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Il dialogo intergenerazionale come prassi educativa (Gecchele)

CAP. 1 Dall’idea al progetto


1. Ambiente socio-culturale
Nel comune di San Pietro di Faletto a Treviso dal 1912 si trova l’asilo infantile poi scuola materna facente
riferimento alla parrocchia di S. Maria. Negli anni ’90 si sentiva l’esigenza di rifare l’edificio dalle
fondamenta, doveva quindi essere presentato un progetto innovativo alla regione Veneto al fine di chiedere
un finanziamento.
Diverse circostanze contribuirono all’esito positivo:
1. La legge regionale del 23 aprile 1990 n.32 volta a “promuovere e sostenere servizi innovativi per
l’infanzia” e definiva il centro dell’infanzia una tipologia di scuola in cui nido e infanzia si integravano
in maniera da garantire la continuità .
2. Si fece strada l’idea di valorizzare il centro residenziale. In quel periodo si stava radicando l’idea che
tutta la vita è scuola e si può crescere sempre.
Nel 1993 la scuola materna aveva dato vita alla prima forma i cooperazione con alcune signore
“nonne”, avviando diverse attività laboratoriali.
Venne elaborato un progetto psico-pedagogico incentrato sull’interazione bimbi-anziani e territorio: “
Centro infanzia ‘Girotondo delle età’- progetto psicopedagogico e note sul piano finanziario dell’opera e della
gestione”.

2. Il progetto psicopedagogico
A inizio progetto premessa in cui sono delineati i cambiamenti socio-famigliari, l’importanza delle relazioni
umane e l’opportunità di dialogo tra generazioni.
1. Il cambiamento socio-famigliare.
I cambiamenti sociali si riflettono sulla organizzazione famigliare.
La famiglia tradizionale era intesa come “famiglia contadina” con diverse figure di riferimento quali
nonni, zii, cugini, genitori. Ora di parla più di famiglia nucleare: padre, madre e eventualmente i figli.
Negli ultimi anni c’è stato un abbassamento fecondità , il 19% famiglie non ha figli, molto spesso
hanno un figlio unico.
Inoltre molte persone vivono sole, la solitudine fisica colpisce soprattutto gli anziani, e può diventare
isolamento, ciò non cambia nella casa di riposo perché è un luogo in cui è difficile far nascere
relazioni. Questi cambiamenti si riflettono sulla crescita dei bambini perché hanno meno figure di
riferimento e le ricercano in compagni e amici, ma non c’è lo stesso affetto che con un parente.
2. L’importanza delle relazioni umane.
Punti di riferimento per bimbo e sostegno per anziano.
Diverse ricerche sottolineano che per gli anziani le relazioni, in particolare famigliari sono più
importanti di altre perché fonte di benessere psicofisico o di frustrazione o regressione. In alcune
indagini è emersa una correlazione tra la comparsa di malattie e la mancanza di relazioni.
Uomo è essere in rapporto, una rete, realtà con due facce, individuale e relazionale in tre dimensioni:
con la natura, con uomini, con propria realtà psicosomatica.
- Dalla parte dell’anziano: la società sembra avere tutte le caratteristiche per emarginare gli anziani,
promuove bellezza, forza e svaluta saggezza ed esperienza. Altre generazioni hanno immagine di
anziani come inutili, peso, passivi, immagini nate da stereotipi che portano a discriminazione. Al fine
di cancellare questi pensieri è utile un’educazione alla vicinanza e al rispetto fin da piccoli.
Nel progetto si fa riferimento all’Assemblea mondiale sull’invecchiamento, in cui l’Italia ribadiva
l’importanza di conoscere la terza età e per questo era necessaria un’educazione e che bimbi e
ragazzi vivessero con anziani.
Si fa poi riferimento a iniziative dell’Unione Europea che nel 1993 ha proclamato l’anno Europe delle
persone anziane e della solidarietà tra generazioni. In questi anni sono cresciute ricerche
sull’importanza dei nonni e di come essi si sentano ringiovaniti dalla vicinanza ai nipoti.
- Dalla parte del bambino: i rapporti costruiti in prima infanzia diventano poi guide per gli anni
successivi, formano la personalità e il carattere. Rapporto con gli anziani è anche importante
perché essi lasciano lo spazio da protagonista al bimbo e questo aiuta loro a sviluppare la
fantasia.
3. Caratteristiche del Centro Infanzia

4. Il percorso educativo
Obiettivi
Programmazione educativa per definire obiettivi, scelte e contenuti esperienze, metodologie e strategie di
insegnamento.
Compito CI è rafforzamento identità personale dei bimbi su 3 profili:
1. Corporeo
2. Intellettuale
3. Psicodinamico
Ciò avviene con vita relazionale sempre più aperta e affinamento potenzialità cognitive.
Bisogna promuovere quindi autonomia , curiosità , controllo emozioni e sentimenti, sensibilità ed empatia,
stima di sé, bisogna quindi portare i bimbi a sviluppare positivamente la loro identità .
Conquista di autonomia (si articola in capacità orientarsi e compiere scelte autonome in contesti diversi,
libertà pensiero, rispetto sé e altri, curiosità apertura a scoperta…) e maturazione identità collegate.
CI inoltre stimola riduzione e interpretazione testi e situazioni attraverso diversi strumenti linguistici e
capacità rappresentative.
Obbiettivo primario educazione è mantenere il bimbo in condizioni migliori per potersi esprimere con le
proprie competenze personali, così il CI realizza spazi per socializzazione, crescita emotivo cognitiva,
adeguati a varie fasi e ritmi di sviluppo.
Capacità primaria educatore è di decodifica dei segnali e codici di comportamento e dei diversi linguaggi
bimbi, quindi molto importante l’osservazione per l’analisi e la rilevazione di problemi e per la valutazione.
Seguendo gli orientamenti de 1991
Orientamenti delle attività nelle scuole materne del ’91 : “attuare progetti in cui educazione sia espressione
della partecipazione delle famiglie e animazione della comunità”, questo è anche ciò che propone CI.
CI quindi crea clima dialogo, confronto e aiuto reciproco, coinvolge genitori in progettazione educativa.
I nuovi orientamenti del ’91 collegano orientamenti-programmazione- curriculo- campi di esperienza
(ambiti del fare e dell’agire del bimbo, settori di competenza).
Bimbo come protagonista-gestore del proprio progetto di sviluppo-educazione. L’apprendimento è
esperienza pura che porta a costruzione immagine di sé.
Programmare per campi di esperienza significa progettare esperienze capaci di guidare i bimbi ad acquisire
sistemi simbolico-culturali. L’esperienza diventa crescita intelletiva, attraverso gioco, esplorazione, ricerca e
vita relazionale L’esperienza educativa è ludica, esplorativa e interattiva.
Orientamenti individuano dei campi educativi di esperienza, ai quali gli educatori, per progettare, possono
fare riferimento:
- Corpo e movimento, per presa conoscenza valore del corpo.
- Spazio ordine e misura , ordinare etc.
- Discorsi e parole
- Le cose il tempo e la natura esplorazione e scoperta
- Messaggi forme e media tutte attività inerenti a espressione e comunicazione,
- Il sé e l’altro
5. Organizzazione dell’ambiente
Il tempo
Indicazioni del 2012, importanza di un ambiente caldo, curato, accogliente, di un tempo disteso per
permettere di vivere a pieno la giornata, sperimentando.
Inizialmente bimbo vive il tempo in senso “pratico” (durata che accompagna azione), dopo
“soggettivo”(inizia a localizzare i ricordi), “oggettivo” (concetto prima e dopo e dopo ieri oggi domani).
Importanza della routine perché favorisce percezione progressione temporale, offre a bimbo sicurezza, ha
funzione sociale poiché consolida il gruppo perché investe tutti i bimbi contempora.
Anche l’attesa è fondamentale perché favorisce la rappresentazione mentale di un evento che deve avvenire
e dal pdv sociale porta al rispetto e al riconoscimento dell’altro.
Il percorso del CI porta bambino alla percezione oggettiva del tempo; inoltre l’insegnante programma il
tempo in modo che non ci siano tempi vuoti, che x il bimbo diventano vuoti di insegnamento.
Durante giornata ci sono vari tempi:
- Ingresso, distacco genitore bimbo , insegnante accoglie e riconosce esigenze del singolo
- Incontri collettivi con bambini, sia gruppi età omogenea che disomogenea
- Soddisfacimento dei bisogni primari, nutrirsi, riposare, usare i servizi…
- Tempi di uso di spazi di vissuto e apprendimento
- Tempi dell’uscita
Insegnante mette a punto le situazioni, quindi i tempi del fare, quelli dell’adulto non devono coincidere con
quelli del bambino, e devono corrispondere con tempi di osservazione, introduzione del cambiamento… il
team insegnante deve collaborare con operatori centro residenziale, sono previste riunioni periodiche per
programmare integrazione del nonno guida nelle attività laboratoriali.
Ci sono i nonni guida, collaboratori attivi nella gestione dei laboratori, programma organizza e realizza
attività concrete con i bambini, poi ci sono i nonni che non sono i veri conduttori dei laboratori ma
collaborano in attività mettendo a disposizione loro esperienza;
vi è poi il tempo in cui educatori/insegnanti/operatori dedicano a famiglie di anziani e bimbi; tempo di
scambio confronto e condivisione delle idee.
Lo spazio
Spazio scuola, sia fisico che psicologico, è una risorsa educativa e va organizzato a seconda dei bisogni dei
bimbi, bisogna garantire sensazione di benessere tranquillità.
In CI spazi:
a) Spazi in comune:
- Luogo accoglienza: spazio di presentazione della scuola, carta di identità, pannello con descrizione della
struttura e di operatori, bacheca avvisi, calendario, diari sezione, POF… ad altezza bimbo competenze
giornaliere e calendario settimanale lab. Documentazione fotografica
- Salone centrale: luogo accoglienza atività psicomotorie
- Nanna mobile: sezione coniglietti diventa sala per la nanna;
- Laboratorio di cucito e di attività manuali: gestito con anziani
- Sezione aperta: attrezzata per gioco simbolico letture e costruzioni
b) Spazi per il nido:
- Spogliatoio: bacheca informativa, caselle personali e diario giornaliero.
- Spazio della sezione: strutturata in modo verticale con bimbi di età diversa, ma sono previsti momenti di
lavoro per età omogenea, ci sono angolo morbido, dell’esperienza senso-motoria, a. e. logica, a.
manipolazione..
c) Spazi per la scuola dell’infanzia:
- Spogliatoio (LE SOLITE ROBE)
- Sezioni: bambini di età omogenea, strutturate in : lab. Lettura narrazione in angolo morbido, lab. Pittura,
lab. Manipolazione, lab. Di logica, angolo del gioco simbolico
- Lab. Di musica e inglese
Bimbi utilizzano anche spazi dentro centro residenziale:
- Sala di ergoterapia: con materiali per laboratori espressivo manipolativi per anziani e bimbi
- Palestra
- Sala teatro
- Sala polifunzionale: utile per convegni o incontri
Spazi esterni CI:
- Giardino
- Giardino a sassi con altalena e scivolo
- Zona verde con giochi e attrezzi per esterno
- Orto e aiuola piante aromatiche
- Recinto animali domestici e asini
- Zona bosco e si giunge attraverso il sentiero
- Zona giardino dietro casa di riposo
Inserimento
Quando si iscrivono bimbo e genitori invitati a scuola per conoscere spazi e insegnanti, poi colloquio con genitori in cui
recepite informazioni sul bimbo.
Giornata tipo
8.00-16.00 anche per le 7.30e fino 18.00 per 5 giorni a settimana. Da 9.30-11.30 attività ludico, prima accoglienza e
piccola colazione.

CAP. 2 Un’educazione insieme per tutta la vita


1. I processi di sviluppo da 0 a 6 anni e l’ambiente educativo
Il ruolo dell’ambiente nei processi educativi
Individuo e ambiente formano un sistema integrato in cui si influenzano reciprocamente.
L’esperienza con ambiente lascia traccia nel cervello e le strutture neurologiche hanno bisogno per
funzionare dello scambio di informazioni provenienti da ambiente.
Da 0-6 anni enormi cambiamenti e molto rapidi. Entità e qualità di qsti cambiamenti dipendono dalla
possibilità di fare esperienze adeguate.
Ambienti educativi extra famigliari compensano svantaggi legati a ambiente di provenienza; ma primo e
principale ambiente educativo è FAMIGLIA, nido e infanzia mantengono rapporto di continuità.
Ambiente educativo si caratterizza sia per componenti fisiche (spazi, materiali) sia per componenti umano-
relazionali, questi, insieme alle caratteristiche fisiche, umane, sociali e culturali del contesto e quantità e
qualità di stimoli influenzano le varie traiettorie dello sviluppo.

Osservazione dei percorsi di sviluppo nel contesto educativo


Bimbi rivelano se stessi con comportamento; quindi osservazione sistematica comportamenti bimbi è
necessaria per guidare educatore. Educatore dall’osservazione trae info necessarie per collocare azioni in
zona di sviluppo prossimale, e per trasformare potenzialità in capacità attuate. Educatore è quindi un
facilitatore nel percorso di sviluppo se sa cogliere potenzialità e modulare quindi la sua azione, contesto
deve offrire stimoli.
Bambino 0-12 mesi
Importanza fattori ambientali fin da neonato. È predisposto a interagire con umani ma necessità di
esperienze di contatto per realizzare potenzialità , interazione con adulto e sviluppo neurologico rendono
bimbo partner comunicativo attivo.
In secondo mese cambiamenti che rendono possibile interazione faccia a faccia e permettono esperienza
intersoggettiva centrata su scambio emozioni e affetti, bimbo si sente così persona distinta e dotata di vissuti
impo per costruzione di sé. Impo ovviamente caregiver e suoi comportamenti.
Tra 9-12 mesi nuova forma di intersoggettività caratterizzata da condivisione di attenzione, stati affettivi e
intenzioni di relazione con mondo esterno, infatti bimbo inizia a gattonare e camminare quindi entra in
relazione di più con contesto, capisce che altro ha emozioni che anche lui può condizionare. Sa influenzare
intenzionalmente attenzione, con gesti per chiedere e porgere e qst molto impo per sviluppo lingua. Dopo 6
mesi lallazione , schemi fonetici qui sperimentati utilizzati poi per prime parole a 12 mesi.
Per Piaget primi 2 anni caratterizzati per stadio senso motorio (strutture mentali sono schemi di azione e
percezione riferiti a mondo fisico), fa azioni con risultato interessante come muovere sonaglio che produce
rumore; reazioni circolari primarie e secondarie prima forma conoscenza mondo fisico. però non comprende
ancora nessi causali azioni. 8-12 mesi inizia a capirlo quindi usa uno schema motorio acquisito come mezzo
per raggiungere un fine, inoltre inizia a esplorare.
Bimbo da 12-18 mesi
Attorno a anno bimbo inizia a camminare, migliora motricità mani e coordinazione oculo-manuale, contesto
deve incoraggiare abilità emergenti predisponendo spazi di esplorazione motoria per rotolarsi, cadere…
conquista autonomia motoria influenza rapporto con oggetti e persone, attraverso reazioni circolari terziarie
varano schemi di azione per produrre effetti desiderati. Amano attività e scoperta, è impo quindi che
ambiente ricco di stimoli con oggetti nuovi e originali. Impo anche tipologia di materiali, argilla, creta, locchi
colorati… durante II anno attenzione per relazione e combinazione quindi ambiente con contenitori oggetti a
incastro. Inoltre in questo periodo si sviluppa attaccamento con figura di riferimento che fornisce benessere
e sicurezza, questa è una base sicura per esplorazione ambiente, se distanza troppa si attivano
comportamenti adattivi di segnalazione come pianto.
In II anno separazioni da madre non influiscono male su sviluppo e formazione. Relazioni di attaccamento
sviluppate nei confronti di più persone tipo educatrici, padre, nonni. Perché si sviluppi con educatrice essa
deve interpretare segnali bimbo e rispondere a bisogni; inoltre qualità prime relazione impo guida
comportamenti, aspettative..
In II anno di vita linguaggio assume significato in contesti interattivi motivanti; interazioni routinarie
(pappa, bagnetto lettura…) caratterizzate da condivisione di significati e scambi comunicativi sempre simili e
ripetuti e piano piano bimbo li padroneggia.
Momenti di attenzione condivisa (pappa nanna..) impo per sviluppare linguaggio, impo per qst anche che
adulto nomini oggetti cui è rivolto focus attenzione bimbo. Anche tipologia di parole imparate è influenzata
da contesto: adulti che rivolgono atttenzione verso esplorazione ambiente hanno bimbi che preferiscono
parole di tipo referenziale, riferite a oggetti, quelli che favoriscono conoscenza mondo sociale hanno bimbi
che preferiscono parole riferite a scambi sociali.
Bimbo da 18- 24 mesi
Prime corse e primi salti, più coordinazione raggiunge anche oggetti a diversa altezza, inoltre più preciso
coordinato oculo-manuale: lancia con più mira, gira pagine… emerge capacità di rappresentare mondo
attraverso simboli, inizia a emergere funzione simbolica: azioni vengono interiorizzate e rappresentate
mentalmente. Compare gioco simbolico (bastonicino pettine) e bimbo dimostra di essere capace a
rappresentare mentalmente realtà . Impo in questo periodo routine perché si immagina cosa dovranno fare e
sono più tranquilli.
Da II anno raccontare eventi significativi con bimbi li rende in grado di strutturare esperienza, e costruire
ricordo. In questo periodo c’è anche accelerazione dello sviluppo lessicale, fino a 600 parole a termine
secondo anno. Tra sviluppo comunicazione gestuale e linguistica vi è continuità, soprattutto quando adulto
interpreta gesto bimbo con commenti ciò favorisce sviluppo lingua.
Verso 20 mesi periodo transizione in cui bimbo accosta 2 parole tipo mamma-lavoro, a termine II anno
compaiono i verbi.
Sempre molto impo ambiente conversazionale, attività come narrazione eventi autobiografici, lettura
libricino aiutano acquisizione lingua.
Inoltre dai 18 mesi comprende esigenze figure attaccamento e sviluppa relazione più bilanciata, qst perché
sa formare rappresentazione mentale figura e portarla con se per superare separazioni.
Compare autoconsapevolezza, si riconoscono a specchio, iniziano a usare termini auto riferiti come nome
proprio nome famigliari pronomi personali e possessivi termini che indicano stati fisiologici volitivi…
Emergono emozioni autocoscienti come imbarazzo, invidia, orgoglio.
Sviluppo concetto di sé di pari passo con evoluzione interazione tra pari, bimbo sviluppa empatia e sa
consolare l’altra persona.
Il bimbo da 2 a 4 anni
Si consolidano conquiste motorie e della prensione e si ha differenziazione degli schemi base attraverso
assimilazione o accomodamento schemi motori già posseduti. Bimbo impara a lanciare in vari modi sa usare
le mani con funzioni diverse, infilare corda in anello.
Deambulazione più sicura, sia terreni piani che inclinati, coordina movimento braccia e mani quindi sale
scivoli, tricicli.
Secondo Piaget questo periodo pensiero pre operatorio è rigido per mancanza reversibilità (considerazione
contemporaneamente un azione opposto altra), concentra attenzione su cambiamenti percettivamente più
impo tipo forma colore e invece ignora numero e quantità .
Si ampliano però capacità mnemoniche quantitativa/qualitativamente, ricordano eventi più lontani, fa
previsioni su eventi futuri, si ha poi passaggio da memoria episodica a semantica. Emerge inoltre processo di
concettualizzazione .
Incrementa quantità materiali mentali a disposizione che bimbo può usare pre ragionare. Adulto orientando
interesse bimbo verso particolari immagine, descrivendo fasi lavoro complesso, accompagnando
osservazioni con commenti aiuta evoluzione capacità di analisi.
Emerge esigenza di sintetizzare e mettere in relazione, età dei perché.
Anche in qst periodo danno più impo a dati percettivi. È il periodo dell’animismo in cui considerano tutto
dotato di vita, e interpreta tutti i fenomeni come finalizzati a scopo.
Per Piaget egocentrismo, non capisce che altri possono percepire diversamente realtà ma teoria mente ha
fatto emergere che bimbi precocemente in grado capire che altri hanno emozioni già 2-3 anni sanno
rappresentarsi stati mentali altrui di tipo affettivo verso i 4 anche di tipo cognitivo.
Da 2 anni compare utilizzo parola riferito a emozioni e desideri altro= linguaggio psicologico.
Da 3 anni distingue realtà e apparenza, a 4 anni comprende origine comportamenti propri e altrui e sa
individuare le false credenze, sa che altro può possedere conoscenze sbagliati infatti iniziano le bugie.
Importante le conversazioni psicologiche e sullo stato emotivo che bimbo ha, impo che madre e famigliari le
sollecitino e che bimbo cresca in contesto aperto a qst conversazioni.
Bimbo acquisisce termini specifichi e appropriati, come lessico psicologico che dai 2-4 anni cresce.
Impo ambiente linguistico in cui cresce: bimbe utilizzano più parole riguardo emozioni positive maschi
negative qst anche dovuto a atteggiamento genitore che tende a parlare più con figlie di emo belle che con
maschi. III anno c’è esplosione della grammatica, evoluzione frase da semplice a subordinazione e
coordinazione.
Impo leggere con bimbi, lettura congiunta per arricchimento vocabolario e lessico psicologico.
Per grammatica impo libri in cui si ha la co-costruzione delle storie, quindi impo che adulto incoraggi stile
dialogato in cui bimbo fa ipotesi e interpretare immagini.
Secondo teoria Vygoskji a inizio terzo anno si avvia processo di interiorizzazione del linguaggio che è molto
impo per sviluppo cognitivo, infatti linguaggio diventa non solo impo nell’interazione sociale ma diventa
essenziale anche strumento del pensiero per organizzazione azione e processi mentali, ciò si manifesta qnd
bimbi pronuncia frasi o parole a voce alta per guidare azione.
Bimbi iniziano a giocare insieme a latri bimbi, dai 3 anni simulano situazioni tipiche del contesto in cui
vivono, si identificano con il proprio sesso e anche nel gioco emergono comportamenti sessualmente
caratterizzati. Impo ancora la routine che favorisce sicurezza di se e favorisce sviluppo di capacità di
esercitare controllo sulle proprie azioni.
Bambino da 4-6 anni
Azioni motorie complesse, come evoluzione di quelle possedute, cammina all’indietro, supera due scalini per
volta, c’è combinazione diversi schemi motori tipo correre e afferrare.
Affinano coordinazione oculo-manuale e di mani polsi e dita. Inizia a sviluppare percezione del proprio
corpo, e delle posizioni che può assumere; compare capacità di distinguere rappresentazioni di fatti reali da
quelle di irreali legati alla fantasia, evolve capacità di analisi della realtà ricerca particolari differenze etc.
Si ha passaggio a pensiero reversibile, comprendono quindi la compresenza mentale di 2 situa che in realtà
sono incompatibili in quanto fasi iniziale e finale di una trasformazione (pane intero e pane diviso a pezzi).
Bimbi socialmente competenti sanno raggiungere obiettivi mantenendo relazioni positive (inserirsi in gioco
che bimbi stanno facendo senza essere respinto).
Giochi tra pari diventano ricchi di scenari co-costruiti verbalmente, con ruoli e personaggi ben definiti.
Linguaggio sempre più ricco termini specifici, dal pdv morfologico e sintattico padroneggia articoli,
preposizioni e negazioni.
Impo lettura congiunta sempre per gli stessi motivi, li avvicina anche a lingua scritta, in questo senso impo
che adulto orienti attenzione bimbo verso testo scritto.

2. Educazione permanente e rapporto intergenerazionale


Per tutta la vita
Negli ultimi anni è avvenuta una “rivoluzione silenziosa”, la piramide generazionale sta cambiando, inoltre
questa rivoluzione ha fatto in modo che vecchiaia sia considerata come opportunità piuttosto che peso. Non
si considera più percorso vita come curva a campana verso declino, ma vita vista come serie di stadi con
compiti diversi, nell’ultima parte posso trovarsi sia integrità che disperazione dipende se anziano ha
accettato propria identità e storia e può raggiungere saggezza.
Sviluppo umano come processo permanente, continuum, sviluppo a spirale con alti e bassi ma sempre
rivolto verso alto. È concetto presente fin da antichità quello che nella vita si continua a imparare e cambiare
tipo Seneca che diceva “nessuna età è troppo tarda per imparare”, o Ghandi secondo cui il vecchio continua a
imparare e cambiare opinione perché verità non si raggiunge mai completamente.
“istruzione e formazione permanente (lifelong Learning), diventa quindi impo insengare a bimbi
competenza dell’imparare ad imparare.
Si impara in diversi contesti formali (scuola, uni) non formali (associazioni) informali (quotidianità ), qst è
sistema integrato; tutte qst convinzioni sono supportate da neuroscienze: alla nascita nostro cervello
contiene tutti neuroni e soprattutto nei primi 15 anni avvengono tra essi sinapsi; qst si formano e riformano
per tutta vita ma soprattutto in prima fase vita, qnd conosciamo qualcosa di nuovo alcune si dissolvono altre
si creano altre si allentano o rinsaldano.
3 sono le fonti loro esistenza: genetica, ambientale(esperienze vita, tutte tipo cosa ho mangiato se non ho
mangiato etc. soprattutto nei primi mesi), casuale. Primissime nozioni appese sono quelle più difficili da
perdere.
Maggioranza neuroni restano per tutta la vita e non vengono sostituita ci sono due zone cervello in cui c’è
loro neurogenesi attorno regione dei ventricoli (odorato) e dell’ippocampo (ricordi).
Plasticità cerebrale, capacità sistema NC di modificare proprio funzionamento e organizzazione.
Apprendere e fare esperienze contribuisce a incrementare rigenerazione neuronale ritardando effetti
invecchiamento, impo quindi ambiente ricco di stimoli.
Esperienze conoscenze e competenze aumentano spazio psicologico di libero movimento (insieme di
capacità possibilità e conoscenze che varie esperienze e contatto con altre persone fanno aumentare.
Fatto che rete sinaptica e cervello si riorganizzi aiuta a scardinare stereotipi vecchiaia;
- 1982 Prima assemblea mondiale su invecchiamento raccomandava inserire anziani in settore
educativo e abituare i bimbi a vivere con loro, sollecitava a inserire anziani a scuola.
- 1996 Anno europeo dell’istruzione e della formazione lungo tutto l’arco della vita.
- 1999 anno internazionale dell’anziano; verso una società per tutte le età , governi invitati a
valorizzare anziani.
- 2002 Seconda assemblea mondiale sull’invecchiamento a Madrid che ha ribadito necessità di
creare società per tutte età , in cui anziano posso partecipare a formazione permanente e a vita
socio-economica paese.
- 2012 anno europeo per invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale.
Le relazioni intergenerazionali
Ordine sociale occidentale fondato su separazione individui con stesse caratteristiche (bambini adulti e
anziani confinati in certe strutture), si affievolisce possibilità di acoltarsi
Siamo in un sistema modulare che ha previsto spazi divisi e di rigida demarcazione di tempi e attività ,
centralità soggetto lavorativo, altre età in cui lavoro no presente ho non più hanno perso importanza. Impo
quindi costruire spazi di incontro generazionale che può far generare immagine diversa di vecchiaia,
superare pregiudizi e stereotipi, frequentazione significativa di anziani da parte bimbi può fecondare
memoria a lungo termine così da promuovere nuova disposizione verso veci.
Bisogna sperimentare azioni e iniziative in cui relazioni tra sogg. Ispirate non da fini utilitaristici o
compassionevoli ma da amicizia e convivialità, comprensione.
Bambini e anziani normalmente fatica a incontrarsi al di là della parentela, quindi contesto che permett qst
contatto e favorisce possibilità che uno diventi presenza significativa per altro.
Incontro non frettoloso permette esperienza trasformativa in cui bimbi per anziani costruiscono sguardo
introspettivo, vecchi diventano specchio proiettivo per bimbi.
Promuovere metodologia che aiuti a confrontarsi, dialogare promuova sviluppo competenze sociali.
Risultato incontro intergenerazionale può generare:
- Empowerment ( capacità controllare vita e perseguire obbiettivi fronteggiare situa
problematiche)
- Resilienza (resistere a traumi, potenziando risorse psicosociali)
Ci si sente unici e non sono e utili perché condividono loro esperienza.
Alcune caratteristiche progetto di incontro tra generazioni:
- Presenza più generazioni, in cui vi è solidarietà e condivisione in clima libertà
- Obiettivi chiari e anche flessibilità
- Spazi fisici e mentali in cui si fanno esperienze condivide, in cui si collabora e coopera.
- Proposte interessanti e adatte a ambedue
- Tempi e ambienti lenti curati e sereni
- Possibilità di valutazione in itinere e finali del raggiungimento di obiettivi
- Inserimento del progetto in sistema generale
Progetto con nonni e bimbi fa si che nonni si sentono riconosciuti perché mettono a disposizione loro
esperienza e storia, tengono occupata mente e rinvigorita affettività , antidoto a isolamento e perdita di
memoria e promuove sviluppo cittadinanza attiva.
Per nipote permette di sviluppare nuove competenze socialità affettività incontrare persone diverse per
sesso dialetto convinzioni valori, si abitua anche a decentrarsi.
Una relazione particolare
Ricerca tra professori Univr nel 2012 (dopo altre 2 ricerche fatte nell’82 e 98 condotte con stessi criteri in
stessi territorio) indaga su immagine che nipoti, bimbi e ragazzi hanno dei nonni attraverso questionario,
elaborato scritto e disegno. Dalle 3 ricerche è emerso un aumento della presenza di nonni, e inoltre
comparsa la presenza di nipoti di altre culture.
Raggruppando risposte per categorie si è colto aspetto fisico carattere attività che si fanno con nonni. 88%
attribuisce a nonni saggezza bontà attività . È evidente come rapp. Nonno-nipoti abbia assunto più
importanza per presenza quantitativa e qualità più elevata. Un certo numero afferma di essere stato allevato
ed educato dai nonni, altri trascorro quotidianamente tempo con loro.
I nonni dimostrano, secondo nipoti, pazienza all’ascolto, danno consigli perché non vogliono che nipoti
facciano gli stessi errori, essere ascoltati dimostra che l’altro ci tiene, rassicura, manifesta sua responsabile
presenza e fa si che ci si senta più sereni. Il nonno diventa rifugio emotivo per il nipote quando questi
momento non sereno. Nonni insegnano a sognare a vivere la vita e accettarla per bellezza e anche per
momenti brutti. Fanno coltivare nei giovani ottimismo sarà poi la vita a rendere il songo giovanile aderente a
realtà. Nonni possono diventare importanti punti di riferimento con cui confrontarsi, a loro spetta compito
educativo indiretto e complementare, ma impo trovare accordo di base su piano educativo con i genitori. I
nonni insegnano anche con loro malattia e morte, insegnano il coraggio, portano nipoti a fare sport, insegano
la caducità di esistere la relatività umana.
I nonni per relazione con nipoti educativa devono coltivare mente aperta, accettando loro ruolo non più da
protagonisti ma da comprimari, e inoltre devono vivere qst periodo con serenità come un autunno della vita.

3. La profondità esistenziale dell’incontro tra generazioni


Persona: indica persona in quanto essere umano e persona in quanto relazione che essa ha con le varie
persone.
Bambini e anziani persone in relazione
IL SIGNIFICATO ETIMOLOGICO DI PERSONA
Termine persona deriva dal latino e significava maschera, era usato in campo teatrale, una volta usata da
attori maschi per interpretare ruoli femminili, indicava anche la funzione che maschera doveva ricoprire.
Anche in greco significa sguardo faccia e usato in teatro, in particolare significava ciò che sta davanti a
sguardo spettatori.
CENNI EVOLUZIONE STORICA CONCETTO DI PERSONA
Poi termine persona si estende fuori da teatro, e assume significato di elemento che ha a che fare con
identità di ruolo. In primi secoli cristianesimo assume anche significato teologico assumendo significato di
sostanza stessa essere, unitario e differenziato .
Prima definizione filosofica Severio Boezio essere umana è persona perché ha individualità originaria
indivisa e integra, caratteristica fondamentale razionalità ; qst definizione per tutto medioevo.
Per Locke ciò che qualifica persona come individuo non è sostanza ma coscienza (cioè capacità pensare
ascoltare ragionare..) quindi bambino o disabile non sonno persone?
PROBLEMATICITA’ DEL CONCETTO DI PERSONA
Se si pensasse che persona coincidesse con capacità particolare si propone problema di Locke, che ha ridotto
il tutto della persona a una sua parte, la razionalità o il vivere in relazione.
Quindi chi non ha una cosa non ha nemmeno altra, chi non ha relazione non ha nemmeno essere persona, e
qst si potrebbe pensare ragionando su una persona anziana o malata. Bisogna quindi rivedere e pensare al
rapporto tra relazione e essere persona.
RELAZIONE COME MANIFESTAZIONE INTENZIONALE E DIFFERENZIATA DELLA MEDESIMA DINGITA’DI
PERSONE
Tra separazione e coincidenza c’è via mediana di relazione e persona; relazione come manifestazione della
persona, modo importante di esistere, ma persona è tale anche in silenzio solitudine.
In termini più filo essenza non coincide con esistenza, e essere persona non è evidente nella sola forma
dell’infanzia o adulta, ma le trascende tutte. Quindi rapporto tra generazioni diverse. (vai a vedere capitolo
perché ritengo questo paragrafo a p.104 pura filosofia assolutamente inutile)
I presupposti della relazione
Reazione nasce da esperienza e da presupposto che 2 persone si incontrino e conoscano, si trovino a giusta
distanza (se troppa no incontro se poca ci sarebbe probabilmente soffocamento reciproco, per assenza
spazio vitale).
Incontro nonni nipoti implica superamento distanza temporale esistenziale linguistica…per arrivare a
distanza giusta, è quindi superamento distanza esistenziale che li separa .
ENTRARE IN RELAZIONE
Ogni esperienza di incontro avviene per libera scelta, per filosofo romano Guardini non si può parlare di
relazione se questa è forzata, incontro richiede che soggetto si imbatta in qualcosa di reale prima da esso
deve prendere distanze al fine di trovare tempo e modo di accoglierlo. Deve essere incontro libero ed è impo
che lo sia anche incontro bimbi anziani.
Il fine della relazione: la comune ricerca di senso
PERCHE’ BAMBINI E ANZIANI DOVREBBERO ENTRARE IN RELAZIONE TRA LORO
Ragione incontrarsi non da ricercare nel significato delle cose che fanno insieme o in quello che si
raccontano, ma nel senso che entrambi vivono nel momento in cui stanno insieme. Un senso identico alla
sostanza, anche se appare diverso nella forma stessa in cui si articola. Potrebbe sembrare infatti che sia
anziani che bimbi nel momento in cui si incontrano ricercano entrambi il senso della vita. ?

4. Le famiglie di oggi in Italia e il contributo dei nonni


XX secolo la famiglia ha subito numerosi cambiamenti in base a forme e legami familiari. Quella nucleare si
afferma con la rivoluzione industriale del XIX secolo e poi è stata messa in discussione dall’aumento
dell’instabilità coniugale e perditaa di molte funzioni tipicamente familiari. Fare famiglia ha sempre
rappresentato il passaggio alla vita adulta e il matrimonio sanciva questo evento. Dagli anni ’60 s’incontrano
nuovi modi di fare famiglia (di fatto, ricostruire, monogenitoriali, omogenitoriali, multietniche).
Pluralizzazione come risultato di cambiamenti avvenuti nei comportamenti familiari e demografici:
allungamento della durata della vita media, declino della natalità e fecondità ; maggiore libertà di vivere la
propria sessulaità ; progressi nel controllo delle nascite; restrungimento gruppi domestici; emancipazione
femminile; calo matrimoni, aumento età media nozze; introduzione leggi su divorzio e aborto processo di
individualizzazione. Questi cambiamenti demografici toccano 2 effetti principali: 1. Deparentalizzazione
tramonto della parentela come rete connettiva capace di confermare ad ogni suo singolo componente la
legittimità della sua esistenza. Drasitca diminuzione della parentela orizzontale (fratelli, sorelle, cugini) e
diagonale (zii, nipoti) con una crescita dei legami verticali. 2. Verticalizzazione compresenza di più
generazioni, aspetto positivo aumento del tempo condiviso tra queste. Le strutture familiari diventano
multigenerazionali (beanpole families: baccello) che provoca la frammentazione di forme familiari (i giovani
quando saranno vecchi non avranno figli o nipoti su cui poter contare).
Nelle famiglie multigenerazionali molte ore sono dedicate ad attvità di cura. Tanto impegno viene dedicato
da parte dei nonni per mancanza di posti in asili nido e perchè hanno tanto tempo libero. Le nonne in
particolare hanno un ruolo fondamentale per l’aiuto informale e spesso fanno parte della cosiddetta
generazione sandwich in mezzo tra generazione di giovani e anziani.
La famiglia esprime una catena generazionale e è ambito facilitatore per la trasmissione del patrimonio
valoriale. I nonni diventano figure importanti e di riferimento, con un ruolo affettivo pregnante e di
accompagnamento dei piccoli tra le generazioni e dentro la storia e le storie familiari. I nonni di oggi fanno
parte della “generazione fortunata”: hanno beneficiato del boom economico, dei progressi in ambito medico
e di una prospettiva di vita aumentata. Le persone anziane sono protagonisti delle reti di soliderietà
familiare ed intergenerazionale e arginano le mancanze del sistema.
5. La relazione psicologica nonno-bambino

6. La riserva cognitiva, un tesoro da condividere tra generazioni

7. Adulte e adulti, anziani e bambini per un’educazione trigenerazionale

CAP. 3 L’idea in opera
1. Ambiente.
Centro Girotondo delle età. Progetto che garantisce continuità tra asilo e scuola dell’infanzia e prevede uno
scambio continuo tra bambini che frequentano la scuola e gli anziani ospiti nel Centro Residenziale
progetto intergenerazionale “Il sentiero tra le generazioni”. La vicinanza tra le strutture favorisce la
realizzazione dei progetti. Un altro progetto è “La scuola come fattoria”. I 2 progetti sono strettamente legati
tra loro. Sono nati laboratori intergenerazionali usando gli animali, gli anziani sono coinvolti in attività di
cura del giardino e la loro collaborazione diventa fondamentale durante le vacanze scolastiche. Sia nel asilo
che nella scuola dell’infanzia ci si fa carico dell’educazione globale del bambino e un’attenzione particolare
viene data al cibo. È previsto un servizio di cucina interna che ha operato la scelta del biologico.
Centro Residenziale De Lozzo per non autosufficienti. Offre un servizio personalizzaro secondo i bisogni
psicofisici di ciascuno, tutela la salute e vuole garantire maggiore qualità di vita creando un abiente sereno e
confortevole per fare sentire gli anziani come a casa. Lo spirito sostenitore è “Reddidit animam qui aurum
perdidit” (riacquista l’anima chi abbandona la ricchezza) intesa come difesa dei deboli e aiuto alle persone in
difficoltà . MISSION: valorizzare la terza età come esperienza positiva di vita, cercando di offrire agli anziani
un’assistenza prima di tutto umana, rispettosa delle individualità e dei bisogni di ognuno. Grazie all’incontro
con famiglie e bambini del Centro Infanzia si sentono accolti nella comunità e da questo nasce un
arricchimento per tutte le generazioni. Gli ospiti con ridotte potenzialità vengono valirizzati con
progettualità individualizzate, stabilite in relazioen ai bisogni, alle capacità residue e alle potenzialita di
ognuno. Le attività riabilitative sono stabilite da un’equipe riunita in sede progettuale formata da medici,
psicologi, educatori, assistenti sociali, socio sanitari… Vengono proposte anche attività di gruppo come lab
cognitivi, musicali, artistici, giochi, film, ginnastica, lettura… È fondamentale che la persona sia in grado di
relazionarsi e comunicare con i bambini, anche attraverso facilitatori, quindi non vengono inseriti nel
progetto ospiti che non riescono a stabilire relazioni positive e anziani con disturbi del comportamento o
agitazione psico-motoria.
Percorso Naturalistico Al Rocol. Anello di congiunzione tra i 2 Centri. Ripristino dell’area boschiva con
la creazione di un percorso che collega i due centri. Congiunzione fisica che vuole rappresentare la
realizzazione concreta e tangibile dello scambio intergenerazionale. Luogo di gioco e socializzazione. Ha
validità terapeutica di tipo riabilitativo fisio-terapico, psicologico, relazionale e educativo. Sostiene
l’autonomia e l’indipendenza degli anziani sottoponendoli a stimoli nuovi. Nei bambini la natura stimola il
senso estetico e la creatività, come un mondo delle favole.
2. Il progetto
Il sentiero tre le genrazioni. La scuola si pone nell’ottica della “centralità della persona che apprende, con
originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia
e agli ambiti sociali”. Il progetto (dal 1997) attraverso la relazione quotidiana nonno-bambino vuole
promuovere il rispetto per l’altro, l’inclusione sociale, l’educazione alla convivenza civile, per arrivare
all’acquisizione di competenze di cittadinanza. I bambini devono diventare cittadini in grado di compiere
scelte autonome e positive per loro stessi e per la società di cui fanno parte, consapevoli dell’importanza dei
valori e delle radici storiche. Percorsi e attività sono caratterizzati da programmazione e continuità annuale.
Promuovono l’apprendimento cooperativo attraverso l’esperienza del fare, il mantenimento della salute e
l’invecchiamento attivo. Prendersi cura degli altri, mettere a disposizione il proprio tempo e offrire proprie
competenze presuppone il superamento di una visione individualistica per passare a una condizione di
generatività sociale andare al dilà di se stessi per promuovere le future generazioni. Progetto che vuole
rafforzare i legami affettivi anziani-bambini, coinvolgendo anche la generazione di mezzo. Gli inconti
avvengono sempre in presenza del personale delle 2 strutture. Ogni volta che l’anziano è a contatto con il
bambino diventa più sorridente e lo sguardo si illumina, il tono della voce più delicato. Per realizzare il
progetto è necessario grande impegno di lavoro trasversale e di raccordo tra le strutture. Il personale redige
una programmazione annuale, per gli insegnanti elaborati alla luce della progettazione per i gruppi dei
bambini e per il Centro anziani è punt di partenza per le attività . SCUOLA COME LUOGO DELL’INSEGNARE
AD APPRENDERE E INSEGNARE AD ESSERE.
La scuola come una fattoria. (2001) progetto di educazione ambientale, partendo dalla teoria del pet
therapy e animal assisted activities (attività assistite a stretto contatto con gli animali). Ha permesso di
afftontare tematiche importanti, che fanno paura (morte che è parte della vita). Partecipare ala ritualità di
commiato dell’animale fa vivere l’esperienza del distacco e renderlo tangibile. Ci sono animali “residenziali”
e animali “da asporto”. I bambini si occupano degli animali quotidianamente e nelle vacanze alle famiglie o
agli anziani. Sono stati costruiti ricoveri, recinti, laboratori con il Centro e il territorio.
Anziani e “nonnità”. Tutti gli anziani coinvolti nel progetto vengono chiamati, da insegnanti e bambini, con
il loro nome preceduto da nonno. Dagli operatori preceduto da “signor”. Per garantire a tutti la condizione di
“nonnità ” che implica una dimensione affettiva e relazionale molto profonda con i bambini. Agli anziani
garantisce un ruolo chiaro e socialmente riconosciuto che permette di entrare in un’ottica
intergenerazionale. Durante i lab si genera uno spazio di dialogo in cui il bambino è libero di esprimere e
condividere, con il nonno che si occupa di lui, i vissuti personali. Il bambino dimostra maggior sicurezza e
libertà nell’operare. Tutto riveste una grande valenza affettiva alimentata dai tempi lunghi e distesi degli
anziani, dalla loro propensione all’ascolto e alla capacità di assecondare le loro richieste. Il ruolo dei nonni si
integra quindi a quello delle insegnanti. Gli anziani sono coinvolti in modo continuativo e attivo e insieme al
team definiscoo tempi, modalità, materiali, con un margine ampio di autonomia in particolare nella gestione
diretta dei laboratori che sono loro affidati.
3. I laboratori
“Promuovere nei bambini lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia e della competenza che li avvii alla
cittadinanza”. Consolidamento identità personale (imparare a stare bene con se stessi e con gli altri). Il
bambino sperimenta i suoi ruoli in relazione al gruppo con il quale coopera. La conquista dell’autonomia è
un elemento essenziale per la maturazione dell’identità . Supportare l’autonomia significa acquisire la
capacità d’interpretare e governare il proprio corpo, essere disponibile all’interazione costruttiva con l’altro
e con il nuovo, avere fidicia in sè e negli altri, esprimere emozioni e sentimenti, esplorare la realtà e
rispettare e apprendere le regole del vivere quotidiano, essere in gradi di compiere scelte autonome e
assumere atteggiamenti responsabili. Lo sviluppo di competenze avviene attraverso il gioco, il movimento, la
manipolazione, la curiosità . Acquisire competenze: imparare riflettere sull’esperienza attraverso
l’esplorazione, l’osservazione, il confronto”. “Vivere le prime esperienze di cittadinanza: scoprire l’altro da sè e
attribuire progressivamente importanza agli altri e ai loro bisogni”; “porre le fondamenta di un
comportamento eticamente orientaot , rispettoso degli altri, dell’ambiente e della natura”. Tutte le attività
sono gestite in forma di laboratorio aperti in un certo orario. In questo modo si offre ai bambini lapossibilità
di usufruire di giochi, e attività che permettono di costruire l propria personalità e sviluppare attitudini. Ogni
lab si concentra in particolare su un campo di esperienza. Ogni bambino puà seguire i suoi tempi e scegliere
la propria attività, con l’adulto che, conoscendo le sue necessità , può aiutarlo individualmente.
Laboratori nel Centro dell’Infanzia.
Cucito: (1995) Coinvolge signore di comunità territoriale e nonne. Le attività variano a seconda dei bambini. Esercizi di fantasia e
creatività . Indicatori di verifica: capacità di fare scelte individuali, livello di sviluppo di manualità fine, coordinazione oculo-manuale
e capacità di esplorazione della relatà fisica.
Falegnameria: (1997) i bambini completano l’intreccio del cestino a più riprese, accedendo al laboratorio per il tempo che ognuno
poteva dedicare. Esercizio della motricità fine, del pensiero logico e operativo, le capacità di attesa, e di fare previsioni in attesa del
risultato finale. Piacere del bambino di costruire, inventare e il ruolo del nonno permette loro di usare anche strumenti più
pericolosi.
Cucina: Interno al progetto di educazione alla salute e cura di sè con promozione di uno stile di vita sano e una corretta
alimentazione. I bambini aiutano le cuoche in cucina e dal 2002 vero laboratorio. Può riguardare tutta la sezione o singoli. Spazio
prezioso per apprendimento cooperativo, dove si mettono a disposizione degli altrile proprie competenze e abliità , dove i bambini
grandi possono essere d’esempio ai più piccoli e le nonne a tutti loro. Luogo di sperimentazione che soddisfa i bisogni educativi e le
possibilità conoscitive esercitandosi su diversi tipi di materiali, lavorando con le mai, da soli o in piccolo gruppo. Sviluppano il senso
del bello e del buono, prime competenze del contare, indicare, togliere e aggiungere. Luogo di conciliazione con il cibo. Promozione
del concetto di cibo come elemento di valore per la funzione di mantenere il corpo in salute e per l’impegno e la cura che richiede la
sua preparazione. I bambini sono beneficiari delle scelte fatte (biologico, orto didattico) e co-autori nei laboratori con i nonni. Le
famiglie hanno la possibilità di entrare a contatto con diretto con la vita scolastica e sono organizzati percorsi formativi e lab pratici
in collaborazione con la cuoca, diventano ospiti del giorno a pranzo (apertura di uno spazio di dialogo scuola-famiglia) “Genitori e
nonni a tavola”. A Natale, Pasqua e carnevale si preparano pranzi speciali con nonni e bambini e a volte sono istituiti i pranzi nel
“Ristorante dai nonni”. Momenti di condivisione in cui i bambini sperimentano il ruolo di ospiti. Incontir preceduti da regole di bon
ton. I nonni recuperano gioia della convivialità , condivisione e narrazione.
Senso motorio e psicomotricità: sperimentazione dello spazio circostante misurandosi con se stesso e attivando processi di
costruzione della conoscenza e lo sviluppo dell’identità e sè corporeo. Nel nido sperimentazione in luoghi protetti, vengono usati
materiali morbidi per rassiurare. Dai 24 mesi si passa alla psicomotricità che aiuta alla capacità di decentrarsi, attività simbolica, a
costruire e decostruire a cooperare. Valutazione osservando il bambino nella dinamica di gruppo, individuale, conquiste rispetto al
punto di partenza, che il livello raggiunto sia adeguato per l’età e la maturazione di creatività e espressività .
Logico-matematico: il bambino diventa sempre più capace di dare un ordine alle cose, raggrupparle secondo criteri di qualità .
Mentre esplorano i bambini si trovano a dover affrontare piccoli problemi, a comprendere il concetto di numerosità ,
raggruppamento, a contare. L’adulto offre occasioni di gioco e stimola la curiosità promuovendo contesti di scoperta.
L’organizzazione del spazio-temporale della giornata permette al bambino di sperimentare un mondo in cui il tempo dà senso alle
esperienze, tutto è dentro a una sequenza cronologica routine: momenti ricorrenti, prevedibili per dare sicurezza e rispondere alla
necessità del bambino di dominare gli eventi e padroneggiare l’esperienza, cogliendo il prima e il dopo. Questo partire anche
dall’assegnazione di competenze e compiti, che permette di mettere in atto in autonomia competenze logico-matematiche e
organizzativo-spaziali, con comprensione di concetti geometrici.
Grafico –pittotico e plastico-manipolativo: colore linguaggio utilizzabile da qualsiasi persona. Luogo di creatività , libertà ,
sperimentazione, scoperta, apprendimento, luogo in cui sviluppare l capacità di osservazione della realtà per conoscerla meglio.
Attività con il fine di acquisire abilità manuali e tecniche, senso cromatico estetico, miglioramento dell’impugnatura, sviluppo
motrività e coordinazione sempre più fine. L’insegnante stimola l’interesse e offre materiali e strumenti diversi.
Educazione al suono e alla musica: il suono è necessario perchè fa parte della natura umana. Laboratorio con fine di promuovere la
percezione sonoro-musicale sviluppando il senso melodico, armonico e ritmico e della creazione musicale. “la musica è
un’esperienza universale, il bambino con il paesaggio sonoro sviluppa le sue capacità cognitive e relazionali, imapra a percepire,
ascoltare, ricercare e discriminare i suoni all’interno di contesti di apprendimento significativi. I bambini sono acocmpagnati a
percepire la differenza tra 2 o più suoni in relazione alla fonte, spazio, timbro e poi obiettivi relativi all’esecuzione, riproduzione,
improvvisazione e rielaborazione per questo attraverso attività -gioco.
Lingua inglese: idea sostenuta dalla consapevolezza che in una società multiculturale e nella prospettiva europea di convivenza tra
popoli la conoscenza di più lingue costituisce un nuovo bisogno educativo e formativo. Sensibilizzazione del bambino a un codice
linguistico doverso da quello materno.
Educazione religiosa: educazione ai valori che permeano il nostro agire quotidiano, espressione di convivenza civile, reciprocità e
rispetto per l’altro. Obiettivo: conoscenza delle principali feste cristiane, alcuni linguaggi simbolici e figurativi caratteristici,
acquisizione di buone abitudini di convivenza. Vengono toccati temi come l’esistenza di Dio come Padre di tutti e creatore del
mondoattraverso l’esplorazione e osservazione dell’ambiente in cui viviamo, verso il quale dovremmo nutrire sentimenti di
responsabilità .
Linguistico: lingua strumento essenziale per comunicare e conoscere per rendere sempre più complesso e completo il proprio
pensiero grazie all’osservazione e al confronto con gli altri. Laboratorio di promozione della padronanza della lingua italiana,
rispettando l’uso della lingua d’origine. Valorizzazione e ampliamento del patrimonio linguistico, perfezionare la pronuncia dei
fonemi, della comprensione e esercitare l’abilità mnemonica. Partendo dalla capacità di sviluppare l’ascolto e arrivare alla creazione
di storie e allo sviluppo di abilità di letto-scrittura.
Letture animate: collegato all’attività di prestito bibliotecario. I libri quando prestati vengono schedati, questo per
responsabilizzare il bambino. Lettura ad alta voce modulando il tono della voce creando momenti di interazione empatica che
rafforza la relazione adulto-bambini. C’è anche la lettura a puntate e il lavoro sul testo diventa più complesso, i bambini esercitano la
memoria, fanno connessioni e collegamenti e sperimentano l’attesa. Il libro diventa oggetto di relazione affettiva del bambino con
l’adulto, mezzo per dare spazio al sentimento di stupore e meraviglia insito in ogni piccolo.
Laboratori negli spazi aperti.
Scientifico: esperienze che i bambini possono vivere a contatto con la natura, diversi ambienti, animali. Si crea uno spazio di
preparazione, raccolta, riordino delle conoscenze acquisite all’esterno. Vengono rielaborate attraverso rappresentazioni grafiche,
discussioni fornendo spunti per attività cognitivo-percettive analizzando i dati dell’esperienza per dare significato ai vari aspetti del
reale. Inoltre questo lab si pone lo scopo di valorizzazione dell’ambiente. Vengono organizzati seguendo gli “orientamenti dell’attività
educativa nelle scuole materne statali” (1991): la scuola deve potenziare la curiosità , la spinta a esplorare e capire, il gusto della
scoperta, la motivazione a mettere alla prova il pensiero, promuovendo il rispetto di tutti gli esseri viventi, apprezzando gli ambienti
naturali e impegno attivo per la salvaguardia. Per questo l’ambiente scolastico deve essere organizzato per consentire il lavoro
autonomo e collaborativo. I laboratori che coinvolgono l’ambiente circostante permettono di affrontare tutti gli aspetti legati allo
sviluppo del sè.
Orticoltura: collegato al progetto delle esperienze intorno al cibo. I piccoli si occupano della semina e si prendono cura direttamente
degli ortaggi, osservando la crescita e diventando responsabili dei prodotti finali. I bambini manipolano la terra, percepiscono il ciclo
della vita, osservano, analizzano, formulano ipotesie imparano nuovi termini. Le attività di questo lab vengono poi rielaborate in
sezione con ulteriori esperimenti scientifici. Per gli anziani è luogo in cui poter comunicare il proprio sapere, conoscenza pratica, di
recupero delle esperienze passate. Legato all’attività di cur c’è anche il giardinaggio, per mantenere pulito e in ordine lo spazio
circostante. È tempo di condivisione felice e operoso.
Attività assistita con l’asino: con genitore specializzato. Si crea e consolida un rapporto emotivo bambino/anziano- animale e
stimola la partecipazione attiva nella relazione-interazione con l’animale. È uno spazio di socializzazione anche tra anziani e bambini
avvelendosi dell’asino come strumento di mediazione e contatto.
Laboratori presso il Centro Residenziale.
Diamoci la zampa: attività assistita con il cane: pet therapy: terapia di affiancamento alle cure mediche con obiettivo di
miglioramento comportamentale, cognitivo, fisico, psicologico-emotivo e psico-sociale. Ia presenza dell cane facilita il rapporto
emotivo con il paziente. Lab con obiettivo di stimolare la socializzazione tra anziani e bambini. La relazione con il cane sviluppa
l’autostima, la sicurezza di sè e promuove la comunicazione verbale e non. Si lavora sulla conoscenza e interiorizzaizone di regole e
sul rispetto degli altri.
A quattro mani: espressività e manipolazione: attività pittoriche e manipolative con i nonni. Bambini e nonni collaborano per
portare a termine un dato lavoro, dialogando tra loro. Obiettivi: creare e svuluppare/mantenere la motricità fine. Anziani guida che
fiinaca l’insegnante.
Muoviamoci insieme: attività motoria: “muoversi primo fattore di apprendimento e fonte di benessere e equilibrio psico-fisico,
consolida il rapporto con l’altro, l’autonomia e la sicurezza emotiva”. Porta a un abbassamento delle barriere relazionali, momento di
divertimentoe impegno. Stimola le capacità coordinative e percettivo-corporee. Viene progettate la “Festa Motoria”; “orienteering”.
Arti e mestieri: possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro e vi partecipano anche i genitori.
4. Altre occasioni d’incontro.
Feste e celebrazioni: “Festa dei nonni” letture animate a teatro, canti; “Festa di Carnevale” spettacoli di magia, maschere; “Pasqua”
lavoretti per i nonni; “Natale”: spettacoli; “Festa della mamma”… “le miniolimpiadi”.
La vendemmia: conoscenza dei mestieri e della tradizione locale; La castagnata.
La prova di coraggio: rito di iniziazione per i bambini dell’ultimo anno. Bambini accompagnati alla scoperta delle loro paure e
devono trovare strategie per superarle lungo il cammino.

6. Il coinvolgimento del territorio


Rappori con le famiglie: centro della vita emotiva, relazionale, affettiva e cognitiva del bambino. Modello
educativo come punto di partenza per un percorso di confrontoe di creazione di alleanze educative con
insegnanti, fatt odi responsabilità condivise, riconoscimento dei reciproci ruoli e finalità comuni. Sono
programmati momenti di condivisione con le famiglie, spazi dedicati alle singole sezioni e alla singola
famiglia. All’inserimento vengono predisposti questionari per comprendere le abitudini del bambino. Si
cerca di coinvolgere i genitori nella vita scolastica e renderli corresponsabili delle scelte educative e delle
esperienze dei loro bimbi. Sono organizzati anche percorsi formativi per sostenere le famiglie nel complesso
ruolo genitoriale. La scuola diventa un luogo di accoglienza, una “casa” vissuta con cura, responsabilità e
rispetto che offre ricchezza di opportunità .
Continuità con la scuola primaria: Ind. Nazioniali: itinerario scolastico come percorso progressivo che va
dai 3 ai 14 anni. L’ideale sarebbe la progettazione di un curriculo verticale. Programmati incontri tra
bambini dell’ultimo anno e insegnanti della scuol primaria, sono elaborate schede di osservazione delle
competenze raggiunte da ogni bambino, che insieme ai suoi disegni e lavori vengono raccolte in un portfolio
che fornisce un quadro completo del soggetto.
Collaborazione con altri enti: Centor Residenziale, ULSS, Azienda Sanitaria e Veterinaria, Nati per leggere,
Regione Veneto…
Dall’Europa al territorio: solidarietà tra generazioni, invecchiamento attivo e attenzione all’infanzia sono
temi che interessano le politiche sociali europee e questo progetto è stato considerato best practise inserito
nel progetto europeo Helps della Regione Veneto. L’esperienza è stata presentata anche a Bruxelles.
CAP 4. Una riflessione valutativa
1. Atteggiamento osservativo
la scuola considera il bambino al centro. L’osservazione è lo strumento primo che permette di conoscere il
bambino per rispondere meglio ai suoi bisognie qualificare la pratica educativa sostenendo la professionalità
docente. È fondamentale per la predisposizione dei contesti e la progettazione di percorsi di apprendimento.
Ci sono diverse modalità : annotazione descrittiva, griglie create da specialisti, foto, registrazioni, interviste.
La rilettura del materiale osservativo stimola il confronto, accresce consapevolezza e pone le basi per
trovare strategie nuove. Permette di mettersi in discussione come individui e come gruppo per il
cambiamento e la crescita professionale. È importante per instaurare rapporti di fiducia e rendere facile la
comunicazione con le famiglie. Osservare implica una valutazione contimua del proprio agire nella
consapevolezza che la valutazione precere, accompagna e segue i percorsi curricolari. Inoltre alle singole
istituzioni spetta la responsabilità dell’autovalutazione introducendo modalità riflessive sull’intera
organizzazione dell’offerta per svilupparne l’efficacia. Ai bambini della scuola, all’inizio dell’anno vendo
sottoposti 2 test: 1. Valutazione delle capacità di comprensione delle strutture linguistiche semplici e
complesse e 2. Valutare la comprensione di concetti di relazione. Ai bambini dell’ultimo anno prove d’uscita:
caacità dei bambini di riprodurre ritmi grafici, scrivere spontaneamente, riordinare in sequenza, riconoscere
lettere iniziali di alcune parole, sillabare, fondere fonemi, riprodurre ritmi sonori. La valutazione delle
esperienze intergenerazionali inizia con l’avvio del progetto. Si osserva il punto di partenza per valutare la
qualità delle interazioni e il tipo di attiità da proporre.
2. Una prudente valutazione
Il numero dei bambini non è mai diminuito. Questo progetto è un fattore di attrattività . Prima
dell’accogienza viene illustrata la proposta formativa intergenerazionale con la presenza di animali e inoltre
la convergenza con più enti e strutture territoriali e di privati cittadini contirbuisce a fare del Centro un
luogo educativo a tutto tondo. Il centro a partire dal 2014 partecipa a un progetto di ricerca-azione per
elaborare uno strumento di valutazione dei risultati dell’azione educativa nel nido e nell’infanzia. Ogni
insegnate potrà monitorare lo sviluppo degli aspetti educativi di ogni bambino e avere anche un quadro
chiaro della situazione evolutiva del gruppo e pianificare interventi adeguati. Le nonne si sentono utili,
danno qualcosa ai bambini e ricevono da loro. Si mettono in gioco. Il riocnoscimento dona loro un valore
inatteso e le nonne si lasciano contagiare dalla vitalità dei bambini. Si crea un clima di arricchimento
reciproco, miglioramento dell’umore e autostima. L’esperienza intergenerazionale rimane impresso nel
ricordo dei bambini e lascia una sensazione positiva.
3. Per (non) concludere
Il sentiero tra le generazioni è un progetto centrato sull’Intergenerazionalità che consolida il legame affettivo
tra le gerazioni, promuove la cultura dell’anziano, della solidarietà e del rispetto per la diversità . È un
percorso volto alla valorizzaizone dell’invecchiamento Attivo. La pratica promuove nell’anziano corretti stili
di vita. Permette di trasformare soggetti considerati “fragili” in una risorsa per la comunità e per il territorio.
Innumerevoli sono i risvolti utili: 1. Rafforzamento della memoria: connessione con i ricordi del passato; 2.
Promozione della capacità di prendersi cura delle piante, di se stessi e degli altri; 3. Miglioramento delle
relazioni sociali. Si sta pensando di attivare la Scuola nel bosco.

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