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1.4.

Il Sacramentario Gelasiano Antico

1.4.1. Breve presentazione del testo

Abbiamo avuto modo di osservare, parlando della raccolta di Verona, che il Gelasiano antico non ne
dipende direttamente se non per connessioni indirette. 1 È stato notato che nel GeV sono presenti un buon
numero di testi riferibili al Ve, secondo un processo non solo di assimilazione dei formulari precedenti ma anche
di differente sviluppo del materiale eucologico. Nei possibili paralleli del GeV con la collezione veronese si
incontrano maldestre interpolazioni, errori grammaticali dei compilatori gallicani e caratteristiche proprie di un
ambiente compositivo che specificano le formule gallicane da quelle romane distinte per la concinnitas e per il
cursus.2 Inoltre gli interventi realizzati sul materiale del GeV sono tali da offrire allo studioso linee interpretative
per la comprensione dello sviluppo della teologia e della celebrazione delle esequie sensibilmente distinte dalla
raccolta precedente.
L'eucologia per i defunti del GeV si trova nel libro III ai nn. 1607-1695. Rispetto alle quantità limitate del
Ve, nel GeV si contano ottantanove testi di varia natura. Un importante contributo allo studio dei formulari
funebri del GeV è stato dato dal prof. Antoine Chavasse nel suo Sacramentaire gélasien e nell'opera di Damien
Sicard.3 Su un patrimonio eucologico così esteso e data la presenza di autorevoli studi un merito, il nostro lavoro
si deve indirizzare a un ambito più ristretto, essendo consapevoli della vastità dei possibili approfondimenti che a
diversi livelli possono essere svolti sul GeV. Per il nostro metodo di studio si vuole procedere in modo
compilativo, cercando di illustrare il contenuto della sezione per i defunti del GeV e le sue peculiarità a
cominciare dalla struttura testimoniata dalla raccolta. Il manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana con la
segnatura Reg. Lat. 316 e il frammento cod. lat. 7193 della Biblioteca nazionale di Parigi sono l'unica fonte
scrittoria del Sacramentario Gelasiano, comunemente definito così per l'attribuzione dei testi a papa Gelasio I;

1
C. FOLSOM, «I libri liturgici romani», in Scientia liturgica 1, 266: «Il fatto che successivi sacramentari contengano
orazioni che sono state trovate anche nel Sacramentarium Veronense, non significa necessariamente che ci sia un
legame diretto fra gli uni e gli altri. Tenendo in considerazione la natura di questo libro, cioè, raccolta di libelli, è più
adeguato parlare di connessione indiretta, poiché gli altri sacramentari potevano attingere da quegli stessi tipi di
libelli che erano in circolazione in quel tempo. Così non si può dire che il Sacramentarium Veronense sia una fonte
diretta per i sacramentari Gelasiano e Gregoriano».
2
L. COUTURE, «Le cursus ou rhythme prosaique dans la liturgie et la littérature de l'église latine des III e siècle à la
renaissance», RevQHist 51 (1892) 253-261; A. DE SANTI, Il "Cursus" nella storia letteraria e nella liturgia con
particolare riguardo alla composizione delle preghiere liturgiche, Befani, Roma 1903; S. M. OBERHELMAN, «The
history and development of the cursus mixtus in latin literature», Classical Qtly 37 (1987) 228-242; F. DE LASALE-P.
RABIKAUSKAS, Il documento medievale e moderno. Panorama storico della diplomatica generale e pontificia,
Editrice Pontificia Università Gregoriana-Istituto Portoghese di Sant'Antonio, Roma 2003; M. RONCONI, "A
maiestate humilitas". Il rilievo della retorica nella teologia di Leone Magno, Pontificai Università Gregoriana,
Roma 2005 [Dissertatio ad doctoratum].
3
A. CHAVASSE, Le sacramentaire Gélasien (Vaticanus Reginensis 316). Sacramentaire presbytéral en usage dans les
titres romains au VIIe siècle (Bibliothèque de Théologie. Série 4. Histoire del la Théologie 1), Université de
Strasbourg, Strasbourg 1958, 57-71; 494-495; D. SICARD , La liturgie de la mort dans l’Eglise latine des origines à
la rèforme carolingienne (Liturgiewissenshaftliche Quellen und Forshungen 63), Aschendorff, Münster 1978, 83-
102; 260-378.

1
questa indicazione si trova a partire dall'edizione di Ludovico Antonio Muratori del 1748, e che oggi è
insostenibile.4 Il titolo è Liber sacramentorum romanae aecclesiae ordinis anni circuli e il nostro lavoro si
baserà sulla sua edizione critica. 5 Parlare del Sacramentario Gelasiano richiede di soffermarci su alcuni aspetti
essenziali della ricerca sul testo per poter contestualizzare il lavoro successivo sui formulari dei defunti. 6

1.4.2. Caratteristiche del testo

Il Sacramentario Gelasiano antico risulta essere stato scritto nel monastero reale di Chelles alle porte di
Parigi e come tale è una recensione franca di un archetipo romano che non ci è pervenuto e che testimonierebbe
la liturgia presbiterale di Roma nel VI-VII secolo. Il contenuto rivela una caratteristica strutturazione che sarà alla
base di tutti i successivi sacramentari appartenenti alla famiglia gelasiana. Il manoscritto è diviso in tre libri
dedicati al temporale, al santorale e ai formulari per le domeniche dell'anno e le benedizioni. Il temporale
contiene alcuni testi per i rituali; il santorale possiede i formulari dell'avvento; nella sezione per le domeniche
dopo Pentecoste vi sono anche il Canon accionis e i formulari delle messe per diverse circostanze. All'interno dei
singoli formulari si riscontra un'altra caratteristica gelasiana ovvero la presenza di una seconda orazione dopo la
colletta stazionale e prima della secreta. Gli studiosi in merito si sono impegnati per identificarla o come una
semplice item alia, o come un'orazione similare alla super sindonem della liturgia ambrosiana o come preghiera
finale delle così dette preghiere universali. 7 Il Gelasiano è anche un libro misto secondo due specificazioni. Esso
ha un sostrato certamente di origine romana sul quale si innestano elementi di origine gallicana. Non si ha in
questo caso una meccanica giustapposizione ma si assiste al tentativo redazionale di unire le due istanze
formulari con il risultato di una modificazione della struttura. La parte che testimonia una certa provenienza
romana non è un gruppo dalle caratteristiche omogenee. Si tratta infatti di materiale proveniente dalla
giustapposizione di libelli sia di natura presbiterale sia papale, che sono stati ripartiti secondo lo svolgimento
dell'anno liturgico. Per il nostro studio l'origine franca è testimoniata soprattutto dal rito dei funerali in cui si
riconosce un'aggiunta corposa nella sezione XCI e che attualmente precede quella che è stata riconosciuta come
l'unica orazione romana della morte Deus apud quem (GeV 1627).8

4
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, X-XXIX.
5
Liber sacramentorum romanae aecclesiae ordinis anni circuli. (Cod. Vat. Reg. lat. 316/ Paris Bibl. Nat. 7193,
41/56), ed. L. Eizenhöfer-P. Siffrin-L.C. Mohlberg (Rerum ecclesiasticarum documenta. Series maior. Fontes 4)
Herder, Roma 1981.
6
Per una presentazione sintetica ed esaustiva seguiremo C. VOGEL, Introduction, 48-57.
7
A. CHAVASSE, «A Rome, au tournant du Ve siècle, additions et remaniements dans l'ordinarie de la messe», Ecclesia
orans 5 (1988) 25-42. Cfr. anche A. M. MARTELLI, Contributi allo studio del Sacramentario Gelasiano reg. 316 :
nuove prospettive per la spiegazione della sua formazione, Pontificium Athenaeum Anselmianum, Roma-Padova
1973.
8
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, 59-60.

2
1.4.3. Datazione del testo

All'origine del Sacramentario Gelasiano si trova un archetipo romano che è servito da modello per la
compilazione e l'adattamento del testo secondo il manoscritto Reg. Lat. 316. In questo senso gli studiosi hanno
ritenuto di poter assegnare al VI secolo solo alcune parti del sacramentario che sono di origine romana. Per
indicare una datazione del testo gli studiosi si sono riferiti ad alcuni dettagli dalla composizione interna del
manoscritto. Il GeV non possiede i formulari dei giovedì di Quaresima, introdotti durante il pontificato di
Gregorio II (715-731), possiede alcuni dati che richiamano le riforme di Gregorio Magno, 9 e conosce già le
celebrazioni della beata Vergine con le quattro feste dotate di processione introdotte sotto il pontificato di Sergio
I (687-701)10. Nel santorale si trovano due feste in onore della santa Croce, di cui quella dell'Esaltazione del 14
settembre si fa derivare dall'evento del ritrovamento dell'insigne reliquia da parte dell'imperatore Eraclio nel 628.
Quindi il GeV sarebbe compreso in un periodo successivo al pontificato di Gregorio Magno (540-604) e
precedente all'inserimento dei formulari dei giovedì di Quaresima stabiliti durante il pontificato di Gregorio II
(715-731).

1.4.4. Diffusione del GeV

L'analisi del Sacramentario Gelasiano ha rivelato che non si tratta di un rappresentante della così detta
liturgia romana “pura”. Dagli studi emerge che si tratta di un sacramentario di uso presbiterale perché destinato
alla liturgia romana dei tituli, tra il VI ed il VII secolo.11 Il valore del testo e la sua diffusione hanno permesso che
continuasse a essere in uso come fonte anche nei secoli successivi come testimoniato dai GeVIII e dai Gregoriani
(Gregoriano di Padova, Gregoriano Adrianeo, Gregoriano Adrianeo con il Supplmento). La presenza di numerose
aggiunte gallicane all'ipotetico archetipo romano ne testimonia la diffusione in territorio gallicano. È interessante
notare che testi tipici della così detta liturgia gallicana, il Missale Gothicum, il Missale gallicanum vetus e il
Messale di Bobbio, contengono numerosi paralleli che hanno una corrispondenza di occorrenze solo con il GeV.
Come era stato evidenziato nell'introduzione storica, il processo della romanizzazione avviene in un primo
tempo in maniera privata, sull'iniziativa di singoli monaci o chierici affascinati dalle celebrazioni romane e che
tramite i loro pellegrinaggi cominciano a diffondere la liturgia romana oltralpe.12

9
Il capitulum s. Gregorii papae GeV 149, l'embolismo «Hanc igitur diesque nostros in tua pace disponas atque ab
aeterna damnatione nos eripe et in electorum tuorum iubeas grege numerari» GeV 1247 ed il Pater subito dopo il
canone della messa GeV 1257.
10
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, 375-402; C. MAGGIONI, Benedetto il frutto del tuo grembo. Due millenni di pietà
mariana, Portalupi, Casale Monferrato 2000, 73; V. VON FALKENHAUSEN , «Sergio I, santo», in Enciclopedia dei papi
1, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma 2000, 633-636.
11
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, 77-86; 518-519.
12
Cfr. capitolo primo.

3
Il fatto che il GeV possieda un certo numero di testi di natura monastica, indice di un uso/adattamento alle
necessità di un monastero come quello della sua compilazione, indica che l'accoglienza del GeV nelle Gallie sia
avvenuta proprio secondo dinamiche “private” e in particolare per intervento di alcuni monaci gallicani con il
relativo uso nei propri monasteri di appartenenza, in un periodo precedente alle riforme reali di Pipino il
Breve.13

1.4.5. Formulari per i defunti

I formulari per i defunti del Gelasiano iniziano con la sezione XCI e finiscono con la sezione CV. La
prima sezione, la XCI Orationes post obitum hominis, contiene un'interpolazione gallicana inserita prima della
Commendatio animae dei nn. 1626-1627; originariamente questi due testi formavano l'unico contenuto
eucologico delle esequie romane ai quali è stata poi aggiunta un'intera sezione (nn. 1607-1625). 14
Dalla sezione XCII alla XCVII si trovano sei formulari di messe per i chierici defunti (sacerdoti, vescovi,
abati) e due per i non battezzati. Segue l'appendice al rituale della penitenza pubblica con la sezione XCVIII
orationes ad missa pro defunctis cuius desiderantibus et minime consecutus seguita dalle sezioni XCVIIII-CV,
contenenti formulari per le messe di defunti laici (per uno e per più defunti), una messa e un item alia da dire
al cimitero (CIII-CIIII) e l'ultimo formulario, il CV, per le messe nelle ricorrenze del terzo, settimo e trentesimo
giorno o anniversarie.
Di tutto il materiale presentato si è scelto di rivolgere la nostra attenzione all'osservazione della sola
sezione XCI che ci consente di articolare un discorso sull'evolversi della liturgia romana della morte in una
visione di insieme, declinando le diverse prospettive dell'eucologia e della ritualità.

1.4.6. La sezione XCI e il rituale gallicano per i defunti

Nella presentazione del materiale del GeV si è menzionato un problema legato alla natura dei nn. 1607-
1625.15 Essi, oltre a non avere nessuna corrispondenza con il Ve, sono palesemente delle aggiunte di natura
gallicana. L'estensione dei testi, la loro verbosità, l'attenzione per l'interpretazione allegorica nell'allusione alle
pericopi scritturistiche, la tendenza compositiva impostata sulla centonizzazione, l'accento drammatico sul
dolore della morte e sulle realtà pericolose del post mortem, la ripetizione dei temi secondo alterne variazioni
semantiche e paradigmatiche, sono elementi che, uniti allo studio del foglio d'indice del manoscritto del GeV,
13
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, 688.
14
A. NOCENT, «La maladie e la mort dans le sacramentaire gélasien», in ed. A.M. Triacca – A. Pistoia, La maladie e la
mort du chretienne dans la liturgie (Bibliotheca "Epherides Liturgicae". Subsidia 1), CLV-Edizioni Liturgiche,
Roma 1975, 243-260; il riferimento a questo articolo è utile per comprendere l'impostazione teologica, attraverso le
espressioni linguistiche, dei testi del gelasiano.
15
SICARD, La liturgie, 84-85.

4
permettono di considerare la sezione XCI un'aggiunta dei compilatori gallicani del GeV. 16 La lettura della prima
sezione dei formulari per i defunti del GeV mostra l'accrescimento strutturale rispetto al Ve con una sequenza
che prevede prima la presentazione del rito e poi i formulari delle messe; un paragone che osserva sia il GeV che
l'OR49 evidenzia inoltre una medesima distribuzione del rito funebre a partire dalle indicazioni rubricali
trasmesse dal GeV. La novità del GeV si riscontra principalmente nella costante presenza nelle sequenze della
liturgia funebre di una scelta eucologica che unisce un testo di esortazione rivolto ai presenti, definito
monizione, ad una o più orazioni. Per facilitare una visione di insieme della struttura rituale e delle forme
eucologiche si suggerisce la consultazione della Tabella 1.5. 17

1.4.6.1. Struttura della sezione

Da questa presentazione schematica del contenuto della sezione si procede alla descrizione e all'analisi
delle formule. Le varie tipologie di testo sono raggruppate in cinque unità. La prima e la seconda unità,
rispettivamente GeV 1607-1614 e 1616-1619, sono delimitate dalla rubrica dic capitulum. La terza e la quarta,
GeV 1620-1622 e 1623-1624, si riconoscono dalle rubriche item orationes ad sepulchrum, priusquam sepiliatur
ed item orationes post sepulturam che si riferiscono al tempo della sosta in chiesa. La quinta unità contiene la
commendatio animae, GeV 1626-1627.
La prima unità è formata da due gruppi distinti di testi. Il primo gruppo contiene la monizione GeV
1607, due orazioni, GeV 1608-1609, ed il corpo di orazioni 1610-1612. Gli ampi testi con l'incipit Suscipe,
Domine costituiscono un omogeneo a parte.18 Questi tre formulari sono più estesi rispetto agli altri e presentano
16
Fondamentale a questo punto è il riferimento all'opera di Sicard (seconda parte capp. 1-6) che analizza il rituale
gallicano intendendolo in primo luogo come una “terza fonte” del Sacramentario Gelasiano (insieme all'appendice
della Regula sanctarum virginum di san Cesario d'Arles ed all'eucologia del Messale di Bobbio). In questo rituale
egli analizza l'aspetto linguistico, con l'utilizzo di termini “specifici” come la parola anima e la gamma di termini
che si riferiscono al defunto: famulus, servus, carus e frater, la scelta di continue reminiscenze bibliche che rendono
sia le orazioni che le monizioni dei centoni e la presenza di quelle formule stereotipate che saranno tipiche dei
posteriori rituali della morte. Lo scopo generale del lavoro è quello di sottolineare che anche il GeV possiede un suo
“rituale” delle esequie strutturato secondo una forma tipica identificata nella successione di monizioni ed orazioni,
con la presenza di alcune “rubriche”, riprese e rimaneggiate nel rituale delle esequie nei GeVIII. Sicard, affermando
che i testi della sezione XCI sono un'aggiunta, affronta anche l'analisi dell'origine degli altri diciassette testi
definendoli aggiunte provenienti da un “rituale gallicano”. Per il lavoro di identificazione, di confronto e di
spiegazione dell'antica orazione romana della morte cfr. SICARD, La Liturgie, 83-102; 304-332. cfr. anche M. SMYTH
La liturgie oubliée. La prière eucharistique en Gaule antique et dans l'Occident non romain (Patrimoines.
Christianisme 20), Cerf, Paris 2003.
17
In Appendice, Tabella 1.5. Struttura della sezione XCI orationes post obitum hominis
18
SICARD, La liturgie, 308-319. In merito a quanto affermato precedentemente sulla presenza dell'invocazione dei
martiri, GeV 1612 è il testimone di come la sensibilità cambia nuovamente. Vengono invocati nella totalità i “tuoi
santi” che sono gli i sapienti ed i gaudentes, gli angeli, specificati nella loro gerarchia (angeli, arcangeli, serafini e
cherubini), i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri; sono presenti anche, in una forma che rievoca l'Apocalisse, i
vegliardi (viginti quattuor seniores), e coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello (Ap 4, 4.10; 5,
8; 7,14; 11,16; 19,4). Compaiono anche tre differenti categorie di ispirazione evangelica: coloro che vedono,
ascoltano e bussano alle porte della Gerusalemme celeste. All'ampliamento del calendario corrisponde nelle esequie
un'estensione dei personaggi che vengono invocati per la realizzazione di i dinamismi di
accoglienza/accompagnamento/insediamento (cfr. Appendice, Tabella 1.2.).

5
una tipologia veterotestamentaria applicata al defunto. Il loro stile tipicamente gallicano permette di avallare la
teoria di un'aggiunta. La struttura della prima parte della sezione si presenta nella forma completa di monitio
(GeV 1607 o 1613) – oratio (GeV 1608, 1609, 1610-1612,1614) – capitulum (Sal 112 (111), 6). Questa
disposizione è un novità rispetto al Ve perché il GeV tramanda uno schema liturgico da applicare in un preciso
momento della liturgia stazionale delle esequie romane. La rubrica 1615 dic capitulum in memoria aeterna
continua con l'indicazione per le orazioni da recitarsi prima del trasporto in chiesa. 19
La seconda unità, meno estesa, comprende quattro testi, GeV 1616-1619. I nn. 1616-1618 sono delle
monizioni di stile gallicano cui si aggiunge l'orazione n.1619, riproponendo lo schema precedente escluso il
capitulum. L'avvicinarsi del momento del distacco dal defunto a causa della prossima sepoltura, ha creato dei
testi in cui il compilatore si è preoccupato di chiedere per il fedele l'ottenimento di un luogo sicuro dopo la
morte. Già in queste tre monizioni sono presenti in forma maggiore i riferimenti al dolore umano per il distacco
causato dalla morte e alle realtà ultramondane terribili e pericolose alle quali si contrappone il desiderio del
riposo eterno.20
Dopo l'orazione 1619 la rubrica Item orationes ad sepulchrum, priusquam sepiliatur introduce nella
terza unità con i testi da profferire presso il luogo della sepoltura prima che il corpo sia seppellito.
La quarta unità di questa sezione XCI contiene la monizione e la preghiera da compiersi presso il
sepolcro.21 Nell'ultima unità sono stati raggruppati tre testi: l'orazione n. 1625 e il formulario intitolato
Commendatio animae, formato da GeV 1626-1627. La monizione n. 1625 per la sua forma e posizione sembra
essere un testo connettore tra i riti celebrati nelle stazioni precedenti e la commendatio animae. Infatti per la
presenza dell'ablativo assoluto che apre la formula, obsequiis autem celebratis, si deduce che il testo si pone al
termine dell'intera liturgia esequiale.

1.4.6.2. Le monizioni

La sezione XCI contiene composizioni che dal tenore dei testi si ritengono indirizzate al fedele cristiano
ormai defunto e a coloro, i fratres karissimi, che sono presenti alla celebrazione delle esequie. I testi rivolti agli
astanti possiedono lo stile della monizione, in grado di dirigere gli animi e la preghiera alla commemorazione del
defunto. Nel corso della sezione, le monizioni sono regolarmente distribuite e ne costituiscono un elemento
peculiare che non è presente né nel Veronese né nell'OR49 e che nel Gelasiano hanno un parallelo solo nelle
intercessioni solenni del Venerdì santo. Esse appaiono come una gamma di esortazioni e nella loro composizione
si possono evidenziare le indicazioni anamnetiche con cui si invitano i presenti a riconoscere i benefici di Dio

19
SICARD, La liturgie, 319-320. Dall'incipit del capitulum si deduce una pericope tolta dal Salmo 112 (111), 6: «In
memoria aeterna erit iustus ab auditione mala non timebit paratum cor eius sperare in Domino».
20
Soprattutto il n. 1617: «locum lucidum, refrigerii et quietis; nullam lesionem susteneat anima eius».
21
Item orationes ad sepolturam.

6
per il defunto, tra cui il perdono dei peccati commessi in vita, la petizione mediante la quale si chiede a Dio,
nella maggior parte delle occorrenze, il riposo eterno per il defunto, e una parte escatologica in cui ritorna la
categoria della collocazione nell'assemblea celeste con la tipica figura dell'accoglienza nel seno di Abramo e dei
Patriarchi. La combinazione diffusa delle monizioni e delle orazioni risente di una mancanza di omogeneità nel
senso che i due tipi di testi non sono legati da particolari vincoli tematici se non per allusioni generiche. In tre
delle monizioni identificate sono presenti dei richiami alla celebrazione delle esequie. Si trova infatti l'uso del
termine depositio per indicare la sepoltura e l'avverbio hodie che sono il segno di una contestualizzazione
dell'agenda mortuorum nel suo procedere rituale con un ultimo elemento che esprime la fine del rito, dopo
aver celebrato le esequie.22 Esse rimandano al contesto liturgico esequiale secondo le tappe scandite dalle tre
rubriche che sono frammiste al testo. Si hanno quindi accenni al rito della sepoltura, prima della rubrica 1615
Dic capitulum e dopo la rubrica item orationes ad sepulchrum; nella monizione 1625 dopo la rubrica item
orationes ad sepolturam e prima della sezione intitolata Commendatio animae che con tre ablativi assoluti,
trasmette le tappe delle esequie che sono state celebrate. 23 Ai precedenti può essere associata l'orazione n. 1614
che riferisce: cuius deposicionis hodie pia officia praestamus.

1.4.6.3. Altri formulari per i defunti

Il Gelasiano contiene altre formule eucologiche tra cui quelle specifiche per le messe funebri da
celebrare dopo il rito delle esequie. Esse sono
• la sezione XXXVIIII Reconciliatio paenitentis ad mortem che raccoglie nei nn. 364-367 i testi per la
penitenza concessa in punto di morte.24
• XCII Item missa pro defuncto sacerdote, nn.1628-1632, con riferimenti nella secreta e nell'Hanc igitur,
rispettivamente a Ve 1161, 1154.
• XCIII Item alia pro sacerdote, nn. 1633-1637, con il riferimento a Ve 1158. La sezione XCIIII Item alia
pro sacerdote sive abbate, nn. 1638-1642 studiata in particolare da Chavasse quale testo che unisce le
tradizioni romane alle consuetudini monastiche.25
• XCV Orationes ad missa in Natale sanctorum sive agenda mortuorum, nn. 1643-1647, con i riferimenti

22
In particolare si legge, 1613: cuius hodie depositio celebratur; 1620: cuius corpusculum hodie sepolturae traditur;
1625: Obsequiis autem rite celebratis, membris ex feretro compositis, tumulo ex more composito.
23
SICARD, La liturgie, 304-305: fa notare che la sequenza degli ablativi assoluti fa rintracciare in modo restrospettivo
la successione dei gesti che hanno caratterizzato le esequie e le preghiere che li hanno accompagnati. Così
l'evocazione dell'Esodo e del Salmo 114 (113 A) al momento della morte, l'espressione membris ex feretro depositis
per la composizione e la cura del defunto prima del trasporto ed in infine il riferimento tumulo ex more composito
per la sepoltura compiuta secondo le consuetudini rituali.
24
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, 152-153; F. MARIOSVALDO, La penitenza pubblica nel Gelasiano antico. Uno
studio a partire dai suoi segni visibili (BEL.S 154), CLV-Edizioni Liturgiche, Roma 2010, 77; 116-120.
25
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, 4.

7
a Ve 1151 e 1154 in un formulario che è un adattamento dei testi per la morte di Sisto III in
concomitanza con le celebrazioni in onore del martire Lorenzo, trasformati in un formulario generico da
applicare in qualsiasi concomitanza di festa di un santo martire con le esequie.
• XCVI Missa pro defunctis nuper baptizati, nn. 1648-1652, e la sua variante in XCVII Item alia missa, nn.
1653-1656.
• XCVIII Orationes ad missa pro defunctis cuius desiderantibus et minimum consecutus, nn. 1657-1661,
è l'appendice al rito della penitenza pubblica in un caso particolare di concessione della penitenza
canonica.26
• XCVIIII Orationes pro defunctis laicis item unius defuncti, nn. 1662-1665. La sezione C In agenda
plurimorum, nn. 1666-1670, in parallelo con la colletta Ve 1149 e la seconda orazione Ve 1147.
• CI Itam alia missa, nn. 1671-1675, con il riferimento nella colletta a Ve 1150, testo trasmesso nella
liturgia delle esequie fino al Messale del Concilio Vaticano II.
• CII Itam alia missa, nn. 1676-1679, in cui l'ultima frase dell'Hanc igitur si ritrova in Ve 1140b.

• CIII Item alia missa in cymiteriis, nn. 1680-1684, in cui l'Hanc igitur tramanda un'importante
riferimento di luogo, una messa celebrata per tutti i fedeli defunti in hac basilica in Christo
quiesciencium et in circuitu huius ecclesiae tuae requiescunt che può essere intesa come un'ulteriore
prova della consuetudine di tumulare i defunti in Chiesa (o nell'atrium) e che fa intuire la mancanza di
una processione verso il sepolcro come evidenziato nell'OR49. A questo formulario segue la sezione
CIIII Item alia missa, nn. 1685-1689.
• CV Item missa in deposicione defuncti tercii septimi XXX mi dierum vel annualem, nn. 1690-1694, è
dedicata alle commemorazioni del defunto scandite a partire dalla titolatura. Nell'infra actionem si trova
un secondo riferimento a Ve 1140b.

Questo elenco dei testi potrebbe sembrare un semplice catalogo ma fornisce a colpo d'occhio l'estensione
dell'eucologia funebre gelasiana.27

26
Per la penitenza pubblica ed il suo legame con il GeV si consulti la bibliografia e lo schema in B. NEUNHEUSER ,
Storia della liturgia secondo le epoche culturali (BEL.S 11), CLV-Edizioni Liturgiche, Roma 31999, 86-87.
CHAVASSE, Sacramentaire Gélasien, 153-154.
27
Per gli aspetti filologici ed interpretativi di questi formulari si rimanda alla seconda sezione dell'opera di Sicard.

8
1.4.7. Conclusioni brevi

A conclusione di questo percorso sulla prassi liturgica romana per le esequie si devono esporre alcune
considerazioni di ordine generale. Dal punto di vista storico è stato sottolineato il processo della romanizzazione
per il quale le liturgie romane vengono imitate, trasmesse e riadattate alle necessità del regno franco, prima per
iniziativa privata e poi per un preciso intento riformatore imperiale. Calarsi nella storia della liturgia tra i secoli
VI-VIII è stato il preambolo necessario per penetrare il successivo riferimento alle fonti dei sacramentari
riscontrando l'influenza della prassi liturgica romana sulla formazione dell'impianto celebrativo medievale. A
partire dal materiale trasmesso dall'OR49 e dai sacramentari Ve e GeV il discorso sulle esequie romane si può
ampliare. Si sono evidenziati alcuni aspetti fondamentali delle esequie nella primitiva liturgia romana della
morte. Il primo elemento rilevante è dato dalle strutture e dai testi, per cui si ha nell'OR49 un rituale funebre
con dei luoghi, tra cui la chiesa intesa quale statio per la preghiera e le veglie liturgiche, e che è anche luogo di
tumulazione, aspetto questo che ci ha fatto sottolineare la caratteristica di una chiesa cimiteriale verso cui tende
la processione dei fedeli con il defunto e nella quale si svolgono e si chiudono le esequie. 28 Nel tempo della sosta
del cadavere in chiesa non è prevista, in questa fase della formazione della liturgia funebre, una celebrazione
eucaristica per il defunto. Con l'osservazione delle varie formule che sono prescritte durante il rito dell'OR49, si
sono evidenziate le caratteristiche interpretative del dopo morte rilevando che il defunto è accompagnato dal
corteo degli angeli, per essere poi insediato o collocato nell'assemblea dei santi Patriarchi, dei martiri o dei santi
in generale, considerando in particolare la rilevanza delle riminiscenze della parabola di Lc 16 dalla quale deriva
la visione dell'oltremondo espressa con l'in sinu Abrahae. Passando alla raccolta di Verona, come vera e propria
fonte dell'eucologia, abbiamo notato la strutturazione dei formulari, i loro temi e le differenze di composizione e
sono stati messi in evidenza gli elementi principali che caratterizzano il pensiero teologico della chiesa romana
sulla morte.
È stata sottolineata la presenza dei sintagmi perdono/misericordia a significare un preciso legame
dell'eucologia funebre con la prassi liturgica romana della penitenza pubblica. Particolare rilievo ha avuto l'analisi
dei testi funebri dedicati alla commemorazione di Sisto III legata alla memoria liturgica di Lorenzo martire. Dalla
lettura dell'eucologia si è avuta conferma del fatto che le esequie non possedevano inizialmente nessuna
celebrazione eucaristica ma che solo in seguito alla celebrazione delle esequie si avevano messe commemorative
per il defunto di cui sono una testimonianza le sezioni XXXIII e XXXIIII del Veronese. Il tentativo di ricostruire

28
L'itinerario di studio e di comprensione delle strutture celebrative nell'OR49, tra i secoli VII-VIII, ci ha portato a
riconoscere i diversi aspetti del rito romano delle esequie riuscendo a percepirne la divisione in due fondamentali
momenti. Nel primo si ha il tempo della preparazione alla morte del defunto, con l'amministrazione del viatico,
unico sacramento del moribondo, e la preparazione alla morte per mezzo dei testi evangelici delle passiones, e la
successiva cura e deposizione del corpo nel feretro. Nel secondo, una processione con corteo conduce il corpo del
defunto fino alla chiesa cimiteriale aprendo alla seconda tappa che è la statio in chiesa in cui si svolgono la
preghiera continua, le vigilie, le preghiere presso il sepolcro e la tumulazione.

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un formulario secondo le indicazioni marginali tipiche del sacramentario di Verona ha aperto degli interrogativi
sul perché di un testo così articolato ed internamente disomogeneo giungendo ad ipotizzare la scelta di creare
una sorta di prontuario o di testo breve dal quale desumere l'eucologia per le celebrazioni esequiali. Il rituale del
GeV si delinea secondo le stesse forme del rituale dell'OR49 con un tempo di preghiera per il defunto, il suo
trasporto in chiesa per le celebrazioni e la tumulazione con la finale commendatio. È stata rilevata l'abbondanza
dell'eucologia gelasiana nel numero elevato di formulari e per la presenza innovativa della categoria liturgica
delle monizioni. L'OR49, essendo un testo per il corretto svolgimento della liturgia non provvede a fornire il
contenuto dei formulari se non trasmettendo gli incipit di alcuni testi. Le informazioni sui testi sono derivate
dall'osservazione del Sacramentario Veronese e del Gelasiano, dai si evince la particolare ricchezza eucologica e
la riflessione cristiana sulla morte che vi soggiace.
Dall'analisi dei formulari della raccolta veronese sono derivate alcune linee teologiche di fondo, in base
alle quali il riferimento al perdono dei peccati in un formulario pro defunctis possiede la sua origine nel contesto
della penitenza pubblica.
Dall'osservazione del Sacramentario Gelasiano, emerge che le categorie di perdono, indulgenza,
remissione dei peccati sono estese al di là del contesto penitenziale, in totale migrazione nei circa novanta testi
dell'eucologia funebre gelasiana. Le formulazioni del Gelasiano testimoniano così una nuova comprensione del
dato naturale della morte con una particolare attenzione a ciò che attende l'anima del defunto dopo la morte.
Sono stati notati nel Gelasiano i primi accenni all'aspetto drammatico della morte, l'insistenza dei testi sulla
condizione dell'uomo, peccatore e colpito dal dolore della morte fisica, la sua condizione futura di riposo eterno
e del pericoloso passaggio dalla dimora terrena a quella eterna. In questo contesto le tematiche del Veronese,
quali l'accompagnamento e l'insediamento, si sono ulteriormente sviluppate con una maggiore connotazione
delle realtà angeliche e demoniache ma anche con l'inserimento di nuovi riferimenti all'oltremondo.

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Appendice

TABELLA 1.2. I DINAMISMI DELL'EUCOLOGIA ROMANA DELLE ESEQUIE

I DINAMISMO ACCOGLIENZA Gli angeli (Cristo) accolgono


l'anima del defunto
II DINAMISMO ACCOMPAGNAMENTO Gli angeli offrono/conducono/collocano l'anima del
defunto nella realtà escatologica
III DINAMISMO INSEDIAMENTO Insediamento nella realtà escatologia – riposo eterno

TABELLA 1.5. STRUTTURA DELLA SEZIONE XCI DEL GEV


TIPOLOGIA DI TESTO TESTO EUCOLOGICO NN.
MONITIO Pio recordationis affectu 1607
Diri vulneris 1608
ORATIO Tu nobis, Domine 1609
Suscipe, Domine. 1610-1612
Antiqui memores chyrographi 1613
ORATIO Deus, qui iustis supplicationibus 1614
RUBRICA Dic capitulum … 1615
Deum iudicem universitatis 1616
ORATIO
Te, Domine, sancte Pater 1617
MONITIO Omnipotentis Dei misericordiam 1618
ORATIO Deus, qui universorum creator 1619
RUBRICA Item orationes ad sepulchrum, priusquam sepiliatur
MONITIO Oremus, fratres karissimi 1620
Opus misericordiae tuae est 1621
ORATIO
Redemptor animarum Deus 1622
RUBRICA item orationes post sepulturam
MONITIO Debitum humani corporis 1623
ORATIO Omnipotens aeternae deus 1624
MONITIO Obsequiis autem rite celebratis 1625
Commendamus tibi 1626
COMMENDATIO
Deus, cui omnia vivunt 1627

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