con quella dei docenti, ponendo
le basi per il futuro cittadino. Viene riconosciuta alla famiglia la dignità di sistema che agisce nel
sociale, si affianca alla scuola e allo stato per formare il futuro cittadino, realizzando la funzione
civile dell’educazione familiare.
Lo strumento “la legalità inizia in famiglia...” inizia il proprio cammino nella scuola con la
presentazione della Metodologia come formazione. Si realizza un gruppo di narrazione, in cui
assieme alle famiglie i docenti espongono i loro itinerari educativi. I partecipanti si riconoscono
come educatori e acquistano autorevolezza. Nelle successive riunioni ogni genitore espone le regole
che adotta con i figli. La condivisione porta le famiglie alla definizione di norme comuni.
L’educazione non è data una volta per tutte, deve essere continuamente adattata, rinsaldata tramite il
confronto, con i docenti, i figli e la società.
Le risorse educative di famiglia, scuola e società
Patto educativo di corresponsabilità: ha valore giuridico, che diventa corresponsabilità reale in una
dignità condivisa da famiglia, scuola e società.
I genitori hanno l’opportunità di scrivere in forma discorsiva e narrativa le regole che propongono
ai figli. I ragazzi a loro volta riflettono sulle regole, espongono le loro considerazioni per iscritto.
Successivamente, vi è il confronto tra i protagonisti, gli allievi presentano alle famiglie un
qeusetionario in cui l’argomento viene approfondito, chiedendo ai genitori una visione storico
evolutiva delle regole. Le risposte sono semplici e chiare, riflettono un clima franco e diretto→
consapevolezza dell’importanza di regole precise e sicure e chiarezza che è necessario un dialogo
che dia una ragione e una sistemazione a quello che viene proposto.
La Metodologia sollecita l’ente locale a riprendere la sua funzione educativa sostenendo i genitori
nella loro azione quotidiana. Si crea un continuum tra l’intervento educativo di scuola, famiglia e
società. Si crea la possibilità di rendere tutti i cittadini impegnati nella formazione delle nuove
generazioni, promuovendo iniziative in cui viene sottolineato come la continuità educativa sia
fondamentale per le giovani generazioni.

CAP.9-ACCOGLIENZA E CONTINUITA’
Essa è funzionale al patto educativo scuola/famiglia, fondato sulla valorizzazione delle competenze
e delle conoscenze dei genitori e mirato all'obiettivo comune: l'educazione del figlio alunno. La
scuola, quando accoglie i nuovi allievi, chiede ai genitori di presentare il figlio per acquisire le
coordinate storico culturali dello sviluppo avvenuto nello spazio famiglia. Si apre quindi una
collaborazione che dura nell'arco degli anni e assume particolare importanza nel passaggio di un
ordine di scuola all'altro. I docenti seguono gli allievi per un periodo limitato di tempo, mentre i
genitori hanno una prospettiva educativa basata Sull'arco di vita.
I genitori aggiornano la presentazione del figlio, che viene allegata ai documenti ufficiali funzionali
al passaggio di un ordine di scuola all'altro.

Costruire convergenze tra scuola e famiglia


Bisogna realizzare un'alleanza tra scuola e famiglia, in cui difficoltà e problemi sono occasione per
un collegamento stretto che legittimi la loro azione. Il Patto educativo è necessario perché i genitori
conoscono il loro figlio nella sua specificità ed evoluzione, i docenti hanno competenze didattiche
disciplinari e sull'intera classe.
Si mettono le basi per la costruzione di una comunità educante, e si allarga l'orizzonte educativo a
una visione sistemica basata sulla dinamica scuola famiglia. L'educazione riprende la sua centralità,
senza conflitti, perché tutti sono coinvolti nella comune funzione formativa. Vi è un processo di
mutua educazione, in cui ciascuno si sente arricchito dalle varie soluzioni e confortato dall'avvertire
che tutti sono partecipi delle stesse problematiche. Il senso di comunità viene accentuato dalla
specificità delle narrazioni. Questi momenti introducono una dimensione emotiva che rende più
efficace l'assemblea, cementa i rapporti tra le persone.
Le vicende familiari influiscono sui risultati scolastici. Si deve stabilire un rapporto di reciproca
fiducia basata sulla comune genitorialità. La fiducia genera comprensione, non è solo sostegno, ma
cooperazione consapevole che parte dalla complementarità dei ruoli educativi.

Armonizzare i ruoli educativi


Nell'accoglienza, l'educazione è centrale e lo spazio formativo scelto è quello familiare. I genitori
promuovono la specificità del figlio, facendo un ritratto a tutto tondo. Inoltre, viene offerta la
possibilità di conoscere l'origine dei comportamenti del figlio alunno, la sua evoluzione. I genitori
diventano interlocutori preziosi dei docenti, inizia una dinamica di l'educazione scuola famiglia.
Una nuova sensibilità ritiene necessaria la continuità tra sfera familiare e scolastica. L'adulto deve
avere un atteggiamento fermo e responsabile, ma anche un'apertura verso il minore, la disponibilità
a compiere insieme un cammino non sono cognitivo.
I confini della relazione educativa si ampliano, non è più solo un rapporto basato sulla trasmissione
del sapere. Il clima educativo della scuola si collega a quello della famiglia, non vi è solo uno
scambio di informazioni ma una condivisione educativa, che porta a un sostegno attivo e
consapevole. Non vi è rivalità ma coesione che crea serenità.
Nel Gruppo di narrazione, assieme alle famiglie sono presenti i docenti della classe, e ciò permette
di realizzare l'effetto comunità, in cui i docenti possono sentirsi più uniti.

Genitorialità diffusa
La mancanza di educazione collettiva influisce pesantemente sulle funzioni di scuola e famiglia,
sempre più isolate nel loro compito formativo. Presentare il proprio figlio all'inizio dell'anno, ai
docenti ma anche agli altri genitori, significa iniziare un itinerario verso la condivisione dei compiti
educativi e giungere ad una delega estesa agli altri genitori.

Dall’accoglienza alla continuità


Creare ponti tra diverse situazioni scolastiche favorisce il collegamento tra i vari ambienti e climi
educativi, in modo che i gradi e gli ordini scolastici precedenti presentino gli allievi alle istituzionidi
riferimento.

CAP.10- COMUNICAZIONE VISIVA


È strumento della Metodologia Pedagogia dei genitori. Viene utilizzato il mezzo comunicativo
audiovisivo, immediato e comprensibile da tutti. I prodotti visivi trasmettono la serenità e la
positività dell'educazione genitoriali senza sfruttare l'emotività che caratterizza la comunicazione
visiva.

Metodologia pedagogia dei genitori e comunicazione sociale


Essa ha l'obiettivo di riconoscere nei genitori i cittadini che, nell'educazione è nella crescita dei
figli, collaborano con le pubbliche istituzioni per la cura di interessi collettivi. Grazie alla
documentazione le competenze e le conoscenze educative dei genitori diventano patrimonio
culturale collettivo. Prevale nei media l'immagine di genitori deboli, depressi, incapaci di educare,
che imparano da esperti o da testi teorici. I mezzi di comunicazione di massa, che hanno diffuso
questo messaggio, devono iniziare a dare un'immagine corretta e positiva della famiglia.
I media quindi, contribuiscono a ricostruire il senso di responsabilità collettiva nei confronti di chi
ha il compito di far crescere le giovani generazioni. Vi è quindi, la formazione degli esperti fatta dai
genitori-> pubblicazioni che raccolgono le narrazioni degli itinerari educativi compiuti dai genitori
coi figli. La rielaborazione visiva permette di trasmettere con evidenza la genitorialità,
comunicando empatia e condivisione.

Comunicare genitorialità:tipologie e generi


Elaborato in modo efficace il video restituisce a chi è stato protagonista il senso della sua attività e
genera nella collettività senso di appartenenza.
I video di Pedagogia dei genitori completano e valorizzano l'intervento diretto della famiglia e il
relativo quadro epistemologico.
Pedagogia dei genitori può essere presentata attraverso il riadattamento degli itinerari educativi che
diventano spunti per costruire brevi episodi comunicati visivamente.
La Metodologia può essere espressa con le modalità e gli strumenti della produzione
cinematografica.
Molti video non riportano solo il testo definitivo, ma anche il relativo backstage, in cui viene
restituito al cittadino il suo sguardo al di là di quello che gli autori vogliono far vedere.
I prodotti visivi realizzati secondo la metodologia contribuiscono alla formazione dei professionisti
che si occupano di rapporti umani.